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DOSSIER “CONFLITTO DI INTERESSI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DAL 22 AL 24 marzo 2008       #TOP


Report "Conflitto di interessi"

Se Flickr fa concorrenza a YouTube ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: O G G E R I A Se Flickr fa concorrenza a YouTube MARIO ADINOLFI Tanti conflitti raccontati In questa rubrica ci piace raccontare i conflitti tecnologici: in tre anni ve ne abbiamo illustrati tanti, da quello tra le console nel mondo dei videogames, a quello sempre strisciante tra Big G (Google) e il colosso Microsoft, dalla sfida Sony-Toshiba sull'alta definizione (vinta da Sony,

Sì alle larghe intese ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: eliminazione del conflitto di interessi. Che sia una dimenticanza appare assai improbabile. Nel caso che non lo fosse, ci si dovrebbe chiedere quali siano le ragioni di una scelta di questo tipo. Le ipotesi si possono sprecare, ma la prima che mi viene in mente mi dice che la sinistra ha cercato di tenere la porta aperta per un eventuale governo di larghe intese.

Il garante: par condicio violata nei tg troppo spazio al pdl - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: la legge è nata anche per fronteggiare il non risolto conflitto d'interesse". Intanto si riaffaccia la possibilità di uno scontro diretto in Tv fra Berlusconi e Veltroni. "Sono assolutamente disponibile", dice il Cavaliere a SkyTg24, convinto che "tutti i conigli tirati fuori finora dal cilindro da Veltroni sono defunti".

Petruccioli: è una regola burocratica paghiamo il conflitto d'interessi - aldo fontanarosa ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Lei si riferisce al conflitto d'interessi... "Al conflitto d'interessi, alla liberalizzazione del mercato tv. Questi gravi problemi, la politica non è riuscita a risolverli. Così scarica tutto sulle fragili spalle della legge sulla par condicio". Da eliminare, dunque.

Si può abolire la par condicio? - giovanni valentini ( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: del conflitto d'interessi e della normativa anti-trust nel settore televisivo. A parte il problema dei rapporti parlamentari, non si può ragionevolmente pensare di abrogare la "par condicio" senza sciogliere preventivamente i due nodi suddetti. O forse, si può pure pensare, ma poi non si riuscirebbe in pratica a farlo.

Con Alitalia nasce il conflitto dei conflitti ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: possibile il conflitto dei conflitti. Un conflitto epocale che può ingigantire e alimentare tutti gli altri suoi interessi. La vicenda Alitalia va letta tutta in questo modo. Berlusconi ancora una volta si presenta come il salvatore della patria anche se il suo ex sodale, Pierferdinando Casini, provvede a ricordargli che "quattro anni fa non gli è riuscito di risolvere il problema"

Meno male che c'è il Tg3 ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Si parla poco di conflitto d'interessi in questa campagna elettorale, e di nuovo dico: meno male, perché quando se ne è parlato tanto non è successo nulla. Meglio non promettere leggi che poi non si riesce a far passare. Comunque il conflitto d'interessi c'è ed è grande come una casa e pesa come un macigno in questa campagna elettorale,

Fede dà il Tg4 in gestione a Di Pietro e Casini ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Se Berlusconi perde, niente paura: il monopolio e i conflitti di interesse del Cavaliere andranno risolti e, mandata Rete4 sul satellite (a meno che non si offrano Mimun e Mulè), di lassù Emilio Fede potrà raccontarne le gesta per 24 ore al giorno. Anche a Pasqua.

In campo oppure no? Intesa-Sanpaolo si pronunci ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: alle manifestazioni del noto conflitto di interesse, ai giochi di contraenti sine titulo, trascurando le vere prospettive dell'azienda, dei lavoratori, del Paese: eppure vale la pena chiedersi se esista o no, pur dopo le formali smentite, un interesse, anche per ora soltanto di analisi e di monitoraggio, da parte di Intesa-Sanpaolo alla vicenda Alitalia.

Servizio di Tesoreria: nuovo voto in Consiglio ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: azione inopportuna e in tutta la questione ci sono tracce di conflitto di interessi. Sarebbe meglio un bando pubblico". Giuliana Pintus, in occasione dell'ultima riunione di Consiglio, è uscita dall'aula al momento del voto. Un atteggiamento condiviso anche da altri rappresentanti del centrosinistra. Segno che nella maggioranza non c'è accordo sulla soluzione dell'affidamento diretto.

Il Garante bacchetta i tigì<Troppo spazio a Pdl e Pd> ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: esistenza di un gigantesco conflitto di interessi nel centrodestra. Ieri, il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni ha formalmente invitato Berlusconi ad accettare un "faccia a faccia" televisivo con Veltroni, anche per riequilibrare la situazione: "Le regole imposte dalla Commissione di vigilanza, non lo vietano".

Polemica sulla coop Montiferru Chessa all'opposizione: accuse infondate ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: sul suo conflitto d'interessi (nella società, secondo l'opposizione erano presenti suoi parenti): "Sconcerta che la minoranza non conosca le più elementari norme giuridiche sul conflitto di interessi. Occorre ricordare l'assoluta legittimità della partecipazione ai bandi pubblici di cooperative al cui interno vi sono parenti di amministratori o addirittura amministratori stessi.

CONTINUA A PAGINA 33 ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: se non di un ennesimo riproporsi del conflitto di interessi? La sinistra non sobbalza, perché ha la coda di paglia del fallimento Alitalia, ma anche perché se non riguarda la televisione, in fondo il conflitto di interessi forse nemmeno la spaventa. Eppure, proprio perché avanzata con consenso, entusiasmo, il cuore in mano e senza critiche dell'establishment,

Insider, maxi multaper SocGén ( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: di impedire situazioni suscettibili di sollevare conflitti di interesse. La Société Générale si trova già al centro di polemiche sull'efficacia dei suoi controlli interni dopo che a gennaio ha perso 4,9 miliardi di euro per operazioni non autorizzate di un suo trader, Jerome Kerviel. Un broker, cui Kerviel passava gran parte delle sue operazioni, ha intanto deciso di intentare un'

Armenia, L'eterno conflitto per il Giardino Nero della Montagna ( da "Voce d'Italia, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: eterno conflitto per il Giardino Nero della Montagna La sua storia recente e segnata dal duro conflitto con l'Azerbaijan per il Nagorno-karabakh Milano,22 mar.- In Armenia il mese di febbraio è coinciso con le elezioni presidenziali, con le quali una popolazione di meno di tre milioni di abitanti ha scelto il successore dell'uscente Robert Kocharyan,

Algebris fa i soldi con la crisi ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: dispositivo della banca non era in grado di impedire eventuali conflitti di interesse. Polemiche sull'efficacia dei controlli hanno già seguito il caso del buco da 4,9 miliardi dovuto alle operazioni di Jerome Kerviel. Intanto un broker, cui Kerviel passava gran parte delle sue operazioni, ha deciso di intentare un'azione legale per ottenere dalla Fimat, filiale della Societè Generale,

Alitalia, il Cavaliere ci pensa dopo il voto ( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: E nel frattempo di conflitto di interessi non si parla più. "Questione dimenticata", attacca il Sole 24 Ore di ieri, ricordando che il Cavaliere, i suoi figli o i ministri di Lega e Fi potrebbero trovarsi tra pochi giorni a decidere, dal governo, su quisquilie come il "prestito ponte" per Alitalia, i sussidi ai dipendenti licenziati e le compensazioni alla Sea:

Segue dalla prima l'italianità e il mercato ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: destinata a far crescere e non diminuire i conflitti d'interesse e i costi per gli italiani, vota la seconda. Avremmo dovuto imparare che il "fazismo" raramente produce benefici. Quando si privatizza, è meglio vendere a un investitore competente che a uno col passaporto giusto. Questo è vero quando i capitalisti italiani si mettono in gioco sua sponte,

Segue / silvio ( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: entrando in conflitto con Paolo Fresco e Gabriele Galateri, disse: "Mi piacerebbe moltissimo essere lì". Dove per "lì" intendeva alla guida della Fiat. "Se io fossi libero, mi offrirei per prendere in mano l'azienda". Silvio si spinse oltre presentando una sorta di piano industriale: abolizione dello "storico" marchio Fiat a favore dei marchi Alfa Romeo,

SADDAM E IL KUWAIT LA PRIMA GUERRA DEL GOLFO ( da "Corriere della Sera" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: involontario contributo al conflitto. Le cose andarono così. La guerra dell'Iraq contro l'Iran durò otto anni, dal 1980 al 1988, e svuotò le casse dello Stato iracheno. Saddam Hussein poté contare sull'aiuto finanziario di alcuni Paesi arabi (fra cui principalmente il Kuwait) egualmente interessati a impedire che lo Stato degli ayatollah divenisse la potenza egemone del Golfo Persico.

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: interposizione tra le parti in conflitto, il cosiddetto peacekeeping. Se questi fossero veramente gli obiettivi delle nostre Forze armate, le attuali risorse sarebbero più che sufficienti. Si dà il caso, però, che nel nostro Paese stia prevalendo il ritorno a una anacronistica e pericolosa "politica di potenza", che contempla il coinvolgimento in azioni di guerra.

<Veltroni? Mima Berlusconi Sinistra, interpreta tu la crisi> ( da "Liberazione" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: democratico classico che si basava sulla parlamentarizzazione del conflitto e sulla negoziazione e mediazione consensuale del conflitto, con le curve degli interessi che si incrociano determinando un equilibrio provvisorio, la videocrazia sostituisce come strumento autoritario di legittimazione il monopolio del racconto pubblico.

Interviene l'Authority: <Troppo Pdl nei Tg violata la par condicio> La Sinistra: <Intollerabile> ( da "Liberazione" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: occidentali ed in Italia la legge è nata anche per fronteggiare il non risolto conflitto d'interesse". Eppure, "pur con questi limiti, l'Autorità, senza lasciarsi influenzare o intimidire - promette Lauria - vigilerà per garantire al massimo una competizione elettorale equilibrata". Con un monito che riguarda in particolare l'informazione televisiva: "Spetta al nuovo Parlamento,

Un patto mondiale per l'acqua ad opera del capitale internazionale? ( da "Liberazione" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: acqua é inevitable e che la crisi è destinata ad aggravarsi, con semrpre più numerosi conflitti tra usi alternativi concorrenti e tra Stati. Le imprese fortemente dipendenti dall'acqua (imbottigliatrici di acque dolci gassificate e di acque minerali, imprese della carta, dell'alluminio, elettriche/nucleari, del tessile, di distribuzione dell'acqua potabile?

Stefania Gemma VENAFRO Tregua finita. Com'era prevedibile, ( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Conflitto di interessi nel caso di Angela Maria Tommasone. Nel senso che, qualora la candidata de "Il Patto" risultasse vincitrice, sarebbe contemporaneamente sindaco di Venafro e funzionario della Comunità Montana del Volturno, che tra i suoi comuni include anche Venafro.

Beppe Grillo e il 'non voto' utile: "Il 13 mandateli tutti a quel paese" ( da "Quotidiano.net" del 22-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: i conflitti di interessi", e Veltroni "sarebbe costretto a andare in Ruanda o in Madagascar". Quindi l'appello: "Fatelo per loro. Fatelo per voi" Commenta dal blog di Beppe grillo Vocabolario Garzanti: Voto [vÓ-to]: 1. espressione della volontà, quando si deve eleggere qualcuno o si deve decidere qualcosa collettivamente.

Merkel stringe i rapporti tra Berlino e Tel Aviv ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: questa visita Merkel ha visto da vicino la natura del conflitto israelo-palestinese e la sincerità del nostro impegno in favore della pace. Ora dovrebbe trasmettere le sue impressioni ai colleghi europei". Critica, invece, la stampa araba. Il quotidiano siriano Al Thawrah osserva che "stabilire un collegamento tra la sicurezza di Israele e quella della Germania vuol dire cedere all'

"Uspidalì, parliamone in un Consiglio aperto" ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: "Non accetteremo alcun baratto volto a indebolire la lotta intrapresa autonomamente dagli interessati - conclude Maccarino - ma eviteremo di far entrare in conflitto i lavoratori stabili con i precari. Passiamo la patata bollente o meglio la ''croce all'amministrazione".

Una nomination ai David di Donatello come miglior attore non protagonista per Caos calmo ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Così niente conflitto d'interessi con le ammiratrici? "Le fans sono benvenute. Ricevo mazzi di rose e sarei falso a dire che non mi fa piacere. Ci mancherebbe, ho fatto pure un calendario senza veli. So che gran parte del pubblico femminile viene in teatro per vedere me.

SOC GEN, MAXI MULTA IN ARRIVO L'AUTORITÈ des Marchès Financieres ha inflitto a Sociètè Gènèrale, red... ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: SOC GEN, MAXI MULTA IN ARRIVO L'AUTORITÈ des Marchès Financieres ha inflitto a Sociètè Gènèrale, reduce dal caso del trader Jèrome Kerviel, una multa da 300mila euro per non aver gestito e prevenuto i potenziali conflitti d'interesse con l'attività di Amber, un hedge fund con base alle Isole Cayman. - -->.

L'IMPORTANTE è distinguere la realtà dal buon senso. La realtà ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Non a caso, con le stesse tv, gli stessi conflitti di interesse, gli stessi Telekabul e Tg4, gli italiani hanno di volta in volta votato in modo diverso. A conferma che la testa dei cittadini è matura, attenta: più di quella perversa che ha inventato la par condicio. In cui tutti sono uguali.

Filippetti: La classe operaia tornerà a sinistra ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: In Italia non mancano i conflitti interni alla Sinistra... "E vero, il Pd ha dei problemi con la sinistra estrema, quella degli ex comunisti, con una parte dell'elettorato che è confuso perché ha paura di perdere la sua identità politica. Noi in Francia abbiamo guardato comunque con grande interesse a questa operazione di aggregazione,

Il nome ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: non può correggere un conflitto di interessi che non ha uguali al mondo. Ma pensate che cosa sarebbero i tg senza neanche quel velo pietoso sulle peggiori vergogne. Perciò, a Berlusconi non conviene incontrare Veltroni in tv, senza supporter pronti a coprirgli le spalle (e la pelata), o a reggere il gioco dei suoi imbrogli a orologeria,

Movimenti e reti civiche nello scontro elettorale ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Occorre introdurre precisi criteri di assoluta incompatibilità tra ruoli elettivi e interessi privati, tra esercizio del potere politico e interessi privati, tra ruoli elettivi e incarichi di rilievo pubblico. Dunque solo una vera legge sul conflitto d'interessi può garantire ai cittadini che gli interessi privati non guidino le decisioni pubbliche.

Chi pagherà la cordata elettorale del cavaliere - eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il personaggio è dunque coniato in questo modo, se ne infischia dei conflitti d'interesse, se ne infischia delle leggi e se ne strainfischia delle norme europee. Guarda al sodo, al suo interesse, animato dall'istinto del combattente e dagli spiriti animali d'un capitalismo senza regole. Però questa volta non gioca sul tavolo delle tre carte.

Lavoro, ispettori nel mirino ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: incidente di Molfetta emerge un inquietante conflitto di interessi nel settore delle verifiche Lavoro, ispettori nel mirino Società di famiglia per i controlli: un fascicolo in procura Certificati medici rilasciati con leggerezza, controlli mai fatti, autorizzazioni firmate in bianco e consulenze affidate a chi avrebbe poi dovuto controllare.

Manca la culturadelle dimissioniperché non c'èquella delle regole ( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitti d'interesse compresi). E qualcosa ha anche a che fare con una diffusa ipocrisia che aiuta a presentare i vizi privati come pubbliche virtù o, se si vuole, a predicare bene e a razzolare male. Deprecare i politici è giusto. Ma finisce per diventare inutile se la cosiddetta società civile nuota nella stessa acqua.

Spoglie di san pio l'associazione chiede il sequestro ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: commissario prefettizio del Comune di San Giovanni Rotondo non poteva e non doveva firmare l'autorizzazione di riesumazione di padre Pio, in quanto componente del cda della Casa Sollievo della Sofferenza, presieduta da monsignor Domenico D'Ambrosio, per conflitto di interessi. La questione è stata rimessa all'attenzione della procura di Foggia".

Bertinotti: <Nuova sinistra, processo irreversibile> ( da "Liberazione" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: fisionomia iperconciliativa pagando il prezzo di cancellare i conflitti, le contraddizioni reali. Non a caso non parla di recessione: su Alitalia non sa che dire. La destra si inventa la soluzione italiana, gli altri non sanno che dire perché non prevedono né la crisi, né il conflitto. Tenta di fondarsi su un "nuovo" che accoglie la continuità del primato e dell'impresa e va oltre l'

Bertinotti apre al Cavaliere <Il suo progetto va discusso> ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: e da Veltroni a Di Pietro dicono che il Cavaliere è in conflitto di interessi. "Il conflitto di interessi - replica Bertinotti - effettivamente c'è, tuttavia delegittima il leader del Pdl solo dal punto di vista delle sue prerogative di presidente del Consiglio. Perciò, se avanza una proposta bisogna discuterne e non sottrarsi alla discussione.

<Andremo all'opposizione, ma la sinistra non dovrà essere solo denuncia e protesta> ( da "Liberazione" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: perché è una questione che ci interessa direttamente. Anche perché dobbiamo scrollarci di dosso l'idea che le grandi crisi internazionali siano affrontabili secondo la nostra vicinanza con i protagonisti dei conflitti. Per questo è importante il Tibet: è evidente che noi non siamo i monaci, ma quelli pongono un problema di autonomia,

La terra di Obama alla ricerca della democrazia ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: un'ultima lezione: gli interessi personali nello sviluppo economico africano sono un fattore sempre più importante per tenere sotto controllo l'escalation dei conflitti nel paese. Il settore privato in Kenya è uno dei più solidi in Africa, ed è stato colpito dalla violenza post-elettorale in cui più di 1.

Camus tra idee e assenza di Dio ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Gli interessavano, dicono i suoi sostenitori, le idee; gli interessava il travaglio, il conflitto tra un'idea e l'altra, come nell'antica tragedia. Ma un conto è la Grecia del V secolo a.C. e un conto è la Francia del 1940, quando l'abitudine al realismo e la sua urgenza sono una vera necessità, mai più venuta meno,

ROMA - Popolo delle libertà e Partito democrati ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: La par condicio è figlia del conflitto d'interessi o è giusto che ci sia comunque? "Il fatto che Berlusconi inserisca la par condicio tra i primi argomenti di cui si occuperà tornando a Palazzo Chigi la dice lunga sulla distanza che c'è tra lui e i problemi del Paese. Io vado in giro per mercati e piazze e nessuno mi parla mai di par condicio.

MILANO - Tempi duri per Sociètè Gènèrale. L'Autoritè des Marchès Finan ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitti di interesse con l'attività di Amber, un hedge fund oggi basato alle Isole Cayman che nel 2003, all'epoca dei fatti contestati, era controllato dal gruppo francese ed era domiciliato in un altro paradiso fiscale, l'isola di Jersey. La decisione dell'equivalente transalpino della Consob, riguarda fatti che vedono come protagonisti da una parte la stessa Sociètè Gènèrale

VIncenzo Caramadre PONTECORVO La ( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Durante il secondo conflitto mondiale l'attività fu dismessa. Per Riprendere negli anni 50 con l'accesso esclusivo alle forze dell'ordine e forze armate in genere. Il fiore all'occhiello della cittadina fluviale sboccia nel 1971: un gruppo di appassionati ottiene dal Ministero della Difesa l'autorizzazione anche per i civili,

Falsi miti e vere malattie ( da "Corriere della Sera" del 24-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: A tutto questo bisogna aggiungere i conflitti etnici, spesso sostenuti militarmente dai paesi industrializzati. Un miliardo e trecento milioni di abitanti del Pianeta sono, praticamente, senza futuro, senza possibilità di lavoro, senza un'accettabile condizione igienico- sanitaria.

Le storiche classi e la crisi della sinistra ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: secondo me il conflitto di classe c'è ancora, ma si è, per così dire, mimetizzato come avviene nelle guerre. L'attuale debolezza della sinistra, europea, italiana e anche nostra de il manifesto è che non lavoriamo a una seria analisi delle forme di sfruttamento nella società attuale e, di conseguenza, o ripetiamo formule del passato che hanno scarso riscontro con la realtà presente,


Articoli

Se Flickr fa concorrenza a YouTube (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

B L O G G E R I A Se Flickr fa concorrenza a YouTube MARIO ADINOLFI Tanti conflitti raccontati In questa rubrica ci piace raccontare i conflitti tecnologici: in tre anni ve ne abbiamo illustrati tanti, da quello tra le console nel mondo dei videogames, a quello sempre strisciante tra Big G (Google) e il colosso Microsoft, dalla sfida Sony-Toshiba sull'alta definizione (vinta da Sony, recentemente con il Blu Ray Disc) al duello sempiterno tra ambiente Windows e mondo Mac (Bill Gates contro Steve Jobs, in buona sostanza). Sono guerre vere e proprie, che alla fine lasciano conseguenze enormi perché enormi sono sempre gli interessi in gioco. Sono come tanti derby, perché insistono nello stesso recinto di interessi: tanti Roma-Lazio all'ennesima potenza. Nessuna di queste è una partita come tutte le altre. E ne spunta ora una tutta nuova. E decisiva. Yahoo contro Google La nuova partita è Flickr contro YouTube. Uno scontro fra player globali, visto che dietro al più popolare sito di upload foto della rete c'è Yahoo, mentre appartiene a Google il più popolare sito di video sharing. Una battaglia sul terreno, ambito, dei video. Che si svolge mentre il motore di ricerca di Sunnyvale continua ad essere impegnato da un lato a fronteggiare l'offerta di acquisto di Microsoft, dall'altro ad arginare una crisi economica che ha portato già a massicci licenziamenti. I media americani confermano le voci filtrate nelle scorse settimane: ad aprile dovrebbe partire una beta version per una piattaforma di videosharing su Flickr. Una vera rivoluzione per una comunità mondiale di oltre venti milioni di utenti, che ha una particolare caratteristica: quella di realizzare e mettere in rete foto autentiche. Uno spirito che se fosse trasferito nei video potrebbe far nascere lavori di sicuro interesse. Arriva anche Tivo Dunque, mentre l'operatore statunitense Tivo annuncia che presto sarà possibile vedere in tv i video di YouTube, (e si profila un nuovo servizio che permetterà agli utenti di realizzare un sito personale e di caricare i video del vasto archivio della community), Yahoo ha deciso di rispondere al colpo, cercando di colmare il gap che la separa dal colosso di Mountain View. Si valuta che Yahoo Video detenga il 3,2 per cento del mercato dei video negli Stati Uniti. Ma la community degli utenti sta inviando un segnale forte: il progetto deve nascere su basi originali e non seguire il modello di Youtube, con contenuti indifferianziati. Con l'acquisizione di Flickr, Yahoo photos era stato assorbito dallo stesso sito. Ma pare che questa volta, vista la differenza profonda fra le categorie di utenti (su Flickr sono registrati tanti fotografi professionisti), per la sezione video non ci sarà fusione: insomma il servizio dovrebbe rimanere autonomo, ma non privo di pubblicità. Montagne di pubblicità Yahoo, infatti, ha appena acquistato Maven Networks, una azienda che ha sviluppato una tecnologia che permette di sovrapporre messaggi pubblicitari ai video. È evidente che il settore del video advertising, fa gola, visto che secondo gli analisti è destinato a superare i quattro miliardi di dollari entro il 2011. E solo negli Usa. Una montagna di risorse pubblicitarie che da sole potrebbero cambiare la faccia della rete. Chiusa questa ennesima guerra, internet non sarà più come prima. www.marioadinolfi.it.

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Sì alle larghe intese (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

PD Sì alle larghe intese MI SEMBRA che il programma del Pd non contenga nessun riferimento diretto all'eliminazione del conflitto di interessi. Che sia una dimenticanza appare assai improbabile. Nel caso che non lo fosse, ci si dovrebbe chiedere quali siano le ragioni di una scelta di questo tipo. Le ipotesi si possono sprecare, ma la prima che mi viene in mente mi dice che la sinistra ha cercato di tenere la porta aperta per un eventuale governo di larghe intese. Sbaglierò? Mah, si starà a vedere... Alessandro Chiari, Perugia - -->.

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Il garante: par condicio violata nei tg troppo spazio al pdl - francesco bei (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il Garante: par condicio violata nei Tg troppo spazio al Pdl Berlusconi: pronto a sfida tv. Veltroni: io avevo già detto sì Il Cavaliere: "Sono ormai tutti i conigli usciti dal cilindro leader del Pd" FRANCESCO BEI ROMA - Per Rai, Mediaset e La7 il bipartitismo è già una realtà: esistono solo Pdl e Pd (molto meno il Pd), tutti gli altri si accontentino delle briciole. A tre settimane dalle elezioni l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni interviene in maniera severa contro tutte le emittenti segnalando il "forte squilibrio" dei tempi di parola assegnati alle varie formazioni politiche. L'Agcom rileva infatti che "dal monitoraggio della campagna elettorale emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia, anche, tra il Pdl e il Pd a favore del primo". I dati sono incontrovertibili e indicano in oltre due ore e mezza i servizi in più a favore del Pdl nei confronti del Pd nei servizi dei telegiornali della Rai, di Mediaset e del gruppo Telecom Italia Media. Sui Tg della Rai il Pdl ha avuto il 37,24% contro il 29,75 del Pd. Tendenza anche più marcata sulle reti Mediaset, dove il Pdl ha fatto registrare il 45,99% contro il 23,80% per il Pd, mentre su La7 al Pdl è stato concesso il 48,23% e ai democratici il 28,48%. Ma sono le forze minori le più discriminate e ora possono farsi forti dell'ingiunzione dell'Authority che pretende "l'immediato riequilibrio dell'informazione tra tutte le liste". Francesco Storace, che aveva presentato mercoledì un esposto per denunciare l'oscuramento della Destra, canta vittoria: "E' evidente che se il riequilibrio imposto da Agcom non dovesse esserci con effetto immediato, per i direttori dei Tg si aprirebbe un contenzioso presso il tribunale civile". La Sinistra Arcobaleno non si accontenta e presenta un altro esposto basato su una serie di dati elaborati dal "Centro di ascolto" e denuncia che al Pd e al Pdl "è stato garantito, da parte delle emittenti pubbliche e private il 60% della somma dei telespettatori", mentre alla formazione di Bertinotti "è stato concesso uno scarso 13,5%". Si lamenta anche il Pd con Marco Follini per "lo squilibrio a favore del Pdl" e chiede "l'applicazione di una legge dello Stato". Berlusconi, messo sul banco degli imputati per le sue televisioni, se la prende invece con la "legge liberticida" della par condicio e sostiene di non essere andato molto in tv. "L'Authority - aggiunge il leader Pdl - guardi alla sostanza delle cose: un partito che viene votato dal 50% degli italiani deve poter esporre il proprio programma e deve poterlo fare più di un partito che ha l'1%". Gli replica indirettamente Michele Lauria, commissario dell'Agcom, che ricorda come la par condicio sia presente "in tutte le democrazie occidentali" ed in Italia "la legge è nata anche per fronteggiare il non risolto conflitto d'interesse". Intanto si riaffaccia la possibilità di uno scontro diretto in Tv fra Berlusconi e Veltroni. "Sono assolutamente disponibile", dice il Cavaliere a SkyTg24, convinto che "tutti i conigli tirati fuori finora dal cilindro da Veltroni sono defunti". E il leader del Pd ricorda di aver già dato da tempo il suo via libera al faccia a faccia. Ma il presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, sostiene che "la par condicio impedisce i faccia a faccia". Quindi se Berlusconi si confronta con Veltroni "è obbligato a farlo con tutti i candidati premier".

