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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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Report "Costi dei politici"

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Indice delle sezioni

Costi dei politici (7)


Indice degli articoli

Sezione principale: Costi dei politici

Dei propri mali. Confidano, per questo, nel binomio Berlusconi-Bossi. Come lo dimostrano alcuni ( da "Corriere delle Alpi" del 01-07-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo che denuncia come "una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia diventata un'oligarchia insaziabile e abbia allagato l'intera società italiana". Infine, a "L'altra Casta" di Stefano Livadiotti, un libello antisindacale che, tuttavia, illustra inverosimili e assurdi privilegi nel settore del pubblico impiego,

Costi della politica la bozza non è arrivata ( da "Trentino" del 01-07-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: PATTINI "Costi della politica la bozza non è arrivata" TRENTO. Dopo l'intervento di Marchesi (Td) che lamentava quanto poco si è fatto per tagliare i costi della politica, il presidente del consiglio Alberto Pattini si chiama fuori da eventuali addebiti.

Parliamoci meno addosso, nelle commissioni ( da "Trentino" del 01-07-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: funzionamento del Consiglio Comunale di Trento sui temi dell'efficacia, dell'efficienza e della diminuzione dei costi. L'ordine del giorno sul pagamento dei parcheggi occupati dai consiglieri, approvato a larga maggioranza, è stato presentato dal gruppo consiliare di Rifondazione Comunista ed è sicuramente l'inizio di un percorso di maggior consapevolezza su quanto ciascuno di noi,

La rivoluzione di tremonti ( da "Messaggero Veneto, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: che disperdeva in mille rivoli i soldi dei contribuenti. Lo strumento correttivo scelto dal titolare dell'Economia è stato di presentare il Dpef assieme a un provvedimento legislativo che, anticipando la Finanziaria, dà al Dpef medesimo una nuova sostanza politicamente impegnativa per l'esecutivo che lo presenta alle Camere.

Cisl: isolati i fondi neri Ial Ora al setaccio 2,4 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: acquisto di auto di lusso o nel finanziamento di partiti politici. A ricostrure l'accaduto, su cui si è soffermata anche Repubblica due giorni fa, è Graziano Trerè, amministratore unico dello Ial-Cisl nazionale. Che fa una premessa: "Se di scandalo si tratta lo abbiamo voluto noi, scegliendo di ricorrere alla magistratura dinanzi a cadute etiche non giustificabili "

Si delibera che ( da "Adige, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: rimborsi spese di viaggio, indennità chilometrica, gettoni di presenza per la commissione organizzativa (500); compenso onnicomprensivo (compenso lavoro preparatorio e di studio, rimborsi spese viaggio, indennità chilometrica, gettoni di presenza, pasti) per la commissione certificato di abilitazione (25.

Caro amico ti scrivo ( da "AprileOnline.info" del 01-07-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: e il rischio di farsi dettare passivamente l'agenda dell'opposizione La lettera di Antonio Di Pietro inviata alla redazione de "L'Unità", per farla recapitare al "Carissimo Walter" (così l'incipit"), è un'altra mossa della strategia messa a punto dal leader dell'Italia dei valori in questi due mesi, che scuote non poco le già provate certezze del Pd.


Articoli

Dei propri mali. Confidano, per questo, nel binomio Berlusconi-Bossi. Come lo dimostrano alcuni (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere delle Alpi" del 01-07-2008)

