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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli        

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DOSSIER “COSTI DELLA POLITICA”

 

 

 

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Report "Costi dei politici"

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Costi dei politici (4)


Indice degli articoli

Sezione principale: Costi dei politici

Posti macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie coronarie ( da "Adige, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: provinciale che non conosce la storia e le storie dei suoi ospiti a pranzo, un candidato sindaco di valle che da parlamentare europeo già assicura: «Mi tengo tutte due le poltrone»; un sindaco che da senatore se le tiene tutte e due e non ne parla proprio. Una bagarre sui costi della politica che passata una settimana viene lasciata nel silenzio perché tanto la gente poi se ne scorda.

Meno costi, più creatività: così l'Italia può ripartire ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: dei nostri connazionali ritiene necessaria una riduzione drastica dei costi della politica. Dunque, fra irrazionali rigurgiti di antipolitica e valutazioni più coerenti con la realtà, si sta profilando una diversa fisionomia del corpo sociale italiano, che fra chiaroscuri emotivi e scelte pragmatiche non potrà nei prossimi mesi non determinare nuovi assetti nei rapporti con i consumi

<Prepariamo una lista per Palazzo Malvezzi> ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 02-03-2009)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: candidato civico che sarà appoggiato dal Popolo della libertà: «Ha promesso dice Laganà che darà il suo stipendio in beneficenza. Bene, mi copia: a Misano Adriatico, dove sono consigliere comunale, i miei gettoni di presenza sono sempre stati devoluti a una parrocchia». Image: 20090302/foto/1844.jpg


Articoli

Posti macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie coronarie (sezione: Costi dei politici)

( da "Adige, L'" del 02-03-2009)

