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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER 

TUTTI I DOSSIER


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Report "Costi dei politici"

Comune, il consiglio in cifre ( da "Tirreno, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Una cifra comprensiva dei gettoni di presenza per sedute e commissioni, alla quale vanno sommati i 29.450 euro di compenso del presidente, Riccardo Montanini. Ventinove le sedute, la maglia nera delle assenza va a Franco Longa (gruppo misto). Mentre su 37 interrogazioni presentate, dieci sono rimaste senza risposta.

Consiglio comunale: bilancio e presenze - donatella francesconi ( da "Tirreno, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Una cifra comprensiva dei gettoni di presenza per sedute e commissioni, alla quale vanno sommati i 29.450 euro di compenso del presidente del consiglio comunale, equiparato alla somma percepita da un assessore. Lo scorso anno sono state 29 le sedute del consiglio, mentre 168 è stato il numero delle volte in cui le sette commissioni comunali (sei hanno 7 membri e una,

Aimag, i soldi per Michelini ( da "Gazzetta di Modena,La" del 03-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: si debbono accontentare di un "gettone di presenza" di poche decine di euro a seduta. A Giordano Corradini, infine, manager e segretario generale del Comune di Carpi, per la sua duplice funzione di amministratore unico "pro tempore" del Citer e della società Patrimonio Città di Carpi srl, nessun compenso essendo questo ricompreso in quello omnicomprensivo di dirigente municipale.

Contro Grillo la congiura della stampa ( da "Opinione, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: interessarsi delle partite Iva in favore dei gettoni di presenza. Bossi però in quei frangenti dimostrò tutta l'intelligenza che Grillo non ha o non ha voluto usare. Se ne guardava bene dall'attaccare l'intera categoria dei giornalisti. E sì che all'inizio ne avrebbe avuto più di una ragione, c'era una gara al bersaglio e il centro era lui.

COSMARI, C'è L'INTESA. MA è POLEMICA ( da "Mattino, Il (Avellino)" del 03-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: I nuovi consiglieri accetteranno l'indicazione dell'assemblea di ottenere solo gettoni di presenza, mentre il presidente ed vice si ridurranno l'indennità del 50%". L'assemblea, inoltre, confermerà la necessità di garantire sostegno al capoluogo nel percorso per avviare la raccolta differenziata. Qualche voce fuori dal coro non manca.

Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Regioni (in genere) - Norme della Regione Abruzzo - Consiglieri regionali - Prevista corresponsione di una somma mensile ( da "Gazzetta Ufficiale.it(Corte Costituzionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: con una riduzione del 10 per cento, delle indennita, dei gettoni di presenza e di tutte le utilita, comunque denominate, spettanti, tra gli altri, ai consiglieri regionali, enunciando cosi un principio fondamentale in materia di coordinamento della finanza pubblica. Conseguentemente, a parere del ricorrente, l'art.

''Più mercato, più solidarietà'': le proposte di Legacoop ( da "Redattore sociale" del 03-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: La riduzione dei costi della politica "deve essere effettiva ed evidente, con la soppressione di inutili sovrastrutture amministrative, la diminuzione del numero dei rappresentanti, la limitazione dei finanziamenti ai gruppi politici, l'allineamento di emolumenti e benefici ai parametri retributivi della funzione pubblica". (DIRE).

La sinistra in 14 punti ( da "Quotidiano.it, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: COSTI POLITICA - Ridurre il numero di parlamentari e consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari non deve essere superiore a quella media dei loro colleghi nei Paesi europei. Sottrarre per legge ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici.


Articoli

Comune, il consiglio in cifre (sezione: Costi dei politici)

( da "Tirreno, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Viareggio. 29 sedute, il meno presente è stato Franco Longa. Su 37 interrogazioni, 10 senza risposta Comune, il consiglio in cifre Nel 2007 è costato 42mila euro, più 29mila al presidente VIAREGGIO. è costata 42.659,94 euro nel 2007 l'attività del consiglio comunale che si va a sciogliere. Una cifra comprensiva dei gettoni di presenza per sedute e commissioni, alla quale vanno sommati i 29.450 euro di compenso del presidente, Riccardo Montanini. Ventinove le sedute, la maglia nera delle assenza va a Franco Longa (gruppo misto). Mentre su 37 interrogazioni presentate, dieci sono rimaste senza risposta. FRANCESCONI in cronaca SEGUE A PAGINA 1.

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Consiglio comunale: bilancio e presenze - donatella francesconi (sezione: Costi dei politici)

