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DOSSIER “CLASS ACTION”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL  16 e 17 marzo 2008      #TOP



Report "Class action"

Class action dal 30 giugno: ecco come funzioneranno ( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Dal 30 giugno potranno partire le azioni collettive. Quali sono le caratteristiche della Class Action italiana? Nel Codice del Consumo (d.lgs. 206/05) viene inserito, dopo l'articolo 140, il 140-bis (Azione collettiva risarcitoria) che individua i soggetti che sono legittimati ad agire in giudizio cioè le Associazioni di Consumatori e utenti rappresentativi a livello nazionale,

Rivolta contro i binari "copriteli con un tunnel" - davide carlucci ( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Il comitato minaccia: se non ci sono novità, si va alla causa civile o alla class action contro Rfi. Sul piede di guerra anche Alberto Garocchio, di Forza Italia: "Non realizzare questo progetto sarebbe osceno: i cittadini responsabilmente non hanno chiesto l'interramento della linea ma un semplice tunnel fonoassorbente".

Bonifica, in arrivo una pioggia di ricorsi ( da "Tirreno, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: in arrivo una pioggia di ricorsi Si è costituito un comitato e sta già valutando un'azione collettiva POMARANCE. Le prime cartelle emesse con il tributo per il 2008 sono appena state recapitate agli utenti del consorzio di bonifica dell'Alta Valdicecina (costituitosi all'interno della Comunità Montana) e già la polemica scoppia.

Portabilità, notai contro l'Adusbef ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: La portabilità dei mutui è al centro di una class action (azione collettiva) avviata dall'Adusbef contro banche e notai. Per i consumatori, la trasferibilità dei prestiti da una banca all'altra deve essere - come sancisce la legge Bersani - libera e gratuita. L'opposto di quanto continua a capitare ai risparmiatori, che per cambiare mutuo devono affrontare spese elevate,

Gli aumenti a tutto gas ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Ecco perché le due associazioni minacciano di presentare delle azioni collettive contro il gestore della rete gas. La Camera di commercio invece, istituirà nelle prossime settimane una commissione di esperti, che affiancherà il progetto di Mister prezzi. MICHELE RUFFI.

ADUSBEF SULLA PORTABILITÀ DEI MUTUI ( da "Azione, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: come l'aumento ulteriore dei tassi e dell'euribor, configurandosi in tali condotte fraudolente anche l'ipotesi di estorsione". Di qui la decisione di promuovere una Class Action. L'Adusbef ha pubblicato sul suo sito www.adusbef.it il fac-simile di delega all'azione collettiva, da compilare e inviare all'associazione stessa.

CAUSE DI GRUPPO ( da "Azione, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: "Per Class Action, azione collettiva, si intende un'azione iniziata e portata avanti da uno o più soggetti a beneficio non solo proprio, ma anche di altri che in quel momento ancora non fanno parte dell'azione e, tendenzialmente, potrebbero non farne parte fino al buon esito di questa".

Usa, paletti allo studio ( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azione collettiva è la risultante di un'iniziativa privata. Nel Regno Unito, tra gli anni 80 e 90, il sistema del Legal aid prevedeva che i costi legali collegati a un'azione collettiva venissero a ricadere sulle casse dello stato. L'abuso di questa condizione ha indotto il legislatore a modificare la normativa nel 2000 introducendo il Group litigation order per dirimere le cause

E' in arrivo l'onda delle class action, un business dal valore di 200 mln ( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Che cosa succede se si vince l'azione collettiva e l'impresa si rifiuta di pagare e non accetta la conciliazione?". Più scettico sull'effettiva potenzialità di questa norma è Paolo Landi, dell'Adiconsum: "Un'azienda che vuole resistere a un'azione collettiva con questo sistema sa di poterlo fare per anni e senza pagare un euro.

Class action, procedure a ostacoli ( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: iniziativa processuale collettiva, cui i singoli consumatori possono dare la loro adesione. La procedura prevede un soggetto proponente l'azione, al quale gli interessati possono comunicare per iscritto la propria adesione all'azione collettiva. Il limite temporale per l'adesione è l'udienza di precisazione delle conclusioni in appello.

Il business della class action ( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Il business della class action A luglio 2008 il via alle azioni collettive. Le associazioni dei consumatori hanno già pronte 12 azioni dal valore di più di 200 milioni di euro Una pistola puntata alla tempia del sistema produttivo. Nel mirino soprattutto le grandi aziende. Questo, nelle intenzioni dei proponenti, vorrebbe essere la class action (o, più prosaicamente,

GIUSTIZIA EUROPEA: COMPATIBILITÀ CON IL DIRITTO COMUNITARIO DI UN'AZIONE COLLETTIVA CON LA QUALE UN'ORGANIZZAZIONE SINDACALE TENTA DI INDURRE UN PRESTATORE DI SERVIZI STRANIERO AD ( da "marketpress.info" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azioni collettive e al risarcimento del danno, ha chiesto alla Corte di giustizia delle Comunità europee se il diritto comunitario osti a che le organizzazioni sindacali, nelle circostanze indicate, intraprendano simili azioni collettive. La Corte osserva innanzitutto che la direttiva 96/71 non permette allo Stato membro ospitante di subordinare la realizzazione di una prestazione

L'ultima scommessa delle Borse punta sulle aziende sostenibili IL TREND / I NUOVI STRUMENTI FINANZIARI SONO IL SEGNALE CHE POTREBBE ESSERCI UN BOOM DI QUESTO MODELLO GESTIONALE IMP ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: collettivo di lungo periodo. Il rischio è quello di innestare un circolo vizioso dove il comportamento poco responsabile dei singoli (dentro e fuori le aziende) finisce per condizionare negativamente il comportamento delle imprese. "Ed è proprio questo il compito mio, e quello di ogni altro manager: creare l'ambiente organizzativo adatto a far nascere una nuova sensibilità condivisa,

15 marzo, la Giornata Ue dei consumatori ( da "HelpConsumatori" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: impiego in Europa di azioni di risarcimento collettivo. "Sarà - ha spiegato- un forte segnale politico che testimonia come l'Europa tiene gli occhi vigili e ben aperti su questo tema". A proposito dei soluzioni alternative alle dispute, Kuneva ha incoraggiato gli stati membri a incentivare il ricorso all'ADR, sottolineandone i diversi benefici per i consumatori.

LE AZIONI COLLETTIVE PROVANO I MODULI ONLINE ( da "Wall Street Italia" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: Le azioni collettive provano i moduli online -->Risparmio e telecomunicazioni in primo piano, ma anche questioni minori o dell'ultima ora: sono i settori più interessati dalle azioni collettive risarcitorie che le associazioni.

Truffe ai consumatori, arriva la "class action" ( da "Gazzettino, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action

Abstract: azioni collettive possano costituire un pericolo per la solidità delle aziende, un disincentivo per gli operatori stranieri ad investire in Italia. Le associazioni consumatori, titolari del diritto ad avviare azioni collettive risarcitorie a tutela degli utenti, hanno già iniziato a ricevere richieste di tutti i tipi da parte di consumatori che vorrebbero chiedere i danni per le


Articoli

Class action dal 30 giugno: ecco come funzioneranno (sezione: Class action)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Class Action

