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DOSSIER “CLASS ACTION”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


T ARTICOLI DEL   19-23 novembre 2008       #TOP



Report "Class action"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Class action (62)


Indice degli articoli

Sezione principale: Class action

I promotori ora investono sull'informazione ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: cominciando col dire che la Class Action (l'azione collettiva dei consumatori), non è prevista dal sistema giuridico italiano. Meglio puntare sul "rito societario" - secondo Frumento - che consente di chiudere una causa di risarcimento in un anno e mezzo, mentre per il rito ordinario, l'attesa per un giudizio arriva fino a 5 anni».

l'irruzione collettivo in sinagoga blocca convegno di fi ( da "Mattino di Padova, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: studenti del collettivo - è stata un'azione politica: sono loro la causa delle ricadute socio-economiche contro cui ci stiamo battendo, la riforma dell'università innanzitutto». La replica arriva da Forza Italia, da parte del consigliere comunale Domenico Menorello: «Non lasceremo soli questi giovani coraggiosi che hanno subito una inaccettabile aggressione culturale e fisica nell'

la promessa del comune "movida, regole severe" - franco vanni ( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Ieri sera gli abitanti della zona Arco della Pace si sono incontrati all´oratorio di via Piermarini per discutere un´azione legale nei confronti del Comune: i residenti, che denunciano un calo del valore degli immobili «a causa del degrado», hanno ragionato sulla possibilità di fare colletta per pagare le spese di «una querela o una denuncia». SEGUE A PAGINA

CRISI FINANZIARIA E G20: SOSTENERE L'ECONOMIA REALE ( da "marketpress.info" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: inizio di una nuova era nella guida collettiva dell´economia mondiale» ed ha posto le basi «di una nuova governance mondiale» che poggi sui principi dell´economia sociale di mercato. Dopo aver descritto i quattro principali punti sui quali il G20 ha trovato un accordo - piano d´azione per la riforma dei mercati finanziari, nuova governance mondiale,

PARLAMENTO EUROPEO: FARE DI PIÙ PER COLMARE IL DIVARIO SALARIALE TRA DONNE E UOMINI ( da "marketpress.info" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: più controlli sui contratti collettivi - Per i deputati sono necessari ulteriori controlli in merito ai contratti collettivi, ai livelli di retribuzione applicabili e ai sistemi di classificazione professionale, soprattutto per quanto riguarda il trattamento dei lavoratori a tempo parziale e di quelli con contratti di lavoro atipici o gli straordinari/

BRUXELLES, addio. Se già non era bastato il vento gelido della crisi finanziaria... ( da "Messaggero, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva, si trattasse dell'idea di un fondo sovrano europeo lanciata da Tremonti, del "patto" a sostegno di banche e imprese suggerito da Sarkozy, o della cooperazione fiscale riproposta in tutti gli ultimi Ecofin. La Merkel, scottata dal fallito tentativo di un'alleanza di ferro con Bush, si è mostrata diffidente verso gli altri partner continentali e convinta che i problemi

E non solo perché l'allargamento a 27 ha comportato più problemi che vantaggi e c... ( da "Messaggero, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva, si trattasse dell'idea di un fondo sovrano europeo lanciata da Tremonti, del "patto" a sostegno di banche e imprese suggerito da Sarkozy, o della cooperazione fiscale riproposta in tutti gli ultimi Ecofin. La Merkel, scottata dal fallito tentativo di un'alleanza di ferro con Bush, si è mostrata diffidente verso gli altri partner continentali e convinta che i problemi

SORGERÀ nella frazione di Santa Maria in Fabriago, in ... ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione di alcuni tipi di piante (canna di palude, giunco di palude e mazza sorda) dopo una prima fase meccanica di separazione delle componenti solide. Oltre all?impianto di fitodepurazione, Hera realizzerà il collettamento fognario della frazione.

Prigionieri di Facebook ( da "Stampaweb, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: altra, per certe azioni collettive, non se ne può fare più senza, e l?impatto di Facebook sull?elezione di Obama ne è solo un esempio. Occhio però: perchè lo stesso modello è cooptabile da persone che vorrebbero portarci via le libertà civili e minare la democrazia».

Assogestioni: nel terzo trimestre rallentano ancora i deflussi ( da "Trend-online" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: 52 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Secondo l'analisi di Assogestioni i dati relativi al terzo trimestre confermano il rallentamento dei deflussi per le Gestioni collettive già registrato nel corso del secondo trimestre 2008. I riscatti rilevati per i fondi Aperti sono pari a 29 miliardi di euro.

Tendenza british: azione e reazione ( da "Blogosfere" del 19-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: in pieno stile London beat , mentre i capelli hanno riga e frangia laterale, lasciata cadere un po' scompostamente, come suggerisce il team del ContestARockHaiR , l'innovativo collettivo di hairstylist presente a Roma, Firenze, Miami e Shanghai. image by adversus Fonte: Tendenza british: azione e reazione

Azione Dieci: a dicembre le domande di lavoro per l'anno prossimo ( da "Trentino" del 20-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Azione Dieci: a dicembre le domande di lavoro per l'anno prossimo RIVA. I lavoratori interessati ad una occupazione temporanea per il 2009 in lavori di utilità collettiva (Azione 10) promossi da enti locali e dalle Ipab siono invitati a compilare presso il Centro per l'impiego (ex ufficio di collocamento) in viale Vannetti n.

forcella, gli incendiari delle auto - irene de arcangelis ( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: state quattro le auto incendiate in via Pietro Colletta. La volta precedente ben quindici, ma è stato necessario evacuare una palazzina perché le fiamme hanno rischiato di raggiungere le tubature del gas. L´allarme era stato lanciato intorno alle quattro del mattino, quando è stato appiccato il fuoco ad alcune auto parcheggiate in cinque diverse strade nel centro storico della città:

DONNE:DISCRIMINAZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO FIRMA IN UMBRIA PROTOCOLLO CONSIGLIERE DI PARITA' E SINDACATI ( da "marketpress.info" del 20-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Opportunità previsti dalla normativa sui contratti collettivi di lavoro, e praticamente mai attuati in Umbria. Si dovrà inoltre ?tenere conto della dimensione di genere? nella stesura dei contratti decentrati e nell?utilizzo dei fondi comunitari. Le parti si impegnano a sollecitare la presentazione di Piani triennali di Azioni Positive da parte delle pubbliche amministrazioni per ?

di GIULIO PANZANI FUCECCHIO UNA MAPPATURA ( da "Nazione, La (Empoli)" del 20-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva di rivalsa verso l?Ato 2 appunto per richiedere il rimborso, che per legge è esigibile fino ai dieci anni pregressi, dei canoni non dovuti: «Se a richiederli saranno in molti si tratterà di una grossa cifra, complessivamente ?

Testamento biologico: applicabili le disposizioni sull'amministrazione di sostegno ( da "AltaLex" del 20-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azioni intraprese da alcune persone che desiderano morire con dignità e rifiutano di sottoporsi a cure estreme e ad inutili accanimenti terapeutici consentono di affermare che, in effetti, non è così. In un mio precedente articolo (Il testamento biologico come possibile estensione del consenso informato) avevo prospettato il farsi strada di due possibili soluzioni tendenti a far

La lezione del teologo Tremonti ( da "Foglio, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: civile politico anche quello che organizza la domanda sugli investimenti collettivi fatti per il bene complessivo: non per il presente, ma per il futuro. E non fatti sul debito ma sul solido di una prospettiva fondativa. Non sarà più il mercato ma la coscienza individuale e collettiva a giudicare il potere, non viceversa.

Saporiti: "Le ronde non risolvono il degrado" ( da "Varesenews" del 20-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: attraverso quella azione di prossimità che le sarebbe connaturale - riuscissero ad assicurare con efficacia questa azione di recupero delle situazioni di degrado, le forze di polizia potrebbero concentrarsi nella lotta alla criminalità vera». «E non è certo attraverso la scorciatoia di sanzionare quei comportamenti che manifestano il disagio personale o il degrado sociale -

Il Rovigo sta recuperando gli acciaccati ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 20-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: riparte con una serie di incertezze che slegano il collettivo e lo fannno diventare improduttivo. Ci vuole più determinazione e questa deve venire dagli elementi più esperti del gruppo. Ci sono dei giovani nel gruppo, com'è ovvio, e a loro forse non si può chiedere il massimo se non quanto a fisicità e impegno, ma quanto a esperienza la compagine biancazzurra sembra ben attrezzata.

No del preside, autogestione al Dal Piaz ( da "Corriere delle Alpi" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Sono oltre centocinquanta i liceali che hanno aderito all'iniziativa del collettivo studentesco che segna uno strappo con il dirigente Salvatore Russotto. Il preside non ha accolto la richiesta dei ragazzi formalizzata mercoledì mattina e tesa a chiedere tre giorni di autogestione secondo un calendario fatto di lezioni, dibattiti e cineforum.

un'agenda - alessandro lanni ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva? «Qui interviene quel fattore che è stato ampiamente descritto con il termine "individualizzazione". Con il progressivo abbassarsi della condizione di difesa mantenuta contro le paure esistenziali, e con il venir meno di accordi per l´autodifesa comune, come per esempio i sindacati o altri strumenti di contrattazione collettiva,

ABBIATEGRASSO <E' UN PARADOSSO che le Ferrovie minacc... ( da "Giorno, Il (Legnano)" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: it. Inoltre sto cercando persone e associazioni competenti per annunciare un?azione collettiva». Questa sera i problemi dei pendolari saranno al centro di un incontro fra gli stessi viaggiatori e il sindaco Roberto Albetti. Michele Azzimonti

irene viola Un cavo tranciato per errore ha lasciato nel silenzio 2500 utenti della Telecom ( da "Adige, L'" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Un danno che, complessivamente, si può calcolare in molte migliaia di euro. «L'altra volta non procedemmo perché il danno fu contenuto. Questa volta - afferma Chiogna - speriamo che con una azione collettiva contro i responsabili del blackout si riesca ad ottenere un rimborso congruo». 21/11/2008

BLOCCO degli scrutini e firma del tempo pieno per tutte le famiglie: sono alcune ... ( da "Nazione, La (Viareggio)" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione comune per rendere più efficace la protesta. Si prospetta infatti l?idea di unire i collettivi di Seravezza e Pietrasanta per rendere «più efficace l?azione di protesta». Questa soluzione è stata analizzata ieri sera alla Croce Verde di Pietrasanta, in una tavola rotonda.

A Trenitalia il conto del tempo perso ( da "Giorno, Il (Milano)" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: di una probabile azione collettiva da parte dei pendolari della tratta che è in fase di raddoppio dalla località Cascina Bruciata di Albairate a Milano. «INVITO TUTTE LE PERSONE che si sono viste decurtare lo stipendio a causa dei ritardi a chiedere risarcimento alle Ferrovie dello Stato», attacca Nunzia Fontana.

le immagini di nazirock sulla garisenda ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: immagini di Nazirock sulla Garisenda Nonostante la tensione tra i collettivi universitari e la Polizia che ha infuocato per tutto il giorno la zona universitaria, durante la serata gli animi si placano e l´assemblea «No Gelmini», circa 300 ragazzi, riesce nell´intento di proiettare sul compensato che protegge la ristrutturazione del basamento della Garisenda il video "Nazirock".

"no gelmini", assalto al gazebo di an - alessandro cori ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: La tensione sale e in un attimo una cinquantina di ragazzi dei collettivi universitari improvvisa un corteo al grido di «siamo tutti antifascisti» per spostarsi verso la Questura. In attesa che i fermati vengano rilasciati, per una buona mezz´ora volano ancora spintoni tra gli agenti e gli studenti, alcuni dei quali prendono a calci e pugni il portone della Polizia scientifica.

Gruppo Biasi, cento dipendenti a casa L'ad: <Chiudiamo la Verall> Rischiano anche i colletti bianchi ( da "Corriere del Veneto" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Chiudiamo la Verall» Rischiano anche i colletti bianchi Mobilità per 70 operai della fabbrica e 30 impiegati del grattacielo Proteste dei sindacati davanti alla sede del Gruppo Biasi a Borgo Roma: «Ricorrano alla cassa integrazione» VERONA — La crisi economica si aggrava e a farne le spese cominciano ad essere anche i colossi.

Biasi, 100 dipendenti in mobilità ( da "Corriere del Veneto" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: REDAZIONALE Il gruppo Licenziamento in vista per 70 operai e 30 colletti bianchi Biasi, 100 dipendenti in mobilità VERONA — La crisi dell'economia comincia a colpire anche i santuari dell'industria veneta: ieri mattina un gruppo di oltre 200 operai della Biasi ha manifestato a Verona davanti ai cancelli del grattacielo del gruppo di Paolo Biasi, presidente di Fondazione Cariverona,

Biasi, 100 dipendenti in mobilità <Medio Oriente, un'opportunità> ( da "Corriere del Veneto" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: 30 colletti bianchi convegno Ieri nella sede dell'Unicredit Corporate Banking Biasi, 100 dipendenti in mobilità «Medio Oriente, un'opportunità» VERONA — La crisi dell'economia comincia a colpire anche i santuari dell'industria veneta: ieri mattina un gruppo di oltre 200 operai della Biasi ha manifestato a Verona davanti ai cancelli del grattacielo del gruppo di Paolo Biasi,

Incontri impossibili ( da "Stampa, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: attenzione sulle differenti possibilità che intercorrono tra le azioni di un singolo individuo e le conseguenze all'interno della collettività. Lo spettatore è messo di fronte a decisioni da prendere, ad azioni da compiere e, inevitabilmente, a seconda delle scelte fatte, si ritrova poi a subirne le conseguenze assumendosene tutte le responsabilità.

Analisi dell'impatto della regolamentazione ( da "AltaLex" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: collettivi netti, l'analisi dei presupposti di natura giuridica, organizzativa, economico-sociale e l'indicazione degli obblighi informativi e dei relativi costi amministrativi introdotti a carico di imprese e cittadini; g) la stima dell'incidenza sul corretto funzionamento concorrenziale del mercato delle proposte regolatorie suscettibili di avere un impatto significativo sulle

PAESI CHE SALVANO LE BANCHE ( da "Lavoce.info" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azioni privilegiate per un ammontare complessivo di 5 miliardi di euro. In questo caso, e in quello delle banche che detengono i titoli pubblici, un rappresentante del governo siederà nel cda e nell?assemblea degli azionisti delle beneficiarie, con diritto di veto su ogni decisione riguardante distribuzione dei dividendi,

Studenti vogliono il centroSCUOLA. ( da "Sicilia, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: sono in cantiere azioni collettive? «Al momento non sono previste manifestazioni di piazza - risponde Calè -. L'unica iniziativa portata avanti nelle scuole - aggiunge - ha riguardato progetti di autogestione e didattica alternativa, quali assemblee, laboratori, incontri culturali e dibattiti che hanno riscosso apprezzamento sia da parte degli studenti sia dei dirigenti scolastici.

Una Colletta per le famiglie indigenti ( da "Corriere Adriatico" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: La Colletta si effettuerà durante gli orari di apertura delle strutture in questione. Le due volontarie del Banco di solidarietà - Arca hanno dipinto un quadro abbastanza plumbeo circa la situazione ascolana (il raggio di azione dell'associazione copre il capoluogo, Maltignano, Folignano, Acquasanta, Colli e Spinetoli,

Piano Governo contro la crisi, Adusbef e Federconsumatori: "misure per 3,2 milioni di mutuatari indebitati" ( da "Sestopotere.com" del 21-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: entrata in vigore della class action, per non mettere a rischio rendite da cartello e privilegi da monopolio. Adusbef e Federconsumatori, riservandosi di valutare il piano che il governo approverà prossima settimana, tornano a chiedere misure tangibili su 3,2 milioni di mutuatari indebitati a tasso variabile, che perderanno la casa in assenza di un calmiere sui tassi,

Crollo Alitalia, 30 mila azionistipronti ad avanzare class action ( da "Secolo XIX, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Crollo Alitalia, 30 mila azionistipronti ad avanzare class action perso il 98,5% del valore I piccoli investitori iniziano la battaglia legale per essere risarciti. Un'azione valeva 30 euro 22 anni fa, oggi ne vale 0,44 22/11/2008

alitalia, al via la class action air france, sì a malpensa - livini e penati a pagina 24 ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina Trentamila piccoli azionisti preparano l´azione giudiziaria Alitalia, al via la class action Air France, sì a Malpensa livini e penati a pagina 24 SEGUE A PAGINA 24

Patto di stabilità e sicurezza Lega, summit di amministratori ( da "Eco di Bergamo, L'" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: prendano decisioni su una modalità d'azione collettiva. La tematica della sicurezza sarà ovviamente centrale, anche data la presenza del ministro Maroni. L'assemblea è la seconda di questo genere convocata dagli amministratori leghisti: la prima volta fu nel 2001 a Chiuduno. Ora la Bergamasca torna protagonista.

Corteo abusivo degli studenti: ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: intenti» con gli studenti del collettivo ?LettereInMovimento?. DURANTE il tragitto, però, il gruppo si è dato da fare per intasare la circolazione, contrariamente a quanto aveva fatto qualche settimana fa. E così le forze dell?ordine sono arrivate in massa (polizia, vigili e carabinieri, anche in assetto anti - sommossa).

di DAVIDE MISERENDINO SI PASSA alle maniere forti. Tre settimane fa, le manife... ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: intenti» con gli studenti del collettivo ?LettereInMovimento?. DURANTE il tragitto, però, il gruppo si è dato da fare per intasare la circolazione, contrariamente a quanto aveva fatto qualche settimana fa. E così le forze dell?ordine sono arrivate in massa (polizia, vigili e carabinieri, anche in assetto anti - sommossa).

emiliano: "mi fido di berlusconi" - raffaele lorusso antonio di giacomo ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: La class action è già firmata da 130 cittadini Petruzzelli, l´appello del sindaco: venga lui a controllare i lavori Albertazzi: "Rinvio senza senso sono pronto a recitare Dante" "Beato colui che riuscirà a rimuovere queste pastoie burocratiche" RAFFAELE LORUSSO ANTONIO DI GIACOMO Anche Silvio Berlusconi sarà a Bari il 6 dicembre.

cai stringe con air france, più voli su milano - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Lufthansa pronta al rilancio Gli ex soci studiano la class action. Differiti gli scioperi previsti per martedì ETTORE LIVINI MILANO - Dopo l´ok all´acquisto di Alitalia, la Cai stringe i tempi sul partner estero. Ieri alle 10.53 è sbarcato a Milano con il volo Air France 1214 Jean Cyril Spinetta.

Ragazzi alla ribalta con un laboratorio di arti interpretative ( da "Stampa, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: action», festival che chiamerà a raccolta tutte le classi partecipanti per portare in scena lo spettacolo realizzato. Le scuole interessate potranno consultare il bando a partire da lunedì 1 dicembre sul sito www.fondazionecariplo.it. «La prima scadenza è quella del 15 gennaio 2009 - spiega ancora Chiara Bartolozzi - entro quella data dovremo ricevere le proposte degli istituti.

In Svizzera la class action per i bond di Lehman ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Azione legale collettiva chiesta dai risparmiatori di tre Cantoni C osì come non esiste per il diritto italiano, non esiste neppure per il diritto svizzero. Ciononostante una Class Action, o azione legale collettiva, sta per partire da tre distinti Cantoni nei confronti del Credit suisse che avrebbe venduto dosi massicce di bond della Lehman brothers soprattutto agli investitori

MARISA LA PENNA IL FUOCO DEI PIROMANI, QUESTA VOLTA, SI è ACCANITO CONTRO L'IMMAGINE DI... ( da "Mattino, Il (Circondario Nord)" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: a pochi passi da via Pietro Colletta dove, nelle notti scorse, sono state incendiate oltre venti automobili. Questa volta gli incendiari - e forse per la prima volta - si sono scagliati contro un'icona sacra. Un gesto blasfemo - messo a segno la notte scorsa da criminali «armati» di benzina - che ha destabilizzato i residenti, molto legati al culto di Sant'

L'assessore Cardaci abbraccia il Mpa ( da "Sicilia, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione vigile e critica nei riguardi dell'Amministrazione, ma nello stesso tempo un'azione propositiva per recare beneficio alla collettività». I due consiglieri comunali criticano il governo cittadino: «Dopo circa quattro anni di governo Nocilla, abbiamo assistito ad una totale inefficienza e scarsa efficacia degli atti amministrativi.

Leggo oggi sulle prime pagine dei giornali locali alcuni ... ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: "Collettivo di Scienze Politiche blocca un convegno di giovani di Fi", "Giovane minacciata con coltello in via Manin". Tutto questo in un solo giorno.Dunque, cari concittadini, è chiaro che le cose così non vanno! E' evidente che siamo tutti caduti in una situazione critica a causa di una grave mancanza amministrativa,

I TITOLI DEI GIORNALI: ECONOMIA E FINANZA. ( da "Asca" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Matteoli fa rinviare lo sciopero del 25 Gli azionisti pronti alla class action. - Samuelson: ''Subito sostegni a chi ne ha bisogno''. - Savona - Rilanciare la domanda resta la via maestra. Il Riformista - Casalinghe disperate nella recessione. - Gli 80 miliardi non si trovano slittano le misure. - Imprese in cerca di tecnici 70mila in meno all'anno.

ANTITRUST: CONSUMATORI, BENE MULTA SOCIETA' TLC. MA CHI PAGHERA' DANNI?. ( da "Asca" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: in assenza di una class action che doveva entrare in vigore dal 1 luglio 2008 ed e' invece stata affossata dal Governo, sotto diretta richiesta di banche,assicurazioni e compagnie telefoniche?. Adusbef e Federconsumatori, dopo aver denunciato il fenomeno illecito di addebiti indebiti di 300-400 euro su ogni singola bolletta per telefonate satellitari mai effettuate,

Antitrust: consumatori, ok multe tlc ( da "KataWeb News" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Antitrust: consumatori, ok multe tlc 22 novembre 2008 alle 16:08 — Fonte: ansa.it — 0 commenti 'Governo affossato class action su richiesta banche e compagnie'

Antitrust:consumatori,bene multe tlc ma mancano risarcimenti ( da "Trend-online" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: sostengono che queste sanzioni vanno affiancate dalla prevenzione, che e' mancata, e dalla class action che e' 'stata affossata dal Governo, su richiesta di banche, assicurazioni e compagnie telefoniche'. Chi risarcira' i danni per milioni di consumatori, cui le stesse aziende hanno attribuito addebiti indebiti?

Visita di Silvio Berlusconi a Teramo per la prima volta da Premier. Il saluto e la gioia del popolo. ( da "Quotidiano.it, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: ambiente è sempre stato al centro della sua azione politica... "Ho sempre tutelato, protetto e avvalorato l'ambiente in tutti i ruoli che ho rivestito. In tutti questi anni, ho conquistato la stima e la fiducia di tutti coloro che, pur non appartenendo allo stesso schieramento politico, hanno avuto modo di confrontarsi con me".

Il Dal Piaz prepara nuove azioni di protesta ( da "Corriere delle Alpi" del 23-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azioni di protesta FELTRE. Fatta la pace con il preside Russotto resta la battaglia contro la riforma della scuola voluta dal governo. E gli studenti del collettivo del liceo Dal Piaz annunciano che per la prossima settimana sono in programma nuove attività: laboratori pomeridiani, una lezione all'aperto e una manifestazione di protesta da organizzare insieme alle altre scuole del

le imprese si preparano ai tagli "così si licenzia un dipendente" - davide carlucci ( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Cassa integrazione e licenziamenti collettivi: come gestire il rapporto di lavoro durante la crisi d´impresa". Leggere la presentazione intristisce: «In conseguenza della grave crisi economica internazionale purtroppo numerose aziende si vedono costrette ad intraprendere azioni volte alla riduzione del personale impiegato attraverso licenziamenti collettivi»

Telecom multata<Pratiche scorrette> ( da "Secolo XIX, Il" del 23-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Nel frattempo, Adusbef e Federconsumatori parlano di «una grande vittoria». Ma senza la possibilità di una class action «affossata dal governo», rimarcano le associazioni, recuperare i danni già subiti per i clienti è praticamente impossibile. Samuele Cafasso cafasso@ilsecoloxix.it 23/11/2008

emiliano: "ho pensato perfino alle dimissioni" - raffaele lorusso ( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Contro l´esposto del professor Costantino e di Vittoria Messeni Nemagna si scagliano anche gli avvocati Luigi Paccione e Alessio Carlucci, difendendo la class action da loro promossa, sostenendo che «il teatro è già di proprietà della città di Bari per avverata estinzione della concessione di suolo pubblico del 1896».

multe dell'antitrust per le chiamate truffa - sara bennewitz ( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: tuttavia Adusbef e Federconsumatori si chiedono chi risarcirà i clienti che hanno pagato «centinaia di euro ciascuno, per un controvalore di almeno 900 milioni», dato che l´introduzione della class action «è stata affossata dal Governo, sotto diretta richiesta di banche, assicurazioni e compagnie di tlc».

kuzmanovic e santana avviano la riscossa ( da "Tirreno, Il" del 23-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Nella ripresa ha potuto usufruire della crescita generale del collettivo viola. VARGAS 6. Non ispirato nel calciare le punizioni dalla media distanza, ha ritrovato solo nella ripresa l'esplosività della passata stagione quando vestiva la maglia del Catania. Nei ripiegamenti difensivi si è trasformato nel secondo tempo fino a riuscire a convincere.

di GILBERTO DONDI LA LUNGA giornata delle rivendicazioni di Crash è inizi... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 23-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: quando aveva fatto andar via il collettivo Metrolab e poi aveva murato tutte le entrate. Da allora lo stabile, di proprietà del demani e su cui c?è un progetto per fare degli uffici («fermo da anni», accusano i ragazzi), era rimasto abbandonato. Fino a ieri, appunto, quando alle 15 una ventina di autonomi del laboratorio si sono presentati con tutti gli strumenti del caso.

della Digos trattativa sul tetto ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 23-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: quando aveva fatto andar via il collettivo Metrolab e poi aveva murato tutte le entrate. Da allora lo stabile, di proprietà del demani e su cui c?è un progetto per fare degli uffici («fermo da anni», accusano i ragazzi), era rimasto abbandonato. Fino a ieri, appunto, quando alle 15 una ventina di autonomi del laboratorio si sono presentati con tutti gli strumenti del caso.

Palermo e Corleone unite ( da "Sicilia, La" del 23-11-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Meno note sono le azioni che, in appena tre giorni, consentirono ai corleonesi di liberare la loro città. Ecco come li racconta il Colletto: «I francesi atterriti dal moto improvviso e generale, sentendo di non poterlo dominare, scapparono dalla città e si buttarono alla campagna, speravano di potersi mettere al sicuro fra i boschi o raggiungendo qualcuno dei villaggi più vicini.


Articoli

I promotori ora investono sull'informazione (sezione: Class action)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 19-11-2008)

Argomenti: Class Action

IL CONVEGNO. Al President l'incontro Anasf I promotori ora investono sull'informazione di Andrea Podestani Aiutare i clienti a scegliere con consapevolezza le opportunità d'investimento più adatte, orientando la promozione verso un'informazione dettagliata e completa. Questa la soluzione alla crisi degli investimenti bancari generata dal crac Lehmann Brothers secondo l'Anasf (Associazione nazionale dei promotori finanziari), elaborata ieri mattina durante un convegno a tema, organizzato all'Hotel President di Castelmella, davanti ad oltre 300 professionisti del settore. Un confronto ampio, a quasi 2 mesi dallo scoppio delle prime turbolenze significative per il mercato: «Dobbiamo guardare avanti - ha rilanciato il vicepresidente della sezione bresciana dell'associazione e responsabile dell'area finanza, Oliviero Pulcini - senza sovraccaricare i canali d'informazione verso i clienti di altri particolari ed elementi, ma attraverso un'opera di chiarezza che dia ai clienti le informazioni necessarie per operare scelte consapevoli». Più chiarezza e linearità nei rapporti con i piccoli investitori, quindi, utili a formare nuove linee guida da seguire per recuperare i consensi perduti sono i punti fermi per ripartire. «Serve fare molta chiarezza tra le opportunità e i limiti che la legge italiana mette a disposizione dei consumatori truffati - ha detto Luca Frumento, avvocato ed esperto in materia, intervenuto sugli aspetti legali del rapporto promotore-cliente - cominciando col dire che la Class Action (l'azione collettiva dei consumatori), non è prevista dal sistema giuridico italiano. Meglio puntare sul "rito societario" - secondo Frumento - che consente di chiudere una causa di risarcimento in un anno e mezzo, mentre per il rito ordinario, l'attesa per un giudizio arriva fino a 5 anni».

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l'irruzione collettivo in sinagoga blocca convegno di fi (sezione: Class action)

( da "Mattino di Padova, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina 22 - Cronaca L'IRRUZIONE Collettivo in Sinagoga blocca convegno di Fi Da una parte presidi, professori, genitori e studenti. Dall'altra, Maria Stella Gelmini e Carmela Palumbo. Si fa sempre più teso il braccio di ferro fra ministro e dirigente scolastica regionale e l'asse insegnanti-studenti che rivendica il proprio diritto a protestare contro la riforma dell'istruzione. IL BLITZ. Altro assalto degli studenti universitari. Le manifestazioni di protesta a cui ci hanno abituati nel corso delle ultime settimane non si arrestano. Né si arresteranno. Ieri pomeriggio, decine di giovani aderenti in gran parte al collettivo di Scienze politiche hanno fatto irruzione nella Sinagoga, in Ghetto. Scopo: interrompere il convegno che gli «Studenti per la libertà» di Forza Italia avevano in programma proprio qui alle 16.30, per discutere sull'attuale crisi finanziaria. E si è ripetuto uno schema già visto più volte. Parapiglia con gli agenti della Digos sulle scale d'ingresso dell'antico edificio e poi tutti di corsa al secondo piano: lo slogan «L'onda anomala vi spazzerà via» ha fatto il resto. I relatori hanno deciso di interrompere la discussione pubblica, proclamando la «ritirata». «La nostra - affermano gli studenti del collettivo - è stata un'azione politica: sono loro la causa delle ricadute socio-economiche contro cui ci stiamo battendo, la riforma dell'università innanzitutto». La replica arriva da Forza Italia, da parte del consigliere comunale Domenico Menorello: «Non lasceremo soli questi giovani coraggiosi che hanno subito una inaccettabile aggressione culturale e fisica nell'imbarazzante inerzia dell'istituzione». LA PRESIDE. Dopo le dure critiche da parte dei colleghi Massimo Vezzaro (Cornaro) e Antonella Visentin (Marchesi), ora scende in campo anche la preside del Selvatico Luisa Molino. La sede centrale dell'istituto d'arte, in via Loredan, l'altro giorno ha aperto porte e laboratori fino alla mezzanotte per la prima, collettiva, Notte bianca. «Il provvedimento - dice, secca - non ci tange. Semplicemente perché ci siamo mossi in pieno accordo con gli organi collegiali: docenti e genitori. E dunque nella più totale legalità». Non solo: «Seriamente preoccupati per il futuro che ci aspetta, visto che pare probabile che negli istituti artistici diminuirà il numero di ore settimanali dedicate alle attività pratiche - aggiunge - crediamo di aver adempiuto appieno al nostro dovere di insegnanti. La nostra scuola rischia di scomparire: attraverso la mostra dei lavori dei ragazzi abbiamo voluto spiegare a tutti chi siamo». IL CORTEO. Dai banchi di scuola fino in Prato della Valle e poi da qui al Bo. Erano in 50 gli studenti del Selvatico che ieri mattina hanno sfilato «per la difesa della creatività». Al posto di stendardi, disegni e pitture dai contenuti sarcastici. Allo sciopero autogestito (e scortato dalle forze dell'ordine) ha preso parte anche una docente: insegna al laboratorio di pittura ma preferisce restare nell'anonimato. «Sono qui assieme ai ragazzi - ammette - perché l'arte va sostenuta e non penalizzata». NOTTI BIANCHE. In barba ai diktat, le Notti Bianche continuano. Ieri c'è stata al Curiel, oggi ci sarà al Severi e il 24 al Modigliani. Ma se ne prevedono altre ancora. (Morena Trolese)

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la promessa del comune "movida, regole severe" - franco vanni (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina XII - Milano La promessa del Comune "Movida, regole severe" Obbligo di parcheggi, tavolini meno invadenti, dialogo con i residenti: "Deve tornare la pace" FRANCO VANNI Il Comune vara un piano in tre punti per placare le proteste dei residenti delle zone della movida. Un progetto che prevede l´obbligo per i nuovi locali di avere un´area di parcheggio, nuove regole sull´ingombro dei marciapiedi con tavolini e dehors e la promozione del dialogo fra abitanti e gestori dei locali. Un tentativo di conciliazione che arriva mentre i residenti dell´Arco della Pace «esasperati da sporcizia e schiamazzi», organizzano collette per fare causa a Palazzo Marino. Ad annunciare le nuove misure è l´assessore Giovanni Terzi (Commercio e Giovani) che ieri ha incontrato i residenti dei Navigli, di corso Como, Ticinese, Isola e degli altri distretti del divertimento. Le lamentele sono sempre le stesse: le auto posteggiate sui marciapiedi, il rumore fino all´alba e la sporcizia. Per Terzi, «l´obiettivo è fare convivere la vita notturna con il diritto dei residenti di vivere in pace». Il piano si articola in tre punti. Fra dieci giorni sarà discussa in giunta comunale una delibera che destina 5 milioni di euro (in parte finanziati dalla Regione) per la riqualificazione dei distretti commerciali di Navigli, Giambellino, Brera, Sarpi e Isola. «Nella delibera - dice Terzi - inseriremo regole chiare sui permessi dell´occupazione di suolo pubblico da parte dei locali, per evitare che arrechino disturbo ai residenti». Il secondo punto è la convocazione per gennaio di un tavolo cittadino sulla movida, aperto alle associazioni dei locali notturni. «Cittadini e gestori - dice Terzi - devono dialogare in ogni quartiere per raggiungere una convivenza pacifica». Terzo e ultimo passo sarà, sempre a gennaio, la votazione in consiglio comunale del regolamento per l´apertura di nuovi esercizi commerciali. Terzi annuncia: «Non sarà possibile aprire nuovi locali in zone dove non ci saranno posti auto a sufficienza». Gli annunci dei Terzi non bastano a contenere la protesta dei residenti. Ieri sera gli abitanti della zona Arco della Pace si sono incontrati all´oratorio di via Piermarini per discutere un´azione legale nei confronti del Comune: i residenti, che denunciano un calo del valore degli immobili «a causa del degrado», hanno ragionato sulla possibilità di fare colletta per pagare le spese di «una querela o una denuncia». SEGUE A PAGINA V

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CRISI FINANZIARIA E G20: SOSTENERE L'ECONOMIA REALE (sezione: Class action)

( da "marketpress.info" del 19-11-2008)

