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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CINA”

 

 

 

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Report "Cina"  9-14 luglio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

Gli australiani non si fidavano dei cinesi. E, adesso, i cinesi non si fidano degli australiani. La ... ( da "Finanza e Mercati" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: capo delle operazioni in Cina di Rio Tinto. Teva Business is business. Anche quando si parla di medicine. Lo conferma l'indagine comunicata ieri dalla Commissione europea, secondo la quale un gruppo di industrie farmaceutiche, tra cui Teva e Les Laboratoires Servier avrebbero agito di concerto per escludere dal mercato una versione generica di un farmaco per la pressione sanguigna.

g8, accordo sul piano anti-crisi ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina Intesa al vertice anche su Iran, aiuti all´Africa e clima, ma sull´ambiente resta l´opposizione di Cina e India. Berlusconi: abbiamo fatto quasi un miracolo G8, accordo sul piano anti-crisi I Grandi tra le rovine de L´Aquila. Obama elogia "la leadership italiana" SEGUE A PAGINA

"napolitano, gentleman e grande leader" - alberto flores d'arcais ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il presidente Usa ha invitato Cina, India, Brasile, Sudafrica e Messico a riunirsi oggi con gli Otto per un «Major Economies Forum», ma l´improvvisa partenza di Hu Jintao gli ha rovinato i piani. Si parla di economia globale, di Iran, dello sviluppo in Africa. E venerdì il presidente americano svelerà un piano di 15 miliardi di dollari per l´aiuto alle nazioni più povere.

"entro il 2050 gas serra ridotto del 50%" intesa sul clima, ma cina e india frenano - antonio cianciullo ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Entro il 2050 gas serra ridotto del 50%" intesa sul clima, ma Cina e India frenano L´ambiente Greenpeace avverte: obiettivi già fissati, adesso bisogna passare ad azioni concrete ANTONIO CIANCIULLO ROMA - E´ chiaro l´obiettivo: bloccare la crescita della temperatura entro i due gradi per evitare la catastrofe climatica.

g8, primi accordi anticrisi obama: bene la leadership italiana - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Oggi la posizione condivisa dai Paesi del G8 sarà discussa con Cina e India che sono piuttosto riluttanti ad assumere impegni vincolanti. «Europa e Stati Uniti - ha riferito Berlusconi - sono fermamente per la riduzione dell´emissione di anidride carbonica. La data di ingresso in vigore dell´accordo è ancora in discussione: 2020 o 2050.

il manifesto delle intenzioni - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile e Messico) è poco meno di un terzo. Il totale dei consumi privati dei primi ha superato i 14 mila miliardi di dollari, mentre quello totalizzato dai secondi è stato sette volte minore. Il G8 servirebbe ancora. Purchè si producesse in un utile conferimento di sovranità nazionali, e non si limitasse a un inutile spargimento di carte intestate.

l'amico americano - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Per ora compresa anche quella Cina che, nella partenza affannosa del suo presidente Hu Jintao, l´assente giustificato, ha mostrato che sulla propria stupenda crescita industriale e finanziaria ancora pesa, come aveva ricordato garbatamente il presidente Napolitano, quella vulnerabilità e incompiutezza civile che ne limita la capacità di leadership internazionale.

"marco polo", la danza incontra i manga complice il re della moda pierre cardin - laura putti parigi ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il deserto della Cina imperiale, lo spirito della Terra nel quale si confronta con Gengis Khan e i suoi guerrieri, fino ad arrivare in una giungla urbana e futurista nella quale s´innalzano i grattacieli delle nuove città cinesi». è questo il senso dello spettacolo: unire alla danza contemporanea la danza urbana, l´hip hop,

zenga parte mostrando i muscoli "voglio vincere il campionato" - sal nostro inviato massimo norrito ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Tanto che del Palermo parleranno anche in Cina». Zamparini però queste telefonate ama farle prima della partita. «Questo tipo di telefonate vengono fatte in ogni società. Io non sono al Palermo per distruggere quello che si fa a livello societario. è chiaro che poi le sostituzioni le farò io e deciderò io chi scenderà in campo».

"presidente, firenze è terra di libertà" ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: aereo e tornare in Cina saltando il vertice del G8 cominciato ieri all´Aquila. Il questore Tagliente gli ha chiesto (tramite la traduttrice, la sinologa Maria Beatrice Castronovo Pocek): «Presidente, ha gradito la nostra ospitalità?». E Hu Jintao - che quando si trovava in piazza Duomo aveva ricevuto la prima telefonata allarmata ed era rientrato in albergo,

marchesini "cina decisiva per vincere la nostra crisi" ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina I - Bologna Il caso Marchesini "Cina decisiva per vincere la nostra crisi" Prendere il meglio dalle imprese bolognesi, fortemente radicate sul territorio, e proiettarlo sui mercati esteri, soprattutto verso la Cina. Senza temere le minacciose "tigri asiatiche" ma, anzi, sfruttandole come opportunità in chiave anti-crisi.

l'esercito invade lo xinjiang "pena di morte per i violenti" - jose reinoso ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Vicino alla piazza del Popolo, una ventina di han, l´etnia maggioritaria in Cina, si sono scaraventati contro un uiguro prendendolo a bastonate, fino a che è intervenuta la polizia. A poca distanza dalla moschea di He Zhou, oltre un centinaio di uiguri armati di pietre e bastoni hanno protestato di fronte ai cordoni di militari.

la partenza precipitosa di hu per evitare attacchi nel partito - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina doveva svolgere unruolo di primo piano, Hu non rischia di dare ai propri concittadini una sensazione di panico? A questi interrogativi non ha dato risposta lo scarno comunicato ufficiale dell´agenzia Nuova Cina, ripreso ieri da tutti i mass media di Stato: «Il presidente Hu Jintao ha abbreviato la sua permanenza in Italia ed è rientrato in anticipo a causa della situazione nella

statue, macerie e cine-finestre il cavaliere firma il set dell'aquila - (segue dalla prima pagina) filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: macerie e cine-finestre il Cavaliere firma il set dell´Aquila Fondali di montagne in 3D. Libro-dono in marmo e oro Il protagonista Tra le "finezze" volute dal premier attrezzi ginnici personalizzati e biancheria cifrata (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FILIPPO CECCARELLI Paesaggi, oggetti, risonanze, narrazioni.

G8, piccole intese Sull'ambiente frenano Cina India e Giappone Solo promesse per l'Africa ( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: G8, piccole intese Sull'ambiente frenano Cina India e Giappone Solo promesse per l'Africa

Pena di morte per i ribelli Xinjiang, l'ordine di Pechino ( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nella Cina meridionale. «La prima cosa» che Pechino dovrebbe fare per riportare la calma, dice Kadeer, è «assicurare alla giustizia» i colpevoli del doppio omicidio. E tuttavia la contrapposizione fra uiguri e han nello Xinjiang ha radici profonde, che potrebbero essere recise solo attraverso una politica di apertura,

Tramonta il sole. Le strade di Urumqi sono percorse da veicoli dell'esercito. Transitano a bass... ( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nella Cina meridionale. «La prima cosa» che Pechino dovrebbe fare per riportare la calma, dice Kadeer, è «assicurare alla giustizia» i colpevoli del doppio omicidio. E tuttavia la contrapposizione fra uiguri e han nello Xinjiang ha radici profonde, che potrebbero essere recise solo attraverso una politica di apertura,

un g8 ormai dimezzato ( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: L'assenza del leader cinese, poi, rientrato di corsa a Pechino a causa degli scontri etnici tra minoranze mussulmane e cinesi nel centro Asia, sminuisce l'efficacia di qualsiasi decisione anche se sostenuta da Obama. Una riforma del sistema economico senza il beneplacido della Cina è impensabile.

Audi In crescita Malgrado la crisi, Audi (gruppo Volkswagen) ha segnato un aumento dell'1,3% ... ( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Audi In crescita Malgrado la crisi, Audi (gruppo Volkswagen) ha segnato un aumento dell'1,3% delle vendite verso un anno prima a 91.200 unità grazie a performance record in Cina (+28,4%) e in Germania.

Accordo sul clima, a parole Solo promesse per l'Africa ( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: INDIA E CINA FRENANO A L'Aquila i leader del G8 approvano la dichiarazione sul clima. I firmatari si impegnano a «raggiungere un accordo globale, ambizioso e onnicomprensivo a Copenhagen» sul cambiamento climatico. Nel documento gli Otto Grandi ribadiscono gli obiettivi Onu di ridurre di almeno il 50% le emissioni di gas serra entro il 2050.

Sapremo trovare le parole (Frattini dixit). Sull'Iran. Sulle regole finanziarie. Su... ( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: INDIA E CINA FRENANO A L'Aquila i leader del G8 approvano la dichiarazione sul clima. I firmatari si impegnano a «raggiungere un accordo globale, ambizioso e onnicomprensivo a Copenhagen» sul cambiamento climatico. Nel documento gli Otto Grandi ribadiscono gli obiettivi Onu di ridurre di almeno il 50% le emissioni di gas serra entro il 2050.

In Cina con l'aumento di capitale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: titolare della Fmt In Cina con l'aumento di capitale MILANO «Abbiamo già realizzato un aumento di capitale da un paio di milioni di euro. Una scelta strategica in cui crediamo molto. Ha funzionato. Non è detto che non faremo la stessa cosa nei prossimi mesi». Nella vicenda di Maurizio Frari, uno degli imprenditori ospiti della assemblea dell'

Grandi opportunità dagli emergenti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: specie nei paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), nella vicina Turchia in bilico tra Europa e no e nella culturalmente affine Argentina, dove lefasce con potere d'acquisto "occidentale" saliranno nei prossimi 20 anni di una forchetta tra 215 e 611 milioni. A rivelarlo, sono le stime del Centro studi di Confindustria.

Da settembre il momento critico dell'occupazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile - dovranno pure presentare chiari impegni. Quanto all'Italia «c'è un'emergenza morale», ha affermato l'imprenditore bergamasco, citando Giovanni Spadolini e mettendo l'accento sull'esigenza di rilanciare la meritocrazia. «L'immagine del nostro Paese - ha ammesso Moltrasio - contribuisce alla nostra competitivitÁ»

Un anno da dimenticare per le macchine utensili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina con l'8,2%, gli Stati Uniti con il 7,3%, la Francia con il 6,2% e la Russia con il 5,2 per cento. Nel 2008 sono cresciute le esportazioni in Germania (465 milioni, +16,3% rispetto al 2007), Cina (261,9 milioni, +9,2%), Stati Uniti (233,4 milioni, +7,8%), Francia (198,9 milioni +8,4%), Russia (165,

L'INSTANT BOOK ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il mondo con una moneta Barry Eichengreen Il ping pong planetario America-Cina Martin Wolf Nasce l'economia dei cento fiori Jagdish Bhagwati intervista: La globalizzazione in pausa Parag Khanna Le città di un mondo invisibile Valerio Castronovo Il protezionismo può rispuntare 160 pagine. Da sabato a9,90E l'articolo prosegue alle pagine 9 90/ l'articolo prosegue tra le pagine 9.

Perchè diciamo: forza, Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: intesa di ieri è un bicchiere pieno a metà se non ci sarà (al momento non c'è) l'assenso dei paesi emergenti, a cominciare dalla Cina. Vedremo. Dalla prossima settimana ci sarà tempo per tornare ad analizzare e a criticare gli stili di vita di Berlusconi, i suoi gravi errori, le sue reticenze, il suo modo di governare. Ci sarà modo di chiedergliene conto, se sarà il caso.

Le parole di Barack Obama su Giorgio Napolitano. La forza del Quirinale ( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: se proprio sostituzione del più debole deve essere, Cina, India e Brasile avrebbero maggiori potenzialità della Spagna, ora oltretutto in crisi, in brutta crisi. Ma tant'è. Archiviata, allora, la strampalata previsione, c'è un secondo richiamo per certi versi sorprendente che di Obama merita di essere segnalato.

G8/Risultati interlocutori, ma il premier vence la scommessa. Berlusconi parte bene ( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come Cina e India, a fare la loro parte nella lotta ai cambiamenti climatici. L'obbiettivo della riduzione delle emissioni di CO2 da qui al 2050 resta fumoso, con i soli Otto Grandi impegnati al taglio dell'80% rispetto ai livelli del 1990. Gli "obbiettivi intermedi" fortemente voluti da Sarkozy e Brown sono citati restano da definire nel prossimo futuro.

G8. Lotta globale al cambiamento climatico ( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e Cina per verificare il livello di accordo che sarà possibile raggiungere", ha detto, rilevando che la Cina è ancora "scettica". "è comunque importante - ha sottolineato - poterci presentare uniti". Soddisfatto anche il premier svedese e presidente di turno della Ue Fredrik Reinfeldt: "Il grande risultato di questo G8 é che gli Usa sono andati oltre e hanno raggiunto la Ue sull'

G8. Intesa su economia e clima ( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: opposizione della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a un'economia etica,

Pugno duro in Cina Per i rivoltosi c'è la pena di morte ( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: PRIMA 09-07-2009 SI ACUTIZZA LA CRISI NELLO XIN J IANG Pugno duro in Cina Per i rivoltosi c'è la pena di morte PARENTI A PAGINA

Gli otto 'Grandi' all'esame delle economie emergenti ( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: altolà sul clima che India e Cina potrebbero opporre al G8 dell'Aquila che ha preso avvio ieri è un esempio lampante di come gli interessi dei singoli possano andare a detrimento di quel fantasma che si suole chiamare ' bene comune': un concetto antico, già di San Tommaso, poi di Locke e Montesquieu e oggi più che mai di Benedetto XVI,

Apripista cercansi per i diritti umani in Cina ( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 L A DURA REPRESSIONE NELLO X INJIANG Apripista cercansi per i diritti umani in Cina F ULVIO S CAGLIONE P echino, agosto 2008, cerimonia d'apertura dei Giochi olimpici: le coreografie esaltano l'invenzione della carta, l'arte della scrittura, la potenza della polvere da sparo, il coraggio dei navigatori, l'audacia degli scienziati.

Berlusconi: ( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: di fronte a Cina, India e Brasile, perché «non è producente mettere in atto riduzioni di emissione, particolarmente gravose per l'impegno economico, se poi quasi 5 miliardi di uomini continuano a comportarsi come prima». Infine, gli aiuti allo sviluppo. L'Italia, spiega il Cavaliere, è stata messa in mora dagli altri Paesi per i ritardi nell'

Nel 2050 il 50% in meno di emissioni ( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ancora più difficile convincere i Paesi delle economie emergenti: Cina, India e Brasile in testa. Queste nazioni, che stanno nel pieno del boom economico, considerano troppo penalizzante per la propria industria un impegno del genere e chiedono ai membri del G8 o correzioni di rotta o, quantomeno, sostegni di carattere finanziario e tecnologico.

Le emissioni di anidride carbonica ( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: responsabile principale del riscaldamento globale Per Paese Per attività 11 Europa (Ocse) Industria 20 26 Usa e Canada 341727 Altri settori 20 13 Australia e N. Zelanda 426 Trasporti 7 Cina 1887 India 33 Produzione energia elettrica Resto del Mondo 29 Fonte: Greenpeace - dati in % sul totale emissioni ANSA-CENTIMETRI

Xinjiang: ( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina a una manciata di giorni dall'esplosione della violenza nello Xinjiang che ha costretto il presidente cinese Hu Jintao a disertare il G8 e a tornare precipitosamente in patria promette il pugno di ferro per punire i «responsabili» della rivolta.

Dai Binguo, l'amico di Henry Kissinger ( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: amico di Henry Kissinger L e sorti della cina, dopo la repentina partenza dall'Italia di Hu Jintao, sono nelle mani di Dai Binguo, diplomatico di carriera che conta tra i suoi estimatori Henry Kissinger, che lo ha definito «una straordinaria personalità» . Membro del Consiglio di Stato con delega per la politica estera, Dai è arrivato in Italia insieme con Chen Deming,

( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Difficile parlare di ripresa per la Cina, che è continuata a crescere decisa anche quest'anno (+ 7,5%) e accelererà l'anno prossimo (+ 8,8%). In entrambi i casi le stime sono state aumentate di un punto percentuali. Il Brasile invece è in recessione (- 1,3%), ma l'anno prossimo riprenderà forza (+ 2,5%).

G8. Agenda fitta per i leader. Le First Ladies a L'Aquila ( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica) più l'Egitto hanno iniziato da poco una colazione di lavoro allargata cui partecipano anche rappresentanti delle organizzazioni internazionali presenti agli incontri dell'Aquila. Dopo la 'photo opportunity' seguita alla sessione di questa mattina, i leader si sono avviati verso la sala da pranzo della caserma che ospita il vertice in un clima

Vertice Mef al G8. Si raggiunge l'accordo, ma non vincola la Cina ( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Si raggiunge l'accordo, ma non vincola la Cina 09-07-2009 I paesi del Mef (G8, G5, Egitto, Australia, Corea del sud e Indonesia) riconoscono "l'opinione scientifica secondo la quale l'incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius".

Prime intese al G8 ( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: opposizione della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a un'economia etica,

Le auto cinesi continuano a correre: +48% ( da "Finanza e Mercati" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina accelera. A giugno le immatricolazioni di nuove auto nella Repubblica popolare hanno fatto registrare un balzo del 48%. Si tratta della crescita più alta dal febbraio 2006 grazie alle 872.900 unità vendute. Se si nel conteggio anche i camion e gli autobus, il totale sale a 1,14 milioni con un aumento del 36%.

Anche fallire costa caro. E il più celebre dei fallimenti dell'ultima crisi, Lehman ... ( da "Finanza e Mercati" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India contro Cina Chi ha paura del Drago? Non solo l'Occidente si misura con la forza della Cina. «Il dragone è un concorrente temibile sia per i Paesi ricchi sia per quelli che cercano di diventarlo». E l'india, spiega Alberto Forchielli, presidente Osservatorio Asia, « è uno dei Paesi più esposti a questo pericolo».

il potere degli emergenti - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: allargamento della seconda giornata alle cinque potenze emergenti (Cina India Brasile Messico e Sudafrica) ha rivelato la forza tremenda del "fronte dei veti". Gli emergenti hanno una visione del mondo lontana dalla nostra. Hanno altre priorità. Hanno il peso economico e politico per esercitare un formidabile potere d´interdizione.

clima, accordo senza la cina ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina Si conclude oggi il summit dei Grandi a L´Aquila. I Paesi del G5 attaccano sul dollaro. Dal premier nuove accuse a "Repubblica" Clima, accordo senza la Cina Obama: l´America si impegna a salvare la Terra. Berlusconi: G8 ormai superato SEGUE A PAGINA

l'appello e la delusione di obama "problema immenso, dobbiamo fare di più" - alberto flores d'arcais ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina si sfila, l´Onu si lamenta e il presidente americano ne è consapevole. Ma sa anche che dal più potente leader del pianeta tutti si aspettano parole di speranza e l´uomo del "yes, we can" si sbilancia, «qui all´Aquila abbiamo fatto un significativo numero di passi avanti, al G8 c´è stato uno storico consenso su concreti obiettivi per ridurre le emissioni di gas inquinanti»

addio "g8", nasce il "g14" ma sul clima l'accordo è debole - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: accordo è debole La Cina guida i paesi emergenti contro i tagli all´inquinamento Il vertice Sulle emissioni nemmeno l´India è convinta a a impegnarsi per l´obiettivo del 50% VINCENZO NIGRO DAL NOSTRO INVIATO L´AQUILA - Prima dei risultati, prima degli accordi o dei disaccordi, la vera novità: all´Aquila è morto il G8 come sempre l´abbiamo sempre conosciuto.

"il g8 è superato, ora serve il g14" - dal nsotro inviato gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile, Sudafrica, Messico più l´Egitto, entrano a far parte del club. «Vogliamo fare un´analisi approfondita per vedere se il G14 sia il format adatto per una discussione che porti a risultati condivisi.» ha spiegato il premier.

l'esempio americano - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: accordo sarebbe stato facile e il difficile sarebbe venuto nel convincere colossi umani, finanziarie, politici e industriali come Cina, Brasile e India, da sole oltre un terzo della popolazione planetaria, a non fare quello che per secoli noi abbiamo fatto, secondo la sindrome del villeggiante al mare che vorrebbe bloccare ogni nuova costruzione dopo essersi comperato la casa.

il potere degli emergenti - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina moltiplica gli accordi bilaterali con India, Russia, Brasile, Argentina; in quel club già si abbandona il dollaro per passare a pagamenti bilaterali con le valute nazionali. è naturale che questo avvenga. Basti pensare che la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come primo partner economico del Brasile: perché gli imprenditori di Shanghai e Sao Paulo dovrebbero continuare a usare

getra in cina, investimenti da 40 milioni ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina XIII - Napoli Getra in Cina, investimenti da 40 milioni Marco Zigon, presidente del gruppo Getra di Marcianise, l´aveva preannunciato già quattro anni fa: per aggredire i mercati orientali ci vuole una joint venture. Quattro giorni fa, la Getra ha firmato l´accordo con il gruppo cinese Baosheng.

prato, sequestrati i maxiortaggi coltivati negli orti cinesi - fulvio paloscia ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e con caratteristiche genetiche sconosciute. Oltre a 20 chili di semi sospetti. Colture, dicono al ministero, causa di inquinamento genetico e che rischiano di mettere a repentaglio la biodiversità alimentare nazionale. «Horti cinesi» fa seguito a un´altra operazione effettuata sempre a Prato nei mesi scorsi in tre ditte di cinesi che gestivano attività di coltivazione di ortaggi.

"creiamo manager per la sfida cinese" - sara scheggia ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nuova classe manageriale che sappia operare in Cina come su altri mercati internazionali». E´ la risposta di Massimo Bergami, direttore di Alma Graduate School, alla lettera aperta che il presidente di Unindustria, Maurizio Marchesini, ha scritto ieri a cittadini e imprenditori. Una mano tesa in vista di una sfida difficile: affrontare la crisi in un´epoca di piena globalizzazione.

L'Enciclica di Benedetto XVI e i Grandi alle prese con le scelte etiche Il convitato di pietra ( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: irremovibile della Cina. Che, ai leader delle economie più industrializzate del pianeta precedentemente accordatisi per ridurre fra il 50 e l'80 per cento le emissioni di gas serra entro il 2050, ha in sostanza replicato: "Ma come, proprio voi che storicamente siete i primi responsabili dell'inquinamento terrestre, adesso vorreste che fossimo noi a bloccare il nostro sviluppo?

G8/Smentite le insinuazioni della stampa straniera. Un successo per l'Italia ( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, una riforma del sistema di valute, oggi dollarocentrico. Entro l'anno si capirà se la strategia disegnata a L'Aquila avrà successo: dai vertici di Pittsburg e Copenaghen dovrebbero emergere decisioni vincolanti su governo dell'economia mondiale e controllo del clima, mentre il presidente degli Stati Uniti ha chiesto una conferenza mondiale sul disarmo entro il marzo del prossimo

big della finanza più cina, meno usa sono 10 le italiane ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, meno Usa sono 10 le italiane Quest´anno 50-60 banche russe potrebbero vedersi revocare la propria licenza e potremmo dover applicare il pacchetto di salvataggio ad altre 15-20 NEW YORK - Con 458 miliardi di dollari di entrate, il colosso petrolifero anglo-olandese Royal Dutch Shell guida la nuova hit-parade delle 500 maggiori società mondiali compilata dalla rivista Fortune.

non sarebbe male recuperare il "livello morandi" ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: da Daniele Cini - con gusto non comune e competenza attiva. Morandi al mezzo secolo di carriera può raccontare - uno su mille può - l´ottovolante della sua vita e il saliscendi artistico e la si riascolta volentieri. Soprattutto gli anni della crisi, un decennio intorno al Settanta, con concerti davanti a settanta spettatori,

Un G8 piccolo piccolo Solo parole sui drammi dell'Africa. Berlusconi promette i soldi mai versati Clima, la Cina gela Barack Obama ALLE PAGINE 4-7 ( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Un G8 piccolo piccolo Solo parole sui drammi dell'Africa. Berlusconi promette i soldi mai versati Clima, la Cina gela Barack Obama ALLE PAGINE 4-

il gran ballo dei rITORNELLI ( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il gran ballo dei rITORNELLI ZOOM SUL VERTICE La prima doccia fredda del G8 arriva dalla Cina che aderisce alle decisioni prese ieri riguardo al surriscaldamento della terra, ma non vuole l'imposizione di parametri. Il che equivale a dire che nessuno potrà controllare se l'obiettivo della diminuzione di 2 gradi viene raggiunto o ignorato.

Un tarlo nel tg1 anti-scosse ( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: servizio di Alessandro Cassieri che non cela le difficoltà di far accettare a Cina ed India le (vaghe) norme sul clima; o in certi pezzi di Alessandro Gaeta non reticenti sui malumori dei terremotati («Alessandro», nome eversivo?). Forellini che non intaccano certo la stabilità dell'edificante edificio: la struttura anti-scosse la costruiscono parole come «un fiore all'occhiello»,

La Cina gela Obama No al patto sul clima ( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina gela Obama No al patto sul clima UMBERTO DE GIOVANNANGELI «L'accordo sul clima raggiunto ieri (mercoledì, ndr) dal G8 sui cambiamenti climatici non vincola la Cina, che ritiene fondamentale la necessità per i Paesi sviluppati di prendere in seria considerazione le diverse condizioni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo.

L'accordo sul clima raggiunto ieri (mercoledì, ndr) dal G8 sui cambiamenti c... ( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dal G8 sui cambiamenti climatici non vincola la Cina, che ritiene fondamentale la necessità per i Paesi sviluppati di prendere in seria considerazione le diverse condizioni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo.... Tutte le strade intraprese senza la partecipazione dei Paesi emergenti sono inutili e prive di efficacia.

Gas serra non resta che l'Onu ( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina si sfila. E tutti rimandano a Copenaghen dove in dicembre la discussione cesserà di essere informale e diventerà istituzionale: nell'ambito delle Nazioni Unite e di una Convenzione - quella sui cambiamenti del clima - che ha il valore di una legge quadro internazionale.

La Nano di Tata ritarda il debutto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina e l'India stanno crescendo rapidamente e «nel giro di poco tempo potrebbero diventare player mondiali». Nonostante la crisi economica mondiale, per l'India si prevede quest'anno una crescita del Pil pari al 6%, un dato che nei due esercizi successivi dovrebbe aumentare rispettivamente all'8% e all'8,

Speciale Omnibus ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nonno, nuora e nipotina: rapporti difficili, mentre incombono gli anni di piombo. RAITRE 1,40 Fuori orario. I "film rari" scelti da Enrico Ghezzi sono il documentario "He Fengming" ( Cina 2008), di Wang Bing, e il muto "Aelita" (Urss 1924),di Jakov Protazanov.

Subito il piano di aiuti all'Africa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: compiuti da Cina, altri paesi asiatici e paesi del Golfo soprattutto in Africa e America latina. Secondo alcune stime, questo acquisti avrebbero raggiunto i 15-20 milioni di ettari già acquistati o in fase di acquisto. Una delle ipotesi allo studio è la creazione di un codice di condotta per gli acquirenti, anche se non è chiaro come questo possa essere fatto rispettare.

Accordo sul clima. Senza Cina ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Senza Cina Spiraglio per le nuove regole del commercio mondiale Ï Approvata da tutti la cornice sui cambiamenti ambientali e confermato l'impegno a contenere entro due gradi l'aumento della temperatura. Stop dai Paesi emergenti sulla drastica riduzione dei gas serra Ï Sbloccati i negoziati di Doha per ridefinire più equamente gli scambi mercantili.

Xinjiang, la stretta di Hu Jintao Monito ai rivoltosi: punizioni severe ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: PRIMA 10-07-2009 Cina Xinjiang, la stretta di Hu Jintao Monito ai rivoltosi: punizioni severe PARENTI A PAGINA 16

( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e lo stanno facendo anche quelli Stati, come la Cina, che comprano terreni africani per coltivare prodotti che poi tornano in patria. È un nuovo tipo di colonialismo. Ci vogliono più regole per fermare tutto questo. E i governi dovrebbero affidarsi di più alla Chiesa, che sull'Africa ha una competenza che nessun altro possiede.>

Berlusconi: ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: un allargamento che era già nei fatti e che porta alla nascita formale del G14 con l'ingresso di Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica ed Egitto. Si chiude così, con una sostanziale unanimità di vedute, la seconda giornata del G8 dell'A- quila, che fa dire a Silvio Berlusconi: «C'è stata in questo vertice un'assoluta condivisione della volontà di tutti di risolvere le crisi».

Iran e Corea i leader ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, continuano a puntare sul dialogo per «la ricerca di una soluzione diplomatica». Sull'Iran non è stato raggiunto quel consenso che forse alcuni avevano sperato. Alcuni Paesi, come Francia e Gran Bretagna, volevano un testo separato dalla dichiarazione politica in cui si prospettasse un inasprimento delle sanzioni che la comunità internazionale ha già adottato contro Teheran.>

Intesa sul riscaldamento, non sulle emissioni ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma Cina e India dicono no ai tagli sul carbone DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IOVANNI G RASSO S ul clima l'intesa è riuscita solo a metà, ma Barack Obama spinge il pedale dell'ottimismo: «All'Aquila ha detto il presidente americano abbiamo fatti molti passi in avanti e abbiamo ancora tempo per trovare un accordo migliore»

1,4 ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 0 Usa Germania Italia Francia Cina India 20,9 2,8 1,6 1,3 17,3 4,6 1,3 5,0 0,9 0,9 20,0 17,1 0,5 6,0 3,8 1,2 1,3 0,7 RISCHIO DISASTRI 1,4 344 mln 521 mln 130 mln 2,3 mln Persone esposte a inondazioni Persone esposte a siccità Persone esposte a frane America India Cina Persone esposte a cicloni tropicali Africa sub-sahariana Latina Fonte: Undp,

COSA POTREBBE CAMBIARE AL VERTICE DI COPENAGHEN A DICEMBRE? ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In concreto pone un tetto finora mai accettato da paesi emergenti come India, Cina e Brasile. I quali, avendo sul proprio territorio cospicue sacche di povertà, rivendicavano fino all'Aquila il diritto a crescere senza vincoli come i paesi del G8. DI RISCALDAMENTO? L'ALIBI DEL 2020 FORNITO DAI RICCHI 4 Ci sono due interessi contrastanti.

( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina, l'Egitto, l'India, il Messico e il Sud Africa. L'Italia è all'Aquila con Camilla Grassi che si presenta così: «Ho 14 anni. Frequento la scuola media e l'anno prossimo mi iscriverò allo scientifico. Suono il pianoforte e scrivo poesie». Tutti i partecipanti al J8 sono stati selezionati da un concorso internazionale,

Semi cinesi, sequestrati a Prato quattro ettari ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: provenienti appunto dalla Cina, e irrigati con acque non controllate. Si tratta di quattro ettari in Toscana, nella località Maliseti - frazione del comune di Prato - che sono stati sequestrati dagli uomini del Comando provinciale e del nucleo agroalimentare e forestale del Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con il personale dell'agenzia toscana di Protezione dell'

Quel di 8 anni con tanti ko ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e la Cina dall'altra. Le delegazioni dei maggiori Paesi della Wto (una trentina sui 153 totali) hanno deciso di gettare la spugna e chiudere la lunga maratona negoziale di Ginevra. Eppure si potrebbe dire che non è andata malissimo. Su venti punti all'ordine del giorno, i negoziatori hanno trovato l'accordo sui primi diciotto.

Le nuove regole anti-crisi si allargano ai 14 ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: crisi si allargano ai 14 Ma la Cina lancia un fulmine: il dollaro non basta più, serve una nuova valuta mondiale DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IORGIO F ERRARI « T ornare a crescere e respingere il protezionismo », sintetizza Silvio Berlusconi, e di fatto l'agenda globale, il documento cioè che contiene i capitoli economici del G8 iniziato mercoledì a L'

gli emergenti ( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: CINA Riserve monetarie Influenzata dalla crisi finanziaria internazionale, l'economia cinese non ha mantenuto la crescita di due cifre registrata per 5 anni consecutivi, ma nonostante ciò nel primo trimestre 2009, il Pil del paese ha registrando un aumento del 6.

Il BRIC, volano della ripresa economica ( da "AprileOnline.info" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina). D'ora in poi si dovrà sempre parlare di G20, non solo da un punto di vista formale ma anche sostanziale. Lo impone il cambiamento dei rapporti di potere, di peso economico e di strategie geopolitiche Il BRIC, con il 40% della popolazione mondiale posta su tre continenti, vanta già il 25% del PIL mondiale.

G8. Berlusconi: "Ha fallito chi voleva la rovina del Paese" ( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tanto da ricevere le lodi della Cina (dopo quelle degli Usa) sul suo ruolo di "moderatore", equo e rispettoso di tutti i Paesi ospiti. Il vertice è stato preparato con riunioni interminabili (di oltre dieci ore quella di sabato), mandando a memoria i dossier e studiando i diversi temi da affrontare.

G8. Clima: intesa dimezzata ( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è arrivata dalla Cina che ancora prima dell'avvio dei lavori del Mef (il Major Economies Forum che riunisce i Paesi di G8 e G5, più Indonesia, Corea del sud, Australia e Ue e rappresenta l'80% delle emissioni di CO2 del mondo), ha dichiarato di non ritenersi vincolata dall'accordo tra gli Otto grandi che prevede di ridurre del 50% i gas ad effetto serra entro il 2050,

G8. Non più in otto ma in 14. Berlusconi: l'allargamento unica ricetta contro la crisi ( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Anche perché da parte di India e Cina c'è stato un atteggiamento "molto positivo" che ci ha perfino "sorpreso". Allo stesso modo, sui temi di politica internazionale i risultati, a suo giudizio, sono stati notevoli, come dimostra la "convergenza" registrata intorno al tavolo.

Rivolta in Loira nel nome di Momo ( da "Unita, L'" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Rivolta in Loira nel nome di Momo Prodi, sì al terzo mandato di Errani Cina, moschee chiuse per gli uiguri Immagini, parole e graphic novel Il mago Potter e l'incantesimo d'amore

quelle regole anti crisi sono solo propaganda - alessandro penati ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Che senso ha discutere di Gls per il mercato del lavoro e l´ambiente quando si sa che quello che conta oggi è un accordo con la Cina? E che l´interesse di tutti (Italia inclusa) è fare affari coi cinesi, anche a costo di non vedere come calpestano i diritti umani? Altro che standards per i lavoratori. Leggo che i principi alla base dei Gls sarebbero: trasparenza dei bilanci;

Le polemiche interne finiranno solo se cambierà opposizione . Critiche al governo? &... ( da "Unita, L'" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che aspetta paziente che la Cina accolga i vincoli sul clima. Ed è sempre lui il premier che si commuove, è toccato dalla storia raccontata da Gordon Brown sul ragazzino nero che mentre muore di fame dice alla madre di sperare che arrivi l'Onu, che non arriva mai. È un gigantesco affresco del leader perfetto, che altri irresponsabili o incorreggibili «

Restauri: quasi deserta la lista di nozze ( da "Unita, L'" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: interesse non ancora formalizzato della Cina per Palazzo Madama Margherita e Palazzo dei Nobili. Sei, a tener conto di un «pensiero» dell'Australia per l'oratorio di San Filippo Neri. Se non un flop, quasi. Almeno per la lista. Perchè, come in tutti i matrimoni, c'è stato chi ha preferito scegliere da solo cosa offrire.

"ero sicura che abitasse qui ora non ci farà più paura" - marco mosca ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è partita per la Cina per cercare di dimenticare il terribile episodio. L´altra ragazza, quella della Bufalotta, spero che dimentichi presto questo dramma». E riaffiorano i ricordi, che la ragazza non riesce a scacciare. Era una sera piovosa quando la sportiva venne aggredita.

premi a chi usa l'ardesia insidiata dalla pietra cinese ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in crisi perché superata da pietra proveniente da Cina e Brasile, di minore qualità ma anche di prezzo più basso. «Abbiamo inserito l´uso dell´ardesia nelle "premialità" della legge ma per evitare di favorire i mercati stranieri, abbiamo specificato di che tipo di ardesia si deve trattare», hanno spiegato ieri mattina il presidente della Regione Claudio Burlando e l´assessore all´

"sono sempre le stesse promesse verranno davvero mantenute? ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: moneta e economia se non ci sono Cina e India, fa ridere cercare di fare un vertice», ha detto ieri Romano Prodi in un´intervista a "Repubblica Tv" commentando i lavori del vertice di L´Aquila. «Sull´Africa» - ha detto Prodi che guida il gruppo di lavoro Onu-Ua sulle missioni di peacekeeping in Africa - a ogni G8 le dichiarazioni finali sono splendide e sempre uguali,

la cina chiude le moschee uiguri in fuga dallo xinjiang ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Esteri Ancora tensioni nella capitale Urumqi: sale a 184 il numero dei morti La Cina chiude le moschee uiguri in fuga dallo Xinjiang PECHINO - Migliaia di persone sono in fuga da Urumqi, la capitale della regione cinese dello Xinjiang dove da giorni sono in corso scontri fra la maggioranza uigura (musulmana) e la popolazione han.

G8. Le ultime proteste ( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: opposizione della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a un'economia etica,

"per me è stata la fine di un incubo temevo girasse ancora nella zona" ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che dopo la violenza subita è ancora in stato di choc: «è stata costretta a fare un viaggio in Cina, spero che dimentichi presto». Anche la ventinovenne sfuggita alla violenza non ha dimenticato. Davanti agli occhi ha ancora le immagini della serata piovosa dell´aggressione: «Ricordo quegli occhi che spuntavano dal mephisto: erano dilatati, mi fissavano.

G8. Per Obama un vertice produttivo. "Non scorderò L'Aquila" ( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: senza grandi potenze come Cina, India e Brasile o con l'assenza di interi continenti come l'Africa o come l'America Latina". Ma una cosa è certà: "Ci sono troppi vertici. Bisogna diminuirli - afferma - Sono presidente da soltanto sei mesi e già ne ho fatti diversi. Dobbiamo semplificare il calendario e renderli più efficaci".

G8. Il megafondo contro la fame ( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: restano e la Cina - con la sponda dell'Egitto - ha detto 'no' a paletti sulla riduzione delle emissioni. Un passo comunque c'è stato ed ha segnato una tappa verso la conferenza di Copenaghen di dicembre. Con un occhio al Medio Oriente, per il quale si ribadisce il concetto di "due popoli, due Stati" per Israele, si sostiene l'Autorità palestinese e si "

G8 francese nel 2011. Sarkozy annuncia l'istituzionalizzazione del G14 ( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Giappone e Russia) più quelli del G5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa) più un Paese ospite. "Non è che il G8 non sia più utile, ma chiaramente la sua capacità di rappresentanza non è più sufficiente per rispondere alle grandi sfide mondiali", ha motivato Sarkozy. La Francia ha trovato tra i partner grande disponibilità.

G8, un successo per l'Italia. Ma per Berlusconi il Paese era già protagonista ( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina , Ban Ki-moon, Hosny Mubarak, Gordon Brown, Dmitri Medvedev) daranno all'Italia un prestigio e un lustro che prima non aveva. "Ciò che il nostro governo ha fatto in questo ultimo anno lo ha reso protagonista, tra tutti gli altri governi, della politica internazionale", rivendica orgoglioso il Cavaliere,

Crisi economica. Per l'Ocse segni di ripresa in Italia e Francia ( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna e India stanno proprio ora emergendo dalla fase più nera della crisi. "C'é qualche piccolo segnale di miglioramento, e che forse il peggio lo abbiamo alle spalle viene confermato anche da questi dati", è il commento a caldo del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

mega bonus ai manager aig ci riprova ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Marco Patucchi [l´affaire rio tinto si complica in cina] PECHINO - Il clamoroso arresto a Shanghai di alcuni dirigenti del colosso minerario australiano Rio Tinto è uno scandalo politico dietro cui spuntano vendette e ricatti. Il manager incarcerato è l´australiano Stern Hu, numero uno della filiale di Shanghai.

bond usa bloccati alla frontiera i giapponesi: "titoli da collezione" - walter galbiati ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: L´ipotesi è che qualcuno si voglia liberare velocemente di titoli di stato denominati in dollari. Del resto sono molti i paesi desiderosi di sostituire la divisa statunitense negli scambi internazionali per limitarne l´egemonia, primi fra tutti la Cina e i paesi arabi.

Arriva l'eco-pendolare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Persino la Cina con Dongtan, vicino a Shanghai - la prima "città verde del mondo" prevista per il 2010 - pare aver aderito, almeno in parte, all'economia verde. «La Spagna è costellata di terreni rurali con fincas , vecchi casali o ruderi da riabilitare », dice Xavier Rizzo di miparcela.

Il rilancio guarda al passato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «In Cina giocano molto a tennis, soprattutto le donne» aggiunge l'a.d. è così che proprio in Cina si aprirà, nella seconda metà di quest'anno, il primo negozio monomarca di Sergio Tacchini. Nel frattempo è stato fatto anche un grosso lavoro di "pulizia" della distribuzione: «Abbiamo tagliato moltissimi clienti –

I risultati dell'Aquila ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Niente intesa (Cina e India si sono sfilate), invece, sul taglio generalizzato dei gas serra del 50% entro il 2050 (con l'80% e più a carico degli industrializzati) 2 IL GLOBAL STANDARD PER LA FINANZA Avallato il "Lecce Framework", un percorso per individuare regole comuni –

Berlusconi: G-8 riuscito, merito mio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anche Cina e India si sono dichiarate disponibili a fare la loro parte per ridurre le emissioni di Co2 mentre sul commercio sarà una ministeriale del Wto a settembre a rilanciare il Doha round prima del vertice G 20 di Pittsburgh.Tra i risultati dell'Aquila anche il fondo sulla sicurezza alimentare di 15 miliardi di dollari che è stato elevato a 20 miliardi nella riunione tra G-

Prime prove di governance planetaria ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: riluttanza di Cina, India ed emergenti, con la promessa di aiuti finanziari e tecnologici. Di impegni intermedi seri ma differenziati tra i paesi in marcia verso la data simbolo del 2050. La ribadita volontà di far ripartire economia e fiducia, senza nascondere le insidie che restano sul cammino di entrambe, di restituire stabilità ai mercati finanziari con nuove regole e standard,

Il capitolo Iran rinviato al G-20 di settembre ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: idea ovviamente è di includere la Cina nella dichiarazione e di esercitare così pressioni con un messaggio chiaro: «La comunità internazionale vi dice, questa è una porta che potete attraversare per diminuire le tensioni e per unirvi al resto del mondo - ha continuato Obama - se l'Iran rifiuterà, avrà detto no non solo al G-8, ma a una comunità più vasta.

La nuova ipotesi del G4 ( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Europa? Il summit dell'Aquila ha dimostrato ampiamente che il G8, per sopravvivere, in qualche modo è pronto ad allargarsi al G8 + G5 + 1. Non è possibile prendere decisioni o anche solo indicare nuove strade per le soluzioni globali senza le nuove realtà geopolitiche di questi anni come appunto Cina e India,

Scatto sulla finanza e il commercio ( da "Avvenire" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Si ricorda che nel G8 del 2007 a Heiligendamm è stato avviato un dialogo con Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa (il cosiddetto G5), qui affiancati dall'Egitto. Il processo ha avuto seguito a L'A- quila dove i leader hanno deciso di «progredire insieme verso un'associazione stabile e strutturata». Si riconosce che il formato G8 è destinato ad espandersi nel G14.

GIÙ ( da "Avvenire" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 ACCORDO SUL CLIMA MONCO Per la prima volta Cina e India hanno acconsentito a discutere la riduzione delle emissioni di gas serra. Ma non hanno firmato l'accordo con cui i Grandi si impegnano a contenere l'aumento della temperatura del pianeta entro i due gradi centigradi rispetto alla media precedente la rivoluzione industriale.

( da "Avvenire" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna e India stanno proprio ora emergendo dalla fase più nera della crisi. L'indice calcolato dall'organizzazione parigina è salito a maggio di 0,8 punti sul mese precedente, collocandosi a quota 94. Un recupero timido e graduale, visto che l'indice resta pur sempre a 7,3 punti,

barack è il messaggio - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina agli Stati Uniti, per succhiare le risorse del continente. Ma per la prima volta da quando l´uomo bianco mise piede su questa costa, la persona è il messaggio. La testimonianza ha un volto reale - e intenzioni personalmente sincere - che può rompere il comprensibile scetticismo dei popoli africani verso quei distratti benefattori che si dimenticano di staccare gli assegni.

il meritato successo di un abile anfitrione - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: stato del tutto ignorato salvo che dalla Cina e dal gruppo dei Cinque emergenti: il nuovo assetto monetario internazionale. In altre parole il problema del dollaro. La Cina vuole che si costruisca una moneta di conto e di riserva, calcolata attraverso una sorta di paniere ponderato delle principali monete a partire dal dollaro, dall´euro, dallo yen e naturalmente dallo yuan cinese.

celebrando il rito della lentezza - renata pisu ( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina nel 900 dopo Cristo. Quella che per l´Occidente è una mistica lontana e misteriosa, per il Sol Levante è una visione della vita Ora, a testimonianza di una pratica che sopravvive, un libro ne racconta gli scenari In molti uffici delle grandi imprese dove si affannano i "salarymen", gli addetti alle risorse umane hanno allestito sale dedicate alla meditazione RENATA PISU U

de laurentiis "i miei novant'anni una vita da oscar" - giuseppe videtti ( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: lo confermò trovando finanziatori con i quali fondò la Real Cine e nel 1941 produsse il primo film, L´amore canta. Poi arriva la guerra a sbaragliare i sogni. L´Italia ne esce devastata, ma le idee circolano più vorticosamente di prima. «Il grande cinema, quello che ha fatto scuola, è nato nel dopoguerra», racconta.

le inutili spinte alla lettura - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la storia del Cristianesimo, quella della Cina o del Messico. Allora l´editore Laterza ha venduto, credo, 40.000 o 50.000 copie di questi tre grossi volumi: con vantaggio dell´autore, dell´editore e soprattutto degli studenti, i quali vedevano apparire davanti agli occhi uno spazio mentale quasi illimitato.

mp3, primo scooter ibrido la rivoluzione su due ruote - valerio berruti roma ( da "Repubblica, La" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e soprattutto da Cina ed India, mentre l´economia europea si prevede piatta e quella statunitense in bilico tra stagnazione e ripresa. In Sud America, invece, il Brasile continuerà ad avere un andamento estremamente positivo». Una previsione non certo ottimistica da cui però Colaninno tira fuori proprio il suo gruppo,

Crisi economica. Il G8 non basta per gestire una "exit strategy". Non si esce da soli ( da "AmericaOggi Online" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: G20 composto dalle nazioni più forti anche se non ancora tutte ricche e tecnologicamente avanzate (si pensi alla Cina o al Messico, come esempi) che si siedono assieme agli otto del tavolo tradizionale. Dal punto di vista strutturale le indicazioni che arrivano dal G8 mettono al centro della strategia il rafforzamento delle istituzioni finanziarie internazionali, vecchie e nuove.

La libertà presa sul serio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: o degli aborti selettivi delle bambine in Cina, o avendo criticato il Pil come misuratore della prosperità di una nazione,l'intellettuale indiano ora propone un'idea di giustizia confrontandosi coni protagonisti del dibattito filosofico-politico degli ultimi decenni. Rawls, Dworkin, Nozick sono preziosi interlocutori, ma anche oggetto di una critica decisiva.

Al Moma l'auradeirifiuti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: identità dei tempi di produzione e di consumo nella cultura del capitalismo socialista della nuova Cina. Al centro dell'installazione di New York una tradizionale capanna in legno rievoca la casa di Pechino demolita per i lavori della vetrina Olimpica: un tempio vuoto,circondato da un'ordinata miriade di oggetti, maniacalmente classificati per funzione.

La riscossa debole del gigante Alcoa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: citando il ritorno della crescita in Cina e miglioramenti negli Stati Uniti facilitati dai piani di stimolo lanciati dai governi nei due paesi. La saga che ha fatto di Alcoa un faro per i mercati e un barometro dell'economia, nonostante ormai sia solo più il terzo produttore al mondo alle spalle di Rio Tinto Alcan e Rusal, ha le sue radici nell'Ottocento.

STORIE Il mercato dei non ferrosi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che ha accompagnato Barack Obama a Mosca, si è detto «molto ottimista», sul futuro del settore: guarda con fiducia alla crescita in Cina e ai miglioramenti negli Stati Uniti, facilitati dai piani di stimolo lanciati dai governi nei due paesi Cina. L'import di Pechino resta per adesso la migliore garanzia per il mercato. Fino a quando?

Alluminio malato di eccesso di scorte ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pechino resiste La Cina, che ha ridimensionato il ritmo delle proprie fonderie (complessivamente le più importanti del mondo), non pesa affatto sul bilancio mondiale. Anzi, grazie ai consumi sempre crescenti e a una onerosa politica di stoccaggi, nel primo semestre 2009 ha impor-tato, in base ai dati doganali, 1,39 milioni di tonnellate di alluminio,

Il de profundis dei G8 ( da "AprileOnline.info" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e si sapeva pure che Cina, India e C., devono ancora capire come fare per svilupparsi senza aumentare la produzione di CO2 visto che la rivoluzione verde dovrà avvenire ma al momento fa fatica anche nei paesi sviluppati. La vera novità avrebbe potuto essere rappresentata dal cambiamento delle regole e delle organizzazioni internazionali in materia di finanza,

Il petrolio pesa più dello spettro cinese ( da "Finanza e Mercati" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ipotetico stop ai duties sull'import di tubi dalla Cina. I dazi - spiega un report di Equita - erano stati temporaneamente introdotti ad aprile di quest'anno e variano tra il 15% ed il 25% del valore delle merci. La commissione dovrebbe prendere una decisione entro ottobre impattando significativamente sul business del gruppo.

così la cina rilancia la sfida alla leadership della moneta usa - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: esperti finanziari sanno bene quanto questo Paese sia importante Così la Cina rilancia la sfida alla leadership della moneta Usa Resta l´unica valuta veramente universale eppure nel nuovo ordine economico c´è chi chiede un cambiamento. Come ha fatto Pechino al G8 FEDERICO RAMPINI Riuscirà la Cina dove ha fallito l´Europa, cioè nel ridimensionare l´egemonia monetaria degli Stati Uniti?

aspettando bretton woods - giorgio ruffolo ( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Si capisce che la Cina, in quanto maggiore detentrice di titoli espressi in dollari americani, sia particolarmente preoccupata da eventuali emissioni di dollari inflazionistiche da parte della Riserva Federale americana. Di qui la proposta, da parte del Governatore della Banca centrale cinese, di ampliare il ruolo degli attuali diritti speciali di prelievo,

divise dell'esercito realizzate in cina sequestro ai bucalo ( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina I - Palermo ROMINA MARCECA A PAGINA VII L´indagine Divise dell´Esercito realizzate in Cina sequestro ai Bucalo SEGUE A PAGINA VII

divise realizzate in cina nuovo sequestro ai bucalo ( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina VII - Palermo Il caso Divise realizzate in Cina nuovo sequestro ai Bucalo MAXIsequestro di camicie per le divise estive della Guardia di finanza e dell´Esercito. Centosettantatremila capi intercettati a Roma e a Carini dalla Finanza nell´indagine per truffa nella fornitura di divise da parte del gruppo Bucalo.

nuove violenze nello xinjiang due uiguri uccisi dalla polizia ( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 16 - Esteri Cina Nuove violenze nello Xinjiang due uiguri uccisi dalla polizia PECHINO - è di nuovo violenza nello Xinjiang, la regione della Cina teatro dei gravi scontri etnici delle ultime settimane. Nella capitale Urumqi, due uiguri sono stati uccisi dalla polizia cinese e un terzo è rimasto gravemente ferito.

Il mondo spinge il pil italiano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e l'India». Le nuove "locomotive" mondiali tirano dunque più del previsto e i paesi europei, in particolare quelli esportatori come l'Italia e la Germania, ne approfittano. La produzione industriale italiana, che peraltro rispetto a un anno fa è ancora su livelli drammaticamente più bassi, ha smesso di scendere: potrebbe far segnare qualche decimo meno di zero nel terzo trimestre

Due mosse per lo yuan globale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nonostante il giudizio lapidario del cancelliere tedesco, però, la Cina non sta solo lanciando delle proposte (trovando peraltro ampi consensi in tutte le economie emergenti, a partire dalla Russia) per il graduale sganciamento del commercio planetario dal dollaro. Sta anche muovendo passi concreti per individuarne una di sostituzione.

Taiwan apre al business cinese Investimenti liberi in 192 settori ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: provenienti dalla Cina, ma la città, ottavo porto al mondo, si attende vantaggi non tanto dal turismo,quanto dall'arrivodi investimenti dal continente. Il governo di Ma ha annunciato che dal primo luglio sono consentiti investimenti cinesi in 192 settori di business - dal manifatturiero ai servizi fino all'immobiliare - esclusi quelli strategici o comunque legati alla sicurezza:

Suntech vincente a Shanghai e Wall Street ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In altre parole i responsabilidi due fronti roventi nelle relazioni Usa-Cina, tutela dell'ambiente e scambi, su cui avviare un dialogo diverso rispetto al passato. A maggior ragione dopo il G-8 dell'Aquila allargato agli emergenti, anch'esso alba di un lungo percorso di trattative in cui i pesi dei negoziatori sono in verità ben diversi rispetto al passato.

Svolta storica a Formosa Taipei potenzia il filo diretto con la Repubblica popolare in funzione anti-crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: potrà e dovrà avvenire grazie a più intensi rapporti economici con la Cina continentale. Dal1Úluglio è stata annunciata una svolta storica: saranno consentiti investimenti cinesi in 192 settori di business a Taiwan, dal manifatturiero ai servizi fino all'immobiliare, esclusi quelli strategici o legati alla sicurezza.

E via libera agli stranieri negli appalti pubblici ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il 41esimo stato o territorio a far parte di una intesa dalla quale India e Cina restano fuori (anche se Pechino sta negoziando in proposito). Dopo l'accesso alla Wto nel 2002 ( sotto la formula " Territorio doganale separato di Taiwan, Kinmen, Penghu e Matsu"), molti pensavano che sarebbe bastato un anno o due per l'arrivo di Taipei nel Gpa, ma la Cina ha ritardato il processo,

La lunga marcia del renminbi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 3 10 gennaio 2007 Le istituzioni finanziarie cinesi sono autorizzate a emettere sulla piazza di Hong Kong titoli denominati in yuan 4 29 giugno 2009 Accordo Cina-Hong Kong per permettere il pagamento di servizi commerciali in yuan nella ex colonia britannica.

Ora in India affari più facili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dove nasce la sfida a Cina e Brasile Marco Masciaga NEW DELHI Trovare un paese che si presti poco quanto l'India alle generalizzazioni, di qualunque tipo esse siano, non è facile. La conferma che la regola vale anche per il mondo degli affari viene dalla nuova edizione del rapporto "Doing Business" che per la prima volta dedica un intero volume al gigante asiatico,

Liberi scambi Ue-Sudcorea: la firma entro fine anno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: secondo più importante mercato di export per la Corea dopo la Cina, mentre il mercato sudcoreano, con un interscambio pari a oltre 98 miliardi di dollari, rappresenta per Bruxelles il quarto più importantepartner commerciale extraeuropeo. Bruxelles e Seul avevano avviato i negoziati nel 2007. Molte resistenze sobo giunte dall'industria europea dell'auto, preoccupata dal fatto che l'

Dopo il G8 dell'Aquila serve "un clima più civile" ( da "Famiglia Cristiana" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: almeno altri cinque Paesi in via di rapido sviluppo, Cina, India, Brasile, Sudafrica e Messico. Il che avverrà, con l?aggiunta di altri sette capi di Stato e di Governo, il 23 settembre a Pittsburg e poi in dicembre a Copenhagen. Foto Ansa Su tutti i maggiori problemi globali in campo un accordo con l?

Il G8 è troppo stretto ( da "Famiglia Cristiana" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: A cominciare da India e Cina. Al secondo giorno del G8, in un Media Village affollato da 3.500 giornalisti, ci siamo imbattuti per caso in Ban Kimoon, segretario generale dell?Onu. Era accompagnato dalla scorta, ma è passato quasi inosservato. Segno dei tempi. Tempi nei quali il "G192" (tanti sono i membri delle Nazioni Unite) sembra ormai esautorato dai vari G8,

Cina, ancora violenze nello Xinjiang La polizia spara: uccisi due uighuri ( da "Avvenire" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: immigrati da altre zone della Cina di etnia han ed è presente una forte minoranza uighura, è controllata da decine di migliaia di uomini dell'Esercito e della Polizia. Il massimo responsabile della sicurezza in Cina, il membro del comitato permanente del Politburo comunista Zhou Yongkang, è dalla scorsa settimana ad Urumqi per dirigere di persona le operazioni delle forze di sicurezza.

Corea del Nord, istantanee di un regime ( da "Avvenire" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Gli scatti raccolgono i sorrisi "ufficiali" della popolazione nordcoreana, la potenza evocativa delle opere governative e il dietro le quinte delle parate di regime proprio nel momento in cui, nel 1989, nella vicina Cina i carrarmati stroncavano le manifestazioni studentesche di piazza Tienanmen. Per informazioni, www.sorrisidiregime.it.


Articoli

Gli australiani non si fidavano dei cinesi. E, adesso, i cinesi non si fidano degli australiani. La ... (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 09-07-2009)

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Gli australiani non si fidavano dei cinesi. E, adesso, i cinesi non si fidano degli australiani. La ... di Redazione del 09-07-2009 da Finanza&Mercati del 09-07-2009 [Nr. 133 pagina 19] Gli australiani non si fidavano dei cinesi. E, adesso, i cinesi non si fidano degli australiani. La storia funziona più o meno così: il colosso di Pechino, la Aluminium Corp. of China (Chinalco), nei mesi scorsi aveva messo sul piatto quasi venti miliardi di dollari per un accordo con l'anglo-australiana Rio Tinto, in un deal che avrebbe comportato lo sbarco diretto dei cinesi sul territorio australe. Questo aveva provocato non pochi malumori politici e sociali. Sidney, insomma, dietro le quinte dormiva sonni tormentati dai Draghi. E l'affare è andato a monte. Ieri, l'epilogo. Dalle parti di Pechino è stato arrestato e detenuto un certo Stern Hu, con l'accusa di spionaggio e furto di segreti di Stato. Assieme a lui, altri quattro suoi sottoposti. Ebbene, mister Hu è australiano. Nonché capo delle operazioni in Cina di Rio Tinto. Teva Business is business. Anche quando si parla di medicine. Lo conferma l'indagine comunicata ieri dalla Commissione europea, secondo la quale un gruppo di industrie farmaceutiche, tra cui Teva e Les Laboratoires Servier avrebbero agito di concerto per escludere dal mercato una versione generica di un farmaco per la pressione sanguigna. Bhp Billiton Le miniere del carbone del Sud Africa in balia degli scioperi. I minatori di quello che è il principale esportatore per gli impianti energetici europei hanno rifiutato un accordo sindacale con le controparti industriali, tra le quali c'è Bhp Billiton, la maggiore società mineraria al mondo. L'offerta sul piatto era un incremento salariale tra l'8,5 e il 9,5% per quest'anno. Le posizioni sono rimaste distanti. E i lavoratori sono scesi in sciopero. Bhp Billiton, probabilmente, conta sul fatto di non avere pressione mediatica eccessiva da parte degli investitori occidentali ed europei in particolare, vista la distanza, e il fatto che la questione energia solitamente è più seguita nei periodi invernali. Ma ha fatto i conti senza il football. In Sudafrica c'è anche uno sciopero che coinvolge 70.000 persone impegnate nei lavori agli stadi dei Mondiali dell'anno prossimo. Se non si sbloccano i contratti, tempo pochi giorni e la questione diventerà la più seguita del pianeta.

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g8, accordo sul piano anti-crisi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Intesa al vertice anche su Iran, aiuti all´Africa e clima, ma sull´ambiente resta l´opposizione di Cina e India. Berlusconi: abbiamo fatto quasi un miracolo G8, accordo sul piano anti-crisi I Grandi tra le rovine de L´Aquila. Obama elogia "la leadership italiana" SEGUE A PAGINA 2

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"napolitano, gentleman e grande leader" - alberto flores d'arcais (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Esteri "Napolitano, gentleman e grande leader" Al Quirinale la prima volta italiana del presidente Usa Obama L´America Tre quarti d´ora per parlare di proliferazione nucleare e timore di nuove armi ALBERTO FLORES D´ARCAIS dal nostro inviato L´AQUILA - è in camicia bianca, le maniche tirate su, una macchia chiara in mezzo al blu e al grigio scuro dei vestiti che lo circondano; quello di Berlusconi che agita le mani spiegando, quello degli agenti del Secret Service che scrutano ogni mossa, pronti all´imprevisto. La passeggiata di Obama nel centro dell´Aquila è il momento clou della prima giornata italiana del presidente americano, tra strette di mano a pompieri e uomini della protezione civile, tra le foto di chi vuole essere immortalato con l´uomo più potente del mondo e qualche autografo. è la star del G8. Mescola con bravura le sedute di lavoro e le battute, lo sguardo serio e i sorrisi, l´Iran e la proliferazione nucleare con le promesse di aiuto agli aquilani. L´Italian Day di Barack Obama inizia al Quirinale, dopo l´atterraggio a Pratica di Mare, nell´incontro e nell´omaggio al nostro presidente: «Grazie per la sua leadership, confermo che tutto quello che si dice sulla straordinaria reputazione del presidente Napolitano è vero: è una persona gentilissima, che ha l´ammirazione del popolo italiano non solo per la sua lunga esperienza al servizio dello Stato ma anche per la sua integrità e la sua finezza. è uno straordinario gentleman, un grande leader di questo Paese, e il fatto che sia stato un ospite così fine è qualcosa che tutti noi apprezziamo moltissimo». Nel tendone adibito a sala stampa per gli inviati qualcuno si chiede ironicamente se le ripeterà anche a Berlusconi. Dura a lungo l´incontro al Quirinale, tre quarti d´ora in cui i due presidenti parlano dei grandi temi che assillano la Casa Bianca. Fa capolino uno dei temi del vertice, la proliferazione nucleare, i timori di nuove armi. La pensano allo stesso modo, «Napolitano ritiene come me che gli Stati Uniti e la Russia debbano assolvere le loro responsabilità, ma ritiene molto importante parlare con Iran e Corea del Nord affinché non facciano passi per arrivare agli armamenti nucleari». Posizioni simili anche sull´Europa: «Negli ultimi anni il mondo é profondamente cambiato, ma l´Europa ha molto da dire e potrà farlo a condizione che riesca a essere più unita», gli dice Napolitano ed Obama è d´accordo. Parlano della crisi economica e dei modi per superarla, dei «profondi legami» che legano gli Stati Uniti e l´Italia, il presidente Usa manifesta «grande apprezzamento» per l´impegno italiano in Afghanistan. Un incontro non certo rituale, quasi un anticipo del G8. Al vertice Obama arriva in elicottero attorno all´una. Lo accoglie Berlusconi ma anche una improvvisata e tranquilla contestazione, un lungo striscione con una scritta rossa a parodiare il più famoso slogan di Obama: «Yes we camp», sì, siamo accampati. Ma dalla piccola pattuglia di contestatori per il presidente americano parte anche qualche applauso. Insieme al premier italiano si sofferma davanti al «Guerriero di Capestrano», la statua del VI secolo avanti Cristo portata dal museo archeologico a Coppito e per l´occasione piazzata su una lastra antisismica; poi la tradizionale «foto di famiglia» tra i drandi e Obama si sistema accanto a Sarkozy. è il momento dei lavori. Che Obama abbia a cuore la questione climatica è noto, il presidente Usa ha invitato Cina, India, Brasile, Sudafrica e Messico a riunirsi oggi con gli Otto per un «Major Economies Forum», ma l´improvvisa partenza di Hu Jintao gli ha rovinato i piani. Si parla di economia globale, di Iran, dello sviluppo in Africa. E venerdì il presidente americano svelerà un piano di 15 miliardi di dollari per l´aiuto alle nazioni più povere. Arriva anche l´ora dei regali. Berlusconi gli consegna un libro rilegato in broccato e fili d´oro su Antonio Canova (a lui come agli altri leader) e Obama scherza sul peso del volume, 25 chili e come copertina un bassorilievo di marmo che riproduce Le Grazie e Venere dell´artista neoclassico. Il presidente Usa ci scherza su, si rivolge al suo personale assistente e ridacchia: «Lo sai che tocca a te portarlo eh? Non so come farai a infilarlo nel tuo bagaglio». C´è anche un secondo regalo, una moneta definita "eurodollaro" in cui il verdone americano e la valuta europea vengono fusi a simboleggiare una moneta unica. C´è una promessa anche per gli aquilani. La fa al sindaco della città colpita, che racconta: «Obama ci ha riferito che gli Stati Uniti si stanno organizzando per aiutarci. In particolare ha parlato di un progetto per la nostra università». Nel dettagliato programma della Casa Bianca si è però aperto un buco imprevisto. L´improvvisa partenza del presidente cinese Hu Jintao con cui questa mattina Obama doveva avere un "bilaterale"´ lascia un po´ di tempo libero non previsto a quello degli Stati Uniti. Bocche cucite alla Casa Bianca su come questo tempo (un´ora circa) verrà utilizzato.

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"entro il 2050 gas serra ridotto del 50%" intesa sul clima, ma cina e india frenano - antonio cianciullo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 7 - Economia Approvata la dichiarazione del G8 che oggi sarà sottoposta al Major Economies Forum "Entro il 2050 gas serra ridotto del 50%" intesa sul clima, ma Cina e India frenano L´ambiente Greenpeace avverte: obiettivi già fissati, adesso bisogna passare ad azioni concrete ANTONIO CIANCIULLO ROMA - E´ chiaro l´obiettivo: bloccare la crescita della temperatura entro i due gradi per evitare la catastrofe climatica. E sono chiari gli strumenti di lungo periodo: un impegno globale per ridurre le emissioni serra almeno del 50 per cento entro il 2050 e uno sforzo supplementare da parte dei paesi industrializzati per spingere il taglio a quota 80 per cento. Ma in mezzo c´è il vuoto: nessun target intermedio, nessun numero che guidi con certezza gli investimenti dell´immediato. Sono questi i punti centrali dell´accordo sul clima raggiunto ieri dal G8: un´intesa forte nei principi e debole negli strumenti. Soddisfatto il primo ministro inglese Gordon Brown: «Questo summit sarà ricordato perché abbiamo raggiunto un´intesa sul tema dei cambiamenti climatici, siamo grati alla presidenza italiana». Critico il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio: «L´obiettivo 50 per cento era stato indicato anche nel G8 dell´anno scorso. Bisognava passare alle indicazioni concrete. Invece per guarire la crisi finanziaria sono stati stanziati 2.700 miliardi di euro in pochi mesi, per guarire la crisi ecologica non si vogliono impegnare 110 miliardi l´anno». In ogni caso il documento appare molto netto sulla diagnosi della febbre che scalda il pianeta. Il sostegno alle indicazioni degli scienziati Onu che chiedono un rapido abbattimento delle emissioni prodotte dall´uso dei combustibili fossili e dalla deforestazione sarà mantenuto nelle riunioni dei prossimi giorni? In mattinata il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva indicato il dimezzamento delle emissioni serra al 2050 come «un risultato ambizioso a cui teniamo molto, ma il presidente cinese preferisce puntare sulla moltiplicazione delle tecnologie verdi piuttosto che indicare numericamente il risultato». E Silvio Berlusconi ha aggiunto: «L´Europa vuole una legislazione d´avanguardia, ma la Cina sta facendo resistenza». Secondo il presidente del Consiglio «la data d´ingresso in vigore dell´accordo è ancora in discussione: 2020 o 2050. Su questo si deve trattare». In sostanza l´ostacolo appare solo spostato. Per oggi è prevista all´Aquila una riunione del Mef (Major Economies Forum), il gruppo che riunisce il G8, il G5 (Sudafrica, Brasile, Cina, India e Messico), Corea del Sud, Australia e Indonesia. Sono i paesi che producono l´80 per cento dell´anidride carbonica: il loro parare sarà determinante anche in vista dell´appuntamento di dicembre a Copenaghen, quando si dovrà tracciare la rotta sul clima dei prossimi decenni. E´ probabile che il testo con cui si concluderà quella riunione si allinei alle indicazione del G8 per quanto riguarda i paletti indicati dalla scienza: evitare un surriscaldamento che superi i due gradi. Ma è difficile che venga accolta l´indicazione sui tagli delle emissioni serra, sia pure proiettati nello scenario del 2050, reso asettico dalla lontananza. Gli umori che si colgono sono piuttosto legati all´irritazione per il mancato rispetto degli impegni assunti dai paesi industrializzati a Bali nel 2007: poco si è visto dei fondi annunciati per fornire aiuto ai paesi in via di sviluppo nella marcia verso i sistemi energetici a basso impatto ambientale. Punti toccati in modo solo generico anche dal documento approvato ieri all´Aquila in cui si parla dell´introduzione di tecnologie a basso contenuto di anidride carbonica, di «sostegno alla cooperazione internazionale per diffondere le energie rinnovabili» e si dedica un´ampia sezione allo sviluppo dell´Africa. «E´ vero, mancano gli obiettivi di medio periodo e le indicazioni sul trasferimento delle tecnologie pulite, ma si sente spirare l´aria obamiana: ora l´Europa non è più sola», commenta il responsabile ambiente del Pd Ermete Realacci.