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Petruccioli: è una regola burocratica paghiamo il conflitto d'interessi - aldo fontanarosa (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

A valle Stranezza Petruccioli: è una regola burocratica paghiamo il conflitto d'interessi "Comunque farò il possibile per far applicare le direttive dell'Authority" La par condicio è una regoletta burocratica. Cerca di arginare a valle le frane che si creano e che la politica non riesce a risolvere L'ordine delle conferenze stampa dei leader l'ha deciso un sorteggio. Mi sembra strano. Era più sensato tenere conto dei voti ALDO FONTANAROSA ROMA - La par condicio? "Una regoletta burocratica con cui si tenta di fermare a valle le tante frane che la politica non riesce a bloccare a monte". I telegiornali e i programmi della Rai? "Onesti e validi, perché hanno spiegato agli italiani tutto quello che c'era da spiegare sulle elezioni". Claudio Petruccioli vive in assoluta serenità la bacchettata dell'Autorità in tema di pluralismo: "Noi - osserva - abbiamo fatto il possibile in condizioni non facili". E non risparmia, il presidente della Rai, una stoccata alla commissione parlamentare di Vigilanza. Presidente Petruccioli: lei per due volte, il 7 e il 12 marzo, ha parlato di un'informazione Rai corretta, pur riconoscendo squilibri ai danni dei partiti minori. Ma il Garante accerta adesso problemi ben più gravi. "I periodi sotto esame sono diversi. Io mi sono pronunciato solo sul primo mese della campagna elettorale. Ora prenderò visione degli ultimi dati e farò il possibile per applicare la legge e anche le direttive dell'Autorità, come è mio dovere". Dunque lei riconosce che, negli ultimi giorni, la Rai ha smarrito l'equilibrio dei primi? "In generale, i nostri telegiornali e i programmi hanno fatto un lavoro notevole. Confermo quindi un giudizio lusinghiero per l'intera campagna elettorale, per il prima e per il dopo. I Tg hanno detto tutto. Hanno spiegato perché Casini non va con Berlusconi e Boselli con Veltroni. Gli italiani possono orientarsi bene e hanno perfino intuito, loro più di altri, che la Rai si muove tra nuove difficoltà". Quali, Petruccioli? "Noi applichiamo la regole sulla par condicio, pensate quando i candidati premier erano due o tre, ora che sono 15. La Cassazione, che doveva indicarci tutti i candidati protetti dalla par condicio, ci ha scritto due giorni fa. Poi c'è la questione delle conferenze stampa individuali...". Partiranno il primo aprile, una per ogni candidato premier, su Rai Due... "Il primo aprile, già... Un tempo, un mio omonimo di nome Claudio Petruccioli - e qui il presidente Rai chiaramente ironizza - era parlamentare e presidente della commissione che vigila sulla tv di Stato. Quando dovemmo decidere l'ordine di apparizione dei politici, stabilimmo che le forze più grandi sarebbero andate in video a ridosso del voto. Adesso invece è stato scelto il sorteggio e i primi a parlare saranno Berlusconi e Veltroni". Dunque lei critica questo sorteggio che fa parlare per primi i big, per ultimi De Vita e Ferrara, dunque favoriti. "Io non critico nessuno. Io dico che il mio omonimo Claudio Petruccioli si spese per un criterio legato alle dimensioni e alla rappresentatività. Ora c'è questo sorteggio e l'effetto mi sembra un po' strano". La legge sulla par condicio è da eliminare, allora? "Oggi non sono più parlamentare e non darò suggerimenti. Penso, però, che si sia tramutata in una regoletta burocratica che tenta di arginare a valle le frane e i problemi che partono a monte". Lei si riferisce al conflitto d'interessi... "Al conflitto d'interessi, alla liberalizzazione del mercato tv. Questi gravi problemi, la politica non è riuscita a risolverli. Così scarica tutto sulle fragili spalle della legge sulla par condicio". Da eliminare, dunque... "Il principio è sacrosanto. Ma oggi la legge entra in conflitto con il diritto-dovere di informare. I nostri Tg sono come il suo quotidiano: partono dagli eventi, dalla realtà. Questo hanno fatto in campagna elettorale guadagnandosi dunque la mia stima".

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Si può abolire la par condicio? - giovanni valentini (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO Si può abolire la par condicio? GIOVANNI VALENTINI Prendiamo in parola Silvio Berlusconi quando annuncia, minaccia o promette che la legge sulla "par condicio" sarà una delle prime a venire abrogata, se il centrodestra vincerà le elezioni e tornerà al governo. Già questo, da solo, potrebbe essere un buon motivo, valido e sufficiente per orientarsi di conseguenza al momento del voto. Basterà immaginare che cosa accadrebbe senza più "par condicio"; quale diluvio di spot elettorali sommergerebbe i poveri telespettatori italiani; quanto spenderebbe il partito del Cavaliere sulle reti Rai e soprattutto su quelle Mediaset; come i Tg del Biscione - a cominciare ovviamente da quello del fedelissimo Emilio Fede - racconterebbero la prossima campagna. Sarebbe, appunto, una competizione impari, cioè squilibrata, sbilanciata, sproporzionata, fra il colosso politico-mediatico che fa capo a Berlusconi e gli altri contendenti. Tutto dipenderà, com'è ovvio, dalla maggioranza di cui eventualmente disporrà il Popolo delle libertà nel nuovo Parlamento e dai rapporti di forza con l'opposizione. O meglio, con le opposizioni, al plurale, perché contro l'abolizione della "par condicio" si sono già pronunciati - oltre al Partito democratico - anche la Sinistra Arcobaleno e l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Auguriamoci fin d'ora che la questione non diventi moneta di scambio in un'ipotetica trattativa sulle riforme istituzionali né tantomeno oggetto di "larghe intese" o peggio ancora di inciuci sotto banco. Nel frattempo, converrà ricordare che la pubblicità elettorale - gratuita o a pagamento - è vietata in Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, tanto sulla televisione pubblica che sulle reti private. è ammessa invece negli Stati Uniti, dove vigono però dal 1934 i principi contenuti nel Federal Communications Act. Tra questi, in particolare, il principio dell'equal time, in base al quale le emittenti tv sono tenute per legge a offrire spazi a parità di condizione a tutti i candidati (costi, collocazione oraria, frequenza), in modo appunto da non squilibrare la campagna elettorale. Fin dal '38, inoltre, la cosiddetta fairness doctrine (dottrina dell'imparzialità, dell'equità) elaborata dalla Federal Communications Commission, l'omologa della nostra Autorità sulle Comunicazioni, stabilisce che nessuna emittente televisiva può mettere le proprie trasmissioni al servizio di una causa di carattere politico, ideologico o religioso. Per l'Authority americana, un'eccessiva partigianeria costituisce addirittura giusta causa per la revoca o il rifiuto di rinnovare la concessione. Una Retequattro made in Usa, insomma, non sarebbe neppure concepibile. Ma, per prendere davvero in parola Berlusconi, bisogna prima capire che cosa intenderebbe fare - una volta tornato al governo - sulla "vexata quaestio" del conflitto d'interessi e della normativa anti-trust nel settore televisivo. A parte il problema dei rapporti parlamentari, non si può ragionevolmente pensare di abrogare la "par condicio" senza sciogliere preventivamente i due nodi suddetti. O forse, si può pure pensare, ma poi non si riuscirebbe in pratica a farlo. Quanto al conflitto d'interessi, che non riguarda tanto le "attività imprenditoriali" di Berlusconi - come dice semplicisticamente il moderato Follini, neo-responsabile del settore Informazione per il Pd, nel libro-intervista citato all'inizio - ma soprattutto il suo "status" particolare di concessionario pubblico, non lo consentirebbe la decenza: immaginate come reagirebbero l'establishment internazionale, l'opinione pubblica e perfino i mercati, di fronte a un capo di governo, proprietario di tre reti tv, che elimina la "par condicio" e conserva intatta la sua concentrazione televisiva. L'Onu, l'Unione Europea e chissà quali altri organismi sopranazionali invierebbero d'urgenza i loro osservatori speciali in Italia, per verificare lo stato di salute della nostra democrazia. Tanto più se il Cavaliere, dopo aver occupato le frequenze invisibili dell'etere, invadesse ora anche i corridoi visibili dello spazio aereo acquisendo per sé o per i suoi figli il controllo dell'Alitalia: due beni pubblici, l'etere e lo spazio aereo, sottoposti a regime di concessione ovvero di licenza. Per quanto riguarda invece la normativa anti-trust sulla tv, qui l'Europa è già intervenuta avviando una procedura d'infrazione contro l'Italia per la legge Gasparri, con la minaccia di una maxi-sanzione se il provvedimento non verrà rapidamente modificato o sostituito. E più di recente, la Corte di giustizia ha messo sotto accusa l'intera legislazione italiana in materia, dalla legge Maccanico del '97 in avanti: ciò che potrebbe consentire ora al nostro Consiglio di Stato che a suo tempo l'aveva interpellata, di imporre al governo la disapplicazione delle norme censurate. Berlusconi contro Berlusconi, insomma, per dire l'assurdità della situazione. Che cosa pensa di tutto questo il Partito democratico? Qual è, in particolare, l'opinione della "testa di lista" che guida il Pd nel Lazio, composta - prima che dal candidato premier Walter Veltroni e dal ministro uscente delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni - dalla numero uno, la signorina Marianna Madia che avendo lavorato anche a Rai Educational qualche idea in proposito dovrebbe pur averla maturata? è troppo chiedere loro di spiegare meglio, al di là delle tesi generiche contenute nel programma, come risolverebbero il conflitto d'interessi, come riformerebbero il sistema televisivo se andassero al governo e come si comporterebbero nei confronti del duopolio tv se andassero all'opposizione? In passato, la sinistra italiana ha già commesso troppi errori e omissioni in questo campo per trascurare adesso una questione di tale rilevanza. E se il termine "sinistra" non risulta oggi troppo riduttivo, spregiativo o addirittura offensivo per il Pd, sarebbe quantomai opportuno che il partito di Veltroni evitasse in futuro di perseverare diabolicamente. Se non altro, per non recriminare a vuoto domani, magari battendosi il petto e recitando l'ennesimo "mea culpa". (sabatorepubblica. it).

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Con Alitalia nasce il conflitto dei conflitti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Con Alitalia nasce il conflitto dei conflitti di Marcella Ciarnelli Come in una commedia di Feydeau. Il Cavaliere non ha nessuna vergogna ad immaginare il suo futuro impegno alla guida del governo, al momento garantito dai trionfali sondaggi da lui sventolati in ogni occasione, esattamente come la replica di una commedia dell'autore francese. Entra ed esce continuamente dalle porte l'attore principale per risolvere situazioni imbarazzanti. Ebbene Silvio Berlusconi si accinge a ripetere la sceneggiata che anche nella sua precedente esperienza di governo non ha potuto fare a meno di mettere in scena. Colpa del conflitto d'interessi. Di quelle norme, pur lievi, che regolano l'attività di un uomo di governo che non rinuncia ad essere imprenditore. Secondo Berlusconi non c'è nulla di male se nella sede massima del governo si discute di affari che possono riguardarlo. "Quando è accaduto sono sempre uscito dall'aula del Consiglio dei ministri" ci ha tenuto sempre a sottolineare come se bastasse mettersi fuori della porta per non fare decidere agli altri nel modo migliore per lui. Dal 2001 al 2006 è successo quattro volte. "Soltanto" sottolinea il Cavaliere minimizzando la portata del problema. Troppe in qualunque altro paese del mondo civile come gli fece notare Romano Prodi nel corso del faccia a faccia televisivo in cui si logorarono molti dei consensi all'allora presidente del Consiglio. Storia passata. E il Cavaliere non accenna a ricredersi. Lui è convinto di avere ragione quando interpreta due parti in commedia. Così si sta adoprando per rendere possibile il conflitto dei conflitti. Un conflitto epocale che può ingigantire e alimentare tutti gli altri suoi interessi. La vicenda Alitalia va letta tutta in questo modo. Berlusconi ancora una volta si presenta come il salvatore della patria anche se il suo ex sodale, Pierferdinando Casini, provvede a ricordargli che "quattro anni fa non gli è riuscito di risolvere il problema" pur spendendo "tante belle parole" e lo invita a smettere con le "buffonate". I figli sono lì pronti a mettere i capitali di famiglia, che sono sempre quelli di papà come tali sono quelli del fratello e della sorella e di ogni altra persona graviti nel giro e sia chiamato alla gestione di facciata, per salvaguardare l'italianità della compagnia di bandiera e capeggiare una cordata di imprenditori amici. Se dovesse fallire l'operazione Air France si potrebbe verificare la singolare situazione che un presidente del consiglio in carica (se i sondaggi saranno confermati) sia chiamato a decidere sul salvataggio o meno di un'azienda che rappresenta il Paese intero. Certo c'è sempre l'escamotage della porta infilata al momento giusto e chiusa dietro le spalle. In attesa che gli altri eseguano gli ordini di scuderia. Gli assenti hanno sempre torto. Ma in questo caso non vale davvero. In Fondo a Destra.

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Meno male che c'è il Tg3 (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del CARLO ROGNONI"Tra Rai e Mediaset c'è qualcuno che non rispetta le regole" "Meno male che c'è il Tg3..." / Roma n.l. "Meno male che c'è il Tg3: sarebbe quello più di sinistra invece è il più equilibrato". Per il consigliere Rai Carlo Rognoni i dati Agcom sono un segnale utile per recuperare equilibrio in tv. Lo squilibrio è evidente e riguarda anche i tg Rai. Vi è sfuggito di mano? "Mi viene da dire, meno male che c'è la Rai, i dati dei nostri tg a confronto con quelli di Mediaset dimostrano che qualcuno non rispetta le regole e la legge. Certo ci sono dei limiti anche nella Rai, ma dall'altra parte ci sono dei dati allarmanti. E fa bene l'Agcom a intervenire e a chiedere un riequilibrio". Fra i tg Rai ci sono delle differenze di trattamento per i soggetti politici. "È vero. Allora dico: meno male che c'è il Tg3. Si vive di pregiudizi: chi non direbbe che il Tg3 è il giornale più di sinistra? Eppure è il più equilibrato. Devo dire bravo al direttore Di Bella, è il più corretto in assoluto. Un altro mito infranto è il Tg1: si dice che è il più equilibrato e il più corretto? Si vede che, a forza di volere essere corretto gli è cresciuta una bella coda di paglia al Tg1, il risultato è che privilegia il Popolo delle Libertà. E solo in un caso vengono confermati i pregiudizi: si dice che il Tg2 è di destra? be', carta canta, i dati lo confermano. Mi ha stupito RaiNews24: il buon Mineo, che passa da uomo di sinistra, è il più sgangherato con il tempo per il Pd al 25% e al 46 per il Pdl; deve fare un bel riequilibrio". Come interverrete? "Il segnale dell'Agcom è importante. Il presidente Petruccioli tutte le settimane manda ai direttori i dati e chiede loro di riequilibrare se ce n'è bisogno, lo farà anche questa volta". Passiamo a Mediaset... "Si parla poco di conflitto d'interessi in questa campagna elettorale, e di nuovo dico: meno male, perché quando se ne è parlato tanto non è successo nulla. Meglio non promettere leggi che poi non si riesce a far passare. Comunque il conflitto d'interessi c'è ed è grande come una casa e pesa come un macigno in questa campagna elettorale, basti vedere i dati su Mediaset. Dovrebbe essere un segnale anche per l'azienda, nell'interesse e nell'immagine di Mediaset riequilibrare, dato che protestano sempre perché si vuole togliere loro una rete". Il Tg4 di Fede ha il record. "Già. Ma mi insospettisce lo spazio che il Tg4 dedica a Di Pietro: magari fa comodo dimostrare che alleato del Pd è il partito giustizialita, come viene chiamato". Cosa dice dei dati de La7? "È pazzesco, è la più squilibrata quando sembra la più libera". E i mancati faccia a faccia? "Sono possibili, dipende chi ci sta e Berlusconi sembra che non voglia fare il faccia a faccia con Veltroni".

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Fede dà il Tg4 in gestione a Di Pietro e Casini (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Fede dà il Tg4 in gestione a Di Pietro e Casini Paolo Ojetti Già furono fatti alcuni esperimenti: il Tg delle donne, quello dei bambini. Esistono i benemeriti Tg per i sordomuti e persino Telepadania. Ma ieri sera Emilio Fede ne ha inventata un'altra: dare in gestione il Tg4 a Di Pietro e Casini "affinché dicano quello che vogliono". È che Emilio Fede si sente avvilito, mortificato, ingabbiato dalla par condicio che gli impedisce di volare alto (con le Berlusconi Airlines), odia Antony e Pier che ne segnalano la disinvolture informative al garante Corrado Calabrò e invidia "i colleghi della carta stampata che possono scrivere quello che gli pare" (il che non è vero: se inventano frescacce o offendono, qualche guaio lo passano). Fede deve stare tranquillo, comunque vadano le elezioni, la par condicio gli sarà assicurata. Se vince Berlusconi, il Cavaliere gli ha promesso in diretta la libertà, come gli americani agli iracheni. Se Berlusconi perde, niente paura: il monopolio e i conflitti di interesse del Cavaliere andranno risolti e, mandata Rete4 sul satellite (a meno che non si offrano Mimun e Mulè), di lassù Emilio Fede potrà raccontarne le gesta per 24 ore al giorno. Anche a Pasqua.

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In campo oppure no? Intesa-Sanpaolo si pronunci (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del DILEMMA Per i vertici dell'istituto l'intervento è "al momento inimmaginabile", ma restano spiragli, mentre la vicenda ha bisogno della massima chiarezza In campo oppure no? Intesa-Sanpaolo si pronunci Angelo De Mattia L'opinione Si corre il rischio di prestarsi a strumentalizzazioni, a meschini giochi elettoralistici, a cambi delle parti in commedia, alle manifestazioni del noto conflitto di interesse, ai giochi di contraenti sine titulo, trascurando le vere prospettive dell'azienda, dei lavoratori, del Paese: eppure vale la pena chiedersi se esista o no, pur dopo le formali smentite, un interesse, anche per ora soltanto di analisi e di monitoraggio, da parte di Intesa-Sanpaolo alla vicenda Alitalia. E chiedersi come vadano lette le dichiarazioni del suo amministratore delegato, Corrado Passera, riflettendo sull'intera costruzione del pensiero adottata ("E al momento è inimmaginabile..."). Intesa-Sanpaolo è una grande banca, di rilievo internazionale; ha vertici e management di prim'ordine. È la risultante della prima grande aggregazione nel mercato italiano. Ed è anche la prima ad avere adottato il sistema di governance duale. Ieri Intesa-Sanpaolo ha occupato molti articoli di stampa, sostanzialmente per due motivi: per i risultati di bilancio, complessivamente positivi, con un utile record di 7,2 miliardi, e per la sua reiterata chiamata in causa, da parte di Berlusconi, in un'asserita funzione di sostegno ad una cordata di imprenditori che dovrebbe costituire l'alternativa ad Air France per l'acquisizione di Alitalia. Intesa-Sanpaolo si è presentata ab origine come banca al servizio dello sviluppo economico. È stata definita banca-Paese. Perchè ritiene che una sintesi avanzata tra finalità strettamente aziendali e obiettivi di interesse generale costituisca il miglior modo per rispondere alle attese della proprietà e per tutelare i depositanti. E' una linea corente con la visione del capitalismo come necessariamente temperato più volte rappresentata dal suo presidente, Giovanni Bazoli. Intesa-Sanpaolo, nei mesi scorsi, aveva fiancheggiato, con grande impegno e notevole esposizione mediatica, il tentativo di AirOne di conquistare la compagnia di bandiera. Ne erano scaturite pretestuose ed interessate critiche sul ruolo svolto, quasi che a un istituto di credito dovesse essere impedito di sostenere l'iniziativa di un'impresa non finanziaria sulla base di un progetto ritenuto valido nel giudizio del banchiere sul merito di credito. Ne era anche derivata una mezza polemica con il ministro dell'economia sugli impegni effettivamente assunti dalla banca, nonchè una serie di osservazioni su presunte proiezioni in politica dell'amministratore delegato, che poi ha sempre smentito. L'iniziativa di AirOne non ha tuttavia compiuto i passi sperati dai promotori. A un certo punto, si è preferito, rispetto all'opzione di poter disporre di almeno "due forni", imboccare la strada - per la verità non scevra di controeffetti - della trattativa esclusiva di Alitalia e Governo con Air France. L'amministratore delegato, dopo le funamboliche esternazioni berlusconiane, ha sì tirato il freno, come è stato scritto, ma ha anche aggiunto che, perchè l'istituto si pronunci, sarebbe necessario saperne di più sull'Alitalia, dal momento che AirOne è stata a suo tempo esclusa dalla due diligence. Ha poi lodato il progetto (definito molto bello) che la compagnia di Toto aveva concepito e che avrebbe dato vita ad un operatore di prima grandezza. Acqua ormai passata? Factum infectum fieri nequit, come direbbero i latini, ciò che è stato fatto non si può ritenere non fatto? O c'è dell'altro, per l'immediato oppure nella prospettiva di una non favorevole evoluzione della trattativa in corso? Non è certamente l'esegesi del pensiero, espresso o recondito, di Passera che deve impegnare l'osservatore. Ma nel punto cruciale in cui si trova la vicenda Alitalia, si ha bisogno della massima chiarezza. Una posizione netta, definitiva di un istituto del rilievo di Intesa-Sanpaolo avrebbe l'effetto o di troncare, senza nessuna possibilità di appello, ogni disquisizione sulle cordate imprenditoriali alternative che - sprovviste di un sostegno bancario - avrebbero ben poca credibilità, tenuto conto anche del livello del capitalismo italiano; oppure si potrebbe manifestare una disponibilità netta della banca. Al limite, potrebbe essere la leva per l'associazione di altre banche. In questo secondo caso, si potrebbe aprire uno scenario nuovo. Si porrebbe, quindi, il problema dei tempi e delle modalità del negoziato. Se giustamente si vuole, nelle dichiarazioni del governo, che le eventuali iniziative prospettate in alternativa ad Air France debbano essere tempestive e serie, con la nettezza della posizione di Intesa-Sanpaolo si otterrebbe una decisiva cartina di tornasole. Si caricherebbe così la banca di una scelta fondamentale, di carattere generale? Niente affatto. Soltanto si eliminerebbe definitivamente la possibilità di strumentalizzazioni e l'istituto, come è nella sua vocazione, darebbe un contributo importante al Paese, al di là dei tatticismi. Cesserebbe, infine, la singolare interpretazione autentica del pensiero della banca da parte di Berlusconi.

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Servizio di Tesoreria: nuovo voto in Consiglio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Iglesias Pagina 2026 comune Polemiche e accuse al sindaco Servizio di Tesoreria: nuovo voto in Consiglio Comune. Polemiche e accuse al sindaco --> E tre. L'affidamento del servizio di Tesoria alla banca Unicredit torna per la terza volta nell'ordine del giorno del Consiglio comunale. Dopo due tantativi di votazione andati a vuoto (è mancato il numero legale) se ne riparlerà il 27 marzo. E quasi certamente non mancheranno le polemiche per una vicenda che ha spaccato le forze politiche. Il sindaco Pierluigi Carta, che è dipendente di Unicredit, nelle due riunioni precedenti ha abbandonato l'aula al momento del voto. È stato accusato a più riprese dai consiglieri di consiglieri di opposizione e anche da qualche rappresentante del centrosinistra. Giuliana Pintus ha chiesto al primo cittadino di non affidare direttamente il servizio di Tesoreria, ma di procedere con un bando aperto anche ad altri istituti di credito. Ipotesi che però non è stata presa in considerazione. "Su questa vicenda - ha detto la consigliera della Margherita - chiedo chiarezza e trasparenza. Ritengo che siamo davanti a un'azione inopportuna e in tutta la questione ci sono tracce di conflitto di interessi. Sarebbe meglio un bando pubblico". Giuliana Pintus, in occasione dell'ultima riunione di Consiglio, è uscita dall'aula al momento del voto. Un atteggiamento condiviso anche da altri rappresentanti del centrosinistra. Segno che nella maggioranza non c'è accordo sulla soluzione dell'affidamento diretto. "È una vergogna", ha commentato Sergio Matzuzzi, consigliere di Forza Italia. "Si sta assegnando questo servizio - ha aggiunto - al datore di lavoro del sindaco Pierluigi Carta e si stanno commettendo diverse violazioni, di legittimità e al regolamento di contabilità. Siamo pronti fare ricorso".

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Il Garante bacchetta i tigì<Troppo spazio a Pdl e Pd> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il Garante bacchetta i tigì"Troppo spazio a Pdl e Pd" insieme occupano il 60% degli spazi Centrodestra favorito rispetto ai democratici. Penalizzati i partiti minori Roma. "Così non va!": l'Authority per le comunicazioni ha esaminato una sola settimana di campagna elettorale in Tv, e ha costatato che l'informazione è distorta. Troppo spazio ai due maggiori partiti a scapito dei piccoli, innanzitutto. Ma non basta: tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni c'è un grave squilibrio a favore del leader del Pdl. "Si facciano correzioni!" ha intimato, Agcom. Nessuna sanzione immediata, ma, se la violazione della "par condicio" permanesse, o, come temono alcuni esponenti del centrosinistra, dovesse diventare più evidente nelle ultime settimane di campagna elettorale, scatterebbero le sanzioni. E queste possono arrivare fino all'oscuramento dell'emittente. Lo squilibrio non avviene soltanto a Mediaset (anche se in queste reti è più marcato), ma anche in Rai. Il "cartellino giallo", sventolato dall'Authority ha subito provocato ripercussioni a catena. Da una parte i piccoli partiti plaudono; dall'altra, Silvio Berlusconi minimizza: "Non sono al corrente dei dati. Io, però, so di non essere stato molto in Tv. E l'Autorità guardi alla sostanza delle cose: un partito che viene votato da metà degli italiani non può avere lo stesso spazio di chi punta all'un per cento. Una legge liberticida come la "par condicio" esiste solo in Italia". Inevitabile, a quel punto, la rissa. Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, alleato con il Pd, sostiene che i dati forniti ieri sono l'ennesima riprova dell'esistenza di un gigantesco conflitto di interessi nel centrodestra. Ieri, il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni ha formalmente invitato Berlusconi ad accettare un "faccia a faccia" televisivo con Veltroni, anche per riequilibrare la situazione: "Le regole imposte dalla Commissione di vigilanza, non lo vietano". La risposta di Paolo Bonaiuti, portavoce del Cavaliere non lascia, però, spazio alle speranze: "Prima cancellino la par condicio e poi se ne può parlare". Solo a sera Berlusconi, contraddicendo il suo collaboratore, si dice "pronto a qualsiasi confronto", anche se non indica né il luogo né la data. "Le regole della par condicio, in presenza di quindici candidati premier sono oggettivamente di difficile e dubbia applicazione - ha spiegato Michele Lauria, commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni - Tuttavia è una legge che esiste in tutte le democrazie occidentali, e, in Italia, è nata per fronteggiare il non risolto conflitto di interesse". I dati forniti da Agcom sono inconfutabili. Sono stati presi in esame tutti i programmi giornalistici tra il 10 e il 17 marzo, sulle otto principali emittenti (le tre Rai, quelle Mediaset e "La7" e Mtv) a livello nazionale. Il primo dato è che i due schieramenti maggiori (Pdl e Pd), da soli, hanno monopolizzato quasi il 60% dello spazio disponibile; tutti gli altri si sono dovuti dividere il restante 40%, con una penalizzazione ulteriore per "la Sinistra Arcobaleno che ha ricevuto uno scarso 13%". Tra i partiti più grandi, poi, la sproporzione è tutta a favore di Berlusconi: nei soli Tg della Rai il Pdl ha ricevuto quasi quaranta minuti di spazio in più del Pd. Nei servizi giornalisti del gruppo Mediaset lo squilibrio è ancora più evidente: alle liste di Veltroni è stata dedicata esattamente la metà del tempo (1 ora e 24 minuti) di quello assegnato al centrodestra. Nel dettaglio, è stato il Tg4 a penalizzare di più il centrosinistra (53% dello spazio al centrodestra e solo il 15% al Pd), ma anche Studio Aperto non è stato da meno (38% al Pdl e 21% a Veltroni). Ma anche sulle emittenti Telecom ("La 7" e Mtv) c'è uno scarto di 40 minuti a favore di Berlusconi. Il totale delle varie voci recita: sette ore al centrodestra, quattro e mezzo al centrosinistra. La richiesta di riequilibrare questi dati, per il momento, è solo un formale richiamo. Ma Agcom ha la possibilità di intervenire in maniera pesante: sanzioni pecuniarie; in caso di particolare gravità, può disporre la sospensione dell'attività per sei mesi; in ultima istanza, si arriva alla revoca della concessione. "Lo squilibrio evidenziato -è il plauso di Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc - non danneggia soltanto la politica italiana ma la democrazia. Vogliono costringere gli italiani a scegliere tra Veltroni e Berlusconi, ma, come dicono tutti i sondaggi, la metà degli italiani questa scelta non la vuole fare e cerca alternative". "E' evidente che siamo a fronte di un'alterazione del principio delle pari opportunità. La sistematica violazione della par condicio è, oltretutto, apertamente rivendicata dal centrodestra forse in previsione di futuri e gravi violazioni, nelle ultime settimane di campagna elettorale"è, invece, il timore espresso dell'Idv Beppe Giulietti. Angelo Bocconetti bocconetti@ilsecoloxix.it 22/03/2008 antonio maranoHo proposto alla commissione di vigilanza di non toccare Annozero e Ballarò ma è impossibile 22/03/2008.

