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tARTICOLI DEL 30-5-2008 #TOP
IN EVIDENZA
Genova. Mensopoli.
Caccia ai conti della società
dell´ex portavoce di Marta Vincenzi. Fiamme gialle in trasferta a Pavia per
ottenere il fascicolo aperto dopo un esposto di alcuni consiglieri comunali. La
prossima settimana nuova tornata di interrogatori, riflettori puntati sul ruolo
di Fedrazzoni. In uno scaffale i segreti di Francesca. di Marco Preve (La Repubblica 30-5-08)
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Lo
scaffale dello studio di un commercialista. E´ lì che, nei giorni scorsi, i
finanzieri hanno trovato la Wam&Co srl, la società di comunicazione ed
eventi di Stefano Francesca, uno degli indagati dell´inchiesta Mensopoli del pm
Francesco Pinto. Il magistrato dopo le prime perquisizioni di due settimane fa,
i clamorosi arresti e gli interrogatori di garanzia, sta ora dedicandosi,
assieme agli investigatori delle fiamme gialle, all´esame delle dichiarazioni e
a quello della grande mole di documentazione sequestrata.
Una delega per il controllo dei computer e dei supporti informatici, prelevati
in uffici e abitazioni, è stata in particolare affidato alla Polizia Postale e
delle Telecomunicazioni.
Ma l´attenzione degli inquirenti è in particolare concentrata sulle attività di
Stefano Francesca. La settimana scorsa, alcuni finanzieri del comando
provinciale di Genova erano andati a Pavia per farsi consegnare il fascicolo
che era stato aperto sull´attività della Wam a seguito di un esposto
dell´opposizione comunale, nel 2006. Vi si contestava l´affidamento alla
società del portavoce del sindaco di Pavia (Francesca appunto) di una
manifestazione per la quale era stato stanziato un ricco contributo. L´indagine
era stata archiviata ma al caso era stato anche dedicato un dettagliato
pamphlet. In un´intercettazione - che gli inquirenti ritengono al momento una
millanteria - Massimo Casagrande, un altro degli indagati principali sostiene
di essersi adoperato con un magistrato pavese per il buon esito della vicenda.
Visto però lo stanziamento consistente, 600mila euro, che la società aveva
gestito la procura ha deciso di approfondire la conoscenza della Wam. Si è così
scoperto che l´unica sede, quella legale, era nello studio di un commercialista
di via Porta degli Archi nel centro di Genova. L´intera documentazione relativa
alla società, quindi contratti, fatture, ricevute, corrispondenza, è stata
trasferita negli uffici del comando provinciale della finanza in lungomare
Canepa dove verrà esaminata.
Intanto è probabile che, la settimana prossima, prenderà il via una nuova
tornata di interrogatori. Dopo che il gip Roberto Fucigna ha concesso i
domiciliari a Francesca, Casagrande e a Roberto Alessio, l´imprenditore di
Vercelli ritenuto il corruttore, oltrechè la libertà a Giuseppe Profiti,
direttore del Bambin Gesù di Roma e coinvolto per il ruolo di dirigente della
Regione che ricopriva nel periodo preso in esame dall´inchiesta, la posizione
che deve essere ancora approfondita resta quella di Claudio Fedrazzoni.
L´ex camallo e consigliere comunale dei Ds, è l´uomo al quale Alessio ha
confessato di aver pagato alcune migliaia di euro perché lo aiutasse ad essere
invitato e vincere gli appalti per la ristorazione delle mense scolastiche e
ospedaliere. A Fedrazzoni Alessio ha detto che avrebbe riconosciuto l´1% del
valore degli appalti vinti. Per quello degli ospedali di Savona il pagamento
era iniziato ma si era interrotto dopo che il Tar aveva bocciato la gara su
richiesta di un concorrente.
Le intercettazioni hanno fino ad oggi dimostrato che esisteva tra le persone
coinvolte un accordo di massima finalizzato a favorire Alessio - le eventuali
millanterie di Casagrande non pregiudicherebbero il quadro generale - , ma un´eventuale
confessione di Fedrazzoni sui dettagli dei patti consentirebbe di delineare
meglio le singole responsabilità: Anche quelle, ad oggi, minori, dei due ex
assessori Massimiliano Morettini e Paolo Striano.
(30 maggio 2008)
·
Articoli
Costi dei politici (14)
POVERA
ITALIA ALLA DERIVA ( da "Azione, L'"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
E questo fa
infuriare i giornalisti del Corriere della Sera Sergio Rizzo e Gian Antonio
Stella. I quali, dopo aver raccontato nel libro "La Casta" come la
classe politica abbia trasformato le istituzioni in un mezzo per perpetuare il
proprio potere, sono tornati in libreria con "La Deriva" sottotitolo:
"Perché l'Italia rischia il naufragio".
Dirigente
inps senza averci mai lavorato ( da "Nuova Sardegna, La"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Si difende il
senatore del Pd Gian Piero Scanu, chiamato in causa da un articolo del Corriere
della Sera dal titolo: "Diventare dirigente Inps. Senza mai
lavorarci". La firma è di Sergio Rizzo, bacchettatore con Gian Antonio
Stella degli sprechi della Casta. BUA a pagina 6.
Quando
la destra va contro il mercato - alessandro aresu
( da "Nuova
Sardegna, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
riguarda
anche libri come "Gomorra" di Saviano o "La casta" e
"La deriva" di Stella e Rizzo. La profezia della fine dei libri è
sbagliata, ed è tantopiù sbagliata la profezia sulla fine dei libri che
riescono a rappresentare la domanda di politica. Chi non tiene conto di questo
non può capire nulla di un libro come "La paura e la speranza".
Stop
al partito dei disonesti ( da "Provincia Pavese, La"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
di Sergio
Rizzo e Gian Antonio Stella e "Se li conosci li eviti" di Peter Gomez
e Marco Travaglio. Di una quantità di politici in vista sulla stampa e in tv si
analizzano i percorsi, le giravolte, i compromessi per arrivare là dove sono
arrivati. Conflitti di interesse e sospetti di corruzione in tutti i palazzi
del potere.
L'impegnativo
programma di emma marcegaglia ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
attività
delle aziende. Si devono tagliare i costi della politica - a cominciare dal
numero dei parlamentari e dei componenti delle altre assemblee elettive - e
eliminare i privilegi. Si devono ridurre i livelli decisionali partendo dalle
province. Bisogna affermare, nella gestione della cosa pubblica a tutti i
livelli,
Austria,
417 milioni di euro al Sudtirolo ( da "Corriere Alto Adige"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
i fondi
riservati erano stati raccolti da esponenti politici locali, tra cui lo
scomparso assessore alla cultura Anton Zelger della Svp. L'elenco pubblicato
dal settimanale indica anche i nomi delle associazioni culturali e sociali che
beneficiarono dei contributi. Gran parte del fiume di denaro affluito in Alto
Adige servi per finanziare la costruzione di scuole,
Sul
banco degli assessori ieri pomeriggio spiccava il cartellino ad indicare il
posto che occuper ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
in nome dei
costi della politica. Un intervento, il suo, che ha servito un elegante assist
a Chiodi per approfondire l'argomento e che ha prodotto, di rimando, le
reazioni del capogruppo del Pd, Angelotti, e del rifondista Santacroce.
"Mi aspettavo la domanda e la tempistica è funzionale- ha colto la palla
al balzo Chiodi-.
Le
disfunzioni sanitarie ( da "Centro, Il"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
di
concussione e di finanziamento illecito ai partiti. Dovunque la magistratura
indaga, "intercettando" conversazioni telefoniche,
"rischia" di incappare in fatti penalmente rilevanti che coinvolgono
politici. Naturalmente ad ogni scoperta si torna a parlare dell'uso delle
intercettazioni e, quindi, della necessità di "regolamentarle".
Commissioni,
trovato l'accordo ( da "Centro, Il"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
ha cambiato
improvvisamente idea: le ha riportate di nuovo a dodici, facendo così lievitare
i costi per i gettoni di presenza. In bilancio sono stanziati 460mila euro per
pagare gli stipendi ai consiglieri, 13 per ogni commissione. SCONTRO SULLA
SANITA'. Il primo scoglio da superare è stata la commissione sanità.
A
Modena apre la Casa a Colori per lavoratori in mobilità e studenti fuori sede
( da "Sestopotere.com"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Su ogni piano
sono allestite una cucina e una lavanderia a gettone in uso comune. E' stato
inoltre predisposto un parcheggio riservato. La struttura dista
E'
stata decisa la fusione tra la comunita' montana Val San Martino e Lario
Orientale ( da "Giornale di Merate"
del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
riduzione di
almeno il 70% del gettone di presenza per il presidente e i membri
dell'esecutivo, con un decisivo taglio ai costi della politica di 4.345.403 euro
(un terzo del contributo ordinario). Queste alcune delle novita' introdotte dal
progetto di legge "Riordino delle Comunita' montane della Lombardia,
disciplina delle Unioni di Comuni lombarde e sostegno all'
Confcommercio:
<Il Comune si confronti con i cittadini>
( da "Sicilia,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
di fronte ad
un esempio concreto sull'utilità del Consiglio provinciale. Che sia conveniente
per il cittadino mettere in moto un costoso meccanismo di convocazione di 45
consiglieri, con spese di gestione per indennità, gettoni di presenza,
personale ed altro, certo difficilmente quantificabili, ma comunque dieci o
venti volte superiori a quei 942 euro del debito fuori bilancio,
Libri
/ L'altra casta di Stefano Livadiotti
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
anno scorso
per Rizzoli da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Di strapotere, infatti,
parla anche 'l'inchiesta sul sindacato' realizzata dal giornalista de
l'Espresso, che racconta con estrema efficacia 'privilegi, carriere, misfatti e
fatturati da multinazionale' di un'organizzazione che "ormai da
tempo" non è più capace di "farsi carico" degli interessi
generali del Paese,
Stipendi
più alti alla Tre Torri, è contestazione
( da "Provincia
di Como, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Non è stato
presentato un consuntivo, né previsioni d'indirizzo di spesa". Igor
Castelli: "Devono ancora iniziare a lavorare e già chiedono soldi. Si
parla di passare da un gettone di presenza a un fisso indipendentemente dal
numero di riunioni, ma scherziamo. Per fortuna che la società Tre torri non
doveva essere un carrozzone".
