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DOSSIER “CLASS ACTION”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


T ARTICOLI DEL  21-27 dicembre 2008       #TOP



Report "Class action"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Class action (18)


Indice degli articoli

Sezione principale: Class action

Miraggio class action. Che vergogna! ( da "Blogosfere" del 21-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori, che sarebbe dovuta entrare in vigore il primo gennaio 2009, viene fatta slittare ancora con una proroga al 30 giugno 2009. La class action, lo ricordiamo, era stata introdotta dal precedente Governo con la Finanziaria 2008, e sarebbe dovuta diventare operativa già a giugno 2008,

chiesa e "stato cristiano" - (segue dalla prima pagina) carlo galli ( da "Repubblica, La" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: a quella vita collettiva (la "nazione") di cui lo Stato è l´espressione storica più piena e razionale. Contro questo culto dello Stato si muovevano i socialisti, che nello Stato vedevano soprattutto l´aspetto giuridico del dominio di classe, i liberali (non tutti) ostili al superamento della centralità etica, giuridica e politica del singolo soggetto,

Restano fuori le vittime di Cirio e Parmalat ( da "ItaliaOggi Sette" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva è stata introdotta con la Finanziaria per il 2008 del governo Prodi, ma con la manovra del luglio scorso il governo Berlusconi ha sospeso la norma fino al 31 dicembre 2008. La finanziaria per il 2008 prevedeva che l'azione collettiva risarcitoria potesse essere promossa a partire dal primo luglio 2008,

Class action, studi legali in pista ( da "ItaliaOggi Sette" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva risarcitoria contro aziende ed enti colpevoli di una condotta irregolare, sarebbe dovuto entrare in vigore il primo luglio, ma poi il nuovo esecutivo ha rinviato tutto al prossimo primo gennaio. Proprio in questi giorni, però, mentre la commissione Giustizia della Camera presieduta da Giulia Bongiorno sta analizzando la proposta di testo unificato presentata dal

Condanna per le imprese ( da "ItaliaOggi Sette" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Nel caso di inammissibilità all'azione collettiva», si legge nel documento, «il giudice può stabilire a favore dell'impresa una sorta di danno punitivo i cui costi andrebbero a carico della parte soccombente. Non è prevista, invece, la reciprocità cioè l'inverso (ammissione all'azione collettiva, danno punitivo a favore dei consumatori,

crisi economica ( da "Centro, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Dobbiamo porre anche nelle nostre priorità di azione la questione morale, la riforma della politica, la trasparenza dell'azione amministrativa, come leve indispensabili per lo sviluppo, per il lavoro, per l'innalzamento della qualità della vita delle persone. Per una «rinascita» culturale e sociale della bella politica.

Online la protesta sulla Class Action ( da "Punto Informatico" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Roma - La Class Action all'italiana è nata deforme, non potendo essere attivata dal singolo cittadino ma solo da gruppi di interesse, però anche in quella forma non è ancora operativa, e il Governo ha deciso nei giorni scorsi di rinviarne ulteriormente l'introduzione alla prossima estate.

Non siamo diventati più poveri ( da "Avanti!" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: CLASS ACTION - Slitta di altri 6 mesi l'entrata in vigore della class action. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri. La norma per le azioni collettive doveva partire il primo gennaio, così invece scatterebbe a giugno. Lo slittamento è contenuto nel decreto "milleproroghe".

Online la protesta sulla Class Action ( da "KataWeb News" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Online la protesta sulla Class Action 22 dicembre 2008 alle 21:33 — Fonte: punto-informatico.it — 0 commenti Monta lo scontento per la decisione del Governo di rinviare lo strumento

Tra Oriente e Occidente: l'economia e il diritto nel raffronto tra due culture ( da "AltaLex" del 23-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva al fine di una possibile crescita reciproca. Vi è quindi una impossibilità da giustificare in assoluto i giudizi etici (Ross) se non sulla base di principi sui quali ci sia accordo (Scarpelli). Questo porta nell?occidente ad affermare che l?

di Pier Arrigo Carnier In questi utimi ... ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 23-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: dei diritti collettivi sulle terre altrui. Sostiene questa legge per la liquidazione dell'uso civico che l'estinzione del diritto sul bene è ammissibile al verificarsi della scomparsa di tutti i componenti del collettivo d'origine, e cioè dei cittadini della tal villa (frazione) per cui il bene stesso verrebbe incamerato dal Comune,

Per ora Calisto Tanzi è stato condannato a 10 anni di ... ( da "Gazzettino, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: le speranze della maggior parte dei truffati sono appese alla possibilità dell'azione collettiva e di una condanna degli istituti bancari. Se non ci sarà giustizia ancora una volta il sistema si sarà autoprotetto e i risparmiatori ingenui e imbrogliati saranno nuovamente sconfitti. Perché al di là delle illusioni di chi ha creduto che inseguendo quei titoli si diventasse ricchi,

ROMA Torna la class action. Il governo ha presentato ieri un emendamento in commissione Industria a... ( da "Messaggero, Il" del 24-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: class action. Il governo ha presentato ieri un emendamento in commissione Industria al Senato dove si trova in discussione il disegno di legge sullo «sviluppo delle imprese e in materia di energia». Nella sostanza, si riporta in vita la norma sui ricorsi collettivi che era prevista nella finanziaria 2008 ma che era stata fatta slittare al 30 giugno 2009 dal decreto milleproroghe.

Class action, il governo presenta un nuovo emendamento ( da "BlueTG online" del 24-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Class action, il governo presenta un nuovo emendamento 24-12-2008 13:46 - Giungono altre interessanti novità sul dibattuto tema della class action. Il governo ha infatti depositato un emendamento al disegno di legge, attualmente in discussione al Senato, che prevede la possibilità di utilizzare per tutti i cittadini,

I nuovi contenuti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva entrerà in vigore nella versione approvata nella passata legislatura Dalla Funzione pubblica, nello stesso tempo, è stata inserita, nel disegno di legge delega approvato dal Senato la scorsa settimana, una forma di azione collettiva che ha come obiettivo il ripristino di standard di efficienza nella pubblica amministrazione Le caratteristiche La nuova azione collettiva

Class action solo da luglio 2008 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: è stato fissato sino a quella data il rinvio dell'entrata in vigore dell'azione collettiva. Solo allora verrà messa la parola fine a una vicenda iniziata di fatto un anno fa, quando l'allora maggioranza di centrosinistra, in sede di approvazione della Finanziaria, introdusse a sorpresa l'azione collettiva nel nostro ordinamento.

Lecco: Bolzaneto, la mattanza della democrazia ( da "Merateonline.it" del 26-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: di dolore collettivo, di compartecipazione, di ricordi e testimonianze su quel buco nero, quella violenza nascosta, quella mattanza della democrazia che è stata Bolzaneto. Come Auschwitz è il simbolo dello sterminio programmato e attuato nella cecità collettiva mondiale, dell'ebreo e dei diversi, dei sommersi, Bolzaneto è stata,

13:44 ASCOLI: AD UN ANNO DA CROLLO ACQUEDOTTO NESSUN RISARCIMENTO ( da "Agi" del 27-12-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Abbiamo inizialmente tentato di percorrere la via della azione risarcitoria collettiva (class action) - continua Fiori - che poi accantonammo perche' non ancora percorribile (ed anche recentemente e' stata nuovamente prorogata) per poi ripiegare sulla via della piu' fattibile conciliazione collettiva, che pero' e' tutt'ora ferma.


Articoli

Miraggio class action. Che vergogna! (sezione: Class action)

( da "Blogosfere" del 21-12-2008)

Argomenti: Class Action

Dic 0821 Miraggio class action. Che vergogna! Pubblicato da Laura Simionato alle 17:44 in Class action La class action non s'ha da fare. Un vero e proprio miraggio: lo vedi lì in lontananza, poi, piu' ti avvicini e piu' i contorni sfumano, si dileguano, finche' proprio non vedi piu' nulla. Eccola li', che slitta ancora di sei mesi. Con il decreto Milleproroghe approvato in questi giorni dal Consiglio dei Ministri, infatti, l'azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori, che sarebbe dovuta entrare in vigore il primo gennaio 2009, viene fatta slittare ancora con una proroga al 30 giugno 2009. La class action, lo ricordiamo, era stata introdotta dal precedente Governo con la Finanziaria 2008, e sarebbe dovuta diventare operativa già a giugno 2008, se non fosse stata sospesa per sei mesi questa primavera. Ora, dopo una serie di modifiche peggiorative al provvedimento , è arrivato il nuovo stop, accolto da un coro di critiche e di denunce da parte delle associazioni dei consumatori, che parlano di subordinazione del Governo di fronte alle richieste di Confindustria, di allontanamento dei cittadini dalla tutela dei propri diritti, e urlano "Vergogna! Siamo indignati"! E, noi lo ribadiamo: VERGOGNA!

