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Articoli
Costi dei politici (23)
ETICA
POLITICA / 1 Ma come siamo arrivati a questo punto? nSi sta ancora ...
( da "Giornale
di Brescia" del 29-12-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
è trasversale
ed è assai grave: abusi, corruzione e malversazioni sono presenti ad ogni
livello della vita politica e amministrativa e non è pensabile che l'opera
della Magistratura, pur encomiabile, possa da sola debellare il male. La cura
sta nella consapevolezza dei cittadini e nella reazione che sapranno mostrare;
Serbia
quasi pronta per l'Europa ( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 30-12-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
della
Commissione Europea sulla Serbia. Sulla stampa locale si sprecano le
dichiarazioni dei vari ministri che sottolineano le valutazioni positive dei
tecnici di Bruxelles. In realtà il documento contiene luci ed ombre ma, come
spesso avviene, sono solo le prime che contano per i politici pronti a battere
la grancassa dei successi ottenuti ed a sorvolare su insuccessi e fallimenti.
La
privacy si semplifica. Un po' ( da "ItaliaOggi Sette"
del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
trattamenti
effettuati con strumenti elettronici da parte dei soggetti che utilizzano
soltanto dati personali non sensibili e che trattano, come unici dati
sensibili, quelli inerenti allo stato di salute o alla malattia dei propri
dipendenti e collaboratori anche a progetto, senza indicazione della relativa
diagnosi, oppure all'adesione a organizzazioni sindacali o a carattere
sindacale.
I
compensi del cda Le regole per determinare gli emolumenti degli amministratori
( da "ItaliaOggi
Sette" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
(Tribunale di
Milano, 1 settembre 1987, Riv. dir. comm. 1988, II, 281).. La remunerazione in
misura fissa può prevedere una somma in denaro o in natura corrisposta
periodicamente, “una tantum” o con un gettone di presenza legato alle riunioni
del consiglio, oppure essere quantificato come rimborso spese.
sul
pirellone-bis l'ombra della corruzione
( da "Repubblica,
La" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
ombra della
corruzione Sette indagati e accuse che vanno dalla corruzione alla concussione,
dal traffico illecito di rifiuti alla turbativa d´asta. è lo scandalo del
"nuovo Pirellone", un´inchiesta giudiziaria approdata a Milano da
Potenza. Secondo l´accusa i costi dei lavori per la costruzione del nuovo
palazzo della Regione,
L'ombra
della corruzione sulla nuova sede della Regione Lombardia
( da "Nazione,
La (Firenze)" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
POLITICA pag.
Regole
rigide per i patronati ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
istituzione
di una commissione ministeriale per monitorare l'attuazione della legge. Va nel
segno della razionalizzazione delle attività lo stop al "gettone" per
il contenzioso, cui in precedenza era assegnato un punteggio (30 punti) per il
semplice fatto di promuovere il giudizio, cosa che spesso si traduceva in un
incentivo alla litigiosità.
Nel
mirino la Regione e Impregilo">Nuovo Pirellone, indaga la Procura Nel
mirino la Regione e Impregilo ( da "Affari Italiani (Online)"
del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
il costo
dell'appalto. NESSUN POLITICO - Non c'è per ora alcun politico indagato
nell'inchiesta sui lavori per la costruzione della nuova sede della Regione
Lombardia, aperta dalla Procura di Milano in seguito alla trasmissione, per
competenza territoriale, da parte della Procura di Potenza di un rapporto che i
carabinieri per la tutela dell'
Cogne,
il Comune sfida la crisi ( da "Stampa, La"
del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
esercizio in
forma associata di funzioni quali, in particolare, lo smaltimento dei rifiuti e
i servizi destinati ad anziani e disabili. Resteranno invariate per il 2009 le
indennità di carica al sindaco e agli assessori e il gettone di presenza ai
consiglieri. I lavori si sono conclusi con gli auguri di buon anno e il plauso
del primo cittadino per l'
Dirigenti,
raffica di nomine in Provincia ( da "Trentino"
del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
il nucleo di
valutazione degli investimenti pubblici sono previsti compensi di 1.800 euro al
mese, e di 2.025 per il presidente. Per i componenti del Consiglio provinciale
dell'Istruzione sono previsti gettoni di presenza o un assegno annuale, a
seconda della qualifica, di 8.100 euro all'anno. Per il Comitato per la
qualificazione della spesa pubblica, guidato da Gianfranco Cerea,
Gaza
1 / Ebrei onesti, ( da "Alto Adige"
del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Le
lottizzazioni negli ospedali, la corruzione sistematica nell'Avellinese e nel
Beneventano. Dulcis in fundo: la malavita organizzata - mafia, camorra,
'ndrangheta - che la buona politica avrebbe dovuto arginare e che invece dilaga
e sguazza in un mare di corruzione. Di chi la colpa?
ricucita
l'alleanza. e oggi soru dà il via
( da "Nuova
Sardegna, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
il
superamento delle disuguaglianze, la valorizzazione delle energie rinnovabili,
la riscrittura dello Statuto, la formazione, le infrastrutture, l'agricoltura e
il ridimensionamento dei costi della politica». I sardisti dissidenti e i
«rossomori». I dissidenti del Psd'Az, coloro che non hanno condiviso la scelta
del consiglio nazionale di trattare con il Centrodestra,
il
comune di san miniato non spreca e non ha auto blu usiamo una skoda grigia solo
per motivi di servizio - angelo frosini
( da "Tirreno,
Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
se non fosse
che gli indebiti privilegi e l'abuso del denaro dei cittadini sono tra gli
aspetti più odiosi della mala etica pubblica. Questa amministrazione la
questione se l'è posta da tempo. E infatti "costi della politica" non
ne ha: sindaco e assessori percepiscono il minimo della indennità e hanno
sempre rinunciato a qualsiasi indennità di trasferta.
TRENTO
- La delibera di accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei
confidi, per il taglio degli interessi sui mutui delle imprese, era stata
annunciata da Della ( da "Adige, L'"
del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
La delibera
di accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei confidi, per
il taglio degli interessi sui mutui delle imprese, era stata annunciata da
Dellai nella conferenza stampa di fine 2008 TRENTO - La delibera di
accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei confidi, per il
taglio degli interessi sui mutui delle imprese,
i
costi della politica ( da "Nuova Venezia, La"
del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Pagina 11 -
Regione I COSTI DELLA POLITICA Il consiglio regionale Nel 2009 costerà
56.223.547 euro pari al 37% del bilancio
sanità
ammalata di sprechi - calogero comparato
( da "Repubblica,
La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Pagina X -
Palermo SANITà AMMALATA DI SPRECHI CALOGERO COMPARATO P arlo della
«appropriatezza» su cui spesso si glissa e che è poco nota ai non addetti ai
lavori. Una prestazione sanitaria si dice «appropriata» quando è certamente
utile per il paziente e viene erogata al costo e con modalità ottimali.
anziché
i tangentisti si attaccano i giudici - alessandro naccarato *
( da "Mattino
di Padova, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
un nuovo
assetto territoriale delle circoscrizioni giudiziarie per riorganizzare gli
organici in base alle reali esigenze processuali. E, soprattutto, per
contrastare in maniera efficace la corruzione e l'illegalità, serve una
magistratura autonoma e indipendente da condizionamenti e pressioni del potere
esecutivo, in grado di utilizzare strumenti adeguati,
come
togliere ogni alibi a furbi e furbetti - claudio martini
( da "Repubblica,
La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Questo è il
ruolo della buona politica. Il paradosso è che questa chance torna nel momento
di massima distanza tra cittadini e politica, specie in Italia. L´astensionismo
si allarga, il discredito per la politica degli sprechi pure. Enorme è lo
spazio per il populismo, vero cancro della nostra democrazia ammalata le cui
metastasi arrivano anche a sinistra.
Ospitiamo
un intervento del sindaco di San Miniato, Angelo Frosini. <N
( da "Nazione,
La (Empoli)" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
costi della
politica? non ne ha: sindaco e assessori percepiscono il minimo della indennità
e hanno sempre rinunciato a qualsiasi indennità di trasferta Costi
amministrativi? La legge mi avrebbe consentito di nominare 7 assessori, ho
continuato a nominarne 6 e ho ridotto i dirigenti da
TERNI
SONO ROBERTO Montagnoli (capogruppo Pd), Mario Montegiove ...
( da "Nazione,
La (Umbria)" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
LEO VENTURI
(gruppo misto), Giorgio Finocchio e Ermanno Ventura (Pd) si sono seduti 26
volte sugli scranni di Palazzo Bazzani, Domenico Rosati (Pd) 25, Lorena
Baglioni (Pd) 22 e Alfredo Santi (Fi) 14, ma ha rinunciato al gettone di
presenza da giugno essendo stato proclamato eletto in Consiglio regionale.
Sono
Roberto Montagnoli (Pd), Mario Montegiove (An-PdL) e Roberto Battistoni (Prc) i
più presen... ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Giorgio
Finocchio e Ermanno Ventura (Pd) si sono seduti 26 volte sugli scranni di
Palazzo Bazzani, Domenico Rosati (Pd) 25 volte, Lorena Baglioni (Pd) 22 e
Alfredo Santi (Fi) 14, ma ha rinunciato al gettone di presenza da giugno scorso
essendo stato proclamato eletto al Consiglio regionale dell'Umbria.
Sanità,
meno sprechi se la politica resta fuori
( da "Corriere
del Veneto" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
meno sprechi
se la politica resta fuori di SERGIO NOTO C onsidero l'intervento
dell'assessore Sandri a proposito del mio editoriale «Lo schema di Rockerduck»,
come un segno del Suo personale, autentico interesse a risolvere i problemi
della sanità veneta nella direzione, concordemente auspicata da entrambi,
Maio
traccia il bilancio del 2008, ( da "Tempo, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
attività
svolta dal Consiglio comunale di Campobasso, che nel 2008 si è riunito 33
volte, con un'impennata (complice la reintroduzione del gettone di presenza)
delle riunioni di commissione, che sono state 535, il 30% in più del 2007.
Numeri forniti dal presidente Pietro Maio, che in conferenza stampa ha
illustrato i principali provvedimenti adottati dall'assise civica (
( da "Giornale di Brescia" del 29-12-2008)
Argomenti: Costi della politica
Edizione: 29/12/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:LETTERE ETICA POLITICA / 1 Ma come siamo
arrivati a questo punto? nSi sta ancora parlando di tangentopoli, di seconda o
terza Repubblica; addirittura sentiamo personaggi che per anni hanno difeso le
varie e progressive (e progressiste) leggi e prassi che hanno ridotto l'Italia
com'è, che pontificano, commentano, insegnano (o criticano) con toni perentori,
come se fossero tutte verginelle appena arrivate sulla piazza. E lo fanno di
qualunque argomento si tratti: passano impudentemente dall'economia più banale
alla più alta finanza, dalla scienza più discussa e dibattuta, dalla scuola al
paesaggio, fino ai massimi sistemi come il clima e la teologia applicata; si
mettono nei panni dei miseri e nelle vesti dei finanzieri con una versatilità
stupefacente: hanno ormai in comune la capacità di affrontare le telecamere e
le domande più ambigue; sanno iniziare un intervento e, arrivati in fondo alla
frase dicono immediatamente due parole della prossima per anticipare il
possibile intervento dell'interlocutore. Non c'è che dire: hanno studiato!
Meravigliosa è però la capacità di dividersi a seconda dello schieramento:
allora entrano le frasi fatte, le critiche ponderose, le offese o le sviolinate:
(cose che il buon Giovannino Guareschi sfotteva già negli anni Cinquanta con i
suoi «Visto da destra» e «Visto da sinistra«). Ovviamente, tutti con la
sicurezza (sicumera), di avere le soluzioni più sagge ed appropriate, mentre
gli «altri» sono o delinquenti o sprovveduti. Si sta dibattendo anche del
ricambio generazionale e non mi riferisco alla designazione dell'ottuagenario
Sergio Zavoli per il superamento di una pietosa situazione tuttora in sospeso.
Parole già dette e ripetute per decenni. Il fatto è che, nonostante la
situazione in cui ci troviamo, i dibattiti sono sempre in corso, e le
chiacchiere abbondano. Adesso va di moda anche parlare di «merito», di non far
più eleggere «i capibastone». Si sta continuamente scoprendo un marciume
incredibile: facciamo pena come Nazione, come Stato. Ora anche le tre Tv di
Stato hanno copiato «Striscia la notizia» e vanno a caccia di furbetti di tutti
i tipi, così come i giornali; non parliamo dei libri che sono una vera e
propria enciclopedia delle peggiori malefatte. Come siamo arrivati a questo
punto? È possibile che, in sessant'anni nessuno abbia provato ad analizzare lo
cose e le persone che si sono succedute nel tempo? Si è creato un totem della Costituzione, che giustamente dovrà essere studiata nelle scuole:
siccome però è perfetta e intangibile, e difesa (a parole) da coloro che
l'hanno ideata e stilata, è sempre stato un delitto interferire, tanto che non
risulta sancita dal popolo con un referendum (caso certamente unico nel
panorama delle nazioni civili e democratiche). Ricordo due sole persone che
hanno protestato chiaramente su come si stava impiantando la democrazia in
Italia: Sturzo, uscito dal gruppo parlamentare della Dc di cui era stato uno
dei fondatori, e Merzagora che si dimise dalla carica di presidente del Senato,
seconda carica dello Stato, lasciando addirittura la politica.
