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T ARTICOLI DEL 21-27 dicembre
2008 #TOP
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Articoli
Class action (18)
Miraggio class action. Che vergogna!
( da "Blogosfere"
del 21-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori, che sarebbe dovuta entrare in vigore il primo gennaio 2009, viene fatta slittare ancora con una proroga al 30 giugno 2009. La class action, lo ricordiamo, era stata introdotta dal precedente Governo con la Finanziaria 2008, e sarebbe dovuta diventare operativa già a giugno 2008,
chiesa
e "stato cristiano" - (segue dalla prima pagina) carlo galli
( da "Repubblica,
La" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: a quella vita collettiva (la "nazione") di cui lo Stato è l´espressione storica più piena e razionale. Contro questo culto dello Stato si muovevano i socialisti, che nello Stato vedevano soprattutto l´aspetto giuridico del dominio di classe, i liberali (non tutti) ostili al superamento della centralità etica, giuridica e politica del singolo soggetto,
Restano
fuori le vittime di Cirio e Parmalat
( da "ItaliaOggi
Sette" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: azione collettiva è stata introdotta con la Finanziaria per il 2008 del governo Prodi, ma con la manovra del luglio scorso il governo Berlusconi ha sospeso la norma fino al 31 dicembre 2008. La finanziaria per il 2008 prevedeva che l'azione collettiva risarcitoria potesse essere promossa a partire dal primo luglio 2008,
Class
action, studi legali in pista ( da "ItaliaOggi Sette"
del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: azione collettiva risarcitoria contro aziende ed enti colpevoli di una condotta irregolare, sarebbe dovuto entrare in vigore il primo luglio, ma poi il nuovo esecutivo ha rinviato tutto al prossimo primo gennaio. Proprio in questi giorni, però, mentre la commissione Giustizia della Camera presieduta da Giulia Bongiorno sta analizzando la proposta di testo unificato presentata dal
Condanna
per le imprese ( da "ItaliaOggi Sette"
del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: Nel caso di inammissibilità all'azione collettiva», si legge nel documento, «il giudice può stabilire a favore dell'impresa una sorta di danno punitivo i cui costi andrebbero a carico della parte soccombente. Non è prevista, invece, la reciprocità cioè l'inverso (ammissione all'azione collettiva, danno punitivo a favore dei consumatori,
crisi
economica ( da "Centro, Il"
del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: Dobbiamo porre anche nelle nostre priorità di azione la questione morale, la riforma della politica, la trasparenza dell'azione amministrativa, come leve indispensabili per lo sviluppo, per il lavoro, per l'innalzamento della qualità della vita delle persone. Per una «rinascita» culturale e sociale della bella politica.
Online
la protesta sulla Class Action ( da "Punto Informatico"
del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: Roma - La Class Action all'italiana è nata deforme, non potendo essere attivata dal singolo cittadino ma solo da gruppi di interesse, però anche in quella forma non è ancora operativa, e il Governo ha deciso nei giorni scorsi di rinviarne ulteriormente l'introduzione alla prossima estate.
Non
siamo diventati più poveri ( da "Avanti!"
del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: CLASS ACTION - Slitta di altri 6 mesi l'entrata in vigore della class action. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri. La norma per le azioni collettive doveva partire il primo gennaio, così invece scatterebbe a giugno. Lo slittamento è contenuto nel decreto "milleproroghe".
Online
la protesta sulla Class Action ( da "KataWeb News"
del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: Online la protesta sulla Class Action 22 dicembre 2008 alle 21:33 — Fonte: punto-informatico.it — 0 commenti Monta lo scontento per la decisione del Governo di rinviare lo strumento
Tra
Oriente e Occidente: l'economia e il diritto nel raffronto tra due culture
( da "AltaLex"
del 23-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: azione collettiva al fine di una possibile crescita reciproca. Vi è quindi una impossibilità da giustificare in assoluto i giudizi etici (Ross) se non sulla base di principi sui quali ci sia accordo (Scarpelli). Questo porta nell?occidente ad affermare che l?
di
Pier Arrigo Carnier In questi utimi ...
( da "Gazzettino,
Il (Udine)" del 23-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: dei diritti collettivi sulle terre altrui. Sostiene questa legge per la liquidazione dell'uso civico che l'estinzione del diritto sul bene è ammissibile al verificarsi della scomparsa di tutti i componenti del collettivo d'origine, e cioè dei cittadini della tal villa (frazione) per cui il bene stesso verrebbe incamerato dal Comune,
Per
ora Calisto Tanzi è stato condannato a 10 anni di ...
( da "Gazzettino,
Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: le speranze della maggior parte dei truffati sono appese alla possibilità dell'azione collettiva e di una condanna degli istituti bancari. Se non ci sarà giustizia ancora una volta il sistema si sarà autoprotetto e i risparmiatori ingenui e imbrogliati saranno nuovamente sconfitti. Perché al di là delle illusioni di chi ha creduto che inseguendo quei titoli si diventasse ricchi,
ROMA
Torna la class action. Il governo ha presentato ieri un emendamento in
commissione Industria a... ( da "Messaggero, Il"
del 24-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: class action. Il governo ha presentato ieri un emendamento in commissione Industria al Senato dove si trova in discussione il disegno di legge sullo «sviluppo delle imprese e in materia di energia». Nella sostanza, si riporta in vita la norma sui ricorsi collettivi che era prevista nella finanziaria 2008 ma che era stata fatta slittare al 30 giugno 2009 dal decreto milleproroghe.
Class
action, il governo presenta un nuovo emendamento
( da "BlueTG
online" del 24-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: Class action, il governo presenta un nuovo emendamento 24-12-2008 13:46 - Giungono altre interessanti novità sul dibattuto tema della class action. Il governo ha infatti depositato un emendamento al disegno di legge, attualmente in discussione al Senato, che prevede la possibilità di utilizzare per tutti i cittadini,
I
nuovi contenuti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: azione collettiva entrerà in vigore nella versione approvata nella passata legislatura Dalla Funzione pubblica, nello stesso tempo, è stata inserita, nel disegno di legge delega approvato dal Senato la scorsa settimana, una forma di azione collettiva che ha come obiettivo il ripristino di standard di efficienza nella pubblica amministrazione Le caratteristiche La nuova azione collettiva
Class
action solo da luglio 2008 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: è stato fissato sino a quella data il rinvio dell'entrata in vigore dell'azione collettiva. Solo allora verrà messa la parola fine a una vicenda iniziata di fatto un anno fa, quando l'allora maggioranza di centrosinistra, in sede di approvazione della Finanziaria, introdusse a sorpresa l'azione collettiva nel nostro ordinamento.
Lecco:
Bolzaneto, la mattanza della democrazia
( da "Merateonline.it"
del 26-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: di dolore collettivo, di compartecipazione, di ricordi e testimonianze su quel buco nero, quella violenza nascosta, quella mattanza della democrazia che è stata Bolzaneto. Come Auschwitz è il simbolo dello sterminio programmato e attuato nella cecità collettiva mondiale, dell'ebreo e dei diversi, dei sommersi, Bolzaneto è stata,
13:44
ASCOLI: AD UN ANNO DA CROLLO ACQUEDOTTO NESSUN RISARCIMENTO
( da "Agi"
del 27-12-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract: Abbiamo inizialmente tentato di percorrere la via della azione risarcitoria collettiva (class action) - continua Fiori - che poi accantonammo perche' non ancora percorribile (ed anche recentemente e' stata nuovamente prorogata) per poi ripiegare sulla via della piu' fattibile conciliazione collettiva, che pero' e' tutt'ora ferma.
( da "Blogosfere" del 21-12-2008)
Argomenti: Class Action
Dic 0821 Miraggio class action. Che vergogna! Pubblicato da Laura
Simionato alle 17:44 in Class action La class action non s'ha da fare. Un vero
e proprio miraggio: lo vedi lì in lontananza, poi, piu' ti avvicini e piu' i
contorni sfumano, si dileguano, finche' proprio non vedi piu' nulla. Eccola
li', che slitta ancora di sei mesi. Con il decreto Milleproroghe approvato in
questi giorni dal Consiglio dei Ministri, infatti, l'azione
collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori, che sarebbe dovuta
entrare in vigore il primo gennaio 2009, viene fatta slittare ancora con una
proroga al 30 giugno 2009. La class action, lo ricordiamo, era stata introdotta
dal precedente Governo con la Finanziaria 2008, e sarebbe dovuta diventare
operativa già a giugno 2008, se non fosse stata sospesa per sei mesi
questa primavera. Ora, dopo una serie di modifiche peggiorative al provvedimento
, è arrivato il nuovo stop, accolto da un coro di critiche e di denunce da
parte delle associazioni dei consumatori, che parlano di subordinazione del
Governo di fronte alle richieste di Confindustria, di allontanamento dei
cittadini dalla tutela dei propri diritti, e urlano "Vergogna! Siamo
indignati"! E, noi lo ribadiamo: VERGOGNA!