( da "Tirreno, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Viareggio Consiglio comunale: bilancio e presenze Costa 42mila euro, più il compenso del presidente. Il super assente nel 2007 è Longa DONATELLA FRANCESCONI VIAREGGIO. è costata 42.659,94 euro nel 2007 l'attività del consiglio comunale che si va a sciogliere. Una cifra comprensiva dei gettoni di presenza per sedute e commissioni, alla quale vanno sommati i 29.450 euro di compenso del presidente del consiglio comunale, equiparato alla somma percepita da un assessore. Lo scorso anno sono state 29 le sedute del consiglio, mentre 168 è stato il numero delle volte in cui le sette commissioni comunali (sei hanno 7 membri e una, quella "statuto" ne ha dieci) si sono riunite. A fronte di una stima in bilancio di 150 convocazioni. La conferenza dei capigruppo - che tra i compiti ha anche quello di decidere quando e quante colte convocare il consiglio comunale - invece, è stata al lavoro per 26 volte. Per ognuna delle volte in cui consiglio e commissioni si riuniscono, i consiglieri comunali percepiscono un gettone di presenza (salvo assenze) pari a 32,54 euro lordi. Un compenso che per il 2007 è stato ridotto del 10% come indicato nella Finanziaria 2006. Tra i 31 consiglieri comunali che cessano il mandato, il meno presente nella sala consiliare è stato Franco Longa (ex An, passato al gruppo misto). Passa così di mano la "maglia" nera che era di Giovanni Maglione (Forza Italia): nel 2007 ha partecipato a 14 consigli su 29. Tra gli esponenti della maggioranza, il meno presente è stato Alessandro Caprili (Pd) con 19 sedute. A quota 29 consigli e mai un'assenza troviamo, invece, il presidente Riccardo Montanini (Pd) e Silvano Di Fatta (Pd) che si aggiudica anche la maglia del consigliere più silenzioso. Per il sindaco Marcucci si contano 27 presenze, e diventano 28 per il capogruppo del Pd, Antonio Batistini. Le interrogazioni.Nel 2007 sono state presentate 37 interrogazioni, 10 delle quali sono rimaste senza risposta. Nove presentate dall'opposizione di centro destra e una dal consigliere di Vivere Viareggio, Alberto Benincasa che il 12 gennaio scorso chiedeva risposte in merito alle "problematiche relative alla selvaggina in pineta di Levante". Qualche mese dopo, invece, era Alessandro Volpe (Udc) a chiedere lumi su "Allagamenti del 13 agosto", mentre il suo collega di partito, Paolo Spadaccini sollecitava risposte sulla "Crisi idrica che interessa il lago di Massaciuccoli". Sul finire dell'anno, ancora Volpe e Spadaccini ponevano due questioni che avevano come argomento le fognature: per il primo, quelle interessate da lavori al Campo d'Aviazione; per il secondo si trattava dei "Lavori di costruzione fognatura comunale, zona ex Campo d'Aviazione si via dei Lecci, tratto via Volpi- via Toti". Due interrogazioni inevase anche per Ciro Costagliola (An): su Mercato dei fiori e sui problemi di "Sicurezza e fognature in via dei Pecchi".

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Aimag, i soldi per Michelini (sezione: Costi dei politici)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 03-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

All'anno 43mila euro lordi E 18mila agli altri del cda LE INDENNITA' 'PUBBLICHE' Come la prendereste se qualcuno affiggesse davanti la porta del condominio un bell'elenco con gli stipendi lordi annui di tutti i condomini? Forse non proprio benissimo e pensereste che, in fatto di privacy, ci sarebbe da ridire. Ma per alcuni la pubblicazione dei compensi percepiti non è un fatto nuovo: sono gli amministratori di società private che appartegono in realtà ad enti pubblici. Una dozzina di privati amministratori che la prendono e la devono prendere con filosofia. E che, a norma della più recente legge finanziaria dello Stato, si vedono pubblicare all'Albo comunale quanto andranno a percepire per la loro attività. Così si scopre di Massimo Michelini, presidente dell'Aimag spa, la società di erogazione gas-acqua e igiene ambientale particolarmente nell'occhio del ciclone in questo momento per il referendum proposto da un comitato che si oppone alla sua ulteriore "privatizzazione". A Michelini, dicevamo, vengono corrisposti compensi lordi annui pari a 42.896,52 Euro. E al suo vice, Giovanni Belluzzi, 24 mila euro mentre ai consiglieri Ivano Mantovani (ex sindaco Ds di Concordia e ora consigliere provinciale del Pd) Giorgio Strazzi e Giancarlo Palmieri, l'ex assessore e vicesindaco di Carpi, 18 mila euro annui lordi ciascuno. "Sono stato a lungo assessore comunale - ammette Massimo Michelini - il cui compenso è fissato per legge e non è un segreto per nessuno. Non ho quindi particolari reazioni nel veder messo in piazza quanto percepisco per il mio incarico di presidente dell'Aimag. Certo, un conto è un impegno pubblico, un altro è un lavoro in una società che di diritto è privata, ma insomma la sostanza non cambia. Di fatto, come si può ben vedere, il mio compenso è inferiore addirittura a quello di un quadro direttivo dell'azienda". Compensi ancora minori per altri presidenti e consiglieri di altre società a partecipazione comunale: Vanni Po, presidente di Carpiformazione srl percepisce un compenso poco più che simbolico, 3mila euro lordi annui, mentre solo mille euro sono l'appannaggio del vice presidente Barbara Bulgarelli e gli altri consiglieri si debbono accontentare di un "gettone di presenza" di poche decine di euro a seduta. A Giordano Corradini, infine, manager e segretario generale del Comune di Carpi, per la sua duplice funzione di amministratore unico "pro tempore" del Citer e della società Patrimonio Città di Carpi srl, nessun compenso essendo questo ricompreso in quello omnicomprensivo di dirigente municipale. (f.s.).

