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10-3-2008 #TOP
IN EVIDENZA
SPRECHI E CLIENTELE: I CONTI (PUBBLICI) NON TORNANO.
Capovolgere la tendenza. Costantino Belluscio (Avanti! 10-3-2008)
C’è una stridente
contraddizione tra le roboanti affermazioni di chi sostiene che l’economia
italiana sarebbe stata finalmente avviata al risanamento mediante la correzione
dei conti pubblici e la realtà di un Paese fortemente rallentato nella sua
crescita e che presenta problemi sociali così acuti da ricordarci quelli dei
primi anni del secondo dopoguerra. Impressiona constatare come i nostri partner
europei, che in una economia globalizzata incontrano le nostre stesse
difficoltà di sviluppo, non denuncino invece disastri paragonabili a quelli
italiani. Due famiglie italiane su tre dal 2007, non sapendo come arrivare alla
fine del mese, sono costrette ad attingere o ai risparmi domestici o a
riempirsi di debiti che, alla fine, nessuno sa bene come onorare. Mai da quando
- circa dieci anni fa - si cominciarono a monitorare i bilanci delle famiglie,
si è arrivati a toccare i preoccupanti indici dei primi mesi del 2008. Non si è
pensato di indicare nei mercati i prezzi all’origine dei prodotti alimentari e
non si è alleggerita la pressione fiscale, consolidata via per aumentare i
consumi e quindi la produzione. Sono state invece sottratte alle famiglie e
alle imprese energie che hanno preso la via di sprechi, abusi e clientele. La
pressione fiscale a fine 2007 è aumentata del 2,8 per cento rispetto alla fine
del 2005. Solo una piccola parte delle maggiori entrate sono però andate a
coprire la spesa sociale. Nel 2007 è invece aumentata la spesa pubblica del
18,8 per cento oltre alle spese occulte e a quelle derivanti dal rinnovo dei
contratti. Si continua a dire che questa somma di situazioni negative si sia
resa necessaria per migliorare i conti pubblici. La verità è, però, che, se
miglioramento c’è stato in quel settore, lo si deve ai contributi sociali, al
trasferimento del Trattamento di fine rapporti (Tfr) all’Inps e alla gragnuola
di tasse locali che si è abbattuta sui cittadini, senza peraltro ottenere, come
insegna Napoli, alcun miglioramento dei servizi. Tutti ora guardano al
post-elezioni. Le cose andranno sempre peggio se non si ridurrà drasticamente
la spesa pubblica e quella improduttiva; se non si elimineranno gli sprechi e
gli abusi del sistema di favoritismi e di inefficienze che è alla base della
gestione nostrana delle istituzioni. A conti fatti, un’oculata e intelligente
politica economica potrà consentire il recupero annuale di 40-45 miliardi di
euro da destinare all’alleggerimento del deficit dello Stato, al sollievo delle
famiglie, al rilancio della produttività del Paese e alla sua competitività nel
mondo. Ma per fare questo è necessario invertire la tendenza, specie quella
degli ultimi due anni.
Mastella
family ( da "Unita, L'"
del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: Anche perchè, come spesso accade in politica, c'è anche una questione di soldi. Per la legge sul finanziamento dei partiti l'Udeur ha diritto a quattro milioni di euro di rimborsi elettorali per la pur breve, passata, legislatura. E quelli servono. In Fondo a Destra.
Subito
una patrimoniale per credito e assicurazioni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: Il problema dei programmi è sempre lo stesso: chi paga? Il taglio ai costi della politica, ad esempio. Proponiamo il taglio del 50% delle assemblee elettive. Poi abbiamo individuato un grandissimo spreco nella sanità. Basterebbe che ai clandestini che oggi intasano i pronto soccorso venisse garantita la prestazione medica con l'obbligo,
UNA
TOSCANA D'ECCELLENZA PER LE ENERGIE RINNOVABILI IL CENTRO SULLA GEOTERMIA È
UNICO IN ITALIA E HA RILEVANZA MONDIALE INAUGURATE DUE STRUTTURE A LARDERELLO E
MONTEROTONDO MARITTI ( da "marketpress.info"
del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: gettoni di presenza. I due centri di Larderello e Monterotondo, che hanno come capofila rispettivamente il S. Anna di Pisa e il Consorzio sviluppo aree geotermiche, intendono destinare all'attività tutte le risorse di cui dispongono o che saranno in grado di raccogliere partecipando ai bandi europei, nazionali e regionali dedicandosi esclusivamente alla ricerca e alla sperimentazione.
Chieti
e casoli, continua il volo a braccetto
( da "Centro,
Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: estremo ospite dalla distanza dopo aver raccolto un millimetrico spiovente di Stella. Ciò che segue è solo vetrina per qualche individualità. Al 29 Giannico impegna Franchi su calcio piazzato e fa guadagnare ai suoi il gettone di presenza. Poi ci provano Filogrossi e Palombizio ma Franchi è sempre attento. Ripresa di contenimento per un Chieti già in pantofole.
Un
monarca, per favore ( da "Manifesto, Il"
del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: quando non corruzioni e imbrogli con la scusa dei "costi della politica", producendo alla fine lo scandalo di Tangentopoli. Diversa fu soltanto l'origine della crisi del partito più partito di tutti, quello comunista, provocata non dalla corruzione ma dal dubbio sulla sua stessa ragione di essere dopo la caduta del Muro di Berlino.
Ater,
inevase 94 domande su 100 ( da "Corriere del Veneto"
del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: rivolgersi alle fondazioni bancarie presenti nel territorio ed utilizzare, con l'accordo dei Comuni, aree demaniali in disuso per costruire nuove abitazioni. "Nel primo caso spiega il presidente - a fronte dei finanziamenti da parte delle fondazioni, Ater metterebbe a disposizione i propri uomini e le proprie competenze tecniche in materia.
I
costi della politica, parole e fatti
( da "Centro,
Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: immediatamente il problema dei costi della politica proprio da parte di coloro che sulle poltrone politiche ci siedono, e in qualche caso da molti anni. Sembra che fino ad oggi nessuno di loro sapesse degli sprechi, dei privilegi. Solo oggi, i componenti della "casta", un po frastornati, cascano dalle nuvole e fanno a gara nel proporre formule per contenere i costi della politica,
Bocciati
gli emendamenti, bilancio approvato
( da "Gazzetta
della Martesana, La" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: stata rilevata da più parti la necessità di ridurre i "costi della politica" al fine di evitare di considerare la classe dirigente come una casta: il divario che si è creato tra politica e società civile è un elemento negativo nel decorso della vita del paese, mentre in altri Comuni poco distanti da Pessano con Bornago e simili per dimensioni e caratteristiche,
ELEZIONI:
TONDO SU COSTI POLITICA, NEI PRIMI 100 GIORNI DAREMO L'ESEMPIO
( da "ADN
Kronos" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: POLITICA Trieste, 10 mar. - (Adnkronos) - ''Nei primi 100 giorni di governo, per essere credibili, per essere conseguenti a quello che abbiamo detto, il centrodestra interverra anche sui costi della politica in Friuli Venezia Giulia. Lo ha promesso Renzo Tondo, il candidato a presidente della Regione rispondendo alle domande dei giornalisti in occasione della presentazione del
Politica:
Per il voto amministrativo di aprile Quattordici punti
( da "Sannio
Online, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: le premialità e le sedi della partecipazione! Devono essere chiariti i criteri per l'individuazione dei costi standard, a partire dai livelli essenziali delle prestazioni previsti dalla Carta Costituzionale, rinnovata; come vanno chiariti i cardini di un chiaro sistema perequativo rispetto alle capacità tributarie dei territori.
Porfidio:
"Un taglio ai gettoni di presenza dei consiglieri comunali"
( da "Varesenews"
del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: Provocatoria delibera del consigliere per tornare alle cifre del 2003, come atto di protesta per l"assenteismo" durante le discussioni in consiglio Porfidio: "Un taglio ai gettoni di presenza dei consiglieri comunali" Detto fatto: l'aveva annunciato giovedì in consiglio comunale, tra una sfuriata e l'altra, ed ecco sfornata la proposta di delibera.
