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De
mita sfida gli ex alleati - conchita sannino
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Intanto il
coordinatore regionale di Fi Nicola Cosentino è al lavoro per l'allestimento di
un call-center elettorale e per l'arruolamento dei "difensori del
voto", l'esercito di controllori voluti da Berlusconi. Cosentino sta
valutando l'ipotesi di un gettone di 50 euro per ciascun "difensore",
una proposta che già provoca discussioni.
Consigli
comunali deserti, la spiegazione c'è - fabio casmirro
( da "Centro,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: Poco importa se l'assemblea produce deliberazioni, provvedimenti
di pubblica utilità: il gettone viene incassato dal consigliere a prescindere,
anche se si discute di aria fritta. Il gettone viene pagato persino se la seduta risulta
deserta per mancanza del numero legale: chi risponde all'appello ha infatti diritto a riscuotere.
La
mia protesta elettorale ( da "Centro, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Stella e
G.A.Rizzo, "La Malagiustizia" di D. Giacalone il
quale, a pagina 55, afferma che a volte l'ingiustizia è così pesante che
"provoca l'annullamento della persona, e fa scattare il desiderio
dell'auto eliminazione, del suicidio", "La corruzione in Italia"
di P.
La
sfida sull'orlo della recessione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
Partito
democratico contro "il vecchio centro-sinistra", quello delle
politiche fiscali di Visco e dei "vertici di maggioranza che andavano da
Pecoraro a Mastella che non vedrete più". Al di là di questa differenza,cioè dell'operazione politica di "rottura con i
massimalisti" di Veltroni, la filosofia di fondo dei due non è abissale.
QUALE
è il momento giusto per fare le riforme? Ecco una questione in sé un po' in
( da "Messaggero,
Il (Metropolitana)" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
risorse nel
finanziamento improprio della disoccupazione e dei costi della politica, che è
necessario disporre di un sistema di istruzione dalla scuola all'Università che
promuova la formazione delle eccellenze, che non possiamo fare a meno di una
robusta politica di investimenti pubblici produttivi, di una amministrazione
all'altezza e senza isole più o meno vaste di inefficienza,
Se
si ricorda che c'è bisogno di avere una Sanità che curi davvero i malati e
( da "Messaggero,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
risorse nel
finanziamento improprio della disoccupazione e dei costi della politica, che è
necessario disporre di un sistema di istruzione dalla scuola all'Università che
promuova la formazione delle eccellenze, che non possiamo fare a meno di una
robusta politica di investimenti pubblici produttivi, di una amministrazione
all'altezza e senza isole più o meno vaste di inefficienza,
La
politica non paga. Almeno a Cassina
( da "Gazzetta
della Martesana, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
che contiene
le norme per la determinazione della misura dell'indennità di funzione e dei
gettoni di presenza per gli amministratori locali, a norma dell'articolo 23
della legge 3 agosto 1999, numero 265. E ormai prassi comune che tutte le
Amministrazioni locali, in un'ottica di trasparenza, stabiliscano di rendere
note le indennità percepite dal sindaco e dalla sua Giunta.
Lavoro:
le professioni del mare attirano i giovani
( da "Denaro,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract:
con idoneità
fisica alla mansione, diploma di scuola media superiore e buona conoscenza
della lingua inglese e di una ulteriore lingua
straniera. Per tutti i corsi la frequenza sarà obbligatoria e gratuita, con un
gettone di presenza di euro 2,50 ad ora. Bandi I bandi e la modulistica da
utilizzare saranno pubblicati sui siti www.
( da "Repubblica, La" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Pagina V - Napoli De
Mita sfida gli ex alleati E il Pdl recluta i "difensori del voto" con
50 euro Alle 17.30 Landolfi ad Avellino, alle 18 Follini a Salerno L'ex
assessore regionale Di Lello attacca Bassolino sui rifiuti Alle
( da "Centro, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Teramo Consigli
comunali deserti, la spiegazione c'è Riunioni a raffica nonostante i limiti di
legge. Ogni seduta costa 3700 euro FABIO CASMIRRO CHIETI. Novantatrè euro per
quaranta consiglieri equivalgono a circa 3700 euro per ogni seduta
dell'assemblea civica. Tanto costa ai contribuenti teatini una sola riunione
del consiglio comunale. Poco importa se l'assemblea produce
deliberazioni, provvedimenti di pubblica utilità: il gettone viene incassato
dal consigliere a prescindere, anche se si discute di aria fritta. Il gettone
viene pagato persino se la seduta risulta deserta per mancanza del numero legale:
chi risponde all'appello ha infatti diritto a
riscuotere. Poche cifre bastano a spiegare perché vengono convocati
numerosi consigli comunali che spesso si concludono in un nulla di fatto. La
legge finanziaria ha introdotto quest'anno alcune importanti novità per cercare
di mettere un freno ai costi della politica. Ad esempio, è stata eliminata
l'indennità forfettizzata. Fino all'anno scorso, un consigliere poteva decidere
se essere pagato a gettone, quindi per ogni partecipazione a riunioni di
consiglio, commissioni, riunioni di capigruppo (a Chieti sono 16 i capigruppo).