( da "Repubblica, La" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Pagina 15 - Cronaca
CHIESA E "STATO CRISTIANO" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CARLO GALLI
Espressione estrema della lotta moderna contro il principio d´autorità
ecclesiastico, lo Stato etico viene prima del singolo e dei suoi diritti
soggettivi, e, con la sua prassi educativa, porta l´arbitrio dei privati ad
aderire pienamente e consapevolmente (e qui starebbe la vera libertà) a quella vita collettiva (la "nazione")
di cui lo Stato è l´espressione storica più piena e razionale. Contro questo
culto dello Stato si muovevano i socialisti, che nello Stato vedevano
soprattutto l´aspetto giuridico del dominio di classe, i liberali (non tutti)
ostili al superamento della centralità etica, giuridica e politica del singolo
soggetto, e appunto anche il cattolicesimo che al potere
autoreferenziale di uno Stato così inteso opponeva l´autonomia della Chiesa e
della persona, entrambe di origine divina. Ma che cosa significa il ricorso
polemico al termine "statolatria" nel dibattito di oggi, quando lo
Stato, con ogni evidenza, non ha più quelle pretese? Quando lo Stato etico è
un´esperienza sconfitta dalla storia, e tutta la riflessione politica e morale,
si orienta altrove per individuare le coordinate della libertà individuale e collettiva? Qual è la ragione di questo anacronismo
lessicale? Siamo davanti, di fatto, all´equiparazione dello Stato laico
contemporaneo allo Stato etico, all´assimilazione dell´educazione dei giovani
alla cittadinanza democratica con la trasmissione autoritaria di specifici
contenuti dottrinari, al timore che quando lo Stato educa al rispetto dei
diritti realizzi una limitazione della libertà personale e collettiva,
che il potere sia ormai (secondo le parole dell´arcivescovo)
"biopolitico", che cioè si intrometta nella vita intima delle
persone. Ora, in questa argomentazione sono evidenti alcuni limiti: il primo è
che tutto ciò sembra ricalcare le polemiche ecclesiastiche ottocentesche contro
l´istruzione pubblica promossa dallo Stato, vista come una violazione dei
diritti delle famiglie. Il secondo è che la Chiesa definisce
"biopolitica" la legge di uno Stato, ma non la propria impressionante
serie di divieti, che vincolano gravemente i diritti dei singoli credenti a
determinare in modo autonomo come vivere, amare, procreare, morire. Il terzo
limite è infine che qui si interpreta polemicamente come un contenuto
ideologico particolare (e pericoloso) proprio quel principio di laicità dello
Stato che è al contrario la condizione universale formale che fonda e
garantisce la coesistenza dei singoli soggetti e dei gruppi sociali. Lo Stato
laico (quale cerca di essere la Spagna) non può non insegnare ai giovani il
pluralismo e la tolleranza. E non può non spiegare, a tutti i cittadini, che la
legittimità del legame politico democratico e dei doveri che ne derivano sta
nel fatto che le leggi dello Stato rispettano e valorizzano i diritti umani,
civili, sociali e politici, e non servono ad affermare un´identità religiosa o
culturale (né, ovviamente, etnica), neppure se è quella della maggioranza.
Questo non è l´insegnamento di un´ideologia che fa dello Stato un idolatrico
concorrente di Dio, ma della libertà dei moderni, e dei contemporanei. E se non
si vuole comprendere che la laicità dello Stato non è un opinabile valore fra
gli altri ma è la decisione fondamentale della civiltà moderna che realizza la
tutela politica della libera espressione sociale di ogni possibile fede e
cultura, dell´uguale dignità dei più vari progetti di vita purché non implichino
violenza e dominio su altri; se si critica e si combatte come statolatria, come
culto dello Stato, l´esistenza e l´azione di uno Stato che rende possibili
tutti i culti (e anche il rifiuto dei culti) e tutte le culture; allora in
realtà non si vuole, al di là delle espressioni verbali, uno Stato laico ma uno
Stato cristiano, o almeno uno Stato che di fatto privilegia il cristianesimo.
Come la distinzione fra laicità e laicismo, così il ricorso al termine
"statolatria" è quindi più che una scelta linguistica: è un chiaro
segno, fra molti altri, di un preciso indirizzo di politica ecclesiastica di
cui farebbero bene a essere consapevoli tutti quei laici che del ruolo dello
Stato hanno ancora un concetto adeguato.
( da "ItaliaOggi Sette" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
ItaliaOggi Sette
Numero 303 pag. 205 del 22/12/2008 | Indietro Restano fuori
le vittime di Cirio e Parmalat DIRITTO & SOCIETA' Niente class action per
le vittime dei crac Cirio e Parmalat. L'azione collettiva
risarcitoria si può esercitare «per gli illeciti compiuti successivamente al 1°
luglio 2008», data inizialmente prevista per l'entrata in vigore dell'articolo
140 bis del codice del consumo. La precisazione è contenuta nel testo
dell'emendamento del governo formalizzato nel decreto milleproroghe varato
giovedì. La fissazione temporale contenuta nell'emendamento esclude perciò
l'esercizio della class action per le vicende dei crac finanziari degli anni
passati. Fonti dell'esecutivo confermano che quello che circola in bozza è
l'emendamento predisposto dal governo e ha l'obiettivo di sciogliere dubbi
interpretativi legati alla mancanza di un termine per gli illeciti. L'azione collettiva è stata introdotta con la Finanziaria per il 2008 del governo
Prodi, ma con la manovra del luglio scorso il governo Berlusconi ha sospeso la
norma fino al 31 dicembre 2008. La finanziaria per il 2008 prevedeva che
l'azione collettiva risarcitoria potesse essere promossa a partire dal primo luglio
2008, ma non era definito un termine per gli illeciti. Quindi poteva
riguardare fatti commessi anche diversi anni prima, compresi i crack Cirio e
Parmalat e il default dei bond argentini che hanno coinvolto migliaia di
piccoli risparmiatori.
( da "ItaliaOggi Sette" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
ItaliaOggi Sette
Numero 303 pag. 205 del 22/12/2008 | Indietro Class
action, studi legali in pista DIRITTO & SOCIETA' Di Pagina a cura di
Giovanni Lombardo Il governo fa slittare di altri 6 mesi la norma, ma studia il
ridimensionamento delle associazioni I consumatori potranno rivolgersi anche
agli avvocati Grandi manovre sulla class action. E per gli studi legali si
aprono nuove prospettive di business. L'articolo 140 bis del Codice del
consumo, che regola gli strumenti di azione collettiva risarcitoria contro aziende ed enti colpevoli di una condotta
irregolare, sarebbe dovuto entrare in vigore il primo luglio, ma poi il nuovo
esecutivo ha rinviato tutto al prossimo primo gennaio. Proprio in questi
giorni, però, mentre la commissione Giustizia della Camera presieduta da Giulia
Bongiorno sta analizzando la proposta di testo unificato presentata dal
relatore Antonino Lo Presti (Pdl), il governo ha presentato un emendamento, nel
decreto legge cosiddetto milleproroghe varato giovedì per far slittare la class
action di altri 6 mesi (da gennaio a luglio 2009). Nel milleproroghe viene
anche detto che esclusi dal campo di applicazione della norma sono i crac Cirio
e Parmalat: la class action potrà essere infatti attivata per illeciti compiti
a partire dal luglio del 2008, con un parziale effetto retroattivo.
L'emendamento dovrebbe contenere anche la possibilità di class action nei
confronti della p.a. e saranno previsti mezzi di tutela giurisdizionale degli
interessati nei confronti delle amministrazioni e dei concessionari di servizi
pubblici che si discostano dagli standard qualitativi ed economici fissati o
che violano le norme preposte al loro operato. Oltre all'emendamento del
governo c'è comunque il lavoro delle commissioni, dove pare che allo studio ci
siano rilevanti novità che potrebbero vedere ridimensionato il ruolo delle
associazioni dei consumatori. Gli avvocati italiani guardano con attenzione
agli sviluppi della situazione. Tra le modifiche proposte dal governo ce n'è una
che allarga molto il raggio d'azione degli studi legali. Se l'emendamento
dovesse passare, la legittimazione alla class action sarebbe riconosciuta anche
ai consumatori singoli che in tal modo potranno rivolgersi a un avvocato senza
passare dalle associazioni e dai comitati. In altre parole i cittadini potranno
scegliere la class action all'italiana e affidarsi alla tutela delle
associazioni, oppure rivolgersi autonomamente a uno studio legale come avviene
ad esempio negli Usa. Nel diritto anglosassone, infatti, quando un unico fatto
genera una pluralità di situazioni da tutelare, tutti coloro che sono stati
danneggiati possono avvalersi dell'iniziativa di uno qualsiasi dei soggetti
lesi, anche senza partecipare alla causa. In ogni caso tutta la “classe” beneficerà
della sentenza. Secondo l'Adiconsum la modifica che riguarda la legittimazione
ad agire contrasta con quanto stabilito dalle class action degli altri paesi
europei e dagli indirizzi della stessa Unione europea. «Un aspetto che deve
essere corretto», sottolinea il segretario generale dell'Associazione, Paolo
Landi «anche per evitare che le class action diventino un business per gli
uffici legali». Ancora più duro il commento del segretario generale dell'Unione
nazionale consumatori, Massimiliano Dona: «è inaccettabile l'esproprio che
rischiano di subire le associazioni dei consumatori, siamo al paradosso per cui
quello stesso consumatore che oggi rinuncia ad agire per recuperare i 20 euro
di una bolletta sbagliata sarebbe investito della pesante responsabilità di
agire non solo per sé, ma anche a beneficio di tutti coloro che si trovano
nella stessa condizione. Evidentemente», conclude Dona, «lascerà perdere e
l'azienda scorretta la farà franca».
( da "ItaliaOggi Sette" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
ItaliaOggi Sette
Numero 303 pag. 205 del 22/12/2008 | Indietro Condanna per
le imprese DIRITTO & SOCIETA' LE altre novità La sentenza sarà esecutiva
entro sei mesi Molte le novità contenute nella bozza di emendamento del governo
sulla class action. L'Adiconsum ha elaborato un documento in cui mette in luce
gli aspetti positivi e i punti critici. Secondo il segretario generale
dell'associazione, Paolo Landi, il nuovo testo è condivisibile nella parte in
cui prevede l'esecutività della sentenza e la condanna (nel precedente c'era
solo l'accertamento di un diritto), l'operatività di un filtro con la prima
udienza in Tribunale e l'obbligo dell'impresa condannata di depositare
cautelativamente le somme del risarcimento in attesa dei vari gradi di
giudizio. Fra i limiti più rilevanti l'Adiconsum, oltre a quanto previsto in
merito alla legittimazione ad agire, individua anche le modifiche per quanto
riguarda il danno punitivo: «Nel caso di inammissibilità
all'azione collettiva», si legge nel documento, «il giudice può stabilire a favore
dell'impresa una sorta di danno punitivo i cui costi andrebbero a carico della
parte soccombente. Non è prevista, invece, la reciprocità cioè l'inverso
(ammissione all'azione collettiva, danno punitivo a favore dei consumatori, costi a carico
dell'impresa). La reciprocità potrebbe consentire di rispondere a un'ulteriore
condizione prevista dalla normativa e cioè l'informazione ai consumatori, i cui
costi sono a carico dei promotori dell'azione collettiva».
I consumatori chiedono anche di ridurre i tempi di esecutività della sentenza
che ammontano a sei mesi dalla sua pubblicazione. Critiche anche alla
fissazione dei termini che prevedono la validità della class action solo per
gli illeciti avvenuti dopo il 1° luglio 2008, escludendo quindi tutte le
vittime del risparmio tradito.
