HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it


DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER 

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL 30-5-2008       #TOP


IN EVIDENZA

 

 

Genova. Mensopoli.

Caccia ai conti della società dell´ex portavoce di Marta Vincenzi. Fiamme gialle in trasferta a Pavia per ottenere il fascicolo aperto dopo un esposto di alcuni consiglieri comunali. La prossima settimana nuova tornata di interrogatori, riflettori puntati sul ruolo di Fedrazzoni. In uno scaffale i segreti di Francesca. di Marco Preve (La Repubblica 30-5-08)

 

 

Link correlati

MENSOPOLI Alessio fa nuovi nomi
CASAGRANDE Le prime ammissioni
CLICCA QUI PER LEGGERE L'ORDINANZA DEL GIP
BUFERA IN CONSIGLIO
Promossi o bocciati, le pagelle di Marta Ecco la nuova squadra "Ragazzi, ho salvato la giunta" Tre dimissioni e 'codice etico' L'INDAGINE Le verità di Alessio Tangenti: Blitz all'alba Un altro appalto nel mirino Tutto nasce a San Marino Si indaga sulla campagna elettorale Due giunte nel mirino Ecco i nomi dello scandalo Vip intercettati all'Europa LE REAZIONI
Vincenzi: il giorno più lungo Il Pdl non fa sconti alla giunta Freccero, un fulmine a ciel sereno La carriera di Stefano Francesca Profiti, supermanager senza tregua Il centrodestra chiede le dimissioni La sinistra in pressing sul Sindaco Vincenzi: "Voglio chiarezza e in fretta" Pd tra incubo e ironia
LA FUGA DI NOTIZIE Lalla convoca un Pm C'è una talpa nel Palazzaccio

Altri contenuti che parlano di Marta Vincenzi

Mense, la tangente fissa di Alessio "Pagamento anticipato a Fedrazzoni" Trentadue minuti per ripartire "Non potevo abbandonare la città" Dalla Chiesa e Ranieri nella squadra della Vincenzi  

Altri contenuti che parlano di Tursi

Mense, la tangente fissa di Alessio "Pagamento anticipato a Fedrazzoni" Trentadue minuti per ripartire "Non potevo abbandonare la città" Dalla Chiesa e Ranieri nella squadra della Vincenzi  

Altri contenuti che parlano di Corruzione

Mense, la tangente fissa di Alessio "Pagamento anticipato a Fedrazzoni" Trentadue minuti per ripartire "Non potevo abbandonare la città" Dalla Chiesa e Ranieri nella squadra della Vincenzi  

Altri contenuti che parlano di Tangenti

Promossi o bocciati, le pagelle di Marta Mense, la tangente fissa di Alessio "Pagamento anticipato a Fedrazzoni" Trentadue minuti per ripartire "Non potevo abbandonare la città"  

Altri contenuti che parlano di Stefano Francesca

Mense, la tangente fissa di Alessio "Pagamento anticipato a Fedrazzoni" Trentadue minuti per ripartire "Non potevo abbandonare la città" Dalla Chiesa e Ranieri nella squadra della Vincenzi  

Altri contenuti che parlano di Tarcisio Bertone

Mense, la tangente fissa di Alessio "Pagamento anticipato a Fedrazzoni" Trentadue minuti per ripartire "Non potevo abbandonare la città" Dalla Chiesa e Ranieri nella squadra della Vincenzi  

Altri contenuti che parlano di Angelo Bagnasco

Mense, la tangente fissa di Alessio "Pagamento anticipato a Fedrazzoni" Trentadue minuti per ripartire "Non potevo abbandonare la città" Dalla Chiesa e Ranieri nella squadra della Vincenzi

 

 

Lo scaffale dello studio di un commercialista. E´ lì che, nei giorni scorsi, i finanzieri hanno trovato la Wam&Co srl, la società di comunicazione ed eventi di Stefano Francesca, uno degli indagati dell´inchiesta Mensopoli del pm Francesco Pinto. Il magistrato dopo le prime perquisizioni di due settimane fa, i clamorosi arresti e gli interrogatori di garanzia, sta ora dedicandosi, assieme agli investigatori delle fiamme gialle, all´esame delle dichiarazioni e a quello della grande mole di documentazione sequestrata.



Una delega per il controllo dei computer e dei supporti informatici, prelevati in uffici e abitazioni, è stata in particolare affidato alla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni.
Ma l´attenzione degli inquirenti è in particolare concentrata sulle attività di Stefano Francesca. La settimana scorsa, alcuni finanzieri del comando provinciale di Genova erano andati a Pavia per farsi consegnare il fascicolo che era stato aperto sull´attività della Wam a seguito di un esposto dell´opposizione comunale, nel 2006. Vi si contestava l´affidamento alla società del portavoce del sindaco di Pavia (Francesca appunto) di una manifestazione per la quale era stato stanziato un ricco contributo. L´indagine era stata archiviata ma al caso era stato anche dedicato un dettagliato pamphlet. In un´intercettazione - che gli inquirenti ritengono al momento una millanteria - Massimo Casagrande, un altro degli indagati principali sostiene di essersi adoperato con un magistrato pavese per il buon esito della vicenda. Visto però lo stanziamento consistente, 600mila euro, che la società aveva gestito la procura ha deciso di approfondire la conoscenza della Wam. Si è così scoperto che l´unica sede, quella legale, era nello studio di un commercialista di via Porta degli Archi nel centro di Genova. L´intera documentazione relativa alla società, quindi contratti, fatture, ricevute, corrispondenza, è stata trasferita negli uffici del comando provinciale della finanza in lungomare Canepa dove verrà esaminata.


Intanto è probabile che, la settimana prossima, prenderà il via una nuova tornata di interrogatori. Dopo che il gip Roberto Fucigna ha concesso i domiciliari a Francesca, Casagrande e a Roberto Alessio, l´imprenditore di Vercelli ritenuto il corruttore, oltrechè la libertà a Giuseppe Profiti, direttore del Bambin Gesù di Roma e coinvolto per il ruolo di dirigente della Regione che ricopriva nel periodo preso in esame dall´inchiesta, la posizione che deve essere ancora approfondita resta quella di Claudio Fedrazzoni.

L´ex camallo e consigliere comunale dei Ds, è l´uomo al quale Alessio ha confessato di aver pagato alcune migliaia di euro perché lo aiutasse ad essere invitato e vincere gli appalti per la ristorazione delle mense scolastiche e ospedaliere. A Fedrazzoni Alessio ha detto che avrebbe riconosciuto l´1% del valore degli appalti vinti. Per quello degli ospedali di Savona il pagamento era iniziato ma si era interrotto dopo che il Tar aveva bocciato la gara su richiesta di un concorrente.

Le intercettazioni hanno fino ad oggi dimostrato che esisteva tra le persone coinvolte un accordo di massima finalizzato a favorire Alessio - le eventuali millanterie di Casagrande non pregiudicherebbero il quadro generale - , ma un´eventuale confessione di Fedrazzoni sui dettagli dei patti consentirebbe di delineare meglio le singole responsabilità: Anche quelle, ad oggi, minori, dei due ex assessori Massimiliano Morettini e Paolo Striano.

(30 maggio 2008)



Report "Costi dei politici"

·                            Indice delle sezioni

·                            Indice degli articoli

·                            Articoli

Indice delle sezioni

Costi dei politici (14)


Indice degli articoli

Sezione principale: Costi dei politici

POVERA ITALIA ALLA DERIVA ( da "Azione, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: E questo fa infuriare i giornalisti del Corriere della Sera Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. I quali, dopo aver raccontato nel libro "La Casta" come la classe politica abbia trasformato le istituzioni in un mezzo per perpetuare il proprio potere, sono tornati in libreria con "La Deriva" sottotitolo: "Perché l'Italia rischia il naufragio".

Dirigente inps senza averci mai lavorato ( da "Nuova Sardegna, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Si difende il senatore del Pd Gian Piero Scanu, chiamato in causa da un articolo del Corriere della Sera dal titolo: "Diventare dirigente Inps. Senza mai lavorarci". La firma è di Sergio Rizzo, bacchettatore con Gian Antonio Stella degli sprechi della Casta. BUA a pagina 6.

Quando la destra va contro il mercato - alessandro aresu ( da "Nuova Sardegna, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: riguarda anche libri come "Gomorra" di Saviano o "La casta" e "La deriva" di Stella e Rizzo. La profezia della fine dei libri è sbagliata, ed è tantopiù sbagliata la profezia sulla fine dei libri che riescono a rappresentare la domanda di politica. Chi non tiene conto di questo non può capire nulla di un libro come "La paura e la speranza".

Stop al partito dei disonesti ( da "Provincia Pavese, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella e "Se li conosci li eviti" di Peter Gomez e Marco Travaglio. Di una quantità di politici in vista sulla stampa e in tv si analizzano i percorsi, le giravolte, i compromessi per arrivare là dove sono arrivati. Conflitti di interesse e sospetti di corruzione in tutti i palazzi del potere.

L'impegnativo programma di emma marcegaglia ( da "Messaggero Veneto, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: attività delle aziende. Si devono tagliare i costi della politica - a cominciare dal numero dei parlamentari e dei componenti delle altre assemblee elettive - e eliminare i privilegi. Si devono ridurre i livelli decisionali partendo dalle province. Bisogna affermare, nella gestione della cosa pubblica a tutti i livelli,

Austria, 417 milioni di euro al Sudtirolo ( da "Corriere Alto Adige" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: i fondi riservati erano stati raccolti da esponenti politici locali, tra cui lo scomparso assessore alla cultura Anton Zelger della Svp. L'elenco pubblicato dal settimanale indica anche i nomi delle associazioni culturali e sociali che beneficiarono dei contributi. Gran parte del fiume di denaro affluito in Alto Adige servi per finanziare la costruzione di scuole,

Sul banco degli assessori ieri pomeriggio spiccava il cartellino ad indicare il posto che occuper ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: in nome dei costi della politica. Un intervento, il suo, che ha servito un elegante assist a Chiodi per approfondire l'argomento e che ha prodotto, di rimando, le reazioni del capogruppo del Pd, Angelotti, e del rifondista Santacroce. "Mi aspettavo la domanda e la tempistica è funzionale- ha colto la palla al balzo Chiodi-.

Le disfunzioni sanitarie ( da "Centro, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: di concussione e di finanziamento illecito ai partiti. Dovunque la magistratura indaga, "intercettando" conversazioni telefoniche, "rischia" di incappare in fatti penalmente rilevanti che coinvolgono politici. Naturalmente ad ogni scoperta si torna a parlare dell'uso delle intercettazioni e, quindi, della necessità di "regolamentarle".

Commissioni, trovato l'accordo ( da "Centro, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: ha cambiato improvvisamente idea: le ha riportate di nuovo a dodici, facendo così lievitare i costi per i gettoni di presenza. In bilancio sono stanziati 460mila euro per pagare gli stipendi ai consiglieri, 13 per ogni commissione. SCONTRO SULLA SANITA'. Il primo scoglio da superare è stata la commissione sanità.

A Modena apre la Casa a Colori per lavoratori in mobilità e studenti fuori sede ( da "Sestopotere.com" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Su ogni piano sono allestite una cucina e una lavanderia a gettone in uso comune. E' stato inoltre predisposto un parcheggio riservato. La struttura dista 4,5 chilometri dal centro storico, gode di una fermata dell'autobus proprio di fronte alla casa e presenta nel raggio di 250 metri tutti i principali esercizi commerciali: negozi, mense, ristoranti, banche,

E' stata decisa la fusione tra la comunita' montana Val San Martino e Lario Orientale ( da "Giornale di Merate" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: riduzione di almeno il 70% del gettone di presenza per il presidente e i membri dell'esecutivo, con un decisivo taglio ai costi della politica di 4.345.403 euro (un terzo del contributo ordinario). Queste alcune delle novita' introdotte dal progetto di legge "Riordino delle Comunita' montane della Lombardia, disciplina delle Unioni di Comuni lombarde e sostegno all'

Confcommercio: <Il Comune si confronti con i cittadini> ( da "Sicilia, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: di fronte ad un esempio concreto sull'utilità del Consiglio provinciale. Che sia conveniente per il cittadino mettere in moto un costoso meccanismo di convocazione di 45 consiglieri, con spese di gestione per indennità, gettoni di presenza, personale ed altro, certo difficilmente quantificabili, ma comunque dieci o venti volte superiori a quei 942 euro del debito fuori bilancio,

Libri / L'altra casta di Stefano Livadiotti ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: anno scorso per Rizzoli da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Di strapotere, infatti, parla anche 'l'inchiesta sul sindacato' realizzata dal giornalista de l'Espresso, che racconta con estrema efficacia 'privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale' di un'organizzazione che "ormai da tempo" non è più capace di "farsi carico" degli interessi generali del Paese,

Stipendi più alti alla Tre Torri, è contestazione ( da "Provincia di Como, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Non è stato presentato un consuntivo, né previsioni d'indirizzo di spesa". Igor Castelli: "Devono ancora iniziare a lavorare e già chiedono soldi. Si parla di passare da un gettone di presenza a un fisso indipendentemente dal numero di riunioni, ma scherziamo. Per fortuna che la società Tre torri non doveva essere un carrozzone".


