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T ARTICOLI DEL 17-24 gennaio 2009
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Articoli
Class action (12)
Pur di evitare il confronto si rivolgono al Tar
( da "Corriere
delle Alpi" del 18-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Reolon sul ricorso collettivo presentato da una trentina di Comuni IRENE ALIPRANDI BELLUNO. Dovrebbero essere più di trenta i Comuni che parteciperanno all'azione congiunta per annullare il Piano territoriale di coordinamento provinciale. Le giunte e i relativi consigli comunali stanno provvedendo a stanziare 500 euro a Comune per pagare gli avvocati che ricorreranno al Tar contro l'
GIUSTIZIA.
Class action, Altroconsumo scrive al Governo: no a discriminazioni cronologiche
( da "HelpConsumatori"
del 20-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: azione collettiva risarcitoria. Ad oggi il percorso legislativo che si sta seguendo è tortuoso e frantumato in tre rivoli - scrive Altroconsumo - c'è un disegno di legge pendente alla Camera, il decreto "milleproroghe" in corso di conversione e un emendamento del Governo presentato al Senato su un altro disegno di legge.
Class
action: firma anche tu il nostro appello al Governo. Iscriviti al gruppo su Facebook
( da "Altroconsumo.it"
del 20-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: nostro appello al quale aderisce anche il Centro Tutela Consumatori Utenti Se anche tu, come noi, sei indignato dal rinvio deciso a fine 2008, iscriviti a questo gruppo su Facebook Class action: ulteriore rinvio, beffa per i cittadini - indigniamoci!", dove ti aggiorneremo sulle nostre prossime iniziative in merito alla legge sulle class action. Leggi il testo dell'appello Aderisci
Altroconsumo,
appello online per legge su class action
( da "Reuters
Italia" del 20-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: vigore entro il 1 luglio 2009 della normativa sulla cosiddetta class action, l'azione collettiva risarcitoria. In una nota, l'associazione informa di aver scritto oggi a Governo, presidenti di Camera e Senato e della Commissione Giustizia della Camera, chiedendo chiarezza sulle intenzioni di produrre anche per il nostro Paese un testo di legge per l'azione collettiva risarcitoria.
Sì
alle osservazioni, no al ricorso politico
( da "Corriere
delle Alpi" del 21-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: Gli assessori Della Colletta e Pierobon, insieme con i tecnici comunali», conclude De Menech, «stanno elaborando le osservazioni che saranno presentate nei termini previsti dalla legislazione vigente. Insomma adottiamo lo stesso metodo che utilizzammo nel 2004 per declassare alcune aree comprese nel Pai (Piano d'assetto idrogeologico) della zona Paludi»
LE
AZIONI PER CONTRASTARE LA CRISI NEL TERRITORIO DI BOLOGNA
( da "marketpress.info"
del 22-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: , realtà economiche ed imprenditoriali - perché mi sembra che un?opportunità che questa crisi non può farci perdere sia quella di lavorare per un miglioramento nella direzione di una maggiore e più qualificata responsabilità collettiva. . <<BACK
L'occupazione
di una scuola può influire sul voto in condotta? Oppure la libert...
( da "Messaggero,
Il (Civitavecchia)" del 22-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: idea collettiva». E' invece fermamente contrario a sanzionare l'occupazione con un voto basso in condotta il preside del Mamiani, Cosimo Guarino: «La condotta non deve essere essere riconducibile ad un singolo episodio ma a un comportamento generale e l'occupazione, come si sa, non nasce da un singolo ma da un'idea collettiva.
Che
fine ha fatto la class action ( da "Miaeconomia"
del 22-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: e lanciare un'azione legale collettiva per avere un risarcimento. In Italia non esiste questa possibilità perché la legge in questione è impantanata alle Camere. L'associazione Altroconsumo lancia così un appello online per l'entrata in vigore entro il 1 luglio 2009 della normativa sulla class action in Italia.
I
dannati DELLA RETE ( da "Manifesto, Il"
del 24-01-2009)
Argomenti: Class Action
Abstract: La recessione irrompe così nel Web e mina le intelligenze collettive che caratterizzano la vita dentro lo schermo. Il cyberspazio tra distruzione creativa e segnali che confermano la crisi irreversibile del neoliberismo Benedetto Vecchi Ipotesi a cui seguono congetture, gole profonde che sfornano scenari apocalittici, mentre la borsa procede il suo andamento caotico al ribasso,
Il lavoro è l'obiettivo
prioritario delle istituzioni locali, delle parti sociali, delle c...