Così i «parvenus» lasciarono le briglie sul collo del cavallo che (da bravo
italiano) trottava e creava il miracolo economico, mentre pian piano si sono
create le consorterie di cui stiamo tuttora beneficiando, lasciando che le
leggi fossero imposte o estorte dalle varie centrali di potere. Adesso si parla
anche di «etica» della politica, di merito, di
giustizia, di Stato da ricostruire: queste necessità nascevano allora, e si
sono ingigantite, e l'Italia, che aveva una tradizione da difendere comunque,
ha perso ogni peso ed ogni prestigio in quasi tutti i campi. Anche altre
Nazioni hanno perso una guerra, pure con responsabilità più gravi delle nostre,
ma sono riuscite e risorgere ed a reagire. I nostri reggitori erano spinti dal
desiderio di rivalsa, o dal timore di essere scoperti come corresponsabili di
quanto accaduto, o dalla ricerca di una verginità fasulla. E l'ostacolo più
grave e più serio alla serenità degli italiani dura tuttora: per la politica italiana il fascismo non è stato solo un nemico da
vincere, ma il grande spauracchio da tenere agitato davanti agli italiani,
perché non cominciassero a pensare con la propria testa. E la tecnica vale
anche ora nei confronti di Berlusconi: il solo argomento contro di lui è che
esiste, e ha disturbato il clima. Forse basterebbe pensare che anche lui è un
prodotto della «Prima Repubblica», e anche se fosse vero tutto quello di cui lo
si accusa, la sua vera colpa è di aver impedito che finalmente potessimo godere
del Paradiso in terra sul quale c'è chi ancora si illude. Anch'io mi chiedo
come ne usciremo? Quando? A che prezzo? Si potranno toccare certi argomenti che
sono storia nostra? O la carità, la solidarietà e la comprensione sono ormai
solo per le necessità materiali? La ringrazio, se mi ha letto fin qui. Buon
anno a Lei ed ai suoi lettori. Flavio Valentini Monticelli Brusati ETICA
POLITICA / 2 Sarebbe meglio ascoltare Veltroni nIl proposito di Walter Veltroni
di fare pulizia nel suo partito merita grande rispetto e sarebbe meglio che la
maggioranza, anziché accoglierlo con sarcastiche stroncature, lo facesse
proprio, dando vita ad una virtuosa competizione moralizzatrice. Perché la
questione morale esiste, è trasversale ed è assai grave:
abusi, corruzione e malversazioni sono presenti ad ogni livello della vita politica e amministrativa e non è pensabile che l'opera della
Magistratura, pur encomiabile, possa da sola debellare il male. La cura sta
nella consapevolezza dei cittadini e nella reazione che sapranno mostrare;
ma, per dare speranza e sconfiggere la rassegnazione, occorre che l'autoriforma
dei partiti abbia inizio e sia credibile. Se Veltroni farà seguire i fatti alle
parole, l'intero Paese dovrà essergli grato. Guglielmo Castagnetti Brescia
NATALE In quella culla c'è qualcosa di tutti noi nCome corrono i giorni. Era
ieri il tempo sorpreso della primavera, ieri quell'esplosione d'estate e già ci
ritroviamo immersi nell'atmosfera del Natale. Ed è questa fuga delle ore, che
pure lascia impietosa il suo segno a riproporre la immagine del vivere con lo
stesso inquietante bagaglio di domande: chi siamo, dove andiamo e perché? Lo
conosciamo questo sgomento inespresso, appena ci accorgiamo di arrivare ad oggi
appuntamento diversi, cresciuti ed invecchiati. E nulla è più insidioso,
provocatorio di una culla e di un bambino, sia in senso religioso che laico.
Nel primo caso infatti, ti senti proiettato alla radice di un mistero che né i
secoli, né la scienza sono riusciti a spiegare; nel secondo alla radice della
vita e della persona che ancora non abbiamo imparato ad accogliere e proteggere
in tutti i suoi valori. Ma se credere o non credere che quel Bambino chiamato
Gesù e di cui stiamo festeggiando il Natale, sia il Cristo, il Figlio di Dio,
richiede una risposta personale non meno difficile è la nostra di adulti
dinanzi ad ogni bambino che viene ad accompagnare e proseguire il nostro
viaggio. Ogni uomo che nasce è un'assicurazione di futuro per il cittadino, per
lo stato e per l'umanità. Eppure ben poco è stato fatto per adeguarci con
opportune strutture ed appropriata cultura al mondo dell'infanzia. Non si
parlerà mai abbastanza della dignità del bambino, né si farà mai abbastanza per
difenderla. La stessa medicina, che ha saputo debellare tanta mortalità
infantile, sta imboccando strade genetiche dagli sviluppi imprevedibili. Ora
che ci stiamo abituando alla speranza del domani, che la voglia dell'ignoto non
ci porti a distruggere l'uomo nelle sue dimensioni, per dare corpo a dei
mostri. Preoccupiamoci invece di migliorare la stagione irripetibile
dell'infanzia, ogni bambino ci appartiene, diamogli l'amore, la protezione, la
nostra mano per iniziare il percorso e per fare di ogni giorno una conquista
comune. Ma avere come punto di riferimento l'uomo è un presupposto sociale di
dimensione collettiva che parte da una culla. È il miracolo della vita che si
ripete, ma non siamo a far tacere questo senso di pena che all'improvviso ci
coglie in quella notte. Cos'è? Bisogno d'innocenza, riuscire a ritrovare le
nostre mani leggere nella carezza di un bambino, sentire che quaggiù qualcuno
ci ama e si ricorda di noi? Tra le tante parole del Natale c'è anche quella
degli Auguri, perché dovrà pur venire il Natale del riscatto, degli uomini di
Buona Volontà se di grembo in grembo, di braccia in braccia porteremo avanti il
Bambino del futuro. E facciamolo volare alto e lontano questo aquilone
aggrappato al profondo del nostro desiderio, per un tempo ancora innamorato,
per migliorarci ed augurarci, oggi e domani, Buone Feste. Antonio Cesari
Quinzano ENERGIA Rispettare le direttive dell'Ue nIl ragionamento che vorrei
proporre cerca di mettere in collegamento diverse questioni che concorrono a
formulare delle indicazioni per un'operazione che affronterebbe e tenterebbe di
dare un orientamento su alcune questioni che sono state affrontate in questi
giorni a livello di Commissione europea. Mi riferisco in particolare alla
oramai famosa direttiva europea che, per sintetizzare, va sotto il diminutivo
di «20, 20, 20». Tale direttiva, in sintesi, prevede che si debbano ridurre le
immissioni di ossido di carbonio nell'atmosfera, primo venti per cento, ridurre
di un venti per cento il consumo di energia, e mettere in campo investimenti
per realizzare un venti per cento di sistemi di produzione energetica da fonti
alternative e rinnovabili. Questa è la premessa. Altre considerazioni. Come
risulta in un bel rapporto redatto dalla Regione Lombardia divulgato nel 2007
(piano d'azione energetica) risulta in particolare che oltre il 60 per cento
degli impianti di illuminazione pubblica sono realizzati con apparecchiature
che utilizzano lampade ai vapori di mercurio. Dal 2006, con direttiva europea
non si possono più installare lampade al mercurio. Il dato relativo
all'utilizzo delle lampade al mercurio è medio, vi sono casi estremi, per
citarne uno, un comune in Valsabbia utilizza tali lampade per il 92% dei suoi
impianti. Per comprendere meglio questa nota diamo un dato: per ogni watt di
potenza impegnata con lampade al mercurio si hanno 48 lumen (volgarizzando,
«luce prodotta»), mentre una lampada ai vapori di sodio in alta pressione
produce almeno 96 lumen per watt (ed oggi vi sono già nuove lampade che danno
115 lumen per watt). È evidente che togliendo corpi illuminanti con le lampade
al mercurio e posando corpi illuminati con lampade al sodio, mantenendo
costanti i lumen previsti dalle norme si potrebbe posare un apparecchio con una
potenza elettrica del cinquanta per cento inferiore. Altro elemento, gli impianti
di illuminazione pubblica hanno un ciclo di vita media di circa 25/30 anni (ciò
tenendo conto della tecnologia costruttiva dei tempi e dei materiali allora
usati: pali in ferro oggi fortemente corrosi e non in acciaio, cavi elettrici
con materiale plastico fortemente degradabile e quindi meno «sicuro»,
tecnologie costruttive vecchie e superate come le linee aeree ai muri delle
case ecc.). Se teniamo conto che i primi impianti sono stati realizzati con una
certa generalizzazione mediamente attorno agli inizi degli anni Cinquanta il
primo ciclo si chiude alla fine degli anni Settanta, primi anni Ottanta; se
aggiungiamo altri trenta anni, di fatto, ci troviamo, ai giorni nostri, al
termine del secondo ciclo di vita. Tale considerazione trova larga conferma dai
dati che emergono dalle verifiche che vengono effettuate per la redazione dei
piani comunali della illuminazione pubblica per cui si comprende che vi siano
state, nonostante i limiti previsti per la proprietà degli impianti, 275
domande per un importo di oltre cinquanta milioni di euro in risposta al bando
della Regione Lombardia per il finanziamento a fondo perduto per il rifacimento
degli impianti di illuminazione pubblica (il bando si limita a finanziare un
massimo di dieci milioni di euro). E ancora, il patto di stabilità dei comuni
prevede per i bilanci comunali, mi si passi la semplificazione, una diminuzione
delle spese correnti e la possibilità di effettuare investimenti e quindi
aumenti di capitale. Ultima considerazione prima di tirare le somme degli
elementi sopra sinteticamente esposti. Il Paese si trova di fronte ad una crisi
importante, dalla quale se ne esce non solo con l'ottimismo «dello spendere»,
ma anche tenendo in funzione un sistema industriale che permetta di reggere sul
piano della occupazione. Cosa fare? Sviluppare delle grosse incentivazioni
controllate per i lavori pubblici (non solo soldi alle banche) ed in
particolare nel settore della pubblica amministrazione sostenendo le azioni
come quella della Regione Lombardia (segnaliamo che anche la Provincia di
Bergamo tre anni fa ha messo in campo dei finanziamenti a fondo perduto) per il
rifacimento degli impianti di pubblica illuminazione. In questa maniera,
settori occupazionali come l'edilizia (canalizzazioni, fondazioni, ecc.), della
produzione dell'acciaio (pali, bracci, ecc), dei conduttori (cavi, giunzioni,
componentistica), dell'elettronica (riduttori di flusso e telecontrollo per il
risparmio energetico notturno), degli apparecchi illuminanti, e degli
installatori sarebbero interessati a tali interventi. La costruzione di nuovi
impianti affronterebbe una situazione comunque ineluttabile; gli impianti
vecchi sono da rifare. I nuovi impianti porterebbero i seguenti vantaggi: forte
riduzione dei guasti e dei costi di manutenzione per cui una riduzione sul
bilancio delle spese correnti comunali. I nuovi impianti di illuminazione,
realizzati utilizzando le nuove lampade al sodio alta pressione (in prospettiva
anche apparecchiature a Led, portatrici di ulteriori risparmi energetici) e la
posa dei riduttori di flusso notturno assorbirebbero, rispetto ai vecchi
impianti, fino al 50% in meno di energia elettrica per cui si avrebbe un
abbattimento dei consumi energetici e quindi un risparmio sulla bolletta
elettrica comunale. Questo risultato sarebbe un contributo per il
raggiungimento dell'obiettivo della direttiva europea sul risparmio energetico.
Ma se si richiede minore energia elettrica le centrali elettriche produrranno
meno ossido di carbonio, per cui anche il secondo obiettivo delle direttiva
europea avrebbe un suo contributo da parte di questo settore. Voglio segnalare
un altro dato importante: gli impianti nuovi saranno senz'altro progettati e
realizzati secondo tecniche che saranno rispettose dell'ambiente per cui si
avrà anche meno inquinamento luminoso della volta celeste, (minore spreco di
energia). Non so se sono riuscito a mettere in collegamento tutti gli elementi
e dati sopra citati, oppure, forse quanto sopra non è un grande idea, ma almeno
pensiamoci. Emilio Foini Brescia
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 30-12-2008)
Argomenti: Costi della politica
Serbia quasi pronta
per l'Europa La Ue ha stretto i tempi dopo la cattura di Karadzic PAOLO
BERGAMASCHI Novembre nei Balcani è il mese delle pagelle. Non per gli studenti,
il cui anno scolastico comincia a fine estate, ma per i governi di quei paesi,
la cui azione è scrupolosamente esaminata durante l'arco dei dodici mesi dai
burocrati di Bruxelles. Quello delle relazioni annuali sullo stato di
avanzamento verso l'adesione all'Unione Europea è un rito che si ripete, ormai,
dal 2002, da quando, cioè, venne riconosciuto ai paesi dell'Europa
sud-orientale lo statuto di candidati potenziali. Non si tratta di voti ma di
articolati ed approfonditi giudizi su quello che è stato fatto e quello che
resta ancora da fare per essere ammessi a pieno titolo nel club dell'Europa che
conta. Non tutti i paesi della regione si trovano nella stessa situazione.
Croazia per prima. Per esempio la Croazia ha iniziato nel 2005 i negoziati di
adesione e conta di concluderli entro la fine del 2009 mentre la domanda della
Macedonia ha ricevuto a Bruxelles un'accoglienza tiepida seguita da un lungo
periodo in stand-by che non trova ancora sbocchi concreti. Per quanto riguarda,
invece, Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia, con eventualmente il
Kosovo una volta definita la sua posizione, siamo ancora alle fasi preliminari
con le diplomazie impegnate a sbrogliare la complicata matassa delle prime
pratiche. Dopo anni di instabilità interna e di rapporti turbolenti con i paesi
vicini e con l'Unione Europea anche la Serbia è finalmente salita sul treno che
porta a Bruxelles. In un vagone separato dal Montenegro, che ha abbandonato nel
2006 con un referendum la federazione fra i due stati, ma con la speranza o
l'illusione di poter mantenere qualche forma di controllo o sovranità sul Kosovo
che, nel frattempo, ha scelto unilateralmente la strada dell'indipendenza con
il sostegno degli Stati Uniti e della maggioranza dei paesi dell'Unione. Le
elezioni presidenziali del febbraio scorso e quelle generali di inizio maggio
hanno portato ai vertici dello stato una leadership decisa a scommettere sul
futuro europeo del paese scuotendosi di dosso le frustrazioni
ultra-nazionaliste e l'eredità ingombrante di un lugubre passato recente. La Ue
crede nella Serbia. E giocando d'anticipo con un intervento a gamba tesa ai
limiti del regolamento, ha mostrato di voler credere alla possibile svolta
europeista della Serbia siglando con Belgrado in piena campagna elettorale un
accordo di associazione che ha messo ko gli ultras della Grande Serbia. Per
entrare in vigore, però, l'accordo è condizionato alla piena collaborazione con
il Tribunale Internazionale sui Crimini di Guerra nella ex Jugoslavia, il cui
lavoro è stato spesso rallentato ed intralciato da quei settori più profondi
dello stato che sono sfuggiti fino ad oggi ad ogni controllo politico. Rada mi
aspetta puntuale al grande centro congressi vicino al fiume Sava dove si tiene
l'incontro con i rappresentanti delle organizzazioni non governative serbe.