Argomenti: Costi della politica

Dei propri mali. Confidano, per questo, nel binomio Berlusconi-Bossi. Come lo dimostrano alcuni ... dei propri mali. Confidano, per questo, nel binomio Berlusconi-Bossi. Come lo dimostrano alcuni sondaggi e salvo qualche mugugno leghista, i loro elettori sono assolutamente indifferenti o addirittura approvano Berlusconi quando si pone apertamente in conflitto con la Magistratura in difesa dei suoi interessi personali. Oppure quando fa adottare dalla sua maggioranza parlamentare, provvedimenti destinati ad impedire processi a proprio carico per presunti comportamenti delittuosi nella gestione dei suoi affari. Provvedimenti materialmente predisposti dai suoi stessi legali che ha fatto eleggere al Parlamento. Sono stati convinti che il tutto sia opera di elementi della sinistra infiltrati nella Magistratura e non la conseguenza di un conflitto d'interessi. Sui problemi che gli elettori del Nord considerano prioritari, eravamo tutti più o meno consapevoli. Tuttavia, tre libri andati a ruba hanno scosso quell'Italia che segue da vicino la vita politica. Mi riferisco a "Gomorra" di Roberto Saviano, definito un viaggio sconvolgente nel mondo affaristico e criminale della camorra, in barba allo Stato. A "La Casta" di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo che denuncia come "una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia diventata un'oligarchia insaziabile e abbia allagato l'intera società italiana". Infine, a "L'altra Casta" di Stefano Livadiotti, un libello antisindacale che, tuttavia, illustra inverosimili e assurdi privilegi nel settore del pubblico impiego, che finora nessuno ha smentito. Il Partito Democratico vive un momento di smarrimento, non solo per l'ampiezza della sconfitta, ma anche perché cosciente che quei problemi che la larga maggioranza dell'elettorato considera prioritari, sono piuttosto complessi. Implicano che deve studiare il modo di convincere quei lavoratori del Nord che hanno scelto di votare la Lega, o che non sono andati alle urne, che il problema di garantire la massima sicurezza, va distinto da quello degli immigrati. Non tutti sono dei delinquenti. Bisogna creare un clima di fiducia nei valori che distinguono una società democratica e che non ammette l'intolleranza e l'esclusione. Quelli che delinquono vanno puniti, ma quelli che cercano solo un onesto lavoro, devono essere accolti con rispetto. Studiare sul come convincerli che, quando si parla di Federalismo fiscale, questo deve essere "solidale e unitario" come lo invoca il Capo dello Stato. Studiare sul come persuaderli che combattere l'inefficienza dell'apparato statale, non significa fare di ogni erba un fascio considerando tutti gli impiegati pubblici dei fannulloni. Tuttavia, Il PD deve pur esprimere una posizione chiara sui problemi, quelli veri, indicati da Stefano Livadiotti nel suo libro "L'altra Casta" e riguardanti il pubblico impiego. I quotidiani nazionali hanno riportato con enfasi la benedizione impartita dal parroco del quartiere Prati di Roma, Mons. Giovanni Celi, al ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, che "In questi giorni ci fa vedere in tv quanta gente non lavora, non va in ufficio, intrallazza". Piaccia a no, è una convinzione molto diffusa, soprattutto al Nord. I lavoratori del Nord che hanno voltato le spalle al PD per votare la Lega, l'alta percentuale d'astensionismo tra gli elettori del centrosinistra nelle ultime elezioni politiche e amministrative, le sedie vuote alla recente assemblea organizzativa del PD e le laboriose discussioni che accompagnano la sua gestazione, sono segni di quello smarrimento di cui parlavo prima. Con tutta probabilità, sarà Berlusconi stesso a scuotere il centrosinistra dal suo torpore, visto che sta ampiamente confermando di non essere un uomo di Stato e di non saper onorare le promesse fatte agli elettori. Ha già dichiarato finito il dialogo con l'opposizione, rea di aver criticato l'adozione della norma blocca processi. Dialogo indispensabile per apportare quelle modifiche alla Costituzione che possono rendere lo Stato più efficace e funzionale. Un sano regime democratico ha bisogno di una maggioranza parlamentare che governa, ma anche di un partito d'opposizione coeso, ispirato unicamente dagli interessi del Paese e capace di presentarsi come un'alternativa valida alla guida del Paese. Enzo Friso.

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Costi della politica la bozza non è arrivata (sezione: Costi dei politici)

( da "Trentino" del 01-07-2008)

Argomenti: Costi della politica

PATTINI "Costi della politica la bozza non è arrivata" TRENTO. Dopo l'intervento di Marchesi (Td) che lamentava quanto poco si è fatto per tagliare i costi della politica, il presidente del consiglio Alberto Pattini si chiama fuori da eventuali addebiti. "Non ho ricevuto nessun documento da parte della commissione statuto", afferma. "La bozza di modifica regolamentare doveva essere inviata a tutti i capigruppo, cosa che ho appreso solo oggi dal segretario della commissione. Lo ho sollecitato perché mi mandi una copia dell'elaborato, essendo io il responsabile del tavolo di lavoro e anche dell'assemblea. Quando avrò in mano la bozza, sarà mia premura predisporre subito la delibera da portare in aula".