Argomenti: Costi della politica

Posti macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie coronarie Posti macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie coronarie. La politica fa il bello e cattivo tempo mentre i cittadini, e mi limito all'ambito locale per carità cristiana, stanno a guardare sempre più increduli e scoraggiati. Un candidato sindaco dirigente provinciale che non conosce la storia e le storie dei suoi ospiti a pranzo, un candidato sindaco di valle che da parlamentare europeo già assicura: «Mi tengo tutte due le poltrone»; un sindaco che da senatore se le tiene tutte e due e non ne parla proprio. Una bagarre sui costi della politica che passata una settimana viene lasciata nel silenzio perché tanto la gente poi se ne scorda. Uno stanziamento a favore di una organizzazione certamente non bisognosa che dovrebbe portare alla conta di chi è più cattolico cristiano. Una nobile gara, insomma. Una città che fra lavori di marciapiedi e strade sta diventando un budello (vedasi Bolghera) con costi che non ci sono mai stati comunicati. Questi alcuni grandi temi, però vorrei citarne uno piccolo ma significativo: in piazza Medaglie d'oro, di fronte all'ospedale, dove la ricerca del parcheggio è spesso una lotta all'ultimo centimetro, ad un bar (con grande giardino) è stata assegnata, dal burocrate di turno, un'area per esporre i tavolini, sopprimendo tre posti macchina. È un esempio banale, ma significativo di come la politica e la burocrazia operino se non sempre, almeno spesso in una sfera lontana, ovattata, autonoma e auto referenziale. Come se i cittadini non esistessero, come se le regole dell'etica più comune e basilare non valessero più per chi sta dall'altra parte del portone istituzionale. Superata la soglia sembra vi sia una mutazione genetico-comportamentale. Noi siamo comparse, solo comparse, il regista e gli autori non si vedono ma si sa che ci sono . Noi crediamo in regole e comportamenti etici, loro in effetti speciali. Rita Grisenti - Trento Manager pubblici, mi offro con sconto al 50% H o appena finito di leggere l'articolo dell'Adige sugli stipendi dei manager di nomina provinciale. Il mio stato d'animo a fine lettura posso pensare che sia simile a quello di molte altre persone che hanno letto l'articolo. La giustificazione dei lauti stipendi è sempre quella: rivestono posizione di responsabilità, a prescindere dai risultati ottenuti, queste persone il cui merito è ancora tutto da dimostrare, rimangono blindati dietro questa leggenda metropolitana della responsabilità. Il fatto che poi queste aziende in periodi di gestione più o meno allegri, macinino deficit di bilancio da paura nulla importa, loro sono e rimangono intoccabili. Risulta poi singolare che a prescindere dai risultati, i compensi tendono a salire costantemente e non al ritmo dell'inflazione ma molto di più. Ora fatte queste considerazioni, ho preso la decisione di trasmettere nei prossimi giorni, alle principali società a controllo provinciale un'offerta di ingaggio per le cariche di consiglio scontandole del 50% rispetto a quelle rese pubbliche a pag. 22 del quotidiano l'Adige di sabato 28/02. Sono un libero professionista di 43 anni ed esercito da più di 20, ho conseguito due diplomi di maturità di natura tecnica, nonché una laurea in Architettura allo IUAV di Venezia. Ritengo senza peccare in immodestia di essere pronto ed all'altezza per incarichi di questo tipo. Inviterei inoltre le persone di buona volontà ed interessate, a seguirmi nell'iniziativa, perché rammento che queste società sono anche nostre (noi contribuenti) e rimane quindi anche un nostro dovere di cittadino proporci per migliorare una situazione che ha francamente del ridicolo. Non trovo infatti corretto, che mentre il resto del sistema economico è legato a logiche di mercato, queste nomine siano fatte su basi a dir poco deboli e sicuramente non seguendo un ragionamento di costi/benefici o rapporto qualità/prezzo. Siamo noi che dobbiamo impegnarci per cambiare le regole del gioco perché se aspettiamo la politica a cambiarle, non abbiamo futuro! Per concludere vorrei spendere due parole sulla questione del finanziamento provinciale di 400.000 euro al centro Mariapoli di Loppiano presso Firenze. Non per fare demagogia ma quando si spendono o si regalano soldi degli altri è chiaro che non rappresentano un grande peso nemmeno a livello di decisione. Sarebbe interessante sapere quanti soldini suoi ha donato contestualmente alla delibera di assegnazione a Mariapoli il nostro Presidente Lorenzo Dellai. Remo Zanella - Terlago Che brutto viaggio in treno In Germania è un'altra cosa G entile direttore, ho letto con interesse la lettera di alcuni pendolari trentini sul degrado dei treni. Pochi giorni fa ho viaggiato da Milano a Rovereto e desidero perciò raccontare alcuni aspetti di questo breve tragitto. Si partiva da Milano alle 18.05. Poco prima di partire viene annunciato un ritardo di 15 minuti, che diventerà poi di 25. Penso fiducioso che viste le sole due fermate di Brescia e Peschiera, probabilmente qualche minuto si riuscirà a guadagnare, ma questo non accade, anzi l'Eurostar arriva a Verona con 30 minuti di ritardo. Lì cambio treno e alle 20.09 è previsto un regionale verso Rovereto che fermerà in tutte le stazioni. Al momento di partire, un ragazzo non si sa perché tira una leva, forse il freno di emergenza, che fa accendere una sirena: preciso che non sono stato testimone diretto di questo fatto. Dopo pochi minuti il treno nonostante questo allarme acceso, parte comunque: come previsto ferma in tutte le stazioni, ma con sorpresa nessun annuncio avverte dove siamo e nessun display è presente sul convoglio. Ho pensato basterà guardare dal finestrino; in tre-quattro tentativi ho potuto riconoscere solo la scritta alla fermata di Borghetto, visto che tutte le stazioni sono quasi al buio. Dopo un po' che viaggiamo, mi alzo con anticipo per prepararmi a scendere a Rovereto, ricordando che la sirena continuava a suonare. Arrivato all'ennesima stazione senza luce, a treno fermo arriva il capotreno, il quale chiaramente infastidito e provvisto dell'apposita chiave, disattiva la sirena dopo circa quaranta minuti di viaggio. Approfitto per chiedere dove siamo e mi dice: «Non lo so!». Apre le porte e risponde: «Siamo a Serravalle». Mi son detto, se nemmeno il capotreno sa dove ci si trova, come possiamo saperlo noi viaggiatori occasionali? Non è certo con questi servizi così approssimativi e superficiali, che si stimola l'uso del trasporto pubblico. Colgo l'occasione per dire di come ho viaggiato sui mezzi pubblici tedeschi in una dozzina di giorni di vacanza, trascorsi ad Amburgo e dintorni: là ho preso, treno, bus, metrò e pure un battello. Non c'è stato alcun disagio e ad esempio su un treno regionale, dotato di display che segnalava le varie fermate, veniva pure annunciato se si scendeva a destra o a sinistra; la stessa cosa avveniva anche in metrò. Ho pensato che da noi in Italia questo proprio non succede. L'anno scorso a Berlino altra importante città tedesca, viaggio gratis sui mezzi pubblici a fine settimana, perché accompagnato da una persona che ha l'abbonamento, e neanche questo penso che avvenga in Italia o almeno non lo so. Un'ultimo esempio di Berlino: usciamo con la metrò, dopo di che dovendo attraversare un lago, ci mettiamo in fila per il biglietto del battello. Con sorpresa mia e pure del mio amico, berlinese da trent'anni, ci viene detto che possiamo utilizzare il ticket della metrò. Non aggiungo altro perché a volte i fatti parlano da soli; mi chiedo però perché in questo povero paese, non si riescano a semplificare le cose, anche le più semplici e poter così rendere funzionali ed efficaci i normali servizi ai cittadini. Paolo Baldessarini 02/03/2009

