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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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tARTICOLI DEL  5-6 gennaio 2009      #TOP



Report "Costi dei politici"

·                     Indice delle sezioni

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Indice delle sezioni

Costi dei politici (23)


Indice degli articoli

Sezione principale: Costi dei politici

ETICA POLITICA / 1 Ma come siamo arrivati a questo punto? nSi sta ancora ... ( da "Giornale di Brescia" del 29-12-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: è trasversale ed è assai grave: abusi, corruzione e malversazioni sono presenti ad ogni livello della vita politica e amministrativa e non è pensabile che l'opera della Magistratura, pur encomiabile, possa da sola debellare il male. La cura sta nella consapevolezza dei cittadini e nella reazione che sapranno mostrare;

Serbia quasi pronta per l'Europa ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 30-12-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: della Commissione Europea sulla Serbia. Sulla stampa locale si sprecano le dichiarazioni dei vari ministri che sottolineano le valutazioni positive dei tecnici di Bruxelles. In realtà il documento contiene luci ed ombre ma, come spesso avviene, sono solo le prime che contano per i politici pronti a battere la grancassa dei successi ottenuti ed a sorvolare su insuccessi e fallimenti.

La privacy si semplifica. Un po' ( da "ItaliaOggi Sette" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: trattamenti effettuati con strumenti elettronici da parte dei soggetti che utilizzano soltanto dati personali non sensibili e che trattano, come unici dati sensibili, quelli inerenti allo stato di salute o alla malattia dei propri dipendenti e collaboratori anche a progetto, senza indicazione della relativa diagnosi, oppure all'adesione a organizzazioni sindacali o a carattere sindacale.

I compensi del cda Le regole per determinare gli emolumenti degli amministratori ( da "ItaliaOggi Sette" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: (Tribunale di Milano, 1 settembre 1987, Riv. dir. comm. 1988, II, 281).. La remunerazione in misura fissa può prevedere una somma in denaro o in natura corrisposta periodicamente, “una tantum” o con un gettone di presenza legato alle riunioni del consiglio, oppure essere quantificato come rimborso spese.

sul pirellone-bis l'ombra della corruzione ( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: ombra della corruzione Sette indagati e accuse che vanno dalla corruzione alla concussione, dal traffico illecito di rifiuti alla turbativa d´asta. è lo scandalo del "nuovo Pirellone", un´inchiesta giudiziaria approdata a Milano da Potenza. Secondo l´accusa i costi dei lavori per la costruzione del nuovo palazzo della Regione,

L'ombra della corruzione sulla nuova sede della Regione Lombardia ( da "Nazione, La (Firenze)" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: POLITICA pag. 13 L?ombra della corruzione sulla nuova sede della Regione Lombardia INDAGINE SULL?APPALTO ? MILANO ? I CARABINIERI del Noe di Roma e la magistratura si stanno occupando dei lavori di realizzazione della nuova sede della Regione Lombardia, in via Melchiorre Gioia.

Regole rigide per i patronati ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: istituzione di una commissione ministeriale per monitorare l'attuazione della legge. Va nel segno della razionalizzazione delle attività lo stop al "gettone" per il contenzioso, cui in precedenza era assegnato un punteggio (30 punti) per il semplice fatto di promuovere il giudizio, cosa che spesso si traduceva in un incentivo alla litigiosità.

Nel mirino la Regione e Impregilo">Nuovo Pirellone, indaga la Procura Nel mirino la Regione e Impregilo ( da "Affari Italiani (Online)" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: il costo dell'appalto. NESSUN POLITICO - Non c'è per ora alcun politico indagato nell'inchiesta sui lavori per la costruzione della nuova sede della Regione Lombardia, aperta dalla Procura di Milano in seguito alla trasmissione, per competenza territoriale, da parte della Procura di Potenza di un rapporto che i carabinieri per la tutela dell'

Cogne, il Comune sfida la crisi ( da "Stampa, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: esercizio in forma associata di funzioni quali, in particolare, lo smaltimento dei rifiuti e i servizi destinati ad anziani e disabili. Resteranno invariate per il 2009 le indennità di carica al sindaco e agli assessori e il gettone di presenza ai consiglieri. I lavori si sono conclusi con gli auguri di buon anno e il plauso del primo cittadino per l'

Dirigenti, raffica di nomine in Provincia ( da "Trentino" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: il nucleo di valutazione degli investimenti pubblici sono previsti compensi di 1.800 euro al mese, e di 2.025 per il presidente. Per i componenti del Consiglio provinciale dell'Istruzione sono previsti gettoni di presenza o un assegno annuale, a seconda della qualifica, di 8.100 euro all'anno. Per il Comitato per la qualificazione della spesa pubblica, guidato da Gianfranco Cerea,

Gaza 1 / Ebrei onesti, ( da "Alto Adige" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Le lottizzazioni negli ospedali, la corruzione sistematica nell'Avellinese e nel Beneventano. Dulcis in fundo: la malavita organizzata - mafia, camorra, 'ndrangheta - che la buona politica avrebbe dovuto arginare e che invece dilaga e sguazza in un mare di corruzione. Di chi la colpa?

ricucita l'alleanza. e oggi soru dà il via ( da "Nuova Sardegna, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: il superamento delle disuguaglianze, la valorizzazione delle energie rinnovabili, la riscrittura dello Statuto, la formazione, le infrastrutture, l'agricoltura e il ridimensionamento dei costi della politica». I sardisti dissidenti e i «rossomori». I dissidenti del Psd'Az, coloro che non hanno condiviso la scelta del consiglio nazionale di trattare con il Centrodestra,

il comune di san miniato non spreca e non ha auto blu usiamo una skoda grigia solo per motivi di servizio - angelo frosini ( da "Tirreno, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: se non fosse che gli indebiti privilegi e l'abuso del denaro dei cittadini sono tra gli aspetti più odiosi della mala etica pubblica. Questa amministrazione la questione se l'è posta da tempo. E infatti "costi della politica" non ne ha: sindaco e assessori percepiscono il minimo della indennità e hanno sempre rinunciato a qualsiasi indennità di trasferta.

TRENTO - La delibera di accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei confidi, per il taglio degli interessi sui mutui delle imprese, era stata annunciata da Della ( da "Adige, L'" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: La delibera di accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei confidi, per il taglio degli interessi sui mutui delle imprese, era stata annunciata da Dellai nella conferenza stampa di fine 2008 TRENTO - La delibera di accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei confidi, per il taglio degli interessi sui mutui delle imprese,

i costi della politica ( da "Nuova Venezia, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Pagina 11 - Regione I COSTI DELLA POLITICA Il consiglio regionale Nel 2009 costerà 56.223.547 euro pari al 37% del bilancio

sanità ammalata di sprechi - calogero comparato ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Pagina X - Palermo SANITà AMMALATA DI SPRECHI CALOGERO COMPARATO P arlo della «appropriatezza» su cui spesso si glissa e che è poco nota ai non addetti ai lavori. Una prestazione sanitaria si dice «appropriata» quando è certamente utile per il paziente e viene erogata al costo e con modalità ottimali.

anziché i tangentisti si attaccano i giudici - alessandro naccarato * ( da "Mattino di Padova, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: un nuovo assetto territoriale delle circoscrizioni giudiziarie per riorganizzare gli organici in base alle reali esigenze processuali. E, soprattutto, per contrastare in maniera efficace la corruzione e l'illegalità, serve una magistratura autonoma e indipendente da condizionamenti e pressioni del potere esecutivo, in grado di utilizzare strumenti adeguati,

come togliere ogni alibi a furbi e furbetti - claudio martini ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Questo è il ruolo della buona politica. Il paradosso è che questa chance torna nel momento di massima distanza tra cittadini e politica, specie in Italia. L´astensionismo si allarga, il discredito per la politica degli sprechi pure. Enorme è lo spazio per il populismo, vero cancro della nostra democrazia ammalata le cui metastasi arrivano anche a sinistra.

Ospitiamo un intervento del sindaco di San Miniato, Angelo Frosini. <N ( da "Nazione, La (Empoli)" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: costi della politica? non ne ha: sindaco e assessori percepiscono il minimo della indennità e hanno sempre rinunciato a qualsiasi indennità di trasferta Costi amministrativi? La legge mi avrebbe consentito di nominare 7 assessori, ho continuato a nominarne 6 e ho ridotto i dirigenti da 6 a 4, avendo ottime professionalità e chiedendo un maggiore impegno a tutti.

TERNI SONO ROBERTO Montagnoli (capogruppo Pd), Mario Montegiove ... ( da "Nazione, La (Umbria)" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: LEO VENTURI (gruppo misto), Giorgio Finocchio e Ermanno Ventura (Pd) si sono seduti 26 volte sugli scranni di Palazzo Bazzani, Domenico Rosati (Pd) 25, Lorena Baglioni (Pd) 22 e Alfredo Santi (Fi) 14, ma ha rinunciato al gettone di presenza da giugno essendo stato proclamato eletto in Consiglio regionale.

Sono Roberto Montagnoli (Pd), Mario Montegiove (An-PdL) e Roberto Battistoni (Prc) i più presen... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Giorgio Finocchio e Ermanno Ventura (Pd) si sono seduti 26 volte sugli scranni di Palazzo Bazzani, Domenico Rosati (Pd) 25 volte, Lorena Baglioni (Pd) 22 e Alfredo Santi (Fi) 14, ma ha rinunciato al gettone di presenza da giugno scorso essendo stato proclamato eletto al Consiglio regionale dell'Umbria.

Sanità, meno sprechi se la politica resta fuori ( da "Corriere del Veneto" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: meno sprechi se la politica resta fuori di SERGIO NOTO C onsidero l'intervento dell'assessore Sandri a proposito del mio editoriale «Lo schema di Rockerduck», come un segno del Suo personale, autentico interesse a risolvere i problemi della sanità veneta nella direzione, concordemente auspicata da entrambi,

Maio traccia il bilancio del 2008, ( da "Tempo, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: attività svolta dal Consiglio comunale di Campobasso, che nel 2008 si è riunito 33 volte, con un'impennata (complice la reintroduzione del gettone di presenza) delle riunioni di commissione, che sono state 535, il 30% in più del 2007. Numeri forniti dal presidente Pietro Maio, che in conferenza stampa ha illustrato i principali provvedimenti adottati dall'assise civica (


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ETICA POLITICA / 1 Ma come siamo arrivati a questo punto? nSi sta ancora ... (sezione: Costi dei politici)

( da "Giornale di Brescia" del 29-12-2008)

Argomenti: Costi della politica

Edizione: 29/12/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:LETTERE ETICA POLITICA / 1 Ma come siamo arrivati a questo punto? nSi sta ancora parlando di tangentopoli, di seconda o terza Repubblica; addirittura sentiamo personaggi che per anni hanno difeso le varie e progressive (e progressiste) leggi e prassi che hanno ridotto l'Italia com'è, che pontificano, commentano, insegnano (o criticano) con toni perentori, come se fossero tutte verginelle appena arrivate sulla piazza. E lo fanno di qualunque argomento si tratti: passano impudentemente dall'economia più banale alla più alta finanza, dalla scienza più discussa e dibattuta, dalla scuola al paesaggio, fino ai massimi sistemi come il clima e la teologia applicata; si mettono nei panni dei miseri e nelle vesti dei finanzieri con una versatilità stupefacente: hanno ormai in comune la capacità di affrontare le telecamere e le domande più ambigue; sanno iniziare un intervento e, arrivati in fondo alla frase dicono immediatamente due parole della prossima per anticipare il possibile intervento dell'interlocutore. Non c'è che dire: hanno studiato! Meravigliosa è però la capacità di dividersi a seconda dello schieramento: allora entrano le frasi fatte, le critiche ponderose, le offese o le sviolinate: (cose che il buon Giovannino Guareschi sfotteva già negli anni Cinquanta con i suoi «Visto da destra» e «Visto da sinistra«). Ovviamente, tutti con la sicurezza (sicumera), di avere le soluzioni più sagge ed appropriate, mentre gli «altri» sono o delinquenti o sprovveduti. Si sta dibattendo anche del ricambio generazionale e non mi riferisco alla designazione dell'ottuagenario Sergio Zavoli per il superamento di una pietosa situazione tuttora in sospeso. Parole già dette e ripetute per decenni. Il fatto è che, nonostante la situazione in cui ci troviamo, i dibattiti sono sempre in corso, e le chiacchiere abbondano. Adesso va di moda anche parlare di «merito», di non far più eleggere «i capibastone». Si sta continuamente scoprendo un marciume incredibile: facciamo pena come Nazione, come Stato. Ora anche le tre Tv di Stato hanno copiato «Striscia la notizia» e vanno a caccia di furbetti di tutti i tipi, così come i giornali; non parliamo dei libri che sono una vera e propria enciclopedia delle peggiori malefatte. Come siamo arrivati a questo punto? È possibile che, in sessant'anni nessuno abbia provato ad analizzare lo cose e le persone che si sono succedute nel tempo? Si è creato un totem della Costituzione, che giustamente dovrà essere studiata nelle scuole: siccome però è perfetta e intangibile, e difesa (a parole) da coloro che l'hanno ideata e stilata, è sempre stato un delitto interferire, tanto che non risulta sancita dal popolo con un referendum (caso certamente unico nel panorama delle nazioni civili e democratiche). Ricordo due sole persone che hanno protestato chiaramente su come si stava impiantando la democrazia in Italia: Sturzo, uscito dal gruppo parlamentare della Dc di cui era stato uno dei fondatori, e Merzagora che si dimise dalla carica di presidente del Senato, seconda carica dello Stato, lasciando addirittura la politica. Così i «parvenus» lasciarono le briglie sul collo del cavallo che (da bravo italiano) trottava e creava il miracolo economico, mentre pian piano si sono create le consorterie di cui stiamo tuttora beneficiando, lasciando che le leggi fossero imposte o estorte dalle varie centrali di potere. Adesso si parla anche di «etica» della politica, di merito, di giustizia, di Stato da ricostruire: queste necessità nascevano allora, e si sono ingigantite, e l'Italia, che aveva una tradizione da difendere comunque, ha perso ogni peso ed ogni prestigio in quasi tutti i campi. Anche altre Nazioni hanno perso una guerra, pure con responsabilità più gravi delle nostre, ma sono riuscite e risorgere ed a reagire. I nostri reggitori erano spinti dal desiderio di rivalsa, o dal timore di essere scoperti come corresponsabili di quanto accaduto, o dalla ricerca di una verginità fasulla. E l'ostacolo più grave e più serio alla serenità degli italiani dura tuttora: per la politica italiana il fascismo non è stato solo un nemico da vincere, ma il grande spauracchio da tenere agitato davanti agli italiani, perché non cominciassero a pensare con la propria testa. E la tecnica vale anche ora nei confronti di Berlusconi: il solo argomento contro di lui è che esiste, e ha disturbato il clima. Forse basterebbe pensare che anche lui è un prodotto della «Prima Repubblica», e anche se fosse vero tutto quello di cui lo si accusa, la sua vera colpa è di aver impedito che finalmente potessimo godere del Paradiso in terra sul quale c'è chi ancora si illude. Anch'io mi chiedo come ne usciremo? Quando? A che prezzo? Si potranno toccare certi argomenti che sono storia nostra? O la carità, la solidarietà e la comprensione sono ormai solo per le necessità materiali? La ringrazio, se mi ha letto fin qui. Buon anno a Lei ed ai suoi lettori. Flavio Valentini Monticelli Brusati ETICA POLITICA / 2 Sarebbe meglio ascoltare Veltroni nIl proposito di Walter Veltroni di fare pulizia nel suo partito merita grande rispetto e sarebbe meglio che la maggioranza, anziché accoglierlo con sarcastiche stroncature, lo facesse proprio, dando vita ad una virtuosa competizione moralizzatrice. Perché la questione morale esiste, è trasversale ed è assai grave: abusi, corruzione e malversazioni sono presenti ad ogni livello della vita politica e amministrativa e non è pensabile che l'opera della Magistratura, pur encomiabile, possa da sola debellare il male. La cura sta nella consapevolezza dei cittadini e nella reazione che sapranno mostrare; ma, per dare speranza e sconfiggere la rassegnazione, occorre che l'autoriforma dei partiti abbia inizio e sia credibile. Se Veltroni farà seguire i fatti alle parole, l'intero Paese dovrà essergli grato. Guglielmo Castagnetti Brescia NATALE In quella culla c'è qualcosa di tutti noi nCome corrono i giorni. Era ieri il tempo sorpreso della primavera, ieri quell'esplosione d'estate e già ci ritroviamo immersi nell'atmosfera del Natale. Ed è questa fuga delle ore, che pure lascia impietosa il suo segno a riproporre la immagine del vivere con lo stesso inquietante bagaglio di domande: chi siamo, dove andiamo e perché? Lo conosciamo questo sgomento inespresso, appena ci accorgiamo di arrivare ad oggi appuntamento diversi, cresciuti ed invecchiati. E nulla è più insidioso, provocatorio di una culla e di un bambino, sia in senso religioso che laico. Nel primo caso infatti, ti senti proiettato alla radice di un mistero che né i secoli, né la scienza sono riusciti a spiegare; nel secondo alla radice della vita e della persona che ancora non abbiamo imparato ad accogliere e proteggere in tutti i suoi valori. Ma se credere o non credere che quel Bambino chiamato Gesù e di cui stiamo festeggiando il Natale, sia il Cristo, il Figlio di Dio, richiede una risposta personale non meno difficile è la nostra di adulti dinanzi ad ogni bambino che viene ad accompagnare e proseguire il nostro viaggio. Ogni uomo che nasce è un'assicurazione di futuro per il cittadino, per lo stato e per l'umanità. Eppure ben poco è stato fatto per adeguarci con opportune strutture ed appropriata cultura al mondo dell'infanzia. Non si parlerà mai abbastanza della dignità del bambino, né si farà mai abbastanza per difenderla. La stessa medicina, che ha saputo debellare tanta mortalità infantile, sta imboccando strade genetiche dagli sviluppi imprevedibili. Ora che ci stiamo abituando alla speranza del domani, che la voglia dell'ignoto non ci porti a distruggere l'uomo nelle sue dimensioni, per dare corpo a dei mostri. Preoccupiamoci invece di migliorare la stagione irripetibile dell'infanzia, ogni bambino ci appartiene, diamogli l'amore, la protezione, la nostra mano per iniziare il percorso e per fare di ogni giorno una conquista comune. Ma avere come punto di riferimento l'uomo è un presupposto sociale di dimensione collettiva che parte da una culla. È il miracolo della vita che si ripete, ma non siamo a far tacere questo senso di pena che all'improvviso ci coglie in quella notte. Cos'è? Bisogno d'innocenza, riuscire a ritrovare le nostre mani leggere nella carezza di un bambino, sentire che quaggiù qualcuno ci ama e si ricorda di noi? Tra le tante parole del Natale c'è anche quella degli Auguri, perché dovrà pur venire il Natale del riscatto, degli uomini di Buona Volontà se di grembo in grembo, di braccia in braccia porteremo avanti il Bambino del futuro. E facciamolo volare alto e lontano questo aquilone aggrappato al profondo del nostro desiderio, per un tempo ancora innamorato, per migliorarci ed augurarci, oggi e domani, Buone Feste. Antonio Cesari Quinzano ENERGIA Rispettare le direttive dell'Ue nIl ragionamento che vorrei proporre cerca di mettere in collegamento diverse questioni che concorrono a formulare delle indicazioni per un'operazione che affronterebbe e tenterebbe di dare un orientamento su alcune questioni che sono state affrontate in questi giorni a livello di Commissione europea. Mi riferisco in particolare alla oramai famosa direttiva europea che, per sintetizzare, va sotto il diminutivo di «20, 20, 20». Tale direttiva, in sintesi, prevede che si debbano ridurre le immissioni di ossido di carbonio nell'atmosfera, primo venti per cento, ridurre di un venti per cento il consumo di energia, e mettere in campo investimenti per realizzare un venti per cento di sistemi di produzione energetica da fonti alternative e rinnovabili. Questa è la premessa. Altre considerazioni. Come risulta in un bel rapporto redatto dalla Regione Lombardia divulgato nel 2007 (piano d'azione energetica) risulta in particolare che oltre il 60 per cento degli impianti di illuminazione pubblica sono realizzati con apparecchiature che utilizzano lampade ai vapori di mercurio. Dal 2006, con direttiva europea non si possono più installare lampade al mercurio. Il dato relativo all'utilizzo delle lampade al mercurio è medio, vi sono casi estremi, per citarne uno, un comune in Valsabbia utilizza tali lampade per il 92% dei suoi impianti. Per comprendere meglio questa nota diamo un dato: per ogni watt di potenza impegnata con lampade al mercurio si hanno 48 lumen (volgarizzando, «luce prodotta»), mentre una lampada ai vapori di sodio in alta pressione produce almeno 96 lumen per watt (ed oggi vi sono già nuove lampade che danno 115 lumen per watt). È evidente che togliendo corpi illuminanti con le lampade al mercurio e posando corpi illuminati con lampade al sodio, mantenendo costanti i lumen previsti dalle norme si potrebbe posare un apparecchio con una potenza elettrica del cinquanta per cento inferiore. Altro elemento, gli impianti di illuminazione pubblica hanno un ciclo di vita media di circa 25/30 anni (ciò tenendo conto della tecnologia costruttiva dei tempi e dei materiali allora usati: pali in ferro oggi fortemente corrosi e non in acciaio, cavi elettrici con materiale plastico fortemente degradabile e quindi meno «sicuro», tecnologie costruttive vecchie e superate come le linee aeree ai muri delle case ecc.). Se teniamo conto che i primi impianti sono stati realizzati con una certa generalizzazione mediamente attorno agli inizi degli anni Cinquanta il primo ciclo si chiude alla fine degli anni Settanta, primi anni Ottanta; se aggiungiamo altri trenta anni, di fatto, ci troviamo, ai giorni nostri, al termine del secondo ciclo di vita. Tale considerazione trova larga conferma dai dati che emergono dalle verifiche che vengono effettuate per la redazione dei piani comunali della illuminazione pubblica per cui si comprende che vi siano state, nonostante i limiti previsti per la proprietà degli impianti, 275 domande per un importo di oltre cinquanta milioni di euro in risposta al bando della Regione Lombardia per il finanziamento a fondo perduto per il rifacimento degli impianti di illuminazione pubblica (il bando si limita a finanziare un massimo di dieci milioni di euro). E ancora, il patto di stabilità dei comuni prevede per i bilanci comunali, mi si passi la semplificazione, una diminuzione delle spese correnti e la possibilità di effettuare investimenti e quindi aumenti di capitale. Ultima considerazione prima di tirare le somme degli elementi sopra sinteticamente esposti. Il Paese si trova di fronte ad una crisi importante, dalla quale se ne esce non solo con l'ottimismo «dello spendere», ma anche tenendo in funzione un sistema industriale che permetta di reggere sul piano della occupazione. Cosa fare? Sviluppare delle grosse incentivazioni controllate per i lavori pubblici (non solo soldi alle banche) ed in particolare nel settore della pubblica amministrazione sostenendo le azioni come quella della Regione Lombardia (segnaliamo che anche la Provincia di Bergamo tre anni fa ha messo in campo dei finanziamenti a fondo perduto) per il rifacimento degli impianti di pubblica illuminazione. In questa maniera, settori occupazionali come l'edilizia (canalizzazioni, fondazioni, ecc.), della produzione dell'acciaio (pali, bracci, ecc), dei conduttori (cavi, giunzioni, componentistica), dell'elettronica (riduttori di flusso e telecontrollo per il risparmio energetico notturno), degli apparecchi illuminanti, e degli installatori sarebbero interessati a tali interventi. La costruzione di nuovi impianti affronterebbe una situazione comunque ineluttabile; gli impianti vecchi sono da rifare. I nuovi impianti porterebbero i seguenti vantaggi: forte riduzione dei guasti e dei costi di manutenzione per cui una riduzione sul bilancio delle spese correnti comunali. I nuovi impianti di illuminazione, realizzati utilizzando le nuove lampade al sodio alta pressione (in prospettiva anche apparecchiature a Led, portatrici di ulteriori risparmi energetici) e la posa dei riduttori di flusso notturno assorbirebbero, rispetto ai vecchi impianti, fino al 50% in meno di energia elettrica per cui si avrebbe un abbattimento dei consumi energetici e quindi un risparmio sulla bolletta elettrica comunale. Questo risultato sarebbe un contributo per il raggiungimento dell'obiettivo della direttiva europea sul risparmio energetico. Ma se si richiede minore energia elettrica le centrali elettriche produrranno meno ossido di carbonio, per cui anche il secondo obiettivo delle direttiva europea avrebbe un suo contributo da parte di questo settore. Voglio segnalare un altro dato importante: gli impianti nuovi saranno senz'altro progettati e realizzati secondo tecniche che saranno rispettose dell'ambiente per cui si avrà anche meno inquinamento luminoso della volta celeste, (minore spreco di energia). Non so se sono riuscito a mettere in collegamento tutti gli elementi e dati sopra citati, oppure, forse quanto sopra non è un grande idea, ma almeno pensiamoci. Emilio Foini Brescia