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g8, primi accordi anticrisi obama: bene la leadership italiana - gianluca luzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Interni G8, primi accordi anticrisi Obama: bene la leadership italiana Berlusconi: "Sono orgoglioso, abbiamo fatto quasi un miracolo" Il vertice Il Nyt: "Obama prenda la guida del vertice". Ma la Casa Bianca: "Splendido lavoro di Roma" GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO L´AQUILA - Stanco, i segni della tensione evidenti sul volto, "salvato" dalle guardie del corpo mentre rischiava di scivolare. Ma alla fine della prima giornata Berlusconi tira un sospiro di sollievo: il G8 è cominciato bene per lui. «Sono orgoglioso - ha detto, abbiamo fatto quasi un miracolo». Sotto esame da parte delle Cancellerie, sottoposto a critiche anche feroci dalla stampa internazionale per l´alone di scandalo che lo accompagna da qualche mese, il presidente del Consiglio incassa l´elogio del presidente americano Obama che smentisce l´articolo del New York Times che accusava il governo italiano di «programmazione negligente». Prima ancora di raggiungere la sede del G8 assieme agli altri Grandi della Terra, al termine dell´incontro con Napolitano, Obama ha definito «il governo italiano un vero, grande amico degli Stati Uniti» aggiungendo che «su tanti temi importanti Italia e Usa lavorano fianco a fianco». Quanto alla preparazione del G8 «il governo italiano ha dimostrato una forte leadership», uno «splendido lavoro del paese che ospita il summit». Esattamente il contrario di quello che aveva scritto il New York Times esortando il presidente americano ad «assumere la guida» del vertice dell´Aquila per evitare «uno spreco di tempo e di impegno», un insuccesso del summit, e non «per la mancanza di problemi urgenti», ma a causa di una «una programmazione imperdonabilmente negligente da parte del governo ospite, l´Italia». La Casa Bianca - attraverso il capo degli sherpa Mike Froman - ha anche definito «falsa» la notizia diffusa dall´inglese Guardian secondo cui gli Usa si sarebbero assunti il compito di una conference call con gli sherpa per organizzare il vertice dell´Aquila. Quella, ha spiegato Froman, è stata una telefonata per preparare il G20 di Pittsburgh a settembre e «non ha nulla a che fare» con il G8. Forte di questi due attestati americani, Berlusconi ha accolto Obama con un abbraccio riconoscente, due baci, un breve scambio di battute e i pollici alzati in segno di ok. Alla fine della prima giornata dei lavori, Berlusconi, in una conferenza stampa senza domande, ha voluto rilanciare la sua tradizionale strategia dell´ottimismo: «Dal G8 intendiamo mandare un messaggio di fiducia: la crisi, per la sua parte più dura, è alle nostre spalle. Ovunque ci sono segnali di miglioramento e abbiamo deciso di continuare con azioni coordinate». Durante il pranzo e la prima sessione di lavoro «abbiamo evidenziato la situazione dei singoli paesi e abbiamo deciso che è importante mantenere il sostegno al sistema bancario, in qualche caso al sistema manifatturiero e a chi ha perso il posto di lavoro». A Pittsburgh, in occasione del G20 di settembre, saranno varate le nuove regole dell´economia mondiale, «regole che dovranno essere condivise da tutti», sulla base della moralità e della trasparenza. Il secondo tema all´ordine del giorno è il clima. Oggi la posizione condivisa dai Paesi del G8 sarà discussa con Cina e India che sono piuttosto riluttanti ad assumere impegni vincolanti. «Europa e Stati Uniti - ha riferito Berlusconi - sono fermamente per la riduzione dell´emissione di anidride carbonica. La data di ingresso in vigore dell´accordo è ancora in discussione: 2020 o 2050. Su questo si deve trattare». Però «è importante presentarsi uniti a India e Cina, perché sarebbe non producente una riduzione in Europa e Usa ma non in quei paesi». L´altro tema sul tavolo del G8 è quello degli aiuti ai Paesi poveri. «Con gli aiuti del Global Fund abbiamo curato milioni di bambini», ha ricordato Berlusconi che però ha anche ammesso: «Il mio paese è in ritardo per i fondi promessi ma abbiamo avuto la vicenda del terremoto che ci ha tenuto molto impegnati. Come d´accordo, entro fine anno daremo il nostro contributo al Global Fund. Abbiamo inoltre deciso di aumentare i sussidi economici in modo tale da poter aumentare anche il numero dei vaccini». E per evitare che «i poveri dei paesi ricchi diano soldi ai ricchi dei paesi poveri», cioè che gli aiuti finiscano nei conti segreti dei dittatori invece che per sfamare la gente, «bisognerà anche cambiare il modo in cui si aiuta».

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il manifesto delle intenzioni - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Commenti IL MANIFESTO DELLE INTENZIONI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Nessuno si aspettava nulla, da questo appuntamento mondiale che serviva molto più al capo del governo italiano che a tutti gli altri. E il nulla, puntualmente, è arrivato. Non tanto per l´inefficienza dell´ospitante (l´Italia), quanto per la dissonanza tra gli ospiti (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania) e per l´insufficienza dello strumento (il G8). La crescita doveva essere il piatto forte del summit. E il piatto è rimasto sostanzialmente vuoto. Gli Otto (a dispetto del miracolismo berlusconiano) non hanno moltiplicato pani e pesci. Nel documento finale l´analisi della congiuntura resta contraddittoria: ci sono «segnali di stabilizzazione», ma la situazione rimane «incerta» e permangono «rischi significativi per la stabilità economica e finanziaria». «People first», questo sì. Priorità assoluta alle persone, a chi non ha lavoro, a chi lo ha perso. Ma sono parole. Nei fatti, nessun nuovo «stimolo», nessun altro «Piano Marshall», per sostenere economie da mesi allo stremo. Chi può, farà per conto suo. Qui ha pesato l´ortodossia teutonica di Angela Merkel. La sua Germania, forte di un rimbalzino del 4,4% negli ordinativi dell´industria a maggio, pretendeva un confronto immediato sull´«exit strategy» dalla recessione: basta aiuti governativi e spese pubbliche, che destabilizzano i bilanci e infiammano l´inflazione. La Cancelliera non ha ottenuto il rigore che voleva. Ma ha impedito che gli altri ottenessero il contrario. La stessa cosa è accaduta nella discussione sul prezzo del petrolio, altro fattore endemico di destabilizzazione, visto che solo nell´ultimo anno ha oscillato tra i 32 e i 147 dollari al barile. Nicholas Sarkozy e Gordon Brown avrebbero voluto che il G8 fissasse un «prezzo giusto» intorno ai 70 dollari, per mettere la speculazione con le spalle al muro. Dmitrij Medvedev si è opposto, in nome di un libero mercato che evidentemente deve valere ovunque, meno che nei confini della madre Russia. In compenso, i Grandi si batteranno per «sostenere la domanda», per «mantenere aperti i mercati» e per «respingere il protezionismo di ogni genere». Come, lo diranno in un´altra occasione. La stessa cosa vale per gli altri capitoli del pacchetto economico all´ordine del giorno. Due esempi. Il primo è lo scudo fiscale, cui l´Italia stava alacremente lavorando, prima di incappare nello stop nell´Unione europea: canale «utile» per far rientrare i capitali dall´estero. Come attivarlo, lo sapremo solo dopo aver definito «un quadro di discussione tra i Paesi interessati». Il secondo esempio è la lotta all´evasione: «Non possiamo continuare a tollerare grossi ammontari di capitali nascosti per evadere il fisco», si legge nel documento finale. Dunque, lotta senza quartiere ai paradisi fiscali. Come, lo sapremo quando l´Ocse finirà il suo lavoro sulla black list. Nel frattempo, si procede in ordine sparso. Alcuni Paesi, che fanno più fatti che chiacchiere, hanno già firmato patti bilaterali per la cooperazione fiscale e il superamento del segreto bancario: Francia e Germania hanno fatto accordi con Svizzera, Austria e Lussemburgo. Altri Paesi, che preferiscono le chiacchiere ai fatti, stilano false «liste nere»: l´Italia non ha ancora fatto accordi con nessuno. L´ultimo capitolo, sul quale aveva scommesso tutte le sue carte Giulio Tremonti, riguarda le nuove regole della finanza. Il cosiddetto «Global Legal Standard». Anche qui, al netto della retorica trionfalistica della delegazione italiana, non c´è stata quella «accelerazione enorme» né quel «colpo di manovella» di cui parla il ministro dell´Economia. Né, in tutta onestà, ci poteva essere. C´è il vago impegno degli Otto ad applicare «norme e principi comuni di correttezza, integrità e trasparenza», e a «riformare la regolamentazione finanziaria, stabilendo norme più stringenti tra cui il controllo degli hedge funds e il tetto agli stipendi dei manager». Ma questo è tutto. Le bibliche «dodici tavole» di Giulio non sono diventate legge. Non piacevano né a Obama, né a Brown. Di nuovo, tutto è rinviato all´autunno, e al necessario coinvolgimento del «Financial Stability Board» presieduto da Mario Draghi (volutamente ma inopinatamente tagliato fuori dall´elaborazione del testo tremontiano). Nel frattempo, ognuno si fa la sua ri-regulation. In America il Segretario al Tesoro Tim Geithner l´ha sottoposta tre settimane fa al Congresso. In Gran Bretagna il Cancelliere dello Scacchiere Alastair Darling l´ha presentata ieri a Westminster. E questo è tutto. Per vedere un po´ di arrosto, dietro questo fumo, bisognerà aspettare settembre e il G20 di Pittsburgh. Ma è un errore aver fatto di questo G8 l´ennesima occasione perduta. I destini dell´economia e della ripresa mondiale, per quanto allargati dalla globalizzazione, si giocano ancora in buona parte nel perimetro del G8. L´anno scorso la somma dei Prodotti lordi degli Otto Grandi ha raggiunto i 22 mila miliardi di dollari, mentre la somma dei Pil degli emergenti (Cina, India, Brasile e Messico) è poco meno di un terzo. Il totale dei consumi privati dei primi ha superato i 14 mila miliardi di dollari, mentre quello totalizzato dai secondi è stato sette volte minore. Il G8 servirebbe ancora. Purchè si producesse in un utile conferimento di sovranità nazionali, e non si limitasse a un inutile spargimento di carte intestate. m.gianninirepubblica.it

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l'amico americano - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 31 - Commenti L´AMICO AMERICANO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Non c´era dunque bisogno che il «New York Times» gli chiedesse ieri di prendere il timone di questa edizione del G8, perché dal momento in cui ha messo piede in Italia si è visto benissimo chi sia il sole attorno al quale ruota il sistema che noi definiamo «occidentale» e che il resto del mondo accetta o subisce. Per ora compresa anche quella Cina che, nella partenza affannosa del suo presidente Hu Jintao, l´assente giustificato, ha mostrato che sulla propria stupenda crescita industriale e finanziaria ancora pesa, come aveva ricordato garbatamente il presidente Napolitano, quella vulnerabilità e incompiutezza civile che ne limita la capacità di leadership internazionale. Se il G8 in sé, come istituzione, è da tempo un organismo incurabilmente obsoleto che non può essere ringiovanito neppure suonandolo come una fisarmonica che si allarga e si restringe, le polemiche sulle «agende», sul lavoro dei portatori di carta, i cosiddetti «sherpa» che sfornano i documenti annunciati non cambiano il fatto essenziale: dal momento che esso esiste, e in attesa che qualcosa di meno ingombrante e macchinoso venga creato, è meglio stare dentro, piuttosto che starne fuori. E per i più piccoli fra i grandi, come l´Italia, è doppiamente necessario parteciparvi, con dignità e con eleganza, senza esporci al sarcasmo di chi - si deve ricordarlo - come gli Inglesi e i Francesi, dovette essere persuaso molto a fatica dal presidente Gerald Ford nel 1975 ad aggiungere un posto a tavola anche per Aldo Moro, il nostro premier di allora, al Gruppo. Non ci sono stati risultati a sorpresa, non ci sono mai in questi vertici, sul clima, sull´Iran, neppure sul governo dell´economia mondiale che ricalca – anche in questo caso – quel ritorno a una ragionevole «regulation» e alla supervisione pubblica già espresso in altri incontri e presentato in anticipo da Obama nelle sue proposte al Congresso per riordinare il mercato finanziario e dare alla banca centrale, alla Fed, poteri disciplinari severi. Il tempo dei cavalli sfrenati è finito, dall´autunno di Bush. C´è stata invece la conferma, importantissima in questo momento burrascoso, della scelta classica di ogni amministrazione americana dopo la Seconda guerra, di guardare oltre i venti della politica italiana e di sostenere il governo che comunque gli italiani si scelgono, senza sindacare, senza intervenire pubblicamente. Domandando in cambio, come ha detto Obama elogiando il presidente Napolitano con questo solenne complimento, «integrità», da parte di chi guida le nazioni che vogliono restare socie del club delle democrazie. Un atteggiamento classico e collaudato che ieri ha permesso a Obama di offrire il proprio ringraziamento a Silvio Berlusconi, a colui che oggi ci rappresenta, e al premier italiano di incassarlo dal successore di quel Bush nei confronti del quale si era molto esposto. Ma gli Usa non serbano rancori né fanno questioni personali, perché le nazioni, come ricordava il primo ministro inglese Lord Palmerston, «non hanno amici permanenti, hanno interessi permanenti». E´ nel loro, come nel nostro interesse, mantenere forte, e soprattutto stabile, il rapporto fra Mosca e Washington, come in questa prima giornata il G8 ha fatto, nella tradizionale «convergenza di vedute». Il senso che in questa stanca istituzione informale chiamata G8 sono gli Stati Uniti a restare il perno della ruota, è stato particolarmente forte in questa edizione 2009. Lo è stato perché ha visto l´esordio di un Presidente americano atteso come dai tempi di Ronald Reagan a Venezia nel 1981 non accadeva più. La immensa – e reale – popolarità internazionale di Obama, la sua trionfale vittoria elettorale che gli ha dato quella sicura legittimità che non ebbero mai Clinton, stentato vincitore di maggioranza relativa nel 1992 e certamente non Bush Secondo, arrivato al primo G8 del 2001 sull´onda di un´elezione scandalosa, ne fa il «leader dei leader». Al privilegio di essere la guida di quella nazione dalla quale passano ancora le arterie della finanza, che dispiega armati in guerre o in basi in ogni continente, di essere colui che dovrà convincere anche le nuove potenze industriali come India e Cina a domare il loro desiderio di sviluppo sfrenato dimostrando che l´America per prima ha capito il rapporto fra crescita e ambiente, Obama aggiunge l´asso della propria storia politica e della propria personalità. Quella diversità che ha interrotto, nella foto di famiglia degli G8 scattata ieri, la monotonia etnica e culturale di uomini e donne tutti figli dello stesso dna europeo, come finora soltanto ai premier giapponesi spettava di fare. Se ancora l´Africa non c´è, in quel gruppo che coagula il 50% della ricchezza mondiale e presto l´80%, con l´inclusione di India e Cina, Barack Obama è almeno il segnale che la multirazzialità, e la multiculturalità sono il presente del mondo, anche di quello che crede di potersi chiamare fuori dalla storia. E´ assai probabile che, come ormai accade da anni, le solenni affermazioni e le risoluzioni sfornate all´Aquila saranno purtroppo dimenticate appena l´ultimo studio mobile televisivo sarà stato smantellato, come il tradimento degli impegni a favore delle nazioni povere ha tristemente provato. Ma il volto dei «grandi del mondo» è cambiato per sempre, grazie a Obama, alla signora Michelle nel suo smagliante abito giallo, e cambierà ancor di più nei prossimi anni, quando anche questo club esclusivo dovrà fare quello che gli Stati Uniti hanno già fatto nel novembre del 2008: ammettere che esso somiglia sempre meno al mondo che pretende di pilotare. E che per tornare a essere credibile deve finalmente somigliare all´umanità che vuole rappresentare, come questo G8, il primo «summit multietnico» della storia dei paesi ricchi.

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"marco polo", la danza incontra i manga complice il re della moda pierre cardin - laura putti parigi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 45 - Spettacoli Fatti e leggende "Marco Polo", la danza incontra i manga complice il re della moda Pierre Cardin Nel "Milione" fatti veri del viaggio associati a leggende. Per questo il nostro eroe attraversa quattro mondi diversi LAURA PUTTI PARIGI All´inizio avrebbe dovuto essere soltanto un "manga danzato", l´incontro tra il disegno animato e un´étoile della danza. Per tre anni Marie-Claude Pietragalla e il suo compagno, il danzatore Julien Derouault, hanno studiato, creato, coreografato un viaggio immaginario (e interattivo) accompagnato dai "cartoons". E per tre anni hanno cercato fondi. Poi è arrivato Pierre Cardin e la fantasia è diventata realtà. Cardin ha, però, chiesto loro che il viaggio potesse essere quello di Marco Polo e iniziare dalla bellissima sala della Nuova Opera di Pechino, come spettacolo di punta dei Giochi Olimpici dell´anno scorso. Dopo una tournée cinese e otto repliche parigine (per 30 mila spettatori) al Palais de Congres, Marco Polo arriva in Italia. Domenica e lunedì sarà in piazza San Marco a Venezia, dal 16 al 18 nella Cittadella a Viareggio, il 4 e 5 agosto nel Castello di Udine e il 7 e 8 al Porto Antico di Genova. «Pierre Cardin è l´ultimo grande mecenate di Francia» dice Pietragalla nel suo studio a Bagnolet, periferia nord di Parigi. "Danseuse Etoile" dell´Opéra di Parigi dal 1990, direttrice del Ballet National di Marsiglia dal ´98 e, dal 2004, alla testa di una compagnia tutta sua, Pietragalla è una delle più infaticabili sperimentatrici della danza francese. Sin da giovanissima - coreografa di punta del gruppo dei Jeunes Danseurs dell´Opéra (dove è entrata a dieci anni, nel ´73) - ha cercato di unire tecniche, discipline, linguaggi differenti. Attraverso la danza ha scavato nell´animo e nel corpo di molti personaggi. Due anni fa il più anziano (e famoso) "couturier" del mondo (87 anni) la invitò a danzare a Lacoste, il villaggio del Midi quasi tutto di sua proprietà del quale ha ristrutturato il castello appartenuto appunto a Sade. Pietragalla creò uno spettacolo attorno a molti corpi, e danzò avvolta nel lenzuolo lungo dodici metri come quello sul quale, durante i trenta e più anni di carcere, il "divino marchese" scrisse "Le 120 giornate di Sodoma". Nel caso di Marco Polo il testo è ovviamente "Il Milione", anch´esso scritto (anzi dettato) in carcere tra 1298 e il 1299. «Non volevamo fare un balletto storico sul personaggio, ma riscrivere una storia di fantasia. Anche Marco Polo nel suo libro riporta fatti veri del viaggio, ma aggiunge leggende come l´isola abitata da uomini con la testa di cane. Anche noi, come lui, abbiamo unito il reale all´immaginario. è per questo che il nostro eroe attraversa quattro mondi diversi: Venezia inghiottita dalle acque, il deserto della Cina imperiale, lo spirito della Terra nel quale si confronta con Gengis Khan e i suoi guerrieri, fino ad arrivare in una giungla urbana e futurista nella quale s´innalzano i grattacieli delle nuove città cinesi». è questo il senso dello spettacolo: unire alla danza contemporanea la danza urbana, l´hip hop, la street dance. In scena diciassette danzatori (Derouault come Marco Polo e Pietragalla come Dama Bianca, più veri campioni di hip hop come Brice le Scorpion) e tre cantanti. «Una cantante canta in cinese, una in italiano e un iraniano in farsi. Alla fine dello spettacolo cantano all´unisono lo stesso testo, ma ognuno nella propria lingua. Unione universale, pace universale» dice Pietragalla. Dietro danze e canti, accompagnate dalle musiche dei francesi Armand Amar e Christophe, dei Prodigy e dei Chemical Brothers, scorrono per due ore le coloratissime immagini di un film di animazione. Ne è autore lo studio Chrysoid alla prima esperienza in proprio, dopo aver partecipato al film di animazione di Luc Besson "Arthur e il popolo dei minimei". E c´è, nel "manga", un lungo solo di Pietragalla nel quale il vero corpo della ballerina si unisce al "cartoon" in uno scambio che passa dallo schermo alla scena. La tecnica si chiama "rotoscopia", e crea un effetto poetico davvero meraviglioso.

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zenga parte mostrando i muscoli "voglio vincere il campionato" - sal nostro inviato massimo norrito (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIV - Palermo Zenga parte mostrando i muscoli "Voglio vincere il campionato" E il rapporto con Zamparini? "Vedrete che spettacolo" L´intervista Nel giorno della presentazione il nuovo tecnico scopre le carte "Punto in alto" "Con il presidente nessun problema E ho pure trovato i giocatori carichi e determinati" SAL NOSTRO INVIATO MASSIMO NORRITO UDINE - Zenga perché ha scelto proprio Palermo dopo avere interrotto il suo rapporto con il Catania? «Che la mia esperienza con il Catania sarebbe finita si sapeva già ad aprile. Ho scelto il Palermo perché è una piazza ambiziosa, con grandi possibilità e con giocatori che hanno le giuste potenzialità per raggiungere il massimo». Per il presidente Zamparini il massimo è essere tra le prime quattro del campionato. Qual è l´obiettivo di questa stagione? «Io voglio vincere il campionato. I miei giocatori lavoreranno per vincere il campionato. Sono il primo pronto a metterci la faccia. Se non ce la farò magari diranno che sono lo scemo che in estate parlava di scudetto, ma se dovessi riuscirci...». Come vede il suo rapporto con Zamparini? «Quando firmi un contratto conosci bene il carattere delle persone con le quali vai a lavorare. Sono sicuro che con Zamparini non avrò mai il minimo problema. Ci saranno dei momenti difficili, ma sono pronto a ricevere le sue telefonate in diretta ogni volta alla fine della partita. Tanto che del Palermo parleranno anche in Cina». Zamparini però queste telefonate ama farle prima della partita. «Questo tipo di telefonate vengono fatte in ogni società. Io non sono al Palermo per distruggere quello che si fa a livello societario. è chiaro che poi le sostituzioni le farò io e deciderò io chi scenderà in campo». Il suo arrivo al Palermo ha destato qualche perplessità tra i tifosi. «A me non risulta. Ho ricevuto solo attestati di stima. Non sono un ladro, né un delinquente. Faccio solo il mio lavoro e ho scelto Palermo per una crescita professionale». è pronto a indossare a Catania la sciarpa del Palermo? «Io ho indossato la sciarpa della Dinamo Bucarest contro lo Steaua e sono pronto a indossare i colori del Palermo a Catania». Come immagina il prossimo derby tra Palermo e Catania? «Immagino solo una grande stagione del Palermo». Quando il Catania vinse al Barbera, Zamparini disse che Zenga aveva battuto Ballardini per 4 a 0. Crede che quella partita sia stata decisiva per il suo ingaggio? «Non credo, anche se il presidente lo aveva detto pure nella partita di andata. Il lavoro di un allenatore si giudica nel corso di un anno». Lei ha parlato con i giocatori rosanero. Come li ha trovati? «Carichi, determinati. Ho chiesto loro se sono pronti a una stagione che abbia come obiettivo la vittoria del campionato e ho ricevuto solo risposte positive. Tanto che chiederò a Zamparini di mettere il premio scudetto». Che giudizio ha di gente come Liverani, Cavani e Bertolo? «Liverani è un elemento che ogni allenatore vorrebbe avere: verrà in ritiro anche se è infortunato. Cavani è uno sul quale punto molto. Con me giocherà tantissimo. Bertolo è un centrocampista centrale, molto forte. In Argentina ha finito da poco il campionato e quindi dovrà ambientarsi».

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"presidente, firenze è terra di libertà" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina II - Firenze Scambio di battute tra il sindaco e il leader della Repubblica popolare cinese Hu Jintao: "E i diritti umani?" "Presidente, Firenze è terra di libertà" L´altro ieri, quando era a Firenze, non l´ha ricevuto a Palazzo Vecchio. E anzi quasi per provocarlo, mentre nello Xinjiang esplodeva la rivolta, gli ha fatto recapitare in albergo un libro sulle riforme democratiche di Pietro Leopoldo. Martedì scorso, al suo fianco nella cena ufficiale in prefettura, quando uno in cinese ha detto «Firenze è una città bellissima», l´altro gli ha replicato con fierezza: «Presidente, è si terra bellissima, ma anche culla di libertà». Così è andata tra il sindaco Matteo Renzi e Hu Jintao, il presidente della Repubblica popolare cinese che è stato in visita in città martedì. Già nei giorni scorsi il sindaco, in chiara protesta verso il regime di Pechino, aveva risposto picche alla tv di stato cinese, la Cctv, che lo pressava per ottenere un´intervista sulla visita a Firenze di Hu Jintao (ieri, del caso rivelato da Repubblica, si è interessato anche il corrispondente italiano del Wall Street Journal). E l´altra sera in prefettura Renzi ha dato conferma del suo pensiero, lasciandosi andare ad una battuta, quella fatta a Hu Jintao appunto, che ha lasciato di stucco molti degli ospiti presenti alla cena di gala. Un appuntamento riservatissimo, a cui hanno partecipato il ministro per i beni culturali Sandro Bondi, il presidente della Regione Claudio Martini, il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, il prefetto Andrea De Martino, il questore Francesco Tagliente e i principali rappresentanti delle categorie industriali ed economiche fiorentine. Renzi ha avuto anche uno scambio di battute con il vice ministro degli Esteri cinese He Yafei, che parlava della bellezza di Firenze: «Yes, but what about human rights?», «Certo si, ma cosa mi dice dei diritti umani?», gli ha chiesto il sindaco a muso duro. Yafei ha potuto replicare solo così: «Sa, nello Xinjiang abbiamo il problema del terrorismo». Un altro siparietto che ha lasciato tutti sorpresi. Proprio come la ripartenza lampo di Hu Jintao, che da Firenze martedì sera è corso verso Pisa per prendere l´aereo e tornare in Cina saltando il vertice del G8 cominciato ieri all´Aquila. Il questore Tagliente gli ha chiesto (tramite la traduttrice, la sinologa Maria Beatrice Castronovo Pocek): «Presidente, ha gradito la nostra ospitalità?». E Hu Jintao - che quando si trovava in piazza Duomo aveva ricevuto la prima telefonata allarmata ed era rientrato in albergo, all´Excelsior di piazza Ognissanti, annullando la visita agli Uffizi - si è congedato così: «Si, ma devo andare per altre ragioni». Senza aggiungere altro. (e. f.)

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marchesini "cina decisiva per vincere la nostra crisi" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina I - Bologna Il caso Marchesini "Cina decisiva per vincere la nostra crisi" Prendere il meglio dalle imprese bolognesi, fortemente radicate sul territorio, e proiettarlo sui mercati esteri, soprattutto verso la Cina. Senza temere le minacciose "tigri asiatiche" ma, anzi, sfruttandole come opportunità in chiave anti-crisi. E´ il messaggio che il neo presidente di Unindustria Bologna, Maurizio Marchesini, ha voluto mandare a cittadini e imprenditori, alla luce degli accordi firmati dall´Italia con Pechino. Accordi arrivati nel bel mezzo dei sanguinosi scontri nello Xinjiang che hanno causato il forfait del presidente cinese al G8 dell´Aquila. «La crisi non deve modificare la visione vincente che gli imprenditori bolognesi hanno saputo perseguire nell´ultimo decennio - scrive Marchesini nella sua lettera aperta - Bologna è un "crocevia produttivo", una comunità economica multi territoriale che deve estendersi a tutti i continenti». Lodando le piccole e piccolissime imprese della provincia, «capaci di produrre e "pensare" al di fuori dell´Italia», il presidente degli industriali indica la via per la ripresa: «La comunità deve osare nuove soluzioni in ogni ambito, rinnovarsi in base a un progetto consapevole». E non risparmia l´iniezione di fiducia, invitando a «credere negli elementi di grande modernità espressi dal nostro sistema produttivo». Un incoraggiamento a tenere duro, dunque, e anche una prima dimostrazione che «possiamo fare dei cinesi - conclude Marchesini - i nostri più grandi clienti».

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l'esercito invade lo xinjiang "pena di morte per i violenti" - jose reinoso (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 16 - Esteri L´esercito invade lo Xinjiang "Pena di morte per i violenti" Dopo il massacro, continua a Urumqi la caccia agli uiguri Migliaia di soldati in assetto di guerra armati di mitra hanno occupato gli incroci della città JOSE REINOSO JOSé REINOSO URUMQI - «Per favore, chiediamo a tutti di collaborare e andare a casa», urlano gli altoparlanti dalle camionette militari che setacciano le strade della città. Tre giorni dopo la morte di almeno 156 persone e il ferimento di altre mille e più nei violenti scontri fra uiguri e cinesi han, l´Esercito popolare di liberazione ieri ha messo in campo un imponente dispositivo di sicurezza e ha preso il controllo della situazione, anche se hanno continuato a verificarsi scontri fra membri delle due etnie muniti di armi improvvisate. Li Zhi, segretario del Partito comunista a Urumqi, ha detto che il governo chiederà la pena di morte per tutti coloro che saranno riconosciuti colpevoli di omicidio. Migliaia di soldati e poliziotti in assetto antisommossa, armati di fucili automatici e baionette, pistole e mitra, hanno occupato i principali incroci intorno al quartiere uiguro, nel centro di Urumqi, per fermare i disordini. Da tutti i lati ci sono colonne di camion militari e blindati leggeri. «Difendi il popolo, difendi il popolo», scandiscono in coro i soldati sotto ai loro elmetti verdi, mentre gli elicotteri militari sorvolano gli edifici. Molti abitanti di Urumqi, però, hanno paura e camminano in gruppo, con sbarre di ferro e bastoni di legno, a volte con chiodi piantati dentro. A sentire loro, lo fanno per proteggersi. Gli uiguri, che sono musulmani, rimangono in gran parte rinchiusi nelle loro zone. «Oggi è tutto molto tranquillo», dice un uomo che vive vicino alla zona in cui si sono verificati gli scontri letali. Le macchine hanno ricominciato a circolare e alcuni negozi hanno alzato timidamente le saracinesche, anche se la stragrande maggioranza resta chiusa. Nonostante il grande schieramento di truppe, ieri ci sono stati alcuni tentativi di linciaggio. Vicino alla piazza del Popolo, una ventina di han, l´etnia maggioritaria in Cina, si sono scaraventati contro un uiguro prendendolo a bastonate, fino a che è intervenuta la polizia. A poca distanza dalla moschea di He Zhou, oltre un centinaio di uiguri armati di pietre e bastoni hanno protestato di fronte ai cordoni di militari. Non ci sono state però manifestazioni come quelle di martedì, quanto folle armate di machete, pezzi di tubo e perfino vanghe e coltelli da cucina, si sono scagliate, in un´esplosione di odio collettivo, contro il quartiere uiguro in cerca di vendetta. La marcia, a cui hanno partecipato migliaia di persone, è stata dispersa con i gas lacrimogeni dai poliziotti in assetto antisommossa nel quartiere di Tian Shan. Molte delle persone uccise domenica scorsa sono state accoltellate dagli uiguri, mentre altre sono cadute sotto i colpi dei militari, secondo alcuni testimoni. Il governo ha rifiutato di fornire dati sull´appartenenza etnica delle vittime. Alcuni cittadini di Urumqi si lamentano del fatto che l´esercito ha tardato tre giorni a domare la rivolta. Secondo alcuni osservatori, gli incidenti di martedì sono stati in un certo senso tollerati dalle autorità come valvola di sfogo per alleviare la rabbia della comunità han di fronte alle uccisioni. «Noi han siamo arrabbiatissimi, e le proteste di ieri [martedì] sono durate solo due ore», dice un giovane imprenditore. Il governo martedì ha imposto il coprifuoco, in vigore dalle otto di sera alle otto di mattina. Le autorità hanno inviato sms alla popolazione, chiedendo di stare calmi, di avere fiducia nel governo e di non violare la legge. La radio ha diffuso analoghe raccomandazioni e un numero di conto corrente per aiutare le persone colpite dai disordini. «Il segretario [del Partito comunista dello Xinjiang] Wang [Lequan] chiede a tutti di tornare a casa, di riprendere a lavorare e di fare ritorno nella propria comunità», recita uno dei manifestini lanciati dagli elicotteri, scritto in caratteri cinesi. Gli uiguri praticano la religione musulmana e parlano una loro lingua, di origine turca, appartenente al gruppo delle lingue altaiche dell´Asia centrale. Rappresentano poco meno della metà dei circa 20 milioni di abitanti dello Xinjiang. Molti nutrono un forte risentimento nei confronti degli han e del governo centrale, che accusano di repressione e discriminazione. Pechino assicura di aver portato lo sviluppo in questa regione, una delle più arretrate del Paese. I disordini di domenica sono scoppiati dopo le proteste, inizialmente pacifiche, di migliaia di persone, che chiedevano un´inchiesta sulla morte, secondo loro, di 25 uiguri nel corso di una rissa in una fabbrica nella provincia meridionale del Guangdong. Secondo i media cinesi, i morti in questione sono stati soltanto due. (Copyright El Paìs/La Repubblica Traduzione di Fabio Galimberti)

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la partenza precipitosa di hu per evitare attacchi nel partito - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

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Pagina 17 - Esteri La partenza precipitosa di Hu per evitare attacchi nel partito Il rientro anticipato conferma: è scattato l´allarme nazionale Scarno comunicato dell´agenzia ufficiale cinese, il potere vuole dare una immagine di compattezza e unione Qualche avversario interno avrebbe potuto accusare il presidente di assenteismo FEDERICO RAMPINI Dai seicento agli ottocento morti: questo sarebbe il vero bilancio degli scontri etnici nello Xinjiang, secondo le organizzazioni degli uiguri in esilio. Una violenza di massa come non si verificava dai tempi della Rivoluzione culturale quarant´anni fa. La situazione resta così tesa da richiedere l´afflusso massiccio di truppe e reparti antisommossa dalle regioni vicine verso Urumqi, sottoponendo di fatto la capitale dello Xinjiang alla legge marziale. Il segretario del partito comunista locale, Li Zhi, ieri ha annunciato che sarà applicata la pena di morte per i colpevoli di attacchi omicidi nella rivolta di domenica scorsa: e sono oltre 1.500 gli uiguri nelle mani della polizia cinese. La pena capitale è un prezzo che Li Zhi deve pagare ai suoi concittadini han, il ceppo etnico della maggioranza dei cinesi, che minacciano di farsi giustizia da soli per le violenze subìte durante la rivolta della comunità islamica. Ma lo stesso Li Zhi è in pericolo. Il boss di Urumqi è il primo della lista fra i gerarchi comunisti che potrebbero saltare. I vertici della nomenklatura locale sono sotto accusa per non avere prevenuto la fiammata di protesta della popolazione turcomanna. Le ondate di choc si propagano 3.500 km a est, fino a Pechino, dove i leader nazionali sono in allarme. Lo dimostra la grave decisione presa martedì sera dal presidente cinese Hu Jintao, che ha disertato il G8 per tornare in patria all´improvviso. Non si ricordano precedenti di una simile "fuga" da un vertice internazionale sotto la pressione di un´emergenza domestica. Visto dall´Occidente è un colpo all´immagine di Hu Jintao, e si presta a dietrologie maliziose. Può sembrare che il leader cinese abbia temuto critiche imbarazzanti all´Aquila, visto che Angela Merkel aveva promesso di parlare dei diritti degli uiguri nel loro previsto incontro bilaterale. La partenza precipitosa dall´Italia può dare un´impressione di debolezza. Per quanto drammatica sia la situazione dell´ordine pubblico nello Xinjiang, non bastava il premier Wen Jiabaoa Pechino per garantire l´azione del governo? E abbandonando un G8 dove la Cina doveva svolgere unruolo di primo piano, Hu non rischia di dare ai propri concittadini una sensazione di panico? A questi interrogativi non ha dato risposta lo scarno comunicato ufficiale dell´agenzia Nuova Cina, ripreso ieri da tutti i mass media di Stato: «Il presidente Hu Jintao ha abbreviato la sua permanenza in Italia ed è rientrato in anticipo a causa della situazione nella regione autonoma uigura dello Xinjiang». Di certo la precipitosa partenza tradisce il nervosismo di Hu e di tutto il vertice del partito.A quattro giorni dalla prima rivolta (bilancio ufficiale: 156 morti) non si è udita una dichiarazione ufficiale da nessuno dei nove membri della "cupola", il Comitato permanente dell´Ufficio politico, l´organo supremo del partito comunista. Quasi un segnale di vacanza di potere, di incertezza di fronte all´emergenza. In altri tempi,nell´èra di Mao Zedongsegnata dalle battaglie tra fazioni del partito comunista, si sarebbe detto che Hu Jintao si è precipitato a casa per timore che una congiura di palazzo potesse esautorarlo. Oggi questo scenario golpista è inattuale e altamente improbabile.Le correnti nel partito comunista esistono ancora, ma gli scontri di potere avvengono in modo più felpato che ai tempi di Mao o di Deng Xiaoping. Però qualche avversario interno poteva accusare Hu di assenteismo, quindi indebolirlo politicamente, se fosse andato all´Aquila. Poic´è un problema d´immagine verso l´opinione pubblica cinese. Per quanto autoritario, il regime di Pechino dedica un´attenzione costante al consenso sociale.Hu Jintao ha calcolato che i suoi concittadinipreferivano vederlo a casa,al timone del paese in una situazione di emergenza, anziché lontano migliaia di chilometri a un vertice internazionale.Qualche segnale di malumore nei giorni scorsi ha bucato la cortina della censura. Su un blog è apparso – per breve tempo – questo commento: «I terroristi musulmani pugnalano innocenti cittadini cinesi, mentre il nostro presidente è a spasso per le vie di Roma». E´ un attacco indicativo. Se all´estero Hu Jintao è sotto esame per il trattamento inflitto alla minoranza islamica, in patria deve affrontare il risentimento dei cinesi di Urumqi, convinti che la polizia non è intervenuta in tempo per proteggerli. Dalla sua biografia politica Hu ha imparato l´importanza di reagire con la massima rapidità e determinazione. Era il numero uno del partito in Tibet quando a Lhasa scoppiò una grave rivolta nel 1989. Non esitò a proclamare la legge marziale, una "prova generale" tibetana pochi mesi prima del massacro di Piazza Tienanmen. Quella prontezza catapultò la sua carriera verso i vertici nazionali. Oggi la presenza di Hu a Pechino deve rinsaldare l´immagine di collegialità e compattezza del gruppo dirigente: conferma che la crisi dello Xinjiang è un allarme nazionale.

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statue, macerie e cine-finestre il cavaliere firma il set dell'aquila - (segue dalla prima pagina) filippo ceccarelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)

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Pagina 13 - Interni Statue, macerie e cine-finestre il Cavaliere firma il set dell´Aquila Fondali di montagne in 3D. Libro-dono in marmo e oro Il protagonista Tra le "finezze" volute dal premier attrezzi ginnici personalizzati e biancheria cifrata (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FILIPPO CECCARELLI Paesaggi, oggetti, risonanze, narrazioni. Quel tavolo da fantascienza in cinemascope, con le montagne innevate in 3D alle finestre; quella drammatica processione di in mezzo alle macerie, maestranze che salutano da lontano; e le bianche tovaglie d´organza, centrotavola d´autore, rose sparse qui e là, inimmaginabili regali, e giochi di luce, studiatissimi fondali, inquadrature di riguardo, tutto a sua immagine e somiglianza. Visto in tv, sui telegiornali di ieri sera, non c´è il minimo dubbio che il presidente Berlusconi ha dato il meglio di sé. Il perfezionismo dell´ospitalità ha superato l´immaginazione. Del tutto plausibile che il Cavaliere abbia riversato a piene mani sull´evento l´imperterrita sua voglia di stupire, il celebre gusto per i particolari, a loro volta sottoposti a severa verifica nei più vari e fantastici sopralluoghi. Attrezzi ginnici personalizzati, biancheria con cifre, menu cromatici e indiziali, addobbi di ogni genere, servizi di porcellana arricchiti di decorazioni in platino. Su tutto questo, davvero, non c´è leader mondiale di ieri e di oggi che possa dare lezioni al presidente italiano. L´apoteosi della buona accoglienza, come dimostravano quei valletti fissi come statue con vassoi di specialissimi apertivi, è da sempre la sua specialità. In un empito di entusiasmo, dal Tg2 si è venuto a sapere che Berlusconi ha anche «personalmente disegnato» un modello di giaccone - si chiama «President parca» - offerto in dono ai potenti della terra. Questi riporteranno a casa anche un ponderoso volume su Canova, titolo «L´invenzione della bellezza», 24 chili di copertina in marmo pregiato, carta fatta a mano, broccati di seta e fili d´oro per la rilegatura. E in fondo poteva anche bastare. Ma il Cavaliere, cui non a torto piace immaginarsi come l´uomo delle meraviglie e che in queste occasioni non teme mai di strafare, ha aggiunto lenti da ingrandimento, libri fotografici, cd e pergamene tipo codice miniato e calligrafico (già viste al congresso Pdl), e vini prelibati, e scrigni di mogano rifiniti in foglia d´oro, e cofanetti di cuoio lavorati a mano. Dopo tutto si trattava di riequilibrare il format del dolore e del terremoto, ma senza oscurarlo. Il set esterno da valorizzare era quello ormai ben noto della Prefettura, con la scritta «Palazzo del governo» interrotta e sbilenca. Lì è stato fatto largo, in modo che le immagini, iscritte nel tempo, restituissero simboli, impegno e speranza. Mentre per gli interni una enorme e desolata caserma della Guardia di Finanza si è trasfigurata in un luogo caldo, gentile e pure avvicente, con antiche statue a tenuta anti-sismica ed evolute minivetture ecologiche. In questo senso, all´Aquila, Berlusconi ha prodotto una sua realtà. Non necessariamente fasulla, ma certo diversa da quella vera. Al servizio di questo scopo, invero piuttosto impegnativo, ha impiegato quel gran tesoro di cultura e tecnica televisiva che egli possiede in gran copia, e che nessun altro staff nella storia politica d´Italia riesce a rendere in modo più efficace, machiavellico. Non si tratta ovviamente di una novità, eppure l´impressione è che mai come stavolta il Cavaliere ci abbia dato dentro. Lui stesso, nella conferenza stampa di fine giornata, ne è parso consapevole e soddisfatto, invitando i giornalisti a visitare «la cittadella», sede di un compiuto «miracolo», e «apprezzabile»; ed è stato come se di colpo marketing alberghiero, magia e religione apparissero a portata di mano, nella potenza quotidiana di quello scenario un po´ da sogno dove i Grandi si chiamano per nome di battesimo, sono tutti amici e trattano fra loro «in modo diretto» e addirittura «familiare». Forse, quando tutto era finito, la ri-creazione della realtà contemplava anche la ripetuta permanenza di Berlusconi, o del suo alias elettronico, sugli schermi di Coppito. Forse, nella vertigine di meticolosa virtù, vi rientrava anche il bagliore della spilla che il Cavaliere mostrava all´occhiello. Necessario abbaglio dell´incontenibile padrone di casa - e della tv.

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G8, piccole intese Sull'ambiente frenano Cina India e Giappone Solo promesse per l'Africa (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

G8, piccole intese Sull'ambiente frenano Cina India e Giappone Solo promesse per l'Africa

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Pena di morte per i ribelli Xinjiang, l'ordine di Pechino (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Pena di morte per i ribelli Xinjiang, l'ordine di Pechino GABRIEL BERTINETTO Tramonta il sole. Le strade di Urumqi sono percorse da veicoli dell'esercito. Transitano a bassa velocità e gli altoparlanti trasmettono incessanti inviti «ad andare a casa il più rapidamente possibile». «Cittadini, non date retta alle voci, mantenete la calma», ripete martellante la voce amplificata dal microfono, alludendo alle notizie incontrollate che circolano in città su nuove aggressioni e violenze. Urumqi, capologo dello Xinjiang, è una città militarizzata. Migliaia di truppe sono arrivate a dar manforte alle forze di sicurezza già presenti sul posto. Nei giorni scorsi gli uomini in uniforme non erano stati capaci di prevenire gli scontri fra elementi delle due etnie rivali, gli han e gli uiguri. Domenica notte ci sono stati 156 morti, e ancora non è chiaro quanti siano caduti negli scontri fra civili e quanti per l'intervento della polizia. TAFFERUGLI E LINCIAGGI Ieri la massiccia presenza dei soldati ha impedito che la gente si riversasse in massa ancora una volta nelle strade, salvo in un quartiere dove si sono radunati un migliaio di han, subito affrontati dagli agenti. Ne è scaturito qualche tafferuglio. Alcune persone sono state fermate. In altre zone si segnalano almeno due attacchi a cittadini della comunità turcofona e musulmana, gli uiguri. Una ventina di han muniti di bastoni hanno pestato un connazionale dell'etnia rivale. È accaduto in una via vicina alla centrale piazza del Popolo. Un minuto dopo è intervenuta la polizia che ha disperso la folla e ha soccorso la vittima. Altrove un gruppo di han ha inseguito minacciosamente tre uiguri. Due di loro sono riusciti a fuggire mentre il terzo è stato raggiunto e picchiato da alcuni uomini e donne, incitati a gran voce dagli astanti. Nonostante il coprifuoco notturno e il possente dispiegamento di truppe, a Urumqi la situazione non è affatto tornata alla normalità. Il presidente cinese Hu Jintao ha precipitosamente abbandonato l'Italia proprio nel giorno in cui cominciava il vertice dei G8. Benché non siano state fornite spiegazioni, è ovvio che l'improvvisa partenza è legata alla crisi nello Xinjiang, la provincia nordoccidentale in cui la convivenza tra le due comunità sta diventando impossibile. Le autorità hanno minacciato il ricorso alla pena capitale contro i responsabili delle violenze. «Coloro che si sono macchiati di gravi crimini, saranno castigati con il massimo della pena», cioè la morte, ha detto il capo del partito comunista ad Urumqi, Li Zhi. Le persone arrestate, secondo le cifre ufficiali, sono 1434. In attesa delle iniziative che saranno prese dal governo centrale, ora che Hu è rientrato in patria, già è in atto il tentativo di isolare fisicamente e mediaticamente la regione. I viaggi turistici nello Xinjiang sono sospesi. L'uso di Internet è fortemente limitato per impedire il diffondersi di notizie sugli incidenti. Facebook e Twitter sono bloccati. Difficile l'accesso ai siti web stranieri. Inaccessibile Youtube. LEADER IN ESILIO Non c'è certezza sul numero delle vittime. Secondo un leader del «Congresso mondiale» degli uiguri in esilio, Erkin Alptekin, sarebbero molti di più dei 156 ammessi dalle autorità cinesi. «Le nostre fonti interne parlano di circa 800 morti», ha afermato Alptekin, che ha tenuto una conferenza stampa ieri a Roma. Quanto agli arresti «a noi ne risultano 3000», ha aggiunto. Alptekin appartiene alla stessa organizzazione di cui è presidente Rebiya Kadeer, che vive negli Stati Uniti ed in passato ha trascorso sei anni nelle carceri cinesi. Per Kadeer la dimostrazione di domenica notte, poi degenerata in una furiosa battaglia urbana, era iniziata pacificamente per protestare contro l'assassinio impunito di due giovani uiguri a Shaoguan, nella Cina meridionale. «La prima cosa» che Pechino dovrebbe fare per riportare la calma, dice Kadeer, è «assicurare alla giustizia» i colpevoli del doppio omicidio. E tuttavia la contrapposizione fra uiguri e han nello Xinjiang ha radici profonde, che potrebbero essere recise solo attraverso una politica di apertura, che Pechino non sembra intenzionata a seguire. L'atteggiamento contro il movimento nazionalista dello Xinjiang, che nella sua maggioranza chiede più autonomia e maggiore partecipazione agli utili della crescita economica locale, è lo stesso che la Repubblica popolare mostra nei confronti dell'opposizione tibetana. Totale chiusura, motivata dall'indiscriminata accusa all'uno ed all'altro movimento, in Xinjiang come in Tibet, di perseguire obiettivi secessionisti attraverso la violenza ed il terrorismo. Hu Jintao lascia l'Italia e ritorna precipitosamente a Pechino per affrontare la crisi nello Xinjiang. Urumqi è una città militarizzata. Le autorità locali minacciano la pena di morte contro i responsabili delle violenze.

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Tramonta il sole. Le strade di Urumqi sono percorse da veicoli dell'esercito. Transitano a bass... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-07-2009)

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Tramonta il sole. Le strade di Urumqi sono percorse da veicoli dell'esercito. Transitano a bassa velocità e gli altoparlanti trasmettono incessanti inviti «ad andare a casa il più rapidamente possibile». «Cittadini, non date retta alle voci, mantenete la calma», ripete martellante la voce amplificata dal microfono, alludendo alle notizie incontrollate che circolano in città su nuove aggressioni e violenze. Urumqi, capologo dello Xinjiang, è una città militarizzata. Migliaia di truppe sono arrivate a dar manforte alle forze di sicurezza già presenti sul posto. Nei giorni scorsi gli uomini in uniforme non erano stati capaci di prevenire gli scontri fra elementi delle due etnie rivali, gli han e gli uiguri. Domenica notte ci sono stati 156 morti, e ancora non è chiaro quanti siano caduti negli scontri fra civili e quanti per l'intervento della polizia. TAFFERUGLI E LINCIAGGI Ieri la massiccia presenza dei soldati ha impedito che la gente si riversasse in massa ancora una volta nelle strade, salvo in un quartiere dove si sono radunati un migliaio di han, subito affrontati dagli agenti. Ne è scaturito qualche tafferuglio. Alcune persone sono state fermate. In altre zone si segnalano almeno due attacchi a cittadini della comunità turcofona e musulmana, gli uiguri. Una ventina di han muniti di bastoni hanno pestato un connazionale dell'etnia rivale. È accaduto in una via vicina alla centrale piazza del Popolo. Un minuto dopo è intervenuta la polizia che ha disperso la folla e ha soccorso la vittima. Altrove un gruppo di han ha inseguito minacciosamente tre uiguri. Due di loro sono riusciti a fuggire mentre il terzo è stato raggiunto e picchiato da alcuni uomini e donne, incitati a gran voce dagli astanti. Nonostante il coprifuoco notturno e il possente dispiegamento di truppe, a Urumqi la situazione non è affatto tornata alla normalità. Il presidente cinese Hu Jintao ha precipitosamente abbandonato l'Italia proprio nel giorno in cui cominciava il vertice dei G8. Benché non siano state fornite spiegazioni, è ovvio che l'improvvisa partenza è legata alla crisi nello Xinjiang, la provincia nordoccidentale in cui la convivenza tra le due comunità sta diventando impossibile. Le autorità hanno minacciato il ricorso alla pena capitale contro i responsabili delle violenze. «Coloro che si sono macchiati di gravi crimini, saranno castigati con il massimo della pena», cioè la morte, ha detto il capo del partito comunista ad Urumqi, Li Zhi. Le persone arrestate, secondo le cifre ufficiali, sono 1434. In attesa delle iniziative che saranno prese dal governo centrale, ora che Hu è rientrato in patria, già è in atto il tentativo di isolare fisicamente e mediaticamente la regione. I viaggi turistici nello Xinjiang sono sospesi. L'uso di Internet è fortemente limitato per impedire il diffondersi di notizie sugli incidenti. Facebook e Twitter sono bloccati. Difficile l'accesso ai siti web stranieri. Inaccessibile Youtube. LEADER IN ESILIO Non c'è certezza sul numero delle vittime. Secondo un leader del «Congresso mondiale» degli uiguri in esilio, Erkin Alptekin, sarebbero molti di più dei 156 ammessi dalle autorità cinesi. «Le nostre fonti interne parlano di circa 800 morti», ha afermato Alptekin, che ha tenuto una conferenza stampa ieri a Roma. Quanto agli arresti «a noi ne risultano 3000», ha aggiunto. Alptekin appartiene alla stessa organizzazione di cui è presidente Rebiya Kadeer, che vive negli Stati Uniti ed in passato ha trascorso sei anni nelle carceri cinesi. Per Kadeer la dimostrazione di domenica notte, poi degenerata in una furiosa battaglia urbana, era iniziata pacificamente per protestare contro l'assassinio impunito di due giovani uiguri a Shaoguan, nella Cina meridionale. «La prima cosa» che Pechino dovrebbe fare per riportare la calma, dice Kadeer, è «assicurare alla giustizia» i colpevoli del doppio omicidio. E tuttavia la contrapposizione fra uiguri e han nello Xinjiang ha radici profonde, che potrebbero essere recise solo attraverso una politica di apertura, che Pechino non sembra intenzionata a seguire. L'atteggiamento contro il movimento nazionalista dello Xinjiang, che nella sua maggioranza chiede più autonomia e maggiore partecipazione agli utili della crescita economica locale, è lo stesso che la Repubblica popolare mostra nei confronti dell'opposizione tibetana. Totale chiusura, motivata dall'indiscriminata accusa all'uno ed all'altro movimento, in Xinjiang come in Tibet, di perseguire obiettivi secessionisti attraverso la violenza ed il terrorismo.

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un g8 ormai dimezzato (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

un g8 ormai dimezzato ZOOM SUL VERTICE Continuano le polemiche contro il G8. Il New York Times di ieri suggeriva che il Presidente Obama prendesse le redini dell'incontro, tanto è lui l'unico che può risolvere i problemi del mondo, questo il succo dell'articolo. Ma nonostante la popolarità Obama non ha impedito che il movimento no-global si scatenasse a Roma e che Greenpeace occupasse 5 centrali energetiche. Sfiducia nei confronti dell'istituzione del G8, che fino ad oggi ha fatto ben poco per risolvere i problemi del mondo globalizzato, alla radice della contestazione. In America no-global e i verdi la seguono da vicino e la scritta dei terremotati sulla collina dell'Aquila Yes we are camp è comparsa su tutti i blog. Molto meno interesse ha riscosso la proposta di riforma etica discussa ieri e la dichiarazione di solidarietà dei partecipanti ai principi proposti da Tremonti. La credibilità dei grandi della terra in materia finanziaria ed economica è ormai ai minimi storici. L'assenza del leader cinese, poi, rientrato di corsa a Pechino a causa degli scontri etnici tra minoranze mussulmane e cinesi nel centro Asia, sminuisce l'efficacia di qualsiasi decisione anche se sostenuta da Obama. Una riforma del sistema economico senza il beneplacido della Cina è impensabile.

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Audi In crescita Malgrado la crisi, Audi (gruppo Volkswagen) ha segnato un aumento dell'1,3% ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-07-2009)

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Audi In crescita Malgrado la crisi, Audi (gruppo Volkswagen) ha segnato un aumento dell'1,3% delle vendite verso un anno prima a 91.200 unità grazie a performance record in Cina (+28,4%) e in Germania.

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Accordo sul clima, a parole Solo promesse per l'Africa (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Accordo sul clima, a parole Solo promesse per l'Africa UMBERTO DE GIOVANNANGELI «Sapremo trovare le parole» (Frattini dixit). Sull'Iran. Sulle regole finanziarie. Sul clima. Parole. Perché i fatti, le decisioni impegnative, l'assunzione di responsabilità verificabili in tempi certi e condivisi, questo è un altro discorso. INDIA E CINA FRENANO A L'Aquila i leader del G8 approvano la dichiarazione sul clima. I firmatari si impegnano a «raggiungere un accordo globale, ambizioso e onnicomprensivo a Copenhagen» sul cambiamento climatico. Nel documento gli Otto Grandi ribadiscono gli obiettivi Onu di ridurre di almeno il 50% le emissioni di gas serra entro il 2050. Gli Otto riaffermano anche la possibilità che questo impegno si traduca per i Paesi industrializzati in «una riduzione dell'80% o più entro il 2050», e riconoscono «l'approccio scientifico secondo cui l'aumento medio globale della temperatura al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrà eccedere i 2 gradi centigradi». Insieme a questi obiettivi a lungo termine i Grandi si impegnano a un non meglio precisato « insieme di azioni forti e di riduzioni a medio termine». «Intendiamo garantire la nostra prosperità presente e futura assumendo la guida nella lotta contro i cambiamenti climatici», si legge nel testo. «Facciamo appello agli altri Paesi industrializzati e alle economie emergenti affinché si impegnino attivamente»,continua il testo finale, «in linea con il principio delle responsabilità comuni e differenziate, e sulla base delle rispettive capacità». Ma sulla strada dell'attuazione dei buoni propositi, ci sono tre ostacoli possenti: Cina, India, Brasile, dichiaratamente contrari alla definizione di target specifici. Un fronte che già da oggi intende dare battaglia al summit. SCETTICISMO VERDE Secondo il Wwf, i leader del G8 «hanno concordato di mantenere l'aumento delle temperature globali al di sotto dei due gradi, dimostrando di essersi finalmente risvegliati dopo una lunga fase di negazione. Ma hanno completamente omesso di dire come intendono raggiungere l'obiettivo». «Senza una strategia chiara per la riduzione delle emissioni - si legge in un comunicato del Wwf - questo impegno si aggiungerà alla lunga lista delle promesse non mantenute». Sulla stessa lunghezza d'onda è il commento di Kim Carsensten, leader della Global Climate Iniziative: «Se non altro - afferma Carsensten - la buona notizia è che i leader del mondo sono tornati con i piedi per terra. Gli diamo il benvenuto tra noi, ma ci domandiamo perché non abbiano detto come intendono mantenere le loro promesse e cosa faranno tra oggi e il 2020. Se non elaborano un percorso per raggiungere l'obiettivo dichiarato - conclude - l'impegno si andrà ad aggiungere a una lunga lista di promesse non mantenute». «Rimandare gli obiettivi della riduzione delle emissioni al 2050 - incalza Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente - vuol dire solo non affrontare il problema». Promesse. Come quelle contenute nella dichiarazione finale su «Sviluppo e Africa: per una globalizzazione sostenibile e inclusiva». Gli Otto si impegnano a mitigare l'impatto della crisi economica mondiale sui Paesi poveri e a «rinnovare tutti gli impegni verso i Paesi poveri, in particolare verso l'Africa» e gli sforzi per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo Onu del Millennio entro il 2015. È il G8 delle promesse. Buoni propositi. Ma le decisioni che pesano sono rinviate nel tempo, al 2050, e vincolate a un improbabile via libera di Cina, India, Brasile. Gli 8 Grandi trovano un'intesa sul clima. Le critiche degli ambientalisti.

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Sapremo trovare le parole (Frattini dixit). Sull'Iran. Sulle regole finanziarie. Su... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-07-2009)

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«Sapremo trovare le parole» (Frattini dixit). Sull'Iran. Sulle regole finanziarie. Sul clima. Parole. Perché i fatti, le decisioni impegnative, l'assunzione di responsabilità verificabili in tempi certi e condivisi, questo è un altro discorso. INDIA E CINA FRENANO A L'Aquila i leader del G8 approvano la dichiarazione sul clima. I firmatari si impegnano a «raggiungere un accordo globale, ambizioso e onnicomprensivo a Copenhagen» sul cambiamento climatico. Nel documento gli Otto Grandi ribadiscono gli obiettivi Onu di ridurre di almeno il 50% le emissioni di gas serra entro il 2050. Gli Otto riaffermano anche la possibilità che questo impegno si traduca per i Paesi industrializzati in «una riduzione dell'80% o più entro il 2050», e riconoscono «l'approccio scientifico secondo cui l'aumento medio globale della temperatura al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrà eccedere i 2 gradi centigradi». Insieme a questi obiettivi a lungo termine i Grandi si impegnano a un non meglio precisato « insieme di azioni forti e di riduzioni a medio termine». «Intendiamo garantire la nostra prosperità presente e futura assumendo la guida nella lotta contro i cambiamenti climatici», si legge nel testo. «Facciamo appello agli altri Paesi industrializzati e alle economie emergenti affinché si impegnino attivamente»,continua il testo finale, «in linea con il principio delle responsabilità comuni e differenziate, e sulla base delle rispettive capacità». Ma sulla strada dell'attuazione dei buoni propositi, ci sono tre ostacoli possenti: Cina, India, Brasile, dichiaratamente contrari alla definizione di target specifici. Un fronte che già da oggi intende dare battaglia al summit. SCETTICISMO VERDE Secondo il Wwf, i leader del G8 «hanno concordato di mantenere l'aumento delle temperature globali al di sotto dei due gradi, dimostrando di essersi finalmente risvegliati dopo una lunga fase di negazione. Ma hanno completamente omesso di dire come intendono raggiungere l'obiettivo». «Senza una strategia chiara per la riduzione delle emissioni - si legge in un comunicato del Wwf - questo impegno si aggiungerà alla lunga lista delle promesse non mantenute». Sulla stessa lunghezza d'onda è il commento di Kim Carsensten, leader della Global Climate Iniziative: «Se non altro - afferma Carsensten - la buona notizia è che i leader del mondo sono tornati con i piedi per terra. Gli diamo il benvenuto tra noi, ma ci domandiamo perché non abbiano detto come intendono mantenere le loro promesse e cosa faranno tra oggi e il 2020. Se non elaborano un percorso per raggiungere l'obiettivo dichiarato - conclude - l'impegno si andrà ad aggiungere a una lunga lista di promesse non mantenute». «Rimandare gli obiettivi della riduzione delle emissioni al 2050 - incalza Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente - vuol dire solo non affrontare il problema». Promesse. Come quelle contenute nella dichiarazione finale su «Sviluppo e Africa: per una globalizzazione sostenibile e inclusiva». Gli Otto si impegnano a mitigare l'impatto della crisi economica mondiale sui Paesi poveri e a «rinnovare tutti gli impegni verso i Paesi poveri, in particolare verso l'Africa» e gli sforzi per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo Onu del Millennio entro il 2015. È il G8 delle promesse.