Articoli

POVERA ITALIA ALLA DERIVA (sezione: Costi dei politici)

( da "Azione, L'" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

L'AZIONE - Articoli - Povera italia alla deriva POVERA ITALIA ALLA DERIVA Federico Citron L'Italia è un Paese che, come i suoi studenti, dà molto meno di quello che potrebbe dare. E questo fa infuriare i giornalisti del Corriere della Sera Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. I quali, dopo aver raccontato nel libro "La Casta" come la classe politica abbia trasformato le istituzioni in un mezzo per perpetuare il proprio potere, sono tornati in libreria con "La Deriva" sottotitolo: "Perché l'Italia rischia il naufragio". Nel nuovo libro Stella e Rizzo dimostrano che l'esercito di politici italiani (179.485, secondo i due giornalisti!) non solo ha elargito a se stesso privilegi vergognosi (questo era l'oggetto de "La Casta"), ma ha pure governato male l'Italia provocandone il declino. I dati impietosi del decadimento, raccolti ne "La Deriva", Stella li ha riassunti venerdì scorso all'ex Filanda di Santa Lucia di Piave in un dibattito promosso dalla Università delle Tre Età. Ad ascoltarlo tanta gente, all'incirca seicento persone, segno che il sentimento di indignazione non si è dissolto, come qualcuno sostiene, con le elezioni. E allora vediamoli questi dati. Tra il 2001 e il 2006 il Pil per ora lavorata, cioè la produttività del lavoro, è cresciuto dell'1 per cento. Nello stesso periodo la Spagna è cresciuta 5 volte di più, l'Olanda 12, la Polonia 20, la Grecia 22, l'Estonia 40. Nel settore turistico negli anni '70 eravamo i primi in Europa, ora siamo i quinti. Fummo i primi a costruire un'autostrada, la Milano-Laghi, ora la nostra rete autostradale è al dodicesimo posto nella classifica europea. L'autostrada del Sole venne costruita al ritmo di 94 chilometri l'anno; per fare gli ultimi 4 chilometri dell'A28 (Godega-Conegliano) servono tre anni. Nel campo del trasporto su rotaia, abbiamo inventato e costruito per primi il Pendolino, ma i treni ad alta velocità corrono oggi su 562 chilometri, contro i 1.300 della Germania e i 1.900 della Spagna. Per non dire dei porti. Sono in costruzione 400 navi in grado di trasportare 1 3-14 mila container l'una, ma non potranno entrare in alcun porto italiano salvo Trieste, che però ha la città che incombe sulle strutture portuali. Oggi Rotterdam da solo fa più container di tutti i porti italiani messi insieme e fra tre anni anche Tangeri (Marocco) movimenterà più container di tutto il sistema portuale italiano. Ma è alla scuola che Stella dedica le parole più dure. La situazione nell'Italia del sud è disperata, la Sicilia ha una fascia di somari superiore di quattro volte a quella dell'Azerbaijan. Tra le prime 150 università del mondo non ce n'è una italiana. Si diventa insegnanti non per concorso ma per sanatoria. Dei professori che insegnano matematica solo il 17% è laureato in matematica. Per Stella questa situazione è stata causata dall'abolizione del merito, sia per gli studenti che per gli insegnanti. Gli unici due ministri che tentarono di cambiare davvero il sistema, Giovanni Gentile e Luigi Berlinguer, furono censurati e delegittimati dalla stessa parte politica che li aveva scelti. C'è ancora una speranza per venir fuori dalla fanghiglia in cui il Paese sta sprofondando? "Sì - secondo Stella - con riforme serie. Le cose possono cambiare, quanto è successo alla Fiat e alla Parmalat sono lì a dimostrarlo". Ma le resistenze da vincere sono tante, il nostro è un Paese fatto di zone "protette", basti pensare agli ordini professionali, e i diritti acquisiti "sono più sacri del dogma della Verginità di Maria". Per questo Stella non vede male un accordo tra destra e sinistra per realizzare alcune riforme. Basta che l'accordo non diventi "inciucio", come quello che permise di approvare, con il consenso di tutti, la leggina che consente ai partiti di ottenere finanziamenti per tutta la legislatura (5 anni) anche se il Parlamento viene sciolto anzitempo!.

Torna all'inizio


Dirigente inps senza averci mai lavorato (sezione: Costi dei politici)

( da "Nuova Sardegna, La" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Sotto tiro il senatore Scanu "Dirigente Inps senza averci mai lavorato" CAGLIARI. "Un attacco sospetto messo a segno con violenza in un momento particolarmente delicato per l'imminente rinnovo dei vertici Inps". Si difende il senatore del Pd Gian Piero Scanu, chiamato in causa da un articolo del Corriere della Sera dal titolo: "Diventare dirigente Inps. Senza mai lavorarci". La firma è di Sergio Rizzo, bacchettatore con Gian Antonio Stella degli sprechi della Casta. BUA a pagina 6.

Torna all'inizio


Quando la destra va contro il mercato - alessandro aresu (sezione: Costi dei politici)

( da "Nuova Sardegna, La" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Cultura e Spettacoli Quando la destra va contro il mercato Tremonti recupera il ruolo autonomo della politica rispetto all'economia Una fuga nel passato, nell'identità cristiana dell'Europa ALESSANDRO ARESU Nel risvolto di copertina dell'edizione Adelphi de "Le conseguenze economiche della pace" di Keynes si ricorda giustamente che quel testo non offre soltanto un'affascinante narrazione della Conferenza di Versailles, ma ha inventato una formula proverbiale, da "Le conseguenze economiche di Churchill" che lo stesso Keynes ha utilizzato per un suo pamphlet a "Le conseguenze economiche di Keynes". Eppure, nonostante l'economia sia ormai diventata il nostro destino, i libri - anche i libri meno importanti del capolavoro di Keynes - non annunciano soltanto conseguenze economiche: esistono anche conseguenze politiche, a cui vale la pena di dedicare una certa attenzione. Il libro di Giulio Tremonti, "La paura e la speranza" (Mondadori, 111 pagine, 16,00 euro) entra a pieno titolo nel regesto dei libri gravidi di conseguenze politiche per il nostro Paese, al di là delle sue implicazioni strettamente economiche. Esistono conseguenze politiche: lo stesso ministro dell'Economia, con ogni probabilità, condividerebbe quest'affermazione. La politica non è finita, la politica non è stata "divorata" completamente dall'economia e dalle sue formule. E c'è dell'altro: quell'ampio insieme che oggi definiamo "politica" si riflette anche nel successo dei libri. Questo discorso, nella sua generalità, riguarda anche libri come "Gomorra" di Saviano o "La casta" e "La deriva" di Stella e Rizzo. La profezia della fine dei libri è sbagliata, ed è tantopiù sbagliata la profezia sulla fine dei libri che riescono a rappresentare la domanda di politica. Chi non tiene conto di questo non può capire nulla di un libro come "La paura e la speranza". Paolo Mieli, in un articolo del 20 aprile sul "Corriere della Sera", ha tessuto le lodi di questo testo e della sua capacità di suscitare dibattito, aggiungendo una polpetta avvelenata: "Alla sinistra manca un Tremonti, cioè un politico di primo piano che produca analisi innovative in sintonia con quel che si dibatte nel resto del pianeta". Del resto, nel testo si rivendica questa doppia natura di intellettuale e politico nella forma di una strada a senso unico: "Viviamo infatti in un tempo in cui l'intellettuale è politico e il politico, se non è intellettuale, non è". Per riprendere Mieli, il libro di Tremonti risulta "in sintonia con quel che si dibatte nel mondo", ma non perché è un libro sul protezionismo, anche perché non è certo questo il tema principale del libro. Il grande tema che Tremonti cerca di inquadrare è invece la "crisi". Crisi sotto tutti gli aspetti: crisi dell'economia, crisi della politica, crisi dell'ideologia. Nel mondo si dibatte sulla crisi, e Tremonti cerca di afferrarne il senso. Un senso che - anche a partire da alcuni lavori precedenti - individua nel trionfo del "mercatismo", e cioè nella nuova ideologia globale che erge il calcolo e il denaro a misura di tutte le cose. Il mercatismo ha trionfato sulle ceneri delle due ideologie che si sono combattute nel Novecento, perché "applica al mercato una legge di sviluppo illimitato e globale", differenziandosi così dal liberalismo e trascinando il mondo in un pensiero unico schiavo dei desideri del consumatore globale. D'altra parte l'uomo del consumo, nelle sue ultime trasformazioni, sarebbe un'invenzione dello stesso mercatismo. Tremonti sostiene che il mercatismo sia in certo modo un erede dell'illuminismo, che ha sostituito la fede nella società ideale con la fede nel dogma del mercato. In verità, quest'analogia appare piuttosto forzata. Per comprendere l'ultima fase del mercatismo, che ci ha colpito dopo l'euforia degli anni novanta, Tremonti cita Marx e Engels: "Lo stregone non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate". Quali potenze? L'ingegneria finanziaria ha creato mostri scommettitori che non hanno nulla a che fare con la realtà, ma a queste astrazioni corrispondono paure concrete, che agitano i cittadini dell'Europa. Paure che investono il costo della vita, i prezzi delle materie prime, il "fantasma della xenofobia", la possibilità di un colonialismo all'incontrario da parte delle nuove potenze, prima tra tutte la Cina. Il paesaggio del mercatismo è un supermercato, in cui "abbiamo i telefonini, ma non abbiamo più i bambini", e siamo circondati da nuove icone come on-line o facebook e dalla loro "fabbrica di illusioni" (anche se i riferimenti a Internet presenti in questo libro sono riduttivi). L'Europa cerca un ruolo, ma in realtà le sue regole non riescono ad avere un peso globale, in uno scenario in cui lo Stato è finito, come sancisce la nuova "geopolitica" del mondo. Anche su questo punto Tremonti è ambiguo: difatti la geopolitica sottolinea piuttosto l'importanza dello Stato, in particolare nella forma della leadership regionale, e dello stesso concetto di interesse nazionale. Si potrebbe continuare a lungo nel merito, ma cerchiamo di trarre qualche conclusione. "La paura e la speranza" è il manifesto di una "rivoluzione", di una destra che, ripensando le sue categorie, vuole tornare a essere protagonista di una nuova storia. Tremonti (il politico e l'intellettuale) picchia duro sulla sinistra e sulla sua supposta genuflessione al mercatismo. All'inizio del libro, tra l'altro, paragona la decadenza dell'Europa a uno dei "miti" per eccellenza della sinistra, e cioè l'Angelus Novus di Paul Klee. Il ministro vuole sottolineare che ha letto e meditato Marx (e ha fatto bene), e conosce i saggi di un raffinato storico moderno come Paolo Prodi. La sinistra non sa più nulla e ha perso completamente la bussola: non può "governare" la globalizzazione, perché il suo linguaggio e le sue categorie non riescono più a comprendere la realtà che ci circonda, a riconoscere le paure e a costruire le speranze. La speranza di Tremonti è la politica. "Per cambiare, l'unica politica che si può fare è una politica alternativa al mercatismo e per farla serve una "filosofia" politica diversa, una filosofia che ci sposti dal primato dell'economia al primato della politica. Serve una leva che - come ogni leva - per funzionare deve però avere un punto d'appoggio. Questo punto può essere uno solo". Quale mai sarà, questo punto di Archimede? Nulla di nuovo sotto il sole: "Erano tempi belli, splendidi, quando l'Europa era un paese cristiano, quando un'unica Cristianità abitava questa parte del mondo plasmata in modo umano; un unico, grande interesse comune univa le più lontane province di questo ampio regno spirituale" (Novalis, 1799: e siamo in pieno "romanticismo"). Tra l'altro, anche in questo libro si parla più volte di "radici giudaico-cristiane". Vorrei proporre umilmente di abrogare questa formula. A parte la cosiddetta "teologia della sostituzione", non si può ridurre il problema teologico della conversione finale degli Ebrei all'interno dell'edificio cristiano a uno slogan da prendere al supermercato. Altrimenti siamo mercatisti della cultura. Perciò, se slogan da supermercato deve essere, che sia, per favore, "radici cristiane" e basta. Che sia Novalis, che tra l'altro è estremamente poetico. In definitiva, la principale conseguenza politica di Tremonti è l'invenzione di una "nuova destra", che risponde alle paure con un'adamantina speranza cristiana, senza spiegare esattamente di quale cristianesimo si tratti, ma cercando di alimentare questa speranza con provvedimenti concreti. Il lettore si chiede se esistano altre speranze, che non vanno considerate automaticamente paure o banalità per cui "la sinistra è il bene". Sta alla sinistra battere un colpo, e rivendicare speranza contro speranza, il che stando a San Paolo è piuttosto cristiano, e quindi ci colloca in una Grande Coalizione delle speranze. Ma è solo una battuta.

