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Class
action dal 30 giugno: ecco come funzioneranno
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Dal 30 giugno
potranno partire le azioni collettive. Quali sono le caratteristiche della
Class Action italiana? Nel Codice del Consumo (d.lgs. 206/05) viene inserito,
dopo l'articolo 140, il 140-bis (Azione collettiva risarcitoria) che individua
i soggetti che sono legittimati ad agire in giudizio cioè le Associazioni di
Consumatori e utenti rappresentativi a livello nazionale,
Rivolta
contro i binari "copriteli con un tunnel" - davide carlucci
( da "Repubblica,
La" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Il comitato
minaccia: se non ci sono novità, si va alla causa civile o alla class action
contro Rfi. Sul piede di guerra anche Alberto Garocchio, di Forza Italia:
"Non realizzare questo progetto sarebbe osceno: i cittadini
responsabilmente non hanno chiesto l'interramento della linea ma un semplice
tunnel fonoassorbente".
Bonifica,
in arrivo una pioggia di ricorsi ( da "Tirreno, Il"
del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
in arrivo una
pioggia di ricorsi Si è costituito un comitato e sta già valutando un'azione
collettiva POMARANCE. Le prime cartelle emesse con il tributo per il 2008 sono
appena state recapitate agli utenti del consorzio di bonifica dell'Alta
Valdicecina (costituitosi all'interno della Comunità Montana) e già la polemica
scoppia.
Portabilità,
notai contro l'Adusbef ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
La
portabilità dei mutui è al centro di una class action (azione collettiva)
avviata dall'Adusbef contro banche e notai. Per i consumatori, la
trasferibilità dei prestiti da una banca all'altra deve essere - come sancisce
la legge Bersani - libera e gratuita. L'opposto di quanto continua a capitare
ai risparmiatori, che per cambiare mutuo devono affrontare spese elevate,
Gli
aumenti a tutto gas ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Ecco perché le
due associazioni minacciano di presentare delle azioni collettive contro il
gestore della rete gas. La Camera di commercio invece, istituirà nelle prossime
settimane una commissione di esperti, che affiancherà il progetto di Mister
prezzi. MICHELE RUFFI.
ADUSBEF
SULLA PORTABILITÀ DEI MUTUI ( da "Azione, L'"
del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
come
l'aumento ulteriore dei tassi e dell'euribor, configurandosi in tali condotte
fraudolente anche l'ipotesi di estorsione". Di qui la decisione di
promuovere una Class Action. L'Adusbef ha pubblicato sul suo sito
www.adusbef.it il fac-simile di delega all'azione collettiva, da compilare e
inviare all'associazione stessa.
CAUSE
DI GRUPPO ( da "Azione, L'"
del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
"Per
Class Action, azione collettiva, si intende un'azione iniziata e portata avanti
da uno o più soggetti a beneficio non solo proprio, ma anche di altri che in
quel momento ancora non fanno parte dell'azione e, tendenzialmente, potrebbero
non farne parte fino al buon esito di questa".
Usa,
paletti allo studio ( da "ItaliaOggi Sette"
del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
azione
collettiva è la risultante di un'iniziativa privata. Nel Regno Unito, tra gli
anni 80 e 90, il sistema del Legal aid prevedeva che i costi legali collegati a
un'azione collettiva venissero a ricadere sulle casse dello stato. L'abuso di
questa condizione ha indotto il legislatore a modificare la normativa nel 2000
introducendo il Group litigation order per dirimere le cause
E'
in arrivo l'onda delle class action, un business dal valore di 200 mln
( da "ItaliaOggi
Sette" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Che cosa
succede se si vince l'azione collettiva e l'impresa si rifiuta di pagare e non
accetta la conciliazione?". Più scettico sull'effettiva potenzialità di
questa norma è Paolo Landi, dell'Adiconsum: "Un'azienda che vuole
resistere a un'azione collettiva con questo sistema sa di poterlo fare per anni
e senza pagare un euro.
Class
action, procedure a ostacoli ( da "ItaliaOggi Sette"
del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
iniziativa
processuale collettiva, cui i singoli consumatori possono dare la loro
adesione. La procedura prevede un soggetto proponente l'azione, al quale gli
interessati possono comunicare per iscritto la propria adesione all'azione collettiva.
Il limite temporale per l'adesione è l'udienza di precisazione delle
conclusioni in appello.
Il
business della class action ( da "ItaliaOggi Sette"
del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Il business
della class action A luglio 2008 il via alle azioni collettive. Le associazioni
dei consumatori hanno già pronte 12 azioni dal valore di più di 200 milioni di
euro Una pistola puntata alla tempia del sistema produttivo. Nel mirino
soprattutto le grandi aziende. Questo, nelle intenzioni dei proponenti,
vorrebbe essere la class action (o, più prosaicamente,
GIUSTIZIA
EUROPEA: COMPATIBILITÀ CON IL DIRITTO COMUNITARIO DI UN'AZIONE COLLETTIVA CON
LA QUALE UN'ORGANIZZAZIONE SINDACALE TENTA DI INDURRE UN PRESTATORE DI SERVIZI
STRANIERO AD ( da "marketpress.info"
del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
azioni
collettive e al risarcimento del danno, ha chiesto alla Corte di giustizia
delle Comunità europee se il diritto comunitario osti a che le organizzazioni
sindacali, nelle circostanze indicate, intraprendano simili azioni collettive.
La Corte osserva innanzitutto che la direttiva 96/71 non permette allo Stato
membro ospitante di subordinare la realizzazione di una prestazione
L'ultima
scommessa delle Borse punta sulle aziende sostenibili IL TREND / I NUOVI
STRUMENTI FINANZIARI SONO IL SEGNALE CHE POTREBBE ESSERCI UN BOOM DI QUESTO
MODELLO GESTIONALE IMP ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)"
del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
collettivo di
lungo periodo. Il rischio è quello di innestare un circolo vizioso dove il
comportamento poco responsabile dei singoli (dentro e fuori le aziende) finisce
per condizionare negativamente il comportamento delle imprese. "Ed è
proprio questo il compito mio, e quello di ogni altro manager: creare
l'ambiente organizzativo adatto a far nascere una nuova sensibilità condivisa,
15
marzo, la Giornata Ue dei consumatori
( da "HelpConsumatori"
del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
impiego in
Europa di azioni di risarcimento collettivo. "Sarà - ha spiegato- un forte
segnale politico che testimonia come l'Europa tiene gli occhi vigili e ben
aperti su questo tema". A proposito dei soluzioni alternative alle
dispute, Kuneva ha incoraggiato gli stati membri a incentivare il ricorso
all'ADR, sottolineandone i diversi benefici per i consumatori.
LE
AZIONI COLLETTIVE PROVANO I MODULI ONLINE
( da "Wall
Street Italia" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
Le azioni
collettive provano i moduli online -->Risparmio e telecomunicazioni in primo
piano, ma anche questioni minori o dell'ultima ora: sono i settori più
interessati dalle azioni collettive risarcitorie che le associazioni.
Truffe
ai consumatori, arriva la "class action"
( da "Gazzettino,
Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Abstract:
azioni
collettive possano costituire un pericolo per la solidità delle aziende, un
disincentivo per gli operatori stranieri ad investire in Italia. Le
associazioni consumatori, titolari del diritto ad avviare azioni collettive
risarcitorie a tutela degli utenti, hanno già iniziato a ricevere richieste di
tutti i tipi da parte di consumatori che vorrebbero chiedere i danni per le
( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Gorizia Class action
dal 30 giugno: ecco come funzioneranno di RITA BERTOSSI Poco prima di Natale è
stata approvata la Legge Finanziaria 2008. Questa contiene un regalo di Natale
per i consumatori: l'introduzione nel nostro ordinamento della Class Action.
Tutti, credo, ricordiamo alcune Class Action: la battaglia giudiziaria condotta
e vinta da un avvocato statunitense che raccolse le denunce dei consumatori nei
confronti di un colosso dei produttori di automobili per ottenere maggiore
sicurezza sulle auto dalla stessa messe sul mercato. Egli partì dall'ipotesi
che le cause di morte in un considerevole numero di incidenti stradali fossero
in buona parte attribuibili alle carenze di sicurezza di quelle autovetture.