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In Cina con l'aumento di capitale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-09 - pag: 19 autore: Il caso. Maurizio Frari, titolare della Fmt In Cina con l'aumento di capitale MILANO «Abbiamo già realizzato un aumento di capitale da un paio di milioni di euro. Una scelta strategica in cui crediamo molto. Ha funzionato. Non è detto che non faremo la stessa cosa nei prossimi mesi». Nella vicenda di Maurizio Frari, uno degli imprenditori ospiti della assemblea dell'Ucimu, si intrecciano due elementi: la crescita dimensionale, attraverso la fusione con un'altra azienda, e l'irrobustimento patrimoniale. Il piemontese Frari, 52 anni, proprietario della Meccanodora, si è messo d'accordo con un collega, Federico Favretto, titolare della omonima ditta: da due imprese, ne è sorta una, la Fmt. Oggi la nuova società, che ha uno stabilimento a Bosconero e uno a Chieri, ha 180 addetti, un fatturato annuo intorno ai 45 milioni di euro e una posizione di preminenza sul mercato delle rettificatrici per l'automotive e per la meccanica. L'ultimo aumento di capitale, due milioni di soldi veri, è servito ad aprire le filiali in Cina e in India e a iniziare la partita sulle macchine destinate all'eolico. Attualmente il patrimonio netto è di 10 milioni di euro e i debiti netti verso le banche non superano i sei milioni di euro. Dunque, l'ipotesi di capitalizzazione non sarebbe un rimedio, ma una opportunità. «Una nuova capitalizzazione - puntualizza dunque Frari andrebbe concepita come un viatico a una nuova fase di sviluppo. Magari facendo entrare nuovi soci. Perché no?». Dunque, per una impresa sana che non ha bisogno di denaro per turare falle patrimonial- finanziarie, il problema tecnico della capitalizzazione si intreccia intimamente con quello psicologico-personale della cessione dei diritti di proprietà. «Gli strumenti allo studio per favorire la ricapitalizzazione delle aziende - osserva l'imprenditore piemontese sono tutti utili, per carità. Però, restano sullo sfondo: è soprattutto un problema di testa. Non è semplice pensare di ridurre la propria presa sull'azienda, la tua creatura: a livello azionario, come nella gestione quotidiana». Oggi il mercato è duro per tutti: nei primi sei mesi, la Fmt ha visto calare del 35% gli ordini. Tuttavia, la quota destinata all'innovazione resta elevata: circa il 5% del fatturato. «In un contesto tanto complesso - afferma Frari- diventa indispensabile conciliare la operatività quotidiana con la prospettiva strategica. In questo senso, capitalizzazione e fusioni sono davvero interessanti. Abbiamo discussioni in corso con altri tre imprenditori. Vedremo cosa ne uscirà». P. Br. © RIPRODUZIONE RISERVATA PATRIMONIO PIù FORTE La società ha utilizzato la recente «iniezione» di denaro da due milioni per espandersi in Asia e per entrare nell'eolico

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Grandi opportunità dagli emergenti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-09 - pag: 19 autore: Made in Italy. Studio del CsC sui paesi in via di sviluppo Grandi opportunità dagli emergenti di Marco Alfieri C i salveranno i Pvs e la loro classe media. Certo non subito, ma nel 2030 probabilmente sì, quando ci saranno tra 1,1 e 1,8 miliardi di persone benestanti in giro nel mondo, capaci di un Pil pro capite di almeno 30mila dollari a prezzi del 2005. In pratica da 275 a 700 milioni in più rispetto al quasi miliardo di oggi. Di questi, in controtendenza, il 60-70 per cento risiederà nelle economie avanzate (dall'80 per cento attuale) e il 30-40 per cento appunto nei cosiddetti Pvs, i paesi in via di sviluppo, (dal 20 per cento di oggi). La crisi, dunque, alla lunga non fermerà l'incremento della middle class globale, specie nei paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), nella vicina Turchia in bilico tra Europa e no e nella culturalmente affine Argentina, dove lefasce con potere d'acquisto "occidentale" saliranno nei prossimi 20 anni di una forchetta tra 215 e 611 milioni. A rivelarlo, sono le stime del Centro studi di Confindustria. Dunque un ampliamento sensibile, spettacolare, addensato in paesi che già oggi producono circa la metà del pil mondiale ( il sorpasso sulle economie mature è avvenuto nel 2001), capaci di accorciare anno su anno lo scarto dai paesi avanzati. E questo rappresenta una grossa opportunità per il made in Italy a tutto export. «I margini di ulteriore sviluppo e penetrazione in mercati dove i marchi italiani sono già di per sé uno status non a caso ci sono tutti - sottolinea il CsC - ma è importante per le nostre imprese intercettare la domanda proveniente da questi nuovi potenziali consumatori, in particolare nel settore del lusso accessibile» e nell'Altagamma. Ovviamente, per stazza «le economie avanzate rimangono e rimarranno ancora il principale mercato di sbocco» dei migliori brand tricolore. «Ma in questi paesi i margini di crescita della domanda saranno giocoforza limitati». Tra gli emergenti, invece, se la crisi non farà rinculare il commercio mondiale virando su protezionismi fallaci, quella fascia odierna di ceti benestanti compresa tra i 25 e i 290 milioni concentrati nel decile più ricco delle popolazioni di Argentina, Brasile, Cile, Cina, India, Iran, Messico, Russia e Turchia, è destinata progressivamente a moltiplicarsi, a tutto vantaggio del miglior made in Italy. Dimenticate dunque per un attimo la crisi mondiale di questi mesi, il contagio finanziario dell'industria che reagisce a sua volta all'illiquidità del sistema e al credit crunch tagliando gli ordini, rinviando gli investimenti e svuotando i magazzini (prova provata di come l'economia globale reagisca in modo più amplificato quando vi è uno shock che riguarda tutti); dimenticate per un attimo l'italica disputa sullo sfrangiamento del ceto medio e lo scivolamento di un suo pezzo verso la condizione di working poor e la soglia di sussistenza: in realtà la wayout, ci spiegano le stime del CsC, nei prossimi vent'anni arriverà dai mercati emergenti, o Paesi in via di sviluppo, come si dice, con un filo eccessivo di buonismo. A patto di saperla cogliere e di saper innovare prodotti e processi. Smentendo la profezia del vecchio Keynes «che nel lungo periodo, in fondo, saremo tutti morti&». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Da settembre il momento critico dell'occupazione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-09 - pag: 19 autore: Moltrasio (Confindustria) a Bruxelles «Da settembre il momento critico dell'occupazione» Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato L'industria italiana e di tutta Europa resta nel tunnel di una crisi economica molto pesante che in autunno potrebbe vivere un ulteriore momento critico sul fronte dell'occupazione. Per questo si attendono da Bruxelles, ora più che mai, soluzioni pragmatiche in grado di migliorare la competitività e facilitare le condizioni in cui si muovono le imprese. Affrontando grandi sfide, come la necessità di sottoporre a una più attenta supervisione i mercati finanziari e lottare contro il riscaldamento del pianeta, ma senza la presunzione di adottare decisioni unilaterali europee, che si rivelino controproducenti per le imprese impegnate sui mercati internazionali. Sono queste le posizioni che il vicepresidente di Confindustria con delega alle politiche europee, Andrea Moltrasio ha espresso ieri a Bruxelles nei suoi incontri con i capi delle delegazioni italiane nei gruppi al Parlamento Europeo, e i commissari Ue Antonio Tajani e Guenter Verheugen. «La crisi è molto pesante e va affrontata. Dire che non c'è mi pare una forzatura» ha fatto presente Moltrasio, evidenziando che «la percezione che si ha dai cicli delle scorte è che in luglio la produzione possa far registrare una salita parziale. Ma potrebbe poi crollare di nuovo in agosto in quanto la situazione resta molto incerta». Sul piano dell'occupazione, ha sottolineato Moltrasio, «settembre e ottobre possono essere mesi critici», ed è vero che «in Italia la cassa integrazione ordinaria rappresenta un modo intelligente per mitigare la crisi occupazionale che, di fatto, stiamo vivendo». I problemi, però, cominceranno a nascere se la recessione si prolungherà oltre il previsto, un'ipotesi plausibile visto che in Europa si è registrato un calo di produzione manifatturiera da aprile in media del 20%, mentre in Italia il calo é stato del 25,2%. «La Cig - ha spiegato il vicepresidente di Confindustria- funziona se la crisi è temporanea e, a un certo punto, riparte l'economia. Ma se come sembra non sarà così, bisognerà ricorrere ad altri strumenti, altri ammortizzatori sociali, a partire dalla formazione e dalla riconversione dei lavoratori delle aziende che subiranno un calo dell'occupazione». Molto importante é facilitare l'accesso al credito alle imprese, ha sottolineato Moltrasio, ammettendo tuttavia l'esigenza a monte di far ripartire la domanda, visto che è anche vero che «il cavallo non beve», ovvero non c'è ora una grande richiesta di fondi per nuovi investimenti. è fondamentale però che le istituzioni europee non pongano in svantaggio le imprese europee rispetto ai concorrenti internazionali, a partire dalla strategia per ridurre le emissioni di Co2. La sola scelta di mettere all'asta i permessi di emissione costerà alle aziende italiane 15 miliardi di euro entro il 2020, ha ricordato Moltrasio, ribadendo che «non hanno senso politiche unilaterali»: tutti gli altri Paesi industrializzati devono porsi obiettivi di riduzioni equivalenti a quelli Ue mentre i grandi emergenti- Cina, India, Brasile - dovranno pure presentare chiari impegni. Quanto all'Italia «c'è un'emergenza morale», ha affermato l'imprenditore bergamasco, citando Giovanni Spadolini e mettendo l'accento sull'esigenza di rilanciare la meritocrazia. «L'immagine del nostro Paese - ha ammesso Moltrasio - contribuisce alla nostra competitivitÁ». In questo contesto, ha spiegato riferendosi agli attacchi della stampa internazionale al governo italiano, «questa situazione qualche imbarazzo lo crea». Certo, ha commentato Moltrasio, ognuno dovrebbe guardare in casa propria, riferendosi agli scandali che hanno coinvolto ministri britannici, ma «c'è la necessitÁ di una maggiore sobrietÁ, occorre una politica più vicina ai contenuti». © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ANALISI Il ciclo delle scorte lascia intravvedere un miglioramento a luglio ma anche una nuova frenata dell'attività in agosto GLI INTERVENTI L'obiettivo della Ue deve essere quello di facilitare le imprese eliminando gli svantaggi competitivi

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Un anno da dimenticare per le macchine utensili (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-09 - pag: 19 autore: Industria. Losma (Ucimu): speriamo in una ripresa con la Tremonti ter Un anno da dimenticare per le macchine utensili A fine 2009 stimata produzione in calo del 33% Paolo Bricco MILANO Ancora abbastanza bene il 2008. Decisamente male le previsioni per il 2009. L'anno scorso l'industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione, si è confermata al quarto posto della graduatoria mondiale della produzione e al terzo in quella dell'export. La produzione è cresciuta di pochissimo rispetto al 2007. Sul risultato ha pesato l'andamento negativo delle consegne dei costruttori sul mercato interno, penalizzate dal crollo dei consumi. Buona invece la performance delle esportazioni che, nonostante il negativo contesto internazionale, hanno allungato il trend di crescita. Giancarlo Losma, presidente dell'Ucimu-Sistemi per produrre, ha tracciato ieri a Cinisello Balsamo (Milano), sede dell'assemblea annuale a cui ha partecipato anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, un bilancio in chiaroscuro. La produzione si è attestata a 5.847 milioni, realizzando un incremento dello 0,5% rispetto al valore record messo a segno nel 2007. Il consumo, dopo alcuni anni di forte espansione, è calato, del 3,8%, a 4.182 milioni, per effetto della contrazione delle consegne interne scese a 2.511 milioni, il 7,5% in meno rispetto al 2007, e del rallentamento delle importazioni. Molto positivo il risultato dell'export che, cresciuto del 7,5%, si è attestato a 3.336 milioni, il valore più alto mai registrato. Con un saldo attivo per 1.665 milioni (+12,9%), anche nel 2008, il settore si conferma tra i pochi in grado di portare un contributo positivo alla bilancia commerciale del paese. I principali mercati di sbocco esteri della produzione italiana sono stati la Germania, che ha acquisito il 14,5% del totale esportato, la Cina con l'8,2%, gli Stati Uniti con il 7,3%, la Francia con il 6,2% e la Russia con il 5,2 per cento. Nel 2008 sono cresciute le esportazioni in Germania (465 milioni, +16,3% rispetto al 2007), Cina (261,9 milioni, +9,2%), Stati Uniti (233,4 milioni, +7,8%), Francia (198,9 milioni +8,4%), Russia (165,4 milioni, +8,8%), India (113,3 milioni, +19,6%), Brasile (112,6 milioni, +120,1%) e Austria (82,1 milioni, +37,9%). Sono calate, invece, le vendite in Spagna (160,5 milioni, -20,3%) e Polonia (117,6 milioni, -4,7%). Decisamente negativo il quadro previsionale 2009 espresso dal centro studi dell'Ucimu. La produzione, attesa in calo del 33,7%, scenderà a 3.875 milioni di euro, in ragione della contrazione registrata sia dall'export che dalle consegne sul mercato interno. Con una riduzione del 32,8%, le vendite del made in Italy settoriale all'estero si attesteranno a 2.240 milioni di euro. Sul fronte interno il brusco calo dei consumi, atteso a 2.565 milioni, -38,7% rispetto al 2008, farà sentire i suoi effetti sulle consegne dei costruttori che, ridotte del 34,9%, scenderanno a 1.635 milioni di euro. Al pari, le importazioni subiranno una decisa battuta di arresto, scendendo a 930 milioni, 44,3% rispetto al 2008. «Lo scenario per il 2009 dice Losma risulta, dunque, particolarmente complesso soprattutto perché il blocco dei consumi, a differenza di quanto accaduto nelle precedenti crisi, interessa in modo indifferenziato tutti i settori e tutti i mercati». Da qui il favore riscontrato in platea dall'entrata in vigore del provvedimento governativo di detassazione degli investimentiti per l'acquisto di macchinari e automazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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L'INSTANT BOOK (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-09 - pag: 8 autore: L'INSTANT BOOK Gli interventi nel capitolo sulla globalizzazione Tommaso Padoa-Schioppa intervista: La sfida di Globus, il mondo con una moneta Barry Eichengreen Il ping pong planetario America-Cina Martin Wolf Nasce l'economia dei cento fiori Jagdish Bhagwati intervista: La globalizzazione in pausa Parag Khanna Le città di un mondo invisibile Valerio Castronovo Il protezionismo può rispuntare 160 pagine. Da sabato a9,90E l'articolo prosegue alle pagine 9 90/ l'articolo prosegue tra le pagine 9.90

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Perchè diciamo: forza, Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-09 - pag: 11 autore: DALLA PRIMA Perchè diciamo: forza, Italia Perchè non c'è dubbio che il nostro paese resterà a pieno titolo nel G-8 e semmai ci sarà da governare il processo di ampliamento dell'organismo, ormai troppo angusto per pretendere di rappresentare il mondo globalizzato. G-14 o G-20, si vedrà. La fantasia delle cancellerie e il gioco degli interessi non hanno limiti. Ma in questo momento occorre saper mettere nel cassetto le logiche di parte, e talvolta l'astio personale, per evitare atti di autolesionismo nazionale. Non si tratta di rispolverare il patriottismo, anche se un pizzico di amor di patria è sempre utile. Limitiamoci al fatto che un'Italia indebolita nel suo profilo internazionale e bersagliata da attacchi feroci rappresenta un danno gravissimo per tutti, sotto il profilo politico ed economico. Bisogna perciò dare atto a Massimo D'Alema e poi a Pier Ferdinando Casini di aver usato ieri le parole giuste per auspicare il successo del vertice. Niente di straordinario, ma in Italia, quando qualcuno preferisce il linguaggio della ragione all'invettiva, è giocoforza sorprendersi. In questo caso i due esponenti dell'opposizione hanno dato prova di senso dello stato e si sono mossi nel solco più volte indicato dal presidente della Repubblica. Quando si agisce sulla scena internazionale, si entra in un'altra dimensione e il cabotaggio interno andrebbe dimenticato per qualche giorno. Tanto più che all'Aquila le cose sono cominciate bene. Il presidente Obama ha accantonato con eleganza i fraintendimenti, elogiando la «forte leadership italiana». Sulla questione delle nuove regole finanziarie si sono fatti passi avanti importanti e il merito è anche del lavoro svolto dal ministro Tremonti. Sul clima invece bisogna aspettare. L'intesa di ieri è un bicchiere pieno a metà se non ci sarà (al momento non c'è) l'assenso dei paesi emergenti, a cominciare dalla Cina. Vedremo. Dalla prossima settimana ci sarà tempo per tornare ad analizzare e a criticare gli stili di vita di Berlusconi, i suoi gravi errori, le sue reticenze, il suo modo di governare. Ci sarà modo di chiedergliene conto, se sarà il caso. Senza sconti. Finchè all'Aquila c'è il mondo, non dimentichiamo di essere italiani. Stefano Folli © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Le parole di Barack Obama su Giorgio Napolitano. La forza del Quirinale (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Le parole di Barack Obama su Giorgio Napolitano. La forza del Quirinale Di Federico Guiglia 09-07-2009 Era il grande atteso al vertice dell'Aquila, e Barack Obama, il presidente americano alla sua "prima" di un G8 in Italia, ha mandato un paio di messaggi forti. Nell'elogiare il governo italiano per come ha organizzato l'incontro dei Grandi, Obama ha liquidato alla nascita la tesi infondata e anche un po' provocatoria di chi, dall'estero, ipotizzava l'espulsione del nostro Paese dal club delle economie che contano nel pianeta per far posto alla Spagna. In realtà non c'era bisogno del conforto Usa per smontare il teorema. Bastava attenersi ai dati del pil (prodotto interno lordo) oltre che ad altri parametri industriali e finanziari per capire che il Canada e in diversi campi la stessa Gran Bretagna sono oggi più deboli e indietro dell'Italia. E che, se proprio sostituzione del più debole deve essere, Cina, India e Brasile avrebbero maggiori potenzialità della Spagna, ora oltretutto in crisi, in brutta crisi. Ma tant'è. Archiviata, allora, la strampalata previsione, c'è un secondo richiamo per certi versi sorprendente che di Obama merita di essere segnalato. È il richiamo alto e chiaro, si direbbe "senza se e senza ma" al ruolo politico e personale del nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Certo, il presidente degli Stati Uniti era al Quirinale e il suo saluto amichevole al capo del Paese che ospita il G8 era in qualche modo scontato e doveroso. Ma il modo e lo slancio con cui l'ha fatto, no. In Napolitano Obama ha riconosciuto non solo il punto di riferimento dell'unità nazionale degli Italiani. E citando inoltre l'integrità di Napolitano, come il presidente americano ha fatto, il suo giudizio acquista un rilievo particolare e, politicamente parlando, irrituale. Già immaginiamo le ovvie reazioni delle parti. Il centrodestra dirà, anzi, sta dicendo che, "coprendo" l'azione del governo italiano, Obama ha espresso indirettamente un plauso per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sotto attacco di una parte non secondaria della stampa internazionale per le vicende personali che si riversano sulla sua immagine politica. Vicende, tra l'altro, che hanno fatto il giro del mondo e su cui i corrispondenti esteri annunciano di voler fare domande al momento della conferenza stampa conclusiva del vertice. Ma allo stesso tempo il centrosinistra potrebbe interpretare le calorose parole che Obama ha riservato a Napolitano come una fredda presa di distanza dal presidente del Consiglio che pure è anche formalmente il presidente del G8. Insomma, ce n'è quanto basta per alimentare con buoni argomenti la polemica casalinga, a meno di eventuali "interpretazioni autentiche" del pensiero e delle parole di Obama da parte dello stesso Obama. Tuttavia, a prescindere da tutto ciò, si può comunque affermare che questo G8 consacri il ruolo sempre più incisivo del presidente della Repubblica. Fu proprio lui, Napolitano, a lanciare un saggio appello alla tregua politica fra maggioranza e opposizione nei giorni di un così rilevante appuntamento internazionale. Fu ancora Napolitano ad assecondare, con grande ma discreta attenzione istituzionale, le proposte italiane per un'economia etica elaborate dal governo, e sulle quali si misurerà il consenso politico degli altri Paesi e presidenti. Come si sa, Napolitano gode di una fiducia ampia e trasversale dei cittadini italiani, confermata dai sondaggi che gli attribuiscono percentuali altissime di favore. Sapere che anche Obama, il presidente del principale Paese del G8, deponga in lui la stessa stima degli Italiani, è un dato politico incoraggiante in un momento di crisi economica internazionale e di scontri politici destinati ad acuirsi in Italia. Fra tante polemiche e incertezze, il Quirinale c'è. www.la7.it/guiglia

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G8/Risultati interlocutori, ma il premier vence la scommessa. Berlusconi parte bene (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

G8/Risultati interlocutori, ma il premier vence la scommessa. Berlusconi parte bene Di Jean-Luc Giorda 09-07-2009 Il bicchiere è mezzo pieno. Un G8 complicato, difficile per l'intrecciarsi di crisi economica, ambientale e politica, alle prese con una formula sperimentale, a "geometria variabile" con l'innesto di progressivo di tutti gli altri paesi del mondo coinvolti sui vari temi in discussione, produce qualche risultato apprezzabile. Non all'altezza delle attese, ma neppure dei timori della vigilia. I Grandi "originali" non riescono a convincere davvero i nuovi membri di rango, come Cina e India, a fare la loro parte nella lotta ai cambiamenti climatici. L'obbiettivo della riduzione delle emissioni di CO2 da qui al 2050 resta fumoso, con i soli Otto Grandi impegnati al taglio dell'80% rispetto ai livelli del 1990. Gli "obbiettivi intermedi" fortemente voluti da Sarkozy e Brown sono citati restano da definire nel prossimo futuro. Viene invece ritrovata l'unità d'intenti del mondo occidentale: grazie a Obama, viene colto l'obbiettivo di riconoscere ufficialmente la causa umana del riscaldamento globale, e gli Usa finalmente condividono con l'Europa l'impegno a limitarlo al massimo a due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Il colpo di freno di Pechino e New Delhi pesa, ma il dialogo è avviato e sarà possibile studiare il modo di coinvolgere anche le potenze emergenti nell'indispensabile sforzo dei prossimi anni. Anche il documento sulla crisi economica presenta luci e ombre. Tra le prime, la volontà esplicita di concentrare le risorse sulle "conseguenze umane e sociali" della crisi, l'impegno a lavorare per "un'economia mondiale che sia aperta, innovativa, sostenibile e giusta". L'impegno, che dovrà però essere confermato dai fatti, a rinunciare al protezionismo e a concludere rapidamente il Doha Round del Wto, liberando altre potenzialità del commercio globale. I passi avanti nella definizione di nuove regole per la finanza globale e l'impegno a smantellare i paradisi fiscali. Tra le ombre certamente la mancanza di misure collettive e concrete per stimolare l'economia, della quale ci si limita notare la grande fragilità, e la lentezza con la quale si delineano le future regole finanziarie: più tardi si garantisce trasparenza ai mercati, più tardi ripartiranno fiducia e investimenti. Gli altri temi del vertice, come la non-proliferazione nucleare con i casi di Iran e Corea del Nord, e gli aiuti all'Africa, rientrano nel "business-as-usual" di questi appuntamenti: si riconfermano principi e si lanciano moniti nel primo caso, si confermano impegni più volte assunti e sempre disattesi nel secondo. Bicchiere mezzo pieno, infine, anche per Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio affronta l'appuntamento in oggettiva difficoltà, con un'immagine internazionale minacciata e nel pieno di uno scontro senza precedenti con una parte dei media internazionali. Con l'aiuto dei leader mondiali, che non hanno dimenticato dichiarazioni di sostegno e apprezzamento al governo italiano e al lavoro preparatorio del G8, il presidente del Consiglio può ragionevolmente sperare di passare l'appuntamento non solo senza danni, ma forse con un cospicuo vantaggio di immagine. Paga anche l'idea originale, dal punto di vista della comunicazione, di trasferire nell'Abruzzo terremotato il vertice: i leader dei Grandi, spesso accusati di distanza eccessiva dai problemi concreti delle popolazioni, si sono prestati volentieri alle visite di solidarietà, prendendo anche impegni concreti di sostegno alla ricostruzione. Un successo che Berlusconi può legittimamente rivendicare come tutto personale. E che può far passare in secondo piano, almeno in questi giorni cruciali, le polemiche sull'imbarazzante "gossip" che tormentano le notti di Palazzo Chigi.

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G8. Lotta globale al cambiamento climatico (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

G8. Lotta globale al cambiamento climatico 09-07-2009 L'AQUILA. I leader dei paesi del G8 hanno fatto propria la convinzione di gran parte del mondo scientifico secondo la quale per evitare la catastrofe bisogna contenere l'aumento della temperatura media globale a due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali e si sono quindi impegnati a ridurre dell'80% le loro emissioni di C02 entro il 2050, rispetto al 1990, nell'ambito di un impegno globale, per tagliare della metà i gas ad effetto serra. L'accordo ambizioso e non scontato raggiunto tra gli otto grandi deve passare oggi il vaglio di paesi come la Cina, che ha mostrato "resistenze" a mettere nero su bianco target vincolanti di riduzione di C02, e di altri, in particolare l'India, che pur assicurando il loro impegno per combattere il riscaldamento del pianeta chiedono che la soluzione non perpetui la povertà e non freni il loro sviluppo. L'Unione europea, che ha assunto da due anni la leadership mondiale nella lotta al cambiamento climatico con il pacchetto 20-20-20 (meno 20% di C02, più 20% di energia rinnovabile, più 20% di efficienza energetica entro il 2020), ha trovato all'Aquila una sponda favorevole nel nuovo corso di Barack Obama che punta sull'economia verde per creare nuovo sviluppo e milioni di posti di lavoro. Un accordo analogo non era stato possibile al G8 di Toyako (Giappone) per l'opposizione degli Usa di George W.Bush. "Abbiamo raggiunto sul clima una posizione comune", ha annunciato soddisfatto il premier Silvio Berlusconi. "Dobbiamo ora discuterne con India e Cina per verificare il livello di accordo che sarà possibile raggiungere", ha detto, rilevando che la Cina è ancora "scettica". "è comunque importante - ha sottolineato - poterci presentare uniti". Soddisfatto anche il premier svedese e presidente di turno della Ue Fredrik Reinfeldt: "Il grande risultato di questo G8 é che gli Usa sono andati oltre e hanno raggiunto la Ue sull'impegno per limitare al massimo a due gradi l'aumento della temperatura globale del mondo", ha commentato. Rienfeldt ha anche riferito che Obama è molto interessato a proseguire i colloqui con la Ue sulla possibilità di legare i rispettivi mercati di scambio di quote di C02, nella prospettiva di un sistema mondiale di acquisto e vendita dei diritti ad inquinare. "Siamo grati alla presidenza italiana per avere reso possibile una intesa sui cambiamenti climatici", ha detto il premier britannico Gordon Brown. "Il vertice verrà ricordato per questa intesa sui cambiamenti climatici, con l'obiettivo di una riduzione delle emissioni del 50 per cento. in modo da limitare il surriscaldamento del pianeta a un massimo di due gradi". E per il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso l'intesa odierna apre la strada a nuovi progressi in vista della Conferenza Onu sul clima prevista a Copenaghen a dicembre, nella quale il mondo dovrà decidere il futuro del Protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012. Restano però intatte le incognite sulla risposta degli altri partner. In assenza del presidente cinese Hu Jintao, che ha lasciato in anticipo il G8 per seguire la crisi nella regione del Xinjiang, con la Cina non si preannunciano possibilità di progressi. Poco promettenti anche le posizioni della vigilia assunte dagli altri paesi emergenti: Messico, Africa del sud, Brasile e India sono "pienamente impegnati", come la Cina, a perseguire soluzioni in grado di fermare il cambiamento climatico, ma chiedono - ha precisato il presidente dell'India Manmohan Singh - che queste soluzioni non perpetuino in alcun modo la povertà delle nazioni in via di sviluppo. Per seguire la strada della crescita verde, i paesi emergenti chiedono ai partner più sviluppati aiuti finanziari e sostegni. La Ue, che finora non ha trovato un'intesa sulla ripartizione degli oneri, ha promesso che dopo l'estate presenterà un pacchetto completo di proposte. Il negoziato si presenta difficile e iero i Grandi hanno preferito, forse per non rovinare la festa, rinviare la questione al G20 di Pittsburgh, di fine settembre.

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G8. Intesa su economia e clima (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

G8. Intesa su economia e clima 09-07-2009 L'AQUILA. Un G8 dai toni forti, immerso nell'atmosfera dura del post terremoto, chiude la sua prima giornata con una serie di intese incoraggianti tra i Grandi della Terra e uno spirito apparentemente nuovo per un consesso che non si è mai distinto per concretezza e capacità di rispondere tempestivamente alle sfide globali. Ieri dall'Aquila gli otto leader - consapevoli che il destino stesso del G8 è in bilico - hanno dimostrato di voler provare a fare un salto di qualità e hanno raggiunto una serie di accordi interessanti, uno dei quali, quello sul clima, che va al di là di ogni speranza della vigilia. Molto del merito va a Barack Obama, il giovane e nuovo presidente americano, che fa del dialogo e di un approccio multilaterale la base della sua politica estera e che con la sua sola presenza ha dato una spinta decisiva alla riunione dell'Aquila. Obama ha anche dato uno stop alle polemiche che venivano da una parte della stampa del suo Paese - scettica sulle capacità della presidenza italiana del G8 e critica sul premier Silvio Berlusconi - parlando di una "forte leadership" mostrata dall' Italia nella conduzione del G8. E' stato un Obama spigliato e sorridente che ha parlato dell' "integrità" e "gentilezza" del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incontrato al Quirinale, prima di recarsi all'Aquila. E poi, appunto, le ferite del capoluogo abruzzese con la sua forte tensione morale e il suo coraggio. Questi valori si sono in qualche modo e in parte trasferiti dai cittadini aquilani ai leader del G8 che hanno trovato evidentemente ispirazione e nuova forza per giungere a intese importanti, non definitive, ma comunque incoraggianti nella lunga strada che dovrà portare a definire le regole nuove di un mondo alle prese con una crisi economica senza precedenti e con le ombre scure della questione ambientale che incombono sul futuro della popolazione mondiale. Il G8 ha dato molto all'Aquila in termine morali e concreti - molti leader hanno promesso aiuti e hanno compiuto visite tra le rovine e le macerie - ma anche l'Aquila ha dato molto ai leader, dando loro coraggio, slancio e ispirazione. L'accordo più significativo è sicuramente quello sul clima con una nuova e inedita intesa tra Usa e Ue (impensabile ai tempi di George W.Bush) e un accordo tra gli otto che prevede la riduzione dell'ottanta per cento delle emissioni di CO2 entro il 2050. Sarà difficile ribadire questo accordo al G14, per l'opposizione della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a un'economia etica, più trasparente, dove non possa più accadere che pochi spregiudicati finanzieri si arricchiscano sulle spalle di milioni di investitori e risparmiatori. Gli otto promettono di promuovere "un'economia mondiale che sia aperta, innovativa, sostenibile e giusta" e confermano la volontà di mettere in opera entro il 2010 un meccanismo di responsabilità per"monitore i progressi e rafforzare l'efficacia" delle loro azioni. Lo slogan che racchiude questi principi è quello che prevede che le persone vengano "prima di tutto": "people first". Per quanto riguarda l'Africa e gli aiuti allo sviluppo, nonostante le difficoltà della crisi economica che pesa anche sulle casse della cancellerie dei Paesi ricchi, dal G8 esce un nuovo impegno per il rispetto degli accordi di Gleneagles (0,51 del pil nazionale entro il 2010 e lo 0,7 entro il 2015). "Siamo determinati - dicono i leader del G8 - ad assumere misure per mitigare l'impatto della crisi sui paesi in via di sviluppo e continuare a sostenere i loro sforzi per raggiungere gli obiettivi del Millenium Development Goal". Accordi interessanti che dovranno però avere concretezza e applicazione reale. Tutto quello che è mancato in questi anni. Sarebbe imperdonabile fallire ancora quando le nuove promesse vengono fatte da una città come l'Aquila, con le sue macerie e le sue ferite ancora aperte.

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Pugno duro in Cina Per i rivoltosi c'è la pena di morte (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

PRIMA 09-07-2009 SI ACUTIZZA LA CRISI NELLO XIN J IANG Pugno duro in Cina Per i rivoltosi c'è la pena di morte PARENTI A PAGINA 8

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Gli otto 'Grandi' all'esame delle economie emergenti (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-07-2009)

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POLITICA 09-07-2009 P ARTENZA PROMETTENTE , IL CONFRONTO ORA SI ALLARGA Gli otto 'Grandi' all'esame delle economie emergenti G IORGIO F ERRARI Q uando i potenti della Terra si incontrano hanno in realtà un unico comune nemico: l'egoismo. E sono purtroppo gli egoismi nazionali, spesso mascherati da ragion di Stato, a far fallire i progetti più ambiziosi oppure a svuotare di senso i migliori propositi. L'altolà sul clima che India e Cina potrebbero opporre al G8 dell'Aquila che ha preso avvio ieri è un esempio lampante di come gli interessi dei singoli possano andare a detrimento di quel fantasma che si suole chiamare ' bene comune': un concetto antico, già di San Tommaso, poi di Locke e Montesquieu e oggi più che mai di Benedetto XVI, tanto bello e semplice da invocare quanto difficile da perseguire. Eppure la bussola del G8 aquilano voleva essere proprio questa: la persona, il cittadino, l'uomo di ogni razza e condizione al centro delle scelte, la comune intesa sull'economia, sulle regole, sulla trasparenza, sulla lotta alla corruzione, all'evasione fiscale, al protezionismo. Chiamati al capezzale dell'economia mondiale malata dopo due anni di scossoni finanziari che ne hanno decimato banche e istituzioni e inghiottito centinaia di migliaia di posti di lavoro, i Grandi provano a disegnare un mondo nuovo, nel quale, come dicono, «non si può entrare con regole vecchie» . Vorrebbero una casa di vetro, dove l'avidità di pochi non sia la rovina di molti e in questo gli americani sono gli attori principali, per numero di banche e finanziarie collassate, di fabbriche sull'orlo del fallimento ( si pensi solo a General Motors e Chrysler), di grandi imbroglioni ( come Madoff). Un mondo, insomma, da rifare da capo a piedi, anche se, come dice Berlusconi, «la parte più dura della crisi è alle nostre spalle» . Ma di malata e gli Otto lo sanno non c'è solo la ricca economia occidentale, ma anche l'Africa, continente dimenticato e sofferente, per il quale il G8 annuncia di impegnarsi a «mitigare l'impatto dell'economia mondiale» , rinnovando i propri impegni e i propri sforzi per raggiungere gli obbiettivi del Millennio entro il 2015. Obbiettivi che negli ultimi anni sono stati rallentati, disattesi, inconclusi, anche da noi italiani. Dimenticando che l'emergenza non è soltanto delle banche e nei salvataggi di fabbriche in crisi, ma esiste un'emergenza etica, che riguarda milioni, anzi miliardi di individui. Per questo gli Otto ora provano a creare le condizioni perché la crescita mondiale coinvolga anche le economie più vulnerabili e spalanchi l'accesso ai mercati anche alle nazioni più svantaggiate. «I progressi nello sradicamento della povertà dicono i capi di Stato e di governo possono essere raggiunti solo se la crescita economica e il cambiamento climatico, attraverso un ambizioso accordo a Copenaghen, sono perseguiti in maniera congiunta» . Berlusconi stesso che ieri ha annunciato che si terrà un altro G8 sul tema della protezione civile a L'Aquila entro l'anno assicura: «Con gli aiuti del Global Fund abbiamo curato milioni di bambini. Il mio Paese è in ritardo per i fondi promessi, ma abbiamo avuto la vicenda del terremoto che ci ha tenuto molto impegnati. Come d'accordo, entro fine anno daremo anche noi il nostro contributo» . La prima giornata del vertice si chiude dunque con questi auspici. Vedremo oggi e domani, quando saranno i diretti interessati l'Africa e le nazioni povere da un lato, i Paesi emergenti e inquinanti dall'altro ad interloquire con i Grandi, se i propositi che fuoriescono dalla bozza conclusiva saranno mantenuti o magari migliorati. Vediamolo dunque come un bicchiere mezzo pieno, questo vertice iniziato ieri sulle macerie di una città ferita dal terremoto che scommette sull'ottimismo della ragione e sulla volontà dei potenti di «suonare l'allarme all'economia mondiale» , come ha detto Berlusconi. Senza nasconderci che lo stesso bicchiere può apparirci domani mezzo vuoto. Dipende dal contenuto.

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Apripista cercansi per i diritti umani in Cina (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 09-07-2009 L A DURA REPRESSIONE NELLO X INJIANG Apripista cercansi per i diritti umani in Cina F ULVIO S CAGLIONE P echino, agosto 2008, cerimonia d'apertura dei Giochi olimpici: le coreografie esaltano l'invenzione della carta, l'arte della scrittura, la potenza della polvere da sparo, il coraggio dei navigatori, l'audacia degli scienziati. Pechino, luglio 2009, crisi dello Xijang: Hu Jintao rientra precipitosamente in patria dopo aver abbandonato l'Italia e il G8, mentre le cronache dalla regione uigura parlano di 400 morti e di 1.500 persone disperse o scomparse nelle galere. A distanza di un anno la Cina espone nel modo più clamoroso, e sotto gli occhi del mondo, ciò che ha saputo insegnare e ciò che deve ancora imparare. Con il dilemma del grande Paese dai piccoli diritti (umani, civili, politici) siamo alle prese non da oggi ma dagli anni Novanta, da quando le riforme economiche interne spianarono alla Cina la strada verso l'esterno, verso il recupero di un ruolo da protagonista nella comunità internazionale. Il cammino è stato enorme: gli emissari di Pechino condizionano i mercati, gli equilibrii politici globali (si pensi all'influenza cinese sulla Corea del Nord, l'Iran, il Sudan), il debito estero degli Usa, persino gli assetti di un intero continente come l'Africa. Si è prodotto anche il processo inverso: la presenza di imprese occidentali in Cina è sempre più massiccia, gli investimenti stranieri sono cresciuti per anni (le aziende sostenute da finanziatori non cinesi formano ormai il 30% di tutta la produzione industriale e più del 55% delle esportazioni), i nostri specialisti della tecnologia e del lusso fanno a gara per essere presenti nelle grandi città cinesi. Oltre la Muraglia, però, poco è cambiato in termini di diritti delle minoranze etniche (55, oltre alla maggioranza Han), dei lavoratori, degli oppositori politici. Per la Cina è sempre il 1989: l'anno delle riforme di mercato e di Tienanmen, della proclamata libertà di mercato e della conclamata repressione del dissenso. Tutto questo, però, rivela più un problema 'nostro' che un problema 'loro'. E' impossibile che un Paese (e ancor più, un grande Paese) produca qualcosa di diverso da ciò che gli dettano la storia e le necessità. La Cina deve nutrire ogni giorno 1 miliardo e 300 milioni di persone e nello Xinijang si trovano non solo gli uiguri (il 46% della popolazione) ma anche il 25% delle riserve di gas e del petrolio e il 40% di quelle di carbone: è troppo preziosa e Pechino se ne assicura il controllo con i metodi che ha sempre praticato. Questo non vuole dire capire le stragi, tanto meno approvarle. E neppure accettare la decisione annunciata ieri di mettere a morte i «responsabili di violenze» nello Xinjiang. Ma solo rendersi conto che la coniugazione dei diritti dell'uomo con il progresso economico e sociale è un frutto della nostra storia (segnata appunto dalle radici giudaicocristiane che molti ancora stentano a riconoscere), non della loro. E' la nostra più importante conquista, il nostro punto di forza, il vero patrimonio che possiamo esportare. L'impresa non è impossibile. A patto però di capire che non la compiremo facendo la faccia feroce, diffondendo generosi appelli individuali o promuovendo la buona volontà delle singole nazioni. Quello a cui bisogna arrivare è uno sforzo congiunto delle nazioni che riconoscono come fondativi determinati valori, primo fra tutti il rispetto della persona. Se America del Nord, America del Sud ed Europa cominciassero ad agire di concerto su questa base, e a moderare con criteri etici la pur legittima pratica degli interessi nazionali, anche colossi come Russia e Cina dovrebbero pian piano adeguarsi. Per non parlare dei Paesi più piccoli che, in Asia come in Medio Oriente, prendono l'esempio dei 'cattivi' soprattutto perché manca l'esempio dei 'buoni'.

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Berlusconi: (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 09-07-2009 Berlusconi: «Entro l'anno un altro G8 qui all'Aquila» «Orgoglioso di aver fatto quasi un miracolo: uniti sull'ambiente L'Italia nel 2009 manterrà gli impegni di aiuto agli africani» DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IOVANNI G RASSO I Grandi del mondo «sono stati tutti felici di essere qui all'Aquila, la capitale del dolore» e portare la propria solidarietà alla popolazione colpita dal terremoto. Silvio Berlusconi, a fine serata, traccia un primo bilancio («siamo a un terzo del lavoro», ha spiegato) del G8. E lo fa partendo proprio dallo spostamento della sede dalla Maddalena alla caserma della Guardia di Finanza del capoluogo abruzzese. Una scelta che è stata capita e apprezzata dai capi di Stato del G8. «Il lavoro di questo vertice si è svolto in un clima di grande cordialità - ha affermato -. Questi vertici mettono per alcuni giorni al lavoro gomito a gomito i leader e fanno sì che nascano e si consolidino amicizie, le sedute sono informali e ci si chiama tutti per nome. Questo porta grandi vantaggi perché in seguito ci si può chiamare per risolvere in modo familiare diversi problemi». E gli otto grandi sono sembrati interessati anche alla metodologia della ricostruzione, tanto che si è deciso di fare entro l'anno in corso un altro G8, dedicato esclusivamente alle tematiche della protezione civile e della gestione delle calamità naturali. Il presidente del Consiglio ribadisce le sue promesse: entro novembre tutti gli sfollati aquilani che attualmente vivono nelle tendopoli o negli alberghi 63mila persone «avranno un tetto sulla testa, con una casa funzionante e arredata». Si tratta, spiega il premier, del «più grande cantiere del mondo», che prevede la costruzione a tempi di record di 6.500 appartamenti «a spese dello Stato per il cento per cento». Note più dolenti, invece, per la ricostruzione dell'Aquila. «Si tratta di una città antica aggiunge Berlusconi e i tempi saranno molto più lunghi, dai tre ai cinque anni». Quando poi gli abitanti torneranno nelle case originarie, le strutture provvisorie saranno destinate ad aumentare il numero degli studenti all'università aquilana. Una giornata, ha confidato il premier al presidente dell'Abruzzo prima di incontrare la stampa, che lo ha ripagato di tante amarezze. Prima di recarsi alla «cena di lavoro», il cui menù prevede i temi caldi della politica mondiale (Afghanistan, Iran, Iraq, Medio Oriente) e da cui in serata ha preso corpo una posizione comune di condanna sulla negazione da parte dell'Iran dell'Olocausto Berlusconi parla dei temi sui quali il G8 ha ratificato l'accordo: la crisi economica, la questione dei cambiamenti climatici e la lotta alla fame e alle malattie nel mondo. Su quest'ultimo tema, il presidente del Consiglio ha riconosciuto i ritardi dell'Italia. E ha promesso di rimediare entro la fine dell'anno. Dall'analisi della situazione dell'economia nei singoli Paesi vengono, secondo il Cavaliere, «segnali di miglioramento ovunque». E il G8 vuole «lanciare un messaggio di fiducia»: il peggio della crisi «è alle nostre spalle»; ma i governi devono continuare nell'azione di supporto, «mantenendo il sostegno governativo alle banche, in certi casi alle imprese manifatturiere e ai cittadini che hanno perso il lavoro». In più devono sostenere «codici etici e morali» per fare in modo «che in futuro non si ripetano più» crisi come quella presente. Ma per questo che è un «secolo nuovo», occorrono «regole non più locali, ma valide per tutti i Paesi, regole globali». Sul clima, Silvio Berlusconi conferma l'intesa di massima all'interno del G8 sulla necessità di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. Rivela anche che c'è qualche opinione differente su modalità, percentuali e scadenze all'interno degli Otto. Ma, aggiunge, «l'importante è che ci si presenti uniti» di fronte a Cina, India e Brasile, perché «non è producente mettere in atto riduzioni di emissione, particolarmente gravose per l'impegno economico, se poi quasi 5 miliardi di uomini continuano a comportarsi come prima». Infine, gli aiuti allo sviluppo. L'Italia, spiega il Cavaliere, è stata messa in mora dagli altri Paesi per i ritardi nell'onorare gli impegni siglati: «Abbiamo avuto dei ritardi, anche a causa dell'impegno per il terremoto, ma manterremo la parola data entro la fine dell'anno». Ma occorre anche monitorare il flusso degli aiuti ed essere sicuri che servano a costruire «strade, scuole, ospedali, ferrovie» perché non accada più che «i soldi dei poveri dei Paesi ricchi finiscano nelle mani dei ricchi del Paesi poveri». Il G8 ha poi condannato il test nucleare del 25 maggio scorso della Corea del nord e il lancio con uso di tecnologie missilistiche balistiche del 5 aprile in violazione della risoluzione 1718/2006 del Consiglio di sicurezza Onu. il punto «Il nostro lavoro si è svolto in un clima di grande cordialità: un passo avanti verso regole condivise» Il prossimo vertice servirà ad analizzare i sistemi tecnologici più avanzati contro le calamità naturali Ieri all'Aquila i leader del G8 hanno fatto il punto sulla prima giornata di lavori: clima, regole economiche e sviluppo dell'Africa tra i temi affrontati Oggi l'incontro sarà aperto ai Paesi emergenti e alle realtà africane: previsto lo scontro con India e Cina sui temi ambientali che nella bozza del testo finale appaiono ambiziosi (Ansa)

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Nel 2050 il 50% in meno di emissioni (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 09-07-2009 clima Nel 2050 il 50% in meno di emissioni DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA R iscaldamento climatico globale, il G8 trova l'accordo al suo interno e ora si appresta alla missione, difficile ma si spera non impossibile, di convincere i Paesi emergenti ad aderire. Tra i "grandi" del G8 si è intanto trovata la quadra. Sono lontani, infatti, i tempi in cui l'allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush rifiutava sdegnosamente tra le proteste di Ue, Francia, Germania e Gran Bretagna di piegare l'industria americana alle nuove esigenze ambientali. L'elezione di Obama alla Casa Bianca ha di fatto saldato il fronte tra le due rive dell'Atlantico, sbloccando una situazione che sembrava irrimediabilmente avvitata su sé stessa. E il governo italiano, che solo fino a pochi mesi fa definiva «irrealistiche » le richieste europee di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, si appresta ora a coglie- re il frutto dell'accordo. Un accordo che si è trovato innanzitutto sull'impegno a non consentire che l'aumento della temperatura terrestre superi la fatidica soglia dei due gradi centrigradi. Per questo obbiettivo occorrerà ridurre da qui al 2050 le emissioni globali di gas inquinanti del 50 per cento. I Paesi del G8 intendono dare il buon esempio: il loro proposito è di arrivare alla metà del secolo con un traguardo ancora più ambizioso, ovvero la riduzione dell'80 per cento delle emissioni che producono l'effetto serra. I Paesi ecologicamente più avanzati dell'Ue, come la Svezia che è presidente di turno, hanno chiesto anche che si inserisca nel 2025, a metà percorso, una sorta di controllo del cammino effettuato. Il consigliere economico del presidente russo, Dmitry Medvedev, ha però definito «inaccettabile » la riduzione dell'80% delle emissioni di gas serra entro il 2050 assunto dai leader degli Otto. Ancora più difficile convincere i Paesi delle economie emergenti: Cina, India e Brasile in testa. Queste nazioni, che stanno nel pieno del boom economico, considerano troppo penalizzante per la propria industria un impegno del genere e chiedono ai membri del G8 o correzioni di rotta o, quantomeno, sostegni di carattere finanziario e tecnologico. Decisiva su questo fronte sarà la riunione odierna del cosiddetto Mef che riunisce gli otto Paesi del G8 (Germania, Canada, Usa, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Russia), quelli del G5 (Sudafrica, Brasile, Cina, India e Messico), la Corea del Sud, l'Australia e l'Indonesia. Le riunioni preparatorie tra le delegazioni non hanno finora dato i risultati sperati: è stato infatti riaffermato l'impegno per una forte riduzione di Co2 entro il 2050, ma senza indicare percentuali e vincoli. Berlusconi, parlando ai lavori del G8, ha confermato lo stato dell'opera: «Sul clima c'è un accordo tra noi ormai consolidato. Incontrando il presidente cinese però ho trovato un forte scetticismo. Domani con Cina e India dobbiamo verificare il grado di accordo che si può trovare». In attesa di capire come finirà l'incontro tra il G8 e gli altri Paesi, il presidente della Commissione Europea José Manuel Durao Barroso, ha definito la dichiarazione d'intenti del G8 «un buon passo in avanti » e ha spiegato: «Da parte degli Usa ci sono stati progressi importanti ». Per indurre i riottosi ad accettare gli accordi sul clima, Barroso ha annunciato, insieme al presidente svedese Reinfeldt, che l'Ue sta mettendo a punto un «pacchetto di proposte, pronto in settembre ». Reinfeldt ha insistito perché nell'impegno di ridurre le emissioni del 50% al 2050 si inserisca una tappa intermedia: 20% entro il 2020. Soddisfatti a metà gli ambientalisti: il Wwf, ad esempio, esprime soddisfazione perché gli Otto «si sono svegliati da un recente negazionismo». Ma, avverte la presidente, Maria Grazia Midulla, «non si dice come intendono raggiungere questi obbiettivi». Giovanni Grasso Accordo per dimezzare i gas serra e fermare il surriscaldamento del Pianeta: la Russia però già frena. Oggi il confronto con i G5: no di Cina e India

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Le emissioni di anidride carbonica (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 09-07-2009 Le emissioni di anidride carbonica Le previsioni sull'aumento nell'atmosfera di CO2, responsabile principale del riscaldamento globale Per Paese Per attività 11 Europa (Ocse) Industria 20 26 Usa e Canada 341727 Altri settori 20 13 Australia e N. Zelanda 426 Trasporti 7 Cina 1887 India 33 Produzione energia elettrica Resto del Mondo 29 Fonte: Greenpeace - dati in % sul totale emissioni ANSA-CENTIMETRI

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Xinjiang: (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 09-07-2009 LE CRISI GLOBALI Xinjiang: «Pena di morte per i rivoltosi» Hu Jintao lascia il G8 e torna a Pechino. Gli uighuri denunciano: tra 600 e 800 le vittime DI M ARCO P ARENTI l'escalation «Puniremo tutti i responsabili». Tensione altissima nella capitale Urumqi. Migliaia gli uomini delle forze paramilitari cinesi schierati per presidiare i punti caldi della città. Voci di linciaggi e di nuove proteste P ena di morte per i sobillatori della rivolta. Pena di morte per chi «ha ucciso brutalmente nel corso degli scontri», come ha annunciato Li Zhi, alto funzionario e leader del partito comunista di Urumqi. La Cina a una manciata di giorni dall'esplosione della violenza nello Xinjiang che ha costretto il presidente cinese Hu Jintao a disertare il G8 e a tornare precipitosamente in patria promette il pugno di ferro per punire i «responsabili» della rivolta. Come per il Tibet, il regime mette in atto la stessa strategia. Punizione dei «capi». E «militarizzazione» della regione autonoma, con l'impiego di migliaia di uomini delle forze paramilitari, dispiegati nei punti "caldi" della capitale. La situazione nella regione resta tesa. E pronta ad esplodere nuovamente. Anche ieri tanto gli uighuri che i cinese han ormai la maggioranza della popolazione dopo le politiche di incentivazione all'immigrazione volute da Pechino sono scesi in strada. Armati. Pronti a sfidarsi. Il rischio che si riproduca lo scenario che domenica ha portato alla morte di 156 persone e al ferimento di altre 900 è alto. Il sindaco della città Jerla Isamudin si è precipitata ad assicurare che la situazione in città è «tornata sotto controllo». I leader uighuri in esilio contestano anche il bilancio della «carneficina». Le stime fornite dal governo cinese? Al ribasso. Secondo il segretario del Congresso mondiale degli uighuri, Dolkun Isa, la cifra «reale» oscilla tra i 600 e gli 800 morti tremila gli arrestati , mentre Rebiya Kadeer, la leader da anni all'estero, ha dichiarato che le vittime sono oltre 400. La Kadeer, un'imprenditrice di 62 anni che vive in esilio dal 2005 additata da Pechino come la vera "mente" della rivolta, sostiene che incidenti «potrebbero» essersi verificati anche nelle città di Kashgar, Yarkand, Aksu, Khotan e Karamay, anche se «è difficile da dire a causa della propaganda dello Stato cinese». Notizie «non confermate», ha proseguito la dissidente, parlano di cento uighuri uccisi a Kashgar. Fonti giornalistiche hanno, poi, riferito di episodi di linciaggio di uighuri da parte di cinesi di etnia han. Un giornalista dell'agenzia France Presse ha raccontato di aver assistito, attirato dalle urla, al violento pestaggio di un uomo a terra a calci e pugni da parte di una ventina di han armati anche di bastoni in un quartiere attiguo alla centrale piazza del Popolo. Un minuto dopo è intervenuta la polizia in tenuta antisommossa che ha disperso la folla e ha soccorso la vittima. Non ci sarebbe stato alcun arresto da parte della polizia. Il precipitoso rientro di Hu Jintao, per gli analisti internazionali, è la prova che la situazione nella regione rimane grave. L'ideale della «società armoniosa» sembra naufragare contro l'irriducibilità del Tibet prima, dello Xinjiang oggi. Nessuno dei nove membri del Comitato Permanente del comitato centrale comunista, gli uomini più potenti della Cina, ha finora parlato in pubblico della crisi. A fronteggiare l'opinione pubblica cinese e i giornalisti stranieri sono stati lasciati i dirigenti locali del Xinjiang, per i quali il ritorno di Hu Jintao costituisce una «perdita della faccia», vale a dire una implicita manifestazione di sfiducia da parte delle massime autorità. Per cercare una situazione analoga, per alcuni aspetti, a quella di oggi, bisogna risalire al 1989, quando, con la protesta studentesca in pieno svolgimento, l'allora segretario del Partito Zhao Ziyang con una decisione di segno opposto rispetto a quella presa da Hu Jintao partì per una visita all'estero di una settimana. Al suo ritorno, Zhao si schierò contro la decisione di usare la forza contro gli studenti che occupavano piazza Tiananmen. In seguito fu deposto e tenuto agli arresti domiciliari fino alla sua morte, nel 2005. Infine la reazione turca. Per il premier Tayyip Erdogan le violenze avvenute nei giorni scorsi «hanno preso la dimensione di atrocità». Il ministero degli Esteri ha poi invitato a un maggior controllo per evitare un aumento della tensione nella regione, abitata in maggioranza da uighuri, turcofoni e di religione musulmana. Ankara ha espresso «dispiacere e preoccupazione» per la situazione e sottolinea come gli uighuri rappresentino «un ponte di amicizia tra la Turchia e la Cina». Il ministero degli Esteri ha quindi auspicato che i responsabili delle violenze vengano individuati e puniti al più presto e che le azioni della polizia per riportare l'ordine si svolgano con «la massima attenzione per evitare la violazione dei diritti umani e per salvaguardare la vita e la sicurezza dei civili». Hu Jintao a Pisa con la moglie prima del rientro in Cina (Reuters) Un'anziana donna della minoranza uighura si «contrappone» ai mezzi delle forze paramilitari cinesi a Urumqi, la capitale della regione autonoma dello Xinjiang: l'immagine ricorda, per certi versi, la fotografia «icona» della rivolta di Tienanmen quando un giovane cinese disarmato «fermò» i blindati (Epa)

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Dai Binguo, l'amico di Henry Kissinger (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 09-07-2009 IL SOSTITUTO AL SUMMIT Dai Binguo, l'amico di Henry Kissinger L e sorti della cina, dopo la repentina partenza dall'Italia di Hu Jintao, sono nelle mani di Dai Binguo, diplomatico di carriera che conta tra i suoi estimatori Henry Kissinger, che lo ha definito «una straordinaria personalità» . Membro del Consiglio di Stato con delega per la politica estera, Dai è arrivato in Italia insieme con Chen Deming, Ling Jihua, Wang Huning, Yang Jiechi, Zhang Ping. Classe 1941, figlio dell'ex vice ministro Huang Zhen è stato a capo del negoziato Cina- Urss nei primi anni ' 80 e poi ambasciatore cinese in Ungheria sul finire degli anni ' 90. Ha ricoperti alte cariche all'interno del Partito come direttore del comitato tecnico per gli affari esteri e la Sicurezza nazionale del Comitato Centrale. Nato nella provincia meridionale del Guizhou, Dai è di etnia Tuijia ( una delle 56 minoranze etniche cinese). Ha iniziato la scalata politica nel 1973, con l'ingresso nel Pcc che gli ha garantito l'accesso ad alte cariche di governo, fino alla carica di vice primo ministro nel 1993. Ma è dal 1995 che il ruolo di Dai è divenuto cruciale con il trasferimento in chiave strategica dal Consiglio di Stato al Comitato Centrale del Pcc, dove è stato vice direttore. Dal 2003 al 2008, al ministero degli Esteri ha gestire la crisi nucleare in Nord Corea. Il 2008 ha visto la carriera di Dai concretizzarsi con l'ulteriore ascesa a Consigliere di Stato.

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(sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 09-07-2009 «La ripresa sarà lenta» DA M ILANO P IETRO S ACCÒ L a crisi «rallenta» , ma «la recessione non è finita» e «la ripresa sarà lenta » . L'ultimo aggiornamento delle previsioni sull'economia mondiale elaborate dal Fondo monetario internazionale conferma la sensazione di cauto ottimismo che si sta facendo ormai da molte settimane. Il Fmi ha ridotto le stime sul Pil mondiale 2009 di un decimo di punto ( dall' 1,4 all' 1,3%). Un taglio di poco conto se confrontato con il miglioramento della previsione per il 2010, più che quadruplicata dallo 0,6 al 2,5%. C'è chi ripartirà prima, spiegano gli economisti di Washington. Non le economie avanzate, che dovranno aspettare «la seconda metà del 2010» . La zona euro vivrà un altro anno di recessione: dopo il calo del Pil 2009 ( corretto dal - 4,2 al -4,8% dal Fmi) nel 2009 l'economia europea perderà un ulteriore 0,3%, un po' meglio dello 0,4% previsto in precedenza. L'anno prossimo invece gli Stati Uniti torneranno a crescere (+ 0,8%) dopo una flessione del 2,6% prevista per il 2009. La situazione delle economie emergenti è diversa. Difficile parlare di ripresa per la Cina, che è continuata a crescere decisa anche quest'anno (+ 7,5%) e accelererà l'anno prossimo (+ 8,8%). In entrambi i casi le stime sono state aumentate di un punto percentuali. Il Brasile invece è in recessione (- 1,3%), ma l'anno prossimo riprenderà forza (+ 2,5%). La Russia è in crisi nera (- 6,5%) e si risolleverà, ma debolmente, nel 2010 (+1,5%). Il Fmi migliora anche le previsioni per l'Italia. Non quelle delle 2009, che anzi sono peggiorato da un - 4,4 a un - 5,1%, ma quelle per il 2010: l'economia dovrebbe contrarsi dello 0,1% contro lo 0,4% indicato a primavera. Meglio della Germania (- 6,2% quest'anno e - 0,6% il prossimo), peggio della Francia (- 3% e + 0,4%). Se si ripartirà, avverte il F- mi, è «merito degli interventi pubblici» . Restano motivi di preoccupazione, tra i quali la preoccupazione che «dovrebbe aumentare anche nel 2010» . Bisogna iniziare, dice il capo economista Olivier Blanchard, a pensare alle exit strategy: «È troppo presto per attuarle, non troppo presto per disegnarle» . L'Fmi riduce le stime sul Pil mondiale al'1,3% Ancora recessione in zona Euro (-0,3%) In crescita gli Usa (+0,8%)

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G8. Agenda fitta per i leader. Le First Ladies a L'Aquila (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

G8. Agenda fitta per i leader. Le First Ladies a L'Aquila 09-07-2009 ROMA - I leader del G8 e quelli dei paesi del G5 (Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica) più l'Egitto hanno iniziato da poco una colazione di lavoro allargata cui partecipano anche rappresentanti delle organizzazioni internazionali presenti agli incontri dell'Aquila. Dopo la 'photo opportunity' seguita alla sessione di questa mattina, i leader si sono avviati verso la sala da pranzo della caserma che ospita il vertice in un clima cordiale e rilassato. Il presidente americano Barack Obama è entrato assieme al collega brasiliano Luis Ignacio Lula da Silva. A tavola Obama è seduto accanto al presidente egiziano Hosni Mubarak mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è vicino al premier giapponese Taro Aso e al premier canadese Stephen Harper. Le organizzazioni internazionali rappresentate al pranzo di lavoro sono Aie, Banca Mondiale, Fmi, Ilo, Osce, Omc e Onu. FIRST LADIES NEI LUOGHI DEL SISMA Le First Ladies hanno visitato la zona colpita dal sisma del 6 aprile scorso. Ad arrivare per ultima all'Aquila, poco prima delle 11, e' stata Michelle Obama che ha raggiunto il resto della delegazione in 'rosa' nella caserma di Coppito dove le Signore dei Grandi hanno preso un caffe' in attesa del trasferimento nel centro dell'Aquila. Ad accompagnarle e fare loro da 'Cicerone' nel loro giro tra le tendopoli e i monumenti duramente colpiti dal terremoto saranno i ministri Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna, che da ieri stanno facendo da 'padrone di casa' alle First Ladies nelle loro visite in Italia. La delegazione e' composta da 12 donne, oltre a Michelle ci sono le first ladies di Gran Bretagna, Canada, Giappone, India, Sudafrica, Messico, Svezia, Nigeria, Gabon e Unione Europea. Assente Carla Bruni Sarkozy che visitera' l'Aquila da sola. Dopo i luoghi del sisma, per le Signore e' prevista una colazione di lavoro in un'area appositamente allestita nel quartier generale del vertice, cui seguira' la visita ad alcune mostre dedicate alle bellezze artistiche e naturali dell'Abruzzo. Nel tardo pomeriggio per loro e' poi previsto il rientro a Roma, dove domani le attende un convegno su donne e fame nel mondo, gli stessi temi che affronteranno anche i loro consorti nell'ultima giornata dei lavori del summit. E, per Michelle Obama, domani ci sara' anche l'appuntamento dal papa con il quale, nel pomeriggio, e' previsto un incontro insieme al marito Barack. PER LE LADIES IN CASERMA ANCHE LA 'PROVA DI TERREMOTO' C'é stata anche una simulazione di terremoto fuori protocollo, questa mattina all'Aquila per le first ladies. Con la signora Barroso che si è offerta volontaria, insieme con la canadese Harper , la svedese Filippa Reinfeldt e la sudafricana Siza Kele Khumalo Zuma, per salire, sotto lo sguardo vigile di un ingegnere della Protezione civile, sulla pedana di un simulatore di sisma montato nel cortile della caserma di Coppito nell'ambito di una piccola mostra sul fenomeno dei terremoti. La visita alla mostra, prevista subito dopo quella alle rovine del centro storico e a ridosso del pranzo offerto nei saloni della caserma dalla moglie del governatore dell'Abruzzo Chiodi, è cominciata, secondo quanto si è appreso, verso le 13. Uno sguardo alle immagini, poi la descrizione del simulatore, realizzato con una grande pedana sospesa. La macchina è stata fatta funzionare mentre l'ingegnere spiegava. A dimostrazione avvenuta, l'invito scherzoso : "qualcuna vuole provare"? la Barroso ha alzato la mano senza esitazioni. E un attimo dopo saliva decisa sulla pedana. Seguita con un po' più di esitazione dalle altre tre signore. Alla fine facce un po' stordite e tante domande, soprattutto dalla spagnola, per nulla spaventata.

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Vertice Mef al G8. Si raggiunge l'accordo, ma non vincola la Cina (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)

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Vertice Mef al G8. Si raggiunge l'accordo, ma non vincola la Cina 09-07-2009 I paesi del Mef (G8, G5, Egitto, Australia, Corea del sud e Indonesia) riconoscono "l'opinione scientifica secondo la quale l'incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius". E' quanto si legge nella bozza delle conclusioni del Vertice Mef che l'Ansa è in grado di citare. I leader si impegnano a collaborare tra loro, "da adesso alla conferenza di Copenaghen, per identificare un obiettivo globale per una riduzione sostanziale delle emissioni entro il 2050". L'AQUILA - I paesi del Mef (G8, G5, Egitto, Australia, Corea del sud e Indonesia) riconoscono "l'opinione scientifica secondo la quale l'incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius". E' quanto si legge nella bozza delle conclusioni del Vertice Mef che l'Ansa è in grado di citare. I leader si impegnano a collaborare tra loro, "da adesso alla conferenza di Copenaghen, per identificare un obiettivo globale per una riduzione sostanziale delle emissioni entro il 2050". SUL TAVOLO IL DOSSIER ENERGETICO, MA C'E' SCETTICISMO SU INTESA L'AQUILA - L'intesa raggiunta ieri tra i leader del G8 sulla lotta al cambiamento climatico sta passando oggi al difficile vaglio del Mef (Major Economies Forum) che riunisce anche i Paesi emergenti. Oltre agli otto Paesi del G8 (Germania, Canada, Usa, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Russia), attorno al tavolo saranno seduti i rappresentanti del G5 (Africa del sud, Brasile, Cina, India e Messico), piu' la Corea del Sud, l'Australia e l'Indonesia. Presente anche la Danimarca, che a dicembre ospitera' la conferenza Onu sul clima che dovra' decidere il nuovo sistema globale per la riduzione delle emissioni di Co2, in sostituzione del Protocollo di Kyoto che scade nel 2012. Fonti del G8 ritengono ormai ''improbabile'' che tra i 17 membri del Mef possa passare l'intesa ambiziosa raggiunta tra gli Otto, che assume impegni per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 50% entro il 2050 (80% per i paesi piu' industrializzati), mentre c'e' una certa fiducia su un accordo per contenere entro i due 2 gradi l'aumento della temperatura media mondiale. Cina e India, in particolare, si oppongono a fissare oggi tetti vincolanti per la riduzione dei gas. Al centro dei colloqui anche il pacchetto di aiuti finanziari che i Paesi sviluppati hanno promesso a quelli in via di sviluppo per aiutarli a innovare l'economia e le fonti energetiche. Le attese della vigilia si sono raffreddate dopo la partenza anticipata del presidente cinese Hu Jintao, la cui assenza impedisce di strappare alla Cina nuovi impegni. Fonti europee hanno quindi affermato come l'assenza del presidente cinese Hu Jintao, rientrato in patria per la crisi del Xinjiang, si farà sentire sulle negoziazioni in corso all'Aquila vista la crescente importanza del Paese asiatico nella quantità di emissioni globali. Secondo tali fonti, è quindi importante che, oltre ai Paesi sviluppati del G8, anche quelli emergenti facciano la loro parte in vista del vertice di fine anno a Copenaghen. Occorre, si nota, poter tradurre in misure concrete di medio termine la decisione di contenere l'aumento della temperatura globale di 2 gradi celsius, aumento che avrà comunque conseguenze inevitabili che vanno gestite. E' chiaro che non ci deve essere lo stesso sforzo da parte di tutti - si sottolinea -, ma un'intesa su obiettivi misurabili e verificabili. Per le fonti, per i Paesi emergenti, che devono coniugare l'attenzione all'ambiente con la crescita economica, è necessario virare verso una minore dipendenza dai combustibili fossili, pena l'aumento anziché la diminuzione della povertà. BAN KI MOON CRITICA L'ACCORDO Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha detto oggi a L'Aquila che i paesi del G8 hanno concordato traguardi insufficienti per combattere i mutamenti del clima. "I traguardi che hanno finora indicato sono insufficienti - ha detto il segretario generale dell'Onu - Il problema del clima é una responsabilita; imperativa e storica per il futuro dell' umanità e del nostro pianeta". I paesi del G8 hanno concordato di contenere a due gradi centigradi (rispetto all'era pre-industriale) il riscaldamento massimo del pianeta e di ridurre tra il 50 e l'80 per cento le emissioni di gas inquinanti entro il 2050. GREENPEACE, ACCORDO DELUDENTE "Riferendosi a un generico accordo sul clima per contenere l'aumento della temperatura entro i 2 gradi senza un piano, investimenti e obiettivi - commenta da L'Aquila il direttore di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio - il G8 non aiuterà a uscire dal vicolo cieco nel quale sono arenati i negoziati sul clima delle Nazioni Unite".

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Prime intese al G8 (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)

Argomenti: Cina

Prime intese al G8 09-07-2009 L'AQUILA. Un G8 dai toni forti, immerso nell'atmosfera dura del post terremoto, chiude la sua prima giornata con una serie di intese incoraggianti tra i Grandi della Terra e uno spirito apparentemente nuovo per un consesso che non si è mai distinto per concretezza e capacità di rispondere tempestivamente alle sfide globali. Ieri dall'Aquila gli otto leader - consapevoli che il destino stesso del G8 è in bilico - hanno dimostrato di voler provare a fare un salto di qualità e hanno raggiunto una serie di accordi interessanti, uno dei quali, quello sul clima, che va al di là di ogni speranza della vigilia. Molto del merito va a Barack Obama, il giovane e nuovo presidente americano, che fa del dialogo e di un approccio multilaterale la base della sua politica estera e che con la sua sola presenza ha dato una spinta decisiva alla riunione dell'Aquila. Obama ha anche dato uno stop alle polemiche che venivano da una parte della stampa del suo Paese - scettica sulle capacità della presidenza italiana del G8 e critica sul premier Silvio Berlusconi - parlando di una "forte leadership" mostrata dall' Italia nella conduzione del G8. E' stato un Obama spigliato e sorridente che ha parlato dell' "integrità" e "gentilezza" del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incontrato al Quirinale, prima di recarsi all'Aquila. E poi, appunto, le ferite del capoluogo abruzzese con la sua forte tensione morale e il suo coraggio. Questi valori si sono in qualche modo e in parte trasferiti dai cittadini aquilani ai leader del G8 che hanno trovato evidentemente ispirazione e nuova forza per giungere a intese importanti, non definitive, ma comunque incoraggianti nella lunga strada che dovrà portare a definire le regole nuove di un mondo alle prese con una crisi economica senza precedenti e con le ombre scure della questione ambientale che incombono sul futuro della popolazione mondiale. Il G8 ha dato molto all'Aquila in termine morali e concreti - molti leader hanno promesso aiuti e hanno compiuto visite tra le rovine e le macerie - ma anche l'Aquila ha dato molto ai leader, dando loro coraggio, slancio e ispirazione. L'accordo più significativo è sicuramente quello sul clima con una nuova e inedita intesa tra Usa e Ue (impensabile ai tempi di George W.Bush) e un accordo tra gli otto che prevede la riduzione dell'ottanta per cento delle emissioni di CO2 entro il 2050. Sarà difficile ribadire questo accordo al G14, per l'opposizione della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a un'economia etica, più trasparente, dove non possa più accadere che pochi spregiudicati finanzieri si arricchiscano sulle spalle di milioni di investitori e risparmiatori. Gli otto promettono di promuovere "un'economia mondiale che sia aperta, innovativa, sostenibile e giusta" e confermano la volontà di mettere in opera entro il 2010 un meccanismo di responsabilità per"monitore i progressi e rafforzare l'efficacia" delle loro azioni. Lo slogan che racchiude questi principi è quello che prevede che le persone vengano "prima di tutto": "people first". Per quanto riguarda l'Africa e gli aiuti allo sviluppo, nonostante le difficoltà della crisi economica che pesa anche sulle casse della cancellerie dei Paesi ricchi, dal G8 esce un nuovo impegno per il rispetto degli accordi di Gleneagles (0,51 del pil nazionale entro il 2010 e lo 0,7 entro il 2015). "Siamo determinati - dicono i leader del G8 - ad assumere misure per mitigare l'impatto della crisi sui paesi in via di sviluppo e continuare a sostenere i loro sforzi per raggiungere gli obiettivi del Millenium Development Goal". Accordi interessanti che dovranno però avere concretezza e applicazione reale. Tutto quello che è mancato in questi anni. Sarebbe imperdonabile fallire ancora quando le nuove promesse vengono fatte da una città come l'Aquila, con le sue macerie e le sue ferite ancora aperte.