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Meno costi, più creatività: così l'Italia può ripartire (sezione: Costi dei politici)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Costi della politica

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-01 - pag: 4 autore: Meno costi, più creatività: così l'Italia può ripartire Sotto accusa i troppi debiti e il mercato senza controlli Paolo Bricco MILANO Archiviati un gennaio e un febbraio da incubo, i prossimi mesi sono ancora terra incognita. Il signor Gino, piccolo imprenditore di Treviso, e la signora Lella, casalinga di Frosinone, non lo sanno. Ma mister Barack, monsieur Sarko e frau Angela Merkel influiranno più di ogni cosa sul loro stato d'animo, sulle loro scelte e sui loro conti correnti. è vero: non c'è stato alcun bombardamento, le abitazioni sono ancora in piedi pur a valori decurtati, i capannoni li vedi in perfette condizioni benché semi- inattivi, nessuno ha ancora raso al suolo le filiali delle banche. Però, a gennaio e a febbraio la crisi finanziaria globale, nella piccola Italia come in tutto il mondo, ha completato la sua mutazione genetica: dalle banche si è trasmessa con effetti violentissimi alle imprese e alle famiglie. «Stiamo vivendo il passaggio più duro - osserva Sergio de Nardis, direttore del dipartimento macroeconomico dell'Isae - . Le azioni di contrasto concepite a livello globale non sono poca cosa. Se i piani di stimolo fiscale della domanda e di intervento pubblico progettati dai Governi americano, tedesco e francese risulteranno efficaci, anche la nostra economia non potrà non beneficiarne dalla fine del 2009». L'Isae stima per quest'anno un Pil mondiale a -0,4%, americano a -2%, dell'area euro a-2,5%e dell'Italiaa -2,6%. Valori che, l'anno prossimo, dovrebbero salire rispettivamente a 3,1%, a 2,2%, a 0,7% e a 0,4 per cento. «In questo quadro fortemente keynesiano - continua de Nardis - il denaro che entrerà in circolo nel sistema internazionale avrà un effetto stabilizzante tanto quanto l'idea stessa che il governo si occupi della crisi ». Finanza pubblica e psicologia individuale, dunque, si intrecceranno. «Una ipotetica pietra di inciampo - dice de Nardis - è costituita dall'interbancario americano: se le banche non vinceranno la paura e non torneranno a prestarsi i soldi fra di loro, le linee di credito alle imprese non potranno riattivarsi. E, allora, la notte diventerà ancora più buia di oggi. Negli Stati Uniti, che continuano a essere in una posizione centrale, come in Europa». Un'altra incognita è la quantità di derivati e di "prodotti spazzatura" che non sono ancora emersi dalle pieghe del sistema bancario internazionale. Un acceleratore positivo, invece, nei prossimi mesi dovrebbe essere la ricostituzione delle scorte: «Le economie manifatturiere come la nostra - continua de Nardis - godranno di un naturale rimbalzo. E la voglia di ripartire che anima ogni imprenditore, anche quello oggi più congelato dalla paura, ne trarrà giovamento». Le scelte dei Governi, soprattutto quelli con maggiore capacità di spesa come Washington, Berlino e Parigi, determineranno dunque il contesto macroeconomico che non potrà non condizionare le scelte individuali. Tuttavia, in Italia non sarà semplice scalfire il blocco depressivo che si è rappreso e agglomerato intorno alle paure individuali. Secondo l'istituto di ricerca Gpf, il 28% degli italiani è molto convinto che «la situazione di crisi durerà a lungo e lascerà ferite molto profonde per diversi anni». Una quota di pessimisti che sale al 77%, includendo quelli che si dicono abbastanza convinti di questo. Otto italiani su dieci hanno ridotto le spese. La metà ritiene che, nei prossimi 12 mesi, avrà meno soldi da spendere, anche se un non irrilevante 40% pensa che disporrà più o meno dello stesso denaro. Il disagio è profondo. «Il senso di smarrimento degli italiani di fronte alla recessione - rileva Monica Fabris, presidente di Gpf - è evidente dalla mancanza di lucidità e dalla incapacità di riflettere sulle sue ragioni globali». La principale ragione della crisi? Per il 58% degli italiani è la corruzione dei politici. Dietro ci sono quelli che imputano i problemi di questi mesi agli scarsi controlli, al ricorso eccessivo all'indebitamento, al mercato senza regole. Tanto che, per superare la crisi, il 59% dei nostri connazionali ritiene necessaria una riduzione drastica dei costi della politica. Dunque, fra irrazionali rigurgiti di antipolitica e valutazioni più coerenti con la realtà, si sta profilando una diversa fisionomia del corpo sociale italiano, che fra chiaroscuri emotivi e scelte pragmatiche non potrà nei prossimi mesi non determinare nuovi assetti nei rapporti con i consumi e la produzione, il denaro e il lavoro. «C'è la consapevolezza - precisa Fabris - che la baldoria miope è finita». Non a caso, il 72% degli italiani giudica la crisi anche una opportunità «che porta a valorizzare comportamenti virtuosi, efficienti ed etici». Per il 64% essa «sta stimolando le persone a diventare più creative e innovative, a inventare soluzioni, lavori e prodotti». Un filo rosso che pare scorgersi, per usare un lessico da industria pesante, è quello dell'accorciamento della filiera. «Negli stili di vita e nei consumi- afferma Luigino Bruni, economista dell'Università di Milano Bicocca - si assiste al crescente rifiuto della burocrazia deresponsabilizzata delle grandi strutture». Questo vale in ambiti molto diversi. «Sempre più - specifica Bruni, autore per Bruno Mondadori di "L'ethos del mercato" e per Routledge di "Reciprocity, altruism and civil society" - preferisci mangiare prodotti che compri da chi li coltivao chiedere i soldi, nelle così dette banche di territorio, da chi in prima persona decide se darteli o meno, senza dovere attendere l'autorizzazione del risk management che si trova nel lontano quartier generale. Da questa crisi usciremo con una maggiore intolleranza verso l'irresponsabilità». LA SOCIOLOGA Monica Fabris: «è diffusa la consapevolezza che sia finita la baldoria miope, sostituita da comportamenti più etici ed efficienti»