( da "Azione, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
L'AZIONE - Articoli
- Povera italia alla deriva POVERA ITALIA ALLA DERIVA Federico Citron L'Italia
è un Paese che, come i suoi studenti, dà molto meno di quello che potrebbe
dare. E questo fa infuriare i giornalisti del Corriere
della Sera Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. I quali, dopo aver
raccontato nel libro "La Casta" come la classe politica abbia
trasformato le istituzioni in un mezzo per perpetuare il proprio potere, sono
tornati in libreria con "La Deriva" sottotitolo: "Perché
l'Italia rischia il naufragio". Nel nuovo libro Stella
e Rizzo dimostrano che l'esercito di politici italiani
(179.485, secondo i due giornalisti!) non solo ha elargito a se stesso
privilegi vergognosi (questo era l'oggetto de "La Casta"), ma ha pure
governato male l'Italia provocandone il declino. I dati impietosi del
decadimento, raccolti ne "La Deriva", Stella
li ha riassunti venerdì scorso all'ex Filanda di Santa Lucia di Piave in un
dibattito promosso dalla Università delle Tre Età. Ad ascoltarlo tanta gente,
all'incirca seicento persone, segno che il sentimento di indignazione non si è
dissolto, come qualcuno sostiene, con le elezioni. E allora vediamoli questi
dati. Tra il 2001 e il 2006 il Pil per ora lavorata, cioè la produttività del
lavoro, è cresciuto dell'1 per cento. Nello stesso periodo la Spagna è
cresciuta 5 volte di più, l'Olanda 12, la Polonia 20, la Grecia
( da "Nuova Sardegna, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Sotto tiro il
senatore Scanu "Dirigente Inps senza averci mai lavorato" CAGLIARI.
"Un attacco sospetto messo a segno con violenza in un momento
particolarmente delicato per l'imminente rinnovo dei vertici Inps". Si difende il senatore del Pd Gian Piero Scanu, chiamato in causa
da un articolo del Corriere della Sera dal titolo: "Diventare dirigente
Inps. Senza mai lavorarci". La firma è di Sergio Rizzo,
bacchettatore con Gian Antonio Stella degli sprechi della Casta.
BUA a pagina 6.
( da "Nuova Sardegna, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Cultura e Spettacoli
Quando la destra va contro il mercato Tremonti recupera il ruolo autonomo della
politica rispetto all'economia Una fuga nel passato, nell'identità cristiana
dell'Europa ALESSANDRO ARESU Nel risvolto di copertina dell'edizione Adelphi de
"Le conseguenze economiche della pace" di Keynes si ricorda
giustamente che quel testo non offre soltanto un'affascinante narrazione della
Conferenza di Versailles, ma ha inventato una formula proverbiale, da "Le
conseguenze economiche di Churchill" che lo stesso Keynes ha utilizzato
per un suo pamphlet a "Le conseguenze economiche di Keynes". Eppure,
nonostante l'economia sia ormai diventata il nostro destino, i libri - anche i
libri meno importanti del capolavoro di Keynes - non annunciano soltanto conseguenze
economiche: esistono anche conseguenze politiche, a cui vale la pena di
dedicare una certa attenzione. Il libro di Giulio Tremonti, "La paura e la
speranza" (Mondadori, 111 pagine, 16,00 euro) entra a pieno titolo nel
regesto dei libri gravidi di conseguenze politiche per il nostro Paese, al di
là delle sue implicazioni strettamente economiche. Esistono conseguenze
politiche: lo stesso ministro dell'Economia, con ogni probabilità,
condividerebbe quest'affermazione. La politica non è finita, la politica non è
stata "divorata" completamente dall'economia e dalle sue formule. E
c'è dell'altro: quell'ampio insieme che oggi definiamo "politica" si
riflette anche nel successo dei libri. Questo discorso, nella sua generalità, riguarda anche libri come "Gomorra" di Saviano o
"La casta" e "La deriva" di Stella e Rizzo. La profezia della fine dei libri è sbagliata, ed è tantopiù
sbagliata la profezia sulla fine dei libri che riescono a rappresentare la
domanda di politica. Chi non tiene conto di questo non può capire nulla di un
libro come "La paura e la speranza". Paolo Mieli, in un
articolo del 20 aprile sul "Corriere della Sera", ha tessuto le lodi
di questo testo e della sua capacità di suscitare dibattito, aggiungendo una
polpetta avvelenata: "Alla sinistra manca un Tremonti, cioè un politico di
primo piano che produca analisi innovative in sintonia con quel che si dibatte
nel resto del pianeta". Del resto, nel testo si rivendica questa doppia
natura di intellettuale e politico nella forma di una strada a senso unico:
"Viviamo infatti in un tempo in cui l'intellettuale è politico e il
politico, se non è intellettuale, non è". Per riprendere Mieli, il libro
di Tremonti risulta "in sintonia con quel che si dibatte nel mondo",
ma non perché è un libro sul protezionismo, anche perché non è certo questo il
tema principale del libro. Il grande tema che Tremonti cerca di inquadrare è
invece la "crisi". Crisi sotto tutti gli aspetti: crisi
dell'economia, crisi della politica, crisi dell'ideologia. Nel mondo si dibatte
sulla crisi, e Tremonti cerca di afferrarne il senso. Un senso che - anche a
partire da alcuni lavori precedenti - individua nel trionfo del
"mercatismo", e cioè nella nuova ideologia globale che erge il
calcolo e il denaro a misura di tutte le cose. Il mercatismo ha trionfato sulle
ceneri delle due ideologie che si sono combattute nel Novecento, perché
"applica al mercato una legge di sviluppo illimitato e globale",
differenziandosi così dal liberalismo e trascinando il mondo in un pensiero unico
schiavo dei desideri del consumatore globale. D'altra parte l'uomo del consumo,
nelle sue ultime trasformazioni, sarebbe un'invenzione dello stesso mercatismo.
Tremonti sostiene che il mercatismo sia in certo modo un erede
dell'illuminismo, che ha sostituito la fede nella società ideale con la fede
nel dogma del mercato. In verità, quest'analogia appare piuttosto forzata. Per
comprendere l'ultima fase del mercatismo, che ci ha colpito dopo l'euforia
degli anni novanta, Tremonti cita Marx e Engels: "Lo stregone non può più
dominare le potenze sotterranee da lui evocate". Quali potenze?
L'ingegneria finanziaria ha creato mostri scommettitori che non hanno nulla a
che fare con la realtà, ma a queste astrazioni corrispondono paure concrete,
che agitano i cittadini dell'Europa. Paure che investono il costo della vita, i
prezzi delle materie prime, il "fantasma della xenofobia", la
possibilità di un colonialismo all'incontrario da parte delle nuove potenze,
prima tra tutte la Cina. Il paesaggio del mercatismo è un supermercato, in cui
"abbiamo i telefonini, ma non abbiamo più i bambini", e siamo
circondati da nuove icone come on-line o facebook e dalla loro "fabbrica
di illusioni" (anche se i riferimenti a Internet presenti in questo libro
sono riduttivi). L'Europa cerca un ruolo, ma in realtà le sue regole non
riescono ad avere un peso globale, in uno scenario in cui lo Stato è finito,
come sancisce la nuova "geopolitica" del mondo. Anche su questo punto
Tremonti è ambiguo: difatti la geopolitica sottolinea piuttosto l'importanza
dello Stato, in particolare nella forma della leadership regionale, e dello
stesso concetto di interesse nazionale. Si potrebbe continuare a lungo nel
merito, ma cerchiamo di trarre qualche conclusione. "La paura e la
speranza" è il manifesto di una "rivoluzione", di una destra
che, ripensando le sue categorie, vuole tornare a essere protagonista di una
nuova storia. Tremonti (il politico e l'intellettuale) picchia duro sulla
sinistra e sulla sua supposta genuflessione al mercatismo. All'inizio del libro,
tra l'altro, paragona la decadenza dell'Europa a uno dei "miti" per
eccellenza della sinistra, e cioè l'Angelus Novus di Paul Klee. Il ministro
vuole sottolineare che ha letto e meditato Marx (e ha fatto bene), e conosce i
saggi di un raffinato storico moderno come Paolo Prodi. La sinistra non sa più
nulla e ha perso completamente la bussola: non può "governare" la
globalizzazione, perché il suo linguaggio e le sue categorie non riescono più a
comprendere la realtà che ci circonda, a riconoscere le paure e a costruire le
speranze. La speranza di Tremonti è la politica. "Per cambiare, l'unica
politica che si può fare è una politica alternativa al mercatismo e per farla
serve una "filosofia" politica diversa, una filosofia che ci sposti dal
primato dell'economia al primato della politica. Serve una leva che - come ogni
leva - per funzionare deve però avere un punto d'appoggio. Questo punto può
essere uno solo". Quale mai sarà, questo punto di Archimede? Nulla di
nuovo sotto il sole: "Erano tempi belli, splendidi, quando l'Europa era un
paese cristiano, quando un'unica Cristianità abitava questa parte del mondo
plasmata in modo umano; un unico, grande interesse comune univa le più lontane
province di questo ampio regno spirituale" (Novalis, 1799: e siamo in
pieno "romanticismo"). Tra l'altro, anche in questo libro si parla
più volte di "radici giudaico-cristiane". Vorrei proporre umilmente
di abrogare questa formula. A parte la cosiddetta "teologia della
sostituzione", non si può ridurre il problema teologico della conversione
finale degli Ebrei all'interno dell'edificio cristiano a uno slogan da prendere
al supermercato. Altrimenti siamo mercatisti della cultura. Perciò, se slogan
da supermercato deve essere, che sia, per favore, "radici cristiane"
e basta. Che sia Novalis, che tra l'altro è estremamente poetico. In
definitiva, la principale conseguenza politica di Tremonti è l'invenzione di
una "nuova destra", che risponde alle paure con un'adamantina
speranza cristiana, senza spiegare esattamente di quale cristianesimo si
tratti, ma cercando di alimentare questa speranza con provvedimenti concreti.