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Parliamoci meno addosso, nelle commissioni (sezione: Costi dei politici)

( da "Trentino" del 01-07-2008)

Argomenti: Costi della politica

I COSTI DELLA POLITICA Parliamoci meno addosso, nelle commissioni LUCIA COPPOLA Vorrei aggiungere qualche veloce considerazione alle sollecitazioni, per larga parte condivisibili, del capogruppo di Trento Democratica Michelangelo Marchesi, circa il buon funzionamento del Consiglio Comunale di Trento sui temi dell'efficacia, dell'efficienza e della diminuzione dei costi. L'ordine del giorno sul pagamento dei parcheggi occupati dai consiglieri, approvato a larga maggioranza, è stato presentato dal gruppo consiliare di Rifondazione Comunista ed è sicuramente l'inizio di un percorso di maggior consapevolezza su quanto ciascuno di noi, nel suo piccolo, può fare per eliminare sprechi e privilegi. Certo non dispiacerebbe che anche a livelli istituzionali superiori, la dove i costi della politica sono davvero ingenti, si facesse qualcosa di davvero significativo e sostanziale. Ma, per tornare al Comune, la questione relativa alle commissioni, diffusamente discussa nel gruppo di lavoro creato ad hoc, si è rivelata più complessa di quanto il consigliere Marchesi lasci intendere. Infatti non è pensabile, a mio avviso, che tutti gli argomenti trattati, alcuni davvero importanti per la città, vengano discussi nelle commissioni e poi arrivino in Consiglio per essere ratificati con una semplice dichiarazione di voto. Non dimentichiamo che l'assemblea del consiglio comunale è organo sovrano e l'approfondita discussione al suo interno è un caposaldo della democrazia. Le commissioni inoltre, irrinunciabili strumenti di lavoro, hanno al loro interno solo una parte dei consiglieri, che vi prendono parte proporzionalmente sulla base della consistenza numerica del partito di appartenenza. Dunque, non tutti i gruppi sono rappresentati in tutte le commissioni e perciò l'impossibilità di intervenire compiutamente nelle sedute consiliari determinerebbe un vulnus democratico, in particolare per le minoranze e per i gruppi meno consistenti. L'idea, sorta nel gruppo di lavoro, di far partecipare tutti i consiglieri che lo vogliono a tutte le commissioni, senza diritto di voto e senza gettone di presenza, sarebbe inoltre discriminante nei confronti di chi ne fa parte a pieno titolo. E renderebbe i gruppi di lavoro ingestibili e inutili. Aumenterebbe inoltre a dismisura il carico di lavoro che già allo stato attuale è piuttosto pesante. Quello che sicuramente sin da ora si poteva fare era ridiscutere tutte le commissioni e dove possibile accorparle, riscrivendo appartenenze, equilibri numerici fra minoranza e maggioranza e, all'interno di queste, tra i vari gruppi. Tutto ciò avrebbe comportato però il blocco momentaneo dei lavori per un tempo significativo. Un tempo che da taluni è stato considerato eccessivo, stante l'urgenza di alcuni temi su cui la città si deve confrontare. Naturalmente tutto si può fare e si può tornare a discutere di questa eventualità. Nel frattempo è certamente possibile diminuire il gettone di presenza a chi partecipa solo ad una parte degli incontri consiliari, ma, a conti fatti, si tratterà di cifre irrisorie di risparmio perché la stragrande maggioranza dei consiglieri è massicciamente presente dall'inizio alla fine delle riunioni. Usare meglio il tempo degli incontri è senz'altro auspicabile e su ciò pesa la capacità dei presidenti delle commissioni nella gestione ottimale delle stesse, nel riunirle quando effettivamente necessario, nel presiederle con fermezza pur nel rispetto di tutti e di tutte le opinioni, e l'impegno dei consiglieri nel limitare il tempo degli interventi, nell'arrivare preparati, nell'essere il più possibile sintetici e meno dispersivi. Nel non parlarsi addosso. Lavorare in modo poco professionale infatti, oltre ad essere uno spreco di denaro per la collettività è anche uno spreco di tempo della nostra vita, dal momento che oltre ad essere politici siamo persone. E forse le donne sono le più interessate, dati i carichi di lavoro familiari e lavorativi che si aggiungono a quelli istituzionali. Assistere ad alcuni incontri del Consiglio, ripresi dalla televisione e trasmessi il giorno successivo, potrebbe essere educativo per tutti noi che abbiamo a che fare con una politica per lo più "parlata", che determina però l'assetto materiale, politico, sociale e culturale della nostra città e la qualità della vita di chi ci abita. Le nostre parole dunque non possono essere parole in libertà, così come i voti con cui approviamo o non approviamo le singole delibere. Attribuire valore al nostro lavoro nelle istituzioni significa rivendicarne con forza la dignità, la fatica e la responsabilità ma anche tenere presente gli obblighi e i doveri che ci siamo assunti davanti ai nostri elettori. capogruppo indipendente in Rifondazione Comunista.