Argomenti: Class Action

Mercoledì 19 Novembre 2008 CRISI FINANZIARIA E G20: SOSTENERE L´ECONOMIA REALE Strasburgo, 19 novembre 2008 - Il Parlamento europeo ha dibattuto della crisi finanziaria ed economica alla luce del vertice di Washington del G20. La maggioranza dei gruppi politici ha sottolineato la necessità di riformare la regolamentazione finanziaria per garantire la sorveglianza e la trasparenza, e di sostenere l´economia reale, in particolare le Pmi. Taluni gruppi hanno deplorato la speculazione o l´azione della Commissione troppo vicina agli interessi industriali. Dichiarazione del Consiglio - Jean-pierre Jouyet ha esordito rilevando che gli effetti della crisi finanziaria si stanno già manifestando, tant´è che diversi Stati membri «sono entrati in recessione». Si tratta, ha proseguito, della peggior crisi dal ´29 che comporta un «rallentamento di enorme entità». Il Consiglio, ha però sottolineato, a operato per l´unità dell´Europa che si è presentata al G20 parlando con una sola voce. Le conclusioni del Vertice di Washington, ha aggiunto, ribadiscono i principali elementi difesi dall´Ue: «trasparenza e responsabilità». Sulle agenzie di rating, sulle norme contabili, sulla sorveglianza degli hedge funds, la lotta contro i paradisi fiscali, la responsabilizzazione degli attori privati, la riforma delle istituzioni finanziarie multilaterale, ha insistito, l´Unione «deve continuare a parlare con una voce forte per ottenere risultati tangibili». A suo parere, è importante che la crisi non si riproduca e sono quindi necessari obiettivi ambiziosi che saranno esaminati dal prossimo Ecofin. Il Ministro ha rilevato la necessità di accelerare l´adozione delle recenti proposte della Commissione sui mercati finanziari. Ha quindi insistito sull´opportunità che gli Stati membri si coordino al fine di mobilitare tutti gli strumenti macro-economici per scongiurare il rallentamento e sostenere la congiuntura europea. Dopo aver ricordato che la Presidenza ha appoggiato la decisione della Bce di ridurre i tassi d´interesse, ha sottolineato la necessità di utilizzare tutti i margini di manovra del Patto di Stabilità e di Crescita. Inoltre, vegliando sempre al buon funzionamento del mercato interno, occorre anche ricorrere a tutta la flessibilità consentita in materia di aiuti di Stato per assistere gli attori più minacciati. A quest´ultimo proposito, ha ricordato che alcune risorse sono già state messe a disposizione per il finziamento delle Pmi. Ma tali misure devono inquadrarsi in un piano globale che permetta di sostenere i settori più minacciati, «come lo è oggi l´industria europea dell´automobile». Questi sforzi supplementari a livello comunitario, peraltro, dovranno essere completati attivamente dagli Stati membri «attraverso misure di rilancio nazionale strettamente coordinate». Ha quindi concluso sostenendo che l´unità europea debba essere preservata per continuare ad agire insieme e poter influenzare una profonda riforma della regolazione finanziaria e per affrontare le difficoltà economiche. Così, infatti, «dimostreremo che l´Ue ha i mezzi per prendere efficacemente in mano il suo destino e svolgere, come gli europei si attendono, il suo ruolo di attore globale. Dichiarazione della Commissione - José Manuel Barroso ha anzitutto ricordato che l´iniziativa politica per la riforma globale del sistema finanziario è venuta dall´Ue. A suo parere, la prima riunione del G20 «segna l´inizio di una nuova era nella guida collettiva dell´economia mondiale» ed ha posto le basi «di una nuova governance mondiale» che poggi sui principi dell´economia sociale di mercato. Dopo aver descritto i quattro principali punti sui quali il G20 ha trovato un accordo - piano d´azione per la riforma dei mercati finanziari, nuova governance mondiale, stimolo dell´economia e rigetto del protezionismo - il Presidente ha sottolineato che il Vertice ha lanciato un «segnale chiaro»: l´azione sulle questioni economiche e finanziarie «non deve farsi a detrimento delle altre sfide globali». A questo proposito, ha indicato la realizzazione degli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo, la lotta ai cambiamenti climatici, la sicurezza energetica e alimentare e la lotta contro il terrorismo. Ha poi rilevato che se l´Europa ha potuto svolgere il suo ruolo è perché è rimasta unita e, ha insistito, deve continuarlo ad esserlo. Ha quindi ricordato le misure già proposte a livello europeo che entrano nel programma di lavoro del 2009. In questo ambito, il Presidente ha citato come prioritarie la crescita e l´occupazione, minate anche dalla crisi finanziaria. Al riguardo ha sottolineato la necessità di una «vera strategia comune per il rilancio economico» che sarà presentata il prossimo 26 novembre. Il programma prevede anche di raddoppiare gli sforzi per ridurre i costi amministrativi delle imprese e l´adozione rapida di proposte riguardo alla sorveglianza e trasparenza dei mercati finanziari per ristabilire un clima di fiducia. Dichiarazioni in nome dei gruppi politici - Per Joseph Daul (Ppe/de, Fr) la crisi economica e finanziaria non costituisce, come sostenuto da taluni, la sconfitta del capitalismo, bensì il risultato di errore politico: «l´insufficienza di regole e di controlli sulla qualità dei prodotti finanziari d´oltre-Atlantico sin dagli anni ´90». Nasce dalla mancanza di trasparenza sui mercati e dall´assenza di un organo di supervisione efficace dei mercati finanziari, ha spiegato. La famigli apolitica di centro-destra, ha tenuto a precisare, «non è mai stata a favore di un sistema finanziario senza regole e arbitri», prendendo a modello l´economia sociale di mercato. Per tale motivo, ha proseguito, la priorità va data a coloro che lavorano e risparmiano e alle imprese che «prendono rischi tutti i giorni per creare crescita e occupazione». Il leader dei popolari si è poi detto soddisfatto per come, in questa crisi come in quella della Georgia, l´Europa si sia fatta ascoltare e abbia influenzato i suoi partner. Ciò dimostra, ha spiegato, che un approccio comune e coerente può esistere anche su temi sensibili e complessi e che l´Europa può pesare nel mondo se si sforza di rimanere unita. Il nostro dovere, ha aggiunto, «è di agire per rilanciare la nostra economia e la crescita e per limitare l´impatto di questa crisi sulla coesione sociale». Occorre quindi fluidificare il mercato interno, investire nella ricerca, sostenere fortemente le Pmi e aiutare le famiglie in difficoltà. Tutto ciò, ha precisato, senza gravare sulle finanze pubbliche, ad esempio «ipotizzando come fonte di finanziamento complementare delle euro-obbligazioni e mantenendo le riforme avviate a livello nazionale». A suo parere, inoltre, è necessario evitare il protezionismo e cogliere l´occasione della crisi per prendere «misure coraggiose». Ha quindi concluso insistendo sull´importanza che l´Europa resti unita. Martin Schulz (Pse, De) ha sottolineato che il G20 è stato un progresso poiché ha dimostrato che l´Ue può svolgere un ruolo centrale se resta unita. D´altro canto, ha sottolineato che le misure per la sorveglianza e la trasparenza dei mercati finanziari - in particolare su private equity e hedge funds e sulla retribuzione dei manager - devono essere proposte il prima possibile, perché a primavera sarà troppo tardi. A suo parere occorrono infatti più controlli e una maggiore cooperazione internazionale per realizzarli. E´ necessario inoltre introdurre un divieto giuridico di talune forme di speculazione. L´obiettivo dell´Ue, ha aggiunto, è di definire nuove regole interne da "esportare" anche nei paesi del G20 o altre organizzazioni. Anche per «ridurre il divario tra il mondo economico e finanziario e il mondo reale». Ha quindi criticato l´idea di sottrarre denaro all´economia reale, per la quale occorrono investimenti, per pararsi dalla crisi finanziaria. Ha concluso ribadendo la sua richiesta alla Commissione di presentare le sue proposte in materia a dicembre. Graham Watson (Alde/adle, Uk) ha esordito sostenendo che anche Adam Smith riteneva che i mercati liberi avessero dei limiti. Si è poi rallegrato del successo della riunione del G20 e l´impegno condiviso a favore dei principi di mercato, dell´apertura del commercio, di regimi di investimento e di mercati finanziari effettivamente regolati per sostenere il dinamismo,l´innovazione e l´imprenditorialità che sono necessari per la crescita economica, l´occupazione e la lotta contro la povertà. Ha poi sottolineato che, contrariamente al 1929, questa volta si è capito che la salvezza dovesse essere cercata collettivamente. E molte delle misure proposte dalla Commissione nel suo programma per il 2009 saranno d´aiuto, in particolare quelle sulla sorveglianza e la trasparenza degli attori finanziari e degli investitori significativi. Il libero mercato, ha aggiunto, «prospera sulla trasparenza e l´onestà». Il leader liberaldemocratico si è però detto preoccupato per la risposta data dall´Ue e dal G20, notando che i partecipanti hanno dato l´impressione che è possibile tornare al "business as usual" e che basta solo dare impulso alla crescita economica, senza tenere conto del costo dei rifiuti e delle centrali in Cina. Ha quindi notato che nelle conclusioni del G20 si cita il cambiamento solo alla fine, tra le altre sfide future. Brian Crowley (Uen, Ie) ha rilevato che il più grande pericolo - nel modo degli affari, dell´economia, dell´occupazione e della vita sociale in Europa - non è solo la crisi finanziaria, ma il fatto che le banche non prestano più denaro alle Pmi. «Non serve a niente fare dei pannelli solari, se non si hanno le persone per metterli sui tetti», ha sottolineato. La crisi, a suo parere, offre invece l´occasione per correggere gli errori del passato e di utilizzare il denaro per trovare nuovi metodi per trattare i problemi. La riunione del G20, ha poi osservato, ha permesso di «forzare l´India e la Cina a partecipare alle discussione e a riconoscere che hanno delle responsabilità in quanto nuove economie». Se vogliamo nutrire i nostri popoli, ha aggiunto, «la nostra prima responsabilità è di vigilare affinché ottenga soldi dal lavoro, e che gli Stati possano investire nei servizi sociali e sanitari». Per Monica Frassoni (Verdi/ale, It) la crisi finanziaria ormai «morde anche l´economia reale» e questo, a suo parere, «è il prezzo che l´Unione europea paga per il ritardo, anzi il rifiuto, di costruire un sistema di regolamentazione europeo e di realizzare in tempo utile dei meccanismi finanziari di solidarietà e una supervisione bancaria degna di questo nome». Tra i responsabili di questo ritardo, tra i sostenitori di questo approccio, «che ha messo l´Europa in una situazione di profonda incertezza e di recessione», ha quindi incluso il Presidente Barroso e la maggioranza della sua Commissione, chiedendo loro di ammettere di aver avuto torto per rendersi più credibili quando parlano delle soluzioni possibili. Rivolgendosi sempre al Presidente della Commissione, ha sottolineato che egli «ha scelto sistematicamente di allearsi con i governi nazionali, invece che con il Parlamento, con le industrie piuttosto che con i consumatori e . Pure con il forte piuttosto che con il giusto». Ha quindi rilevato che questo approccio «si riflette fedelmente nel suo programma di lavoro». Ha quindi rilevato che, nelle priorità di politica esterna, vi è «una continua e colpevole disattenzione sul tema dei diritti dell´uomo, a partire naturalmente dalla Cina e una difesa ancora un po´ superficiale dell´Agenda di Doha, senza capire che la crisi finanziaria ne ha spazzato via tutti i presupposti». Nella politica interna, in tema di immigrazione, ha evidenziato che la Commissione «ha ceduto alla pressione degli Stati membri», così oggi si dispone di strumenti legislativi «deboli» per l´immigrazione legale. Lo stesso vale per quanto riguarda la politica sociale. A suo parere, «non è certo così che riusciremo a mettere in moto quello che i Verdi ormai da molti mesi chiamano il Green New Deal e che oggi va molto di moda». Questo, ha spiegato, «ha un significato molto preciso e non è certo questo cicaleccio confuso che si sente in giro e che in realtà significa "tutto come prima con un po´ di verde qua e là"». Si tratta di «una strategia comune di lungo termine di investimento per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica e di riconversione ecologica dell´economia, di riduzione dei Co2, con un ruolo rafforzato della Banca europea per gli investimenti, che deve però essere coerente nelle sue decisioni, su chi e cosa finanziare». La co-presidente dei Verdi ha quindi concluso sostenuto che non ci vogliono ambiguità «su megainfrastrutture inutili o sul nucleare o su fondi a pioggia per progetti non virtuosi . E niente fondi pubblici o chèque in bianco per il settore automobilistico così com´è», perché «sarebbe come continuare a buttare soldi dalla finestra». Roberto Musacchio (Gue/ngl, It) ha anzitutto ricordato che di recente il Presidente Sarkozy ha detto in Aula che la crisi che viviamo è strutturale «e che occorre addirittura una rifondazione del capitalismo». In proposito, ha sostenuto che «piuttosto che uscire dalla crisi del capitalismo occorra uscire dal capitalismo in crisi, occorre cioè cominciare a ragionare di un nuovo futuro che preveda una vera transizione a un´economia socialmente ed ecologicamente connotata, una democrazia economica fondata sull´equità e la cooperazione invece che sulla disuguaglianza e sulle guerre». Al di là di queste differenze di fondo, ha osservato che «delle affermazioni solenni sulla rifondazione del capitalismo rimane ben poco nell´esito assai modesto e assai deludente di questo G20, di cui porta responsabilità anche questa Europa». Certo, ha rilevato, «si è scoperto che il dogma liberista può essere falsificato e che dunque ci possono essere ingenti interventi pubblici e addirittura nazionalizzazione, ma tutto ciò non va a cambiare le logiche di fondo che hanno creato la crisi strutturale». Ha poi aggiunto: «si dice che occorrono regole per ridurre i rischi della speculazione, ma non si pensa neanche ad intervenire su questa speculazione finanziaria, ad esempio con una Tobin Tax sulle transazioni e non si mette mano a quel patto di stabilità che di fronte alla recessione rischia drammaticamente di aggravare la vita di questo nostro continente, ma soprattutto non ci si interroga su cosa c´è al fondo di questa crisi e dunque non si riesce ad affrontarlo». Ha quindi sottolineato «la sistematica svalutazione del lavoro perseguita con le politiche liberiste in questi decenni, che ha finito con il creare, oltre che ingiustizie e sofferenza, una parte significativa della stessa insolvibilità finanziaria». Ha poi notato che nel ´29 Keynes propose di investire su salari e occupazioni, mentre «oggi non lo si fa». Infine, ha concluso sostenendo che «la dimensione ecologica ed energetica della crisi chiede scelte assai più nette e chiare del balbettio del G20», e «serve una parola chiara e diversa da parte delle sinistre». Interventi dei deputati italiani - Per Luca Romagnoli (Ni, It), la crisi finanziaria e il rallentamento dell´economia «sottolineano il ruolo centrale che dovrebbero avere in proposito gli Stati e poi l´Unione nell´assicurare il benessere socioeconomico» ed ha rilevato che «la politica deve riprendere il controllo pieno dell´economia e ostacolare con ogni mezzo la finanza virtuale che rimane detentrice dei destini di milioni di uomini». Ridurre l´impatto del rallentamento mondiale sull´economia europea, in termini di lavoro e di attività economica, ha aggiunto, deve significare promuovere un approccio sociale europeo. A suo parere deve essere questa la priorità per il 2009: «lavoro e protezione sociale per la crescita». Ha quindi sottolineato che «finalmente arrivano misure pratiche per riformare le regole del sistema finanziario europeo, dopo aver lasciato che il sistema bancario e finanziario saccheggiassero e spremessero patrimonio pubblico e dei privati cittadini». Ritenendo «tardiva e minimale» la strategia della Commissione «per sostenere coloro che stanno perdendo il posto di lavoro», così come lo è il sostegno alle piccole e medie imprese e gli investimenti in ricerca, ha notato che «l´accelerazione e l´attuazione di programmi di coesione distoglie l´attenzione da altre necessità». Prima di preoccuparsi di stabilire la fiducia sui mercati, ha infatti concluso, «governi e commissioni dovrebbero ristabilire la fiducia dei cittadini nell´indipendenza di chi li governa dal gioco della finanza apatride». Mario Borghezio (Uen, It) ha osservato che questa crisi, se ha necessitato una ristrutturazione del paesaggio finanziario bancario del nostro continente, «non ha fatto emergere in Europa un assetto costituito seriamente da attori finanziari veramente in grado di disegnare il futuro quadro dei mercati». Una cosa invece è certa: «tutte le regolamentazioni previste dal G20 resteranno comunque lettera morta se rimarranno intoccabili i paradisi fiscali». A suo parere è questo «il grande tema che manca, che non emerge nella discussione ufficiale degli Stati: quei paradisi fiscali che consentono di aggirare completamente le regole che si promettono sui mercati finanziari». Al riguardo ha sottolineato che il Presidente eletto Obama, da senatore, «propose delle misure severe contro di essi» ma si è chiesto «se da nuovo presidente, visti questi fili di alta finanza che sembrano averne determinato le mosse e soprattutto con generosi miliardari finanziamenti delle elezioni, avrà il coraggio di agire in tal senso e convincere su questo piano oltre che gli Stati Uniti, l´Europa e in particolare la Gran Bretagna». A suo parere, «alle generiche dichiarazioni di principio dobbiamo invece chiedere che seguano delle iniziative efficaci, concrete, veramente capaci di realizzare quel rilancio economico e produttivo che è necessario per scongiurare nuove crisi economiche e uscire dall´attuale crisi». Vista l´attuale situazione, «caratterizzata da generale e diffuso indebitamento del mercato e da violenta deflazione dovuta a insufficiente circolazione monetaria», ha definito «assurdo» ipotizzare «un ulteriore indebitamento degli Stati nei confronti delle private banche centrali per fornire liquidità al proprio sistema creditizio e al mercato produttivo dei consumi». Ha poi osservato come sia «evidente che profetizzare che dalla crisi si passerà a proporre un organismo mondiale per l´economia, ma anche per la politica, quell´ordine mondiale che fino a pochi mesi fa era temuto da tutti, scongiurato da tutti e oggi ci pare sentire che sia diventato inevitabile, auspicabile come se fosse la salvezza». Ha quindi concluso esclamando «No al mondialismo!». . <<BACK

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PARLAMENTO EUROPEO: FARE DI PIÙ PER COLMARE IL DIVARIO SALARIALE TRA DONNE E UOMINI (sezione: Class action)

( da "marketpress.info" del 19-11-2008)

Argomenti: Class Action

Mercoledì 19 Novembre 2008 PARLAMENTO EUROPEO: FARE DI PIÙ PER COLMARE IL DIVARIO SALARIALE TRA DONNE E UOMINI Strasburgo, 19 novembre 2008 - Il Parlamento chiede alla Commissione di presentare entro la fine del 2009 delle proposte legislative per garantire una migliore attuazione delle norme Ue in materia di parità retributiva tra donne e uomini. Raccomanda quindi di valutare la situazione e i sistemi di classificazione delle professioni, ampliare il mandato degli organismi di parità, adottare misure per prevenire le discriminazioni e rafforzare la dimensione di genere, nonché di inasprire le sanzioni. Approvando con 590 voti favorevoli, 23 contrari e 46 astensioni la relazione di Edit Bauer (Ppe/de, Sk), il Parlamento sottolinea anzitutto che l´applicazione del principio di parità retributiva per lo stesso lavoro e per un lavoro di pari valore «è essenziale per conseguire la parità di genere». Ma osserva che, nell´Unione europea, le donne guadagnano in media il 15% in meno degli uomini e fino al 25% in meno nel settore privato (negli Stati membri il divario varia tra il 4% e più del 25%) e che questo divario «non tende a ridursi in modo significativo». Tant´è che «una donna deve lavorare fino al 22 febbraio (ossia 418 giorni di calendario) per guadagnare quanto un uomo guadagna in un anno». I deputati chiedono quindi alla Commissione di presentargli, entro il 31 dicembre 2009, una proposta legislativa sulla revisione della normativa esistente relativa all´attuazione del principio di parità retributiva tra donne e uomini (direttiva 2006/54). E, a tal fine, illustrano una serie di raccomandazioni particolareggiate in merito all´introduzione di definizioni più precise riguardo la parità retributiva, all´analisi della situazione, alla valutazione del lavoro e alla classificazione delle professioni, all´ampliamento delle competenze degli organismi di parità, al dialogo sociale, alla prevenzione della discriminazione, all´integrazione della dimensione di genere e all´inasprimento delle sanzioni. Il Parlamento chiede poi alle istituzioni europee di organizzare una Giornata europea della parità retributiva al fine di contribuire a sensibilizzare alle disparità retributive esistenti e a stimolare tutte le parti interessate ad assumere le iniziative atte a eliminare tali disparità. Durante tale giornata, è precisato, «le donne europee riceveranno (in media) la retribuzione percepita (in media) dagli uomini nel corso di un anno». Definizioni più precise - La direttiva 2006/54/Ce contiene una definizione di "parità retributiva" ma, per disporre di categorie più precise di cui avvalersi per affrontare il problema, i deputati ritengono importante definire più dettagliatamente i diversi concetti, ovvero: il divario di retribuzione tra donne e uomini, tenendo conto che la definizione non dovrà limitarsi ai differenziali retributivi orari lordi; la discriminazione retributiva diretta; la discriminazione retributiva indiretta; il divario di pensione; in diversi pilastri dei sistemi pensionistici, come ad esempio i regimi basati sul principio della ripartizione e le pensioni professionali. Analizzare la situazione e garantire la trasparenza dei risultati - Secondo i deputati, la mancanza di informazioni e di sensibilizzazione fra i datori di lavoro e i lavoratori in merito all´esistenza o all´eventualità di divari di retribuzione in seno all´impresa «pregiudica l´applicazione del principio sancito dal trattato e dalla legislazione in vigore». Ritengono pertanto fondamentale che nelle imprese (ad esempio in quelle con almeno 20 dipendenti) siano resi obbligatori controlli regolari in materia di retribuzione e di indennità addizionali e la pubblicazione dei relativi risultati. Tali risultati dovrebbero essere forniti sotto forma di statistiche sui salari disaggregate in base al genere, compilati a livello settoriale e nazionale in ciascuno Stato membro. Valutazione del lavoro e classificazione delle professioni - Il Parlamento chiede di invitare i comparti economici e le aziende a valutare i loro sistemi di classificazione delle professioni, alla luce dell´obbligo di integrare la dimensione di genere e ad apportarvi le necessarie correzioni. Gli Stati membri sono inoltre invitati a introdurre classificazioni delle professioni che permettano «sia ai datori di lavoro che ai lavoratori di individuare eventuali discriminazioni in materia di retribuzione basate su una definizione distorta dei livelli retributivi». Questa valutazione, precisano i deputati, «deve basarsi su nuovi sistemi di classificazione, inquadramento del personale e organizzazione del lavoro, sull´esperienza professionale e la produttività, valutate soprattutto in termini qualitativi, da cui ricavare dati e griglie di valutazione in base ai quali determinare le retribuzioni, tenendo debitamente conto del concetto di comparabilità». Più competenze agli organismi per la parità - Il Parlamento chiede una revisione della direttiva 2006/54/ Ce al fine di rafforzare il mandato degli organismi per la parità, includendovi il sostegno e la consulenza alle vittime di discriminazioni retributive, l´elaborazione di studi indipendenti sul divario di retribuzione, nonché la pubblicazione di relazioni indipendenti e la formulazione di raccomandazioni su qualsiasi argomento relativo alla discriminazione retributiva (diretta e indiretta). Dovrebbero inoltre avere la facoltà di adire un tribunale nei casi di discriminazioni retributive e di offrire una formazione specifica destinata alle parti sociali, avvocati, magistrati e difensori civici. Dialogo sociale: più controlli sui contratti collettivi - Per i deputati sono necessari ulteriori controlli in merito ai contratti collettivi, ai livelli di retribuzione applicabili e ai sistemi di classificazione professionale, soprattutto per quanto riguarda il trattamento dei lavoratori a tempo parziale e di quelli con contratti di lavoro atipici o gli straordinari/bonus, compresi i pagamenti in natura, «che vengono più spesso accordati agli uomini che alle donne». Tali misure devono riguardare anche le condizioni secondarie e i regimi occupazionali di sicurezza sociale (regimi di congedo e pensionistici, veicoli di servizio, custodia dei bambini, orari di lavoro flessibili ecc. ). Misure per la prevenzione della discriminazione - Il Parlamento chiede agli Stati membri di adottare azioni specifiche in materia di formazione e classificazione delle figure professionali, rivolte al sistema scolastico e della formazione professionale. Così come azioni specifiche per conciliare l´attività professionale e la vita familiare relative ai servizi di infanzia e di cura nonché alla flessibilità dell´organizzazione e dell´orario di lavoro, e prevedendo anche i congedi parentali con copertura economica per entrambi i genitori. Sollecita anche accordi salariali volti a combattere le discriminazioni retributive e indagini sistematiche sulla parità di trattamento salariale. Infine, ritengono che gli Stati membri dovrebbero prevedere l´inserimento nei contratti pubblici di una clausola relativa al rispetto della parità di genere e di retribuzione. Integrazione della dimensione di genere - Per i deputati l´integrazione della dimensione di genere dovrebbe essere rafforzata inserendo nella direttiva 2006/54/Ce delle indicazioni precise per gli Stati membri riguardo al principio della parità di trattamento in materia retributiva e per il superamento dei differenziali tra uomini e donne. In tale contesto, la Commissione dovrebbe inoltre fornire assistenza agli Stati membri ad esempio, creando una banca dati sulle modifiche dei sistemi di classificazione e di inquadramento dei lavoratori o diffondendo informazioni e guide circa strumenti pratici (in particolare destinati alle Pmi) su come superare il divario. Inasprire le sanzioni - Il Parlamento chiede alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare la normativa in vigore con sanzioni appropriate, visto che le attuali disposizioni non sono giudicate sufficienti. Occorre quindi realizzare uno studio sulla possibilità, l´efficacia e gli effetti di eventuali sanzioni quali l´indennizzo o la riparazione privi di un massimale a priori o sanzioni amministrative pecuniarie (in caso di mancata notifica e consegna obbligatoria delle statistiche salariali richieste dagli ispettorati del lavoro). Ma anche l´esclusione dal beneficio di prestazioni e sovvenzioni pubbliche (anche da finanziamenti comunitari gestiti dagli Stati membri) e dalle procedure di appalti pubblici e la pubblicazione dell´elenco dei trasgressori. . <<BACK

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BRUXELLES, addio. Se già non era bastato il vento gelido della crisi finanziaria... (sezione: Class action)

( da "Messaggero, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Class Action

Mercoledì 19 Novembre 2008 Chiudi di ENRICO CISNETTO BRUXELLES, addio. Se già non era bastato il vento gelido della crisi finanziaria mondiale e della recessione che ha portato in Europa, ieri ci ha pensato la bora del vertice italo-tedesco che si è svolto a Trieste a spazzar via la Commissione Ue e il suo ruolo sempre più residuale. Non avendo molti punti di convergenza circa le iniziative da prendere per fronteggiare la crisi da poter registrare, Angela Merkel e Silvio Berlusconi hanno convenuto essenzialmente su una cosa: definire burocratica ed inefficiente la Commissione presieduta da José Manuel Durão Barroso. Per la verità loro hanno usato un linguaggio più educato, auspicando che essa diventi "meno burocratica e più efficiente", ma il significato è quello: la Commissione non funziona, bisogna pensare a qualcosa di diverso. D'altra parte, già nelle scorse settimane, tra il G4 in "salsa Sarkozy" (i quattro Paesi di Eurolandia presenti nel G8) che coronava una serie di uscite del presidente francese tutte tese ad accentrare su di sé la leadership continentale, e il G20 capitanato da Gordon Brown, a sua volta artefice delle prime proposte europee a difesa delle banche in difficoltà, si era potuto toccare con mano lo scarso peso di Bruxelles, non predisposta per essere sintesi degli interessi e delle volontà politiche di tutti i membri del club europeo, priva delle competenze necessarie per avanzare ai governi proposte di merito, ma anche incapace di un colpo di reni per indirizzare diversamente le ingenti risorse che gestisce. Ma la mancanza di un punto decisionale europeo peraltro problema storico, per cui è celebre la battuta di Kissinger "quando un presidente Usa vuole chiamare l'Europa non sa mai che numero fare" si è notata soprattutto nel G20 dello scorso weekend, quando al vertice mondiale che sta sostituendo il G8 per importanza è apparso chiaro che il Vecchio Continente si presentava più che mai diviso. E non solo perché l'allargamento a 27 ha comportato più problemi che vantaggi e ce ne accorgeremo l'anno prossimo, quando il turno di presidenza sarà della Repubblica Ceca ma anche perché il nucleo dei Paesi dell'euro viaggia in ordine sparso nonostante la moneta comune. Non è un caso, infatti, che fin dall'inizio della crisi la Germania abbia assunto un atteggiamento di ritrosia a qualunque ipotesi di azione collettiva, si trattasse dell'idea di un fondo sovrano europeo lanciata da Tremonti, del "patto" a sostegno di banche e imprese suggerito da Sarkozy, o della cooperazione fiscale riproposta in tutti gli ultimi Ecofin. La Merkel, scottata dal fallito tentativo di un'alleanza di ferro con Bush, si è mostrata diffidente verso gli altri partner continentali e convinta che i problemi economici tedeschi siano solo congiunturali e in buona misura lo sono davvero, perché contrariamente a tutti gli altri Paesi europei la Germania aveva già fatto prima della crisi i cambiamenti strutturali resi necessari dalla globalizzazione, pagandone debitamente il prezzo mentre quelli degli altri, a cominciare dai nostri, siano molto più strutturali, e (comprensibilmente) non intende farsene carico. Allo stesso modo, tanto la Francia il cui manifatturiero sembra tenere, visto che non è ancora tecnicamente entrata in recessione quanto la Gran Bretagna colpita al cuore del suo modello di sviluppo, tutto incentrato sul ruolo finanziario di Londra e la Spagna terrorizzata che la curva della crescita possa essere stata fermata dalla crisi immobiliare sono portatrici di esigenze molto diverse, e dunque guardano a politiche economiche necessariamente differenti. L'Italia, poi, ha molto meno bisogno di altri di intervenire sul sistema bancario, ma molto di più sul sistema delle imprese, le cui lacune sono state impietosamente messe a nudo da un recente studio della Banca d'Italia, in cui si afferma che negli ultimi anni solo un quarto di esse ha fatto reali innovazioni di processo o di prodotto. Così, proprio mentre il venir meno della centralità del dollaro tanto da far ipotizzare una nuova Bretton Woods e più in generale dell'unilateralismo degli Usa apre spazi impensati all'Europa, il rischio è che la mancanza degli Stati Uniti d'Europa, cioè di un soggetto politicamente e istituzionalmente definito come rappresentante dei cittadini del Vecchio Continente, ci faccia perdere una straordinaria occasione. Mai come ora si capisce quanto sia stato importante l'aver dato vita all'euro, ma mai come ora si capisce altresì quanto sia un delitto non essere andati oltre nel processo di unificazione dei Paesi europei che si sono dati un'unica moneta. (www.enricocisnetto.it)

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E non solo perché l'allargamento a 27 ha comportato più problemi che vantaggi e c... (sezione: Class action)

( da "Messaggero, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Class Action

Mercoledì 19 Novembre 2008 Chiudi di ENRICO CISNETTO E non solo perché l'allargamento a 27 ha comportato più problemi che vantaggi e ce ne accorgeremo l'anno prossimo, quando il turno di presidenza sarà della Repubblica Ceca ma anche perché il nucleo dei Paesi dell'euro viaggia in ordine sparso nonostante la moneta comune. Non è un caso, infatti, che fin dall'inizio della crisi la Germania abbia assunto un atteggiamento di ritrosia a qualunque ipotesi di azione collettiva, si trattasse dell'idea di un fondo sovrano europeo lanciata da Tremonti, del "patto" a sostegno di banche e imprese suggerito da Sarkozy, o della cooperazione fiscale riproposta in tutti gli ultimi Ecofin. La Merkel, scottata dal fallito tentativo di un'alleanza di ferro con Bush, si è mostrata diffidente verso gli altri partner continentali e convinta che i problemi economici tedeschi siano solo congiunturali e in buona misura lo sono davvero, perché contrariamente a tutti gli altri Paesi europei la Germania aveva già fatto prima della crisi i cambiamenti strutturali resi necessari dalla globalizzazione, pagandone debitamente il prezzo mentre quelli degli altri, a cominciare dai nostri, siano molto più strutturali, e (comprensibilmente) non intende farsene carico. Allo stesso modo, tanto la Francia il cui manifatturiero sembra tenere, visto che non è ancora tecnicamente entrata in recessione quanto la Gran Bretagna colpita al cuore del suo modello di sviluppo, tutto incentrato sul ruolo finanziario di Londra e la Spagna terrorizzata che la curva della crescita possa essere stata fermata dalla crisi immobiliare sono portatrici di esigenze molto diverse, e dunque guardano a politiche economiche necessariamente differenti. L'Italia, poi, ha molto meno bisogno di altri di intervenire sul sistema bancario, ma molto di più sul sistema delle imprese, le cui lacune sono state impietosamente messe a nudo da un recente studio della Banca d'Italia, in cui si afferma che negli ultimi anni solo un quarto di esse ha fatto reali innovazioni di processo o di prodotto. Così, proprio mentre il venir meno della centralità del dollaro tanto da far ipotizzare una nuova Bretton Woods e più in generale dell'unilateralismo degli Usa apre spazi impensati all'Europa, il rischio è che la mancanza degli Stati Uniti d'Europa, cioè di un soggetto politicamente e istituzionalmente definito come rappresentante dei cittadini del Vecchio Continente, ci faccia perdere una straordinaria occasione. Mai come ora si capisce quanto sia stato importante l'aver dato vita all'euro, ma mai come ora si capisce altresì quanto sia un delitto non essere andati oltre nel processo di unificazione dei Paesi europei che si sono dati un'unica moneta. (www.enricocisnetto.it)

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SORGERÀ nella frazione di Santa Maria in Fabriago, in ... (sezione: Class action)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 19-11-2008)

Argomenti: Class Action

LUGO pag. 14 SORGERÀ nella frazione di Santa Maria in Fabriago, in ... SORGERÀ nella frazione di Santa Maria in Fabriago, in fregio all?omonima via, su una superficie di circa cinquemila metri quadrati. Comporterà un investimento di circa 600mila euro e sarà dimensionato per servire un abitato di circa 700 residenti, pari al 30 per cento in più dell?attuale popolazione, in vista della possibile espansione residenziale della frazione. Si tratta del nuovo impianto di fitodepurazione che sarà realizzato nella cittadina ducale, e il cui progetto è stato presentato l?altra sera, alla Consulta di decentramento (S.Maria in Fabriago. Viola e Bordocchio), dell?assessore ai Lavori pubblici del Comune di Lugo, Secondo Valgimigli e dal direttore di Hera Ravenna, Tiziano Mazzoni. Si tratterà del secondo impianto a essere avviato sul territorio servito da Hera Ravenna. Consoliderà, dopo oltre un decennio dall?avvio, i risultati ottenuti dall?impianto analogo costruito in via sperimentale nella vicina frazione di Giovecca, oggetto di un futuro potenziamento. La sua realizzazione, inserita nel piano investimenti del settore idrico definito con Ato per il prossimo quinquennio, fa parte dei progetti che partiranno l?anno prossimo (2009) per un investimento, come detto, di circa 600 mila euro. L?IMPIANTO affiderà la depurazione in vasca delle acque reflue all?azione di alcuni tipi di piante (canna di palude, giunco di palude e mazza sorda) dopo una prima fase meccanica di separazione delle componenti solide. Oltre all?impianto di fitodepurazione, Hera realizzerà il collettamento fognario della frazione. Le acque depurate saranno poi convogliate, attraverso un fosso interpoderale, nello scolo consortile ?Campanile?. L?ipotesi preliminare del progetto sarà poi perfezionata tenendo conto delle esigenze espresse, nel percorso di condivisione, da cittadini ed enti. «Si tratta di un intervento atteso da tempo dalla comunità di Santa Maria in Fabriago» ha sottolineato l?assessore Valgimigli. «La realizzazione dell?impianto di fitodepurazione consente infatti di rispondere all?esigenza di razionalizzare il sistema delle acque reflue e di collettarle a depurazione, nonché di supportare e favorire lo sviluppo residenziale della frazione, fino a ora ostacolato dalla mancanza di un impianto di depurazione». lu.sca.

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Prigionieri di Facebook (sezione: Class action)

( da "Stampaweb, La" del 19-11-2008)

Argomenti: Class Action

Prima erano le email. Poi le chat e la messaggeria istantanea. Adesso i social network. Facebook primo fra tutti, visto che è il numero uno al mondo per contatti. Più si diffondono questi sistemi digitali che permettono di comunicare sempre, con chi si vuole e in qualsiasi momento, più aumentano i casi di persone che ne rimangono intrappolati: si passa troppo tempo a controllare se sono arrivati messaggi o a scriverne, il multi-tasking ci sfinisce e ci distrae; per non parlare della perdita della propria intimità. E se molti non riescono più a lavorare o cercano una via d?uscita per tornare alla loro vita «normale», sempre più aziende, oltre alle amministrazioni pubbliche, valutano di oscurarne l?accesso. Già: ma nell?era di Facebook, la vita normale non c?è più. Secondo lo scrittore Andrea Bajani, che confessa di esserne stato «irretito», aderire al social network più «in» del momento può rivelarsi un errore difficilmente rimediabile: «Dopo due mesi ho chiesto ai miei amici di uscirne. E loro disperati mi hanno detto che non sanno come fare, che ci hanno provato, ma non capiscono come si fa». Il social network più diffuso al mondo, creato nel 2004 dallo studente di Harvard, Mark Zuckerberg, che ha sorpassato il suo diretto concorrente MySpace con versioni in più di 20 lingue, 125 milioni di iscritti e un valore pari a 16 miliardi di dollari, in Italia è un fenomeno esploso quest?anno (+961%). Il segreto del suo successo? «Facile, immediato, personalizzabile» dicono gli utenti, tramite il passaparola. Che qui è un meccanismo tanto efficace quanto infernale. Per entrare basta compilare un profilo con qualche dato ed eventuale foto: ci si connette con conoscenti, amici o amici degli amici, persone con interessi in comune. Fioccano gli ex compagni di scuola, i commilitoni, gli ex fidanzati, i fans, i tifosi, le goliardate, ma anche le comunità culturali o con interessi politici. Si chiacchiera, li si mette al corrente di quello che si fa, volendo anche minuto per minuto: ci si può collegare persino col telefonino, per aggiornare il proprio status. In qualsiasi momento si possono aggiungere altri elementi. Dipende dall?obiettivo che si vuole raggiungere. L?utilità? Prezioso per farsi conoscere e trovare lavoro, assistenza, contatti utili. Non a caso Obama ha puntato anche su questo sistema di relazioni per farsi eleggere alla Casa Bianca. E? gara di adesioni anche tra i politici italiani: Maria Stella Gelmini conta oltre 8 mila sostenitori, più di Walter Veltroni. Da quando il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, per diffondere il Vangelo fra nuovi adepti ha aperto il suo «profilo», ha già 5 mila «amici». Si possono creare applicazioni aggiuntive: Don Paolo Padrini segnala di averne creata una, PrayBook, per diffondere pagine di Vangelo. In tutt?altra direzione l?attore Gianmarco Tognazzi, che su Facebook fa rivivere suo padre Ugo perché «aveva molta paura di essere dimenticato». E abbondano le sfide sui territori. L?ultima? Trento vuol battere il record di New York: mille utenti incontrati nella realtà. Ma bisogna sapere che si è imboccata una via senza ritorno nel momento in cui si è inserito il proprio indirizzo e-mail, obbligatorio. Meglio darne uno di seconda scelta, assolutamente non raccomandabile l?account aziendale. Perchè è lì che si viene tempestati di inviti di presunti «amici» (ma lo sono davvero?) a rispondere ai messaggi e partecipare agli «incontri». Ed è lì che incomincia l?inferno per chi vuole stare tranquillo: se si tiene aperto l?account di posta, è un continuo ricever messaggi, che distraggono dalle proprie attività e invadono la propria intimità nei momenti più inopportuni. «Certo, a reclamare intimità ci vuole coraggio, visto che ci si è sottoposti a tutto questo volontariamente» commenta Giulia Stasi, 26 anni, italo-americana newyorkese che vive tra Italia e Usa sempre collegata a Facebook per tenersi in contatto con gli amici. Giulia ammette che «il vero rischio è la compulsività che genera». Eppure, come gran parte della sua generazione digitale, lei è convinta di saper staccare la spina quando serve. E offre consigli per non restare prigionieri di Facebook. «Per salvarsi, non bisogna raccontare cosa fai a tutti. Meglio ancora, non bisogna farsi tutti amici». Perché è facile che ci siano - per esempio - i tuoi capi, che scoprono che non stai lavorando. Soprattutto, bisogna stare attenti a non raccontare bugie: è facile che ti scoprano le persone sbagliate («Eri al lavoro? Ma se su Facebook hai detto a tutti che eri a fare shopping!»). C?è poi l?incubo degli inviti: «E? meglio non accettare un invito da qualcuno che non conosci bene, piuttosto che cambiare idea dopo e fartelo nemico», spiegano i facebooker. Già: perché si può cambiare la lista degli amici, disattivandoli dal proprio profilo, ma loro se ne accorgono e ci rimangono male. Come i bambini di una volta che dicevano: «Non ti faccio più mio amico». Da adulti, è imperdonabile. Guai a non conoscere queste regole. E? possibile ottenere l?espulsione di elementi indesiderati additandoli alla comunità. A dirla tutta, è possibile anche auto-espellersi: basta aprire il proprio profilo e selezionare l?opzione «Non voglio più esserci». Già: il problema è che quando si è dentro, non si riesce a concepire di uscirne. TRE DOMANDE SU FACEBOOK A SHERRY TURKLE, L'ANTROPOLOGA DEL CYBERSPAZIO La sociologa Sherry Turkle, guru del Mit nota come «l?antropologa del cyberspazio» dall?alba del Web, ha scritto due volumi di una trilogia sul rapporto che abbiamo con le tecnologie e il suo primo, già di dieci anni fa, intitolato «La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell'epoca di Internet» è ancora attuale. Che impatto hanno tecnologie come Facebook? «Le tecnologie digitali contemporanea sono intime, disegnate per andare al cuore di chi siamo come persone e delle nostre relazioni. Ma bisogna ricordarsi che hanno una doppia natura. Da una parte, ti isolano. Dall?altra, per certe azioni collettive, non se ne può fare più senza, e l?impatto di Facebook sull?elezione di Obama ne è solo un esempio. Occhio però: perchè lo stesso modello è cooptabile da persone che vorrebbero portarci via le libertà civili e minare la democrazia». Lei avverte che c?è il rischio di assuefazione, ma è contraria alla definizione di «Net-dipendenza». Perchè? «Perchè quando si parla di tecnologie come dell?abuso di sostanze, si dimentica la parte più interessante del problema: i ragazzini dell?era dell?instant messaging si mandano in media 2.500 messaggi al mese. E? tanto, ma il punto è: a chi scrivono, perchè, cosa si dicono, e come cambia il modo in cui si percepiscono? Spesso vivono situazioni complicate e restano in contatto con gente che li aiuta a costruirsi identità di sviluppo sane». Lei sostiene che in rete abbiamo una «seconda identità». Che cosa significa? «E? quella che non può più fare a meno della comunicazione istantanea, nè sul lavoro nè a casa o con gli amici. Per avere questo, la nostra seconda identità ha rinunciato alla privacy e alla lentezza, di cui invece ha nostalgia la nostra identità precedente. Viviamo un conflitto interiore». + Torino ore 13: ?Avete un''ora per chattare? EMANUELA MINUCCI + Labranca "Facebook è una droga non riesco a uscirne" GIANLUCA NICOLETTI commenti (0) scrivi

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Assogestioni: nel terzo trimestre rallentano ancora i deflussi (sezione: Class action)

( da "Trend-online" del 19-11-2008)

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Assogestioni: nel terzo trimestre rallentano ancora i deflussi NOTIZIE, clicca qui per leggere la rassegna di Pierpaolo Molinengo , 19.11.2008 16:52 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Secondo l'analisi di Assogestioni i dati relativi al terzo trimestre confermano il rallentamento dei deflussi per le Gestioni collettive già registrato nel corso del secondo trimestre 2008. I riscatti rilevati per i fondi Aperti sono pari a 29 miliardi di euro. Per i fondi Chiusi il periodo in esame si conclude con un risultato di raccolta positivo pari a 36 milioni di euro. In netto rallentamento i deflussi dalle Gestioni di Portafoglio che, riducendosi della metà rispetto al trimestre precedente, si fermano a quota 10 miliardi di euro. A fine giugno gli Asset Under Management (AUM - patrimonio promosso al lordo degli asset ricevuti e al netto di quelli dati in delega) dell?intero settore sono pari a 929 miliardi di euro, mentre il Patrimonio promosso si attesta poco sotto la soglia dei 928 miliardi. Il patrimonio gestito delle Gestioni collettive è pari a 501 miliardi di euro, quello promosso sfiora i 508. I Fondi aperti, segnati da deflussi pari a oltre 29 miliardi di euro (in calo rispetto al trimestre precedente), detengono alla fine del periodo in esame AUM per oltre 466 miliardi di euro. Il patrimonio promosso si attesta a quota 474 miliardi. Crescono i flussi di raccolta per i Fondi chiusi che, ricevendo sottoscrizioni per 36 milioni di euro, si trovano in territorio positivo per il secondo trimestre consecutivo. Gli asset under management di questi prodotti sono pari a oltre 35 miliardi di euro, mentre il patrimonio promosso supera abbondantemente i 34 miliardi. Relativamente ai Fondi aperti l?associazione registra un aumento dei deflussi per i Fondi di diritto estero che, a fronte di riscatti per quasi 13 miliardi, continuano a rappresentare il 47,6% del patrimonio gestito. Per i Fondi di diritto italiano l?associazione rileva un rallentamento dei deflussi passati dagli oltre -21 miliardi del secondo trimestre segue pagina >>

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Tendenza british: azione e reazione (sezione: Class action)

( da "Blogosfere" del 19-11-2008)

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19/11/2008 12:00:00 CET Tendenza british: azione e reazione WhyModa In tempi di austerity , la moda maschile punta decisamente sul classico, meglio se british. Uno stile che nasconde in sé, accanto all'aura di ferrea tradizione, il germe della ribellione. Punk docet. Così, accanto agli accessori dalle linee... In tempi di austerity , la moda maschile punta decisamente sul classico, meglio se british. Uno stile che nasconde in sé, accanto all'aura di ferrea tradizione, il germe della ribellione. Punk docet. Così, accanto agli accessori dalle linee pulite e sofisticate, come gli stivaletti Beatles in camoscio e le classiche stringate di Davide Cenci , il taglio dei vestiti è così slim da fasciare il corpo, in pieno stile London beat , mentre i capelli hanno riga e frangia laterale, lasciata cadere un po' scompostamente, come suggerisce il team del ContestARockHaiR , l'innovativo collettivo di hairstylist presente a Roma, Firenze, Miami e Shanghai. image by adversus Fonte: Tendenza british: azione e reazione

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Azione Dieci: a dicembre le domande di lavoro per l'anno prossimo (sezione: Class action)

( da "Trentino" del 20-11-2008)

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Azione Dieci: a dicembre le domande di lavoro per l'anno prossimo RIVA. I lavoratori interessati ad una occupazione temporanea per il 2009 in lavori di utilità collettiva (Azione 10) promossi da enti locali e dalle Ipab siono invitati a compilare presso il Centro per l'impiego (ex ufficio di collocamento) in viale Vannetti n. 2 a Riva, dall'1 al 31 dicembre 2008 l'apposito modulo di domanda. I requisiti richiesti per entrare nel progetto sono: la cittadinanza europea, la residenza nella provincia di Trento e l'appartenenza a una delle seguenti categorie: donne disoccupate di età superiore ai 32 anni; maschi disoccupati da almeno 12 mesi, di età superiore ai 32 anni; maschi disoccupati di età superiore ai 45 anni; persone disoccupate di età superiore ai 25 anni riconosciute invalide ai sensi della legge 68/99; persone di età superiore ai 25 anni in difficoltà occupazionale in quanto soggette a processi di emarginazione sociale, o portatrici di handicap fisici, psichici o sensoriali segnalati dai servizi sociali e/o sanitari territoriali. I requisiti richiesti devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda. I moduli di iscrizione sono disponibili presso il Centro per l'Impiego di viale Vannetti n. 2 a Riva del Garda, tel. 0464 552130.