Torna all'inizio


Stop al partito dei disonesti (sezione: Costi dei politici)

( da "Provincia Pavese, La" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

DOVE VA LA POLITICA Stop al Partito dei Disonesti E' l'alba del nuovo ciclo storico. Mentre la sinistra si lecca le ferite, cercando di riaversi dallo stordimento della batosta elettorale, la destra mette mano alle leve del potere. Mentre a sinistra ci si accapiglia sulle responsabilità (che sono sempre quelle degli altri), a destra è compattezza e trionfo. Per sfruttare fino in fondo il successo, si prende a pretesto l'emergenza. E' in nome dell'emergenza che si vara una legislazione che contempla la restrizione di ogni diritto civile - non solo per gli immigrati, ma anche per i cittadini italiani - e il diritto di usare il bastone contro chiunque protesti o sia comunque d'impaccio. Vengono così giustificati e potenziati gli istinti predatori di una nuova classe politica che è andata formandosi man mano che andava sbiadendo il patrimonio ideale consacrato nella nostra Costituzione e subentrava la globalizzazione dei rapporti economici in tutta la loro brutalità. In tutte le attività umane è presente l'impulso al far meglio, non solo per sè, ma anche per imporsi alla considerazione degli altri: e in politica questo diventa addirittura una necessità esistenziale. Qui, o emergi, o non sei nessuno. Nessuna meraviglia, quindi, se all'interno della casta che fa della politica la sua ragione di vita la concorrenza e magari la rissa sia quotidiana. La casa politica deve imporsi alle altre entità sociali, in quanto ritiene di organizzare tutta la vita pubblica nel suo complesso. E anche su questo versante si moltiplicano i conflitti. La casta politica costa. E parecchio. Non solo perchè deve alimentare se stessa e il codazzo innumerevole dei clienti che la sostengono, ma anche perchè si trova a operare anche a livelli di interessi che confliggono con il pubblico bene e magari con la morale e la legge. In merito è fiorita una pubblicistica sterminata. Non potendo qui ricordarla tutta, mi limito a citare due libri: "La Casta" di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella e "Se li conosci li eviti" di Peter Gomez e Marco Travaglio. Di una quantità di politici in vista sulla stampa e in tv si analizzano i percorsi, le giravolte, i compromessi per arrivare là dove sono arrivati. Conflitti di interesse e sospetti di corruzione in tutti i palazzi del potere. Se anche solo la metà dei casi citati fosse verificata, ci sarebbe da lasciarsi andare al più nero pessimismo sul presente e sul futuro di un'Italia amministrata in questo modo. Se poi fosse vero tutto, ci sarebbe da fare le barricate. Invece niente succede, come se quei personaggi fossero di un altro pianeta. Ma sono, ahimè, del nostro, sono proprio quelli lì! Ora, a me non piace atteggiarmi a moralista. Ho scritto di recente che non credo al Partito degli Onesti. Non credo che si possa costruire una forza politica efficiente richiamandosi esclusivamente a motivazioni etiche. Qualcuno me ne ha rimproverato. Ma mi preme sottolineare che in ogni modo non ritengo ammissibile un Partito dei Disonesti: come succederebbe se continuasse un silenzio, che finisce per essere complicità. Sia fatta luce dovunque è possibile, anche se questo può significare abolizione del segreto di Stato, o dell'autorizzazione a procedere, o via libera alle intercettazioni della Magistratura. E in un'Italia in cui si organizzano ronde di tutti i generi per dare addosso ai poveracci, ci sia almeno qualcuno che lavora a ronde di più alto livello, là dove non si ruba nella borsa della massaia, ma in quella dello Stato. E se la legge autorizza il bastone, lo si usi per punire gli incendiari delle baraccopoli di periferia e gli aggressori dei rom, dei diversi, dei ragazzi dei centri sociali. Giorgio Piovano Pavia.

Torna all'inizio


L'impegnativo programma di emma marcegaglia (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

