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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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tARTICOLI DEL  17-4-2008      #TOP


IN EVIDENZA 

E nelle urne i partiti trovano un tesoro - Carmelo Lopapa ( La Repubblica del 17-04-2008)

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Economia Ecco quanto incasseranno le otto formazioni che hanno superato l'1 per cento. A Pd e Pdl i tre quarti del totale E nelle urne i partiti trovano un tesoro 407 milioni di rimborsi. Ps beffato: per 9 mila voti in fumo 2 milioni La "torta" da dividere ammonta a un euro per ogni elettore iscritto nelle liste Sono ventuno i micropartiti che hanno mancato l'obiettivo e non riceveranno nulla CARMELO LOPAPA ROMA - C'è chi, come i socialisti, per un'inezia di 9 mila voti resta beffato e si dispera: fuori non solo dal Parlamento ma anche dal meccanismo di rimborsi elettorali milionari destinato ai partiti. E chi, come gli autonomisti di Raffaele Lombardo, per quella stessa inezia supera la soglia minima dell'1 per cento fissata dalla legge e passa all'incasso. Sommersi e salvati nella giostra della ripartizione dei fondi destinati nei prossimi cinque anni a tutti i partiti che alle politiche del 13 e 14 aprile hanno superato appunto lo sbarramento che consente di accedere ai fondi pubblici. Il giorno dopo si fa di conto, non solo nelle segreterie per la ripartizione dei seggi, ma anche nelle tesorerie dei partiti. La torta vale 407 milioni di euro. A tanto ammonta il budget fissato dalla legge in 1 euro all'anno per i cinque anni di legislatura, per ciascun iscritto nelle liste elettorali della Camera e del Senato. E siccome gli elettori della Camera sono 47.295.978 e quelli del Senato 43.257.208, il dato moltiplicato per cinque porterebbe il totale complessivo a oltre 452 milioni. Ma la Finanziaria Prodi, nel quadro dei tagli ai costi della politica, ha abbattuto il fondo del 10 per cento, portandolo a 407.488.386 euro. Già, ma chi attingerà al piatto del finanziamento pubblico? Ventuno micropartiti hanno mancato la soglia pur minima dell'1%, i loro voti sono stati inutili a fine dei rimborsi e dunque 1,6 milioni alla Camera e 1,2 al Senato andranno a vantaggio dei partiti che hanno superato il limite. A cominciare dal Popolo della libertà di Berlusconi che beneficerà della fetta più consistente: 160 milioni. Seguito dal Pd di Veltroni con 141 milioni. Quindi la Lega, che grazie all'exploit elettorale passa dai 21 della passata legislatura a 35 milioni. L'Udc 24 milioni, Italia dei valori 18. Per la Sinistra Arcobaleno è stato un tracollo anche sotto quel punto di vista, se si considera che a fronte dei 51 milioni che due anni fa si sono assicurati Prc, Pdci e Verdi, questa volta l'accredito ammonterà a poco più di 13 milioni di euro. Invece 9 milioni 629 mila andranno alla Destra di Storace e Santanché. Una vera beffa per i socialisti di Enrico Boselli. I loro 355.581 elettori alla Camera valgono lo 0.97 per cento. Un soffio sotto la soglia dell'1. Così, non solo non accederanno alla Camera e al Senato con i loro candidati, ben lontani dallo sbarramento fissato dal "Porcellum", ma per la sigla che per la prima volta non entrerà in Parlamento dopo 110 anni resteranno chiusi anche i cordoni della borsa. Il tutto per appena 8.942 voti mancanti. Tanti ne sarebbero bastati per raggiungere la fatidica quota 1 per cento e aver diritto a 2 milioni 128 mila euro. Se Boselli piange, il neo presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'autonomia, può sorridere, eccome. Ha ottenuto l'1,2 per cento alla Camera e l'1,08 al Senato. Con un pugno di voti in meno non ce l'avrebbe fatta. E invece, porta in Parlamento una pur minima rappresentanza e soprattutto incassa 4 milioni 670 mila euro spalmati nei prossimi cinque anni. A questi fondi, per i partiti già presenti in Parlamento si sommeranno i rimborsi dovuti per la passata legislatura per i prossimi tre anni. Come dire, fino al 2011, che per i gruppi più forti e fortunati i rimborsi saranno doppi.


Report "Costi dei politici"

Un euro a voto per 5 anni ( da "Corriere delle Alpi" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: FINANZIAMENTI AI PARTITI Un euro a voto per 5 anni Continuano ad arrivare i soldi delle elezioni 2006 BELLUNO. Chi temeva per le sorti dei partiti scomparsi dal Parlamento, o per quelli che hanno ridotto drasticamente i propri voti, può stare tranquillo.

Gruppi consiliari, taglio dei costi ( da "Alto Adige" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: finanziamento. è stata invece respinta un'altra proposta, sempre dei Verdi che prevedeva di ridurre del 30% la quota procapite del finanziamento stesso e che avrebbe comportato un risparmio di 240.000 euro all'anno nei costi della politica. Inoltre la presidenza ha presentato in aula un nuovo disegno di legge che cancella la quota pagata dal consiglio regionale al fondo pensione

Gruppi consiliari, arriva il primo taglio dei costi ( da "Trentino" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: finanziamento. è stata invece respinta un'altra proposta, sempre dei Verdi che prevedeva di ridurre del 30% la quota procapite del finanziamento stesso e che avrebbe comportato un risparmio di 240.000 euro all'anno nei costi della politica. Inoltre la presidenza ha presentato in aula un nuovo disegno di legge che cancella la quota pagata dal consiglio regionale al fondo pensione

Alla barletta ogni voto è costato 57 euro ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: la Gironcoli da aspirante sindaco di voti ne valeva ben 798 mentre da candidata dei Cittadini "solo" 165. Comunque, prima nella lista. INVESTIMENTO. Si sa, diventare consigliere regionale è un grande affare. Anche economico: 10.714 euro lordi di "paga base", gettoni di presenza per riunioni d'aula e di commissione, indennità di carica,

Il boom della lega proietta razzini in regione ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Solo così saremo in grado di non farci più schiacciare tra Trieste e Udine - sottolinea Razzini - e di attrarre invece più finanziamenti, a beneficio di tutta la provincia. Non va forzata la mano, ma è ora di attivare un processo che consentirebbe fra l'altro di tagliare in modo consistente i costi della politica". la. bl.

Spese dei gruppi consiliari,si cambia I Verdi: <È una riforma monca> ( da "Adige, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: costi della politica. Inoltre la presidenza ha presentato in aula un nuovo disegno di legge che cancella la quota pagata dal Consiglio regionale al fondo pensione dei consiglieri sulla quale è in corso il dibattito. I Verdi hanno presentato emendamenti per fare valere la riforma anche per gli attuali consiglieri e vietando cumuli tra la pensione de ex consigliere con altri redditi

E nelle urne i partiti trovano un tesoro - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: E siccome gli elettori della Camera sono 47.295.978 e quelli del Senato 43.257.208, il dato moltiplicato per cinque porterebbe il totale complessivo a oltre 452 milioni. Ma la Finanziaria Prodi, nel quadro dei tagli ai costi della politica, ha abbattuto il fondo del 10 per cento, portandolo a 407.

Ricapitalizzazione: Rossi-Di Ruscio, altro round d'accuse ( da "Resto del Carlino, Il (Fermo)" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: che la società è quasi assolutamente priva di beni immobili". Rossi sottolinea anche che il Consiglio di amministrazione della società ha subito un taglio alle indennità considerevole e che i due consiglieri in più percepiscono soltanto il gettone di presenza. "Non si può nemmeno parlare di indebitamento che deriverebbe per il Fermano dal conferimento dell'immobile in questione (

Caro-mutui, tre milioni di famiglie in difficoltà Allarme dei consumatori. L'Abi: nonostante la crisi, stabile l'erogazione dei prestiti ( da "Unita, L'" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: garantendo la portabilità dei mutui. "È importante che le banche rispettino la legge Bersani che prevede la gratuità della portabilità dei mutui - recita un comunicato dei consumatori - invece i cittadini sono costretti a pagare costi esorbitanti per il trasferimento, la surroga o l'estinzione del mutuo.