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forcella, gli incendiari delle auto - irene de arcangelis (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina VII - Napoli Forcella, gli incendiari delle auto Nuovo raid del racket della sosta: evacuata una palazzina Il presidente della Municipalità Simeone: "Siamo alla strategia del terrore" IRENE DE ARCANGELIS PADRONI del quartiere, per nulla intimoriti dell´allarme dei giorni scorsi o di venire scoperti dalle forze dell´ordine. Gli incendiari sono tornati in azione la scorsa notte a Forcella. Armati di taniche di benzina hanno incendiato altre quattro auto. Nella notte tra sabato e domenica erano state quindici. In nome di una «strategia del terrore», come la definisce il presidente della IV Municipalità (San Lorenzo, Vicaria, Poggioreale) Armando Simeone. Il quale, fino a oggi, non ha ricevuto risposta alla petizione per ottenere maggiori controlli con cinquecento firme presentata al commissariato di polizia dopo i primi episodi di auto incendiate. Dunque il quartiere subisce, mentre unica possibile spiegazione di tali atti vandalici resta quella del racket della sosta. Messaggio ai residenti: mettete le vostre auto nelle nostre autorimesse altrimenti resterete e a piedi. Questa volta sono state quattro le auto incendiate in via Pietro Colletta. La volta precedente ben quindici, ma è stato necessario evacuare una palazzina perché le fiamme hanno rischiato di raggiungere le tubature del gas. L´allarme era stato lanciato intorno alle quattro del mattino, quando è stato appiccato il fuoco ad alcune auto parcheggiate in cinque diverse strade nel centro storico della città: via Annunziata, vico Vasto a Capuana, via Pietro Colletta, via Maddalena e via San Nicola dei Caserti. Nel caos della paura da parte dei residenti costretti a lasciare le loro case due agenti erano anche rimasti intossicati. La polizia aveva anche individuato un giovane con una tanica di benzina. Si era attardato a spargere il liquido infiammabile su altre auto quando è scattato l´allarme, ma è riuscito a fuggire facendo perdere le proprie tracce. Alcuni mesi or sono, sempre nel territorio a ridosso dei Tribunali, furono date alle fiamme altre quattro autovetture. In attesa di ulteriori elementi, viene vagliata anche la possibilità di un´intimidazione mirata che potrebbe aver assunto dimensioni maggiori di quelle inizialmente volute. Ma al di là della chiave di lettura che emergerà dalle indagini, tra i residenti c´è grande preoccupazione. Per questo la richiesta, da parte del presidente della Municipalità, di maggiore controllo nella zona da parte delle forze dell´ordine. Richiesta che sembra non aver ottenuto risposte. Mentre il presidente Simeone ha firmato ieri un´altra lettera. «Dichiaro la piena disponibilità a collaborare, come ho già fatto in passato con la prefettura, per qualsiasi iniziativa si intraprenda a tutela dei residenti di via Pietro Colletta. Sono certo che solo con la piena sinergia delle forze dell´ordine e delle istituzioni si potrà raggiungere l´obiettivo finale rappresentato dall´affermazione della legalità».

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DONNE:DISCRIMINAZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO FIRMA IN UMBRIA PROTOCOLLO CONSIGLIERE DI PARITA' E SINDACATI (sezione: Class action)

( da "marketpress.info" del 20-11-2008)

Argomenti: Class Action

Giovedì 20 Novembre 2008 DONNE:DISCRIMINAZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO FIRMA IN UMBRIA PROTOCOLLO CONSIGLIERE DI PARITA? E SINDACATI Perugia, 20 novembre 2008 - Ufficio delle Consigliere di Parità della Regione Umbria ed Organizzazioni sindacali insieme per prevenire e rimuovere ogni forma di discriminazione fondata sul sesso nel mondo del lavoro. Con questo obiettivo le Consigliere di Parità, Marina Toschi (effettiva) e Monica Raichini (supplente), ed i Segretari generali regionali di Cgil, Manlio Mariotti, Cisl, Ulderico Sbarra, e Uil, Claudio Bendini hanno sottoscritto ieri, presente l?assessore regionale alle Pari Opportunità Maria Prodi, un protocollo d?intesa per ?favorire la piena applicazione della normativa in materia di parità e di pari opportunità fra uomo e donna?. Uno ?stretto rapporto di collaborazione? tra i soggetti firmatari che prevede, tra l?altro, la realizzazione di incontri per approfondire la conoscenze sulla discriminazioni di genere in Umbria, corsi di formazione per i quadri sindacali, ma anche la promozione e la nascita nelle aziende e negli enti pubblici dei Comitati per le Pari Opportunità previsti dalla normativa sui contratti collettivi di lavoro, e praticamente mai attuati in Umbria. Si dovrà inoltre ?tenere conto della dimensione di genere? nella stesura dei contratti decentrati e nell?utilizzo dei fondi comunitari. Le parti si impegnano a sollecitare la presentazione di Piani triennali di Azioni Positive da parte delle pubbliche amministrazioni per ?riequilibrare la rappresentanza femminile nei settori sottostimati e favorire l?applicazione nelle aziende della legge (N. 53/2000) sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e per la riorganizzazione dei servizi pubblici e dei tempi delle città?. ?La collaborazione tra organismi di parità e sindacati ? ha detto Marina Toschi - è uno strumento fondamentale per contrastare le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro, come dimostrano analoghe esperienze di altre Regioni che hanno portato ottimi frutti. Infatti persiste ancora ? ha sottolineato la Consigliera - un notevole squilibrio di genere nell?accesso, nella permanenza e nel reinserimento nel mercato del lavoro. La condizione di svantaggio a carico delle donne si registra anche nelle retribuzioni, nei percorsi di carriera e nelle opportunità di crescita professionale. Da qui l?importanza del documento che accanto ad azioni concrete per la realizzazione di azioni positive e buone pratiche a favore delle donne prevede momenti collegiali di lavoro e verifiche annuali degli impegni assunti?. ?Il documento ? ha detto Manlio Mariotti ? parte da una idea sinergica e condivisa del percorso da intraprendere per combattere la discriminazione genere che rimane la più antica e la più dura fra le discriminazioni?. Secondo il Segretario regionale della Cgil il protocollo costituisce una buona base dai cui ripartire per ?individuare una strategia più ampia contro tutte le discriminazioni, soprattutto in uno scenario come quello di oggi caratterizzato da una profonda crisi economico sociale che accrescerà le situazioni di povertà, disagio ed emarginazione?. Per Claudio Bendini della Uil ?il documento rappresenta un importante strumento di collaborazione per superare le discriminazioni di genere; uno strumento che può essere esteso alle associazioni datoriali ed alla parte pubblica?, ampliando così la platea dei soggetti coinvolti. ?Il protocollo - ha aggiunto ? è inoltre un modello per una sottoscrizione anche a livello provinciale, per darne uniforme applicazione su tutto il territorio umbro. Oggi ? ha concluso Bendini - è tornata ad acuirsi la differenza di genere e ci sono su questo fronte forti segnali di regresso?. Per Ulderico Sbarra il protocollo ha tra l?altro il pregio di ?rimettere al centro le questioni dell?occupazione e di far riparlare di lavoro. Mi auguro ? ha aggiunto ? che da questo si possa partire per ridisegnare anche i tempi di vita e di lavoro e i tempi delle città. Il periodo di crisi che stiamo attraversando e che cercheremo, per la nostra parte, di governare, può rappresentare l?occasione per recuperare sul terreno della discriminazione. Il nostro impegno come sindacati ? ha concluso Sbarra - è di dare concretezza agli impegni assunti per i quali mettiamo a disposizione le nostre strutture?. L?assessore regionale alle Pari Opportunità, Maria Prodi, ha espresso ?il grazie delle donne umbre ai sindacati e alle Consigliere di Parità per il lavoro che ha portato alla firma del protocollo. Politiche di genere e lotta alla discriminazione delle donne sono tra le funzioni specifiche della figura di Consigliera di Parità che ? ha sottolineato Prodi - è un istituto importantissimo, anche se poco conosciuto, e assolutamente autonomo, con il quale la Giunta regionale ha attivato un?ampia collaborazione?. ?Preoccupazione? è stata infine espressa dall?assessore per l?allontanamento della Consigliera di parità nazionale da parte del Governo. ?Una azione gravissima ? secondo Prodi, che potrebbe anticipare altri possibili interventi per insidiare la rete nazionale delle Consigliere di parità e le referenti regionali?. . <<BACK

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di GIULIO PANZANI FUCECCHIO UNA MAPPATURA (sezione: Class action)

( da "Nazione, La (Empoli)" del 20-11-2008)

Argomenti: Class Action

VALDARNO / VALDELSA pag. 9 di GIULIO PANZANI ?FUCECCHIO? UNA MAPPATURA , sul territorio fucecchiese, delle aree non fornite dalla fognatura pubblica per risalire a coloro che non devono pagare il cosiddetto «canone di depurazione» addebitato con le bollette dei consumi a ogni utente della rete idrica. Perché dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha ritenuto illegittimo quest?onere a carico dei cittadini quando il servizio non venga effettivamente effettuato, le bollette per molti fucecchiesi dovranno essere più leggere. BEPPE MAINOLFI, responsabile di Forza Italia al Circondario e consigliere comunale a Fucecchio, aspetta soltanto di sapere quali sono le zone non allacciate all?impianto di via del Castellare, come ad esempio gran parte delle frazioni, per dare il via ad un?azione collettiva di rivalsa verso l?Ato 2 appunto per richiedere il rimborso, che per legge è esigibile fino ai dieci anni pregressi, dei canoni non dovuti: «Se a richiederli saranno in molti si tratterà di una grossa cifra, complessivamente ? spiega l?esponente dell?opposizione ? che però potrebbe rappresentare una risorsa imprevista per molte famiglie oggi in difficoltà. D?altra parte la guerra delle tariffe ha sempre interessato i cittadini che hanno visto di recente aumentare piu? di una bolletta dei servizi gestiti dalle cosiddette società partecipate. C?è una modulistica semplice, per chiedere la restituzione delle somme non dovute, che noi faremo sottoscrivere a chiunque ne abbia diritto e intenda procedere in questo senso con il nostro aiuto». Mainolfi, però, teme che alcuni aumenti annunciati (fino al 5%), delle tariffe dell?acqua possano essere una mossa preventiva per compensare i rimborsi e incassare magari qualcosa in più: «Anche su quest?aspetto del caro-bollette che alcuni organi di stampa hanno ipotizzato vorremo vederci chiaro». MA SULLE BOLLETTE c?è anche qualcos?altro che non va: «Devo avere un rimborso da quasi tre mesi, dopo aver cambiato casa ? spiega S.T, di S.Pierino ? proprio per l?acqua e poiché l?ho sollecitato mi è stato detto che l?azienda ha fino a 90 giorni per effettuarlo. Come mai, allora, se fossi io a pagare in ritardo la mora mi verrebbe applicata molto prima e in una percentuale che va ben oltre gli interessi legali? C?è un percorso differenziato, in dare e in avere, che non mi piace al di là di ogni conclamata legittimità dei comportamenti di chi emette le bollette».

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Testamento biologico: applicabili le disposizioni sull'amministrazione di sostegno (sezione: Class action)

( da "AltaLex" del 20-11-2008)

Argomenti: Class Action

Testamento biologico: applicabili le disposizioni sull?amministrazione di sostegno Tribunale Modena, decreto 05.11.2008 (Giuseppe Mommo) Commenta | Stampa | Segnala | Condividi In mancanza di una legge sul testamento biologico, il diritto all?autodeterminazione delle terapie che tengono in vita malati inguaribili, nel nostro ordinamento, sembrerebbe negato sia alle persone in grado di decidere, come pure alle persone che dovessero perdere la capacità di disporre. Le azioni intraprese da alcune persone che desiderano morire con dignità e rifiutano di sottoporsi a cure estreme e ad inutili accanimenti terapeutici consentono di affermare che, in effetti, non è così. In un mio precedente articolo (Il testamento biologico come possibile estensione del consenso informato) avevo prospettato il farsi strada di due possibili soluzioni tendenti a far rispettare le scelte riguardanti la fine della propria vita: la possibilità, per ogni persona in procinto di sottoporsi a un delicato e rischioso intervento chirurgico, di pretendere e ottenere un ?ampliamento del consenso informato?, con l?aggiunta della dichiarazione del rifiuto di qualsiasi forma di accanimento terapeutico; la redazione di un ?testamento biologico?, sotto forma di scrittura privata, contenente l?autodeterminazione personale tesa a rifiutare l?ostinazione in cure estreme non mirate alla guarigione, per il caso di sopraggiunta incapacità. Ora, due decreti, emessi a distanza di qualche mese, dal Giudice Tutelare del Tribunale di Modena, sembrano aprire anche una strada giudiziale che è possibile seguire agevolmente: quella della nomina di un amministratore di sostegno. Con il decreto depositato il 5 novembre 2008, è stata accolta la richiesta di un uomo che, ancora in buone condizioni di salute, ha chiesto di nominare la moglie ?proprio amministratore di sostegno?, vale a dire ?garante delle sue volontà di fine vita?, per il caso di malattia invalidante. Nell?attesa di uno specifico intervento normativo finalizzato all?introduzione del testamento biologico, chi voglia seguire la suddetta strada giudiziale, per escludere su di sé qualsiasi forma di accanimento terapeutico ed eventuali cure non mirate alla guarigione, in previsione di una eventuale futura incapacità, può designare, con atto pubblico o scrittura privata autenticata, un amministratore di sostegno e ricorrere al Giudice Tutelare per farsi accogliere la richiesta. Decreto 13 maggio 2008 Per completezza d?informazione, prima di annotare il recente decreto, è bene chiarire che con un precedente decreto del 13 maggio 2008, lo stesso Giudice Tutelare, del medesimo Tribunale di Modena ha accolto la richiesta di una donna, intenzionata a rifiutare ogni cura che potesse prolungare le sue sofferenze, di nominare il marito amministratore di sostegno, in altre parole una persona autorizzata a decidere in caso di perdita delle facoltà intellettive. La donna settantenne era affetta da una malattia incurabile (sclerosi laterale amiotrofica) e aveva comunicato a suo marito e ai figli di non volere interventi né accanimenti terapeutici rifiutando, quindi, anche la respirazione artificiale. Nel momento in cui le condizioni della donna sono notevolmente peggiorate, il marito per rispettare la sua volontà, ha portato la richiesta della moglie al giudice tutelare del Tribunale di Modena, che l'ha accettata. I medici si sono dovuti limitare ad applicare le cure palliative più efficaci, per alleviare le sofferenze negli ultimi momenti di vita. Già in tale circostanza il Giudice Tutelare fece osservare come il diritto di autodeterminazione della persona, al rispetto del percorso biologico naturale, sia nel nostro ordinamento già compiutamente ed esaurientemente tutelato dagli art. 2,13 e 32 della Costituzione. Quindi, il dovere dell?ordinamento è quello di rispettare ogni ?espressione autodeterminativa che null?altro chiede se non che il processo biologico, lungi dal venir forzato, si dipani secondo il suo ?iter?naturale?. Rispetto dovuto sia al capace che rifiutasse o chiedesse di interrompere un trattamento salvifico come all?incapace che, senza aver lasciato alcuna disposizione scritta si trovi in una situazione vegetativa clinicamente valutata irreversibile e ?rispetto al quale il Giudice si formi il convincimento, sulla base di elementi probatori convincenti, che la complessiva personalità dell?individuo cosciente era nel senso di ritener lesiva della concezione stessa della sua dignità la permanenza e la protrazione di una vita vegetativa?. A maggior ragione, secondo il Giudice, deve essere rispettata la volontà dell?incapace che abbia lasciato specifiche disposizioni di volontà volte ad escludere trattamenti salvifici artificiali che lo mantengano in vita in stato vegetativo. Non è stata considerata d?ostacolo la mancanza di una specifica normativa in materia ed anzi si è fatta rilevare ?l?assoluta superfluità di un intervento del legislatore volto a introdurre e disciplinare il c.d. testamentario biologico?, in quanto già esistono nel nostro ordinamento il diritto sostanziale (artt. 2, 13 e 32 Cost.), lo strumento per mezzo del quale dare espressione alle proprie volontà (l?atto pubblico o la scrittura privata autenticata, art. 408, comma 2°, c.c.) e, infine, l?istituto processuale di cui avvalersi (l?amministrazione di sostegno, legge n. 6 del 2004). Decreto 5 novembre 2008 Il decreto più recente, emesso il 5 novembre 2008, riguarda un ricorso, per la nomina di un amministratore di sostegno, depositato in data 14 ottobre 2008 da un professionista in possesso di piena capacità di intendere e volere, dopo che con scrittura privata autenticata da un notaio aveva designato, ai sensi dell?art. 408, comma 2°, c.c., come proprio amministratore di sostegno la moglie con l?incarico di pretendere il rispetto delle disposizioni terapeutiche dettate con la scrittura stessa per l?ipotesi di una sua eventuale, futura incapacità. Per il caso d?impossibilità della moglie ad esercitare la funzione conferita, era stata designata la figlia. Il ricorrente ha chiesto che all?amministratore di sostegno fossero attribuiti, in suo nome e per suo conto, per il tempo di un?eventuale perdita della capacità autodeterminativa e sempre che, nel frattempo, non intervenga manifestazione di volontà contraria, ?i poteri-doveri di autorizzazione alla negazione di prestare consenso ai sanitari a sottoporlo alle terapie individuate nella scrittura privata anzidetta nonché di richiedere ai sanitari coinvolti di porre in essere, nell?occasione, le cure palliative più efficaci?. In sostanza il ricorrente con la scrittura ha chiesto di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico, con particolare riguardo a ?rianimazione cardiopolmonare, dialisi, trasfusione, terapia antibiotica, ventilazione, idratazione o alimentazione forzata e artificiale, in caso di malattia allo stato terminale, malattia o lesione traumatica cerebrale, irreversibile e invalidante, malattia che lo costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione?. Ha chiesto inoltre formalmente che, nel caso delle situazioni indicate, fossero intrapresi ?tutti i provvedimenti atti ad alleviare le sue sofferenze, compreso, in particolare, l?uso di farmaci oppiacei, anche se essi dovessero anticipare la fine della sua vita?. All?udienza del 3 novembre 2008 è stato interrogato il ricorrente, che ha confermato le domande proposte con l?atto introduttivo. Sono state interrogate anche la moglie e la figlia, che hanno prestato adesione piena alle richieste del rispettivo marito e padre, dichiarandosi disponibili all?assunzione del ruolo di amministratore di sostegno. Motivazioni di diritto Quanto alle motivazioni di diritto, il giudice ripercorre in premessa l?analisi già compiuta nel citato precedente decreto del 13 maggio 2008, in merito ai principi di diritto operanti con specifico riferimento al ?ritenuto obbligo di rispetto della volontà della persona incapace di intendere e di volere, che versi in uno stato vegetativo irreversibile, di non vedersi praticate dai sanitari, in adempimento dei loro vincoli professionali e deontologici aventi ad oggetto la salvaguardia della vita, terapie teoricamente salvifiche ma soltanto finalizzate, di fatto, a posporre la morte biologica?. Secondo il Tribunale di Modena, la delicata questione deve essere inquadrata tenendo in considerazione ?quelle norme della Costituzione che, consacrando, e dando tutela, a diritti primari della persona, individuano i principi che l?ordinamento vigente ritiene insuscettibili di negoziabilità?. In particolare, entrano in gioco gli artt. 2, 13 e 32 che, in base alla più recente giurisprudenza di legittimità, vietano al medico di ?eseguire trattamenti sanitari se non acquisisca quel consenso libero e informato del paziente che è presupposto espressivo del suo diritto primario di accettazione, rifiuto e interruzione della terapia?. Con riferimento ai suddetti articoli, sono pienamente condivisi gli approfondimenti compiuti da Cass., 16 ottobre 2007, n. 21748 sul caso Englaro più volte richiamata, secondo cui quando il trattamento è inutile, futile e non serve alla salute, sicuramente esso esula da ogni più ampio concetto di cura e di pratica della medicina, ed il medico, come professionista, non può praticarlo, se non invadendo ingiustificatamente la sfera personale del paziente. L?altra recentissima decisione citata è quella che ha sancito la legittimità del dissenso ad un trattamento salvavita, prima espresso in una dichiarazione dalla quale inequivocabilmente emergeva la volontà di impedire il trattamento anche in ipotesi di pericolo di vita. Nella circostanza si è stabilito che ?tale dissenso può essere espresso anche da un diverso soggetto, indicato dallo stesso paziente quale rappresentante ad acta il quale, dimostrata l'esistenza del proprio potere rappresentativo in parte qua, confermi tale dissenso all'esito della ricevuta informazione da parte dei sanitari? (Cass. civ., Sez. III, Sent. 15-09-2008, n. 23676). Il riconosciuto diritto di non curarsi, anche se tale condotta espone al rischio stesso della vita, in quanto improntato alla sovrana esigenza di rispetto dell?individuo e dell?intimo nucleo della sua personalità quale formatosi nel corso di una vita in base all?insieme delle convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche che ne improntano le determinazioni, implica la possibilità del rifiuto e dell?interruzione di cure pur vitali. Dato per assodato che tutte le norme costituzionali a presidio di diritti primari (l?art. 32 è fra queste) sono imperative e immediatamente operative senza che occorra l?intervento del legislatore ordinario, il rifiuto e la volontà di interrompere cure salvifiche rientrano nella sfera di un diritto primario ed assoluto che esclude la possibilità di disattenderlo nel nome di un supposto dovere pubblico di cura proprio di uno Stato etico. Il dettato costituzionale, secondo cui la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell?individuo e interesse della collettività, ?deve essere inteso nel senso che l?intervento sociale si colloca in funzione della persona e della sua sfera autodeterminativa e non viceversa?. Come ha stabilito la Cassazione (ancora, Cass., 16 ottobre 2007, n. 21748), quando il rifiuto sia informato, autentico ed attuale non c'è possibilità di disattenderlo in nome di un dovere di curarsi come principio di ordine pubblico. A provarlo è il testo dell'articolo 32 della Costituzione, per il quale i trattamenti sanitari sono obbligatori nei soli casi espressamente previsti dalla legge, sempre che il provvedimento che li impone sia volto ad impedire che la salute del singolo possa arrecare danno alla salute degli altri e che l'intervento previsto non danneggi, ma sia anzi utile alla salute di chi vi è sottoposto (Corte cost., sentenze n. 258 del 1994 e n. 118 del 1996). Soltanto in questi limiti è costituzionalmente corretto ammettere limitazioni al diritto del singolo alla salute, il quale, come tutti i diritti di libertà, implica la tutela del suo sviluppo negativo: il diritto di perdere la salute, di ammalarsi, di non curarsi, di vivere le fasi finali della propria esistenza secondo canoni di dignità umana propri dell'interessato, finanche di lasciarsi morire. Come ha puntualmente chiarito la stessa decisione il rifiuto delle terapie medico-chirurgiche, anche quando conduce alla morte, non può essere scambiato per un'ipotesi d?eutanasia, ossia per un comportamento che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte, in quanto tale rifiuto esprime piuttosto un atteggiamento di scelta, da parte del malato, che la malattia segua il suo corso naturale. Posto che l?essenza dell?eutanasia consiste nell?indotta accelerazione del processo di morte, non possono essere confuse con tale pratica?tutte quelle situazioni che si caratterizzano per il rispetto del normale percorso biologico sotto il profilo di non interferenza con il suo corso ovvero di suo ripristino, se forzatamente rallentato? Il Giudice di Modena, dopo aver fatto osservare che il diritto di autodeterminazione al rispetto del percorso biologico naturale (sia della persona capace che rifiuti o chieda di interrompere un trattamento salvifico, come dell?incapace quando ricorrono determinate condizioni) è esaurientemente tutelato dagli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, spiega perché l?amministrazione di sostegno è, nell?attualità, l?istituto appropriato per esprimere quelle ?disposizioni anticipate? sui trattamenti sanitari, per il caso di sopravvenuta incapacità, usualmente definite ?testamento biologico?. Parte dalla considerazione che con la Legge n. 6 del 9 gennaio 2004, il legislatore italiano ha radicalmente rivisto la materia delle limitazioni della capacità d?agire delle persone, ampliandone la portata sociale a beneficio di chi privo, in tutto o in parte, d?autonomia per effetto di un?infermità fisica o psichica, si trovi nell?impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi. Tale persona, divenuta inabile e indifesa, ha diritto di essere coadiuvata da un amministratore di sostegno nominato dal Giudice Tutelare che, sulla base delle concrete esigenze, disporrà, per gli atti o per le categorie di atti per i quali si ravvisi l?opportunità del sostegno, la sostituzione ovvero la mera assistenza della persona che non sia in grado di darvi autonoma esecuzione. La disposizione del secondo comma dell?articolo 408 del Codice civile, come novellato dalla Legge n. 6 del 2004 recita: ?L?amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata.?. Per essere la ratio della norma, come l?enunciazione, evidentemente incentrate alla tutela della persona e delle sue esigenze esistenziali, va letta e interpretata nella generalizzata logica garantistica dell?essere umano e delle sue esigenze di vita, salute, rapporti famigliari e sociali. Per completare il quadro è stato aggiunto che, mentre gli strumenti per il cui tramite dare espressione alle proprie volontà sono l?atto pubblico o la scrittura privata autenticata, nominati, appunto, dall?art. 408, comma 2°, c.c., la premessa maggiore dell?istituto processuale si identifica proprio nel diritto sostanziale di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione. Sulle riflessioni svolte è stata basata la legittimità delle domande proposte dal ricorrente, intesa nel senso della conseguente fondatezza della pretesa secondo cui, nel caso di sua incoscienza per malattia terminale o lesione traumatica cerebrale irreversibile, ?l?individuato amministratore di sostegno potrà, in suo nome e avvalendosi di una già ottenuta autorizzazione del Giudice Tutelare, negare il consenso a praticargli determinate terapie?. Nel caso specifico:?rianimazione cardiopolmonare, dialisi, trasfusione, terapia antibiotica, ventilazione, idratazione o alimentazione forzata e artificiale?. Un?autorizzazione doverosa, aggiunge il Giudice, considerato che l?articolo 32 della Costituzione garantisce anche il diritto che ?il naturale evento morte? si attui con modalità coerenti all?autocoscienza della dignità personale, quale costruita dall?individuo nel corso della vita attraverso le sue ricerche razionali e le sue esperienze emozionali. Del resto, quanto al caso di specie, ?l?autocoscienza di personale dignità e le intime elaborazioni del ricorrente enunciate alla collettività, di cui chiede il rispetto da parte delle Istituzioni, traspaiono dalla scrittura privata?. Il doveroso rispetto della volontà del ricorrente ?trae fondamento in quel nucleo di garanzie costituzionali dei diritti fondamentali della persona (artt. 2, 3 e 13 Cost.) che inibiscono alle Istituzioni stesse di opporre, in ipotesi, regole comportamentali di componenti della società a condotte destinate a restare circoscritte nella sfera personale dell?autore?. Anche la richiesta che non vengano praticate, in ipotesi, alimentazione e idratazione forzate è stata ritenuta una richiesta fondata ?in linea piena con le argomentazioni sul tema di Cass., n. 21748 cit. del 2007, va disconosciuta, infatti, agli specifici interventi la natura di cure meramente ordinarie?. In conclusione, il giudicante ha ritenuto l?insussistenza d?ostacoli ?per l?accoglimento del ricorso e per la nomina, nella fattispecie e come amministratore di sostegno del ricorrente, della moglie del medesimo conferendo, sin d?ora e in via subordinata, l?incarico alla figlia qualora la prima si trovasse nell??impossibilità? di ricoprire l?incarico; ciò che si giustifica essendo al presente non definibile il momento di concreta operatività del mandato?. Convincenti anche le motivazioni del decreto, per brevità omesse in questo commento, in merito al fatto che la peculiarità del diritto coinvolto ed il regime giuridico dell?istituto dell?amministrazione di sostegno, escludono che ?la non attualità di questo momento? possa essere considerata ?preclusiva della misura protettiva?. L?accoglimento del ricorso ha comportato l?attribuzione dell?incarico alla moglie del ricorrente, ritenuta ?più che idonea per ricoprirlo? Tuttavia, la peculiarità dei compiti demandati ha fatto ritenere ragionevole nominare subito, con le stesse attribuzioni e sempre in linea con la volontà del beneficiario, la figlia chiamata ad esercitare le funzioni nel caso in cui, ?dandosi una situazione paterna quale descritta nella scrittura privata 17 settembre 2008?, la moglie non fosse eventualmente in grado di ottemperare ai relativi compiti. Quindi: ?Ove revoca non vi sia, e dandosi le eventualità prefigurate nelle ricordate dichiarazioni scritte, dovranno essere rispettati gli intenti espressi risultando giuridicamente inconsistente l?obiezione di un possibile e non manifestato ripensamento all?atto del passaggio nello stato di incoscienza atteso che costituisce principio consolidatosi ab immemorabile nell?ordinamento quello per cui una volontà negoziale, in quanto tale idonea a produrre effetti giuridici, resta ferma fino a sua revoca?. (Altalex, 20 novembre 2008. Nota di Giuseppe Mommo) Persone fisiche e giuridiche | Amministrazione di sostegno Tribunale di Modena Decreto 5 novembre 2008 Giudice Tutelare Stanzani In fatto 1. Con ricorso, depositato in data 14 ottobre 2008, Caio, rappresentato e difeso come da delega in calce all?atto introduttivo dall?Avv. Maria Grazia Scacchetti del Foro di Modena, ha chiesto la nomina di amministratore di sostegno per se stesso. 2. L?istante, dopo aver esposto di essere persona ?. (età) ?. laureata in ?. (titolo di studio) ?.; di svolgere la professione di ?. (attività di lavoro) ?.; di essere coniugato con Tizia da cui avuta l?unica figlia, Sempronia (età? maggiorenne); di essere in possesso di capacità piena di intendere e volere; ha precisato che il 17 settembre 2008, con scrittura privata autenticata nella firma dal Notaio dott. Giorgio Cariani di Modena (atto, prodotto, rep. n. ... racc. n. ... registrato a Modena il ... al n. ...) ha designato, ai sensi dell?art. 408, comma 2°, c.c., come proprio amministratore di sostegno la moglie (per il caso di sua ?impossibilità di esercitare la sua funzione?, la figlia) con l?incarico di pretendere il rispetto delle disposizioni terapeutiche dettate con la scrittura stessa per l?ipotesi di propria eventuale, futura incapacità. 3. Il ricorso è stato sottoscritto, per presa visione, adesione e conferma, da Caia e Sempronia. 4. La scrittura in data 17 settembre 2008 è, per quanto qui interessa, del seguente, testuale tenore: ?In caso di malattia allo stato terminale, malattia o lesione traumatica cerebrale, irreversibile e invalidante, malattia che mi costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione, chiedo e dispongo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico, con particolare riguardo a rianimazione cardiopolmonare, dialisi, trasfusione, terapia antibiotica, ventilazione, idratazione o alimentazione forzata e artificiale. Chiedo inoltre formalmente che, nel caso in cui fossi affetto da una delle situazioni sopraindicate, siano intrapresi tutti i provvedimenti atti ad alleviare le mie sofferenze, compreso, in particolare, l?uso di farmaci oppiacei, anche se essi dovessero anticipare la fine della mia vita.?. 5. Dopo aver argomentato in ordine alle ragioni giuridiche a sostegno delle istanze, il ricorrente ha chiesto che all?amministratore di sostegno vengano attribuiti, in suo nome e per conto, per il tempo di eventuale perdita della capacità autodeterminativa e sempre che, nel frattempo, non sia intervenuta manifestazione di volontà contraria, i poteri-doveri di autorizzazione alla negazione di prestare consenso ai sanitari a sottoporlo alle terapie individuate nella scrittura privata anzidetta nonché di richiedere ai sanitari coinvolti di porre in essere, nell?occasione, le cure palliative più efficaci. 6. All?udienza del 3 novembre 2008 sono stati interrogati il ricorrente, che ha ribadito le domande proposte con l?atto introduttivo, nonché la moglie e la figlia del medesimo, che hanno confermato la propria adesione piena alle richieste del rispettivo marito e padre, dichiarandosi disponibili all?assunzione del ruolo di amministratore di sostegno. In diritto A) E? opportuno ripercorrere, in premessa, l?analisi già compiuta dal giudicante (Decreto Santoro in data 13 maggio 2008) in ordine ai principi di diritto operanti, allo stato dell?ordinamento, con specifico riferimento al ritenuto obbligo, ed alle relative modalità operative, di rispetto della volontà della persona incapace di intendere e di volere, che versi in uno stato vegetativo irreversibile, di non vedersi praticate dai sanitari, in adempimento dei loro vincoli professionali e deontologici aventi ad oggetto la salvaguardia della vita, terapie teoricamente salvifiche ma soltanto finalizzate, di fatto, a posporre la morte biologica. B) Vanno prese le mosse da quelle norme della Costituzione che, consacrando, e dando tutela, a diritti primari della persona, individuano i principi che l?ordinamento vigente ritiene insuscettibili di negoziabilità. Nella piena condivisione degli approfondimenti compiuti da Cass., 16 ottobre 2007, n. 21748, entrano in gioco, per tal via, gli artt. 2, 13 e 32 e l?ormai indefettibile regola per cui è precluso al medico di eseguire trattamenti sanitari se non acquisisca quel consenso libero e informato del paziente che è presupposto espressivo del suo diritto primario di accettazione, rifiuto e interruzione della terapia. Si tratta di un ?diritto (assoluto) di non curarsi, anche se tale condotta (lo) esponga al rischio stesso della vita? (così, di recente Cass., 15 settembre 2008, n. 23676) che, in quanto tale, è giocoforza che debba, e possa, esprimersi anche nella terza direzione (volontà interruttiva) perché improntato alla sovrana esigenza di rispetto dell?individuo e dell?intimo nucleo della sua personalità quale formatosi nel corso di una vita in base all?insieme delle convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche che ne improntano le determinazioni (cfr. Cass., n. 21748 cit. del 2007). Una volta ricordato, del resto, che tutte le norme costituzionali a presidio di diritti primari (l?art. 32 è fra queste) sono imperative e di immediata operatività senza che occorra, a questi fini, intervento alcuno del legislatore ordinario (sull?obbligo di rispetto del ?generale vincolo del giudice alla legge? e, perciò e in primis, della Carta Costituzionale, cfr. Corte Cost. 8 ottobre 2008, n. 334), si impone la deduzione per cui rientrano nella sfera del diritto considerato rifiuto e volontà interruttiva di ipotetiche terapie salvifiche dal momento che il principio personalistico che lo permea a livello costituzionale esclude la possibilità di disattenderlo nel nome di un supposto dovere pubblico di cura proprio di uno Stato etico, peraltro ripudiato dai costituenti; in questo senso, e solo in questo, la corretta lettura del dettato costituzionale secondo cui ?La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell?individuo e interesse della collettività?, dove l?intervento sociale si colloca in funzione della persona e della sua sfera autodeterminativa e non viceversa (ancora, Cass., n. 21748 cit. del 2007). Né varrebbe eccepire che gli eventuali rifiuti ovvero le espressioni di volontà interruttiva di terapie che conducano, in ipotesi, alla morte configurerebbero fenomeni eutanasici. Rigore logico impone di convenire che tutti questi casi esulano dalla fattispecie dell?eutanasia in senso proprio di cui si trova identificazione concettuale appagante, e regolamentazione, negli ordinamenti olandese e belga che legittimano interventi accelerativi del naturale percorso biologico di morte per la persona capace di intendere e di volere che, affetta da sofferenze insopportabili e senza prospettive di guarigione, chiede le venga praticato un farmaco mortale, se non in grado di autosomministrarselo, ovvero, ed è il c.d. suicidio assistito, di fornirglielo così che possa assumerlo. In senso esattamente opposto, tutte le situazioni qui considerate si caratterizzano per il rispetto del normale percorso biologico sotto il profilo di non interferenza con il suo corso ovvero di suo ripristino, se forzatamente rallentato; nulla a che vedere, dunque, con l?eutanasia la cui essenza consiste nell?indotta accelerazione del processo di morte. C) Fissati questi punti, si snoda la considerazione che rientrano nel diritto di autodeterminazione della persona al rispetto del percorso biologico naturale, diritto che allo stato dell?ordinamento è già compiutamente ed esaurientemente tutelato dagli artt. 2, 13 e 32 Cost., non soltanto i casi della persona capace che rifiuti o chieda di interrompere un trattamento salvifico, ma - come ha puntualmente chiarito Cass. n. 21748 cit. del 2007- anche quello dell?incapace che, senza aver lasciato disposizioni scritte, si trovi in una situazione vegetativa valutata clinicamente irreversibile e rispetto al quale il Giudice si formi il convincimento, sulla base di elementi probatori concordanti, che la complessiva personalità dell?individuo cosciente era orientata nel senso di ritenere lesiva della concezione stessa della sua dignità la permanenza e la protrazione di un stato vegetativo senza speranze di guarigione e, comunque, di miglioramenti della qualità della vita. Residua un?ultima ipotesi: il caso dell?incapace che, trovandosi nello stato descritto, abbia lasciato specifiche disposizioni scritte di volontà volte ad escludere trattamenti salvifici artificiali che lo mantengano vegetativamente in vita. Non si colgono critiche convincenti alla conclusione per cui, anche nella fattispecie, possa e debba valere - semmai a maggior ragione - il dovere dell?ordinamento al rispetto di una espressione autodeterminativa che null?altro chiede se non che il processo biologico si evolva secondo il suo iter naturale con l?ablazione di forzature e violenze di interventi tecnologici a null?altro finalizzati se non alla protrazione di una sopravvivenza inerte. D) Con la legge n. 6 del 9 gennaio 2004 il legislatore italiano ha radicalmente rivisto la materia delle limitazioni della capacità di agire delle persone e, in luogo della già privilegiata tutela del patrimonio, della famiglia e dei creditori dei soggetti affetti da infermità di mente, ha stabilito, su un piano di ben più vasta portata sociale, che colui che, privo in tutto o in parte di autonomia per effetto di una infermità fisica o psichica, si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, ha diritto di essere coadiuvato da un amministratore di sostegno nominato dal Giudice Tutelare che, sulla base delle concrete esigenze dell?ausilio, disporrà, per gli atti o per le categorie di atti per i quali si ravvisi l?opportunità del sostegno, la sostituzione ovvero la mera assistenza della persona che non sia in grado di darvi autonoma esecuzione. Più che di una riforma, si è trattato di una vera e propria rivoluzione istituzionale come tale riconosciuta, nella sostanza, dalle Corti superiori (Corte Cost., 9 dicembre 2005, n. 440; Cass., 12 giugno 2006, n. 13584; Cass., 9 dicembre 2005, n. 440), che ha confinato in uno spazio residuale gli ormai desueti istituti della interdizione e dell?inabilitazione; la prima ormai soltanto operante (art. 414 c.c.) se ritenuta (e dimostrata) necessaria per assicurare adeguata protezione all?infermo di mente. In questa generalizzata logica garantistica dell?essere umano e delle sue esigenze di vita, salute, rapporti famigliari e sociali, si iscrive, e va letta, la disposizione del secondo comma dell?art. 408, comma 2°, c.c. come novellato dalla legge n. 6 del 2004: ?L?amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata.?. La lettera della disposizione, la sua ratio, l?enunciazione, infine, nell?ambito di una disciplina tutta incentrata sulla tutela della persona e delle sue esigenze esistenziali, autorizzano e legittimano la constatazione che l?amministrazione di sostegno è, nell?attualità, l?istituto appropriato per esprimere quelle disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari per l?ipotesi di incapacità che vanno usualmente sotto il nome di testamento biologico. E la riduzione a sistema si completa, e si conclude, rammentando che la premessa maggiore dell?istituto processuale si identifica nel diritto sostanziale di cui agli artt. 2, 13 e 32 della Costituzione mentre gli strumenti per il cui tramite dare espressione alle proprie volontà sono l?atto pubblico o la scrittura privata autenticata nominati, appunto, dall?art. 408, comma 2°, c.c.. E) Le riflessioni svolte fanno da supporto alle domande proposte dal ricorrente, supporto inteso nel senso della conseguente legittimità della pretesa per cui, dandosi un suo stato di incoscienza per malattia terminale o lesione traumatica cerebrale irreversibile, l?individuato amministratore di sostegno potrà, in suo nome e avvalendosi di una già ottenuta autorizzazione del Giudice Tutelare, negare il consenso a praticargli terapie di ?rianimazione cardiopolmonare, dialisi, trasfusione, terapia antibiotica, ventilazione, idratazione o alimentazione forzata e artificiale?. Una autorizzazione doverosa perché, se sarebbe improprio l?assunto che l?art. 32 della Costituzione dia tutela al diritto alla morte, non lo è la constatazione che la norma garantisce il diritto che il naturale evento si attui con modalità coerenti all?autocoscienza della dignità personale quale costruita dall?individuo nel corso della vita attraverso le sue ricerche razionali e le sue esperienze emozionali. Quell?autocoscienza di personale dignità di cui il ricorrente, attraverso le disposizioni della più volte ricordata scrittura privata del 17 settembre 2008, enuncia alla collettività le proprie intime elaborazioni reclamandone il rispetto da parte delle Istituzioni; un rispetto il cui doveroso ossequio trae fondamento in quel nucleo di garanzie costituzionali dei diritti fondamentali della persona (artt. 2, 3 e 13 Cost.) che inibiscono alle Istituzioni stesse di opporre, in ipotesi, regole comportamentali di componenti della società a condotte destinate a restare circoscritte nella sfera personale dell?autore. F) Dispone l?istante che non gli siano anche praticate, in ipotesi, alimentazione e idratazione forzate. E? una richiesta fondata che, sempre allo stato dell?ordinamento, non soffre di limitazione alcuna sul terreno della disciplina del contratto sociale vigente e delle disposizioni normative per il cui tramite si esprime. In linea piena con le argomentazioni sul tema di Cass., n. 21748 cit. del 2007, va disconosciuta, infatti, agli specifici interventi la natura di cure meramente ordinarie. Ne evidenziano, all?opposto, la caratterizzazione di trattamenti sanitari in senso proprio le constatazioni: (a) che le stesse sottendono elaborati studi scientifici, tant?è che non a caso si tratta di mezzi messi a punto dalla tecnologia soltanto da alcuni lustri; (b) che impongono l?intervento dei medici che, all?origine, sono i soli abilitati ad applicarli; (c) che hanno ad oggetto la somministrazione di composti allo stato liquido confezionati in laboratorio; (d) che si connotano, infine, per il duplice effetto della forzatura (d1) delle regole più elementari dell?autodeterminazione, se preventivamente espressa una contraria volontà della persona, e (d2) delle leggi della natura nel loro effetto di prolungare, sotto il primo profilo, la sopravvivenza del corpo inerte contro le determinazioni dell?interessato e di impedire, sotto il secondo, la fisiologica evoluzione di elementari percorsi biologici. G) Passando, qui giunti, al terreno della vicenda, ritiene il giudicante che non sussistano ostacoli per l?accoglimento del ricorso e per la nomina, nella fattispecie e come amministratore di sostegno del ricorrente, della moglie del medesimo conferendo, sin d?ora e in via subordinata, l?incarico alla figlia qualora la prima si trovasse nell??impossibilità? di ricoprire l?incarico; ciò che si giustifica essendo al presente non definibile il momento di concreta operatività del mandato. La non attualità di questo momento non sembra possa essere elevato, del resto, a circostanza preclusiva della misura protettiva se si riflette sulle peculiarità del diritto coinvolto, sui potenziali pregiudizi dello stesso nonché sul regime giuridico dell?istituto dell?amministrazione di sostegno. Quanto al primo aspetto, vale sottolineare l?incidenza probabilistica di eventi, non preannunciati né prevedibili ma con conseguenze lesive immediate e tali da porre la persona in uno stato vegetativo irreversibile: dall?ictus all?infarto del miocardio, dall?infortunio sul lavoro al sinistro stradale. In tutte queste situazioni la mera esistenza di una scrittura confezionata ai sensi del secondo comma dell?art. 408 c.c. potrebbe essere inidonea, in concreto, a fornire effettiva tutela al diritto, primario e assoluto, della persona che rischierebbe di trovarsi sottoposta, per impossibilità del mandatario di ottenere in tempo reale il decreto di nomina dell?amministratore, alle terapie non volute ma doverosamente praticate dai sanitari, in esecuzione dei propri obblighi professionali e deontologici, in presenza di una situazione di pericolo per la vita. Per non dire, sul piano ermeneutico, che assumere, nelle fattispecie, l?essenzialità del requisito dell?attualità, produrrebbe l?illogico cortocircuito di un?interpretazione abrogativa, nella più gran parte delle situazioni reali, proprio di quella lettura appropriata della norma che trae sostegno da tutte le considerazioni sin qui esposte. E non varrebbe opporre che il lasso temporale, che non può escludersi anche notevole, fra il momento delle disposizioni e quello della loro operatività, ne devitalizzerebbe il significato a fronte di eventuali, intervenute evoluzioni della scienza e della tecnica. L?obbiezione non avrebbe pregio perché ciò che rileverebbe, allora, negli stessi termini in cui rileva oggi, sarebbe la presenza del presupposto oggettivo (malattia irreversibile allo stato terminale) enunciato dal disponente e la cui verificata esistenza renderebbe irrilevante qualsiasi evoluzione di scienza e tecnica intervenuta nel frattempo nell?affinamento di terapie volte a prolungare la sopravvivenza del corpo. Quanto al secondo aspetto e, cioè, al regime giuridico introdotto dalla legge n. 6 del 2004, vanno condivise le riflessioni della difesa del ricorrente nel richiamo ai disposti dei novellati articoli 404 e 406 c.c.. E? la lettera stessa della prima norma (?La persona che ? si trova nell?impossibilità ... di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare ??) a suggerire all?interprete che il legislatore ha individuato l?attualità dello stato di incapacità del beneficiario come presupposto per la produzione degli effetti dello strumento protettivo ma non anche come requisito per la sua istituzione. Deduzione che appare coerente, del resto, a quella natura volontaria della giurisdizione in cui si colloca la nuova figura ed al relativo oggetto di gestione di interessi della persona coinvolta che porta in primo piano l?esigenza della più appagante tutela degli stessi. L?art. 406 c.c. nell?attribuire, per parte sua, legittimazione attiva ?allo stesso beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato?, fa intendere che, nella normalità dei casi (la congiunzione ?anche? è rivelatrice), il ricorso può essere presentato da un soggetto con piena capacità di agire sicché, nel coordinamento col disposto dell?art. 408 c.c., costui può legittimamente lasciare disposizioni relative ai trattamenti sanitari, da praticare sul suo corpo, per l?ipotesi di incapacità. H) L?accoglimento del ricorso comporta attribuzione dell?incarico a Caia, moglie del ricorrente, da reputarsi più che idonea per ricoprirlo; la peculiarità dei compiti demandati che, sotto il profilo operativo, sono incerti sia per l?an che per il quando, rende ragionevole nominare sin da ora, con le stesse attribuzioni e sempre in linea con la volontà del beneficiario, la figlia Sempronia che eserciterà le funzioni nel caso in cui, dandosi una situazione paterna quale descritta nella scrittura privata 17 settembre 2008, Caia non fosse in grado di ottemperare ai relativi compiti. L?oggetto del?incarico consiste nell?attribuzione all?amministratore dei poteri-doveri di porre in essere, in nome e per conto del beneficiario, gli atti specificati in dispositivo la cui natura comporta che l?incarico stesso debba essere conferito per il tempo, determinato, necessario alla relativa realizzazione. I poteri-doveri demandati in via sostitutiva andranno esercitati alla ferma condizione che il beneficiario non manifesti, qualsivoglia ne siano le modalità espressive, una volontà opposta a quella formalizzata nella scrittura 17 settembre 2008 quando ancora si trovi nel pieno possesso delle sue capacità cognitive. E importa sottolineare l?indifferenza delle modalità formali della eventuale manifestazione futura della volontà perché primarietà e assolutezza del diritto in gioco inducono ad escludere il richiamo di limitazioni per analogia con altri istituti, tanto meno per via di interpretazioni estensive. Nella dinamica giuridica della fattispecie ed in applicazione del disposto dall?art. 410, comma 1°, c.c. (?Nello svolgimento dei suoi compiti l?amministratore di sostegno deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario?), altri non potrà ragionevolmente essere se non l?amministratore in carica, per il ricoperto ruolo di depositario di un mandato di estrema pregnanza fiduciaria, il solo soggetto legittimato a portare alla cognizione del Giudice Tutelare le mutate volizioni dell?interessato fornendo puntuali elementi di riscontro della intervenuta revoca di quanto a suo tempo disposto. Ove revoca non vi sia, e dandosi le eventualità prefigurate nelle ricordate dichiarazioni scritte, dovranno essere rispettati gli intenti espressi risultando giuridicamente inconsistente l?obiezione di un possibile e non manifestato ripensamento all?atto del passaggio nello stato di incoscienza atteso che costituisce principio consolidatosi ab immemorabile nell?ordinamento quello per cui una volontà negoziale, in quanto tale idonea a produrre effetti giuridici, resta ferma fino a sua revoca. I) Con le proprie disposizioni anticipate il ricorrente, oltre a disporre la donazione dei propri organi per trapianti, la cremazione della propria salma con dispersione delle ceneri in natura e l?esclusione di ?funerale o altra cerimonia funebre?, prescrive, per quanto qui interessa, che nelle eventualità di sue malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili e invalidanti ovvero di malattie che lo costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali impeditivi di una normale vita di relazione, la non adozione delle non volute tecnologie artificiali di sopravvivenza sia accompagnata da quella, positiva, di porre in essere ?tutti i provvedimenti atti ad alleviare le mie sofferenze, compreso in particolare l?uso di oppiacei, anche se essi dovessero anticipare la fine della mia vita?. Anche questa istanza è accoglibile, nella sua prima proposizione, perché in null?altro si traduce se non nel richiamare ai sanitari, in ipotesi coinvolti, l?obbligo deontologico su di loro gravante di apprestare alla persona in sofferenza le cure palliative più efficaci con la maggior tempestività ed incidenza consentite dallo stato della tecnica e dalla scienza. Non lo è nella seconda proposizione, perché il suo accoglimento demanderebbe implicitamente alla discrezionalità degli operatori l?illecito potere di forzare la naturale evoluzione del percorso biologico. Il Pubblico Ministero, notiziato, non è intervenuto all?udienza. P.Q.M. Nomina la Sig.ra Caia, nata a ... il ... e residente in omissis, ... e, sin da ora e per il caso che la medesima non sia in grado, per impossibilità fisica o psichica, di eseguire il mandato, la Signorina Sempronia, nata a ... il ... e residente in omissis ... amministratore di sostegno del Signor Tizio, nato a ... il ... e residente in omissis, ... con le seguenti prescrizioni: a) L?incarico è a tempo determinato: compimento degli eventuali atti sub b). b) L?amministratore di sostegno é autorizzato a compiere, in nome e per conto del beneficiario e per l?ipotesi che il medesimo versi nelle condizioni descritte nella scrittura in data 17 settembre 2007 senza aver revocato, con qualsivoglia modalità e rendendone edotto esso amministratore, le disposizioni con la stessa dettate, i seguenti atti: - negazione di consenso ai sanitari coinvolti a praticare alla persona trattamento terapeutico alcuno e, in specifico, rianimazione cardiopolmonare, dialisi, trasfusioni di sangue, terapie antibiotiche, ventilazione, idratazione e alimentazione forzata e artificiali; - richiamo ai sanitari dell?obbligo di apprestare alla persona, con le maggiori tempestività, sollecitudine ed incidenza ai fini di lenimento delle sofferenze, le cure palliative più efficaci compreso l?utilizzo di farmaci oppiacei. c) Verificandosi le situazioni sub b) l?amministratore sarà tenuto a darne immediata comunicazione all?Ufficio del Giudice Tutelare relazionando, quindi, con tempestività e per iscritto, sull?evolversi della situazione, su ogni variazione delle condizioni di salute della persona che comportino l?esigenza di eventuali provvedimenti, sull?esito dell?espletamento del demandatogli incarico di sostegno. Decreto esecutivo per legge.

