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T ARTICOLI DEL 7-16 gennaio 2009 #TOP
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Articoli
Class action (35)
Desenzano I pendolari arrabbiati vanno sul web (
da "Giornale
di Brescia" del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: organizzazione ed il coordinamento di azioni collettive di protesta e rivendicazione civili per i tanti, troppi, disagi e disservizi subiti dai clienti delle Ferrovie. Il sito è nato su iniziativa del giornalista Roberto Borghi che vive a Manerba del Garda e che ogni giorno, come moltissimi altri compagni di viaggio, sale sul treno per raggiungere il posto di lavoro a Milano.
Comuni
in dissesto Le merchant bank pronte alla guerra
( da "Riformista,
Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: è il fatto che la controparte contro cui gli enti locali vorrebbero dar vita a una sorta di class action hanno nomi roboanti: JP Morgan, Deutsche Bank, Nomura (la banca giapponese che ha rilevato il ramo di investment banking di Lehman Brothers a Londra), Ubs, Merrill Lynch e Barclays. Insomma, il gotha della finanza internazionale.
Decreto
milleproroghe 2008: federalismo, p.a., difesa, class action, istruzione, gpl
( da "AltaLex"
del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: class action, istruzione, gpl Decreto Legge 30.12.2008 n° 207 , G.U. 31.12.2008 Commenta | Stampa | Segnala | Condividi Pubblicato in Gattezza Ufficiale 31 dicembre 2008, n. 304 il c.d. "Milleproroghe" (decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207) con il quale vengono prorogati alcuni termini previsti da disposizioni legislative in materia di difesa,
PASQUALE
ESPOSITO UN LIBRO DI RACCONTI, ANEDDOTI, DESCRIZIONI, UN REPORTAGE FOTOGRAFICO
PER IMPRI... ( da "Mattino, Il (Benevento)"
del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: ma incapace di concepire e di realizzare grandi azioni collettive, grandi imprese, grandi progetti, De Crescenzo ha dedicato la propria attenzione con assidua e affettuosa intelligenza, consegnandoci un documento antropologico che, piaccia o no all'intellighentsia accademica, resterà accanto ai migliori libri di Mastriani, alle migliori tragicommedie di Viviani,
MDC,
l'accordo Eni-Consumatori è un primo passo. Ora tocca alle altre aziende del
gas ( da "e-gazette"
del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: accordo si configura come la prima class action atipica che è stata realizzata in collaborazione con la più grande azienda italiana?. Commenta così il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) l?accordo Eni-Associazioni dei consumatori firmato nei giorni scorsi. ?L?operazione è molto positiva, perché per la prima volta una grande azienda di servizi confrontandosi con le associazioni,
Anche
Assoedilizia punta il dito sullo scalo
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 08-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: non debbono essere solo le ragioni economiche a ispirare la gestione dei servizi di interesse collettivo, soprattutto di quelli che si esplicano attraverso un radicamento al territorio e che presuppongono investimenti infrastrutturali di base ai fini della loro migliore funzionalità (fra i quali certamente rientra il servizio di trasporto aereo)».
ATTI
GIUDIZIARI SEGUIRONO, IN MOLTI CASI SENZA CONCLUSIONI POSITIVE, CONTRO
ESPONENTI DEL DOROTEISMO... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 08-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: nella ricerca di interessi particolari e contro la soddisfazione di interessi collettivi. Si creano le premesse oggettive per reati, che a volte si accertano anche, ma che sono più difficili da accertare: perché si confondono oggettivamente tra loro la dimensione dell'azione politica, la sua influenza sull'amministrazione e gli interessi economici delle imprese coinvolte.
Enti
locali, i controlli fanno acqua ( da "Italia Oggi"
del 09-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: compiuto controllo di gestione e un adeguato controllo strategico a garanzia dell'efficacia e dell'efficienza dell'azione amministrativa; - un meccanismo di valutazione dei dirigenti che non si fermi a una semplice formalità ma vada realmente a incidere nell'azione degli stessi o dei titolari di posizione organizzativa e che preveda la terzietà dei valutatori rispetto ai valutati;
Il
caso Acea rischia richieste di rimborsi milionari
( da "Giornale.it,
Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: associazione di consumatori per una class action nei confronti di Acea. L'azienda idrica ha già ricevuto una diffida da parte del Codacons a sospendere dalla prossima fatturazione gli addebiti agli utenti. «Dall'Acea, alla quale abbiamo anche chiesto un quadro delle zone coperte dal servizio di depurazione in città, non abbiamo avuto risposta - dice Simona Zacchei,
Hsbc
e Ubs nel ciclone Madoff ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Alcuni sono già partiti con richieste risarcitorie e azioni collettive, o class action. Il primo bersaglio è stato ovviamente Madoff e la sua casa d'investimento. Un gradino più in basso, sono stati colpiti i cosiddetti feeder fund, i fondi che alimentavano la catena di Madoff, come Tremont e Fairfield.
Digitale
terrestre-flop l'Adiconsum fa causa alla Rai
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
09-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Cisl del Sulcis ha annunciato una causa pilota (una sorta di class action) contro la Televisione di Stato colpevole di non assicurare la fornitura di un servizio pubblico a pagamento di qualità. Da quando, in autunno, il sistema di trasmissione del segnale televisivo è passato dall'analogico a quello più moderno digitale è il caos totale.
Telefoni
ancora muti ( da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 09-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: nonostante vari reclami ed annunci di azioni collettive per i risarcimenti danni presentate da parte di alcune associazioni di tutela dei consumatori. L'ultima segnalazione in ordine di tempo arriva dalla frazione tolmezzina di Imponzo dove in particolare 15 famiglie, utenti Telecom, dal 24 dicembre 2008 non hanno più collegamento telefonico.
Contatori
pazzi famiglie senza gas e al freddo da mesi
( da "Stampa,
La" del 10-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Minacce di class action, lettere al vetriolo, lamentele, esposti annunciati - ma poche volte - concretizzati. Sui siti internet delle associazioni in difesa del consumatore, il problema dei tempi lunghi per l'allacciamento di un nuovo utente è uno dei punti più discussi.
In
Sicilia si minaccia: <Class action subito>
( da "Riformista,
Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: i delusi In Sicilia si minaccia: «Class action subito» «Io questi 40 euro non li voglio spendere. Posso metterli via per il mio funerale?». Benedetto Romano dell'Associazione Adiconsum di Palermo, si è sentito chiedere anche questo: «Era una signora molto anziana, che si è presentata da noi per provare a capirci qualcosa, di questa Social card».
imposto
un processo di amnesia collettiva
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: STORIA E MEMORIA Imposto un processo di amnesia collettiva Sono passati più di sessant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale e dalla caduta dei regimi nazionalfascisti, ma, come scrive il signor Cellante, questo non sembra essersi rivelato un tempo sufficiente per una memoria storica condivisa.
BANCHE,
ASSICURAZIONI E SGR : ANTITRUST, INTRECCI PERSONALI E AZIONARI FRA CONCORRENTI
SENZA PARAGONI IN EUROPA. L'80% DEI GRUPPI ESAMINATI HA NEI PROPRI ORGANISMI
SOGGETTI CON INC ( da "marketpress.info"
del 12-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: quindi consentano di innescare meccanismi virtuosi anche in termini di recupero della reputazione individuale e collettiva del sistema bancario. Infine, data la loro presenza in più operatori bancari, rileva la necessità, anche su tale profilo, di aumentare la chiarezza informativa sulle modalità operative nella vita societaria, evitando quel rischio di compresenze che creino legami ?
CLASS
ACTION: ULTERIORE PROROGA ( da "marketpress.info"
del 12-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Lunedì 12
Gennaio 2009 CLASS ACTION: ULTERIORE PROROGA Il Consiglio dei Ministri n. 31
del 18 dicembre
Pendolari,
c'è la conciliazione Gli utenti bresciani ormai esausti per le disavventure
lungo la linea Brescia-Milano possono puntare sullo strumento gratuito e di
certo più rapido ( da "Giornale di Brescia"
del 13-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: intraprendere azioni collettive, mentre se ne sente un gran bisogno, per molte tematiche. Personalmente mi metto a disposizione, anche per studiare la via della conciliazione». La «class action», azione risarcitoria collettiva per un danno che colpisce diversi soggetti, è prevista da una legge che di rinvio in rinvio tarda ad entrare in vigore ed è ora slittata al prossimo 30 giugno.
marchio
fasullo la camera vince la causa ( da "Nuova Venezia, La"
del 13-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Il legale aggiunge che lo scopo era da un lato quello di impedire l'uso e l'abuso del nome della Camera di commercio per spacciare i propri prodotti come prodotti di qualità, dall'altro per difendere e tutelare i prodotti tipici, come il vetro di Murano e il marchio collettivo regionale «Promovetro».
Lehman,
140 padovani con il Comune per la class action
( da "Corriere
del Veneto" del 13-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: avvocato Moretti Lo studio Greenberg di New York si occuperà dell'azione legale contro il colosso bancario statunitense PADOVA – Class action contro Lehman Brothers, l'azione di causa collettiva contro il colosso bancario statunitense parte ufficialmente il 15 gennaio. Capofila il Comune di Padova, che nel crac ha perso 4 milioni investiti in obbligazioni e 140 padovani,
Conguaglio
contatori, stretta di mano tra Eni e consumatori
( da "e-gazette"
del 13-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: è la prima class action atipica?. Roma, 12 gennaio ? Trovato l?accordo. È stato firmato il protocollo d?intesa tra l?Eni e le associazioni che rappresentano i consumatori. Il motivo del contendere erano i conguagli per i contatori domestici. A mettere le firme da una parte c?
Padova
Sindaco e cittadini contro la Lehman
( da "Riformista,
Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Il sipario sulla "class action", la causa collettiva che coinvolgerà anche Londra e Amsterdam, si alzerà il 15 gennaio. E proprio dalla città del Santo è partita l'iniziativa. L'amministrazione guidata da Flavio Zanonato nel crac targato Lehman ha perso 4 milioni di euro investiti in titoli obbligazionari.
Pioneer:
800 milioni nei fondi Madoff Unicredit, nuovo vertice sulle nomine
( da "Corriere
della Sera" del 14-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: class action che gli investitori stanno presentando per ora soprattutto negli Usa contro più soggetti, dalla stessa società di Madoff alle banche depositarie. Un'azione contro Bank Medici, nel frattempo commissariata dal governo, e tutti i suoi azionisti (compreso Unicredit che in virtù di quel 25% è tra l'altro rappresentata nel consiglio di sorveglianza dal vicepresidente Gianfranco
DDL
SVILUPPO: EMENDAMENTO GOVERNO RISCRIVE CLASS ACTION
( da "Virgilio
Notizie" del 14-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Industria del Senato riscrive le norme sulla class action, per la difesa dei diritti di una pluralita' di consumatori, sollevando le dure critiche da parte del senatore dell'Idv Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef: ''Il governo - ha detto Lannutti - riscrive le norme sulla class action sotto dettatura della banche , delle assicurazioni, della Confindustria e dei poteri forti,
Oltre
cento professionisti hanno partecipato all'incontro illustrativo della Camera
di commercio ( da "Cittadino, Il"
del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: dirigente della Camera di commercio -, oltre a un'iniziativa sull'arbitrato e una dedicato all'azione collettiva per gruppi di consumatori lesi in una medesima circostanza. Per noi questi strumenti non sono solo una competenza che ci è stata affidata dal legislatore: l'interesse alla soluzione della lite è pubblico e collettivo».Al.Be.
Sui
fondi c'è lo spettro di Satyam ( da "Finanza e Mercati"
del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: ma anche i piccoli risparmiatori: negli Stati Uniti è stata già avviata una class action, coordinata dallo studio legale Spector Roseman Kodroff & Willis. In Italia, anche in attesa della legge che regolamenterà le azioni collettive, alcuni investitori privati hanno avviato le prime consultazioni legali per capire quale azione intraprendere.
Class
action Lehman, creditori da tutta Europa con i 500 padovani
( da "Corriere
del Veneto" del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Una grande causa collettiva per ottenere un risarcimento dei soldi persi, affidata a un avvocato di New York, ma originario di Padova, Christian Moretti. «Lehman è il più grande crac della storia finanziaria, non ha precedenti negli Usa». Lo afferma mentre prepara la sua strategia per la class action l'avvocato Christian Moretti,
600
padovani travolti dal crac ( da "Mattino di Padova, Il"
del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: azione collettiva estesa a tutti coloro che in qualche modo si sono trovati da un giorno all'altro con il classico cerino in mano, con un fascio di obbligazioni emesse da Lehman brothers prive di valore. Scade oggi il termine fissato dal comune per il monitoraggio delle manifestazioni di interesse da parte di cittadini-risparmiatori traditi da quanti,
Gomorra-film
non vince l'Oscar ma non è il caso di piangerci sopra
( da "Denaro,
Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: collettivo internazionale, conta ben poco che il film di Garrone non abbia vinto l'Oscar. Non era questo il momento della verifica, e della verità, per quanto riguarda Roberto Saviano. Certo, un film aiuta a sensibilizzare l'opinione pubblica su problemi drammatici come la malavita organizzata, ma i film passano e per molti costituiscono solo un momento fugace di conoscenza e di
Così
potremo perseguire una piena condivisione degli obiettivi
( da "Gazzettino,
Il (Udine)" del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: perché ciascuno con la propria azione contribuisca a realizzarli. Un Piano strategico implica, inoltre, un costante monitoraggio delle azioni messe in campo, dal governo regionale ma anche dagli soggetti che interagiscono sul risultato, per valutare lo scostamento dall'obiettivo finale e rivalutare tempo per tempo le scelte fatte e la necessità di rivederle e riaggiustarle.
Coca-Cola:
class action in corso ( da "Finanza.com"
del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Coca-Cola: class action in corso (15 Gennaio 2009 - 18:27) MILANO (Finanza.com) - E? di questi minuti la notizia dell?accusa ad uno spot della Coca Cola, ritenuto pubblicità ingannevole. A questo proposito, il gruppo di difesa dei consumatori Center for Science ha dato inizio ad una class action nei confronti di Coca-Cola.
USA:
SALUTE, CLASS ACTION CONTRO COCA COLA PER BEVANDA ALLE VITAMINE
( da "Adnkronos"
del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: USA: SALUTE, CLASS ACTION CONTRO COCA COLA PER BEVANDA ALLE VITAMINE PUBBLICITA' INGANNEVOLE SU PRODOTTO BASE DI ACQUA E ZUCCHERO commenta 0 vota 0 tutte le notizie di ESTERI ultimo aggiornamento: 15 gennaio, ore 19:08
<Si
mettono in gioco, buon segnale Ora cambi l'etica del capitalismo>
( da "Corriere
della Sera" del 16-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: attenzione anche a beni collettivi come il lavoro». Potrebbe aggiungere la formazione o l'ambiente, Pezzotta. Invece si limita a insistere: la grande crisi segna la sconfitta del modello americano, centrato sulla finanza e sui presunti interessi degli azionisti. Dopo anni di crescita zero in Italia, non militerà anche Pezzotta nel partito degli orgogliosi di essere rimasti indietro?