( da "Centro, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
Pagina 10 - Pagina
Aperta Crisi economica Crisi economica e politica malata Lo sconforto in queste
ore di molti cittadini abruzzesi e pescaresi è grande. Alla valanga della crisi
economica e sociale che preoccupa migliaia di famiglie che vivono già oggi il
dramma della cassa integrazione, della perdita del lavoro e di una incerta
prospettiva di ripresa, si affianca una valanga che sembra inarrestabile di un
sistema politico malato che produce ormai quotidianamente inchieste giudiziarie
che legano affari e politica in un intreccio d'illegalità che sembra guidare il
modo di operare di parte importante della classe dirigente di questa regione.
Le vicende giudiziarie faranno il loro corso, e speriamo che nel più breve
tempo si faccia luce sulla certezza delle responsabilità e dei gravi capi
d'imputazione che hanno colpito in questi mesi e in questi giorni politici ed
imprenditori. E c'è in noi la speranza che gli indagati possano dimostrare la
loro estraneità ai gravi illeciti contestati e uscire positivamente da queste
tristi e drammatiche vicende. Se così non fosse ci troveremmo di fronte ad una
condizione di estrema gravità che produrrà un ulteriore strappo sociale e
democratico che investirà profondamente il rapporto fiduciario tra cittadini e
istituzioni, tra cittadini e politica. Non si può restare indifferenti. Il
risultato delle ultime elezioni regionali ha già lanciato un campanello
d'allarme che non può essere sottovalutato. Il valore di quel voto non sta
tanto sul chi ha vinto o chi ha perso, ma nel fatto che per la prima volta
oltre il 50 per cento degli elettori ha deciso di non esercitare il diritto di
scelta. Recuperare questa fiducia é la priorità della classe politica. La
riflessione e le azioni da mettere in campo per superare questa preoccupante
condizione che rischia di aggravare i già pesanti problemi economici e sociali
devono essere rapide e devono coinvolgere tutte le componenti politiche e
sociali di questa città, di questa provincia. Insomma avere il coraggio di
affrontare fino in fondo le cause di questa preoccupante condizione, anche di
decadimento morale, in una fase in cui c'è maggiore bisogno della credibilità
della classe dirigente regionale e locale, per fronteggiare la pesante
situazione economica-finanziaria che graverà sui cittadini, sulla loro vita
quotidiana e che rischia di allargare irreparabilmente la distanza tra politica
e collettività. Come sindacato abbiamo il dovere di contrastare questa deriva,
facendo i conti anche con le nostre responsabilità di disattenzione verso
questi processi di deterioramento. Dobbiamo porre anche
nelle nostre priorità di azione la questione morale, la riforma della politica,
la trasparenza dell'azione amministrativa, come leve indispensabili per lo
sviluppo, per il lavoro, per l'innalzamento della qualità della vita delle
persone. Per una «rinascita» culturale e sociale della bella politica.
Vittorio Foa, ricordando Norberto Bobbio, diceva: «Lui ha concepito la politica
come educazione attraverso l'esempio ed è secondo me un contributo molto
importante di cui la Repubblica italiana gli è debitrice. Siamo debitori della
capacità di vedere nella politica anche l'insegnamento di un costume e di un
comportamento». Sarebbe bene che questo insegnamento non andasse mai perso di
vista da chi sceglie di porre la sua opera al servizio della collettività, del
bene comune. Paolo Castellucci Segretario Cgil Pescara L'Italia a picco ecco
chi ringraziare Signor direttore, chi dobbiamo ringraziare per la grave
situazione tecnico-amministrativa in cui l'Italia, l'Abruzzo, altre regioni e
le maggiori città della nazione si ritrovano oggi? Personalmente ho provato in
mille maniere a darmi una risposta. Sarà che la destra e la sinistra si sono
talmente attorcigliate che non si capisce più da che parte si orientano? Non
credo proprio. Quando c'è da cogliere ed anche se il frutto è ancora acerbo,
«l'uomo del monte» dice sempre sì ed alla raccolta si procede indifferentemente
sia con la mano destra che con quella sinistra. Saranno i programmi politici
non esattamente consoni al momento? Neanche a parlarne. Sono sempre gli stessi
da decenni e qualche volta finiscono in gloria. I gestori dei beni comuni sono
laici, popolari o vicini alla Chiesa? Tutti uguali. Si rendono conto del loro
stato e manifestano la propria appartenenza a seconda dei momenti particolari.
Il fallimento della politica è sotto gli occhi di tutti? E chi se ne importa.
Si inganna l'elettorato e si indicono nuove elezioni con gli stessi programmi
di prima, con le stesse promesse e gli stessi slogan. Ah dimenticavo, anche con
le stesse facce sui soliti manifesti a trentasei denti. Di cambiamento nemmeno
l'ombra. Neppure quando alle urne si reca appena il 50 per cento degli elettori
aventi diritto e si concede ad una parte di governare con il solo consenso del
25 perf cento della popolazione elettrice. Il rimanente 75 per cento non conta
più, se mai ha avuto credito. Ma queste sono le leggi della democrazia a cui
tutti siamo costretti a sottostare nonostante siano evidenti delle vere e
proprie angherie. Quanto potrebbe essere degno di persone civili se, ad
iniziare dalle prossime elezioni, ad indicare i candidati potessero essere i
cittadini e non le segreterie politiche dei partiti. Gli stessi elettori che
successivamente si recherebbero alle urne consapevoli di eleggere quei
rappresentanti da loro stessi indicati e di cui fidarsi totalmente. Pinuccio
Ferreri Lanciano
( da "Punto Informatico" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
class="hilite">Roma - La
Class Action all'italiana è nata deforme, non potendo essere attivata dal
singolo cittadino ma solo da gruppi di interesse, però anche in quella forma
non è ancora operativa, e il Governo ha deciso nei giorni scorsi di rinviarne
ulteriormente l'introduzione alla prossima estate. Un rinvio che non sembra
piacere a consumatori ed utenti Internet. Tra i più interessati a questo
strumento, per i molti disservizi e problemi che segnalano da anni su tutti i
fronti delle TLC, i netizen italiani si stanno organizzando per sostenere la Class
Action, già nelle corde di diverse associazioni di consumatori che ne stavano
preparando alcune contro imprese di primo piano. "TLC e Internet più in
generale - racconta a Punto Informatico Marco Pierani, promotore della protesta
ed esponente di Altroconsumo - sono terreno molto fertile per ipotesi
applicative di class="term">class class="term">action,
in quanto in questi settori purtroppo si diffondono comportamenti illeciti da
parte di aziende che ledono in maniera seriale un numero elevato di persone per
importi poco elevati, dal che il gioco non vale la candela per quanto riguarda
le cause individuali, ecco che lo strumento della class="term">class class="term">action
potrebbe conoscere subito e in maniera ottimale applicazioni utili in questo
ambito, mi vengono in mente alcune aste al ribasso per fare un esempio
veloce". La mobilitazione sta prendendo forma in questo momento in un
gruppo aperto su Facebook: Class class="term">action:
ulteriore rinvio, beffa per i cittadini - indigniamoci.
( da "Avanti!" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
“Non siamo diventati
più poveri” Secondo le analisi di Bankitalia il Paese ha resistito all'onda
d'urto della crisi Lunedì 22 Dicembre 08 Tiene la ricchezza delle famiglie
italiane, grazie alla sostanziale invarianza del valore del patrimonio
immobiliare, ma si impoverisce il portafoglio finanziario, contrattosi del 6%
nei primi sei mesi del 2008 "soprattutto a causa del calo dei corsi
azionari"."La tendenza negativa - spiega il supplemento al bollettino
statistico della Banca d'Italia - è proseguita con maggior vigore nei mesi
successivi in corrispondenza della crisi finanziaria internazionale". La
ricchezza "reale" delle famiglie italiane, costituita prevalentemente
da immobili, resta sostanzialmente stazionaria. Bankitalia ricorda che, secondo
l'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio, nella prima
parte del 2008 si è registrato un rallentamento della crescita nei prezzi degli
immobili e un forte calo dei volumi di compravendita. "Le componenti di
cui sono già noti gli andamenti per il primo semestre 2008 - si legge nel
bollettino - rappresentano circa il 90% del complesso della ricchezza netta dei
nuclei familiari; si può dunque ipotizzare che in questo periodo l'aggregato
complessivo, a prezzi costanti, sia rimasto praticamente immutato, riscontrando
una lieve flessione in termini reali".La ricchezza "reale" delle
famiglie italiane, a fine 2007 rappresentava circa il 60% della ricchezza lorda
(5.570 miliardi), mentre le attività finanziarie sono circa il 40% (3.652
miliardi). Le passività finanziarie erano invece circa l'8% (710 miliardi).
Maggioritaria la quota di ricchezza reale in abitazioni (82%), seguita con
molto distacco dai fabbricati non residenziali (6,5%), impianti e macchinari
(6,5%), terreni (3,4%) e oggetti di valore (quadri, preziosi, mobili, ecc)
2,1%.Per le attività finanziarie la quota più rilevante (49%) è quella detenuta
in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni,
partecipazioni e fondi comuni di investimento. Contante, depositi bancari,
risparmio postale sono il 26%, mentre il 5,5% (con un progresso dello 0,8%) è
costituito dai titoli pubblici italiani. Le passività finanziarie sono
rappresentate invece principalmente dai mutui per la casa (39,6%), seguiti dai
debiti commerciali (29,6%) e dal credito al consumo (13,1%).Per quanto attiene
il confronto internazionale la Penisola non si colloca male nel panorama
complessivo, anzi: considerando i valori in percentuale sul reddito complessivo
lordo il Belpaese si posiziona al terzo posto (dopo Francia e Gb) per attività
reali; sempre alla piazza d'onore (dopo Gb e Usa) per attività finanziarie.
