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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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IN EVIDENZA

SPRECHI E CLIENTELE: I CONTI (PUBBLICI) NON TORNANO. Capovolgere la tendenza. Costantino Belluscio (Avanti! 10-3-2008)

 

C’è una stridente contraddizione tra le roboanti affermazioni di chi sostiene che l’economia italiana sarebbe stata finalmente avviata al risanamento mediante la correzione dei conti pubblici e la realtà di un Paese fortemente rallentato nella sua crescita e che presenta problemi sociali così acuti da ricordarci quelli dei primi anni del secondo dopoguerra. Impressiona constatare come i nostri partner europei, che in una economia globalizzata incontrano le nostre stesse difficoltà di sviluppo, non denuncino invece disastri paragonabili a quelli italiani. Due famiglie italiane su tre dal 2007, non sapendo come arrivare alla fine del mese, sono costrette ad attingere o ai risparmi domestici o a riempirsi di debiti che, alla fine, nessuno sa bene come onorare. Mai da quando - circa dieci anni fa - si cominciarono a monitorare i bilanci delle famiglie, si è arrivati a toccare i preoccupanti indici dei primi mesi del 2008. Non si è pensato di indicare nei mercati i prezzi all’origine dei prodotti alimentari e non si è alleggerita la pressione fiscale, consolidata via per aumentare i consumi e quindi la produzione. Sono state invece sottratte alle famiglie e alle imprese energie che hanno preso la via di sprechi, abusi e clientele. La pressione fiscale a fine 2007 è aumentata del 2,8 per cento rispetto alla fine del 2005. Solo una piccola parte delle maggiori entrate sono però andate a coprire la spesa sociale. Nel 2007 è invece aumentata la spesa pubblica del 18,8 per cento oltre alle spese occulte e a quelle derivanti dal rinnovo dei contratti. Si continua a dire che questa somma di situazioni negative si sia resa necessaria per migliorare i conti pubblici. La verità è, però, che, se miglioramento c’è stato in quel settore, lo si deve ai contributi sociali, al trasferimento del Trattamento di fine rapporti (Tfr) all’Inps e alla gragnuola di tasse locali che si è abbattuta sui cittadini, senza peraltro ottenere, come insegna Napoli, alcun miglioramento dei servizi. Tutti ora guardano al post-elezioni. Le cose andranno sempre peggio se non si ridurrà drasticamente la spesa pubblica e quella improduttiva; se non si elimineranno gli sprechi e gli abusi del sistema di favoritismi e di inefficienze che è alla base della gestione nostrana delle istituzioni. A conti fatti, un’oculata e intelligente politica economica potrà consentire il recupero annuale di 40-45 miliardi di euro da destinare all’alleggerimento del deficit dello Stato, al sollievo delle famiglie, al rilancio della produttività del Paese e alla sua competitività nel mondo. Ma per fare questo è necessario invertire la tendenza, specie quella degli ultimi due anni.

 


Report "Costi dei politici"

Mastella family ( da "Unita, L'" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Anche perchè, come spesso accade in politica, c'è anche una questione di soldi. Per la legge sul finanziamento dei partiti l'Udeur ha diritto a quattro milioni di euro di rimborsi elettorali per la pur breve, passata, legislatura. E quelli servono. In Fondo a Destra.

Subito una patrimoniale per credito e assicurazioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Il problema dei programmi è sempre lo stesso: chi paga? Il taglio ai costi della politica, ad esempio. Proponiamo il taglio del 50% delle assemblee elettive. Poi abbiamo individuato un grandissimo spreco nella sanità. Basterebbe che ai clandestini che oggi intasano i pronto soccorso venisse garantita la prestazione medica con l'obbligo,

UNA TOSCANA D'ECCELLENZA PER LE ENERGIE RINNOVABILI IL CENTRO SULLA GEOTERMIA È UNICO IN ITALIA E HA RILEVANZA MONDIALE INAUGURATE DUE STRUTTURE A LARDERELLO E MONTEROTONDO MARITTI ( da "marketpress.info" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: gettoni di presenza. I due centri di Larderello e Monterotondo, che hanno come capofila rispettivamente il S. Anna di Pisa e il Consorzio sviluppo aree geotermiche, intendono destinare all'attività tutte le risorse di cui dispongono o che saranno in grado di raccogliere partecipando ai bandi europei, nazionali e regionali dedicandosi esclusivamente alla ricerca e alla sperimentazione.

Chieti e casoli, continua il volo a braccetto ( da "Centro, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: estremo ospite dalla distanza dopo aver raccolto un millimetrico spiovente di Stella. Ciò che segue è solo vetrina per qualche individualità. Al 29 Giannico impegna Franchi su calcio piazzato e fa guadagnare ai suoi il gettone di presenza. Poi ci provano Filogrossi e Palombizio ma Franchi è sempre attento. Ripresa di contenimento per un Chieti già in pantofole.

Un monarca, per favore ( da "Manifesto, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: quando non corruzioni e imbrogli con la scusa dei "costi della politica", producendo alla fine lo scandalo di Tangentopoli. Diversa fu soltanto l'origine della crisi del partito più partito di tutti, quello comunista, provocata non dalla corruzione ma dal dubbio sulla sua stessa ragione di essere dopo la caduta del Muro di Berlino.

Ater, inevase 94 domande su 100 ( da "Corriere del Veneto" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: rivolgersi alle fondazioni bancarie presenti nel territorio ed utilizzare, con l'accordo dei Comuni, aree demaniali in disuso per costruire nuove abitazioni. "Nel primo caso spiega il presidente - a fronte dei finanziamenti da parte delle fondazioni, Ater metterebbe a disposizione i propri uomini e le proprie competenze tecniche in materia.

I costi della politica, parole e fatti ( da "Centro, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: immediatamente il problema dei costi della politica proprio da parte di coloro che sulle poltrone politiche ci siedono, e in qualche caso da molti anni. Sembra che fino ad oggi nessuno di loro sapesse degli sprechi, dei privilegi. Solo oggi, i componenti della "casta", un po frastornati, cascano dalle nuvole e fanno a gara nel proporre formule per contenere i costi della politica,

Bocciati gli emendamenti, bilancio approvato ( da "Gazzetta della Martesana, La" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: stata rilevata da più parti la necessità di ridurre i "costi della politica" al fine di evitare di considerare la classe dirigente come una casta: il divario che si è creato tra politica e società civile è un elemento negativo nel decorso della vita del paese, mentre in altri Comuni poco distanti da Pessano con Bornago e simili per dimensioni e caratteristiche,

ELEZIONI: TONDO SU COSTI POLITICA, NEI PRIMI 100 GIORNI DAREMO L'ESEMPIO ( da "ADN Kronos" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: POLITICA Trieste, 10 mar. - (Adnkronos) - ''Nei primi 100 giorni di governo, per essere credibili, per essere conseguenti a quello che abbiamo detto, il centrodestra interverra anche sui costi della politica in Friuli Venezia Giulia. Lo ha promesso Renzo Tondo, il candidato a presidente della Regione rispondendo alle domande dei giornalisti in occasione della presentazione del

Politica: Per il voto amministrativo di aprile Quattordici punti ( da "Sannio Online, Il" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: le premialità e le sedi della partecipazione! Devono essere chiariti i criteri per l'individuazione dei costi standard, a partire dai livelli essenziali delle prestazioni previsti dalla Carta Costituzionale, rinnovata; come vanno chiariti i cardini di un chiaro sistema perequativo rispetto alle capacità tributarie dei territori.

Porfidio: "Un taglio ai gettoni di presenza dei consiglieri comunali" ( da "Varesenews" del 10-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Provocatoria delibera del consigliere per tornare alle cifre del 2003, come atto di protesta per l"assenteismo" durante le discussioni in consiglio Porfidio: "Un taglio ai gettoni di presenza dei consiglieri comunali" Detto fatto: l'aveva annunciato giovedì in consiglio comunale, tra una sfuriata e l'altra, ed ecco sfornata la proposta di delibera.