Class
Action, validità solo per Lehman Brothers (MF)
( da "Soldionline"
del 16-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract:
applicabilità
della class action a partire dal giugno del
Ancora
l'ombra Madoff su Unicredit ( da "Soldionline"
del 16-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: azione collettiva nei confronti di due società del gruppo Unicredit sempre nell?ambito del caso Madoff. Nella giornata di ieri è arrivata la bocciatura di Hsbc, che ha abbassato a “neutrale” dal precedente “overweight”
( da "Giornale di Brescia" del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
Edizione: 07/01/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:garda e valsabbia Desenzano I pendolari
arrabbiati vanno sul web All'indirizzo http://pendolaridese.splinder.com si
raccolgono proteste per i disagi e i recenti disservizi di Trenitalia Binario 1
alla stazione di Desenzano del Garda DESENZANOI mille e più pendolari che fanno
capo alla stazione ferroviaria di Desenzano ed ai servizi di Trenitalia vanno
sul web. Con il nuovo anno è nato infatti il sito dedicato ai pendolari che
ogni giorno, per lavoro o studio, prendono il treno dalla stazione gardesana.
Il sito «Pendolari di Desenzano» si trova all'indirizzo
http://pendolaridese.splinder.com. ed ha come principale obiettivo lo scambio
di informazioni sul servizio fornito da Trenitalia, l'organizzazione
ed il coordinamento di azioni collettive di protesta e rivendicazione civili
per i tanti, troppi, disagi e disservizi subiti dai clienti delle Ferrovie. Il
sito è nato su iniziativa del giornalista Roberto Borghi che vive a Manerba del
Garda e che ogni giorno, come moltissimi altri compagni di viaggio, sale sul
treno per raggiungere il posto di lavoro a Milano. «Ho aperto il blog
Pendolaridese.splinder.com - dice Borghi - per creare un coordinamento tra le
centinaia di persone, lavoratori e studenti, stanchi di subire da Trenitalia un
trattamento punitivo e inaccettabile per un Paese civile e, in particolare, per
un territorio, quello dell'area del Garda, che produce e lavora creando tanta
ricchezza e veicolando importanti flussi turistici. È un modo per far sentire
il grido di battaglia dei pendolari di Desenzano che, dai recenti cambiamenti
introdotti da Trenitalia, hanno subito forti penalizzazioni economiche (tariffe
e abbonamenti più cari) e di servizio, come, ad esempio, la scomparsa di alcuni
treni nelle fasce orarie più utilizzate da chi lavora». L'invito è a segnalare
(alla e-mail pendolaridesenzano@gmail.com oppure inserendo un commento
direttamente sul sito web) problemi e criticità da denunciare in modo
coordinato e massiccio, così da massimizzarne gli effetti. A poche ore di
distanza dalla pubblicazione sono già arrivate numerose segnalazioni di
disservizi. Tra le prime apparse troviamo l'aumento ingiustificato dei prezzi
di biglietti e abbonamenti a fronte di un servizio che ha fortemente
penalizzato chi arriva e parte da Desenzano, la necessità di ripristinare
alcuni treni da e per Desenzano e dei monitor che permettano a tutti (e non
solo a chi sale al binario 1) di avere il quadro della situazione. E ancora,
personale minimamente preparato ed educatamente disponibile nei confronti delle
legittime interrogazioni dei clienti.
( da "Riformista, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
Comuni in dissesto
Le merchant bank pronte alla guerra DERIVATI. Guai in vista per 18 regioni, 50
province e 500 comuni: hanno stipulato contratti per 35,6 miliardi di euro. La
bomba sta per esplodere. La strategia degli istituti è accusare gli
amministratori di leggerezza. di Mauro Bottarelli Londra. Ormai è questione di
giorni e la tempesta si scatenerà in tutta la sua virulenza. Si tratta della
sfida tra le banche d'investimento londinesi e molte amministrazioni locali
italiane per lo scandalo dei contratti derivati di swap che hanno inguaiato - e
non poco - i conti di comuni, province e regioni, rei di aver stipulato negli
ultimi anni contratti per ben 35,6 miliardi di euro in derivati, molto spesso
più per ottenere liquidità a breve termine che per ristrutturare il proprio
indebitamento. Oggi con i tassi che ballano e puntano al ribasso fisso, i nodi
rischiano di venire al pettine per chi ha scommesso sulla variazione
fisso-variabile in una riedizione finanziaria della roulette russa de Il
cacciatore. Solo Milano ha una perdita teorica sul suo swap da 1,8 miliardi di
oltre 200 milioni mentre tanti piccoli comuni hanno maturato voragini pari a
diversi anni del loro intero bilancio. Insomma, un disastro. Il dato ufficiale
del Tesoro a fine 2007 parla di 36 miliardi di euro di derivati in essere per
poco meno di 600 enti locali. Per la precisione: 18 regioni su 20, la metà
delle province e 500 comuni da piccolissimi a 50 capoluoghi. Praticamente tutta
Italia, da Milano a Roma, da Torino alla Regione Liguria fino a piccoli comuni
come Boschi, 2.700 abitanti in provincia di Perugia, per il quale chiudere il
contratto per evitare altri costi significherebbe dover sborsare 250 mila euro
di penale. E a rendere il quadro ancora più fosco c'class="hilite">è
il fatto che la controparte contro cui gli enti locali vorrebbero dar vita a
una sorta di class="term">class class="term">action
hanno nomi roboanti: JP Morgan, Deutsche Bank, Nomura (la banca giapponese che
ha rilevato il ramo di investment banking di Lehman Brothers a Londra), Ubs,
Merrill Lynch e Barclays. Insomma, il gotha della finanza internazionale. Che,
tra l'altro, ha già cominciato a preparare le contromosse - a quanto risulta al
Riformista - addirittura con il beneplacito del Treasury, terrorizzato dal
fatto che in un momento come questo gli istituti britannici e la piazza
finanziaria londinese in generale possa pagare un altro pesante prezzo in
termini di credibilità e anche di eventuali risarcimenti. La strategia inglese
è chiara: trasformare lo scandalo derivati degli enti locali in un nuovo caso
Parmalat, ovvero far passare l'accaduto per l'ennesima truffa all'italiana
contro i risparmiatori (in questo caso i cittadini) utilizzando la strategia
psicologica di caricare la responsabilità su chi ha voluto giocare con soldi
pubblici a un gioco rischioso e che non conosceva. Il vecchio adagio del comportamento
da buon padre di famiglia, caposaldo del diritto, potrebbe quindi trasformarsi
in una potente arma di difesa: tanto più che quest'anno è prevista una tornata
elettorale amministrativa e l'argomento rischia di trasformarsi in un
pericoloso mantra. Inoltre a Londra fanno affidamento sul fatto che per
denunciare penalmente il danno questo debba essere precisamente quantificato ma
visto che il contratto è ancora in essere per la gran parte degli enti
interessati questa operazione non è possibile e ci si limita, come accaduto per
il comune di Milano, alla denuncia del sovrapprezzo già pagato alle banche.
Già, Milano. Qui il Comune ha sottoscritto il più grande contratto di interest
rate swap d'Europa, 1,7 miliardi di euro, con le cinque banche internazionali
di cui abbiamo parlato prima. Alla firma del contratto, il 27 giugno del 2005,
le banche avevano già incassato 100 miliardi delle vecchie lire di plusvalenza,
visto che l'operazione era proposta al Comune a un prezzo più alto di quello di
mercato. E in tre anni hanno raddoppiato. In cambio Palazzo Marino ha ricevuto
100 milioni di euro di liquidità, peccato che ora il successore dell'allora
sindaco Gabriele Albertini si ritrova con 400 milioni di euro di perdita. E
visto che la leva di quasi tutti i contratti (l'80 per cento circa) cominciava
ad andare in perdita per la danza dei tassi, in molti si sono lanciati sui
credit default swaps come strumento di difesa. In sostanza, hanno stipulato
un'assicurazione con le banche sull'insolvenza della Repubblica italiana: le
perdite nominali se le accollava la banca e il Comune assicurava che lo Stato
non fallirà. Con costi notevoli. Geniale, visto che gli enti italiani si
troveranno ora a fare le pulci alle istituzioni di un paese dove dal 1991 gli
enti locali non possono contrarre per legge contratti swap poiché speculativi.
Chissà quale sarà il foro competente a dirimere la controversia, sempre che ci
si arrivi, visto che parliamo di un mondo in cui la Sec per otto volte non è
stata in grado di fermare la mega-truffa di Bernard Madoff. 07/01/2009
( da "AltaLex" del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
Decreto
milleproroghe 2008: federalismo, p.a., difesa, class="hilite">class="term">class class="term">action, istruzione, gpl Decreto
Legge 30.12.2008 n° 207 , G.U. 31.12.2008 Commenta | Stampa | Segnala |
Condividi Pubblicato in Gattezza Ufficiale 31 dicembre 2008, n. 304 il c.d.
"Milleproroghe" (decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207) con il quale
vengono prorogati alcuni termini previsti da disposizioni legislative in
materia di difesa, riforme per il federalismo, beni e attività culturali,
lavoro, salute, università, infrastrutture e trasporti, pubbliche
amministrazioni, agricoltura e pesca, sviluppo economico, affari esteri e
interno. In particolare il provvedimento dispone la proroga dei seguenti
termini: al 31 marzo
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
Pasquale Esposito Un
libro di racconti, aneddoti, descrizioni, un reportage fotografico per
imprimere sulla pagina - con le immagini oltre che con le parole - il
microcosmo che rappresentava la quotidianità di una città, il suo vissuto, la
sua antropologia, per molti versi la sua storia. Sono passati trent'anni dalla
pubblicazione di quel libro, La Napoli di Bellavista, che ora Marzio Grimaldi
rimanda in libreria in una edizione numerata e per bibliofili, raffinata e
preziosa (con il titolo Napoli ti voglio bene, pagg.155, euro 115) per la cura
editoriale, la carta e l'impaginazione, arricchita da una introduzione di
Domenico De Masi che è un vero e proprio saggio sulla storia di Napoli, le
ragioni della sua decadenza economica dopo l'Unità d'Italia, le fasi che
l'hanno vista assumere e svolgere un ruolo di grande capitale fino ai momenti
attuali che sono - come la cronaca impietosamente ci ricorda - poco esaltanti.
Per questo affresco di circa trenta racconti e centocinquanta fotografie c'è
chi paragonò, e tuttora lo fa, De Crescenzo - autore vendutissimo, baciato da
una successo editoriale che inserisce da tempo i suoi libri, venticinque, nella
lista di quelli che hanno venduto molti milioni di copie (18) e tradotti in
venticinque Paesi - a Francesco de Bourcard, scrittore ed editore napoletano
che nel 1857 pubblicò Usi e costumi di Napoli e dintorni, poi riedito per
Longanesi. Cent'anni dopo - Così parlò Bellavista (Mondadori) è del 1977, La
Napoli di Bellavista di due anni dopo - De Crescenzo rifà questo percorso, una
sorta di punto della situazione e dà libera espressione ad una antica passione,
la fotografia, attraversando la città antica in lungo ed in largo con l'occhio
attento della modernità e con il cuore antico di chi se ne sente figlio, ne
conosce la storia e le vicende che si rappresentano sul suo palcoscenico (sul
doppio registro drammatico-ironico e tragico-umoristico), le sue strade, le
piazze, i monumenti, i vicoli. Quella Napoli di trent'anni fa è in parte
scomparsa, come alcuni o molti dei suoi personaggi, in parte continua a essere
presente là dove la modernità non è arrivata: quello che resta è il fondo della
narrazione, per immagini e per scrittura, due linguaggi che descrivono in
simbiosi l'affetto con cui l'autore guarda alle vicende di Napoli e dei
napoletani e che sono alla base della sua maniera di raccontare la città,
preferendo il garbo alla denuncia, l'ironia alla invettiva. Di affetto parla
anche De Masi nella sua documentata analisi nel corso della quale il sociologo
ricorda anche come Così parlò Bellavista e poi il sucessivo reportage andavano
in netta controtendenza rispetto a tutta la storia degli anni Settanta.
«Luciano De Crescenzo procedeva imperterrito per la sua via, aggrappandosi alle
persone antiche del suo universo ancestrale, popolato di portinai, di facchini,
di capère, di tifosi, di filosofi e poeti estemporanei, di genitori, di nonni,
di zii, di posteggiatori, di venditori ambulanti, di pettegolezzi caserecci e
di liti domestiche». Un mondo in estinzione, al quale De Crescenzo dava voce,
affettuosamente. «A questo popolo brulicante, sgangherato nel corpo e nella
mente, capace di sorprendere con sprazzi di inattesa genialità spicciola, ma incapace di concepire e di realizzare grandi azioni
collettive, grandi imprese, grandi progetti, De Crescenzo ha dedicato la
propria attenzione con assidua e affettuosa intelligenza, consegnandoci un
documento antropologico che, piaccia o no all'intellighentsia accademica,
resterà accanto ai migliori libri di Mastriani, alle migliori tragicommedie di
Viviani, alle migliori commedie di Eduardo, alle migliori regie di
Martone, di Garrone e di Sorrentino. E ai migliori film di Totò, con cui
condivide i frequenti rinvii alla cultura "alta", senza mutuarne
l'intollerabile spocchia e la noiosa magniloquenza». De Masi sottolinea anche
l'invidia da parte degli intellettuali nei confronti di questo autore baciato
dal successo di vendite dei suoi libri: «E l'invidia si è tradotta in silenzio
snob: niente riconoscimenti ufficiali, niente premi, niente recensioni sulle
terze pagine. E mentre Atene, nel 1994, gli conferiva la cittadinanza onoraria
per la meritevole divulgazione della filosofia greca, il Comune di Napoli si
guardava bene dall'insignire quest'ultimo napoletano autentico e il Premio
Napoli si guardava bene dal conferirgli un suo riconoscimento». Qui De Masi
tocca un tasto dolente, anche se occorre ricordare che in una lontana edizione
del Premio Napoli a De Crescenzo fu attribuito un riconoscimento, quello dei
«Napoletani illustri» (ma De Masi si riferisce alla sua cifra di scrittore,
tout court): il Comune, si sa, è in tutt'altre faccende affaccendato, ma non
sarebbe male se si trovasse il modo di celebrare questo autore, che ha
festeggiato il 18 agosto scorso gli ottanta anni, in un bagno di folla nella
piazza di Lacco Ameno. Quando sarà tornato il sereno a Palazzo San Giacomo non
guasterebbe una cerimonia, una medaglia, una targa per ripagare Luciano De
Crescenzo dell'attenzione affettuosa che ha sempre dedicato alla città.