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Serbia quasi pronta per l'Europa (sezione: Costi dei politici)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 30-12-2008)

Argomenti: Costi della politica

Serbia quasi pronta per l'Europa La Ue ha stretto i tempi dopo la cattura di Karadzic PAOLO BERGAMASCHI Novembre nei Balcani è il mese delle pagelle. Non per gli studenti, il cui anno scolastico comincia a fine estate, ma per i governi di quei paesi, la cui azione è scrupolosamente esaminata durante l'arco dei dodici mesi dai burocrati di Bruxelles. Quello delle relazioni annuali sullo stato di avanzamento verso l'adesione all'Unione Europea è un rito che si ripete, ormai, dal 2002, da quando, cioè, venne riconosciuto ai paesi dell'Europa sud-orientale lo statuto di candidati potenziali. Non si tratta di voti ma di articolati ed approfonditi giudizi su quello che è stato fatto e quello che resta ancora da fare per essere ammessi a pieno titolo nel club dell'Europa che conta. Non tutti i paesi della regione si trovano nella stessa situazione. Croazia per prima. Per esempio la Croazia ha iniziato nel 2005 i negoziati di adesione e conta di concluderli entro la fine del 2009 mentre la domanda della Macedonia ha ricevuto a Bruxelles un'accoglienza tiepida seguita da un lungo periodo in stand-by che non trova ancora sbocchi concreti. Per quanto riguarda, invece, Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia, con eventualmente il Kosovo una volta definita la sua posizione, siamo ancora alle fasi preliminari con le diplomazie impegnate a sbrogliare la complicata matassa delle prime pratiche. Dopo anni di instabilità interna e di rapporti turbolenti con i paesi vicini e con l'Unione Europea anche la Serbia è finalmente salita sul treno che porta a Bruxelles. In un vagone separato dal Montenegro, che ha abbandonato nel 2006 con un referendum la federazione fra i due stati, ma con la speranza o l'illusione di poter mantenere qualche forma di controllo o sovranità sul Kosovo che, nel frattempo, ha scelto unilateralmente la strada dell'indipendenza con il sostegno degli Stati Uniti e della maggioranza dei paesi dell'Unione. Le elezioni presidenziali del febbraio scorso e quelle generali di inizio maggio hanno portato ai vertici dello stato una leadership decisa a scommettere sul futuro europeo del paese scuotendosi di dosso le frustrazioni ultra-nazionaliste e l'eredità ingombrante di un lugubre passato recente. La Ue crede nella Serbia. E giocando d'anticipo con un intervento a gamba tesa ai limiti del regolamento, ha mostrato di voler credere alla possibile svolta europeista della Serbia siglando con Belgrado in piena campagna elettorale un accordo di associazione che ha messo ko gli ultras della Grande Serbia. Per entrare in vigore, però, l'accordo è condizionato alla piena collaborazione con il Tribunale Internazionale sui Crimini di Guerra nella ex Jugoslavia, il cui lavoro è stato spesso rallentato ed intralciato da quei settori più profondi dello stato che sono sfuggiti fino ad oggi ad ogni controllo politico. Rada mi aspetta puntuale al grande centro congressi vicino al fiume Sava dove si tiene l'incontro con i rappresentanti delle organizzazioni non governative serbe. Alcuni di quei volti mi sono noti da tempo avendo con loro condiviso l'esperienza del Forum per la Pace e la Riconciliazione nella ex Jugoslavia nei primi anni novanta. Allora era proprio Rada che da Bruxelles teneva i collegamenti fra le varie realtà di un paese in via di decomposizione. Tutto spazzato via dall'incedere imprevedibile degli eventi. Ma c'è ancora qualcuno che rimpiange quel mondo e forse Rada, anche se non vuole confessarlo, è una di questi. Mi ha sempre stupito la ricchezza della società civile dello spazio post-jugoslavo a dimostrazione che il regime comunista di questo paese era un po' meno totalitario degli stati del Patto di Varsavia e forse non meritava la fine tragica che ha fatto. Ma il verdetto della storia è inappellabile e si può solo prenderne atto. Tanta gente in sala e tanta voglia d'Europa, un'Europa che, però, non può o non vuole prendersi le proprie responsabilità e portare a termine quel processo di riunificazione del continente che è nell'ordine naturale delle cose. Troppe le paure, consce ed inconsce, troppe le esitazioni e le deviazioni dal cammino intrapreso. E troppi gli errori e le ferite che non cicatrizzano. Nonostante la gelida serata, i ristoranti nel quartiere boemo sono abbastanza affollati e, malgrado questo, il fumo è sopportabile. Rada ha appena terminato un corso di perfezionamento alla facoltà di Scienze Politiche e sta pensando di ritornare a Bruxelles per cercare lavoro. Ma Rada è in possesso anche di un passaporto belga e può muoversi liberamente senza bisogno di alcun permesso mentre chi vive nell'«altra Europa» può solo sperare che si apra qualche pertugio nei nuovi muri che tagliano il vecchio continente. La pagella di Bruxelles. Le autorità di Belgrado hanno accolto favorevolmente il rapporto della Commissione Europea sulla Serbia. Sulla stampa locale si sprecano le dichiarazioni dei vari ministri che sottolineano le valutazioni positive dei tecnici di Bruxelles. In realtà il documento contiene luci ed ombre ma, come spesso avviene, sono solo le prime che contano per i politici pronti a battere la grancassa dei successi ottenuti ed a sorvolare su insuccessi e fallimenti. In 57 pagine gli esperti della Ue hanno fatto la radiografia del paese analizzandone meticolosamente lo stato di preparazione in base ai criteri di adesione sia politici che economici. Bene l'economia. Dal documento emerge la buona capacità dell'amministrazione pubblica ed il discreto stato di salute dell'economia con un tasso di crescita del 7,5% nello scorso anno. Ombre sulla giustizia. Emerge anche, però, che ulteriori sforzi devono essere fatti per garantire l'indipendenza e l'efficienza del sistema giudiziario e che corruzione, crimine organizzato e riciclo di denaro sporco sono ancora diffusi e costituiscono un serio problema. Quello che più conta, comunque, agli occhi del governo di Belgrado è l'affermazione che se tutto andrà nel migliore dei modi la Serbia potrebbe ufficialmente ottenere lo statuto di paese candidato nel corso del 2009. Il fatto che siano salite al potere forze che puntano sull'integrazione europea ha contagiato di ottimismo le diplomazie dell'Unione da decenni, ormai, impantanate nei Balcani. Una Serbia stabile ed amica è indispensabile per risolvere i problemi della regione e l'opportunità va sfruttata appieno. Anche se questo suscita sussulti di invidia e gelosia da parte dei paesi vicini sorpresi e spiazzati da questo improvviso amore. E' come se il figliol prodigo fosse tornato a casa dopo anni sciagurati di dissolutezza e perdizione. La cucina regionale non brilla per i piatti vegetariani. Al contrario, sono le carni che dominano la scena. Ovunque, però, anche nei ricevimenti ufficiali, si può rimediare una sciopska salad, l'insalata di pomodori, cetrioli e cipolla spruzzata con formaggio di pecora tipica di queste parti, o qualche pezzo di burek, l'equivalente del nostro erbazzone. Ed è attorno alla tavola, più che negli incontri parlamentari, che si coglie l'orgoglio nazionale frustrato da un profondo sentimento di ingiustizia. La questione del Kosovo sembra improvvisamente uscita dall'agenda politica. Sarà la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja ad occuparsene. La ferita del Kosovo. Nel frattempo la diplomazia di Belgrado si gode il successo del voto favorevole all'Assemblea Generale dell'Onu e di quello più recente del Consiglio di Sicurezza che ha posto paletti precisi alla missione dell'Ue a Pristina sganciandola da ogni riferimento o azione che possa sottendere all'indipendenza dell'ex provincia. Basta, però, un velato accenno e la rabbia riesplode. «Cosa pretende, ancora, l'Europa da noi?» ripete il commensale seduto al mio fianco, «la Serbia non riconoscerà mai l'indipendenza del Kosovo, non è sufficiente tutto quello che è accaduto?». Chi mi parla non è un sostenitore della Grande Serbia, ma ha vissuto i bombardamenti della Nato e la conseguente secessione di Pristina come una mutilazione dell'identità nazionale. Il nervo è ancora scoperto e troppo viva è la memoria. Ma c'è una parte di memoria, quella cattiva, che per anni è stata rimossa o negata. Il compito di ricostruirla facendo luce sui fatti ed i misfatti è stato conferito al Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra nella ex Jugoslavia. Tutti i paesi della regione sono obbligati a cooperare con la corte che ha sede all'Aja, ma le autorità di Belgrado hanno spesso offerto una collaborazione puramente formale, al limite della complicità con i ricercati. Karazdic e la svolta. Solo negli ultimi mesi le cose sono cambiate e la cattura di Radovan Karadzic ne è la prova più evidente. Mentre i casi più gravi finiscono in Olanda, quelli minori sono di competenza dei singoli stati. La sede di Belgrado è appena stata ammodernata con i fondi Ue. I monitor aggrovigliati sui nuovi scranni nella grande aula dove si tengono i dibattimenti processuali assomigliano ad una selva inestricabile a testimonianza di quanto sia arduo dipanare il gomitolo della giustizia nei Balcani. Il procuratore generale Vladimir Vukcevic, però, si dimostra moderatamente ottimista. «Dei 6 grandi ricercati 4 sono già stati catturati e spediti in Olanda: nessuno può, oggi, dubitare della buona fede delle autorità serbe» racconta con una punta di soddisfazione. «Il problema principale è la raccolta delle prove, poiché la maggior parte dei crimini si è svolta in un luogo, mentre chi li ha commessi adesso risiede altrove, anche se la cooperazione con le procure degli altri paesi comincia a funzionare». «Subiamo ogni giorno minacce», conclude, «perché nell'opinione pubblica è tutt'ora radicata l'idea che si tratti di eroi e non di criminali di guerra». Il prossimo anno la corte di Belgrado è chiamata ad emettere numerose sentenze. Eroi o criminali? Sui muri della città, tra le nuove insegne luminose delle banche italiane, campeggiano in bella mostra i poster di Karadzic. In lui ed in Ratko Mladic si identifica ancora una parte consistente della società serba, ma non è possibile voltare pagina e guardare avanti senza aver fatto i conti con il passato. C'è un aspetto poco conosciuto conseguente alla frantumazione della Jugoslavia che ci tocca da vicino. In quattro delle sei repubbliche della federazione l'idioma ufficiale era il serbo-croato. Oggi in Croazia si parla il croato, in Serbia il serbo, in Bosnia il bosniaco ed in Montenegro il montenegrino. Tutti si capiscono, ma spesso fanno finta di non intendersi a sottolineare piccoli elementi di diversità ingigantiti dalle elites nazionaliste al potere. Nazionalismi e lingue. Quando le delegazioni di questi paesi giungono a Bruxelles pretendono il servizio di interpretazione per ciascuna di queste 4 varianti di un'unica lingua. Nell'Unione Europea vi sono già 23 lingue ufficiali. Circa un terzo del bilancio del Parlamento europeo, 400 milioni di euro all'anno, se ne va per interpreti e traduttori. La Croazia sta negoziando l'adesione e se le venisse riconosciuto il diritto all'uso esclusivo del croato sarebbe poi impossibile negare lo stesso ai vicini che seguiranno con una assurda esplosione dei costi già alti della democrazia europea. Quando Malta entrò nel 2004 nell'Ue pretese lo stesso trattamento linguistico degli altri membri, anche se tutti i maltesi parlano correntemente l'inglese, l'altra lingua ufficiale della piccola isola. Il maltese è parlato in Europa da poco più di 400.000 persone e quasi nessuno degli studenti del vecchio continente si prende la briga di studiare una lingua di cui molti ignorano perfino l'esistenza. Con il risultato paradossale che tanti sono ancora i posti vacanti nelle istituzioni comunitarie per interpreti e traduttori di maltese. La torre di Babele si innalza verso il cielo proiettando un ombra fosca che mina le fondamenta del processo di integrazione e concede ampi spazi ai cultori delle piccole patrie protette dai reticolati. La stazione degli autobus di Belgrado è affollata ad ogni ora del giorno. Quella ferroviaria che dista solo poche centinaia di metri ha un look dimesso e trascurato. Ai tempi della Jugoslavia erano parecchi i treni giornalieri che collegavano le varie località, oggi il servizio è lento ed inefficiente con locomotive antiquate, binario unico ed orari allegramente flessibili. Il modo più veloce per raggiungere Skopje, in Macedonia, è l'aereo, ma mi rifiuto di abbandonare il suolo per soli 430 chilometri anche se questo comporta otto ore e mezza di pullman. Con me viaggia un eurodeputato olandese, Erik Meijer, che per ragioni ideologiche non è mai salito su di un aeroplano. Gli ci sono voluti due giorni per arrivare in treno da Amsterdam e gliene ci vorranno altrettanti per ritornarvi. E' dal 1962 che gira per i Balcani riportando meticolosamente le differenze ed i cambiamenti nel tempo. Bisogna, però, essere capaci di dormire in treno; io, purtroppo, non ci riesco. Vi è, comunque, una buona notizia per certi versi insperata: anche qui, in vettura, non si può fumare. La pioggia battente e la condensa sui vetri celano parzialmente ed opportunamente un panorama che non ha molto da offrire. Campi a mollo tra villaggi infangati ai lati di una strada dritta come un fuso presto inghiottita dall'oscurità. Le dimensioni delle stazioni si fanno sempre più piccole con l'autobus che gradualmente si svuota dei passeggeri verso il confine macedone. Rimaniamo soli con i due autisti che, appena scoperta la nostra identità, fraternizzano permettendosi qualche sigaretta. Ivan e Milan hanno una quarantina d'anni e guadagnano 300 euro al mese. Raccontano dei tempi della leva, di quando croati, serbi, macedoni e sloveni prestavano servizio per lo stesso paese senza alcun problema. «Ho ancora parecchi amici a Zagabria», mi dice uno dei due, «anche se non li sento da tempo». «La colpa di ciò che è successo è di Tudjiman e Milosevic», aggiunge, «non della gente comune». L'arrivo alla frontiera ci riporta alla realtà. Nessun problema per il mio passaporto, non così per quello di Erik Meijer sulle cui pagine vi è il timbro d'ingresso, risalente ad un viaggio precedente, del Kosovo che le autorità di Pristina hanno cominciato ad apporre sui fogli di viaggio dal giorno dell'indipendenza. I doganieri serbi trattengono a lungo il documento e lo riportano, infine, con un curioso timbro d'annullo sovrapposto a quello delle autorità kosovare per riaffermare in modo netto ed inequivocabile che la Serbia non riconosce quel paese. Nei Balcani non si spara più. Carte bollate e timbri hanno preso il posto dei fucili. In fin dei conti è meglio così.

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La privacy si semplifica. Un po' (sezione: Costi dei politici)

( da "ItaliaOggi Sette" del 05-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

ItaliaOggi Sette Numero 003  pag. 16 del 5/1/2009 | Indietro La privacy si semplifica. Un po' CONCORRENZA & MERCATO Di Pagine a cura di Antonio Ciccia Un vademecum per aziende e pubbliche amministrazioni sul trattamento dei dati personali Autocertificazione solo per pochi e Dps semplificato Semplificazione delle misure di sicurezza privacy a due vie: c'è la autocertificazione (per pochissimi) e c'è il DPS semplificato (a disposizione di PMI, professionisti ed enti pubblici). Il quadro delle misure di alleggerimento degli adempimenti per garantire la sicurezza di computer e trattamenti cartacei si è completato (dopo l'articolo 29 del dl 112/2008) con il provvedimento del garante del 27 novembre 2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9 dicembre 2008. Lo stesso decreto 112/2008 ha approvato una prima misura di semplificazione, rivelatasi peraltro del tutto inefficace, per i trattamenti effettuati con strumenti elettronici da parte dei soggetti che utilizzano soltanto dati personali non sensibili e che trattano, come unici dati sensibili, quelli inerenti allo stato di salute o alla malattia dei propri dipendenti e collaboratori anche a progetto, senza indicazione della relativa diagnosi, oppure all'adesione a organizzazioni sindacali o a carattere sindacale. Per questi casi il Dps può essere sostituito da una autocertificazione di trattare soltanto tali dati in osservanza delle altre misure di sicurezza prescritte. Due le ragioni dello scarso successo della misura di semplificazione: da un lato la platea ristrettissima di soggetti potenzialmente beneficiari (in realtà quasi nessuno): ad esempio è sufficiente trattare il dato della malattia del figlio del dipendente in congedo parentale per impedire l'accesso alla cosiddetta semplificazione; o se si vuole fare un altro esempio è altrettanto sufficiente trattare i dati relativi alla convinzione politica in relazione alle aspettative da riconoscere al dipendente investito di una carica elettiva per bloccare l'autocertificazione. L'altra ragione della scarsa appetibilità di questa forma di semplificazione sta nell'alto livello di responsabilità anche penale connessa alla dichiarazione sostitutiva circa l'assolvimento degli obblighi di sicurezza: non si comprende con quale serenità si possa formulare questa attestazione se non si è sicuri della regolarità dei trattamenti. Proprio il meccanismo della autocertificazione da rendere a pena di responsabilità penali per falsa dichiarazione ha costituito un disincentivo all'utilizzo di questa cosiddetta semplificazione. Senza contare che per procedere con tranquillità all'autocertificazione è opportuno rivolgersi a un consulente almeno informatico, con il risultato che la semplificazione non attenua nemmeno i costi di consulenza e, allora, tanto vale compilare un DPS completo. IL PROVVEDIMENTO DEL GARANTE Per gli stessi casi in cui opera la semplificazione con autocertificazione, ma anche per i trattamenti effettuati da chiunque per correnti finalità amministrative e contabili in particolare presso piccole e medie imprese, liberi professionisti e artigiani, il decreto 112 ha demandato al Garante di introdurre nuove effettive modalità di semplificazione. è quello che il Garante ha fatto con il provvedimento del 27 novembre 2008, che introduce novità di immediata applicazione. I BENEFICIARI Possono avvalersi della semplificazione sia le pubbliche amministrazioni sia imprese e professionisti. Ciò se: 1)utilizzano d diagnosi, ovvero dall'adesione a organizzazioni sindacali o a carattere sindacale; 2) trattano dati personali unicamente per correnti finalità amministrative e contabili, in particolare presso liberi professionisti, artigiani e piccole e medie imprese. In sostanza la legge e il Garante verranno incontro a realtà piccole e piccolissime non sempre in grado di sopperire ai costi di consulenti o presunti tali. Il provvedimento del Garante approva un prospetto riepilogativo di misure minime di sicurezza. I beneficiari possono applicare le misure minime di sicurezza prescritte dalla disciplina in materia di trattamenti realizzati con l'ausilio di strumenti elettronici (articolo 34 del Codice e regole da 1 a 26 dell'Allegato B) osservando le modalità semplificate individuate nel prospetto. Questo significa che l'allegato B) è sostituito, per i beneficiari indicati, dal prospetto allegato al provvedimento del Garante. Questo a tutti gli effetti, compresi quelli penali di cui all'articolo 169 del codice della privacy. Questo significa anche che non si applicano le altre misure di sicurezza previste dall'allegato B), ma non inserite nel prospetto (e in particolare le regole 20, 22, 23, 24, 25, 26, 29). Queste le principali novità per i trattamenti effettuati con strumenti elettronici Le istruzioni agli incaricati del trattamento (dipendenti e collaboratori) possono essere impartite anche oralmente (non c'è bisogno di istruzioni scritte), con indicazioni di semplice e chiara formulazione. Per l'accesso ai sistemi informatici si può utilizzare un qualsiasi sistema di autenticazione basato su un codice per identificare chi accede ai dati (di seguito, «username»), associato a una parola chiave (di seguito: «password»). Lo username deve individuare una sola persona, evitando che soggetti diversi utilizzino codici identici e la password deve essere conosciuta solo dalla persona che accede ai dati. L'username deve essere disattivato quando l'incaricato non ha più titolo per accedere ai dati (trasferimento, cessazione dal servizio). Non si prevede espressamente la automatica scadenza per non uso semestrale. è valida anche la procedura di login disponibile sul sistema operativo delle postazioni di lavoro connesse a una rete. Non si prevede espressamente l'obbligo di almeno otto caratteri per la password e non se ne prevede l'obbligo di modifica con cadenza trimestrale (per i dati sensibili) o semestrale (per i dati comuni). Se manca il titolare della password, il titolare può assicurare la disponibilità di dati o strumenti elettronici con procedure o modalità predefinite: insomma si deve dare una informativa preventiva su come il titolare accede ai dati in assenza del dipendente (ad esempio con l'opzione di inoltro peri messaggi di posta elettronica). Non si prevede espressamente il meccanismo della nomina del custode delle credenziali (è ammesso qualsiasi procedura purchè predefinita e conosciuta dagli incaricati del trattamento) Le autorizzazioni, necessarie per diversificare l'ambito del trattamento consentito, possono essere assegnate agli incaricati anche tramite un sistema di autorizzazione o funzioni di autorizzazione incorporate nelle applicazioni software o nei sistemi operativi. Non si prevede espressamente un obbligo di verifica annuale delle condizioni legittimanti la sussistenza della autorizzazione. Gli aggiornamenti periodici dei programmi per elaboratore volti a prevenire la vulnerabilità di strumenti elettronici (ad esempio, antivirus), anche con riferimento ai programmi anti intrusione (articolo 615-quinquies del codice penale), e a correggerne difetti, sono effettuati almeno annualmente (e non più semestralmente). Se il computer non è connesso a reti di comunicazione elettronica accessibili al pubblico (linee Adsl, accesso a Internet tramite rete aziendale, posta elettronica), l'aggiornamento deve essere almeno biennale. I dati possono essere salvaguardati anche attraverso il loro salvataggio con frequenza almeno mensile (e non più settimanale). Il salvataggio periodico può non riguardare i dati non modificati dal momento dell'ultimo salvataggio effettuato (dati statici), purché ne esista una copia di sicurezza da cui effettuare eventualmente il ripristino. Per il DPS, Documento programmatico sulla sicurezza (da aggiornare entro il 31 marzo di ogni anno), il provvedimento ne riduce il contenuto. Peraltro viene ridimensionato anche l'obbligo di aggiornamento: da effettuarsi solo se cambia qualcosa, altrimenti può rimanere quello dell'anno precedente. Esso deve contenere l'identificazione del titolare del trattamento, e, se designati, degli eventuali responsabili, e, infine, le modalità attraverso le quali è possibile individuare l'elenco aggiornato dei responsabili del trattamento; una descrizione generale dei trattamenti realizzati(finalità del trattamento, categorie di persone interessate e i dati o le categorie di dati relativi alle medesime, e i destinatari o le categorie di destinatari a cui i dati possono essere comunicati; c) l'elenco, anche per categorie, degli incaricati del trattamento e delle relative responsabilità; d) una descrizione delle altre misure di sicurezza adottate per prevenire i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta. Mancano rispetto allo standard dell'allegato B) alcuni contenuti e alcuni adempimenti accessori al DPS: non è previsto espressamente l'obbligo di indicare le misure da adottare, le misure per i trattamenti in outsourcing, gli interventi di formazione del personale, le misure del ripristino dei dati. TRATTAMENTI CARTACEI Anche in questo caso sono previste istruzioni, anche orali, agli incaricati finalizzate al controllo e alla custodia, per l'intero ciclo necessario allo svolgimento delle operazioni di trattamento, degli atti e dei documenti contenenti dati personali. Inoltre è specificato un obbligo di custodia in capo all'incaricato del trattamento che deve controllare atti e documenti contenenti dati sensibili fino alla restituzione, in modo che a essi non accedano persone prive di autorizzazione. Non è espressamente previsto l'obbligo di identificazione del personale che accede agli uffici dopo la chiusura (ad esemèpio addetti di guardia e alle pulizie)

