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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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Il lato buono della crisi  LUCA RICOLFI (La Stampa 10-11-2008)

Ahi Ahi mister Brunetta. Di Antonello Caporale (La Repubblica 10-11-2008)


 

Il lato buono della crisi  LUCA RICOLFI (La Stampa 10-11-2008)

Siamo tutti preoccupati per la crisi, se non altro perché non sappiamo ancora né quanto durerà né quanto sarà profonda. C’è chi pensa che fra sei mesi l’economia ripartirà, e c’è chi teme che ci vorranno anni per uscire dal tunnel, come nel 1929. Gli economisti, con grande soddisfazione dei non-economisti (vedi il sociologo Ulrich Beck su La Repubblica di qualche giorno fa), si mostrano divisi su quasi tutto: cause della crisi, ruolo della speculazione, responsabilità della politica, rimedi a livello globale, rimedi nei singoli Stati (sull’Italia, solo nelle ultime settimane, ho contato almeno cinque ricette diverse). C’è un punto, però, su cui forse potremmo riflettere tutti, indipendentemente dal lavoro che facciamo e dalle convinzioni che professiamo: le crisi economiche non sono mai un bene ma, una volta che ci finiamo dentro, diventano anche straordinarie opportunità, che sarebbe un peccato sciupare.

In che senso la crisi, questo male oscuro che si è impadronito delle nostre vite e delle nostre menti, è anche un’opportunità? A mio modo di vedere in due sensi fondamentali. Il primo è stato forse illustrato nel modo più chiaro dagli economisti della cosiddetta «scuola austriaca», come von Hayek e Schumpeter. Essi non si illudevano che il capitalismo fosse una macchina perfetta, capace di procedere senza scosse lungo un sentiero di crescita permanente (questa illusione, semmai, è tipica dei loro critici). Il capitalismo è invece un modo di produzione che procede alternando fasi di prosperità, in cui gli squilibri si formano e si aggravano, e fasi di crisi, in cui gli squilibri si attenuano e si correggono, preparando le condizioni per una nuova fase di prosperità. Vista da questa prospettiva, la crisi non è semplicemente un male più o meno evitabile ma è il momento necessario e insostituibile della «distruzione creatrice», quella fase cioè in cui il sistema si autocorregge eliminando le inefficienze, tagliando i rami secchi, rinnovando le tecnologie, aprendosi a nuovi soggetti, ricchi di idee e voglia di metterle alla prova.

Lo sottolineava a modo suo Montezemolo in un’intervista di qualche settimana fa, quando faceva notare che le fasi di prosperità del capitalismo sono anche fasi di «degenerazione», mentre quelle di crisi sono di «rigenerazione». Può sembrare paradossale, ma da questo punto di vista la crisi è (anche) un bene: non solo produce una riallocazione più efficiente delle risorse economiche, ma riduce molti degli squilibri sociali che abbiamo accumulato negli anni precedenti. E infatti i primi a pagare la crisi sono gli speculatori, i manager che hanno male amministrato le loro aziende, i ceti elevati (il cui portafoglio ha una quota maggiore di azioni e titoli a rischio), i lavoratori autonomi che hanno gonfiato i prezzi e ora fanno i conti con il calo dei consumi e i primi segnali di deflazione (nel bimestre settembre-ottobre l’indice dei prezzi è sceso rispetto al livello di agosto). La crisi, naturalmente, genera anche nuove diseguaglianze ma il saldo complessivo è una riduzione degli squilibri fra Paesi e interni ai Paesi: chi è vissuto chiedendo denaro in prestito (come governo e consumatori americani) dovrà restituire una parte dei propri debiti, chi ha costruito imperi di carta vedrà ridimensionati il proprio potere e la propria ricchezza.