Alcuni di quei volti mi sono noti da tempo avendo con loro condiviso
l'esperienza del Forum per la Pace e la Riconciliazione nella ex Jugoslavia nei
primi anni novanta. Allora era proprio Rada che da Bruxelles teneva i
collegamenti fra le varie realtà di un paese in via di decomposizione. Tutto
spazzato via dall'incedere imprevedibile degli eventi. Ma c'è ancora qualcuno
che rimpiange quel mondo e forse Rada, anche se non vuole confessarlo, è una di
questi. Mi ha sempre stupito la ricchezza della società civile dello spazio
post-jugoslavo a dimostrazione che il regime comunista di questo paese era un
po' meno totalitario degli stati del Patto di Varsavia e forse non meritava la
fine tragica che ha fatto. Ma il verdetto della storia è inappellabile e si può
solo prenderne atto. Tanta gente in sala e tanta voglia d'Europa, un'Europa
che, però, non può o non vuole prendersi le proprie responsabilità e portare a
termine quel processo di riunificazione del continente che è nell'ordine
naturale delle cose. Troppe le paure, consce ed inconsce, troppe le esitazioni e
le deviazioni dal cammino intrapreso. E troppi gli errori e le ferite che non
cicatrizzano. Nonostante la gelida serata, i ristoranti nel quartiere boemo
sono abbastanza affollati e, malgrado questo, il fumo è sopportabile. Rada ha
appena terminato un corso di perfezionamento alla facoltà di Scienze Politiche
e sta pensando di ritornare a Bruxelles per cercare lavoro. Ma Rada è in
possesso anche di un passaporto belga e può muoversi liberamente senza bisogno
di alcun permesso mentre chi vive nell'«altra Europa» può solo sperare che si
apra qualche pertugio nei nuovi muri che tagliano il vecchio continente. La
pagella di Bruxelles. Le autorità di Belgrado hanno accolto favorevolmente il
rapporto della Commissione Europea sulla Serbia. Sulla
stampa locale si sprecano le dichiarazioni dei vari ministri che sottolineano
le valutazioni positive dei tecnici di Bruxelles. In realtà il documento
contiene luci ed ombre ma, come spesso avviene, sono solo le prime che contano
per i politici pronti a battere la grancassa dei successi ottenuti ed a
sorvolare su insuccessi e fallimenti. In 57 pagine gli esperti della Ue
hanno fatto la radiografia del paese analizzandone meticolosamente lo stato di
preparazione in base ai criteri di adesione sia politici che economici. Bene
l'economia. Dal documento emerge la buona capacità dell'amministrazione
pubblica ed il discreto stato di salute dell'economia con un tasso di crescita
del 7,5% nello scorso anno. Ombre sulla giustizia. Emerge anche, però, che
ulteriori sforzi devono essere fatti per garantire l'indipendenza e
l'efficienza del sistema giudiziario e che corruzione,
crimine organizzato e riciclo di denaro sporco sono ancora diffusi e
costituiscono un serio problema. Quello che più conta, comunque, agli occhi del
governo di Belgrado è l'affermazione che se tutto andrà nel migliore dei modi
la Serbia potrebbe ufficialmente ottenere lo statuto di paese candidato nel
corso del 2009. Il fatto che siano salite al potere forze che puntano
sull'integrazione europea ha contagiato di ottimismo le diplomazie dell'Unione
da decenni, ormai, impantanate nei Balcani. Una Serbia stabile ed amica è
indispensabile per risolvere i problemi della regione e l'opportunità va
sfruttata appieno. Anche se questo suscita sussulti di invidia e gelosia da
parte dei paesi vicini sorpresi e spiazzati da questo improvviso amore. E' come
se il figliol prodigo fosse tornato a casa dopo anni sciagurati di dissolutezza
e perdizione. La cucina regionale non brilla per i piatti vegetariani. Al
contrario, sono le carni che dominano la scena. Ovunque, però, anche nei
ricevimenti ufficiali, si può rimediare una sciopska salad, l'insalata di
pomodori, cetrioli e cipolla spruzzata con formaggio di pecora tipica di queste
parti, o qualche pezzo di burek, l'equivalente del nostro erbazzone. Ed è
attorno alla tavola, più che negli incontri parlamentari, che si coglie
l'orgoglio nazionale frustrato da un profondo sentimento di ingiustizia. La
questione del Kosovo sembra improvvisamente uscita dall'agenda politica. Sarà la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja
ad occuparsene. La ferita del Kosovo. Nel frattempo la diplomazia di Belgrado
si gode il successo del voto favorevole all'Assemblea Generale dell'Onu e di
quello più recente del Consiglio di Sicurezza che ha posto paletti precisi alla
missione dell'Ue a Pristina sganciandola da ogni riferimento o azione che possa
sottendere all'indipendenza dell'ex provincia. Basta, però, un velato accenno e
la rabbia riesplode. «Cosa pretende, ancora, l'Europa da noi?» ripete il commensale
seduto al mio fianco, «la Serbia non riconoscerà mai l'indipendenza del Kosovo,
non è sufficiente tutto quello che è accaduto?». Chi mi parla non è un
sostenitore della Grande Serbia, ma ha vissuto i bombardamenti della Nato e la
conseguente secessione di Pristina come una mutilazione dell'identità
nazionale. Il nervo è ancora scoperto e troppo viva è la memoria. Ma c'è una
parte di memoria, quella cattiva, che per anni è stata rimossa o negata. Il
compito di ricostruirla facendo luce sui fatti ed i misfatti è stato conferito
al Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra nella ex Jugoslavia. Tutti
i paesi della regione sono obbligati a cooperare con la corte che ha sede
all'Aja, ma le autorità di Belgrado hanno spesso offerto una collaborazione
puramente formale, al limite della complicità con i ricercati. Karazdic e la
svolta. Solo negli ultimi mesi le cose sono cambiate e la cattura di Radovan
Karadzic ne è la prova più evidente. Mentre i casi più gravi finiscono in
Olanda, quelli minori sono di competenza dei singoli stati. La sede di Belgrado
è appena stata ammodernata con i fondi Ue. I monitor aggrovigliati sui nuovi
scranni nella grande aula dove si tengono i dibattimenti processuali
assomigliano ad una selva inestricabile a testimonianza di quanto sia arduo
dipanare il gomitolo della giustizia nei Balcani. Il procuratore generale
Vladimir Vukcevic, però, si dimostra moderatamente ottimista. «Dei 6 grandi
ricercati 4 sono già stati catturati e spediti in Olanda: nessuno può, oggi,
dubitare della buona fede delle autorità serbe» racconta con una punta di
soddisfazione. «Il problema principale è la raccolta delle prove, poiché la
maggior parte dei crimini si è svolta in un luogo, mentre chi li ha commessi
adesso risiede altrove, anche se la cooperazione con le procure degli altri
paesi comincia a funzionare». «Subiamo ogni giorno minacce», conclude, «perché
nell'opinione pubblica è tutt'ora radicata l'idea che si tratti di eroi e non
di criminali di guerra». Il prossimo anno la corte di Belgrado è chiamata ad
emettere numerose sentenze. Eroi o criminali? Sui muri della città, tra le
nuove insegne luminose delle banche italiane, campeggiano in bella mostra i
poster di Karadzic. In lui ed in Ratko Mladic si identifica ancora una parte
consistente della società serba, ma non è possibile voltare pagina e guardare
avanti senza aver fatto i conti con il passato. C'è un aspetto poco conosciuto
conseguente alla frantumazione della Jugoslavia che ci tocca da vicino. In
quattro delle sei repubbliche della federazione l'idioma ufficiale era il
serbo-croato. Oggi in Croazia si parla il croato, in Serbia il serbo, in Bosnia
il bosniaco ed in Montenegro il montenegrino. Tutti si capiscono, ma spesso
fanno finta di non intendersi a sottolineare piccoli elementi di diversità
ingigantiti dalle elites nazionaliste al potere. Nazionalismi e lingue. Quando
le delegazioni di questi paesi giungono a Bruxelles pretendono il servizio di
interpretazione per ciascuna di queste 4 varianti di un'unica lingua.
Nell'Unione Europea vi sono già 23 lingue ufficiali. Circa un terzo del
bilancio del Parlamento europeo, 400 milioni di euro all'anno, se ne va per
interpreti e traduttori. La Croazia sta negoziando l'adesione e se le venisse
riconosciuto il diritto all'uso esclusivo del croato sarebbe poi impossibile
negare lo stesso ai vicini che seguiranno con una assurda esplosione dei costi
già alti della democrazia europea. Quando Malta entrò nel 2004 nell'Ue pretese
lo stesso trattamento linguistico degli altri membri, anche se tutti i maltesi
parlano correntemente l'inglese, l'altra lingua ufficiale della piccola isola.
Il maltese è parlato in Europa da poco più di 400.000 persone e quasi nessuno
degli studenti del vecchio continente si prende la briga di studiare una lingua
di cui molti ignorano perfino l'esistenza. Con il risultato paradossale che
tanti sono ancora i posti vacanti nelle istituzioni comunitarie per interpreti
e traduttori di maltese. La torre di Babele si innalza verso il cielo
proiettando un ombra fosca che mina le fondamenta del processo di integrazione
e concede ampi spazi ai cultori delle piccole patrie protette dai reticolati.
La stazione degli autobus di Belgrado è affollata ad ogni ora del giorno.
Quella ferroviaria che dista solo poche centinaia di metri ha un look dimesso e
trascurato. Ai tempi della Jugoslavia erano parecchi i treni giornalieri che
collegavano le varie località, oggi il servizio è lento ed inefficiente con
locomotive antiquate, binario unico ed orari allegramente flessibili. Il modo
più veloce per raggiungere Skopje, in Macedonia, è l'aereo, ma mi rifiuto di
abbandonare il suolo per soli
( da "ItaliaOggi Sette" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
ItaliaOggi Sette Numero 003 pag. 16 del 5/1/2009 |
Indietro La privacy si semplifica. Un po' CONCORRENZA & MERCATO Di Pagine a
cura di Antonio Ciccia Un vademecum per aziende e pubbliche amministrazioni sul
trattamento dei dati personali Autocertificazione solo per pochi e Dps semplificato
Semplificazione delle misure di sicurezza privacy a due vie: c'è la
autocertificazione (per pochissimi) e c'è il DPS semplificato (a disposizione
di PMI, professionisti ed enti pubblici). Il quadro delle misure di
alleggerimento degli adempimenti per garantire la sicurezza di computer e
trattamenti cartacei si è completato (dopo l'articolo 29 del dl 112/2008) con
il provvedimento del garante del 27 novembre 2008 pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale del 9 dicembre 2008. Lo stesso decreto 112/2008 ha approvato una
prima misura di semplificazione, rivelatasi peraltro del tutto inefficace, per
i trattamenti effettuati con strumenti elettronici da parte
dei soggetti che utilizzano soltanto dati personali non sensibili e che
trattano, come unici dati sensibili, quelli inerenti allo stato di salute o
alla malattia dei propri dipendenti e collaboratori anche a progetto, senza
indicazione della relativa diagnosi, oppure all'adesione a organizzazioni
sindacali o a carattere sindacale. Per questi casi il Dps può essere
sostituito da una autocertificazione di trattare soltanto tali dati in
osservanza delle altre misure di sicurezza prescritte. Due le ragioni dello
scarso successo della misura di semplificazione: da un lato la platea
ristrettissima di soggetti potenzialmente beneficiari (in realtà quasi
nessuno): ad esempio è sufficiente trattare il dato della malattia del figlio
del dipendente in congedo parentale per impedire l'accesso alla cosiddetta
semplificazione; o se si vuole fare un altro esempio è altrettanto sufficiente
trattare i dati relativi alla convinzione politica in relazione alle
aspettative da riconoscere al dipendente investito di una carica elettiva per
bloccare l'autocertificazione. L'altra ragione della scarsa appetibilità di
questa forma di semplificazione sta nell'alto livello di responsabilità anche
penale connessa alla dichiarazione sostitutiva circa l'assolvimento degli
obblighi di sicurezza: non si comprende con quale serenità si possa formulare
questa attestazione se non si è sicuri della regolarità dei trattamenti.
Proprio il meccanismo della autocertificazione da rendere a pena di
responsabilità penali per falsa dichiarazione ha costituito un disincentivo
all'utilizzo di questa cosiddetta semplificazione. Senza contare che per procedere
con tranquillità all'autocertificazione è opportuno rivolgersi a un consulente
almeno informatico, con il risultato che la semplificazione non attenua nemmeno
i costi di consulenza e, allora, tanto vale compilare un DPS completo. IL
PROVVEDIMENTO DEL GARANTE Per gli stessi casi in cui opera la semplificazione
con autocertificazione, ma anche per i trattamenti effettuati da chiunque per
correnti finalità amministrative e contabili in particolare presso piccole e
medie imprese, liberi professionisti e artigiani, il decreto
( da "ItaliaOggi Sette" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
ItaliaOggi Sette
Numero 003 pag. 37 del 5/1/2009 | Indietro I compensi del
cda Le regole per determinare gli emolumenti degli amministratori VARIE Di
Norberto Villa Il compenso e il codice civile Il diritto al compenso degli
amministratori delle società è riconosciuto negli artt. 2364 c.c. e 2389 c.c.:
Le norme richiamano le regole sul mandato, negozio che si presume oneroso.
L'onerosità è, infatti, l'elemento naturale del rapporto tra società ed amministratore.
Buona parte di dottrina e giurisprudenza concordano nell'affermare che il
compenso deve essere liquidato in misura adeguata all'importanza dell'opera ed
al decoro della professione. L'art. 2389 c.c. prevede due diverse modalità di
determinazione del compenso: una modalità ordinaria per cui i compensi sono
stabiliti dall'atto costitutivo o dall'assemblea ed il caso speciale in cui gli
amministratori sono investiti di particolari cariche e pertanto la
remunerazione è fissata dal consiglio di amministrazione, sentito il collegio
sindacale. L'art. 2389 c.c. prevede che la misura del compenso e la
partecipazione agli utili spettanti ai membri del consiglio di amministrazione
e del comitato esecutivo sono stabiliti: dall'atto costitutivo; (oppure)
dall'assemblea. Quindi il potere di determinare il compenso agli amministratori
spetta ai soci: in sede di stipulazione dell'atto costitutivo; oppure, in
mancanza con assemblea ordinaria. All'assemblea possono partecipare e votare
anche i soci amministratori del cui compenso si tratti. Questi non sono,
infatti, automaticamente in situazione di conflitto di interessi con la società
per il solo fatto che nell'assemblea si discute e si decide sul loro compenso,
ma lo possono essere se il compenso proposto è irragionevolmente elevato per la
società. Alla luce di quanto sopra ne deriva che sono i soci a determinare il
compenso degli amministratori o in sede di atto costitutivo o tramite una
delibera assembleare ai sensi dell'art. 2364 c.c.. Il compenso spettante agli
amministratori può essere determinato: preventivamente, cioè prima
dell'assunzione della carica; oppure, successivamente, al termine di ciascun
esercizio sociale o addirittura al termine dell'incarico. In quest'ultimo caso
è prassi frequente quella di autorizzare l'amministratore a prelevare
peridiocamente somme in conto degli emolumenti che saranno in seguito
liquidati. A tal riguardo è opportuno precisare che tale autorizzazione deve
sempre fondarsi su una specifica deliberazione dell'assemblea, e che in mancanza
di essa l'auto-liquidazione di compensi comporta l'obbligo di restituzione alla
società delle somme illegittimamente prelevate o percepite. Il codice civile
stabilisce quindi che i soci definiscano il compenso in una somma determinata
all'atto della costituzione della società, fermo restando che nel corso
dell'attività la misura del compenso potrà rivelarsi inadeguata, legittimando
l'amministratore a richiederne all'assemblea un adeguamento o, in caso di
inerzia di questa, a rivolgersi all'autorità giudiziaria, che provvederà in via
equitativa. L'adeguamento dell'importo del compenso, originariamente
determinato nell'atto costitutivo, non ne rappresenta una vera e propria
modifica con la necessità di deliberarlo in assemblea straordinaria. Il
compenso determinato nell'atto costitutivo, costituisce, infatti, un elemento
non essenziale del contratto sociale, un elemento variabile, la cui
determinazione è rimessa alla deliberazione ed alle procedure più snelle e meno
onerose dell'assemblea ordinaria. Esaminato il primo comma dell'art. 2389 c.c.
occorre soffermarsi sul secondo comma relativo ai compensi per gli
amministratori rivestiti di particolari cariche previste dall'atto costitutivo
o dallo statuto. I compensi di questi ultimi vengono decisi e deliberati dal
consiglio di amministrazione che deve sentire prima della determinazione il
parere del collegio sindacale, che è obbligatorio, ma non vincolante. Le
particolari cariche riguardano le mansioni inerenti a funzioni particolari,
istituzionalmente previste dall'atto costitutivo, quali la carica di
amministratore delegato o di presidente del consiglio di amministrazione.