( da "Messaggero,
Il (Marche)" del 24-01-2009)
( da "Corriere delle Alpi" del 18-01-2009)
Argomenti: Class Action
«Pur di evitare il
confronto si rivolgono al Tar» Il presidente Reolon sul
ricorso collettivo presentato da una trentina di Comuni IRENE ALIPRANDI
BELLUNO. Dovrebbero essere più di trenta i Comuni che parteciperanno all'azione
congiunta per annullare il Piano territoriale di coordinamento provinciale. Le
giunte e i relativi consigli comunali stanno provvedendo a stanziare 500 euro a
Comune per pagare gli avvocati che ricorreranno al Tar contro l'adozione
del piano da parte di Palazzo Piloni. Lo hanno già fatto sia Sospirolo che
Sedico, ma nei prossimi giorni si avrà un quadro completo dei ricorrenti: «Nel
ricorso collettivo al Tar siamo più di trenta», annuncia il sindaco di Castellavazzo
Franco Roccon, «ma ci saranno anche i ricorsi delle associazioni di categoria,
di alcuni titolari di proprietà e la diffida del centro di Paludi. Noi
manderemo comunque una ventina di osservazioni entro la scadenza del 27, ma il
ricorso è necessario perché il Ptcp lede le competenze dei singoli comuni. Chi
va a testa bassa si assume le sue responsabilità». Da parte sua la Provincia si
dice non turbata, ma il presidente Sergio Reolon non nasconde la delusione:
«Per arrivare alla programmazione abbiamo scelto un sistema democratico, che è
quello della partecipazione. Abbiamo stimolato con grande fatica questa
partecipazione, ma molti Comuni non hanno risposto con analogo impegno». Reolon
ricorda come Belluno e Feltre ci siano state «non è vero quello che dice
Vaccari su un incontro disertato» e abbiano ottenuto molto di quanto
interessava, mentre altri sono rimasti più distanti. «Non credo che le
associazioni di categoria facciano ricorso», dice il presidente, «perché sono
state presenti a centinaia di riunioni e hanno condiviso gran parte del lavoro
svolto». Il problema, per Reolon, non sta nella mancanza di buona volontà dei
Comuni, ma nella difficoltà del metodo: «Anche per noi era la prima volta, la
partecipazione va imparata. Il nostro non è un lavoro perfetto, ma coraggioso,
perché per la prima volta la provincia di Belluno ha un progetto strategico di
prospettiva futura completo. Ho atteso a lungo, ma nei mesi scorsi non sono
arrivate osservazioni puntuali dai Comuni. Adesso siamo nella fase delle
osservazioni, se ritengono di avere delle proposte le facciano». Reolon legge
il ricorso al Tar come: «Il rifiuto del confronto. Cercano di bloccare il Ptcp,
atto obbligatorio di programmazione del territorio e di assunzione di
responsabilità e di autonomia. Invece di sedere al tavolo per il confronto, si
investono i giudici di decisioni sulla nostra provincia. L'obiettivo è non
avere il piano, perché qui c'è un'assenza di cultura di area vasta e di visione
strategica. Chi ci contesta non entra mai nel merito e per sfuggire va dai
giudici del Tar. Meglio riservarsi nella propria azione amministrativa,
lasciando le scelte alla Regione con cui poi scambiare favori. Io voglio uscire
da questo schema, ma è un processo non facile». Infine la disponibilità: «Il
piano è aperto, articoli come il n.7 si possono riscrivere. Il documento
adottato non è il Vangelo, si può sempre modificare e siamo disponibili,
l'importante era averlo per poi lavorarci».
( da "HelpConsumatori" del 20-01-2009)
Argomenti: Class Action
News GIUSTIZIA.
Class action, Altroconsumo scrive al Governo: no a discriminazioni cronologiche
20/01/2009 - 14:26 Altroconsumo ha lanciato un appello online (consultabile sul
sito dell'associazione) per l'entrata in vigore entro il 1 luglio 2009 della
normativa sulla class action in Italia. L'associazione ha scritto oggi al
Governo, ai Presidenti di Camera e Senato e della Commissione Giustizia presso
la Camera dei deputati chiedendo chiarezza sulle intenzioni di produrre anche
per il nostro Paese un testo di legge per l'azione collettiva risarcitoria. Ad oggi il percorso legislativo che si sta
seguendo è tortuoso e frantumato in tre rivoli - scrive Altroconsumo - c'è un
disegno di legge pendente alla Camera, il decreto "milleproroghe" in
corso di conversione e un emendamento del Governo presentato al Senato su un
altro disegno di legge. Un consumatore danneggiato dal comportamento
illecito di un'azienda subisce un danno talvolta poco rilevante economicamente.