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La rivoluzione di tremonti (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Costi della politica

IL DPEF E LA MANOVRA LA RIVOLUZIONE DI TREMONTI di FRANCESCO MOROSINI Il Comitato strategico per lo sviluppo e la tutela all'estero degli interessi nazionali in economia è una novità di rilievo della manovra economica del governo. Che così riconosce che la "sicurezza economica nazionale" può perfino trascendere la logica del mercato; specie in settori (difesa, energia, trasporti, comunicazioni) di sensibilità politica. Inoltre, è un segnale della filosofia finanziaria dell'esecutivo. E di cui il Dpef (Documento di programmazione economico-finanziaria) fa da perno alla strategia del ministro dell'Economia e delle finanze Tremonti. Che, come testimonia la nascita del Comitato strategico stesso, è attenta, oltre ai benefici, pure agli errori del mercato. E questo nella convinzione che la dinamica economica, se lasciati totalmente liberi gli animal spirits del capitalismo, possa perfino minare con la sicurezza la stabilità dello Stato. Insomma, è una politica economica attenta alle ragioni del nazionalismo economico. Ragionevole. Anche se, guardando al "caso Alitalia", con i suoi 300 ml di euro già pagati dal contribuente, emerge il rischio che il patriottismo economico possa esprimere, invece che governance, fuga dal mercato. D'altronde, la sicurezza economica, come dimostra il "pronto soccorso pubblico" dinanzi ai crac bancari/finanziari, è ormai considerata in Occidente un dovere per un esecutivo. Tuttavia, le vere novità vengono dalla riorganizzazione delle procedure parlamentari della politica economica. Qui Tremonti innova veramente avendo dato alla manovra economica una forma giuridica che dovrebbe consentire al Parlamento di confrontarsi su di essa in modo più consono alla dialettica bipolare uscita dalle elezioni. E, conseguentemente, portare il governo a una più decisa assunzione di "responsabilità fiscale" dinanzi al Parlamento. Per farlo, l'idea del ministro è stata di rivoluzionare il rapporto tra Dpef, finora una mera mappa programmatica delle possibili scelte triennali dell'esecutivo, e Finanziaria (presentata a fine settembre) cui per prassi ormai consolidata si affidava la vera politica del denaro pubblico (priorità, tagli di spesa, incrementi di imposizione fiscale) sia del governo che, soprattutto, delle lobby trasversali agli schieramenti parlamentari. L'esito, contro cui si è impegnato Tremonti, era un mostro giuridico, una vera palude normativa (drammaticamente senza "padri responsabili" perché gli accordi di lobby cancellavano i confini di maggioranza e opposizione) che disperdeva in mille rivoli i soldi dei contribuenti. Lo strumento correttivo scelto dal titolare dell'Economia è stato di presentare il Dpef assieme a un provvedimento legislativo che, anticipando la Finanziaria, dà al Dpef medesimo una nuova sostanza politicamente impegnativa per l'esecutivo che lo presenta alle Camere. Il modello, di matrice britannica, è: il governo in Parlamento con la sua maggioranza contro l'opposizione. Difficile negare che sia un progresso rispetto al consociativismo delle vecchie politiche di bilancio. All'opposto, la manovra di finanza pubblica del Berlusconi IV è tradizionale relativamente ai suoi più specifici contenuti economici. Nel senso che si lavora più sul fisco che sulla spesa: perché qui la resistenza sociale è più organizzata e incidente in termini di voti. Difatti, i tagli d'imposta annunciati prima delle elezioni svaniscono. Con la conseguenza che, fondamentalmente, la pressione fiscale permane invariata. Il che vuol dire che al massimo si avranno redistribuzioni del carico fiscale tra i gruppi sociali: è il caso della Robin tax sull'energia. In prima battuta cresce la pressione sulle imprese; che, a loro volta, la traslano sui consumatori finali sotto forma di aumenti di bollette, in ciò facilitate dal fatto che i prezzi dell'energia sono liberi da vincoli amministrativi. In più c'è il tradizionale taglio delle spese in conto capitale: cioè gli investimenti. E, come di consueto, a soffrirne sono le Forze armate, sebbene siano per l'Italia una chance nel contesto internazionale potenzialmente utile anche sul terreno economico. Perché quello che conta è che sono un soggetto debole del mercato politico. Insomma, sotto questo profilo, la manovra si annuncia in perfetto italian style: pochi tagli e tante tasse, anche nuove come la Robin tax. Insomma, qui non vi è alcuna traccia delle novità viceversa presenti nelle procedure di bilancio. Che però in nulla sono da sottovalutare; anche perché, modificando i meccanismi politici della finanza pubblica, potrebbero fare da battistrada a innovazioni di sostanza economica.

