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31-3-2008 #TOP
IN
EVIDENZA
Talvolta è dalle strade
in cui si abita che capisci dei mondi. E che capisci una certa Italia. È da
quelle vie, e poi da quelle case che si affacciano su quelle vie che hai le sensazione di un Paese che lentamente perde di identità,
diventa qualcosa d’altro, e persino rischia di imbarbarirsi. Paolo Sylos
Labini, economista, saggista, ma soprattutto appassionato testimone della
civiltà di un Paese, scomparso nel dicembre del 2005, abitava in via
Capodistria, a Roma. È una via stretta, di belle case degli anni Venti e
Trenta, che si affaccia su via Nomentana e, dall’altra parte, su un dedalo di
strade che trasformano quel quartiere in qualcosa di più di un quartiere
residenziale. In una sorta di isola civile, discreta. Attorno
case e abitazioni di professori e intellettuali come lui. Pochi negozi,
qualche piccolo bar. Se torno a quel ricordo è perché negli ultimi tempi mi
sono chiesto cosa avrebbe potuto dirci un uomo come lui di questa campagna
elettorale, ma soprattutto di una prospettiva a cui non riusciamo proprio ad
abituarci: l’idea che torni a governare Berlusconi, con le schiere leghiste,
con quelli di An, e forse persino con l’estrema destra.
Perché per ora i sondaggi, per quanto in progress, e sempre più ottimistici per
la sinistra, dicono ancora questo.
Perché proprio Paolo Sylos Labini? Perché Sylos Labini, economista, che aveva
studiato a Cambridge e ad Harvard, che aveva insegnato in tutte le più
importanti università del mondo, che era stato allievo di Schumpeter, che non
era mai stato un uomo di «sinistra», come viene intesa la sinistra in Italia,
ma a sinistra votava, ci avrebbe potuto dire molto di come è cambiato davvero
questo paese, e senza i luoghi comuni dei sociologi e dei giornali. Lo aveva
già fatto nel lontano 1974, quando pubblicò un saggio che ha fatto storia. Il
Saggio sulle classi sociali, edito da Laterza, ristampato in dieci edizioni,
forse il primo e unico best seller di argomento economico di questo dopoguerra
in Italia. Ma soprattutto uno degli studi più lucidi sulla società italiana,
scritto utilizzando metodi quantitativi. Con una riflessione sulla composizione
del reddito e delle classi e sottoclassi sociali nel nostro paese. Quel saggio
fu la rottura di un tabù. In pieni e ideologici anni Settanta, un economista di
sinistra diceva che Marx aveva torto «e il proletariato non sarebbe mai
diventato l’immensa maggioranza della popolazione». E che sarebbero enormemente
cresciuti i ceti medi. Ma soprattutto scopriva che allora i voti operai del Pci
erano sì e no il 50 per cento del totale.
L’uomo di rottura, Sylos Labini lo aveva continuato a fare fino agli ultimi
anni di vita; lui che era della classe 1920, ma era attivissimo: prima
appoggiando la lista Occhetto-Di Pietro, e poi
continuando a pensare liberamente e fuori dagli schemi.
Cosa ne sarà di noi se tornasse al governo il cavalier Berlusconi? Sylos Labini
ripeteva spesso che tutti avevano sottovalutato il pericolo Berlusconi, e non
lo diceva da pericoloso bolscevico, ma con una lucidità di analisi
ineccepibile. Ma non si fermava a questo, sapeva bene quali erano le cause
della degenerazione del paese. Perché aveva metodo, ed era un vero «corridore
tignoso», come lui stesso amava definirsi. Sarà stato merito dell’incontro
della sua vita, che fece quando era in America, l’incontro con Gaetano
Salvemini. Sarà stato che Sylos Labini era uno di quelli che aveva sempre
guardato con diffidenza e sana antipatia ai due miti e modelli della politica e
dell’utopia del nostro paese: Karl Marx da una parte e il solito Niccolò
Machiavelli dall’altra. Sarà stato che era un economista, certo, ma con una
passione per la storia, e per le storie nazionali, e mai un freddo analista di
dati macroeconimici. Sarà stato che era un polemista nato, persino un
«attabrighe», altro termine che amava usare con ironia per definirsi e
raccontarsi.