Spesso subentra un atteggiamento remissivo da parte del singolo. La portata
economica del danno diventa rilevante se si somma l'impatto che il
comportamento illecito produce sulla collettività dei consumatori, e
sull'efficienza del mercato. Le azioni collettive risarcitorie, la class
action, non sono una minaccia per le imprese, ma uno strumento efficace di
controllo diffuso del rispetto delle regole e della responsabilità sociale
dell'impresa. Uno strumento che già esiste in Bulgaria, Danimarca, Finlandia,
Francia, Germania, Grecia, Lituania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania,
Spagna, Svezia e Regno Unito. Per Altroconsumo non deve esserci legittimazione
esclusiva per pochi a intraprendere un'azione collettiva
ma l'iniziativa deve poter essere allargata al più ampio numero di soggetti. La
class action dovrà essere applicabile a tutti i consumatori vittime di illeciti
diffusi, senza discriminazioni di tipo cronologico. 2009 - redattore: VC
( da "Altroconsumo.it" del 20-01-2009)
Argomenti: Class Action
Class class="term">action: firma anche tu il nostro
appello al Governo. Iscriviti al gruppo su Facebook 20-01-2009 Abbiamo ricevuto
adesioni Alla fine del 2008, con il decreto "milleproroghe", il
Governo ha fatto slittare l'entrata in vigore della normativa sulle class="term">class class="term">action in Italia. Altroconsumo
lancia un appello online perché l'azione collettiva
risarcitoria entri in vigore entro il 1 luglio 2009. Abbiamo scritto al
Governo, ai Presidenti di Camera e Senato e della Commissione Giustizia presso
la Camera dei deputati chiedendo chiarezza sulle intenzioni di produrre anche
per il nostro Paese un testo di legge in questo senso. Ad oggi il percorso legislativo
che si sta seguendo è tortuoso e frantumato in tre rivoli: c'è un disegno di
legge pendente alla Camera, il decreto "milleproroghe" in corso di
conversione e un emendamento del Governo presentato al Senato su un altro
disegno di legge. Perché è importante l'introduzione delle class="term">class class="term">action?
Perché un consumatore danneggiato dal comportamento illecito di un'azienda
subisce un danno che, individualmente, può essere poco rilevante dal punto di
vista economico. E quindi può subentrare un atteggiamento remissivo da parte
del singolo. La portata economica del danno diventa invece di un certo peso se
si considera l'impatto che il comportamento illecito produce sulla collettività
dei consumatori. Le azioni collettive risarcitorie, la class="term">class class="term">action,
non sono una minaccia per le imprese, ma uno strumento efficace di controllo
diffuso del rispetto delle regole e della responsabilità sociale dell'impresa.
Uno strumento che già esiste in Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia,
Germania, Grecia, Lituania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna,
Svezia e Regno Unito. Riteniamo che un'azione collettiva
debba poter essere allargata al più ampio numero di soggetti: la class="term">class class="term">action dovrà essere applicabile a
tutti i consumatori vittime di illeciti diffusi. Diventa importante che tutti i
cittadini facciano sentire la loro voce, per questo vi invitiamo a
sottoscrivere il class="hilite">nostro
appello al quale aderisce anche il Centro Tutela Consumatori Utenti Se anche
tu, come noi, sei indignato dal rinvio deciso a fine 2008, iscriviti a questo
gruppo su Facebook Class class="term">action:
ulteriore rinvio, beffa per i cittadini - indigniamoci!", dove ti
aggiorneremo sulle nostre prossime iniziative in merito alla legge sulle class="term">class class="term">action. Leggi il testo
dell'appello Aderisci
( da "Reuters Italia" del 20-01-2009)
Argomenti: Class Action
MILANO (Reuters) -
Altroconsumo, associazione dei consumatori, ha lanciato un appello su Internet
per chiedere l'entrata in class="hilite">vigore
entro il 1 luglio 2009 della normativa sulla cosiddetta class="term">class class="term">action,
l'azione collettiva risarcitoria. In una nota,
l'associazione informa di aver scritto oggi a Governo, presidenti di Camera e
Senato e della Commissione Giustizia della Camera, chiedendo chiarezza sulle
intenzioni di produrre anche per il nostro Paese un testo di legge per l'azione
collettiva risarcitoria. L'appello è pubblicato su
www.altroconsumo.it. Il percorso legislativo del provvedimento, che si sta
seguendo, "è tortuoso e frantumato in tre rivoli: c'è un disegno di legge
pendente alla Camera, il decreto "milleproroghe" in corso di
conversione e un emendamento del Governo presentato al Senato su un altro
disegno di legge", dice l'associazione. Un consumatore danneggiato dal
comportamento illecito di un'azienda subisce un danno talvolta poco rilevante
economicamente. Spesso subentra un atteggiamento remissivo da parte del
singolo. La portata economica del danno diventa rilevante se si somma l'impatto
che il comportamento illecito produce sulla collettività dei consumatori, e
sull'efficienza del mercato, oserva ancora Altroconsumo. "Le azioni
collettive risarcitorie, la class="term">class class="term">action,
non sono una minaccia per le imprese, ma uno strumento efficace di controllo
diffuso del rispetto delle regole e della responsabilità sociale
dell'impresa", dice ancora l'associazione. Rilevando come lo strumento già
esista in Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania,
Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito.
