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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER 

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Report "Costi dei politici"

La casta e l'imbroglio elettorale ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: I privilegi della casta politica sono gli stessi delle corporazioni, della finanza rampante, dell'imprenditoria assistita, delle cupole degli ordini, dei fuorilegge dell'obbiezione di coscienza (pensate ai cucchiai d'oro), delle sanguisughe delle autonomie locali, degli esentasse o altrimenti privilegiati in nome dei bacini elettorali (

Il Pd presenta cinque punti. E attacca Fini ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Il Pd ha anche presentato cinque misure concrete per ridurre il costo della politica, parte delle quali già presenti nel programma scritto da Morando. Prima di tutto si deve necessariamente ridurre il numero dei parlamentari sia alla camera che al senato. Quasi mille eletti, mettendo insieme i due rami, sono troppi.

Scoletti chiede di sciogliere la Fondazione ( da "Citta' di Salerno, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Insomma su una manifestazione c'è un accavallarsi di competenze ingiustificate ed assurde. A questo punto mi chiedo quale sia il ruolo della commissione consiliare preposta. Forse quello di riunirsi per il gettone di presenza? La veritá è che la Fondazione non ha ragion d'esistere, è solo un ulteriore sperpero di danaro pubblico.

Sulle comunità montane un mucchio di falsità ( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: dei costi della politica è un tema serio, maledettamente serio. Per questo non può essere affrontato con superficialità e faziosità. Risolveremo questo problema! Sì, risolveremo, perché è una questione da chiarire con un senso di responsabilità collettivo, affrontando la realtà per come è anziché ricercare capri espiatori o ricorrere ad artifici retorici che sanno tanto di gattopardismo.

Circoscrizioni senza gettoni ( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: prevede una limitazione al diritto di percepire il gettone di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni per i soli consiglieri circoscrizionali dei comuni capoluogo di provincia, mentre tale limitazione non trova applicazione per i consiglieri comunali, provinciali e delle comunità montane.

Costi della politica: taglio di 300mila euro Arriva il tesoretto di Arturo, ma la Provincia dovrà fare "economie" ( da "Libertà" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: parte del tesoretto ai Comuni del territorio rimasti penalizzati dalla riduzione dei trasferimenti per la spesa sociale. "Si parla di un conferimento una tantum. Ma questa non è una competenza della Provincia - obietta Tansini - si tratta di fondi statali, che hanno visto cambiare i parametri di assegnazione (dalla presenza del 30 per cento di anziani si è passati al 25 per cento,

Il pdl: grave leggerezza della giunta ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: E poi si parla di rivedere i costi della politica, di ritoccare i gettoni di presenza quando partono d'un botto 152mila euro. È una situazione da stigmatizzare, che cade sulla testa dei monfalconesi". Nicoli ricorda che, "allora ci fu presentata la proposta, con parere tecnico di congruità, come una rinegoziazione di debiti già effettuati,

<Facciamo solo il nostro dovere> ( da "Settegiorni (Magenta)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: difensore civico provinciale e della commissione di Roma per l'accesso agli atti". Il capogruppo della minoranza ha poi fatto notare che "dal controllo degli atti sono emerse sorprese imbarazzanti". Prime fra tutte "l'assegnazione di 300 euro di gettone di presenza a seduta ad ogni componente della commissione di garanzia della rsa o l'aumento di 101 euro al mese delle rette dell'

Tagli alla politica, si può iniziare da alcune Province ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: abbassamento dei costi della politica per un puro fino elettorale. Con questo tema ci stiamo già confrontando da parecchio tempo. Nella Finanziaria 2008 si leggono i primi provvedimenti in materia, ovvero la riduzione dei componenti del Governo, che si fermerà a 12 ministri, la riduzione del 20% dei compensi dei commissari straordinari,

Perché piace a tutti l'abolizione delle preferenze ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: nemmeno a ridurre i costi della politica: se, infatti, non ci sono più le correnti da finanziare, occorre garantire un nutrito esercito di gregari, sparpagliato (e stipendiato) in tutti gli organi istituzionali, che per questo conviene non sfoltire. Alcuni degli autori della legge contestata osservano infastiditi che neanche la legge precedente consentiva di esprimere le preferenze.

SPESA PUBBLICA ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: per il finanziamento ai partiti; e ha i soldi per il finanziamento dei giornali quando i loro proprietari macinano milioni di euro di utili. E con quale faccia i politici - che periodicamente confermano la crisi - ci chiedeno il voto quando milioni e milioni di euro vengono bruciati dalla classe politica.

Tutto cominciò, come si dice nel'incipit di qualunque bella (o brutta) storia, con L ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, che elenca fatti e misfatti, privilegi e sprechi. Ha avuto, giustamente, un grande successo di vendite, ha aperto un filone, visto che poi le pubblicazioni del genere si sono moltiplicate. Gli italiani hanno scoperto improvvisamente (ma pensa un po) di non esere tutti uguali, anzi che qualcuno è più uguale degli altri.

Di MONICA DOLCIOTTI IL COMUNE dovrà ridurre i costi della politica di 870 ( da "Nazione, La (Livorno)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: trasferimenti dallo Stato motivati dalla necessità di tagliare i costi della politica, gli uffici che supportano l'azione dell'assessorato al bilancio hanno spiegato che "nel 2008 saranno ridotti gli stanziamenti con carattere di 'spesa straordinaria che non interessano però il funzionamento del Comune e che saranno facilmente integrabili dopo il consuntivo 2007 con l'avanzo di bilancio"

FANO - Ex caserma Paolini, la pace è di nuovo scoppiata tra Provincia e Comune di Fano ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Avrà il compito di abbattere i costi delle numerose consulenze necessarie all'acquisto dell'ex caserma, sfruttando professionalità interne e in particolare degli uffici provinciali. Soprattutto, dovrà elaborare una strategia condivisa. Ucchielli la ipotizza a tre stadi. "Prima si decide che cosa fare dell'ex caserma - afferma il presidente provinciale -

PESARO - Per ora i malumori sono stati accantonati, ma c'è chi puntu ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: ha detto chiaramente che lo statuto prevede anche la possibilità di trovare formule di rappresentanza e bilanci mirati per spese di "territori" precisi. Resta da individuare la formula, sicuramente non avremo gettoni di presenza o permessi dal lavoro, ma questo non ci interessa, chiediamo di mantenere la nostra identità".

CAMPAGNA ELETTORALE PARTITO DEMOCRATICO 0 Fassino incontra gli elettori, s'inquieta sui costi della politica e se la prende con i giornalisti ( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: CAMPAGNA ELETTORALE PARTITO DEMOCRATICO Fassino incontra gli elettori, s'inquieta sui costi della politica e se la prende con i giornalisti OCCUPAZIONE, temi etici, salari e tasse: gli argomenti che più stanno a cuore dei cittadini in questo momento, cavalli di battaglia della campagna elettorale di Walter Veltroni, sono stati affrontati e illustrati tutti dall'

Distributori ( da "Tirreno, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: dei candidati con le realtà sociali, culturali e politiche di ogni singolo collegio. Una differenza sostanziale questa, che mette in evidenza tutta quanta la superficialità di chi nel Popolo delle Libertà ha inteso procedere con le rappresentanze politiche per il nostro futuro Parlamento e la scarsa attenzione verso i reali problemi di ogni circoscrizione che meglio di altri certamente

Comunità montana tra nomine e incertezze sul futuro ( da "Corriere Adriatico" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: è la nuova misura del gettone di presenza dei consiglieri comunitari, l'adesione al Sistema Turistico della Marca Anconetana ed a "Symbola" per la Fondazione delle qualità italiane, l'autorizzazione al mantenimento delle partecipazioni alle società in cui la Comunità montana è rappresentata, il programma d'affidamento incarichi di studio,

ECONOMIA. Eurispes: per tagliare i costi della politica aboliamo le Province ( da "HelpConsumatori" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Nello stesso arco temporale, le spese delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. Il crescente indebitamento della PA deriva, in massima parte, dal peggioramento dei conti economici delle Amministrazioni centrali.

COSTI POLITICA/ EURISPES: RISPARMIO 10 MLD DA ABOLIZIONE PROVINCE ( da "Virgilio Notizie" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Apcom) - L'abolizione delle province consentirebbe un forte risparmio sui costi della politica, pari a 10,6 miliardi di euro. E quanto rileva l'Eurispes. Nel solo 2006, si ricorda in una nota, è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2 miliardi di euro,

COSTI POLITICA/ EURISPES: RISPARMIO 10 MLD DA ABOLIZIONE .. -2- ( da "Virgilio Notizie" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: I dati relativi all'andamento dei conti economici provinciali, regione per regione, dal 2000 al 2005, evidenziano la presenza di: un tasso di crescita delle entrate elevato nelle Province dell'Abruzzo (+125%), della Calabria (+124,2%) e del Veneto (+118%) e prossimo allo zero in Friuli Venezia Giulia (+0,6%) ed in Molise (+1,6%);

COSTI DELLA POLITICA, NUCARA (PRI) CHIEDE L'ABOLIZIONE DELLE PROVINCE ( da "Sestopotere.com" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Se la principale trovata di Veltroni per ridurre i costi della politica è di diminuire lo stipendio dei parlamentari, siamo alla pura propaganda. Se si vuole davvero intervenire sulla spesa pubblica vi è una strada maestra che pretende innanzitutto l'abolizione delle province".

LETTERE ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: che rinunciassero ad alcuni benefit di cui godono (alloggio a Roma, cellulari, pc, biglietti di viaggio) e che non fossero retribuiti con uno stipendio fisso ma con gettoni di presenza. Molti politici disertano il Parlamento con percentuali bulgare (De Luca 79%, Chiaromonte 67, Villari 32, De Mita 26), espletando così il mandato in modo saltuario e con scarsa produttività.

Eurispes: abolendo le province si risparmiano 10,6 mld L'abolizione delle province produrrebbe un risparmio sui costi della politica di 10,6 miliardi di euro. Lo riferisce l'Eurisp ( da "Dire" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Nello stesso arco temporale, le spese delle amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. Il crescente indebitamento deriva, in massima parte, dal peggioramento dei conti economici delle amministrazioni centrali.

BORRIELLO: ORA VOGLIO I GOL EUROPEI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Prima chiamata e primo gettone perché nella ripresa subentrò a Toni. "E per poco non feci anche gol". Aveva vestito l'azzurro dell'Under 20 (3 presenze ed una rete) e quello dell'Under 21 (12 partite e 6 gol). Potrebbe rivedere l'azzurro che conta di più per l'amichevole che l'Italia disputerà mercoledì prossimo ad Elche contro la Spagna di Torres e di Fabregas.

ROMA Il Pd mette da parte il fair play e contrattacca con documentazione audio e cartacea il leader di An Gianfranco Fini, colpevole di <dare lezioni di politica dal pulpito di chi ( da "Provincia di Como, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: costi della politica è annosa e perdente, ci pensa il capolista al Senato di Sinistra Critica, Franco Turigliatto, commentando le polemiche tra Veltroni e Fini. "La maggior parte dei politici dei due maggiori partiti italiani sono degli ipocriti e mi viene da ridere se penso che il mio progetto di legge per ridurre lo stipendio dei parlamentari e abolire il vitalizio ha preso solo

COSTI POLITICA/ EURISPES CONFERMA, ELIMINARE PROVINCE ( da "Virgilio Notizie" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: iniziato a fare qualcosa per ridurre i costi della Politica. Per quel poco o tanto che si è fatto Italia dei Valori rivendica a buon diritto di essere stata tra i protagonisti di quest'opera che ci ha visto ridurre il numero delle circoscrizioni comunali, consentendole solo nelle città con 100 mila abitanti, abolire la legge mancia e ridurre i posti dei cda nei consorsi di bonifica"

Campobasso: 'Sì' alle adunanze degli organismi consiliari ( da "Sannio Online, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: previsto anche un gettone di presenza, che verrà corrisposto ai Consiglieri Comunali per ogni effettiva partecipazione alle sedute del Consiglio, delle Commissioni Consiliari e degli Organismi Consiliari formalmente istituiti. L'ammontare unitario del gettone di presenza è determinato annualmente dal Consiglio Comunale prima dell'approvazione del Bilancio di Previsione corrente,


Articoli

La casta e l'imbroglio elettorale (sezione: Costi dei politici)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

