Gli
australiani non si fidavano dei cinesi. E, adesso, i cinesi non si fidano degli
australiani. La ... ( da "Finanza e Mercati"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
capo delle
operazioni in Cina di Rio Tinto. Teva Business is business. Anche quando si
parla di medicine. Lo conferma l'indagine comunicata ieri dalla Commissione
europea, secondo la quale un gruppo di industrie farmaceutiche, tra cui Teva e
Les Laboratoires Servier avrebbero agito di concerto per escludere dal mercato
una versione generica di un farmaco per la pressione sanguigna.
g8,
accordo sul piano anti-crisi ( da "Repubblica, La"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 1 -
Prima Pagina Intesa al vertice anche su Iran, aiuti all´Africa e clima, ma
sull´ambiente resta l´opposizione di Cina e India. Berlusconi: abbiamo fatto
quasi un miracolo G8, accordo sul piano anti-crisi I Grandi tra le rovine de
L´Aquila. Obama elogia "la leadership italiana" SEGUE A PAGINA
"napolitano,
gentleman e grande leader" - alberto flores d'arcais
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il presidente
Usa ha invitato Cina, India, Brasile, Sudafrica e Messico a riunirsi oggi con
gli Otto per un «Major Economies Forum», ma l´improvvisa partenza di Hu Jintao
gli ha rovinato i piani. Si parla di economia globale, di Iran, dello sviluppo
in Africa. E venerdì il presidente americano svelerà un piano di 15 miliardi di
dollari per l´aiuto alle nazioni più povere.
"entro
il 2050 gas serra ridotto del 50%" intesa sul clima, ma cina e india
frenano - antonio cianciullo ( da "Repubblica, La"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Entro il 2050
gas serra ridotto del 50%" intesa sul clima, ma Cina e India frenano
L´ambiente Greenpeace avverte: obiettivi già fissati, adesso bisogna passare ad
azioni concrete ANTONIO CIANCIULLO ROMA - E´ chiaro l´obiettivo: bloccare la
crescita della temperatura entro i due gradi per evitare la catastrofe
climatica.
g8,
primi accordi anticrisi obama: bene la leadership italiana - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Oggi la posizione
condivisa dai Paesi del G8 sarà discussa con Cina e India che sono piuttosto
riluttanti ad assumere impegni vincolanti. «Europa e Stati Uniti - ha riferito
Berlusconi - sono fermamente per la riduzione dell´emissione di anidride
carbonica. La data di ingresso in vigore dell´accordo è ancora in discussione:
2020 o 2050.
il
manifesto delle intenzioni - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Brasile e Messico) è poco meno di un terzo. Il totale dei consumi privati dei
primi ha superato i 14 mila miliardi di dollari, mentre quello totalizzato dai
secondi è stato sette volte minore. Il G8 servirebbe ancora. Purchè si
producesse in un utile conferimento di sovranità nazionali, e non si limitasse
a un inutile spargimento di carte intestate.
l'amico
americano - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Per ora
compresa anche quella Cina che, nella partenza affannosa del suo presidente Hu
Jintao, l´assente giustificato, ha mostrato che sulla propria stupenda crescita
industriale e finanziaria ancora pesa, come aveva ricordato garbatamente il
presidente Napolitano, quella vulnerabilità e incompiutezza civile che ne
limita la capacità di leadership internazionale.
"marco
polo", la danza incontra i manga complice il re della moda pierre cardin -
laura putti parigi ( da "Repubblica, La"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il deserto
della Cina imperiale, lo spirito della Terra nel quale si confronta con Gengis
Khan e i suoi guerrieri, fino ad arrivare in una giungla urbana e futurista
nella quale s´innalzano i grattacieli delle nuove città cinesi». è questo il
senso dello spettacolo: unire alla danza contemporanea la danza urbana, l´hip
hop,
zenga
parte mostrando i muscoli "voglio vincere il campionato" - sal nostro
inviato massimo norrito ( da "Repubblica, La"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Tanto che del
Palermo parleranno anche in Cina». Zamparini però queste telefonate ama farle
prima della partita. «Questo tipo di telefonate vengono fatte in ogni società.
Io non sono al Palermo per distruggere quello che si fa a livello societario. è
chiaro che poi le sostituzioni le farò io e deciderò io chi scenderà in campo».
"presidente,
firenze è terra di libertà" ( da "Repubblica, La"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
aereo e
tornare in Cina saltando il vertice del G8 cominciato ieri all´Aquila. Il
questore Tagliente gli ha chiesto (tramite la traduttrice, la sinologa Maria
Beatrice Castronovo Pocek): «Presidente, ha gradito la nostra ospitalità?». E
Hu Jintao - che quando si trovava in piazza Duomo aveva ricevuto la prima
telefonata allarmata ed era rientrato in albergo,
marchesini
"cina decisiva per vincere la nostra crisi"
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina I -
Bologna Il caso Marchesini "Cina decisiva per vincere la nostra
crisi" Prendere il meglio dalle imprese bolognesi, fortemente radicate sul
territorio, e proiettarlo sui mercati esteri, soprattutto verso la Cina. Senza
temere le minacciose "tigri asiatiche" ma, anzi, sfruttandole come
opportunità in chiave anti-crisi.
l'esercito
invade lo xinjiang "pena di morte per i violenti" - jose reinoso
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Vicino alla
piazza del Popolo, una ventina di han, l´etnia maggioritaria in Cina, si sono
scaraventati contro un uiguro prendendolo a bastonate, fino a che è intervenuta
la polizia. A poca distanza dalla moschea di He Zhou, oltre un centinaio di
uiguri armati di pietre e bastoni hanno protestato di fronte ai cordoni di
militari.
la
partenza precipitosa di hu per evitare attacchi nel partito - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina doveva
svolgere unruolo di primo piano, Hu non rischia di dare ai propri concittadini
una sensazione di panico? A questi interrogativi non ha dato risposta lo scarno
comunicato ufficiale dell´agenzia Nuova Cina, ripreso ieri da tutti i mass
media di Stato: «Il presidente Hu Jintao ha abbreviato la sua permanenza in
Italia ed è rientrato in anticipo a causa della situazione nella
statue,
macerie e cine-finestre il cavaliere firma il set dell'aquila - (segue dalla prima
pagina) filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
macerie e
cine-finestre il Cavaliere firma il set dell´Aquila Fondali di montagne in 3D.
Libro-dono in marmo e oro Il protagonista Tra le "finezze" volute dal
premier attrezzi ginnici personalizzati e biancheria cifrata (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) FILIPPO CECCARELLI Paesaggi,
oggetti, risonanze, narrazioni.
G8,
piccole intese Sull'ambiente frenano Cina India e Giappone Solo promesse per
l'Africa ( da "Unita, L'"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
G8, piccole
intese Sull'ambiente frenano Cina India e Giappone Solo promesse per l'Africa
Pena
di morte per i ribelli Xinjiang, l'ordine di Pechino
( da "Unita,
L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nella Cina
meridionale. «La prima cosa» che Pechino dovrebbe fare per riportare la calma,
dice Kadeer, è «assicurare alla giustizia» i colpevoli del doppio omicidio. E
tuttavia la contrapposizione fra uiguri e han nello Xinjiang ha radici
profonde, che potrebbero essere recise solo attraverso una politica di
apertura,
Tramonta
il sole. Le strade di Urumqi sono percorse da veicoli dell'esercito. Transitano
a bass... ( da "Unita, L'"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nella Cina
meridionale. «La prima cosa» che Pechino dovrebbe fare per riportare la calma,
dice Kadeer, è «assicurare alla giustizia» i colpevoli del doppio omicidio. E
tuttavia la contrapposizione fra uiguri e han nello Xinjiang ha radici
profonde, che potrebbero essere recise solo attraverso una politica di
apertura,
un
g8 ormai dimezzato ( da "Unita, L'"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
L'assenza del
leader cinese, poi, rientrato di corsa a Pechino a causa degli scontri etnici
tra minoranze mussulmane e cinesi nel centro Asia, sminuisce l'efficacia di
qualsiasi decisione anche se sostenuta da Obama. Una riforma del sistema
economico senza il beneplacido della Cina è impensabile.
Audi
In crescita Malgrado la crisi, Audi (gruppo Volkswagen) ha segnato un aumento
dell'1,3% ... ( da "Unita, L'"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Audi In
crescita Malgrado la crisi, Audi (gruppo Volkswagen) ha segnato un aumento
dell'1,3% delle vendite verso un anno prima a 91.200 unità grazie a performance
record in Cina (+28,4%) e in Germania.
Accordo
sul clima, a parole Solo promesse per l'Africa
( da "Unita,
L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
INDIA E CINA
FRENANO A L'Aquila i leader del G8 approvano la dichiarazione sul clima. I
firmatari si impegnano a «raggiungere un accordo globale, ambizioso e
onnicomprensivo a Copenhagen» sul cambiamento climatico. Nel documento gli Otto
Grandi ribadiscono gli obiettivi Onu di ridurre di almeno il 50% le emissioni
di gas serra entro il 2050.
Sapremo
trovare le parole (Frattini dixit). Sull'Iran. Sulle regole finanziarie. Su...
( da "Unita,
L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
INDIA E CINA
FRENANO A L'Aquila i leader del G8 approvano la dichiarazione sul clima. I
firmatari si impegnano a «raggiungere un accordo globale, ambizioso e
onnicomprensivo a Copenhagen» sul cambiamento climatico. Nel documento gli Otto
Grandi ribadiscono gli obiettivi Onu di ridurre di almeno il 50% le emissioni
di gas serra entro il 2050.