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Contro Grillo la congiura della stampa (sezione: Costi dei politici)

( da "Opinione, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Oggi è Lun, 03 Mar 2008 Edizione 43 del 01-03-2008 Contro Grillo la congiura della stampa Giornali e tv snobbano il comico che riempie le piazze di Francesco Tabladini Grillo, il comico per intenderci, non il senatore amico di Fazio, porta in piazza 5mila e passa persone. Una piazza qualsiasi di una qualsiasi città italiana. Siamo lì, ci siamo veramente in carne ed ossa, magari sul numero possiamo sbagliare, ma siamo in tanti. Molti per il comico, altrettanti per il politico. E chi lo sa se sono di più quelli per il comico o per il politico? Due ore di battute, non tutte felicissime, ma quegli occhi strabuzzanti, quella vocetta mezzo Jervolino, in quella siluette da orsetto lavatore, ti fanno credere ad un Savonarola in carne ed ossa. E' tornato! Pentiamoci e pentitevi politici ladri, grassatori, bugiardi, ignoranti! Amen. Il giorno dopo leggi i giornali e a fatica trovi traccia dell'evento: qualcosa sui quotidiani locali, sui nazionali scovi una finestrella qua e là. Eppure è un evento, è comunque qualcosa che fa notizia. Non ci sono oggi molte persone che riescono a trascinare in piazza o in un teatro migliaia di persone senza aver preparato il terreno con strombazzamenti sui quotidiani o sulle tivu. Qui smanettano solo internet. Che succede? Tutti i giornalisti contro Grillo? Una studiata congiura del silenzio? Sembrerebbe così. Analizzando tutta l'operazione se ne scopre subito il fastidio malcelato delle forze politiche "istituzionali". "Se vuol fare il politico, la smetta di fare il comico, non mescoli le due cose". Frasi colte qua e là con un po' di stizza e inizialmente anche un po' d'invidia. Difficile però che anche una richiesta pressante, sia pure bipartisan, possa di colpo ammutolire completamente la stampa da Milano a Catania. Per carità esempi di volume tenuto basso e di notizie volutamente schiacciate non mancano certo, ma non in questo caso che per sua natura poteva essere la novità per riempire le pagine. Anche analizzando con un paio di lenti tutta la situazione, non si può che dedurre che l'arcano va cercato altrove: c'è un punto in uno degli spettacoli del politico-comico che hanno contribuito a determinare il suo ostracismo. E' una lunga reprimenda nei confronti dei giornalisti intesi come categoria, a tratti ingenerosa con degli spunti un po' cattivelli. Un errore grave per il comico che si accinge a diventare un politico. Per i giornalisti un esempio di corporazione che può dividersi su tutto, ma che non accetta che gli si sbattano in faccia carenze sul piano etico-professionale. C'era un'altra persona che in un recente passato ha trascinato migliaia di persone in piazza con quattro manifesti rabberciati attaccati all'ultimo momento: Umberto Bossi. Oggi non ci riuscirebbe più neppure lui, specie da quando i suoi colonnelli, hanno smesso d'interessarsi delle partite Iva in favore dei gettoni di presenza. Bossi però in quei frangenti dimostrò tutta l'intelligenza che Grillo non ha o non ha voluto usare. Se ne guardava bene dall'attaccare l'intera categoria dei giornalisti. E sì che all'inizio ne avrebbe avuto più di una ragione, c'era una gara al bersaglio e il centro era lui. Al più si limitava a tener botta contro qualcuno. Arrivò ad accusare persino il Papa. Dei vescovi non ne parliamo:" I vescovoni con le mani nelle tasche piene". Ne aveva per tutti ma sui giornalisti intesi come categoria nulla. Che strano, pensando a corporazioni un po' vendicative fino ad oggi mi venivano in mente solo i magistrati.

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COSMARI, C'è L'INTESA. MA è POLEMICA (sezione: Costi dei politici)

( da "Mattino, Il (Avellino)" del 03-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Cosmari, c'è l'intesa. Ma è polemica MICHELE DE LEO "Trovare un'intesa per l'elezione del nuovo Cda ed evitare il commissariamento". È questo il diktat che gli amministratori del bacino del Cosmari Av1 si sono dati alla vigilia dell'assemblea dei sindaci che si dovrà esprimere sul rinnovo del consiglio di amministrazione. Le ultime ore sono state concitate, con incontri, telefonate, contatti, tentativi di intesa. Fino ad arrivare ad una bozza di soluzione che, questa mattina, dovrebbe trovare il consenso di gran parte degli amministratori. In primis, i sindaci dovrebbero confermare la fiducia al presidente Lello Spagnuolo (nella foto). Nel nuovo Cda, invece, spazio a diversi sindaci, tra cui Galasso. Il Consiglio di amministrazione sarà espressione dell'accordo di centrosinistra che ancora regge in provincia ma, soprattutto, del Pd. In quest'area, infatti, gravita, come sottolinea il sindaco di Aiello, Caputo, "la maggior parte degli amministratori che parteciperanno all'assemblea per il rinnovo del Cda". Anche per questo, la presidente del Pd, Vanda Grassi, si è spesa non poco per trovare una soluzione condivisa. "Stiamo ancora lavorando - evidenzia - ma siamo orientati, in un momento così delicato e considerando che parliamo di un ente prossimo a scadenza, a rinnovare la fiducia a Spagnuolo". La vera novità non sarà rappresentata solo dai nomi del nuovo Cda. "La valutazione condivisa da tutti - dichiara ancora Caputo - è di contenere al massimo i costi. I nuovi consiglieri accetteranno l'indicazione dell'assemblea di ottenere solo gettoni di presenza, mentre il presidente ed vice si ridurranno l'indennità del 50%". L'assemblea, inoltre, confermerà la necessità di garantire sostegno al capoluogo nel percorso per avviare la raccolta differenziata. Qualche voce fuori dal coro non manca. Il sindaco di Mercogliano, Saccardo, spiega che arriverà all'assemblea con una posizione personale. Anche il collega di Montoro Inferiore, Carratù, annuncia un intervento critico. Attacchi giungono dal capogruppo An del capoluogo, Giovanni D'Ercole: "Invitiamo il sindaco di Avellino ad onorare il mandato politico del Consiglio, che sfiduciava l'operato di Spagnuolo. Indicando nuovamente alla presidenza chi non è gradito quasi all'intero Consiglio comunale per l'incapacità di fare il suo lavoro, il sindaco si assumerebbe una responsabilità della quale dovrebbe rendere conto oggi stesso in aula. Galasso è obbligato politicamente a nostro avviso a proporre qualcuno che abbia esperienza".