INFORMAZIONE A PAGAMENTO L'impegnativo programma di Emma Marcegaglia L'impresa è il luogo di lavoro in cui imprenditori e dipendenti sentono un interesse comune Illustri Ospiti, care Colleghe e cari Colleghi, Signore e Signori, grazie a tutti per aver voluto essere qui. Ma è soprattutto voi, imprenditrici e imprenditori italiani, che sento il dovere di ringraziare per la fiducia che mi avete accordato, affidandomi un incarico che mi onora e di cui sento tutta la responsabilità. E, a nome di tutti, vorrei rivolgere un grazie particolare a Luca di Montezemolo, che in questi quattro anni ha guidato Confindustria con intelligenza e straordinaria passione. Oggi, Confindustria è autorevole, autonoma dai partiti, capace di portare le ragioni del fare impresa al centro dell'agenda del Paese. Ed è soprattutto una Confindustria forte e unita. Tutto ciò è il frutto dell'eccezionale lavoro di questi anni. Consentitemi un ringraziamento speciale ai miei genitori, Steno e Mira. Non sarei qui senza la forza del loro insegnamento e del loro esempio. Fin da quando mi posso ricordare, ho respirato impresa. Da loro ho imparato la responsabilità dell'imprenditore nei confronti dei collaboratori e della società. Confindustria ha assunto un impegno di fronte al Paese: contrastare la logica del declino, ritrovare la strada della crescita e dello sviluppo. Nonostante la situazione economica difficile, l'industria italiana ha compiuto uno straordinario cammino. Di tutto questo, noi imprenditori dobbiamo essere giustamente orgogliosi. In sala vedo oggi tanti protagonisti di storie italiane di lavoro e di successo. Grazie a voi il made in Italy continua ad essere un riferimento nel mondo. Le piccole e medie imprese hanno svolto un ruolo fondamentale. In un decennio sono stati creati più di 2 milioni e 700 mila nuovi posti di lavoro dipendente, di cui oltre 2 milioni a tempo indeterminato. Negli ultimi due anni le esportazioni italiane sono cresciute a ritmi sostenuti, analoghi a quelli della Germania. Crescono anche al di fuori dell'area dell'euro, malgrado l'erosione dei margini imposta da una rivalutazione eccessiva del tasso di cambio. Ma dal terzo trimestre del 2007, e in modo assai più netto con l'inizio di quest'anno, il quadro internazionale è peggiorato. Le prospettive per il 2008 e il 2009 restano incerte. La crisi finanziaria, la quasi recessione americana, il rialzo dei prezzi del petrolio e di molte materie prime fanno rallentare fortemente la crescita economica mondiale. La vitalità delle nostre imprese non è sufficiente ad assicurare lo sviluppo e a compensare da sola la scarsa competitività del Paese. La crisi internazionale mette a nudo drammaticamente tutte le debolezze del sistema. Non possiamo più eludere o rinviare quelle scelte, anche difficili e impopolari, che sono indispensabili per non compromettere il nostro futuro. A questo proposito, purtroppo, c'è poco di nuovo. Eccesso di burocrazia, di spesa pubblica, di pressione fiscale da una parte e scarsa produttività, insufficiente investimento in ricerca e formazione dall'altra, sono i problemi che solleviamo da tempo. Non possiamo perdere di vista le principali riforme istituzionali: più poteri al premier, nuova legge elettorale, superamento del bicameralismo perfetto. Ci aspettano sfide impegnative. Ma in Italia si è creata una situazione favorevole al cambiamento. C'è un nuovo Governo sostenuto da una forte maggioranza parlamentare. C'è un clima di minore contrapposizione e di rispetto reciproco fra maggioranza e opposizione, di collaborazione sui grandi temi. C'è una consapevolezza diffusa della gravità della situazione. Chi ha l'onore e l'onere di governare compia le scelte necessarie, senza farsi condizionare dal consenso di breve periodo che porta all'immobilismo. L'opposizione guardi con responsabilità all'interesse generale. La situazione economica non consente tatticismi o rinvii. Voglio dire con chiarezza che l'approvazione del decreto per la detassazione degli straordinari e dei premi variabili è un segnale importante. È una misura che Confindustria propone da tempo. È una indicazione precisa ai lavoratori e alle imprese sulla strada da prendere per gli assetti contrattuali. Siamo soddisfatti di questo primo intervento. Certo i problemi sono tanti e vanno affrontati anche alla luce dei mutamenti in corso nello scenario internazionale. *** La globalizzazione dei mercati, le nuove tecnologie, i flussi migratori sono realtà con le quali dobbiamo misurarci. Un'opzione diversa non c'è. Il tema è come gestire la globalizzazione, quale governance adottare. Non è un periodo esaltante. Come spiega l'economista indiano Bhagwati, liberalizzare quando l'economia non cresce è assai difficile, ma - aggiunge - alla fine la gente capirà che alzando barriere non si va da nessuna parte. Globalizzazione non vuol dire solo bassi salari e delocalizzazione delle produzioni. Significa anche mercati che si aprono, nuovi prodotti e processi produttivi, opportunità di investimento. Il 40% delle esportazioni cinesi - per 500 miliardi di dollari - è frutto di joint venture con imprese occidentali che hanno investito in Cina. Frenando quelle esportazioni, colpiremmo anche le imprese dei nostri paesi. Ma il buon funzionamento del commercio internazionale richiede il rispetto di regole comuni. Non sono accettabili la concorrenza sussidiata da monopoli interni, il dumping economico o sociale, la sistematica sottovalutazione del cambio, la contraffazione, l'abbassamento degli standard di sicurezza dei prodotti, l'assenza di vincoli alle emissioni nell'ambiente. L'Unione Europea resta il nostro punto fondamentale di riferimento. Ma talvolta sembra più interessata a porre vincoli e limiti ai suoi cittadini e alle sue imprese, piuttosto che a svolgere un ruolo forte nella difesa di un mercato mondiale con regole certe e valide senza eccezioni. Noi non chiediamo la tutela acritica degli interessi europei. Ma non possiamo nemmeno accettare impostazioni autolesionistiche, come continuare con l'adozione unilaterale del protocollo di Kyoto. Condividiamo l'idea di interventi coordinati per i cambiamenti climatici. Ma non accettiamo un atteggiamento che rischia di rendere difficile e costosissimo fare impresa in Europa, lasciando che chiunque inquini a piacimento fuori dal nostro territorio. L'Europa deve ritrovare leadership a livello internazionale per guidare i cambiamenti e le sfide in maniera condivisa. Ha gli strumenti per farlo. La sua azione deve essere rafforzata e resa più incisiva. Così aiuterà lo sviluppo e potrà contrastare le pulsioni protezionistiche che ciclicamente emergono come risposta ad una globalizzazione non sufficientemente governata. Questa esigenza diventa prioritaria in una fase di debolezza dell'economia internazionale. L'esplosione del prezzo delle materie prime deprime lo sviluppo in tutti i paesi importatori. I rialzi sono accentuati da speculazioni finanziarie, da barriere commerciali al libero scambio di prodotti agricoli, dai sussidi alle coltivazioni dei paesi avanzati. È giunto il momento di ripensare la politica agricola europea. Serve più domanda interna in Europa. Bisogna aprire i mercati dei servizi, aumentare gli investimenti nelle tecnologie digitali ed energetiche, nelle reti infrastrutturali, nell'ambiente. Per finanziare questi progetti servirebbe una revisione complessiva del budget comunitario. E va approfondita la proposta di obbligazioni europee sul mercato dei capitali, come ha rilanciato Giulio Tremonti. L'Unione Europea deve anche adottare una credibile ed efficace politica comune per la sicurezza energetica: diversificazione delle fonti, strutture distributive cross-border, un vero mercato unico per l'elettricità e il gas. Deve avere una voce unica nei rapporti con i paesi produttori. Perché l'energia potrebbe essere in futuro il terreno di scontro tra le diverse aree del globo. E deve prendere piena coscienza del ruolo sempre più importante dell'euro. Sono passati quasi dieci anni dalla nascita della moneta unica. Ci siamo assicurati prezzi più stabili, tassi d'interesse più bassi, disavanzi pubblici più contenuti. Le imprese europee hanno imparato a convivere con l'euro forte che aiuta a contenere i costi delle importazioni, stimola gli incrementi di produttività, favorisce l'internazionalizzazione dei nostri investimenti. Ma un euro troppo sopravvalutato nei confronti del dollaro penalizza in modo insostenibile le nostre esportazioni. L'Unione Europea deve continuare a spingere il G8 a pronunciarsi sui cambi e deve coinvolgere la Cina nelle discussioni sull'assetto valutario. La BCE non dovrebbe sottovalutare il rallentamento delle economie europee. La crisi dei mercati finanziari sembra ancora lontana dall'essere riassorbita e allunga le sue ombre sulle prospettive di breve e medio termine. Deve indurre a profonde riflessioni. Molti prodotti finanziari offerti sui mercati internazionali erano complessi e opachi e hanno addossato ai clienti rischi molto alti. La fase dell'eccesso di debito e dei castelli di carta è finita. All'azione di stabilizzazione attuata con successo dalle banche centrali dovrà seguire un' incisiva azione dei regolatori. Resta una considerazione più generale. La finanza è una straordinaria leva di sviluppo e molti strumenti innovativi hanno giocato un ruolo importante. Ma la pura produzione di finanza a mezzo di finanza, senza valore aggiunto per debitori e investitori, ha mostrato tutti i suoi limiti e ha generato una profonda crisi di fiducia. La favola del credito ad alto profitto e senza rischi è stata smascherata. È tempo di tornare alla vecchia e solida realtà dei finanziamenti all'attività produttiva e agli investimenti. Le banche italiane sono quelle in assoluto con meno rischi e responsabilità. Hanno di fronte la grande opportunità di porre ancora di più al centro delle proprie strategie il rapporto con le imprese. In una fase di forte rallentamento dell'economia le banche italiane possono dare un segnale importante in questa direzione. Così lavoreremo insieme per riprendere il cammino della crescita puntando su investimenti, innovazione, occupazione. *** La malattia dell'Italia si chiama crescita zero. Il ritorno alla crescita, ad una crescita sostenuta, deve essere il nostro vero obiettivo strategico. Chi non condivide questa priorità gioca contro l'Italia e gli italiani. Su questo non possono più esistere posizioni neutre. La bassa crescita ha costi elevati. Il nostro PIL sarebbe superiore di 150 miliardi di euro se negli ultimi dieci anni fossimo cresciuti come la media degli altri paesi europei. Le istituzioni politiche, economiche e sindacali non si sono adeguate al mondo in cambiamento. Corporazioni agguerrite hanno impedito di sciogliere i nodi che ci soffocano. Nei decenni passati, rinviare gli interventi necessari, distribuendo sussidi e posti di lavoro pubblico, ha condotto ad un'espansione della spesa, ad un fisco oppressivo, al secondo debito pubblico, in rapporto al PIL, di tutti i paesi industrializzati. Vi è una grave sottocapitalizzazione del Paese. Dall'inizio degli anni novanta, invece di contenere stipendi pubblici e pensioni, si sono tagliati gli investimenti per infrastrutture, servizi di trasporto, scuola, giustizia, forze dell'ordine, carceri. Così paghiamo il prezzo di un isolamento strutturale dei territori e delle persone per collegamenti stradali, ferroviari e portuali inadeguati. Siamo in ritardo nei servizi informatici ad alto valore aggiunto che contraddistinguono i paesi moderni. I sistemi di gestione dei rifiuti sono vicini al collasso in molte regioni, anche perché si dice di no ai termovalorizzatori, attivi in tutti gli altri paesi. Paghiamo i costi più alti d'Europa per l'energia. Manca una strategia di investimenti per la sicurezza e la diversificazione energetica perché ci arrendiamo ai veti delle minoranze. Serve un ambiente più favorevole all'assunzione del rischio, all'attività d'impresa, agli investimenti. In un mondo globale, un paese dove la cultura d'impresa non è condivisa è destinato ad un ruolo subalterno. È questo che vogliamo? No. Ma troppo spesso si è pensato di tutelare l'interesse pubblico limitando l'attività imprenditoriale, come se le aziende fossero una sorta di male necessario da ingabbiare e vincolare. L'impresa sana che rispetta le regole è protagonista della crescita economica, ma anche dello sviluppo sociale e civile della nazione. *** Siamo un paese anziano, viviamo di rimpianti e recriminazioni e poco di progetti. Litighiamo spesso sul passato, non ci confrontiamo sul futuro. E chi è troppo curioso delle cose del passato - ci ricorda Cartesio - rischia di diventare molto ignorante di quelle presenti. Dobbiamo guardare avanti, alle cose da fare. La prima è sbloccare gli investimenti che sono pronti a partire, fermi per inesistenti problemi ambientali. Impianti energetici, rigassificatori e termovalorizzatori, infrastrutture a rete materiali e immateriali, insediamenti produttivi: sono centinaia le opere e gli stabilimenti incredibilmente in attesa di autorizzazione. Certo, ci vogliono trasparenza e dialogo con le popolazioni interessate. Ma poi bisogna decidere. E bisogna dire alla gente la verità. C'è chi manifesta contro ogni nuova centrale, ma si lamenta per l'aumento delle bollette delle famiglie. O chi impedisce la realizzazione di impianti e discariche preferendo lasciare la popolazione in mezzo a montagne di rifiuti. Non accetteremo più che piccoli gruppi, spesso in malafede, tengano in scacco il Paese. E' a queste furbizie di bassa lega che dobbiamo dire basta. L'investimento in tecnologie può essere catalizzato da pochi grandi progetti paese: il nucleare di nuova generazione, la mobilità, il risparmio energetico, le tecnologie ambientali. Sono questi i temi che devono restare al centro della politica industriale. *** Abbiamo davanti a noi sfide impegnative e progetti ambiziosi. Non una fase da piccolo cabotaggio. Dobbiamo cambiare il Paese nell'interesse delle imprese e dei cittadini, soprattutto dei più giovani. Noi continueremo a esprimere con determinazione e forza, con passione ed entusiasmo, la cultura d'impresa, le ragioni di chi vuole continuare a crescere. Vogliamo contribuire così ad un grande disegno di sviluppo economico e sociale dell'Italia e degli italiani. Collaboreremo con il Governo per realizzare le riforme necessarie. Continueremo sulla strada dell'autonomia, che per noi ha un significato molto chiaro: vogliamo essere fuori dai partiti per rappresentare ovunque le ragioni della crescita. Noi riconosciamo il primato della politica. Ma la politica deve meritarlo e giustificarlo con i risultati. Gli elettori hanno fortemente penalizzato, fino ad escluderle dal Parlamento, quelle forze portatrici di una cultura anti industriale. Per la prima volta, tutte le formazioni politiche presenti nelle due Camere condividono i valori del mercato e dell'impresa. Stiamo assistendo a una significativa semplificazione del sistema politico. Io sento il dovere di essere, malgrado tutto, ottimista. Mi sembra che si stia esaurendo, nella coscienza collettiva, quel conflitto di classe fra capitale e lavoro che ha segnato la storia degli ultimi 150 anni. Oggi si fa strada la consapevolezza che la crescita economica è il vero bene comune. Possiamo chiudere una lunga stagione di antagonismo, pensare in maniera nuova il confronto con i sindacati e il modello di relazioni industriali. Oggi sono obsolete. Dopo quattro lunghi anni, CGIL, CISL e UIL hanno finalmente definito una posizione unitaria e questo rappresenta un punto di partenza importante. Non è una piattaforma, ma una proposta per avviare una trattativa nuova, lontana dai riti inconcludenti del passato. Certo, molte proposte non sono per noi condivisibili, come l'idea di indicizzare le retribuzioni ai prezzi che ci porterebbe fuori dall'Europa. Ma finalmente ci sono le condizioni per iniziare un confronto, cambiare le regole del gioco, modernizzare il sistema. Ai sindacati voglio dire: poniamoci davvero l'obiettivo comune, forti della nostra autonomia e del nostro ruolo di parti sociali, di raggiungere un'intesa entro pochi mesi. E' alla nostra portata. Se ci riusciremo, scriveremo una pagina importante nella storia delle relazioni industriali e libereremo energie in favore dello sviluppo. Noi siamo pronti. Negli ultimi dieci anni il costo del lavoro è salito in Italia in linea con la media europea ma non altrettanto ha fatto la produttività. Abbiamo perso competitività: meno 10 punti rispetto alla media dell'area euro e meno 18 nei confronti della Germania. La produttività è ciò che in questi anni è mancato alla nostra economia. Solo con un forte recupero di produttività sarà possibile conciliare crescita e occupazione, competitività e incremento dei salari: tutti obiettivi essenziali per il Paese. Il sistema di contrattazione è ancora quello del 1993, approvato quando c'era la lira e la globalizzazione muoveva solo i primi passi. È stato per molti anni un buon sistema, ha raffreddato l'inflazione. È inadeguato alle esigenze di oggi perché impone a realtà produttive diverse retribuzioni e organizzazione del lavoro uniformi. Non favorisce la contrattazione di secondo livello che potrebbe coniugare meglio retribuzione e produttività. Occorre alleggerire il contratto nazionale per dare più spazio e risorse alla retribuzione legata all'aumento di produttività e ai risultati aziendali. I sindacati italiani sono una grande organizzazione, con dodici milioni di iscritti. Sta al coraggio dei loro leader impiegare questa forza a favore del cambiamento, del benessere, delle opportunità per i giovani. Una parte della cultura sindacale non si è adeguata ai modelli produttivi, che si sono evoluti nelle imprese distrettuali e a rete, nelle medie imprese radicate nei territori e che operano nei mercati globali. E' in queste reaItà che si sta già sperimentando una forte convergenza di interessi tra imprese e lavoratori. È un dato nuovo, un valore importante, un'opportunità che va colta. Chiediamo ai sindacati di cambiare in profondità per non condannarci ad una perdita forte di competitività e di benessere. Chiediamo ai sindacati di negoziare nell'interesse vero dei lavoratori e non di qualche superata ideologia. La riforma della contrattazione dovrà riguardare anche il pubblico impiego, che ha inspiegabilmente ottenuto negli ultimi anni incrementi retributivi più che doppi rispetto al settore privato, senza alcun aumento di efficienza. I tassi di assenteismo nel pubblico impiego sono uno scandalo nazionale. Noi non accettiamo un sistema dove ci sono persone che timbrano il cartellino e subito dopo abbandonano il posto di lavoro. È un insulto nei confronti dei lavoratori onesti, pubblici e privati. Non possiamo più sopportare che una parte del Paese, sottratta ad ogni controllo, scarichi i suoi costi e le sue inefficienze sulla parte sana. Quella parte che lavora e produce per tutti e che ormai manda inequivocabili segni di insofferenza. Oltre alla contrattazione, vanno riviste le regole del mercato del lavoro e del welfare. Va aggiornato il quadro dei diritti dei lavoratori e bisogna adottare modelli di flexicurity. Non è il posto di lavoro che deve essere garantito, ma un reddito e una formazione adeguati, come accade nei paesi con sistemi di sicurezza sociale più moderni ed attivi. E questa è sempre stata l'idea di Marco Biagi e Massimo D'Antona, che hanno pagato con la vita la volontà di innovare e di guardare al futuro. A loro va il nostro ricordo e il nostro grazie. Il welfare italiano è particolarmente inefficiente ed iniquo. Quasi il 60% della spesa sociale serve a coprire dal rischio di vecchiaia, perché l'età media dei pensionati è bassa e il pensionamento avviene tre anni prima che nella media dell'OCSE. Negli Stati Uniti la pensione viene erogata per dodici anni, in Danimarca per undici anni, in Svezia per tredici, in Italia per diciassette. L'età della pensione andrebbe indicizzata all'aumento della speranza di vita. Questa distorsione condanna l'Italia a destinare appena il 2% della spesa sociale al sostegno del reddito di chi ha perso il posto di lavoro, un terzo della media europea. Altrettanto scarsi sono gli aiuti alla famiglia e ciò si riflette nella bassa natalità. Solo il 12% della spesa sociale va al 20% più povero della popolazione. Con questo squilibrio a favore delle pensioni, abbiamo rinunciato a quella grande risorsa che è l'occupazione femminile. C'è uno slogan efficace che riassume la questione: troppe donne a casa, troppe culle vuote, troppi bimbi poveri. Così si bruciano enormi potenzialità. Nell'ultimo decennio l'incremento del lavoro femminile nei paesi sviluppati ha contribuito alla crescita mondiale come l'intera economia cinese. In Italia è attivo solo il 47% delle donne in età lavorativa. Si scende al 31% nel Mezzogiorno. Con una occupazione femminile allineata ai tassi medi europei, il nostro PIL sarebbe più alto di quasi il 7%. Il lavoro femminile aumenta il reddito familiare e genera nuova occupazione. Dobbiamo avere più donne al lavoro e un welfare più a favore della famiglia e dell'infanzia. "Non è un paese per vecchi" è il titolo di un romanzo di McCarthy e del recentissimo film che ne è stato tratto. Se guardo all'Italia devo dire con rammarico che non è un paese per giovani. Da troppi anni sono state adottate scelte e politiche contrarie all'interesse delle nuove generazioni. Pensiamo al debito pubblico più alto d'Europa che scarichiamo sui più giovani. O alla spesa pubblica improduttiva che cresce a dismisura e dissipa oggi molte risorse che dovremmo invece investire per il domani. Noi vogliamo una società aperta, che premi e promuova