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Polemica sulla coop Montiferru Chessa all'opposizione: accuse infondate (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Oristano e Planargia Pagina 4024 santulussurgiu Polemica sulla coop Montiferru Chessa all'opposizione: accuse infondate Santulussurgiu --> "Siamo di fronte a una minoranza che trucca le carte", tuona il sindaco di Santu Lussurgiu Emilio Chessa riguardo all'ultima polemica che l'ha coinvolto sulla creazione della cooperativa vitivinicola Montiferru con i finanziamenti della Legge regionale 37. "Forse perché siamo a due anni dalla scadenza elettorale, per cui è necessario buttar fango addosso al sindaco per riproporre una nuova immagine di sé, oppure perché pensa di ottenere consensi e visibilità denigrando l'operato della maggioranza", incalza Chessa. "Quello della minoranza è un tentativo di confondere i cittadini, perché non chiarisce tra l'azione politico-amministrativa, prerogativa del Consiglio, della Giunta e del sindaco e quella gestionale dei responsabili della struttura amministrativa. La minoranza fa credere che l'assegnazione di questo finanziamento dipenda dalla Giunta o dal sindaco, tralasciando di dire che è un atto gestionale indipendente dalla volontà dagli amministratori. La verità è invece che la commissione tecnica composta dalla segretaria, da due responsabili di servizio e da un esperto in bandi di Cagliari, ha valutato senza condizionamenti e senza fare sconti a nessuno, la bontà e la serietà del progetto della coop Montiferru, destinandole circa 56mila euro". Chessa poi replica all'accusa sul suo conflitto d'interessi (nella società, secondo l'opposizione erano presenti suoi parenti): "Sconcerta che la minoranza non conosca le più elementari norme giuridiche sul conflitto di interessi. Occorre ricordare l'assoluta legittimità della partecipazione ai bandi pubblici di cooperative al cui interno vi sono parenti di amministratori o addirittura amministratori stessi. Voglio rassicurare i cittadini che i finanziamenti non vengono assegnati ai singoli soci, ma all'entità giuridica cooperativa. Non vi è alcun conflitto di interessi perché tra i soci della Montiferru c'è il fratello del consigliere Michele Ardu". Infine la revoca della delibera del 5 gennaio: "Io ero assente per correttezza istituzionale. Non annulla l'assegnazione del finanziamento ma rimette nelle mani della commissione la graduatoria del bando, e nasce dall'esigenza dell'amministrazione di sgombrare il campo da eventuali strumentalizzazioni. La Commissione ora farà le sue contro deduzioni rispetto alle osservazioni della minoranza e noi accetteremo qualsiasi decisione", conclude il sindaco. JOSEPH PINTUS.

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CONTINUA A PAGINA 33 (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Silvio Berlusconi sostiene che dell'Alitalia si occuperà lui, che metterà in piedi una cordata in cui se è necessario potrebbero persino entrare i figli, e che farà un'offerta molto più accettabile di quella di Air France. Il mondo politico ed economico si domanda se questa cordata sia realistica o no. Realistica o irregolare? bisognerebbe piuttosto chiedersi. E' possibile che la disperazione del sistema italiano di fronte alla sua paralisi sia arrivata a un punto tale da far considerare le regole solo una variante della soluzione di un problema; ma da un punto di vista di correttezza istituzionale il farsi avanti del leader della Cdl solleva molte domande. Intanto, in che veste parla Berlusconi? C'è una forte differenza fra il proporre una soluzione, e "adoperarsi" per una soluzione. Un candidato premier può e deve esprimere una propria opinione su un problema grave come quello dell'Alitalia. Ma può personalmente scendere in campo, per formare, lui, strumenti operativi sul mercato, quali una cordata? E, di più, può invitare in questa cordata i suoi figli, cioè la sua stessa famiglia? Curiosamente questa distinzione fra proporre e adoperarsi non è stata nemmeno sollevata. Eppure, non si può dire che nel corso di questi ultimi anni il nostro sistema non abbia dovuto subire vari scossoni dal rapporto fra politica e affari: gli intrecci che Berlusconi ha portato al governo hanno lacerato il Paese. E nessuno è stato tenero nemmeno con il Centro sinistra, sul quale ancora aleggia il fantasma dei "capitani coraggiosi" e Telecom, o di Unipol. Che un uomo politico non possa intervenire operativamente nel mercato, e nemmeno favorire suoi interessi indirettamente sembrava fosse insomma una verità assodata. Ma il Paese non sembra invece ricordare. Il Cavaliere per primo sembra aver dimenticato tutte queste tensioni. Anzi, fa le sue proposte per l'Alitalia con il piglio del salvatore della patria, del capo azienda orgoglioso della propria iniziativa, di quella dei suoi figli e di altri uomini d'affari a lui vicini. La salvezza dell'Alitalia, insomma, come un atto di leadership e generosità verso la nazione. Il risultato di tutto questo è tuttavia, più prosaicamente, il seguente: un aspirante premier forma una cordata, in cui ci sono la sua famiglia e suoi imprenditori di riferimento, per comprare la società di bandiera della nazione di cui sarà il premier; il rischio dell'operazione potrebbe per altro essere coperto da un prestito ponte di cui si farebbe garante il governo, cioè lui stesso. Di che si tratta, se non di un ennesimo riproporsi del conflitto di interessi? La sinistra non sobbalza, perché ha la coda di paglia del fallimento Alitalia, ma anche perché se non riguarda la televisione, in fondo il conflitto di interessi forse nemmeno la spaventa. Eppure, proprio perché avanzata con consenso, entusiasmo, il cuore in mano e senza critiche dell'establishment, la proposta su Alitalia e l'uso che ne viene fatto in campagna elettorale, è l'ennesima prova di quanto difficile sia bandire dalla politica di Silvio Berlusconi il legame con il fare economico. Lui l'ammette oggi, nell'euforia della campagna elettorale, come in vino veritas. Sarà lì però anche quando sarà finita la compagna elettorale, se tornerà a Palazzo Chigi. Speriamo solo che sia almeno disposto a prendersene le responsabilità: nel caso le sue dichiarazioni facciano ritirare oggi Air France, e nessuna cordata alternativa venga alla fine messa da lui in piedi, sa il Cavaliere che qualcuno dirà che ha sabotato gli interessi nazionali? Magari a favore dei suoi? CONTINUA A PAGINA 33.

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Insider, maxi multaper SocGén (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Francia La banca, al centro di una bufera per il buco da 4,9 miliardi scoperto a gennaio, dovrà pagare 300.000 euro 22/03/2008 parigi. Société Générale è stata condannata a pagare una multa di 300.000 euro dall'Amf, la Consob francese, per non aver rispettato le regole deontologiche in vigore per impedire l'insider trading. Lo ha annunciato ieri la stessa Amf ricordando che l'inchiesta riguardava massicce acquisizioni azionarie effettuate nel gennaio 2004 da Amber Fund, un fondo che all'epoca apparteneva alla banca. Secondo l'Amf, la SocGén aveva trasmesso a Amber Fund "un'informazione privilegiata" che ha portato il fondo a procedere agli acquisti. L'Amf ha precisato di non essere riuscita ad accertare un reato di insider trading, ma di aver potuto accertare invece che il dispositivo della banca non era in grado di impedire situazioni suscettibili di sollevare conflitti di interesse. La Société Générale si trova già al centro di polemiche sull'efficacia dei suoi controlli interni dopo che a gennaio ha perso 4,9 miliardi di euro per operazioni non autorizzate di un suo trader, Jerome Kerviel. Un broker, cui Kerviel passava gran parte delle sue operazioni, ha intanto deciso di intentare un'azione legale per ottenere dalla Fimat, filiale della Société Générale, il bonus che a suo avviso gli spetta sulle transazioni effettuate per conto del trader. Il broker, che era stato brevemente in stato di fermo per interrogatori sui suoi rapporti con Kerviel, chiede 1 milione per le operazioni del quarto trimestre su cui la Société Générale ha già incassato, precisa, vari milioni di commissione. 22/03/2008.

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Armenia, L'eterno conflitto per il Giardino Nero della Montagna (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Voce d'Italia, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Esteri Una giovane nazione dalla cultura antica che fatica a trovare stabilita' Armenia, L'eterno conflitto per il Giardino Nero della Montagna La sua storia recente e' segnata dal duro conflitto con l'Azerbaijan per il Nagorno-karabakh Milano,22 mar.- In Armenia il mese di febbraio è coinciso con le elezioni presidenziali, con le quali una popolazione di meno di tre milioni di abitanti ha scelto il successore dell'uscente Robert Kocharyan, già al suo secondo mandato e quindi ormai ineleggibile, come previsto dalle norme del paese. L'ormai ex presidente, pertanto, ha prestato il proprio sostegno all'attuale primo ministro Serzh Sarksyan candidatosi alla più alta carica dello Stato in netta continuità politica e ideale con il predecessore. Come facilmente intuibile dagli evidenti segnali che emergevano dalla piccola repubblica caucasica, il risultato è stato favorevole a Serzh Sarksyan, leader del Partito Repubblicano e uomo di fiducia del presidente, con cui condivide non solo le origini, nel Karabakh. Con il 52% dei consensi, ha evitato persino il fastidio del ballottaggio. Trascorsi ormai diciassette anni dall'indipendenza dalla madre Russia, questo giovane stato soffre ancora nel trovare una sua stabilità sia dal punto di vista nazionale quanto sulla scena internazionale. Sul fronte interno, non mancano i soliti problemi tipici di tutti gli ex stati satellite dell'Unione Sovietica e delle neodemocrazie nate dal totalitarismo: ogni consultazione popolare è un indice della mancanza di una reale democratizzazione di alcune strutture burocratiche, le opposizioni, puntualmente, hanno contestato la regolarità del voto. L'ultima tornata elettorale non è stata esente da obiezioni ed il principale oppositore al presidente uscente, Levon Ter-Petrossian, che ha ottenuto il 22% dei voti, ha espresso dure critiche sullo svolgimento del suffragio. Oltre diecimila persone hanno sfilato per le strade di Yerevan, per contestare il risultato delle urne, scandendo slogan contro il primo ministro divenuto presidente e ponendo l'attenzione su presunti e diffusi brogli. Ma gli osservatori internazionali dell'Osce, presenti a centinaia, hanno sancito la regolarità del voto del 19 febbraio, affermando che "l'elezione è nel complesso conforme agli impegni internazionali, ma sono necessari ancora dei miglioramenti", consacrando, di fatto, Sarksyan presidente ma non risparmiando neppure dubbi. La storia recente di questa repubblica è segnata da episodi complessi e di enorme importanza geopolitica, tali da far temere per gli equilibri nella già delicata area del Caucaso. Terra di combattenti e martiri, l'Armenia sin da prima della sua indipendenza avvenuta nel 21 settembre 1991, si è trovata al centro di un durissimo conflitto contro il vicino Azerbaijan per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero, che ha condotto Yerevan e Baku ad una guerra che dal 1988 al 1994 ha causato più di 40.000 vittime. E che tutt'ora determina una situazione di stallo e turbolenza che potrebbe far precipitare i due contendenti in un nuovo e cruento conflitto. Il 74% degli abitanti della autoproclamatasi repubblica del Nagorno-Karabakh, stato riconosciuto solo da Yerevan, è di etnia armena e di fede cristiana e vede come una costante minaccia l'incalzare del governo di Baku che non riconoscendo l'indipendenza a questa piccola porzione di territorio la considera parte integrante del proprio stato. L'esigua minoranza azera ivi presente, musulmana e filo-turca, certamente guarda all'Azerbaijan come all'ultima e unica speranza per non essere definitivamente spinta tra le braccia armene. Di fatto il Giardino nero di montagna (questo il significato del nome Nagorno-Karabakh), è indipendente ed autonomo, ma il suo sguardo è comunque rivolto all'Armenia, da cui ottiene aiuto e sostentamento. Gli interessi per questa striscia di terra turbolenta e ostile, sono numerosi e complessi. L'area del Caucaso è da sempre crocevia di destini geopolitici internazionali ed anche il recente passato ha visto le maggiori potenze mondiali osservare con prudenza i delicati equilibri raggiunti. Durante il conflitto armeno-azero, i turchi, gli iraniani, i mujaheddin afgani e gli islamici ceceni aiutarono gli azeri che però non riuscirono a sconfiggere le truppe armene che della regione del Nagorno-Karabakh sostenute e armate da Mosca riuscirono di fatto a controllare il territorio, portando a casa la vittoria. Gli Usa e l'Unione Europea sono rimasti silenti in questi anni, adottando una politica attendista che tradisce comunque interessi e strategie di cui Baku è il punto di partenza. Washington cerca un alleato forte nell'area, sia in funzione anti Iran sia per contrastare l'espansionismo di Mosca, tornata prepotentemente in una regione dove la sua influenza è ancora storicamente forte. L'Azerbaijan con le sue basi militari è utilizzabile come un ponte verso Teheran e come deterrente verso Mosca. L'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, fortemente sostenuto proprio dagli Usa, già rappresenta una chiara influenza nell'area con caratteristiche fortemente invasive sulla politica estera azera. Viceversa l'Armenia, pur tra mille contraddizioni ed ambiguità, guarda ancora al Cremlino in cui vede, se non più la Grande Madre come decenni orsono, comunque un fidato “compagno di area”, in grado di aiutarla. Russia ed Armenia svolgono da anni esercitazioni militari congiunte, Yerevan ospita sul proprio suolo truppe ed aerei di Mosca, fornendo così a Putin ancora una porzione di Caucaso. Alla luce di un simile scenario, che rischia di travolgere Baku il neo-presidente Serzh Sarksyan è atteso ad una prova impegnativa e già l'indirizzo della sua politica appare chiaro, laddove commentando l'indipendenza del Kosovo, ha affermato in una intervista alla Reuters, come "il Kosovo sia un esempio incoraggiante per il Nagorno-Karabakh". Certo, sono diciassette anni che questo esiguo lembo di terra si è autoproclamato indipendente, ma la comunità internazionale non lo ha mai riconosciuto. L'Azerbaijan non è la Serbia, e la sua posizione così strategicamente importante nella grande scacchiera del Caucaso, la mette al riparo dalla tentazione di ridisegnare qualche confine. Maurizio Gentile.

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Algebris fa i soldi con la crisi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

I RENDIMENTI SUPERANO IL 50 PER CENTO La Consob francese Algebris fa i soldi con la crisi Quest'anno il premio di Eurohedge come miglior fondo azionario globale SocGen multata "Controlli insufficienti" [FIRMA]GIANLUCA PAOLUCCI TORINO Con la crisi in corso sui mercati, c'è anche chi riesce a fare un sacco di soldi. Uno si chiama Davide Serra e quando non mette in subbuglio la finanza italiana andando dritto contro Generali trova il modo di guardagnare oltre il 50% con il suo fondo. Per Morgan Stanley, ad esempio, il 2007 è stato un anno difficile, come per tutte le grandi banche americane. A fine anno ha dovuto anche annunciare pesanti svalutazioni e bilanci in rosso, e chiedere aiuto al fondo sovrano cinese che adesso è azionista con il 10%. Qualche soddisfazione - piccola - è arrivata per la banca da un suo ex dipendente, Serra appunto, già analista specializzato nel settore bancario e adesso uno dei fondatori e gestori del fondo Algebris. I 10,5 milioni - noccioline - puntati dalla famiglia di fondi alternativi che fa capo alla banca Usa su Algebris Global Financial Fund il 1 ottobre del 2006, quando il fondo è ufficialmente partito, alla fine del 2007 erano diventati 15,9 milioni di euro. Un rendimento appunto di oltre il 50%, niente male per un fondo nato da poco come Algebris, e soprattutto un rendimento che qualunque investitore sarebbe pronto a sottoscrivere con mercati come questi, che un giorno sì e uno anche sono in preda alla tempesta delle vendite. Tanto per dare qualche termine di paragone, il Ftse 100 della Borsa di Londra ha perso il 18%, Dow Jones e Nasdaq circa il 20%, l'Eurostoxx 50 dei maggiori titoli dell'area euro addirittura il 25% e Algebris ha guadagnato il 53%. Tanto più che gli investimenti del fondo sono principalmente nel settore finanziario, dove maggiori sono le tensioni legate alla crisi del credito. Come ha fatto non si sa, dato che i fondi interventisti, così come gli hedge, non rendono pubbliche rendicontazioni precise dei loro investimenti. Di certo c'è che Serra, Eric Halet e gli altri partner di Algebris devono essere parecchio bravi - hanno preso anche il premio come miglior fondo azionario globale di Eurohedge, una sorta di Oscar del settore -. Non è andata altrettanto bene con Generali, che ad Algebris e Serra ha portato grande notorietà in Italia. Quello 0,3% che Serra ha intenzione di far valere alla prossima assemblea del Leone ha perso circa l'8% da quanto è stato comprato. Meglio di tante altre società del settore, come la francese Axa o la tedesca Allianz, che nello stesso periodo hanno lasciato sul terreno oltre il 30% della loro capitalizzazione, notava qualche giorno fa il Financial Times. Ma di certo i soldi, Serra e i suoi, non li hanno fatti con Generali. Meglio, molto meglio è andata da altre parti. In Brasile, ad esempio. Dove Algebris ha puntato circa 55 milioni di dollari su Unibanco, uno dei principali gruppi bancari del Paese. Dall'inizio del 2007 a oggi il titolo è cresciuto di circa il 50% e al 31 dicembre scorso quell'investimento valeva 81 milioni di dollari. Chissà perché allora "i furbetti di Chelsea" come qualche critico ha definito Serra e i suoi, non lasciano in pace quell'anziano signore che è il presidente di Generali, Antoine Bernheim, e il suo munifico stipendio triestino per concentrarsi altrove. Société Générale è stata condannata a pagare una multa di 300 mila euro dall'Amf, la Consob francese, per non aver rispettato le regole che impediscono l'insider trading. Lo ha annunciato l'autorità: l'inchiesta riguardava acquisizioni azionarie effettuate nel gennaio 2004 da Amber Fund, che all'epoca apparteneva alla banca. Secondo l'Amf, SocGen aveva trasmesso a Amber Fund "informazioni privilegiate". L'Amf ha accertato che il dispositivo della banca non era in grado di impedire eventuali conflitti di interesse. Polemiche sull'efficacia dei controlli hanno già seguito il caso del buco da 4,9 miliardi dovuto alle operazioni di Jerome Kerviel. Intanto un broker, cui Kerviel passava gran parte delle sue operazioni, ha deciso di intentare un'azione legale per ottenere dalla Fimat, filiale della Societè Generale, il bonus che a suo avviso gli spetta sulle transazioni effettuate per conto del trader. Il broker chiede 1 milione per operazioni su cui SocGen avrebbe già incassato - dice - vari milioni di commissione.

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Alitalia, il Cavaliere ci pensa dopo il voto (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il futuro della compagnia di bandiera infiamma la campagna elettorale. La settimana prossima ultimo round tra Parigi e Roma. Ma tra Pd-Pdl è già partito il gioco del cerino sulla pelle dei lavoratori Berlusconi insiste sul no ad Air France: "Ormai sono impegnato io, quindi la cordata italiana si fa. Datemi un mese". Veltroni sulla difensiva: "Fuori le carte subito. Malpensa si può salvare" R. Pol. Roma "Ormai sono impegnato io, quindi si fa". E' un Silvio Berlusconi alla garibaldina - "O si fa Alitalia o si muore"- quello che in serata respinge le richieste del governo e di Veltroni di presentare entro 48 ore la fantomatica "cordata italiana" interessata all'acquisto della compagnia di bandiera al posto di Air France. "Servono tre o quattro settimane - assicura il Cavaliere -, vista la posizione di Air France non ci resta che dare vita a un'altra offerta che sarà sicuramente presentata da imprenditori italiani insieme alle banche. Si deve dare ad altri la possibilità di conoscere la situazione". E poi, da premier in pectore: "La risposta ad Air France la darà il prossimo presidente del consiglio, ed è un secco no". Si parla di cordate, mentre Banca Intesa sta alla finestra e l'AirOne conferma di non poter fare nessuna offerta vincolante senza una due diligence (la verifica dei conti, ndr) che duri alcuni mesi. E' sempre più evidente che è sempre il Nord il crocevia di una controversia poco politica e molto elettoralistica. Berlusconi insiste: "Banca Intesa non ha smentito affatto, mi risulta che è sulle posizioni di mesi fa e che è disponibile ad aiutare un gruppo che presenti un serio piano industriale". Al suo fianco in un'offensiva per ora solo mediatica, il governatore lombardo Roberto Formigoni e la Lega, con l'obiettivo primario di difendere quell'aeroporto di Malpensa che da solo pesa per due terzi nei debiti di Alitalia. Nessun cedimento infatti nella causa da 1,2 miliardi di euro intentata da Sea (la società che gestisce Malpensa di cui il comune di Milano è il primo azionista) contro Alitalia. Ora il Carroccio vuole salvare capra e cavoli e divide le due questioni: "Credo che la proposta fatta da Berlusconi rispetto a una cordata di imprenditori italiani per salvare Alitalia e l'hub di Malpensa sia la soluzione ideale". E' una strategia spregiudicata e ad alto rischio, che non esclude un'ulteriore perdita di tempo che porti al fallimento di Alitalia e quindi a uno "spezzatino" per comprare ciò che serve a prezzi di saldo. Almeno così paventa Francesco Rutelli, vicepremier uscente e candidato sindaco a Roma: "Non si può portare al fallimento Alitalia e poi dire 'ecco arriviamo noi a risanarla'. Se ci sono altre opzioni credibili vengano presentate con trasparenza e responsabilità". Anche Pier Casini, che Berlusconi lo conosce bene, pensa ormai di essere su "scherzi a parte" quando legge un'agenzia Ansa del 17 febbraio 2004i: "Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere. È una sua dichiarazione di quattro anni fa - rileva sconsolato il leader Udc - la politica non può prendere in giro i lavoratori e gli italiani. Basta buffonate, lo dico con sincerità. Se Berlusconi e i suoi figli vogliono comprare Alitalia lo facciano subito, ma non si faccia una colossale montatura fino al 14 aprile, perché è umiliante che si speculi anche su questo argomento". La Sinistra arcobaleno è preoccupata per i tagli all'occupazione e anche Veltroni pare sulla difensiva: "Ho l'impressione che la vicenda Alitalia venga buttata nel tritacarne della campagna elettorale. Parliamo di migliaia e migliaia di lavoratori, se c'è una cordata italiana benissimo, ma venga fuori entro 48 ore e non il 14 aprile". La durissima offerta francese rischia di sconvolgere i consensi elettorali nel Lazio e nel Nord. Infatti, intervistato dal Tg Lombardia, il leader del Pd si affretta a difendere Malpensa: "Può e deve essere uno dei principali aeroporti italiani". Al loft pesano sempre di più i malumori sindacali, che non a caso aprono alla trattativa italiana per difendersi meglio dalla scure francese. E nel frattempo di conflitto di interessi non si parla più. "Questione dimenticata", attacca il Sole 24 Ore di ieri, ricordando che il Cavaliere, i suoi figli o i ministri di Lega e Fi potrebbero trovarsi tra pochi giorni a decidere, dal governo, su quisquilie come il "prestito ponte" per Alitalia, i sussidi ai dipendenti licenziati e le compensazioni alla Sea: "Un inizio da incubo per la prossima legislatura".

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Segue dalla prima l'italianità e il mercato (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Segue dalla prima l'italianità e il mercato di Alberto Mingardi Siccome la campagna è simbolica, i fatti stanno a zero. Che l'offerta di Air France, per deludente che sia, valga comunque dieci volte quella di Air One (che cioè l'opzione bancario-italiana sia peggiore per il contribuente), non conta nulla. Persino la strategia politica passa in secondo piano: di norma, i governi in arrivo ringraziano silenziosamente (maledicendoli a parole) quelli in uscita che pure tolgono qualche castagna dal fuoco. Qui, invece, il new comer avoca prepotentemente a sé la gestione del campo di battaglia: come se un'ideale agenda di governo del 15 aprile non fosse già sufficientemente piena. L'operazione politica non è inedita: da un certo punto di vista, questa campagna è il capolavoro di Berlusconi, che riesce a realizzare la saldatura di nordismo leghista e nazionalismo alitaliano. Il guaio sta nelle due tesi che Berlusconi paradossalmente avvalora. In primo luogo, il Cavaliere di fatto dà ragione a Padoa-Schioppa, che in lungo e in largo ha spiegato che alternative ad Air France non ce ne sono. Se agli imprenditori italiani si chiede di autotassarsi per salvare la compagnia di bandiera, vuol dire che nessuno di loro ha sviluppato un autonomo interesse di business per la stessa. Put your money where your mouth is: e chi l'ha fatto? In seconda battuta, da questa polemica esce rafforzata l'italianità prima ancora che di Alitalia, del centro-destra. Le possibilità sono due: una soluzione (senz'altro, non esaltante) che lascia Alitalia al suo destino, ma crea le potenzialità per rendere ancora più dinamico il trasporto aereo in Italia, investendo sulla concorrenza senza più il fiato sul collo di un incumbent pubblico. Oppure la collezione di una cordata raccogliticcia, che siccome non ha il benché minimo interesse a comprare, chiederà ed otterrà una contropartita con regole di favore e altri giochetti da amici degli amici. Su un quotidiano elettronico di centro-destra, "L'Occidentale", un commentatore avveduto si è appellato a Monsieur Spinetta perché "ci eviti per una volta la solita sceneggiata pagata dai contribuenti: un gruppo di imprenditori italiani con pochi soldi e tante relazioni si compra (con le risorse delle solite banche) Alitalia". Appello sensato, ma il Pdl sceglie compatto l'altra strada: fra una privatizzazione pessima, che si sarebbe potuto far meglio, e una peggiore, destinata a far crescere e non diminuire i conflitti d'interesse e i costi per gli italiani, vota la seconda. Avremmo dovuto imparare che il "fazismo" raramente produce benefici. Quando si privatizza, è meglio vendere a un investitore competente che a uno col passaporto giusto. Questo è vero quando i capitalisti italiani si mettono in gioco sua sponte, figurarsi quando vengono presi per la collottola dalla politica. Tutto questo in un mondo nel quale la stragrande maggioranza dei consumatori guarda con assai più gratitudine le compagnie low cost, che li fanno viaggiare in tutt'Europa a pochi euro, che il nostro costoso vettore pubblico. È come se il Pdl non se ne fosse accorto. A furia di sentirsi dire che il liberismo è di sinistra, se ne sono convinti. 22/03/2008.