A quasi tre anni dalla sua scomparsa i figli Francesco e Stefano stanno
riordinando le sue carte e hanno fondato un’associazione culturale intitolata
al padre Paolo. Esiste un sito internet anche se non ancora funzionante a pieno
regime www.syloslabini.info,
anche se le carte sono moltissime e ci vorrà tempo perché venga messo tutto a posto.
Anche perché Sylos Labini ha scritto molto, insegnato molto, e come amava
ripetere lui stesso: «Io non mi sono mai seduto in
nessun consiglio di amministrazione, di enti o di banche, non ho mai cercato il
potere, e neppure ho cercato di diventare ricco. A me bastava scrivere i miei
saggi e insegnare ai miei studenti».
Ma non gli bastava questo paese. E non solo per una vera e propria vocazione
internazionale. E non solo per il suo amore verso gli Stati Uniti, che guardava
con spirito critico, ma anche con sincera adesione. Ma anche perché aveva ben
chiaro il livello di imbarbarimento in cui eravamo caduti. Ne parlava con i
suoi amici accademici, delle università dove teneva conferenze e lezioni, e
sapeva di essere ascoltato con assoluta autorevolezza. Scriveva articoli
polemici su questo giornale, uno dei quali, ispirato
all’urlo di Munch, era forse quanto di più aderente al suo modo di pensare le
cose, e l’Italia di allora, potesse scrivere. «L’appello,
che faccio mio insieme con l’urlo di Munch - diceva Sylos Labini - ricordava
che su tutti incombe il giudizio delle nuove generazioni; l’appello vale anche
oggi sia per gli oppositori che non fanno opposizione sia, e ancora di più, per
coloro nella Casa delle libertà che, con qualche temporanea ribellione
puramente verbale, pensano di salvarsi l’anima, ossia l’immagine e la
reputazione. No, v’ingannate. La politica voluta da Berlusconi sta dando colpi
di piccone a due pilastri della nostra società, costati lagrime e sangue a
intere generazioni, l’Unità d’Italia e la Costituzione. Ai Parlamentari della
Casa delle “libertà” che, nonostante tutto, hanno conservato un qualche
rispetto di se stessi dico: dimostrate sul serio, coi fatti, di essere al
servizio non di Berlusconi ma del paese. Agli oppositori dico, accoratamente:
abbandonate una volta per sempre gli zig zag, come quelli sull’Iraq e sul
“Senato federale”. Altrimenti l’astensionismo dilagherà e subirete una nuova
sconfitta elettorale, definitivamente catastrofica per tutti».
Non fu una sconfitta, ma oggi sappiamo come poi è
andata, e come quella vittoria, di misura, e con mille contraddizioni non è
servita a evitarci una nuova offensiva del cavaliere, con il solito populismo,
con gli eterni conflitti di interessi, con la solita politica, ogni volta un
po’ più vecchia, ogni volta un po’ più stanca.
La verità è che mancano oggi voci lucide e fuori dagli schemi, come la sua.
Manca quella capacità di analisi spiazzante, che veniva da lontano, ma
soprattutto da una visione del nostro paese per nulla provinciale, distaccata.
Diceva che Berlusconi era ineleggibile. Che si era trovato un escamotage per
aggirare la legge del 1957. Diceva che non eravamo riusciti negli anni a
trasformarci in un paese diverso. Non amava i luoghi comuni, parlava come un
professore di Harvard, in un modo semplicissimo, diretto, limpido. Il mondo
accademico lo guardava come un marziano: non era per niente baronale, non aveva
quei tecnicismi finti su cui gli economisti hanno campato per decenni. Il mondo
politico lo temeva e lo omaggiava. Prodi ha sempre detto che per lui Paolo
Sylos Labini era stato un maestro, e che la sua carriera universitaria si era
mossa proprio dai suoi studi sugli oligopoli.