Bilancio regionale "fuori dall'emergenza" ( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Curiosità a parte, l'assessore Pittaluga ha spiegato ieri che "il bilancio 2008 segna una importante inversione di tendenza: è finita la fase dell'emergenza dei conti sanitari (che comunque assorbono oltre l'85 per cento delle entrate tributarie) e inizia quella degli investimenti regionali che sono in crescita con 342 milioni di euro"

Gruppi decimati, alla Camera incentivi per 250 esuberi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-17 - pag: 7 autore: LA GIORNATA COSTI DELLA POLITICA Gruppi decimati, alla Camera incentivi per 250 esuberi Rimborsi elettorali: ammessi 8 partiti contro i 18 del 2006, ai due big il 74% dei finanziamenti Gruppi parlamentari decimati, staff in dismissione e precari che perdono il posto di lavoro.

MONTEMARCIANO Oltre un'ora e mezzo di discussione a tratti incandescente e alla fine l'aumento di i ( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: di incremento del gettone di presenza previsto dal Tuel (ma non obbligatorio) nei casi di Comuni con flussi di popolazione stagionale (+5%) e per quelli con la spesa corrente pro-capite superiore alla media regionale (+2%). "Nel primo caso - accusa Bruno Paladini (Fi) - ci è stato risposto che non era possibile perché l'

I nostri ( da "Tirreno, Il" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Ognuno ha un cda in cui siedono consiglieri per il 49% nominati dai Comuni associati, per il 51% eletti dai contribuenti. I consiglieri di nomina percepiscono un gettone per ogni seduta del cda (circa quattro ogni anno); nel caso del consorzio Valdera il gettone è di 80 euro lordi.

"Fisco, i Comuni allentino la presa" ( da "Corriere Adriatico" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: allarme lanciato dalla Uil Marche sulla base dei dati trasmessi dai Comuni al ministero delle Finanze. Un quadro preoccupante e che spinge il sindacato a rivolgere un appello alle amministrazioni per porre un freno a questo costante aumento della pressione fiscale. In tempi di magra con i salari e le pensioni spesso al limite della sopravvivenza,

Satira preventiva ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: di allora. Costituzione Si tratta di alcuni fogli sparsi, malamente rilegati con un elastico, rinvenuti a Roma al termine di una inconcludente riunione politica di antifascisti, divisi su tutto tranne che sul gettone di presenza. Farne la carta fondamentale dello Stato è un arbitrio inaccettabile, quella gente era così fuori dal mondo che la sedicente Costituzione non fa neanche

CI VUOLE PI AUTHORITY ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: tutti assunti con contratto di cinque anni, nei due dipartimenti scientifici e in quelli comunicazione e legale. Poi ci sono circa 700 esperti esterni, che si riuniscono in gruppi scientifici una volta al mese, o consulenti su questioni specifiche: per loro gettone di presenza variabile, viaggio e alloggio.

TOGHE LUCANE/ NUOVI SEQUESTRI E PERQUISIZIONI DEL PM DE ( da "Virgilio Notizie" del 17-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: sempre secondo le accuse, nei lavori per la realizzazione della mega struttura turistica in costruzione, oltre allo sblocco della fase di stallo che si era creata dopo la decisione del Tar Basilicata di annullare la precedente deliberazione nella fase relativa all'erogazione dei finanziamenti pubblici ammessi dal Cipe.


Articoli

Un euro a voto per 5 anni (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere delle Alpi" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

FINANZIAMENTI AI PARTITI Un euro a voto per 5 anni Continuano ad arrivare i soldi delle elezioni 2006 BELLUNO. Chi temeva per le sorti dei partiti scomparsi dal Parlamento, o per quelli che hanno ridotto drasticamente i propri voti, può stare tranquillo. L'ultima legge sul finanziamento pubblico ai partiti risale al 1999, fatta rinnovando le norme precedenti nonostante nel 1993 l'esito di un referendum avesse abolito il finanziamento, che è diventato un "rimborso elettorale". La legge del '99 prevedeva 800 lire a voto, ma prima delle elezioni del 2006 il governo Berlusconi ha pensato fosse necessario adeguare il rimborso al costo della vita e così da 800 lire si è passati a un euro a voto. Il "monte premi" non tiene conto dei votanti, ma degli aventi diritto al voto e corrisponde a 50 milioni di euro per Camera. Ma non basta. Il finanziamento viene dato per ogni anno di legislatura. Quindi, riassumendo, un euro a voto ogni anno per cinque anni. Esattamente cinque. Se la legislatura si interrompe prima della scadenza naturale, infatti, come è avvenuto al governo Prodi, l'erogazione del rimborso viene comunque continuata fino al termine teorico, cioè fino al 2011. Nel frattempo si è votato e quindi si aggiungono i finanziamenti delle elezioni 2008, soldi che arriveranno fino al 2013. C'è un solo limite e cioè possono accedere ai finanziamenti solo i partiti che abbiano raggiunto almeno l'1% nella competizione elettorale. "La legge sul finanziamento pubblico ai partiti fa schifo, ma almeno possiamo tirare avanti", ammette Gino Sperandio, segretario regionale di Rifondazione Comunista. La Sinistra Arcobaleno infatti, come altri del resto, non entra in Parlamento, ma può pensare a riorganizzare le forze della sinistra senza il problema dei fondi. (i.a.).

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Gruppi consiliari, taglio dei costi (sezione: Costi dei politici)

( da "Alto Adige" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Moralizzazione della politica: in Regione è stata approvata una mozione presentata dai Verdi Gruppi consiliari, taglio dei costi Diventa più rigoroso il rendiconto delle singole spese BOLZANO. Con l'approvazione di un ordine del giorno dei Verdi, il consiglio regionale del Trentino-Alto Adige ha introdotto un nuovo e più preciso sistema di rendicontazione delle spese dei gruppi consiliari. Finora bastava una semplice dichiarazione di poche righe del capogruppo mentre d'ora in poi ogni gruppo dovrà presentare alla fine di ogni anno un dettagliato rendiconto, distinto per voci, di come sono stati spesi i soldi del finanziamento. è stata invece respinta un'altra proposta, sempre dei Verdi che prevedeva di ridurre del 30% la quota procapite del finanziamento stesso e che avrebbe comportato un risparmio di 240.000 euro all'anno nei costi della politica. Inoltre la presidenza ha presentato in aula un nuovo disegno di legge che cancella la quota pagata dal consiglio regionale al fondo pensione dei consiglieri sulla quale è in corso il dibattito. I Verdi hanno presentato emendamenti per fare valere la riforma anche per gli attuali consiglieri e vietando cumuli tra la pensione da ex consigliere con altri redditi derivanti da nomine in società a partecipazione pubblica (A22, Mediocredito, Pensplan, aeroporti, Ecocenter e Fiere). La Svp ha proposto invece un emendamento che prevede che chi riceve una pensione da ex politico non riceva anche lo stipendio dalle società solo nel caso sia nominato dalla Regione. "I Verdi - si legge in una nota - si compiacciono di questa conversione della Svp. A prima vista di tratta di una proposta complementare e non aletrnativa a quella dei Verdi e dunque potrebbe essere benissimo votata assieme alla nostra". Il consiglio regionale ha inoltre approvato una mozione unitaria che chiede al governo italiano ed al parlamento europeo la ferma condanna di ogni violazione ai diritti umani: "La globalizzazione non può eludere i valori della democrazia e della non violenza". La mozione unitaria ribadisce la vicinanza e la solidarietà del consiglio al popolo tibetano, ricordando i numerosi canali di comunicazione che nel corso degli ultimi anni sono stati instaurati con i massimi organi rappresentativi tibetani, dal parlamento in esilio di Daharamsala a quello diretto con il Dalai Lama. L'assemblea ha indicato nella speciale autonomia di cui gode la Regione Trentino Alto Adige una via possibile per assicurare al Tibet un reale autogoverno e un futuro di pace.Il consiglio ha inoltre esortato gli atleti regionali che parteciperanno alle prossime Olimpiadi a farsi portatori di un messaggio di libertà al popolo del Tibet.