Gorizia Class action dal 30 giugno: ecco come funzioneranno di RITA BERTOSSI Poco prima di Natale è stata approvata la Legge Finanziaria 2008. Questa contiene un regalo di Natale per i consumatori: l'introduzione nel nostro ordinamento della Class Action. Tutti, credo, ricordiamo alcune Class Action: la battaglia giudiziaria condotta e vinta da un avvocato statunitense che raccolse le denunce dei consumatori nei confronti di un colosso dei produttori di automobili per ottenere maggiore sicurezza sulle auto dalla stessa messe sul mercato. Egli partì dall'ipotesi che le cause di morte in un considerevole numero di incidenti stradali fossero in buona parte attribuibili alle carenze di sicurezza di quelle autovetture. Poi le azioni nei confronti di produttori e commercializzatori di tabacco per i danni derivanti dal fumo di sigarette e simili. Altre vittorie, con risarcimenti milionari per i consumatori o i loro eredi, obbligo di informazioni sui pericoli per la salute sulle confezioni di sigarette e simili e divieti di fumo generalizzati per tutelare dalle conseguenze del fumo passivo. Due anni fa alcuni cittadini italiani e almeno uno friulano, rappresentati da una associazione che ha titolo ad agire negli Stati Uniti, hanno aderito a una class action nei confronti di una multinazionale del Farmaco che ha commercializzato un prodotto cui sono stati attribuiti effetti collaterali pesantissimi. E' però la storia vera di Erin Brockovic,una madre di tre figli impiegata in uno studio legale che si batte e vince contro un'azienda che, a seguito di scarichi industriali "disinvolti" inquina l'acqua, provocando in chi la beve patologie dagli esiti mortali, quella che ha dato maggior popolarità alla class action divenendo parte fondamentale in un film di grande successo. Ma non pensiamo che la "nostra" class action sia come quella statunitense. Da anni le proposte di legge per l'Azione Collettiva presenti in Parlamento danno vita ad accesi dibattiti e senza trovare trasformazione in legge. Così si è arrivati all'inserimento in finanziaria della normativa, che, pur suscitando alcuni dubbi, esiste ed è questo l'importante. Nel tempo potrà essere migliorata. Dal 30 giugno potranno partire le azioni collettive. Quali sono le caratteristiche della Class Action italiana? Nel Codice del Consumo (d.lgs. 206/05) viene inserito, dopo l'articolo 140, il 140-bis (Azione collettiva risarcitoria) che individua i soggetti che sono legittimati ad agire in giudizio cioè le Associazioni di Consumatori e utenti rappresentativi a livello nazionale, riconosciute e iscritte al Consiglio nazionale dei consumatori utenti e Associazioni e comitati che siano "adeguatamente rappresentativi degli interessi collettivi fatti valere". Anche i singoli consumatori o utenti possono avvalersi della tutela della Class Action, aderendo per iscritto all'azione collettiva di un'associazione che propone l'azione che ha lo stesso oggetto. Al primo comma la norma prevede che venga chiesto al "tribunale del luogo in cui ha sede l'impresa l'accertamento del diritto al risarcimento del danno e alla restituzione delle somme spettanti ai singoli consumatori o utenti .." Quando siano presumibilmente stati lesi i diritti di una "pluralità" di consumatori o utenti in ambito di rapporti giuridici relativi a contratti stipulati con moduli o formulari, o di pratiche commerciali scorrette o di comportamenti anticoncorrenziali, o ancora in conseguenza di atti illeciti extracontrattuali. L'esercizio dell'azione collettiva o l'adesione successiva alla stessa, produce gli effetti di interruzione della prescrizione, ripartendo con un nuovo periodo di cinque o dieci anni a seconda che in giudizio si faccia valere una responsabilità contrattuale o extracontrattuale. Nella prima udienza il giudice darà una prima valutazione sull'ammissibilità della domanda e pronuncerà un'ordinanza che potrà, eventualmente, essere reclamata in Corte d'Appello. Conflitto d'interessi, manifesta infondatezza,inesistenza per il giudice di un interesse collettivo "suscettibile di adeguata tutela." Se il giudice ritiene che la domanda sia ammissibile, dispone che venga data pubblicità dei contenuti dell'azione. In caso di accoglimento della domanda il giudice decide i criteri per la liquidazione delle somme da restituire o corrispondere ai singoli che hanno aderito all'azione collettiva o che sono intervenuti nel giudizio, nonché della somma minima da corrispondere a ciascun consumatore o utente. L'impresa, nei sessanta giorni successivi alla notifica della sentenza, propone il pagamento di una somma con atto sottoscritto, comunicato a ciascun avente diritto e depositato in cancelleria. In caso di accettazione in qualsiasi forma da parte del consumatore o utente, la proposta costituisce titolo esecutivo.

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Rivolta contro i binari "copriteli con un tunnel" - davide carlucci (sezione: Class action)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)

Argomenti: Class Action

Pagina VIII - Milano Rivolta contro i binari "Copriteli con un tunnel" Milano-Mortara, 220 treni al giorno I residenti bloccano Porta Romana: "Non vogliamo vivere come carcerati in casa" DAVIDE CARLUCCI "Carcerata in casa". Una fine che Renata Quadrini, architetto con casa in via Tibaldi, non vuole fare. Per questo ha detto "no" al cambio dei serramenti proposto da Rete ferroviaria italiana per mitigare l'impatto acustico dei 220 treni che entro la fine dell'anno percorreranno la Milano-Mortara. Renata è uno dei cinquanta residenti che ieri hanno invaso i binari di Porta Romana per chiedere un'alternativa ragionevole, sebbene più costosa: due tunnel - uno tra piazza Belfante e via Bazzi, l'altro in via Longanesi - per un totale di 1,8 chilometri su 5 di tracciato. "Glielo dico io quanto denaro serve: venti milioni di euro in più", calcola Folco De Polzer, che, per disavventura delle Ferrovie dello Stato, è titolare di uno studio di acustica in via Brioschi, proprio dove dal 2004 con l'inaugurazione del Passante San Cristofaro-Seregno, passano tra i palazzi già cinquanta treni al giorno. Che diventeranno 220 quando il Passante S9 sarà collegato alla Milano-Mortara. De Polzer s'è prestato alla causa e il risultato è una quantità incredibile di complicati diagrammi e grafici densi di "isofone", coordinate e valori: di notte il livello sonoro schizza da 55 a 83 decibel. "In quel momento la gente fa un salto nel letto", dice lo specialista, che ha registrato ogni vibrazione piazzando un microfono in casa di un vicino. Davide Pasi, che abita qualche metro più in là, si ricollega alla questione Ecopass ed esprime il concetto diversamente: "Non dobbiamo morire di polveri sottili, ma neanche rincoglionire coi rumori". Sul piano politico, tutto è affidato a un "tavolo", costituito a dicembre a Roma tra ministero delle Infrastrutture, Regione, Fs e comitato cittadino: "Dopo l'iniziale disponibilità - accusa Emanuele Fiano, deputato Pd - nessun seguito. Tacciono le Fs, tace la Regione". Aldo Ugliano, consigliere comunale dello stesso partito, se la prende con il sindaco Letizia Moratti: "Firmò un accordo con le Fs per la dismissione degli scali ferroviari nel quale erano individuate le risorse. Le utilizzi per il tunnel". class="hilite">Il comitato minaccia: se non ci sono novità, si va alla causa civile o alla class="term">class class="term">action contro Rfi. Sul piede di guerra anche Alberto Garocchio, di Forza Italia: "Non realizzare questo progetto sarebbe osceno: i cittadini responsabilmente non hanno chiesto l'interramento della linea ma un semplice tunnel fonoassorbente". Frecciatina ai residenti di Corsico (giunta di centrosinistra) che hanno chiesto, per limitare il rumore, di interrare i binari: c'erano anche loro, ieri, solidali con gli insorti di Porta Romana, la vecchia fermata dall'erba alta che risorge togliendo il sonno ai residenti e valore alle loro case. "Un deprezzamento del 20-25 per cento", assicura Mario Polelli, docente di Estimo alla Statale. "Nel recupero di queste aree - dice il professore - si realizzeranno enormi plusvalenze: non si capisce perché una parte di questi soldi non debbano essere utilizzati per le mitigazioni".

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Bonifica, in arrivo una pioggia di ricorsi (sezione: Class action)

( da "Tirreno, Il" del 16-03-2008)

Argomenti: Class Action

Pontedera Bonifica, in arrivo una pioggia di ricorsi Si è costituito un comitato e sta già valutando un'azione collettiva POMARANCE. Le prime cartelle emesse con il tributo per il 2008 sono appena state recapitate agli utenti del consorzio di bonifica dell'Alta Valdicecina (costituitosi all'interno della Comunità Montana) e già la polemica scoppia. Nasce un comitato, dal nome esplicito "No consorzi di bonifica". "Ci siamo costituiti - spiegano i fondatori - per rispondere all'invio indiscriminato di cartelle di pagamento per contributi legati alla bonifica dei territori della Valdicecina, della Valdera e della Val di Cornia". Anche e soprattutto perché, bilanci di altri consorzi alla mano, i promotori del comitato hanno potuto constatare con i propri occhi che "il 70% delle risorse viene destinato ai costi di organizzazione del consorzio, quindi a coprire spese per strutture burocratiche che servono a pagare apparati e persone. Solo il 30% delle risorse invece viene destinato a interventi per migliorare il rischio idrogeologico". Mentre annuncia che istituirà al più presto punti di raccolta firme e adesioni in più parti del territorio coperto dal consorzio di bonifica dell'Alta Valdicecina, il comitato pensa a una "azione collettiva, e a valutare come affrontare ricorsi". Per studiare la forma più adatta, il comitato ha dato mandato allo studio legale tributario dell'avvocato Flavio Nuti del foro livornese con studio anche a Volterra (già noto per essere uno dei due legati del comitato No Gabelle, contro le multe emesse dall'autovelox sulla strada regionale 68). Dopo la costituzione, siglata nei giorni scorsi, il comitato si riunirà ancora alla fine della settimana per eleggere il presidente e assegnare le altre cariche. E sarà fin da subito battagliero. Barbara Antoni.

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Portabilità, notai contro l'Adusbef (sezione: Class action)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-03-2008)

Argomenti: Class Action

Economia Pagina 221 la polemica Portabilità, notai contro l'Adusbef La polemica --> class="hilite">La portabilità dei mutui è al centro di una class="term">class class="term">action (azione collettiva) avviata dall'Adusbef contro banche e notai. Per i consumatori, la trasferibilità dei prestiti da una banca all'altra deve essere - come sancisce la legge Bersani - libera e gratuita. L'opposto di quanto continua a capitare ai risparmiatori, che per cambiare mutuo devono affrontare spese elevate, sostengono i consumatori. L'azione dell'Adusbef, però, è stata duramente contestata dal Consiglio nazionale del notariato. In una lettera, in cui la categoria dichiara di essere pronta a difendersi a spada tratta, si accusa l'associazione dei consumatori di aver presentato cifre - relative a costi notarili pari a 2-3 mila euro - "del tutto prive di fondamento e arbitrarie". Il costo "di un atto di surroga", spiegano i notai, può variare da 500 a 600 euro" e non oltre. Ma non solo. Per il Consiglio, proprio i notai hanno contribuito alla "definizione di una procedura per la migliore e più efficace attuazione delle norme sulla portabilità e a dare impulso a una rinegoziazione che non richieda, salvo casi eccezionali, l'intervento del notaio, non essendo necessaria l'annotazione a margine dell'ipoteca iscritta a garanzia del mutuo rinegoziato".