Ma c’è anche un secondo senso in cui la crisi è un’opportunità. La crisi può essere l’occasione che ci costringe a compiere finalmente le scelte che avremmo dovuto già fare nei periodi di prosperità ma che, senza la crisi, non avremmo mai trovato la forza di fare. Anche questo può apparire paradossale, ma la realtà è che le scelte coraggiose i nostri governi non sono mai riusciti a farle quando sarebbero costate di meno (ad esempio nel 2006-2007, quando l’economia era tornata a crescere), ma sono invece stati talora indotti a compierle sotto la spinta degli eventi, ossia proprio quando costavano di più (ad esempio nel 1992-1995, durante l’ultima grande crisi della lira: ricordate la «stangata» di 90 mila miliardi del governo Amato?). Quello che stiamo attraversando è uno di questi momenti, in cui intervenire costa di più, ma nello stesso tempo è più facile perché ci si rende conto che certe scelte non possiamo più rimandarle.

Quali scelte?

Fondamentalmente due, una negativa e l’altra positiva. Quella negativa è stata descritta chiaramente, qualche giorno fa, dall’economista Alberto Bisin su questo giornale: «Le recessioni sono momenti in cui il sistema economico “si ripulisce”. Le imprese che non producono reddito falliscono e liberano risorse che sono riallocate alle imprese più produttive. Questo processo è necessario perché un’economia sia sana e produttiva nel lungo periodo: non va assolutamente impedito».

Ma evitare gli aiuti di Stato inutili o controproducenti non basta. La scelta positiva che non possiamo più ritardare è quella di trasformare il nostro Stato assistenziale in un vero Stato sociale. Gli sprechi nella pubblica amministrazione, secondo le stime più prudenti, ammontano a 80 miliardi di euro l’anno. Recuperandone, gradualmente, anche solo la metà, potremmo assicurare ai cittadini le quattro cose essenziali che sono tuttora drammaticamente carenti in Italia: asili nido, assistenza agli anziani (e ai non autosufficienti), politiche contro la povertà, ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori e non solo per chi ha la fortuna di lavorare in una grande impresa. Quest’ultimo punto, probabilmente, è il più importante in questo particolare momento, in cui le prime imprese cominciano a chiudere, le ore di cassa integrazione aumentano, la disoccupazione torna pericolosamente a salire: proprio perché, per riprendere a crescere, le imprese inefficienti vanno lasciate al loro destino, è essenziale garantire a chi perde il lavoro una rete di protezione universale, facendo cadere una volta per tutte l’odiosa distinzione fra lavoratori di serie A, difesi dalla legge e dai sindacati, e lavoratori di serie B, dimenticati da Dio e da tutti.

 

 


Ahi Ahi mister Brunetta. Di Antonello Caporale (La Repubblica 10-11-2008)

 

Come deve essere la moglie di Cesare? Al di sopra di ogni sospetto. Chi si avventura nella sacrosanta battaglia contro i fannulloni e gli sprechi di Stato, deve poi garantire il massimo della trasparenza amministrativa e, avvolto in un sacro fuoco, imporre il valore della meritocrazia: solo i migliori saranno i primi. Solo i migliori saranno scelti.

Tra i ministri il più noto e deciso assertore del merito e della trasparenza è indiscutibilmente il professor Renato Brunetta. Che di questa battaglia ne fa una ragione di vita. E che vita! Su e giù per le televisioni a elencare i fannulloni, di genere e di stile, su e giù per i ministeri a verificare - tornelli alla mano - che nessuno esca dal luogo di lavoro e stilare, verifiche alla mano, i migliori. E anche premiarli. Mister Brunetta vuole la massima trasparenza. L'ha detto e l'ha fatto. Ha imposto trasparenza, dunque curricula e retribuzioni, partendo dai suoi uffici. Ecco chi sono, ecco quanto guadagnano i miei consiglieri.

E chi sono? E quanto guadagnano i consiglieri del ministro Brunetta? Cliccate sul sito, andate alla pagina: "Retribuzioni annue lorde dello Staff del ministro".