il merito, dove siano date a tutti uguali opportunità di partenza e dove l'anzianità di carriera non sia il principale criterio di remunerazione delle capacità. Dove ci siano maggiore mobilità sociale, più competizione e solidarietà nei confronti dei più deboli. Compete anche a noi costruire una società più aperta, trasparente, che non sia preda dei privilegi corporativi. Ma ai giovani dico con altrettanta chiarezza: guardate alla competizione e al merito come valori positivi, pretendeteli nelle scuole e nelle università, non fatevi sedurre dai cattivi maestri dell'egualitarismo al ribasso che toglie opportunità a chi ha talento, a chi si vuole impegnare e vuole farsi valere. Guardate con grande attenzione alle ragioni vere della vostra generazione. Non lasciatevi strumentalizzare da chi vi chiede di sostenere interessi e privilegi - dalle pensioni alle rigidità del mercato del lavoro - che sono rivolti contro di voi. *** Non ci può essere vera solidarietà senza uno Stato efficiente. Non c'è rispetto dei diritti e tutela dei cittadini. Non c'è libertà di impresa, non c'è giustizia, non c'è buona istruzione, non c'è legalità, non c'è lotta all'evasione. Servono uno Stato leggero e rigoroso, una pubblica amministrazione che funzioni, vicina ai cittadini e alle imprese, inflessibile contro chi non rispetta le regole e danneggia la comunità. Ci sono molte eccellenze anche all'interno della macchina pubblica. Ma si tratta di generosità individuali e di professionalità isolate. I dipendenti pubblici in Italia sono mal distribuiti per funzione e sul territorio. In rapporto agli abitanti, al Sud sono il 50% in più che al Nord. Serve una grande ristrutturazione. Si devono utilizzare in modo oculato il turnover, la mobilità geografica e ammortizzatori sociali di durata limitata. "Se uno è giovane e ha talento, difficilmente si fa strada negli uffici statali." Lo scriveva un secolo fa il romanziere Hasek. Da noi non molto è cambiato. E' necessaria un'azione di medio termine per coinvolgere e valorizzare il personale migliore e penalizzare i furbi. Questo sarà un banco di prova anche per i sindacati. Leggiamo che i fannulloni verranno licenziati. E' un principio che ci trova pienamente d'accordo, a patto che alle parole seguano i fatti. Altrimenti sarà l'ennesima sconfitta di tutti coloro che, nel privato come nel pubblico, lavorano con serietà. Bisogna semplificare, ridurre il numero delle leggi, eliminare le incertezze di interpretazione. Il nostro paese associa una singolare diffusione dell'illegalità a una pletora di regole spesso contraddittorie e incomprensibili, che governano minuziosamente la vita dei cittadini. La burocrazia è uno dei principali ostacoli agli investimenti in Italia. Chiediamo che venga attuato il progetto "impresa in un giorno" e che venga riformata la giustizia civile che non funziona. Per recuperare un credito occorrono 40 mesi, contro i 12 dei maggiori paesi industrializzati. Ciò mina alla base la certezza del diritto, la tutela della proprietà, il rispetto dei rapporti contrattuali. La certezza del diritto è fondamentale. Non c'è mercato senza legge. Come spiega l'economista Hernando De Soto, ciò che accomuna le aree del mondo che non riescono a svilupparsi non è la carenza di iniziativa economica. E' la difficoltà a rappresentare i diritti di proprietà, cioè la mancanza di una relazione tra legge e mercato. Sulle piccole imprese il costo della burocrazia grava per quasi 15 miliardi di euro l'anno: un punto di PIL sottratto al loro sviluppo. Ventisette adempimenti informativi in materia di lavoro, previdenza e assistenza gravano sulle imprese per quasi 10 miliardi. Quindici adempimenti ambientali valgono 2 miliardi di euro. Un miliardo e mezzo di euro è il costo di sette adempimenti per la normativa antincendi. Una vera emergenza nazionale. I ritardati pagamenti della pubblica amministrazione, soprattutto nelle aree meridionali, rappresentano la causa di fallimento in un caso su quattro. E' difficile immaginare una democrazia funzionante quando è lo Stato il primo a non rispettare le regole. La politica ha invaso l'amministrazione, piegandola a fini impropri diricerca del consenso. Ne ha minato l'efficienza e l'imparzialità e nello stesso tempo ha perso autorevolezza, capacità di controllo e di indirizzo. La lottizzazione minuta delle cariche e degli impieghi ha progressivamente smantellato i centri di competenza. La politica deve ritirarsi velocemente dai compiti che non le appartengono. Deve tornare alla missione che le è propria: definire gli orientamenti strategici dell'azione pubblica e comporre gli interessi. Deve uscire dalle gestioni, rinunciare a decidere gli appalti e a nominare i primari degli ospedali. Non deve interferire nell'attività delle aziende. Si devono tagliare i costi della politica - a cominciare dal numero dei parlamentari e dei componenti delle altre assemblee elettive - e eliminare i privilegi. Si devono ridurre i livelli decisionali partendo dalle province. Bisogna affermare, nella gestione della cosa pubblica a tutti i livelli, un costume di sobrietà. Diventerà più positivo il rapporto fra i cittadini, lo Stato, la politica. Lo Stato deve assicurare buone prestazioni. Vogliamo una scuola pensata per gli studenti e non per gli insegnanti, una sanità organizzata sulle esigenze dei pazienti e non su quelle dei medici o degli infermieri, uffici pubblici con orari di apertura strutturati per favorire la popolazione più che gli impiegati. *** Lo Stato italiano è inefficiente anche quando incassa imposte e contributi. La pressione fiscale è superiore alla media europea ed è profondamente disomogenea: l'evasione sottrae alle casse pubbliche almeno 90 miliardi l'anno e fa salire per i cittadini onesti la pressione fiscale sopra il 51%. Siamo oltre i livelli svedesi. Con servizi neanche lontanamente comparabili. Nonostante la riduzione delle aliquote varata dall'ultima Finanziaria, il prelievo effettivo sugli utili d'impresa resta in Italia il più alto d'Europa. È un chiaro invito a non investire da noi, in un mondo dove i sistemi fiscali rappresentano un importante elemento competitivo fra paesi. Si devono perciò muovere altri passi verso la riduzione delle aliquote IRES e IRAP, guardando alla pressione effettiva e non a quella nominale. Per l'IRAP è auspicabile una progressiva deducibilità e va drasticamente ridimensionata la componente costo del lavoro, una sorta di tassa sugli occupati. Tutto dovrà avvenire in un quadro di equilibrio delle finanze pubbliche e di riduzione del debito, basandosi sui tagli alla spesa. In questi anni le imprese hanno contribuito molto all'incremento generale del gettito tributario. Nel 2007, a parità di aliquote, il gettito IRES è aumentato del 27% rispetto al 2006 e di quasi l'80% rispetto al 2004. La pressione fiscale sulle imprese va abbassata. Chiediamo stabilità e continuità normativa per consentire programmazioni di medio periodo. Bisogna continuare nella lotta all'evasione e all'elusione fiscali che danneggiano le imprese e i contribuenti onesti. Il fisco deve essere severo con i furbi e gli evasori, costruttivo nel rapporto con i tanti che rispettano le regole. Abbiamo bisogno di un'amministrazione finanziaria che capisca l'impresa e non cada nell'errore di chi pensa che l'evasione sia ovunque. Le imprese, soprattutto le piccole, devono essere accompagnate e aiutate nel corretto adempimento dei propri doveri. Va eliminata, e presto, la piaga dei ritardi nei rimborsi d'imposta, già condannata dalla Corte di giustizia europea. E non è accettabile che l'amministrazione finanziaria possa bloccare i pagamenti dovuti alle aziende in presenza di un contenzioso anche di poche migliaia di euro. E' un sistema per risparmiare sulla cassa. Non è degno di un paese moderno. Serve un nuovo rapporto di fiducia tra il fisco e le imprese. *** Uno Stato più efficiente passa anche attraverso un progetto di federalismo che dia ad aree omogenee capacità di azione per filtrare e affrontare le sfide della globalizzazione. Un nuovo federalismo può valorizzare le potenzialità dei territori, attrarre investimenti e talenti, essere aperto alla competizione e aumentare il livello di efficienza. Il processo federalista è a metà del guado. Così com'è non funziona. Negli anni 2000, quando sono state iniettate dosi più consistenti di decentramento, le spese correnti delle amministrazioni locali sono esplose. La spesa sanitaria è salita di oltre il 50%. Nello stesso tempo non è stato posto alcun freno alle spese delle amministrazioni centrali. Un percorso insostenibile. È invece possibile un federalismo virtuoso, come ci insegnano molti paesi europei. Per l'Italia, il prossimo passaggio è il federalismo fiscale. Deve costituire un'assunzione di responsabilità e accompagnarsi ad un taglio di spesa frutto della guerra alle duplicazioni, alle sovrapposizioni, agli sprechi. Deve essere l'occasione per rivedere la distribuzione delle competenze a cui vanno commisurate le fonti di entrata. Devono tornare al centro le materie connesse alle grandi reti nazionali di energia, trasporto e comunicazione. Può essere largamente decentrata la gestione di molti servizi pubblici: scuole, trasporti locali, servizi per l'immigrazione e l'integrazione. Il decentramento delle imposte funziona se c'è la piena percezione dei cittadini di destinare una parte del loro reddito agli enti locali. Si deve innescare il circuito positivo del "pago - controllo - esigo". Deve coniugare equità ed efficienza e responsabilizzare i politici e l'apparato amministrativo. *** Federalismo non significa neostatalismo. A livello locale sono ormai concentrati sia il patrimonio immobiliare pubblico sia l'intervento in economia con un numero impressionante di aziende. Sono 4 mila e 800 società, con oltre 250 mila addetti. Hanno fini sempre più impropri: aumento delle entrate dei bilanci locali e della loro capacità di spesa, aggiramento dei vincoli di finanza pubblica, gestione del potere, distribuzione di cariche e relativi emolumenti alla classe politica. Si usano, male, i soldi dei contribuenti per produrre, attraverso imprese pubbliche, i servizi di cui i comuni, le province o le regioni hanno bisogno. Si sottrae mercato ai privati, si fa concorrenza sleale, si rinuncia all'efficienza e ai risparmi di spesa che verrebbero da una competizione fra più soggetti attraverso appalti pubblici trasparenti. Si scaricano i costi su imprese e cittadini. Privatizzando aziende e immobili pubblici si possono ottenere rilevanti flussi di cassa e enormi guadagni di efficienza. C'è, nei confronti di questo percorso, una forte resistenza. Ma il cammino delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni va ripreso, sia a livello nazionale, sia a livello locale. Condividiamo l'idea di essere attenti ad alcuni interessi strategici che non possono essere ceduti a monopoli stranieri o a fondi sovrani. Ma non possiamo nemmeno accettare di aver combattuto oltre vent'anni fa il "panettone di Stato" per ritrovarci con un esercito di piccole software house comunali. L'Europa ci impone di liberalizzare il settore dei servizi. E' questa la strada da percorrere invece di aumentare ogni genere di tributo come stanno facendo quasi dappertutto regioni ed enti locali. In particolare nel Mezzogiorno dove, per effetto delle addizionali IRAP, si è caricata sulle imprese una fiscalità più pesante rispetto al resto del Paese. Nelle regioni dove la spesa sanitaria è fuori controllo bisogna dire basta alle addizionali e alla politica del "tassa e spendi". Gli amministratori siano chiamati a rispondere del fallimento della loro gestione. *** Non può esservi ripresa durevole della crescita dell'Italia se non si rimette in moto il Mezzogiorno. La crisi del Mezzogiorno è civile e istituzionale, prima ancora che economica. Un fiume di denaro proveniente dal resto del Paese e dall'Europa è stato dissipato negli ultimi tre decenni, senza miglioramenti visibili dell'ambiente economico e del tessuto produttivo. La corruzione e le attività malavitose impediscono il lavoro delle imprese oneste. Il Mezzogiorno ha in sé anche enormi potenzialità. Il PIL per abitante è al Sud pari al 57% di quello del Nord: portarlo allo stesso livello delle regioni settentrionali nell'arco di quindici anni comporterebbe una crescita annua del 6% per l'area e tre milioni di nuovi occupati. Il Mezzogiorno diventerebbe un volano di crescita per l'intero Paese. Grazie al contributo dell'Unione Europea, tra il 2007 e il 2014 sono disponibili 100 miliardi di euro per investimenti nelle zone in ritardo di sviluppo del nostro paese. Vogliamo, insieme con le altre forze sociali, evitare di disperderli in mille rivoli e verificare attivamente dove saranno destinati. Bisogna indirizzare l'intervento verso pochi e chiari obiettivi misurabili: innanzitutto la sicurezza e poi un piano per le infrastrutture. Occorre inoltre investire in istruzione e innalzare la qualità delle amministrazioni e delle aziende pubbliche, vero handicap del Mezzogiorno. *** Un paese che voglia crescere deve investire nella formazione, nella scuola e nell'università. Innalzare l'istruzione ai livelli dei migliori paesi aumenta nel medio periodo il reddito pro capite del 15%. Va cambiata la cultura che ha indebolito la scuola e l'università per un malinteso e dannoso egualitarismo. Invece di spingere i ragazzi a studiare di più, è prevalsa l'idea di promuoverli più facilmente. Si è pensato che il titolo di studio, e non la qualità dell'istruzione, fosse la chiave della promozione sociale. Invece di valorizzare i talenti, si è appiattito tutto verso il basso. Il risultato è che a 15 anni un ragazzo italiano ha già perso un anno di apprendimento rispetto a un suo coetaneo europeo. La selezione dei docenti è spesso degenerata: autogestione sindacale nella scuola, cooptazione baronale nell'università. Si sono ridotti gli investimenti pubblici, ma si è anche sprecato a piene mani. Il finanziamento pubblico non premia le università migliori o più efficienti; quelle di bassa qualità continuano a illudere schiere di giovani con titoli di studio senza valore. E' essenziale che la qualità dei docenti sia ricompensata con incentivi di carriera e premi economici. Va promossa l'emulazione tra le scuole. L'università ha moltiplicato le cattedre e marginalizzato la ricerca scientifica. Abbiamo 94 atenei e 2700 corsi di laurea, alcuni dei quali decisamente stravaganti, ma le imprese non trovano abbastanza giovani con specializzazioni tecnico - scientifiche. Vanno rivalutati gli istituti tecnici e professionali, devono moltiplicarsi le sinergie tra aziende e atenei per la ricerca applicata. Si può ripartire dai centri di eccellenza di alcuni politecnici per sviluppare anche la ricerca di base. Dobbiamo investire sulla qualità, valutando a livello nazionale l'apprendimento nelle materie chiave. Dobbiamo ricercare e promuovere i talenti. Mentre da noi si teorizza l'uguaglianza nella mediocrità, in Gran Bretagna si è creato - con una selezione oggettiva e trasparente - un gruppo di scuole capaci di valorizzare i più bravi e preparare le classi dirigenti del futuro. Così si costruisce il futuro sulla base del merito e non con le promozioni di massa. Mi rivolgo, come mamma di una bambina di 5 anni, a tutti i genitori. Dobbiamo assumerci la responsabilità di garantire ai nostri figli un'educazione ed una preparazione di qualità perché essi dovranno vedersela con un mercato dei talenti senza frontiere, dovranno confrontarsi con la concorrenza intellettuale degli immigrati di seconda generazione, fortemente motivati a salire nella scala sociale. I nostri figli rispetto a noi avranno sfide molto più difficili. Dobbiamo dar loro una scuola esigente, selettiva, di eccellenza, che consenta di affrontare la competizione con le carte migliori. *** In questi anni, in un sistema Paese poco competitivo, le imprese italiane hanno fatto grandi progressi. Si sono ristrutturate e hanno investito sulla qualità, su prodotti a più alto valore aggiunto e con maggiore contenuto tecnologico. Hanno affrontato a viso aperto il confronto sui mercati internazionali. Il sistema industriale italiano oggi appare complessivamente più forte, in molti settori di nuovo protagonista. Vogliamo fare ancora di più. Guardiamo alla Germania, paese maturo che ha saputo ritrovare vocazione industriale, forte competitività e capacità di leadership. Noi siamo pronti a fare ogni sforzo. Voglio sottolineare quattro impegni, che considero strategici. Il primo riguarda la sicurezza sul lavoro. Noi sappiamo quanto i veri imprenditori tengano ai loro lavoratori. La sicurezza sul lavoro è un nostro obiettivo, prima ancora che la legge ce lo imponga. Siamo pronti a collaborare in ogni modo per combattere gli infortuni sul lavoro, anzitutto con una campagna di sensibilizzazione, formazione, prevenzione. Come sapete noi non condividiamo il provvedimento approvato negli ultimi giorni della scorsa legislatura, soprattutto perché manca quasi del tutto una politica attiva a favore della sicurezza. Questo per noi è un impegno molto forte. Il secondo è l'impegno per gli investimenti in ricerca e innovazione. La spesa pubblica è chiaramente insufficiente ma, pur con molte eccezioni, anche le imprese sono in ritardo. Dobbiamo innalzare gli investimenti al livello dei concorrenti più agguerriti: qui si gioca la nostra capacità futura di competere. Il terzo riguarda i cambiamenti climatici, strettamente legati alla nostra sicurezza energetica. L'industria italiana già oggi ha buoni livelli di efficienza energetica. Occorre invece che il Paese nel suo insieme migliori i propri standard. Su questa sfida vogliamo giocare un ruolo importante. La crescente attenzione dei consumatori al risparmio energetico, all'inquinamento, alla tutela ambientale, alla sicurezza in campo alimentare e lo sviluppo di nuove tecnologie in questi settori aprono nuovi mercati. Trasformano le sfide climatiche in una occasione di crescita, in un elemento distintivo di competitività. Le imprese italiane possono far leva sull'immagine di qualità della vita del Paese e affermarsi come leader in questi campi. Stanno adottando politiche lungimiranti per il risparmio energetico, le infrastrutture energetiche, le fonti rinnovabili e il nucleare. È tempo di tornare a investire nell'energia nucleare, settore dal quale ci hanno escluso più di vent'anni fa decisioni emotive e poco meditate. Ciò ha accresciuto la nostra insicurezza e la dipendenza dall'estero, ha sottratto altre risorse alla crescita, ha gonfiato le bollette elettriche di famiglie e imprese. Il quarto impegno è il pieno rispetto delle regole, la lotta per la legalità e contro le mafie che avvelenano il mercato e la stessa vita civile in molte zone del Paese. Gli imprenditori sono già in prima linea. Mettono a rischio le loro capacità e i loro beni, e qualche volta anche la vita. Voglio ringraziare coloro che fanno impresa nel Mezzogiorno. Noi vi siamo vicini. Nella coraggiosa lotta alla criminalità avrete sempre il nostro supporto. Non vi lasceremo soli. Questa vostra battaglia fa onore a tutti gli imprenditori italiani. C'è un ultimo impegno che voglio affermare: è quello di cambiare anche come associazione delle imprese. Confindustria compirà 100 anni nel 2010. E' una istituzione forte e credibile, ai massimi storici per numero di associati. Ma anche noi abbiamo bisogno di riforme per rispondere sempre meglio alle nuove istanze di rappresentanza e di servizi che provengono dalle imprese. La modernizzazione deve essere un obiettivo costante. *** Autorità, Colleghi, Signore e Signori, da troppo tempo l'Italia è bloccata: non riesce ad assicurare condizioni adeguate di benessere ai suoi cittadini e prospettive di miglioramento ai suoi figli. Viviamo in un tempo in cui il rischio più grande è quello di pensare solo a noi stessi, ai nostri più diretti interessi, ciascuno alla propria generazione, alla stretta quotidianità. Abbiamo il dovere di dare risposte ai problemi di oggi e di immaginare una storia per il futuro. Dobbiamo sollevare lo sguardo e costruire un nuovo sviluppo. Unità, coesione, iniziativa, dedizione, amore per noi stessi: dobbiamo ritrovare lo spirito italiano che rende raggiungibile ogni traguardo. Quello spirito italiano è imbattibile nelle emergenze. Deve essere prassi anche nella quotidianità. Nelle scorse settimane ci ha consentito di portare in Italia l'Expo 2015. Dobbiamo rilanciare quello spirito, riscoprire l'orgoglio di essere italiani e di ritrovare la forza ideale di un grande traguardo: restituire al nostro paese il senso del suo ruolo nel mondo che cambia, non da gregari ma da protagonisti. Il "dovere" verso il futuro è nel codice genetico delle imprese e degli imprenditori. Una tensione continua a cambiare, a inventare, a rimodernarci: è il nostro "marchio di fabbrica" da difendere e diffondere sui mercati e nel confronto con le istituzioni e con le rappresentanze sociali. Questa è la nostra missione. Il successo delle imprese è la ragione di Confindustria. L'impresa è un valore centrale per la vitalità di una economia e di una comunità. E' un laboratorio di cittadinanza, dove collaborano e si fondono etnie e culture diverse. L'impresa è il luogo di lavoro in cui imprenditori e dipendenti sentono un interesse comune. Tutti noi siamo chiamati ad una grande sfida. C'è uno scenario nuovo e irripetibile. Abbiamo la possibilità di far rinascere il Paese. Vorrei chiudere con una frase del filosofo Diderot. "Solo le passioni, le grandi passioni, possono innalzare lo spirito a grandi cose". Ci muove una straordinaria passione per l'Italia. Per questo sono ottimista. Sono sicura che non sprecheremo questa occasione.