Nella seconda metà degli anni Settanta il partito comunista, lo guardava con
diffidenza: si era permesso di scrivere nel saggio sulle classi sociali che la
classe operaia si sarebbe dissolta. E che i ceti medi avrebbero avuto la
meglio. Si era permesso di dire che il Pci, soprattutto, era un partito della
media borghesia. Senza retoriche e senza falsi miti. Troppo americano per la
sinistra, troppo di sinistra per quel mondo di oltranzisti atlantici, che dagli
Stati Uniti avevano sempre chiesto il peggio, il ruolo di carabiniere occulto
dell’anticomunismo.
Oggi cosa direbbe Sylos Labini vedendo il cavaliere che straccia il programma
del Partito Democratico, vedendolo in televisione che consiglia alle giovani
precarie di sposare suo figlio, o un figlio di Berlusconi? Cosa avrebbe potuto
dire di fronte a tutta questa approssimazione? Mentre l’Associazione
culturale Paolo Sylos Labini, continua il suo lavoro perché l’archivio
di questo grande intellettuale italiano sia accessibile a tutti, a me torna in
mente l’ultimo pomeriggio in cui l’ho incontrato. In quella strada di un’Italia
che non c’è più. In quell’isola di Roma pacata e rilassante. Mi accompagnò alla
porta di casa. Poi quasi tra sé e sé mi disse una frase che non mi sono
dimenticato. Una frase sul potere. «Il potere è una
tentazione forte per chiunque. Mi viene in mente una frase di Thomas Paine,
inglese, che fu amico a Parigi di Condorcet e in seguito in America fu
consigliere del grande Presidente Jefferson: “These are the times which try
men’s souls”. Questi sono tempi che mettono a dura
prova l’animo delle persone. Specialmente oggi in Italia».
Era di maggio, maggio del 2005. Gli chiesi come sarebbe andata a finire,
allora: «Spero che, anche se con ritardo, possa andare
a finire bene. Sarebbe un mio motivo di consolazione umana e civile, ancora
prima che politica». Umana e civile. Ancor prima che politica. Questa era la
sua forza, e questa era la sua civiltà.
roberto@robertocotroneo.it
L'attacco
al parlamento e al Quirinale per un colpo di mano "presidenziale"
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: e successivamente da Rizzo e Stella, infine da Grillo sul suo blog e da Di Pietro, sono un problema reale, di cui tutti conosciamo le chiavi per risolverlo. Si tratta, per quella piccolissima parte della Casta costituita dai parlamentari, di una decisione interna delle camere, che invece di aumentare le prebende debbono ridurle,
La
campagna elettorale nascosta ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: Perché sui costi della politica c'è ? giocando con le parole ? politica e politica. Veltroni e il Pd hanno cercato di far diventare tema di dibattito in questa campagna elettorale il taglio dei costi e, come risposta, dalla coalizione Pdl-Lega sono partiti attacchi personali.
Comunità
montane Appello contro i tagli ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, dove si racconta di Comunità montane dislocate in zone che di montano non hanno proprio nulla. "Ma allora si verifichino i singoli casi - continua Pasini - e si incrementino le risorse delle realtà che funzionano: non si può fare di tutta un'erba un fascio, quella della nuova finanziaria è una scelta che significa abbandonare il territorio montano,
Risanate
le casse comunali, per la Giunta tornano le indennità
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: situazione finanziaria in cui versava il Comune e stabilì di adottare misure straordinarie per ripianare il disavanzo superiore ai trecentocinquantamila euro, sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza decisero di rinunciare alle indennità di funzione e ai gettoni di presenza. Ora però il disavanzo è sceso notevolmente (rimangono in rosso ancora circa cinquantottomila euro)
Sette
sfregi impuniti ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli... che limitano la libertà e l'eguagliaza dei cittadini" (quale eguaglianza religiosa se c'è in uno Stato che paga uno stipendio a ventimila insegnanti di religione cattolica?). Art.
