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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CLASS ACTION” |
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E
con un bigliettino di Obama a Hu Jintao si sigla l'accordo
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
che rischia
di trascinare il mondo intero in un baratro senza speranza, richiede «azioni
collettive ». E se l'accordo «non potrà mai essere facile e i risultati
immediati», la comunità internazionale può ora contare su un leader americano,
convinto che «l'era della responsabilità » promessa agli Stati Uniti, «non si
ferma ai loro confini», ma coinvolge tutti.
Il
risibile spettacolo di un populismo connesso a Internet.
( da "Manifesto,
Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Schwarzegger
hanno compreso che l'unica cosa che può connettere la sfera politica al vissuto
collettivo è rappresentata «dalla viscosità e dalla densità del simbolo,
dell'emozione e dell'affettività condivisa. Essi non trasmettono un messaggio
politico ma riproducono parte del sentimento collettivo attraverso e nel
proprio corpo simulacrale (.
Regole
severe contro Cosa nostra ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
aiuto dei
colletti bianchi «Regole severe contro Cosa nostra» di Nino Amadore L egalità,
sviluppo, regole. Ivan Lo Bello, 45 anni, presidente di Confindustria Sicilia,
rilancia il ruolo delle imprese in questo momento di difficoltà e rimette al
centro gli imprenditori come protagonisti di una classe dirigente che punta
tutto sulla rinnovata etica del capitalismo.
Crisi,
Draghi: segni di rallentamento Il Colle loda il G20: "Atti
importanti" ( da "Corriere.it"
del 03-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
aggiunto che
le decisioni prese a Londra dal gruppo dei 20 dimostrano che esiste «una
diagnosi comune tra i Paesi e anche una indicazione di azione comune: ciò è
molto importante». NAPOLITANO - E' positivo anche il giudizio del presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano sul G20 perchè «per la prima volta ci sono
tutte decisioni collettive e non solo impegni di coordinamento».
Draghi:
la recessione rallenta ( da "Stampa, La"
del 04-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
ira di
Juncker Il Tesoro vuol rilanciare un nuovo piano Delors per un'azione
collettiva di stimolo Austria e Belgio: accoglieremo le richieste
internazionali La Svizzera: criteri sbagliati GUERRA AGLI EVASORI Il ministro
«La fine del segreto bancario implica il passaggio a un mondo completamente
nuovo» DALL'INVIATO A PRAGA [FIRMA]MARCO ZATTERIN INVIATO A PRAGA In effetti,
in
memoria del divo giulio e della sua sfida
( da "Unita,
L'" del 04-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
I dannati
della terra di Frantz Fanon o Colletti bianchi di Wright Mills, dove per la
prima volta si vedeva o si intuiva scritto di «proletarizzazione dei ceti
medi», che per noi italiani era già una rivoluzione. Tutte letture, capite qui
e là, che stavano alle spalle del miglior Sessantotto, quello libertario e
novatore, internazionalista e pacifista,
C'è
una lettera di Gianni Rodari che comincia: Muy querido y distinguido hidalgo
editorial... ( da "Unita, L'"
del 04-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
I dannati
della terra di Frantz Fanon o Colletti bianchi di Wright Mills, dove per la
prima volta si vedeva o si intuiva scritto di «proletarizzazione dei ceti
medi», che per noi italiani era già una rivoluzione. Tutte letture, capite qui
e là, che stavano alle spalle del miglior Sessantotto, quello libertario e
novatore, internazionalista e pacifista,
Tremonti:
governance globale Attuare subito le scelte del G20
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
azione degli
Stati «dal coordinamento al collettivo ». Ha poi sottolineato «la fine del
segreto bancario», decisa a Londra, come «il simbolo del cambiamento» e
dell'addio al dominio della finanza stile Usa, impostata solo per «creare
valore per gli azionisti», mentre giudica giusto «creare valore per l'impresa e
per tutte le sue componenti»
Tremonti:
Non sforeremo il deficit ( da "Corriere delle Alpi"
del 04-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
come deciso
al G20 di Washington a novembre, alle azioni prese collettivamente. Un trilione
punto uno di dollari (1100 miliardi ndr) ha un valore se speso in interventi
singoli coordinati, ma vale molto di più se speso tutti insieme». Questa azione
collettiva è rappresentata dai soldi stanziati per il Fondo monetario
internazionale.
dal
campus all'università messaggi di rabbia e speranza - anna puricella
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
tra le quali
Elisa Scardaccione, membro del collettivo Lilith. «Non credo che le azioni del
mio gruppo siano vandaliche - spiega - Non imbrattiamo i muri, piuttosto
cerchiamo di comunicare qualcosa». La tolleranza, a esempio. Da un anno, Elisa
e le altre lasciano simboli nei dintorni dell´Ateneo, ma si spingono anche al
Campus.
indumenti
e cibo, la sicilia si mobilita - isabella napoli
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
indetto per
domenica 19 aprile in tutte le chiese italiane una colletta nazionale. «Invito
tutti i palermitani - dice l´arcivescovo di Palermo monsignor Paolo Romeo ad
aderire alla colletta e ad essere generosi». C´è anche chi offre ospitalità
agli sfollati. Lo fa la scuola secondaria statale Camillo Benso Conte di Cavour
di via Crocifisso Pietratagliata nella zona di Mezzomonreale.
l'onda,
cl e la marea nera battaglia per un pugno di voti - simone mosca franco vanni
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
E la campagna
elettorale alla Statale vede da settimane ogni uscita pubblica di Azione
Giovani (vicina ad Alleanza Nazionale) contestata dai collettivi studenteschi
al grido «fuori i fascisti dalle università». Tensione che lo scorso mese si è
a volte trasformata in scontro e ha convinto il Senato accademico a irrigidire
le sanzioni per i comportamenti violenti.
Il
sindacato mondiale all'Italia: Non va ridotto il diritto di sciopero
( da "Manifesto,
Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
azione
collettiva. Misure in contrasto con le 8 fondamentali convenzioni Ilo, che
vanno dal diritto di associazione e contrattazione alla discriminazione di
genere, dal divieto di lavoro minorile a quello di lavoro forzato. Riguardo
all'Italia, le critiche del sindacato internazionale cominciano con il nuovo
disegno di legge delega del governo Berlusconi che vorrebbe restringere
Il
sindacato mondiale all'Italia:
Argomenti: Class Action
Abstract:
azione
collettiva. Misure in contrasto con le 8 fondamentali convenzioni Ilo, che
vanno dal diritto di associazione e contrattazione alla discriminazione di
genere, dal divieto di lavoro minorile a quello di lavoro forzato. Riguardo
all'Italia, le critiche del sindacato internazionale cominciano con il nuovo
disegno di legge delega del governo Berlusconi che vorrebbe restringere
LA
STRANA coppia ( da "Manifesto, Il"
del 09-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
impazzito sta
correndo a tavoletta contro una storia collettiva, punta dritto contro la Cgil
e i suoi cinque milioni di iscritti, pretende di dividere presunti garantiti e
precari, lavoratori pubblici e privati, indigeni e migranti, giovani e anziani.
Da dove si comincia? C'è l'imbarazzo della scelta, all'inizio della nostra
conversazione con quella che ormai in Cgil è diventata «
la
nuova russia esalta i piccoli gesti - barbara casavecchia
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Milano In una
collettiva le opere di venti giovani artisti che si misurano col passato e con
la situazione politica attuale La nuova Russia esalta i piccoli gesti BARBARA
CASAVECCHIA Per favore, infilate un sassolino nella scarpa: la collettiva
"Azioni molto semplici senza uno scopo preciso" si apre così, con una
ciotola di pietruzze e l´
I
raduni e i recinti di Milano La battaglia della movida
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
che
minacciano class action, denunce alla Procura e manifestazioni di piazza. Dai
giardinetti di viale Montenero trasformati in discarica ai muri di corso di
Porta Ticinese marci di piscio, come scrive al Comune Marcello Forti, un
cittadino che dorme con il Tavor «perché il quartiere è diventato il mio
Vietnam», Milano si ritrova a fare i conti con l'
quando
la piazza protesta on line - riccardo staglianò
( da "Repubblica,
La" del 14-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
organizza la
gente Scoop ma anche falsi allarmi Inchieste collettive e denunce che partono
dai social network Nell´era di Internet le persone si mobilitano e cambiano il
flusso delle informazioni Due nuovi libri raccontano vizi e virtù dei
dilettanti del web L´analisi di Andrew Keen è più severa: "Questa
rivoluzione rovinerà la nostra cultura" Clay Shirky, docente di Nuovi
Media,
anche
parlamento e consob nello schema "blinda-mediaset" - (segue dalla
prima pagina) massimo giannini ( da "Repubblica, La"
del 15-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
arringa le
masse: «Abbiate fiducia, comprate azioni Eni, Enel e Mediaset». Nulla cambia,
com´è ovvio, e un mese dopo il premier incurante delle polemiche insiste: «Le
azioni di una società non possono mai valere meno di 20 volte gli utili
prodotti». Tecnicamente non ha tutti i torti. Politicamente la sua posizione è
indifendibile.
Internet
e spot, l'Antitrust multa Telecom
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
parte non è
un mistero che i consumatori aspettino ancora la class action in Italia,
rimandata a data da destinarsi dal governo Berlusconi. Sempre nel perimetro
Telecom, ieri è tornata alla carica la Commissione europea contro la riluttanza
dell'Agcom a notificare a Bruxelles il via libera agli impregni presi dal
gruppo telefonico per garantire l'accesso dei concorrenti alla rete.
"niente
protocollo e terreno a noi" - giuliano foschini
( da "Repubblica,
La" del 19-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Paccione e
Alessio Carlucci nella loro class action, e cioè sfruttare la clausola del
vecchio contratto che ridava il suolo al Comune qualora i proprietari non
avessero ricostruito il teatro tre anni dopo la distruzione. Sull´argomento,
sul tavolo dell´avvocato Balducci, c´è anche la consulenza chiesta dall´allora
sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia al costituzionalista Paolo Barile:
"c'è
già un parere favorevole poi accantonato"
( da "Repubblica,
La" del 19-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Innanzitutto
quello che dicono gli avvocati Paccione e Carlucci nella class action: nel
contratto del 1896, con il quale il Comune concedette ai privati il suolo per
costruire il teatro, è prevista la risoluzione automatica per l´effetto della
mancata ricostruzione del teatro nel giro dei tre anni». Ma il Petruzzelli è
stato soltanto in parte distrutto dall´incendio.
Tagli
a luce e gas Sabotatori in azione in tutta la Francia
( da "Corriere
della Sera" del 19-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
rappresentante
della Cgt ha parlato di azioni «controllate a responsabilità collettiva»,
mentre un delegato della Fo sostiene che «si tratta di atti incontrollati,
frutto dell'esasperazione di pochi agenti isolati». Più in generale,
riferendosi anche al sequestro di manager, il leader nazionale della Cgt,
Bernard Thibault, ha detto che la «Cgt sarà sempre a fianco dei lavoratori,
Tagli
a luce e gas, la nuova protesta: sabotatori in azione in tutta la Francia
( da "Corriere.it"
del 19-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Un
rappresentante della Cgt ha parlato di azioni «controllate a responsabilità
collettiva», mentre un delegato della Fo sostiene che «si tratta di atti
incontrollati, frutto dell'esasperazione di pochi agenti isolati». Più in
generale, riferendosi anche al sequestro di manager, il leader nazionale
della Cgt, Bernard Thibault, ha detto che la «Cgt sarà sempre a fian
il
mondo salvato - alain touraine ( da "Repubblica, La"
del 22-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
bisogna
ritenere che al di sopra dei gruppi sociali reali, dei loro interessi e delle
loro forme di azione collettiva è necessario collocare le donne intese come
categoria e allo stesso tempo come agenti più di quanto non lo siano gli
uomini, perché in grado di mettere in discussione i problemi e gli orientamenti
fondamentali della cultura?
Attenti
ai protezionisti nascosti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Tutti questi
sono problemi di "azione collettiva" che sono ben noti agli studiosi
di politica economica e che originano dalla difesa delle sovranità nazionali in
materia fiscale e dal protezionismo politico: cioè dalla conservazione del
rapporto esclusivo di rappresentanza del cittadino da parte della politica
nazionale.
Primo
sì alla
Argomenti: Class Action
Abstract:
class
action», ma dal giugno 2008 MILANO Primo via libera in Parlamento alla class
action, con l'approvazione da parte della commissione industria del Senato
dell'emendamento presentato dal governo al disegno di legge sullo sviluppo.
L'azione risarcitoria collettiva potrà essere retroattiva ma solo per gli
illeciti compiuti dopo il 30 giugno 2008 e dunque non potrà essere utilizzata
La
terza che hai detto ( da "Unita, L'"
del 22-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
le classi
dirigenti non rispettano nemmeno le loro leggi. E, quando vengono sorprese a
infrangerle, le cambiano. Il governo Al Tappone-
altri
scontri fra studenti in statale la lega: serve un presidio di polizia - franco
vanni ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
accademico
anche la lista di destra Azione universitaria aveva denunciato «intimidazioni e
continue minacce da parte dei collettivi». Ma la cosa era finita lì. Ora il
giro di vite, con la richiesta di intervento della polizia. Pierfrancesco
Maran, consigliere comunale del Pd, si oppone: «Le forze dell´ordine hanno cose
più importanti di cui occuparsi rispetto a due spintoni in università»
Statali,
al via la stretta sui premi a pioggia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Nelle
versione attuale il provvedimento definisce anche le modalità il raggio di
azione della class action "parziale" (al netto del risarcimento del
danno) alla quale potranno ricorrere collettivamente gli utenti contro le
inefficienze delle amministrazioni e dei concessionari dei servizi pubblici.
Prevista pure la riforma della dirigenza pubblica.
La
crisi della metamorfosi ( da "Manifesto, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
un
riconoscimento collettivo. È una struttura popolare per la quale, a differenza
di Berlusconi, la ricerca del consenso avviene sulla base di una
stratificazione di interessi. Se la Lega difende Malpensa, per esempio, lo fa
concentrando su Malpensa l'interesse del direttore dello scalo, quello degli
impiegati dello scalo,
volo
in ritardo, politici a terra indagine enac sulle tratte alitalia
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Faremo una
class action" Volo in ritardo, politici a terra indagine Enac sulle tratte
Alitalia Richiesta di risarcimento danni e avvio di una class action: la
Regione dichiara guerra alla Cai, la nuova Alitalia, rea di aver lasciato a
terra ieri sia il governatore Raffaele Lombardo sia l´assessore alla Sanità
Massimo Russo.
volontari
tecno-comandati per una performance urbana - sara chiappori
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
collettivo
newyorkese che ha saputo "paralizzare" la Grand Central Station di
Manhattan. Con loro centinaia (a ieri avevano aderito in oltre 150, ma si spera
ne arrivino molti di più) di performer volontari che si presenteranno muniti di
lettori mp3 su cui avranno scaricato i file con le istruzioni da seguire:
azioni semplici come guardare tutti da una stessa parte o fermarsi all´
La
giustiza e l'equità ( da "Manifesto, Il"
del 24-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
arrivando a
sostenere che l'azione collettiva può essere la condizione necessaria di una
«buona società». Tesi che viene proposta anche nella raccolta di saggi
«Liberalismo politico» (Comunità), dove difende il principio di eguaglianza. La
sua difesa del liberalismo politico lo porta a una prospettiva comparatistica
del «diritto dei popoli»,
Il
caso americano. ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 27-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
mitico
pioniere delle cause collettive a nome degli azionisti di società quotate in
Borsa,condannato l'anno scorso a due anni e mezzo di carcere per avere
distribuito bustarelle a clienti disposti ad avviare azioni legali collettive.
Tutte queste considerazioni hanno persuaso il Parlamento americano ad approvare
una legge, il Class action fairness act del 2005,
Sui
servizi pubblici i consumatori vanno in pressing
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
27-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
azione
collettiva nei confronti dei concessionari di pubblici servizi (forte è infatti
la preoccupazione di questi ultimi per il proliferare di azioni anche
strumentali), si sottolinea che il decreto delegato si dovrà preoccupare di
individuare le soluzioni idonee a bloccare l'azione (anche quando già proposta)
quando«un'
Risarcimenti
in bilico sui crack ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 27-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Risarcimenti
in bilico sui crack Niente azioni collettive contro i default avvenuti prima
del 30 giugno 2008 Giovanni Negri Class action sì, ma non per tutti.
L'approvazione da parte della commissione Industria del Senato della nuova
versione dell'azione collettiva voluta dal Governo rilancia la discussione
sulla natura degli interessi che si potranno fare valere con il nuovo
strumento.
Class
action anche individuale ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 27-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
rinunciano ad
eventuali azioni individuali. A questo punto parte la fase processuale vera e
propria, che segue le regole canoniche del rito civile. Che può concludersi con
il successo dell'azione collettiva. In questo caso, con la sentenza di
condanna, il Tribunale liquida le somme dovute (o fissa i criteri per il
calcolo delle stesse) ai singoli consumatori o utenti che hanno aderito.
Anomalie
urbane per ripensare la città ( da "Manifesto, Il"
del 28-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Dai writers
di Urban-code ai collettivi di architetti, designers, grafici, artisti della
rete Rebiennale. La premessa "Make world before buildings" di
Anomalie urbane è diventata pratica, azione e condizione per andare avanti
insieme verso altri progetti e condividere esperienze e competenze, per
intervenire nell'università e nella città.
Sportello
Argomenti: Class Action
Abstract:
33 Le
proteste delle associazioni Sportello «class action» in 11 tribunali ( g.str.)
Saranno solo undici i tribunali italiani in cui si potrà presentare istanza per
la class action. Il primo luglio dovrebbe infatti entrare in vigore la class
action formato Italia, dopo l'approvazione da parte del Senato di un
emendamento al ddl sviluppo, ora in esame,
Biblioteca
Google, indaga l'antitrust ( da "Corriere.it"
del 29-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
class action
Biblioteca Google, indaga l'antitrust Dubbi del Dipartimento di giustizia
sull'accordo siglato tra il colosso web e i principali editori Google Ricerca
Libri WASHNGTON - Altri quattro mesi di tempo. La giustizia statunitense ha
prorogato i termini dell'accordo di transazione stipulato tra Google e i
principali editori dopo la class action lanciata contro il colosso web
Pubblico
impiego: riforma Brunetta verso Palazzo Chigi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Il testo
prevede anche l'azione collettiva (class action) per la tutela giudiziale nei
confronti delle inefficienze della Pa e dei concessionari di pubblici servizi,
che non sarà però vincolata al risarcimento del danno. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Libri
e diritti d'autore, sfida Antitrust a Google
( da "Corriere
della Sera" del 30-04-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
La proposta
di accordo del gigante della rete è frutto di una class action durata quattro
anni e intentata dopo il lancio nel 2004 di «Google book search», la raccolta
in formato digitale dei libri delle principali biblioteche del pianeta per
metterli gratuitamente online, a disposizione dell'umanità. Per sanare il
contenzioso la coppia di Mountain View ha messo sul piatto,
( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Class Action
Corriere della Sera
sezione: Primo Piano data: 03/04/2009 - pag: 3 Diplomazie Il presidente Usa e
il colloquio con Sarkozy E con un bigliettino di Obama a Hu Jintao si sigla
l'accordo DA UNO DEI NOSTRI INVIATI LONDRA Alla fine, la storia del mondo stava
per bloccarsi sui paradisi fiscali. In apparenza, una banale questione
terminologica, ma sufficiente a intestardire Nicolas Sarkozy e Hu Jintao nel
loro no, simmetricamente opposto nelle motivazioni, al comunicato finale. Il
vertice del G20 era in stallo, nonostante l'egregio lavoro di Gordon Brown. A
quel punto si è consumato il battesimo del fuoco di Barack Obama, la conferma
internazionale di un leader che conosce ed esercita l'arte nobile del compromesso.