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Gruppi consiliari, arriva il primo taglio dei costi (sezione: Costi dei politici)

( da "Trentino" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Approvata ieri in Regione una mozione dei Verdi Gruppi consiliari, arriva il primo taglio dei costi BOLZANO. Con l'approvazione di un ordine del giorno dei Verdi, il consiglio regionale del Trentino-Alto Adige ha introdotto un nuovo e più preciso sistema di rendicontazione delle spese dei gruppi consiliari. Finora bastava una semplice dichiarazione di poche righe del capogruppo mentre d'ora in poi ogni gruppo dovrà presentare alla fine di ogni anno un dettagliato rendiconto, distinto per voci, di come sono stati spesi i soldi del finanziamento. è stata invece respinta un'altra proposta, sempre dei Verdi che prevedeva di ridurre del 30% la quota procapite del finanziamento stesso e che avrebbe comportato un risparmio di 240.000 euro all'anno nei costi della politica. Inoltre la presidenza ha presentato in aula un nuovo disegno di legge che cancella la quota pagata dal consiglio regionale al fondo pensione dei consiglieri sulla quale è in corso il dibattito. I Verdi hanno presentato emendamenti per fare valere la riforma anche per gli attuali consiglieri e vietando cumuli tra la pensione da ex consigliere con altri redditi derivanti da nomine in società a partecipazione pubblica (A22, Mediocredito, Pensplan, aeroporti, Ecocenter e Fiere). La Svp ha proposto invece un emendamento che prevede che chi riceve una pensione da ex politico non riceva anche lo stipendio dalle società solo nel caso sia nominato dalla Regione. "I Verdi - si legge in una nota - si compiacciono di questa conversione della Svp. A prima vista di tratta di una proposta complementare e non aletrnativa a quella dei Verdi e dunque potrebbe essere benissimo votata assieme alla nostra". Il consiglio regionale ha inoltre approvato una mozione unitaria che chiede al governo italiano ed al parlamento europeo la ferma condanna di ogni violazione ai diritti umani: "La globalizzazione non può eludere i valori della democrazia e della non violenza". La mozione unitaria ribadisce la vicinanza e la solidarietà del consiglio al popolo tibetano, ricordando i numerosi canali di comunicazione che nel corso degli ultimi anni sono stati instaurati con i massimi organi rappresentativi tibetani.

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Alla barletta ogni voto è costato 57 euro (sezione: Costi dei politici)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

ELEZIONI Oltre quota duemila in provincia Valenti e Brandolin: in città invece è la Bratina seconda dopo l'ex sindaco Alla Barletta ogni voto è costato 57 euro Ha speso in campagna elettorale 20mila euro e ha raccolto solo 347 consensi di Guido Barella Ha mancato quota 2500 per l'inezia di un punto: Gaetano Valenti ha comunque fatto il vuoto dietro a sè nella classifica provinciale delle preferenze, entrando assieme al solo Giorgio Brandolin (Pd, 2162 voti personali) nel club 2000. I NUMERI. Valenti, Brandolin. E poi? E poi in ordine - tra quota 2000 e quota mille - Franco Brussa, Mirio Bolzan, Roberto Marin, Silvia Altran, Giuseppe Nicoli e Majda Bratina. Ma di questi solo Brussa e Marin vanno a Trieste. E dire che a Roberto Antonaz (Arcobaleno) per farcela sono stati sufficienti 705 voti personali e a Federico Razzini (Lega Nord) ancora meno, 577. Questi, i numeri della provincia. In città, Valenti ha fatto il vuoto: 2033 preferenze. Seconda, Majda Bratina, a quota 732 per quello che è un vero successo personale. E poi c'è lei, Paola Rugo, un voto solo in tutta la provincia: comunque, non il suo, visto che è della provincia di Pordenone. DA UN ANNO ALL'ALTRO. Un'occhiata alle Comunali dello scorso anno a Gorizia (quando però, va detto, le liste erano più affollate) ed ecco che Valenti fa segnare un gran bel salto in alto in città: da 623 preferenze alle 2033 di oggi. Volano anche la collega di partito Cristina Barletta (da 23 a 248), Zappalà (Udc, da 183 a 434), i leghisti Morandini (da 15 a 158), Ceretta (da 11 a 124) e Ceccherini (da 5 a 40), il verde Marincic (da 105 a 229) e il pensionato Buonavitacola (da 22 a 73). E la pensionata Graziella Bernardis? Lo scorso anno, alle Comunali appunto, 0 voti. Quest'anno, uno. E lei è udinese. Passo del gambero invece per Gabriella Gabrielli (Arcobaleno): in un anno ha perso a Gorizia 7 preferenze, passando da 40 a 33. Discorso a parte lo meritano Gianni Glessi e Donatella Gironcoli. Entrambi un anno fa si candidarono a sindaco: Glessi raccolse 217 voti mentre oggi da candidato dell'Italia dei Valori si è fermato a 71; la Gironcoli da aspirante sindaco di voti ne valeva ben 798 mentre da candidata dei Cittadini "solo" 165. Comunque, prima nella lista. INVESTIMENTO. Si sa, diventare consigliere regionale è un grande affare. Anche economico: 10.714 euro lordi di "paga base", gettoni di presenza per riunioni d'aula e di commissione, indennità di carica, rimborsi benzina, rimborsi mensa, rimborso spese aggiornamento professionale, tessera autostradale, indennità di fine legislatura e dopo i 60 la pensione. E allora tanto vale spendere qualche euro in pubblicità. Nei giorni scorsi alcuni candidati avevano confidato al Piccolo quale era stato il loro investimento. Tra loro, è stato eletto Valenti, che spiegava di aver investito 20mila euro: come dire che ogni voto preso in provincia gli è "costato" 8 euro. Importante anche la campagna pubblicitaria messa in campo da Cristina Barletta, il cui ufficio stampa si firmava "barlettamediacenter" e che si è inventata il "motorcristina", ovvero il camper personalizzato, e perfino il gadget "sacoloco", una mini borsa termica. Ebbene, anche lei aveva dichiarato di aver investito 20mila euro, ma ha preso in provincia 347 voti, il risultato più basso nel Pdl: insomma, ogni preferenza le è "costata" la bellezza di 57 euro. Al nostro sondaggio avevano risposto anche Glessi (5mila euro complessivi, 108 voti: 46 euro a voto) e Marincic (2mila euro, 456 voti: 4 euro a voto). Decisamente meglio è andata a Razzini: ha sì speso di più, 10mila euro, ma i suoi 577 voti (17 euro l'uno) gli sono stati sufficienti per cambiare ufficio al Palazzo della Regione: da funzionario del gruppo della Lega Nord a consigliere regionale.