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Le auto cinesi continuano a correre: +48% (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Le auto cinesi continuano a correre: +48% da Finanza&Mercati del 10-07-2009 Europa e Stati Uniti frenano, la Cina accelera. A giugno le immatricolazioni di nuove auto nella Repubblica popolare hanno fatto registrare un balzo del 48%. Si tratta della crescita più alta dal febbraio 2006 grazie alle 872.900 unità vendute. Se si nel conteggio anche i camion e gli autobus, il totale sale a 1,14 milioni con un aumento del 36%. Con questi numeri la Cina supererà quest'anno gli Stati Uniti come maggior mercato automobilistico al mondo. «Il rallentamento dell'economia cinese è chiaramente alle spalle - spiega Wang Qingtao, analista della First Capital Securities a Shenzhen - e poi c'è una enorme e naturale domanda di autoveicoli, che continuerà a supportare la crescita del settore nei prossimi anni. Secondo alcune previsioni in Cina in tutto il 2009 verranno vendute 11 milioni di automobili, contro una precedente stima di 10,2 milioni. Solo nei primi mesi ne sono state già vendute 6,1 milioni, anche grazie ai sussidi decisi dal governo in alcune zone rurali. Negli Stati Uniti, invece, nel primo semestre le vendite sono crollate del 35% a 4,8 milioni di unità e le proiezioni sui dodici mesi parlano di 9,7 milioni. Nonostante questa favorevole situazione le 19 case automobilistiche cinesi hanno visto scendere i profitti del 19% nei primi cinque mesi dell'anno a causa della crescente concorrenza.

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Anche fallire costa caro. E il più celebre dei fallimenti dell'ultima crisi, Lehman ... (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Anche fallire costa caro. E il più celebre dei fallimenti dell'ultima crisi, Lehman ... di Redazione del 10-07-2009 da Finanza&Mercati del 10-07-2009 [Nr. 134 pagina 19] Anche fallire costa caro. E il più celebre dei fallimenti dell'ultima crisi, Lehman Brothers, ne è l'esempio più evidente. Secondo quanto raccolto da Bloomberg dai filing depositati presso la Sec, infatti, la banca ha pagato advisor e legali attivi nei primi nove mesi della gestione della bancarotta la somma complessiva di 262,6 milioni di dollari. Tra i meglio pagati, la società specializzata in ristrutturazioni Alvarez & Marsal che ha intascato 115 milioni. Subito dietro si piazza lo studio legale Weil Gotshal & Manges, la cui parcella si è «fermata» a 63,7 milioni. E non è tutto, ovviamente. La fase di liquidazione continua. E c'è chi stima, presso l'università della California, che entro la fine della bancarotta la parcella per i consulenti arriverà a 906 milioni di dollari. India contro Cina Chi ha paura del Drago? Non solo l'Occidente si misura con la forza della Cina. «Il dragone è un concorrente temibile sia per i Paesi ricchi sia per quelli che cercano di diventarlo». E l'india, spiega Alberto Forchielli, presidente Osservatorio Asia, « è uno dei Paesi più esposti a questo pericolo». Tanto che cominciano le contromosse: «La confindustria indiana sta premendo sul governo affinché intervenga contro enormi differenze di prezzo a favore dei prodotti cinesi, così grandi da divenire inspiegabili. Richiedono procedure antidumping e misure più severe per i controllo della qualità dell'import». Dallo scorso giugno sono fuorilegge i telefoni cellulari senza numero di identificazione, imposto per ragioni di sicurezza e contro i prodotti contraffatti dalla Cina. L'india ha avuto nel 2008 una capacità produttiva di poco oltre 100 milioni di esemplari. Nello stesso anno dalla Cina ne sono stati importanti 50 milioni, un terzo dei quali senza licenza e con materiale scadente». Santander Santander rassicura i soci. Con una comunicazione alla Consob di Madrid, la principale banca spagnola ha dichiarato che gli utili nel secondo trimestre centreranno le previsioni, consentendo al gruppo di battere nel 2009 i risultati del 2008. Le buone notizie, che anticipano i conti previsti il 29 luglio, hanno battuto anche i timori sulle sofferenze espressi dal management qualche settimana fa.

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il potere degli emergenti - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Il potere degli emergenti FEDERICO RAMPINI Archiviato il primo giorno di summit nel formato ormai obsoleto del G8, l´allargamento della seconda giornata alle cinque potenze emergenti (Cina India Brasile Messico e Sudafrica) ha rivelato la forza tremenda del "fronte dei veti". Gli emergenti hanno una visione del mondo lontana dalla nostra. Hanno altre priorità. Hanno il peso economico e politico per esercitare un formidabile potere d´interdizione. SEGUE A PAGINA 39

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clima, accordo senza la cina (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Si conclude oggi il summit dei Grandi a L´Aquila. I Paesi del G5 attaccano sul dollaro. Dal premier nuove accuse a "Repubblica" Clima, accordo senza la Cina Obama: l´America si impegna a salvare la Terra. Berlusconi: G8 ormai superato SEGUE A PAGINA 2

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l'appello e la delusione di obama "problema immenso, dobbiamo fare di più" - alberto flores d'arcais (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Esteri Il presidente Usa: il mio Paese ha cambiato atteggiamento sui problemi ambientali ma dobbiamo agire tutti insieme L´appello e la delusione di Obama "Problema immenso, dobbiamo fare di più" "Spesso in passato l´America non si è fatta carico delle proprie responsabilità ma vi dico chiaramente che quei tempi sono finiti" E a conclusione oggi visita in Vaticano per incontrare papa Benedetto XVI le cui parole "hanno un profondo effetto in tutto il mondo" ALBERTO FLORES D´ARCAIS dal nostro inviato L´AQUILA - «Lasciatemi fare una sintesi. Abbiamo fatto una buona partenza, ma sono il primo a sapere che su questo tema fare progressi non sarà facile». L´auditorium della caserma di Coppito è pieno, le telecamere sono accese, i giornalisti di ogni parte del mondo sono qui tutti per lui e Barack Obama spiega l´accordo sul clima raggiunto al G8: «E´ la sfida centrale. Ogni nazione di questo pianeta è a rischio e se nessuna nazione da sola è responsabile per il cambio climatico, nessuna può affrontarla da sola». Una parola in italiano, "buonasera", i ringraziamenti a Berlusconi che ha fatto da co-presidente al Mef (il forum sul clima) poi il discorso. Ottimista, ma senza nascondere i problemi. L´accordo raggiunto non si può certo definire eccezionale, la Cina si sfila, l´Onu si lamenta e il presidente americano ne è consapevole. Ma sa anche che dal più potente leader del pianeta tutti si aspettano parole di speranza e l´uomo del "yes, we can" si sbilancia, «qui all´Aquila abbiamo fatto un significativo numero di passi avanti, al G8 c´è stato uno storico consenso su concreti obiettivi per ridurre le emissioni di gas inquinanti». Critica l´atteggiamento degli Stati Uniti ai tempi di Bush («spesso in passato il mio paese non si è fatto carico delle proprie responsabilità») ma promette che «quei tempi sono finiti, ve lo dico chiaramente». Riconosce le preoccupazioni dei paesi in via di sviluppo - ne aveva discusso nel primo incontro della mattina con il brasiliano Lula - invita i leader del mondo a combattere «le tentazioni del cinismo, a renderci conto che il problema è immenso». Tra i Grandi c´è già l´accordo per raddoppiare gli investimenti nella tecnologia pulita e nella ricerca entro il 2015, nel corso del forum c´è stata una «franca ed aperta discussione» sulle crescenti minacce del "climate change" e anche se nessuno può pensare di «risolvere questo problema in un meeting o in un vertice» occorre trovare una strada comune. Le nazioni più sviluppate hanno la «responsabilità storica» di guidare il cambiamento e Obama rivendica quello che gli Stati Uniti stanno facendo: miliardi di dollari di investimenti per l´energia pulita, la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro a dimostrazione che «non c´è contraddizione tra una crescita ambientale sostenibile e una robusta crescita economica». «Non siamo avanti come altre nazioni» ed anche qui, nella giornata in cui il G8 è stato allargato ai paesi emergenti è stato chiaro che ogni nazione arriva al tavolo «con diversi bisogni, diverse priorità e diversi livelli di sviluppo». «Non è facile superare» queste divergenze, specie in un periodo di crisi economica come quello attuale, ma adesso c´è l´impegno preso dai 17 leader che hanno partecipato al Mef, pronti a ritrovarsi a dicembre a Copenaghen. Non c´è stato solo il clima nella seconda giornata di Obama a Coppito. Il problema Iran è sempre tra i primi punti nell´agenda della Casa Bianca e oltre alla questione nucleare l´amministrazione segue con attenzione quanto sta accadendo a Teheran. Se sul primo punto il G8 resta generico ecco che Obama non fa invece mancare la solidarietà al premier britannico Gordon Brown per il fermo dei dipendenti dell´ambasciata di Londra nella capitale iraniana: «E´ inaccettabile». Con la cena per tutti i leader presenti (con l´aggiunta del presidente Napolitano) arriva anche una stretta di mano che restava in forse. E´ quella tra Obama e il leader libico Gheddafi che incrociano i loro passi mentre premier e presidenti stanno prendendo posto per la tradizionale foto di gruppo. Sono passati 23 anni da quando (Reagan alla Casa Bianca) i caccia dell´Air Force bombardarono Tripoli; adesso a Coppito Gheddafi e Obama si scambiano anche qualche breve parola di saluto. A chiusura del vertice la tappa in Vaticano, importante per la Casa Bianca perlomeno quanto il G8. Il presidente Usa «è estremamente lieto» di poter incontrare il papa, «da tempo cercava questa opportunità» ed è consapevole che le parole di Benedetto XVI «hanno un profondo effetto in tutto il mondo». Chiuso il vertice e visto il papa, Obama parte alla volta del Ghana, primo paese del continente dove è nato suo padre a visitare da presidente. Africa, con tutto ciò che significa. Così oggi, come ultimo atto pubblico nel quadro del G8 Obama annuncerà l´impegno della Casa Bianca verso i paesi in via di sviluppo: un progetto da 15 miliardi di dollari per investimenti agricoli, mirati ad aiutare i piccoli coltivatori.

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addio "g8", nasce il "g14" ma sul clima l'accordo è debole - vincenzo nigro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Esteri Addio "G8", nasce il "G14" ma sul clima l´accordo è debole La Cina guida i paesi emergenti contro i tagli all´inquinamento Il vertice Sulle emissioni nemmeno l´India è convinta a a impegnarsi per l´obiettivo del 50% VINCENZO NIGRO DAL NOSTRO INVIATO L´AQUILA - Prima dei risultati, prima degli accordi o dei disaccordi, la vera novità: all´Aquila è morto il G8 come sempre l´abbiamo sempre conosciuto. Come club delle potenze economiche democratiche più potenti al mondo. D´ora in poi il format che guiderà i giochi delle politiche economiche del mondo sarà il G14: ovvero il G8 di America, Europa e Russia (con il Giappone appendice asiatica dell´Occidente) più il G5, le cinque economie in via di sviluppo più potenti del mondo. La somma farebbe «G13», ma per ragioni geo-politiche si aggiunge l´Egitto arabo, musulmano e africano. Chi lo dice chiaramente, invece di inseguire i commenti di giornata sugli accordi fatti o mancati, è il francese Nicolas Sarkozy: «La governance mondiale deve evolvere, come si può tenere fuori dalle decisioni sui destini del mondo per esempio un paese di un miliardo di persone come l´India? Cercheremo di unire i due gruppi composti da G8 e G5 più l´Egitto, dobbiamo farlo al più presto». Detto questo, nella giornata di ieri come previsto sono andati in scena alcuni argomenti principali. CLIMA - Dopo aver deciso autonomamente mercoledì di ridurre al suo interno dell´80 per cento le emissioni di gas serra entro il 2050, il G8 avrebbe voluto raggiungere un accordo con il G5 per arrivare a una riduzione del 50 per cento su scala mondiale. Il tutto in preparazione della conferenza Onu di Copenaghen di dicembre che segnerà la tappa successiva a Kyoto. Il G8 non è riuscito a convincere India e Cina a impegnarsi per l´obiettivo del 50 per cento, e lo stesso obiettivo dell´80 per cento per il G8 prima è stato messo in dubbio dalle dichiarazioni del Canada che lo considera «un´aspirazione» e della Russia che ammette candidamente di non essere in grado di raggiungere quell´obiettivo. Ban Ki Moon, il segretario Onu a cui toccherà gestire politicamente il percorso verso Copenaghen si è dichiarato «insoddisfatto» del risultato raggiunto. Ma per i leader europei trovare una guida come Barack Obama che (al contrario di Bush) ha deciso di lanciare l´America in questa battaglia significa vedere il bicchiere mezzo pieno. Il colpo più pesante (previsto) è stato quello della Cina che ancora prima dell´avvio dei lavori del Mef (il Major Economies Forum che riunisce i paesi di G8 e G5, più Indonesia, Corea del sud, Australia e rappresenta l´80% delle emissioni del mondo), ha dichiarato di non ritenersi vincolata dall´accordo G8. «E´ fondamentale che i paesi sviluppati prendano in considerazione le diverse condizioni dei paesi emergenti e in via di sviluppo», ha detto il viceministro degli Esteri cinese Ma Daoxu. Come dire: voi occidentali e ricchi vi siete sviluppati inquinando, adesso non potete chiedere a noi di non inquinare visto che dobbiamo ancora svilupparci COMMERCIO - In questo settore si aspettavano progressi e sono arrivati. Dall´Aquila i capi di governo danno mandato ai ministri del Commercio di rilanciare e chiudere entro il 2010 il "Doha Round", ovvero le trattative per riformare l´Organizzazione mondiale del commercio. Contro le nuove spinte protezionistiche generate dalla super crisi mondiale, i leader del G14 rilanciano l´impegno ad aprire i mercati mondiali. Il messaggio testuale è «impegnarsi a mantenere e promuovere i mercati aperti e a respingere tutte le misure protezionistiche su commercio e investimenti». Per questo il gruppo del Major Economies Forum ha affidato mandato ai ministri di incontrarsi per elaborare un documento prima del vertice del G20 di Pittsburg di settembre. Il ministro degli Esteri Franco Frattini spiega che l´accordo di ieri «apre la strada a un nuovo metodo di concepire i rapporti con i paesi poveri. Se liberalizziamo di più il commercio, se consentiamo la circolazione dei prodotti dai paesi poveri ai paesi ricchi senza sacrificare le economie dei paesi più ricchi, noi contribuiamo in modo enorme alla strategia di aiuto per i paesi più poveri». Certo, sarà ancora lunga e difficile, ma la sostanza è questa: un negoziato in stallo ormai da 8 anni è stato sbloccato. SICUREZZA ALIMENTARE - Oggi, nel giorno finale del G8, arriverà il fuoco d´artificio finale: un fondo per la "food security" di 10-15 miliardi di dollari, di cui 4-5 solo dagli Stati Uniti. La promessa di nuovi soldi è sicura, bisognerà capire meglio come si aprirà questa nuova fase negli aiuti ai paesi in maggiori difficoltà, in un´era in cui la sicurezza alimentare è amplificate dalle crisi e dalle speculazioni finanziarie, non solo dalle carestie e dal cambiamento climatico.

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"il g8 è superato, ora serve il g14" - dal nsotro inviato gianluca luzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Interni "Il G8 è superato, ora serve il G14" Berlusconi: "Sconfitti i disfattisti". Poi torna ad attaccare Repubblica L´Italia "Obama ha proposto un vertice di tutti i Paesi che hanno armi nucleari" DAL NSOTRO INVIATO GIANLUCA LUZI L´AQUILA - G8 addio, d´ora in poi sarà G14. I Grandi della Terra hanno capito che il loro club era un po´ troppo esclusivo e ristretto e quindi hanno deciso di allargarlo ai Paesi emergenti. Il G14 è «una struttura ormai consolidata» che può avere «continutà di riunioni», ha annunciato ieri sera Berlusconi al termine della seconda giornata del summit dell´Aquila. Ma «abbiamo constatato che il G8 è un format non più idoneo per dare un indirizzo economico globale, mentre un G14 strutturale e consolidato, che rappresenta più dell´80% dell´economia mondiale rende possibile una vera dialettica». Cina, India, Brasile, Sudafrica, Messico più l´Egitto, entrano a far parte del club. «Vogliamo fare un´analisi approfondita per vedere se il G14 sia il format adatto per una discussione che porti a risultati condivisi.» ha spiegato il premier. Non più di 14, però, perché altrimenti «come per il G20 ed il G24 il numero di componenti troppo alto non rende possibile una vera dialettica». Mentre Berlusconi, l´ha confermato anche ieri, preferisce le conversazioni informali piuttosto che gli interventi programmati e scanditi da tempi precisi. L´atmosfera così informale ha consentito ieri, per Berlusconi, «interventi sentimentalmente profondi». Meno gradite sono per il premier le domande sull´immagine dell´Italia alla luce delle inchieste che hanno riempito le pagine anche dei giornali stranieri (che però finora non gli hanno rivolto alcuna domanda insidiosa). «Non avete raggiunto il risultato che volevate. Auguri!», risponde Berlusconi rivolto a la Repubblica che gli chiedeva se davvero l´immagine dell´Italia fosse stata rovinata dalla stampa da lui stesso accusata di remare contro il Paese. Del resto, ha risposto a un´altra domanda, «ci sono due tipi di realtà, quella vera della gente comune e l´altra realtà descritta dai giornali che è pura fantasia». Prima della conferenza stampa Berlusconi è salito sul palcoscenico dell´Auditorium assieme a Obama. Il presidente americano voleva più compagnia e rivolto a Gordon Brown ha fatto il gesto di salire anche ai leader degli altri paesi che avevano siglato un accordo sull´ambiente, ma l´accorta regia italiana ha riservato la scena per un buon quarto d´ora a loro due soli. Poi Berlusconi ha fatto il punto della giornata di summit. Con una promessa: l´Italia verserà i 130 milioni di dollari del Global Fund per l´Africa «entro il prossimo mese» coprendo così il ritardo nei pagamenti delle quote. E ne aggiungerà altri 30 milioni in più. «Il nostro Paese - ha ammesso il premier - è in leggero ritardo nel versare i soldi al Global Fund che io ho voluto quando ero presidente del G8 nel 2001». Inoltre, ha aggiunto annunciando l´incontro di oggi con i leader dei Paesi africani, «dal vertice dell´Aquila è nata la decisione di arrivare a 10-15 miliardi di dollari di aiuti per i paesi in via di sviluppo, destinando questi aiuti ad organizzazioni concrete». Il G8 ieri ha parlato anche di nucleare e «da parte di tutti è stata espressa la volontà di andare verso una negazione delle armi nucleari». Il vertice «è iniziato dopo i colloqui tra Obama e Medvedev dove è stata presa l´importante decisione di ridurre l´arsenale americano e quello russo». E «Obama ha proposto di mettere in agenda un vertice da svolgersi nel maggio del prossimo anno con tutti i paesi detentori di armi nucleari per andare verso un mondo più sicuro». Però «ci sono ancora molti paesi con armi nucleari e in particolare c´è la volontà dell´Iran» di dotarsene. Il G8 «ha scartato le ipotesi di sanzioni» contro Teheran ma «ha espresso la ferma volontà di aprire un dialogo forte, duro e deciso» affinché «in un tempo non esteso» si impedisca che diventi «un Paese possessore di armi nucleari». E l´Iran preoccupa anche per la repressione da parte del regime degli ayatollah.

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l'esempio americano - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Commenti L´ESEMPIO AMERICANO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Alla preoccupazione di immagine che aveva animato il nostro presidente del consiglio italiano, aveva fatto da contrappunto la battaglia di sostanza che l´americano si era proposto di condurre e che la fuga del presidente cinese Hu Jintao, tanto tempestiva da apparire persino sospetta, aveva svuotato prima ancora che cominciasse. Era evidente che raggiungere accordi parziali sul clima fra nazioni occidentale che comunque erano già d´accordo sarebbe stato facile e il difficile sarebbe venuto nel convincere colossi umani, finanziarie, politici e industriali come Cina, Brasile e India, da sole oltre un terzo della popolazione planetaria, a non fare quello che per secoli noi abbiamo fatto, secondo la sindrome del villeggiante al mare che vorrebbe bloccare ogni nuova costruzione dopo essersi comperato la casa. Questo dell´Aquila, nel secondo giorno in cui proprio Obama ha preso la presidenza del futuro Gruppo, formato non dai soli Otto, ma da quattordici nazioni, era il primo incontro pratico, su terreni concreti, fra il nuovo presidente americano e quella Cina che lui, pur nell´attivismo politico dimostrato nei sei mesi alla Casa Bianca, aveva sempre aggirato ed evitato con cura. A differenza del predecessore Bush che era salito al potere nel gennaio del 2001 annunciando la dottrina contraddittoria dei "concorrenti e partner", un bluff che i Cinesi avevano subito visto costringendo un aereo spia americano ad atterrare e Washington a chiedere scusa, Obama non aveva mai articolato una propria ben definita strategia cinese. E ora si capisce il perché. Perché la Cina, non ancora un co-eguale negli affari del mondo per la propria natura politica, è già capace di essere il punto di riferimento e di coagulo di coloro che non cercano pacche sulle spalle da Washington e non vogliono accettare a scatola chiusa le scelte fatte dalle nazioni occidentali e dagli Stati Uniti che le guidano. La risposta di Obama è stata quella di "aprire la scatola", di non imporre a questo gruppo di nazioni che vogliono contare di più, il "chi non è con me è contro di me" caro al manicheismo di Bush, ma di provare a dimostrare che, finalmente, l´America intende praticare quello che predica, in materia di democrazia, di stato di diritto e di difesa della Terra, per "non chiedere ad altri quello che noi non siamo disposti a fare". «I giorni dello spreco sono finiti anche per noi» ha detto nella dichiarazione finale, per togliere quella antica sensazione che i ricchi siano sempre bravissimi a predicare quello che essi non vogliono praticare, magari accusando dall´alto, come il lupo, l´agnello di sporcare l´acqua. O che, come fu in uno dei primi e più infelici atti di Bush stracciando la modesta intesa di Kyoto, neghino addirittura l´esistenza del problema per non doverlo affrontare. La sfida di Obama al mondo che anela a quei modelli di sviluppo che le nazioni più mature cominciano a riconoscere come insostenibile, è di "lead by example", come disse più volte in campagna elettorale, di "guidare con l´esempio" e di essere il migliore, non il più prepotente. Anche Silvio Berlusconi, che sembra avere già interamente dimenticato gli anni della presidenza Bush con l´entusiasmo del convertito per l´"obamismo", si è prontamente adeguato, e anche questa conversione al neo-ecologismo era parte del prezzo pagato, insieme con i 500 militari in più in Afghanistan e i tre prigionieri di Guantanamo accettati in Italia, per proteggere la propria posizione internazionale e quella dell´Italia. Se il G8, come istituzione, è ormai in agonia e altri gruppi più rappresentativi del mondo lo sostituiranno, non sarà il caso di piangerlo. Anche questo, come tutti gli organismi e le organizzazioni ha svolto la propria funzione e ormai palesemente era un sopravvissuto alla propria ragione d´essere. Ma nel Gruppo che lo sostituirà, e del quale fortunatamente l´Italia farà ancora parte in attesa di una rappresentanza collettiva dell´Europa, la lezione di questo ultimo valzer all´Aquila sarà importante, non per massaggiare la vanità dei singoli, ma per avere detto che il tempo del direttori e dei diktat dell´Occidente a "chi ci sta" e peggio per gli altri, sta tramontando. Se l´America, con l´Europa, intende ancora guidare, dovrà farlo convincendo gli altri di meritarlo con l´esempio della propria capacità di governare la propria gente e il proprio spicchio di mondo meglio con più coscienza e integrità di quanto sappiano fare Cina o India o Brasile, se ci riescono, e non per autoinvestituira. Come ha cominciato a fare, o a tentare di fare, Barack Obama riconoscendo che dall´America degli sprechi deve partire la nuova economia dello sviluppo intelligente.

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il potere degli emergenti - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 39 - Commenti IL POTERE DEGLI EMERGENTI La coalizione esterna al G8 non è più la periferia. Al contrario Cina e India sono potenzialmente i motori della crescita mondiale, gli unici giganti a sganciarsi dalla recessione Per la maggior parte dell´umanità lo sviluppo resta la priorità. Riuscire a cambiare la qualità di questo processo è al di fuori dell´arcaica cultura negoziale delle diplomazie (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) è questo il vero senso della giornata di ieri. La coalizione degli esterni al G8 non è più "la periferia". Al contrario, Cina e India rappresentano potenzialmente i motori della crescita mondiale, gli unici giganti ad essersi sganciati dal ciclo recessivo. Ma allargare la rappresentanza della governance globale fino a includerli, espone al rischio della paralisi decisionale: tanto ampio è il divario degli interessi. «è un buon inizio, non è un compito da poco riuscire a colmare le distanze fra così tanti leader, ed è ancora più difficile riuscirci nel bel mezzo di una recessione». Con il suo energico ottimismo Obama ha voluto imprimere un segno positivo al vertice. Quel suo giudizio si riferiva all´accordo sul clima, firmato da paesi che generano l´80% delle emissioni carboniche del pianeta. Ma poco prima la delegazione cinese aveva suonato tutt´altra musica: «L´accordo sul clima non vincola la Cina, che ritiene fondamentale prendere in considerazione le diverse condizioni dei paesi emergenti». Dall´India all´Egitto, altri hanno appoggiato la posizione cinese, respingendo l´impegno di ridurre del 50% le emissioni di CO2 entro il 2050. La controproposta: che i paesi industrializzati si impegnino a fare molto di più, tagliando del 40% le loro emissioni entro il 2020; e che offrano fondi e tecnologie ai paesi meno avanzati per la riconversione a uno sviluppo sostenibile. Pechino articola una posizione che fa il pieno di consensi in tutto il mondo non-occidentale. Primo: la Cina ci ricorda che storicamente l´inquinamento accumulato nel pianeta lo abbiamo prodotto in massima parte noi "vecchi ricchi" nei decenni in cui eravamo i soli protagonisti dell´industrializzazione. Secondo: le nostre multinazionali hanno un ruolo decisivo nel trasferire verso le nazioni emergenti le produzioni più distruttive per l´ambiente. Terzo: il tenore di vita dei cinesi e degli indiani resta molto inferiore al nostro, in fatto di consumo frugale noi dovremmo imparare qualcosa da loro. Conclusione: non si può chiedere ai colossi asiatici di fermare le centrali a carbone solo perché loro sono troppo numerosi. Questa non è una divergenza "negoziabile" su cifre e date; è lo scontro tra visioni, interessi e bisogni profondamente diversi. Per la stragrande maggioranza dell´umanità lo sviluppo resta la priorità, l´urgenza, l´imperativo assoluto. Riuscire a cambiare la qualità di quello sviluppo, esige soluzioni profondamente innovative che fuoriescono dall´arcaica cultura negoziale delle diplomazie e degli sherpa. «Tra vecchi paesi ricchi e nazioni emergenti – osserva Kim Carstensen del Wwf – non è stato superato il grande fossato della diffidenza». D´altra parte quando il fronte degli emergenti sprigiona la sua grande forza d´interdizione, mette a nudo anche i limiti di audacia dei leader occidentali. A parte l´aver ripudiato finalmente il "negazionismo" di Bush sul cambiamento climatico, di concreto sull´ambiente Obama cos´ha fatto? Sta spingendo faticosamente al Congresso una legge sul trading di diritti d´emissione, copiata dal modello europeo che ha dato risultati deludenti. Non ha neppure messo all´ordine del giorno un aumento delle tasse sulla benzina, che al distributore in America costa meno che in Cina. Non è solo sul clima che l´apparente concordia è stata ottenuta solo annacquando all´infinito i contenuti. G8 più G5 si sono «impegnati a resistere al protezionismo e a incoraggiare l´apertura dei mercati», promettono una «conclusione ambiziosa ed equilibrata dei negoziati sulla liberalizzazione dei commerci» (Doha Round) nel 2010. Ma non c´è alcun cenno alla grande disputa sul protezionismo agricolo europeo e americano, immenso ostacolo all´accordo di Doha. Neanche una parola sulle malefiche clausole protezioniste infilate surrettiziamente in tutte le manovre di spesa pubblica anti-recessione, dal Buy American di Washington al Buy Chinese di Pechino. (L´Italia, piccola economia molto dipendente dall´export, ha tutto da perdere se avanza indisturbata questa marea neoprotezionista). La vacua convergenza sul rilancio della crescita globale è stata raggiunta solo dopo aver messo fra parentesi un´altra sfida poderosa lanciata dai cinesi: l´attacco a sua maestà il dollaro. Chiedendo di «promuovere un sistema monetario internazionale più diversificato», la delegazione di Pechino ha comunque sancito l´inizio di un processo inevitabile. Il signoraggio del dollaro, che primeggia sia nelle riserve delle banche centrali sia nei pagamenti dei commerci fra nazioni, è l´eredità di un´epoca in cui la supremazia economica americana era incontrastata. Ora la Cina moltiplica gli accordi bilaterali con India, Russia, Brasile, Argentina; in quel club già si abbandona il dollaro per passare a pagamenti bilaterali con le valute nazionali. è naturale che questo avvenga. Basti pensare che la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come primo partner economico del Brasile: perché gli imprenditori di Shanghai e Sao Paulo dovrebbero continuare a usare dollari nelle loro relazioni, esponendosi alla capricciosa volatilità di una moneta che riflette le debolezze del bilancio federale di Washington? Il tramonto del vecchio ordine è nei fatti. Ma quello che si disegna nel post-G8 è un mondo assai più complicato, e non necessariamente più stabile.

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getra in cina, investimenti da 40 milioni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Napoli Getra in Cina, investimenti da 40 milioni Marco Zigon, presidente del gruppo Getra di Marcianise, l´aveva preannunciato già quattro anni fa: per aggredire i mercati orientali ci vuole una joint venture. Quattro giorni fa, la Getra ha firmato l´accordo con il gruppo cinese Baosheng. Ieri, la presentazione dell´apertura al mercato orientale con un investimento di 40 milioni di euro. L´azienda casertana è leader europeo nella produzione e manutenzione di trasformatori elettrici. Ed è una delle prime imprese del Sud a creare una joint venture con la Cina. «Abbiamo calcolato un investimento di massima - conferma il presidente Marco Zigon - ma siamo sicuri che, quando partirà la costruzione dello stabilimento cinese, l´impegno aumenterà. Si parla di un fabbisogno in crescita esponenziale». L´inizio dei lavori nella regione del Baohing è previsto per dicembre ma nell´attesa cambia l´assetto societario e si lavora all´ampliamento dello stabilimento di Marcianise e alla costruzione di una nuova succursale a Pignataro. «La Getra è una delle pochissime imprese meridionali - commenta il vice ministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso - che ha accettato la sfida della globalizzazione». L´azienda non è nuova ai mercati internazionali. Già da qualche anno fornisce infrastrutture per l´energia elettrica in Africa, America e Medio Oriente, oltre all´Europa. Dopo l´annuncio della joint venture si è tenuta una tavola rotonda a cui hanno partecipato l´onorevole Adolfo Urso, l´ad di Terna Flavio Cattaneo, il presidente Anie Guidalberto Guidi, il managing director Rothschild Chicco Testa e il presidente di A2A Giuliano Zuccoli. (tiziana cozzi)

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prato, sequestrati i maxiortaggi coltivati negli orti cinesi - fulvio paloscia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Firenze Il caso Prato, sequestrati i maxiortaggi coltivati negli orti cinesi FULVIO PALOSCIA La verdura del vicino è sempre più grande. Ortaggi extralarge che non stonerebbero in un film di fantascienza, pomodori dalle forme perfette giganteggiano negli orti coltivati dai cinesi alla periferia di Prato, in piccoli fazzoletti di terra tra una fabbrica e l´altra. Prodotti sospetti che poi vengono venduti in un mercatino allestito nella piazzetta di una galleria commerciale in piena Chinatown pratese, da ambulanti abusivi. Dietro la proliferazione della maxiverdura c´è un commercio di semi, geneticamente modificati che è stato portato alla luce dall´operazione «Horti cinesi» condotta dal Ministero delle politiche agricole: nel rione di Maliseti, a Prato, uomini del Corpo forestale dello stato e del nucleo agroalimentare hanno sequestrato quattro ettari di campi coltivati con sementi non certificate provenienti dalla Cina e con caratteristiche genetiche sconosciute. Oltre a 20 chili di semi sospetti. Colture, dicono al ministero, causa di inquinamento genetico e che rischiano di mettere a repentaglio la biodiversità alimentare nazionale. «Horti cinesi» fa seguito a un´altra operazione effettuata sempre a Prato nei mesi scorsi in tre ditte di cinesi che gestivano attività di coltivazione di ortaggi. Nelle due operazioni sono stati ispezionati circa 13 ettari di terreni coltivati a orti, sequestrate 550 buste di semi e 40 chili circa di sementi di varie specie vegetali.

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"creiamo manager per la sfida cinese" - sara scheggia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Bologna "Creiamo manager per la sfida cinese" Bergami a Marchesini alla vigilia della reunion degli ex allievi di Alma SARA SCHEGGIA «Siamo pronti a collaborare per creare una nuova classe manageriale che sappia operare in Cina come su altri mercati internazionali». E´ la risposta di Massimo Bergami, direttore di Alma Graduate School, alla lettera aperta che il presidente di Unindustria, Maurizio Marchesini, ha scritto ieri a cittadini e imprenditori. Una mano tesa in vista di una sfida difficile: affrontare la crisi in un´epoca di piena globalizzazione. «La crisi passerà con tempi e conseguenze che non possiamo prevedere - continua Bergami, che è anche docente all´Alma Mater di organizzazione aziendale - ma il rimpicciolimento del mondo resterà e le imprese, incluse quelle del nostro territorio, dovranno fare i conti con un sistema ad alta interdipendenza». Il commento arriva alla vigilia di una due giorni dedicata proprio a questi temi, all´interno della reunion annuale, al via oggi, degli ex allievi dell´Alma Graduate School. In programma dalle 16.30 a Palazzo Re Enzo, anche l´intervista del vice direttore dell´Espresso Antonio Ramenghi al Vescovo di Treviso Andrea Bruno Mazzocato. Un´occasione per parlare dell´enciclica papale e della recessione nel suo territorio, il Nord Est. Chiude i lavori Romano Prodi, che parlerà di crisi e dimensione europea. Domani la reunion si sposta a Villa Guastavillani, dove interverranno tra gli altri Pier Luigi Celli (Luiss) e Federico Minoli (Bologna Fiere). Un ulteriore invito, dunque, a non temere la tigre asiatica, ma anzi a far valere le qualità del territorio proprio in quei mercati, considerati oggi centrali per la ripresa. Temi su cui la business school diretta da Bergami punta da quando è stata creata: «La scuola è impegnata in un progetto di internazionalizzazione, sostenuto da Fondazione del Monte e Fondazione Carisbo - spiega - abbiamo appena vinto un premio che ci mette al secondo posto in Italia subito dopo la Bocconi di Milano. E l´obiettivo è, da sempre, quello di creare una nuova classe dirigente».

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L'Enciclica di Benedetto XVI e i Grandi alle prese con le scelte etiche Il convitato di pietra (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

L'Enciclica di Benedetto XVI e i Grandi alle prese con le scelte etiche Il convitato di pietra Di Pino Agnetti 10-07-2009 Paradossalmente, è stata la giornata dell'unico leader mondiale assente dal G8: il Papa. Gli altri "grandi" convenuti all'Aquila e aumentati ieri a 14 e quindi a 17 con la presenza anche dei cosiddetti "emergenti" - alcuni dei quali non sono più da un bel pezzo - non hanno fatto che parlare di "etica", "centralità della persona", "lotta alla povertà" e via discorrendo. Insomma, difficilmente Obama e soci avranno avuto il tempo e la voglia di sfogliare il monumentale libro con tanto di copertina marmorea omaggiato loro, in apertura dei lavori, da Berlusconi. Certo è che in parecchi hanno dato l'impressione di avere già letto e riletto l'ultima enciclica di Benedetto XVI, "Caritas in veritate", diffusa (certo non a caso) proprio alla vigilia del vertice. Quel grido contro gli egoismi, ribadito dallo stesso Pontefice nella lettera "a tutti i governi del mondo" recapitata nei giorni scorsi a Berlusconi in quanto presidente di turno del club degli Otto, ha dunque scandito di fatto l'agenda del secondo round aquilano. Con esiti, a dire il vero, abbastanza contraddittori. Come ci si aspettava, infatti, l'idea di un'intesa finalmente ed effettivamente "globale" sul clima si è infranta contro il "no" irremovibile della Cina. Che, ai leader delle economie più industrializzate del pianeta precedentemente accordatisi per ridurre fra il 50 e l'80 per cento le emissioni di gas serra entro il 2050, ha in sostanza replicato: "Ma come, proprio voi che storicamente siete i primi responsabili dell'inquinamento terrestre, adesso vorreste che fossimo noi a bloccare il nostro sviluppo?". Più o meno la stessa obiezione avanzata (sia pure con toni più sfumati) anche da India ed Egitto, unico Paese arabo presente ufficialmente all'Aquila. A complicare le cose, ci si è messa pure la "desaparecida" Onu per bocca del suo numero uno, Ban Ki-moon. Quest'ultimo, invece di prendersela con Pechino, ha criticato come "insufficiente e scarna" la piattaforma targata G8. È toccato a Obama cercare di correre ai ripari, spiegando che "c'è ancora tempo per superare le differenze sulle riduzioni di gas nocivi". Di fatto, rinviando tutto al duplice appuntamento del G20 e della conferenza mondiale sul clima di Copenhagen di settembre. In compenso, i leader degli Otto, più Australia, Brasile, Indonesia, Messico, Sudafrica e stavolta anche Cina e India, si sono dichiarati favorevoli ad avviare una partnership globale nel campo delle tecnologie "pulite". Così come unanime è stato il riconoscimento della validità scientifica della teoria secondo cui occorre limitare il riscaldamento globale a due gradi centigradi rispetto ai livelli dell'era pre-industriale. Il problema è che sia Pechino che Nuova Delhi continuano a considerarsi ancora immerse a quella fase, pur essendo le due economie che anche quest'anno cresceranno più di ogni altra al mondo (rispettivamente +7,5% e +5,4%). Insomma: salvo contropartite che nessuno al momento è in grado realisticamente di offrire, i due big asiatici hanno fatto nuovamente capire di non essere minimanente disposti a cambiare rotta o a rallentare la marcia. Fermamente impegnato a salvaguardare da ogni possibile scossa non solo sismica il "suo" vertice, Silvio Berlusconi ha suonato di nuovo la carica. "Nessuno sarà lasciato indietro", ha ribadito aprendo i lavori del G14 (l'80% del Pil mondiale). Aggiungendo che nella crisi economica "occorre pensare alla persone prima di tutto". Di nuovo, il messaggio centrale dell'Enciclica papale. Va benissimo. Di questo passo, però, non vorremmo che i Grandi esagerassero nel citare le parole del Papa. Invece di cominciare ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla tragedia permanente dell'Africa, o alla dilagante repressione dei diritti umani da parte di regimi brutalmente dittatoriali come quello iraniano. Due emergenze che, non meno della crisi economica, costituiscono a ben vedere una minaccia letale per l'intero sistema globale riunito in questi giorni all'Aquila.

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G8/Smentite le insinuazioni della stampa straniera. Un successo per l'Italia (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

G8/Smentite le insinuazioni della stampa straniera. Un successo per l'Italia Di Pierfrancesco Freré 10-07-2009 Il "vertice dei vertici", il G8 allargato a G14 e alle economie emergenti, ha prodotto i primi risultati, in parte inattesi, sul governo dell'economia globale e del controllo del clima. E' stata approvata una dichiarazione comune sulle regole da introdurre nell'economia sociale di mercato (promosse - è il caso di sottolineare - dal governo italiano) e sono stati compiuti passi avanti nella lotta ai cambiamenti climatici: Barack Obama ha parlato addirittura di un consenso storico al piano dei Grandi. A questo punto è difficile pensare a un appuntamento rituale: sul successo del summit, che apre la strada a cambiamenti in profondità della filosofia politica occidentale, hanno certamente influito la gravità della crisi mondiale e il surriscaldamento del pianeta che minaccia pericolosamente l'equilibrio ecologico; ma ha pesato anche il lavoro preparatorio della diplomazia italiana che ha smentito clamorosamente le insinuazioni di una parte della stampa straniera, grazie ai pubblici riconoscimenti - dopo quelli di americani e inglesi - del segretario generale dell'Onu, della delegazione cinese e di quella egiziana. Silvio Berlusconi ha fatto capire che, a suo giudizio, anche il clima informale e di cordialità tra i leader - riscontrabile in mondovisione - ha rappresentato finora una delle chiavi del successo del vertice. Così il premier ha potuto annunciare che le riunioni del G14 sono ormai una realtà consolidata e avranno in futuro uno spazio costante all'interno del G8; l'impressione é che i grandi Paesi emergenti abbiano compiuto a loro volta un'apertura verso le potenze tradizionali, innescando di fatto una fase nuova dei rapporti multilaterali. In questo senso appare definitivamente tramontata l'era dell'unilateralismo di George Bush e avviato il percorso verso una sorta di "governo del mondo" i cui capisaldi (ancora in gran parte da definire nei particolari) saranno i global standard dell'economia, la sicurezza internazionale, i nuovi accordi commerciali e forse, come ha reclamato ieri la Cina, una riforma del sistema di valute, oggi dollarocentrico. Entro l'anno si capirà se la strategia disegnata a L'Aquila avrà successo: dai vertici di Pittsburg e Copenaghen dovrebbero emergere decisioni vincolanti su governo dell'economia mondiale e controllo del clima, mentre il presidente degli Stati Uniti ha chiesto una conferenza mondiale sul disarmo entro il marzo del prossimo anno nella linea della "rivoluzione verde" avviata dalla sua amministrazione. Nel complesso la regia italiana ha segnato molti punti a suo favore. Il premio Nobel per l'economia, l'americano Paul Samuelson, ha sottolineato come le riforme proposte dall'Italia e accolte dall'Ocse, rispondano a due interessi fondamentali della comunità internazionale, onestà e sviluppo. Le ironie sulla nostra capacità di imporre strategie comuni ai Grandi della Terra sono un'eco lontana. Le stesse critiche di Le Monde su questa sorta di "Telethon planetario" che sarebbe stato concepito dal Cavaliere per autopromuoversi, eleggendo L'Aquila a palcoscenico del G8, sembrano superate dalle reazioni delle delegazioni intervenute: persino l'attore George Clooney, che ha visitato le zone del sisma, girerà un film a L'Aquila per dare una mano a rilanciare l'economia e a maggior ragione lo potrà fare l'impegno dei leader che hanno potuto constatare in diretta la gravità delle distruzioni e la forza d'animo della reazione della popolazione italiana. Berlusconi, rispondendo a una domanda, ha detto seccamente che è fallito il tentativo della stampa che voleva rovinare il Paese. Ma in realtà le polemiche sembrano solo rinviate. Il Pd per senso di responsabilità ha rimandato ogni giudizio al dopo vertice, sebbene Pier Luigi Bersani ritenga che su povertà e clima gli impegni siano risultati indefiniti e deludenti. Antonio Di Pietro invece ha denunciato da una pagina a pagamento dell'Herald Tribune il pericolo che a suo avviso corre la democrazia in Italia e ha chiesto pressioni dei paesi amici perché sia rispettato il ruolo di autonomia della Consulta. I democratici non sono d'accordo con questo "complesso di Carlo VIII" (chiedere aiuto all'esterno contro il nemico interno) ma dovranno prima o poi confrontarsi con il problema del rapporto con un alleato tanto scomodo. L'occasione sarà il prossimo congresso dove Franceschini e Fassino dicono che si dovrà parlare delle alleanze basate sui programmi e rilanciano il ruolo di perno del Pd (allusione alla vocazione maggioritaria). D'Alema teme invece che con queste regole il congresso si possa risolvere in una conta. La chiave sarà costituita dalle primarie dove Ignazio Marino conta di sfondare grazie alla carica innovativa della sua candidatura. Ne sarà il protagonista e non un semplice "terzo uomo", pronostica Goffredo Bettini. pierfrancesco.frere@ansa.it

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big della finanza più cina, meno usa sono 10 le italiane (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - Economia Global market Big della finanza più Cina, meno Usa sono 10 le italiane Quest´anno 50-60 banche russe potrebbero vedersi revocare la propria licenza e potremmo dover applicare il pacchetto di salvataggio ad altre 15-20 NEW YORK - Con 458 miliardi di dollari di entrate, il colosso petrolifero anglo-olandese Royal Dutch Shell guida la nuova hit-parade delle 500 maggiori società mondiali compilata dalla rivista Fortune. Al secondo posto la ExxonMobil, al terzo WalMart, che è stata così spodestata dal vertice. Ma la vera novità di quest´anno è la forte riduzione dei gruppi americani in classifica (140, il minimo da quando viene pubblicata la lista) e il forte aumento di quelli cinesi, che, guidati da Sinopec, sono ormai 37, a ridosso dei giapponesi (68), francesi (40) e tedeschi (39). I gruppi italiani dell´elenco sono 10, con l´Eni al 17mo posto delle 500 top aziende globali, seguita più in basso dalle Generali (numero 47), UniCredit (58), Enel (62), Fiat (64), IntesaSanPaolo (137), Telecom (166), Poste Italiane (339), Finmeccanica (399) e la Premafin Finanziaria (492), che è anche l´unica guidata da una donna: Giulia Maria Ligresti. Arturo Zampaglione [Terzo polo non generalista] MILANO - L´autunno potrebbe essere decisivo per il futuro del gruppo Telecom Italia Media, controllante di La7 e Mtv. All´interno del cda, infatti, è sempre più forte il partito di coloro che vorrebbero cedere a qualcuno tutte le attività. Per adesso il vicepresidente Stella si è limitato a raccogliere le manifestazioni d´interesse per le infrastrutture dell´analogico, con la cui vendita si potrebbe abbattere l´indebitamento. Ma rimarrebbe il problema di come far tornare i conti nella tv che con il 3-3,5% di share non raccoglie sufficiente pubblicità a coprire i costi. Difficile però trovare qualcuno che abbia soldi e idee per raccogliere il testimone. Sky Italia è bloccata dall´antitrust fino al 2012 e poi sta ottenendo ottimi risultati dal mondo della pay tv. Forse l´unica soluzione sarebbe una cordata di investitori finanziari con un socio industriale che abbia intenzione di lanciare diversi canali tematici sul digitale terrestre. Sempre che dietro alla cordata non compaia ancora una volta l´ombra di Berlusconi. Giovanni Pons

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non sarebbe male recuperare il "livello morandi" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 57 - Spettacoli NON SAREBBE MALE RECUPERARE IL "LIVELLO MORANDI" Legittimo che Uno su mille rimanga la canzone simbolo, quella che fa sobbalzare al primo accordo e quindi sia diventata anche il titolo dello speciale in onda mercoledì sera su RaiDue. Ma la puntata di La storia siamo noi dedicata a Gianni Morandi era realizzata - da Daniele Cini - con gusto non comune e competenza attiva. Morandi al mezzo secolo di carriera può raccontare - uno su mille può - l´ottovolante della sua vita e il saliscendi artistico e la si riascolta volentieri. Soprattutto gli anni della crisi, un decennio intorno al Settanta, con concerti davanti a settanta spettatori, che a sentirlo oggi non ci si crede. Rivedere al proposito lo Speciale in bianco e nero quando venne torchiato dai giovani, oggi cresciutelli, sull´impegno in musica e su quanto si fosse venduto al sistema e lui disse: sì, sento il problema. Da cui la crisi, mentre esplodevano i cantautori. E così via, fino alla rinascita e ai nuovi trionfi. Solo per ribadire ai soloni, sempre pronti ad affibbiare patenti di snobismo, che nessuno si è mai sognato di chiedere chissà che alla vita, ma un po´ di "livello Morandi" in più quello sì, sarebbe una sorta di dovere civico.

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Un G8 piccolo piccolo Solo parole sui drammi dell'Africa. Berlusconi promette i soldi mai versati Clima, la Cina gela Barack Obama ALLE PAGINE 4-7 (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Un G8 piccolo piccolo Solo parole sui drammi dell'Africa. Berlusconi promette i soldi mai versati Clima, la Cina gela Barack Obama ALLE PAGINE 4-7

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il gran ballo dei rITORNELLI (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

il gran ballo dei rITORNELLI ZOOM SUL VERTICE La prima doccia fredda del G8 arriva dalla Cina che aderisce alle decisioni prese ieri riguardo al surriscaldamento della terra, ma non vuole l'imposizione di parametri. Il che equivale a dire che nessuno potrà controllare se l'obiettivo della diminuzione di 2 gradi viene raggiunto o ignorato. La prossima verrà dai paesi dell'OPEC che difficilmente abbracceranno l'idea che il G8 ha del prezzo del petrolio ottimale, quello che dovrebbe garantire la crescita stabile e duratura, e cioè tra i 70 e gli 80 dollari. Persino Gordon Brown, primo ministro di un paese che il petrolio lo produce, non si è detto d'accordo. Ma le divergenze d'opinione non finiscono qui: la Merker domanda una strategia per uscire dalla crisi e Tremonti presenta un decalogo di misure che dovrebbero portarci alla nuova Bretton Woods ma Brown si dice contrario a riformare il sistema nel bel mezzo della crisi e temporeggia. Il G8 degli intenti, questa potrebbe essere una sintesi di quanto sta accadendo. Tutti ottimi ma lontanissimi dall'attuazione. Rimandare le decisioni economiche al G20 è un ritornello che abbiamo già sentito, durante l'ultimo G20 si e' detta la stessa cosa riguardo al G8 dell'Aquila, è insomma una palla che rimbalza da una parte all'altra e che prima o poi cadrà. Speriamo che qualcuno ci sia per raccoglierla.

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Un tarlo nel tg1 anti-scosse (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Un tarlo nel tg1 anti-scosse TG AD PERSONAM Ogni tanto, anche in quel monumento dell'ottimismo azzurro che è il Tg1, s'insinua il tarlo del disfattismo: come nel servizio di Alessandro Cassieri che non cela le difficoltà di far accettare a Cina ed India le (vaghe) norme sul clima; o in certi pezzi di Alessandro Gaeta non reticenti sui malumori dei terremotati («Alessandro», nome eversivo?). Forellini che non intaccano certo la stabilità dell'edificante edificio: la struttura anti-scosse la costruiscono parole come «un fiore all'occhiello», proferite con debita solennità da Dino Sorgonà e riferite al primo vago tentativo di regole finanziarie globali, accreditato con debita enfasi a Tremonti. Nulla ferma lo sciame Silvico in Abruzzo, pur con un Giorgino ieri meno adrenalinico: un teleutente, così «informato», sa panglossianamente che L'Aquila è il miglior G8 possibile nel miglior Paese possibile. Anche perché ieri, alle 13.30 e alle 20, non gli è stato detto che gli operai Fiat scioperavano a Termini Imerese e che a Parma c'era stato un incidente mortale sul cantiere dell'alta velocità.

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La Cina gela Obama No al patto sul clima (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

La Cina gela Obama No al patto sul clima UMBERTO DE GIOVANNANGELI «L'accordo sul clima raggiunto ieri (mercoledì, ndr) dal G8 sui cambiamenti climatici non vincola la Cina, che ritiene fondamentale la necessità per i Paesi sviluppati di prendere in seria considerazione le diverse condizioni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo.... Tutte le strade intraprese senza la partecipazione dei Paesi emergenti sono inutili e prive di efficacia...». MURAGLIA CINESE È rimasta in silenzio due giorni dopo il rientro in patria del suo presidente Hu Jintao per la crisi dei massacri nello Xingjang terra natia della minoranza etnica degli uiguri. Ma ieri la Cina orfana all'Aquila del presidente si è fatta sentire al vertice del G8+G5 più Egitto,con tutto il peso della sua forza di colosso emergente della politica, dell'economia e della finanza mondiali. A parlare davanti ai Grandi presieduti dal primo ministro italiano Silvio Berlusconi il consigliere di Stato Dai Bingguo, voce di Hu. A spiegare ai giornalisti i suoi messaggi il direttore generale del servizio stampa e informazione del ministero degli esteri di Pechino Ma Daoxu, giovane diplomatico di carriera. La Cina frena. E a suo fianco si schierano India e Brasile. Il messaggio è chiaro. Lapidario: Pechino (e sia pur con sfumature diverse, i suoi potenti alleati) non si sente vincolata dagli accordi sul clima partoriti dagli Otto Grandi di un G8 piccolo piccolo. Nella super blindata L'Aquila, ieri è stato il giorno dell'approvazione dell'Agenda globale sulle regole anticrisi e del Mef: il G8, il G5 (Sudafrica, Brasile, Cina, India e Messico), e, ancora, Corea del Sud, Australia e Indonesia. I sostenitori del «buon esito», mettono in evidenza che nel documento finale è stata riconosciuta, «l'opinione scientifica secondo la quale l'incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius». Una intesa che, però, rimanda a ulteriori negoziati, prima della Conferenza di Copenaghen dell'Onu sui cambiamenti climatici, l'identificazione di un «obiettivo globale per una riduzione sostanziale delle emissioni entro il 2050». Una intesa da cercare fortemente, hanno convenuto i Paesi del Mef, affinché si facciano «tutti gli sforzi possibili per raggiungere un accordo a Copenaghen». OBAMA IN CAMPO Per scongiurare un clamoroso fallimento, Barack Obama ha dovuto spendere la sua autorità e il suo carisma personale. Il risultato è un accordo a metà con Cina e India: intesa sul limite di 2 gradi di aumento della temperatura, non sul taglio delle emissioni entro il 2050. All'Aquila sono stati fatti «passi avanti importanti» nella lotta al cambiamento climatico e al surriscaldamento del pianeta, rileva il presidente Usa nella conferenza stampa con il premier italiano Berlusconi dopo la riunione del Major Economies Forum. «I Paesi industrializzati come il mio hanno una responsabilità storica, dobbiamo dare l'esempio» in materia di ecosostenibilità e attenzione al clima - rimarca Obama: «So che gli Usa - aggiunge - spesso nel passato non hanno rispettato le proprie responsabilità ma quei giorni sono finiti». SFIDA EPOCALE Sul clima, insiste il capo della Casa Bianca, «siamo partiti bene, anche se i progressi futuri non saranno facili». È un Obama ispirato e preoccupato quello che incontra i giornalisti: «La salute del nostro pianeta è a rischio, bisogna agire», insiste il presidente Usa, che invita i Paesi industrializzati a «resistere alla tentazione di essere cinici» e non pensare «che il problema sia così ampio da impedire passi significativi». «Dobbiamo dare forma al nostro futuro e non lasciare che gli eventi lo facciano per noi»: è il messaggio lanciato da Obama. Che annuncia: c'è un accordo tra i Grandi del mondo per raddoppiare gli investimenti nella tecnologia pulita e nella ricerca entro il 2015. «Non ci sono contraddizioni tra un'economia ecosostenibile e una crescita economica robusta e solida». È la sfida «verde» di Obama. Una sfida che si scontra con il Gigante cinese. E il cinismo, tutt'altro che sconfitto, dell'Occidente. Gli 8 Grandi fanno i conti con il Gigante cinese e i suoi alleati. Il presidente Usa scende in campo ed evita il fallimento: intesa sul limite di 2 gradi di aumento della temperatura, non sul taglio emissioni entro il 2050.

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L'accordo sul clima raggiunto ieri (mercoledì, ndr) dal G8 sui cambiamenti c... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

«L'accordo sul clima raggiunto ieri (mercoledì, ndr) dal G8 sui cambiamenti climatici non vincola la Cina, che ritiene fondamentale la necessità per i Paesi sviluppati di prendere in seria considerazione le diverse condizioni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo.... Tutte le strade intraprese senza la partecipazione dei Paesi emergenti sono inutili e prive di efficacia...». MURAGLIA CINESE È rimasta in silenzio due giorni dopo il rientro in patria del suo presidente Hu Jintao per la crisi dei massacri nello Xingjang terra natia della minoranza etnica degli uiguri. Ma ieri la Cina orfana all'Aquila del presidente si è fatta sentire al vertice del G8+G5 più Egitto,con tutto il peso della sua forza di colosso emergente della politica, dell'economia e della finanza mondiali. A parlare davanti ai Grandi presieduti dal primo ministro italiano Silvio Berlusconi il consigliere di Stato Dai Bingguo, voce di Hu. A spiegare ai giornalisti i suoi messaggi il direttore generale del servizio stampa e informazione del ministero degli esteri di Pechino Ma Daoxu, giovane diplomatico di carriera. La Cina frena. E a suo fianco si schierano India e Brasile. Il messaggio è chiaro. Lapidario: Pechino (e sia pur con sfumature diverse, i suoi potenti alleati) non si sente vincolata dagli accordi sul clima partoriti dagli Otto Grandi di un G8 piccolo piccolo. Nella super blindata L'Aquila, ieri è stato il giorno dell'approvazione dell'Agenda globale sulle regole anticrisi e del Mef: il G8, il G5 (Sudafrica, Brasile, Cina, India e Messico), e, ancora, Corea del Sud, Australia e Indonesia. I sostenitori del «buon esito», mettono in evidenza che nel documento finale è stata riconosciuta, «l'opinione scientifica secondo la quale l'incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius». Una intesa che, però, rimanda a ulteriori negoziati, prima della Conferenza di Copenaghen dell'Onu sui cambiamenti climatici, l'identificazione di un «obiettivo globale per una riduzione sostanziale delle emissioni entro il 2050». Una intesa da cercare fortemente, hanno convenuto i Paesi del Mef, affinché si facciano «tutti gli sforzi possibili per raggiungere un accordo a Copenaghen». OBAMA IN CAMPO Per scongiurare un clamoroso fallimento, Barack Obama ha dovuto spendere la sua autorità e il suo carisma personale. Il risultato è un accordo a metà con Cina e India: intesa sul limite di 2 gradi di aumento della temperatura, non sul taglio delle emissioni entro il 2050. All'Aquila sono stati fatti «passi avanti importanti» nella lotta al cambiamento climatico e al surriscaldamento del pianeta, rileva il presidente Usa nella conferenza stampa con il premier italiano Berlusconi dopo la riunione del Major Economies Forum. «I Paesi industrializzati come il mio hanno una responsabilità storica, dobbiamo dare l'esempio» in materia di ecosostenibilità e attenzione al clima - rimarca Obama: «So che gli Usa - aggiunge - spesso nel passato non hanno rispettato le proprie responsabilità ma quei giorni sono finiti». SFIDA EPOCALE Sul clima, insiste il capo della Casa Bianca, «siamo partiti bene, anche se i progressi futuri non saranno facili». È un Obama ispirato e preoccupato quello che incontra i giornalisti: «La salute del nostro pianeta è a rischio, bisogna agire», insiste il presidente Usa, che invita i Paesi industrializzati a «resistere alla tentazione di essere cinici» e non pensare «che il problema sia così ampio da impedire passi significativi». «Dobbiamo dare forma al nostro futuro e non lasciare che gli eventi lo facciano per noi»: è il messaggio lanciato da Obama. Che annuncia: c'è un accordo tra i Grandi del mondo per raddoppiare gli investimenti nella tecnologia pulita e nella ricerca entro il 2015. «Non ci sono contraddizioni tra un'economia ecosostenibile e una crescita economica robusta e solida». È la sfida «verde» di Obama. Una sfida che si scontra con il Gigante cinese. E il cinismo, tutt'altro che sconfitto, dell'Occidente.

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Gas serra non resta che l'Onu (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Gas serra non resta che l'Onu G8, un club privato L'intesa sul clima raggiunto dal G8 non è stata accettata dal G14. La Cina si sfila. E tutti rimandano a Copenaghen dove in dicembre la discussione cesserà di essere informale e diventerà istituzionale: nell'ambito delle Nazioni Unite e di una Convenzione - quella sui cambiamenti del clima - che ha il valore di una legge quadro internazionale. La Cina e altri paesi emergenti riconoscono il principio di cercare di limitare entro i due gradi l'aumento della temperatura media del pianeta da qui a fine secolo. Ma non accettano - non ora, almeno - limiti stringenti alle loro emissioni di gas serra. E ricordano che i paesi a economia matura sono responsabili per l'80% delle "emissioni storiche". Ma il rifiuto riguarda soprattutto il metodo. La Cina e molti paesi emergenti non accettano che sia un club di privati - il G8 - decidere per tutti. Non accettano neppure se il G8 lenisce questo atto di arroganza e presenta la sua decisione a un altro club di amici, il G14. Barack Obama in pochi mesi ha sparigliato le carte sulla questione del clima, che molti (compresi i servizi segreti americani) considerano la peggiore minaccia per la sicurezza del pianeta (e degli stessi Usa) in questo secolo. Lo ha fatto ribaltando due posizioni giudicate irrinunciabili da Bush: accettando vincoli precisi alle emissioni Usa (- 17% entro il 2020) e negoziati multilaterali per le riduzioni globali. Nel primo caso ha già fatto approvare una legge dal Congresso (ora è in attesa al Senato). Nel secondo la via maestra è una sola: il negoziato in sede di Nazioni Unite. Ogni altra scorciatoia sarebbe un vicolo cieco.

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La Nano di Tata ritarda il debutto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-10 - pag: 39 autore: In India 200mila prenotazioni per la vettura - Entro quattro anni il lancio in Europa La Nano di Tata ritarda il debutto Mara Monti MILANO Ci vorranno ancora due o tre mesi per la prima consegna della nuova Nano, l'auto low cost della indiana Tata . La vettura doveva vedere la luce entro luglio, ma la scadenza è stata posticipata. Finora in India sono state raccolte prenotazioni per 200mila auto e a regime si prevede che la capacità produttiva annua possa arrivare a 500mila vetture. «Non ho alcun dubbio che Nano avrà successo in quanto copre un segmento di mercato finora trascurato», ha spiegato Raju Bhinge, amministratore delegato di Tata Strategic Management Group, nella tappa milanese del road show europeo per presentare la jv tra la sua società e Roland Berger Strategy Consultants. Per il lancio sul mercato europeo dell'auto più economica al mondo (2.500 dollari), Euro 4, bisognerà attendere almeno tre o quattro anni, mentre in Nigeria la commercializzazione inizierà già dal 2010. Su Fiat, Bhinge ha commentato che il gruppo, grazie anche alla partnership con Tata, «sta ricostruendo l'immagine del brand, colpito da problemi di qualità e da una rete distributiva insufficiente». Il mercato dell'auto indiano, che nell'esercizio 2009- 2010 dovrebbe salire leggermente del 2-3% dagli attuali 1,2 milioni di vetture raggiunte lo scorso anno, resta fortemente saldo per il 60% nelle mani della giapponese Suzuki. Proprio nel settore auto, secondo il manager della Tata, la Cina e l'India stanno crescendo rapidamente e «nel giro di poco tempo potrebbero diventare player mondiali». Nonostante la crisi economica mondiale, per l'India si prevede quest'anno una crescita del Pil pari al 6%, un dato che nei due esercizi successivi dovrebbe aumentare rispettivamente all'8% e all'8,5 per cento. Per il manager della Tata, l'India, la maggiore democrazia al mondo, è al quarto posto per potere di acquisto per persona dietro a Usa, Cina e Giappone. La capacità di resistenza alla crisi da parte dell'economia del paese risiede nel fatto che l'export rappresenta solo il 16% del Pil, mentre i risparmi coprono il 35%, una percentuale in continua crescita negli ultimi decenni, mentre i consumi privati rappresentano il 56 per cento. Il paese è vittima di forti contrasti con un reddito medio pari a 1.010 dollari l'anno e il 22% della popolazione sotto la soglia di povertà, mentre le infrastrutture restano di gran lunga inadeguate. Il costo del lavoro di un dipendente di una grande industria si aggira infine intorno ai 400 dollari al mese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Speciale Omnibus (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI GIUSTIZIA data: 2009-07-10 - pag: 35 autore: TV A CURA DI LUIGI PAINI Speciale Omnibus LA 7 21.10 Antonello Piroso ricorda l'avvocato Giorgio Ambrosoli (nella foto), ucciso a Milano nel 1979; segue alle 21,10 il film «Un eroe borghese» Da non perdere RAIDUE 14,30 Ciclismo: Tour de France. Fasi finali e arrivo della settima tappa della "Grande Boucle", da Barcellona ad Arcalis, nel minuscolo stato di Andorra. RAITRE 20,30 Atletica leggera: Golden Gala. Atleti "stellari" alla 29ª edizione della manifestazione che si tiene all'Olimpico di Roma: fra i molti, Tayson Gay, Asafa Powell, Blanka Vlasic e Yelena Isimbayeva. RAIUNO 23,30 Pianeta Terra. Meraviglie del nostro pianeta: la spettacolare serie della Bbc prosegue con una puntata dedicata ai paesaggi desertici. RAITRE 0,05 Sfide. Ritratto di Zlatan Ibrahimovic: il campione svedese racconta in un'intervista esclusiva la sua folgorante carriera calcistica. Attualità RAIDUE 23,05 Il grande gioco. La lotta dell'Occidente per il controllo della ricchezza mondiale, il suo strapotere e la sua decadenza: Pietrangelo Buttafuoco ne discute con Stefania Prestigiacomo, Lucia Annunziata e Francesco Merlo. RAITRE 1,05 Big. Renzo Arbore parla con Annalisa Bruchi e Silvia Tortora dei suoi esordi, amori e scommesse lavorative. Spettacolo STUDIO UNIVERSAL 21,00 Boyz'n the hood, di John Singleton, con Ice Vube, Usa 1992 (107'). Provateci voi a vivere nel ghetto nero di Los Angeles... SKY CINEMA CLASSICS 21,00 Né onore né gloria , di Mark Robson, con Anthony Quinn, Usa 1966 (128'). Dall'Indocina ad Algeri: un ufficiale paracadutista dell'esercito francese non conosce la parola pace. ITALIA 1 21,10 Fico+Fico Show. Bruno Arena e Max Cavallari, meglio conosciuti con il nome d'arte di Fichi d'India, presentano il meglio del loro repertorio comico. RETE 4 21,10 Facile preda, di Andrew Sipes, con Cindy Crawford, Usa 1995 (91'). La bella donna avvocato è nel mirino: c'è qualcuno che le vuole fare la pelle. RETE 4 23,10 Conan il distruttore, di Richard Fleischer, con Arnold Schwarzenegger, Usa 1983 (103'). Quando si scatena Schwarzy... LA 7 23,25 Verso sera, di Francesca Archibugi, con Marcello Mastroianni, Sandrine Bonnaire, Italia 1990 (99'). Nonno, nuora e nipotina: rapporti difficili, mentre incombono gli anni di piombo. RAITRE 1,40 Fuori orario. I "film rari" scelti da Enrico Ghezzi sono il documentario "He Fengming" ( Cina 2008), di Wang Bing, e il muto "Aelita" (Urss 1924),di Jakov Protazanov.