O se invece percepire una somma forfettizzata mensile. Quest'ultima possibilità
è stata esclusa ma, almeno a Chieti, la novità produce un numero crescente di
convocazioni su argomenti irrilevanti. Altre indicazioni della Finanziaria
devono essere recepite dal regolamento comunale: non è possibile convocare
consigli soltanto su interrogazioni e ordini del giorno, perché le assemblee
civiche sono organismi deliberativi, non un luogo dove si fa salotto. E se le
assemblee non deliberano nulla, i consiglieri perdono il diritto a riscuotere
il gettone. Il rilievo vale per ciascun organismo comunale, commissioni
comprese. La Finanziaria ha inoltre stabilito una norma che subordina la
corresponsione dei gettoni alla effettiva
partecipazione dei consiglieri, per tutta la durata di una seduta di lavoro.
Spesso, accade invece che bastano quindici minuti di presenza per portare a casa 93 euro. Questo spiega il
continuo viavai di consiglieri durante le pubbliche assemblee. Per cambiare il
regolamento, e adattarlo ai nuovi principi della legge finanziaria, occorre
naturalmente trovare un accordo politico. Ma siccome l'intesa non c'è neppure
nella stessa maggioranza, la conclusione è molto semplice: la modifica del
regolamento non si fa. Altri numeri utili. La Finanziaria riduce da
( da "Centro, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Di Enrico Gambacorta
* La mia protesta elettorale Eccoci a nuove elezioni. Nuove campagne
elettorali. Campagne che, ovviamente, ricordano ben poco le campagne di Cesare
o quelle napoleoniche. Le campagne politiche servono per conquistare chi e per
che cosa? Campagne per captare, ancora una volta, voti e di chi? E per chi? Si
dice, in questa campagna elettorale, che il voto è utile. Sarà pure vero ma
bisognerebbe sapere per chi è utile. Le frasi non vanno dette a metà. In ogni
modo, io non penso di andare a votare. Poiché faccio riferimento a come é stato
gestito il Paese e, di conseguenza, alla situazione creatasi. Ho sempre creduto
che un partito, un politico è quello che ha fatto, il resto è costituito da
proiezioni future, da promesse che, purtroppo, come le chiacchiere, hanno un
potere taumaturgico. Non so spiegarmelo ma io sono sempre stato allergico alle
promesse (come alle chiacchiere), a quelli che parlano coniugando i verbi
sempre al futuro: faremo, abbasseremo le tasse, aumenteremo le pensioni, ecc.
Da qualche lustro ad oggi sulla scena politica si sono avvicendati tutti i
partiti (e con gli stessi politici), associati con la destra o con la sinistra.
Pertanto, è fondato analizzare quello che hanno fatto finora anche perchè si
tratta degli stessi politici tuttora in gara per la rielezione. Osservando quanto
è stato detto e scritto circa l'attuale situazione italiana (senza che alcuno
abbia obiettato qualcosa) è da concludere che essa è penosa e tragica. Lo hanno
detto tutti. Ricordo "l'Italia Sprecona" di R. Costa, "La
Casta", scritta e documentata da S.Stella e G.A.Rizzo, "La Malagiustizia" di D. Giacalone il
quale, a pagina 55, afferma che a volte l'ingiustizia è così pesante che
"provoca l'annullamento della persona, e fa scattare il desiderio
dell'auto eliminazione, del suicidio", "La corruzione in Italia"
di P. Davigo e G. Mannozzi e così via. Ultimamente, a Pescara uno degli
autori de "La Casta" ha ribadito che se oggi, a distanza di tempo,
dovesse riscrivere il libro scriverebbe le stesse cose poiché nulla, proprio
nulla, è cambiato. L'Italia è alla deriva, tra le sceneggiate in parlamento e
la spazzatura del napoletano. Mai come oggi. Ciò premesso e "rebus sic
stantibus", non mi sento di andare a votare per non avallare l'operato
degli attuali candidati che finora hanno gestito il Paese riducendola in queste
condizioni. Votando non solo avallerei il loro operato ma li inciterei anche a
continuare sulla stessa strada. Eppure, tanta gente va a votare. Certamente.