In
Cina con l'aumento di capitale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
titolare
della Fmt In Cina con l'aumento di capitale MILANO «Abbiamo già realizzato un
aumento di capitale da un paio di milioni di euro. Una scelta strategica in cui
crediamo molto. Ha funzionato. Non è detto che non faremo la stessa cosa nei
prossimi mesi». Nella vicenda di Maurizio Frari, uno degli imprenditori ospiti
della assemblea dell'
Grandi
opportunità dagli emergenti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
specie nei
paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), nella vicina Turchia in bilico tra
Europa e no e nella culturalmente affine Argentina, dove lefasce con potere
d'acquisto "occidentale" saliranno nei prossimi 20 anni di una
forchetta tra 215 e 611 milioni. A rivelarlo, sono le stime del Centro studi di
Confindustria.
Da
settembre il momento critico dell'occupazione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Brasile - dovranno pure presentare chiari impegni. Quanto all'Italia «c'è
un'emergenza morale», ha affermato l'imprenditore bergamasco, citando Giovanni
Spadolini e mettendo l'accento sull'esigenza di rilanciare la meritocrazia.
«L'immagine del nostro Paese - ha ammesso Moltrasio - contribuisce alla nostra
competitivitÁ»
Un
anno da dimenticare per le macchine utensili
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina con
l'8,2%, gli Stati Uniti con il 7,3%, la Francia con il 6,2% e la Russia con il
5,2 per cento. Nel 2008 sono cresciute le esportazioni in Germania (465
milioni, +16,3% rispetto al 2007), Cina (261,9 milioni, +9,2%), Stati Uniti
(233,4 milioni, +7,8%), Francia (198,9 milioni +8,4%), Russia (165,
L'INSTANT
BOOK ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il mondo con
una moneta Barry Eichengreen Il ping pong planetario America-Cina Martin Wolf
Nasce l'economia dei cento fiori Jagdish Bhagwati intervista: La
globalizzazione in pausa Parag Khanna Le città di un mondo invisibile Valerio
Castronovo Il protezionismo può rispuntare 160 pagine. Da sabato a9,90E
l'articolo prosegue alle pagine 9 90/ l'articolo prosegue tra le pagine 9.
Perchè
diciamo: forza, Italia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
intesa di
ieri è un bicchiere pieno a metà se non ci sarà (al momento non c'è) l'assenso
dei paesi emergenti, a cominciare dalla Cina. Vedremo. Dalla prossima settimana
ci sarà tempo per tornare ad analizzare e a criticare gli stili di vita di
Berlusconi, i suoi gravi errori, le sue reticenze, il suo modo di governare. Ci
sarà modo di chiedergliene conto, se sarà il caso.
Le
parole di Barack Obama su Giorgio Napolitano. La forza del Quirinale
( da "AmericaOggi
Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
se proprio
sostituzione del più debole deve essere, Cina, India e Brasile avrebbero
maggiori potenzialità della Spagna, ora oltretutto in crisi, in brutta crisi.
Ma tant'è. Archiviata, allora, la strampalata previsione, c'è un secondo
richiamo per certi versi sorprendente che di Obama merita di essere segnalato.
G8/Risultati
interlocutori, ma il premier vence la scommessa. Berlusconi parte bene
( da "AmericaOggi
Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
come Cina e
India, a fare la loro parte nella lotta ai cambiamenti climatici. L'obbiettivo
della riduzione delle emissioni di CO2 da qui al 2050 resta fumoso, con i soli
Otto Grandi impegnati al taglio dell'80% rispetto ai livelli del 1990. Gli
"obbiettivi intermedi" fortemente voluti da Sarkozy e Brown sono
citati restano da definire nel prossimo futuro.
G8.
Lotta globale al cambiamento climatico
( da "AmericaOggi
Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
e Cina per
verificare il livello di accordo che sarà possibile raggiungere", ha
detto, rilevando che la Cina è ancora "scettica". "è comunque
importante - ha sottolineato - poterci presentare uniti". Soddisfatto
anche il premier svedese e presidente di turno della Ue Fredrik Reinfeldt:
"Il grande risultato di questo G8 é che gli Usa sono andati oltre e hanno
raggiunto la Ue sull'
G8.
Intesa su economia e clima ( da "AmericaOggi Online"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
opposizione
della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della
comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole
dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma
dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a
un'economia etica,
Pugno
duro in Cina Per i rivoltosi c'è la pena di morte
( da "Avvenire"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
PRIMA
09-07-2009 SI ACUTIZZA LA CRISI NELLO XIN J IANG Pugno duro in Cina Per i
rivoltosi c'è la pena di morte PARENTI A PAGINA
Gli
otto 'Grandi' all'esame delle economie emergenti
( da "Avvenire"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
altolà sul
clima che India e Cina potrebbero opporre al G8 dell'Aquila che ha preso avvio
ieri è un esempio lampante di come gli interessi dei singoli possano andare a
detrimento di quel fantasma che si suole chiamare ' bene comune': un concetto
antico, già di San Tommaso, poi di Locke e Montesquieu e oggi più che mai di
Benedetto XVI,
Apripista
cercansi per i diritti umani in Cina
( da "Avvenire"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
2009 L A DURA REPRESSIONE NELLO X INJIANG
Apripista cercansi per i diritti umani in Cina F ULVIO S CAGLIONE P echino,
agosto 2008, cerimonia d'apertura dei Giochi olimpici: le coreografie esaltano
l'invenzione della carta, l'arte della scrittura, la potenza della polvere da
sparo, il coraggio dei navigatori, l'audacia degli scienziati.
Berlusconi:
(
da "Avvenire"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
di fronte a
Cina, India e Brasile, perché «non è producente mettere in atto riduzioni di
emissione, particolarmente gravose per l'impegno economico, se poi quasi 5
miliardi di uomini continuano a comportarsi come prima». Infine, gli aiuti allo
sviluppo. L'Italia, spiega il Cavaliere, è stata messa in mora dagli altri
Paesi per i ritardi nell'
Nel
2050 il 50% in meno di emissioni ( da "Avvenire"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ancora più
difficile convincere i Paesi delle economie emergenti: Cina, India e Brasile in
testa. Queste nazioni, che stanno nel pieno del boom economico, considerano
troppo penalizzante per la propria industria un impegno del genere e chiedono
ai membri del G8 o correzioni di rotta o, quantomeno, sostegni di carattere
finanziario e tecnologico.
Le
emissioni di anidride carbonica ( da "Avvenire"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
responsabile
principale del riscaldamento globale Per Paese Per attività 11 Europa (Ocse)
Industria 20 26 Usa e Canada 341727 Altri settori 20 13 Australia e N. Zelanda
426 Trasporti 7 Cina 1887 India 33 Produzione energia elettrica Resto del Mondo
29 Fonte: Greenpeace - dati in % sul totale emissioni ANSA-CENTIMETRI
Xinjiang:
( da "Avvenire"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina a una
manciata di giorni dall'esplosione della violenza nello Xinjiang che ha costretto
il presidente cinese Hu Jintao a disertare il G8 e a tornare precipitosamente
in patria promette il pugno di ferro per punire i «responsabili» della rivolta.
Dai
Binguo, l'amico di Henry Kissinger
( da "Avvenire"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
amico di
Henry Kissinger L e sorti della cina, dopo la repentina partenza dall'Italia di
Hu Jintao, sono nelle mani di Dai Binguo, diplomatico di carriera che conta tra
i suoi estimatori Henry Kissinger, che lo ha definito «una straordinaria
personalità» . Membro del Consiglio di Stato con delega per la politica estera,
Dai è arrivato in Italia insieme con Chen Deming,
(
da "Avvenire"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Difficile
parlare di ripresa per la Cina, che è continuata a crescere decisa anche
quest'anno (+ 7,5%) e accelererà l'anno prossimo (+ 8,8%). In entrambi i casi
le stime sono state aumentate di un punto percentuali. Il Brasile invece è in
recessione (- 1,3%), ma l'anno prossimo riprenderà forza (+ 2,5%).
G8.
Agenda fitta per i leader. Le First Ladies a L'Aquila
( da "AmericaOggi
Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Brasile, Messico, Sudafrica) più l'Egitto hanno iniziato da poco una colazione
di lavoro allargata cui partecipano anche rappresentanti delle organizzazioni
internazionali presenti agli incontri dell'Aquila. Dopo la 'photo opportunity'
seguita alla sessione di questa mattina, i leader si sono avviati verso la sala
da pranzo della caserma che ospita il vertice in un clima
Vertice
Mef al G8. Si raggiunge l'accordo, ma non vincola la Cina
( da "AmericaOggi
Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Si raggiunge
l'accordo, ma non vincola la Cina 09-07-2009 I paesi del Mef (G8, G5, Egitto,
Australia, Corea del sud e Indonesia) riconoscono "l'opinione scientifica
secondo la quale l'incremento della temperatura media globale al di sopra dei
livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius".
Prime
intese al G8 ( da "AmericaOggi Online"
del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
opposizione
della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della
comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole
dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma
dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a
un'economia etica,
Le
auto cinesi continuano a correre: +48%
( da "Finanza
e Mercati" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina
accelera. A giugno le immatricolazioni di nuove auto nella Repubblica popolare
hanno fatto registrare un balzo del 48%. Si tratta della crescita più alta dal
febbraio 2006 grazie alle 872.900 unità vendute. Se si nel conteggio anche i
camion e gli autobus, il totale sale a 1,14 milioni con un aumento del 36%.