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Subito il piano di aiuti all'Africa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-10 - pag: 8 autore: Subito il piano di aiuti all'Africa Risorse per 15 miliardi di dollari - L'Ifad: svolta sulla sicurezza alimentare Alessandro Merli L'AQUILA. Dal nostro inviato Il G-8 si prepara ad approvare oggi un'iniziativa per garantire la sicurezza alimentare nei paesi poveri, molti dei quali in Africa, particolarmente colpiti dalla crisi dello scorso anno causata dal boom dei prezzi delle materie prime agricole. Le risorse, fino a 15 miliardi di dollari (10-15, ha detto ieri in conferenza stampa il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi) serviranno fra l'altro a fornire agli agricoltori locali risorse per l'acquisto di sementi, fertilizzanti e macchine agricole. L'iniziativa – che verrà annunciata oggi in occasione dell'incontro con i leader africani – è stata fortemente voluta dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che, fin dal suo insediamento, ha dato mandato ai suoi collaboratori di spingerne l'attuazione. Gli stessi Usa dovrebbero fornire fra i 3 e i 4 miliardi di dollari, anche se un portavoce della Casa bianca ha detto ieri di non poter ancora confermare la cifra. «Il mondo – ha detto ieri a L'Aquila in un'intervista al Sole 24 Ore, il nigeriano Kanayo Nwanze, presidente dell'Ifad, l'organismo delle Nazioni Unite che promuove l'agricoltura nei paesi poveri - ha visto lo scorso anno le gravissime conseguenze della crisi alimentare, cui si sono sommate quelle della crisi finanziaria. Oltre un milione di persone, uno su sei degli abitanti del pianeta, oggi soffre la fame. Il G-8 dell'Aquila rappresenta un punto di svolta, perché riconosce le lacune dell'approccio adottato negli ultimi 25 anni, nei quali si è puntato sugli aiuti alimentari e si sono ridotti gli investimenti in agricoltura. Una sicurezza alimentare sostenibile dipende invece dagli investimenti nella produzione agricola nei paesi in via di sviluppo». All'iniziativa contribuiranno inizialmente, oltre agli Usa, gli altri paesi del G-8. L'Italia farà la sua parte, ha assicurato Berlusconi. Ma c'è l'intenzione di coinvolgere non solo altri paesi, ma anche fondazioni e settore privato. La crisi dell'anno scorso ha sollevato preoccupazioni anche di carattere politico, in quanto in diversi paesi la mancanza di cibo ha provocato rivolte popolari e in qualche caso il rovesciamento dei governi in carica. Maggiori investimenti in agricoltura, secondo il presidente dell'Ifad, che interverrà oggi al summit, serviranno a rendere i paesi poveri meno dipendenti dagli aiuti alimentari dei paesi ricchi, ma anche a sostenersi gli uni gli altri. «Paesi come il Malawi e l'Uganda – dice Nwanze – hanno già contribuito a rifornire di derrate alimentari la Somalia e altri attraverso il Programma alimentare mondiale » . L'Ifad, che si occupa tra l'altro della promozione della piccola agricoltura per alleviare la povertà nelle zone rurale, ha appena completato un rifinanziamento delle proprie risorse, con un aumento da 750 milioni di dollari a 1,2 miliardi di dollari l'anno per il triennio 2010-2012. «Con queste risorse – dice il presidente dell'istituzione Onu, che ha sede a Roma – dovremmo essere in grado di mobilitare investimenti complessivi per 7,5 miliardi di dollari circa. Sono cifre importanti, considerando che nei primi 30 anni di vita, l'Ifad ha investito 11 miliardi di dollari di suo, catalizzando investimenti di altri per 17 miliardi in cofinanziamento. Espanderemo il nostro portafoglio di interventi e la nostra presenza nei paesi e potremo finanziare programmi più grandi». Sul fronte dell'agricoltura nei paesi in via di sviluppo, è emersa anche, a margine del vertice dell'Aquila, la preoccupazione, espressa soprattutto da Ue e Giappone, per gli imponenti acquisti di terreni agricoli, compiuti da Cina, altri paesi asiatici e paesi del Golfo soprattutto in Africa e America latina. Secondo alcune stime, questo acquisti avrebbero raggiunto i 15-20 milioni di ettari già acquistati o in fase di acquisto. Una delle ipotesi allo studio è la creazione di un codice di condotta per gli acquirenti, anche se non è chiaro come questo possa essere fatto rispettare. Il premier Silvio Berlusconi ha annunciato ieri che l'Italia verserà la propria quota per il 2009 – pari a 130 milioni di euro – al Fondo globale contro Aids, tubercolosi e malaria di 130 milioni di euro per il 2009. Non solo: il governo metterà a disposizione 30 milioni di dollari aggiuntivi per ripianare il deficit di bilancio del fondo. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ORGANISMO ONU Il presidente Nwanze: riconosciuto il fallimento dei vecchi soccorsi, si punta agli investimenti nella produzione agricola

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Accordo sul clima. Senza Cina (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

PRIMA 10-07-2009 I Grandi all'Aquila. Obama parla di intesa storica, resta il nodo di Pechino e New Delhi. Berlusconi: dal presidente Usa l'idea di un summit sul disarmo Accordo sul clima. Senza Cina Spiraglio per le nuove regole del commercio mondiale Ï Approvata da tutti la cornice sui cambiamenti ambientali e confermato l'impegno a contenere entro due gradi l'aumento della temperatura. Stop dai Paesi emergenti sulla drastica riduzione dei gas serra Ï Sbloccati i negoziati di Doha per ridefinire più equamente gli scambi mercantili. Il G14 ha anche aderito alla bozza di lavoro per la finanza. Ma Pechino vuole una valuta globale diversa dal dollaro Ï Napolitano: la crisi offre una decisiva occasione di cambiamento nella visione e nel governo del mondo. «Gesto di grande solidarietà la scelta di tenere qui il summit» PAGINE 3/4/5/6/7/8

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Xinjiang, la stretta di Hu Jintao Monito ai rivoltosi: punizioni severe (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

PRIMA 10-07-2009   Cina Xinjiang, la stretta di Hu Jintao Monito ai rivoltosi: punizioni severe PARENTI A PAGINA 16

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(sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 10-07-2009 l'esperto/Perissinotto «Puntiamo sull'acqua risorsa di base per vita e agricoltura» DA M ILANO P IETRO S ACCÒ A cqua e campi. Se davvero vogliamo dare all'Africa un punto di partenza «possiamo solo cominciare da qui, dall'acqua che manca a quelle popolazioni e dai loro campi, che proprio la carenza idrica rende così poco generosi». Giuseppe Perissinotto sessant'anni di impegno nell'agricoltura, Cavaliere del Lavoro da un quarto di secolo, presidente e amministratore delegato di Genagricola, tra i primi gruppi agroalimentari d'Italia conosce a fondo la realtà dei campi dell'Africa. E sa che quel continente «ha tutte le caratteristiche per l'insediamento agricolo di alta qualità». Mettere l'agricoltura dei Paesi più poveri al centro dell'agenda internazionale. Lo hanno ripetuto ieri anche i leader al G8. Ma sono anni che se ne parla. Che cosa manca? La verità è che la questione non è mai stata presa in seria considerazione. Uno studio rigoroso, completo sulla situazione agricola dell'Africa non c'è. In tutti questi anni di aiuti, lo sappiamo, ci sono stati troppi sprechi, poca etica, molta corruzione. Ma spero che le cose stiano cambiando. Ci sono segnali nuovi, c'è una consapevolezza crescente, tra noi occidentali: possiamo mantenere il nostro livello di vita solo se queste popolazioni riescono a migliorare il loro. Fame, malattie, guerre. I problemi dell'Africa sono così tanti che ci si chiede da dove cominciare. Bisogna partire dall'acqua. Trecento milioni di africani non hanno accesso all'acqua potabile. Per la carenza d'acqua nel mondo sono in corso cinquanta conflitti, l'acqua è al centro di ogni aspetto del benessere umano. Basterebbe poco. Con duemila euro si può scavare un pozzo per un villaggio di 300 persone. E in Africa ci sono regioni molto piovose, dove servirebbero sistemi per raccogliere l'acqua piovana e riutilizzarla. È una sfida tecnica, ma anche politica. Naturalmente l'acqua rilancerebbe l'agricoltura. Basterebbe una migliore gestione delle risorse idriche a rendere produttivi i campi africani? Probabilmente no. Le varietà agricole locali vanno adattate, per resistere alle difficoltà ambientali e per potere fornire elementi essenziali alla dieta umana. Penso anche agli Ogm. L'ostilità contro di loro, dice Rita Levi Montalcini, è una forma di superstizione. Lo penso anch'io, sappiamo che negli Usa gli Ogm sono molto utilizzati e non hanno mai creato problemi. Il principio di precauzione, in questo caso, si è trasformato in una preclusione che fa solo danni. E concretamente i governi occidentali che cosa possono fare? Mandare qualcuno ad aiutare a gestire direttamente quei campi? No. In Africa l'agricoltura è basata sulla famiglia, un modello preziosissimo, perché rafforza le relazioni all'interno del nucleo familiare e ha un alto valore comunitario. Infatti, anche le missioni della Chiesa, in Africa, operano in questo senso. Però, oltre a vari interventi per l'acqua e per le infrastrutture sociali, civili e di comunicazione, dobbiamo mandare più tecnici, agronomi ed esperti capaci di affiancare quelle famiglie nel loro lavoro. In Africa si stanno muovendo anche tante imprese private. Possono aiutare o fanno soltanto i propri interessi? Ci sono tanti casi in cui l'intervento delle aziende occidentali ha fatto del bene a una regione africana. In altri è successo l'opposto. C'è chi va in Africa solo per i propri interessi, e lo stanno facendo anche quelli Stati, come la Cina, che comprano terreni africani per coltivare prodotti che poi tornano in patria. È un nuovo tipo di colonialismo. Ci vogliono più regole per fermare tutto questo. E i governi dovrebbero affidarsi di più alla Chiesa, che sull'Africa ha una competenza che nessun altro possiede.>Giuseppe Perissinotto

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Berlusconi: (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 10-07-2009 IL SECONDO GIORNO Berlusconi: «Da Obama l'idea di un summit per il disarmo» Il premier: «Il G8 non basta più, serve un G14». Napolitano: nessun direttorio assicura sviluppo Kevin Rudd in udienza Il premier Silvio Berlusconi con Barack Obama alla conferenza stampa (Ansa) DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IORGIO F ERRARI S ì all'agenda globale del G14, nuove regole alla finanza, rilancio dei negoziati di Doha, impegno per i Paesi più poveri, lotta al protezionismo, un piano Marshall per la Palestina e un vertice promosso da Obama per i Paesi dotati di armamento nucleare e soprattutto il superamento ufficiale del G8, soppiantato da >un allargamento che era già nei fatti e che porta alla nascita formale del G14 con l'ingresso di Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica ed Egitto. Si chiude così, con una sostanziale unanimità di vedute, la seconda giornata del G8 dell'A- quila, che fa dire a Silvio Berlusconi: «C'è stata in questo vertice un'assoluta condivisione della volontà di tutti di risolvere le crisi». Silvio Berlusconi non lascia dubbi: il G8 dell'Aquila è stato un successo e una svolta, un vertice dei cambiamenti e del dialogo. «Ora dice guardiamo alla conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici con maggiore ottimismo rispetto a prima e perfino la posizione di Cina e India ci ha sorpresi positivamente. Certamente aggiunge c'è un grande cambiamento per quanto riguarda la politica americana rispetto alla precedente Amministrazione, che si teneva lontana da questi problemi e che confessava di avere grandi dubbi su quelli che sono i risultati delle ricerche scientifiche al riguardo. Obama invece ci crede e i risultati stanno per arrivare». Il G14 ha anche toccato il tema della proliferazione nucleare. «Io dice Berlusconi sono figlio della guerra fredda, di due grandi arsenali contrapposti. Ma oggi la ten- denza è cambiata. Obama ha proposto di mettere in agenda un vertice di tutti i Paesi detentori di armi nucleari che si dovrebbe svolgere il prossimo anno. Qui a L'Aquila si è registrata da parte di tutti la volontà di andare verso una messa al bando delle armi nucleari, soprattutto dopo i colloqui a Mosca tra Obama e Medvedev dove è stata presa l'importante decisione di ridurre i rispettivi arsenali. Ma rimane il problema della proliferazione, in particolare quello relativo all'Iran, che non abbiamo nessuna intenzione di permettere che diventi anch'esso una nazione dotata di armamenti nucleari». Rispetto al passato, gli incontri di questo vertice sono stati, per così dire, a geometria variabile: otto, quattordici, venti partecipanti. Dice Berlusconi: «Abbiamo dato vita con il G14 a una struttura ormai consolidata, che raggruppa l'80% dell'economia mondiale e anche delle emissioni di anidride carbonica. E abbiamo anche constatato che il G8 è un format non più idoneo per dare un indirizzo, mentre il G14 rende possibile una vera dialettica, cosa che peraltro non accade con il G20, troppo simile alle Ue a 27 membri, dove è difficile dialogare davvero». Sul tema degli aiuti e del ritardo italiano, Berlusconi assicura: «L'I- talia verserà i 130 milioni di dollari del Global Fund per l'Africa entro il prossimo mese, coprendo così il ritardo nei pagamenti delle quote, e ne aggiungerà altri 30 per pareggiare gli scompensi di bilancio. Occorrerà però dice il premier rivedere il sistema degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo: non più sovvenzioni ai governi, che spesso non sono democratici e non fanno ricadere le risorse sui cittadini, pensiamo piuttosto a dare contributi alle realizzazioni, alle opere». Il rilancio di Doha, in questo senso, potrebbe essere la chiave: «Al direttore della Wto Pascal Lamy dice Berlusconi abbiamo dato mandato di convocare i ministri del commercio dei 14 Paesi più i l'Indonesia, l'Australia e la Corea del Sud a settembre in modo da poter presentare una relazione conclusiva al G20 di Pittsburgh». Immancabile, sul finale, una stoccata sulle polemiche sollevate da numerosi giornali. Risponde Berlusconi: «Ci sono due tipi di realtà, quella vera, quella dei cittadini e quella che è pura fantasia e che descrivono i giornali», rimandando la stoccata a Repubblica , a cui dice: «Non avete raggiunto i risultati sperati». In serata, prima della cena alla Caserma della Guardia di Finanza di Coppito, è intervenuto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha definito il vertice un «gesto di grande sensibilità e solidarietà verso le popolazioni terremotate». Il presidente ha concentrato il suo discorso sul tema della crisi economica. Una crisi «che ha svelato l'assenza di regole in un mercato senza più ordine e responsabilità». Napolitano ha auspicato che la difficile situazione economica possa essere, quantomeno, occasione di riforma delle regole globali che governano la finanza. Un'operazione che, ha sottolineato, richiede il coinvolgimento anche dei Paesi poveri o in via di sviluppo. Perché, ha concluso il presidente, «nessun direttorio di 7 o 8 potenze può assicurare lo sviluppo, la salvezza e il futuro del mondo».

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Iran e Corea i leader (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 10-07-2009 Iran e Corea «preoccupano» i leader dichiarazione «Rinuncino a tutti i programmi nucleari e si torni a negoziare» Condannate le violenze di Teheran dopo le presidenziali DALL 'A QUILA I ran e Corea del Nord sono i due Paesi che più «preoccupano» gli Otto grandi. I leader del G8 hanno «deplorato» le violenze con cui il regime di Teheran ha soffocato le manifestazioni di protesta e «condannato» le dichiarazioni del presidente Ahmadinejad negazioniste dell'Olocausto. Al termine della cena di mercoledì, i "Grandi della Terra" hanno approvato una dichiarazione da cui sembra evidente che guardano all'Iran come a uno dei focolai di crisi più inquietanti sullo scacchiere mondiale. Anche se non il solo. Nel documento si parla di proliferazione nucleare, di Medio Oriente, di Afghanistan e di Pakistan, oltre che di Corea del Nord, altra spina nel fianco della comunità internazionale, a sua volta «condannata» per il test nucleare del 25 maggio scorso e per i ripetuti lanci di missili balistici. Pyongyang viene esortata a tornare al tavolo del negoziato a Sei sullo smantellamento del suo programma atomico e a «rinunciare a tutte le armi e a tutti i programmi nucleari». Nella dichiarazione, gli Otto si dicono «profondamente preoccupati per i rischi di proliferazione » posti dal programma di Teheran. All'I- ran si riconosce «il diritto» al nucleare civile e si afferma che gli Otto grandi, assieme alla Cina, continuano a puntare sul dialogo per «la ricerca di una soluzione diplomatica». Sull'Iran non è stato raggiunto quel consenso che forse alcuni avevano sperato. Alcuni Paesi, come Francia e Gran Bretagna, volevano un testo separato dalla dichiarazione politica in cui si prospettasse un inasprimento delle sanzioni che la comunità internazionale ha già adottato contro Teheran. Sul dossier nucleare iraniano, è tornato anche ieri il premier britannico Gordon Brown che ha ribadito che la comunità internazionale si aspetta «una risposta positiva entro il mese di settembre». Mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy ha dichiarato che un attacco unilaterale di Israele contro l'Iran «sarebbe una catastrofe assoluta». Riconfermando che la «realizzazione di una pace giusta, durevole e globale rimane fondamentale », sul Medio Oriente il G8 ha poi rinnovato il completo appoggio alla «soluzione dei due stati». L'Afghanistan e il Pakistan «rimangono una priorità assoluta» e il G8 ha riaffermato l'impegno «a promuovere stabilità e sviluppo». Il lancio di un missile nordcoreano mostrato dalla tv di Seul (Ap)

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Intesa sul riscaldamento, non sulle emissioni (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 10-07-2009 IL SECONDO GIORNO Intesa sul riscaldamento, non sulle emissioni Il presidente Usa: sul clima accordo storico. Ma Cina e India dicono no ai tagli sul carbone DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IOVANNI G RASSO S ul clima l'intesa è riuscita solo a metà, ma Barack Obama spinge il pedale dell'ottimismo: «All'Aquila ha detto il presidente americano abbiamo fatti molti passi in avanti e abbiamo ancora tempo per trovare un accordo migliore». Promettendo un grande impegno degli Stati Uniti per evitare il disastro ecologico: «La salute del pianeta è a rischio e non possiamo più ignorarlo. Dobbiamo impegnarci per le generazioni future. Occorre decidere se dare forma al nostro futuro o lasciare che gli eventi decidano per noi». Se Obama, per certi versi non a torto, parla di «accordo storico», al G8 non si può non registrare una certa delusione per il mancato aggancio di Cina, India e Brasile. Nonostante mercoledì Berlusconi fosse rimasto piuttosto prudente sulla possibilità di trovare un'intesa molto avanzata con i Paesi emergenti, un certa fiducia si era diffusa ieri tra i partecipanti del G8, che speravano di presentare al mondo un accordo davvero globale. Ma puntuale è arrivato invece lo stop dei Paesi emergenti. Nella riunione del Mef (i Paesi del G8, più quelli del G5, più E- gitto, Australia, Indonesia e Corea del Sud) è stato approvato un documento di mediazione che, secondo le parole del ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, «rappresenta una buona base» in vista della conferenza climatica di Copenhagen. In sostanza, si accetta la cornice generale dell'impegno a contenere il riscaldamento della terra entro due gradi centigradi da qui al 2050, ma si rimanda al mittente la proposta di tagliare le emissioni inquinanti (prodotte essenzialmente dalla combustione degli idrocarburi) del 50 per cento entro quella fatidica data. A guidare le file degli oppositori è stata la Cina. Benché priva del suo presidente, Hu Jintao, tornato frettolosamente in patria per gestire la crisi, è stata irremovibile. Il consigliere di Stato Dai Bingguo, a nome del presidente cinese, ha spiegato ai presenti che Pechino non considera «vincolante» l'accordo sul clima raggiunto martedì dal G8 sui cambiamenti. La Cina ha chiesto agli Otto di «prendere in considerazione seriamente» le diverse condizioni economiche dei Paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo. Sì, dunque, a tutte le misure anche tecnologiche per ridurre l'inquinamento; no alla rinuncia in tempi troppo ravvicinati dell'energia che proviene dal carbone: una richiesta che sarebbe un sacrificio inaccettabile per la propria economia. Dietro la Cina sono andati a ruota gli altri. Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha ammonito: «Sul clima serve un accordo che prenda in considerazione le aspirazioni dei Paesi in via di sviluppo e non imponga vincoli che abbiano effetti su tali aspirazioni». E, da un altro punto di vista, Inacio Lula da Silva, per il Brasile, ha contestato il proposito dei membri del G8 di arrivare al taglio delle emissioni dell' 80 per cento entro il 2050: una ipotesi che i brasiliani giudicano «irrealistica» se non sarà accompagnata da un obbiettivo intermedio nel 2020. Infine l'India, che ha battuto cassa: prima di ogni decisione, hanno detto i loro rappresentanti, vogliamo vedere le nazioni più ricche impegnarsi sul fronte della gestione delle inondazioni e dell'innalzamento del livello dei mari. Nonostante i commenti delusi delle organizzazioni ambientaliste, ma anche del segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, che ha detto che si aspettava di meglio, il presidente americano Barack Obama ha invitato a non rassegnarsi: «Siamo partiti bene ha detto anche se i progressi futuri non saranno facili». Ma i Paesi più avanzati «devono dare il buon esempio» . L'America sarà in prima fila e raddoppierà i finanziamenti per la lotta all'inquinamento. L'era Bush, insomma, si è chiusa per sempre. E anche il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso ha detto di considerare un «un grande risultato» l'accordo di massima tra il G8 e i Paesi emergenti. Confermato l'impegno a contenere entro due gradi l'aumento della temperatura Stop dai Paesi emergenti sulla riduzione delle sostanze inquinanti. Frattini: buona base

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1,4 (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 10-07-2009 La mappa delle emissioni Dati in miliardi di tonnellate all'anno Usa Nord Africa Ue Russia Giappone IL PESO PER PAESE Emissioni di Co2 pro capite (ton) Incidenza sulle emissioni mondiali(%) Popolazione sul totale mondiale (%) 1,5 4,6 1,3 20,6 9,8 7,8 6,0 4,0 Usa Germania Italia Francia Cina India 20,9 2,8 1,6 1,3 17,3 4,6 1,3 5,0 0,9 0,9 20,0 17,1 0,5 6,0 3,8 1,2 1,3 0,7 RISCHIO DISASTRI 1,4 344 mln 521 mln 130 mln 2,3 mln Persone esposte a inondazioni Persone esposte a siccità Persone esposte a frane America India Cina Persone esposte a cicloni tropicali Africa sub-sahariana Latina Fonte: Undp, Rapporto sullo sviluppo umano ANSA-CENTIMETRI

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COSA POTREBBE CAMBIARE AL VERTICE DI COPENAGHEN A DICEMBRE? (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 10-07-2009 LE COLPE DEI GAS SERRA 1 Secondo il 90% della comunità scientifica sono determinati dalle emissioni inquinanti, in particolare dall'anidride carbonica, prodotta dal nostro modello di sviluppo industriale negli ultimi 50 anni, e da altre sostanze dette alterambientali come il metano. Questi gas, con la loro trasparenza, trattengono in sostanza la luce solare nell'atmosfera provocando così il surriscaldamento. DA COSA SONO DETERMINATI I CAMBIAMENTI CLIMATICI? PERCHÉ I MUTAMENTI DEL CLIMA SONO ENTRATI NELL'AGENDA I POSSIBILI DISASTRI AMBIENTALI DEL FUTURO 2 Già da alcuni anni si parla di clima nei vertici internazionali, ora il tema è urgente. Per due motivi. Anzitutto le previsioni disastrose per i paesi meno sviluppati, dove secondo l'Onu 250 milioni di persone potrebbero ritrovarsi in condizioni di povertà estrema entro 40 anni se la situazione non migliora. Secondo, i paesi del G8 vengono considerati i maggiori responsabili dell'inquinamento. Stime Onu attribuiscono agli otto big della Terra il 63% delle emissioni dette «storiche», cioè da mezzo secolo a questa parte e il 39% delle emissioni annuali. Tocca a loro quindi assumersi le principali responsabilità per invertire la rotta. INTERNAZIONALE DEL G8? COSA SIGNIFICA L'ACCORDO SUL LIMITE DEI DUE GRADI UN PASSO AVANTI, UN TETTO PER GLI «EMERGENTI» 3 Quello di ieri del Mef, le maggiori economie mondiali, viene considerato all'unanimità un importante passo avanti. Significa che la temperatura planetaria non dovrà superare di due gradi quella dell'era preindustriale. Obiettivo da raggiungere con la riduzione delle emissioni di gas serra e l'impiego di energie rinnovabili in sostituzione di combustibili fossili altamente inquinanti come carbone e petrolio. In concreto pone un tetto finora mai accettato da paesi emergenti come India, Cina e Brasile. I quali, avendo sul proprio territorio cospicue sacche di povertà, rivendicavano fino all'Aquila il diritto a crescere senza vincoli come i paesi del G8. DI RISCALDAMENTO? L'ALIBI DEL 2020 FORNITO DAI RICCHI 4 Ci sono due interessi contrastanti. I governi del G8 non hanno voluto raccogliere le indicazioni delle Nazioni Unite fissando un traguardo intermedio nel 2020 per la riduzione delle emissioni inquinanti. Questo ha fornito a Cina, India e Brasile l'alibi per respingere a loro volta limiti temporali di lungo termine per raggiungere il dimezzamento dei gas serra. PERCHÉ NON È STATA RAGGIUNTA UN'INTESA SUL DIMEZZAMENTO DELLE EMISSIONI ENTRO IL 2050? QUANTO COSTERÀ E CHI PAGHERÀ L'ADATTAMENTO PER LA RIDUZIONE UN CONTO DA RIPARTIRE EQUAMENTE 5 I costi sono stimati in 50 miliardi di dollari globali da spalmare nei prossimi decenni. In realtà nessuno ha mai detto come verranno finanziati. In base alle emissioni storiche e alla produzione annuale di inquinanti, l'Italia dovrebbe spendere circa 3 miliardi di dollari per dimezzare i gas serra. Resta il problema del «fair share», cioè dell'equa ripartizione di questi 50 miliardi. Onu e società civile internazionale chiedono che i paesi poveri non paghino e che, anzi, l'adattamento venga finanziato nei prossimi anni con fondi statali aggiuntivi rispetto agli aiuti per lo sviluppo. DEGLI INQUINANTI? LO SPIRAGLIO PER FISSARE UNA DATA 6 COSA POTREBBE CAMBIARE AL VERTICE DI COPENAGHEN A DICEMBRE? Ieri 13 paesi seduti al tavolo delle trattative non hanno respinto l'idea di fissare un limite temporale, ma hanno richiamato gli accordi di Bali dove si parlava del 2050. Solo la Cima si è chiamata esplicitamente fuori. Prima di Copenaghen, che dovrà stabilire cosa fare alla scadenza degli accordi di Kyoto nel 2012 vi saranno altri due incontri preliminari e l'Assemblea delle Nazioni Unite, dove si pronunceranno i paesi meno sviluppati. Quanto deciso ieri lascia dunque aperti spiragli di speranza Ci ha aiutato a rispondere ai quesiti sui mutamenti climatici Luca Basile, docente di Energia e ambiente presso la facoltà di Chimica industriale dell'università di Bologna e componente del comitato scientifico della Focsiv, la federazione delle ong cattoliche italiane. (a cura di Paolo Lambruschi)

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(sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 10-07-2009 «Avete dimenticato la scuola» Appello ai Grandi dal G8 degli under 16: parlate anche di educazione DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IOVANNI R UGGIERO Q ualcuno dovrà pur dirlo ai ragazzi che il mondo non è quello della play station e che i mostri veri non sono quelli affrontati dai Pokemon. Un J8, accanto al G8 dell'A- quila, dove la J sta per junior, è un modo, da qualche anno in qua, per mettere a confronto i giovani con i problemi veri, che sono le minacce climatiche, la povertà, come quella africana, e la crisi economica mondiale. Il J8 è un summit piccolo e parallelo: i partecipanti non superano i 16 anni, e ieri all'Aquila hanno incontrati i grandi del mondo. I 'piccoli grandi' sono quattordici e rappresentano tutti i Paesi del summit, e in più il Brasile, la Cina, l'Egitto, l'India, il Messico e il Sud Africa. L'Italia è all'Aquila con Camilla Grassi che si presenta così: «Ho 14 anni. Frequento la scuola media e l'anno prossimo mi iscriverò allo scientifico. Suono il pianoforte e scrivo poesie». Tutti i partecipanti al J8 sono stati selezionati da un concorso internazionale, il J8 Competition, patrocinato dall'Unicef che organizza dal 2006 questo mini vertice. Ieri, con gli altri ragazzi del J8, ha stretto la mano a Obama, a Berlusconi e a tutti gli altri. Eccoli in conferenza stampa per presentare un articolato documento che hanno offerto all'attenzione dei Grandi e ai coetanei di tutto il mondo. Per nulla imbarazzati dalle raffiche dei flash e dalla sfilza di telecamere, dicono la loro. «È importante - spiega Nigel Wordrich, un 16enne canadese - che i leader ci ascoltino anche se siamo giovani, perché i frutti della loro politica li vivremo noi. Erediteremo il mondo che loro stanno costruendo ». Al summit dell'Aquila, i ragazzi del J8 hanno introdotto un quarto tema: l'istruzione di qualità. «Per migliorare la qualità dell'istruzione - si legge nel documento - insistiamo perché le scuole forniscano cibo e acqua a tutti gli studenti in condizione di difficoltà. È dovere dei genitori mandare i figli a scuola ed è responsabilità dei governi assicurare che le ragazze e i ragazzi abbiano uguale accesso alla scuole e abbiano quanto necessario per garantire la continuità». È evidente, dalla lettura del documento, che i Piccoli dei Paesi più sviluppati abbiano voluto dare maggiore attenzione a quelle società dove la povertà incide anche sul diritto all'istruzione e dove il sesso è un motivo discriminante. «È necessario - si legge ancora - che i lea- der del G8 lavorino attivamente per fornire sistemi educativi a misura di bambini e ragazzi con il loro coinvolgimento nelle decisioni che li riguardano ». Ma è sorprendente che, oltre a questa richiesta di essere sentiti, siano proprio i giovani a invocare una sorta di meritocrazia quando chiedono al G8: «Noi sosteniamo la disponibilità di servizi per le attività extracurricolari e la creazione di sistemi che premino incoraggino il talento». È stato il ministro delle Politiche giovanili, Giorgia Meloni, ad accompagnare i giovani del J8. Si mostra soddisfatta: «È un segnale importante - dice - che deve essere preso in considerazione proprio perché viene dalla generazione che ci seguirà e alla quale affidiamo l'ambiente insieme al futuro ». I ragazzi si sono confrontati su tutti i temi del G8 approfondendo in particolare la questione del clima. Nella loro discussione, hanno tirato fuori a sorpresa, come un coniglio dal cilindro, un'iniziativa che hanno poi proposto ai Grandi. L'hanno chiamata 'Blue Iniziative', per il problema dell'acqua. Prevede «di ridurre l'utilizzo in bottiglia nei luoghi in cui l'accesso all'acqua potabile esiste; istituire fondi per costruire, nei Paesi in via di sviluppo, infrastrutture che ne garantiscano l'accesso; di educare i giovani sulle tematiche correlate all'acqua perché possano capire l'importanza di salvaguardarla». Si capisce dal documento che considerano mostruosi gli attentati al clima, e scrivono: «La riduzione delle emissioni di gas serra è prioritaria per il benessere del nostro pianeta. Incoraggiamo i leader del G8 a costruire e a firmare, sulla base dei principi del Protocollo di Kyoto, una versione migliorata nel contesto dell'accordo di Copenaghen». Concludono con un grido: «Noi abbiamo bisogno di essere ascoltati e che le nostre voci siano parti delle vostre decisioni. Agiamo ora! ». È così parlano i veri Pokemon. I giovani dei Paesi presenti al Summit dell'Aquila hanno preparato il loro documento. Ai temi già trattati dagli adulti, hanno aggiunto quello dell'istruzione

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Semi cinesi, sequestrati a Prato quattro ettari (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 10-07-2009 Semi cinesi, sequestrati a Prato quattro ettari DA P RATO U n'operazione che dal nome rievoca i giardini dell'antica Roma: peccato però che gli «Horti cinesi» scoperti ieri fossero campi coltivati con sementi non certificate, provenienti appunto dalla Cina, e irrigati con acque non controllate. Si tratta di quattro ettari in Toscana, nella località Maliseti - frazione del comune di Prato - che sono stati sequestrati dagli uomini del Comando provinciale e del nucleo agroalimentare e forestale del Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con il personale dell'agenzia toscana di Protezione dell'ambiente e della polizia municipale. Sono finiti sotto sequestro anche 300 buste di semi e 20 chili di sementi importati senza autorizzazione dalla Cina. «Avevo annunciato che la fase 2 della tolleranza zero avrebbe portato a un aumento delle attività di intelligence e controlli e a risultati importanti per continuare a tutelare la salute dei cittadini» ha dichiarato ieri il ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia. La fase uno a cui si riferisce il ministro era un'operazione analoga effettuata sempre a Prato nei mesi scorsi presso tre ditte cinesi che coltivavano ortaggi. In totale, nelle due operazioni sono stati ispezionati 13 ettari di terreni coltivati a orti, sequestrate 550 buste di semi e 40 chili circa di sementi di varie specie vegetali. «Ieri - prosegue Zaia - è stata bloccata una vasta area coltivata a cielo aperto con sementi provenienti dalla Cina con caratteristiche genetiche non chiare. Per di più, i campi erano irrigati con acque non controllate. Un danno non solo alla salute, ma anche all'ambiente » . Non solo, ha aggiunto: un particolare grave «è che queste sementi vengono introdotte nel nostro territorio direttamente dai cittadini cinesi in occasione dei loro viaggi in patria all'interno di bagagli personali, eludendo così i controlli doganali» . Dalle etichette riportanti scritte esclusivamente in lingua cinese non è stato però possibile risalire alla specie esatta e alle ditte produttrici nonchè ai relativi importatori. «Tutti i nostri sforzi in questa nuova fase - ha continuato Zaia - dovranno essere sempre più rivolti a contrastare l'arrivo dall'estero di tutti i prodotti contraffatti che non hanno nulla a che vedere con il nostro ricchissimo patrimonio agroalimentare, tutelando così sia il duro lavoro dei nostri agricoltori, sia la salute degli italiani» . Il timore che, dietro a tanta abbondanza di ortaggi nel mercatino degli agricoltori cinesi di Prato, ci fossero semi geneticamente modificati, serpeggiava da tempo, così come quello relativo ai concimi e ai diserbanti impiegati in quei campi. A sollevare i primi dubbi, nel gennaio 2008, era stata la Coldiretti, che aveva messo in dubbio la bontà dei semi, dell'acqua e dei concimi. E proprio l'anno scorso la polizia municipale chiuse una derivazione abusiva dello scolmatore del depuratore cittadino, dal quale gli orticoltori attingevano per irrigare i loro campi. l'operazione Trovati anche 20 chili di sementi importate senza autorizzazione I campi erano irrigati con acque non controllate

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Quel di 8 anni con tanti ko (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 10-07-2009 Quel «round» di 8 anni con tanti ko DA M ILANO C L AUDIA L A V IA E ra il 2001. Due anni dopo l'incontro della Wto a Seattle, l'appuntamento era stato fissato nel centro congressi di Doha, cuore del piccolo emirato del Qatar. Doveva essere la sede tranquilla della quarta conferenza ministeriale della Wto, l'Organizzazione mondiale del commercio estero, ma la strada si prevedeva già in salita. Una difficoltà che si leggeva anche dalla lettera inviata da Silvio Berlusconi agli altri capi di Stato e di governo del G7: «Dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre », scriveva il premier, «la scena economica mondiale è mutata e le previsioni sono meno favorevoli rispetto a quelle del vertice di Genova. Esiste un concreto rischio che alcuni Paesi, nella convinzione di tutelarsi, ricorrano a metodi protezionistici, determinando un'involuzione del sistema multilaterale degli scambi che renderebbe l'economia mondiale più fragile». Così fra le pressioni dei no global, la protesta al G8 di Genova, gli attentati alle Torri gemelle e al Pentagono, viene lanciato con grande enfasi il primo grande negoziato commerciale multilaterale a favore dello sviluppo. All'inizio l'idea generale è di concedere l'apertura dei mercati occidentali alle importazioni agricole dei Paesi emergenti, in cambio dell'apertura dei loro mercati ai prodotti industriali (e, in prospettiva, anche a banche e assicurazioni) dell'Occidente. Ma da allora il panorama mondiale è stato continuamente rivoluzionato e il Doha Round ne ha sempre pagato le conseguenze. A partire dall'incontro del 24 luglio 2006 quando Pascal Lamy, allora direttore generale della Wto, dopo aver constatato che le posizioni dei principali attori commerciali del mondo rimanevano inconciliabili e che non c'era interesse a trovare un accordo di compromesso, ha formalmente dichiarato la sospensione dei lavori. Poi lo scorso luglio, a sette anni dal lancio e dopo nove giorni di trattative accanite a Ginevra, sempre sotto la regia di Lamy, i negoziati per la liberalizzazione del commercio mondiale sono falliti. Ancora una volta. È finita muro contro muro, con gli Stati Uniti da una parte e l'India e la Cina dall'altra. Le delegazioni dei maggiori Paesi della Wto (una trentina sui 153 totali) hanno deciso di gettare la spugna e chiudere la lunga maratona negoziale di Ginevra. Eppure si potrebbe dire che non è andata malissimo. Su venti punti all'ordine del giorno, i negoziatori hanno trovato l'accordo sui primi diciotto. Si sono incagliati sul diciannovesimo e non hanno mai affrontato il ventesimo. Purtroppo, però, nei negoziati della Wto vale la regola aurea che non si raggiunge un accordo su nulla se non si raggiunge un accordo su tutto. Terreno di scontro erano i cosiddetti «meccanismi di salvaguardia», in base ai quali ai Paesi in via di sviluppo viene concesso di alzare barriere tariffarie quando il volume di importazioni di prodotti agricoli e alimentari cresce in modo da minacciare le loro coltivazioni nazionali e incidere sui livelli di vita delle loro popolazioni. In gioco c'era la soglia oltre la quale poter applicare misure protettive. Gli Usa non hanno voluto scendere sotto quel 40% di aumento dell'import contenuto nella bozza di accordo in discussione. L'India, invece, non era disposta a concedere più del 10%. E anche la Cina ha ribadito di voler difendere a tutti i costi la produzione nazionale di riso, zucchero e cotone. Da allora più nulla. Fino allo scorso gennaio quando, a pochi giorni dall'insediamento ufficiale del neo-presidente Usa, Peter Mandelson, l'ex commissario europeo per il Commercio, diventato nel frattempo ministro degli Affari economici nel governo di Gordon Brown, aveva rivolto un appello a Barack Obama perché facesse del Doha Round una delle priorità della sua già pesante agenda politica. Mandelson aveva spiegato che la leadership americana sarebbe stata «indispensabile» per rilanciare e completare il negoziato avviato all'inizio della presidenza di George W. Bush e in stallo dallo scorso luglio. Piena di ostacoli la strada che porta a una maggiore apertura dei mercati. L'avvio in Qatar, nel 2001, il blocco l'anno scorso, con lo scontro tra Usa, Cina e India

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Le nuove regole anti-crisi si allargano ai 14 (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 10-07-2009 ECONOMIA E FINANZA Per il direttore generale dell'Fmi Strauss-Kahn, «la ripresa è lenta, e anche se un'inversione di rotta è attesa per il 1° semestre del 2010, resta il problema della disoccupazione e quello dei conti pubblici» Le nuove regole anti-crisi si allargano ai 14 Ma la Cina lancia un fulmine: il dollaro non basta più, serve una nuova valuta mondiale DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IORGIO F ERRARI « T ornare a crescere e respingere il protezionismo », sintetizza Silvio Berlusconi, e di fatto l'agenda globale, il documento cioè che contiene i capitoli economici del G8 iniziato mercoledì a L'Aquila e proseguito ieri con l'allargamento al G5+1 (alchimia contabile che includendo Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa oltre all'Egitto come invitato speciale conduce al G14, ormai a pieno divenuto l'erede del vecchio format del G8), si può racchiudere in poche semplici conclusioni: «Mentre continueremo a sostenere le nostre economie con ogni misura necessaria per superare la crisi dice il documento , cominceremo anche a preparare le strategie di uscita dalle misure di Governo straordinarie adottate per rispondere alla crisi». Certo, una crisi tutt'altro che superata, anzi, a sentire il direttore generale del Fmi Strauss-Kahn, «la ripresa è lenta, e anche se un'inversione di rotta è attesa per il primo semestre del 2010, restano quattro preoccupazioni: disoccupazione, sostenibilità delle finanze pubbliche, squilibri globali e Paesi a basso reddito. Ma gli otto Grandi e i loro ospiti allargati hanno confermato e poteva essere altrimenti? la volontà di cooperare affinché 'l'economia globale riprenda la crescita lungo un cammino equilibrato, equo e sostenibile a beneficio di tutti, soprattutto dei più vulnerabili». Il nemico pubblico dell'economia mondiale non sembra più essere la finanza selvaggia: quella ha già abbondantemente fatto i suoi danni e i grandi Paesi gli Stati Uniti in testa hanno dovuto già svenirsi per limitarne i danni. Ora lo sguardo si posa sulla concorrenza, sul commercio mondiale, sui negoziati di Doha. E gli Otto si sono trovati un nuovo feticcio da abbattere, il protezionismo. Un'arma straabusata in realtà nel corso degli ultimi duecento anni un po' da tutti, dal Giappone alla Gran Bretagna, dall'America alla Francia. Ma ora, i Grandi, la Ue, gli emergenti si impegnano solennemente ad «astenersi da svalutazioni concorrenziali delle nostre valute e promuovere un sistema monetario stabile e ben funzionante». Attenzione a queste ultime parole, perché ecco che i cinesi se ne escono con un colpo a sorpresa per bocca del consigliere di Stato Dai Bingguo (Hu Jintao, come si sa, è tornato frettolosamente a in patria per domare la rivolta domestica): «La Cina ha detto l'alto funzionario che rappresentava a tutti gli effetti la voce di Pechino vuole una riforma graduale del sistema valutario internazionale per una maggiore diversificazione della moneta di riferimento per poter garantire la stabilizzazione dei tassi di cambio e favorire così un regime più razionale e differenziato ». Frase che sembra uno scioglilingua cinese, e in effetti lo è, ma che tradotta dal mandarino significa né più né meno: il dollaro non può più essere considerato l'unica moneta di riserva internazionale, meglio pensare a un paniere che contempli euro, yen, sterlina e appunto il biglietto verde americano. Re dollaro, e con lui Barack Obama, sono avvisati: la Cina, Paese emergente dalla crescita impetuosa e dalla forza demografica inimmaginabile per noi occidentali, sta dettando le sue regole. Non solo sul clima, ma anche sulle valute e sui criteri economici. «Paesi industrializzati e paesi emergenti e in via di sviluppo dice Pechino hanno eguali e grandi responsabilità. I primi devono difendere davanti alla comunità internazionale i diritti dei Paesi emergenti allo sviluppo economico e alla salvaguardia delle loro caratteristiche nazionali, ridurre il loro debito pubblico e promuovere i trasferimenti di tecnologia ai paesi emergenti. I secondi devono concentrare le loro energie sullo sviluppo e poi aprire le porte agli investimenti e ai prodotti dei Paesi sviluppati». Un bel diktat, non c'è che dire. Pechino vuole una riforma graduale del sistema valutario internazionale per una maggiore diversificazione della moneta di riferimento

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gli emergenti (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-07-2009)

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ECONOMIA 10-07-2009 BRASILE Più telecomunicazioni Già da tempo uno dei 10 Paesi più industrializzati al mondo, negli ultimi 25 anni ha visto nascere molte industrie nel campo delle telecomunicazioni, nella bioteconologia, dei nuovi materiali, e il settore aeronautico rappresenta oggi una fetta rilevante del Pil nazionale. Il Pil del Brasile è però calato dello 0,8% nel primo trimestre dell'anno, facendo così entrare ufficialmente il Paese in recessione. CINA Riserve monetarie Influenzata dalla crisi finanziaria internazionale, l'economia cinese non ha mantenuto la crescita di due cifre registrata per 5 anni consecutivi, ma nonostante ciò nel primo trimestre 2009, il Pil del paese ha registrando un aumento del 6.1% rispetto allo stesso periodo del 2008. Le elevate riserve monetarie rendono più solido il sistema finanziario, che sta uscendo dalla fase di risanamento del settore bancario. INDIA Economia di tipo misto L'India è la dodicesima più grande economia del mondo in termini nominali, e la quarta in termini di potere d'acquisto. Ha un'economia di tipo misto in cui il governo, sia a livello federale sia nei singoli stati, svolge un importante ruolo di regolazione e pianificazione, oltre a essere titolare di numerose imprese pubbliche. Il Pil dell'India è cresciuto del 5,8% annuo nel trimestre gennaio-marzo 2009. MESSICO Investimenti dall'estero Malgrado le crisi economiche del 1982, '88 e '94, l'economia messicana vive dal '96 un processo di recupero, con un nuovo sistema basato su un minore intervento del governo sui mercati e maggiori investimenti esteri in molti settori di primaria importanza. Come conseguenza della crisi, quest'anno il Messico ha sofferto la maggior caduta del Pil di tutte le nazioni dell'America Latina (-4%). SUDAFRICA Leader del Continente Nonostante i gravi problemi ereditati dall'apartheid, l'economia del Sudafrica è la più sviluppata del continente africano. Produce da solo oltre un quarto del reddito continentale, grazie soprattutto alle risorse minerarie e alle industrie collegate. La crisi economica si è però abbattuta anche sul Sudafrica dove il Pil, nel 2009, dovrebbe calare dell'1,2%, ai minimi da 10 anni. gli emergenti

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Il BRIC, volano della ripresa economica (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

Il BRIC, volano della ripresa economica Mario Lettieri, Paolo Raimondi*, 10 luglio 2009, 08:58 La riflessione Quello dell'Aquila potrebbe essere l'ultimo summit formato G8. A causa del vecchio vizio di gratuita superiorità e egocentrismo occidentale non se ne parla molto, ma nella città abruzzese ci saranno anche i capi di governo degli stati emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). D'ora in poi si dovrà sempre parlare di G20, non solo da un punto di vista formale ma anche sostanziale. Lo impone il cambiamento dei rapporti di potere, di peso economico e di strategie geopolitiche Il BRIC, con il 40% della popolazione mondiale posta su tre continenti, vanta già il 25% del PIL mondiale. Il 16 giugno scorso i leader di questi stati si sono incontrati a Ekaterinburg anche con i rappresentanti dei governi dello Shanghai Cooperation Organization (SCO), che oltre alla Cina e alla Russia, come membri comprende anche il Kazakhstan, il Kirgystan, l'Uzbekistan e il Tajikistan, e India, Pakistan, Iran e Mongolia come osservatori. Prima o poi del peso del BRIC e dello SCO si dovrà tenere conto adeguatamente. Il London Economist dello scorso 20 giugno ha incominciato a prenderne atto e in un'analisi titolata "Non sono uomini di paglia" pone addirittura la domanda se non sia in corso una qualche forma di separazione, di decoupling, dalle economie occidentali cosiddette avanzate. L'articolo in questione riconosce che c'erano già delle tendenze importanti in questa direzione e che ora stanno riproponendosi a seguito dello shock finanziario globale. Tali tendenze non si manifestano solamente nei tassi di crescita che sono superiori a quelli dei paesi industrializzati. In un certo senso esse indicano che i due organismi "danzano con una musica differente e che questi mercati emergenti crescono o si riducono in modo autonomo e non sotto l'influenza dei paesi ricchi". L'autonomia dell'economia del BRIC sta innanzitutto in una minor dipendenza dalle esportazioni (Brasile e India esportano meno del 15% del loro PIL e anche la Cina esporta meno di quanto si pensi). La presenza di una grande mercato interno, la diversificazione industriale e tecnologica superiore alle normali aspettative, i grandi programmi statali di investimenti nelle infrastrutture e l'aver "manovrato" meglio il processo di liberalizzazione dei propri sistemi finanziari dopo la devastante crisi in Asia del 1997-8, sono tutti elementi che rivelano una crescente autonomia. La Cina già nel novembre 2008 aveva lanciato un programma di 600 miliardi di dollari in investimenti nei settori dell'economia reale per cui, nonostante la caduta del 25% delle esportazioni, l'economia cinese nel primo semestre del 2009 è cresciuta del 6%. Oggi il mercato cinese dell'auto ha superato quello americano, mentre solamente tre anni fa era del 50%. Anche l'India, con una crescita del 4%, è presente non solo nel tessile e nell'elettronica a basso costo ma è cresciuta moltissimo anche nella costruzione di navi, nei settori chimici, dell'acciaio e delle comunicazioni. La Russia invece è stata colpita più duramente per lo sconquasso sui prezzi delle materie prime. Il Brasile si trova in una fase di consolidamento della propria economia. Indubbiamente la crisi globale non può che provocare degli effetti negativi ovunque, ma il BRIC ha una potenzialità di stabilità e di ripresa superiore. Per quanto riguarda la crisi finanziaria, il BRIC si muove su quattro direttrici: una decisa regolamentazione dei mercati finanziari mondiali, un superamento ordinato dell'attuale sistema monetario mondiale basato solo sul dollaro, una riorganizzazione del FMI con un ruolo più importante per i Diritti Speciali di Prelievo quale strumento di transizione nei meccanismi di riserva mondiale e la creazione a più lungo termine di un nuovo sistema monetario multi polare basato su un paniere di monete. In tutte queste iniziative il BRIC non va più "a rimorchio" dei paesi industrializzati. Non aspetta che l'America metta le carte a posto, ma opera con grande indipendenza anche per consolidare i rapporti al suo interno. Il commercio tra gli stati del BRIC è in grande aumento e spesso è regolato in monete locali e non più in dollari. Chi poteva immaginare cinque anni fa che la Cina diventasse il primo partner commerciale del Brasile e dell'India? Questi paesi hanno compreso che il motore dello sviluppo e della crescita, anche per le economie sommerse dai debiti, sta nella realizzazione di grandi infrastrutture e negli investimenti e nelle innovazioni tecnologiche che dovranno essere fatte nel pieno rispetto dell'ambiente. Sarebbe utile che l'Europa tenesse conto di queste indicazioni anche per il proprio sviluppo. *Mario Lettieri, sottosegretario all'Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista

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G8. Berlusconi: "Ha fallito chi voleva la rovina del Paese" (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

G8. Berlusconi: "Ha fallito chi voleva la rovina del Paese" 10-07-2009 L'AQUILA. Già alle sette di ieri mattina, Silvio Berlusconi aveva chiesto di avere in mano la rassegna della stampa nazionale e straniera che - il premier ne era certo - avrebbe fatto un giusto resoconto del suo "miracolo", del suo G8 iniziato con gli elogi di Barack Obama, del bilancio in attivo del primo giorno di summit. Un umore battagliero, quello del Cavaliere, tornato in sella dopo giornate cupe, vissute nel timore di scivolare nella prova decisiva della presidenza italiana al summit dei grandi. E funestate dagli attacchi concentrici sul suo privato sempre più pubblico. Così a sera, dopo una nuova giornata di segno positivo, dopo i sorrisi, le strette di mano e gli accordi chiusi con i leader del G14, Berlusconi si è tolto un peso. "Non avete raggiunto il risultato che volevate. Auguri.", ha detto in conferenza stampa rivolto al cronista di Repubblica', il giornale che in queste settimane Berlusconi aveva accusato di rovinare l'immagine dell'Italia con la campagna contro di lui, tenuta alta anche dai media stranieri. Non ci sono stati scandali, non è uscita nessuna foto scomoda', non c'è stata nessuna sconfessione della presidenza italiana del G8, non ci sono stati disordini né scosse di terremoto. "Ci sono due tipi di realtà: quella della gente comune e quella dei giornali, che spesso non è una realtà ma pura fantasia, come qui si è dimostrato", ha dunque scandito orgoglioso il premier, nella convinzione di aver vinto la scommessa, di aver avuto la sua rivincita, con un recupero di immagine incontestabile. In sala è scoppiato l'applauso, non solo da parte dello staff del presidente, entusiasta della risposta, ma anche di volontari e funzionari della protezione Civile. "Perfetto", ha commentato il sottosegretario Paolo Bonaiuti, suo portavoce. E la stampa estera, che nei giorni scorsi aveva promesso domande scottanti sul caso Noemi, sul Bari-gate e sulle foto di Villa Certosa? Nessun cronista straniero ha alzato la mano, mentre ha tenuto il punto il giornalista di Repubblica' al quale in un primo momento Berlusconi non aveva voluto rispondere su cose "non inerenti al G8". Il premier non si è sottratto alle domande della stampa italiana: ha risposto per sette volte, ostentando tranquillità, per smentire chi il giorno prima aveva visto, nella rapida chiusura del suo punto stampa', la volontà di evadere domande imbarazzanti al termine della prima, importante giornata di vertice. Eloquenti i sorrisi distesi di Berlusconi, nelle immagini che di lì a poco lo vedevano ad accogliere i grandi del mondo, prima della cena con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. "Avanti, adesso pensiamo agli altri incontri di domani", ha solo commentato dopo l'incontro con i giornalisti il premier, mostrando una concentrazione totale, assoluta, alla buona riuscita del vertice. Un risultato finora centrato, tanto da ricevere le lodi della Cina (dopo quelle degli Usa) sul suo ruolo di "moderatore", equo e rispettoso di tutti i Paesi ospiti. Il vertice è stato preparato con riunioni interminabili (di oltre dieci ore quella di sabato), mandando a memoria i dossier e studiando i diversi temi da affrontare. Oggi il G8 si chiude e sembra riuscito. E al premier, dopo la prova positiva, non resta che sperare di mettere un'altra freccia al suo arco, ottenendo l'incontro con il Papa che da giorni ha chiesto al Vaticano.

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G8. Clima: intesa dimezzata (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

G8. Clima: intesa dimezzata 10-07-2009 L'AQUILA. La scure dei Paesi emergenti si è abbattuta sull'intesa del G8 sul clima e l'ha dimezzata: le nuove economie hanno accettato di contenere a due gradi l'aumento della temperatura mondiale rispetto all'era preindustriale, ma non hanno accettato di quantificare un tetto preciso per il calo delle emissioni di CO2 entro il 2050, limitandosi a sottoscrivere un impegno per una loro "riduzione sostanziale". La doccia fredda, non inaspettata, è arrivata dalla Cina che ancora prima dell'avvio dei lavori del Mef (il Major Economies Forum che riunisce i Paesi di G8 e G5, più Indonesia, Corea del sud, Australia e Ue e rappresenta l'80% delle emissioni di CO2 del mondo), ha dichiarato di non ritenersi vincolata dall'accordo tra gli Otto grandi che prevede di ridurre del 50% i gas ad effetto serra entro il 2050, con un impegno delle nazioni più industrializzate pari ad una riduzione dell'80%. "E' fondamentale che i Paesi sviluppati prendano in considerazione le diverse condizioni" dei paesi emergenti e in via di sviluppo, ha detto il direttore del servizo stampa e informazione del ministero degli Esteri cinese Ma Daoxu. E anche l'Egitto, che ha partecipato al vertice del G14, ha insistito su questo tasto. Il presidente Hosni Mubarak ha invocato un compromesso "equo ed equilibrato", che prenda in conto "le aspirazioni dei Paesi in via di sviluppo senza imporre loro vincoli che abbiano effetti su tali aspirazioni". L'India, con il primo ministro Manmohan Singh ha insistito sulla necessità di soluzioni che non perpetuino in alcun modo la povertà delle nazioni in via di sviluppo. "Con i Paesi del Mef non siamo riusciti a formulare target di riduzione del CO2 entro il 2050 e neppure target di medio termine, ma l'accettazione del contenimento delle temperature entro i 2 gradi celsius è un importante passo in avanti: è la prima volta ed è un avanzamento ", ha dichiarato il premier svedese e presidente di turno della Ue Fredrik Reinfeldt. "Siamo sulla buona strada per un accordo ambizioso a Copenaghen. L'intesa di oggi è una svolta", ha aggiunto il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso. E anche il premier Silvio Berlusconi si è detto più fiducioso: "Da oggi possiamo guardare con maggiore ottimismo al vertice di Copenaghen, anche perché da parte di India e Cina c'è stato un atteggiamento molto positivo che ci ha sorpreso". A limitare comunque la dimensione dell'accordo sono state soprattutto le richieste di Pechino e Nuova Delhi, che ai paesi sviluppati hanno chiesto "più soldi per finanziare il loro cammino verde" e "impegni più forti per la riduzione dei gas nocivi, considerata la loro responsabilità storica nel disastro ambientale", ha spiegato un diplomatico. I Paesi più industrializzati non sono riusciti invece a concordare obiettivi a medio termine per un calo significativo dei gas nocivi già entro il 2020 e neppure a precisare i loro impegni finanziari verso le nazioni in via di sviluppo. Il pacchetto sugli aiuti è stato rinviato al G20 di Pittsburg, di metà settembre. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon ha stigmatizzato questa attitudine, dichiarando che i progressi tra gli Otto grandi "non sono sufficienti". Ban Ki Moon, che gestirà i negoziati di Copenaghen per il futuro del Protocollo di Kyoto, ha invitato gli Otto a fare di più perché la lotta al cambio climatico "è un imperativo morale e politico e una responsabilità storica, per il futuro dell'umanità e dello stesso pianeta". I Paesi del Mef hanno potuto annunciare l'avvio di una partnership globale per promuovere le tecnologie verdi, a basso contenuto di carbone. L'idea è di raddoppiare entro il 2015 gli investimenti pubblici nella ricerca e nello sviluppo indirizzandoli all'efficienza energetica, all'energia solare, alle reti elettriche interattive, alla cattura e allo stoccaggio del carbone e alla produzione di veicoli di ultima generazione. Le indicazioni dei Paesi guida dovranno arrivare entro il 15 novembre. Il Messico ha proposto di creare un Fondo verde per facilitare il sostegno internazionale alle nazioni in via di sviluppo. Questa ed altre proposte per un nuovo sistema di finanziamento saranno discusse in nuovi incontri che impegneranno i leader in questi 150 giorni che li separano da Copenaghen.

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G8. Non più in otto ma in 14. Berlusconi: l'allargamento unica ricetta contro la crisi (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)

Argomenti: Cina

G8. Non più in otto ma in 14. Berlusconi: l'allargamento unica ricetta contro la crisi 10-07-2009 ROMA. La fiducia, certo, ma anche un formato allargato del club dei grandi': è questa la ricetta che Silvio Berlusconi rilancia dal G8 dell'Aquila dal quale, sottolinea, sono arrivati "risultati concreti" anche al di là delle aspettative. Dal vertice, ha detto Berlusconi aprendo i lavori del G14 (gli Otto grandi, più i cinque Paesi emergenti e l'Egitto) "esce un messaggio di speranza e fiducia" per uscire dalla crisi economica internazionale. In primo luogo, verso chi soffre per le conseguenze del rallentamento economico perché, ha sottolineato, "tutti i leader hanno posto l'accento sul fatto che l'attenzione dei governi in questa crisi debba andare alle persone che ne soffrono: ai cittadini che perdono il lavoro e a chi nel mondo soffre la fame". Insomma "nessuno deve essere lasciato indietro" anche perché tutti i leader hanno mostrato la "volontà assoluta di risolvere le crisi". Il presidente del Consiglio, in veste di padrone di casa, ha quindi posto l'accento sul necessario allargamento del club: "Il G14 è una struttura ormai consolidata", ha sostenuto, rimarcando il fatto che in esso è rappresentato oltre l'80% dell'economia mondiale. Circostanza che lo rende più "idoneo" del G8 nel dare un indirizzo all'economia mondiale. Nel motivare l'efficacia del formato a Quattordici, il Cavaliere critica indirettamente l'allargamento dell'Ue: "Il G20 e il G24 hanno un numero di componenti troppo alto" e non rendono possibile una "vera dialettica, ma solo giri di tavolo". Un'esperienza, ha aggiunto, "che noi europei conosciamo bene" visto che sappiamo quanto sia cambiata l'Europa dopo l'ingresso di 12 nuovi Stati membri. Davanti ai media di tutto il mondo, però, Berlusconi ha soprattutto rivendicato i "risultati concreti" del summit: a cominciare dal clima, visto che "ora possiamo guardare con molto maggiore ottimismo" al vertice di Copenaghen di fine anno. Anche perché da parte di India e Cina c'è stato un atteggiamento "molto positivo" che ci ha perfino "sorpreso". Allo stesso modo, sui temi di politica internazionale i risultati, a suo giudizio, sono stati notevoli, come dimostra la "convergenza" registrata intorno al tavolo. Sul tema del nucleare, ha detto ad esempio, la volontà comune di "negare" gli armamenti ha consentito al presidente Usa Barack Obama di convocare un vertice il prossimo anno. Stessa unione di intenti si è registrata sul Medio Oriente, sull'Afghanistan e sul Pakistan. Così come sull'Iran al quale , ha ricordato, sono state risparmiate sanzioni, ma verso cui il G8 ha deciso di esercitare un "forte pressing" per evitare che si doti di testate nucleari. Il premier ha insistito ancora sui risultati del vertice, citando fra l'altro la convocazione di un incontro a livello ministeriale per rilanciare il processo di Doha allo scopo di produrre un documento al prossimo G20 di Pittsburgh. L'obiettivo, ha sottolineato, è quello di consentire di rilanciare un negoziato fermo ormai "da sette anni". Infine, ha voluto ricordare gli aiuti ai Paesi poveri: "Dal vertice è nata la decisione di arrivare a 10-15 miliardi di dollari per i paesi in via di sviluppo". E l'Italia, ha aggiunto, farà la sua parte saldando i suoi debiti con l'Africa con un assegno da 130 milioni di dollari, che si è impegnato a versare entro un mese.

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Rivolta in Loira nel nome di Momo (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Rivolta in Loira nel nome di Momo Prodi, sì al terzo mandato di Errani Cina, moschee chiuse per gli uiguri Immagini, parole e graphic novel Il mago Potter e l'incantesimo d'amore

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quelle regole anti crisi sono solo propaganda - alessandro penati (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 26 - Economia IL MERCATO QUELLE REGOLE ANTI CRISI SONO SOLO PROPAGANDA I Global Legal Standards sono un´uscita a effetto a uso e consumo del teatrino politico ALESSANDRO PENATI I Global Legal Standards (Gls), una sorta di Costituzione economica del mondo, per assicurare sviluppo senza più crisi, sono stati presentati come principale contributo italiano al G8. L´idea che istituzioni e norme debbano essere disegnate a partire da principi "alti" sarà affascinante, ma fa a pugni con la realtà. Norme e istituzioni sono il risultato della lenta evoluzione dei rapporti di forza tra gli interessi prevalenti, della storia, del retaggio culturale di ogni paese. Se le procedure fallimentari, l´evasione fiscale, la struttura proprietaria delle imprese, il mercato del lavoro, i sistemi previdenziali sono diversi da un paese all´altro è perché ciascuno, pur condividendo origini culturali e principi di convivenza civile, ha trascorsi diversi. Analogamente, popoli confinanti sviluppano lingue diverse. Ma invece di dichiarare che una lingua comune sarebbe un vantaggio per tutti, meglio prendere atto delle diversità e cercare accordi sugli standard in aree specifiche: per esempio, come con il Financial Stability Board su coefficienti patrimoniali per le banche, indicatori di indebitamento, o stanze di compensazione per i derivati. E non serve aspettare che il mondo sottoscriva il principio che frodare il fisco è male: meglio ricercare subito un accordo bilaterale, come ha fatto gli Stati Uniti con la Svizzera. L´approccio Gls esalta il ruolo degli organismi sovranazionali. Ma la cooperazione internazionale già abbonda. Per la stesura dei Gls, l´Ocse ha pubblicato una tabella che riporta ben 134 strumenti multilaterali a disposizione dei governi attraverso le otto organizzazioni economiche internazionali esistenti. La natura di questi consessi è però meramente consultiva. Meno strumenti e meno organismi, ma con un vero potere esecutivo e di indirizzo, sarebbero più efficaci. Anche se comporterebbero una limitazione della sovranità politica dei governi, sempre tesi a perseguire gli interessi locali del momento, alla faccia dei Gls. Che senso ha discutere di Gls per il mercato del lavoro e l´ambiente quando si sa che quello che conta oggi è un accordo con la Cina? E che l´interesse di tutti (Italia inclusa) è fare affari coi cinesi, anche a costo di non vedere come calpestano i diritti umani? Altro che standards per i lavoratori. Leggo che i principi alla base dei Gls sarebbero: trasparenza dei bilanci; tutela dei diritti; condanna di corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale; allineamento degli interessi dei manager a quelli dell´azienda; trasparenza nei rapporti tra economia e politica, e così via. Ma questi sono i presupposti, da sempre, del sano funzionamento di ogni economia di mercato. Il problema, quindi, non è enunciarli, ma farli rispettare. A questo fine, mi domando quanto il governo italiano sia un credibile paladino della lotta alla corruzione e all´evasione fiscale, o della trasparenza nei bilanci e nei rapporti tra economia e politica. Nella foga di ridisegnare regole e istituzioni internazionali, si rischia di cadere in contraddizione. Alla Bce verrà dato un ruolo di preminenza nella nuova Autorità Europea sui rischi, allargando il suo raggio di azione alla stabilità macroeconomica e finanziaria, e alla supervisione dei sistemi bancari. Ma è stata costituita attribuendole come unica responsabilità la stabilità dei prezzi, proprio perché si riteneva che obiettivi di tasso di cambio, di stabilità delle banche, di livello dei prezzi di case e azioni avrebbero compromesso il raggiungimento dell´obiettivo inflazione. Un´inversione di marcia, senza aver ripensato la teoria sottostante la costituzione della Bce. Per non parlare della censura di ogni protezionismo, quando i paesi fanno a gara a proteggere le aziende nazionali. Insomma, più che Gls mi sembrano Lps (Local Political Standards): un´uscita ad effetto per dare smalto al G8 italiano, ad uso e consumo del teatrino della politica nazionale.