( da "e-gazette" del 07-01-2009)
Argomenti: Class Action
MDC, l?accordo
Eni-Consumatori è un primo passo. Ora tocca alle altre aziende del gas Roma, 7
gennaio - Dopo l?avvenuto accordo tra Eni e consumatori sui rimborsi da
riconoscere a seguito di letture contatori sovrastimate, il Movimento Difesa
del Cittadino ha chiesto pubblicamente ad altre aziende del gas di seguire l?esempio.
?Questo accordo si configura come la prima class="term">class class="term">action
atipica che è stata realizzata in collaborazione con la più grande azienda
italiana?. Commenta così il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) l?accordo
Eni-Associazioni dei consumatori firmato nei giorni scorsi. ?L?operazione è
molto positiva, perché per la prima volta una grande azienda di servizi
confrontandosi con le associazioni, restituisce agli utenti in maniera
generalizzata una parte di bollette indebitamente riscosse per consumi
sovrafatturati?. ?Naturalmente - conclude MDC - chiederemo a tutte le altre
aziende del gas di seguire l?esempio dell?Eni e restituire agli utenti la
stessa quota di bolletta. Se ci saranno nei prossimi mesi calcoli diversi
accertati dall?Autorità dell?Energia o da inchieste giudiziarie torneremo al
confronto con l?Eni per chiedere eventuali ulteriori rimborsi?. E-GAZETTE -
07/01/2009 e-gazette.it -->
( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-01-2009)
Argomenti: Class Action
MILANO ATTUALITA'
pag. 8 Anche Assoedilizia punta il dito sullo scalo L?APPELLO ? MILANO ? ASSEDILIZIA
si schiera a favore di Malpensa ricordando, in una nota, come il trasporto
aereo debba essere «al servizio dell?interesse del Paese e non il Paese al
servizio degli interessi del vettore aereo». Secondo i presidente Achille
Colombo Clerici «non debbono essere solo le ragioni
economiche a ispirare la gestione dei servizi di interesse collettivo,
soprattutto di quelli che si esplicano attraverso un radicamento al territorio
e che presuppongono investimenti infrastrutturali di base ai fini della loro
migliore funzionalità (fra i quali certamente rientra il servizio di trasporto
aereo)». «Purtroppo - dice Colombo Clerici - le ragioni dell?interesse
privato non sempre vanno a braccetto con quelle dell?interesse pubblico. E
dobbiamo constatare che la Compagnia Cai (e la vicenda di Malpensa sta a
dimostrarlo) sembra non sfuggire a questa regola. È una riflessione che a
questo punto si impone: perchè oggi tocca alle linee aeree, domani toccherà a
quelle ferroviarie e di autolinee e via di questo passo. E per andare in treno
da Milano a Venezia si dovrà passare per Zurigo e Salisburgo». «Lo vede
chiunque -aggiunge Colombo Clerici- che trascurare e sacrificare l?aeroporto di
Malpensa, una struttura creata per essere un hub al servizio del bacino di
utenza largamente più importante d?Italia, dove peraltro esiste la maggior
concentrazione dell?apparato produttivo ed economico del Paese non solo è un
non senso, ma è altresi contrario agli interessi italiani». «Siamo convinti -
conclude Colombo Clerici- che i migliori interpreti degli interessi della
collettività radicati al territorio siano e debbano essere gli enti
territoriali: Comuni, Province e Regioni. Cosi, nella vicenda Malpensa,
riteniamo si debba dare piena adesione alla azione, di sostegno al nostro aeroporto,
condotta dalla Regione Lombardia, dalla Provincia e dal Comune di Milano».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-01-2009)
Argomenti: Class Action
Atti giudiziari
seguirono, in molti casi senza conclusioni positive, contro esponenti del
doroteismo locale e, dopo mani pulite, anche dei suoi leader nazionali.
Responsabilità, personali e penali, non furono sempre accertate con sentenze
passate in giudizio. Ma una netta separazione tra la responsabilità personale,
di ognuno, e la dinamica dei comportamenti collettivi, che disegnano i processi
sociali ed economici, permetteva di tenere separato il giudizio politico
dall'amministrazione della giustizia. Torniamo alla cronaca e cerchiamo di
spiegare come e perché la dilatazione della spesa pubblica, in assenza di una
dinamica degli investimenti privati, e la utilizzazione di regole - che
deformano il mercato mentre pretendono di farne l'imitazione - crea una miscela
detonante che alimenta la scomparsa delle responsabilità personali ed una
ambigua sovrapposizione tra il funzionamento della giustizia e la dinamica politica
locale. Conseguenze, entrambe, di una deformazione dell'economia locale. La
nuova retorica delle regole ha progressivamente imposto un regime di gare per
accedere agli appalti dei servizi pubblici ed alla realizzazione di opere di
pubblica utilità. Ci sono due errori logici dietro questo approccio: ritenere
che l'amministrazione pubblica possa essere un banditore terzo e
disinteressato; affidare le opere in questione sulla base del prezzo più
vantaggioso e sulla presunzione che chi ha già realizzato grandi appalti
analoghi possa garantire meglio sulla efficienza degli stessi e sui risultati
da ottenere. La prima condizione, le massaie lo sanno bene, non garantisce
risultati efficienti: il risparmio non è mai un guadagno. La seconda limita
l'innovazione e la competizione che l'ingresso di nuove imprese, più giovani o
meno famose, alimenterebbe: ottenendo risultati migliori per le opere da
realizzare. L'amministrazione pubblica non può essere terza, tra i bisogni ed
ai cittadini e le aspirazioni delle imprese che intendono soddisfare quei
bisogni. Perché deve poter rispondere ai cittadini di quello che ottiene dalle
imprese. Se si trasformano le amministrazioni in banditori, che devono regolare
il mercato per aste competitive, si sottrae loro la possibilità di creare un
lecito legame fiduciario con le imprese: per ottenere proprio il risultato che
si intende perseguire. Si allenta la loro responsabilità verso i cittadini e si
crea, simmetricamente, una latente opportunità alla collusione: nella ricerca di interessi particolari e contro la soddisfazione
di interessi collettivi. Si creano le premesse oggettive per reati, che a volte
si accertano anche, ma che sono più difficili da accertare: perché si
confondono oggettivamente tra loro la dimensione dell'azione politica, la sua
influenza sull'amministrazione e gli interessi economici delle imprese
coinvolte. Se ci fosse una chiara assunzione della responsabilità da
parte della politica nella selezione dei propri fornitori si avrebbero solo tre
"uscite". I politici scelgono imprese incapaci di realizzare gli
obiettivi. Per l'impresa è una colpa, che può avere conseguenze sul piano
civile o su quello penale. Per il politico è l'inizio del suo fallimento nelle
successive elezioni. Il politico e l'impresa colludono ed, in questo caso, si
apre la strada della responsabilità penale di entrambi: purché la cosa sia
accertata in punto di singola circostanza e non in chiave «ambientale». Orrenda
espressione nella quale il reato diventa il tratto del sistema e non quello del
comportamento deviante di singoli individui. Se i traguardi, infine, sono
soddisfacenti per la collettività, i politici vengono rieletti ed i cittadini
sono soddisfatti: le imprese, se ci riescono, guadagnano. Il sistema funziona
perché sono più chiare le responsabilità di ognuno dei suoi attori e se ne
possono valutare i singoli comportamenti. Cosa bisognerebbe fare per ritrovare
equilibrio e normalità? Ridurre lo spazio invasivo della spesa pubblica, e
creare le condizioni per una ripresa della spesa privata su traguardi di
mercato. Se il mercato è solo la domanda pubblica, come avviene a Napoli e nel
Mezzogiorno, vince chi è più bravo nell'accaparrasi gli appalti e non chi offre
servizi migliori. Ma allora molte cose devono tornare al mercato, allo scambio
tra privati, mentre la pubblica amministrazione deve arretrare dalla
interposizione sistematica tra bisogni collettivi e servizi delle imprese
private. E quando la pubblica amministrazione affida a terzi le sue funzioni -
senza confusioni e collusioni - dovrebbe sopprimere le proprie strutture
dedicate a quelle finalità. Riducendo la sua spesa interna a fronte della spesa
trasferita ai privati. Regole simili mostrerebbero che, in molti casi, il
pubblico deve gestire in proprio, e con una chiara responsabilità del
risultato, i propri compiti. Le imprese tornerebbero a produrre per i
consumatori privati quello che i consumatori vogliono e possono comprare. Ed
anche i giudici potrebbero sanzionare reati e frodi, sul mercato e nella
pubblica amministrazione, con maggiore efficacia. Massimo Lo Cicero
( da "Italia Oggi" del 09-01-2009)
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ItaliaOggi Numero
007 pag. 33 del 9/1/2009 | Indietro Enti locali, i
controlli fanno acqua DOTTORI COMMERCIALISTI Di Sandro Anedda proboviro Ungdcec
L'Ungdcec pronta a contribuire a una riforma che risponda alle esigenze di p.a.
e collettività Servono verifiche reali, valutazione dei dirigenti, aziendalismo
Il dl 154/2008 recante disposizioni urgenti per il contenimento della spesa
sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali,
prevede all'art.2 comma 6, che l'organo di revisione debba sottoscrivere,
congiuntamente al responsabile del servizio finanziario e al segretario, la
certificazione attestante la diminuzione di gettito che l'ente ha subito per
effetto dell'eliminazione dell' Ici sull'abitazione principale. Sarà questa
un'ulteriore scadenza a cui l'organo di revisione dovrà far fronte. Scadenza,
che si ricorda, è fissata al prossimo 30 aprile. Non solo, la legge di
conversione, la 189/2008, ha poi previsto due ulteriori adempimenti, a carico
dei revisori. Il primo, ancorché contingente, richiederà un grosso impegno:
l'art. 2-quater al comma 7 prevede che i revisori dovranno asseverare
l'attestazione a firma del responsabile del servizio finanziario che certifica
il minor gettito dell'imposta comunale sugli immobili, derivante dai fabbricati
del gruppo catastale D per ciascuno degli anni 2005 e precedenti. E' evidente
che quanto sopra non potrà esaurirsi in un mero controllo formale ma si dovrà
attentamente analizzare la regolarità e veridicità dei dati forniti dall'ente.
Considerato poi che la certificazione dovrà essere inviata entro il 31 gennaio
prossimo e dovranno essere esaminati i dati dal 2001 al 2005 è facilmente
comprensibile come sarà estremamente gravoso il compito che attende i revisori.
Ma ciò che maggiormente preoccupa è il secondo adempimento previsto dal comma 5
dell'art.2-quater della legge di conversione, che va a modificare l'art. 161
del Tuel. Nella sua nuova formulazione prevede infatti che le certificazioni
sui principali dati del bilancio di previsione e del rendiconto debbano essere
sottoscritte anche dal collegio dei revisori, che sarà quindi di fatto chiamato
ad asseverare tutte le certificazioni rilasciate dal responsabile dei servizi
finanziari, attività che evidentemente va oltre il controllo di legittimità e
regolarità contabile amministrativa. Ma queste sopra evidenziate non sono che
le ultime disposizioni che hanno, negli ultimi anni, comportato un
moltiplicarsi di adempimenti e responsabilità a cui si è dovuto far fronte
nell'espletamento dell'attività di revisione negli enti locali. Si badi bene
però, che non preoccupa il maggior carico di responsabilità, preoccupa il
doverlo affrontare in un contesto legislativo e regolamentare che ha portato il
sistema dei controlli interni degli enti locali al fallimento. Non è comprensibile
che da un lato si continuino ad attribuire sempre maggiori funzioni e poi allo
stesso tempo prevedere, con un intervento legislativo poco lungimirante anche
dal punto di vista del contenimento della spesa pubblica, l'eliminazione
dell'organo collegiale nei comuni tra i 5.000 e 15.000 abitanti. Si spende meno
tagliando i controlli, o garantendo controlli adeguati sulla spesa di ogni
singolo ente? Non è comprensibile l'assenza di una qualsivoglia norma che dia
organicità tra i vari controlli interni e fra questi ultimi e i controlli
esterni, oggi esercitati principalmente dalle sezioni di controllo della Corte
dei conti. Il sistema dei controlli interni non funziona. Il legislatore deve
prenderne atto e porre rimedio attraverso interventi precisi e organici.
L'auspicio è che nell'ambito della ormai prossima riforma del codice delle
autonomie locali, si ridisegni un sistema di controlli per gli enti locali che
non rimanga solo sulla carta, ma possa garantire una sua effettiva e concreta
applicazione. In questa ottica si ritiene non si possa rimandare: - la modifica
ai criteri di nomina, slegando la stessa dall'organo politico a garanzia
dell'indipendenza degli attori del controllo; - il ripristino dell'organo
collegiale per gli enti locali con popolazione superiore ai 5.000 abitanti; -
la previsione di norme che rendano effettivo il controllo strategico e di
gestione, individuando anche le figure professionali che abbiano un'alta
competenza specifica in materia. Se si vuole imprimere una svolta di tipo
aziendalistico all'amministrazione degli enti locali, non si può prescindere da
un compiuto controllo di gestione e un adeguato controllo
strategico a garanzia dell'efficacia e dell'efficienza dell'azione
amministrativa; - un meccanismo di valutazione dei dirigenti che non si fermi a
una semplice formalità ma vada realmente a incidere nell'azione degli stessi o
dei titolari di posizione organizzativa e che preveda la terzietà dei
valutatori rispetto ai valutati; - la previsione di norme che diano
organicità ai controlli sia interni sia esterni (corte dei conti, Ragioneria
dello stato etc) affinché gli stessi nel loro complesso possano effettivamente
dare origine a un “sistema”; - l'eliminazione di tutti gli adempimenti inutili
che spesso sottostanno all'azione amministrativa , che distraggono competenze e
risorse. L'attività di audit non può risolversi come troppo spesso accade oggi,
in un moltiplicarsi di adempimenti formali ma poco significativi e spesso
oltretutto ripetuti da chi è preposto al controllo esterno. Nel percorso di
riforma sarà fondamentale la partecipazione attiva dei dottori commercialisti
che attraverso il Consiglio Nazionale e le Associazioni diano il loro
contributo per realizzare il più possibile una riforma che risponda alle
esigenze degli Enti Locali e della collettività tutta. L'Ungdcec cercherà
sicuramente di apportare il proprio contributo.
( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Class Action
n. 8 del 2009-01-09
pagina 2 Il caso Acea rischia richieste di rimborsi milionari di Redazione Una
valanga di richieste di rimborso per milioni di euro potrebbe presto sommergere
gli uffici Acea di piazzale Ostiense. A scatenarla è una sentenza della Corte
Costituzionale (la n. 335/2008) che ha stabilito che non è dovuto, da parte di
quei cittadini che vivono in zone sprovviste di depuratori, il pagamento della
voce all'interno della tariffa idrica relativa appunto al servizio di
depurazione. Una situazione, sostengono associazioni di consumatori ed
esponenti politici municipali, che riguarda decine di migliaia di Romani.
«Almeno 15mila persone solo nella zona Nord di Roma, sulla Cassia, avrebbero
diritto al rimborso di quanto pagato in questi anni - dice Marco Petrelli
(Pdl), presidente della commissione Urbanistica del municipio XX -. Si tratta
dei residenti della Storta, Isola Farnese, la Cerquetta che ancora oggi
scaricano nei fossi senza depurazione in quanto l'impianto previsto a Isola
Farnese non è stato mai realizzato». Cittadini che avrebbero «indebitamente
pagato all'Acea», stima Petrelli, «circa 150 euro l'anno», e che ora potrebbero
chiedere indietro queste somme versate negli ultimi 5 anni. «L'Acea - calcola
Petrelli - potrebbe dover rimborsare solo ai cittadini di questa zona di Roma
oltre 10 milioni di euro». Il Codacons, che ha già annunciato un'azione legale
«a tutela dei cittadini del Lazio», ha preso contatti con un comitato di
Vitinia, al quale aderiscono un migliaio di cittadini, che sta valutando se
dare mandato all'class="hilite">associazione
di consumatori per una class="term">class class="term">action
nei confronti di Acea. L'azienda idrica ha già ricevuto una diffida da parte
del Codacons a sospendere dalla prossima fatturazione gli addebiti agli utenti.
«Dall'Acea, alla quale abbiamo anche chiesto un quadro delle zone coperte dal
servizio di depurazione in città, non abbiamo avuto risposta - dice Simona
Zacchei, legale Codacons -. Ci sono tutti gli estremi per procedere nei
confronti dell'azienda e per far rimborsare ai romani quanto hanno pagato per
un servizio di fatto inesistente». Ma l'associazione di consumatori si spinge
anche oltre: «Anche se la sentenza della Corte costituzionale non ne parla
espressamente - conclude l'avvocato Zacchei - crediamo che in queste stesse
zone non servite da depuratore i cittadini non debbano neanche pagare quella
voce della tariffa relativa alla fognatura. Si tratterebbe di due azioni legali
diverse, ma i cittadini potrebbero recuperare migliaia di euro sborsati
inutilmente in questi anni». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-09 - pag: 2 autore: Hsbc e Ubs nel
ciclone Madoff Le due banche, che agivano da depositarie, rischiano cause per 3
miliardi di euro Claudio Gatti NEW YORK. Dal nostro inviato Per la truffa
Madoff sui conti economici di Hsbc e Ubs c'è il rischio che si abbatta un colpo
di scure da tre miliardi di euro. Se non di più. Per anni i due istituti
europei hanno agito da banca depositaria, e cioè custode dei cespiti di alcuni
dei fondi che alimentavano la gigantesca catena di Sant'Antonio messa in piedi
da Bernard Madoff. E poiché quei cespiti sono apparentemente svaniti nel nulla,
le due banche potrebbero adesso ricevere costosissime richieste di risarcimento
da chi aveva investito nei fondi. Per Ubs l'esposizione potrebbe essere di 1,4
miliardi di euro. Per Hsbc di almeno 1,6 miliardi di euro, che però si
andrebbero ad aggiungere al miliardo di dollari di potenziale perdita già
dichiarata. Nella frenetica corsa al risarcimento ormai partita sia negli Usa
che in Europa, è chiaro che colossi quali Hsbc e Ubs costituiscono un bersaglio
estremamente appetibile per gli avvocati di gestori e investitori consapevoli
del fatto che né il liquidatore di Madoff né i fondi che lo alimentavano
abbiano oggi la tenuta finanziaria per rimborsare tutte le perdite. La
questione dell'attuale valore dei fondi i cui capitali erano dati in gestione a
Bernard L. Madoff Investment Securities è ancora irrisolta. I fondi non non
hanno per ora inviato comunicazioni ufficiali. Ma è logico aspettarsi che il
valore venga completamente azzerato. A Il Sole 24 Ore risulta infatti che,
nella propria contabilità interna molte grandi banche, incluso la stessa Hsbc,
lo abbiano già portato a zero. Con gli investitori e i gestori in trepida
attesa di capire comeo quando saranno rimborsati, è dunque partita la corsa al
risarcimento. Una corsa all'ultimo dollaro. O euro. Tutti contro tutti. Molti
si stanno posizionando ai blocchi di partenza giudiziari. Alcuni
sono già partiti con richieste risarcitorie e azioni collettive, o class
action. Il primo bersaglio è stato ovviamente Madoff e la sua casa
d'investimento. Un gradino più in basso, sono stati colpiti i cosiddetti feeder
fund, i fondi che alimentavano la catena di Madoff, come Tremont e Fairfield.
Quindi si è arrivati ai loro revisori dei conti, vedi Ernst & Young. Adesso
stanno per essere messe sotto tiro le banche depositarie. Un bersaglio
estremamente appetibile perché capace di reggere la forza d'urto di una domanda
che si preannuncia di gran lunga superiore alle disponibilità sia del
liquidatore di Madoff Securities che dei fondi. La prima salva è partita dalla
Deminor, società specializzata nell'assistenza degli azionisti di minoranza,
che ieri ha annunciato l'intenzione di fare causa a Hsbc, Ubs e altre banche
depositarie per «non aver mai verificato la vera natura degli investimenti
fatti da Madoff». «Quando si parla di fondi di fondi, oppure hedge fund
registrati alle Cayman o alle Bermuda, la questione della responsabilità ultima
sui cespiti è aperta a varie interpretazioni», spiega un gestore che opera in
Svizzera e ci chiede l'anonimato. «Ma nel caso di fondi registrati in Europa e
armonizzati, che cioè in base alle normative comunitarie possono essere venduti
per la gestione patrimoniale in qualsiasi paese europeo, sia i prospetti che la
normative non lasciano margine al dubbio: la responsabilità ultima ricade sulla
banca depositaria». Il Sole 24 Ore ha individuato almeno tre fondi armonizzati
i cui denari sono finiti a Madoff: il Thema International, creato dalla
famiglia svizzera Benbassat di Genevalor, Bebassat & Cie ma gestito da Bank
Medici, l'Herald Lux Sicav, creato il 18 febbraio 2008 dalla stessa Bank
Medici, e il Luxalpha Sicav, creato il 5 febbraio 2004 dalla Ubs. Tutti e tre
appartengono alla categoria di fondi Ucits, acronimo di Undertakings for
collective investment in trasferable securities, che indica un fondo di
investimento regolamentato da un'authority della comunità europea che può
quindi essere venduto liberalmente in qualsiasi paese comunitario. Thema e
Herald Lux, con un totale di 1,6 miliardi in Madoff Securities, avevano come
banche depositarie due sussidiarie del gruppo Hsbc, la prima irlandese e la
seconda lussemburghese. Il fondo Luxalpha, con 1,4 miliardi in Madoff
Securities, aveva invece Ubs come depositaria. «Nel prospetto del fondo Thema,
che io ho comprato, c'è scritto chiaramente che Hsbc è responsabile della
custodia dei beni », ci dice il gestore. Per questa attività di custodia, Hsbc
veniva ovviamente pagata. Nel caso dei fondi Thema e Herald Lux, sulla base dei
rispettivi prospetti, abbiamo calcolato che Hsbc incassava quasi 1 milione di
euro all'anno su un totale custodito di 1,6 miliardi. Il Sole 24 Ore ha
contattato Hsbc per chiedere un commento sulla questione dei suoi compensi e
più in generale delle sue responsabilità di banca depositaria. L'istituto
inglese si è limitato a dire di «non ritenere che gli accordi di custodia
possano creare problemi di esposizione per il gruppo». Ubs ci ha invece solo
ripetuto il testo di una dichiarazione di alcuni giorni fa, in cui diceva
semplicemente che «su Luxalpha Ubs supportato propri clienti creando la
struttura del fondo su loro richiesta». Abbiamo perciò deciso di rivolgersi
direttamente alle due autorità di controllo competenti, la Commission de
surveillance du secteur financier in Lussemburgo e il Financial Regulator in
Irlanda. Alla Cssf abbiamo citato il caso di Herald Lux e chiesto se la sua
banca depositaria sia da ritenere responsabile dei suoi cespiti. La risposta è
stata: «Sulla base della legge del 20 dicembre 2002, la banca depositaria è
responsabile con i sottoscrittori di qualsiasi perdita subita in seguito alla
colpevole mancata osservanza dei propri obblighi». La risposta della autorità
irlandese è stata forse ancora più specifica: «Thema International Fund ha dato
incarico di banca depositaria a HSBC Institutional Trust Services (Ireland)
Limited, e la normativa Ucit prevede che la banca depositaria sia parte
responsabile nei confronti di Thema International Fund e dei suoi investitori
per qualsiasi perdita dovuta a un'ingiustificata mancata osservanza dei propri
obblighi. Tale responsabilità non viene meno se i cespiti vengono dati in
sottocustodia ad altri». In altre parole, secondo le autorità di controllo
lussemburghesi e irlandesi, i garanti finali dei beni sono le banche depositarie.
La notizia non potrà che far piacere agli investitori. «Noi abbiamo investito
il 15% circa del fondo che gestiamo su Thema ed Herald, proprio perché erano
entrambi armonizzati, e quindi sicuri per quanto riguarda la reale esistenza
dei titoli presso le depositarie », dice un altro gestore che opera in Svizzera
e chiede l'anonimato. «Poiché le clausole in merito alle responsabilità delle
banche depositarie sono chiare e vincolanti, mi aspetto che ci venga rimborsato
il denaro al più presto. In caso contrario verrebbe messa in discussione la
stabilità dell'intero settore dei fondi armonizzati europei». Per Hsbc, le
cattive notizie non finiscono qui.Un'altra rivendicazione potrebbe arrivare
anche dal Banco Santander, proprietario attraverso una sussidiaria irlandese di
Optimal Multiadvisors e Optimal Strategic, due fondi che che hanno perso 2,33
miliardi di euro nella truffa di Madoff. In un suo comunicato stampa, Santander
ha espressamente citato Hsbc Institutional Trust Services, la sussidiaria irlandese
del Gruppo Hsbc, come "custode" dei cespiti dei fondi Optimal dicendo
di essere pronta a «intraprendere qualsiasi azione legale a difesa degli
interessi dei suoi clienti». cgatti@ilsole24ore.us CIFRE DA CAPOGIRO Per gli
svizzeri l'esposizione potrebbe essere di 1,4 miliardi di euro, per gli inglesi
di almeno 1,6 miliardi IL BERSAGLIO GROSSO Nè il liquidatore né gli strumenti
collocati hanno oggi la tenuta finanziaria per rimborsare tutte le perdite del
raggiro Crack da 50 miliardi. Bernard Madoff ( al centro nella foto) lascia la
Corte distrettuale di Manhattan lo scorso 5 gennaio scortato da funzionari
della polizia AP/LAPRESS
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
09-01-2009)
Argomenti: Class Action
Prov Sulcis Pagina
2018 Carbonia Digitale terrestre-flop l'Adiconsum fa causa alla Rai Carbonia
--> Tutti contro la Rai e il digitale terrestre. L'Adiconsum-class="hilite">Cisl del Sulcis ha annunciato
una causa pilota (una sorta di class="term">class class="term">action)
contro la Televisione di Stato colpevole di non assicurare la fornitura di un
servizio pubblico a pagamento di qualità. Da quando, in autunno, il sistema di
trasmissione del segnale televisivo è passato dall'analogico a quello più
moderno digitale è il caos totale. Si sono moltiplicati sia i canali televisivi
a disposizione che i fastidi per i telespettatori. «Gli abbonati sono esasperati
- spiega Giancarlo Cancedda, presidente provinciale dell'Adiconsum - da quando
in autunno si è verificato lo switch off (spegnimento del segnale analogico),
guardare i programmi televisisi è diventato una corsa ad ostacoli». Il segnmale
arriva a intermittenza. Così capita che sul più bello di un film giallo la
trasmissione si interrompa oppure che lo schermo incominci a coprirsi di
quadretti colorati. Per qualche settimana gli abbonati hanno sopportato i
fastidi più o meno di buon grado. «Però ora non è possibile tollerare oltre.
Stiamo raccogliendo le adesioni per denunciare la Rai», annuncia Cancedda che
spiega: «Pensiamo di intentare una causa pilota per chiedere un risarcimento
danni alla Rai». Chi vuole aderire può farlo presentandosi agli sportelli dell'Adiconsum.
NARCAO La mobilitazione anti-Rai si sta estendendo anche nell'hinterland. A
Narcao i canali Rai sono quasi scomparsi dall'etere, quelli Mediaset si vedono
a singhiozzo. Per gli abbonati il digitale terrestre si è rivelato un flop.
Tanto da indurre i cittadini a promuovere una petizione affinché «venga
garantito un servizio per il quale paghiamo puntualmente un abbonamento», come
ha sottolineato Lidia Fenza, ex presidente dell'Associazione anziani, che da
ieri ha cominciato a raccogliere le firme in calce alla petizione da inviare
alla Rai, alla Regione, alla Provincia e persino al Presidente della
Repubblica. (m. v.) (m. lo.)
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 09-01-2009)
Argomenti: Class Action
Telefoni ancora muti
Nuovi disservizi, stavolta a Imponzo: monta la protesta Venerdì 9 Gennaio 2009,
Tolmezzo Si susseguono in Carnia i disservizi nelle utenze telefoniche dei
cittadini, nonostante vari reclami ed annunci di azioni
collettive per i risarcimenti danni presentate da parte di alcune associazioni
di tutela dei consumatori. L'ultima segnalazione in ordine di tempo arriva
dalla frazione tolmezzina di Imponzo dove in particolare 15 famiglie, utenti
Telecom, dal 24 dicembre 2008 non hanno più collegamento telefonico. «Le
48 ore previste per riparazione del guasto sono ampiamente superate e nessuno è
intervenuto per risolvere il caso - denuncia il consigliere comunale Adriano
Rainis - La gentilezza delle signorine filtro del 187 non riesce a placare
l'ira dei cittadini defraudati di un servizio pubblico, nè la promessa del
pagamento di una piccola penale può bastare». Nelle settimane scorse i primi a
richiedere interventi erano stati vari residenti del comune di Prato Carnico,
per tre settimane con le linee telefoniche non funzionanti, a seguire anche
alcuni albergatori di Forni di Sopra e diverse attività commerciali della Valle
del But; nei giorni scorsi poi le proteste si sono fatte sentire anche dagli
abitanti, 27 utenze nello specifico, della frazione di Valpicetto di Rigolato
che dal 15 dicembre sono isolati dal mondo. In questa circostanza i residenti
si sono rivolti con una lettera-esposto al prefetto e alle autorità territoriali
locali, Comunità montana della Carnia, ai carabinieri e naturalmente alla
stessa Telecom, per chiedere il ripristino del servizio che in talune
circostanze, soprattutto per gli anziani, riveste un'importanza fondamentale.