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I compensi del cda Le regole per determinare gli emolumenti degli amministratori (sezione: Costi dei politici)

( da "ItaliaOggi Sette" del 05-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

ItaliaOggi Sette Numero 003  pag. 37 del 5/1/2009 | Indietro I compensi del cda Le regole per determinare gli emolumenti degli amministratori VARIE Di Norberto Villa Il compenso e il codice civile Il diritto al compenso degli amministratori delle società è riconosciuto negli artt. 2364 c.c. e 2389 c.c.: Le norme richiamano le regole sul mandato, negozio che si presume oneroso. L'onerosità è, infatti, l'elemento naturale del rapporto tra società ed amministratore. Buona parte di dottrina e giurisprudenza concordano nell'affermare che il compenso deve essere liquidato in misura adeguata all'importanza dell'opera ed al decoro della professione. L'art. 2389 c.c. prevede due diverse modalità di determinazione del compenso: una modalità ordinaria per cui i compensi sono stabiliti dall'atto costitutivo o dall'assemblea ed il caso speciale in cui gli amministratori sono investiti di particolari cariche e pertanto la remunerazione è fissata dal consiglio di amministrazione, sentito il collegio sindacale. L'art. 2389 c.c. prevede che la misura del compenso e la partecipazione agli utili spettanti ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo sono stabiliti: dall'atto costitutivo; (oppure) dall'assemblea. Quindi il potere di determinare il compenso agli amministratori spetta ai soci: in sede di stipulazione dell'atto costitutivo; oppure, in mancanza con assemblea ordinaria. All'assemblea possono partecipare e votare anche i soci amministratori del cui compenso si tratti. Questi non sono, infatti, automaticamente in situazione di conflitto di interessi con la società per il solo fatto che nell'assemblea si discute e si decide sul loro compenso, ma lo possono essere se il compenso proposto è irragionevolmente elevato per la società. Alla luce di quanto sopra ne deriva che sono i soci a determinare il compenso degli amministratori o in sede di atto costitutivo o tramite una delibera assembleare ai sensi dell'art. 2364 c.c.. Il compenso spettante agli amministratori può essere determinato: preventivamente, cioè prima dell'assunzione della carica; oppure, successivamente, al termine di ciascun esercizio sociale o addirittura al termine dell'incarico. In quest'ultimo caso è prassi frequente quella di autorizzare l'amministratore a prelevare peridiocamente somme in conto degli emolumenti che saranno in seguito liquidati. A tal riguardo è opportuno precisare che tale autorizzazione deve sempre fondarsi su una specifica deliberazione dell'assemblea, e che in mancanza di essa l'auto-liquidazione di compensi comporta l'obbligo di restituzione alla società delle somme illegittimamente prelevate o percepite. Il codice civile stabilisce quindi che i soci definiscano il compenso in una somma determinata all'atto della costituzione della società, fermo restando che nel corso dell'attività la misura del compenso potrà rivelarsi inadeguata, legittimando l'amministratore a richiederne all'assemblea un adeguamento o, in caso di inerzia di questa, a rivolgersi all'autorità giudiziaria, che provvederà in via equitativa. L'adeguamento dell'importo del compenso, originariamente determinato nell'atto costitutivo, non ne rappresenta una vera e propria modifica con la necessità di deliberarlo in assemblea straordinaria. Il compenso determinato nell'atto costitutivo, costituisce, infatti, un elemento non essenziale del contratto sociale, un elemento variabile, la cui determinazione è rimessa alla deliberazione ed alle procedure più snelle e meno onerose dell'assemblea ordinaria. Esaminato il primo comma dell'art. 2389 c.c. occorre soffermarsi sul secondo comma relativo ai compensi per gli amministratori rivestiti di particolari cariche previste dall'atto costitutivo o dallo statuto. I compensi di questi ultimi vengono decisi e deliberati dal consiglio di amministrazione che deve sentire prima della determinazione il parere del collegio sindacale, che è obbligatorio, ma non vincolante. Le particolari cariche riguardano le mansioni inerenti a funzioni particolari, istituzionalmente previste dall'atto costitutivo, quali la carica di amministratore delegato o di presidente del consiglio di amministrazione. L'art. 2389 2° co. stabilisce che la remunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche in conformità dell'atto costitutivo è stabilita dal consiglio di amministrazione, e non dall'assemblea come prevede il co. 1 del medesimo articolo. Innanzitutto è opportuno verificare quali siano gli amministratori investiti di particolari cariche. Non rientrano tra le cariche particolari quelle assunte dai componenti del comitato esecutivo poichè essi sono richiamati nel 1° comma dell'art 2389 c.c. il quale prevede che le retribuzioni ad essi spettanti debbano essere stabilite dall'assemblea. Vengono esclusi inoltre coloro che ricoprono cariche particolari in difetto di una esplicita disposizione dell'atto costitutivo. Non potrà essere, infatti, il consiglio di amministrazione a fissare la remunerazione dei titolari di deleghe atipiche (cioè in forza di una ripartizione interna delle competenze non prevista dallo statuto ) e neppure degli amministratori che abbiano ricevuto incarichi professionali. L'attività richiesta all'amministratore non è propriamente di natura professionale, tuttavia, nell'esercizio della sua funzione potranno essere, di volta in volta, richieste specifiche competenze professionali. La prestazione dell'amministratore, in tal caso oggetto del contratto di amministrazione, non potrà ovviamente costituire allo stesso tempo oggetto di un distinto rapporto di natura professionale. Una ulteriore retribuzione sarà dovuta soltanto nel caso in cui la prestazione del professionista amministratore, avuto riguardo al particolare oggetto della società, non rientri tra quelle proprie del rapporto di amministrazione. Nessun compenso aggiuntivo spetterebbe all'amministratore per attività suscettibili di essere dedotte come rapporto d'opera intellettuale, che siano già dovute in virtù della carica di amministratore, cui eventualmente si sia stati chiamati proprio in considerazione del possesso di particolari cognizioni tecniche e professionali. In virtù di tale distinzione potranno sorgere dei dubbi per quei casi inerenti a prestazioni di consulenze legali, contabili, finanziarie, tecniche, poichè ogni volta occorrerà chiedersi se tali specifiche prestazioni rientrino già nell'attività richiesta quale oggetto del contratto di amministrazione. La consulenza che tali esperti conferiscono costituisce proprio la ragione per la quale tali soggetti sono stati scelti come amministratori ed è, quindi, necessario usare una certa cautela prima di affermare che si tratta di una consulenza che non rientra nei compiti normali degli amministratori. Partendo dal presupposto che la prestazione professionale non rientra nei compiti specifici dell'amministratore, la giurisprudenza pretende il conferimento di un esplicito incarico per tali incombenze. Vi sono situazioni in cui il compenso è determinato dal giudice. Il compenso costituisce, come precedentemente anticipato, un diritto dell'amministratore, pertanto, quest'ultimo, di fronte all'inerzia del competente organo assembleare, potrà rivolgersi all'Autorità Giudiziaria affinchè determini il relativo importo da corrispondergli adeguatamente all'attività svolta. Una volta accertato il diritto al compenso dell'amministratore, l'Autorità Giudiziaria deve valutare quali criteri ed indici adottare nella determinazione del compenso. La valutazione che deve compiersi ha natura equitativa in relazione all' attività svolta concretamente dall'amministratore, dalle dimensioni patrimoniali della società e dai risultati di gestione. Tale valutazione può comunque tenere in considerazione elementi tratti dalle tabelle professionali in relazione al tipo di prestazioni offerte ed alla qualità professionale dell'amministratore. Quindi, senza un effettivo conferimento di incarico, l'amministratore non potrà pretende una doppia retribuzione. Una volta stabilite quali sono le modalità tramite le quali viene determinato il compenso da attribuire all'amministratore, è opportuno verificare che forma può assumere tale remunerazione. Il compenso degli amministratori può consistere: in un compenso in misura fissa (annuale, mensile o per l'intera durata della carica); in una partecipazione agli utili in una forma di retribuzione mista. Non pare invece ammesso rapportare il compenso degli amministratori al fatturato: “Non è consentita una remunerazione legata al fatturato dell'esercizio, perchè si tratta di un parametro che non scontando i costi dell'esercizio è idoneo a superare, in concreto, il limite fissato cogentemente dall'art. 2431 c.c. a tutela del patrimonio sociale” (Tribunale di Milano, 1 settembre 1987, Riv. dir. comm. 1988, II, 281).. La remunerazione in misura fissa può prevedere una somma in denaro o in natura corrisposta periodicamente, “una tantum” o con un gettone di presenza legato alle riunioni del consiglio, oppure essere quantificato come rimborso spese. Il legislatore lascia, quindi, gli organi sociali ampia libertà di stabilire in concreto la forma del compenso ed i tempi del pagamento. Il compenso variabile degli amministratori può essere attribuito in proporzione agli utili o ad altri parametri che possono essere di ordine economico e gestionale. La forma di retribuzione “mista” riconosce all'amministratore un compenso fisso in aggiunta ad una quota di partecipazione agli utili della società. La funzione di tale forma di retribuzione è evidentemente quella di coinvolgere maggiormente gli amministratori, collegando il corrispettivo dovuto per la loro attività ai risultati di gestione. Compenso e partecipazione agli utili hanno caratteristiche diverse. Il primo ha come elementi caratterizzanti la certezza dell'importo e l'obiettiva maturazione; il secondo l'aleatorietà poichè, se durante l'esercizio non si producono utili, l'amministratore non ha diritto ad alcun compenso e la variabilità. Gli amministratori retribuiti sulla base di una partecipazione agli utili diventano in qualche misura partecipi del rischio d'impresa, tenendo comunque conto che essi non partecipano alle perdite, ma corrono soltanto il rischio di non ricevere alcunchè in caso di andamento negativo della società. La misura degli utili viene determinata sulla base della disposizione di cui all'art. 2432 c.c. che prevede che la partecipazione agli utili vada computata sugli utili netti risultanti dal bilancio, fatta deduzione delle quote di riserva legale. E' quindi evidente che momento fondamentale nel procedimento che porta a stabilire la misura della retribuzione dell'amministratore sia quello della deliberazione assembleare di approvazione del bilancio. Il compenso può essere corrisposto, inoltre, in denaro o con altri mezzi di remunerazione. I compensi in natura costituiscono retribuzione a tutti gli effetti, anche fiscali e previdenziali. Tra i beni in natura vi possono essere ricompresi anche in cosidetti “benefits”, quali per esempio, l'automobile aziendale, concessa anche per uso personale, l'abitazione offerta in uso da parte della società ovvero il pagamento da parte della società del canone di locazione dell'appartamento abitato dall'amministratore. Tecniche di remunerazione degli amministratori Le forme più comuni di remunerazione degli amministratori possono, quindi, riassumersi nelle seguenti: 1.compenso in denaro o natura; 2.partecipazione agli utili; 3.stock option; 4.trattamento di fine mandato. 1.La remunerazione può prevedere la corresponsione di una somma di denaro oppure di beni o servizi concessi “gratuitamente” o a condizioni di favore all'amministratore. Tali somme o valori possono essergli corrisposti 'una tantum', con cadenza periodica o tramite il riconoscimento di un 'gettone di presenza legato alla partecipazione alle riunioni del consiglio. 2.L'amministratore può anche essere remunerato tramite la partecipazione agli utili. In tale caso gli amministratori vengono maggiormente coinvolti, poichè il corrispettivo a loro dovuto per la loro attività viene collegato con i risultati di gestione. Gli amministratori che accettano di essere retribuiti in base ad una partecipazione agli utili diventano in qualche misura partecipi del rischio d'impresa anche se essi non partecipano alle perdite; in caso di risultato negativo potranno non ricevere alcunchè quale corrispettivo per l'attività prestata. La misura degli utili viene determinata sulla base della disposizione di cui all'art. 2432 c.c. che prevede che la partecipazione agli utili vada computata sugli utili netti risultanti dal bilancio, fatta deduzione della quota di riserva legale. Ne discende che il momento determinante, nel procedimento che porta a stabilire la misura della retribuzione dell'amministratore, sia quello della deliberazione assembleare di approvazione del bilancio. 3.L' amministratore può anche essere remunerato tramite le cosiddette stock-option. Quest'ultima è una particolare forma di retribuzione che cumula la partecipazione agli utili ed i compensi in natura. Il diritto di opzione consente agli amministratori di acquistare ad un prezzo predeterminato, un quantitativo di azioni della società amministrata, alla scadenza di un determinato periodo di tempo. Si tratta di azioni di proprietà della società offerte in opzione, in generale, ad un prezzo inferiore o al limite uguale al valore di carico o di mercato, in modo da rendere conveniente l'esercizio dell'opzione alla scadenza. 4.All'amministratore può competere infine anche il trattamento di fine rapporto, o, per meglio dire il trattamento di fine mandato. Tale diritto deve essere specificamente previsto dallo statuto o dall'assemblea (art. 2389 del c.c.). LE REGOLE DEL TUIR Deducibilità del compenso In virtù di quanto indicato nell'art. 95, comma 5 del Tuir i compensi spettanti agli amministratori sono deducibili nell'esercizio in cui sono corrisposti. La norma richiamata introduce dunque, per il caso di specie, una deroga al principio generale fissato dall'art. 109 del Tuir secondo cui “i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi (...) concorrono a formare il reddito nell'esercizio di competenza”. Come sarà più dettagliatamente esposto in uno dei successivi paragrafi viene anche disposto che i compensi erogati sotto forma di partecipazione agli utili sono deducibili anche se non imputati al conto dei profitti e delle perdite. Si può dunque affermare che la deducibilità nell'esercizio di corresponsione è individuata quale regola generale, indipendentemente dalla modalità di commisurazione del compenso stesso (in denaro o in natura o quale partecipazione agli utili). Per effetto della classificazione del reddito degli amministratori, occorre porre particolare attenzione nei pagamenti effettuati dalle società nel mese di gennaio (per le società con esercizio sociale coincidente con l'anno solare). Infatti, il criterio di cassa allargata vale solo per i redditi di amministratore assimilati a quelli di lavoro dipendente, ma non per i redditi percepiti in qualità di libero professionista. Così, ad esempio, una somma corrisposta il 9 gennaio 2009 sarà deducibile: nell'esercizio 2008 se il percettore consegue tali redditi nell'ambito di quelli assimilati al lavoro dipendente; nell'esercizio 2009 se il percettore consegue tali redditi nell'esercizio della sua attività professionale. Posto che il lavoratore autonomo assoggetta a tassazione i compensi secondo l'ordinario criterio di cassa (senza proroghe al 12 gennaio) e pertanto quanto percepito come amministratore diverrebbe imponibile soltanto nel periodo di imposta 2002, anche la società potrà dedurre i compensi soltanto in tale periodo, con ciò assicurando la necessaria coincidenza temporale tra tassazione in capo all'amministratore e deducibilità della spesa in capo alla società. Infatti, come chiarito dalla circ.min. n. 54/E del 19 giugno 2002 (punto 9), il cosiddetto criterio di “cassa allargata” trova applicazione solo in relazione ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendenti corrisposti da soggetti titolari di reddito di impresa, rappresentando un'eccezione rispetto al criterio di cassa “ordinario” (ad esempio, i compensi corrisposti in data 9 gennaio 2002 da titolari di reddito autonomo ai propri dipendenti sono deducibili soltanto nell'esercizio 2002). In ipotesi di pagamento del compenso in esercizio successivo a quello di competenza, potrebbe sorgere la necessità per la società di dare adeguata evidenza alla fiscalità differita. Infatti, quando il compenso relativo all'anno 2008 viene pagato nel 2009, la società deve operare una corrispondente variazione in aumento in sede di dichiarazione dei redditi, con conseguenti maggiori imposte a carico dell'esercizio che verranno in seguito recuperato con una pari variazione in diminuzione nell'esercizio di pagamento del compenso. La società quindi anticipa delle imposte a carico di esercizi futuri ed ha titolo, ricorrendone i presupposti (ossia una ragionevole certezza di conseguire nei periodi di imposta futuri redditi imponibili tali da recuperare le imposte anticipate), di iscrivere un credito per imposte anticipate. Così, supponendo un compenso di 100.000 euro deliberato per l'anno 2008, ma pagato nel 2009, la società potrebbe iscrivere un credito per imposte anticipate pari a 27.500 euro (pari 100.000 moltiplicato per l'aliquota irpeg vigente del 27,5% ed ipotizzando la non deducibilità del compenso ai fini Irap). La congruità del compenso La misura del compenso non è prederminata per legge. Anzi spesso la stessa è oggetto di vere e proprie trattative tra società e amministratori anche se rimane sovrano il potere dell'assemblea circa la decisione in merito. Non si può nascondere che la misura dei compensi nelle realtà societaria di più piccole dimensioni sia a volte usate come strumento variabile al fine di ottenere risultati (civilistici e fiscali) in linea con le aspettative. Conseguentemente a ciò non è da poco che è aperto il dibattito circa la liceità di qualsiasi comportamento tenuto in ordine alla misura dei compensi corrisposti ai consiglieri. L'ultima sentenza pro fisco è stata emessa dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 20748 del 12 giugno 2006, depositata il 25 settembre 2006), che ha riconosciuto all'Amministrazione finanziaria il potere di valutare la congruità delle somme corrisposte a titolo di compenso ai soci e disconoscerne la deducibiltà in capo alla società in caso di erogazione di somme evidentemente incongrue. Nella fattispecie, si era in presenza di somme riconosciute agli associati in partecipazione in misura del tutto sproporzionata alle dimensioni societarie ed ai compiti svolti dagli associati. La questione presenta notevoli punti di contatto con la problematica dei compensi agli amministratori, laddove la Corte annota che “rientra nei poteri dell'Amministrazione finanziaria valutare la congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni e procedere alla loro rettifica anche se non ricorrono irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi degli atti giuridici compiuti nell'esercizio di impresa”. In presenza di pattuizioni palesemente inverosimili, a nulla rileva la correttezza degli adempimento sotto il profilo formale, quali l'annotazione delle delibere nei libri sociali e gli accordi contrattuali regolarmente registrati. Se gli atti dei contribuenti “non rispondono ai canoni dell'economia”, l'ufficio può legittimamente disconoscere la deducibilità dei costi imputati a conto economico. Sulla questione l'orientamento giurisprudenziale non è tuttavia univoco, anche a livello della Corte di Cassazione. I supremi giudici hanno infatti in passato oscillato tra la tesi dell'insindacabilità dell'operato della società in merito ai compensi corrisposti agli amministratori (ben inteso nel rispetto della certezza e determinabilità oggettiva del costo sostenuto) ed il riconoscere la fisco il potere di rettificare l'operato della società in presenza di comportamenti giudicati anti-economici, in quanto non ricollegabili a valori di mercato. Nel dettaglio, due sentenze della corte di Cassazione (27 settembre 2000 n. 12813 e 30 ottobre 2001 n. 13478), avevano giudicato legittima l'azione rettificatrice dell'Ufficio. In sostanza, veniva riconosciuto agli organi accertatori il potere di valutare nel merito le scelte di carattere economico dell'impresa e di procedere a rettificare la deducibilità fiscale dei compensi riconosciuti agli amministratori qualora si fosse ravvisata una dissimmetria rispetto ai valori comunemente riscontrati nella vita economica aziendale. Pur se nelle concrete fattispecie non si potevano disconoscere elementi di ragione sostanziale all'operato dell'ufficio, l'avallare un simile operato dà luogo a scenari poco rassicuranti, in cui la certezza in merito alla deduzione dei compensi può essere minata alle fondamenta. A favore della tesi dell'impossibilità ad esprimere giudizi di congruità sui compensi da parte dall'Amministrazione finanziaria vi è invece la sentenza della Corte di Cassazione n. 21155 del 23 maggio 2005 (depositata in data 31 ottobre 2005), che ha confermato quanto già deciso dalla suprema corte con la sentenza n. 6599 depositata il 9 maggio 2002. In contrasto rispetto alle passate pronunce, queste due ultime sentenze della Cassazione affermano espressamente che nell'ambito del reddito di impresa “l'Amministrazione finanziaria non ha il potere di valutare la congruità dei compensi corrisposti agli amministratori delle società di persone, per cui tali compensi sono deducibili come costi ai sensi dell'art. 62 del Dpr 11/12/1986, n. 917” (ora trasfuso nell'art. 95 del nuovo Tuir). Sul punto appare pertanto auspicabile un intervento della Cassazione a sezioni unite. Sotto altro profilo, si consideri che il socio amministratore potrebbe avere interesse a percepire gli utili societari sotto forma di compensi piuttosto che mediante distribuzione di riserve. Gli utili societari all'atto della distribuzione subiscono infatti una parziale doppia imposizione (annullabile soltanto qualora la società abbia optato per il regime della trasparenza): una prima volta in capo alla società produttrice del reddito; una seconda all'atto della percezione quale persona fisica, soggetta ritenuta a titolo d'imposta del 12,5% se titolare di partecipazione non qualificata ovvero tassato per il 40% (misura innalzata al 49,72% a decorrere dalla distribuzioni di utili prodotti dall'esercizio 2008) delle somme percepite in ipotesi di partecipazione qualificata. Quindi, nelle società a ristretta base azionaria, il socio amministratore potrebbe in effetti trovare vantaggio nel percepire gli utili societari in forma di compensi piuttosto che di dividendi. La necessità della delibera Le sezioni unite con la sentenza n. 21933 del 20 maggio 2008 (depositata il 29 agosto 2008) hanno ritenuto imperativa la disciplina dettata dall'art. 2389 del codice civile e considerato nullo il compenso se non approvato dai soci con un formale delibera avente per oggetto quello specifico punto. Dopo una serie di contrasti giurisprudenziale sembra pertanto giunta alla fine una questione che ha importanti riflessi anche a livello tributario. Nel dettaglio le sezioni unite ritengono che l'attribuzione e la determinazione dei compensi da corrispondere agli amministratori di società devono essere contenute in apposita deliberazione adottata da parte dell'assemblea dei soci ed anche che la deliberazione di approvazione del bilancio d'esercizio non può ritenersi come espressione implicita della volontà dell'assemblea. Nell'ambito della causa dopo una sentenza di uguale orientamento del giudice di primo grado, la corte d'appello di Trieste nel 2003 ha affermato che la revoca degli amministratori è avvenuta per giusta causa in quanto gli stessi hanno violato l'art. 2389, comma 1 del codice civile avendo percepito compensi in assenza di un'apposita delibera dell'assemblea per la loro determinazione e ritenendo che non possa ritenersi sufficiente la mera approvazione del bilancio in cui gli stessi risultano correttamente imputati. La cassazione successivamente investita della questione, rilevando l'esistenza sul punto di diversi orientamenti giurisprudenziali, decide per il rinvio alle sezioni unite la quale, come già anticipato, ha deciso nel senso di ritenere necessaria l'esplicita delibera assembleare di determinazione dei compensi negando che tale delibera possa considerarsi implicita in quella di approvazione del bilancio. La decisione delle sezioni unite prende le mosse dal fatto che la remunerazioni degli amministratoti è regolata nelle società di capitali dall'art. 2389 del codice civile (norma che per quanto di interesse non ha subito sostanziali modifiche in forza della riforma del diritto societario contenuta nel D.Lgs n. 6 del 2003) e che la regola da esso dettata ha natura imperativa e inderogabile. Dispone infatti tale norma che “i compensi