Il presidente americano ha preso da parte il francese, per un breve ma intenso
colloquio a tu per tu. Poi è tornato al suo posto, ha scritto qualcosa su un
foglio e lo ha mandato al collega cinese. Un attimo dopo, anche quello si è
alzato per appartarsi con Obama, insieme a un interprete. Scambio rapidissimo e
nuovo movimento obamiano verso Sarkozy. Triangolazione riuscita. Il laureato
della Harvard Law School aveva trovato la formula dell'intesa, quella poi
apparsa nel testo conclusivo: «Siamo d'accordo ad agire contro le giurisdizioni
non-cooperative, inclusi i paradisi fiscali. Siamo pronti ad applicare sanzioni
per proteggere le nostre finanze pubbliche e i sistemi finanziari». Perfino il
vanitoso presidente francese ha dato pubblicamente atto a Obama di essere stato
decisivo. «In un mondo così complesso ha spiegato poi il capo della Casa Bianca
in conferenza stampa la leadership americana va esercitata forgiando
partnership, invece che dettando soluzioni. Dobbiamo ascoltare, mostrare una
certa umiltà, capire che non sempre noi abbiamo la risposta migliore». Qualche
rimpianto, forse. Ma solo per lo sfizio di concedersi una battuta irriverente
ma efficace: «Tutti parlano di Bretton Woods ha detto Obama tra il serio e la
celia , quando venne riscritto il nuovo ordine monetario internazionale. Ma
diciamoci la verità: a quei tempi quando erano solo in due, Roosevelt e
Churchill, chiusi in una stanza con un bicchiere di brandy, era molto più
facile. Il mondo non è più così ed è un bene per tutti: l'Europa e il Giappone
si sono rialzati diventando vere potenze, la Cina e l'India sono realtà
emergenti, miliardi di persone sono uscite dalla povertà». Qual è stato il
segreto della forza di persuasione di Obama? Probabilmente il suo candore. Come
ha raccontato nell'ora trascorsa davanti ai media, in pochi durante i vari giri
di tavola nella sala dell'ExCel Center, si sono lasciati sfuggire l'occasione
per «ricordare che la crisi non fosse iniziata da loro». Lui li ha assecondati,
riconoscendo come «sia difficile negare che parte del contagio sia originata da
Wall Street», complice l'assunzione di rischi «selvaggi e ingiustificati » da
parte di alcuni gruppi e il sonno colpevole «di taluni che nel governo dovevano
sorvegliare». Ma Obama ha anche ricordato, che neppure le loro banche fossero
immuni al virus. «Abbiamo imparato le lezioni della Storia», ha detto il
presidente: l'ampiezza devastante della crisi economica, che
rischia di trascinare il mondo intero in un baratro senza speranza, richiede
«azioni collettive ». E se l'accordo «non potrà mai essere facile e i risultati
immediati», la comunità internazionale può ora contare su un leader americano,
convinto che «l'era della responsabilità » promessa agli Stati Uniti, «non si
ferma ai loro confini», ma coinvolge tutti. Funzionerà? Nella vita e
nell'economia, «non ci sono garanzie». Ma Obama è convinto che la strada
intrapresa sia quella necessaria. Non usa, ma alla fine noi giornalisti gli
abbiamo fatto un applauso. Hu Jintao, presidente della Cina Gordon Brown
(Omega/Baroncini) Paolo Valentino
( da "Manifesto, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Class Action
ON LINE Il risibile
spettacolo di un populismo connesso a Internet Mauro Trotta Crisi della
politica, crisi della rappresentanza, rifondazione dell'azione politica sono
espressioni e concetti di cui si parla da anni. Acquistano, però, una più
tragica e allo stesso tempo grottesca evidenza in un momento di crisi economica
come quello attuale. Come può, infatti, la politica pretendere di governare lo
tsunami economico se risulta essa stessa spappolata, incapace di rispondere
alle esigenze dei governati, priva di credibilità e di fondamento? Occorre
allora andare alla radice del problema cercando di comprendere i profondi
mutamenti in atto. È quanto si propongono Vincenzo Susca e Derrick De Kerckhove
con questo loro Transpolitica (Apogeo, pp. 235, euro 15) in cui, come recita il
sottotitolo, intendono indagare i Nuovi rapporti di potere e di sapere della
società reale. Il loro è un discorso imperniato fondamentalmente sull'universo
della comunicazione e sui profondi cambiamenti che a partire dalla modernità lo
hanno caratterizzato. La costellazione intellettuale di partenza è quella in
qualche maniera classica all'interno del loro percorso: le analisi di Walter
Benjamin sulla perdita dell'aura e sulla merce, le tematiche legate al «mezzo è
il messaggio» di Marshall McLuhan - di cui del resto De Kerckhove viene
considerato l'erede - le riflessioni di Guy Debord sulla società dello
spettacolo. A queste, però, vanno aggiunti argomenti e suggestioni derivati
dagli sviluppi più recenti del pensiero critico legati alla biopolitica,
all'analisi della moltitudine, all'intelligenza connettiva, alla teoria
dell'esodo. Il discorso portato avanti dai due studiosi è ampio e complesso,
ricco di sfumature e di approfondimenti. Sintetizzandolo in maniera brutale si
può affermare che lo sviluppo e l'utilizzo dei nuovi media ci sta portando a
«testare gli effetti dell'avvento nel mondo della "terza vita",
sincretismo tra la nostra presenza materiale, la prima vita, e quella
immateriale nelle varie Second Life dei mondi virtuali». E il corpo è al centro
del processo, quel corpo che, disperdendosi nelle reti, non vive una semplice
esperienza di disincarnazione e di astrazione dal reale, ma tende a
reincarnarsi in «una soggettività animata dalla tentazione di ricongiungere la
passione alla ragione, l'immaginario alla realtà, il giorno alla notte». Così,
«il modo in cui l'entità fantasmatica dell'immaginario si salda a una forma
tecnosociale concreta irrora un fermento transpolitico, fitto di desideri e di
tensioni erotiche eccessive». Tutto ciò mette in crisi l'ordine politico
esistente, basato sulla triade stato-nazione, popolo e territorio, eccedendone
la cornice e sottraendosi a ogni tentativo di riunire le pulsioni sociali
attorno a un progetto, a un'idea astratta, a un luogo, «coagulandosi invece nei
flussi in cui si condensa, sotto forma di potenza». Ognuno di tali nugoli di
potenza «fonda una comunicrazia, forma di potere debole, transitoria e
localizzata tramite la quale si esprime (...) la comunione di una comunità
attorno a un gioco comunicativo, in cui ad assumere rilevanza non è tanto il
contenuto ma la facoltà del medium di assecondare un'attrazione sociale».
Nascono così, negli interstizi e nelle zone di autonomia temporanea della vita
quotidiana, delle vere e proprie «sfere pubbliche non statali avvolte in
altrettante aure dove a pulsare è un immaginario dotato di una conoscenza tanto
più fine quanto più condivisa ed elaborata in comune, di una ragione sensibile
che suggella, sotto forma di estetiche, le emozioni e le informazioni che
costituiscono il sapere incorporato di un gruppo». La risposta della politica
tradizionale alla nuova situazione si esaurisce nella figura del
«telepopulista», di colui, cioè, che ha capito l'importanza della seduzione in
confronto alla convinzione. CONTINUA|P
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Class Action
Sud sezione:
INTERVISTA data: 2009-04-01 - pag: 5 autore: Ivan Lo Bello. Il presidente di
Confindustria Sicilia lancia l'appello a fare muro contro la mafia che
condiziona i mercati grazie all'aiuto dei colletti bianchi
«Regole severe contro Cosa nostra» di Nino Amadore L egalità, sviluppo, regole.
Ivan Lo Bello, 45 anni, presidente di Confindustria Sicilia, rilancia il ruolo
delle imprese in questo momento di difficoltà e rimette al centro gli
imprenditori come protagonisti di una classe dirigente che punta tutto sulla
rinnovata etica del capitalismo.Il leader degli industrialisiciliani
ripropone da un lato l'impegno antimafia e per la legalità di tutto il mondo
imprenditoriale siciliano e dall'altro il dovere per chi amministra la cosa
pubblica di guardare al domani con morige-ratezza, segnando una cesura con la
gestione clientelare del bene pubblico soprattutto in un momento in cui le
risorse economiche sono veramente poche. Anzi quasi nulle. «Io credo –dice –che
oggi la classe politica debba avere un principio di responsabilità collettiva: non si possono più spendere soldi in mille
rivo-li, perché rischiamo una crisi della finanzapubblica che avrebbe effetti
devastanti sul nostro sistema economico». Che si fa? Ci vuole responsabilità,
tagliare i costi improduttivi, non aumentare le forme di precariato ma caso mai
integrare le somme nazionali con strumenti di mercato, cassa integrazione o
altro, e avviare un piano di risanamento che liberi risorse per sostenere il
sistema imprenditoriale siciliano oggi in difficoltà. Il risanamento finanziario
è la premessa fondamentale per lo sviluppo. Non c'è in giro aria di
rivoluzione. Tutta la classe politica, soprattutto all'Ars, deve capire che non
è più tempo di distribuire risorse clientelari e assistenziali a pioggia ma
bisogna risanare il bilancio e sostenere gli sforzi del sistema produttivo e di
chi rischia o perde il lavoro. L'altro pilastro del nostro ragionamento è la
legalità. Pietro Grasso in un'intervista al Sole 24Ore Sud ha rilanciato il
tema dei sequestri dei beni ai mafiosi anche se non sono provenienti da
attività criminale. Condivido completamente il ragionamento del procuratore.
Voglio aggiungere qualcosa: il sequestro dei patrimoni è importantissimo perché
il mafioso mette in conto la galera ma il suo scopo vero è l'accumulazione di beni
e aziende.Sotto questo profilo va anche detto che con l'ultimo pacchetto
sicurezza si è fatto un passo avanti prevedendo il sequestro anche agli eredi.
Credo, come dice Grasso, sia importante allargare il sequestro in ogni caso: il
bene va tolto a prescindere che la sua provenienza sia illecita. Ma accanto a
questa azione e ad altre vanno fatti però anche alcuni interventi. Per esempio?
Nel caso di aziende sequestrate bisogna avere il coraggio di dire un paio di
cose. La prima: ci sono imprese che non potranno mai stare sul mercato perché
sono cresciute grazie alle intimidazioni dei mafiosi e in questo caso vanno
studiati piani di reimpiego o di fuoriuscita per i dipendenti mentre l'impresa
va chiusa. Per le aziende che stanno sul mercato e che hanno una loro capacità
produttiva invece bisogna trovare il modo di venderle perché le imprese devono
essere gestite dagli imprenditori. C'è poi il tema del contrasto su cui è
necessario intervenire per legge. In quali contesti e perché? è necessario
coprire un vuoto normativo che riguarda la turbativa dei mercati che è oggi
punita nel settore pubblico e dunque nelle gare ma non punita invece quando
avviene nei mercati privati. O meglio non è sanzionato nello stesso modo e ciò
crea non pochi problemi. Ignazio Giudice, segretario provinciale della
Filea-Cgil di Caltanissetta, propone un patto lavoratoriaziende per far sì che
sia stimolata la denuncia e che i lavoratori non rimangano disoccupati come è
avvenuto di recente a Gela. è necessario creare un sano conflitto di interessi
tra le aziende e la mafia e applicare sanzioni per le imprese che non ritengono
di essere in conflitto di interessi con la criminalità organizzata. Lo stesso
deve avvenire con i lavoratori i quali devono avere la percezione e la
sicurezza che saranno tutelati. Tutto ciò può contribuire in alcuni casi a
rompere il vincolo tra imprese e Cosa nostra. A proposito di sanzioni. Qual è
lo stato dell'arte all'interno di Confindustria? Sono aumentate le denunce e
questo è un fatto importante. Ma dobbiamo dire che la battaglia sul pizzo è
solo un pezzo di una strategia complessiva. è più rilevante quella contro
l'inquinamento dei mercati. Noi continuiamo con la sensibilizazione sul pizzo
ma stiamo affiancando il tema della presenza mafiosa nel mercato. La mafia che
si mette il vestito buono della legalità? Una presenza che ha a che fare con
quella zona grigia di cui si parla e che rappresenza una sponda ancora forte
per le imprese criminali: il ruolo dei colletti bianchi in certi casi è
fondamentale. La zona grigia è l'interfaccia per affari con la pubblica
amministrazione e per ottenere fondi pubblici... Questo è un altro grande tema.
La Pubblica amministrazione deve fare di più: se tutti adottassero criteri
rigorosi nella selezione dei fornitori daremmo un colpo alla mafia. Sotto
questo profilo devo dire che ci sono poche iniziative. Due mi sembrano
importanti: la circolare dell'assessore alla Sanità Massimo Russo che riguarda
le forniture in un settore molto delicato come la sanità e l'iniziativa del rettore
dell'Universitàdi Palermo Roberto Lagalla che va nella stessa direzione.
Intanto aspettiamo che la commissione insediata dall'assessore regionale alla
Presidenza Ilarda con il compito di creare un codice etico per la pubblica
amministrazione regionale e guidata dall'ex magistrato antimafia Piero Luigi
Vigna dia i primi risultati. nino.amadore@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE
RISERVATA Il leader Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia dal
settembre del 2006 è uno degli artefici della battaglia contro il pizzo
dell'associazione siciliana degli industriali. Lo Bello è anche presidente del
Banco di Sicilia, oggi controllato da Unicredit, e della Camera di commercio di
Siracusa Legalità è uno dei punti cardine del ragionamento di Ivan Lo Bello:
lotta contro le imprese che cercano di turbare i mercati con l'aiuto di Cosa
nostra Sviluppo Servono risorse per aiutare la Sicilia e la regione deve
imparare a risparmiare Etica Il rispetto delle regole dà anche un profilo etico
all'azione di tutti La proposta Va trovato un modo per regolamentare la
turbativa che avviene nel settore privato OLYCOM
( da "Corriere.it"
del 03-04-2009)
Argomenti: Class Action
«È importante
politicamente che si faccia luce sui paradisi fiscali» Draghi: la crisi sta
rallentando Napolitano: positiva azione dal G20 Il Governatore di Bankitalia:
«Ci sono segnali di un rallentamento del deterioramento della crisi» PRAGA
(REPUBBLICA CECA) - La crisi sta rallentando. «Ci sono segnali di un
rallentamento del deterioramento» della crisi: ha detto infatti da Praga il
Governatore della Banca d'Italia e presidente del Fsb (Financial stability
board) , Mario Draghi. Secondo Draghi, però, «bisogna stare attenti a non
interpretare una rondine per la primavera». E' infatti troppo presto, secondo
Draghi, per trarre conclusioni definitive sull'andamento attuale della
congiuntura. Il governatore di Bankitalia ha ricordato che «questa crisi è
unica perchè combina una velocità di diffusione senza precedenti, dimensioni
senza precedenti e una interrelazione tra la finanza e l'economia reale».
Secondo Draghi infatti «il deterioramento progressivo dell'economia locale
potrebbe rimbalzare sul sistema finanziario». Il governatore ha sottolineato
inoltre come la singolarità di questa crisi risieda anche nel fatto che sia
stata «sincronizzata globalmente». PARADISI FISCALI - «È importante politicamente
che si faccia luce sui paradisi fiscali»: ha aggiunto Draghi, per il quale
«serve uno sforzo di trasparenza sui bilanci bancari». Il vertice del G20 di
Londra ha dimostrato «un agire e opinioni comuni» fra le maggiori economie
internazionali e «sono state enfatizzate eccessivamente le differenze tra Stati
Uniti ed Europa» ha aggiunto il numero uno di via Nazionale. Per Draghi: «anche
se la crisi non si risolve con un provvedimento, i 20 capi di Stato si sono
completamente impegnati per risolvere la crisi». Draghi ha anche aggiunto che le decisioni prese a Londra dal gruppo dei 20
dimostrano che esiste «una diagnosi comune tra i Paesi e anche una indicazione
di azione comune: ciò è molto importante». NAPOLITANO - E' positivo anche il
giudizio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano sul G20 perchè
«per la prima volta ci sono tutte decisioni collettive e non solo impegni di
coordinamento». Proprio per questo, spiega il presidente ai giornalisti
a margine di un'iniziativa a Castel Porziano, il G20 «è stato un evento
rilevante, poi vedremo gli sviluppi successivi». «Quelle prese al G20 - ha
detto Napolitano - sono misure importanti. Forse per la prima volta sono state
assunte decisioni collettive, non solo impegni di coordinamento, ma decisioni
comuni. In particolare quelle relative al finanziamento dell'Fmi». Il
presidente della Repubblica sottolinea che «c'è stata una confluenza molto
importante tra paesi nuovi ed emergenti, economie che ancora crescono, forse un
po' meno di prima, ed economie storicamente consolidate che sono in crisi.
Credo che sia stato un evento rilevante. Poi vedremo gli sviluppi successivi».
stampa |
( da "Stampa, La" del
04-04-2009)
Argomenti: Class Action
LE CRITICHE ALL'OCSE
GLI ALTRI «CATTIVI» LA GRANDE CRISI Retroscena Draghi: la recessione rallenta
«Il Paese ha già deciso di adeguarsi alle regole Perché questo sgarbo?» Il
Lussemburgo nella lista nera L'ira di Juncker Il Tesoro
vuol rilanciare un nuovo piano Delors per un'azione collettiva di stimolo Austria e Belgio: accoglieremo le richieste
internazionali La Svizzera: criteri sbagliati GUERRA AGLI EVASORI Il ministro
«La fine del segreto bancario implica il passaggio a un mondo completamente
nuovo» DALL'INVIATO A PRAGA [FIRMA]MARCO ZATTERIN INVIATO A PRAGA In effetti,
rileva Mario Draghi, «ci sono dei segnali». Positivi o non negativi per
l'andamento dell'economia e per il pianeta in recessione. Devono essere gli
stessi di cui parla il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, che li
definisce «incoraggianti anche se ancora non numerosi». Non una ripresa, sia
chiaro. Quella verrà forse nel 2010 e potrebbe essere «cristallina» nel 2011,
suggerisce il numero uno della Bce, Jean-Claude Trichet. Il governatore di
Bankitalia parla di «rallentamento del deterioramento» e avverte che «non
bisogna fare di una rondine una primavera». Vuol dire che la crisi picchia meno
duro, ma non ha smesso di colpire. Dopo Londra, Praga. Dopo il G20 che parla
con una voce sola e mette soldi a trilioni per battere la crisi planetaria, i
ministri economici europei si sono compiaciuti per l'affiatamento globale
trovato nella capitale britannica. Adesso, però, bisogna darsi da fare.
«Occorre agire subito e rapidamente per ripristinare la fiducia», chiosa un
sobrio Trichet che rilancia l'appello a tenere sotto controllo i conti
pubblici. Per l'Italia è un messaggio recepito. Giulio Tremonti assicura che,
semmai ve ne fosse bisogno, l'azione «non sarebbe di sfondamento del bilancio
bensì di spostamento». A parità di spesa, ha spiegato, «la nostra politica è
ricollocare le risorse dando priorità alla coesione sociale. Per ora la nostra
azione è sufficiente così. Dobbiamo fare un salto in lungo, non in alto».
L'Ecofin ha confermato la volontà europea di affrontare i tempi duri agendo
sulle regole più che su altri piani di stimolo. In questa chiave, Tremonti vede
nell'esito del vertice londinese «un ritorno della politica che finora ha
impedito disastri peggiori» e che prefigura l'idea di una «governance globale».
Ne fa una questione di fatti - «è un passaggio enormemente importante»
l'aumento dei finanziamenti al Fmi. E di segni, dato che a suo avviso «la fine
del segreto bancario implica il passaggio ad un mondo nuovo». Sino a un anno
fa, rimarca il ministro, «i governi agivano ognuno per conto proprio; adesso
non solo di fare la stessa cosa, ma di farla insieme». Si è insomma «rotto il
monopolio tecnocratico e il dominio della finanza». E' una via di uscita.
Draghi avverte: la crisi «è partita dalla finanza e si è diffusa all'economia
reale; ora il deterioramento progressivo dell'economia reale potrebbe
rimbalzare di nuovo sul settore finanziario». tendenza preoccupante sopratutto
perché quanto sta avvenendo è «sincronizza globalmente». Tremonti non nega le
difficoltà. Per questo ha rilanciato - come corollario alla concordia di Londra
- e l'idea di «un nuovo piano Delors» per un'azione collettiva
di stimolo attraverso una strategia di investimenti comuni. «Per la prima volta
non ho sentito brusii in sala» ha precisato il ministro. Nemmeno da parte dei
soliti tedeschi. Torniamo alle regole. Tremonti afferma che l'Europa deve
adeguarsi in modo rapido alle nuove norme contabili varate negli Usa giovedì
(con maggiore flessibilità nella valutazione degli asset tossici) per alleviare
i problemi delle banche. Francia e Germania sono sulla stessa lunghezza d'onda.
«E' una riforma a costo zero», assicura il ministro dell'Economia, persuaso che
«non dobbiamo fare i templari del mercato quando il tempio della finanza non
esiste più». Oggi se ne parlerà ancora a Praga nella seconda giornata
dell'Ecofin informale. Obiettivo: decidere per non inseguire l'America che, per
forza di cose, dispone le cose sempre più in fretta di tutti...Ho molte ragioni
per criticare il modo di agire dell'Ocse, che è una macchina formidabile del
pensiero unico». Per una volta Jean-Claude Juncker perde il colore rubizzo e si
presenta in sala stampa con un'espressione grigia. Non gli è andata proprio giù
che il Lussemburgo, di cui è primo ministro da una vita, sia finito giovedì
nella "lista grigia" dei paradisi fiscali non cooperativi stilata
dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Ce l'ha con
José Ángel Gurría, il segretario dell'istituzione parigina. «Non ci ha
contattato - sbotta tanto duro da sembrare minaccioso -. Per lui sarà un
problema...». E' una questione di metodo, assicura l'uomo del granducato
parlando al termine della riunione informale dei ministri economici
dell'Eurozona svoltasi ieri a Praga. Il G20 di Londra ha trovato sul tavolo la
lunga lista dei cattivi a metà, elenco che comprende 38 paesi fra cui Svizzera,
Austria e Belgio, sistemi che pur essendosi impegnati nel rispetto delle regole
Ocse non le hanno applicate nella sostanza. A questa si affianca una
"lista nera" con tre paesi: Costa Rica, Malaysia e Filippine. Juncker
sostiene che è stato sbagliato prendersela con il club dei quattro guidato dal
Lussemburgo visto che si tratta di amministrazioni che hanno deciso di adeguarsi
alle regole (è successo alla metà di metà marzo) ma non hanno ancora avuto il
tempo di farlo, visto che si tratta di siglare decine di accordi bilaterali
sulla doppia imposizione. Non è finita qui. Il premier del piccolo stato ha
contestato il fatto che il valore della lista sia limitato dal fatto di
comprendere «paesi che non fanno parte dell'Ocse». Curioso oltretutto che
manchi Macao. «Deve essere stata la fretta» dice a denti stretti il
lussemburghese. E l'elenco continua. Assenti anche alcuni stati degli Usa come
Delaware, Wyoming e Nevada dove il Fisco è piuttosto lasco. Gli osservatori
leggono in questo una concessione al presidente Obama che ha rinunciato a
spingere sui piani di stimolo fiscale e consentito a tutti di puntare sulle
riregolamentazione. Però c'è anche la pesante assenza di alcuni accusati di
favoreggiamento nei confronti dell'evasione in Oriente. «Qui è la Cina che ha
fatto sentire tutto il suo», si diceva a margine della riunione informale
Ecofin. Nonostante la furia, Juncker ha trovato il modo per promettere che
negozierà degli accordi sulla doppia tassazione per uscire presto dalla «lista
grigia». E' comprensibile che si senta sotto tiro, il Lussemburgo vive di
movimenti di capitali. A livello globale l'Ocse stima che miliardi di dollari nascosti
nel mondo siano 11 mila, somma che basta per spiegare come mai tutti vogliono
la fine dei paradisi. Meglio abbozzare. Ieri Austria e Belgio hanno assicurato
che raccoglieranno al più presto le richieste internazionali. la Svizzera è
irritata e deplora «le procedure» e «i criteri utilizzati per stilare la
lista». Anche lei, però abbasserà il capo. L'obiettivo è uscire dalla lista
«nei prossimi mesi». Hanno fretta. E hanno ragione. I tedeschi, da sempre i
padrini di Juncker come Mister Euro, hanno abbandonato l'amico del Granducato
dopo aver visto l'emorragia di imposte a vantaggio dei sistemi dove l'Erario è
meno vigilante ed esigente. La Francia, che con la Germania sta guidando la
caccia a chi offre privilegi, chiede con forza che si disponga un sistema di
sanzioni e multe per chi offre paradisi a buon mercato. Il governatore di
Bankitalia e presidente del Fsb (il Financial Stability Board ribattezzato
proprio a Londra giovedì), Mario Draghi, invoca «uno sforzo di trasparenza sui
bilanci bancari». I grandi sono pronti a farlo. Gli altri sembrano non avere
più alcuna scelta. A differenza di quanto avveniva in passato, chi viola i
patti rischia davvero di non passarla liscia. \
( da "Unita, L'" del
04-04-2009)
Argomenti: Class Action
in memoria del divo
giulio e della sua sfida ORESTE PIVETTA C'è una lettera di Gianni Rodari che
comincia: Muy querido y distinguido hidalgo editorial señor don Julio Einaudi
de Turin y Pinerol, marques de via Biancamano... come in un quadro del Moroni,
di profilo o di trequarti, il busto stretto nel corpetto ricamato, nobilmente
altezzoso, un po' dandy delle lettere e delle stampe e di altro sicuramente,
elegante da gran signore di campagna, cui piacciono i colori e i tagli morbidi,
seduttore indubbiamente mentre ti parla sussurrando un po' a strascico con le
parole, le labbra in una piega tra l'ironia e lo scetticismo sui tempi che verranno.