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La lezione del teologo Tremonti (sezione: Class action)

( da "Foglio, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Class Action

20 novembre 2008 La lezione del teologo Tremonti Il ganzo Giulio sale in cattedra e profetizza la fine del mondo economico ispirandosi a Ratzinger Pubblichiamo la prolusione del ministro Giulio Tremonti pronunciata ieri all?Università Cattolica di Milano in occasione dell?inaugurazione dell?anno accademico. Eminenza reverendissima, rettore magnifico, signori professori, autorità, signore e signori e – gli ultimi saranno i primi – cari studenti. Nel titolo di questa prolusione, il punto di domanda posto dopo le parole economia sociale di mercato non è posto a caso. Che cos?è economia sociale di mercato? Non ci è mai stato spiegato cos?è l?economia sociale di mercato. Siamo qui per provare a farlo. In effetti la formula sembra contenere una contraddizione in termini, una contradictio in adjecto fra il sostantivo mercato e l?aggettivo sociale; una contraddizione tra la parola mercato che indica diritti di proprietà, accordi di scambio ed effetti di utilità marginale e l?aggettivo sociale, che invece evoca ciò che è comune a un insieme di persone oltre alla massimizzazione dell?utilità individuale. In effetti ciò che per alcuni è difficile se non impossibile da capire – che l?economia possa anche essere sociale e che il sociale possa anche essere nell?economia – per altri a partire io penso dai cattolici, il cui nome è in questa università, è più facile e in qualche modo più naturale. In effetti la contraddizione chiusa nella formula non è vera ma falsa, non è ontologica ma puramente cognitiva, non è assoluta ma relativa. Dipende dal modo con cui uno vede le cose. E a questo proposito – come vedere le cose – vorrei anticipare e semplificare. Nel tempo presente l?economia sociale di mercato non è il tentativo di replica di esperienze politiche iniziate in Germania a partire dal dopoguerra, con successo, e poi transitate e ricalcate ancora nei programmi dei partiti popolari europei. E non è neppure un modo per organizzare per linee di composizione orizzontale invece dello scontro verticale il rapporto tra lavoro e capitale, come si diceva una volta, o per definire il miglior apporto possibile, come si dice ora, alle parti sociali. L?economia sociale di mercato non è solo questo, è soprattutto altro. L?economia sociale di mercato è nella dimensione sociale e funzionale del rapporto tra lavoro, capitali e parti sociali, ma è nell?essenza morale del rapporto fra l?etica e l?economia. Prima di avanzare su questa linea devo fermarmi e pagare un tributo a chi ha cominciato, e con molto coraggio intellettuale, a pensare in questo modo nel tragico periodo fra le due guerre mondiali. Non un tributo al radicalismo di chi, finito al laissez faire, opponeva il primato della totale discrezionalità del potere politico tanto da scrivere dottrine così generali da essere buone tanto per le democrazie quanto per i totalitarismi, sia rossi che neri. E? un tributo che va pagato a chi già allora a ridosso e nel cuore della Germania nazista parlava di non necessaria contrapposizione tra capitale e lavoro, di cooperazione volontaria di bene pubblico di protezione sociale di mercato e di sociale non come di concetti separati ma come parte di unico concetto ispirato dall?etica. E? in specie nel 1940 che venne fondata la rivista Ordo, per illustrare l?ordine del mercato come ordine costituzionale, incrocio e sintesi tra l?antica matrice liberale e la nuova e necessaria dimensione istituzionale. Per individuare nella legge costituzionale e ordinaria, per trasferire nell?economia i valori superiori dell?etica. Nel tempo presente si manifesta il carattere fondamentale di quella dottrina. Nella crisi che stiamo vivendo, la crisi di un paradigma, di un modello sociale che negli ultimi 10-15 anni è stato dominato dall?ideologia della domanda di beni di consumo, magari superflui, meglio se comprati a debito. Questo configura la stuttura della nostra società presa nel parossismo del consumo come nell?immagine dell?Angelus novus che ora avanza verso la tempesta con la testa rivolta all?indietro. E poi la crisi del positivismo che in pari tempo come in un folle oblio del diritto naturale ci ha illuso che tutto potesse essere dominato da altro che non da quello che sta nella nostra tradizione, nell?idea del giusto ordine, in quella visione del giusto ordine sociale cui si ispira anche il magistero della chiesa. La separazione tra morale, diritto e economia, l?effetto del positivismo, ha prodotto una visione dell?uomo e della società in cui la morale non è altro che una scelta solo e irriducibilmente soggettiva. Il diritto non è altro che l?esercizio di un comando da parte di chi detiene il potere, justum quia jussum, e l?economia non è più che un meccanismo anonimo di soddisfacimento di preferenze individuali e irrazionali, de gustibus non disputandum est… Diritto morale ed economia sono stati separati solo per effetto dell?unificazione in una visione positivistica e utilitaristica. E la globalizzazione ha accelerato questo processo e l?ha sublimato e ha favorito l?illusione che il singolo possa sempre e sempre più solo discernere il bene dal male senza l?aiuto della morale, della tradizione, sulla base di astrazioni pseudo scientifiche piuttosto che sulla base della ragione storica, come se potessero essere frantumati l?uomo i valori il tempo lo spazio e la storia. In particolare una dottrina è stata presa da questa ubrys una dottrina economica che si è illusa di prevedere in vitro i fenomeni sociali esattamente come si fa per i fenomeni naturali. L?acqua bolle a X gradi e gela a Y gradi. Algoritmi, sublimazione di dottrine hanno portato in modo parossistico alla situazione di crisi in cui ci troviamo. Se posso fare un?immagine è come vivere in un videogame: lì però hai la fortuna di spegnere, game is over, e questo è un videogame che non è terminato. E come nei videogame affronti un mostro, lo batti, ti stai rilassando e ne arriva un altro più grande del primo, così il primo mostro è stato quello dei subprime e in qualche modo è stato gestito; il secondo mostro è stato il collasso del credito e in qualche modo è stato gestito; il terzo la bancarotta delle principali istituzioni finanziarie e in qualche modo è stato gestito; il quarto è stato il collasso delle Borse ma dietro l?angolo ci sono altri mostri: le carte di credito, le attese bancarotte di società prodotte dalle difficoltà di classamento dei corporate bond e poi il mostro dei mostri, quello dei derivati su cui si presenta la follia del rischio incalcolabile, quello degli effetti non intenzionali ma collaterali, ma quello non definibile ex ante, e non gestibile se non con procedure che potrebbero evocare nel dominio dell?economia l?antica sapienza dell?anno sabbatico. Ma cerchiamo di capire perché siamo dentro a questo videogame. La crisi, si dice, è finanziaria, ma non è solo finanziaria, e paradossalmente è troppo semplice definirla solo finanziaria. La crisi è globale per un doppio ordine di ragioni: ha un?estensione globale ma soprattutto è globale perché ha origine nella globalizzazione. E? abbastanza diffusa ora una ricostruzione degli effetti ma non è chiara la definizione delle cause. Quando nella storia si aprono i grandi spazi sempre si producono crisi. E? stato così per la scoperta geografica dell?America, è così con la scoperta economica dell?Asia. Io credo che la ragione della crisi sia nel tempo e nel modo della globalizzazione. Nel tempo, concentrato e poi esploso nell?arco di pochi anni – nel 1994 a Marrakech si definisce il trattato sul commercio mondiale a cui l?Asia aderisce nel 2001, pochi anni dopo – fenomeni di questo tipo che hanno un?intensità storica drammaticamente forte, che non sono evitabili, tuttavia nella storia si sono manifestati nell?arco della longue durée, occupando la vita degli uomini e il passaggio tra le generazioni non fatti così forti in così poco tempo. Non poteva essere la cascata dei fenomeni evitata ma certamente è stata intenzionalmente accelerata e poi troppo a debito, e adesso comincia a essere chiaro cos?è successo. Caduto il muro di Berlino, finito il comunismo, l?America ha spostato l?asse del suo potere verso l?Asia e ha fatto un patto basato sulla divisione prima del mondo: l?Asia produce merci a basso costo e l?America le compra a debito. Con il debito interno, la politica dei mutui ipotecari e altro; e con debito esterno, contraendo debiti con la stessa Asia. Troppo in fretta e troppo a debito. Ed è su questa base e nello scenario di questi squilibri commerciali, culturali e sociali che si inserisce il fattore degenerativo della tecnofinanza producendo sull?ethos capitalista una distorsione fondamentale rispetto alla base protestante del capitalismo che è l?etica delle intenzioni e l?etica delle responsabilità. Il capitalismo che si è sviluppato nell?ultima decade si è staccato anche da queste due forme originarie di etica: primo, per secoli i banchieri hanno raccolto denaro sulla fiducia, prestato denaro a proprio rischio valutando propriamente il rischio. La nuova tecnica della finanza consente a chi raccoglie il denaro di liberarsi dal rischio, secondo un paradigma per cui più vendi il rischio, meno rischi e più guadagni. E il rischio ha cominciato a circolare. Esiste ampia letteratura che dimostra come questi meccanismi abbiano avuto in realtà una funzione positiva di riduzione progressiva del rischio, ne avrebbero beneficiato, dei derivati, persino i contadini indiani. Insomma come se la grande scoperta sociale dell?Ottocento, l?imposta progressiva, fosse poi colmata dalle nuove dottrine e dalle nuove tecniche, superata dalla finanza derivata, non esattamente a fin di bene. Questo ha fatto degenerare tutti modelli, c?è una antica formula secondo cui i banchieri ti prestano l?ombrello quando c?è il bel tempo, e te lo ritirano quando invece viene la pioggia. Qui è avvenuto l?opposto: più debito e ancora più debito. E la creazione dell?arte di vivere indebitati, grazie al buon cuore delle banche, e nella progressione di un modello che, basato sull?azzardo matematizzato dei derivati, poi ha creato, e sta creando, effetti progressivi di crisi. Secondo, la possibilità di sviluppare attività economiche e finanziarie, il nuovo capitalismo emergente e performante, fuori dalle giurisdizioni ordinarie. E? stato detto che questo tipo di evoluzione degenerativa del capitalismo è dovuto alla deregulation. In parte è stato così e in effetti nel ?95, ?97, ?99 e nel 2000, in America vengono formalizzati quattro provvedimenti legislativi assolutamente orientati nel senso della deregulation finanziaria. Ma non è così vero in assoluto. L?Europa è un?area fortemente regolamentata, eppure è un?area su cui c?è l?impatto della crisi. Io credo che l?essenza del problema non sia tanto quella della deregulation, quanto della possibilità di sviluppare delle attività fuori da ogni tipo di giurisdizione. La struttura geopolitica che si è aperta nel mondo ha consentito di fare shopping di legislazione, di sviluppare attività non solo in aree caratterizzate da una giurisdizione ordinaria, formale, sostanziale, ma anche in aree che erano formalmente delle giurisdizioni, ma sostanzialmente erano aree nelle quali l?unica regola, sostanziale anche non formale, era quella di non avere regole. Ed è così che una quota importante del capitalismo è entrato in quello che si direbbe adesso il mondo della anomia. Terzo. Il capitalismo è basato su uno schema tipico, un idealtipo, che è quello della società di capitali. Ed è sullo schema della società di capitali come è organizzata, che si è sviluppata una parte enormemente rilevante di funzionamento del capitalismo e i controlli giurisdizionali, amministrativi, mediatici, giudiziari, hanno presente lo schema della società per azioni. La parte affluente e più dinamica e performante del capitalismo è uscita dallo schema della società per azioni e ha utilizzato altri strumenti non necessariamente incorporati e formalizzati in giurisdizioni forti. Hedge fund, equity fund, sono strumenti che rappresentano una evoluzione assolutamente esterna rispetto allo schema legale di base del capitalismo, che è la società per azioni. Infine, il capitalismo, la società per azioni si basa – e questo è, come dire, un tributo che va pagato a un antico francescano – sul criterio della partita doppia. Il criterio della partita doppia si basa fondamentalmente e basicamente sulla distinzione tra conto patrimoniale e conto economico. Non esiste l?uno senza l?altro e non esiste l?altro senza l?uno. Diversamente l?ultimo capitalismo si è spostato solo sul conto economico, ha abbandonato la base del conto patrimoniale. Questo non è un passaggio contabile, è un passaggio politico e morale fondamentale. Il conto patrimoniale è il mondo dei valori e il conto economico è il mondo dei prezzi. Il conto patrimoniale è il mondo dei valori nei quali vedi la struttura, la storia, l?origine, il presente e il futuro di una società, e della società anche la sua missione industriale e morale. Se tutto il capitalismo vira sul conto economico e diventa non permanente nella lunga durata, come il conto patrimoniale, ma istantaneo, non conta più la durata della società, ma l?esercizio sociale e questo è diviso in semestri, trimestri. Se il capitalismo prende la forma istantanea e sciortista del conto economico, l?unico nel quale tu vedi il funzionamento della società – c?è una dottrina che si presenta nobilmente, ha un nome inglese shadow value, ma in concreto è un capitalismo take away: estrai dal conto patrimoniale, saccheggi i valori e li porti fuori. Questo è ciò che è successo nel corpo del sistema capitalista. Ed è su questo che deve, può, cominciare una riflessione sul rapporto tra l?etica e l?economia, un?economia che ha perso il contatto con la realtà e ha perso la sua originaria dimensione etica. Ha tolto dall?ideario del capitalismo non la compassione ma anche la funzione sociale. Ed è su questo che, credo, si deve e si può nella crisi e proprio per effetto della crisi, avviare un percorso diverso. E? in questi termini che si sta avverando la previsione secondo cui nell?economia il declino della disciplina, di una disciplina basata su un forte ordine etico e religioso, la previsione, l?allentamento della disciplina avrebbe portato le leggi stesse del mercato al collasso, all?implosione e si tratta di uno scritto pubblicato nel 1985, sotto un titolo inglese “Church and economy in dialogue”, l?autore dello scritto è il cardinale Ratzinger. Eminenza reverendissima, rettore magnifico e autorità e cari studenti, possiamo dire che stiamo dentro a una terra incognita, alla fine sicuramente c?è, com?è per tutte le crisi, un cambiamento di prospettiva. Ma nel momento presente stiamo dentro a una situazione caratterizzata da grandi criticità, da grandi complessità critiche. Ho detto in una conferenza che non è un ciclo di recessione ma è una discontinuità. Credo che abbia più senso l?ipotesi di una rottura di continuità, di una crisi che tuttavia porta a una soluzione, ma devi passarci. Credo che dobbiamo avere ignoranza scientifica, sapere di non sapere. Credo che dobbiamo diffidare da quelli che non sanno di non sapere, da quelli che, non avendo previsto l?avvio della crisi, ti spiegano come si sviluppa. Dobbiamo avere la modestia di sapere che la crisi ha una complessità che però, come tutte le crisi, ci porta verso una fine. Ed è questo lo spazio sul quale dobbiamo e possiamo riflettere parlando di economia sociale di mercato. Non credo che si avvererà la profezia che la fine del comunismo porterà con sé anche la fine del capitalismo. Credo a qualcosa di meno drammatico, può essere anche che alla fine del comunismo corrisponda la fine del capitalismo. Non è detto, è possibile. Da zero a cento è difficile, ci vorrebbe un economista, ma di solito non ci prendono. Forse credo più fondamentalmente in uno scenario meno drammatico e radicale. Resterà forse il capitalismo in una visione più conservativa, più umanistica, anti autoritaria, anti dogmatica, anti perfettista. Uno scenario in cui si aprirà lo spazio di un?economia sociale di mercato attraverso la legge, con l?introduzione di un ordine, di una disciplina, di valori morali. Sarà un campo anche quello che sostituirà al paradigma della domanda di beni di consumo, superflui possibilmente a debito, sarà un paradigma morale, civile politico anche quello che organizza la domanda sugli investimenti collettivi fatti per il bene complessivo: non per il presente, ma per il futuro. E non fatti sul debito ma sul solido di una prospettiva fondativa. Non sarà più il mercato ma la coscienza individuale e collettiva a giudicare il potere, non viceversa. Un pensiero che ci può ispirare su questa via, è quello vecchio e saggio di Platone: “L?unica moneta buona con cui bisogna cambiare tutte le altre è la phronesis: un?intelligenza che sta in guardia, un?intelligenza che sta in guardia”. Soprattutto se guidata da Dio. Grazie. di Giulio Tremonti

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Saporiti: "Le ronde non risolvono il degrado" (sezione: Class action)

( da "Varesenews" del 20-11-2008)

Argomenti: Class Action

Varese - Il segretario provinciale del Silp Cgil interviene sulla questione sicurezza, degrado e ordinanze dei sindaci Saporiti: "Le ronde non risolvono il degrado" Giorgio Saporiti, segretario provinciale del Silp-Cgil, ritorna sull'argomento ronde, sicurezza e degrado sociale. «È evidente che, se i comuni attraverso i servizi sociali e di sorveglianza non intervengono tempestivamente sulle situazioni di degrado sociale e di disagio personale, queste tendono ad acutizzarsi fino a diventare motivo di allarme sociale. Se anziché pensare a gestire le ronde i comuni riuscissero a fornire il servizio ad essi demandato, gran parte delle situazioni di degrado non arriverebbero mai a costituire la premessa di azioni delittuose.Non a caso il sistema di protezione dalla criminalità assegna ad essi una funzione centrale proprio nell?ambito preventivo, occorre cioè evitare che situazioni puramente personali (alcolisti, sbandati, emarginati ed anche minorenni) possano arrivare a costituire un pericolo per la collettività». Secondo Saporiti, questa carenza diventa più vistosa proprio nel periodo in cui i sindaci richiedono di diventare «protagonisti della sicurezza. Se invece, svolgendo a fondo questa funzione - anche attraverso la polizia locale che da loro dipende, attraverso quella azione di prossimità che le sarebbe connaturale - riuscissero ad assicurare con efficacia questa azione di recupero delle situazioni di degrado, le forze di polizia potrebbero concentrarsi nella lotta alla criminalità vera». «E non è certo attraverso la scorciatoia di sanzionare quei comportamenti che manifestano il disagio personale o il degrado sociale - conclude il segretario del Silp-Cgil -  che si rende un buon servizio alla collettività, si rischia piuttosto di fare solo notizia sulla pelle dei poveri diavoli. Oggi si sta dimostrando quello che da tempo come addetti ai lavori avevamo sostenuto, non è certo facendo il muso duro o criminalizzando comportamenti che sono invece pura manifestazione di degrado, che si possano cancellare le vistose carenze sul piano del recupero sociale». Giovedi 20 Novembre 2008

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Il Rovigo sta recuperando gli acciaccati (sezione: Class action)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 20-11-2008)

Argomenti: Class Action

CALCIO LEGA PRO 2 Domenica a Santa Croce sull?Arno mancheranno gli squalificati Castellan e Dionisi che devono scontare un turno Il Rovigo sta recuperando gli acciaccati Il problema psicologico esiste, ma non può essere come un macigno perchè non si uscirebbe dalla spirale negativa Il Rovigo cerca di riprendersi dalla sconfitta con la Sangiovannese: lo fa sul campo di allenamento dopo avere esaminato quello che è capitato nella gara persa in casa per 1-0 con serenità, perchè fare isterismi non servirebbe a nulla, e ancor meno sarebbe utile ogni forma di disfattismo, ma anche con una certa preoccupazione per gli effetti sulla classifica, molto deficitaria.È il lato caratteriale quello che dà maggiori grattacapi: la squadra è discreta fino a un certo punto, poi forse non si mostra convinta in sede di conclusione (le opportunità nel primo tempo non ci sono state) e alla prima difficoltà riparte con una serie di incertezze che slegano il collettivo e lo fannno diventare improduttivo. Ci vuole più determinazione e questa deve venire dagli elementi più esperti del gruppo. Ci sono dei giovani nel gruppo, com'è ovvio, e a loro forse non si può chiedere il massimo se non quanto a fisicità e impegno, ma quanto a esperienza la compagine biancazzurra sembra ben attrezzata. E sono proprio coloro che vantano numerosi campionati disputati anche in categoria superiore a dover prendere per mano gli elementi meno esperti e dare la "carica" alla squadra, prima di tutto con il loro esempio.Sicuramente la squadra risente psicologicamente di una situazione difficile e complicata: dover fare punti a tutti i costi pesa in certe situazioni. Domenica quando la squadra è andata sotto, ognuno è andato per conto suo, esclusa qualche azione, vedi quella che ha portato Smania davanti al portiere Dei. Ma è stato insufficiente per recuperare il match. Inoltre, se si parte dall'ipotesi che la situazione è difficile e ci si abbatte, non ci sarà mai la rezione, la spinta adatta a recuperare anche le difficoltà. E la spirale negativa non sarà invertita.Sul piano tecnico, si potrà vedere qualcosa di diverso con Paoli, mancino naturale sulla fascia, mentre Dionisi debutterà a Celano domenica 30, visto che deve scontare una giornata di squalifica rimediata per somma di ammonizioni nel play out. Tutti i giocatori sono recuperati, e questo è un dato positivo, escluso Terni che è in ripresa e ha svolto un lavoro differenziato. C'è anche Virz che ha smaltito una forma febbrile. Insomma, a parte Castellan squalificato e Dionisi, guarda caso i due esterni destri, il Rovigo potrà contare più o meno su tutti gli elementi disponibili e cercare di vendere cara la pelle a Santa Croce sull'Arno, per non lasciarla ai... conciatori del Cuoiopelli, compagine ritenuta abbordabile, perchè in lotta per la salvezza, ma capace anche di andare a vincere a Roma sul campo della Cisco, dove la sconfitta con una prestazione collettiva largamente insufficiente costò la panchina a Domenico Giacomarro.Maurizio Romanato

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No del preside, autogestione al Dal Piaz (sezione: Class action)

( da "Corriere delle Alpi" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

di Roberto Curto No del preside, autogestione al «Dal Piaz» Scontro sui tempi della protesta laboratori e dibattiti all'aperto Riprendono le lezioni regolari all'Iti Negrelli dopo un'adesione di circa il 70 per cento FELTRE. Un'autogestione si conclude all'Iti Negrelli, un'altra comincia al liceo Dal Piaz. I primi al caldo, nei locali concessi dalla dirigenza scolastica, i liceali all'esterno, al freddo, seduti sui gradoni perché il preside ha detto no. Identico l'obiettivo: contrastare il decreto Gelmini di riforma della scuola. Sono oltre centocinquanta i liceali che hanno aderito all'iniziativa del collettivo studentesco che segna uno strappo con il dirigente Salvatore Russotto. Il preside non ha accolto la richiesta dei ragazzi formalizzata mercoledì mattina e tesa a chiedere tre giorni di autogestione secondo un calendario fatto di lezioni, dibattiti e cineforum. «Il preside ci ha risposto», spiegano i rappresentanti Michel Bortoluzzi e Gianmaria Sidoli, «che la richiesta era presentata con poco preavviso, che c'erano problemi nella concessione di locali, rimandando la decisione e prendendo tempo. Abbiamo ritenuto che non ci fossero più i termini per attendere. Per questo abbiamo deciso di attuare l'autogestione, anche se ci dobbiamo accontentare di stare fuori della scuola e abbiamo dovunto rinunciare a una parte di studenti che si erano detti favorevoli alla nostra iniziativa (circa l'80 per cento del totale ndr) così come era stata organizzata, ma che non ci hanno seguiti sulla nuova linea dettata dal collettivo studentesco. Comunque siamo più di 150. Un numero più che soddisfacente». Ieri mattina c'è stato l'intervento del sindacalista Cgil, Walter Guastella e a seguire quello di Raffaele Guadagnin, studente universitario a Trento. Temi degli interventi, la crisi economica in atto nel nostro Paese e in tutto il mondo, e naturalmente il decreto Gelmini. Dopo una mattinata trascorsa dibattendo all'esterno della scuola, gli studenti si sono trasferiti nel pomeriggio al Désir, il locale di via Monte Grappa dove il collettivo (una quarantina di studenti) si era ritrovato anche mercoledì per decidere l'iniziativa intrapresa ieri mattina. Alla fine si contano circa metà studenti a lezione, metà coinvolti nell'autogestione più naturalmente qualche desaparecido che ha preferito il bar o se n'è rimasto a dormire a casa. Tutto nella massima tranquillità. Un cineforum e un laboratorio di filosofia hanno riempito il pomeriggio trascorso al Désir. L'azione proseguirà fino a sabato: «Poi stileremo un documento», dicono i due rappresentanti d'istituto, «facendo il bilancio di come è andata e decidere cosa fare. Abbiamo previsto un registro delle presenze per dimostrare l'efficacia e la serietà dell'iniziativa. Ci dispiace di avere scelto questa strada, ma la voce dell'autogestione girava da vari giorni, lo sapevano anche i docenti e siamo convinti che la voce fosse pervenuta anche al preside Russotto». Anche i professori, quasi tutti compatti nell'appoggiare una autogestione regolamentata, si sono, in parte, sfilati restando favorevoli in termini di principio, ma stigmatizzando il metodo. In ogni caso i ragazzi proseguiranno oggi e domani la loro attività. Oggi riprendono le lezioni regolari all'Iti Negrelli. La scuola è reduce da due giornate di autogestione svolte dopo una mediazione con il preside Michele Sardo che ha concesso alcuni locali per attività e laboratori. Il nutrito di organizzatori - Luca Mazzoccato, Liciano Dalla Riva, Melania Iannella, Anna Samaria, Samuel De Menech, Michele Zandomeneghi e Marco Reato - stila un bilancio più che positivo: «La prima giornata c'è stata un'adesione del 70 per cento, la seconda del 50 per cento», dicono, «e anche l'appoggio degli insegnanti è stato maggioritario». Pochi, pochissimi gli studenti che hanno frequentato le lezioni. La percentuale è sotto il 10 per cento e in ogni caso tutto si è svolto ordinatamente, seguendo il programma che gli studenti avevano sottoposto una decina di giorni fa alla dirigenza scolastica. Utilizzate alcune aule, l'auditorium e la palestra. «Se ne riparla a dicembre», dicono gli studenti, «quando convocheremo un'assemblea d'istituto. Erano davvero parecchi anni che non c'era più un'autogestione al Negrelli. Già adesso possiamo dire che le cose sono andate bene».

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un'agenda - alessandro lanni (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina 45 - Cultura UN´AGENDA Anticipazione/ Su "Reset" un´intervista a Zygmunt bauman serve un nuovo corso politico per il pianeta "è inutile contare sugli Stati-nazione per risolvere i gravi problemi globali che ci affliggono: occorre costruire un´opinione pubblica che operi finalmente su scala mondiale" L´inquinamento atmosferico è un problema generale ma va gestito anche localmente Spetta ai singoli trovare soluzioni ai problemi della società nel suo complesso ALESSANDRO LANNI «Lo Stato sociale è finito, è ora di costruire il "Pianeta sociale"». Solo così, spiega Zygmunt Bauman, si potrà uscire dalla crisi globale che il mondo contemporaneo sta vivendo. La politica deve avere la forza di reinventarsi su scala planetaria per affrontare l´emergenza ambientale o il divario crescente tra ricchi e poveri. Altrimenti è condannata alla marginalità in una dimensione locale, con strumenti obsoleti adatti a un mondo che non esiste più. L´inventore della "società liquida" non crede in una capacità di autoriforma della politica, «meglio costruire un´opinione pubblica globale e affidarsi a organizzazioni cosmopolite, extraterritoriali e non governative». I nostri politici ce la faranno a cambiare paradigma, passando dal locale al globale? «Io non conterei molto sui governi - di nessun paese, piccolo o grande che sia - e ancor meno sui loro tentativi di collaborazione, che finiscono regolarmente in una poesia di nobili intenzioni piuttosto che in una prosa di concreta realtà. I poteri che decidono sulla qualità della vita umana e sul futuro del pianeta sono oggi globali e dunque, dal punto di vista dei governi, sono extraterritoriali ed esenti dalla loro sovranità locale. Finché non innalziamo la politica ai livelli ormai raggiunti dal potere, le probabilità di arrestare gli sviluppi catastrofici cui stiamo conducendo la nostra vita sul pianeta sono, quantomeno, scarse». Dunque, di quali strumenti alternativi dovrebbe dotarsi la politica per affrontare le grandi emergenze del nuovo mondo globale? «L´obiettivo di arrestare le ineguaglianze globali che tendono a divenire rapidamente più profonde non compare tra le priorità delle agende politiche degli Stati-nazione più potenti, nonostante le tante promesse fatte al riguardo. Contemporaneamente, mancano ancora un´ "agenda politica planetaria" e delle istituzioni politiche globali efficaci e dotate di risorse che gli permettano di perseguire simili obiettivi rendendoli operativi. Le prerogative territoriali degli Stati-nazione ostacolano la creazione di tale agenda e di tali istituzioni e rendono ancora più difficile il tentativo di mitigare il processo di polarizzazione». Gli Stati da soli non possono farcela. I singoli cittadini hanno qualche possibilità in più di mettere mano ai disagi che avvertono, per organizzare un´azione collettiva? «Qui interviene quel fattore che è stato ampiamente descritto con il termine "individualizzazione". Con il progressivo abbassarsi della condizione di difesa mantenuta contro le paure esistenziali, e con il venir meno di accordi per l´autodifesa comune, come per esempio i sindacati o altri strumenti di contrattazione collettiva, depotenziati della competizione imposta dal mercato, spetta ai singoli trovare e mettere in pratica soluzioni individuali a problemi prodotti dalla società nel suo complesso. Ma fare tutto questo da soli e con strumenti per forza limitati risulta palesemente inadeguato al compito prefisso». Anche il climate change è tra le grandi paure e insicurezze che l´uomo occidentale deve fronteggiare. «L´insicurezza deriva dal divario tra la nostra generale interdipendenza planetaria e la natura meramente locale, a portata di mano, dei nostri strumenti di azione concertata e di controllo. I problemi più terribili e spaventosi che ci tormentano e che ci spingono a provare una sensazione di insicurezza e incertezza riguardo a tutto ciò che ci circonda hanno origine nello spazio globale che è al di là della portata di qualsiasi istituzione politica ora esistente; tuttavia questi problemi sono scaricati sulle entità locali - città, province e Stati - dove si pretende che vengano risolti con quei mezzi disponibili a livello locale: un compito praticamente impossibile». Eppure in molti sostengono che alcune questioni relative all´inquinamento, alla produzione d´energia, ai rifiuti, possono essere affrontate a livello «micro», di città, di governi locali. «L´inquinamento atmosferico e la mancanza di acqua potabile sono questioni che traggono origine nello spazio globale, ma sono poi le istituzioni locali a doverle gestire. Lo stesso principio si applica al problema delle migrazioni, del traffico di droga e armi, del terrorismo, della criminalità organizzata, dell´incontrollata mobilità dei capitali, dell´instabilità e della flessibilità del mercato del lavoro, della crescita dei prezzi dei beni di consumo e così via. La sfera politica locale è sovraccarica di compiti e non è abbastanza forte o abbastanza dotata di risorse per svolgerli. Solo istituzioni politiche e giuridiche internazionali - finora assenti - potrebbero tenere a bada le forze planetarie attualmente sregolate e raggiungere le radici dell´insicurezza globale». E un governo planetario che salverà il mondo? «Allo stadio di sviluppo a cui è ormai giunta la globalizzazione dei capitali e dei beni di consumo, non esiste nessun governo che possa permettersi, singolarmente o di concerto con altri, di pareggiare i conti - e, senza che si pareggino i conti, è impensabile che si possano effettivamente mettere in atto le misure tipiche dello Stato sociale, volte a ridurre alla radice la povertà e a prevenire che l´ineguaglianza continui a crescere a piede libero. E altrettanto difficile immaginare governi capaci di imporre limiti sui consumi e aumentare le tasse locali ai livelli necessari perché lo Stato possa continuare a erogare servizi sociali, con la stessa intensità o con maggior vigore». La globalizzazione cancella anche lo Stato sociale. Professor Bauman, non lascia speranza per un briciolo di giustizia e di eguaglianza nel mondo del XXI secolo? «Non esiste una maniera adeguata attraverso la quale uno solo o più Stati territoriali insieme possano tirarsi fuori dalla logica di interdipendenza dell´umanità. Lo Stato sociale non costituisce più una valida alternativa; soltanto un "Pianeta sociale" potrebbe recuperare quelle funzioni che, non molto tempo fa, lo Stato cercava di svolgere, con fortune alterne. Credo che ciò che può essere in grado di veicolarci verso questo immaginario "Pianeta sociale" non siano gli Stati territoriali e sovrani, ma piuttosto le organizzazioni e le associazioni extra-territoriali, cosmopolite e non-governative, tali da raggiungere in maniera diretta chi si trova in una condizione di bisogno, sorvolando le competenze dei governi locali e sovrani e impedendogli di interferire».