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Segue / silvio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Segue / silvio Veltroni dà le 48 ore Fiat Non solo Alitalia. Anche sulla Fiat Silvio Berlusconi ha avuto modo di indossare per un attimo i panni del salvatore della patria. Era l'inverno 2002. Uno degli inverni più freddi per il gruppo torinese. Il Cavaliere, entrando in conflitto con Paolo Fresco e Gabriele Galateri, disse: "Mi piacerebbe moltissimo essere lì". Dove per "lì" intendeva alla guida della Fiat. "Se io fossi libero, mi offrirei per prendere in mano l'azienda". Silvio si spinse oltre presentando una sorta di piano industriale: abolizione dello "storico" marchio Fiat a favore dei marchi Alfa Romeo, Ferrari e Maserati. Finì tutto in una bolla di sapone. Così come il sogno berlusconiano di vedere nel traffico una Panda con lo stemma del Cavallino. "Bisogna che il nostro piano sia accettato o rifiutato adesso, non tra due mesi o un mese", ha detto il direttore commerciale di Air France-Klm, Christian Boireau. "L'offerta deve essere sul piatto entro 48 ore", ha dichiarato Walter Veltroni. "È ora di essere seri", ha ammonito Romano Prodi. La novità sono i sindacati. Tra le principali sigle, è cominciata a serpeggiare più di una preoccupazione per l'interventismo ormai irrefrenabile di Berlusconi. Non a caso, il fuoco di sbarramento anti Air France ha cominciato a scemare. Segnale che i big del sindacato - dopo aver alzato la posta - sarebbero persino pronti a rivedere la pratica Spinetta? Ma se Spinetta, preso atto dell'ostilità del "probabile futuro premier", facesse un passo indietro? Tra le tante incognite, c'è anche quella che riguarda il caso Malpensa. "Lo so anch'io che Alitalia non può reggere due hub. In futuro è prevedibile infatti che le strade dello scalo si separino da quelle della compagnia", si è lasciato scappare Berlusconi conversando con più d'un interlocutore. Se il Cavaliere non avesse in mano le carte che dice di avere, il finale più scontato è quello di un fallimento pre-13 aprile della compagnia, che il Pdl addosserebbe a Prodi (e quindi al Pd). C'è anche la variante che prevede i tempi supplementari: Berlusconi al governo, mormora uno stretto consigliere di Veltroni, "regalerà la polpa di Alitalia agli amichetti a condizioni nettamente inferiori rispetto a quelle di Air France". Un sospetto, questo, che ha già intaccato i consueti canali di comunicazione bipartisan. Fanno notare al loft che Alitalia è un caso di interesse nazionale, "uno di quelli in cui gli avversari dovrebbero scambiarsi quantomeno una telefonata di cortesia". E invece "Gianni Letta non s'è fatto sentire e il telefono di casa Bettini, finora, non ha mai squillato". C'è anche un caso Lega. Da Umberto Bossi in giù, le camicie verdi temono che l' affaire Alitalia vada a ingrossare le percentuali elettorali della Pdl riducendo quelle del Carroccio. "La cordata c'è. Gli imprenditori che ho sentito sono in contatto con Carlo Toto", continua a insistere Berlusconi. Il bluff potrebbe garantire l'asso pigliatutto. O rivelarsi un boomerang. Per sapere quanto pesi Malpensa dal punto di vista dell'elettorato lombardo serve il buon senso. Per capire quanto può incidere sul resto del Nord basta dare un'occhiata all'intervista rilasciata ieri dal governatore veneto Galan al Corriere della sera . 22/03/2008.

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SADDAM E IL KUWAIT LA PRIMA GUERRA DEL GOLFO (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-22 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano SADDAM E IL KUWAIT LA PRIMA GUERRA DEL GOLFO Sono d'accordo sul fatto che gli americani avrebbero fatto meglio, per combattere Al Qaeda, ad allearsi con Saddam. Ma LEI dimentica che il dittatore iracheno fece l'errore di invadere il Kuwait, sostenuto dagli Usa. In quel periodo mi trovavo al Cairo e mi ricordo l'apprezzamento entusiasta verso gli Usa. Allora la sensazione era che gli americani non volessero infierire su Saddam. In quel momento, però, interferenze politiche contribuirono a un corso diverso degli avvenimenti. Forse avvennero per colpa proprio di qualche Paese europeo, come la Francia, che per garantire una propria presenza e per quella forma di antiamericanismo gollista, non mise i suoi buoni uffici al servizio di una riconciliazione. è chiaro che la disunione occidentale è sempre stata la migliore arma di cui i fondamentalisti islamici si sono avvalsi, dato che non hanno il fine di creare uno Stato palestinese o di mettere pace nel Medio Oriente. Roberto Pepe roberto.pepe@tele2.it Caro Pepe, I l Kuwait aveva eccellenti rapporti con gli Stati Uniti, e poté riconquistare l'indipendenza grazie al loro aiuto. Ma gli americani, paradossalmente, dettero un involontario contributo al conflitto. Le cose andarono così. La guerra dell'Iraq contro l'Iran durò otto anni, dal 1980 al 1988, e svuotò le casse dello Stato iracheno. Saddam Hussein poté contare sull'aiuto finanziario di alcuni Paesi arabi (fra cui principalmente il Kuwait) egualmente interessati a impedire che lo Stato degli ayatollah divenisse la potenza egemone del Golfo Persico. Ma quando l'Iraq, nel 1990, chiese di rinegoziare l'accordo sui prestiti concessi durante la guerra, il governo dell'emirato rifiutò qualsiasi trattativa. E quando Saddam riaprì la questione dei confini fra i due Paesi (un vecchio contenzioso degli anni in cui la Gran Bretagna controllava entrambi) il Kuwait adottò lo stesso atteggiamento. Mentre l'Iraq lanciava segnali sempre più minacciosi e ammassava truppe alla frontiera, gli americani stavano a guardare. Si seppe qualche mese dopo che nei giorni di maggior tensione l'ambasciatore americano, la signora April Glaspie, ebbe un lungo colloquio con Saddam a cui disse, sulla base di istruzioni ricevute dal suo governo: "Non abbiamo alcuna opinione sui vostri conflitti interarabi, come il contenzioso con il Kuwait. Il segretario di Stato Baker mi ha chiesto di sottolineare ciò che avevamo già detto negli anni Sessanta: che la questione del Kuwait non ci concerne". Tradotta in linguaggio corrente quella frase sembrò significare che l'America, se l'Iraq avesse invaso il Kuwait, sarebbe rimasta alla finestra. Così, infatti, la interpretò Saddam. Questo episodio non giustifica la brutalità con cui il leader iracheno, qualche settimana dopo, invase e saccheggiò il Kuwait. Ma dimostra che le grandi crisi internazionali, non appena l'osservatore si avvicina all'evento e inforca gli occhiali, sono sempre più sfaccettate di quanto non sembri allorché le guarda da lontano. Sappiamo che cosa accadde nei mesi seguenti. Il presidente Bush sr. decise che occorreva reagire alla soppressione di uno Stato sovrano e mise in campo contro l'Iraq una straordinaria coalizione guidata dagli Stati Uniti. Ma dopo la liberazione del Kuwait e l'occupazione di una parte del territorio iracheno, ritenne che la distruzione del regime di Saddam avrebbe creato un vuoto politico di cui gli Stati Uniti, volenti o nolenti, sarebbero divenuti responsabili. Questa fu la parte positiva della sua politica. La parte negativa fu quella di perpetuare il conflitto assoggettando l'Iraq a un embargo difficilmente tollerabile e installando truppe americane in un Paese, l'Arabia Saudita, che custodisce i due principali luoghi santi dell'Islam. Non credo che il fondamentalismo islamico, allora fenomeno sporadico e marginale, sia stato indirettamente favorito dalle ambizioni golliste della diplomazia francese. Credo invece che sia stato fortemente alimentato dal sentimento d'indignazione di una parte del mondo musulmano per una presenza militare straniera nella penisola arabica che molti consideravano sacrilega.

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Interventi e Repliche (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-22 num: - pag: 35 categoria: BREVI Interventi e Repliche Forze armate: gli scopi e mezzi L'intervento di Giovanni Martinelli, pubblicata sul Corriere di ieri, parte da premesse corrette ma arriva a risultati sbagliati. è corretto che, per capire quali mezzi e quanti soldi stanziare, bisognerebbe prima definire quali sono gli scopi della Difesa italiana. Questi sono, però, già definiti dalla Costituzione: ripudio della guerra e difesa dei confini, cui di recente si è aggiunta l'interposizione tra le parti in conflitto, il cosiddetto peacekeeping. Se questi fossero veramente gli obiettivi delle nostre Forze armate, le attuali risorse sarebbero più che sufficienti. Si dà il caso, però, che nel nostro Paese stia prevalendo il ritorno a una anacronistica e pericolosa "politica di potenza", che contempla il coinvolgimento in azioni di guerra. Ne sono riprova i programmi di riarmo, che si incentrano sull'incremento del potere aeronavale di "proiezione di forza" (portaerei, portaelicotteri d'assalto anfibio, fregate multimissione, caccia Jsf, ecc.). A condurre a costi esorbitanti sono tali scelte, che non sono negli interessi del Paese, ma soltanto dell'industria militare. La spesa militare italiana, inoltre, non è la metà di quella di altri Paesi Ue. Ad esempio, mentre la Germania spende l'1,1% del Pil, l'Italia nel 2007 e 2008 ha stanziato circa l'1,5%. I fondi destinati all'esercizio e al miglioramento delle condizioni di vita del personale risultano insufficienti soltanto perché, anziché essere destinati alle truppe di terra, le uniche veramente funzionali al peacekeeping, vengono distolte verso i faraonici quanto inutili programmi di Marina e Aviazione. On. Severino Galante Commissione difesa della Camera Sementi modificate coperte da brevetto A proposito di Ogm ( Corriere, 9 e 17 marzo): la caratteristica principale e unica delle sementi modificate è di essere coperte da brevetto. Gli Ogm furono varati in Usa, e poi in Europa, insieme a incredibili nuove leggi brevettuali che, per la prima volta nella storia, consentivano di privatizzare il "bene comune" più prezioso: la materia vivente del pianeta. George Monbiot scriveva su The Guardian (10/97): "Con rapidità sorprendente un gruppetto di imprese sta cercando di prendere il controllo di produzione e commercializzazione della merce più importante del mondo: il cibo". Con la modifica genetica e il brevetto (i cui diritti si riscuotono a ogni ciclo riproduttivo o risemina) la guerra economica di conquista messa in atto da queste imprese ha usato ogni metodo per imporci il cibo transgenico, nonostante gli Ogm abbiano ribaltato ogni promessa fatta su produttività, sostenibilità, "fame nel mondo", e si siano rivelati assai dannosi per ambiente, salute, libertà di scelta alimentare, tutela dei diritti, ecc. Charles Benbrook, direttore Agricoltura della Academy of Science statunitense, ha spiegato alla Camera, il 18/05/03, che gli studi fatti su 800 siti sperimentali dimostrano che gli Ogm non producono di più, ma dal 7 al 10% in meno, mentre inquinano 4 volte di più. Oggi l'imponente studio di Friends of the Earth, "Who benefits from GM crops: the rise in pesticide use" conferma questi dati o li peggiora di molto (l'uso del glifosato, sostanza cancerogena, è aumentato in Usa di 15 volte in 11 anni). Fabrizia Pratesi de Ferrariis equivita@equivita.it L'impiego dei robot L'interessante articolo sulla robotica ( Corriere, 16 marzo) mi lascia la curiosità di capire come mai si usino i robot per alleggerire l'uomo da lavori stressanti e ripetitivi ma non da quelli pericolosi, primi fra tutti quelli delle miniere (e anche il trattamento delle scorie di ogni tipo). Che cosa fa preferire il progetto di un robot "cameriere" (o raccoglitore di immondizie porta a porta) a quello di un robot minatore? Giusto Buroni, giburoni@libero.it.

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<Veltroni? Mima Berlusconi Sinistra, interpreta tu la crisi> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

"Veltroni? Mima Berlusconi Sinistra, interpreta tu la crisi" Anubi D'Avossa Lussurgiu In che senso i "liberali" d'oggi abbandonano il liberalismo democratico negando la lotta di classe? Se si prendono in mano "Le lotte del lavoro" di Einaudi si capisce che si tratta d'un antagonismo genetico alla società moderna e al processo produttivo che è a sua volta il prodotto di un conflitto fisiologico tra forze diverse. Che si chiama conflitto di classe. E' possibile che Veltroni non l'abbia mai letto, è possibile che Sartori a sua volta l'abbia dimenticato. Ma immaginare una società senza conflitto non significa essere liberali, significa essere corporativi. Il discorso che risuona oggi tra Milano e Roma, tra via Solferino e il "Loft", ricorda più il patto di Palazzo Vidoni tra Mussolini e gli industriali che non il liberalismo democratico, minoritario in Italia ma importante, da Einaudi a Gobetti. L'idea di mettere non in quanto persone ma in quanto simboli l'imprenditore e l'operaio nella stessa lista politica e dare a ciò un connotato politicamente simbolico richiama lo spirito corporativo: non è nemmeno l'interclassismo democristiano, che li avrebbe posti nella stessa lista come individui generici, al più come cattolici democratici, non certo in quanto rappresentanti delle rispettive funzioni produttive... E' un dejà vu inquietante. A stupire è l'aggiunta di questo fuoco di sbarramento del principale quotidiano italiano contro la categoria del conflitto di classe: tanto da far pensare che abbia a che fare con un nervo scoperto. Il fantasma non potrebbe essere, anziché la sinistra radicale, la radicalizzazione del conflitto sociale in una fase di crollo degli assetti dell'economia globale? Sì, forse non c'entra con Bertinotti ma con la crisi incombente, con la consapevolezza che il neoliberismo selvaggio che ha distrutto anche il liberalismo classico non possiede gli strumenti per governare questa crisi. E d'altra parte è abbastanza tipico del dispositivo, per usare un termine foucaultiano, neoliberista il lavorare con un braccio a generare fisiologica instabilità - la società liquida di Baumann, la modernizzazione riflessiva di Giddens: lacerazione di legami, impianificabilità e improgettabilità - e con l'altro tentare di controllarli con mezzi premoderni... Per ricorrere ancora a Foucault, un ricorso ai dispositivi disciplinari laddove il controllo incontra un limite... Già: tradizionalismo, autorità, caccia ai vagabondi. Meccanismi securitari duri, d'altri tempi. Giorgio Agamben ha ricordato su "il manifesto" che tutto questo ha a che fare con l'egemonia del paradigma della "governamentalità", con il suo trascendere la crisi della democrazia rappresentativa in un modello che disconosce ogni conflitto e minaccia l'idea stessa di democrazia. Sono d'accordo, è la morte della democrazia. Oppure, è la cifra della pseudo-democrazia attuale. E uno come Sartori dovrebbe esservi sensibile, visto che è stato una grande critico della videocrazia: uno dei tratti tipici della quale è proprio la negazione del conflitto reale. Mentre la democrazia vera è gestione non distruttiva del conflitto sociale, idea di usarlo come motore di sviluppo civile. Alla legittimazione reale del meccanismo liberal-democratico classico che si basava sulla parlamentarizzazione del conflitto e sulla negoziazione e mediazione consensuale del conflitto, con le curve degli interessi che si incrociano determinando un equilibrio provvisorio, la videocrazia sostituisce come strumento autoritario di legittimazione il monopolio del racconto pubblico. Diventa discorso gestito dall'élite che si sovrappone al mondo reale e lo sostituisce. Il nemico di Sartori: ma quel nemico vince perché si cancella il conflitto reale. Non ti pare che quel modello videocratico abbia piuttosto a che fare, oggi, con il Partito democratico nell'attuale versione veltroniana? Direi che è la mimesi su un punto basso: perché si mima addirittura il primo Berlusconi politico, quello della "scesa in campo". In buona sostanza quel progetto è l'adeguamento dell'innovazione berlusconiana, intanto assunta come il terreno su cui confrontarsi. Non sta proprio qui, nell'egemonia bipartitica d'un modello che al cuore ha quella tendenza alla riduzione della democrazia, il rischio vero di queste elezioni? E non sarà, invece, proprio l'obiettivo dei Professori del Corsera ma anche, come si dice, di Repubblica? Il progetto politico è indubbiamente la semplificazione dall'alto e quindi intrinsecamente autoritaria del quadro politico: la semplificazione brutale, realizzata grazie alla rimozione dell'articolazione sociale e delle sue contraddizioni. E' un'operazione non molto diversa, se si vuole più autoritaria, da quel che è stato fatto negli Anni 70 coi governi d'unità nazionale: di fronte ad una società tumultuosa e non più rappresentata nelle sue diverse componenti, il quadro politico si unificò blindandosi e producendo una serie di disastri, tra cui il craxismo. Adesso c'è questo nuovo progetto di sostituzione d'un quadro politico virtuale, giocato sull'afasia della società, sui problemi reali di estrinsecazione del conflitto, sulla frammentazione drammatica del mondo del lavoro. La lotta di classe può essere così esorcizzata perché è sempre più difficile identificare le classi: a partire dal lavoro, in estrema difficoltà a rappresentare come soggettività la propria realtà corporea. Se ne parlava nell'intervista a Mario Tronti: proprio il lavoro operaio sembra più che mai imprigionato nella forma economica, per dirla con Marx... Proprio per questo non basta evocare la capacità del lavoro di costituirsi in soggettività antagonistica, per arrestare il processo. Il lavoro resta inerte, resta fattore produttivo sempre più incorporato al capitale, ma privo di capacità di protagonismo sociale, di costituirsi in soggetto del conflitto. Si può irridere alla lotta di classe perché questa effettivamente non c'è, da parte dalla classe dominata. Siamo a ridosso d'una sconfitta storica che non è soltanto sconfitta politica. E infatti il filo che stiamo cercando di seguire in queste interviste è lo "stato delle cose" dietro il discorso politico, la condizione reale dei corpi del conflitto e dei conflitti, in una situazione di crisi che ora si fa di sistema. E' esattamente questo il punto da cui ripartire per ripensare una possibile sinistra. Qual è, però, il rapporto con quel che dicevamo all'inizio sull'operazione di irrisione che ha a che fare con un nervo scoperto? Cioè con una preoccupazione per una crisi globale? E' la possibilità che il forarsi della bolla calda dell'iperconsumo rimetta in gioco la capacità di parola del lavoro. Dentro l'offuscamento della soggettività del lavoro c'è stata la crisi della soggettività materiale ma anche lo spostamento del baricentro del sistema dalla produzione al consumo. Il turbocapitalismo si è concentrato su questa capacità di consumo come motore dell'accumulazione, dando per scontata la capacità produttiva del lavoro. Inducendo l'immaginario sociale a considerare il consumo luogo dell'identità. Fino alla valorizzazione del consumo rispetto al risparmio, anche come meccanismo di composizione delle classi dirigenti, persino esteticamente involgarite. Una parte di recessione ora rischia davvero di forare quella bolla e di rimettere in moto meccanismi di identificazione sociale collettiva di figure della produzione. Un'anticipazione della crisi "da limite" della globalizzazione e una prima identificazione sociale collettiva, come tu dici, dei soggetti della produzione della ricchezza e del conflitto sociale, non sono state forse rappresentate già dal movimento globale, mass-mediaticamente conosciuto come "no global", a partire dalla battaglia di Seattle? Certo. Anche se collocherei il movimento, da Seattle a Genova, dentro la fase della globalizzazione morbida, ancora all'insegna dell'idea di sviluppo. Poi è stato "bastonato" nella fase della globalizzazione hard , che aveva come vettore la guerra e come chiave la consapevolezza dei limiti dello sviluppo, da forzare coi corpi contundenti usati dai residui degli Stati nazionali. La recessione adesso può innescare, badiamo, una terza fase: quella della globalizzazione repressiva. Che non si alimenta più di alcun elemento di ottimismo ma di cupo pessimismo, da struggle for life . Questo mette in discussione una parte dei dispositivi di controllo del neoliberismo, può determinare spinte all'unificazione del blocco delle classi dirigenti e quindi la riduzione dall'alto della complessità politica come condizione di governo d'un sociale incandescente. Dentro tutto questo si spiegano credo le operazioni come quella del Corriere della Sera , che sono un abbandono del liberalismo rispetto alle peggiori derive attuali del neoliberismo. D'altra parte, che i liberal-conservatori tradiscano il liberalismo democratico è una regola triste del nostro Paese. Una cosa interessante dell'articolo di Sartori è che fa l'elogio della socialdemocrazia, che è il ritorno alla forma di conciliazione del conflitto che la parte più dinamica del liberalismo aveva accettato: ma lo fa nel momento in cui il Pd di Veltroni liquida proprio la socialdemocrazia e raccoglie le bandiere mai lasciate cadere dall'imprenditoria alla Calearo. Che non è nemmeno lontanissimamente compatibile con un'opzione socialdemocratica, come non lo è lo stesso Colaninno. Puoi mettere loro vicini in lista tutti gli operai che vuoi, ma non li convincerai mai ad una politica redistributiva. Così tutto questo discorso ha il suono dell'esorcismo: che può riuscire solo se la nostra sinistra non prende atto che le vecchie ricette non funzionano. Perché se la socialdemocrazia è stata abbandonata da Veltroni, non è che per questo può diventare il modello della sinistra alternativa: semplicemente, non funziona più. Torno all'esperienza del movimento globale: a proposito di crisi dei modelli politici e di nuova crisi globale, non viene da lì anche alla sinistra una sorta di prima cassetta degli attrezzi per affrontarle? La tragedia, mi sembra, è che questa Sinistra Arcobaleno su quella cassetta ci si è seduta sopra, invece di aprirla e di usarne gli strumenti. Questo bisogna cominciare a fare, a partire dalla consapevolezza della fine del turbocapitalismo, del consumo smodato, che dovrebbe aprire la porta ad una riflessione su che fare d'una società in in mondo dotato di rigidi limiti. Una seria critica dello sviluppismo e quindi anche delle ottimistiche ipotesi di politica redistributiva in situazioni di sviluppo. La presa d'atto che quell'era è finita, da parte della sinistra in realtà non c'è. Da parte di Veltroni c'è l'illusionistica predica delle magnifiche sorti e progressiva, un'operazione appunto da Berlusconi nell'epoca della discesa in campo... E mentre lo stesso Berlusconi mette avanti Tremonti, con una visione realistica della crisi della globalizzazione... E' uno choc , quello che si prova nell'immagine d'una destra berlusconiana realista e d'un centrosinistra veltroniano illusionista. Ma è proprio così. E così, per quel che ci riguarda, davanti a un Pd che gioca sulla pura retorica della comunicazione, senza calcolarne le conseguenze quando l'illusione si scontrerà con la realtà, c'è una sinistra che non è culturalmente attrezzata né alla crisi né alla fine dell'ipotesi di alleanza con la ex-sinistra socialdemocratica. Bisogna sapere che non c'è solo da gestire la rabbia sociale - ché anzi è più probabile lo faccia la destra - ma da proporre un cambio di stile di vita, reso necessario dalla nuova realtà: misurarsi concretamente con il problema chiamato da Latouche "decrescita", dolce quanto si vuole, affrontandolo attraverso gli strumenti della coesione sociale. Tutto questo mi pare molto lontano dal dibattito con cui le diverse anime dell'Arcobaleno sono confluite nel processo elettorale: ma proprio questi sono i problemi a venire. 22/03/2008.

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Interviene l'Authority: <Troppo Pdl nei Tg violata la par condicio> La Sinistra: <Intollerabile> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Interviene l'Authority: "Troppo Pdl nei Tg violata la par condicio" La Sinistra: "Intollerabile" Castalda Musacchio Berlusconi imperversa sui Tg. Uno squilibrio palese. Uno squilibrio che si manifesta in un'informazione che sta falsificando e in senso piuttosto strumentale una campagna elettorale vista solo "a due", senza che le altre forze in campo abbiano spazio né modo di far sentire la propria voce sui troppi tanti temi che agitano il dibattito politico. Dopo le proteste, dopo l'ultimo sit in di fronte a viale Mazzini con in campo la Sinistra Arcobaleno e il leader Bertinotti a dire basta con una Rai oligarchizzata, ieri è tornata l'Agcom, l'autorità per le garanzie nella comunicazione, a chiedere e senza mezzi termini che si ponga fine alla violazione sistematica della par condicio. Uno squilibrio che pende, e a favore del Cavaliere. E dunque la bacchettata contrè arrivata contro una situazione insostenibile, accompagnata da un atto di richiamo che pone la necessità di piantare dei paletti per un assetto pluralista dell'informazione a maggior ragione in campagna elettorale. Secondo la commissione Servizi e prodotti dell'Agcom occorre - precisa una nota - "un immediato riequilibrio dell'informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale". Soprattutto nei Tg - dice l'Autorità - dove è evidente quel "forte squilibrio" nel rapporto tra le formazioni maggiori e minori e tra Pdl e Pd, e tra queste con uno squilibrio palese a favore del Pdl. A riaprirsi è una polemica dibattuta, ma questa volta accesa da un centrodestra scatenato e da un centrosinistra determinato ad oscurare in ogni modo tutte le altre formazioni in campo. La par condicio è stata comunque violata. "Una situazione - denunciano gli esponenti della Sinistra Gennaro Migliore, Marco Lion, Gloria Buffo, Nicola Tranfaglia, Giovanni Russo Spena, Natale Ripamonti, Paolo Brutti - che è da tempo intollerabile". "In particolare - sottolineano - è grave l'atteggiamento discriminatorio da parte del servizio pubblico" dove sono le regole a prevedere notiziari che garantiscano la tutela del pluralismo, della completezza, dell'obiettività. E proprio ieri, concludono i parlamentari, è stato presentato un esposto affinché "venga sanata questa vera mutilazione della democrazia". Par condicio - dice il commissario Agcom Michele Lauria - "che è di difficile e dubbia applicazione sia da parte dell'Autorità sia da parte della commissione di Vigilanza Rai nonché dalle stesse emittenti televisive per la presenza di quindici candidati premier e circa una ventina di soggetti politici in competizione". "Da questa obiettiva situazione - spiega - nascono le polemiche, a volte corrette a volte strumentali"."La par condicio - continua - è presente in tutte le democrazie occidentali ed in Italia la legge è nata anche per fronteggiare il non risolto conflitto d'interesse". Eppure, "pur con questi limiti, l'Autorità, senza lasciarsi influenzare o intimidire - promette Lauria - vigilerà per garantire al massimo una competizione elettorale equilibrata". Con un monito che riguarda in particolare l'informazione televisiva: "Spetta al nuovo Parlamento, se lo riterrà opportuno, adeguare o meno la legge coniugandola al meglio con un'eventuale riforma della legge elettorale". La partita resta aperta. Sta di fatto che non si è posto ad oggi rimedio, e a meno di un mese dalle elezioni, a uno squilibrio informativo evidente. Ancora ieri la Sinistra è tornata di nuovo a denunciare l'ennesimo episodio di censura per un faccia a faccia assolutamente irregolare tra Gentiloni e Gasparri su Radio anch'io. "Il regolamento sulla par condicio, approvato dalla commissione di Vigilanza Rai - dicono gli esponenti della Sinistra - è chiaro: niente "faccia a faccia". Questa - aggiungono - è un'offesa ai cittadini, per fortuna molto numerosi, che non sono d'accordo né con Veltroni né con Berlusconi". "Siamo sempre più vicini - concludono - a una logica di regime ed è una ragione in più per esprimere un voto che sia davvero libero". 22/03/2008.

