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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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tARTICOLI DEL 2-5-2008       #TOP



Report "Costi dei politici"

Gli "imperdibili"? ( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Gian Antonio Stella & Marco Rizzo, Giovanni Floris, Mario Calabresi, uno degli autori più prenotati dalle scuole. Nell'Arena Piemonte da non mancare anche i sorprendenti autori (e i musicisti) di Lingua Madre. Molte presenze femminili, dal continente indiano alla Turchia e all'Africa, custodi della memoria e dell'umano.

D uecentomila ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: E LE LEGGI SI AGGIRANO SERGIO RIZZO GIAN ANTONIO STELLA D uecentomila euro il restauro del David di Donatello li vale tutti. Ma perché li abbia dovuti tirare fuori la Protezione civile non si sa. La pesante statua in bronzo rischiava di crollare improvvisamente al suolo mettendo a rischio l'incolumità dei visitatori del museo fiorentino del Bargello?

<La deriva> in libreria ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-05-01 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Da domani "La deriva" in libreria "La deriva" (Rizzoli, 19,50 euro), di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, sarà in libreria da domani 2 maggio.

<Emergenza>: e lo Stato aggira le sue leggi ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: ", chiese Oscar Luigi Scalfaro, che presiedeva la Commissione parlamentare d'inchiesta. E il sindaco: "Ce l'ha chiesto la Ferrero per farci lo stabilimento. Dice che lassù le merendine lievitano meglio". Sergio Rizzo Gian Antonio Stella (4 - Fine).

L'allegra marcia dei Democratici verso la sconfitta ( da "AprileOnline.info" del 02-05-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: distanziandolo adesso di 4 punti nel favore dei democratici (era il contrario fino ad una settimana fa). Allo stesso tempo sempre più "superdelegati" o si dichiarano a favore o passano nel campo del senatore afroamericano. Ormai anche da questa parte dell'Atlantico è arcinoto chi questi superdelegati siano: nel complicatissimo sistema per la scelta del loro candidato alla presidenza (


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Gli "imperdibili"? (sezione: Costi dei politici)

( da "Stampa, La" del 02-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Una caccia personale Centinaia di incontri, dibattiti, tavole rotonde, spettacoli. Milleseicento autori e relatori. Il programma della Fiera è una caccia al tesoro in cui ognuno potrà trovare la sua pepita. Da non mancare le conversazioni sul motivo conduttore dell'edizione 2008, la Bellezza. Qui il parterre annovera star della filosofia come Remo Bodei, Sergio Givone, Giovanni Reale, antichisti come Luciano Canfora e Paul Zanker, scrittori come Raffaele La Capria, Valerio M. Manfredi, Domenico Starnone, Alberto Manguel, etologi come Danilo Mainardi. Tra gli ospiti stranieri, l'americano Gore Vidal, lo spagnolo Javier Marías, il finlandese Paasilinna, il francese Forest, due bestselleristi come l'americano Clive Cussler e il barcellonese Ildefonso Falcones, l'australiana d'America Geraldine Brooks. Su tutti il grande vecchio Boris Pahor, sloveno di Trieste: dopo quarant'anni il suo "Necropoli" è finalmente riconosciuto come un capolavoro. Da ascoltare in blocco i venti scrittori d'Israele, guidati dal decano Aharon Appelfeld, Abraham Yehoshua e Meir Shalev. Il grande registra francese Claude Lanzmann porterà l'edizione dvd del suo colossale docu-film sulla Shoah. Da non perdere Dario Fo impegnato sull'ambiente, o star del giornalismo come Eugenio Scalfari, Gian Antonio Stella & Marco Rizzo, Giovanni Floris, Mario Calabresi, uno degli autori più prenotati dalle scuole. Nell'Arena Piemonte da non mancare anche i sorprendenti autori (e i musicisti) di Lingua Madre. Molte presenze femminili, dal continente indiano alla Turchia e all'Africa, custodi della memoria e dell'umano. Prevedibilmente affollati i dibattiti sui grandi temi della società civile: Giustizia, Casta, Mafia, terrorismo, il caso Moro, i fantasmi del Sessantotto. Senza dimenticare i centenari: Pavese, Vittorini, Guareschi. Spettacolo e musica. Gli attori dell'Ambra Jovinelli di Roma leggeranno l'emozionante reportage di Ezio Mauro sulla tragedia della ThyssenKrupp. Massimiliano Finazzer Flory dedica un collage teatral-musicale a Borges, Michele di Mauro porta un reading-spettacolo sullo "scandalo della Bellezza", Ascanio Celestini il suo "Parole sante". Il pianista Giovanni Allevi, Elisa e Max Pezzali arrivano al Lingotto come autori di libri, anche. Giovedì 8 si apre con l'orchestra di Nazareth e RadioDer-wish. Sabato concerto della cantautrice israeliana Nurit Hirsh, domenica il complesso kletzmer Trio Jerusalem. Lunedì in chiusura una serata dedicata al poeta cileno César Vallejo, con la voce calda e potente della peruviana Tania Libertad, icona della musica latino-americana.