Poi le azioni nei confronti di produttori e commercializzatori di tabacco per i
danni derivanti dal fumo di sigarette e simili. Altre vittorie, con
risarcimenti milionari per i consumatori o i loro eredi, obbligo di
informazioni sui pericoli per la salute sulle confezioni di sigarette e simili
e divieti di fumo generalizzati per tutelare dalle conseguenze del fumo
passivo. Due anni fa alcuni cittadini italiani e almeno uno friulano,
rappresentati da una associazione che ha titolo ad agire negli Stati Uniti,
hanno aderito a una class action nei confronti di una multinazionale del
Farmaco che ha commercializzato un prodotto cui sono stati attribuiti effetti
collaterali pesantissimi. E' però la storia vera di Erin Brockovic,una madre di
tre figli impiegata in uno studio legale che si batte e vince contro un'azienda
che, a seguito di scarichi industriali "disinvolti" inquina l'acqua, provocando
in chi la beve patologie dagli esiti mortali, quella che ha dato maggior
popolarità alla class action divenendo parte fondamentale in un film di grande
successo. Ma non pensiamo che la "nostra" class action sia come
quella statunitense. Da anni le proposte di legge per l'Azione
Collettiva presenti in Parlamento danno vita ad accesi dibattiti e senza
trovare trasformazione in legge. Così si è arrivati all'inserimento in
finanziaria della normativa, che, pur suscitando alcuni dubbi, esiste ed è questo
l'importante. Nel tempo potrà essere migliorata. Dal 30
giugno potranno partire le azioni collettive. Quali sono le caratteristiche
della Class Action italiana? Nel Codice del Consumo (d.lgs. 206/05) viene
inserito, dopo l'articolo 140, il 140-bis (Azione collettiva
risarcitoria) che individua i soggetti che sono legittimati ad agire in
giudizio cioè le Associazioni di Consumatori e utenti rappresentativi a livello
nazionale, riconosciute e iscritte al Consiglio nazionale dei
consumatori utenti e Associazioni e comitati che siano "adeguatamente
rappresentativi degli interessi collettivi fatti valere". Anche i singoli
consumatori o utenti possono avvalersi della tutela della Class Action,
aderendo per iscritto all'azione collettiva di
un'associazione che propone l'azione che ha lo stesso oggetto. Al primo comma
la norma prevede che venga chiesto al "tribunale del luogo in cui ha sede
l'impresa l'accertamento del diritto al risarcimento del danno e alla
restituzione delle somme spettanti ai singoli consumatori o utenti .."
Quando siano presumibilmente stati lesi i diritti di una "pluralità"
di consumatori o utenti in ambito di rapporti giuridici relativi a contratti
stipulati con moduli o formulari, o di pratiche commerciali scorrette o di comportamenti
anticoncorrenziali, o ancora in conseguenza di atti illeciti extracontrattuali.
L'esercizio dell'azione collettiva o l'adesione
successiva alla stessa, produce gli effetti di interruzione della prescrizione,
ripartendo con un nuovo periodo di cinque o dieci anni a seconda che in
giudizio si faccia valere una responsabilità contrattuale o extracontrattuale.
Nella prima udienza il giudice darà una prima valutazione sull'ammissibilità
della domanda e pronuncerà un'ordinanza che potrà, eventualmente, essere reclamata
in Corte d'Appello. Conflitto d'interessi, manifesta infondatezza,inesistenza
per il giudice di un interesse collettivo "suscettibile di adeguata
tutela." Se il giudice ritiene che la domanda sia ammissibile, dispone che
venga data pubblicità dei contenuti dell'azione. In caso di accoglimento della
domanda il giudice decide i criteri per la liquidazione delle somme da
restituire o corrispondere ai singoli che hanno aderito all'azione collettiva o che sono intervenuti nel giudizio, nonché della
somma minima da corrispondere a ciascun consumatore o utente. L'impresa, nei
sessanta giorni successivi alla notifica della sentenza, propone il pagamento
di una somma con atto sottoscritto, comunicato a ciascun avente diritto e
depositato in cancelleria. In caso di accettazione in qualsiasi forma da parte
del consumatore o utente, la proposta costituisce titolo esecutivo.
( da "Repubblica, La" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Pagina VIII - Milano
Rivolta contro i binari "Copriteli con un tunnel" Milano-Mortara, 220
treni al giorno I residenti bloccano Porta Romana: "Non vogliamo vivere
come carcerati in casa" DAVIDE CARLUCCI "Carcerata in casa". Una
fine che Renata Quadrini, architetto con casa in via Tibaldi, non vuole fare.
Per questo ha detto "no" al cambio dei serramenti proposto da Rete
ferroviaria italiana per mitigare l'impatto acustico dei 220 treni che entro la
fine dell'anno percorreranno la Milano-Mortara. Renata è uno dei cinquanta
residenti che ieri hanno invaso i binari di Porta Romana per chiedere
un'alternativa ragionevole, sebbene più costosa: due tunnel - uno tra piazza
Belfante e via Bazzi, l'altro in via Longanesi - per un totale di
( da "Tirreno, Il" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Pontedera Bonifica, in arrivo una pioggia di ricorsi Si è costituito un comitato e
sta già valutando un'azione collettiva POMARANCE. Le prime
cartelle emesse con il tributo per il 2008 sono appena state recapitate agli
utenti del consorzio di bonifica dell'Alta Valdicecina (costituitosi
all'interno della Comunità Montana) e già la polemica scoppia. Nasce un
comitato, dal nome esplicito "No consorzi di bonifica". "Ci
siamo costituiti - spiegano i fondatori - per rispondere all'invio
indiscriminato di cartelle di pagamento per contributi legati alla bonifica dei
territori della Valdicecina, della Valdera e della Val di Cornia". Anche e
soprattutto perché, bilanci di altri consorzi alla mano, i promotori del
comitato hanno potuto constatare con i propri occhi che "il 70% delle
risorse viene destinato ai costi di organizzazione del consorzio, quindi a coprire
spese per strutture burocratiche che servono a pagare apparati e persone. Solo
il 30% delle risorse invece viene destinato a interventi per migliorare il
rischio idrogeologico". Mentre annuncia che istituirà al più presto punti
di raccolta firme e adesioni in più parti del territorio coperto dal consorzio
di bonifica dell'Alta Valdicecina, il comitato pensa a una "azione collettiva, e a valutare come affrontare ricorsi". Per
studiare la forma più adatta, il comitato ha dato mandato allo studio legale tributario
dell'avvocato Flavio Nuti del foro livornese con studio anche a Volterra (già
noto per essere uno dei due legati del comitato No Gabelle, contro le multe
emesse dall'autovelox sulla strada regionale 68). Dopo la costituzione, siglata
nei giorni scorsi, il comitato si riunirà ancora alla fine della settimana per
eleggere il presidente e assegnare le altre cariche. E sarà fin da subito
battagliero. Barbara Antoni.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Economia Pagina 221
la polemica Portabilità, notai contro l'Adusbef La polemica --> class="hilite">La portabilità dei mutui è al
centro di una class="term">class class="term">action
(azione collettiva) avviata dall'Adusbef contro banche
e notai. Per i consumatori, la trasferibilità dei prestiti da una banca
all'altra deve essere - come sancisce la legge Bersani - libera e gratuita.
L'opposto di quanto continua a capitare ai risparmiatori, che per cambiare
mutuo devono affrontare spese elevate, sostengono i consumatori. L'azione dell'Adusbef,
però, è stata duramente contestata dal Consiglio nazionale del notariato. In
una lettera, in cui la categoria dichiara di essere pronta a difendersi a spada
tratta, si accusa l'associazione dei consumatori di aver presentato cifre -
relative a costi notarili pari a 2-3 mila euro - "del tutto prive di
fondamento e arbitrarie". Il costo "di un atto di surroga",
spiegano i notai, può variare da
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
16-03-2008)
Argomenti: Class Action
Cronaca di Cagliari
Pagina 1023 Gli aumenti a tutto gas Gpl, i cagliaritani chiamano Mister prezzi
--> Gpl, i cagliaritani chiamano Mister prezzi Il gas in bombola? Caro.