Anche
fallire costa caro. E il più celebre dei fallimenti dell'ultima crisi, Lehman
... ( da "Finanza e Mercati"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India contro
Cina Chi ha paura del Drago? Non solo l'Occidente si misura con la forza della
Cina. «Il dragone è un concorrente temibile sia per i Paesi ricchi sia per
quelli che cercano di diventarlo». E l'india, spiega Alberto Forchielli,
presidente Osservatorio Asia, « è uno dei Paesi più esposti a questo pericolo».
il
potere degli emergenti - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
allargamento
della seconda giornata alle cinque potenze emergenti (Cina India Brasile
Messico e Sudafrica) ha rivelato la forza tremenda del "fronte dei
veti". Gli emergenti hanno una visione del mondo lontana dalla nostra.
Hanno altre priorità. Hanno il peso economico e politico per esercitare un formidabile
potere d´interdizione.
clima,
accordo senza la cina ( da "Repubblica, La"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 1 -
Prima Pagina Si conclude oggi il summit dei Grandi a L´Aquila. I Paesi del G5
attaccano sul dollaro. Dal premier nuove accuse a "Repubblica" Clima,
accordo senza la Cina Obama: l´America si impegna a salvare la Terra.
Berlusconi: G8 ormai superato SEGUE A PAGINA
l'appello
e la delusione di obama "problema immenso, dobbiamo fare di più" -
alberto flores d'arcais ( da "Repubblica, La"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina si
sfila, l´Onu si lamenta e il presidente americano ne è consapevole. Ma sa anche
che dal più potente leader del pianeta tutti si aspettano parole di speranza e
l´uomo del "yes, we can" si sbilancia, «qui all´Aquila abbiamo fatto
un significativo numero di passi avanti, al G8 c´è stato uno storico consenso
su concreti obiettivi per ridurre le emissioni di gas inquinanti»
addio
"g8", nasce il "g14" ma sul clima l'accordo è debole -
vincenzo nigro ( da "Repubblica, La"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
accordo è
debole La Cina guida i paesi emergenti contro i tagli all´inquinamento Il
vertice Sulle emissioni nemmeno l´India è convinta a a impegnarsi per
l´obiettivo del 50% VINCENZO NIGRO DAL NOSTRO INVIATO L´AQUILA - Prima dei
risultati, prima degli accordi o dei disaccordi, la vera novità: all´Aquila è
morto il G8 come sempre l´abbiamo sempre conosciuto.
"il
g8 è superato, ora serve il g14" - dal nsotro inviato gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Brasile, Sudafrica, Messico più l´Egitto, entrano a far parte del club.
«Vogliamo fare un´analisi approfondita per vedere se il G14 sia il format
adatto per una discussione che porti a risultati condivisi.» ha spiegato il
premier.
l'esempio
americano - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
accordo
sarebbe stato facile e il difficile sarebbe venuto nel convincere colossi
umani, finanziarie, politici e industriali come Cina, Brasile e India, da sole
oltre un terzo della popolazione planetaria, a non fare quello che per secoli
noi abbiamo fatto, secondo la sindrome del villeggiante al mare che vorrebbe
bloccare ogni nuova costruzione dopo essersi comperato la casa.
il
potere degli emergenti - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina
moltiplica gli accordi bilaterali con India, Russia, Brasile, Argentina; in
quel club già si abbandona il dollaro per passare a pagamenti bilaterali con le
valute nazionali. è naturale che questo avvenga. Basti pensare che la Cina ha
sostituito gli Stati Uniti come primo partner economico del Brasile: perché gli
imprenditori di Shanghai e Sao Paulo dovrebbero continuare a usare
getra
in cina, investimenti da 40 milioni
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina XIII -
Napoli Getra in Cina, investimenti da 40 milioni Marco Zigon, presidente del
gruppo Getra di Marcianise, l´aveva preannunciato già quattro anni fa: per
aggredire i mercati orientali ci vuole una joint venture. Quattro giorni fa, la
Getra ha firmato l´accordo con il gruppo cinese Baosheng.
prato,
sequestrati i maxiortaggi coltivati negli orti cinesi - fulvio paloscia
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e con
caratteristiche genetiche sconosciute. Oltre a 20 chili di semi sospetti.
Colture, dicono al ministero, causa di inquinamento genetico e che rischiano di
mettere a repentaglio la biodiversità alimentare nazionale. «Horti cinesi» fa
seguito a un´altra operazione effettuata sempre a Prato nei mesi scorsi in tre
ditte di cinesi che gestivano attività di coltivazione di ortaggi.
"creiamo
manager per la sfida cinese" - sara scheggia
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nuova classe
manageriale che sappia operare in Cina come su altri mercati internazionali».
E´ la risposta di Massimo Bergami, direttore di Alma Graduate School, alla
lettera aperta che il presidente di Unindustria, Maurizio Marchesini, ha
scritto ieri a cittadini e imprenditori. Una mano tesa in vista di una sfida
difficile: affrontare la crisi in un´epoca di piena globalizzazione.
L'Enciclica
di Benedetto XVI e i Grandi alle prese con le scelte etiche Il convitato di
pietra ( da "AmericaOggi Online"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
irremovibile
della Cina. Che, ai leader delle economie più industrializzate del pianeta
precedentemente accordatisi per ridurre fra il 50 e l'80 per cento le emissioni
di gas serra entro il 2050,
ha in sostanza replicato: "Ma come, proprio voi che
storicamente siete i primi responsabili dell'inquinamento terrestre, adesso
vorreste che fossimo noi a bloccare il nostro sviluppo?
G8/Smentite
le insinuazioni della stampa straniera. Un successo per l'Italia
( da "AmericaOggi
Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, una
riforma del sistema di valute, oggi dollarocentrico. Entro l'anno si capirà se
la strategia disegnata a L'Aquila avrà successo: dai vertici di Pittsburg e
Copenaghen dovrebbero emergere decisioni vincolanti su governo dell'economia
mondiale e controllo del clima, mentre il presidente degli Stati Uniti ha
chiesto una conferenza mondiale sul disarmo entro il marzo del prossimo
big
della finanza più cina, meno usa sono 10 le italiane
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, meno
Usa sono 10 le italiane Quest´anno 50-60 banche russe potrebbero vedersi
revocare la propria licenza e potremmo dover applicare il pacchetto di
salvataggio ad altre 15-20 NEW YORK - Con 458 miliardi di dollari di entrate,
il colosso petrolifero anglo-olandese Royal Dutch Shell guida la nuova
hit-parade delle 500 maggiori società mondiali compilata dalla rivista Fortune.
non
sarebbe male recuperare il "livello morandi"
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
da Daniele
Cini - con gusto non comune e competenza attiva. Morandi al mezzo secolo di
carriera può raccontare - uno su mille può - l´ottovolante della sua vita e il
saliscendi artistico e la si riascolta volentieri. Soprattutto gli anni della
crisi, un decennio intorno al Settanta, con concerti davanti a settanta
spettatori,
Un
G8 piccolo piccolo Solo parole sui drammi dell'Africa. Berlusconi promette i
soldi mai versati Clima, la Cina gela Barack Obama ALLE PAGINE 4-7
( da "Unita,
L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Un G8 piccolo
piccolo Solo parole sui drammi dell'Africa. Berlusconi promette i soldi mai
versati Clima, la Cina gela Barack Obama ALLE PAGINE
4-
il
gran ballo dei rITORNELLI ( da "Unita, L'"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il gran ballo
dei rITORNELLI ZOOM SUL VERTICE La prima doccia fredda del G8 arriva dalla Cina
che aderisce alle decisioni prese ieri riguardo al surriscaldamento della
terra, ma non vuole l'imposizione di parametri. Il che equivale a dire che
nessuno potrà controllare se l'obiettivo della diminuzione di 2 gradi viene
raggiunto o ignorato.
Un
tarlo nel tg1 anti-scosse ( da "Unita, L'"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
servizio di
Alessandro Cassieri che non cela le difficoltà di far accettare a Cina ed India
le (vaghe) norme sul clima; o in certi pezzi di Alessandro Gaeta non reticenti
sui malumori dei terremotati («Alessandro», nome eversivo?). Forellini che non
intaccano certo la stabilità dell'edificante edificio: la struttura anti-scosse
la costruiscono parole come «un fiore all'occhiello»,
La
Cina gela Obama No al patto sul clima
( da "Unita,
L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina gela
Obama No al patto sul clima UMBERTO DE GIOVANNANGELI «L'accordo sul clima
raggiunto ieri (mercoledì, ndr) dal G8 sui cambiamenti climatici non vincola la
Cina, che ritiene fondamentale la necessità per i Paesi sviluppati di prendere
in seria considerazione le diverse condizioni dei Paesi emergenti e in via di
sviluppo.
L'accordo
sul clima raggiunto ieri (mercoledì, ndr) dal G8 sui cambiamenti c...
( da "Unita,
L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dal G8 sui
cambiamenti climatici non vincola la Cina, che ritiene fondamentale la
necessità per i Paesi sviluppati di prendere in seria considerazione le diverse
condizioni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo.... Tutte le strade
intraprese senza la partecipazione dei Paesi emergenti sono inutili e prive di
efficacia.
Gas
serra non resta che l'Onu ( da "Unita, L'"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina si
sfila. E tutti rimandano a Copenaghen dove in dicembre la discussione cesserà
di essere informale e diventerà istituzionale: nell'ambito delle Nazioni Unite
e di una Convenzione - quella sui cambiamenti del clima - che ha il valore di
una legge quadro internazionale.
La
Nano di Tata ritarda il debutto ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina e
l'India stanno crescendo rapidamente e «nel giro di poco tempo potrebbero
diventare player mondiali». Nonostante la crisi economica mondiale, per l'India
si prevede quest'anno una crescita del Pil pari al 6%, un dato che nei due
esercizi successivi dovrebbe aumentare rispettivamente all'8% e all'8,
Speciale
Omnibus ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nonno, nuora
e nipotina: rapporti difficili, mentre incombono gli anni di piombo. RAITRE
1,40 Fuori orario. I "film rari" scelti da Enrico Ghezzi sono il
documentario "He Fengming" ( Cina 2008), di Wang Bing, e il muto
"Aelita" (Urss 1924),di Jakov Protazanov.