Torna all'inizio


Austria, 417 milioni di euro al Sudtirolo (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere Alto Adige" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-05-30 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La rivelazione Il settimanale FF squarcia il velo sui legami con la potenza tutrice. Il picco degli aiuti all'inizio degli anni '70 Austria, 417 milioni di euro al Sudtirolo Vennero finanziati gli asili e la cultura. An: sono necessarie delle giustificazioni BOLZANO - Quattrocentodiciassette milioni di euro in quarantasette anni, quasi 808 miliardi delle vecchie lire è l'ammontare del contributo che l'Alto Adige ha ricevuto dal governo austriaco. Una cifra davvero elevato che stupisce anche gli stesso sudtirolesi che ne hanno beneficiato. A rivelarlo è il settimanale di lingua tedesca FF che non si è limitato alla pubblicazione della cifra totale ma ha addirittura acquisito gli elenchi. Le rivelazioni seguono di qualche settimana la pubblicazione della lista degli aiuti che l'Alto Adige aveva ricevuto negli stessi anni dalla Germania. "Si tratta di altri finanziamenti - precisa il redattore capo della rivista, Norbert Dall'O - Questa volta abbiamo acquisito gli elenchi dall'archivio del governo austriaco, mentre l'altra volta ci eravamo limitati solamente alla Germania". Il denaro arrivato a Bolzano, con picchi nei primi anni '70 ed un vistoso calo sino al 2003, riguardava la costruzione e l'attività di centri culturali, asili, biblioteche e in larga parte il finanziamento di borse di studio per universitari soprattutto nei periodi in cui l'autonomia locale non era ancora sviluppata. Il settimanale, titolando "I milioni della patria", dice che rispetto a queste cifre vanno consid erati "noccioline" i 10milioni di euro di aiuti che erano arrivati anche dalla Germania, di cui parlò tempo fa il settimanale tedesco der Spiegel. Come era accaduto per i fondi tedeschi, i fondi riservati erano stati raccolti da esponenti politici locali, tra cui lo scomparso assessore alla cultura Anton Zelger della Svp. L'elenco pubblicato dal settimanale indica anche i nomi delle associazioni culturali e sociali che beneficiarono dei contributi. Gran parte del fiume di denaro affluito in Alto Adige servi per finanziare la costruzione di scuole, istituti di cultura e teatri. Molti soldi furono utilizzati per finanziare borse di studio sia per le scuole superiori che per le università. Nel 1972 sei milioni di scellini servirono a finanziare la costruzione di alloggi per l'edilizia popolare nel quartiere di Aslago. A recarsi a Vienna furono non solo i politici ma anche funzionari della giunta provinciale. A rappresentare la critica situazione nella quale versava l'Alto Adige era stato anche il vice provveditore scolastico Josef Ferrari che nei suoi viaggi a Vienna aveva più volte fatto presente che in Alto Adige c'erano difficoltà nel creare una nuova classe dirigente. Dopo Ferrari a recarsi in Austria a battere cassa era stato anche Anton Ebner che aveva preso il suo posto alla sovrintendenza per ottenere i finanziamenti necessari alla costruzione degli asili. Le rivelazioni lasciano allibito il presidente provinciale di An, Alessandro Urzì. Che in quegli anni vi fosse stato un finanziamento da parte dell'Austria era noto, ma l'esponente del centrodestra non avrebbe mai pensato che l'importo raggiungesse queste cifre. "è una storia che si ripete e credo che a questo punto delle spiegazioni da parte del governo di Vienna sarebbero più che doverose- afferma Urzì - Non conosciamo neppure il flusso di questi soldi che, comunque, sono serviti per aiutare solamente alcune persone e non tutto l'Alto Adige". Il finanziamento austriaco, secondo Urzì, è un vero e proprio atto di sfiducia nei confronti del governo italiano: "L'Italia ha non solo accettato ma anche finanziato e pure pesantemente l'autonomia altoatesina. L'essere andati ancora a battere cassa in Austria vuol dire che le concessioni italiane non erano abbastanza. Credo, quindi - conclude Urzì - che delle giustificazioni da parte dell'Austria siano più che necessarie". Enrico Barone Generosità La sede del parlamento austriaco a Vienna.

Torna all'inizio


Sul banco degli assessori ieri pomeriggio spiccava il cartellino ad indicare il posto che occuper (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Di PATRIZIA LOMBARDI Sul banco degli assessori ieri pomeriggio spiccava il cartellino ad indicare il posto che occuperà il neoassessore alle Finanze, Carmine Tancredi. Mancava invece il diretto interessato, ancora fuori città per impegni professionali, così come è mancata l'attesa ufficializzazione della nomina da parte del sindaco nel primo Consiglio utile. Nel quale, se Enzo Scalone ha agitato lo spettro di bollette dell'Enelgas che latitano oramai da sei mesi mettendo ai teramani i brividi per il maxibollettone in agguato, il sale ce l'ha messo invece Milton Di Sabatino. "Se ce ne fosse bisogno - questo l'incipit del suo intervento-, rivendico la mia unicità ad un'opposizione anomala: dopo tutti i mugugni bipartisan espressi ieri a caldo dopo la nomina, oggi sembra tutto ok e nessuno ne parla". E, già che c'è, chiede lumi se siano stati formalizzati, oppure no, i gruppi di Pd e Pdl, in nome dei costi della politica. Un intervento, il suo, che ha servito un elegante assist a Chiodi per approfondire l'argomento e che ha prodotto, di rimando, le reazioni del capogruppo del Pd, Angelotti, e del rifondista Santacroce. "Mi aspettavo la domanda e la tempistica è funzionale- ha colto la palla al balzo Chiodi-. Quando nel 2004 accettai la candidatura, le condizioni erano che ci fosse compattezza sul mio nome e di riservarmi di indicare gli assessori all'Urbanistica e alle Finanze. La nomina di Tancredi risponde a requisiti che sono merito e professionalità in un rapporto di totale fiducia, altrimenti difficile in dieci mesi da costruire e verificare. Ho bisogno degli uomini migliori per dare risultati con le persone che ritengo adatte. Di Tancredi nessuno ha messo in discussione le qualità professionali: sarebbe grave se avessi nominato un socio incapace. E' ora di uscire fuori dai provincialismi, non sono un tecnico della sopravvivenza elettorale, voglio amministrare bene e me ne assumo le responsabilità. Io ci metto la faccia e lo stesso fa Tancredi". Tanto basta perché Angelotti ironizzi sullo "scambio di salamelecchi" tra l'esponente dell'Udeur e il sindaco e in aula si scatenino i veleni. "Non mi sono mai permesso di esprimere valutazioni sulle sue interrogazioni e lei non si permetta- è l'affondo di Di Sabatino, rimandando Angelotti alle dichiarazioni del suo presidente Manola Di Pasquale che ha sostenuto il "no" al project per il teatro mentre gli ex(?) Ds, e quindi Angelotti, lo hanno votato invece favorevolmente.