( da "Corriere delle Alpi" del 21-01-2009)
Argomenti: Class Action
di Paolo Baracetti Sì
alle osservazioni, no al ricorso «politico» Ptcp, De Menech e Collarin
schierati contro l'azione al Tar chiesta dal sindaco PONTE NELLE ALPI. Sì a
osservazioni tecniche che entrino nel merito del Ptcp, no invece ad un ricorso
al Tar dal sapore "politico". Roger De Menech, a nome della giunta, e
Pierpaolo Collarin, capogruppo di «Uniti per Ponte», replicano così al sindaco
Fulvio De Pasqual e alle sue esternazioni sul Piano di coordinamento
territoriale della Provincia, lo strumento di pianificazione generale che
definisce l'intero assetto urbano e agricolo del territorio provinciale. Il
Ptcp al centro dello "strappo" consumatosi tra gli assessori
pontalpini e il sindaco De Pasqual. Gli assessori non hanno infatti aderito
alla proposta del sindaco di incaricare un legale per ricorrere al Tar contro
l'adozione del Ptcp da parte del consiglio provinciale, un'iniziativa cha ha
visto l'adesione di altri comuni bellunesi. «Il nostro metodo prevede di
produrre documenti piuttosto che assumere iniziative estemporanee poiché i
cittadini», dice il vice sindaco De Menech, «sono al centro della nostra
attenzione ed è per questo che riteniamo più utile produrre osservazioni
puntuali e precise al Piano provinciale. Il ricorso legale auspicato da De
Pasqual - secondo noi - è uno strumento di tipo politico». «In questa fase»,
prosegue De Menech, «ci sembra più utile entrare nel merito del documento con
lo scopo di apportare delle migliorie e garantire la sicurezza dei cittadini e
degli imprenditori che vivono e operano tra La Secca e Lizzona, permettendo che
sorgano altre aziende e che le attuali possano continuare ad operare senza la
"spada di Damocle" di trovarsi prima o poi allagate causa
l'esondazione del fiumicello Rai». «Altre azioni potranno essere prese in
futuro nel caso in cui non venissero accolte le nostre osservazioni. Tra
l'altro», prosegue De Menech, «noi ci atteniamo alle indicazioni contenute
nella legge regionale 11 che, oltre a demandare alla Province la
predisposizione di un piano (cosa che non era mai stata fatta finora), in
questa fase prevede che possano essere predisposte e presentate esclusivamente
osservazioni». «Gli assessori Della Colletta e Pierobon,
insieme con i tecnici comunali», conclude De Menech, «stanno elaborando le
osservazioni che saranno presentate nei termini previsti dalla legislazione
vigente. Insomma adottiamo lo stesso metodo che utilizzammo nel 2004 per
declassare alcune aree comprese nel Pai (Piano d'assetto idrogeologico) della
zona Paludi».
( da "marketpress.info" del 22-01-2009)
Argomenti: Class Action
Giovedì 22 Gennaio
2009 LE AZIONI PER CONTRASTARE LA CRISI NEL TERRITORIO DI BOLOGNA Bologna, 22
gennaio 2009 - Comune, Provincia, Regione Emilia-romagna si sono confrontati,
martedì 20 gennaio a Bologna, con le Aziende partecipate, le Fondazioni
bancarie e le Associazioni sindacali e di impresa sulla crisi economica che ha
colpito anche il territorio bolognese. L´incontro è stato aperto dal sindaco di
Bologna Sergio Cofferati, è intervenuta poi la presidente della Provincia
Beatrice Draghetti, la conclusione è stata affidata al presidente della
Regione, Vasco Errani. Nella sua relazione la presidente Draghetti ha parlato
dei progetti della Provincia destinati a lavoratori, imprese e azioni di
sistema per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro. In allegato la
sintesi dell´intervento. Progetti E Azioni Contro L?emergenza Della Crisi -
Sintesi della relazione della Presidente della Provincia di Bologna Beatrice
Draghetti Sala Farnese 20 gennaio 2009 - Fin dal 2005 è attivo un ?luogo?