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Il boom della lega proietta razzini in regione (sezione: Costi dei politici)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Era dai primi anni Novanta che il partito di Bossi non otteneva un risultato così brillante a Monfalcone "Tra i primi provvedimenti la creazione del corpo di polizia locale regionale con compiti di maggiore attenzione al contrasto della microcriminalità" Il boom della Lega proietta Razzini in Regione Sarà l'unico monfalconese in Consiglio. Il Carroccio ha raddoppiato i voti rispetto al 2003 È la crescita della Lega Nord, anche a Monfalcone, la vera sopresa di questa tornata elettorale. Un Carroccio così forte in città non si vedeva dal 1993, da quanto il movimento si aggiudicò la Provincia e portò in Regione come assessore Gianpiero Fasola. Sono passati 15 anni, Monfalcone è molto diversa, ma lo è anche la Lega Nord, divenuta una forza di governo, come sottolinea Federico Razzini, l'unico monfalconese eletto in Consiglio regionale. "A differenza del Veneto e della Lombardia, dove amministriamo grandi città e province - spiega Razzini, capogruppo del partito in Consiglio comunale, dove per ora rimane -, qui la Lega è arrivata all'inizio degli anni '90, ha subito un riflusso e non si è radicata come forza di governo". Qualcosa, però, è cambiato. "Gli stereotipi che ci sono stati appiccicati da certa sinistra sono crollati - afferma il neoconsigliere regionale - ed è emerso cos'è veramente la Lega Nord. Cioé un movimento fortemente radicato sul territorio, con una grande sensibilità ambientale proprio per questo motivo e attenzione al vivere quotidiano e concreto delle persone. I cittadini hanno potuto rendersi conto che siamo un movimento pragmatico, che punta a fare bene, anche nel campo delle opere pubbliche". Con una linea guida ben precisa in testa, pure questa, a quanto sembra, apprezzata dagli elettori, anche monfalconesi: "Rispetto per tutti, ma a casa nostra comandiamo noi", come ricorda Razzini. Qualcosa vorrà dire se la Lega Nord a Monfalcone ha raddoppiato i voti rispetto le regionali del 2003. Razzini non nasconde che si aspettava un risultato ancora migliore, questo sì spinto da "un voto di protesta per come è amministrata questa città, per i problemi di immigrazione e di tensione abitativa che ci sono". Quello ottenuto "è comunque un punto di partenza importante". "Cresciamo ancora", dice sicuro il consigliere regionale della Lega Nord, che ribadisce di essere ben consapevole della responsabilità di essere l'unico rappresentante espresso da Monfalcone. "Ringrazio chi ha avuto fiducia in me e posso assicurare fin d'ora che presterò il massimo impegno ai problemi della mia gente", afferma Razzini, che ricorda, comunque, come tra le priorità del programma ci siano le questioni legate alla sicurezza. "Intanto sarà creato il corpo della polizia locale regionale - spiega - che avrà compiti di maggiore attenzione al contrasto della microcriminalità. Quanto serve anche a Monfalcone, dove martedì, alle 18, davanti al municipio, abbiamo assistito a un'aggressione per futili motivi da parte di un residente in città ai danni di una persona di passaggio. Siamo intervenuti, ma l'aggressore è riuscito a scappare". C'è però anche l'impegno a portare maggiori finanziamenti sul territorio per le strutture sanitarie, l'edilizia scolastica e l'impiantistica sportiva. "Con la vittoria di Renzo Tondo viene poi stoppato il proposito di Illy di accorpare l'Azienda sanitaria isontina con quella triestina - aggiunge -. Ora ci daremo da fare per ridare dignità alla sanità della provincia, che fin qui ha subito solo tagli senza che ci fossero ricadute positive sui servizi per i cittadini e che gli operatori fossero messi in grado di lavorare". In modo graduale, ma sarà attivato anche il progetto di "grande Bisiacaria", partendo dalla costituzione di un centro forte, costituito dall'unione di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano, per poi arrivare a una città di 50mila abitanti. "Solo così saremo in grado di non farci più schiacciare tra Trieste e Udine - sottolinea Razzini - e di attrarre invece più finanziamenti, a beneficio di tutta la provincia. Non va forzata la mano, ma è ora di attivare un processo che consentirebbe fra l'altro di tagliare in modo consistente i costi della politica". la. bl.

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Spese dei gruppi consiliari,si cambia I Verdi: <È una riforma monca> (sezione: Costi dei politici)

( da "Adige, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

In aula In Regione serviranno rendiconti precisi Spese dei gruppi consiliari,si cambia I Verdi: "È una riforma monca" Con l'approvazione di un ordine del giorno dei Verdi, il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige ha introdotto un nuovo e più preciso sistema di rendicontazione delle spese dei gruppi consigliari. Finora bastava una semplice dichiarazione di poche righe del capogruppo mentre d'ora in avanti ogni gruppo dovrà presentare alla fine di ogni anno un dettagliato rendiconto, distinto per voci, di come sono stati spesi i soldi del finanziamento. È stata invece respinta un'altra proposta, sempre dei Verdi che in una nota se ne rammaricano, che prevedeva di ridurre del 30% la quota procapite del finanziamento stesso e che avrebbe comportato un risparmio di 240.000 euro all'anno nei costi della politica. Inoltre la presidenza ha presentato in aula un nuovo disegno di legge che cancella la quota pagata dal Consiglio regionale al fondo pensione dei consiglieri sulla quale è in corso il dibattito. I Verdi hanno presentato emendamenti per fare valere la riforma anche per gli attuali consiglieri e vietando cumuli tra la pensione de ex consigliere con altri redditi derivanti da nomine in società a partecipazione pubblica. La Svp ha proposto invece un emendamento che prevede che chi riceve una pensione da ex politico non riceva anche lo stipendio dalle società solo nel caso sia nominato dalla Regione. Frattanto ieri il Consiglio regionale si è occupato di Tibet. Il presidente Franz Pahl ha respinto l'invito ad un ricevimento inoltratogli dall'ambasciatore cinese a Roma, motivando tale rifiuto proprio con la politica di repressione cinese in Tibet. In una lettera all'Ambasciatore Sun Yuxi, Pahl ricorda che "il regime comunista ha occupato illegalmente il Tibet dal 1949, istituendo un sanguinoso regime di terrore". "La Cina - afferma - segue una politica di distruzione sistematica di tutti i beni culturali tibetani e di repressione della libera manifestazione religiosa, tortura i prigionieri e spara sui fuggiaschi". E il Consiglio ha approvato all'unanimità una mozione che condanna la repressione cinese in Tibet ed esprime "solidarietà al popolo tibetano e al Dalai Lama". 17/04/2008.

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Ricapitalizzazione: Rossi-Di Ruscio, altro round d'accuse (sezione: Costi dei politici)

( da "Resto del Carlino, Il (Fermo)" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

FERMO PRIMO PIANO pag. 2 Ricapitalizzazione: Rossi-Di Ruscio, altro round d'accuse CASO STEAT "FERMO IMPEDI' L'ACQUISTO DEL DEPOSITO". "NON E' VERO, FU LA PROVINCIA. LO PROVANO I DOCUMENTI" NON ACCENNA a placarsi la polemica attorno alla Steat che vede da una parte il socio di maggioranza, la Provincia di Ascoli Piceno, dall'altra l'Amministrazione comunale fermana. Secondo il presidente della provincia Massimo Rossi, che firma una nota con l'assessore ai trasporti Ubaldo Maroni, si tratta di una polemica politica falsa, strumentale e irresponsabile: "Falsa in quanto il conferimento da parte della Provincia, oltre ad una somma di 480.000 euro, anche di un bene immobile (rerreno agricolo a Monte Cacciù, ndr) il cui valore sarà definitivamente certificato dal perito appositamente nominato dal Tribunale, consentirà alla Steat di poter garantire il ricorso al credito bancario per finanziare investimenti in mezzi e strutture, nell'ambito del suddetto piano industriale che consentirà alla società di ritornare ad una gestione in attivo nell'ambito del triennio. Quanto all'opportunità e all'urgenza di tale conferimento, deciso in questa forma e consistenza anche a seguito del disimpegno del Comune di Fermo, va ricordato che la società è quasi assolutamente priva di beni immobili". Rossi sottolinea anche che il Consiglio di amministrazione della società ha subito un taglio alle indennità considerevole e che i due consiglieri in più percepiscono soltanto il gettone di presenza. "Non si può nemmeno parlare di indebitamento che deriverebbe per il Fermano dal conferimento dell'immobile in questione (ma Di Ruscio si riferiva al mutuo per far ottenre alla Steat il denaro liquido, ndr)". Pronta arriva la risposta del sindaco di Fermo che contesta l'accusa di disimpegno, ricordando che Fermo è l'unico Comune "che compra servizi per circa 100mila euro l'anno, che con l'Amministrazione Di Ruscio sono stati pagati tutti i debiti pregressi, mai pagati da nessun'altra Amministrazione, che è l'unico Comune che si è impegnato per l'aumento di capitale in maniera seria con un'operazione che però richiede tempo". Di Ruscio ribadisce che non boccia il piano industriale ma le modalità di ricapitalizzazione: "Verrà conferito alla Steat un terreno con casa colonica a Monte Cacciù stimabile intorno al valore di 800mila euro per nulla compatibile con l'attività della società di trasporti e sarà contratto un mutuo di 480mila euro con conseguente indebitamento per la provincia di Fermo". Di Ruscio riafferma poi di non contestare l'aumento di capitale sociale, ma le modalità con cui viene messo in atto. "Da parte nostra ci siamo impegnati per il 2008/09 a ricapitalizzare la società con l'acquisizione alle migliori condizioni possibili dell'ex stazione di Santa Lucia, dove ha sede il deposito Steat. Tale acquisizione ci è stata impedita nel 2001 dalla provincia di Ascoli e dalla stessa Steat, mentre oggi si attribuisce falsamente a questa amministrazione la responsabilità della mancata acquisizione presso l'agenzia del Demanio. Sulla vicenda abbiamo documentazione in abbondanza, chi vuole potrà controllare". Image: 20080417/foto/2498.jpg.