Il lettore si chiede se esistano altre speranze, che non vanno considerate
automaticamente paure o banalità per cui "la sinistra è il bene". Sta
alla sinistra battere un colpo, e rivendicare speranza contro speranza, il che
stando a San Paolo è piuttosto cristiano, e quindi ci colloca in una Grande
Coalizione delle speranze. Ma è solo una battuta.
( da "Provincia Pavese, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
DOVE VA LA POLITICA
Stop al Partito dei Disonesti E' l'alba del nuovo ciclo storico. Mentre la
sinistra si lecca le ferite, cercando di riaversi dallo stordimento della
batosta elettorale, la destra mette mano alle leve del potere. Mentre a
sinistra ci si accapiglia sulle responsabilità (che sono sempre quelle degli
altri), a destra è compattezza e trionfo. Per sfruttare fino in fondo il
successo, si prende a pretesto l'emergenza. E' in nome dell'emergenza che si
vara una legislazione che contempla la restrizione di ogni diritto civile - non
solo per gli immigrati, ma anche per i cittadini italiani - e il diritto di usare
il bastone contro chiunque protesti o sia comunque d'impaccio. Vengono così
giustificati e potenziati gli istinti predatori di una nuova classe politica
che è andata formandosi man mano che andava sbiadendo il patrimonio ideale
consacrato nella nostra Costituzione e subentrava la globalizzazione dei
rapporti economici in tutta la loro brutalità. In tutte le attività umane è
presente l'impulso al far meglio, non solo per sè, ma anche per imporsi alla
considerazione degli altri: e in politica questo diventa addirittura una
necessità esistenziale. Qui, o emergi, o non sei nessuno. Nessuna meraviglia,
quindi, se all'interno della casta che fa della politica la sua ragione di vita
la concorrenza e magari la rissa sia quotidiana. La casa politica deve imporsi alle
altre entità sociali, in quanto ritiene di organizzare tutta la vita pubblica
nel suo complesso. E anche su questo versante si moltiplicano i conflitti. La
casta politica costa. E parecchio. Non solo perchè deve alimentare se stessa e
il codazzo innumerevole dei clienti che la sostengono, ma anche perchè si trova
a operare anche a livelli di interessi che confliggono con il pubblico bene e
magari con la morale e la legge. In merito è fiorita una pubblicistica
sterminata. Non potendo qui ricordarla tutta, mi limito a citare due libri:
"La Casta" di Sergio Rizzo e Gian
Antonio Stella e "Se li conosci li eviti" di Peter Gomez e Marco
Travaglio. Di una quantità di politici in vista sulla stampa e in tv si
analizzano i percorsi, le giravolte, i compromessi per arrivare là dove sono
arrivati. Conflitti di interesse e sospetti di corruzione in tutti i palazzi
del potere. Se anche solo la metà dei casi citati fosse verificata, ci
sarebbe da lasciarsi andare al più nero pessimismo sul presente e sul futuro di
un'Italia amministrata in questo modo. Se poi fosse vero tutto, ci sarebbe da
fare le barricate. Invece niente succede, come se quei personaggi fossero di un
altro pianeta. Ma sono, ahimè, del nostro, sono proprio quelli lì! Ora, a me
non piace atteggiarmi a moralista. Ho scritto di recente che non credo al
Partito degli Onesti. Non credo che si possa costruire una forza politica
efficiente richiamandosi esclusivamente a motivazioni etiche. Qualcuno me ne ha
rimproverato. Ma mi preme sottolineare che in ogni modo non ritengo ammissibile
un Partito dei Disonesti: come succederebbe se continuasse un silenzio, che
finisce per essere complicità. Sia fatta luce dovunque è possibile, anche se
questo può significare abolizione del segreto di Stato, o dell'autorizzazione a
procedere, o via libera alle intercettazioni della Magistratura. E in un'Italia
in cui si organizzano ronde di tutti i generi per dare addosso ai poveracci, ci
sia almeno qualcuno che lavora a ronde di più alto livello, là dove non si ruba
nella borsa della massaia, ma in quella dello Stato. E se la legge autorizza il
bastone, lo si usi per punire gli incendiari delle baraccopoli di periferia e
gli aggressori dei rom, dei diversi, dei ragazzi dei centri sociali. Giorgio
Piovano Pavia.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
INFORMAZIONE A
PAGAMENTO L'impegnativo programma di Emma Marcegaglia L'impresa è il luogo di
lavoro in cui imprenditori e dipendenti sentono un interesse comune Illustri
Ospiti, care Colleghe e cari Colleghi, Signore e Signori, grazie a tutti per
aver voluto essere qui. Ma è soprattutto voi, imprenditrici e imprenditori
italiani, che sento il dovere di ringraziare per la fiducia che mi avete
accordato, affidandomi un incarico che mi onora e di cui sento tutta la
responsabilità. E, a nome di tutti, vorrei rivolgere un grazie particolare a
Luca di Montezemolo, che in questi quattro anni ha guidato Confindustria con
intelligenza e straordinaria passione. Oggi, Confindustria è autorevole,
autonoma dai partiti, capace di portare le ragioni del
fare impresa al centro dell'agenda del Paese. Ed è soprattutto una
Confindustria forte e unita. Tutto ciò è il frutto dell'eccezionale lavoro di
questi anni. Consentitemi un ringraziamento speciale ai miei genitori, Steno e
Mira. Non sarei qui senza la forza del loro insegnamento e del loro esempio.
Fin da quando mi posso ricordare, ho respirato impresa. Da loro ho imparato la
responsabilità dell'imprenditore nei confronti dei collaboratori e della
società. Confindustria ha assunto un impegno di fronte al Paese: contrastare la
logica del declino, ritrovare la strada della crescita e dello sviluppo.
Nonostante la situazione economica difficile, l'industria italiana ha compiuto
uno straordinario cammino. Di tutto questo, noi imprenditori dobbiamo essere
giustamente orgogliosi. In sala vedo oggi tanti protagonisti di storie italiane
di lavoro e di successo. Grazie a voi il made in Italy continua ad essere un
riferimento nel mondo. Le piccole e medie imprese hanno svolto un ruolo
fondamentale. In un decennio sono stati creati più di 2 milioni e 700 mila
nuovi posti di lavoro dipendente, di cui oltre 2 milioni a tempo indeterminato.
Negli ultimi due anni le esportazioni italiane sono cresciute a ritmi
sostenuti, analoghi a quelli della Germania. Crescono anche al di fuori
dell'area dell'euro, malgrado l'erosione dei margini imposta da una
rivalutazione eccessiva del tasso di cambio. Ma dal terzo trimestre del 2007, e
in modo assai più netto con l'inizio di quest'anno, il quadro internazionale è
peggiorato. Le prospettive per il 2008 e il 2009 restano incerte. La crisi
finanziaria, la quasi recessione americana, il rialzo dei prezzi del petrolio e
di molte materie prime fanno rallentare fortemente la crescita economica
mondiale. La vitalità delle nostre imprese non è sufficiente ad assicurare lo
sviluppo e a compensare da sola la scarsa competitività del Paese. La crisi
internazionale mette a nudo drammaticamente tutte le debolezze del sistema. Non
possiamo più eludere o rinviare quelle scelte, anche difficili e impopolari,
che sono indispensabili per non compromettere il nostro futuro. A questo
proposito, purtroppo, c'è poco di nuovo. Eccesso di burocrazia, di spesa
pubblica, di pressione fiscale da una parte e scarsa produttività,
insufficiente investimento in ricerca e formazione dall'altra, sono i problemi
che solleviamo da tempo. Non possiamo perdere di vista le principali riforme
istituzionali: più poteri al premier, nuova legge elettorale, superamento del
bicameralismo perfetto. Ci aspettano sfide impegnative. Ma in Italia si è creata
una situazione favorevole al cambiamento. C'è un nuovo Governo sostenuto da una
forte maggioranza parlamentare. C'è un clima di minore contrapposizione e di
rispetto reciproco fra maggioranza e opposizione, di collaborazione sui grandi
temi. C'è una consapevolezza diffusa della gravità della situazione. Chi ha
l'onore e l'onere di governare compia le scelte necessarie, senza farsi
condizionare dal consenso di breve periodo che porta all'immobilismo.
L'opposizione guardi con responsabilità all'interesse generale. La situazione
economica non consente tatticismi o rinvii. Voglio dire con chiarezza che
l'approvazione del decreto per la detassazione degli straordinari e dei premi
variabili è un segnale importante. È una misura che Confindustria propone da tempo.
È una indicazione precisa ai lavoratori e alle imprese sulla strada da prendere
per gli assetti contrattuali. Siamo soddisfatti di questo primo intervento.
Certo i problemi sono tanti e vanno affrontati anche alla luce dei mutamenti in
corso nello scenario internazionale. *** La globalizzazione dei mercati, le
nuove tecnologie, i flussi migratori sono realtà con le quali dobbiamo
misurarci. Un'opzione diversa non c'è. Il tema è come gestire la
globalizzazione, quale governance adottare. Non è un periodo esaltante. Come
spiega l'economista indiano Bhagwati, liberalizzare quando l'economia non
cresce è assai difficile, ma - aggiunge - alla fine la gente capirà che alzando
barriere non si va da nessuna parte. Globalizzazione non vuol dire solo bassi
salari e delocalizzazione delle produzioni. Significa anche mercati che si
aprono, nuovi prodotti e processi produttivi, opportunità di investimento. Il
40% delle esportazioni cinesi - per 500 miliardi di dollari - è frutto di joint
venture con imprese occidentali che hanno investito in Cina. Frenando quelle
esportazioni, colpiremmo anche le imprese dei nostri paesi. Ma il buon
funzionamento del commercio internazionale richiede il rispetto di regole
comuni. Non sono accettabili la concorrenza sussidiata da monopoli interni, il
dumping economico o sociale, la sistematica sottovalutazione del cambio, la
contraffazione, l'abbassamento degli standard di sicurezza dei prodotti,
l'assenza di vincoli alle emissioni nell'ambiente. L'Unione Europea resta il
nostro punto fondamentale di riferimento. Ma talvolta sembra più interessata a
porre vincoli e limiti ai suoi cittadini e alle sue imprese, piuttosto che a
svolgere un ruolo forte nella difesa di un mercato mondiale con regole certe e
valide senza eccezioni. Noi non chiediamo la tutela acritica degli interessi
europei. Ma non possiamo nemmeno accettare impostazioni autolesionistiche, come
continuare con l'adozione unilaterale del protocollo di Kyoto. Condividiamo
l'idea di interventi coordinati per i cambiamenti climatici. Ma non accettiamo
un atteggiamento che rischia di rendere difficile e costosissimo fare impresa
in Europa, lasciando che chiunque inquini a piacimento fuori dal nostro
territorio. L'Europa deve ritrovare leadership a livello internazionale per
guidare i cambiamenti e le sfide in maniera condivisa. Ha gli strumenti per
farlo. La sua azione deve essere rafforzata e resa più incisiva. Così aiuterà
lo sviluppo e potrà contrastare le pulsioni protezionistiche che ciclicamente
emergono come risposta ad una globalizzazione non sufficientemente governata.