Anzi, carissimo. In alcuni casi il costo al dettaglio è doppio rispetto al
resto dell'Italia. E non è una coincidenza se la maggior parte delle
segnalazioni arrivate a Mister prezzi riguardino proprio il gpl. Nella sua
prima settimana di vita, il centralino cagliaritano (il numero verde è 800 955
959) del Garante per la sorveglianza dei prezzi ha raccolto 25 telefonate in
tutto. Dieci lamentano un aumento ingiustificato - questa l'opinione dei
consumatori - del costo delle bombole. PREZZI A TUTTO GAS Difficile dare torto
ai cittadini: per acquistare 15 chili di gpl in città servono dai 30 ai 35
euro. Trasporto escluso. E il resto d'Italia? Se il confronto è fatto col
centro - sud, vinciamo a mani base il titolo di città più cara. A Napoli la
stessa quantità di gas si può comprare spendendo molto meno: tra i 18 e i 25
euro. Reggio Calabria è un po' più cara, ma sempre meno di Cagliari: dai 25 ai
27 euro. L'invidia tocca il culmine a Palermo, dove per una bombola bastano 18
euro (prezzo massimo: 22 euro). I RESPONSABILI Secondo una prima indagine fatta
dalla Camera di commercio cittadina - che porta avanti il progetto Mister
prezzi su incarico del Garante -, a determinare questo salasso non sarebbe né
il produttore (cioè la Saras), né i dettaglianti, che hanno un guadagno non
superiore al 10 per cento. L'aumento più consistente nel percorso del gpl si ha
nella tappa del confezionamento: cioè quella che riguarda i grandi
distributori, che acquistano la materia prima e la rivendono poi ai negozianti
al dettaglio. LE SEGNALAZIONI Altre dieci telefonate segnalano l'aumento del
costo degli alimentari. Segnalazioni varie: la pizza surgelata, il formaggio,
la coca cola. Nell'elenco anche la pasta - che dal
( da "Azione, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
L'AZIONE - Articoli
- Adusbef sulla portabilità dei mutui ADUSBEF SULLA PORTABILITÀ DEI MUTUI
L'associazione di consumatori Adusbef ha promosso una Class Action contro
banche e notai che hanno fatto pagare spese per la portabilità dei mutui, a
dispetto della cosiddetta legge Bersani, che sancisce il diritto del titolare
di un mutuo a trasferire il proprio debito ad un'altra banca, qualora avesse la
possibilità di accedere a condizioni migliori, senza alcun onere per il
cliente. "Oltre al recupero di questi costi non dovuti - si legge in una
nota - Adusbef chiederà il risarcimento dei danni. Nonostante la legge, il
sistema bancario e la casta dei notai hanno osteggiato la legge, facendo pagare
spese di istruttoria, oneri di perizia e costi notarili pari a circa 2-3.000
euro ciascuno". Adusbef fa notare che "gli istituti di credito,
invece di applicare la legge per favorire 3,2 milioni di mutuatari indebitati a
tasso variabile surrogando o rinegoziando i mutui senza alcun onere, hanno
invece richiesto al contraente in stato di bisogno per gli elevati aumenti
delle rate, pari ad una media di 170 euro al mese per un mutuo di 100 mila euro
(oltre 2.000 euro l'anno), costi e spese non dovute per migliaia di euro che i
consumatori (circa 150 mila) sono stati costretti a pagare, anche per evitare
guai peggiori, come l'aumento ulteriore dei tassi e
dell'euribor, configurandosi in tali condotte fraudolente anche l'ipotesi di
estorsione". Di qui la decisione di promuovere una Class Action. L'Adusbef
ha pubblicato sul suo sito www.adusbef.it il fac-simile di delega all'azione collettiva, da compilare e inviare all'associazione stessa.
( da "Azione, L'" del 16-03-2008)
Argomenti: Class Action
L'AZIONE - Articoli
- Cause di gruppo CAUSE DI GRUPPO Maria Vittoria Adami Si chiama Class Action
ed è la possibilità per i consumatori di partecipare a cause collettive contro
società fornitrici di beni o servizi. L'azione legale comune è molto nota in
America, meno nelle altre parti del mondo, tra cui l'Italia, dove il Senato
nelle ultime settimane di attività ha approvato un emendamento in Finanziaria
che aprirà alla Class Action a partire dal prossimo luglio. Quello che sembrava
un passo avanti nella regolamentazione del rapporto tra consumatori e aziende
in Italia è tuttavia ben altra cosa dal sistema americano, che ha in più
occasioni mostrato di funzionare a dovere (solo in ambito finanziario, negli
Stati Uniti, le Class Action sono state in un anno oltre 200, oggi sono una
quarantina i fondi risarcitori aperti per un totale di circa 10 miliardi e
mezzo di dollari). Ne abbiamo parlato con l'avvocato veronese Pietro Adami, che
si occupa proprio di far partire Class Action negli Stati Uniti. Avvocato
Adami, che cos'è una Class Action? "Per Class Action,
azione collettiva, si intende un'azione iniziata e portata avanti da uno o più
soggetti a beneficio non solo proprio, ma anche di altri che in quel momento
ancora non fanno parte dell'azione e, tendenzialmente, potrebbero non farne
parte fino al buon esito di questa". I vantaggi di una Class Action
su modello americano? "Il vantaggio principale è riuscire a far valere il
diritto di un cittadino, che ha di per sé un danno modesto - anche solo 50,
100, 500 euro - di entità talmente limitata da disincentivare il cittadino
stesso a far valere il suo diritto, cosa su cui talune società marciano;
laddove si possano accorpare cittadini o portarne uno solo come esempio per
tutta la categoria posso quindi far valere un diritto da 50 euro. Soprattutto
posso trovare un legale che sia desideroso e stimolato a portare avanti questo
diritto, poiché non lavora più per una pratica di solo 50 euro, ma di 50 euro
moltiplicato per 100, 1000, 100mila, che sono i potenziali beneficiari". I
limiti? "I vantaggi si possono interpretare come limiti, perché l'avvocato
che gestisce la causa da un lato è stimolato, dall'altro concentra la sua
attenzione non a un unico cliente, ma alle ragioni di una massa, che sono le
ragioni della sua parcella. C'è il rischio che si perda un po' di vista la
tutela del cliente e si spersonalizzi il rapporto avvocato-cliente". Se si
vince si ha un risarcimento, se si perde? "Non si paga". Cosa che non
avverrà in Italia... "In Italia c'è la possibilità di pattuire per
iscritto un compenso commisurato tutto o in parte al successo dell'azione. Chi
perde paga in Italia, ma nel nostro caso sarebbero le associazioni di
consumatori". In Italia infatti le regole sono diverse. "Sì. Sono
state fatte determinate scelte politiche; la più discutibile, a mio avviso, è
quella di limitare i soggetti che possono far causa. Nel sistema americano può
farlo chiunque abbia un diritto che sia stato leso, nel sistema italiano
possono solo le associazioni dei consumatori, comitati, organi rappresentativi.
Questo però mi esclude il singolo danneggiato. E poi l'iter è farraginoso:
conoscendo i tempi della giustizia italiana, occorreranno, tra primo grado,
appello, cassazione, almeno 15 anni, mentre in America cinque a stare
larghi". Per cambiarlo in meglio cosa servirebbe? "Coraggio e
mancanza di condizionamento da certi poteri forti". Torniamo agli ambiti
ideali per una Class Action? "I campi applicativi sono tantissimi,
rimanendo sul quotidiano sicuramente i problemi di telefonia, si parla di cifre
irrisorie: la ricarica che non funziona, il messaggio che scarica due euro di
consumo... Nessuno fa causa per due euro, cumulativamente però diventano cifre
significative. In secondo luogo la pubblicità ingannevole, che induce alla
stipula di un contratto. Infine si pensi ai consumi di gas o di energia
elettrica. Una qualunque incidenza, anch e di pochi centesimi per utente, porta
a un valore significativo: le spese di spedizione delle bollette non sarebbero addebitabili,
ma accade, e nessuno fa causa per 60 centesimi, che moltiplicati per milioni di
utenti diventano cifre importanti". Cosa si deve fare per avviare una
Class Action in Italia? "Il meccanismo prevede che parta un'associazione
di consumatori con almeno un cittadino danneggiato. L'associazione porta avanti
la causa per conto di tutti, verrà assegnato un termine entro il quale ciascuno
dovrà, con dichiarazione esplicita, inserirsi nell'azione. Se si vince e non ci
sono appelli, si apre una fase di tavolo di conciliazione, in cui si decide
come quantificare il danno, con quale criterio assegnarlo e così via. A quel
punto a ciascun soggetto inserito nella causa viene riconosciuto il
risarcimento". Quali le Class Action possibili in Italia? "Il dente
avvelenato pare sia contro il mondo finanziario. Poi viene la pubblicità
ingannevole e la mancata informazione sui farmaci. Poi ci sono i coltivatori,
le quote latte... quando qualcosa non va è di moda dire "facciamo la Class
Action". Ho sentito i portuali di Genova, i negozianti danneggiati dalla
presenza dei rifiuti in Campania e dalla diminuzione del turismo...". Ma
ne varrebbe la pena? "Dal primo luglio ne partiranno una valanga. Quante
saranno fondate ci penseranno i tribunali a stabilirlo. Ma ho l'impressione che
sulla scia dell'entusiasmo ci sarà una dose di azioni non proprio
fondate".
( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
ItaliaOggi Sette
ItaliaOggi Sette - Concorrenza & Mercato Numero
065, pag. 3 del 17/3/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF
Usa, paletti allo studio La class action made in Italy è pronta a scaldare i
motori. Mentre i giuristi americani si interrogano sulla possibilità di mettere
un freno al dilagare di azioni di risarcimento collettivo, vero e proprio
spauracchio per l'industria d'Oltreoceano, i colleghi del Belpaese si preparano
a dare il benvenuto a quella che si annuncia come una rivoluzione per il
sistema giuridico di casa nostra. A partire dal 1° luglio 2008 anche in Italia
sarà possibile affidarsi ad associazioni di categoria per far valere in maniera
collettiva i propri diritti come già accade in
Francia, Germania, Austria, Olanda e Spagna. Per non parlare degli Stati Uniti,
dove le azioni legali collettive sono nate più di 40 anni fa, nel 1965, per
mano dell'avvocato Ralph Nader, che dichiarò guerra alla Chevrolet Corvair,
un'auto sportiva prodotta dalla General Motors, dichiarandola insicura a
qualsiasi velocità. In base ai dati raccolti dagli esperti della Law School
dell'Università di Stanford, lo scorso anno negli Stati Uniti le società
quotate sono state coinvolte in ben 166 class action, in forte rialzo rispetto
alle 116 di un anno prima ma al di sotto delle 194 registrate in media negli
ultimi dieci anni. Basti pensare che soltanto le azioni collettive per
contenziosi relativi al diritto di lavoro nel 2006 hanno toccato la cifra di
406 nuovi casi. "Al di là del danno economico diretto sulle imprese
collegato alle sentenze di condanna dei giudici, le class action generano
ripercussioni molto forti sull'andamento dei titoli delle società
quotate", ha spiegato Alessio Nardoni, esperto di diritto internazionale e
uno tra i primi legali in Italia a occuparsi di class action. "Lo scorso
anno il maximum dollar loss, ovvero la perdita di valore dei titoli societari
verificatasi nel periodo tra il valore massimo raggiunto nel periodo della
class action e il giorno seguente alla chiusura del contenzioso legale, ha
toccato il valore record di 669 miliardi di dollari". In base a uno studio
condotto da Eisnberg e Miller tra il 1992 e il
( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
ItaliaOggi Sette
ItaliaOggi Sette - Concorrenza & Mercato Numero
065, pag. 3 del 17/3/2008 Autore: di Saverio Nonno Visualizza la pagina in PDF
è il valore complessivo delle 12 cause che le associazioni
stanno mettendo in cantiere per luglio 2008 E' in arrivo l'onda delle class
action, un business dal valore di 200 mln Si scaldano i motori della class
action. In attesa che entri in vigore la legge sulle class action, approvata
con la Finanziaria del 2008 le associazioni dei consumatori dopo gli annunci
passano ai fatti. Un bottino "virtuale" di oltre 2000 mln di euro
quello che le associazioni dei consumatori e quelle di categoria minacciano di
richiedere sottoforma di rimborsi, indennizzi e risarcimenti danno dal 1°
luglio 2008. Cifre da capogiro dunque per 12 cause già annunciate.
Telecomunicazioni, banche, trasporti, utility i settori dove sono più frequenti
i comportamenti scorretti e le pratiche commerciali che danneggiano i
consumatori: si va dal caro-benzina agli sms truffa, dal gas pagato e mai
utilizzato alle spese occulte nelle pratiche di estinzione e trasloco dei
mutui. Legittimate ad agire, secondo la legge, le associazioni dei consumatori
più rappresentative, che stanno scegliendo il proprio obiettivo vagliando da un
lato il numero delle richieste di aiuto spontanee che arrivano dai cittadini,
dall'altro i risultati delle indagini sui disservizi fatte sul campo. Quasi
sempre ci si avvale degli avvocati interni alle organizzazioni, che non solo
stanno valutando l'opportunità o meno delle azioni in sé (dato che la legge non
specifica nulla sull'attribuzione degli elevati costi per esperire l'azione),
ma stanno anche ponderando le opportune modifiche da proporre al legislatore.
Consumatori sul piede di guerra. Una delle più grandi class action è quella
annunciata contro Telecom Italia, che deve restituire agli abbonati un
tesoretto da 168 milioni di euro. L'Authority delle comunicazioni ha ritenuto
illegittimo l'addebito agli abbonati delle spese di spedizione delle fatture.
In caso contrario, Adusbef e Federconsumatori proporranno un'azione, che, oltre
alla restituzione dell'indebito, terrà conto anche del risarcimento del danno
conseguente all'obbligo di correttezza nell'adempimento. I 28 centesimi delle
singole spedizioni moltiplicati per sei spedizioni l'anno e ancora moltiplicati
per cinque anni diventano 8,40 euro. Se si sommano gli invii di tutti i 20
milioni di utenti la cifra finale rasenta i 168 milioni di euro. Questa è la
somma che, in base al disposto dell'Autorità delle telecomunicazioni, Telecom
Italia dovrà restituire agli abbonati, posto che le spese di consegna e
spedizione relative alla fatturazione della bolletta telefonica gravano sul
soggetto che la emette. "In caso contrario", dichiarano dalle associazioni,
"si configura un'ipotesi di indebito oggettivo risarcibile ex articolo
2033 del codice civile". Inoltre, tale condotta comporta il diritto del
consumatore a ottenere la ripetizione di quanto pagato, oltre al risarcimento
del danno conseguente all'obbligo di correttezza. Alla restituzione potrebbe
dunque aggiungersi la richiesta dell'utente in sede giurisdizionale di un
risarcimento dell'eventuale ulteriore danno subito. Altra azione collettiva che potrebbe scatenarsi allo scoccare della
mezzanotte del 1° luglio è quella contro le società che erogano il gas
domestico. Dopo una perizia della procura di Milano di fine gennaio sono stati
analizzati i contatori più vecchi e si è dimostrata una perdita di gas con
punte del 20% a discapito degli utenti, che quindi hanno pagato gas mai
utilizzato. Quattro associazioni dei consumatori si stanno già organizzando per
proporre un'azione collettiva. Per Adoc è possibile
prevedere una richiesta di rimborso di 1.500 euro per utente. "Le perdite
vanno dall'8 al 20% con una spesa che può variare da 1.500 euro l'anno per chi
usa il gas soltanto per cucinare a 4 mila euro per chi se ne avvale anche per
il riscaldamento domestico", spiega il presidente di Assoconsumatori,
Sandro Miano. "A Milano i potenziali ricorrenti sono 150 mila, pronti a
chiedere fino a 250 mila euro di risarcimenti". Codacons e Movimento
consumatori ricevono già adesioni per e-mail. Ultima per ordine di tempo è
l'istanza proveniente da Adusbef contro banche e notai che hanno fatto pagare,
secondo l'associazione, spese per la portabilità dei mutui, nonostante la legge
Bersani in vigore dal 2 febbraio 2007 sulla portabilità gratuita. "Il
sistema bancario e i notai hanno osteggiato la legge, facendo pagare spese di
istruttoria, oneri di perizia e costi notarili pari a circa 2-3 mila euro
ciascuno", dichiarano dall'associazione. La legge impone che la nuova
banca subentra nella garanzia ipotecaria già iscritta dal creditore originario,
mediante atto di surroga annotata a margine dell'ipoteca e permette di evitare,
come accadeva in passato, che la sostituzione di un mutuo avvenisse tramite la
cancellazione della vecchia ipoteca e l'iscrizione di una nuova. Con la
sottoscrizione della surroga la banca subentrante provvede a saldare il vecchio
debito residuo, sostituendosi al creditore originario nella relazione con il
mutuatario. "Oltre al recupero di questi costi non dovuti" , si legge
in una nota, "Adusbef chiederà il risarcimento dei danni". Anche in
questo caso, sembra che siano 150 mila i consumatori che abbiano dovuto
sostenere costi e spese non dovute per migliaia di euro. Le modifiche alla
legge. Fin dalla sua approvazione sono state per la maggior parte positivi i
commenti da parte delle associazioni del Cncu, soddisfatte soprattutto
dell'impatto preventivo che questo strumento potrà avere per indurre le imprese
a evitare comportamenti scorretti che penalizzano il cittadino. Negativo invece
il parere delle imprese, in particolare di Confindustria, che teme
ripercussioni di immagine al sistema aziendale italiano e liti temerarie da
parte delle associazioni. Gli aspetti positivi riguardano principalmente
l'introduzione nel procedimento di una fase conciliativa, che miri a una
soluzione concordata sulla determinazione delle somme da corrispondere o da restituire.