promosso dall?Ufficio di Presidenza della Conferenza Metropolitana con Comuni,
Oo. Ss. E realtà economiche-imprenditoriali, che ha condiviso e affrontato
alcuni temi/problemi rilevanti per il territorio riuscendo a comporre e a
trovare sinergie per risposte significative (affitto, non autosufficienza,
formazione?) . Il 1 dicembre 2008 abbiamo convocato questo tavolo attorno al
tema della crisi economica per una lettura condivisa e per individuare
proposte, sinergie, percorsi efficaci di reazione. C?è dunque un debito di
risposta rispetto a quell?appuntamento. La Provincia ha approfondito alcune opportunità
che potrà sostenere con risorse e mezzi propri e anche con contributi
attraverso la Convenzione che anche quest?anno sottoscriverà con la Fondazione
Carisbo. Ecco alcuni progetti, suddivisi per destinatari (lavoratori, imprese e
azioni di sistema) per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro.
Lavoratori - Le posizioni di lavoro non stabili sono le prime a subire le
conseguenze della recessione, senza necessità di procedure di licenziamento né
di preavvisi. Già dalla seconda metà dello scorso anno il nostro territorio,
pur mantenendo uno dei tassi di disoccupazione più bassi a livello nazionale,
ha visto aumentare in modo significativo il numero d?iscrizioni di persone in
cerca di lavoro presso i Centri per l?Impiego (arrivate ad oltre 44.
( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del
22-01-2009)
Argomenti: Class Action
Giovedì 22 Gennaio
2009 Chiudi di VERONICA CURSI L'occupazione di una scuola può influire sul voto
in condotta? Oppure la libertà di espressione di uno studente (anche se implica
il blocco della didattica) non può essere sanzionata in nessun modo? Fa
discutere la decisione presa dal collegio docenti del liceo Augusto (raccontata
ieri da IlMessaggero) di assegnare nel pagellino del I quadrimestre il sette in
condotta a tutti gli studenti che a novembre votarono a favore dell'occupazione
dell'istituto. Se da una parte gli studenti sono tutti d'accordo nel giudicare
il provvedimento «un'azione punitiva scellerata» e annunciano vertenze. Tra i
dirigenti scolastici, c'è chi è convinto delle necessità di adottare provvedimenti
nei confronti di chi occupa e chi, invece , giudica sbagliato intraprendere
azioni punitive. «Anche la democrazia ha delle regole». Tra i fautori del
provvedimento «educativo e non sanzionatorio» c'è ovviamente la preside
dell'Augusto, Clara Rech, che ricorda come la decisione di assegnare il sette
in pagella sia stata presa da tutto il collegio docenti. «Abbiamo voluto dare
un segnale a tutti quei ragazzi che pur sapendolo attuarono una protesta non
condivisibile. Un atto illegittimo, sia per regolamento d'istituto che per
legge e su cui gli studenti devono assumersi le proprie responsabilità». Una
spiegazione che trova d'accordo anche il preside del Newton, Mario Rusconi:
«Occupare è di per se un atto illegale ed è giusto mettere in piedi provvedimenti
sanzionatori. I ragazzi devono imparare che anche la democrazia ha delle regole
e non posso pensare di bloccare la didattica di una scuola». Il sette in
condotta è stato un provvedimento «anche sin troppo leggero» per Gregorio
Franza, dirigente dell'Orazio: «Oggi con la nuova normativa, per l'occupazione
di suolo pubblico e l'interruzione di pubblico servizio, ci sarebbero stati
tutti gli estremi per assegnare anche un cinque. Bisogna dare un segnale forte
che riporti rigore e legalità dentro le classi». «Non si può punire un'idea collettiva». E' invece fermamente contrario a sanzionare l'occupazione con
un voto basso in condotta il preside del Mamiani, Cosimo Guarino: «La condotta
non deve essere essere riconducibile ad un singolo episodio ma a un comportamento
generale e l'occupazione, come si sa, non nasce da un singolo ma da un'idea collettiva. Mettere in piedi una protesta di questo genere nasconde
un disagio generale che dovrebbe essere ascoltato e non punito». D'accordo
anche la dirigente dell'Azzarita, Livia Brienza: «Quando l'occupazione è
pacifica e non comporta danni non vedo la necessità di sanzionare con il voto
in condotta. Magari sarebbe stato meglio attuare altri provvedimenti, più
leggeri, come il divieto di fare le gite». «Provvedimento scellerato». Chi è
davvero sul piede di guerra sono gli studenti. L'Uds annuncia che nei prossimi
giorni «verrà realizzato un monitoraggio di tutti gli abusi riscontrati nelle
scuole e che inoltrerà vertenza all' Ufficio scolastici regionale per chiedere
il rispetto dello Statuto degli Studenti». Mentre la Rete degli studenti medi
afferma: «Il sette in condotta per chi ha occupato è un'azione impropria contro
la quale combatteremo. Chiediamo che il Ministero tenga sotto controllo
l'utilizzo del voto in condotta, facendo sì che la normativa venga rispettata».