Subito
il piano di aiuti all'Africa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
compiuti da
Cina, altri paesi asiatici e paesi del Golfo soprattutto in Africa e America
latina. Secondo alcune stime, questo acquisti avrebbero raggiunto i 15-20
milioni di ettari già acquistati o in fase di acquisto. Una delle ipotesi allo
studio è la creazione di un codice di condotta per gli acquirenti, anche se non
è chiaro come questo possa essere fatto rispettare.
Accordo
sul clima. Senza Cina ( da "Avvenire"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Senza Cina Spiraglio
per le nuove regole del commercio mondiale Ï Approvata da tutti la cornice sui
cambiamenti ambientali e confermato l'impegno a contenere entro due gradi
l'aumento della temperatura. Stop dai Paesi emergenti sulla drastica riduzione
dei gas serra Ï Sbloccati i negoziati di Doha per ridefinire più equamente gli
scambi mercantili.
Xinjiang,
la stretta di Hu Jintao Monito ai rivoltosi: punizioni severe
( da "Avvenire"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
PRIMA
10-07-2009 Cina Xinjiang, la stretta di Hu Jintao Monito ai rivoltosi:
punizioni severe PARENTI A PAGINA 16
(
da "Avvenire"
del 10-07-2009)
Argomenti: CinaAbstract: e lo stanno facendo anche quelli Stati, come la Cina, che comprano terreni africani per coltivare prodotti che poi tornano in patria. È un nuovo tipo di colonialismo. Ci vogliono più regole per fermare tutto questo. E i governi dovrebbero affidarsi di più alla Chiesa, che sull'Africa ha una competenza che nessun altro possiede.>
Berlusconi:
(
da "Avvenire"
del 10-07-2009)
Argomenti: CinaAbstract: un allargamento che era già nei fatti e che porta alla nascita formale del G14 con l'ingresso di Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica ed Egitto. Si chiude così, con una sostanziale unanimità di vedute, la seconda giornata del G8 dell'A- quila, che fa dire a Silvio Berlusconi: «C'è stata in questo vertice un'assoluta condivisione della volontà di tutti di risolvere le crisi».
Iran e Corea i leader
(
da "Avvenire"
del 10-07-2009)
Argomenti: CinaAbstract: Cina, continuano a puntare sul dialogo per «la ricerca di una soluzione diplomatica». Sull'Iran non è stato raggiunto quel consenso che forse alcuni avevano sperato. Alcuni Paesi, come Francia e Gran Bretagna, volevano un testo separato dalla dichiarazione politica in cui si prospettasse un inasprimento delle sanzioni che la comunità internazionale ha già adottato contro Teheran.>
Intesa
sul riscaldamento, non sulle emissioni
( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ma Cina e
India dicono no ai tagli sul carbone DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IOVANNI
G RASSO S ul clima l'intesa è riuscita solo a metà, ma Barack Obama spinge il
pedale dell'ottimismo: «All'Aquila ha detto il presidente americano abbiamo
fatti molti passi in avanti e abbiamo ancora tempo per trovare un accordo
migliore»
1,4
( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
0 Usa
Germania Italia Francia Cina India 20,9 2,8 1,6 1,3 17,3 4,6 1,3 5,0 0,9 0,9
20,0 17,1 0,5 6,0 3,8 1,2 1,3 0,7 RISCHIO DISASTRI 1,4 344 mln 521 mln 130 mln
2,3 mln Persone esposte a inondazioni Persone esposte a siccità Persone esposte
a frane America India Cina Persone esposte a cicloni tropicali Africa
sub-sahariana Latina Fonte: Undp,
COSA
POTREBBE CAMBIARE AL VERTICE DI COPENAGHEN A DICEMBRE?
( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In
concreto pone un tetto finora mai accettato da paesi emergenti come India, Cina
e Brasile. I quali, avendo sul proprio territorio cospicue sacche di povertà,
rivendicavano fino all'Aquila il diritto a crescere senza vincoli come i paesi
del G8. DI RISCALDAMENTO? L'ALIBI DEL 2020 FORNITO DAI RICCHI 4 Ci sono due
interessi contrastanti.
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina,
l'Egitto, l'India, il Messico e il Sud Africa. L'Italia è all'Aquila con
Camilla Grassi che si presenta così: «Ho 14 anni. Frequento la scuola media e
l'anno prossimo mi iscriverò allo scientifico. Suono il pianoforte e scrivo
poesie». Tutti i partecipanti al J8 sono stati selezionati da un concorso
internazionale,
Semi
cinesi, sequestrati a Prato quattro ettari
( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
provenienti
appunto dalla Cina, e irrigati con acque non controllate. Si tratta di quattro
ettari in Toscana, nella località Maliseti - frazione del comune di Prato - che
sono stati sequestrati dagli uomini del Comando provinciale e del nucleo
agroalimentare e forestale del Corpo forestale dello Stato, in collaborazione
con il personale dell'agenzia toscana di Protezione dell'
Quel
di 8 anni con tanti ko ( da "Avvenire"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e la
Cina dall'altra. Le delegazioni dei maggiori Paesi della Wto (una trentina sui
153 totali) hanno deciso di gettare la spugna e chiudere la lunga maratona
negoziale di Ginevra. Eppure si potrebbe dire che non è andata malissimo. Su
venti punti all'ordine del giorno, i negoziatori hanno trovato l'accordo sui
primi diciotto.
Le
nuove regole anti-crisi si allargano ai 14
( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
crisi si
allargano ai 14 Ma la Cina lancia un fulmine: il dollaro non basta più, serve
una nuova valuta mondiale DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IORGIO F ERRARI « T
ornare a crescere e respingere il protezionismo », sintetizza Silvio
Berlusconi, e di fatto l'agenda globale, il documento cioè che contiene i
capitoli economici del G8 iniziato mercoledì a L'
gli
emergenti ( da "Avvenire"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
CINA
Riserve monetarie Influenzata dalla crisi finanziaria internazionale,
l'economia cinese non ha mantenuto la crescita di due cifre registrata per 5
anni consecutivi, ma nonostante ciò nel primo trimestre 2009, il Pil del paese
ha registrando un aumento del 6.
Il
BRIC, volano della ripresa economica
( da "AprileOnline.info" del
10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina).
D'ora in poi si dovrà sempre parlare di G20, non solo da un punto di vista
formale ma anche sostanziale. Lo impone il cambiamento dei rapporti di potere,
di peso economico e di strategie geopolitiche Il BRIC, con il 40% della
popolazione mondiale posta su tre continenti, vanta già il 25% del PIL
mondiale.
G8.
Berlusconi: "Ha fallito chi voleva la rovina del Paese"
( da "AmericaOggi Online" del
10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tanto da
ricevere le lodi della Cina (dopo quelle degli Usa) sul suo ruolo di
"moderatore", equo e rispettoso di tutti i Paesi ospiti. Il vertice è
stato preparato con riunioni interminabili (di oltre dieci ore quella di
sabato), mandando a memoria i dossier e studiando i diversi temi da affrontare.
G8.
Clima: intesa dimezzata ( da "AmericaOggi Online"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è arrivata
dalla Cina che ancora prima dell'avvio dei lavori del Mef (il Major Economies
Forum che riunisce i Paesi di G8 e G5, più Indonesia, Corea del sud, Australia
e Ue e rappresenta l'80% delle emissioni di CO2 del mondo), ha dichiarato di
non ritenersi vincolata dall'accordo tra gli Otto grandi che prevede di ridurre
del 50% i gas ad effetto serra entro il 2050,
G8.
Non più in otto ma in 14. Berlusconi: l'allargamento unica ricetta contro la
crisi ( da "AmericaOggi Online"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Anche
perché da parte di India e Cina c'è stato un atteggiamento "molto
positivo" che ci ha perfino "sorpreso". Allo stesso modo, sui
temi di politica internazionale i risultati, a suo giudizio, sono stati
notevoli, come dimostra la "convergenza" registrata intorno al
tavolo.
Rivolta
in Loira nel nome di Momo ( da "Unita, L'"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Rivolta in
Loira nel nome di Momo Prodi, sì al terzo mandato di Errani Cina, moschee
chiuse per gli uiguri Immagini, parole e graphic novel Il mago Potter e
l'incantesimo d'amore
quelle
regole anti crisi sono solo propaganda - alessandro penati
( da "Repubblica, La" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Che senso
ha discutere di Gls per il mercato del lavoro e l´ambiente quando si sa che
quello che conta oggi è un accordo con la Cina? E che l´interesse di tutti
(Italia inclusa) è fare affari coi cinesi, anche a costo di non vedere come
calpestano i diritti umani? Altro che standards per i lavoratori. Leggo che i
principi alla base dei Gls sarebbero: trasparenza dei bilanci;
Le
polemiche interne finiranno solo se cambierà opposizione . Critiche al governo?
&... ( da "Unita, L'"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che
aspetta paziente che la Cina accolga i vincoli sul clima. Ed è sempre lui il
premier che si commuove, è toccato dalla storia raccontata da Gordon Brown sul
ragazzino nero che mentre muore di fame dice alla madre di sperare che arrivi
l'Onu, che non arriva mai. È un gigantesco affresco del leader perfetto, che
altri irresponsabili o incorreggibili «
Restauri:
quasi deserta la lista di nozze ( da "Unita, L'"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
interesse
non ancora formalizzato della Cina per Palazzo Madama Margherita e Palazzo dei
Nobili. Sei, a tener conto di un «pensiero» dell'Australia per l'oratorio di
San Filippo Neri. Se non un flop, quasi. Almeno per la lista. Perchè, come in
tutti i matrimoni, c'è stato chi ha preferito scegliere da solo cosa offrire.