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chiesa e "stato cristiano" - (segue dalla prima pagina) carlo galli (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 22-12-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina 15 - Cronaca CHIESA E "STATO CRISTIANO" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CARLO GALLI Espressione estrema della lotta moderna contro il principio d´autorità ecclesiastico, lo Stato etico viene prima del singolo e dei suoi diritti soggettivi, e, con la sua prassi educativa, porta l´arbitrio dei privati ad aderire pienamente e consapevolmente (e qui starebbe la vera libertà) a quella vita collettiva (la "nazione") di cui lo Stato è l´espressione storica più piena e razionale. Contro questo culto dello Stato si muovevano i socialisti, che nello Stato vedevano soprattutto l´aspetto giuridico del dominio di classe, i liberali (non tutti) ostili al superamento della centralità etica, giuridica e politica del singolo soggetto, e appunto anche il cattolicesimo che al potere autoreferenziale di uno Stato così inteso opponeva l´autonomia della Chiesa e della persona, entrambe di origine divina. Ma che cosa significa il ricorso polemico al termine "statolatria" nel dibattito di oggi, quando lo Stato, con ogni evidenza, non ha più quelle pretese? Quando lo Stato etico è un´esperienza sconfitta dalla storia, e tutta la riflessione politica e morale, si orienta altrove per individuare le coordinate della libertà individuale e collettiva? Qual è la ragione di questo anacronismo lessicale? Siamo davanti, di fatto, all´equiparazione dello Stato laico contemporaneo allo Stato etico, all´assimilazione dell´educazione dei giovani alla cittadinanza democratica con la trasmissione autoritaria di specifici contenuti dottrinari, al timore che quando lo Stato educa al rispetto dei diritti realizzi una limitazione della libertà personale e collettiva, che il potere sia ormai (secondo le parole dell´arcivescovo) "biopolitico", che cioè si intrometta nella vita intima delle persone. Ora, in questa argomentazione sono evidenti alcuni limiti: il primo è che tutto ciò sembra ricalcare le polemiche ecclesiastiche ottocentesche contro l´istruzione pubblica promossa dallo Stato, vista come una violazione dei diritti delle famiglie. Il secondo è che la Chiesa definisce "biopolitica" la legge di uno Stato, ma non la propria impressionante serie di divieti, che vincolano gravemente i diritti dei singoli credenti a determinare in modo autonomo come vivere, amare, procreare, morire. Il terzo limite è infine che qui si interpreta polemicamente come un contenuto ideologico particolare (e pericoloso) proprio quel principio di laicità dello Stato che è al contrario la condizione universale formale che fonda e garantisce la coesistenza dei singoli soggetti e dei gruppi sociali. Lo Stato laico (quale cerca di essere la Spagna) non può non insegnare ai giovani il pluralismo e la tolleranza. E non può non spiegare, a tutti i cittadini, che la legittimità del legame politico democratico e dei doveri che ne derivano sta nel fatto che le leggi dello Stato rispettano e valorizzano i diritti umani, civili, sociali e politici, e non servono ad affermare un´identità religiosa o culturale (né, ovviamente, etnica), neppure se è quella della maggioranza. Questo non è l´insegnamento di un´ideologia che fa dello Stato un idolatrico concorrente di Dio, ma della libertà dei moderni, e dei contemporanei. E se non si vuole comprendere che la laicità dello Stato non è un opinabile valore fra gli altri ma è la decisione fondamentale della civiltà moderna che realizza la tutela politica della libera espressione sociale di ogni possibile fede e cultura, dell´uguale dignità dei più vari progetti di vita purché non implichino violenza e dominio su altri; se si critica e si combatte come statolatria, come culto dello Stato, l´esistenza e l´azione di uno Stato che rende possibili tutti i culti (e anche il rifiuto dei culti) e tutte le culture; allora in realtà non si vuole, al di là delle espressioni verbali, uno Stato laico ma uno Stato cristiano, o almeno uno Stato che di fatto privilegia il cristianesimo. Come la distinzione fra laicità e laicismo, così il ricorso al termine "statolatria" è quindi più che una scelta linguistica: è un chiaro segno, fra molti altri, di un preciso indirizzo di politica ecclesiastica di cui farebbero bene a essere consapevoli tutti quei laici che del ruolo dello Stato hanno ancora un concetto adeguato.

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Restano fuori le vittime di Cirio e Parmalat (sezione: Class action)

( da "ItaliaOggi Sette" del 22-12-2008)

Argomenti: Class Action

ItaliaOggi Sette Numero 303  pag. 205 del 22/12/2008 | Indietro Restano fuori le vittime di Cirio e Parmalat DIRITTO & SOCIETA' Niente class action per le vittime dei crac Cirio e Parmalat. L'azione collettiva risarcitoria si può esercitare «per gli illeciti compiuti successivamente al 1° luglio 2008», data inizialmente prevista per l'entrata in vigore dell'articolo 140 bis del codice del consumo. La precisazione è contenuta nel testo dell'emendamento del governo formalizzato nel decreto milleproroghe varato giovedì. La fissazione temporale contenuta nell'emendamento esclude perciò l'esercizio della class action per le vicende dei crac finanziari degli anni passati. Fonti dell'esecutivo confermano che quello che circola in bozza è l'emendamento predisposto dal governo e ha l'obiettivo di sciogliere dubbi interpretativi legati alla mancanza di un termine per gli illeciti. L'azione collettiva è stata introdotta con la Finanziaria per il 2008 del governo Prodi, ma con la manovra del luglio scorso il governo Berlusconi ha sospeso la norma fino al 31 dicembre 2008. La finanziaria per il 2008 prevedeva che l'azione collettiva risarcitoria potesse essere promossa a partire dal primo luglio 2008, ma non era definito un termine per gli illeciti. Quindi poteva riguardare fatti commessi anche diversi anni prima, compresi i crack Cirio e Parmalat e il default dei bond argentini che hanno coinvolto migliaia di piccoli risparmiatori.

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Class action, studi legali in pista (sezione: Class action)

( da "ItaliaOggi Sette" del 22-12-2008)

Argomenti: Class Action

ItaliaOggi Sette Numero 303  pag. 205 del 22/12/2008 | Indietro Class action, studi legali in pista DIRITTO & SOCIETA' Di Pagina a cura di Giovanni Lombardo Il governo fa slittare di altri 6 mesi la norma, ma studia il ridimensionamento delle associazioni I consumatori potranno rivolgersi anche agli avvocati Grandi manovre sulla class action. E per gli studi legali si aprono nuove prospettive di business. L'articolo 140 bis del Codice del consumo, che regola gli strumenti di azione collettiva risarcitoria contro aziende ed enti colpevoli di una condotta irregolare, sarebbe dovuto entrare in vigore il primo luglio, ma poi il nuovo esecutivo ha rinviato tutto al prossimo primo gennaio. Proprio in questi giorni, però, mentre la commissione Giustizia della Camera presieduta da Giulia Bongiorno sta analizzando la proposta di testo unificato presentata dal relatore Antonino Lo Presti (Pdl), il governo ha presentato un emendamento, nel decreto legge cosiddetto milleproroghe varato giovedì per far slittare la class action di altri 6 mesi (da gennaio a luglio 2009). Nel milleproroghe viene anche detto che esclusi dal campo di applicazione della norma sono i crac Cirio e Parmalat: la class action potrà essere infatti attivata per illeciti compiti a partire dal luglio del 2008, con un parziale effetto retroattivo. L'emendamento dovrebbe contenere anche la possibilità di class action nei confronti della p.a. e saranno previsti mezzi di tutela giurisdizionale degli interessati nei confronti delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici che si discostano dagli standard qualitativi ed economici fissati o che violano le norme preposte al loro operato. Oltre all'emendamento del governo c'è comunque il lavoro delle commissioni, dove pare che allo studio ci siano rilevanti novità che potrebbero vedere ridimensionato il ruolo delle associazioni dei consumatori. Gli avvocati italiani guardano con attenzione agli sviluppi della situazione. Tra le modifiche proposte dal governo ce n'è una che allarga molto il raggio d'azione degli studi legali. Se l'emendamento dovesse passare, la legittimazione alla class action sarebbe riconosciuta anche ai consumatori singoli che in tal modo potranno rivolgersi a un avvocato senza passare dalle associazioni e dai comitati. In altre parole i cittadini potranno scegliere la class action all'italiana e affidarsi alla tutela delle associazioni, oppure rivolgersi autonomamente a uno studio legale come avviene ad esempio negli Usa. Nel diritto anglosassone, infatti, quando un unico fatto genera una pluralità di situazioni da tutelare, tutti coloro che sono stati danneggiati possono avvalersi dell'iniziativa di uno qualsiasi dei soggetti lesi, anche senza partecipare alla causa. In ogni caso tutta la “classe” beneficerà della sentenza. Secondo l'Adiconsum la modifica che riguarda la legittimazione ad agire contrasta con quanto stabilito dalle class action degli altri paesi europei e dagli indirizzi della stessa Unione europea. «Un aspetto che deve essere corretto», sottolinea il segretario generale dell'Associazione, Paolo Landi «anche per evitare che le class action diventino un business per gli uffici legali». Ancora più duro il commento del segretario generale dell'Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona: «è inaccettabile l'esproprio che rischiano di subire le associazioni dei consumatori, siamo al paradosso per cui quello stesso consumatore che oggi rinuncia ad agire per recuperare i 20 euro di una bolletta sbagliata sarebbe investito della pesante responsabilità di agire non solo per sé, ma anche a beneficio di tutti coloro che si trovano nella stessa condizione. Evidentemente», conclude Dona, «lascerà perdere e l'azienda scorretta la farà franca».

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Condanna per le imprese (sezione: Class action)

( da "ItaliaOggi Sette" del 22-12-2008)

Argomenti: Class Action

ItaliaOggi Sette Numero 303  pag. 205 del 22/12/2008 | Indietro Condanna per le imprese DIRITTO & SOCIETA' LE altre novità La sentenza sarà esecutiva entro sei mesi Molte le novità contenute nella bozza di emendamento del governo sulla class action. L'Adiconsum ha elaborato un documento in cui mette in luce gli aspetti positivi e i punti critici. Secondo il segretario generale dell'associazione, Paolo Landi, il nuovo testo è condivisibile nella parte in cui prevede l'esecutività della sentenza e la condanna (nel precedente c'era solo l'accertamento di un diritto), l'operatività di un filtro con la prima udienza in Tribunale e l'obbligo dell'impresa condannata di depositare cautelativamente le somme del risarcimento in attesa dei vari gradi di giudizio. Fra i limiti più rilevanti l'Adiconsum, oltre a quanto previsto in merito alla legittimazione ad agire, individua anche le modifiche per quanto riguarda il danno punitivo: «Nel caso di inammissibilità all'azione collettiva», si legge nel documento, «il giudice può stabilire a favore dell'impresa una sorta di danno punitivo i cui costi andrebbero a carico della parte soccombente. Non è prevista, invece, la reciprocità cioè l'inverso (ammissione all'azione collettiva, danno punitivo a favore dei consumatori, costi a carico dell'impresa). La reciprocità potrebbe consentire di rispondere a un'ulteriore condizione prevista dalla normativa e cioè l'informazione ai consumatori, i cui costi sono a carico dei promotori dell'azione collettiva». I consumatori chiedono anche di ridurre i tempi di esecutività della sentenza che ammontano a sei mesi dalla sua pubblicazione. Critiche anche alla fissazione dei termini che prevedono la validità della class action solo per gli illeciti avvenuti dopo il 1° luglio 2008, escludendo quindi tutte le vittime del risparmio tradito.