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<Prepariamo una lista per Palazzo Malvezzi> (sezione: Costi dei politici)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 02-03-2009)

Argomenti: Costi della politica

BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 4 «Prepariamo una lista per Palazzo Malvezzi» LAGANA': «CONTINUO A CORRERE» PASTICCIERE Michele Laganà, al centro, è candidato sindaco NON si tira indietro dalla corsa a Palazzo d'Accursio, «vado avanti fino in fondo», ma rilancia: «Ci stiamo organizzando per presentare una nostra lista e un candidato anche alle elezioni provinciali». Michele Laganà, pasticciere, candidato sindaco alle amministrative con la forza civica Bologna Futura', si rimbocca le maniche in vista di giugno. Ieri mattina, al Baraccano, Laganà ha chiamato a raccolta gli aspiranti primi cittadini che schiererà in giugno in moltissimi comuni della regione. E ne ha approfittato per sottolineare «il grande lavoro che stiamo portando avanti a Bologna, anche nei quartieri». Infine un accenno ad Alfredo Cazzola, candidato civico che sarà appoggiato dal Popolo della libertà: «Ha promesso dice Laganà che darà il suo stipendio in beneficenza. Bene, mi copia: a Misano Adriatico, dove sono consigliere comunale, i miei gettoni di presenza sono sempre stati devoluti a una parrocchia». Image: 20090302/foto/1844.jpg

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