Don Julio è morto nel 1999 e dunque aveva le sue buone ragioni per credere che
le cose non sarebbero andate granché bene. Il divo Giulio (lasciamo stare
Tremonti), il Principe, dovendogli perdonare qualche debolezza, qualche paura,
molte civetterie, piccoli egoismi. Rifare la storia chiederebbe chilometri di
pagine. Luisa Mangoni, bravissima storica, ne ha impiegate un migliaio (Pensare
i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta. Bollati
Boringhieri), per fermarsi agli anni sessanta: trent'anni appena e ne
mancherebbero altri 30 o 40 o 50, perché anche l'eredità conta. Ho conosciuto
Giulio Einaudi. Una volta, tardi negli anni, dopo la grande crisi che avrebbe
condotto la sua impresa nell'orbita di Mondadori, lo incontrai nello stand a
Francoforte, seduto in disparte e in solitudine: stanco e un po' naufrago...
Sempre lo avvicinavo con molti tremori e timori. In fondo era anche da vivo un
monumento e noi della generazione sessantottina con aspirazioni intellettualine
dovevamo moltissimo a lui e alla sua casa editrice. L'elenco dei nostri debiti
sarebbe enorme. Tanto per fare qualche esempio: I persuasori occulti di Vance
Packard, L'uomo a una dimensione di Marcuse, L'io diviso di Laing, I dannati della terra di Frantz Fanon o Colletti bianchi di
Wright Mills, dove per la prima volta si vedeva o si intuiva scritto di
«proletarizzazione dei ceti medi», che per noi italiani era già una
rivoluzione. Tutte letture, capite qui e là, che stavano alle spalle del
miglior Sessantotto, quello libertario e novatore, internazionalista e
pacifista, prima che tutto precipitasse nelle burocrazie dei partitini
con i loro capi e capetti, fino alla tragedia del terrorismo. Senza contare
ovviamente quanto era avvenuto prima o nei dintorni, quanto Giulio Einaudi
aveva appena pubblicato, tra italiani e stranieri, e che a pagine o a frammenti
di pagine era entrato nella nostro cultura non solo scolastica: Brecht e Gadda,
Lukàcs e i francofortesi, Elsa Morante, Lalla Romano, Nuto Revelli, Basaglia, Fenoglio
e Pavese e Levi-Strauss e Frazer e poi, o soprattutto per noi che eravamo anche
comunisti e addirittura pici, Antonio Gramsci, tutte le opere di Antonio
Gramsci. I Quaderni dal carcere videro la luce editoriale definitivamente (cioè
in edizione critica) solo nel
( da "Unita, L'" del
04-04-2009)
Argomenti: Class Action
C'è una lettera di
Gianni Rodari che comincia: Muy querido y distinguido hidalgo editorial señor
don Julio Einaudi de Turin y Pinerol, marques de via Biancamano... come in un
quadro del Moroni, di profilo o di trequarti, il busto stretto nel corpetto
ricamato, nobilmente altezzoso, un po' dandy delle lettere e delle stampe e di
altro sicuramente, elegante da gran signore di campagna, cui piacciono i colori
e i tagli morbidi, seduttore indubbiamente mentre ti parla sussurrando un po' a
strascico con le parole, le labbra in una piega tra l'ironia e lo scetticismo
sui tempi che verranno. Don Julio è morto nel 1999 e dunque aveva le sue buone
ragioni per credere che le cose non sarebbero andate granché bene. Il divo
Giulio (lasciamo stare Tremonti), il Principe, dovendogli perdonare qualche
debolezza, qualche paura, molte civetterie, piccoli egoismi. Rifare la storia
chiederebbe chilometri di pagine. Luisa Mangoni, bravissima storica, ne ha
impiegate un migliaio (Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni
trenta agli anni sessanta. Bollati Boringhieri), per fermarsi agli anni
sessanta: trent'anni appena e ne mancherebbero altri 30 o 40 o 50, perché anche
l'eredità conta. Ho conosciuto Giulio Einaudi. Una volta, tardi negli anni,
dopo la grande crisi che avrebbe condotto la sua impresa nell'orbita di Mondadori,
lo incontrai nello stand a Francoforte, seduto in disparte e in solitudine:
stanco e un po' naufrago... Sempre lo avvicinavo con molti tremori e timori. In
fondo era anche da vivo un monumento e noi della generazione sessantottina con
aspirazioni intellettualine dovevamo moltissimo a lui e alla sua casa editrice.
L'elenco dei nostri debiti sarebbe enorme. Tanto per fare qualche esempio: I
persuasori occulti di Vance Packard, L'uomo a una dimensione di Marcuse, L'io
diviso di Laing, I dannati della terra di Frantz Fanon o
Colletti bianchi di Wright Mills, dove per la prima volta si vedeva o si
intuiva scritto di «proletarizzazione dei ceti medi», che per noi italiani era
già una rivoluzione. Tutte letture, capite qui e là, che stavano alle spalle
del miglior Sessantotto, quello libertario e novatore, internazionalista e
pacifista, prima che tutto precipitasse nelle burocrazie dei partitini
con i loro capi e capetti, fino alla tragedia del terrorismo. Senza contare
ovviamente quanto era avvenuto prima o nei dintorni, quanto Giulio Einaudi
aveva appena pubblicato, tra italiani e stranieri, e che a pagine o a frammenti
di pagine era entrato nella nostro cultura non solo scolastica: Brecht e Gadda,
Lukàcs e i francofortesi, Elsa Morante, Lalla Romano, Nuto Revelli, Basaglia,
Fenoglio e Pavese e Levi-Strauss e Frazer e poi, o soprattutto per noi che
eravamo anche comunisti e addirittura pici, Antonio Gramsci, tutte le opere di
Antonio Gramsci. I Quaderni dal carcere videro la luce editoriale
definitivamente (cioè in edizione critica) solo nel
( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2009)
Argomenti: Class Action
Corriere della Sera
sezione: Economia data: 04/04/2009 - pag: 30 Ecofin Il ministro: la fine del
segreto bancario, simbolo del nuovo mondo Tremonti: governance globale Attuare
subito le scelte del G20 Draghi: la crisi rallenta ma una rondine non fa primavera
Il responsabile dell'Economia: un altro piano Delors. In Italia misure
possibili ma non necessarie DAL NOSTRO INVIATO PRAGA Il consiglio Ecofin
informale dei ministri finanziari dell'Ue a Praga ha condiviso di applicare al
più presto gli accordi sugli interventi di stimolo dell'economia e di più seria
regolamentazione delle attività finanziarie decisi al vertice G20 di Londra. Il
presidente della Banca centrale europea, il francese Jean-Claude Trichet, ha
esortato a metterli in pratica «al più presto». Anche il ministro dell'Economia
Giulio Tremonti e il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, commentando
separatamente con i giornalisti l'esito del G20, l'hanno considerato un
importante successo. Tremonti ha definito il summit londinese «principio di una
governance mondiale» e di «un nuovo mondo» caratterizzato dal «ritorno della
politica ». Tremonti ha indicato il trilione di dollari stanziato dal G20 per
soccorrere i Paesi in difficoltà come emblema del passaggio dell'azione degli Stati «dal coordinamento al collettivo ». Ha poi
sottolineato «la fine del segreto bancario», decisa a Londra, come «il simbolo
del cambiamento» e dell'addio al dominio della finanza stile Usa, impostata
solo per «creare valore per gli azionisti», mentre giudica giusto «creare
valore per l'impresa e per tutte le sue componenti». Anche Draghi ha
considerato «molto importanti » le decisioni del G20 in quanto «dimostrazione
di un agire comune» dei governi nell'affrontare la crisi. Il numero uno di
Bankitalia ha lanciato un prudente segnale positivo sostenendo di aver
individuato nell'economia internazionale «un rallentamento del deterioramento
», ma ha ammonito a considerarlo «una rondine che non fa primavera». Il
ministri finanziari di Germania e Francia, Peer Steinbrueck e Christine
Lagarde, hanno rimarcato l'urgenza di varare le sanzioni contro i paradisi
fiscali non collaborativi per far emergere l'enorme massa di capitali nascosti
da chi ha evaso le tasse nazionali. Tremonti ha allargato l'azione ai «paradisi
legali», dove le legislazioni offshore di fatto non impongono controlli o
restrizioni alle attività finanziare. Draghi ha definito «politicamente
importante fare luce sui paradisi fiscali» ricordando quanto «la finanza ombra»
possa costare cara ai contribuenti nei salvataggi bancari. Il presidente
dell'Eurogruppo, il lussemburghese Jean Claude Juncker, ha protestato per
l'inserimento del suo Paese nella 'lista grigia' dell'Ocse, dove sono inseriti
i paradisi fiscali non collaborativi L'Ecofin ha discusso le pressioni degli
Stati Uniti per convincere l'Ue a rendere rapidamente più flessibili le regole
di contabilità bancaria a causa della crisi. Tremonti lo ha considerato un
argomento politicamente importante perché indica l'adeguamento Usa alle logiche
europee, che restano solo più lente nell'adeguamento delle riforme tecniche. Il
ministro ha ribadito che i titoli tossici delle banche devono essere trasferiti
in bad bank interne «quindi a carico degli azionisti e non dei contribuenti».
Non vede la necessità di nuove misure a sostegno dell'economia in Italia, ma
resta pronto ad attuarle se necessario «con spostamento delle risorse verso il
sociale» e non con "sfondamento" della spesa pubblica. In prospettiva
Tremonti crede nel «piano Delors», impostato sulla emissione di obbligazioni
europee garantite dai Paesi membri e destinate al finanziamento di grandi
infrastrutture pubbliche utili a stimolare la crescita economica. Ivo Caizzi
Uscita dal tunnel? Secondo l'Ecofin è troppo presto per parlare di un'uscita
dal tunnel
( da "Corriere delle Alpi"
del 04-04-2009)
Argomenti: Class Action
ECOFIN A PRAGA.
Conferenza stampa anticipata: l'Europa si adegui alle norme contabili degli
Stati Uniti Tremonti: «Non sforeremo il deficit» Secondo il responsabile
dell'Economia per ora niente nuovi interventi DALL'INVIATO PRAGA. Nessun
intervento in deficit del governo italiano. Ma anche l'idea guida sulle «bad bank»,
ovvero dove convogliare i titoli tossici, e poi i criteri contabili europei che
si devono adeguare a quelli varati, «suddenly, in una notte», dal Congresso
Usa. Giulio Tremonti anticipa la conferenza stampa sull'Ecofin perché oggi
dovrà partire presto («Arriva Obama, ci chiudono i cieli», spiega), riepiloga i
risultati del G20, illustra il dibattito dell'Eurogruppo e del consiglio dei
ministri del'Economia e della Finanza sulle decisioni di Londra, dà alcune
indicazioni storico-filosofiche su crisi e guerre (nel passato) e crisi e pace
(nel presente), «Tutto grazie al ritorno della politica», dice Tremonti. Sugli
interventi che il governo avrebbe in animo per scongiurare la chiusura delle
aziende non si sbottona. Smentisce però il presidente del consiglio (che si era
già autosmentito in precedenza) sulla possibilità di fare interventi in
deficit. «Non ci saranno sforamenti, ma riposizionamenti di spesa, nel bilancio
dello Stato ci sono moltissime risorse», spiega il ministro dell'Economia. «Per
ora, comunque, noi crediamo che non ci sia bisogno di altri interventi, che gli
8 miliardi messi sugli ammortizzatori sociali basteranno», aggiunge.
Discussione chiusa, per ora. Si apre quella sui criteri contabili, quelli che
indicano il comportamento sulla valutazione dei titoli tossici. Gli Usa ne
hanno varati di nuovi, più flessibili. «L'Europa si deve adeguare. Scarichiamo
da Google il testo degli Stati Uniti e rielaboriamolo», dice Tremonti. Il
problema è che negli Usa le decisioni sono prese in tempo reale (se n'è
discusso molto sia durante l'Ecofin che l'Eurogruppo), mentre in Europa questo
lo fa lo Iasb, l'organismo che raccoglie i regolatori del mercato, quindi è più
complicato. «Ma possiamo fare pressione in 27 perché i vari organismi si
adeguino», insiste Tremonti. Titoli tossici, l'argomento richiama quello delle
«bad bank», ovvero la loro destinazione. «La discussione non è se farle o no,
ma se debbano essere interne o esterne agli istituti di credito. Io sono sempre
stato per banche interne, con la costruzione di separazioni nette fra attività
buone e attività cattive. Serve che una parte degli utili vengano destinati,
mettiamo per 50 anni, all'ammortamento dei titoli cattivi». Perché - spiega
Tremonti - «se la bad bank è interna all'istituto di credito pagano gli
azionisti della banca, se è esterna pagano i contribuenti. Può non essere
semplice dire ai contribuenti "pagate voi"». Si torna al G20. «La
novità fondamentale è che siamo passati dalle azioni prese dai singoli governi
singolarmente, ma coordinate, come deciso al G20 di
Washington a novembre, alle azioni prese collettivamente. Un trilione punto uno di dollari (1100 miliardi ndr) ha un
valore se speso in interventi singoli coordinati, ma vale molto di più se speso
tutti insieme». Questa azione collettiva è rappresentata dai soldi stanziati per il Fondo monetario
internazionale. (a.c.)
( da "Repubblica, La"
del 05-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina XV - Bari Dal
Campus all´Università messaggi di rabbia e speranza ANNA PURICELLA "Fuori
i fasci dalla facoltà" è una delle frasi incise quasi a caratteri di fuoco
sui muri dell´ateneo barese. Ironia della sorte in un´Università che fino a
meno di un anno fa era intitolata a Benito Mussolini. Gli studenti che negli
anni vi si sono avvicendati hanno lasciato tracce del loro passaggio nei
corridoi. Le scritte, a volte, sono più che banali atti di vandalismo.
Raccontano di ricambi generazionali, di gusti e tendenze, del modo di vivere la
politica. Fino a sette mesi fa l´Ateneo abbondava di tratti di penna e spray.
Poi la pennellessa ha ripulito tutto, restituendo alle pareti il colore originario,
un giallo pallido che ha distrutto racconti di vita. La reazione degli studenti
non si è fatta attendere: "La storia non si cancella", si legge ora
su tanti pianerottoli. Perché proprio di storia parlano quelle espressioni
rapide, lasciate lì a sfidare il tempo. Trionfo della creatività da un lato,
semplice goliardia dall´altro. Il Collettivo di Lettere e Filosofia si tiene
stretta la stanzetta dalla porta rossa al secondo piano dell´Ateneo. Lì è
ancora possibile respirare la voglia di stemperare i pensieri tra un esame e
l´altro. "Prendetevi tutto tranne il mio brain" (cervello in inglese)
è l´evoluzione di uno slogan pubblicitario che si oppone all´omologazione
studentesca. Non mancano riferimenti a De Andrè e alla religione con "Dio
non è stato eletto democraticamente dagli italiani". Su un´altra parete
campeggia un grande murales, realizzato nel 2002 dal centro sociale Coppola
rossa e ora simbolo del Collettivo: un uomo tratteggiato con linee futuriste
brandisce una lancia che, in realtà, è un pennino, simbolo di libertà di
manifestazione del pensiero. Attuale quanto mai è la questione dei generi.
Nella zona tra via Crisanzio e via Garruba, fra il corridoio dell´edificio di
Giurisprudenza e la facoltà di Lingue è facile imbattersi in strisce viola. è
il colore delle nuove femministe baresi, tra le quali Elisa
Scardaccione, membro del collettivo Lilith. «Non credo che le azioni del mio
gruppo siano vandaliche - spiega - Non imbrattiamo i muri, piuttosto cerchiamo
di comunicare qualcosa». La tolleranza, a esempio. Da un anno, Elisa e le altre
lasciano simboli nei dintorni dell´Ateneo, ma si spingono anche al Campus.
Confondono i segni atavici che distinguono l´uomo dalla donna, il cerchio con
la freccia in alto e quello con la croce rivolta verso il basso. «Cerchiamo di
"decostruire" stereotipi come quelli che vincolano i generi, per
diffondere l´accettazione delle diversità». Le facoltà scientifiche non sono
fogli bianchi come quelle del centro, complici le vetrate. «Siamo più
razionalisti per natura - commenta Marina Leuzzi, studentessa di Ingegneria
impegnata nell´associazionismo - e poi il Politecnico e il Campus sono più
giovani, non hanno memoria di lotte politiche. Gli studenti li vivono come
luogo di studio più che di aggregazione, al contrario di quanto accade in
Ateneo». «Quello che ci manca di più - aggiunge Angelo Lamorgese del Collettivo
- è il laboratorio d´arte. Lì era il tripudio, c´era scritto di tutto. Era un
punto d´incontro, proprio come il gabbiotto occupato lo era agli inizi degli Anni
�90. Erano il centro propulsore delle idee e della contestazione». Tra le
frasi da annotare in Ateneo "Vendola gay prai", a metà tra l´insulto
fallito e l´inglese mai imparato. All´esterno il botta e risposta tra opposte
fazioni. A Scienze politiche le differenze ideologiche esistono ancora.
Giovanni De Giglio, dottorando in "Economics and law" ed esponente
dell´associazione studentesca Spolex, ritiene che le scritte sui muri siano in
declino: «Preferiamo esprimere le nostre idee con i volantini, ma a volte siamo
costretti a coprire gli insulti fascisti. Ogni volta che nella zona
universitaria si vedono croci celtiche o svastiche cerchiamo di cancellarle».
Non è facile rispondere a un simbolo di destra con la storica falce e martello:
«Ormai se ne vedono poche, non significano nulla per i più giovani - continua
De Giglio - Parlare a un ragazzo di lotta operaia non suscita alcun interesse».
Non a caso sulle assi di legno che nascondono il cantiere di piazza Cesare
Battisti si legge "Viva la focaccia proletaria": più che un
riferimento ironico al pensiero di sinistra, la ricerca di un´identità.
( da "Repubblica, La"
del 08-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina II - Palermo
Indumenti e cibo, la Sicilia si mobilita Circoscrizioni, piazze, sedi di
partito: ecco i primi centri di raccolta Il terremoto in Abruzzo ISABELLA
NAPOLI DALL´ottava circoscrizione che mette a disposizione i suoi locali in via
Filippo Cordova 76 per raccogliere coperte e indumenti da inviare in Abruzzo al
centro di raccolta che in via Enna
( da "Repubblica, La"
del 08-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina XIII - Milano
L´Onda, Cl e la marea nera battaglia per un pugno di voti A Largo Gemelli Cl in
cerca di conferma, sinistra in cerca di svolta e l´incognita di estrema destra.
In Festa del Perdono vigilia tesa e, a sinistra, un incubo: che vada come a
Roma SIMONE MOSCA FRANCO VANNI Cinque mesi fa, lo scorso novembre, le elezioni
studentesche dell´Università La Sapienza a Roma dissero che la marea dell´Onda,
alla prova del voto per gli organismi di governo degli atenei, non era poi
tanto alta. Segnarono un´avanzata di Azione
Universitaria (Alleanza Nazionale) e Mondo Sapienza (Comunione e Liberazione),
evocando agli stessi esponenti dell´Onda l´immagine di «un´Italia in miniatura
che premia i partiti di governo». Fra poco più di un mese tocca a Milano. In
Statale il 13 e il 14 maggio, solo il
( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Class Action
RAPPORTO SUL LAVORO
L'Ituc analizza i 27 paesi dell'Unione: tra le emergenze, il gap salariale
uomo/donna e le discriminazioni anti-sindacali Il sindacato mondiale
all'Italia: «Non va ridotto il diritto di sciopero» Vittorio Longhi Politiche
antisindacali, ostacoli al diritto di sciopero, discriminazioni e una sempre
maggiore disparità salariale tra donne e uomini. Non si tratta di paesi del sud
del mondo, asiatici o africani, ma dei 27 paesi della Ue, sotto la lente
d'ingrandimento della Confederazione sindacale internazionale, Ituc-Csi. In
occasione delle due giornate in cui l'Organizzazione mondiale del Commercio
esamina le politiche commerciali dell'Unione, il sindacato internazionale
diffonde il suo rapporto. «Nonostante la piena ratifica delle convenzioni
fondamentali dell'Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo) da parte dei
27 - premette il rapporto - ci sono ancora molti difetti di applicazione,
relativi alla discriminazione antisindacale, al diritto di sciopero, al divario
salariale tra donne e uomini nella maggior parte dei paesi». Le preoccupazioni
riguardano sia l'Europa Est che occidentale, dove crescono la chiusura e
l'ostilità ai sindacati da parte delle imprese, sempre più multinazionali.
