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DOSSIER “CLASS ACTION”

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T ARTICOLI DEL 17-24 gennaio 2009       #TOP



Report "Class action"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Class action (12)


Indice degli articoli

Sezione principale: Class action

Pur di evitare il confronto si rivolgono al Tar ( da "Corriere delle Alpi" del 18-01-2009)
Argomenti: Class Action

Abstract: Reolon sul ricorso collettivo presentato da una trentina di Comuni IRENE ALIPRANDI BELLUNO. Dovrebbero essere più di trenta i Comuni che parteciperanno all'azione congiunta per annullare il Piano territoriale di coordinamento provinciale. Le giunte e i relativi consigli comunali stanno provvedendo a stanziare 500 euro a Comune per pagare gli avvocati che ricorreranno al Tar contro l'

GIUSTIZIA. Class action, Altroconsumo scrive al Governo: no a discriminazioni cronologiche ( da "HelpConsumatori" del 20-01-2009)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva risarcitoria. Ad oggi il percorso legislativo che si sta seguendo è tortuoso e frantumato in tre rivoli - scrive Altroconsumo - c'è un disegno di legge pendente alla Camera, il decreto "milleproroghe" in corso di conversione e un emendamento del Governo presentato al Senato su un altro disegno di legge.

Class action: firma anche tu il nostro appello al Governo. Iscriviti al gruppo su Facebook ( da "Altroconsumo.it" del 20-01-2009)
Argomenti: Class Action

Abstract: nostro appello al quale aderisce anche il Centro Tutela Consumatori Utenti Se anche tu, come noi, sei indignato dal rinvio deciso a fine 2008, iscriviti a questo gruppo su Facebook Class action: ulteriore rinvio, beffa per i cittadini - indigniamoci!", dove ti aggiorneremo sulle nostre prossime iniziative in merito alla legge sulle class action. Leggi il testo dell'appello Aderisci

Altroconsumo, appello online per legge su class action ( da "Reuters Italia" del 20-01-2009)
Argomenti: Class Action

Abstract: vigore entro il 1 luglio 2009 della normativa sulla cosiddetta class action, l'azione collettiva risarcitoria. In una nota, l'associazione informa di aver scritto oggi a Governo, presidenti di Camera e Senato e della Commissione Giustizia della Camera, chiedendo chiarezza sulle intenzioni di produrre anche per il nostro Paese un testo di legge per l'azione collettiva risarcitoria.

Sì alle osservazioni, no al ricorso politico ( da "Corriere delle Alpi" del 21-01-2009)
Argomenti: Class Action

Abstract: Gli assessori Della Colletta e Pierobon, insieme con i tecnici comunali», conclude De Menech, «stanno elaborando le osservazioni che saranno presentate nei termini previsti dalla legislazione vigente. Insomma adottiamo lo stesso metodo che utilizzammo nel 2004 per declassare alcune aree comprese nel Pai (Piano d'assetto idrogeologico) della zona Paludi»

LE AZIONI PER CONTRASTARE LA CRISI NEL TERRITORIO DI BOLOGNA ( da "marketpress.info" del 22-01-2009)
Argomenti: Class Action

Abstract: , realtà economiche ed imprenditoriali - perché mi sembra che un?opportunità che questa crisi non può farci perdere sia quella di lavorare per un miglioramento nella direzione di una maggiore e più qualificata responsabilità collettiva. . <<BACK

L'occupazione di una scuola può influire sul voto in condotta? Oppure la libert... ( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 22-01-2009)
Argomenti: Class Action

Abstract: idea collettiva». E' invece fermamente contrario a sanzionare l'occupazione con un voto basso in condotta il preside del Mamiani, Cosimo Guarino: «La condotta non deve essere essere riconducibile ad un singolo episodio ma a un comportamento generale e l'occupazione, come si sa, non nasce da un singolo ma da un'idea collettiva.

Che fine ha fatto la class action ( da "Miaeconomia" del 22-01-2009)
Argomenti: Class Action

Abstract: e lanciare un'azione legale collettiva per avere un risarcimento. In Italia non esiste questa possibilità perché la legge in questione è impantanata alle Camere. L'associazione Altroconsumo lancia così un appello online per l'entrata in vigore entro il 1 luglio 2009 della normativa sulla class action in Italia.

I dannati DELLA RETE ( da "Manifesto, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Class Action

Abstract: La recessione irrompe così nel Web e mina le intelligenze collettive che caratterizzano la vita dentro lo schermo. Il cyberspazio tra distruzione creativa e segnali che confermano la crisi irreversibile del neoliberismo Benedetto Vecchi Ipotesi a cui seguono congetture, gole profonde che sfornano scenari apocalittici, mentre la borsa procede il suo andamento caotico al ribasso,

Il lavoro è l'obiettivo prioritario delle istituzioni locali, delle parti sociali, delle c... ( da "Messaggero, Il (Marche)" del 24-01-2009)


Articoli

Pur di evitare il confronto si rivolgono al Tar (sezione: Class action)

( da "Corriere delle Alpi" del 18-01-2009)