FEDERICO ORLANDO Gli italiani, si sa, sono stanchi di una campagna elettorale dove i futuri deputati e senatori sono dei "predestinati"(se non dalla Grazia, dai segretari dei partiti che hanno fatto le liste); e dove i temi reali sfuggono di fronte all'inaudita monotonia con cui i politici ripetono che la gente non arriva alla fine del mese: come se la gente non lo spesse assai meglio di loro e non si chiedesse semmai cosa intenda fare la politica affinché al 30 possano arrivarci tutti gli italiani. Molti dei quali avranno provato un brivido di piacere per lo scambio di accuse tra Fini e Veltroni sulle pensioni dei parlamentari. Finalmente un problema concreto, anche se sopravvalutato nelle sue quantità finanziarie, irrompe nella campagna elettorale. In effetti, l'irruzione ci sarebbe stata dopo Pasqua, con la presentazione da parte del Pd del suo programma sui costi della politica. Per quello scambio di accuse, invece, è stato anticipato a ieri sera e i lettori troveranno un servizio ad hoc sul tema. Ma quelle accuse finiane a Veltroni, d'avere una pensione di 5000 euro a 52 anni, non c'entra niente coi problemi della casta. Prima di tutto perché formulata da Fini, uno dei più tetragoni esponenti della casta stessa, e non solo sul piano partitocratrico retributivo, ma anche su quello dei comportamenti. Secondo, perché Veltroni aveva spiegato alla platea di Torino che la sua pensione di ex parlamentare ? cui egli non può rinunciare per legge, come un prestatore d'opera non può rinunciare alla retribuzione o al riposo settimanale ? veniva in parte donata alle fondazioni assistenziali, in cui il leader del Pd ha fiducia. Terzo, perché riducendo la questione della casta a un attacco al numero 1 del Pd, da parte del numero 2 del partito berlusconiano cui "assicura esperienza ed equilibrio", come scrive Il Foglio con la nota mancanza di limiti, Fini tradisce (direbbero gli ex camerati fascisti) anche il senso di quel problema della Casta che Stella e Rizzo dipinsero nel loro bestseller: col quale il secolo di Mosca e Pareto sulla questione della classe dirigente si conclude in pochade, per colpa non degli autori ma dell'oggetto. La trasformazione della classe politica in casta, la corruzione della casta da legislativa ad affaristica, da democratica a oligarchica, sono il frutto della fine della politica, databile agli anni Ottanta, poco dopo la morte di Moro e il declino di Berlinguer, antesignano della "questione morale". La degenerazione del servizio pubblico in rampantismo, la trasformazione della lotta per l'indirizzo del governo in gara sull'Italia da bere (e da mangiare), la tacita e poi aperta e infine sfacciata conversione all'" arricchitevi" di Luigi Filippo da parte di "un milione di stipendiati politici", secondo i calcoli di Claudio Martelli, hanno trasformato la politica in malaffare: testimoniata da Tangentopoli e Mani pulite, al di là degli eccessi di protagonismo e di sovversivismo di alcuni magistrati. È caduta la prima repubblica su quel problema. Ma non Fini, passato tranquillo di onda in onde come un surfista. Per stare alla biografia, Fini, nato nel 1952, entra in parlamento del 1983, a soli 31 anni (quando si dice: largo ai giovani?) e vi rimane, come deputato del Msi, per tutta la nona, decima e undicesima legislatura; poi, ribattezzato An, si fa la dodicesima, tredicesima, quattordicesima e quindicesima legislatura. In totale passa alla camera 23 dei suoi 54 anni di vita; e, siccome il 13 aprile sarà eletto per la sedicesima legislatura, se ne farà altri cinque, e al termine avrà 59 anni di cui 28 in camera. "Con la buona salute", dicevano i nostri contadini a chi s'abboffava un po' troppo alla mensa comune. Naturalmente, chi scrive non partecipa all'infatuazione dominante per cui le categorie del giovanilismo e del sessismo diventano fondamenti della classe dirigente, e la competenza, magari coi capelli ingrigiti o anche bianchi, no. Queste sono le pecette di una classe politica che non ha saputo impedire la crisi della politica, la corruzione della politica, la trasformazione dei politici in casta: e alla fine si fa il lifting con ritocchi formali. Mentre Berlusconi irride alle istituzioni dichiarando che su mille parlamentari ne servono trenta che ci capiscano e gli altri premono i bottoni. E mentre i giornali berlusconiani parlano di papponi e magnaccia senza distinguere fra destra e sinistra, ben sapendo tuttavia che questa apparente neutralità lavora per l'antipolitica, e che l'antipolitica porta al bivio se astenersi o votare Berlusconi, che è l'antipolitica politicamente strutturata. Siamo all'estrema resa dei conti di un fenomeno italiano fondamentale: quel melting pop nazionale che seguì al miracolo economico dopo la ricostruzione, superando classi e divisioni sociali, si è trasferito, sì, nella classe politica non più riservata agli oligarchi, ma vi si è trasferita con tutti i difetti di incultura e di voracità che erano propri di una società cresciuta troppo in fretta: come quei ragazzini del Nord-Est che a 15 anni abbandonavano la scuola per fare gli imprenditori o i dirigenti d'azienda; e quindi con un carico di ignoranza che non aiuta ad acquistare sensibilità morale, ma solo a cercare l'ulteriore arricchimento. I privilegi della casta politica sono gli stessi delle corporazioni, della finanza rampante, dell'imprenditoria assistita, delle cupole degli ordini, dei fuorilegge dell'obbiezione di coscienza (pensate ai cucchiai d'oro), delle sanguisughe delle autonomie locali, degli esentasse o altrimenti privilegiati in nome dei bacini elettorali (mafiosi o ingenui) da contrattare con questo o quel "benefattore". Il senso della Casta, intendiamo della denuncia di Stella e Rizzo, e delle minori altre caste (giornalistica compresa) denunciate da altri autori, era o voleva essere questo: e cioè denudare la protervia dell'ignoranza complessiva del melting pop, che si ritrova più oscena che mai nelle sue rappresentanze che hanno responsabilità verso la cittadinanza: in primo luogo verso i più deboli, che la follia della non politica, produttrice di un debito pubblico di 1596 miliardi di euro a oggi, e quindi di impotenza, ne fa dei predestinati a ulteriore povertà. Specie se i governanti continueranno a fare i "creativi", ad aumentare il debito, a trasformare il processo alla casta in zagaglia barbara ad personam. Che qualcuno chiama "esperienza ed equilibrio".

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Il Pd presenta cinque punti. E attacca Fini (sezione: Costi dei politici)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

COSTI DELLA POLITICA Il Pd presenta cinque punti. E attacca Fini GIANNI DEL VECCHIO Che la querelle Veltroni-Fini sui costi della politica fosse tutt'altro che finita lo si è capito da inizio mattinata. Da quando cioè il leader del Pd in uno dei suoi tre comizi quotidiani (nel caso specifico a Pavia) non ha perso l'occasione per attaccare il suo rivale del Pdl. "Ho proposto di ridurre il numero dei parlamentari e i loro stipendi e questa cosa ha suscitato reazioni nervose, una specie di martellata sulla fronte", ha sottolineato Veltroni, riferendosi alla poca elegante polemica che Fini aveva acceso il giorno precedente sull'entità del suo vitalizio da parlamentare. Polemica che aveva fatto andare su tutte le furie Veltroni e la sua squadra, che non a caso aveva subito risposto per le rime. E che ieri pomeriggio ha aggiunto il carico da novanta. In una conferenza stampa convocata nel pomeriggio al loft, Goffredo Bettini, Ermete Realacci e Luigi Zanda hanno duramente attaccato il presidente di Alleanza nazionale. In particolare hanno fatto sentire l'audio di un discorso che Fini tenne nel 1999 alla camera e in cui promise di devolvere "l'aumento dei contributi pubblici ai partiti per promuovere un referendum per abolirli e per associazioni solidaristiche". Fatto mai accaduto secondo quanto sostiene Bettini: "Non ci risulta sia stato dato nulla alle associazioni, dove sono andati a finire questi soldi?". L'incontro al loft con i giornalisti non è stata solo l'occasione per replicare allo sgarbo di Fini. Il Pd ha anche presentato cinque misure concrete per ridurre il costo della politica, parte delle quali già presenti nel programma scritto da Morando. Prima di tutto si deve necessariamente ridurre il numero dei parlamentari sia alla camera che al senato. Quasi mille eletti, mettendo insieme i due rami, sono troppi. Necessaria poi anche una sforbiciata ai partiti che hanno diritto al finanziamento pubblico, visto che viene percepito anche da quelle formazioni che non sono presenti in parlamento. Altra misura riguarda i gruppi parlamentari: per evitare il trasformismo e la loro moltiplicazione urge una riforma dei regolamenti affinché i gruppi siano stretta proiezione dei partiti che si sono presentati alle elezioni. Un bel taglio poi è previsto per i compensi che spettano ai parlamentari ovvero stipendi e pensioni. Per quanto riguarda queste ultime, in particolare, il Pd propone il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, molto meno prodigo nei confronti dei pensionati. "Si tratta di proposte tendenti a smuovere il sistema politico italiano verso quella sobrietà ? ha spiegato Bettini ? che è sentita come necessaria dai tanti cittadini indignati di fronte ad un assommarsi di privilegi. La politica deve essere la prima a dare l'esempio e questa è una proposta concreta e fattibile che non dovrebbe richiedere discussioni astiose ma un lavoro bipartisan magari per migliorare e completare questo disegno".

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Scoletti chiede di sciogliere la Fondazione (sezione: Costi dei politici)

( da "Citta' di Salerno, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Festa della Madonna delle galline Scoletti chiede di sciogliere la Fondazione " Pagani. La "Fondazione Pagani Cittá di Santi, Artisti e Mercanti" al centro di nuove polemiche da parte della minoranza. Fattasi da parte per l'organizzazione delle manifestazioni natalizie a seguito di presunte difficoltá di natura finanziaria, la societá partecipata riprende la propria attivitá in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna delle galline partecipando, insieme al Comune ed al direttore artistico Gerardo Sinatore all'allestimento del programma. "In effetti la cosa ci lascia qualche perplessitá creando una certa confusione- ha dichiarato il consigliere comunale Pino Scoletti- in considerazione, poi, dell'assenza di un Cda dalla scorsa consiliatura, dei cambi al vertice, del bilancio inattivo, della situazione debitoria. Fatti che non lasciano intravedere altra forma di soluzione che lo scioglimento della societá". Il consigliere comunale dello Sdi entra nel merito delle competenze della partecipata di via Amendola. "La Fondazione- ha asserito Scoletti- non è altro che un doppione visto che c'è l'ottava commissione che giá si occupa di manifestazioni culturali, c'è un assessore al ramo, un consigliere delegato. Insomma su una manifestazione c'è un accavallarsi di competenze ingiustificate ed assurde. A questo punto mi chiedo quale sia il ruolo della commissione consiliare preposta. Forse quello di riunirsi per il gettone di presenza? La veritá è che la Fondazione non ha ragion d'esistere, è solo un ulteriore sperpero di danaro pubblico. Come pure rispetto all'affitto dei locali della societá, quei soldi potrebbero essere spesi diversamente e l'amministrazione potrebbe trovare soluzioni differenti. Lo stesso dicasi per l'Istituzione Pagani per tutti. All'interno dell'amministrazione c'è giá chi è demandato ad occuparsi del sostegno alle fasce deboli della cittá". Rispetto allo scioglimento delle societá in questione si era, tra l'altro, espresso precedentemente l'ex candidato sindaco Antonio Zito che aveva criticato le scelte dell'amministrazione Gambino. Liliana Tortora.

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Sulle comunità montane un mucchio di falsità (sezione: Costi dei politici)

( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Enti Locali Numero 069, pag. 17 del 21/3/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF       L'intervento Sulle comunità montane un mucchio di falsità Il tema dei costi della politica è un tema serio, maledettamente serio. Per questo non può essere affrontato con superficialità e faziosità. Risolveremo questo problema! Sì, risolveremo, perché è una questione da chiarire con un senso di responsabilità collettivo, affrontando la realtà per come è anziché ricercare capri espiatori o ricorrere ad artifici retorici che sanno tanto di gattopardismo. Risolveremo questo problema con una riforma di sistema, nella quale si evitano sovrapposizioni e lungaggini a tutti i livelli: tra camera e senato, stato e regioni, province e città metropolitane, comuni e comunità montane. Dove ognuno sa con chiarezza e responsabilità qual è il proprio mestiere dando la possibilità di snellire enti e organi spesso barocchi e ridondanti nei numeri senza intaccare la partecipazione democratica. Occorre ripartire da qui, e prendere il toro per le corna anziché inseguire il gatto per la coda. Sebbene sia più facile buttarla sul piano della confusione e sostituire alla fatica della ricerca e della conoscenza la superficialità del sentito dire. Capita, così, di accendere la stessa sera, 18 marzo scorso, i due principali rotocalchi televisivi, quelli nei quali si va formando l'opinione degli italiani che tra meno di un mese esprimeranno il loro voto, e assistere a formidabili "topiche" sui costi della politica. Capita di sentire a Ballarò un ministro della repubblica, l'on. Antonio Di Pietro, vantarsi di aver tagliato del 40% le comunità montane e di aver con ciò fatto risparmiare 170 milioni di euro. Peccato che non sia vero. Le regioni devono diminuire, entro il 31 luglio, il numero delle comunità montane (ma senza criteri numerici stabiliti) e il taglio è stato in Finanziaria di 33,4 milioni di euro per il 2008 e di 66,8 milioni per il 2009. Peccato che Di Pietro si dimentichi di dire che le stesse comunità montane sono costate allo stato nel 2007 (cifre fornite da Istat, ministero dell'interno e presidenza del consiglio dei ministri) per la parte corrente la cifra di 189.588.621,97 euro (vale a dire circa un decimo di quanto l'Alitalia perde in un giorno) e hanno prodotto investimenti e servizi per 2,2 miliardi di euro impiegati nel seguente modo: 1,2 miliardi di euro per investimenti e servizi nei seguenti campi: scuola, sanità, assistenza, viabilità, trasporti, difesa del suolo, assetto idrogeologico, forestazione, servizi di tutela e valorizzazione delle risorse idriche, prevenzione incendi, protezione civile; 308 milioni di euro per investimenti di sviluppo economico; 440 milioni di euro per investimenti e servizi nel campo della cultura, dello sport e della valorizzazione del territorio; e solo 30 milioni di euro (cioè l'1,5% del totale) sono stati spesi per i "costi della politica". Capita anche di vedere un servizio giornalistico a Matrix che nel sollevare il tema delle comunità montane in riva al mare si lascia prendere la mano e inventa la cifra di 128 mila consiglieri in tutta Italia per le comunità montane, quando essi sono esattamente un decimo di quella cifra e diventeranno un ventesimo visto che la legge che stabilisce la riduzione dei componenti degli organi (proposta Uncem) è già stata fatta! Così come, sempre all'insegna della mancanza di vera volontà di approfondire, lo stesso servizio dipinge Giardini Naxos come membri di comunità montane, dimentico che le stesse in Sicilia sono state soppresse nel 1986, e altrettanto dimentico che da anni l'Uncem grida nel deserto legislativo l'incongruenza dei comuni litorali parzialmente montani. Così come non si può dire che secondo i dati dell'Istat le comunità montane sono l'ente locale italiano con minore incidenza di spesa corrente in assoluto. Certo, giornalisticamente fa più cassetta la spiaggia di Sperlonga. Ma perché far passare una realtà che non esiste, e cioè che tutte le comunità montane e tutta la montagna italiana sono così? E perché rifiutare sempre su questi temi il contraddittorio, il confronto, come se ci fosse sempre e solo un'unica verità di talk show da diffondere? Occorre che le cifre non vengano truccate e i dati non vengano manipolati. Perché questo paese ha bisogno di tutto, tranne che di una nuova finta rivoluzione che sfocia nell'ennesima restaurazione. E allora perché non smetterla con questo gioco al rimpiattino e fare l'unica cosa che una classe dirigente all'altezza dovrebbe fare? Vale a dire mettersi ognuno di fronte allo specchio, farsi un sereno esame di coscienza e fare ciascuno la propria parte, dismettere i panni del corporativismo e del moralismo per ricercare il bene comune. Per noi non è fondamentale la salvaguardia di un involucro istituzionale quanto la possibilità per i nostri cittadini residenti in area montana di avere gli stessi diritti degli altri. Per conseguire, come dice la nostra Costituzione, equi rapporti sociali. C'è già stato un periodo in Italia in cui si pensava di aver risolto tutti i problemi dando la colpa a qualcuno, e solo a qualcuno. Era il 1992. Da allora il nostro Paese è entrato in una spirale di declino e di guerre tra guelfi e ghibellini che ne hanno segnato il decadimento. è possibile uscirne fuori? Enrico Borghi presidente Uncem.