Secondo gli esperti legali delle associazioni vanno chiariti, però, alcuni
punti: le conseguenze reali di un eventuale esito negativo della conciliazione,
con il rischio che il tutto si traduca in un ulteriore allungamento dei tempi.
Sarebbe bene indicare nella legge che, ove debba comporsi la Camera di
conciliazione, i costi della stessa siano addebitati all'impresa convenuta già
dichiarata soccombente", spiega Giuseppe Finocchiaro, coordinatore
nazionale legali Assoutenti. Più in generale, le preoccupazioni delle
associazioni riguardano i costi di tali procedure. Quasi tutte sono concordi
nel predisporre dei fondi, che magari attingano al ricavato delle sanzioni
comminate da Antitrust e Agcm. Sono ugualmente forti, però, i timori espressi
da molti presidenti delle associazioni in merito al fatto che alcuni difetti
della legge possano limitarne l'efficacia. Per Massimiliano Dona, dell'Unione
nazionale consumatori, "tra i tanti punti che andrebbero corretti il campo
di azione inspiegabilmente limitato ai contratti su moduli e formulari,
l'impossibilità di agire contro la pubblica amministrazione, le lungaggini in
fase di esecuzione della sentenza di condanna e la mancata previsione di un
danno punitivo che avrebbe consentito di rendere queste azioni praticabili
dalle associazioni di consumatori che allo stato sono nell'impossibilità di
attivarle, proseguirle e pubblicizzarle, vista la scarsità di mezzi a loro
disposizione". Sulla stessa scia Marco Ramadori, del Codacons, che, oltre
al rammarico che la norma non abbia previsto il danno punitivo, si chiede:
"Che cosa succede se si vince l'azione collettiva e l'impresa si rifiuta di pagare e non accetta la
conciliazione?". Più scettico sull'effettiva potenzialità di questa norma
è Paolo Landi, dell'Adiconsum: "Un'azienda che vuole resistere a un'azione
collettiva con questo sistema sa di poterlo fare per anni e senza pagare un
euro. L'unica cosa che può aprire spazi di negoziazione è il rischio di
un danno per l'immagine dell'azienda".
( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
ItaliaOggi Sette
ItaliaOggi Sette - concorrenza&mercato Numero 065,
pag. 4 del 17/3/2008 Autore: di Antonio Ciccia Visualizza la pagina in PDF
L'analisi dei meccanismi che compongono l'azione collettiva contro il danno ai consumatori Class action,
procedure a ostacoli Procedimenti in più fasi che allungheranno i tempi
processuali Associazioni in prima fila per il decollo della class action sul
sistema dell'opt-in. Il consumatore che vuole beneficiare del risarcimento
collettivo deve attivarsi e intervenire, altrimenti è tagliato fuori. Per la
legge italiana sono le associazioni o i comitati legittimati a agire per
ottenere il risarcimento collettivo. Non è detto che siano le associazioni dei
consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale iscritte
nell'elenco del ministero delle attività produttive dal codice del consumo. è
sufficiente che l'associazione o il comitato sia riconosciuto dal giudice
adeguatamente rappresentativo degli interessi fatti valere. La strada per
arrivare al risarcimento non è semplice, soprattutto a causa della procedura
prevista dalla Finanziaria 2008. Il procedimento potrà svilupparsi in più fasi
che allungheranno i tempi del giudizio: controllo della legittimazione,
coinvolgimento dei soggetti interessati, istruttoria, decisione, successiva
fase della quantificazione attraverso l'eventuale procedura di conciliazione.
Opt-in Sono legittimati a esperire l'azione collettiva
risarcitoria le associazioni dei consumatori maggiormente rappresentative e
altri soggetti appositamente individuati. Il nodo da sciogliere è nelle mani
non dell'autorità amministrativa, ma dell'autorità giudiziaria, chiamata a
vagliare l'ammissibilità della proposta. Sarà la stessa giurisprudenza a
costruire i criteri per la valutazione della adeguatezza del livello di
rappresentatività. Associazione iscritta o altro soggetto, la procedura parte
da un proponente dell'iniziativa processuale collettiva, cui i singoli consumatori possono dare la loro adesione. La
procedura prevede un soggetto proponente l'azione, al quale gli interessati
possono comunicare per iscritto la propria adesione all'azione collettiva. Il limite temporale per l'adesione è l'udienza di precisazione
delle conclusioni in appello. E a questo proposito si coglie una
differenza con il sistema statunitense, che non prevede l'esercizio dei diritto
di opt-in. Nel sistema italiano chi vuole avvantaggiarsi della class action
deve intervenire. Mentre nel sistema degli Usa i consumatori che decidono di
avvantaggiarsi dell'azione collettiva non devono fare
nulla, a meno che non vogliano tirarsi fuori (opt out). Nella class action
all'italiana, senza l'adesione scritta al soggetto proponente, i singoli
consumatori non potranno neppure beneficiare degli effetti della sentenza
favorevole del giudice. A meno che, ovviamente, non abbiano scelto di intervenire
nel giudizio. Il comma 5 dell'articolo 140-bis, introdotto nel codice del
consumo dal comma 445 della Finanziaria 2008, restringe l'efficacia di
giudicato della sentenza, che accoglie la domanda formulata dal proponente la
class action ai consumatori e utenti che abbiano aderito all'iniziativa. Mentre
chi non ha aderito all'iniziativa potrà sempre attivare un autonomo giudizio.
Il consumatore dovrà quindi effettivamente esercitare l'opzione di entrare nel
giudizio collettivo (opt-in). L'associazione o il comitato potranno essere
costituiti anche per iniziativa di un gruppo di consumatori che non si
riconoscano in una delle associazioni già riconosciute. Tutto sta a verificare
quali siano gli indici di rappresentatività che la giurisprudenza riterrà necessari.
Peraltro ci si chiede se il sistema dell'opt-in non potesse in qualche modo
sostituire il requisito della rappresentatività da valutarsi a priori. In altri
termini se comunque chi intende avvantaggiarsi dell'azione collettiva
deve aderirvi, allora sarà la fase degli interventi che misurerà la
rappresentatività del soggetto promotore. Invece il legislatore prevede un
filtro preliminare sulla rappresentatività, una specie di collo di bottiglia e
una burocratizzazione della class action. Attraverso la legittimazione di
associazioni e comitati si realizza un sistema di legittimazione potenzialmente
diffusa, con la possibilità per gli interessati di fare vera e propria attività
di promozione dell'azione collettiva. Nella prima
versione l'azione collettiva non era una possibilità a
disposizione di tutti, ma solo delle associazioni dei consumatori e degli
utenti maggiormente rappresentative e di ulteriori associazioni di consumatori.
Nella versione definitiva viene eliminato il controllo ministeriale e la permanente
fase di controllo viene affidata alla magistratura, chiamata a una valutazione
di ammissibilità della azione. La domanda è dichiarata inammissibile in tre
casi: manifesta infondatezza, conflitto di interessi, inesistenza di un
interesse collettivo suscettibile di adeguata tutela. Se, invece, l'azione è
ritenuta ammissibile è previsto che dell'iniziativa si dia la maggiore
diffusione possibile, così da suscitare le adesioni di consumatori e utenti. Si
apre così la fase sopra descritta dell'esercizio del diritto di opt-in.