Siamo al contrario ultimi dopo Gb, Usa, Germania, Francia per passività
finanziarie e al secondo posto per ricchezza netta dopo la Gb. Si tratta,
secondo quanto rileva l'Istituto centrale, di ricchezza prevalentemente
concentrata, in Italia, dove - a fronte di una media di 143mila euro pro capite
- si osserva una distribuzione delle risorse fortemente diversa."Alla fine
del 2007 è scritto nel bollettino - la ricchezza netta per famiglia ammontava
complessivamente a circa 360 mila euro: la distribuzione della ricchezza, però
- viene sottolineato - è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione,
e molti nuclei familiari detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre
pochi dispongono di una ricchezza elevata". Le informazioni sulla
distribuzione della ricchezza - prosegue Bankitalia - desunte dall'indagine sui
bilanci delle famiglie italiane, indicano che nel 2006 la metà più povera delle
famiglie italiane possedeva meno del 10% della ricchezza totale, mentre il 10%
più ricco deteneva quasi la metà della ricchezza complessiva.Il numero dei
nuclei familiari con una "ricchezza negativa", vale a dire con debiti
superiori agli attivi, è purtroppo pari a circa il 3%, "una quota -
precisa la Banca d'Italia - largamente inferiore a quella risultata per altri
Stati come Stati Uniti, Regno Unito e Francia". Ogni famiglia italiana
poteva contare mediamente nel 2007 su una ricchezza media di 360mila euro, cioè
143mila euro a testa. Via Nazionale spiega, però, che la distribuzione della
ricchezza è caratterizzata "da un elevato grado di concentrazione"
cioè "molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre
poche dispongono di una ricchezza elevata". Da questo punto di vista, gli
ultimi dati relativi al 2006, mostrano come già detto - che "la metà più
povera delle famiglie italiane possedeva meno del 10% della ricchezza totale
mentre il 10% più ricco aveva quasi la metà della ricchezza complessiva".C'è
inoltre un certo numero di nuclei familiari (il 3%) che consegue una ricchezza
negativa, cioè ha debiti superiori alle attività. Trattasi tuttavia di una
quota "notevolmente inferiore a quella registrata per altri Paesi quali
Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Ecco perché, stando all'analisi pubblicata
sull'ultimo supplemento al Bollettino statistico di Bankitalia, la ricchezza
delle famiglie italiane regge. "A prezzi costanti l'espansione della
ricchezza complessiva in confronto al 2006 risulta pari all'1,7% (circa 139
miliardi di euro del 2007) con un aumento pro capite dello 0,8%".
Bankitalia spiega inoltre che la ricchezza netta complessiva a prezzi correnti
è salita invece di circa il 3,9% (circa 317 miliardi) un valore al di sotto del
tasso medio di crescita annuale del periodo 1995-2006 (il 6,2%).Questo
rallentamento è dovuto ad una "sostanziale stasi delle attività
finanziarie (+0,6%) e alla progressiva incidenza dei debiti (+8,2%) mentre la
dinamica delle attività reali è rimasta contenuta (+6,7%). La variazione della
ricchezza - chiarisce via Nazionale - può essere scomposta in due componenti: i
capital gain che esprimono le oscillazioni dei prezzi delle attività, e il
flusso di risparmio. Considerando l'intero periodo 1995-2007 il contributo dei
capital gain all'incremento della ricchezza delinea una maggior variabilità in
confronto a quello del flusso di risparmio che, a partire dal 2000, si attesta
intorno all'1% della ricchezza netta.class="hilite">CLASS
ACTION - Slitta di altri 6 mesi l'entrata in vigore della class="term">class class="term">action.
Lo ha deciso il Consiglio dei ministri. La norma per le azioni collettive
doveva partire il primo gennaio, così invece scatterebbe a giugno. Lo
slittamento è contenuto nel decreto "milleproroghe". L'ordine del
giorno discusso del Cdm prevedeva quattro nuovi decreti legge.Si tratta di
argomenti molto diversi: in cima all'elenco figurava il classico
"milleproroghe", seguito da una decretazione che riguarda la proroga
della partecipazione italiana alle missioni internazionali, uno poi relativo
alla semplificazione normativa e un altro per le risorse idriche e di
protezione dell'ambiente. Continua ad andare normalmente avanti, invece,
l'iniziativa di Mega semplificazione legislativa: il provvedimento messo a punto
dal ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli dovrebbe mandare in
"pensione" ben 29mila leggi obsolete precedenti al 1948. Si tratta di
un' operazione "monstre" che segue ad una analoga, ribattezzata il
"taglia-leggi" con la quale si cancellarono 3.300 norme.Questo
ulteriore colpo di mannaia sulle vecchie leggi, sarà accompagnato da un
"salvaleggi" e dall'avvio di una banca dati ("Bancattiva")
per rendere note, gratuitamente, le leggi ancora attive nel loro testo vigente,
cioè quello modificato dal Parlamento. Il "salvaleggi" servirà a
recuperare poco meno di 30 leggi abrogate con la prima operazione di
abrogazione. Si tratta di una quota di meno dell'1% delle leggi tagliate', cioè
un piccolo margine di errore nella precedente operazione che viene sanato con
l'attuale disposizione in questione. Si procederà poi alla creazione della
banca dati pubblica e gratuita con il testo vigente (cioè incluse le
modifiche).Bancattiva dovrebbe essere consultabile già dal prossimo mese di
giugno e contenere le leggi dal
( da "KataWeb News" del 22-12-2008)
Argomenti: Class Action
class="hilite">Online la
protesta sulla Class Action 22 dicembre 2008 alle 21:33 — Fonte:
punto-informatico.it — 0 commenti Monta lo scontento per la decisione del
Governo di rinviare lo strumento
( da "AltaLex" del 23-12-2008)
Argomenti: Class Action
Tra Oriente e
Occidente: l?economia e il diritto nel raffronto tra due culture Articolo di Sergio
Sabetta 23.12.2008 Commenta | Stampa | Segnala | Condividi Tra Oriente e
Occidente L?economia e il diritto nel raffronto tra due culture di Sergio
Sabetta La crescita economica nell?Est asiatico che ha coinvolto
prepotentemente il continente Cina, pone il problema del confronto/raffronto
fra due culture, due sistemi di pensiero maturati nei millenni i quali
coinvolgono la visione che l?uomo ha di se stesso anche nel processo economico
e quindi giuridico. La prima e fondamentale questione è come si pone
l?individuo nei confronti della collettività e la struttura gerarchica che ne
deriva. Vi sono due tipologie di poteri il ?potere di fare? e il ?potere di
decidere?, il primo consiste nella suddivisione di procedure precise e rigide
senza possibilità di variabili negli input ? output, con attività
standardizzate ripetitive efficaci nella produzione seriale di beni fisici, in
cui il singolo ha una propria autonomia limitata e ben definita dalla sezione
di procedura a lui assegnata, il secondo è sostanzialmente un potere di
controllo costituito da una delega adeguata a gestire la variabilità nel
settore assegnato e dal controllo sui subordinati addetti alle procedure a loro
affidate. Questa distinzione così rigida che presuppone una stretta gerarchia è
di massima efficacia nella produzione di beni materiali, mentre viene a perdere
efficacia nella produzione di servizi in cui si accresce la necessità
dell?adattabilità decisionale del singolo alle variabili ambientali (Croci). La
gerarchia nel codificare la distribuzione del potere all?interno della comunità
ne tutela al contempo la sopravvivenza nell?insieme a scapito
dell?individualità, gli sforzi vengono coordinati e concentrati sia nella
produzione che nella lotta agli elementi e alle altre comunità umane. La
gerarchia sostenibile presuppone un rispetto per il riconoscimento del ruolo e
quindi la necessità per i vertici di restituire la delega di potere in termini
di cura dei bisogni della base, interviene il principio di
inclusione/esclusione nella comunità come premio/punizione al fine di motivare
gli individui, i quali collaborano per il solo fatto di restare inclusi nella
comunità il premio infatti è l?inclusione nella comunità stessa. La comunità
come collettività è quindi posta al centro del tessuto sociale e non
semplicemente una comunità composta da singoli individui. Se l?esecuzione
passiva delle procedure è alla base del sistema gerarchico cinese, l?individuo
deve comunque essere convinto del suo agire pertanto la punizione in caso di
violazione degli obblighi deve possedere una valenza rieducativa. Nel suo agire
quotidiano il singolo accumula un ?patrimonio di rispettabilità? quale prodotto
dei risultati ottenuti e dei suoi rapporti sociali, la rispettabilità è intesa
quale combinazione di prestigio sociale e dignità personale, si crea quindi
l?armonia sociale confuciana tramite il rispetto del potere gerarchico questo
tuttavia non comporta una cieca obbedienza essendo la verità pragmaticamente
adattabile alle situazioni quotidiane. L?aggressività umana è controllata dalla
gerarchia di rango che poggia sul riconoscimento dei meriti, questo tuttavia
compromette in parte l?iniziativa del singolo il quale è naturalmente portato a
scaricare la responsabilità lungo la scala gerarchica fino al giusto livello.
Ma qualsiasi sistema ha bisogno di un correttivo che nella cultura cinese è la
rete di relazioni utili o guanxi, la quale consiste nell?obbligo di reciprocità
senza limiti di spazio e di tempo fondata sul concetto di utilità e non
necessariamente di amicizia. Questa permette di superare le eventuali
disfunzioni che il sistema gerarchico presenti, ma perché funzioni l?obbligo di
reciprocità deve essere certo ,pena l?esclusione dalla rete, i due sistemi non
sono in contraddizione ma vengono ad integrarsi (Croci). L?etica si risolve in
una semplificazione organizzativa per una prevedibilità comportamentale, lo
sviluppo economico è quindi slegato da una premessa democratica anche se si
risolverà nel tempo in una democratizzazione più consona alla necessità di movimenti
di merci e capitali con i minori controlli possibili ( Gavazzi, Tabelloni).