Mentre negli stati dell'Est si affermano forme di discriminazione sul lavoro,
sull'istruzione e sulla casa nei confronti delle minoranze etniche, prime tra
tutte quella Rom, nei primi 15 stati membri si stanno adottando misure che
scoraggiano l'adesione al sindacato e limitano il diritto di sciopero e l'azione collettiva. Misure in contrasto con le 8 fondamentali convenzioni Ilo, che
vanno dal diritto di associazione e contrattazione alla discriminazione di
genere, dal divieto di lavoro minorile a quello di lavoro forzato. Riguardo
all'Italia, le critiche del sindacato internazionale cominciano con il nuovo
disegno di legge delega del governo Berlusconi che vorrebbe restringere
il diritto di sciopero nei servizi pubblici e nei trasporti, attraverso lo
strumento dello «sciopero virtuale» e con requisiti di rappresentatività
penalizzanti per i lavoratori. Un provvedimento che finora solo la Cgil aveva
ritenuto incostituzionale e che ora anche la Ituc non esita a definire «una
grave violazione dei diritti fondamentali del lavoro». Altro dato sull'Italia
che merita attenzione è quello sul pay gap, il divario salariale tra donne e
uomini che oggi si attesta a una media del 16%, stando ai dati Istat. La
discriminazione di genere avviene soprattutto tra le categorie professionali
più elevate e, secondo le osservazioni della Commissione europea citate nel
rapporto, «le donne in Italia sono sotto rappresentate a livello manageriale e
imprenditoriale». Anche le cifre dell'Ilo indicano una presenza femminile ai
vertici dirigenziali ancora bassa, al 23%. Nel capitolo sul lavoro minorile,
l'Ituc nota che le norme sull'età minima lavorativa non vengono rispettate
nell'economia informale, ancora «estesa» nel nostro paese, agli stessi livelli
dei nuovi paesi membri, come Bulgaria e Romania. L'ultimo rapporto sul child
labour inviato dal governo italiano all'Ilo contava 1.987 casi di minori
impiegati in modo illegale nel 2005, generalmente nelle piccole imprese a
conduzione familiare, con orari eccessivi, mancanza di controlli medici, del
riposo e delle ferie. Assai più grave è la rilevazione delle cosiddette «forme
peggiori di lavoro minorile», che nel caso italiano significa traffico a scopo
sessuale (il 10% sul totale), in cui domina la presenza di minori immigrati. Si
stima che nel 2007 ci siano state circa 2.800 vittime di traffico, tra adulti e
minori, per sfruttamento sessuale, per lavoro domestico, agricolo e nei
servizi. La denuncia di condizioni di lavoro forzato, invece, riguarda le
campagne del sud, dove - è noto - il 90% dei migranti stagionali lavora in nero
e due terzi non hanno il permesso di soggiorno. Si tratta per lo più di
irregolari polacchi, romeni, pachistani, ivoriani e albanesi spesso ricattati e
ridotti in condizioni di schiavitù.
( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Class Action
RAPPORTO SUL LAVORO
Il sindacato mondiale all'Italia: «Non va ridotto il diritto di sciopero»
L'Ituc analizza i 27 paesi dell'Unione: tra le emergenze, il gap salariale
uomo/donna e le discriminazioni anti-sindacali Vittorio Longhi Politiche
antisindacali, ostacoli al diritto di sciopero, discriminazioni e una sempre
maggiore disparità salariale tra donne e uomini. Non si tratta di paesi del sud
del mondo, asiatici o africani, ma dei 27 paesi della Ue, sotto la lente
d'ingrandimento della Confederazione sindacale internazionale, Ituc-Csi. In
occasione delle due giornate in cui l'Organizzazione mondiale del Commercio esamina
le politiche commerciali dell'Unione, il sindacato internazionale diffonde il
suo rapporto. «Nonostante la piena ratifica delle convenzioni fondamentali
dell'Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo) da parte dei 27 - premette
il rapporto - ci sono ancora molti difetti di applicazione, relativi alla
discriminazione antisindacale, al diritto di sciopero, al divario salariale tra
donne e uomini nella maggior parte dei paesi». Le preoccupazioni riguardano sia
l'Europa Est che occidentale, dove crescono la chiusura e l'ostilità ai
sindacati da parte delle imprese, sempre più multinazionali. Mentre negli stati
dell'Est si affermano forme di discriminazione sul lavoro, sull'istruzione e
sulla casa nei confronti delle minoranze etniche, prime tra tutte quella Rom,
nei primi 15 stati membri si stanno adottando misure che scoraggiano l'adesione
al sindacato e limitano il diritto di sciopero e l'azione collettiva. Misure in contrasto con le 8
fondamentali convenzioni Ilo, che vanno dal diritto di associazione e
contrattazione alla discriminazione di genere, dal divieto di lavoro minorile a
quello di lavoro forzato. Riguardo all'Italia, le critiche del sindacato internazionale
cominciano con il nuovo disegno di legge delega del governo Berlusconi che
vorrebbe restringere il diritto di sciopero nei servizi pubblici e nei
trasporti, attraverso lo strumento dello «sciopero virtuale» e con requisiti di
rappresentatività penalizzanti per i lavoratori. Un provvedimento che finora
solo la Cgil aveva ritenuto incostituzionale e che ora anche la Ituc non esita
a definire «una grave violazione dei diritti fondamentali del lavoro». Altro
dato sull'Italia che merita attenzione è quello sul pay gap, il divario
salariale tra donne e uomini che oggi si attesta a una media del 16%, stando ai
dati Istat. La discriminazione di genere avviene soprattutto tra le categorie
professionali più elevate e, secondo le osservazioni della Commissione europea
citate nel rapporto, «le donne in Italia sono sotto rappresentate a livello
manageriale e imprenditoriale». Anche le cifre dell'Ilo indicano una presenza
femminile ai vertici dirigenziali ancora bassa, al 23%. Nel capitolo sul lavoro
minorile, l'Ituc nota che le norme sull'età minima lavorativa non vengono
rispettate nell'economia informale, ancora «estesa» nel nostro paese, agli
stessi livelli dei nuovi paesi membri, come Bulgaria e Romania. L'ultimo
rapporto sul child labour inviato dal governo italiano all'Ilo contava 1.987
casi di minori impiegati in modo illegale nel 2005, generalmente nelle piccole
imprese a conduzione familiare, con orari eccessivi, mancanza di controlli
medici, del riposo e delle ferie. Assai più grave è la rilevazione delle
cosiddette «forme peggiori di lavoro minorile», che nel caso italiano significa
traffico a scopo sessuale (il 10% sul totale), in cui domina la presenza di
minori immigrati. Si stima che nel 2007 ci siano state circa 2.800 vittime di
traffico, tra adulti e minori, per sfruttamento sessuale, per lavoro domestico,
agricolo e nei servizi. La denuncia di condizioni di lavoro forzato, invece,
riguarda le campagne del sud, dove - è noto - il 90% dei migranti stagionali
lavora in nero e due terzi non hanno il permesso di soggiorno. Si tratta per lo
più di irregolari polacchi, romeni, pachistani, ivoriani e albanesi spesso
ricattati e ridotti in condizioni di schiavitù.
( da "Manifesto, Il"
del 09-04-2009)
Argomenti: Class Action
storie TRAVET E
CHIAVE A STELLA METTI UNA SERA A CENA LA STRANA coppia Carlo Podda e Gianni
Rinaldini, segretati dei dipendenti pubblici e dei meccanici, si preparano al
congresso Cgil. Portano in dote il rapporto prezioso tra le due più forti
categorie. Una risposta anticiclica che unisce quel che la crisi, la destra e i
padroni cercano di dividere Loris Campetti Un nuovo sistema di regole scritte
da una sola mano, certo non amica, e un'idea di sindacato che cancella quella
costruita in un secolo di lotte. Un blocco economico, politico e sindacale che
coopta chi ci sta ed espelle i riottosi, con la puzza di regime che un simile
modello sprigiona. L'attacco ai salari, ai diritti, alla sicurezza sul lavoro,
al pluri-riformato sistema pensionistico, fino alla più vistosa rappresaglia
contro la democrazia sindacale: la potatura fino alla radice del diritto di
sciopero. Un tir impazzito sta correndo a tavoletta contro
una storia collettiva,
punta dritto contro la Cgil e i suoi cinque milioni di iscritti, pretende di
dividere presunti garantiti e precari, lavoratori pubblici e privati, indigeni
e migranti, giovani e anziani. Da dove si comincia? C'è l'imbarazzo della
scelta, all'inizio della nostra conversazione con quella che ormai in Cgil è
diventata «la strana coppia»: Carlo Podda, segretario dei lavoratori
pubblici della Fp-Cgil, che chiameremo C.P., e Gianni Rinaldini, segretario
generale dei metalmeccanici Fiom-Cgil, G.R. per semplicità. Partiti insieme da
Torino meno di un anno fa per un lungo viaggio con tappe a Ferrara, a Bologna,
a Firenze e poi in tutt'Italia, hanno messo a discutere insieme infermiere e
operai di linea, impiegati del catasto e aggiustatori meccanici, vigili urbani
e carrellisti. Insomma, chi sta da una parte dello sportello e chi sta
dall'altra, chi fa le multe e chi se le becca, chi garantisce i beni comuni e
chi ne usufruisce, l'ammalato e chi lo cura. In base a un principio antico, più
facile da declamare che da realizzare: siamo tutti sulla stessa barca, remiamo
insieme per non finire in acque infestate da piranha, per portare il legno, e
la pelle, in sicurezza. Costruire solidarietà e condivisione dentro la crisi e
sotto i colpi inferti da risposte politiche che fanno più male della crisi
stessa: è questo l'obiettivo della strana coppia in cento assemblee sindacali,
in cui via via sfumano resistenze e antichi pregiudizi tra «quei presuntuosi
dei metalmeccanici» e «quegli oziosi dei dipendenti pubblici». Una manovra
anticiclica per rimandare al mittente il tentativo di dividere, per ridare
verticalità a un conflitto che rischia di diventare orizzontale - la guerra tra
poveri, e i ricchi incassano. Dopo la grande manifestazione di sabato, dove va
la Cgil, verso quale modello sindacale? Sicuramente la Cgil va verso uno dei
più importanti congressi della sua storia, un congresso di scelta a cui C.P. e
G.R. vogliono arrivare insieme, senza rinvii e senza vincoli identitari che
rendono prigionieri di una presunta appartenenza originaria. Partiamo da sabato
4 aprile al Circo Massimo: «Una straordinaria manifestazione», dicono in coro e
siccome è impossibile non fare raffronti con il Circo Massimo di sette anni fa
con Cofferati, quali sono le differenze? «Il 23 marzo 2002 - dice C.P. - è
stata una manifestazione di popolo, caricata di un grande investimento
politico. Un'altra epoca. Sabato scorso abbiamo fatto una grande manifestazione
d'organizzazione». «Il 23 marzo 2003 c'erano due sinistre - dice G.R. - e ora
dove le vedi?». Sicuramente chi era in piazza sabato, dal gruppo dirigente fino
all'ultimo militante, non aveva dubbi sulla necessità «di un contrasto forte
alla politica del governo, semmai c'era chi dava un giudizio più possibilista sulla
Confindustria». G.R.: «Per un lungo periodo, fino al 22 gennaio (l'accordo
separato sui contratti, ndr), c'era in Cgil chi credeva nella possibilità di
arrivare a un accordo unitario, ritenendo impossibile che Confindustria potesse
firmarne uno separato, addirittura sulle regole. E' evidente che il nostro
sciopero Fiom-Fp deciso prima ancora di quello generale della Cgil ha avuto un
ruolo importante nella scelta del percorso della confederazione. Si è capito
che governo e padroni stavano lavorando alla divisione dei lavoratori». C.P.:
«C'è stato in una parte dell'organizzazione il rifiuto della realtà, una
rimozione che nasconde un ritardo nell'analisi del governo e della
Confindustria». E in coro, i due segretari: «Rivendichiamo il nostro ruolo, ci
avevamo preso noi, quando a un dibattito che proprio tu moderasti leggemmo il
testo del nuovo sistema contrattuale, che definimmo 'irricevibile'». C.P.
analizza i suoi 450 mila iscritti: «100 mila sono nel privato senza tutele,
precari, in nero, migranti irregolari, spesso usati per far dumping. Sono
working poor, io li rappresento ma quanto riesco a tutelarli, a rinnovare i
contratti?». G.R.: «Alla Fincantieri di Venezia i diretti sono
( da "Repubblica, La"
del 11-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina XIV - Milano In una collettiva le opere di venti giovani artisti che si misurano col passato e
con la situazione politica attuale La nuova Russia esalta i piccoli gesti
BARBARA CASAVECCHIA Per favore, infilate un sassolino nella scarpa: la collettiva "Azioni molto semplici
senza uno scopo preciso" si apre così, con una ciotola di pietruzze e l´invito
di Yuri Albert a procurarsi un piccolo fastidio fisico, per visitare e
"sentire" la mostra in modo diverso. Curata dall´autorevole critico
moscovita Viktor Misiano, ben allestita e con 20 artisti presenti, è la terza
puntata di una ricognizione sistematica sulla scena post-sovietica che la
Galleria Artra ha intrapreso con le precedenti esposizioni "Revolution
Reloaded" (2004) e "Ottobre" (2007), a cura di Marco Scotini.
Per analizzare le modalità con cui gli artisti delle ultime leve, a vent´anni
dal crollo della Cortina di Ferro, si misurano col passato comune e la
"stabilizzazione" politica presente, Misiano sceglie il tema della performance:
né provocatoria né plateale, bensì svolta in chiave privata, con piccoli gesti
di autodeterminazione - un´eredità dell´estetica concettuale della generazione
precedente, che qui è rappresentata da foto e video del praghese Jiri Kovanda e
del moscovita Nikita Alekseev (alle prese con due loro azioni anni �70), e
dalle Danze (2000) dell´ucraino Yuri Leidermann. Sopra l´ingresso volteggiano a
colpi di phon le Moving Stars di Vadim Fishkin (Russia, 1965), mentre il
"fil rouge" del percorso è la corda che Dominik Lang (Praga, 1980) ha
tirato attraverso i muri, invadendo le sale con panni e mollette. Una parete è
tappezzata da 648 lettere di Albert (Mosca, 1959), che ha riscritto le missive
inviate dai pittori impressionisti a Durand-Ruel, antesignano del gallerista
contemporaneo. In un video del �99, Vadim Flyagin (Russia, 1958) si siede,
sdraia e rialza senza tregua, incapace - dentro e fuor di metafora - di trovare
il proprio posto, mentre Ulan Djaparov (Kyrgyszstan, 1960) inscena un rituale buddista
con una barchetta di carta. Meher Azatyan (Armenia, 1972) pone quesiti validi
urbi et orbi, come: cosa posso fare per riempire i bambini di gioia?
( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2009)
Argomenti: Class Action
Corriere della Sera
sezione: Cronache data: 11/04/2009 - pag: 22 Il caso Commando di ragazzi contro
i residenti per le zone delimitate I raduni e i recinti di Milano La battaglia
della movida MILANO I raduni alle Colonne, i mercoledì della birra,
l'appuntamento all'Arco della Pace, i locali dei Navigli, lo sballo in corso
Como: la notte dei giovani a Milano è liquida come la società del sociologo
Bauman, con la primavera si scioglie, si scalda e qualche volta s'incendia.
Viale Montenero, mercoledì sera: migliaia di ragazzi con la lattina in mano,
una collinetta, bonghi, congas e molti venditori di fumo. È il luogo di un rito
che adesso chiamano movida, è il posto dove s'incontrano bocconiani e
generazione Erasmus, ventenni brianzoli e studenti di ogni tipo, ci sono anche
i centri sociali, i contestatori dell'Onda, il melting pot che staziona da anni
intorno al Mom Cafè: aggregazione spontanea, niente spot, li porta qui il
passaparola. All'improvviso, dietro a una telecamera e a un giovane che urla
«non ci metterete in gabbia», spuntano le teste incappucciate di un commando
che abbatte il recinto in costruzione del Comune. Parte anche il filmato su
YouTube: è fatta. Musica in sottofondo e via con la sigla: a Milano è
cominciata la battaglia della cancellata. «Non ci fermeranno quattro pirla»,
annuncia l'assessore all'Arredo Urbano, Maurizio Cadeo: il recinto sarà pronto
alla fine di aprile. È una promessa, una sfida. Ma anche un impegno in difesa
dei residenti, di centinaia di cittadini esasperati da rumori e schiamazzi che
inondano Palazzo Marino di lettere, appelli, petizioni, class="hilite">che
minacciano class="term">class class="term">action,
denunce alla Procura e manifestazioni di piazza. Dai giardinetti di viale
Montenero trasformati in discarica ai muri di corso di Porta Ticinese marci di
piscio, come scrive al Comune Marcello Forti, un cittadino che dorme con il
Tavor «perché il quartiere è diventato il mio Vietnam», Milano si ritrova a
fare i conti con l'allarme sociale della notte, con il rumore, l'inquinamento
acustico, i decibel fuorilegge, l'abuso di alcol, lo spaccio di droga, con un
degrado che lascia sull'asfalto e nell'erba un tappeto di vetri rotti, lattine
e mozziconi. E coi suoi giovani. Che chiedono spazi. Che non vogliono gabbie,
recinti da zoo. Due città. Una che vive, l'altra che vuole dormire. Una che
anima i luoghi storici del divertimento. L'altra che chiede il rispetto delle
regole, il diritto al riposo. E in mezzo l'irrisolta questione dei controlli,
dei limiti agli abusi. «Un conto è la movida e un altro è l'assedio dei
guerrieri della notte che ignorano le regole della civile convivenza», dicono i
cittadini della zona Sempione. Anche qui è battaglia. C'è un esposto alla
magistratura che chiede più forze dell'ordine e un monitoraggio costante del
rumore dopo le 22. Ma l'epicentro dei raduni chiassosi è la zona dei Navigli,
quella intorno alle colonne di San Lorenzo. Lì c'è già una cancellata entrata
nella storia. Recinta il parco di piazza Vetra: negli anni Novanta divise
Milano. Ma adesso ci giocano i bambini: gli spacciatori non ci sono più. Si può
recintare anche la zona di San Lorenzo? «Quel che accade certe notti è un'inutile
tortura per i residenti, un bivacco insensato che fa male a tutti», scrivono i
comitati cittadini. Dal giovedì la zona è militarizzata. Polizia, carabinieri,
vigili urbani. Il vicesindaco Riccardo De Corato mostra i dati del
pattugliamento: 11 mila multe e 200 persone controllate nel 2008. Da mesi
vengono puniti i gestori dei locali che contravvengono al divieto di vendere
alcolici e bottiglie di birra dopo le 21. Ma non basta: la gente protesta.
«Milano si è incattivita, individualismo e paura sembrano diventate le uniche
certezze. Coi giovani si deve ragionare, non servono i proclami bellicosi »,
dice don Gino Rigoldi, il prete che cerca di tenere il filo di un dialogo
difficile. «Spostiamoli in blocco, serve una città del divertimento. Si può fare
intorno a Rogoredo, dove va trasferita anche la cittadella della giustizia »,
propone l'assessore alle Attività produttive, Giovanni Terzi. Di giorno i
processi, di notte la movida. L'assessore Cadeo marcia dritto: «La movida non
può condannare all'insonnia i residenti. Noi li dobbiamo tutelare ». Anche con
la cancellata? Raffaele Indolfi, il questore, capisce il disagio dei residenti
ma non ama i recinti: «I controlli li facciamo, cerchiamo di tutelare il sonno
dei cittadini. Ma come si fa a presidiare un raduno spontaneo di giovani?» In
questo frullato di polemiche, il sindaco, Letizia Moratti cerca di mettere
ordine e scrive una lettera al Corriere: «Milano deve essere accogliente con
chi rivendica il diritto al riposo, con i commercianti che tutelano la propria
attività imprenditoriale, con i giovani che vogliono vivere la città anche
nelle ore notturne». Niente guerra: è una proposta di dialogo. «Il Comune vuole
sperimentare un percorso di regole civili», dice. Ci sarà un'Autority «e
insieme cercheremo di rendere Milano più bella e vivibile». Senza cancellate,
basterà un po' di buon senso. Giangiacomo Schiavi San Lorenzo Notte insonne
davanti alle colonne Viale Monte Nero Le recinzioni anti-movida abbattute I
Navigli Da sempre al centro delle notti milanesi
( da "Repubblica, La"
del 14-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina 43 - Cultura
Quando la piazza protesta on line così la rete organizza la
gente Scoop ma anche falsi allarmi Inchieste collettive e denunce che partono
dai social network Nell´era di Internet le persone si mobilitano e cambiano il
flusso delle informazioni Due nuovi libri raccontano vizi e virtù dei
dilettanti del web L´analisi di Andrew Keen è più severa: "Questa
rivoluzione rovinerà la nostra cultura" Clay Shirky, docente di Nuovi
Media, parla di "distruzione creativa" RICCARDO STAGLIANò è la
storia di come un cellulare smarrito su un sedile di un taxi di New York
finisce con lo scatenare un´inarrestabile gogna pubblica. Ma anche di una frase
razzista, sfuggita ai radar dei giornali, che costa il posto a un
mammasantissima repubblicano. E di un caso di pedofilia che, tracimando dal web,
dilaga in scandalo internazionale e prelude alla cacciata di un alto prelato. è
la storia di masse che si coordinano. Di greggi che diventano pastori. Di
«dilettanti» irregolari che armati solo della voce di internet riescono a
radunare una forza collettiva impressionante. Uno per
uno, tutti per tutti. Il potere di organizzare senza organizzazione di Clay
Shirky (Codice Edizioni, pagg. 242, euro 23) tratta della «distruzione
creativa» portata dalla rete sul modo in cui viviamo, collaboriamo, produciamo.
Shirky, docente di nuovi media della New York University parte da qui: «Ogni
consumatore è oggi un potenziale produttore con l´intero mondo come potenziale
pubblico». Siamo tutti «ex audience», come spiegò Dan Gilmor nel suo We, the
media. Ci siamo alzati dal divano e siamo andati alla scrivania. Abbiamo posato
il telecomando e imbracciato la telecamera. Il terremoto in Abruzzo, con le sue
centinaia di video amatoriali, ne è solo l´ultima conferma. Shirky,
collaboratore a sua volta del New York Times e Wired, constata la fine del
monopolio dei giornalisti nell´informazione. Porta, tra gli altri, l´esempio di
Trent Lott, capogruppo repubblicano al senato. Che a una cena aveva lodato
Strom Thurmond, noto segregazionista. Molti media non avevano raccolto, i blogger
sì. E l´imbarazzante dichiarazione, una volta entrata in loop, l´aveva spinto
alle dimissioni. Sottovaluta il lato oscuro della forza, però. Come quando Matt
Drudge, alfiere del "prima pubblica poi verifica", dette la notizia
(falsa) che Sidney Blumenthal, allora consulente di Clinton, picchiava la
moglie. E della causa da 30 milioni di dollari per diffamazione che ne seguì.