Argomenti: Class Action

«Pur di evitare il confronto si rivolgono al Tar» Il presidente Reolon sul ricorso collettivo presentato da una trentina di Comuni IRENE ALIPRANDI BELLUNO. Dovrebbero essere più di trenta i Comuni che parteciperanno all'azione congiunta per annullare il Piano territoriale di coordinamento provinciale. Le giunte e i relativi consigli comunali stanno provvedendo a stanziare 500 euro a Comune per pagare gli avvocati che ricorreranno al Tar contro l'adozione del piano da parte di Palazzo Piloni. Lo hanno già fatto sia Sospirolo che Sedico, ma nei prossimi giorni si avrà un quadro completo dei ricorrenti: «Nel ricorso collettivo al Tar siamo più di trenta», annuncia il sindaco di Castellavazzo Franco Roccon, «ma ci saranno anche i ricorsi delle associazioni di categoria, di alcuni titolari di proprietà e la diffida del centro di Paludi. Noi manderemo comunque una ventina di osservazioni entro la scadenza del 27, ma il ricorso è necessario perché il Ptcp lede le competenze dei singoli comuni. Chi va a testa bassa si assume le sue responsabilità». Da parte sua la Provincia si dice non turbata, ma il presidente Sergio Reolon non nasconde la delusione: «Per arrivare alla programmazione abbiamo scelto un sistema democratico, che è quello della partecipazione. Abbiamo stimolato con grande fatica questa partecipazione, ma molti Comuni non hanno risposto con analogo impegno». Reolon ricorda come Belluno e Feltre ci siano state «non è vero quello che dice Vaccari su un incontro disertato» e abbiano ottenuto molto di quanto interessava, mentre altri sono rimasti più distanti. «Non credo che le associazioni di categoria facciano ricorso», dice il presidente, «perché sono state presenti a centinaia di riunioni e hanno condiviso gran parte del lavoro svolto». Il problema, per Reolon, non sta nella mancanza di buona volontà dei Comuni, ma nella difficoltà del metodo: «Anche per noi era la prima volta, la partecipazione va imparata. Il nostro non è un lavoro perfetto, ma coraggioso, perché per la prima volta la provincia di Belluno ha un progetto strategico di prospettiva futura completo. Ho atteso a lungo, ma nei mesi scorsi non sono arrivate osservazioni puntuali dai Comuni. Adesso siamo nella fase delle osservazioni, se ritengono di avere delle proposte le facciano». Reolon legge il ricorso al Tar come: «Il rifiuto del confronto. Cercano di bloccare il Ptcp, atto obbligatorio di programmazione del territorio e di assunzione di responsabilità e di autonomia. Invece di sedere al tavolo per il confronto, si investono i giudici di decisioni sulla nostra provincia. L'obiettivo è non avere il piano, perché qui c'è un'assenza di cultura di area vasta e di visione strategica. Chi ci contesta non entra mai nel merito e per sfuggire va dai giudici del Tar. Meglio riservarsi nella propria azione amministrativa, lasciando le scelte alla Regione con cui poi scambiare favori. Io voglio uscire da questo schema, ma è un processo non facile». Infine la disponibilità: «Il piano è aperto, articoli come il n.7 si possono riscrivere. Il documento adottato non è il Vangelo, si può sempre modificare e siamo disponibili, l'importante era averlo per poi lavorarci».

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GIUSTIZIA. Class action, Altroconsumo scrive al Governo: no a discriminazioni cronologiche (sezione: Class action)

( da "HelpConsumatori" del 20-01-2009)

Argomenti: Class Action

News GIUSTIZIA. Class action, Altroconsumo scrive al Governo: no a discriminazioni cronologiche 20/01/2009 - 14:26 Altroconsumo ha lanciato un appello online (consultabile sul sito dell'associazione) per l'entrata in vigore entro il 1 luglio 2009 della normativa sulla class action in Italia. L'associazione ha scritto oggi al Governo, ai Presidenti di Camera e Senato e della Commissione Giustizia presso la Camera dei deputati chiedendo chiarezza sulle intenzioni di produrre anche per il nostro Paese un testo di legge per l'azione collettiva risarcitoria. Ad oggi il percorso legislativo che si sta seguendo è tortuoso e frantumato in tre rivoli - scrive Altroconsumo - c'è un disegno di legge pendente alla Camera, il decreto "milleproroghe" in corso di conversione e un emendamento del Governo presentato al Senato su un altro disegno di legge. Un consumatore danneggiato dal comportamento illecito di un'azienda subisce un danno talvolta poco rilevante economicamente. Spesso subentra un atteggiamento remissivo da parte del singolo. La portata economica del danno diventa rilevante se si somma l'impatto che il comportamento illecito produce sulla collettività dei consumatori, e sull'efficienza del mercato. Le azioni collettive risarcitorie, la class action, non sono una minaccia per le imprese, ma uno strumento efficace di controllo diffuso del rispetto delle regole e della responsabilità sociale dell'impresa. Uno strumento che già esiste in Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito. Per Altroconsumo non deve esserci legittimazione esclusiva per pochi a intraprendere un'azione collettiva ma l'iniziativa deve poter essere allargata al più ampio numero di soggetti. La class action dovrà essere applicabile a tutti i consumatori vittime di illeciti diffusi, senza discriminazioni di tipo cronologico. 2009 - redattore: VC