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Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Regioni (in genere) - Norme della Regione Abruzzo - Consiglieri regionali - Prevista corresponsione di una somma mensile (sezione: Costi dei politici)

( da "Gazzetta Ufficiale.it(Corte Costituzionale)" del 03-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

N. 27 SENTENZA Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Regioni (in genere) - Norme della Regione Abruzzo - Consiglieri regionali - Prevista corresponsione di una somma mensile a titolo di rimborso spese e rappresentanza - Ricorso del Governo - Intervenuta abrogazione delle disposizioni denunciate - Rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte - Estinzione del giudizio. - Legge della Regione Abruzzo 8 giugno 2006, n. 16, art. 2, modificativo dell'art. 7, commi 7, 8 e 9, della legge della Regione Abruzzo 9 maggio 2001, n. 18. - Costituzione, art. .......... LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: Presidente: Franco BILE; Giudici: Giovanni Maria FLICK, Francesco AMIRANTE, Ugo DE SIERVO, Paolo MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Maria Rita SAULLE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO; ha pronunciato la seguente Sentenza nel giudizio di legittimita' costituzionale degli artt. 1, commi 20 e 22, e 2 della legge della Regione Abruzzo 8 giugno 2006 n. 16 (Disposizioni di adeguamento normativo per il funzionamento delle strutture e per la razionalizzazione della finanza regionale al fine di concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri notificato il 18 agosto 2006, depositato in cancelleria il 10 agosto 2006 ed iscritto al n. 95 del registro ricorsi 2006. Visto l'atto di costituzione della Regione Abruzzo; Udito nell'udienza pubblica del 15 gennaio 2008 il giudice relatore Luigi Mazzella; Uditi l'avvocato dello Stato Glauco Nori per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Sandro Pasquali per la Regione Abruzzo. Ritenuto in fatto 1. - Con ricorso ritualmente notificato e depositato in cancelleria, il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto in via principale, in riferimento agli artt. 3, 97 e 117 della Costituzione, questioni di legittimita' costituzionale degli artt. 1, commi 20 e 22, e 2 della legge della Regione Abruzzo 8 giugno 2006, n. 16 (Disposizioni di adeguamento normativo per il funzionamento delle strutture e per la razionalizzazione della finanza regionale al fine di concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica). 1.1. - In relazione all'art. 1, comma 20, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006, il ricorrente premette che la norma, nel sostituire il comma 4 dell'art. 8 della legge della Regione Abruzzo 9 maggio 2001, n. 17 (Disposizioni per l'organizzazione ed il funzionamento delle strutture amministrative di supporto agli organi elettivi della Giunta regionale), dispone che "Ai dipendenti con mansioni di autista in servizio presso la Giunta regionale e il Consiglio regionale e' corrisposta una indennita' omnicomprensiva in sostituzione degli istituti relativi allo straordinario, reperibilita', rischio e turnazione". Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, si tratta di disposizione che, dovendo essere ricondotta alla materia "tutela e sicurezza del lavoro" (oggetto di legislazione concorrente), sarebbe illegittima per contrasto con il principio fondamentale espresso dall'art. 45 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche). Tale norma, al comma 1, dispone che "Il trattamento economico fondamentale ed accessorio e' definito dai contratti collettivi" e disciplina cosi' i rapporti tra rappresentanze sindacali ed enti datori di lavoro con una normativa necessariamente uniforme su tutto il territorio nazionale. In particolare, a parere del ricorrente, il citato art. 45 impone che le singole voci componenti del trattamento economico dei dipendenti pubblici siano determinate con il contratto collettivo ed esclude che la fonte legislativa possa intervenire in materia. Il Presidente del Consiglio dei ministri sostiene che l'illegittimita' della norma regionale e' ancor piu' evidente se si considera che essa non ha stabilito alcunche' a proposito del procedimento per la determinazione dell'indennita' da essa prevista, determinazione alla quale, pertanto, dovra' necessariamente provvedere una legge successiva, come confermato anche dalla nuova formulazione dell'art. 8, comma 4, della legge reg. Abruzzo n. 17 del 2001. Tale norma, infatti, nella sua precedente versione prevedeva che l'indennita' sarebbe stata stabilita "in relazione alla normativa vigente", dando cosi' per presupposta l'osservanza anche dei principi fondamentali in materia. Invece il testo della norma introdotto dall'art. 1, comma 20, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006 si limita a disporre che la rideterminazione dell'indennita' potra' avvenire a cadenza biennale "previa concertazione sindacale". L'intervento sindacale, dunque, e' previsto solo per le modifiche successive, ma non per la prima determinazione dell'indennita'. 