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ABBIATEGRASSO <E' UN PARADOSSO che le Ferrovie minacc... (sezione: Class action)

( da "Giorno, Il (Legnano)" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

PRIMO PIANO pag. 2 ? ABBIATEGRASSO ? «E? UN PARADOSSO che le Ferrovie minacc... ? ABBIATEGRASSO ? «E? UN PARADOSSO che le Ferrovie minaccino di chiederci i danni. Al contrario, i veri danneggiati siamo proprio noi pendolari della Milano-Mortara, che ogni giorno dobbiamo fare i conti con una valanga di disagi». Nunzia Fontana, ex assessora comunale di Abbiategrasso e pendolare da una vita, non usa mezzi termini per rispedire al mittente le severe accuse lanciate da Trenitalia nei confronti dei pendolari dopo le proteste dell?altro giorno. MA NUNZIA FONTANA non si ferma qui e annuncia un?offensiva destinata a far clamore: proprio ieri ha inviato alle Ferrovie una nota ufficiale per chiedere il risarcimento dei danni patiti da lei stessa a causa dei continui ritardi segnati dai treni della Milano-Mortara. In prima istanza Nunzia Fontana chiede alle Ferrovie 1.800 euro. Il conto è molto dettagliato: «Ho calcolato - dice la pendolare - 80 ore di mancato lavoro fra il 7 gennaio e il 19 novembre di quest?anno. Tutto a causa di ritardi o di soppressione di treni. Calcolando 18 euro l?ora, le Ferrovie dovrebbero rifondermi 1.600 euro. Ad essi vanno aggiunte le spese telefoniche per la segnalazione dei ritardi. E qui ho calcolato 200 euro. Ma non è tutto. Nei prossimi giorni consulterò un esperto psicologo per fare il conto anche dei danni biologici». QUELLA di Nunzia Fontana è per il momento un?iniziativa di carattere strettamente personale. Ma la pendolare si augura che faccia da stimolo a tutte le altre persone che si sono trovate nelle sue stesse condizioni. «Chi volesse intraprendere questa via - esorta Nunzia Fontana - lo comunichi a questo indirizzo di posta elettronica: pendolari.linea.mimo@tiscali.it. Inoltre sto cercando persone e associazioni competenti per annunciare un?azione collettiva». Questa sera i problemi dei pendolari saranno al centro di un incontro fra gli stessi viaggiatori e il sindaco Roberto Albetti. Michele Azzimonti

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irene viola Un cavo tranciato per errore ha lasciato nel silenzio 2500 utenti della Telecom (sezione: Class action)

( da "Adige, L'" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

irene viola Un cavo tranciato per errore ha lasciato nel silenzio 2500 utenti della Telecom irene viola Un cavo tranciato per errore ha lasciato nel silenzio 2500 utenti della Telecom. L'incidente è avvenuto mercoledì scorso nel cantiere per la costruzione della nuova facoltà di Lettere in via Tommaso Gar a Trento. Mobilitati anche i tecnici della Trentino Servizi che hanno dovuto riparare un tubo dell'acquedotto e un altro della rete fognaria, con disagi minimi per gli utenti. Ben più ampio invece il quadro di disservizio che ha lasciato privo di copertura telefonica fissa e internet intere zone di Trento, come Piedicastello e Sardagna, e pare che abbia interessato parzialmente via Verdi, via Galilei e corso Buonarroti. I collegamenti, fa sapere Telecom Italia, saranno ripristinati nel corso della notte tra giovedì e venerdì per terminare nella mattinata di venerdì. Un lavoro lungo e certosino, visto che i 2500 utenti dovranno essere ricollegati uno ad uno. Oltre al collegamento telefonico e internet si sono bloccati i bancomat, così come i pagamenti pos negli esercizi commerciali. Nei distributori della zona disagi anche per chi doveva fare rifornimento di carburante fuori dall'orario di servizio ed era privo di contante. Da Shell di Piedicastello non era stato affisso alcun avviso e così non sono stati pochi gli automobilisti a insistere con il tesserino magnetico per ottenere vanamente un pieno, a differenza dell'Agip di Corso Buonarroti che avvisava «Bancomat fuori servizio per cause tecniche». Sorpresa dall'inconveniente anche la Cassa Rurale di Aldeno e Cadine di Piedicastello, l'unica tra le filiali - ha spiegato il responsabile - ancora priva della connessione via parabola per la trasmissione dei dati, e la filiale di Sardagna della Cassa Rurale di Sopramonte, che ieri mostravano tristi cartelli di avviso e locali deserti, così come i negozi di assistenza informatica. Ma anche per chi voleva mangiare un boccone nei ristoranti della zona non è stato piacevole scoprire che poteva farlo solo con il contante in mano. Intanto i cittadini coinvolti nell'insolito blackout sono corsi ai ripari mandando esaurite in meno di un quarto d'ora le schede telefoniche per la ricarica dei cellulari, come riferisce Riccardo Chiogna, titolare della ricevitoria di Piedicastello. Inoltre corsa agli sportelli bancari per approvvigionarsi di contante. Le ricevitorie risultano tra le più danneggiate dal disservizio. A parte le slot machine, che non hanno risentito dell'interruzione perché sono collegate via gsm, sono rimaste ferme le scommesse sportive, il lotto, il superenalotto, il tris, i valori bollati, il trasferimento di denaro, perfino le rese quotidiane delle riviste e dei quotidiani. «Siamo tornati al vecchio metodo cartaceo - racconta Chiogna - ma è stato un lavoraccio». I titolari delle ricevitorie hanno perfino dovuto avvisare la Questura per evitare l'imputazione di interruzione di pubblico servizio. Decine i clienti che sono stati deviati su altri esercizi per non perdere l'appuntamento con l'estrazione settimanale del Superenalotto. In zona si è già al secondo blackout delle linee telefoniche. «La prima volta fu a seguito di uno scavo in via Brescia, ma durò poche ore. Questa volta saranno almeno due giorni di mancato guadagno». Un danno che, complessivamente, si può calcolare in molte migliaia di euro. «L'altra volta non procedemmo perché il danno fu contenuto. Questa volta - afferma Chiogna - speriamo che con una azione collettiva contro i responsabili del blackout si riesca ad ottenere un rimborso congruo». 21/11/2008

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BLOCCO degli scrutini e firma del tempo pieno per tutte le famiglie: sono alcune ... (sezione: Class action)

( da "Nazione, La (Viareggio)" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

FORTE DEI MARMI/SERAVEZZA/STAZZEMA pag. 14 BLOCCO degli scrutini e firma del tempo pieno per tutte le famiglie: sono alcune ... BLOCCO degli scrutini e firma del tempo pieno per tutte le famiglie: sono alcune delle misure prospettate nella prima riunione del ?Collettivo di Seravezza contro la Riforma Gelmini?, che si è formato pochi giorni fa. Misure per ora solo prospettate nella riunione, e infatti ieri il dirigente scolastico Maurizio Tartarini ha precisato che riguardo a un eventuale blocco degli scrutini non c?è nessuna decisione collegiale al momento, e che si tratta di qualcosa di difficilmente attuabile. In ogni caso alla riunione del Collettivo le prossime azioni che si intendono intraprendere per contrastare la Riforma scolastica sono emerse in modo chiaro e c?è l?intenzione precisa di arrivare fino in fondo. «E? stata sottolineata l?esigenza di costruire un percorso condiviso tra genitori e docenti individuando iniziative comuni coerenti con quelle del movimento di protesta» dicono i rappresentanti della protesta. Ecco allora che il collettivo parla delle iniziative che sono state prospettate nell?incontro. Innanzitutto la possibilità di provare a realizzare una simulazione dell?insegnamento basato sulle 24 ore e sul maestro unico. «Questo allo scopo di far comprendere anche ai genitori apparentemente meno interessanti i veri effetti del provvedimento- si legge nel comunicato diffuso-. Poi sono allo studio anche riunioni scuola per scuola con il dirigente scolastico e gli amministratori, optando per un maxi-collegio dei docenti con un rappresentante di ogni scuola dei comuni versiliesi. Questo per avere mappatura delle azioni delle singole scuole, e una linea comune». Ma fra le possibili azioni prospettate, come già anticipato, ci sono anche « il blocco degli scrutini da parte dei docenti e l?attuazione delle quaranta ore, cioè il tempo pieno, per tutti gli allievi delle primarie al momento dell?iscrizione». NEI PROSSIMI giorni sarà chiesta la convocazione di un consiglio di istituto straordinario e di un consiglio comunale congiunto delle amministrazioni versiliesi che si sono espresse contro la riforma. Infine, si pensa anche ad un?azione comune per rendere più efficace la protesta. Si prospetta infatti l?idea di unire i collettivi di Seravezza e Pietrasanta per rendere «più efficace l?azione di protesta». Questa soluzione è stata analizzata ieri sera alla Croce Verde di Pietrasanta, in una tavola rotonda. Il movimento poi ha allo studio anche altre iniziative che si riserva di ufficializzare nei prossimi giorni. Gabriele Arcangelelli

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A Trenitalia il conto del tempo perso (sezione: Class action)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

VETRINA pag. 21 A Trenitalia il conto del tempo perso In 10 mesi 80 ore di lavoro mancato e tante telefonate al capo: 1.800 euro LA RIVOLTA Nunzia Fontana, rappresentante del Comitato pendolari Milano-Mortara, chiederà a Trenitalia i danni per ottanta ore lavorative perse a causa dei ritardi accumulati in dieci mesi, e invita gli altri pendolari a imitarla (Sally) di DAVIDE BORTONE ? GAGGIANO ? OTTANTA ORE di lavoro perse. Duecento euro di telefonate per segnalare al datore di lavoro ritardi e soppressioni dei treni. Nunzia Fontana, rappresentante del Comitato pendolari Milano-Mortara, dà i numeri usciti sulla ruota della tormentata linea ferroviaria dal 7 gennaio al 19 novembre 2008. Ha registrato guasti, ritardi, disfunzioni, minuto per minuto. E ora presenta il conto alle Ferrovie: mille e ottocento euro di richiesta di risarcimento danni. Per dare un senso alle ore spese in carrozza al posto che sulla scrivania del suo ufficio e riavere indietro i soldi delle bollette telefoniche del cellulare. «In attesa di consultare uno psicologo per valutare pure eventuali danni biologici», aggiunge. La prima mossa, questa, di una probabile azione collettiva da parte dei pendolari della tratta che è in fase di raddoppio dalla località Cascina Bruciata di Albairate a Milano. «INVITO TUTTE LE PERSONE che si sono viste decurtare lo stipendio a causa dei ritardi a chiedere risarcimento alle Ferrovie dello Stato», attacca Nunzia Fontana. «Presto - annuncia - organizzeremo una manifestazione collettiva, perché non se ne può più dei ritardi, dei treni soppressi e delle disfunzioni». Intanto, seppure con toni diversi, da Abbiategrasso a Corsico i sindaci si dichiarano disponibili a sostenere la protesta dei pendolari, anche in seguito alla clamorosa occupazione dei binari che si è verificata mercoledì mattina, alla stazione di Gaggiano. «È ORA CHE LA REGIONE dia ascolto alle giuste proteste dei pendolari - evidenzia il sindaco di Corsico, Sergio Graffeo - ovvero di chi paga il biglietto e l?abbonamento in cambio di un servizio sempre più inadeguato. Se il raddoppio della linea, che anche il Comune di Corsico ritiene fondamentale, non sarà affiancato a un investimento per l?acquisto di nuovi treni da utilizzare su questa importante tratta, i problemi e le proteste di quest?oggi continueranno a verificarsi». «LIMITANDOSI alla posa del secondo binario, non si riuscirà a sostituire il trasporto su gomma a quello su ferro. In merito a questo aspetto - continua Sergio Graffeo - nessuno, né la Regione, né il Governo, potrà dire che non sapeva, dal momento che il Comune di Corsico lo sta dicendo da anni e lo sta ribadendo con forza durante la battaglia ambientale per l?interramento». «MI STO ATTIVANDO assieme alla Regione presso i vertici delle Ferrovie - annuncia invece il sindaco di Abbiategrasso, Roberto Albetti - perché così non si può andare avanti». Tuttavia scricchiolano un po? ovunque i progetti di realizzazione di nuove infrastrutture nella zona. IL RADDOPPIO della provinciale 114 «Baggio-Castelletto» è contestato dai residenti dei Comuni dell?asse per il suo impatto ambientale. E più a sud, ad Assago, l?instabilità politica conseguente alle dimissioni rassegnate ieri dal sindaco Domenico Raimondo mette ulteriormente in dubbio la già difficile consegna puntuale della stazione della metropolitana.

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le immagini di nazirock sulla garisenda (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina VII - Bologna La manifestazione Le immagini di Nazirock sulla Garisenda Nonostante la tensione tra i collettivi universitari e la Polizia che ha infuocato per tutto il giorno la zona universitaria, durante la serata gli animi si placano e l´assemblea «No Gelmini», circa 300 ragazzi, riesce nell´intento di proiettare sul compensato che protegge la ristrutturazione del basamento della Garisenda il video "Nazirock". I manifestanti avrebbero voluto far vedere il documentario in piazza della Mercanzia, dove venerdì notte sono stati aggrediti due studenti di sinistra da un gruppetto di ragazzi vicini a Forza nuova, ma un cordone di poliziotti ha impedito l´accesso. Urla di protesta, ma niente di più. Con i ragazzi dei collettivi universitari e dei centri sociali in piedi sotto le Due torri, il risultato è che il traffico in via Rizzoli è rimasto bloccato per alcune ore. Il corteo al grido "Mai più aggressioni fasciste in questa città" aveva cominciato a radunarsi in piazza Verdi verso le 18,30. Tra i manifestanti anche alcuni dei giovani fermati e identificati durante la mattina dalle forze dell´ordine dopo il parapiglia scoppiato con alcuni attivisti di Azione giovani. Tra fumogeni e petardi il bersaglio dei cori di protesta mentre il corteo procedeva verso le Due torri, è stato ancora una volta il "sindaco sceriffo" Sergio Cofferati accusato insieme alla Polizia di non fare nulla contro le aggressioni fasciste. (ale.co.)

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"no gelmini", assalto al gazebo di an - alessandro cori (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina VII - Bologna "No Gelmini", assalto al gazebo di An Scontri in zona universitaria, tensione per l´intervento della polizia Fermati undici ragazzi di sinistra, il Prc critica l´operato delle forze dell´ordine ALESSANDRO CORI Dal cuore della zona universitaria alla sede della Questura la protesta degli studenti e dei ragazzi dei centri sociali ieri si è fatta sentire più forte che mai sotto le Due torri. E i momenti di tensione tra i manifestanti e la polizia non sono certo mancati: soprattutto quando una cinquantina di giovani, dopo essersi raccolti dietro lo striscione «Siamo tutti antifascisti - Assemblea No Gelmini», con urla e cori davanti agli uffici della Digos e poi della Scientifica hanno chiesto insistentemente la «liberazione» di 11 ragazzi del movimento, identificati e rilasciati dopo una mezz´ora. Tutto ha avuto inizio quando un gruppo di studenti, verso mezzogiorno, ha contestato il gazebo informativo dei ragazzi di An in piazza Verdi (trenta ragazzi secondo il leader di Azione Giovani Mattia Koelletzek, solo una decina secondo altri testimoni) sulla riforma del ministro dell´Istruzione Gelmini. Sono volati insulti e poi qualche spintone. Gli studenti di sinistra hanno tentato di strappare le bandiere di An e hanno ribaltato il banchetto. All´arrivo delle volanti, il gruppetto di studenti è scappato risalendo via Zamboni ma a sbarrare loro la strada ci hanno pensato altre quattro «pantere» della polizia e una camionetta dei carabinieri. Risolta la situazione in piazza Verdi il vero parapiglia è andato in scena davanti alla Provincia. Qui, la polizia ha deciso di portare undici persone - i presunti responsabili delle scaramucce con Azione Giovani - in Questura «per accertamenti» e a quel punto un gruppo di studenti si sono radunati in mezzo alla strada mettendosi davanti alle volanti. Un ragazzo si è appoggiato sul cofano di un´auto che ha comunque accelerato in avanti facendolo ruzzolare a terra. Anche un fotografo è caduto. Mentre le auto tra gli sputi e i calci degli studenti andavano via sgommando, sul posto è arrivato il segretario cittadino del Prc, Tiziano Loreti che ha parlato di «atti inaccettabili della polizia. Quando i ragazzi sono stati caricati nelle macchine». La tensione sale e in un attimo una cinquantina di ragazzi dei collettivi universitari improvvisa un corteo al grido di «siamo tutti antifascisti» per spostarsi verso la Questura. In attesa che i fermati vengano rilasciati, per una buona mezz´ora volano ancora spintoni tra gli agenti e gli studenti, alcuni dei quali prendono a calci e pugni il portone della Polizia scientifica. Prima del rilascio c´è anche un breve confronto tra i dirigenti della Digos, Loreti e Roberto Sconciaforni (Prc). «Avete rischiato di ammazzare della gente» tuona Loreti. Sconciaforni aggiunge: «Mettere sotto una persona fa parte delle vostre prerogative?». Il corteo (un centinaio di persone) dei «No Gelmini» riparte e attraversa via Rizzoli, piazza della Mercanzia per poi tornare in via Zamboni dove alcuni ragazzi danneggiano la bacheca e i muri della saletta di «Azione Universitaria» a Giurisprudenza. I manifestanti rompono una bacheca, strappano i manifesti e li sostituiscono con un foglio bianco con scritto «Azione antifascista». Nel frattempo, altri studenti entrano nel piccolo corridoio dove ci sono le aule destinate alle organizzazioni studentesche: lì, al posto dei volantini di An lasciano la loro firma con la bomboletta: «Fascisti carogne» e «Fuori i fasci dall´università».

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Gruppo Biasi, cento dipendenti a casa L'ad: <Chiudiamo la Verall> Rischiano anche i colletti bianchi (sezione: Class action)

( da "Corriere del Veneto" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-11-21 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Gruppo Biasi, cento dipendenti a casa L'ad: «Chiudiamo la Verall» Rischiano anche i colletti bianchi Mobilità per 70 operai della fabbrica e 30 impiegati del grattacielo Proteste dei sindacati davanti alla sede del Gruppo Biasi a Borgo Roma: «Ricorrano alla cassa integrazione» VERONA — La crisi economica si aggrava e a farne le spese cominciano ad essere anche i colossi. Ieri mattina davanti ai cancelli del grattacielo Biasi in Borgo Roma circa 250 operai hanno fatto sentire la loro voce, perché l'azieda ha comunicato alle rappesentanze sindacali l'intenzione di mettere in mobilità circa cento lavoratori. Lucia Perina è la segretaria provinciale della Uilm: «Ci è stata prospettata una situazione gravissima – spiega – in sostanza la dirigenza prevede di chiudere la Verall, industria che produce le componenti in alluminio per le caldaie a muro, e che tiene occupati 70 operai. Inoltre ci hanno detto che ci sono circa 30 esuberi anche tra i “colletti bianchi”, cioè gli impiegati che lavorano per la Biasi Spa, che ha sede qui nel grattacielo ». E non è tutto: la situazione d'incertezza coinvolge anche le fonderie: «Per quel che riguarda la Fondver – prosegue la sindacalista – ci è stato detto che l'azienda sta cercando un partner industriale e che occorrerà riparlarne fra qualche mese». Al di là dell'ovvia apprensione per chi è destinato a perdere il lavoro, i sindacati chiedono che prima d'intraprendere la strada della chiusura, per la Verall si tenti la riconversione: «Al posto della mobilità – afferma Perina – noi chiediamo che si ricorra alla cassa integrazione straordinaria per due anni: in quest'arco di tempo si può cercare di cambiare i macchinari e modificare il tipo di produzione». Duro Roberto Menegaldo della Fim Cisl: «La nostra impressione è che più che pensare all'industria e ai suoi problemi, il gruppo voglia procedere alla vendita dei terreni. Noi lavoratori non ci stiamo: siamo disposti a restare 2 anni in cassa integrazione, con un busta paga di 858 euro lordi, circa 600 netti, ma vogliamo tenere aperto e lavorare». Stefano Zantedeschi della Fiom Cgil vuole lottare: «La famiglia Biasi nel bene e nel male rappresenta la città di Verona: ora deve prendersi le proprie responsabilità». L'azienda, dall'altra parte, cerca di lanciare messaggi nei rassicuranti. Il direttore del personale, Federico Cappiotti, dice che sarà fatto di tutto per evitare la mobilità a quante più persone: «Ho parlato con gli azionisti – afferma – e mi hanno dato mandato di valutare tutti i possibili strumenti per cercare di ridurre l'impatto di questa diminuzione della produzione ». L'amministratore delegato del gruppo, Claude Chalufour, spiega però che la chiusura della Verall è inevitabile: «Sull'alluminio non ci sono prospettive – annuncia – il mercato occidentale annaspa e quello dell'Est è già presidiato dai prodotti cinesi. In questo contesto la Verall può solo bruciare risorse, che invece sono quantomai necessarie per i settori in grado di espandersi, come il centro di sviluppo tecnologico. Per la Fondver, invece, abbiamo buone speranze di arrivare a un esito positivo con almeno uno dei possibili partner». D.P. Il blocco Gli operai fermano il traffico (Sartori/Fotoland) La protesta I lavoratori davanti al grattacielo della Biasi

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Biasi, 100 dipendenti in mobilità (sezione: Class action)

( da "Corriere del Veneto" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: ECOVUOTA - data: 2008-11-21 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il gruppo Licenziamento in vista per 70 operai e 30 colletti bianchi Biasi, 100 dipendenti in mobilità VERONA — La crisi dell'economia comincia a colpire anche i santuari dell'industria veneta: ieri mattina un gruppo di oltre 200 operai della Biasi ha manifestato a Verona davanti ai cancelli del grattacielo del gruppo di Paolo Biasi, presidente di Fondazione Cariverona, perché l'azienda ha comunicato loro che intende mettere in mobilità circa 100 persone. Si tratta dei 70 operai che lavorano alla controllata Verall, stabilimento che produce le componenti in alluminio delle caldaie a muro, e di 30 colletti bianchi (in questo secondo caso il numero di licenziamenti potrebbe essere più basso, perché l'azienda comunica che questa è la cifra massima) che sono impiegati della Biasi Spa. Il direttore del personale, Federico Cappiotti, tenta per quanto possibile di rassicurare i lavoratori: «Ho parlato con gli azionisti – afferma – e mi hanno dato mandato di valutare tutti i possibili strumenti per cercare di ridurre l'impatto di questa diminuzione della produzione». Il problema, ovviamente, è che in un contesto di crisi globale, chi perde il lavoro teme di non riuscire più a trovare una nuova occupazione. L'amministratore delegato del gruppo, Claude Chalufour, spiega però che la chiusura della Verall è inevitabile: «Sull'alluminio non ci sono prospettive – annuncia – il mercato occidentale annaspa e quello dell'Est è già presidiato dai prodotti cinesi. In questo contesto la Verall può solo bruciare risorse». Davide Pyriochos Sit-in I lavoratori della Biasi

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Biasi, 100 dipendenti in mobilità <Medio Oriente, un'opportunità> (sezione: Class action)

( da "Corriere del Veneto" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: ECOVUOTA - data: 2008-11-21 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il gruppo Licenziamento in vista per 70 operai e 30 colletti bianchi convegno Ieri nella sede dell'Unicredit Corporate Banking Biasi, 100 dipendenti in mobilità «Medio Oriente, un'opportunità» VERONA — La crisi dell'economia comincia a colpire anche i santuari dell'industria veneta: ieri mattina un gruppo di oltre 200 operai della Biasi ha manifestato a Verona davanti ai cancelli del grattacielo del gruppo di Paolo Biasi, presidente di Fondazione Cariverona, perché l'azienda ha comunicato loro che intende mettere in mobilità circa 100 persone. Si tratta dei 70 operai che lavorano alla controllata Verall, stabilimento che produce le componenti in alluminio delle caldaie a muro, e di 30 colletti bianchi (in questo secondo caso il numero di licenziamenti potrebbe essere più basso, perché l'azienda comunica che questa è - In tempi di crisi globale il Medio Oriente può essere l'opportunità che le imprese non si aspettano. Parola delle realtà (tra cui Unicredit il gruppo assicurativo Sace) che hanno realizzato il convegno dedicato alle problematiche delle imprese operanti nei paesi «black list», tenutosi ieri nella sala convegni di Unicredit Corporate Banking. La lista nera, altro non è che quella delle Agenzia delle Entrate, e sta a indicare quei paesi a fiscalità vantaggiosa dove le tasse sono più basse rispetto a quanto chiede lo Stato Italiano. Per gli investitori in buona fede ciò significa il rischio di incorrere la cifra massima) che sono impiegati della Biasi Spa. Il direttore del personale, Federico Cappiotti, tenta per quanto possibile di rassicurare i lavoratori: «Ho parlato con gli azionisti in accordi poco chiari. «Sono problematiche che la nostra banca valuta continuamente ha detto il vice direttore di Unicredit Corporate Banking, Ferdinando Brandi - insieme al – afferma – e mi hanno dato mandato di valutare tutti i possibili strumenti per cercare di ridurre l'impatto di questa diminuzione della produzione». Il problema, ovviamente, è che in un contesto di crisi globale, chi perde il lavoro teme di non riuscire più a trovare una nuova occupazione. L'amministratore delegato del gruppo, Claude Chalufour, spiega però che la chiusura della Verall è inevitabile: «Sull'alluminio non ci sono prospettive – annuncia – il mercato occidentale annaspa e quello dell'Est è già presidiato dai prodotti cinesi. In questo contesto la Verall può solo bruciare risorse». grado di affidabilità dei partner nel contrastare fenomeni come finanziamento al terrorismo ». Piero Galli di Bain & co. ha ricordato come conti anche la componente religiosa nelle trattative: «Se si vuole operare in Medio Oriente occorre conoscere un po' l'Islam ed evitare atteggiamenti offensivi». Nonostante le difficoltà sono sempre di più, secondo i relatori, le imprese venete, anche piccole, che puntano sulla penisola arabica e aree contigue. «In questi paesi la crisi ha inciso di meno - spiega Massimiliano Bonamini di Iapa - e dove la crescita è stabile». Davide Pyriochos D.O. Sit-in I lavoratori della Biasi Anticrisi Un'immagine di Dubai

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Incontri impossibili (sezione: Class action)

( da "Stampa, La" del 21-11-2008)

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Incontri impossibili Barboni e AuroraMeccanica Nell'ambito di Contemporary Arts Torino Piemonte, nello spazio di Artintown in via Berthollet s'inaugura venerdì 21 alle 18,30, una due giorni dedicata ad arte e design (orario: venerdì dalle 15 alle 24 e sabato dalle 18 alle 24; info in www.artintown). Un incontro «impossibile» tra gli oggetti disegnati da Sergio Barboni e i video realizzati da AuroraMeccanica. Evergreen è una serie composta da un divano e un tavolo nella quale il senso del fare è quello di reinterpretare un oggetto d'arredo in disuso. L'oggetto passato mantiene la sua funzione evolvendosi però nelle forme e nei colori della contemporaneità. Passaggi di stato di AuroraMeccanica sono invece video-installazioni interattive che focalizzano l'attenzione sulle differenti possibilità che intercorrono tra le azioni di un singolo individuo e le conseguenze all'interno della collettività. Lo spettatore è messo di fronte a decisioni da prendere, ad azioni da compiere e, inevitabilmente, a seconda delle scelte fatte, si ritrova poi a subirne le conseguenze assumendosene tutte le responsabilità. \

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Analisi dell'impatto della regolamentazione (sezione: Class action)

( da "AltaLex" del 21-11-2008)

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Analisi dell'impatto della regolamentazione D.P.C.M. 11.09.2008 n° 170 , G.U. 03.11.2008 Commenta | Stampa | Segnala | Condividi Ciascuna amministrazione comunica tempestivamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (di seguito «DAGL»), le modalita' organizzative prescelte per il coordinamento e l'effettuazione delle attivita' connesse all'AIR e alla VIR di rispettiva competenza. E' quanto stabilisce il D.P.C.M. 11 settembre 2008, n. 170 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 3 novembre 2008, n. 257) con il quale è stato emanato il Regolamento recante disciplina attuativa dell'analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR), ai sensi dell'articolo 14, comma 5, della legge 28 novembre 2005, n. 246. Per gli atti normativi che coinvolgono più amministrazioni, gli uffici competenti possono concordare l'effettuazione in comune dell'AIR e specifiche fasi o attività istruttorie del processo di analisi possono essere realizzate da una delle amministrazioni, ferma restando la responsabilità delle singole amministrazioni circa i contenuti e le conclusioni dell'AIR di relativa competenza. In particolare il regolamento - entrato in vigore il 18 novembre 2008 - illustra: metodi di analisi e modelli di AIR; svolgimento dell'istruttoria; fasi della consultazione; contenuti della relazione AIR; presentazione della relazione AIR; ipotesi di esclusione e casi di esenzione dall'AIR. (Altalex, 18 novembre 2008) DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 11 settembre 2008, n. 170 Regolamento recante disciplina attuativa dell'analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR), ai sensi dell'articolo 14, comma 5, della legge 28 novembre 2005, n. 246. (GU n. 257 del 3-11-2008) IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante la disciplina dell'attivita' di Governo e l'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e successive modificazioni; Vista la legge 28 novembre 2005, n. 246, recante «Semplificazione e riassetto normativo per l'anno 2005», e successive modificazioni e, in particolare, l'articolo 14, comma 5, il quale prevede che con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti: a) i criteri generali e le procedure dell'AIR, compresa la fase della consultazione; b) le tipologie sostanziali, i casi e le modalita' di esclusione dell'AIR; c) i criteri generali e le procedure, nonche' l'individuazione dei casi di effettuazione della VIR; d) i criteri ed i contenuti generali della relazione al Parlamento di cui al comma 10; Visto l'articolo 5, comma 2, della legge 8 marzo 1999, n. 50, recante «Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi - Legge di semplificazione 1998», e successive modificazioni; Visto l'articolo 6 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante «Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59»; Viste le direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 marzo 2000, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 118 del 23 maggio 2000, e 21 settembre 2001, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 249 del 25 ottobre 2001; Visto l'articolo 11, comma 2, della legge 6 luglio 2002, n. 137, recante «Delega per la riforma dell'organizzazione del Governo e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonche' di enti pubblici», e successive modificazioni; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 luglio 2002, recante «Ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei Ministri», ed in particolare l'articolo 17; Visto il decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 marzo 2006, n. 80, recante «Misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione» e, in particolare, l'articolo 1, che ha previsto l'istituzione del Comitato interministeriale di indirizzo e guida strategica per le politiche di semplificazione e la qualita' della regolazione; Visto il decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, recante «Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri», e successive modificazioni, e in particolare l'articolo 1, comma 22-bis, che ha previsto l'istituzione dell'Unita' per la semplificazione e la qualita' della regolazione; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 settembre 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 255 del 2 novembre 2006, con il quale e' stato costituito il Comitato interministeriale di indirizzo e guida strategica per le politiche di semplificazione e la qualita' della regolazione; Visti i successivi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 settembre 2006 e 5 dicembre 2006, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29 gennaio 2007, con i quali e' stata costituita l'Unita' per la semplificazione e la qualita' della regolazione, denominata «Unita»; Visto il Piano di azione per la semplificazione e la qualita' della regolazione approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 15 giugno 2007; Vista la Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione dell'AIR, trasmessa dal Presidente del Consiglio dei Ministri al Parlamento il 13 luglio 2007, ai sensi dell'articolo 14, comma 10, della legge n. 246 del 2005; Considerate le risultanze dell'istruttoria condotta dall'Unita', ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera a), del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 settembre 2006; Vista la deliberazione del Comitato interministeriale di indirizzo e guida strategica per le politiche di semplificazione e la qualita' della regolazione, adottata nella riunione del 29 novembre 2007; Esperita la consultazione delle categorie produttive, delle associazioni di utenti e consumatori, delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunita' montane, presso il Tavolo permanente per la semplificazione, costituito con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 120 del 25 maggio 2007, riunitosi in sede plenaria per l'esame dello schema di regolamento lo scorso 4 dicembre 2007; Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi, nell'adunanza del 21 aprile 2008; Adotta il seguente regolamento: Art. 1. Oggetto 1. Il presente regolamento, adottato ai sensi dell'articolo 14, comma 5, della legge 28 novembre 2005, n. 246, contiene la disciplina attuativa dell'analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR). Art. 2. Ambito di applicazione dell'AIR 1. La disciplina dell'AIR si applica agli atti normativi del Governo, compresi gli atti adottati dai singoli Ministri, ai provvedimenti interministeriali, e ai disegni di legge di iniziativa governativa. Art. 3. Organizzazione delle attivita' 1. Ciascuna amministrazione comunica tempestivamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (di seguito «DAGL»), le modalita' organizzative prescelte per il coordinamento e l'effettuazione delle attivita' connesse all'AIR e alla VIR di rispettiva competenza, ai sensi dell'articolo 14, comma 9, della legge 28 novembre 2005, n. 246. 2. Per gli atti normativi che coinvolgono piu' amministrazioni, gli uffici competenti possono concordare l'effettuazione in comune dell'AIR, prevedendo anche che specifiche fasi o attivita' istruttorie del processo di analisi siano realizzate da una delle amministrazioni. In questo caso resta ferma la responsabilita' delle singole amministrazioni circa i contenuti e le conclusioni dell'AIR di relativa competenza. 3. Nell'ambito del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (DAGL) della Presidenza del Consiglio dei Ministri e' costituito l'ufficio di livello dirigenziale generale «Analisi e verifica dell'impatto della regolamentazione». Tale ufficio, ove non diversamente specificato, e' competente all'effettuazione dei compiti e delle attivita' in materia di AIR e VIR deputati al DAGL. 4. Il DAGL e', in materia di AIR e VIR, il referente unico delle amministrazioni statali per i rapporti in ambito interno, comunitario e internazionale. Art. 4. Metodi di analisi e modelli di AIR 1. Con direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell'articolo 14, comma 6, della legge 28 novembre 2005, n. 246, sono determinati i contenuti, i metodi di analisi e i modelli di AIR. Essi sono sottoposti a revisione, con cadenza non superiore al triennio. 2. In sede di prima applicazione, la relazione AIR e' redatta in conformita' al modello di cui all'Allegato A. Art. 5. Svolgimento dell'istruttoria e fasi della consultazione 1. La redazione della relazione AIR di cui all'articolo 6 e' preceduta da un'adeguata istruttoria, comprensiva delle fasi di consultazione, anche telematica, delle principali categorie di soggetti pubblici e privati destinatari diretti e indiretti della proposta di regolamentazione. 2. L'istruttoria si svolge, in particolare, in conformita' ai seguenti criteri: a) proporzionalita'; b) flessibilita' dei metodi di rilevazione dei dati; c) trasparenza delle procedure e degli atti, finalizzata alla piu' ampia partecipazione dei soggetti pubblici e dei soggetti privati coinvolti nell'iniziativa regolatoria, pur tenendo conto della portata del provvedimento e delle esigenze di speditezza connesse al processo di produzione legislativa. 3. Le amministrazioni comunicano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - DAGL - l'avvio dell'iniziativa istruttoria per l'acquisizione degli elementi finalizzati alla redazione della relazione AIR di cui all'articolo 6, indicando uno o piu' referenti dell'attivita'. 4. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti i criteri generali e le procedure della fase della consultazione. Art. 6. Contenuti della relazione AIR 1. L'amministrazione competente all'iniziativa normativa predispone un'apposita relazione AIR. Nel caso di atti deliberati dal Consiglio dei Ministri, la relazione e' predisposta dall'amministrazione proponente. 2. La relazione AIR e' articolata in distinte sezioni, che indicano: a) la sequenza logica delle informazioni raccolte e organizzate dall'amministrazione competente all'iniziativa normativa; b) i risultati dell'analisi svolta e la giustificazione della scelta compiuta. 3. La relazione AIR, predisposta in conformita' ai modelli di cui all'articolo 4, da' conto delle attivita' svolte al fine di derivare gli elementi essenziali dell'istruttoria e dell'attivita' conoscitiva svolta, e in particolare dei seguenti aspetti: a) l'analisi del contesto in cui si colloca l'iniziativa normativa, con la descrizione delle esigenze e dei problemi affrontati nonche' degli obiettivi perseguiti; b) la descrizione delle informazioni utilizzate per lo svolgimento dell'analisi; c) l'indicazione delle consultazioni effettuate, ai sensi di quanto disposto dal comma 5; d) l'analisi dell'opzione di non intervento («opzione zero»); e) la descrizione delle principali opzioni rilevanti di intervento, alternative a quella di non intervento, ivi compresa la descrizione dei diversi livelli normativi di intervento, evidenziando l'assoluta necessita' dell'intervento normativo di livello primario; f) l'analisi dell'opzione di intervento selezionata, con l'evidenziazione dei relativi vantaggi collettivi netti, l'analisi dei presupposti di natura giuridica, organizzativa, economico-sociale e l'indicazione degli obblighi informativi e dei relativi costi amministrativi introdotti a carico di imprese e cittadini; g) la stima dell'incidenza sul corretto funzionamento concorrenziale del mercato delle proposte regolatorie suscettibili di avere un impatto significativo sulle attivita' d'impresa; h) l'analisi delle conseguenze effettive delle norme in relazione ai processi di liberalizzazione e restituzione delle attivita', anche economiche ed imprenditoriali, ai meccanismi della societa' aperta; i) la stima dell'incidenza sull'ampliamento delle liberta' assicurate ai soggetti dell'ordinamento giuridico; l) la descrizione delle modalita' previste per l'attuazione amministrativa dell'intervento di regolazione e per la sua effettiva conoscibilita' e pubblicita'; m) la descrizione delle modalita' del successivo monitoraggio dei suoi effetti e la previsione di eventuali meccanismi di revisione periodica. 4. In ogni caso, la relazione AIR deve indicare con chiarezza le fonti da cui sono tratti i dati utilizzati per l'analisi. 5. La relazione AIR indica le modalita' e i risultati delle consultazioni effettuate, oppure descrive le ragioni per cui non si e' proceduto allo svolgimento di consultazioni con i soggetti e le categorie interessate. 6. La relazione AIR puo' essere resa pubblica dall'amministrazione competente all'iniziativa normativa, anche nel corso di svolgimento del procedimento di formazione dell'atto normativo, anche mediante strumenti informatici o in una apposita sezione del sito Internet. Art. 7. Presentazione della relazione AIR 1. Le proposte di atti normativi da sottoporre all'esame del Consiglio dei Ministri non possono essere iscritte all'ordine del giorno se non sono corredate da un'adeguata relazione AIR, salvi i casi di esclusione e di esenzione, previsti dagli articoli 8 e 9. 2. Il DAGL verifica l'adeguatezza e la completezza delle attivita' svolte per l'AIR, e puo' richiedere integrazioni e chiarimenti alle amministrazioni proponenti; esprime, ai fini dell'iscrizione all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri, le proprie valutazioni sulla relazione AIR. 3. Gli schemi degli atti normativi adottati dai singoli Ministri e dei provvedimenti normativi interministeriali sono corredati dalla relazione AIR, all'atto della richiesta di parere al Consiglio di Stato. Art. 8. Ipotesi di esclusione dell'AIR 1. L'AIR non e' effettuata per i seguenti atti normativi: a) disegni di legge costituzionale; b) atti normativi in materia di sicurezza interna ed esterna dello Stato; c) disegni di legge di ratifica di trattati internazionali, che non comportino spese o istituzione di nuovi uffici. Art. 9. Casi di esenzione dall'AIR 1. Il DAGL, su motivata richiesta dell'amministrazione interessata, puo' consentire l'esenzione dall'AIR, in particolare, in casi straordinari di necessita' ed urgenza, nonche' nelle ipotesi di peculiare complessita' e ampiezza dell'intervento normativo e dei suoi possibili effetti. 2. L'esenzione dall'AIR puo' essere sempre deliberata e motivata dal Consiglio dei Ministri. 3. In ogni caso, la relazione illustrativa che accompagna il provvedimento contiene il riferimento alla disposta esenzione e alle sue ragioni giustificative e indica sinteticamente la necessita' ed i previsti effetti dell'intervento normativo sulle attivita' dei cittadini e delle imprese e sull'organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni, dando conto della eventuale comparazione di opzioni regolatorie alternative. 4. Si procede comunque alla effettuazione dell'AIR, anche nei casi di cui all'articolo 8, ove sia richiesto dalle Commissioni Parlamentari, dal Consiglio dei Ministri o dal Comitato interministeriale di indirizzo e guida strategica per le politiche di semplificazione e la qualita' della regolazione (di seguito «Comitato»). Art. 10. Verifica di impatto della regolamentazione (VIR) 1. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti i criteri generali e le procedure della VIR. 2. Con direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell'articolo 14, comma 6, della legge 28 novembre 2005, n. 246, sono stabiliti i contenuti, i metodi di analisi e i modelli di VIR. Art. 11. Relazione annuale al Parlamento sullo stato di applicazione dell'AIR e della VIR 1. La relazione annuale al Parlamento sullo stato di applicazione dell'AIR e della VIR, prevista dall'articolo 14, comma 10, della legge 28 novembre 2005, n. 246, indica, partitamente: a) il numero e i casi in cui l'AIR e' stata effettuata; b) il numero e i casi di esclusione e di esenzione; c) le ipotesi in cui l'AIR e' stata integrata o rinnovata, su richiesta del DAGL, del Parlamento, o su sollecitazione del Consiglio di Stato in sede consultiva; d) il numero e i casi in cui la VIR e' stata effettuata. 2. La relazione da' conto delle metodologie applicate con riguardo alla stima dei vantaggi e degli svantaggi, nonche' con riferimento alle procedure di consultazione seguite e alle scelte organizzative adottate dalle singole amministrazioni, con riguardo ai costi relativi, e alle attivita' formative attuate. 3. La relazione contiene, inoltre, gli opportuni riferimenti alle esperienze di AIR e di VIR svolte dalle regioni e degli enti locali, dalle autorita' indipendenti, dall'Unione europea, dalle organizzazioni internazionali e dagli ordinamenti esteri. La relazione indica le eventuali criticita' delle procedure AIR e VIR eseguite a livello del governo nazionale e le possibili proposte migliorative. La relazione da' conto, infine, delle iniziative in materia di valutazione degli effetti preventivi e di verifica successiva degli atti normativi assunte in sede parlamentare. 4. Entro il 31 marzo di ogni anno, ciascuna amministrazione di cui all'articolo 3, per quanto di rispettiva competenza, fornisce al DAGL gli elementi informativi di cui ai commi 1, 2 e 3, inviando una relazione corredata dai documenti necessari. In particolare, il Dipartimento degli affari regionali, sentita, ove occorra, la Conferenza Unificata, fornisce le informazioni riguardanti le attivita' delle regioni e degli enti locali. 5. Sulla base delle comunicazioni ricevute, il DAGL cura la predisposizione della relazione di cui al comma 1. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Roma, 11 settembre 2008 Il Presidente: Berlusconi Visto, il Guardasigilli: Alfano Registrato alla Corte di conti il 23 ottobre 2008 Ministeri istituzionali, registro n. 11, foglio n. 45 Allegato A (articolo 4) Modello di relazione AIR Sezione 1. Il contesto e gli obiettivi. La sezione indica il contesto in cui si colloca l'iniziativa di regolazione, le ragioni di opportunita' dell'intervento di regolazione, l'analisi dei problemi esistenti, le esigenze e gli obiettivi che l'intervento intende soddisfare. In particolare, la sezione contiene i seguenti elementi: A) la sintetica descrizione del quadro normativo vigente; B) l'illustrazione delle carenze e delle criticita' constatate nella vigente situazione normativa, corredata dalla citazione delle relative fonti di informazione; C) la rappresentazione del problema da risolvere e delle esigenze sociali ed economiche considerate, anche con riferimento al contesto internazionale ed europeo; D) la descrizione degli obiettivi (di breve, medio o lungo periodo) da realizzare mediante l'intervento normativo e gli indicatori che consentiranno successivamente di verificarne il grado di raggiungimento; E) l'indicazione delle categorie dei soggetti, pubblici e privati, destinatari dei principali effetti dell'intervento regolatorio. La sezione indica con precisione le fonti informative utilizzate per i diversi profili dell'analisi. Sezione 2. Le procedure di consultazione. La sezione descrive le procedure di consultazione effettuate, indicando le modalita' seguite ed i soggetti consultati. La sezione indica, eventualmente, le ragioni del limitato o mancato svolgimento delle consultazioni. Sezione 3. La Valutazione dell'opzione di non intervento («Opzione zero»). La sezione descrive la valutazione dell'opzione del non intervento («opzione zero»), indicando i prevedibili effetti di tale scelta, con particolare riferimento ai destinatari e agli obiettivi di cui alla sezione 1, compresa la possibilita' di ricorrere all'attivazione dei meccanismi di regolazione spontanea della societa' civile, ossia alle opzioni volontarie e di autoregolazione. Sezione 4. La valutazione delle opzioni alternative di intervento regolatorio. La sezione descrive le opzioni alternative di intervento regolatorio, diverse da quella proposta, esaminate nel corso dell'istruttoria, con particolare attenzione alle ipotesi normative formulate dai soggetti interessati nelle fasi di consultazione, alla rilevanza e alla concreta attuabilita' delle diverse opzioni presentate, al rispetto dei principi di sussidiarieta' e proporzionalita'. Sezione 5. La giustificazione dell'opzione regolatoria proposta. La sezione descrive l'intervento regolatorio prescelto, indicando: A) il metodo di analisi applicato per la misurazione degli effetti; B) gli svantaggi e i vantaggi dell'opzione prescelta, per i destinatari diretti e indiretti, a breve e a medio-lungo termine, adeguatamente misurati e quantificati, anche con riferimento alla possibile incidenza sulla organizzazione e sulle attivita' delle pubbliche amministrazioni, evidenziando i relativi vantaggi collettivi netti; C) la puntuale indicazione degli obblighi informativi (OI) ovvero tutti quegli obblighi che la norma pone a carico dei destinatari diretti ed indiretti e che riguardano la raccolta, il mantenimento e la trasmissione di informazioni a terzi o ad autorita' pubbliche. Occorrera' che l'analisi elenchi puntualmente gli OI introdotti con l'opzione prescelta, evidenziando come tale opzione minimizzi i relativi «costi amministrativi» posti a carico dei destinatari diretti ed indiretti, con particolare enfasi per i costi amministrativi delle imprese. La metodologia di misurazione per i costi amministrativi generati legati agli OI dovra' preferibilmente riferirsi allo EU Standard Cost Model, il metodo adottato dalla Commissione europea sulla base delle esperienze dei paesi europei; D) l'eventuale comparazione con le altre opzioni esaminate; E) le condizioni e i fattori incidenti sui prevedibili effetti dell'intervento regolatorio, di cui comunque occorre tener conto per l'attuazione (misure di politica economica ed aspetti economici e finanziari suscettibili di incidere in modo significativo sull'attuazione dell'opzione regolatoria prescelta; disponibilita' di adeguate risorse amministrative e gestionali; tecnologie utilizzabili, situazioni ambientali e aspetti socio culturali da considerare per quanto concerne l'attuazione della norma prescelta, ecc.). Sezione 6. L'incidenza sul corretto funzionamento concorrenziale del mercato e sulla competitivita' del Paese. Tale sezione si applica esclusivamente con riferimento agli interventi suscettibili di avere un impatto significativo sulle attivita' d'impresa. La Sezione da' conto della coerenza e compatibilita' dell'intervento con il corretto funzionamento concorrenziale dei mercati, anche utilizzando delle apposite liste di controllo analitico («check lists») volte a prevenire possibili distorsioni della concorrenza derivanti dall'intervento di regolazione. Tali liste devono perlomeno dare conto in modo puntuale a domande quali: la norma/regolazione limita il numero o la tipologia dei fornitori di un determinato bene o servizio (restrizioni all'accesso)? la norma/regolazione riduce le possibilita' competitive dei fornitori (restrizioni dell'attivita)? la norma/regolazione riduce gli incentivi dei fornitori a competere (restrizioni delle possibilita' competitive)? La Sezione illustra anche l'incidenza dell'intervento regolatorio e la sua rilevanza sul sistema delle imprese per quanto concerne la competitivita' internazionale. Sezione 7. Le modalita' attuative dell'intervento regolatorio. La sezione descrive: A) i soggetti responsabili dell'attuazione dell'intervento regolatorio; B) le eventuali azioni per la pubblicita' e per l'informazione dell'intervento; C) gli strumenti per il controllo e il monitoraggio dell'intervento regolatorio; D) gli eventuali meccanismi per la revisione e l'adeguamento periodico della prevista regolamentazione e gli aspetti prioritari da sottoporre eventualmente alla VIR. Commenta | Stampa | Segnala | Condividi |