Chi ha un appannaggio di 600.000 (seicentomila) euro l'anno è logico che vada a
votare. Chi ha una pensione di 1.000 (mille) euro al giorno é logico che vada a
votare. Chi, oltre a percepire uno stipendio come sindaco di un paesino,
percepisce un altro stipendio come insegnante elementare e, inoltre, un
appannaggio come presidente di una delle oltre trecento comunità montane é
logico che vada a votare. Per loro questo è il paese del bengodi. Chi è stato
"graziato" o crede di essere stato "graziato" per aver
ottenuto uno stipendio di mille euro al mese (anche se non si rende conto che
circa la metà viene risucchiato dal fisco, direttamente o indirettamente), chi
spera o crede di avere, in futuro, un vantaggio dall'eletto é logico che vada a
votare. Tutti questi é logico che, insieme ai loro
cari: figli, nipoti, pronipoti, congiunti ed amici, vadino a votare. Infine,
chi crede che i futuri amministratori: aumenteranno le pensioni ed i salari
minimi, faranno sì che i poveri invece di aumentare diminuiscano, faranno in
modo che il pane ed il latte non continuino ad aumentare (dal 2000 ad oggi il potere
d'acquisto è diminuito del 35%), faranno in modo che i cittadini si ammalino
meno negli ospedali, è opportuno che si rechi alle urne. Io li rispetto (purché
rispettino la mia posizione) ma non posso garantire loro niente. In quanto a me
che faccio riferimento al passato, come già detto, cito uno dei tanti
deplorevoli casi che accadono nelle varie branche della pubblica
amministrazione. Sono a piena conoscenza di una sentenza che, firmata e datata
26 gennaio 2007, è stata depositata in Cancelleria il 7 novembre 2007, dopo
oltre 9 (nove) mesi. Un avvocato mi ha detto che ciò è normale. Certo questo è
la norma, poiché ci sono anche casi in cui una sentenza è stata depositata dopo
nove anni. Molti ci ridono o sorridono, tanto non succede a loro, penseranno. A
me ciò causa un'amara indignazione. Quando qualcuno mi farà vedere che le
sentenze sono state depositate in Cancelleria nel giro di due giorni (salvo lo
sciopero dei trasportatori!) dalla firma e dalla data del giudice e che altri
casi simili, anche se non uguali a questo, sono stati gestiti allo stesso modo
(gestione che non solo non costa niente, ma rende e giova alla Pubblica
Amministrazione ed agli interessati), é chiedere molto? Solo allora mi recherò
alle urne. Diversamente, per il bene dei diseredati e del Paese, in genere,
eviterò di avallare e/o incitare una simile gestione della cosa pubblica. Per
me è un problema di coscienza. * un lettore indignato.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-03-16 - pag: 13 autore:
La sfida sull'orlo della recessione Veltroni: giù le aliquote - Berlusconi
rilancia la riforma Maroni delle pensioni Lina Palmerini CERNOBBIO. Dal nostro
inviato In un clima di realismo piuttosto inusuale per una campagna elettorale,
i due candidati premier si sono misurati con la recessione economica più che ingaggiare
un duello a colpi di promesse. Sparisce il miracolo italiano, arriva
"l'angoscia" di Silvio Berlusconi e la "preoccupazione" di
Walter Veltroni che vede "il tempo che si sta consumando" per
l'Italia. La congiuntura negativa entra nella gara verso il 13 aprile come non
era accaduto prima spandendo un omogeneo mood da crescita zero nei due
candidati. Perfino l'"ottimista " presidente del Pdl, questa volta
promette sacrifici in una sala del Villa d'Este di
Cernobbio che trova pochi varchi per l'applauso tanto è severa la sua analisi. Perfino nel chiudere il suo intervento davanti alla platea di
Confcommercio il Cavaliere resta su quei toni: "Bene, anzi, male. Penso di avervi spaventato a sufficienza ". E se lui
parla come chi ha già avuto l'incarico di governare "e mi tremano le vene
ai polsi", per Veltroni l'operazione è più complessa. Anche lui parla di
"scelte dolorose" ma la sua missione ieri era quella di accreditare
il "nuovo" Partito democratico contro "il
vecchio centro-sinistra", quello delle politiche fiscali di Visco e dei