Questa esigenza diventa prioritaria in una fase di debolezza dell'economia
internazionale. L'esplosione del prezzo delle materie prime deprime lo sviluppo
in tutti i paesi importatori. I rialzi sono accentuati da speculazioni
finanziarie, da barriere commerciali al libero scambio di prodotti agricoli,
dai sussidi alle coltivazioni dei paesi avanzati. È giunto il momento di
ripensare la politica agricola europea. Serve più
domanda interna in Europa. Bisogna aprire i mercati dei servizi, aumentare gli
investimenti nelle tecnologie digitali ed energetiche, nelle reti
infrastrutturali, nell'ambiente. Per finanziare questi progetti servirebbe una
revisione complessiva del budget comunitario. E va approfondita la proposta di
obbligazioni europee sul mercato dei capitali, come ha rilanciato Giulio
Tremonti. L'Unione Europea deve anche adottare una credibile ed efficace politica comune per la sicurezza energetica:
diversificazione delle fonti, strutture distributive cross-border, un vero
mercato unico per l'elettricità e il gas. Deve avere una voce unica nei
rapporti con i paesi produttori. Perché l'energia potrebbe essere in futuro il
terreno di scontro tra le diverse aree del globo. E deve prendere piena
coscienza del ruolo sempre più importante dell'euro. Sono passati quasi dieci
anni dalla nascita della moneta unica. Ci siamo assicurati prezzi più stabili,
tassi d'interesse più bassi, disavanzi pubblici più contenuti. Le imprese
europee hanno imparato a convivere con l'euro forte che aiuta a contenere i
costi delle importazioni, stimola gli incrementi di produttività, favorisce
l'internazionalizzazione dei nostri investimenti. Ma un euro troppo
sopravvalutato nei confronti del dollaro penalizza in modo insostenibile le nostre
esportazioni. L'Unione Europea deve continuare a spingere il G8 a pronunciarsi
sui cambi e deve coinvolgere la Cina nelle discussioni sull'assetto valutario.
La BCE non dovrebbe sottovalutare il rallentamento delle economie europee. La
crisi dei mercati finanziari sembra ancora lontana dall'essere riassorbita e
allunga le sue ombre sulle prospettive di breve e medio termine. Deve indurre a
profonde riflessioni. Molti prodotti finanziari offerti sui mercati
internazionali erano complessi e opachi e hanno addossato ai clienti rischi
molto alti. La fase dell'eccesso di debito e dei castelli di carta è finita.
All'azione di stabilizzazione attuata con successo dalle banche centrali dovrà
seguire un' incisiva azione dei regolatori. Resta una considerazione più
generale. La finanza è una straordinaria leva di sviluppo e molti strumenti
innovativi hanno giocato un ruolo importante. Ma la pura produzione di finanza
a mezzo di finanza, senza valore aggiunto per debitori e investitori, ha
mostrato tutti i suoi limiti e ha generato una profonda crisi di fiducia. La
favola del credito ad alto profitto e senza rischi è stata smascherata. È tempo
di tornare alla vecchia e solida realtà dei finanziamenti all'attività
produttiva e agli investimenti. Le banche italiane sono quelle in assoluto con
meno rischi e responsabilità. Hanno di fronte la grande opportunità di porre
ancora di più al centro delle proprie strategie il rapporto con le imprese. In
una fase di forte rallentamento dell'economia le banche italiane possono dare
un segnale importante in questa direzione. Così lavoreremo insieme per
riprendere il cammino della crescita puntando su investimenti, innovazione,
occupazione. *** La malattia dell'Italia si chiama crescita zero. Il ritorno
alla crescita, ad una crescita sostenuta, deve essere il nostro vero obiettivo
strategico. Chi non condivide questa priorità gioca contro l'Italia e gli
italiani. Su questo non possono più esistere posizioni neutre. La bassa
crescita ha costi elevati. Il nostro PIL sarebbe superiore di 150 miliardi di
euro se negli ultimi dieci anni fossimo cresciuti come la media degli altri
paesi europei. Le istituzioni politiche, economiche e sindacali non si sono
adeguate al mondo in cambiamento. Corporazioni agguerrite hanno impedito di
sciogliere i nodi che ci soffocano. Nei decenni passati, rinviare gli
interventi necessari, distribuendo sussidi e posti di lavoro pubblico, ha
condotto ad un'espansione della spesa, ad un fisco oppressivo, al secondo
debito pubblico, in rapporto al PIL, di tutti i paesi industrializzati. Vi è
una grave sottocapitalizzazione del Paese. Dall'inizio degli anni novanta,
invece di contenere stipendi pubblici e pensioni, si sono tagliati gli
investimenti per infrastrutture, servizi di trasporto, scuola, giustizia, forze
dell'ordine, carceri. Così paghiamo il prezzo di un isolamento strutturale dei
territori e delle persone per collegamenti stradali, ferroviari e portuali
inadeguati. Siamo in ritardo nei servizi informatici ad alto valore aggiunto
che contraddistinguono i paesi moderni. I sistemi di gestione dei rifiuti sono
vicini al collasso in molte regioni, anche perché si dice di no ai
termovalorizzatori, attivi in tutti gli altri paesi. Paghiamo i costi più alti
d'Europa per l'energia. Manca una strategia di investimenti per la sicurezza e
la diversificazione energetica perché ci arrendiamo ai veti delle minoranze.
Serve un ambiente più favorevole all'assunzione del rischio, all'attività
d'impresa, agli investimenti. In un mondo globale, un paese dove la cultura
d'impresa non è condivisa è destinato ad un ruolo subalterno. È questo che
vogliamo? No. Ma troppo spesso si è pensato di tutelare l'interesse pubblico
limitando l'attività imprenditoriale, come se le aziende fossero una sorta di
male necessario da ingabbiare e vincolare. L'impresa sana che rispetta le
regole è protagonista della crescita economica, ma anche dello sviluppo sociale
e civile della nazione. *** Siamo un paese anziano, viviamo di rimpianti e
recriminazioni e poco di progetti. Litighiamo spesso sul passato, non ci
confrontiamo sul futuro. E chi è troppo curioso delle cose del passato - ci
ricorda Cartesio - rischia di diventare molto ignorante di quelle presenti.
Dobbiamo guardare avanti, alle cose da fare. La prima è sbloccare gli
investimenti che sono pronti a partire, fermi per inesistenti problemi
ambientali. Impianti energetici, rigassificatori e termovalorizzatori,
infrastrutture a rete materiali e immateriali, insediamenti produttivi: sono
centinaia le opere e gli stabilimenti incredibilmente in attesa di
autorizzazione. Certo, ci vogliono trasparenza e dialogo con le popolazioni
interessate. Ma poi bisogna decidere. E bisogna dire alla gente la verità. C'è
chi manifesta contro ogni nuova centrale, ma si lamenta per l'aumento delle
bollette delle famiglie. O chi impedisce la realizzazione di impianti e
discariche preferendo lasciare la popolazione in mezzo a montagne di rifiuti.
Non accetteremo più che piccoli gruppi, spesso in malafede, tengano in scacco
il Paese. E' a queste furbizie di bassa lega che dobbiamo dire basta.
L'investimento in tecnologie può essere catalizzato da pochi grandi progetti
paese: il nucleare di nuova generazione, la mobilità, il risparmio energetico,
le tecnologie ambientali. Sono questi i temi che devono restare al centro della
politica industriale. *** Abbiamo davanti a noi sfide
impegnative e progetti ambiziosi. Non una fase da piccolo cabotaggio. Dobbiamo
cambiare il Paese nell'interesse delle imprese e dei cittadini, soprattutto dei
più giovani. Noi continueremo a esprimere con determinazione e forza, con
passione ed entusiasmo, la cultura d'impresa, le ragioni di chi vuole
continuare a crescere. Vogliamo contribuire così ad un grande disegno di
sviluppo economico e sociale dell'Italia e degli italiani. Collaboreremo con il
Governo per realizzare le riforme necessarie. Continueremo sulla strada
dell'autonomia, che per noi ha un significato molto chiaro: vogliamo essere
fuori dai partiti per rappresentare ovunque le ragioni
della crescita. Noi riconosciamo il primato della politica.
Ma la politica deve meritarlo e giustificarlo con i
risultati. Gli elettori hanno fortemente penalizzato, fino ad escluderle dal
Parlamento, quelle forze portatrici di una cultura anti industriale. Per la
prima volta, tutte le formazioni politiche presenti nelle due Camere
condividono i valori del mercato e dell'impresa. Stiamo assistendo a una
significativa semplificazione del sistema politico. Io sento il dovere di
essere, malgrado tutto, ottimista. Mi sembra che si stia esaurendo, nella coscienza
collettiva, quel conflitto di classe fra capitale e lavoro che ha segnato la
storia degli ultimi 150 anni. Oggi si fa strada la consapevolezza che la
crescita economica è il vero bene comune. Possiamo chiudere una lunga stagione
di antagonismo, pensare in maniera nuova il confronto con i sindacati e il
modello di relazioni industriali. Oggi sono obsolete. Dopo quattro lunghi anni,
CGIL, CISL e UIL hanno finalmente definito una posizione unitaria e questo
rappresenta un punto di partenza importante. Non è una piattaforma, ma una
proposta per avviare una trattativa nuova, lontana dai riti inconcludenti del
passato. Certo, molte proposte non sono per noi condivisibili, come l'idea di
indicizzare le retribuzioni ai prezzi che ci porterebbe fuori dall'Europa. Ma
finalmente ci sono le condizioni per iniziare un confronto, cambiare le regole
del gioco, modernizzare il sistema. Ai sindacati voglio dire: poniamoci davvero
l'obiettivo comune, forti della nostra autonomia e del nostro ruolo di parti
sociali, di raggiungere un'intesa entro pochi mesi. E' alla nostra portata. Se
ci riusciremo, scriveremo una pagina importante nella storia delle relazioni
industriali e libereremo energie in favore dello sviluppo. Noi siamo pronti.
