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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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Report "Costi dei politici"

Rialzati, campagna elettorale ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: capitolo dei costi della politica. E di paragonarli con le perdite generate dalla cattiva politica, quella più demagogica, quella che insegue i privilegi corporativi delle gilde e dei sindacati e delle varie confindustrie, quella che non decide. L'Alitalia in trent'anni ci è costata cento volte di più del maestro di tennis gratuito di qualche deputato o senatore in vena di fitness.

I nanetti vincono sempre Grazie a una legge del 1999 incassa anche chi resta fuori dal Parlamento ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: del 1999 incassa anche chi resta fuori dal Parlamento STEFANO BRUSADELLI FINANZIAMENTO DEI PARTITI Vince anche chi perde. Mentre il sistema politico si avvia alla semplificazione con la nascita di Pd e Pdl, la sopravvivenza della legge del 1999 sul finanziamento dei partiti, che ammette alla suddivisione dei rimborsi chiunque superi l'1 per cento dei voti alla Camera e al Senato,


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Rialzati, campagna elettorale (sezione: Costi dei politici)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

L'ARCITALIANO Rialzati, campagna elettorale GIULIANO FERRARA Ha cominciato Veltroni con la riduzione dello stipendio dei parlamentari. Ma perché allora votò contro la riduzione del loro numero e la fine del bicameralismo ozioso? Le mie pensioni. Silvio Pellico (Le mie prigioni) si rivolta nella tomba. La coscienza nazionale si fa i conti in tasca. Gianfranco Fini accusa Walter Veltroni di essere un pensionato di 52 anni, per 5.300 euro al mese. Non è proprio un argomento sofisticato, assomiglia parecchio a un colpo basso, ma efficace. Veltroni trasgredisce il Vangelo, che pure pubblicò a puntate sull'Unità, quando ne era il direttore, dopo la serie delle figurine Panini. Per lui la mano destra deve sapere quel che ha fatto la mano sinistra: ha dato un sacco di soldi alla Caritas, a Sant'Egidio, a una scuola africana, ai ragazzi autistici. Così l'elemosina delle sue pensioni o la promozione caritatevole del bene si confonde con la lista della spesa, con un qualunque elenco di costi e ricavi politici (oltre tutto, non capisco l'argomento di Walter sull'ineluttabilità della pensione: anch'io sono un parlamentare europeo emerito, diciamo così, e non attingo. Segno che non è proprio un dovere prendere quando si è lasciato). Viene da dire: "Rialzati, campagna elettorale!". Aggiungendo che un tanto di dignità in più al linguaggio politico la si può dare, anche per rispetto ai cittadini che proprio tonti non sono, insomma: "Si può fare". Il problema è trovare le idee giuste, partendo dalla situazione vera del Paese e del mondo. Per trovarle bisognerebbe cercarle, ma non pare che si stiano facendo grandi sforzi a questo fine. Non voglio fare del moralismo antipolitico, ci sono i guitti apposta per la bisogna. Ma sono loro a inseguire i guitti. Ha cominciato Veltroni con la solita solfa della riduzione dello stipendio dei parlamentari. Giustissimo, perché sono troppo alti in un paese in cui i sindacati e le imprese da decenni scambiano il loro potere di interdizione con una politica di bassi salari e stipendi che fa vergogna. Ma c'era lì pronto un bel risparmio vero e serio, la riduzione del numero dei parlamentari e la fine del bicameralismo ozioso, con la riforma della Costituzione, e Veltroni votò contro, la sinistra mise in piedi la più sciagurata e faziosa campagna delegittimante verso misure costituzionali approvate sotto Silvio Berlusconi, che tutti ritengono urgenti e pacifiche da circa trent'anni: più potere al capo del governo, nomina e revoca dei ministri, e appunto meno vagabondi a Montecitorio. Ora una grillata da comizio sarebbe credibile? No, e Veltroni si è beccato il suo, la risposta astiosa di Fini sulle sue pensioni baby. Bisognerebbe inoltre, con onestà, chiedere a Gian Antonio Stella, un'autorità indiscussa in materia, di quantificare i risparmi possibili nel capitolo dei costi della politica. E di paragonarli con le perdite generate dalla cattiva politica, quella più demagogica, quella che insegue i privilegi corporativi delle gilde e dei sindacati e delle varie confindustrie, quella che non decide. L'Alitalia in trent'anni ci è costata cento volte di più del maestro di tennis gratuito di qualche deputato o senatore in vena di fitness. E ancora stiamo lì a fare i difficili con chi ha deciso di comprarsela, di sollevarci da quella macchina di debiti, di rilanciare una grande industria del trasporto su una scala europea e transcontinentale più efficiente (Air France-Klm). Poi ci prendiamo in giro con le indennità e le guarentigie, spesso oscenamente alte, di un migliaio di eletti. Il costo della politica è la politica debole, ricattata, che non cerca e non trova quelle idee a disposizione sul mercato come concorrenza, mobilità sociale, libertà d'impresa, defiscalizzazione dell'economia, intorno alle quali, bene o male, quasi tutti i paesi del mondo sviluppato sono riusciti a garantirsi una crescita superiore a quella meschina, asfittica, dell'economia italiana. Rialzati, campagna elettorale.

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I nanetti vincono sempre Grazie a una legge del 1999 incassa anche chi resta fuori dal Parlamento (sezione: Costi dei politici)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

I nanetti vincono sempre Grazie a una legge del 1999 incassa anche chi resta fuori dal Parlamento STEFANO BRUSADELLI FINANZIAMENTO DEI PARTITI Vince anche chi perde. Mentre il sistema politico si avvia alla semplificazione con la nascita di Pd e Pdl, la sopravvivenza della legge del 1999 sul finanziamento dei partiti, che ammette alla suddivisione dei rimborsi chiunque superi l'1 per cento dei voti alla Camera e al Senato, produce l'effetto paradossale di spingere alla corsa anche chi non ha nessuna probabilità di eleggere parlamentari. Ma che farà comunque un buon affare, incassando denari utili a tenere in piedi la baracca e a distribuire un po' di stipendi, anche in vista di altri appuntamenti senza soglia di sbarramento come le elezioni comunali, provinciali, regionali ed europee (previste l'anno prossimo). Considerato che la torta complessiva vale circa 225 milioni a legislatura per la Camera e 205 per il Senato, l'1 per cento vale 2,2 milioni a Montecitorio e due nell'altro ramo. Se si prende come base il sondaggio Demoskopea condotto il 19 marzo per SkyTg24, si desume che la Destra di Francesco Storace con il 2,5 per cento riceverebbe oltre 10 milioni, come l'Idv di Antonio Di Pietro (che però, essendo coalizzata con il Pd, eleggerebbe anche deputati). Mentre al Psi di Enrico Boselli e al Mpa di Raffaele Lombardo, accreditati dello 0,5 per cento, basterebbe un altro mezzo punto per incassare più di 4 milioni. Niente male, per partecipazioni votate all'insuccesso.

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