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crisi economica (sezione: Class action)

( da "Centro, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina 10 - Pagina Aperta Crisi economica Crisi economica e politica malata Lo sconforto in queste ore di molti cittadini abruzzesi e pescaresi è grande. Alla valanga della crisi economica e sociale che preoccupa migliaia di famiglie che vivono già oggi il dramma della cassa integrazione, della perdita del lavoro e di una incerta prospettiva di ripresa, si affianca una valanga che sembra inarrestabile di un sistema politico malato che produce ormai quotidianamente inchieste giudiziarie che legano affari e politica in un intreccio d'illegalità che sembra guidare il modo di operare di parte importante della classe dirigente di questa regione. Le vicende giudiziarie faranno il loro corso, e speriamo che nel più breve tempo si faccia luce sulla certezza delle responsabilità e dei gravi capi d'imputazione che hanno colpito in questi mesi e in questi giorni politici ed imprenditori. E c'è in noi la speranza che gli indagati possano dimostrare la loro estraneità ai gravi illeciti contestati e uscire positivamente da queste tristi e drammatiche vicende. Se così non fosse ci troveremmo di fronte ad una condizione di estrema gravità che produrrà un ulteriore strappo sociale e democratico che investirà profondamente il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni, tra cittadini e politica. Non si può restare indifferenti. Il risultato delle ultime elezioni regionali ha già lanciato un campanello d'allarme che non può essere sottovalutato. Il valore di quel voto non sta tanto sul chi ha vinto o chi ha perso, ma nel fatto che per la prima volta oltre il 50 per cento degli elettori ha deciso di non esercitare il diritto di scelta. Recuperare questa fiducia é la priorità della classe politica. La riflessione e le azioni da mettere in campo per superare questa preoccupante condizione che rischia di aggravare i già pesanti problemi economici e sociali devono essere rapide e devono coinvolgere tutte le componenti politiche e sociali di questa città, di questa provincia. Insomma avere il coraggio di affrontare fino in fondo le cause di questa preoccupante condizione, anche di decadimento morale, in una fase in cui c'è maggiore bisogno della credibilità della classe dirigente regionale e locale, per fronteggiare la pesante situazione economica-finanziaria che graverà sui cittadini, sulla loro vita quotidiana e che rischia di allargare irreparabilmente la distanza tra politica e collettività. Come sindacato abbiamo il dovere di contrastare questa deriva, facendo i conti anche con le nostre responsabilità di disattenzione verso questi processi di deterioramento. Dobbiamo porre anche nelle nostre priorità di azione la questione morale, la riforma della politica, la trasparenza dell'azione amministrativa, come leve indispensabili per lo sviluppo, per il lavoro, per l'innalzamento della qualità della vita delle persone. Per una «rinascita» culturale e sociale della bella politica. Vittorio Foa, ricordando Norberto Bobbio, diceva: «Lui ha concepito la politica come educazione attraverso l'esempio ed è secondo me un contributo molto importante di cui la Repubblica italiana gli è debitrice. Siamo debitori della capacità di vedere nella politica anche l'insegnamento di un costume e di un comportamento». Sarebbe bene che questo insegnamento non andasse mai perso di vista da chi sceglie di porre la sua opera al servizio della collettività, del bene comune. Paolo Castellucci Segretario Cgil Pescara L'Italia a picco ecco chi ringraziare Signor direttore, chi dobbiamo ringraziare per la grave situazione tecnico-amministrativa in cui l'Italia, l'Abruzzo, altre regioni e le maggiori città della nazione si ritrovano oggi? Personalmente ho provato in mille maniere a darmi una risposta. Sarà che la destra e la sinistra si sono talmente attorcigliate che non si capisce più da che parte si orientano? Non credo proprio. Quando c'è da cogliere ed anche se il frutto è ancora acerbo, «l'uomo del monte» dice sempre sì ed alla raccolta si procede indifferentemente sia con la mano destra che con quella sinistra. Saranno i programmi politici non esattamente consoni al momento? Neanche a parlarne. Sono sempre gli stessi da decenni e qualche volta finiscono in gloria. I gestori dei beni comuni sono laici, popolari o vicini alla Chiesa? Tutti uguali. Si rendono conto del loro stato e manifestano la propria appartenenza a seconda dei momenti particolari. Il fallimento della politica è sotto gli occhi di tutti? E chi se ne importa. Si inganna l'elettorato e si indicono nuove elezioni con gli stessi programmi di prima, con le stesse promesse e gli stessi slogan. Ah dimenticavo, anche con le stesse facce sui soliti manifesti a trentasei denti. Di cambiamento nemmeno l'ombra. Neppure quando alle urne si reca appena il 50 per cento degli elettori aventi diritto e si concede ad una parte di governare con il solo consenso del 25 perf cento della popolazione elettrice. Il rimanente 75 per cento non conta più, se mai ha avuto credito. Ma queste sono le leggi della democrazia a cui tutti siamo costretti a sottostare nonostante siano evidenti delle vere e proprie angherie. Quanto potrebbe essere degno di persone civili se, ad iniziare dalle prossime elezioni, ad indicare i candidati potessero essere i cittadini e non le segreterie politiche dei partiti. Gli stessi elettori che successivamente si recherebbero alle urne consapevoli di eleggere quei rappresentanti da loro stessi indicati e di cui fidarsi totalmente. Pinuccio Ferreri Lanciano

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Online la protesta sulla Class Action (sezione: Class action)

( da "Punto Informatico" del 22-12-2008)

Argomenti: Class Action

class="hilite">Roma - La Class Action all'italiana è nata deforme, non potendo essere attivata dal singolo cittadino ma solo da gruppi di interesse, però anche in quella forma non è ancora operativa, e il Governo ha deciso nei giorni scorsi di rinviarne ulteriormente l'introduzione alla prossima estate. Un rinvio che non sembra piacere a consumatori ed utenti Internet. Tra i più interessati a questo strumento, per i molti disservizi e problemi che segnalano da anni su tutti i fronti delle TLC, i netizen italiani si stanno organizzando per sostenere la Class Action, già nelle corde di diverse associazioni di consumatori che ne stavano preparando alcune contro imprese di primo piano. "TLC e Internet più in generale - racconta a Punto Informatico Marco Pierani, promotore della protesta ed esponente di Altroconsumo - sono terreno molto fertile per ipotesi applicative di class="term">class class="term">action, in quanto in questi settori purtroppo si diffondono comportamenti illeciti da parte di aziende che ledono in maniera seriale un numero elevato di persone per importi poco elevati, dal che il gioco non vale la candela per quanto riguarda le cause individuali, ecco che lo strumento della class="term">class class="term">action potrebbe conoscere subito e in maniera ottimale applicazioni utili in questo ambito, mi vengono in mente alcune aste al ribasso per fare un esempio veloce". La mobilitazione sta prendendo forma in questo momento in un gruppo aperto su Facebook: Class class="term">action: ulteriore rinvio, beffa per i cittadini - indigniamoci.

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Non siamo diventati più poveri (sezione: Class action)

( da "Avanti!" del 22-12-2008)