Articoli

Mastella family (sezione: Costi dei politici)

( da "Unita, L'" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Stai consultando l'edizione del Mastella family E meno male che a Piazza San Giovanni il giorno del Family day Clemente Mastella ed i suoi cari non avevano fatto mancare l'appoggio all'iniziativa in nome della difesa della famiglia. A ogni costo. Che dagli estranei una coltellata alla schiena te la puoi sempre aspettare ma dai congiunti no, proprio no. E invece nella famiglia Mastella, dopo il rapido declino del capostipite nonché capo partito, è in atto una guerra che quella dei Roses sembra una schermaglia. Ufficialmente l'Udeur in Parlamento per questa volta non dovrebbe esserci. Un arrivederci, non un addio su cui Clemente Mastella si è impuntato. Ha ringraziato ma non ha accettato l'invito di Boselli a candidarsi. Lui resta fuori. E gli altri devono seguire il suo destino. Altrimenti la porta è quella e tanti ringraziamenti. C'è chi l'ha infilata di gran carriera, la "ciurma" come l'ha definita sdegnata lady Mastella, e ha cambiato casacca e chi sta ancora in queste ore cercando di salvare la poltrona senza fare uno sgarbo al capofamiglia che "è rimasto vittima di uno tsunami mediatico" che "lo ha ammazzato politicamente" sempre secondo la signora. Affari di famiglia. C'è il cognato del leader dell'Udeur, marito della sorella di Sandra Lonardo, che proprio non ci sta a rinunciare al Parlamento dopo neanche due anni. Pasquale Giuditta rivendica con forza la validità del contratto sottoscritto anche alla sua presenza con Silvio Berlusconi. I posti per l'Udeur, in segno di riconoscenza politica per lo sgambetto fatto a Prodi, dovevano essere tre nelle liste del Pdl e tre in quelle dell'Mpa di Raffaele Lombardo che ovviamente ha risposto picche quando gli è stato proposto, per la Campania, di lasciar fare a Mastella. Al riparo della forza conclamata del leader siciliano dovevano trovare conferma le aspirazioni politiche dello stesso Giuditta e quelle fresche ed ancora inespresse del figlio del leader, Pellegrino. Poi gli eventi sono precipitati. Ed anche sulla villa di Ceppaloni si sono addensate nuvole nere di una tempesta imprevista. E Giuditta non ha perso l'occasione per dire ai quattro venti che "Clemente l'ha rovinato la moglie" quando ha deciso di dedicarsi, stanca di fare la first lady in quel di Ceppaloni, alla politica in prima persona "facendo sgretolare le cose". E Clemente ha pagato per la moglie e "qualche altro parente". Nel novero potrebbero entrare anche i due figli, Elio e Pellegrino, poichè pare che tutti e due fossero interessati ad una candidatura. Non ce n'è per uno, figuriamoci per due anche se l'Udeur smentisce qualunque tipo di interessamento. Ma la tensione c'è. Ed è tangibile. Anche perchè, come spesso accade in politica, c'è anche una questione di soldi. Per la legge sul finanziamento dei partiti l'Udeur ha diritto a quattro milioni di euro di rimborsi elettorali per la pur breve, passata, legislatura. E quelli servono. In Fondo a Destra.

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Subito una patrimoniale per credito e assicurazioni (sezione: Costi dei politici)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-03-09 - pag: 10 autore: INTERVISTA Daniela Santanchè Candidato premier della Destra "Subito una patrimoniale per credito e assicurazioni" di Alberto Orioli "L' 8 marzo? è l'occasione per fare appello alle donne affinché non si prestino a diventare strumento per la campagna elettorale degli uomini. Berlusconi e Veltroni dicono di averne in lista il 30%, ma dove le hanno inserite? In fondo. Vedremo quante davvero saranno le donne in Parlamento". Daniela Santanchè, unico candidato premier femminile, declina "da destra" i 100 anni della Festa della donna. Anzi da Destra, partito per il quale corre da leader con il robusto aiuto di Francesco Storace. Quali proposte per il lavoro delle donne? Nel salario accessorio le donne guadagnano meno, è noto. Dobbiamo arrivare a una parità salariale vera, defiscalizzando di un terzo il solo lavoro femminile. E aumentare la flessibilità della legge Biagi per facilitare il lavoro delle donne soprattutto nella fase di cura dei figli piccoli. Tra le nostre proposte c'è anche quella degli asili nido di condominio. Ogni condominio? Non proprio, ma magari per gruppi di trequattro condomini. Senza contare che bisogna anche migliorare i trasporti perché le donne occupano una gran parte del loro tempo negli spostamenti per le attività dei figli. Io lo so bene. Abbiamo un privilegio rispetto agli uomini: quando facciamo politica non deleghiamo la partecipazione alla vita reale. Dalla spesa agli obblighi verso la scuola, dal catechismo allo sport. Gli uomini quando fanno politica si chiudono nella torre d'avorio e della vita non sanno nulla. Dica una cosa di destra sulle baby sitter. Perché non ci sono gli stessi sgravi che invece sono previsti per le badanti? Parlano tutti di nuove convergenze tra imprenditori e operai, le propone Veltroni, le rivendica Fini. Che effetto fa a voi della Destra? Vi dovrebbe piacere questa specie di ritorno del vecchio modello corporativo? Sono mode da campagna elettorale. Noi siamo Destra, ma non con la testa all'indietro. Rispettiamo la nostra storia, ma guardiamo avanti. Non ci convince chi parla oggi di economia sociale di mercato. Siamo popolari, non populisti; siamo meritocratici ma non elitari.Vogliamo l'assistenza non l'assistenzialismo. Siamo per lo Stato forte incarnato nella Repubblica presidenziale. Abbiamo due bussole in tema di lavoro: responsabilità e merito. Ma sono bussole che dicono di avere tutti. Veltroni dice salario minimo per legge? Noi diciamo salario minimo contrattuale rispettato sempre, non per finta, come accade in alcuni casi. Il resto sia salario di merito per i migliori, senza vincoli e con qualche defiscalizzazione. Il problema dei programmi è sempre lo stesso: chi paga? Il taglio ai costi della politica, ad esempio. Proponiamo il taglio del 50% delle assemblee elettive. Poi abbiamo individuato un grandissimo spreco nella sanità. Basterebbe che ai clandestini che oggi intasano i pronto soccorso venisse garantita la prestazione medica con l'obbligo, però, del foglio di via e dell'accompagnamento alla frontiera appena il malato si sia ristabilito. Si risparmierebbe moltissimo. A prima vista sembra una goccia nel mare. Sembra, ma chi conosce le realtà ospedaliere sa bene che la gran parte dell'attività pubblica è assorbita per cure a clandestini. Chi si intende di sanità è Storace: è stato ministro e Governatore del Lazio. Ma ha lasciato uno dei più colossali debiti per le Asl della regione. So solo che è l'unico ad avere aperto tre nuovi ospedali pubblici. Torniamo al chi paga. C'è un altro grande spreco: le carceri. Sono occupate per l'80% da immigrati clandestini. Io dico: processiamoli poi la pena la scontino a casa loro. Così si svuoterebberoe non ci sarebbe nemmeno bisogno di costruirne di nuove come propone il Pdl. Siamo ancora alle briciole. Vogliamo una tassa speciale, una sorta di patrimoniale su banche e assicurazioni, la vera lobby trasversale al centro-destra e al centro- sinistra. In questo periodo, poi, hanno goduto di privilegi enormi: con il Governo Prodi hanno fatto bingo. Hanno massacrato di tasse i redditi tra 2 e i 5mila euro al mese, hanno promesso la riduzione del cuneo fiscale ma hanno allargato la base imponibile impedendo le deduzioni. Hanno criminalizzato oltre4 milioni di partite Iva, ma i veri evasori li hanno lasciati stare. Le sacche di privilegio sono nell'establishment che intreccia finanza e politica. A cosa si riferisce? Al fatto che i più grandi evasori sono nelle multinazionali e nelle grandi società finanziarie che delocalizzano i profitti. Un piccolo imprenditore non può e tanto meno una partita Iva. Noi diciamo: è nella finanza, negli intrecci tra politica e affari la ricchezza da redistribuire. Eppoi dico anche: perché dare ai giornali i contribuiti pubblici? Perché non risparmiare 450 milioni l'anno? Anche Il Sole-24 Ore ha contributi pubblici. Perché? Sono sconti sulle tariffe postali per gli abbonamenti su cui il giornale ha già preso posizione. è uno sgravio perché il servizio è un monopolio. Sia come sia. Non ci devono essere sgravi. La Destra chiede maggiore certezza nel pagamento dei fornitori delle amministrazioni pubbliche. Cosa proponete? Proponiamo che le persone fisiche e le persone giuridiche che hanno crediti nei confronti dello Stato o degli enti locali possano essere pagati entro 6 mesi al massimo, anche con titoli di Stato. Ma così aumenta il debito che è il problema numero uno dell'Italia. è debito comunque, anche se classificato in modo diverso. Semmai, con questa certezza in più, si abbattono i costi di aggiudicazione degli appalti che oggi, comunque, tengono conto dei ritardi nei pagamenti pubblici e li incorporano nei prezzi finali. Ma così facendo si creano titoli che le imprese vanno poi a scontare in banca. Un altro favore al mondo del credito, proprio da lei? Ma quale favore alle banche. Io penso che questo possa favorire le imprese soprattutto se piccole perché consentirà loro di partecipare alle gare mentre oggi spesso sono costrette a rinunciare in partenza visti i ritardi nei pagamenti. Pagamento dell'"Iva per cassa": è un'idea vostra ma anche di Tremonti.La voterete se verrà proposta? Certo. è un punto importante del nostro programma.Così come l'abbattimentodel prezzo della benzina. Noi diciamo: due volte l'anno a scadenze fisse si rivede l'andamento dei prezzi del carburante e si interviene. Basta con l'aumento automatico dell'Iva sulla benzina. Ma è già nel decreto Bersani. La nostra è una proposta più strutturale. Anche voi volete l'abbassamento dell'Iva sul turismo, come il Pd e il Pdl. Come noto i programmi Pd e Pdl si copiano a vicenda. I programmi sono una farsa anche se in entrambi ci sono cose condivisibili. Del resto sono incoerenti sulle coperture finanziarie così come è incoerente, in modo strutturale, la legge finanziaria. E me lo lasci dire visto che sono stata la prima donna relatrice della legge di bilancio. Carli diceva che il documento più falso è proprio il bilancio dello Stato. Se ci fosse davvero coerenza nei conti saremmo tutti denunciati: nessuno agisce più in rispetto dell'articolo 81. Affermazioni gravi. Se lo Stato fosse un'azienda avrebbe i libri in tribunale da un pezzo. Frasi da campagna elettorale. Frasi da piccolo imprenditore che ha due legislature alle spalle. Il bilancio dello Stato è da rifondare, da riscrivere. La trasparenza non esiste. Per questo insistiamo sul federalismo che porterà trasparenza, concorrenza e solidarietà vera. La casa, altro tema forte della campagna elettorale. Voi cosa proponete? Il mutuo sociale. La casa è un problema enorme soprattutto per i giovani: noi proponiamo un mutuo a carico dello Stato o delle Regioni, a rate sociali, che consenta di scavalcare le banche. Deve ripartire l'edilizia popolare: da troppi anni non si mette giù un mattone. Daniela Santanchè, candidata premier della Destra I FORNITORI DELLO STATO "A persone fisiche e società va garantito il pagamento entro sei mesi anche tramite un rimborso con titoli di Stato" MUTUI SOCIALI "La casa è un problema enorme: ci vogliono fondi pubblici per scavalcare gli istituti bancari. Deve ripartire l'edilizia popolare" CHI PAGA? "Tagliare i costi della politica (ridurre del 50% le assemblee), meno sprechi nella sanità se i clandestini sono rimpatriati".