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Class action: firma anche tu il nostro appello al Governo. Iscriviti al gruppo su Facebook (sezione: Class action)

( da "Altroconsumo.it" del 20-01-2009)

Argomenti: Class Action

Class class="term">action: firma anche tu il nostro appello al Governo. Iscriviti al gruppo su Facebook 20-01-2009 Abbiamo ricevuto adesioni Alla fine del 2008, con il decreto "milleproroghe", il Governo ha fatto slittare l'entrata in vigore della normativa sulle class="term">class class="term">action in Italia. Altroconsumo lancia un appello online perché l'azione collettiva risarcitoria entri in vigore entro il 1 luglio 2009. Abbiamo scritto al Governo, ai Presidenti di Camera e Senato e della Commissione Giustizia presso la Camera dei deputati chiedendo chiarezza sulle intenzioni di produrre anche per il nostro Paese un testo di legge in questo senso. Ad oggi il percorso legislativo che si sta seguendo è tortuoso e frantumato in tre rivoli: c'è un disegno di legge pendente alla Camera, il decreto "milleproroghe" in corso di conversione e un emendamento del Governo presentato al Senato su un altro disegno di legge. Perché è importante l'introduzione delle class="term">class class="term">action? Perché un consumatore danneggiato dal comportamento illecito di un'azienda subisce un danno che, individualmente, può essere poco rilevante dal punto di vista economico. E quindi può subentrare un atteggiamento remissivo da parte del singolo. La portata economica del danno diventa invece di un certo peso se si considera l'impatto che il comportamento illecito produce sulla collettività dei consumatori. Le azioni collettive risarcitorie, la class="term">class class="term">action, non sono una minaccia per le imprese, ma uno strumento efficace di controllo diffuso del rispetto delle regole e della responsabilità sociale dell'impresa. Uno strumento che già esiste in Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito. Riteniamo che un'azione collettiva debba poter essere allargata al più ampio numero di soggetti: la class="term">class class="term">action dovrà essere applicabile a tutti i consumatori vittime di illeciti diffusi. Diventa importante che tutti i cittadini facciano sentire la loro voce, per questo vi invitiamo a sottoscrivere il class="hilite">nostro appello al quale aderisce anche il Centro Tutela Consumatori Utenti Se anche tu, come noi, sei indignato dal rinvio deciso a fine 2008, iscriviti a questo gruppo su Facebook Class class="term">action: ulteriore rinvio, beffa per i cittadini - indigniamoci!", dove ti aggiorneremo sulle nostre prossime iniziative in merito alla legge sulle class="term">class class="term">action. Leggi il testo dell'appello Aderisci

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Altroconsumo, appello online per legge su class action (sezione: Class action)

( da "Reuters Italia" del 20-01-2009)

Argomenti: Class Action

MILANO (Reuters) - Altroconsumo, associazione dei consumatori, ha lanciato un appello su Internet per chiedere l'entrata in class="hilite">vigore entro il 1 luglio 2009 della normativa sulla cosiddetta class="term">class class="term">action, l'azione collettiva risarcitoria. In una nota, l'associazione informa di aver scritto oggi a Governo, presidenti di Camera e Senato e della Commissione Giustizia della Camera, chiedendo chiarezza sulle intenzioni di produrre anche per il nostro Paese un testo di legge per l'azione collettiva risarcitoria. L'appello è pubblicato su www.altroconsumo.it. Il percorso legislativo del provvedimento, che si sta seguendo, "è tortuoso e frantumato in tre rivoli: c'è un disegno di legge pendente alla Camera, il decreto "milleproroghe" in corso di conversione e un emendamento del Governo presentato al Senato su un altro disegno di legge", dice l'associazione. Un consumatore danneggiato dal comportamento illecito di un'azienda subisce un danno talvolta poco rilevante economicamente. Spesso subentra un atteggiamento remissivo da parte del singolo. La portata economica del danno diventa rilevante se si somma l'impatto che il comportamento illecito produce sulla collettività dei consumatori, e sull'efficienza del mercato, oserva ancora Altroconsumo. "Le azioni collettive risarcitorie, la class="term">class class="term">action, non sono una minaccia per le imprese, ma uno strumento efficace di controllo diffuso del rispetto delle regole e della responsabilità sociale dell'impresa", dice ancora l'associazione. Rilevando come lo strumento già esista in Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito.