Argomenti: Class Action

“Non siamo diventati più poveri” Secondo le analisi di Bankitalia il Paese ha resistito all'onda d'urto della crisi Lunedì 22 Dicembre 08 Tiene la ricchezza delle famiglie italiane, grazie alla sostanziale invarianza del valore del patrimonio immobiliare, ma si impoverisce il portafoglio finanziario, contrattosi del 6% nei primi sei mesi del 2008 "soprattutto a causa del calo dei corsi azionari"."La tendenza negativa - spiega il supplemento al bollettino statistico della Banca d'Italia - è proseguita con maggior vigore nei mesi successivi in corrispondenza della crisi finanziaria internazionale". La ricchezza "reale" delle famiglie italiane, costituita prevalentemente da immobili, resta sostanzialmente stazionaria. Bankitalia ricorda che, secondo l'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio, nella prima parte del 2008 si è registrato un rallentamento della crescita nei prezzi degli immobili e un forte calo dei volumi di compravendita. "Le componenti di cui sono già noti gli andamenti per il primo semestre 2008 - si legge nel bollettino - rappresentano circa il 90% del complesso della ricchezza netta dei nuclei familiari; si può dunque ipotizzare che in questo periodo l'aggregato complessivo, a prezzi costanti, sia rimasto praticamente immutato, riscontrando una lieve flessione in termini reali".La ricchezza "reale" delle famiglie italiane, a fine 2007 rappresentava circa il 60% della ricchezza lorda (5.570 miliardi), mentre le attività finanziarie sono circa il 40% (3.652 miliardi). Le passività finanziarie erano invece circa l'8% (710 miliardi). Maggioritaria la quota di ricchezza reale in abitazioni (82%), seguita con molto distacco dai fabbricati non residenziali (6,5%), impianti e macchinari (6,5%), terreni (3,4%) e oggetti di valore (quadri, preziosi, mobili, ecc) 2,1%.Per le attività finanziarie la quota più rilevante (49%) è quella detenuta in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni, partecipazioni e fondi comuni di investimento. Contante, depositi bancari, risparmio postale sono il 26%, mentre il 5,5% (con un progresso dello 0,8%) è costituito dai titoli pubblici italiani. Le passività finanziarie sono rappresentate invece principalmente dai mutui per la casa (39,6%), seguiti dai debiti commerciali (29,6%) e dal credito al consumo (13,1%).Per quanto attiene il confronto internazionale la Penisola non si colloca male nel panorama complessivo, anzi: considerando i valori in percentuale sul reddito complessivo lordo il Belpaese si posiziona al terzo posto (dopo Francia e Gb) per attività reali; sempre alla piazza d'onore (dopo Gb e Usa) per attività finanziarie. Siamo al contrario ultimi dopo Gb, Usa, Germania, Francia per passività finanziarie e al secondo posto per ricchezza netta dopo la Gb. Si tratta, secondo quanto rileva l'Istituto centrale, di ricchezza prevalentemente concentrata, in Italia, dove - a fronte di una media di 143mila euro pro capite - si osserva una distribuzione delle risorse fortemente diversa."Alla fine del 2007 è scritto nel bollettino - la ricchezza netta per famiglia ammontava complessivamente a circa 360 mila euro: la distribuzione della ricchezza, però - viene sottolineato - è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione, e molti nuclei familiari detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre pochi dispongono di una ricchezza elevata". Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza - prosegue Bankitalia - desunte dall'indagine sui bilanci delle famiglie italiane, indicano che nel 2006 la metà più povera delle famiglie italiane possedeva meno del 10% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco deteneva quasi la metà della ricchezza complessiva.Il numero dei nuclei familiari con una "ricchezza negativa", vale a dire con debiti superiori agli attivi, è purtroppo pari a circa il 3%, "una quota - precisa la Banca d'Italia - largamente inferiore a quella risultata per altri Stati come Stati Uniti, Regno Unito e Francia". Ogni famiglia italiana poteva contare mediamente nel 2007 su una ricchezza media di 360mila euro, cioè 143mila euro a testa. Via Nazionale spiega, però, che la distribuzione della ricchezza è caratterizzata "da un elevato grado di concentrazione" cioè "molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre poche dispongono di una ricchezza elevata". Da questo punto di vista, gli ultimi dati relativi al 2006, mostrano come già detto - che "la metà più povera delle famiglie italiane possedeva meno del 10% della ricchezza totale mentre il 10% più ricco aveva quasi la metà della ricchezza complessiva".C'è inoltre un certo numero di nuclei familiari (il 3%) che consegue una ricchezza negativa, cioè ha debiti superiori alle attività. Trattasi tuttavia di una quota "notevolmente inferiore a quella registrata per altri Paesi quali Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Ecco perché, stando all'analisi pubblicata sull'ultimo supplemento al Bollettino statistico di Bankitalia, la ricchezza delle famiglie italiane regge. "A prezzi costanti l'espansione della ricchezza complessiva in confronto al 2006 risulta pari all'1,7% (circa 139 miliardi di euro del 2007) con un aumento pro capite dello 0,8%". Bankitalia spiega inoltre che la ricchezza netta complessiva a prezzi correnti è salita invece di circa il 3,9% (circa 317 miliardi) un valore al di sotto del tasso medio di crescita annuale del periodo 1995-2006 (il 6,2%).Questo rallentamento è dovuto ad una "sostanziale stasi delle attività finanziarie (+0,6%) e alla progressiva incidenza dei debiti (+8,2%) mentre la dinamica delle attività reali è rimasta contenuta (+6,7%). La variazione della ricchezza - chiarisce via Nazionale - può essere scomposta in due componenti: i capital gain che esprimono le oscillazioni dei prezzi delle attività, e il flusso di risparmio. Considerando l'intero periodo 1995-2007 il contributo dei capital gain all'incremento della ricchezza delinea una maggior variabilità in confronto a quello del flusso di risparmio che, a partire dal 2000, si attesta intorno all'1% della ricchezza netta.class="hilite">CLASS ACTION - Slitta di altri 6 mesi l'entrata in vigore della class="term">class class="term">action. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri. La norma per le azioni collettive doveva partire il primo gennaio, così invece scatterebbe a giugno. Lo slittamento è contenuto nel decreto "milleproroghe". L'ordine del giorno discusso del Cdm prevedeva quattro nuovi decreti legge.Si tratta di argomenti molto diversi: in cima all'elenco figurava il classico "milleproroghe", seguito da una decretazione che riguarda la proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali, uno poi relativo alla semplificazione normativa e un altro per le risorse idriche e di protezione dell'ambiente. Continua ad andare normalmente avanti, invece, l'iniziativa di Mega semplificazione legislativa: il provvedimento messo a punto dal ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli dovrebbe mandare in "pensione" ben 29mila leggi obsolete precedenti al 1948. Si tratta di un' operazione "monstre" che segue ad una analoga, ribattezzata il "taglia-leggi" con la quale si cancellarono 3.300 norme.Questo ulteriore colpo di mannaia sulle vecchie leggi, sarà accompagnato da un "salvaleggi" e dall'avvio di una banca dati ("Bancattiva") per rendere note, gratuitamente, le leggi ancora attive nel loro testo vigente, cioè quello modificato dal Parlamento. Il "salvaleggi" servirà a recuperare poco meno di 30 leggi abrogate con la prima operazione di abrogazione. Si tratta di una quota di meno dell'1% delle leggi tagliate', cioè un piccolo margine di errore nella precedente operazione che viene sanato con l'attuale disposizione in questione. Si procederà poi alla creazione della banca dati pubblica e gratuita con il testo vigente (cioè incluse le modifiche).Bancattiva dovrebbe essere consultabile già dal prossimo mese di giugno e contenere le leggi dal 1975 in poi. Le due operazioni, il nuovo taglia-leggi e Bancattiva avranno un buon effetto anche in termini di risparmio: si calcola infatti che solo l'inserimento di una legge nella banca dati costi circa 200 euro. C'è poi la manutenzione delle singole leggi on line (circolari attuative, regolamenti, ecc). Insomma, tagliando 29mila leggi, si avrà un costo per attivare Bancattiva inferiore di circa 6 milioni di euro.CONSULENTI DEL LAVORO - Lo sfruttamento del lavoro extracomunitario irregolare è in crescita. A ritenerlo è ben il 64% di un campione di 1.000 consulenti del lavoro intervistati in un'indagine della Fondazione studi del Consiglio nazionale dell'Ordine della categoria, in occasione dell'emanazione del decreto flussi 2008, che dà il via libera a 150mila nuovi ingressi per lavoro subordinato non stagionale. A stimare, invece, il fenomeno in diminuzione è il 35% degli interpellati e a considerarlo praticamente inesistente soltanto l'1%.I settori dove maggiormente si concentra l'occupazione irregolare di extracomunitari sono il lavoro domestico (31%), l'agricoltura (29%) e l'edilizia (27%); percentuali minoritarie si ritrovano nei pubblici esercizi (6%), nei laboratori artigiani (5%) e nel commercio (1%). La stragrande maggioranza di extracomunitari irregolari (91%) è impiegato in aziende piccole, che contano fino a 15 dipendenti. Fra queste, oltre la metà (56%) impiega da 2 a 5 lavoratori extracomunitari irregolari, il 43% uno solo e l'1% da 5 a 10. Mentre l'8% di extracomunitari non in regola presta la propria attività in aziende fra i 16 e i 50 addetti e l'1% in quelle oltre i 50.Inoltre, secondo l'indagine della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, quello dello sfruttamento del lavoro extracomunitario irregolare è un fenomeno che riguarda nel 54% dei casi giovani fino a 40 anni e per il 46% persone oltre questa età. E il 54% non ritiene che sia diffuso anche tra la popolazione più anziana, ma il 53% dichiara che l'incresciosa situazione non conosce età. Emerge, poi, come la difficoltà a ottenere il permesso sia la principale causa di lavoro prestato non in regola. Per questo, la presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, ha ribadito "la necessità di una nuova politica di settore, che dia la possibilità di svincolare dai posti messi a disposizione ogni anno dal decreto flussi i comparti dove c'è piena occupazione". La Fondazione Studi dei consulenti del lavoro ricorda, quindi, che i nuovi ingressi per lavoro subordinato non stagionale verranno tutti assegnati scorrendo le graduatorie delle domande presentate agli sportelli unici per l'immigrazione entro lo scorso 31 maggio 2008 e che non è attualmente possibile presentare nuove richieste. Le quote riguardano, in primo luogo, 44.600 lavoratori domestici o di altri settori produttivi, provenienti da Paesi che hanno siglato o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria. In secondo luogo, le quote interessano 105.400 lavoratori domestici o di assistenza alla persona, provenienti da altre nazioni. Carlo Pareto

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Online la protesta sulla Class Action (sezione: Class action)

( da "KataWeb News" del 22-12-2008)

Argomenti: Class Action

class="hilite">Online la protesta sulla Class Action 22 dicembre 2008 alle 21:33 — Fonte: punto-informatico.it — 0 commenti Monta lo scontento per la decisione del Governo di rinviare lo strumento

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Tra Oriente e Occidente: l'economia e il diritto nel raffronto tra due culture (sezione: Class action)

( da "AltaLex" del 23-12-2008)