Il punto è qui: la rete è un mare dove circolano molte notizie. Che possono
essere vere o false. Al contrario di quel che accade nei quotidiani non ci sono
responsabili a renderne conto. Spesso accertare se ci si trova di fronte ad un
fatto o ad una bufala che circola on line è impossibile. Parole come pietre
rotolano a valle, diventano valanghe e seppelliscono reputazioni. Per esempio:
nel
( da "Repubblica, La"
del 15-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina 23 - Economia
Anche Parlamento e Consob nello schema "blinda-Mediaset" Perché è
stato alzato al 20% il tetto all´acquisto di azioni proprie Il retroscena
Berlusconi: "Ho già parlato della difesa delle aziende italiane con Cardia"
La norma è passata all´interno del decreto-incentivi approvato prima di Pasqua
(SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2009)
Argomenti: Class Action
Corriere della Sera
sezione: Economia data: 15/04/2009 - pag: 33 Authority Il gruppo preannuncia
ricorso al Tar. Botta e risposta tra Agcom e Bruxelles sulla rete Internet e
spot, l'Antitrust multa Telecom Sanzioni per 735 mila euro. I consumatori:
bene, ma va alzato il tetto Sanzione per 165 mila euro a Wind: nel mirino la
pubblicità Infostrada e l'offerta di abbonamenti senza canone Telecom MILANO -
Sembra un paradosso, ma i primi a «lamentarsi » dell'ennesima maximulta
comminata ieri dall'Antitrust a Telecom Italia ancor prima dell'annuncio di un
ricorso al Tar da parte dell'operatore telefonico sono state le associazioni
dei consumatori. Nel documento firmato dal presidente dell'authority, Antonio
Catricalà, che ha anche multato Wind per 165 mila euro, si parla come le altre
volte di «pratiche commerciali scorrette »: la principale delle tre sanzioni è
quella da 285 mila euro per Internet Alice 7 mega. L'accusa è che la velocità di
navigazione non si avvicini nemmeno come valore di punta a quanto promesso con
il nome dell'offerta. Sommando anche le due per la promozione di Tim Sogno e
Chiara di Tim il conto per il gruppo telefonico sale a 735 mila euro. Non poco
se si considera che la multa giunta per le suonerie solo il 23 marzo scorso era
stata di 640 mila euro mentre quella per le variazioni unilaterali tramite sms,
accesissimo caso della scorsa estate, era stata di mezzo milione. Anzi, se si
prendono le principali multe dell'Autorità garante per la concorrenza verso
Telecom Italia dal giugno del 2008 il conto non considerando gli appelli e le
decisioni del Tar che potrebbero annullare alcune multe sfiora i 3,8 milioni. E
dunque? Come mai l'insoddisfazione di Federconsumatori, Adusbef, Codacons e
Unione Nazionale dei Consumatori? «È evidente che le multe non sono un
deterrente per i comportamenti scorretti dei gestori telefonici hanno fatto
sapere Elio Lannutti e
( da "Repubblica, La"
del 19-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina III - Bari
"Niente protocollo e terreno a noi" Petruzzelli, l´offensiva del sindaco:
il Comune punta all´esproprio GIULIANO FOSCHINI Trovare una maniera per aprire
il teatro subito. Ma soprattutto verificare chi è il proprietario del
Petruzzelli: la famiglia o lo Stato. Il Comune di Bari sta valutando la
possibilità di rescindere il protocollo d´intesa del 2002 siglato dall´ex
sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia con la famiglia Messeni Nemagna, andando in
autotutela. Nello stesso tempo l´amministrazione vuole verificare la
possibilità di acquisire il suolo sul quale è stato costruito il teatro,
sfruttando una postilla dell´accordo del 1896 tra il Comune e i proprietari.
Per capire come muoversi il sindaco Michele Emiliano ha chiesto un parere
legale all´ex direttore generale del Comune, l´avvocato Pierluigi Balducci:
l´incarico è stato dato ufficialmente con una lettera protocollata il 24
dicembre scorso. Balducci sta lavorando al parere e lo consegnerà nel giro di
un mese. Dopodichè il Comune deciderà come muoversi. L´idea del sindaco è
quella di andare dritti sulla strada: «Visto che da Roma ci stanno mettendo i
bastoni tra le ruote - è il ragionamento che Emiliano ha fatto ai suoi - e il
nostro unico obiettivo è quello di aprire il teatro, vediamo se possiamo fare
tutto da soli». «D´altronde - spiega oggi il sindaco - è stato proprio il
rappresentante del ministero a suggerirci la strada dell´autotutela». Il
riferimento è alle dichiarazioni fatte più volte in consiglio di
amministrazione dall´avvocato Mario Carrieri, quando fu lui stesso a suggerire
al sindaco di valutando l´ipotesi dell´autotutela, annullando il protocollo e
riprendendosi il suolo. Lo strumento è quello indicato dagli avvocati Luigi class="hilite">Paccione e Alessio Carlucci
nella loro class="term">class class="term">action,
e cioè sfruttare la clausola del vecchio contratto che ridava il suolo al
Comune qualora i proprietari non avessero ricostruito il teatro tre anni dopo
la distruzione. Sull´argomento, sul tavolo dell´avvocato Balducci, c´è anche la
consulenza chiesta dall´allora sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia al
costituzionalista Paolo Barile: il professore riteneva assolutamente possibile
l´ipotesi.
( da "Repubblica, La"
del 19-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina III - Bari
L´intervista Il professor Colaianni spiega la procedura "C´è già un parere
favorevole poi accantonato" Professor Nicola Colaianni, ma di chi è il
teatro Petruzzelli? «Della famiglia Messeni Nemagna. Ma ci sono degli aspetti
da valutare». Quali? «class="hilite">Innanzitutto
quello che dicono gli avvocati Paccione e Carlucci nella class="term">class class="term">action:
nel contratto del 1896, con il quale il Comune concedette ai privati il suolo
per costruire il teatro, è prevista la risoluzione automatica per l´effetto
della mancata ricostruzione del teatro nel giro dei tre anni». Ma il
Petruzzelli è stato soltanto in parte distrutto dall´incendio. «Questa è stata
sempre la tesi della famiglia. Ma forse si dimentica un particolare non
indifferente: dieci anni fa l´allora sindaco Di Cagno Abbrescia diede un
incarico al professor Paolo Barile, uno dei più grandi costituzionalisti
italiani, per avere indicato il procedimento di acquisizione del teatro a
seguito dell´inadempimento della famiglia. Barile disse che il Comune doveva
rientrare nel possesso del teatro, indicando anche la sequenza procedimentale».
Poi che successe? «Quel parere fu messo in un cassetto e fu firmato il
protocollo scandaloso del 2002 nel quale si chiudeva il contenzioso passato
riconoscendo la proprietà della famiglia. Ma conta poco: non è stato ratificato
da tutti gli organismi pubblici e inoltre si parlava di una Fondazione che non
è mai stata costituita. Quella attuale è un´altra cosa». Il Comune cosa
dovrebbe fare, allora? «Il problema della class="term">class class="term">action
sono i tempi: per chiudere l´iter ci vuole tempo. Secondo me la via da seguire
è quella dell´esproprio amministrativo, che può fare il governo e anche il
comune. Ormai non ci si rende più conto del paradosso che abbiamo sotto gli
occhi: nel 1896 il Comune di Bari diede gratis un terreno ai privati perché lo
mettesse al servizio della collettività, organizzando spettacoli. E ora sono i
privati che lo affittano allo Stato perché organizzi gli spettacoli».
(g.fosch.)
( da "Corriere della Sera"
del 19-04-2009)
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Corriere della Sera
sezione: Esteri data: 19/04/2009 - pag: 19 Tensione Sindacati divisi. Fillon:
patto repubblicano a rischio Tagli a luce e gas Sabotatori in azione in tutta
la Francia La nuova forma di protesta anti-crisi Dopo i sequestri di manager, i
picchetti e le occupazioni. Il ministro del Lavoro: «Atti passibili di sanzioni
giudiziarie» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI «Che differenza c'è fra bloccare
i treni e tagliare la luce?». Michel, impiegato di Edf, l'azienda francese
dell'elettricità, si dà la risposta sulla legittimità dell'azione: «Così i
dirigenti ci staranno a sentire!». Non si sa quanti siano i «sabotatori » come
Michel, ma si conoscono le conseguenze (in alcuni casi drammatiche) di queste
azioni in tutta la Francia. Sessantamila abitazioni rimaste per qualche ora al
buio, «tagli » improvvisi in uffici pubblici e privati, supermercati, quartieri
popolari, radar per il controllo della velocità e persino in ospedali e case di
riposo. Per molti utenti, si tratta «soltanto » di disagi o danni economici. Ma
in alcuni centri sanitari è scattato l'allarme. In una clinica per handicappati
si è pensato di trasferire i pazienti, dopo ore d'interruzione d'energia. Al
taglio della luce, si aggiungono più pericolose interruzioni del gas: novemila,
secondo la direzione del gruppo Gdf Suez. Per la ripresa del servizio è
necessario in questi casi un passaggio di un addetto per verificare la
pressione dell'impianto. Dopo il sequestro di dirigenti, picchetti e
occupazioni di fabbriche, il blocco dei porti organizzato dai pescatori e
l'altro ieri il provocatorio «funerale » celebrato dai dipendenti della Sony
(un cimitero di croci con la data di assunzione e di licenziamento), il
sabotaggio della luce è il nuovo volto della rabbia sociale che sta contagiando
la Francia sotto i colpi della crisi economica. «L'immagine del Paese è
negativa, è ovvio che i grandi gruppi riflettano prima di investire. Queste
notizie fanno il giro del mondo e possono essere contagiose», ammonisce Chris
Schena, vicepresidente di Caterpillar-Europa, una delle aziende che hanno
subito un sequestro di manager. Il rischio emulazione deriva anche dal fatto
che le azioni più clamorose ottengono qualche risultato. Il presidente Sarkozy
ha speso parole per salvaguardare posti di lavoro. Proprio la Caterpillar ha
ridotto i tagli occupazionali e aumentato le indennità di licenziamento. Nel
caso di Edf-Gdf, non si tratta comunque di una discutibile reazione alla
perdita del posto di lavoro, bensì di una rivendicazione che, dopo tre
settimane di scioperi, non sembra avere sbocco. I quarantacinquemila salariati,
in considerazione dei notevoli profitti delle due società, chiedono un aumento
di stipendio del 5 per cento e un premio di produzione di 1.500 euro. Nuove
manifestazioni sono annunciate nei prossimi giorni, mentre alla protesta si
sono aggiunti i dipendenti del settore nucleare che hanno bloccato gli accessi
ai cantieri del reattore Epr di Flamanville. Sulla vicenda, è intervenuto il
primo ministro, François Fillon, esprimendo inquietudine sullo stato delle
relazioni sociali: «La manifestazioni violente sono un pericolo per il futuro
del nostro patto repubblicano». Fillon ha annunciato «disposizioni ai prefetti
perché si prendano tutte le misure necessarie al mantenimento dell'ordine».
Anche il ministro del Lavoro, Brice Hortefeux, ha detto che non si tratta di
«esercizio del diritto di sciopero», ma di proteste passibili di sanzioni
giudiziarie. La reazione dei sindacati è controversa. Un rappresentante
della Cgt ha parlato di azioni «controllate a responsabilità collettiva», mentre un delegato della Fo
sostiene che «si tratta di atti incontrollati, frutto dell'esasperazione di
pochi agenti isolati». Più in generale, riferendosi anche al sequestro di
manager, il leader nazionale della Cgt, Bernard Thibault, ha detto che la «Cgt
sarà sempre a fianco dei lavoratori, anche di coloro che decidono forme
di lotta originali. Come aspettarsi che restino tranquilli quando sono le prime
vittime di una crisi di cui non sono responsabili?». Le interruzioni di energia
non sono una novità, ma in passato si trattò di gesti simbolici, come quando,
nel 2004, vennero lasciati al buio gli uffici della Confindustria e del primo
ministro per protestare contro la privatizzazione dei due gruppi: un'operazione
che, per inciso, ha portato importanti benefici finanziari. Nelle scorse
settimane, in seguito alle proteste dei dipendenti, i dirigenti di Gdf-Suez
avevano rinunciato a bonus e stock-options. In questi giorni, Edf è al centro
dell'attenzione anche per una vicenda di altra natura: il sospetto (lanciato
dal giornale elettronico Mediapart) di aver ingaggiato spie per sorvegliare e
infiltrare l'organizzazione ambientalista Greenpeace. Energia Un operaio del
settore energetico partecipa a una dimostrazione di protesta a Parigi
(Wojazer/Reuters) Massimo Nava
( da "Corriere.it"
del 19-04-2009)
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Tagli a luce e gas
Sabotatori in azione in tutta la Francia Dopo i sequestri di manager, i
picchetti e le occupazioni. Il ministro del Lavoro: «Atti passibili di sanzioni
giudiziarie» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI «Che differenza c'è fra bloccare
i treni e tagliare la luce?». Michel, impiegato di Edf, l'azienda francese
dell'elettricità, si dà la risposta sulla legittimità dell'azione: «Così i dirigenti
ci staranno a sentire!». Non si sa quanti siano i «sabotatori » come Michel,
ma si conoscono le conseguenze (in alcuni casi drammatiche) di queste azioni
in tutta la Francia. Sessantamila abitazioni rimaste per qualche ora al buio,
«tagli » improvvisi in uffici pubblici e privati, supermercati, quartieri
popolari, radar per il controllo della velocità e persino in ospedali e case
di riposo. Per molti utenti, si tratta «soltanto » di disagi o danni economici.
Ma in alcuni centri sanitari è scattato l'allarme. In una clinica per
handicappati si è pensato di trasferire i pazienti, dopo ore d'interruzione d'energia.
Al taglio della luce, si aggiungono più pericolose interruzioni del gas:
novemila, secondo la direzione del gruppo Gdf Suez. Per la ripresa del
servizio è necessario in questi casi un passaggio di un addetto per verificare
la pressione dell'impianto. Dopo il sequestro di dirigenti, picchetti e
occupazioni di fabbriche, il blocco dei porti organizzato dai pescatori e l'altro
ieri il provocatorio «funerale » celebrato dai dipendenti della Sony (un
cimitero di croci con la data di assunzione e di licenziamento), il sabotaggio
della luce è il nuovo volto della rabbia sociale che sta contagiando la
Francia sotto i colpi della crisi economica. «L'immagine del Paese è negativa,
è ovvio che i grandi gruppi riflettano prima di investire. Queste notizie fanno
il giro del mondo e possono essere contagiose», ammonisce Chris Schena,
vicepresidente di Caterpillar-Europa, una delle aziende che hanno subito un sequestro
di manager. Il rischio emulazione deriva anche dal fatto che le azioni più
clamorose ottengono qualche risultato. Il presidente Sarkozy ha speso parole
per salvaguardare posti di lavoro. Proprio la Caterpillar ha ridotto i tagli
occupazionali e aumentato le indennità di licenziamento. Nel caso di Edf-Gdf,
non si tratta comunque di una discutibile reazione alla perdita del posto di
lavoro, bensì di una rivendicazione che, dopo tre settimane di scioperi, non
sembra avere sbocco. I quarantacinquemila salariati, in considerazione dei
notevoli profitti delle due società, chiedono un aumento di stipendio del 5 per
cento e un premio di produzione di 1.500 euro. Nuove manifestazioni sono
annunciate nei prossimi giorni, mentre alla protesta si sono aggiunti i
dipendenti del settore nucleare che hanno bloccato gli accessi ai cantieri del
reattore Epr di Flamanville. Sulla vicenda, è intervenuto il primo ministro,
François Fillon, esprimendo inquietudine sullo stato delle relazioni sociali:
«La manifestazioni violente sono un pericolo per il futuro del nostro patto
repubblicano». Fillon ha annunciato «disposizioni ai prefetti perché si prendano
tutte le misure necessarie al mantenimento dell'ordine». Anche il ministro del
Lavoro, Brice Hortefeux, ha detto che non si tratta di «esercizio del diritto
di sciopero», ma di proteste passibili di sanzioni giudiziarie. La reazione
dei sindacati è controversa. Un rappresentante della Cgt ha
parlato di azioni «controllate a responsabilità collettiva», mentre un delegato della Fo sostiene che «si tratta di atti
incontrollati, frutto dell'esasperazione di pochi agenti isolati». Più in
generale, riferendosi anche al sequestro di manager, il leader nazionale
della Cgt, Bernard Thibault, ha detto che la «Cgt sarà sempre a fianco
dei lavoratori, anche di coloro che decidono forme di lotta originali. Come
aspettarsi che restino tranquilli quando sono le prime vittime di una crisi di
cui non sono responsabili?». Le interruzioni di energia non sono una novità,
ma in passato si trattò di gesti simbolici, come quando, nel 2004, vennero lasciati
al buio gli uffici della Confindustria e del primo ministro per protestare
contro la privatizzazione dei due gruppi: un'operazione che, per inciso, ha
portato importanti benefici finanziari. Nelle scorse settimane, in seguito
alle proteste dei dipendenti, i dirigenti di Gdf-Suez avevano rinunciato a
bonus e stock-options. In questi giorni, Edf è al centro dell'attenzione anche
per una vicenda di altra natura: il sospetto (lanciato dal giornale elettronico
Mediapart) di aver ingaggiato spie per sorvegliare e infiltrare l'organizzazione
ambientalista Greenpeace. Massimo Nava stampa |
( da "Repubblica, La"
del 22-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina 43 - Cultura
IL MONDO SALVATO Anticipiamo un brano del nuovo saggio del sociologo francese
Se touraine diventa femminista dalle donne L´opera è frutto di ricerche sul
campo fatte in questi anni: la nostra società è indebolita e solo la coscienza
femminile può darle forza "Sembra un´epoca in cui le loro lotte hanno
perso di visibilità. Invece io penso che siano il motore della storia"
"Solo loro sanno superare i vecchi dualismi. Il senso della vita, adesso,
è sempre di più nelle loro mani" "Sanno superare i vecchi dualismi e
il senso della vita è nelle loro mani" "Penso che le loro lotte siano
diventate il motore della storia" ALAIN TOURAINE Nelle nostre società
invecchiate, indebolite e allo stesso tempo addolcite, emerge con forza
l´esigenza collettiva di combattere gli effetti
negativi della modernizzazione, che ha creato forme di dominio estreme e ha
distrutto la natura conquistandola. Noi cerchiamo di ricomporre un´esperienza collettiva e individuale che è stata lacerata. Si tratta di
ristabilire una relazione tra i termini che le fasi anteriori della
modernizzazione avevano contrapposto gli uni agli altri: il corpo e la mente,
l´interesse e l´emozione, l´altro e il medesimo. è questo il grande progetto
del mondo attuale, il progetto da cui dipende la nostra sopravvivenza, come
ripetono i militanti dell´ecologia politica. Ma chi sono gli attori di questa
ricostruzione? Chi occupa il posto centrale che nella società industriale fu
degli operai, e, in un passato più lontano, dei mercanti che distrussero il
sistema feudale? La mia risposta è che sono le donne a occupare questo posto,
perché sono state più di altri vittime della polarizzazione di società che
hanno accumulato tutte le risorse nelle mani di un´élite dirigente costituita
da uomini bianchi, adulti, padroni o proprietari di ogni specie di reddito e i
soli a poter prendere le armi. Le donne sono state considerate allora come
non-attori, private di soggettività, definite tramite la loro funzione più che
la loro coscienza. Per verificare questa ipotesi, ho ascoltato voci di donne,
un modo di procedere poco frequente poiché di solito si parla di vittime
ridotte al silenzio piuttosto che desiderose di far ascoltare la propria voce.
Il metodo seguito, che deve essere valutato sia per i suoi limiti che per la
sua originalità, consiste nel mostrare che la nuova affermazione di sé da parte
delle donne è direttamente e profondamente legata al rovesciamento culturale.
Questo fa delle donne le attrici sociali più importanti, ma ha come
contropartita il fatto che la loro azione non presenta le caratteristiche
tipiche dell´azione dei movimenti sociali, fra i quali rientrava, in un passato
ancora recente, lo stesso movimento femminista. Coscienza femminile e mutazione
sociale non sono più separabili: le donne costituiscono un movimento culturale
più che un movimento sociale. Mi viene rimproverato di attribuire un´eccessiva
importanza alla coscienza femminile proprio nel momento in cui le lotte
femministe avrebbero ormai perso la loro radicalità e la loro visibilità.
Perché scegliere le donne come figura centrale della nostra società quando le
disuguaglianze crescono, la violenza si intensifica a livello internazionale ed
eserciti e terrorismo si affrontano? Perché non accordare ai grandi dibattiti
politici l´importanza che meritano nella misura in cui cercano di tenere
insieme unità e diversità, innovazione e tradizione? In fin dei conti, coloro
che, uomini e donne, rifiutano nel modo più completo il mio modello di
approccio, sono proprio quelli che credono che la dimensione del genere stia a
poco a poco perdendo importanza nella vita sociale. (***) Il rovesciamento che
ci conduce da una società di conquistatori del mondo a una incentrata sulla
costruzione di sé ha portato alla sostituzione della società degli uomini con
una società delle donne. Non c´è ragione di pensare che la precedente riduzione
delle donne in uno stato di inferiorità lasci ora il posto all´uguaglianza. Le
donne, oggi, hanno, rispetto agli uomini, una capacità maggiore di comportarsi
come soggetti. Sia perché sono loro a farsi carico dell´ideale storico della
ricomposizione del mondo e del superamento dei vecchi dualismi, sia perché
mettono più direttamente al centro il proprio corpo, il proprio ruolo di
creatrici di vita e la propria sessualità. Per un lungo periodo sono stati gli
uomini a determinare il corso della storia e a manifestare una forte coscienza
di sé. Ma da alcuni decenni ormai, e per un tempo indeterminato (forse senza
una fine prevedibile), siamo entrati in una società e viviamo vite individuali
il cui "senso" è sempre più nelle mani, nella testa e nel sesso delle
donne, e sempre meno nelle mani, nella testa e nel sesso degli uomini.