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Gli aumenti a tutto gas (sezione: Class action)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 16-03-2008)

Argomenti: Class Action

Cronaca di Cagliari Pagina 1023 Gli aumenti a tutto gas Gpl, i cagliaritani chiamano Mister prezzi --> Gpl, i cagliaritani chiamano Mister prezzi Il gas in bombola? Caro. Anzi, carissimo. In alcuni casi il costo al dettaglio è doppio rispetto al resto dell'Italia. E non è una coincidenza se la maggior parte delle segnalazioni arrivate a Mister prezzi riguardino proprio il gpl. Nella sua prima settimana di vita, il centralino cagliaritano (il numero verde è 800 955 959) del Garante per la sorveglianza dei prezzi ha raccolto 25 telefonate in tutto. Dieci lamentano un aumento ingiustificato - questa l'opinione dei consumatori - del costo delle bombole. PREZZI A TUTTO GAS Difficile dare torto ai cittadini: per acquistare 15 chili di gpl in città servono dai 30 ai 35 euro. Trasporto escluso. E il resto d'Italia? Se il confronto è fatto col centro - sud, vinciamo a mani base il titolo di città più cara. A Napoli la stessa quantità di gas si può comprare spendendo molto meno: tra i 18 e i 25 euro. Reggio Calabria è un po' più cara, ma sempre meno di Cagliari: dai 25 ai 27 euro. L'invidia tocca il culmine a Palermo, dove per una bombola bastano 18 euro (prezzo massimo: 22 euro). I RESPONSABILI Secondo una prima indagine fatta dalla Camera di commercio cittadina - che porta avanti il progetto Mister prezzi su incarico del Garante -, a determinare questo salasso non sarebbe né il produttore (cioè la Saras), né i dettaglianti, che hanno un guadagno non superiore al 10 per cento. L'aumento più consistente nel percorso del gpl si ha nella tappa del confezionamento: cioè quella che riguarda i grandi distributori, che acquistano la materia prima e la rivendono poi ai negozianti al dettaglio. LE SEGNALAZIONI Altre dieci telefonate segnalano l'aumento del costo degli alimentari. Segnalazioni varie: la pizza surgelata, il formaggio, la coca cola. Nell'elenco anche la pasta - che dal 2006 a oggi è aumentata del 35 per cento - e la semola. In alcuni casi le chiamate registrate dal centralino erano immotivate: nel caso della coca cola ad esempio, il consumatore denunciava un prezzo maggiore per l'acquisto di una singola lattina rispetto al costo (unitario) di una scatola da sei. Confondendo il rincaro ingiustificato con una semplice "promozione" del prodotto. I POTERI DEL GARANTE Tra i poteri di Antonio Lirosi - nominato a capo dell'Authority con l'ultima legge finanziaria statale - c'è innanzitutto la sorveglianza e il confronto dei prezzi. Tramite le Camere di commercio viene verificata l'autenticità delle segnalazioni e nei casi più gravi si chiede l'intervento della Guardia di Finanza. In campo nazionale le indagini di Mister Prezzi hanno riguardato, a parte il gpl, il pane e le assicurazioni Rc auto. BOLLETTE PAZZE Tornando alle segnalazioni ricevute dalla Camera di commercio, le ultime cinque chiamate (quindi il 20 per cento delle lamentele registrate durante la prima settimana) interessano le tariffe di elettricità, acquedotto e gas di città. In un caso un consumatore ha puntato il dito contro i climatizzatori da parete: troppo costosi. Nel caso del gas di città le lamentele sono dovute ai recenti aumenti decisi dalla Isgas, società che fornisce l'aria propanata ai cagliaritani. OK, IL PREZZO È DOPPIO Alcune voci della tariffa sono raddoppiate nel giro di due anni: la quota di distribuzione è passata da 42 a 89 centesimi per un metro cubo. A gennaio è aumentata anche la quota relativa alla materia prima: da 70 a 81 cent per metro cubo. Dei rincari - soprattutto quelli che riguardano la distribuzione - che secondo Adiconsum e Adoc sarebbero illegittimi. Ecco perché le due associazioni minacciano di presentare delle azioni collettive contro il gestore della rete gas. La Camera di commercio invece, istituirà nelle prossime settimane una commissione di esperti, che affiancherà il progetto di Mister prezzi. MICHELE RUFFI.

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ADUSBEF SULLA PORTABILITÀ DEI MUTUI (sezione: Class action)

( da "Azione, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Class Action

L'AZIONE - Articoli - Adusbef sulla portabilità dei mutui ADUSBEF SULLA PORTABILITÀ DEI MUTUI L'associazione di consumatori Adusbef ha promosso una Class Action contro banche e notai che hanno fatto pagare spese per la portabilità dei mutui, a dispetto della cosiddetta legge Bersani, che sancisce il diritto del titolare di un mutuo a trasferire il proprio debito ad un'altra banca, qualora avesse la possibilità di accedere a condizioni migliori, senza alcun onere per il cliente. "Oltre al recupero di questi costi non dovuti - si legge in una nota - Adusbef chiederà il risarcimento dei danni. Nonostante la legge, il sistema bancario e la casta dei notai hanno osteggiato la legge, facendo pagare spese di istruttoria, oneri di perizia e costi notarili pari a circa 2-3.000 euro ciascuno". Adusbef fa notare che "gli istituti di credito, invece di applicare la legge per favorire 3,2 milioni di mutuatari indebitati a tasso variabile surrogando o rinegoziando i mutui senza alcun onere, hanno invece richiesto al contraente in stato di bisogno per gli elevati aumenti delle rate, pari ad una media di 170 euro al mese per un mutuo di 100 mila euro (oltre 2.000 euro l'anno), costi e spese non dovute per migliaia di euro che i consumatori (circa 150 mila) sono stati costretti a pagare, anche per evitare guai peggiori, come l'aumento ulteriore dei tassi e dell'euribor, configurandosi in tali condotte fraudolente anche l'ipotesi di estorsione". Di qui la decisione di promuovere una Class Action. L'Adusbef ha pubblicato sul suo sito www.adusbef.it il fac-simile di delega all'azione collettiva, da compilare e inviare all'associazione stessa.

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CAUSE DI GRUPPO (sezione: Class action)

( da "Azione, L'" del 16-03-2008)

Argomenti: Class Action

L'AZIONE - Articoli - Cause di gruppo CAUSE DI GRUPPO Maria Vittoria Adami Si chiama Class Action ed è la possibilità per i consumatori di partecipare a cause collettive contro società fornitrici di beni o servizi. L'azione legale comune è molto nota in America, meno nelle altre parti del mondo, tra cui l'Italia, dove il Senato nelle ultime settimane di attività ha approvato un emendamento in Finanziaria che aprirà alla Class Action a partire dal prossimo luglio. Quello che sembrava un passo avanti nella regolamentazione del rapporto tra consumatori e aziende in Italia è tuttavia ben altra cosa dal sistema americano, che ha in più occasioni mostrato di funzionare a dovere (solo in ambito finanziario, negli Stati Uniti, le Class Action sono state in un anno oltre 200, oggi sono una quarantina i fondi risarcitori aperti per un totale di circa 10 miliardi e mezzo di dollari). Ne abbiamo parlato con l'avvocato veronese Pietro Adami, che si occupa proprio di far partire Class Action negli Stati Uniti. Avvocato Adami, che cos'è una Class Action? "Per Class Action, azione collettiva, si intende un'azione iniziata e portata avanti da uno o più soggetti a beneficio non solo proprio, ma anche di altri che in quel momento ancora non fanno parte dell'azione e, tendenzialmente, potrebbero non farne parte fino al buon esito di questa". I vantaggi di una Class Action su modello americano? "Il vantaggio principale è riuscire a far valere il diritto di un cittadino, che ha di per sé un danno modesto - anche solo 50, 100, 500 euro - di entità talmente limitata da disincentivare il cittadino stesso a far valere il suo diritto, cosa su cui talune società marciano; laddove si possano accorpare cittadini o portarne uno solo come esempio per tutta la categoria posso quindi far valere un diritto da 50 euro. Soprattutto posso trovare un legale che sia desideroso e stimolato a portare avanti questo diritto, poiché non lavora più per una pratica di solo 50 euro, ma di 50 euro moltiplicato per 100, 1000, 100mila, che sono i potenziali beneficiari". I limiti? "I vantaggi si possono interpretare come limiti, perché l'avvocato che gestisce la causa da un lato è stimolato, dall'altro concentra la sua attenzione non a un unico cliente, ma alle ragioni di una massa, che sono le ragioni della sua parcella. C'è il rischio che si perda un po' di vista la tutela del cliente e si spersonalizzi il rapporto avvocato-cliente". Se si vince si ha un risarcimento, se si perde? "Non si paga". Cosa che non avverrà in Italia... "In Italia c'è la possibilità di pattuire per iscritto un compenso commisurato tutto o in parte al successo dell'azione. Chi perde paga in Italia, ma nel nostro caso sarebbero le associazioni di consumatori". In Italia infatti le regole sono diverse. "Sì. Sono state fatte determinate scelte politiche; la più discutibile, a mio avviso, è quella di limitare i soggetti che possono far causa. Nel sistema americano può farlo chiunque abbia un diritto che sia stato leso, nel sistema italiano possono solo le associazioni dei consumatori, comitati, organi rappresentativi. Questo però mi esclude il singolo danneggiato. E poi l'iter è farraginoso: conoscendo i tempi della giustizia italiana, occorreranno, tra primo grado, appello, cassazione, almeno 15 anni, mentre in America cinque a stare larghi". Per cambiarlo in meglio cosa servirebbe? "Coraggio e mancanza di condizionamento da certi poteri forti". Torniamo agli ambiti ideali per una Class Action? "I campi applicativi sono tantissimi, rimanendo sul quotidiano sicuramente i problemi di telefonia, si parla di cifre irrisorie: la ricarica che non funziona, il messaggio che scarica due euro di consumo... Nessuno fa causa per due euro, cumulativamente però diventano cifre significative. In secondo luogo la pubblicità ingannevole, che induce alla stipula di un contratto. Infine si pensi ai consumi di gas o di energia elettrica. Una qualunque incidenza, anch e di pochi centesimi per utente, porta a un valore significativo: le spese di spedizione delle bollette non sarebbero addebitabili, ma accade, e nessuno fa causa per 60 centesimi, che moltiplicati per milioni di utenti diventano cifre importanti". Cosa si deve fare per avviare una Class Action in Italia? "Il meccanismo prevede che parta un'associazione di consumatori con almeno un cittadino danneggiato. L'associazione porta avanti la causa per conto di tutti, verrà assegnato un termine entro il quale ciascuno dovrà, con dichiarazione esplicita, inserirsi nell'azione. Se si vince e non ci sono appelli, si apre una fase di tavolo di conciliazione, in cui si decide come quantificare il danno, con quale criterio assegnarlo e così via. A quel punto a ciascun soggetto inserito nella causa viene riconosciuto il risarcimento". Quali le Class Action possibili in Italia? "Il dente avvelenato pare sia contro il mondo finanziario. Poi viene la pubblicità ingannevole e la mancata informazione sui farmaci. Poi ci sono i coltivatori, le quote latte... quando qualcosa non va è di moda dire "facciamo la Class Action". Ho sentito i portuali di Genova, i negozianti danneggiati dalla presenza dei rifiuti in Campania e dalla diminuzione del turismo...". Ma ne varrebbe la pena? "Dal primo luglio ne partiranno una valanga. Quante saranno fondate ci penseranno i tribunali a stabilirlo. Ma ho l'impressione che sulla scia dell'entusiasmo ci sarà una dose di azioni non proprio fondate".