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Circoscrizioni senza gettoni (sezione: Costi dei politici)

( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Osservatorio Viminale Numero 069, pag. 21 del 21/3/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF       I tagli ai costi della politica introdotti dalla Finanziaria del 2008 Circoscrizioni senza gettoni Nessuna indennità è dovuta ai consiglieri In base alle disposizioni introdotte dall'art. 2 comma 25 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), i consiglieri comunali, provinciali, circoscrizionali, limitatamente ai comuni capoluogo di provincia, e delle comunità montane hanno diritto a percepire, nei limiti fissati dal presente capo, un gettone di presenza per la partecipazione ai consigli e commissioni? Occorre precisare che la modifica al comma 2 dell'art. 82 Tuel non è stata introdotta dalla legge finanziaria 2008 bensì dall'art. 1 comma 731 della legge 27 dicembre 2006 n. 296. Tale norma, in verità, prevede una limitazione al diritto di percepire il gettone di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni per i soli consiglieri circoscrizionali dei comuni capoluogo di provincia, mentre tale limitazione non trova applicazione per i consiglieri comunali, provinciali e delle comunità montane. Le modifiche introdotte dalla legge finanziaria 2008 riguardano invece il secondo e il terzo periodo dell'art. 82 comma, laddove al secondo periodo è previsto che in nessun caso l'ammontare percepito nell'ambito di un mese dal consigliere può superare l'importo pari a un quarto dell'indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o presidente in base al decreto di cui al comma 8, mentre al terzo periodo prevede che nessuna indennità è dovuta ai consiglieri circoscrizionali. RIPETIZIONE DELLE SOMME PER DOTTORATO Può il comune chiedere la ripetizione delle somme erogate a un proprio dipendente in aspettativa per un dottorato di ricerca qualora il dipendente non abbia conseguito il dottorato e ripreso il servizio ottenendo la mobilità presso un'altra amministrazione? L'art. 52, comma 57, della legge 448/2001, che ha integrato l'art. 2 della legge n. 476/1984, dispone che in caso di ammissione a corsi di dottorato di ricerca, senza borsa di studio, o di rinuncia a questa, l'interessato in aspettativa conserva il trattamento economico, previdenziale, e di quiescenza in godimento da parte dell'amministrazione presso la quale è instaurato il rapporto di lavoro. La norma "de qua" prosegue disponendo che "qualora dopo il conseguimento del dottorato di ricerca, il rapporto di lavoro con l'amministrazione cessi per volontà del dipendente nei due anni successivi, è dovuta la ripetizione degli importi corrisposti". La medesima norma, inoltre, prevede che il periodo di congedo straordinario sia utile ai fini della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza. Per i dipendenti degli enti locali, la materia risulta disciplinata dall'art. 12 del Ccnl 14/9/2000, concernente l'aspettativa non retribuita per dottorato e ricerca, sulla quale, è intervenuta la dichiarazione congiunta n. 23 al Ccnl 22/1/2004. Con tale dichiarazione le parti hanno concordato nel ritenere che la disciplina contrattuale di cui al citato art. 12 è stata integrata, in senso migliorativo, dal predetto art. 52, comma 57, attraverso il riconoscimento di un più ampio diritto alla fruizione anche di una aspettativa retribuita per il dottorato di ricerca e che tale integrazione non è in alcun modo in contrasto con la sempre vigente previsione contrattuale. Gli enti, pertanto, possono accogliere le istanze dei propri dipendenti ove venga accertata la sussistenza delle condizioni prescritte dal legislatore. La ratio di tale dichiarazione, che ha valore di impegno tra le parti, è quella di non creare disparità di trattamento tra i dipendenti degli enti locali e gli altri soggetti destinatari della norma di legge. Invero, il legislatore ha voluto costituire un "favor" per il dipendente ammesso a corsi di ricerca e studio, garantendogli non solo la conservazione del posto di lavoro già occupato, ma anche un trattamento retributivo in caso di oggettivo non percepimento di altro sostegno economico (cfr. Tribunale di Caltagirone, sez. lavoro, 11/5/2004). Tuttavia occorre rilevare che detta normativa sembra porre una condizione, cioè quella del conseguimento del dottorato di ricerca. Infatti, la medesima norma prescrive che se nei due anni successivi al conseguimento di detto dottorato il rapporto di lavoro con l'amministrazione cessa per volontà del dipendente, è dovuta la ripetizione degli importi corrisposti. Nulla, invece, viene disposto nell'ipotesi in cui il dipendente non consegua detto titolo. Nell'ipotesi in cui il dipendente abbia usufruito dell'aspettativa per dottorato di ricerca e sia poi rientrato in servizio senza aver conseguito il relativo titolo, ottenendo, dopo circa due mesi, la mobilità presso altra amministrazione è da ritenere che possa l'ente procedere alla ripetizione, delle somme corrisposte alla luce dell'esposta normativa, nell'ipotesi in cui il dipendente non consegua, anche successivamente, il titolo di dottorato. Nel caso di conseguimento di titolo, invece, non è possibile procedere, alla ripetizione di quanto erogato, tenuto conto che, non interviene la cessazione volontaria del rapporto di lavoro, come richiesto dal citato art. 52. Infatti, il passaggio per mobilità ad altra amministrazione non costituisce "strictu sensu" "cessazione" del rapporto di lavoro, atteso che detto rapporto continua senza interruzione con l'amministrazione di destinazione.

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Costi della politica: taglio di 300mila euro Arriva il tesoretto di Arturo, ma la Provincia dovrà fare "economie" (sezione: Costi dei politici)

( da "Libertà" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Incassati i 10 milioni per "compensazione ambientale" e subito una "tegola" impone di ridurre le spese Costi della politica: taglio di 300mila euro Arriva il tesoretto di Arturo, ma la Provincia dovrà fare "economie" piacenza - Dopo Caorso, anche la Provincia può mettere in cassa il tesoretto di Arturo. I dieci milioni di euro sono stati trasferiti nel tardo pomeriggio di mercoledì, probabilmente in contemporanea con il versamento effettuato per l'amministrazione caorsana. Pasqua più tranquilla per il presidente della Provincia Gianluigi Boiardi, che dovrà però fare i conti con un prospettato taglio di 300mila euro, deciso dal ministero del Tesoro per ridurre i costi della politica. Per un ente locale come l'amministrazione di corso Garibaldi potrebbe tradursi in un ridimensionamento dei gettoni di presenza per i consiglieri, così come delle indennità della giunta e della presidenza del consiglio, oppure degli indennizzi per le spese di rappresentanza. Una novità, anticipata dall'assessore provinciale Pietro Tansini, destinata ad influenzare la seduta di consiglio del 31 marzo. In quell'occasione, preceduta da un vertice di maggioranza fissato per il prossimo giovedì, verrà presa in considerazione la possibilità di assegnare parte del tesoretto ai Comuni del territorio rimasti penalizzati dalla riduzione dei trasferimenti per la spesa sociale. "Si parla di un conferimento una tantum. Ma questa non è una competenza della Provincia - obietta Tansini - si tratta di fondi statali, che hanno visto cambiare i parametri di assegnazione (dalla presenza del 30 per cento di anziani si è passati al 25 per cento, con un taglio di un milione di euro rispetto allo scorso anno) con il benestare dell'Associazione nazionale Comuni italiani (Anci). L'amministrazione provinciale non può sopperire a questa situazione: le amministrazioni comunali devono chiedere all'Anci di mobilitarsi per ottenere un adeguamento del fondo. Il consiglio provinciale può anche decidere di stanziare un "una tantum" per Comuni, questo però comporterà - osserva l'assessore - una revisione del piano di utilizzo del tesoretto, già distribuito su un elenco di opere e di interventi declinati sugli assi della sicurezza, viabilità, ambiente e coesione sociale". Trasferire risorse su altri settori significherebbe asfaltare meno strade e realizzare meno piste ciclabili, rivedere l'approntamento di servizi per tutta la comunità. Allo stesso tempo l'amministrazione provinciale dovrà far fronte alla riduzione di fondi statali. "E' arrivata una segnalazione - dice Tansini - del ministero del Tesoro che riferisce di un taglio di 300mila euro per la nostra Provincia, per far diminuire i costi della politica. Per noi questo potrebbe voler dire tagliare i costi di gettoni di presenza per i consiglieri, le indennità degli assessori e le spese di rappresentanza". Grande attesa, quindi, per il dibattito del 31 marzo prima della variazione di bilancio di aprile prima dell'arrivo dell'ultima tranche di fondi 2 milioni e mezzo di euro, entro il 2008. Paola Pinotti © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i diritti sono riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.

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Il pdl: grave leggerezza della giunta (sezione: Costi dei politici)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Monfalcone Il Pdl: "Grave leggerezza della giunta" "È un problema che risale al 2003, quando allora Marco Ghinelli era assessore al Bilancio. Ritengo che sia una questione di filosofia di fondo: i Comuni vogliono fare alta finanza, mentre dovrebbero fare amministrazione". Così commenta il vicepresidente del Consiglio comunale del Pdl, Giuseppe Nicoli, all'indomani del caso-derivati. "Oggi - aggiunge - ci troviamo a dover pagare le conseguenze di scelte operate anni fa. Ritengo sia da condannare la poca lungimiranza degli amministratori monfalconesi che considerano il Comune come una sorta di Finanziaria, anzichè provvedere a risparmiare, investire e a creare occupazione. I cittadini ora dovranno sobbarcarsi altri oneri, in aggiunta agli altri sperperi effettuati in questi ultimi anni, vedi quelli relativi alle consulenze. E poi si parla di rivedere i costi della politica, di ritoccare i gettoni di presenza quando partono d'un botto 152mila euro. È una situazione da stigmatizzare, che cade sulla testa dei monfalconesi". Nicoli ricorda che, "allora ci fu presentata la proposta, con parere tecnico di congruità, come una rinegoziazione di debiti già effettuati, con lo scopo di diminuire i costi degli interessi". Il consigliere Lionella Zanolla da parte sua osserva: "È stata un'operazione, effettuata la prima volta con l'assessore Ghinelli, votata all'unanimità dal Consiglio. Non possiamo gettare la croce addosso alla giunta. Ci sembrava un'operazione buona, non era prevedibile un aumento dei tassi. Il Comune si trova con una spesa in più e ne siamo tutti coinvolti, maggioranza e opposizione. S'è rivelata una scelta sbagliata, il Consiglio non è stato oculato. Adesso il nostro compito è quello di non fare pesare le conseguenze sui cittadini".