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Un patto mondiale per l'acqua ad opera del capitale internazionale? (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Riccardo Petrella* Secondo i potenti del capitalismo mondiale, la rarefazione sarebbe l'espressione più forte della "crisi dell'acqua" dove per "crisi" intendono essenzialmente l'inadeguazione sempre più grande tra l'offerta d'acqua - stabile, vuoi descrescente - e la domanda mondiale d'acqua in costante e rapido aumento a causa, sempre secondo loro, della crescita della popolazione e dei grandi bisogni legati allo "sviluppo" della Cina e dell'India. Beninteso, dimenticano totalmente di menzionare che la rarefazione è dovuta soprattutto all'uso insostenibile che le società umane hanno fatto delle risorse idriche negli ultimi cinquanta anni a causa di un'agricultura intensiva dilapidatoria, di un'industria predatrice, di un modo di vita urbano sprecoso e piratesco e di una classe di dirigenti obnubilata dal sogno di ricchezza e di potenza. Una rarefazione - e una crisi - che sono largamente reversibili. Non è, quindi, corretto di considerare, come essi sono riusciti a far credere all'opinione pubblica, che la rarefazione dell'acqua é inevitable e che la crisi è destinata ad aggravarsi, con semrpre più numerosi conflitti tra usi alternativi concorrenti e tra Stati. Le imprese fortemente dipendenti dall'acqua (imbottigliatrici di acque dolci gassificate e di acque minerali, imprese della carta, dell'alluminio, elettriche/nucleari, del tessile, di distribuzione dell'acqua potabile?) non hanno però dimenticato di rendersi conto che, non avendo esse stesse alcuna intenzione di modificare - né potrebbero farlo - il sistema di produzione, di consumo e di distribuzione che è all'origine dell'attuale rarefazione/crisi idrica, se manca l'acqua "buona" i loro stessi affari entreranno in crisi. Cosi non a caso, nell'ambito del Global Compact - l'alleanza conclusa nel 2000 tra l'Onu e le grandi compagnie pe promuovere una più stretta cooperazione tra le Nazioni Unite e le Glocos (Global Companies) - queste si sono fatte affidare dalle Nazioni Unite nel luglio 2007 il Ceo Water Mandate cioè il compito di riflettere alle soluzioni da portare alla crisi mondiale dell'acqua nel contesto del famoso PPP (Partenariato Pubblico Privato che di fatto, come noto, non è altro che la "Programmazione della Privatizzazione del Politico").Tra le imprese multinazionali private alla base del Ceo Water Mandate troviamo Nestlé, Coca-cola, Pepsico, Levi-Strauss, Unilever, Suez, Veolia, Pricehausewaters, delle società finanziarie degli Emirati arabi? Ed è soprattutto così che sin dal primo giorno del World Economic Forum di quest'anno (fine gennaio 2008, il fondatore-presidente del Wef, Klaus Schwab, Peter Brabeck, il Ceo di Nestlé ed il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, hanno affermato che l'acqua rappresenta, insieme al cambiamento climatico, il problema mondiale più critico dei prossimi anni e che, quindi, è urgente di mettere in opera un Patto Mondiale per l'Acqua. L'indomani i presidenti di Coca-cola e di Pepsico hanno dato il loro sostegno all'idea di un Patto Mondiale per l'Acqua. Sarebbe pericoloso credere che siffatte compagnie abbiano fatto tali dichiarazioni giusto perché "è bello fare delle belle dichiarazioni", come putroppo è d'uso in certi ambienti politici. Che ci sia una parte di "politica della comunicazione di immagine", non fa un'ombra di dubbio. Però, quel che è serio è che esse hanno una reale preoccupazione di mettersi in grado di controllare ed orientare, al fine della salvaguardia dei loro interessi, l'evoluzione dei problemi idrici nel mondo nel corso dei prossimi decenni. A questo fine, uno degli strumenti migliori, da tutti i punti di vista compreso quello dell'immagine e della retorica sulla responsabilità sociale dell'impresa, è quello di pilotare un Patto Mondiale per l'Acqua rispondente alla visione dell'acqua del mondo imprenditoriale e finanziario privato con il sostegno dagli Stati nazionali. Non v'è modo migliore per imprigionare l'acqua, il bene comune acqua ed il diritto all'acqua - il diritto alla vita per tutti - alle logiche del mercato, della "libera" concorrenza, dello "sviluppo" tecnologico, e dell'efficacia ed dell'efficienza finanziarie per il capitale internazionale privato. E non è questo, precisamente, che sta cercando di realizzare da anni il ministro Lanzillotta, cosa contro la quale i partiti della Sinistra l'Arcobaleno si sono battuti con energia finora? *Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale dell'Acqua 22/03/2008.

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Stefania Gemma VENAFRO Tregua finita. Com'era prevedibile, (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stampa Stefania Gemma VENAFRO Tregua finita. Com'era prevedibile, ... Stefania Gemma VENAFRO Tregua finita. Com'era prevedibile, il clima elettorale comincia a surriscaldarsi e piovono gli scambi di "cortesie". Incompatibilità. Ineleggibilità. Parole che a Venafro sono diventate di uso comune. Per due dei tre candidati sindaci è stato agitato lo spettro di un'eventuale impossibilità a ricoprire l'incarico di primo cittadino. Sia Nicandro Cotugno che Angela Maria Tommasone hanno dato ampie rassicurazioni in merito, chiarendo le rispettive posizioni. I cittadini venafrani hanno preso confidenza con il voto condito da corsi e ricorsi. Le ultime legislature sono state stroncate da questioni legali sfociate nella decadenza dei sindaci Enzo Bianchi e Vincenzo Cotugno. E i risultati sul buon andamento dell'amministrazione della cosa pubblica sono stati evidenti. Un vecchio adagio recita "non c'è due senza tre" ma, questa volta non dovrebbero esserci rischi del genere. Carta canta, come si suol dire. E, entrambe i candidati vogliono rassicurare l'elettorato, dimostrando di non avere nulla da temere. Pretestuose le motivazioni addotte, secondo Nicandro Cotugno, che ha invitato i maldicenti a "tirare fuori le carte". La questione sarebbe stata montata su un caso edilizio privo di consistenza oggettiva, perché eliminato nel senso letterale del termine. Conflitto di interessi nel caso di Angela Maria Tommasone. Nel senso che, qualora la candidata de "Il Patto" risultasse vincitrice, sarebbe contemporaneamente sindaco di Venafro e funzionario della Comunità Montana del Volturno, che tra i suoi comuni include anche Venafro. Ma, anche in questo caso, secondo quanto dichiarato dalla Segretaria Generale non c'è ombra di pericolo che possa verificarsi una situazione del genere. Secondo una sentenza della Corte di Cassazione, come precisato in una nota dalla dottoressa Tommasone, è lecita la cumulabilità della carica di Presidente della Comunità Montana con quella di sindaco di uno dei comuni appartenenti. Detto questo, "se la incompatibilità è inesistente per testuale forma legislativa, in capo al sindaco -si legge nella nota- necessariamente è da escludere che detta situazione possa essere ritenuta sussistente in capo al funzionario". Entrambi i candidati direttamente interessati si sono detti rammaricati per un inizio di campagna elettorale avvelenato da questioni del genere. Al riparo dal fuoco incrociato delle polemiche, almeno per il momento, il terzo candidato, Antonio Sorbo, per il quale non ci sarebbero elementi tali da metterne in pericolo la candidatura. Ma, siamo solo agli inizi. E i fuochi pirotecnici più spettacolari, si sa, vengono riservati alla chiusura.

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Beppe Grillo e il 'non voto' utile: "Il 13 mandateli tutti a quel paese" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Quotidiano.net" del 22-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

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Quindi l'appello: "Fatelo per loro. Fatelo per voi" Commenta dal blog di Beppe grillo Vocabolario Garzanti: Voto [vÓ-to]: 1. espressione della volontà, quando si deve eleggere qualcuno o si deve decidere qualcosa collettivamente. Utile [ù-ti-le]: 1. che può essere usato, che può appagare un bisogno 2. che apporta un vantaggio, un profitto; che è di giovamento efficace. Il voto del 13 aprile non è contemplato dal vocabolario, non possiamo infatti eleggere qualcuno, ma solo fare una croce su un simbolo di un partito. Anche la decisione collettiva è esclusa dalle elezioni politiche. Non è infatti un referendum e neppure una proposta di legge popolare. Per un utilizzo aggiornato della parola “voto” va quindi introdotto un nuovo significato: 1. manifestazione di carattere rituale con cui i cittadini ratificano le scelte dei partiti. Passiamo all'aggettivo “utile”. Qui andiamo senz'altro meglio. L'aggettivo “utile” insieme alla parola “voto” risignificata è perfetto: “voto utile”. Il voto utile può “essere usato, può appagare un bisogno”. E' facile dimostrarlo. Sottrae ai processi i condannati, riabilita i pregiudicati, sistema le mogli, stimola le amanti e piazza i figli di. Il voto utile “apporta un vantaggio, un profitto ed è di giovamento efficace”. Il ritorno economico è indubbio 25.000 euro al mese, la pensione dopo due anni e mezzo, le auto blu e, solo per i trasgressivi, coca e puttane e gli elicotteri dell'Aeronautica Militare. La campagna per il voto utile è senza confini. Morfeo Napolitano lo ha ricordato in suo raro momento di veglia dal lontano Cile. Ha difeso i partiti, espressione della democrazia, e attaccato i facili populismi. Poi ha ripreso a dormire. Lo psiconano e Topo Gigio sono da sempre in prima fila per il voto utile. Se li voti sei utile, altrimenti no. Testa d'Asfalto senza il vostro voto non avrebbe più Rete 4, i suoi amici pregiudicati, i conflitti di interessi. Il sindaco de Roma sarebbe costretto a andare in Ruanda o in Madagascar a scrivere libri e a salvare l'umanità in pericolo. Fatelo per loro. Fatelo per voi. Mandateli a fanculo il 13 aprile con un “non voto utile” alle elezioni politiche. [nÓn] [vÓ-to] [ù-ti-le]: 1. riconquista dello Stato da parte dei cittadini 2. delegittimazione del parassitismo dei partiti. V-day 25 aprile. Informazione libera in libero Stato. GUARDA IL VIDEOALITALIA Di Pietro: "Berlusconi fa insider trading" - ALITALIA Scontro Berlusconi-Veltroni - AGCOM In Tv Pdl pigliatuttoElezioni 2008, per chi voteresti? Commenti Invia commento Segnala ad un amico 22/03/2008 14:37 roberto-rieti per propagandare i suoi spettacolini di satira (si fa per dire)cavalca l'insofferenza e il malumore dei cittadini - non votare: ma che grande trovata ! - mandiamoli tutti a casa ! e poi ? - quale governo proporrebbe: lui presidente del consiglio? - ma i suoi seguaci non si rendono conto che accogliere il suo invito a non votare è la prù grande imbecillità che si possa immaginare ? - quand'anche decidessero di astenersi cosa credono di ottenere? - ci sono sempre altri milioni di persone che si recheranno regolarmente alle urne e quindi è soltanto una grande buffonata - Che continui a fare il pagliaccio e lasci stare la politica che non è per lui - mi stupisce che tanti media seri gli diano spazio e importanza. 22/03/2008 14:28 Andrea Caro Beppe tu ha ragione , ma se un ci vò io ci và qualche ... Coglione !!!! 22/03/2008 14:28 marco prato La cosa piu grave è che la verità ci venga detta da un comico. Giornali e televisioni sono al soldo dei partiti. La situazione è gravissima. Gli unici a non accorgersene sono proprio i nostri politici. Parlano di qualunquismo nei confronti di Grillo, in realtà sono i primi qualunquisti quando si tratta di promesse fatte in campagna elettorale e poi mai mantenute. ORA VOTATEVI DA SOLI. Chi va alle elezioni convinto di fare il proprio dovere non fa altro che dimostrare la propria ignoranza continuando ad alimentare questa farsa. 22/03/2008 14:20 Silvio Alza i toni dell'insulto e dell'invettiva perché ha già capito quale sarà il suo prossimo risultato elettorale : un rotondo PSICO-ZERO ! 22/03/2008 13:51 zio Totò Come comico non mi fa ridere Come politico mi fa ridere E' possibile sapere come "campa"? Sono presenti 5 commenti, invia il tuo commento! Pagine: 1 Nome: Email: Commento: Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro consenso al trattamento dei dati consenso allargato I commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla redazione Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Gossip Winona Ryder ci ricasca: beccata a rubare in farmaciaCronaca - Locale Malore improvviso per Frey Al suo posto c'è Avramov Sport Segui tutte le partite in tempo reale in attesa del big match Inter-JuvePolitica Di Pietro all'attacco: "Berlusconi sta facendo insider trading"Cronaca - Locale Pony pizza picchiato e derubato Negozianti aggrediti da finti clientiSpettacolo Successo per 'Il Rubacuori' Tiromancino al terzo postoCronaca - Locale Sequestrato e malmenato, ma i carabinieri lo salvanoCronaca - Locale Ascoli, Pasqua senza sorpresa A Cesena un pari amaroCronaca - Locale "Sei stilista? 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Che cosa ne pensate?Terrorismo, temi nuovi attacchi?Sei d'accordo con l'esonero di Piccioni? LA FOTO DEL GIORNO Sexy fashion Dalla musica alla passerella: un momento della sfilata della linea di lingerie Pussycat Dolls, alla settimana della moda di Los Angeles GUARDA LE IMMAGINI RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec stiche-->.

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Merkel stringe i rapporti tra Berlino e Tel Aviv (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

RESTO DEL MONDO Merkel stringe i rapporti tra Berlino e Tel Aviv Il 16 marzo la cancelliera tedesca Angela Merkel è arrivata in Israele per una visita di tre giorni. La stampa israeliana ha accolto con entusiasmo le sue dichiarazioni a sostegno degli interessi di Tel Aviv. "La Germania è il migliore amico di Israele in Europa", scrive Ha'aretz, "e forse addirittura nel mondo, se si escludono gli Stati Uniti. Merkel sente di avere una grossa responsabilità nei nostri confronti, sia per la questione dell'Olocausto sia per l'atteggiamento antisemita della Germania Est, dove è cresciuta". Sullo stesso quotidiano, il columnist Tom Segev sottolinea che "neanche gli Stati Uniti erano arrivati a sostenere, come ha fatto Merkel, che una minaccia alla sicurezza di Israele è una minaccia alla sicurezza del proprio paese". Secondo Maariv "durante questa visita Merkel ha visto da vicino la natura del conflitto israelo-palestinese e la sincerità del nostro impegno in favore della pace. Ora dovrebbe trasmettere le sue impressioni ai colleghi europei". Critica, invece, la stampa araba. Il quotidiano siriano Al Thawrah osserva che "stabilire un collegamento tra la sicurezza di Israele e quella della Germania vuol dire cedere all'estorsione di Tel Aviv". Secondo il qatariota Al Watan "d'ora in poi molti arabi e musulmani proveranno irritazione, e forse odio, verso la Germania ", mentre in Giordania Al Arab Al Yawm commenta: "La Germania in questi ultimi anni aveva adottato un atteggiamento equilibrato nei confronti della causa palestinese. La visita di Merkel ha azzerato tutto". Un commento positivo arriva dal palestinese Al Quds: "Apprezziamo il sostegno della Germania all'economia e alle istituzioni palestinesi. Ma il sostegno politico dovrebbe essere pari a quello finanziario. In questo senso, la dichiarazione di Merkel secondo cui l'attività d'insediamento di Israele è un ostacolo sulla via della pace deve essere considerata un segnale positivo".

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"Uspidalì, parliamone in un Consiglio aperto" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

SEDUTA DEL 26. APPELLO DEI LAVORATORI AL COMUNE "Uspidalì, parliamone in un Consiglio aperto" [FIRMA]RODOLFO CASTELLARO VALENZA Un consiglio comunale aperto. L'hanno chiesto i lavoratori dell'Uspidalì, riuniti l'altra sera in assemblea al Centro San Rocco di piazza Statuto. Al dibattito, indetto dalla Rappresentanza Sindacale di Base, hanno partecipato, oltre agli interessati alla vertenza, numerosi cittadini, rappresentanti politici e sindacali. "Come Rdb/Cub, abbiamo cercato di rallentare e modificare questa deriva culturale che ha dirette conseguenze negative su lavoratori e cittadini utenti - spiega Giovanni Maccarino - in particolare, a Valenza le conseguenze ricadrebbero sugli ospiti della casa di riposo. Siamo rammaricati dal modo in cui s'intende affrontare il futuro e soprattutto per il fatto che, per un confronto, i soggetti debbono essere almeno due. Uno di questi, l'amministrazione, ha chiuso le porte tanto che la riunione con le organizzazioni sindacali è stata anticipata di tre giorni, dal 31 al 28, ma sempre dopo il consiglio comunale del 26 senza lasciare nessuno spazio al confronto con i diretti interessati". Di qui la rabbia dei lavoratori, con scambi di vedute influenzati da scelte obbligate. E' stato più volte ribadito che il servizio sociale in questione deve rimanere pubblico, al pari degli stessi dipendenti, per mantenere alta la qualità e la dignità. Al termine, la Rdb ha proposto per il giorno 26 (fissato dall'Amministrazione per il consiglio comunale) la seduta aperta, chiedendo un'assunzione di impegni da parte dei politici intervenuti e di mantenere alta l'attenzione, continuando con la mobilitazione volta ad una ulteriore apertura al dialogo prima della seduta del 26 sera e invitando la cittadinanza a vigilare e presidiare. "Non accetteremo alcun baratto volto a indebolire la lotta intrapresa autonomamente dagli interessati - conclude Maccarino - ma eviteremo di far entrare in conflitto i lavoratori stabili con i precari. Passiamo la patata bollente o meglio la ''croce'' all'amministrazione".

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Una nomination ai David di Donatello come miglior attore non protagonista per Caos calmo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Una nomination ai David di Donatello come miglior attore non protagonista per "Caos calmo". Poi uno spettacolo affrontato da interprete e regista, che proprio a Torino festeggerà la centesima replica e che "dà soddisfazioni oltre ogni aspettativa". E un'altra regia teatrale già in calendario, mentre la prossima settimana in tv si programma un cammeo nella fiction di successo "I Cesaroni". Ancora, la nomina a direttore del Teatro Stabile dell'Abruzzo. Insomma, vittoria schiacciante della credibilità artistica sul pregiudizio, quello generato da un fisico - come dice lui - "un po' fuori dal comune". Ovvero - traduciamo noi - praticamente perfetto. "Devo dire che sto vivendo un periodo di soddisfazioni": Alessandro Gassman lo ammette senza cerimonie. Non che il passato sia stato avaro con lui, sulla scena da 25 anni, a partire da quel debutto del 1982 con papà Vittorio, ne "I misteri di Pietroburgo" di Dostoevskij, un esordio da "delfino" di rango e, da lì in avanti, uno slalom ininterrotto tra palcoscenici, set cinematografici e televisivi. Ma vuoi mettere la soddisfazione di firmare la seconda regia teatrale e sentire ora chiaro e forte il consenso, non solo delle fans, ma anche della metà maschile del pubblico, oltre che degli addetti ai lavori? Normale che Alessandro ci arrivi su di giri, a Torino, con "La parola ai giurati", testo di Reginald Rose che dirige e interpreta, all'Alfieri dal 25 al 30 marzo, affiancato da un cast di undici attori, tutti uomini. Così niente conflitto d'interessi con le ammiratrici? "Le fans sono benvenute. Ricevo mazzi di rose e sarei falso a dire che non mi fa piacere. Ci mancherebbe, ho fatto pure un calendario senza veli. So che gran parte del pubblico femminile viene in teatro per vedere me. Ma quello che vorrei mostrare è altro e credo che dopo un quarto d'ora sia evidente a tutti". In che senso? "Il pubblico teatrale sa che in scena l'immagine conta poco. Spesso sono camuffato: è successo anche che interpretassi un ultraottantenne. La questione del feeling estetico decade. Ne "La parola ai giurati", poi, il tema è così forte che l'attenzione si sposta dalla mia persona allo spettacolo". Di che si parla? "Il testo è ambientato nella New York Anni '50. Una giuria, formata da 12 uomini, diversi tra loro per età, formazione, lavoro, è chiamata a giudicare un ragazzo ispano-americano accusato di parricidio. Per 11 di loro la questione sarebbe risolta a priori con un verdetto di colpevolezza. Ma, per fortuna, c'è il dodicesimo". E cosa combina questo dissidente? "Fa valere il principio secondo cui una condanna deve implicare la certezza del crimine al di là di ogni ragionevole dubbio. L'imputato verrà dichiarato non colpevole". Un testo impegnativo, questo realizzato con il patrocinio di Amnesty International. "Sicuramente. Dopo la mia nomina a direttore di un Teatro Stabile sento la responsabilità di affrontare tematiche sociali. In questo caso sono ancora più motivato: disapprovo la pena di morte. Un argomento che, dopo la moratoria, è nuovamente di grande attualità". Da qui la messinscena? "Non solo. E' un testo bellissimo. Come il film del '57 di Lumet, con Henry Fonda protagonista. Come regista ho cercato di rifarmi a un'impostazione cinematografica, con un velario scuro a rievocare certe riprese, una finta pioggia realizzata come al cinema e un generale realismo. Si tratta di uno spettacolo corale, dove contano le storie dei singoli, anche di chi in quel momento non sta parlando". Il teatro l'appassiona più di cinema e tv? "Il teatro è assoluta libertà. Inebriante. Nel cinema sei comunque uno scritturato, mentre la tv, la accolgo senza spocchia. Non rifiuto la notorietà che danno questi media. Anzi, se dopo tanti anni di lavoro la gente non mi chiedesse l'autografo, penserei che qualcosa non va. La popolarità è piacevole, purché si riescano a comunicare cose che vanno oltre. All'estero è normale scindere look e talento". Speriamo in un approccio più artistico che erotico per la sua tappa sotto la Mole. "Con la città ho un rapporto molto forte: mia moglie, Sabrina, è in parte sabauda e in parte austriaca, la sua famiglia abita qui. Io stesso ho vissuto per molti mesi a Torino, ci ho iscritto mio figlio all'asilo e ci sono stato benissimo. Dieci anni fa non lo avrei detto". Perché? "Perché è una città che oggi sta crescendo. Ci sono magnifiche librerie, negozi, musei come quello del cinema dove torno ogni volta. E poi, per un ghiottone come me la vera pacchia sono i ristoranti".

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SOC GEN, MAXI MULTA IN ARRIVO L'AUTORITÈ des Marchès Financieres ha inflitto a Sociètè Gènèrale, red... (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

SOC GEN, MAXI MULTA IN ARRIVO L'AUTORITÈ des Marchès Financieres ha inflitto a Sociètè Gènèrale, reduce dal caso del trader Jèrome Kerviel, una multa da 300mila euro per non aver gestito e prevenuto i potenziali conflitti d'interesse con l'attività di Amber, un hedge fund con base alle Isole Cayman. - -->.

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L'IMPORTANTE è distinguere la realtà dal buon senso. La realtà (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

Argomenti: Conflitto d'interessi

L'IMPORTANTE è distinguere la realtà dal buon senso. La realtà è molto semplice, lineare: esiste una legge sulla cosiddetta par condicio, che è come dire che di fronte all'informazione politica siamo tutti uguali; e fino a quando c'è, bene o male va applicata. Dura lex (anche se stupida) sed lex. Altra cosa, però, è farne lo scudo, la spada fiammeggiante di questa campagna elettorale. Per spiegarci: è comprensibile che le forze minori alzino i toni sull'argomento, anchè perchè ogni protesta diventa un titolo, uno spot. Sapendo, però, che non sarà applicando questa legge che i piccoli diventeranno grandi, o viceversa. E non sarà applicandola in modo ottuso, burocratico che si rende un buon servizio agli elettori. Il fatto che un partito dello 0,1, o anche meno, solo per il fatto di essersi candidato a guidare il Paese, debba avere lo stesso spazio di una forza da 35/40 per cento, è insomma una evidente stupidaggine. Che ci rende ancora una volta unici nel panorama mondiale. Tanto per capirsi, sarebbe come se un giornale fosse obbligato a dare lo stesso spazio a una lite da bar, e al delitto di Cogne. Quindi, da un lato la legge, e dall'altro il buon senso. A 360 gradi ovviamente. Da parte dei candidati premier ,in primo lugo, che fanno bene a rivendicare i propri spazi, ma senza incatenarsi al portone del Quirinale perchè Berlusconi o Veltroni hanno più spazio in tv. Pubblica o privata che sia. E da parte delle tv, ovviamente, che possono anche usare ad elastico le regole della legge, ma senza trasformarle in una fionda contro gli avversari politici. Per essere chiari se deve essere 50 e 50 non si può fare 90 e 10. Anche perchè tutti i protagonisti di questa commedia, politici e tg non devono mai dimenticare che la gente, noi elettori, guardiamo, ascoltiamo, valutiamo, ma lo facciamo sempre con la testa e mai con il cronometro. Insomma, se uno dice una cosa intelligente e convincente in pochi secondi, il suo messaggio fa più breccia di quello banale di uno che occupa per ore il piccolo schermo. Non a caso, con le stesse tv, gli stessi conflitti di interesse, gli stessi Telekabul e Tg4, gli italiani hanno di volta in volta votato in modo diverso. A conferma che la testa dei cittadini è matura, attenta: più di quella perversa che ha inventato la par condicio. In cui tutti sono uguali. Fino alle urne. - -->.

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Filippetti: La classe operaia tornerà a sinistra (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 23-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

Argomenti: Conflitto d'interessi

PORTAVOCE DEI DEPUTATI FRANCESI, EREDE DI SEGOLENE, BOCCIA SARKO: HA GIA' DELUSO I CETI POPOLARI Filippetti: "La classe operaia tornerà a sinistra" di CRISTINA BELVEDERE ? PERUGIA ? LA LAUREA all'École Normale di Parigi, l'elezione come consigliere dei Verdi nel quinto Arrondissement (quello della Sorbona e del Pantheon) e la nomina a portavoce dei deputati francesi non le bastano. Ora Aurelie Filippetti (foto Crocchioni), classe 1973, rende omaggio alle sue origini italiane (la famiglia è di Gualdo Tadino in provincia di Perugia), pubblicando il suo primo romanzo dal titolo "Gli ultimi giorni della classe operaia". E in occasione della presentazione ufficiale del libro, nel capoluogo umbro dinanzi al segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani, Aurelie non si è risparmiata. Un sondaggio dice che in Italia il 46% degli operai è orientato al voto verso destra, un dato che va di pari passo con l'impoverimento del Paese. Che ne pensa? "Che è esattamente quanto accaduto in Francia con l'elezione di Sarkozy. La destra aveva promesso l'aumento dei posti di lavoro e quello del potere di acquisto dei salari, argomenti che hanno indotto il 50% degli operai francesi a dargli fiducia. Oggi, a dieci mesi di distanza, l'inversione di tendenza attestata dalle amministrative è la dimostrazione più evidente della loro delusione. La gente è stanca dello stile Sarkozy che sta dimostrando di non saper rappresentare le persone comuni. Il tenore di vita della Francia si è molto abbassato, soprattutto per i pensionati, i giovani, la classe media e quella operaia. Inoltre l'inflazione continua a crescere, ma Sarkozy pensa a cavalcare le scene invece di intervenire governando". Molti vedono in lei l'erede di Ségolène Royal. "Lavoro con Ségolène, ma sono troppo giovane per sostituirla. Lei ha un grande avvenire nella Sinistra, sarà la nuova prima segretaria del partito". In Italia non mancano i conflitti interni alla Sinistra... "E' vero, il Pd ha dei problemi con la sinistra estrema, quella degli ex comunisti, con una parte dell'elettorato che è confuso perché ha paura di perdere la sua identità politica. Noi in Francia abbiamo guardato comunque con grande interesse a questa operazione di aggregazione, primarie comprese. Un modello che potrebbe funzionare anche in Francia dove peraltro la coalizione che verrebbe a crearsi avrebbe maggiore stabilità, vista la forza del partito socialista". Quale risultato prevede per le politiche in Italia? "Previsione difficile, spero ovviamente che ce la faccia il Pd. L'Italia comunque ha una questione irrisolta a monte, quella della legge elettorale: non capisco proprio perché la sinistra non l'abbia cambiata quando era al governo...". - -->.

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Il nome (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Il nome Maria Novella Oppo VELTRONI, intervistato da Daria Bignardi nel corso delle Invasioni barbariche, ha spiegato perché non fa mai il nome di Berlusconi. E forse ha ragione, visto che, a nominarlo, ci pensano tutti gli altri (noi compresi). Infatti il cavaliere ogni giorno si inventa il modo più squallido per fare notizia, offrendo ai suoi servi pagati il loro pane quotidiano e a tutti gli altri un motivo di indignazione, o un alibi per metterlo in apertura di tg, come testimoniano a sufficienza i dati del Garante. Quindi, anche a criticare le sue uscite scorrette, se non addirittura scurrili, si rischia di fargli il favore di tenerlo sempre al centro del paesaggio. E la par condicio, col suo minutaggio, non può correggere un conflitto di interessi che non ha uguali al mondo. Ma pensate che cosa sarebbero i tg senza neanche quel velo pietoso sulle peggiori vergogne. Perciò, a Berlusconi non conviene incontrare Veltroni in tv, senza supporter pronti a coprirgli le spalle (e la pelata), o a reggere il gioco dei suoi imbrogli a orologeria, come la cordata Alitalia. FRONTE DEL VIDEO.