Il capo di gabinetto, il consigliere di Stato Filippo Patroni Griffi, una lunga e onorata carriera al servizio delle istituzioni, percepisce per il suo incarico un emolumento accessorio di 85mila euro lordi l'anno. Poi lo stipendio. Già, lo stipendio. Giudicando forse inutile riferire la cifra, ha fatto scrivere: "Conserva il suo trattamento economico fondamentale". Nessun aiutino in più al visitatore curioso, seppellito anzi dalla domanda: di quale diavolo di trattamento fondamentale godrà il consigliere? La segretaria del ministro ha invece messo i puntini sulle i: guadagnavo 51mila euro (lordi) l'anno prima del trasferimento a palazzo Vidoni. Dopo il trasferimento la somma è lievitata di altri 34mila euro (lordi). Bella cifretta, vero. Quasi 4000 euro (netti al mese).

Ma al ministero non c'è orario e Brunetta è indemoniato: di notte e di giorno, di sabato e di domenica, a Natale come a Pasqua, lavora e produce. Sempre disponibili bisogna essere. Giusto perciò il maxi incremento. Al pari della segretaria si sono regolati altri dello staff: hanno detto tutto, scritto fino al centesimo gli euro che intascano e quelli che pagano in tasse. Purtroppo sono in minoranza: dei dieci membri più vicini al Capo quattro hanno illuminato ogni dettaglio della propria situazione economica imitando, tra l'altro, il ministro; sei si sono rifugiati in corner utilizzando la fantastica dizione: "conserva il trattamento economico fondamentale". E vabbè, lo conserva. Lo conserva anche la vice capogabinetto dott. ssa Caterina Guarna che percepisce per l'incarico, come emolumento accessorio, 61.705,49 euro lordi l'anno. Il principale è scritto ma non è detto, è pubblico ma resta un pochino riservato.

E comunque, si deve dire tre volte grazie al ministro. Perché, non contento di far trasparire gli stipendi dei suoi principali collaboratori (e di tutti i dirigenti e consulenti della Pubblica amministrazione italiana), ha obbligato ciascuno a esporre il proprio curriculum nella bacheca virtuale.

Cliccate prego!. E noi clicchiamo. Proprio la dottoressa Guarna, come scrive, ha diretto nel 1998 l'ufficio di coordinamento per le Politiche di sviluppo e coesione. Ufficio centrale dove si smistano i fondi di finanziamento europei a favore delle regioni d'Italia più svantaggiate. Dal 2002 al 2005 ha assunto l'incarico di Autorità di Gestione del Programma Operativo 2000-2006 presso la Regione Calabria. Chiunque abbia voglia di sfogliare una qualunque collezione di un qualunque giornale italiano appurerà che in Calabria i soldi europei hanno creato più scandali che sviluppo. Un falò di milioni di euro bruciati dall'insipienza di un ceto politico inadeguato, per non dire peggio, e di una burocrazia distratta, per non dire altro. Anche il capo della segreteria tecnica del ministro, il dottor Renzo Turatto, proviene dalla Calabria, dove ha ricoperto l'incarico di responsabile, dal 2002 al 2005, del dipartimento bilancio, finanze, programmazione e sviluppo.

Non essendo plausibile che il ministro abbia chiamato nello staff funzionari che non mostrassero altissime competenze, né essendo discutibile la tenacia con la quale Brunetta afferma quotidianamente il valore del merito nell'avanzamento di carriera, è del tutto evidente che la Calabria - nonostante le continue denigrazioni patite - abbia in silenzio fatto passi da gigante, innescando, nel disinteresse totale, e forse grazie alla Autorità preposta e per merito promossa, un formidabile circuito virtuoso cui il governo, riconoscente, ora segna nell'albo dei migliori.

Altri devono invece stare in guardia e preoccuparsi del loro futuro. Ancora non inquadrabili, ma siamo lì lì, nella specie dei fannulloni, e con emolumenti non del tutto paragonabili ai collaboratori del ministro, i ricercatori impiegati all'Istituto Superiore della Sanità, godendo di un contratto da precari, temono di perdere il posto se i tagli ventilati (in qualche caso programmati) dovessero davvero compiersi.