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UNA TOSCANA D'ECCELLENZA PER LE ENERGIE RINNOVABILI IL CENTRO SULLA GEOTERMIA È UNICO IN ITALIA E HA RILEVANZA MONDIALE INAUGURATE DUE STRUTTURE A LARDERELLO E MONTEROTONDO MARITTI (sezione: Costi dei politici)

( da "marketpress.info" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

MO Firenze, 10 marzo 2008 - Hanno aperto ufficialmente le aule il 7 marzo i due centri di eccellenza sulla geotermia e sulle energie rinnovabili di Larderello e Monterotondo Marittimo in provincia di Pisa e di Grosseto, situati all'interno del comprensorio geotermico toscano. Il primo, cioè il Centro di eccellenza della geotermia di Larderello, è unico in Italia e si propone come punto di riferimento per studiosi ed operatori del settore di ogni parte del mondo. In zona, in passato, sono infatti giunte numerose delegazioni, tra l'altro, da Cina, Indonesia, Usa, Canada, Islanda, Albania, Germania, Cile ed è della settimana scorsa l'interesse manifestato da parte del premier dello stato del Queensland al presidente della Regione Toscana, in missione istituzionale in Australia, per valutare le potenzialità in quel settore del continente australiano, anche con l'aiuto dei tecnici e degli studiosi toscani. L'altro è il Citt, cioè il Centro internazionale per il trasferimento dell'innovazione tecnologica sulle energie rinnovabili che ha sede in una splendida fattoria restaurata nelle campagne di Monterotondo Marittimo. Nel corso dell'inaugurazione l'assessore regionale all'energia ha detto che siamo di fronte a due strutture che lavoreranno in sinergia tra loro e in collegamento con altri centri di ricerca in Italia e nel mondo. L'obiettivo che la Regione ha posto loro è quello di fare rete e sistema, di mettere le conoscenze e le intelligenze della Toscana al servizio di uno sviluppo sostenibile ed ecocompatibile che rappresenta un traguardo possibile e un modo per stare pienamente dentro gli obiettivi che l'Unione europea si è data e ha dato agli Stati membri. L'assessore presidente si è detto felice che dalla Toscana regione d'Europa venga oggi una risposta d'eccellenza sui temi della sostenibilità e dello sviluppo delle energie alternative, destinata ad avere ricadute positive sia per le imprese che per i singoli cittadini. I centri sono nati grazie ad un finanziamento regionale, sono costati circa 1,1 milioni di euro e sono stati costituiti grazie a due associazioni temporanee di scopo di cui fanno parte l'Università, il Cnr e la Scuola superiore Sant'anna di Pisa, il Cnr di Roma e i comuni di Pomarance e Monterotondo Marittimo. Secondo l'assessore le due strutture rappresentano esempi virtuosi delle possibilità di applicazione delle linee contenute nel Piano energetico regionale, in fase di approvazione da parte della Giunta. La loro attività di ricerca e sperimentazione rappresenta un'opportunità in più che viene offerta a ricercatori, imprese e cittadini, che aiuterà a cogliere gli ambiziosi obiettivi di incremento delle energie alternative, riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera e di ottimizzazione dell'efficienza energetica che la Regione si è data da qui al 2020. Nel corso dell'iniziativa si sono poste le basi per la costituzione di un Coordinamento dei distretti delle energie rinnovabili e dei poli di ricerca italiani. "Si tratta di un progetto ? afferma il direttore del Consorzio di sviluppo delle aree geotermiche e coordinatore del Distretto toscano delle energie rinnovabili, Sergio Chiacchella ? che giudichiamo indispensabile per avviare un dialogo proficuo tra le strutture e un efficace sistema di comunicazione e di scambio di esperienze tra i soggetti interessati". Scheda - Strutture e funzioni dei due centri per le rinnovabili - Ecco quali sono funzioni e caratteristiche dei due centri di Larderello e Monterotondo Marittimo dedicati alla geotermia e alle energie rinnovabili. Due strutture "leggere" vocate alla ricerca e alla sperimentazione - Non hanno Consiglio di amministrazione né un consistente numero di dipendenti (da uno a un massimo di tre). Non sono quindi strutture elefantiache o burocratiche. Si tratta invece di due associazioni temporanee di scopo che dispongono di un comitato di indirizzo i cui membri non percepiscono né indennità, né gettoni di presenza. I due centri di Larderello e Monterotondo, che hanno come capofila rispettivamente il S. Anna di Pisa e il Consorzio sviluppo aree geotermiche, intendono destinare all'attività tutte le risorse di cui dispongono o che saranno in grado di raccogliere partecipando ai bandi europei, nazionali e regionali dedicandosi esclusivamente alla ricerca e alla sperimentazione. Il Cegl: dall'eccellenza nazionale al ruolo mondiale Realizzato nei circa 200 metri quadrati della ex scuola elementare del paese, il Centro di eccellenza della geotermia di Larderello è l'unico esistente in Italia e si pone come punto di riferimento mondiale per gli studi, per gli studiosi e per le istituzioni nel settore dell'energia sprigionata dalla terra. E' dotato di aule, di una sala riunioni e di postazioni di lavoro con dotazioni informatiche. Da 2000 ad oggi sono giunte a Larderello oltre 120 delegazioni provenienti, tra l'altro, da Cina, Indonesia, Usa, Canada, Islanda, Albania, Germania, Cile, tutte realtà dotate di potenziale geotermico. La settimana scorsa, durante il viaggio istituzionale in Australia, il presidente della Toscana ha ricevuto una richiesta di collaborazione da parte del premier dello stato australiano del Queensland, che prenderà quindi contatto con il nuovo centro di Larderello, ben disponibile a mettere a disposizione degli interessati le tecnologie e i saperi acquisiti. Diciassette borsisti già al lavoro Al Cegl sono già al lavoro diciassette borsisti del Sant'anna e del Cnr di Pisa che, grazie ad un incarico di un anno mezzo, stanno costituendo una vera e propria banca dati della geotermia. Il Citt: le nuove tecniche del risparmio energetico in una fattoria restaurata Il Centro internazionale per il trasferimento dell'innovazione tecnologica sulle energie rinnovabili che ha sede in una splendida fattoria restaurata nelle campagne di Monterotondo marittimo, ad una trentina di chilometri dal centro di Larderello con il quale è strettamente connesso e complementare. E' stato allestito negli oltre 700 metri quadrati di una fattoria dimessa che il proprietario, l'Enel, ha concesso gratuitamente al Cosvig, che l'ha ristrutturata quasi tutta. E' dotato di una sala convegni da circa 100 posti, di aule e laboratori informatici. La foresteria e il laboratorio demotico Nella parte restaurata è stata ricavata una foresteria capace di 15 posti letto, destinata ad ospitare i ricercatori e quegli studiosi che hanno necessità di soggiornarvi per più giorni. Di fronte alla struttura principale è situato un laboratorio demotico, il contenitore che ospita un software per lo studio dei metodi di risparmio energetico e delle condizioni energetiche di edifici di vecchia e nuova realizzazione. Il programma può simulare il consumo energetico degli elettrodomestici, fornendo suggerimenti utili per il loro migliore impiego. Nel laboratorio saranno sviluppate due particolari linee di ricerca e sviluppo: una dedicata al fotovoltaico, l'altra alle biomasse con particolare riferimento all'utilizzo dell'idrogeno per lo stoccaggio dell'energia prodotta. I finanziamenti per il Distretto delle energie rinnovabili e per i Centri Dei 6 milioni concessi dalla Regione con l'accordo di programma del giugno 2006 ad iniziative da realizzarsi all'interno dell'intero Distretto delle energie rinnovabili, circa 1 è servito per ristrutturare i due Centri. Quello di Larderello ha potuto contare anche su un cofinanziamento di 100. 000 euro da parte del Comune di Pomarance per la dotazione informatica e quello di Monterotondo del cofinanziamento di Cosvig. La Regione Toscana ha garantito un ulteriore contributo di 300. 000 euro l'anno per la fase di avvio. Due parchi eolici a Montecatini Val di Cecina e Monterotondo Nella zona saranno realizzati due parchi eolici per una potenza di complessivi 16,5 megawatt. Quello in fase più avanzata è il progetto (6 pale per 9 megawatt) di Montecatini Val di Cecina. Ha superato la valutazione di impatto ambientale e l'avvio dei lavori, che avverrà in seguito ad una riunione della Conferenza dei servizi, è imminente. Per le 5 pale da 7,5 megawatt totali previste a Monterotondo si è invece nella fase di predisposizione della Via. Grazie ai due progetti sarà prodotta l'energia necessaria per alimentare per un anno una comunità di 30. 000 abitanti. I progetti innovativi di Monterotondo e Larderello. Tra i progetti a cui il gruppo di lavoro che opera a Monterotondo si dedicherà tra breve, ci sono gli studi sul fotovoltaico a concentrazione, per testare nuove tecnologie capaci di rendere economicamente ed energeticamente più conveniente l'installazione dei pannelli fotovoltaici. Il gruppo di Larderello si dedicherà invece, tra l'altro, ad organizzare l'attività dell'Osservatorio sulla geotermia previsto per l'Amiata. Protocollo sui distretti energetici: un ruolo da coordinatrice per la Toscana Nel corso dell'iniziativa di venerdì, la Toscana lancerà la proposta di costituire un Coordinamento nazionale dei distretti delle energie rinnovabili e dei Poli di ricerca e si proporrà per il ruolo di coordinatrice. L'intento è quello di fare rete e di creare, a livello nazionale, una comunità della conoscenza. . <<BACK.