"ero
sicura che abitasse qui ora non ci farà più paura" - marco mosca
( da "Repubblica, La" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è partita
per la Cina per cercare di dimenticare il terribile episodio. L´altra ragazza,
quella della Bufalotta, spero che dimentichi presto questo dramma». E
riaffiorano i ricordi, che la ragazza non riesce a scacciare. Era una sera
piovosa quando la sportiva venne aggredita.
premi
a chi usa l'ardesia insidiata dalla pietra cinese
( da "Repubblica, La" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in crisi
perché superata da pietra proveniente da Cina e Brasile, di minore qualità ma
anche di prezzo più basso. «Abbiamo inserito l´uso dell´ardesia nelle
"premialità" della legge ma per evitare di favorire i mercati
stranieri, abbiamo specificato di che tipo di ardesia si deve trattare», hanno
spiegato ieri mattina il presidente della Regione Claudio Burlando e
l´assessore all´
"sono
sempre le stesse promesse verranno davvero mantenute?
( da "Repubblica, La" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
moneta e
economia se non ci sono Cina e India, fa ridere cercare di fare un vertice», ha
detto ieri Romano Prodi in un´intervista a "Repubblica Tv"
commentando i lavori del vertice di L´Aquila. «Sull´Africa» - ha detto Prodi
che guida il gruppo di lavoro Onu-Ua sulle missioni di peacekeeping in Africa -
a ogni G8 le dichiarazioni finali sono splendide e sempre uguali,
la
cina chiude le moschee uiguri in fuga dallo xinjiang
( da "Repubblica, La" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Esteri
Ancora tensioni nella capitale Urumqi: sale a 184 il numero dei morti La Cina
chiude le moschee uiguri in fuga dallo Xinjiang PECHINO - Migliaia di persone
sono in fuga da Urumqi, la capitale della regione cinese dello Xinjiang dove da
giorni sono in corso scontri fra la maggioranza uigura (musulmana) e la
popolazione han.
G8.
Le ultime proteste ( da "AmericaOggi Online"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
opposizione
della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della
comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole
dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma
dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a
un'economia etica,
"per
me è stata la fine di un incubo temevo girasse ancora nella zona"
( da "Repubblica, La" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che dopo
la violenza subita è ancora in stato di choc: «è stata costretta a fare un
viaggio in Cina, spero che dimentichi presto». Anche la ventinovenne sfuggita
alla violenza non ha dimenticato. Davanti agli occhi ha ancora le immagini
della serata piovosa dell´aggressione: «Ricordo quegli occhi che spuntavano dal
mephisto: erano dilatati, mi fissavano.
G8.
Per Obama un vertice produttivo. "Non scorderò L'Aquila"
( da "AmericaOggi Online" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
senza
grandi potenze come Cina, India e Brasile o con l'assenza di interi continenti
come l'Africa o come l'America Latina". Ma una cosa è certà: "Ci sono
troppi vertici. Bisogna diminuirli - afferma - Sono presidente da soltanto sei
mesi e già ne ho fatti diversi. Dobbiamo semplificare il calendario e renderli
più efficaci".
G8.
Il megafondo contro la fame ( da "AmericaOggi Online"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
restano e
la Cina - con la sponda dell'Egitto - ha detto 'no' a paletti sulla riduzione
delle emissioni. Un passo comunque c'è stato ed ha segnato una tappa verso la
conferenza di Copenaghen di dicembre. Con un occhio al Medio Oriente, per il
quale si ribadisce il concetto di "due popoli, due Stati" per
Israele, si sostiene l'Autorità palestinese e si "
G8
francese nel 2011. Sarkozy annuncia l'istituzionalizzazione del G14
( da "AmericaOggi Online" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Giappone e
Russia) più quelli del G5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa) più un
Paese ospite. "Non è che il G8 non sia più utile, ma chiaramente la sua
capacità di rappresentanza non è più sufficiente per rispondere alle grandi
sfide mondiali", ha motivato Sarkozy. La Francia ha trovato tra i partner
grande disponibilità.
G8,
un successo per l'Italia. Ma per Berlusconi il Paese era già protagonista
( da "AmericaOggi Online" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina ,
Ban Ki-moon, Hosny Mubarak, Gordon Brown, Dmitri Medvedev) daranno all'Italia
un prestigio e un lustro che prima non aveva. "Ciò che il nostro governo
ha fatto in questo ultimo anno lo ha reso protagonista, tra tutti gli altri
governi, della politica internazionale", rivendica orgoglioso il
Cavaliere,
Crisi
economica. Per l'Ocse segni di ripresa in Italia e Francia
( da "AmericaOggi Online" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Stati Uniti, Gran Bretagna e India stanno proprio ora emergendo dalla fase più
nera della crisi. "C'é qualche piccolo segnale di miglioramento, e che
forse il peggio lo abbiamo alle spalle viene confermato anche da questi
dati", è il commento a caldo del presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia.
mega
bonus ai manager aig ci riprova ( da "Repubblica, La"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Marco
Patucchi [l´affaire rio tinto si complica in cina] PECHINO - Il clamoroso
arresto a Shanghai di alcuni dirigenti del colosso minerario australiano Rio
Tinto è uno scandalo politico dietro cui spuntano vendette e ricatti. Il
manager incarcerato è l´australiano Stern Hu, numero uno della filiale di
Shanghai.
bond
usa bloccati alla frontiera i giapponesi: "titoli da collezione" -
walter galbiati ( da "Repubblica, La"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
L´ipotesi
è che qualcuno si voglia liberare velocemente di titoli di stato denominati in
dollari. Del resto sono molti i paesi desiderosi di sostituire la divisa
statunitense negli scambi internazionali per limitarne l´egemonia, primi fra
tutti la Cina e i paesi arabi.
Arriva
l'eco-pendolare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Persino la
Cina con Dongtan, vicino a Shanghai - la prima "città verde del
mondo" prevista per il 2010 - pare aver aderito, almeno in parte,
all'economia verde. «La Spagna è costellata di terreni rurali con fincas ,
vecchi casali o ruderi da riabilitare », dice Xavier Rizzo di miparcela.
Il
rilancio guarda al passato ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«In Cina
giocano molto a tennis, soprattutto le donne» aggiunge l'a.d. è così che
proprio in Cina si aprirà, nella seconda metà di quest'anno, il primo negozio
monomarca di Sergio Tacchini. Nel frattempo è stato fatto anche un grosso
lavoro di "pulizia" della distribuzione: «Abbiamo tagliato moltissimi
clienti –
I
risultati dell'Aquila ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Niente
intesa (Cina e India si sono sfilate), invece, sul taglio generalizzato dei gas
serra del 50% entro il 2050 (con l'80% e più a carico degli industrializzati) 2
IL GLOBAL STANDARD PER LA FINANZA Avallato il "Lecce Framework", un
percorso per individuare regole comuni –
Berlusconi:
G-8 riuscito, merito mio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
anche Cina
e India si sono dichiarate disponibili a fare la loro parte per ridurre le
emissioni di Co2 mentre sul commercio sarà una ministeriale del Wto a settembre
a rilanciare il Doha round prima del vertice G 20 di Pittsburgh.Tra i risultati
dell'Aquila anche il fondo sulla sicurezza alimentare di 15 miliardi di dollari
che è stato elevato a 20 miliardi nella riunione tra G-
Prime
prove di governance planetaria ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
riluttanza
di Cina, India ed emergenti, con la promessa di aiuti finanziari e tecnologici.
Di impegni intermedi seri ma differenziati tra i paesi in marcia verso la data
simbolo del 2050. La ribadita volontà di far ripartire economia e fiducia, senza
nascondere le insidie che restano sul cammino di entrambe, di restituire
stabilità ai mercati finanziari con nuove regole e standard,
Il
capitolo Iran rinviato al G-20 di settembre
( da "Sole 24 Ore, Il" del
11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
idea
ovviamente è di includere la Cina nella dichiarazione e di esercitare così
pressioni con un messaggio chiaro: «La comunità internazionale vi dice, questa
è una porta che potete attraversare per diminuire le tensioni e per unirvi al
resto del mondo - ha continuato Obama - se l'Iran rifiuterà, avrà detto no non
solo al G-8, ma a una comunità più vasta.
La
nuova ipotesi del G4 ( da "AmericaOggi Online"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e
Europa? Il summit dell'Aquila ha dimostrato ampiamente che il G8, per
sopravvivere, in qualche modo è pronto ad allargarsi al G8 + G5 + 1. Non è
possibile prendere decisioni o anche solo indicare nuove strade per le
soluzioni globali senza le nuove realtà geopolitiche di questi anni come
appunto Cina e India,
Scatto
sulla finanza e il commercio ( da "Avvenire"
del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Si ricorda
che nel G8 del 2007 a
Heiligendamm è stato avviato un dialogo con Brasile, Cina, India, Messico e Sud
Africa (il cosiddetto G5), qui affiancati dall'Egitto. Il processo ha avuto
seguito a L'A- quila dove i leader hanno deciso di «progredire insieme verso
un'associazione stabile e strutturata». Si riconosce che il formato G8 è
destinato ad espandersi nel G14.
GIÙ
( da "Avvenire" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
2009
ACCORDO SUL CLIMA MONCO Per la prima volta Cina e India hanno acconsentito a
discutere la riduzione delle emissioni di gas serra. Ma non hanno firmato
l'accordo con cui i Grandi si impegnano a contenere l'aumento della temperatura
del pianeta entro i due gradi centigradi rispetto alla media precedente la
rivoluzione industriale.