Negli ultimi dieci anni il costo del lavoro è salito in Italia in linea con la
media europea ma non altrettanto ha fatto la produttività. Abbiamo perso
competitività: meno 10 punti rispetto alla media dell'area euro e meno 18 nei
confronti della Germania. La produttività è ciò che in questi anni è mancato
alla nostra economia. Solo con un forte recupero di produttività sarà possibile
conciliare crescita e occupazione, competitività e incremento dei salari: tutti
obiettivi essenziali per il Paese. Il sistema di contrattazione è ancora quello
del 1993, approvato quando c'era la lira e la globalizzazione muoveva solo i
primi passi. È stato per molti anni un buon sistema, ha raffreddato
l'inflazione. È inadeguato alle esigenze di oggi perché impone a realtà
produttive diverse retribuzioni e organizzazione del lavoro uniformi. Non
favorisce la contrattazione di secondo livello che potrebbe coniugare meglio
retribuzione e produttività. Occorre alleggerire il contratto nazionale per
dare più spazio e risorse alla retribuzione legata all'aumento di produttività
e ai risultati aziendali. I sindacati italiani sono una grande organizzazione,
con dodici milioni di iscritti. Sta al coraggio dei loro leader impiegare
questa forza a favore del cambiamento, del benessere, delle opportunità per i
giovani. Una parte della cultura sindacale non si è adeguata ai modelli
produttivi, che si sono evoluti nelle imprese distrettuali e a rete, nelle
medie imprese radicate nei territori e che operano nei mercati globali. E' in
queste reaItà che si sta già sperimentando una forte convergenza di interessi
tra imprese e lavoratori. È un dato nuovo, un valore importante, un'opportunità
che va colta. Chiediamo ai sindacati di cambiare in profondità per non
condannarci ad una perdita forte di competitività e di benessere. Chiediamo ai
sindacati di negoziare nell'interesse vero dei lavoratori e non di qualche
superata ideologia. La riforma della contrattazione dovrà riguardare anche il
pubblico impiego, che ha inspiegabilmente ottenuto negli ultimi anni incrementi
retributivi più che doppi rispetto al settore privato, senza alcun aumento di
efficienza. I tassi di assenteismo nel pubblico impiego sono uno scandalo
nazionale. Noi non accettiamo un sistema dove ci sono persone che timbrano il
cartellino e subito dopo abbandonano il posto di lavoro. È un insulto nei
confronti dei lavoratori onesti, pubblici e privati. Non possiamo più
sopportare che una parte del Paese, sottratta ad ogni controllo, scarichi i
suoi costi e le sue inefficienze sulla parte sana. Quella parte che lavora e
produce per tutti e che ormai manda inequivocabili segni di insofferenza. Oltre
alla contrattazione, vanno riviste le regole del mercato del lavoro e del
welfare. Va aggiornato il quadro dei diritti dei lavoratori e bisogna adottare
modelli di flexicurity. Non è il posto di lavoro che deve essere garantito, ma
un reddito e una formazione adeguati, come accade nei paesi con sistemi di
sicurezza sociale più moderni ed attivi. E questa è sempre stata l'idea di
Marco Biagi e Massimo D'Antona, che hanno pagato con la vita la volontà di
innovare e di guardare al futuro. A loro va il nostro ricordo e il nostro
grazie. Il welfare italiano è particolarmente inefficiente ed iniquo. Quasi il
60% della spesa sociale serve a coprire dal rischio di vecchiaia, perché l'età
media dei pensionati è bassa e il pensionamento avviene tre anni prima che
nella media dell'OCSE. Negli Stati Uniti la pensione viene erogata per dodici
anni, in Danimarca per undici anni, in Svezia per tredici, in Italia per
diciassette. L'età della pensione andrebbe indicizzata all'aumento della
speranza di vita. Questa distorsione condanna l'Italia a destinare appena il 2%
della spesa sociale al sostegno del reddito di chi ha perso il posto di lavoro,
un terzo della media europea. Altrettanto scarsi sono gli aiuti alla famiglia e
ciò si riflette nella bassa natalità. Solo il 12% della spesa sociale va al 20%
più povero della popolazione. Con questo squilibrio a favore delle pensioni,
abbiamo rinunciato a quella grande risorsa che è l'occupazione femminile. C'è
uno slogan efficace che riassume la questione: troppe donne a casa, troppe
culle vuote, troppi bimbi poveri. Così si bruciano enormi potenzialità.
Nell'ultimo decennio l'incremento del lavoro femminile nei paesi sviluppati ha
contribuito alla crescita mondiale come l'intera economia cinese. In Italia è
attivo solo il 47% delle donne in età lavorativa. Si scende al 31% nel
Mezzogiorno. Con una occupazione femminile allineata ai tassi medi europei, il
nostro PIL sarebbe più alto di quasi il 7%. Il lavoro femminile aumenta il
reddito familiare e genera nuova occupazione. Dobbiamo avere più donne al
lavoro e un welfare più a favore della famiglia e dell'infanzia. "Non è un
paese per vecchi" è il titolo di un romanzo di McCarthy e del recentissimo
film che ne è stato tratto. Se guardo all'Italia devo dire con rammarico che
non è un paese per giovani. Da troppi anni sono state adottate scelte e
politiche contrarie all'interesse delle nuove generazioni. Pensiamo al debito
pubblico più alto d'Europa che scarichiamo sui più giovani. O alla spesa
pubblica improduttiva che cresce a dismisura e dissipa oggi molte risorse che
dovremmo invece investire per il domani. Noi vogliamo una società aperta, che
premi e promuova il merito, dove siano date a tutti uguali opportunità di
partenza e dove l'anzianità di carriera non sia il principale criterio di
remunerazione delle capacità. Dove ci siano maggiore mobilità sociale, più
competizione e solidarietà nei confronti dei più deboli. Compete anche a noi
costruire una società più aperta, trasparente, che non sia preda dei privilegi
corporativi. Ma ai giovani dico con altrettanta chiarezza: guardate alla
competizione e al merito come valori positivi, pretendeteli nelle scuole e
nelle università, non fatevi sedurre dai cattivi maestri dell'egualitarismo al
ribasso che toglie opportunità a chi ha talento, a chi si vuole impegnare e
vuole farsi valere. Guardate con grande attenzione alle ragioni vere della
vostra generazione. Non lasciatevi strumentalizzare da chi vi chiede di sostenere
interessi e privilegi - dalle pensioni alle rigidità del mercato del lavoro -
che sono rivolti contro di voi. *** Non ci può essere vera solidarietà senza
uno Stato efficiente. Non c'è rispetto dei diritti e tutela dei cittadini. Non
c'è libertà di impresa, non c'è giustizia, non c'è buona istruzione, non c'è
legalità, non c'è lotta all'evasione. Servono uno Stato leggero e rigoroso, una
pubblica amministrazione che funzioni, vicina ai cittadini e alle imprese,
inflessibile contro chi non rispetta le regole e danneggia la comunità. Ci sono
molte eccellenze anche all'interno della macchina pubblica. Ma si tratta di
generosità individuali e di professionalità isolate. I dipendenti pubblici in
Italia sono mal distribuiti per funzione e sul territorio. In rapporto agli
abitanti, al Sud sono il 50% in più che al Nord. Serve una grande
ristrutturazione. Si devono utilizzare in modo oculato il turnover, la mobilità
geografica e ammortizzatori sociali di durata limitata. "Se uno è giovane
e ha talento, difficilmente si fa strada negli uffici statali." Lo
scriveva un secolo fa il romanziere Hasek. Da noi non molto è cambiato. E'
necessaria un'azione di medio termine per coinvolgere e valorizzare il
personale migliore e penalizzare i furbi. Questo sarà un banco di prova anche
per i sindacati. Leggiamo che i fannulloni verranno licenziati. E' un principio
che ci trova pienamente d'accordo, a patto che alle parole seguano i fatti.
Altrimenti sarà l'ennesima sconfitta di tutti coloro che, nel privato come nel
pubblico, lavorano con serietà. Bisogna semplificare, ridurre il numero delle
leggi, eliminare le incertezze di interpretazione. Il nostro paese associa una
singolare diffusione dell'illegalità a una pletora di regole spesso
contraddittorie e incomprensibili, che governano minuziosamente la vita dei
cittadini. La burocrazia è uno dei principali ostacoli agli investimenti in
Italia. Chiediamo che venga attuato il progetto "impresa in un
giorno" e che venga riformata la giustizia civile che non funziona. Per recuperare
un credito occorrono 40 mesi, contro i 12 dei maggiori paesi industrializzati.
Ciò mina alla base la certezza del diritto, la tutela della proprietà, il
rispetto dei rapporti contrattuali. La certezza del diritto è fondamentale. Non
c'è mercato senza legge. Come spiega l'economista Hernando De Soto, ciò che
accomuna le aree del mondo che non riescono a svilupparsi non è la carenza di
iniziativa economica. E' la difficoltà a rappresentare i diritti di proprietà,
cioè la mancanza di una relazione tra legge e mercato. Sulle piccole imprese il
costo della burocrazia grava per quasi 15 miliardi di euro l'anno: un punto di
PIL sottratto al loro sviluppo. Ventisette adempimenti informativi in materia
di lavoro, previdenza e assistenza gravano sulle imprese per quasi 10 miliardi.