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Chieti e casoli, continua il volo a braccetto (sezione: Costi dei politici)

( da "Centro, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Sport Chieti e Casoli, continua il volo a braccetto I neroverdi stendono l'Atessa: Parma fa una doppietta, a segno anche Contini CHIETI ASD - ATESSA: 3 - 0 CHIETI ASD: Franchi, Verzilli, Odoardi (17' st Campana), Stella, Campagna, Galluzzo, Parma (1' st Dell'Elce), Obbedio, Antignani, Contini, Sarracino (14' st Di Luca). A disposizione: Mariani, Partemi, Vespucci, Colancecco. Allenatore: Cifaldi. ATESSA: Zampacorta, Di Camillo P. (1' st Fasciani), Colanero, Farina (21' st Pasquini), Baldassarro, Longobardi, Di Brigida, Di Camillo D., Palombizio, Giannico, Filagrossi (25' st Colliezzi). A disposizione: Prosi, D'Alessandro, Zanetti, Di Giorgio. Allenatore: Ronci. ARBITRO: Urselli di Taranto. RETI: 5' pt Contini; 13' pt e 24' pt Parma. NOTE: spettatori 600, ammoniti Palombizio e Verzilli, angoli 8-3 per il Chieti. CHIETI. Partita senza storia per il Chieti, condannato a vincere per mantenere la corsa in testa alla classifica con il Casoli. Di fronte ad un'Atessa, sia pure costretta a risparmiarsi in vista della gara di Coppa Italia col Trivento (valida per il primo turno della fase interregionale del torneo), i padroni di casa hanno trovato una vittoria convincente in virtù di un primo tempo scoppiettante. Squadre speculari nel modulo, il tradizionale 4-4-2 con gli esterni pronti ad implementare, a turno, la quota della prima linea, ma diverse nel peso specifico dei rispettivi centrocampo: dalle molteplici soluzioni quello teatino, monotematico quello ospite. Il Chieti, al di là degli svarioni difensivi dell'Atessa, vince la partita proprio qui, grazie all'ottima intesa tra Stella e Obbedio su cui Cifaldi scommette molto nell'incandescente volata verso la serie D. Per il resto l'allenatore neroverde vara una formazione equilibrata, con Parma e Sarracino eleganti cursori di fascia, Verzilli e Odoardi affidabili fuori quota difensivi, Galluzzo garante della retroguardia più ermetica del girone, Contini con licenza di incantare ed Antignani disciplinato ed altruista. Sull'altro fronte, mister Ronci ripone in Giannico, tra i migliori in campo, le chances di tenuta della sua squadra ma a tradirlo è una difesa già appesantita dall'agnello pasquale. Primo regalo al 5', quando Sarracino lancia lungo per Antignani e Contini ben appostati in area. Zampacorta, Paolo Di Camillo e Colanero parlano lingue diverse e così il pallone resta lì ad aspettare l'unghiata vincente di Contini. Secondo regalo al 13' quando Parma inizia il suo personale show bruciando sul tempo Baldassarro per poi infilare lo sfiduciato Zampacorta. Ed al 24' Parma replica a beneficio dei difensori dell'Atessa cui erano sfuggiti i dettagli del rapporto infilando l'estremo ospite dalla distanza dopo aver raccolto un millimetrico spiovente di Stella. Ciò che segue è solo vetrina per qualche individualità. Al 29' Giannico impegna Franchi su calcio piazzato e fa guadagnare ai suoi il gettone di presenza. Poi ci provano Filogrossi e Palombizio ma Franchi è sempre attento. Ripresa di contenimento per un Chieti già in pantofole. Antignani si fa vedere al 3' ed al 29' e Campana, che ha rilevato il bravo Odoardi, al 26' va vicino alla quarta segnatura. Chi ha visto l'Atessa? Risponde il solito Giannico che al 38' stampa sulla traversa una splendida punizione. Finisce così. La corsa del Chieti continua. Oscar D'Angelo.

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Un monarca, per favore (sezione: Costi dei politici)