Paselli:
ci vogliono nuove regole per abbattere i costi della politica
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: ci vogliono nuove regole per abbattere i costi della politica "Non sono sufficienti azioni personali per abbattere i costi della politica ma è necessario attivare nuove regole generali". Ad affermarlo è il candidato alle regionali dei Cittadini per il presidente, il consigliere uscente cormonese Maurizio Paselli, commentando una recente presa di posizione della candidata del Pd,
Riflessioni
solitarie Paolo G. Pensa ( da "Libertà"
del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: omettendo di dire se indecisi tra l'uno e l'altro partito, o piuttosto indecisi se andare a votare il 13 e il 14 prossimi. Certo, ci vorrebbe un bel sondaggio. Se non che i sondaggi nel Bel Paese sono strumento dei registi della commedia: un invito a votare per chi viene sondato probabile vincitore.
Paesana:
convocato per oggi Consiglio 'per grandi e piccini'
( da "Targatocn.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: gettoni di presenza dei consiglieri, la cessione di aree destinate a residenza a carattere popolare, l'approvazione del programma delle opere pubbliche e del bilancio di previsione del 2008, il programma per l'affidamento delle consulenze esterne all'ente, i lavori di ristrutturazione della facciata della chiesa di Calcinere e la convenzione fra i comuni di Paesana e Pagno per la
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, leggo che l'attacco alla Casta da parte di un giornale di punta
berlusconiano avrebbe un'intenzione recondita: costringere entro uno o due anni
il presidente Napolitano, indicato come il capo o numero 1 della casta, a
dimettersi e lasciare il Quirinale a Berlusconi, se questi conquisterà la
maggioranza del nuovo parlamento. È una cosa realistica o è un delirio di pazzi
ubriachi di denaro e di odio? ANDREA RIGHI, MILANO Caro Righi, i pazzi ci sono,
e alcuni anche ubriachi di denaro e di odio. I costi della Casta, denunciati
per primi da Salvi e Villone, due senatori della sinistra, e
successivamente da Rizzo e Stella, infine da Grillo sul suo blog e da Di Pietro, sono un problema
reale, di cui tutti conosciamo le chiavi per risolverlo. Si tratta, per quella
piccolissima parte della Casta costituita dai parlamentari, di una decisione
interna delle camere, che invece di aumentare le prebende debbono ridurle,
e debbono semplificare i regolamenti legislativi. Chi non è d'accordo venga
additato al pubblico e farà i conti col paese. L'altra chiave è nella
Costituzione: poiché il numero dei deputati e dei senatori, nonché l'esistenza
di regioni, province, comuni, comunità montane, ecc. è previsto dalla
Costituzione, bisogna modificare la Carta, creando una sola camera legislativa
di 4 o 500 deputati, un senato delle autonomie costituito di rappresentanti di
regioni ecc. E poi l'abolizione delle province, l'obbligo di accorpamento dei
comuni piccoli, la fusione delle regioni marginali con le regioni più grandi,
per costituire macroregioni economiche. Infine, drastica riduzione di comunità
montane, Asl, e altre associazioni parassitarie per aspiranti a stipendi
politici: 4 o 500 mila, secondo i calcoli di Amato e di altri ministri. Solo
così la lotta ai costi della Casta diventa un fatto serio. Per realizzarlo, ci
vuole ? ripeto ? una revisione della Costituzione. Berlusconi dice che se
vincerà le elezioni farà le riforme: ma sa che le riforme deve farle con gli
altri, altrimenti non passano nei referendum confermativi. E non passerebbero
se, invece di limitarsi a fare le cose che abbiamo indicato, la riforma
prevedesse la trasformazione della nostra democrazia rappresentativa, accusata