I ricercatori precari in Italia sono così tanti da essere destinatari di incarichi delicati e importanti. Troviamo precari chiamati a tutelare la salute pubblica intervenendo nel merito di crisi sanitarie molto note come l'Aids, la diossina o la melammina degli alimenti o anche il bioterrorismo. Ricercatori molto competenti, molto specializzati (e molto precari) a cui sono affidate - anche se non in via esclusiva - quotidiane attività di monitoraggio e di controllo di prodotti delicati (come, per esempio, la qualità del latte in polvere destinato ai bambini; la purezza dell'acqua minerale destinata ai grandi; la qualità e le eventuali contaminazioni dei giocattoli posti in commercio).

Il governo garantisce che tutto è in ordine e la cura dimagrante toccherà soltanto la fannullaggine. Rami secchi e spesa, gonfiata, finalmente ritornata al suo peso forma. In effetti, e apriamo parentesi, il governo ha trovato il modo per promuovere - sebbene il clima non appaia favorevolissimo - una nuova grande banca, la nascente Banca del Meridione. Sei milioni di euro, solo per iniziare, solo per lo start-up. Soldi tolti a quel pozzo senza fondo delle spese per la cultura. Un pizzico di cultura in meno, e - forse - una banca in più.

I precari della cultura e della ricerca però lamentano che la cura dimagrante, anche in ragione dei nuovi investimenti, alla fine li lasci stecchiti. E' abbastanza incredibile, ma non riescono proprio a tranquillizzarsi. Prendete per esempio quelli che temono di non veder rinnovato il contratto (nell'area vasta di quelli definiti atipici) all'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Lì ci sarebbe (secondo dati forniti dai lavoratori nda), una rilevante incidenza dell'utilizzo di contrattisti. Parte di essi, usiamo non a caso il condizionale, sarebbero attualmente impegnati nella stima e nella trasmissione alle autorità internazionali di controllo dei gas serra. Il gruppo di lavoro (secondo la fonte citata a prevalente composizione di precari) gestirebbero ruoli delicati e rilevantissimi.

Se i contratti non verranno rinnovati chi registrerà i gas? E chi li trasmetterà? Quale danno economico subirà l'Italia dalla eventuale inadempienza, per futura carenza di personale, di tali obblighi?
Si lamentano coloro che temono di perdere il lavoro. Ma si lamentano anche coloro che il lavoro lo conserveranno. Come gli ingegneri e i geologi del Registro italiano dighe. Erano bravi e capaci, soprattutto efficienti: in poco più di ottanta tenevano sott'occhio circa 540 dighe effettuando ogni anno circa 1300 sopralluoghi e ordinando azioni di manutenzione straordinaria su circa 300 dighe. Un piccolo ente autonomo senza grilli per la testa e, scorrendo le cifre, senza fannulloni in giro. Con in più un bel gruzzoletto di soldi che venivano dal ticket pagato dai gestori delle dighe stesse.

Però il governo, questa volta l'ex a guida Prodi, sempre nel nome della lotta agli sprechi, decise di sciogliere l'ente e immettere nel ruolo del ministero delle Infrastrutture i suoi tecnici.

Abracadabra. Come per magia i sopralluoghi si sono rallentati, tanto che nel 2008 non è garantita l'effettuazione del calendario completo delle visite, e di sodi in più nemmeno l'ombra. Lo Stato ha recuperato, vero, 200mila euro l'anno per l'eliminazione dei costi relativi al funzionamento del consiglio di amministrazione ma, ad oggi, ha perso nove milioni di euro l'anno legati al contributo che versavano i soggetti controllati all'ente controllore.
Meglio di così!