( da "Unita, L'" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Stai consultando
l'edizione del Mastella family E meno male che a Piazza San Giovanni il giorno
del Family day Clemente Mastella ed i suoi cari non avevano fatto mancare
l'appoggio all'iniziativa in nome della difesa della famiglia. A ogni costo.
Che dagli estranei una coltellata alla schiena te la puoi sempre aspettare ma
dai congiunti no, proprio no. E invece nella famiglia Mastella, dopo il rapido
declino del capostipite nonché capo partito, è in atto una guerra che quella
dei Roses sembra una schermaglia. Ufficialmente l'Udeur in Parlamento per
questa volta non dovrebbe esserci. Un arrivederci, non un addio su cui Clemente
Mastella si è impuntato. Ha ringraziato ma non ha accettato l'invito di Boselli
a candidarsi. Lui resta fuori. E gli altri devono seguire il suo destino.
Altrimenti la porta è quella e tanti ringraziamenti. C'è chi l'ha infilata di
gran carriera, la "ciurma" come l'ha definita sdegnata lady Mastella,
e ha cambiato casacca e chi sta ancora in queste ore cercando di salvare la
poltrona senza fare uno sgarbo al capofamiglia che "è rimasto vittima di
uno tsunami mediatico" che "lo ha ammazzato politicamente"
sempre secondo la signora. Affari di famiglia. C'è il cognato del leader
dell'Udeur, marito della sorella di Sandra Lonardo, che proprio non ci sta a
rinunciare al Parlamento dopo neanche due anni. Pasquale Giuditta rivendica con
forza la validità del contratto sottoscritto anche alla sua presenza con Silvio
Berlusconi. I posti per l'Udeur, in segno di riconoscenza politica
per lo sgambetto fatto a Prodi, dovevano essere tre nelle liste del Pdl e tre in
quelle dell'Mpa di Raffaele Lombardo che ovviamente ha risposto picche quando
gli è stato proposto, per la Campania, di lasciar fare a Mastella. Al riparo
della forza conclamata del leader siciliano dovevano trovare conferma le
aspirazioni politiche dello stesso Giuditta e quelle fresche ed ancora
inespresse del figlio del leader, Pellegrino. Poi gli eventi sono precipitati.
Ed anche sulla villa di Ceppaloni si sono addensate nuvole nere di una tempesta
imprevista. E Giuditta non ha perso l'occasione per dire ai quattro venti che
"Clemente l'ha rovinato la moglie" quando ha deciso di dedicarsi,
stanca di fare la first lady in quel di Ceppaloni, alla politica
in prima persona "facendo sgretolare le cose". E Clemente ha pagato
per la moglie e "qualche altro parente". Nel novero potrebbero
entrare anche i due figli, Elio e Pellegrino, poichè pare che tutti e due
fossero interessati ad una candidatura. Non ce n'è per uno, figuriamoci per due
anche se l'Udeur smentisce qualunque tipo di interessamento. Ma la tensione
c'è. Ed è tangibile. Anche perchè, come spesso accade in politica, c'è anche una questione di soldi. Per la legge sul
finanziamento dei partiti l'Udeur ha diritto a quattro milioni di euro di rimborsi
elettorali per la pur breve, passata, legislatura. E quelli servono. In Fondo a
Destra.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-03-09 - pag: 10 autore: INTERVISTA
Daniela Santanchè Candidato premier della Destra "Subito una patrimoniale
per credito e assicurazioni" di Alberto Orioli "L' 8 marzo? è
l'occasione per fare appello alle donne affinché non si prestino a diventare
strumento per la campagna elettorale degli uomini. Berlusconi e Veltroni dicono
di averne in lista il 30%, ma dove le hanno inserite? In fondo. Vedremo quante
davvero saranno le donne in Parlamento". Daniela Santanchè, unico
candidato premier femminile, declina "da destra" i 100 anni della
Festa della donna. Anzi da Destra, partito per il quale corre da leader con il
robusto aiuto di Francesco Storace. Quali proposte per il lavoro delle donne?
Nel salario accessorio le donne guadagnano meno, è noto. Dobbiamo arrivare a
una parità salariale vera, defiscalizzando di un terzo il solo lavoro
femminile. E aumentare la flessibilità della legge Biagi per facilitare il
lavoro delle donne soprattutto nella fase di cura dei figli piccoli. Tra le
nostre proposte c'è anche quella degli asili nido di condominio. Ogni
condominio? Non proprio, ma magari per gruppi di trequattro condomini. Senza
contare che bisogna anche migliorare i trasporti perché le donne occupano una
gran parte del loro tempo negli spostamenti per le attività dei figli. Io lo so
bene. Abbiamo un privilegio rispetto agli uomini: quando facciamo politica non deleghiamo la partecipazione alla vita reale.
Dalla spesa agli obblighi verso la scuola, dal catechismo allo sport. Gli
uomini quando fanno politica si chiudono nella torre
d'avorio e della vita non sanno nulla. Dica una cosa di destra sulle baby
sitter. Perché non ci sono gli stessi sgravi che invece sono previsti per le
badanti? Parlano tutti di nuove convergenze tra imprenditori e operai, le
propone Veltroni, le rivendica Fini. Che effetto fa a voi della Destra? Vi
dovrebbe piacere questa specie di ritorno del vecchio modello corporativo? Sono
mode da campagna elettorale. Noi siamo Destra, ma non con la testa
all'indietro. Rispettiamo la nostra storia, ma guardiamo avanti. Non ci
convince chi parla oggi di economia sociale di mercato. Siamo popolari, non
populisti; siamo meritocratici ma non elitari.Vogliamo l'assistenza non
l'assistenzialismo. Siamo per lo Stato forte incarnato nella Repubblica
presidenziale. Abbiamo due bussole in tema di lavoro: responsabilità e merito.
Ma sono bussole che dicono di avere tutti. Veltroni dice salario minimo per
legge? Noi diciamo salario minimo contrattuale rispettato sempre, non per
finta, come accade in alcuni casi. Il resto sia salario di merito per i
migliori, senza vincoli e con qualche defiscalizzazione. Il
problema dei programmi è sempre lo stesso: chi paga? Il taglio ai costi della politica, ad esempio. Proponiamo il taglio del 50% delle assemblee
elettive. Poi abbiamo individuato un grandissimo spreco nella sanità.
Basterebbe che ai clandestini che oggi intasano i pronto soccorso venisse
garantita la prestazione medica con l'obbligo, però, del foglio di via e
dell'accompagnamento alla frontiera appena il malato si sia ristabilito. Si
risparmierebbe moltissimo. A prima vista sembra una goccia nel mare. Sembra, ma
chi conosce le realtà ospedaliere sa bene che la gran parte dell'attività
pubblica è assorbita per cure a clandestini. Chi si intende di sanità è
Storace: è stato ministro e Governatore del Lazio. Ma ha lasciato uno dei più
colossali debiti per le Asl della regione. So solo che è l'unico ad avere
aperto tre nuovi ospedali pubblici. Torniamo al chi paga. C'è un altro grande
spreco: le carceri. Sono occupate per l'80% da immigrati clandestini. Io dico:
processiamoli poi la pena la scontino a casa loro. Così si svuoterebberoe non
ci sarebbe nemmeno bisogno di costruirne di nuove come propone il Pdl. Siamo
ancora alle briciole. Vogliamo una tassa speciale, una sorta di patrimoniale su
banche e assicurazioni, la vera lobby trasversale al centro-destra e al centro-
sinistra. In questo periodo, poi, hanno goduto di privilegi enormi: con il
Governo Prodi hanno fatto bingo. Hanno massacrato di tasse i redditi tra 2 e i
5mila euro al mese, hanno promesso la riduzione del cuneo fiscale ma hanno
allargato la base imponibile impedendo le deduzioni. Hanno criminalizzato
oltre4 milioni di partite Iva, ma i veri evasori li hanno lasciati stare. Le
sacche di privilegio sono nell'establishment che intreccia finanza e politica. A cosa si riferisce? Al fatto che i più grandi
evasori sono nelle multinazionali e nelle grandi società finanziarie che
delocalizzano i profitti. Un piccolo imprenditore non può e tanto meno una
partita Iva. Noi diciamo: è nella finanza, negli intrecci tra politica e affari la ricchezza da redistribuire. Eppoi dico
anche: perché dare ai giornali i contribuiti pubblici? Perché non risparmiare 450
milioni l'anno? Anche Il Sole-24 Ore ha contributi pubblici. Perché? Sono
sconti sulle tariffe postali per gli abbonamenti su cui il giornale ha già
preso posizione. è uno sgravio perché il servizio è un monopolio. Sia come sia.