Riassumendo: l´importante è scegliere. La categoria delle donne, dato che non
si può dare di essa una definizione interamente sociale, deve forse essere
considerata più debole di una categoria che ha un significato più
specificamente sociale, economico o culturale? O, al contrario, bisogna ritenere che al di sopra dei gruppi sociali reali, dei
loro interessi e delle loro forme di azione collettiva è necessario collocare le donne intese come categoria e allo
stesso tempo come agenti più di quanto non lo siano gli uomini, perché in grado
di mettere in discussione i problemi e gli orientamenti fondamentali della
cultura? La prima risposta è stata scelta da molti, in particolare dai
marxisti, soprattutto, oggi, dagli uomini e dalle donne che difendono il
multiculturalismo. Ovviamente io sono tra quelli che hanno scelto la seconda
risposta. L´universalismo, che so essere un attributo centrale della modernità,
è sinonimo di difesa dei diritti individuali e dei risultati della scienza. E
l´importanza fondamentale del femminismo è che, al di là delle lotte contro la
disuguaglianza e l´ingiustizia, ha formulato e difeso i diritti fondamentali di
ogni donna, ovvero: il diritto di essere un individuo libero, guidato dai
propri stessi orientamenti e dalle proprie capabilities, per usare la formula
di Amartya Sen che Paul Ricoeur ha ben tradotto con l´espressione «poter
essere». © Librairie Arthème Fayard,2006 © Il Saggiatore, 2009 Traduzione di
Monica Fiorini
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-04-2009)
Argomenti: Class Action
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-22 - pag: 14 autore: PACCHETTI DI
STIMOLO EFFETTI SULLE ECONOMIE Dopo la decisione tedesca di aiutare il settore
dell'auto si è aperto un dibattito sull'efficacia della scelta, che rischia di
favorire soprattutto i Paesi concorrenti Attenti ai protezionisti nascosti di
Carlo Bastasin N ei mesi scorsi il Governo tedesco ha stanziato 5 miliardi dal
bilancio pubblico per la rottamazione delle automobili. Attraverso tale somma
il contribuente ha finanziato un premio di 2.500 euro a ogni acquirente di una
nuova vettura. Il mercato tedesco dell'auto ne ha ricavato un formidabile
impulso che però, con sorpresa dei politici e dei produttori tedeschi, si è
tradotto nell'acquisto soprattutto di vetture straniere. Il successo in
particolare di Fiat e Dacia ha suscitato ironie sull'iniziativa: perché i
tedeschi dovrebbero tassarsi per sostenere la produzione di italiani o
francesi? Ben presto si è scoperto che il filo del ragionamento portava troppo
lontano: le macchine italiane erano prodotte in Polonia, quelle francesi in
Romania e entrambe montavano componenti tedesche. Inoltre i profitti,
teoricamente, avrebbero potuto essere investiti negli Stati Uniti o in Giappone
(Chrysler o Nissan) e i dividendi distribuiti tra una miriade di fondi globali
nei quali la componente delle banche tedesche non è irrilevante. L'effetto
delle politiche fiscali nazionali sul moltiplicatore di economie molto aperte
come quelle europee non è più calcolabile come un tempo. Gli effetti della
spesa pubblica si disperdono attraverso i confini. La tassazione da cui origina
la spesa tuttavia rimane una prerogativa del Governo nazionale. Così tra
prelievo locale ed effetti globali si apre una contraddizione politica che può
essere sfruttata dal populismo. Dopo la clamorosa protesta in Gran Bretagna sui
"posti di lavoro britannici per i cittadini britannici", la politica
in Europa sembra aver resistito alle tentazioni protezioniste. Ma si è trattata
di una virtù solo apparente. Il protezionismo è infatti uscito dalla retorica
pubblica per essere internalizzato e nascosto nelle politiche economiche. Molti
Governi per esempio si sono preoccupati di non sostenere la propria economia,
temendo di beneficiare gli altri, per approfittare invece degli stimoli altrui,
evitando di indebitarsi. Un primo effetto è stato che la dimensione complessiva
dei pacchetti di stimolo in Europa è stata inferiore a quella desiderabile. Se
si stima in un 1% del Pil Ue il volume delle politiche discrezionali, è possibile
che, aggiungendo gli stabilizzatori automatici, nel 2009 il totale dello
stimolo fiscale sia ben inferiore all'1,5%, contro un 2% suggerito dal Fondo
monetario. Un secondo effetto del "protezionismo nascosto" dei
Governi è nel tipo di stimolo esercitato. Per il 50% circa (stima del centro
studi Bruegel) si è trattato di riduzioni fiscali limitate ai propri cittadini,
in diversi casi rivolte a sostenere il consumo di servizi locali (trasporti o
energia). Per il 38% si è trattato d'investimenti pubblici destinati a
beneficiare settori produttivi non aperti alla concorrenza estera (soprattutto
costruzioni). Il rimanente è diviso tra sostegni all'occupazione locale e aiuti
a settori specifici - il caso francese ha fatto scuola - individuati
direttamente dai Governi. Queste scelte sono efficienti dal punto di vista
della politica nazionale, perché beneficiano con una certa precisione gli
elettori e sostengono nel breve termine il consenso ai Governi, ma sono molto
inefficienti da un punto di vista economico. I settori sostenuti sono quelli
protetti dalla concorrenza estera e che quindi meno patiscono la crisi attuale
che si manifesta nel crollo del commercio globale e quindi del fatturato delle
imprese esportatrici. Inoltre molti settori protetti, per esempio quello delle
infrastrutture, hanno una modesta elasticità: a un aumento della domanda
reagiscono cioè con un aumento dei prezzi e non dei volumi e quindi non aiutano
la crescita, ma la deprimono. Infine il moltiplicatore dei servizi locali e
delle infrastrutture dei trasporti è piuttosto basso. L'atteggiamento non
cooperativo dei Governi nazionali – non coordinati a livello europeo – crea un
incentivo a dare all'economia un sostegno inferiore a quello che sarebbe
necessario. Inoltre spinge i Governi a utilizzare male il denaro pubblico,
peggiorando la sostenibilità dell'indebitamento a cui ricorrono e prolungando
così negli anni gli effetti della crisi. Un calcolo semplificato dimostra che
un'azione ben coordinata a livello europeo comporterebbe un effetto doppio
(come si dice un "bang") per lo stesso ammontare di euro di spesa
pubblica. Una classifica del "protezionismo nascosto" nelle politiche
dei Governi europei vedrebbe l'Italia – benché scusata dall'alto debito – tra i
Paesi meno cooperativi e la Germania – senza tener conto dei margini di cui
dispone grazie all'attivo commerciale – tra quelli più cooperativi e con una
scelta di strumenti meno locale e più strutturale. Il divario di cooperazione
ostacola anche la possibilità di impostare una conveniente strategia di rientro
del debito che i Paesi stanno accumulando vistosamente nel corso di questa
crisi. Non è chiaro oggi infatti quale sarà il destino del Patto di stabilità e
di crescita, l'unico strumento di coordinamento e disciplina fiscale nella Ue.
Né è possibile sfruttare l'emissione congiunta di titoli di debito europeo a
tassi d'interesse inferiori alla media. Forme di coordinamento di cui l'Italia
beneficerebbe particolarmente. Tutti questi sono problemi
di "azione collettiva"
che sono ben noti agli studiosi di politica economica e che originano dalla
difesa delle sovranità nazionali in materia fiscale e dal protezionismo
politico: cioè dalla conservazione del rapporto esclusivo di rappresentanza del
cittadino da parte della politica nazionale. Ma la specificità della
crisi che stiamo vivendo offre un ulteriore spunto di riflessione sul ruolo
degli Stati nel loro rapporto con il mercato. Legittimando l'intervento
pubblico a danno della cultura della concorrenza, la crisi avrà conseguenze
negative sull'efficienza dei servizi pubblici. La rinazionalizzazione delle
politiche frenerà l'apertura alla concorrenza di quei servizi di interesse o
natura pubblici che sono messi sempre più sotto pressione dall'invecchiamento
della popolazione europea. Fino a pochi mesi fa era possibile immaginare
un'Europa in cui la concorrenza facesse prevalere gli standard più elevati in
tutti i Paesi: università britanniche, ospedali tedeschi o fondi pensione
olandesi. La crisi dei mercati e della cultura della concorrenza mette a
rischio questa ambiziosa visione e ci lascia nuovamente ostaggio delle
burocrazie locali. Dimostrando che inefficienza e protezionismo politico si
sostengono reciprocamente. Ma ovviamente per farlo devono riuscire a ingannare
continuamente i cittadini, i cui reali interessi devono essere obnubilati da
una costante retorica nazionalista. carlo.bastasin@ilsole24ore.com ©
RIPRODUZIONE RISERVATA PIù COORDINAZIONE Se i Governi europei fossero in grado
di svolgere azioni comuni il risultato positivo potrebbe addirittura
raddoppiare RITORNO AL PASSATO Legittimando l'intervento statale a danno della
cultura del libero mercato, la crisi danneggerà l'efficienza dei servizi
pubblici
( da "Corriere della Sera"
del 22-04-2009)
Argomenti: Class Action
Corriere della Sera
sezione: Economia data: 22/04/2009 - pag: 31 Antitrust Il Garante alla
Concorrenza ricorre al consiglio di Stato sulla portabilità dei mutui Primo sì
alla «class="hilite">class="term">class class="term">action»,
ma dal giugno 2008 MILANO Primo via libera in Parlamento alla class="term">class class="term">action, con l'approvazione da
parte della commissione industria del Senato dell'emendamento presentato dal
governo al disegno di legge sullo sviluppo. L'azione risarcitoria collettiva
potrà essere retroattiva ma solo per gli illeciti compiuti dopo il 30 giugno
2008 e dunque non potrà essere utilizzata dai risparmiatori coinvolti nei crac
finanziari antecedenti al secondo semestre dello scorso anno. Le associazioni
dei consumatori non avranno l'esclusiva di intraprendere l'azione legale. Sul
fronte bancario, l'Antitrust ha invece deciso di ricorre al Consiglio di Stato
contro la sentenza del Tar che ha parzialmente annullato le sanzioni per 10
milioni comminate dalla stessa Authority a 23 istituti che non hanno garantito
la portabilità gratuita dei mutui. Ad annunciarlo è stato il presidente
dell'Autorità per la Concorrenza, Antonio Catricalà, augurandosi che «i nuovi
principi espressi dal Codice del consumo possano trovare piena attuazione».
L'Antitrust dovrà fare «necessariamente ricorso», ha argomentato Catricalà,
poiché «la sentenza si basa su due presupposti. Primo, che la legge non è
chiara e invece per noi è chiarissima. Secondo, che le banche non si sono comportate
scorrettamente perché non obbligate alla surrogazione: noi abbiamo chiarito che
le banche erano libere di dare o meno la surroga, ma una volta accettato il
cliente per un passaggio di mutuo non dovevano fargli pagare la spesa». Dunque,
ha concluso, «la nostra idea di correttezza professionale non corrisponde alla
sentenza». Della stessa opinione le associazioni dei consumatori. Tra queste,
Adusbef e Federconsumatori si sono dette pronte «a costituirsi ad adiuvandum al
fianco dell'Antitrust e dei 3,2 milioni di famiglie indebitate a tasso
variabile, truffate prima dalle banche e poi dai giudici amministrativi». Nelle
motivazioni della sentenza è stata riscontrata l'assenza «di elementi
univocamente indizianti la presenza di una pratica commerciale scorretta».
Pa.Pic.
( da "Unita, L'" del
22-04-2009)
Argomenti: Class Action
La terza che hai
detto Capita di rado che le classi subalterne riescano
a imporre una legge a propria tutela. Di solito le leggi le ispirano e le
votano le classi dirigenti. Su misura per se stesse.
Poi però, nello Stato liberale di diritto, le osservano. Perché sono le «loro
leggi». E, se qualcuno le infrange, lo puniscono severamente. Nel regimetto
italiota, class="hilite">le classi dirigenti non rispettano nemmeno le loro leggi. E,
quando vengono sorprese a infrangerle, le cambiano. Il governo Al Tappone-
( da "Repubblica, La"
del 23-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina XV - Milano
Altri scontri fra studenti in Statale la Lega: serve un presidio di polizia
Ceffoni tra collettivi e giovani padani ai banchetti per le elezioni
universitarie Il preside: "Subito sospensioni se accerteremo
violenze" FRANCO VANNI Le tensioni politiche nelle elezioni studentesche
alla Statale arrivano in Parlamento. La Lega Nord, con un´interrogazione alla
Camera, chiede al ministro dell´Interno di organizzare una sorta di presidio fisso
di polizia in ateneo, dopo che un gruppo di studenti del Movimento
universitario padano ha denunciato di avere subito un´aggressione da parte dei
giovani di sinistra. Il fatto è accaduto martedì, poco dopo mezzogiorno, nel
cortile di Scienze politiche in via Conservatorio. «I collettivi hanno creato
un clima insopportabile - dice il deputato leghista Paolo Grimoldi - non è
possibile che chi non è d´accordo con loro venga messo a tacere». Il
parlamentare chiede lo «sgombero immediato degli spazi occupati da questi
crimininali politici». La necessità, sostengono i leghisti, è quella di
garantire a tutte le liste il diritto di esprimersi in vista del voto per il
rinnovo degli organi accademici del 13 e 14 maggio. Efrem Brambilla, studente
leghista candidato al Senato accademico, racconta: «Stavamo facendo il nostro
banchetto e vicino a noi c´era quello di Fuori Controllo, lista dei collettivi.
Ci hanno provocati e ci hanno rubato i gadget. Noi abbiamo protestato, e uno
dei nostri è stato preso a schiaffi». I ragazzi di Fuori Controllo non ci
stanno: «è tutta una montatura, non abbiamo fatto nulla». Il preside di
Facoltà, Daniele Checchi, invita tutti a non esagerare: «Non c´è stata una vera
e propria aggressione - dice - mi hanno raccontato di un paio di spintoni e
nulla di più». Ma si dice pronto a intervenire. «Se mi saranno indicati i nomi
dei responsabili - continua Checchi - faremo gli accertamenti. E nel caso ci
siano gli estremi avvieremo il provvedimento disciplinare». E questo è il
punto: un mese fa, dopo una serie di scontri fra studenti di destra e di
sinistra, il Senato accademico ha votato un regolamento contro la violenza
politica che prevede fino a un anno di sospensione per chi si rende
responsabile di scontri in ateneo e non rispetta "le regole di convivenza
democratica". Martedì, nell´ultima riunione del Senato accademico anche la lista di destra Azione universitaria aveva denunciato «intimidazioni e continue minacce
da parte dei collettivi». Ma la cosa era finita lì. Ora il giro di vite, con la
richiesta di intervento della polizia. Pierfrancesco Maran, consigliere
comunale del Pd, si oppone: «Le forze dell´ordine hanno cose più importanti di
cui occuparsi rispetto a due spintoni in università». Quanto alla
possibilità che gli studenti dei collettivi, se individuati, siano puniti con
un provvedimento disciplinare, Maran dice: «La Statale ha delle regole severe e
devono essere rispettate. Ma si eviti di trasformare la campagna elettorale in
un momento di tensione». SEGUE A P
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Class Action
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-04-23 - pag: 6 autore: Statali, al via la
stretta sui premi «a pioggia» Solo 900mila su 3,6 milioni avranno il bonus
integrale Marco Rogari ROMA D'ora in poi su circa 3,6 milioni di statali in
servizio non più di 900mila beneficeranno del premio di produttività in versione
integrale. Che però diventerà molto più ricco di quello attuale e che, per
almeno 180mila dipendenti e dirigenti pubblici, si trasformerà in un bonus
annuale delle eccellenze oscillante tra il 10 e il 30% della retribuzione
complessiva. Per altri 1,8 milioni di lavoratori della Pa
"l'integrazione" sarà dimezzata. E il restante 25% rimarrà senza
alcun trattamento accessorio collegato alla performance individuale. A
stabilire i vari gradi di merito («fascia alta, fascia intermedia e fascia bassa
») saranno le "pagelle" stilate dai nuovi organismi indipendenti di
valutazione che saranno attivati nelle singole strutture burocratiche al posto
dei Secin ( Servizi di controllo interno). E che, a loro volta, saranno
supervisionati dalla nuova Authority per la valutazione e la trasparenza nella
Pa. Almeno secondo quanto prevede la bozza di decreto legislativo di attuazione
della riforma Brunetta "anti–fannulloni". Il testo, preparato a
palazzo Vidoni, sarà varato a breve dal Consiglio dei ministri. Tre i pilastri su
cui poggia l'articolato: la fine della stagione dei premi a pioggia;
l'attivazione di nuovi meccanismo di valutazioni e misurazione dell'attività
amministrativa; il rafforzamento del criterio di responsabilità dei dipendenti
con relative sanzioni (fino al licenziamento per inefficienza). Nelle versione attuale il provvedimento definisce anche le
modalità il raggio di azione della class action "parziale" (al netto
del risarcimento del danno) alla quale potranno ricorrere collettivamente gli utenti contro le
inefficienze delle amministrazioni e dei concessionari dei servizi pubblici.
Prevista pure la riforma della dirigenza pubblica. Con la bozza di
decreto vengono anche "posati" i binari su cui dovrà scorrere la
nuova contrattazione collettiva e integrativa nel
pubblico impiego. Il cuore del decreto del ministro Renato Brunetta è
rappresentato dal nuovo sistema di valutazione e di attribuzione dei premi. Nel
testo si afferma che «è fatto divieto alle amministrazioni di attribuire incentivi
in maniera indifferenziata » o ««in assenza delle verifiche e delle
attestazioni sui sistemi di misurazione» previsti. A stilare la
"pagella" sotto forma di graduatoria saranno i nuovi organismi
indipendenti per la valutazione delle singole strutture, sulla base di diversi
livelli di performance, che varranno in via di principio anche per il personale
dei enti locali e Regioni: il 25% degli statali sarà collocato nella fascia di
merito alta che garantirà il 100% del trattamento accessorio collegato alla
produttività individuale; il 50% sarà inserito nella fascia intermedia (50% del
premio); un altro 25% finirà nella fascia "bassa", che resterà senza
alcun incentivo. Sei saranno gli strumenti per premiare merito e
professionalità: un nuovo bonus annuale delle eccellenze; un premio annuale per
l'innovazione; progressioni economiche; progressioni di carriera; attribuzione
di incarichi e responsabilità; accesso a percorsiformativi anche di tipo
internazionale. Tra questi, i primi due sono stati fortemente voluti da Palazzo
Vidoni. Il bonus delle eccellenze, che potrà essere "conquistato" da
non più del 5% del personale (circa 180mila dipendenti), sarà assegnato ogni
anno ad aprile. Ricco il capitolo della tutela degli utenti. Anzitutto sarà il
premier, su proposta della nuova Au-thority, a fissare con apposite direttive i
casi di adozione delle "Carte dei servizi pubblici" e le modalità di
indennizzo automatico e forfettario per mancato rispetto degli standard di
qualità. E se questi standard non saranno ri-spettati, ogni utente potrà agire
in giudizio, anche in forma collettiva ( attraverso
associazioni o comitati di tutela), nei confronti di amministrazioni e
concessionari di servizi pubblici. La class action sarà comunque parziale:
l'azione non potrà essere diretta a ottenere il risarcimento del danno, per il
quale «restano fermi i rimedi ordinari». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Manifesto, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Class Action
«La nostra
debolezza, l'arretratezza, è la nostra forza nella crisi». Il presidente del
Censis Giuseppe De Rita parte dalla denuncia pasoliniana di imborghesimento per
raccontare il paese e i suoi passati cambiamenti. E quelli che forse non farà
La crisi della metamorfosi Sara Farolfi Tutti parlano e scrivono della crisi:
per Tremonti e Marcegaglia ne stiamo già uscendo. Non la pensano allo stesso
modo disoccupati e cassintegrati. Per di più si tratta di una crisi mondiale.
Su questo abbiamo ritenuto utile intervistare Giuseppe De Rita, presidente del
Censis, il più importante soggetto di ricerca sociale in Italia, secondo il
quale il famoso «caso italiano», la crisi la ammorbidisce. Senatus populusque.
Lei ha messo in guardia di recente dal rischio di populismo senza senatus. C'è
uno stato, c'è un governo, perché il senatus non c'è? Perché non c'è una
classe, una confraternita, una cosa qualsiasi che abbia un'idea generale di
questa società e di dove la si possa portare, questo è il punto cruciale.
L'oligarchia, il senatus, è quello che garantisce l'unità della nazione verso
obiettivi, ed è la mancanza del senatus che crea la dimensione del popolo
populista, che ha bisogno di un capopopolo. La bravura di Berlusconi è stata
quella di offrire al popolo una possibilità di riconoscimento generico, sempre
meno legata a corpi intermedi, come partiti, associazionismo o sindacati, e
sempre più solitaria e apicale, all'americana. Non corriamo il rischio che
questo populismo abbia bisogno di un'espressione più «ducesca»? Dovremo
rimpiangere Berlusconi? Non sono così pessimista, e poi ci sono gli anticorpi,
che si formano nel momento in cui il pendolo si muove verso il populismo e che
in parte esistono già, che si chiamino Fini, Casini o Franceschini, non
importa. Anche la Lega sul terreno del populismo può agire... Ma si tratta di
un populismo non assimilabile a quello nazionale. La Lega è un corpo,
un'identità, un riconoscimento collettivo. È una struttura
popolare per la quale, a differenza di Berlusconi, la ricerca del consenso
avviene sulla base di una stratificazione di interessi. Se la Lega difende
Malpensa, per esempio, lo fa concentrando su Malpensa l'interesse del direttore
dello scalo, quello degli impiegati dello scalo, degli albergatori e giù
scendendo fino agli interessi di chi fa le pulizie. Berlusconi invece difende
emozioni, le utilizza, le cavalca e le produce naturalmente. Non come un duce
però, mantenendo la ripetizione del momento emozionale senza escalation. In
straordinaria sintonia con una società che vive di emozioni ma ne teme
l'escalation. Cosa ci sarà dopo Berlusconi? Secondo me sarà una fiera battaglia
tra chi tenterà di mantenere un livello emozionale alto e chi invece proporrà
un ritorno alla politica come mediazione, perché questo è un paese che non ha
dimenticato di essere stato governato per quarant'anni da una classe dirigente
mediatoria. Può essere stato che tra il 1979 e il 1983 si sia innamorato di una
logica di uscita dalla mediazione - e penso al Craxi della verticalizzazione
del potere - ma resta un paese nostalgico. La bravura politica di Berlusconi è
stata quella di avere capito che la carta, anzi le cinque carte, di Craxi
potevano vincere ancora. E quali sarebbero queste cinque carte? Decisionismo,
verticalizzazione, personalizzazione e mediatizzazione del potere, e
naturalmente disponibilità di quattrini. Sono cinque variabili, l'una all'altra
conseguenti. Sono passati trent'anni, ma quella cultura è riconoscibile e la
sequenza resta valida. Craxi se le è giocate da militare, Berlusconi invece da
borghese... Craxi giocava la sua personalizzazione con un distacco spaventoso,
quello di Berlusconi invece è un decisionismo di prossimità, nella misura in
cui si rende prossimo a tutti. Un piccolo borghese italiano che ha una maggiore
rispondenza con questo populus... Negli anni Settanta Pasolini metteva in
guardia dal grande imborghesimento, contemporaneamente usciva il saggio di
Sylos Labini sulle classi sociali e noi parlavamo di cetomedizzazione. Chi
allora aveva capito tutto era Pasolini. Diceva che saremmo diventati tutti
piccoli borghesi e aveva ragione. In molti dicono che il cambiamento politico
comincia lì, nel grande imborghesimento che ha cambiato antropologicamente il
paese e che ha permesso, alla fine degli anni Settanta, che qualcuno come Craxi
potesse dire che avrebbe cambiato l'offerta politica. L'85% degli italiani è
proprietario di casa... È l'imborghesimento, certo. È per questo che, come
paese, non «sbandiamo»? Possiamo contare su tre sicurezze: una famiglia, dei
risparmi, e la casa di proprietà. Sono tre sicurezza che un inglese e un
americano non hanno e che invece il piccolo borghese italiano ha. C'è una
specie di arretratezza storica del paese, una ipomodernità che in un momento di
difficoltà diventa utile. «C'è panico, ma non sbandiamo», dicono i «Diari della
crisi» che da gennaio il Censis pubblica ogni mese. Ma l'individualismo
montante che pervade la nostra società, e di cui diffusamente parla l'ultimo
rapporto Censis, non è ancora più rischioso? L'individualismo montante in
questo momento di crisi è quello che ci ha difeso dal panico, perché ognuno di
noi ha cercato di arrangiarsi come poteva. La molecolarità del sistema, che fa
paura a chi come me fa cultura sociale o a chi come voi fa cultura politica,
decomprime tutta la crisi in un milione di punti, ciscuno dei quali non entra
nel panico. È la «compressione del sistema», o la «redistribuzione dei rischi»
di cui parlano i «Diari». Ma fino a quando potrà durare? A essere entrati in
crisi non sono solo coloro che si trovano ai piani bassi della scala sociale, i
primi sono stati quelli che avevano azioni o obbligazioni, o che avevano fatto
investimenti immobiliari negli anni scorsi. Certo, si tratta di una fascia
ricca, ma è stato questo l'elemento dirompente, perché si sono trovati non
improvvisamente poveri, ma con il valore dei propri beni improvvisamente
diminuito. È questa la fascia sociale che si è sentita colpita e ha enfatizzato
la crisi. C'è dunque un caso italiano in questa crisi? Penso di sì. Potrebbe
replicarsi in Italia quanto sta succedendo in Francia, con i sequestri di
manager per esempio? No, ricordiamoci i casseur nelle borgate, quando mezzo
paese disse: arriverà anche da noi. E invece no, non è arrivato. Poi può
succedere che qualche goliarda sequestri il ricco con il superbonus, ma non si
tratterebbe che di un'imitazione e non sarebbe certo la classe operaia.