spettanti ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo sono stabiliti all'atto della nomina o dall'assemblea. Essi possono essere costituiti in tutto o in parte da partecipazioni agli utili o dall'attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione. La rimunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche in conformità dello statuto è stabilita dal consiglio di amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale. Se lo statuto lo prevede, l'assemblea può determinare un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli investiti di particolari cariche”. Da ciò se ne fa conseguire che la violazione dell'art. 2389 (assenza di delibera) “da luogo a nullità degli atti di autodeterminazione dei compensi da parte degli amministratori per violazione di norma imperativa, nullità che, per il principio stabilito dall'art. 1423 c.c., non è suscettibile di convalida, in mancanza di una norma espressa che disponga diversamente” Con riguardo poi al fatto che l'approvazione del bilancio (in cui i compensi sono indicati) non comporti automatica espressione di una loro accettazione da parte dell'organo assembleare è desunto anche dall'art. 2364 da cui emerge che la legge considera le deliberazioni di approvazioni del bilancio (n. 1) e quelle di determinazioni dei compensi degli amministratori (n. 3) come aventi oggetti e contenuti diversi e distinti in quanto la prima è diretta a controllare la legittimità di un atto di competenza degli amministratori, “approvandolo” o non “approvandolo”, mentre l'altra ha la funzione di “determinare” o “stabilire” il compenso ma allora “poiché è certo che il bilancio in ogni caso contiene la posta relativa al compenso degli amministratori, a voler ammettere che la delibera di approvazione debba ritenersi come implicita determinazione del compenso, la norma di cui si tratta sarebbe del tutto inutile”. è negato inoltre la possibilità di ipotizzare l'ammissibilità di una ratifica tacita della (auto)determinazione del compenso da parte dell'amministratore, in quanto a tal fine sarebbe necessaria la prova che, approvando il bilancio l'assemblea sia a conoscenza del vizio e abbia manifestato la volontà di far proprio l'atto posto in essere dall'organo privo di potere, non essendo invece sufficiente, in quanto circostanza non univoca, la generica delibera di approvazione. Sul punto secondo le sezioni unite ciò che rileva nel caso di specie è che il bilancio è certamente un prospetto contabile rappresentativo dello stato patrimoniale della società e dei risultati economici della gestione, “redatto con la funzione di informare soci e terzi della attività svolta dagli amministratori - al fine di rendere noto ai primi la esistenza di utili e perdite e agli altri quale sia la posizione economica della società, per l'eventuale credito concedibile, e, pertanto, il fine informativo, interno ed esterno, ne costituisce la funzione essenziale perseguita dal legislatore nel prescrivere i criteri di redazione del medesimo”. Da tale considerazione la Corte giunge a ritenere decisiva (ed inderogabile) la distinzione tra approvazione del bilancio ed eventuale approvazione degli atti gestori sottostanti. Il tutto senza negare chiaramente che in un0unica riunione possano essere sottoposti all'attenzione dell'assemblea diversi argomenti e che l'assemblea possa deliberare contestualmente in ordine ai due diversi oggetti a patto che tali oggetti siano chiaramente indicati nella convocazione e nel relativo ordine del giorno, ovvero, in caso di assemblea totalitaria, su tali oggetto vi sia stata apposita discussione e specifica votazione. Da ciò si deve ammettere che insieme all'approvazione del bilancio l'assemblea possa anche adottare la delibera di determinazione del compenso degli amministratori, se sussista la prova che l'assemblea convocata soltanto per l'esame e l'approvazione del bilancio, essendo totalitaria, abbia anche espressamente discusso e approvato una specifica proposta di determinazione dei compensi degli amministratori. La necessità delle delibera di attribuzione dei compensi (ormai certa dopo la decisone delle sezioni unite) è un elemento importante anche in ambito fiscale. Dopo la sentenza delle sezione unite che considerano nullo il compenso se non deliberato è senza dubbio ritenere che lo stesso pur se erogato sia da ritenere (quanto meno) non certo e quindi con grossi dubbi circa la sua deducibilità. Inoltre seguendo l'orientamento delle sezioni unite non solo l'esistenza della delibera ma anche il momento in cui la stessa è assunta potrebbe essere decisivo in tema di deducibilità dei compensi. La tesi forse fin troppo rigorosa deve però quanto meno essere tenuta presente. Il Tuir prevede la deducibilità per cassa dei compensi dell'rogano amministrativo. Da qui una banale considerazione porta a ritenere che gli stessi assumono titolo a trasformarsi in componenti negativi di reddito nel momento di effettiva erogazione (principio di cassa). Ma tale considerazione potrebbe anche non essere sufficiente. La deducibilità delle somme è infatti legata non solo alla loro corresponsione ma anche al titolo per cui le stesse sono pagate. Se pertanto si deve ritenere che in assenza di delibera le somme erogate non possono considerarsi compensi per gli amministratori, si potrebbe ritenere che solo con la formale indicazione in delibera ed approvazione da parte dell'assemblea tale qualifica sia loro riconosciuta. Ipotizziamo allora che tale delibera intervenga dopo la data di chiusura del bilancio d'esercizio (a posteriori) come nel caso di compensi percepiti nel 2008 ma deliberati dall'assemblea solo nell'aprile 2009 (in sede di approvazione del bilancio 2008). Non si può nascondere che tale situazione possa far sorgere qualche dubbio. Alla data di chiusura del bilancio i compensi pur se erogati) non potevano ancora definirsi tale, assumendo tale qualifica solo con la delibera assembleare. Da ciò potrebbe obiettarsi che tali somme non potendo ancora considerarsi compensi (ma ad esempio crediti verso gli amministratori) al 31.12. non godrebbero di tutte le condizioni previste per una loro deducibilità. A ciò si potrebbe obiettare che l'intervento successivo dell'assemblea avrebbe la forza di modificare o meglio di qualificare fin dall'origine tali somme, ma è vero che il rischio di trovarsi in una situazione complicata da difendere evidentemente sussiste. Meglio allora entro al fine del periodo d'imposta deliberare i compensi ed evitare rischi. I compensi anticipati La discrasia sopra evidenziata tra regole civilistiche e fiscali necessita di ulteriori approfondimenti nell'ipotesi in cui il momento di corresponsione intervenga in un esercizio precedente a quello di competenza. Per verificare il corretto comportamento da adottare è necessario richiamare l'art. 109 del Dpr n. 917 del 1986, il quale dispone che le spese e gli altri componenti negativi non sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui non sono imputati al conto dei profitti e delle perdite relativo all'esercizio di competenza. Da ciò parrebbe doversi ammettere la deducibilità dei compensi erogati anticipatamente rispetto alla competenza civilistica. Infatti in deroga al principio dell'iscrizione in bilancio dei componenti negativi di reddito, che sono deducibili i componenti negativi che pur non essendo imputati al conto dei profitti e delle perdite sono ammessi in deduzione per disposizioni di legge. Un più approfondito esame porta però a dover considerare come le regole stabiliscono la deducibilità dei compensi “spettanti” nell'esercizio di corresponsione. Il concetto di spettanza deve essere ricondotto alle previsioni di natura civilistica. In tale senso se erogato prima che l'amministratore abbia “eseguito” le prestazioni richieste tale compenso risulterebbe senza dubbio corrisposto ma non potrebbe considerarsi spettante per l'amministratore, in quanto è da ritenere che tale caratteristica debba necessariamente essere collegata all'effettuazione della controprestazione contrattuale. La società committente in una ipotesi di questo tipo dovrebbe dar luogo all'iscrizione del credito nei confronti dell'amministratore per il versamento anticipato senza che ciò comporti l'iscrizione di un costo nel bilancio d'esercizio e senza che ciò possa intendersi quale componente negativo di reddito. Si dovrebbe quindi ritenere non deducibile nell'esercizio di corresponsione il compenso erogato anticipatamente all'amministratore in quanto non ancora imputato a conto economico (e quindi non spettante). Tale deducibilità sarà fiscalmente ammessa solo nell'esercizio in cui assume rilevanza civilistica (esercizio di iscrizione in conto economico) rimanendo invece ferma la tassazione del compenso in capo all'amministratore nell'esercizio di incasso. L'iscrizione nel bilancio di esercizio I compensi spettanti agli amministratori configurano per la società delle prestazioni di servizi ed in quanto tali iscrivibili alla voce B.7 del conto economico (costi per servizi). In tal senso, si esprime anche il documento interpretativo del principio contabile n. 12, secondo il quale si classificano tra i servizi i compensi ed i rimborsi spese riconosciuti agli amministratori. Sotto il profilo civilistico, l'eventuale differente inquadramento fiscale dei compensi (da reddito di lavoro autonomo a reddito assimilato al lavoro dipendente) non assume infatti rilevanza. Quale contropartita, se il compenso non viene liquidato entro la fine dell'esercizio (in tal caso si attiva la voce cassa o banca), va iscritto un debito alla voce D-13 del passivo dello stato patrimoniale (debiti verso altri). A differenza di quanto previsto ai fini fiscali, l'iscrizione dei compensi spettanti agli amministratori avviene in base al criterio della competenza (come vedremo, per il fisco vale invece il criterio di cassa), ossia nell'esercizio in cui la prestazione viene resa, indipendentemente dall'effettivo pagamento della stessa. Nell'ipotesi in cui sia prevista l'erogazione di un'indennità di fine mandato a favore dell'amministratore, in ciascun esercizio andrà accantonata la quota maturata nel periodo. L'importo di competenza dell'esercizio, similmente a quanto avviene per i compensi ordinari, concorre a formare le spese per servizi e viene iscritto nella voce B.7 del conto economico, all'interno dei costi della produzione. Quale contropartita, appare opportuno distinguere tra due differenti ipotesi: l'importo del trattamento di fine mandato è oggettivamente calcolabile (ad esempio, è pari al 10% del compenso annuo e non è soggetto a rivalutazione). In tal caso, trattasi di un debito certo nell'esistenza e determinato nel suo ammontare e va iscritto nel passivo dello stato patrimoniale debito alla voce D.13-Altri debiti (anche se da qualcuno anche in questa ipotesi si preferisce l'iscrizione nella voce B1 del passivo dello stato patrimoniale). l'importo del trattamento di fine mandato non è definito in tutte le sue componenti (perché collegato, ad esempio, ai risultati futuri dell'impresa) ed un calcolo esatto sarà possibile soltanto al momento di interruzione del rapporto. In tal caso, occorre iscrivere un fondo al passivo dello stato patrimoniale, all'interno della voce B)1- fondi per trattamento de quiescenza ed obblighi simili. Il principio contabile n. 19 prevede l'iscrizione di un fondo per indennità per cessazione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa tra i fondi di cui alla voce B)1, quando tale fondo si evidenzia certo nell'esistenza, ma indeterminato nell'ammontare in quanto legato a calcolo matematico-attuariali o condizionati al verificarsi di eventi futuri. Ampliando il discorso ricordiamo che i compensi corrisposti ai sindaci rappresentano il classico esempio di prestazioni di servizi resi (in parte) nell'esercizio successivo a quelli in cui si riferiscono. Infatti i compiti del collegio sindacale - e quindi le prestazioni rese dai suoi membri - si suddividono in tre fasi principali (art. 37 tariffa dottori commercialisti): verifiche trimestrali, in cui vi è coincidenza tra periodo in cui la prestazione viene resa ed esercizio al quale la prestazione stessa è imputabile; partecipazioni alle riunioni del consiglio di amministrazione o dell'assemblea dei soci, per le quali valgono le osservazioni sopra formulate e non danno quindi luogo a possibili equivoci; controllo sul bilancio di esercizio e redazione della relativa relazione da presentare all'assemblea dei soci, per i quali l'incarico viene svolto nell'esercizio successivo rispetto a quello cui la relazione si riferisce. Basti pensare, ad esempio, al bilancio dell'esercizio 2007, per il quale la relazione dei sindaci verrà predisposta nei primi mesi dell'anno 2008. Ai fini dell'imputazione in bilancio delle componenti di cui ai primi due punti non sorgono problematiche particolari in ordine all'individuazione del periodo di competenza: esercizio in cui viene resa (ed ultimata) la prestazione ed esercizio cui si riferiscono i controlli e le partecipazioni alle riunioni coincidono. Tali oneri andranno quindi iscritti tra i costi per servizi alla voce B.7 del conto economico dell'esercizio cui si riferiscono. Differente il discorso relativo ai controlli sul bilancio, in ordine ai quali si verifica una discrasia tra esercizio di effettuazione dell'operazione ed esercizio cui la prestazione stessa si riferisce. In tal caso occorre rifarsi ai principi di carattere generale di redazione del bilancio di esercizio ed in particolare al criterio della competenza. La dottrina prevalente ritiene che sotto il profilo civilistico i costi di redazione della relazione del collegio sindacale (ed i preventivi controlli di bilancio) siano da imputare all'esercizio al quale la relazione stessa si riferisce. Quindi, esemplificando, la relazione dei sindaci al bilancio 2007, pur se materialmente predisposta nei primi mesi del 2008, deve essere riflessa nei costi del conto economico dell'esercizio 2007, in quanto ad esso riferibile. In senso contrario si esprime tuttavia altra parte della dottrina. In particolare l'Associazione dottori commercialisti di Milano, con la norma di comportamento n. 128, osserva come i compensi per le prestazioni di controllo annuale del bilancio “essendo esse eseguite successivamente alla data di chiusura dell'esercizio, sono di competenza dell'esercizio successivo a quello cui si riferisce il bilancio oggetto di controllo”. In sintesi, il principio di competenza non viene interpretato alla luce della correlazione tra costi e ricavi, ma sulla base del periodo in cui le prestazioni vengono eseguite. Per quanto attiene l'aspetto fiscale, ai sensi dell'art. 109 del Tuir, i costi per le prestazioni di servizi si deducono nel periodo di ultimazione delle stesse. Nello specifico, il regime fiscale dei compensi corrisposti al collegio sindacale è stato oggetto di analisi in una risposta fornita dall'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 54/E del 19 giugno 2002 (punto 4). Appurato che al caso in esame si applica il criterio generale previsto per le prestazioni di servizi e quindi la deducibilità nell'esercizio di ultimazione della prestazione, l'Agenzia ritiene opportuno suddividere in tre parti il compenso pattuito (come visto sopra) e valutare per ciascuna componente la data di ultimazione della prestazione. Mentre per i primi due tipi di compenso non sussistono problemi di individuazione del periodo di imposta di competenza (similmente a quanto previsto sotto il profilo civilistico), nel caso dei controllo di bilancio vi è discrasia temporale tra data di ultimazione della prestazione e periodo di imposta al quale la prestazione stessa si riferisce. Pertanto, il compenso fissato deve essere frazionato e considerato autonomamente per ogni sua componente, con rinvio della deducibilità per la quota corrispondente ai controlli di bilancio nell'esercizio successivo a quello cui il bilancio stesso si riferisce. Solitamente ciò dovrebbe inoltre comportare la necessità di rilevare un credito per imposte anticipate. Compensi reversibili Le somme erogate a titolo di compenso reversibile hanno effetto unicamente tra le società coinvolte, mentre risultano neutre per il soggetto che assume la carica di amministratore, con obbligo di riversare a terzi i compensi maturati. Queste in sintesi le indicazioni fornite dall'Adc di Milano con la norma di comportamento n. 169. L'ipotesi dei compensi reversibili ricorre soprattutto nell'ambito dei rapporti tra società controllate e società controllanti. E' prassi infatti che queste ultime nominino propri dipendenti o collaboratori nel consiglio di amministrazione delle società controllate, con l'accordo che i compensi dovuti al consigliere così designato siano pagati direttamente alla capogruppo, senza neppure transitare nelle disponibilità dell'interessato. Il rapporto si sviluppa quindi nel modo seguente: tra società controllante ed amministratore viene stipulato un accordo in base al quale risulta l'obbligo di reversibilità del compenso a favore della controllante stessa; tra controllante e controllata viene concordato il diretto pagamento del compenso dalla prima alla seconda, previa comunicazione dell'accordo stipulato con l'amministratore. In tal modo, il compenso non transita nelle disponibilità dell'amministratore, che rimane escluso dalla concreta erogazione delle somme pattuite. Naturalmente nulla vieta che la reversibilità dei compensi venga prevista anche tra società non appartenenti ad uno stesso gruppo, ma è comunque nei rapporto tra società collegate che la fattispecie trova il suo ambito naturale di applicazione. La citata norma di comportamento n. 169 illustra quindi il regime della tassazione del compenso reversibile, analizzando gli effetti che si producono in capo all'amministratore, alla società erogante (controllata) ed alla società percipiente (controllante). Con riferimento al primo aspetto, l'Adc ritiene (in accordo con precedenti risoluzioni dell'Amministrazione finanziaria) che il compenso non costituisca reddito imponibile per l'amministratore. Questo sia nel caso l'amministratore sia legato alla società controllante da un rapporto di lavoro dipendente che di collaborazione coordinata e continuativa. La ragione dell'esclusione del compenso dalla tassazione va rintracciata nel principio ispiratore posto a base della tassazione delle persone fisiche. Ai sensi dell'art. 1 del Dpr 917/86, presupposto dell'applicazione dell'irpef è il possesso dei redditi in denaro od in natura. Nella fattispecie in esame l'amministratore non ha invece alcuna disponibilità materiale o giuridica del compenso. Non si configura quindi alcun possesso, in quanto come evidenziato il pagamento del compenso avviene direttamente tra le società. Ne consegue l'assenza di reddito imponibile in capo all'amministratore, con conseguente inapplicabilità delle ritenute d'acconto sui compensi a lui corrisposti. Parimenti i compensi non sono da assoggettare ad iva, in quanto solitamente resi da un soggetto che non esercita altra attività di lavoro autonomo. Qualora invece l'amministratore fosse anche titolare di partita Iva in qualità di professionista, dovrebbe assoggettare ad iva i compensi maturati ed esercitare l'obbligo di rivalsa. In tale ipotesi, pertanto, l'amministratore vede affluire sul proprio conto l'iva fatturata (nonché l'eventuale contributo integrativo previdenziale), che rappresenta l'unica somma concretamente percepita. In sintesi, l'amministratore quindi: non incassa alcunchè, nè subisce tassazione, in quanto il tutto si svolge in capo alle società; unica eccezione, l'amministratore in possesso di partita Iva (lavoratore autonomo), che esercita rivalsa ai fini Iva, senza comunque impatto reddituale. Per quanto riguarda la società controllata, il costo sostenuto risulta deducibile per competenza, in quanto erogato a favore di un soggetto titolare di reddito d'impresa. In tal senso concorda anche l'Assonime, mentre l'Agenzia delle Entrate con nota del 20 giugno 2002 ha sostenuto che la deduzione per cassa del compenso amministratori non conosce eccezione. Con riferimento all'Irap non sussistono invece dubbi, in quanto il costo del compenso non risulta deducibile. Trattasi infatti di oneri sostenuti per personale distaccato da terzi, che per espressa previsione normativa non assume rilevanza tra i costi deducibili ai fini Irap (art. 11, comma 2, D.Lgs. 446/1997). Specularmente, il compenso incassato dalla società controllante risulta tassabile in capo alla stessa in base al criterio di competenza. Trattandosi di importi percepiti da società, il soggetto erogante non deve effettuare alcuna ritenuta a titolo d'acconto. Quanto detto per il regime Irap della controllata, vale anche per la controllante, che materialmente percepisce il compenso. Si configurano infatti incassi assimilabili al recupero di oneri del personale distaccato presso terzi, anch'essi esclusi in via normativa dalla base imponibile Irap. In tal senso, si era espressa anche la c.m. n. 141/E del 4 giugno 1988. Vi è poi da analizzare la scelta tra criterio di cassa e criterio di competenza. Il problema sorge esclusivamente ai fini fiscali, in quanto sotto il profilo civilistico non è posta in discussione l'imputazione del costo in base alla competenza, ossia nell'esercizio in cui la prestazione viene resa, indipendentemente dall'effettivo pagamento della stessa. In ambito fiscale, in deroga all'ordinario criterio della deduzione dei costi per competenza, i compensi riconosciuti in misura fissa dalla società agli amministratori sono deducibili con il criterio di cassa (per i compensi a titolo di partecipazione agli utili vale invece il principio di competenza). Infatti, ai sensi dell'art. 95, comma 5, del Tuir, i compensi spettanti agli amministratori sono deducibili dal reddito della società nell'esercizio in cui sono corrisposti (e non in quello in cui sono maturati). Ciò è stato voluto per evitare una facile manovra elusiva, in base alla quale la società poteva dedurre i compensi dovuti agli amministratori anche se non pagati, mentre questi non conseguivano alcun reddito imponibile in quanto non percepivano alcun compenso. Per impedire tale forma di risparmio di imposta, è stato reso omogeneo il criterio di tassazione tra società ed amministratore, introducendo un unico criterio di cassa, di modo che non esistono più “salti” di materia imponibile. Con la norma di comportamento n. 169 dell'ottobre 2007, l'Adc di Milano sostiene che qualora il compenso all'amministratore sia attribuito direttamente ad una società per effetto dell'accordo di reversibilità, non opera il criterio di cassa. In tale ambito, non vi è infatti spazio per manovre elusive, essendo i soggetti coinvolti tassati omogeneamente in base al criterio di competenza. Ne consegue la deroga al criterio di cassa, in favore del criterio di competenza, che rappresenta il principio fondamentale nella disciplina della determinazione del redditi di impresa. In tal senso, Oltre all'Adc, si era espressa anche l'Assonime con la circolare n. 50 del 23 aprile 1990. Di diverso avviso risulta tuttavia la nota ministeriale del 20 giugno 2002 (richiamata su Fisco Oggi del 01/08/2002). L'Agenzia, pur riconoscendo che in presenza di compensi percepiti da soggetti rientranti nella disciplina del reddito di impresa (e quindi soggetti a tassazione per competenza) non si verifica alcun potenziale pericolo per l'erario, non ritiene derogabile il criterio di cassa. Non assumerebbe quindi rilevanza la peculiare natura del percipiente (società e non persona fisica), che tassa i compensi omogeneamente con il soggetto che sostiene la spesa. In altri termini, i compensi spettanti agli amministratori di società sono deducibili unicamente nell'esercizio in cui sono corrisposti, indipendentemente dalle caratteristiche soggettive del percettore. L'ambito di applicazione dell'art. 95 del Tuir ha quindi carattere oggettivo e non può essere disapplicato in ragione della particolare caratteristica del percettore. Trattamento di fine mandato L'ultimo orientamento di prassi sulla materia è contenuto nella risoluzione n. 211/E del 22 maggio 2008, resa nell'ambito del diritto di interpello. Il caso esaminato dall'Agenzia trova origina nella disciplina prevista dall'art. 105, comma 4, del Tuir, che consente la deducibilità dell'accantonamento per l'indennità di fine rapporto derivante da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. A differenza di quanto previsto per i compensi in misura fissa erogati agli amministratori, per i quali vige il criterio di cassa, la deducibilità delle quote di indennità di fine mandato avviene di norma per competenza, sulla base dell'importo maturato in ciascun esercizio. In sostanza, sotto il profilo pratico, la quota annua del Tfm (facoltativo) può essere assimilata all'accantonamento annuo a titolo di Tfr per i dipendenti (obbligatorio). Quanto al trattamento fiscale in capo all'amministratore, il legislatore concede il beneficio della tassazione separata a condizione che la concessione dell'indennità risulti da atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto (art. 17, lett. c, Tuir). In mancanza di data certa, l'indennità corrisposta