Non ci devono essere sgravi. La Destra chiede maggiore certezza nel pagamento
dei fornitori delle amministrazioni pubbliche. Cosa proponete? Proponiamo che
le persone fisiche e le persone giuridiche che hanno crediti nei confronti
dello Stato o degli enti locali possano essere pagati entro 6 mesi al massimo,
anche con titoli di Stato. Ma così aumenta il debito che è il problema numero
uno dell'Italia. è debito comunque, anche se classificato in modo diverso.
Semmai, con questa certezza in più, si abbattono i costi di aggiudicazione
degli appalti che oggi, comunque, tengono conto dei ritardi nei pagamenti
pubblici e li incorporano nei prezzi finali. Ma così facendo si creano titoli
che le imprese vanno poi a scontare in banca. Un altro favore al mondo del
credito, proprio da lei? Ma quale favore alle banche. Io penso che questo possa
favorire le imprese soprattutto se piccole perché consentirà loro di
partecipare alle gare mentre oggi spesso sono costrette a rinunciare in
partenza visti i ritardi nei pagamenti. Pagamento dell'"Iva per
cassa": è un'idea vostra ma anche di Tremonti.La voterete se verrà
proposta? Certo. è un punto importante del nostro programma.Così come
l'abbattimentodel prezzo della benzina. Noi diciamo: due volte l'anno a
scadenze fisse si rivede l'andamento dei prezzi del carburante e si interviene.
Basta con l'aumento automatico dell'Iva sulla benzina. Ma è già nel decreto
Bersani. La nostra è una proposta più strutturale. Anche voi volete
l'abbassamento dell'Iva sul turismo, come il Pd e il Pdl. Come noto i programmi
Pd e Pdl si copiano a vicenda. I programmi sono una farsa anche se in entrambi
ci sono cose condivisibili. Del resto sono incoerenti sulle coperture
finanziarie così come è incoerente, in modo strutturale, la legge finanziaria.
E me lo lasci dire visto che sono stata la prima donna relatrice della legge di
bilancio. Carli diceva che il documento più falso è proprio il bilancio dello
Stato. Se ci fosse davvero coerenza nei conti saremmo tutti denunciati: nessuno
agisce più in rispetto dell'articolo 81. Affermazioni gravi. Se lo Stato fosse
un'azienda avrebbe i libri in tribunale da un pezzo. Frasi da campagna
elettorale. Frasi da piccolo imprenditore che ha due legislature alle spalle.
Il bilancio dello Stato è da rifondare, da riscrivere. La trasparenza non
esiste. Per questo insistiamo sul federalismo che porterà trasparenza,
concorrenza e solidarietà vera. La casa, altro tema forte della campagna
elettorale. Voi cosa proponete? Il mutuo sociale. La casa è un problema enorme
soprattutto per i giovani: noi proponiamo un mutuo a carico dello Stato o delle
Regioni, a rate sociali, che consenta di scavalcare le banche. Deve ripartire
l'edilizia popolare: da troppi anni non si mette giù un mattone. Daniela
Santanchè, candidata premier della Destra I FORNITORI DELLO STATO "A
persone fisiche e società va garantito il pagamento entro sei mesi anche
tramite un rimborso con titoli di Stato" MUTUI SOCIALI "La casa è un
problema enorme: ci vogliono fondi pubblici per scavalcare gli istituti
bancari. Deve ripartire l'edilizia popolare" CHI PAGA? "Tagliare i
costi della politica (ridurre del 50% le assemblee),
meno sprechi nella sanità se i clandestini sono rimpatriati".
( da "marketpress.info" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
MO Firenze, 10 marzo
2008 - Hanno aperto ufficialmente le aule il 7 marzo i due centri di eccellenza
sulla geotermia e sulle energie rinnovabili di Larderello e Monterotondo
Marittimo in provincia di Pisa e di Grosseto, situati all'interno del
comprensorio geotermico toscano. Il primo, cioè il Centro di eccellenza della
geotermia di Larderello, è unico in Italia e si propone come punto di
riferimento per studiosi ed operatori del settore di ogni parte del mondo. In
zona, in passato, sono infatti giunte numerose delegazioni, tra l'altro, da
Cina, Indonesia, Usa, Canada, Islanda, Albania, Germania, Cile ed è della
settimana scorsa l'interesse manifestato da parte del premier dello stato del
Queensland al presidente della Regione Toscana, in missione istituzionale in
Australia, per valutare le potenzialità in quel settore del continente
australiano, anche con l'aiuto dei tecnici e degli studiosi toscani. L'altro è
il Citt, cioè il Centro internazionale per il trasferimento dell'innovazione
tecnologica sulle energie rinnovabili che ha sede in una splendida fattoria
restaurata nelle campagne di Monterotondo Marittimo. Nel corso
dell'inaugurazione l'assessore regionale all'energia ha detto che siamo di
fronte a due strutture che lavoreranno in sinergia tra loro e in collegamento
con altri centri di ricerca in Italia e nel mondo. L'obiettivo che la Regione
ha posto loro è quello di fare rete e sistema, di mettere le conoscenze e le
intelligenze della Toscana al servizio di uno sviluppo sostenibile ed
ecocompatibile che rappresenta un traguardo possibile e un modo per stare
pienamente dentro gli obiettivi che l'Unione europea si è data e ha dato agli
Stati membri. L'assessore presidente si è detto felice che dalla Toscana
regione d'Europa venga oggi una risposta d'eccellenza sui temi della
sostenibilità e dello sviluppo delle energie alternative, destinata ad avere
ricadute positive sia per le imprese che per i singoli cittadini. I centri sono
nati grazie ad un finanziamento regionale, sono costati circa 1,1 milioni di euro
e sono stati costituiti grazie a due associazioni temporanee di scopo di cui
fanno parte l'Università, il Cnr e la Scuola superiore Sant'anna di Pisa, il
Cnr di Roma e i comuni di Pomarance e Monterotondo Marittimo. Secondo
l'assessore le due strutture rappresentano esempi virtuosi delle possibilità di
applicazione delle linee contenute nel Piano energetico regionale, in fase di
approvazione da parte della Giunta. La loro attività di ricerca e
sperimentazione rappresenta un'opportunità in più che viene offerta a
ricercatori, imprese e cittadini, che aiuterà a cogliere gli ambiziosi
obiettivi di incremento delle energie alternative, riduzione delle emissioni di
gas serra in atmosfera e di ottimizzazione dell'efficienza energetica che la
Regione si è data da qui al 2020. Nel corso dell'iniziativa si sono poste le
basi per la costituzione di un Coordinamento dei distretti delle energie
rinnovabili e dei poli di ricerca italiani. "Si tratta di un progetto ?
afferma il direttore del Consorzio di sviluppo delle aree geotermiche e
coordinatore del Distretto toscano delle energie rinnovabili, Sergio
Chiacchella ? che giudichiamo indispensabile per avviare un dialogo proficuo
tra le strutture e un efficace sistema di comunicazione e di scambio di
esperienze tra i soggetti interessati". Scheda - Strutture e funzioni dei
due centri per le rinnovabili - Ecco quali sono funzioni e caratteristiche dei
due centri di Larderello e Monterotondo Marittimo dedicati alla geotermia e
alle energie rinnovabili. Due strutture "leggere" vocate alla ricerca
e alla sperimentazione - Non hanno Consiglio di amministrazione né un
consistente numero di dipendenti (da uno a un massimo di tre). Non sono quindi
strutture elefantiache o burocratiche. Si tratta invece di due associazioni temporanee
di scopo che dispongono di un comitato di indirizzo i cui membri non
percepiscono né indennità, né gettoni
di presenza. I due centri di Larderello e
Monterotondo, che hanno come capofila rispettivamente il S. Anna di Pisa e il
Consorzio sviluppo aree geotermiche, intendono destinare all'attività tutte le
risorse di cui dispongono o che saranno in grado di raccogliere partecipando ai
bandi europei, nazionali e regionali dedicandosi esclusivamente alla ricerca e
alla sperimentazione. Il Cegl: dall'eccellenza nazionale al ruolo
mondiale Realizzato nei circa
( da "Centro, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Sport Chieti e
Casoli, continua il volo a braccetto I neroverdi stendono l'Atessa: Parma fa una
doppietta, a segno anche Contini CHIETI ASD - ATESSA: 3 - 0 CHIETI ASD:
Franchi, Verzilli, Odoardi (17' st Campana), Stella, Campagna, Galluzzo, Parma
(1' st Dell'Elce), Obbedio, Antignani, Contini, Sarracino (14' st Di Luca). A
disposizione: Mariani, Partemi, Vespucci, Colancecco. Allenatore: Cifaldi.