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D uecentomila (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-01 num: - pag: 1 autore: di e categoria: REDAZIONALE Focus Dai restauri ai vertici " EMERGENZA " E LE LEGGI SI AGGIRANO SERGIO RIZZO GIAN ANTONIO STELLA D uecentomila euro il restauro del David di Donatello li vale tutti. Ma perché li abbia dovuti tirare fuori la Protezione civile non si sa. La pesante statua in bronzo rischiava di crollare improvvisamente al suolo mettendo a rischio l'incolumità dei visitatori del museo fiorentino del Bargello? No, era solo il modo più rapido per trovare i soldi. Direte: d'accordo, ma l'"emergenza"? Non ci vuole un'emergenza per decretare un'emergenza? Certo. CONTINUA A PAGINA 14.

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<La deriva> in libreria (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-05-01 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Da domani "La deriva" in libreria "La deriva" (Rizzoli, 19,50 euro), di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, sarà in libreria da domani 2 maggio.

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<Emergenza>: e lo Stato aggira le sue leggi (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-05-01 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE "Emergenza": e lo Stato aggira le sue leggi Dai restauri ai vertici: ci pensa la Protezione SEGUE DALLA PRIMA Infatti l'ordinanza firmata nell'estate 2006 da Romano Prodi spiegava che il "contributo straordinario" alla Sovrintendenza per il David era necessario "per il proseguimento delle iniziative finalizzate al recupero del patrimonio storico-artistico danneggiato dagli eventi alluvionali che hanno colpito Firenze il 4 novembre del 1966". Un'emergenza di quarant'anni prima. Ci sarebbe da ridere, se non fosse ormai la prassi. In un Paese dove fare ogni cosa, dall'asfaltare una strada a organizzare una gara podistica, è un'impresa, la Protezione civile è diventata un grimaldello. Certo, uno Stato serio davanti alla paralisi dovuta al mostruoso traboccare di norme e cavilli, risse ideologiche e veti sindacali, cambierebbe le regole. Da noi no: scorciatoia all'italiana. Lo Stato che fotte le regole dello Stato. Geniale. Così l'istituto nato nel 1982 dopo il terremoto in Irpinia e la tragedia di Vermicino, quando l'Italia scoprì traumatizzata dall'agonia di Alfredino che non esisteva neppure una lista di chi aveva questo o quel mezzo di soccorso per aiutare un bambino caduto in un pozzo, ora è la chiave per fare in fretta e aprire ogni porta. La bacchetta magica si chiama "emergenza". Anche la ricostruzione della cattedrale di Noto, gravemente danneggiata dal terremoto del 1998, è finita nell'elenco delle opere fatte grazie ai soldi (e alle deroghe) della Protezione civile. E tutto sommato, viste le condizioni in cui si trovavano le strutture della chiesa dopo il sisma, ci potrebbe anche stare. Se al commissario per l'emergenza non fosse stato affidato anche, testuale, "il restauro delle vetrate artistiche, degli oggetti e dei corredi sacri, delle sculture e delle opere lignee, dei metalli e argenti, dei dipinti su tela e su carta, delle pale d'altare; il restauro conservativo degli altari della navata e del transetto sinistri, del fonte battesimale e dell'acquasantiera, delle cappelle di San Corrado, del SS. Sacramento e della Madonna con Bambino; il restauro della scalinata e del portone in bronzo della navata centrale...". Tolta la salvaguardia dei merletti di Burano, dei torroncini messinesi e della foca monaca di Capo Carbonara, non c'è problema che non sia stato affrontato negli ultimi anni con la dichiarazione dello stato di emergenza, l'affido formale alla struttura diretta dal 2001 dal padovan- romano Guido Bertolaso e la nomina di un commissario straordinario. Prendete Napoli. Scriveva Donatien-Alphonse- FranÇois marchese de Sade a proposito di via Toledo: "Questa strada sarebbe, senza dubbio, una delle più belle che sia dato vedere in una qualunque città europea, se non ci fossero a guastarla le botteghe che si allungano fin quasi alla metà della via, tanto più che si tratta in genere di botteghe di macelleria e di altri generi commestibili, che la rendono fetida e sudicia. (...) Le carrozze vi stanno in perpetuo su due o tre file; i calessi