In soccorso di questi cittadini si era offerta nelle settimane scorse
l'Associazione Europea per la Tutela del Cittadino Contribuente che ha
istituito il "Comitato utenti danneggiati da disservizi gestori
telefonici", pensato per promuovere delle richieste danni, anche collettive,
per quanti siano rimasti vittime dei gravi malfunzionamenti". Per
informarsi è stato messo a disposizione il sito internet www.tutelare.it.
«Serve meno gentilezza e più efficienza da parte di una ditta che spende
milioni in pubblicità per i suoi articoli - invita ancora Rainis - si potrebbe
denunciare per interruzione di pubblico servizio la Telecom e le ditte che da
essa prendono i lavori. Non è possibile che i cittadini delle frazioni e delle
località più periferiche siano considerati di seconda categoria» David Zanirato
( da "Stampa, La" del 10-01-2009)
Argomenti: Class Action
In breve ODISSEA
INVERNALE CONSUMATORI 90 La storia Tra le vittime una mamma con neonato Da
cento giorni la coppia vive con cibi precotti e lavandosi dai parenti
Malfunzionamento a Moncalieri e Torino Sono online le lamentele degli utenti
giorni senza acqua calda Contatori pazzi famiglie senza gas e al freddo da mesi
GIUSEPPE LEGATO MONCALIERI Rivoli Dieci gradi in istituto a casa gli studenti
Ancora un giorno al freddo all'Itis Giulio Natta. Ieri mattina i ragazzi hanno
trovato le aule gelide. «C'è stato un nuovo guasto all'impianto» ammette il
preside Vincenzo Nicolosi. Vinovo Cimitero innevato Proteste dei cittadini
«Cimitero abbandonato e inaccessibile per la neve». Si lamentano i cittadini di
Vinovo, per le pessime condizioni dei viali, tanto da impedire l'accesso alle
tombe. Nonostante i disagi per la neve, le sepolture si sono svolte
regolarmente. Candiolo Scuole chiuse Genitori in rivolta Proteste, ieri
mattina, per la mancata revoca da parte del sindaco dell'ordinanza di chiusura
delle scuole per l'emergenza neve. La notizia della riapertura degli istituti
in Torino e provincia ha disorientato le famiglie. Collegno Un concerto per
Fabrizio L'associazione Agamus ha organizzato per questa sera alle 21, nella
parrocchia San Giuseppe in via Venaria
( da "Riformista, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Class Action
class="hilite">i delusi In
Sicilia si minaccia: «Class class="term">action
subito» «Io questi 40 euro non li voglio spendere. Posso metterli via per il
mio funerale?». Benedetto Romano dell'Associazione Adiconsum di Palermo, si è
sentito chiedere anche questo: «Era una signora molto anziana, che si è
presentata da noi per provare a capirci qualcosa, di questa Social card». Non è
stata l'unica. La Sicilia, infatti, secondo una proiezione dell'ufficio studi
dei Caf Acli, è la regione con il numero più alto di dichiarazioni Isee sotto i
6mila euro. Quella, dunque, con il bacino maggiore di potenziali beneficiari della
Carta acquisti. Forse per questo da lì sono arrivate le più accese proteste per
disagi, ritardi, disinformazione. La deputata del Pd Alessandra Siragusa il 18
dicembre ha presentato un'interrogazione parlamentare, ancora senza risposta:
«Le associazioni palermitane dei consumatori e i sindacati dei pensionati
minacciano una class="term">class class="term">action».
Tra i vari problemi, anche questo: in alcuni quartieri di Palermo si fa fatica
anche a spenderla, la Carta. Infatti i negozi (piccoli alimentari, panifici,
mercati rionali) non hanno il pos o non sono abilitati per il circuito
Mastercard, l'unico convenzionato. Confesercenti conferma che tra i suoi
iscritti palermitani, uno solo ha attivato la convenzione che da diritto allo
sconto del 5%. A Catania, un uomo è finito in coma per un litigio su come si
ottiene la Social card. Un episodio limite, certo, ma che segnala la grande
attesa nell'isola per l'aiuto del governo. «In tutto il mese di dicembre - dice
Benedetto Romano - si sono viste lunghe file alle poste. 40 euro al mese sono
comodi, ma la delusione è tanta. Soprattutto quando si scopre che li si può
spendere per comprare caviale al supermercato, ma non per le medicine o i
pannolini. E neanche per il proprio funerale". S.M. 10/01/2009
( da "Messaggero Veneto, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Class Action
STORIA
E MEMORIA Imposto un processo di amnesia collettiva Sono passati
più di sessant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale e dalla caduta dei
regimi nazionalfascisti, ma, come scrive il signor Cellante, questo non sembra
essersi rivelato un tempo sufficiente per una memoria storica condivisa. Ernest Renan diceva che l'essenza
di una nazione sta nel fatto che tutti i suoi individui condividono un
patrimonio comune, ma anche nel fatto che tutti dimenticano molte altre cose.
In Italia è successo esattamente questo: si è imposto un processo di amnesia collettiva, per cui la maggioranza della popolazione e i
suoi governanti preferirono dimenticare i fatti spiacevoli di una guerra
malamente perduta, e sostituirli con l'agiografia di una valorosa lotta di
liberazione contro l'occupante germanico. Da tempo però, attraverso le opere di
alcuni storici come De Felice e, più recentemente, di Pansa, quella costruzione
monolitica è stata sgretolata, e si sono finalmente messi in luce anche i lati
oscuri della lotta di liberazione, che come tutte le guerre civili non poté non
avere risvolti iniqui e tragici. Purtroppo questo ha messo in luce come appunto
si sia molto lontani da una visione distaccata e matura di quei fatti. Da una
parte infatti si sono levati gli strali dei "guardiani della
memoria", pronti a tacciare di revisionismo qualunque rivalutazione
critica di quel periodo. Dall'altra si è riproposto il tentativo di mettere
tutto sullo stesso piano, cercando di equiparare in nome della tragedia comune
chi rischiò e perse la vita per imporre un regime dittatoriale e
antidemocratico (e anche nelle file della resistenza ci fu chi combatté con in
mente questo obiettivo), a chi lo fece con lo scopo di potere vivere in un
paese più libero per tutti. Signor Cellante, io non credo affatto che tutti
coloro che allora misero in gioco la propria vita meritino pari dignità. Io
penso che la responsabilità individuale, che non è mai uguale per tutti, e la
consapevolezza del fine delle proprie azioni contino più della buona fede,
quando si giudicano le azioni di una persona. Visto che le peggiori iniquità e
barbarie umane sono spesso state perpetrate in perfetta "buona fede".
Poi si può provare uguale pietà per i morti dell'una o dell'altra parte,
soprattutto quando a morire furono poveracci spesso inconsapevoli di quello che
gli stava capitando. Ma la considerazione più dolorosa è pensare al sacrificio
di tutte quelle vite, vedere oggi il nostro paese, e sentire nascere da dentro
la domanda: ne è valsa davvero la pena? Michele Gardini Tavagnacco
( da "marketpress.info" del 12-01-2009)
Argomenti: Class Action
Lunedì 12 Gennaio
2009 BANCHE, ASSICURAZIONI E SGR : ANTITRUST, INTRECCI PERSONALI E AZIONARI FRA
CONCORRENTI SENZA PARAGONI IN EUROPA. L?80% DEI GRUPPI ESAMINATI HA NEI PROPRI
ORGANISMI SOGGETTI CON INCARICHI IN CONCORRENTI. RIVEDERE LA GOVERNANCE PER
AUMENTARE LA TRASPARENZA E RECUPERARE LA FIDUCIA NECESSARIA PER SUPERARE LA
CRISI. OCCORRONO INTERVENTI REGOLATORI E AUTOREGOLATORI Roma, 12 gennaio 2009 -
Un azionariato, anche per le società quotate, spesso concentrato in capo a
pochi soggetti e legato da patti, nonché una gestione caratterizzata da
incarichi personali doppi o addirittura multipli in società concorrenti e da
intrecci del tutto peculiari rispetto al resto d?Europa. È il quadro del settore
finanziario italiano che emerge dall?indagine conoscitiva sui rapporti tra
concorrenza e corporate governance conclusa dall?Autorità Garante della
Concorrenza e del Mercato, dopo oltre un anno di lavoro. L?indagine
ricostruisce, in più di duecento pagine, ricche di dati e tabelle, il quadro
aggiornato degli assetti di governo societario di banche, compagnie
assicurative e società di gestione del risparmio, quotate e non quotate, in
Italia, evidenziando i punti di forza e i punti di debolezza del settore e
suggerendo, anche alla luce dell?attuale crisi, i necessari interventi. Secondo
l?Autorità la situazione attuale impone un?attenzione alta sulla corporate
governance: occorre, infatti, esaminare ancora più criticamente i rischi
impliciti che il fenomeno dei legami azionari e di incroci personali possono
produrre. Da un lato, si tratta di potenziali effetti domino: l?instabilità di
alcuni azionisti può investire le imprese nelle quali è detenuto il capitale, e
ciò a maggior ragione quando sono coinvolte più società concorrenti. Dall?altro
gli interessi ?incrociati? e non sempre lineari tra soggetto finanziato e
soggetto finanziatore, tra soggetto partecipato e soggetto azionista possono
disincentivare l?esigenza di chiarire al mercato l?assetto patrimoniale e i
rischi assunti. Se gli interventi statali a sostegno del settore bancario
appaiono una misura necessaria nell?immediato, gli spunti dell?indagine
sembrano dunque utili per guardare ?oltre?, ossia a come riprendersi dalla
crisi di fiducia e credibilità del sistema, proprio ripartendo da nuovi assetti
di governance. L?autorità auspica che l?indagine possa costituire un utile
momento di approfondimento, con l?obbiettivo di individuare, pur nella fase
attuale di turbamento dei mercati finanziari, le aree dove si potrebbero
ravvisare problemi di natura concorrenziale connessi ad aspetti di governance
nonché possibili soluzioni, sia di carattere normativo/regolamentare, nel
rispetto dei ruoli attribuiti alle istituzioni preposte alla vigilanza sui
mercati finanziari - in particolare Banca d?Italia, Consob, Isvap -, che in
termini di raccomandazioni al mercato. I risultati emersi impongono infatti,
secondo l?Antitrust, l?esigenza di un nuovo processo - di regolazione,
autoregolazione e di modifiche statutarie - che innovi, ad esempio, sotto il
profilo della trasparenza nei processi decisionali, della chiarezza nella
attribuzione delle funzioni e responsabilità dei vari organi/comitati, nella
eliminazione dei cumuli di ruoli e incarichi tra concorrenti, nonché nella
definizione più puntuale dei requisiti per figure rilevanti come gli
amministratori indipendenti. È altresì necessaria una completa informazione
sull?assetto dell?azionariato, soprattutto laddove caratterizzato da
partecipazioni tra concorrenti (sotto il limite Consob del 2% per le
partecipazioni di rilievo). Per aumentare il livello di trasparenza, necessario
per restituire fiducia nel sistema, occorre maggiore chiarezza nella modalità
di azione delle società nei processi di nomina, stesura dei bilanci, scelte di
investimento da parte di azionisti essenziali quali le fondazioni. Occorre
infine individuare i necessari incentivi allo sviluppo di investitori
istituzionali veri come i fondi comuni, e introdurre le più volte ventilate
modifiche normative per la figura giuridica delle popolari, soprattutto le
quotate, con riferimento ai diritti di voto, ai limiti alle partecipazioni,
alle clausole di gradimento. L?indagine si è concentrata su quattro aree di
analisi: i modelli di governance, i legami tra concorrenti, il ruolo delle
fondazioni bancarie, le banche popolari e le banche di credito cooperativo Bcc.
1) Modelli Di Governance Più Trasparenti - Il quadro che emerge dall?indagine è
estremamente complesso: il grado di concentrazione dell?azionariato spesso
ravvisabile in capo ad un nucleo circoscritto di soci, talvolta legati da
patti, appare molto alto anche per le società quotate. A ciò si associa la
capacità di tale nucleo, anche con l?uso delle deleghe, di ?guidare? la
partecipazione dei soci in alcuni momenti essenziali della vita sociale, quali
l?approvazione del bilancio e la nomina del management. In questo contesto
secondo l?Antitrust non esiste un modello da privilegiare tra quello
tradizionale o quello duale: ciò che conta è invece la chiara ripartizione
delle funzioni, quindi degli incentivi, tra azionisti, organi di gestione e
organi strategici/di controllo. L?adozione di modelli di governance chiari
emerge dunque come priorità anche in termini di recupero di reputazione del
sistema. Un focus sulle principali banche, che rappresentano il 53% degli
sportelli bancari attivi in Italia, ha poi evidenziato una pluralità di modelli
proprietari che variano dalla presenza di banche quotate e non quotate, a
banche che appartengono ad un grande gruppo internazionale, fino a quelle
riconducibili ad un nucleo familiare. In tutti i casi esaminati, tuttavia, è
stato evidenziato un indice di concentrazione dell?azionariato piuttosto
elevato che porta a constatare un assetto del settore in esame scarsamente aperto
in termini di contendibilità; ciò, se da un lato può garantire una maggiore
continuità negli assetti delle società, dall?altro riduce la possibilità che vi
siano cambiamenti negli assetti di governance in grado di raggiungere una
maggiore efficienza. Da qui la necessità che gli assetti di governance
assicurino, al tempo stesso, autonomia alle scelte del management e corretti
incentivi alla trasparenza nel processo decisionale rispetto agli azionisti.