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Caro-mutui, tre milioni di famiglie in difficoltà Allarme dei consumatori. L'Abi: nonostante la crisi, stabile l'erogazione dei prestiti (sezione: Costi dei politici)

( da "Unita, L'" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Stai consultando l'edizione del Caro-mutui, tre milioni di famiglie in difficoltà Allarme dei consumatori. L'Abi: nonostante la crisi, stabile l'erogazione dei prestiti / Milano FLUSSI Le incertezze causate dalla crisi dei mutui subprime non hanno intaccato, in questo inizio anno, l'andamento del settore immobiliare in Italia. Secondo i dati contenuti nel rapporto mensile dell'Abi, il flusso dei mutui erogati per l'acquisto di abitazioni nel primo bimestre dell'anno è rimasto sostanzialmente stabile a 6.945 miliardi contro i 7.040 miliardi di un anno fa. Cambia invece radicalmente, a causa delle tensioni sul mercato interbancario, la tipologia dei nuovi mutui erogati con una quota di tasso variabile scesa al 30% nel primo bimestre dal 60% circa dello stesso periodo dell'anno scorso. Secondo l'Abi, "il sistema finanziario italiano sembra mostrare elementi distintivi rispetto ad altre realtà internazionali a motivo di politiche di finanziamento basate su solidi standard creditizi". Il numero di compravendite di immobili in Italia è tuttavia sceso nel 2007, dopo una lunga fase espansiva, del 5% a 800mila unità (da 845mila), mentre le intenzioni di acquisto nei prossimi 2 anni sono scese, sempre nel 2007, a un valore minimo del 2,2% (erano del 3,3% nel 2005). A differenza di quanto sta succedendo in altri paesi, però, il rallentamento del mercato immobiliare non è, come detto, da attribuire a una riduzione dell'offerta di credito. Per quanto riguarda i tassi, quello applicato sui prestiti in euro alle famiglie è sceso in marzo al 5,6% rispetto al 5,65% di febbraio e si è riportato ai livelli del luglio 2007 con uno spread che si mantiene stabile allo 0,80%. Un quadro incoraggiante che tuttavia non convince i consumatori. L'Abi - affermano Adusbef e Federconsumatori - "dovrebbe, prima di tutto, offrire la collaborazione ai cittadini". garantendo la portabilità dei mutui. "È importante che le banche rispettino la legge Bersani che prevede la gratuità della portabilità dei mutui - recita un comunicato dei consumatori - invece i cittadini sono costretti a pagare costi esorbitanti per il trasferimento, la surroga o l'estinzione del mutuo. In Italia sono tre milioni e duecentomila le famiglie che, consigliate dalle banche, hanno contratto un mutuo a tasso variabile ed hanno visto soprattutto aumentare la propria rata di 180 euro negli ultimi due anni. Se le banche avessero collaborato con le famiglie, nel periodo in cui i tassi d'interesse erano ai minimi storici, il consiglio giusto sarebbe stato di indebitarsi a tasso fisso". Sarebbe ora, conclude la nota, "che banche ed assicurazioni collaborassero concretamente con i cittadini, dando loro, informazioni corrette, consigli giusti anche a costo di ridurre i loro miliardari profitti".

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Bilancio regionale "fuori dall'emergenza" (sezione: Costi dei politici)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Pagina XI - Genova Presentato in aula: "I trasporti restano una priorità" Bilancio regionale "Fuori dall'emergenza" Due milioni di euro stanziati per il referendum sull'immigrazione chiesto dal Pdl Due milioni di euro per il referendum che vuole abrogare la legge regionale sull'immigrazione approvata in consiglio pochi mesi fa: c'è anche questo nelle voci del bilancio presentato ieri mattina in consiglio regionale dal presidente Burlando e dall'assessore alle risorse umane e finanziarie, G. B. Pittaluga e che verrà discusso in aula oggi e domani. Il referendum è quello per cui il centrodestra sta raccogliendo le firme e la giunta ha già stanziato i fondi necessari. Curiosità a parte, l'assessore Pittaluga ha spiegato ieri che "il bilancio 2008 segna una importante inversione di tendenza: è finita la fase dell'emergenza dei conti sanitari (che comunque assorbono oltre l'85 per cento delle entrate tributarie) e inizia quella degli investimenti regionali che sono in crescita con 342 milioni di euro". Dunque, più investimenti, meno imposte (niente bollo auto per i veicoli non inquinanti di ultima generazione) e meno costi della politica: la giunta ha deciso nel 2008 di risparmiare sulle consulenze (3 milioni di euro), "che vengono praticamente azzerate" dice Pittaluga, e sulle spese di rappresentanza che scendono del 30 per cento. Sale invece di quattro milioni di euro il capitolo intitolato "Organi istituzionali": la spesa prevista passa dai 9 milioni e mezzo del 2007 ai 13 milioni e mezzo di quest'anno. Sono i costi degli organi istituzionali creati con il nuovo regolamento consiliare (il consiglio dell'economia e del lavoro) o con le nuove leggi come l'agenzia della sanità? No, dice l'assessore, questi nuovi costi sono altrove nel bilancio. L'aumento di 4 milioni è dovuto per la metà, due milioni tondi tondi, al referendum abrogativo della legge sull'immigrazione; 900 mila euro sono destinati alle Province come quota del gettito della imposta per il deposito dei rifiuti nelle discariche e 50 mila euro sono un "rimborso alle emittenti radiofoniche". I tributi portano nelle casse della Regione quasi 3 miliardi e mezzo di euro; le entrate dall'Irap sono di oltre 900 milioni mentre dall'addizionale Irpef arrivano 235 milioni di euro. Come spende i suoi soldi la Regione? Il 58 per cento del builancio va alla spesa sanitaria; i trasporti costano 289 milioni di euro; le politiche sociali 119 milioni; lo sviluppo economico 90 milioni; l'edilizia pubblica 70 milioni; il turismo e la cultura 42 milioni. Nel presentare il bilancio il presidente Burlando ha ripercorso quanto è accaduto negli ultimi anni, ha detto che è già pronto il finanziamento del nodo ferroviario genovese e ha confermato la realizzazione del Terzo Valico come priorità della giunta. Poi ha ricordato le tre grandi direttrici di investimento: cinque grandi nuovi ospedali per 3000 posti letto; l'edilizia residenziale; i progetti infrastrutturali; ambiente, agricoltura e turismo.

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Gruppi decimati, alla Camera incentivi per 250 esuberi (sezione: Costi dei politici)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-04-17 - pag: 7 autore: LA GIORNATA COSTI DELLA POLITICA Gruppi decimati, alla Camera incentivi per 250 esuberi Rimborsi elettorali: ammessi 8 partiti contro i 18 del 2006, ai due big il 74% dei finanziamenti Gruppi parlamentari decimati, staff in dismissione e precari che perdono il posto di lavoro. Sono circa 250 i lavoratori della Camera (ma il problema vale anche per il Senato) che rischiano di ritrovarsi disoccupati dopo la bocciatura alle urne della Sinistra Arcobaleno, la scomparsa dell'Udeur, l'accorpamento della Dc al Pdl. In 40 hanno alle spalle 15-20 anni di "anzianità" come collaboratori dei gruppi della sinistra radicale, gli altri 200 e passa hanno iniziato più recentemente la loro attività a Montecitorio. Ieri l'ufficio di presidenza si è occupato di questi precari. A richiamare l'attenzione su di loro era stato il verde Marco Boato con una lettera al presidente di Montecitorio inviata qualche giorno prima delle elezioni, quando si poteva ipotizzare la diminuzione dei gruppi ma non il dimezzamento uscito dalle urne. In tempi di tagli e sacrifici, nessuno ha osato parlare né di sanatoria, né di stabilizzazione. La proposta è stata quella di incentivare economicamente i nuovi gruppi ad assumere il personale "in esubero". Il presidente di Montecitorio, Fausto Bertinotti – parte in causa in quanto leader dimissionario di un partito falciato dal voto – ha dato incarico ai deputati questori di trovare una soluzione solo dopo avere ottenuto un voto unanime dall'ufficio di presidenza. Intanto saranno solo 8 partiti a spartirsi i 407 milioni di rimborsi elettorali per i prossimi 5 anni di legislatura contro i 18 che nel 2006 si aggiudicarono i finanziamenti (suprando l'1%. Il 74% dei fondi andrà al Pd (140 milioni) e al Pdl (160 milioni). M. Se.