di castismo, in democrazia plebiscitaria, su modello teoricamente francese e
praticamente sudamericano. Sapendolo, gli scagnozzi
berlusconiani cercano un'altra strada per portare il loro datore di lavoro al
Quirinale: invece del plebiscito presidenzialista, la crisi etico-politica,
prodotta con la valanga di fango rovesciata sulle istituzioni, Quirinale e
parlamento in testa: Napolitano si dimetterebbe (pensano) e Berlusconi verrebbe
eletto dal prossimo parlamento, come dice lei. Ma lei se l'immagina cosa
succederebbe nel mondo in una simile evenienza? Lei s'immagina cosa sarebbe
successo se negli anni della maggioranza assoluta del centrodestra, Berlusconi
fosse stato al Quirinale al posto di Ciampi mentre i suoi onorevoli scagnozzi
gli votavano le leggi per evitargli condanne, conservargli monopoli,
permettergli di privatizzare ciò che appartiene a tutti gli italiani?.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
S C R I P T A M A N
E N T La campagna elettorale nascosta PANORAMIX Ris e Mastella Può sembrare
strano, ma a due settimane dal voto la politica non
invade le prime pagine dei settimanali in edicola. Panorama, ad esempio, sceglie
come piatto forte i "Ris nel mirino dei giudici", ovvero le
"consulenze sospette degli investigatori più famosi d'Italia". Il
settimanale mondadoriano diretto da Maurizio Belpietro si avvicina alla politica con uno strillo di prima pagina su Alitalia e
"chi l'ha fatta diventare un carrozzone ". Riferimento diretto solo
"Mastella furioso", storia dell'ex Guardasigilli che fuori dalla
campagna elettorale caccia mezzo partito di quel che gli resta dell'Udeur ma,
spiega il settimanale, "si tiene i finanziamenti ". Insomma, poca
roba e poche notizie. Povera famiglia Se Panorama tocca la politica
italiana solo di striscio in copertina, c'è chi la ignora del tutto. È il caso
di Famiglia Cristiana che dedica la copertina al fenomeno del bullismo giovanile
con una domanda a dir poco inquietante: "Cattivi si nasce o si
diventa?". Il settimanale dei paolini dedica però l'editoriale di terza
pagina ad una emergenza italiana, la povertà delle
famiglie. Famiglia Cristiana usa come cartina di tornasole i privilegi della politica. Rimborsi elettorali, vitalizi, assegni di fine
mandato, ristoranti di Montecitorio e Palazzo Madama, l'elenco è noto. "Il tutto, aggravato da una pressione fiscale intollerabile
(ormai vicina al 50 per cento). Un vero paradosso. Tasse scandinave e
servizi da Terzo mondo. Chi chiede sacrifici ai cittadini non può non essere
credibile e non dare per primo l'esempio, altrimenti è una presa in giro ?
scrive il settimanale ?. "Dobbiamo uscire
dall'individualismo", ricordava il cardinale Bagnasco,
"dal pensare egoisticamente solo a se stessi e alla propria categoria
nella dimenticanza di tutti gli altri". Cari politici ? è l'appello finale
di Famiglia Cristiana ? basta con le chiacchiere. È così impegnativo garantire
più "bene comune" e meno privilegi? ".
Una domanda cruciale che perde però di forza se formulata in maniera così
generica (e l'articolo conferma questa impressione). Perché
sui costi della politica c'è ? giocando con le parole ? politica e politica. Veltroni e il Pd hanno cercato di far diventare tema di
dibattito in questa campagna elettorale il taglio dei costi e, come risposta,
dalla coalizione Pdl-Lega sono partiti attacchi personali.
Famiglia Cristiana non vede la differenza? No, non tutti i politici sono
uguali. Se si mettono tutti nello stesso calderone perché non si fa una indagine approfondita di quanto lo stato finanzia altri
e diversi soggetti? Estero su estero Inutile cercare la campagna elettorale
anche sulle copertine dei supplementi dei due più letti quotidiani italiani.