Toulmin sostiene che la funzione dell?etica è quella di armonizzare gli
interessi dell?insieme, ossia le azioni della gente, si che il concetto di
dovere è ineliminabile dalla meccanica sociale infatti attraverso il
riconoscimento dei doveri comuni si ha la formazione di un?unica comunità,
questo tuttavia non esclude l?evoluzione del codice morale in sintonia con i
mutamenti della società in modo che le stesse regole possano apparire o
eccessivamente rigide o pericolosamente molli. Sebbene i giudizi etici
acquistano per tale via una certa flessibilità di loro permane tuttavia il
carattere imperativo (Hare), il quale peraltro può assumere un aspetto
individuale ossia soggettivo, affrancandosi dalla preminenza della
collettività. Spinoza su tale via afferma con decisione il diritto del singolo
di perseguire la sua ?utilitas?, di piegare le leggi naturali ai suoi scopi
senza andare contro di essa ma utilizzandole. Riconoscendo nell?uomo una anima
desiderante (cupiditas) si pone l?individuo al centro della ricerca non come
immagine divina, ma come essere posto nella natura e manipolatore di essa. Vi è
quindi uno sviluppo del ?libero arbitrio? di San Tommaso in cui l?uomo determina
se stesso ad agire in cui tuttavia la prima causa resta Dio, anche se questo
toglie nulla alla auto-causalità dell?uomo stesso. Tipica dell?uomo è la
mobilità con un passaggio da uno stato all?altro dei desideri e delle
conoscenze, sia verso l?alto che verso il basso, con una sua necessaria
auto-espansione comunque consapevole delle condizioni esistenti anche di tipo
politico. Se vi è la necessità di cambiare le proprie condizioni per rendere la
vita più sicura, tuttavia l?intervento sul mondo dipende dalla capacità di
utilizzare le situazioni per creare lo spazio di movimento necessario alle
modifiche, è pertanto l?organizzazione che viene ad influire sull?etica secondo
un concetto di etica organizzativa in cui l?interpretazione del mondo non è in
contrasto con il cambiamento del mondo, da qui tuttavia nasce anche l?esigenza
di modificare il mondo per modificare le coscienze (Marx). Spinoza si avvicina
all?etica cinese della persuasione quando, negando la riduzione della politica
al solo timore per costringere all?obbedienza delle leggi (Hobbes), recupera la
collettività e la necessità di una convinzione all?azione collettiva
al fine di una possibile crescita reciproca. Vi è quindi una impossibilità da
giustificare in assoluto i giudizi etici (Ross) se non sulla base di principi
sui quali ci sia accordo (Scarpelli). Questo porta nell?occidente ad affermare
che l?uomo non è niente all?inizio, ma sarà solo in seguito per quello che si
sarà fatto, quindi è il singolo che si fa che si definisce nel mondo (esistenzialismo).
Su ogni uomo ricade la responsabilità totale della sua esistenza non in termini
puramente individuali, ma anche verso gli altri individui, il nostro punto di
partenza è la soggettività dell?individuo, ma è solo tramite l?altro che si
definisce, si scopre così l?intersoggettività ossia l?universalità umana di
?condizione?, ossia i limiti a priori che definiscono la situazione
dell?individuo nell?universo questa tuttavia non è data ma è in un perpetuo
costituirsi (Sartre). La libertà diventa per Sartre il fondamento di ogni altro
valore, ma questa nostra libertà è il frutto di un interscambio di libertà. La
libertà è stata anche vista come una ?possibilità? (Abbagnano) o libertà
condizionata pertanto relativa (Gurvitch). Comunque mentre in un caso la
libertà risiede nella sicurezza dell?inclusione nella comunità, nel secondo la
libertà è l?interscambio della ricerca individuale di cui si discute
esclusivamente dell?ampiezza. Vi è un ben definito diritto naturale del singolo
alla libera ricerca della propria ?utilitas? nel rapporto con la comunità a cui
non devono essere trasferiti in modo assoluto e inappellabile i propri diritti,
attraverso un confronto / raffronto il bilanciamento degli interessi e delle
volontà singole si forgeranno nello stato democratico. Le conseguenze di questo
porsi dell?individuo nei confronti della collettività che affonda le sue radici
già nel mondo antico in particolare con gli stoici, viene ripreso dal
giusnaturalismo di Grozio e Rousseau che sebbene criticato nella sua distinzione
tra diritto giusto e diritto ingiusto, fino a parlare della giustizia solo come
di un ?valore interno? al diritto e pertanto frutto di una scelta arbitraria
(Kelsen, Ross), non può negare lo spirito individuale della ricerca e la
libertà che ne consegue di cui circolarmente ne è anche fondamento. Le
conseguenze politiche ed economiche sono quindi profondamente differenti dal
modello di comunità confuciano proprio della Cina, basti pensare allo sviluppo
del pensiero sociale di Comte e Marx da cui nacquero nel XIX secolo i sindacati
e nel XX secolo il welfare, in economia al liberismo e al keynesismo fino
all?attuale sviluppo nell?ambito del management delle teorie relative alle
risorse umane, come il knolewdge management. Questo sebbene vi siano stati
nell?età moderna il fordismo e la produzione tayloristica, gli assolutismi
ideologici e le dittature quali estremismi di un irrigidimento produttivo e
sociale della Grande Guerra frutto avvelenato di un tecnicismo non elaborato
pragmaticamente, bensì idealizzato o demonizzato. ______________ Bibliografia
A. Merli, Quei leader senza democrazia, Il Sole 24 Ore, 28/5/08 (Festival
dell?Economia); M. Croci, L?importanza della gerarchia in Cina, ?E. & M.?
S.D.A. Bocconi, 43-52, 4/08; R. Bodei, La filosofia di Spinoza: l?importanza
delle passioni, Emsf.rai.it/interviste; G. Carcatezza, Principi di giustizia e
fondamento del diritto A. A. 2004/2005, I-LEX.it/quaderni/4, 4/2/2006; A.
Abbagnano, Storia della filosofia, UTET, 1974; F. Guoato ? L. Riveda, Una visione
strategica del knowledge management, in Harvard Business Review, 56-65, 7-
8/2008. Commenta | Stampa | Segnala | Condividi |
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 23-12-2008)
Argomenti: Class Action
di Pier Arrigo
Carnier In questi utimi ... diPier Arrigo CarnierIn questi utimi decenni o, per
meglio dire, negli ultimi quarant'anni, il patrimonio forestale della Carnia ha
subito un forte incremento con un avanzamento sui pascoli e su zone prative da
lungo tempo lasciate incolte.Si tratta di un fenomeno registrato non soltanto
in Carnia, ma in genere in molte valli alpine e anche nelle zone prealpine e
appenniniche. Vi è stata in contrapposizione una caduta rilevante del prezzo di
mercato dei legnami resinosi, in riferimento al loro valore detto di
macchiatico, vale a dire prima dell'abbattimento oppure sul letto di caduta,
motivato dalla vasta disponibilità di legnami che, da tempo, affluiscono sul
mercato nazionale provenienti dall'Austria, Germania e soprattutto dall'Est, a
prezzi altamente concorrenziali.Ma vi fu un periodo aureo, dagli anni Trenta ai
Sessanta circa, in cui l'industria dei legnami della Carnia ebbe un posto
primario sul mercato nazionale. I tempi cambiano. Non di questo comunque,
intendo parlare, bensì dell'utilizzo o del godimento di tale patrimonio
agro-silvo-pastorale in relazione alla sua formazione storico-giuridica e della
sua catalogazione catastale.Parte rilevante del patrimonio della Carnia è
amministrata dai Comuni o da consorzi, trattandosi di beni classificati ad
"uso civico", di origine feudale e quindi demaniale, mentre esistono
altri beni consorziati che hanno veste "privata" in quanto di natura
"allodiale".Riguardo al godimento dei beni di origine feudale e
quindi statuale, ad "uso civico", il commissario agli usi civici
addetto, Carmelo Palermo con sede a Trieste, era investito del potere
d'iniziativa giurisdizionale che gli consentiva di aprire procedimenti
d'ufficio a tutela delle terre civiche e quindi di emettere verdetti, soggette
poi all'appello di una speciale sezione della Corte d'appello di Roma, e col
quale ebbi un colloquio dettagliato sull'argomento, avendo il medesimo
accertato che, nel tempo, si erano verificate delle alterazioni e con
l'obiettivo di ridisciplinare l'intera materia. Nel 1959 rese noto d'autorità
che diversi beni, amministrati e in godimento dei Comuni e altri enti
costituiti, avrebbero dovuto essere restituiti in godimento alle ville
(frazioni dei Comuni) in virtù della "pristina funzione", trattandosi
di un diritto imprescrittibile e inusucapibile. In altri termini, nello
scorrere del tempo, si erano verificate circostanze storiche in cui dei beni,
in godimento alle frazioni per antico diritto, erano passati
all'amministrazione dei Comuni.La legislazione sugli usi civici comprende la
legge 1766 del 1927, il regio decreto 322 del 1928 che approva il regolamento
della medesima e la legge 1078 del 1930. Scopo della legge del '27, molto
deprecata a giudizio di vari esperti, era la "liquidazione" dei diritti collettivi sulle terre altrui. Sostiene questa legge
per la liquidazione dell'uso civico che l'estinzione del diritto sul bene è
ammissibile al verificarsi della scomparsa di tutti i componenti del collettivo
d'origine, e cioè dei cittadini della tal villa (frazione) per cui il bene
stesso verrebbe incamerato dal Comune, in relazione alla giurisdizione
territoriale, con o senza compenso, secondo i casi.Prendo spunto dalle
accennate argomentazioni poiché pende un'interessante azione giudiziaria,
promossa da alcuni cittadini dell'alta Val But, delle frazioni di Noiaris e
Priola, finalizzata a rivendicare i diritti di godimento su beni risalenti ad
antica donazione agli abitanti delle due frazioni, ma amministrati da tempo dal
Comune di Sutrio. Un'analoga azione di rivendicazione per fruire di beni
silvo-pastorali risulta intrapresa dalla frazione di Rivalpo nei confronti del
Comune di Paularo e vi sono, inoltre, altri "fermenti". Vi sarebbe
quindi un risveglio sul terreno degli antichi diritti, argomento di indiscusso
interesse in quanto legato a vicissitudini secolari delle popolazioni della
montagna carnica. La cosa è stata oggetto di parallela, grande attenzione in
Veneto soprattutto nel non lontano passato attraverso dibattute vicende
giudiziarie per far rispettare taluni aspetti del patrimonio
agro-silvo-pastorale del vasto territorio, specialmente quello montano.Si
tratta quindi, sul piano giudiziario, non solamente di un'esplorazione che
affonda nel passato, ma di un'attenta verifica e valutazione giurisprudenziale
per stabilire se sussistano diritti acquisiti e la loro classificazione.Tale
risveglio assume veste rilevante , in quanto punta a ristabilire la comunione che
esistette tra il territorio e i suoi abitanti, entrata da gran tempo in crisi
fin quasi a raggiungere lo smarrimento di fronte all'incalzare d'interessi e
speculazioni dettati dall'evoluzione dei tempi, che hanno distratto l'uomo
della montagna, dai suoi antichi legami. Il sentito ritorno alla riscoperta del
passato può quindi essere inteso come incentivo prezioso per salvare il
patrimonio montano dallo svilimento.Avevo trattato, a suo tempo, nella veste di
procuratore generale, l'alienazione di un notevole patrimonio collettivo
silvo-pastorale della Carnia di origine allodiale, il che ha preteso
un'inevitabile conoscenza degli esistenti aspetti patrimoniali del territorio.