all'amministratore sarà soggetta a tassazione ordinaria nell'esercizio di incasso della stessa. Per quanto concerne la società, ai fini civilistici l'accantonamento va rilevato per anno di maturazione, mentre sul piano fiscale è dibattuta la deducibilità per competenza in assenza di atto di data certa. Nel quesito, la società istante sostiene la tesi della deducibilità per competenza dell'accantonamento, svincolata dalla presenza di un atto avente data certa. Come sostenuto anche dalla dottrina prevalente, l'iter di determinazione dell'indennità a favore dell'amministratore riguarderebbe esclusivamente la possibilità di godimento della tassazione separata, ma non sembrerebbe produrre eccezioni al criterio generale della competenza. Infatti, mentre per i compensi in misura fissa risulta espressamente prevista una deroga con l'introduzione del criterio di cassa, per le indennità di fine mandato non sembrerebbero previste disposizioni specifiche, dal che conseguirebbe l'applicazione della regola generale della competenza. Tale interpretazione non è stata tuttavia condivisa dall'Agenzia, secondo cui la mancanza dell'atto di data certa non influisce soltanto sulla modalità di tassazione in capo all'amministratore, ma riverbera i propri effetti anche sul soggetto erogante, rendendo indeducibili le quota annue di accantonamento. Si sostiene che “il rinvio a quest'ultima disposizione (ossia l'art. 17 del Tuir) debba rigorosamente ed esclusivamente intendersi quale specifico riferimento ai rapporti risultanti da data certa con la conseguenza che, per i rapporti che non soddisfano tale condizione, viene meno la deducibilità del relativo accantonamento per indennità di fine mandato”. Ne discende che la società potrà dedurre l'indennità solamente al momento del pagamento alla fine del mandato, in applicazione del criterio di cassa, così come previsto per i compensi erogati in misura fissa. Sorge inoltre la necessità di dare adeguata evidenza alla fiscalità differita. Ricorrendone i presupposti (ossia una ragionevole certezza di conseguire nei periodi di imposta futuri redditi imponibili tali da recuperare le imposte anticipate), la società sarà tenuta ad iscrivere un credito per imposte anticipate. La tesi dell'Agenzia coincide con quanto a suo tempo sostenuto anche dall'Associazione Dottori Commercialisti con la norma di comportamento n. 125 dell'aprile 1995, con la quale l'atto di data certa risultava elemento fondamentale tanto per la deducibilità del costo per competenza quanto per il diritto dell'amministratore a fruire della tassazione separata. Un aspetto meritevole di approfondimento, ma non esaminato nell'interpello, riguarda il requisito della concessione dell'indennità anteriormente all'inizio del rapporto. Se l'indennità si riferisce ad amministratore già in carica, le semplici dimissioni preventive al riconoscimento dell'indennità non sembrerebbero sufficienti a far ritenere interrotto il rapporto, in quanto le dimissioni hanno effetto solo con la sostituzione dell'amministratore stesso (a meno che non rimanga in carica la maggioranza degli amministratori ai sensi dell'art. 2385 c.c.). In tal caso, per dare piena attuazione della normativa sotto il profilo formale e consentire all'amministratore di godere del beneficio della tassazione separata, sembrerebbe prudenziale effettuare una nuova nomina che conferisca effettiva discontinuità all'organo amministrativo. Solo successivamente si procederebbe all'ulteriore nomina del previgente amministratore, accordandogli contestualmente l'indennità di fine mandato. Sulla questione circa la prova con cui dimostrare la data certa dell'atto occorre riferirsi alle indicazioni fornite dalla dottrina (la già citata norma Adc n. 125/1995) e più recentemente dall'Amministrazione finanziaria con la circolare n. 10/ E del 16 febbraio 2007. Al fine di provare anche di fronte a terzi la certezza della data di assegnazione dell'indennità di fine mandato agli amministratori, l'Adc aveva proposto le seguenti alternative: estratto notarile del libro verbali assemblee sul quale è riportata la delibera di attribuzione dell'indennità; vidimazione notarile del libro verbali assemblee ai sensi dell'art. 1 del Regio decreto legge 14 luglio 1937, n. 1666; notifica rituale all'amministratore della delibera in oggetto, tramite ufficiale giudiziario o mezzo equivalente; invio all'amministratore della delibera mediante raccomandata in plico senza busta. In un contesto diverso (incentivi all'esodo di lavoratori) ma pur sempre rilevante ai nostri fini, l'Agenzia ha specificato che la data certa può essere documentata avvalendosi alternativamente delle seguenti procedure: formazione di un atto pubblico; apposizione di autentica, deposito del documento o vidimazione di un verbale, in conformità alla legge notarile; apposizione timbro postale, a condizione che lo scritto faccia corpo unico con il foglio sul quale il timbro stesso risulti apposto. Sulla legittimità di tale modalità si veda anche la sentenza della Corte di Cassazione del 19 mazo 2004, n. 5561; utilizzo di procedure di protocollazione o sistemi di datazione analoghi che offrano adeguate garanzie di immodificabilità dei dati successivamente all'annotazione; invio del documento ad un soggetto esterno (ad esempio un organo di controllo). Tra tutti i mezzi sopra elencati, sicuramente più snelli appaiono l'utilizzo del sistema postale mediante apposizione del timbro o l'estratto notarile (che risulta tuttavia più oneroso). LE SCRITTURE CONTABILI NEL TFM Si supponga di accordare all'amministratore una quota annua di 10.000 euro e di versarne l'importo ad una compagnia assicurativa, che garantisca la liquidazione della polizza all'atto di erogazione dell'indennità. Le scritture contabili in sede di chiusura di esercizio saranno le seguenti: Trattamento del reddito percepito Negli ultimi anni si è assistito ad una girandola di mutamenti ed interpretazioni in ordine al regime tributario da applicare ai compensi loro corrisposti che ha avuto come culmine il passaggio dalla categoria reddituale dei redditi di lavoro autonomo a quella invece dei redditi assimilati a lavoro dipendente. Questo passaggio ha messo in moto una serie di reazioni a catena che probabilmente in un primo tempo erano state sottovalutate. Ad oggi, anche secondo la prassi ministeriale, si è giunti al paradosso di avere due distinte figure di amministratore sotto il profilo tributario: amministratore che consegue tali redditi nell'esercizio della professione (e pertanto assoggettato agli obblighi Iva); amministratore che consegue tali redditi al di fuori dell'oggetto della sua eventuale professione (i cui redditi esulano quindi dal campo di applicazione dell'Iva). Le dispute sul punto, in alcuni casi, hanno avuto come effetto quello di riservare poca attenzione ad altri problemi civilistico .- fiscale spesso connessi al riconoscimento di tali i compensi. Anteriormente alla modifica introdotta dalla legge n. 342/2000, i compensi percepiti dagli amministratori costituivano redditi di lavoro autonomo. Con decorrenza dal 1° gennaio 2001, i compensi percepiti in relazione agli incarichi di amministratore hanno mutano categoria reddituale e costituiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Unica eccezione a quanto sopra, si manifesta qualora per lo svolgimento dell'incarico siano necessarie conoscenze tecnico-giuridiche connesse all'attività professionale normalmente svolta (così la circ.min. n. 67/E del 6 luglio 2001). In pratica il Ministero, interpretando in accezione estremamente restrittiva il disposto normativo, considerava la quasi totalità dei redditi percepiti in qualità di amministratore come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Tale impostazione è tuttavia profondamente mutata per effetto della circolare n. 105 del 12 dicembre 2001 mediante la quale sono state ricondotte nell'alveo dei redditi professionali i compensi per l'ufficio di amministratore percepiti da ragionieri e commercialisti ma anche (ad esempio) quelli percepiti “dall'ingegnere edile che sia membro del consiglio di amministrazione di una società di ingegneria o di una società che opera nel settore delle costruzioni”. In generale quindi, pur in assenza di una previsione espressa nell'ambito dell'ordinamento professionale, qualora sia ragionevole ritenere che l'incarico di amministratore sia stato attribuito al professionista proprio in quanto esercente quella determinata attività professionale, il reddito conseguito deve essere considerato di lavoro autonomo. Come confermato dalla circ.min. n. 50/E del 12 giugno 2002, tale assimilazione opera quando un professionista esercita “un'attività oggettivamente connessa alle mansioni tipiche della propria professione abituale” (punto 7.1). I compensi degli amministratori professionisti sono redditi di lavoro autonomo. Secondo l'agenzia delle entrate questa regola doveva essere applicata fin dal gennaio scorso e chi non lo ha fatto dovrà ora provvedere a modificare i comportamenti tenuti (senza il rischio di sanzioni). La svolta interpretativa si è avuta con la circolare dell'agenzia delle entrate nr. 105 del 12 dicembre 2001 in cui si è sostenuto, contrariamente a quanto indicato a più riprese nel recente passato, che alcuni compensi erogati agli amministratori devono essere trattati come compensi per lavoro autonomo e non invece come compensi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Le perplessità circa il trattamento di tali redditi sono sorte in conseguenza dell'approvazione del nuovo testo dell'(allora) art. 47, lettera c bis, del Tuir (introdotto dall'art. 34 della L. 21 novembre 2000, n. 342) secondo cui le somme e i valori percepiti in relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore costituiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. è vero che la disposizione chiarisce anche che “... gli uffici” che rientrano “nei compiti istituzionali” compresi nell'attività di lavoro dipendente o nell'oggetto dell'arte o professione sono esclusi da tale regola, ma è anche vero che la prassi amministrativa ha sempre negato che l'esercizio di una qualsiasi attività professionale avesse la forza di attrarre i compensi percepiti quali amministratore di una società. Anzi, sul punto, la circolare 67/E del 6 luglio 2001 l'Agenzia aveva chiarito che la forza attrattiva si manifestava unicamente qualora potesse verificarsi che per lo svolgimento della collaborazione necessitassero conoscenze tecnico-giuridiche connesse all'attività libero professionale normalmente svolta. Si aggiungeva anche, in modo esplicito, che nel caso di amministratore di società, tale attività non poteva essere attratta nell'ambito del lavoro autonomo in quanto per l'esercizio della stessa non è necessario attingere a specifiche conoscenze professionali (soluzione opposta era invece stata indicata con riguardo all'incarico di sindaco o revisore di società o enti qualora svolte da un ragionieri o un dottore commercialista). I passi salienti della circolare citata della stessa divengono decisivi anche al fine di verificare successivamente gli impatti degli stessi . Ecco il loro riepilogo: la possibilità che i proventi derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società ed enti non diano luogo a reddito assimilato a quello di lavoro dipendente è possibile solo in via eccezionale, ciò in quanto il Tuir sancisce un principio di attrazione nella sfera del lavoro autonomo di quei rapporti di collaborazione sia tipici che atipici solo nel caso in cui gli stessi siano inerenti all'attività artistica o professionale esercitata dal contribuente; è da confermare il principio per cui al fine di stabilire se sussista o meno una connessione tra l'attività di collaborazione e quella di lavoro autonomo esercitata occorre valutare se per lo svolgimento dell'attività di collaborazione siano necessarie conoscenze tecnico-giuridiche direttamente collegate all'attività di lavoro autonomo esercitata abitualmente; però, l'esercizio dell'attività di amministrazione di società ed enti comporta, in alcune ipotesi (ad esempio, qualora la funzione sia svolta dai ragionieri o dottori commercialisti) la necessità di attingere a conoscenze direttamente collegate all'attività di lavoro autonomo svolto; la connessione tra incarico ad amministrare e lavoro autonomo deve essere verificata in primo luogo considerando quanto disposto dai singoli ordinamenti professionali ma anche (in assenza di una previsione espressa nell'ambito dell'ordinamento professionale) in via generale qualora sia ragionevole ritenere che l'incarico di amministratore sia stato attribuito al professionista proprio in quanto esercente quella determinata attività professionale. Le conclusioni della circolare sono state quelle di ricondurre nell'alveo dei redditi professionali i compensi per l'ufficio di amministratore percepiti da ragionieri e commercialisti ma anche (ad esempio) quelli percepiti “dall'ingegnere edile che sia membro del consiglio di amministrazione di una società di ingegneria o di una società che opera nel settore delle costruzioni”. L'inclusione di tali compensi nell'una o nell'altra categoria reddituale comporta l'applicazione di regole profondamente diverse riguardo all'imposizione diretta (effetti differenti si hanno invece ai fini Iva come oltre illustrato). Infatti, mantenendo valida sempre l'assimilazione compenso da amministratore – reddito assimilato al lavoro dipendente occorrerà quindi: il sostituto d'imposta assoggetta il compenso alle ritenute Irpef calcolate in base alle aliquote per scaglioni stabiliti dal Tuir (così come per i dipendenti); il trattamento dei benefits è identico a quello previsto per i lavoratori dipendenti. Sono applicabili le regole dettate, ad esempio, in tema di stock option o ticket restaurant o auto aziendale concessa in uso promiscuo che prevedono sostanzialmente un trattamento di favore in capo al percettore; con riguardo ai rimborsi sperse occorre differenziare i viaggi entro o extra il comune in cui si trova il luogo di lavoro, con la possibilità, nella seconda ipotesi, di essere rimborsati a piè di lista, in modo forfettario o misto senza che quanto percepito a tale titolo formi reddito; la società deduce i compensi e il collaboratore li tassa secondo il criterio di cassa allargato (l'anno è prolungato fino al giorno 12 del mese di gennaio dell'anno successivo); il reddito è abbattuto per le detrazioni di lavoro dipendete stabilite dal Tuir: Invece nel caso in cui il reddito del collaboratore dovesse essere considerato di lavoro autonomo si ha: il sostituto d'imposta assoggetta il compenso alle ritenute con aliquota fissa del 20% salvo che il collaboratore non richiede di essere assoggettato a ritenuta in misura più elevata; non sono previsti forme di tassazione agevolata o forfettaria dei benefits eventualmente percepiti. I benefits sono considerati compensi in natura avente sempre lo stesso trattamento dei compensi percepiti; con riguardo ai rimborsi spese gli stessi concorrono in ogni caso a formare reddito per il professionista anche se erogati a fronte di spese sostenute per viaggi inerenti all'attività svolta; il collaboratore tassa i compensi secondo il criterio di cassa ma non vale in questo caso l'allargamento dell'anno solare fino al giorno 12 del mese di gennaio dell'anno successivo. Medesimo discorso è da riproporre per la società che dedurrà il compenso per cassa ma solo qualora lo stesso risulti effettivamente pagato entro il 31 dicembre; non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente. La diversa qualificazione dei redditi da collaborazione coordinata e continuativa non sono privi di effetto nemmeno ai fini Iva. Ma anche sul punto è necessario ricostruire la situazione. Dopo la modifica introdotta dalla legge 342/2000 era sorto il dubbio circa la necessità di assoggettare ad IVA il compenso del collaboratore nel caso in cui lo stesso fosse anche titolare di un posizione Iva. Infatti l'art. 5, secondo comma, Dpr n. 633/1972 prevede che “Non si considerano effettuate nell'esercizio di arti e professioni le prestazioni di servizi inerenti ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all' (ndr ex) art. 49 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 597, rese da soggetti che non esercitano per professione abituale altre attività di lavoro autonomo”. Nonostante il testo normativo, l'interpretazione ministeriale ha ritenuto incompatibile l'assoggettamento ad Iva del compenso con la natura para subordinata del rapporto sostenendo un implicito superamento della regola contenuta nell'art. 5, secondo comma, del D.P.R. n. 633/1972. La C.M. 207/E del 2000 afferma che “ai fini dell'IVA tali prestazioni non risulteranno imponibili in quanto, sulla base dei princìpi generali in materia di imposta sul valore aggiunto ricavabili dalla legislazione nazionale e comunitaria, un'attività di lavoro dipendente o assimilata non è idonea a incardinare il presupposto soggettivo di applicazione del tributo”. In sostanza tutti i compensi per collaborazione coordinata e continuativa sono assimilati ai redditi da lavoro dipendente e in forza di ciò non sono da assoggettare ad Iva. Anche sul punto il dietrofont ministeriale crea qualche complicazione. I compensi dei collaboratori che dovessero, seguendo la nuova indicazione, essere considerati redditi di lavoro autonomo tornano infatti, automaticamente, ad essere assoggettabili ad imposta sul valore aggiunto. I compensi amministratori e l'irap I compensi percepiti dagli amministratori e costituenti per i medesimi redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente non sono deducibili dall'imponibile Irap della società erogante. Anche per i periodi di imposta antecedenti alla diversa classificazione di tali redditi, i compensi derivanti da collaborazioni coordinate e continuative non fornivano titolo di detraibilità dalla base imponibile irap della società. Similmente, i redditi percepiti dagli amministratori non erano (e non sono tuttora) assoggettabili ad Irap. Differente tuttavia il discorso per i compensi rientranti nell'ambito dell'esercizio di una attività professionale di lavoro autonomo. Tali compensi per i percettori concorreranno a formare l'imponibile dell'attività professionale ed in quanto tali saranno regolarmente assoggettati ad Irap. Specularmente, i costi diverranno invece deducibili per l'impresa committente, in quanto equiparabili a tutti gli effetti ad altre spese per acquisizione di servizi classificabili all'interno della voce B.7 del conto economico. Quindi, ad esempio, i compensi erogati ad un commercialista per lo svolgimento dell'incarico di amministratore sono deducibili anche ai fini Irap nell'esercizio in cui avviene il pagamento (e divengono parimenti imponibili Irap per il percettore, in quanto rientranti nel suo reddito di natura professionale). Stock option La circolare 54 09 settembre 2008 ha indicato le istruzioni in tema di abolizione del regime fiscale agevolato delle stock option di cui all'articolo 51, comma 2, lettera g-bis) del TUIR – articolo 82, comma 23 e seguenti, del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 Il regime agevolato delle stock option disciplinato dall'articolo 51, comma 2, lettera g-bis) del testo unico delle imposte sui redditi consistevanella esclusione da imposizione in capo al lavoratore dipendente del reddito in natura derivante dalla assegnazione di azioni della società con la quale il lavoratore intrattiene il rapporto di lavoro o di altra società del gruppo. Detto regime, introdotto dal decreto legislativo 23 dicembre 1999, n. 505, è stato successivamente modificato dall'articolo 2, comma 29, del decreto-legge n. 262 del 2 ottobre 2006, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286. Il reddito escluso da imposizione era costituito dalla differenza tra il valore delle azioni al momento dell'assegnazione e l'ammontare corrisposto dal dipendente, a condizione che il predetto ammontare fosse almeno pari al valore delle azioni stesse alla data dell'offerta e che le partecipazioni possedute dal dipendente rappresentassero una percentuale di diritti di voto o di partecipazione al capitale della società non superiore al 10 per cento. Ai sensi del comma 2-bis dell'articolo 51 del TUIR, per usufruire dell'agevolazione fiscale dovevano ricorrere congiuntamente le seguenti ulteriori condizioni: che l'opzione fosse esercitabile non prima che siano scaduti tre anni dalla sua attribuzione; che al momento in cui l'opzione era esercitabile la società risulti quotata in mercati regolamentati; che il beneficiario mantenesse almeno per i cinque anni successivi all'esercizio dell'opzione un investimento nei titoli oggetto di opzione non inferiore alla differenza tra il valore delle azioni al momento dell'assegnazione e l'ammontare corrisposto dal dipendente. Non verificandosi tali condizioni, la differenza tra il valore delle azioni al momento dell'assegnazione del diritto di opzione e l'ammontare corrisposto dal dipendente per l'esercizio delle opzioni stesse concorre a formare il reddito di lavoro dipendente imponibile. L'articolo 82, comma 23, del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 ha previsto l'abolizione del suddetto regime agevolato. Si è infatti disposta l'abrogazione della lettera g-bis) contenuta nel citato comma 2 dell'articolo 51 del Tuir; e di conseguenza, la differenza tra il valore delle azioni al momento dell'assegnazione del diritto di opzione e l'ammontare corrisposto dal dipendente concorre sempre a formare il reddito imponibile da lavoro dipendente. Il relativo compenso in natura deve essere assoggettamento a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 23 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. In caso di incapienza dei contestuali pagamenti in denaro sui quali il datore di lavoro possa esercitare il diritto di rivalsa sulle ritenute da operare, il dipendente sarà tenuto a versare al datore di lavoro l'ammontare della ritenuta per la quale la rivalsa non sia stata operata. L'eventuale plusvalenza derivante dalla cessione delle azioni ricevute sarà assoggettata a tassazione quale capital gain, ai sensi dell'articolo 68, comma 6, del TUIR con l'aliquota del 12,50 per cento. Al riguardo, si ricorda che ai fini della determinazione della plusvalenza imponibile deve essere assunto nel costo di acquisto delle azioni il valore assoggettato a tassazione quale reddito di lavoro dipendente. L'eventuale minusvalenza realizzata, determinata secondo i medesimi criteri applicabili per le plusvalenze, è compensabile con plusvalenze della stessa natura nell'ambito del regime del risparmio amministrato ovvero della dichiarazione. Le novità non interessano invece la disciplina fiscale delle azioni assegnate alla generalità dei dipendenti di cui all'articolo 51, comma 2, lett. g), del TUIR. Pertanto, rimane ferma l'esclusione dal reddito di lavoro dipendente del valore delle azioni offerte ai dipendenti a condizione che le azioni: 1.siano offerte alla generalità dei dipendenti; 2.abbiano un valore complessivamente non superiore ad 2.065,83 per ciascun periodo di imposta; superata tale soglia, la sola eccedenza è assoggettata ad imposizione; 3.non siano riacquistate dalla società emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima che siano trascorsi almeno tre anni dalla assegnazione. le nuove regole si applicano “in relazione alla azioni assegnate ai dipendenti a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto.” La data di assegnazione delle azioni coincide con quella di esercizio del diritto di opzione, a prescindere dal fatto che la materiale emissione o consegna del titolo (o le equivalenti annotazioni contabili) avvengano in un momento successivo. L'abrogazione del regime fiscale agevolato delle stock option opera anche in relazione ai piani già deliberati alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 112 del 2008, con riferimento alle azioni assegnate a decorrere da tale data (25 giugno 2008). Ricorrendo tutte le condizioni richieste dalla legge, il regime fiscale agevolato continua, invece, ad applicarsi alle azioni già assegnate alla predetta data. La legge n. 133 del 2008 di conversione del citato decreto legge n. 112 ha modificato anche il regime di imponibilità ai fini previdenziali delle azioni assegnate ai dipendenti. In particolare, il comma 24-bis dell'articolo 82 in commento, inserito in sede di conversione, ha integrato quanto già disposto dall'articolo 27 del D.P.R. 30 maggio 1955, n. 797, Testo unico delle norme concernenti gli assegni familiari. Al comma 4 del citato articolo 27, che individua le somme ed i redditi corrisposti ai lavoratori dipendenti che si considerano esclusi dalla base imponibile ai fini contributivi, sono stati ora aggiunti alla lettera g-bis) “i redditi da lavoro dipendente derivanti dall'esercizio di piani di stock option”, i quali, pertanto, non saranno assoggettati a prelievo ai fini previdenziali. Anche tale disposizione, ai sensi del successivo comma 24-ter dell'articolo 82 del decreto legge n. 112 del 2008, ha efficacia con riferimento alle azioni assegnate ai dipendenti a decorrere dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto legge.