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PAESI CHE SALVANO LE BANCHE (sezione: Class action)

( da "Lavoce.info" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

>PAESI CHE SALVANO LE BANCHE di Costanza Russo 21.11.2008 Continua l'analisi degli interventi dei governi europei a sostegno dell'economia. E' la volta dei piani di salvataggio delle banche predisposti da Svezia, Danimarca, Portogallo, Grecia e Olanda. Tutti in linea con le indicazioni Ecofin, ma anche con qualche novità. All'appello manca l'Italia: ai primi decreti, tuttora privi delle norme di attuazione, non sono ancora seguite nuove misure, peraltro più volte annunciate. Continua la nostra analisi degli interventi dei governi europei a sostegno dell?economia. Questa volta analizzeremo i piani di salvataggio predisposti da Svezia, Danimarca, Portogallo, Grecia e Olanda. Sebbene siano tutti in linea con le indicazioni Ecofin, alcuni presentano elementi di novità rispetto a quanto visto finora. Manca all?appello il nostro paese: dopo i primi decreti, ancora privi delle norme di attuazione, siamo in attesa delle nuove misure più volte annunciate e alle quali, quando arriveranno, dedicheremo una scheda. SVEZIA Dopo aver di fatto nazionalizzato la Carnegie Investment Bank, il governo svedese ha varato un piano generale che si basa sull?azione congiunta di governo, banca centrale e autorità di vigilanza. Lo Stato garantirà i titoli di debito non subordinato di nuova emissione con scadenza nel breve-medio periodo: l?ammontare massimo di corone messe a disposizione corrisponde a circa 150 miliardi di euro (1.500 miliardi di Sek). Il governo ha poi istituito un fondo ad hoc gestito dal National Debt Office, che servirà alla ricapitalizzazione degli istituti in difficoltà. In caso di intervento, lo Stato riceverà azioni privilegiate munite di diritto di voto e il Ndo dovrà effettuare un continuo monitoraggio della performance dell?ente beneficiario. L?adesione al fondo sarà su base volontaria, ma il National Debt Office potrà considerare autonomamente casi di aiuto. La banca centrale ha previsto la corresponsione di linee di credito temporanee dietro garanzia costituita da commercial paper. I prestiti della banca vengono concessi secondo un meccanismo d?asta ogni due settimane. Il piano è diretto a tutti gli istituti di credito e a quelli specializzati nella concessione di mutui ipotecari, che finanziano le municipalità e che soddisfano stringenti requisiti di capitale. (1) Dal canto loro, i beneficiari corrisponderanno allo Stato come contropartita una commissione fissata secondo criteri di mercato e dovranno attenersi a severe regole di comportamento. Il livello di crescita dei loro bilanci sarà monitorato dall?autorità di vigilanza e non dovrà essere superiore a soglie predeterminate, gli istituti non potranno espandersi approfittando della garanzia, avranno limitazioni sul marketing, nonché tetti alla remunerazione dei dirigenti. Sempre l?autorità garantirà che dalle misure traggano beneficio famiglie e imprese. Il programma terminerà il 30 aprile 2009 ed è rinnovabile sino al 31 dicembre 2009. DANIMARCA Il piano adottato dal regno di Danimarca 1) mira a liquidare le banche che non soddisfano particolari requisiti patrimoniali e 2) prevede il coinvolgimento finanziario delle stesse banche che partecipano al piano. Lo Stato si impegna a garantire tutti i titoli, tra cui i depositi interbancari, diversi dal debito subordinato e dalle azioni e che non siano già garantiti da altri schemi, come avviene per i depositi retail o i covered bonds. A beneficiare della garanzia sono solo le banche che hanno aderito al Det Private Beredskap, ovvero una associazione creata proprio al fine di utilizzare la safety net governativa. Se una banca, magari a seguito di richieste di pagamento da parte dei creditori, dovesse risultare insolvente, verrà obbligatoriamente messa in liquidazione tramite una società di proprietà statale che gestirà i rapporti con i creditori e si occuperà di traghettare l?istituto verso la chiusura definitiva. I fondi per la garanzia proverranno dallo Stato, ma solo in misura residuale. Infatti, gli enti aderenti al Dpb dovranno parteciparvi finanziariamente per un ammontare massimo di 35 miliardi di corone, equivalenti al 2 per cento del Pil, che serviranno a copertura delle perdite della società e al pagamento di una commissione annuale allo Stato. L?impegno finanziario statale è limitato alle sole somme eccedenti i 35 miliardi. Per i due anni di durata dello schema, le banche, monitorate dall?autorità di vigilanza, non potranno pagare dividendi, riacquistare le proprie azioni, prevedere nuovi piani di stock option ed espandere le loro attività. PORTOGALLO Lo Stato si è impegnato a garantire fino a 20 miliardi di euro per i titoli di breve e medio termine non subordinati emessi dalle banche incorporate in Portogallo che soddisfano particolari requisiti patrimoniali. Nei casi in cui la banca centrale lo riterrà opportuno, la garanzia potrà essere estesa a strumenti con scadenza a cinque anni. Competente a decidere sulla concessione è il ministero delle Finanze di concerto con il Banco de Portugal: attingeranno a un fondo ad hoc, finanziato con l?emissione di titoli di debito pubblico. Inoltre, il governo ha aumentato la copertura dei depositi da 25mila a 100mila euro. In cambio della garanzia, che potrà essere concessa fino al 31 dicembre 2009, sono previste restrizioni sulla espansione commerciale mentre i business plan saranno sottoposti al monitoraggio dello Stato e della banca centrale. Gli istituti beneficiari dovranno rimborsare la garanzia ottenuta o sotto forma di pagamento o con azioni privilegiate. Dovranno inoltre presentare un piano di ristrutturazione. Il governo ha di recente nazionalizzato ilBanco Portugues de Negocios. GRECIA Per ristabilire normali livelli di liquidità nel sistema, il governo greco ha deciso di garantire le passività bancarie già esistenti e di nuova emissione con scadenza a cinque anni, per un ammontare massimo di 15 miliardi di euro. Otto miliardi saranno poi destinati all?emissione di titoli pubblici che possono essere allocati direttamente alle banche contro prestazione di garanzie di buona qualità. Per i beneficiari, è previsto il pagamento di una commissione a tassi di mercato, stabilita dal ministero delle Finanze dietro suggerimento del governatore della banca centrale. Infine, il governo prevede di ricapitalizzare gli istituti di credito acquistandone, entro il 31 dicembre 2009, azioni privilegiate per un ammontare complessivo di 5 miliardi di euro. In questo caso, e in quello delle banche che detengono i titoli pubblici, un rappresentante del governo siederà nel cda e nell?assemblea degli azionisti delle beneficiarie, con diritto di veto su ogni decisione riguardante distribuzione dei dividendi, il cui ammontare massimo viene comunque fissato in misura pari al 35 per cento, e compensi degli alti dirigenti. Le azioni devono poi essere riacquistate dalla banca allo stesso prezzo di emissione entro cinque anni. OLANDA La linea di intervento del governo olandese è orientata a consentire a famiglie e imprese l?accesso ai canali di finanziamento bancari. L?obiettivo primario è dunque quello di permettere alle banche ?sane? di disporre di liquidità. E per questo, gli istituti di credito che soddisfano adeguati requisiti patrimoniali e che svolgono una significativa attività sul territorio potranno avere accesso a speciali fondi stanziati dal governo. I fondi verranno utilizzati per garantire gli strumenti di debito di nuova emissione, per iniettare capitale nelle banche tramite acquisto di azioni privilegiate, ovvero tramite la concessione di speciali finanziamenti dietro prestazione di adeguate garanzie. La somma stanziata finora è di 20 miliardi di euro. La contropartita prevista, oltre al pagamento di una commissione a prezzi di mercato, è che gli enti beneficiari non potranno utilizzare a scopo pubblicitario il credito concesso e non potranno espandersi oltre un certo limite. L?Olanda è già intervenuta con iniezioni di capitale a sostegno del gruppo Ing, in cambio di particolari categorie di azioni che permettono al governo di nominare un rappresentante nell?organo di controllo: avrà diritto di veto sulle operazioni che riguardano aumenti o riduzioni di capitale, acquisizioni e investimenti oltre una certa soglia e remunerazione dirigenti.  PER SAPERNE DI PIÙ Svezia http://www.riksdagen.se/default____56.aspx http://www.sweden.gov.se/sb/d/10213/a/114469 http://www.riksbank.com/templates/Page.aspx?id=29545 http://www.riksbank.com/templates/Page.aspx?id=29558 Danimarca http://www.finansraadet.dk/english/toolkit/forside/http://www.finansraadet.dk/english/menu/aboutthedanishbankersassociation/The+Danish+Contingency+Committee/http://www.finansraadet.dk/english/menu/Press/Press+Releases/TheDanishParliamenthasadoptedthefinancialguarantee.htm Portogallo http://bdjur.almedina.net/resumo.php?field=doc_id&value=89728http://www.portugal.gov.pt/Portal/PT/Governos/Governos_Constitucionais/GC17/Conselho_de_Ministros/Comunicados_e_Conferencias_de_Imprensa/20081013.htmhttp://www.bportugal.pt/ Grecia http://www.mnec.gr/export/sites/mnec/en/press_office/DeltiaTypou/Documents/2008_11_06_Draft_Law.pdfhttp://www.mnec.gr/en/press_office/DeltiaTypou/articles/article0172.html Olanda http://www.government.nl/News/Press_releases_and_news_items/2008/October/State_guarantees_loans_to_bankshttp://www.government.nl/News/Press_releases_and_news_items/2008/October/Protecting_the_financial_industryeuropa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/08/1699&format=PDF&aged=0&language=EN&guiLanguage=en (1) Si fa riferimento alle municipalità perché in Svezia vige un sistema ?federalista?: l?intervento in settori chiave della società, tra cui sanità e istruzione, è affidato agli enti locali che si finanziano ricorrendo al prestito bancario e investendo in titoli di debito di società finanziarie che operano sul mercato dei mutui ipotecari, anche cartolarizzando i propri beni. Dunque, se una banca non concede prestiti o una società non ripaga i bond le conseguenze negative ricadono direttamente sulla collettività.http://www.orebro.se/doldasidor/welcometoorebro/whatisaswedishmunicipality.4.37c0d5e810d685ee730800021961.htmlhttp://www.bankforeningen.se/upload/banks_in_sweden_2006_003.pdf 

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Studenti vogliono il centroSCUOLA. (sezione: Class action)

( da "Sicilia, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

Studenti vogliono il centroSCUOLA. Progetto di riqualificazione della Consulta. «Visto che il Comune non fa nulla ci pensiamo noi...» In città esistono poche realtà di aggregazione giovanile. Eccezion fatta per il Centro "Don Guanella" che costantemente richiama adolescenti e anziani offrendo attività sociali e produttive, i giovani non godono di spazi ricreativi. E visto che gli amministratori non si attivano sono gli studenti ad esporsi in prima linea. Un'idea lanciata proprio in questi giorni al questore di Agrigento è quella del neo presidente della Consulta provinciale studentesca Claudio Calè sulla valorizzazione e qualificazione del centro storico attraverso l'attivazione, al suo interno, di centri ludici e formativi. «Il nostro obiettivo - spiega Calè - è trasformare il volto del vecchio quartiere, oggi spento e inappetibile. Vogliamo ringiovanire e rendere vivibili gli spazi del centro storico, quali piazzette e vicoli. Nei prossimi giorni - prosegue Calè - sottoscriveremo una richiesta da discutere assieme al sindaco Zambuto e al prefetto Postiglione, due persone sensibili alle problematiche giovanili». Il progetto impiegherebbe i fondi strutturali europei per la ristrutturazione di abitazioni abbandonate, trasformandole in punti di ritrovo o associazioni sportive, rilanciando nel complesso l'immagine di quello che un tempo fu cuore pulsante della città. Sostenitore del progetto è il primo cittadino, il quale dichiara: «L'idea progettuale si sposa con la volontà dell'amministrazione comunale di qualificare il centro storico. Stiamo lavorando di concerto con gli uffici tecnici competenti per essere pronti non appena usciranno i bandi della Comunità Europea. L'unico problema - continua Zambuto - è che bisogna recuperare i finanziamenti necessari per ripristinare l'agibilità delle abitazioni». Attualmente nel centro storico lo stesso Comune ha effettuato alcuni lavori, finalizzati ad eliminare i pericoli, sostanzialmente alla messa in sicurezza. La lentezza burocratica e l'indisponibilità finanziaria non scoraggiano gli studenti che nel frattempo ragionano su eventuali future iniziative artistico -culturali. Per il periodo natalizio infatti la Consulta Studentesca conta di allestire in piazza Cavour un mega concerto che veda protagoniste le scuole superiori. «Ci stiamo attivando - spiega il presidente della Consulta provinciale - per richiedere agli enti pubblici il loro patrocinio. Vogliamo realizzare un vero e proprio laboratorio di danza, canto e teatro che dia sfogo all'estro degli studenti. Con il nuovo anno - prosegue Calè - ci attiveremo inoltre nella realizzazione della "Giornata dello studente" adottando uno schema diverso rispetto a quello delle edizioni passate». Per quanto riguarda scioperi e agitazioni contro i tagli alla scuola e la legge Gelmini, ci sono in cantiere azioni collettive? «Al momento non sono previste manifestazioni di piazza - risponde Calè -. L'unica iniziativa portata avanti nelle scuole - aggiunge - ha riguardato progetti di autogestione e didattica alternativa, quali assemblee, laboratori, incontri culturali e dibattiti che hanno riscosso apprezzamento sia da parte degli studenti sia dei dirigenti scolastici. E' il caso dell'I.P.I.A. Marconi di Favara dove gli studenti hanno avviato attività extradidattiche ma ugualmente formative». Anche al liceo classico "Empedocle" il preside Carmelo Vetro ha autorizzato la didattica alternativa, lasciando spazio all'intraprendenza e inventiva dei ragazzi. Il bilancio dell'attività appena conclusa è positivo e non si escludono repliche nel corso dell'anno scolastico. DEBORAH ANNOLINO

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Una Colletta per le famiglie indigenti (sezione: Class action)

( da "Corriere Adriatico" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

Si instaura un rapporto forte tra i volontari e le persone che fruiscono del servizio tanto che una famiglia ha messo alla propria bambina il nome della persona che portava i pacchi Sabato 29 nei supermercati del Piceno scatta la raccolta di prodotti per l'infanzia, pelati, tonno ed olio Una Colletta per le famiglie indigenti ASCOLI - Condividere i bisogni per condividere il senso della vita. Questa frase è il motore che spinge gli oltre centomila volontari del Banco Alimentare ad attivarsi in occasione della giornata della Colletta Alimentare. La dodicesima edizione è in programma sabato 29 novembre e coinvolge anche la nostra città ed il suo hinterland. Questa sera, alle ore 18, presso la sala Docens di piazza Roma i volontari del Banco di solidarietà - Arca, presenteranno alla cittadinanza l'iniziativa. Rosanna Amurri e Loide Di Sante del Banco di solidarietà - Arca, nel ricordare che sono ben accetti principalmente i prodotti per l'infanzia, olio, legumi, pelati e tonno, hanno spiegato i luoghi dove effettivamente si svolgerà la Colletta e cioè: supermercato Oasi di "Al Battente", supermercato Coop al "Città delle Stelle", Standa di Ascoli, IperSimply di Ascoli, Lidl di Castel di Lama, Maxitigre di Monticelli, Dico di Monticelli, Conad di Pagliare e Villa Pigna ed i tre supermercati di Villa Lempa. La Colletta si effettuerà durante gli orari di apertura delle strutture in questione. Le due volontarie del Banco di solidarietà - Arca hanno dipinto un quadro abbastanza plumbeo circa la situazione ascolana (il raggio di azione dell'associazione copre il capoluogo, Maltignano, Folignano, Acquasanta, Colli e Spinetoli, oltre a Zarepta, alcuni istituti gestite dalle suore, un'ente che si occupa dei bambini del Salawi e la comunità di recupero Dianova di Montefiore), spiegando che: "mensilmente si rivolgono a noi non meno di ottanta famiglie per un totale di circa 250 persone. Operiamo con trenta volontari ed il primo approccio è di solito telefonico. Le amministrazioni comunali, le parrocchie oppure i singoli cittadini ci suggeriscono le famiglie su cui intervenire e noi cominciamo la nostra opera. Possono chiederci aiuto per pochi giorni oppure per diverse settimane. C'è un rapporto diretto, fiduciario, tra ciascuno dei nostri volontari e le persone che ricevono i prodotti. Abbiamo saputo che una famiglia ha messo alla propria bambina il nome della persona che portava loro i pacchi". Sull'argomento è intervenuto l'assessore comunale alle politiche sociali, Achille Marcucci (nella foto con l'assessore Canzian e un volontario), il quale ha raccontato: "Ho partecipato insieme ai volontari ascolani alla Colletta alimentare e mi sono reso conto che la gente è sensibile e dona volentieri quando ha la certezza che la propria azione raggiunge l'obiettivo. Ciò è dovuto alle capacità dei volontari ed al fatto che l'iniziativa è ormai un fatto consolidato per cui si è ingenerata tra la gente una maggiore inclinazione a donare. I volontari che operano ad Ascoli vanno elogiati perché prima assistono alla raccolta, poi si fanno carico di trasferire il materiale al centro di raccolta di San Benedetto, quindi prelevano i prodotti da lì per consegnarli alle famiglie bisognose. Ho recentemente parlato con un responsabile di Zarepta il quale ha affermato che senza l'aiuto del Banco Alimentare la mensa per i poveri non andrebbe avanti. Quando un volontario del Banco Alimentare suona alla porta viene accolto come un amico, segno che nasce sempre un rapporto. La povertà nel nostro territorio è in aumento perché le imprese chiudono. Disponiamo di appena 43.000 euro da distribuire a chi ha un reddito inferiore a 6.000 annui e la domanda di contributi cresce. Distribuiamo da un minimo di 63 ad un massimo di 180 euro all'anno, eppure nessuno vi rinuncia". Il responsabile del Banco Alimentare dell'Umbria, Valter Venturi ha sottolineato il concetto di carità che è alla base della Colletta alimentare: "nel 2007 - afferma - abbiamo raccolto oltre 8.000 tonnellate, il 5% in più del 2006 e 5 milioni di persone hanno donato qualcosa". P.S.,

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Piano Governo contro la crisi, Adusbef e Federconsumatori: "misure per 3,2 milioni di mutuatari indebitati" (sezione: Class action)

( da "Sestopotere.com" del 21-11-2008)

Argomenti: Class Action

Piano Governo contro la crisi, Adusbef e Federconsumatori: "misure per 3,2 milioni di mutuatari indebitati" (21/11/2008 15:28) | (Sesto Potere) - Roma - 21 novembre 2008 - Il piano del Governo per alleviare le gravissime difficoltà delle famiglie, studiato dal ministro dell?Economia Tremonti in merito al congelamento delle tariffe autostradali e ferroviarie,allo sconto del 10 per cento per le tariffe di luce e gas per i redditi più bassi, al bonus fiscale per i redditi sotto i 20.000 euro, al calmiere sui mutui prima casa, può andare nella giusta direzione,a patto che non sia l?ennesimo annuncio privo di effetti reali, l?ulteriore regalo mascherato a banche (come la convenzione con l?Abi sui mutui) ed imprese, che ostacolano l?class="hilite">entrata in vigore della class="term">class class="term">action, per non mettere a rischio rendite da cartello e privilegi da monopolio. Adusbef e Federconsumatori, riservandosi di valutare il piano che il governo approverà prossima settimana, tornano a chiedere misure tangibili su 3,2 milioni di mutuatari indebitati a tasso variabile, che perderanno la casa in assenza di un calmiere sui tassi, la cui discesa delle rate, nonostante la BCE li abbia diminuiti, è rinviata come sempre ai prossimi mesi per effetto di patti leonini sempre favorevoli alle banche, oltre ad una rottamazione da parte della cassa Depositi e Prestiti di migliaia di mutui in sofferenza che le famiglie non riescono più a pagare da almeno 7 rate. Adusbef e Federconsumatori,che da tempo chiedono misure concrete a favore delle famiglie, ritengono giusto un blocco delle tariffe ferroviarie ed autostradali, oltre ad un deciso intervento sulle tariffe RC Auto obbligatorie che dovrebbero essere tagliate del 20%,a patto che dopo la moratoria sui prezzi, Trenitalia e concessionarie non richiedano,con interessi da usura quei mancati rincari definiti dagli economisti “effetto fionda”, che hanno prodotto aumenti in alcuni casi del 60/70 %. Infine poiché nel decretone,dovrebbe essere prevista anche la ricapitalizzare delle banche con la sottoscrizione da parte del Tesoro di obbligazioni convertibili per somme importanti stimate in almeno 30 miliardi di euro, secondo Adusbef e Federconsumatori il Governo dovrebbe pretendere garanzie reali dagli istituti di credito, affinché la liquidità erogata non sia depositata presso il conto BCE, o elargita con metodologie alla “Zaleski”, ma impiegata per finalità produttive, specie alle piccole e medie imprese.

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Crollo Alitalia, 30 mila azionistipronti ad avanzare class action (sezione: Class action)

( da "Secolo XIX, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

class="hilite">Crollo Alitalia, 30 mila azionistipronti ad avanzare class="term">class class="term">action perso il 98,5% del valore I piccoli investitori iniziano la battaglia legale per essere risarciti. Un'azione valeva 30 euro 22 anni fa, oggi ne vale 0,44 22/11/2008

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alitalia, al via la class action air france, sì a malpensa - livini e penati a pagina 24 (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

class="hilite">Pagina 1 - Prima Pagina Trentamila piccoli azionisti preparano l´azione giudiziaria Alitalia, al via la class="term">class class="term">action Air France, sì a Malpensa livini e penati a pagina 24 SEGUE A PAGINA 24

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Patto di stabilità e sicurezza Lega, summit di amministratori (sezione: Class action)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

Patto di stabilità e sicurezza Lega, summit di amministratori Pacchetto sicurezza, abolizione dell'Ici ma, soprattutto, problemi con il patto di stabilità che finisce col penalizzare i Comuni virtuosi. E poi le azioni da portare avanti insieme per trarre il massimo profitto (dal punto di vista del territorio, s'intende) dall'Expo 2015. Sono questi gli argomenti principali attorno ai quali ruoterà il dibattito che si svolgerà domani a Grumello del Monte. La Lega ha infatti indetto un ritrovo tutto suo, convocato a livello regionale, e dedicato alle dinamiche amministrative. Il titolo? «La Lega nei Comuni». A confrontarsi sono chiamati i 120 sindaci eletti sotto il segno del Carroccio in Lombardia, e fra questi ovviamente i 42 bergamaschi. Insieme a loro i vice, gli assessori, i consiglieri comunali: tanto che a Grumello, al Palafeste di via Kennedy 70, sono attese oltre 500 persone. Gli amministratori discuteranno, faranno proposte, e a raccogliere indicazioni e spunti, oltre che a dare risposte, saranno presenti gli esponenti del partito in Parlamento e al governo: oltre ai bergamaschi Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture, e Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, interverranno il ministro dell'interno Roberto Maroni, il segretario nazionale della Lega Giancarlo Giorgetti, il parlamentare europeo Francesco Speroni e la vicepresidente dell'assemblea di Palazzo Madama, Rosi Mauro. Quello che sicuramente si annuncia essere il tema portante è il dibattito sul patto di stabilità: non è un mistero né una novità che i sindaci (leghisti, ma non solo) risentono di numerose difficoltà a causa della stretta sui conti che deriva dalle varie Finanziarie e che, dicono, «finisce col pesare sempre più su chi quei conti si sforza di mantenerli in ordine». Gli amministratori faranno quindi il punto sulla situazione ed è probabile che, analogamente a quanto fatto dall'Anci, che ha fatto slittare la chiusura dei bilanci ai primi mesi del 2009 anziché al 31 dicembre 2008, prendano decisioni su una modalità d'azione collettiva. La tematica della sicurezza sarà ovviamente centrale, anche data la presenza del ministro Maroni. L'assemblea è la seconda di questo genere convocata dagli amministratori leghisti: la prima volta fu nel 2001 a Chiuduno. Ora la Bergamasca torna protagonista. La riunione si svolgerà dalle 9,30 alle 18 e sarà rigorosamente a porte chiuse. A. G.

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Corteo abusivo degli studenti: (sezione: Class action)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

MODENA PRIMO PIANO pag. 2 Corteo abusivo degli studenti: Manifestazione non autorizzata sui viali. Sit in sull?incrocio di Largo di DAVIDE MISERENDINO SI PASSA alle maniere forti. Tre settimane fa, le manifestazioni anti Gelmini si sono susseguite quasi senza sosta, ma sempre in modo civile e senza arrecare danno ai cittadini. Ieri, invece, gli studenti (alcune centinaia) hanno ritenuto necessaria un?azione più convinta, che «desse la sveglia alla città» e che risuonasse come un «ci siamo ancora»: con un corteo non annunciato e non autorizzato hanno bloccato il traffico in diversi punti della città costringendo gli automobilisti a molte deviazioni e disagi. Si è trattato certamente di un segno di rottura con la condotta precedente. L?onda non è più solo una vivace manifestazione di dissenso, ma anche una pioggia che, quando vuole, può fare dei danni. Mischiati agli studenti, nel corso della mattinata, si sono visti anche esponenti della Cgil e della sinistra estrema. I RAGAZZI ? c?erano soprattutto studenti delle superiori, ma anche qualche universitario ? si sono ritrovati ieri mattina al parco Novi Sad, dopo una lunga serata passata sui forum a raccogliere adesioni. Davanti alle tribune, la decisione improvvisa: «facciamo un corteo e raggiungiamo il centro». I primi passi intorno alle dieci, direzione Tempio. Da lì, il serpentone ? formato da circa quattrocento persone ? si è mosso lungo i viali, fino a raggiungere largo Garibaldi. Quindi si è inoltrato in centro e si è fermato davanti alla facoltà di Lettere e Filosofia in via Sant?Eufemia, per «sancire l?unità d?intenti» con gli studenti del collettivo ?LettereInMovimento?. DURANTE il tragitto, però, il gruppo si è dato da fare per intasare la circolazione, contrariamente a quanto aveva fatto qualche settimana fa. E così le forze dell?ordine sono arrivate in massa (polizia, vigili e carabinieri, anche in assetto anti - sommossa). Dopo aver fatto una sosta davanti al Tempio, la camminata è proseguita verso largo Garibaldi, e qui i manifestanti si sono seduti in mezzo all?incrocio, di fatto paralizzando il traffico in quella zona. Un sit - in durato circa mezz?ora, che però potrebbe costare caro agli organizzatori, dal momento che il blocco della circolazione è un reato punibile dalla legge. Da segnalare che nel pomeriggio i rappresentanti di Generazione Democratica hanno preso le distanze dall?azione. QUANDO gli studenti hanno levato le tende e l?incrocio si è liberato, l?onda si è spostata nel cuore del centro storico, lungo la via Emilia e quindi in corso Canal Grande. Poi ha attraversato via Università, scandendo l?incedere con l?inno della protesta ?Noi la crisi non la paghiamo?. Ultima tappa, la facoltà di Lettere e Filosofia dove il gruppo si è sfaldato. Gli organizzatori, prima che la folla si disperdesse, hanno invitato i presenti a ricordare agli amici che hanno preferito marinare la scuola «che se si sta facendo tutto questo è anche per il loro futuro». Un invito alla coerenza che solo alcuni hanno raccolto. La sensazione, parlando con i manifestanti, è stata quella di avere a che fare con una protesta più inconsapevole. La pausa di tre settimane, sembra aver diviso gli studenti che il 30 ottobre avevano riempito Piazza Grande di una folla critica ed educata, e l?ombra dei gruppi anarchici e dei collettivi autonomi è tutt?altro che sparita. Per ravvivare il fuoco gli organizzatori hanno puntato sul ?decisionismo?. Vedremo se il tempo darà loro ragione.

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di DAVIDE MISERENDINO SI PASSA alle maniere forti. Tre settimane fa, le manife... (sezione: Class action)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

MODENA PRIMO PIANO pag. 3 di DAVIDE MISERENDINO SI PASSA alle maniere forti. Tre settimane fa, le manife... di DAVIDE MISERENDINO SI PASSA alle maniere forti. Tre settimane fa, le manifestazioni anti Gelmini si sono susseguite quasi senza sosta, ma sempre in modo civile e senza arrecare danno ai cittadini. Ieri, invece, gli studenti (alcune centinaia) hanno ritenuto necessaria un?azione più convinta, che «desse la sveglia alla città» e che risuonasse come un «ci siamo ancora»: con un corteo non annunciato e non autorizzato hanno bloccato il traffico in diversi punti della città costringendo gli automobilisti a molte deviazioni e disagi. Si è trattato certamente di un segno di rottura con la condotta precedente. L?onda non è più solo una vivace manifestazione di dissenso, ma anche una pioggia che, quando vuole, può fare dei danni. Mischiati agli studenti, nel corso della mattinata, si sono visti anche esponenti della Cgil e della sinistra estrema. I RAGAZZI ? c?erano soprattutto studenti delle superiori, ma anche qualche universitario ? si sono ritrovati ieri mattina al parco Novi Sad, dopo una lunga serata passata sui forum a raccogliere adesioni. Davanti alle tribune, la decisione improvvisa: «facciamo un corteo e raggiungiamo il centro». I primi passi intorno alle dieci, direzione Tempio. Da lì, il serpentone ? formato da circa quattrocento persone ? si è mosso lungo i viali, fino a raggiungere largo Garibaldi. Quindi si è inoltrato in centro e si è fermato davanti alla facoltà di Lettere e Filosofia in via Sant?Eufemia, per «sancire l?unità d?intenti» con gli studenti del collettivo ?LettereInMovimento?. DURANTE il tragitto, però, il gruppo si è dato da fare per intasare la circolazione, contrariamente a quanto aveva fatto qualche settimana fa. E così le forze dell?ordine sono arrivate in massa (polizia, vigili e carabinieri, anche in assetto anti - sommossa). Dopo aver fatto una sosta davanti al Tempio, la camminata è proseguita verso largo Garibaldi, e qui i manifestanti si sono seduti in mezzo all?incrocio, di fatto paralizzando il traffico in quella zona. Un sit - in durato circa mezz?ora, che però potrebbe costare caro agli organizzatori, dal momento che il blocco della circolazione è un reato punibile dalla legge. Da segnalare che nel pomeriggio i rappresentanti di Generazione Democratica hanno preso le distanze dall?azione. QUANDO gli studenti hanno levato le tende e l?incrocio si è liberato, l?onda si è spostata nel cuore del centro storico, lungo la via Emilia e quindi in corso Canal Grande. Poi ha attraversato via Università, scandendo l?incedere con l?inno della protesta ?Noi la crisi non la paghiamo?. Ultima tappa, la facoltà di Lettere e Filosofia dove il gruppo si è sfaldato. Gli organizzatori, prima che la folla si disperdesse, hanno invitato i presenti a ricordare agli amici che hanno preferito marinare la scuola «che se si sta facendo tutto questo è anche per il loro futuro». Un invito alla coerenza che solo alcuni hanno raccolto. La sensazione, parlando con i manifestanti, è stata quella di avere a che fare con una protesta più inconsapevole. La pausa di tre settimane, sembra aver diviso gli studenti che il 30 ottobre avevano riempito Piazza Grande di una folla critica ed educata, e l?ombra dei gruppi anarchici e dei collettivi autonomi è tutt?altro che sparita. Per ravvivare il fuoco gli organizzatori hanno puntato sul ?decisionismo?. Vedremo se il tempo darà loro ragione.