Mi permetto una rapida ricognizione sui diritti e sulle norme codificate, in
rapporto all'evoluzione della storia.Il sistema feudale, propagatosi anche in
Carnia, specie nel periodo pre-patriarcale e patriarcale, costituì un aspetto
basilare dell'amministrazione del patrimonio statuale. L'Imperatore, unico
sovrano del Medio Evo per le terre che facevano parte del Sacro Romano Impero,
infeudava le proprie terre al Patriarca, marchese dal 1077 per tutto il Friuli.
A sua volta il feudatario subinfeudava in tutto o in parte i propri benefici a
feudatari a lui subordinati o li concedeva in uso a subfeudatari.Spesso, in
Carnia, vi furono concessioni di terre ai Comuni, intesi come complesso o
associazione di persone che risiedevano in una determinata località o villa.
Tali concessioni comportavano inizialmente un corrispettivo in natura o in denaro.
In seguito però, probabilmente in considerazione dello stato di povertà delle
popolazioni, le concessioni avvennero per lo più gratuitamente in riferimento a
quei beni che anticamente erano stati di godimento collettivo da parte degli
abitanti.Parte dei beni di origine collettiva della
Carnia rientrano nella classificazione di "usi civici". Secondo la
dottrina, l'origine degli usi civici è strettamente collegata al feudo, sicché
bisogna dimostrare la sua origine feudale e quindi demaniale (ubi feuda, ibi
demania). Va però chiarito che i territori montani, specie quelli distanti dei
centri di insediamento, dai quali traevano sostentamento gli originari del
luogo, erano "ab antiquo" nel dominio delle popolazioni attraverso
occupazioni e lavori eseguiti per trarne una rendita. Pertanto, quando pure
quelle terre fossero state infeudate, i diritti già acquisiti dalle popolazioni
preesistenti erano sempre rispettati, al punto che nemmeno il sovrano poteva
disconoscerli o sopprimerli.In contrapposizione alla proprietà regia o
feudataria, esiste - come già accennato - un secondo aspetto patrimoniale
formato dalla categoria di beni detti "allodiali" che, sulla base del
diritto germanico, costituivano il patrimonio della famiglia e che, su base
reale, formavano il patrimonio di singoli individui trasferibile come bene
privato. Tali beni appartenevano sia ai singoli che alle collettività
(arimannie, vicinie, eccetera) e potevano essere quindi oggetto di godimento
individuale o comune. L'uso comune di pascoli e di boschi da parte di
componenti di una collettività, che si farebbe risalire al sistema barbarico
germanico, largamente diffuso in epoche assai remote, esistette quindi distinto
per la sua caratteristica dai beni feudali e di origine regia.L'identificazione
della natura dei beni agro-silvo-pastorali, del lontano passato, comporta
quindi un'impegnativa verifica dell'evolversi storico e fattuale, non sempre
trasparente, cercando un possibile raffronto nei dispositivi giuridici.
Riassumendo, vi sono quindi due tipi di beni a godimento collettivo: uno
catalogato ad "uso civico", discendente da concessione feudale o
regia e quindi demaniale, la cui liquidazione, quando i componenti originali si
siano totalmente estinti, è regolata dalla legge e dal decreto degli a nni
Venti; l'altro risale "ab antiquo", acquisito per diritto
imprescrittibile dalle popolazioni e rispettato, oppure dovuto a donazioni e
discendente da titolo di acquisto, e quindi di carattere
"allodiale".Fu con la subordinazione o formale dedizione della Carnia
alla Repubblica di Venezia (1420-1421) che i rappresentanti carnici si
preoccuparono fondamentalmente di garantirsi il riconoscimento e la tutela di
ogni loro privilegio, consuetudine e uso. Vennero così a consolidarsi questi
due tipi di proprietà.Vi sarebbe molto altro da dire, soprattutto in
riferimento al riordino apportato dalla Repubblica di Venezia al patrimonio
boschivo e alle severe norme promulgate per la sua conservazione, riconoscendo
comunque alla Carnia, con atto del 2 agosto 1791, il diritto sui suoi boschi
fatta esclusione per 47 boschi banditi per le necessità dell'Arsenale (bando
stilato nel 1581).Venezia, luminosa di idee e di scienza ma severa nei principi
di diritto, regolò anche le proprietà collettive di natura allodiale, determinandone
simultaneamente i due aspetti inscindibili: quello collettivo e quello
individuale. Mentre la proprietà riguardo l'entità del patrimonio, detto in
termini tecnici "intero", resta indivisibile, fu frazionata invece
all'interno in quote, dette "carati" (secondo il concetto applicato
nella proprietà delle navi mercantili), attribuite ai componenti originari e
cedibili sia fra soci che ad estranei.È inoltre rilevante precisare quanto
accadde nel periodo successivo. Già con la dominazione francese (decreto 23
dicembre 1803 numero 97) si riconobbe la necessità di non sottrarre boschi e
pascoli agli "usi dei comunisti" (collettività), poi col regio
decreto numero 225 del 25 novembre 1806, firmato dal vicerè del Regno italico
Eugenio di Beauharnais, si cercò di regolare «le questioni vertenti tra gli
antichi e nuovi originari degli stati ex veneti». Tali questioni restarono
irrisolte specie in Carnia, dove il gruppo degli antichi originari (formante
ente collettivo a sé stante) si volle sempre mantenere tenacemente distinto dal
Comune inteso come ente autonomo, nel cui territorio anche i
"forestieri" potevano ora insediarsi e godere dei diritti propri a
ciascun abitante del luogo.I neo-costituiti enti comunali, di matrice francese,
furono riconosciuti dalla sopraggiunta dominazione austriaca, ma non divennero
affatto proprietari dei beni delle comunità originali preesistenti, nemmeno in
nome delle frazioni inglobate nel comune come infatti è confermato, dissipando
ogni dubbio, dalla Risoluzione del 16 aprile 1839 dell'Imperatore d'Austria
Ferdinando I. Risulta poi che il successivo Governo di Venezia, mediante
l'Istruzione governativa 18558-2520 del 17 giugno 1841, abbia rispettato i
diritti delle comunità originarie e quindi il godimento dei medesimi, lasciando
ai Comuni la sola funzione amministrativa.La normativa introdotta dopo
l'unificazione dell'Italia (1861) non dà definizioni che valgano a comprendere
le diverse situazioni di possesso facenti capo a una collettività. Per cercare
chiarezza, è necessario appoggiarsi all'elaborazione dottrinale e
giurisprudenziale.L'intervento della "Legge Fanfani" sulla montagna
(numero 991 del 1952) stabilisce all'articolo 34 che «nessuna innovazione è
operata in fatto di comunioni familiari vigenti nei territori montani nell'esercizio
dell'attività agro-silvo-pastorali». E «dette comunioni continuano a godere e
amministrare i loro beni in conformità dei rispettivi statuti e consuetudini
riconosciuti dal diritto anteriore».La successiva legge 17 aprile 1957 numero
278, ai fini della restituzione agli aventi diritto dei beni di antica
proprietà collettiva, mediante amministrazione
separata da quella dei Comuni, prevedeva, su iniziativa del prefetto, la
costituzione dei "comitati di amministrazione", specificatamente in
riferimento ai beni ad "uso civico", cioè di origine demaniale.In
questo iter storico-giuridico stanno le radici delle rivendicazioni sollevate
dalle frazioni carniche e di altre, possibili, in "lavorazione".
( da "Gazzettino, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Class Action
Per ora Calisto
Tanzi è stato condannato a 10 anni di ... Per ora Calisto Tanzi è stato condannato
a 10 anni di reclusione, riconosciuto colpevole di aggiotaggio, falso dei
revisori, ostacoli alla Consob. Gli altri sono stati tutti assolti, compresa la
Bank of America per prescrizione. Poi dicono che in Italia le leggi non
funzionano! In questa maniera si sfila la Banca che avrebbe dovuto subire
l'assalto più consistente dei risparmiatori ingannati. Non solo: anche la
"class action", cioè la causa collettiva,
che doveva essere operativa da un anno, è stata rinviata almeno di altri sei
mesi. La legge già varata dal governo Prodi è stata sospesa e modificata dal
governo Berlusconi per recepire le obiezioni della Confindustria. Adesso c'è il
dubbio che nella bozza da approvare possa essere inserito un meccanico che
escluda il ricorso dei cittadini travolti dal crac Parmalat e da quello Cirio.
Già con questo primo processo per i risparmiatori al danno si è aggiunta la
beffa.Il crac Parmalat era stato provocato al 70\% da banche straniere, le
responsabilità degli istituti di credito (sia esteri, sia italiani) sono
apparse gravissime anche nel corso del processo. Alla fine degli Anni '80
Parmalat era indebitata enormemente, anche per le manie di grandezza del signor
Tanzi spinte sino alle follie del Parma calcio. Sollecitato dalle banche, Tanzi
si finanziava emettendo bond, cioè titoli attraverso i quali si faceva prestare
i soldi sui quali pagava gli interessi. Alla scadenza restituiva il capitale e
accendeva nuovi prestiti. La maggior parte dei bond erano destinati alle banche
che conoscevano benissimo la situazione della multinazionale che era già da
considerare tecnicamente fallita nel 1989. Invece, gli istituti di credito si
sono messi a rivendere quei bond al pubblico, coperti dalle agenzie di rating
che garantivano. Qualcuno, come la Deutsche Bank, vendette i bond Parmalat sino
al giorno prima del disastro. Le banche guadagnavano sempre: prima sulla
"commissione" che trattenevano per la transazione, poi perché
vendevano i propri debiti che anziché venire garantiti dalla Parmalat, venivano
in questo modo pagati dai risparmiatori raggirati. Per questi ultimi quei
titoli sarebbero diventati in pochi giorni carta straccia. Alla fine saranno 80
mila i risparmiatori italiani coinvolti in un crac da 14 miliardi di euro, una
cifra colossale che Tanzi e il suo ragioniere Fausto Tonna hanno cercato fino
all'ultimo di nascondere, falsificando di tutto, arrivando perfino alla
contraffazione volgare di un estratto conto della Bank of America. Sinora i
risparmiatori hanno recuperato 33 milioni di euro, un po' con accordi con le
banche interessate, un po' con la nuova Parmalat. Ma le
speranze della maggior parte dei truffati sono appese alla possibilità
dell'azione collettiva e di una condanna degli istituti bancari. Se non ci sarà
giustizia ancora una volta il sistema si sarà autoprotetto e i risparmiatori
ingenui e imbrogliati saranno nuovamente sconfitti. Perché al di là delle
illusioni di chi ha creduto che inseguendo quei titoli si diventasse ricchi,
quasi tutti sono stati cordialmente convinti a comprare da banche in piena
regola e nell'esercizio delle loro funzioni. Sapevano di vendere carta straccia
e lo facevano con disinvoltura. A leggere bene per tempo la vicenda Parmalat,
forse si potevano capire molte cose che sarebbero venute dopo. C'era in
filigrana quasi tutto ciò che ha travolto Wall Street e sconvolto il mondo.