Quindici adempimenti ambientali valgono 2 miliardi di euro. Un miliardo e mezzo
di euro è il costo di sette adempimenti per la normativa antincendi. Una vera
emergenza nazionale. I ritardati pagamenti della pubblica amministrazione,
soprattutto nelle aree meridionali, rappresentano la causa di fallimento in un
caso su quattro. E' difficile immaginare una democrazia funzionante quando è lo
Stato il primo a non rispettare le regole. La politica
ha invaso l'amministrazione, piegandola a fini impropri diricerca del consenso.
Ne ha minato l'efficienza e l'imparzialità e nello stesso tempo ha perso
autorevolezza, capacità di controllo e di indirizzo. La lottizzazione minuta
delle cariche e degli impieghi ha progressivamente smantellato i centri di competenza.
La politica deve ritirarsi velocemente dai compiti che
non le appartengono. Deve tornare alla missione che le è propria: definire gli
orientamenti strategici dell'azione pubblica e comporre gli interessi. Deve
uscire dalle gestioni, rinunciare a decidere gli appalti e a nominare i primari
degli ospedali. Non deve interferire nell'attività delle
aziende. Si devono tagliare i costi della politica - a
cominciare dal numero dei parlamentari e dei componenti delle altre assemblee
elettive - e eliminare i privilegi. Si devono ridurre i livelli decisionali
partendo dalle province. Bisogna affermare, nella gestione della cosa pubblica
a tutti i livelli, un costume di sobrietà. Diventerà più positivo il
rapporto fra i cittadini, lo Stato, la politica. Lo
Stato deve assicurare buone prestazioni. Vogliamo una scuola pensata per gli
studenti e non per gli insegnanti, una sanità organizzata sulle esigenze dei pazienti
e non su quelle dei medici o degli infermieri, uffici pubblici con orari di
apertura strutturati per favorire la popolazione più che gli impiegati. *** Lo
Stato italiano è inefficiente anche quando incassa imposte e contributi. La
pressione fiscale è superiore alla media europea ed è profondamente
disomogenea: l'evasione sottrae alle casse pubbliche almeno 90 miliardi l'anno
e fa salire per i cittadini onesti la pressione fiscale sopra il 51%. Siamo
oltre i livelli svedesi. Con servizi neanche lontanamente comparabili.
Nonostante la riduzione delle aliquote varata dall'ultima Finanziaria, il
prelievo effettivo sugli utili d'impresa resta in Italia il più alto d'Europa.
È un chiaro invito a non investire da noi, in un mondo dove i sistemi fiscali rappresentano
un importante elemento competitivo fra paesi. Si devono perciò muovere altri
passi verso la riduzione delle aliquote IRES e IRAP, guardando alla pressione
effettiva e non a quella nominale. Per l'IRAP è auspicabile una progressiva
deducibilità e va drasticamente ridimensionata la componente costo del lavoro,
una sorta di tassa sugli occupati. Tutto dovrà avvenire in un quadro di
equilibrio delle finanze pubbliche e di riduzione del debito, basandosi sui
tagli alla spesa. In questi anni le imprese hanno contribuito molto
all'incremento generale del gettito tributario. Nel
( da "Corriere Alto Adige" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Corriere dell'Alto
Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-05-30 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE La rivelazione Il settimanale FF squarcia il velo sui
legami con la potenza tutrice. Il picco degli aiuti all'inizio degli anni '70
Austria, 417 milioni di euro al Sudtirolo Vennero finanziati gli asili e la
cultura. An: sono necessarie delle giustificazioni BOLZANO -
Quattrocentodiciassette milioni di euro in quarantasette anni, quasi 808
miliardi delle vecchie lire è l'ammontare del contributo che l'Alto Adige ha
ricevuto dal governo austriaco. Una cifra davvero elevato che stupisce anche
gli stesso sudtirolesi che ne hanno beneficiato. A rivelarlo è il settimanale
di lingua tedesca FF che non si è limitato alla pubblicazione della cifra totale
ma ha addirittura acquisito gli elenchi. Le rivelazioni seguono di qualche
settimana la pubblicazione della lista degli aiuti che l'Alto Adige aveva
ricevuto negli stessi anni dalla Germania. "Si tratta di altri
finanziamenti - precisa il redattore capo della rivista, Norbert Dall'O -
Questa volta abbiamo acquisito gli elenchi dall'archivio del governo austriaco,
mentre l'altra volta ci eravamo limitati solamente alla Germania". Il
denaro arrivato a Bolzano, con picchi nei primi anni '70 ed un vistoso calo sino
al 2003, riguardava la costruzione e l'attività di centri culturali, asili,
biblioteche e in larga parte il finanziamento di borse di studio per
universitari soprattutto nei periodi in cui l'autonomia locale non era ancora
sviluppata. Il settimanale, titolando "I milioni della patria", dice
che rispetto a queste cifre vanno consid erati "noccioline" i
10milioni di euro di aiuti che erano arrivati anche dalla Germania, di cui
parlò tempo fa il settimanale tedesco der Spiegel. Come era accaduto per i fondi
tedeschi, i fondi riservati erano stati raccolti da
esponenti politici locali, tra cui lo scomparso assessore alla cultura Anton
Zelger della Svp. L'elenco pubblicato dal settimanale indica anche i nomi delle
associazioni culturali e sociali che beneficiarono dei contributi. Gran parte
del fiume di denaro affluito in Alto Adige servi per finanziare la costruzione
di scuole, istituti di cultura e teatri. Molti soldi furono utilizzati
per finanziare borse di studio sia per le scuole superiori che per le università.
Nel 1972 sei milioni di scellini servirono a finanziare la costruzione di
alloggi per l'edilizia popolare nel quartiere di Aslago. A recarsi a Vienna
furono non solo i politici ma anche funzionari della giunta provinciale. A
rappresentare la critica situazione nella quale versava l'Alto Adige era stato
anche il vice provveditore scolastico Josef Ferrari che nei suoi viaggi a
Vienna aveva più volte fatto presente che in Alto Adige c'erano difficoltà nel
creare una nuova classe dirigente. Dopo Ferrari a recarsi in Austria a battere
cassa era stato anche Anton Ebner che aveva preso il suo posto alla
sovrintendenza per ottenere i finanziamenti necessari alla costruzione degli
asili. Le rivelazioni lasciano allibito il presidente provinciale di An, Alessandro
Urzì. Che in quegli anni vi fosse stato un finanziamento da parte dell'Austria
era noto, ma l'esponente del centrodestra non avrebbe mai pensato che l'importo
raggiungesse queste cifre. "è una storia che si ripete e credo che a
questo punto delle spiegazioni da parte del governo di Vienna sarebbero più che
doverose- afferma Urzì - Non conosciamo neppure il flusso di questi soldi che,
comunque, sono serviti per aiutare solamente alcune persone e non tutto l'Alto
Adige". Il finanziamento austriaco, secondo Urzì, è un vero e proprio atto
di sfiducia nei confronti del governo italiano: "L'Italia ha non solo
accettato ma anche finanziato e pure pesantemente l'autonomia altoatesina.
L'essere andati ancora a battere cassa in Austria vuol dire che le concessioni
italiane non erano abbastanza. Credo, quindi - conclude Urzì - che delle
giustificazioni da parte dell'Austria siano più che necessarie". Enrico
Barone Generosità La sede del parlamento austriaco a Vienna.
( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Di PATRIZIA LOMBARDI
Sul banco degli assessori ieri pomeriggio spiccava il cartellino ad indicare il
posto che occuperà il neoassessore alle Finanze, Carmine Tancredi. Mancava
invece il diretto interessato, ancora fuori città per impegni professionali,
così come è mancata l'attesa ufficializzazione della nomina da parte del
sindaco nel primo Consiglio utile. Nel quale, se Enzo Scalone ha agitato lo
spettro di bollette dell'Enelgas che latitano oramai da sei mesi mettendo ai
teramani i brividi per il maxibollettone in agguato, il sale ce l'ha messo
invece Milton Di Sabatino. "Se ce ne fosse bisogno - questo l'incipit del
suo intervento-, rivendico la mia unicità ad un'opposizione anomala: dopo tutti
i mugugni bipartisan espressi ieri a caldo dopo la nomina, oggi sembra tutto ok
e nessuno ne parla". E, già che c'è, chiede lumi se siano stati
formalizzati, oppure no, i gruppi di Pd e Pdl, in nome dei
costi della politica. Un intervento, il suo, che ha servito un elegante assist a
Chiodi per approfondire l'argomento e che ha prodotto, di rimando, le reazioni
del capogruppo del Pd, Angelotti, e del rifondista Santacroce. "Mi
aspettavo la domanda e la tempistica è funzionale- ha colto la palla al balzo
Chiodi-. Quando nel 2004 accettai la candidatura, le condizioni erano
che ci fosse compattezza sul mio nome e di riservarmi di indicare gli assessori
all'Urbanistica e alle Finanze. La nomina di Tancredi risponde a requisiti che
sono merito e professionalità in un rapporto di totale fiducia, altrimenti
difficile in dieci mesi da costruire e verificare. Ho bisogno degli uomini
migliori per dare risultati con le persone che ritengo adatte. Di Tancredi
nessuno ha messo in discussione le qualità professionali: sarebbe grave se
avessi nominato un socio incapace. E' ora di uscire fuori dai provincialismi,
non sono un tecnico della sopravvivenza elettorale, voglio amministrare bene e
me ne assumo le responsabilità. Io ci metto la faccia e lo stesso fa
Tancredi". Tanto basta perché Angelotti ironizzi sullo "scambio di
salamelecchi" tra l'esponente dell'Udeur e il sindaco e in aula si
scatenino i veleni. "Non mi sono mai permesso di esprimere valutazioni
sulle sue interrogazioni e lei non si permetta- è l'affondo di Di Sabatino,
rimandando Angelotti alle dichiarazioni del suo presidente Manola Di Pasquale
che ha sostenuto il "no" al project per il teatro mentre gli ex(?)
Ds, e quindi Angelotti, lo hanno votato invece favorevolmente.