1.2. - Relativamente all'art. 1, comma 22, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce che la norma ha soppresso l'inciso "in possesso dei requisiti per l'accesso alla categoria D" nel comma 3 dell'art. 6 della legge della Regione Abruzzo 9 maggio 2001, n. 18 (Consiglio regionale dell'Abruzzo, autonomia e organizzazione). Aggiunge che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 62 del 2006, pronunciandosi sulla legittimita' costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione Abruzzo 12 novembre 2004, n. 39 (Interpretazione autentica della L.R. n. 18/2001 concernente: Consiglio regionale dell'Abruzzo, autonomia e organizzazione), ha rilevato che "la norma di interpretazione autentica, sottoposta al vaglio di legittimita' costituzionale, consente di conferire la responsabilita' delle segreterie non solo al personale interno di categoria "D", ma anche a chi e' in possesso dei requisiti per l'accesso a tale categoria [...], in conformita', del resto, con la ratio della disposizione interpretata, che gia' contemplava la possibilita' di ricoprire quell'incarico, previa stipulazione di un contratto a tempo determinato, per l'estraneo all'amministrazione regionale in possesso dei requisiti per accedere alla predetta categoria". Poiche' questo dato normativo e' stato considerato decisivo per ritenere costituzionalmente legittima la norma esaminata, a parere del ricorrente l'eliminazione - disposta dall'art. 1, comma 22, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006 - della necessita' del possesso dei requisiti per l'accesso alla categoria D ai fini dell'assunzione a tempo determinato contrasterebbe con gli artt. 3 e 97 della Costituzione. 1.3. - Con riferimento all'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006, il Presidente del Consiglio dei ministri premette che l'art. 1, comma 54, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2006), ha imposto la rideterminazione, con una riduzione del 10 per cento, delle indennita', dei gettoni di presenza e di tutte le utilita', comunque denominate, spettanti, tra gli altri, ai consiglieri regionali, enunciando cosi' un principio fondamentale in materia di coordinamento della finanza pubblica. Conseguentemente, a parere del ricorrente, l'art. 2, commi 7, 8 e 9, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006 [recte: l'art. 7, commi 7, 8 e 9, della legge reg. Abruzzo n. 18 del 2001, come sostituito dall'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006], aumentando proprio quelle voci di spesa che la norma fondamentale dello Stato invitava a ridurre, violerebbe l'art. 117, terzo comma, della Costituzione. 2. - Si e' costituita la Regione Abruzzo ed ha chiesto che le questioni siano dichiarate infondate. 2.1. - Rispetto all'art. 1, comma 20, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006, la Regione deduce che la norma deve essere interpretata nel senso che essa costituisce il semplice presupposto della successiva definizione in sede contrattuale dell'indennita' da essa prevista e il riferimento alla "previa concertazione sindacale" contenuto nella medesima disposizione censurata deve intendersi applicabile anche al "titolo originario di attribuzione della indennita". Inoltre, ad avviso della Regione, il conferimento ex lege di indennita' economiche non e' di per se' censurabile sul piano costituzionale se, come nella fattispecie, esso sia delimitato dal rispetto dei principi del patto di stabilita' e degli strumenti convenzionali di determinazione. 2.2. - Quanto all'art. 1, comma 22, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006, la Regione deduce che l'eliminazione, operata da tale norma, dell'inciso "in possesso dei requisiti per l'accesso alla categoria D", contenuto nel testo originario dell'art. 6, comma 3, della legge reg. Abruzzo n. 18 del 2001, comunque non consente, in presenza di tutta la normazione regionale che diversamente dispone, che si possa accedere ad incarichi regionali senza il possesso dei requisiti necessari, perche' l'inciso eliminato era meramente confermativo del generale regime giuridico del personale regionale. 2.3. - Con riferimento all'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006, infine, la Regione sostiene che le disposizioni censurate dal Presidente del Consiglio dei ministri ineriscono a rimborsi spese e quindi non sussisterebbe contrasto con la normativa statale richiamata dal ricorrente. 3. - In altra memoria successivamente depositata, la Regione Abruzzo deduce che la legge della Regione Abruzzo 5 ottobre 2006, n. 30 (Modifica all'articolo 7 della L.R. 9 maggio 2001, n. 18 recante "Consiglio regionale dell'Abruzzo, autonomia e organizzazione" cosi' come sostituito dall'articolo 2 della L.R. 8 giugno 2006, n. 16 recante "Disposizioni di adeguamento normativo per il funzionamento delle strutture e per la razionalizzazione della finanza regionale al fine di concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica"), ha abrogato i commi 7, 8 e 9 dell'art. 7 della legge reg. Abruzzo n. 18 del 2001, cosi' come sostituiti dall'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006. La Regione aggiunge che le disposizioni impugnate non hanno avuto alcuna applicazione nel periodo intercorso tra la loro entrata in vigore e la loro abrogazione e, pertanto, chiede che sulla relativa questione di legittimita' costituzionale sia dichiarata la cessazione della materia del contendere. 4. - Con atto depositato in cancelleria il 19 luglio 2007, il Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato al ricorso limitatamente alla questione di legittimita' costituzionale dell'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006, in considerazione, appunto, dell'intervenuta abrogazione delle disposizioni introdotte dalla norma censurata. Con deliberazione del 14 gennaio 2008, depositata nell'udienza di discussione, la Giunta della Regione Abruzzo ha accettato la rinuncia parziale del ricorrente. Considerato in diritto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto in via principale, in riferimento agli artt. 3, 97 e 117 della Costituzione, questioni di legittimita' costituzionale degli artt. 1, commi 20 e 22, e 2 della legge della Regione Abruzzo 8 giugno 2006, n. 16 (Disposizioni di adeguamento normativo per il funzionamento delle strutture e per la razionalizzazione della finanza regionale al fine di concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica). 