L?azionariato delle banche esaminate si caratterizza inoltre per una scarsa
presenza di investitori istituzionali e, in specie, dei fondi comuni di
investimento mentre appaiono ancora significativamente presenti le fondazioni
bancarie. 2) Ridurre I Legami Tra Concorrenti - Con riferimento ai legami
personali, l?analisi indica come l?80% dei gruppi esaminati (pari al 96%
dell?attivo totale del campione) presentino nei propri organismi di governance
soggetti con incarichi in concorrenti. Il fenomeno riguarda, sia pur con
percentuali diversificate, società quotate e non quotate, e società bancarie,
assicurative e sgr. (vedi tabelle n. 1 e n. 2). Inoltre, tale condizione non
riguarda 1 o 2 esponenti della governance ma può arrivare a coinvolgere anche
un numero notevole di individui, fino a
( da "marketpress.info" del 12-01-2009)
Argomenti: Class Action
Lunedì 12 Gennaio
2009 CLASS ACTION: ULTERIORE PROROGA Il Consiglio dei Ministri n. 31 del 18
dicembre
( da "Giornale di Brescia" del 13-01-2009)
Argomenti: Class Action
Edizione: 13/01/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:la città Pendolari, c'è la conciliazione
Gli utenti bresciani ormai esausti per le disavventure lungo la linea
Brescia-Milano possono puntare sullo strumento gratuito e di certo più rapido
rispetto alle vie legali di un vagone con pendolari costretti a viaggiare in
piedi" title="Scena di ordinario superaffollamento all'interno di un
vagone con pendolari costretti a viaggiare in piedi"
onClick="showImage('http://www.giornaledibrescia.it/gdbonline/contenuti/20090113/foto/full_brescia_209.jpg',600,789)">
Scena di ordinario superaffollamento all'interno di un vagone con pendolari
costretti a viaggiare in piedi Le quotidiane disavventure fra ritardi cronici,
treni soppressi e vetture coi segni del tempo sono causa di inconvenienti nel
lavoro e di stress ripetuti. Come tutelarsi, rispetto a un servizio che non
garantisce standard accettabili? Adiconsum e Federconsumatori aprono i loro
uffici ai pendolari bresciani che, stanchi dei sistematici disservizi delle
ferrovie, sono interessati a valutare la formula della Conciliazione, rapida e
gratuita, in alternativa alla causa civile che pure si è dimostrata nel passato
recente una via percorribile con esito favorevole. Le stesse Ferrovie dello
Stato hanno sottoscritto a settembre un'intesa con dodici associazioni
nazionali dei consumatori, per sperimentare nel corso del 2009 la procedura di
composizione delle controversie affidata a una commissione nominata di comune
accordo, ma in questa fase potranno avvalersene soltanto i viaggiatori dei
treni di media e lunga percorrenza sulla linea Milano-Napoli. A Brescia si può
contare sul servizio di conciliazione della Camera di commercio, attivo dal
2006 e in costante crescita per la semplicità del percorso e per i buoni esiti
che riesce a dare. Danni non solo economici Violazione di diritti riconosciuti
dalla Carta Costituzionale e delle norme antitrust con «probabile abuso di
posizione dominante», violazione di accordi pubblicamente sottoscritti e disagi
inenarrabili: tutto questo rientra negli addebiti che l'associazione dei
pendolari bresciani «In Orario» ha segnalato alle organizzazioni dei
consumatori. «Qualche anno di vita il Gruppo Ferrovie dello Stato ce l'ha
davvero rubato ed il danno esistenziale è concreto ed esteso a migliaia di
cittadini, alle loro famiglie e ai loro amici», si legge nell'appello con cui
si chiede «un supporto, per valutare insieme l'avvio di azioni volte alla
tutela dei diritti di migliaia di pendolari». «Il rapporto con Trenitalia è
gestito a livello regionale - fa presente il responsabile dell'Adiconsum
bresciana, Cesare Reboni -, noi contribuiamo presentando le lamentele che vengono
raccolte nel nostro ambito territoriale: lo sportello è aperto ogni giorno
dalle 15 alle 18 e il telefono (030.3844700/702) è sempre caldo. Su fatti
specifici possiamo coinvolgere l'ufficio legale, che è attivo il giovedì.
Purtroppo bisogna attendere altri sei mesi per poter intraprendere
azioni collettive, mentre se ne sente un gran bisogno, per molte tematiche.
Personalmente mi metto a disposizione, anche per studiare la via della
conciliazione». La «class action», azione risarcitoria collettiva per un danno che colpisce
diversi soggetti, è prevista da una legge che di rinvio in rinvio tarda ad
entrare in vigore ed è ora slittata al prossimo 30 giugno. Oggi
dev'essere il singolo viaggiatore a mettersi in causa per i danni subìti. Con
prospettive peraltro incoraggianti: hanno avuto esito positivo sia l'azione
avanzata a suo tempo dall'avvocato bresciano Sandro Redaelli De Zinis, sia
l'iniziativa di un legale di Piacenza che ha visto di recente riconosciuto il
«danno esistenziale» per i quotidiani disagi subiti negli spostamenti in
ferrovia. Le vie per avere tutela «Molti casi presentati individualmente, per i
danni subìti ad opera di un unico soggetto, potrebbero di fatto configurare una
specie di azione collettiva - osserva il responsabile
di Federconsumatori, Fausto Filippini - e la sentenza del Giudice di pace di
Piacenza può costituire un utile precedente: l'associazione può fare da tramite
per la procedura di conciliazione, posso impegnarmi in tal senso se i singoli
utenti sollecitano un intervento. Non si può parlare dei problemi del lavoro
trascurando un aspetto che causa disagi notevolissimi e che merita certamente
un impegno più deciso». Ai numeri dell'ufficio (030.3729251/252) Filippini
aggiunge anche il suo personale (3389333040), nell'attesa di segnalazioni che
possano aprire un «fronte bresciano» della vertenza con Trenitalia. L'assessore
regionale a Infrastrutture e mobilità, Raffaele Cattaneo, annuncia alcune
correzioni ai nuovi orari, in risposta a richieste dei viaggiatori:
relativamente alla nostra provincia, sulla linea Brescia-Bergamo per favorire
il proseguimento verso Milano si segnala un anticipo dei tempi del treno 4908 e
viene istituito un nuovo treno, con arrivo a Bergamo alle 7.48. Le altre
correzioni interessano i viaggiatori bergamaschi, cremonesi e comaschi.
«L'impegno di Regione Lombardia per risolvere le criticità che si erano
presentate con l'introduzione del nuovo orario invernale sta dando
progressivamente dei frutti positivi, anche se la situazione non è ancora
pienamente soddisfacente», ammette l'assessore spiegando i ritardi registrati
ieri mattina dopo le 8 con la rottura di una rotaia a Lambrate, a causa del
ghiaccio. Il quotidiano resoconto dei viaggiatori registra considerevoli
ritardi. Elisabetta Nicoli
( da "Nuova Venezia, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Class Action
CONTRO UNA VETRERIA Marchio
fasullo la «Camera» vince la causa MURANO. Il giudice veneziano Francesco
Spaccasassi ha proibito ad una rivendita di vetri a due passi da piazza San
Marco di utilizzare il marchio the Venice Chamber of Commerce per
commercializzare gli oggetti in vendita e il suo titolare è stato condannato a
pagare 500 euro di multa ogni volta che lo userà. A chiedere il provvedimento
con rito urgente gli avvocati Mario Feltrin e Fabrizio Seno per conto della
Camera di commercio di Venezia. A segnalare l'utilizzo di quel logo fasullo (la
Camera di commercio non ha un marchio che garantisce la provenienza degli
oggetti in vetro, esiste solo quello promosso dalla Regione, «Promovetro»)
alcuni funzionari regionali, i quali avevano notato nella vetrina del negozio i
talloncini con quella strana scritta a loro del tutto sconosciuta applicati a
bicchieri ed altri oggetti. La Camera di commercio ha subito avviato un'azione
legale per abuso della sua denominazione e per concorrenza sleale. «Si tratta
di un importante risultato - spiega l'avvocato Feltrin - ottenuto grazie
all'azione che la Camera di Commercio di Venezia svolge e porta avanti per
tutelare i prodotti veneziani». Il legale aggiunge che lo
scopo era da un lato quello di impedire l'uso e l'abuso del nome della Camera
di commercio per spacciare i propri prodotti come prodotti di qualità,
dall'altro per difendere e tutelare i prodotti tipici, come il vetro di Murano
e il marchio collettivo regionale «Promovetro».
( da "Corriere del Veneto" del 13-01-2009)
Argomenti: Class Action
Corriere del Veneto
- PADOVA - sezione: PADOVA2A - data: 2009-01-13 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Controffensiva L'Adiconsum prepara un fronte europeo Lehman, 140
padovani con il Comune per la class action Parte la battaglia delle vittime del
crac La causa affidata all'avvocato Moretti Lo studio Greenberg di New York si
occuperà dell'azione legale contro il colosso bancario statunitense PADOVA –
Class action contro Lehman Brothers, l'azione di causa collettiva
contro il colosso bancario statunitense parte ufficialmente il 15 gennaio.
Capofila il Comune di Padova, che nel crac ha perso 4 milioni investiti in
obbligazioni e 140 padovani, insieme a Adiconsum. Al loro fianco anche un
fronte europeo per scalfire il gigante della finanza: «Nella class action con
Padova ci saranno anche Londra e Amsterdam: il proposito è attaccare Lehman
anche se non siamo creditori residenti negli Usa», dice l'Adiconsum. Dopo il 15
gennaio il plico con tutti i documenti raccolti dalle associazioni dei
consumatori, con il sigillo di palazzo Moroni, capofila per i padovani
nell'azione legale, volerà a New York per essere messo nelle mani dell'avvocato
Christian Moretti, che avrà il mandato per rappresentare i padovani contro
Lehman nel tribunale della «Big Apple ». Moretti è un legale laureato in
giurisprudenza a Padova con un master alla Columbia University, socio dello
studio di avvocati Greenberg Traurig Llp di New York City, uno dei quattro
grandi negli Usa specializzati in business finanziari. Sarà il brillante
avvocato trasferitosi a New York a cercare di recuperare i soldi del Comune e
dei risparmiatori, finiti nel buco nero del terremoto finanziario dell'ottobre
scorso. «Spuntano nuovi titoli dappertutto, ogni giorno da noi arrivano almeno
5 persone che chiedono come recuperare i soldi Lehman. Al momento sono 140 i
padovani coinvolti nel crac – spiega Roberto Nardo, segretario Adiconsum di
Padova – . C'è chi ha perso da 10 mila fino a un milione di euro». Contro il
colosso Lehman non ci si può scagliare direttamente, spiegano gli avvocati,
perché commissariato. «Dovremo recuperare i crediti intentando causa contro le
agenzie di rating e quelle che hanno approvato i bilanci della banca che erano
tutte in conflitto di interessi - prosegue Nardo - , perché soci di Lehman,
promuovevano ai consumatori prodotti non sicuri, spacciandoli per garantiti ».
Nella rete della bolla speculativa è finito anche un dentista padovano, che si
è rivolto all'Adiconsum per riuscire a ottenere un risarcimento: «Spero di
riacquisire i miei 40mila euro – spiega il professionista – avevo anche azioni
Merril Lynch che fortunatamente è stata salvata. I pacchetti finanziari me li
hanno consigliati alla banca Antonveneta che fa però orecchie da mercante». E
questo è un altro fronte su cui sta lavorando l'associazione dei consumatori.
«Dobbiamo lavorare anche sulle banche italiane e verificare se hanno rispettato
la normativa in vigore per la sicurezza finanziaria in caso contrario ci
rivarremo anche su di loro», dice il segretario Adiconsum. Il prossimo 29
gennaio ci sarà l'assemblea dei comitati dei 7 maggiori azioni di Lehman a New
York dove si decideranno le sorti della ex banca tra le più importanti
d'America. Martino Galliolo
( da "e-gazette" del 13-01-2009)
Argomenti: Class Action
Conguaglio
contatori, stretta di mano tra Eni e consumatori Mdc: ?è la prima class="term">class class="term">action atipica?. Roma, 12 gennaio
? Trovato l?accordo. È stato firmato il protocollo d?intesa tra l?Eni e le
associazioni che rappresentano i consumatori. Il motivo del contendere erano i
conguagli per i contatori domestici. A mettere le firme da una parte c?erano
l?amministratore delegato dell?Eni, Paolo Scaroni, e quello dell?Italgas,
Domenico Elefante; dall?altra le associazioni dei consumatori. Il protocollo
nasce dalla volontà di tutelare le utenze dopo le verifiche, promosse
dall?Italgas, sull?affidabilità nel tempo della misura dei contatori domestici.
?Questo accordo si configura come la prima class="term">class class="term">action
atipica che è stata realizzata in collaborazione con la più grande azienda
italiana?, gongola il Movimento difesa del cittadino (Mdc) in un comunicato.
?L?operazione è molto positiva perché per la prima volta una grande azienda di
servizi, confrontandosi con le associazioni, restituisce agli utenti in maniera
generalizzata una parte di bollette indebitamente riscosse per consumi
sovrafatturati - continua il comunicato. - Naturalmente chiederemo a tutte le
altre aziende del gas di seguire l?esempio e restituire agli utenti la stessa
quota di bolletta?. Le associazioni degli utenti hanno condiviso i risultati ai
quali è giunta la Seconda università degli Studi di Napoli, che aveva
individuato un campione di contatori in rappresentanza dei misuratori domestici
installati dall?Italgas sul territorio nazionale. L?ateneo si è avvalso per le
verifiche di un laboratorio accreditato dal Nmi (Nederland meetinstituut,
l?Istituto di metrologia legale olandese) che ha interessato sia i contatori a
membrana animale sia quelli costruiti con membrana sintetica. I test hanno
evidenziato, per i contatori a membrana animale, scostamenti rispetto alle
quantità tollerate dalla normativa solo per quelli più vecchi di vent?anni. Per
questo, Italgas si è impegnata ad accelerare il piano volontario di
sostituzione, da tempo adottato, con l?obiettivo di rimpiazzare entro la
primavera del 2011 i contatori ?over venti?, circa il 20% dell?installato. Nel
frattempo, ai clienti ai quali ai quali non è stato ancora sostituito il
contatore a membrana animale, la divisione Gas & power dell?Eni riconoscerà
in bolletta uno sconto pari all?1,31%, sino al momento della sostituzione del
contatore, e un conguaglio riferito ai consumi degli ultimi due anni, anch?esso
pari all?1,31% per anno. Inoltre, l?accordo stabilisce di riconoscere, ai
clienti ai quali invece è stato sostituito il contatore nel corso dell?ultimo
anno, un conguaglio pari all?1,31% calcolato sui consumi dell?anno precedente.