( da "Centro, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Pagina Aperta Le
disfunzioni sanitarie Le disfunzioni sanitarie offendono la dignità civile
Egregio direttore, sono un'insegnante di lettere presso un liceo scientifico
dove quotidianamente si lotta con i pochi mezzi a nostra disposizione per
offrire un servizio in un settore vitale per la crescita di uno Stato. Mi preme
evidenziare un aspetto di un'altra professione, quella del farmacista, che
quotidianamente si confronta con la salute, o meglio la mancanza della stessa,
che spesso colpisce duramente e priva l'incolpevole destinatario della propria
autonomia. L'oggetto della mia indignazione una notizia, letta nei giorni
scorsi, che evidenziava come Federfarma, associazione che tutela gli interessi
dei farmacisti privati, abbia fatto ricorso, con richiesta di sospensiva del
servizio, contro la distribuzione dei pannoloni da parte delle farmacie
comunali di Città Sant'Angelo e Montesilvano. Destinatari di questo servizio
sono pazienti, come è facile immaginare, estremamente bisognosi della
solidarietà del prossimo. Fino a febbraio questo servizio veniva offerto
direttamente dalla Asl presso proprie strutture, con proprio personale, ma
causando gravi disagi sia agli utenti costretti a fare file chilometriche, sia
all'amministrazione che doveva fronteggiare la domanda con enormi difficoltà
poiché in carenza di personale. Tali problemi, in ultima analisi venivano
riversati sugli utenti, che qualche volta addirittura, dopo estenuante attese,
sono dovuti tornare a casa a mani vuote perché le scorte erano finite. Al
contrario, da qualche tempo un pugno di persone con spirito solidale e armati
di buona volontà, diretti con coraggio e determinazione, si sono offerti
volontariamente e gratuitamente, di provvedere a risolvere o almeno a tamponare
questo ignobile dazio che la sfortuna, ma anche la burocrazia infligge ai
bisognosi, riuscendoci con professionalità velocità e competenza, fornendo un
servizio finalmente degno di un paese civile, come attestano le espressioni di
profonda gratitudine verso gli organizzatori di questo nuovo servizio. Questo
ricorso giunge come un fulmine a ciel sereno e fa riaffiorare nei volti provati
dai disagi familiari, la rabbia e la consapevolezza di non voler rimanere
impassibili verso questa prepotenza, legalmente ammissibile ma moralmente
discutibile. Monica Mariani Pescara Famiglie in difficoltà ma "la
casta" vive bene L'Istat ha presentato il Rapporto annuale in cui afferma
che l'Italia "è in un momento di difficoltà economica, con investimenti e
consumi delle famiglie fermi o in regresso. Affinchè gli uni e gli altri
tornino a crescere e aumenti il reddito delle famiglie sempre più in
difficoltà, occorrono interventi". "E tuttavia", aggiunge,
"siamo prudentemente ottimisti". Chi lavora, documenta l'Istat,
soffre per la mancanza di attività qualificate, dovuta a una latitanza delle
nostre imprese nella formazione. Soltanto la Bulgaria e la Grecia in Europa
hanno un tasso inferiore a quello italiano di "imprese formatrici".
Non mi sono meravigliato nell'apprendere queste notizie. Che tantissime
famiglie fossero in difficoltà lo si sapeva già. Che negli ultimi mesi la
situazione fosse peggiorata era già sotto gli occhi di tutti. Far finta di
ricercarne le cause chissà dove significa voler menare il can per l'aia. Tra i
27 Paesi dell'euro siamo fanalino di coda in tutto. Siamo in testa, ed è tutto
dire, per l'altissimo debito pubblico, per la scarsa produttività nelle imprese
e nella pubblica amministrazione, per il livello delle retribuzioni dei nostri
politici, per l'altissimo livello raggiunto dalla pressione fiscale. Quale
altro Paese può contare tanti organi ciascuno con potere di imporre balzelli ma
che non sono in grado di assicurare adeguati servizi ai cittadini? Siamo
supertartassati ma solo per foraggiare la macchina della burocrazia che non sa
fare altro che alimentare se stessa. Capace di creare una miriade di enti utili
solo a sistemare amici e parenti nei vari consigli di aministrazione e di dare
incarichi ai politici trombati alle elezioni. Una classe politica
che ha approvato leggi sul finanziamento ai partiti
che ci costano circa cento milioni di euro ogni anno. Finanziamenti talmente
abbondanti che sono risultati di molto superiori alle spese effettivamente
sostenute. Ma nonostante ciò assistiamo ad episodi di corruzione, di concussione e di finanziamento illecito ai partiti. Dovunque la magistratura indaga, "intercettando"
conversazioni telefoniche, "rischia" di incappare in fatti penalmente
rilevanti che coinvolgono politici. Naturalmente ad ogni scoperta si torna a
parlare dell'uso delle intercettazioni e, quindi, della necessità di
"regolamentarle". Non si accenna alla necessità di inasprire
le pene per chi corrompe e per chi si lascia corrompere. Ma non con il carcere,
non servirebbe a niente e ne dovremmo costruire molte per accogliere tutti
"gli aventi diritto". E poi, tra patteggiamenti e indulti il soggiorno
rischierebbe di durare solo un week-end. Sarebbe sufficiente, ritengo,
sequestrare ai colti con le mani nel sacco l'intero loro patrimonio e
condannarli all'interdizione a ricoprire qualsiasi incarico pubblico vita
natural durante. Una legge, formata da un solo articolo e qualche comma,
basterebbe. Se lo volessero. Antonio Fantini Lanciano Francavilla, il degrado
del fiume Alento continua Lettera aperta al sindaco di Francavilla al Mare.
Gentilissimo signor sindaco Di Quinzio, scrivo per segnalarle il totale stato
di degrado ed abbandono in cui versa il fiume Alento, in particolare in
prossimità della sua foce. Come è facile notare quotidianamente, la
cementificazione degli argini, unita alla scarsissima (o nulla) opera di
manutenzione, ha fatto sì che quel tratto di fiume, che dovrebbe teoricamente
essere uno dei biglietti da visita della città, sia diventato di fatto un
ricettacolo di sporcizia ed incuria. Nella stagione estiva, inoltre, rettili,
zanzare ed insetti di vario tipo trovano in quelle zone terreno fertile,
creando non pochi problemi ai residenti. La zona potrebbe essere adibita, con
mirati accorgimenti, a svariati usi (ad esempio, vi si potrebbe realizzare un
percorso pedonale e ciclabile, con annesse aree verdi attrezzate per la
collettività); ma, nelle condizioni in cui versa, purtroppo, è soltanto un
pugno nell'occhio. In ogni caso, ci auguriamo che la nuova amministrazione
possa intervenire fattivamente per una soluzione definitiva del problema,
possibilmente tralasciando saltuari "disboscamenti" che, nel corso
degli anni, hanno avuto solo un effetto palliativo, facendo puntualmente
ripresentare il problema poco tempo dopo. Con i migliori saluti. Dante Flacco
Francavilla al Mare.
( da "Centro, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Di Andrea Bene
Commissioni, trovato l'accordo Palka ottiene l'ambiente A Pasquali va la sanità
PESCARA. I tagli alle spese della politica hanno risparmiato le commissioni
consiliari. Dodici erano nella precedente consiliatura e dodici restano
nell'attuale. Oggi pomeriggio, il consiglio darà il via alla loro costituzione.
L'amministrazione spenderà 460mila euro. Intanto, la maggioranza ha trovato
l'accordo sulla scelta dei nuovi presidenti, che verranno eletti nei prossimi
giorni. L'Italia dei valori ha vinto il braccio di ferro per la guida della
commissione sanità con il Pd, che ottiene però l'urbanistica, le finanze e i
lavori pubblici. Il commercio, invece, va ai socialisti. Per la commissione
vigilanza, che spetta all'opposizione, c'è in pole position Teodoro. DODICI
COMMISSIONI. Tutti i partiti sembravano d'accordo a far scendere a dieci il numero
delle commissioni. Due in meno dell'anno scorso. Ma la conferenza dei
capigruppo, che si è riunita giorni fa, ha cambiato
improvvisamente idea: le ha riportate di nuovo a dodici, facendo così lievitare
i costi per i gettoni
di presenza. In bilancio sono stanziati
460mila euro per pagare gli stipendi ai consiglieri, 13 per ogni commissione.
SCONTRO SULLA SANITA'. Il primo scoglio da superare è stata la commissione
sanità. C'è voluta la mediazione del capogruppo del Pd, Moreno Di
Pietrantonio, per porre fine a un braccio di ferro. Ambivano alla presidenza
sia Filippo Pasquali, dell'Italia dei valori, che Giandomenico Palka, del
Partito democratico. Alla fine l'ha spuntata il primo. A Palka andrà
l'ambiente. Così il Pd avrà la guida di nove commissioni; l'Italia dei valori e
i socialisti, una ciascuna. "E' l'ottimizzazione del lavoro che stiamo
portando avanti per la città", ha spiegato Di Pietrantonio. ECCO I
PRESIDENTI. Ogni commissione consiliare alla prima seduta procederà
all'elezione del proprio presidente. Ecco i designati. La commissione affari
generali, decentramento, polizia municipale, andrà a Bartolomeo Di Pinto (Pd);
risorse economiche, tributi e bilancio, a Enzo Del Vecchio (Pd); grandi
infrastrutture e difesa della costa, a Florio Corneli (Pd); lavori pubblici,
viabilità, parcheggi e verde pubblico, a Ugo Zuccarini (Pd); gestione del
territorio, urbanistica, edilizia, ad Angelo Tenaglia (Pd). E ancora: politiche
sociali, politiche della casa, cultura, associazionismo, a Gianluca Fusilli
(Pd). La sanità, a Filippo Pasquali (Italia dei valori); ambiente, ecologia e
nettezza urbana, a Giandomenico Palka (Pd); commercio e mercati, a Riccardo
Padovano (Partito socialista); sport, turismo e grandi eventi, ad Enzo
Imbastaro (Pd); statuto, a Marco Alessandrini (Pd). SPUNTA ANCHE TEODORO. Non
c'è ancora un nome sicuro per la commissione controllo e garanzia. Il
centrodestra non ha deciso chi candidare, ma per questo incarico si fa il nome
dell'ex vice sindaco, Gianni Teodoro, ora all'opposizione. In alternativa,
potrebbe essere eletto Marcello Antonelli, del Pdl. Più difficile la scelta di
Carlo Masci (Udc).