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Cisl: isolati i fondi neri Ial Ora al setaccio 2,4 miliardi (sezione: Costi dei politici)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Costi della politica

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-01 - pag: 15 autore: Sindacato. L'amministratore Trerè: ci siamo rivolti noi ai giudici Cisl: isolati i fondi neri Ial Ora al setaccio 2,4 miliardi Eugenio Bruno ROMA Un episodio isolato. Così i rappresentanti degli enti formativi delle organizzazioni sindacali giudicano le vicende giudiziarie che stanno interessando lo Ial-Cisl di Abruzzo e Molise. Con venti milioni di euro di fondi pubblici, in origine destinati all'accrescimento professionale di studenti e lavoratori e, in vece, finiti tra il 2002 e il 2006 nell'acquisto di auto di lusso o nel finanziamento di partiti politici. A ricostrure l'accaduto, su cui si è soffermata anche Repubblica due giorni fa, è Graziano Trerè, amministratore unico dello Ial-Cisl nazionale. Che fa una premessa: "Se di scandalo si tratta lo abbiamo voluto noi, scegliendo di ricorrere alla magistratura dinanzi a cadute etiche non giustificabili ". E ciò per sottolineare come sia stato proprio lui, nel maggio 2007, a dare mandato al commissario straordinario (il commercialista Fabio Evangelista) di presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Pescara affinché facesse luce su "una gestione amministrativa e finanziaria incomprensibile ". Nel febbraio 2007, infatti, il bilancio dell'ente abruzzese presentava un "buco" di 16 milioni di euro ("una cifra inspiegabile e spaventosa ", commenta Trerè). A fronte di 4 milioni di crediti vantati nei confronti della Regione. Numeri che hanno portato prima alla separazione dello Ial Molise da quello Abruzzo; quindi, alla liquidazione di quest'ultimo. Un processo ancora in corso (come l'inchiesta del resto) che solo giovedì scorso ha registrato l'accordo con i 26 dipendenti e 15 collaboratori per l'attribuzione di tutte gli arretrati. Fin qui il caso Abruzzo. Ma come garantire che il fenomeno non si ripeta altrove? Specie considerando le dimensioni raggiunte dal mercato della formazione: 2,4 miliardi di euro spesi dalle Regioni nel 2005, stando al rapporto Isfol 2007. Cifre peraltro destinate a crescere se si considera che solo per la formazione continua ( quella per i lavoratori già inseriti) se ne va via circa un miliardo l'anno. Senza contare che uno dei canali di finanziamento di quest'ultima (i fondi paritetici di imprese e sindacati) ha cominciato a ingranare da poco. La prima rassicurazione giunge sempre da Trerè. Che garantisce di non essere a conoscenza di altri situazioni border line. Anche perché, ricorda, lo Ial si è dotato di "un sistema di audit nazionale in grado di monitorare permanentemente le realtà regionali". Dello stesso avviso Daniele Di Fabio, presidente dell'EnfapUil. "Già da parecchi anni – dice –controlliamo l'operato delle sedi locali ". In due modi: prevedendo un membro nazionale nei Cda territoriali; avendo optato, sin dal '93,per un regime di contabilità ordinaria in tutte le sedi. Analogo il giudizio di Guglielmo Festa, presidente di Smile – l'associazione che fa formazione per conto della Cgil – che sottolinea anche la specificità della propria realtà. Dove quattro delle nove Smile regionali sono sedi operative. E, dunque, sono controllate direttamente dal centro.