( da "ItaliaOggi Sette" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
ItaliaOggi Sette
ItaliaOggi Sette Numero 065, pag. 1 del 17/3/2008 Autore: di
Marino Longoni Visualizza la pagina in PDF Il
business della class action A luglio 2008 il via alle azioni collettive. Le
associazioni dei consumatori hanno già pronte 12 azioni dal valore di più di
200 milioni di euro Una pistola puntata alla tempia del sistema produttivo. Nel
mirino soprattutto le grandi aziende. Questo, nelle intenzioni dei proponenti,
vorrebbe essere la class action (o, più prosaicamente, azione risarcitoria
collettiva), disciplinata dalla Finanziaria 2008, che
sarà operativa dal primo luglio. Le associazioni dei consumatori e i grandi
studi legali stanno già scaldando i motori. A oggi sono almeno 12 le cause
annunciate. Ma è facile prevedere che all'arrivo dell'estate saranno molte di
più. Difficile prevedere se il meccanismo disegnato dalla Finanziaria per
tutelare gli interessi diffusi produrrà vantaggi reali per i consumatori o per
gli avvocati. O solo danni per le aziende. Qualcuno (Guido Alpa) ha paventato
addirittura il rischio di distruzione di interi settori del sistema produttivo.
Forse esagerando: la class action made in Usa, molto più aggressiva del clone
italiano, non ha finora provocato simili sconquassi. E poi il Belpaese non è
l'America. Già il fatto che una norma del genere venga fatta salire sul carro
della Finanziaria significa che, per la politica, è più una questione di
immagine che di sostanza. Tanto è vero che in prima lettura passò solo grazie
all'errore di voto del senatore di Forza Italia Roberto Antonione. Ci sono
anche aspetti decisivi ancora da chiarire, come i tempi necessari per ottenere
il risarcimento, che potrebbero estendersi per molti lustri; infine, nel caso i
giudici (in primo o secondo grado, o in Cassazione) respingessero la domanda di
risarcimento, chi pagherebbe le spese processuali? La domanda non è peregrina
se si considera che si stanno preparando azioni per il ristoro di danni del
valore di pochi euro. Il rischio è che si tratti di una pistola giocattolo,
utile al governo per guadagnare benemerenze nei confronti dei consumatori;
gradita alle associazioni, sempre in cerca di autopromozione; tuttavia temuta
dalle aziende di grandi dimensioni, che non sempre hanno la coscienza pulita.
Speriamo che, in questo gioco complicato, ai cittadini non resti il classico
ruolo di vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di vasi di
ferro.
( da "marketpress.info" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
AVVIARE TRATTATIVE
SULLE RETRIBUZIONI E A SOTTOSCRIVERE UN CONTRATTO COLLETTIVO La Corte di
giustizia con la sentenza relativa alla causa C-341/05 - Laval un Partneri Ltd
/ Svenska Byggnadsarbetareförbundet e a. - si è pronuncia sulla compatibilità
con il diritto comunitario di un'azione collettiva con
la quale un'organizzazione sindacale tenta di indurre un prestatore di servizi
straniero ad avviare trattative sulle retribuzioni e a sottoscrivere un
contratto collettivo. Una simile azione collettiva,
nella forma di un blocco dei cantieri, costituisce una restrizione alla libera
prestazione dei servizi che, nella fattispecie, non è giustificata alla luce
dell'obiettivo di interesse generale della protezione dei lavoratori. La
direttiva 96/71 sul distacco dei lavoratori 1 prevede che le condizioni di
occupazione riconosciute ai lavoratori distaccati nello Stato membro ospitante
siano determinate da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative
e/o, nel settore edilizio, da contratti collettivi o decisioni arbitrali
dichiarati di applicazione generale. La legge svedese sul distacco dei
lavoratori precisa le condizioni di lavoro e di occupazione riconducibili alle
materie elencate dalla direttiva 96/71, ad eccezione dei minimi salariali. La
legge nulla dice circa le retribuzioni, la cui fissazione è tradizionalmente
affidata, in Svezia, alle parti sociali attraverso la contrattazione collettiva. Il diritto svedese concede alle organizzazioni
sindacali il diritto di ricorrere ad azioni collettive, in presenza di talune
condizioni, allo scopo di indurre qualunque datore di lavoro ad avviare
trattative sulla retribuzione o a sottoscrivere un contratto collettivo. Nel
maggio 2004 la Laval un Partneri Ltd, una società lettone, ha distaccato taluni
lavoratori dalla Lettonia per lavorare in alcuni cantieri in Svezia. I lavori
sono stati intrapresi da una società controllata, la L&p Baltic Bygg Ab.
Tra gli stessi rientravano il rinnovo e l'ampliamento di un edificio scolastico
nella città di Vaxholm. Nel giugno 2004 la Laval e la Baltic Bygg, da un lato,
e il sindacato svedese dei lavoratori dell'edilizia e dei lavori pubblici, la
Svenska Byggnadsarbetareförbundet, dall'altro, hanno avviato trattative per la
determinazione delle retribuzioni dei lavoratori distaccati e la
sottoscrizione, da parte della Laval, del contratto collettivo dell'edilizia.
Non è stato tuttavia possibile raggiungere un accordo. La Laval ha
sottoscritto, in settembre e in ottobre, contratti collettivi con il sindacato
lettone dell'edilizia, al quale era iscritto il 65% dei lavoratori distaccati.
Il 2 novembre 2004 la Byggnadsarbetareförbundet ha iniziato un'azione collettiva, nella specie un blocco, in tutti i cantieri
della Laval in Svezia. Il sindacato svedese dei lavoratori elettrici si è unito
al movimento con un'azione di solidarietà, che ha avuto l'effetto di impedire
agli installatori elettrici di fornire servizi alla Laval. Tali sindacati non
avevano alcun iscritto tra il personale della Laval. In seguito
all'interruzione dei lavori per un certo periodo, la Baltic Bygg è fallita e i
lavoratori distaccati sono ritornati in Lettonia. L'arbetsdomstolen, dinanzi al
quale la Laval ha proposto un ricorso in merito alla legittimità delle azioni collettive e al risarcimento del danno, ha chiesto alla
Corte di giustizia delle Comunità europee se il diritto comunitario osti a che
le organizzazioni sindacali, nelle circostanze indicate, intraprendano simili
azioni collettive. La Corte osserva innanzitutto che la direttiva 96/71 non
permette allo Stato membro ospitante di subordinare la realizzazione di una
prestazione di servizi sul suo territorio al rispetto di condizioni di
lavoro e di occupazione che vadano al di là delle norme imperative di
protezione minima. Infatti, per quanto riguarda le materie di cui alla
direttiva 96/71, questa prevede esplicitamente il livello di protezione che le
imprese stabilite in altri Stati membri devono garantire, nello Stato membro
ospitante, ai lavoratori che esse distaccano sul territorio di quest'ultimo. La
Corte riconosce poi che il diritto di intraprendere un'azione collettiva deve essere riconosciuto quale diritto
fondamentale facente parte integrante dei principi generali del diritto
comunitario di cui la Corte garantisce il rispetto, diritto il cui esercizio
può essere sottoposto a talune restrizioni. Il carattere fondamentale del
diritto di intraprendere un'azione collettiva non è
però tale da escludere un'azione del genere, avviata nei confronti di
un'impresa stabilita in un altro Stato membro, che distacca lavoratori
nell'ambito di una prestazione di servizi transnazionale, dall'ambito di
applicazione del diritto comunitario. Nella fattispecie, la Corte rileva che il
diritto delle organizzazioni sindacali di uno Stato membro di intraprendere
azioni collettive mediante le quali le imprese stabilite in altri Stati membri
possono essere obbligate a partecipare ad una trattativa per un periodo
indeterminato al fine di conoscere i minimi salariali, nonché a sottoscrivere
un contratto collettivo le cui clausole vanno al di là della protezione minima
garantita dalla direttiva 96/71, è in grado di scoraggiare o rendere più
difficile per tali imprese l'esecuzione di lavori di costruzione sul territorio
svedese e costituisce pertanto una restrizione alla libera prestazione dei
servizi. Una restrizione alla libera prestazione dei servizi può essere
giustificata soltanto se essa persegue un obiettivo legittimo compatibile con
il Trattato e se si fonda su ragioni imperative di interesse generale, purché,
in tal caso, essa sia idonea a garantire la realizzazione dell'obiettivo
perseguito e non vada al di là di ciò che è necessario per raggiungerlo. La
Corte rileva in proposito che il diritto di intraprendere un'azione collettiva per la protezione dei lavoratori dello Stato
ospitante contro un'eventuale pratica di dumping sociale può costituire una
ragione imperativa di interesse generale. In tale contesto, un blocco dei
cantieri intrapreso da un'organizzazione sindacale dello Stato membro ospitante
per garantire ai lavoratori distaccati nell'ambito di una prestazione di
servizi transnazionale condizioni di lavoro e di occupazione di un certo
livello rientra nell'obiettivo della protezione dei lavoratori. Tuttavia, alla
luce degli obblighi specifici collegati alla sottoscrizione del contratto
collettivo dell'edilizia che le organizzazioni sindacali tentano di imporre
alle imprese stabilite in altri Stati membri, l'ostacolo che un'azione collettiva comporta non può essere giustificato alla luce di
tale obiettivo. Infatti, per quanto riguarda i lavoratori distaccati
nell'ambito di una prestazione di servizi transnazionale, il loro datore di
lavoro è tenuto, grazie al coordinamento realizzato dalla direttiva 96/71, a
rispettare un nucleo di norme imperative di protezione minima nello Stato
membro ospitante. Per quanto riguarda la trattativa salariale che le
organizzazioni sindacali pretendono di imporre con un'azione collettiva
alle imprese stabilite in un altro Stato membro che distaccano temporaneamente
lavoratori sul loro territorio, la Corte evidenzia che il diritto comunitario
non vieta agli Stati membri di imporre a tali imprese il rispetto delle loro
norme in materia di minimi salariali, utilizzando i mezzi appropriati.