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emiliano: "mi fido di berlusconi" - raffaele lorusso antonio di giacomo (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina III - Bari Il contenzioso La critica Mentre Costantino presenta un esposto L´invito Il premier è un puntiglio del ministro Bondi che non ricorda quanto accaduto alla Fenice di Venezia con l´apertura provvisoria Il presidente sarà a Bari il 6 dicembre? Potrebbe anticipare e verificare di persona la situazione del cantiere Dieci anni fa l´attore e regista tenne un recital tra le rovine e interpretò le Memorie di Adriano Emiliano: "Mi fido di Berlusconi" class="hilite">La class="term">class class="term">action è già firmata da 130 cittadini Petruzzelli, l´appello del sindaco: venga lui a controllare i lavori Albertazzi: "Rinvio senza senso sono pronto a recitare Dante" "Beato colui che riuscirà a rimuovere queste pastoie burocratiche" RAFFAELE LORUSSO ANTONIO DI GIACOMO Anche Silvio Berlusconi sarà a Bari il 6 dicembre. Il capo del governo - così si apprende in ambienti romani - parteciperebbe, insieme con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla cerimonia di consegna della Chiesa Russa al Patriarcato di Mosca. Altra tappa della visita potrebbe essere il Teatro Petruzzelli. Dove, com´è noto, il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, insieme con Raffaele Fitto, accompagnerà il capo dello Stato. Si tratterà di un sopralluogo a quello che, per il ministero, è ancora un cantiere e lo sarà fino a quando non si saranno concluse le procedure di collaudo. Il sindaco Michele Emiliano si augura però che il premier faccia un blitz in città prima del 6 dicembre. «Lo invito a venire subito - dice - Avrebbe così modo di rendersi conto che il Teatro Petruzzelli è pronto e che non ci sono ragioni per tenerlo chiuso. Mi fido di lui: se venisse a Bari subito, potrebbe convincere tutti a riaprire il Teatro il 6 dicembre». Il braccio di ferro fra il sindaco e il ministro dei Beni culturali si è trasformato ieri in un acceso ping pong radiofonico fra lo stesso Emiliano e Simeone Di Cagno Abbrescia, suo prossimo avversario in campagna elettorale. Messi faccia a faccia da Radio città futura, i due sfidanti per la poltrona di primo cittadino hanno esposto ciascuno la propria tesi. «è sconcertante - ha detto Emiliano - che ci sia un´opera pubblica già pronta, ma che per uno strano diktat del ministro Bondi non si possa riaprire. Non credo che sia una questione politica, anche perché quella della prossima campagna elettorale sarebbe una motivazione demenziale, la maniera migliore per la destra per perdere le elezioni. Piuttosto, si tratta di un puntiglio assurdo, assorbito dal ministro Bondi, che non si rende conto che la Fenice di Venezia fu inaugurata e poi rimase chiusa per un anno per portare a termine i lavori. C´è una città con il cuore spezzato perché il 6 dicembre la statua di San Nicola non potrà entrare nel Teatro». Simeone Di Cagno Abbrescia, dal canto suo, ha ribadito la propria posizione. «è sbagliato buttarla in politica - ha spiegato - La fine dei lavori è stata scambiata con l´entrata in funzione del Teatro. Invece, bisogna dare il tempo a chi deve effettuare i collaudi e i controlli sulla sicurezza di lavorare in assoluta tranquillità e senza pressioni. Bisogna poi risolvere gli aspetti giuridici derivanti da quell´esproprio sciagurato». Emiliano è apparso contrariato. «Quando dovrebbe riaprire il Petruzzelli, onorevole?», ha domandato. «Non tocca a me decidere», ha ribattuto Di Cagno Abbrescia. Anche se il teatro non sarà inaugurato il 6 dicembre, la mobilitazione del mondo della cultura e dei cittadini continua. Il "Comitato 6 Dicembre" ha organizzato per lunedì 24 novembre una veglia di musica davanti al Teatro. L´iniziativa sarà presentata questa mattina. Vi hanno già aderito il violinista Francesco D´Orazio, che si esibirà con il proprio quartetto, Roberto Ottaviano e il coro di voci bianche del conservatorio "Niccolò Piccinni" di Bari. è anche prevista l´esibizione di un gruppo gospel. «Non tutte le cose periranno. Si restaureranno le nostre statue infrante». Parole pronunciate da Giorgio Albertazzi, dieci anni fa, quando l´attore e regista tenne un recital in quel che restava del Petruzzelli. «Parole dalle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar» spiega l´artista. Albertazzi, vuole raccontarci quella giornata al politeama? «Tenni una lettura fra le rovine del teatro. Era il 1999 e mi chiamarono per "inaugurare" un pezzo del Petruzzelli. Ovvero la cupola appena restaurata. Fu una grande emozione, tuttavia, tornare fra quelle rovine, gli spettatori assiepati tutt´intorno alla men peggio». S´era già esibito al Petruzzelli, quand´era ancora integro? «No, perché ogni volta che m´è capitato di portare un mio spettacolo a Bari sono stato al Piccinni, più tradizionale casa della prosa. Eppure conoscevo il Petruzzelli abbastanza bene, ma da spettatore». Le sue memorie dalla platea? «Era gestito alla grande. Si spendeva molto denaro, questo sì, ma le scelte erano davvero buone». Al punto da spingerla a mettersi in viaggio per venire al Petruzzelli. «Già. Mi ricordo che venni ad applaudire il divino Nurejev e che, insieme con Anna Proclemer, scendemmo a Bari per ascoltare il concerto di Liza Minnelli». Com´era, durante la sua prima vita, il politeama? «Un teatro bellissimo. E lo dico prima che da teatrante con gli occhi dell´architetto che sono, in virtù degli studi fatti. è collocato, peraltro, in una posizione meravigliosa e si tratta di un gioiello architettonico. Il suo incendio non ha mai smesso di colpirmi, anche per la dolosità: un evento che, di per sé, costituisce già materia per uno spettacolo». Cosa dicono l´artista e l´architetto Albertazzi dei tempi della ricostruzione? «Diciassette anni rappresentano un´assurdità, anche perché ci sarebbe da chiedersi quanto siano durati realmente i lavori e quanto tempo, invece, sia stato dannatamente sprecato nelle diatribe fra la proprietà, la burocrazia e lo Stato. Alla fine, almeno, hanno avuto ragione le parole di Adriano: "Non tutte le cose periranno". Il restauro è compiuto. A proposito, in che termini?». Una ricostruzione seguendo la filosofia del dov´era e com´era, per quel che è stato possibile. «Bene, una scelta giusta. Com´è accaduto per la stessa Fenice a Venezia, d´altra parte». Fatto sta che la famiglia Messeni rivendica oggi il possesso dei locali attigui al teatro, un tempo affittati a negozi, a dispetto di un progetto che ha immaginato quegli spazi funzionali al Petruzzelli. «Mi pare più opportuna questa seconda ipotesi. Non perché sia aprioristicamente contrario all´aggregazione di altre attività nel contesto di un teatro, ma in nome del buon senso. Mi auguro che lo Stato e gli enti locali vigilino in questo senso». Fosse facile. C´è una guerra in atto fra il ministero per i Beni culturali e il Comune che mette a rischio l´inaugurazione del 6 dicembre, fissata da anni nel giorno di San Nicola. «Non vedo il perché di un rinvio. Se c´è una promessa va onorata. Tanto più se il teatro è pronto, così come mi è dato di sapere». Sembrerebbe una querelle fra opposti schieramenti politici. «Come sempre la politica si conferma una sovrastruttura deprimente. Non è possibile un braccio di ferro su tutto: beato colui che riuscirà a rimuovere queste pastoie burocratiche e di profitto dal Paese. Spero solo che Bondi si convinca ad aprire il 6 dicembre». E un suo debutto sul palcoscenico del nuovo Petruzzelli? «Mi piacerebbe molto. Potrei venire a dire Dante». Anche gratis? «Certo. Se può servire alla riapertura del teatro, ben volentieri». Sul Teatro Petruzzelli è in atto una campagna che sta disorientando l´opinione pubblica, con frode alla pubblica fede. Lo affermano, in un esposto alla Procura della Repubblica, l´avvocato Michele Costantino e la signora Vittoria Messeni Nemagna, comproprietaria del Teatro. «Valgano - si legge nell´esposto - quali indecorosi esempi di abuso della credulità popolare, le dichiarazioni secondo cui lo stanziamento di fondi pubblici per il recupero del Teatro Petruzzelli avrebbe avuto l´effetto di trasformare in bene pubblico il teatro che è di appartenenza privata». Secondo l´avvocato Costantino e la signora Vittoria Messeni Nemagna vanno nella stessa direzione «la class="term">class class="term">action e i sondaggi per conoscere chi è favorevole alla riapertura il 6 dicembre». Non solo. I due firmatari ritengono che nei comportamenti dei pubblici amministratori, a cominciare dal sindaco, possano ravvisarsi gli estremi dell´ipotesi del reato di abuso d´ufficio. I comportamenti sarebbero «connotati da reiterazione e pervicacia, dal coinvolgimento popolare artatamente attivato (vedi esposizione della statua San Nicola) per evidenti finalità di propaganda politica nell´imminenza della tornata per l´elezione del sindaco di Bari (evento questo, denso di significato politico ma anche foriero di vantaggi patrimoniali)». L´avvocato Costantino e la sua assistita ribadiscono che non ricorrono i requisiti previsti dalla legge per inaugurare il teatro. «è bene - osservano - che i cittadini siano informati delle relazioni che intercorrono fra l´utilizzazione di un bene culturale e gli affari privati che realizzano interessi trasversali di pochissime persone e che tale tipo di informazione fosse la conseguenza di un intervento della magistratura, teso a ripristinare l´osservanza delle regole». E intanto sono 130 i cittadini che hanno aderito alla class="term">class class="term">action, lanciata da tre avvocati baresi Luigi Paccione, Alessio Carlucci e Nicola Favia che chiedono la sospensione dell´erogazione dei fondi pubblici per la ricostruzione del Petruzzelli. E sono numerosi anche coloro che hanno annunciato la volontà di sottoscrivere la class="term">class class="term">action. «Ci sono stati molti consensi alla nostra iniziativa» dice l´avvocato Alessio Carlucci. Nessuna risposta, invece, è arrivata dal ministero per i Beni culturali o dal Comune al quale i tre legali hanno scritto.

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cai stringe con air france, più voli su milano - ettore livini (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina 24 - Economia Cai stringe con Air France, più voli su Milano Vertice tra Colaninno e Spinetta, che apre su Malpensa. class="hilite">Lufthansa pronta al rilancio Gli ex soci studiano la class="term">class class="term">action. Differiti gli scioperi previsti per martedì ETTORE LIVINI MILANO - Dopo l´ok all´acquisto di Alitalia, la Cai stringe i tempi sul partner estero. Ieri alle 10.53 è sbarcato a Milano con il volo Air France 1214 Jean Cyril Spinetta. In agenda un lungo faccia a faccia con Roberto Colaninno per stringere sull´alleanza con la Magliana, portando in dote un nuovo piano transalpino che per la prima volta prevede un ruolo importante per Malpensa. L´incontro, tenuto presso lo studio Bonelli-Erede-Pappalardo prima e a Banca Intesa poi, pur definito «molto positivo» da fonte Cai, non è stato però risolutivo. Il numero uno della compagnia transalpina si è imbarcato in serata sull´Az 359 delle 17.45 da Linate (partito con un´ora di ritardo) senza un contratto definitivo in tasca. Cai ? malgrado il netto vantaggio di Air France nella trattativa ? vuole esplorare fino in fondo anche l´ipotesi di un accordo con Lufthansa. Wolfgang Mayrhuber, amministratore delegato dell´aerolinea tedesca, dovrebbe essere a Milano a metà settimana. E a quel punto, con tutte le carte in tavola, la cordata italiana ? che nel cda del 25 varerà il primo aumento per pagare il Commissario Augusto Fantozzi ? potrà scegliere tra metà e fine dicembre l´alleato più idoneo. L´incontro di ieri tra Spinetta e Colaninno sarebbe servito a limare gli ultimi particolari di un´ipotesi d´accordo. Il numero uno della Piaggio avrebbe portato a casa soprattutto la caduta di tutte le pregiudiziali su Malpensa dei francesi. Anzi, Parigi sarebbe disposta ad aumentare ulteriormente le frequenze continentali da Milano rispetto ai progetti della Cai che su 18 voli a lungo raggio ne prevedevano 14 dallo scalo lombardo. Sul tavolo restano il nodo della divisione dei profitti sulle tratte Italia-Francia e quello del prezzo da pagare per entrare nel capitale Cai da parte dei francesi. Problemi che saranno ora all´esame di un tavolo tecnico. Il blitz di Spinetta sembra aver consolidato il vantaggio francese su Lufthansa, che conta però sull´appoggio di Silvio Berlusconi e della Lega grazie al suo impegno per la Malpensa. Mayrhuber ha già firmato un´intesa di massima con la Sea, il Piano Scala, che prevede la trasformazione a medio termine dell´aeroporto milanese nel quarto hub del gruppo. Un progetto subordinato alla rinegoziazione dei trattati bilaterali da parte dell´esecutivo e che dovrà subire una sorta di fine tuning quando Alitalia avrà operato la scelta definitiva del suo partner e dell´hub. Dopo le dichiarazioni di Fantozzi infine («temo che le azioni Alitalia faranno una brutta fine...») i 30mila ex soci della Magliana sembrano pronti a scendere in campo per la class="term">class class="term">action. Il Siti ha dato le prime indicazioni operative per le eventuali azioni giudiziarie (subordinate in ogni caso all´ok della legge). I titoli della compagnia sono sospesi da giugno. A inizio anno la capitalizzazione della società era pari a circa 1,2 miliardi, oggi invece le azioni sono carta straccia. Il governo si è impegnato a rimborsare in parte gli ex soci con il provento della "statalizzazione" dei conti dormienti ma i tempi sono lunghi e i fondi a disposizione (da dividere con social card, obbligazionisti Alitalia e le vittime di altri crac) potrebbero essere pochi. Per gli ex obbligazionisti, Graziano Casadei, il rappresentante comune, ha già presentato la domanda di insinuazione collettiva al passivo. Niente sciopero del trasporto aereo, infine, il 25 novembre. L´agitazione è spostata ad altra data su ordine del ministro dei Trasporti Matteoli. Difendiamo - spiega il ministero - il «diritto costituzionale» a viaggiare. Lo sciopero era stato indetto da Anpac, Up, Avia, Anpav, Sdl, Cub Trasporti e Apm a nome dei lavoratori di Alitalia, Air One, Meridiana ed Eurofly.

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Ragazzi alla ribalta con un laboratorio di arti interpretative (sezione: Class action)

( da "Stampa, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

FORMAZIONE. PROGETTO LAIV Format: docenti e allievi delle scuole superiori coinvolti con artisti di musica e teatro Ragazzi alla ribalta con un laboratorio di arti interpretative Fondazione Cariplo estende anche al Vco l'inedita iniziativa avviata in Lombardia Musica e teatro per aiutare i ragazzi a socializzare e ad esprimere la loro creatività. Con questo obiettivo la Fondazione Cariplo lancia il progetto «Laiv», laboratorio delle arti interpretative dal vivo, chiamando a raccolta le scuole superiori di Vco, Novara e Lombardia. «Vogliamo incentivare la collaborazione tra il mondo della scuola e quello delle organizzazioni musicali e teatrali - spiega Chiara Bartolozzi, responsabile del progetto - è un'occasione anche per i docenti per formarsi accanto ad artisti e sperimentare una concezione di scuola come laboratorio dinamico dove unire diversi saperi e discipline». Per farlo le scuole interessate potranno seguire il «Format», il modello didattico elaborato nel corso di una prima fase di sperimentazione che nel 2007 ha già coinvolto 34 scuole della Lombardia. Tre i punti chiave: la collaborazione dell'istituto con un'associazione teatrale o musicale, l'affiancamento ai docenti e l'inserimento del progetto nel «Pof», il piano di offerta formativa per l'anno scolastico. Il risultato dei laboratori confluirà poi a fine anno in «Laiv class="hilite">class="term">action», festival che chiamerà a raccolta tutte le classi partecipanti per portare in scena lo spettacolo realizzato. Le scuole interessate potranno consultare il bando a partire da lunedì 1 dicembre sul sito www.fondazionecariplo.it. «La prima scadenza è quella del 15 gennaio 2009 - spiega ancora Chiara Bartolozzi - entro quella data dovremo ricevere le proposte degli istituti. Poi ci sarà tempo fino al 30 marzo per preparare e consegnare i progetti definitivi, per arrivare pronti a partire dall'anno scolastico 2009-2010». Durante la fase di selezione, inoltre, la Fondazione curerà anche un percorso di aggiornamento dei docenti scelti come referenti dei progetti. Il bando finanzierà i laboratori per tre anni scolastici coprendo il 50 per cento dei costi di ognuno (la restante metà sarà a carico delle scuole), fino ad un importo massimo di 20 mila euro. «L'obiettivo ambizioso è di toccare quota 300 laboratori - conclude la Bartolozzi - perciò invito il mondo della scuola a non farsi sfuggire l'occasione». Oltre al sito della Fondazione gli insegnanti potranno trovare tutte le informazioni necessari anche all'indirizzo www.progettolaiv.it. Per facilitare il compito delle scuole è stata anche inserite l'anagrafe di associazioni e compagnie qualificate per lavorare con le scuole.

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In Svizzera la class action per i bond di Lehman (sezione: Class action)

( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

Plus sezione: ATTUALITA data: 2008-11-22 - pag: 24 autore: Obbligazioni e banche. Il caso Credit Suisse In Svizzera la class action per i bond di Lehman Azione legale collettiva chiesta dai risparmiatori di tre Cantoni C osì come non esiste per il diritto italiano, non esiste neppure per il diritto svizzero. Ciononostante una Class Action, o azione legale collettiva, sta per partire da tre distinti Cantoni nei confronti del Credit suisse che avrebbe venduto dosi massicce di bond della Lehman brothers soprattutto agli investitori ticinesi, a quelli della Svizzera romanda e del zurighese. Si tratterebbe (ma mancano ancora stime ufficiali sia sul numero dei risparmiatori coinvolti sia sulle cifre in gioco) di circa un migliaio di persone che si sarebbero trovati nei dossier titoli e nelle gestioni patrimoniali i titoli della banca d'investimenti statunitense finita il 15 settembre scorso in Chapter 11. Sono almeno tre gli studi legali impegnati nell'elaborazione di una strategia processuale comune tra cui lo studio Fisher di Zurigo e quello dell'avvocato ticinese Tuto Rossi. Ma sull'esito dell'iniziativa collettiva non mancano le riserve sia di ordine giuridico sia di ordine pratico. Le difficoltà di un'azione del genere non sono né poche né facilmente sormontabili. «Innanzitutto a quanto ci risulta – spiega un avvocato elvetico esperto in contenziosi di questo tipo, che non desidera essere citato – il Crédit Suisse ha già cominciato sia pure nella più assoluta riservatezza (si parla di clausole specifiche contenute nelle proposte di transazione) a liquidare le posizioni più delicate procedendo al riacquisto delle obbligazioni finite in default. Eppoi – prosegue il legale – vi sono alcune difficoltà insite nella natura stessa delle operazioni che sarebbero state effettuate. In primo luogo le posizioni sono fortemente differenziate e, dunque, non sarebbe semplice raggiungere quella par condicio dei danneggiati che invece è una caratteristica comune alle class action all'americana». In altre parole un risultato migliore potrebbe essere raggiunto andando a ricercare le responsabilità di chi, allo sportello, ha proceduto alla vendita, per verificare carte alla mano la correttezza delle procedure di cessione dei titoli. Questo anche perché, sempre per la particolarità della situazione il Credit suisse, secondo il legale, avrebbe buon gioco nel dimostrare che i titoli ceduti, al momento della vendita ai clienti, godevano di buona salute ma, soprattutto, di rating inossidabili e, dunque, sarebbe complesso per i legali dimostrare il dolo o la colpa nelle precedure di cessione da parte della banca. A giudizio di molti osservatori, dunque, l'utilizzo della class action all'americana potrebbe rivelarsi certamente un'arma impropria nei confronti della banca ma forse anche un'arma spuntata e controproducente.

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MARISA LA PENNA IL FUOCO DEI PIROMANI, QUESTA VOLTA, SI è ACCANITO CONTRO L'IMMAGINE DI... (sezione: Class action)

( da "Mattino, Il (Circondario Nord)" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

MARISA LA PENNA Il fuoco dei piromani, questa volta, si è accanito contro l'immagine di Sant'Antonio da Padova esposta in un'edicola votiva a piazza Calenda, a pochi passi da via Pietro Colletta dove, nelle notti scorse, sono state incendiate oltre venti automobili. Questa volta gli incendiari - e forse per la prima volta - si sono scagliati contro un'icona sacra. Un gesto blasfemo - messo a segno la notte scorsa da criminali «armati» di benzina - che ha destabilizzato i residenti, molto legati al culto di Sant'Antonio. Tant'è che in tanti si sono precipitati in chiesa a raccontare l'accaduto a don Gigi Calemme, parroco dell'Annunziata Maggiore. «Sì. Mi è stato riferito l'accaduto non appena sono arrivato in chiesa. È un gesto grave, anche se non credo che sia dettato da una vera e propria ostilità nei confronti della religione» commenta il sacerdote. E, subito, aggiunge: «So che il fuoco ha danneggiato anche i motori dei frigoriferi del bar "Polo Nord", attiguo alla cappellina. Comunque, ribadisco, non ritengo che chi ha appiccato il fuoco all'edicola votiva sia stato motivato da un impulso ideologico. Penso piuttosto che si tratti di un malato di mente. Voglio credere che si tratti di un malato di mente». Il piromane è entrato in azione prima dell'alba. Verso le cinque del mattino. Anche questa volta i vigili del fuoco sono stati allertati dai residenti che, dalle finestre, hanno visto i bagliori delle fiamme ed hanno telefonato al 115. Padre Gigi rivolge, poi, un pensiero a quei residenti che nei giorni scorsi si sono risvegliati ed hanno trovato l'amara sorpresa della propria auto distrutta dolosamente. Dice: «Si tratta di lavoratori, operai, che non avevano neppure finito di pagare le rate e che, forse, non potranno acquistare una nuova macchina. Sono sconfortato per loro. E penso ai tanti residenti che la sera vanno a dormire col terrore di trovare, all'indomani, la propria vettura distrutta dal fuoco. Sono angustiato da tutto questo abominio».

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L'assessore Cardaci abbraccia il Mpa (sezione: Class action)

( da "Sicilia, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

Regalbuto. Lascia il Pd ma precisa che non si tratta di «un'adesione ideologica al centrodestra» L'assessore Cardaci abbraccia il Mpa Valguarnera. "Rinnovamento vero". E' questo il nome del neo gruppo consiliare, appena creato dai consiglieri comunali Franco Palermo e Marco Scarpaci, che hanno rotto gli indugi e, stufi delle rispettive provenienze politiche, hanno costituito un nuovo soggetto in seno al Consiglio comunale. Franco Palermo proviene dal centrosinistra e sino a qualche settimana addietro faceva parte del gruppo del Pd. Marco Scarpaci, invece, era stato eletto tra nella lista che sosteneva il sindaco Nocilla e ormai da tempo, dichiarandosi indipendente, aveva abbandonato la coalizione di governo. Adesso, Palermo e Scarpaci motivano la loro decisione dicendo: «Abbiamo maturato esperienze diverse, positive per certi versi, che ci hanno indotto ad unire le forze per intraprendere, assieme, un'azione vigile e critica nei riguardi dell'Amministrazione, ma nello stesso tempo un'azione propositiva per recare beneficio alla collettività». I due consiglieri comunali criticano il governo cittadino: «Dopo circa quattro anni di governo Nocilla, abbiamo assistito ad una totale inefficienza e scarsa efficacia degli atti amministrativi. Pertanto, noi consiglieri del gruppo "Rinnovamento vero" vogliamo creare e dare vita ad azioni nuove, proprio per cambiare questo trend negativo, facendo cambiare questa mentalità politica, clientelare e personalistica, proponendo e generando una politica a sostegno dello sviluppo di tutti i settori presenti nella nostra piccola comunità». Il neo gruppo politico, a quanto pare, ha anche aspirazioni future. «Noi del "Rinnovamento Vero"- aggiungono Palermo e Scarpaci - vogliamo reagire a questo momento di oscurantismo politico e vogliamo rappresentare tutte quelle forze nuove e volontarie per uscire dal buio perpetuo di questi anni e nello stesso tempo, tutti uniti in unico intento, desideriamo sviluppare una politica locale a supporto dell'agricoltura, delle attività commerciali e imprenditoriale in genere, delle fasce più deboli e dei giovani, ancora presenti a Valguarnera. Per questo continueremo, con maggiore forza ed entusiasmo, per essere portavoce delle esigenze della gente comune in Consiglio comunale e negli organi istituzionali provinciali e regionali». Arcangelo Santamaria

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Leggo oggi sulle prime pagine dei giornali locali alcuni ... (sezione: Class action)

( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

Leggo oggi sulle prime pagine dei giornali locali alcuni ... Leggo oggi sulle prime pagine dei giornali locali alcuni allarmanti titoli di attualità. Ne cito alcuni per avviare una riflessione opportuna se non necessaria: "Terrorismo islamico, covo padovano", "I bar pronti a schierare gli agenti privati", "Collettivo di Scienze Politiche blocca un convegno di giovani di Fi", "Giovane minacciata con coltello in via Manin". Tutto questo in un solo giorno.Dunque, cari concittadini, è chiaro che le cose così non vanno! E' evidente che siamo tutti caduti in una situazione critica a causa di una grave mancanza amministrativa, una sorta di stato confusionale dell'amministrazione cittadina. Se si trattasse di giudicare un Consiglio di Amministrazione di una società per azioni in crisi gli azionisti avrebbero già chiesto la destituzione del consiglio al completo. E arriviamo al punto. Noi cittadini di Padova non siamo passivi componenti di un gregge gestito a piacimento dal governo della città, siamo i proprietari della nostra città, siamo gli azionisti di questo Comune! Padova è la nostra casa, la nostra famiglia, il nostro nido. Come azionisti dobbiamo giudicare chi amministra il nostro bene e dobbiamo chiedere, quando necessario, la revoca delle deleghe che noi elettori abbiamo affidato ad una Giunta Comunale oramai confusa, persa, pericolosamente inefficiente.La situazione è talmente grave che attendere ancora significa pregiudicare il futuro dei prossimi decenni. Un'esagerazione? Credo di no. Quando ci troviamo di fronte ad orde di disobbedienti che aggrediscono una pacifica riunione di giovani studenti, per il solo fatto che hanno una diversa visione politica, evidentemente qualcosa di sbagliato c'è. Oggi le nostre piazze sono invase da spacciatori, disobbedienti, ubriachi, obbligando le persone per bene ad evitare il centro storico. Non c'è giorno senza che qualche concittadino rischi di finire accoltellato da qualche balordo. Queste sono indicazioni sulla sicurezza perduta. Ma esistono altre e più preoccupanti aree critiche della mancanza di una efficace gestione della nostra città. Il commercio lasciato a se stesso, senza sostegni e piani di sviluppo, il turismo in picchiata, la perdita del ruolo guida nel Nord Est a favore di città fino a pochi anni fà secondarie. La totale mancanza di sostegno alla nostre famiglie e ai giovani che vogliono creare una famiglia. Le agevolazioni agli extracomunitari a sfavore dei nostri cittadini.Ai nostri politici locali dico di finirla di fare le primedonne perchè non sono all'altezza della situazione! Facciano tutti un passo indietro, destra, sinistra, centro, sotto e sopra! Lascino spazio ai cittadini che hanno dimostrato con la loro esperienza di essere in grado di arrivare ad obiettivi ambiziosi. Padova merita di tornare ad essere la casa di tutti i padovani, pulita, sincera, cordiale, sicura, vicina agli anziani e alle famiglie. Padova merita di tornare a correre, di tornare protagonista. I padovani meritano tutto questo! Lasciamo i partiti e i politici nei loro balletti e a fare accordi su "chi va su e chi va là". Mi appello a tutti i comitati, alle associazioni, agli imprenditori e ai professionisti, ai nostri concittadini e a tutti coloro che la pensano come noi e che come noi amano Padova sinceramente a dispetto di chi siede a Palazzo Moroni! Aggreghiamoci e alziamo la voce, diamo via al cambiamento.Filippo Bruno di Tornafortepresidente ViVi Padova!

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I TITOLI DEI GIORNALI: ECONOMIA E FINANZA. (sezione: Class action)

( da "Asca" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

I TITOLI DEI GIORNALI: ECONOMIA E FINANZA (ASCA) - Roma, 22 nov - Ecco i principali titoli sui giornali di stamani: Avvenire - Le Borse crollano ancora, in fumo 110 miliardi. - Tarquinio - Perche' divisi davanti alla catastrofe'?. Borsa & Finanza - Attenti al target. Tra revisioni continue e pochissimi ''mea culpa'' il consensus degli analisti su Piazza Affari resta incredibilmente ottimista. - Caput Mundi - E' braccio di ferro sui principi contabili tra Bruxelles e lasb. - Il nuovo Ias 39 salva Futile delle banche ''Sconto'' da 36 mld. Corsera - Bianchi: consulenti ''colpevoli'' come le banche. - Crisi, conti in tasca a chi e' scappato prima. Il re e' Schwab: ha incassato 816 milioni. - Dirigenti - In Italia posti a rischio. - Epifani, mossa sulle auto: ''Gli aiuti'? Anche in Italia''. - Il Fondo ansiogeno. - La Giornata in Borsa - Un altro calo, rimbalzano Mediobanca e Fiat. - Made in Italy, mossa libica. ''Trattiamo con 5 societa'''. - Repsol, l'ombra di Lukoil e la scelta del male minore. - Silvio e la Rai allarmista: ''Parlano solo di crisi''. - Telecom, il Parlamento stringe sulla rete. E Mediaset insiste sulla banda larga. Europa - Ichino - La ''Brunetta'' e' bipartisan. Finanza Mercati - Auto Usa col fiato sospeso. - Bertone - A Berlino non piace lo sconto Alitalia. - Eurozona, cala indice servizi. - L'India e' in orbita. La rupia va a terra. - Nazionalizzati i fondi pensione argentini. - Russia, Cindia e Iran: il rebus energia. Il Foglio - Tesoro, mi si e' ristretto il piano. Il Giornale - Fiat riparte in India con 200mila ''Linea'' l'anno. - Geithner al Tesoro Usa: Wall Street rimbalza. - Obama vuol pilotare la bancarotta delle ''Big Three'' Usa. - Piazza Affari. E' stagione di dividendi, 2,3 miliardi. Il Messaggero - class="hilite">Matteoli fa rinviare lo sciopero del 25 Gli azionisti pronti alla class="term">class class="term">action. - Samuelson: ''Subito sostegni a chi ne ha bisogno''. - Savona - Rilanciare la domanda resta la via maestra. Il Riformista - Casalinghe disperate nella recessione. - Gli 80 miliardi non si trovano slittano le misure. - Imprese in cerca di tecnici 70mila in meno all'anno. Il Sole 24 Ore Plus24 - Holding, salvagente allo studio. - Sabbatini - Quale ''eco'' ai rumor di Borsa. - Titano, nuovo Governo e vecchi contenziosi. Italia Oggi - Crisi, Tremonti aspetta l'Europa. Slitta di due giorni il varo del piano italiano antirecessione. - Gli extraUe nel sommerso per difficolta' burocratiche. - I precari saranno sempre con noi. La Stampa - Sfuma il taglio dell'acconto Irpef. Libero - Giannino - Piano anticrisi. LiberoMercato - Agenzia delle Entrate a rischio collasso sui contradditori. - Avanti con la raccolta firme nel Nordest. Si unisce anche Salerno. - Barbera - ''Caro Silvio, sul Made in Italy e' giunta l'ora di una svolta''. - Berlusconi semplifica e tutti danno il merito a Prodi. - Farmindustria salva 5mila posti senza soldi pubblici. - Finanza pubblica, un cervellone unico della Corte conti con Tesoro e Bankitalia. - Fnaarc - Sforbiciata all'lrap. Primo passo verso l'abolizione. - Lo Stato non entrera' in banca. Avanti coi bond.. - Scadenze fiscali spostate: 3,1 miliardi di risparmi. - Terza edizione di Euromed - Venti nuovi manager per lo sviluppo del Mediterraneo. - Zaia: ''Non voglio nessun condono. Chi mi critica non sa leggere''. MilanoFinanza - II crollo del barile pesa sui titoli petroliferi. Ma puo' avviare il risiko del settore. - Orsi&Tori. - Rosso&Nero - II pacchetto anti-crisi fa leva anche sull'Iva. - Sul Tier 1 ora si muovono anche da Basilea. Prima Comunic - E La banca va - Il ritorno. Repubblica - Il governo prepara un ''salvagente'' per assicurare il rendimento pre-crisi. - L'Ottovolante - La caduta del Manifatturiero. - Le imprese non amano i senior sopra 50 anni piu' difficile lavorare. - Ue, il piano anti-recessione. - Un eurobond e fondi per 130 miliardi, ecco la Finanziaria di Bruxelles. Sole 24 Ore - ..A Geithner il dopo-Paulson. - A Geithner il dopo-Paulson. - Agenzia Entrate - Sentenze, Registro a solidarieta' limitata. - Ammortizzatori e detassazione le priorita' sindacali. - Assunzioni - Se studi bene il posto c'e'. - Borse ai minimi degli ultimi 13 anni. - Borse, domina la volatilita'. - Coltivazioni biotech verso la prova in campo. - Consulenti del lavoro - L'Enpacl vara il previsionale 2009. - Coprob rafforza l'alleanza con il Veneto. - Dogane verso l'accentramento. - E il crollo Lehman batte i precedenti. - Figna (Ceo di Tenax): ''Short selling, effetti negativi dal divieto''. - Fondi arabi interessati alla Borsa polacca. - Il 770 presenta la seconda bozza. - Il cinque per mille cerca regole stabili. - In azienda mancano oltre 42mila laureati. - In fila per entrare all'outlet. - Inps - Sugli ammortizzatori spesa fino a esaurimento. - La giornata borsistica. - Libia: ''Pronti a investire in sei societa'''. - Libro unico - Lunedi' confronto sullle novita'. - Libro unico a piu' sequenze.. - Londra, vola il deficit pubblico. - Nazionalizzati i fondi pensione argentini. - Non rallenta la domanda di vino in Cina. - Part time, il ministero blocca le procedure. - Parterre - Robin Tax sulle tlc'? Strabica piu' che utile. - Per Bentley vendite in calo del 30%. - Per le coop di consumo acconto a ''quota'' 33%. - Piu' clienti negli hard discount. - Piu' ferro dalla Fortescue alla Cina. - Press Club - Time - Torna di moda la corsa alla luna. - Prezzo con l'elastico, si riduce di 52 milioni. - Primi per incremento vendite - Hard discount, la rivincita. - Promozione piena al biennio Moretti. - Quel piano del Cremlino per l'espansione all'estero. - Regioni in pista tra Confidi e fondi Ue. - Registro imprese, uscita facile. - Serrande abbassate per i bar. - Turchia - Bomba contro il Kirkuk-Ceyahn. - Ue, sviluppo e incentivi le nuove parole d'ordine. - Versione ''Xbrl'' ai bilanci 2008 fuori dagli Ias. - Wall Street brinda alla nomina al Tesoro. - ''Federalismo, nel Ddl manca lo stop ai costi''. - ''Resistere al protezionismo''. - ''Tetto'' alle note di credito Iva. Per leggere gli articoli abbonati a www.ascachannel.it red/

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ANTITRUST: CONSUMATORI, BENE MULTA SOCIETA' TLC. MA CHI PAGHERA' DANNI?. (sezione: Class action)

( da "Asca" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

ANTITRUST: CONSUMATORI, BENE MULTA SOCIETA' TLC. MA CHI PAGHERA' DANNI? (ASCA) - Roma, 22 nov - Una grande vittoria. Cosi' viene salutata la multa da 2,430 milioni di euro inflitta dall'Antitrsut a tredici societa' telefoniche, da Adusbef e Federconsumatori. ''Ma - si domandano le associazioni - chi risarcira' i danni inferti a milioni di consumatori, ai quali le stesse aziende, pur con diverse responsabilita', hanno effettuato addebiti indebiti per chiamate satellitari mai effettuate, per centinaia di euro ciascuno, per un controvalore stimabile in almeno 900 milioni di euro, class="hilite">in assenza di una class="term">class class="term">action che doveva entrare in vigore dal 1 luglio 2008 ed e' invece stata affossata dal Governo, sotto diretta richiesta di banche,assicurazioni e compagnie telefoniche?. Adusbef e Federconsumatori, dopo aver denunciato il fenomeno illecito di addebiti indebiti di 300-400 euro su ogni singola bolletta per telefonate satellitari mai effettuate, che moltiplicate per almeno 3 milioni di utenze portano ad una cifra minima di 900 milioni di euro, con la spada di Damocle del distacco della linea telefonica in caso mancato pagamento, avevano inserito sui loro siti un fac-simile di autotutela, scaricato da centinaia di migliaia di cittadini, tornano a chiedere lo sblocco della class="term">class class="term">action, come strumento di deterrenza e di buon funzionamento dei mercati. red-cam

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Antitrust: consumatori, ok multe tlc (sezione: Class action)

( da "KataWeb News" del 22-11-2008)

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class="hilite">Antitrust: consumatori, ok multe tlc 22 novembre 2008 alle 16:08 — Fonte: ansa.it — 0 commenti 'Governo affossato class="term">class class="term">action su richiesta banche e compagnie'

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Antitrust:consumatori,bene multe tlc ma mancano risarcimenti (sezione: Class action)

( da "Trend-online" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

Antitrust:consumatori,bene multe tlc ma mancano risarcimenti ANSA NEWS, clicca qui per leggere la rassegna di Ansa , 22.11.2008 15:41 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! (ANSA) - ROMA, 22 NOV - La multa inflitta dall'Antitrust a 13 societa' di telefonia e' una grande vittoria' per Adusbef e Federconsumatori. Le associazioni di consumatori, pero', class="hilite">sostengono che queste sanzioni vanno affiancate dalla prevenzione, che e' mancata, e dalla class="term">class class="term">action che e' 'stata affossata dal Governo, su richiesta di banche, assicurazioni e compagnie telefoniche'. Chi risarcira' i danni per milioni di consumatori, cui le stesse aziende hanno attribuito addebiti indebiti?