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Si delibera che (sezione: Costi dei politici)

( da "Adige, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: Costi della politica

Il quotidiano del giorno è consultabile gratuitamente dalle 15:30. Per abbonarti e poterlo vedere dalle 6:30 clicca qui >>> provincia Si delibera che CORSO PER SEGRETARIO La giunta provinciale ha approvato il preventivo di spesa per l'organizzazione del corso abilitante alle funzioni di segretario comunale per il biennio 2008-2009. Il preventivo ammonta a 354.000 euro e prevede le seguenti voci: compenso, rimborso spese viaggio, pernottamento e coordinamento docenti (70.000 euro); assegno di studio agli allievi (180.000); stage-rimborso spese viaggio tirocinanti (24.000); stage-compenso ai segretari comunali (30.000); materiale didattico (acquisto testi, ristampe, cancelleria) ed oneri generali (25.000); rimborsi spese di viaggio, indennità chilometrica, gettoni di presenza per la commissione organizzativa (500); compenso onnicomprensivo (compenso lavoro preparatorio e di studio, rimborsi spese viaggio, indennità chilometrica, gettoni di presenza, pasti) per la commissione certificato di abilitazione (25.000). SERVIZIO CIVILE La giunta provinciale ha autorizzato di assegnare all'Ufficio nazionale per il servizio civile 91.680 euro che, aggiunti ai 110.000,00 euro ancora a disposizione da un precedente provvedimento, consentono di poter disporre di 201.680,00 euro per finanziare progetti di servizio civile proposti da enti iscritti all'Albo provinciale esclusi dal finanziamento statale. Gli enti promotori sono: Associazione Ubalda Bettini Girella; Villa S. Ignazio; Associazione Valle Aperta; Museo tridentino di scienze naturali; Gsh onlus; Università di Trento; Mart; Comune di Trento; Azienda provinciale per i servizi sanitari; Associazione provinciale per i minori; Opera Romani; Fondazione Famiglia Materna; Villa Maria; Comune di Dro; Villaggio del Fanciullo Sos; Atas; Gruppo trentino volontariato onlus; Comune di Romallo; Opera Universitaria di Trento; Comune di Borgo Valsugana; Oratorio Sant'Antonio; Associazione Prodigio; Comune di Brentonico; Casa Zambiasi; Comune di Rovereto; Comune di Lavis. RAPPORTO TERRITORIO La Provincia ha affidato all'Inu (Istituto nazionale di urbanistica) una consulenza tecnica per predisporre un fascicolo denominato "Rapporto dal Territorio 2007" sullo stato della pianificazione urbanistica in Provincia di Trento. Ne saranno stampate 2.000 copie. Il compenso sarà di 16.260 euro. 01/07/2008.