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Costi dei politici (3)


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Sezione principale: Costi dei politici

Neonatologia è sempre <in sofferenza> DINO PEDROTTI ( da "Adige, L'" del 10-11-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: parecchi vengono con pagamento a gettone da fuori provincia? All'Azienda non interessano questi dati di fatto e, malgrado la povertà di risorse, è arrivata a togliere anche l'essenziale per un'assistenza minima ai neonati a rischio. Avevo 12 medici 12 anni fa, oggi sono solo otto: negli ultimi anni, malgrado ripetute prese di posizione,

caso volpe pasini, bardini attacca ancora ( da "Messaggero Veneto, Il" del 10-11-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: questa persona invita più volte i suoi colleghi consiglieri a rifiutare il gettone di presenza (che serve sì e no a pagare le spese telefoniche) parlando di etica e senso civico dimenticandosi però di dire che lui il suo gettone comunque non lo riceve essendo pignorato da Equitalia». Per questo motivo Bardini critica chi si dice pronto a festeggiare la scarcerazione di Volpe Pasini.

CNA e Banche, nuovo accordo regionale di tesoreria ( da "RomagnaOggi.it" del 10-11-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: anche le principali condizioni di costo delle operazioni bancarie. Il servizio credito di CNA Forlì-Cesena è al fianco dell'impresa nella scelta delle politiche di finanziamento più appropriate e in linea con la specificità dell'azienda. Per poter beneficiare delle condizioni previste dal "Nuovo Accordo Regionale", le imprese associate debbono contattare il proprio ufficio CNA -


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Neonatologia è sempre <in sofferenza> DINO PEDROTTI (sezione: Costi dei politici)

( da "Adige, L'" del 10-11-2008)

Argomenti: Costi della politica

Sanità e promesse non mantenute Neonatologia è sempre «in sofferenza» DINO PEDROTTI L eggo con molta perplessità quanto scrive Dellai a proposito dell'organizzazione dell'assistenza ai neonati della provincia. Dice che la chiusura di Borgo era corretta dal punto di vista tecnico, ma lacerante per il territorio. In quei momenti dissi e scrissi più volte, anche ai cittadini di Borgo, che la decisione era sì giusta, ma fatta male dal punto di vista politico. Si chiuse il punto nascite, discutendone dopo e non prima, e senza predisporre nulla per i 200 nati in più a Trento. Se, dal punto di vista politico, vogliamo fare un bilancio di quanto fatto negli ultimi cinque anni, non per quel mezzo neonato al giorno che nasceva a Borgo, ma per i venti neonati ad alto rischio presenti nella Neonatologia di Trento, il bilancio è veramente fallimentare. Si è ripetuto tante volte che c'è una grave crisi di personale, di attrezzature, di spazi, ci sono state promesse, promesse, promesse da parte di Assessore e Azienda, ma la crisi persiste e grave. Confrontandoci con altre regioni stiamo proprio male. Eppure Dellai vuole che entro il 2009 in tutti i punti nascita vi siano i requisiti minimi per garantire la sicurezza delle madri e dei neonati sani: visto che ha "idee precise" sul da farsi, sa Dellai di quanti pediatri e di quanti ostetrici c'è bisogno per garantirne la presenza 24 ore su 24? Si è appena chiuso un concorso per la Neonatologia di Trento: da tutta Italia non è venuto nessun pediatra. I pediatri oggi guadagnano bene a fare i pediatri del territorio e non vengono in ospedale. E Arisi ha ben spiegato come manchino ostetrici e anestesisti per garantire il parto in anestesia al S. Chiara. Questa la situazione. Dellai dovrebbe sapere che il Trentino è l'unica provincia italiana in cui un quarto dei neonati nasce in ospedali senza pediatra. È una situazione che ho discussa ancora 15 anni fa, ed ebbi la garanzia che la Neonatologia di Trento avrebbe avuto un numero sufficiente di neonatologi anche per coprire i bisogni dei nidi periferici (trasporto assistito, formazione del personale in periferia, presenza quattro giorni alla settimana, corsi preparto, verifiche,?). Abbiamo lavorato (con buoni risultati) in una provincia in cui vi sono appena 20 pediatri ospedalieri. In Alto Adige sono 40 e non bastano: parecchi vengono con pagamento a gettone da fuori provincia? All'Azienda non interessano questi dati di fatto e, malgrado la povertà di risorse, è arrivata a togliere anche l'essenziale per un'assistenza minima ai neonati a rischio. Avevo 12 medici 12 anni fa, oggi sono solo otto: negli ultimi anni, malgrado ripetute prese di posizione, l'Azienda Sanitaria ha tolto personale, tanto che il reparto non ha più un servizio di ambulatorio, non controlla più casi di neonati speciali a domicilio o tutti i casi a rischio a sette anni, non si fa ricerca, non si ha tempo (medici e personale) per dedicarsi all'ascolto attento dei genitori. E nel frattempo sono raddoppiati i più piccoli prematuri! È un reparto "in sofferenza" come più volte ha detto il primario. Mi appello al nuovo Governatore e al nuovo Direttore dell'Azienda perché anzitutto sia garantita l'assistenza ai neonati ad alto rischio. Poi, se con una bacchetta magica si troveranno venti pediatri e venti ostetrici per assistere con una presenza 24 ore su 24 quel neonato al giorno che nasce a Tione o a Cavalese o ad Arco o a Cles (e quel mezzo che nascerà a Borgo), allora saremo tutti felici di vivere in una provincia che non bada a spese per le sue mamme e per i suoi neonati sani. Ma siamo seri: prima di fantasticare, vogliamo affrontare il problema della Terapia Intensiva Neonatale e dell'Ostetricia di Trento? E non come nella legislatura precedente? dinopedrotti@libero.it 10/11/2008