L'art. 2389 2° co. stabilisce che la remunerazione degli amministratori
investiti di particolari cariche in conformità dell'atto costitutivo è
stabilita dal consiglio di amministrazione, e non dall'assemblea come prevede
il co. 1 del medesimo articolo. Innanzitutto è opportuno verificare quali siano
gli amministratori investiti di particolari cariche. Non rientrano tra le
cariche particolari quelle assunte dai componenti del comitato esecutivo poichè
essi sono richiamati nel 1° comma dell'art 2389 c.c. il quale prevede che le
retribuzioni ad essi spettanti debbano essere stabilite dall'assemblea. Vengono
esclusi inoltre coloro che ricoprono cariche particolari in difetto di una
esplicita disposizione dell'atto costitutivo. Non potrà essere, infatti, il
consiglio di amministrazione a fissare la remunerazione dei titolari di deleghe
atipiche (cioè in forza di una ripartizione interna delle competenze non
prevista dallo statuto ) e neppure degli amministratori che abbiano ricevuto
incarichi professionali. L'attività richiesta all'amministratore non è
propriamente di natura professionale, tuttavia, nell'esercizio della sua
funzione potranno essere, di volta in volta, richieste specifiche competenze
professionali. La prestazione dell'amministratore, in tal caso oggetto del
contratto di amministrazione, non potrà ovviamente costituire allo stesso tempo
oggetto di un distinto rapporto di natura professionale. Una ulteriore
retribuzione sarà dovuta soltanto nel caso in cui la prestazione del
professionista amministratore, avuto riguardo al particolare oggetto della
società, non rientri tra quelle proprie del rapporto di amministrazione. Nessun
compenso aggiuntivo spetterebbe all'amministratore per attività suscettibili di
essere dedotte come rapporto d'opera intellettuale, che siano già dovute in
virtù della carica di amministratore, cui eventualmente si sia stati chiamati
proprio in considerazione del possesso di particolari cognizioni tecniche e
professionali. In virtù di tale distinzione potranno sorgere dei dubbi per quei
casi inerenti a prestazioni di consulenze legali, contabili, finanziarie,
tecniche, poichè ogni volta occorrerà chiedersi se tali specifiche prestazioni
rientrino già nell'attività richiesta quale oggetto del contratto di
amministrazione. La consulenza che tali esperti conferiscono costituisce
proprio la ragione per la quale tali soggetti sono stati scelti come
amministratori ed è, quindi, necessario usare una certa cautela prima di
affermare che si tratta di una consulenza che non rientra nei compiti normali
degli amministratori. Partendo dal presupposto che la prestazione professionale
non rientra nei compiti specifici dell'amministratore, la giurisprudenza
pretende il conferimento di un esplicito incarico per tali incombenze. Vi sono
situazioni in cui il compenso è determinato dal giudice. Il compenso
costituisce, come precedentemente anticipato, un diritto dell'amministratore,
pertanto, quest'ultimo, di fronte all'inerzia del competente organo
assembleare, potrà rivolgersi all'Autorità Giudiziaria affinchè determini il
relativo importo da corrispondergli adeguatamente all'attività svolta. Una
volta accertato il diritto al compenso dell'amministratore, l'Autorità
Giudiziaria deve valutare quali criteri ed indici adottare nella determinazione
del compenso. La valutazione che deve compiersi ha natura equitativa in
relazione all' attività svolta concretamente dall'amministratore, dalle dimensioni
patrimoniali della società e dai risultati di gestione. Tale valutazione può
comunque tenere in considerazione elementi tratti dalle tabelle professionali
in relazione al tipo di prestazioni offerte ed alla qualità professionale
dell'amministratore. Quindi, senza un effettivo conferimento di incarico,
l'amministratore non potrà pretende una doppia retribuzione. Una volta
stabilite quali sono le modalità tramite le quali viene determinato il compenso
da attribuire all'amministratore, è opportuno verificare che forma può assumere
tale remunerazione. Il compenso degli amministratori può consistere: in un
compenso in misura fissa (annuale, mensile o per l'intera durata della carica);
in una partecipazione agli utili in una forma di retribuzione mista. Non pare
invece ammesso rapportare il compenso degli amministratori al fatturato: “Non è
consentita una remunerazione legata al fatturato dell'esercizio, perchè si
tratta di un parametro che non scontando i costi dell'esercizio è idoneo a
superare, in concreto, il limite fissato cogentemente dall'art. 2431 c.c. a
tutela del patrimonio sociale” (Tribunale di Milano, 1 settembre 1987, Riv.
dir. comm. 1988, II, 281).. La remunerazione in misura fissa può prevedere una
somma in denaro o in natura corrisposta periodicamente, “una tantum” o con un
gettone di presenza legato alle riunioni del
consiglio, oppure essere quantificato come rimborso spese. Il legislatore
lascia, quindi, gli organi sociali ampia libertà di stabilire in concreto la
forma del compenso ed i tempi del pagamento. Il compenso variabile degli
amministratori può essere attribuito in proporzione agli utili o ad altri
parametri che possono essere di ordine economico e gestionale. La forma di
retribuzione “mista” riconosce all'amministratore un compenso fisso in aggiunta
ad una quota di partecipazione agli utili della società. La funzione di tale
forma di retribuzione è evidentemente quella di coinvolgere maggiormente gli
amministratori, collegando il corrispettivo dovuto per la loro attività ai
risultati di gestione. Compenso e partecipazione agli utili hanno
caratteristiche diverse. Il primo ha come elementi caratterizzanti la certezza
dell'importo e l'obiettiva maturazione; il secondo l'aleatorietà poichè, se
durante l'esercizio non si producono utili, l'amministratore non ha diritto ad
alcun compenso e la variabilità. Gli amministratori retribuiti sulla base di
una partecipazione agli utili diventano in qualche misura partecipi del rischio
d'impresa, tenendo comunque conto che essi non partecipano alle perdite, ma
corrono soltanto il rischio di non ricevere alcunchè in caso di andamento
negativo della società. La misura degli utili viene determinata sulla base
della disposizione di cui all'art. 2432 c.c. che prevede che la partecipazione
agli utili vada computata sugli utili netti risultanti dal bilancio, fatta
deduzione delle quote di riserva legale. E' quindi evidente che momento
fondamentale nel procedimento che porta a stabilire la misura della
retribuzione dell'amministratore sia quello della deliberazione assembleare di
approvazione del bilancio. Il compenso può essere corrisposto, inoltre, in
denaro o con altri mezzi di remunerazione. I compensi in natura costituiscono
retribuzione a tutti gli effetti, anche fiscali e previdenziali. Tra i beni in natura
vi possono essere ricompresi anche in cosidetti “benefits”, quali per esempio,
l'automobile aziendale, concessa anche per uso personale, l'abitazione offerta
in uso da parte della società ovvero il pagamento da parte della società del
canone di locazione dell'appartamento abitato dall'amministratore. Tecniche di
remunerazione degli amministratori Le forme più comuni di remunerazione degli
amministratori possono, quindi, riassumersi nelle seguenti: 1.compenso in
denaro o natura; 2.partecipazione agli utili; 3.stock option; 4.trattamento di
fine mandato. 1.La remunerazione può prevedere la corresponsione di una somma
di denaro oppure di beni o servizi concessi “gratuitamente” o a condizioni di
favore all'amministratore. Tali somme o valori possono essergli corrisposti
'una tantum', con cadenza periodica o tramite il riconoscimento di un 'gettone
di presenza legato alla partecipazione alle riunioni
del consiglio. 2.L'amministratore può anche essere remunerato tramite la
partecipazione agli utili. In tale caso gli amministratori vengono maggiormente
coinvolti, poichè il corrispettivo a loro dovuto per la loro attività viene
collegato con i risultati di gestione. Gli amministratori che accettano di
essere retribuiti in base ad una partecipazione agli utili diventano in qualche
misura partecipi del rischio d'impresa anche se essi non partecipano alle
perdite; in caso di risultato negativo potranno non ricevere alcunchè quale
corrispettivo per l'attività prestata. La misura degli utili viene determinata
sulla base della disposizione di cui all'art. 2432 c.c. che prevede che la
partecipazione agli utili vada computata sugli utili netti risultanti dal
bilancio, fatta deduzione della quota di riserva legale. Ne discende che il
momento determinante, nel procedimento che porta a stabilire la misura della
retribuzione dell'amministratore, sia quello della deliberazione assembleare di
approvazione del bilancio. 3.L' amministratore può anche essere remunerato
tramite le cosiddette stock-option. Quest'ultima è una particolare forma di
retribuzione che cumula la partecipazione agli utili ed i compensi in natura.
Il diritto di opzione consente agli amministratori di acquistare ad un prezzo
predeterminato, un quantitativo di azioni della società amministrata, alla
scadenza di un determinato periodo di tempo. Si tratta di azioni di proprietà
della società offerte in opzione, in generale, ad un prezzo inferiore o al
limite uguale al valore di carico o di mercato, in modo da rendere conveniente
l'esercizio dell'opzione alla scadenza. 4.All'amministratore può competere
infine anche il trattamento di fine rapporto, o, per meglio dire il trattamento
di fine mandato. Tale diritto deve essere specificamente previsto dallo statuto
o dall'assemblea (art. 2389 del c.c.). LE REGOLE DEL TUIR Deducibilità del
compenso In virtù di quanto indicato nell'art. 95, comma 5 del Tuir i compensi
spettanti agli amministratori sono deducibili nell'esercizio in cui sono
corrisposti. La norma richiamata introduce dunque, per il caso di specie, una
deroga al principio generale fissato dall'art. 109 del Tuir secondo cui “i
ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi (...) concorrono a
formare il reddito nell'esercizio di competenza”. Come sarà più
dettagliatamente esposto in uno dei successivi paragrafi viene anche disposto
che i compensi erogati sotto forma di partecipazione agli utili sono deducibili
anche se non imputati al conto dei profitti e delle perdite. Si può dunque
affermare che la deducibilità nell'esercizio di corresponsione è individuata
quale regola generale, indipendentemente dalla modalità di commisurazione del
compenso stesso (in denaro o in natura o quale partecipazione agli utili). Per
effetto della classificazione del reddito degli amministratori, occorre porre
particolare attenzione nei pagamenti effettuati dalle società nel mese di
gennaio (per le società con esercizio sociale coincidente con l'anno solare).
Infatti, il criterio di cassa allargata vale solo per i redditi di
amministratore assimilati a quelli di lavoro dipendente, ma non per i redditi
percepiti in qualità di libero professionista. Così, ad esempio, una somma
corrisposta il 9 gennaio 2009 sarà deducibile: nell'esercizio 2008 se il
percettore consegue tali redditi nell'ambito di quelli assimilati al lavoro dipendente;
nell'esercizio 2009 se il percettore consegue tali redditi nell'esercizio della
sua attività professionale. Posto che il lavoratore autonomo assoggetta a
tassazione i compensi secondo l'ordinario criterio di cassa (senza proroghe al
12 gennaio) e pertanto quanto percepito come amministratore diverrebbe
imponibile soltanto nel periodo di imposta 2002, anche la società potrà dedurre
i compensi soltanto in tale periodo, con ciò assicurando la necessaria
coincidenza temporale tra tassazione in capo all'amministratore e deducibilità
della spesa in capo alla società. Infatti, come chiarito dalla circ.min. n.
54/E del 19 giugno 2002 (punto 9), il cosiddetto criterio di “cassa allargata”
trova applicazione solo in relazione ai redditi assimilati a quelli di lavoro
dipendenti corrisposti da soggetti titolari di reddito di impresa,
rappresentando un'eccezione rispetto al criterio di cassa “ordinario” (ad
esempio, i compensi corrisposti in data 9 gennaio 2002 da titolari di reddito
autonomo ai propri dipendenti sono deducibili soltanto nell'esercizio 2002). In
ipotesi di pagamento del compenso in esercizio successivo a quello di
competenza, potrebbe sorgere la necessità per la società di dare adeguata
evidenza alla fiscalità differita. Infatti, quando il compenso relativo
all'anno 2008 viene pagato nel 2009, la società deve operare una corrispondente
variazione in aumento in sede di dichiarazione dei redditi, con conseguenti
maggiori imposte a carico dell'esercizio che verranno in seguito recuperato con
una pari variazione in diminuzione nell'esercizio di pagamento del compenso. La
società quindi anticipa delle imposte a carico di esercizi futuri ed ha titolo,
ricorrendone i presupposti (ossia una ragionevole certezza di conseguire nei
periodi di imposta futuri redditi imponibili tali da recuperare le imposte
anticipate), di iscrivere un credito per imposte anticipate. Così, supponendo
un compenso di 100.000 euro deliberato per l'anno 2008, ma pagato nel 2009, la
società potrebbe iscrivere un credito per imposte anticipate pari a 27.500 euro
(pari 100.000 moltiplicato per l'aliquota irpeg vigente del 27,5% ed
ipotizzando la non deducibilità del compenso ai fini Irap). La congruità del
compenso La misura del compenso non è prederminata per legge. Anzi spesso la
stessa è oggetto di vere e proprie trattative tra società e amministratori
anche se rimane sovrano il potere dell'assemblea circa la decisione in merito.
Non si può nascondere che la misura dei compensi nelle realtà societaria di più
piccole dimensioni sia a volte usate come strumento variabile al fine di
ottenere risultati (civilistici e fiscali) in linea con le aspettative.