e i piccoli cabriolets, leggerissimi, che a Napoli sono usati come vetture pubbliche, si sono moltiplicati all'infinito; e tutti questi veicoli s'incrociano ininterrottamente". Insomma: il problema dei rifiuti e del traffico infernale con parcheggi in terza fila c'era già negli anni Settanta del Settecento. Due secoli fa. Eppure, oltre che per la spazzatura, anche per il caos nelle strade è stata dichiarata, manco fosse cascato a sorpresa un meteorite, l'emergenza. E la Protezione civile ha emanato nel marzo 2007 un'ordinanza nominando il sindaco Rosa Russo Iervolino commissario straordinario con poteri speciali per "individuare misure efficaci per la disciplina del traffico, della viabilità, del controllo della sosta", ma anche per "la realizzazione di parcheggi, anche a tariffa" e "l'incremento dei livelli di sicurezza stradale" e il "potenziamento dell'efficacia operativa del Corpo di polizia municipale ". (…) Sempre lì si finisce: perché affaticarsi a cambiare le regole, se si possono aggirare? Ed ecco che si ricorre all'"emergenza" per completare i lavori all'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e all'ospedale Sacco di Milano. Per "delocalizzare" gli sfasciacarrozze nel territorio capitolino. Per rimuovere il relitto della nave Margaret, affondata nel golfo di La Spezia. Fino all'organizzazione dei Grandi eventi. Un'idea di Berlusconi. Che appena insediato nel 2001 a Palazzo Chigi, pragmatico com'è, capì al volo le potenzialità del "grimaldello". E dopo il disastroso G8 di Genova, cancellata quella che allora si chiamava Agenzia della Protezione civile, riportò tutte le competenze a un dipartimento di Palazzo Chigi. Per averla sottomano e affidarle appunto tutti i nuovi compiti aggiuntivi, assai distanti da quelli istituzionali di aiutare la popolazione in caso di calamità naturali e rischi di varia natura. La visita del papa ad Assisi? Emergenza. Il pellegrinaggio di Sua Santità a Loreto costato 3 milioni di euro? Emergenza. Il vertice italo-russo di Bari? Emergenza. E via così. Tutte "emergenze": la presidenza italiana del G8 nel 2009 per la quale la "Protezione" prevede anche l'assunzione degli interpreti. I Giochi del Mediterraneo. I Mondiali di nuoto. Quelli di ciclismo a Varese. Perfino le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, di cui si conosce l'arrivo da decenni, sembrano invece affacciarsi del tutto inaspettate come l'apparizione del marito cornuto nella camera della moglie traditrice: "Cielo, l'anniversario!". Emergenze, emergenze, emergenze. (…) Sempre così, da noi: non riusciamo a fare nulla di "normale ". Ci serve sempre uno stimolo straordinario. Oggi l'emergenza, ieri la "data catenaccio". Ricordate Gianni De Michelis? Ai tempi in cui era ministro degli Esteri e si batteva per portare l'Expo 2000 a Venezia, ne aveva fatto una teoria: "Punto primo: sappiamo che in questo Paese ci sono delle cose da fare. Punto secondo: sappiamo che è un Paese paralizzato dalla burocrazia, dai veti incrociati, dalla cultura del rinvio. Punto terzo: sappiamo che in questo Paese occorre uscire da questa paralisi. Dunque è necessaria una data catenaccio. Che ci costringa a fare le cose nei tempi stabiliti". (…) L'emergenza giustifica sempre tutto. Come giustificò a suo tempo, dopo il terremoto in Irpinia, l'allungamento abnorme dei comuni "danneggiati dal sisma" e quindi ammessi alle provvidenze: alla prima conta erano 36, all'ultima 687. Il sindaco di Castellabate, un paese sul mare del Cilento, spiegò al Mattino: "Ci accusano di sciacallaggio sostenendo che non abbiamo avuto danni dal sisma. Facciamo conto che ciò sia vero, per comodità di discorso. Ma mi dica lei però chi ci avrebbe salvato dall'accusa di omissione di atti d'ufficio per non aver fatto ottenere al paese quello che la legge gli concede". Tra i mille episodi indimenticabili, basti ricordare quello dell'area industriale di Balvano, in provincia di Potenza, costruita incredibilmente a mille metri d'altezza con un ulteriore spreco di soldi per fare la strada di accesso. "Come mai lassù in cima?", chiese Oscar Luigi Scalfaro, che presiedeva la Commissione parlamentare d'inchiesta. E il sindaco: "Ce l'ha chiesto la Ferrero per farci lo stabilimento. Dice che lassù le merendine lievitano meglio". Sergio Rizzo Gian Antonio Stella (4 - Fine).