(
da "Avvenire" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Stati Uniti, Gran Bretagna e India stanno proprio ora emergendo dalla fase più
nera della crisi. L'indice calcolato dall'organizzazione parigina è salito a
maggio di 0,8 punti sul mese precedente, collocandosi a quota 94. Un recupero
timido e graduale, visto che l'indice resta pur sempre a 7,3 punti,
barack
è il messaggio - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica, La" del
12-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina
agli Stati Uniti, per succhiare le risorse del continente. Ma per la prima
volta da quando l´uomo bianco mise piede su questa costa, la persona è il
messaggio. La testimonianza ha un volto reale - e intenzioni personalmente
sincere - che può rompere il comprensibile scetticismo dei popoli africani
verso quei distratti benefattori che si dimenticano di staccare gli assegni.
il
meritato successo di un abile anfitrione - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica, La" del
12-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
stato del
tutto ignorato salvo che dalla Cina e dal gruppo dei Cinque emergenti: il nuovo
assetto monetario internazionale. In altre parole il problema del dollaro. La
Cina vuole che si costruisca una moneta di conto e di riserva, calcolata
attraverso una sorta di paniere ponderato delle principali monete a partire dal
dollaro, dall´euro, dallo yen e naturalmente dallo yuan cinese.
celebrando
il rito della lentezza - renata pisu
( da "Repubblica, La" del
12-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina nel
900 dopo Cristo. Quella che per l´Occidente è una mistica lontana e misteriosa,
per il Sol Levante è una visione della vita Ora, a testimonianza di una pratica
che sopravvive, un libro ne racconta gli scenari In molti uffici delle grandi
imprese dove si affannano i "salarymen", gli addetti alle risorse
umane hanno allestito sale dedicate alla meditazione RENATA PISU U
de
laurentiis "i miei novant'anni una vita da oscar" - giuseppe videtti
( da "Repubblica, La" del
12-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
lo
confermò trovando finanziatori con i quali fondò la Real Cine e nel 1941
produsse il primo film, L´amore canta. Poi arriva la guerra a sbaragliare i
sogni. L´Italia ne esce devastata, ma le idee circolano più vorticosamente di
prima. «Il grande cinema, quello che ha fatto scuola, è nato nel dopoguerra»,
racconta.
le
inutili spinte alla lettura - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica, La" del
13-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la storia
del Cristianesimo, quella della Cina o del Messico. Allora l´editore Laterza ha
venduto, credo, 40.000 o 50.000 copie di questi tre grossi volumi: con
vantaggio dell´autore, dell´editore e soprattutto degli studenti, i quali
vedevano apparire davanti agli occhi uno spazio mentale quasi illimitato.
mp3,
primo scooter ibrido la rivoluzione su due ruote - valerio berruti roma
( da "Repubblica, La" del
13-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
e
soprattutto da Cina ed India, mentre l´economia europea si prevede piatta e
quella statunitense in bilico tra stagnazione e ripresa. In Sud America,
invece, il Brasile continuerà ad avere un andamento estremamente positivo». Una
previsione non certo ottimistica da cui però Colaninno tira fuori proprio il
suo gruppo,
Crisi
economica. Il G8 non basta per gestire una "exit strategy". Non si
esce da soli ( da "AmericaOggi Online"
del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
G20
composto dalle nazioni più forti anche se non ancora tutte ricche e
tecnologicamente avanzate (si pensi alla Cina o al Messico, come esempi) che si
siedono assieme agli otto del tavolo tradizionale. Dal punto di vista strutturale
le indicazioni che arrivano dal G8 mettono al centro della strategia il
rafforzamento delle istituzioni finanziarie internazionali, vecchie e nuove.
La
libertà presa sul serio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
o degli
aborti selettivi delle bambine in Cina, o avendo criticato il Pil come
misuratore della prosperità di una nazione,l'intellettuale indiano ora propone
un'idea di giustizia confrontandosi coni protagonisti del dibattito filosofico-politico
degli ultimi decenni. Rawls, Dworkin, Nozick sono preziosi interlocutori, ma
anche oggetto di una critica decisiva.
Al
Moma l'auradeirifiuti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
identità
dei tempi di produzione e di consumo nella cultura del capitalismo socialista
della nuova Cina. Al centro dell'installazione di New York una tradizionale
capanna in legno rievoca la casa di Pechino demolita per i lavori della vetrina
Olimpica: un tempio vuoto,circondato da un'ordinata miriade di oggetti,
maniacalmente classificati per funzione.
La
riscossa debole del gigante Alcoa
( da "Sole 24 Ore, Il" del
13-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
citando il
ritorno della crescita in Cina e miglioramenti negli Stati Uniti facilitati dai
piani di stimolo lanciati dai governi nei due paesi. La saga che ha fatto di
Alcoa un faro per i mercati e un barometro dell'economia, nonostante ormai sia
solo più il terzo produttore al mondo alle spalle di Rio Tinto Alcan e Rusal,
ha le sue radici nell'Ottocento.
STORIE
Il mercato dei non ferrosi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che ha
accompagnato Barack Obama a Mosca, si è detto «molto ottimista», sul futuro del
settore: guarda con fiducia alla crescita in Cina e ai miglioramenti negli
Stati Uniti, facilitati dai piani di stimolo lanciati dai governi nei due paesi
Cina. L'import di Pechino resta per adesso la migliore garanzia per il mercato.
Fino a quando?
Alluminio
malato di eccesso di scorte ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pechino
resiste La Cina, che ha ridimensionato il ritmo delle proprie fonderie
(complessivamente le più importanti del mondo), non pesa affatto sul bilancio
mondiale. Anzi, grazie ai consumi sempre crescenti e a una onerosa politica di
stoccaggi, nel primo semestre 2009
ha impor-tato, in base ai dati doganali, 1,39 milioni di
tonnellate di alluminio,
Il
de profundis dei G8 ( da "AprileOnline.info"
del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
e si
sapeva pure che Cina, India e C., devono ancora capire come fare per
svilupparsi senza aumentare la produzione di CO2 visto che la rivoluzione verde
dovrà avvenire ma al momento fa fatica anche nei paesi sviluppati. La vera
novità avrebbe potuto essere rappresentata dal cambiamento delle regole e delle
organizzazioni internazionali in materia di finanza,
Il
petrolio pesa più dello spettro cinese
( da "Finanza e Mercati" del
14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ipotetico
stop ai duties sull'import di tubi dalla Cina. I dazi - spiega un report di
Equita - erano stati temporaneamente introdotti ad aprile di quest'anno e
variano tra il 15% ed il 25% del valore delle merci. La commissione dovrebbe
prendere una decisione entro ottobre impattando significativamente sul business
del gruppo.
così
la cina rilancia la sfida alla leadership della moneta usa - federico rampini
( da "Repubblica, La" del
14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
esperti
finanziari sanno bene quanto questo Paese sia importante Così la Cina rilancia
la sfida alla leadership della moneta Usa Resta l´unica valuta veramente
universale eppure nel nuovo ordine economico c´è chi chiede un cambiamento.
Come ha fatto Pechino al G8 FEDERICO RAMPINI Riuscirà la Cina dove ha fallito
l´Europa, cioè nel ridimensionare l´egemonia monetaria degli Stati Uniti?
aspettando
bretton woods - giorgio ruffolo ( da "Repubblica, La"
del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Si capisce
che la Cina, in quanto maggiore detentrice di titoli espressi in dollari
americani, sia particolarmente preoccupata da eventuali emissioni di dollari
inflazionistiche da parte della Riserva Federale americana. Di qui la proposta,
da parte del Governatore della Banca centrale cinese, di ampliare il ruolo
degli attuali diritti speciali di prelievo,
divise
dell'esercito realizzate in cina sequestro ai bucalo
( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina I -
Palermo ROMINA MARCECA A PAGINA VII
L´indagine Divise dell´Esercito realizzate in Cina sequestro ai Bucalo SEGUE A
PAGINA VII
divise
realizzate in cina nuovo sequestro ai bucalo
( da "Repubblica, La" del
14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina VII
- Palermo Il caso Divise realizzate in Cina nuovo sequestro ai Bucalo
MAXIsequestro di camicie per le divise estive della Guardia di finanza e
dell´Esercito. Centosettantatremila capi intercettati a Roma e a Carini dalla
Finanza nell´indagine per truffa nella fornitura di divise da parte del gruppo
Bucalo.
nuove
violenze nello xinjiang due uiguri uccisi dalla polizia
( da "Repubblica, La" del
14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 16
- Esteri Cina Nuove violenze nello Xinjiang due uiguri uccisi dalla polizia
PECHINO - è di nuovo violenza nello Xinjiang, la regione della Cina teatro dei
gravi scontri etnici delle ultime settimane. Nella capitale Urumqi, due uiguri
sono stati uccisi dalla polizia cinese e un terzo è rimasto gravemente ferito.
Il
mondo spinge il pil italiano ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e
l'India». Le nuove "locomotive" mondiali tirano dunque più del
previsto e i paesi europei, in particolare quelli esportatori come l'Italia e
la Germania, ne approfittano. La produzione industriale italiana, che peraltro
rispetto a un anno fa è ancora su livelli drammaticamente più bassi, ha smesso
di scendere: potrebbe far segnare qualche decimo meno di zero nel terzo
trimestre
Due
mosse per lo yuan globale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nonostante
il giudizio lapidario del cancelliere tedesco, però, la Cina non sta solo
lanciando delle proposte (trovando peraltro ampi consensi in tutte le economie
emergenti, a partire dalla Russia) per il graduale sganciamento del commercio
planetario dal dollaro. Sta anche muovendo passi concreti per individuarne una
di sostituzione.