( da "Miaeconomia" del 22-01-2009)
Argomenti: Class Action
Gli ultimi articoli
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mutuoRitiro garanzia mutuoImmobile a minore e esenzione Ici e IrpefIscrizione e
consolidamento dell?ipoteca SOLDI E FAMIGLIA » News Che fine ha fatto la class
action (22/01/2009) E' nata negli States, ha qualche difetto ma è la soluzione
più intelligente e pratica per i cittadini per difenersi dai piccoli soprusi
delle grandi imprese. Si chiama "class action" e permette ai
consumatori danneggiati da un serivzio che non funziona o da un oggetto
acquistato difettoso, di mettersi assieme ad altre persone, a loro volta
colpite dallo stesso problema, e lanciare un'azione legale collettiva per avere un risarcimento. In Italia non esiste questa
possibilità perché la legge in questione è impantanata alle Camere.
L'associazione Altroconsumo lancia così un appello online per l'entrata in
vigore entro il 1 luglio 2009 della normativa sulla class action in Italia.
L'associazione ha scritto al Governo, ai Presidenti di Camera e Senato e della
Commissione Giustizia presso la Camera dei deputati chiedendo chiarezza sulle
intenzioni di produrre anche per il nostro Paese un testo di legge per l'azione
collettiva risarcitoria. "Ad oggi - spiega
l'associazione - il percorso legislativo che si sta seguendo è tortuoso e
frantumato in tre rivoli: c'è un disegno di legge pendente alla Camera, il
decreto 'milleproroghe' in corso di conversione e un emendamento del Governo
presentato al Senato su un altro disegno di legge. Il fatto di non avere una
"class action" all'italiana crea parecchi vantaggi alle imprese meno
corrette: ogni giorno accade che ci sono cittadini che acquistano servizi o
beni che per qualche motivo sono difettosi ma che poi rinunciano a fare valere
i loro diritti perché magari il danno è di lieve entità mentre il percorso
legale è troppo costoso. Vediamo in termini pratici cosa significa. Poniamo che
ci siano 100mila cittadini che hanno comprato uno stesso prodotto da 50 euro
risultato difettoso e che l'azienda produttrice non vuole risarcire. I 100mila
danneggiati per la legge italiana non possono allearsi in una sola azione
legale ma ognuno di loro deve muoversi separatamente. Alla fine il gioco non
vale la candela, i costi per una causa per 50 euro è sproporzionata. L'azienda
responsabile del danno dormirà e sonni tranquilli e risparmierà 5 milioni di
euro in un colpo solo. Altroconsumo sottolinea che le azioni collettive
risarcitorie non sono una minaccia per le imprese, ma uno strumento efficace di
controllo diffuso del rispetto delle regole e della responsabilità sociale
dell'impresa. "Uno strumento che già esiste in Bulgaria, Danimarca,
Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Olanda, Norvegia, Portogallo,
Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito", conclude l'associazione. Come
dire, quando si tratta di diritti il nostro paese è di nuovo agli ultimi posti.
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( da "Manifesto, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Class Action
INTERNET COLPITA DALLA
CRISI I dannati DELLA RETE La Microsoft annuncia licenziamenti, come Google e
Intel. La recessione irrompe così nel Web e mina le
intelligenze collettive che caratterizzano la vita dentro lo schermo. Il
cyberspazio tra distruzione creativa e segnali che confermano la crisi
irreversibile del neoliberismo Benedetto Vecchi Ipotesi a cui seguono
congetture, gole profonde che sfornano scenari apocalittici, mentre la borsa
procede il suo andamento caotico al ribasso, ma alla fine è certo: la
Microsoft «metterà in libertà» una parte consistente dei suoi dipendenti.
L'unica incertezza è sul numero dei licenziati. C'è chi parla di «aggiustamento
strutturale»; chi si limita a sottolineare, con cinica amarezza, che
all'annuncio di ieri sui cinquemila licenziamenti da qui a Luglio ne seguiranno
altri, perché la società di Bill Gates vuole disfarsi degli «esuberi» in vista
di una ristrutturazione interna per reggere al ciclone della recessione.