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Le polemiche interne finiranno solo se cambierà opposizione . Critiche al governo? &... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

«Le polemiche interne finiranno solo se cambierà opposizione». Critiche al governo? «Basta non leggere certa stampa». Il G8 è alla fine e Silvio Berlusconi nella conferenza stampa conclusiva perde l'aplomb diplomatico, dopo tre giorni di self-control. Sono bastate un paio di domande per scoprire i nervi del premier, che fino a quel momento si era detto molto soddisfatto del vertice. «Ho ricevuto apprezzamenti anche imbarazzanti da tutti». E poi giù con l'agiografia della sua leadership. Sarebbe stato lui il primo a salvare le banche del pianeta, lui a consentire la stretta di mano tra Barack Obama e Dmitry Medvedev, lui il salvatore delle ex colonie oppresse come dimostra l'accordo con la Libia. È lui che farà ripartire il commercio mondiale, che convince i Grandi a fare di più per l'Africa, che invita alla moderazione con l'Iran, che aspetta paziente che la Cina accolga i vincoli sul clima. Ed è sempre lui il premier che si commuove, è toccato dalla storia raccontata da Gordon Brown sul ragazzino nero che mentre muore di fame dice alla madre di sperare che arrivi l'Onu, che non arriva mai. È un gigantesco affresco del leader perfetto, che altri irresponsabili o incorreggibili «cattivi» (cioè giornali e opposizione) vogliono danneggiare. Mentre lui fa miracoli, seguendo non solo la mente ma anche il cuore come in una «lucida follia» dichiara citando Erasmo da Rotterdam, mentre lui si impegna a ricostruire al più presto L'Aquila trasferendosi personalmente in agosto nel capoluogo abruzzese «perché si sa che l'occhio del padrone funziona meglio», spiega gongolante, l'opposizione «fa degli attacchi che superano qualsiasi livello di civiltà». Per questo il dialogo è impossibile. A chi gli chiede se è possibile una moratoria, dopo la sospensione delle critiche che l'opposizione ha concesso durante il vertice come ha chiesto Napolitano, il premier replica secco: «Non ho goduto di nessuna moratoria. Non ho attaccato la stampa, semmai è la stampa che ha attaccato me». E le domande sulla sua vita a cui non risponde? «Ho già risposto». Quanto alla sua vita privata, ha scambiato quattro chiacchiere con Obama. CINICO OPPORTUNISMO Più si srotola la pellicola di questo leader senza macchia, che non ammette obiezioni né domande critiche (e che nasconde abilmente le ombre profondissime della sua vita), più la lucida follia si trasforma in cinico opportunismo, in stretto senso politico. A metterlo in difficoltà è la domanda sulla politica estera. Lui, grande amico/alleato di Bush, come riposizionerà la sua politica estera con Obama, che ha scelto strade completamente diverse? Come rilancerà l'Italia sul piano internazionale? «Il mio governo non ha bisogno di essere rilanciato - replica - visto tutto quello che abbiamo ottenuto a livello internazionale. Bush è un mio amico, ma complimenti a Obama. Si è dimostrato un leader molto capace, ci ha stupiti per la sua abilità nonostante la sua inesperienza». Stop. Finito qui. Nessuna coerenza, nessun collegamento tra i fatti (l'alleanza di ferro con l'America anti-araba di Bush) e gli annunci di oggi. Così come le promesse (mai mantenute) sull'Africa: annuncia nuovi 20 miliardi di dollari, ma non dichiara quanto verserà l'Italia. E non ammette che in realtà di miliardi ne mancano già 26 rispetto alle promesse fatte. E che dire della commozione sul ragazzino nero che muore di fame, confrontata con i respingimenti in mare del suo governo, o con le ultime norme sulla sicurezza che mettono a repentaglio persino il lavoro di semplici colf e badanti. Altro tema, altra incoerenza: il clima. Cosa pensare di una maggioranza che ha concentrato la sua campagna elettorale contro i vincoli verdi, promettendo alleggerimenti ai parametri di Kyoto (come voleva l'amico Bush), negando l'emergenza climatica, e che oggi plaude alla «green economy» di Obama? Quale relazione tra il libero commercio mondiale e un governo che attacca i revenditori cinesi e quelli di kebab, inneggiando alla polenta padana? Questi sono fatti, non trame eversive orchestrate dalla stampa. E i Grandi del mondo li conoscono molto bene.

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Restauri: quasi deserta la lista di nozze (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Restauri: quasi deserta la «lista di nozze» C'è l'impegno generosissimo della Spagna per il restauro della grande Fortezza spagnola. C'è la firma della Francia, che pagherà la metà dei lavori necessari per la chiesa di Santa Maria del Suffragio, quella che gli aquilani chiamano «delle Anime Sante». E c'è la parola della Russia, disponibile a prendere in carico il barocco Palazzo Ardinghelli. A G8 appena concluso, si fermano qui le adesioni sicure dei grandi del mondo alla lista di nozze lanciata da Berlusconi per salvare 45 monumenti dell'Abruzzo sfasciato dal terremoto. Tre monumenti adottati su 45. Cinque se si considera l'interesse non ancora formalizzato della Cina per Palazzo Madama Margherita e Palazzo dei Nobili. Sei, a tener conto di un «pensiero» dell'Australia per l'oratorio di San Filippo Neri. Se non un flop, quasi. Almeno per la lista. Perchè, come in tutti i matrimoni, c'è stato chi ha preferito scegliere da solo cosa offrire. Come i tedeschi, che hanno deciso di ricostruire il centro di Onna.

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"ero sicura che abitasse qui ora non ci farà più paura" - marco mosca (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Roma "Ero sicura che abitasse qui ora non ci farà più paura" Parla una delle vittime: "Finalmente catturato" La tennista 29enne: "Per fortuna ho avuto la forza di gridare e l´ho messo in fuga" MARCO MOSCA (segue dalla prima di cronaca) Ma per la tennista 29 enne scampata alla violenza, quei lunghissimi momenti nel garage di via Berto, a Tor Carbone, sono stati ugualmente un´esperienza traumatizzante e dolorosa. «Non è facile dimenticare quello che mi è accaduto - dice con un filo di voce - ho in mente ancora i suoi occhi, ma ho avuto la fortuna di essere stata forte , lucida e fredda nel gridare e metterlo in fuga». Soddisfazione, riconquistata fiducia nella giustizia. Ma anche sconforto e dolore per la studentessa violentata nel suo stesso quartiere, ancora traumatizzata ed in stato di choc. «E´ stata costretta ad allontanarsi addirittura dall´Italia. è partita per la Cina per cercare di dimenticare il terribile episodio. L´altra ragazza, quella della Bufalotta, spero che dimentichi presto questo dramma». E riaffiorano i ricordi, che la ragazza non riesce a scacciare. Era una sera piovosa quando la sportiva venne aggredita. «Ricordo i sui occhi fissi , che spuntavano dal mephisto , erano dilatati, mi puntavano. E quella voce che mi sussurrava negli orecchi di stare ferma e buona. Sembrava di essere in un film dell´orrore, quando si sente la voce dell´assassino che parla con la voce camuffata nel buio. Ansimava di continuo e sudava, aveva le mani guantate e tirava fuori la lingua per tentare di baciarmi». Un sospiro di sollievo anche tra gli abitanti di via di Grottaperfetta, che si erano mobilitati con un passaparola per individuare possibili sospettati nella zona. «Qualche sera fa - racconta Anita Pinti rappresentante dell´associazione "Impegno sociale" - lo avevamo visto aggirarsi di nuovo nel nostro comprensorio. Siamo sicuri che fosse lui. Girava con un fare guardingo e sospettoso, come di chi stava cercando qualcosa. Abbiamo contattato tutte le vittime del maniaco, per invitarle, ovviamente in maniera anonima alla fiaccolata, che abbiamo organizzato per il 14 luglio, proprio per ricordare le donne vittime di stupri». Sgomento e rabbia, invece, in via Piero Romualdo Pirotta a Centocelle, dove il 28 maggio del 1996 Luca Bianchini venne arrestato da una volante del commissariato Prenestino, dopo aver tentato di violentare una donna di 49 anni, che stava in casa insieme al suo bambino. «I Bianchini li ricordo benissimo - commenta un ex vicino di casa - hanno vissuto qua per anni, dopo quell´episodio furono costretti a cambiare casa. Quel ragazzo già all´epoca doveva essere curato. Covava di certo una violenza nascosta, si divertiva ad uccidere le lucertole che catturava nel vicino parco di via delle Palme».

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premi a chi usa l'ardesia insidiata dalla pietra cinese (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Genova Per salvare un mercato ormai in crisi Premi a chi usa l´ardesia insidiata dalla pietra cinese Il piano casa come occasione per riqualificare l´ambiente e rilanciare anche l´economia ligure: la proposta di legge varata ieri mattina dalla giunta regionale, oltre alla possibilità di ampliare gli edifici, prevede una serie di "premi" per chi fa i lavori portando risparmio energetico e usando materiali tradizionali. E´ l´occasione per spingere anche l´ardesia ligure, che è in crisi perché superata da pietra proveniente da Cina e Brasile, di minore qualità ma anche di prezzo più basso. «Abbiamo inserito l´uso dell´ardesia nelle "premialità" della legge ma per evitare di favorire i mercati stranieri, abbiamo specificato di che tipo di ardesia si deve trattare», hanno spiegato ieri mattina il presidente della Regione Claudio Burlando e l´assessore all´Urbanistica Carlo Ruggeri. La legge all´articolo 4 specifica: «ardesia avente composizione chimica con presenza di carbonato di calcio maggiore del 20 per cento», parametro che solo la pietra ligure possiede.

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"sono sempre le stesse promesse verranno davvero mantenute? (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Esteri Prodi "Sono sempre le stesse promesse verranno davvero mantenute? ROMA - «Il G8 è una formula ormai stanca che crea difficoltà, in più se su clima, moneta e economia se non ci sono Cina e India, fa ridere cercare di fare un vertice», ha detto ieri Romano Prodi in un´intervista a "Repubblica Tv" commentando i lavori del vertice di L´Aquila. «Sull´Africa» - ha detto Prodi che guida il gruppo di lavoro Onu-Ua sulle missioni di peacekeeping in Africa - a ogni G8 le dichiarazioni finali sono splendide e sempre uguali, il problema è mantenere gli impegni. Ci sono garanzie che le promesse vengano davvero mantenute? Ho molti dubbi»

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la cina chiude le moschee uiguri in fuga dallo xinjiang (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 16 - Esteri Ancora tensioni nella capitale Urumqi: sale a 184 il numero dei morti La Cina chiude le moschee uiguri in fuga dallo Xinjiang PECHINO - Migliaia di persone sono in fuga da Urumqi, la capitale della regione cinese dello Xinjiang dove da giorni sono in corso scontri fra la maggioranza uigura (musulmana) e la popolazione han. Circa duecento moschee della città sono state chiuse ieri, venerdì, giorno di preghiera per i musulmani: la decisione è stata presa, secondo le autorità, per prevenire ulteriori disordini. In città anche stato re-imposto il coprifuoco. Anche ieri l´esercito cinese ha presidiato le strade: i musulmani sono stati invitati a pregare a casa. Secondo il governo nelle violenze tra uiguri e han, represse domenica scorsa con il massiccio intervento della polizia, sono morte 184 persone, mentre i feriti sono più di 1.000. Il governo accusa gli uiguri per la mattanza, mentre per gli uiguri la gran parte delle vittime è stata causata dalla repressione della polizia. Le fonti locali parlano di 800 morti nella comunità musulmana, una cifra che ha spinto Recep Tayyp Erdogan, premier della Turchia, a parlare di «genocidio». Amnesty International ha chiesto al governo cinese un´indagine «seria» sulle recenti proteste. Ieri, prima che scattasse il coprifuoco, migliaia di persone hanno preso d´assalto le stazioni dei treni e degli autobus. Dalla principale stazione degli autobus partono 10mila persone al giorno dall´inizio degli scontri.

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G8. Le ultime proteste (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

G8. Le ultime proteste 11-07-2009 L'AQUILA. Un G8 dai toni forti, immerso nell'atmosfera dura del post terremoto, chiude la sua prima giornata con una serie di intese incoraggianti tra i Grandi della Terra e uno spirito apparentemente nuovo per un consesso che non si è mai distinto per concretezza e capacità di rispondere tempestivamente alle sfide globali. Ieri dall'Aquila gli otto leader - consapevoli che il destino stesso del G8 è in bilico - hanno dimostrato di voler provare a fare un salto di qualità e hanno raggiunto una serie di accordi interessanti, uno dei quali, quello sul clima, che va al di là di ogni speranza della vigilia. Molto del merito va a Barack Obama, il giovane e nuovo presidente americano, che fa del dialogo e di un approccio multilaterale la base della sua politica estera e che con la sua sola presenza ha dato una spinta decisiva alla riunione dell'Aquila. Obama ha anche dato uno stop alle polemiche che venivano da una parte della stampa del suo Paese - scettica sulle capacità della presidenza italiana del G8 e critica sul premier Silvio Berlusconi - parlando di una "forte leadership" mostrata dall' Italia nella conduzione del G8. E' stato un Obama spigliato e sorridente che ha parlato dell' "integrità" e "gentilezza" del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incontrato al Quirinale, prima di recarsi all'Aquila. E poi, appunto, le ferite del capoluogo abruzzese con la sua forte tensione morale e il suo coraggio. Questi valori si sono in qualche modo e in parte trasferiti dai cittadini aquilani ai leader del G8 che hanno trovato evidentemente ispirazione e nuova forza per giungere a intese importanti, non definitive, ma comunque incoraggianti nella lunga strada che dovrà portare a definire le regole nuove di un mondo alle prese con una crisi economica senza precedenti e con le ombre scure della questione ambientale che incombono sul futuro della popolazione mondiale. Il G8 ha dato molto all'Aquila in termine morali e concreti - molti leader hanno promesso aiuti e hanno compiuto visite tra le rovine e le macerie - ma anche l'Aquila ha dato molto ai leader, dando loro coraggio, slancio e ispirazione. L'accordo più significativo è sicuramente quello sul clima con una nuova e inedita intesa tra Usa e Ue (impensabile ai tempi di George W.Bush) e un accordo tra gli otto che prevede la riduzione dell'ottanta per cento delle emissioni di CO2 entro il 2050. Sarà difficile ribadire questo accordo al G14, per l'opposizione della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a un'economia etica, più trasparente, dove non possa più accadere che pochi spregiudicati finanzieri si arricchiscano sulle spalle di milioni di investitori e risparmiatori. Gli otto promettono di promuovere "un'economia mondiale che sia aperta, innovativa, sostenibile e giusta" e confermano la volontà di mettere in opera entro il 2010 un meccanismo di responsabilità per"monitore i progressi e rafforzare l'efficacia" delle loro azioni. Lo slogan che racchiude questi principi è quello che prevede che le persone vengano "prima di tutto": "people first". Per quanto riguarda l'Africa e gli aiuti allo sviluppo, nonostante le difficoltà della crisi economica che pesa anche sulle casse della cancellerie dei Paesi ricchi. "Siamo determinati - dicono i leader del G8 - ad assumere misure per mitigare l'impatto della crisi sui Paesi in via di sviluppo e continuare a sostenere i loro sforzi per raggiungere gli obiettivi del Millenium Development Goal". Accordi interessanti che dovranno però avere concretezza e applicazione reale. Tutto quello che è mancato in questi anni. Sarebbe imperdonabile fallire ancora quando le nuove promesse vengono fatte da una città come l'Aquila, con le sue macerie e le sue ferite ancora aperte.

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"per me è stata la fine di un incubo temevo girasse ancora nella zona" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 13 - Cronaca La vittima "Per me è stata la fine di un incubo temevo girasse ancora nella zona" ROMA - «Finalmente l´hanno preso! Per me è la fine di un incubo. Avevo paura perfino di uscire di casa, ero sicura che girasse ancora qui nella zona anche dopo l´ultima violenza». è il commento della tennista 29enne che è stata vittima di un tentativo stupro da parte di Luca Bianchini in un garage di via Berto, a Tor Carbone. «Non è facile dimenticare quello che mi è successo: ho in mente ancora i suoi occhi, ma ho avuto la fortuna di essere forte, lucida, fredda nel gridare e metterlo in fuga». La soddisfazione per la notizia della cattura si alterna allo sconforto se pensa alla studentessa di via Sommer, che dopo la violenza subita è ancora in stato di choc: «è stata costretta a fare un viaggio in Cina, spero che dimentichi presto». Anche la ventinovenne sfuggita alla violenza non ha dimenticato. Davanti agli occhi ha ancora le immagini della serata piovosa dell´aggressione: «Ricordo quegli occhi che spuntavano dal mephisto: erano dilatati, mi fissavano. Poi quella voce che mi sussurrava nelle orecchie di stare ferma e buona. Sembrava un film dell´orrore, quando si sente l´assassino che parla nel buio. Aveva i guanti. Ansimava di continuo, sudava, tirava fuori la lingua per tentare di baciarmi». (marco mosca)

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G8. Per Obama un vertice produttivo. "Non scorderò L'Aquila" (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

G8. Per Obama un vertice produttivo. "Non scorderò L'Aquila" 11-07-2009 L'AQUILA. "Grazie L'Aquila. Sarai ricostruita. Tornerai al tuo splendore. Non scorderemo mai il coraggio e la gentilezza della tua gente". Il presidente Barack Obama apre, con un omaggio alla città devastata da un disastro naturale, il suo bilancio di un vertice G8 dedicato a salvare il mondo da altri disastri, tutti invece di natura umana. Si è commosso il presidente degli Stati Uniti tra le macerie della città ferita dal terremoto, così come si è commossa la moglie Michelle. "Ci avete dato un esempio di come reagire alle tragedie - afferma ancora Obama - sarete sempre nel nostro cuore e nelle nostre preghiere". Obama ha ringraziato anche "il premier Berlusconi ed il popolo italiano per la straordinaria ospitalità e il duro impegno messo nella organizzazione di questo vertice" che il presidente Usa ha definito "molto produttivo". E' un vertice dove Obama ha assunto decisamente la guida su alcuni dei problemi che sono più vicini al suo cuore - come il clima, la proliferazione nucleare, la fame nel mondo - tutti problemi che non possono essere risolti da una sola nazione: occorre rispondere insieme cercando di "plasmare il nostro futuro se vogliamo evitare che siano gli eventi a plasmarlo per noi" sicuramente in modo disastroso. Ma tutto assume un tocco personale per Obama. Così ai leader chiamati a decidere in che misura aiutare i Paesi che muoiono di fame ricorda che suo padre viene dal Kenya, che i suoi familiari rimasti in quell'angolo di Africa lottano ancora contro la povertà, che suo cugino non riesce a trovare un lavoro a Nairobi senza pagare una bustarella. "La fame nel mondo è un fatto personale, per me - ricorda - qualcosa che riguarda anche i miei familiari che vivono in Africa". A Praga, in aprile, Obama ha espresso la sua visione di un mondo senza armi nucleari. A Mosca, pochi giorni fa, ha firmato con la Russia uno storico accordo sul disarmo (fissando i traguardi che i negoziatori delle due parti dovranno raggiungere). All'Aquila ha annunciato un vertice Globale Nucleare da tenere in marzo a Washington. Tutti passi avanti verso la realizzazione del sogno espresso dalla maglietta pacifista che la figlia undicenne Malia ha esibito nelle sue passeggiate romane. La vera sfida adesso è all'Iran. Dal G8 Obama ha lanciato un ultimatum: Teheran ha tempo fino a settembre per cambiare strada sul suo programma nucleare. Poi la comunità internazionale "dovrà prendere ulteriori azioni: non possiamo aspettare all'infinito consentendo all'Iran di sviluppare un'arma nucleare". A chi gli chiede se sia deluso che il G8 non abbia prodotto nuove sanzioni contro Teheran, Obama ha risposto che non era mai stato ipotizzato. "Abbiamo ottenuto esattamente quello che volevamo qui al G8 cioé una "forte condanna" per il "terribile trattamento" inflitto alle persone che protestavano pacificamente in Iran dopo le elezioni. Alla domanda se l'epoca del G8 sia già finita, Obama risponde che si tratta di una iniziativa nata 30 anni fa che adesso mostra la corda. Ma sul formato ideale ci saranno molte discussioni anche perché nessuno vuole restare escluso. "Ho notato che ognuno desidera il più piccolo gruppo possibile che però non lo escluda - ha scherzato Obama - Se un Paese è il 21mo del mondo allora chiederà un G21, e così via". Ma non si possono ormai affrontare le sfide globali "senza grandi potenze come Cina, India e Brasile o con l'assenza di interi continenti come l'Africa o come l'America Latina". Ma una cosa è certà: "Ci sono troppi vertici. Bisogna diminuirli - afferma - Sono presidente da soltanto sei mesi e già ne ho fatti diversi. Dobbiamo semplificare il calendario e renderli più efficaci". Al G8 dell'Aquila Obama si è confermato il leader più carismatico del pianeta: è stato accolto da un applauso dagli altri colleghi quando si è presentato per la foto di famiglia del G14. Ha ricevuto in dono una maglietta di calcio del Brasile e, come gli altri, un libro d'arte da 24 chili. Ha giocato a basket ed ha stretto la mano a decine di leader mondiali, compreso il libico Gheddafi. Sempre sorridendo, sempre pronto alla battuta e alla pacca sulle spalle. Ma il momento più emozionante, in questo G8 in Abruzzo, è stato sicuramente la passeggiata in maniche di camicia tra le rovine di L'Aquila. "Non vi scorderemo ", ha detto Obama. Aggiungendo, in italiano, una parola finale: "Arrivederci".

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G8. Il megafondo contro la fame (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

G8. Il megafondo contro la fame 11-07-2009 Dal summit esce un documento finale che, sul fronte dei contenuti, segna un passo avanti in molte direzioni. In quella per la lotta alla fame nel mondo, con il via libera a 20 miliardi di dollari in 3 anni ed una nuova strategia per sostenere la sicurezza alimentare ed i più poveri, Africa in prima linea. Ma anche sulla crisi economica sulla quale i Grandi si sono schierati uniti nel sostenere la ripresa, promuovere nuove regole per la finanza e iniziare a ragionare su una strategia di uscita. E, ancora, sul clima. L'AQUILA. L'Aquila supera la prova del nove: il G8 è stato un "grande successo" e non solo secondo il premier Silvio Berlusconi che incassa le lodi di molti Paesi. Ma anche per il presidente Usa, Barack Obama, che parla di vertice "molto produttivo" e di grande "ospitalità", annunciando che tornerà a casa, anche per quello che ha visto girando tra le strade terremotate, con "l'Aquila nel cuore". Grazie anche ad un po' di fortuna - la terra non ha tremato più di tanto, scongiurando i timori della vigilia - la presidenza italiana archivia così l'ultima giornata dei lavori, tirando un sospiro di sollievo tra la "soddisfazione" per il ruolo dell'Italia che, comunque, "era già protagonista", dice Berlusconi rinviando al mittente le previsioni nefaste dell'opposizione. La tregua sulle polemiche ha tenuto, le proteste si sono limitate ad una pacifica manifestazione dei no global. E dal summit esce un documento finale che, sul fronte dei contenuti, segna un passo avanti in molte direzioni. In quella per la lotta alla fame nel mondo, con il via libera a 20 miliardi di dollari in 3 anni ed una nuova strategia per sostenere la sicurezza alimentare ed i più poveri, Africa in prima linea. Ma anche sulla crisi economica sulla quale i Grandi si sono schierati uniti nel sostenere la ripresa, promuovere nuove regole per la finanza e iniziare a ragionare su una strategia di uscita. E, ancora, sul clima. In un vertice che ha visto debuttare di fatto un nuovo formato - il G14 (G8 più i G5 più l'Egitto) al quale su molti temi si sono affiancate anche le altre maggiori economie nel format Mef - si registrano "molti progressi", è stato sottolineato da Berlusconi. Almeno sul fronte degli otto grandi che hanno trovato un'intesa sul clima, ricompattandosi con la nuova America di Obama, sui target. Obiettivi sui quali si sono allineate anche le nuove economie emergenti, ma solo sulla 'cornice' (la riduzione di due gradi delle temperature rispetto all'era pre-industriale). Le loro "resistenze" restano e la Cina - con la sponda dell'Egitto - ha detto 'no' a paletti sulla riduzione delle emissioni. Un passo comunque c'è stato ed ha segnato una tappa verso la conferenza di Copenaghen di dicembre. Con un occhio al Medio Oriente, per il quale si ribadisce il concetto di "due popoli, due Stati" per Israele, si sostiene l'Autorità palestinese e si "deplora" la violenza post elettorale in Iran (condannando anche le dichiarazioni del presidente Ahmadinejad sul negazionismo), i Grandi hanno messo un altro tassello importante sul fronte internazionale. Quello della ripresa dei negoziati per una conclusione positiva del Doha Round entro il 2010. E, in questa direzione, prima del G20 di Pittsburg a settembre è stata messa in agenda una riunione con i ministri del Commercio. Prima del G20 perché la liberalizzazione sul commercio mondiale è tra i punti su cui i Grandi contano per il rilancio dell'economia. Ma anche uno strumento della nuova strategia per l'Africa e la lotta alla fame del mondo. I 20 miliardi di dollari decisi a l'Aquila dovranno essere infatti sostenuti da una nuova politica sul fronte degli aiuti: non solo flussi di denaro a pioggia ma risorse da accompagnare a minori barriere commerciali. E il 'no al protezionismo' viene così ribadito e rimbalza dalla dichiarazione sull'economia per uscire dalla crisi al sostegno ai più poveri. Poveri che sopportano, più degli altri, lo tsunami economico e che devono essere "protetti perché più vulnerabili". Più forte quindi il "partenariato" per l'Africa, anche per migliorare l'accesso all'acqua e all'igiene di base. Una tre giorni di lavori quella del G8 che ha portato l'Aquila, "simbolo del terremoto", in tutto il mondo e l'ha messa nel cuore non solo di Obama ma anche di sua moglie Michelle - colpita e commossa tra le macerie - e di tante altre first ladies. Ieri è stato il turno della premiere dame di Francia, Carla Bruni, che tra la commozione ha promesso di tornare presto. Di certo prestissimo tornerà il premier che sta cercando 'casa' per trascorrere agosto nella città. E fare il "direttore dei lavori" della ricostruzione delle case, pronte - ha detto - entro novembre. I cantieri hanno continuano a lavorare senza stop anche nei giorni del vertice. E lo hanno fatto anche ieri, quando sono stati sfiorati dall'attesa manifestazione no global: 10 mila persone, secondo gli organizzatori dei cobas - 2 mila il dato delle forze dell'ordine - hanno percorso 6 chilometri, da Paganica al centro dell'Aquila, ordinatamente. E senza problemi, tranne solo qualche attimo di tensione, all'arrivo, quando è stata lanciata qualche bottiglia di plastica e scanditi slogan. Nella caserma di Coppito, diventato quartier generale del Summit, nelle stesse ore i Grandi scattavano la loro foto-ricordo. Ma non prima di essersi raccolti in un minuto di silenzio in ricordo delle 300 vittime del terremoto ed aver assistito al cambio di nome della piazza principale della caserma: fino ad oggi 'piazza D'Armi', d'ora in poi 'Piazza 6 apile'. E sono ripartiti, chi di ritorno in patria, chi - come Mr e Mrs Obama per Roma, per incontrare il Papa - deludendo qualche attesa. Quelle di chi pensava che 'la lista di nozze' - quella dei momumenti pronti ad essere adottati e finanziati per la ricostruzione - andasse esaurita: solo 5 dei 45 monumenti nell'elenco, al momento, hanno trovato il loro 'sponsor'.

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G8 francese nel 2011. Sarkozy annuncia l'istituzionalizzazione del G14 (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

G8 francese nel 2011. Sarkozy annuncia l'istituzionalizzazione del G14 11-07-2009 L'AQUILA. Il G8 che si terrà tra due anni sotto la presidenza della Francia avrà un formato diverso rispetto al perimetro tradizionale in cui si confrontano le otto potenze del mondo: il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato all'Aquila di volere procedere rapidamente all'istituzionalizzazione del G14, già a partire dall'appuntamento del 2011. "Esiste un G8, un G5 e un G6. Con il presidente brasiliano Lula abbiamo proposto che il più presto possibile vengano riuniti i due gruppi in un G14", ha riferito Sarkozy. Secondo questa ipotesi, attorno al tavolo dovrebbero sedersi i leader degli Otto (Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Canada, Giappone e Russia) più quelli del G5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa) più un Paese ospite. "Non è che il G8 non sia più utile, ma chiaramente la sua capacità di rappresentanza non è più sufficiente per rispondere alle grandi sfide mondiali", ha motivato Sarkozy. La Francia ha trovato tra i partner grande disponibilità. A cominciare dall'Italia, che proprio all'Aquila ha sperimentato il format 8+5+1, con l'invito fatto all'Egitto a partecipare alla riunione del G13 di giovedì. Nella conferenza stampa conclusiva, il premier Silvio Berlusconi ha detto che "tutti i format sono validi e resteranno in piedi", a partire da quello del G8, costituito da Paesi che "fondano la loro politica su valori condivisi come la libertà e la democrazia". Il premier ha però sottolineato di attendersi dal G14 decisioni più importanti in futuro. La cancelliera tedesca Angela Merkel è apparsa sulla stessa lunghezza d'onda, dichiarandosi favorevole ad una discussione su un nuovo formato del G8: "Mi aspetto una decisione nell'anno che viene", ha detto. Il premier canadese Stephen Harper, che il prossimo anno ospiterà il G8 in Canada, non si è tirato indietro: "La nostra presidenza assumerà la sfida di dare una certa coerenza ai forum di incontro", ha assicurato. Secondo Harper, bisogna mettere un po' di ordine in un consesso a geometria estremamente variabile, che va dal G4 al G20 e perfino oltre. "E' importante che il G8 resti, ma dobbiamo pensare a istituzioni più rappresentative", ha rimarcato. A spingere verso l'evoluzione di un nuovo governo mondiale, sono arrivate le dichiarazioni del presidente Usa Barack Obama, favorevoli ad una diminuzione del numero dei vertici e ad un'apertura ai Paesi emergenti. "Noi discuteremo di quale potrà essere esattamente il formato migliore", ha detto Obama. "Avere dei continenti interi come l'Africa o l'America latina che non sono rappresentati nei grandi forum internazionali e nei luoghi dove si prendono le decisioni non può funzionare", ha messo in guardia il presidente. Qualunque scelta si farà in futuro tra G8, G14 o G20 "la Spagna dovrà esserci", ha messo in chiaro da parte sua il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, preoccupato che gli inviti ricevuti agli ultimi vertici internazionali (i G20 di Washington e Londra) non restino a discrezione dei Paesi ospiti. "Prima non c'eravamo, ora sì", ha detto Zapatero. La Spagna "lavorerà per consolidare la sua posizione" già in vista del prossimo G20 di Pittsburgh, a metà settembre. Unica voce fuori dal coro è quella del Giappone, che si oppone in particolare ad aprire le porte alla Cina, ritenuta non sufficientemente democratica. "Il G8 come consesso delle maggiori potenze industriali e democratiche del mondo resta l'unico gruppo con la capacità, volontà e responsbailità di essere leader della comunità internazionale", ha detto il premier Taro Aso. "Il suo ruolo, anziché in via di esaurimento, sarà ancora più importante in futuro".

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G8, un successo per l'Italia. Ma per Berlusconi il Paese era già protagonista (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

G8, un successo per l'Italia. Ma per Berlusconi il Paese era già protagonista 11-07-2009 ROMA. Non si cominci adesso a dire che questo G8, successo di immagine per Silvio Berlusconi, segna il rilancio della politica estera italiana. Perché "non c'è alcunché da rilanciare", eravamo già sulla scena, chiarisce subito il premier nella conferenza stampa finale del summit. E non si dica neppure che i complimenti per la "superba" organizzazione del summit (nell'ordine di: Barack Obama, la Cina , Ban Ki-moon, Hosny Mubarak, Gordon Brown, Dmitri Medvedev) daranno all'Italia un prestigio e un lustro che prima non aveva. "Ciò che il nostro governo ha fatto in questo ultimo anno lo ha reso protagonista, tra tutti gli altri governi, della politica internazionale", rivendica orgoglioso il Cavaliere, elencando in dettaglio quelli che considera i suoi successi (uno su tutti, "aver avviato o facilitato il riavvicinamento tra Usa e Russia", e quindi lo storico accordo sul disarmo). Il G8 è solo un passo avanti, dunque. E da Palazzo Chigi si rimarca che il risultato è la logica conseguenza di un vertice impostato in modo serio, attento, accurato, senza curarsi delle Cassandre che tutto intorno predicevano sciagure. "E' andato tutto benissimo. Abbiamo ricevuto complimenti da tutti, alcuni addirittura imbarazzanti. Qualcuno ha detto che questo è il migliore G8 al quale abbia mai partecipato", si rilassa Berlusconi dopo le fatiche della tre giorni dell'Aquila. Il contagioso sorriso di Barack Obama ha contribuito al risultato. E Berlusconi lo riconosce ricambiando gli elogi del presidente americano, che ancora ieri parlava di "great coaching", grande guida del Cavaliere. "Devo riconoscere che la nuova amministrazione americana non ha sbagliato un passaggio in politica internazionale e quindi complimenti ad Obama", lo loda a sua volta il premier. Come ha già fatto più volte in questi tre giorni, anche quando si trattava di sottolineare l'inversione di tendenza rispetto alla linea di politica estera dell'amico George W. Bush. "Ho avuto un rapporto molto cordiale con Obama - vuole confidare alla stampa Berlusconi - Ieri a cena siamo stati seduti vicini. Ci siamo parlati in modo simpatico. Lui mi ha parlato della sua vita privata, io gli ho parlato della mia vita privata. Abbiamo aperto un discorso che potrà sfociare in stima, simpatia, amicizia". E ancora: "Obama ha stupito tutti. Sta dimostrando grande buon senso, capacità di riflessione, profonda acutezza e una capacità di relazioni veramente mirabile". Berlusconi bacchetta invece l'Onu, che ha criticato i "progressi insufficienti" dei grandi riuniti a Coppito. Le Nazioni Unite sono "inadeguate" e non in grado di "prendere decisioni tempestive". Diventa perciò "necessaria" la riforma di "un'istituzione nata nel secolo scorso e nel cui Consiglio di sicurezza siedono i vincitori di una guerra ormai lontana decenni". Elogi invece per la Nato, "l'istituzione internazionale che ha meglio funzionato negli ultimi 50 anni" e il cui nuovo segretario è stato nominato - rivendica Berlusconi - grazie all'intervento dell'Italia, decisiva anche "nella crisi in Georgia", nello "storico accordo con la Libia" e per aver dettato la linea ai governi del mondo sul "salvamento delle banche" durante la crisi. Berlusconi perciò, a prescindere dal successo di oggi, sente di meritare un posto tra i grandi del mondo. Ma se giovedì aveva parlato del G14 come di un format da "sostituire" al G8 e migliore del G20, ieri ha fatto marcia indietro e spiega: "Il G14 è destinato a prendere in futuro le decisioni più importanti. Ma tutti i format sono validi e resteranno in piedi, a partire dal G8, costituito da Paesi che fondano la loro politica su valori condivisi come la libertà e la democrazia".

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Crisi economica. Per l'Ocse segni di ripresa in Italia e Francia (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Crisi economica. Per l'Ocse segni di ripresa in Italia e Francia 11-07-2009 ROMA. Potrebbe essere l'Italia, assieme alla Francia, a ingranare per prima fra i Paesi dell'Ocse la ripresa dopo la crisi economica più grave del dopoguerra. A dirlo è l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), i cui Composite Leading Indicator, gli indici anticipatori del trend economico relativi al mese di maggio, "indicano tangibili segni di miglioramento delle prospettive della maggior parte delle economie degli Stati membri". E, nello specifico, mostrano che "segnali di potenziale ripresa stanno emergendo in Italia e in Francia", che sembrerebbero aver già toccato il fondo della crisi e aver iniziato un graduale recupero. Mentre Canada, Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna e India stanno proprio ora emergendo dalla fase più nera della crisi. "C'é qualche piccolo segnale di miglioramento, e che forse il peggio lo abbiamo alle spalle viene confermato anche da questi dati", è il commento a caldo del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. L'indice calcolato dall'organizzazione parigina, per i 30 Paesi che ne sono membri, è salito a maggio di 0,8 punti sul mese precedente, collocandosi a quota 94. Un recupero timido e graduale: l'indice resta pur sempre 7,3 punti al di sotto dei livelli di maggio 2008. Ma il miglioramento su base mensile prosegue costante da marzo scorso ed è da interpretare - in base alle istruzioni fornite dalla stessa Ocse - con una situazione di ripresa. Numeri che sembrano collimare con l'orientamento della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale: stabilizzazione delle grandi economie e poi ripresa debole, con ritorno dell'economia di Eurolandia a una crescita positiva a metà 2010. Per l'Eurozona l'indice è in rialzo mensile di 1,0 punto a 96,5 e indica ripresa, come per gli Usa che segnano +1 punto a 92,2. Sia gli Usa che Eurolandia, in base agli indicatori che predicono il ciclo economico, sembrano aver raggiunto un "possibile picco negativo". Per l'Italia, invece, l'indice aumenta di 1,7 punti a 100,5, incremento più forte fra i principali Paesi dell'Ocse. Per la Francia l'incremento è di 1,3 punti a 100,4. Entrambi i Paesi, sopra la soglia dei 100 punti e con l'indice in aumento, in base alle tabelle dell'Ocse sono da classificare come in "espansione", e hanno effettivamente registrato un picco negativo: hanno, in sostanza, già toccato il fondo.

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mega bonus ai manager aig ci riprova (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - Economia Mega bonus ai manager Aig ci riprova Se dopo 18 mesi di recessione l´economia Usa non riparte, il governo dovrà varare un nuovo piano di stimoli per evitare la stagnazione che si verificò in Giappone nel 1990 Roma - Aig, l´assicuratore Usa salvato dal tracollo con i soldi dei contribuenti, si prepara a pagare la seconda tranche di bonus ai top manager. La cifra non è nota, ma in marzo si sollevò l´opinione pubblica al versamento dei primi 165 milioni di dollari. Così oggi Aig chiede il placet dell´amministrazione Obama, per cautelarsi da nuove critiche. L´avallo, in ogni caso, non eviterà la bufera delle polemiche su un tema sensibile che incrocia etica e finanza, interessi collettivi e privati. Vedremo cosa deciderà Kenneth Feinberg, l´uomo di Obama che sovrintende le retribuzioni nelle società sussidiate. Nel frattempo, in Italia, non resta che registrare con ottimismo l´annuncio del governatore Mario Draghi sul varo di una task force che vigilerà i compensi dei banchieri italiani. Marco Patucchi [l´affaire rio tinto si complica in cina] PECHINO - Il clamoroso arresto a Shanghai di alcuni dirigenti del colosso minerario australiano Rio Tinto è uno scandalo politico dietro cui spuntano vendette e ricatti. Il manager incarcerato è l´australiano Stern Hu, numero uno della filiale di Shanghai. Con lui sono agli arresti tre dipendenti locali. L´accusa è gravissima: furto di segreti di stato e spionaggio. A nutrire i sospetti c´è il retroterra di scontri fra Rio Tinto e autorità cinesi. Il mese scorso il colosso ha respinto la scalata di un ente statale cinese, Chinalco, pronto a investire 19,5 miliardi di dollari per raddoppiare la quota nell´azionariato (dal 9 al 18% di Rio Tinto). C´è poi la crescente inquietudine dell´Australia per la penetrazione cinese nei settori strategici. Un altro fronte s´è aperto con la contesa fra siderurgia cinese e fornitori australiani di ferro. Si sospetta che la Cina giochi pesante, per castigare Rio Tinto e renderla più malleabile. Se così fosse, le multinazionali sono avvertite: toccare gli interessi nazionali cinesi porta a dure ritorsioni. Federico Rampini

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bond usa bloccati alla frontiera i giapponesi: "titoli da collezione" - walter galbiati (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - Economia Bond Usa bloccati alla frontiera i giapponesi: "Titoli da collezione" In alto mare l´inchiesta a Como. Spunta il blitz anti-dollaro In arrivo la commissione di esperti americani che valuterà se sono certificati veri WALTER GALBIATI MILANO - Denaro nordcoreano da nascondere nei forzieri dei banchieri svizzeri. Soldi per finanziare il traffico internazionale di armi distruzione di massa. O ancora un attacco valutario agli Stati Uniti. Ogni ipotesi è lecita finché non si stabilisce se siano veri o no i 134,5 miliardi di titoli di stato statunitensi, sequestrati a inizio giugno dalla Guardia di finanza alla frontiera di Chiasso. Un giallo internazionale che ha scatenato la fantasia di blogger e appassionati di intrighi, ma che al momento ha poche certezze, se non quelle contenute nel fascicolo del pm comasco Daniela Meliota, dove tuttora sono custoditi quei titoli, in attesa che una pattuglia di esperti Usa si trasferisca, come le star hollywoodiane, in gita sul lago di Como per dirimere la questione dell´autenticità. I due giapponesi fermati, che li trasportavano nel doppiofondo di una valigetta mentre su un treno locale cercavano di passare la frontiera, sono stati chiari fin dal principio: «Sono titoli – hanno messo a verbale – non commerciali, hanno solo un valore storico». Un po´ come quelle azioni delle vecchie società fallite che alcuni broker appendono in quadretti dietro la propria scrivania. Mitsuoyoshi Watanabe e Akihiko Yamaguchi difficilmente potranno ripetere quelle parole. Sono stati denunciati a piede libero, così come prevede il codice per il delitto di contraffazione di titoli di stato esteri, e a quest´ora potrebbero essere ovunque. Stephen Meyerhardt, il portavoce del Tesoro americano, l´unico ente in grado di stabilirne l´autenticità, non ha mai avuto dubbi: «è una frode colossale, non sembrano per nulla dei titoli veri, e comunque non sono mai stati emessi titoli con questa denominazione». Nel dettaglio si tratta di 249 titoli da 500 milioni di dollari e di altri 10 titoli da un miliardo l´uno. I primi hanno varie date e solo per alcuni che risalgono agli anni ´30 si può anche ipotizzare il mero valore storico dichiarato dai due giapponesi. Per gli altri, la cui filigrana è di ottima qualità, il dubbio è legittimo. I 10 da un miliardo sono del 1998 e sono denominati Kennedy bond perché sul dorso presentano il volto del presidente ucciso a Dallas. In genere, però, i titoli (azioni e bond), per di più di questa entità, non circolano mai in forma cartacea. Non ne esistono sul mercato. Dal 1986, gli Stati Uniti utilizzano quasi esclusivamente il formato elettronico e l´Italia fa lo stesso dal 1998. Nonostante queste direttive, resta comunque possibile chiederne l´emissione cartacea, ma a concederla deve essere sempre l´emittente, ovvero, in questo caso, il Tesoro Usa. «è difficile che un investitore istituzionale o anche uno stato possa avere in portafoglio così tanti titoli per un valore così alto», spiega un banchiere di una primaria istituzione finanziaria internazionale. Tali numeri sono più frequenti nei maxi sequestri che la Guardia di finanza compie a scapito delle organizzazioni malavitose. Sono per lo più titoli falsi da depositare presso banche estere a garanzia di finanziamenti da ricevere in un altro paese. Certo, molti indizi propendono per la non autenticità dei titoli, ma restano pur sempre dei lati oscuri. Innanzitutto, perché un falsario avrebbe dovuto affaticarsi tanto per stampare e far esportare titoli praticamente impossibili da piazzare sul mercato. E poi la solerzia con cui i servizi segreti americani avrebbero avvisato le autorità italiane e con cui starebbero seguendo la vicenda. L´ipotesi è che qualcuno si voglia liberare velocemente di titoli di stato denominati in dollari. Del resto sono molti i paesi desiderosi di sostituire la divisa statunitense negli scambi internazionali per limitarne l´egemonia, primi fra tutti la Cina e i paesi arabi.

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Arriva l'eco-pendolare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-07-11 - pag: 47 autore: Stili di vita. Le cooperative comprano poderi in paesi abbandonati per costruire dimore secondo principi bioclimatici Arriva l'eco-pendolare Aumenta la voglia di vivere in villaggi riqualificati vicini alle metropoli Paola Grieco Metropoli? No, grazie. Meglio un eco-villaggio a qualche manciata di decine di chilometri dalla città, possibilmente già in regola con i vincoli di emissione di C02 che saranno in vigore tra qualche anno e frutto del lavoro fisico-intellettuale di un gruppo di persone che la pensa allo stesso modo. L'idea degli eco-villaggi non è nuova, nasce in Scozia negli anni 70, ma la novità è che oggi sono sparsi un po' in tutto il pianeta- 28 per esempio in Danimarca - inclusa l'Italia. Alcuni promotori immobiliari inglesi, annusata l'aria, si stanno già lanciando nel business. Persino la Cina con Dongtan, vicino a Shanghai - la prima "città verde del mondo" prevista per il 2010 - pare aver aderito, almeno in parte, all'economia verde. «La Spagna è costellata di terreni rurali con fincas , vecchi casali o ruderi da riabilitare », dice Xavier Rizzo di miparcela.com, portale che propone in vendita un gran numero di terreni, anche senza immobili. Per l'entità dei prezzi bisogna contare su un rapporto di 1 a 10 rispetto al terreno urbano. Ad esempio, nella provincia di Barcellona un terreno edificabile di 3.500 mqè in vendita per 3,2 milioni di euro e nella stessa zona un terreno rurale della stessa superficie ne vale 300mila. Per i permessi di ristrutturazione, costruzione, o anche semplicemente la posa di una casa in legno, avverte Rizzo, bisogna attenersi ai piani regolatori dei differenti comuni. Una mappa aggiornata di opportunitàdi investimenti rurali è recentemente apparsa in un blog ( www. pueblosabandonados. es) che localizza tutti gli eremie i paesi situati soprattutto a nord di Madrid, in particolare nei dintorni di Soria. La rete "ecoaldea.org" (ecovillaggi) è invece formata da cooperative di persone che cercano un rifugio agreste, magari non troppo lontano dalla città, comprano un terreno e fanno costruire le case secondo i principi bioclimatici con uso abbondante di legno, eolico e solare per l'energia. «L'esigenza è quella di vivere in prossimità dei centri urbani per le attività lavorative e i servizi. Questi "pueblos abandonados" - oltre 2.600 paesini abbandonati nella campagna e nella montagna spagnola - , si trovano spesso in zone molto isolate della Sierra », fa eco Vitor Torre, socio fondatore di uno dei primi eco-villaggi di Spagna, terminato l'anno scorso a Veldepielagos, a un'ora da Madrid. Trenta famiglie, tra cui Giulio Fricano, bresciano, che vive in Spagna da 20 anni dov'è responsabile per l'Europa del sud di DaimlerChrysler off-highway ; lavora a Madrid. Le famiglie 12 anni fa hanno comprato un terreno comunale, ceduto a poco prezzo - 180mila euro per 30mila mq- per far rivivere il borgo. Ogni famiglia ha pagato 300mila euro la casa, fatta costruire con i principi ecocompatibili: «Chi, come me spiega Torre - ha acceso un mutuoper 25 anni pari a circa 190mila euro oggi paga 800 euro al mese per vivere in una casa di 240 mq su tre piani e 750 mq di terreno o di orto, il prezzo dell'affitto di un appartamentino nel centro di Madrid». Le trenta famiglie riescono a rientrare nei canoni europei che regolano le emissioni di CO2 ( direttiva europea Ecoconception 2005/ 32/Ce). Più codificato l'accesso "alla natura" in Francia. Chi ha un progetto agricolo può passare per la Safer, società specializzata nella vendita di beni fondiari rurali. I terreni agricoli con cascine, ruderi, corpi di fattorie, fino ai castelli ( con vigne e foreste) hanno prezzi che variano da 150mila- 300mila euro (da 5 a 20 ettari di terreno), fino a svariati milioni di euro in funzione della zona, il terreno e la casa. Secondo uno studio della stessa Safer, il prezzo medio nazionale delle terre libere nel 2008 è aumentato del 5,6% (5.170 euro/ettaro). Il prezzo medio degli edifici agricoli invece è diminuito per la prima volta in 11 anni: 211mila euro per una superficie media di terreno di 7.400 mq (-4% rispetto all'anno passato). I prezzi più elevati (che superano i 250mila euro) sono quelli attorno ai grandi centri urbani, sulla costa mediterranea, la valle del Rodano e l'Alta Savoia. © RIPRODUZIONE RISERVATA www.pueblosabandonados.es www.proprietes-rurales.com www.mappaecovillaggi.it SPAGNA APRIPISTA Su un blog la mappa di tutti gli eremi e le località a nord di Madrid che offrono opportunità di investimenti rurali In Spagna. Un eco-villaggio nell'isola di Minorca, nelle Baleari MARKA

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Il rilancio guarda al passato (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-07-11 - pag: 20 autore: Sergio Tacchini Il rilancio guarda al passato «C on la collezione per il prossimo inverno siamo pronti a ripartire. E ripartiamo dal tennis, il nostro sport di riferimento». Jean Luc Battaglia, amministratore delegato della Sergio Tacchini da poco più di un anno, ha messo a punto la strategia di rilancio del marchio che dall'aprile 2008 è di proprietà di Billy Ngok, imprenditore cinese il cui gruppo produce e distribuisce in Cina diversi brand italiani e che alla fine dell'anno scorso era stato a lungo in trattativa per rilevare da It Holding il marchio Ferré. Il futuro della Sergio Tacchini prende il via guardando al passato: «Le nostre linee più esclusive – spiega Battaglia, che negli ultimi otto anni aveva lavorato per il gruppo Diesel – si chiamano Archivio '60 e Archivio '80 e sono la riproduzione fedele, non una semplice rivisitazione, dei capi da tennis originali dell'epoca. Cambiano soltanto i materiali, più tecnici e ricercati». Per dare più visibilità a questa scelta tutta legata al tennis l'azienda ha investito nella sponsorizzazione del Torneo di Montecarlo, degli Internazionali di Roma e degli incontri che si terranno a Shanghai in ottobre. La Cina è uno degli obiettivi più importanti della Sergio Tacchini, non solo perché lì avviene la maggior parte della produzione («facciamo qualcosa anche in Europa mentre il top di gamma è prodotto in Italia. Tutto comunque è disegnato dal nuovo direttore creativo Mauro Taliani» spiega Battaglia) ma anche perché questo è un grande mercato potenziale per il marchio italiano, che ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2008 con 52 milioni di ricavi mentre quello del 2009 dovrebbe registrare un fatturato in calo. «In Cina giocano molto a tennis, soprattutto le donne» aggiunge l'a.d. è così che proprio in Cina si aprirà, nella seconda metà di quest'anno, il primo negozio monomarca di Sergio Tacchini. Nel frattempo è stato fatto anche un grosso lavoro di "pulizia" della distribuzione: «Abbiamo tagliato moltissimi clienti –dice Battaglia – cercando di selezionare i migliori, con una riduzione pilotata del fatturato intorno al 40%. è da questo punto che l'azienda è pronta a ripartire». C. J. © RIPRODUZIONE RISERVATA Al vertice. Jean Luc Battaglia, a.d. della Sergio Tacchini

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I risultati dell'Aquila (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-11 - pag: 3 autore: I risultati dell'Aquila 1 CRISI ECONOMICA ED «EXIT STRATEGY» Il G-8 rileva «segnali di stabilizzazione» dell'economia, ma anche il permanere di «rischi significativi», in particolare con l'aumento della disoccupazione che può mettere a repentaglio «la stabilità sociale». Restano divisioni tra i paesi sui tempi con cui andranno rimosse le misure di sostegno all'economia 5 CLIMA: INTESA SUI 2 GRADI MA NON SUL TAGLIO DI CO2 Accordo fatto ma solo a metà: è stato raggiunto solo uno dei due obiettivi, cioè quello di contenere entro i 2 gradi centigradi il surriscaldamento del pianeta. Niente intesa (Cina e India si sono sfilate), invece, sul taglio generalizzato dei gas serra del 50% entro il 2050 (con l'80% e più a carico degli industrializzati) 2 IL GLOBAL STANDARD PER LA FINANZA Avallato il "Lecce Framework", un percorso per individuare regole comuni –il cosiddetto global standard –lanciato in precedenza dal G-8 dei ministri economici sulla base del lavoro svolto dal ministero dell'Economia italiano dall'Ocse e dal Financial Stability Board. Prossima tappa il G-20 di Pittsburgh, a settembre 6 NO ALLE VIOLENZE IN IRAN DIALOGO SUL NUCLEARE Affermata la determinazionea trovare una «soluzione diplomatica» sul controverso programma nucleare iraniano, dando a Teheran tempo finoa settembre per rispondere. Ma «profonda preoccupazione» sulle violenze repressive contro le manifestazioni pubbliche seguite alle elezioni presidenziali 3 RILANCIATO IL DOHA ROUND NO AL PROTEZIONISMO Il G-8 assieme alle maggiori economie emergenti del G-5, tra cui Cina, India e Brasile ha deciso di rilanciare le trattative per la riforma dell'Organizzaizone mondiale del commercio (Wto), puntando a chiudere entro il 2010 la tornata negoziale di Doha. I paesi avanzati hanno rilanciato l'impegno contro il protezionismo 7 CONDANNA DEI MISSILI ATOMICI NORD-COREANI Dura condanna degli esperimenti su ordigni nucleari e per i continui lanci missilistici compiuti negli ultimi mesi dalla Corea del Nord. Operazioni che secondo gli Otto Grandi mettono a repentaglio «la pace e la stabilità nella regionee oltre». Per la questione del Medio Oriente mediazione affidata agli Stati Uniti 4 SICUREZZA ALIMENTARE 20 MILIARDI ALL'AFRICA I paesi ricchi stanziano 20 miliardi di dollari in tre anni per favorire lo sviluppo di un'agricoltura sostenibile nei Paesi poverie garantire loro l'autosufficienza alimentare. Il fulcro della "Global Food Security" si sposta dall'emergenza alimentare al sostegno ai piccoli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo 8 PARTENARIATO TRA G-8 E AFRICA PER L'ACQUA Approvata (ma senza indicazione di impegni concreti) la dichiarazione per il parternariato G8-Africa sull'acqua, come chiesto dagli stessi leader africani lo scorso anno . Ancora oggi 9 milioni di persone non hanno accesso a una fonte di acqua potabile e 2 milioni di bambini muoiono ogni anno per carenza di acqua e servizi igienici

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Berlusconi: G-8 riuscito, merito mio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-11 - pag: 4 autore: Berlusconi: G-8 riuscito, merito mio «Premiata la mia lucida follia - Opposizione incivile, dialogo solo se cambierà» Gerardo Pelosi L'AQUILA. Dal nostro inviato «Era stata una follia fare il vertice qui ma come dice Erasmo da Rotterdam le decisioni migliori sono frutto di visionaria lungimirante follia ». è molto di più di un respiro di sollievo quello che Silvio Berlusconi tira dopo la foto di famiglia del G-8 abruzzese conclusosi ieri tra i complimenti di tutti i partecipanti (alcuni «perfino imbarazzanti ») mentre le delegazioni già erano pronte a riprendere la strada di casa. «All'inizio il premier era un po' teso - dice chi gli è stato accanto negli ultimi tre giorni –ma la tensionesi è andata poi stemperando nel contatto diretto con i leader». I più tesi erano senza dubbio gli uomini del suo staff, il sottosegretario Paolo Bonaiuti in testa, che confessa di avere contato le ore che restavano ancora da trascorrere nella caserma di Coppito. Poi gli accordi sull'economia,sul clima e sul commercio hanno dato la svolta che Berlusconi attendeva e che ora fa parlare di vertice «riuscitissimo». Le polemiche interne, le foto della villa in Sardegna, le feste a Palazzo Grazioli sembrano un lontano ricordo. Non che si temesse "l'incidente" durante il vertice. Ma l'incognita restava. Solo nella colazione di apertura Berlusconi ha parlato di «attacchi personali che non influiranno sul destino della maggioranza che guiderà il paese per altri quattro anni». Alla fine anche sulle foto in Sardegna si scherza. Lo fa il premier giapponese Taro Aso che chiede a Berlusconi perché non abbia mai invitato il cancelliere Merkel in Sardegna. «Ma l'ho fatto molte volte» risponde il premier. «Non è vero, non mi risulta» replica la Merkel ma tutto resta confinato nello scherzo. Berlusconi incassa il G-8 riuscito ma non intende minimamente condividerne il successo con l'opposizione. «Non credo proprio – dice il premier nella conferenza stampa finale – che si possano condividere i risultati in politica estera con un'opposizione che supera ogni livello di civiltà». E poi, secondo Berlusconi, il G-8 «non doveva rilanciare alcunchè nella politica estera italiana» che, nell'ultimo anno, ha solo collezionato successi: per la decisione di fermare i carri armati russi a 15 Km da Tbilisi, per avere sollecitato il sostegno pubblico alle banche colpite dalla crisi finanziaria, per l'accordo con la Libia, per avere sbloccato la nomina del segretario generale della Nato e per il riavvicinamento tra nuova amministrazione americana e federazione russa. Quindi, qualcuno gli chiede, nessun effetto per l'appello lanciato dal presidente della Repubblica a favore di una tregua in politica interna durante il vertice? «Non ho goduto di nulla risponde il presidente del Consiglio – la situazione è solo rientrata nella normalità». Un G8 che ha visto Berlusconi molto più vicino al presidente americano Obama di quanto non fosse sembrato nel primo incontro a Washington il mese scorso.«Obama –spiega lo stesso Berlusconi ha stupito tutti perché, pur non avendo una lunga esperienza politica, ha mostrato grandi capacità di riflessione, accortezza e decisione. Sull'Iran è stato lui a indirizzare il dialogo e a puntare sul confronto con Teheran ma senza le sanzioni». Berlusconi ricorda di avere collaborato con tutti i presidenti americani da Clinton a Bush («con il quale resto legato da amicizia personale»)ma«c'è da dire che la nuova amministrazione americana finora non ha sbagliato una mossa in politica internazionale». Anche dal punto di vista personale Berlusconi e Obama stanno creando un rapporto più stretto. «Eravamo seduti vicini alla cena del presidente Napolitano ricostruisce il premier lui mi ha raccontato cose della sua vita privata e io gli ho raccontato cose della mia vita privata, spero che diventi un'amicizia». Sui contenuti del vertice Berlusconi è più che soddisfatto. Il messaggio di fiducia ai risparmiatori resta uno dei punti cardine dei lavori perché, dice «il peggio della crisi ha ormai sfogato i suoi effetti e non c'è motivo di temere un aggravamento della situazione economica». Poi i formati G8, G14 e G20 che in futuro dovranno coesistere anche se il G8 rimarrà come club tra chi condivide gli stessi valori di democrazia e libertà economiche ma sarà il G14 a strutturarsi come foro per le tematiche globali. Il G8, ricorda Berlusconi, ha anche dato mandato alle organizzazioni internazionali di studiare le modalità operative per bloccare la speculazione sui prezzi e controllare gli hedge fund. Sul clima c'è la soddisfazione perché anche Cina e India si sono dichiarate disponibili a fare la loro parte per ridurre le emissioni di Co2 mentre sul commercio sarà una ministeriale del Wto a settembre a rilanciare il Doha round prima del vertice G 20 di Pittsburgh.Tra i risultati dell'Aquila anche il fondo sulla sicurezza alimentare di 15 miliardi di dollari che è stato elevato a 20 miliardi nella riunione tra G-8 e G-14 con i paesi africani. E per agosto Berlusconi annuncia di volere cercare casa all'Aquila per restare vicino ai terremotati. © RIPRODUZIONE RISERVATA www.ilsole24ore.com/ L'intervista al generale Carrarini L'OMAGGIO A BARACK Obama ha stupito tutti: ha dimostrato buonsenso, doti di riflessione, profonda acutezza e una capacità di relazioni mirabili Saluto finale. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ( al centro) posa per uno scatto con la protezione civile, i volontari e militari che hanno lavorato al G-8 ANSA

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Prime prove di governance planetaria (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-11 - pag: 4 autore: ANALISI Prime prove di «governance planetaria» di Adriana Cerretelli I l vertice dell'Aquila si è chiuso in bellezza. Sarà vera gloria o, come molti che l'hanno preceduto, si consumerà strada facendo per finire in quasi niente? Da Silvio Berlusconi, l'ospite del vertice, all'americano Barak Obama, l'invitato più illustre, dalla tedesca Angela Merkel al francese Nicolas Sarkozy, dal russo Dmitri Medvedev ai leader asiatici e africani fino alle organizzazioni intergovernative, tutti ieri, sia pure con toni diversi, hanno definito l'appuntamento un successo. Risultati concreti alla mano. Indiscutibili. Questa volta infatti si è provato ad andare oltre i messaggi generici per tentare di andare al sodo dei problemi sul tappeto. E non solo a livello di G-8, il nucleo storico, ormai superato perché inadeguato, della governance mondiale ma anche di tutte le altre declinazioni in " G", che includono i grandi e medi emergenti e promettono di diventare il fulcro del nuovo ordine globale. «Possiamo forgiare il nostro futuro o lasciare che siano gli eventi a farlo per noi» ha avvertito Obama. Il ritorno in grande stile della leadership globale americana, il rilancio del gioco di squadra multilaterale nella consapevolezza che anche le superpotenze impallidiscono e piangono e nel nuovo panorama mondiale, hanno dato una scossa costruttiva al dialogo. Non succedeva da anni. La battaglia per fermare il riscaldamento del clima è riuscita così prima a incassare l'adesione americana e dell'intero mondo industrializzato con tanto di impegni cifrati sul taglio delle emissioni di Co2. E poi, se non ancora a vincere, a scalfire la riluttanza di Cina, India ed emergenti, con la promessa di aiuti finanziari e tecnologici. Di impegni intermedi seri ma differenziati tra i paesi in marcia verso la data simbolo del 2050. La ribadita volontà di far ripartire economia e fiducia, senza nascondere le insidie che restano sul cammino di entrambe, di restituire stabilità ai mercati finanziari con nuove regole e standard, anche etici, per vaccinarli contro analoghi disastri futuri, non ha trascurato il commercio. Per una volta, almeno in apparenza, non nel solito modo liturgico. Insieme industrializzati ed emergenti hanno auspicato sì la conclusione del Doha Round in bilico da 8 anni ma hanno fissato anche la data del 2010 per chiuderlo e una ministeriale in settembre, prima del G-20 di Pittsbourgh, per riuscirci. All'Africa non è stata venduta la solita retorica ma aiuti oltre le previsioni, 20 miliardi di dollari, da destinare non alla consueta assistenza a fondo perduto ma a sviluppo agricolo e sicurezza alimentare. Per smentire la logica del business as usual , incompatibile con i tempi e la crisi che morde, il G-8 ha affrontato anche il nodo della successione a se stesso indicando l'ipotesi di un gruppo allargato agli emergenti, G-14 o 15 che sarà. Senza però seppellire le altre "G", destinate a una vita " flessibile". All'Aquila, in breve, sono andate in scena le prime prove di governance mondiale. Fine dell'indiscussa egemonia occidentale, primi tentativi di mettere insieme tutti i protagonisti del "villaggio globale" emergenti e paesi in via di sviluppo, per dar vita all'avventura corale per un nuovo ordine più aperto, stabile e meno iniquo. Quanto solidi e credibili sono questi primi vagiti di neo-multilateralismo che hanno in Obama il grande animatore? Quando, nonostante alcuni segnali incoraggianti, il quadro resta recessivo, i mercati finanziari vulnerabili, la bomba sociale innescata, gli istinti protezionistici tendono a prevalere. E tutta da dimostrare la capacità dei paesi ricchi di finanziare i più poveri per conquistarli alla crociata "verde" garantendo così il successo della conferenza di Copenaghen in dicembre. Quando la Russia di Medvedev, che tiene in pugno l'Europa con il ricatto energetico, torna (ieri) a minacciare l'America di Obama di schierare missili a Kaliningrad se gli Usa non rinunceranno allo "scudo" nell'Europa dell'Est. Quando Russia e Cina, che proteggono Iran e NordCorea, continuano (anche al G-8) a sognare di scalzare la supremazia del dollaro. Quando l'Europa continua a resistere agli appelli Usa per contributu più incisivi nella battaglia contro i talebani in Afghanistan e Pakistan. Quando l'armonia occidentale sulle nuove regole finanziarie come sulle politiche economiche anti-crisi scricchiola, è leggittimo chiedersi quanto potrà durare lo spirito positivo dell'Aquila. Non per rovinare la festa. Ma per sapere che la nuova governance globale, che è necessaria, ha un prezzo. Tutti i signor "G" avrebbero il massimo interesse a pagarlo però non è certo che tutti vogliano o possano farlo al momento opportuno. © RIPRODUZIONE RISERVATA VILLAGGIO GLOBALE Fine dell'indiscussa egemonia occidentale, con il tentativo di mettere insieme tutti i protagonisti emergenti

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Il capitolo Iran rinviato al G-20 di settembre (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-11 - pag: 5 autore: Il summit di Barack Il capitolo Iran rinviato al G-20 di settembre di Mario Platero B arack Obama ha dato un addio ai terremotati dell'Aquila e a questo G-8 che alla fine, nonostante le mille polemiche della vigilia, è stato impeccabile sul piano organizzativo: «Ho fiducia che l'Aquila sarà ricostruita, il suo splendore recuperato. La sua popolazione sarà per tutti noi l'esempio di chi si rialza dalla tragedia e ricomincia da capo» ha detto il Presidente americano nella conferenza stampa finale che ha tenuto ieri pomeriggio nella saletta dei corrispondenti della Casa Bianca al suo seguito. E poi, dopo il preambolo, il messaggio politico più importante, focalizzato sulla tabella che si sta perseguendo per convincere l'Iran a rinunciare ai suoi obiettivi di armarsi di testate nucleari per assumere invece un ruolo responsabile e adeguato alla sua statura nel contesto internazionale. Obama ha negato che la mancanza di un riferimento a sanzioni dure contro l'Iran nel documento finale renda il documento più debo-le: «Questa nozione secondo cui cercavamo sanzioni o che questo sia il forum più adatto per discutere di sanzioni non è accurata. Abbiamo avuto esattamente quel che volevamo, una dichiarazione di unità... ». L'unità, ha spiegato Obama, include la Russia. E questo è un passo in avanti importante. E gli avvertimenti a Teheran non riguardano solo il trattamento dei dimostranti, o quello del personale di certe ambasciate, ma «un accordo per riesaminare il negoziato con l'Iran per interrompere la costruzione di armi nucleari già al G-20 di settembre...». è questa la novità più importante, da due punti di vista. Il primo: Obama ha detto che il G-20 di fatto emetterà una dichiarazione sull'Iran con un numero di paesi di molto superiore a quello degli otto.L'idea ovviamente è di includere la Cina nella dichiarazione e di esercitare così pressioni con un messaggio chiaro: «La comunità internazionale vi dice, questa è una porta che potete attraversare per diminuire le tensioni e per unirvi al resto del mondo - ha continuato Obama - se l'Iran rifiuterà, avrà detto no non solo al G-8, ma a una comunità più vasta. Avremo anche il vertice sul disarmo nucleare l'anno prossimo per chiarire bene qual è la direzione in cui ci muoviamo come collettività globale. Questo non riguarda solo l'Iran.Altri paesi dal Sud Africa alla Libia hanno già rinunciato a perseguire l'atomica... La porta è aperta dunque, ma non aspetteremo all'infinito ». Obama ha dunque costruito fra il vertice di Mosca e quello dell'Aquila un processo con delle scadenze precise e graduali, com'è nel suo stile più riflessivo e paziente che impulsivo. Uno stile che abbiamo rilevato in altre circostanze, ad esempio nel dibattito per il nuovo formato della governance. Che si è affermato anche a Mosca e che diventa la sua caratteristica di fondo più importante. A fronte delle difficoltà, e del pericolo di trovarsi davanti interlocutori forti e inflessibili, il Presidente americano è pronto ad ascoltare e a prendere tempo. Proprio come è successo a Mosca: la sua debolezza inziale è rientrata. Ma lui stesso ha ammesso che a un certo punto i nodi dovranno venire al pettine. Il secondo punto riguarda proprio una novità nella governance: implicitamente Obama ci ha detto ieri che il G-20 farà un salto qualitativo e allargherà la sua missione da un ruolo strettamente economico, per gestire la crisi finanziaria, a una missione anche politica. E proprio su questo, sul ruolo delle organizzazioni multilaterali, di cui vi abbiamo riferito ieri, ha espresso le sue idee: i vertici oggi sono troppi, rischiano di perdere peso e «...non c'è dubbio - ha detto ancora che occorre rinfrescare organizzazioni che erano state pensate molti anni fa, alcune come l'Onu risalgono alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il G-8 ha compiuto i 30 anni...perciò dibatteremo dei nuovi format possibili... ma un fatto è certo, non potremo affrontare le grandi sfide mondiali senza la Cina, l'India, il Brasile, senza che interi continenti, come l'Africa o il Sud America, siano rappresentati. Siamo in un periodo di transizione dunque e nei prossimi anni in un processo evolutivo, troveremo la giusta combinazione anche per rivitalizzare le Nazioni Unite». Detto questo, ha aggiunto Obama, mi sono accorto che tutti «vogliono il gruppo più piccoloo possibile, purché includa il loro paese...e dunque se il paese è il ventunesimo, un G-21 andrà benissimo...se non si offendono...». Infine una lunga disquisizione sulla sovranità di cui Obama ha parlato molto in questo viaggio,anche riferendosi all'Iran o alla Georgia, affermando che la sovranità resta un diritto inalienabile. Fino a che punto però la sovranità prevale sul diritto della comunità internazionale di prevenire un genocidio interno? «è una delle questioni più difficili - ha ammesso Obama- e non c'è una formula precisa...ho ascoltato la storia di Gordon Brown di un ragazzo in Rwanda di 12 anni che voleva fare il dottore e giocava benissimo a calcio. Prima di essere ucciso con la madre, le disse: non ti preoccupare mamma, le Nazioni Unite ci salveranno. Una storia emotivamente potente che ci dà molte responsabilita... ». Per Obama dunque la distinzione diventa più chiara quando si parla di sovranità fra Paesi, che va rispettata, rispetto alla necessità di rispettare le vite umane. Con questo messaggio, difficile, emotivo, di sfida, Obama si è congedato dal G-8 ed è partito per l'Africa, per la patria dei suoi padri, dove arriverà questa mattina con la sua tappa simbolica in Ghana. Durante il G-8, durante l'incontro con i paesi africani di ieri ha ricordato la storia di suo padre, che andò a studiare in America, il primo ragazzo africano che giungeva alle Hawaii. Ha sottolineato che il Kenya allora aveva un Pil superiore a quello della Corea del Sud: «Perché le cose sono cambiate tanto...non basta rifugiarsi nel retaggio del colonialismo...è giunto il momento di reagire, e di prendersi le proprie responsabilità... ma di questo parlerò domani, in Ghana, un paese che resta un simbolo di stabilità per un Continente instabile». © RIPRODUZIONE RISERVATA COMPLIMENTI ALL'ITALIA «Ho fiducia che L'Aquila sarà ricostruita e la sua popolazione si rialzerà dalla tragedia» AFRICA «Basta rifugiarsi nel retaggio del colonialismo». Oggi visita in Ghana paese «simbolo di stabilità»

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La nuova ipotesi del G4 (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

La nuova ipotesi del G4 11-07-2009 L'AQUILA. Il G8, tutto sommato, gode ancora di discreta salute, almeno a giudicare dal summit del L'Aquila. Ma il futuro è segnato: il formato di riferimento per i prossimi anni è destinato a essere il G14 , più rappresentativo della nuova realtà geopolitica, anche se forse meno efficace. Ma sullo sfondo, nel periodo medio-lungo è possibile avanzare - nella Babele dei formati di cui si è discusso in questi giorni - un nuovo ulteriore formato, ancora tutto da costruire? Se alla fine spuntasse fuori, in alcune occasioni, un G4 composto da Usa, Russia, Cina e Europa? Il summit dell'Aquila ha dimostrato ampiamente che il G8, per sopravvivere, in qualche modo è pronto ad allargarsi al G8 + G5 + 1. Non è possibile prendere decisioni o anche solo indicare nuove strade per le soluzioni globali senza le nuove realtà geopolitiche di questi anni come appunto Cina e India, gli unici Paesi che cominciano a uscire dalla profonda crisi economica di questi mesi. Ma il summit del capoluogo abruzzese ha anche confermato che il formato allargato rende davvero tutto più difficile e macchinoso. Arrivare ad un punto di equilibrio è complicato. Sul clima Cina e India, i grandi inquinatori di questa epoca, hanno ricordato che i responsabili dell'effetto serra vanno cercati tra i Paesi occidentali che per decenni hanno buttato emissioni inquinanti nell'atmosfera e che comunque le abitudini di vita di indiani e cinesi rimangono più modeste e spartane - e quindi meno inquinanti - di quelle dei Paesi occidentali. E si sono sfilate dall'accordo sul clima. Un esempio qualsiasi - ma se ne potrebbero fare tanti - per spiegare che le visioni del mondo e i momenti storici che stanno vivendo i membri del G8 e quelli del G5 (e l'Egitto) sono molto diversi. Più rappresentatività quindi, ma anche meno efficienza, rispetto a un G8 che comunque non ha mai brillato nella sua storia per concretezza e tempestività. Tra G8, G14 e G20 - senza contare altri formati come il Mef (allargamento a Indonesia, Australia e Corea del Sud) o il G8-Paesi africani - qualche diplomatico nei corridoi del summit dell'Aquila, adombra un nuovo formato da utilizzare in alcune, determinate, occasioni. La nuova ipotesi è appunto il G4: Usa, Russia, Usa e Ue. Ma dovrà essere un'Ue diversa da quella attuale. Un' Europa che abbia attuato le sue riforme e abbia metabolizzato la necessità di parlare con una voce sola. Un'Europa che abbia ratificato il Trattato di Lisbona con le nuove regole e le nuove istituzioni, tra le quali la figura del presidente del Consiglio permanente al posto della presidenza semestrale a rotazione. Si potrebbe quindi ipotizzare che all'interno delle future riunioni del G14 (temi globali) o del G20 (crisi e temi economici) ci possano essere riunioni 'ad hoc' del G8 o ristrette del G4 con il nuovo presidente fisso dell'Ue. Per questa figura si fa con insistenza il nome di Tony Blair. Forse ad un prossimo summit, tra un G14 e un G8, potremmo vedere insieme, allo stesso tavolo, Barack Obama, Dmitri Medvedev, Hu Jintao e l'ex primo ministro di Sua maestà britannica.