Conseguentemente a ciò non è da poco che è aperto il dibattito circa la liceità
di qualsiasi comportamento tenuto in ordine alla misura dei compensi
corrisposti ai consiglieri. L'ultima sentenza pro fisco è stata emessa dalla
Corte di Cassazione (sentenza n. 20748 del 12 giugno 2006, depositata il 25
settembre 2006), che ha riconosciuto all'Amministrazione finanziaria il potere
di valutare la congruità delle somme corrisposte a titolo di compenso ai soci e
disconoscerne la deducibiltà in capo alla società in caso di erogazione di
somme evidentemente incongrue. Nella fattispecie, si era in presenza
di somme riconosciute agli associati in partecipazione in misura del tutto
sproporzionata alle dimensioni societarie ed ai compiti svolti dagli associati.
La questione presenta notevoli punti di contatto con la problematica dei
compensi agli amministratori, laddove la Corte annota che “rientra nei poteri
dell'Amministrazione finanziaria valutare la congruità dei costi e dei ricavi
esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni e procedere alla loro rettifica
anche se non ricorrono irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o
vizi degli atti giuridici compiuti nell'esercizio di impresa”. In presenza di pattuizioni palesemente inverosimili, a nulla
rileva la correttezza degli adempimento sotto il profilo formale, quali
l'annotazione delle delibere nei libri sociali e gli accordi contrattuali
regolarmente registrati. Se gli atti dei contribuenti “non rispondono ai canoni
dell'economia”, l'ufficio può legittimamente disconoscere la deducibilità dei
costi imputati a conto economico. Sulla questione l'orientamento
giurisprudenziale non è tuttavia univoco, anche a livello della Corte di
Cassazione. I supremi giudici hanno infatti in passato oscillato tra la tesi
dell'insindacabilità dell'operato della società in merito ai compensi
corrisposti agli amministratori (ben inteso nel rispetto della certezza e determinabilità
oggettiva del costo sostenuto) ed il riconoscere la fisco il potere di
rettificare l'operato della società in presenza di
comportamenti giudicati anti-economici, in quanto non ricollegabili a valori di
mercato. Nel dettaglio, due sentenze della corte di Cassazione (27 settembre
2000 n. 12813 e 30 ottobre 2001 n. 13478), avevano giudicato legittima l'azione
rettificatrice dell'Ufficio. In sostanza, veniva riconosciuto agli organi
accertatori il potere di valutare nel merito le scelte di carattere economico
dell'impresa e di procedere a rettificare la deducibilità fiscale dei compensi
riconosciuti agli amministratori qualora si fosse ravvisata una dissimmetria
rispetto ai valori comunemente riscontrati nella vita economica aziendale. Pur
se nelle concrete fattispecie non si potevano disconoscere elementi di ragione
sostanziale all'operato dell'ufficio, l'avallare un simile operato dà luogo a
scenari poco rassicuranti, in cui la certezza in merito alla deduzione dei
compensi può essere minata alle fondamenta. A favore della tesi
dell'impossibilità ad esprimere giudizi di congruità sui compensi da parte
dall'Amministrazione finanziaria vi è invece la sentenza della Corte di
Cassazione n. 21155 del 23 maggio 2005 (depositata in data 31 ottobre 2005), che
ha confermato quanto già deciso dalla suprema corte con la sentenza n. 6599
depositata il 9 maggio
( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Pagina III - Milano
Sul Pirellone-bis l´ombra della corruzione Sette
indagati e accuse che vanno dalla corruzione alla
concussione, dal traffico illecito di rifiuti alla turbativa d´asta. è lo
scandalo del "nuovo Pirellone", un´inchiesta giudiziaria approdata a
Milano da Potenza. Secondo l´accusa i costi dei lavori per la costruzione del
nuovo palazzo della Regione, in via Melchiorre Gioia, sarebbero stati
gonfiati ad arte: nel mirino dei pm milanesi Di Maio e Pirrotta, ora, ci
sarebbero i rapporti «poco chiari» tra Infrastrutture Lombarde spa, la ditta
committente dell´opera (controllata dalla Regione), e la Impregilo. Gli
indagati sono funzionari e dirigenti delle due società mentre non risultano
coinvolti esponenti politici. E sulla scarsa trasparenza degli «enti regionali
collegati direttamente o indirettamente alla Regione» punta il dito anche il
consigliere regionale dei Verdi Carlo Monguzzi. DAVIDE CARLUCCI A PAGINA II
( da "Nazione, La (Firenze)" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
POLITICA pag.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE LAVORO E C data: 2009-01-05 - pag: 15
autore: Consulenza ai lavoratori. In vigore il decreto che fissa nuovi paletti
per l'assegnazione dei rimborsi Regole rigide per i patronati I contributi
dipendono dai punteggi attribuiti alle prestazioni svolte Francesco Machina
Grifeo Offrono consulenza gratuita ai lavoratori (italiani e immigrati) e ai
pensionati sui temi più disparati in materia di lavoro: dai fondi pensione alle
vertenze in materia di sicurezza sul lavoro. E possono supportare anche chi
ricerca un posto di lavoro. Stiamo parlando dei patronati, che in Italia fanno
capo a 26 Istituti ufficialmente riconosciuti, la cui costituzione può essere
promossa da confederazioni o associazioni nazionali di lavoratori che
rispettino determinati requisiti. La consulenza per l'assistito è gratuita,i
patronati, infatti ricevono rimborsi direttamente dallo Stato. E anche sulla
questione dei rimborsi va a incidere il decreto attuativo della riforma del
2001 entrato in vigore lo scorso 1Ú gennaio dopo ben otto anni, al posto dei
novanta giorni previsti dalla legge. L'impressione è quella di voler fissare
paletti e controlli più severi in un settore cresciuto a dismisura. Da molti
ritenuti una riserva di caccia dei sindacati, i patronati sono stati salvati
una prima volta dalla Consulta nel 2000, non ammettendo il referendum
abrogativo, e poi, durante il passato Governo, dalla bocciatura di un
emendamento dell'opposizione al Dl Bersani che voleva aprire il settore a
professionisti e associazioni dei consumatori. La legge prevede che sulla base
di un punteggio (ogni punto vale 54 euro) attributo alle singole prestazioni di
assistenza di carattere previdenziale, sociale, per danni da lavoro, e ora
anche di assistenza agli extracomunitari, i patronati ricevano un contributo
annuale, dopo una verifica a campione fatta dal ministero del Lavoro. Fra le
novità della riforma va segnalato il riequilibrio dei fondi statali per le
prestazioni di assistenza (90%), a discapito delle spese per il personale che
scendono dal 20% al 10% del totale dei finanziamenti. Una misura che colpirà
soprattutto le organizzazioni minori e la proliferazione degli enti sul
territorio. Il rafforzamento delle competenze ispettive delle direzioni
provinciali del lavoro passa, invece, per i nuovi obblighi contabili che
prevedono una reportistica minuta delle pratiche aperte, della struttura e
delle attività del patronato. Nella stessa direzione va anche l'istituzione di una commissione ministeriale per monitorare
l'attuazione della legge. Va nel segno della razionalizzazione delle attività
lo stop al "gettone" per il contenzioso, cui in precedenza era
assegnato un punteggio (30 punti) per il semplice fatto di promuovere il
giudizio, cosa che spesso si traduceva in un incentivo alla litigiosità.
E così l'assegnazione di punteggi extra per gli interventi avviati in modalità
telematica. Regole più rigide sono state previste anche riguardo la gestione
delle sedi che devono essere funzionalmente autonome non solo l'una dall'altra,
per evitare duplicazioni fittizie, ma anche rispetto all'organizzazione
promotrice, occupando locali diversi con propri servizi anche se ubicate nella
medesima struttura. La presenza sul territorio può
essere articolata in una sede centrale con almeno 12 dipendenti (di cui
( da "Affari Italiani (Online)" del 05-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
MilanoItalia Milano/
Nuovo Pirellone, ipotesi di corruzione per i vertici
Impregilo Lunedí 05.01.2009 09:02 Ombre. Sono quelle che si allungano sulla
costruzione, in via Melchiorre Gioia, della nuova sede della Regione Lombardia.
I lavori, appaltati da Infrastrutture Lombarde spa al Consorzio Torre (nel
quale la società Impregilo ha una quota superiore al 90 per cento) per un
importo di oltre 185 milioni di euro, sono finiti, per presunte irregolarità,
nel mirino dei carabinieri per la tutela dell'ambiente. In un rapporto di oltre
50 pagine, fondato per gran parte su intercettazioni telefoniche i militari
hanno ipotizzato vari reati (dalla concussione, alla corruzione,
dalla turbativa d'asta alla truffa, alle false fatturazioni) a carico, tra gli
altri, di un alto dirigente di Infrastrutture Lombarde spa (società con
capitale interamente della Regione Lombardia) e di alcuni dirigenti di
Impregilo. I filoni investigativi seguiti dai carabinieri sono stati diversi: i
fatti penalmente rilevanti sono stati portati all'attenzione del pm potentino
Henry John Woodcock e da questi trasmessi, per competenza territoriale, alla
Procura di Milano. L'indagine è derivata da intercettazioni svolte
nell'inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, in particolare sul
conto dell' imprenditore materano Francesco Rocco Ferrara, arrestato per ordine
della magistratura di Potenza e coinvolto, secondo i carabinieri, anche in
alcune delle presunte irregolarità rilevate nei lavori per la nuova sede della
Regione Lombardia. Alcune delle presunte irregolarità rilevate dai carabinieri
avrebbero riguardato, in particolare, un subappalto per lo smaltimento di
materiali contaminati da idrocarburi, affidato dal Consorzio Torre ad un'impresa
riconducibile all'imprenditore Ferrara; e rapporti non lineari - che, ritengono
i militari, lascerebbero ipotizzare interessi economici - tra un alto dirigente
di Infrastrutture Lombarde Spa e alcuni dirigenti di Impregilo. Fatti di
rilievo penale sarebbero emersi anche nel corso delle indagini che i
carabinieri hanno svolto su altri subappalti, tra i quali quello, da circa otto
milioni di euro, per i frangisole da sistemare sugli edifici della nuova sede
regionale; e nel frequente ricorso alle varianti per ampliare a dismisura,
secondo i militari, il costo dell'appalto. NESSUN POLITICO
- Non c'è per ora alcun politico indagato nell'inchiesta sui lavori per la
costruzione della nuova sede della Regione Lombardia, aperta dalla Procura di
Milano in seguito alla trasmissione, per competenza territoriale, da parte
della Procura di Potenza di un rapporto che i carabinieri per la tutela dell'ambiente
hanno depositato nell'ambito dell'inchiesta sulle estrazioni petrolifere in
Basilicata. Fonti della procura milanese hanno fatto solo sapere che
attualmente, tra le persone iscritte nel registro degli indagati - una decina -
"non c'è alcun politico". IL RAPPORTO - Il rapporto dei carabinieri,
datato ottobre 2008 e depositato al Tribunale del Riesame di Potenza nell'ambito
dell'inchiesta sull'estrazione del petrolio in Basilicata, è stato trasmesso a
Milano circa un mese fa. La relazione sulle presunte irregolarità per la
costruzione della nuova sede della Regione Lombardia, prima finita sul tavolo
del Procuratore aggiunto Corrado Carnevali, è ora al vaglio dei pm titolari
dell'inchiesta, Frank Di Maio e Paola Pirotta. La segnalazione dei carabinieri
vede coinvolti, con l'ipotesi di truffa aggravata ai danni della stessa Regione
Lombardia e falso, l'imprenditore materano Francesco Rocco Ferrara (già
arrestato per ordine della magistratura potentina), Giovanni Iannilli,
responsabile dell'ufficio acquisti di Impregilo, Marco Pirovano, addetto
all'ufficio approvvigionamento sempre di Impregilo e Armando Cattaneo, ex direttore
generale dei lavori del Consorzio Torre per conto ancora di Impregilo. L'Arma
ha ipotizzato anche i reati di traffico illecito di rifiuti nei confronti di
Ferrara e di turbativa d'asta nei confronti di Giulio Antonio Rognoni,
direttore generale di Infrastrutture Lombarde, di Alberto Rubegni,
amministratore delegato di Impregilo e di Gaetano Salonia, presidente del
Consorzio Torre. Rognoni è stato anche segnalato per concussione mentre
Rubegni, Salonia e Luciano Ciapponi, direttore tecnico di Impregilo, per corruzione. LA REPLICA DI IMPREGILO - A proposito
dell'inchiesta su presunte irregolarità negli appalti per la costruzione della
nuova sede della Regione Lombardia a Milano, in serata l'Impregilo ha ribadito
«la piena correttezza dell'operato della società». Attraverso un portavoce il
maggiore gruppo di engeneering italiano, controllante del Consorzio Torre
direttamente citato nell'inchiesta, aggiunge di avere "piena fiducia
nell'operato della magistratura".
( da "Stampa, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
CONSIGLIO.IL
DOCUMENTO Cogne, il Comune sfida la crisi Ok della maggioranza «Le risorse
impegnate per ambiente e sociale sono incoraggianti» [FIRMA]JOËLLE CUNÉAZ COGNE
«Un'audace dichiarazione d'intenti». E' questo il commento generale al bilancio
di previsione pluriennale, l'ultimo giorno del 2008 dal Consiglio comunale di
Cogne. «Prendiamo atto - ha detto soddisfatto il consigliere Lino Savin -
dell'impegno preso dall'amministrazione riguardo a progetti di cui si discute
da anni. I cittadini si aspettano un "colpo di reni" e le risorse
impegnate nei settori sociale e ambientale sono una risposta incisiva e
incoraggiante». Tra i capitoli del bilancio relativo al 2009, che pareggia
sulla cifra di 7,025 milioni di euro, l'accensione di mutui finalizzati a
concretizzare progetti a lunga scadenza si colloca in evidente controtendenza
rispetto alle strategie finanziarie adottate in passato. «La prudenza,
auspicata dallo stesso revisore dei conti, è d'obbligo - ha ribadito il sindaco
Bruno Zanivan - considerata la delicata congiuntura in cui versa l'economia
mondiale, tuttavia taluni interventi sono oggi inderogabili. Intendiamo operare
all'insegna della continuità, privilegiando il sostegno alle associazioni
locali, alle società compartecipate e allo sviluppo di edifici e impianti
pubblici». Alla società Funivia Gran Paradiso andranno 200 mila euro, 60 mila alla
Grand Eyvia Cogne Energie srl; 10 mila euro saranno impegnati per il recupero
della chiesa in località Molina, 30 mila per l'assetto della cabina di
trasformazione di rue Grand Paradis e 255 mila per i lavori di arginatura del
torrente Valeille. Cospicui investimenti interesseranno anche la scuola di
Gimillan e le strutture semi-interrate per la raccolta dei rifiuti; 605 mila
euro saranno adibiti al recupero dell'alpeggio Sylvenoire e 600 mila
all'edificazione di una nuova sede per i volontari del servizio civile. Alle
spese correnti - ovvero ai servizi finanziario, tecnico, amministrativo e alla
polizia municipale - saranno destinati 3,68 milioni di euro mentre ammonta a
2,484 milioni l'impegno previsto per le spese in conto capitale. L'imposta
comunale sugli immobili e la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani
rappresentano la principale voce delle entrate tributarie, per un totale di un
milione 457 mila euro. I proventi derivanti dalla vendita dell'energia
elettrica prodotta dalla centrale di Lisardey (125 mila euro), da mensa e
trasporto scolastici (35 mila 600 euro), da parchimetri e fitti di fabbricati
costituiscono secondo il sindaco Zanivan «un'ulteriore boccata d'ossigeno». Il
Consiglio ha poi approvato all'unanimità il rinnovo della convenzione tra la
Comunità montana Grand Paradis e i Comuni che ne fanno parte per l'esercizio in forma associata di funzioni quali, in particolare,
lo smaltimento dei rifiuti e i servizi destinati ad anziani e disabili.