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Usa, paletti allo studio (sezione: Class action)

( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)

Argomenti: Class Action

ItaliaOggi Sette     ItaliaOggi Sette  - Concorrenza & Mercato Numero 065, pag. 3 del 17/3/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF     Usa, paletti allo studio La class action made in Italy è pronta a scaldare i motori. Mentre i giuristi americani si interrogano sulla possibilità di mettere un freno al dilagare di azioni di risarcimento collettivo, vero e proprio spauracchio per l'industria d'Oltreoceano, i colleghi del Belpaese si preparano a dare il benvenuto a quella che si annuncia come una rivoluzione per il sistema giuridico di casa nostra. A partire dal 1° luglio 2008 anche in Italia sarà possibile affidarsi ad associazioni di categoria per far valere in maniera collettiva i propri diritti come già accade in Francia, Germania, Austria, Olanda e Spagna. Per non parlare degli Stati Uniti, dove le azioni legali collettive sono nate più di 40 anni fa, nel 1965, per mano dell'avvocato Ralph Nader, che dichiarò guerra alla Chevrolet Corvair, un'auto sportiva prodotta dalla General Motors, dichiarandola insicura a qualsiasi velocità. In base ai dati raccolti dagli esperti della Law School dell'Università di Stanford, lo scorso anno negli Stati Uniti le società quotate sono state coinvolte in ben 166 class action, in forte rialzo rispetto alle 116 di un anno prima ma al di sotto delle 194 registrate in media negli ultimi dieci anni. Basti pensare che soltanto le azioni collettive per contenziosi relativi al diritto di lavoro nel 2006 hanno toccato la cifra di 406 nuovi casi. "Al di là del danno economico diretto sulle imprese collegato alle sentenze di condanna dei giudici, le class action generano ripercussioni molto forti sull'andamento dei titoli delle società quotate", ha spiegato Alessio Nardoni, esperto di diritto internazionale e uno tra i primi legali in Italia a occuparsi di class action. "Lo scorso anno il maximum dollar loss, ovvero la perdita di valore dei titoli societari verificatasi nel periodo tra il valore massimo raggiunto nel periodo della class action e il giorno seguente alla chiusura del contenzioso legale, ha toccato il valore record di 669 miliardi di dollari". In base a uno studio condotto da Eisnberg e Miller tra il 1992 e il 2003 l'onorario medio degli avvocati che si sono occupati di azioni legali collettive è stato pari al 21,9% dei risarcimenti. Facendo due conti, questo vuol dire che, dato un importo medio di risarcimenti pagati dalle società pari a 138,6 milioni di dollari, gli avvocati hanno staccato mediamente una parcella di poco superiore ai 30 milioni di dollari. La class action in Europa. In Francia il legislatore ha introdotto la possibilità di dare mandato ad alcune associazioni di consumatori per tutelare congiuntamente gli interessi di più persone che avevano ricevuto lo stesso danno. Una recente proposta di modifica della legislazione prevede inoltre la possibilità per ogni persona di ottenere in casi analoghi il riconoscimento della stessa sentenza stabilita dal giudice per il risarcimento collettivo. L'ingresso dell'istituto dell'azione di risarcimento collettivo in Germania risale al 2005 con l'introduzione della legge Kapitalanleger-Musterverfahren Gesetz, che inserisce nuove forme di tutela del consumatore avvicinandosi alla class action americana ma mantenendo profonde distinzioni. Contrariamente a quanto avviene negli Usa, la class action tedesca prevede un ambito di applicazione limitato ai danni causati da informazioni false o ingannevoli relative al mercato finanziario. Non solo. Può essere intentata soltanto se già presenti almeno dieci denunce verso la stessa società aventi il medesimo oggetto. Di conseguenza, contrariamente a quanto avviene in America, l'azione collettiva è la risultante di un'iniziativa privata. Nel Regno Unito, tra gli anni 80 e 90, il sistema del Legal aid prevedeva che i costi legali collegati a un'azione collettiva venissero a ricadere sulle casse dello stato. L'abuso di questa condizione ha indotto il legislatore a modificare la normativa nel 2000 introducendo il Group litigation order per dirimere le cause intentate da più persone o legate da elementi comuni.

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E' in arrivo l'onda delle class action, un business dal valore di 200 mln (sezione: Class action)

( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)