( da "Manifesto, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Rossana Rossanda Quaranta anni fa, dopo il 1968, c'era a ogni assemblea una discussione su chi potesse aprirla, presiederla e chiuderla, nella generale presa di parola che dilagò in Italia e in gran parte d'Europa. Ognuno sentì che poteva e doveva parlare, esporsi, assumersi delle responsabilità, partecipare a una decisione rifiutando di delegarla ad altri, perché ogni mandato rappresentativo portava in sé il verme della gerarchia e della burocratizzazione. Adesso, quegli ardenti giovani sono almeno cinquantenni e assieme alla loro prole non sembrano desiderare altro che dare una delega al più presto e a un leader che presenti un'immagine attraente, capace di decidere per tutti, perlopiù autocandidato dopo un vasto lavorio, sul quale discutere fra pochi e per un poco, e mandare al voto popolare affidandoglisi per cinque anni senza essere più seccati. In capo a quella scadenza si giudicherà se confermarlo o no, nel mandato. Questo è il sugo della democrazia moderna e, come dice Veltroni, semplificata e non si rompano ulteriormente le scatole. Nel giro di una generazione s'è dissolta l'acerba critica che, nel nome di un bisogno e diritto assoluto di partecipazione di tutti e di ciascuno, investì la "forma partito" e ogni struttura organizzata. Verso di essi la sfiducia era duplice: qualsiasi organizzazione cristallizza livelli di comando che depotenziano l'assemblea. E nel medesimo tempo spersonalizzava le responsabilità in nome di una "linea" astratta dettata dal gruppo dirigente, lontana dalla complessità degli individui e delle individue che portavano avanti il cambiamento. SEGUE A PAGINA 2 Perché di cambiamento si trattava, come sempre quando ingenti masse, stavolta un'intera generazione, si muovono. E in quale direzione era chiaro: allargare la sfera delle decisioni al limite fino alla partecipazione di tutti. Obiettivo difficile. Ma quella spinta spezzò luogo per luogo l'impermeabilità delle strutture politiche, economiche, civili, dalla fabbrica agli ospedali, che furono invase e pervase. Negli anni Settanta non fu "ideologia", fu esperienza di massa. Essa fragilizzava non solo i vecchi partiti ma i nuovi, e i gruppi extraparlamentari costituitisi sotto l'ondata del movimento, e lo stesso costituirsi nei movimenti di strutture d'una qualche stabilità. Uno dei maggiori problemi della democrazia, e non solo quella diretta, ma ogni democrazia che si rispetti, fu sperimentato da migliaia di soggetti, uomini e donne, giovani e vecchi, molti dei quali per la prima volta "facevano politica". In Italia durò quasi dieci anni, incontrando prima resistenze forti ma opache e poi, quando cominciò l'azione dei gruppi armati, la repressione si scatenò su quelli ma anche su di essa, che andò finendo. Oggi l'esito di quella stagione è surreale. Il concetto stesso di democrazia ne è uscito modificato ma in senso opposto a quello che aveva innervato la spinta d'urto iniziale. Oggi infatti ne siamo agli antipodi: prima niente delega, oggi avanti tutta con la delega, prima niente leader, oggi solo un leader, al massimo due per via dell'alternanza che si confrontino in lunghe sfide di immagine. Quando uno di essi avrà ottenuto dagli elettori anche pochi voti in più assicurandosi un consistente "premio di maggioranza", decida senza perdere tempo in parlamentarismi, comitati e assemblee, centralizzando di fatto i poteri fino alla scadenza fisiologica del mandato, che la società non deve accelerare né disturbare. (A meno che il leader sia scoperto in flagrante delitto di menzogna - possibilmente d'ordine personale, perché quella politica è un inconveniente ammesso). A uscirne a pezzi in Italia sono stati per primi i partiti del dopoguerra, dove la cristalizzazione burocratica s'era trasformata negli anni del Caf anche in monopolio di sempre meno giustificabili privilegi, quando non corruzioni e imbrogli con la scusa dei "costi della politica", producendo alla fine lo scandalo di Tangentopoli. Diversa fu soltanto l'origine della crisi del partito più partito di tutti, quello comunista, provocata non dalla corruzione ma dal dubbio sulla sua stessa ragione di essere dopo la caduta del Muro di Berlino. Dubbio che si presentò anche come la prima rottura di metodo: in capo a una notte di pensamenti, l'allora segretario Occhetto si presentò non alla segreteria o alla direzione del Pci ma in una popolare sezione di Bologna, di tradizione partigiana, proponendo a quegli stimati veterani di cambiare nome e bandiera del Pci per tenerlo fuori dal precipitare dell'Urss e ridare fiato a una nuova "Cosa". Fu uno choc, che quella sezione ingoiò, e da allora gli choc non sono cessati, sempre più diretti fra leader e base, leader ed elettori, leader e gente non più intercettata da un partito - perché il metodo della Bolognina non fu messo in causa da nessuno, tanto dovette sembrare liberatorio dalla cappa delle forme. Scomposte le quali, la divaricazione fra partito politico come luogo di elaborazione, cultura, interesse d'un gruppo politico-sociale e dirigente carismatico - che fino ad allora s'erano tenuti assieme - si è andata allargando, e dai partiti ha investito le istituzioni elettive modificando l'ossatura formale della rappresentanza. Inutile fare la storia. Sta di fatto che scomposto il partito, il militante si è andato confondendo con il simpatizzante, la base del partito del dirigente scivola nella base elettorale, il leader si candida da sé, cerca ex post un consenso e assume i comportamenti d'una figura carismatica dal quale si attende la parola. È fin paradossale che nel 2008, mentre le residue monarchie, in Spagna e Gran Bretagna, sono semplici portaparola dei governi, i capi di stato delle repubbliche presidenziali sono sempre meno garanti delle costituzioni e sempre più dirigenti assoluti dell'esecutivo. Addio alle distinzioni di poteri fra un capo dello stato, il potere legislativo e quello esecutivo - esse tendono a essere riassunte tutte nel capo dello stato. Con Mitterrand presidente, si diceva ancora il governo Rocard o Chirac o Jospin, mentre oggi, del governo presieduto da Fillon, è chiamato senz'altro il governo Sarkozy. In Italia il processo è più sornione, perché per ora non siamo ancora una repubblica presidenziale, ma le pressioni per divenirlo sono esplicite. Insomma dal "niente delega" del 1968 e seguenti si è passati alla quasi generale autoconsegna a un leader, mentre i poteri costituzionali e i contropoteri della repubblica rinunciano a funzionare. Se lo tentano, il presidente li sfida. In Francia, Sarkozy fa appello contro di essi per istituire la "pericolosità sociale" come sufficiente a tenere illimitatamente in galera anche chi ha scontato la sua pena, chiedendo e avendo l'appoggio delle famiglie delle vittime. Berlusconi ha fatto lo stesso contro la magistratura, che non è riuscita mai a condannarlo sul serio. Veltroni, leader del Pd, ha ottenuto un raid distruttivo della polizia contro un'incolpevole comunità romena a mo' di vendetta per ingraziarsi l'opinione. Ogni leader è ormai tentato dal populismo, arma (impropria) personale. Le leggi sono fredde e impermeabili, anche Veltroni si rivolge agli umori d'un popolo già di sinistra - come fa Berlusconi con quello di destra - che lui solo capirebbe e questo popolo volentieri gli si affida, a misura di quanto il senso comune democratico si sia andato guastando. È il modello americano senza le sue salvaguardie, anch'esse del resto fortemente attenuate dopo l'11 settembre: il presidente Bush, che da un anno non ha più con sé né il paese né il Congresso, continua a condurre una guerra illegale e mortale all'Iraq, ne agita un'altra all'Iran, e appoggia le più folli avventure di Israele contro Gaza, tirando dritto fino alla scadenza del prossimo novembre. Chissà che un'azione di al Qaeda non lo confermi. Lui o un altro repubblicano, mentre i democratici si dilaniano in infinite primarie. Questa sarebbe la democrazia "modernizzata" che hanno in testa anche politici molto diversi, come Berlusconi e Sarkozy, Putin e Veltroni. Il cui slogan è non per caso: semplifichiamo. Un parlamento è troppo complicato in una società divisa. Semplifichiamolo. L'ideale è arrivare a due capi assoluti con maggioranze assolute. Due condottieri. Due prìncipi. Prìncipi repubblicani, s'intende. Nel senso che durano cinque anni salvo riconferma. Un capovolgimento del senso della Costituzione del 1948 e dei sommovimenti che l'avrebbero radicalizzata. Non è un evento giuridico, una vicenda delle culture del diritto. Qualcosa di più forte di esse le ha minate nel profondo perché si vada concludendo a questo modo quella che speranzosamente è stata chiamata "la transizione italiana" dalla prima alla seconda Repubblica. La quale si affaccia ben deforme. C'è da interrogarsi perché sia andata così e quali ne possano essere ancora i ripari. Quel che è certo è che, piaccia o non piaccia, l'estrema sinistra, fra cui Negri, avevano veduto giusto: sugli stati ha prevalso la forza cogente delle proprietà e dei capitali internazionali diventati giganti con la globalizzazione, che non incontra più freni né correttivi nei poteri politici. Ne è stata aiutata e li depotenzia. Messa in causa la loro base di massa nelle figure del conflitto di classe, di sesso, di dominio sulla sfera etica, i leader europei sembrano apprendisti stregoni che non poggiano più che sui loro stessi esorcismi. Mentre alle masse sembra non restare che la protesta o la rivolta, mancando qualcosa di più, a partire da una preliminare e condivisa ricomposizione degli interessi. Che sia finita un'epoca più di quanto ci siamo finora resi conto è confermato dalla battuta di Gianfranco Fini che, per sbeffeggiare la Repubblica nata nel 1945, ha proposto di chiamare giorno della Liberazione quel 13 aprile che presume giorno di vittoria del Popolo delle Libertà. A mettere un alt occorre un sussulto di coscienza, di cultura. Al quale sta chiamando soltanto la Sinistra Arcobaleno, povera sinistra un po' malconcia, ma la sola a ragionare.