E-GAZETTE - 13/01/2009 e-gazette.it -->
( da "Riformista, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Class Action
Padova Sindaco e
cittadini contro la Lehman Padova. Tutti contro Lehman Brothers. Il colosso
bancario americano dovrà fari i conti, in tutti i sensi, con enti locali e
risparmiatori. A guidare la crociata contro l'economia di carta, in prima fila
c'è il Comune di Padova con oltre un centinaio di cittadini e Adiconsum. class="hilite">Il sipario sulla "class="term">class class="term">action", la causa collettiva
che coinvolgerà anche Londra e Amsterdam, si alzerà il 15 gennaio. E proprio
dalla città del Santo è partita l'iniziativa. L'amministrazione guidata da
Flavio Zanonato nel crac targato Lehman ha perso 4 milioni di euro investiti in
titoli obbligazionari. L'ammissione del buco causato dal default statunitense
qualche mese fa giunse come una doccia fredda. A pochi mesi dalle
amministrative, l'effetto Lehman avrebbe potuto trasformarsi in un pericoloso
boomerang. Il primo cittadino, però, ha dimostrato la sua buonafede. Risultato:
sindaco, cittadini e Adiconsum oggi fanno fronte comune per avere giustizia.
Domani la documentazione sarà inviata a New York sulla scrivania di Christian
Moretti, il legale che rappresenterà Padova contro Lehman. Il principe del foro
laureatosi a Padova, da tempo esercita a New York. Socio di uno dei più
importanti studi legali della "Grande Mela", Moretti ha motivi e
competenze per recuperare i soldi dei risparmiatori. Antonella Benanzato
14/01/2009
( da "Corriere della Sera" del 14-01-2009)
Argomenti: Class Action
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2009-01-14 num: - pag: 30 categoria:
REDAZIONALE Piazza Cordusio Il gruppo: esposizione dello 0,5%, nessun fondo di
diritto italiano Pioneer: 800 milioni nei fondi Madoff Unicredit, nuovo vertice
sulle nomine Comba: resta il consiglio a 23. Convocato il comitato governance
Il debito complessivo di Piazza Cordusio sul crac del finanziere americano è di
75 milioni MILANO — è di 805 milioni l'esposizione indiretta sul crac di
Bernard Madoff della Pioneer Alternative Investment Management, la società
specializzata in fondi hedge che fa capo alla Pioneer del gruppo Unicredit. Lo
ha confermato la stessa banca milanese nel prospetto informativo sull'aumento
di capitale pubblicato a fine anno. Nel documento viene ribadito che i fondi
gestiti dall'ex presidente del Nasdaq che ha messo al tappeto, con una frode da
50 miliardi di dollari, parte dell'aristocrazia finanziaria internazionale,
«non sono presenti in alcun portafoglio dei fondi di fondi hedge di diritto
italiano ». A pagare il conto di questi 800 milioni sono i grandi investitori
istituzionali e internazionali. La gran parte dei fondi in questione sono
firmati Primeo (Primeo Select Fund e Primeo Executive Fund), gestione che fa
capo a Bank Austria portata in dote dalla controllante tedesca Hvb alla
capogruppo Unicredit. Nel dettaglio, Primeo è stata acquisita da Pioneer
nell'aprile
( da "Virgilio Notizie" del 14-01-2009)
Argomenti: Class Action
(ASCA) - Roma, 14
gen - Un emendamento del governo all'art.30 del ddl energia all'esame della
commissione class="hilite">Industria del
Senato riscrive le norme sulla class="term">class class="term">action,
per la difesa dei diritti di una pluralita' di consumatori, sollevando le dure
critiche da parte del senatore dell'Idv Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef:
''Il governo - ha detto Lannutti - riscrive le norme sulla class="term">class class="term">action
sotto dettatura della banche , delle assicurazioni, della Confindustria e dei
poteri forti, sottraendo la possibilita' risarcitoria ad un milione di
risparmiatori truffati ai quali le banche hanno dato titoli avariati come
quelli della Cirio, Bond Argentini e Parmalat. Le nuove norme svuotano l'azione
risarcitoria collettiva - ha aggiunto Lannutti - e impediscono il corretto
funzionamento del mercato perche' le imprese serie non hanno nulla da temere
dalla class="term">class
class="term">action che avrebbe dovuto
partire dal primo loglio 2008. I consumatori sono doppiamente truffati: prima
da banche, assicurazioni e poteri forti e poi dal governo che, soprattutto in
una fase di crisi come quella attuale, avrebbe il dovere di tutelare i
consumatori''.
( da "Cittadino, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Conciliazione, la
lite rientra in fretta Prova pratica per uno strumento che riduce i contenziosi
n Una "lite" simulata, e felicemente ricomposta, per dimostrare
l'utilità della conciliazione. È con questo espediente, brillantemente messo in
scena al Parco Tecnologico Padano, che la Camera di commercio di Lodi ha
cercato di dimostrare davanti ad avvocati, imprenditori e semplici curiosi
l'efficacia di uno degli strumenti più rapidi (circa 30 giorni), meno costosi
ma anche meno noti per la soluzione di controversie di carattere economico.
Seppure in crescita (18 casi depositati nel 2008,
( da "Finanza e Mercati" del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Sui fondi c'è lo
spettro di Satyam da Finanza&Mercati del 15-01-2009 Dopo Madoff, scoppia la
«Enron indiana» per i fondi indicizzati. Le società di gestione, infatti,
rischiano di essere tra le vittime della maxi-frode di Satyam, il colosso del
software indiano accusato di falso in bilancio e presente nei panieri di riferimento
dei gestori che seguono i benchmark. Nella lista degli scottati, anche questa
volta, potrebbe esserci Pioneer, la sgr di Piazza Cordusio, con un investimento
originariamente facente capo al fondo lussemburghese Capitalia Investement
Management (ridenominato dallo scorso aprile Pioneer Cim) pari a 1,361 milioni
di euro al 30 giugno 2008. Si tratta, in particolare, di 87.500 azioni Satyam,
comprate a un prezzo complessivo di 1,144 milioni di euro e in seguito
rivalutate. La cifra è contenuta. E potrebbe anche essere stata limata nei mesi
successivi. Tuttavia, il caso Pioneer - visto il suo recente coinvolgimento
nella frode (assai più consistente) di Bernard Madoff - è indicativo delle
piccole bombe a orologeria nascoste nei listini mondiali (anche nei benchmark
più solidi) e attivate dalla recente bufera finanziaria. Peraltro, oltre alla
Sgr del gruppo guidato da Alessandro Profumo, è possibile che il plotone dei
fondi coinvolti in Satyam sia piuttosto nutrito. Per esempio, anche
Consultinvest Sgr, joint venture tra il gruppo Consultinvest e la Cassa di
Risparmio di Ravenna, potrebbe essere colpita dalla truffa indiana, seppur per
una cifra modesta. La società ha un'esposizione su Satyam al 30 giugno 2008,
attraverso il fondo Consultinvest Mercati Emergenti, pari a 15.582 euro. Ad
aver investito nel gigante di Mumbai è stata anche, a suo tempo, Bipitalia
Gestioni, la società di gestione del risparmio dell'allora Banca Popolare
Italiana, che a seguito della fusione con il Banco Popolare di Verona e Novara ha
trasferito le attività di gestioni a Gestielle, la società di gestione del
Banco Popolare. L'esposizione su Satyam al 29 dicembre 2006, attraverso il
fondo Bipitalia Henderson Paesi Emergenti, era pari a 753.169 dollari, pari a
41.360 azioni. Tra le vittime del gigante indiano non ci sono solo gli
investitori istituzionali, ma anche i piccoli
risparmiatori: negli Stati Uniti è stata già avviata una class action,
coordinata dallo studio legale Spector Roseman Kodroff & Willis. In Italia,
anche in attesa della legge che regolamenterà le azioni collettive, alcuni
investitori privati hanno avviato le prime consultazioni legali per capire
quale azione intraprendere.
( da "Corriere del Veneto" del 15-01-2009)
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Corriere del Veneto
- PADOVA - sezione: PADOVA - data: 2009-01-15 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Class action Lehman, creditori da tutta Europa con i 500 padovani
Oggi scade il termine per aderire all'azione legale L'avvocato: comitato di
vittime anche dall'estero Christian Moretti: «C'è un professionista locale che
ha perso un milione di euro in obbligazioni» PADOVA - Scade oggi il termine per
i padovani che vogliono aderire alla «class action » di Comune e Adiconsum
contro il crac Lehman. Una grande causa collettiva per ottenere un risarcimento
dei soldi persi, affidata a un avvocato di New York, ma originario di Padova,
Christian Moretti. «Lehman è il più grande crac della storia finanziaria, non
ha precedenti negli Usa». Lo afferma mentre prepara la sua strategia per la
class action l'avvocato Christian Moretti, laureato in giurisprudenza a
Padova, che dopo il master alla Columbia Univesrsity lavora per lo studio
legale Greenberg Traurig di New York. «Lehman Brother è sotto il chapter 11,
che equivale al commissariamento delle imprese in fallimento in Italia – spiega
l'avvocato Moretti – una strada possibile sarà chiedere al commissario di
formare un comitato dei creditori italiani». E' in attesa di ricevere da Padova
tutti gli incartamenti per mettere in piedi l'azione legale contro il colosso
Lehman Brother. Un fronte padovano contro Lehman che potrebbe diventare
europeo, se si alleasse con le piazze giuridiche di Londra e Amsterdam. «Ci
sono creditori per migliaia di milioni di dollari sparsi in tutto il mondo»,
spiega dal suo studio di Park Avenue nella Grande Mela. Oggi appunto è il giorno
in cui scade il termine per aderire alla class action e hanno già risposto 500
padovani, fornendo tutta la documentazione e l'ammontare del capitale perduto.
C'è chi ha investito anche un milione di euro in obbligazioni, come nel caso di
un professionista padovano. Oltre ai 4 milioni in obbligazioni Lehman del
Comune di Padova investiti tramite la holding Aps finanziaria e dissolti nel
nulla nello tsunami economico che ha portato al collasso la banca statunitense.
«Il Comune mi ha incaricato di predisporre un piano di tutela dei propri
diritti nelle varie procedure facenti capo al gruppo Lehman che sono state
attivate negli Stati Uniti e in Europa - spiega l'avvocato Moretti - e valutare
ulteriori azioni potenzialmente esperibili nei confronti di società emittente,
amministratori e agenzie di rating nei vari fori competenti». L'azione non
potrà intaccare direttamente il patrimonio Lehman che è sotto commissariato
giuridico, ma dovrà passare per azioni legali contro le società che ne hanno
certificato bilanci e rating, che garantivano la sicurezza della banca nel
mercato finanziario. «Parte della strategia legale sarà quella di valutare le
iniziative del Comune e dei risparmiatori padovani – dice l'avvocato Moretti -
in seno al procedimento di amministrazione controllata della capogruppo Lehman
Brothers Holdings Inc. ai sensi del Chapter 11 del US Bankruptcy Code che pende
presso il tribunale fallimentare federale del Southern District di New York».
L'attività del commissario è a protezione dei consumatori, spiega l'avvocato
padovano del Greenberg Traurig. «A maggiore tutela degli obbligazionisti il
procedimento prevede il blocco delle azioni esecutive dei creditori e la
custodia e amministrazione dei beni del patrimonio della società, che sono
stati posti sotto la supervisione di un curatore pubblico nominato dal
tribunale e dal comitato dei creditori». Il prossimo 29 gennaio ci sarà
l'assemblea dei maggiori 7 creditori di Lehman Brother che si riuniranno a New
York City, dopo quella data si potrà capire meglio cosa è rimasto del capitale
del colosso bancario. «A questo proposito, non e' ancora stata fissato il
termine per la presentazione, da parte dei creditori, della domanda di
ammissione al passivo – aggiunge Moretti - Una possibilità che stiamo valutando
in tale contesto è di richiedere al commissario di ammettere un comitato ad hoc
di creditori italiani se il numero delle adesioni risultasse sufficiente in
termini di importo complessivo dei crediti». Martino Galliolo Class action
L'assessore Sirone. A destra l'avvocato Moretti
( da "Mattino di Padova, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Dissesto Lehman.
Solo il Comune ha già raccolto 300 adesioni per 21 milioni di euro reclamati
600 PADOVANI TRAVOLTI DAL CRAC L'Adiconsum: «Pronti ad agire anche contro le
banche» Lo chiamano già «l'esercito di Lehman», sono quelle migliaia di
risparmiatori, piccoli e grandi, rimasti coinvolti nel crack della grande e
storica casa d'investimento americana. Padova paga il suo obolo, è pronta a
schierare almeno 600 persone, stima l'assessore al Bilancio Gaetano Sirone che
sta tirando le fila di un'uniziativa finora unica in Italia. Quella, cioè, di
aver posto l'amministrazione comunale capofila di un'azione
collettiva estesa a tutti
coloro che in qualche modo si sono trovati da un giorno all'altro con il
classico cerino in mano, con un fascio di obbligazioni emesse da Lehman
brothers prive di valore. Scade oggi il termine fissato dal comune per il
monitoraggio delle manifestazioni di interesse da parte di
cittadini-risparmiatori traditi da quanti, tra banche e finanziarie,
hanno proposto loro quei titoli perché «a basso rischio e quindi a bassa
remunerazione». Solo le adesioni raccolte a Padova dall'amministrazione,
afferma Sirone, sono 270 per un volume di titoli pari a 15 milioni di euro.
Verosimilmente arriveranno presto a 300 le adesioni alle quali andranno
aggiunti i 140 nominativi già raccolti da Adiconsum e gli altri intercettati da
Federconsumatori e da Adoc, le tre associazioni con le quali il comune di
Padova aveva stretto un accordo per avviare l'azione comune. Ai 15 milioni di
euro indicati da Sirone vanno quindi aggiunti i denari che porteranno in dote
gli altri e naturalmente i 6 milioni di euro di obbligazioni categoria «senior»
emesse sempre da Lehman, sottoscritte dal comune di Padova. «E' una massa di
denaro imponente - afferma Sirone - anche perché a noi sono giunte richieste di
adesione da altre città, perfino da promotori per conto di propri clienti».
Roberto Nardo, segretario generale di Adiconsum Padova è già un passo avanti.
«Noi siamo pronti perché i nostri 140 nominativi hanno consegnato la
documentazione solitamente richiesta per questo genere di azioni - afferma
Nardo -. Non si tratta quindi di semplici manifestazioni di interesse. Abbiamo
contattato anche un legale specializzato che proporremo al prossimo tavolo
comune». Il consulente individuato è Christian Moretti, un padovano laureato al
Bo, specializzato nel
( da "Denaro, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
Commenti cultura e
societa' Gomorra-film non vince l'Oscar ma non è il caso di piangerci sopra Ermanno
Corsi Gomorra-film (di Matteo Garrone) non figura tra i nove finalisti di
Hollywood, non sarà fra la cinquina in gara, è fuori dagli Oscar per la serie
"migliore film straniero". Non vince, non avrà la celebre statuetta,
ma non è il caso di versare lacrime. Conviene, e non per fare diplomaticamente
buon visto a cattivo gioco, seguire la presa d'atto, ispirata da buon senso, di
Matteo Garrone ("Oscar e Golden Globe sono competizioni. Vanno presi per
quello che sono. Se si vincono danno soddisfazione, se si perdono non è un
dramma"). Alla luce di questa "lezione" di buon senso, appaiono
eccessive alcune reazioni indignate (fra queste quella di Valerio Caprara che
parla di "scandaloso ostracismo" e ritiene di dover denunciare "il
gusto bolso e conformista delle potenti corporazioni hollywoodiane").