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<Facciamo solo il nostro dovere> (sezione: Costi dei politici)

( da "Settegiorni (Magenta)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

OPPOSIZIONE Il capogruppo dell'Unione risponde alle accuse del primo cittadino 'FACCIAMO SOLO IL NOSTRO DOVERE' Bodini: "Dai controlli è emerso anche l'aumento del gettone di presenza in commissione rsa" richiedi la foto Il consigliere di minoranza Enrico Bodini Vittuone - "Controllare come vengono spesi i nostri soldi significa bloccare l'attività amministrativa?". E' arrivata puntuale la replica del capogruppo dell'Unione Enrico Bodini alle affermazioni del sindaco Enzo Tenti, che lo accusava di rallentare volutamente la macchina comunale con mozioni, interpellanze e continue richieste di documenti. "La nostra colpa sarebbe quella di presentare troppe interpellanze, tredici, e mozioni, cinque ha esordito Bodini, che per sua stessa ammissione ha scelto un tono più pacato e meno brusco rispetto a quello utilizzato dal primo cittadino -. Insomma ci accusano di fare il nostro dovere: controllare l'attività amministrativa, salvaguardare gli interessi di tutti i cittadini. Il numero di richieste di accesso agli atti, in genere uno alla settimana, non è stato giudicato esorbitante dalla commissione di accesso agli atti di Roma. Molti altri Comuni pubblicano questi atti sul loro sito web. Se a Vittuone, che ha già un sito, la macchina amministrativa funzionasse bene, non ci sarebbe neppure bisogno di presentare richieste agli uffici. Alcuni documenti, inoltre, ci vengono ancora negati, contro il parere del difensore civico provinciale e della commissione di Roma per l'accesso agli atti". Il capogruppo della minoranza ha poi fatto notare che "dal controllo degli atti sono emerse sorprese imbarazzanti". Prime fra tutte "l'assegnazione di 300 euro di gettone di presenza a seduta ad ogni componente della commissione di garanzia della rsa o l'aumento di 101 euro al mese delle rette dell'asilo nido, o ancora la spesa di oltre 2000 euro al mese per "esigenze di comunicazione"". Bodini e l'opposizione erano stati anche accusati di dire falsità ma "la realtà è sotto gli occhi di tutti", ha replicato il consigliere dell'Unione. "Il Comune sostiene ad esempio che solo tre bambini sono emigrati in altre scuole medie statali dopo la quinta elementare e non si sono iscritti alla media di Vittuone. Per rendersi conto di questo è sufficiente vedere i residenti di Vittuone iscritti alla scuola media statale di Arluno". Per Bodini, dunque, l'opposizione sta agendo negli interessi dei vittuonesi e i suoi interventi avrebbero già portato a risultati tangibili: "Pensiamo alla convenzione con la rsa. Abbiamo subito denunciato le inadempienze contrattuali presenti mentre l'amministrazione ha sempre sostenuto che fosse tutto a posto. Poi ha variato improvvisamente la convenzione e ora in una determina del 27 febbraio ha affidato l'incarico ad un avvocato per predisporre un atto di diffida per la società che la struttura. Grazie alla nostra azione si è inoltre iniziato a parlare dell'emigrazione degli alunni della scuola media per affrontare il problema. Finalmente l'anno prossimo si investirà per migliorare la struttura e le attrezzature della scuola. Solo dopo la nostra interpellanza, infatti, l'assessore si è ricordato anche della scuola pubblica e ha stanziato i fondi necessari". Articolo pubblicato il 21/03/08.

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Tagli alla politica, si può iniziare da alcune Province (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2008-03-21 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE STRATEGIE Tagli alla politica, si può iniziare da alcune Province di NICOLA LATORRE* T orna prepotentemente anche in questa campagna elettorale il dibattito sui costi della politica. Vale la pena subito precisare che non si devono confondere i costi della democrazia con gli sprechi insostenibili ai quali abbiamo assistito in questi anni. Che la democrazia ha i suoi costi, non lo scopriamo di certo oggi. Si tratta semmai di misurarne il ritorno in termini di produttività, di capacità nel risolvere i problemi e di mantenere un rapporto forte con la società. In questa chiave, dunque, il tema può avere impatti diversi. Quindi mettendo da parte ogni demagogia occorre impegnarsi davvero affinché la politica risponda alle esigenze del Paese e tenga vivo il dialogo con i cittadini per renderli sempre più protagonisti della vita democratica. Appare quindi del tutto infondata l'accusa che è stata lanciata a Walter Veltroni, di strumentalizzare l'abbassamento dei costi della politica per un puro fino elettorale. Con questo tema ci stiamo già confrontando da parecchio tempo. Nella Finanziaria 2008 si leggono i primi provvedimenti in materia, ovvero la riduzione dei componenti del Governo, che si fermerà a 12 ministri, la riduzione del 20% dei compensi dei commissari straordinari, la riduzione dei costi per le macchine e le tariffe telefoniche. Questo dimostra che il percorso verso l'abolizione degli sprechi insostenibili del sistema è possibile. Certo, bisogna agire di più e non fermarsi ai primi traguardi. Il successo che ha avuto il libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, "La Casta", è un chiaro campanello d'allarme che proviene dall'elettorato, dai cittadini. Il programma del Partito Democratico ne ha tenuto conto, inserendo tra gli obiettivi principali la netta riduzione del numero dei parlamentari. A governare il paese, saranno 470 deputati e 100 senatori. Ma non solo, in questo senso abbiamo già cominciato a modificare anche il metodo di calcolo delle pensioni dei parlamentari, che deve uniformarsi a quello previsto per la generalità dei lavoratori. Bisogna, inoltre, ridurre la sovrapposizione dei livelli di governo, a partire dall'abolizione delle province almeno delle città metropolitane (Bari, Roma, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino e Venezia). Tirando le prime somme, sarebbero 185 assessori e 369 consiglieri provinciali in meno, che per il Paese significa più di tredici milioni di euro l'anno in meno. Questo dimostra che è possibile quasi dimezzare i costi della politica, alleggerendo soprattutto le indennità parlamentari. E se è vero che il parlamento è lo specchio del Paese, per una volta, lo saranno anche le tasche. Questa non è materia di scontro politico, è uno dei temi su cui sarebbe auspicabile un largo consenso. Perché la politica ha l'obbligo di fissare le regole, proporre progetti e riforme. Ne va della tenuta della democrazia. Una politica così concepita deve verificare il rispetto delle norme e non occuparsi della gestione amministrativa, come ad esempio le nomine dei primari o cose similari. In questo modo la politica si occuperà degli interessi del Paese e non costruirà più privilegi. Mi auguro, infine, che in Italia siano sempre più le donne e gli uomini che vivono per la politica e non di politica. *Senatore Pd \\ Il percorso verso l'annullamenti degli sprechi del sistema è possibile Non trascurare i segnali de "La casta".

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Perché piace a tutti l'abolizione delle preferenze (sezione: Costi dei politici)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-03-21 - pag: 12 autore: CRITICAMENTE ... Perché piace a tutti l'abolizione delle preferenze C uriosamente, il polemico pronunciamento della Cei sul sistema elettorale italiano non ha suscitato reazioni troppo violente.Eppure l'argomento si sarebbe prestato: il Vangelo, in fondo, sui sistemi elettorali non si pronuncia e quindi un'incursione dei vescovi sul tema può risultare discutibile. Ben diverse sono le reazioni quando la Cei interviene, in piena legittimità a mio parere, su questioni come quelle eticamente sensibili, e viene poi duramente criticata e accusata di ingerenza. Credo che al fondo di questo silenzio della politica ci sia molto imbarazzo: la destra, che ha fatto questa legge elettorale e dovrebbe difenderla, non reagisce, probabilmente per non aprire polemiche con la Chiesa; la sinistra non cavalca, come potrebbe, la polemica, probabilmente perché in fondo questo sistema elettorale non le dispiace troppo. Si dimostra così quanto siano strumentali molte polemiche nei confronti degli interventi della gerarchia ecclesiastica; ma anche quanto sia profondo il malessere provocato dal vigente sistema elettorale: lo ha confermato del resto l'analoga, dura presa di posizione del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. I vescovi probabilmente esagerano quando considerano l'attuale legge elettorale una minaccia per la democrazia; ma centrano il bersaglio quando la leggono come espressione di una forzatura oligarchica, riconoscibile soprattutto nell'abolizione delle preferenze, che rende i vertici dei partiti assolutamente padroni del Parlamento. Una scorsa alle liste lo conferma ampiamente. La questione è tanto più grave in quanto la nuova gestione "cesarista" dei partiti, di qualunque schieramento, ha di fatto abrogato la dialettica democratica all'interno di essi. Altro che "leggeri": i partiti come strumento (nobilissimo) di partecipazione politica non esistono più, sostituiti da macchine elettorali agli ordini del capo,dotato o di carisma proprio o di unzione plebiscitaria (le primarie). Da questo punto di vista, il modello berlusconiano ha fatto scuola e ha completamente permeato il sistema politico. In queste condizioni, i candidati designati a diventare parlamentari non rispecchiano nemmeno più gli equilibri interni ai partiti e le loro articolazioni ideali, ma semplicemente la fedeltà al leader. Il che, paradossalmente, non serve nemmeno a ridurre i costi della politica: se, infatti, non ci sono più le correnti da finanziare, occorre garantire un nutrito esercito di gregari, sparpagliato (e stipendiato) in tutti gli organi istituzionali, che per questo conviene non sfoltire. Alcuni degli autori della legge contestata osservano infastiditi che neanche la legge precedente consentiva di esprimere le preferenze. L'obiezione è speciosa: col sistema uninominale, infatti, ogni elettore si trova un candidato per ciascun partito (o alleanze di partiti) e dunque può decidere di scegliere una faccia più che un simbolo, di premiare una personalità che lo convince e di castigare quello che non gli piace, superando anche le strette preferenze di partito. Oggi, evidentemente, questo non è più possibile: chi vota, vota uno e compra tutto. Non è vero,dunque,che l'abrogazione delle preferenze (il cui funzionamento era stato già opportunamente corretto) di per sé contribuisca a moralizzare la politica: è vero il contrario, perché fa degli eletti non più i titolari della rappresentanza degli interessi diffusi ma i portavoce (anzi, gli schiaccia-pulsanti) delle oligarchie concentrate. Ma, appunto, a tutti i partiti fa comodo così: perciò possono permettersi di ignorare i vescovi e di rimuovere il referendum che, comunque, incombe. salvatore.carrubba@ilsole24ore.com LEGGE ELETTORALE Il criterio per la selezione dei candidati è solo la fedeltà al leader di Salvatore Carrubba.

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SPESA PUBBLICA (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Lettere - data: 2008-03-21 num: - pag: 12 categoria: BREVI SPESA PUBBLICA Per cosa si usano i soldi? Vorrei tanto capire perché da molti anni il governo sostiene di non aver soldi per i pensionati, ma ne ha per mantenere 500 mila auto blu; così come ha i soldi, e tanti, per il finanziamento ai partiti; e ha i soldi per il finanziamento dei giornali quando i loro proprietari macinano milioni di euro di utili. E con quale faccia i politici - che periodicamente confermano la crisi - ci chiedeno il voto quando milioni e milioni di euro vengono bruciati dalla classe politica. O, come pare, portati nelle casse delle banche del Lichtenstein. Franco Vinciguerra.

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Tutto cominciò, come si dice nel'incipit di qualunque bella (o brutta) storia, con L (sezione: Costi dei politici)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Tutto cominciò, come si dice nel'incipit di qualunque bella (o brutta) storia, con "La casta" il libro inchiesta uscito il 2 maggio del 2007, opera di due bravi giornalisti, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, che elenca fatti e misfatti, privilegi e sprechi. Ha avuto, giustamente, un grande successo di vendite, ha aperto un filone, visto che poi le pubblicazioni del genere si sono moltiplicate. Gli italiani hanno scoperto improvvisamente (ma pensa un po') di non esere tutti uguali, anzi che qualcuno è più uguale degli altri. Al di là del merito innegabile dei giornalisti che hanno fatto bene il loro mestiere, ancora una volta c'è da farsi qualche domanda su questo distratto popolo-elettore. Capiterà a tutti, non solo a me, adesso di sentire il mattino in un bar bevendo il caffè che ormai a tenere banco non è più la partita di calcio della squadra del cuore ma, appunto, la "casta". Si poteva ovviamente ignorare la cifra al centesimo degli stipendi e delle prebende, ma non che fossero quantomeno sproporzionati, si poteva non sapere che quanto a sprechi battiamo la regina d'Inghilterra, ma non (basta vedere) il numero di auto blu in circolazione, per fare solo un esempio. E' vero, è decisamente irritante, assistere allo sdegno di chi i privilegi se li è assicurati, le accuse e controaccuse reciproche, quando non risulta a nessuno che in parlamento si sia mai scatenata una bella battaglia tra chi voleva rinunciare agli eccessi e che li voleva mantenere. La "casta", il libro, tra poco compie un anno. Sono mutate nel frattempo radicalmente le cose, fiume di parole a parte? Il parlamento sdegnato non poteva cambiarle? - -->.

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Di MONICA DOLCIOTTI IL COMUNE dovrà ridurre i costi della politica di 870 (sezione: Costi dei politici)

( da "Nazione, La (Livorno)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Di MONICA DOLCIOTTI IL COMUNE dovrà ridurre i costi della politica di 870 mila euro. Glielo impone la legge finanziaria e la giunta ha presentato ieri in II commisione un emendamento per apportare le necessarie modifiche al bilancio di previsione 2008. Bilancio che è stato messo ai voti ed è stato clamorosamente bocciato con 4 voti contrari delle opposizioni di centrodestra (Ciacchini di Fi e Capuozzo dell'Udc) e della sinistra (Volpi dei Verdi e Chelli di Rc); 3 sono stati i voti a favore (Ampola del Pd, Mainardi di Sd e Gazzarridi IdV). Dunque maggioranza ridotta all'osso e sconfitta in II commissione, dove peraltro in questi giorni in cui si esamina il bilancio, è stata lamentata l'assenza dei commissari di maggioranza "evidentemente più interessati alla campagna elettorale per le politiche ? questa è stata l'accusa ricorrente arrivata da centrodestra e minoranza di sinistra ? che al bilancio comunale". Polemica a parte, tornando all'emendamento di giunta per far fronte ai minori trasferimenti dallo Stato motivati dalla necessità di tagliare i costi della politica, gli uffici che supportano l'azione dell'assessorato al bilancio hanno spiegato che "nel 2008 saranno ridotti gli stanziamenti con carattere di 'spesa straordinaria' che non interessano però il funzionamento del Comune e che saranno facilmente integrabili dopo il consuntivo 2007 con l'avanzo di bilancio". L'ASSESSORE al bilancioFabio Del Nista ha così precisato che "tra le 'spese straordinarie' rientrava la previsione di contributo per 370 mila destinati alle spese di comunicazione sulla revisione del piano regolatore e che sono state ridotte ad appena 70 mila euro". Altra 'spesa straordinaria' da tagliare sarà quella per coprire le esigenze di spesa straordinarie del personale in caso di contenzioso. Saltano poi altri 200 mila euro di contributo straordinario alla Livorno Sport in via di liquidazione. L'assessore Del Nista ha poi garantito, dopo la richiesta unanime della commissione, un aumento degli stanziamenti per il consiglio comunale. Si calcola che ci saranno in bilancio 20 mila euro in più. "Facendo due conti ? ha sottolineato Marco Cannito di Città Diversa ? le spese per il consiglio nel 2007 sono state così ripartite: 248.000 euro per i gettoni di presenza, 97.000 euro di rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri che lavorano in banca e 38.000 euro di spese generali per il consiglio comunale che sommate fanno 383 mila euro". IL CONSIGLIO DUNQUE costa la metà dunque, osserva Cannito, di quanto costa la giunta: 677.518 euro di indennità di carica di sindaco eassessori a cui vanno sommati i contributi previdenziali e assistenziali della giunta per 165.000 euro. Infine in II commisione è stato presentato anche l'emendamento per stanziare 500 mila euro - accendendo un mutuo - per ulteriori lavori da realizzare sul viale Italia. - -->.