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Ater, inevase 94 domande su 100 (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere del Veneto" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: CRONACAVERONA - data: 2008-03-09 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Edilizia popolare Inaugurati ieri 19 appartamenti a Villafranca. Cordioli: ma resta l'emergenza Ater, inevase 94 domande su 100 "Mancano soldi. Cerchiamo l'aiuto delle fondazioni bancarie" "Cerchiamo anche aree demaniali dismesse. Il Comune di Verona e quello di Peschiera si sono già detti interessati" VERONA - Tre appartamenti nuovi, altri sedici restaurati. Si combatte anche così la lotta all'emergenza abitativa, grazie ai 19 appartamenti che l'Ater ha messo a disposizione, ieri, del Comune di Villafranca. Una goccia nel mare se si guarda, nell'insieme, alla richiesta di case di edilizia popolare a Verona. Un utile passo in avanti, però, per il grande comune della provincia che attendeva da qualche tempo la sistemazione del complesso di via Sommacampagna. "Siamo soddisfatti del lavoro svolto - commenta il presidente dell'Ater Niko Cordioli - reso possibile grazie al sostegno della Regione che ha finanziato l'intervento per un importo di quasi 680 mila euro. Abbiamo messo a disposizione di questa comunità un buon numero di appartamenti che, se non servono a superare tutti i problemi, danno almeno una risposta alle necessità più impellenti". I dati tuttavia parlano di un problema casa che in tutto il Veneto rimane drammatico. Secondo i dati dell'Osservatorio regionale sulla casa il 94 per cento delle domande di edilizia popolare rimane inevasa. E le performance della provincia non si discostano molto da quelle del resto del Veneto. "Significa - commenta Cordioli - che c'è un elevato fabbisogno abitativo a cui è difficile dare una risposta per una semplice ragione: per costruire servono i soldi, ma reperire i finanziamenti, visto il taglio dei fondi ministeriali, è sempre più complesso". Un problema noto: alla Regione sono state attribuite le competenze in materia di edilizia popolare, "ma non le adeguate disponibilità finanziarie " e, senza trasferimenti congrui, non è possibile realizzare quegli investimenti regolari che sarebbero in grado di risolvere il problema. Secondo i dati, infatti, a Verona ogni anno vengono inoltrate circa 600 domande per alloggi popolari. Nei Comuni della provincia più del doppio, tanto che, complessivamente, nel territorio veronese si contano circa duemila domande all'anno di case di edilizia popolare, in cui gli anziani e gli adulti soli con minore a carico, appaiono in questo momento le categorie che hanno maggiori difficoltà ad affrontare l'aumento del costo della vita. "Per il 2008 però - sottolinea ancora Cordioli - sono stati assegnati a Verona 6 milioni di euro per realizzare nuove case, il che inevitabilmente ci spinge a cercare fondi e disponibilità economiche in altri modi". Due, in particolare, sono i progetti a cui Ater sta pensando: rivolgersi alle fondazioni bancarie presenti nel territorio ed utilizzare, con l'accordo dei Comuni, aree demaniali in disuso per costruire nuove abitazioni. "Nel primo caso spiega il presidente - a fronte dei finanziamenti da parte delle fondazioni, Ater metterebbe a disposizione i propri uomini e le proprie competenze tecniche in materia. Per quanto riguarda, invece, l'utilizzo di aree demaniali dismesse, sia civili che militari, il Comune di Verona e quello di Peschiera si sono già detti interessati alla proposta dato che questi sistemi di collaborazione permetterebbero indubbiamente di abbattere almeno i costi di costruzione". Sam.Not. Cerimonia L'inaugurazione delle case a Villafranca (Sartori/Fotoland).

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I costi della politica, parole e fatti (sezione: Costi dei politici)

( da "Centro, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Di Nicola Pirozzoli * I costi della politica, parole e fatti E' bastato un libro di successo o qualche animazione di piazza al momento giusto, naturalmente senza nulla togliere al loro valore, per ottenere una fioritura di idee e proposte che possono risolvere immediatamente il problema dei costi della politica proprio da parte di coloro che sulle poltrone politiche ci siedono, e in qualche caso da molti anni. Sembra che fino ad oggi nessuno di loro sapesse degli sprechi, dei privilegi. Solo oggi, i componenti della "casta", un po' frastornati, cascano dalle nuvole e fanno a gara nel proporre formule per contenere i costi della politica, tagliare gli stipendi, eliminare i privilegi e formulare proposte per leggi ispirate a maggior rigore, sobrietà e trasparenza. E' deludente assistere a tali spettacoli, ad accuse reciproche o vedere personaggi che, con fiumi di chiacchiere in libertà, si affrettano a spiegare come si può subito risparmiare elencando una serie di interventi: riduzione dei ministri, sottosegretari, consiglieri regionali, eliminazione delle consulenze, province, accorpamento di piccoli comuni, eliminazione di enti superflui e così via. Naturalmente, per cercare di accaparrarsi la benevolenza, ognuno si scatena a sfoggiare l'elenco più lungo di proposte, senza però spiegare il silenzio precedente. Prima nessuno ci aveva pensato, eppure sarebbe bastato guardarsi intorno per scoprire le molte aree di spreco e di miglioramento. Chissà i risolutori prima dov'erano e cosa facevano. Questo modo di comportarsi, sinceramente offensivo, unito al facile trasformismo, spiega la nascita di questo stato di crisi o meglio di difficoltà politica. Tali anomali ed ingiustificati atteggiamenti contribuiscono a minare la credibilità di chi riveste cariche pubbliche costruendo malcontento e sfiducia verso i propri rappresentanti e conseguentemente perplessità verso la politica. Sommando poi a tutto ciò la grande confusione che regna all'interno del sistema politico, legata anche alla indistinguibile pletora di partiti e micropartiti che lo compongono, il disorientamento diventa enorme ed il disamoramento insostenibile fino a generare la così detta antipolitica. Infatti, parlare oggi di ideologia o anche di destra e sinistra in politica pensando di distinguere in questo modo almeno due precisi modelli di società, è pura utopia. Le cose ormai sono confuse rispetto alla tradizionale distinzione. E' molto difficile affrontare i problemi che oggi si presentano perché le ideologie politiche a cui i partiti fanno riferimento sono più di facciata e teorici che sostanziali. I molteplici gruppi politici sono identificabili più a centri di potere interessati alla gestione temporanea dell'aspetto economico e finanziario dello Stato e di se stessi, e non già finalizzati alla progettazione e costruzione di uno Stato secondo principi ed ideali ben consolidati. Vi è, insomma, una grande confusione. E' impossibile individuare cosa dicono di diverso quelli di destra da quelli di sinistra. Si rincorrono sui vari argomenti per fondere e confondere. Vi è, insomma, più volontà di gestire il transitorio in modo impreciso, sopravvivere e non di affrontare con determinazione per decidere perché, in tal caso, si tratterebbe di esporsi. Insomma sembrano tutti uguali, dicono tutti le stesse cose, manca azione e carattere. Per provare, basta leggere o ascoltare qualsiasi intervista su temi come legalità, criminalità, controllo del territorio, tassazione, guerra e pace, immigrazione, disoccupazione, precarietà, ambiente, scarsità delle risorse, sprechi, privilegi per verificare che, senza conoscere gli interessati, difficilmente si riuscirà a definire l'orientamento di chi ha parlato o almeno se è di destra o di sinistra. In questo modo non si può che alimentare insofferenza e diffidenza. Servono i fatti per annullare dannose generalizzazioni, spettacolarizzazione, malcontento e monotonia. Per decidere e realizzare, però, ci vogliono uomini di Stato e non politicanti. * Sociologo.