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Visita di Silvio Berlusconi a Teramo per la prima volta da Premier. Il saluto e la gioia del popolo. (sezione: Class action)

( da "Quotidiano.it, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Class Action

Visita di Silvio Berlusconi a Teramo per la prima volta da Premier. Il saluto e la gioia del popolo. Teramo | Intervista al candidato consigliere regionale Giandonato Morra per Gianni Chiodi Presidente della Regione Abruzzo:"E' un onore per tutti il Premier a Teramo: le consultazioni regionali del 14-15 dicembre 2008 sono una vera e propria emergenza politica". di Nicola Facciolini Il Presidente Silvio Berlusconi a Teramo Oggi si fa la storia d'Abruzzo. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Teramo sabato 22 novembre 2008 è stato salutato al Palascapriano da migliaia di cittadini in festa (non solo del PDL) e dagli onorevoli Carla Castellani, Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi. I "ragazzi del 1999" che inaugurarono a Teramo la nuova stagione riformista del centrodestra, e che consegnarono nel 2004 la vittoria al Sindaco Gianni Chiodi, sono ora sotto i riflettori della stampa nazionale e internazionale. "E' un grande onore per tutti noi - rivela Berardo Rabbuffo - che in tanti anni di duro lavoro abbiamo cambiato il volto della classe dirigente non solo della città di Teramo ma dell'intero Abruzzo, ospitare in città per due giorni il Presidente Silvio Berlusconi che sancisce la decisiva consacrazione del successo della nostra strategia politico-programmatica grazie a Gianni Chiodi Presidente". E' la prima volta Premier Berlusconi a Teramo anche grazie ai giovani esponenti del centrodestra locale che hanno sempre animato una grande affluenza di pubblico, riscontrata in queste ultime settimane negli incontri sul territorio con Giandonato Morra e Berardo Rabbuffo (PdL). Migliaia di amici e simpatizzanti del Popolo della Libertà salutano Silvio Berlusconi, il loro candidato presidente alla Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, il senatore Fabrizio Di Stefano, l'onorevole Carla Castellani e il candidato consigliere regionale Giandonato Morra. Avv. Giandonato Morra, che cosa rappresentano queste elezioni regionali anticipate? "La visita del nostro Presidente Silvio Berlusconi a Teramo è un grande onore per tutti gli Abruzzesi e i Teramani, ci gratifica del lavoro che stiamo svolgendo sul territorio al servizio dei cittadini e non delle poltrone; salutiamo il presidente Berlusconi che rappresenta un fortissimo valore aggiunto alle possibilità di rinascita di questa nostra Regione con Gianni Chiodi Presidente, con il Popolo della Libertà, insieme a tutti i nostri alleati. E' l'occasione storica per gli Abruzzesi di voltare decisamente pagina, per superare e sconfiggere i disastri delle sinistre. Con una scelta forte, decisa e compatta per Gianni Chiodi Presidente e per il candidato consigliere regionale Giandonato Morra insieme a Berardo Rabbuffo". Spieghiamo ai cittadini come si vota. "Si vota (sulla scheda verde) barrando il simbolo de Il Popolo della Libertà e scrivendo il cognome del candidato MORRA; in tal caso il voto si estende automaticamente al candidato Presidente Gianni Chiodi, ma per sicurezza è meglio mettere la croce anche sul candidato presidente Gianni Chiodi". Mai nella storia d'Abruzzo un motto politico-programmatico fu più illuminante, necessario, tonante e solenne: "Coerenza e passione!". "Le parole sono importanti. Gli elettori del Centrodestra lo hanno capito. Una vita etica e politica dedicata al prossimo e ben sintetizzata da queste due parole dense di significato che risuonano non solo nelle sedi elettorali di Teramo, Nereto e Giulianova, ma in tutta la Provincia". Di Lei i cittadini dicono che è uno dei pochi politici che ancora nutre un amore autentico, sincero ed originale per la politica... "Io intendo la politica come servizio verso la collettività, proiettata alla realizzazione del benessere di una comunità e fondata sempre ed esclusivamente sulla dialettica, sulla collaborazione e sulla ricerca di soluzioni condivise senza, tuttavia, scadere mai nelle logiche compromissorie deteriori. Il profondo amore per l'attività politica, in cui è immerso già da decenni, nasce dall'amore per i valori, la cultura, il patrimonio artistico e naturalistico del nostro Paese e delle sue bellissime realtà locali". L'ambiente è sempre stato al centro della sua azione politica... "Ho sempre tutelato, protetto e avvalorato l'ambiente in tutti i ruoli che ho rivestito. In tutti questi anni, ho conquistato la stima e la fiducia di tutti coloro che, pur non appartenendo allo stesso schieramento politico, hanno avuto modo di confrontarsi con me". Lei ha sorpreso, oltre che per l'acume politico, per la straordinaria umanità e per il profondo rispetto degli avversari... "Con gli avversari occorre sempre collaborare. La mia candidatura per le elezioni regionali anticipate del 14-15 Dicembre 2008, per la vittoria di Gianni Chiodi Presidente d'Abruzzo, è espressione di un'esigenza, avvertita a tutti i livelli, di rinnovare una classe politica ormai logora e stantia, introducendo un Gruppo dirigente esperto, efficiente e concreto, in grado di costituire un Governo regionale di assoluta eccellenza e fecondità. Chi è Giandonato Morra? "Sono sposato con una teramana e padre di due figli; sono nato a Foggia il 14 gennaio 1959. Teramo diventa la mia città quando mi ci trasferisco per intraprendere gli studi universitari, alla facoltà di Giurisprudenza. Durante questi anni inizia a trovare spazio la mia passione politica: vengo eletto al Consiglio di Facoltà, mi appassionano le battaglie portate avanti con il MSI e come presidente del FUAN. Conseguita la laurea, esercito la libera professione nel foro di Teramo. Il mio percorso politico prosegue e divento consigliere comunale e dirigente di Alleanza Nazionale. La passione costante e la coerenza dimostrata nel portare avanti ideali condivisi, mi valgono l'elezione a Presidente provinciale di AN nel 2002. Da allora sono alla guida del Partito sul territorio provinciale aprutino, interpretandone il cambiamento e incrementando la presenza e la rinnovata forza di AN con sindaci, assessori e consiglieri di enti locali. Dall'aprile 2005 al giugno 2006 rivesto la carica di esperto del Comitato per la valorizzazione del patrimonio alimentare italiano, istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - Dipartimento delle filiere agricole ed agroalimentari. Attualmente sono Commissario del Parco Gran Sasso - Monti della Laga, carica che rivesto con la consueta passione, tanto da trovare riconoscimento anche da parte di forze politiche opposte che ne hanno apprezzato la competenza e il dinamismo al di là di ogni tipo di appartenenza". Valori espressi con alto senso di responsabilità, da uomo delle istituzioni, nella Lettera indirizzata ai cittadini elettori della Provincia di Teramo... "Le consultazioni regionali del 30 Novembre non sono un appuntamento elettorale qualunque, ma una vera e propria emergenza politica. Stavolta esercitare il proprio diritto di voto può rappresentare davvero l'occasione giusta per realizzare il cambiamento della classe politica regionale. Il clima di sfiducia che permea ad ogni livello la collettività abruzzese deve essere sradicato al più presto e per farlo è necessaria la volontà di tutti voi: dalla vostra scelta dipenderà il risanamento della nostra Regione; l'Abruzzo ne ha bisogno come mai prima d'ora. Che cosa promette in caso di vittoria e di elezione? "Basta con le promesse mai mantenute, con il "politichese" che confonde le idee alla gente, con le doppie moralità; sono ormai esauriti i tempi della politica distante e dei "Palazzi del potere". Il mio impegno è stato sempre diretto a rappresentare gli interessi della gente cercando il coinvolgimento delle forze sindacali, imprenditoriali e sociali. Questo compito, adesso, è rafforzato dalla vostra intenzione di vedere la nascita di un nuovo Abruzzo, superare lo sdegno e tornare ad avere fiducia: è questa la sfida più grande. E' possibile, finalmente, dare un senso a parole come "merito" e "professionalità" , abbiamo un patrimonio territoriale e culturale da difendere e c'è bisogno delle capacità di tutti. Io che ho sempre vissuto la politica con passione e ragione cercando di avvicinarla alle persone, io che ho sempre considerato la politica come lo strumento con il quale dare risposte alle collettività, posso solo impegnarmi nel portare avanti i miei ideali, le cose in cui credo e per le quali ho sempre lottato. Questa è la promessa che so di poter mantenere". Qual è il programma di Alleanza Nazionale-Popolo delle Libertà (Lista Berlusconi Presidente)? "Il Programma è racchiuso in parole-chiave decisamente significative. "SPERANZA. E' la Speranza di Futuro: da subito partirà un laboratorio territoriale di Formazione ai Mestieri, alle Professioni e ai Talenti perduti nel tempo. PRINCIPI. Partecipazione e trasparenza: il Governo regionale ha il dovere di rendere accessibili i procedimenti e trasparenti le sue scelte. I cittadini devono poter esprimere valutazioni e giudizi sull'operato dell'Amministratore. METODO. La Regione governerà in "rete", facendo sistema, operando in ambiti più vasti e trovando le giuste sinergie per: razionalizzare e ridurre i costi, esprimere le potenzialità abruzzesi e inserirle in mercati più ampi. PRIORITA'. Semplificazione amministrativa e normativa, riforme istituzionali; riduzione dei costi della politica con l'accorpamento e riforma degli enti strumentali; spoil system e controllo sulle nomine. PROGRAMMAZIONE. Per rispondere alle esigenze della comunità è necessario coordinare una programmazione strategica per collocare efficacemente i singoli interventi. GOVERNO DEL TERRITORIO. Ogni area presenta risorse, problemi, dinamiche e potenzialità diverse. Si dovranno "guidare", e non subire, i processi in atto attraverso una reale programmazione dello sviluppo in chiave territoriale". In concreto cosa farà il PdL per salvaguardare la vita degli Abruzzesi dalla crisi economica in atto? "Il programma per realizzare la CASA ABRUZZO non lascerà in sospeso niente: riduzione della pressione fiscale e taglio della spesa corrente per liberare risorse per investimenti; incentivazione del monitoraggio, vigilanza e assistenza nella redazione dei progetti per accedere ai finanziamenti europei che, per il periodo 2007 - 2013 (l'Abruzzo rientra nell'obiettivo Competitività regionale e occupazione), ammontano complessivamente a circa 3 miliardi di euro; privatizzazione delle tre aziende regionali di trasporto pubblico e gare pubbliche; leggi di settore e snellimento delle procedure per le attività produttive; qualificazione e potenziamento dell'attività economica e produttiva del territorio, dalle imprese al commercio, dall'artigianato all'agricoltura, allo sviluppo rurale; sviluppo dell'occupazione con interventi finalizzati alla qualità del sistema formativo reso funzionale alle esigenze dell'economia abruzzese; riduzione e razionalizzazione della spesa sanitaria e adeguato livello di qualità del servizio sanitario; promozione di servizi sociali rivolti all'infanzia, all'adolescenza, ai diversamente abili e agli anziani; rielaborazione del Piano Paesistico Regionale per nuovi standards di qualità delle nostre città; miglioramento e promozione delle Aree Protette e rilancio del progetto APE (Appennino Parco d'Europa); istituzione di un unico Ente d'Ambito Regionale per il ciclo idrico integrato e ciclo integrato dei rifiuti e un nuovo sistema di controlli sulla qualità delle acque; valorizzazione dell'offerta turistica dell'Abruzzo con azioni di marketing territoriale, di sostegno e di incentivazione alla collaborazione". 22/11/2008

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Il Dal Piaz prepara nuove azioni di protesta (sezione: Class action)

( da "Corriere delle Alpi" del 23-11-2008)

Argomenti: Class Action

Il «Dal Piaz» prepara nuove azioni di protesta FELTRE. Fatta la pace con il preside Russotto resta la battaglia contro la riforma della scuola voluta dal governo. E gli studenti del collettivo del liceo Dal Piaz annunciano che per la prossima settimana sono in programma nuove attività: laboratori pomeridiani, una lezione all'aperto e una manifestazione di protesta da organizzare insieme alle altre scuole del feltrino. Nel comunicato viene ribadito che l'autogestione non voleva essere un'azione contro il preside, ma unicamente contro il decreto Gelmini. In ogni caso la chiusura dell'iniziativa che doveva durare tre giorni è stata anticipata di 24 ore. La domenica sarà certamente utile per riorganizzare le idee e stilare un nuovo programma di azioni, questa volta concertate con il dirigente.

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le imprese si preparano ai tagli "così si licenzia un dipendente" - davide carlucci (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina 6 - Economia Convegno a Milano dedicato alla riduzione di personale: "Il momento è terribile" Le imprese si preparano ai tagli "Così si licenzia un dipendente" L´esperto: alcuni vogliono tagliare i rami secchi ma molte imprese stanno soffrendo DAVIDE CARLUCCI MILANO - Come mandare tutti a casa e non avere grattacapi. I direttori del personale che vogliono sapere come si fa sono invitati al workshop che si terrà venerdì a Milano. Nella sala Caravaggio dell´hotel Marriott i manager andranno a lezione di tagli. Il titolo della giornata di approfondimento, organizzata dalla Learning resources associates, mette paura: "Cassa integrazione e licenziamenti collettivi: come gestire il rapporto di lavoro durante la crisi d´impresa". Leggere la presentazione intristisce: «In conseguenza della grave crisi economica internazionale purtroppo numerose aziende si vedono costrette ad intraprendere azioni volte alla riduzione del personale impiegato attraverso licenziamenti collettivi». Tra i temi da affrontare, «il pensionamento anticipato», «come affrontare al meglio i licenziamenti collettivi di personale» e «consigli pratici» su «come affrontare al meglio la procedura sindacale», Già 45 aspiranti "tagliatori di teste" si sono prenotati. «Tra loro ci sono anche amministratori delegati e direttori generali», spiega uno dei relatori, Gabriele Fava, giuslavorista dell´università Tor Vergata di Roma e consulente per molte aziende a Milano. Il docente spiega che l´idea di un corso ad hoc sui licenziamenti gli è venuta dopo le sollecitazioni di diversi suoi clienti. «Abbiamo casi di chiusure improvvise di interi stabilimenti. Il momento è terribile e bisogna sfoltire i ranghi a grappoli». Soprattutto in Lombardia, dove si calcola che siano già 50mila i posti di lavoro a rischio e dove il ricorso alla cassa integrazione negli ultimi mesi è raddoppiato. «Alcuni utilizzano la crisi come pretesto per tagliare i rami secchi o per eliminare i dipendenti scarsi o non graditi - spiega Fava - molte aziende, però, stanno veramente soffrendo. Noi insegniamo come risanare i bilanci con il minor bagno di sangue. Anche a tutela dei lavoratori». L´importante, però, è fare licenziamenti a prova di bomba. «Se sono dichiarati illegittimi - avverte Fava - i dipendenti possono essere tutti reintegrati». Il workshop segue di pochi giorni un´assemblea che ha visto riunirsi, venerdì, 250 delegati dell´associazione "Manageritalia" «per affrontare al meglio questo difficile momento e supportare i manager che quotidianamente lo vivono sulla loro pelle». Spiega infatti Paolo Iacci, condirettore di Pride, azienda informatica, e consigliere dell´associazione dei direttori del personale, che «le riduzioni di organico si fanno a tutti i livelli e colpiscono, in percentuale, più i colletti bianchi». Ma in termini quantitativi sono gli operai, soprattutto i metalmeccanici, i più penalizzati. E i direttori di personale, assicura Mario D´Ambrosio, presidente nazionale dell´associazione, si stanno attrezzando: «Stiamo facendo riflessioni con giuristi, avvocati e sindacalisti su come ottimizzare i costi delle aziende. Partendo dall´analisi della forza lavoro». Il passo successivo prevede l´uso delle forbici. «è la nostra professione. Ed è in questi momenti che si deve dimostrare di essere manager».

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Telecom multata<Pratiche scorrette> (sezione: Class action)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-11-2008)

Argomenti: Class Action

Telecom multata«Pratiche scorrette» l'intervento dell'antitrust No all'addebito di chiamate fatte per colpa di virus informatici Roma. Cartellino rosso a Telecom da parte dell'Antitrust: secondo l'Authority guidata da Antonio Catricalà il gruppo delle telecomunicazioni, multato insieme ad altre 12 società, avrebbe assunto «pratiche commerciali scorrette». La colpa: aver fatturato ai consumatori chiamate satellitari fatte non volontariamente, ma a causa di un virus informatico che cambia automaticamente il numero telefonico con cui l'utente si collega a Internet. La multa, deliberata lo scorso 30 ottobre e resa nota solo ieri, è salata: si tratta complessivamente di 2 milioni e 340.000 euro. Esultano le associazioni dei consumatori - ma i danni subiti non verranno risarciti - mentre la società telefonica non ci sta e annuncia ricorso al Tar del Lazio. Le società sanzionate sono, oltre a Telecom, Elsacom, Csinfo, Eutelia, Karupa, Teleunit, Voiceplus, Drin Tv AbcTrade, Telegest Italia, Aurora Uno, OT&T, Ivory Network Limited. Tutto, ha spiegato ieri in un comunicato l'Autorità, è partito da «centinaia di segnalazioni scritte e di telefonate al call center» giunte negli uffici dell'Antitrust a partire dal novembre dello scorso anno con cui gli utenti lamentavano bollette molto salate che addebitavano telefonate satellitari, o verso numerazioni speciali, che gli utenti stessi giuravano di non aver mai fatto. Gli accertamenti eseguiti hanno dimostrato che le chiamate erano dovute «al fenomeno dell'automatica installazione di "dialers": si tratta di una sorta di virus, che si attacca sul computer di utenti inconsapevoli, durante la navigazione in Internet». «In particolare - dice il comunicato dell'Antitrust- il "dialer"è uno speciale programma autoeseguibile che altera i parametri della connessione ad Internet impostati sul computer dell'utente, agendo sul numero telefonico del collegamento e sostituendolo con un numero a pagamento maggiorato su prefissi internazionali satellitari o speciali». Telecom, secondo gli uffici di Catricalà, «pur non avendo una diretta ed immediata responsabilità civile e contrattuale nei confronti dei consumatori nella determinazione del danno rilevante», è accusata di essere «consapevole dell'esistenza di fenomeni di utilizzo indebito di numerazioni satellitari», e per le autorità avrebbe dovuto «adottare misure volte a contenere i rischi rappresentati dall'indebita intrusione». A Telecom è stata comminata la sanzione più elevata, 325.000 euro. Elsacom, Csinfo, Eutelia, Karupa, Teleunit e Voiceplus, titolari di numeri satellitari e speciali, sono accusate di non aver controllato che ci fosse un uso indebito da parte dei terzi a cui avevano ceduto le numerazioni. Drin Tv AbcTrade, Telegest Italia, Aurora Uno, OT&T, Ivory Network Limited hanno invece, secondo l'Antitrust, ceduto a loro volta i numeri ad altri, contro le regole del settore. Telecom però ribatte che l'azienda «in qualità di operatore di accesso, si limita alla fornitura delle prestazioni di rete necessarie alla fruizione dei servizi». Non ci sarebbero, inoltre, «strumenti tecnici che consentano di distinguere il traffico regolare da quello generato dall'installazione sul computer del cliente dei cosiddetti dialer». Senza contare che sul tema sono state fatte campagne informative, e che «l'azienda ha ottemperato con la massima rapidità a tutti i provvedimenti che hanno portato alla progressiva disabilitazione di tali numerazioni». Si vedrà cosa ne pensa il Tar del Lazio. class="hilite">Nel frattempo, Adusbef e Federconsumatori parlano di «una grande vittoria». Ma senza la possibilità di una class="term">class class="term">action «affossata dal governo», rimarcano le associazioni, recuperare i danni già subiti per i clienti è praticamente impossibile. Samuele Cafasso cafasso@ilsecoloxix.it 23/11/2008

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emiliano: "ho pensato perfino alle dimissioni" - raffaele lorusso (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina III - Bari Emiliano: "Ho pensato perfino alle dimissioni" Il sindaco sul Petruzzelli: "Sconfortato ma vado avanti". Bondi: non cambio idea Il 6 dicembre non entrerà nemmeno la statua di san Nicola RAFFAELE LORUSSO «Il mio sconforto è tale che ho anche pensato di dimettermi. Però, continuo ad avere fiducia. Bari non si arrende e chiede di essere ascoltata dal governo». L´ennesimo appello del sindaco Michele Emiliano arriva durante la presentazione dei concerti che il comitato "6 dicembre" ha organizzato per domani sera davanti al Teatro Petruzzelli, per sollecitarne la riapertura immediata. Emiliano esclude gesti eclatanti. «Nessuno si aspetti che si perda la calma - dice - Vi invito anzi a continuare a sorridere. Se avremo questa capacità, chi salverà il governo e il ministro Bondi dalla situazione in cui si sono cacciati?». L´impressione è che il governo non abbia alcuna intenzione di fare un passo indietro. Chi ha avuto modo di parlare con il ministro per i Beni culturali durante la riunione del consiglio nazionale di Forza Italia, l´altra sera, racconta di averlo trovato fermo nei suoi propositi. Il ministro ha riferito di non voler cambiare idea e di essere assolutamente tranquillo e di aver optato per la soluzione migliore. Adesso manca soltanto la convocazione del tavolo tecnico con gli enti locali e la proprietà privata per definire le questioni tecnico-giuridiche ancora in sospeso. A questo proposito, il ministro ha assicurato che la farà a breve, non appena si sarà placata la polemica politica. Il 6 dicembre nel Teatro Petruzzelli non entrerà neanche la statua di San Nicola. «Ci era stata chiesta la disponibilità a portare il Santo Patrono nel teatro, nel giorno della sua festa - rivela padre Damiano Bova, rettore della basilica - Non avevamo deciso nulla, anche perché noi non c´entriamo con il teatro, ma credo che a questo punto la questione sia chiusa». Fa poi discutere l´ennesimo esposto depositato in Procura dall´avvocato Michele Costantino e da Vittoria Messeni Nemagna, comproprietaria del Teatro. Il legale e la sua assistita ipotizzano a carico del sindaco Michele Emiliano il reato di abuso d´ufficio. «Mi riservo ogni azione legale nei confronti degli autori dell´esposto - fa sapere Emiliano - Anche nelle settimane che precedettero l´abbattimento di Punta Perotti fui denunciato più volte e tutti i procedimenti sono stati archiviati. Così sono convinto accadrà anche questa volta». class="hilite">Contro l´esposto del professor Costantino e di Vittoria Messeni Nemagna si scagliano anche gli avvocati Luigi Paccione e Alessio Carlucci, difendendo la class="term">class class="term">action da loro promossa, sostenendo che «il teatro è già di proprietà della città di Bari per avverata estinzione della concessione di suolo pubblico del 1896».

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multe dell'antitrust per le chiamate truffa - sara bennewitz (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina 16 - Economia Multe dell´Antitrust per le chiamate truffa Oltre 2 milioni a Telecom e ad altre dodici società per telefonate satellitari "Pratiche commerciali scorrette nei confronti dei clienti" Le associazioni dei consumatori: bene, ma ora chi rimborserà gli utenti? SARA BENNEWITZ MILANO - L´Autorità Garante della Concorrenza dopo un anno di indagini sanziona per 2.430 milioni 13 compagnie telefoniche, che con diversi gradi di responsabilità hanno frodato i consumatori. La questione riguarda l´addebito nella bolletta Telecom dei primi mesi del 2007 di chiamate a numeri speciali o attraverso il satellite, che come tali sono molto costose, ai clienti Internet dell´ex monopolista. Secondo la ricostruzione dell´Antitrust, gli utenti Telecom connettendosi al web contraevano sul computer un virus informatico che attraverso dei "dialer" trasferiva sul satellite le semplici chiamate urbane. Il dialer è una sorta di programma che si istalla automaticamente sul computer, deviando la connessione telefonica dal doppino di rame al satellite. E così, dopo aver ricevuto una serie di bollette astronomiche, senza aver mai telefonato sugli aerei, a bordo delle navi o da altri posti raggiungibili solo via satellite, i consumatori hanno sporto denuncia all´Antitrust, che è intervenuto multando tutti gli operatori coinvolti a vario livello nella truffa. Telecom è stata condannata per 325mila euro, al gestore italiano delle numerazioni satellitari Elsacom è stata imputata una sanzione da 270mila, Csinfo, Karupa, Voiceplus dovranno pagare 255mila ciascuna, Eutelia 215mila, Teleunit 180mila, AbcTrade, Aurora Uno, Drin Tv, Ot&t e Telegest Italia 115mila e Ivory Network Limited 100mila. Ognuna delle 13 società di telefonia «con distinte responsabilità e diversi ruoli ? spiega l´Antitrust ? hanno attuato pratiche commerciali scorrette nei confronti di moltissimi consumatori». Su Telecom l´Antitrust precisa che «pur non avendo una diretta ed immediata responsabilità civile e contrattuale, la società ha posto in essere comportamenti contrari alla diligenza professionale». Secondo l´Autorità, infatti, «Telecom era consapevole dell´esistenza di questi fenomeni legati all´operare abusivo dei dialer». In quanto responsabile della rete, Telecom avrebbe invece «dovuto adottare misure volte a contenere i rischi dell´intrusione dei dialer sui computer degli utenti ad opera di soggetti terzi». Telecom sarebbe anche colpevole di non aver informato i suoi clienti sulla possibilità di contrarre questi virus, esigendo invece il pagamento di bollette carissime e staccando addirittura la linea a chi si è rifiutato di pagare. Telecom ha risposto alle accuse annunciando il ricorso al Tar del Lazio. Il gruppo in una nota ha ribadito «la propria totale estraneità a tali fenomeni fraudolenti», respingendo «con fermezza le responsabilità che le vengono attribuite». Secondo Telecom, infine, «non esistono strumenti che consentano di distinguere il traffico regolare da quello generato dall´installazione dei dialer». Soddisfatte invece le associazioni dei consumatori; class="hilite">tuttavia Adusbef e Federconsumatori si chiedono chi risarcirà i clienti che hanno pagato «centinaia di euro ciascuno, per un controvalore di almeno 900 milioni», dato che l´introduzione della class="term">class class="term">action «è stata affossata dal Governo, sotto diretta richiesta di banche, assicurazioni e compagnie di tlc».

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kuzmanovic e santana avviano la riscossa (sezione: Class action)

( da "Tirreno, Il" del 23-11-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina 16 - Sport Kuzmanovic e Santana avviano la riscossa FIRENZE. Le pagelle della Fiorentina. COMOTTO 6. Sulla fascia di destra, ha cercato nell'anticipo l'arma migliore per contrastare Sanchez e gli altri bianconeri decisi a svicolare da quella parte. Con il trascorrere dei minuti ha provato anche ad andare a concludere segnalandosi quanto meno come molto attivo e combattivo. Espulso per essersi immolato sul tiro di Floro Flores a botta sicura, ma il cartellino rosso non può pregiudicargli la sufficienza. GAMBERINI 5,5. Ha sofferto la vivacità degli attaccanti bianconeri nel primo tempo. Nelle chiusure non sempre è stato puntuale soprattutto quando dal centrocampo filtravano le iniziative più dinamiche dei facitori del gioco friulano. Nella ripresa è salito in sicurezza ma complessivamente non è apparso il difensore da maglia azzurra che conosciamo. DAINELLI 6. Ha corso rischi di troppo perché danneggiato parzialmente dalle incertezze dell'intero reparto difensivo quando è stato aggredito e messo in chiara difficoltà dalla impetuosa e anche spettacolare offensiva friulana nel primo tempo. Nella ripresa ha potuto usufruire della crescita generale del collettivo viola. VARGAS 6. Non ispirato nel calciare le punizioni dalla media distanza, ha ritrovato solo nella ripresa l'esplosività della passata stagione quando vestiva la maglia del Catania. Nei ripiegamenti difensivi si è trasformato nel secondo tempo fino a riuscire a convincere. FELIPE MELO 5,5. Ha corso a vuoto quando lo hanno messo in mezzo Sanchez e Pepe che sovente sono rientrati sulla trequarti per costruire le azioni con le quali creare verticalizzazioni e spazi per gli spunti offensivi di Floro Flores e di tutti coloro che avevano la possibilità di inserirsi. Qualche volta ha girato a vuoto anche nella ripresa. MONTOLIVO 7,5. Un bel tiro (al 15') sul quale poteva nascere il gol viola quando Mutu non è riuscito a bruciare sul tempo con il tap-in Handanovic. Dopo qualche altro tentativo - dimostrazione di personalità - è salito in cattedra nella ripresa quando è diventato l'uomo-partita per i gol (splendidi) e i suggerimenti. SEMIOLI 5. Ha provato rifiniture decisive per Mutu non trovando sempre la misura e il tempo giusti. Si è perso in mezzo alle sollecitazioni del centrocampo friulano che un po' alla volta ne ha isolato gli spunti e le idee. GILARDINO 6,5. Ha avuto sprazzi di volontà ed anche di coraggio, tentando qualche conclusione disperata. Ha offerto una gran palla a Mutu nel finale del primo tempo. Nella ripresa ha avuto i lampi del miglior Gilardino, gol compreso. MUTU 7,5. L'avvio è stato promettente. Si è mosso, ha avuto un paio di guizzi, poi ha perso il filo del gioco e del rendimento. Nella ripresa però ha trovato la chiave per riportare la Fiorentina a galla col rigore ottenuto e trasformato. Ha dato un volto consistente alla manovra offensiva ribaltando praticamente i parametri del gioco e dei meriti delle due antagoniste. KUZMANOVIC 6,5. è entrato a partita avviata, quando la situazione (30' pt) si era complicata sul piano del risultato e del gioco. Non è riuscito ad entrare in fretta nei meccanismi del collettivo, cosa che ha fatto nel secondo tempo dando un importante contributo alla vittoria. SANTANA 6,5. Ha sostituito Semioli nella ripresa, cambiando la manovra viola e assicurando dinamismo, ritmo e fantasia. GOBBI ng. è entrato e ha fatto la sua parte con adeguata intensità, sia pure limitatamente agli ultimi dieci minuti. Le pagelle dei bianconeri. UDINESE: Handanovic 6, Motta 5, Coda 5, Domizzi 5, Lukovic 6, Inler 6, D'Agostino 5.5, Pasquale 6 (30' st Di Natale 6), Pepe 6, Floro Flores 7.5, Sanchez 6.5 (40' st Quagliarella sv). All.: Marino 5.5. ARBITRO: Orsato di Schio 6.

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di GILBERTO DONDI LA LUNGA giornata delle rivendicazioni di Crash è inizi... (sezione: Class action)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 23-11-2008)

Argomenti: Class Action

BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 4 di GILBERTO DONDI LA LUNGA giornata delle rivendicazioni di Crash è inizi... di GILBERTO DONDI LA LUNGA giornata delle rivendicazioni di Crash è iniziata con uno dei ragazzi del centro sociale che, martello in mano, ha aperto un varco nella porta murata dell?ex cinema Embassy, in via Azzo Gardino. L?intenzione era quella di occupare anche quello stabile, oltre a quello già occupato in via Zanardi (su cui pende il sequestro deciso dalla Cassazione), per «liberare un nuovo spazio sociale sottratto da molto tempo alla città e al quartiere». L?EX Embassy era stato sgomberato dalla polizia nel marzo del 2007, quando aveva fatto andar via il collettivo Metrolab e poi aveva murato tutte le entrate. Da allora lo stabile, di proprietà del demani e su cui c?è un progetto per fare degli uffici («fermo da anni», accusano i ragazzi), era rimasto abbandonato. Fino a ieri, appunto, quando alle 15 una ventina di autonomi del laboratorio si sono presentati con tutti gli strumenti del caso. Hanno aperto il cancello, sono saliti sulla scala che porta all?entrata di servizio e poi hanno buttato giù a martellate il muro di mattoni a suo tempo eretto dalla polizia. Quindi alcuni ragazzi sono saliti sul tetto e hanno srotolato uno striscione: «Aumenta la crisi, Crash raddoppia». Fuori, nel frattempo, una ragazza bionda urlava al megafono: «Siamo i pirati del terzo millennio, abbiamo occupato un nuovo spazio di socialità». NEMMENO mezz?ora e sono arrivate due camionette di polizia e finanza con una trentina di agenti in tenuta antisommossa. A comandare le operazioni, il vicequestore Sergio Bracco e il capo della Digos Vincenzo Ciarambino. I ragazzi hanno chiuso il cancello con una catena e, da dentro, hanno atteso l?evolversi della situazione. L?intenzione delle forze dell?ordine, stavolta, era chiara: dall?ex Embassy i ragazzi dovevano uscire. Subito. E così sono stati chiamati i vigili del fuoco che, tronchesi alla mano, hanno tagliato la catena. Poi gli agenti si sono accalcati e, spostati di peso Beppe e Pino De Biase (l?attuale portavoce del laboratorio e lo storico antagonista), hanno aperto il cancello e fatto uscire uno a uno i venti occupanti. Nessuno ha reagito. Tutto si è svolto senza problemi. «La nostra è una resistenza passiva», ha chiarito Beppe. Alle 16, lo stabile era già sgomberato. Un?occupazione lampo. L?UNICO incoveniente, a quel punto, erano i 5 ragazzi rimasti sul tetto, che non avevano alcuna intenzione di scendere. Intanto, sul posto sono arrivati anche Tiziano Loreti (Prc), Valerio Monteventi (ex Prc), l?oste del Pratello Osvaldo e Rosario Picciolo (Livello 57). Oltre alla camionetta dei carabinieri, con altri militari in tenuta. Poi è stata fatta venire anche l?autoscala dei pompieri, fra i cori dei ragazzi: «Chiediamo spazi, ci mandano la polizia, è questa la loro democrazia». E? stato a quel punto che Vincenzo Ciarambino è entrato in azione, con la solita, unanimemente riconosciuta, capacità di mediazione. E? salito di persona nel cestello dell?autoscala, poi si è fatto alzare fino al tetto, dove ha raggiunto i ragazzi e, a distanza, ha iniziato la trattativa per farli scendere. Dopo circa mezz?ora, li ha riportati giù, facendoli entrare nel cestello uno alla volta. RISOLTA la situazione all?Embassy, ecco il trasferimento collettivo in via Indipendenza, angolo via Righi, dove alle 17,30 era fissato l?appuntamento con la manifestazione ?Reclaim the street?, che prevedeva un corteo lungo via dei Mille, Marconi, Ugo Bassi e ritorno in piazza VIII Agosto. Fin da subito si è capito che l?affluenza non era quella delle occasioni migliori. Il camion con le casse si è piazzato in mezzo alla strada con la musica a tutto volume, mentre i mezzi pubblici facevano lo slalom per passare. Sul cofano del mezzo, uno striscione rosso. «Ciao Francesco», rivolto a un ragazzo di Crash morto d?infarto nei giorni scorsi. In via Indipendenza si sono radunate circa 300 persone: insieme a Crash e Lazzaretto (con un proprio mezzo), rappresentanti di Tpo, Livello e collettivo universitari. Non troppi, per la verità. Il tutto sotto lo sguardo incuriosito di centinaia di persone, giovani, anziani e famiglie, in giro per lo shopping o per la passeggiata del sabato pomeriggio, pur nel freddo pungente. Proprio per il numero di partecipanti inferiore alle attese, gli organizzatori hanno chiesto alla polizia di cambiare percorso. Invece del giro lungo, hanno chiesto di andare in piazza XX Settembre, per concludere lì il corteo. Richiesta immediatamente accolta dalla Questura, anche perché così la manifestazione è rimasta ben lontana da piazza Nettuno e dai relativi problemi. E COSI?, alle 18,30, i ragazzi si sono messi in marcia, preceduti dal cordone di polizia e carabinieri. Davanti, uno striscione bianco: «Conquistando nuove mete, direzione Crash». La camminata di circa 500 metri è durata quasi un?ora, fra la musica degli altoparlanti, qualche coro e le luci dei fumogeni. Arrivati all?autostazione, il corteo ha fatto una sorta di inversione a U ed è arrivato sotto la scalinata del Pincio, dove la manifestazione si è conclusa con i ragazzi a ballare e bere birra. A mezzanotte, infine, in via Zanardi, sede di Crash, assemblea pubblica per organizzare le future iniziative contro le politiche repressive del sindaco Sergio Cofferati.

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della Digos trattativa sul tetto (sezione: Class action)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 23-11-2008)

Argomenti: Class Action

BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 5 della Digos trattativa sul tetto sulla scala dei Vigili del fuoco. La giornata finisce con un corteo senza scontri di GILBERTO DONDI LA LUNGA giornata delle rivendicazioni di Crash è iniziata con uno dei ragazzi del centro sociale che, martello in mano, ha aperto un varco nella porta murata dell?ex cinema Embassy, in via Azzo Gardino. L?intenzione era quella di occupare anche quello stabile, oltre a quello già occupato in via Zanardi (su cui pende il sequestro deciso dalla Cassazione), per «liberare un nuovo spazio sociale sottratto da molto tempo alla città e al quartiere». L?EX Embassy era stato sgomberato dalla polizia nel marzo del 2007, quando aveva fatto andar via il collettivo Metrolab e poi aveva murato tutte le entrate. Da allora lo stabile, di proprietà del demani e su cui c?è un progetto per fare degli uffici («fermo da anni», accusano i ragazzi), era rimasto abbandonato. Fino a ieri, appunto, quando alle 15 una ventina di autonomi del laboratorio si sono presentati con tutti gli strumenti del caso. Hanno aperto il cancello, sono saliti sulla scala che porta all?entrata di servizio e poi hanno buttato giù a martellate il muro di mattoni a suo tempo eretto dalla polizia. Quindi alcuni ragazzi sono saliti sul tetto e hanno srotolato uno striscione: «Aumenta la crisi, Crash raddoppia». Fuori, nel frattempo, una ragazza bionda urlava al megafono: «Siamo i pirati del terzo millennio, abbiamo occupato un nuovo spazio di socialità». NEMMENO mezz?ora e sono arrivate due camionette di polizia e finanza con una trentina di agenti in tenuta antisommossa. A comandare le operazioni, il vicequestore Sergio Bracco e il capo della Digos Vincenzo Ciarambino. I ragazzi hanno chiuso il cancello con una catena e, da dentro, hanno atteso l?evolversi della situazione. L?intenzione delle forze dell?ordine, stavolta, era chiara: dall?ex Embassy i ragazzi dovevano uscire. Subito. E così sono stati chiamati i vigili del fuoco che, tronchesi alla mano, hanno tagliato la catena. Poi gli agenti si sono accalcati e, spostati di peso Beppe e Pino De Biase (l?attuale portavoce del laboratorio e lo storico antagonista), hanno aperto il cancello e fatto uscire uno a uno i venti occupanti. Nessuno ha reagito. Tutto si è svolto senza problemi. «La nostra è una resistenza passiva», ha chiarito Beppe. Alle 16, lo stabile era già sgomberato. Un?occupazione lampo. L?UNICO incoveniente, a quel punto, erano i 5 ragazzi rimasti sul tetto, che non avevano alcuna intenzione di scendere. Intanto, sul posto sono arrivati anche Tiziano Loreti (Prc), Valerio Monteventi (ex Prc), l?oste del Pratello Osvaldo e Rosario Picciolo (Livello 57). Oltre alla camionetta dei carabinieri, con altri militari in tenuta. Poi è stata fatta venire anche l?autoscala dei pompieri, fra i cori dei ragazzi: «Chiediamo spazi, ci mandano la polizia, è questa la loro democrazia». E? stato a quel punto che Vincenzo Ciarambino è entrato in azione, con la solita, unanimemente riconosciuta, capacità di mediazione. E? salito di persona nel cestello dell?autoscala, poi si è fatto alzare fino al tetto, dove ha raggiunto i ragazzi e, a distanza, ha iniziato la trattativa per farli scendere. Dopo circa mezz?ora, li ha riportati giù, facendoli entrare nel cestello uno alla volta. RISOLTA la situazione all?Embassy, ecco il trasferimento collettivo in via Indipendenza, angolo via Righi, dove alle 17,30 era fissato l?appuntamento con la manifestazione ?Reclaim the street?, che prevedeva un corteo lungo via dei Mille, Marconi, Ugo Bassi e ritorno in piazza VIII Agosto. Fin da subito si è capito che l?affluenza non era quella delle occasioni migliori. Il camion con le casse si è piazzato in mezzo alla strada con la musica a tutto volume, mentre i mezzi pubblici facevano lo slalom per passare. Sul cofano del mezzo, uno striscione rosso. «Ciao Francesco», rivolto a un ragazzo di Crash morto d?infarto nei giorni scorsi. In via Indipendenza si sono radunate circa 300 persone: insieme a Crash e Lazzaretto (con un proprio mezzo), rappresentanti di Tpo, Livello e collettivo universitari. Non troppi, per la verità. Il tutto sotto lo sguardo incuriosito di centinaia di persone, giovani, anziani e famiglie, in giro per lo shopping o per la passeggiata del sabato pomeriggio, pur nel freddo pungente. Proprio per il numero di partecipanti inferiore alle attese, gli organizzatori hanno chiesto alla polizia di cambiare percorso. Invece del giro lungo, hanno chiesto di andare in piazza XX Settembre, per concludere lì il corteo. Richiesta immediatamente accolta dalla Questura, anche perché così la manifestazione è rimasta ben lontana da piazza Nettuno e dai relativi problemi. E COSI?, alle 18,30, i ragazzi si sono messi in marcia, preceduti dal cordone di polizia e carabinieri. Davanti, uno striscione bianco: «Conquistando nuove mete, direzione Crash». La camminata di circa 500 metri è durata quasi un?ora, fra la musica degli altoparlanti, qualche coro e le luci dei fumogeni. Arrivati all?autostazione, il corteo ha fatto una sorta di inversione a U ed è arrivato sotto la scalinata del Pincio, dove la manifestazione si è conclusa con i ragazzi a ballare e bere birra. A mezzanotte, infine, in via Zanardi, sede di Crash, assemblea pubblica per organizzare le future iniziative contro le politiche repressive del sindaco Sergio Cofferati.

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Palermo e Corleone unite (sezione: Class action)

( da "Sicilia, La" del 23-11-2008)

Argomenti: Class Action

Palermo e Corleone unite dino paternostro Da venerdì sera, una delle più gloriose pagine di storia di Corleone è stata immortalata su una lapide in marmo, collocata sul muro accanto al portone d'ingresso del Museo civico 'Pippo Rizzo'. Si tratta dell'atto di confederazione tra Corleone e Palermo, subito dopo la guerra del Vespro, che vide unite le due città nel cacciare i dominatori francesi. L'iniziativa è stata voluta dal Rotary Club di Corleone, presieduto dalla prof.ssa Giuseppina Triolo. Il programma prevedeva la presenza a Corleone del sindaco di Palermo Diego Cammarata, che avrebbe dovuto scoprire la lapide insieme al sindaco di Corleone, Nino Iannazzo. Ma Cammarata ha dato forfait e la lapide è stata scoperta dal sindaco Iannazzo e dal presidente del Rotary Triolo. «Il Rotary è lieto di poter aiutare la città di Corleone a tenere viva la memoria del suo passato», ha detto la prof.ssa Triolo, introducendo il convegno, che si è svolto nei locali dell'istituto 'S. Chiara'. «La memoria storica è fondamentale per capire da dove veniamo e dove vogliamo andare, per questo ci adopereremo affinché nelle nostre scuole si studi la storia locale», ha sottolineato il sindaco Iannazzo. Il presidente del consiglio comunale, Mario Lanza, ha suggerito di organizzare un'altra manifestazione, nella prossima primavera, per ricordare i Vespri, insieme alla città di Palermo. Ma quando scoppiarono i Vespri? E perché tanta gente esasperata insorse contro gli Angioini? Ricostruiamo quei giorni convulsi, con l'aiuto della «Storia della città di Corleone» (Siracusa, 1934) di don G. Colletto. Martedì 31 marzo 1282 non fu un giorno come un altro a Corleone. Arrivata la notizia che, al grido di 'Mora! Mora!', la città di Palermo era insorta in armi contro i dominatori francesi di Carlo D'Angiò, il capitano Bonifacio De Camerana «si mise alla testa dei suoi e con gioia selvaggia cacciò e uccise i francesi di Corleone e poi rapido scese coi suoi compagni verso la capitale», scrive Colletto. A Palermo, il De Camerana era stato preceduto da tre suoi ambasciatori - Guglielmo Basso, Guglielmo Curto e Guiglione De Miraldo - per offrire, come racconta Michele Amari, «patti di unione, fedeltà e fratellanza fra le due città, scambievole aiuto con arme, persone denaro, reciprocità di privilegi di cittadinanza e di franchigia di tutte le gravezze poste sui non cittadini». Una proposta che i Capitani e il Consiglio della città di Palermo accolsero subito, giurandoli sul Vangelo con gli ambasciatori di Corleone, venerdì 3 aprile 1282. A seguito di quei Patti, il Senato palermitano definì la città di Corleone 'soror mea', insignendola del titolo di 'Animosa civitas', che ancora oggi campeggia sul suo gonfalone rosso e giallo. Fu la guerra del Vespro, che in pochi mesi riuscì a spazzare via la presenza francese dalla Sicilia. Ma questi sono fatti noti. Meno note sono le azioni che, in appena tre giorni, consentirono ai corleonesi di liberare la loro città. Ecco come li racconta il Colletto: «I francesi atterriti dal moto improvviso e generale, sentendo di non poterlo dominare, scapparono dalla città e si buttarono alla campagna, speravano di potersi mettere al sicuro fra i boschi o raggiungendo qualcuno dei villaggi più vicini. Ma i Corleonesi se ne avvidero e si buttarono ad inseguirli. Ne raggiunsero alcuni nella gola della Montagna Vecchia alla fonte, ai piedi dell'erta mulattiera. Smarriti, atterriti di essere stati sorpresi, quei poveri diavoli implorarono colla voce della disperazione pietà. Non furono ascoltati, e furono tutti sgozzati. Da quel grido che inutilmente echeggiò nella gola dei monti e si disperse nel vuoto, la polla di acqua sgorgante fresca e limpida ne conservò il nome e si chiamò, a ricordo nei secoli, Acqua della Pietà». «Così altri francesi, che si erano diretti forse verso il castello di Calatamauro - prosegue il Colletto -, furono colti sulla riva del fiume, mentre si accingevano a passarlo. N'ebbero botte su botte, come se gli irati inseguitori battessero cani. Il guaito di cane e l'eco dei colpi diedero un nome nuovo al fiume, che si chiamò da quell'ora Batticani». C'è da dire, comunque, che gli Angioini avevano fatto di tutto per farsi odiare dai siciliani, ai quali impedivano persino di poter tagliare legna dai boschi regi «per la casa e per il focolare domestico».

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