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MONTEMARCIANO Oltre un'ora e mezzo di discussione a tratti incandescente e alla fine l'aumento di i (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Di MARCO CATALANI MONTEMARCIANO Oltre un'ora e mezzo di discussione a tratti incandescente e alla fine l'aumento di indennità per consiglieri e presidente passa nell'assise cittadina di martedì pomeriggio. Le opposizioni hanno chiesto di poter rinunciare all'aumento, prima chiedendo una sospensiva del provvedimento e poi, vista l'inammissibilità dell'istanza, proponendo la rinuncia al 7% di incremento del gettone di presenza previsto dal Tuel (ma non obbligatorio) nei casi di Comuni con flussi di popolazione stagionale (+5%) e per quelli con la spesa corrente pro-capite superiore alla media regionale (+2%). "Nel primo caso - accusa Bruno Paladini (Fi) - ci è stato risposto che non era possibile perché l'aumento è previsto dalla legge, così abbiamo deciso di presentare una mozione per rinunciare almeno al 7%. Si è trattata di una questione di principio per noi, visto il momento di difficoltà di tante famiglie. La maggioranza ha però bocciato la nostra proposta". A presentare la prima proposta era stato l'azzurro Ermanno Stortoni. Gettone zero per i consiglieri, decretata inammissibile dal regolamento. Poi tutti i consiglieri di opposizione si erano unificati sulla posizione di minimo "salariale": gettone privo di aumenti e con ulteriore taglio del 10%. Il tutto bocciato dalla maggioranza. "La nostra voleva essere un'azione simbolica - spiega Maurizio Grilli di Alleanza Nazionale - perché il ruolo di amministratore a volte è quello di dare segnali alla gente. Nessuno ha mai parlato di atto illegittimo ma di opportunità politica. Avrebbero fatto più bella figura nel dire quanto spettava loro per legge ma congelando l'aumento". Da dove nasce la diatriba? Con il superamento dei 10mila abitanti, Montemarciano passa nel secondo scaglione di Comuni del Tuel: una promozione che comporta, tra l'altro, anche l'aumento del numero di consiglieri comunali: 20 dalle prossime Comunali 2009 anziché i 16 attuali, compresivi di assessori e presidente del consiglio. Il sindaco Gerardo Cingolani passa dagli attuali 2635,47 a 2984,10 euro lordi al mese. Aumenti anche per vicesindaco e assessori: Emanuele Paladini passa da 1317,74 a 1641,26, Liana Serrani e Marco De Francesco da 1185,96 a 1342,85 mentre Fabiola Caprari, Andrea Sbaffo e Luigi Como da 592,98 a 671,43. Di qui gli aumenti anche per consiglieri e presidente: il gettone va da 22,21 euro a 23,71. Per il presidente del Consiglio comunale Bernardo Becci, il Tuel prevede un compenso pari al 10% di quello sindaco, ovvero poco meno di 300 euro mensile. Tutti importi lordi, naturalmente. Dai banchi della maggioranza invece raffiche di accuse alla minoranza che parlano di "colpo basso" e di "entrata a gamba tesa" da parte dell'opposizione stessa.

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I nostri (sezione: Costi dei politici)

( da "Tirreno, Il" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Pontedera I NOSTRI La super burocrazia Otto consorzi in provincia Una provincia, otto consorzi di bonifica, di cui tre (Comunità Montana, Val di Cornia, consorzo Valdera) insistono sulla Valdicecina. Gli altri cinque consorzi presenti sul territorio provinciale sono quelli di Bientina, del Padule di Fucecchio, Versilia Massaciuccoli, Fiumi e Fossi, Colline Livornesi. Ognuno ha un cda in cui siedono consiglieri per il 49% nominati dai Comuni associati, per il 51% eletti dai contribuenti. I consiglieri di nomina percepiscono un gettone per ogni seduta del cda (circa quattro ogni anno); nel caso del consorzio Valdera il gettone è di 80 euro lordi.

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"Fisco, i Comuni allentino la presa" (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere Adriatico" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Su 51 amministrazioni che hanno deliberato la nuova aliquota16 hanno confermato o stabilito l'applicazione dello 0,8 per cento Fioretti (Uil): "Devono introdurre la progressività del prelievo per tutelare le fasce deboli" "Fisco, i Comuni allentino la presa" Uno su tre aumenta l'Irpef. La maglia nera va a Colbordolo ANCONA - Troppe tasse. Nel 2008 un comune marchigiano su tre ha aumentato l'aliquota dell'addizionale Irpef. Tra questi spicca Colbordolo, in provincia di Pesaro, dove si è passati da 0,45 a 0,8 per mille, l'incremento maggiore rispetto ad altre realtà. Ma ci sono anche i virtuosi come Genga, in provincia di Ancona, e Belforte del Chienti che hanno confermato l'aliquota dello 0,2 per mille, la più bassa applicata in tutta la regione. A conti fatti, però, questi sono casi più unici che rari visto che la maggior parte delle amministrazioni è ricorsa senza batter ciglio sulla leva fiscale. E' l'allarme lanciato dalla Uil Marche sulla base dei dati trasmessi dai Comuni al ministero delle Finanze. Un quadro preoccupante e che spinge il sindacato a rivolgere un appello alle amministrazioni per porre un freno a questo costante aumento della pressione fiscale. In tempi di magra con i salari e le pensioni spesso al limite della sopravvivenza, la questione non è da poco, soprattutto se nel mezzo finiscono famiglie già in difficoltà. L'alternativa? Il segretario generale Graziano Fioretti ha la ricetta in tasca, un rimedio che strizza l'occhio a quella piattaforma sindacale che i Confederali hanno presentato da tempo e sulla quale si sono spesi anche in campagna elettorale con le varie forze politiche. "I Comuni devono tagliare le spese superflue e introdurre la progressività del prelievo per tutelare le fasce deboli", stigmatizza Fioretti. Insomma, sforbiciare anzichè aumentare tasse e balzelli. Sfogliando le cifre del ministero delle Finanze, si scopre però che alcune amministrazioni brillano di luce propria, come Genga e Belforte del Chienti appunto, mentre su un totale di 51 Comuni che hanno finora deliberato la nuova aliquota, 16 hanno confermato o stabilito l'applicazione della massima dello 0,8%. Tra questi si possono citare i casi di Ancona che ha portato l'aliquota dallo 0,7% allo 0,8%, Ascoli Piceno che ha confermato l'aliquota massima del 2007. A questi si aggiungano anche San Benedetto del Tronto che ha innalzato l'aliquota dello 0,3 per mille (lo scorso anno era dello 0,5%). "Critichiamo questa tendenza da parte dei comuni ad aumentare la pressione fiscale sui cittadini - incalza il segretario regionale della Uil - è chiaro che queste amministrazioni hanno bisogno di risorse finanziarie ma sappiamo che in molti casi nei bilanci si può intervenire attraverso tagli o riqualificazione delle spese agendo ad esempio sull'eliminazione delle uscite superflue, a partire dai cosiddetti costi della politica rappresentati dagli apparati burocratici di società partecipate". Attualmente, secondo Fioretti, "nessun meccanismo consente di tutelare le fasce deboli della popolazione e perciò occorre definire e introdurre un sistema di progressività e di esenzione legato al reddito anche per l'addizionale comunale così come accade per l'aliquota Irpef nazionale e, grazie all'intervento del sindacato marchigiano, anche per l'addizionale regionale". FEDERICA BURONI,.