Argomenti: Class Action

ItaliaOggi Sette     ItaliaOggi Sette  - Concorrenza & Mercato Numero 065, pag. 3 del 17/3/2008 Autore: di Saverio Nonno Visualizza la pagina in PDF       è il valore complessivo delle 12 cause che le associazioni stanno mettendo in cantiere per luglio 2008 E' in arrivo l'onda delle class action, un business dal valore di 200 mln Si scaldano i motori della class action. In attesa che entri in vigore la legge sulle class action, approvata con la Finanziaria del 2008 le associazioni dei consumatori dopo gli annunci passano ai fatti. Un bottino "virtuale" di oltre 2000 mln di euro quello che le associazioni dei consumatori e quelle di categoria minacciano di richiedere sottoforma di rimborsi, indennizzi e risarcimenti danno dal 1° luglio 2008. Cifre da capogiro dunque per 12 cause già annunciate. Telecomunicazioni, banche, trasporti, utility i settori dove sono più frequenti i comportamenti scorretti e le pratiche commerciali che danneggiano i consumatori: si va dal caro-benzina agli sms truffa, dal gas pagato e mai utilizzato alle spese occulte nelle pratiche di estinzione e trasloco dei mutui. Legittimate ad agire, secondo la legge, le associazioni dei consumatori più rappresentative, che stanno scegliendo il proprio obiettivo vagliando da un lato il numero delle richieste di aiuto spontanee che arrivano dai cittadini, dall'altro i risultati delle indagini sui disservizi fatte sul campo. Quasi sempre ci si avvale degli avvocati interni alle organizzazioni, che non solo stanno valutando l'opportunità o meno delle azioni in sé (dato che la legge non specifica nulla sull'attribuzione degli elevati costi per esperire l'azione), ma stanno anche ponderando le opportune modifiche da proporre al legislatore. Consumatori sul piede di guerra. Una delle più grandi class action è quella annunciata contro Telecom Italia, che deve restituire agli abbonati un tesoretto da 168 milioni di euro. L'Authority delle comunicazioni ha ritenuto illegittimo l'addebito agli abbonati delle spese di spedizione delle fatture. In caso contrario, Adusbef e Federconsumatori proporranno un'azione, che, oltre alla restituzione dell'indebito, terrà conto anche del risarcimento del danno conseguente all'obbligo di correttezza nell'adempimento. I 28 centesimi delle singole spedizioni moltiplicati per sei spedizioni l'anno e ancora moltiplicati per cinque anni diventano 8,40 euro. Se si sommano gli invii di tutti i 20 milioni di utenti la cifra finale rasenta i 168 milioni di euro. Questa è la somma che, in base al disposto dell'Autorità delle telecomunicazioni, Telecom Italia dovrà restituire agli abbonati, posto che le spese di consegna e spedizione relative alla fatturazione della bolletta telefonica gravano sul soggetto che la emette. "In caso contrario", dichiarano dalle associazioni, "si configura un'ipotesi di indebito oggettivo risarcibile ex articolo 2033 del codice civile". Inoltre, tale condotta comporta il diritto del consumatore a ottenere la ripetizione di quanto pagato, oltre al risarcimento del danno conseguente all'obbligo di correttezza. Alla restituzione potrebbe dunque aggiungersi la richiesta dell'utente in sede giurisdizionale di un risarcimento dell'eventuale ulteriore danno subito. Altra azione collettiva che potrebbe scatenarsi allo scoccare della mezzanotte del 1° luglio è quella contro le società che erogano il gas domestico. Dopo una perizia della procura di Milano di fine gennaio sono stati analizzati i contatori più vecchi e si è dimostrata una perdita di gas con punte del 20% a discapito degli utenti, che quindi hanno pagato gas mai utilizzato. Quattro associazioni dei consumatori si stanno già organizzando per proporre un'azione collettiva. Per Adoc è possibile prevedere una richiesta di rimborso di 1.500 euro per utente. "Le perdite vanno dall'8 al 20% con una spesa che può variare da 1.500 euro l'anno per chi usa il gas soltanto per cucinare a 4 mila euro per chi se ne avvale anche per il riscaldamento domestico", spiega il presidente di Assoconsumatori, Sandro Miano. "A Milano i potenziali ricorrenti sono 150 mila, pronti a chiedere fino a 250 mila euro di risarcimenti". Codacons e Movimento consumatori ricevono già adesioni per e-mail. Ultima per ordine di tempo è l'istanza proveniente da Adusbef contro banche e notai che hanno fatto pagare, secondo l'associazione, spese per la portabilità dei mutui, nonostante la legge Bersani in vigore dal 2 febbraio 2007 sulla portabilità gratuita. "Il sistema bancario e i notai hanno osteggiato la legge, facendo pagare spese di istruttoria, oneri di perizia e costi notarili pari a circa 2-3 mila euro ciascuno", dichiarano dall'associazione. La legge impone che la nuova banca subentra nella garanzia ipotecaria già iscritta dal creditore originario, mediante atto di surroga annotata a margine dell'ipoteca e permette di evitare, come accadeva in passato, che la sostituzione di un mutuo avvenisse tramite la cancellazione della vecchia ipoteca e l'iscrizione di una nuova. Con la sottoscrizione della surroga la banca subentrante provvede a saldare il vecchio debito residuo, sostituendosi al creditore originario nella relazione con il mutuatario. "Oltre al recupero di questi costi non dovuti" , si legge in una nota, "Adusbef chiederà il risarcimento dei danni". Anche in questo caso, sembra che siano 150 mila i consumatori che abbiano dovuto sostenere costi e spese non dovute per migliaia di euro. Le modifiche alla legge. Fin dalla sua approvazione sono state per la maggior parte positivi i commenti da parte delle associazioni del Cncu, soddisfatte soprattutto dell'impatto preventivo che questo strumento potrà avere per indurre le imprese a evitare comportamenti scorretti che penalizzano il cittadino. Negativo invece il parere delle imprese, in particolare di Confindustria, che teme ripercussioni di immagine al sistema aziendale italiano e liti temerarie da parte delle associazioni. Gli aspetti positivi riguardano principalmente l'introduzione nel procedimento di una fase conciliativa, che miri a una soluzione concordata sulla determinazione delle somme da corrispondere o da restituire. Secondo gli esperti legali delle associazioni vanno chiariti, però, alcuni punti: le conseguenze reali di un eventuale esito negativo della conciliazione, con il rischio che il tutto si traduca in un ulteriore allungamento dei tempi. Sarebbe bene indicare nella legge che, ove debba comporsi la Camera di conciliazione, i costi della stessa siano addebitati all'impresa convenuta già dichiarata soccombente", spiega Giuseppe Finocchiaro, coordinatore nazionale legali Assoutenti. Più in generale, le preoccupazioni delle associazioni riguardano i costi di tali procedure. Quasi tutte sono concordi nel predisporre dei fondi, che magari attingano al ricavato delle sanzioni comminate da Antitrust e Agcm. Sono ugualmente forti, però, i timori espressi da molti presidenti delle associazioni in merito al fatto che alcuni difetti della legge possano limitarne l'efficacia. Per Massimiliano Dona, dell'Unione nazionale consumatori, "tra i tanti punti che andrebbero corretti il campo di azione inspiegabilmente limitato ai contratti su moduli e formulari, l'impossibilità di agire contro la pubblica amministrazione, le lungaggini in fase di esecuzione della sentenza di condanna e la mancata previsione di un danno punitivo che avrebbe consentito di rendere queste azioni praticabili dalle associazioni di consumatori che allo stato sono nell'impossibilità di attivarle, proseguirle e pubblicizzarle, vista la scarsità di mezzi a loro disposizione". Sulla stessa scia Marco Ramadori, del Codacons, che, oltre al rammarico che la norma non abbia previsto il danno punitivo, si chiede: "Che cosa succede se si vince l'azione collettiva e l'impresa si rifiuta di pagare e non accetta la conciliazione?". Più scettico sull'effettiva potenzialità di questa norma è Paolo Landi, dell'Adiconsum: "Un'azienda che vuole resistere a un'azione collettiva con questo sistema sa di poterlo fare per anni e senza pagare un euro. L'unica cosa che può aprire spazi di negoziazione è il rischio di un danno per l'immagine dell'azienda".

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Class action, procedure a ostacoli (sezione: Class action)

( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)

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ItaliaOggi Sette     ItaliaOggi Sette  - concorrenza&mercato Numero 065, pag. 4 del 17/3/2008 Autore: di Antonio Ciccia Visualizza la pagina in PDF       L'analisi dei meccanismi che compongono l'azione collettiva contro il danno ai consumatori Class action, procedure a ostacoli Procedimenti in più fasi che allungheranno i tempi processuali Associazioni in prima fila per il decollo della class action sul sistema dell'opt-in. Il consumatore che vuole beneficiare del risarcimento collettivo deve attivarsi e intervenire, altrimenti è tagliato fuori. Per la legge italiana sono le associazioni o i comitati legittimati a agire per ottenere il risarcimento collettivo. Non è detto che siano le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale iscritte nell'elenco del ministero delle attività produttive dal codice del consumo. è sufficiente che l'associazione o il comitato sia riconosciuto dal giudice adeguatamente rappresentativo degli interessi fatti valere. La strada per arrivare al risarcimento non è semplice, soprattutto a causa della procedura prevista dalla Finanziaria 2008. Il procedimento potrà svilupparsi in più fasi che allungheranno i tempi del giudizio: controllo della legittimazione, coinvolgimento dei soggetti interessati, istruttoria, decisione, successiva fase della quantificazione attraverso l'eventuale procedura di conciliazione. Opt-in Sono legittimati a esperire l'azione collettiva risarcitoria le associazioni dei consumatori maggiormente rappresentative e altri soggetti appositamente individuati. Il nodo da sciogliere è nelle mani non dell'autorità amministrativa, ma dell'autorità giudiziaria, chiamata a vagliare l'ammissibilità della proposta. Sarà la stessa giurisprudenza a costruire i criteri per la valutazione della adeguatezza del livello di rappresentatività. Associazione iscritta o altro soggetto, la procedura parte da un proponente dell'iniziativa processuale collettiva, cui i singoli consumatori possono dare la loro adesione. La procedura prevede un soggetto proponente l'azione, al quale gli interessati possono comunicare per iscritto la propria adesione all'azione collettiva. Il limite temporale per l'adesione è l'udienza di precisazione delle conclusioni in appello. E a questo proposito si coglie una differenza con il sistema statunitense, che non prevede l'esercizio dei diritto di opt-in. Nel sistema italiano chi vuole avvantaggiarsi della class action deve intervenire. Mentre nel sistema degli Usa i consumatori che decidono di avvantaggiarsi dell'azione collettiva non devono fare nulla, a meno che non vogliano tirarsi fuori (opt out). Nella class action all'italiana, senza l'adesione scritta al soggetto proponente, i singoli consumatori non potranno neppure beneficiare degli effetti della sentenza favorevole del giudice. A meno che, ovviamente, non abbiano scelto di intervenire nel giudizio. Il comma 5 dell'articolo 140-bis, introdotto nel codice del consumo dal comma 445 della Finanziaria 2008, restringe l'efficacia di giudicato della sentenza, che accoglie la domanda formulata dal proponente la class action ai consumatori e utenti che abbiano aderito all'iniziativa. Mentre chi non ha aderito all'iniziativa potrà sempre attivare un autonomo giudizio. Il consumatore dovrà quindi effettivamente esercitare l'opzione di entrare nel giudizio collettivo (opt-in). L'associazione o il comitato potranno essere costituiti anche per iniziativa di un gruppo di consumatori che non si riconoscano in una delle associazioni già riconosciute. Tutto sta a verificare quali siano gli indici di rappresentatività che la giurisprudenza riterrà necessari. Peraltro ci si chiede se il sistema dell'opt-in non potesse in qualche modo sostituire il requisito della rappresentatività da valutarsi a priori. In altri termini se comunque chi intende avvantaggiarsi dell'azione collettiva deve aderirvi, allora sarà la fase degli interventi che misurerà la rappresentatività del soggetto promotore. Invece il legislatore prevede un filtro preliminare sulla rappresentatività, una specie di collo di bottiglia e una burocratizzazione della class action. Attraverso la legittimazione di associazioni e comitati si realizza un sistema di legittimazione potenzialmente diffusa, con la possibilità per gli interessati di fare vera e propria attività di promozione dell'azione collettiva. Nella prima versione l'azione collettiva non era una possibilità a disposizione di tutti, ma solo delle associazioni dei consumatori e degli utenti maggiormente rappresentative e di ulteriori associazioni di consumatori. Nella versione definitiva viene eliminato il controllo ministeriale e la permanente fase di controllo viene affidata alla magistratura, chiamata a una valutazione di ammissibilità della azione. La domanda è dichiarata inammissibile in tre casi: manifesta infondatezza, conflitto di interessi, inesistenza di un interesse collettivo suscettibile di adeguata tutela. Se, invece, l'azione è ritenuta ammissibile è previsto che dell'iniziativa si dia la maggiore diffusione possibile, così da suscitare le adesioni di consumatori e utenti. Si apre così la fase sopra descritta dell'esercizio del diritto di opt-in.