Resteranno invariate per il 2009 le indennità di carica al sindaco e agli
assessori e il gettone di presenza ai consiglieri. I lavori si
sono conclusi con gli auguri di buon anno e il plauso del primo cittadino per
l'impegno profuso dagli amministratori in occasione delle eccezionali
nevicate registrate a metà dicembre.
( da "Trentino" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Dirigenti, raffica
di nomine in Provincia Confermati Rodaro a Bruxelles e Cesarini Sforza alla
Prevenzione Per il Comitato per la qualificazione della spesa pubblica guidato
dal professor Cerea e composto da otto membri sono previsti compensi e rimborsi
per 150 mila euro all'anno TRENTO. Gente che va, ma che soprattutto viene. Tra
vecchio e nuovo anno nel palazzo di piazza Dante della Provincia dovrebbe
essere installata una porta girevole. Nell'ultima seduta del 2008, la giunta
provinciale ha provveduto a confermare nell'incarico molti dirigenti. Non solo,
ha anche nominato una lunga serie di comitati, osservatori e organismi dei più
vari, quasi tutti con compenso d'ordinanza. Confermati per due anni gli alti
dirigenti Ivano Dalmonego e Paolo Duiella, ma confermati anche il responsabile
dell'ufficio di Bruxelles Vittorino Rodaro e il dirigente della Prevenzione
rischi Gianfranco Cesarini Sforza. La lista dei confermati in Provincia è
lunga. Si inizia con Vittorino Rodaro, capo dell'ufficio rapporti con l'Unione
europea. Confermato per due anni, il dirigente percepirà un compenso di circa
98 mila euro lordi all'anno, comprensivi di 40.908 euro di indennità per lavoro
all'estero. L'ingegner Gianfranco Cesarini Sforza, responsabile del Servizio
prevenzione rischi, è stato confermato per cinque anni. La dottoressa Laura
Boschini è stata confermata a capo del Servizio Utilizzazione delle acque
pubbliche per 5 anni. L'architetto Sandro Flaim è stato confermato per 5 anni
come dirigente alla Soprintendenza ai beni archeologici. Inoltre, è stato
rinnovato l'incarico speciale per le problematiche giovanili del dipartimento
istruzione alla dottoressa Elena Eccher. Novità anche all'Agenzia del lavoro,
dove la dirigente Rita Dalla Torre, che va in pensione, verrà sostituita dal
dirigente generale del Dipartimento Nicola Cenname. Il dirigente del
Dipartimento programmazione Diego Loner sostituirà Giuliano Corradini alla
guida della cultura. Rinnovato l'incarico speciale presso il Dipartimento
politiche sociali e del lavoro a Sergio Antonio Poli. Rinnovato l'incarico al
direttore dell'Ufficio strade statali Mario Monaco. Molti gli organismi formati
da professionisti esterni che sono stati nominati. La giunta ha deliberato che
la spesa per i compensi e i rimborsi dei membri del Comitato di ricerca non
dovrà superare i 27 mila euro. Per il funzionamento del Comitato scientifico
per la ricerca e l'innovazione, invece, è stata prevista una spesa di 35 mila
euro. Per il Comitato per lo sviluppo provinciale e il
nucleo di valutazione degli investimenti pubblici sono previsti compensi di
1.800 euro al mese, e di 2.025 per il presidente. Per i componenti del
Consiglio provinciale dell'Istruzione sono previsti gettoni di presenza o un assegno annuale, a seconda della qualifica, di 8.100 euro
all'anno. Per il Comitato per la qualificazione della spesa pubblica, guidato
da Gianfranco Cerea, è prevista una spesa per compensi, rimborsi e pasti
di 150 mila euro all'anno. Il Comitato è composto da 8 membri. (u.c.)
( da "Alto Adige" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Gaza 1 / Ebrei
onesti, Gaza 1 / Ebrei onesti, vi prego, fermate Israele Voglio dire a voi
palestinesi che soffro e sono con voi con tutta me stessa e che provo una
profonda pena e rabbia per la viltà di chi pur avendo cuore e potere lascia che
questo "peggio che nazista Israele" compia questo vostro Olocausto. E
a voi, ebrei onesti del mondo, che so che senz'altro state soffrendo come me,
perché col vostro così completo silenzio lasciate che il mondo possa pensare
che siete complici di questo bestiale massacro? Io ho il cuore dalla vostra
parte, ebrei onesti del mondo, ma Israele in questo momento mi fa ribrezzo.
Coraggio, scuotetevi, che è tempo di fare chiarezza. Serena Davoli BOLZANO Gaza
2 / Ma l'Italia non può stare a guardare Dalla Ladinia una piccola occhiata ad
Israele e Gaza. Uno scuotimento di testa. L' Italia non può stare a guardare!
Su quello che sta succedendo in Medio Oriente: probabilmente "perdona loro
perché non sanno quello che fanno". Christian Ferdigg Gaza 3 / Ma qui
massacrano donne e bambini So benissimo che quanto dirò non cambierà nulla
nella situazione di massacro spietato che è in atto a Gaza. Ma almeno mi sia
permesso tramite il vostro giornale esprimere tutta la mia solidarietà alla
popolazione civile palestinese. La tecnologia bellica che mediaticamente viene
dimostrata nella perfezione dei bombardamenti è pura propaganda, perché la
massa degli obiettivi sono edifici civili che vengono distrutti assieme alla
povera gente che li occupa. Che gli israeliani colpiscano scientificamente i
covi dei guerriglieri ma la smettano di massacrare senza pietà alcuna donne,
bambini, persone inermi. Gli ebrei da vittime a cui va tutto il rispetto e la
pietà, durante la persecuzione e il loro sterminio, va dato anche tutto il
ribrezzo e l'urlata disapprovazione, per la smisurata risposta che ogni volta
usa per ritorsioni contro fazioni che con il terrorismo contro di loro
combattono. Da vittime a spietati carnefici. Anche su di voi popolo di
Israelegraverà il giudiziodella storia, che nulla insegna, sarà il giudizio
della verità e che le generazioni che verranno caleranno sopra di voi come un
macigno. Che la forza della pace possa illuminare le coscienze di tutti.
Antonio Falciani Grazie giudice Mori per il suo intervento Grazie Giudice Mori,
per il coraggio civile - ormai così istituzionalmente rarefatto - e per aver
fatto capire ai più, tramite la Sua ampia e puntuale riflessione (con
l'articolo pubblicato dall'Alto Adige sabato scorso), che il malfunzionamento
della Giustizia in Italia è imputabile solo - o quasi - alla inettitudine della
classe politica. Quindi perché la Giustizia si
"alzi e cammini", tornando ad esprimere, compiutamente, il senso del
nome con cui viene appellata, dobbiamo provvedere a cambiare in massa le
"vagonate" di politici, per cominciare il farraginoso, costosissimo e
controproducente sistema bicamerale. Politici spesso riottosi ed incompetenti
resi, in alcuni casi, politicamente longevi da un
perverso sistema che li immortala, sempre politicamente,
al punto da creare un presidente emerito della Repubblica dalle ceneri di un
tramontato Capo dello Stato - senza contare i numerosi senatori a vita -.
Neanche a Cuba, con esclusione del palese atto di nepotismo, esiste un sistema
del genere. No non siamo solo alla cosiddetta "frutta", siamo alla
più nera "fame " di buon senso, nella più totale indigenza Sociale,
illusi/delusi da un incomprensibile concetto di libertà frustrata da una
pletora di personaggi facili al compromesso perché è di esso e con esso
sopravvivono politicamente. Coraggio Giudice Mori e,
per quel che può servire, buon lavoro. Giovanni Meli BOLZANO Quei «poveri»
politici e i soldi finiti chissà dove Numerosi politici italiani si proclamano
vittime della magistratura o di altro. Però non spiegano dove siano finite le decine
di milioni di euro per le discariche in Calabria, la spazzatura a Napoli, i
lavori per il metrò di Napoli che durano da oltre venti anni. Le lottizzazioni negli ospedali, la corruzione
sistematica nell'Avellinese e nel Beneventano. Dulcis in fundo: la malavita
organizzata - mafia, camorra, 'ndrangheta - che la buona politica avrebbe dovuto arginare e che invece dilaga e sguazza in un mare
di corruzione. Di chi la colpa? Giuseppe Costantino Ma come diavolo
devo spazzare questa neve? A Bolzano abbiamo avuto due belle nevicate
quest'inverno. Nell'ultimo "Bolzano Notizie", pagina 7, si legge che
"...la parte dei marciapiedi pubblici (...) antistanti immobili privati
vanno sgomberati a cura dei rispettivi proprietari. A questo proposito vorrei
porre all'amministrazione comunale (per la quale, per inciso, ho votato) alcune
domande. Deve essere sgomberato tutto il marciapiede, indipendentemente dalla
sua larghezza, oppure basta un passaggio e, in questo caso, è prevista una
larghezza minima? Dove bisogna mettere la neve tolta dal marciapiede? Penso
sulla strada. Ma se a fianco del marciapiede corre una ciclabile, come per
esempio in via Roma, oppure sono parcheggiate per il lungo delle automobili,
che così non potrebbero più manovrare, come ci si deve comportare? Entro quanto
tempo dalla fine della nevicata i proprietari degli immobili devono provvedere
allo sgombero della neve? In conclusione mi premerebbe poi sapere a chi spetta
far rispettare questa norma e quante contravvenzioni per mancato rispetto sono state
elevate in questi ultimi mesi. Mario Scolati BOLZANO A proposito di befana e
incidenti sugli sci... Chi, come il sottoscritto, crede alla befana, a Babbo
Natale e ai folletti nei boschi, crede naturalmente anche quando qualcuno
racconta che gli innumerevoli incidenti sulle piste da sci non dipendono dalla
quantità di gente che scende. Michil Costa CORVARA Bandiere Usa salve è
l'effetto Obama Vedo che nelle manifestazioni di questi giorni di arabi e
palestinesi, vengono bruciate bandiere di Israele ma non più quelle Usa. E'
bastato che venisse eletto Obama per mutare immediatamente quello che fino a
due mesi fa era odio antropologico e inestinguibile. Potenza delle elezioni,
potenza della democrazia americana! Luigi Fressoia
( da "Nuova Sardegna, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
di Filippo Peretti
Ricucita l'alleanza. E oggi Soru dà il via Tentativi di superare la rottura col
Ps Forse una lista dei dissidenti del Psd'Az Oggi la Convention per attirare i
più giovani con il rinnovamento CAGLIARI. L'alleanza di Centrosinistra è
(quasi) fatta: per ora non ci sono i socialisti del Ps, che però gli altri partiti sperano ancora di recuperare in extremis, ma sono
arrivati i dissidenti del Psd'Az. Con l'appoggio di tutte le altre sigle,
ribadito ieri nel primo vertice collegiale, Renato Soru apre questo pomeriggio
la campagna elettorale verso il voto anticipato del 15 e 16 febbraio. Per
battere le tensioni politiche sempre presenti soprattutto nel suo Pd, Soru ha
preparato con cura la convention alla fiera di Cagliari, utilizzando molto
internet e puntando così sui più giovani. Il primo vertice collegiale dopo la
crisi. La riunione dei partiti di Centrosinistra,
convocata da Renato Soru, è stata la prima dopo l'apertura della crisi politica che, con le dimissioni presentate dal governatore
il 25 novembre e confermate il 23 dicembre, ha portato la Regione alle elezioni
anticipate. Alla chiamata del candidato della coalizione hanno risposto quasi
tutti: nel suo quartier generale di piazza del Carmine, c'erano il Pd con il
commissario Achille Passoni, Rifondazione comunista con il segretario Michele Piras,
il presidente Luigi Cogodi e il capogruppo Luciano Uras, l'Italia dei Valori
con il coordinatore Federico Palomba e i consiglieri regionali Adriano Salis e
Giommaria Uggias, La Sinistra con il segretario Pietro Maurandi e i consiglieri
Paola Lanzi e Tore Serra, il Pdci con il segretario Claudio Giorgi, i Verdi con
il portavoce cagliaritano Roberto Copparoni. Mancava il Ps di Peppino Balia
(che ha rotto i rapporti sabato con Soru) mentre è arrivata, sempre su invito
del leader del Centrosinistra, il rappresentante dei dissidenti del Psd'Az,
Paolo Mureddu, assessore provinciale a Cagliari. Passoni si è mostrato
ottimista. Dopo la riunione, Soru ha mantenuto il consueto riserbo - parlerà
oggi alla convention - e il commento è stato affidato al commissario del Pd
nominato da Walter Veltroni. Passoni ha sintetizzato in due parole («programma
e rinnovamento») il risultato dell'incontro. «Sono molto contento riunione
soprattutto perchè - ha spiegato - abbiamo affrontato il merito, largamente
condiviso dai rappresentanti della coalizione che hanno arricchito, con i
rispettivi interventi, la discussione sul programma. Oggi c'è una coalizione
coesa, unita, fiduciosa e convinta che ci sono tutte le possibilità per
vincere». Dopo aver detto di non credere all'ipotesi di un terzo polo («è solo
demagogia»), Passoni ha detto all'Ansa di «confidare anche nella presenza dei
socialisti». E ha aggiunto: «Sono molto dispiaciuto che non ci fossero perché
se ci fossero stati ed avessero ascoltato il merito della discussione avrebbero
potuto non solo contribuire al dibattito, ma anche esporre i loro dubbi». Per
quanto riguarda le tensioni nel Pd, il commissario ha dichiarato: «Sto
ascoltando ancora. Anche in virtù di questa riunione con gli altri partiti ci si dovrebbe presentare all'elettorato con una
coalizione coesa in continuità con ciò che è stato fatto finora e con uno
spirito di rinnovamento. Rispetteremo tutte le sensibilità ma dentro un'idea di
rinnovamento che ci consenta di presentarci davanti alla società sarda». L'idea
di Soru, condivisa da Passoni, è quella di ridurre da tre a due il limiti di
mandati consiliari. La convention di Cagliari in Tv su YouDem. L'apertura
ufficiale della campagna elettorale è fissata per oggi alle 17 al palazzo dei
congressi di Cagliari. «Partecipiamo tutti insieme al percorso di una Sardegna
a testa alta e senza compromessi - sottolinea una nota - la Sardegna dei
diritti e della responsabilità, che non delega agli altri ma trova la forza in
se stessa». La convention sarà ripresa e trasmessa in differita dalle
telecamere di YouDem, la tv del Partito democratico. Dagli ambienti del
candidato presidente si è appresa che si lavorerà molto su internet e in
particolare con Facebook, per attirare i giovani alla politica.