Torna all'inizio


Le disfunzioni sanitarie (sezione: Costi dei politici)

( da "Centro, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Pagina Aperta Le disfunzioni sanitarie Le disfunzioni sanitarie offendono la dignità civile Egregio direttore, sono un'insegnante di lettere presso un liceo scientifico dove quotidianamente si lotta con i pochi mezzi a nostra disposizione per offrire un servizio in un settore vitale per la crescita di uno Stato. Mi preme evidenziare un aspetto di un'altra professione, quella del farmacista, che quotidianamente si confronta con la salute, o meglio la mancanza della stessa, che spesso colpisce duramente e priva l'incolpevole destinatario della propria autonomia. L'oggetto della mia indignazione una notizia, letta nei giorni scorsi, che evidenziava come Federfarma, associazione che tutela gli interessi dei farmacisti privati, abbia fatto ricorso, con richiesta di sospensiva del servizio, contro la distribuzione dei pannoloni da parte delle farmacie comunali di Città Sant'Angelo e Montesilvano. Destinatari di questo servizio sono pazienti, come è facile immaginare, estremamente bisognosi della solidarietà del prossimo. Fino a febbraio questo servizio veniva offerto direttamente dalla Asl presso proprie strutture, con proprio personale, ma causando gravi disagi sia agli utenti costretti a fare file chilometriche, sia all'amministrazione che doveva fronteggiare la domanda con enormi difficoltà poiché in carenza di personale. Tali problemi, in ultima analisi venivano riversati sugli utenti, che qualche volta addirittura, dopo estenuante attese, sono dovuti tornare a casa a mani vuote perché le scorte erano finite. Al contrario, da qualche tempo un pugno di persone con spirito solidale e armati di buona volontà, diretti con coraggio e determinazione, si sono offerti volontariamente e gratuitamente, di provvedere a risolvere o almeno a tamponare questo ignobile dazio che la sfortuna, ma anche la burocrazia infligge ai bisognosi, riuscendoci con professionalità velocità e competenza, fornendo un servizio finalmente degno di un paese civile, come attestano le espressioni di profonda gratitudine verso gli organizzatori di questo nuovo servizio. Questo ricorso giunge come un fulmine a ciel sereno e fa riaffiorare nei volti provati dai disagi familiari, la rabbia e la consapevolezza di non voler rimanere impassibili verso questa prepotenza, legalmente ammissibile ma moralmente discutibile. Monica Mariani Pescara Famiglie in difficoltà ma "la casta" vive bene L'Istat ha presentato il Rapporto annuale in cui afferma che l'Italia "è in un momento di difficoltà economica, con investimenti e consumi delle famiglie fermi o in regresso. Affinchè gli uni e gli altri tornino a crescere e aumenti il reddito delle famiglie sempre più in difficoltà, occorrono interventi". "E tuttavia", aggiunge, "siamo prudentemente ottimisti". Chi lavora, documenta l'Istat, soffre per la mancanza di attività qualificate, dovuta a una latitanza delle nostre imprese nella formazione. Soltanto la Bulgaria e la Grecia in Europa hanno un tasso inferiore a quello italiano di "imprese formatrici". Non mi sono meravigliato nell'apprendere queste notizie. Che tantissime famiglie fossero in difficoltà lo si sapeva già. Che negli ultimi mesi la situazione fosse peggiorata era già sotto gli occhi di tutti. Far finta di ricercarne le cause chissà dove significa voler menare il can per l'aia. Tra i 27 Paesi dell'euro siamo fanalino di coda in tutto. Siamo in testa, ed è tutto dire, per l'altissimo debito pubblico, per la scarsa produttività nelle imprese e nella pubblica amministrazione, per il livello delle retribuzioni dei nostri politici, per l'altissimo livello raggiunto dalla pressione fiscale. Quale altro Paese può contare tanti organi ciascuno con potere di imporre balzelli ma che non sono in grado di assicurare adeguati servizi ai cittadini? Siamo supertartassati ma solo per foraggiare la macchina della burocrazia che non sa fare altro che alimentare se stessa. Capace di creare una miriade di enti utili solo a sistemare amici e parenti nei vari consigli di aministrazione e di dare incarichi ai politici trombati alle elezioni. Una classe politica che ha approvato leggi sul finanziamento ai partiti che ci costano circa cento milioni di euro ogni anno. Finanziamenti talmente abbondanti che sono risultati di molto superiori alle spese effettivamente sostenute. Ma nonostante ciò assistiamo ad episodi di corruzione, di concussione e di finanziamento illecito ai partiti. Dovunque la magistratura indaga, "intercettando" conversazioni telefoniche, "rischia" di incappare in fatti penalmente rilevanti che coinvolgono politici. Naturalmente ad ogni scoperta si torna a parlare dell'uso delle intercettazioni e, quindi, della necessità di "regolamentarle". Non si accenna alla necessità di inasprire le pene per chi corrompe e per chi si lascia corrompere. Ma non con il carcere, non servirebbe a niente e ne dovremmo costruire molte per accogliere tutti "gli aventi diritto". E poi, tra patteggiamenti e indulti il soggiorno rischierebbe di durare solo un week-end. Sarebbe sufficiente, ritengo, sequestrare ai colti con le mani nel sacco l'intero loro patrimonio e condannarli all'interdizione a ricoprire qualsiasi incarico pubblico vita natural durante. Una legge, formata da un solo articolo e qualche comma, basterebbe. Se lo volessero. Antonio Fantini Lanciano Francavilla, il degrado del fiume Alento continua Lettera aperta al sindaco di Francavilla al Mare. Gentilissimo signor sindaco Di Quinzio, scrivo per segnalarle il totale stato di degrado ed abbandono in cui versa il fiume Alento, in particolare in prossimità della sua foce. Come è facile notare quotidianamente, la cementificazione degli argini, unita alla scarsissima (o nulla) opera di manutenzione, ha fatto sì che quel tratto di fiume, che dovrebbe teoricamente essere uno dei biglietti da visita della città, sia diventato di fatto un ricettacolo di sporcizia ed incuria. Nella stagione estiva, inoltre, rettili, zanzare ed insetti di vario tipo trovano in quelle zone terreno fertile, creando non pochi problemi ai residenti. La zona potrebbe essere adibita, con mirati accorgimenti, a svariati usi (ad esempio, vi si potrebbe realizzare un percorso pedonale e ciclabile, con annesse aree verdi attrezzate per la collettività); ma, nelle condizioni in cui versa, purtroppo, è soltanto un pugno nell'occhio. In ogni caso, ci auguriamo che la nuova amministrazione possa intervenire fattivamente per una soluzione definitiva del problema, possibilmente tralasciando saltuari "disboscamenti" che, nel corso degli anni, hanno avuto solo un effetto palliativo, facendo puntualmente ripresentare il problema poco tempo dopo. Con i migliori saluti. Dante Flacco Francavilla al Mare.

Torna all'inizio


Commissioni, trovato l'accordo (sezione: Costi dei politici)

( da "Centro, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Di Andrea Bene Commissioni, trovato l'accordo Palka ottiene l'ambiente A Pasquali va la sanità PESCARA. I tagli alle spese della politica hanno risparmiato le commissioni consiliari. Dodici erano nella precedente consiliatura e dodici restano nell'attuale. Oggi pomeriggio, il consiglio darà il via alla loro costituzione. L'amministrazione spenderà 460mila euro. Intanto, la maggioranza ha trovato l'accordo sulla scelta dei nuovi presidenti, che verranno eletti nei prossimi giorni. L'Italia dei valori ha vinto il braccio di ferro per la guida della commissione sanità con il Pd, che ottiene però l'urbanistica, le finanze e i lavori pubblici. Il commercio, invece, va ai socialisti. Per la commissione vigilanza, che spetta all'opposizione, c'è in pole position Teodoro. DODICI COMMISSIONI. Tutti i partiti sembravano d'accordo a far scendere a dieci il numero delle commissioni. Due in meno dell'anno scorso. Ma la conferenza dei capigruppo, che si è riunita giorni fa, ha cambiato improvvisamente idea: le ha riportate di nuovo a dodici, facendo così lievitare i costi per i gettoni di presenza. In bilancio sono stanziati 460mila euro per pagare gli stipendi ai consiglieri, 13 per ogni commissione. SCONTRO SULLA SANITA'. Il primo scoglio da superare è stata la commissione sanità. C'è voluta la mediazione del capogruppo del Pd, Moreno Di Pietrantonio, per porre fine a un braccio di ferro. Ambivano alla presidenza sia Filippo Pasquali, dell'Italia dei valori, che Giandomenico Palka, del Partito democratico. Alla fine l'ha spuntata il primo. A Palka andrà l'ambiente. Così il Pd avrà la guida di nove commissioni; l'Italia dei valori e i socialisti, una ciascuna. "E' l'ottimizzazione del lavoro che stiamo portando avanti per la città", ha spiegato Di Pietrantonio. ECCO I PRESIDENTI. Ogni commissione consiliare alla prima seduta procederà all'elezione del proprio presidente. Ecco i designati. La commissione affari generali, decentramento, polizia municipale, andrà a Bartolomeo Di Pinto (Pd); risorse economiche, tributi e bilancio, a Enzo Del Vecchio (Pd); grandi infrastrutture e difesa della costa, a Florio Corneli (Pd); lavori pubblici, viabilità, parcheggi e verde pubblico, a Ugo Zuccarini (Pd); gestione del territorio, urbanistica, edilizia, ad Angelo Tenaglia (Pd). E ancora: politiche sociali, politiche della casa, cultura, associazionismo, a Gianluca Fusilli (Pd). La sanità, a Filippo Pasquali (Italia dei valori); ambiente, ecologia e nettezza urbana, a Giandomenico Palka (Pd); commercio e mercati, a Riccardo Padovano (Partito socialista); sport, turismo e grandi eventi, ad Enzo Imbastaro (Pd); statuto, a Marco Alessandrini (Pd). SPUNTA ANCHE TEODORO. Non c'è ancora un nome sicuro per la commissione controllo e garanzia. Il centrodestra non ha deciso chi candidare, ma per questo incarico si fa il nome dell'ex vice sindaco, Gianni Teodoro, ora all'opposizione. In alternativa, potrebbe essere eletto Marcello Antonelli, del Pdl. Più difficile la scelta di Carlo Masci (Udc).

Torna all'inizio


A Modena apre la Casa a Colori per lavoratori in mobilità e studenti fuori sede (sezione: Costi dei politici)

( da "Sestopotere.com" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

(30/5/2008 09:46) | (Sesto Potere) - Modena - 30 maggio 2008 - Inaugura domenica primo giugno la Casa a Colori, struttura per ferie di via dell'Artigianato. La palazzina, di proprietà della Partecipazioni Immobiliari, società di cui è attualmente unico socio il Comune di Modena, risponderà alla domanda di alloggio di lavoratori in mobilità e studenti fuori sede, ma sarà aperta anche a parenti di degenti in ospedale e, in caso di richiesta, a turisti. Si tratta di un edificio di nuova costruzione di 4 piani serviti da ascensore, che offre servizi di ricettività extra alberghiera grazie alla presenza di 33 camere singole e 17 bagni, uno ogni due camere. Su ogni piano sono allestite una cucina e una lavanderia a gettone in uso comune. E' stato inoltre predisposto un parcheggio riservato. La struttura dista 4,5 chilometri dal centro storico, gode di una fermata dell'autobus proprio di fronte alla casa e presenta nel raggio di 250 metri tutti i principali esercizi commerciali: negozi, mense, ristoranti, banche, bar, tabaccheria, cartolerie, ed altro. Sarà aperta tutto l'anno e sarà gestita dalla società cooperativa sociale onlus Libellula. Le camere saranno accessibili agli ospiti ad un costo che varia dai 25 euro al giorno ai 350 euro al mese per il solo pernottamento. "Sono molto contenta che siamo giunti all'inaugurazione di questa struttura, in grado di dare risposta a lavoratori che non riescono a reperire alloggi a prezzo di mercato sul territorio - afferma l'assessore alle Politiche sociali Francesca Maletti - la richiesta rimane consistente anche in questo periodo. Abbiamo fatto di tutto per tenere i prezzi calmierati, così da agevolare chi vi alloggerà per brevi o lunghi periodi". Per accedere agli alloggi è necessario contattare la cooperativa Libellula al tel. 059.3367023. Lo possono fare sia singoli individui che imprese e cooperative del territorio interessate a convenzionarsi per i propri dipendenti. In caso di eccedenza di domande sarà data precedenza a chi si trova a Modena per lavoro. All'inaugurazione, che avrà luogo alle 10.30 in via dell'Artigianato 5, interverranno il sindaco di Modena Giorgio Pighi, l'assessore alle Politiche sociali Francesca Maletti, il presidente della Circoscrizione 2 Antonio Carpentieri, il presidente e l'ex presidente di Partecipazioni Immobiliari Massimo Stanzani e Gaetano Venturelli, e il presidente del Consorzio di Solidarietà sociale Vittorio Saltini. Seguirà un rinfresco.