2. - Il ricorrente ha successivamente rinunciato all'impugnazione dell'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006 e la Regione ha accettato tale rinuncia. Pertanto, ai sensi dell'art. 25 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, va dichiarata l'estinzione del giudizio limitatamente alla questione concernente il citato art. 2. 3. - Con riferimento alla questione relativa all'art. 1, comma 20, della legge reg. n. 16 del 2006, il ricorrente deduce che tale norma sostituisce il comma 4 dell'art. 8 della legge della Regione Abruzzo 9 maggio 2001, n. 17 (Disposizioni per l'organizzazione ed il funzionamento delle strutture amministrative di supporto agli organi elettivi della Giunta regionale), il quale ora dispone, tra l'altro, che "Ai dipendenti con mansioni di autista in servizio presso la Giunta regionale e il Consiglio regionale e' corrisposta una indennita' omnicomprensiva in sostituzione degli istituti relativi allo straordinario, reperibilita', rischio e turnazione" e che "la Giunta regionale e l'Ufficio di Presidenza con cadenza biennale possono rideterminare, previa concertazione sindacale, in armonia con i principi di contenimento della spesa per la finanza pubblica, le indennita' di cui al presente comma". Anche l'originaria versione del comma 4 dell'art. 8 contemplava tale emolumento ed il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che l'innovazione di maggior rilievo consiste nel fatto che la nuova versione della norma non disciplina il procedimento per la determinazione dell'indennita', mentre la versione precedente prevedeva che essa sarebbe stata stabilita "in relazione alla normativa vigente"; tutte le altre modificazioni, ad avviso dello stesso ricorrente, hanno comportato solamente una migliore formulazione della norma, senza innovazioni sostanziali. Il ricorrente sostiene l'illegittimita' della nuova versione della disposizione, deducendo che la norma impugnata deve essere ricondotta alla materia "tutela e sicurezza del lavoro", oggetto di competenza legislativa concorrente. La Regione sarebbe stata tenuta, quindi, al rispetto dei principi fondamentali della materia dettati dalla legislazione statale, uno dei quali e' espresso dall'art. 45 del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) che impone che le singole voci componenti del trattamento economico dei dipendenti pubblici siano determinate con il contratto collettivo ed esclude che la legge possa attribuire direttamente alcune indennita'. Ora, poiche' il testo introdotto dall'art. 1, comma 20, della legge reg. n. 16 del 2006 non prevede alcunche' in ordine al procedimento per la determinazione dell'indennita', ad avviso del ricorrente alla quantificazione dell'emolumento dovra' necessariamente provvedere una legge successiva, in violazione del predetto principio fondamentale posto dalla legge statale. 3.1. - La questione, nei termini in cui e' stata formulata, e' inammissibile. Il thema decidendum del giudizio di costituzionalita' e' fissato dal ricorso e dai motivi in esso contenuti (sui quali solamente puo' quindi svolgersi il contraddittorio: sentenza n. 533 del 2002) e, nel presente giudizio di costituzionalita', il Presidente del Consiglio dei ministri deduce l'illegittimita' della norma regionale affermando che essa deve essere ricondotta alla materia "tutela e sicurezza del lavoro". In difformita' da tale assunto, la relazione del Ministro degli affari regionali e le autonomie locali allegata alla delibera governativa di impugnazione delle norme regionali in esame (delibera della quale la predetta relazione costituisce parte integrante), individua le norme costituzionali violate dall'art. 1, comma 20, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006 nell'art. 117, secondo comma, lettera l), riconducendo la questione sotto questo profilo alla materia "ordinamento civile", e nell'art. 117, terzo comma, collocando la questione anche nella materia "coordinamento della finanza pubblica". Secondo il giudizio del Governo - espresso nella delibera del Consiglio dei ministri - le competenze statali illegittimamente invase dalle norme regionali impugnate sono la potesta' legislativa esclusiva in materia di ordinamento civile e quella concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica. Tale determinazione politica, contenuta nella delibera governativa e volta all'impugnazione della legge regionale sotto i profili sopraindicati, e' stata disattesa nel ricorso poi proposto alla Corte dall'Avvocatura generale dello Stato. In quest'ultimo atto, infatti, si deduce la violazione di una competenza legislativa concorrente prevista dall'art. 117, terzo comma, relativa alla materia di tutela e sicurezza del lavoro, per inosservanza di un principio fondamentale ad essa inerente. La questione proposta dalla Difesa erariale risulta diversa da quella che il Consiglio dei ministri aveva inteso prospettare con proprio atto formale. In questa maniera, e' stata introdotta nel presente giudizio una questione di legittimita' costituzionale che, per essere sostanzialmente non conforme a quella oggetto della menzionata delibera governativa, rimane priva del suo pertinente presupposto giuridico. 4. - Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna anche l'art. 1, comma 22, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006, il quale ha apportato modifiche al comma 3 dell'art. 6 della legge della Regione Abruzzo 9 maggio 2001, n. 18 (Consiglio regionale dell'Abruzzo, autonomia e organizzazione). Quest'ultima norma si occupa dei responsabili delle segreterie dei gruppi consiliari e, nella sua prima formulazione, stabiliva che "la responsabilita' delle segreterie puo' essere attribuita a personale di categoria "D" o a personale assunto con rapporto di lavoro a tempo determinato in possesso dei requisiti per l'accesso alla categoria "D"". L'art. 1 della successiva legge della Regione Abruzzo 12 novembre 2004 n. 39 (Interpretazione autentica della L.R. n. 18/2001 concernente: Consiglio regionale dell'Abruzzo, autonomia e organizzazione), ha disposto che la norma in questione deve essere interpretata nel senso che la responsabilita' delle segreterie puo' essere attribuita anche a dipendenti regionali che, pur non essendo formalmente inquadrati nella categoria D, sono tuttavia in possesso dei relativi requisiti d'accesso. L'art. 1, comma 22, della legge reg. Abruzzo n. 16 del 2006, e' anch'esso intervenuto sul comma 3 dell'art. 6 della legge reg. n. 18 del 2001 ed ha soppresso l'inciso relativo ai requisiti che, secondo l'originaria versione della norma, il soggetto esterno doveva possedere per poter ricoprire l'incarico di responsabile della segreteria. A seguito di tale modifica, pertanto, attualmente l'incarico in oggetto puo' essere attribuito: a dipendenti regionali inquadrati nella categoria D; a dipendenti regionali non inquadrati nella categoria D, ma in possesso dei requisiti per l'accesso alla categoria D; ad esterni assunti con apposito contratto a tempo determinato, siano o meno in possesso dei requisiti richiesti per l'accesso alla categoria D. Il Presidente del Consiglio dei ministri deduce che la modifica della norma viola i principi di ragionevolezza, imparzialita' e buon andamento della pubblica amministrazione (artt. 3 e 97 Cost.). La questione e' fondata. E palese, infatti, l'irragionevolezza di una disposizione che - senza alcuna ragione giustificatrice -, da un lato, richiede ad alcune categorie di aspiranti all'incarico (i dipendenti interni all'amministrazione regionale) determinati requisiti (quelli previsti per l'accesso alla categoria D) e, dall'altro, ne prescinde per altre categorie di possibili interessati (i soggetti esterni all'amministrazione). Tale irragionevolezza ridonda anche in violazione del principio del buon andamento dell'amministrazione, perche' la previsione dell'assunzione (sia pure a tempo determinato) di personale sfornito dei requisiti normalmente richiesti per lo svolgimento delle funzioni che e' destinato ad espletare, determina l'inserimento nell'organizzazione pubblica di soggetti che non offrono le necessarie garanzie di professionalita' e competenza. Le considerazioni ora svolte non sono contraddette dall'ultima parte del comma 3 dell'art. 6 della legge reg. n. 18 del 2001 (pure introdotta dall'art. 1, comma 22, della legge reg. n. 16 del 2006, ma non impugnata dallo Stato), secondo cui l'incarico di responsabile delle segreterie dei gruppi consiliari abruzzesi puo' essere attribuito anche "al personale di cui all'art. 5, comma 3", vale a dire ai dipendenti regionali assegnati alle segreterie dei Consiglieri segretari e dei Presidenti delle Commissioni permanenti, di Vigilanza e della Giunta per il regolamento. E' vero che a queste ultime segreterie possono essere assegnati, oltre che impiegati di categoria D, anche impiegati delle categorie inferiori; ma e' vero anche che il rinvio "al personale di cui all'art. 5, comma 3", operato dalla norma in oggetto, ha il solo effetto di consentire che l'incarico di responsabile delle segreterie dei gruppi consiliari sia attribuito anche a dipendenti regionali che contestualmente svolgano la loro attivita' presso le segreterie dei Consiglieri segretari e dei Presidenti delle commissioni, ferma restando, comunque, la necessita' dell'inquadramento nella categoria D. Per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) Dichiara l'illegittimita' costituzionale dell'art. 1, comma 22, della legge della Regione Abruzzo 8 giugno 2006, n. 16 (Disposizioni di adeguamento normativo per il funzionamento delle strutture e per la razionalizzazione della finanza regionale al fine di concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica), nella parte in cui abroga le parole "in possesso dei requisiti per l'accesso alla categoria D" nell'art. 6, comma 3, della legge della Regione Abruzzo 9 maggio 2001, n. 18 (Consiglio regionale dell'Abruzzo, autonomia e organizzazione); 2) Dichiara estinto il giudizio relativo alla questione di legittimita' costituzionale dell'art. 2 della legge della Regione Abruzzo 8 giugno 2006, n. 16, sollevata, in riferimento all'art. 117 della Costituzione, con il ricorso in epigrafe; 3) Dichiara inammissibile la questione di legittimita' costituzionale dell'art. 1, comma 20, della legge della Regione Abruzzo 8 giugno 2006, n. 16, sollevata, in riferimento all'art. 117 della Costituzione, con il ricorso in epigrafe. Cosi' deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 febbraio 2008. Il Presidente: Bile Il redattore: Mazzella Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 21 febbraio 2008. Il direttore della cancelleria: Di Paola.