Solo che, nel frattempo, mentre gli altri inasprivano le leggi, in Italia si
depenalizzavano certi reati e ci si affidava all'elastico della prescrizione.
( da "Messaggero, Il" del 24-12-2008)
Argomenti: Class Action
Mercoledì 24 Dicembre
2008 Chiudi ROMA Torna la class="hilite">class="term">class class="term">action. Il governo ha presentato
ieri un emendamento in commissione Industria al Senato dove si trova in
discussione il disegno di legge sullo «sviluppo delle imprese e in materia di
energia». Nella sostanza, si riporta in vita la norma sui ricorsi collettivi
che era prevista nella finanziaria 2008 ma che era stata fatta slittare al 30
giugno 2009 dal decreto milleproroghe. Un rinvio che aveva scatenato la forte
protesta delle associazioni dei consumatori (era già la seconda volta). Proprio
queste proteste hanno, a quanto risulta, suscitato l'attenzione del Quirinale
che ha esercitato la sua moral suasion sul governo perché si potesse trovare
una soluzione. Eccola: la classa class="term">action
sarà attivabile dal 1° luglio 2009 ma avrà valore retroattivo in quanto si
potrà ricorrere per tutti i soprusi subiti a partire dal 30 giugno 2008. E'
stata scelta questa data come linea di confine perché era quella originarimente
prevista dal governo Prodi (che presentò per primo la legge) per l'entrata in
funzione della class="term">class class="term">action
come strumento di difesa di interessi collettivi. Sono fuori da questa data i
grandi crack come quello della Parmalat che invece negli Stati Uniti, dove
questo tipo di azione legale esiste da tempo, ha già ottenuto un riconoscimento
con l'ammissione degli azionisti alla procedura collettiva.
E bisognerà vedere, ora se il compromesso proposto dal governo riuscirà a
convincere le associazioni dei consumatori che avevano minacciato una valaga di
ricorsi individuali in assenza di un intervento del governo. «L'emendamento
afferma una nota del ministro Scajola rappresenta un adeguato punto di
equilibrio tra le esigenze di efficace tutela dei consumatori e quella di
garanzia per le imprese». Al Senato l'iter sarà spedito, assicura il presidente
della commissione Industria Cesare Cursi . «Daremo la massima attenzione
all'emendamento perché rappresenta una corsia preferenziale per i cittadini a
difesa dei loro diritti. In particolare aggiunge - si prevede la
semplificazione del procedimento giudiziario e la possibilità di usare lo
strumento per i danni causati da pratiche commerciali scorrette oltre
all'estensione della legittimazione ad agire a tutti i cittadini consumatori,
sia direttamente sia tramite un'associazione a cui si dà mandato». B.C.
( da "BlueTG online" del 24-12-2008)
Argomenti: Class Action
class="hilite">Class class="term">action, il governo presenta un
nuovo emendamento 24-12-2008 13:46 - Giungono altre interessanti novità sul
dibattuto tema della class="term">class class="term">action.
Il governo ha infatti depositato un emendamento al disegno di legge,
attualmente in discussione al Senato, che prevede la possibilità di utilizzare
per tutti i cittadini, sia direttamente sia attraverso un'associazione, la class="term">class class="term">action anche per la tutela delle
situazioni di danno seriale, causato da pratiche commerciali scorrette o non
concorrenziali; la semplificazione del procedimento giudiziario anche in merito
alla fase di liquidazione del danno; il rafforzamento delle forme di pubblicità
dell'azione.(md)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Class Action
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2008-12-24 - pag: 29 autore: I nuovi contenuti
L'intervento Il ministero delle Attività produttive ha presentato ieri un
emendamento al collegato sviluppo, in discussione al Senato, con cui sono
ridefiniti alcuni aspetti della class action. L'obiettivo è fare approvare il
provvedimento entro i primi sei mesi del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Class Action
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-24 - pag: 29 autore: Diritto
dell'economia. Il Governo presenta l'emendamento che esclude i crack finanziari
Class action solo da luglio 2008 Giovanni Negri MILANO Il Governo scopre le
carte sulla class action. E con un emendamento presentato ieri mattina al
Senato al collegato sviluppo chiude la porta a quei risparmiatori che avevano
sperato nell'azione collettiva per fare valere i
propri diritti nei confronti degli autori degli scandali finanziari di questi
ultimi anni. Il testo presentato dal ministero delle Attività produttive,
infatti, prevede che la class action potrà essere utilizzata solo per gli
illeciti commessi dal 30 giugno 2008, tagliando fuori vicende come Parmalat,
Cirio e Tango bond. Si tratta di una scelta –sottolinea in una nota il
ministero – che «rappresenta un adeguato punto di equilibrio tra l'esigenza di
efficace tutela dei consumatori e quella di garanzia per le imprese». Inoltre,
il termine ha come obiettivo quello di permettere agli uffici giudiziari di
adottare le misure organizzative necessarie per la gestione del contenzioso.
L'obiettivo del Governo, a questo punto, diventa quello di fare approvare il
disegno di legge con l'emendamento nei primi mesi del 2009, prima comunque del
1Úluglio. Con il decreto legge "milleproroghe", infatti, è stato fissato sino a quella data il rinvio dell'entrata in
vigore dell'azione collettiva. Solo allora verrà messa la parola fine a una vicenda iniziata di
fatto un anno fa, quando l'allora maggioranza di centrosinistra, in sede di
approvazione della Finanziaria, introdusse a sorpresa l'azione collettiva nel nostro ordinamento. Una versione però che, da subito,
incontrò perplessità: a non convincere erano aspetti cruciali come l'area degli
interessi da far valere con il nuovo strumento, il profilo dei soggetti, solo
collettivi, che potevano proporre l'azione, la farraginosità del
procedimento,l'incertezza sulla retroattività, l'assenza di un giudice specializzato.
Ora, scrivono sempre le Attività produttive, «le linee fondamentali del
provvedimento prevedono: l'estensione della legittimazione ad agire a tutti i
cittadini, consumatori, sia direttamente sia mediante un'associazione a cui si
dà mandato; la possibilità di utilizzare l'azione anche per la tuteladelle
situazioni di danno seriale, causato da pratiche commerciali scorrette o
comportamenti non concorrenziali; la razionalizzazione e la semplificazione del
relativo procedimento giudiziario, anche in riferimento alla fase di
liquidazione del danno; il rafforzamento delle forme di pubblicità dell'azione
proposta». L'emendamento precisa così, tra l'altro, che l'azione tutela i
diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che si trovano in
una situazione identica nei confronti di una stessa impresa oppure i diritti
dei consumatori finali di un determinato prodotto. La domanda, che potrà essere
presentata anche da un singolo rappresentante della classe, andrà proposta solo
in alcuni tribunali nel capoluogo della Regione in cui ha sede l'impresa, ma
per la Val d'Aosta è competente il tribunale di Torino, per il Trentinoe il
Friuli quello di Venezia, per le Marche, l'Umbria,il Molisee l'Abruzzo il
tribunale di Roma e per la Basilicata e la Calabria il tribunale di Napoli.
L'autorità giudiziaria dovrà decidere sulla domanda, considerandola
inammissibile quando manifestamente infondata, in conflitto d'interesse quando
non è chiara l'identità dei diritti individuali tutelabili e quando chi propone
l'azione non appare in condizioni di tutelare adeguatamente l'interesse della
classe. Con l'ordinanza che ammette la domanda, il tribunale, che decide sempre
in forma collegiale, «fissa anche termini e modalità della più opportuna
pubblicità». In sede di condanna poi, il tribunale potra liquidare direttamente
le somme ai singoli danneggiati oppure fissare il criterio per la liquidazione
stessa. A completare il quadro della manovra dell'Esecutivo, va ricordato che
la Funzione pubblica è riuscita a fare inserire, nel disegno di legge delega
approvato dal Senato la scorsa settimana un'azione che ha come obiettivo non il
risarcimento del danno, ma il ripristino di standard di efficienza all'interno
della pubblica amministrazione. I PALETTI Retroattività circoscritta agli
illeciti successivi al 1Úluglio di quest'anno Un solo consumatore potrà
proporre l'azione
( da "Merateonline.it" del 26-12-2008)
Argomenti: Class Action
Cronaca >>
Cronache lecchesi 26 / 12 / 2008 Lecco: Bolzaneto, la mattanza della democrazia
Le serate informative di argomenti difficili o hanno relatori di qualità o almeno
devono avere testimoni diretti. L'incontro di giovedì 18 dicembre 2008, sui
fatti e le paure del G8 di Genova 2001 e della caserma di Bolzaneto, svoltosi a
Lecco organizzato dalle realtà locali Qui Lecco Libera e Centro Khorakhané ha
avuto entrambi i tipi di relatori. Di qualità e testimoni diretti. Hanno,
infatti, interagito con i molti presenti - la sala era gremita (150-170
persone) di cui moltissimi giovani ventenni, cioè che ai tempi di Genova erano
poco più che adolescenti l'autore del libro: "Bolzaneto, la mattanza della
democrazia", che ha fatto da cardine alla serata, Massimo Calandri
redattore del quotidiano la Repubblica, collaboratore della rivista Micromega e
dell'Espresso, nonché Vittorio Agnoletto, oggi eurodeputato, che a Genova è
stato il portavoce di quel movimento italiano composto da oltre 700
associazioni di uomini e donne, religiosi, lavoratori, operai, scout, dei
centri sociali, contadini, migranti, si opponeva, ognuno per la sua parte, per
la sua competenza, per le sue affinità, ma insieme, alla globalizzazione
economica e finanziaria che, lì era rappresentata dai G8, che, è sotto gli
occhi di molti in questi giorni, per ingordigia, cecità e modello, sta portando
sempre un maggior numero di persone nel mondo ricco e impoverito che sia -
utilizzando gli strumenti deplorevoli della guerra, della finanza, dell'abuso.