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caso volpe pasini, bardini attacca ancora (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 10-11-2008)

Argomenti: Costi della politica

Pagina 11 - Udine Caso Volpe Pasini, Bardini attacca ancora Il consigliere comunale del Pdl: il leader di Sos Italia avrà altri guai «Quello di Volpe Pasini non è uno scivolone imprevisto né, tanto meno, imprevedibile. La verità è che l'arresto del leader di Sos Italia era scontato e siamo solo all'inizio perché tra poco dovrà affrontare altre pendenze giudiziarie. Ecco perché chi oggi lo difende sbaglia così come ha sbagliato chi gli ha affidato incarichi e deleghe». Il consigliere del Pdl, Roberto Bardini, acerrimo "nemico" politico di Diego Volpe Pasini non ci sta. E spara a zero non solo su Volpe Pasini (che non è una novità), ma anche su tutti quelli che, a suo dire, lo difendono senza conoscere la verità. Una verità che secondo Bardini è scritta nera su bianco sul casellario giudiziale. «Non si può far finta di non sapere - tuona -. Capisco che la vicenda umana possa colpire però non si può essere miopi. In tempi non sospetti sono andato dal sindaco Furio Honsell a parlargli per metterlo in guardia su Volpe Pasini. Lui però non ne ha tenuto conto, ma oggi non può parlare di fatti privati e di cose remote. E' possibile affidare deleghe e incarichi a una persona che non paga le multe e che in passato non ha onorato i suoi debiti? Secondo me, no. Soprattutto - precisa Bardini - se poi questa persona invita più volte i suoi colleghi consiglieri a rifiutare il gettone di presenza (che serve sì e no a pagare le spese telefoniche) parlando di etica e senso civico dimenticandosi però di dire che lui il suo gettone comunque non lo riceve essendo pignorato da Equitalia». Per questo motivo Bardini critica chi si dice pronto a festeggiare la scarcerazione di Volpe Pasini. «Non bisogna dimenticare le vittime dei reati che ha commesso - sostiene -. A loro non pensa nessuno?». Bardini, pur essendo un iscritto a Forza Italia, è anche un sostenitore della proposta di vietare la possibilità di candidarsi a chi ha avuto condanne gravi passate in giudicato. Non la pensa allo stesso modo Gianfranco Leonarduzzi anche lui iscritto al Pdl. «Sicuramente - sottolinea - non è questo il momento di pensare ai festeggiamenti per la scarcerazione di Volpe Pasini. Questa deve essere invece un occasione di riflessione. Diego sta vivendo forse uno dei momenti più drammatici della sua vita e sta pensando di ritirarsi dalla politica. Se questa dovesse essere la sua decisione, per la città e per la politica locale sarebbe una grave perdita. Il dibattito, la dialettica, la vivacità e l'intelligenza che Diego offriva arricchivano quotidianamente il panorama politico. Sarebbe opportuno - continua Leonarduzzi - che quanti oggi dileggiano il leader di Sos Italia, rileggessero le pagine di benedetto Croce nel brano in cui egli chiede "cos'è dunque l'onestà politica?". Croce stesso risponde: "L'onestà politica non è altro che la capacità politica. Ovvero la politica può essere esercitata da uomini in altri riguardi poco pregevoli. Le pecche che può avere un genio politico come Volpe Pasini, se investono altre attività, non devono intaccare la politica". (c.r.)