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Satira preventiva (sezione: Costi dei politici)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

OPINIONI SATIRA PREVENTIVA lo stalliere e altre fiabe di michele serra Che lo stalliere Mangano sia stato un eroe, e non un pregiudicato mafioso come fin qui affermato dalla propaganda comunista, era già noto da tempo, ben prima che Marcello Dell'Utri ce lo ricordasse così autorevolmente. Per concimare la bordura di petunie, nella villa di Arcore, percorrendo ginocchioni cinque chilometri di vialetti di ghiaia, ci voleva infatti una tempra eroica. Uguale attitudine al sacrificio fu necessaria a Mangano per accompagnare a scuola ogni mattina i figli di Berlusconi, che lo costringevano a cantare tutte le canzoni di Cristina D'Avena e i jingle pubblicitari di Mediaset. Alcuni dei quali, secondo gli studiosi di otometria, possono far sanguinare le orecchie dopo pochi secondi. Ma molti altri luoghi comuni imposti dalla sinistra stanno per essere definitivamente smascherati. Vediamo i principali. Mafia La Mafia è un fenomeno di costume. Il suo stesso, diffuso radicamento popolare in vaste zone della nostra bella Italia, smentisce l'assurda ipotesi che si tratti di un'organizzazione segreta. Le intemperanze occasionali di alcuni suoi membri, lungi dall'avere quel significato eversivo loro attribuito dai pubblici ministeri comunisti, sono solo eccessi di zelo correzionale per ricondurre alla ragione quei membri della comunità che vogliono negare la Famiglia Tradizionale, l'autorità del padre e le profonde radici cristiane del nostro meridione. Le pile di santini ritrovate, insieme alle provole e a innocue collezioni di armi da fuoco, nei rifugi dei padrini, sono la testimonianza della retta attitudine e della formazione religiosa di questi italiani perseguitati dal pregiudizio laicista. Non ultima prova a discarico della cosiddetta Mafia è l'attaccamento al lavoro e ai superiori di tutti i suoi impiegati. Lo conferma il bassissimo numero di iscritti al sindacato: la Cgil-Killer conta un solo iscritto, per giunta deceduto pochi istanti dopo il suo tesseramento. Resistenza Nei felici anni Quaranta, con il pretestuoso alibi dell'occupazione nazista e della Seconda guerra mondiale in corso, alcune bande di sfaccendati abbandonarono senza permesso il posto di lavoro e risalirono le montagne, nel tentativo di rubare le casse di viveri paracadutate dagli anglo-americani per le loro truppe. I novantamila caduti partigiani sono tutti periti nel corso delle sanguinose risse per accaparrarsi cioccolata e sigarette. Il cosiddetto 25 aprile, spacciato dai comunisti come Festa della Liberazione, fu in realtà un giorno come tanti altri: fucilazioni, bombardamenti, deportazioni di ebrei, canzoni di Rabagliati alla radio, donne che stendevano i panni sulle terrazze dopo avere rammendato in gruppo i buchi della mitraglia, insomma la serena routine dell'Italia popolare. Quell'Italia semplice e schietta i cui sentimenti già allora erano sconosciuti alla sinistra, chiusa nei salotti snob a diffamare il Cavaliere, quello di allora. Costituzione Si tratta di alcuni fogli sparsi, malamente rilegati con un elastico, rinvenuti a Roma al termine di una inconcludente riunione politica di antifascisti, divisi su tutto tranne che sul gettone di presenza. Farne la carta fondamentale dello Stato è un arbitrio inaccettabile, quella gente era così fuori dal mondo che la sedicente Costituzione non fa neanche menzione delle tre 'I': Inglese, Internet e Imponibile zero. Lo sanno tutti che la vera Costituzione venne dettata dalla Vergine Maria a una contadinella, emana un intenso profumo di rose e consta di un solo articolo, che incarica il papa di formare un governo di salvezza nazionale. Repubblica è del tutto inaccettabile che il nostro sistema politico possa chiamarsi come il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Forse che in Francia vige un sistema chiamato 'Le Monde', o la regina d'Inghilterra regna su uno Stato chiamato 'Economist'? L'assurdità di questa situazione è evidente. La Repubblica italiana ha urgente bisogno di cambiare nome mediante concorso pubblico, e televoto finale. Per scongiurare i soliti brogli, il voto popolare sarà affiancato da una giuria di qualità formata da un manager, un pubblicitario, un vescovo e una donna di Forza Italia che cucina per loro.

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CI VUOLE PI AUTHORITY (sezione: Costi dei politici)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Attualità ORGANISMI DI CONTROLLO / IL FLOP DELL'EFSA CI VUOLE PI AUTHORITY di Francesca Schianchi A più di cinque anni dalla sua nascita, piovono le critiche sull'ente alimentare europeo di Parma: troppe spese, nessuna ricerca indipendente, grande attenzione alle aziende Poca trasparenza. Troppa vicinanza alle grandi aziende. Lo hanno gridato nell'ottobre scorso, sotto la sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, centinaia di persone arrivate a Parma da tutta Italia. Aderenti alle oltre 30 associazioni riunite sotto il nome di Italia-Europa liberi da ogm, armati di bandiere della Coldiretti e di Legambiente, cartelli con scritto 'Più scienza e meno burocrazia', hanno accusato l'Autorità (in acronimo Efsa) di sottovalutare i rischi degli ogm, di non fare studi indipendenti, di limitarsi a dare pareri a partire dagli studi presentati dalle aziende. La giustificazione dell'organismo comunitario è sempre la stessa: la procedura è questa, non dipende da noi. è il 13 dicembre 2003 e gongola l'allora sindaco di Parma Elvio Ubaldi: "Dopo due secoli, siamo di nuovo una capitale". L'Efsa, nata nel gennaio 2002, è assegnata alla città emiliana. Si parla di oltre un miliardo di euro di investimenti: quasi 450 milioni per infrastrutture, 400 per opere di riqualificazione urbana, 20 per l'aeroporto. Sembra la rinascita della città dopo lo choc-Parmalat: finanziamenti in arrivo, un affaccio sull'Europa, l'orgoglio di avere in casa un'Authority di primo piano. Passati quattro anni e mezzo, l'entusiasmo sembra svanito. Il tanto atteso volo Parma-Bruxelles viene pomposamente inaugurato e dopo nemmeno tre mesi sospeso ("I passeggeri non c'erano", è la laconica spiegazione della compagnia aerea); le riunioni del gotha, consiglio di amministrazione e gruppi scientifici, si svolgono sempre più spesso altrove e, soprattutto, i dubbi sull'effettivo ruolo del l'Efsa come sentinella della sicurezza alimentare. I guardiani della nostra salute: così è stata presentata l'Autorità alla creazione. "Una fonte indipendente di consulenza e di comunicazione", si descrive l'Efsa, per "migliorare la sicurezza alimentare nella Ue, garantire un livello elevato di tutela dei consumatori e riconquistarne e mantenerne la fiducia". Una fonte che richiede manodopera: a Parma, tra la sede di rappresentanza nello storico Palazzo Ducale e quella operativa vicino alla stazione (ma dovrebbe cominciare, con un certo ritardo, la costruzione della nuova casa: 11 piani, 18 mila metri di verde, 40 milioni di costo previsto), lavorano 325 dipendenti, tutti assunti con contratto di cinque anni, nei due dipartimenti scientifici e in quelli comunicazione e legale. Poi ci sono circa 700 esperti esterni, che si riuniscono in gruppi scientifici una volta al mese, o consulenti su questioni specifiche: per loro gettone di presenza variabile, viaggio e alloggio. Fatto sta che nel budget del 2008 (la bellezza di 65,9 milioni stanziati dall'Unione europea) la voce che pesa di più è quella per il personale: 34,1 milioni, oltre 19 solo di 'stipendi di base'. Più 8,7 destinati a mantenere le sfarzose sedi e 23,1 impiegati in spese operative. Una valanga di soldi, assegnata perché l'Efsa possa produrre consulenza specialistica e pareri scientifici: fino alla fine del 2007 ha pubblicato 600 opinioni ed elaborato 1.600 richieste di autorizzazione. Su questioni generali, come il morbo della mucca pazza o l'influenza aviaria o, per oltre il 50 per cento delle risorse, su richieste di autorizzazione specifiche, avanzate dalle aziende per poter introdurre una determinata sostanza nell'Unione. Quando i risultati dell'Autorità arrivano alla Commissione europea, la politica valuta se tenerne in considerazione le conclusioni: l'Efsa non scrive leggi, non prende decisioni. E non esegue esami in proprio: non ha laboratori, tutto il lavoro è fatto sui dati già esistenti, nel caso di sostanze da autorizzare, sulle analisi fornite dalle aziende stesse. Molte riunioni e nessun microscopio per verificare in prima persona: resta da capire se, a sei anni dalla sua istituzione, tra mozzarelle a rischio diossina e vino adulterato, sia stata realmente "riconquistata e mantenuta" la fiducia dei cittadini. "Dovevano essere i guardiani della sicurezza alimentare: la sensazione è che non lo siano per niente": è lapidario Francesco Ferrante, senatore del Partito democratico ed ex direttore generale di Legambiente. "Sono molto critico sull'Efsa: non ricordo una loro ricerca, un intervento, un vagito che non sia per dare ragione alle multinazionali a proposito di ogm o carni clonate. Avere qui l'Efsa doveva significare un rafforzamento dell'eccellenza alimentare: invece, ahimè, tra mozzarelle e vini vediamo come siamo messi... è un'occasione persa, colpevolmente sottovalutata dalla politica", insiste Ferrante. Una posizione dura, la sua, e non isolata. L'Autorità è al centro di polemiche soprattutto per il suo lavoro sugli ogm, gli organismi geneticamente modificati. "Contestiamo il fatto che l'Efsa formuli i pareri sui dati forniti dalle aziende e non promuova studi indipendenti", sintetizza Matteo Lener, biologo molecolare alla Fondazione dei diritti genetici, che fa parte della coalizione Liberi da ogm (autrice di un dossier al vetriolo: 'Ogm: tutta la verità sull'Efsa'). "Noi facciamo le loro stesse verifiche", aggiunge, "ma senza poter disporre della documentazione completa, perché in parte è vincolata al segreto industriale". Per la sua propensione a mantenere dati riservati l'Autorità viene dunque accusata di scarsa trasparenza. E non solo: "Perché non fa pagare alle industrie che richiedono le sue prestazioni il lavoro dei suoi esperti, anziché usare soldi pubblici?", si chiede Lener. Il nutrizionista Giorgio Calabrese è l'unico italiano a sedere nel cda dell'organismo. "Non è vero, siamo tutti indipendenti: nessuno di noi è consulente di qualche azienda e svolgiamo il lavoro con onestà intellettuale", risponde alle critiche: "Non è colpa nostra se studiamo i dati forniti dalle aziende: non è nella nostra mission commissionare analisi esterne. Certo che dovremmo avere laboratori sparsi in Europa, ma l'Unione è ancora giovane...". E aggiunge Calabrese: "Il problema è che dovremmo poterci rendere indipendenti dalla Commissione europea e avere potere di veto, come la Food and drug administration americana". Tra Efsa e detrattori un dialogo c'è stato: il giorno della manifestazione, la direttrice Catherine Geslain-Lanéelle volle incontrarli. E oggi replica punto per punto: "Usiamo i risultati che ci forniscono le aziende, ma anche le conoscenze dei nostri esperti, la letteratura scientifica e dati non pubblicati raccolti in via confidenziale. Verifichiamo che le industrie abbiano seguito la metodologia internazionale, e in oltre il 50 per cento dei casi chiediamo loro materiale supplementare", assicura. La prassi è la stessa che per i medicinali: anche lì sono le case farmaceutiche a fornire le analisi agli organismi preposti. "Perché le elaborano loro? Perché è l'industria che va ad approfittare di un mercato a dover sopportare i costi: un esame tossicologico può costare due, tre milioni di euro. Si può discutere se sia giusto o no, ma è così. In un paio di occasioni abbiamo chiesto studi complementari, ma è raro perché non abbiamo un budget per la ricerca". Per regolamento, comunque, l'Efsa non può chiedere alle industrie di pagare anche il lavoro da lei fatto: il rischio di scarsa indipendenza sarebbe troppo alto. Resta il nodo cruciale: se i consumatori si sentano protetti dall'Autorità. Forse ci si sarebbe aspettati una parola sugli scandali recenti. "Sulle mozzarelle non dobbiamo aggiungere niente: abbiamo già detto che le diossine sono tossiche, a partire dal nostro parere è stato fissato un massimo di presenza possibile. Dal punto di vista scientifico è tutto chiaro: ora è un problema degli Stati applicare la legislazione", spiega la direttrice:. "Quanto al vino adulterato, è una questione di frode, mentre sulla Bse, il morbo della mucca pazza, continuiamo a lavorare". Già, perché per formulare un parere ci vogliono mesi. O anche più: come nel caso delle carni clonate. A Parma hanno iniziato a studiare il dossier l'anno scorso e hanno già pubblicato un controverso progetto di parere. Il verdetto finale arriverà a luglio: e le polemiche sono già cominciate. n.