Del potere. La serata ha ovviamente illustrato e ripercorso, a più riprese, i
fatti avvenuti e i passi successivi sia in termini giudiziari l'autore del
libro Calandri, nella sua veste di giornalista ha seguito tutte le inchieste ed
i processi sul G8 di Genova che, di percorso sociale e di riscontro con
l'opinione pubblica, ma si è soffermata soprattutto, con diversi passaggi
emozionanti, di dolore collettivo, di compartecipazione, di
ricordi e testimonianze su quel buco nero, quella violenza nascosta, quella
mattanza della democrazia che è stata Bolzaneto. Come Auschwitz è il simbolo
dello sterminio programmato e attuato nella cecità collettiva
mondiale, dell'ebreo e dei diversi, dei sommersi, Bolzaneto è stata, è,
la tortura di corpi e di diritti che, da allora, deve essere simbolo e monito
per l'Italia e non solo. Perché è emerso chiaramente anche dalla testimonianza
di Enrica Bartesaghi, ora presidente del Comitato Verità e Giustizia per
Genova, la mamma della mandellese Sara Gallo che è stata sequestrata a
Bolzaneto, il dolore indelebile di appartenere, vivere, in uno Stato che non è
stato più Stato. E scoprire cosa vuol dire, sulla propria pelle: "Come sia
possibile che in Italia, nel 2001, si possa perdere una figlia. Perdere perché
non sai dov'è finita. E quando perdi una figlia dove vai per prima cosa? Dai
Carabinieri, dalla Polizia e poi scopri - Enrica ha scoperto e con lei almeno
252 famiglie - che sono stati loro, nei fatti, a far sparire tua figlia" E
anche nel pubblico, si percepisce, si materializza, il brivido lungo la
schiena. Potevi essere tu il figlio, potevi essere benissimo tu il genitore.
Perché, l'ha raccontato bene il giornalista Calandri, "in occasione delle
manifestazioni che contestarono il G8, 255 persone vennero "fermate"
dalle forze dell'ordine e rinchiuse nella caserma di Bolzaneto in maniera
arbitraria, senza ragione, senza diritti. Tre giorni e tre notti che solo la
storia potrà restituirci. E dove, poi nei e dai processi ma ben oltre - è
emerso che i manifestanti hanno detto la verità. Nulla è stato smentito di
quello che le vittime hanno detto. "Grave compromissione dei diritti delle
persone". "Comportamenti inumani e degradanti". "Una
costante violazione delle libertà fondamentali". In una parola: tortura.
Più in generale, uno "stato di eccezione", cioè la sospensione delle
garanzie democratiche sancite dalla nostra Costituzione. Con la complicità dei
Governi, di entrambi gli schieramenti, che l'hanno permesso e mai si sono
opposti, anzi hanno avallato, promosso, rendendosi complice. Violenze, abusi
psicologici, minacce, privazioni, offese. Per fermare quella parte del
movimento, la quasi totalità, che pacificamente era scesa in piazza a dire che
un "mondo migliore è possibile" lasciando liberi e impuniti e troppe
volte usandoli i violenti. Non c'è stata però tortura. L'ha detto la recente
sentenza del tribunale di genova a chiusura del primo atto sui fatti di
Bolzaneto. Il reato non è contemplato dal codice. Anche per questo, ha
confermato Vittorio Agnoletto, "Giustizia non è stata proprio fatta"
Ogni cittadino provi a valutare se per esempio il taglio forzato di capelli di
Taline Ender e Saida Teresa Magana, lo strappo della mano divaricata a forza di
Giuseppe Azzolina, la testa nella tazza del cesso, le minacce di morte, di
sodomia e di stupro non sono reati gravi, non sono comportamenti che, seppur
ritenuti veri, sono assimilabili alla tortura. E sta qui l'aspetto più grave di
questa vicenda. La prova di un'inciviltà atavica mai in realtà superata. Di un
arbitrio inseparabile dal potere e dal «senso dello stato» di quelli che ne
dovrebbero essere i «tutori» e i garanti. La sentenza ne è la sanzione.
Archivia, con un'alzata di spalle e un ammiccare di sguardi, l'orrore di quelle
giornate. Sanciscono la normalità dell'abnorme. Proclamano l'irrilevanza
pubblica della trasgressione estrema. Non sono negati i fatti. Né confutati i
testimoni. Anzi: tutto ciò che abbiamo ascoltato, le sevizie, gli oltraggi, i
corpi umiliati e colpiti, con sistematicità, per giorni, è assunto come vero.
Nello spazio pubblico e giuridico italiano, la tortura e la sua pratica non può
essere riconosciuta come rilevante. Per questo chi l'ha compiuta, chi ha
varcato quel confine, se ne è potuto andare assolto. O con piccoli,
impercettibili graffi sulla fedina penale. Continuerà a rappresentare lo
"Stato". Sarà il "noi" collettivo in cui dovremmo
specchiarci. Questo è l'aspetto più odioso di quella sentenza che è stata
raccontata nel libro: lo scarto, osceno, che c'è tra l'enormità della ferita e
la leggerezza del giudizio e delle parole in difesa dell'indifendibile. Ma i
tanti giovani presenti in sala ieri, e la loro età molto bassa, infondono un
poco di speranza, hanno deciso, ieri e soprattutto prima che bisogna
intervenire, bisogna impegnarsi. Essere testimoni, essere protagonisti per
costruire un mondo migliore. Il libro: "Bolzaneto, la mattanza della
democrazia", edizioni DeriveApprodi è un pugno nello stomaco, che non deve
far cadere per terra il lettore, deve farlo alzare in piedi. Deve essere
cittadino. Quel cittadino che ancor oggi non crede, quello che ancor oggi è
indifferente. Il libro sa con capacità e lucidità raccogliere le sconvolgenti
testimonianze delle vittime, la vergogna dei carnefici, rispondere e spazzare
via il retropensiero che: "ok ti è successo tutto questo, te lo sei andato
a cercare, però" Dalle testimonianze dei relatori salutati con gratitudine
dal pubblico con molteplici applausi che hanno sciolto la rabbia del ricordo e
dell'ingiustizia è emerso come, in quei giorni c'erano distinte due forme di
violenza: la barbarie degli agenti che sfogano la propria frustrazione sul
malposto di turno e l'azione ordinata e avallata dal potere. E come lo Stato non
ha voluto punire se stesso. E tutti, poliziotti, ufficiali, vice questori,
questori sono stati promossi. A Genova il potere ha ribadito che le forze
dell'ordine possono fare quello che vogliono, perché sono sopra e oltre la
legge. La serata di ieri sera ha aiutato a capire che l'informazione libera è
fondamentale per uno Stato di diritto, che grazie a uomini e donne come i
relatori c'è speranza. E' grazie a chi trova, non il tempo, ma il coraggio di
scrivere e parlare di Genova che un altro mondo migliore è possibile. Che un
altro mondo migliore è in costruzione E non importa da che parte stiamo
politicamente. Forse è il caso di dirsi e di dire: A Bolzaneto, a Genova, alla
scuola Diaz c'ero anch'io. Perché la democrazia è affare di tutti, non di pochi
don chisciotte. Articoli Correlati: (c)www.merateonline.it Il primo giornale
digitale della provincia di Lecco Scritto il 26/12/2008 alle 18.33
( da "Agi" del 27-12-2008)
Argomenti: Class Action
ASCOLI: AD UN ANNO
DA CROLLO ACQUEDOTTO NESSUN RISARCIMENTO (AGI) - Ascoli Piceno 27 dic. - Ad un anno
dal crollo a Tallacano del ponte-tubo dell'acquedotto che riforniva la citta'
di Ascoli e decine di comuni della valle del Tronto, fin quasi alla costa
adriatica, ancora nessun responsabile e' stato ancora individuato e quindi
nessun risarcimento e' stato possibile richiedere. Lo denuncia oggi la
Confcommercio di Ascoli, che ricorda come dal 28 dicembre 2007, data del
"fatidico crollo", non solo decine di migliaia di cittadini e
residenti del Piceno ma anche "70 imprese commerciali e pubblici esercizi rimasero
senza acqua per molti giorni, mettendo molte di loro in ginocchio." Spiega
e sottolinea il direttore provinciale di Confcommercio, Giorgio Fiori:
"Purtroppo a distanza di un lungo anno ancora non si conoscono i
responsabili degli ingenti danni subiti dai titolari di bar ristoranti ed
esercizi commerciali in genere e siamo pertanto bloccati con le nostre azioni
risarcitorie, pur ricevendo continue sollecitazioni da titolari di imprese, che
hanno subito dei danni e che, giustamente, pretendono di essere adeguatamente
risarciti. Abbiamo inizialmente tentato di percorrere la
via della azione risarcitoria collettiva (class action) - continua
Fiori - che poi accantonammo perche' non ancora percorribile (ed anche
recentemente e' stata nuovamente prorogata) per poi ripiegare sulla via della
piu' fattibile conciliazione collettiva, che pero' e' tutt'ora
ferma. Le decine di aziende realmente danneggiate da quell'evento ancora
oggi attendono risposte, pur essendo difficile quantificare il danno economico
patito da ogni singolo operatore". La Confcommercio provinciale di Ascoli,
pur non avendo mai "accusato nessuno di essere responsabile di un tale
disastroso evento, chiede di conoscere al piu' presto le risultanze delle
inchieste in corso, per la giusta tutela delle imprese rappresentate e con
l'auspicio che quanto meno, nel frattempo siano stati realizzati tutti i piu'
opportuni provvedimenti per far si che la citta', il suo interland e le imprese
commerciali non possano piu' essere messe in grave difficolta' dalla rottura di
un tubo d'acqua".