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''Più mercato, più solidarietà'': le proposte di Legacoop (sezione: Costi dei politici)

( da "Redattore sociale" del 03-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

POLITICA 14.5003/03/2008 ''Più mercato, più solidarietà'': le proposte di Legacoop Roma - Piu' mercato, piu' solidarieta', piu' sussidiarieta', piu' partecipazione. Queste le parole d'ordine delle proposte che Legacoop alle forze politiche, in vista delle elezioni politiche. La centrale cooperativa ha varato un documento che parta da un'analisi della situazione. Qui l'associazione datoriale esprime "forte preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione economica nazionale, la riduzione della competitivita' del sistema economico, la mancanza di dinamismo della societa' e la paralisi decisionale delle istituzioni politiche". Una crisi che produce "crescita modesta del Paese ed un ulteriore aggravio delle difficolta' dell'intera societa' italiana". Nel documento si legge che "compete alla politica spezzare il circolo vizioso che si e' determinato" e quindi "servono innovazioni e riforme capaci di rimettere in movimento la societa'". Da parte loro, "le imprese hanno un plus di responsabilita'. La cooperazione rivendica con orgoglio di aver sempre assolto questa duplice funzione facendo dell'Italia un Paese piu' prospero e piu' equo". Per questo, "e' necessario valorizzare la positiva esperienza dell'intera cooperazione italiana". Legacoop chiede pertanto "alle forze politiche impegnate nella campagna elettorale di difendere la legislazione cooperativa italiana e di contrastare con fermezza la minacciata procedura d'infrazione che l'Unione Europea potrebbe assumere". Entrando nel merito delle proposte, il primo capitolo "piu' mercato" chiede "tempi brevi e certi della giustizia civile, autorita' garanti meno numerose, ma piu' efficaci nell'azione, controlli per contrastare le false imprese e le false cooperative e di eliminare gli insopportabili ritardi nei pagamenti delle amministrazioni pubbliche". Inoltre "sono necessarie liberalizzazioni vere, dai servizi pubblici locali al sistema delle licenze e delle concessioni esclusive nel commercio, alla riforma degli ordini professionali, e politiche fiscali che favoriscano l'aumento della produttivita', detassando, almeno in parte, gli investimenti produttivi delle imprese". In Mezzogiorno, "le risorse europee vanno concentrate su poche, grandi infrastrutture". Poi "piu' solidarieta'", quindi "politiche di welfare attivo per aggredire bisogni primari ed al contempo rilanciare l'economia: riduzioni fiscali per i ceti meno abbienti, detassazione degli incrementi retributivi, piani per la realizzazione di abitazioni da assegnare in affitto, politiche di cura per bambini, anziani, persone non autosufficienti, favorendo cosi' la crescita occupazionale femminile, politiche di integrazione lavorativa per i ceti sociali marginali". Terzo, "piu' sussidiarieta'", valorizzando "l'autorganizzazione dei cittadini" e riducendo "la spesa pubblica senza abbassare la qualita' dei servizi". Va poi favorito "l'outsourcing delle attivita' non caratteristiche, fissando adeguati standard di qualita' e rivolgendosi ad imprese specializzate in grado di innalzare l'efficienza e la produttivita' del lavoro". E poi "la riforma della Pubblica Amministrazione non e' eludibile". Infine, "piu' partecipazione", ossia "va restituito ai cittadini, con una nuova legge elettorale, il diritto di scegliere chi li rappresenta". La riduzione dei costi della politica "deve essere effettiva ed evidente, con la soppressione di inutili sovrastrutture amministrative, la diminuzione del numero dei rappresentanti, la limitazione dei finanziamenti ai gruppi politici, l'allineamento di emolumenti e benefici ai parametri retributivi della funzione pubblica". (DIRE).

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La sinistra in 14 punti (sezione: Costi dei politici)

( da "Quotidiano.it, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Ascoli Piceno | Il programma della Sinistra dell'Arcobaleno in 14 argomenti chiave per l'Italia. Un momento del dibattito, Fausto Bertinotti SICUREZZA SUL LAVORO - Fissare per legge la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; approvare subito i decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro per più controlli e certezza; severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme. LOTTA A PRECARIETà - Superare la legge 30 e affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; rafforzare la tutela dell'articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; cancellare dall'ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA. SALARI, FISCO, REDISTRIBUZIONE REDDITO - Fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1.000 euro. Meccanismo di recupero automatico annuale dell'inflazione reale; portare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti a 1,200 euro; introdurre un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. Diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi dal 23 al 20% e aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, redistribuire il reddito ai lavoratori attuando immediatamente la finanziaria 2008 che destina loro tutto l'extragettito. LAICITà - Uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali; riconoscimento pubblico delle unioni civili; ognuna e ognuno ha il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita, propone una legge sul testamento biologico. LIBERTà DONNE - La legge 194 va applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU486; nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare i divieti della legge 40; no a discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere. PACE E DISARMO - Attuare in pieno l'art.11 della Costituzione. L'Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare dell'Onu. Tagliare le spese per gli armamenti, avviare la riconversione dell'industria bellica applicando la legge 185. Al bando per legge le armi nucleari dall'Italia. No alla nuova base Usa a Vicenza, sì a una Conferenza nazionale sulle servitù militari per ridiscutere le basi della guerra preventiva sul territorio italiano. Nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo. PATTO PER IL CLIMA - No al nucleare, superare entro il 2020 il 20% dell'energia prodotta da fonti rinnovabili e ridurre del 20% le emissioni; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L'acqua deve essere bene pubblico. Ripubblicizzazione dei servizi idrici, legge quadro sul governo del suolo e inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie. GRANDI OPERE - Per la Sinistra sono: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. No a Ponte sullo Stretto, Mose, TAV; sì a interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie al Sud, potenziare i valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Ridurre la produzione di rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più avanzate. SALUTE - Adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare ticket e liste d'attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del Ssn. Legge sulla non autosufficienza, finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. Un piano di asili come cardine della rete di servizi per i bambini. CASA - No agli sfratti se non da casa a casa. Piano nazionale per l'edilizia sociale per 1,5 miliardi di euro. Fondo per la ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l'alloggio; eliminare l'Ici sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi. IMMIGRATI - Abolire la legge Bossi-Fini, approvare una nuova normativa che introduca l'ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli. ISTRUZIONE, FORMAZIONE, UNIVERSITà, RICERCA - Laicità della scuola pubblica, scuole private libere ma senza oneri per lo Stato. Generalizzare la scuola dell'infanzia, estendere il tempo pieno e prolungato, innalzare l'obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; valorizzare il ruolo dell'insegnante. Aumentare l'investimento pubblico in alta formazione e ricerca, per raggiungere la media dei paesi Ocse; rinnovare il sistema università e ricerca con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l'anno fino al 2013; estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio. COSTI POLITICA - Ridurre il numero di parlamentari e consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari non deve essere superiore a quella media dei loro colleghi nei Paesi europei. Sottrarre per legge ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici. INFORMAZIONE - Abrogare la 'legge Gasparrì, approvare una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell'industria culturali. è assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi. P.R.C. - Circolo Peppe Fanesi Ascoli Piceno 03/03/2008.

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