Argomenti: Class Action

Tra Oriente e Occidente: l?economia e il diritto nel raffronto tra due culture Articolo di Sergio Sabetta 23.12.2008 Commenta | Stampa | Segnala | Condividi Tra Oriente e Occidente L?economia e il diritto nel raffronto tra due culture di Sergio Sabetta La crescita economica nell?Est asiatico che ha coinvolto prepotentemente il continente Cina, pone il problema del confronto/raffronto fra due culture, due sistemi di pensiero maturati nei millenni i quali coinvolgono la visione che l?uomo ha di se stesso anche nel processo economico e quindi giuridico. La prima e fondamentale questione è come si pone l?individuo nei confronti della collettività e la struttura gerarchica che ne deriva. Vi sono due tipologie di poteri il ?potere di fare? e il ?potere di decidere?, il primo consiste nella suddivisione di procedure precise e rigide senza possibilità di variabili negli input ? output, con attività standardizzate ripetitive efficaci nella produzione seriale di beni fisici, in cui il singolo ha una propria autonomia limitata e ben definita dalla sezione di procedura a lui assegnata, il secondo è sostanzialmente un potere di controllo costituito da una delega adeguata a gestire la variabilità nel settore assegnato e dal controllo sui subordinati addetti alle procedure a loro affidate. Questa distinzione così rigida che presuppone una stretta gerarchia è di massima efficacia nella produzione di beni materiali, mentre viene a perdere efficacia nella produzione di servizi in cui si accresce la necessità dell?adattabilità decisionale del singolo alle variabili ambientali (Croci). La gerarchia nel codificare la distribuzione del potere all?interno della comunità ne tutela al contempo la sopravvivenza nell?insieme a scapito dell?individualità, gli sforzi vengono coordinati e concentrati sia nella produzione che nella lotta agli elementi e alle altre comunità umane. La gerarchia sostenibile presuppone un rispetto per il riconoscimento del ruolo e quindi la necessità per i vertici di restituire la delega di potere in termini di cura dei bisogni della base, interviene il principio di inclusione/esclusione nella comunità come premio/punizione al fine di motivare gli individui, i quali collaborano per il solo fatto di restare inclusi nella comunità il premio infatti è l?inclusione nella comunità stessa. La comunità come collettività è quindi posta al centro del tessuto sociale e non semplicemente una comunità composta da singoli individui. Se l?esecuzione passiva delle procedure è alla base del sistema gerarchico cinese, l?individuo deve comunque essere convinto del suo agire pertanto la punizione in caso di violazione degli obblighi deve possedere una valenza rieducativa. Nel suo agire quotidiano il singolo accumula un ?patrimonio di rispettabilità? quale prodotto dei risultati ottenuti e dei suoi rapporti sociali, la rispettabilità è intesa quale combinazione di prestigio sociale e dignità personale, si crea quindi l?armonia sociale confuciana tramite il rispetto del potere gerarchico questo tuttavia non comporta una cieca obbedienza essendo la verità pragmaticamente adattabile alle situazioni quotidiane. L?aggressività umana è controllata dalla gerarchia di rango che poggia sul riconoscimento dei meriti, questo tuttavia compromette in parte l?iniziativa del singolo il quale è naturalmente portato a scaricare la responsabilità lungo la scala gerarchica fino al giusto livello. Ma qualsiasi sistema ha bisogno di un correttivo che nella cultura cinese è la rete di relazioni utili o guanxi, la quale consiste nell?obbligo di reciprocità senza limiti di spazio e di tempo fondata sul concetto di utilità e non necessariamente di amicizia. Questa permette di superare le eventuali disfunzioni che il sistema gerarchico presenti, ma perché funzioni l?obbligo di reciprocità deve essere certo ,pena l?esclusione dalla rete, i due sistemi non sono in contraddizione ma vengono ad integrarsi (Croci). L?etica si risolve in una semplificazione organizzativa per una prevedibilità comportamentale, lo sviluppo economico è quindi slegato da una premessa democratica anche se si risolverà nel tempo in una democratizzazione più consona alla necessità di movimenti di merci e capitali con i minori controlli possibili ( Gavazzi, Tabelloni). Toulmin sostiene che la funzione dell?etica è quella di armonizzare gli interessi dell?insieme, ossia le azioni della gente, si che il concetto di dovere è ineliminabile dalla meccanica sociale infatti attraverso il riconoscimento dei doveri comuni si ha la formazione di un?unica comunità, questo tuttavia non esclude l?evoluzione del codice morale in sintonia con i mutamenti della società in modo che le stesse regole possano apparire o eccessivamente rigide o pericolosamente molli. Sebbene i giudizi etici acquistano per tale via una certa flessibilità di loro permane tuttavia il carattere imperativo (Hare), il quale peraltro può assumere un aspetto individuale ossia soggettivo, affrancandosi dalla preminenza della collettività. Spinoza su tale via afferma con decisione il diritto del singolo di perseguire la sua ?utilitas?, di piegare le leggi naturali ai suoi scopi senza andare contro di essa ma utilizzandole. Riconoscendo nell?uomo una anima desiderante (cupiditas) si pone l?individuo al centro della ricerca non come immagine divina, ma come essere posto nella natura e manipolatore di essa. Vi è quindi uno sviluppo del ?libero arbitrio? di San Tommaso in cui l?uomo determina se stesso ad agire in cui tuttavia la prima causa resta Dio, anche se questo toglie nulla alla auto-causalità dell?uomo stesso. Tipica dell?uomo è la mobilità con un passaggio da uno stato all?altro dei desideri e delle conoscenze, sia verso l?alto che verso il basso, con una sua necessaria auto-espansione comunque consapevole delle condizioni esistenti anche di tipo politico. Se vi è la necessità di cambiare le proprie condizioni per rendere la vita più sicura, tuttavia l?intervento sul mondo dipende dalla capacità di utilizzare le situazioni per creare lo spazio di movimento necessario alle modifiche, è pertanto l?organizzazione che viene ad influire sull?etica secondo un concetto di etica organizzativa in cui l?interpretazione del mondo non è in contrasto con il cambiamento del mondo, da qui tuttavia nasce anche l?esigenza di modificare il mondo per modificare le coscienze (Marx). Spinoza si avvicina all?etica cinese della persuasione quando, negando la riduzione della politica al solo timore per costringere all?obbedienza delle leggi (Hobbes), recupera la collettività e la necessità di una convinzione all?azione collettiva al fine di una possibile crescita reciproca. Vi è quindi una impossibilità da giustificare in assoluto i giudizi etici (Ross) se non sulla base di principi sui quali ci sia accordo (Scarpelli). Questo porta nell?occidente ad affermare che l?uomo non è niente all?inizio, ma sarà solo in seguito per quello che si sarà fatto, quindi è il singolo che si fa che si definisce nel mondo (esistenzialismo). Su ogni uomo ricade la responsabilità totale della sua esistenza non in termini puramente individuali, ma anche verso gli altri individui, il nostro punto di partenza è la soggettività dell?individuo, ma è solo tramite l?altro che si definisce, si scopre così l?intersoggettività ossia l?universalità umana di ?condizione?, ossia i limiti a priori che definiscono la situazione dell?individuo nell?universo questa tuttavia non è data ma è in un perpetuo costituirsi (Sartre). La libertà diventa per Sartre il fondamento di ogni altro valore, ma questa nostra libertà è il frutto di un interscambio di libertà. La libertà è stata anche vista come una ?possibilità? (Abbagnano) o libertà condizionata pertanto relativa (Gurvitch). Comunque mentre in un caso la libertà risiede nella sicurezza dell?inclusione nella comunità, nel secondo la libertà è l?interscambio della ricerca individuale di cui si discute esclusivamente dell?ampiezza. Vi è un ben definito diritto naturale del singolo alla libera ricerca della propria ?utilitas? nel rapporto con la comunità a cui non devono essere trasferiti in modo assoluto e inappellabile i propri diritti, attraverso un confronto / raffronto il bilanciamento degli interessi e delle volontà singole si forgeranno nello stato democratico. Le conseguenze di questo porsi dell?individuo nei confronti della collettività che affonda le sue radici già nel mondo antico in particolare con gli stoici, viene ripreso dal giusnaturalismo di Grozio e Rousseau che sebbene criticato nella sua distinzione tra diritto giusto e diritto ingiusto, fino a parlare della giustizia solo come di un ?valore interno? al diritto e pertanto frutto di una scelta arbitraria (Kelsen, Ross), non può negare lo spirito individuale della ricerca e la libertà che ne consegue di cui circolarmente ne è anche fondamento. Le conseguenze politiche ed economiche sono quindi profondamente differenti dal modello di comunità confuciano proprio della Cina, basti pensare allo sviluppo del pensiero sociale di Comte e Marx da cui nacquero nel XIX secolo i sindacati e nel XX secolo il welfare, in economia al liberismo e al keynesismo fino all?attuale sviluppo nell?ambito del management delle teorie relative alle risorse umane, come il knolewdge management. Questo sebbene vi siano stati nell?età moderna il fordismo e la produzione tayloristica, gli assolutismi ideologici e le dittature quali estremismi di un irrigidimento produttivo e sociale della Grande Guerra frutto avvelenato di un tecnicismo non elaborato pragmaticamente, bensì idealizzato o demonizzato. ______________ Bibliografia A. Merli, Quei leader senza democrazia, Il Sole 24 Ore, 28/5/08 (Festival dell?Economia); M. Croci, L?importanza della gerarchia in Cina, ?E. & M.? S.D.A. Bocconi, 43-52, 4/08; R. Bodei, La filosofia di Spinoza: l?importanza delle passioni, Emsf.rai.it/interviste; G. Carcatezza, Principi di giustizia e fondamento del diritto A. A. 2004/2005, I-LEX.it/quaderni/4, 4/2/2006; A. Abbagnano, Storia della filosofia, UTET, 1974; F. Guoato ? L. Riveda, Una visione strategica del knowledge management, in Harvard Business Review, 56-65, 7- 8/2008. Commenta | Stampa | Segnala | Condividi |

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di Pier Arrigo Carnier In questi utimi ... (sezione: Class action)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 23-12-2008)