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Sì alle osservazioni, no al ricorso politico (sezione: Class action)

( da "Corriere delle Alpi" del 21-01-2009)

Argomenti: Class Action

di Paolo Baracetti Sì alle osservazioni, no al ricorso «politico» Ptcp, De Menech e Collarin schierati contro l'azione al Tar chiesta dal sindaco PONTE NELLE ALPI. Sì a osservazioni tecniche che entrino nel merito del Ptcp, no invece ad un ricorso al Tar dal sapore "politico". Roger De Menech, a nome della giunta, e Pierpaolo Collarin, capogruppo di «Uniti per Ponte», replicano così al sindaco Fulvio De Pasqual e alle sue esternazioni sul Piano di coordinamento territoriale della Provincia, lo strumento di pianificazione generale che definisce l'intero assetto urbano e agricolo del territorio provinciale. Il Ptcp al centro dello "strappo" consumatosi tra gli assessori pontalpini e il sindaco De Pasqual. Gli assessori non hanno infatti aderito alla proposta del sindaco di incaricare un legale per ricorrere al Tar contro l'adozione del Ptcp da parte del consiglio provinciale, un'iniziativa cha ha visto l'adesione di altri comuni bellunesi. «Il nostro metodo prevede di produrre documenti piuttosto che assumere iniziative estemporanee poiché i cittadini», dice il vice sindaco De Menech, «sono al centro della nostra attenzione ed è per questo che riteniamo più utile produrre osservazioni puntuali e precise al Piano provinciale. Il ricorso legale auspicato da De Pasqual - secondo noi - è uno strumento di tipo politico». «In questa fase», prosegue De Menech, «ci sembra più utile entrare nel merito del documento con lo scopo di apportare delle migliorie e garantire la sicurezza dei cittadini e degli imprenditori che vivono e operano tra La Secca e Lizzona, permettendo che sorgano altre aziende e che le attuali possano continuare ad operare senza la "spada di Damocle" di trovarsi prima o poi allagate causa l'esondazione del fiumicello Rai». «Altre azioni potranno essere prese in futuro nel caso in cui non venissero accolte le nostre osservazioni. Tra l'altro», prosegue De Menech, «noi ci atteniamo alle indicazioni contenute nella legge regionale 11 che, oltre a demandare alla Province la predisposizione di un piano (cosa che non era mai stata fatta finora), in questa fase prevede che possano essere predisposte e presentate esclusivamente osservazioni». «Gli assessori Della Colletta e Pierobon, insieme con i tecnici comunali», conclude De Menech, «stanno elaborando le osservazioni che saranno presentate nei termini previsti dalla legislazione vigente. Insomma adottiamo lo stesso metodo che utilizzammo nel 2004 per declassare alcune aree comprese nel Pai (Piano d'assetto idrogeologico) della zona Paludi».

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LE AZIONI PER CONTRASTARE LA CRISI NEL TERRITORIO DI BOLOGNA (sezione: Class action)

( da "marketpress.info" del 22-01-2009)