Torna all'inizio


E' stata decisa la fusione tra la comunita' montana Val San Martino e Lario Orientale (sezione: Costi dei politici)

( da "Giornale di Merate" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

DALLA REGIONE E' STATA DECISA LA FUSIONE TRA LA COMUNITA' MONTANA VAL SAN MARTINO E LARIO ORIENTALE VAL SAN MARTINO - Riduzione del numero delle Comunita' montane da 30 a 23, riduzione dei componenti degli organi, valorizzazione della figura dei sindaci, riduzione di almeno il 70% del gettone di presenza per il presidente e i membri dell'esecutivo, con un decisivo taglio ai costi della politica di 4.345.403 euro (un terzo del contributo ordinario). Queste alcune delle novita' introdotte dal progetto di legge "Riordino delle Comunita' montane della Lombardia, disciplina delle Unioni di Comuni lombarde e sostegno all'esercizio associato di funzioni e servizi comunali", approvato dalla Giunta regionale su proposta del presidente Roberto Formigoni e che vedra' l'accorpamento della comunita' montana della Val San Martino con quella del Lario Orientale. Pietro Isacchi, assessore della comunita' montana della Val San Martino è scettico: "Non sono del tutto convinto che di questa iniziativa regionale, si tratta di rivedere un intera organizzazione per un risparmio forse troppo irrisorio". La fusione andra' a coprire un territorio con 90mila abitanti che, geograficamente, si estendera' da Pontida a Lierna. Per quanto riguarda la la provincia di Bergamo, i cambiamenti vedono un'unificazione dell'Alto e Basso Sebino, fino ad oggi territori distinti; l'unione dell'Alta Valle Seriana e della Valle di Scalve e l'unione della Bassa Valle Seriana con la Val Cavallina. Restano separate e invariate la Valle Imagna e la Val Brembana. Le nuove Comunita' montane saranno valorizzate in quanto riceveranno in gestione funzioni regionali. L'assemblea sara' composta dai sindaci dei Comuni facenti parte della Comunita', mentre l'organo esecutivo è a composizione variabile secondo il numero dei Comuni: 5 per le Comunita' con un numero di Comuni fino a 35, 7 per quelle con più di 35. Articolo pubblicato il 27/05/08.

Torna all'inizio


Confcommercio: <Il Comune si confronti con i cittadini> (sezione: Costi dei politici)

( da "Sicilia, La" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Ztl Confcommercio: "Il Comune si confronti con i cittadini" michele russotto Come si dice, la montagna ha partorito il topolino. Ovvero, il Consiglio provinciale nei giorni scorsi ha approvato la prima delibera di questo 2008. Se almeno i dati in nostro possesso sono esatti (pronti, però, ad accogliere smentite!). Il Consiglio, infatti, in questi primi cinque mesi dell'anno, aveva riempito le puntuali sedute settimanali di dibattiti sui temi più disparati. Dibattiti e pre dibattiti sulla Gesap, sull'Ato rifiuti, sul Coinres, sull'Ato idrico, sulla presunta incompatibilità delle cariche ricoperte dall'ex assessore Loddo. Il tutto arricchito dalla discussione di una sfilza di ordini del giorno e mozioni, vero pane quotidiano di queste sedute. Ma niente atti deliberativi. Il clima idilliaco, da quieto vivere, che si respira a Palazzo Belvedere, senza cioè grandi tensioni, è davvero lontano mille miglia da ciò che succede negli altri palazzi della politica palermitana. Se ne è già accorto il candidato del Pd alla presidenza, Franco Piro, che, rendendosi conto di come questa assemblea viva fuori dal tempo, l'ha pubblicamente bacchettata per non avere ancora approvato il piano triennale. E, del resto, neanche il bilancio di previsione. Ecco allora che questa prima delibera del 2008 rappresenta un vero e proprio evento. Tanto più che, proprio su Palazzo Comitini, sono puntati i riflettori della campagna elettorale in corso per il rinnovo dei suoi organismi. Ed è giusto che sia così. L'elettore può valutare meglio l'operatività di questa assemblea. Per la cronaca, l'atto deliberativo in questione, è passato quasi all'unanimità, con la sola immancabile astensione del capogruppo del Prc Antonio Marotta. Esso ha riguardato, niente meno, che un debito fuori bilancio di ben 942 euro. Ci troviamo di fronte ad un esempio concreto sull'utilità del Consiglio provinciale. Che sia conveniente per il cittadino mettere in moto un costoso meccanismo di convocazione di 45 consiglieri, con spese di gestione per indennità, gettoni di presenza, personale ed altro, certo difficilmente quantificabili, ma comunque dieci o venti volte superiori a quei 942 euro del debito fuori bilancio, è riflessione che attiene a quanti si occupano del tema sempre attuale degli sprechi della politica. Intanto si capisce, però, perché ci sia tanto affollamento di candidati per entrare in questo comodo parcheggio politico che è il Consiglio provinciale. Dove, per giunta, si è pagati. Anche per approvare un atto dovuto per un debito fuori bilancio di 942 euro.

Torna all'inizio


Libri / L'altra casta di Stefano Livadiotti (sezione: Costi dei politici)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Di Stefano Natoli "Iperburocratizzata e autoreferenziale", con organici e fatturati colossali, patrimoni immobiliari sterminati e bilanci rigorosamente segreti in barba ad ogni politica di trasparenza pretesa invece a gran voce da altre istituzioni della Repubblica. Stefano Livadiotti descrive così la classe sindacale italiana in questo volume edito da Bompiani che già dal titolo - 'L'altra casta' - fa capire di essere perfettamente in sintonia con l'ormai celeberrimo long-seller sullo strapotere della politica scritto l'anno scorso per Rizzoli da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Di strapotere, infatti, parla anche 'l'inchiesta sul sindacato' realizzata dal giornalista de l'Espresso, che racconta con estrema efficacia 'privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale' di un'organizzazione che "ormai da tempo" non è più capace di "farsi carico" degli interessi generali del Paese, ma solo dei suoi iscritti. Peraltro sempre meno numerosi e "sempre più marginali rispetto al sistema produttivo nazionale". Concertazione degenerata in diritto di veto Gli 11 milioni e settecentomila tesserati dei tre sindacati maggiori - scrive Livadiotti - è composto soprattutto da pensionati (49,16%) e i tesserati ancora in attività non arrivano alla soglia dei 6 milioni. Ben poca cosa - appena il 25% - rispetto al totale dei lavoratori in attività. Eppure i sindacati tendono a presentarsi come i legittimi rappresentanti dei lavoratori italiani e "in nome di una concertazione degenerata in diritto di veto", pretendono di "mettere becco" in qualunque decisione di valenza generale. Arrivando, non di rado, a rappresentare un freno allo sviluppo, come nel caso della vicenda Alitalia. Un "interventismo", quello dei 'tre porcellini' (l'espressione riportata da Livadiotti è di Massimo D'Alema), che ha avuto come risultato - secondo l'autore - quello di acuire l'insofferenza nei loro confronti di strati sempre più vasti di popolazione. Ormai - stando a un sondaggio commissionato nel luglio 2007 dall'economista Tito Boeri - "solo il 5,1% degli italiani si sente adeguatamente rappresentato dai sindacati e ben il 61,6% dichiara di non nutrire nei loro confronti alcuna fiducia". I Caf una miniera d'oro, i patronati una riserva di caccia Un sindacato, quello descritto dalla firma de l'Espresso, che "sacrifica il bene collettivo, mettendosi ostinatamente di traverso a qualunque riforma rischi di intaccarne uno statu quo fatto di privilegi, di Caf che assicurano una montagna di soldi esentasse, di patronati diventati vere e proprie 'riserve di caccia' con un giro d'affari annuo - ancora una volta esentasse - di 350 milioni di euro. "Una congrega sorda verso ogni forma di meritocrazia" che "ha finito per bloccare l'ascensore sociale, condannando i più deboli a restare tali". Insomma affonda Livadiotti ricordando la definizione data nell'estate del 2007 dal presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo "il sindacato dei fannulloni, dei pensionati e dei dipendenti pubblici". Autoriforma non più rinviabile Il libro, però, al contrario di quanto potrebbe sembrare "non vuole mettere in discussione il sindacato o disconoscerne meriti storici", come quelli acquisiti nella lotta al terrorismo e con gli accordi contro l'inflazione "che hanno consentito all'Italia di agganciare il treno europeo". L'obiettivo del volume, conferma l'autore in un'intervista a Radiocor, è semmai quello di denunciare "il processo di degenerazione che il ruolo del sindacato sembra aver conosciuto negli ultimi anni" e allo stesso tempo suonare un campanello d'allarme per costringere i suoi leader a correre ai ripari e a procedere il più speditamente possibile verso l'autoriforma della contrattazione - con il rafforzamento di quella di secondo livello - e la costruzione di un sindacato "moderno" e al "passo coi tempi". Un sindacato che non dica sempre e solo no. Un campanello d'allarme, quello suonato da 'L'altra casta' che 'i rappresentanti dei lavoratori' farebbero bene ad ascoltare. L'altra Casta Stefano Livadiotti, Bompiani, pagg 238 - euro 15,00 31 maggio 2008.

Torna all'inizio


Stipendi più alti alla Tre Torri, è contestazione (sezione: Costi dei politici)

( da "Provincia di Como, La" del 30-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Olgiate comasco Stipendi più alti alla Tre Torri, è contestazione Aumenti in vista per i consiglieri della municipalizza, ma i gruppi di minoranza parlano già di "casta" OLGIATE COMASCOAumento di ?stipendio? in vista per i consiglieri della municipalizzata le "Tre torri". Levata di scudi da parte delle minoranze, che preannunciano un'interpellanza. In luogo del gettone di presenza di cento euro per ogni seduta del Consiglio di amministrazione, Roberto Penco e Marco Legnani si vedrebbero riconosciuta un'indennità rispettivamente di diecimila e ottomila euro lordi all'anno contro gli attuali tre-quattromila euro variabili all'anno, tenuto conto di una media di tre riunioni al mese. Allo stato si tratta di un'ipotesi, a fronte di una richiesta avanzata nell'ambito del consiglio di amministrazione: "Il tutto nasce da una proposta di riorganizzazione interna del cda, per cui anche i due consiglieri assumeranno deleghe specifiche: Legnani per seguire la farmacia, Penco la casa anziani, con un budget di cui diventerebbero responsabili - spiega l'assessore Mario Mascetti - Da qui la richiesta, anche legittima in relazione alle maggiori responsabilità, di passare dal gettone di presenza a un'indennità annua. Il problema, però, è non creare un cespite aggiuntivo. Ho cercato di costruire una proposta di mediazione, in base alla quale si riduce del venticinque per cento (seimila euro) l'indennità del presidente Andrea Catelli e se ne assegna ai due consiglieri unà fissa, pari grosso modo al quarantacinque per cento di quella del presidente. Rispetto a quanto si spendeva prima, si avrebbe un aumento di circa duemila euro: da 35 a 37-38 mila euro all'anno". Sdegnato il consigliere di minoranza, Maria Rita Livio: "Gli olgiatesi che in questi mesi si vedono trattenere l'Irpef comunale sui loro stipendi vengono contemporaneamente a sapere che ci sono già pretese di aumento da parte dei consiglieri della società comunale, che non sono stati indicati per competenze specifiche ma per "vicinanze" familiari e politiche al sindaco. Chi ha letto il libro "La casta" ha potuto riscontrare come ad Olgiate si siano riprodotte le stesse dinamiche e non solo in questo caso". Altrettanto contrario il consigliere Vittorio Cesana: "La gestione è più o meno come prima, ma c'è un raddoppio di dirigenze. Ritengo sia un passo indietro non avere più un gruppo di persone che si interessi dell'andamento della casa anziani, struttura molto delicata. Parecchi olgiatesi in passato hanno lavorato a livello volontaristico a supporto dell'amministrazione, per esempio come presidenti della casa anziani. Non si pretende tanto, ma sarebbe interessante vedere un conto complessivo per capire dove si sta andando con i costi. Non è stato presentato un consuntivo, né previsioni d'indirizzo di spesa". Igor Castelli: "Devono ancora iniziare a lavorare e già chiedono soldi. Si parla di passare da un gettone di presenza a un fisso indipendentemente dal numero di riunioni, ma scherziamo. Per fortuna che la società Tre torri non doveva essere un carrozzone". Manuela Clerici 30/05/2008.

Torna all'inizio