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FANO - Ex caserma Paolini, la pace è di nuovo scoppiata tra Provincia e Comune di Fano (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Di OSVALDO SCATASSI FANO - Ex caserma Paolini, la pace è di nuovo scoppiata tra Provincia e Comune di Fano. Dopo una decina di giorni trascorsi a tirare di fioretto oppure a mostrare bicipiti, i due enti sembrano concordare sull'utilità di procedere d'amore e d'accordo all'acquisto dell'area demaniale in viale Gramsci a Fano. Le tensioni sono state superate da un incontro in Provincia, ieri mattina. Soddisfatto il presidente provinciale Palmiro Ucchielli, che può far valere il proprio approccio all'acquisto dell'ex caserma. E soddisfatto è anche il sindaco Stefano Aguzzi: "Ho sempre auspicato una collaborazione con la Provincia, ora abbiamo trovato l'unità di intenti". All'incontro di ieri mattina dovrebbe seguire la costituzione di un gruppo di lavoro tra i due enti. Avrà il compito di abbattere i costi delle numerose consulenze necessarie all'acquisto dell'ex caserma, sfruttando professionalità interne e in particolare degli uffici provinciali. Soprattutto, dovrà elaborare una strategia condivisa. Ucchielli la ipotizza a tre stadi. "Prima si decide che cosa fare dell'ex caserma - afferma il presidente provinciale - poi si valuta la convenienza di acquistare l'area, insieme è ovvio, e infine quali possano essere gli strumenti più appropriati da utilizzare. E se in questa operazione non entrassero i privati, sarebbe meglio, ma ne ragioneremo al momento opportuno". E ora il tasto più delicato, la delibera della doppia Stu, le due società di trasformazione urbana che il Comune di Fano costituirebbe per acquisire la "Paolini". Una potrebbe venderebbe ai privati quote di patrimonio comunale. Un atto fin troppo vincolante per l'opposizione, di mero indirizzo secondo la maggioranza fanese di centrodestra. "Il sindaco Aguzzi - prosegue Ucchielli - mi ha garantito che la delibera non pregiudica successivi cambiamenti di rotta e quindi noi facciamo finta che non esista". In questi giorni le scelte del centrodestra fanese sono state contestate da una voce levatasi da Forza Italia, quella di Gianelio Sora. "Sora - sostiene il segretario azzurro Alberto Santorelli - non è più dirigente del nostro partito dal 2005. È un iscritto, interviene a titolo personale e dunque le sue parole non impegnano in alcun modo la linea politica del partito, che ribadisce il proprio pieno appoggio alla delibera sull'ex caserma. La questione Sora sarà affrontata i prossimi giorni dagli organi competenti". Anche l'Udc di Fano esprime il proprio giudizio sull'ex caserma. Il partito "è favorevole all'acquisto", il presupposto per favorire "lo sviluppo di tutte le attività economiche gravitanti intorno al centro storico". La nota, firmata da Patrizia Marcucci e Pierino Cecchi, condivide l'apertura ad "altre istituzioni", a patto che il confronto sviluppi "idee propositive" e non risulti invece di intralcio. Marcucci e Cecchi sottolineano che "qualsiasi decisione" riguardante l'ex caserma "è subordinata alla volontà del consiglio comunale". Una risposta alle critiche "faziose e inconcludenti" rivolte dall'opposizione fanese alla delibera della doppia Stu.

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PESARO - Per ora i malumori sono stati accantonati, ma c'è chi puntu (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Alizza che "siamo solo all'inizio". La circoscrizione del San Bartolo aveva minacciato di chiedere l'annessione al comune di Gradara o Gabicce vista l'imminente soppressione delle circoscrizioni voluta dalla finanziaria. Era una provocazione, un modo per chiedere attenzioni su un territorio decentrato con una sua forte identità e l'amministrazione non l'ha sottovalutato. Mercoledì era la serata del consiglio di circoscrizione. L'occasione era quella della presentazione del bilancio, ma sindaco e vicesindaco hanno parlato soprattutto della possibile "secessione". "Il sindaco ci ha tranquillizzati, ci ha dato un grande segno di apertura - sottolinea il presidente Stefano Mariani - ha detto chiaramente che lo statuto prevede anche la possibilità di trovare formule di rappresentanza e bilanci mirati per spese di "territori" precisi. Resta da individuare la formula, sicuramente non avremo gettoni di presenza o permessi dal lavoro, ma questo non ci interessa, chiediamo di mantenere la nostra identità". Quanto alle possibili formule è il vicesindaco Barbanti a spiegare quello che permette lo statuto. "Ne parleremo già dopo le politiche. La loro è una giusta provocazione. E' un argomento che ci sta a cuore perché per noi le circoscrizioni sono una garanzia di funzionalità. Sono loro che conoscono le esigenze di un territorio o un quartiere. E se ci dicono che sono uno spreco questo è falso, spendiamo 128 mila euro all'anno per tutti i consiglieri e presidenti delle circoscrizioni, ma grazie alle sponsorizzazioni e l'operatività ne guadagniamo 3-400 mila euro. La soluzione sarà la possibilità di delegare cifre, risorse e poteri decisionali. Quanto alla rappresentanza potremo pensare a elezioni dopo le amministrative per creare organismi direttivi". Più disteso Massimo D'Angeli presidente della Comunità del San Bartolo: "Abbiamo evidenziato un malessere, la volontà di lavorare subito c'è, ora bisogna capire i margini di manovra". Tutto risolto dunque? Niente secessione? "Bisogna vedere come verrà realizzata e codificata questa formula di rappresentanza - sottolinea D'Angeli - non è un mal di denti che con una puntura passa". Lu.Ben.

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CAMPAGNA ELETTORALE PARTITO DEMOCRATICO 0 Fassino incontra gli elettori, s'inquieta sui costi della politica e se la prende con i giornalisti (sezione: Costi dei politici)

( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

CAMPAGNA ELETTORALE PARTITO DEMOCRATICO Fassino incontra gli elettori, s'inquieta sui costi della politica e se la prende con i giornalisti OCCUPAZIONE, temi etici, salari e tasse: gli argomenti che più stanno a cuore dei cittadini in questo momento, cavalli di battaglia della campagna elettorale di Walter Veltroni, sono stati affrontati e illustrati tutti dall'onorevole Piero Fassino che si è incontrato con i candidati del Partito democratico e con gli elettori a palazzo civico. Introdotto dalla coordinatrice del Pd Teresa Telara, presenti i candidati in Parlamento Andrea Rigoni e Margherita Dogliani, Osvaldo Angeli che corre per la presidenza della Provincia, e Fabrizio Neri per il Comune di Massa, Fassino si è sottoposto a un fuoco di domande da parte dei giornalisti del Tirreno (Massimo Braglia) e della Nazione (Cristina Lorenzi). Più disinvolto sui temi a lui cari come i metodi per abbassare le tasse, la novità del Partito democraticoo il voto utile, Fassino ha dimostrato più difficoltà e nervosismo nel rispondere su temi più spinosi come il costo della poltiica e la lacerazione che ha accompagnato i primi passi del Pd nella nostra provincia. Sui costi della casta Fassino si è dimostrato assolutamente d'accordo su cifre ed emolumenti da nababbi, ma ha invitato i giornalisti a pubblicare "gli stipendi dei vostri direttori", perchè secondo lui "la vera casta sono i giornalisti". Invece sulla spaccatutra tutta apuana non ha voluto rispondere dichiarando che da Roma "non possono inviare gli Alpini per rimettere ordine nel territorio". Poi ha illustrato come il Pd intenderà muoversi sui temi etici, grandi assenti del dibattito politico: "Non sono argomenti da affrontare a colpi di maggioranza ? ha spiegato ? perchè sono delicati e hanno bisogno dell'approvazioen di tutti". - -->.

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Distributori (sezione: Costi dei politici)

( da "Tirreno, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Attualità DISTRIBUTORI DISTRIBUTORI Vorrei solo sapere dove finiscono i soldi Alla civile lettera di Paolo Iacopozzi, dirigente del sindacato benzinai ("Il Tirreno" di ieri), rispondo che non era mia intenzione offendere una categoria, all'interno della quale conosco tante simpatiche e rispettabilissime persone. E non volevo neppure suscitare clamore per un piccolo personale contrattempo. Mi pareva però giusto porre l'accento su un problema occorso a moltissimi utenti. Ecco perché ripropongo ad Iacopozzi alcune domande alle quali non ha risposto. Qual è il ragionevole lasso di tempo (il gestore di Pietrasanta ha parlato di un anno o due...), entro il quale viene rimborsato chi è senza ricevuta semplicemente perché la macchinetta non gliela ha fornita? è normale che la macchinetta erogatrice di carburante e ricevute, si guasti ogni volta che una pistola (diesel, benzina e power) venga lasciata fuori posto (siamo tutti inesperti)? E non c'è il rischio che qualche gestore disonesto (ce ne sarà pure qualcuno tra Bolzano e Cefalù, come in ogni categoria) incassi così sistematicamente i soldi che gli automobilisti di passaggio non torneranno a riprendere? è stata calcolata la cifra complessiva nell'intera Italia? E che fine fanno quei soldi? Finanza e Utf controllano anche questo aspetto? Io ho poi volutamente fatto un esposto ai carabinieri per sottolineare che chiunque reclamasse indebitamente quel rimborso, potrebbe incorrere nel reato di appropriazione indebita. E si comporterebbe correttamente il gestore che, nonostante una denuncia, favorisse tale reato? Infine: mi è stato segnalato che qualcuno, nel milanese, non ha ottenuto il rimborso essendosi presentato troppo tardi, un mese e mezzo invece dei trenta giorni, tempo massimo previsto dal gestore: in un caso, si deve attendere un anno o due, e nell'altro, è troppo un mese di attesa. Come può notare anche Iacopozzi, c'è molta confusione e spetterebbe proprio alle organizzazioni di categoria accontentare gli utenti ed evitare che le pecore nere (ne esistono ovunque) ne approfittino. Gianfranco Micali VERSO IL VOTO Perché ci vogliono le "larghe intese" I messaggi fondamentali che ci arrivano da Veltroni e Berlusconi sono i seguenti. Veltroni dice: non pensate a un partito, pensate all'Italia. Berlusconi dice: vinceremo noi, ma la situazione del paese è pesante. Voglio prenderli sul serio entrambi: l'Iitalia va male, c'è un problema di salari troppo bassi e di mancata crescita, siamo indietro nella competizione internazionale e se la politica non saprà dare in fretta risposte adeguate si prospetta una situazione durissima. Ecco allora perché dire sì alle "larghe intese". In Italia non c'è ancora una forte democrazia dell'alternanza come in Spagna o Francia, e quindi non può esserci un governo in grado di fare le scelte impopolari che occorrono, perché tali scelte hanno un costo politico troppo alto e avvantaggiano la parte politica avversa. Allora per un periodo non lungo (due-tre anni al massimo) per il bene del Paese è auspicabile un governo di transizione, di "larghe intese", composto da Pd e Pdl che riformi le istituzioni e governi l'economia, l'unico che possa avere la forza di fare ciò che serve e creare quel clima di concordia nazionale indispensabile per ridare slancio all'italia, ripetere - come dice Veltroni - un nuovo boom economico simile a quello degli anni Sessanta non è facile. Io sono uno di quei milioni di elettori della sinistra riformista che pensano di Berlusconi tutto il male possibile, soprattutto mi indignano i valori che egli rappresenta (furbizia, arroganza, superficialità, pochi scrupoli nel fare soldi) che se appartengono non all'imprenditore ma all'uomo che rappresenta l'Italia nel mondo, fanno vergognare. Però quest'uomo è votato da una grande parte del popolo italiano che verso di lui continua ad avere totale fiducia: dunque, se si ritiene necessario un periodo di collaborazione tra i due grandi partiti, l'interlocutore, piaccia o no, è Berlusconi. Certo, chi vincerà avrà il pallino in mano; ma io penso tuttavia che l'interesse superiore del paese chiama alla stessa soluzione per entrambi; solo successivamente, quando le cose saranno state sistemate, si potrà riprendere la normale dialettica tra centro-destra e centro sinistra. Adesso, come dice Veltroni, pensiamo all'Italia. Paolo Casotti Massa TIBET La faccia violenta del regime cinese Quello che sta succedendo a Lhasa ha messo in luce la faccia violenta del regime cinese che al pari di altre nazioni canaglia (una delle poche affermazioni giuste fatte da Bush) come Iraq, Somalia, Iran, sta calpestando i più elementari diritti dell'uomo imprigionando e uccidendo centinaia di persone colpevoli solo di voler esprimere il loro credo religioso. Da tante personalità politiche, uomini e donne del mondo sportivo, semplici cittadini, è stato detto che sarebbe giusto boicottare le Olimpiadi. Ebbene, tutte le nazioni democratiche dovrebbero gridare un forte No a questi giochi che sono fatti per la pace e la fratellanza dei popoli ma che non possono certamente avere luogo negli stadi e sulle piste sanguinanti del sangue di persone innocenti e inermi. Tutti quegli atleti che sapranno volontariamente rinunciare alle Olimpiadi in segno di protesta, avranno vinto già la loro medaglia. Speriamo che i discorsi si tramutino in fatti e gli stadi cinesi restino deserti. Marco Simi Lucca VERSO IL VOTO Non mi piacciono le candidature Pdl è vero che le candidature al Parlamento sono a carattere regionale, ma la stragrande maggioranza delle candidature fatte dal Popolo delle Libertà assume una valenza del tutto fiorentina mentre il Partito democratico ha fatto dei propri candidati in ogni circoscrizione una forte scelta locale, dando la priorità alle esperienze, alla conoscenza del territorio, ai legami forti dei candidati con le realtà sociali, culturali e politiche di ogni singolo collegio. Una differenza sostanziale questa, che mette in evidenza tutta quanta la superficialità di chi nel Popolo delle Libertà ha inteso procedere con le rappresentanze politiche per il nostro futuro Parlamento e la scarsa attenzione verso i reali problemi di ogni circoscrizione che meglio di altri certamente sono conosciuti da chi giornalmente li vive sul territorio, magari avendo avuto anche esperienze amministrative ai vari livelli della pubblica Amministrazione. Ancora una volta dunque il Popolo delle Libertà dimostra scarsa attenzione per i reali problemi della gente. Dott.ssa Monica Serilli Pisa.