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sul pirellone-bis l'ombra della corruzione (sezione: Costi dei politici)

( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Pagina III - Milano Sul Pirellone-bis l´ombra della corruzione Sette indagati e accuse che vanno dalla corruzione alla concussione, dal traffico illecito di rifiuti alla turbativa d´asta. è lo scandalo del "nuovo Pirellone", un´inchiesta giudiziaria approdata a Milano da Potenza. Secondo l´accusa i costi dei lavori per la costruzione del nuovo palazzo della Regione, in via Melchiorre Gioia, sarebbero stati gonfiati ad arte: nel mirino dei pm milanesi Di Maio e Pirrotta, ora, ci sarebbero i rapporti «poco chiari» tra Infrastrutture Lombarde spa, la ditta committente dell´opera (controllata dalla Regione), e la Impregilo. Gli indagati sono funzionari e dirigenti delle due società mentre non risultano coinvolti esponenti politici. E sulla scarsa trasparenza degli «enti regionali collegati direttamente o indirettamente alla Regione» punta il dito anche il consigliere regionale dei Verdi Carlo Monguzzi. DAVIDE CARLUCCI A PAGINA II

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L'ombra della corruzione sulla nuova sede della Regione Lombardia (sezione: Costi dei politici)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 05-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

POLITICA pag. 13 L?ombra della corruzione sulla nuova sede della Regione Lombardia INDAGINE SULL?APPALTO ? MILANO ? I CARABINIERI del Noe di Roma e la magistratura si stanno occupando dei lavori di realizzazione della nuova sede della Regione Lombardia, in via Melchiorre Gioia. L?opera è stata appaltata da Infrastrutture Lombarde spa (società a capitale interamente della Regione) al Consorzio Torre (controllato per oltre il 90% da Impregilo) per un importo di oltre 185 milioni. Nel loro rapporto, firmato dal vicecomandante, colonnello Sergio De Caprio (il cosiddetto ?Capitano Ultimo?, noto per aver arrestato Totò Riina), i militari hanno ipotizzato vari reati: concussione, corruzione, turbativa d?asta, truffa, false fatturazioni. I fatti penalmente rilevanti sono stati portati all?attenzione del pm potentino Henry John Woodcock e da questi trasmessi, per competenza territoriale, alla Procura di Milano, ai pm Frank di Maio e Paola Pirrotta, titolari dell?inchiesta su City Life e sulle presunte irregolarità nello smaltimento di materiali inquinanti. SECONDO Woodcock a Infrastrutture Lombarde «sarebbero state imposte varianti attraverso cui i costi dell?appalto sarebbero stati ampliati a dismisura rispetto all?importo iniziale». Altre irregolarità avrebbero riguardato un subappalto per lo smaltimento di materiali contaminati, affidato dal Consorzio Torre a un?impresa riconducibile all?imprenditore lucano Francesco Ferrara. Antonio Rognoni, direttore di Infrastrutture lombarde, Alberto Rubegni, ad di Impregilo, e Gaetano Salonia sono indagati per turbativa d?asta. Per Rognoni c?è anche l?ipotesi di concussione. SILENZIO dalla magistratura: fonti della Procura hanno fatto solo sapere che, tra gli indagati, una decina, «non c?è alcun politico». E silenzio anche dalla Regione. Interpellato, il presidente di Infrastrutture Lombarde, Giovanni Bozzetti (fino a due anni fa assessore, An, nella Giunta Albertini) si è limitato ad esprimere tranquillità e «piena fiducia nel lavoro della magistratura», assicurando che «la struttura è a disposizione per qualsiasi chiarimento». La direzione generale smentisce invece «ogni coinvolgimento nei presunti episodi illeciti». «Siamo certi ? ha detto Rognoni ? della correttezza e trasparenza dell?operato della società. Smentisco ogni mio coinvolgimento nella vicenda oggetto dell?inchiesta. Qualora dovessero emergere responsabilità da parte di nostro personale assumeremo provvedimenti». In serata, anche Impregilo ha ribadito «la piena correttezza» del suo operato.

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Regole rigide per i patronati (sezione: Costi dei politici)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 05-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE LAVORO E C data: 2009-01-05 - pag: 15 autore: Consulenza ai lavoratori. In vigore il decreto che fissa nuovi paletti per l'assegnazione dei rimborsi Regole rigide per i patronati I contributi dipendono dai punteggi attribuiti alle prestazioni svolte Francesco Machina Grifeo Offrono consulenza gratuita ai lavoratori (italiani e immigrati) e ai pensionati sui temi più disparati in materia di lavoro: dai fondi pensione alle vertenze in materia di sicurezza sul lavoro. E possono supportare anche chi ricerca un posto di lavoro. Stiamo parlando dei patronati, che in Italia fanno capo a 26 Istituti ufficialmente riconosciuti, la cui costituzione può essere promossa da confederazioni o associazioni nazionali di lavoratori che rispettino determinati requisiti. La consulenza per l'assistito è gratuita,i patronati, infatti ricevono rimborsi direttamente dallo Stato. E anche sulla questione dei rimborsi va a incidere il decreto attuativo della riforma del 2001 entrato in vigore lo scorso 1Ú gennaio dopo ben otto anni, al posto dei novanta giorni previsti dalla legge. L'impressione è quella di voler fissare paletti e controlli più severi in un settore cresciuto a dismisura. Da molti ritenuti una riserva di caccia dei sindacati, i patronati sono stati salvati una prima volta dalla Consulta nel 2000, non ammettendo il referendum abrogativo, e poi, durante il passato Governo, dalla bocciatura di un emendamento dell'opposizione al Dl Bersani che voleva aprire il settore a professionisti e associazioni dei consumatori. La legge prevede che sulla base di un punteggio (ogni punto vale 54 euro) attributo alle singole prestazioni di assistenza di carattere previdenziale, sociale, per danni da lavoro, e ora anche di assistenza agli extracomunitari, i patronati ricevano un contributo annuale, dopo una verifica a campione fatta dal ministero del Lavoro. Fra le novità della riforma va segnalato il riequilibrio dei fondi statali per le prestazioni di assistenza (90%), a discapito delle spese per il personale che scendono dal 20% al 10% del totale dei finanziamenti. Una misura che colpirà soprattutto le organizzazioni minori e la proliferazione degli enti sul territorio. Il rafforzamento delle competenze ispettive delle direzioni provinciali del lavoro passa, invece, per i nuovi obblighi contabili che prevedono una reportistica minuta delle pratiche aperte, della struttura e delle attività del patronato. Nella stessa direzione va anche l'istituzione di una commissione ministeriale per monitorare l'attuazione della legge. Va nel segno della razionalizzazione delle attività lo stop al "gettone" per il contenzioso, cui in precedenza era assegnato un punteggio (30 punti) per il semplice fatto di promuovere il giudizio, cosa che spesso si traduceva in un incentivo alla litigiosità. E così l'assegnazione di punteggi extra per gli interventi avviati in modalità telematica. Regole più rigide sono state previste anche riguardo la gestione delle sedi che devono essere funzionalmente autonome non solo l'una dall'altra, per evitare duplicazioni fittizie, ma anche rispetto all'organizzazione promotrice, occupando locali diversi con propri servizi anche se ubicate nella medesima struttura. La presenza sul territorio può essere articolata in una sede centrale con almeno 12 dipendenti (di cui 6 a tempo pieno); in sedi provinciali con minimo due operatori (di cui uno a tempo pieno), che però per ottenere i rimborsi per il personale devono produrre almeno 500 punti. Non si è toccato, invece, il monte delle risorse: lo 0,226% dell'intero gettito per contributi previdenziali obbligatori versati a Inps, Inpdap, Inail e Ipsema. Il che fa 349milioni di euro per il 2004, 361 milioni per il 2005, ultimo dato convalidato disponibile. E le proiezioni sono in crescita: l'Inca il patronato della Cgil vanta crediti per 117 milioni per il solo 2006; l'Inas della Cisl 95 e le Acli 58 milioni. Un mare di denaro che secondo alcuni ha goduto di una gestione troppo vicina alle attività dei sindacati di riferimento che hanno l'ultima parola nella nomina dei vertici.

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Nel mirino la Regione e Impregilo">Nuovo Pirellone, indaga la Procura Nel mirino la Regione e Impregilo (sezione: Costi dei politici)

( da "Affari Italiani (Online)" del 05-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

MilanoItalia Milano/ Nuovo Pirellone, ipotesi di corruzione per i vertici Impregilo Lunedí 05.01.2009 09:02 Ombre. Sono quelle che si allungano sulla costruzione, in via Melchiorre Gioia, della nuova sede della Regione Lombardia. I lavori, appaltati da Infrastrutture Lombarde spa al Consorzio Torre (nel quale la società Impregilo ha una quota superiore al 90 per cento) per un importo di oltre 185 milioni di euro, sono finiti, per presunte irregolarità, nel mirino dei carabinieri per la tutela dell'ambiente. In un rapporto di oltre 50 pagine, fondato per gran parte su intercettazioni telefoniche i militari hanno ipotizzato vari reati (dalla concussione, alla corruzione, dalla turbativa d'asta alla truffa, alle false fatturazioni) a carico, tra gli altri, di un alto dirigente di Infrastrutture Lombarde spa (società con capitale interamente della Regione Lombardia) e di alcuni dirigenti di Impregilo. I filoni investigativi seguiti dai carabinieri sono stati diversi: i fatti penalmente rilevanti sono stati portati all'attenzione del pm potentino Henry John Woodcock e da questi trasmessi, per competenza territoriale, alla Procura di Milano. L'indagine è derivata da intercettazioni svolte nell'inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, in particolare sul conto dell' imprenditore materano Francesco Rocco Ferrara, arrestato per ordine della magistratura di Potenza e coinvolto, secondo i carabinieri, anche in alcune delle presunte irregolarità rilevate nei lavori per la nuova sede della Regione Lombardia. Alcune delle presunte irregolarità rilevate dai carabinieri avrebbero riguardato, in particolare, un subappalto per lo smaltimento di materiali contaminati da idrocarburi, affidato dal Consorzio Torre ad un'impresa riconducibile all'imprenditore Ferrara; e rapporti non lineari - che, ritengono i militari, lascerebbero ipotizzare interessi economici - tra un alto dirigente di Infrastrutture Lombarde Spa e alcuni dirigenti di Impregilo. Fatti di rilievo penale sarebbero emersi anche nel corso delle indagini che i carabinieri hanno svolto su altri subappalti, tra i quali quello, da circa otto milioni di euro, per i frangisole da sistemare sugli edifici della nuova sede regionale; e nel frequente ricorso alle varianti per ampliare a dismisura, secondo i militari, il costo dell'appalto. NESSUN POLITICO - Non c'è per ora alcun politico indagato nell'inchiesta sui lavori per la costruzione della nuova sede della Regione Lombardia, aperta dalla Procura di Milano in seguito alla trasmissione, per competenza territoriale, da parte della Procura di Potenza di un rapporto che i carabinieri per la tutela dell'ambiente hanno depositato nell'ambito dell'inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. Fonti della procura milanese hanno fatto solo sapere che attualmente, tra le persone iscritte nel registro degli indagati - una decina - "non c'è alcun politico". IL RAPPORTO - Il rapporto dei carabinieri, datato ottobre 2008 e depositato al Tribunale del Riesame di Potenza nell'ambito dell'inchiesta sull'estrazione del petrolio in Basilicata, è stato trasmesso a Milano circa un mese fa. La relazione sulle presunte irregolarità per la costruzione della nuova sede della Regione Lombardia, prima finita sul tavolo del Procuratore aggiunto Corrado Carnevali, è ora al vaglio dei pm titolari dell'inchiesta, Frank Di Maio e Paola Pirotta. La segnalazione dei carabinieri vede coinvolti, con l'ipotesi di truffa aggravata ai danni della stessa Regione Lombardia e falso, l'imprenditore materano Francesco Rocco Ferrara (già arrestato per ordine della magistratura potentina), Giovanni Iannilli, responsabile dell'ufficio acquisti di Impregilo, Marco Pirovano, addetto all'ufficio approvvigionamento sempre di Impregilo e Armando Cattaneo, ex direttore generale dei lavori del Consorzio Torre per conto ancora di Impregilo. L'Arma ha ipotizzato anche i reati di traffico illecito di rifiuti nei confronti di Ferrara e di turbativa d'asta nei confronti di Giulio Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde, di Alberto Rubegni, amministratore delegato di Impregilo e di Gaetano Salonia, presidente del Consorzio Torre. Rognoni è stato anche segnalato per concussione mentre Rubegni, Salonia e Luciano Ciapponi, direttore tecnico di Impregilo, per corruzione. LA REPLICA DI IMPREGILO - A proposito dell'inchiesta su presunte irregolarità negli appalti per la costruzione della nuova sede della Regione Lombardia a Milano, in serata l'Impregilo ha ribadito «la piena correttezza dell'operato della società». Attraverso un portavoce il maggiore gruppo di engeneering italiano, controllante del Consorzio Torre direttamente citato nell'inchiesta, aggiunge di avere "piena fiducia nell'operato della magistratura".

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Cogne, il Comune sfida la crisi (sezione: Costi dei politici)

( da "Stampa, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

CONSIGLIO.IL DOCUMENTO Cogne, il Comune sfida la crisi Ok della maggioranza «Le risorse impegnate per ambiente e sociale sono incoraggianti» [FIRMA]JOËLLE CUNÉAZ COGNE «Un'audace dichiarazione d'intenti». E' questo il commento generale al bilancio di previsione pluriennale, l'ultimo giorno del 2008 dal Consiglio comunale di Cogne. «Prendiamo atto - ha detto soddisfatto il consigliere Lino Savin - dell'impegno preso dall'amministrazione riguardo a progetti di cui si discute da anni. I cittadini si aspettano un "colpo di reni" e le risorse impegnate nei settori sociale e ambientale sono una risposta incisiva e incoraggiante». Tra i capitoli del bilancio relativo al 2009, che pareggia sulla cifra di 7,025 milioni di euro, l'accensione di mutui finalizzati a concretizzare progetti a lunga scadenza si colloca in evidente controtendenza rispetto alle strategie finanziarie adottate in passato. «La prudenza, auspicata dallo stesso revisore dei conti, è d'obbligo - ha ribadito il sindaco Bruno Zanivan - considerata la delicata congiuntura in cui versa l'economia mondiale, tuttavia taluni interventi sono oggi inderogabili. Intendiamo operare all'insegna della continuità, privilegiando il sostegno alle associazioni locali, alle società compartecipate e allo sviluppo di edifici e impianti pubblici». Alla società Funivia Gran Paradiso andranno 200 mila euro, 60 mila alla Grand Eyvia Cogne Energie srl; 10 mila euro saranno impegnati per il recupero della chiesa in località Molina, 30 mila per l'assetto della cabina di trasformazione di rue Grand Paradis e 255 mila per i lavori di arginatura del torrente Valeille. Cospicui investimenti interesseranno anche la scuola di Gimillan e le strutture semi-interrate per la raccolta dei rifiuti; 605 mila euro saranno adibiti al recupero dell'alpeggio Sylvenoire e 600 mila all'edificazione di una nuova sede per i volontari del servizio civile. Alle spese correnti - ovvero ai servizi finanziario, tecnico, amministrativo e alla polizia municipale - saranno destinati 3,68 milioni di euro mentre ammonta a 2,484 milioni l'impegno previsto per le spese in conto capitale. L'imposta comunale sugli immobili e la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani rappresentano la principale voce delle entrate tributarie, per un totale di un milione 457 mila euro. I proventi derivanti dalla vendita dell'energia elettrica prodotta dalla centrale di Lisardey (125 mila euro), da mensa e trasporto scolastici (35 mila 600 euro), da parchimetri e fitti di fabbricati costituiscono secondo il sindaco Zanivan «un'ulteriore boccata d'ossigeno». Il Consiglio ha poi approvato all'unanimità il rinnovo della convenzione tra la Comunità montana Grand Paradis e i Comuni che ne fanno parte per l'esercizio in forma associata di funzioni quali, in particolare, lo smaltimento dei rifiuti e i servizi destinati ad anziani e disabili. Resteranno invariate per il 2009 le indennità di carica al sindaco e agli assessori e il gettone di presenza ai consiglieri. I lavori si sono conclusi con gli auguri di buon anno e il plauso del primo cittadino per l'impegno profuso dagli amministratori in occasione delle eccezionali nevicate registrate a metà dicembre.

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Dirigenti, raffica di nomine in Provincia (sezione: Costi dei politici)

( da "Trentino" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Dirigenti, raffica di nomine in Provincia Confermati Rodaro a Bruxelles e Cesarini Sforza alla Prevenzione Per il Comitato per la qualificazione della spesa pubblica guidato dal professor Cerea e composto da otto membri sono previsti compensi e rimborsi per 150 mila euro all'anno TRENTO. Gente che va, ma che soprattutto viene. Tra vecchio e nuovo anno nel palazzo di piazza Dante della Provincia dovrebbe essere installata una porta girevole. Nell'ultima seduta del 2008, la giunta provinciale ha provveduto a confermare nell'incarico molti dirigenti. Non solo, ha anche nominato una lunga serie di comitati, osservatori e organismi dei più vari, quasi tutti con compenso d'ordinanza. Confermati per due anni gli alti dirigenti Ivano Dalmonego e Paolo Duiella, ma confermati anche il responsabile dell'ufficio di Bruxelles Vittorino Rodaro e il dirigente della Prevenzione rischi Gianfranco Cesarini Sforza. La lista dei confermati in Provincia è lunga. Si inizia con Vittorino Rodaro, capo dell'ufficio rapporti con l'Unione europea. Confermato per due anni, il dirigente percepirà un compenso di circa 98 mila euro lordi all'anno, comprensivi di 40.908 euro di indennità per lavoro all'estero. L'ingegner Gianfranco Cesarini Sforza, responsabile del Servizio prevenzione rischi, è stato confermato per cinque anni. La dottoressa Laura Boschini è stata confermata a capo del Servizio Utilizzazione delle acque pubbliche per 5 anni. L'architetto Sandro Flaim è stato confermato per 5 anni come dirigente alla Soprintendenza ai beni archeologici. Inoltre, è stato rinnovato l'incarico speciale per le problematiche giovanili del dipartimento istruzione alla dottoressa Elena Eccher. Novità anche all'Agenzia del lavoro, dove la dirigente Rita Dalla Torre, che va in pensione, verrà sostituita dal dirigente generale del Dipartimento Nicola Cenname. Il dirigente del Dipartimento programmazione Diego Loner sostituirà Giuliano Corradini alla guida della cultura. Rinnovato l'incarico speciale presso il Dipartimento politiche sociali e del lavoro a Sergio Antonio Poli. Rinnovato l'incarico al direttore dell'Ufficio strade statali Mario Monaco. Molti gli organismi formati da professionisti esterni che sono stati nominati. La giunta ha deliberato che la spesa per i compensi e i rimborsi dei membri del Comitato di ricerca non dovrà superare i 27 mila euro. Per il funzionamento del Comitato scientifico per la ricerca e l'innovazione, invece, è stata prevista una spesa di 35 mila euro. Per il Comitato per lo sviluppo provinciale e il nucleo di valutazione degli investimenti pubblici sono previsti compensi di 1.800 euro al mese, e di 2.025 per il presidente. Per i componenti del Consiglio provinciale dell'Istruzione sono previsti gettoni di presenza o un assegno annuale, a seconda della qualifica, di 8.100 euro all'anno. Per il Comitato per la qualificazione della spesa pubblica, guidato da Gianfranco Cerea, è prevista una spesa per compensi, rimborsi e pasti di 150 mila euro all'anno. Il Comitato è composto da 8 membri. (u.c.)