Magazine del Corriere della Sera ha scelto nell'ultimo numero di aprire con uno
straordinario reportage sugli afghani del nord-est schiavi di Al Qaeda firmato
da Lorenzo Cremonesi (le foto sono davvero molto belle), mentre il Venerdì di
Repubblica intervista ? con Alessandro Baricco ? Carlo
Lucarelli sul nuovo romanzo di quest'ultimo (il primo dopo sette anni)
sull'avventura coloniale italiana in Africa nel 1896. Curiosità: l'intervista
avviene via mail.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
IL CASO. I 36 enti
sovracomunali lombardi, tra cui quelli bresciani, si appellano alla Regione
Comunità montane Appello contro i "tagli" di Mila Rovatti Le trentasei Comunità montane della Regione Lombardia stanno
predisponendo un documento comune per chiedere agli amministratori regionali di
impegnarsi a contestare la norma della Finanziaria che prevede tagli del 50%
alle loro entrate. Lunedì scorso i rappresentanti degli enti sovracomunali
hanno incontrato l'assessore regionale alle Risorse e finanze, Romano Colozzi,
per chiedere alla Regione Lombardia che non vengano a mancare gli adeguati
mezzi finanziari per le politiche di programmazione delle Comunità montane. A
TUTTI I PARLAMENTARI in pectore, in questa fase pre-elettorale, sarà chiesto di
sottoscrivere il documento, ora in fase di elaborazione, ma che (già si sa)
chiederà sostanzialmente due cose: una proroga al termine vessatorio del 30
giugno per il ridimensionamento, e l'attuazione della legge di riordino delle finanza locale che tenga conto di tutti gli enti che
ci sono sul territorio, come le Comunità montane e le Province. Si chiede in
pratica che ogni provvedimento valuti effettivamente i bisogni di ogni singola
realtà, anzichè prevedere tagli indiscriminati. A LANCIARE UN GRIDO d'allarme
per i tagli che la finanziaria intende effettuare alle entrate delle Comunità
montane è Ermano Pasini, presidente della Comunità montana di Valle Sabbia, che
con impeto contesta le scelte Èdel Governo. "Spiace constatare - incalza
Pasini - che spinti da un libro che porta come esempio alcuni casi isolati,
debbano rimetterci realtà come la Valsabbia o la Valtrompia dove i servizi resi
dalla Comunità montane, sia in campo amministrativo
che nel sociale, sono notevoli. Noi chiediamo che si tenga
conto di ciò che effettivamente svolgiamo". Il presiedente Pasini
fa riferimento al libro "La casta" di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, dove si racconta di Comunità
montane dislocate in zone che di montano non hanno proprio nulla. "Ma
allora si verifichino i singoli casi - continua Pasini - e si incrementino le
risorse delle realtà che funzionano: non si può fare di tutta un'erba un
fascio, quella della nuova finanziaria è una scelta che significa abbandonare
il territorio montano, non ci rimane che trasferirci tutti in città. Con le risorse che abbiamo consentiamo ai piccoli comuni di montagna
di mantenere la loro identità, garantiamo ai cittadini della montagna di avere
le stesse opportunità di chi vive nei centri più importanti".
"La specificità della montagna è riconosciuta dalla Costituzione - incalza
il presidente - e da ciò ne deriva un dovere di tutela
specifica del territorio dove vive un patrimonio umano di grande valore".
Se verranno effettuati i tagli del 50% è probabile, secondo il presidente
Pasini, che a rimetterci sarà soprattutto il personale. In tutto lo Stato
risparmierebbe 33 milioni di euro: "Una cifra ridicola - commenta ancora
Pasini, che conclude - auspichiamo un intervento coraggioso della nostra
Regione che nel suo "Statuto di attuazione delle politiche regionali sulla
montagna" promuove la valorizzazione delle Comunità montane e incentiva e
disciplina l'esercizio in forma associata di più enti e in particolare dei
comuni di piccole dimensioni".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Provincia di
Oristano Pagina 4051 Ula Tirso, dopo 2 anni di rinunce volontarie per la crisi
Risanate le casse comunali, per la Giunta tornano le indennità Ula Tirso, dopo
2 anni di rinunce volontarie per la crisi --> Dopo due anni di rinunce
volontarie, gli amministratori comunali di Ula Tirso ripristinano le indennità
di carica. La decisione è stata presa nelle scorse settimane dalla Giunta
guidata da Antonello Piras. Dal febbraio del 2006, quando il Consiglio prese
atto della grave situazione finanziaria in cui versava il
Comune e stabilì di adottare misure straordinarie per ripianare il disavanzo
superiore ai trecentocinquantamila euro, sindaco, assessori e consiglieri di
maggioranza decisero di rinunciare alle indennità di funzione e ai gettoni di presenza. Ora però il disavanzo è sceso notevolmente (rimangono in rosso ancora circa cinquantottomila euro) e già
dall'anno prossimo il Comune potrà contare su un bilancio in pareggio. Per
questo motivo, e soprattutto in virtù delle maggiori risorse trasferite a Ula
Tirso dalla Regione attraverso il fondo unico, si è presa la decisione di
ripristinare le indennità. In particolare il primo cittadino, poiché lavoratore
dipendente, percepirà l'indennità ridotta del cinquanta per cento: ogni mese
riceverà quindi 581,01 euro. Percepirà una indennità
ridotta, sempre per la stessa ragione, anche il vicesindaco Angelo Loi (per lui
l'indennità mensile ammonta a 87,15 euro) e per gli assessori Emanuele
Pischedda e Giovanni Dessì (beneficeranno di 58,10 euro mensili ciascuno).