Argomenti: Class Action

Giovedì 22 Gennaio 2009 LE AZIONI PER CONTRASTARE LA CRISI NEL TERRITORIO DI BOLOGNA Bologna, 22 gennaio 2009 - Comune, Provincia, Regione Emilia-romagna si sono confrontati, martedì 20 gennaio a Bologna, con le Aziende partecipate, le Fondazioni bancarie e le Associazioni sindacali e di impresa sulla crisi economica che ha colpito anche il territorio bolognese. L´incontro è stato aperto dal sindaco di Bologna Sergio Cofferati, è intervenuta poi la presidente della Provincia Beatrice Draghetti, la conclusione è stata affidata al presidente della Regione, Vasco Errani. Nella sua relazione la presidente Draghetti ha parlato dei progetti della Provincia destinati a lavoratori, imprese e azioni di sistema per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro. In allegato la sintesi dell´intervento. Progetti E Azioni Contro L?emergenza Della Crisi - Sintesi della relazione della Presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti Sala Farnese 20 gennaio 2009 - Fin dal 2005 è attivo un ?luogo? promosso dall?Ufficio di Presidenza della Conferenza Metropolitana con Comuni, Oo. Ss. E realtà economiche-imprenditoriali, che ha condiviso e affrontato alcuni temi/problemi rilevanti per il territorio riuscendo a comporre e a trovare sinergie per risposte significative (affitto, non autosufficienza, formazione?) . Il 1 dicembre 2008 abbiamo convocato questo tavolo attorno al tema della crisi economica per una lettura condivisa e per individuare proposte, sinergie, percorsi efficaci di reazione. C?è dunque un debito di risposta rispetto a quell?appuntamento. La Provincia ha approfondito alcune opportunità che potrà sostenere con risorse e mezzi propri e anche con contributi attraverso la Convenzione che anche quest?anno sottoscriverà con la Fondazione Carisbo. Ecco alcuni progetti, suddivisi per destinatari (lavoratori, imprese e azioni di sistema) per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro. Lavoratori - Le posizioni di lavoro non stabili sono le prime a subire le conseguenze della recessione, senza necessità di procedure di licenziamento né di preavvisi. Già dalla seconda metà dello scorso anno il nostro territorio, pur mantenendo uno dei tassi di disoccupazione più bassi a livello nazionale, ha visto aumentare in modo significativo il numero d?iscrizioni di persone in cerca di lavoro presso i Centri per l?Impiego (arrivate ad oltre 44. 000 a fine 2008), il numero di lavoratori nelle liste di mobilità (che si avvicinano ai 6. 000); il numero di ore di Cassa integrazione (circa 2. 200. 000 ore tra ordinaria e straordinaria, con un incremento del 50% dell?ordinaria). A) Supporto al reddito per i lavoratori di aziende in situazione di liquidazione o con procedura fallimentare - La Provincia è impegnata a trovare i finanziamenti necessari per coprire il costo degli interessi per prestiti fino ad un massimo di 5. 000 euro concessi dagli Istituti bancari che già partecipano al ?Tavolo delle Banche? istituito dalla Provincia in via sperimentale nel 2006, Istituti che hanno dimostrato in questi due anni un positivo coinvolgimento in questa azione sociale. La Provincia si concentra sui lavoratori di aziende in situazione di liquidazione o in procedura fallimentare per allargare il numero dei lavoratori beneficiari. Si ipotizza per il 2009 di intervenire per 600 lavoratori. B) Ricollocazione per i lavoratori in mobilità individuale e per i disoccupati che non fruiscono di ammortizzatori sociali. - La Provincia emanerà un bando pubblico straordinario del valore di un milione di euro, con finanziamento del Fondo Sociale Europeo, per la ricollocazione di lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni speciale e mobilità e metterà a disposizione un ulteriore finanziamento per ricollocare al lavoro le persone in condizione di mobilità che però non fruiscono di ammortizzatori sociali. C) Maggior coordinamento con le parti sociali per la gestione ottimale dei fondi ?just in time? per la riqualificazione professionale dei lavoratori Imprese - a) Sostegno all?accesso al credito delle imprese. Le aziende non supportate più dalle banche, si trovano oggi in una situazione di emergenza finanziaria: si tratta quindi di individuare rapidamente strumenti, utilizzabili nei prossimi sei mesi, per fronteggiare questa emergenza. La Provincia di Bologna, in collaborazione con il proprio tesoriere, Carisbo, ha istituito un fondo di 5 milioni di Euro a favore del sistema produttivo locale, utilizzando un?opportunità derivante proprio dal contratto di tesoreria in essere fra la Provincia e Carisbo stessa. 2 Nell?ambito di questo contratto la Provincia può disporre di un plafond di 5 milioni di Euro per mutui a condizioni particolarmente vantaggiose. Abbiamo quindi proposto alla banca, che ha accettato, la rinuncia da parte nostra di questo plafond e di metterlo a disposizione in tutto o in parte, a condizioni altrettanto vantaggiose (lo spread concordato è meno della metà di quelli attualmente praticati sul mercato), alle aziende del territorio per finanziare interventi sul breve termine (es. Anticipazione 13 e/o 14 mensilità, esigenze fiscali, smobilizzo crediti nei confronti della Pp. Aa. , ecc) o sul medio termine. B) Innovazione per superare la crisi: sostenibilità ambientale e riqualificazione degli insediamenti produttivi. All?interno delle previsioni del Ptcp (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), e dei Psc (Piani Strutturali Comunali) la Provincia sosterrà con azioni specifiche i Comuni nella realizzazione delle aree produttive ecologicamente attrezzate fornendo una gamma di servizi all?impresa e di servizi ambientali ed energetici che migliorino la competitività imprenditoriale delle aziende. Contestualmente le Amministrazioni pubbliche potranno concordare con i soggetti privati consistenti riduzioni dei costi di acquisizione delle aree da parte delle imprese. C) Innovazione per superare la crisi : riduzione dei costi energetici per le imprese ed i cittadini. La Provincia metterà risorse per fornire alle imprese analisi gratuite dei consumi energetici e incentivi per l?installazione di pannelli fotovoltaici. Un ulteriore obiettivo è quello di offrire a soggetti privati e pubblici la possibilità d?installare, su tetti/aree di loro proprietà, 1000 pannelli fotovoltaici da 1 Kw l?uno, in un?operazione coordinata dalla Provincia che, coinvolgendo gli operatori tecnici ed economici, consenta di abbattere il costo dei pannelli e di ridurre i tassi di interesse sui mutui che finanziano l?installazione. D) Sostegno alle imprese del settore turistico con valorizzazione, promozione e commercializzazione dell?offerta turistica del territorio provinciale. Per fare questo la Provincia metterà risorse per l?identificazione condivisa di un ?prodotto turistico Bologna? all?interno del coordinamento provinciale rappresentato dal Sistema Turistico Locale (Stl), da utilizzare per fare conoscere in modo univoco l?offerta turistica bolognese nei vari mercati italiani ed esteri. L?obiettivo è ovviamente l?aumento delle presenze nel territorio bolognese in un ottica di rafforzamento dei prodotti turistici trainanti: l?arte, la storia, la cultura, l?enogastronomia attraverso l?identificazione di azioni mirate per target. Azioni Di Sistema - a) Monitoraggio trimestrale anziché annuale dei dati disponibili per il mercato del lavoro in area provinciale al fine di produrre informazioni dettagliate a supporto dei decisori. B) Innovazione per superare la crisi : Semplificazione amministrativa. Riteniamo che la semplificazione amministrativa in particolare rivolta alle imprese possa essere valutata e condivisa nel Coordinamento permanente di tutti i soggetti firmatari nel 2007 dell?Accordo di Programma per il funzionamento degli Sportelli Unici della Attività Produttive (Arpa, Asl, Comando dei Vigili del Fuoco, Ufficio tecnico Bacino del Reno, Sovrintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici, Prefettura e Camera di Commercio). Il Coordinamento incontrerà entro il 15 febbraio le Associazioni imprenditoriali per programmare in modo concertato le azioni per una ulteriore semplificazione amministrativa. Tappe future Ho già convocato per lunedì 26 gennaio una riunione della Conferenza Metropolitana dei Sindaci perché, anche alla luce delle sollecitazioni dell?appuntamento di oggi e nell?ulteriore approfondimento dell?oggetto della crisi, si consolidino linee di approccio e di azioni condivise sul territorio. Ritengo poi che anche nello svolgersi delle diverse azioni e dei progetti individuati debba rimanere attivo il ?luogo triangolare?- Comuni, Oo. Ss. , realtà economiche ed imprenditoriali - perché mi sembra che un?opportunità che questa crisi non può farci perdere sia quella di lavorare per un miglioramento nella direzione di una maggiore e più qualificata responsabilità collettiva. . <<BACK