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Comunità montana tra nomine e incertezze sul futuro (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere Adriatico" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Stasera si riunisce il Consiglio. Il presidente Giuliani: "I Comuni riconoscano lavoro e meriti del nostro ente" Comunità montana tra nomine e incertezze sul futuro FABRIANO - Oggi torna a riunirsi il Consiglio della Comunità montana. Nella sala consiliare di via Dante, tra i quattordici punti all'ordine del giorno, come primo punto in approvazione c'è la convalida (eventuale) dei nuovi rappresentanti del comune di Fabriano. Ora, tra gli altri, sono tre gli assessori presenti nell'esecutivo: Vito Giuseppucci, Mario Ciappelloni, Riccardo Crocetti. Passando in esame gli altri argomenti, c'è la nuova misura del gettone di presenza dei consiglieri comunitari, l'adesione al Sistema Turistico della Marca Anconetana ed a "Symbola" per la Fondazione delle qualità italiane, l'autorizzazione al mantenimento delle partecipazioni alle società in cui la Comunità montana è rappresentata, il programma d'affidamento incarichi di studio, ricerca e consulenza, la nomina del rappresentante dell'Ente nella Commissione Tecnica Provinciale per il coordinamento della gestione faunistica, la costituzione del Consorzio Forestale per la gestione del patrimonio agro silvo - pastorale e ovviamente la disamina della proposta di legge regionale per il riordino delle Comunità montane. Al riguardo il presidente Fabrizio Giuliani commenta: "Le Cm da tempo rappresentano un consolidato riferimento per la tutela dei territori come strumenti operativi dei Comuni, la progettazione e realizzazione d'interventi di protezione ambientale e il mantenimento delle condizioni di vita adeguate per la popolazione. Raramente però, ne sono stati riconosciuti i meriti e l'impegno concreto fatto di un dialogo vero. E' necessario invece aggiunge Giuliani - riconoscere e valorizzare il patrimonio di cultura, tradizioni, valori di cui sono custodi le Comunità montane, presidio istituzionale atto a garantire qualità dei servizi pubblici, investimenti finanziari, produzioni tipiche di qualità, valorizzazione di beni culturali, cura dei pregi naturalistico-paesaggistici, tutela del suolo, in altre parole, il rinnovarsi di un modello sistemico di governo che affonda le radici nella civiltà monacale e nelle comunità di valle". Altro inciso il presidente Giuliani lo dedica alla montagna definendola "opportunità istituzionale, opportunità di recupero del rapporto quotidiano uomo-ambiente e lavoro quotidiano trasformato in sostentamento e dignità della vita, capisaldi di vera identità socio-culturale". E termina Giuliani sostenendo che "alle Comunità montane vanno riconosciute anche competenze unitarie ed organiche su agricoltura e turismo, per favorire un equilibrato sviluppo socio-economico delle aree facenti parte delle stesse Comunità. La presenza capillare delle Cm nell'area montana le trasforma in presidi d'importanza strategica nella promozione della Regione, capaci in questo modo di farsi portavoce delle risposte alle numerose sfide che l'Europa ci pone sul piano della qualità della produzione. Parametro fondamentale per mantenere un alto livello di competitività all'interno del mercato". Sarà una seduta consiliare molto importante.

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ECONOMIA. Eurispes: per tagliare i costi della politica aboliamo le Province (sezione: Costi dei politici)

( da "HelpConsumatori" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

News ECONOMIA. Eurispes: per tagliare i costi della politica aboliamo le Province 21/03/2008 - 12:29 Se nel 2006 il personale delle Province fosse stato reimpiegato in altre amministrazioni si sarebbe generato un risparmio di oltre 10 miliardi di euro. A farsi i conti è l'Eurispes che ha stimato 13 miliardi di euro di spesa complessiva da questi enti locali nel 2006. Solo in questo anno è stata infatti riscontrata una spesa complessiva delle Province pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Nel corso degli ultimi venti anni - spiega l'Eurispes - i conti economici delle Amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle spese, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo di quest'ultime è, infatti, passato dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, le spese delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. Il crescente indebitamento della PA deriva, in massima parte, dal peggioramento dei conti economici delle Amministrazioni centrali. L'istituto parla di una "preoccupante fase di crescita" dell'indebitamento: dai 500 milioni di euro del 2001 il debito è passato ai 2 miliardi di euro del 2006. Colpa soprattutto delle inefficienze nella gestione in conto capitale degli Enti. Secondo l'Eurispes nel caso delle Province il "peso" della gestione corrente è sempre stato preponderante rispetto a quello della gestione in conto capitale. Nel corso degli anni presi in considerazione (2000-2006), la gestione in conto capitale ha però acquisito un ruolo preponderante: dal lato della spesa, il "peso" della gestione corrente è diminuito del 2,9%, passando dal 74,7% nel 2000, al 71,8% nel 2006. Contestualmente, quello in conto capitale è aumentato, dal 25,3% al 28,2. Nel corso di 7 anni le entrate della gestione corrente sono aumentate da 6,4 a 9,2 miliardi di euro (+43,7%), mentre quelle della gestione in conto capitale, sono sostanzialmente raddoppiate, passando da 0,9 a 1,8 miliardi di euro. Il fabbisogno finanziario delle Province per la gestione corrente è quasi raddoppiato nel corso dei 7 anni considerati, ad un tasso di crescita particolarmente sostenuto tra il 2000 ed il 2001 (+19,8%) e tra il 2001 ed il 2002 (+13,9%), raggiungendo i 9,3 miliardi di euro nel corso del 2006. Contemporaneamente, la spesa per la gestione in conto capitale è aumentata di circa il 96,3% (+27,4% rispetto all'aumento delle spese di gestione corrente). Il maggiore "peso" della gestione in conto capitale rispetto alla gestione corrente, sia dal lato delle entrate che da quello delle spese, ha avuto evidenti ripercussioni sul livello di indebitamento. Ciò nonostante - conclude l'istituto - il conto economico delle Amministrazioni provinciali, relativamente alla gestione corrente, è peggiorato notevolmente nel corso degli anni, determinando una diminuzione di oltre 700 milioni di euro dell'accreditamento (dal 2000 al 2005) e, per la prima volta dopo anni, una situazione di indebitamento, di 102 milioni di euro, nel corso del 2006. 2008 - redattore: SB.

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COSTI POLITICA/ EURISPES: RISPARMIO 10 MLD DA ABOLIZIONE PROVINCE (sezione: Costi dei politici)

( da "Virgilio Notizie" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

21-03-2008 12:46 Negli ultimi venti anni aumentate loro spese e indebitamento Roma, 21 mar. (Apcom) - L'abolizione delle province consentirebbe un forte risparmio sui costi della politica, pari a 10,6 miliardi di euro. E' quanto rileva l'Eurispes. Nel solo 2006, si ricorda in una nota, è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali. L'Eurispes rileva come, nel complessivo aumento, negli ultimi ventanni, della spesa delle pubbliche amministrazioni, le Province italiane presentano negli ultimi anni conti economici in netto peggioramento. Dal 1986 al 2006, le entrate delle Province italiane sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 13,9%, ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le Amministrazioni pubbliche e lo 0,6% in più rispetto a quello delle Amministrazioni centrali. A causa del tasso di crescita così elevato, le entrate provinciali sono quasi quadruplicate nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del 2006, gli 11 miliardi di euro, contro i 2,9 del 1986. Nello stesso arco temporale, tuttavia, oltre alle entrate sono aumentate anche le spese, tanto che solo in alcuni anni le Province italiane sono state in grado di soddisfare pienamente il proprio fabbisogno finanziario. Con tasso di crescita medio annuo del 16,6% (+2,7% rispetto alle entrate), le spese delle Province sono più che quadruplicate, fino a toccare, nel corso del 2006, i 13 miliardi di euro. Negli ultimi anni l'indebitamento ha iniziato una preoccupante fase di crescita, che lo ha portato dai 500 milioni di euro del 2001 ai 2 miliardi di euro del 2006. Per la prima volta dopo quasi un ventennio, una percentuale non irrilevante della crescita dell'indebitamento delle Amministrazioni pubbliche, è legato al cattivo andamento dei conti economici delle Province (dei 15 miliardi di euro in più di indebitamento fatto registrare tra il 2001 ed il 2006 dalle Amministrazioni pubbliche, il 5,5% è imputabile alle Amministrazioni provinciali). (segue).

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COSTI POLITICA/ EURISPES: RISPARMIO 10 MLD DA ABOLIZIONE .. -2- (sezione: Costi dei politici)