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Scatto sulla finanza e il commercio (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 11-07-2009 OBIETTIVI CENTRATI Scatto sulla finanza e il commercio Nel documento finale le intese raggiunte. Per il clima solo un inizio DAL NOSTRO INVIATO A L' A QUILA E UGENIO F ATIGANTE S ono racchiuse in un testo di 9 cartelle le conclusioni del vertice G8 de L'Aquila. Un documento che riassume le principali decisioni emerse in questi tre giorni, già contenute nei 7 documenti approvati (dei quali 2 ieri): dal rafforzamento del formato del G14 alla decisione di sbloccare il negoziato del «Doha round» per la liberalizzazione del commercio. E che Silvio Berlusconi ha integrato in conferenza stampa con una sottolineatura della «disapprovazione» manifestata dagli Otto Grandi per la «ripresa» della «speculazione internazionale », a partire dal prezzo del petrolio, ma con ricadute anche su beni come «rame, ferro, soia, grano e riso». Ancora ieri, comunque, nella sessione mattutina dedicata all'Africa e allargata ai capi di Stato del Continente nero, i leader hanno dato l'ok ad altri 2 documenti: la dichiarazione congiunta sulla sicurezza alimentare denominata Afsi, Aquila Food Security Initiative, che in pratica rafforza un'alleanza globale da istituire entro fine anno per contrastare la fame nel mondo e impegna a stanziare 20 miliardi di dollari in 3 anni, e quella su un partenariato rafforzato fra G8 e l'Africa per accrescere l'accesso all'acqua e all'igiene di base. Di particolare importanza, ma contenuta sempre nel documento finale, è poi l'accoglimento della proposta italiana per «dimezzare i costi di transazione delle rimesse degli emigranti». Un fattore non di poco peso visto che, secondo quanto spiegato nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Frattini, con questa misura tendente a ridurre le commissioni oggi elevate che si pagano sui trasferimenti di denaro si potrebbero accrescere di oltre 10 miliardi di euro i soldi destinati ai loro Paesi d'origine dai lavoratori emigrati. Infine i leader del G8 condannano le prese di posizione del presidente iraniano Ahmadinejad (cui ricordano che alle ambasciate «deve essere permesso di esercitare le loro funzioni») e i recenti test nucleari della Corea del Nord. Vediamo i principali punti del documento finale: DAL G8 AL G14. I leader riconoscono che la loro azione è «rafforzata» dall'impegno congiunto delle economie emergenti. Si ricorda che nel G8 del 2007 a Heiligendamm è stato avviato un dialogo con Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa (il cosiddetto G5), qui affiancati dall'Egitto. Il processo ha avuto seguito a L'A- quila dove i leader hanno deciso di «progredire insieme verso un'associazione stabile e strutturata». Si riconosce che il formato G8 è destinato ad espandersi nel G14. COMMERCIO. Il primo risultato concreto di questo nuovo assetto G14 riguarda il commercio. I leader sottolineano che «mercati aperti sono cruciali per la crescita e lo sviluppo, ancora di più in un periodo di crisi». Pertanto «i tempi sono maturi per sbloccare i negoziati di Doha e raggiungere una conclusione ambiziosa ed equilibrata nel 2010». I ministri del Commercio si incontreranno a inizio settembre per riavviare il processo e portare così i risultati al G20 di Pittsburgh. Sull'adesione della Russia al Wto il presidente Medvedev ha poi detto che «sarebbe più semplice» un ingresso da sola piuttosto che insieme a Bielorussia e Kazakhistan. ECONOMIA MONDIALE. L'analisi del G8 parte dalla considerazione che si notano «segni di stabilizzazione e una maggiore fiducia». I leader hanno riaffermato comunque il loro impegno ad attuare le decisioni prese nei precedenti summit di Washinghton e Londra. Dagli Otti Grandi viene anche la sottolineatura della necessità di «affrontare la dimensione sociale della crisi, mettendo i problemi delle persone al primo posto» (è il concetto del « people first ») e riservando un'attenzione speciale all'occupazione e alla protezione sociale. Un capitolo ad hoc è dedicato alle nuove regole per la governance dell'economia globale, per «evitare gli eccessi del passato e rafforzare l'etica negli affari». A questo scopo i leader hanno avallato la strategia per sviluppare standard e principi comuni, il cosiddetto « Lecce Framework », scaturita dalla riunione dei ministri finanziari del mese scorso nel Salento. Il lavoro si svilupperà assieme all'Ocse e alle altre organizzazioni internazionali e approderà al G20 di Pittsburgh. CLIMA. È stata concordata la «necessità di mantenere l'aumento della temperatura globale al di sotto di 2 gradi», con l'obiettivo di lungo termine di un «sostanziale» calo delle emissioni globali entro il 2050'. Nel testo finale ovviamente non si fa cenno al no della Cina, ma si sottolinea la necessità che tutti i Paesi «intraprendano azioni appropriate» a livello nazionale. AFRICA. Per «aiutare i più vulnerabili a proteggersi dalla crisi», ci si impegna a «mantenere gli impegni sull'aiuto pubblico allo sviluppo, migliorare la trasparenza e la concorrenza tra gli intermediari». ARMI NUCLEARI «Costruendo sugli sviluppi recenti delle relazioni USA-Russia sul disarmo i leader del G8 hanno sottolineato l'importanza centrale del regime stabilito dal Trattato di Non Proliferazione e l'impegno a creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari ». Sull'adesione della Russia alla Wto il presidente Medvedev ha dichiarato che «sarebbe più semplice» un ingresso da sola piuttosto che insieme a Bielorussia e Kazakhistan Di particolare importanza l'accoglimento della proposta italiana per «dimezzare i costi di transazione delle rimesse degli emigranti»

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GIÙ (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 11-07-2009 ACCORDO SUL CLIMA MONCO Per la prima volta Cina e India hanno acconsentito a discutere la riduzione delle emissioni di gas serra. Ma non hanno firmato l'accordo con cui i Grandi si impegnano a contenere l'aumento della temperatura del pianeta entro i due gradi centigradi rispetto alla media precedente la rivoluzione industriale. Si sperava che all'Aquila ci fosse un passo in più. Il negoziato che porterà alla Conferenza Onu di Copenaghen sul clima è quindi appena partito. IL PROBLEMA DELLA VALUTA La Cina, un po' a sorpresa, ha chiesto una riforma graduale del sistema valutario per una maggiore diversificazione della moneta. Tradotto: il dollaro non può più essere considerato l'unica moneta di riserva internazionale, meglio pensare a un paniere che contempli euro, yen, sterlina e appunto il biglietto verde americano. Sarebbe una rivoluzione che gli Usa cercheranno di contrastare. (a cura di Marco Girardo) GIÙ

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(sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-07-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 11-07-2009 «La crisi ha toccato il fondo» P otrebbe essere l'Italia, assieme alla Francia, a ingranare per prima fra i Paesi dell'Ocse la ripresa dopo la crisi economica più grave del dopoguerra. A dirlo è l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, i cui indici anticipatori del trend economico relativi al mese di maggio, «indicano tangibili segni di miglioramento delle prospettive della maggior parte delle economie degli Stati membri». E mostrano che «segnali di potenziale ripresa stanno emergendo in Italia e in Francia», che sembrerebbero aver già toccato il fondo della crisi e aver iniziato un graduale recupero, mentre Canada, Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna e India stanno proprio ora emergendo dalla fase più nera della crisi. L'indice calcolato dall'organizzazione parigina è salito a maggio di 0,8 punti sul mese precedente, collocandosi a quota 94. Un recupero timido e graduale, visto che l'indice resta pur sempre a 7,3 punti, al di sotto dei livelli di maggio 2008. Ma il miglioramento su base mensile prosegue costante da marzo scorso ed è da interpretare, secondo l'Ocse, come una situazione di ripresa. Numeri che sembrano collimare con l'orientamento di Bce e del Fmi: stabilizzazione delle grandi economie e poi ripresa debole, con ritorno dell'economia di Eurolandia a una crescita positiva a metà del 2010. Per l'Eurozona l'indice è in rialzo mensile di 1,0 punto a 96,5 e indica una ripresa, come per gli U- sa che segnano +1 punto a 92,2. Sia gli Stati Uniti che Eurolandia, in base agli indicatori che predicono il ciclo economico, sembrano infatti aver raggiunto un «possibile picco negativo». Per l'Italia, invece, l'indice aumenta di 1,7 punti a 100,5, incremento più forte fra i principali Paesi dell'Ocse, mentre per la Francia l'incremento è di 1,3 punti a 100,4. Secondo le classifiche dell'Ocse, entrambi i Paesi sono da classificare come in «espansione», dopo avere già toccato il fondo. Ocse: «Italia e Francia danno segni di ripresa»

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barack è il messaggio - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 24 - Commenti BARACK è IL MESSAGGIO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Sì, voi potete farcela. «Voi», con il nostro aiuto, non «noi», europei, americani, o asiatici. Non c´è molto che il mondo esterno, i club degli Otto, o Quattordici, o Venti, o quanti decideranno di essere i ricchi del mondo, possa fare per le nazioni africane, se non saranno le nazioni africane a scuotersi e a seguire l´esempio della terra detta del «Re Guerriero», appunto del Ghana. Il ritorno al paese del figlio che ce l´ha fatta, anche se non fu la terra degli Ashanti, il Ghana, a dare origine alla famiglia paterna di Obama, ma il Kenya evitato per il caos sanguinoso interno, ha molto più di un facile valore simbolico e della carica umana di una folla in estasi. Altri leader politici hanno stanziato aiuti generosamente, come fecero Clinton e Bush, hanno espresso lo stesso concetto della «self reliance», del contare su se stessi, magari dimenticando che si domanda all´Africa di scavalcare montagne che i predicatori ancora innalzano, dalla Cina agli Stati Uniti, per succhiare le risorse del continente. Ma per la prima volta da quando l´uomo bianco mise piede su questa costa, la persona è il messaggio. La testimonianza ha un volto reale - e intenzioni personalmente sincere - che può rompere il comprensibile scetticismo dei popoli africani verso quei distratti benefattori che si dimenticano di staccare gli assegni. Magari adducendo il pretesto che tanto, in quelle nazioni corrotte, i soldi dei poveri europei finiscono nei conti in Svizzera dei ricchi africani. Come se soltanto i ras tribali del Sub Sahara avessero conti numerati e società matrioska in Svizzera o in Lussemburgo. Obama è una «piccola Africa» lui stesso, un uomo nato nelle condizioni più sfavorevoli che l´America del Nord potesse offrire, chiuso nel ghetto della propria pelle. Mezzosangue; figlio di una madre poco più che «sedotta e abbandonata»; sballottato attraverso le Praterie, il Pacifico, l´Indonesia, le Hawaii; portatore di un nome che sarebbe divenuto, dopo l´11 settembre, tossico, come Hussein. Sempre esposto alle tentazioni della strada e ai richiami di una comunità di colore che ancora diffida e disconosce il nero che vuole «comportarsi da bianco». E alla fine sarebbe diventato «il Re Guerriero», il Presidente della più potente tribù della Terra. Dunque può dire a chiunque, sia esso un Ghanese o un orfano della South Side di Chicago: «yes, you can». Se io ho potuto, così puoi tu. è lo stesso tasto sul quale, accolto con freddezza iniziale, battè nel suo discorso elettorale alla Naacp, la lobby dell´America di colore, quando disse che il tempo delle lamentazioni, del vittimismo, dei rancori era finito e ai giovani «black» americani erano aperte occasioni di successo, di studio, di promozione sociale, che i loro genitori non avrebbero neppure potuto sognare. E che spettava alle famiglie, soprattutto ai padri, assumersi la responsabilità di strappare i figli ai «videogame» e inchiodarli al quaderno dei compiti. Come il club dei ricchi che si credono «grandi» non possono cercare alibi alla loro indifferenza davanti alla catastrofe di quella parte di umanità che essi continuano a dissanguare, così il triste club dei poveri deve trovare in sé la forza per sfruttare al meglio le proprie risorse umane e materiali, dice all´Africa il figlio tornato per un giorno alla casa del padre. Il Ghana era stato ribattezzato dai predoni di Sua Maestà britannica «la tomba dell´uomo bianco» per la strage, fatta da zanzare e malattie tropicali ignote, dei pallidi mercanti di Londra. Obama offre ai propri fratelli di essere, se lo vorranno, lo strumento per la resurrezione dell´uomo nero.

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il meritato successo di un abile anfitrione - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 25 - Commenti IL MERITATO SUCCESSO DI UN ABILE ANFITRIONE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Al G8 dell´Aquila c´erano tre temi specifici e un tema generale di puro indirizzo. Quest´ultimo riguardava lo stato della crisi economica mondiale, la diagnosi delle possibili terapie da raccomandare. Quanto ai temi specifici, peraltro di grande portata, riguardavano il clima, gli aiuti ai paesi poveri e principalmente all´Africa, la politica dei paesi del G8 nei confronti dell´Iran. I giudizi, o come si dice la pagella da compilare sugli esiti dell´incontro aquilano vanno dunque articolati su questa tastiera ed è quanto cercheremo di fare. * * * La diagnosi sullo stato attuale della crisi è stata abbastanza difforme. Barack Obama è nella sostanza il più pessimista, ritiene che il peggio sia al suo culmine e che si aggraverà ancora nel prossimo autunno e nell´inverno del 2010. Il peggio che determina il suo giudizio riguarda il delicatissimo tema della disoccupazione che in Usa ha già raggiunto il 10 per cento e potrebbe aumentare fino all´11 nei prossimi mesi con effetti pesanti sui redditi e sui consumi. Il presidente americano inoltre non è ancora del tutto tranquillo sulla tenuta di alcune istituzioni bancarie e non esclude altri massicci interventi a sostegno sia di banche sia di grandi imprese a corto di capitali. Il pessimismo operativo di Obama ha tuttavia come contrappeso il suo robusto ottimismo politico, che ha profuso in abbondanza e con notevole efficacia su tutto l´andamento del G8. Al polo opposto della diagnosi di Obama si è collocato Berlusconi, secondo il quale il peggio è già passato e la disoccupazione non presenta scenari drammatici. Di questa divergente diagnosi ha dato conto lo stesso Berlusconi in una delle sue conferenze stampa, spiegando però che il parere di Obama su queste materie è assai più importante del suo: un esempio molto infrequente di modestia che il premier italiano ha offerto per ingraziarsi il suo principale interlocutore. Lui è fatto così, vuole essere amato. Per essere amato da Obama ha anche buttato alle ortiche Bush. Quella è acqua passata. Obama invece è da conquistare e la modestia ne è stata questa volta lo strumento. Il ministro Tremonti aveva proposto, con la collaborazione dell´Ocse e del governo tedesco, alcune nuove regole da introdurre nel sistema economico internazionale. Un documento di 13 cartelle è stato presentato al G8 con il titolo ambizioso di Global Legal Standard e menzionato favorevolmente come raccomandazione da esaminare nelle competenti sedi operative, suscitando una immodesta soddisfazione dello stesso Tremonti. Di quali regole si tratta? In realtà non sono regole vere e proprie né potevano esserlo trattandosi di raccomandazioni di indirizzo. Ed anche per un´altra ragione: si enunciano valori e, come sappiamo, i valori non sono norme ma auspici e modi di sentire; riguardano più il dover essere che l´essere. I valori tremontiani elencati nel documento sono l´etica nelle decisioni economiche, la trasparenza di quelle decisioni, la lotta contro la corruzione, la lotta contro l´evasione fiscale, la vigilanza del credito, la lotta contro i monopoli in favore della libera concorrenza. Ma chi mai oserebbe incitare gli operatori ad essere disonesti, a mentire, a favorire i monopoli e ad evadere le imposte? E quale uomo d´affari, imprenditore, banchiere si riconoscerebbe in un ritratto così perverso? Debbo dire che a Tremonti va riconosciuta una notevole audacia: raccomandare la lotta all´evasione fiscale, quella contro i monopoli, la trasparenza delle decisioni da parte di uno dei principali membri dei governi berlusconiani è come parlar di corda in casa dell´impiccato. Ma il punto non è questo o non soltanto questo. Si tratta soltanto di raccomandazioni e non di altro. Nel frattempo e nello stesso giorno in cui Tremonti presentava il suo documento al G8, il governatore Draghi annunciava un documento assai più corposo redatto dal «Financial Stability Forum» che è l´organo del Fmi da lui guidato, dove non si parla di valori ma di norme concrete che saranno imposte alle banche e alle istituzioni finanziarie quando lo studio del Fsf sarà definitivamente approvato entro l´anno in corso. Da notare che nel Fsf non sono rappresentati soltanto i paesi del G8 ma un ventaglio molto più ampio e quindi assai più interessante per l´operatività di quelle regole. * * * Bastano pochi accenni per i tre temi specifici affrontati dal G8, dei quali i giornali di tutto il mondo hanno già ampiamente parlato nei giorni scorsi. Iran. I temi da affrontare in materia erano due: il nucleare iraniano e la repressione violenta del dissenso e quindi una violazione molto grave dei diritti di libertà in quel paese teocratico. Entrambi i temi sono stati in qualche modo elusi nel documento approvato all´unanimità dal G8. La riprovazione delle violenze è stata affidata alle dichiarazioni di singoli capi di governo, tra i quali il più severo è stato il presidente francese Sarkozy. Sul tema del riarmo nucleare è intervenuto seccamente Obama, che attenderà comunque fino alla fine dell´anno sperando nell´avvio di un negoziato costruttivo. La vera e solenne reprimenda approvata all´unanimità (Russia compresa) nei confronti del governo iraniano è stata lanciata contro il negazionismo dell´Olocausto da parte di Ahmadinejad: era il meno attuale dei temi e forse per questo è stato scelto dopo una serrata discussione da parte degli «sherpa» durata a quanto si sa per due settimane. Sul clima si è registrato un mezzo fallimento quando sono entrati in gioco i Cinque emergenti (Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica). I quali hanno accettato il principio dei 2 gradi di riscaldamento del pianeta come limite estremo, superato il quale ci sarebbe una catastrofe climatica planetaria; ma non hanno invece acconsentito a ridurre le proprie emissioni di gas inquinanti. Se ne riparlerà in un´apposita riunione a fine anno a Copenaghen. Il colpo di scena di Obama è stato a questo punto l´impegno per il proprio paese di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra facendo della ricerca di energie alternative il centro del rilancio industriale americano. La speranza è che un impegno del genere serva di orientamento anche al gruppo dei Cinque, il che però è tutto da verificare. Infine l´Africa e i poveri. Tutti i paesi ricchi sono allo stato dei fatti largamente inadempienti rispetto agli impegni presi nei precedenti vertici. Il più inadempiente di tutti è il nostro: avremmo già dovuto versare un miliardo di dollari mentre abbiamo finora conferito 30 milioni, pari al 3 per cento di quanto dovuto. Ora Berlusconi ha promesso un versamento entro il prossimo agosto di 130 milioni e lo ha presentato come una manna. Questo è lo stato dei fatti per quanto ci riguarda. Nel meeting del G8 è stato deciso un aiuto, destinato soprattutto all´agricoltura, di 20 miliardi di dollari. La cifra è cospicua ma restano tuttora indefinite le modalità e i tempi, chi guiderà gli investimenti e quando. Comunque su questo tema un mezzo successo politico c´è indubbiamente stato, ma è il solo dell´intero vertice. Del tutto inevaso è stato invece il vero tema che i Grandi del mondo dovranno porsi e che invece è stato del tutto ignorato salvo che dalla Cina e dal gruppo dei Cinque emergenti: il nuovo assetto monetario internazionale. In altre parole il problema del dollaro. La Cina vuole che si costruisca una moneta di conto e di riserva, calcolata attraverso una sorta di paniere ponderato delle principali monete a partire dal dollaro, dall´euro, dallo yen e naturalmente dallo yuan cinese. Moneta amministrata dall´Fmi, le cui quote di appartenenza dovranno essere profondamente riviste per fare appunto spazio ai paesi emergenti che sono rappresentati attualmente da quote soltanto simboliche. Sarà un´operazione complessa, che vede gli Usa in totale disaccordo, ma che la Cina sembra decisa a portare avanti facendo leva sulla sua posizione di primo creditore degli Stati Uniti e primo detentore di riserve in dollari. Sarà questo il vero tema del prossimo futuro, adombrato nel richiamo alle istituzioni nate a Bretton Woods nelle parole di Napolitano che abbiamo citato all´inizio. Un tema denso di implicazioni, che vedrà diminuire drasticamente il peso dei singoli Stati europei a beneficio dell´Unione europea e delle istituzioni che la rappresentano a cominciare dalla Banca centrale. Questo tema sarà al centro della prima assemblea del Fondo monetario internazionale che è destinato a diventare la vera sede dei dibattiti e delle decisioni. * * * Ultimo argomento: il successo di Berlusconi e quindi dell´Italia, perché è vero che nei vertici internazionali un successo del governo è patrimonio comune al di là dei partiti e delle persone. Berlusconi ha avuto successo, ha ricevuto complimenti da tutti, ha evitato con abilità i guai che incombevano sul suo capo e di questo gli va dato atto. Per che cosa è stato complimentato? Per il suo ruolo, magistralmente ricoperto, di padrone di casa. Se lo è meritato. E´ un compito che sa gestire molto bene come dimostrò nell´analogo meeting di Pratica di Mare: alloggiamento perfetto, cibo eccellente, sicurezza garantita, intrattenimento rilassante. Il «Financial Times» di ieri, che era stato il giornale tra i più severi nei suoi confronti, ha titolato «Da playboy a statista», ma ha sbagliato l´ultima parola, doveva scrivere anfitrione. Lo statista si è visto ben poco anche perché l´unico statista in campo è stato Obama e con lui nessuno era in grado di competere. Berlusconi avrebbe potuto esercitare una piccola parte da statista associando al successo l´opposizione che ha accettato la tregua chiesta da Napolitano. Ma nemmeno questo ha fatto. Ha continuato ad attaccarla tutti i giorni, chiamandola «opposizione-cadavere, comunista, faziosa». Poi, una volta chiuso il sipario sul G8 dell´Aquila, è andato ancora più in là: si sta rimangiando l´impegno preso anche in suo nome dal ministro Alfano con il Quirinale circa una pausa nella legge sulle intercettazioni; ha ripetuto che non ha intenzione di trattare alcunché con l´opposizione; ha maltrattato i suoi dissidenti interni; ha richiamato all´ordine perfino la Lega. «Ora dev´esser chiaro a tutti che sono io che comando» ha detto ieri. L´ora della carota è passata e si ricomincia col bastone. Ho letto ieri un interessante articolo del collega La Spina su «La Stampa». Scrive che la maggiore sobrietà dimostrata da Berlusconi al G8 è stata probabilmente l´effetto delle critiche acerbe di cui è stato oggetto da parte di alcuni giornali ai quali (scrive La Spina) andrebbe riconosciuto il merito del «new look» saggio e prudente del nostro premier di solito scapestrato. Forse La Spina ha ragione; forse quel merito ad alcuni giornali andrebbe riconosciuto. Purtroppo però quella saggezza e quella prudenza di cui parla il collega sono già dietro le spalle. Dal canto nostro, poiché è di noi che si parla, le nostre riserve e le nostre critiche non cesseranno se non altro per indurre il premier scapestrato a cambiare definitivamente comportamenti pubblici e privati che sono l´esatto contrario da quelli ai quali un capo di governo dovrebbe attenersi. Continueremo dunque a pubblicare notizie di fatti come è compito di ogni giornale, ma non speriamo e non ci illudiamo di vedere effetti vistosi. Salvo quello di saper far bene il mestiere dell´anfitrione, ma di questo eravamo certi. Purtroppo non è di questo che ha bisogno il nostro Paese.

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celebrando il rito della lentezza - renata pisu (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 32 - Cultura Celebrando il rito della lentezza Spazi vuoti dell´extra quotidiano, eremi, capanne di paglia Sono i luoghi dove i giapponesi da secoli officiano la cerimonia che si compie attorno alla preparazione della bevanda importata dalla Cina nel 900 dopo Cristo. Quella che per l´Occidente è una mistica lontana e misteriosa, per il Sol Levante è una visione della vita Ora, a testimonianza di una pratica che sopravvive, un libro ne racconta gli scenari In molti uffici delle grandi imprese dove si affannano i "salarymen", gli addetti alle risorse umane hanno allestito sale dedicate alla meditazione RENATA PISU U n eremo, una capanna di paglia, delle lastre di pietra davanti alla soglia come fossero lì per volontà della natura mentre invece sono state disposte secondo una logica umana impercettibile ai non iniziati: un bacile basso, così per lavarsi le mani bisogna umilmente chinarsi. L´acqua è fresca, appena attinta dal pozzo e il Maestro la versa da una brocca che un ragazzo gli porge. Un´entrata che di nuovo costringe a abbassare la testa, a dimenticare il proprio rango. L´ospite della cerimonia del tè si è diretto alla capanna percorrendo un sentiero concepito in modo che non si scorga la meta. Sa però cosa l´aspetta. Lo spazio vuoto dell´extra quotidiano, un qualcosa di sublime: bere una tazza di tè. Tè matcha, cioè tè verde in polvere, non un´infusione ma una emulsione che tiene svegli e che in Giappone arrivò dalla Cina intorno al X secolo, assieme al buddismo nella versione chan, in cinese, zen in giapponese, perché serviva ai monaci meditanti a non addormentarsi, a non chiudere le palpebre. Soltanto il Giappone però ha fatto del tè una religione, anzi una mistica in cui tutto si compenetra e riassume: visione della vita, estetica, filosofia… Chiesi una volta a una signora giapponese cosa significasse per loro la cerimonia del tè. E lei mi rispose: è come per voi la messa. Ma quanto tempo ci vuole per imparare a officiare una simile cerimonia? O apprezzarla in tutti i suoi reconditi significati? Mi rispose: quanto tempo ci vuole a suonare il pianoforte? Poche settimane per una strimpellata, una vita per essere un pianista. Oggi tra i maggiori pianisti della scena mondiale, ci sono dei virtuosi giapponesi ma neanche un occidentale è in grado di officiare, credibilmente, una cerimonia del tè come ancora in Giappone, ai nostri giorni, si pratica: in molti uffici delle grandi imprese dove si affannano i salarymen, i nuovi samurai del Giappone del XXI secolo, gli addetti alle "risorse umane" hanno allestito sale da tè. Non all´inglese, per carità! Luoghi oscuri di meditazione, rigeneranti, studiati apposta per offrire un riposo ai guerrieri moderni. Bere cerimoniosamente il tè era infatti un costume che in Giappone era diffuso non soltanto negli eremi monastici ma anche negli accampamenti militari della bellicosa era Momoyama, dove la cerimonia del tè ispirata allo zen insufflava i principi ultimi sulla vita e la morte. Fu allora che il celebrato maestro del tè Sen Rikyu (1552-1591), consigliere del grande daimyo Hideyoshi, codificò definitivamente la Cerimonia del tè secondo la forma wabi, la raffinata sublime estetica della semplicità, il rifiuto di qualsiasi orpello, la ricerca esasperata dell´apparente imperfezione, gesti cerimoniali talmente studiati da apparire frutto di improvvisazione, un concetto che è diventato tutt´uno con l´estetica zen. Pochi ospiti scelti che si danno convegno in una chashitzu, una casa del tè, costruzione effimera ai margini di un bosco o nell´angolo di un giardino, una stanza illuminata soltanto dalla luce che penetra dalla porta o da una finestrella, pareti grigie di terra, in un angolo il tokonoma, una nicchia dove esporre pochi fiori freschi, o una calligrafia; gli utensili, il braciere, le tazze, soffuse di wabi, la patina del tempo che le impreziosisce, disposti sul vassoio. E basta, niente altro, se non la comune aspirazione a isolarsi nel vuoto, nella non-mente. All´inizio si pronunciano a bassa voce i convenevoli d´obbligo, poi si tace. Questo predicava il Maestro Rikyu. Ma il potente daimyo Hideyoshi concepiva in tutt´altro modo la cerimonia del tè: una sala sontuosa, un padiglione ricco di ornamenti, tutto un luccicare di ori e porpore, centinaia e centinaia di ospiti invitati a partecipare, dai nobili ai popolani ai quali, nella storica cerimonia del tè del 1587, venne servito non il costoso tè matcha ma acqua bollente e polvere di riso tostato. A Rikyu tutto questo non garbava. Così, quando Hideyoshi espresse il desiderio di ammirare la fioritura dei convolvoli per cui andava famoso il giardino di Rikyu, il Maestro strappò tutti i fiori e ne conservò soltanto uno che espose nel tokonoma dentro la sua capanna del tè. Non per fare un dispetto a Hideyoshi ma nella speranza che il signore apprezzasse quell´unico convolvolo come archetipo, come forma concettuale e essenziale. Ma Hideyoshi se la prese e, alla fine, il conflitto estetico tra i due - in Giappone l´estetica sottintende una visione del mondo e della politica, non è semplice questione di gusti - si acuì al punto che il daymio ordino a Ryuku di fare seppuku. Il Maestro officiò un´ultima cerimonia del tè per il Signore e silenziosamente si diede la morte. Ma la sua concezione povera, minimalista, lo stile wabi, trionfò, e in Giappone i canoni e i gesti da lui codificati più di quattrocento anni fa vengono ripetuti ogni giorno, nelle case da tè che ancora oggi si edificano secondo gli stessi austeri e sobri dettami. Difficile analizzare la struttura architettonica delle case da tè giapponesi, un genere artistico a sé stante, estremamente vario e personalizzato in quanto spesso sono edificate dallo stesso Maestro del tè che lì dentro officerà e che introduce dei suoi minimi tocchi, rivisita creativamente i canoni proponendo, sia all´esterno sia all´interno, diverse disposizioni dello spazio, in modo da adeguare liberamente l´insieme alla vaghezza della descrizione che il Maestro Okakura, nei primi del Novecento, ha dato dell´architettura della casa del tè: «è dimora della fantasia in quanto struttura effimera costruita per ospitare un impulso poetico. è dimora del Vuoto in quanto priva di ornamenti…. è dimora dell´Asimmetrico in quanto consacrata al culto dell´Imperfetto…». Dell´arte così giapponese e unica della casa dove celebrare la cerimonia del tè, compendio filosofico di uno stile di vita e di un atteggiamento mentale, rimangono tracce nell´architettura moderna del Giappone, non nei grattacieli ma nelle ville extra urbane dove la disposizione degli spazi, il rapporto tra esterno e interno, la scelta dei materiali di costruzione volutamente wabi, cioè "poveri", si richiama a una tradizione che rappresenta compiutamente la sensibilità giapponese, quale è stata forgiata dal connubio tra il tè e lo zen.

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de laurentiis "i miei novant'anni una vita da oscar" - giuseppe videtti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 34 - Spettacoli De Laurentiis "I miei novant´anni una vita da Oscar" Il grande produttore italiano è da tempo cittadino americano e vive a Los Angeles L´8 agosto celebrerà il suo compleanno E per regalo il governatore della California Arnold Schwarzenegger, che fu attore in alcuni suoi film, gli tributerà un rarissimo onore: la celebrazione di un giorno dedicato al suo nome GIUSEPPE VIDETTI LOS ANGELES Non sono affascinanti gli studios nella luce del mattino. La foschia che avvolge Burbank rende ogni cosa "normale", un aggettivo che nella fabbrica dei sogni è un´imprecazione. I trenini s´inerpicano verso i cancelli della Universal carichi di visitatori pronti a incontrare Shrek e i Blues Brothers. Dai varchi del James Stewart Boulevard, invece, entrano addetti ai lavori e personaggi in cerca d´autore. Il bungalow di Mister De Laurentiis è in fondo al viale, uno dei tanti, anonimo, troppo piccolo per un uomo che appartiene alla stirpe reale del cinema. Ma all´interno, l´ufficio del megaproduttore racconta quasi un secolo di cinematografo. Academy Awards, David di Donatello, Leone d´oro e la statuetta che gli è più cara, l´Irving G. Thalberg Memorial, premio alla carriera che gli consegnarono nella notte degli Oscar del 2001. Dino De Laurentiis, all´anagrafe Agostino, egli stesso membro dell´Academy, lo prende dalla vetrina, lo accarezza: «è un riconoscimento che danno solo in occasioni speciali», dice. L´8 agosto compirà novant´anni, è in forma, elegante, dinamico, mille progetti in testa. Sta preparando il sequel di Barbarella, il film di Roger Vadim con Jane Fonda che produsse nel 1968. Si accende un cigarillo: «Ho avuto sessanta nomination all´Oscar, è come se li avessi vinti tutti, è già una bella soddisfazione essere nella rosa dei cinque. Io vengo da Torre Annunziata, la chiave del mio successo è l´umiltà». Entra la produttrice Martha Schumacher, sua moglie, che venerdì scorso ha compiuto cinquantacinque anni. Bionda, bellissima, fascino alla Candice Bergen. Gli porge una lettera: «Credo che presto dovrai preparare un discorso!», annuncia radiosa. La lettera porta la firma di Arnold Schwarzenegger. Il governatore della California ha deciso di celebrare il Dino De Laurentiis day. Ne ha fatta di strada il rappresentante di Torre Annunziata. «Ah, che voglia di tornarci, ma ormai ho novant´anni, viaggio poco. Un´infanzia avventurosa la mia. Mio padre aveva un pastificio. A un certo punto ebbe bisogno di un rappresentante. Mi guardò negli occhi: "Tu". "Ma papà", risposi, "io non ho mai venduto. E dove dovrei andare?". "Nelle isole, cominciando da Ischia e Capri". Fu il primo impatto con Capri. L´isola mi impressionò, e da allora ci sono sempre tornato. Un giorno, andando a Roma, sempre per vendere spaghetti, vidi un annuncio, il Centro sperimentale di cinematografia cercava allievi. Ero un ragazzino di provincia, avevo diciassette anni, adoravo il cinema, l´unica cosa che vedevo erano gli attori, così pensavo che il cinema fosse fatto solo di attori. Feci domanda, mi convocarono: fui ammesso. Ricordo ancora quella sera a tavola con i miei sei fratelli. Mamma fingeva di non sapere, papà non proferì parola. Finì di mangiare i suoi spaghetti, poi disse: "Io penso che tu sia un folle, però non voglio che dopo la mia morte i miei figli abbiano a dire che non gli ho permesso di fare della loro vita quello che vogliono". Così iniziò la mia avventura cinematografica. Feci un film da protagonista diretto da Pietro Germi, andò abbastanza bene, ma non ero convinto. Non ero nato per stare davanti alla macchina da presa, ma dietro». Strizza gli occhi, insegue i ricordi: «Il problema, a quell´età, era farsi prendere sul serio». Aveva solo diciannove anni e una grande abilità di venditore, lo aveva dimostrato a diciassette piazzando quintali di spaghetti, lo confermò trovando finanziatori con i quali fondò la Real Cine e nel 1941 produsse il primo film, L´amore canta. Poi arriva la guerra a sbaragliare i sogni. L´Italia ne esce devastata, ma le idee circolano più vorticosamente di prima. «Il grande cinema, quello che ha fatto scuola, è nato nel dopoguerra», racconta. «Cinecittà era occupata dagli sfollati, non c´erano macchine da presa, non c´erano soldi. Solo un gruppo di uomini geniali: Rossellini, De Sica, Fellini, Lattuada e… io», dice con insospettata timidezza. «Da quel gruppo nacquero Roma città aperta, Sciuscià, Paisà, Ladri di biciclette, i film dell´industria povera che i critici chiamarono neorealismo. Non giravamo per le strade con l´idea di creare un nuovo stile, ma per necessità, perché non avevamo soldi per pagare i figuranti. Quei film lanciarono il nostro cinema nel mondo e fecero capire agli americani che il loro sistema produttivo era sbagliato. Lo hanno detto e ripetuto Spielberg, Pollack e Scorsese: "Abbiamo imparato da voi". Fu un momento magico: Hollywood rischiò di perdere il primato. La cosiddetta Hollywood sul Tevere fu agevolata da una legge fatta da Andreotti, l´unica intelligente mai varata per il cinema, che diceva: un film per essere italiano deve avere almeno il cinquanta per cento di personale italiano. Questo ci dava la possibilità di impiegare anche attori americani, come Clint Eastwood negli spaghetti western o Audrey Hepburn in Guerra e pace. A un certo punto gli americani - ho il dubbio che abbiano pagato salato per questo - riuscirono a convincere il governo a cambiare la legge. Il socialista Corona varò un decreto che fu la tomba del nostro cinema, portava la percentuale dal cinquanta al cento per cento. A quel punto non ebbi esitazione, partii per gli Usa». Il principe del nostro cinema, l´uomo che pensava in grande, il campione della Lux Film, lo spericolato imprenditore della ditta Ponti-De Laurentiis che nel 1952 produsse il primo film italiano a colori (Totò a colori), l´uomo che aveva stregato e sposato la bellissima Silvana Mangano, il self-made man nominato nel 1966 cavaliere del lavoro che in pieno boom economico aveva ospitato negli studi di Dinocittà divi come Henry Fonda e Ava Gardner, l´audace imprenditore che aveva portato grandi storie sul piccolo schermo (L´Odissea) gettò la spugna: non poteva più competere con Hollywood. «Quando arrivai in America, il sindaco di Los Angeles mi consegnò le chiavi della città», ricorda. «Io ero terrorizzato: che ci faccio qui, non conosco la lingua, non conosco i loro gusti, come mi muovo? Tutto dipendeva dal primo film, se imbrocco quello», mi dissi, «è fatta. Chiamai Peter Maas, un autore dal quale avevo già acquistato i diritti di Joe Valachi-I segreti di Cosa Nostra: "Ho bisogno di una storia", gli dissi. "Sto scrivendo un nuovo libro, ma ho già pronto solo il primo capitolo", rispose. Pretesi che me lo mandasse. M´intrigò quel personaggio e comprai Serpico a occhi chiusi. Maas pretese un capitale, cinquecentomila dollari, cinque milioni di euro di oggi, ma quel film, interpretato da Al Pacino, fece la mia fortuna. Poi arrivarono I tre giorni del Condor, un cult. A quel punto ebbi qualche certezza: ok, posso fare il produttore americano». Lumet e Pollack, Lynch e Cimino, Ridley Scott e Jonathan Demme sono solo alcuni dei registi di sangue blu che hanno lavorato a corte. «E ancora dicono che faccio film commerciali», sbotta il produttore di Hannibal Lecter-Le origini del male. «I critici e il cinema non sono mai andati d´accordo. Povero Totò... Grande amico, attore immenso. La critica lo fece a pezzi, lo trattò come un guitto. E La strada? Nessuno voleva farlo. Abbiamo vinto l´Oscar, decine di premi nel mondo. I critici lo condannarono: "Fellini è un giovane regista che può fare molto, ma questa volta ci ha deluso". Così decisi di affittare una sala sugli Champs-Elysées: i francesi impazzirono, critica e pubblico. Il successo de La strada partì da Parigi». Si solleva gli occhiali sulla fronte per guardare le locandine incorniciate al di là dell´immensa scrivania. Casanova, Conan il barbaro, L´anno del dragone, Dune, Ragtime, che ha avuto otto nomination all´Oscar. «Cosa siamo noi, in fondo?», riflette. «Creatori di sogni. Per questo adoravo Fellini. Eravamo come fratelli. Volevo portarlo in America, lui era titubante. Un giorno lo chiamai: "Federico, ho comprato i diritti di King Kong". La prima reazione fu: "Ecco, questo m´interessa". Poi ci ripensò: "Non me la sento"». Meryl Streep racconta di aver sostenuto un provino per King Kong e di essere stata brutalmente scartata da De Laurentiis. «Macché», contesta, «me la proposero per Il re degli zingari, nel ´77. Al regista Frank Pierson non piacque, voleva una ragazza bella, fisicamente prestante. Per King Kong invece cercavo un´attrice da lanciare. Mi mandarono Jessica Lange. Non mi convinse, brutti denti, poco seno. Dopo il provino, il regista John Guillermin mi chiamò: "Dino, questa è una grande attrice". La convocai nel mio ufficio: "Senti Jessica, se torni da me fra quindici giorni con denti e seno rifatti la parte è tua. Ma ricorda, io negherò sempre di fronte al mondo di averti fatto questa proposta". Tornò dopo dieci giorni, aveva seguito il mio consiglio. Fu la prima attrice che lanciai negli Usa. Poi ce ne sono stati molti, da Arnold Schwarzenegger in poi. L´american dream esiste ancora. Chiunque lo può afferrare, e senza carte bollate». «Una vita che è un romanzo», hanno scritto Tullio Kezich e Alessandra Levantesi nel bel libro Dino, che nel 2004 è uscito anche in lingua inglese. Nei romanzi l´italoamericano è sempre vittima di qualche stereotipo. «Infatti qui, per un certo gruppo sociale, l´italiano per sua natura è mafioso. Lo dissero anche di me, e sa perché? Un mio direttore di produzione ebbe un diverbio con la polizia mentre giravamo Pollice da scasso (1978), così dovetti presentarmi di fronte a una commissione. "Lei conosce la mafia?", mi chiedono. "Conosco Jimmy Carter, il papa, molti vip, è il mio mestiere, ma non conosco la mafia". E loro: "Eppure lei conosce Vincent Alo, detto Jimmy Blue Eyes". "Certo, voleva bloccare un mio film, The Valachi Papers. L´ho incontrato, l´ho costretto a non importunarmi. Fine della storia"». Un capitolo che non poteva mancare nel romanzo del magnate che ha finanziato, distribuito e prodotto oltre seicento film. L´ultimo tycoon. SEGUE A PAGINA 6

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le inutili spinte alla lettura - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2009)

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Pagina 27 - Commenti le INUTILI SPINTE ALLA LETTURA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La seconda strada è la scuola media e il liceo: i ragazzi devono leggere molti più libri, durante l´anno scolastico e le vacanze. La scelta dei libri è spesso cattiva. Non è possibile che un sedicenne legga La coscienza di Zeno: per lui è incomprensibile, e gli farà detestare la lettura per il resto della vita. Dategli Delitto e castigo o Anna Karenina: gli occhi scintilleranno di passione e di piacere. La terza strada sono le adozioni universitarie. Fino a vent´anni fa, ogni studente universitario doveva leggere molti o moltissimi libri durante gli esami più importanti. Per esempio, alla Sapienza di Roma, veniva adottato Il pensiero storico classico di Santo Mazzarino: il più grande storico italiano del secolo scorso. è un libro bellissimo, dal quale si imparano molte cose: il pensiero storico classico e medioevale, la storia antica, la storia del Cristianesimo, quella della Cina o del Messico. Allora l´editore Laterza ha venduto, credo, 40.000 o 50.000 copie di questi tre grossi volumi: con vantaggio dell´autore, dell´editore e soprattutto degli studenti, i quali vedevano apparire davanti agli occhi uno spazio mentale quasi illimitato. La Riforma Berlinguer ha ucciso quasi completamente le adozioni; e le riforme successive (le riforme si susseguono, in Italia, col ritmo demoniaco dei monsoni) non hanno migliorato la situazione. Così i governi italiani hanno distrutto l´editoria italiana di cultura: la quale veniva venduta, almeno per il cinquanta per cento, all´Università. Di qui, la decisione dell´amministratore delegato dell´Utet; e, negli anni scorsi, le nuove collane economiche di Laterza, del Mulino e di Carocci. Secondo i ministri e i funzionari del Ministero dell´Istruzione, gli studenti italiani devono conoscere le Crociate, ma in un testo che non superi le 120 pagine. Altrimenti, le loro povere menti verrebbero irrimediabilmente lese, ferite, straziate.

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mp3, primo scooter ibrido la rivoluzione su due ruote - valerio berruti roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2009)

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Pagina 37 - Automotori Mp3 Hybrid Mp3, primo scooter ibrido la rivoluzione su due ruote VALERIO BERRUTI ROMA La rivoluzione stavolta arriva su due ruote. Quelle che al massimo sono passate dalla miscela alla benzina verde. Preistoria. Perché ora la musica cambia e di parecchio. Al centro di tutto c´è la Piaggio con un annuncio da far scattare tutti in piedi. Il gruppo di Pontedera diventa, infatti, il primo costruttore al mondo a mettere sul mercato uno scooter ibrido. Un veicolo destinato a rivoluzionare la mobilità urbana. L´occasione, insomma è di quelle importanti e così a presentare l´Mp3 Hybrid (di cui è stata appena dotata una squadra della protezione civile a G8 dell´Aquila) scende in campo direttamente il grande capo, Roberto Colaninno. Si comincia dalla crisi per arrivare alla novità. «Prima di parlare di una possibile ripresa per il 2010 bisognerebbe essere cauti», premette subito il numero 1 della Piaggio che non risponde a Berlusconi o Tremonti ma guarda dentro uno dei suoi "mondi", quello delle due ruote. E la ripresa? «Ripartirà tutto dall´Asia, e soprattutto da Cina ed India, mentre l´economia europea si prevede piatta e quella statunitense in bilico tra stagnazione e ripresa. In Sud America, invece, il Brasile continuerà ad avere un andamento estremamente positivo». Una previsione non certo ottimistica da cui però Colaninno tira fuori proprio il suo gruppo, leader in Europa e in grande espansione nei mercati asiatici. «Già nei prossimi mesi - sostiene infatti il presidente della Piaggio - dovremmo aver recuperato la perdita di vendite registrata agli inizi di questo anno di crisi. L´Asia è l´obiettivo strategico «perché i consumi nascono dove c´è dinamismo economico e miliardi di persone in Cina, India e Sud est asiatico, stanno concentrando in breve tempo esperienze che noi abbiamo fatto in molti più anni». L´esperienza che invece si apprestano a fare in Italia è quella dell´Mp3 Hybrid. «Oggi è nato un nuovo prodotto nel mondo - ha detto il presidente della Piaggio - che combina tecnologie diverse col risultato di abbattere contemporaneamente emissioni e consumi». La versione Hybrid (in vendita da fine settembre a circa 9 mila euro, incentivi esclusi) dal punto di vista estetico si distingue da quella tradizionale soprattutto per la colorazione bianco perla abbinata alla sella bicolore. E naturalmente per l´aggiunta al motore 125 di quello elettrico da 11 kW. Il risultato? Un abbattimento delle emissioni di CO2 del 50 per cento (40 g/km) e un consumo che può arrivare addirittura a 60 chilometri con il litro, contro una percorrenza media di 26 km/l degli scooter a benzina di media cilindrata. Valori calcolati su un utilizzo al 65% della modalità ibrida e al 35% di quella elettrica. Il funzionamento è semplice. Basta premere il pulsante sul manubrio per disinserire il motore termico e trasformare Mp3 Hybrid in uno scooter totalmente ecologico. è possibile passare da modalità elettrica a ibrida, e viceversa, anche in movimento. Una volta in garage si possono ricaricare le batterie anche attraverso la rete elettrica, grazie alla tecnologia plug in. Ci vogliono circa 3 ore ma si raggiunge l´85% della ricarica in sole due. La rivoluzione è appena cominciata.

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Crisi economica. Il G8 non basta per gestire una "exit strategy". Non si esce da soli (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 13-07-2009)

Argomenti: Cina

Crisi economica. Il G8 non basta per gestire una "exit strategy". Non si esce da soli Di Emilio Manuelli 13-07-2009 Per alcuni doveva essere il trampolino di lancio per una nuova Bretton wood che mettesse ordine nei meccanismi che regolano l'economia mondiale, per altri il momento di svolta per la nascita di un più moderno sistema monetario internazionale. Il tutto ovviamente finalizzato alla creazione di quelle strutture e di quell'impianto di regole che dovrebbero costituire la base per quella strategia di uscita necessaria a portarci fuori dalla recessione, la peggiore dell'era modernae. Era questo, più o meno, quello che gli osservatori e l'intera opinione pubblica si attendevano dal G8 dell'Aquila. In realtà passerà forse alla storia più per i risultati che sono stati raggiunti in altri campi che per quelli auspicati per rimettere in piedi la malandata economia mondiale. Attese e auspici sicuramente basati su un ottimismo di facciata, esasperato forse dalla gravità del momento congiunturale. A ben pensarci appare utopistico pensare che un insieme di Paesi così limitato, così diversi nel subire prima e nell'affrontare dopo la crisi, potessero trovare un punto di intesa operativo. Ma a ben guardare appare a noi comunque positivo l'aver affemato in modo unanime dei principi, l'aver indicato pubblicamente quali strade andranno percorse per lavorare alla exit strategy. In primis la stessa impostazione dei lavori del vertice ci ha detto che è forse ormai definitivamente superata la formula elitaria che vede radunati attorno al tavolo solo otto paesi. Un'agenda a geometria variabile, basata sui temi al centro dei vari dossier da affrontare, ha portato nella città abruzzese ben 39 delegazioni ufficiali. E proprio la delicatezza e la serietà della crisi economica mondiale richiede un allargamento del dibattito ai paesi che possono tutti insieme influenzare le decisioni da prendere per invertire la rotta: forse proprio quel G20 composto dalle nazioni più forti anche se non ancora tutte ricche e tecnologicamente avanzate (si pensi alla Cina o al Messico, come esempi) che si siedono assieme agli otto del tavolo tradizionale. Dal punto di vista strutturale le indicazioni che arrivano dal G8 mettono al centro della strategia il rafforzamento delle istituzioni finanziarie internazionali, vecchie e nuove. A partire dal Fondo monetario per arrivare al Financial stability board, quello presieduto dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che fra tante chiacchere che abbiamo sentito in questi mesi è stato l'unico a dare indicazioni concrete quanto a regole e raccomandazioni sull'agire di banche e società finanziarie. La ricetta ideale suggerita a L'Aquila poggia poi su pilastri di ovvia saggezza, a partire dalla necessità di combattere piaghe eterne delle economia occidentali, e non solo, come quelle dell'evasione fiscale, del riciclaggio del denaro sporco, della corruzione pubbilca e privata. Un corollario di raccomandazioni per dire che va ripulito tutto il marcio che inquina l'economia e la finanza. Se dall'Aquila arriva però un qualcosa di nuovo rispetto alle solite e sempre uguali litanie di questi vertici rituali è forse da ricercare nelle frasi che vogliono caratterizzare la centralità della persona, mettendo in evidenza la dimensione sociale della crisi in atto, in voluta e aperta contrapposizione con quella sbornia di finanza (anglosassone) che ha portato alla recessione. Per questo nei documenti del G8 si parla molto di lavoro e di difesa dell'occupazione, di politiche sociali che pongano in primo piano il reinseimento di chi il suo lavoro lo ha perso per colpa di una crisi nata per una gestione dissennata della finanza. E da qui alla richiesta che il Fondo monetario si impegni per maggiori erogazioni a condizioni più agevoli ai paesi più poveri il passo è brevissimo. Tornare all'economia reale, riducendo il ruolo di quella finanziaria, significa anche porre regole nuove per il commercio internazionale quello che con la sua caduta ha sancito l'esplosione della recessione: i negoziati per la costruzione di un nuovo pacchetto di regole languono da anni. Il G8 lancia stimoli economici per il rilancio del commercio e promette di intervenire per chiudere il negoziato: vedremo se questo obiettivo, politico ma non impossibile, sarà centrato. Nel segno del rispetto ambientale viene poi auspicato un mercato energetico più moderno che non sia schiavo della grande volatilità dei prezzi, cui abbiamo assistito, a partire da quelli del petrolio. Nel complesso è difficile negare la giustezza di queste affermazioni, frutto di un ragionamento basato sul ritorno indispensabile a sistemi economici più centrati sulla crescita graduale e meno sul risultato immediato, ma vacuo. Quello che ci preoccupa però è la sottolineatura legata all'andamento economico attuale. E questo allarma considerata l'occasione fantastica che gli otto grandi avevano per lanciare al mondo un messaggio di speranza sulla ripresa. Invece - e ciò non può che essere il frutto di attente analisi congiunturali - si afferma che la situazione rimane incerta con rischi ancora significativi per la stabilità economica e finanziaria, nonostante gli sforzi che molti paesi hanno voluto e dovuto adottare per sostenere le rispettive economie. È questo il messaggio più vero che ci arriva dall'Aquila, al di là delle foto e delle risate: occorre intensificare l'azione di sostegno per impedire l'esplosione di quella crisi sociale senza ritorno che alcuni addirittura ipotizzano per l'autunno. Occorre muoversi in fretta, scordandoci per un po' i vincoli di bilancio e i parametri, cercando di intervenire senza indugi prima che sia troppo tardi.

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La libertà presa sul serio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COPERTINA data: 2009-07-12 - pag: 25 autore: La libertà presa sul serio di Armando Massarenti A martya Sen, premio Nobel per l'economia 1998,per la rivista «Prospect» uno dei dieci intellettuali più influenti al mondo, pubblica per Penguin l'opera più ambiziosa, The Idea of Justice ( pagg. 304, £ 25,00, a fianco ne pubblichiamo uno stralcio; in Italia verrà edita da Mondadori), dove le diverse identità, del filosofoe dell'economista,si fondono in modo più che mai concreto e coerente. Avendo individuato, nella sua lunga carriera, le cause reali, non solo economiche, della fame nel mondo, o della discriminazione delle donne in India, o degli aborti selettivi delle bambine in Cina, o avendo criticato il Pil come misuratore della prosperità di una nazione,l'intellettuale indiano ora propone un'idea di giustizia confrontandosi coni protagonisti del dibattito filosofico-politico degli ultimi decenni. Rawls, Dworkin, Nozick sono preziosi interlocutori, ma anche oggetto di una critica decisiva. Perché mai dovremmo impegnarci nella costruzione di raffinate teorie filosofiche se poi esse ci lasciano impotenti di fronte alle ingiustizie reali? Meglio è orientare il nostro impegno su quelle che Sen chiama le «ingiustizie rimediabili», e far rimbalzare la nostra passione per la giustizia verso una definizione che tenga conto, appunto, delle conseguenze delle nostre azioni. Qui al filosofo politico è prezioso lo studioso di welfare economics. Senè famoso per le sue criticheall'homo oeconomicus e ai presupposti morali di stampo utilitaristico della dottrina economica. Di questi ultimi mantiene però l'idea del conseguenzialismo. Le conseguenze reali contano almeno al pari dei principi. Per questo tra gli argomenti avanzati da Arjuna e da Krishna, che nel Mahabharata discutono di morale e di guerra prima della battaglia, Sen preferisce quelli del guerriero, preoccupato della devastazione che provocherà, a quelli del dio,che si fondano su un'astratta idea di dovere. Il punto però è: come valutiamo le conseguenze? In termini di utilità, come in Bentham e nella welfare economics? E, se crediamo nell'uguaglianza,come definirla? Eguaglianza delle preferenze? O dei diritti, come in Nozick? Delle risorseo dei "beni principali", come in Dworkine Rawls? Ognuno di questi approcci genera dei paradossi che Sen cerca di superare concentrandosi sulle «capacità» concrete che hanno gli individui di ottenere i beni cui attribuiscono importanza. Un approccio egualitario, il suo, che tiene conto del fatto che gli individui sono tutti diversi tra loro, e che possono avere ragioni per apprezzare beni e attività diverse. La riflessione razionale gioca qui un ruolo importante, ed è centrale per un'idea di giustizia che tenga conto contemporaneamente, con piglio illuministico, dei valori della libertà e dell'eguaglianza. Essere liberi ed eguali, per Sen, non significa tanto avere lo stesso reddito, quanto avere la stessa possibilità di essere padroni della propria vita, partecipando a una libera discussione pubblica. Perché la prima ingiustizia, a ben guardare, è proprio quella di essere esclusi dalla discussione razionale che riguardai modi in cui condurre le nostre stesse vite. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Al Moma l'auradeirifiuti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ARTE data: 2009-07-12 - pag: 32 autore: New York Al Moma l'auradeirifiuti Contro gli sprechi Song Dong espone coloratissimi scarti di Fulvio Irace «W u jin qi yong» (non sprecare nulla) è stata la filosofia di vita di intere generazioni di cinesi, prima che le trasformazioni del Paese introducessero, con il mercato, la molla del consumismo. Il dizionario cinese è, al proposito, molto dettagliato e la definizione della parola assomiglia a una prescrizione di vita: «Tutto ciò che potrebbe essere ancora usato o riciclato deve essere conservato più a lungo possibile. Ogni risorsa dovrebbe essere sfruttata al massimo del suo potenziale e nulla dovrebbe essere veramente buttato via». Un principio antico, dunque, che ritorna d'attualità con l'economia del riciclo e con le preoccupazioni ambientali per il destino del pianeta sempre più sommerso da valanghe di rifiuti, da tonnellate di scarti che segnano l'uscita degli oggetti dal mondo dell'uso e il loro ingresso nell'inquinante cimitero delle cattive intenzioni. Ma anche una maniera di stabilire un rapporto meno frettoloso con tutti quegli strumenti e quelle cose che ci hanno servito in vita ma che, anche nella morte della loro funzione, trattengono in sé – sotto la ruggine del tempo – la memoria del proprio passato. è questo il tema scelto da Song Dong, artista quarantenne di Pechino, per la sua prima grande mostra in America, intitolata «Waste Not» e aperta fino al 7 settembre al piano terra del MoMa di New York. Parte di un progetto partito nel 2005 da Pechino (e di lì in Corea, in Germania e in Gran Bretagna), la mostra mette in scena uno spettacolare rituale di commiato dagli oggetti di tutti i giorni: sottraendoli all'eutanasia della discarica, propone una singolare civiltà dei rifiuti, cui attribuisce la solennità di un co-lorato corredo funebre tombale. Il progetto infatti è sia teorico che autobiografico, legato alle vicende della madre dell'artista – Zhao Xiang Yuan – scomparsa alla vigilia della mostra newyorkese, che per più di mezzo secolo, nelle alterne vicende sociali determinate dalle politiche del Partito Comunista, ha fatto della virtù del raccogliere gli scarti un'arte e un'ossessione. Per i cinesi della Rivoluzione e della dittatura di Mao, la frugalità era una virtù tradizionale, ma anche un mezzo di sopravvivenza. Uno scampolo di stoffa, una mattonella, un bottone o un pezzo di spago e di cotone diventavano beni preziosi in momenti di scarsità diffusa di beni materiali. Tutto si prestava a essere reimpiegato o magari barattato; tutto doveva essere conservato per un suo possibile uso futuro. L'installazione di Song Dong (critico della globalizzazione selvaggia che sta devastando l'ambiente storico di Pechino) è un atto di omaggio al passato ma anche un atto di speranza in un futuro meno obbligato di quello delineato dall'inciviltà dei consumi e dalla cultura del nuovo a ogni costo. Nel 2006 aveva fatto scalpore la mostra «Eating the City», dove lo skyline di Shangai e di Schenzen si traduceva in smaglianti torri e grattacieli di biscotti e di gelatine da mangiare il giorno dell'inaugurazione, a sottolineare l'identità dei tempi di produzione e di consumo nella cultura del capitalismo socialista della nuova Cina. Al centro dell'installazione di New York una tradizionale capanna in legno rievoca la casa di Pechino demolita per i lavori della vetrina Olimpica: un tempio vuoto,circondato da un'ordinata miriade di oggetti, maniacalmente classificati per funzione. Tazze, valigie, televisori, bottiglie di plastica, sacchetti per la spesa, scarpe, abiti, credenze, frigoriferi e tre vecchi televisori:tutti tirati fuori dall'incredibile collezione ospitata dalla madre nelle due affollatissime stanze della sua casa sino alla morte. Un museo della cultura materiale di un'era della modernità consegnata alle pieghe di una storia minore, che fa tuttavia uno strano contrasto con la nota collezione di arti decorative e design allestita al piano superiore del museo americano. Qui il design dell'oggetto comune è esibito come icona di una cultura del consumo che ha sostituito il simbolo con la funzione: uno splendido paesaggio di "nature morte" sublimate dal passaggio dalle nostre case al museo. Restituendogli una " second life" artistica, Song Dong sposta dunque il confine del "rifiuto" in una dimensione progettuale ricca di promesse: come quella, ad esempio, di ripensare le nostre idee di consumo, investendole di un'aura etica che presuppone un diverso rapporto con l'ambiente della comunità e del territorio. © RIPRODUZIONE RISERVATA 1 «Projects 90: Song Dong», New York, Moma, fino al 7 settembre. www.moma.org Installazione. Gli oggetti da discarica recuperati da Song Dong ed esposti in ordine cromatico nelle sale del Moma di New York

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La riscossa debole del gigante Alcoa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-12 - pag: 2 autore: Trimestrali difficili per il simbolo della Corporate America La riscossa debole del gigante Alcoa Marco Valsania NEW YORK I l suo bilancio è da sempre atteso con trepidazione dai mercati, la prima trimestrale di un'azienda nell'indice Dow Jones, pioniere della performance della Corporate America. Un ruolo al quale Alcoa, il re dell'alluminio statunitense guidato da un manager tedesco, non rinuncia neppure oggi: nei conti del secondo trimestre appena presentati ha sofferto perdite per 454 milioni di dollari, segno della crisi che minaccia di deprimere ancora gli utili aziendali. In Borsa il suo titolo resta sotto pressione: ha perso tre quarti del suo valore dalla metà dell'anno scorso. Ma si è fatta anche portatrice di speranze di schiarite, di una fine in arrivo della recessione: è riuscita a battere le previsioni. E il suo chief executive Klaus Kleinfeld, che ha accompagnato il presidente Barack Obama a Mosca con una delegazione di grandi manager, ha anzi detto di essere "molto ottimista", citando il ritorno della crescita in Cina e miglioramenti negli Stati Uniti facilitati dai piani di stimolo lanciati dai governi nei due paesi. La saga che ha fatto di Alcoa un faro per i mercati e un barometro dell'economia, nonostante ormai sia solo più il terzo produttore al mondo alle spalle di Rio Tinto Alcan e Rusal, ha le sue radici nell'Ottocento. Charles Martin Hall, fresco di laurea da un college dell'Ohio, adibì a laboratorio per i suoi esperimenti scientifici un ripostiglio nel cortile di casa. E fu qui che, con apparecchiature da lui stesso costruite, nel 1886 tenne a battesimo il metodo moderno e a basso costo per produrre il metallo: l'elettrolisi, un "bagno" di ossido di alluminio attraversato da corrente elettrica. Qualche anno dopo nasceva la Pittsburgh Reduction Company, poi ribattezzata Aluminum Company of America. Un nome, quest'ultimo, dal significato letterale: agli inizi del Novecento l'antenato di Alcoa (la sigla fu ufficialmente adottata solo nel 1999) conquistò il dominio del mercato negli Stati Uniti. Prima di Hall - e del francese Paul Heroult che fece la medesima scoperta quasi in contemporanea - la produzione di alluminio avveniva tutt'altro che su vasta scala, come sarebbe diventata per soddisfare la domanda delle costruzioni, dei trasporti e del packaging. Perchè nonostante si tratti del metallo più diffuso in natura è di difficile estrazione, tanto da nutrire leggende su quanto fosse prezioso: si dice che Napoleane III a un banchetto avesse offerto a pochi privilegiati posate d'alluminio, gli altri dovettero accontentarsi di utensili d'oro. Ma, forte del nuovo sistema di produzione, l'azienda fondata da Hall si afferma al fianco della nascente industria dell'auto. La prima Guerra Mondiale porta con sè gli ordini dell'industria bellica. E, passata la Grande Depressione, la Seconda Guerra Mondiale moltiplica la domanda di alluminio, con i primi usi nell'aviazione. In questi anni, però, Alcoa finisce nelle mire dell'antitrust:al termine di un caso che sitrascita dal 1938 al 1944, un tribunale la condanna per monopolio e al verdetto fa così seguito lo scorporo della canadese Alcan. Gli anni Cinquanta e Sessanta vedono emergere sia concorrenti che nuove opportunità, date dallo sviluppo negli usi dell'alluminio per i prodotti di largo consumo. La diversificazione si accentua nei due decenni successivi, ma successivamente l'eccessiva espansione e gli elevati costi danno vita a stagioni caratterizzate da ristrutturazioni e da ritorni alle attività strategiche. Anche nel clima di consolidamento globale del settore Alcoa, che ha il quartier generale a New York e la sede operativa a Pittsburgh, rimane protagonista assoluta. Nonostante un fallito tentativo nel 2007 di acquistare Alcan, la sua vecchia "costola", il gruppo vanta attività in 44 paesi, centomila dipendenti e un giro d'affari da 27 miliardi di dollari l'anno.Dal 2008 i suoi vertici hanno un sapore sempre più internazionale per cercare di fare i conti con la crisi: sulla poltrona di amministratore delegato arriva Kleinfeld, l'ex chief executive di Siemens, al posto del brasiliano Alain Belda che rimane presidente. © RIPRODUZIONE RISERVATA CENTOMILA DIPENDENTI La nuova sfida per l'a.d. tedesco Kleinfeld: battere le previsioni sui contraccolpi della recessione. Per ora ci è riuscito: adesso spera negli effetti dei piani di stimolo

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STORIE Il mercato dei non ferrosi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-12 - pag: 2 autore: STORIE Il mercato dei non ferrosi Il chief executive di Alcoa, Klaus Kleinfeld, che ha accompagnato Barack Obama a Mosca, si è detto «molto ottimista», sul futuro del settore: guarda con fiducia alla crescita in Cina e ai miglioramenti negli Stati Uniti, facilitati dai piani di stimolo lanciati dai governi nei due paesi Cina. L'import di Pechino resta per adesso la migliore garanzia per il mercato. Fino a quando?