Indipendentemente dai motivi che stanno portano la Microsoft a una riduzione
drastica di forza-lavoro qualificata, è certo che si sta chiudendo un'epoca,
quella che ha portato l'high-tech a essere il settore portante dell'economia
mondiale negli anni Novanta. Alcuni analisti finanziari dicono che nel quartier
generale di Redmond i dirigenti di Microsoft stanno pensando di rinnovare a
Yahoo! la proposta di acquisto; altri guru dell'hi-tech invitano invece a
guardare con realismo alla crisi economica, di cui gli effetti attuali sono
solo il prodromo di ben altri scosse che cambieranno radicalmente il panorama
dell'industria informatica. Nel frattempo, i grani del rosario di dolore hanno
come nomi Google, Ibm, Dell, Hewlett Packard, Intel, Cisco: imprese leader del
settore che hanno tutte annunciato licenziamenti. Finora, gli esuberi sono
individuati fuori dai confini statunitensi, quasi a scarica fuori dagli Stati
Uniti gli effetti della crisi, ma non è detto che nel futuro sarà sempre così.
I guerrieri del software Dunque fine di un lungo periodo, quello che ha visto
il neoliberismo andare a braccetto con l'industria high-tech. Un legame certo
burrascoso, ma che ha comuqnue caratterizzato la cosiddetta «rivoluzione del
silicio». In primo luogo, perché la critica antigerarchica presente nella
sottocultura tecnologica è stata piegata al una flessibile organizzazione
capitalistica del lavoro; dall'altro l'insofferenza verso l'intervento statale
nell'economia, perché sinonimo di burocrazia e negazione della creatività
necessaria a sviluppare prodotti hardware e software innovativi. Società come
Microsoft, Cisco, Intel hanno infatti organizzato la produzione prendendo
congedo da quella separazione tra ideazione e esecuzione, cioè da uno degli
imperativi dell'organizzazione scientifica del lavoro che hanno contraddistinto
l'operato delle grandi imprese novecentesche. Ora, la forza-lavoro deve ideare
e al tempo stesso trovare le procedure per rendere esecutivo ciò che è stato
progettato in brain storming che coinvolgono gran parte della forza-lavoro. La
crisi irreversibile della Ibm in quanto produttore di computer e di software
alla metà degli anni Ottanta del Novecento è esemplificativa di quel cambio di
paradigma nell'organizzare la produzione nel settore hig-tech. La critica
antigerarchica dei pionieri dell'industria high-tech è quindi diventata un
senso comune anche alla Microsoft, che formalmente era ed è organizzata come un
«impresa tradizionale». Ne I guerrieri del software - volume pubblicato in
Italia da Utet e che è diventato una sorta di cult nella ricostruzione della
genesi della «rivoluzione al silicio» - il suo autore Pascal Zachary si
sofferma a lungo sulle aporie tra l'organizzazione del lavoro formale e quella
effettiva in Microsoft, per giungere alla conclusione che una impresa che si
vuole innovativa deve necessariamente ridurre al minimo i livelli gerarchici.
Le lancette della storia dovevano scorrere un po' di anni per apprendere che
alla Microsoft non tutto era rose e fiori. È toccato a uno scrittore come
Douglas Coupland descrivere la fuga dei Microservi (Feltrinelli) dal regno
panoptico di Bill Gates, mentre alcuni giornalisti e attivisti sindacali
documentavano negli stessi anni, come ad esempio nel libro sui Netslaves
(Fazi), che a Redmond il controllo sulla forza-lavoro veniva esercitato
attraverso l'accesso alle stock option (la possibilità cioè di acquistare
azioni della società a prezzi facilitati), stringendo in un abbraccio mortale i
dipendenti ai successi dell'impresa; oppure che c'era una sottile, ma feroce
linea divisoria tra chi lavora alla Microsoft. Da una parte ci sono infatti i
temps, cioè programmatori, analisti con un contratto a tempo determinato che
non accedono alle stock options né ai fondi pensione e che non hanno copertura
sanitaria nonostante siedano accanto e svolgano lo stesso lavoro dei perms, cioè
quella forza-lavoro che è pagata profumatamente, ha il proprio fondo pensione e
l'assicurazione sanitaria. L'assenza di rigide gerarchie, l'invito alla
creatività e all'innovazione sono diventate una forte spinta affinché il
neoliberismo si potesse affermare quale modello dominante nella produzione
della ricchezza. È solo con la crisi del 2001 e il fallimento di molte imprese
dot.com che il neoliberismo mostra come fosse «strumentale» la sua attitudine
libertaria. Per sopravvivere alla crisi del 2001, molte imprese hi-tech
cominciano a sviluppare «tecnologie della sicurezza» che prevedono una
limitazione nella libertà d'azione della forza-lavoro in nome appunto della
sicurezza e della segretezza per prevenire l'azione dei «terroristi». Il
neoliberismo mostra così il suo lato autoritario, teso a esercitare il
controllo sulla forza-lavoro e a regolamentare la produzione e circolazione
della conoscenza, che in questo settore è indiscussa materia prima. La
definizione, a livello sovranazionale, dei Trips (i trattati relativi al
commercio della proprietà intellettuale del Wto), così come le continue
revisioni delle norme nazionali sul diritto d'autore e sui brevetti hanno
sempre un duplice obiettivo. L'appropriazione privata della conoscenza è il
primo, mentre l'uso della proprietà intellettuale per disciplinare i
comportamenti nel World wide Web e della forza-lavoro è sicuramente il secondo.