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Bocciati gli emendamenti, bilancio approvato (sezione: Costi dei politici)

( da "Gazzetta della Martesana, La" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

CONSIGLIO COMUNALE La minoranza aveva chiesto il contenimento delle spese per la politica e la cultura BOCCIATI GLI EMENDAMENTI, BILANCIO APPROVATO Pessano con Bornago - Il bilancio di previsione è stato approvato a maggioranza ma, per una volta, la discussione in Consiglio comunale è avvenuta senza toni accesi o aspre discussioni, anche se non ci sono stati troppi scambi di cortesie. Nicolas Rigamonti, Appio Berneri e Danilo Rusnati del gruppo "Per crescere bene" hanno presentato un emendamento e una mozione (respinti dalla maggioranza): il primo per chiedere una riduzione delle tasse di 126.875 euro, pari allo 0,1 per cento di addizionale comunale Irpef, e la seconda, collegata all'emendamento, per ridurre i costi della politica. "Abbiamo chiesto di recuperare 63.437,50 euro attraverso la riduzione delle indennità di carica (gli stipendi) di sindaco e assessori e dei gettoni di presenza dei consiglieri comunali - ha detto Berneri - Attualmente il sindaco di Pessano con Bornago percepisce uno stipendio di 2.560,18 euro al mese, il vicesindaco di 1.280,09 e gli assessori di 1.152,07 euro, indennità dimezzate per i lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto l'aspettativa, mentre ai consiglieri comunali è conferito un gettone di presenza di 16,60 euro per ogni Consiglio comunale a cui partecipano: complessivamente i politici pessanesi costano ogni anno alle casse comunali 112mila euro, un miliardo di vecchie lire a mandato. Riteniamo doveroso, in tempi difficili come questi, dare il buon esempio: da qui la nostra richiesta di ridurre i costi della politica anche a Pessano con Bornago". Altri 63.437,50 euro potrebbero essere risparmiati tagliando le spese correnti per feste e manifestazioni. Più polemica la mozione: "La pressione fiscale ha raggiunto ormai livelli inaccettabili, contribuendo a diffondere quel diffuso sentimento di sfiducia nei confronti di tutte le principali istituzioni - ha proseguito Berneri - E' stata rilevata da più parti la necessità di ridurre i "costi della politica" al fine di evitare di considerare la classe dirigente come una casta: il divario che si è creato tra politica e società civile è un elemento negativo nel decorso della vita del paese, mentre in altri Comuni poco distanti da Pessano con Bornago e simili per dimensioni e caratteristiche, i costi della politica sono sensibilmente inferiori. Per questo volevamo una riduzione del 56,64 per cento perché i risparmi di spesa, pari allo 0,05 per cento di addizionale comunale Irpef, fossero restituiti ai contribuenti attraverso una riduzione". Il termine "casta" ha però indispettito la maggioranza: "Il bilancio redatto è equilibrato e guarda al quadro complessivo della comunità - ha detto Giordano Mazzurana - La proposta è puramente demagogica e strumentale dato che gli amministratori, ogni giorno, affrontano il confronto coi cittadini per risolvere i problemi: è giusto remunerare le responsabilità. Inoltre, viene svuotato il senso di socialità dell'ambito culturale: gli aridi numeri non riportano le relazioni vissute sul territorio". Concorde anche Gianfranco Calloni: "Il risparmio per un cittadino all'anno sarebbe solo di dodici euro. Questa proposta non valuta il nostro impegno giornaliero tra la gente". "L'emendamento mostra incompetenza e ignoranza - ha detto Monica Meroni - Il primo perché significa non capire cosa vuol dire gestire un evento comunale, e la seconda perché non conta i costi che ci sono al di là della politica". "Chiunque può rinunciare allo stipendio - ha detto Pierangelo Tremolada - ma a livello personale, senza un atto pubblico". "Guadagnavo di più quando lavoravo alle ferrovie - ha chiosato il sindaco Giuseppe Caridi - ma sono impegnato molto più tempo: certe scelte non si fanno per denaro, ma per amore del proprio paese". Articolo pubblicato il 10/03/08.

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ELEZIONI: TONDO SU COSTI POLITICA, NEI PRIMI 100 GIORNI DAREMO L'ESEMPIO (sezione: Costi dei politici)

( da "ADN Kronos" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Trieste, 10 mar. - (Adnkronos) - ''Nei primi 100 giorni di governo, per essere credibili, per essere conseguenti a quello che abbiamo detto'', il centrodestra interverra' anche sui costi della politica in Friuli Venezia Giulia. Lo ha promesso Renzo Tondo, il candidato a presidente della Regione rispondendo alle domande dei giornalisti in occasione della presentazione del programma del centrodestra. ''Abbiamo gia' pensato alla riduzione da sette a cinque dei segretari del presidente del Consiglio regionale'', ha affermato Tondo, che ha promesso di affrontare anche il nodo dello stipendio dei consiglieri regionali.

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Politica: Per il voto amministrativo di aprile Quattordici punti (sezione: Costi dei politici)