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Gaza 1 / Ebrei onesti, (sezione: Costi dei politici)

( da "Alto Adige" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Gaza 1 / Ebrei onesti, Gaza 1 / Ebrei onesti, vi prego, fermate Israele Voglio dire a voi palestinesi che soffro e sono con voi con tutta me stessa e che provo una profonda pena e rabbia per la viltà di chi pur avendo cuore e potere lascia che questo "peggio che nazista Israele" compia questo vostro Olocausto. E a voi, ebrei onesti del mondo, che so che senz'altro state soffrendo come me, perché col vostro così completo silenzio lasciate che il mondo possa pensare che siete complici di questo bestiale massacro? Io ho il cuore dalla vostra parte, ebrei onesti del mondo, ma Israele in questo momento mi fa ribrezzo. Coraggio, scuotetevi, che è tempo di fare chiarezza. Serena Davoli BOLZANO Gaza 2 / Ma l'Italia non può stare a guardare Dalla Ladinia una piccola occhiata ad Israele e Gaza. Uno scuotimento di testa. L' Italia non può stare a guardare! Su quello che sta succedendo in Medio Oriente: probabilmente "perdona loro perché non sanno quello che fanno". Christian Ferdigg Gaza 3 / Ma qui massacrano donne e bambini So benissimo che quanto dirò non cambierà nulla nella situazione di massacro spietato che è in atto a Gaza. Ma almeno mi sia permesso tramite il vostro giornale esprimere tutta la mia solidarietà alla popolazione civile palestinese. La tecnologia bellica che mediaticamente viene dimostrata nella perfezione dei bombardamenti è pura propaganda, perché la massa degli obiettivi sono edifici civili che vengono distrutti assieme alla povera gente che li occupa. Che gli israeliani colpiscano scientificamente i covi dei guerriglieri ma la smettano di massacrare senza pietà alcuna donne, bambini, persone inermi. Gli ebrei da vittime a cui va tutto il rispetto e la pietà, durante la persecuzione e il loro sterminio, va dato anche tutto il ribrezzo e l'urlata disapprovazione, per la smisurata risposta che ogni volta usa per ritorsioni contro fazioni che con il terrorismo contro di loro combattono. Da vittime a spietati carnefici. Anche su di voi popolo di Israelegraverà il giudiziodella storia, che nulla insegna, sarà il giudizio della verità e che le generazioni che verranno caleranno sopra di voi come un macigno. Che la forza della pace possa illuminare le coscienze di tutti. Antonio Falciani Grazie giudice Mori per il suo intervento Grazie Giudice Mori, per il coraggio civile - ormai così istituzionalmente rarefatto - e per aver fatto capire ai più, tramite la Sua ampia e puntuale riflessione (con l'articolo pubblicato dall'Alto Adige sabato scorso), che il malfunzionamento della Giustizia in Italia è imputabile solo - o quasi - alla inettitudine della classe politica. Quindi perché la Giustizia si "alzi e cammini", tornando ad esprimere, compiutamente, il senso del nome con cui viene appellata, dobbiamo provvedere a cambiare in massa le "vagonate" di politici, per cominciare il farraginoso, costosissimo e controproducente sistema bicamerale. Politici spesso riottosi ed incompetenti resi, in alcuni casi, politicamente longevi da un perverso sistema che li immortala, sempre politicamente, al punto da creare un presidente emerito della Repubblica dalle ceneri di un tramontato Capo dello Stato - senza contare i numerosi senatori a vita -. Neanche a Cuba, con esclusione del palese atto di nepotismo, esiste un sistema del genere. No non siamo solo alla cosiddetta "frutta", siamo alla più nera "fame " di buon senso, nella più totale indigenza Sociale, illusi/delusi da un incomprensibile concetto di libertà frustrata da una pletora di personaggi facili al compromesso perché è di esso e con esso sopravvivono politicamente. Coraggio Giudice Mori e, per quel che può servire, buon lavoro. Giovanni Meli BOLZANO Quei «poveri» politici e i soldi finiti chissà dove Numerosi politici italiani si proclamano vittime della magistratura o di altro. Però non spiegano dove siano finite le decine di milioni di euro per le discariche in Calabria, la spazzatura a Napoli, i lavori per il metrò di Napoli che durano da oltre venti anni. Le lottizzazioni negli ospedali, la corruzione sistematica nell'Avellinese e nel Beneventano. Dulcis in fundo: la malavita organizzata - mafia, camorra, 'ndrangheta - che la buona politica avrebbe dovuto arginare e che invece dilaga e sguazza in un mare di corruzione. Di chi la colpa? Giuseppe Costantino Ma come diavolo devo spazzare questa neve? A Bolzano abbiamo avuto due belle nevicate quest'inverno. Nell'ultimo "Bolzano Notizie", pagina 7, si legge che "...la parte dei marciapiedi pubblici (...) antistanti immobili privati vanno sgomberati a cura dei rispettivi proprietari. A questo proposito vorrei porre all'amministrazione comunale (per la quale, per inciso, ho votato) alcune domande. Deve essere sgomberato tutto il marciapiede, indipendentemente dalla sua larghezza, oppure basta un passaggio e, in questo caso, è prevista una larghezza minima? Dove bisogna mettere la neve tolta dal marciapiede? Penso sulla strada. Ma se a fianco del marciapiede corre una ciclabile, come per esempio in via Roma, oppure sono parcheggiate per il lungo delle automobili, che così non potrebbero più manovrare, come ci si deve comportare? Entro quanto tempo dalla fine della nevicata i proprietari degli immobili devono provvedere allo sgombero della neve? In conclusione mi premerebbe poi sapere a chi spetta far rispettare questa norma e quante contravvenzioni per mancato rispetto sono state elevate in questi ultimi mesi. Mario Scolati BOLZANO A proposito di befana e incidenti sugli sci... Chi, come il sottoscritto, crede alla befana, a Babbo Natale e ai folletti nei boschi, crede naturalmente anche quando qualcuno racconta che gli innumerevoli incidenti sulle piste da sci non dipendono dalla quantità di gente che scende. Michil Costa CORVARA Bandiere Usa salve è l'effetto Obama Vedo che nelle manifestazioni di questi giorni di arabi e palestinesi, vengono bruciate bandiere di Israele ma non più quelle Usa. E' bastato che venisse eletto Obama per mutare immediatamente quello che fino a due mesi fa era odio antropologico e inestinguibile. Potenza delle elezioni, potenza della democrazia americana! Luigi Fressoia

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ricucita l'alleanza. e oggi soru dà il via (sezione: Costi dei politici)

( da "Nuova Sardegna, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

di Filippo Peretti Ricucita l'alleanza. E oggi Soru dà il via Tentativi di superare la rottura col Ps Forse una lista dei dissidenti del Psd'Az Oggi la Convention per attirare i più giovani con il rinnovamento CAGLIARI. L'alleanza di Centrosinistra è (quasi) fatta: per ora non ci sono i socialisti del Ps, che però gli altri partiti sperano ancora di recuperare in extremis, ma sono arrivati i dissidenti del Psd'Az. Con l'appoggio di tutte le altre sigle, ribadito ieri nel primo vertice collegiale, Renato Soru apre questo pomeriggio la campagna elettorale verso il voto anticipato del 15 e 16 febbraio. Per battere le tensioni politiche sempre presenti soprattutto nel suo Pd, Soru ha preparato con cura la convention alla fiera di Cagliari, utilizzando molto internet e puntando così sui più giovani. Il primo vertice collegiale dopo la crisi. La riunione dei partiti di Centrosinistra, convocata da Renato Soru, è stata la prima dopo l'apertura della crisi politica che, con le dimissioni presentate dal governatore il 25 novembre e confermate il 23 dicembre, ha portato la Regione alle elezioni anticipate. Alla chiamata del candidato della coalizione hanno risposto quasi tutti: nel suo quartier generale di piazza del Carmine, c'erano il Pd con il commissario Achille Passoni, Rifondazione comunista con il segretario Michele Piras, il presidente Luigi Cogodi e il capogruppo Luciano Uras, l'Italia dei Valori con il coordinatore Federico Palomba e i consiglieri regionali Adriano Salis e Giommaria Uggias, La Sinistra con il segretario Pietro Maurandi e i consiglieri Paola Lanzi e Tore Serra, il Pdci con il segretario Claudio Giorgi, i Verdi con il portavoce cagliaritano Roberto Copparoni. Mancava il Ps di Peppino Balia (che ha rotto i rapporti sabato con Soru) mentre è arrivata, sempre su invito del leader del Centrosinistra, il rappresentante dei dissidenti del Psd'Az, Paolo Mureddu, assessore provinciale a Cagliari. Passoni si è mostrato ottimista. Dopo la riunione, Soru ha mantenuto il consueto riserbo - parlerà oggi alla convention - e il commento è stato affidato al commissario del Pd nominato da Walter Veltroni. Passoni ha sintetizzato in due parole («programma e rinnovamento») il risultato dell'incontro. «Sono molto contento riunione soprattutto perchè - ha spiegato - abbiamo affrontato il merito, largamente condiviso dai rappresentanti della coalizione che hanno arricchito, con i rispettivi interventi, la discussione sul programma. Oggi c'è una coalizione coesa, unita, fiduciosa e convinta che ci sono tutte le possibilità per vincere». Dopo aver detto di non credere all'ipotesi di un terzo polo («è solo demagogia»), Passoni ha detto all'Ansa di «confidare anche nella presenza dei socialisti». E ha aggiunto: «Sono molto dispiaciuto che non ci fossero perché se ci fossero stati ed avessero ascoltato il merito della discussione avrebbero potuto non solo contribuire al dibattito, ma anche esporre i loro dubbi». Per quanto riguarda le tensioni nel Pd, il commissario ha dichiarato: «Sto ascoltando ancora. Anche in virtù di questa riunione con gli altri partiti ci si dovrebbe presentare all'elettorato con una coalizione coesa in continuità con ciò che è stato fatto finora e con uno spirito di rinnovamento. Rispetteremo tutte le sensibilità ma dentro un'idea di rinnovamento che ci consenta di presentarci davanti alla società sarda». L'idea di Soru, condivisa da Passoni, è quella di ridurre da tre a due il limiti di mandati consiliari. La convention di Cagliari in Tv su YouDem. L'apertura ufficiale della campagna elettorale è fissata per oggi alle 17 al palazzo dei congressi di Cagliari. «Partecipiamo tutti insieme al percorso di una Sardegna a testa alta e senza compromessi - sottolinea una nota - la Sardegna dei diritti e della responsabilità, che non delega agli altri ma trova la forza in se stessa». La convention sarà ripresa e trasmessa in differita dalle telecamere di YouDem, la tv del Partito democratico. Dagli ambienti del candidato presidente si è appresa che si lavorerà molto su internet e in particolare con Facebook, per attirare i giovani alla politica. Proprio un appassionato di Facebook avrebbe finanziato il noleggio di molti pullman che porteranno i sostenitori di Soru dal Nord Sardegna a Cagliari. Per Soru si prevede un bagno di folla. I socialisti dopo la rottura con Soru. La decisione del segretario del Ps Peppino Balia di non presentarsi al vertice di ieri ha messo a rumore l'avvio della campagna elettorale. La consigliera regionale Maria Grazia Caligaris, sempre molto critica con l'ex governatore, ha detto che «le ultime vicende impongono l'immediata convocazione della direzione regionale del partito per conoscere gli elementi che hanno determinato la rottura con le forze di centrosinistra». La Caligaris ha affermato che «sarebbe un gravissimo errore per il candidato alla presidenza e per il Pd sardo ripetere il gravissimo errore di Veltroni di escludere i socialisti dall'alleanza». Giudizio positivo dell'Italia dei Valori. L'Idv conferisce all'alleanza di Centrosinistra la propria identità, fatta di difesa della legalità, delle regole, dei valori costituzionali, del rigore nella gestione della cosa pubblica, della drastica riduzione degli sprechi. Lo ha detto Palomba spiegando che l'Idv «dà un importante contributo alla coalizione braccando Berlusconi laddove andrà in Sardegna per ricordare ai sardi quale pericolo rappresenti per le istituzioni democratiche». Per quanto riguarda il programma, «faremo pervenire al candidato presidente degli spunti di arricchimento, che fin d'ora individuiamo in tre temi. Primo: sostegno alle persone in difficoltà. Secondo: semplificazione dell'attività amministrativa. Terzo: drastico taglio dei costi della politica. Soddisfatta la neonata sigla La Sinistra. Pietro Maurandi, alla guida de La Sinistra, sigla che debutterà alle elezioni regionali avendo unità Sinistra democratica ed esponenti di partiti comunisti in dissenso con le segreterie proprio sul progetto unitario, ha visto nella riunione di ieri «un'atmosfera positiva, finalmente un'ottica di coalizione». Subito dopo Maurandi ha presieduto una conferenza stampa per presentare il nuovo simbolo: un cerchio rosso con l'immagine della Sardegna al centro e la scritta «La Sinistra». «L'obiettivo - ha detto Maurandi, affiancato da Paola Lanzi e Tore Serra e con Antonello Licheri in prima fila - è riunire la sinistra. Una sinistra senza aggettivi che cercherà di rimettere insieme le diverse culture in un cammino inverso rispetto alle divisioni degli ultimi tempi». L'apporto al programma del Centrosinistra riguarda «il superamento delle disuguaglianze, la valorizzazione delle energie rinnovabili, la riscrittura dello Statuto, la formazione, le infrastrutture, l'agricoltura e il ridimensionamento dei costi della politica». I sardisti dissidenti e i «rossomori». I dissidenti del Psd'Az, coloro che non hanno condiviso la scelta del consiglio nazionale di trattare con il Centrodestra, hanno partecipato ieri con Paolo Mureddu alla riunione di Soru e parteciperanno oggi alla convention: porteranno per l'ultima volta le bandiere del Psd'Az. Infatti hanno già annunciato le dimissioni (come ha fatto per prima la consigliera comunale di Cagliari Claudia Zuncheddu) e la restituzione della tessera: «Saremo in tanti - ha detto la Zuncheddu - molti di più di quel 25 per cento che si è opposto nel consiglio nazionale». I sardisti dissidenti potrebbero candidarsi in una loro lista, che forse si chiamerà «rossomori», come il cavaliere Emilio Lussu raccontato da Peppino Fiori. E' incerta anche la presentazione di una lista civica con cui Soru vorrebbe che venisse rappresentata direttamente la società civile.

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il comune di san miniato non spreca e non ha auto blu usiamo una skoda grigia solo per motivi di servizio - angelo frosini (sezione: Costi dei politici)

( da "Tirreno, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Pagina 7 - Empoli Il Comune di San Miniato non spreca e non ha auto blu Usiamo una Skoda grigia solo per motivi di servizio ANGELO FROSINI Nei giorni scorsi ho scritto una lettera sull'etica pubblica, uscita sul "Tirreno". Lo spunto erano vicende lontane che non riguardano, per fortuna, il Comune di San Miniato, ma anche cose più vicine: nel clima surriscaldato delle primarie a qualcuno erano scappati discorsi avventati che potevano gettare ombra sulla correttezza di questa amministrazione. Il richiamo era venuto facile, perché di ombre non se ne poteva trovare neanche una, ed avevo accolto il composto silenzio che ne era seguito come segno della fine della ricreazione e di ritrovata responsabilità. Nei giorni scorsi, invece, si è parlato di auto blu nel Comune di San Miniato, di sprechi, e dunque di uso allegro che l'amministrazione farebbe del denaro dei cittadini. Poiché di aria fritta si tratta, non bisognerebbe neanche occuparsene, se non fosse che gli indebiti privilegi e l'abuso del denaro dei cittadini sono tra gli aspetti più odiosi della mala etica pubblica. Questa amministrazione la questione se l'è posta da tempo. E infatti "costi della politica" non ne ha: sindaco e assessori percepiscono il minimo della indennità e hanno sempre rinunciato a qualsiasi indennità di trasferta. Costi amministrativi? La legge mi avrebbe consentito di nominare 7 assessori, ho continuato a nominarne 6 e ho ridotto i dirigenti da 6 a 4, avendo ottime professionalità e chiedendo un maggiore impegno a tutti, per risparmiare risorse e destinarne di più ai servizi. Ma dove sono le auto blu? Vediamole. Il Comune di San Miniato, quasi 30.000 abitanti, con quotidiani rapporti amministrativi, istituzionali e operativi con Pisa, con Firenze,... ha una Skoda grigia. Ho chiesto ai miei collaboratori il massimo della flessibilità e dell'articolazione oraria e a chi fa l'autista di svolgere anche altre mansioni, che l'incaricata sta svolgendo, come tutti riconoscono, in modo eccellente. Dell'unica e sola Skoda grigia, anzi "blu" del Comune si servono il sindaco e i componenti della giunta, solo e soltanto per stretti incarichi amministrativi, istituzionali e operativi. è vero che di notte, magari distrattamente, una Skoda, specie grigia, può essere presa per 11 Mercedes, ma questo non dovrebbe accadere al presidente del consiglio comunale (Vittorio Gabbanini, candidato alle primarie, ndr), che l'ha recentemente utilizzata per un lungo viaggio all'estero. Può darsi che in quella circostanza si sia reso conto dell'enorme spreco, e in tal caso ben venga questa auto-critica. Ma sono propenso a credere che si tratti invece di un vuoto di memoria, poiché ricordo bene che fu lui a chiedere di viaggiare sulla "auto blu" invece che sul pullman di sanminiatesi che facevano lo stesso tragitto, perché chi deve rappresentare San Miniato è bene che giunga a destinazione più fresco e riposato. Che dire? Con il riposo non si scherza, c'è chi regge la fatica e chi non la regge, quindi sulla legittimità della richiesta nulla dissi e nulla dico. Analoga comprensione ho dimostrato verso il presidente del consiglio comunale quando egli ha chiesto, unico tra i consiglieri e unico tra i privi di incarichi esecutivi, di avere il telefonino aziendale e unico ad avere il contrassegno che autorizza la sosta gratuita, benché questi "privilegi" venissero pagati dai soldi dei cittadini. Si è infatti dato per scontato che il presidente del consiglio comunale le avrebbe utilizzate con spirito di servizio. Questo intendevo quando dicevo che è l'ora di finire la ricreazione. Poiché quanto sopra è ben noto a chiunque abbia fatto parte di giunta e consiglio, e poiché persino un bimbo di 3 anni vedrebbe che anche stavolta non vi sono ombre sull'operato dell'amministrazione, invito i candidati alle primarie (oltre a Gabbanini, Giacomo Romagnoli, ndr) a impegnarsi di più e a rispettare, con il loro impegno, l'occasione delle primarie e gli elettori del nostro partito. Credo che un momento così importante come la scelta di chi dovrà rappresentare il nostro partito nell'elezione del sindaco, e temi altrettanto importanti come il miglioramento della macchina amministrativa, la riduzione dei costi e il recupero delle risorse a fronte degli sciagurati tagli governativi e della crisi economica, richiedano intelligenza, serietà e coerenza. Auspico, e sono certo, che il dibattito e i 7 confronti che i candidati faranno di fronte ai nostri elettori, in 7 località diverse del nostro comune, questa intelligenza, questa serietà e questa coerenza le faranno emergere. Frosini, Pd, è sindaco di San Miniato

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TRENTO - La delibera di accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei confidi, per il taglio degli interessi sui mutui delle imprese, era stata annunciata da Della (sezione: Costi dei politici)

( da "Adige, L'" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

TRENTO - La delibera di accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei confidi, per il taglio degli interessi sui mutui delle imprese, era stata annunciata da Dellai nella conferenza stampa di fine 2008 TRENTO - La delibera di accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei confidi, per il taglio degli interessi sui mutui delle imprese, era stata annunciata da Dellai nella conferenza stampa di fine 2008. Ora, col deposito della delibera avvenuto ieri, si conoscono anche i dettagli per i tre diversi settori (le garanzie richieste sugli affidamenti sono del 50%). Cooperativa Artigiana di Garanzia : 1.065 domande per un ammontare di affidamenti richiesti di 136 milioni a cui corrispondono garanzie per 68 milioni. Confidimpresa Trentino : 1.426 domande per oltre 246 milioni di affidamenti (garanzie per 123 milioni). Cooperfidi S.C. : 66 domande per quasi 13 milioni da cooperative e 292 domande per 38 milioni da imprese agricole (25 milioni di garanzie). Complessivamente, dunque, 2.849 domande per 433 milioni di affidamenti e 216 milioni di garanzie. Per le rate 2009 e 2010 l'abbattimento è fissato in 2,5 punti. Per le rate successive, tasso minimo a carico dei beneficiari pari al 2%, riducibile poi, ferma restando l'agevolazione massima al 2,5%, a seconda della congiunturale e in relazione al tasso Euribor a tre mesi. 06/01/2009

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i costi della politica (sezione: Costi dei politici)

( da "Nuova Venezia, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Pagina 11 - Regione I COSTI DELLA POLITICA Il consiglio regionale Nel 2009 costerà 56.223.547 euro pari al 37% del bilancio