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Movimenti e reti civiche nello scontro elettorale (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stai consultando l'edizione del Movimenti e reti civiche nello scontro elettorale Pancho Pardi La profonda ingiustizia della legge elettorale, il suo ostacolo alla libera espressione della volontà popolare, avevano indotto molti promotori di iniziative civili ad adottare la parola d'ordine "Non voto se non posso scegliere". Posta per necessità espressive in forma negativa aveva sempre voluto affermare una volontà positiva: "Voto solo se posso scegliere". Minacciava l'astensionismo in nome di un diritto fondamentale. La parola d'ordine esprimeva e continua a esprimere un'esigenza essenziale dei cittadini, ma era più facile sostenerla quando appariva prevedibile una sconfitta elettorale del centrosinistra: con un partito, il Partito Democratico, solo di fronte a una coalizione intera, nessuno avrebbe potuto essere accusato di aver messo a rischio un successo. Ma ora la coalizione avversaria non è più intera e il Partito Democratico non è più solo, dopo essersi apparentato con Italia dei Valori. Il distacco tra i due schieramenti si è ridotto. Poiché contendere il premio di maggioranza non appare più impresa proibitiva è necessario trovare il modo di partecipare alla lotta con esito costruttivo. È perciò che alcune significative esperienze dei movimenti e delle reti civiche, dal Piemonte alla Toscana e all'Umbria, dal Lazio alla Calabria e alla Sicilia, hanno accettato l'offerta che Italia dei Valori ha proposto loro: candidarsi nelle sue file per portare in Parlamento la voce di chi aveva animato la partecipazione popolare e dato un sostanziale contributo a salvare la Costituzione. Diviene così possibile convincere persone e gruppi, che avrebbero vari motivi per astenersi, a dare invece un voto efficace per battere il centrodestra. Ma non si può pensare che i soggetti del protagonismo civile siano pronti a una delega in bianco. Il loro voto può essere prezioso per la vittoria, le loro opinioni possono dare un contributo utile alle riforme da fare. Occorre affrontare alla radice la malattia della politica italiana. Tanto più ora che la stagnazione economica si aggrava per l'aumento inarrestabile del petrolio e si avvita nelle crisi bancarie. Non se ne uscirà bene senza aver rinnovato in profondità lo spirito del paese. Ma ciò non è possibile se si lascia intatto il sistema della politica oligarchica che si è affinato negli ultimi decenni. Le misure da più parti avanzate richiedono un'attenta valutazione critica: la riduzione del numero dei parlamentari e il monocameralismo non intaccano che in minima parte i costi della politica e potrebbero perfino rendere più compatta la casta. Il premierato prefigura un potere accresciuto del governo su Parlamento e Magistratura, un potere che potrebbe ancora cadere nelle mani meno adatte. Si può accettare a cuor leggero una prospettiva simile? Movimenti e reti civiche sanno bene che la politica e l'amministrazione, tramite la gestione del territorio, sono profondamente intrecciate con gli affari e i poteri finanziari. L'oligarchia vi si alimenta e riproduce. La massima trasparenza di tutte le decisioni, che per ora è desiderio irrealizzabile, è necessaria ma non sufficiente. Occorre introdurre precisi criteri di assoluta incompatibilità tra ruoli elettivi e interessi privati, tra esercizio del potere politico e interessi privati, tra ruoli elettivi e incarichi di rilievo pubblico. Dunque solo una vera legge sul conflitto d'interessi può garantire ai cittadini che gli interessi privati non guidino le decisioni pubbliche. Solo così si può cominciare a eliminare la distorsione sistematica che incrina alla radice la certezza del diritto e costringe ad esempio il giovane a cercare lavoro non con la preparazione e il merito ma per vie clientelari. È necessario poi assicurare la perfetta trasparenza dei bilanci dei partiti. Adottare un sistema democratico per la selezione delle candidature. Porre un limite ragionevole ai mandati elettivi: la politica non può diventare un mestiere a vita. Le leggi vergogna non possono continuare impunemente a ferire il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Non ci si può dimenticare di abrogarle. Altrimenti continueranno in silenzio ad avvelenare la vita civile. E l'impunità del falso in bilancio continuerà a danneggiare i piccoli azionisti. Né si può dimenticare la sostanziale ineguaglianza del sistema fiscale: chi ha di meno paga tutto, chi ha di più paga di meno. Infine si deve garantire che i cittadini possano decidere in piena autonomia su tutti i temi d'interesse pubblico. E ciò impone la fine del duopolio televisivo, l'autonomia dalla politica delle reti pubbliche, la moltiplicazione delle reti private in regime di parità. www.panchopardi.it.

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Chi pagherà la cordata elettorale del cavaliere - eugenio scalfari (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Chi Pagherà La cordata elettorale del cavaliere EUGENIO SCALFARI Berlusconi, per come racconta la cronaca e come lo ricordo io che fui anche testimone diretto, è stato l'inventore delle cordate fasulle. La più celebre fu quella della Sme, passata anche sui tavoli della giustizia civile e penale. Per bloccare il contratto già firmato tra De Benedetti e l'Iri, s'inventò un'inesistente cordata guidata da un suo prestanome, certo Scalera, che rimise in gioco l'accordo per il tempo necessario a riaprire il gioco. Poi Scalera scomparve, scomparve fisicamente, e la cordata Fininvest-Ferrero-Barilla ne prese il posto, ma era fasulla anche quella. Alla fine lui si ritirò e Ferrero-Barilla si divisero le spoglie della Sme. In quel caso la Fininvest non aveva altro interesse che fare un favore politico a Craxi. Il compenso fu il famoso decreto soprannominato "decreto Berlusconi" con il quale il governo bloccò la sentenza della Corte Costituzionale autorizzando le televisioni Fininvest a trasmettere in barba alla sentenza della Corte e dei tribunali che le avevano emesse. Non fu il solo caso. Ce n'erano stati altri all'epoca della guerra di Segrate, che vide ancora una volta opposti lui da un lato e la Cir di De Benedetti dall'altro e che culminarono nel famoso "lodo Mondadori" anch'esso transitato sui tavoli della giustizia civile e penale con esiti a volte a lui favorevoli a volte contrari, sepolti infine dalla prescrizione. Il personaggio è dunque coniato in questo modo, se ne infischia dei conflitti d'interesse, se ne infischia delle leggi e se ne strainfischia delle norme europee. Guarda al sodo, al suo interesse, animato dall'istinto del combattente e dagli spiriti animali d'un capitalismo senza regole. Però questa volta non gioca sul tavolo delle tre carte. Questa volta ? credetemi ? fa sul serio. SEGUE A PAGINA 25.

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Lavoro, ispettori nel mirino (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina I - Bari Dopo l'incidente di Molfetta emerge un inquietante conflitto di interessi nel settore delle verifiche Lavoro, ispettori nel mirino Società di famiglia per i controlli: un fascicolo in procura Certificati medici rilasciati con leggerezza, controlli mai fatti, autorizzazioni firmate in bianco e consulenze affidate a chi avrebbe poi dovuto controllare. Potrebbe abbattersi una tempesta su molte delle società di medicina del lavoro attive in Puglia. è la "fase due" dell'inchiesta sulla tragedia di Molfetta, la strage del lavoro con 5 vittime. Sotto la lente la Meleam, che ha fornito all'autolavaggio il "pacchetto sicurezza", e le aziende di settore collegate. SERVIZIO A PAGINA III.

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Manca la culturadelle dimissioniperché non c'èquella delle regole (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Eliot Spitzer, il governatore dello Stato di New York, si è dimesso e ha chiesto scusa del suo comportamento ai cittadini e a tutti coloro che avevano creduto in lui e ai principi sostenuti, ai quali è venuto meno. Si ricorderà che il generale George Patton fu costretto dallo stesso Stato Maggiore a scusarsi pubblicamente coi suoi soldati per aver dato del vigliacco a un combattente colpito da esaurimento nervoso. Senza contare Richard Nixon e il caso Watergate. Questa è anche l'America tanto bistrattata in questi ultimi anni. In Italia, culla di civiltà, le dimissioni sono state abolite dal vocabolario politico, salvo se per convenienza. Infatti il deputato/imputato Cosimo Mele, dopo i fatti di via Veneto, le ha date dall'Udc per passare subito però al gruppo misto. Da questo molto poco onorevole, scuse non se ne sono sentite, eppure l'elettorato cattolico se le sarebbe ben meritate. Da Bassolino & Co. di dimissioni manco a parlarne, ma almeno le scuse ai loro concittadini e a tutti i contribuenti italiani per i danni diretti e indiretti provocati dalla malgestione della spazzatura in Campania ce le saremmo aspettate. Per tacere dei derivati stipulati dalla Regione Campania tramite stretto congiunto (fonte Report - Rai 3). Nulla di nulla. Anzi sufficienza e arroganza. Per certe colpe, oltre le scuse, proporrei il ripristino delle punizioni corporali in pubblico. Ma questo è un sogno che non vedrò mai realizzato. Un vero peccato. Guido Testa GENOVA 23/03/2008 Il tema delle dimissioni degli uomini pubblici non riguarda, a mio parere, solo la concezione di moralità propria della politica italiana (sulla quale non serve sprecare altre parole) ma abbraccia una sfera più ampia e riguarda l'intera società. Se chi si trova al centro di uno scandalo è così restio a fare un passo indietro, lo si deve anche al fatto che non percepisce attorno a sé, e ai suoi comportamenti, la sanzione sociale. È quel sentimento diffuso che esprime censura, disapprovazione, insofferenza. Che le rende palpabili. E che costringe a farci i conti. Non c'è nulla del genere, in Italia. Ora, sui motivi per cui noi si sia tanto diversi dagli anglosassoni (ma anche da molti altri) la discussione è aperta. Qualcosa ha a che fare con un'insufficiente cultura delle regole, che comincia con la disinvoltura con cui tutti noi parcheggiamo in seconda fila (senza naturalmente dimenticare di accendere i lampeggianti dell'emergenza) e finisce con una varietà di illeciti che vengono generalmente scambiati per una dimostrazione di furbizia (conflitti d'interesse compresi). E qualcosa ha anche a che fare con una diffusa ipocrisia che aiuta a presentare i vizi privati come pubbliche virtù o, se si vuole, a predicare bene e a razzolare male. Deprecare i politici è giusto. Ma finisce per diventare inutile se la cosiddetta società civile nuota nella stessa acqua. 23/03/2008.

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Spoglie di san pio l'associazione chiede il sequestro (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina V - Bari La polemica Spoglie di san Pio l'associazione chiede il sequestro Non si ferma la battaglia dell'associazione Pro padre Pio l'Uomo della sofferenza, contro l'esumazione delle spoglie. Il presidente, l'avvocato Traversi, precisa che è ancora in corso il procedimento penale contro l'arcivescovo di Manfredonia monsignor D'Ambrosio (denunciato per vilipendio di cadavere) e nei confronti dei frati della commissione che ha riesumato il santo. Giorni fa, il tribunale di Foggia aveva giudicato inammissibile il ricorso dell'associazione contro l'esumazione. "L'Associazione - precisa Traversi - ha rinnovato la richiesta di sequestro delle spoglie di padre Pio al fine di ricomporle nel sepolcro ed esporle alla venerazione dei fedeli". Secondo Traversi, "il dottor Michele Di Bari, commissario prefettizio del Comune di San Giovanni Rotondo non poteva e non doveva firmare l'autorizzazione di riesumazione di padre Pio, in quanto componente del cda della Casa Sollievo della Sofferenza, presieduta da monsignor Domenico D'Ambrosio, per conflitto di interessi. La questione è stata rimessa all'attenzione della procura di Foggia".

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Bertinotti: <Nuova sinistra, processo irreversibile> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

"Evidenti tendenze neocentriste, ma che portano con sé elementi di instabilità. Lì sta la nostra forza" Bertinotti: "Nuova sinistra, processo irreversibile" Una campagna elettorale ingessata dal duopolio Pd-Pdl sui media, i compiti della Sinistra Arcobaleno nella società e nelle istituzioni, i rischi di neocentrismo e le "praterie" che in futuro potrebbero aprirsi a sinistra. Più che ottimista, Fausto Bertinotti è "speranzoso". In un forum di un'ora e mezza con la redazione di Liberazione , il candidato premier della Sinistra Arcobaleno confida i suoi timori per il voto di aprile e per la fase politica che si è aperta, riconosce la difficoltà della sfida, ma sembra disegnare scenari che solo per un periodo potrebbero portare vacche magre a sinistra. Le convergenze programmatiche tra il Pd di Veltroni e il Pdl di Berlusconi non porteranno stabilità, scommette Bertinotti. Tutt'altro: fa fede quanto sta succedendo in Germania, dove sotto un governo di Grande coalizione "sono ripartiti gli scioperi" e la Spd si guarda a sinistra, alla Die linke. E anche in Francia, dove lo sforzo calmieratore del conflitto sociale portato avanti da Segolene Royal in campagna elettorale (perfetto stile Pd) si è specchiato nelle politiche di Sarkozy e ora la sinistra cresce alle amministrative. Insomma, non tutto è perduto anche se al momento "la crisi della politica, che reca con sé anche la crisi di credibilità dei media, è pesante". La Sinistra Arcobaleno, avviata in un cammino unitario "irreversibile", sottolinea più volte il candidato premier, viaggia "verso l'opposizione, pur non dismettendo l'analisi del rapporto tra società e governo". Obiettivo: crescere. "In campagna elettorale dobbiamo dare il senso dell'impresa di costruire una nuova sinistra. Bisogna far sì che la sinistra non sia solo denuncia e protesta, è un pericolo che va contrastato". PIERO SANSONETTI: Ci fai una valutazione di questa campagna elettorale? Abbiamo speranze di uscirne vivi? BERTINOTTI: E' difficile farsi un'opinione sull'andamento della campagna elettorale e sul suo esito. Tanto vale essere fiduciosi, ottimisti, speranzosi. In questa campagna elettorale ci sono due piani che secondo me non interagiscono. Il primo è il piano dell'inchiesta. In campagna elettorale si moltiplicano le relazioni con il Paese, avviene un censimento dei bisogni e ne scaturisce anche una discussione interessante sul rapporto tra i bisogni e le risposte che tu dai. La gerarchia dei problemi di questa campagna elettorale è a favore nostro, indica la necessità di un discorso di sinistra. Non c'è nessuno che non metta i salari al primo posto delle priorità. Non era così nella scorsa campagna elettorale, quando noi facemmo la campagna sul "non si arriva alla fine del mese", ma allora era una tesi molto radicale e molto configurata in una certa realtà socio-politica, non aveva alcuna capacità espansiva. Adesso, tutti, sia quelli che pensano che i salari vadano aumentati, sia quelli che fanno finta, sia che non fanno finta, considerano il tema al primo posto nella gerarchia. Non al primo posto in una gerarchia di coinvolgimento emotivo, però. Perché? In genere, nella nostra tradizione di esperienza di campagna elettorale, comizi e manifestazioni, la questione salario è immediatamente la questione giustizia ed è immediatamente la questione identitaria. Oggi, anche forse per la sua estensione, è una questione di necessità, di bisogno fortissimo, non così in rilievo di cultura politica da costituire un elemento identitario ed emozionante. Lo sono invece i diritti civili, i diritti della persona che, secondo quanto ho visto in campagna elettorale, assolutamente prendono il primo posto nella capacità di costituire emozione e passione. Lo misuri dagli applausi: l'intervento di una donna sulla nascita e l'aborto, per esempio, evoca un elemento di costituzione del tuo popolo che tempo fa si produceva sulle questioni sociali. L'altro piano della campagna elettorale è come viene raffigurata nelle comunicazioni di massa. Parlo del duopolio Pd-Pdl. I contenuti programmatici di ciascuna forza hanno un evidente carattere strumentale, sono inattendibili. Quando vengono tradotti sul piano della comunicazione, nessuno crede che quello sia un discorso che abbia una pregnanza, che induca un rapporto con il voto. C'è solo la richiesta di parteggiare in termini passivi, di delega. La domanda non è più: "Quali problemi vuoi risolvere e come", ma "Chi vince". L'elettore è trattato come uno spettatore di una partita di calcio quando la sua squadra del cuore non è in campo. L'elettore è di fatto partecipe esterno di una competizione. Ora, quale dei due piani vince? Non so dare una risposta. Nel sistema delle comunicazioni di massa è attesa la vittoria del secondo, io non ne sono così sicuro perché secondo me non c'è solo la crisi della politica e delle istituzioni ma anche la crisi della credibilità delle comunicazioni di massa e dei comunicatori. E' anche per questo che i sondaggi, con tutto il rispetto per le professioni, non sono attendibili. Per tutto questo è difficilissimo fare una previsione sul voto. Aggiungo un'altra ragione: oggi il carattere unitario del Paese è messo in discussione radicalmente, non c'è nel Paese reale e nei corpi intermedi, nelle istituzioni. La scomposizione sociale è enorme. Anche quando si dice nuove generazioni, di chi parliamo? Quante sono le facce di questo prisma? Certo che è un prisma, ma le facce muovono in direzioni totalmente diverse tra di loro, rifrangono mondi completamente diversi tra loro. Per questo bisogna trasmettere il senso dell'impresa. Come dicevano i vecchi: "Per non sapere né leggere, né scrivere questo faccio". Noi, per non sapere né leggere, né scrivere, dobbiamo porre l'accento sul senso dell'impresa di costruire una sinistra nuova in Italia. Non è una mossa del cavallo, ma l'unica conclusione possibile che puoi trarre in questo magma per tentare di ricomporre queste facce articolate in un'idea di società, di cambiamento. I sondaggi contano poco. Per capire, è più utile uno sguardo soggettivo. In campagna elettorale ho notato che appena spunta la possibilità di questa nuova sinistra, non di un cartello elettorale ma di un soggetto politico, scatta una partecipazione coinvolta. A volte bastano anche solo elementi simbolici. Esempio: comizio alla Sala dei Notari a Perugia, così piena l'abbiamo vista solo con Ingrao in passato, per me è come una medaglia al valore... Parla Claudio Carnieri, pezzo storico della sinistra umbra. Il fatto che parli lui ed io, cioè due che ieri non stavano nella stessa formazione politica, fa scattare una condizione psicologico-culturale e sentimentale tutta diversa. C'è un salto rispetto al comizio ordinario perché è come se diventasse immediatamente credibile e alla portata la costruzione del soggetto della sinistra. Il risultato della campagna elettorale dipenderà in larghissima misura da questo fattore, cioè da quanto riusciremo a dimostrare che è in corso di costruzione irreversibile il soggetto della sinistra italiana che nasce dalla Sinistra Arcobaleno. SANSONETTI: Il tema che più appassiona è cosa farà la sinistra in futuro, come si fa, in che modo funzionerà... BERTINOTTI: Di questo ne parliamo dopo il 14 aprile... SANSONETTI: Ne parleremo dopo il 14 aprile, quando ci troveremo in una situazione politica nuova a conclusione di una campagna elettorale fra le più curiose che io ricordi, con due partiti fondamentali che si affrontano senza mordersi. E' probabile che dopo il voto ci ritroveremo in una situazione politica con elementi consociativi, non sappiamo quali, non sappiamo se ci sarà la grande coalizione. Ma la soluzione consociativa per gran parte delle forze politiche in Parlamento è dietro l'angolo: parte dalla dichiarazione di cancellazione del conflitto sociale del Pd, si conclude con la messa in mora della lotta politica. Io credo che una delle conseguenze sarà un'ulteriore divaricazione tra popolo e politica. Una situazione di questo genere non rischia di spingere l'attuale crisi della democrazia verso una crisi delle libertà?. BERTINOTTI: Mi pare evidente che ci sia una propensione che non so se chiamare consociativa. La chiamerei neocentrista. Il punto cruciale è la tendenza a farsi centro da parte delle principali forze politiche, tendenza che non è lineare perché ognuna di queste forze si porta dentro delle contraddizioni rilevantissime. Il posizionarsi verso il centro vuol dire non potersi attenere all'idea del semplice temperamento del liberismo. La destra risponde alla recessione con il mantenimento dell'impianto liberista nel rapporto impresa-mercato-lavoro cui giustappone una copertura protezionistica sul mondo degli affari, mentre rielabora una pulsione autoritaria sul governo della società. Perché lo fa? Perché, secondo me, non crede per nulla alla pacificazione della società, idea che invece è il cavallo di battaglia del Partito Democratico. C'è una differenza tra realtà e illusione perché la destra si rapporta in termini allarmanti, ma coglie la realtà, mentre il Pd può avere una fisionomia iperconciliativa pagando il prezzo di cancellare i conflitti, le contraddizioni reali. Non a caso non parla di recessione: su Alitalia non sa che dire. La destra si inventa la soluzione italiana, gli altri non sanno che dire perché non prevedono né la crisi, né il conflitto. Tenta di fondarsi su un "nuovo" che accoglie la continuità del primato e dell'impresa e va oltre l'interclassismo. Scusate lo sfizio: non è vero che questa roba è figlia della Democrazia Cristiana. La cultura democratico-cristiana era interclassista, ma nei suoi lati più dinamici è stata in grado di analizzare due lati fondamentali di quella fase del capitalismo. Uno: l'importanza dell'intervento pubblico in economia. Due: la dinamica del conflitto sociale, la contesa industriale. L'interclassismo della Dc non passava per niente per la negazione del conflitto sociale. Più che interclassista, dunque, il Pd è a-classista e ha un'idea dell'innovazione che assume come paradigma generale quello della crescita e dell'impresa. Queste tendenze neocentriste - un arco che con tutte le sue articolazioni possiamo chiamare di pensiero unico, con un punto di convergenza sulla crescita - possono determinarsi con delle variabili. Ci può essere la Grande coalizione, che sarebbe la forma più organica; può determinarsi un governo asimmetrico convergente e unitario sul terreno delle riforme istituzionali; oppure un governo dell'esecutivo, ipotesi non meno insidiosa perché l'obiettivo di questa campagna elettorale, quella di andare verso una soluzione presidenzialista e maggioritaria, rispolvera l'idea di una riforma non solo della legge elettorale. Uno dei pericoli da denunciare è che si costituisca una maggioranza parlamentare tale da poter fare una riforma presidenzialista e sostanzialmente bipartitica, per esempio con un'accentuazione del modello francese. Le variabili potrebbero essere anche più di tre, ma una cosa assolutamente da evitare è attribuire a queste tendenze neocentriste un elemento di stabilità. Perché nei paesi europei cova un'instabilità e un'incertezza di fondo. Prendiamo la Germania: il paese più stabile del mondo si è dato un assetto di grande coalizione, ma che sta succedendo? Ripartono gli scioperi, Berlino è rimasta paralizzata per una settimana dallo sciopero dei dipendenti dei trasporti, è ripartito il conflitto nel pubblico impiego e nei comparti industriali, ci sono mille conflitti compresi quelli ecologisti, c'è un dissenso crescente nei confronti della Grossekoalitione, cresce il successo della Die Linke, si apre una crisi nella Spd che sembrava impermeabile a qualunque discorso anche vagamente di sinistra. In Francia: non c'è un assetto neocentrista in corso? Perché Segolene Royal cosa ha spiegato in campagna elettorale con il suo populismo dolce assai simile a quello che conosciamo in Italia? Segolene ha fatto un'operazione veltroniana ante-litteram, pur essendo donna. Poi succede che vince Sarkozy, coopta socialisti nella sua squadra, si va alle amministrative, lui prende una botta e quella sinistra che sembrava morta si rianima, pur restando dispersa. Perché? Un conto è l'annuncio, un conto è la realtà. Questo capitalismo, con queste sue contraddizioni e questa vocazione totalizzante, di tenere tutto sotto controllo, non ce la fa. Chi è al governo è tendenzialmente sbalzato dalla sella, che sia Sarkozy o no. Non sono in grado di configurare delle politiche di consenso e integrazione, grande tema del capitalismo d'antan che riconosceva il conflitto, anzi per un periodo l'aveva sussunto come elemento di dinamizzazione della produttività e della competitività. Qui sta la forza della proposta della sinistra di alternativa, non in un marchingegno politicantista ma nel prendere visione che: facciano come vogliono, su quella strada vanno a sbattere su nuove contraddizioni e un quadro destabilizzato. Se la sinistra ha un progetto, un'aderenza ai processi, l'instabilità e i conflitti possono assumere una fisionomia progressiva, sennò ne acquistano una distruttiva. Ma l'idea che questa società europea così squassata da mille contraddizioni venga disciplinata da lor signori, è un'idea che non esiste. RINA GAGLIARDI: Il quadro analitico è molto chiaro, ma l'argomento "come fa un paese a non avere una forza di sinistra" sembra non sfondare. Persuade la parte militante, per noi è ovvio, ma non convince gli altri. Mi sembra che la percezione delle grandi categorie sinistra-destra sia un po' perduta. Cos'è che non fa scattare il tema del bisogno di sinistra? BERTINOTTI: La cosa non ci piace, ma è comprensibile per due ragioni. La prima: tu parli della consapevolezza di un vissuto, di cosa significa sinistra di massa. E' vero che buttato il sasso della sinistra, i cerchi concentrici non vanno molto più in là. Perché? Perché una sinistra per la cui esistenza le masse siano disposte a mobilitarsi è quella che alla prova dei fatti, nel quotidiano, abbia dato una mano, abbia costituito un elemento di risposta al problema, non sia, invece, un elemento del problema. Il punto è che negli ultimi 25 anni questa sinistra come potenza di intervento non si è data. Secondo: nell'89 e dintorni, quando il movimento operaio e comunista arrivò a un punto della sua storia in cui gli fu richiesto un mutamento, in quel momento sarebbe stato possibile proporre un cambiamento nella continuità. Come dire: da questa crisi, dal crollo del muro, ricostruiamo una nuova forza comunista. In quel momento sarebbe stato possibile perché avresti lavorato sull'esistenza di un patrimonio diffuso e accumulato, di storie personali e collettive, di istituzioni ancora esistenti, di presenze nella società che avrebbe potuto farsi forza per operare questa riconversione in marcia. C'è stata Rifondazione Comunista, ma non è avvenuta una riconversione del movimento operaio. Anzi: la lezione prevalente è stata l'uscita da destra dalla crisi del movimento operaio, cioè l'idea che dovevi progressivamente spostarti verso l'abbandono della categoria fondativa della sinistra nel movimento operaio che è quella dell'uguaglianza. Dunque, noi scontiamo una perdita di efficacia, fuori dal quadro militante. Che memoria si ha oggi della sinistra? Non è più quella del movimento operaio e del partito comunista, ma è quella di questi ultimi 20 anni durante i quali la sinistra si è fatta progressivamente centro. La nozione di sinistra si è frantumata in mille schegge. Cito una frase di Luigi Pintor, bisognerebbe scriverla sulle nostre bandiere: "Ci vorrebbe un nuovo inizio, una nuova assunzione di responsabilità personale e collettiva. Basterebbe ritrovare la fiducia nella propria gente, quella che non si riconosce in questa società e rimeritarsene la fiducia. Se c'è questa comune ragione d'essere, questa dignità antica, ci si può dividere e scontrare su tutto il resto. Ma se manca, come oggi manca, il vecchio e il nuovo partito si dissolveranno". Adesso è un nuovo inizio per la sinistra e, se non riusciamo a darne conto, non ce la possiamo fare, perché veniamo, oltre che dalla sconfitta del '900, anche da una sconfitta del nostro tempo. L'esperienza di Rifondazione è meritevole, ma è parte di questa sconfitta anche se è senza colpe. Per questo, io credo che nel processo unitario a sinistra ognuno deve dire per sé cosa tiene e cosa lascia. Cioè: Rifondazione per Rifondazione, Pdci per il Pdci, i Verdi per i Verdi, stessa cosa per Sd e la sinistra diffusa. Bisogna che proviamo a fare questo esercizio per il nuovo inizio e il collegamento con la propria gente. Facendo un esercizio drastico, io penso che vada portato nel processo di costruzione della Sinistra Arcobaleno il rinnovamento politico-culturale che è vissuto dentro Rifondazione Comunista, dalla rottura di fondo con la cultura dello stalinismo fino alla nonviolenza, passando per l'immersione nei movimenti. Cosa va abbandonato? La cultura organizzativa in cui abbiamo lasciato imprigionare questa innovazione. Il nostro rinnovamento culturale si è prodotto sul terreno delle culture politiche e non sul terreno delle forme di organizzazione della politica. Dobbiamo sperimentare forme di organizzazione che consentano una riconnessione sentimentale con il tuo popolo, sennò non ce la facciamo e l'organizzazione funziona come intercapedine e si ferma lì. Faccio un'autocritica rispetto al periodo della mia direzione di Rifondazione: rivendico il coraggio innovativo del congresso di Venezia, ma, curiosamente, visto che noi veniamo dalle culture critiche ed eretiche del movimento operaio e abbiamo assorbito la lezione del femminismo e della cultura di genere, c'è stato anche un errore politico. Parlo per me: ho pensato che si potesse fare l'innovazione politico-culturale solo pagando il prezzo di non toccare il paradigma organizzativo. ANUBI D'AVOSSA LUSSURGIU: Ma intanto il processo di ristrutturazione del quadro politico sta andando avanti e noi potremmo non avere in mano gli strumenti adatti. Allora, a proposito di forma politica e riorganizzazione del conflitto, il progetto politico della sinistra è in grado di farsi carico di questioni quali quella della crisi della democrazia rappresentativa e del rapporto tra simbolico e pratico?. BERTINOTTI: Intanto, vorrei segnalare la natura e il tipo di questa discussione, di cui dovremmo non solo menar vanto ma anche a portare alla luce del sole il carattere unico nella vicenda politica italiana; fatemi vedere qualcosa che gli assomigli! Che in una camapgna elettorale, invece di discutere di cosa dice il sondaggio o di cosa ha detto quel leader lì o quell'altro, c'è qualcuno che fa discussioni di questo tipo vorrei che fosse messo in rilievo. Il che vuol dire che questa cosa di cui parliamo, la Sinistra arcobaleno come luogo di costruzione della nuova sinistra, ha una corrispondenza reale, non è un oltrepassamento volontaristico. Per restare ai temi citati c'è effettivamente un filo da tirare, in una interlocuzione aperta. Agambem, secondo me, individua bene, sul tema della governabilità e della progressiva sostituzione del governo persino allo stato, uno degli elementi di logoramento, di crisi della democrazia rappresentativa. E indubbiamente la riflessione sul simbolico è parte cruciale della ricostruzione del rapporto democratico tra il popolo nelle sue articolazioni classiche e inedite e la rappresentanza. Il punto è che siamo precipitati in una condizione di massacro del simbolico e di sconfitta del processo di allargamento della democrazia, soverchiata radicalmente dal processo di globalizzazione. E noi non siamo riusciti a far frone alle fasi di passaggio con cui quella globalizzazione ha prima istituito nuove istituzioni a-democratiche e poi ha eroso tutti gli elementi di confine tra la democrazia rappresentativa e le forme di democrazia diretta e partecipata. Laddove invece si è prodotta una riconnesione, per quanto discutibile, tra il simbolico, una nuova alleanza tra le sinistre e il popolo e un'idea nuova di democrazia (come in America latina) e, in particolare, laddove l'elemento critico della rappresentanza si è concentrato in un soggetto capace di portare questa critica anche dentro il processo costituente, lì hai persino una reale possibilità di successo: la questione indigena. Cosa diceva l'indigeno: fammi pure votare quanto vuoi, ma io sto fuori comunque, perché sta fuori la mia lingua, la mia cultura, la mia civiltà. Con Morales, è la cultura stessa indigena che cambia le modalità della formazione democratica e va oltre una testa un voto, va oltre la delega, perché propone una modalità di organizzazione del consenso su basi più arricchite. Si poteva dire: non ce la faranno mai. Per ora, questa connessione di nuova alleanza, simbolico, idea critica della democrazia rappresentativa e dei meccanismi che la travalicano riesce a costituire un'esperienza straodinaria. Non penso che si possa dire può succedere solo nelle Ande. CLAUDIO JAMPAGLIA: Una domanda veloce e abbasso un po' il livello... BERTINOTTI: ...sennò non ci vota nessuno.... ( Risate ) JAMPAGLIA: Ecco, non volevo dirlo...Dunque, la domanda. Ci sono due problemi ai quali dobbiamo rispondere. Uno è contro di noi: l'antipolitica; uno è a nostro favore: i giovani. Come ci poniamo verso queste due questioni, anche rispetto al ragionamento "alto" che abbiamo fatto fino adesso? C'entra o no, anche, il modo come ci siamo organizzati in questi anni?. BERTINOTTI: Il problema fondamentale è come ricostruire il lavoro politico. Perché siamo in una condizione in cui quella che chiamiamo antipolitica ha semplicemente colmato (malamente) un fossato che si è prodotto tra il paese ufficiale e il paese reale. Dobbiamo contrastare gli elementi di imbroglio, anche volgare, che l'antipolitica contiene. L'imbroglio lo si vede dal fatto che l'antipolitica non è mai in grado di contrastare privilegi e poteri, anche incomparabilmente superiori a quelli della "casta", se sono extrapolitici. Il che non vuol dire, tuttavia, che non esista un problema di moralità pubblica. Contrastare l'antipolitica vuol dire combattere il carattere spesso insopportabile di un populismo che è sempre stato servitore delle classi dirigenti; ma contemporanemanete, una politica di riforme la devi fare, il problema è reale. In questo quadro, quello che è fondamentale è il riapparire di una presenza diretta dell'organizzazione politica a ridosso delle situazioni di vita quotidiana che non hanno un'interlocuzione. Faccio un esempio. Torino, il giorno dopo i morti alla ThyssenKrupp: un silenzio tombale e un astio percepibile. Di chi? Degli operai nei confronti di tutti gli altri. Come se fosse caduta una saracinesca sui cancelli della fabbrica: un noi indeclinabile in termini politici, chiuso, rinserrato. 4 23/03/2008.