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L'occupazione di una scuola può influire sul voto in condotta? Oppure la libert... (sezione: Class action)

( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 22-01-2009)

Argomenti: Class Action

Giovedì 22 Gennaio 2009 Chiudi di VERONICA CURSI L'occupazione di una scuola può influire sul voto in condotta? Oppure la libertà di espressione di uno studente (anche se implica il blocco della didattica) non può essere sanzionata in nessun modo? Fa discutere la decisione presa dal collegio docenti del liceo Augusto (raccontata ieri da IlMessaggero) di assegnare nel pagellino del I quadrimestre il sette in condotta a tutti gli studenti che a novembre votarono a favore dell'occupazione dell'istituto. Se da una parte gli studenti sono tutti d'accordo nel giudicare il provvedimento «un'azione punitiva scellerata» e annunciano vertenze. Tra i dirigenti scolastici, c'è chi è convinto delle necessità di adottare provvedimenti nei confronti di chi occupa e chi, invece , giudica sbagliato intraprendere azioni punitive. «Anche la democrazia ha delle regole». Tra i fautori del provvedimento «educativo e non sanzionatorio» c'è ovviamente la preside dell'Augusto, Clara Rech, che ricorda come la decisione di assegnare il sette in pagella sia stata presa da tutto il collegio docenti. «Abbiamo voluto dare un segnale a tutti quei ragazzi che pur sapendolo attuarono una protesta non condivisibile. Un atto illegittimo, sia per regolamento d'istituto che per legge e su cui gli studenti devono assumersi le proprie responsabilità». Una spiegazione che trova d'accordo anche il preside del Newton, Mario Rusconi: «Occupare è di per se un atto illegale ed è giusto mettere in piedi provvedimenti sanzionatori. I ragazzi devono imparare che anche la democrazia ha delle regole e non posso pensare di bloccare la didattica di una scuola». Il sette in condotta è stato un provvedimento «anche sin troppo leggero» per Gregorio Franza, dirigente dell'Orazio: «Oggi con la nuova normativa, per l'occupazione di suolo pubblico e l'interruzione di pubblico servizio, ci sarebbero stati tutti gli estremi per assegnare anche un cinque. Bisogna dare un segnale forte che riporti rigore e legalità dentro le classi». «Non si può punire un'idea collettiva». E' invece fermamente contrario a sanzionare l'occupazione con un voto basso in condotta il preside del Mamiani, Cosimo Guarino: «La condotta non deve essere essere riconducibile ad un singolo episodio ma a un comportamento generale e l'occupazione, come si sa, non nasce da un singolo ma da un'idea collettiva. Mettere in piedi una protesta di questo genere nasconde un disagio generale che dovrebbe essere ascoltato e non punito». D'accordo anche la dirigente dell'Azzarita, Livia Brienza: «Quando l'occupazione è pacifica e non comporta danni non vedo la necessità di sanzionare con il voto in condotta. Magari sarebbe stato meglio attuare altri provvedimenti, più leggeri, come il divieto di fare le gite». «Provvedimento scellerato». Chi è davvero sul piede di guerra sono gli studenti. L'Uds annuncia che nei prossimi giorni «verrà realizzato un monitoraggio di tutti gli abusi riscontrati nelle scuole e che inoltrerà vertenza all' Ufficio scolastici regionale per chiedere il rispetto dello Statuto degli Studenti». Mentre la Rete degli studenti medi afferma: «Il sette in condotta per chi ha occupato è un'azione impropria contro la quale combatteremo. Chiediamo che il Ministero tenga sotto controllo l'utilizzo del voto in condotta, facendo sì che la normativa venga rispettata».