Argomenti: Class Action

di Pier Arrigo Carnier In questi utimi ... diPier Arrigo CarnierIn questi utimi decenni o, per meglio dire, negli ultimi quarant'anni, il patrimonio forestale della Carnia ha subito un forte incremento con un avanzamento sui pascoli e su zone prative da lungo tempo lasciate incolte.Si tratta di un fenomeno registrato non soltanto in Carnia, ma in genere in molte valli alpine e anche nelle zone prealpine e appenniniche. Vi è stata in contrapposizione una caduta rilevante del prezzo di mercato dei legnami resinosi, in riferimento al loro valore detto di macchiatico, vale a dire prima dell'abbattimento oppure sul letto di caduta, motivato dalla vasta disponibilità di legnami che, da tempo, affluiscono sul mercato nazionale provenienti dall'Austria, Germania e soprattutto dall'Est, a prezzi altamente concorrenziali.Ma vi fu un periodo aureo, dagli anni Trenta ai Sessanta circa, in cui l'industria dei legnami della Carnia ebbe un posto primario sul mercato nazionale. I tempi cambiano. Non di questo comunque, intendo parlare, bensì dell'utilizzo o del godimento di tale patrimonio agro-silvo-pastorale in relazione alla sua formazione storico-giuridica e della sua catalogazione catastale.Parte rilevante del patrimonio della Carnia è amministrata dai Comuni o da consorzi, trattandosi di beni classificati ad "uso civico", di origine feudale e quindi demaniale, mentre esistono altri beni consorziati che hanno veste "privata" in quanto di natura "allodiale".Riguardo al godimento dei beni di origine feudale e quindi statuale, ad "uso civico", il commissario agli usi civici addetto, Carmelo Palermo con sede a Trieste, era investito del potere d'iniziativa giurisdizionale che gli consentiva di aprire procedimenti d'ufficio a tutela delle terre civiche e quindi di emettere verdetti, soggette poi all'appello di una speciale sezione della Corte d'appello di Roma, e col quale ebbi un colloquio dettagliato sull'argomento, avendo il medesimo accertato che, nel tempo, si erano verificate delle alterazioni e con l'obiettivo di ridisciplinare l'intera materia. Nel 1959 rese noto d'autorità che diversi beni, amministrati e in godimento dei Comuni e altri enti costituiti, avrebbero dovuto essere restituiti in godimento alle ville (frazioni dei Comuni) in virtù della "pristina funzione", trattandosi di un diritto imprescrittibile e inusucapibile. In altri termini, nello scorrere del tempo, si erano verificate circostanze storiche in cui dei beni, in godimento alle frazioni per antico diritto, erano passati all'amministrazione dei Comuni.La legislazione sugli usi civici comprende la legge 1766 del 1927, il regio decreto 322 del 1928 che approva il regolamento della medesima e la legge 1078 del 1930. Scopo della legge del '27, molto deprecata a giudizio di vari esperti, era la "liquidazione" dei diritti collettivi sulle terre altrui. Sostiene questa legge per la liquidazione dell'uso civico che l'estinzione del diritto sul bene è ammissibile al verificarsi della scomparsa di tutti i componenti del collettivo d'origine, e cioè dei cittadini della tal villa (frazione) per cui il bene stesso verrebbe incamerato dal Comune, in relazione alla giurisdizione territoriale, con o senza compenso, secondo i casi.Prendo spunto dalle accennate argomentazioni poiché pende un'interessante azione giudiziaria, promossa da alcuni cittadini dell'alta Val But, delle frazioni di Noiaris e Priola, finalizzata a rivendicare i diritti di godimento su beni risalenti ad antica donazione agli abitanti delle due frazioni, ma amministrati da tempo dal Comune di Sutrio. Un'analoga azione di rivendicazione per fruire di beni silvo-pastorali risulta intrapresa dalla frazione di Rivalpo nei confronti del Comune di Paularo e vi sono, inoltre, altri "fermenti". Vi sarebbe quindi un risveglio sul terreno degli antichi diritti, argomento di indiscusso interesse in quanto legato a vicissitudini secolari delle popolazioni della montagna carnica. La cosa è stata oggetto di parallela, grande attenzione in Veneto soprattutto nel non lontano passato attraverso dibattute vicende giudiziarie per far rispettare taluni aspetti del patrimonio agro-silvo-pastorale del vasto territorio, specialmente quello montano.Si tratta quindi, sul piano giudiziario, non solamente di un'esplorazione che affonda nel passato, ma di un'attenta verifica e valutazione giurisprudenziale per stabilire se sussistano diritti acquisiti e la loro classificazione.Tale risveglio assume veste rilevante , in quanto punta a ristabilire la comunione che esistette tra il territorio e i suoi abitanti, entrata da gran tempo in crisi fin quasi a raggiungere lo smarrimento di fronte all'incalzare d'interessi e speculazioni dettati dall'evoluzione dei tempi, che hanno distratto l'uomo della montagna, dai suoi antichi legami. Il sentito ritorno alla riscoperta del passato può quindi essere inteso come incentivo prezioso per salvare il patrimonio montano dallo svilimento.Avevo trattato, a suo tempo, nella veste di procuratore generale, l'alienazione di un notevole patrimonio collettivo silvo-pastorale della Carnia di origine allodiale, il che ha preteso un'inevitabile conoscenza degli esistenti aspetti patrimoniali del territorio. Mi permetto una rapida ricognizione sui diritti e sulle norme codificate, in rapporto all'evoluzione della storia.Il sistema feudale, propagatosi anche in Carnia, specie nel periodo pre-patriarcale e patriarcale, costituì un aspetto basilare dell'amministrazione del patrimonio statuale. L'Imperatore, unico sovrano del Medio Evo per le terre che facevano parte del Sacro Romano Impero, infeudava le proprie terre al Patriarca, marchese dal 1077 per tutto il Friuli. A sua volta il feudatario subinfeudava in tutto o in parte i propri benefici a feudatari a lui subordinati o li concedeva in uso a subfeudatari.Spesso, in Carnia, vi furono concessioni di terre ai Comuni, intesi come complesso o associazione di persone che risiedevano in una determinata località o villa. Tali concessioni comportavano inizialmente un corrispettivo in natura o in denaro. In seguito però, probabilmente in considerazione dello stato di povertà delle popolazioni, le concessioni avvennero per lo più gratuitamente in riferimento a quei beni che anticamente erano stati di godimento collettivo da parte degli abitanti.Parte dei beni di origine collettiva della Carnia rientrano nella classificazione di "usi civici". Secondo la dottrina, l'origine degli usi civici è strettamente collegata al feudo, sicché bisogna dimostrare la sua origine feudale e quindi demaniale (ubi feuda, ibi demania). Va però chiarito che i territori montani, specie quelli distanti dei centri di insediamento, dai quali traevano sostentamento gli originari del luogo, erano "ab antiquo" nel dominio delle popolazioni attraverso occupazioni e lavori eseguiti per trarne una rendita. Pertanto, quando pure quelle terre fossero state infeudate, i diritti già acquisiti dalle popolazioni preesistenti erano sempre rispettati, al punto che nemmeno il sovrano poteva disconoscerli o sopprimerli.In contrapposizione alla proprietà regia o feudataria, esiste - come già accennato - un secondo aspetto patrimoniale formato dalla categoria di beni detti "allodiali" che, sulla base del diritto germanico, costituivano il patrimonio della famiglia e che, su base reale, formavano il patrimonio di singoli individui trasferibile come bene privato. Tali beni appartenevano sia ai singoli che alle collettività (arimannie, vicinie, eccetera) e potevano essere quindi oggetto di godimento individuale o comune. L'uso comune di pascoli e di boschi da parte di componenti di una collettività, che si farebbe risalire al sistema barbarico germanico, largamente diffuso in epoche assai remote, esistette quindi distinto per la sua caratteristica dai beni feudali e di origine regia.L'identificazione della natura dei beni agro-silvo-pastorali, del lontano passato, comporta quindi un'impegnativa verifica dell'evolversi storico e fattuale, non sempre trasparente, cercando un possibile raffronto nei dispositivi giuridici. Riassumendo, vi sono quindi due tipi di beni a godimento collettivo: uno catalogato ad "uso civico", discendente da concessione feudale o regia e quindi demaniale, la cui liquidazione, quando i componenti originali si siano totalmente estinti, è regolata dalla legge e dal decreto degli a nni Venti; l'altro risale "ab antiquo", acquisito per diritto imprescrittibile dalle popolazioni e rispettato, oppure dovuto a donazioni e discendente da titolo di acquisto, e quindi di carattere "allodiale".Fu con la subordinazione o formale dedizione della Carnia alla Repubblica di Venezia (1420-1421) che i rappresentanti carnici si preoccuparono fondamentalmente di garantirsi il riconoscimento e la tutela di ogni loro privilegio, consuetudine e uso. Vennero così a consolidarsi questi due tipi di proprietà.Vi sarebbe molto altro da dire, soprattutto in riferimento al riordino apportato dalla Repubblica di Venezia al patrimonio boschivo e alle severe norme promulgate per la sua conservazione, riconoscendo comunque alla Carnia, con atto del 2 agosto 1791, il diritto sui suoi boschi fatta esclusione per 47 boschi banditi per le necessità dell'Arsenale (bando stilato nel 1581).Venezia, luminosa di idee e di scienza ma severa nei principi di diritto, regolò anche le proprietà collettive di natura allodiale, determinandone simultaneamente i due aspetti inscindibili: quello collettivo e quello individuale. Mentre la proprietà riguardo l'entità del patrimonio, detto in termini tecnici "intero", resta indivisibile, fu frazionata invece all'interno in quote, dette "carati" (secondo il concetto applicato nella proprietà delle navi mercantili), attribuite ai componenti originari e cedibili sia fra soci che ad estranei.È inoltre rilevante precisare quanto accadde nel periodo successivo. Già con la dominazione francese (decreto 23 dicembre 1803 numero 97) si riconobbe la necessità di non sottrarre boschi e pascoli agli "usi dei comunisti" (collettività), poi col regio decreto numero 225 del 25 novembre 1806, firmato dal vicerè del Regno italico Eugenio di Beauharnais, si cercò di regolare «le questioni vertenti tra gli antichi e nuovi originari degli stati ex veneti». Tali questioni restarono irrisolte specie in Carnia, dove il gruppo degli antichi originari (formante ente collettivo a sé stante) si volle sempre mantenere tenacemente distinto dal Comune inteso come ente autonomo, nel cui territorio anche i "forestieri" potevano ora insediarsi e godere dei diritti propri a ciascun abitante del luogo.I neo-costituiti enti comunali, di matrice francese, furono riconosciuti dalla sopraggiunta dominazione austriaca, ma non divennero affatto proprietari dei beni delle comunità originali preesistenti, nemmeno in nome delle frazioni inglobate nel comune come infatti è confermato, dissipando ogni dubbio, dalla Risoluzione del 16 aprile 1839 dell'Imperatore d'Austria Ferdinando I. Risulta poi che il successivo Governo di Venezia, mediante l'Istruzione governativa 18558-2520 del 17 giugno 1841, abbia rispettato i diritti delle comunità originarie e quindi il godimento dei medesimi, lasciando ai Comuni la sola funzione amministrativa.La normativa introdotta dopo l'unificazione dell'Italia (1861) non dà definizioni che valgano a comprendere le diverse situazioni di possesso facenti capo a una collettività. Per cercare chiarezza, è necessario appoggiarsi all'elaborazione dottrinale e giurisprudenziale.L'intervento della "Legge Fanfani" sulla montagna (numero 991 del 1952) stabilisce all'articolo 34 che «nessuna innovazione è operata in fatto di comunioni familiari vigenti nei territori montani nell'esercizio dell'attività agro-silvo-pastorali». E «dette comunioni continuano a godere e amministrare i loro beni in conformità dei rispettivi statuti e consuetudini riconosciuti dal diritto anteriore».La successiva legge 17 aprile 1957 numero 278, ai fini della restituzione agli aventi diritto dei beni di antica proprietà collettiva, mediante amministrazione separata da quella dei Comuni, prevedeva, su iniziativa del prefetto, la costituzione dei "comitati di amministrazione", specificatamente in riferimento ai beni ad "uso civico", cioè di origine demaniale.In questo iter storico-giuridico stanno le radici delle rivendicazioni sollevate dalle frazioni carniche e di altre, possibili, in "lavorazione".

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Per ora Calisto Tanzi è stato condannato a 10 anni di ... (sezione: Class action)

( da "Gazzettino, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Class Action

Per ora Calisto Tanzi è stato condannato a 10 anni di ... Per ora Calisto Tanzi è stato condannato a 10 anni di reclusione, riconosciuto colpevole di aggiotaggio, falso dei revisori, ostacoli alla Consob. Gli altri sono stati tutti assolti, compresa la Bank of America per prescrizione. Poi dicono che in Italia le leggi non funzionano! In questa maniera si sfila la Banca che avrebbe dovuto subire l'assalto più consistente dei risparmiatori ingannati. Non solo: anche la "class action", cioè la causa collettiva, che doveva essere operativa da un anno, è stata rinviata almeno di altri sei mesi. La legge già varata dal governo Prodi è stata sospesa e modificata dal governo Berlusconi per recepire le obiezioni della Confindustria. Adesso c'è il dubbio che nella bozza da approvare possa essere inserito un meccanico che escluda il ricorso dei cittadini travolti dal crac Parmalat e da quello Cirio. Già con questo primo processo per i risparmiatori al danno si è aggiunta la beffa.Il crac Parmalat era stato provocato al 70\% da banche straniere, le responsabilità degli istituti di credito (sia esteri, sia italiani) sono apparse gravissime anche nel corso del processo. Alla fine degli Anni '80 Parmalat era indebitata enormemente, anche per le manie di grandezza del signor Tanzi spinte sino alle follie del Parma calcio. Sollecitato dalle banche, Tanzi si finanziava emettendo bond, cioè titoli attraverso i quali si faceva prestare i soldi sui quali pagava gli interessi. Alla scadenza restituiva il capitale e accendeva nuovi prestiti. La maggior parte dei bond erano destinati alle banche che conoscevano benissimo la situazione della multinazionale che era già da considerare tecnicamente fallita nel 1989. Invece, gli istituti di credito si sono messi a rivendere quei bond al pubblico, coperti dalle agenzie di rating che garantivano. Qualcuno, come la Deutsche Bank, vendette i bond Parmalat sino al giorno prima del disastro. Le banche guadagnavano sempre: prima sulla "commissione" che trattenevano per la transazione, poi perché vendevano i propri debiti che anziché venire garantiti dalla Parmalat, venivano in questo modo pagati dai risparmiatori raggirati. Per questi ultimi quei titoli sarebbero diventati in pochi giorni carta straccia. Alla fine saranno 80 mila i risparmiatori italiani coinvolti in un crac da 14 miliardi di euro, una cifra colossale che Tanzi e il suo ragioniere Fausto Tonna hanno cercato fino all'ultimo di nascondere, falsificando di tutto, arrivando perfino alla contraffazione volgare di un estratto conto della Bank of America. Sinora i risparmiatori hanno recuperato 33 milioni di euro, un po' con accordi con le banche interessate, un po' con la nuova Parmalat. Ma le speranze della maggior parte dei truffati sono appese alla possibilità dell'azione collettiva e di una condanna degli istituti bancari. Se non ci sarà giustizia ancora una volta il sistema si sarà autoprotetto e i risparmiatori ingenui e imbrogliati saranno nuovamente sconfitti. Perché al di là delle illusioni di chi ha creduto che inseguendo quei titoli si diventasse ricchi, quasi tutti sono stati cordialmente convinti a comprare da banche in piena regola e nell'esercizio delle loro funzioni. Sapevano di vendere carta straccia e lo facevano con disinvoltura. A leggere bene per tempo la vicenda Parmalat, forse si potevano capire molte cose che sarebbero venute dopo. C'era in filigrana quasi tutto ciò che ha travolto Wall Street e sconvolto il mondo. Solo che, nel frattempo, mentre gli altri inasprivano le leggi, in Italia si depenalizzavano certi reati e ci si affidava all'elastico della prescrizione.