"vertici di maggioranza che andavano da Pecoraro a Mastella che non
vedrete più". Al di là di questa differenza,cioè
dell'operazione politica di "rottura con i massimalisti" di Veltroni, la
filosofia di fondo dei due non è abissale. Entrambi puntano alla
crescita mirando alle piccole e medie imprese con lo strumento fiscale
declinato tra Irap, studi di settore, Iva di cassa, forfettizzazione. E se
Veltroni chiama questa nuova sintonia con il mondo produttivo la
"discontinuità culturale del Pd", Berlusconi ci ride sopra:
"Evito di spiegarvi il mio programma, lo ha già fatto Veltroni". Su
alcuni punti, però, gli sfidanti prendono strade diverse. Cominciamo dalle
pensioni. Silvio Berlusconi annuncia che il suo governo tornerà alla riforma
Maroni "visto che il centro-sinistra ha squilibrato i conti, anche se,
secondo me, nemmeno quel sistema era sufficiente". Certo, nel programma
del Pdl si parla di un adeguamento delle pensioni al costo della vita ma sarà
la nuova riforma annunciata ieri che "non sarà accettata pacificamente da
tutti i cittadini ".Su questo punto il Pd non
toccherà nullaanche se prepara un intervento extra sulle pensioni d'annata su
cui si stanno verificando le difficili compatibilità finanziarie. L'altra
differenza è quella sulla produttività. Veltroni propone gli sgravi fiscali sul
secondo livello salariale giudicando insufficiente "la detassazione degli
straordinari " rilanciata anche ieri da Berlusconi perché "in Italia
si lavora meno degli altri". E c'è l'Iva di cassa, proposta
clou del Pdl, bocciata da Veltroni perché "ha un costo troppo
elevato e c'è l'impedimento Ue ",mentre promette l'abbattimento dell'Iva
(al 10%) per il turismo. "50 miliardi in 5 anni" è invece il
piano-infrastrutture del Pdl. Scontato il taglio ai costi della politica con la sforbiciata "ai finanziamenti per i
giornali di partito" che promette solo Veltroni. Sono invece simili le
voci di copertura – lotta all'evasione fiscale, riduzione della spesa pubblica
(in differenti entità), vendita del patrimonio immobiliare – e i pacchetti
fiscali, tant'è che sempre il Cavaliere ironizza
"sul taglio dell'Irpef vi ha già detto Veltroni, io spero di interpretarlo
bene perché ormai è lui che esprime l'ortodossia del nostro pensiero ". Ci
gioca il Cavaliere su un Veltroni che ha copiato il compito in classe. Gli dà
atto della bravura "come comunicatore" peccato che "dietro di
lui ci siano sempre D'Alema,Bersani.Solo
Visco è sparito dentro la pancia di Bettini". Questa è una delle
parentesi ironiche del Cavaliere che racconta di un'Italia "under
trash" e di quanto questo stia facendo perdere
competitività e "piangere Dolce e Gabbana". Veltroni glissa sulla
spazzatura e racconta di "un bellissimo Paese che vedo dal pullman che
merita un dibattito solo sulle Tv". Il leader Pdl sa già di aver vinto,
Veltroni non ce la farà: "Magari accadesse, sarei sollevato". Non
sembra convinto il segretario del Pd che invece propone alla platea di
Cernobbio uno scenario di pareggio al Senato. "è molto possibile che ci
sia una situazione di stallo come dal 2006 al 2008", ma "non ci
saranno inciuci anche se le regole si fanno in
collaborazione tra premier e leader dell'opposizione ". Ieri è stato
impossibile fare un classico esercizio giornalistico: l'applausometro. L'umore
"da recessione" non lo ha favorito. E così Veltroni ha incassato due
applausi nei passaggi sulla concertazione "estesa alle piccole imprese
" e sulla fine dei vertici di maggioranza. Berlusconi invece sul
"sì" al Dipartimento delle piccole e medie imprese. Lui però non li
ha cercati perché alla crisi economica non si applaude. L'ANGOSCIA
DEL LEADER PDL "Mi tremano le vene ai polsi al solo pensiero di dover
tornare a governare. In Italia si lavora troppo poco, vanno detassati
gli straordinari" LA PREOCCUPAZIONE DEL PD "Il tempo si sta
consumando, servono scelte dolorose. Noi abbiamo definito la
rottura con i massimalisti e ora puntiamo sulle Pmi".