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sanità ammalata di sprechi - calogero comparato (sezione: Costi dei politici)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Pagina X - Palermo SANITà AMMALATA DI SPRECHI CALOGERO COMPARATO P arlo della «appropriatezza» su cui spesso si glissa e che è poco nota ai non addetti ai lavori. Una prestazione sanitaria si dice «appropriata» quando è certamente utile per il paziente e viene erogata al costo e con modalità ottimali. Gli sprechi dovuti all´inappropriatezza rappresentano una percentuale consistente dell´intera spesa sanitaria e il loro costo è certamente superiore a quello del malaffare in sanità. Eppure nessuno grida allo scandalo. Basta vivere un giorno in ospedale per avere la percezione di quanti pazienti vengono avviati a ricoveri inutili e costosi, quanti day-hospital sono in realtà visite ambulatoriali camuffate, quanti esami diagnostici (ecografie, Tac, Rmn) potrebbero essere evitati. è stato calcolato che gli esami inappropriati rappresentano il 50 per cento di tutte le indagini diagnostiche e che solo nel 25per cento dei casi essi sono realmente utili nella gestione della malattia. Ma l´inappropriatezza ha alcuni «interessati estimatori». Permette ai privati di moltiplicare prestazioni e guadagni, agli amministratori delle aziende sanitarie di parcellizzare le strutture, di creare uffici, fare assunzioni e distribuire prebende, ai primari di continuare a vivere tranquilli nascondendosi dietro improbabili numeri. L´inappropriatezza è alla base della cosiddetta «medicina difensiva» - prerogativa del medico scarsamente motivato e ancor meno abituato ad assumersi le proprie responsabilità professionali - e permette all´industria farmaceutica di aumentare a dismisura i profitti. In definitiva, uno spreco insensato di risorse a vantaggio di pochi, che nessun buon padre di famiglia sarebbe disposto a tollerare. Scriveva già nel 1984 R. H. Brook sul British Medical Journal: «Senza metodi per identificare l´assistenza non appropriata, la capacità della società di garantire a tutti la copertura sanitaria, cioè l´universalità dell´assistenza sanitaria, potrebbe venire meno». E ancora. I ricoveri inappropriati sono responsabili della cronica mancanza di posti letto con la conseguenza che i nostri ospedali assomigliano spesso a ospedali da campo. Gli esami inutili gonfiano le liste di attesa con il risultato che per eseguire una ecografia o un esame radiologico occorre attendere anche molti mesi. L´esecuzione di indagini e terapie di dubbia utilità, può nuocere anche gravemente alla salute. è accertato per esempio che le radiazioni per esami medici rappresentano la maggiore fonte artificiale di esposizione e che l´1-3 per cento dei cancri fatali sono causati da esposizione a radiazioni mediche diagnostiche (percentuali sottostimate). L´ignaro cittadino viene gabbato tre volte: la prima perché finanzia di tasca propria lo sperpero, la seconda volta perché è costretto a rivolgersi al privato e a pagare nuovamente per ottenere tempestiva soddisfazione dei propri bisogni, la terza perché rischia di ammalarsi quando invece crede di curarsi. L´appropriatezza è perciò la sola scelta in grado di coniugare la qualità assistenziale e la sostenibilità economica. In questo momento in Sicilia non c´è una seria politica in questa direzione. I controlli sono scarsi e per nulla incisivi. Inoltre il finanziamento diretto delle aziende ospedaliere da parte della Regione siciliana (al contrario di Lombardia, Veneto, Toscana), non incentiva la ricerca dell´appropriatezza. Ecco perché rimango perplesso dinanzi alle proposte di questi mesi: tagliare 2.500 o 5 mila posti letto? Come accorpare le aziende sanitarie per risparmiare (ma sarà realmente così?) qualche stipendio di direttore generale? Con quali criteri ridurre il numero delle unità operative complesse negli ospedali? E ora invece, per prevenire le obiezioni dei soliti scettici, proponiamo cosa si potrebbe fare nel mondo reale. Tagliare innanzitutto gli sprechi «a monte», cioè le prestazioni inappropriate, e calibrare l´offerta assistenziale sui reali bisogni della popolazione. Per fare questo serve una politica di controlli, sanzioni, incentivi economici e di carriera. In altre regioni, come il Friuli, premiando l´appropriatezza organizzativa si è ridotto il tasso di ospedalizzazione senza peggiorare la qualità dell´assistenza. Ma i controlli debbono essere veri e non fittizi, le sanzioni applicate ai lavativi, gli incentivi dati a chi lavora e non a pioggia, l´avanzamento di carriera per più meritevoli e non per chi ha più conoscenze. E poi, ecco la seconda proposta, valorizzare l´impegno, la professionalità, i meriti degli operatori, attraverso scelte meritocratiche nell´arruolamento e nella progressione di carriera. La qualità dell´assistenza, l´appropriatezza, l´economicità del sistema dipendono dal valore dei professionisti, vera risorsa del servizio sanitario, eppure mai citati in nessuna bozza di riforma, mai evocati nel dibattito di questi mesi, come se la sanità siciliana possa essere emendata a prescindere da loro. Si tratta certamente di un percorso difficile ma ineludibile di cui la nostra rappresentanza politica, speriamo, vorrà farsi carico. L´autore è dirigente medico cardiologo all´ospedale Civico

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anziché i tangentisti si attaccano i giudici - alessandro naccarato * (sezione: Costi dei politici)

( da "Mattino di Padova, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

IDEE/2 ANZICHé I TANGENTISTI SI ATTACCANO I GIUDICI ALESSANDRO NACCARATO * In queste settimane, il dibattito sulla riforma della giustizia si è riaperto in maniera sbagliata e strumentale, e rischia, come è sempre avvenuto finora, di essere finalizzato a promuovere interventi per sottomettere i magistrati al controllo del potere esecutivo. Infatti diverse parti politiche, il ministro della giustizia e il presidente del Consiglio, aiutati da alcuni organi di informazione che disinformano e alimentano la confusione, stanno utilizzando le vicende delle inchieste contro parlamentari, sindaci e assessori in Abruzzo, Calabria, Campania e Basilicata per riproporre alcuni vecchi cavalli di battaglia della destra: separazione delle carriere, cancellazione dell'obbligatorietà dell'azione penale, limitazione delle intercettazioni telefoniche. Si prova addirittura a far credere che in quelle inchieste sono avvenuti gravissimi errori da parte di magistrati, che hanno arrestato delle persone. Nessuno si è preso la briga di leggere con attenzione i provvedimenti, e di verificare che le misure cautelari sono state revocate quasi sempre per vizi di forma, o perché nel frattempo erano venuti meno, con le dimissioni degli imputati dalle cariche istituzionali ricoperte, i pericoli di inquinamento delle prove e di reiterazione dei reati. Il sindaco di Pescara, ad esempio, che era stato messo agli arresti domiciliari per impedirgli di inquinare il quadro probatorio, dimettendosi da sindaco ha rimosso le ragioni che avevano determinato la misura cautelare. E' utile chiarire inoltre che le vicende di queste settimane hanno dimostrato il buon funzionamento del sistema di garanzie previsto dall'ordinamento, per cui le decisioni dei giudici sono sottoposte alle valutazioni di altri magistrati, che riesaminano le situazioni e possono giungere a conclusioni diverse. Le inchieste in corso obbligano a riflettere sulla presenza e il radicamento della corruzione in molte parti d'Italia e sulle ricadute disastrose che questi fenomeni hanno sulle amministrazioni pubbliche in termini di aumenti di costi delle opere e di qualità delle realizzazioni. Invece, si è arrivati al paradosso che molte forze politiche, anziché preoccuparsi dei livelli di malaffare raggiunti e delle misure da adottare rapidamente per contrastare l'illegalità, si stanno concentrando su come cambiare la giustizia. Purtroppo stiamo assistendo a un film già visto. Quando la magistratura mette sotto inchiesta esponenti politici e persegue i reati contro la pubblica amministrazione, si scatenano reazioni furibonde e ricompare la tentazione di alcuni di vendicarsi per la stagione di Tangentopoli, limitando l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. E' avvilente vedere che di fronte ai gravi episodi che emergono dalle inchieste sopra ricordate si pensi di dover rispondere con la cancellazione dell'obbligatorietà dell'azione penale, la separazione delle carriere e la limitazione delle intercettazioni telefoniche. Per migliorare il funzionamento della giustizia non servono queste proposte. Il principale problema è l'eccessiva durata dei processi che si può affrontare con alcuni semplici interventi: maggiori investimenti e risorse, per esempio per il personale di cancelleria, che è sotto organico; norme per accorciare i tempi dei processi, per esempio snellendo le procedure di notifica degli atti; un nuovo assetto territoriale delle circoscrizioni giudiziarie per riorganizzare gli organici in base alle reali esigenze processuali. E, soprattutto, per contrastare in maniera efficace la corruzione e l'illegalità, serve una magistratura autonoma e indipendente da condizionamenti e pressioni del potere esecutivo, in grado di utilizzare strumenti adeguati, come le intercettazioni telefoniche, per scoprire e reprimere i reati. * deputato Partito democratico

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come togliere ogni alibi a furbi e furbetti - claudio martini (sezione: Costi dei politici)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Pagina I - Firenze Le idee Come togliere ogni alibi a furbi e furbetti CLAUDIO MARTINI L´etica nella politica, sicuramente. Come dicono Givone e Gramolati su la Repubblica, è lo snodo decisivo per restituire credibilità alle istituzioni, ora che la funzione della politica torna centrale. La crisi mondiale rilancia l´azione pubblica, il bisogno di regole e di una giustizia sociale vera. Reclama un equilibrio nuovo tra mercato e Stato. Questo è il ruolo della buona politica. Il paradosso è che questa chance torna nel momento di massima distanza tra cittadini e politica, specie in Italia. L´astensionismo si allarga, il discredito per la politica degli sprechi pure. Enorme è lo spazio per il populismo, vero cancro della nostra democrazia ammalata le cui metastasi arrivano anche a sinistra. Da dove ripartire? Direi dai fondamenti: grandi valori ideali, rigorosa analisi della realtà, forti princìpi etici. L´etica non è solo questione morale. Le basi sono: sconfiggere la corruzione, il rapporto malato tra politica e affari, il voto di scambio. Su questo non può esserci alcuna incertezza, nessun se o ma. I giudici lavorino in piena autonomia, possibilmente presto. La politica espella corrotti e maneggioni. L´etica riguarda però anche il cuore della cultura politica. Una questione non meno essenziale. Provo a definirla. C´è un´etica della sobrietà, che si fonda sul rigore e la serietà dei comportamenti, sul rifiuto del puro apparire, del parlarsi addosso in tv, su costi realmente bassi della politica, primarie comprese. C´è un´etica della trasparenza, che vuole la partecipazione di cittadini ed associazioni, valorizza le sedi del dibattito pubblico ed evita contatti e mediatori impropri, rende conto dei risultati. E´ ingannevole l´idea che per decidere prima sia meglio che le scelte si prendano in pochi, informando a cose fatte. SEGUE A PAGINA V

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Ospitiamo un intervento del sindaco di San Miniato, Angelo Frosini. <N (sezione: Costi dei politici)

( da "Nazione, La (Empoli)" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

SANTA CROCE / SAN MINIATO pag. 9 Ospitiamo un intervento del sindaco di San Miniato, Angelo Frosini. «N EI GIORNI scorsi ho pubblicato una lettera sull?etica pubblica. Lo spunto erano vicende lontane che non riguardano, per fortuna, il nostro comune, ma anche cose più vicine: nel clima surriscaldato delle primarie a qualcuno erano scappati discorsi avventati che potevano gettare ombra sulla correttezza di questa amministrazione. Il richiamo era venuto facile, perché di ombre non se ne poteva trovare neanche una, ed avevo accolto il composto silenzio che ne era seguito come segno della fine della ricreazione e di ritrovata responsabilità. Domenica invece apro il giornale e vi trovo scritto: mai più auto blu nel comune di San Miniato, contro gli sprechi, e dunque contro l?uso allegro che l?amministrazione fa del denaro dei Cittadini. Questa amministrazione la questione se l?è posta da tempo. E infatti ?costi della politica? non ne ha: sindaco e assessori percepiscono il minimo della indennità e hanno sempre rinunciato a qualsiasi indennità di trasferta Costi amministrativi? La legge mi avrebbe consentito di nominare 7 assessori, ho continuato a nominarne 6 e ho ridotto i dirigenti da 6 a 4, avendo ottime professionalità e chiedendo un maggiore impegno a tutti. Ma dove sono le auto blu ? Vediamole. Il comune di San Miniato, quasi 30.000 abitanti, con quotidiani rapporti amministrativi, istituzionali e operativi su Pisa, su Firenze... ha una Skoda grigia. Ho chiesto ai miei collaboratori il massimo della flessibilità e dell?articolazione oraria e a chi fa l?autista di svolgere anche altre mansioni, che l?incaricata sta svolgendo, come tutti riconoscono, in modo eccellente. Dell?unica e sola Skoda grigia, anzi ?blu?, si servono il sindaco e la Giunta, solo per stretti incarichi amministrativi, istituzionali e operativi. E? vero che di notte, magari distrattamente, una Skoda, specie grigia, può essere presa per 11 Mercedes, ma questo non dovrebbe accadere al presidente del consiglio comunale, che l?ha recentemente utilizzata per un lungo viaggio all?estero. Può darsi che in quella circostanza si sia reso conto dell?enorme spreco, e in tal caso ben venga questa autocritica. Ma sono propenso a credere che si tratti di un vuoto di memoria, poiché ricordo che fu lui a chiedere di viaggiare sulla auto blu invece che sul pulman che faceva lo stesso tragitto, perché chi deve rappresentare San Miniato è bene che giunga a destinazione più fresco e riposato. Analoga comprensione ho dimostrato verso il Presidente del Consiglio quando egli ha chiesto, unico fra i Consiglieri e unico fra i privi di incarichi esecutivi, di avere il telefonino aziendale e unico ad avere il contrassegno che autorizza la sosta gratuita, benché questi ?privilegi? venissero pagati dai soldi dei Cittadini. Si è infatti dato per scontato che le avrebbe utilizzate con spirito di servizio. Questo intendevo quando dicevo che è l?ora di finire la ricreazione. Poiché quanto sopra è ben noto a chiunque abbia fatto parte di Giunta e Consiglio, e poiché persino un bimbo di 3 anni vedrebbe che anche stavolta non vi sono ombre sull?operato dell?amministrazione, invito i candidati a impegnarsi di più e a rispettare, con il loro impegno, l?occasione delle primarie e gli elettori del nostro partito».

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TERNI SONO ROBERTO Montagnoli (capogruppo Pd), Mario Montegiove ... (sezione: Costi dei politici)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

TERNI pag. 17 ? TERNI ? SONO ROBERTO Montagnoli (capogruppo Pd), Mario Montegiove ... ? TERNI ? SONO ROBERTO Montagnoli (capogruppo Pd), Mario Montegiove (capogruppo An) e Roberto Battistoni (Prc) i consiglieri provinciali più presenti del 2008. Su 34 sedute dell?assise di Palazzo Bazzani hanno totalizzato 33 presenze. Altri sette i consiglieri che hanno collezionato 32 presenze: Bruno Capalti (Prc), Gabriella Caronna (capogruppo Fi), Roberto Forbicioni (Sd), Paolo Maggiolini (capogruppo Udc), Marsilio Marinelli (capogruppo Ps), Torquato Petrineschi (Fi) ed Enzo Proietti Grilli (Ps). Con 31 presenze Danilo Buconi (capogruppo Sin. Unit.), Giovanni Montani (An) e Giorgio Posti (Pd); con 30 il presidente del Consiglio Giuseppe Ricci (Sd) e Gabriella Tassi (Pd); con 27 Giampiero Lattanzi (Pd), Pietro Valentini Marano (An) e Pierluigi Spinelli (Pd). LEO VENTURI (gruppo misto), Giorgio Finocchio e Ermanno Ventura (Pd) si sono seduti 26 volte sugli scranni di Palazzo Bazzani, Domenico Rosati (Pd) 25, Lorena Baglioni (Pd) 22 e Alfredo Santi (Fi) 14, ma ha rinunciato al gettone di presenza da giugno essendo stato proclamato eletto in Consiglio regionale.

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Sono Roberto Montagnoli (Pd), Mario Montegiove (An-PdL) e Roberto Battistoni (Prc) i più presen... (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Martedì 06 Gennaio 2009 Chiudi Sono Roberto Montagnoli (Pd), Mario Montegiove (An-PdL) e Roberto Battistoni (Prc) i più presenti del 2008 al consiglio provinciale. Su 34 sedute hanno infatti totalizzato 33 presenze e precedendo altri sette colleghi che hanno collezionato 32 presenze: Bruno Capalti (Prc), Gabriella Caronna ( Fi-PdL), Roberto Forbicioni (Sd), Paolo Maggiolini (Udc), Marsilio Marinelli (Ps), Torquato Petrineschi (Fi-PdL) ed Enzo Proietti Grilli (Ps). Con 31 presenze ci sono invece Danilo Buconi (Capogruppo Sin. Unit.), Giovanni Montani (An-PdL) e Giorgio Posti (Pd), con 30 il Presidente del Consiglio Giuseppe Ricci (Sd) e Gabriella Tassi (Pd) e con 27 Giampiero Lattanzi, Pietro Valentini Marano (An-PdL) e Pierluigi Spinelli (Pd). Leo Venturi (Gruppo Misto), Giorgio Finocchio e Ermanno Ventura (Pd) si sono seduti 26 volte sugli scranni di Palazzo Bazzani, Domenico Rosati (Pd) 25 volte, Lorena Baglioni (Pd) 22 e Alfredo Santi (Fi) 14, ma ha rinunciato al gettone di presenza da giugno scorso essendo stato proclamato eletto al Consiglio regionale dell'Umbria.

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Sanità, meno sprechi se la politica resta fuori (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere del Veneto" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: NOTTEEGIORNO - data: 2009-01-06 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il dibattito Sanità, meno sprechi se la politica resta fuori di SERGIO NOTO C onsidero l'intervento dell'assessore Sandri a proposito del mio editoriale «Lo schema di Rockerduck», come un segno del Suo personale, autentico interesse a risolvere i problemi della sanità veneta nella direzione, concordemente auspicata da entrambi, di una riduzione degli sprechi e di un aumento dell'efficienza. Ciononostante non posso mancare di osservare che, quando parliamo di «sprechi», intendiamo due cose completamente differenti, forse per il fatto che il responsabile della Sanità del Veneto, nonostante la Sua personale buona volontà, ha ereditato una situazione consolidata (di sprechi) e un quadro politico - in cui il Suo partito è attore principale che dal mio punto di vista è la vera causa degli sprechi. Ed è proprio a questi meccanismi e a questi interessi che si erano rivolte le mie critiche. Sorvolo sulle repliche ai dati da me forniti, che confermo e che sono tratti da una relazione di ispettori del Ministero delle Finanze, pubblicata dall'Espresso. I lettori sanno che il gioco dei numeri, appunto perché in genere strumentale, è un gioco al quale non amo prestarmi, ma mentre confermo quanto scritto, se lo desidera mi riservo di produrre intere pagine di dati che - purtroppo avvalorerebbero e aggraverebbero le mie considerazioni sugli «sprechi» della Regione Veneto in tema di sanità. Che poi nel nostro disgraziato paese altri - come dice l'Assessore - sappiano fare peggio, credo che non sia argomento da usare per sostenere la bontà delle proprie tesi. Le domande che erano esposte nel mio editoriale si riassumono in due punti, ai quali se vorrà l'Assessore potrà rispondere: 1. Che la spesa pubblica per la sanità nel Veneto ha raggiunto un livello insopportabile, perché il 70% dell'intero budget a disposizione della Regione, dedicato alle questioni di un solo assessorato, significa che praticamente non si può fare nient'altro, né cultura, né strade, né sostegno alla società o alle imprese, nulla di nulla; 2. Che una sanità così costosa è una soluzione vantaggiosa principalmente per la classe politica che distribuisce tutto questo ben di Dio: uguali o maggiori benefici per pazienti e operatori sanitari infatti potrebbero essere conseguiti a costi minori, attuando una reale politica di risparmio, che però è impossibile finché restano prevalenti gli interessi elettoralistici della classe politica, la quale, in quanto controlla la sanità, è la vera e principale causa degli sprechi. Ovviamente il tema è di grande respiro e non è possibile pensare di trattarlo qui approfonditamente. Il male, Rockerduck - cioè la causa degli sprechi - parte dalla testa e da lì discende: fintanto che gli amministratori di tutti questi miliardi saranno nominati «motu proprio» dal Presidente della giunta regionale, in spregio a qualsiasi selezione pubblica, valutazione di titoli e capacità, perfino in deroga alla fedina penale, a testimonianza di un autentico vassallaggio nei confronti del potere politico e non di una autonoma funzione pubblica, ogni dubbio sulle finalità delle spese da questi autorizzate resta. Se al contrario l'Assessore alla Sanità Sandri (periodo ipotetico della irrealtà) volesse avviare un processo di liberazione della sanità dalla politica e, ad esempio, decidesse di avvalersi di collaboratori competenti, scelti secondi rigidi criteri trasparenti e meritocratici, oppure istituisse un comitato tecnico di controllo delle spese sanitarie con ampi poteri di veto su tutte le spese, a quel punto, oltre a complimentarmi di persona con lui, anch'io, come molti altri veneti muterei la mia persuasione che Rockerduck invece continui ad imperare a Palazzo Balbi e che purtroppo i Paperini, tre volte buoni, siano sempre e solo i contribuenti.

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Maio traccia il bilancio del 2008, (sezione: Costi dei politici)

( da "Tempo, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Costi della politica

stampa Palazzo S.Giorgio Tra le priorità future la promozione della raccolta differenziata Maio traccia il bilancio del 2008, Carmen Sepede CAMPOBASSO A sei mesi dalla fine della legislatura il punto dell'attività svolta dal Consiglio comunale di Campobasso, che nel 2008 si è riunito 33 volte, con un'impennata (complice la reintroduzione del gettone di presenza) delle riunioni di commissione, che sono state 535, il 30% in più del 2007. Numeri forniti dal presidente Pietro Maio, che in conferenza stampa ha illustrato i principali provvedimenti adottati dall'assise civica (in totale 62) indicando le priorità per il 2009. Sono state 93 le interrogazioni presentate, quasi tutte dalla minoranza, 12 le interpellanze, 14 le mozioni e 4 gli ordini del giorno. Tra le delibere principali, quasi tutte votate all'unanimità, le variazioni al regolamento edilizio per la promozione del rispamio energetico e idrico, l'approvazione del regolamento per la tutela dell'inquinamento acustico e per l'abbattimento di barriere architettoniche nelle attività commerciali e artigianali. Sempre all'unanimità sono stati licenziati i regolamenti di protezione civile e per l'installazione delle antenne, mentre, anche per recepire le nuove norme in materia di federalismo fiscale, sono cambiati i criteri per l'applicazione del canone per l'occupazione di aree pubbliche, che sostituisce la Tosap. Nell'ultima seduta dell'anno la proroga della concessione per il servizio di trasporto urbano alla Seac e per la ridefinizione urbanistica di aree con vincolo di Prg destinate all'esproprio. Tra le delibere inerenti il settore dei lavori pubblici spicca l'approvazione del progetto per la realizzazione del sottopasso di collegamento tra il terminal e via Insorti d'Ungheria, già assegnato all'Ati (capofila l'impresa Falcione) per 11 milioni di euro. I lavori inizieranno dopo l'assegnazione dei fondi regionali, mentre potrebbe cominciare a breve l'intervento per la costruzione del sottoposso pedonale (2 milioni l'investimento) tra il terminal e via Mazzini. Nell'elenco delle opere anche il sottopasso ferroviario di via Garibaldi (1.300.000 euro), la realizzazione del centro direzionale di via Garibaldi e la costruzione di parcheggi a Selvapiana (2 milioni di euro per entram bi gli interventi), Nel 2009, ha rimarcato Maio dovrà essere recepita la modifica al regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, ripristianndo il numero minimo di 13 consiglieri in 2 convocazione. Si dovrà inoltre operare nel settore dell'edilizia popolare, definire i Pisu (i progetti integrati di sviluppo urbano) e promuovere la raccolta differenziata, per tutelare l'ambiente, valorizzare l'immagine della città e introitare risorse indispensabili in un contesto prefederale.

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