( da "Sestopotere.com" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
(30/5/2008 09:46) |
(Sesto Potere) - Modena - 30 maggio 2008 - Inaugura domenica primo giugno la
Casa a Colori, struttura per ferie di via dell'Artigianato. La palazzina, di
proprietà della Partecipazioni Immobiliari, società di cui è attualmente unico
socio il Comune di Modena, risponderà alla domanda di alloggio di lavoratori in
mobilità e studenti fuori sede, ma sarà aperta anche a parenti di degenti in
ospedale e, in caso di richiesta, a turisti. Si tratta di un edificio di nuova
costruzione di 4 piani serviti da ascensore, che offre servizi di ricettività
extra alberghiera grazie alla presenza di 33 camere
singole e 17 bagni, uno ogni due camere. Su ogni piano sono
allestite una cucina e una lavanderia a gettone in uso comune. E' stato inoltre
predisposto un parcheggio riservato. La struttura dista
( da "Giornale di Merate" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
DALLA REGIONE E'
STATA DECISA LA FUSIONE TRA LA COMUNITA' MONTANA VAL SAN MARTINO E LARIO
ORIENTALE VAL SAN MARTINO - Riduzione del numero delle Comunita' montane da
( da "Sicilia, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Ztl Confcommercio:
"Il Comune si confronti con i cittadini" michele russotto Come si
dice, la montagna ha partorito il topolino. Ovvero, il Consiglio provinciale
nei giorni scorsi ha approvato la prima delibera di questo 2008. Se almeno i
dati in nostro possesso sono esatti (pronti, però, ad accogliere smentite!). Il
Consiglio, infatti, in questi primi cinque mesi dell'anno, aveva riempito le
puntuali sedute settimanali di dibattiti sui temi più disparati. Dibattiti e
pre dibattiti sulla Gesap, sull'Ato rifiuti, sul Coinres, sull'Ato idrico,
sulla presunta incompatibilità delle cariche ricoperte dall'ex assessore Loddo.
Il tutto arricchito dalla discussione di una sfilza di ordini del giorno e
mozioni, vero pane quotidiano di queste sedute. Ma niente atti deliberativi. Il
clima idilliaco, da quieto vivere, che si respira a Palazzo Belvedere, senza
cioè grandi tensioni, è davvero lontano mille miglia da ciò che succede negli
altri palazzi della politica palermitana. Se ne è già accorto il candidato del
Pd alla presidenza, Franco Piro, che, rendendosi conto di come questa assemblea
viva fuori dal tempo, l'ha pubblicamente bacchettata per non avere ancora
approvato il piano triennale. E, del resto, neanche il bilancio di previsione.
Ecco allora che questa prima delibera del 2008 rappresenta un vero e proprio
evento. Tanto più che, proprio su Palazzo Comitini, sono puntati i riflettori
della campagna elettorale in corso per il rinnovo dei suoi organismi. Ed è
giusto che sia così. L'elettore può valutare meglio l'operatività di questa
assemblea. Per la cronaca, l'atto deliberativo in questione, è passato quasi
all'unanimità, con la sola immancabile astensione del capogruppo del Prc
Antonio Marotta. Esso ha riguardato, niente meno, che un debito fuori bilancio
di ben 942 euro. Ci troviamo di fronte ad un esempio
concreto sull'utilità del Consiglio provinciale. Che sia conveniente per il
cittadino mettere in moto un costoso meccanismo di convocazione di 45
consiglieri, con spese di gestione per indennità, gettoni di presenza, personale ed altro, certo difficilmente quantificabili, ma
comunque dieci o venti volte superiori a quei 942 euro del debito fuori
bilancio, è riflessione che attiene a quanti si occupano del tema sempre
attuale degli sprechi della politica. Intanto si capisce, però, perché ci sia
tanto affollamento di candidati per entrare in questo comodo parcheggio
politico che è il Consiglio provinciale. Dove, per giunta, si è pagati. Anche
per approvare un atto dovuto per un debito fuori bilancio di 942 euro.
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Di Stefano Natoli
"Iperburocratizzata e autoreferenziale", con organici e fatturati
colossali, patrimoni immobiliari sterminati e bilanci rigorosamente segreti in
barba ad ogni politica di trasparenza pretesa invece a gran voce da altre
istituzioni della Repubblica. Stefano Livadiotti descrive così la classe
sindacale italiana in questo volume edito da Bompiani che già dal titolo -
'L'altra casta' - fa capire di essere perfettamente in sintonia con l'ormai
celeberrimo long-seller sullo strapotere della politica scritto l'anno scorso per Rizzoli da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Di strapotere, infatti,
parla anche 'l'inchiesta sul sindacato' realizzata dal giornalista de
l'Espresso, che racconta con estrema efficacia 'privilegi, carriere, misfatti e
fatturati da multinazionale' di un'organizzazione che "ormai da
tempo" non è più capace di "farsi carico" degli interessi
generali del Paese, ma solo dei suoi iscritti. Peraltro sempre meno
numerosi e "sempre più marginali rispetto al sistema produttivo
nazionale". Concertazione degenerata in diritto di veto Gli 11 milioni e
settecentomila tesserati dei tre sindacati maggiori - scrive Livadiotti - è
composto soprattutto da pensionati (49,16%) e i tesserati ancora in attività
non arrivano alla soglia dei 6 milioni. Ben poca cosa - appena il 25% -
rispetto al totale dei lavoratori in attività. Eppure i sindacati tendono a
presentarsi come i legittimi rappresentanti dei lavoratori italiani e "in
nome di una concertazione degenerata in diritto di veto", pretendono di
"mettere becco" in qualunque decisione di valenza generale.
Arrivando, non di rado, a rappresentare un freno allo sviluppo, come nel caso
della vicenda Alitalia. Un "interventismo", quello dei 'tre
porcellini' (l'espressione riportata da Livadiotti è di Massimo D'Alema), che
ha avuto come risultato - secondo l'autore - quello di acuire l'insofferenza
nei loro confronti di strati sempre più vasti di popolazione. Ormai - stando a
un sondaggio commissionato nel luglio 2007 dall'economista Tito Boeri -
"solo il 5,1% degli italiani si sente adeguatamente rappresentato dai
sindacati e ben il 61,6% dichiara di non nutrire nei loro confronti alcuna
fiducia". I Caf una miniera d'oro, i patronati una riserva di caccia Un
sindacato, quello descritto dalla firma de l'Espresso, che "sacrifica il
bene collettivo, mettendosi ostinatamente di traverso a qualunque riforma
rischi di intaccarne uno statu quo fatto di privilegi, di Caf che assicurano
una montagna di soldi esentasse, di patronati diventati vere e proprie 'riserve
di caccia' con un giro d'affari annuo - ancora una volta esentasse - di 350
milioni di euro. "Una congrega sorda verso ogni forma di
meritocrazia" che "ha finito per bloccare l'ascensore sociale,
condannando i più deboli a restare tali". Insomma affonda Livadiotti
ricordando la definizione data nell'estate del 2007 dal presidente di
Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo "il sindacato dei fannulloni,
dei pensionati e dei dipendenti pubblici". Autoriforma non più rinviabile
Il libro, però, al contrario di quanto potrebbe sembrare "non vuole
mettere in discussione il sindacato o disconoscerne meriti storici", come
quelli acquisiti nella lotta al terrorismo e con gli accordi contro
l'inflazione "che hanno consentito all'Italia di agganciare il treno
europeo". L'obiettivo del volume, conferma l'autore in un'intervista a
Radiocor, è semmai quello di denunciare "il processo di degenerazione che
il ruolo del sindacato sembra aver conosciuto negli ultimi anni" e allo
stesso tempo suonare un campanello d'allarme per costringere i suoi leader a
correre ai ripari e a procedere il più speditamente possibile verso
l'autoriforma della contrattazione - con il rafforzamento di quella di secondo
livello - e la costruzione di un sindacato "moderno" e al "passo
coi tempi". Un sindacato che non dica sempre e solo no. Un campanello
d'allarme, quello suonato da 'L'altra casta' che 'i rappresentanti dei
lavoratori' farebbero bene ad ascoltare. L'altra Casta Stefano Livadiotti,
Bompiani, pagg 238 - euro 15,00 31 maggio 2008.
( da "Provincia di Como, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica
Olgiate comasco
Stipendi più alti alla Tre Torri, è contestazione Aumenti in vista per i
consiglieri della municipalizza, ma i gruppi di minoranza parlano già di
"casta" OLGIATE COMASCOAumento di ?stipendio? in vista per i
consiglieri della municipalizzata le "Tre torri". Levata di scudi da
parte delle minoranze, che preannunciano un'interpellanza. In luogo del gettone
di presenza di cento euro per ogni seduta del
Consiglio di amministrazione, Roberto Penco e Marco Legnani si vedrebbero
riconosciuta un'indennità rispettivamente di diecimila e ottomila euro lordi
all'anno contro gli attuali tre-quattromila euro variabili all'anno, tenuto
conto di una media di tre riunioni al mese. Allo stato si tratta di un'ipotesi,
a fronte di una richiesta avanzata nell'ambito del consiglio di
amministrazione: "Il tutto nasce da una proposta di riorganizzazione
interna del cda, per cui anche i due consiglieri assumeranno deleghe
specifiche: Legnani per seguire la farmacia, Penco la casa anziani, con un
budget di cui diventerebbero responsabili - spiega l'assessore Mario Mascetti -
Da qui la richiesta, anche legittima in relazione alle maggiori responsabilità,
di passare dal gettone di presenza a un'indennità
annua. Il problema, però, è non creare un cespite aggiuntivo. Ho cercato di
costruire una proposta di mediazione, in base alla quale si riduce del
venticinque per cento (seimila euro) l'indennità del presidente Andrea Catelli
e se ne assegna ai due consiglieri unà fissa, pari grosso modo al
quarantacinque per cento di quella del presidente. Rispetto a quanto si
spendeva prima, si avrebbe un aumento di circa duemila euro: da