Proprio un appassionato di Facebook avrebbe finanziato il noleggio di molti
pullman che porteranno i sostenitori di Soru dal Nord Sardegna a Cagliari. Per
Soru si prevede un bagno di folla. I socialisti dopo la rottura con Soru. La
decisione del segretario del Ps Peppino Balia di non presentarsi al vertice di
ieri ha messo a rumore l'avvio della campagna elettorale. La consigliera
regionale Maria Grazia Caligaris, sempre molto critica con l'ex governatore, ha
detto che «le ultime vicende impongono l'immediata convocazione della direzione
regionale del partito per conoscere gli elementi che hanno determinato la
rottura con le forze di centrosinistra». La Caligaris ha affermato che «sarebbe
un gravissimo errore per il candidato alla presidenza e per il Pd sardo
ripetere il gravissimo errore di Veltroni di escludere i socialisti
dall'alleanza». Giudizio positivo dell'Italia dei Valori. L'Idv conferisce
all'alleanza di Centrosinistra la propria identità, fatta di difesa della
legalità, delle regole, dei valori costituzionali, del rigore nella gestione
della cosa pubblica, della drastica riduzione degli sprechi.
Lo ha detto Palomba spiegando che l'Idv «dà un importante contributo alla
coalizione braccando Berlusconi laddove andrà in Sardegna per ricordare ai
sardi quale pericolo rappresenti per le istituzioni democratiche». Per quanto
riguarda il programma, «faremo pervenire al candidato presidente degli spunti
di arricchimento, che fin d'ora individuiamo in tre temi. Primo: sostegno alle
persone in difficoltà. Secondo: semplificazione dell'attività amministrativa.
Terzo: drastico taglio dei costi della politica.
Soddisfatta la neonata sigla La Sinistra. Pietro Maurandi, alla guida de La
Sinistra, sigla che debutterà alle elezioni regionali avendo unità Sinistra
democratica ed esponenti di partiti comunisti in
dissenso con le segreterie proprio sul progetto unitario, ha visto nella
riunione di ieri «un'atmosfera positiva, finalmente un'ottica di coalizione».
Subito dopo Maurandi ha presieduto una conferenza stampa per presentare il
nuovo simbolo: un cerchio rosso con l'immagine della Sardegna al centro e la
scritta «La Sinistra». «L'obiettivo - ha detto Maurandi, affiancato da Paola
Lanzi e Tore Serra e con Antonello Licheri in prima fila - è riunire la
sinistra. Una sinistra senza aggettivi che cercherà di rimettere insieme le
diverse culture in un cammino inverso rispetto alle divisioni degli ultimi
tempi». L'apporto al programma del Centrosinistra riguarda «il superamento delle disuguaglianze, la valorizzazione delle
energie rinnovabili, la riscrittura dello Statuto, la formazione, le
infrastrutture, l'agricoltura e il ridimensionamento dei costi della politica». I sardisti dissidenti e i «rossomori». I dissidenti del
Psd'Az, coloro che non hanno condiviso la scelta del consiglio nazionale di
trattare con il Centrodestra, hanno partecipato ieri con Paolo Mureddu
alla riunione di Soru e parteciperanno oggi alla convention: porteranno per
l'ultima volta le bandiere del Psd'Az. Infatti hanno già annunciato le
dimissioni (come ha fatto per prima la consigliera comunale di Cagliari Claudia
Zuncheddu) e la restituzione della tessera: «Saremo in tanti - ha detto la
Zuncheddu - molti di più di quel 25 per cento che si è opposto nel consiglio
nazionale». I sardisti dissidenti potrebbero candidarsi in una loro lista, che
forse si chiamerà «rossomori», come il cavaliere Emilio Lussu raccontato da
Peppino Fiori. E' incerta anche la presentazione di una lista civica con cui
Soru vorrebbe che venisse rappresentata direttamente la società civile.
( da "Tirreno, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Pagina 7 - Empoli Il
Comune di San Miniato non spreca e non ha auto blu Usiamo una Skoda grigia solo
per motivi di servizio ANGELO FROSINI Nei giorni scorsi ho scritto una lettera
sull'etica pubblica, uscita sul "Tirreno". Lo spunto erano vicende
lontane che non riguardano, per fortuna, il Comune di San Miniato, ma anche
cose più vicine: nel clima surriscaldato delle primarie a qualcuno erano
scappati discorsi avventati che potevano gettare ombra sulla correttezza di
questa amministrazione. Il richiamo era venuto facile, perché di ombre non se
ne poteva trovare neanche una, ed avevo accolto il composto silenzio che ne era
seguito come segno della fine della ricreazione e di ritrovata responsabilità.
Nei giorni scorsi, invece, si è parlato di auto blu nel Comune di San Miniato,
di sprechi, e dunque di uso allegro che
l'amministrazione farebbe del denaro dei cittadini. Poiché di aria fritta si
tratta, non bisognerebbe neanche occuparsene, se non fosse
che gli indebiti privilegi e l'abuso del denaro dei cittadini sono tra gli
aspetti più odiosi della mala etica pubblica. Questa amministrazione la
questione se l'è posta da tempo. E infatti "costi della politica" non ne ha: sindaco e assessori percepiscono il minimo
della indennità e hanno sempre rinunciato a qualsiasi indennità di trasferta.
Costi amministrativi? La legge mi avrebbe consentito
di nominare 7 assessori, ho continuato a nominarne 6 e ho ridotto i dirigenti
da
( da "Adige, L'" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
TRENTO - La delibera di accoglimento di tutte le domande di finanziamento
da parte dei confidi, per il taglio degli interessi sui mutui delle imprese,
era stata annunciata da Dellai nella conferenza stampa di fine 2008 TRENTO - La
delibera di accoglimento di tutte le domande di finanziamento da parte dei
confidi, per il taglio degli interessi sui mutui delle imprese, era
stata annunciata da Dellai nella conferenza stampa di fine 2008. Ora, col
deposito della delibera avvenuto ieri, si conoscono anche i dettagli per i tre
diversi settori (le garanzie richieste sugli affidamenti sono del 50%).
Cooperativa Artigiana di Garanzia : 1.065 domande per un ammontare di
affidamenti richiesti di 136 milioni a cui corrispondono garanzie per 68
milioni. Confidimpresa Trentino : 1.426 domande per oltre 246 milioni di
affidamenti (garanzie per 123 milioni). Cooperfidi S.C. : 66 domande per quasi
13 milioni da cooperative e 292 domande per 38 milioni da imprese agricole (25
milioni di garanzie). Complessivamente, dunque, 2.849 domande per 433 milioni
di affidamenti e 216 milioni di garanzie. Per le rate 2009 e
( da "Nuova Venezia, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Pagina
11 - Regione I COSTI DELLA POLITICA Il consiglio regionale Nel 2009 costerà
56.223.547 euro pari al 37% del bilancio
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Pagina
X - Palermo SANITà AMMALATA DI SPRECHI CALOGERO COMPARATO P arlo della
«appropriatezza» su cui spesso si glissa e che è poco nota ai non addetti ai
lavori. Una prestazione sanitaria si dice «appropriata» quando è certamente
utile per il paziente e viene erogata al costo e con modalità ottimali. Gli sprechi
dovuti all´inappropriatezza rappresentano una percentuale consistente
dell´intera spesa sanitaria e il loro costo è certamente superiore a quello del
malaffare in sanità. Eppure nessuno grida allo scandalo. Basta vivere un giorno
in ospedale per avere la percezione di quanti pazienti vengono avviati a
ricoveri inutili e costosi, quanti day-hospital sono in realtà visite
ambulatoriali camuffate, quanti esami diagnostici (ecografie, Tac, Rmn)
potrebbero essere evitati. è stato calcolato che gli esami inappropriati
rappresentano il 50 per cento di tutte le indagini diagnostiche e che solo nel
25per cento dei casi essi sono realmente utili nella gestione della malattia.
Ma l´inappropriatezza ha alcuni «interessati estimatori». Permette ai privati
di moltiplicare prestazioni e guadagni, agli amministratori delle aziende
sanitarie di parcellizzare le strutture, di creare uffici, fare assunzioni e
distribuire prebende, ai primari di continuare a vivere tranquilli
nascondendosi dietro improbabili numeri. L´inappropriatezza è alla base della
cosiddetta «medicina difensiva» - prerogativa del medico scarsamente motivato e
ancor meno abituato ad assumersi le proprie responsabilità professionali - e
permette all´industria farmaceutica di aumentare a dismisura i profitti. In
definitiva, uno spreco insensato di risorse a vantaggio di pochi, che nessun
buon padre di famiglia sarebbe disposto a tollerare. Scriveva già nel 1984 R.
H. Brook sul British Medical Journal: «Senza metodi per identificare
l´assistenza non appropriata, la capacità della società di garantire a tutti la
copertura sanitaria, cioè l´universalità dell´assistenza sanitaria, potrebbe
venire meno». E ancora. I ricoveri inappropriati sono responsabili della
cronica mancanza di posti letto con la conseguenza che i nostri ospedali
assomigliano spesso a ospedali da campo. Gli esami inutili gonfiano le liste di
attesa con il risultato che per eseguire una ecografia o un esame radiologico
occorre attendere anche molti mesi. L´esecuzione di indagini e terapie di
dubbia utilità, può nuocere anche gravemente alla salute. è accertato per esempio
che le radiazioni per esami medici rappresentano la maggiore fonte artificiale
di esposizione e che l´1-3 per cento dei cancri fatali sono causati da
esposizione a radiazioni mediche diagnostiche (percentuali sottostimate).
L´ignaro cittadino viene gabbato tre volte: la prima perché finanzia di tasca
propria lo sperpero, la seconda volta perché è costretto a rivolgersi al
privato e a pagare nuovamente per ottenere tempestiva soddisfazione dei propri
bisogni, la terza perché rischia di ammalarsi quando invece crede di curarsi.
L´appropriatezza è perciò la sola scelta in grado di coniugare la qualità
assistenziale e la sostenibilità economica. In questo momento in Sicilia non
c´è una seria politica in questa direzione. I
controlli sono scarsi e per nulla incisivi. Inoltre il finanziamento diretto
delle aziende ospedaliere da parte della Regione siciliana (al contrario di
Lombardia, Veneto, Toscana), non incentiva la ricerca dell´appropriatezza. Ecco
perché rimango perplesso dinanzi alle proposte di questi mesi: tagliare 2.500 o
5 mila posti letto? Come accorpare le aziende sanitarie per risparmiare (ma
sarà realmente così?) qualche stipendio di direttore generale? Con quali
criteri ridurre il numero delle unità operative complesse negli ospedali? E ora
invece, per prevenire le obiezioni dei soliti scettici, proponiamo cosa si
potrebbe fare nel mondo reale. Tagliare innanzitutto gli sprechi
«a monte», cioè le prestazioni inappropriate, e calibrare l´offerta
assistenziale sui reali bisogni della popolazione. Per fare questo serve una politica di controlli, sanzioni, incentivi economici e di
carriera. In altre regioni, come il Friuli, premiando l´appropriatezza
organizzativa si è ridotto il tasso di ospedalizzazione senza peggiorare la
qualità dell´assistenza. Ma i controlli debbono essere veri e non fittizi, le
sanzioni applicate ai lavativi, gli incentivi dati a chi lavora e non a
pioggia, l´avanzamento di carriera per più meritevoli e non per chi ha più
conoscenze. E poi, ecco la seconda proposta, valorizzare l´impegno, la
professionalità, i meriti degli operatori, attraverso scelte meritocratiche
nell´arruolamento e nella progressione di carriera. La qualità dell´assistenza,
l´appropriatezza, l´economicità del sistema dipendono dal valore dei
professionisti, vera risorsa del servizio sanitario, eppure mai citati in
nessuna bozza di riforma, mai evocati nel dibattito di questi mesi, come se la
sanità siciliana possa essere emendata a prescindere da loro. Si tratta
certamente di un percorso difficile ma ineludibile di cui la nostra
rappresentanza politica, speriamo, vorrà farsi carico.
L´autore è dirigente medico cardiologo all´ospedale Civico
( da "Mattino di Padova, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
IDEE/2 ANZICHé I
TANGENTISTI SI ATTACCANO I GIUDICI ALESSANDRO NACCARATO * In queste settimane,
il dibattito sulla riforma della giustizia si è riaperto in maniera sbagliata e
strumentale, e rischia, come è sempre avvenuto finora, di essere finalizzato a
promuovere interventi per sottomettere i magistrati al controllo del potere
esecutivo. Infatti diverse parti politiche, il ministro della giustizia e il
presidente del Consiglio, aiutati da alcuni organi di informazione che
disinformano e alimentano la confusione, stanno utilizzando le vicende delle
inchieste contro parlamentari, sindaci e assessori in Abruzzo, Calabria, Campania
e Basilicata per riproporre alcuni vecchi cavalli di battaglia della destra:
separazione delle carriere, cancellazione dell'obbligatorietà dell'azione
penale, limitazione delle intercettazioni telefoniche. Si prova addirittura a
far credere che in quelle inchieste sono avvenuti gravissimi errori da parte di
magistrati, che hanno arrestato delle persone. Nessuno si è preso la briga di
leggere con attenzione i provvedimenti, e di verificare che le misure cautelari
sono state revocate quasi sempre per vizi di forma, o perché nel frattempo
erano venuti meno, con le dimissioni degli imputati dalle cariche istituzionali
ricoperte, i pericoli di inquinamento delle prove e di reiterazione dei reati.