ATESSA: Zampacorta, Di Camillo P. (1' st Fasciani), Colanero, Farina (21' st
Pasquini), Baldassarro, Longobardi, Di Brigida, Di Camillo D., Palombizio,
Giannico, Filagrossi (25' st Colliezzi). A disposizione: Prosi, D'Alessandro,
Zanetti, Di Giorgio. Allenatore: Ronci. ARBITRO: Urselli di Taranto. RETI: 5'
pt Contini; 13' pt e 24' pt Parma. NOTE: spettatori 600, ammoniti Palombizio e
Verzilli, angoli 8-3 per il Chieti. CHIETI. Partita senza storia per il Chieti,
condannato a vincere per mantenere la corsa in testa alla classifica con il
Casoli. Di fronte ad un'Atessa, sia pure costretta a risparmiarsi in vista
della gara di Coppa Italia col Trivento (valida per il primo turno della fase
interregionale del torneo), i padroni di casa hanno trovato una vittoria
convincente in virtù di un primo tempo scoppiettante. Squadre speculari nel
modulo, il tradizionale 4-4-2 con gli esterni pronti ad implementare, a turno,
la quota della prima linea, ma diverse nel peso specifico dei rispettivi
centrocampo: dalle molteplici soluzioni quello teatino, monotematico quello
ospite. Il Chieti, al di là degli svarioni difensivi dell'Atessa, vince la
partita proprio qui, grazie all'ottima intesa tra Stella e Obbedio su cui Cifaldi
scommette molto nell'incandescente volata verso la serie D. Per il resto
l'allenatore neroverde vara una formazione equilibrata, con Parma e Sarracino
eleganti cursori di fascia, Verzilli e Odoardi affidabili fuori quota
difensivi, Galluzzo garante della retroguardia più ermetica del girone, Contini
con licenza di incantare ed Antignani disciplinato ed altruista. Sull'altro
fronte, mister Ronci ripone in Giannico, tra i migliori in campo, le chances di
tenuta della sua squadra ma a tradirlo è una difesa già appesantita
dall'agnello pasquale. Primo regalo al 5', quando Sarracino lancia lungo per
Antignani e Contini ben appostati in area. Zampacorta, Paolo Di Camillo e
Colanero parlano lingue diverse e così il pallone resta lì ad aspettare
l'unghiata vincente di Contini. Secondo regalo al 13' quando Parma inizia il
suo personale show bruciando sul tempo Baldassarro per poi infilare lo
sfiduciato Zampacorta. Ed al 24' Parma replica a beneficio dei difensori
dell'Atessa cui erano sfuggiti i dettagli del rapporto infilando l'estremo
ospite dalla distanza dopo aver raccolto un millimetrico spiovente di Stella.
Ciò che segue è solo vetrina per qualche individualità. Al 29' Giannico impegna
Franchi su calcio piazzato e fa guadagnare ai suoi il gettone di presenza. Poi ci provano Filogrossi e Palombizio ma Franchi
è sempre attento. Ripresa di contenimento per un Chieti già in pantofole.
Antignani si fa vedere al 3' ed al 29' e Campana, che ha rilevato il bravo
Odoardi, al 26' va vicino alla quarta segnatura. Chi ha visto l'Atessa?
Risponde il solito Giannico che al 38' stampa sulla traversa una splendida
punizione. Finisce così. La corsa del Chieti continua. Oscar D'Angelo.
( da "Manifesto, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Rossana Rossanda
Quaranta anni fa, dopo il 1968, c'era a ogni assemblea una discussione su chi
potesse aprirla, presiederla e chiuderla, nella generale presa di parola che
dilagò in Italia e in gran parte d'Europa. Ognuno sentì che poteva e doveva
parlare, esporsi, assumersi delle responsabilità, partecipare a una decisione
rifiutando di delegarla ad altri, perché ogni mandato rappresentativo portava
in sé il verme della gerarchia e della burocratizzazione. Adesso, quegli
ardenti giovani sono almeno cinquantenni e assieme alla loro prole non sembrano
desiderare altro che dare una delega al più presto e a un leader che presenti
un'immagine attraente, capace di decidere per tutti, perlopiù autocandidato
dopo un vasto lavorio, sul quale discutere fra pochi e per un poco, e mandare
al voto popolare affidandoglisi per cinque anni senza essere più seccati. In
capo a quella scadenza si giudicherà se confermarlo o no, nel mandato. Questo è
il sugo della democrazia moderna e, come dice Veltroni, semplificata e non si
rompano ulteriormente le scatole. Nel giro di una generazione s'è dissolta
l'acerba critica che, nel nome di un bisogno e diritto assoluto di
partecipazione di tutti e di ciascuno, investì la "forma partito" e
ogni struttura organizzata. Verso di essi la sfiducia era duplice: qualsiasi
organizzazione cristallizza livelli di comando che depotenziano l'assemblea. E
nel medesimo tempo spersonalizzava le responsabilità in nome di una
"linea" astratta dettata dal gruppo dirigente, lontana dalla
complessità degli individui e delle individue che portavano avanti il
cambiamento. SEGUE A PAGINA 2 Perché di cambiamento si trattava, come sempre
quando ingenti masse, stavolta un'intera generazione, si muovono. E in quale
direzione era chiaro: allargare la sfera delle decisioni al limite fino alla
partecipazione di tutti. Obiettivo difficile. Ma quella spinta spezzò luogo per
luogo l'impermeabilità delle strutture politiche, economiche, civili, dalla
fabbrica agli ospedali, che furono invase e pervase. Negli anni Settanta non fu
"ideologia", fu esperienza di massa. Essa fragilizzava non solo i
vecchi partiti ma i nuovi, e i gruppi extraparlamentari costituitisi sotto
l'ondata del movimento, e lo stesso costituirsi nei movimenti di strutture
d'una qualche stabilità. Uno dei maggiori problemi della democrazia, e non solo
quella diretta, ma ogni democrazia che si rispetti, fu sperimentato da migliaia
di soggetti, uomini e donne, giovani e vecchi, molti dei quali per la prima
volta "facevano politica". In Italia durò
quasi dieci anni, incontrando prima resistenze forti ma opache e poi, quando
cominciò l'azione dei gruppi armati, la repressione si scatenò su quelli ma
anche su di essa, che andò finendo. Oggi l'esito di quella stagione è surreale.