( da "Virgilio Notizie" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

21-03-2008 12:51 Nel 2005 10 indebitate. Soffrono Lazio e Veneto, bene Sicilia Roma, 21 mar. (Apcom) - Quanto alle cause dell'indebitamento delle province, per l'Eurispes il 'peso' della gestione corrente è sempre stato preponderante rispetto a quello della gestione in conto capitale. Nel corso degli anni presi in considerazione (2000-2006), la gestione in conto capitale ha però acquisito un ruolo preponderante nell'attività amministrativa delle Province: dal lato della spesa, il "peso" della gestione corrente è diminuito del 2,9%, passando dal 74,7% nel 2000, al 71,8% nel 2006. Contestualmente, quello della gestione in conto capitale è, quindi, aumentato, dal 25,3% al 28,2%; leggermente superiore all'incremento fatto registrare dal lato delle spese, è stato l'aumento del contributo delle entrate in conto capitale sulle entrate totali delle Amministrazioni provinciali (+3,1% dal 2000 al 2006). Nel corso di 7 anni le entrate della gestione corrente sono aumentate da 6,4 a 9,2 miliardi di euro (+43,7%), con un tasso di crescita medio annuo particolarmente elevato nei primi tre anni (+9,1%) e minore nei successivi (+3,6%). Le entrate della gestione in conto capitale, sono sostanzialmente raddoppiate, passando da 0,9 a 1,8 miliardi di euro, con un incremento sensibile tra il 2002 ed il 2003 (+45,8%) ed un'unica inversione di tendenza, tra il 2003 ed il 2004 (-17,7%). Il fabbisogno finanziario delle Province per la gestione corrente è quasi raddoppiato nel corso dei 7 anni considerati, ad un tasso di crescita particolarmente sostenuto tra il 2000 ed il 2001 (+19,8%) e tra il 2001 ed il 2002 (+13,9%), raggiungendo i 9,3 miliardi di euro nel corso del 2006. Contemporaneamente, la spesa per la gestione in conto capitale è aumentata di circa il 96,3% (+27,4% rispetto all'aumento delle spese di gestione corrente), passando da 1,8 del 2000 a 3,6 miliardi di euro 2006. Il maggiore "peso" della gestione in conto capitale rispetto alla gestione corrente, sia dal lato delle entrate che da quello delle spese, ha avuto evidenti ripercussioni sul livello di indebitamento. Ciò nonostante, il conto economico delle Amministrazioni provinciali, relativamente alla gestione corrente, è peggiorato notevolmente nel corso degli anni, determinando una diminuzione di oltre 700 milioni di euro dell'accreditamento (dal 2000 al 2005) e, per la prima volta dopo anni, una situazione di indebitamento, di 102 milioni di euro, nel corso del 2006. Escluso il 2006, l'indebitamento delle Amministrazioni provinciali degli ultimi anni è, quindi, totalmente imputabile alle inefficienze nella gestione in conto capitale degli Enti. Quali le voci di spesa che hanno contribuito ad aumentare il fabbisogno finanziario delle Province? Relativamente alla gestione corrente, il "peso" maggiore sul fabbisogno finanziario è rappresentato dai consumi finali delle Amministrazioni provinciali (redditi da lavoro, consumi intermedi, ammortamenti), che costituiscono il 78% della spesa corrente del 2006, contro il 22% delle altre voci di spesa (contributi alla produzione, trasferimenti ad enti). Rispetto al 2000, l'aumento della spesa per consumi finali delle Province italiane, è stato di 3,1 miliardi di euro (+77,2%). Questo significa che, oltre a costituire una parte preponderante delle voci di spesa corrente, i consumi finali hanno subìto un aumento del 32% in più rispetto a quello delle altre voci di spesa corrente (+45,1%). Dal punto di vista della gestione in conto capitale, la voce di spesa che ha contribuito maggiormente all'aumento del fabbisogno finanziario delle Amministrazioni provinciali è quella degli investimenti fissi lordi. Nel corso di soli sette anni, dal 2000 al 2006, questi ultimi sono, infatti, aumentati di 1,3 miliardi di euro, registrando un preoccupante tasso di crescita dell'87,9%. Il confronto a livello regionale. La Regione che, nel 2005, ha contribuito maggiormente alle entrate del conto economico consolidato delle Amministrazioni provinciali, è stata la Lombardia, le cui Province hanno fatto registrate flussi finanziari in entrata per 2,1 miliardi di euro. Le Province che hanno contribuito meno, sono, viceversa, quelle della Basilicata (185 milioni di euro) e del Molise (64 milioni di euro). La Lombardia è la regione le cui Province detengono il primato non solo per quanto concerne le entrate, ma anche per le spese, che, per il 2005, sono state pari a 2,1 miliardi di euro. Seguono, in ordine decrescente di spesa sostenuta, il Piemonte (1,6 miliardi di euro) ed il Veneto (1,2 miliardi di euro), mentre le Regioni le cui Province hanno avuto i più bassi livelli di spesa sono, così come per le entrate, la Basilicata (186 milioni di euro) e il Molise (75 milioni di euro). I dati relativi all'andamento dei conti economici provinciali, regione per regione, dal 2000 al 2005, evidenziano la presenza di: un tasso di crescita delle entrate elevato nelle Province dell'Abruzzo (+125%), della Calabria (+124,2%) e del Veneto (+118%) e prossimo allo zero in Friuli Venezia Giulia (+0,6%) ed in Molise (+1,6%); un tasso di crescita della spesa che nelle Province di sei Regioni (Veneto, Calabria, Piemonte, Abruzzo, Emilia Romagna, Marche) ha superato il 100%; un peggioramento complessivo dei conti economici delle Amministrazioni provinciali, tanto che il numero delle Regioni le cui Province presentano una condizione di indebitamento è passato da 4 nel 2000 a 10 nel 2005 (di cui 5 nel Nord Italia, 2 nel Centro Italia e 3 nel Sud ed Isole); una situazione dei conti economici provinciali particolarmente sofferente nel Lazio, nel Veneto, nel Piemonte e nell'Emilia Romagna, le cui Province presentano, nel 2000, flussi finanziari in entrata superiori a quelli di spesa e che, nel 2005, hanno fatto segnare, viceversa, una situazione di indebitamento; il miglioramento dei conti economici provinciali in sole sei regioni (Toscana, Puglia, Sicilia, Campania, Umbria e Abruzzo), di cui il caso più eclatante è sicuramente quello della Sicilia che, nel 2000, presentava una situazione di indebitamento per 102 milioni di euro e che, nel 2005, ha ottenuto un accreditamento per 166 milioni di euro. Il crescente indebitamento delle Amministrazioni provinciali non è imputabile, omogeneamente, a tutte le Province, ma è la risultante di due dinamiche opposte tra loro: da un lato, il miglioramento dei conti economici delle Province di alcune Regioni (Sicilia, Puglia, Campania, Toscana); dall'altro, il peggioramento dei conti economici delle Province di tutte le altre Regioni (soprattutto Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna), tale da compensare il buon andamento dei primi e determinare l'incremento sensibile dell'indebitamento complessivo.

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COSTI DELLA POLITICA, NUCARA (PRI) CHIEDE L'ABOLIZIONE DELLE PROVINCE (sezione: Costi dei politici)

( da "Sestopotere.com" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

(14:47) (21/3/2008 13:20) | COSTI DELLA POLITICA, NUCARA (PRI) CHIEDE L'ABOLIZIONE DELLE PROVINCE (Sesto Poere) - Roma - 21 marzo 2008 - Il segretario del Pri, Francesco Nucara, a margine del comitato di segreteria del Pri, ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Se la principale trovata di Veltroni per ridurre i costi della politica è di diminuire lo stipendio dei parlamentari, siamo alla pura propaganda. Se si vuole davvero intervenire sulla spesa pubblica vi è una strada maestra che pretende innanzitutto l'abolizione delle province".

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LETTERE (sezione: Costi dei politici)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Lettere Una giovane di cento anni Salvatore Mirate - NAPOLI Nei giorni scorsi la signora Giuseppina Carrato ha compiuto 100 anni. Vedova di Pietro Mirate, decano delle arti grafiche, ha sostenuto attivamente la Lito-Tipografia Mirate, che il marito ereditò nel 1925 dal padre Salvatore e che in seguito fu trasformata in Tipografia Mirate. Nel 1990 l'azienda fu ceduta da Pietro, ancora in vita, al nipote Rosario, che continua a condurla con passione, in via San Sebastiano 7 (centro antico di Napoli) nei locali che l'hanno vista nascere. La signora Giuseppina ha festeggiato con i figli, amici e conoscenti. Le autorità le hanno consegnato una pergamena. Alla signora Giuseppina vanno anche i nostri auguri: pe' cient'anne ancora. I tanti rischi del Bancomat Claudio Onorati - SANTA MARIA A VICO (CE) Gentile dottor Gargano, in qualità di ex funzionario di Direzione del c'era una volta il Banco di Napoli, condivido le osservazioni sui rischi che si corrono durante un prelievo Bancomat, rallentato da pubblicità sullo schermo. Nella zona dove vivo c'è addirittura il problema della luce e del sole che cadono sullo schermo, rendendo difficilissima e molto lunga l'operazione di prelievo e/o di qualsiasi altra operazione, che si chiede al cassiere automatico, con rischi accentuati che si vanno ad aggiungere alla pubblicità. Ho più volte segnalato tale disfunzione, di non poco conto, sia ai preposti alle agenzie di Santa Maria a Vico e di Arienzo del Banco di Napoli, sia per iscritto alla Direzione generale del Banco di Napoli invano. Cosa ne pensano il Giurì Bancario a Roma e l'Associazione bancaria italiana? Letta su Internet: "Buongiorno, voglio bloccare il bancomat perché lo sportello me l'ha succhiato e adesso mi chiede che lingua voglio". Il pacchero viene dal greco Alfredo Imperatore - NAPOLI Ogni tanto una pausa caffè, per un po' di napoletano, fa bene. Pacchero è una delle tante parole dal napoletano passata all'italiano. I vocabolari napoletani da me consultati la fanno derivare da pacca, per il rumore che produce. Ma il pacchero ha un significato molto più aggressivo e cioè di "un sonoro ceffone inferto con l'interno della mano" (De Falco). In napoletano per pacca s'intende sia la natica che una fetta: 'na pacca 'e mela. Noialtri usiamo spesso delle pleonastiche ripetizioni, per rafforzare il pensiero. Così diciamo: pacca 'e culo, figlio 'e mamma, vista 'e l'uocchie, capille 'ncapa, scemo 'ncapa. Ritengo che per la sua etimologia si debba ricorrere all'ausilio della lingua greca. Scindiamo la parola in due parti: pan che significa tutto e chéir-òs che è la mano, cioè con tutta la mano. Ed è proprio questa l'intenzione di un napoletano quando minaccioso dice: mo' te dongo nu' pacchero. Quindi, da pan-chéiros si è avuto pacchero. A supporto di questa spiegazione ricordiamo che molte parole in italiano hanno come prefisso pan: pan-creas=tutta carne, pan-demia=tutto il popolo. Anche per chéir non vi è che l'imbarazzo della scelta: chiromante, chiroteca, chirurgo. Come si vede, spesso le espressioni dialettali, ancor più della lingua madre, possono rendere appieno il nostro pensiero. Dopo aver subito un pacchero, è di magra consolazione sapere che ha un'etimologia dotta. Per rifarsi, un bel piatto di paccheri al ragù, magari con un filo di ricotta. Qualche proposta per S. Gregorio Armeno Giuseppe Desiderio - ROMA Sono napoletano, ma vivo a Roma da tantissimi anni. L'amore per Napoli mi porta spesso in questa bella, purtroppo, sfortunata città. Poco prima di Natale, quasi tutti gli anni, vado a San Gregorio Armeno per acquistare pastori o altri oggetti. Quest'anno non sono venuto in prossimità di Natale ma più tardi. Sono rimasto scioccato dalla quiete, dal silenzio: mancavano la folla, la vitalità delle bancarelle, solo negozi senza acquirenti. Come fanno questi venditori a vivere tutto l'anno se possono guadagnare solo a dicembre? Perché non si organizzano mostre, esposizioni, premi speciali che attirino visitatori e potenziali clienti in altri periodi? Lì vicino c'è la basilica di San Lorenzo Maggiore, gioiello archeologico da proporre in qualche manifestazione che possa diffondere questo prezioso monumento tra i turisti che spesso non ne conoscono l'esistenza. L'artigianato d'arte del presepio, la chiesa di San Lorenzo Maggiore con i suoi scavi: sono alcuni dei tanti tesori che Napoli valorizza poco e male. Con la creatività, con le bellezze - per usare una frase banale - si potrebbe vivere di rendita. Invece facciamo gli slalom tra le colline di munnezza. Fateci pagare il canone a rate Gennaro Borrelli - AGROPOLI (SA) Una critica sul modo di governare il Paese non guasta; siamo vecchi, ma abbiamo dalla nostra parte la verità, per gridare con le poche forze il dissenso dovuto. Sono molteplici le vicissitudini, la vita ingrata ci annienta. Non facciamo scioperi né cortei di protesta, non siamo violenti, non scriviamo ai giornali. Si vive con dignità, rispettando le istituzioni. Siamo anziani diventati anzitempo vecchi per la realtà negativa della vita. Ci sono le cose taciute talvolta per pudore, nel linguaggio della sociologia si riassumono nel concetto di emarginazione, tradotte nel quotidiano diventano solitudine. Ma non di questa realtà si voleva parlare perché è già risaputo come vivono i vecchi: con una pensione. Perché il canone della televisione si deve pagare al 31 gennaio? Perché non si può suddividere in rate trimestrali come una volta? Come può un pensionato a basso reddito sopportare l'onere in un'unica soluzione? E, poi, il 31 gennaio, quando si sa che il pensionato percepisce la pensione nei primi giorni del mese e, quindi, è impossibilitato a rispettare la canonica scadenza: questa limitatezza comporta un grosso disagio. Il signor Borrelli conclude dicendosi sicuro che questa lettera non sarebbe stata pubblicata; ma perché? "Vinceranno gli astenuti" Pasquale Murolo - POMIGLIANO D'ARCO (NA) Caro dottor Gargano, quanta nostalgia nel ripercorrere gli anni (62) della mia vita quando, studente e poi operaio matalmeccanico in Alfa Romeo, mi appassionai alla politica convicendomi ch'era un valore in cui credere. Oggi è diventata un mezzo per raggiungere un fine, quello della tranquillità econonomica per sé e per i suoi. Come vorrei svegliarmi una mattina con la notizia che il popolo si è riappropriato del diritto di decidere della propria vita. Invece temo che il partito che avrà il maggior numero di adesioni sarà quello dei non votanti. Sarebbe un colpo grave per la democrazia, perciò mi auguro di essere smentito. Gli onorevoli seguano l'esempio di Napolitano Riccardo Marrocco - NAPOLI Caro dottor Gargano, il pesidente Napolitano, riducendo drasticamente il numero dei corazzieri e i costi generali del Quirinale, ha dimostrato come sia possibile contribuire al taglio della spesa pubblica. Peccato che il suo esempio non sia stato seguito, in particolare dai parlamentari che, disattendendo gli impegni con l'elettorato, si mostrano interessati solo a conservare la poltrona. Eppure sarebbe sufficiente, fermo restando il diritto al rimborso delle spese per il lavoro, che rinunciassero ad alcuni benefit di cui godono (alloggio a Roma, cellulari, pc, biglietti di viaggio) e che non fossero retribuiti con uno stipendio fisso ma con gettoni di presenza. Molti politici disertano il Parlamento con percentuali bulgare (De Luca 79%, Chiaromonte 67, Villari 32, De Mita 26), espletando così il mandato in modo saltuario e con scarsa produttività. * * * Siamo bombardati di programmi. Purtroppo, in nessuno di essi ho trovato un minimo accenno a un desiderio bipartisan degli italiani, da realizzare nel primo mese di governo: il taglio degli stipendi dei parlamentari e delle enormi spese della politica. È impossibile? Noi elettori dovremmo fare un comitato che li costringa a non uscire dall'aula se non avranno legiferato in proposito. A Viterbo, nel 1268, per tre anni i cardinali non trovarono un accordo sull'elezione del nuovo Papa; e allora i fedeli, stanchi di aspettare, li chiusero a chiave (da qui la parola conclave), scoperchiarono il tetto della sala dell'assemblea e misero a pane e acqua gli alti prelati. Dopo tre giorni il Pontefice fu eletto. La riduzione dei costi della politica appare nei programmi elettorali di tutti gli schieramenti. E stavolta appare più difficile non mantenere le promesse.