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Bertinotti apre al Cavaliere <Il suo progetto va discusso> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Bertinotti apre al Cavaliere "Il suo progetto va discusso" "Prodi sia responsabile, il rischio è meglio del disastro" ROMA - Esiste un punto, in questa intricatissima vicenda Alitalia, su cui, secondo Fausto Bertinotti, c'è poco da discutere: "Il nostro è un Paese che ha una vocazione turistica a 360 gradi, per cui una compagnia di bandiera è necessaria ". Per questa ragione "il governo Prodi dovrebbe sottrarsi all'aut aut "o mangi questa minestra o salti dalla finestra" che è stato imposto dall'Air France". Perché "se non lo fa, allora tanto vale che non ci sia il governo: a che serve un esecutivo se non ad assumersi le sue responsabilità?". E in effetti Prodi ha il pallino in mano: "Sì, è così, e allora chieda del tempo, si faccia protagonista, invece di subire ultimatum ", anche perché "chi, come in questo caso, vende per fare cassa o per disperazione, in realtà svende". Già, c'è anche la questione di quanto vale Alitalia e di quanto ha offerto Air France al centro di questo dibattito. La situazione, però, è resa ancor più complicata dal fatto che c'è una campagna elettorale. Il leader della Sinistra-l'Arcobaleno non lo nega, ma a suo giudizio occorre "verificare assolutamente la possibilità di una cordata italiana", che, per il presidente della Camera, avrebbe "senza dubbio una co-partecipazione internazionale". Peccato, però, che a sostenere la cordata di casa nostra ci sia Berlusconi, e da Veltroni a Di Pietro dicono che il Cavaliere è in conflitto di interessi. "Il conflitto di interessi - replica Bertinotti - effettivamente c'è, tuttavia delegittima il leader del Pdl solo dal punto di vista delle sue prerogative di presidente del Consiglio. Perciò, se avanza una proposta bisogna discuterne e non sottrarsi alla discussione. Dobbiamo ricordarci tutti che l'occupazione è più importante delle beghe della campagna elettorale". Poi, se Berlusconi andrà a Palazzo Chigi, ipotesi più che probabile, "visto che è il candidato favorito", si potrà pensare che questa proposta "la porteranno materialmente avanti altri imprenditori". Ma se si dice di no ad Air France e si attende una cordata nostrana per cui ci vuole qualche tempo c'è l'eventualità che si scivoli nel commissariamento dell'azienda... "Che significa, che bisognerebbe bere l'imbevibile, bere la cicuta proposta da Air France?". Forse meglio il "calice" amaro d'Oltralpe che il rischio di un commissariamento. "Il rischio è meglio del disastro ": su questo Bertinotti è netto. Nel Partito democratico più d'uno si è lamentato perché il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e il presidente del Consiglio Romano Prodi hanno scelto questo "timing" per l'operazione: in piena campagna elettorale. "Certo - osserva il leader della Sa - pesa elettoralmente, però c'è da dire che il Pd ha diversi esponenti di peso nell'esecutivo e quindi non può far finta che il governo Prodi stia da una parte e il partito di Veltroni dall'altra. Eppoi dovrebbe essere obiettivo di una forza politica quello di individuare la soluzione di problemi come Alitalia ". Sempre a proposito del Pd: il suo leader ha rotto con la sinistra e ha deciso di andare da solo per evitare divisioni e tensioni, ma alla fine, come dimostra questa vicenda, se le è ritrovate nel suo stesso partito. Paradossale? Sorride il presidente della Camera, e dice: "Secondo me, dopo l'annuncio che sarebbero andati da soli sia il Pdl sia il Pd si sono configurati come partiti- coalizione. Come avvenne con il passaggio dal proporzionale al maggioritario qui, invece di garantire la semplificazione del sistema politico e la governabilità, otteniamo esattamente l'opposto. Tanto è vero che già ora i due maggiori partiti riproducono gli stessi difetti delle coalizioni in cui stavano prima". Dunque la vicenda Alitalia starebbe a dimostrare che Veltroni non è riuscito nel suo intento? "Per ottenere il voto utile ha dovuto prendere le stesse anime divergenti che caratterizzavano la coalizione e le ha messe insieme sotto un altro nome - Pd - ma sono la stessa cosa di prima. E così non riescono ad andare avanti così come non riusciva ad andare avanti l'Unione". Bertinotti, però, dovrebbe fare un po' di autocritica: l'Alitalia non è l'esempio di come l'intervento pubblico sia nocivo? "No: anzi ci vorrebbe adesso l'intervento pubblico. Del resto, quando Air France entrò in crisi per risolvere la situazione fecero il contrario di quel che ora propongono per Alitalia: lo Stato ci mise una barca di soldi, le rotte vennero allargate e furono comprati veicoli d'avanguardia...". Il Pd ha diversi esponenti di peso nel governo: non può fingere che Romano stia da una parte e Veltroni dall'altra \\ Maria Teresa Meli.

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<Andremo all'opposizione, ma la sinistra non dovrà essere solo denuncia e protesta> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Liberazione" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

"Governo Prodi: siamo stati sconfitti, ma dovevamo tentare". "Il Tibet? Importante perché pone il problema dell'autonomia" "Andremo all'opposizione, ma la sinistra non dovrà essere solo denuncia e protesta" Puoi spiegargli le cose fin che vuoi in campagna elettorale. Ma finché non ricostruisci un rapporto quotidiano, permanente, con loro, senza uno scambio permanente tra te e lui, non si può risalire la china. Perché lui si fida soltanto di chi ha fatto un lavoro politico continuativo con lui. Poi c'è la propaganda, la demistifacazione. Sono ad esempio sconvolto dalla sfacciataggine rispetto a Genova e al G8. Almeno bisogna riuscire a bonificare il dibattito politico da quegli elementi che altrimenti si aggiungono ad alzare il tono dell'antipolitica. Insomma, se non si riesce a far percepire le diversità, il mondo politico diventa un elemento omologato ed è evidente che l'antipolitica cresce: dobbiamo riuscire a dire che non siamo tutti uguali, che una differenza tra noi e gli altri c'è e c'è stata. SIMONETTA COSSU: Mi sembra che questa sia una campagna elettorale chiusa, che non guarda cosa accade nel resto del mondo. A parte il caso del Tibet, che però appare sui giornali perché mette d'accordo tutti. Non è anche questo un elemento della crisi della politica?. BERTINOTTI: E' indubbio che ci sia un condizionamento dell'agenda politica da parte delle principali forze. Però terrei fuori il Tibet, perché è una questione che ci interessa direttamente. Anche perché dobbiamo scrollarci di dosso l'idea che le grandi crisi internazionali siano affrontabili secondo la nostra vicinanza con i protagonisti dei conflitti. Per questo è importante il Tibet: è evidente che noi non siamo i monaci, ma quelli pongono un problema di autonomia, di riconoscimento di cultura, di civiltà. Portano avanti una linea che a me interessa molto, perché diversa sia dal separatismo (Kosovo) sia dal centralismo autoritario. Una sorta di "autonomia nell'unità" e quindi mi interessa molto. E poi c'è il fatto che la repressione, qualunque regime la faccia, è intollerabile. ANGELA MAURO: A propostito di conflitti e movimenti: papa alla Sapienza. Ho notato un deficit di incisività della sinistra in quella occasione. Cosa ne pensi?. BERTINOTTI: Sulla vicenda specifica, può esserci una diversità di toni. Però, anche in questa campagna elettorale, della questione della laicità abbiamo fatto un elemento connotante della nostra fisionomia. Mi seMbra incontestabile. Anzi, si può dire che questo è uno di quei temi che entra nel Dna della Sinistra arcobaleno. Laddove, anche nella storia delle sinistre, invece, entrava (come quello ambientale) più come battaglia di tendenza per affermarsi che come elemento costitutivo. Insomma, su questo versante, come su quello della scuola pubblica, abbiamo detto cose convincenti. Naturalmente, c'è sempre il problema di riconoscere per tutti il diritto all'espresione; ma lì è evidente che si trattava di una cosa diversa dalla possibilità di esprimersi. STEFANO BOCCONETTI: Mi sembra che tra i temi scomparsi da questa campagna elettorale ci sia anche quello dell'analisi, della valutazione di questo anno e mezzo di governo Prodi. Perché la Sinistra arcobaleno non ne parla? E ti chiedo: che cosa non ha funzionato in questo anno e mezzo nel rapporto tra politica e movimento? Infine, brutalmente, in questa campagna elettorale c'è una sorta di delega al gruppo dirigente della sinistra: pensi che le tappe successive al voto saranno quelle ufficiali dei congressi; o c'è bisogno di una "forzatura" come tutti si aspettano?. BERTINOTTI: Domande complicate. No, anzi semplici, ma meriterebbero più tempo. Sul governo non sento alcun imbarazzo. E' un bel guaio perché abbiamo perso. Ma a): dopo 5 anni di governo Berlusconi, c'era un'area così vasta di richiesta di cambiamento che se una forza di sinistra non l'avesse accolta, nell'unico modo possibile (costruire un'alleanza per cercare di vincere) sarebbe stata giustamente cancellata. b): si è cercato di dare una consistenza a questa alleanza con un programma persino dettagliato. Si è sorriso, ma era un buon programma nell'ispirazione. Col senno di poi, certo, c'era un vizio politico, lo riconosco: abbiamo cercato di essere garantiti attraverso il dettaglio della formulazione, cioè quasi creando la possibilità di traduzione in una proposta legislativa, punto per punto. Laddove, invece, c'è proprio il primato della politica: l'unico modo doveva essere quello di un confronto sulle grandi opzioni, strategiche, sull'interpretazione di fondo. Forse abbiamo cercato una scorciatoia che poi si è rivelata inadeguata. c): in quel governo si sono fatte delle cose buone. Come al solito, ne prendo una per tutte, perché è un compromesso: la politica internazionale. Secondo me ha segnato un'innovazione rispetto al governo precedente. L'Italia è stata vista diversa da tutto il mondo. Soltanto che sul terreno delle politiche economiche e sociali, dei diritti civili, dell'organizzazione democratica, a parte qualche piccola misura, sull'essenziale, cioè su una politica di riforme, siamo stati sconfitti. Questo riguarda anche il parziale insuccesso iniziale del Senato. E però determinante è stata la diversa permeabilità del governo tra i poteri costituiti e forti da un lato e le domande della società dall'altro. E noi, che eravamo vicini alle seconde, siamo stati schiacciati dal progressivo allineamento del governo alle istanze dei primi. E infatti, abbiamo cominciato presto a suonare l'allarme, anche con un carattere a volte un po' fantasioso. Il punto di crisi dove si registra non casualmente? Giugno-luglio, quando la trattativa tra le parti sociali e il governo sulle questioni pensioni e mercato del lavoro diventa la cartina al tornasole per cui si capisce che il governo, al di là del fatto che cade da destra, ha visto il suo logoramento e la sua crisi di consenso nel momento in cui si è precluso la possibilità di indicare una via di uscita, per esempio, dalla crisi salariale contrastando la precarietà. La discussione sul perché non ce l'abbiamo fatta è una discussione che, anche qui senza imbarazzo, possiamo cercare di fare. Certamente il rapporto tra noi e i movimenti, noi e la società è il terreno prioritario che deve essere indagato a questo proposito. Non penso ci sia un deficit solo da un lato; penso che ci sia una connessione da reindagare e dobbiamo farlo, perché adesso attraverseremo l'opposizone; non possiamo dismettere, perché andremo all'opposizone, il terreno della ricerca sul rapporto tra la riforma della società e il governo. Non perché consideriamo il governo il vertice della politica, ma perché è una questione che non possiamo derubricare. Dobbiamo stare a sinistra e riscostruire la sinistra; ma non possiamo far sì che la sinistra diventi semplicemente la possibilità della denuncia e della protesta. Questo è un pericolo che è scritto nel necessario e sacrosanto passaggio all'opposizione. Ma questo pericolo va contrastato. Non è di sinistra chi urla di più o chi denuncia con più aggressività l'avversario. La nonviolenza va ripresa anche dal punto di vista della produzione di cultura politica. E infine, torniamo dove abbiamo cominciato la discussione. Penso che questo passaggio fosse obbligato: cioè l'intuizione, che pure era maturata, dell'esigenza della costruzione di una sinistra di alternativa. Ha preso la forma della Sinistra arcobaleno come era giusto che avvenisse, anche sfidati dalla campagna elettorale: i passaggi non tutti te li scegli tu. E' evidente che non è il più proficuo dei passaggi dal punto di vista della produzione dell'innovazione; ma, necessariamente, in questa campagna elettorale gli attori stanno già moltiplicandosi. Bisogna investire ognuno per questo processo. Anche il fatto che 250-260 sedi della Sinistra arcobaleno si aprono, non prendiamolo come un fatto burocratico: la domanda di avere delle case della Sinistra arcobaleno è una domanda di costruzione di un popolo. Perciò, penso che dobbiamo liberare questo processo di costruzione. E' un processo irreversibile? Sì, io penso che lo sia. A cura di Angela Mauro e Romina Velchi 23/03/2008.

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La terra di Obama alla ricerca della democrazia (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-23 num: - pag: 30 autore: di KINGSLEY CHIEDU MOGHALU categoria: REDAZIONALE LA CRISI IN KENYA La terra di Obama alla ricerca della democrazia A limentata dalle accuse di brogli elettorali, e segnata dal massacro etnico, la recente crisi in Kenya rappresenta in microcosmo i problemi che si pongono alla prassi della democrazia in Africa. Il Kenya ha un regime democratico sin dalla sua indipendenza nel 1963, ma alla lotta per la democrazia alla fine della Guerra Fredda in molti Paesi dell'Africa è seguita la lotta per mettere in pratica il concetto stesso di democrazia. Il Kenya godeva la reputazione di avere una stabilità, all'apparenza, salda come la roccia. Cosa è che ha sconvolto la pace in Kenya? Il gruppo etnico dei luo (il terzo per grandezza in Kenya dopo quello dei kikuyu e dei luhya), al quale appartiene il leader dell'opposizione Raila Odinga, non aveva mai assunto la presidenza. I luo si sentono profondamente emarginati dal gruppo kikuyu del presidente Mwai Kibaki. Si diceva che il padre di Raila, Oginga Odinga, fosse frequentemente umiliato dai kikuyu quando era il vice presidente del Kenya; Raila, suo figlio e politico in ascesa, ha perseguito però il potere in modo tenace. I luo dicono, per ridere, che gli Stati Uniti potrebbero eleggere un presidente luo prima del Kenya: si riferiscono al senatore americano Barack Obama, figlio di un keniota, e con il quale ogni personaggio politico luo che si rispetti vanta con deferenza una lontana parentela. Le tensioni latenti relative al potere e le risorse (in Africa in genere coesistono), hanno portato all'esplosione della violenza luo contro i kikuyu dopo gli scrutini elettorali del dicembre 2007, quando Odinga ha creduto di essere stato derubato della vittoria. Odinga era già stato emarginato da Kibaki dopo avere aiutato quest'ultimo a vincere le elezioni presidenziali del 2002; cinque anni dopo, la violenza dei luo è esplosa proprio per avere perso le elezioni a favore di quello che era stato una volta l'alleato di Odinga. Esiste poi la crisi di governo: come vari altri Stati africani il Kenya, sebbene sia una democrazia, non si può dire abbia fama di buon governo. Il Kenya ha una élite politica venale che si è arricchita a spese delle risorse nazionali. Incredibili scandali di corruzione sono un fatto comune. L'accordo, con la mediazione di Kofi Annan, firmato dal presidente Kibaki e da Odinga a fine di febbraio ha liberato il leader del Kenya dall'ammettere sospetti di brogli, ma la vera sfida consisterà nel fare funzionare l'accordo nella pratica. Dalla crisi elettorale in Kenya si possono trarre delle lezioni importanti. La prima è che senza un'autentica a commissione elettorale indipendente, con la funzione sia di organizzatore che di arbitro, è difficile che si evitino dei brogli. La seconda è che la prassi di governo rimane di importanza decisiva in Africa perché incide su tutto il resto, dalla lotta contro la povertà allo sfrenato desiderio di potere, che porta uomini e donne apparentemente ragionevoli a compiere azioni oltraggiose. C'è, poi, un'ultima lezione: gli interessi personali nello sviluppo economico africano sono un fattore sempre più importante per tenere sotto controllo l'escalation dei conflitti nel paese. Il settore privato in Kenya è uno dei più solidi in Africa, ed è stato colpito dalla violenza post-elettorale in cui più di 1.000 persone sono state uccise. Più sono numerosi gli africani che acquistano potere nel commercio e l'industria, e hanno titoli in aziende quotate nel mercato azionario africano, e in meno vogliono che la loro ricchezza scompaia come conseguenza di intrallazzi politici. *Avvocato, è l'autore di "Rwanda's Genocide: The Politics of Global Justice". 5 Global Viewpoint 2008, distribuito da Tribune Media Services Traduzione di Francesca Santovetti.

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Camus tra idee e assenza di Dio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-23 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Il malinteso Pietro Carriglio crede al drammaturgo, ma il testo ha punti deboli Camus tra idee e assenza di Dio di FRANCO CORDELLI N e avevo un ricordo lugubre, sempre più confuso con il passare degli anni. Rivedere Il malinteso di Albert Camus mi attraeva. Chissà che non mi fossi sbagliato. L'edizione di Pietro Carriglio peggiora il ricordo. Colpa di Carriglio? Egli è un regista tanto accurato quanto geloso del proprio regno, al teatro Biondo di Palermo le regie sono tutte sue, o giù di lì. Alla lunga, potrebbe non giovare all'insieme della produzione. Ma non voglio farne una questione di quantità, sebbene sia sbarcato a Roma con tre spettacoli uno dopo l'altro. Il problema è la qualità del singolo prodotto. L'idea che si ricava assistendo a Il malinteso è che Carriglio creda ciecamente in Camus o, meglio, nel suo dramma. Crede in quella problematica pseudo-antica, crede nel caso e nel destino, crede nei paroloni di cui lo scrittore si ammanta. Per me, invece, sono tutte sciocchezze. Pensando a Robbe-Grillet e alla sua polemica contro Sartre e Camus, non si può che dargli ragione. Robbe-Grillet, Simon, Butor, la Sarraute, Perec sono molto più artisti dei due dioscuri, i due belligeranti Sartre-Camus! Gli artefici del nouveau roman non avevano bisogno di esibire alcunché. Benché sia una figura ineludibile, Camus non riesce a sottrarsi a questa condanna. Ma le sue grandi opere non sono Lo straniero, La peste, La caduta e i vari drammi. Sono i due saggi, Il mito di Sisifo e L'uomo in rivolta. è che Camus aveva carattere: come tanti scrittori volontaristici, aveva una posizione. Non aveva immaginazione, tanto meno capacità di ascolto e fantasia. Dei personaggi, cioè delle persone una per una, lui così fiero sostenitore della libertà individuale, gli importava poco. Gli interessavano, dicono i suoi sostenitori, le idee; gli interessava il travaglio, il conflitto tra un'idea e l'altra, come nell'antica tragedia. Ma un conto è la Grecia del V secolo a.C. e un conto è la Francia del 1940, quando l'abitudine al realismo e la sua urgenza sono una vera necessità, mai più venuta meno, neppur oggi. I punti deboli de Il malinteso sono due, uno strutturale, l'altro stilistico. Per il primo, la metafora per così dire realistica (albergo- patria) non regge il peso del significato che Camus vuole trasmettere. Il figlio torna a casa, è un figlio prodigo, ma non si fa riconoscere (perché? non è chiaro). La madre e la sorella, proprietarie di un albergo, usano eliminare i loro ospiti (perché? per conquistarsi un posto al sole, ciò che tutti i piccolo-borghesi senza colpo ferire poco dopo realizzarono: la casetta in riva al mare). Che fanno le due sciagurate? Uccidono il figlio e fratello (perché? perché, va da sé, non lo riconoscono, come nella faccenda di Edipo). Da un punto di vista stilistico, il tono è sempre alto, anche quando si devono dire frasi qualunque. "Avete visto, l'alba è venuta ". Ma chi parla così? Qui, invece, tutti parlano così, e sempre lo fanno. In più, nello spettacolo di Carriglio, il raddoppio è costante. La scena non disegna un albergo, ma uno spazio astratto. Gli interpreti pronunciano le loro battute come fossero oracoli, sentenze, aforismi- dolenti, dolorosi, quel che si vuole, ma pur sempre in forma lapidaria, con una quantità di spazi bianchi, ovvero di pause, tra l'una e l'altra. Quello che se la cava meglio è Luca Lazzareschi, l'unico che tenda a smorzare. Galatea Ranzi è prossima ai suoi standard di semi-solennità. Più sacrificata, Giuliana Lojodice. Valentina Bardi è la moglie del figlio prodigo. Lo stesso Carriglio è il servo muto, che alla fine è Dio in persona, il grande assente. Teatro Eliseo di Roma In scena Galatea Ranzi, Giuliana Lojodice e Luca Lazzareschi Il malinteso di Camus/Carriglio.