L'assessore Nuccio Pusceddu prenderà invece l'indennità piena e quindi 116,20
euro. ALESSIA ORBANA.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Sette sfregi
impuniti alla nostra Costituzione La nostra Costituzione è una delle migliori, ma viviamo in un Paese di
machiavellici: in 60 anni di Repubblica i governi precedenti sono riusciti ad
aggirare almeno sette articoli costituzionali. Ecco un
elenchino. Art. 81: "Per ogni legge che importi
nuove o maggiori spese si deve indicare i mezzi per farvi fronte" (a fine
degli anni'80 avevamo accumulato un deficit statale di due milioni di
miliardi); art. 33: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole
ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato" (furbescamente
finanziano le famiglie che mandano i figli nelle scuole private); art. 11:
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli
altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali" (le guerre sono diventate "umanitarie", quindi
abbiamo il dovere di ignorare l'art. 11); art. 53: "Tutti sono tenuti a
concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità
contributiva" (attraverso i molteplici condoni fiscali che hanno permesso
ai furbi e ai disonesti di pagare meno tasse del dovuto); art. 9: "La
Repubblica... tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della
Nazione" (gli innumeravoli condoni edilizi hanno permesso ai furbi e ai
disonesti di distruggere montagne, spiagge, boschi, siti archeologici e città
d'arte); art. 41: "L'iniziativa economica privata è libera. Non può
svolgersi in contrasto con l'utilità sociale" (ripetuti condoni a favore
degli inquinatori hanno compromesso il territorio nazionale, la flora e la
fauna); art. 3: "Tutti i cittadini hanno pari dignità
sociale... senza distinzione di sesso, di razza, di
lingua, di religione, di opinioni politiche. E' compito della
Repubblica rimuovere gli ostacoli... che limitano la libertà e l'eguagliaza dei
cittadini" (quale eguaglianza religiosa se c'è in uno Stato che paga uno
stipendio a ventimila insegnanti di religione cattolica?). Art.
1: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei
limiti della Costituzione" (nel 1993, attraverso
un referendum, il 90,3 per cento degli italiani ha abolito la legge sul
finanziamento ai partiti. Oggi il finanziamento ai partiti si chiama contributo alle spese elettorali, e i
soldini sono rientrati nelle casse triplicati).Tutto
questo è accaduto sotto gli occhi della Corte Costituzionale.