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Eurispes: abolendo le province si risparmiano 10,6 mld L'abolizione delle province produrrebbe un risparmio sui costi della politica di 10,6 miliardi di euro. Lo riferisce l'Eurisp (sezione: Costi dei politici)

( da "Dire" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Eurispes: abolendo le province si risparmiano 10,6 mld Palazzo Valentini ROMA - L'abolizione delle province produrrebbe un risparmio sui costi della politica di 10,6 miliardi di euro. Lo riferisce l'Eurispes che segnala che nel solo 2006 e' stata riscontrata una spesa complessiva delle province italiane pari a 13 miliardi di euro. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per il lavoro dipendente, il 28,4% per i consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Se il personale delle Province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati) venisse re-impiegato in altri enti locali, l'abolizione delle Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo di 10,6 miliardi euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali. L'istituto di ricerca nota che negli ultimi venti anni, i conti economici delle amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle spese, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo di quest'ultime e', infatti, passato dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, le spese delle amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. Il crescente indebitamento deriva, in massima parte, dal peggioramento dei conti economici delle amministrazioni centrali. 21 marzo 2008.

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BORRIELLO: ORA VOGLIO I GOL EUROPEI (sezione: Costi dei politici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Borriello: ora voglio i gol europei ADOLFO MOLLICHELLI Ora ci crede. Un mesetto fa aveva detto: "Mi basta segnare i gol utili per il Genoa, vincere la classifica dei cannonieri è roba per i Trezeguet, per gli Ibrahimovic, per i Totti". Ha cambiato un po' il tiro Borriello dopo aver toccato la vetta in solitudine con la rete in rovesciata rifilata nientemeno che all'Inter. "Sì, un bel gol non c'è che dire" ammette senza falsa modestia il superbomber della serie A, napoletano nato nel quartiere di San Giovanni a Teduccio dove vivono la madre Margherita ed i due fratelli, Piergiorgio il maggiore e Fabio il più piccolo che ha avuto il massimo della notorietà giocando da difensore nel Cervia di Ciccio Graziani, il reality Campioni, il sogno. Se Fabio è partito dal sogno (ha giocato anche nella Pro Vasto e nel Lugano) Marco è partito da Milanello. Scuola Milan ma la società rossonera - pur non cedendolo mai a titolo definitivo - non ha mai avuto piena fiducia in lui. Con la maglia rossonera, in tre diversi periodi, ha collezionato sedici presenze ed un gol. Una vita difficile nello spogliatoio rossonero che costringe Borriello a fare spesso la valigia, destinazioni Trieste, Treviso, Empoli, Reggio Calabria, ancora Treviso, infine Genova sponda rossoblù. "Dove c'è il mare che mi ricorda Napoli". Da centravanti con la valigia è diventato il bomber dei desideri. Ha ricevuto un paio di richieste dall'estero (Spagna e Inghilterra), c'è il Genoa che lo vorrebbe a vita, il Milan che ci sta pensando su, e che vorrebbe riportarlo a Milanello. "Ora penso soltanto al Genoa, è qui la festa". Logico che dica così. Una società gloriosa, Marassi uno stadio da brividi, il calore dei tifosi genoani, il mare, il trono da superbomber. "Mi trovo a ballare e allora ballo". Era affaticato, Gasperini l'aveva fatto accomodare in panchina, poi ha dovuto metterlo in campo altrimenti l'Inter se ne sarebbe andata da Marassi con un uomo in meno e due punti in più. "Fa un certo effetto guardare un goleador come Trezeguet dall'alto in basso". Il gol nel suo dna, quasi sempre bellissimi. colpi di testa che sono frustate, stop e giravolte con palla nel sette, rovesciate che sono uno sballo, come quella contro l'Inter. Il rossoblù è il colore della consacrazione, il rossonero quello della nostalgìa-speranza ma c'è un altro colore che lo affascina, l'azzurro della Nazionale. "Sogno gol europei". Si augura che ritorni quell'emozione forte provata il 3 febbraio quando Donadoni lo convocò per l'amichevole con il Portogallo a Zurigo. Prima chiamata e primo gettone perché nella ripresa subentrò a Toni. "E per poco non feci anche gol". Aveva vestito l'azzurro dell'Under 20 (3 presenze ed una rete) e quello dell'Under 21 (12 partite e 6 gol). Potrebbe rivedere l'azzurro che conta di più per l'amichevole che l'Italia disputerà mercoledì prossimo ad Elche contro la Spagna di Torres e di Fabregas. Domani Donadoni diramerà le convocazioni. L'attesa sarà brevissima. "Ci spero, mi piacerebbe fare un'altra esperienza nel gruppo azzurro". Quasi certamente sarà accontentato. Nel frattempo proverà ad isolare ancor più la sua poltrona di superbomber a Palermo. Anche perché è meglio scapolare subito quel 17 (i gol sin qui segnati). Da buon napoletano quel numero che porta iella deve dargli un po' fastidio. Marco Borriello.

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ROMA Il Pd mette da parte il fair play e contrattacca con documentazione audio e cartacea il leader di An Gianfranco Fini, colpevole di <dare lezioni di politica dal pulpito di chi (sezione: Costi dei politici)

( da "Provincia di Como, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

ROMA Il Pd mette da parte il fair play e contrattacca con documentazione audio e cartacea il leader di An Gianfranco Fini, colpevole di "dare lezioni di politica dal pulpito di chi dice bugie e non rispetta gli impegni" proprio sui costi della politica ROMA Il Pd mette da parte il fair play e contrattacca con documentazione audio e cartacea il leader di An Gianfranco Fini, colpevole di "dare lezioni di politica dal pulpito di chi dice bugie e non rispetta gli impegni" proprio sui costi della politica. E nel primo vero scontro della campagna elettorale entra a gamba tesa Silvio Berlusconi: "Veltroni è un pensionato della politica che ha ricevuto la pensione dal 2001 in avanti". Dopo il duro botta e risposta di martedì, Veltroni non arretra di un millimetro nella sua proposta di tagliare le indennità che rilancia a Pavia "anche se ha creato nervosismo e una reazione che si è rivelata una martellata sulla fronte propria". Il segretario del Pd non cita più Fini, ma l'attacco del leader di An non gli è andato proprio giù perchè, spiegano nel Pd, ad una proposta si è risposto con un gratuito attacco personale. Proprio mentre il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, va giù duro contro "l'attacco volgare e vergognoso" del presidente di An, il Cavaliere non si lascia sfuggire l'occasione per attaccare e dimostrare che l'ex sindaco di Roma non è affatto nuovo come vuole accreditarsi. "Ancora una volta - sostiene in una tripla intervista serale a Tg1, Tg5 e Tg2 - Veltroni parla in un modo e razzola in un altro. Si è presentato, e questa è la cosa che fa più scandalo, come l'uomo nuovo, mentre è un pensionato della politica". Mentre le piazze applaudono ai tagli di indennità e di parlamentari, come è successo anche ieri a Veltroni, la polemica politica sembra più impegnata a rinfacciarsi stipendi e generosità a fini di solidarietà. Le proposte di Giachetti (Pd) di azzerare il finanziamento pubblico ai partiti o di Daniela Santanchè (La Destra) di ridurre l'indennità a 1.200 euro sono oscurate dalle accuse come quella del leghista Roberto Calderoli per il quale il segretario del Pd "si è alzato lo stipendio da sindaco". Certo, Bettini avanza le proposte del Pd sui tagli alla casta ma solo dopo aver messo i puntini sulle i nel duello tra Veltroni e Fini. "Nel '99 - ricorda, mostrando l'audio della seduta parlamentare - disse con toni fortemente di destra che gli aumenti dei contributi pubblici, ai quali era contrario, sarebbero stati devoluto metà al referendum per l'abolizione dei contributi, cosa che non fece, e l'altrà metà in solidarietà, tra i quali la Caritas ma a noi non risulta. Nessuna lezione politica da chi non rispetta gli impegni". Non si fa attendere la risposta di Ignazio La Russa, che invita a leggere "l'allegato di bilancio di An per scoprire l'enorme entità di risorse date in beneficienza" e ironizza "sui nervi tesi del Pd e sull'antico vizio di volersi sottrarre a qualsiasi critica". A ricordare che la battaglia per ridurre i costi della politica è annosa e perdente, ci pensa il capolista al Senato di Sinistra Critica, Franco Turigliatto, commentando le polemiche tra Veltroni e Fini. "La maggior parte dei politici dei due maggiori partiti italiani sono degli ipocriti e mi viene da ridere se penso che il mio progetto di legge per ridurre lo stipendio dei parlamentari e abolire il vitalizio ha preso solo sei voti favorevoli". "È ipocrisia su questo come su tanti altri aspetti come per esempio la quarta settimana. Tutte le misure che sono state prese negli ultimi 20 anni - ha aggiunto Turigliatto - hanno portato a questo risultato: la concertazione, la cosiddetta inflazione programmata, l'abolizione della scala mobile hanno determinato il crollo del valore dei salari e degli stipendi". Per Rosy Bindi, ministro per le Politiche della famiglia ed esponente del Pd "non avendo nulla di buono da dire, Berlusconi insulta gli avversari. È evidente il suo imbarazzo sulla proposta di Veltroni per ridurre i costi della politica. Veltroni convince e sta raccogliendo molti consensi. Berlusconi, invece di cercare pretesti, spieghi perchè non ha accettato di diminuire il numero dei parlamentari e dimezzare i costi della politica". Il taglio delle indennità non si può limitare solo a deputati e senatori, ma si deve estendere anche a tutte la pubblica amministrazione agendo sui troppi doppioni. E la ricetta del leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro. Cristina Ferrulli 20/03/2008.

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COSTI POLITICA/ EURISPES CONFERMA, ELIMINARE PROVINCE (sezione: Costi dei politici)

( da "Virgilio Notizie" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

21-03-2008 15:16 Su risparmi il grosso sarà da fare in prossima legislatura Roma, 21 mar. (Apcom) - "Oggi l'Eurispes ci dice chiaramente quello che già sapevamo, ovvero se si vogliono effettuare risparmi considerevoli, nell'ordine dei 10 miliardi di euro, si debbono eliminare le province, enti che costituiscono una duplicazione di funzioni rispetto ai comuni e alle regioni". Lo afferma Silvana Mura, Idv. "In questa legislatura - ricorda - si è iniziato a fare qualcosa per ridurre i costi della Politica. Per quel poco o tanto che si è fatto Italia dei Valori rivendica a buon diritto di essere stata tra i protagonisti di quest'opera che ci ha visto ridurre il numero delle circoscrizioni comunali, consentendole solo nelle città con 100 mila abitanti, abolire la legge mancia e ridurre i posti dei cda nei consorsi di bonifica". "E' evidente - conclude - che il grosso deve ancora venire e che dovrà essere realizzato nella prossima legislatura. Non è un caso infatti che l'obiettivo dell'Italia dei Valori per quanto riguarda i costi della politica è proprio l'abolizione delle Province, chiaramente senza tralasciare una riduzione degli stipendi e dei privilegi dei politici nazionali, punto sul quale ci siamo già impegnati".

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Campobasso: 'Sì' alle adunanze degli organismi consiliari (sezione: Costi dei politici)

( da "Sannio Online, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Pubblicato il 21-03-2008 Durante l'ultimo Consiglio Comunale è stato approvato il Regolamento per le adunanze degli Organismi Consiliari, che disciplina le modalità di funzionamento degli organismi consiliari e i termini e le modalità per la corresponsione di gettoni di presenza ai Consiglieri Comunali e ai componenti degli Organismi Consiliari previsti per Legge e Regolamento... Durante l'ultimo Consiglio Comunale è stato approvato il Regolamento per le adunanze degli Organismi Consiliari, che disciplina le modalità di funzionamento degli organismi consiliari e i termini e le modalità per la corresponsione di gettoni di presenza ai Consiglieri Comunali e ai componenti degli Organismi Consiliari previsti per Legge e Regolamento. Nello specifico, il Regolamento prevede l'istituzione di un Ufficio di Presidenza come organo di supporto a tutte le attività istituzionali e protocollari del Presidente del Consiglio. L'Ufficio di Presidenza, che costituisce ufficio autonomo nell'ambito della Segreteria Generale, è composto dal Presidente e dal Vice Presidente del Consiglio Comunale, dal Consigliere Anziano e dal Presidente della I Commissione Consiliare. Il Regolamento, inoltre, disciplina le modalità di convocazione delle Commissioni Consiliari, che saranno convocate dal Presidente secondo le modalità e i termini stabiliti dal Regolamento del Consiglio Comunale, e che potranno essere calendarizzate su base mensile. È previsto anche un gettone di presenza, che verrà corrisposto ai Consiglieri Comunali per ogni effettiva partecipazione alle sedute del Consiglio, delle Commissioni Consiliari e degli Organismi Consiliari formalmente istituiti. L'ammontare unitario del gettone di presenza è determinato annualmente dal Consiglio Comunale prima dell'approvazione del Bilancio di Previsione corrente, nel rispetto dei limiti di Legge. In nessun caso l'ammontare percepito mensilmente dai Consiglieri può superare l'importo pari a ¼ dell'indennità massima prevista per il Sindaco. La Segreteria Generale e le Segreterie degli Organismi Consiliari saranno chiamate a controllare le presenze dei Consiglieri e a comunicarle all'Ufficio di Presidenza, il quale provvederà ad inoltrare ogni mese all'Ufficio Contabilità l'elenco dei Consiglieri beneficiari del gettone di presenza. In attesa della riforma del sistema regolamentare comunale, le disposizioni del Regolamento per le adunanze degli Organismi Consiliari sono da considerarsi, per le parti in cui dovesse esserci contrasto, prevalenti rispetto a quelle del vigente Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale.

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