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Alluminio malato di eccesso di scorte (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-12 - pag: 2 autore: Alluminio malato di eccesso di scorte Si producono 25 milioni di tonnellate ma i magazzini sono pieni - Le speranze dal packaging di Roberto Capezzuoli er Alain Belda, che riuniva le cariche di presidente e amministratore delegato di Alcoa, P il 13 luglio del 2007 fu una delle giornate più amare. Il suo tentativo di espandere il numero uno dell'alluminio americano annettendo la canadese Alcan era appena fallito: la sua offerta di 27,7 miliardi di dollari era stata surclassata dai 38,1 miliardi – in realtà 44, se si considerano i debiti di Alcan – messi sul piatto dal gruppo anglo-australiano Rio Tinto. La sconfitta bruciante era stata preceduta da caustici commenti, come quello che gli era giunto per lettera da uno dei suoi grandi azionisti, il fondo Jana Partners: «Alcoa ha una lunga storia di fallimenti neltentativo di creare valore per gli azionisti attraverso acquisizioni ». Il fallito takeover diede ragione al fondo Jana e fece volare il titolo Alcoa, che a Wall Street si spinse fino al record ventennale di 47,35 $, nell'idea che il gruppo di Belda, da cacciatore, sarebbe potuto diventare preda. I colpi della recessione Oggi Alcoa al Nyse staziona sotto quota 10 dollari e il bilancio degli ultimi tre trimestri si è chiuso in rosso, ma gli azionisti possono sfregarsi le mani per la mancata acquisizione. La fusione di una strapagata Alcan con Rio Tinto aveva creato due anni fa un colosso da 4,3 milioni di tonnellate di alluminio, tanto da surclassare Alcoa e superare di un'incollatura RusAl, astro nascente dell'oligarca Oleg Deripaska. Però la lunga crisi strisciante, esplosa infine nel settembre scorso dopo il fallimento della banca d'affari Lehman Brothers, ha messo allo scoperto l'eccessiva esposizione finanziaria sia di Rio Tinto, sia di RusAl. Deripaska, sempre più ambizioso e dilagante verso i settoridell'auto, del nickel e delle costruzioni, ha dovuto elemosinare aiuto al Cremlino. Tom Albanese, chief executive di Rio Tinto, si è visto punire il disinvolto ottimismo con cui aveva inghiottito un boccone costoso, Alcan, senza curarsi molto dei debiti contratti con le banche finanziatrici. Il gruppo Rio Tinto, molto forte anche nei settori del ferro, del rame e del carbone, è oggi avviato a recuperare la perduta tranquillità, ma solo a costo di sacrifici e di tensioni. A essere immolate sono proprio alcune delle attività di Alcan, in particolare il packaging, mentre le tensioni, sempre più aspre, sono con gli acquirenti cinesi di minerale di ferro ( che vogliono sconti superiori a quelli concessi ad altre acciaierie) e sono soprattutto con Chinalco, la holding cinese dell'alluminio. Questa aveva acquistato il 9% di Rio Tinto per aiutarla a non cadere preda dell'altro colosso anglo-australiano, la Bhp Billiton, ma si è poi vista sbarrare la strada quando ha cercato di raddoppiare (anche a caro prezzo) il proprio pacchetto fino al 18%. Un metallo al palo L'eccesso di fiducia nelle sorti dell'alluminio ha contribuito a decapitare le attese di molte aziende del settore. La crisi economica e finanziaria ha avuto la sua parte, senza dubbio, ma ha solo amplificato gli effetti di una situazione già compromessa. La dimostrazione, a posteriori, è nello sviluppo mostrato dai mercati in questa prima metà del 2009. Le quotazioni di quasi tutte le commodities sono sprofondate tra novembre e gennaio, ma da marzo in poi sono apparsi evidenti i segnali di recupero. I motivi, in ordine sparso, sono la debolezza del biglietto verde, che sostiene le quotazioni espresse in dollari; la politica di tagli produttivi, che ha eliminato una buona fetta dell'offerta; il ritorno degli acquisti da parte degli hedge fund e dei fondi indicizzati, che puntano sulle materie prime perché possono proteggere da un futuro ritorno di spinte inflazionistiche; i piani di stimolo dell'economia, che hanno dato ossigeno alle imprese; infine, last but not least, la continua corsa della locomotiva cinese. Tutto ciò ha fatto recuperare in sei mesi solo l'1,7%all'indice Reuters Jefferies Crb,che è ponderato sull'andamento di 19 futures americani, compresi quelli del settore energy.Ma l'indice dei metalli non ferrosi scambiati a Londra è salito del 33,5% tra la fine del 2008 e venerdì 10 luglio. Unica palla al piede, proprio l'alluminio. Il forte volume delle giacenze nei magazzini del London Metal Exchange, unito a un eccesso produttivo globale ancora lontano dall'esaurirsi,ha allontanato gli investitori. Il volume d'affari di futures e options trattati sulla borsa metalli londinese è salito in sei mesi dell'1,8%rispetto a un anno prima,ma nel caso dell'alluminio, che è il numero uno dei non ferrosi, il fatturato è sceso del 2,8%, a poco più di 25 milioni di lotti da 25 tonnellate ciascuno. Consumi in frenata Un po' di cautela da parte di operatori e investitori era da mettere in conto. L'alluminio, di cui si producono ogni anno nel mondo più di 25 milioni di tonnellate, trova le sue applicazioni più consistenti nell'automotive, nelle costruzioni e nel packaging. Oggi le uniche sicurezze paiono venire proprio dall'ultimo settore, quello dell'imballaggio di prodotti alimentari. Pechino resiste La Cina, che ha ridimensionato il ritmo delle proprie fonderie (complessivamente le più importanti del mondo), non pesa affatto sul bilancio mondiale. Anzi, grazie ai consumi sempre crescenti e a una onerosa politica di stoccaggi, nel primo semestre 2009 ha impor-tato, in base ai dati doganali, 1,39 milioni di tonnellate di alluminio, quasi tre volte l'import dei primi sei mesi 2008, mentre le esportazioni sono scese da 430mila a 75mila tonnellate. Quanto possa durare la fame di Pechino resta però un'incognita. La cautela domina le stime Il polso del mercato resta così in balìa di ogni indicatore economico. I più recenti, quelli dei prezzi delle case negli Stati Uniti e quelli delle vendite di auto giapponesi, non sono confortanti. Una sensazione che è facile avvertire anche nelle previsioni degli analisti più autorevoli e che rischia di contagiare anche il 2010: l'anno prossimo, secondo l'Economist Intelligence Unit, i prodotti di base per l'industria rincareranno complessivamente del 6,5% e i metalli tireranno la volata con un +11%, ma subiranno il freno dell'alluminio, per il quale è pronosticato un calo dell'1,1 per cento. Anche Ubs, Jp Morgan e Deutsche Bank hanno pubblicato considerazioni molto simili nei loro report. La stessa percezione,d'altra parte,viene spontanea se si torna a esaminare la situazione di Alcoa: il suo ultimo trimestre si è chiuso con una perdita netta di 454 milioni di dollari. Era meno del previsto e ha fatto risalire tutta Wall Street. Ma se la luce in fondo al tunnel viene da tre trimestri consecutivi in rosso, forse la via d'uscita è ancora lunga e accidentata. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL SETTORE Resta l'unica «palla al piede» dell'indice dei metalli scambiati a Londra, salito del 33,5% tra la fine del 2008 e venerdì 10 luglio Promesse ancora da mantenere. Il settore attende gli effetti dei piani di rilancio (nella foto lavoratori in un impianto Audi impegnati nel montaggio di una scocca in alluminio) AP/ LAPRESSE

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Il de profundis dei G8 (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 13-07-2009)

Argomenti: Cina

Il de profundis dei G8 Pangloss, 13 luglio 2009, 16:11 La riflessione La vera novità avrebbe potuto essere rappresentata dal cambiamento delle regole e delle organizzazioni internazionali in materia di finanza, ma su questo si sono avute solo parole e anzi non è nemmeno escluso che si tratti di aria fritta. Si era detto che nulla sarebbe stato come prima ma per ora gli impegni vanno nel senso di eliminare la crisi per riprendere la stessa strada, al massimo eliminando le situazioni più scabrose o insostenibili Nei consessi tipo G8 concorrono al loro successo, o insuccesso, vari fattori. Naturalmente è il consuntivo politico quello che conta. E questa dimensione politica è il frutto di un lavoro precedente che dura mesi, se non anni, per cui arrivati al punto finale le riunioni dei Capi sono poco più che il coronamento formale di questo lavoro. Nel caso specifico del G8 dell'Aquila si sapeva che più di tanto non era possibile raggiungere: l'esistenza dello stesso numero degli 8 era messo unanimemente in discussione e già questo limitava le ipotesi di accordi. Per i G8 quindi l'Aquila ha rappresentato un ragionevole de profundis. La questione del clima doveva registrare il cambiamento Usa a seguito della elezione di Obama al posto di Bush, e si sapeva pure che Cina, India e C., devono ancora capire come fare per svilupparsi senza aumentare la produzione di CO2 visto che la rivoluzione verde dovrà avvenire ma al momento fa fatica anche nei paesi sviluppati. La vera novità avrebbe potuto essere rappresentata dal cambiamento delle regole e delle organizzazioni internazionali in materia di finanza, ma su questo si sono avute solo parole e anzi non è nemmeno escluso che si tratti di aria fritta. Si era detto che nulla sarebbe stato come prima ma per ora gli impegni vanno nel senso di eliminare la crisi per riprendere la stessa strada, al massimo eliminando le situazioni più scabrose o insostenibili. Per l'Africa e i paesi diseredati si è avuto un risultato che più che sul piano quantitativo si potrebbe misurare sul piano qualitativo: la critica, finalmente, alla gestione dei fondi spesso finiti in mani che con i problemi veri di questi paesi non avevano nulla a che fare, c'è stata, ma con quali risultati sarà tutto da valutare. Si potrebbe cadere in una colossale "privatizzazione" del sistema Una operazione che avrebbe il forte consenso di Confindustria anche se in questa fase storica il privato non sembra godere di grande popolarità. Il nostro Governo, per parte sua, ha puntato sul successo dell'ospite-albergatore che offriva lo spettacolo della Natura in tutti i sui aspetti, compresi quelli maligni del terremoto, appesantiti dalla incuria e cupidigia degli uomini. Ma questo secondo aspetto non doveva ovviamente emergere in omaggio al principio che i panni sporchi si lavano in casa. Cosi come un po' nell'ombra dovevano restare gli accampati. Si esaltava cosi la capacità di mettere in piedi una organizzazione fatta di elicotteri, di automobiline elettriche made in USA, di buona cucina, con un padrone di casa quanto mai impegnato nelle sue doti migliori di anfitrione non molto raffinato ma generoso e pronto a stringere amicizia con chiunque in cambio anche solo di una stretta di mano da esibire. Un complesso di inferiorità comprensibile.. Naturalmente tutto questo ha costretto un po' nell'ombra il ministro Tremonti surclassato dal ministro Bertolaso. Il primo infatti non solo non era necessario ma andava controllato in quanto il suo ruolo privilegiato, e cioè quello di tagliare le attività o approvarle a condizione di essere "senza oneri aggiuntivi", nello specifico avrebbe ucciso l'altro Ministro e quindi anche il Governo. In questo caso sembra che il ministro Tremonti abbia capito che le riforme a costo zero non si fanno in sedi internazionali ma solo in Italia. Si è limitato, infatti a sostenere che per accompagnare le "first lady" non era necessario ricorrere a delle professioniste in quanto si poteva risparmiare impiegando le Ministre del Governo. Su questo lo hanno accontentato.

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Il petrolio pesa più dello spettro cinese (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Il petrolio pesa più dello spettro cinese da Finanza&Mercati del 14-07-2009 Tenaris brinda a Piazza Affari con il petrolio che rialza la testa sopra i 60 dollari per buona parte della seduta (dopo la chiusura è tornato a 59$). Il gruppo della famiglia Rocca ha archiviato la seduta in rialzo del 3,3% a 9,13 euro neutralizzando due effetti apparentemente negativi, che hanno portato Equita ad assegnarle un «reduce». Il primo riguarda l'ipotetico stop ai duties sull'import di tubi dalla Cina. I dazi - spiega un report di Equita - erano stati temporaneamente introdotti ad aprile di quest'anno e variano tra il 15% ed il 25% del valore delle merci. La commissione dovrebbe prendere una decisione entro ottobre impattando significativamente sul business del gruppo. Il titolo è rimasto immune anche dagli aggiornamenti (al ribasso) sul numero di pozzi attivi (per petrolio e gas) negli Usa dove, con Pipes, Tenaris ha generato nel 2008 il 45% dei ricavi. I siti si sono attestati a 916 durante questa settimana in calo del 1% rispetto ai dati delle settimana scorsa. Dopo tre settimane di ripresa (il minimo è stato a 874), il numero dei pozzi attivi è tornato quindi a scendere dell'8,6% rispetto allo stesso periodo 2008.

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così la cina rilancia la sfida alla leadership della moneta usa - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Cultura Gli scambi La recessione I mercati americani hanno una dimensione superiore e una notevole liquidità Ma, dopo l´Europa, adesso ci sono altri paesi che ne discutono l´egemonia e che non utilizzano più i dollari Le autorità cinesi usano la recessione globale per rimettere in discussione vecchie gerarchie e rapporti di forza: gli esperti finanziari sanno bene quanto questo Paese sia importante Così la Cina rilancia la sfida alla leadership della moneta Usa Resta l´unica valuta veramente universale eppure nel nuovo ordine economico c´è chi chiede un cambiamento. Come ha fatto Pechino al G8 FEDERICO RAMPINI Riuscirà la Cina dove ha fallito l´Europa, cioè nel ridimensionare l´egemonia monetaria degli Stati Uniti? «Il dollaro è la nostra moneta ma è il vostro problema». Quella battuta fu pronunciata nel 1971 da John Connally, segretario al Tesoro Usa, quando l´Amministrazione Nixon decise di sganciare il dollaro dalla parità con l´oro e precipitò il mondo in un decennio di iperinflazione, tassi alle stelle e tempeste finanziarie. è una battuta che oggi nessun dirigente americano osa pronunciare, ma che riflette fedelmente il dilemma in cui si trova la Cina, principale creditore degli Stati Uniti. Nel 1971 era l´Europa il bersaglio principale di quella battuta sprezzante. Quanto è cambiata, da allora a oggi, la posizione di sua maestà il dollaro? Molto meno di quanto ci si poteva aspettare. Il dollaro resta l´unica moneta veramente universale, per le due funzioni che svolge al di fuori degli Stati Uniti. La prima funzione è quella di mezzo di pagamento. Gran parte del commercio mondiale continua a essere pagato in dollari, anche quando si tratta di petrolio venduto dall´Arabia saudita all´India, cioè due paesi che in teoria potrebbero benissimo decidere di regolare le proprie transazioni bilaterali in rupie indiane, o magari in euro o in franchi svizzeri. Seconda funzione è quella di "deposito di valore". I due terzi delle riserve valutarie delle banche centrali sono in dollari. E anche una quantità rilevante della ricchezza privata degli europei, degli asiatici, degli arabi e dei latinoamericani viene investita in dollari. Questa centralità era perfettamente logica nel 1944, quando alla conferenza di Bretton Woods venne disegnato l´ordine economico internazionale in vista della fine della seconda guerra mondiale. L´America di Roosevelt aveva allora una supremazia assoluta, nel campo economico, politico, militare. Ne abusò, almeno dal punto di vista monetario, quando cominciò a stampare dollari esportando la sua inflazione nel resto del mondo: prima con la guerra di Corea, poi con la guerra del Vietnam. è quanto rischia di succedere, in futuro, per effetto dei giganteschi deficit pubblici accumulati a Washington con le manovre anti-recessione. L´instabilità monetaria aperta nel 1971 diede una spinta potente al progetto europeo di creazione di una moneta unica: si trattava anzitutto di proteggere il mercato unico europeo da choc monetari esogeni. Quando non esisteva l´euro, le fluttuazioni brutali del dollaro destabilizzavano anche le parità di cambio fra il marco tedesco, la lira italiana, il franco francese. L´euro ha protetto da quegli choc l´interscambio commerciale fra i paesi dell´Unione. Ma non è stato capace di sfidare il ruolo del dollaro negli scambi con altre aree del mondo (Asia, America latina, Africa); tantomeno sul terreno finanziario dove solo il dollaro continua ad avere lo status di moneta universale al punto che i due terzi dei dollari in circolazione sono detenuti all´estero. La ragione: la superiore dimensione dei mercati finanziari americani e la loro notevole liquidità. Ora una nuova sfida alla leadership universale del dollaro è stata lanciata dalla Cina. La proposta cinese di una "valuta globale" che sostituisca il dollaro come strumento di riserva, lanciata a marzo prima del G20 a Londra, è stata ribadita al G8 dell´Aquila. La Cina usa la recessione globale per rimettere in discussione vecchie gerarchie e rapporti di forza. Poiché i mercati finanziari sanno perfettamente quanto sia importante la Cina come acquirente di titoli pubblici americani, e quindi quanto sia cruciale la fiducia dei leader asiatici nel dollaro, quell´uscita contiene un´implicita minaccia. è la prima volta nella storia che un presidente americano, nel definire la sua politica fiscale, è costretto a tener conto di un "vincolo esterno" che sta a Pechino, fornendo promesse alla Cina sulla solvibilità di lungo periodo del Tesoro americano. L´idea cinese è stata espressa dal governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan. Zhou sostiene che l´attuale recessione mondiale «riflette vulnerabilità e rischi sistemici nel sistema monetario internazionale». A suo avviso uno dei modi per evitare in futuro il ripetersi di turbolenze finanziarie gravi è la creazione di una moneta di riserva «slegata da nazioni individuali e capace di rimanere stabile nel lungo periodo, eliminando così i difetti inevitabili delle monete nazionali». La sostituzione del dollaro come moneta di riserva è un progetto di lungo periodo, sul quale il governatore Zhou ha dato suggerimenti concreti. In primo luogo ha proposto che venga allargato il paniere di monete che compongono i diritti speciali di prelievo; in seguito gli Stati dovrebbero affidare in gestione una parte delle loro riserve valutarie al Fondo monetario internazionale (Fmi). Creati nel 1969 come un paniere di quattro valute (oggi sono dollaro, euro, sterlina e yen), i diritti speciali finora sono usati solo come unità di conto e nelle operazioni del Fmi. L´idea cinese di istituire una valuta globale non è nuova (ci pensò Keynes a Bretton Woods nel 1944, poi fu ripresa dal generale Charles De Gaulle e infine dall´Opec) ma cambia di segno perché viene da una superpotenza con il peso della Cina: sia per le dimensioni della sua economia sia per il suo ruolo di creditore di ultima istanza degli Stati Uniti. Ora la Cina moltiplica gli accordi bilaterali con India, Russia, Brasile, Argentina; in quel club già si abbandona il dollaro per passare a pagamenti bilaterali con le valute nazionali. è naturale che questo avvenga. Basti pensare che la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come primo partner economico del Brasile.

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aspettando bretton woods - giorgio ruffolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Cultura I pro e i contro di un altro accordo L´attenzione al tema di un altro assetto monetario internazionale è molto alta. Gli economisti s´interrogano sull´utilità o meno di avere una moneta unica: tra i favorevoli c´è Volcker Potrebbe servire una nuova intesa come quella del 1944? ASPETTANDO BRETTON WOODS GIORGIO RUFFOLO Nel 1998 l´Economist, giornale autorevolmente conservatore, ma anche intelligentemente provocatore, pubblicò un articolo intitolato "Get Ready for the Phoenix" (State pronti per la Fenice). Annunciava che a trent´anni da ora (quindi, verso il 2030) i cittadini americani, giapponesi, europei, di altri paesi ricchi e anche di qualche paese relativamente povero pagheranno le loro spese con la stessa valuta. Come si chiamerà? L´Economist suggeriva: la Fenice. Aggiungeva che non sarà un volo tranquillo: «Ci vorranno ancora parecchie tempeste valutarie, un altro po´ di crolli in borsa, e probabilmente un collasso economico o due, prima che i politici si decidano a considerare seriamente quella opzione». Ma quella scelta si imporrà, perché è l´unica che possa stabilizzare una condizione altrimenti caotica e «sostituire l´attuale finta cooperazione politica con una cooperazione vera». Quell´utopia, ricordiamo, fu Maynard Keynes a lanciarla a Bretton Woods, nel suo ambizioso piano per la creazione di una moneta di conto mondiale, il bancor, emessa e assistita da una vera Banca Mondiale, provvista di un suo potere autonomo e discrezionale. Sappiamo che le cose andarono per un altro verso. L´intesa di Bretton Woods accolse il progetto contrapposto, dell´americano White, che in pratica faceva del dollaro la moneta mondiale di riserva, e ridimensionava drasticamente il ruolo di un Fondo Monetario cui si affidavano risorse limitate per interventi eccezionali. Negli ultimi anni l´idea della moneta mondiale è stata ripresa da molte autorevoli parti. Per esempio, dagli economisti James Tobin, Judy Shelton, Robert Mundell e dall´ex Governatore della Federal Reserve Paul Volcker. Nello stesso anno 2000 il Fondo Monetario ha pubblicato un rapporto intitolato: "Un solo mondo, una sola moneta: punto d´arrivo o illusione?", nel quale giungeva alle stesse conclusioni fortemente favorevoli alla moneta mondiale di Volcker. Ciò che dà a queste voci accademiche un nuovo peso è l´attenzione che il tema di un nuovo assetto monetario internazionale sta ricevendo al livello di massima responsabilità dei governi. La più vistosa novità in questo campo è costituita dalla presa di posizione del governo cinese. Si capisce che la Cina, in quanto maggiore detentrice di titoli espressi in dollari americani, sia particolarmente preoccupata da eventuali emissioni di dollari inflazionistiche da parte della Riserva Federale americana. Di qui la proposta, da parte del Governatore della Banca centrale cinese, di ampliare il ruolo degli attuali diritti speciali di prelievo, introdotti nel 1969 ma finora scarsamente utilizzati, in una moneta-paniere costituita da una combinazione ponderata di tutte le più importanti monete del mondo tra le quali, ovviamente, lo yuan, e amministrata dal Fondo Monetario Internazionale. La proposta cinese è stata sostenuta finora soltanto dal Fondo Monetario Internazionale e decisamente osteggiata dagli americani. Ci sarà una nuova Bretton Woods? è difficile formulare pronostici. L´esperienza dell´euro, citata spesso a sostegno della moneta unica mondiale, è controversa. è vero che la moneta europea ha fornito l´Europa di un efficacissimo scudo. proteggendola dalle turbolenze dei cambi. Ma è anche vero che non le ha dato una spada: una politica macroeconomica comune che faccia dell´Europa un vero soggetto politico. Più i disegni sono razionali, maggiori resistenze politiche incontrano: anche a sinistra, in quella che qualcuno chiamava l´ideologia del socialnazionalismo.

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divise dell'esercito realizzate in cina sequestro ai bucalo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)

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Pagina I - Palermo ROMINA MARCECA A PAGINA VII L´indagine Divise dell´Esercito realizzate in Cina sequestro ai Bucalo SEGUE A PAGINA VII

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divise realizzate in cina nuovo sequestro ai bucalo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Palermo Il caso Divise realizzate in Cina nuovo sequestro ai Bucalo MAXIsequestro di camicie per le divise estive della Guardia di finanza e dell´Esercito. Centosettantatremila capi intercettati a Roma e a Carini dalla Finanza nell´indagine per truffa nella fornitura di divise da parte del gruppo Bucalo. Il valore dei due contratti sottoscritti dalle forze dell´ordine con l´impresa tessile ammonta a circa due milioni di euro. Le camicie erano state spedite dalla Cina e - come gli altri trentamila capi sequestrati nell´aprile scorso - riportavano etichette che invece attestavano la produzione in Europa. L´azienda del gruppo finita nel mirino dei controlli è la Mediconf spa, due i fratelli Bucalo, Carmelo e Piero, indagati per «associazione a delinquere finalizzata alle frodi nelle pubbliche forniture» con altre nove persone tra cui un maggiore dei carabinieri. Continua a ritmo serrato l´indagine della Procura, coordinata dagli aggiunti Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato e dai pm Dario Scaletta e Marco Verzera: il sequestro è scattato ieri mattina con l´impiego di diversi uomini della Finanza. I tessuti sarebbero risultati di diversa qualità all´esame di un esperto, a differenza dei filati pregiati che erano stati inseriti negli appalti aggiudicati dal gruppo tessile nell´ottobre e nel dicembre del 2008. Nel dettaglio, sono state sequestrate 108 mila camicie a maniche corte destinate alla Finanza (valore del contratto un milione 71 mila euro) e 65 mila, color kaki per gli appartenenti all´esercito per una commessa da 694 mila euro. Nei giorni scorsi nei confronti dei Bucalo è stato emesso un provvedimento urgente di sequestro preventivo del valore di 12 milioni di euro non ancora convalidato dal gip. Romina Marceca

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nuove violenze nello xinjiang due uiguri uccisi dalla polizia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 16 - Esteri Cina Nuove violenze nello Xinjiang due uiguri uccisi dalla polizia PECHINO - è di nuovo violenza nello Xinjiang, la regione della Cina teatro dei gravi scontri etnici delle ultime settimane. Nella capitale Urumqi, due uiguri sono stati uccisi dalla polizia cinese e un terzo è rimasto gravemente ferito. Secondo il governo locale, la polizia avrebbe aperto il fuoco per placare l´aggressione da parte dei tre uomini ad un altro uiguro, ma testimoni raccontano di aver udito spari e di aver visto gente in fuga dall´attacco dell´esercito. Urumqi resta presidiata dall´esercito per vietare le proteste.

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Il mondo spinge il pil italiano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-14 - pag: 8 autore: Prometeia aggiorna le stime sulla crescita: nel 2010 la ripresa trainata dalle scorte «Il mondo spinge il pil italiano» Orazio Carabini è la terza volta che rivedono al ribasso la previsione sul Prodotto interno lordo del 2009: -5,3% è la stima appena sfornata dal modello econometrico di Prometeia. «Ma questa è l'ultima», prova a scommettere Paolo Ono-fri, l'economista che dirige il centro di ricerche bolognese. «Non è solo il tentativo di essere ottimisti – precisa –,ma la conseguenza di una revisione al rialzo delle stime che riguardano gli Stati Uniti e soprattutto la Cina e l'India». Le nuove "locomotive" mondiali tirano dunque più del previsto e i paesi europei, in particolare quelli esportatori come l'Italia e la Germania, ne approfittano. La produzione industriale italiana, che peraltro rispetto a un anno fa è ancora su livelli drammaticamente più bassi, ha smesso di scendere: potrebbe far segnare qualche decimo meno di zero nel terzo trimestre e qualcosa più di zero nel quarto. Che è poi la condizione per arrestare al -5,3% la caduta del Pil nel 2009. E se tutto procede come previsto il 2010 potrebbe chiudere con una leggera crescita, tra 0 e 0,5 per cento. Non ci sarà dunque un rimbalzo forte, secondo Prometeia, ma lo scenario di una recessione prolungata sembra scongiurato.Anzi,se l'ultimo "pacchetto Tremonti" riuscirà a stimolare effettivamente gli investimenti delle imprese, come dovrebbe, si potrà avere qualche ulteriore miglioramento. La ripresa del 2010 sarà comunque trainata da un ciclo delle scorte. Perché si consolidi occorre che la domanda finale (i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese) la sostengano. E qui gli economisti di Prometeia intravedono due potenziali ostacoli. In primo luogo, la disoccupazione potrebbe continuare a crescere anche quando la produzione avrà invertito la rotta. E questo avrebbe effetti depressivi sulla propensione al consumo delle famiglie. In secondo luogo, il sistema bancario, almeno fino a buona parte del 2011, dovrà far fronte a un aumento delle sofferenze che, combinato con la scarsa domanda di credito, metterà a dura prova la tenuta dei bilanci. In queste condizioni potrebbe venir meno quel sostegno alla ripresa da parte delle banche indispensabile per stabilizzare il ciclo positivo. All'intensità di questi due fenomeni è legato l'andamento del 2010:se l'impatto fosse negativo, l'anno prossimo potrebbe finire ancora con il segno meno. Sarebbe lo scenario della recessione a W, con una ricaduta subito dopo la ripresina. E dopo che cosa succederà? Il 2011 e il 2012 dipendono dal momento della "svolta" nella politica monetaria e in quella di bilancio. Gli analisti attualmente "vedono" una risalita dei tassi di policy americani verso la metà del 2010 mentre la Bce seguirebbe alla fine dell'anno. Il mercato potrebbe anticipare questi movimenti e far salire i rendimenti a dieci anni fino al 5% nel 2012. Più complesso il quadro della politica di bilancio. Dal 2012, infatti, molti paesi dovranno cominciare a fare i conti con il pensionamento dei baby boomers, cioè coloro che sono nati nel dopoguerra ( il problema riguarda menol'Italia dove molti sono già andati in pensione). Entreranno in conflitto l'esigenza di contenere il deficit e il debito che si sono formati in questi anni per contenere l'impatto della recessionee l'inevitabile aumento della spesa pubblica dovuto ai pensionamenti. Ecco quindi spiegati i crescenti timori di una fiammata inflazionistica negli anni successivi al 2012: i governi potrebbero cedere alla tentazione di rendere più lieve, dal punto di vista sociale, il rientro del debito. E la tassa occulta dell'inflazione è la scorciatoia più classica per raggiungere questo obiettivo. «Per il momento – conclude Onofri – tendiamo a escludere sia una fase di deflazione, nonostante le statistiche segnalino casi importanti di riduzione del livello dei prezzi, sia una fiammata dell'inflazione perché l'output gap, cioè la differenza tra prodotto potenziale e prodotto effettivo è molto negativa. E lo sarà ancora almeno fino al 2012». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Due mosse per lo yuan globale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: Dopo il G-8. I passi concreti di Pechino per costruire una nuova valuta di regolamento nel commercio internazionale Due mosse per lo yuan globale Scambi-pilota in renminbi in Asia e accordi swap con altri emergenti Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La rivolta degli uiguri nello Xinjiang ha tolto ai grandi del mondo le castagne dal fuoco. Il rientro improvviso in patria di Hu Jintao, infatti, ha cancellato d'ufficio un tema assai scottante che il presidente cinese avrebbe voluto portare sul tavolo del G8: la creazione di una nuova valuta di regolamento per gli scambi internazionali che sostituisca il dollaro. «è una proposta impraticabile », ha commentato Angela Merkel dall'Aquila, liquidando sommariamente la questione. Nonostante il giudizio lapidario del cancelliere tedesco, però, la Cina non sta solo lanciando delle proposte (trovando peraltro ampi consensi in tutte le economie emergenti, a partire dalla Russia) per il graduale sganciamento del commercio planetario dal dollaro. Sta anche muovendo passi concreti per individuarne una di sostituzione. Che, sostengono gli osservatori più maliziosi, nei piani di Pechino potrebbe essere proprio lo yuan. E non è un'ipotesi del tutto campata per aria. Negli ultimi mesi, da quando cioè la grande crisi finanziaria ha paralizzato gli scambi globali, la Cina ha iniziato una campagna di promozione della propria valuta senza precedenti. La prima mossa è stata il lancio di swap valutari per un valore complessivo di 100 miliardi di dollari con sei paesi: Indonesia, Malaysia, Corea del Sud, Hong Kong, Bielorussia e Argentina. L'iniziativa ha rappresentato un'importante apertura di credito verso le nazioni beneficiarie. La seconda mossa è stata ampliare l'utilizzo del renminbi sul mercato dei capitali di Hong Kong, che negli ultimi anni è diventata l'avamposto internazionale della finanza cinese. Per raggiungere quest'obiettivo,Pechino ha già promosso due iniziative distinte. Sul piano finanziario, ha raggiunto un accordo con le autorità monetarie della città-stato per consentire alle banche locali di emettere obbligazioni denominate in yuan. Hsbc e Bank of East Asia hanno già sfruttato questa nuova opportunità. Sul piano commerciale, invece, il Governo cinese ha varato un progetto pilota che prevede l'utilizzo dello yuan nelle transazioni commerciali internazionali in due specifiche aree geografiche. La prima è appunto quella delle due ex colonie ritornate a fine anni '90 sotto l'egida cinese, Macao e Hong Kong. Nel vecchio possedimento britannico il progetto è già decollato qualche settimana fa coinvolgendo una ventina di aziende. La seconda è la macro-regione meridionale confinante con Vietnam, Laos, Thailandia e Birmania: in futuro gli scambi tra le province dello Yunnan e del Guangxi con le nazioni dell'Asean (l'associazione che raggruppa una decina di paesi del SudEst asiatico), potranno essere regolati in renminbi. In questo modo, la Cina punta ad aumentare gli scambi commerciali con le due aree coinvolte nel piano che oggi ammontano a circa 400 miliardi di dollari e rappresentano oltre il 20% di tutto il commercio estero cinese. E punta anche a imporre lo yuan come valuta di scambio in tutto il Sud-Est Asiatico, mettendo così fuori gioco il Giappone che negli ultimi decenni ha tentato più volte senza successo di promuovere lo yen come valuta di scambio regionale. L'idea di trasformare progressivamente lo yuan in una valuta di regolamento internazionale - che ha nel Governatore della People's Bank of China, Zhou Xiaochuan, il suo più ardente sostenitore - è suggestiva e ambiziosa. Ma per prendere corpo dovrà superare due ostacoli piuttosto impegnativi. Il primo riguarda la piena convertibilità dello yuan, condizione necessaria affinché la moneta cinese si trasformi in uno strumento di pagamento globale. Ma questa, allo stato attuale, sembra ancora una prospettiva molto remota. Per due ragioni. Perché, nonostante la crescita economica degli ultimi anni, il sistema finanziario cinese è ancora molto vulnerabile. E perché il controllo totale del cambio è un'arma preziosa che consente alla Cina di modulare la competitività del made in China sui mercati internazionali: quindi, Pechino non vi rinuncerà a cuor leggero. Il secondo ostacolo è di natura economica e politica. Il gigante asiatico custodisce nei suoi forzieri poco meno di 2mila miliardi di dollari di riserve valutarie. Circa due terzi di questo immenso tesoro è immobilizzato in asset denominati nel biglietto verde: la Cina, infatti, è la principale finanziatrice planetaria del debito pubblico e privato americano. Le due superpotenze sono quindi ostaggio l'una dell'altra. Oggi più che mai, Washington ha bisogno dei soldi del Dragone per finanziare il suo gigantesco e lievitante debito pubblico. E la Cina, sebbene sia sempre più preoccupata dalla sua eccessiva esposizione verso Stati Uniti, è costretta a continuare a finanziare il debito Usa, perché, se decidesse di liquidare le sue posizioni in dollari, il suo grande creditore rischierebbe di crollare al tappeto. E con lui anche il valore del dollaro e degli investimenti cinesi sull'altra sponda del Pacifico. Insomma, le due superpotenze si trovano in un punto di equilibrio che ricorda molto la Mutua distruzione assicurata dei tempi della Guerra Fredda: solo che oggi al posto dell'Unione Sovietica c'è la Cina, e al posto delle testate nucleari ci sono gli asset in dollari detenuti da Pechino. In questa situazione, è difficile trovare il coraggio di sparare per primi. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI OSTACOLI SUL CAMMINO A rendere difficile il progetto l'ancora remota piena convertibilità della moneta e le ingenti riserve in dollari nei forzieri del gigante

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Taiwan apre al business cinese Investimenti liberi in 192 settori (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: Taiwan apre al business cinese Investimenti liberi in 192 settori Stefano Carrer KAOHSIUNG. Dal nostro inviato L'inno nazionale della Repubblica Popolare Cinese risuonerà a Taiwan- se gli atleti di Pechino vinceranno medaglie d'oro - e sugli spalti gli spettatori potranno sventolare la bandiera nazionale della Republic of China ( Roc) così come di quella continentale. I World Games che si aprono dopodomani a Kaohsiung- circa 4mila atleti di 90 Paesi in 26 discipline non olimpiche, con 120 partecipanti italiani - non rappresentano solo il maggior evento sportivo mai ospitato nell'isola, ma anche un simbolo dei progressi senza precedenti nelle relazioni tra i due lati dello Stretto, promossi dal presidente Ma Ying- jeou. Se nel "Nido" chiuso e avvolgente delle Olimpiadi di Pechino era stato vietato l'ingresso a chi portava la bandiera della Roc, nel nuovo stadio disegnato da Toyo Ito con un design volutamente aperto non ci saranno proibizioni, anche se in campo saranno seguite le regole olimpiche sulle insegne. La stessa sindaco della città Chen Chu, che fa parte dell'opposizione,ha invitato il pubblico a dimostrare «maturità democratica» verso gli atleti cinesi. Kaohsiung conta sui benefici della nuova politica che negli ultimi 13 mesi ha invertito di 180 gradi il corso del precedente governo. L'enorme "Cupola di Luce" disegnata da Narcissus Quagliata per la stazione del metrò di Formosa Boulevard è diventata popolare per le nozze di coppie provenienti dalla Cina, ma la città, ottavo porto al mondo, si attende vantaggi non tanto dal turismo,quanto dall'arrivodi investimenti dal continente. Il governo di Ma ha annunciato che dal primo luglio sono consentiti investimenti cinesi in 192 settori di business - dal manifatturiero ai servizi fino all'immobiliare - esclusi quelli strategici o comunque legati alla sicurezza: a fine anno conta di firmare un Economic cooperation framework agreement ( Ecfa). Alcune banche e istituzioni finanziarie potranno operare sull'altro lato degli stretti. A fine mese inizieranno voli di linea diretti (non più solo charter, come autorizzato l'anno scorso), mentre è in arrivo una seconda maxidelegazione cinese di compratori, dopo quella che il mese scorso ha firmato accordi per 2,2 miliardi di dollari Usa. Le novità si susseguono, dalle telecom (China Mobile ha investito oltre mezzo miliardo di dollari nella taiwanese FarEasTone) alle linee aeree (China Southern sta per aprire una filiale a Taipei). Secondo la ricetta di Ma, Taiwan conta di uscire dalla recessione anche e soprattutto grazie a più intensi rapporti con Pechino: se Taiwan ha investito oltre 100 miliardi di dollari sul continente, ora non ha più senso la proibizione del flusso inverso, tanto più che l'economia cinese continua a crescere mentre quella di Taipei sta soffrendo, con un calo record del Pil del 10,2 nel primo trimestre 2009 (-8,6% del quarto trimestre 2008). Anche se molti indicatori sono in miglioramento, a fine anno la contrazione del Pil è attesa in un ordine superiore al 4% per una economia export-dipendente, che sarebbe in forte deficit se non fosse per il forte avanzo commerciale con Pechino. La svolta storica in corso è seguita con attenzione da ogni parte, viste anche le potenzialità che apre per le società miste, comprese quelle italo-cinesi. C'è poi un effetto indiretto: «Ora gli imprenditori italiani dovrebbero convincersi che certe autolimitazioni non hanno senso _ afferma Mario Palma (capo dell'Ufficio italiano per la promozione economica, commerciale e culturale di Taipei: una ambasciata di fatto),il cui acquisito nome cinese “ Ma”,l'ideogramma del cavallo, è lo stesso di quello del presidente taiwanese –. Il ragionamento per cui è meglio evitare Taiwan per non rischiare problemi nel proprio business in Cina non è giustificato: Pechino non vuole rapporti politici ma non ostacola le relazioni economiche con Taiwan». Palma lancia una proposta: «Pechino ha appena designato la regione del Fujian, che si affaccia sullo Stretto, come area privilegiata per perseguire rapporti più intensi e flessibili con Taiwan: perché non pensare a delegazioni regionali, con il governatore e imprenditori che visitino sia Fujian sia Taiwan, magari passando in traghetto da Xiamen all'isola di Kinmen »? Kinmen dista pochi chilometri dalla costa continentale: resta fortificata, ma le installazioni anti-invasione nel mare sono diventate attrazioni turistiche e alcune sono state rimosse per consentire, il 15 agosto,la prima “nuotata della pace” (50 atleti cinesi e 50 taiwanesi attraverseranno la zona marittima militare tra Xiamen e Little Kinmen). Tuttavia Ma ha respinto la proposta di aprire ai voli diretti lo spazio aereo nella linea mediana dello Stretto, per ragioni di sicurezza. 1.500 missili restano puntati sull'isola e l'opposizione politica a Taipei sostiene che il rilancio dell'economia dovrebbe utilizzare il risparmio interno più che l'arma a doppio taglio delle risorse cinesi, che rischiano di rafforzare troppo l'influenza di Pechino. Nell'ultimo rapporto “Geopolitics” della Nomura, l'analista Alastair Newton richiama il rischio di un futuro cambio di maggioranza: «La continuazione di queste politiche nella Taiwan democratica non può essere data per scontata sul medio termine». stefano.carrer@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO RIBALTATO Si aprono opportunità per le società italo-cinesi «Basta con le autolimitazioni per non compromettere i rapporti con l'ex rivale Cina» SPORT E DIPLOMAZIA Domani a Kaohsiung, nello stadio disegnato da Toyo Ito, si aprono i World Games, simbolo dei progressi bilaterali

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Suntech vincente a Shanghai e Wall Street (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: M&M Suntech vincente a Shanghai e Wall Street di Sara Cristaldi D ue emissari doc dell'amministrazione Obama arrivano oggi per la prima volta a Pechino: Steven Chu, segretario all'Energia nelle cui mani è la rivoluzione verde Usa, e Gary Locke, segretario al Commercio. In altre parole i responsabilidi due fronti roventi nelle relazioni Usa-Cina, tutela dell'ambiente e scambi, su cui avviare un dialogo diverso rispetto al passato. A maggior ragione dopo il G-8 dell'Aquila allargato agli emergenti, anch'esso alba di un lungo percorso di trattative in cui i pesi dei negoziatori sono in verità ben diversi rispetto al passato. Nei fatti oltre che nelle parole. è di ieri, ad esempio, la notizia che la cinese Suntech Power Holdings Co., il più grande produttore mondiale di moduli per energia solare ha visto rimbalzare le sue azioni a New York (+23% da inizio d'anno)dopo aver conquistato progetti fotovoltaici in Cina per 1.800 megawatt. Un colpo niente male per Shi Zhenghrong, mitico (all'estero più che in Italia) Ceo e fondatore di Suntech. Ma Chu e Locke arrivano oltre la Grande Muraglia alla vigilia anche di un appuntamento attesissimo in tutto il mondo: la pubblicazione, giovedì, dei dati di crescita del gigante asiatico, da qualche tempo di nuovo in corsa. Al riguardo circolano già previsioni: per gli analisti di Bloomberg +7,8% nel secondo trimestre contro il +6,1% del primo, la crescita più bassa da un decennio a questa parte. E c'è chi, come Jing Ulrich di JP Morgan, pensa che alla fine quest'anno il Pil possa accelerare al +8%. Il motore continuerebbe a tirare, nonostante il calo dell'export, grazie al pacchetto di stimolo (585 miliardi di dollari) varato da Pechino con tempestività nell'autunno 2008.E ciò anche nelle aree più a rischio e più ar-retrate. Nel Sichuan, colpito dal disastroso terremoto dello scorso anno, nel primo trimestre l'economia è cresciuta di circa l'11%.Mentre,a livello nazionale, le vendite al dettaglio a maggio sono cresciute del 15% (+15,3% le previsioni per giugno), con un cambiamento significativo per la Repubblica popolare: i consumi nelle aree rurali hanno superato quelli delle città grazie agli incentivi previsti a ottobre. Ulteriore sensore attivato sempre ieri: la notizia che Csec (China State Construction Engineering Corporation), il più grande gruppo cinese di costruzioni nei settori abitativo e infrastrutturale (attivo dentro e fuori la Cina) ha ottenuto in anticipo l'autorizzazione a quotarsi alla Borsa di Shanghai: una Ipo fin d'ora considerata epocale con 12 miliardi di titoli per un controvalore di 42 miliardi di yuan ( pari a 6,26 miliardi di dollari). Ma la prudenza non è mai troppa di questi tempi. Anche per i signori dell'Impero di mezzo. Non convinto della solidità della ripresa, il governo di Pechino starebbe studiando una «profonda correzione » della politica economica, come ha scritto ieri l'Hong Kong South China Morning Post. In vista «nuove iniziative per stimolare la domanda interna e il consumo delle famiglie». La decisione è attesa dopo la pubblicazione dei dati di giovedì. Certo è che a Pechino, a differenza di altre capitali, si preferisce giocare d'anticipo. sara.cristaldi@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Svolta storica a Formosa Taipei potenzia il filo diretto con la Repubblica popolare in funzione anti-crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: REPORTAGE Svolta storica a Formosa Taipei potenzia il filo diretto con la Repubblica popolare in funzione anti-crisi La rivoluzione di Ma p L'amministrazione del presidente Ma Ying-jeou, in carica dalla primavera del 2008, ha invertito il corso politico del precedente governo e si è posta come priorità il miglioramento delle relazioni con Pechino. L'uscita dalla crisi, infatti, potrà e dovrà avvenire grazie a più intensi rapporti economici con la Cina continentale. Dal1Úluglio è stata annunciata una svolta storica: saranno consentiti investimenti cinesi in 192 settori di business a Taiwan, dal manifatturiero ai servizi fino all'immobiliare, esclusi quelli strategici o legati alla sicurezza. Entro fine anno il presidente Ma conta di concludere un Economic cooperation framework agreement con la Cina: una sorta diaccordo di libero scambio che farà da base a ulteriori e più specifiche collaborazioni. Nell'aprile scorso è stato inoltre raggiunto un accordo di massima per l'operatività reciproca di istituzioni finanziarie. Le intese bilaterali coinvolgono anche aspetti legati ai trasporti e alla logistica. Alla fine del 2008 è stata infatti firmata l'intesa che apre voli diretti e nuove linee cargo tra le due parti. Presidente. Ma Ying-jeou BLOOMBERG Prezzi in discesa. Pubblicità per gli sconti di un grande magazzino a Taipei. In giugno, i prezzi al consumo sono calati più del previsto, e la Banca centrale ha lasciato i tassi ai minimi per rilanciare l'economia BLOOMBERG

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E via libera agli stranieri negli appalti pubblici (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: E via libera agli stranieri negli appalti pubblici TAIPEI. Dal nostro inviato Da domani, 15 luglio, Taiwan apre ufficialmente il settore degli appalti pubblici, stimato in totale sui 20 miliardi di dollari Usa, con il suo ingresso nel Government Procurement Agreeement (Gpa) della Wto. è il 41esimo stato o territorio a far parte di una intesa dalla quale India e Cina restano fuori (anche se Pechino sta negoziando in proposito). Dopo l'accesso alla Wto nel 2002 ( sotto la formula " Territorio doganale separato di Taiwan, Kinmen, Penghu e Matsu"), molti pensavano che sarebbe bastato un anno o due per l'arrivo di Taipei nel Gpa, ma la Cina ha ritardato il processo, in quanto aveva riscontrato nei documenti riferimenti alla sovranità della provincia ribelle. Negli ultimi anni Taipei ha già assegnato circa un quarto dei progetti pubblici rilevanti a società straniere. In primavera, per esempio, Ansaldo-Breda e Ansaldo-Sts hanno ottenuto una commessa da 345 milioni di euro per la progettazione e realizzazione della prima tratta della nuova metropolitana circolare della capitale: una linea automatizzata ( 16 km, 14 stazioni e 17 treni) sul modello di quella costruita dalle società del gruppo Finmeccanica a Copenhagen. “Un contratto che potrebbe avere sviluppi sia a Taipei sia in altre due città del Paese, nel quadro delle forti potenzialità presenti nel ramo infrastrutture”, afferma Leopoldo Sposato, direttore Ice a Taipei. Taiwan è stata tolta dalla "Watch List" Usa dei Paesi con problemi di contraffazione per i progressi nella tutela della proprietà intellettuale. I taiwanesi sono attratti dal made in Italy, ma il presidio delle aziende italiane con prodotti propri è carente: così vari operatori locali utilizzano politiche di marketing che richiamano una inesistente italianità delle loro merci, e i consumatori tendono ad accontentarsi. S. Car.

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La lunga marcia del renminbi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: La lunga marcia del renminbi La cronistoria dei servizi in yuan introdotti a Hong Kong 1 18 Novembre 2003 Le banche di Hong Kong vengono autoriazzate a sperimentare business in yuan. Ai residenti viene concesso, tra l'altro, di aprire conti in yuan 2 1 Novembre 2005 Aumenta la possibilità di business in yuan. A partire dal permesso di un maggiore ricorso ad affari commerciali denominati in yuan e da un aumento del tetto delle transazioni in yuan peri titolari in conti a Hong Kong. 3 10 gennaio 2007 Le istituzioni finanziarie cinesi sono autorizzate a emettere sulla piazza di Hong Kong titoli denominati in yuan 4 29 giugno 2009 Accordo Cina-Hong Kong per permettere il pagamento di servizi commerciali in yuan nella ex colonia britannica.

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Ora in India affari più facili (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 28 autore: Ora in India affari più facili Da Ludhiana a Gurgaon, dove nasce la sfida a Cina e Brasile Marco Masciaga NEW DELHI Trovare un paese che si presti poco quanto l'India alle generalizzazioni, di qualunque tipo esse siano, non è facile. La conferma che la regola vale anche per il mondo degli affari viene dalla nuova edizione del rapporto "Doing Business" che per la prima volta dedica un intero volume al gigante asiatico, tratteggiando un quadro complesso, caratterizzato da punte di eccellenza e sacche di inefficienza. Confrontando 17 diversi centri in altrettanti stati, la ricerca promossa dalla Banca mondiale costruisce una graduatoria che mette in fila le principali città indiane attraverso sette parametri: dalla facilitànell'aprire e chiudere un'attività, al numero di permessi necessari per costruire un edificio; dal numero di pratiche richieste per registrare una proprietà ai giorni che occorrono perché un tribunale obblighi la propria controparte e rispettare un contratto. Senza trascurare gli aspetti fiscali e quelli legati alla trasportabilità delle merci. La città che esce vincente dal confronto è Ludhiana, un centro nello stato nord-occidentale del Punjab. Seguono Hyderabad e Bhubaneshwar, capitali rispettivamente di Andhra Pradesh e Orissa, due stati che stanno conquistando un ruolo di rilievo nel tessuto produttivo indiano in virtù di due modelli di sviluppo che più diversi non potrebbero essere: il primo caratterizzato da un'industria "leggera" come l'Information technology; il secondo da una "pesante" come quella estrattiva e dell'acciaio. Le città in cui, secondo la ricerca, è più difficile fare affari sono invece le due roccaforti comuniste dell'India: Kolkata in West Bengal e Kochi nel Kerala. Ma le buone notizie non vengono solo dall'emergere di nuovi centri che si candidano a intercettare una parte di quegli investimenti che andrebbero altrimenti verso le "solite città" come Mumbai e Chennai, gravate dai "soliti problemi" come quelli infrastrutturali. E neppure solo dal fatto che, rispetto al 2007, nel suo complesso l'India guadagna qualche posizione, dalla 134esima alla 122esima, nella classifica mondiale dei paesi più business friendly. L'elemento più incoraggiante è che alcune città sembrano già mettere in pratica quelle best practices che in futuro potrebbero consentire all'India di competere alla pari con Brasile, Russia e Cina. Un fattore non trascurabile in un paese pervaso da una cultura politica, amministrativa e burocratica poco incline a importare modelli provenienti dall'estero. Un esempio calzante è quello delle procedure necessarie a registrare un passaggio di proprietà: se il resto dell'India adottasse l'impianto normativo di Gurgaon, un centro industriale e dell'It alle porte di Delhi, in questo ambito specifico il paese potrebbe raggiungere la 70esima posizione in classifica a livello mondiale, davanti a Hong Kong e il Kuwait. Tra i settori che necessiterebbero più di altri di riforme c'è quello del lavoro, gravato da una serie di norme che, oltre a far scontare un deficit di competitività alle imprese, condannano il 90% dei lavoratori a vivere in una zona grigia con pochi diritti e nessuna tutela. «Durante la stagione del boom – spiega Ajit Ranade, chief economist dell'Aditya Birla Group – c'è stata la tendenza a ignorare questo e altri problemi. Adesso che l'economia non cresce altrettanto velocemente questi temi stanno diventando attuali ». masciaga@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA PRIMA CLASSIFICA Dalla creazione di imprese al fisco, dalle infrastrutture ai permessi edilizi, tutti i casi di eccellenza e di inefficienza del subcontinente in marcia

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Liberi scambi Ue-Sudcorea: la firma entro fine anno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 28 autore: Liberi scambi Ue-Sudcorea: la firma entro fine anno STOCCOLMA L'Unione europea prevede di firmare entro la fine dell'anno l'accordo di libero scambio con la Corea del Sud. Lo ha detto ieri a Stoccolma il presidente di turno della Ue, il primo ministro svedese Frederik Reinfeldt, alla fine dei colloqui con il presidente sudcoreano Lee Myung- bak. L'accordo di free trade (Fta) con Seul sarebbe il primo del genere per la Ue in Asia.L'Unione europea è il secondo più importante mercato di export per la Corea dopo la Cina, mentre il mercato sudcoreano, con un interscambio pari a oltre 98 miliardi di dollari, rappresenta per Bruxelles il quarto più importantepartner commerciale extraeuropeo. Bruxelles e Seul avevano avviato i negoziati nel 2007. Molte resistenze sobo giunte dall'industria europea dell'auto, preoccupata dal fatto che l'accordo autorizzi i produttori di auto sudcoreani a importare componenti a basso prezzo, e a ottenere il rimborso dei dazi pagati sui componenti importati per le auto destinate al mercato europeo. I costruttori europei di auto, inoltre, vorrebbero porre un limite alla quantità di componenti stranieri, principalmente made in China, utilizzati dai costruttori sudcoreani. Ma secondo Lutz Guellner, portavoce del commissario Ue al commercio Catherine Ashton, l'accordo darà «un impulso necessario al commercio globale, in calo, e darà un segnale positivo in vista del completamento del Doha round ». L'ultima versione dell'accordo Ue-Corea prevede che il 97% del commercio bilaterale avvenga a dazio zero nel giro di cinque anni, elimina il dazio Ue del 10% sull'import di auto sudcoreane in tre-cinque anni e, contestualmente, quelli sudcoreani dell'8% sulle auto europee.

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Dopo il G8 dell'Aquila serve "un clima più civile" (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

di Beppe Del Colle IL RICHIAMO DEL PRESIDENTE NAPOLITANO A GOVERNO E OPPOSIZIONE DOPO IL G8 DELL’AQUILA SERVE "UN CLIMA PIÙ CIVILE" Il G8 dell’Aquila è stato un successo per l’Italia e per il premier. Da qui ha preso spunto il capo dello Stato per invitare la politica a «un clima più civile». Il G8 dell’Aquila ha ricevuto due giudizi. Il primo riguarda la sostanza dei colloqui fra i Grandi della Terra. Il risultato non è stato brillante, è ormai evidente la scarsa utilità pratica di discussioni a cui non prendono parte, in parità di prestigio e di competenze, almeno altri cinque Paesi in via di rapido sviluppo, Cina, India, Brasile, Sudafrica e Messico. Il che avverrà, con l’aggiunta di altri sette capi di Stato e di Governo, il 23 settembre a Pittsburg e poi in dicembre a Copenhagen. Foto Ansa Su tutti i maggiori problemi globali in campo un accordo con l’attuale formula è impossibile: sul clima, sulla finanza, sulle monete, sull’uscita dalla crisi, sui rapporti con l’Iran, sul protezionismo che difende interessi nazionali contro il libero commercio mondiale. L’unico punto fermo concordato unanimemente nel G8 aquilano è lo stanziamento di 20 miliardi di dollari a favore dell’agricoltura africana, per assicurare l’autosufficienza alimentare al continente. Almeno uno dei punti rimasti in sospeso merita una piccola riflessione: il clima. A fatica è stato raggiunto un accordo sulla previsione che nel giro di pochi decenni si possa contenere il surriscaldamento della Terra a non più di 2 gradi oltre la media della temperatura globale di qualche decennio fa. In particolare, si pensi al fatto che le emissioni di gas serra provengono in gran parte dai combustibili fossili – che la moderna tecnologia cerca di sostituire con altre fonti energetiche – mentre ancora oggi il carbone produce il 50 per cento dell’energia elettrica negli Usa, il 70 in India, l’80 in Cina. Il secondo giudizio emesso dopo il G8 riguarda l’Italia. Si è trattato indubbiamente di un successo per la preparazione, l’organizzazione, l’ospitalità e la tranquillità assicurate agli otto Grandi e agli altri partecipanti al summit (in tutto 44 persone di molti Paesi, più consorti e diplomatici vari). Il merito di questo successo spetta in primo luogo alla Protezione civile, dal suo responsabile Bertolaso in giù, ma poi anche ai volontari (come quelli della Caritas) e ai cittadini della devastata provincia abruzzese che non sono venuti meno alla loro tradizionale dignità; e infine al primo ministro Berlusconi, il quale ha non indebitamente ricordato la sua "lucida follia" nel trasferire, dopo il terremoto, la sede iniziale del summit dall’isola della Maddalena all’Aquila. Il Presidente Napolitano ha preso spunto da questo successo complessivo per rivolgere alle forze politiche un invito a costruire «un clima più civile, corretto e costruttivo nei rapporti fra Governo e opposizione». Difficile individuare a che cosa esattamente si riferisse il Capo dello Stato. Certamente la vigilia del G8 è stata turbata da un’autentica tempesta mediatica sui comportamenti privati del premier, ma se per opposizione si intende la tradizionale dialettica parlamentare va detto che gli argomenti erano altri: in particolare la legge sulla sicurezza "anticlandestini" e quella sulle intercettazioni e la libertà di stampa. All’Aquila si è trattato concretamente di salvare due "onori": quello dell’Italia e quello personale del suo primo ministro. Per il primo quello che c’era da fare è stato fatto; per il secondo un «clima più civile» fra i partiti è auspicabile, ma il giudizio finale tocca ai cittadini.

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Il G8 è troppo stretto (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

di Roberto Zichittella L'AQUILA SODDISFAZIONE PER IL VERTICE, MA LA FORMULA VA ALLARGATA IL G8 È TROPPO STRETTO Al di là dei risultati raggiunti, comunque non eclatanti, soprattutto sul clima, al tavolo dei Grandi bisognerà presto far sedere altri Paesi. A cominciare da India e Cina. Al secondo giorno del G8, in un Media Village affollato da 3.500 giornalisti, ci siamo imbattuti per caso in Ban Kimoon, segretario generale dell’Onu. Era accompagnato dalla scorta, ma è passato quasi inosservato. Segno dei tempi. Tempi nei quali il "G192" (tanti sono i membri delle Nazioni Unite) sembra ormai esautorato dai vari G8, G13, G14 e G20 con i quali la comunità internazionale cerca di gestire le varie crisi. Il G8 tradizionale, quello concepito trent’anni fa, sembra tramontato per sempre. La sua formula è troppo stretta per il mondo globalizzato. Così il tavolo si allarga. Alla voce dell’Occidente ricco si aggiungono quelle dell’Africa, dell’Asia, del Sud America. «Non si possono invitare i leader africani solo per prendere un caffè», ci aveva detto alla vigilia del summit aquilano il ministro degli Esteri Franco Frattini. E all’Aquila i vari Gheddafi, Zuma, Mubarak, Zenawi non sono arrivati con lo spirito d chi si sente figlio di un dio minore. Stesso atteggiamento da parte di grandi potenze regionali come l’India o il Brasile. «È chiaro che la vecchia formula del G8 era poco equilibrata, invece con una struttura più allargata si va finalmente verso un dialogo più equilibrato e produttivo», ci ha detto l’ambasciatore Vera Machado, sottosegretario generale per gli affari politici del ministero degli Esteri di Brasilia. Lo ha riconosciuto anche Barack Obama: «Non potremo affrontare le grandi sfide mondiali senza la Cina, lIndia, il Brasile, senza che interi continenti, come l’Africa o il Sud America, siano rappresentati. Siamo in un periodo di transizione e nei prossimi anni troveremo la giusta combinazione anche per rivitalizzare le Nazioni Unite». In una fase di transizione non è possibile pretendere grandi risultati. Ed è stato così anche all’Aquila. Le dichiarazioni politiche sono state nel complesso molto tiepide. A parte la dura condanna nei confronti della Corea del Nord per gli esperimenti nucleari e per i continui lanci missilistici, non si è detta una parola sulla repressione del dissenso in Cina e, riguardo all’Iran , non si va oltre la "profonda preoccupazione" per le violenze contro i manifestanti. Se ne riparlerà a settembre Sul clima l’accordo è a metà. Si concorda sull’obiettivo di contenere entro i 2 gradi il surriscaldamento del pianeta, ma Cina e India si sono sfilate dall’intesa per ridurre i gas serra del 50 per cento entro il 2050. Il cammino per trovare una via di uscita dalla crisi economica resta lungo, così come il percorso per trovare regole comuni per la finanza internazionale. Se ne riparlerà a settembre al G20 programmato a Pittsburgh. C’è l’impegno per riformare l’Organizzazione mondiale del commercio e per superare il protezionismo. Per l’Africa i Paesi ricchi hanno preso l’impegno di stanziare 20 miliardi di dollari in tre anni per favorire lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile e garantire la sicurezza alimentare. Ma non è ancora stato chiarito se i soldi stanziati sono nuovi oppure comprendono vecchi finanziamenti già promessi e non ancora erogati. I leader africani hanno esperienza di promesse non mantenute, perciò ringraziano ma restano scettici. Barack Obama, durante la sua visita in Ghana, ha rassicurato che «l’Africa non è ai margini delle grandi questioni mondiali». Gli africani lo hanno applaudito con calore e speranza. Il continente dove l’uomo più potente del mondo ha le sue radici non vuole sentirsi un’altra volta tradito.

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Cina, ancora violenze nello Xinjiang La polizia spara: uccisi due uighuri (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 14-07-2009 Cina, ancora violenze nello Xinjiang La polizia spara: uccisi due uighuri DA P ECHINO A ncora violenze a Urumqi, la capitale della regione cinese dello Xinjiang dove la scorsa settimana almeno 184 persone sono state uccise e più di 1.600 sono rimaste ferite in scontri a sfondo etnico. Ieri la polizia cinese ha ucciso nella città due musulmani uighuri, che sono stati definiti «fuorilegge» in un comunicato diffuso dall'ufficio del governo regionale. «Membri della pubblica sicurezza di pattuglia recita il comunicata si sono imbattuti in un gruppo di tre persone, presumibilmente uighure, munite di lunghi coltelli e di bastoni, che davano la caccia a una quarta persona, un altro uighuro. La polizia, in tutta legalità, ha aperto il fuoco, uccidendo due dei sospetti e ferendone un terzo». In precedenza, testimoni avevano affermato di aver sentito «un certo numero» di colpi di arma da fuoco nel quartiere musulmano di Urumqi. La città, nella quale la maggioranza è composta da immigrati da altre zone della Cina di etnia han ed è presente una forte minoranza uighura, è controllata da decine di migliaia di uomini dell'Esercito e della Polizia. Il massimo responsabile della sicurezza in Cina, il membro del comitato permanente del Politburo comunista Zhou Yongkang, è dalla scorsa settimana ad Urumqi per dirigere di persona le operazioni delle forze di sicurezza. Tutti gli assembramenti sono stati vietati. ( A.E.)

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Corea del Nord, istantanee di un regime (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 14-07-2009)

Argomenti: Cina

AGORÀ 14-07-2009 Corea del Nord, istantanee di un regime Æ Parte oggi da Siracusa la prima tappa della mostra fotografica di Orazio Mezzio «Sorrisi di regime. Corea del Nord: 'Il mio cuore a Tienanmen', vent'anni dopo. 1989-2009». Fino al 23 agosto l'esibizione, accompagnata da testi di Tiziano Terzani, Lanfranco Norcini Pala, Giuseppe Matarazzo, Gessica Failla e Pia Parlato, sarà ospitata presso il Palazzo del Governo della città siciliana, per poi migrare alla Centrale Fies-veDrò di Dro ( Trento), dove sarà attiva dal 30 agosto al 2 settembre, e infine all'Agorà- Ga di Siena dal 20 al 22 novembre. Gli scatti raccolgono i sorrisi "ufficiali" della popolazione nordcoreana, la potenza evocativa delle opere governative e il dietro le quinte delle parate di regime proprio nel momento in cui, nel 1989, nella vicina Cina i carrarmati stroncavano le manifestazioni studentesche di piazza Tienanmen. Per informazioni, www.sorrisidiregime.it.

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