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TOGHE LUCANE/ NUOVI SEQUESTRI E PERQUISIZIONI DEL PM DE (sezione: Costi dei politici)

( da "Virgilio Notizie" del 17-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

MAGISTRIS Nel mirino, giudici, imprenditori e politici postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Potenza, 17 apr. (Apcom) - Si allarga l'inchiesta "Toghe Lucane" che ormai ha squassato il mondo politico-imprendittoriale della Basilicata. Il PM Luigi De Magistris, già sotto processo a Roma anche per questa inchiesta, ha notificato questa mattina nuovi atti di perquisizioni e sequestri. Le accuse formulate dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Catanzaro, Luigi De Magistris, sono basate anche sulle dichiarazioni di un testimone di giustizia detenuto in carcere con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso. Secondo quanto scritto nelle pagine del provvedimento, l'uomo avrebbe ricostruito al magistrato che conduce l'inchiesta sul presunto comitato di affari che agirebbe in Basilicata, alcuni particolari relativi alle società e ai personaggi interessati dalle indagini, tra i quali anche alcuni magistrati. Nelle dichiarazioni del detenuto, sarebbero ricostruite anche alcune vicende che ruotano intorno alla società Marinagli, al villaggio sequestrato a Policoro, in provincia di Matera, e ad alcune società con interesse economico nel settore della pesca. Il provvedimento di perquisizione e sequestro riguarda personaggi di spicco della politica e delle istituzioni della Basilicata, ma anche dirigenti di importanti uffici statali. Nell'inchiesta, come si legge nel provvedimento, figurano anche i magistrati Giuseppe Chieco, Felicia Angelica Genovese a Paola Morelli; il sindaco di Policoro (Matera), Nicolino Lopatriello; il presidente del Consiglio comunale di Policoro, Nicola Montesano; il dirigente del Comune di Policoro, Felice Viceconte; l'ex colonnello dei carabinieri, Pietro Gentili; gli imprenditori Vincenzo Vitale e Marco Vitale; i dirigenti delle agenzie del demanio e dell'autorità di bacino Giuseppe Pepe, Elisabetta Spitz e Michele Vita. Il provvedimento notificato oggi, è composto da oltre 420 pagine, ruota intorno alla realizzazione del villaggio "Centro turistico ecologico integrato Marinagri" di Policoro e a cospicui finanziamenti attraverso fondi Cipe. A completare il quadro di accuse che coinvolge il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, nell'ambito dell'inchiesta "Toghe lucane", che oggi ha portato i militari della Guardia di finanza a notificare un provvedimento con perquisizioni e sequestri, ci sono anche alcune intercettazioni. Nel corso dell'attivita' investigativa, per la quale il sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Catanzaro, Luigi De Magistris, contesta al presidente della Regione i reati di truffa e abuso di ufficio, sarebbero emersi collegamenti diretti tra De Filippo e la società "Marinagri", attraverso Vincenzo e Marco Vitale, padre e figlio. Sarebbero questi ultimi due, secondo l'accusa, gli interessati principali alle opere e ai finanziamenti in parte erogati. Nel corso di una delle intercettazioni, in particolare, emergerebbe la disponibilità di De Filippo a intervenire su alcuni funzionari regionali della sovrintendenza che, per quanto trapela da fonti investigative, avevano creato problemi per la realizzazione di alcuni lavori. De Filippo avrebbe, quindi, chiesto ai Vitale di inviare un fax con le richieste che avrebbe dovuto avanzare ai funzionari. Per quanto riguarda gli atti deliberativi della Regione che avrebbero favorito la "Marinagri", vengono contestati i contenuti del Dpgr 19/2005, con la quale si sarebbe permesso alla società di procedere, sempre secondo le accuse, nei lavori per la realizzazione della mega struttura turistica in costruzione, oltre allo sblocco della fase di stallo che si era creata dopo la decisione del Tar Basilicata di annullare la precedente deliberazione nella fase relativa all'erogazione dei finanziamenti pubblici ammessi dal Cipe.

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