Tuttavia, le azioni collettive non possono essere giustificate alla luce
dell'obiettivo di interesse generale della protezione dei lavoratori qualora la
trattativa salariale che esse mirano ad imporre a un'impresa stabilita in un
altro Stato membro si inserisca in un contesto nazionale caratterizzato
dall'assenza di disposizioni, di qualsivoglia natura, sufficientemente precise
e accessibili da non rendere in pratica impossibile o eccessivamente difficile
la determinazione, da parte di tale impresa, degli obblighi cui dovrebbe
conformarsi in materia di minimi salariali. La Corte osserva infine che una
disciplina nazionale la quale non tenga conto, indipendentemente dal loro
contenuto, dei contratti collettivi ai quali le imprese che distaccano
lavoratori in Svezia sono già vincolate nello Stato membro in cui sono stabilite,
crea una discriminazione nei confronti di tali imprese, in quanto applica loro
il medesimo trattamento riservato alle imprese nazionali che non hanno concluso
un contratto collettivo. Ebbene, risulta dal Trattato che simili norme
discriminatorie possono essere giustificate soltanto da motivi di ordine
pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica. L'applicazione di tale
disciplina alle imprese straniere vincolate da contratti collettivi ai quali
non è direttamente applicabile la legge svedese ha lo scopo, da un lato, di
consentire alle organizzazioni sindacali di agire affinché tutti i datori di
lavoro sul mercato svedese applichino retribuzioni e altre condizioni di
occupazione corrispondenti a quelle normalmente riconosciute in Svezia e, dall'altro
lato, di creare le condizioni di una concorrenza leale, a parità di condizioni,
tra datori di lavoro svedesi e imprenditori provenienti da altri Stati membri.
Poiché nessuna delle considerazioni citate è riconducibile a ragioni di ordine
pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica, tale discriminazione non
può essere giustificata . <<BACK.
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Affari & Finanza
> RAPPORTO/FLOTTE AZIENDALI Affari & Finanza > RAPPORTO/LAVORO E
MANAGEMENT Affari & Finanza > RAPPORTO/CREDITO AL CONSUMO L'ultima
scommessa delle Borse punta sulle aziende sostenibili IL TREND / I NUOVI
STRUMENTI FINANZIARI SONO IL SEGNALE CHE POTREBBE ESSERCI UN BOOM DI QUESTO
MODELLO GESTIONALE IMPRONTATO AL RISPETTO AMBIENTALE E DELLA COMUNITà, SIA DEI
DIPENDENTI CHE ESTERNA CARLO ALBERTO PRATESI* Nel mondo delle imprese si parla
molto di "sostenibilità", ma a volte è difficile stabilire fino a che
punto alle dichiarazioni e agli slogan corrispondano dei fatti reali.
L'argomento, pur non essendo nuovo, sta acquisendo crescente rilevanza per
effetto del settore finanziario dove si sta arricchendo l'offerta di fondi e di
titoli riferiti ad aziende che, in vario modo, si presentano come "socialmente
responsabili". Per aver un'idea del fenomeno basta dare un'occhiata a siti
come Ftse4Good, o Dow Jones Sustainability Index, gli indici finanziari che
misurano in modo rigoroso le aziende sulla base dei loro comportamenti sociali.
Addirittura, cominciano ad essere emessi certificates che hanno come
sottostante proprio l'andamento etico e socialmente responsabile delle aziende.
Ubs, per esempio, ha emesso un certificate che ha come sottostante, proprio
FTSE 4Good Europe 50 Index. Considerato che i certificates sono prodotti
finanziari che puntano su trend emergenti, vuol dire che potremmo essere vicini
al boom delle aziende eticamente responsabili. Ma, in pratica, cosa vuol dire
essere "sostenibili"? Le discussioni e i contrasti riguardo alla
tematica della responsabilità sociale in economia, da Milton Friedman in poi,
sono in parte causate da interpretazioni un po' vaghe dei termini. E questo
crea una certa confusione, anche perché l'ottica delle aziende e degli
intermediari finanziari non sempre corrisponde a quella delle istituzioni o
delle associazioni (ambientaliste e dei consumatori). E' bene chiarire subito
che per responsabilità sociale non si intende né l'impegno formale delle
aziende a rispettare le norme dei paesi in cui operano (non farlo, sarebbe
semplicemente un comportamento disonesto), né le attività di tipo filantropico;
ma qualcosa di ben più impegnativo e di maggiore impatto strategico. Un'impresa
può essere definita sostenibile a tutti gli effetti quando riesce a gestire in
modo "responsabile" il suo impatto su due fronti: a) l'ambiente
naturale, nella sua accezione più ampia, e b) le persone. In particolare, per
quanto riguarda queste ultime non si fanno distinzioni tra "interni"
ed "esterni" all'azienda, perché tutti i soggetti possono essere
considerati stakeholders (i clienti, i dipendenti e le loro famiglie, i
fornitori, ma anche la collettività più in generale). E poi l'azienda
sostenibile deve avere una prospettiva più ampia: sia in termini temporali ?
perché non basta più pensare al breve ? medio periodo, ma occorre tenere conto
degli interessi delle generazioni future (come nel caso delle scorie
radioattive); sia in termini geografici, considerato che i paesi
industrializzati e quelli in via di sviluppo assumono la stessa rilevanza e,
quindi, godono degli stessi diritti (questo, per le multinazionali determina
inevitabili conseguenze in termini di politiche produttive e del lavoro).
Pertanto, un'azienda intenzionata ad orientarsi verso la sostenibilità (in modo
non effimero), ha davanti a sé una infinità di nuovi vincoli di cui tenere
conto, che si vanno ad aggiungere alla regola numero uno: generare profitto per
gli azionisti. "Il vero problema in fin dei conti è quello di riuscire a
passare dalla teoria alla pratica, integrando la sostenibilità nel core
business, e generando risultati positivi nel medio e lungo termine nei
confronti di tutti gli stakeholder rilevanti (azionisti, clienti, dipendenti,
fornitori, ambiente, comunità locali, ecc.)" afferma Paolo Cederle, responsabile
del dipartimento Banking Services di UniCredit Group. "Se penso alla mia
esperienza, l'approccio migliore per mettere in atto il processo è quello di
partire dall'investimento sulle persone, secondo l'ottica dello "sharing
knowledge" e dell'"empower people value". Del resto la mia
struttura è composta da oltre 20.000 persone sparse in 25 paesi: è impensabile
raggiungere un obiettivo così ambizioso come quello della sostenibilità solo
lanciando progetti o gruppi di lavoro. Qualunque risultato ottenuto sia all'interno
(per esempio nel campo del diversity management) che verso l'esterno (qualità
dei prodotti, gestione equa dei fornitori, risparmio energetico, ecc.) passa
inevitabilmente per un impegno di ogni singolo dipendente. "Certamente non
è facile né immediata l'evoluzione verso la sostenibilità. Non sorprende
pertanto se, soprattutto in passato, si è preferito interpretarla in modo
parziale, spesso puntando a considerarla più come una opportunità di
comunicazione, impostata sul cause related marketing, che non come un vero e
proprio orientamento strategico di fondo. Oggi le aziende leader hanno fatto un
passo avanti. "Dalla progettazione alla produzione, fino alle campagne
marketing e di comunicazione ogni nostra azione è guidata da quello che chiamiamo
'environmental thinking' ? sottolinea Andrea Facchini, direttore marketing
Nokia Italia ? Questo significa non solo attenzione all'ambiente, oggi circa
l'80% dei nostri nuovi telefoni possono essere riciclati, ma attenzione anche
al contesto sociale e al rispetto dei consumatori in particolar modo i più
piccoli". Ma alla fine conviene? Forse è ancora presto per dirlo.