Sostanzialmente, per tutto quello che il libro "Gomorra" contiene e
che ormai rappresenta nell'immaginario collettivo
internazionale, conta ben poco che il film di Garrone non abbia vinto l'Oscar.
Non era questo il momento della verifica, e della verità, per quanto riguarda
Roberto Saviano. Certo, un film aiuta a sensibilizzare l'opinione pubblica su
problemi drammatici come la malavita organizzata, ma i film passano e per molti
costituiscono solo un momento fugace di conoscenza e di indignazione.
Per fortuna i libri restano e diventano, nel tempo, la coscienza collettiva di una fase storica. La cinematografia è fatta di
sequenze che anche quando vanno in profondità per la loro carica suscitatrice
di forti emozioni e di scattante reattività, debbono cedere il passo ad altre
sequenze e queste ad altre ancora. Accade così tutti i giorni. I Romani
dicevano "verba volant, scripta manent". Le immagini, anche quelle
che impressionano più vistosamente, sono un po' come le parole latine. Gli
scritti sono invece come i libri: la loro azione agisce in profondità, crea una
cultura che si consolida nel tempo e orienta in maniera efficace la società.
Gomorra-film segna il passo?. Importante che Gomorra-libro continui a camminare,
a conquistare lettori in tutti i Paesi in cui è stato tradotto. Di questo c'è
bisogno perché quello che Roberto Saviano ha scritto, e documentato, su Casal
di Principe, vale per gran parte del mondo. E' importante che, sull'esempio di
Saviano, molti altri osservino e studino la società in cui vivono, conoscano
bene il "proprio spazio" e non abbiano mai paura di avere coraggio.
La malavita sistema oppure antiStato è un fenomeno globale; anche le azioni di
contrasto debbono scaturire da una coalizione internazionale di intenti. Questa
azione è ancora molto lenta. Proprio da Casal di Principe viene un ulteriore
allarme con la vicenda, davvero grottesca, del boss superlatitante che si
sottrae alla cattura scappando attraverso le fogne. Aveva una personale via di
fuga proprio dentro casa sua. Nei locali pubblici ci sono le uscite di
sicurezza: Giuseppe Setola aveva sotto il letto la botola della propria
salvezza. Vi si infila, si sporca un po' di fango, ma spunta dove non ci sono
carabinieri. Nessuno aveva pensato che potesse esistere un'urbanistica
criminale fatta di "appartamenti nascosti sotto pavimenti o dietro una
parete". La malavita sfrutta il teatro: organizza le proprie abitazioni in
modo da poter cambiare scene e quadri secondo le esigenze. Sfrutta anche le
tecnologie dell'autodifesa come porte blindate, schermi al plasma,
videosorveglianza. Su questo piano a volte i boss sono più avanti della forza
pubblica, come ai tempi dello scontro, nell'area napoletana, fra marsigliesi e
siciliani. Questi avevano rice-trasmittenti potentissime in grado di collegarsi
con mezzo mondo; carabinieri e poliziotti non riuscivano a collegarsi nemmeno
con le loro sedi più vicine, a pochi metri di distanza. L'episodio di Setola
dimostra che anche il sottosuolo (cunicoli, gallerie, condotte fognarie) va
continuamente esplorato attraverso una aggiornata "carta dei
servizi". Il sottosuolo acquista, ovviamente, anche il valore e il
significato di una metafora: nel senso che il "sistema" della
illegalità criminale non conosce limiti e va colpito in tutte le direzioni.
Solo così, come scrive Roberto Saviano, si potranno sconfiggere le spericolate
logiche economico-finanziarie ed espansionistiche dei clan. A Casal di
Principe, terra casertana, come in tutti i "Casal di Principe" esistenti
altrove. del 15-01-2009 num.
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
«Così potremo
perseguire una piena condivisione degli obiettivi» di Sandra Savino* Giovedì 15
Gennaio 2009, Perché un Piano strategico? Perché serve a produrre un risultato
complessivo per il sistema regionale (Ente Regione e tutta la costellazione di
enti, istituzioni, aziende, persone, famiglie) che sia maggiore della somma dei
risultati individuali. Ciò significa che la Regione, con una chiara definizione
della propria strategia, si propone di coinvolgere sul perseguimento di
obiettivi condivisi il sistema regionale, perché ciascuno
con la propria azione contribuisca a realizzarli. Un Piano strategico implica,
inoltre, un costante monitoraggio delle azioni messe in campo, dal governo
regionale ma anche dagli soggetti che interagiscono sul risultato, per valutare
lo scostamento dall'obiettivo finale e rivalutare tempo per tempo le scelte
fatte e la necessità di rivederle e riaggiustarle. Un terzo aspetto
riguarda l'informazione e la comunicazione verso i portatori di interesse e più
in generale verso la comunità tutta degli obiettivi perseguiti, cosa che
consentirà ai medesimi di valutare meglio i risultati realizzati. Cos'è il
Programma legislativo? Le leggi sono strumenti dell'azione di governo, che
servono a regolare le attività della collettività. Quindi darsi degli obiettivi
strategici richiede di progettare anche gli strumenti più appropriati per
raggiungerli (regole, risorse economiche, risorse umane e culturali, eccetera).
La funzione principale della Regione è quella di regolazione e di pianificazione:
ciò significa che la Regione, nel perseguire i propri obiettivi strategici, usa
principalmente gli strumenti delle regole (leggi e regolamenti) e dei piani e
programmi, ai quali sono associati flussi di risorse finanziarie che vengono
utilizzate da enti, aziende, famiglie e persone. Quindi darsi un Programma
legislativo significa costruire un programma di lavoro di predisposizione delle
regole (nuove o di modificazione di quelle esistenti) funzionali a realizzare
determinati obiettivi strategici. Naturalmente questa programmazione riguarda
le proposte di iniziativa della Giunta regionale, che dovranno poi trovare
condivisione da parte dell'organo legislativo. (*) Assessore alle Risorse
finanziarie Regione autonoma Friuli Venezia Giulia
( da "Finanza.com" del 15-01-2009)
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Coca-Cola: class="term">class class="term">action in corso (15 Gennaio 2009 -
18:27) MILANO (Finanza.com) - E? di questi minuti la notizia dell?accusa ad uno
spot della Coca Cola, ritenuto pubblicità ingannevole. A questo proposito, il
gruppo di difesa dei consumatori Center for Science ha dato inizio ad una class="term">class class="term">action nei confronti di Coca-Cola.
Dalle fonti si apprende come il processo sia stato aperto presso una corte
della California e faccia preciso riferimento al gruppo di prodotti
VitaminWater. Il titolo, quotato al Nyse, si trova nella giornata odierna, nei
pressi della parità facendo segnare un minimo intraday a quota 42,40 dollari.
(Riproduzione riservata)
( da "Adnkronos" del 15-01-2009)
Argomenti: Class Action
class="hilite">USA: SALUTE,
CLASS ACTION CONTRO COCA COLA PER BEVANDA ALLE VITAMINE PUBBLICITA' INGANNEVOLE
SU PRODOTTO BASE DI ACQUA E ZUCCHERO commenta 0 vota 0 tutte le notizie di
ESTERI ultimo aggiornamento: 15 gennaio, ore 19:08
( da "Corriere della Sera" del 16-01-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2009-01-16 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Savino Pezzotta: allora la situazione dell'economia
non è così tragica «Si mettono in gioco, buon segnale Ora cambi l'etica del
capitalismo» MILANO — «A queste condizioni non è mica difficile rischiare, sa.
Lo sanno fare tutti, quando ci si può permettere di perdere qualcosa perché
tanto si è ricchi comunque. Un lavoratore a 1.200 euro al mese ha molta meno
voglia di rischiare: non può permettersi di perdere nulla». Basta accennare al
tema e Savino Pezzotta parte in quarta. Ai ricchi il coraggio di arricchirsi
viene facile, manda a dire l'ex segretario generale della Cisl. L'ex operaio tessile
cresciuto sindacalista e da poco eletto deputato per l'Unione di Centro quasi
urla nella folla di Fiumicino. Sta per imbarcarsi per Parma. «Il volo dura
un'oretta: provi a richiamare più tardi, anche se di questi tempi non si sa
mai», fa in tempo a dire. Ma l'aereo stavolta è puntuale e sessanta minuti
hanno tirato fuori il vecchio Pezzotta. Meno tagliente, più raziocinante:
«Tutto sommato — osserva dall'aeroporto di Parma — se gli imprenditori tornano
a puntare e investire nelle loro stesse imprese, la mia impressione è
positiva». Possibile che passare da Roma all'Emilia dei distretti faccia
un'impressione del genere anche a un uomo così esperto? «è un segnale che va
colto con attenzione — continua Pezzotta —. Vuol dire che la situazione della
nostra economia tutto sommato non è così disastrosa come ci viene dipinta». Non
che Pezzotta sia tipo da credere nell'altruismo della classe imprenditrice
italiana. «Nessuno fa niente per niente, tantomeno questi signori — dice —. Se
investono nelle loro imprese, vuol dire che hanno una speranza concreta e
voglia di mettersi in gioco. Potrebbero tenersi neutrali, restare alla
finestra. Invece si impegnano. Di un capitalismo che non sa rischiare, non
sappiamo cosa farcene». Con chi un tempo sedeva alla parte opposta dei tavoli
negoziali, Pezzotta bada al sodo. Poco gli importa che qualche grande manager,
più d'uno in effetti, nel 2008 abbia dimostrato ben poco appetito per i propri
stessi titoli in Borsa. O che altri vi abbiano investito tutto sommato poco, in
rapporto alle ampie tasche che si ritrovano. Ciò che preme a Pezzotta, adesso,
è quella che chiama «l'etica del capitalismo» e come essa stia cambiando. «Con
questa crisi si è rotta una concezione dell'attività economica, quella
concentrata sulla tensione esclusiva a guadagnare di più e aumentare il valore
azionario. Quest'ipotesi è schiantata», affonda i colpi l'ex leader della Cisl.
Per poi sterzare bruscamente: «Sull'etica dei politici facciamo scorrere fiumi
d'inchiostro, di quella imprenditoriale nel nostro Paese invece quasi non si
parla: non conta solo il desiderio di guadagnare di più individualmente,
bisogna prestare attenzione anche a beni collettivi come il
lavoro». Potrebbe aggiungere la formazione o l'ambiente, Pezzotta. Invece si
limita a insistere: la grande crisi segna la sconfitta del modello americano,
centrato sulla finanza e sui presunti interessi degli azionisti. Dopo anni di
crescita zero in Italia, non militerà anche Pezzotta nel partito degli
orgogliosi di essere rimasti indietro? Saggia o meno, la «Schadenfreude»
— la gioia per le disgrazie altrui — è oggi molto diffusa nel Paese. «Se guardo
alla realtà italiana, elementi drammatici come negli Stati Uniti non ne vedo—
dice Pezzotta —. Il manifatturiero era considerato un peso da eliminare, invece
si è capito che nella sua lentezza a modernizzarsi l'Italia ha mantenuto
caratteristiche utili. Occorre un equilibrio fra settore terziario e industria
». Il contropiede insomma non è solo di chi compra azioni mentre le Borse
crollano. è anche di chi, come Pezzotta, vuole aggiornare il modello
dell'economia di mercato: «Non ho nulla contro il capitalismo. Ma la crisi
mostra che se non evolve verso forme di democrazia economica, andrà sempre
incontro a dei rischi eccessivi. La democratizzazione lo può salvare da se
stesso». Democrazia economica: non sarà mica l'ennesimo slogan? «No, è un
concetto preciso — incalza l'ex leader della Cisl —. Per esempio, se i modelli
contrattuali fossero partecipativi e legati al reddito d'impresa,
l'informazione e la trasparenza ne guadagnerebbero. Tutta la collettività
sarebbe interessata a capire se bisogna investire, quanto e quando». \\ Se
investono nei loro gruppi vuol dire che hanno una speranza concreta \\ Gli
imprenditori devono fare attenzione anche a beni collettivi come il lavoro F.
Fub.
( da "Soldionline" del 16-01-2009)
Argomenti: Class Action
16-01-2009 08:43 di
Redazione MF di venerdì 16 gennaio scrive che il governo ha presentato un
emendamento con cui si dispone l?applicabilità della class action a partire dal
giugno del
( da "Soldionline" del 16-01-2009)
Argomenti: Class Action
16-01-2009 10:45 di
Redazione Non si spegne l?eco della vicenda Madoff, che penalizza particolarmente
Unicredit. La truffa dell?ex presidente del Nasdaq, che ha raggirato numerosi
investitori con una frode da 50 miliardi di dollari basata sul metodo Ponzi,
potrebbe causare una prima vittima nel gruppo guidato da Alessandro Profumo.
Secondo indiscrezioni di stampa, riportate dal Sole24Ore, il governo austriaco
sarebbe sul punto di chiudere Bank Medici, istituto controllata al 25% da
Unicredit attraverso Bank Austria. La banca, che vantava un?esposizione di 2,1
miliardi di euro nei confronti degli strumenti di Bernard Madoff, è in queste
ore sotto il controllo degli ispettori, che avrebbero riscontrato “criticità e
deficienze”. Così, il Governo di Vienna sarebbe interessato a “salvaguardare il
prestigio della sua piazza finanziaria” e nel giro di qualche settimana
potrebbe liquidare l?istituto per mancanza di clientela e di business. La
chiusura di Bank Medici, che operava quasi esclusivamente con i fondi dell?ex
presidente del Nasdaq, non dovrebbe pesare sui bilanci di Unicredit. L?istituto
è di dimensioni decisamente piccole, con 16 dipendenti, commissioni di 5
milioni e un utile (nel 2007) da 0,8 milioni di euro. Il 25% in possesso di
Bank Austria è iscritto a un valore di libro di 1,5 milioni di euro. Non è
escluso, però, che le perdite potenziali possano arrivare dalle eventuali class
action promosse dalla clientela invischiata nel caso Madoff. A proposito di
class action, tra l?altro, nelle scorse ore il quotidiano MF indicava che Repex
Ventures, società con sede nelle Isole Vergini britanniche, avrebbe depositato
al Tribunale di New York una citazione per un?azione collettiva
nei confronti di due società del gruppo Unicredit sempre nell?ambito del caso
Madoff. Nella giornata di ieri è arrivata la bocciatura di Hsbc, che ha
abbassato a “neutrale” dal precedente “overweight” (sovrappesare) il suo rating
e tagliato da