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Che fine ha fatto la class action (sezione: Class action)

( da "Miaeconomia" del 22-01-2009)

Argomenti: Class Action

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I dannati DELLA RETE (sezione: Class action)

( da "Manifesto, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Class Action

INTERNET COLPITA DALLA CRISI I dannati DELLA RETE La Microsoft annuncia licenziamenti, come Google e Intel. La recessione irrompe così nel Web e mina le intelligenze collettive che caratterizzano la vita dentro lo schermo. Il cyberspazio tra distruzione creativa e segnali che confermano la crisi irreversibile del neoliberismo Benedetto Vecchi Ipotesi a cui seguono congetture, gole profonde che sfornano scenari apocalittici, mentre la borsa procede il suo andamento caotico al ribasso, ma alla fine è certo: la Microsoft «metterà in libertà» una parte consistente dei suoi dipendenti. L'unica incertezza è sul numero dei licenziati. C'è chi parla di «aggiustamento strutturale»; chi si limita a sottolineare, con cinica amarezza, che all'annuncio di ieri sui cinquemila licenziamenti da qui a Luglio ne seguiranno altri, perché la società di Bill Gates vuole disfarsi degli «esuberi» in vista di una ristrutturazione interna per reggere al ciclone della recessione. Indipendentemente dai motivi che stanno portano la Microsoft a una riduzione drastica di forza-lavoro qualificata, è certo che si sta chiudendo un'epoca, quella che ha portato l'high-tech a essere il settore portante dell'economia mondiale negli anni Novanta. Alcuni analisti finanziari dicono che nel quartier generale di Redmond i dirigenti di Microsoft stanno pensando di rinnovare a Yahoo! la proposta di acquisto; altri guru dell'hi-tech invitano invece a guardare con realismo alla crisi economica, di cui gli effetti attuali sono solo il prodromo di ben altri scosse che cambieranno radicalmente il panorama dell'industria informatica. Nel frattempo, i grani del rosario di dolore hanno come nomi Google, Ibm, Dell, Hewlett Packard, Intel, Cisco: imprese leader del settore che hanno tutte annunciato licenziamenti. Finora, gli esuberi sono individuati fuori dai confini statunitensi, quasi a scarica fuori dagli Stati Uniti gli effetti della crisi, ma non è detto che nel futuro sarà sempre così. I guerrieri del software Dunque fine di un lungo periodo, quello che ha visto il neoliberismo andare a braccetto con l'industria high-tech. Un legame certo burrascoso, ma che ha comuqnue caratterizzato la cosiddetta «rivoluzione del silicio». In primo luogo, perché la critica antigerarchica presente nella sottocultura tecnologica è stata piegata al una flessibile organizzazione capitalistica del lavoro; dall'altro l'insofferenza verso l'intervento statale nell'economia, perché sinonimo di burocrazia e negazione della creatività necessaria a sviluppare prodotti hardware e software innovativi. Società come Microsoft, Cisco, Intel hanno infatti organizzato la produzione prendendo congedo da quella separazione tra ideazione e esecuzione, cioè da uno degli imperativi dell'organizzazione scientifica del lavoro che hanno contraddistinto l'operato delle grandi imprese novecentesche. Ora, la forza-lavoro deve ideare e al tempo stesso trovare le procedure per rendere esecutivo ciò che è stato progettato in brain storming che coinvolgono gran parte della forza-lavoro. La crisi irreversibile della Ibm in quanto produttore di computer e di software alla metà degli anni Ottanta del Novecento è esemplificativa di quel cambio di paradigma nell'organizzare la produzione nel settore hig-tech. La critica antigerarchica dei pionieri dell'industria high-tech è quindi diventata un senso comune anche alla Microsoft, che formalmente era ed è organizzata come un «impresa tradizionale». Ne I guerrieri del software - volume pubblicato in Italia da Utet e che è diventato una sorta di cult nella ricostruzione della genesi della «rivoluzione al silicio» - il suo autore Pascal Zachary si sofferma a lungo sulle aporie tra l'organizzazione del lavoro formale e quella effettiva in Microsoft, per giungere alla conclusione che una impresa che si vuole innovativa deve necessariamente ridurre al minimo i livelli gerarchici. Le lancette della storia dovevano scorrere un po' di anni per apprendere che alla Microsoft non tutto era rose e fiori. È toccato a uno scrittore come Douglas Coupland descrivere la fuga dei Microservi (Feltrinelli) dal regno panoptico di Bill Gates, mentre alcuni giornalisti e attivisti sindacali documentavano negli stessi anni, come ad esempio nel libro sui Netslaves (Fazi), che a Redmond il controllo sulla forza-lavoro veniva esercitato attraverso l'accesso alle stock option (la possibilità cioè di acquistare azioni della società a prezzi facilitati), stringendo in un abbraccio mortale i dipendenti ai successi dell'impresa; oppure che c'era una sottile, ma feroce linea divisoria tra chi lavora alla Microsoft. Da una parte ci sono infatti i temps, cioè programmatori, analisti con un contratto a tempo determinato che non accedono alle stock options né ai fondi pensione e che non hanno copertura sanitaria nonostante siedano accanto e svolgano lo stesso lavoro dei perms, cioè quella forza-lavoro