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CNA e Banche, nuovo accordo regionale di tesoreria (sezione: Costi dei politici)

( da "RomagnaOggi.it" del 10-11-2008)

Argomenti: Costi della politica

10 novembre 2008 - 11.57 (Ultima Modifica: 10 novembre 2008) Le attuali tensioni sul mercato monetario internazionale e la crisi immobiliare americana hanno provocato una stretta creditizia in Europa come mai dal 2003. Il nuovo Accordo Quadro Regionale di Tesoreria, tra i primi in Italia a recepire i criteri di "Basilea 2", consentirà alle imprese associate non solo di ottenere finanziamenti per la liquidità aziendale, ma anche la consulenza per migliorare il merito di credito e, quindi, le condizioni praticate dalle Banche. Dal primo gennaio 2008, come noto, è diventato operativo il regolamento internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche, denominato "Basilea 2". Tale regolamento ha lo scopo di garantire maggiore solidità ed efficienza al sistema bancario e prevede la possibilità di valutare meglio ogni singolo prestito e, quindi, di differenziare gli accantonamenti patrimoniali. Basilea 2 coinvolge tutte le imprese (incluse le ditte individuali, gli artigiani, le imprese familiari, ecc.), perché i meccanismi di accantonamento del patrimonio delle banche sono direttamente correlati all'affidabilità delle imprese stesse. Con questo metodo di valutazione del merito creditizio dell'impresa la banca attribuisce ad ogni impresa una valutazione, il cosiddetto "rating", al quale farà riferimento nei suoi rapporti con la stessa azienda, sia in termini di concessione del credito, sia di costo del denaro. "Il Nuovo Accordo Regionale di Tesoreria", siglato tra CNA, Confartigianato e numerose Banche operanti nel territorio, si pone l'obiettivo di rilanciare la competitività del sistema produttivo consentendo ad artigiani, piccole e medie imprese, di continuare a investire in innovazione e qualità, mantenendo controllati i tassi sugli affidamenti. L'Accordo, in pratica, prevede l'inserimento delle imprese in 4 fasce di merito, corrispondenti al rating bancario (classe di rischio) utilizzato da ogni banca per il contenimento dei tassi di interesse sugli affidamenti (scoperto di c/c, portafoglio sbf, anticipi su fatture). Le imprese più meritevoli saranno favorite attraverso migliori condizioni di accesso al credito. L'Accordo determina anche le principali condizioni di costo delle operazioni bancarie. Il servizio credito di CNA Forlì-Cesena è al fianco dell'impresa nella scelta delle politiche di finanziamento più appropriate e in linea con la specificità dell'azienda. Per poter beneficiare delle condizioni previste dal "Nuovo Accordo Regionale", le imprese associate debbono contattare il proprio ufficio CNA - servizio credito. Per ulteriori informazioni si può consultare anche il sito www.cnafc.it Laura Giammarchi Responsabile Area Servizi

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