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ROMA Torna la class action. Il governo ha presentato ieri un emendamento in commissione Industria a... (sezione: Class action)

( da "Messaggero, Il" del 24-12-2008)

Argomenti: Class Action

Mercoledì 24 Dicembre 2008 Chiudi ROMA Torna la class="hilite">class="term">class class="term">action. Il governo ha presentato ieri un emendamento in commissione Industria al Senato dove si trova in discussione il disegno di legge sullo «sviluppo delle imprese e in materia di energia». Nella sostanza, si riporta in vita la norma sui ricorsi collettivi che era prevista nella finanziaria 2008 ma che era stata fatta slittare al 30 giugno 2009 dal decreto milleproroghe. Un rinvio che aveva scatenato la forte protesta delle associazioni dei consumatori (era già la seconda volta). Proprio queste proteste hanno, a quanto risulta, suscitato l'attenzione del Quirinale che ha esercitato la sua moral suasion sul governo perché si potesse trovare una soluzione. Eccola: la classa class="term">action sarà attivabile dal 1° luglio 2009 ma avrà valore retroattivo in quanto si potrà ricorrere per tutti i soprusi subiti a partire dal 30 giugno 2008. E' stata scelta questa data come linea di confine perché era quella originarimente prevista dal governo Prodi (che presentò per primo la legge) per l'entrata in funzione della class="term">class class="term">action come strumento di difesa di interessi collettivi. Sono fuori da questa data i grandi crack come quello della Parmalat che invece negli Stati Uniti, dove questo tipo di azione legale esiste da tempo, ha già ottenuto un riconoscimento con l'ammissione degli azionisti alla procedura collettiva. E bisognerà vedere, ora se il compromesso proposto dal governo riuscirà a convincere le associazioni dei consumatori che avevano minacciato una valaga di ricorsi individuali in assenza di un intervento del governo. «L'emendamento afferma una nota del ministro Scajola rappresenta un adeguato punto di equilibrio tra le esigenze di efficace tutela dei consumatori e quella di garanzia per le imprese». Al Senato l'iter sarà spedito, assicura il presidente della commissione Industria Cesare Cursi . «Daremo la massima attenzione all'emendamento perché rappresenta una corsia preferenziale per i cittadini a difesa dei loro diritti. In particolare aggiunge - si prevede la semplificazione del procedimento giudiziario e la possibilità di usare lo strumento per i danni causati da pratiche commerciali scorrette oltre all'estensione della legittimazione ad agire a tutti i cittadini consumatori, sia direttamente sia tramite un'associazione a cui si dà mandato». B.C.

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Class action, il governo presenta un nuovo emendamento (sezione: Class action)

( da "BlueTG online" del 24-12-2008)

Argomenti: Class Action

class="hilite">Class class="term">action, il governo presenta un nuovo emendamento 24-12-2008 13:46 - Giungono altre interessanti novità sul dibattuto tema della class="term">class class="term">action. Il governo ha infatti depositato un emendamento al disegno di legge, attualmente in discussione al Senato, che prevede la possibilità di utilizzare per tutti i cittadini, sia direttamente sia attraverso un'associazione, la class="term">class class="term">action anche per la tutela delle situazioni di danno seriale, causato da pratiche commerciali scorrette o non concorrenziali; la semplificazione del procedimento giudiziario anche in merito alla fase di liquidazione del danno; il rafforzamento delle forme di pubblicità dell'azione.(md)

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I nuovi contenuti (sezione: Class action)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)

Argomenti: Class Action

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-24 - pag: 29 autore: I nuovi contenuti L'intervento Il ministero delle Attività produttive ha presentato ieri un emendamento al collegato sviluppo, in discussione al Senato, con cui sono ridefiniti alcuni aspetti della class action. L'obiettivo è fare approvare il provvedimento entro i primi sei mesi del 2009, in caso contrario l'azione collettiva entrerà in vigore nella versione approvata nella passata legislatura Dalla Funzione pubblica, nello stesso tempo, è stata inserita, nel disegno di legge delega approvato dal Senato la scorsa settimana, una forma di azione collettiva che ha come obiettivo il ripristino di standard di efficienza nella pubblica amministrazione Le caratteristiche La nuova azione collettiva non sarà di fatto retroattiva, non potendo agire su illeciti commessi primadel1Úluglio2008(data entro cui sarebbe dovuta entrare in vigore nella versione originaria) L'azione,che ha come scopo il risarcimento per una lesione subìta in alcuni casi ben precisi, potrà essere presentata anche da un singolo rappresentante della classe,con l'eventuale aiuto di associazioni e comitati La competenza sarà di alcuni tribunali con sede nei capoluoghi di Regione; i giudici dovranno dare una prima valutazione di ammissibilità sulla domanda escludendo quelle in conflitto d'interesse o incoerenti rispetto alla tutela collettiva

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Class action solo da luglio 2008 (sezione: Class action)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)

Argomenti: Class Action

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-24 - pag: 29 autore: Diritto dell'economia. Il Governo presenta l'emendamento che esclude i crack finanziari Class action solo da luglio 2008 Giovanni Negri MILANO Il Governo scopre le carte sulla class action. E con un emendamento presentato ieri mattina al Senato al collegato sviluppo chiude la porta a quei risparmiatori che avevano sperato nell'azione collettiva per fare valere i propri diritti nei confronti degli autori degli scandali finanziari di questi ultimi anni. Il testo presentato dal ministero delle Attività produttive, infatti, prevede che la class action potrà essere utilizzata solo per gli illeciti commessi dal 30 giugno 2008, tagliando fuori vicende come Parmalat, Cirio e Tango bond. Si tratta di una scelta –sottolinea in una nota il ministero – che «rappresenta un adeguato punto di equilibrio tra l'esigenza di efficace tutela dei consumatori e quella di garanzia per le imprese». Inoltre, il termine ha come obiettivo quello di permettere agli uffici giudiziari di adottare le misure organizzative necessarie per la gestione del contenzioso. L'obiettivo del Governo, a questo punto, diventa quello di fare approvare il disegno di legge con l'emendamento nei primi mesi del 2009, prima comunque del 1Úluglio. Con il decreto legge "milleproroghe", infatti, è stato fissato sino a quella data il rinvio dell'entrata in vigore dell'azione collettiva. Solo allora verrà messa la parola fine a una vicenda iniziata di fatto un anno fa, quando l'allora maggioranza di centrosinistra, in sede di approvazione della Finanziaria, introdusse a sorpresa l'azione collettiva nel nostro ordinamento. Una versione però che, da subito, incontrò perplessità: a non convincere erano aspetti cruciali come l'area degli interessi da far valere con il nuovo strumento, il profilo dei soggetti, solo collettivi, che potevano proporre l'azione, la farraginosità del procedimento,l'incertezza sulla retroattività, l'assenza di un giudice specializzato. Ora, scrivono sempre le Attività produttive, «le linee fondamentali del provvedimento prevedono: l'estensione della legittimazione ad agire a tutti i cittadini, consumatori, sia direttamente sia mediante un'associazione a cui si dà mandato; la possibilità di utilizzare l'azione anche per la tuteladelle situazioni di danno seriale, causato da pratiche commerciali scorrette o comportamenti non concorrenziali; la razionalizzazione e la semplificazione del relativo procedimento giudiziario, anche in riferimento alla fase di liquidazione del danno; il rafforzamento delle forme di pubblicità dell'azione proposta». L'emendamento precisa così, tra l'altro, che l'azione tutela i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che si trovano in una situazione identica nei confronti di una stessa impresa oppure i diritti dei consumatori finali di un determinato prodotto. La domanda, che potrà essere presentata anche da un singolo rappresentante della classe, andrà proposta solo in alcuni tribunali nel capoluogo della Regione in cui ha sede l'impresa, ma per la Val d'Aosta è competente il tribunale di Torino, per il Trentinoe il Friuli quello di Venezia, per le Marche, l'Umbria,il Molisee l'Abruzzo il tribunale di Roma e per la Basilicata e la Calabria il tribunale di Napoli. L'autorità giudiziaria dovrà decidere sulla domanda, considerandola inammissibile quando manifestamente infondata, in conflitto d'interesse quando non è chiara l'identità dei diritti individuali tutelabili e quando chi propone l'azione non appare in condizioni di tutelare adeguatamente l'interesse della classe. Con l'ordinanza che ammette la domanda, il tribunale, che decide sempre in forma collegiale, «fissa anche termini e modalità della più opportuna pubblicità». In sede di condanna poi, il tribunale potra liquidare direttamente le somme ai singoli danneggiati oppure fissare il criterio per la liquidazione stessa. A completare il quadro della manovra dell'Esecutivo, va ricordato che la Funzione pubblica è riuscita a fare inserire, nel disegno di legge delega approvato dal Senato la scorsa settimana un'azione che ha come obiettivo non il risarcimento del danno, ma il ripristino di standard di efficienza all'interno della pubblica amministrazione. I PALETTI Retroattività circoscritta agli illeciti successivi al 1Úluglio di quest'anno Un solo consumatore potrà proporre l'azione

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Lecco: Bolzaneto, la mattanza della democrazia (sezione: Class action)

( da "Merateonline.it" del 26-12-2008)