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L'allegra marcia dei Democratici verso la sconfitta (sezione: Costi dei politici)

( da "AprileOnline.info" del 02-05-2008)

Argomenti: Costi della politica

Stefano Rizzo, 02 maggio 2008, 18:01 Stati Uniti Lo scontro sempre più duro tra la signora Clinton e Barak Obama danneggiano il partito e stanno creando una frattura tra i sostenitori dell'uno e dell'altra, che già minacciano di non votare (o peggio di votare per McCain) se il loro uomo, o donna, non sarà il prescelto E' curioso. Da qualche giorno Hillary Clinton risale nei sondaggi rispetto a Barack Obama, distanziandolo adesso di 4 punti nel favore dei democratici (era il contrario fino ad una settimana fa). Allo stesso tempo sempre più "superdelegati" o si dichiarano a favore o passano nel campo del senatore afroamericano. Ormai anche da questa parte dell'Atlantico è arcinoto chi questi superdelegati siano: nel complicatissimo sistema per la scelta del loro candidato alla presidenza (primarie, caucus, convenzioni locali...) i democratici eleggono un certo numero di delegati a favore dell'uno o dell'altro. Questi delegati poi nella convention nazionale, che si terrà a fine agosto, sceglieranno il candidato che competerà con quello repubblicano (e con qualche altro minore) il 2 novembre per la presidenza degli Stati Uniti. Ma oltre a questi delegati "normali" c'è un certo numero di superdelegati - una buona fetta, il 20 per cento - costituiti da membri di diritto o nominati dai vertici del partito locali e nazionali. Così come si sono messe le cose, con una situazione che vede in vantaggio Obama in termini di delegati ordinari, ma non abbastanza da dargli la maggioranza dei voti nella convenzione, i superdelegati saranno l'ago della bilancia, e potranno farla pendere da una parte o dall'altra. All'inizio della corsa (e sembravano secoli fa!), quando Hillary Clinton veniva vista come il "candidato inevitabile" ed era largamente in testa nei sondaggi, la maggior parte dei superdelegati che si erano pronunciati l'avevano fatto a suo favore. Oggi, dopo 16 mesi di estenuante campagna elettorale, lo scarto tra i sostenitori dichiarati di Obama e quelli di Clinton è minimo, mentre quasi un terzo aspetta ancora per pronunciarsi. Ma il dato significativo è che mentre il (presunto) favore popolare registrato dai sondaggi si è spostato oggi a vantaggio di Clinton, quello dei superdelegati cresce per Obama. Come mai e che cosa significa? Certo, Barack è più simpatico, piace di più, comunica meglio; ma questo non basta. Non basta neppure il fatto che Hillary non sia riuscita a scrollarsi di dosso in questi mesi l'immagine che la accompagna da tutta una vita: fredda, calcolatrice, spregiudicata e vendicativa. Semmai in queste ultime settimane il suo modo di fare campagna elettorale contro Obama - puntando alla giugulare, come si dice nel colorito linguaggio politico americano - ha alienato ancor più quelli che già non la amavano. Ma non e per un eccesso di buonismo che i suoi altrettanto spregiudicati colleghi democratici si stanno spostando verso Obama; bensì perché questi metodi danneggiano il