Taiwan
apre al business cinese Investimenti liberi in 192 settori
( da "Sole 24 Ore, Il" del
14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
provenienti
dalla Cina, ma la città, ottavo porto al mondo, si attende vantaggi non tanto
dal turismo,quanto dall'arrivodi investimenti dal continente. Il governo di Ma
ha annunciato che dal primo luglio sono consentiti investimenti cinesi in 192
settori di business - dal manifatturiero ai servizi fino all'immobiliare -
esclusi quelli strategici o comunque legati alla sicurezza:
Suntech
vincente a Shanghai e Wall Street
( da "Sole 24 Ore, Il" del
14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In altre
parole i responsabilidi due fronti roventi nelle relazioni Usa-Cina, tutela
dell'ambiente e scambi, su cui avviare un dialogo diverso rispetto al passato.
A maggior ragione dopo il G-8 dell'Aquila allargato agli emergenti, anch'esso
alba di un lungo percorso di trattative in cui i pesi dei negoziatori sono in
verità ben diversi rispetto al passato.
Svolta
storica a Formosa Taipei potenzia il filo diretto con la Repubblica popolare in
funzione anti-crisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
potrà e
dovrà avvenire grazie a più intensi rapporti economici con la Cina
continentale. Dal1Úluglio è stata annunciata una svolta storica: saranno
consentiti investimenti cinesi in 192 settori di business a Taiwan, dal
manifatturiero ai servizi fino all'immobiliare, esclusi quelli strategici o
legati alla sicurezza.
E
via libera agli stranieri negli appalti pubblici
( da "Sole 24 Ore, Il" del
14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il 41esimo
stato o territorio a far parte di una intesa dalla quale India e Cina restano
fuori (anche se Pechino sta negoziando in proposito). Dopo l'accesso alla Wto
nel 2002 ( sotto la formula " Territorio doganale separato di Taiwan,
Kinmen, Penghu e Matsu"), molti pensavano che sarebbe bastato un anno o
due per l'arrivo di Taipei nel Gpa, ma la Cina ha ritardato il processo,
La
lunga marcia del renminbi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
3 10
gennaio 2007 Le istituzioni finanziarie cinesi sono autorizzate a emettere
sulla piazza di Hong Kong titoli denominati in yuan 4 29 giugno 2009 Accordo
Cina-Hong Kong per permettere il pagamento di servizi commerciali in yuan nella
ex colonia britannica.
Ora
in India affari più facili ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dove nasce
la sfida a Cina e Brasile Marco Masciaga NEW DELHI Trovare un paese che si
presti poco quanto l'India alle generalizzazioni, di qualunque tipo esse siano,
non è facile. La conferma che la regola vale anche per il mondo degli affari
viene dalla nuova edizione del rapporto "Doing Business" che per la
prima volta dedica un intero volume al gigante asiatico,
Liberi
scambi Ue-Sudcorea: la firma entro fine anno
( da "Sole 24 Ore, Il" del
14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
secondo
più importante mercato di export per la Corea dopo la Cina, mentre il mercato
sudcoreano, con un interscambio pari a oltre 98 miliardi di dollari,
rappresenta per Bruxelles il quarto più importantepartner commerciale
extraeuropeo. Bruxelles e Seul avevano avviato i negoziati nel 2007. Molte
resistenze sobo giunte dall'industria europea dell'auto, preoccupata dal fatto
che l'
Dopo
il G8 dell'Aquila serve "un clima più civile"
( da "Famiglia Cristiana" del
14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
almeno
altri cinque Paesi in via di rapido sviluppo, Cina, India, Brasile, Sudafrica e
Messico. Il che avverrà, con l?aggiunta di altri sette capi di Stato e di
Governo, il 23 settembre a Pittsburg e poi in dicembre a Copenhagen. Foto Ansa
Su tutti i maggiori problemi globali in campo un accordo con l?
Il
G8 è troppo stretto ( da "Famiglia Cristiana"
del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
A
cominciare da India e Cina. Al secondo giorno del G8, in un Media Village
affollato da 3.500 giornalisti, ci siamo imbattuti per caso in Ban Kimoon,
segretario generale dell?Onu. Era accompagnato dalla scorta, ma è passato quasi
inosservato. Segno dei tempi. Tempi nei quali il "G192" (tanti sono i
membri delle Nazioni Unite) sembra ormai esautorato dai vari G8,
Cina,
ancora violenze nello Xinjiang La polizia spara: uccisi due uighuri
( da "Avvenire" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
immigrati
da altre zone della Cina di etnia han ed è presente una forte minoranza
uighura, è controllata da decine di migliaia di uomini dell'Esercito e della
Polizia. Il massimo responsabile della sicurezza in Cina, il membro del
comitato permanente del Politburo comunista Zhou Yongkang, è dalla scorsa
settimana ad Urumqi per dirigere di persona le operazioni delle forze di
sicurezza.
Corea
del Nord, istantanee di un regime
( da "Avvenire" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Gli scatti
raccolgono i sorrisi "ufficiali" della popolazione nordcoreana, la
potenza evocativa delle opere governative e il dietro le quinte delle parate di
regime proprio nel momento in cui, nel 1989, nella vicina Cina i carrarmati
stroncavano le manifestazioni studentesche di piazza Tienanmen. Per
informazioni, www.sorrisidiregime.it.
( da "Finanza e Mercati" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Gli australiani
non si fidavano dei cinesi. E, adesso, i cinesi non si fidano degli
australiani. La ... di Redazione del 09-07-2009 da Finanza&Mercati del
09-07-2009 [Nr. 133 pagina 19] Gli australiani non si fidavano dei cinesi. E,
adesso, i cinesi non si fidano degli australiani. La storia funziona più o meno
così: il colosso di Pechino, la Aluminium Corp. of China (Chinalco), nei mesi
scorsi aveva messo sul piatto quasi venti miliardi di dollari per un accordo
con l'anglo-australiana Rio Tinto, in un deal che avrebbe comportato lo sbarco
diretto dei cinesi sul territorio australe. Questo aveva provocato non pochi
malumori politici e sociali. Sidney, insomma, dietro le quinte dormiva sonni
tormentati dai Draghi. E l'affare è andato a monte. Ieri, l'epilogo. Dalle
parti di Pechino è stato arrestato e detenuto un certo Stern Hu, con l'accusa
di spionaggio e furto di segreti di Stato. Assieme a lui, altri quattro suoi
sottoposti. Ebbene, mister Hu è australiano. Nonché capo
delle operazioni in Cina di
Rio Tinto. Teva Business is business. Anche quando si parla di medicine. Lo
conferma l'indagine comunicata ieri dalla Commissione europea, secondo la quale
un gruppo di industrie farmaceutiche, tra cui Teva e Les Laboratoires Servier
avrebbero agito di concerto per escludere dal mercato una versione generica di
un farmaco per la pressione sanguigna. Bhp Billiton Le miniere del
carbone del Sud Africa in balia degli scioperi. I minatori di quello che è il
principale esportatore per gli impianti energetici europei hanno rifiutato un
accordo sindacale con le controparti industriali, tra le quali c'è Bhp
Billiton, la maggiore società mineraria al mondo. L'offerta sul piatto era un
incremento salariale tra l'8,5 e il 9,5% per quest'anno. Le posizioni sono
rimaste distanti. E i lavoratori sono scesi in sciopero. Bhp Billiton,
probabilmente, conta sul fatto di non avere pressione mediatica eccessiva da
parte degli investitori occidentali ed europei in particolare, vista la
distanza, e il fatto che la questione energia solitamente è più seguita nei
periodi invernali. Ma ha fatto i conti senza il football. In Sudafrica c'è
anche uno sciopero che coinvolge 70.000 persone impegnate nei lavori agli stadi
dei Mondiali dell'anno prossimo. Se non si sbloccano i contratti, tempo pochi
giorni e la questione diventerà la più seguita del pianeta.
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
1 - Prima Pagina Intesa al vertice anche su Iran, aiuti all´Africa e clima, ma
sull´ambiente resta l´opposizione di Cina e India.