Argomenti: Class Action

Cronaca >> Cronache lecchesi 26 / 12 / 2008 Lecco: Bolzaneto, la mattanza della democrazia Le serate informative di argomenti difficili o hanno relatori di qualità o almeno devono avere testimoni diretti. L'incontro di giovedì 18 dicembre 2008, sui fatti e le paure del G8 di Genova 2001 e della caserma di Bolzaneto, svoltosi a Lecco organizzato dalle realtà locali Qui Lecco Libera e Centro Khorakhané ha avuto entrambi i tipi di relatori. Di qualità e testimoni diretti. Hanno, infatti, interagito con i molti presenti - la sala era gremita (150-170 persone) di cui moltissimi giovani ventenni, cioè che ai tempi di Genova erano poco più che adolescenti l'autore del libro: "Bolzaneto, la mattanza della democrazia", che ha fatto da cardine alla serata, Massimo Calandri redattore del quotidiano la Repubblica, collaboratore della rivista Micromega e dell'Espresso, nonché Vittorio Agnoletto, oggi eurodeputato, che a Genova è stato il portavoce di quel movimento italiano composto da oltre 700 associazioni di uomini e donne, religiosi, lavoratori, operai, scout, dei centri sociali, contadini, migranti, si opponeva, ognuno per la sua parte, per la sua competenza, per le sue affinità, ma insieme, alla globalizzazione economica e finanziaria che, lì era rappresentata dai G8, che, è sotto gli occhi di molti in questi giorni, per ingordigia, cecità e modello, sta portando sempre un maggior numero di persone nel mondo ricco e impoverito che sia - utilizzando gli strumenti deplorevoli della guerra, della finanza, dell'abuso. Del potere. La serata ha ovviamente illustrato e ripercorso, a più riprese, i fatti avvenuti e i passi successivi sia in termini giudiziari l'autore del libro Calandri, nella sua veste di giornalista ha seguito tutte le inchieste ed i processi sul G8 di Genova che, di percorso sociale e di riscontro con l'opinione pubblica, ma si è soffermata soprattutto, con diversi passaggi emozionanti, di dolore collettivo, di compartecipazione, di ricordi e testimonianze su quel buco nero, quella violenza nascosta, quella mattanza della democrazia che è stata Bolzaneto. Come Auschwitz è il simbolo dello sterminio programmato e attuato nella cecità collettiva mondiale, dell'ebreo e dei diversi, dei sommersi, Bolzaneto è stata, è, la tortura di corpi e di diritti che, da allora, deve essere simbolo e monito per l'Italia e non solo. Perché è emerso chiaramente anche dalla testimonianza di Enrica Bartesaghi, ora presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova, la mamma della mandellese Sara Gallo che è stata sequestrata a Bolzaneto, il dolore indelebile di appartenere, vivere, in uno Stato che non è stato più Stato. E scoprire cosa vuol dire, sulla propria pelle: "Come sia possibile che in Italia, nel 2001, si possa perdere una figlia. Perdere perché non sai dov'è finita. E quando perdi una figlia dove vai per prima cosa? Dai Carabinieri, dalla Polizia e poi scopri - Enrica ha scoperto e con lei almeno 252 famiglie - che sono stati loro, nei fatti, a far sparire tua figlia" E anche nel pubblico, si percepisce, si materializza, il brivido lungo la schiena. Potevi essere tu il figlio, potevi essere benissimo tu il genitore. Perché, l'ha raccontato bene il giornalista Calandri, "in occasione delle manifestazioni che contestarono il G8, 255 persone vennero "fermate" dalle forze dell'ordine e rinchiuse nella caserma di Bolzaneto in maniera arbitraria, senza ragione, senza diritti. Tre giorni e tre notti che solo la storia potrà restituirci. E dove, poi nei e dai processi ma ben oltre - è emerso che i manifestanti hanno detto la verità. Nulla è stato smentito di quello che le vittime hanno detto. "Grave compromissione dei diritti delle persone". "Comportamenti inumani e degradanti". "Una costante violazione delle libertà fondamentali". In una parola: tortura. Più in generale, uno "stato di eccezione", cioè la sospensione delle garanzie democratiche sancite dalla nostra Costituzione. Con la complicità dei Governi, di entrambi gli schieramenti, che l'hanno permesso e mai si sono opposti, anzi hanno avallato, promosso, rendendosi complice. Violenze, abusi psicologici, minacce, privazioni, offese. Per fermare quella parte del movimento, la quasi totalità, che pacificamente era scesa in piazza a dire che un "mondo migliore è possibile" lasciando liberi e impuniti e troppe volte usandoli i violenti. Non c'è stata però tortura. L'ha detto la recente sentenza del tribunale di genova a chiusura del primo atto sui fatti di Bolzaneto. Il reato non è contemplato dal codice. Anche per questo, ha confermato Vittorio Agnoletto, "Giustizia non è stata proprio fatta" Ogni cittadino provi a valutare se per esempio il taglio forzato di capelli di Taline Ender e Saida Teresa Magana, lo strappo della mano divaricata a forza di Giuseppe Azzolina, la testa nella tazza del cesso, le minacce di morte, di sodomia e di stupro non sono reati gravi, non sono comportamenti che, seppur ritenuti veri, sono assimilabili alla tortura. E sta qui l'aspetto più grave di questa vicenda. La prova di un'inciviltà atavica mai in realtà superata. Di un arbitrio inseparabile dal potere e dal «senso dello stato» di quelli che ne dovrebbero essere i «tutori» e i garanti. La sentenza ne è la sanzione. Archivia, con un'alzata di spalle e un ammiccare di sguardi, l'orrore di quelle giornate. Sanciscono la normalità dell'abnorme. Proclamano l'irrilevanza pubblica della trasgressione estrema. Non sono negati i fatti. Né confutati i testimoni. Anzi: tutto ciò che abbiamo ascoltato, le sevizie, gli oltraggi, i corpi umiliati e colpiti, con sistematicità, per giorni, è assunto come vero. Nello spazio pubblico e giuridico italiano, la tortura e la sua pratica non può essere riconosciuta come rilevante. Per questo chi l'ha compiuta, chi ha varcato quel confine, se ne è potuto andare assolto. O con piccoli, impercettibili graffi sulla fedina penale. Continuerà a rappresentare lo "Stato". Sarà il "noi" collettivo in cui dovremmo specchiarci. Questo è l'aspetto più odioso di quella sentenza che è stata raccontata nel libro: lo scarto, osceno, che c'è tra l'enormità della ferita e la leggerezza del giudizio e delle parole in difesa dell'indifendibile. Ma i tanti giovani presenti in sala ieri, e la loro età molto bassa, infondono un poco di speranza, hanno deciso, ieri e soprattutto prima che bisogna intervenire, bisogna impegnarsi. Essere testimoni, essere protagonisti per costruire un mondo migliore. Il libro: "Bolzaneto, la mattanza della democrazia", edizioni DeriveApprodi è un pugno nello stomaco, che non deve far cadere per terra il lettore, deve farlo alzare in piedi. Deve essere cittadino. Quel cittadino che ancor oggi non crede, quello che ancor oggi è indifferente. Il libro sa con capacità e lucidità raccogliere le sconvolgenti testimonianze delle vittime, la vergogna dei carnefici, rispondere e spazzare via il retropensiero che: "ok ti è successo tutto questo, te lo sei andato a cercare, però" Dalle testimonianze dei relatori salutati con gratitudine dal pubblico con molteplici applausi che hanno sciolto la rabbia del ricordo e dell'ingiustizia è emerso come, in quei giorni c'erano distinte due forme di violenza: la barbarie degli agenti che sfogano la propria frustrazione sul malposto di turno e l'azione ordinata e avallata dal potere. E come lo Stato non ha voluto punire se stesso. E tutti, poliziotti, ufficiali, vice questori, questori sono stati promossi. A Genova il potere ha ribadito che le forze dell'ordine possono fare quello che vogliono, perché sono sopra e oltre la legge. La serata di ieri sera ha aiutato a capire che l'informazione libera è fondamentale per uno Stato di diritto, che grazie a uomini e donne come i relatori c'è speranza. E' grazie a chi trova, non il tempo, ma il coraggio di scrivere e parlare di Genova che un altro mondo migliore è possibile. Che un altro mondo migliore è in costruzione E non importa da che parte stiamo politicamente. Forse è il caso di dirsi e di dire: A Bolzaneto, a Genova, alla scuola Diaz c'ero anch'io. Perché la democrazia è affare di tutti, non di pochi don chisciotte. Articoli Correlati: (c)www.merateonline.it Il primo giornale digitale della provincia di Lecco Scritto il 26/12/2008 alle 18.33

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13:44 ASCOLI: AD UN ANNO DA CROLLO ACQUEDOTTO NESSUN RISARCIMENTO (sezione: Class action)

( da "Agi" del 27-12-2008)

Argomenti: Class Action

ASCOLI: AD UN ANNO DA CROLLO ACQUEDOTTO NESSUN RISARCIMENTO (AGI) - Ascoli Piceno 27 dic. - Ad un anno dal crollo a Tallacano del ponte-tubo dell'acquedotto che riforniva la citta' di Ascoli e decine di comuni della valle del Tronto, fin quasi alla costa adriatica, ancora nessun responsabile e' stato ancora individuato e quindi nessun risarcimento e' stato possibile richiedere. Lo denuncia oggi la Confcommercio di Ascoli, che ricorda come dal 28 dicembre 2007, data del "fatidico crollo", non solo decine di migliaia di cittadini e residenti del Piceno ma anche "70 imprese commerciali e pubblici esercizi rimasero senza acqua per molti giorni, mettendo molte di loro in ginocchio." Spiega e sottolinea il direttore provinciale di Confcommercio, Giorgio Fiori: "Purtroppo a distanza di un lungo anno ancora non si conoscono i responsabili degli ingenti danni subiti dai titolari di bar ristoranti ed esercizi commerciali in genere e siamo pertanto bloccati con le nostre azioni risarcitorie, pur ricevendo continue sollecitazioni da titolari di imprese, che hanno subito dei danni e che, giustamente, pretendono di essere adeguatamente risarciti. Abbiamo inizialmente tentato di percorrere la via della azione risarcitoria collettiva (class action) - continua Fiori - che poi accantonammo perche' non ancora percorribile (ed anche recentemente e' stata nuovamente prorogata) per poi ripiegare sulla via della piu' fattibile conciliazione collettiva, che pero' e' tutt'ora ferma. Le decine di aziende realmente danneggiate da quell'evento ancora oggi attendono risposte, pur essendo difficile quantificare il danno economico patito da ogni singolo operatore". La Confcommercio provinciale di Ascoli, pur non avendo mai "accusato nessuno di essere responsabile di un tale disastroso evento, chiede di conoscere al piu' presto le risultanze delle inchieste in corso, per la giusta tutela delle imprese rappresentate e con l'auspicio che quanto meno, nel frattempo siano stati realizzati tutti i piu' opportuni provvedimenti per far si che la citta', il suo interland e le imprese commerciali non possano piu' essere messe in grave difficolta' dalla rottura di un tubo d'acqua".

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