Il concetto stesso di democrazia ne è uscito modificato ma in senso opposto a
quello che aveva innervato la spinta d'urto iniziale. Oggi infatti ne siamo
agli antipodi: prima niente delega, oggi avanti tutta con la delega, prima
niente leader, oggi solo un leader, al massimo due per via dell'alternanza che
si confrontino in lunghe sfide di immagine. Quando uno di essi avrà ottenuto
dagli elettori anche pochi voti in più assicurandosi un consistente
"premio di maggioranza", decida senza perdere tempo in
parlamentarismi, comitati e assemblee, centralizzando di fatto i poteri fino
alla scadenza fisiologica del mandato, che la società non deve accelerare né
disturbare. (A meno che il leader sia scoperto in flagrante delitto di menzogna
- possibilmente d'ordine personale, perché quella politica
è un inconveniente ammesso). A uscirne a pezzi in Italia sono stati per primi i
partiti del dopoguerra, dove la cristalizzazione burocratica s'era trasformata
negli anni del Caf anche in monopolio di sempre meno giustificabili privilegi, quando non corruzioni e imbrogli con la scusa dei "costi
della politica", producendo alla fine lo scandalo di Tangentopoli. Diversa
fu soltanto l'origine della crisi del partito più partito di tutti, quello
comunista, provocata non dalla corruzione ma dal dubbio sulla sua
stessa ragione di essere dopo la caduta del Muro di Berlino. Dubbio che
si presentò anche come la prima rottura di metodo: in capo a una notte di
pensamenti, l'allora segretario Occhetto si presentò non alla segreteria o alla
direzione del Pci ma in una popolare sezione di Bologna, di tradizione
partigiana, proponendo a quegli stimati veterani di cambiare nome e bandiera
del Pci per tenerlo fuori dal precipitare dell'Urss e ridare fiato a una nuova
"Cosa". Fu uno choc, che quella sezione ingoiò, e da allora gli choc
non sono cessati, sempre più diretti fra leader e base, leader ed elettori,
leader e gente non più intercettata da un partito - perché il metodo della
Bolognina non fu messo in causa da nessuno, tanto dovette sembrare liberatorio
dalla cappa delle forme. Scomposte le quali, la divaricazione fra partito
politico come luogo di elaborazione, cultura, interesse d'un gruppo
politico-sociale e dirigente carismatico - che fino ad allora s'erano tenuti
assieme - si è andata allargando, e dai partiti ha investito le istituzioni
elettive modificando l'ossatura formale della rappresentanza. Inutile fare la
storia. Sta di fatto che scomposto il partito, il militante si è andato
confondendo con il simpatizzante, la base del partito del dirigente scivola
nella base elettorale, il leader si candida da sé, cerca ex post un consenso e
assume i comportamenti d'una figura carismatica dal quale si attende la parola.
È fin paradossale che nel 2008, mentre le residue monarchie, in Spagna e Gran
Bretagna, sono semplici portaparola dei governi, i capi di stato delle
repubbliche presidenziali sono sempre meno garanti delle costituzioni e sempre
più dirigenti assoluti dell'esecutivo. Addio alle distinzioni di poteri fra un
capo dello stato, il potere legislativo e quello esecutivo - esse tendono a
essere riassunte tutte nel capo dello stato. Con Mitterrand presidente, si
diceva ancora il governo Rocard o Chirac o Jospin, mentre oggi, del governo
presieduto da Fillon, è chiamato senz'altro il governo Sarkozy. In Italia il
processo è più sornione, perché per ora non siamo ancora una repubblica
presidenziale, ma le pressioni per divenirlo sono esplicite. Insomma dal
"niente delega" del 1968 e seguenti si è passati alla quasi generale
autoconsegna a un leader, mentre i poteri costituzionali e i contropoteri della
repubblica rinunciano a funzionare. Se lo tentano, il presidente li sfida. In
Francia, Sarkozy fa appello contro di essi per istituire la "pericolosità
sociale" come sufficiente a tenere illimitatamente in galera anche chi ha
scontato la sua pena, chiedendo e avendo l'appoggio delle famiglie delle
vittime. Berlusconi ha fatto lo stesso contro la magistratura, che non è
riuscita mai a condannarlo sul serio. Veltroni, leader del Pd, ha ottenuto un
raid distruttivo della polizia contro un'incolpevole comunità romena a mo' di
vendetta per ingraziarsi l'opinione. Ogni leader è ormai tentato dal populismo,
arma (impropria) personale. Le leggi sono fredde e impermeabili, anche Veltroni
si rivolge agli umori d'un popolo già di sinistra - come fa Berlusconi con
quello di destra - che lui solo capirebbe e questo popolo volentieri gli si
affida, a misura di quanto il senso comune democratico si sia andato guastando.
È il modello americano senza le sue salvaguardie, anch'esse del resto
fortemente attenuate dopo l'11 settembre: il presidente Bush, che da un anno
non ha più con sé né il paese né il Congresso, continua a condurre una guerra
illegale e mortale all'Iraq, ne agita un'altra all'Iran, e appoggia le più
folli avventure di Israele contro Gaza, tirando dritto fino alla scadenza del
prossimo novembre. Chissà che un'azione di al Qaeda non lo confermi. Lui o un
altro repubblicano, mentre i democratici si dilaniano in infinite primarie.
Questa sarebbe la democrazia "modernizzata" che hanno in testa anche
politici molto diversi, come Berlusconi e Sarkozy, Putin e Veltroni. Il cui
slogan è non per caso: semplifichiamo. Un parlamento è troppo complicato in una
società divisa. Semplifichiamolo. L'ideale è arrivare a due capi assoluti con
maggioranze assolute. Due condottieri. Due prìncipi. Prìncipi repubblicani,
s'intende. Nel senso che durano cinque anni salvo riconferma. Un capovolgimento
del senso della Costituzione del 1948 e dei
sommovimenti che l'avrebbero radicalizzata. Non è un evento giuridico, una
vicenda delle culture del diritto. Qualcosa di più forte di esse le ha minate
nel profondo perché si vada concludendo a questo modo quella che speranzosamente
è stata chiamata "la transizione italiana" dalla prima alla seconda
Repubblica. La quale si affaccia ben deforme. C'è da interrogarsi perché sia
andata così e quali ne possano essere ancora i ripari. Quel che è certo è che,
piaccia o non piaccia, l'estrema sinistra, fra cui Negri, avevano veduto
giusto: sugli stati ha prevalso la forza cogente delle proprietà e dei capitali
internazionali diventati giganti con la globalizzazione, che non incontra più
freni né correttivi nei poteri politici. Ne è stata aiutata e li depotenzia.
Messa in causa la loro base di massa nelle figure del conflitto di classe, di
sesso, di dominio sulla sfera etica, i leader europei sembrano apprendisti
stregoni che non poggiano più che sui loro stessi esorcismi. Mentre alle masse
sembra non restare che la protesta o la rivolta, mancando qualcosa di più, a
partire da una preliminare e condivisa ricomposizione degli interessi. Che sia
finita un'epoca più di quanto ci siamo finora resi conto è confermato dalla
battuta di Gianfranco Fini che, per sbeffeggiare la Repubblica nata nel
( da "Corriere del Veneto" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Corriere del Veneto
- VERONA - sezione: CRONACAVERONA - data: 2008-03-09 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Edilizia popolare Inaugurati ieri 19 appartamenti a Villafranca. Cordioli:
ma resta l'emergenza Ater, inevase 94 domande su 100 "Mancano soldi.