( da "Sannio Online, Il" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Pubblicato il 10-03-2008 di Giovanni Zarro Nella corrente e convulsa fase elettorale, è doveroso che sia semplici cittadini, che cittadini delle istituzioni, che cittadini, nella veste di rappresentanti delle forze sociali, ripropongano con forza e concretezza temi e problemi della nostra vita associata... Nella corrente e convulsa fase elettorale, è doveroso che sia semplici cittadini, che cittadini delle istituzioni, che cittadini, nella veste di rappresentanti delle forze sociali, ripropongano con forza e concretezza temi e problemi della nostra vita associata; ripropongano, altresì, alcune questioni fondamentali per la governance locale del Sistema Italia. Non si vota solo per eleggere Camera e Senato, il 13 e 14 aprile; si vota anche per eleggere tantissimi consigli comunali. Nel nostro Sannio anche per eleggere il Consiglio Provinciale ed il suo Presidente! Soprattutto si vota per dare avvio ad una condivisa stagione delle riforme istituzionali e costituzionali. Sarebbe auspicabile che accanto ai cittadini, agli uomini delle istituzioni e dei rappresentanti delle forze sociali, gli stessi enti locali, direttamente e per il tramite delle loro rappresentanze, sollecitassero con determinazione, spingessero con convinzione affinché alcuni obiettivi, di sicuro,irrinunciabili, essenziali e decisivi vengano assunti nei programmi elettorali delle forze politiche; diventino impegni d'onore delle eligende Camere! Quali obbiettivi? Il pensiero corre agli ineludibili snodi politico istituzionali; il pensiero corre all'esigenza forte sentita di attuare rapidamente le riforme costituzionali per configurare un assetto istituzionale,che il paese reclama da tempo, moderno ed adeguato alle intervenute trasformazioni ed alle innovazioni già presenti nel contesto economico sociale, già da tempo. Un assetto capace di esprimere una valenza di governo alta in linea con quanto si registra negli altri grandi paesi dell'Occidente e dell'Europa e cioè, giustappunto, in quei paesi nei confronti dei quali è aperta una difficile ed, insieme, esaltante Una competizione per l'eccellenza! Il governo Prodi non è riuscito in questa impresa. Purtroppo! E tuttavia, volentieri gli si da atto, dell'impegno profuso e messo in campo. Determinato quasi cocciuto! Ora si deve ricominciare e rispetto alla linea Prodi, si dica con sincerità, va superata quella sorta di "antipolitica" che individuava nella riduzione di ruolo, funzioni e rappresentanze degli Enti Locali, l'antidoto per incidere sui "costi della politica" ed insieme il mezzo per dare un di più di stile di sobrietà e di severità alle istituzioni. In conseguenza l'accento posto sulla abolizione delle Comunità Montane, sulla riduzione di rappresentanti e dell'indennità a Sindaci ed agli amministratori, va rideclinato. E' sembrato questo riformismo un bel po' radicale e un bel po' astratto! Non v'è dubbio che gli sperperi e gli sciali vanno colpiti; non v'è dubbio che lo status-quo è inaccettabile e va rimosso; non v'è dubbio che va rimosso il conservatorismo negativo per il paese e per le sue Comunità. Non v'è dubbio che bisogna modernizzare, che urge cambiare! Ma come? In punto è questo...come cambiare? Come modernizzare! Si modernizza e si cambia con realismo, con rigore, con intelligenza politica e sociale salvaguardando in particolare, i diritti delle piccole comunità. Soprattutto quelle di montagna!Quali le questioni sulle quali tornare e sulle quali riflettere? Quale una possibile agenda di priorità da sottoporre all'attenzione delle forze politiche? Innanzitutto. Attuazione del Titolo V della Carta Costituzionale. Va rilanciato l'obiettivo di cambiare la modalità della rappresentanza degli Enti Locali per renderla adeguata al nuovo Titolo V della Costituzione, il quale postula la piena parità dei soggetti costitutivi della Repubblica e la necessità della loro cooperazione per costruire, contro ogni logica di separatezza, il federalismo istituzionale e fiscale. Due finanziamento delle funzioni locali. In attesa dell'attuazione dell'art. 119 della Carta Costituzionale, l'ICI va mantenuta! Bisogna essere chiari: le prerogative degli Enti Locali e delle loro funzioni costituzionali non devono essere compromesse e minacciate da programmi demagogici. L'ICI va mantenuta come principale tributo della finanza comunale. Semmai, va riformata e semplificata. Riformata, perché rispecchi meglio i reali valori immobiliari di mercato; semplificata, nel senso che vi si trovino accorpate, con evidente vantaggio dei cittadini, tutte le imposte e le tasse che gravano sugli immobili. Tre. Il federalismo. Il federalismo si è bloccato! Che fare, dunque, di concreto, evitando i soliti proclami di principio? Il paese ha bisogno del federalismo. Ogni soggetto costitutivo della Repubblica, a partire dai Comuni, necessita di certezza amministrativa e finanziaria per promuovere sviluppo e coesione. Lo richiede l'economia ma soprattutto lo chiedono i cittadini. Quattro. Decentramento, federalismo, associazionismo. Va applicata rigorosamente e concretamente l'istanza federalista muovendo dal presupposto costituzionale che tutte le funzioni amministrative spettino anzitutto al Comune. Stante la diffusa frammentazione del sistema comunale italiano, segnatamente nelle aree montane, la riallocazione delle funzioni medesime non potrà che avvenire sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, e quindi valorizzando e promuovendo il principio associativo per i comuni di minore dimensione demografica. Cinque. Conferma della Provincia. La Provincia non va abolita! Anzi! Va rafforzato e qualificato il ruolo della Provincia come ente intermedio e di governo di area vasta, valorizzando le funzioni di coordinatore delle politiche di sviluppo locale e di cooperazione istituzionale. Sei il Codice delle Autonomie. Il ddl proposto, il cosiddetto "Codice delle Autonomie", non è sufficiente. Si presenta troppo pervasivo e con parti eccessivamente dettagliate; ancora, limita l'autonomia normativa e organizzativa degli enti locali. Qui un consiglio! Va superato l'approccio metodologico del "testo unico ricognitivo e interpretativo"; va redatta una autentica e vera "Carta di principi"! E' l'unico modo per valorizzare le migliori esperienze di governo e di promozione del territorio. In questi anni, sono state le autonomie locali, i soggetti nuovi dello sviluppo dei territori sia per la capacità di allestire una estesa rete di servizi per la comunità, che per quella di fare investimenti. Sette. Quali i principi sui quali costruire il federalismo amministrativo? Di sicuro la Cooperazione e leale collaborazione interistituzionale, insieme all'autonomia, alla trasparenza ed alla responsabilità! Questi i principi sui quali costruire il federalismo amministrativo! Otto. Federalismo fiscale. L'attuazione del federalismo finanziario e fiscale nella sua articolazione territoriale, a Costituzione rinnovata, costituisce un altro capitolo fondamentale su cui richiamare l'impegno immediato del futuro Parlamento e del futuro Governo. Si tratta di riprendere il lavoro avviato con il precedente disegno di legge delega e costruire un assetto stabile della finanza territoriale attribuendo a regioni ed enti locali tributi propri e compartecipazioni dinamiche rispetto al gettito dei tributi erariali. Vanno precisati i tributi propri. In assenza di idee nuove, deve essere valorizzato il ruolo dell'ICI come imposta fondamentale dei territori, procedendo, lo si ribadisce, anche alla sua semplificazione, accorpando tutti i tributi che gravano sugli immobili, oltre a un suo adeguamento ai reali valori di mercato come richiesto dagli enti locali. Nove. Le spese, il sistema perequativo, le premialità e le sedi della partecipazione! Devono essere chiariti i criteri per l'individuazione dei costi standard, a partire dai livelli essenziali delle prestazioni previsti dalla Carta Costituzionale, rinnovata; come vanno chiariti i cardini di un chiaro sistema perequativo rispetto alle capacità tributarie dei territori. Non basta! E' opportuno prevedere criteri di premialità per gli enti locali virtuosi. Emerge la necessità della profonda revisione delle sedi della concertazione e dei raccordi interistituzionali, valorizzando in questo caso i Consigli regionali delle autonomie e le Conferenze regione-enti territoriali. Dieci. Regioni a statuto speciale! Un altro elemento critico irrisolto è il nodo delle regioni a statuto speciale e "della necessaria definizione di una disciplina unitaria per gli enti locali valida anche per questi territori come per tutti gli altri. Obiettivo è il coordinamento della finanza territoriale con la manovra annuale di bilancio tramite apposito disegno di legge da approvare il più rapidamente possibile! Undici. Comuni minori e Comunità Montane. Nodo importante relativo alle caratteristiche peculiari dei Comuni, di prevalente dimensione demografica ridotta, che richiede la valorizzazione di forme associative intercomunali stabili e sussidiarie. Per la montagna, inoltre, va operato il riconoscimento di quote predeterminate di fondo perequativo in attuazione dell'art. 119 della Costituzione, finalizzate alla copertura dei maggiori oneri presenti in montagna che determinano l'esigenza di sopperire ai sovracosti strutturali permanenti tipici che qui si manifestano con particolare evidenza. Dodici. Sedi di concertazione, di raccordo istituzionale,Commissione bicamerale, Consigli regionali delle autonomie e Conferenze Regioni Enti Locali. Altro nodo fondamentale per attuare il principio della parità istituzionale tra i soggetti costitutivi della Repubblica è la riforma delle sedi di concertazione e di raccordo interistituzionale. In attesa della riforma costituzionale per il superamento del bicameralismo perfetto e l'istituzione del Senato federale, va prevista l'integrazione dei componenti della Commissione bicamerale per le questioni regionali con i rappresentanti delle regioni e degli enti territoriali, peraltro già in agenda. Deve anche essere riformato il sistema delle Conferenze, uniche sedi ad oggi di confronto e di raccordo istituzionale; alla cui debolezza politica e istituzionale non è estraneo il tema della formazione e della composizione della rappresentanza degli enti locali. All'interno di questo disegno di riforma deve collocarsi anche il sistema delle concertazione regionale cui si è accennato prima, con i Consigli regionali delle autonomie e le Conferenze regione-enti locali. Tredici. Riforma servizi pubblici locali. Va ricordato qui che pur bisogna procedere alla riforma dei servizi pubblici locali favorendo e implementando politiche di liberalizzazione dei servizi che mettano al centro gli interessi dei cittadini e contribuiscano all'abbattimento di costi e tariffe attraverso la selezione competitiva degli operatori. Quattordici. Va rafforzato il ruolo degli enti locali come soggetti regolatori; vanno rafforzate le funzioni di indirizzo e controllo dei consigli comunali. Garantire, oltre a trasparenza e qualità, l'accessibilità e universalità dei servizi pubblici raggiungendo anche le aree marginali e del Paese ed i territori montani. Per conseguire questi obiettivi è necessaria una riflessione profonda che coinvolga tutti, in primo luogo, le associazioni rappresentative degli Enti Locali: l'Anci e l'Upi. E siamo alle conclusioni.....E' la presente nota, un memorandum utile per la prossima campagna elettorale? E' di sicuro un utile strumento di confronto! Comunque lo si interpreti! E' utile per discutere con gli interessati! Per discutere con i cittadini! In particolare per confrontarsi con i Partiti e per indurli ad agire rapidamente in direzione dell'impegno alla valorizzazione del sistema delle autonomie nella prossima legislatura ed intanto per impegnarsi solennemente davanti alla coscienza del Popolo Italiano!.

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Porfidio: "Un taglio ai gettoni di presenza dei consiglieri comunali" (sezione: Costi dei politici)

( da "Varesenews" del 10-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Busto Arsizio - Provocatoria delibera del consigliere per tornare alle cifre del 2003, come atto di protesta per l'"assenteismo" durante le discussioni in consiglio Porfidio: "Un taglio ai gettoni di presenza dei consiglieri comunali" Detto fatto: l'aveva annunciato giovedì in consiglio comunale, tra una sfuriata e l'altra, ed ecco sfornata la proposta di delibera. Audio Porfidio torna all'attacco: constatate e contestate nel modo più colorito l'abituale assenza di uno o più assessori e l'"assenteismo" più o meno temporaneo di vari consiglieri comunali, soprattutto di maggioranza, durante le discussioni in consiglio - soprattutto sui punti di minore rilievo politico - il vulcanico consigliere de La Voce della Città prende la scure e propone un taglio netto ai gettoni di presenza. Anzi un ritorno al passato, alle cifre del 2003. Se infatti oggi ogni consigliere ha oggi diritto a 84,50 euro lordi per ogni consiglio o seduta di commissione seguiti, oppure, a scelta, di un fisso mensile di euro 300 sempre lordi, Porfidio propone con questo atto di tornare alla situazione antecedente l'atto consiliare 161/03 che aveva fissato queste cifre. Si dovrebbe quindi tornare a 46,48 euro di "gettone" singolo oppure 166,50 euro lordi mensili. Un atto di protesta, prima ancora che di "moralizzazione", visto che si tratta comunque di cifre assai modeste, anche moltiplicate per il numero dei consiglieri, e ben lontane da quelle, sì privilegiate, dei parlamentari. Il messaggio non è quindi di ridurre presunte prebende, bensì di spronare i consiglieri comunali - almeno loro - ad essere sempre presenti in aula, senza disperdersi come un volo di quaglie una volta votati i punti "pesanti". Altrimenti Busto Arsizio somiglierebbe davvero a Roma, con buona pace della Lega. Lunedi 10 Marzo 2008 SdA.

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