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Il business della class action (sezione: Class action)

( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)

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ItaliaOggi Sette     ItaliaOggi Sette Numero 065, pag. 1 del 17/3/2008 Autore: di Marino Longoni Visualizza la pagina in PDF     Il business della class action A luglio 2008 il via alle azioni collettive. Le associazioni dei consumatori hanno già pronte 12 azioni dal valore di più di 200 milioni di euro Una pistola puntata alla tempia del sistema produttivo. Nel mirino soprattutto le grandi aziende. Questo, nelle intenzioni dei proponenti, vorrebbe essere la class action (o, più prosaicamente, azione risarcitoria collettiva), disciplinata dalla Finanziaria 2008, che sarà operativa dal primo luglio. Le associazioni dei consumatori e i grandi studi legali stanno già scaldando i motori. A oggi sono almeno 12 le cause annunciate. Ma è facile prevedere che all'arrivo dell'estate saranno molte di più. Difficile prevedere se il meccanismo disegnato dalla Finanziaria per tutelare gli interessi diffusi produrrà vantaggi reali per i consumatori o per gli avvocati. O solo danni per le aziende. Qualcuno (Guido Alpa) ha paventato addirittura il rischio di distruzione di interi settori del sistema produttivo. Forse esagerando: la class action made in Usa, molto più aggressiva del clone italiano, non ha finora provocato simili sconquassi. E poi il Belpaese non è l'America. Già il fatto che una norma del genere venga fatta salire sul carro della Finanziaria significa che, per la politica, è più una questione di immagine che di sostanza. Tanto è vero che in prima lettura passò solo grazie all'errore di voto del senatore di Forza Italia Roberto Antonione. Ci sono anche aspetti decisivi ancora da chiarire, come i tempi necessari per ottenere il risarcimento, che potrebbero estendersi per molti lustri; infine, nel caso i giudici (in primo o secondo grado, o in Cassazione) respingessero la domanda di risarcimento, chi pagherebbe le spese processuali? La domanda non è peregrina se si considera che si stanno preparando azioni per il ristoro di danni del valore di pochi euro. Il rischio è che si tratti di una pistola giocattolo, utile al governo per guadagnare benemerenze nei confronti dei consumatori; gradita alle associazioni, sempre in cerca di autopromozione; tuttavia temuta dalle aziende di grandi dimensioni, che non sempre hanno la coscienza pulita. Speriamo che, in questo gioco complicato, ai cittadini non resti il classico ruolo di vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di vasi di ferro.

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GIUSTIZIA EUROPEA: COMPATIBILITÀ CON IL DIRITTO COMUNITARIO DI UN'AZIONE COLLETTIVA CON LA QUALE UN'ORGANIZZAZIONE SINDACALE TENTA DI INDURRE UN PRESTATORE DI SERVIZI STRANIERO AD (sezione: Class action)

( da "marketpress.info" del 17-03-2008)

Argomenti: Class Action

AVVIARE TRATTATIVE SULLE RETRIBUZIONI E A SOTTOSCRIVERE UN CONTRATTO COLLETTIVO La Corte di giustizia con la sentenza relativa alla causa C-341/05 - Laval un Partneri Ltd / Svenska Byggnadsarbetareförbundet e a. - si è pronuncia sulla compatibilità con il diritto comunitario di un'azione collettiva con la quale un'organizzazione sindacale tenta di indurre un prestatore di servizi straniero ad avviare trattative sulle retribuzioni e a sottoscrivere un contratto collettivo. Una simile azione collettiva, nella forma di un blocco dei cantieri, costituisce una restrizione alla libera prestazione dei servizi che, nella fattispecie, non è giustificata alla luce dell'obiettivo di interesse generale della protezione dei lavoratori. La direttiva 96/71 sul distacco dei lavoratori 1 prevede che le condizioni di occupazione riconosciute ai lavoratori distaccati nello Stato membro ospitante siano determinate da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative e/o, nel settore edilizio, da contratti collettivi o decisioni arbitrali dichiarati di applicazione generale. La legge svedese sul distacco dei lavoratori precisa le condizioni di lavoro e di occupazione riconducibili alle materie elencate dalla direttiva 96/71, ad eccezione dei minimi salariali. La legge nulla dice circa le retribuzioni, la cui fissazione è tradizionalmente affidata, in Svezia, alle parti sociali attraverso la contrattazione collettiva. Il diritto svedese concede alle organizzazioni sindacali il diritto di ricorrere ad azioni collettive, in presenza di talune condizioni, allo scopo di indurre qualunque datore di lavoro ad avviare trattative sulla retribuzione o a sottoscrivere un contratto collettivo. Nel maggio 2004 la Laval un Partneri Ltd, una società lettone, ha distaccato taluni lavoratori dalla Lettonia per lavorare in alcuni cantieri in Svezia. I lavori sono stati intrapresi da una società controllata, la L&p Baltic Bygg Ab. Tra gli stessi rientravano il rinnovo e l'ampliamento di un edificio scolastico nella città di Vaxholm. Nel giugno 2004 la Laval e la Baltic Bygg, da un lato, e il sindacato svedese dei lavoratori dell'edilizia e dei lavori pubblici, la Svenska Byggnadsarbetareförbundet, dall'altro, hanno avviato trattative per la determinazione delle retribuzioni dei lavoratori distaccati e la sottoscrizione, da parte della Laval, del contratto collettivo dell'edilizia. Non è stato tuttavia possibile raggiungere un accordo. La Laval ha sottoscritto, in settembre e in ottobre, contratti collettivi con il sindacato lettone dell'edilizia, al quale era iscritto il 65% dei lavoratori distaccati. Il 2 novembre 2004 la Byggnadsarbetareförbundet ha iniziato un'azione collettiva, nella specie un blocco, in tutti i cantieri della Laval in Svezia. Il sindacato svedese dei lavoratori elettrici si è unito al movimento con un'azione di solidarietà, che ha avuto l'effetto di impedire agli installatori elettrici di fornire servizi alla Laval. Tali sindacati non avevano alcun iscritto tra il personale della Laval. In seguito all'interruzione dei lavori per un certo periodo, la Baltic Bygg è fallita e i lavoratori distaccati sono ritornati in Lettonia. L'arbetsdomstolen, dinanzi al quale la Laval ha proposto un ricorso in merito alla legittimità delle azioni collettive e al risarcimento del danno, ha chiesto alla Corte di giustizia delle Comunità europee se il diritto comunitario osti a che le organizzazioni sindacali, nelle circostanze indicate, intraprendano simili azioni collettive. La Corte osserva innanzitutto che la direttiva 96/71 non permette allo Stato membro ospitante di subordinare la realizzazione di una prestazione di servizi sul suo territorio al rispetto di condizioni di lavoro e di occupazione che vadano al di là delle norme imperative di protezione minima. Infatti, per quanto riguarda le materie di cui alla direttiva 96/71, questa prevede esplicitamente il livello di protezione che le imprese stabilite in altri Stati membri devono garantire, nello Stato membro ospitante, ai lavoratori che esse distaccano sul territorio di quest'ultimo. La Corte riconosce poi che il diritto di intraprendere un'azione collettiva deve essere riconosciuto quale diritto fondamentale facente parte integrante dei principi generali del diritto comunitario di cui la Corte garantisce il rispetto, diritto il cui esercizio può essere sottoposto a talune restrizioni. Il carattere fondamentale del diritto di intraprendere un'azione collettiva non è però tale da escludere un'azione del genere, avviata nei confronti di un'impresa stabilita in un altro Stato membro, che distacca lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi transnazionale, dall'ambito di applicazione del diritto comunitario. Nella fattispecie, la Corte rileva che il diritto delle organizzazioni sindacali di uno Stato membro di intraprendere azioni collettive mediante le quali le imprese stabilite in altri Stati membri possono essere obbligate a partecipare ad una trattativa per un periodo indeterminato al fine di conoscere i minimi salariali, nonché a sottoscrivere un contratto collettivo le cui clausole vanno al di là della protezione minima garantita dalla direttiva 96/71, è in grado di scoraggiare o rendere più difficile per tali imprese l'esecuzione di lavori di costruzione sul territorio svedese e costituisce pertanto una restrizione alla libera prestazione dei servizi. Una restrizione alla libera prestazione dei servizi può essere giustificata soltanto se essa persegue un obiettivo legittimo compatibile con il Trattato e se si fonda su ragioni imperative di interesse generale, purché, in tal caso, essa sia idonea a garantire la realizzazione dell'obiettivo perseguito e non vada al di là di ciò che è necessario per raggiungerlo. La Corte rileva in proposito che il diritto di intraprendere un'azione collettiva per la protezione dei lavoratori dello Stato ospitante contro un'eventuale pratica di dumping sociale può costituire una ragione imperativa di interesse generale. In tale contesto, un blocco dei cantieri intrapreso da un'organizzazione sindacale dello Stato membro ospitante per garantire ai lavoratori distaccati nell'ambito di una prestazione di servizi transnazionale condizioni di lavoro e di occupazione di un certo livello rientra nell'obiettivo della protezione dei lavoratori. Tuttavia, alla luce degli obblighi specifici collegati alla sottoscrizione del contratto collettivo dell'edilizia che le organizzazioni sindacali tentano di imporre alle imprese stabilite in altri Stati membri, l'ostacolo che un'azione collettiva comporta non può essere giustificato alla luce di tale obiettivo. Infatti, per quanto riguarda i lavoratori distaccati nell'ambito di una prestazione di servizi transnazionale, il loro datore di lavoro è tenuto, grazie al coordinamento realizzato dalla direttiva 96/71, a rispettare un nucleo di norme imperative di protezione minima nello Stato membro ospitante. Per quanto riguarda la trattativa salariale che le organizzazioni sindacali pretendono di imporre con un'azione collettiva alle imprese stabilite in un altro Stato membro che distaccano temporaneamente lavoratori sul loro territorio, la Corte evidenzia che il diritto comunitario non vieta agli Stati membri di imporre a tali imprese il rispetto delle loro norme in materia di minimi salariali, utilizzando i mezzi appropriati. Tuttavia, le azioni collettive non possono essere giustificate alla luce dell'obiettivo di interesse generale della protezione dei lavoratori qualora la trattativa salariale che esse mirano ad imporre a un'impresa stabilita in un altro Stato membro si inserisca in un contesto nazionale caratterizzato dall'assenza di disposizioni, di qualsivoglia natura, sufficientemente precise e accessibili da non rendere in pratica impossibile o eccessivamente difficile la determinazione, da parte di tale impresa, degli obblighi cui dovrebbe conformarsi in materia di minimi salariali. La Corte osserva infine che una disciplina nazionale la quale non tenga conto, indipendentemente dal loro contenuto, dei contratti collettivi ai quali le imprese che distaccano lavoratori in Svezia sono già vincolate nello Stato membro in cui sono stabilite, crea una discriminazione nei confronti di tali imprese, in quanto applica loro il medesimo trattamento riservato alle imprese nazionali che non hanno concluso un contratto collettivo. Ebbene, risulta dal Trattato che simili norme discriminatorie possono essere giustificate soltanto da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica. L'applicazione di tale disciplina alle imprese straniere vincolate da contratti collettivi ai quali non è direttamente applicabile la legge svedese ha lo scopo, da un lato, di consentire alle organizzazioni sindacali di agire affinché tutti i datori di lavoro sul mercato svedese applichino retribuzioni e altre condizioni di occupazione corrispondenti a quelle normalmente riconosciute in Svezia e, dall'altro lato, di creare le condizioni di una concorrenza leale, a parità di condizioni, tra datori di lavoro svedesi e imprenditori provenienti da altri Stati membri. Poiché nessuna delle considerazioni citate è riconducibile a ragioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica, tale discriminazione non può essere giustificata . <<BACK.