Cerchiamo l'aiuto delle fondazioni bancarie" "Cerchiamo anche aree
demaniali dismesse. Il Comune di Verona e quello di Peschiera si sono già detti
interessati" VERONA - Tre appartamenti nuovi, altri sedici restaurati. Si
combatte anche così la lotta all'emergenza abitativa, grazie ai 19 appartamenti
che l'Ater ha messo a disposizione, ieri, del Comune di Villafranca. Una goccia
nel mare se si guarda, nell'insieme, alla richiesta di case di edilizia
popolare a Verona. Un utile passo in avanti, però, per il grande comune della
provincia che attendeva da qualche tempo la sistemazione del complesso di via
Sommacampagna. "Siamo soddisfatti del lavoro svolto - commenta il presidente
dell'Ater Niko Cordioli - reso possibile grazie al sostegno della Regione che
ha finanziato l'intervento per un importo di quasi 680 mila euro. Abbiamo messo
a disposizione di questa comunità un buon numero di appartamenti che, se non
servono a superare tutti i problemi, danno almeno una risposta alle necessità
più impellenti". I dati tuttavia parlano di un problema casa che in tutto
il Veneto rimane drammatico. Secondo i dati dell'Osservatorio regionale sulla
casa il 94 per cento delle domande di edilizia popolare rimane inevasa. E le
performance della provincia non si discostano molto da quelle del resto del
Veneto. "Significa - commenta Cordioli - che c'è un elevato fabbisogno
abitativo a cui è difficile dare una risposta per una semplice ragione: per
costruire servono i soldi, ma reperire i finanziamenti, visto il taglio dei
fondi ministeriali, è sempre più complesso". Un problema noto: alla
Regione sono state attribuite le competenze in materia di edilizia popolare,
"ma non le adeguate disponibilità finanziarie " e, senza
trasferimenti congrui, non è possibile realizzare quegli investimenti regolari
che sarebbero in grado di risolvere il problema. Secondo i dati, infatti, a
Verona ogni anno vengono inoltrate circa 600 domande per alloggi popolari. Nei
Comuni della provincia più del doppio, tanto che, complessivamente, nel
territorio veronese si contano circa duemila domande all'anno di case di
edilizia popolare, in cui gli anziani e gli adulti soli con minore a carico,
appaiono in questo momento le categorie che hanno maggiori difficoltà ad
affrontare l'aumento del costo della vita. "Per il 2008 però - sottolinea
ancora Cordioli - sono stati assegnati a Verona 6 milioni di euro per
realizzare nuove case, il che inevitabilmente ci spinge a cercare fondi e disponibilità
economiche in altri modi". Due, in particolare, sono i progetti a cui Ater
sta pensando: rivolgersi alle fondazioni bancarie presenti
nel territorio ed utilizzare, con l'accordo dei Comuni, aree demaniali in
disuso per costruire nuove abitazioni. "Nel primo caso spiega il
presidente - a fronte dei finanziamenti da parte delle fondazioni, Ater
metterebbe a disposizione i propri uomini e le proprie competenze tecniche in
materia. Per quanto riguarda, invece, l'utilizzo di aree demaniali
dismesse, sia civili che militari, il Comune di Verona e quello di Peschiera si
sono già detti interessati alla proposta dato che questi sistemi di
collaborazione permetterebbero indubbiamente di abbattere almeno i costi di
costruzione". Sam.Not. Cerimonia L'inaugurazione delle case a Villafranca
(Sartori/Fotoland).
( da "Centro, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Di Nicola Pirozzoli
* I costi della politica, parole e fatti E' bastato un
libro di successo o qualche animazione di piazza al momento giusto,
naturalmente senza nulla togliere al loro valore, per ottenere una fioritura di
idee e proposte che possono risolvere immediatamente il problema dei costi
della politica proprio da parte di coloro che sulle
poltrone politiche ci siedono, e in qualche caso da molti anni. Sembra che fino
ad oggi nessuno di loro sapesse degli sprechi, dei privilegi. Solo oggi, i
componenti della "casta", un po' frastornati, cascano dalle nuvole e
fanno a gara nel proporre formule per contenere i costi della politica, tagliare gli stipendi, eliminare i privilegi e
formulare proposte per leggi ispirate a maggior rigore, sobrietà e trasparenza.
E' deludente assistere a tali spettacoli, ad accuse reciproche o vedere
personaggi che, con fiumi di chiacchiere in libertà, si affrettano a spiegare
come si può subito risparmiare elencando una serie di interventi: riduzione dei
ministri, sottosegretari, consiglieri regionali, eliminazione delle consulenze,
province, accorpamento di piccoli comuni, eliminazione di enti superflui e così
via. Naturalmente, per cercare di accaparrarsi la benevolenza, ognuno si
scatena a sfoggiare l'elenco più lungo di proposte, senza però spiegare il
silenzio precedente. Prima nessuno ci aveva pensato, eppure sarebbe bastato
guardarsi intorno per scoprire le molte aree di spreco e di miglioramento.
Chissà i risolutori prima dov'erano e cosa facevano. Questo modo di comportarsi,
sinceramente offensivo, unito al facile trasformismo, spiega la nascita di
questo stato di crisi o meglio di difficoltà politica.
Tali anomali ed ingiustificati atteggiamenti contribuiscono a minare la
credibilità di chi riveste cariche pubbliche costruendo malcontento e sfiducia
verso i propri rappresentanti e conseguentemente perplessità verso la politica. Sommando poi a tutto ciò la grande confusione che
regna all'interno del sistema politico, legata anche alla indistinguibile
pletora di partiti e micropartiti
che lo compongono, il disorientamento diventa enorme ed il disamoramento
insostenibile fino a generare la così detta antipolitica.
Infatti, parlare oggi di ideologia o anche di destra e sinistra in politica pensando di distinguere in questo modo almeno due
precisi modelli di società, è pura utopia. Le cose ormai sono confuse rispetto
alla tradizionale distinzione. E' molto difficile affrontare i problemi che
oggi si presentano perché le ideologie politiche a cui i partiti
fanno riferimento sono più di facciata e teorici che sostanziali. I molteplici
gruppi politici sono identificabili più a centri di potere interessati alla
gestione temporanea dell'aspetto economico e finanziario dello Stato e di se
stessi, e non già finalizzati alla progettazione e costruzione di uno Stato
secondo principi ed ideali ben consolidati. Vi è, insomma, una grande
confusione. E' impossibile individuare cosa dicono di diverso quelli di destra
da quelli di sinistra. Si rincorrono sui vari argomenti per fondere e confondere.
Vi è, insomma, più volontà di gestire il transitorio in modo impreciso,
sopravvivere e non di affrontare con determinazione per decidere perché, in tal
caso, si tratterebbe di esporsi. Insomma sembrano tutti uguali, dicono tutti le
stesse cose, manca azione e carattere. Per provare, basta leggere o ascoltare
qualsiasi intervista su temi come legalità, criminalità, controllo del
territorio, tassazione, guerra e pace, immigrazione, disoccupazione,
precarietà, ambiente, scarsità delle risorse, sprechi, privilegi per verificare
che, senza conoscere gli interessati, difficilmente si riuscirà a definire
l'orientamento di chi ha parlato o almeno se è di destra o di sinistra. In
questo modo non si può che alimentare insofferenza e diffidenza. Servono i fatti
per annullare dannose generalizzazioni, spettacolarizzazione, malcontento e
monotonia. Per decidere e realizzare, però, ci vogliono uomini di Stato e non politicanti. * Sociologo.
( da "Gazzetta della Martesana, La" del
10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
CONSIGLIO COMUNALE
La minoranza aveva chiesto il contenimento delle spese per la politica e la cultura BOCCIATI GLI EMENDAMENTI, BILANCIO
APPROVATO Pessano con Bornago - Il bilancio di previsione è stato approvato a
maggioranza ma, per una volta, la discussione in Consiglio comunale è avvenuta
senza toni accesi o aspre discussioni, anche se non ci sono stati troppi scambi
di cortesie. Nicolas Rigamonti, Appio Berneri e Danilo Rusnati del gruppo
"Per crescere bene" hanno presentato un emendamento e una mozione
(respinti dalla maggioranza): il primo per chiedere una riduzione delle tasse
di 126.875 euro, pari allo 0,1 per cento di addizionale comunale Irpef, e la
seconda, collegata all'emendamento, per ridurre i costi della politica. "Abbiamo chiesto di recuperare 63.437,50 euro
attraverso la riduzione delle indennità di carica (gli stipendi) di sindaco e
assessori e dei gettoni di presenza dei consiglieri
comunali - ha detto Berneri - Attualmente il sindaco di Pessano con Bornago
percepisce uno stipendio di 2.560,18 euro al mese, il vicesindaco di 1.280,09 e
gli assessori di 1.152,07 euro, indennità dimezzate per i lavoratori dipendenti
che non abbiano richiesto l'aspettativa, mentre ai consiglieri comunali è
conferito un gettone di presenza di 16,60 euro per
ogni Consiglio comunale a cui partecipano: complessivamente i politici
pessanesi costano ogni anno alle casse comunali 112mila euro, un miliardo di
vecchie lire a mandato. Riteniamo doveroso, in tempi difficili come questi,
dare il buon esempio: da qui la nostra richiesta di ridurre i costi della politica anche a Pessano con Bornago". Altri 63.437,50
euro potrebbero essere risparmiati tagliando le spese correnti per feste e
manifestazioni. Più polemica la mozione: "La pressione fiscale ha
raggiunto ormai livelli inaccettabili, contribuendo a diffondere quel diffuso
sentimento di sfiducia nei confronti di tutte le principali istituzioni - ha
proseguito Berneri - E' stata rilevata da più parti la
necessità di ridurre i "costi della politica" al
fine di evitare di considerare la classe dirigente come una casta: il divario
che si è creato tra politica e società civile è un elemento negativo nel decorso della vita
del paese, mentre in altri Comuni poco distanti da Pessano con Bornago e simili
per dimensioni e caratteristiche, i costi della politica
sono sensibilmente inferiori. Per questo volevamo una riduzione del 56,64 per
cento perché i risparmi di spesa, pari allo 0,05 per cento di addizionale
comunale Irpef, fossero restituiti ai contribuenti attraverso una
riduzione". Il termine "casta" ha però indispettito la
maggioranza: "Il bilancio redatto è equilibrato e guarda al quadro
complessivo della comunità - ha detto Giordano Mazzurana - La proposta è
puramente demagogica e strumentale dato che gli amministratori, ogni giorno,
affrontano il confronto coi cittadini per risolvere i problemi: è giusto remunerare
le responsabilità. Inoltre, viene svuotato il senso di socialità dell'ambito
culturale: gli aridi numeri non riportano le relazioni vissute sul
territorio". Concorde anche Gianfranco Calloni: "Il risparmio per un
cittadino all'anno sarebbe solo di dodici euro. Questa proposta non valuta il
nostro impegno giornaliero tra la gente". "L'emendamento mostra
incompetenza e ignoranza - ha detto Monica Meroni - Il primo perché significa
non capire cosa vuol dire gestire un evento comunale, e la seconda perché non
conta i costi che ci sono al di là della politica".