Nel saggio scritto nel pieno della crisi delle imprese dot-com, Manuel Castells
mette a fuoco i cambiamenti che stanno modificando La Galassia Internet
(Feltrinelli), inviduando nelle eterogenee «culture» presenti nel World wide
web un antidoto all'autoritarismo del capitalismo. Ciò che però lo studioso di
origine catalana sottovaluta è il fatto che l'high-tech è diventato il settore
trainante del capitalismo contemporaneo. I microprocessori e il software sono
presenti nei frigoriferi come nelle televisioni, nei lettori dvd come negli
aeroplani, nelle automobili come nei telefoni cellulari. L'innovazione è il
mantra che tutti recitano. Ma innovazione vuol dire che gli equilibri, i
rapporti di forza tra le imprese e tra queste e la forza-lavoro sono instabili.
Microsoft rischia così di diventare una comparsa su Internet quando fanno
l'irruzione sulla scena altre società, come Google. E quando la convergenza
tecnologica tra informatica, telecomunicazioni e televisione diviene realtà il
panorama comincia freneticamente a movimentarsi di nuovo. La società di Redmond
reagisce, forte anche del flusso di cassa garantito dalla sua egemonia nei
sistemi operativi, ma è in affanno. La parola d'ordine nella rete è social
networking, ma Microsoft non ha mai amato la condivisione della cononoscenza. E
perde quindi colpi su Internet, dove la cooperazione e relazioni sociali che lì
sono considerati la fonte dell'innovazione, nonché «bacino» per accurate
strategie di marketing per chi vende le sue merci. Su tutto ciò Microsoft è
solo una comparsa. Quando i subprimes fanno implodere l'accurata strategia del
credito al consumo «affinata» nel corso del tempo, anche la locomotiva
dell'high-tech perde colpi. E la strategia del plunder, il «saccheggio» delle
risorse fisiche e intellettuali tipico del neoliberismo sembra giunto su un
binario morto, come ha più volte ricordato su queste pagine Ugo Mattei. Produttori
alla pari L'attuale recessione ha certamente messo in secondo piano i nodi
irrisolti di Internet. Silenti sono gli studiosi che parlavano di wikinomics
(pessimo neolinguismo derivanta dall'unione tra il termine wikipedia e
economics) e di peer to peer production (la produzione alla pari tanto amata
dai libertari della rete). Solo Yochai Benkler, autore dell'importante saggio
su La ricchezza della rete (Università Bocconi editore), continua a sostenere
che estendendo fuori lo schermo l'organizzazione produttiva nata nel web il
capitalismo può uscire da questa crisi. Ma al di là del fatto che quella
organizzazione produttiva, quella messa al lavoro della cooperazione e delle
relazioni sociali è già dominante al di fuori dello schermo, aiutando a comprendere
meglio tanto i comportamenti della forza-lavoro che delle imprese, resta il
fatto che le notizie che vengono dall'high-tech appiano come un bollettino di
guerra, dove le perdite significano licenziamenti, ristrutturazioni
industriali. In altri termini distruzione di intelligenza collettiva,
quasi una masochistica rinuncia alla fonte dell'innovazione. Nel frattempo,
Google annuncia la cacciata di esuberi per razionalizzare le spese; Intel
«mette in libertà» centinaia di tecnici. L'informato Wall Street Journal
sostiene che Microsoft, oltre ai cinuquemila licenziamenti, ne dovrà fare altri
diecimila, indipendentemente dalle scelte imprenditoriali che vorrà fare per
mantenere la posizione. La crisi è sempre un periodo di trasformazione. E forse
ciò che stiamo assistendo è l'avvio di quella «distruzione creativa» che il
capitalismo usa per innovarsi e per riprendere il controllo su una situazione
ingovernabile. La distruzione di intelligenza collettiva
a cui stiamo assistendo è forse il prezzo da pagare affinché la necessaria
discontinuità rispetto al passato coincida con la continuità del capitalismo
stesso.