Il sindaco di Pescara, ad esempio, che era stato messo agli arresti domiciliari
per impedirgli di inquinare il quadro probatorio, dimettendosi da sindaco ha
rimosso le ragioni che avevano determinato la misura cautelare. E' utile
chiarire inoltre che le vicende di queste settimane hanno dimostrato il buon
funzionamento del sistema di garanzie previsto dall'ordinamento, per cui le
decisioni dei giudici sono sottoposte alle valutazioni di altri magistrati, che
riesaminano le situazioni e possono giungere a conclusioni diverse. Le
inchieste in corso obbligano a riflettere sulla presenza e il radicamento della
corruzione in molte parti d'Italia e sulle ricadute
disastrose che questi fenomeni hanno sulle amministrazioni pubbliche in termini
di aumenti di costi delle opere e di qualità delle realizzazioni. Invece, si è
arrivati al paradosso che molte forze politiche, anziché preoccuparsi dei
livelli di malaffare raggiunti e delle misure da adottare rapidamente per
contrastare l'illegalità, si stanno concentrando su come cambiare la giustizia.
Purtroppo stiamo assistendo a un film già visto. Quando la magistratura mette
sotto inchiesta esponenti politici e persegue i reati contro la pubblica
amministrazione, si scatenano reazioni furibonde e ricompare la tentazione di
alcuni di vendicarsi per la stagione di Tangentopoli, limitando l'autonomia e
l'indipendenza della magistratura. E' avvilente vedere che di fronte ai gravi
episodi che emergono dalle inchieste sopra ricordate si pensi di dover
rispondere con la cancellazione dell'obbligatorietà dell'azione penale, la
separazione delle carriere e la limitazione delle intercettazioni telefoniche.
Per migliorare il funzionamento della giustizia non servono queste proposte. Il
principale problema è l'eccessiva durata dei processi che si può affrontare con
alcuni semplici interventi: maggiori investimenti e risorse, per esempio per il
personale di cancelleria, che è sotto organico; norme per accorciare i tempi
dei processi, per esempio snellendo le procedure di notifica degli atti; un nuovo assetto territoriale delle circoscrizioni giudiziarie
per riorganizzare gli organici in base alle reali esigenze processuali. E,
soprattutto, per contrastare in maniera efficace la corruzione e
l'illegalità, serve una magistratura autonoma e indipendente da condizionamenti
e pressioni del potere esecutivo, in grado di utilizzare strumenti adeguati,
come le intercettazioni telefoniche, per scoprire e reprimere i reati. *
deputato Partito democratico
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Pagina I - Firenze
Le idee Come togliere ogni alibi a furbi e furbetti CLAUDIO MARTINI L´etica
nella politica, sicuramente. Come dicono Givone e
Gramolati su la Repubblica, è lo snodo decisivo per restituire credibilità alle
istituzioni, ora che la funzione della politica torna
centrale. La crisi mondiale rilancia l´azione pubblica, il bisogno di regole e
di una giustizia sociale vera. Reclama un equilibrio nuovo tra mercato e Stato.
Questo è il ruolo della buona politica. Il
paradosso è che questa chance torna nel momento di massima distanza tra
cittadini e politica, specie in Italia. L´astensionismo si allarga, il discredito per
la politica degli sprechi pure. Enorme è lo spazio per il populismo, vero cancro della
nostra democrazia ammalata le cui metastasi arrivano anche a sinistra. Da
dove ripartire? Direi dai fondamenti: grandi valori ideali, rigorosa analisi
della realtà, forti princìpi etici. L´etica non è solo questione morale. Le
basi sono: sconfiggere la corruzione, il rapporto
malato tra politica e affari, il voto di scambio. Su
questo non può esserci alcuna incertezza, nessun se o ma. I giudici lavorino in
piena autonomia, possibilmente presto. La politica
espella corrotti e maneggioni. L´etica riguarda però anche il cuore della
cultura politica. Una questione non meno essenziale.
Provo a definirla. C´è un´etica della sobrietà, che si fonda sul rigore e la
serietà dei comportamenti, sul rifiuto del puro apparire, del parlarsi addosso
in tv, su costi realmente bassi della politica,
primarie comprese. C´è un´etica della trasparenza, che vuole la partecipazione
di cittadini ed associazioni, valorizza le sedi del dibattito pubblico ed evita
contatti e mediatori impropri, rende conto dei risultati. E´ ingannevole l´idea
che per decidere prima sia meglio che le scelte si prendano in pochi,
informando a cose fatte. SEGUE A PAGINA V
( da "Nazione, La (Empoli)" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
SANTA CROCE / SAN
MINIATO pag. 9 Ospitiamo un intervento del sindaco di San Miniato, Angelo
Frosini. «N EI GIORNI scorsi ho pubblicato una lettera sull?etica pubblica. Lo
spunto erano vicende lontane che non riguardano, per fortuna, il nostro comune,
ma anche cose più vicine: nel clima surriscaldato delle primarie a qualcuno
erano scappati discorsi avventati che potevano gettare ombra sulla correttezza
di questa amministrazione. Il richiamo era venuto facile, perché di ombre non
se ne poteva trovare neanche una, ed avevo accolto il composto silenzio che ne
era seguito come segno della fine della ricreazione e di ritrovata
responsabilità. Domenica invece apro il giornale e vi trovo scritto: mai più
auto blu nel comune di San Miniato, contro gli sprechi,
e dunque contro l?uso allegro che l?amministrazione fa del denaro dei
Cittadini. Questa amministrazione la questione se l?è posta da tempo. E infatti
?costi della politica? non ne ha: sindaco e assessori
percepiscono il minimo della indennità e hanno sempre rinunciato a qualsiasi
indennità di trasferta Costi amministrativi? La legge
mi avrebbe consentito di nominare 7 assessori, ho continuato a nominarne 6 e ho
ridotto i dirigenti da
( da "Nazione, La (Umbria)" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
TERNI pag. 17 ?
TERNI ? SONO ROBERTO Montagnoli (capogruppo Pd), Mario Montegiove ... ? TERNI ?
SONO ROBERTO Montagnoli (capogruppo Pd), Mario Montegiove (capogruppo An) e
Roberto Battistoni (Prc) i consiglieri provinciali più presenti del 2008. Su 34
sedute dell?assise di Palazzo Bazzani hanno totalizzato 33 presenze. Altri
sette i consiglieri che hanno collezionato 32 presenze: Bruno Capalti (Prc),
Gabriella Caronna (capogruppo Fi), Roberto Forbicioni (Sd), Paolo Maggiolini
(capogruppo Udc), Marsilio Marinelli (capogruppo Ps), Torquato Petrineschi (Fi)
ed Enzo Proietti Grilli (Ps). Con 31 presenze Danilo Buconi (capogruppo Sin. Unit.),
Giovanni Montani (An) e Giorgio Posti (Pd); con 30 il presidente del Consiglio
Giuseppe Ricci (Sd) e Gabriella Tassi (Pd); con 27 Giampiero Lattanzi (Pd),
Pietro Valentini Marano (An) e Pierluigi Spinelli (Pd). LEO
VENTURI (gruppo misto), Giorgio Finocchio e Ermanno Ventura (Pd) si sono seduti
26 volte sugli scranni di Palazzo Bazzani, Domenico Rosati (Pd) 25, Lorena
Baglioni (Pd) 22 e Alfredo Santi (Fi) 14, ma ha rinunciato al gettone di presenza da giugno essendo stato proclamato eletto in Consiglio regionale.
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Martedì 06 Gennaio
2009 Chiudi Sono Roberto Montagnoli (Pd), Mario Montegiove (An-PdL) e Roberto
Battistoni (Prc) i più presenti del 2008 al consiglio provinciale. Su 34 sedute
hanno infatti totalizzato 33 presenze e precedendo altri sette colleghi che
hanno collezionato 32 presenze: Bruno Capalti (Prc), Gabriella Caronna (
Fi-PdL), Roberto Forbicioni (Sd), Paolo Maggiolini (Udc), Marsilio Marinelli
(Ps), Torquato Petrineschi (Fi-PdL) ed Enzo Proietti Grilli (Ps). Con 31
presenze ci sono invece Danilo Buconi (Capogruppo Sin. Unit.), Giovanni Montani
(An-PdL) e Giorgio Posti (Pd), con 30 il Presidente del Consiglio Giuseppe
Ricci (Sd) e Gabriella Tassi (Pd) e con 27 Giampiero Lattanzi, Pietro Valentini
Marano (An-PdL) e Pierluigi Spinelli (Pd). Leo Venturi (Gruppo Misto), Giorgio Finocchio e Ermanno Ventura (Pd) si sono seduti 26 volte
sugli scranni di Palazzo Bazzani, Domenico Rosati (Pd) 25 volte, Lorena
Baglioni (Pd) 22 e Alfredo Santi (Fi) 14, ma ha rinunciato al gettone di presenza da giugno scorso essendo stato proclamato eletto al Consiglio
regionale dell'Umbria.
( da "Corriere del Veneto" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
Corriere del Veneto
- VERONA - sezione: NOTTEEGIORNO - data: 2009-01-06 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Il dibattito Sanità, meno sprechi se la politica resta fuori di SERGIO NOTO C onsidero l'intervento
dell'assessore Sandri a proposito del mio editoriale «Lo schema di Rockerduck»,
come un segno del Suo personale, autentico interesse a risolvere i problemi
della sanità veneta nella direzione, concordemente auspicata da entrambi,
di una riduzione degli sprechi e di un aumento
dell'efficienza. Ciononostante non posso mancare di osservare che, quando
parliamo di «sprechi», intendiamo due cose
completamente differenti, forse per il fatto che il responsabile della Sanità
del Veneto, nonostante la Sua personale buona volontà, ha ereditato una
situazione consolidata (di sprechi) e un quadro
politico - in cui il Suo partito è attore principale che dal mio punto di vista
è la vera causa degli sprechi. Ed è proprio a questi
meccanismi e a questi interessi che si erano rivolte le mie critiche. Sorvolo
sulle repliche ai dati da me forniti, che confermo e che sono tratti da una
relazione di ispettori del Ministero delle Finanze, pubblicata dall'Espresso. I
lettori sanno che il gioco dei numeri, appunto perché in genere strumentale, è
un gioco al quale non amo prestarmi, ma mentre confermo quanto scritto, se lo
desidera mi riservo di produrre intere pagine di dati che - purtroppo
avvalorerebbero e aggraverebbero le mie considerazioni sugli «sprechi» della Regione Veneto in tema di sanità. Che poi nel
nostro disgraziato paese altri - come dice l'Assessore - sappiano fare peggio,
credo che non sia argomento da usare per sostenere la bontà delle proprie tesi.
Le domande che erano esposte nel mio editoriale si riassumono in due punti, ai
quali se vorrà l'Assessore potrà rispondere: 1. Che la spesa pubblica per la
sanità nel Veneto ha raggiunto un livello insopportabile, perché il 70%
dell'intero budget a disposizione della Regione, dedicato alle questioni di un
solo assessorato, significa che praticamente non si può fare nient'altro, né
cultura, né strade, né sostegno alla società o alle imprese, nulla di nulla; 2.
Che una sanità così costosa è una soluzione vantaggiosa principalmente per la
classe politica che distribuisce tutto questo ben di
Dio: uguali o maggiori benefici per pazienti e operatori sanitari infatti
potrebbero essere conseguiti a costi minori, attuando una reale politica di risparmio, che però è impossibile finché restano
prevalenti gli interessi elettoralistici della classe politica,
la quale, in quanto controlla la sanità, è la vera e principale causa degli sprechi. Ovviamente il tema è di grande respiro e non è
possibile pensare di trattarlo qui approfonditamente. Il male, Rockerduck -
cioè la causa degli sprechi - parte dalla testa e da
lì discende: fintanto che gli amministratori di tutti questi miliardi saranno
nominati «motu proprio» dal Presidente della giunta regionale, in spregio a
qualsiasi selezione pubblica, valutazione di titoli e capacità, perfino in
deroga alla fedina penale, a testimonianza di un autentico vassallaggio nei
confronti del potere politico e non di una autonoma funzione pubblica, ogni
dubbio sulle finalità delle spese da questi autorizzate resta. Se al contrario
l'Assessore alla Sanità Sandri (periodo ipotetico della irrealtà) volesse
avviare un processo di liberazione della sanità dalla politica
e, ad esempio, decidesse di avvalersi di collaboratori competenti, scelti
secondi rigidi criteri trasparenti e meritocratici, oppure istituisse un
comitato tecnico di controllo delle spese sanitarie con ampi poteri di veto su
tutte le spese, a quel punto, oltre a complimentarmi di persona con lui,
anch'io, come molti altri veneti muterei la mia persuasione che Rockerduck
invece continui ad imperare a Palazzo Balbi e che purtroppo i Paperini, tre
volte buoni, siano sempre e solo i contribuenti.
( da "Tempo, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Costi della politica
stampa Palazzo
S.Giorgio Tra le priorità future la promozione della raccolta differenziata
Maio traccia il bilancio del 2008, Carmen Sepede CAMPOBASSO A sei mesi dalla
fine della legislatura il punto dell'attività svolta dal
Consiglio comunale di Campobasso, che nel 2008 si è riunito 33 volte, con
un'impennata (complice la reintroduzione del gettone di presenza) delle riunioni di commissione, che sono state 535, il 30% in
più del 2007. Numeri forniti dal presidente Pietro Maio, che in conferenza
stampa ha illustrato i principali provvedimenti adottati dall'assise civica (in
totale 62) indicando le priorità per il 2009. Sono state 93 le interrogazioni
presentate, quasi tutte dalla minoranza, 12 le interpellanze, 14 le mozioni e 4
gli ordini del giorno. Tra le delibere principali, quasi tutte votate all'unanimità,
le variazioni al regolamento edilizio per la promozione del rispamio energetico
e idrico, l'approvazione del regolamento per la tutela dell'inquinamento
acustico e per l'abbattimento di barriere architettoniche nelle attività
commerciali e artigianali. Sempre all'unanimità sono stati licenziati i
regolamenti di protezione civile e per l'installazione delle antenne, mentre,
anche per recepire le nuove norme in materia di federalismo fiscale, sono
cambiati i criteri per l'applicazione del canone per l'occupazione di aree
pubbliche, che sostituisce la Tosap. Nell'ultima seduta dell'anno la proroga
della concessione per il servizio di trasporto urbano alla Seac e per la
ridefinizione urbanistica di aree con vincolo di Prg destinate all'esproprio. Tra
le delibere inerenti il settore dei lavori pubblici spicca l'approvazione del
progetto per la realizzazione del sottopasso di collegamento tra il terminal e
via Insorti d'Ungheria, già assegnato all'Ati (capofila l'impresa Falcione) per
11 milioni di euro. I lavori inizieranno dopo l'assegnazione dei fondi
regionali, mentre potrebbe cominciare a breve l'intervento per la costruzione
del sottoposso pedonale (2 milioni l'investimento) tra il terminal e via
Mazzini. Nell'elenco delle opere anche il sottopasso ferroviario di via
Garibaldi (1.300.000 euro), la realizzazione del centro direzionale di via
Garibaldi e la costruzione di parcheggi a Selvapiana (2 milioni di euro per
entram bi gli interventi), Nel