partito e stanno creando una frattura tra i sostenitori dell'uno e dell'altra, che già minacciano di non votare (o peggio di votare per McCain) se il loro uomo, o donna, non sarà il prescelto. Questa estenuante campagna elettorale ha spinto la lotta politica al parossismo: 21 dibattiti tra i due candidati, migliaia di spot pubblicitari, migliaia di comizi, staff organizzativi -- consulenti, sondaggisti, esperti di comunicazione, strateghi -- dei due campi elefantiaci e, ciò che più conta, costosissimi. Tutto questo ha incominciato a stufare gli elettori democratici, che all'inizio erano elettrizzato dalla "sana competizione" tra due candidati reputati (allora) entrambi ottimi. Martedì prossimo ci saranno le primarie in Indiana e Carolina del Nord, poi, fino a giugno, in sette altri stati. Perfino il minuscolo territorio dell'isola di Guam (173.000 abitanti, sede di una enorme base militare nell'oceano Pacifico) è diventato "strategico". Intanto l'elettorato repubblicano si frega le mani per la contentezza: sono mesi che i due candidati democratici si fanno del male da soli lanciandosi accuse di "inaffidabilità" (Obama) o di "inautenticità" (Clinton) già belle e pronte per l'uso quando si giocherà la vera partita. Tutte buone ragioni perché i dirigenti del partito democratico siano preoccupati e vogliano che la lotta fratricida finisca il prima possibile. Ma c'è un'altra ragione. A novembre oltre alla presidenza ci sono in palio centinaia di posti nel Congresso e migliaia di posti nei parlamenti degli stati. La campagna tra i due candidati maggiori non solo crea problemi di unità per il partito, che dovrà competere in ognuno di questi incarichi, ma soprattutto crea problemi economici. Clinton e Obama per combattersi hanno di fatto drenato il pool di finanziatori del partito, grandi e piccoli, convogliando su di sé centinaia di milioni di dollari, che sarebbero dovuti servire per le tante competizioni nazionali e locali. Dagli ultimi dati pubblicati dalla commissione federale che controlla il finanziamento dei partiti, risulta che i democratici a fine aprile avevano in cassa poco più di 5 milioni di dollari, contro i 31 milioni dei repubblicani, mentre avrebbero bisogno di raccoglierne almeno 15 al mese da qui a novembre se vogliono essere competitivi, e vincere non solo la presidenza ma anche tutte le altre sfide elettorali. Questa era in effetti la strategia di Howard Dean, il segretario del partito dal 2005: combattere in tutti gli stati e non solo nei pochi incerti, come si fa da decenni, per ogni seggio in lizza, per ogni incarico nazionale e locale, senza dare niente per scontato. Era una strategia coraggiosa - cambiare la mappa elettorale degli Stati Uniti - in ogni caso l'unica per riportare al centro della scena politica il partito democratico, che in questi ultimi trenta anni ha inanellato una serie di catastrofiche sconfitte non compensate dalle poche episodiche vittorie. Ma per realizzarla occorrono soldi e unità di intenti: due cose che Hillary Clinton e Barack Obama hanno scialacquato, senza che ancora si veda come andrà a finire.

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