Cosa sarebbe successo se non ci fosse stato nessun controllo? Perché cambiare
la Costituzione visto che si può aggirare o
calpestare? Franco Vicentini Treviso Autisti di auto blu
"Falsi i dati di Boato" In merito alle dichiarazioni del professor Boato,
del Movimento per il Bene Comune, (su La Tribuna del 26 marzo con il titolo
"Noi, i delusi dalla politica) precisiamo che le
cifre date in pasto agli organi di stampa non corrispondono al vero. Si
chiede quindi una rettifica per evitare continue strumentalizzazioni a fini
elettorali, ovvero il numero delle auto blu che non sono 562.000 come
dichiarato dal professore, ma attorno alle 3.400 unità in tutto il territorio
nazionale. Dati dimostrabili con le immatricolazioni ai Pubblici Registri. A suffragio di quanto sostenuto, lo scrivente allega quanto
dichiarato dal Ministro Santagata all'Ansa il 20 maggio 2007: "Non
200mila, ma poco più di tremila: questo il numero reale delle auto blu, secondo
i dati forniti dal ministro Giulio Santagata". All'Ansa, dopo la
cifra di 200mila auto blu data da Contribuenti.it, il ministro spiega che
"l'ultimo censimento trasmesso al Parlamento dal ministro dell'Economia
conta 43.481 veicoli nel 2005". 40.367 sono però di Vigili del Fuoco,
Forestale e Nas. Ne restano 3.114 "questi sì classificabili come auto
blu". Daniele Pagan Venezia Tv3, l'incubo domestico della raccolta
dell'umido Non è possibile che donne che lavorano, che pagano puntualmente le
tasse e quindi vi mantengono, devono essere tormentate da questi uomini geniali
del consorzio Tv3 che distribuiscono un mini cestino
con microbuste per la raccolta dell'umido. Se a casa si mangia verdura o
carciofi o catalogna è un incubo, perchè le bustine si rompono, il filo non
tiene e le maledizioni abbondano. Per giunta oggi è passato l'ispettore che ha
messo il bollino rosso alle buste, peraltro sempre della Tv3, perchè
irregolari. Ho telefonato al numero verde e mi si fa presente che tutto è
chiaro già nel calendario distribuito a suo tempo. Che sia chiaro è chiaro, ma
non è funzionale, nè intelligente, nè tanto meno fattibile, per giunta le buste
ridicole sono già finite, mi è stato detto di portare le scoasse al centro, ma
a voi cosa vi paghiamo a fare che?! Angela Giannini
Castelfranco Volantini Udc e chiese "Smentisco Stiffoni" Leggo non
senza stupore un' accentuazione poco nobile, da parte
del Senatore Stiffoni, nei miei confronti. Mi dispiace per davvero anche perchè
non è certo questo il modo di fare politica. Chiarisco
da subito che non intendo e non voglio fare la "polemica per la
polemica". Non mi interessa. Tengo, però, a precisare come nel giorno
della S. Pasqua non ci fossero "galoppini" a disturbare i fedeli con
propaganda elettorale. Che non potessi essere contemporaneamente in tutte le
chiese della città è vero: ritengo tuttavia l'argomento chiuso auspicando,
invece, un modo più decoroso nel dibattere i problemi della città. Claudio
Alessandri Treviso.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Gorizia Paselli: ci vogliono nuove regole per abbattere i costi della politica "Non sono sufficienti azioni personali per abbattere i
costi della politica ma è necessario attivare nuove regole generali". Ad
affermarlo è il candidato alle regionali dei Cittadini per il presidente, il
consigliere uscente cormonese Maurizio Paselli, commentando una recente presa
di posizione della candidata del Pd, Majda Bratina, la quale aveva
affermato che, in caso di elezione in Regione avrebbe riservato metà dello
stipendio per iniziative di carattere sociale. "Una
scelta certamente rispettabile - rimarca Paselli -, ma che, come altre, non è
sufficiente a incidere sui costi globali della politica.
Il Cittadini per il presidente sono stati i primi a porre questo problema e, in
questi anni, sono riusciti a sensibilizzare anche altre forze politiche e istituzioni.
E siamo anche riusciti a inserire nel programma di Intesa
democratica la riduzione da
( da "Libertà" del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
2 ATTUALITÀ lunedì
31 marzo
( da "Targatocn.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Anche a Paesana
torna a riunirsi oggi, lunedì 31 marzo, il Consiglio comunale. Saranno dieci i punti all'ordine del giorno; tra questi i più salienti ?
però ? rimangono Consiglio dei ragazzi e bilancio di previsione. Dopo aver
lasciato spazio ai consiglieri più giovani e aver approvato i verbali della
seduta precedente verranno fissati i tassi di copertura per l'anno 2008 dei
servizi pubblici a domanda individuale. Seguirà poi la quantificazione dei gettoni di presenza dei consiglieri, la cessione di aree destinate a residenza a
carattere popolare, l'approvazione del programma delle opere pubbliche e del
bilancio di previsione del 2008, il programma per l'affidamento delle
consulenze esterne all'ente, i lavori di ristrutturazione della facciata della
chiesa di Calcinere e la convenzione fra i comuni di Paesana e Pagno per la
gestione associata dell'ufficio tecnico. nella foto
l'ultima seduta del Consiglio comunale di Paesana Nicolò Bertola.