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L'ultima scommessa delle Borse punta sulle aziende sostenibili IL TREND / I NUOVI STRUMENTI FINANZIARI SONO IL SEGNALE CHE POTREBBE ESSERCI UN BOOM DI QUESTO MODELLO GESTIONALE IMP (sezione: Class action)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 17-03-2008)

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Affari & Finanza > RAPPORTO/FLOTTE AZIENDALI Affari & Finanza > RAPPORTO/LAVORO E MANAGEMENT Affari & Finanza > RAPPORTO/CREDITO AL CONSUMO L'ultima scommessa delle Borse punta sulle aziende sostenibili IL TREND / I NUOVI STRUMENTI FINANZIARI SONO IL SEGNALE CHE POTREBBE ESSERCI UN BOOM DI QUESTO MODELLO GESTIONALE IMPRONTATO AL RISPETTO AMBIENTALE E DELLA COMUNITà, SIA DEI DIPENDENTI CHE ESTERNA CARLO ALBERTO PRATESI* Nel mondo delle imprese si parla molto di "sostenibilità", ma a volte è difficile stabilire fino a che punto alle dichiarazioni e agli slogan corrispondano dei fatti reali. L'argomento, pur non essendo nuovo, sta acquisendo crescente rilevanza per effetto del settore finanziario dove si sta arricchendo l'offerta di fondi e di titoli riferiti ad aziende che, in vario modo, si presentano come "socialmente responsabili". Per aver un'idea del fenomeno basta dare un'occhiata a siti come Ftse4Good, o Dow Jones Sustainability Index, gli indici finanziari che misurano in modo rigoroso le aziende sulla base dei loro comportamenti sociali. Addirittura, cominciano ad essere emessi certificates che hanno come sottostante proprio l'andamento etico e socialmente responsabile delle aziende. Ubs, per esempio, ha emesso un certificate che ha come sottostante, proprio FTSE 4Good Europe 50 Index. Considerato che i certificates sono prodotti finanziari che puntano su trend emergenti, vuol dire che potremmo essere vicini al boom delle aziende eticamente responsabili. Ma, in pratica, cosa vuol dire essere "sostenibili"? Le discussioni e i contrasti riguardo alla tematica della responsabilità sociale in economia, da Milton Friedman in poi, sono in parte causate da interpretazioni un po' vaghe dei termini. E questo crea una certa confusione, anche perché l'ottica delle aziende e degli intermediari finanziari non sempre corrisponde a quella delle istituzioni o delle associazioni (ambientaliste e dei consumatori). E' bene chiarire subito che per responsabilità sociale non si intende né l'impegno formale delle aziende a rispettare le norme dei paesi in cui operano (non farlo, sarebbe semplicemente un comportamento disonesto), né le attività di tipo filantropico; ma qualcosa di ben più impegnativo e di maggiore impatto strategico. Un'impresa può essere definita sostenibile a tutti gli effetti quando riesce a gestire in modo "responsabile" il suo impatto su due fronti: a) l'ambiente naturale, nella sua accezione più ampia, e b) le persone. In particolare, per quanto riguarda queste ultime non si fanno distinzioni tra "interni" ed "esterni" all'azienda, perché tutti i soggetti possono essere considerati stakeholders (i clienti, i dipendenti e le loro famiglie, i fornitori, ma anche la collettività più in generale). E poi l'azienda sostenibile deve avere una prospettiva più ampia: sia in termini temporali ? perché non basta più pensare al breve ? medio periodo, ma occorre tenere conto degli interessi delle generazioni future (come nel caso delle scorie radioattive); sia in termini geografici, considerato che i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo assumono la stessa rilevanza e, quindi, godono degli stessi diritti (questo, per le multinazionali determina inevitabili conseguenze in termini di politiche produttive e del lavoro). Pertanto, un'azienda intenzionata ad orientarsi verso la sostenibilità (in modo non effimero), ha davanti a sé una infinità di nuovi vincoli di cui tenere conto, che si vanno ad aggiungere alla regola numero uno: generare profitto per gli azionisti. "Il vero problema in fin dei conti è quello di riuscire a passare dalla teoria alla pratica, integrando la sostenibilità nel core business, e generando risultati positivi nel medio e lungo termine nei confronti di tutti gli stakeholder rilevanti (azionisti, clienti, dipendenti, fornitori, ambiente, comunità locali, ecc.)" afferma Paolo Cederle, responsabile del dipartimento Banking Services di UniCredit Group. "Se penso alla mia esperienza, l'approccio migliore per mettere in atto il processo è quello di partire dall'investimento sulle persone, secondo l'ottica dello "sharing knowledge" e dell'"empower people value". Del resto la mia struttura è composta da oltre 20.000 persone sparse in 25 paesi: è impensabile raggiungere un obiettivo così ambizioso come quello della sostenibilità solo lanciando progetti o gruppi di lavoro. Qualunque risultato ottenuto sia all'interno (per esempio nel campo del diversity management) che verso l'esterno (qualità dei prodotti, gestione equa dei fornitori, risparmio energetico, ecc.) passa inevitabilmente per un impegno di ogni singolo dipendente. "Certamente non è facile né immediata l'evoluzione verso la sostenibilità. Non sorprende pertanto se, soprattutto in passato, si è preferito interpretarla in modo parziale, spesso puntando a considerarla più come una opportunità di comunicazione, impostata sul cause related marketing, che non come un vero e proprio orientamento strategico di fondo. Oggi le aziende leader hanno fatto un passo avanti. "Dalla progettazione alla produzione, fino alle campagne marketing e di comunicazione ogni nostra azione è guidata da quello che chiamiamo 'environmental thinking' ? sottolinea Andrea Facchini, direttore marketing Nokia Italia ? Questo significa non solo attenzione all'ambiente, oggi circa l'80% dei nostri nuovi telefoni possono essere riciclati, ma attenzione anche al contesto sociale e al rispetto dei consumatori in particolar modo i più piccoli". Ma alla fine conviene? Forse è ancora presto per dirlo. Certamente dopo i grandi scandali finanziari c'è una generale richiesta di maggiore etica, ma scelte etiche non sempre vengono premiate dai mercati. A riprova di ciò, diverse ricerche confermerebbero che, a fronte di una crescente sensibilità dichiarata dai cittadini nei confronti delle istanze sociali il loro comportamento non ne è stato influenzato. Per esempio, essere al corrente di comportamenti aziendali non etici non porta necessariamente al boicottaggio dei prodotti, né una disponibilità a spendere di più a fronte di comportamenti virtuosi; insomma, il vantaggio immediato e personale sembra pesare ancora oggi più del beneficio collettivo di lungo periodo. Il rischio è quello di innestare un circolo vizioso dove il comportamento poco responsabile dei singoli (dentro e fuori le aziende) finisce per condizionare negativamente il comportamento delle imprese. "Ed è proprio questo il compito mio, e quello di ogni altro manager: creare l'ambiente organizzativo adatto a far nascere una nuova sensibilità condivisa, senza la quale il cambiamento non può verificarsi" , conclude Cederle. * Università Roma Tre.