Nell'ultimo rapporto Censis si parla di una seconda metamorfosi per il paese.
Come uscirà trasformato il paese dalla crisi? Abbiamo scritto, nel rapporto,
che questa era una crisi forte e che non ci avrebbe lasciati uguali a prima.
«La segnatura c'è stata, non saremo più quelli di prima, e da questa crisi
avremo la spinta a una seconda metamorfosi», l'ho scritta io questa frase
citando Agamben. Una seconda metamorfosi giocata sui consumi - che saranno di
agiata temperanza, non austeri e neppure smodati - sulle trasformazioni legate
all'immigrazione - che cambieranno nei prossimi cinque o sei anni la stessa
struttura imprenditoriale del paese - e su nuovi meccanismi di formazione della
classe dirigente - che diversamente da quella precedente sarà sempre più
fattuale, come Berlusconi insegna. Ma questa seconda metamorfosi rischiamo di
non averla, perché la crisi sta lasciando meno segni di quelli da noi previsti.
Anche il superamento della crisi potrebbe essere più facile di quanto avessimo
previsto. Aspettiamo e vediamo. Sara Farolfi Tutti parlano e scrivono della
crisi: per Tremonti e Marcegaglia ne stiamo già uscendo. Non la pensano allo
stesso modo disoccupati e cassintegrati. Per di più si tratta di una crisi
mondiale. Su questo abbiamo ritenuto utile intervistare Giuseppe De Rita,
presidente del Censis, il più importante soggetto di ricerca sociale in Italia,
secondo il quale il famoso «caso italiano», la crisi la ammorbidisce. Senatus
populusque. Lei ha messo in guardia di recente dal rischio di populismo senza
senatus. C'è uno stato, c'è un governo, perché il senatus non c'è? Perché non
c'è una classe, una confraternita, una cosa qualsiasi che abbia un'idea
generale di questa società e di dove la si possa portare, questo è il punto
cruciale. L'oligarchia, il senatus, è quello che garantisce l'unità della
nazione verso obiettivi, ed è la mancanza del senatus che crea la dimensione
del popolo populista, che ha bisogno di un capopopolo. La bravura di Berlusconi
è stata quella di offrire al popolo una possibilità di riconoscimento generico,
sempre meno legata a corpi intermedi, come partiti, associazionismo o
sindacati, e sempre più solitaria e apicale, all'americana. Non corriamo il
rischio che questo populismo abbia bisogno di un'espressione più «ducesca»?
Dovremo rimpiangere Berlusconi? Non sono così pessimista, e poi ci sono gli
anticorpi, che si formano nel momento in cui il pendolo si muove verso il
populismo e che in parte esistono già, che si chiamino Fini, Casini o
Franceschini, non importa. Anche la Lega sul terreno del populismo può agire...
Ma si tratta di un populismo non assimilabile a quello nazionale. La Lega è un
corpo, un'identità, un riconoscimento collettivo. È una
struttura popolare per la quale, a differenza di Berlusconi, la ricerca del
consenso avviene sulla base di una stratificazione di interessi. Se la Lega
difende Malpensa, per esempio, lo fa concentrando su Malpensa l'interesse del
direttore dello scalo, quello degli impiegati dello scalo, degli
albergatori e giù scendendo fino agli interessi di chi fa le pulizie.
Berlusconi invece difende emozioni, le utilizza, le cavalca e le produce
naturalmente. Non come un duce però, mantenendo la ripetizione del momento
emozionale senza escalation. In straordinaria sintonia con una società che vive
di emozioni ma ne teme l'escalation. Cosa ci sarà dopo Berlusconi? Secondo me
sarà una fiera battaglia tra chi tenterà di mantenere un livello emozionale
alto e chi invece proporrà un ritorno alla politica come mediazione, perché
questo è un paese che non ha dimenticato di essere stato governato per
quarant'anni da una classe dirigente mediatoria. Può essere stato che tra il
1979 e il 1983 si sia innamorato di una logica di uscita dalla mediazione - e
penso al Craxi della verticalizzazione del potere - ma resta un paese
nostalgico. La bravura politica di Berlusconi è stata quella di avere capito che
la carta, anzi le cinque carte, di Craxi potevano vincere ancora. E quali
sarebbero queste cinque carte? Decisionismo, verticalizzazione,
personalizzazione e mediatizzazione del potere, e naturalmente disponibilità di
quattrini. Sono cinque variabili, l'una all'altra conseguenti. Sono passati
trent'anni, ma quella cultura è riconoscibile e la sequenza resta valida. Craxi
se le è giocate da militare, Berlusconi invece da borghese... Craxi giocava la
sua personalizzazione con un distacco spaventoso, quello di Berlusconi invece è
un decisionismo di prossimità, nella misura in cui si rende prossimo a tutti.
Un piccolo borghese italiano che ha una maggiore rispondenza con questo
populus... Negli anni Settanta Pasolini metteva in guardia dal grande
imborghesimento, contemporaneamente usciva il saggio di Sylos Labini sulle
classi sociali e noi parlavamo di cetomedizzazione. Chi allora aveva capito
tutto era Pasolini. Diceva che saremmo diventati tutti piccoli borghesi e aveva
ragione. In molti dicono che il cambiamento politico comincia lì, nel grande
imborghesimento che ha cambiato antropologicamente il paese e che ha permesso,
alla fine degli anni Settanta, che qualcuno come Craxi potesse dire che avrebbe
cambiato l'offerta politica. L'85% degli italiani è proprietario di casa... È
l'imborghesimento, certo. È per questo che, come paese, non «sbandiamo»?
Possiamo contare su tre sicurezze: una famiglia, dei risparmi, e la casa di
proprietà. Sono tre sicurezza che un inglese e un americano non hanno e che
invece il piccolo borghese italiano ha. C'è una specie di arretratezza storica
del paese, una ipomodernità che in un momento di difficoltà diventa utile. «C'è
panico, ma non sbandiamo», dicono i «Diari della crisi» che da gennaio il
Censis pubblica ogni mese. Ma l'individualismo montante che pervade la nostra
società, e di cui diffusamente parla l'ultimo rapporto Censis, non è ancora più
rischioso? L'individualismo montante in questo momento di crisi è quello che ci
ha difeso dal panico, perché ognuno di noi ha cercato di arrangiarsi come
poteva. La molecolarità del sistema, che fa paura a chi come me fa cultura
sociale o a chi come voi fa cultura politica, decomprime tutta la crisi in un
milione di punti, ciscuno dei quali non entra nel panico. È la «compressione
del sistema», o la «redistribuzione dei rischi» di cui parlano i «Diari». Ma
fino a quando potrà durare? A essere entrati in crisi non sono solo coloro che
si trovano ai piani bassi della scala sociale, i primi sono stati quelli che
avevano azioni o obbligazioni, o che avevano fatto investimenti immobiliari
negli anni scorsi. Certo, si tratta di una fascia ricca, ma è stato questo
l'elemento dirompente, perché si sono trovati non improvvisamente poveri, ma
con il valore dei propri beni improvvisamente diminuito. È questa la fascia
sociale che si è sentita colpita e ha enfatizzato la crisi. C'è dunque un caso
italiano in questa crisi? Penso di sì. Potrebbe replicarsi in Italia quanto sta
succedendo in Francia, con i sequestri di manager per esempio? No, ricordiamoci
i casseur nelle borgate, quando mezzo paese disse: arriverà anche da noi. E
invece no, non è arrivato. Poi può succedere che qualche goliarda sequestri il
ricco con il superbonus, ma non si tratterebbe che di un'imitazione e non
sarebbe certo la classe operaia. Nell'ultimo rapporto Censis si parla di una
seconda metamorfosi per il paese. Come uscirà trasformato il paese dalla crisi?
Abbiamo scritto, nel rapporto, che questa era una crisi forte e che non ci
avrebbe lasciati uguali a prima. «La segnatura c'è stata, non saremo più quelli
di prima, e da questa crisi avremo la spinta a una seconda metamorfosi», l'ho
scritta io questa frase citando Agamben. Una seconda metamorfosi giocata sui
consumi - che saranno di agiata temperanza, non austeri e neppure smodati -
sulle trasformazioni legate all'immigrazione - che cambieranno nei prossimi
cinque o sei anni la stessa struttura imprenditoriale del paese - e su nuovi
meccanismi di formazione della classe dirigente - che diversamente da quella
precedente sarà sempre più fattuale, come Berlusconi insegna. Ma questa seconda
metamorfosi rischiamo di non averla, perché la crisi sta lasciando meno segni
di quelli da noi previsti. Anche il superamento della crisi potrebbe essere più
facile di quanto avessimo previsto. Aspettiamo e vediamo. PIL ITALIA PER L'FMI
La conferma è arrivata ieri da Washington: nel 2009 il Prodotto lordo diminuirà
del 4,4%. Brutte previoni anche per il 2010: -0,4% Foto: ILLUSTRAZIONE DI CRAIG
FRAZIER /TRATTA DA «AMERICAN ILLUSTRATION» ACCANTO IL PRESIDENTE DEL CENSIS
GIUSEPPE DE RITA
( da "Repubblica, La"
del 24-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina II - Palermo
Lombardo e Russo restano bloccati a causa dei disservizi. Bufardeci: "class="hilite">Faremo una class="term">class class="term">action"
Volo in ritardo, politici a terra indagine Enac sulle tratte Alitalia Richiesta
di risarcimento danni e avvio di una class="term">class class="term">action:
la Regione dichiara guerra alla Cai, la nuova Alitalia, rea di aver lasciato a
terra ieri sia il governatore Raffaele Lombardo sia l´assessore alla Sanità
Massimo Russo. La guerra era nell´aria da giorni. Già due settimane fa il
presidente della Regione si era lamentato per i ritardi nei voli da e per la
Sicilia della nuova Alitalia. Ieri mattina il governatore è stato vittima di un
altro ritardo. «Si parla spesso dell´opportunità della realizzazione del ponte
sullo Stretto, sarebbe molto interessante un dibattito sui maltrattamenti a cui
sono costretti i siciliani che si spostano per lavoro con la Cai», dice
Lombardo da Fiumicino «dopo un´ora di rinvii del volo Roma-Catania delle 13». «Ho
fatto due volte il giro dell´aeroporto di Roma - aggiunge - e nessuno sa dirmi
se e quando sarà possibile tornare in Sicilia. Saltano uno dopo l´altro
importantissimi appuntamenti istituzionali e ciò procura un indiscutibile
danno, non solo d´immagine, a tutta l´amministrazione regionale. Quindici
giorni fa, per un caso analogo, ho presentato una richiesta di risarcimento per
i danni subiti dalla Regione. Il segretario generale della Presidenza sta per
presentarne una anche oggi (ieri, ndr)». A Lombardo arriva a dare manforte il
sottosegretario alle Infrastrutture, Giuseppe Reina, dello stesso partito del
governatore: «è intollerabile il comportamento della Cai», dice. Al coro di
proteste si aggiunge l´assessore regionale alla Sanità, Russo: «Proprio oggi (ieri,
ndr) anche io, come centinaia di altri passeggeri, sono stato costretto a
subire un inaccettabile ritardo». Da Palermo il vicepresidente della Regione,
Giambattista Bufardeci, annuncia «l´avvio di una class="term">class class="term">action
contro Alitalia». In serata Alitalia rende noto che «pur comprendendo il
disagio subito dai passeggeri, ribadiamo con fermezza che sono del tutto prive
di fondamento le affermazioni di esponenti del governo e della Regione
Siciliana secondo cui la compagnia starebbe deliberatamente penalizzando i
collegamenti con il Sud». La risposta dell´Alitalia però non ferma la decisione
dell´Enac di avviare un´ispezione nella nuova compagna, «per verificare le
cause alla base dei continui disservizi da e per la Sicilia». a.fras.
( da "Repubblica, La"
del 24-04-2009)
Argomenti: Class Action
Pagina XXV - Milano
Alle Colonne di San Lorenzo Volontari tecno-comandati per una performance
urbana SARA CHIAPPORI Il tam tam passa attraverso la rete: il popolo delle
performance urbane è tecnologico e per definizione. Da giorni le istruzioni per
partecipare a Cre.P.E ("Creazioni per Esterni") viaggiano su internet
e puntano a raggiungere il maggior numero di persone. Perché quel che conta
quando si organizza un´incursione metropolitana che dovrebbe mutare la
percezione degli spazi pubblici è fare massa critica. Irrompere in un luogo per
disturbarne la quotidianità. Niente di aggressivo: una provocazione eccentrica
e gentile, che invita a cambiare prospettiva e fruizione della città. E´ quel
che faranno oggi alle Colonne di San Lorenzo (dalle 18, davanti all´Exploit,
indirizzo cult degli aperitivi milanesi, in questi giorni di Fuori Salone ancor
più affollato) Giorgia Maretta e la compagnia Espz, che hanno ideato l´evento
per il festival "Danae" ispirandosi a ImprovEverywhere, collettivo newyorkese che ha saputo "paralizzare" la
Grand Central Station di Manhattan. Con loro centinaia (a ieri avevano aderito
in oltre 150, ma si spera ne arrivino molti di più) di performer volontari che
si presenteranno muniti di lettori mp3 su cui avranno scaricato i file con le
istruzioni da seguire: azioni semplici come guardare tutti da una stessa parte
o fermarsi all´improvviso mantenendo la posizione per il tempo
richiesto. L´importante è farlo tutti insieme. A coordinare i passaggi un
"angelo" che scandirà i momenti in cui premere il tasto play del
lettore e seguire le indicazioni. Il tema è quello della sopravvivenza urbana,
qui proposto parodiando il manuale Survival scritto dall´ex marines americano
Anthony Greenbank (in Italia pubblicato da Piemme). Il risultato una grande
danza collettiva che dovrebbe coinvolgere anche e
soprattutto chi si farà cogliere di sorpresa.
( da "Manifesto, Il"
del 24-04-2009)
Argomenti: Class Action
SCAFFALI La giustiza
e l'equità John Rawls, assieme a Robert Nozick e Michael Walzer è ritenuto uno
dei più importanti filosofi politici statunitensi del Novecento. A differenza
degli altri due, però, il filosofo statunitense è rimasto sempre un
«accademico», cioè uno di quei studiosi restii a prendere la parola sui
mass-media. Nato a Baltimora nel
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 27-04-2009)
Argomenti: Class Action
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-27 - pag: 2 autore: Il caso
americano. Record di 70 milioni di potenziali ricorrenti contro la società
telefonica Verizon Amianto, sigarette e protesi: negli Usa condanne miliardarie
Daniela Roveda LOS ANGELES. Dal nostro corrispondente Il termine legale «class
action » ha un volto nella cultura popolare: quello di Julia Roberts,
protagonista del film Erin Brokovich di Steven Soderbergh. Nel film, cinque
nomination e un Oscar per migliore attrice nel 2000, la Roberts istiga gli
abitanti di un paese della California a fare causa contro la compagnia
elettrica Pacific Gas and Electric, responsabile di avere inquinato la falda
acquifera con cromo esavalente. Uniti, gli abitanti di Hinckley fanno sentire
la loro voce, riescono a pagare un avvocato, a vincere in tribunale e a ottenere
risarcimento per le malattie e i decessi causati dalla contaminazione. Grazie
al film, la class action contro la Pacific Gas è diventata forse una delle più
famose al mondo, ma non è né la più grande né la più importante. Le cause
collettive contro i produttori di amianto, sigarette o protesi al silicone
hanno coinvolto centinaia di migliaia di individui, si sono protratte per
decenni, hanno punito le aziende condannate a pagare centinaia di miliardi di
dollari e hanno messo in ginocchio numerose società, spingendole in alcuni casi
a dichiarare il fallimento. Solo nel caso dell'amianto, un materiale ampiamente
usato negli Stati Uniti fino agli anni '70 come isolante e antincendio nelle
costruzioni, nel 2002 il numero di cause collettive aveva raggiunto quota
200mila, e coinvolto 730mila parti lese. Secondo gli analisti, il costo
complessivo delle cause collettive nel caso dell'amianto si aggira attorno a
250 miliardi di dollari. L'ondata di cause contro l'amianto negli anni '60 e
'70 fu seguita da quella contro i produttori di protesi al silicone dopo la
pubblicazione di studi che dimostravano un'elevata incidenza di tumori al seno
per le donne con protesi difettose. Le società portate in tribunale da una
class action del 1992 (Dow Corning, Briston Myers Squibb, 3M e Baxter)
raggiunsero un accordo extragiudiziario e pagarono un risarcimento di 3,4
miliardi di dollari. Una di esse, la Dow Corning, entrò in amministrazione
controllata nel 1994. Benché la causa collettiva sia
un caposaldo del sistema legale americano, considerata una forma di democrazia
giuridica per proteggere il singolo cittadino, l'uso "selvaggio" di
questo strumento ha iniziato a screditare la sua legittimità. I tribunali hanno
notato, ad esempio, un preoccupante aumento del numero di cause senza
fondamento; in alcuni casi i risarcimenti hanno raggiunto livelli ridicolmente
esagerati ( nel 2000 una giuria della Florida aveva ordinato alla società di
tabacco Philip Morris di pagare 145 miliardi di dollari di dannia un gruppo di
individui prima che una corte d'appello annullasse la sentenza); e infine sono
saliti i casi di frode perpetrata da spregiudicati avvocati. Esemplare il caso
di Melvyn Weiss, mitico pioniere delle cause collettive a
nome degli azionisti di società quotate in Borsa,condannato l'anno scorso a due
anni e mezzo di carcere per avere distribuito bustarelle a clienti disposti ad
avviare azioni legali collettive. Tutte queste considerazioni hanno persuaso il
Parlamento americano ad approvare una legge, il Class action fairness act del
2005, che assegna tutte le cause con richieste di risarcimento superiori
ai 5 milioni di dollari ai tribunali federali. Tradizionalmente più rigorosi
dei tribunali dei singoli stati e che tendono a favorire le società citate in
giudizio. La legge del 2005 non ha comunque privato i cittadini della class
action, anzi. Mentre il Parlamento attendeva la firma presidenziale per il varo
della legge, un milione e seicentomila dipendenti dei grandi magazzini Wal Mart
avviava la più grande causa collettiva della storia
per discriminazione sessuale, sostenendo che gli stipendi delle donne sono
sistematicamente più bassi di quelli degli uomini. La causa ha detenuto il
titolo per poco: nel gennaio del 2008 un gruppo di abbonati al servizio
telefonico cellulare Verizon ha fatto causa alla società per avere illegalmente
fatto pagare 175 dollari a chi cancellava l'abbonamento prima della scadenza
del contratto. Il numero di individui con l'opzione di unirsi all'azione collettiva è di 70 milioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL
FRENO Dal 2005 le richieste sopra i 5 milioni di dollari sono affidate al più
rigoroso vaglio delle corti federali
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 27-04-2009)
Argomenti: Class Action
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-27 - pag: 2 autore: Sui servizi
pubblici i consumatori vanno in pressing Un'azione collettiva
anche nei servizi pubblici. Con caratteristiche però molto diverse da quelle
previste nel settore privato. La ammette la legge delega sulla riforma della
pubblica amministrazione e il conseguente decreto legislativo ormai in fase
avanzata di redazione. L'obiettivo è quello di mettere a disposizione degli
utenti di ferrovie, poste, ospedali, uno strumento nuovo per tenere sotto
pressione l'amministrazione e costringerla a rispettare e, altrimenti, a
ripristinare standard di efficienza soddisfacenti. Perché, e questa è una delle
differenze sostanziali, dalla class action nel pubblico, gli utenti non
ricaveranno un euro: non si tratta infatti di un'azione a carattere
risarcitorio, quanto piuttosto di uno strumento che intende contribuire al
rispetto degli standard e dei parametri di funzionalità dei servizi pubblici.