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Caro amico ti scrivo (sezione: Costi dei politici)

( da "AprileOnline.info" del 01-07-2008)

Argomenti: Costi della politica

E.S., 01 luglio 2008, 18:15 Politica In una lettera indirizzata a "l'Unità" Di Pietro invita ufficialmente Veltroni a partecipare alla manifestazione di Piazza Navona il prossimo otto luglio, ottenendo però risposta negativa. Tra i plausibili motivi del rifiuto del segretario Pd l'appuntamento "di piazza" già fissato dai democrat nell'autunno, e il rischio di farsi dettare passivamente l'agenda dell'opposizione La lettera di Antonio Di Pietro inviata alla redazione de "L'Unità", per farla recapitare al "Carissimo Walter" (così l'incipit"), è un'altra mossa della strategia messa a punto dal leader dell'Italia dei valori in questi due mesi, che scuote non poco le già provate certezze del Pd. Se infatti per alcuni l'ex magistrato non è nient'altro che "un uomo di destra che piace alla sinistra" (Lusetti), c'è invece chi, come il deputato Furio Colombo (già direttore del foglio fondato da Gramsci ai tempi dei girotondi morettiani) non esita a far conoscere al partito la propria adesione alla manifestazione in programma martedì otto luglio a Piazza Navona, nel corso di una riunione del gruppo alla Camera (lunedì), segnata dall'intervento categorico del segretario ("Stiamo andando nella direzione giusta"), oltre che dalle assenze di D'Alema e altri parlamentari, particolarmente vicini al riconfermato vicepresidente dell'Internazionale socialista dopo il battesimo della sua ultima creatura, "Red". Nel corso della giornata è lo stesso Veltroni a rendere noto il suo "no" all'invito, appena preceduto da una dichiarazione di Marco Minniti, ministro "ombra" dell'Interno: "Il Pd ha già da tempo fissato una grande manifestazione nazionale in autunno. E' giusto mobilitarsi sulle grandi questioni sociali, sui salari e sui prezzi. Noi vorremmo che il premier invece di occuparsi dei suoi problemi personali guardasse al fatto che gli italiani non riescono ad arrivare alla fine del mese". Di Pietro commenta: "Mi dispiace che non ci sia Veltroni. Ma che non ci siano gli elettori del Pd non ci credo. Io mi auguro che ce ne siano moltissimi a manifestare con noi contro questo governo, perché si tratta di una manifestazione contro le modalità dell'azione di governo ma anche per lanciare proposte concrete per intervenire sul rilancio dell'economia e per aiutare i salari". Analizzando le circostanze, appare abbastanza evidente il rischio da parte di Veltroni di veder proiettata negli occhi dell'opinione pubblica l'immagine di chi insegue una linea politica d'opposizione scandita, nei modi e nei tempi, da qualcun altro. E questo, al di là di qualsiasi valutazione, non può essere elemento trascurabile per il leader di un partito che comunque rappresenta un terzo del paese. Ma il passaggio della lettera di Di Pietro, laddove si sottolinea l'importanza e la delicatezza del momento, viste le scorribande berlusconiane su temi a lui (e solo a lui) molto cari, al di là della previsione-anatema lanciata all'ex magistrato dalla giornalista Lucia Annunziata nel corso dell'intervista di domenica in "Mezz'ora" ("Non rischiate di essere davvero pochi?"), potrebbe invece attrarre a Piazza Navona più di qualche elettore veltroniano. Come un'altra riflessione contenuta nella missiva, "...La difesa della libertà e della democrazia non ha colore, né bandiere, ha solo la forza delle idee e il coraggio di non tirarsi indietro. Il Paese ha bisogno di un'opposizione unita, coesa e senza nessuno che rivendichi una sterile primogenitura". Intanto, sul fronte opposto, c'è chi inizia a preoccuparsi della tipologia e l'eventuale efficacia in termini di consensi che potrebbe rivelare l'azione dipietrista, il cui partito viene dato in ulteriore seppur leggera crescita rispetto al voto del 13 e 14 aprile. Uno di questi è Raffaele Fitto, che in una intervista rilasciata al settimanale "Tempi"; legato al "Giornale" berlusconiano, cerca di seminare zizzania: "Il Pd non può sfuggire al problema: deve uscire dall'ambiguità e assumere una posizione seria, esplicita, di rigetto dell'estremismo dipietrista e di dialogo su una giustizia che, con l'uso delle intercettazioni, la gogna mediatica, gli infiniti ostacoli e i costi che il cittadino trova nel difendersi, è fuori da ogni parametro di civiltà". E se lo dice Fitto, indagato dalla Procura di Bari per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti, possiamo dormire sonni tranquilli.

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