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15 marzo, la Giornata Ue dei consumatori (sezione: Class action)

( da "HelpConsumatori" del 17-03-2008)

Argomenti: Class Action

News 15 marzo, la Giornata Ue dei consumatori 14/03/2008 - 14:57 Con un giorno di anticipo Bruxelles ha celebrato la Giornata europea dei consumatori. Adr e Collective Redress i temi al centro dell'evento. BRUXELLES. L'Adr, il ricorso collettivo (collective redress) e gli strumenti di accesso alla giustizia sono stati i temi principali della giornata europea dei consumatori che si celebra oggi a Bruxelles, con un giorno d'anticipo rispetto ai festeggiamenti che ci saranno domani nelle maggiori capitali europee. A proposito del ricorso collettivo, la commissaria Ue alla tutela dei Consumatori, Meglena Kuneva, ha ripetuto quello che ormai si dice da diversi mesi, e cioè che il progetto per la creazione di strumento di risarcimento collettivo che porterà la sua firma è ancora in fase di consultazione. La certezza, ha spiegato, è che anche nei dibattiti più recenti è stata confermata la volontà di segnare un punto di forte rottura con il modello di class action system (tipico di Australia, Canada e Stati Uniti) che permette di estendere le tutele riconosciute al primo soggetto (lead plaintifis) a tutti gli appartenenti alla medesima categoria. Ma la commissaria ha ribadito che prima di avanzare qualsiasi proposta legislativa bisognerà attendere la presentazione (prevista per il prossimo agosto) dei risultati di uno studio sui punti di forza e le debolezze dei sistemi già adottati in alcuni stati europei. Solo dopo deciderà se incoraggiare la creazione di un sistema di Collective Redress comune a tutti i Ventisette o se estendere, invece, un modello particolare. Prima della fine del 2008, ha ribadito a Help Consumatori la commissaria, verrà presentata solo una "comunicazione ", un atto non vincolante, che sottolineerà l'importanza dell'impiego in Europa di azioni di risarcimento collettivo. "Sarà - ha spiegato- un forte segnale politico che testimonia come l'Europa tiene gli occhi vigili e ben aperti su questo tema". A proposito dei soluzioni alternative alle dispute, Kuneva ha incoraggiato gli stati membri a incentivare il ricorso all'ADR, sottolineandone i diversi benefici per i consumatori. "In primo luogo- ha detto- in termini di riduzione dei costi e della durata della lite e, in una prospettiva che guarda allo sviluppo del mercato interno, la possibilità di superare le difficoltà transfrontaliere dovute alla mancata conoscenza o all'incertezza circa la giurisdizione ed il diritto applicabile". Kuneva si è rivolta poi a 500 milioni di consumatori europei. "Avete diritti estremamente ben definiti e non dovete esitare a farli valere. Non abbiate quindi paura di scegliere, di cambiare fornitore, di porre domande, di chiedere la riparazione". Infine, sono stati sottolineati i risultati dell'ultimo anno. Al diritti Ue si sono aggiunte tre nuove direttive a tutela dei consumatori: quella sul credito al consumo, che stabilisce norme più chiare e trasparenti sul costo del denaro e dei prestiti; quella sul risparmio, che pone nuovi vincoli al sistema bancario-finanziario per rendere più trasparenti i rendimenti e i rischi dell'investimento; quella sulle pratiche commerciali sleali, che potrà consentire di sanzionare quelle imprese che non si comportano correttamente nel rapporto con i consumatori. "Stiamo andando nella direzione giusta- ha concluso- ma è importante che anche i singoli consumatori europei non abbassino la guardia". 2008 - redattore: SP.

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LE AZIONI COLLETTIVE PROVANO I MODULI ONLINE (sezione: Class action)

( da "Wall Street Italia" del 17-03-2008)

Argomenti: Class Action

Le azioni collettive provano i moduli online -->Risparmio e telecomunicazioni in primo piano, ma anche questioni minori o dell'ultima ora: sono i settori più interessati dalle azioni collettive risarcitorie che le associazioni.

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Truffe ai consumatori, arriva la "class action" (sezione: Class action)

( da "Gazzettino, Il" del 17-03-2008)

Argomenti: Class Action

Le nuove norme a tutela degli utenti entreranno in vigore il prossimo 1. luglio ma si tratta di una legge, copiata dagli Usa, piena di lacune Truffe ai consumatori, arriva la "class action" Avvocati tutti d'accordo: "Legge fatta male, se non verrà modificata avrà l'effetto di paralizzare la giustizia civile" Una grande opportunità, una sfida. Ma al tempo stesso un pericoloso salto nel buio, dovuto ad una legge piena di lacune, che rischia di creare più problemi e disfunzioni di quante si propone di risolverne. Le norme sulla "Class action" all'italiana (art 2 comma 445-449 Legge Finanziaria), che entreranno in vigore il prossimo 1 luglio, sono state al centro di un dibattito organizzato dal Centro studi criminologici e dallo Studio legale Carponi Schitar e Sportelli. Una legge attorno alla quale vi sono grande aspettative: quelle di consumatori e utenti, che si sentono sempre più vessati, impotenti, senza tutele di fronte a piccole truffe quotidiane, a servizi che non funzionano, a contratti non rispettati. Dall'altro vi è la forte preoccupazione del mondo imprenditoriale, il quale teme che le azioni collettive possano costituire un pericolo per la solidità delle aziende, un disincentivo per gli operatori stranieri ad investire in Italia. Le associazioni consumatori, titolari del diritto ad avviare azioni collettive risarcitorie a tutela degli utenti, hanno già iniziato a ricevere richieste di tutti i tipi da parte di consumatori che vorrebbero chiedere i danni per le materie più svariate, senza sapere quali sono i limiti stabiliti dalla legge: "È una bomba ad orologeria se non spieghiamo alla gente come funziona - spiega l'avvocato Paolo Maria Chersevani, vicepresidente dell'Unione nazionale Camere civili - Se si alimentano eccessive aspettative, vi è il rischio di un concreto fallimento. Per non parlare del fatto che questa legge è fatta male e, se non verrà modificata, avrà l'effetto di paralizzare definitivamente la giustizia civile".Antonio Rosa, vicepresidente dell'Unione Triveneta dei Consigli dell'Ordine degli avvocati ha evidenziato tutti i difetti della norma di legge che, copiata dalla tradizione americana, non si adatta al meglio al quadro giuridico italiano. Innanzitutto la "class action" made in Usa è una vera e propria azione di classe, avviata in sede giudiziaria a nome di un'intera categoria di persone danneggiate, anche di quelle che non esprimono una esplicita adesione all'avvio di una causa. Quella italiana, invece, è un'azione collettiva che rappresenta le istanze soltanto dei singoli che decidono di aderirvi. I soggetti legittimati ad agire in forma collettiva sono le associazioni dei consumatori iscritte nell'apposito elenco e "comitati adeguatamente rappresentativi degli interessi collettivi". I consumatori che vogliono aderire all'azione devono comunicarlo per iscritto alle associazione o al comitato promotore. L'ambito di azione è quello "di rapporti giuridici relativi a contratti stipulati ai sensi dell'articolo 1342 del codice civile, ovvero in conseguenza di atti illeciti extracontrattuali, di pratiche commerciali scorrette o di comportamenti anticoncorrenziali, quando sono lesi i diritti di una pluralità di consumatori o utenti". Inspiegabilmente, è esclusa la possibilità di azione collettiva nel caso di danni ambientali.Preoccupazione per le conseguenze di una legge mal fatta sono state espresse anche dall'avvocato Fabio Sportelli: "In previsione dell'entrata in vigore della norma, il prossimo 1 luglio, ce n'è abbastanza per essere allarmati", ha spiegato il legale, auspicando in tempestivi interventi correttivi.In attesa di un intervento del legislatore, Franco Conte, presidente regionale del Codacons, una delle principali associazioni dei consumatori, ha lanciato una proposta operativa, affinché i vari soggetti interessati - consumatori, aziende, avvocati - si siedano attorno ad un tavolo per stabilire una sorta di protocollo operativo: "Di fronte ad un gran numero di diritti insoddisfatti vi è una grande attesa per questa legge. La frustrazione dei consumatori e degli utenti e tanta: è per questo motivo che questa occasione non deve essere sprecata".

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