L'azione potrà essere proposta da ogni interessato nei confronti sia delle
amministrazioni sia dei concessionari dei servizi pubblici, quando dalle
inefficienze della pubblica amministrazione ( che vengono sintetizzate nella
violazione di standard qualitativi, di obblighi contenuti nelle carte dei
servizi, nell'omesso esercizio di poteri sanzionatori e di vigilanza, nella
violazione di termini o inerzia quanto ad atti dovuti) è derivato un danno per una
pluralità di utenti o consumatori. La possibilità per il singolo di proporre
l'azione è poi affiancata dalla chance di intervento anche da parte di
associazioni o comitati a tutela dei diritti dei propri associati (sembra
quindi che serva una vera e propria affiliazione e non l'affidamento di un
"semplice" mandato come nel caso della class action privata). La
proposizione dell'azione da parte del singolo, ma in grado di aggregare attorno
al suo intervento gli interessi di molti,o dell'associazione non compromette
l'intervento preventivo e prioritario da parte dell'Authority competente per
materia. Anzi, a cercare di attenuare almeno in parte l'impatto dell'azione collettiva nei confronti dei concessionari di pubblici servizi (forte è
infatti la preoccupazione di questi ultimi per il proliferare di azioni anche
strumentali), si sottolinea che il decreto delegato si dovrà preoccupare di
individuare le soluzioni idonee a bloccare l'azione (anche quando già proposta)
quando«un'autorità indipendente o comunque un organismo con funzioni di
vigilanza e controllo» abbia avviato un procedimento sui medesimi fatti. Azione bloccata quindi sino almeno all'estinzione del
procedimento presso l'Autorità. La competenza è poi affidata al giudice
amministrativo e, come condizione di ammis-sibilità, il ricorso deve essere
preceduto da una diffida all'amministrazione o al concessionario perché adotti
entro un termine rigido, che dovrà essere fissato dal decreto delegato, tutte
le iniziative utili per la soddisfazione degli interessati. è in questa fase
che la legge delega impone un meccanismo indirizzato a responsabilizzare il
dirigente competente e, in rapporto alla tipologia dell'ente, i vari organi
interni all'amministrazione (di indirizzo, di vertice o esecutivo). In caso di
condanna della pubblica amministrazione, è previsto una sorta di rafforzamento
della pronuncia in caso di inerzia nel ripristino delle condizioni di
efficienza. Nel caso infatti di inadempimento protratto nel tempo scatterà il
commissariamento (anche se non è specificato per quanto e con quali obiettivi),
ma la legge delega si preoccupa di precisare che, anche in questo caso, deve
essere escluso il risarcimento del danno. La stessa sentenza definitiva di
condanna, della quale dovrà anche essere assicurata idonea pubblicità, avrà poi
come effetto l'attivazione di procedure di accertamento di responsabilità
disciplinari o dirigenziali. Sarà il decreto delegato a dovere definire la
procedura di adesione all'azione collettiva, ma è
prevedibile che sarà analoga a quanto già definito nel settore privato. Con un
meccanismo cioè di opt in (al contrario di quanto avviene negli Stati Uniti),
per il quale cioè serve un'esplicita manifestazione di volontà per l'ingresso
nella "classe" dopo che sono state poste in essere adeguate forme di
pubblicità dell'avvio dell'azione. G. Ne. © RIPRODUZIONE RISERVATA CON LA LEGGE
BRUNETTA Nelle mani degli utenti di ferrovie, ospedali e poste uno strumento
per ripristinare standard di efficienza soddisfacenti I PALETTI è sempre necessaria
l'esplicita manifestazione della volontà di aderire A decidere sarà il giudice
amministrativo
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 27-04-2009)
Argomenti: Class Action
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-27 - pag: 2 autore: Risarcimenti in bilico sui crack Niente azioni collettive contro
i default avvenuti prima del 30 giugno 2008 Giovanni Negri Class action sì, ma
non per tutti. L'approvazione da parte della commissione Industria del Senato
della nuova versione dell'azione collettiva voluta dal Governo rilancia la discussione sulla natura degli
interessi che si potranno fare valere con il nuovo strumento. Anche
perché i cambiamenti da una tipologia all'altra non sono stati pochi, ma non
hanno comunque del tutto dissipato le incertezze in vista della scadenza del 1Ú
luglio quando il nuovo strumento diventerà operativo. In più la class action
"classica" nel settore privato andrà letta in parallelo (si veda
anche l'articolo a lato) con l'azione collettiva che a
breve verrà introdotta a favore degli utenti dei pubblici servizi nell'ambito
della riforma della pubblica amministrazione. L'emendamento individua tre aree
di diritti che possono essere tutelate anche attraverso la presentazione di
un'azione collettiva. La prima è quella dei diritti
contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che si trovano, nei
confronti di una stessa impresa, in situazione identica. Rientrano in
quest'area anche i contratti conclusi attraverso moduli e formulari e quelli
"per adesione" sulla base della definizione data dal Codice civile
agli articoli 1341 e 1342. Si tratta di una forma contrattuale molto utilizzate
dalle imprese che si rivolgono a una pluralità indeterminata di aderenti, come
avviene di solito nell'ambito dei servizi bancari, di quelli assicurativi o
telefonici e, più in generale, di fornitura. è in questo contesto che si colloca
il possibile profilo di responsabilità, per negligenza naturalmente più che per
dolo (perché allora si sconfinerebbe nel penale) dell'intermediario finanziario
nel caso non siano stati rispettati i vincoli stringenti di informazione,
correttezza e trasparenza imposti soprattutto dal Testo unico della finanza.
Più ardua appare invece la chiamata in causa, pensiamo al caso ormai
tristemente "classico" del collocamento dei bond, della società
emittente. Nel settore finanziario però bisogna tenere conto di un insieme di
variabili destinate a influenzare anche la proponibilità della class action:
l'esistenza di rimedi specifici per esempio (anche questi fissati dal Testo
unico), la necessità per l'autorità giudiziaria possa svolgere un'istruzione
probatoria complessiva per tutte le parti coinvolte (mentre nel caso
dell'investimento finanziario un peso determinante lo svolge l'accertamento del
comportamento del singolo investitore), il paletto cronologico. Su quest'ultimo
aspetto, comune a tutta la fase di avvio dell'azione collettiva,
va tenuto presente che il limite del 1Ú luglio, dovrebbe impedire di potere
proporre class action per i crack finanziari del recente passato, da Cirio a
Parmalat.L'azione collettiva dovrebbe infatti essere
interpretata come uno strumento per fare valere dei diritti e non come una
norma che ne attribuisce di nuovi: prevarrebbe in sostanza l'aspetto
procedurale rendendo problematica l'applicazione al passato. La seconda area
identificata dalla proposta del Governo tradotta nel collegato alla Finanziaria
fa riferimento ai diritti identici che spettano ai consumatori finali di un
determinato prodotto. L'azione può essere proposta nei confronti del produttore
e non serve, come invece nel caso precedente, l'esistenza di un contratto tra le
parti. Rientra così in quest'area l'azione collettiva
contro l'impresa che ha messo in circolazione merce difettosa o, peggio,
pericolosa. Infine, il terzo settore è rappresentato dai diritti dei
consumatori quanto ai danni provocati da pratiche commerciali scorrette o da
comportamenti anticoncorrenziali. è tanto più con riferimento a queste
fattispecie che si accentua il ruolo chiave che giocherà l'autorità
giudiziaria, alle prese con uno strumento inedito per il nostro ordinamento:
toccherà infatti alla magistratura verificare, tra l'altro, la coerenza tra
mezzo e interesse fatto valere. Ed è in questo senso che va tanto più
apprezzato il tentativo di realizzare un primo embrione di giudice
specializzato nella materia economica. © RIPRODUZIONE RISERVATA SPAZI LIMITATI
L'applicazione nel settore finanziario è influenzata anche dall'esistenza di
rimedi interni al sistema
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 27-04-2009)
Argomenti: Class Action
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-27 - pag: 3 autore: Class action
anche individuale Cancellata l'iniziativa esclusiva delle associazioni dei
consumatori P
( da "Manifesto, Il"
del 28-04-2009)
Argomenti: Class Action
VENEZIA E alla
Biennale si prepara il padiglione kurdo. Gran fermento culturale nel capoluogo
veneto Anomalie urbane per ripensare la città Una rete e incontri tra writers,
architetti, designer, grafici e artisti della Rebiennale Orsola Casagrande
VENEZIA C'è un gran fermento a Venezia in questi giorni. E non è soltanto per
la Biennale d'arte che si avvicina, il matrimonio di Pinault figlio e Salma Hayek
che hanno inaugurato in maniera originale Punta della Dogana acquistata da papà
Pinault. Il fermento è tra Castello e Cannaregio, con qualche deviazione verso
Santa Marta. Anomalie urbane, in una città che stancamente si trascina verso
una fine primavera piovosa e densa di avvenimenti. Anomalie urbane è anche il
nome scelto per il ciclo di autoformazione promosso dagli studenti dell'Onda
veneziana. Insieme al ciclo di Rebiennale, alla "Macchina per fare il
Morion", alla Harvest Map, Anomalie urbane ha coinvolto studenti dello
Iuav e dell'università di Ca' Foscari, oltre a numerose altre persone, nella
costruzione di un percorso comune. Una rete che va infittendosi di relazioni
tra realtà cittadine ed europee. Dai writers di Urban-code
ai collettivi di architetti, designers, grafici, artisti della rete Rebiennale.
La premessa "Make world before buildings" di Anomalie urbane è
diventata pratica, azione e condizione per andare avanti insieme verso altri
progetti e condividere esperienze e competenze, per intervenire nell'università
e nella città. L'ultima tappa (fin qui perché in pentola stanno già
bollendo altre interessanti iniziative) di questo percorso che è passato dai
giardini della Biennale architettura per il recupero dei materiali da parte di
Rebiennale, dalle aule della facoltà di architettura dove la stessa Rebiennale
ha tenuto i suoi seminari coinvolgendo gli studenti in un progetto che ha visto
la partecipazione di Stalker, Exyzt, 2012 Architecten, tra gli altri. Tappa
quindi al centro sociale Morion per gettare le basi di ReMorion, ovvero come
recuperare il centro sociale più vecchio di Venezia per restituirlo alla città
"pieno" di tante idee e iniziative nuove. Proprio al centro sociale
Morion si sono gettate anche le basi di quello che sarà Planet Kurdistan.
Ovvero, il primo (non) padiglione kurdo nella storia della Biennale d'Arte.
Planet K è infatti un evento collaterale della prossima Biennale e sarà
alloggiato alla chiesa di San Leonardo a Cannaregio. Un progetto in fieri che
avrà il suo culmine nel workshop che si svolgerà nella stessa chiesa di San
Leonardo a fine maggio. Al Morion, tra un workshop e l'altro si è riusciti
anche a costruire il prototipo della scuola elementare che verrà costruita in
Sud Africa. E ora gli studenti Iuav che hanno seguito Rebiennale e presentato
il lavoro di ricerca sulla "sostenibilità" della Biennale con il
ciclo di autoformazione Anomalie urbane si concentreranno sulla fine-produzione
del supporto materiale Harvest map e sul conseguente accesso ai crediti. Nei giorni
scorsi al Morion è stata presentata la Harvest Map. Si tratta del metodo di
catalogazione e mappatura dei materiali (harvestmap) proposto nel workshop Iuav
con 2012. Un lavoro sul campo da novembre a marzo, realizzato da alcuni
studenti di architettura che hanno partecipato ai laboratori di autoformazione
e al progetto Rebiennale. «Abbiamo dato il via alle prime ricognizioni -
spiegano gli studenti - durante il periodo di smontaggio della Biennale
preparando la documentazione necessaria per la catalogazione: fotografie,
video, schizzi e rilievi». Una prima schedatura per lo studio dei materiali
(collocazione, tipologia, elementi quantitativi e qualitativi, lavorazione,
finiture) ci ha aiutato ad analizzare il ciclo di produzione: la provenienza, i
costi, l'impatto ambientale e le trasformazioni che avvengono nel ciclo di vita
"materiale" dall'origine allo smaltimento. Un ciclo non solo
geografico ma economico in cui l'allestimento del padiglione nazionale è solo
un segmento che viene però concepito e pensato da uno o più architetti, in
questo senso abbiamo interpellato gli "autori" stessi della
creazione. Successivamente - e grazie all'intervento e al lavoro di Marco
Zaccara, architetto del collettivo 2012 (Olanda) - gli studenti hanno individuato
un metodo di ricerca e siamo partiti da un punto essenziale che è quello di
lavorare non solo alla catalogazione dei materiali ma anche al loro
"raggio di azione", ossia alle possibilità che di stoccaggio e
trasporto in maniera sostenibile (in termini di mezzi, consumi ed economia).
Altro "trucco del mestiere", come hanno sottolineato gli studenti
nella loro presentazione al Morion, molto utile in fase di progetto, è stato
quello di trovare una scala grafica per poter rappresentare le quantità dei
materiali a disposizione.
( da "Corriere della Sera"
del 28-04-2009)
Argomenti: Class Action
Corriere della Sera
sezione: Economia data: 28/04/2009 - pag: class="hilite">33
Le proteste delle associazioni Sportello «class="term">class class="term">action»
in 11 tribunali ( g.str.) Saranno solo undici i tribunali italiani in cui si
potrà presentare istanza per la class="term">class class="term">action.
Il primo luglio dovrebbe infatti entrare in vigore la class="term">class class="term">action
formato Italia, dopo l'approvazione da parte del Senato di un emendamento al
ddl sviluppo, ora in esame, che consentirà ai consumatori di chiedere il
risarcimento dei danni subiti presentando istanza in uno degli 11 tribunali
abilitati. Un'altra novità, come ha anticipato il Sole 24 Ore, riguarda l'avvio
delle procedure, che potrà essere «lanciato» anche dai singoli cittadini. «C'è
il però pericolo spiega Carlo Scarpa, docente di Economia industriale a Brescia
che venga meno la funzione di di 'filtro' delle associazioni dei consumatori,
visto che l'azione individuale può portare a un indebito allargamento delle
iniziative 'inutili'». Qualche critica anche da Paolo Landi, alla guida di
Adiconsum: c'è un rischio di eccessiva proliferazione delle azioni legali,
anche se attenuato dalle verifiche dei tribunali.
( da "Corriere.it"
del 29-04-2009)
Argomenti: Class Action
prorogati al 4
settembre i termini sulla class="hilite">class="term">class class="term">action Biblioteca Google, indaga
l'antitrust Dubbi del Dipartimento di giustizia sull'accordo siglato tra il
colosso web e i principali editori Google Ricerca Libri WASHNGTON - Altri
quattro mesi di tempo. La giustizia statunitense ha prorogato i termini
dell'accordo di transazione stipulato tra Google e i principali editori dopo la
class="term">class
class="term">action lanciata contro il
colosso web per il servizio Book Search (Ricerca Libri). La corte federale di
New York ha infatti deciso che entro il 4 settembre - e non più entro il 5
maggio - gli editori e autori (anche italiani) dovranno decidere se entrare a
far parte o meno dell'intesa legata alla massiccia attività di digitalizzazione
di opere letterarie (oltre 7 milioni di volumi) realizzata da Google in
collaborazione con una serie di biblioteche americane. ANTITRUST - Sull'intera
vicenda, però, indaga il Dipartimento americano della Giustizia. Lo rivela il
New York Times. I dubbi delle autorità riguardano le possibili violazioni delle
norme antitrust legate proprio all'accordo siglato da Google e dagli editori.
In particolare, si teme che l'intesa possa concedere al motore di ricerca una
licenza esclusiva su moltissimi libri di cui gli autori sono sconosciuti o di
cui sono sconosciuti i detentori dei diritti. I TERMINI - L'accordo, siglato a
conclusione della vertenza giudiziaria nata nel 2004 dopo le accuse lanciate a
Google per la violazione del copyright delle opere, è stato presentato alla
Corte del Distretto di New York (la prima udienza sarà in programma non più
l'11 giugno ma il 7 ottobre) e consente la digitalizzazione delle opere e il
loro utilizzo per determinati servizi sviluppati da Google. Come si legge sulle
pagine di Book Search, «la causa è stata chiusa e noi lavoreremo a stretto
contatto con questi partner del settore per mettere online una quantità persino
maggiore dei libri presenti al mondo». L'accordo lascia comunque libertà ad
autori ed editori di aderire o meno: online è possibile «rivendicare libri e
inserti», per ricevere i pagamenti relativi, oppure si può rinunciare alla
transazione, conservando il diritto di intentare una causa legale contro
Google. AUTORI ED EDITORI ITALIANI - Tra i libri già digitalizzati da Google
perché disponibili nelle biblioteche americane ve ne sono moltissimi italiani.
«Agli editori europei è stata lasciata libertà di adesione o meno all'accordo -
conferma il presidente dell'Associazione Italiana Editori (AIE) Federico
Motta». «Il ruolo di AIE e della Federazione degli Editori Europei (FEP)-
aggiunge - è ora quello di fornire più informazioni possibili su cosa
comporterà questo e sui possibili rischi di mercato che ne possono d erivare. I
termini vengono dilatati. La data del 5 maggio rimane invece fissa come limite
temporale per i programmi di digitalizzazione di Google non autorizzati dagli
aventi diritto». stampa |
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-04-2009)
Argomenti: Class Action
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI data: 2009-04-30 - pag: 34 autore: Conclusa la
consultazione online Pubblico impiego: riforma Brunetta verso Palazzo Chigi
Marco Rogari ROMA La riforma Brunetta è pronta alla fase attuativa. La prossima
settimana il Consiglio dei ministri varerà il decreto legislativo con cui
vengono esercitate le varie deleghe della legge anti-fannulloni: dai premi di
produttività "selettivi" e non più a pioggia ai nuovi meccanismi di
valutazione, imperniati sulla "pagella" degli statali, fino alla
class action, seppur parziale, per tutelare gli utenti e all'avvio della nuova
contrattazione (si veda «Il Sole 24 Ore» del 23 aprile). Ad annunciarlo è stato
il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Mentre oggi il Cdm
dovrebbe dare il via libera al regolamento per il riordino del Cnipa. Brunetta
ha consegnato al Parlamento i risultati della consultazione pubblica che sarà
alla base del decreto. «Una consultazione ad ampio raggio» per la quale – ha
sottolineato – sono stati sentiti online tremila interlocutori tra sindacati,
imprenditori, dipendenti pubblici, esperti e università. Il pilastro del
decreto è rappresentato dai nuovi criteri selettivi per l'attribuzione degli
incentivi, «in modo – si legge in un nota di palazzo Vidoni – da premiare i
capaci e i meritevoli, incoraggiare l'impegno sul lavoro e scoraggiare
comportamenti di segno opposto ». Tre i livelli previsti: il 25% degli statali
sarà collocato nella fascia di merito alta che garantirà il 100% del
trattamento accessorio collegato alla produttività individuale; il 50% sarà
inserito nella fascia intermedia (50% del premio); un altro 25% finirà nella
fascia "bassa", che resterà senza alcun incentivo. Il tutto avverrà
sulla base delle "pagelle" stilate, sotto forma di graduatoria, dai
nuovi organismi indipendenti per la valutazione che verranno attivati in ogni
struttura burocratica al posto degli attuali Secin (Servizi di controllo
interno) e che, a loro volta, saranno super- visionati da una nuova Authority
per la valutazione e la trasparenza nella Pa. Sei saranno gli strumenti per
premiare merito e professiona-lità: un bonus annuale delle eccellenze ( per non
più del 5% del personale); un premio annuale per l'innovazione;progressioni
economiche; progressioni di carriera; attribuzione di incarichi; accesso a
percorsi formativi anche di tipo internazionale. Dal decreto scatta poi il
riordino della dirigenza, con l'accentuazione del criterio di responsabilità:
in caso di mancata vigilanza sul rispetto degli standard di qualità il capo
ufficio rischierà una decurtazione dello stipendio fino all'80 per cento. Il testo prevede anche l'azione collettiva (class action) per la tutela giudiziale nei confronti delle
inefficienze della Pa e dei concessionari di pubblici servizi, che non sarà
però vincolata al risarcimento del danno. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Corriere della Sera"
del 30-04-2009)
Argomenti: Class Action
Corriere della Sera
sezione: Economia data: 30/04/2009 - pag: 33 Mercato digitale Nella biblioteca
virtuale già 8 milioni di volumi Libri e diritti d'autore, sfida Antitrust a
Google Slitta a settembre il termine per l'intesa con gli editori MILANO Continua
l'assedio a Google. Ma questa volta per il suo ruolo di super biblioteca
virtuale. La Corte federale di New York sta indagando sull'accordo siglato
nell'ottobre scorso dal colosso di Mountain View per sanare il contenzioso che
lo opponeva da tre anni all'Associazione americana degli editori e alla
temibile Authors Guild, il sindacato degli autori. La giustizia americana dà
così altri quattro mesi di tempo a editori e autori per decidere se aderire o
meno all'intesa offerta da Sergey Brin e Larry Page per «regolarizzare» i suoi
rapporti con il mondo dell'editoria. Il termine slitta dal 5 maggio al 4
settembre. Data che interessa da vicino anche gli editori europei, visto che il
70% circa del mercato dei diritti d'autore si concentra nel Vecchio Continente.
Perché i nodi da sciogliere ruotano non solo intorno alla sacralità del diritto
d'autore ma anche allo strapotere di Google cha da monopolista del mercato dei
motori di ricerca sta rivoluzionando anche il mondo dei libri, trasformandosi
in editore: il più grande editore elettronico della storia visto che i volumi
della sua library virtuale viaggiano già verso gli otto milioni di titoli. «I
servizi sono limitati a utilizzi nell'ambito del territorio statunitense, ma
interessano anche gli editori stranieri, compresi gl'italiani, le cui opere
siano state digitalizzate da Google» spiega Piero Attanasio dell'Associazione
italiana editori (Aie). class="hilite">La
proposta di accordo del gigante della rete è frutto di una class="term">class class="term">action
durata quattro anni e intentata dopo il lancio nel 2004 di «Google book
search», la raccolta in formato digitale dei libri delle principali biblioteche
del pianeta per metterli gratuitamente online, a disposizione dell'umanità. Per
sanare il contenzioso la coppia di Mountain View ha messo sul piatto, davanti
al giudice, 125 milioni di dollari per compensare i diritti d'autore e
finanziare un organismo indipendente, il «Book Rights Registry », per la
gestione del traffico. «Il clima è di collaborazione dice Attanasio,
coordinatore per Aie del gruppo di lavoro nei rapporti tra Google e gli editori
europei, che si è riunito per la prima volta due giorni fa a Milano . Una sfida
stimolante ma difficile. Anche loro si stanno rendendo conto che non tutti i
problemi si risolvono facendo girare un algoritmo». Antonia Jacchia In cravatta
Una rara fotografia dei fondatori di Google, Sergey Brin e, a destra, Larry
Page in giacca e cravatta