"Chiunque può rinunciare allo stipendio - ha detto Pierangelo Tremolada -
ma a livello personale, senza un atto pubblico". "Guadagnavo di più
quando lavoravo alle ferrovie - ha chiosato il sindaco Giuseppe Caridi - ma
sono impegnato molto più tempo: certe scelte non si fanno per denaro, ma per
amore del proprio paese". Articolo pubblicato il 10/03/08.
( da "ADN Kronos" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
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''Nei primi 100 giorni di governo, per essere credibili, per essere conseguenti
a quello che abbiamo detto'', il centrodestra interverra' anche sui costi della
politica in Friuli Venezia Giulia. Lo ha promesso
Renzo Tondo, il candidato a presidente della Regione rispondendo alle domande
dei giornalisti in occasione della presentazione del programma del
centrodestra. ''Abbiamo gia' pensato alla riduzione da sette a cinque dei
segretari del presidente del Consiglio regionale'', ha affermato Tondo, che ha
promesso di affrontare anche il nodo dello stipendio dei consiglieri regionali.
( da "Sannio Online, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Pubblicato il
10-03-2008 di Giovanni Zarro Nella corrente e convulsa fase elettorale, è
doveroso che sia semplici cittadini, che cittadini delle istituzioni, che cittadini,
nella veste di rappresentanti delle forze sociali, ripropongano con forza e
concretezza temi e problemi della nostra vita associata... Nella corrente e
convulsa fase elettorale, è doveroso che sia semplici cittadini, che cittadini
delle istituzioni, che cittadini, nella veste di rappresentanti delle forze
sociali, ripropongano con forza e concretezza temi e problemi della nostra vita
associata; ripropongano, altresì, alcune questioni fondamentali per la
governance locale del Sistema Italia. Non si vota solo per eleggere Camera e
Senato, il 13 e 14 aprile; si vota anche per eleggere tantissimi consigli
comunali. Nel nostro Sannio anche per eleggere il Consiglio Provinciale ed il
suo Presidente! Soprattutto si vota per dare avvio ad una condivisa stagione
delle riforme istituzionali e costituzionali. Sarebbe auspicabile che accanto
ai cittadini, agli uomini delle istituzioni e dei rappresentanti delle forze
sociali, gli stessi enti locali, direttamente e per il tramite delle loro
rappresentanze, sollecitassero con determinazione, spingessero con convinzione
affinché alcuni obiettivi, di sicuro,irrinunciabili, essenziali e decisivi
vengano assunti nei programmi elettorali delle forze politiche; diventino
impegni d'onore delle eligende Camere! Quali obbiettivi? Il pensiero corre agli
ineludibili snodi politico istituzionali; il pensiero corre all'esigenza forte
sentita di attuare rapidamente le riforme costituzionali per configurare un
assetto istituzionale,che il paese reclama da tempo, moderno ed adeguato alle
intervenute trasformazioni ed alle innovazioni già presenti nel contesto
economico sociale, già da tempo. Un assetto capace di esprimere una valenza di
governo alta in linea con quanto si registra negli altri grandi paesi
dell'Occidente e dell'Europa e cioè, giustappunto, in quei paesi nei confronti
dei quali è aperta una difficile ed, insieme, esaltante Una competizione per
l'eccellenza! Il governo Prodi non è riuscito in questa impresa. Purtroppo! E
tuttavia, volentieri gli si da atto, dell'impegno profuso e messo in campo.
Determinato quasi cocciuto! Ora si deve ricominciare e rispetto alla linea
Prodi, si dica con sincerità, va superata quella sorta di "antipolitica" che individuava nella riduzione di ruolo,
funzioni e rappresentanze degli Enti Locali, l'antidoto per incidere sui
"costi della politica" ed insieme il mezzo
per dare un di più di stile di sobrietà e di severità alle istituzioni. In
conseguenza l'accento posto sulla abolizione delle Comunità Montane, sulla
riduzione di rappresentanti e dell'indennità a Sindaci ed agli amministratori,
va rideclinato. E' sembrato questo riformismo un bel po' radicale e un bel po'
astratto! Non v'è dubbio che gli sperperi e gli sciali vanno colpiti; non v'è
dubbio che lo status-quo è inaccettabile e va rimosso; non v'è dubbio che va
rimosso il conservatorismo negativo per il paese e per le sue Comunità. Non v'è
dubbio che bisogna modernizzare, che urge cambiare! Ma come? In punto è
questo...come cambiare? Come modernizzare! Si modernizza e si cambia con realismo,
con rigore, con intelligenza politica e sociale
salvaguardando in particolare, i diritti delle piccole comunità. Soprattutto
quelle di montagna!Quali le questioni sulle quali tornare e sulle quali
riflettere? Quale una possibile agenda di priorità da sottoporre all'attenzione
delle forze politiche? Innanzitutto. Attuazione del Titolo V della Carta Costituzionale. Va rilanciato l'obiettivo di cambiare la
modalità della rappresentanza degli Enti Locali per renderla adeguata al nuovo
Titolo V della Costituzione, il quale postula la piena
parità dei soggetti costitutivi della Repubblica e la necessità della loro
cooperazione per costruire, contro ogni logica di separatezza, il federalismo
istituzionale e fiscale. Due finanziamento delle funzioni locali. In attesa
dell'attuazione dell'art. 119 della Carta Costituzionale,
l'ICI va mantenuta! Bisogna essere chiari: le prerogative degli Enti Locali e
delle loro funzioni costituzionali non devono essere compromesse e minacciate
da programmi demagogici. L'ICI va mantenuta come principale tributo della
finanza comunale. Semmai, va riformata e semplificata. Riformata, perché
rispecchi meglio i reali valori immobiliari di mercato; semplificata, nel senso
che vi si trovino accorpate, con evidente vantaggio dei cittadini, tutte le
imposte e le tasse che gravano sugli immobili. Tre. Il federalismo. Il
federalismo si è bloccato! Che fare, dunque, di concreto, evitando i soliti
proclami di principio? Il paese ha bisogno del federalismo. Ogni soggetto
costitutivo della Repubblica, a partire dai Comuni, necessita di certezza
amministrativa e finanziaria per promuovere sviluppo e coesione. Lo richiede
l'economia ma soprattutto lo chiedono i cittadini. Quattro. Decentramento,
federalismo, associazionismo. Va applicata rigorosamente e concretamente
l'istanza federalista muovendo dal presupposto costituzionale che tutte le
funzioni amministrative spettino anzitutto al Comune. Stante la diffusa
frammentazione del sistema comunale italiano, segnatamente nelle aree montane,
la riallocazione delle funzioni medesime non potrà che avvenire sulla base dei
principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, e quindi
valorizzando e promuovendo il principio associativo per i comuni di minore
dimensione demografica. Cinque. Conferma della Provincia. La Provincia non va
abolita! Anzi! Va rafforzato e qualificato il ruolo della Provincia come ente
intermedio e di governo di area vasta, valorizzando le funzioni di coordinatore
delle politiche di sviluppo locale e di cooperazione istituzionale. Sei il
Codice delle Autonomie. Il ddl proposto, il cosiddetto "Codice delle
Autonomie", non è sufficiente. Si presenta troppo pervasivo e con parti
eccessivamente dettagliate; ancora, limita l'autonomia normativa e
organizzativa degli enti locali. Qui un consiglio! Va superato l'approccio
metodologico del "testo unico ricognitivo e interpretativo"; va
redatta una autentica e vera "Carta di principi"! E' l'unico modo per
valorizzare le migliori esperienze di governo e di promozione del territorio.