Certamente dopo i grandi scandali finanziari c'è una generale richiesta di
maggiore etica, ma scelte etiche non sempre vengono premiate dai mercati. A
riprova di ciò, diverse ricerche confermerebbero che, a fronte di una crescente
sensibilità dichiarata dai cittadini nei confronti delle istanze sociali il
loro comportamento non ne è stato influenzato. Per esempio, essere al corrente
di comportamenti aziendali non etici non porta necessariamente al boicottaggio
dei prodotti, né una disponibilità a spendere di più a fronte di comportamenti
virtuosi; insomma, il vantaggio immediato e personale sembra pesare ancora oggi
più del beneficio collettivo di lungo periodo. Il rischio è
quello di innestare un circolo vizioso dove il comportamento poco responsabile
dei singoli (dentro e fuori le aziende) finisce per condizionare negativamente
il comportamento delle imprese. "Ed è proprio questo il compito mio, e
quello di ogni altro manager: creare l'ambiente organizzativo adatto a far
nascere una nuova sensibilità condivisa, senza la quale il cambiamento
non può verificarsi" , conclude Cederle. * Università Roma Tre.
( da "HelpConsumatori" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
News 15 marzo, la
Giornata Ue dei consumatori 14/03/2008 - 14:57 Con un giorno di anticipo
Bruxelles ha celebrato la Giornata europea dei consumatori. Adr e Collective
Redress i temi al centro dell'evento. BRUXELLES. L'Adr, il ricorso collettivo
(collective redress) e gli strumenti di accesso alla giustizia sono stati i
temi principali della giornata europea dei consumatori che si celebra oggi a
Bruxelles, con un giorno d'anticipo rispetto ai festeggiamenti che ci saranno
domani nelle maggiori capitali europee. A proposito del ricorso collettivo, la
commissaria Ue alla tutela dei Consumatori, Meglena Kuneva, ha ripetuto quello
che ormai si dice da diversi mesi, e cioè che il progetto per la creazione di
strumento di risarcimento collettivo che porterà la sua firma è ancora in fase
di consultazione. La certezza, ha spiegato, è che anche nei dibattiti più
recenti è stata confermata la volontà di segnare un punto di forte rottura con
il modello di class action system (tipico di Australia, Canada e Stati Uniti) che
permette di estendere le tutele riconosciute al primo soggetto (lead
plaintifis) a tutti gli appartenenti alla medesima categoria. Ma la commissaria
ha ribadito che prima di avanzare qualsiasi proposta legislativa bisognerà
attendere la presentazione (prevista per il prossimo agosto) dei risultati di
uno studio sui punti di forza e le debolezze dei sistemi già adottati in alcuni
stati europei. Solo dopo deciderà se incoraggiare la creazione di un sistema di
Collective Redress comune a tutti i Ventisette o se estendere, invece, un
modello particolare. Prima della fine del
( da "Wall Street Italia" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Le azioni collettive
provano i moduli online -->Risparmio e telecomunicazioni in primo piano, ma
anche questioni minori o dell'ultima ora: sono i settori più interessati dalle
azioni collettive risarcitorie che le associazioni.
( da "Gazzettino, Il" del 17-03-2008)
Argomenti: Class Action
Le nuove norme a
tutela degli utenti entreranno in vigore il prossimo 1. luglio ma si tratta di
una legge, copiata dagli Usa, piena di lacune Truffe ai consumatori, arriva la
"class action" Avvocati tutti d'accordo: "Legge fatta male, se non
verrà modificata avrà l'effetto di paralizzare la giustizia civile" Una
grande opportunità, una sfida. Ma al tempo stesso un pericoloso salto nel buio,
dovuto ad una legge piena di lacune, che rischia di creare più problemi e
disfunzioni di quante si propone di risolverne. Le norme sulla "Class
action" all'italiana (art 2 comma 445-449 Legge Finanziaria), che
entreranno in vigore il prossimo 1 luglio, sono state al centro di un dibattito
organizzato dal Centro studi criminologici e dallo Studio legale Carponi
Schitar e Sportelli. Una legge attorno alla quale vi sono grande aspettative:
quelle di consumatori e utenti, che si sentono sempre più vessati, impotenti,
senza tutele di fronte a piccole truffe quotidiane, a servizi che non
funzionano, a contratti non rispettati. Dall'altro vi è la forte preoccupazione
del mondo imprenditoriale, il quale teme che le azioni
collettive possano costituire un pericolo per la solidità delle aziende, un
disincentivo per gli operatori stranieri ad investire in Italia. Le
associazioni consumatori, titolari del diritto ad avviare azioni collettive
risarcitorie a tutela degli utenti, hanno già iniziato a ricevere richieste di
tutti i tipi da parte di consumatori che vorrebbero chiedere i danni per le
materie più svariate, senza sapere quali sono i limiti stabiliti dalla legge:
"È una bomba ad orologeria se non spieghiamo alla gente come funziona -
spiega l'avvocato Paolo Maria Chersevani, vicepresidente dell'Unione nazionale
Camere civili - Se si alimentano eccessive aspettative, vi è il rischio di un
concreto fallimento. Per non parlare del fatto che questa legge è fatta male e,
se non verrà modificata, avrà l'effetto di paralizzare definitivamente la
giustizia civile".Antonio Rosa, vicepresidente dell'Unione Triveneta dei
Consigli dell'Ordine degli avvocati ha evidenziato tutti i difetti della norma
di legge che, copiata dalla tradizione americana, non si adatta al meglio al
quadro giuridico italiano. Innanzitutto la "class action" made in Usa
è una vera e propria azione di classe, avviata in sede giudiziaria a nome di
un'intera categoria di persone danneggiate, anche di quelle che non esprimono
una esplicita adesione all'avvio di una causa. Quella italiana, invece, è
un'azione collettiva che rappresenta le istanze
soltanto dei singoli che decidono di aderirvi. I soggetti legittimati ad agire
in forma collettiva sono le associazioni dei
consumatori iscritte nell'apposito elenco e "comitati adeguatamente
rappresentativi degli interessi collettivi". I consumatori che vogliono
aderire all'azione devono comunicarlo per iscritto alle associazione o al
comitato promotore. L'ambito di azione è quello "di rapporti giuridici
relativi a contratti stipulati ai sensi dell'articolo 1342 del codice civile,
ovvero in conseguenza di atti illeciti extracontrattuali, di pratiche
commerciali scorrette o di comportamenti anticoncorrenziali, quando sono lesi i
diritti di una pluralità di consumatori o utenti". Inspiegabilmente, è
esclusa la possibilità di azione collettiva nel caso
di danni ambientali.Preoccupazione per le conseguenze di una legge mal fatta
sono state espresse anche dall'avvocato Fabio Sportelli: "In previsione
dell'entrata in vigore della norma, il prossimo 1 luglio, ce n'è abbastanza per
essere allarmati", ha spiegato il legale, auspicando in tempestivi
interventi correttivi.In attesa di un intervento del legislatore, Franco Conte,
presidente regionale del Codacons, una delle principali associazioni dei
consumatori, ha lanciato una proposta operativa, affinché i vari soggetti
interessati - consumatori, aziende, avvocati - si siedano attorno ad un tavolo
per stabilire una sorta di protocollo operativo: "Di fronte ad un gran
numero di diritti insoddisfatti vi è una grande attesa per questa legge. La
frustrazione dei consumatori e degli utenti e tanta: è per questo motivo che
questa occasione non deve essere sprecata".