che è pagata profumatamente, ha il proprio fondo pensione e l'assicurazione sanitaria. L'assenza di rigide gerarchie, l'invito alla creatività e all'innovazione sono diventate una forte spinta affinché il neoliberismo si potesse affermare quale modello dominante nella produzione della ricchezza. È solo con la crisi del 2001 e il fallimento di molte imprese dot.com che il neoliberismo mostra come fosse «strumentale» la sua attitudine libertaria. Per sopravvivere alla crisi del 2001, molte imprese hi-tech cominciano a sviluppare «tecnologie della sicurezza» che prevedono una limitazione nella libertà d'azione della forza-lavoro in nome appunto della sicurezza e della segretezza per prevenire l'azione dei «terroristi». Il neoliberismo mostra così il suo lato autoritario, teso a esercitare il controllo sulla forza-lavoro e a regolamentare la produzione e circolazione della conoscenza, che in questo settore è indiscussa materia prima. La definizione, a livello sovranazionale, dei Trips (i trattati relativi al commercio della proprietà intellettuale del Wto), così come le continue revisioni delle norme nazionali sul diritto d'autore e sui brevetti hanno sempre un duplice obiettivo. L'appropriazione privata della conoscenza è il primo, mentre l'uso della proprietà intellettuale per disciplinare i comportamenti nel World wide Web e della forza-lavoro è sicuramente il secondo. Nel saggio scritto nel pieno della crisi delle imprese dot-com, Manuel Castells mette a fuoco i cambiamenti che stanno modificando La Galassia Internet (Feltrinelli), inviduando nelle eterogenee «culture» presenti nel World wide web un antidoto all'autoritarismo del capitalismo. Ciò che però lo studioso di origine catalana sottovaluta è il fatto che l'high-tech è diventato il settore trainante del capitalismo contemporaneo. I microprocessori e il software sono presenti nei frigoriferi come nelle televisioni, nei lettori dvd come negli aeroplani, nelle automobili come nei telefoni cellulari. L'innovazione è il mantra che tutti recitano. Ma innovazione vuol dire che gli equilibri, i rapporti di forza tra le imprese e tra queste e la forza-lavoro sono instabili. Microsoft rischia così di diventare una comparsa su Internet quando fanno l'irruzione sulla scena altre società, come Google. E quando la convergenza tecnologica tra informatica, telecomunicazioni e televisione diviene realtà il panorama comincia freneticamente a movimentarsi di nuovo. La società di Redmond reagisce, forte anche del flusso di cassa garantito dalla sua egemonia nei sistemi operativi, ma è in affanno. La parola d'ordine nella rete è social networking, ma Microsoft non ha mai amato la condivisione della cononoscenza. E perde quindi colpi su Internet, dove la cooperazione e relazioni sociali che lì sono considerati la fonte dell'innovazione, nonché «bacino» per accurate strategie di marketing per chi vende le sue merci. Su tutto ciò Microsoft è solo una comparsa. Quando i subprimes fanno implodere l'accurata strategia del credito al consumo «affinata» nel corso del tempo, anche la locomotiva dell'high-tech perde colpi. E la strategia del plunder, il «saccheggio» delle risorse fisiche e intellettuali tipico del neoliberismo sembra giunto su un binario morto, come ha più volte ricordato su queste pagine Ugo Mattei. Produttori alla pari L'attuale recessione ha certamente messo in secondo piano i nodi irrisolti di Internet. Silenti sono gli studiosi che parlavano di wikinomics (pessimo neolinguismo derivanta dall'unione tra il termine wikipedia e economics) e di peer to peer production (la produzione alla pari tanto amata dai libertari della rete). Solo Yochai Benkler, autore dell'importante saggio su La ricchezza della rete (Università Bocconi editore), continua a sostenere che estendendo fuori lo schermo l'organizzazione produttiva nata nel web il capitalismo può uscire da questa crisi. Ma al di là del fatto che quella organizzazione produttiva, quella messa al lavoro della cooperazione e delle relazioni sociali è già dominante al di fuori dello schermo, aiutando a comprendere meglio tanto i comportamenti della forza-lavoro che delle imprese, resta il fatto che le notizie che vengono dall'high-tech appiano come un bollettino di guerra, dove le perdite significano licenziamenti, ristrutturazioni industriali. In altri termini distruzione di intelligenza collettiva, quasi una masochistica rinuncia alla fonte dell'innovazione. Nel frattempo, Google annuncia la cacciata di esuberi per razionalizzare le spese; Intel «mette in libertà» centinaia di tecnici. L'informato Wall Street Journal sostiene che Microsoft, oltre ai cinuquemila licenziamenti, ne dovrà fare altri diecimila, indipendentemente dalle scelte imprenditoriali che vorrà fare per mantenere la posizione. La crisi è sempre un periodo di trasformazione. E forse ciò che stiamo assistendo è l'avvio di quella «distruzione creativa» che il capitalismo usa per innovarsi e per riprendere il controllo su una situazione ingovernabile. La distruzione di intelligenza collettiva a cui stiamo assistendo è forse il prezzo da pagare affinché la necessaria discontinuità rispetto al passato coincida con la continuità del capitalismo stesso.

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