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ROMA - Popolo delle libertà e Partito democrati (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Di MARCO CONTI ROMA - Popolo delle libertà e Partito democratico tendono a polarizzare lo scontro, ma a meno di un mese dal voto tutti i sondaggi confermano la consistenza delle forze minori e il pallottoliere del sistema elettorale del Senato rischia di assegnare un ruolo decisivo al centro di Pier Ferdinando Casini e alla Sinistra Arcobaleno di Fausto Bertinotti, malgrado che nel faccia a faccia di ieri, pubblicato dal "Messaggero", sia Berlusconi che Veltroni abbiano invitato gli elettori a scegliere tra i due principali partiti. "In molte regioni la sfida non è tra noi e Berlusconi, ma tra Udc e sinistra massimalista", sostiene Casini. La tesi del voto utile, stile Prima Repubblica, non regge e il pareggio diventa un'opportunità per il leader dell'Udc, il quale nega "i soccorsi" dopo il voto perché "le alleanze si fanno prima". La nuova legislatura potrebbe confermare quindi tutti i limiti della precedente, anche perché secondo Casini resta il problema della "eterogeneità" dei due principali schieramenti. "Il Pd è un'accozzaglia di contraddizioni" mentre "Berlusconi è sotto il ricatto della Lega, come dimostra la vicenda Alitalia". Casini punta le sue carte su una forza "tranquilla, compatta e responsabile". Onorevole Casini, nel forum di ieri al "Messaggero" Veltroni dice: chi dopo il 14 aprile ha un senatore in più governa. È d'accordo? E, soprattutto, gli crede? "No, al proposito non credo. In realtà Veltroni sta coltivando l'idea di un grande "inciucio". E' chiaro che sia lui che Berlusconi, non a caso li chiamo Veltrusconi, non possono dirlo ora perchè deluderebbero i rispettivi elettorati. L'appuntamento però se lo son dato. Sono un po' come i ladri di Pisa. Fanno finta di combattere la battaglia, ma sono già d'accordo. Condivido invece il diritto-dovere di governare anche con un solo senatore in più, ma gli accordi sono quelli fatti prima del voto". C'è una soglia minima di senatori sotto la quale è impossibile garantire una salda governabilità? "In questi giorni il dato del Senato sta facendo impazzire tutti. Troppe sono le variabili e quindi ho deciso che all'aritmetica dedicherò attenzione dopo il 14 aprile. Ciò che però appare evidente dai sondaggi è il 6.5% dell'Udc che significa la possibilità di superare l'8% al Senato in molte regioni. Tra cui il Lazio. Il meccanismo elettorale è talmente strano che in alcune situazioni non siamo in competizione con Berlusconi, ma con la Sinistra di Bertinotti". Vuol dire che contro la sinistra il voto utile è anche quella dato al centro? "Accade in più di una regione che noi possiamo togliere senatori alla Sinistra Arcobaleno. E' esattamente l'opposto di ciò che va sostenendo Berlusconi. Anche se non c'è dubbio che per lui i voti sono utili solo se dati al Pdl. Io sono invece pienamente d'accordo con quanto ha detto Giorgio Napolitano. Occorre ricordare che ciò che è avvenuto in questa campagna elettorale è un grande passo verso la semplificazione. Ora ci ritroviamo con 4-5 partiti". Partiti o coalizioni? "Il nostro centro è omogeneo nei valori e negli interessi sociali che rappresenta. Mentre i due partiti di Berlusconi e Veltroni sono un'accozzaglia di tutto e il suo contrario. Da Ciarrapico a Giovanardi. Dalla Mussolini a Dini. Dall'operaio della Thyssen al leader di Federmeccanica, dalla Binetti alla Bonino. Questi non sono partiti omogenei, ma cartelli. E non è un caso che su molti temi questi partiti non possano parlare. Per esempio hanno levato dal confronto elettorale tutti i temi eticamente sensibili". Però Berlusconi dice che nei suoi cinque anni di governo il Vaticano ha avuto il miglior rapporto possibile con lo Stato italiano. "E' ovvio, la presenza determinante dell'Udc ha orientato in maniera decisiva alcune scelte: dai fondi alla scuola cattolica alla legge sulla fecondazione. Ora invece Berlusconi professa l'anarchia etica e sull'aborto invita a non parlare perchè i suoi sono in maggioranza favorevoli. Di fronte a quest'uso così strumentale delle convinzioni, io non aggiungo altro. Inoltre il Pdl ha fatto fuori dalle sue liste molti esponenti del mondo cattolico come la Burani Procaccini, la Paoletti Tangheroni, Azzolini, Pedrizzi. Stesso comportamento ha il Pd che ha spostato tutti i cattolici dal Senato alla Camera in modo che non siano determinanti. La strategia è la stessa". Berlusconi ha difatto escluso che possa dare la presidenza del Senato all'opposizione. E' segno che a Palazzo Madama il Pdl ha minori certezze o è solo un bisogno di poltrone? "Berlusconi sarà ricattato permanentemente dalla Lega che sarà la forza determinante alla Camera e al Senato. Figuriamoci se Bossi, Calderoli e Maroni gli concederanno il fair-play con l'opposizione. Ne abbiamo avuto prova in questi giorni con la faccenda Alitalia. Berlusconi sta combinando una serie di pasticci su Alitalia e Malpensa, proprio perchè spinto dalla Lega". Riforme istituzionali e legge elettorale. La mannaia del referendum obbligherà ad avviare la discussione subito dopo il voto? "L'agenda della legislatura dipenderà molto dal risultato del voto. Vorrei sottolineare che questa legge elettorale non è peggio di tante altre. Ha solo un vulnus, ed è la mancanza della preferenza. Se i cittadini non possono scegliere i propri rappresentanti, la responsabilità è di Forza Italia e dell'allora Pds che votarono contro". Nel Pdl è finita la monarchia? "Nella destra di Berlusconi e Fini vedo solo molta confusione. Berlusconi fa una campagna elettorale senza crederci. Vuole mettere nella bacheca il trofeo della vittoria, accanto a quelli del Milan, ma dopo le elezioni il meno convinto di poter governare sarà proprio lui". Torniamo ad Alitalia. Perchè Berlusconi ha deciso che era meglio cavalcare il tema piuttosto che seguire i consigli di chi sosteneva che fosse meglio far levare a Prodi le castagne dal fuoco? "E' stata la Lega a spingerlo in questa direzione. O meglio in nessuna direzione, visto che assistiamo ad un zigzagare, peraltro non solo suo ma anche di Veltroni che non ha il coraggio di dire una cosa semplice". Ovvero? "Aver dirottato Alitalia su Malpensa è stata la tomba della compagnia perchè ha comportato degli oneri aggiuntivi enormi. Invece il destino di Malpensa e di Alitalia va assolutamente separato. Inoltre l'evocazione continua della cordata è ridicola. Se c'era qualcuno disposto a metterci i soldi e non ad andare a prenderli dalle banche, aveva tutto il tempo di materializzarsi. Questa cordata è tutta una finzione destinata ad evaporare dopo il 14 aprile, ma il primo macigno che si troverà Berlusconi sul suo governo, sarà proprio Alitalia. La gestione irresponsabile di questa vicenda, ricadrà tutta su di lui. Sarà la dimostrazione che con gli aut-aut della Lega non si va da nessuna parte". Però Berlusconi vi accusa di aver posto, tramite Buttiglione, altrettanti ostacoli alle liberalizzazioni del suo governo "E' solo una strumentalizzazione. Buttiglione doveva solo far recepire una direttiva europea. Non era lui il ministro competente. Da tempo Berlusconi sostiene che tutto ciò che non ha fatto è colpa nostra. In una circostanza ha ragione e fu quando impedimmo di abbassare le aliquote a partire dai redditi alti. Fummo noi a chiedere che si partisse dai più bassi". Dica tre punti di intervento che ritiene fondamentali sul versante economico. "Certamente le deduzioni sul reddito familiare: non vedo perché si possano scaricare le spese per il cane e non quelle per i libri di testo. Peraltro questo intervento è molto più importante dell'abbassamento di un punto dell'Irpef, che determina un grosso buco nelle casse dello Stato e pochi vantaggi per i singoli. Inoltre liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, perchè le tariffe di gas e luce che aumentano sono figlie di tante piccole "Iri". Terzo, un sì alto e forte a rigassificatori, termovalorizzatori e al nucleare per superare le scellerate scelte degli anni scorsi". E le pensioni? "L'unico meccanismo da introdurre è quello che tutela le pensioni minime dall'erosione del costo della vita. Evitiamo però di rimettere in discussione ogni legislatura la riforma delle pensioni". La par condicio è figlia del conflitto d'interessi o è giusto che ci sia comunque? "Il fatto che Berlusconi inserisca la par condicio tra i primi argomenti di cui si occuperà tornando a Palazzo Chigi la dice lunga sulla distanza che c'è tra lui e i problemi del Paese. Io vado in giro per mercati e piazze e nessuno mi parla mai di par condicio. E' un'ossessione che ha, pur avendo uno strapotere nei mezzi di informazione. Vorrebbe fare una campagna elettorale alla Putin, ma forse è il caso che archivi l'argomento. Comunque sia lo scandalo è nella Rai perchè capisco che Berlusconi è dato per vincitore, ma non comprendo perchè tutti questi nominati e guru del giornalismo si preoccupino più delle loro seggiole che del rispetto di una legge". Condivide l'idea di aumentare le truppe in Afghanistan? "I nostri militari vanno difesi sempre e non a seconda delle convenienze. Non capisco come possano progettare di mandare più uomini coloro che non hanno votato nemmeno il rifinanziamento della missione. Sono colpito dalla disinvoltura con la quale si cambiano le carte in tavola. Qualcuno dice che occorrono più soldati in Afghanistan, qualcun altro li vuole in Iraq, altri li vogliono levare dal Libano. Queste sono cose serie che coinvolgono la vita delle persone, nonchè l'immagine internazionale dell'Italia. Invece tra Martino, Fini e Berlusconi hanno detto tre cose diverse con estrema disinvoltura. Per non parlare poi di D'Alema e del suo essere filo-Hamas, un'organizzazione qualificata come terrorista". Preferenze tra la vittoria di McCain e quella di Obama o Hillary? "Non sono americano e quindi non voto. Inoltre il rapporto filoatlantico e di amicizia con gli Usa non è subordinato alla vittoria dell'uno o dell'altro".

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MILANO - Tempi duri per Sociètè Gènèrale. L'Autoritè des Marchès Finan (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Cieres ha inflitto al gruppo bancario francese, reduce dal caso del trader Jèrome Kerviel, una multa da trecentomila euro per non aver gestito e prevenuto adeguatamente i potenziali conflitti di interesse con l'attività di Amber, un hedge fund oggi basato alle Isole Cayman che nel 2003, all'epoca dei fatti contestati, era controllato dal gruppo francese ed era domiciliato in un altro paradiso fiscale, l'isola di Jersey. La decisione dell'equivalente transalpino della Consob, riguarda fatti che vedono come protagonisti da una parte la stessa Sociètè Gènèrale e dall'altra l'Amber Fund gestito da Joseph Oughourlian, finanziere francese di origine armena con una passione per l'Italia. Sociètè Gènèrale nel 2003 controllava pressochè interamente Amber Capital (due anni dopo lo cedette ai gestori). Nell'agosto di quell'anno, riferisce l'Amf, "il Servizio di sorveglianza sui mercati dell'Amf ha constatato acquisti massicci sul mercato di azioni Sophia, una società fondiaria di diritto francese quotata all'Euronext. Si sono anche potuti osservare, in un periodo compreso tra settembre e dicembre 2003, dei forti ribassi dei corsi dell'obbligazione convertibile Sophia. Tra il primo e il 29 agosto del 2003, l'hedge fund Amber guidato da Joseph Oughourlian, ha realizzato circa il 36% degli scambi di mercato sul titolo". Il fondo Amber, ricorda l'Amf, oltre ad essere controllato all'epoca da SocGen, era gestito da Lyxor, società controllata al 100% da SocGen che ne aveva delegato la gestione operativa a Sg Cowen Securityes,, anch'essa parte del gruppo francese.

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VIncenzo Caramadre PONTECORVO La (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Stampa VIncenzo Caramadre PONTECORVO La ... VIncenzo Caramadre PONTECORVO La chiusura del Tiro a Segno Nazionale finisce sul tavolo del Ministro della Difesa, Arturo Parisi. Il poligono risulta chiuso da un anno circa, a causa di un commissariamento da parte della Federazione, per questioni di gestionali. Qualche settimana fa il sindaco Roscia insieme con alcuni rappresentanti del Poligono pontecorvese ha avuto un incontro in Prefettura. Un faccia a faccia importante anche se le competenze specifiche dell'Ufficio Territoriale del Governo sono abbastanza risicate. Certo è che il summit ha generato la massima attenzione attorno all'importante struttura sportiva e di servizio alle forze dell'ordine dell'area cassinate. Nel sud della Provincia di Frosinone il Poligono di via Sant'Esdra è un cimelio. Per questo dalla Prefettura non è stato fatto altro che coinvolgere la massima autorità della Difesa, il Ministro Parisi. Il timore degli appassionati, tuttavia, era quello dello scivolone nel dimenticatoio. Al momento pare comunque scongiurato. La paura che Pontecorvo potesse 'perdere' anche il Tiro a Segno era molta, per questo la mobilitazione è stata alquanto generalizzata, alla riapertura del Poligono sono interessati un po' tutti i pontecorvesi, memori del retaggio delle tradizioni e del lavorio svolto nel tempo al fine di avare un Tiro a Segno. Insomma c'è stato uno scatto d'orgoglio. I cui effetti, però, sono tutti da verificare. Il provvidenziale sospiro di sollievo si potrà tirare allorquando dalle mura del Tiro a Segno si riudiranno i tonfi delle armi: quando verrà riaperto. Nel frattempo conviene rispolverare un po' di storia del Poligono. Storia lunga 108 anni. Conviene proprio ripercorrerla, anche perché se non è tradizione questa! La sezione del Tiro a Segno di Pontecorvo esiste dal 1900 in concomitanza col Genio Militare, fino al 1941 militari e civili frequentavo le due casematte. Durante il secondo conflitto mondiale l'attività fu dismessa. Per Riprendere negli anni 50 con l'accesso esclusivo alle forze dell'ordine e forze armate in genere. Il fiore all'occhiello della cittadina fluviale sboccia nel 1971: un gruppo di appassionati ottiene dal Ministero della Difesa l'autorizzazione anche per i civili, arrivando ad avere anche 500 iscritti fra le province di Frosinone e Latina. Per anni il presidente è Mario Ferdinandi, che per raggiunti limiti d'età passa la presidenza a Riccardo Carletti. Dopo due anni il presidente è Giovanni Abbondanza il quale, con la collaborazione del segretario Giacomo D'Aversa e del gruppo direttivo, inizia la costruzione attuale: stand di tiro per carabina a 50 metri, stand di tiro pistola 25 metri, stand pistola grosso calibro 25 metri, stand completo per aria compressa, completo di tiro al cinghiale. Memori di questa grande tradizione, alzi la mano chi può negarlo, non è escluso che si costituisca un comitato per la riapertura del Tiro a Segno Nazionale. Presto si chiariranno anche le questioni gestionali interne che, in effetti, sono alla base dell'intero provvedimento di commissariamento.

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Falsi miti e vere malattie (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 24-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Salute - data: 2008-03-23 num: - pag: 59 categoria: REDAZIONALE L'opinione di Aldo Morrone* Falsi miti e vere malattie Gli anni del colonialismo europeo in Africa, hanno visto la nascita della medicina, dell'antropologia e della biologia coloniale, denominata in seguito, tropicale, con un evidente significato culturale prima ancora che geografico. In effetti sembra che la maggior parte delle malattie infettive presenti un'aumentata prevalenza e incidenza nelle regioni tropicali, non solo a causa delle condizioni climatiche, ma soprattutto per le drammatiche condizioni di povertà, per la difficoltà all'accesso all'acqua, per le sconvolgenti condizioni di denutrizione. A tutto questo bisogna aggiungere i conflitti etnici, spesso sostenuti militarmente dai paesi industrializzati. Un miliardo e trecento milioni di abitanti del Pianeta sono, praticamente, senza futuro, senza possibilità di lavoro, senza un'accettabile condizione igienico- sanitaria. E la maggior parte di tutta questa umanità povera, vive nei paesi tropicali, per questo spesso nasce la confusione tra paesi tropicali e Paesi in via di sviluppo. Ma a riprova che non sono certo l'ambiente climatico o la latitudine a determinare la povertà e la mancanza di salute di un Paese, basti pensare che l'Australia, pur inserita in un clima equatoriale, non presenta affatto le condizioni di insalubrità che si osservano negli altri Paesi equatoriali o sub-tropicali. Negli ultimi anni si assiste ad una ripresa delle osservazioni di malattie apparentemente scomparse da tempo nei nostri territori: è la conseguenza del fenomeno immigratorio? Oppure può dipendere dalla forte espansione turistica? Certamente le due realtà, assai diverse, rivelano un dato comune: la rapidità degli spostamenti di masse di popolazioni riduce le grandi distanze tra paesi tropicali in via di sviluppo e paesi industrializzati del Nord. Siamo in presenza di patologie quasi ubiquitarie. I virus, i batteri e i miceti non sembrano più rinchiudersi in confini precisi e stanno diffondendosi in territori in cui sembravano sconfitti per sempre. Parlare di "medicina tropicale" o di "medicina del turismo" significa evocare malattie inso-lite, esotiche e gravi. Ma anche se è vero che alcune possono essere particolarmente gravi, queste non sono le più frequenti e oggi comunque sono in larga misura regredite. Nelle regioni tropicali, l'attività medica ordinaria deve affrontare in massima parte malattie meno sensazionali, ma molto diffuse, come la scabbia, la pediculosi, le micosi superficiali, le polmoniti, il diabete, l'ipertensione arteriosa. Ma questo interessa poco i paesi del Nord nei quali, quando sono presenti individui originari dei paesi tropicali si tende a sovrastimare la frequenza di una patologia esotica a scapito di affezioni ubiquitarie, rischio d'altronde controbilanciato da quello di non riconoscere un'affezione tropicale potenzialmente grave. Si tratta di sapere quali malattie tropicali siano oggi relativamente frequenti - come la leishmaniasi, la malattia di Chagas, l'oncocerchiasi, la filariasi - e quali non lo siano, o non lo siano più. La situazione sanitaria è grave e la ricerca su temi di tale importanza per la salute pubblica dovrebbe costituire una priorità. Ma anche per le malattie frequenti come la scabbia e le piodermiti, così come per le infezioni sessualmente trasmissibili e le manifestazioni cutanee dovute all'HIV, non ci sono investimenti per rendere disponibili i pochi farmaci esistenti e per la ricerca di nuove molecole più efficaci e a più basso costo. *Direttore Struttura Dipartimento di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale Istituto San Gallicano (IRCCS) Roma Ubiquità Siamo davanti a patologie ubiquitarie, dovute alla mobilità di centinaia di milioni di persone.

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Le storiche classi e la crisi della sinistra (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Scritto&parlato Le storiche classi e la crisi della sinistra Gentile Valentino Parlato, ma è proprio vero, come sostiene Vittorio Sabadin dalle pagine de La Stampa del 20 marzo scorso, che non esistono più le classi sociali? A me non pare anche se tutto lascerebbe pensare il contrario. Credo però che sia difficile affermare che queste non esistono più perché nel mondo moderno sembrano scomparse anche le divisioni sociali di Marx e Weber basate solo sul denaro. Oggi, molto più di ieri, è proprio sul possesso del denaro che si scontrano le divisioni di classe e anche all'interno delle stesse classi si registrano profonde lacerazioni e divisioni. Per lavoro mi occupo di politiche del lavoro, di formazione professionale e di istruzione e osservo ogni giorno le difficoltà che incontrano le vecchie classi popolari e quelle che fanno riferimento alla vetusta classe operaia che non è più quella ante anni '80 ma che conserva ancora una dignità che si scontra ogni giorno con l'arroganza dei ricchi e del potere (vedi Veltroni e la sua idiosincrasia per la lotta di classe) che tende a eliminare le differenze tra padroni e operai come se gli interessi tra capitale e lavoro fossero simili. Gli operai lottano per l'aumento dei salari mentre i padroni - che oggi vincono alla grande - "lavorano" per diminuirli. Chissà cosa ne penserebbero oggi Giuseppe Di Vittorio e tutta quella parte di classe operaia che ha creduto di poter affermare i loro diritti e la loro dignità di persone attraverso una lotta, pacifica ma determinata, di classe e per la classe. Distinti saluti Donato Antoniello, Rivalta di Torino Caro Donato Antoniello, purtroppo non conosco Vittorio Sabadin, ma il suo articolo su La Stampa del 20 marzo non mi convince. Anche perché sia per Marx che per Weber non sono i soldi a determinare la differenza di classe, bensì il ruolo di ciascuno nel complessivo processo di produzione della ricchezza. La diversa quantità di soldi nelle mani di ciascuno casomai è una conseguenza del ruolo di ciascuno nel processo di produzione. Tuttavia il mondo cambia e il capitalismo anche. Il dimenticato Franco Rodano quando scriveva "Afferrare Proteo" ci segnalava che il capitalismo cambia continuamente le forme del suo essere e, aggiungo io, anche per questo sopravvive. Le forme del lavoro e dello sfruttamento cambiano. Una volta la maggioranza dei lavoratori era in agricoltura, poi nell'industria e ora nel terziario. E in ognuna di queste fasi si hanno forme diverse e specifiche di sfruttamento e di lavoro. Su questi mutamenti delle forme di lavoro ha un peso enorme il cosiddetto progresso tecnologico. Con tutto il rispetto per le tradizioni, anche mie, la falce e il martello non sono più gli strumenti fondamentali del lavoro, anche se rimangono simboli importantissimi della lotta sociale e politica. I nuovi strumenti di lavoro sono il computer nelle sue varie applicazioni, l'automazione e sempre meno si usa la forza fisica del lavoratore. Si chiede di più alla sua intelligenza, si parla infatti di lavoro cognitivo. Tutto questo ha messo in ombra le vecchie classi, per alcuni si è passati dalla classe alla moltitudine o - come fa intendere Sabadin - alla fine delle classi. Contemporaneamente c'è stata la crescita del capitale finanziario e del fare denaro attraverso il denaro senza produzione di merci. La crescita in progressione geometrica del precariato è uno dei più significativi dati della situazione presente. Il precariato, che si fonda su tutte le modernizzazioni del capitalismo, riproduce su scala mondiale (ma ci sono anche gli eserciti industriali di riserva della Cina, dell'India e di molti altri paesi dove i nostri capitalisti delocalizzano le loro imprese) quello che una volta era il bracciantato agricolo, che non si poteva organizzare solo sulla base di rivendicazioni sindacali, bensì politiche. Pensiamo all'antico "imponibile di mano d'opera" e a Di Vittorio e anche a Luciano Romagnoli. Insomma, secondo me il conflitto di classe c'è ancora, ma si è, per così dire, mimetizzato come avviene nelle guerre. L'attuale debolezza della sinistra, europea, italiana e anche nostra de il manifesto è che non lavoriamo a una seria analisi delle forme di sfruttamento nella società attuale e, di conseguenza, o ripetiamo formule del passato che hanno scarso riscontro con la realtà presente, oppure - come Sabadin - diciamo che le classi non ci sono più. Sono un po' pessimista ma anche l'attuale campagna elettorale conferma vuoto e confusione da parte della sinistra e delle ex sinistre. Valentino Parlato Nostalgia Caro Valentino, se lo fate così bello il giornale del lunedì, così asciutto pieno e leggero, ci fate venire la nostalgia dei primi anni e non solo... Felice Doria Sull'edizione del lunedì Caro manifesto la lettera della signora Nadia Mazzer (sul manifesto di venerdì scorso dal titolo "Sorprese") riguardo l'edizione straordinaria del lunedì, che inviate agli abbonati, è quanto mai opportuna, sia per le considerazioni che per la sollecitazione finale. La prossima settimana provvederò tramite conto corrente postale. Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro. Livio Valmassoi Pieve di Cadore (Belluno) Tedesco, anche incazzato Caro Valentino Parlato, da cittadino tedesco da sessant'anni residente in Italia, sono molto incazzato a dover assistere a queste elezioni solo con discussioni con gli amici, senza nemmeno la minima soddisfazione di un voto personale. Sono incazzato con gli elettori del cosiddetto Partito delle libertà, che non vogliono accorgersi che continuano a votare chi ha dimostrato di fare assai bene gli interessi propri e di conseguenza assai male quelli del paese, delle persone che ci vivono (incazzarsi con il leader lascia da quasi vent'anni il tempo che trova). Sono incazzato con il Partito democratico di Walter Veltroni che come l'altro citato ho avuto la ventura di conoscere di persona perché cerca ancora di illudere persone che avrebbero un sincero desiderio di socialdemocrazia, trascinandoli nell'abbraccio mortale (per qualunque respiro di laicità) di teo-dem e confindustriali. E sono anche incazzato con la Sinistra cosiddetta Arcobaleno perché non riesce a esprimere un progetto di sinistra e e nemmeno un leader degno di questo nome. Che ce ne facciamo di Berticaro, di Dilibotti, di Pecoberto? Avete inventato la regola di non più di due legislature, e subito ecco l'eccezione per voi. (Detto tra noi, sono solo contento per l operaio di Thyssen, visto che mio padre quando nella Germania del dopoguerra presiedeva un tribunale di denazificazione condannò i vertici di Thyssen per collaborazione col nazismo.) In queste condizioni, cosa posso dire a amici e compagni? Turarsi il naso e votare comunque contro contro non solo l'individuo di Arcore ma anche contro il progetto del Partito democratico? Astenersi, per trovarsi nelle mani di quei due? Guarda che la tentazione di evitare i conati di vomito in cabina elettorale è forte. In ultimo, sono incazzato anche con il presidente della Repubblica, che pilatescamente evita il problema della grazia non richiesta a Adriano Sofri: lo dice uno che non per spirito di parte (non sono mai stato in Lotta continua, anche se non mi vanto di questo come di tante altre cose) ma per semplice onestà intellettuale ha sbugiardato Marino davanti al tribunale di Mestre. Ma questa sarebbe lunga storia. Dico solo che Adriano Sofri meriterebbe di essere finalmente tolto da questa assurda vicenda e di vivere da uomo libero il suo percorso. Nessuno ha detto niente in proposito, a eccezione del manifesto. Ti bastano, come motivi per essere incazzato? Mi resta solo un abbraccio a te, e talvolta con critiche a tutto il collettivo del manifesto. Mathias Deichmann La solitudine dei nostri lettori Caro Valentino Parlato, tante volte sono stato tentato di scriverti ma ho desistito, scoraggiato dalle tante volte che le mie e-mail sono state cestinate. Con questa mia voglio provarci di nuovo, perché ora come mai noi abbiamo bisogno del giornale così come il giornale ha bisogno di noi. Ma è davvero così? intendo dire davvero il giornale ha bisogno di noi ? oppure bastano gli abbonamenti? In tutta franchezza ho rinnovato l'abbonamento non perché il giornale mi soddisfi, ma perché sulla piazza non c'è niente di meglio. Après moi le déluge: non posso credere che sia questa la filosofia attuale del giornale. Quello che io, ma non solo io (a giudicare dalle poche lettere pubblicate quando chiedevi ai lettori di scrivere critiche e consigli), ci aspettiamo dal giornale è una maggiore attenzione a noi lettori, per cui quando avete annunciato l'edizione straordinaria del lunedì ingenuamente mi aspettavo almeno una mezza pagina di un forum dei lettori. Invece niente. Pensateci, potrebbe essere l'occasione perché il giornale non sia solo l'unico strumento leggibile ma qualcosa di meglio, di stimolante. Lo spazio credo si potrebbe trovare: a me dà più fiducia leggere cosa pensano dieci lettori più brevi riflessioni di Rossanda, piuttosto che 0 lettori più una pagina di Rossana Rossanda Un altro modesto consiglio di lettore: quando il cavaliere smentisce ciò che ha detto, perché non ristampare sulla stessa pagina la notizia smentita? (ad es. lo scalone Maroni annunciato a Cernobbio e , dopo le proteste sindacali - Cisl e Uil - poi ha smentito di averlo mai detto). Non mi aspetto una pubblicazione, ma almeno una risposta a me, almeno una riflessione sull'argomento. Cordiali saluti Alessandro Riccia Sesto Fiorentino Rettifica Nell'articolo del 22 marzo dal titolo "Legge 194, la doppia faccia di Formigoni", compaiono nella mia dichiarazione due inesattezze relative all'uso di tessuti provenienti da feti abortiti a scopo di ricerca. Esso infatti è ritenuto lecito "...a condizione che ci sia il consenso della donna (non delle famiglie) e che ci sia (nel testo c'è un "non" di troppo) una distinzione netta fra i ginecologi e i ricercatori". Grazie dell'attenzione Maddalena Gasparini.

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