(
da
"Messaggero, Il (Metropolitana)" del
17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Chiudi di PAOLO
POMBENI QUALE è il momento giusto per fare le riforme? Ecco una questione in sé
un po' insulsa, ma che torna spesso nei dibattiti politici. Ci sono di solito
due posizioni: quella di chi dice che il momento ideale è quando siamo in una
fase di congiuntura molto favorevole, perché la gente non ha paura di
rimetterci, ma anzi pensa di poter rischiare in cambio di miglioramenti futuri;
quella di chi al contrario sostiene che sono le fasi di crisi le più favorevoli
al cambiamento, perché la gente si arrende all'evidenza del "così non si
può più andare avanti". In realtà ci sono controindicazioni in entrambi i
casi. Quando le cose vanno bene, l'egoismo è piuttosto forte e la disponibilità
a mettere in gioco le posizioni di privilegio che si hanno in mano è bassa;
quando c'è aria di crisi ad essere forte è la paura e si tende ad aggrapparsi a
quello che rimane in piedi nel timore che un cambiamento possa far perdere i
vantaggi che sinora sono sopravvissuti alla crisi. Non per fare i filosofi a
buon mercato, ma per senso di realismo va detto che il momento migliore per
fare le riforme è quando ci si rende conto che sono necessarie e non
procrastinabili, se non al prezzo di un grave indebolimento della situazione
generale. Da questo punto di vista che il contorno sia di benessere in
espansione o di crisi, non cambia molto il quadro: certo influisce sul modo,
sulle risorse a disposizione, sulla possibilità di addolcire o
meno le cure, ma quanto alla sostanza, cioè al fatto che quando una
riforma è necessaria si deve fare, essa rimane immutata. A questo tipo di
situazione ci troviamo di fronte oggi in Italia. Il sistema ha bisogno, diremmo
quasi urgente bisogno, di una serie di riforme perché
se la situazione resta immutata non ci sarà solo stagnazione, ma regresso. È
l'urgenza dell'ora: rendersi conto che lo stare fermi, il rinviare le decisioni
non è solo una pausa pericolosa, è la via più rapida per regredire, per perdere
di competitività, per arretrare di posizione nella competizione internazionale
e anche, vorremmo ricordarlo, nelle condizioni che promuovono una convivenza
civile ed ordinata. Se si ricorda che c'è bisogno di avere una Sanità che curi
davvero i malati e non disperda risorse nel finanziamento
improprio della disoccupazione e dei costi della politica, che è
necessario disporre di un sistema di istruzione dalla scuola all'Università che
promuova la formazione delle eccellenze, che non possiamo fare a meno di una
robusta politica di investimenti pubblici produttivi, di una amministrazione
all'altezza e senza isole più o meno vaste di inefficienza, di una
giustizia che funzioni in tempi ragionevoli senza perdersi dietro ad inutili
forme di pubblicità, non stiamo parlando di migliorare dei settori che comunque
funzionano già in modo soddisfacente. Stiamo invece parlando di intervenire su
ambiti dove il disagio per un funzionamento non più adeguato è ampiamente
avvertito non solo dagli utenti, ma anche da quote importante
degli operatori. Perché non ammettere che ci sono medici, magistrati,
professori, burocrati, amministratori pubblici che sono perfettamente
consapevoli che le riforme sono necessarie e che sono disponibili a correre
anche dei rischi per affrontare problemi che non possono più aspettare? Nessuno
è cieco, e dunque sappiamo benissimo che ci sono resistenze corporative forti,
che accanto a quegli ambienti che vogliono le riforme ce ne sono altri che si
mettono di traverso perché non si tocchi nulla, salvando le isole e le isolette
di privilegio che si sono create. Tuttavia vorremmo anche che ci si chiedesse
se è poi vero che quelle parti conservatrici delle varie corporazioni sono così
forti come a volte le si fa apparire, o se non ci sia qualche colpevole
indolenza nel farsi schermo di queste componenti per giustificare la scarsa
volontà di impegnarsi in una battaglia per far fare un passo avanti al Paese.