In questi anni, sono state le autonomie locali, i soggetti nuovi dello sviluppo
dei territori sia per la capacità di allestire una estesa rete di servizi per
la comunità, che per quella di fare investimenti. Sette. Quali i principi sui
quali costruire il federalismo amministrativo? Di sicuro la Cooperazione e
leale collaborazione interistituzionale, insieme all'autonomia, alla
trasparenza ed alla responsabilità! Questi i principi sui quali costruire il
federalismo amministrativo! Otto. Federalismo fiscale. L'attuazione del
federalismo finanziario e fiscale nella sua articolazione territoriale, a Costituzione rinnovata, costituisce un altro capitolo
fondamentale su cui richiamare l'impegno immediato del futuro Parlamento e del
futuro Governo. Si tratta di riprendere il lavoro avviato con il precedente
disegno di legge delega e costruire un assetto stabile della finanza
territoriale attribuendo a regioni ed enti locali tributi propri e
compartecipazioni dinamiche rispetto al gettito dei tributi erariali. Vanno precisati
i tributi propri. In assenza di idee nuove, deve essere valorizzato il ruolo
dell'ICI come imposta fondamentale dei territori, procedendo, lo si ribadisce,
anche alla sua semplificazione, accorpando tutti i tributi che gravano sugli
immobili, oltre a un suo adeguamento ai reali valori di mercato come richiesto
dagli enti locali. Nove. Le spese, il sistema perequativo, le
premialità e le sedi della partecipazione! Devono essere chiariti i criteri per
l'individuazione dei costi standard, a partire dai livelli essenziali delle
prestazioni previsti dalla Carta Costituzionale,
rinnovata; come vanno chiariti i cardini di un chiaro sistema perequativo
rispetto alle capacità tributarie dei territori. Non basta! E' opportuno
prevedere criteri di premialità per gli enti locali virtuosi. Emerge la
necessità della profonda revisione delle sedi della concertazione e dei
raccordi interistituzionali, valorizzando in questo caso i Consigli regionali
delle autonomie e le Conferenze regione-enti territoriali. Dieci. Regioni a
statuto speciale! Un altro elemento critico irrisolto è il nodo delle regioni a
statuto speciale e "della necessaria definizione di una disciplina
unitaria per gli enti locali valida anche per questi territori come per tutti
gli altri. Obiettivo è il coordinamento della finanza territoriale con la
manovra annuale di bilancio tramite apposito disegno di legge da approvare il
più rapidamente possibile! Undici. Comuni minori e Comunità Montane. Nodo
importante relativo alle caratteristiche peculiari dei Comuni, di prevalente
dimensione demografica ridotta, che richiede la valorizzazione di forme
associative intercomunali stabili e sussidiarie. Per la montagna, inoltre, va
operato il riconoscimento di quote predeterminate di fondo perequativo in
attuazione dell'art. 119 della Costituzione,
finalizzate alla copertura dei maggiori oneri presenti in montagna che
determinano l'esigenza di sopperire ai sovracosti strutturali permanenti tipici
che qui si manifestano con particolare evidenza. Dodici. Sedi di concertazione,
di raccordo istituzionale,Commissione bicamerale, Consigli regionali delle
autonomie e Conferenze Regioni Enti Locali. Altro nodo fondamentale per attuare
il principio della parità istituzionale tra i soggetti costitutivi della
Repubblica è la riforma delle sedi di concertazione e di raccordo
interistituzionale. In attesa della riforma costituzionale per il superamento
del bicameralismo perfetto e l'istituzione del Senato federale, va prevista
l'integrazione dei componenti della Commissione bicamerale per le questioni
regionali con i rappresentanti delle regioni e degli enti territoriali,
peraltro già in agenda. Deve anche essere riformato il sistema delle
Conferenze, uniche sedi ad oggi di confronto e di raccordo istituzionale; alla
cui debolezza politica e istituzionale non è estraneo
il tema della formazione e della composizione della rappresentanza degli enti
locali. All'interno di questo disegno di riforma deve collocarsi anche il
sistema delle concertazione regionale cui si è accennato prima, con i Consigli
regionali delle autonomie e le Conferenze regione-enti locali. Tredici. Riforma
servizi pubblici locali. Va ricordato qui che pur bisogna procedere alla
riforma dei servizi pubblici locali favorendo e implementando politiche di
liberalizzazione dei servizi che mettano al centro gli interessi dei cittadini
e contribuiscano all'abbattimento di costi e tariffe attraverso la selezione
competitiva degli operatori. Quattordici. Va rafforzato il ruolo degli enti
locali come soggetti regolatori; vanno rafforzate le funzioni di indirizzo e
controllo dei consigli comunali. Garantire, oltre a trasparenza e qualità,
l'accessibilità e universalità dei servizi pubblici raggiungendo anche le aree
marginali e del Paese ed i territori montani. Per conseguire questi obiettivi è
necessaria una riflessione profonda che coinvolga tutti, in primo luogo, le
associazioni rappresentative degli Enti Locali: l'Anci e l'Upi. E siamo alle
conclusioni.....E' la presente nota, un memorandum utile per la prossima
campagna elettorale? E' di sicuro un utile strumento di confronto! Comunque lo
si interpreti! E' utile per discutere con gli interessati! Per discutere con i
cittadini! In particolare per confrontarsi con i Partiti e per indurli ad agire
rapidamente in direzione dell'impegno alla valorizzazione del sistema delle
autonomie nella prossima legislatura ed intanto per impegnarsi solennemente
davanti alla coscienza del Popolo Italiano!.
( da "Varesenews" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Busto Arsizio -
Provocatoria delibera del consigliere per tornare alle cifre del 2003, come atto
di protesta per l'"assenteismo" durante le discussioni in consiglio
Porfidio: "Un taglio ai gettoni di presenza dei
consiglieri comunali" Detto fatto: l'aveva annunciato giovedì in consiglio
comunale, tra una sfuriata e l'altra, ed ecco sfornata la proposta di
delibera. Audio Porfidio torna all'attacco: constatate e contestate nel
modo più colorito l'abituale assenza di uno o più assessori e
l'"assenteismo" più o meno temporaneo di vari consiglieri comunali,
soprattutto di maggioranza, durante le discussioni in consiglio - soprattutto
sui punti di minore rilievo politico - il vulcanico consigliere de La Voce
della Città prende la scure e propone un taglio netto ai gettoni
di presenza. Anzi un ritorno al passato, alle cifre del 2003. Se infatti
oggi ogni consigliere ha oggi diritto a 84,50 euro lordi per ogni
consiglio o seduta di commissione seguiti, oppure, a scelta, di un fisso
mensile di euro 300 sempre lordi, Porfidio propone con questo atto di tornare
alla situazione antecedente l'atto consiliare 161/03 che aveva fissato queste
cifre. Si dovrebbe quindi tornare a 46,48 euro di "gettone" singolo
oppure 166,50 euro lordi mensili. Un atto di protesta, prima ancora che di
"moralizzazione", visto che si tratta comunque di cifre assai
modeste, anche moltiplicate per il numero dei consiglieri, e ben lontane
da quelle, sì privilegiate, dei parlamentari. Il messaggio non è quindi di
ridurre presunte prebende, bensì di spronare i consiglieri comunali -
almeno loro - ad essere sempre presenti in aula, senza disperdersi
come un volo di quaglie una volta votati i punti "pesanti".
Altrimenti Busto Arsizio somiglierebbe davvero a Roma, con buona pace della
Lega. Lunedi 10 Marzo 2008 SdA.