Quando si fanno battaglie su questi fronti, non manca mai il sostegno della
gente, segno evidente che il problema è sentito. Si tratta allora di prendere
in mano la situazione e di dire con chiarezza da parte dello spettro più ampio
di forze possibile che ci sono riforme di cui non si può fare a meno e che
bisogna seriamente cominciare a farle. Si discuterà sul come, il che è non solo
legittimo ma doveroso, a patto però che si cominci ad agire. Perché, crisi o
non crisi, l'Italia non può più aspettare il presunto momento d'oro in cui una
bacchetta magica che non esiste ci faccia svegliare in un sistema riformato per
miracolo.
( da "Messaggero, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Di PAOLO POMBENI Se
si ricorda che c'è bisogno di avere una Sanità che curi davvero i malati e non
disperda risorse nel finanziamento improprio della
disoccupazione e dei costi della politica, che è
necessario disporre di un sistema di istruzione dalla scuola all'Università che
promuova la formazione delle eccellenze, che non possiamo fare a meno di una
robusta politica di investimenti pubblici produttivi, di una amministrazione
all'altezza e senza isole più o meno vaste di inefficienza, di una
giustizia che funzioni in tempi ragionevoli senza perdersi dietro ad inutili
forme di pubblicità, non stiamo parlando di migliorare dei settori che comunque
funzionano già in modo soddisfacente. Stiamo invece parlando di intervenire su
ambiti dove il disagio per un funzionamento non più adeguato è ampiamente
avvertito non solo dagli utenti, ma anche da quote importante
degli operatori. Perché non ammettere che ci sono medici, magistrati,
professori, burocrati, amministratori pubblici che sono perfettamente
consapevoli che le riforme sono necessarie e che sono disponibili a correre
anche dei rischi per affrontare problemi che non possono più aspettare? Nessuno
è cieco, e dunque sappiamo benissimo che ci sono resistenze corporative forti,
che accanto a quegli ambienti che vogliono le riforme ce ne sono altri che si
mettono di traverso perché non si tocchi nulla, salvando le isole e le isolette
di privilegio che si sono create. Tuttavia vorremmo anche che ci si chiedesse
se è poi vero che quelle parti conservatrici delle varie corporazioni sono così
forti come a volte le si fa apparire, o se non ci sia qualche colpevole
indolenza nel farsi schermo di queste componenti per giustificare la scarsa
volontà di impegnarsi in una battaglia per far fare un passo avanti al Paese.
Quando si fanno battaglie su questi fronti, non manca mai il sostegno della
gente, segno evidente che il problema è sentito. Si tratta allora di prendere
in mano la situazione e di dire con chiarezza da parte dello spettro più ampio
di forze possibile che ci sono riforme di cui non si può fare a meno e che
bisogna seriamente cominciare a farle. Si discuterà sul come, il che è non solo
legittimo ma doveroso, a patto però che si cominci ad agire. Perché, crisi o
non crisi, l'Italia non può più aspettare il presunto momento d'oro in cui una
bacchetta magica che non esiste ci faccia svegliare in un sistema riformato per
miracolo.
(
da
"Gazzetta della Martesana, La" del
17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
SOLDI Il primo
cittadino porta a casa 2mila euro, l'assessore Scotti poco più di 300 LA
POLITICA NON PAGA. ALMENO A CASSINA Ecco quanto percepiscono di stipendio gli assessori e il sindaco Simona Ginzaglio richiedi la foto
Paolo Pagani richiedi la foto Simona Ginzaglio richiedi la foto Enrico Riboni
richiedi la foto Claudio Scotti richiedi la foto Alessandro Patella richiedi la
foto Domenica Pierro richiedi la foto Emma Squillaci Cassina de' Pecchi - Nel
2008 è stata prevista una spesa di 112.000 euro per pagare gli assessori del
Comune. Nel 2007 erano 118.000 euro, nel 2006, 126mila, nel 2005, record,
147.809. Gli stipendi dell'esecutivo sono stabiliti dal decreto del ministro
dell'Interno del 4 aprile 2000, che contiene le norme per la determinazione
della misura dell'indennità di funzione e dei gettoni di
presenza per gli amministratori locali, a norma dell'articolo 23 della
legge 3 agosto 1999, numero 265. E' ormai prassi comune che tutte le
Amministrazioni locali, in un'ottica di trasparenza, stabiliscano di rendere
note le indennità percepite dal sindaco e dalla sua Giunta. Nell'ultimo
Consiglio comunale è stato discusso il bilancio di previsione 2008 e il sindaco
ha fortemente voluto dare risalto sia al fatto che la pressione fiscale è
rimasta invariata con le aliquote uguali a quelli dello scorso anno, sia al
contenimento della spesa e alla razionalizzazione del personale, che ha
comportato una significativa riduzione del numero dei dipendenti, passati dalle
103 unità del 2004 alle attuali 87. Ma contenimento della spesa significa anche
razionalizzazione dei compensi percepiti dagli amministratori, e così abbiamo
verificato quanto guadagnano sindaco e assessori. I consiglieri comunali,
invece, percepiscono, per ogni seduta di Consiglio, un gettone di presenza pari a 25,20 euro. Il sindaco, Simona Ginzaglio, 41
anni, assistente sociale, per la durata del suo mandato percepisce un'indennità
omnicomprensiva di 2000 euro netti al mese ed è in Comune a tempo pieno. Nel
caso degli assessori, le indennità variano a seconda che si tratti di
lavoratore autonomo o dipendente, e anche in questo caso si tratta di indennità
tutto compreso senza rimborso spese di alcun tipo. Il vicesindaco Enrico
Riboni, 59 anni, con deleghe al Personale e all'Urbanistica, è un ex
funzionario dell'Eni oggi in pensione, e percepisce, per la sua carica assessorile,
826,91 euro netti al mese. Paolo Pagani, 38 anni, libero professionista e
assessore ai Lavori pubblici, Cimiteri e Sicurezza, per il suo mandato prende
944,92 euro netti al mese. Alessandro Patella, 34 anni, docente di filosofia,
con deleghe alle Politiche sociali, politiche della famiglia, Demanio e
Patrimonio percepisce 465,48 euro. Mimma Pierro, assessore alla Cultura, Tempo
libero, Comunicazione esterna, Ufficio relazioni con il Pubblico e Pubblica
istruzione è un'ex insegnante di inglese in pensione, e percepisce 944,92 euro
netti al mese. Claudio Scotti, 50 anni a novembre, è un tecnico del settore
dell'automazione per i servizi bancari e per la sua carica di assessore
all'Edilizia, Ambiente, Ecologia e Viabilità e Ced, di euro ne prende 371. Emma
Squillaci ha 24 anni, è neo laureata in scienze politiche, ha le deleghe per le
Politiche Giovanili, lo Sport e le Pari opportunità, e la sua indennità è di
942,44 euro netti al mese. Articolo pubblicato il 17/03/08 Giuseppe Caccamo.
( da "Denaro, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Soldi & Imprese
incentivi Lavoro: le professioni del mare attirano i giovani Nuove occasioni di
lavoro nel settore del mare. Cuochi di bordo per navi da crociera, cuochi per
navi traghetto, capi servizio e primi camerieri per navi traghetto, tour
escorter per navi da crociera, hostess e steward per navi traghetto. Sono
queste le nuove figure che si andranno a formare mediante gli ulteriori
percorsi di formazione che stanno per prendere il via all'interno del Patto
formativo locale "Un mare di Lavoro", aggiungendosi al corso per
allievi cuochi di bordo e di equipaggio, oramai alla terza edizione. Imma
Belmare --> L'assessorato regionale alla Formazione ed il ministero del
Lavoro e della Previdenza Sociale, finanziatori del progetto del valore di 1
milione 950 mila euro, hanno condiviso la proposta dei soggetti promotori
dell'iniziativa, Confitarma, Anpal, Ial Cisl Campania, Smile Cgil Campania e
Erpaf Uil Campania, di integrare l'offerta formativa pattizia originale con 5
nuove figure professionali ed un totale complessivo di 13 edizioni corsuali.
Cuochi di bordo L'obiettivo degli interventi, è quello di fornire ai candidati
nozioni relativamente al ruolo e ai compiti del cuoco inserito rispettivamente
in una partita a bordo di una nave da crociera, piuttosto che su una nave
traghetto, alla struttura e all'organizzazione di bordo, alle tecniche
necessarie per una corretta ed igienica manipolazione, preparazione e cottura
degli alimenti. L'ammissione al corso è riservata a ragazze e
ragazzi disoccupati o inoccupati, residenti in Campania, tramite una
selezione che terrà conto oltre che ai requisiti indispensabili anche delle
motivazioni ad intraprendere la carriera specifica. Nello specifico potranno
partecipare alla selezione soggetti con età compresa
tra 18 e