Berlusconi: abbiamo fatto quasi un miracolo G8, accordo sul piano anti-crisi I
Grandi tra le rovine de L´Aquila. Obama elogia "la leadership
italiana" SEGUE A PAGINA 2
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Esteri
"Napolitano, gentleman e grande leader" Al Quirinale la prima volta
italiana del presidente Usa Obama L´America Tre quarti d´ora per parlare di
proliferazione nucleare e timore di nuove armi ALBERTO FLORES D´ARCAIS dal
nostro inviato L´AQUILA - è in camicia bianca, le maniche tirate su, una
macchia chiara in mezzo al blu e al grigio scuro dei vestiti che lo circondano;
quello di Berlusconi che agita le mani spiegando, quello degli agenti del
Secret Service che scrutano ogni mossa, pronti all´imprevisto. La passeggiata
di Obama nel centro dell´Aquila è il momento clou della prima giornata italiana
del presidente americano, tra strette di mano a pompieri e uomini della
protezione civile, tra le foto di chi vuole essere immortalato con l´uomo più
potente del mondo e qualche autografo. è la star del G8. Mescola con bravura le
sedute di lavoro e le battute, lo sguardo serio e i sorrisi, l´Iran e la
proliferazione nucleare con le promesse di aiuto agli aquilani. L´Italian Day
di Barack Obama inizia al Quirinale, dopo l´atterraggio a Pratica di Mare,
nell´incontro e nell´omaggio al nostro presidente: «Grazie per la sua
leadership, confermo che tutto quello che si dice sulla straordinaria reputazione
del presidente Napolitano è vero: è una persona gentilissima, che ha
l´ammirazione del popolo italiano non solo per la sua lunga esperienza al
servizio dello Stato ma anche per la sua integrità e la sua finezza. è uno
straordinario gentleman, un grande leader di questo Paese, e il fatto che sia
stato un ospite così fine è qualcosa che tutti noi apprezziamo moltissimo». Nel
tendone adibito a sala stampa per gli inviati qualcuno si chiede ironicamente
se le ripeterà anche a Berlusconi. Dura a lungo l´incontro al Quirinale, tre
quarti d´ora in cui i due presidenti parlano dei grandi temi che assillano la
Casa Bianca. Fa capolino uno dei temi del vertice, la proliferazione nucleare,
i timori di nuove armi. La pensano allo stesso modo, «Napolitano ritiene come
me che gli Stati Uniti e la Russia debbano assolvere le loro responsabilità, ma
ritiene molto importante parlare con Iran e Corea del Nord affinché non
facciano passi per arrivare agli armamenti nucleari». Posizioni simili anche
sull´Europa: «Negli ultimi anni il mondo é profondamente cambiato, ma l´Europa
ha molto da dire e potrà farlo a condizione che riesca a essere più unita», gli
dice Napolitano ed Obama è d´accordo. Parlano della crisi economica e dei modi
per superarla, dei «profondi legami» che legano gli Stati Uniti e l´Italia, il
presidente Usa manifesta «grande apprezzamento» per l´impegno italiano in
Afghanistan. Un incontro non certo rituale, quasi un anticipo del G8. Al
vertice Obama arriva in elicottero attorno all´una. Lo accoglie Berlusconi ma
anche una improvvisata e tranquilla contestazione, un lungo striscione con una
scritta rossa a parodiare il più famoso slogan di Obama: «Yes we camp», sì,
siamo accampati. Ma dalla piccola pattuglia di contestatori per il presidente
americano parte anche qualche applauso. Insieme al premier italiano si sofferma
davanti al «Guerriero di Capestrano», la statua del VI secolo avanti Cristo
portata dal museo archeologico a Coppito e per l´occasione piazzata su una
lastra antisismica; poi la tradizionale «foto di famiglia» tra i drandi e Obama
si sistema accanto a Sarkozy. è il momento dei lavori. Che Obama abbia a cuore
la questione climatica è noto, il presidente Usa ha
invitato Cina, India,
Brasile, Sudafrica e Messico a riunirsi oggi con gli Otto per un «Major
Economies Forum», ma l´improvvisa partenza di Hu Jintao gli ha rovinato i
piani. Si parla di economia globale, di Iran, dello sviluppo in Africa. E
venerdì il presidente americano svelerà un piano di 15 miliardi di dollari per
l´aiuto alle nazioni più povere. Arriva anche l´ora dei regali.
Berlusconi gli consegna un libro rilegato in broccato e fili d´oro su Antonio
Canova (a lui come agli altri leader) e Obama scherza sul peso del volume, 25
chili e come copertina un bassorilievo di marmo che riproduce Le Grazie e
Venere dell´artista neoclassico. Il presidente Usa ci scherza su, si rivolge al
suo personale assistente e ridacchia: «Lo sai che tocca a te portarlo eh? Non
so come farai a infilarlo nel tuo bagaglio». C´è anche un secondo regalo, una
moneta definita "eurodollaro" in cui il verdone americano e la valuta
europea vengono fusi a simboleggiare una moneta unica. C´è una promessa anche
per gli aquilani. La fa al sindaco della città colpita, che racconta: «Obama ci
ha riferito che gli Stati Uniti si stanno organizzando per aiutarci. In
particolare ha parlato di un progetto per la nostra università». Nel
dettagliato programma della Casa Bianca si è però aperto un buco imprevisto.
L´improvvisa partenza del presidente cinese Hu Jintao con cui questa mattina
Obama doveva avere un "bilaterale"´ lascia un po´ di tempo libero non
previsto a quello degli Stati Uniti. Bocche cucite alla Casa Bianca su come
questo tempo (un´ora circa) verrà utilizzato.
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 7 -
Economia Approvata la dichiarazione del G8 che oggi sarà sottoposta al Major
Economies Forum "Entro il 2050 gas serra ridotto del
50%" intesa sul clima, ma Cina e India frenano L´ambiente Greenpeace avverte: obiettivi già
fissati, adesso bisogna passare ad azioni concrete ANTONIO CIANCIULLO ROMA - E´
chiaro l´obiettivo: bloccare la crescita della temperatura entro i due gradi
per evitare la catastrofe climatica. E sono chiari gli strumenti di
lungo periodo: un impegno globale per ridurre le emissioni serra almeno del 50
per cento entro il 2050 e uno sforzo supplementare da parte dei paesi
industrializzati per spingere il taglio a quota 80 per cento. Ma in mezzo c´è
il vuoto: nessun target intermedio, nessun numero che guidi con certezza gli
investimenti dell´immediato. Sono questi i punti centrali dell´accordo sul
clima raggiunto ieri dal G8: un´intesa forte nei principi e debole negli
strumenti. Soddisfatto il primo ministro inglese Gordon Brown: «Questo summit
sarà ricordato perché abbiamo raggiunto un´intesa sul tema dei cambiamenti
climatici, siamo grati alla presidenza italiana». Critico il direttore di
Greenpeace Giuseppe Onufrio: «L´obiettivo 50 per cento era stato indicato anche
nel G8 dell´anno scorso. Bisognava passare alle indicazioni concrete. Invece
per guarire la crisi finanziaria sono stati stanziati 2.700 miliardi di euro in
pochi mesi, per guarire la crisi ecologica non si vogliono impegnare 110 miliardi
l´anno». In ogni caso il documento appare molto netto sulla diagnosi della
febbre che scalda il pianeta. Il sostegno alle indicazioni degli scienziati Onu
che chiedono un rapido abbattimento delle emissioni prodotte dall´uso dei
combustibili fossili e dalla deforestazione sarà mantenuto nelle riunioni dei
prossimi giorni? In mattinata il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva
indicato il dimezzamento delle emissioni serra al 2050 come «un risultato
ambizioso a cui teniamo molto, ma il presidente cinese preferisce puntare sulla
moltiplicazione delle tecnologie verdi piuttosto che indicare numericamente il
risultato». E Silvio Berlusconi ha aggiunto: «L´Europa vuole una legislazione
d´avanguardia, ma la Cina sta facendo resistenza».
Secondo il presidente del Consiglio «la data d´ingresso in vigore dell´accordo
è ancora in discussione: 2020 o 2050. Su questo si deve trattare». In sostanza
l´ostacolo appare solo spostato. Per oggi è prevista all´Aquila una riunione
del Mef (Major Economies Forum), il gruppo che riunisce il G8, il G5
(Sudafrica, Brasile, Cina, India e Messico), Corea del
Sud, Australia e Indonesia. Sono i paesi che producono l´80 per cento
dell´anidride carbonica: il loro parare sarà determinante anche in vista
dell´appuntamento di dicembre a Copenaghen, quando si dovrà tracciare la rotta
sul clima dei prossimi decenni. E´ probabile che il testo con cui si concluderà
quella riunione si allinei alle indicazione del G8 per quanto riguarda i
paletti indicati dalla scienza: evitare un surriscaldamento che superi i due
gradi. Ma è difficile che venga accolta l´indicazione sui tagli delle emissioni
serra, sia pure proiettati nello scenario del 2050, reso asettico dalla
lontananza. Gli umori che si colgono sono piuttosto legati all´irritazione per il
mancato rispetto degli impegni assunti dai paesi industrializzati a Bali nel
2007: poco si è visto dei fondi annunciati per fornire aiuto ai paesi in via di
sviluppo nella marcia verso i sistemi energetici a basso impatto ambientale.
Punti toccati in modo solo generico anche dal documento approvato ieri
all´Aquila in cui si parla dell´introduzione di tecnologie a basso contenuto di
anidride carbonica, di «sostegno alla cooperazione internazionale per
diffondere le energie rinnovabili» e si dedica un´ampia sezione allo sviluppo
dell´Africa. «E´ vero, mancano gli obiettivi di medio periodo e le indicazioni
sul trasferimento delle tecnologie pulite, ma si sente spirare l´aria obamiana:
ora l´Europa non è più sola», commenta il responsabile ambiente del Pd Ermete
Realacci.
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 -
Interni G8, primi accordi anticrisi Obama: bene la leadership italiana
Berlusconi: "Sono orgoglioso, abbiamo fatto quasi un miracolo" Il
vertice Il Nyt: "Obama prenda la guida del vertice". Ma la Casa
Bianca: "Splendido lavoro di Roma" GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO
L´AQUILA - Stanco, i segni della tensione evidenti sul volto,
"salvato" dalle guardie del corpo mentre rischiava di scivolare. Ma
alla fine della prima giornata Berlusconi tira un sospiro di sollievo: il G8 è
cominciato bene per lui. «Sono orgoglioso - ha detto, abbiamo fatto quasi un
miracolo». Sotto esame da parte delle Cancellerie, sottoposto a critiche anche
feroci dalla stampa internazionale per l´alone di scandalo che lo accompagna da
qualche mese, il presidente del Consiglio incassa l´elogio del presidente
americano Obama che smentisce l´articolo del New York Times che accusava il
governo italiano di «programmazione negligente». Prima ancora di raggiungere la
sede del G8 assieme agli altri Grandi della Terra, al termine dell´incontro con
Napolitano, Obama ha definito «il governo italiano un vero, grande amico degli
Stati Uniti» aggiungendo che «su tanti temi importanti Italia e Usa lavorano
fianco a fianco». Quanto alla preparazione del G8 «il governo italiano ha
dimostrato una forte leadership», uno «splendido lavoro del paese che ospita il
summit». Esattamente il contrario di quello che aveva scritto il New York Times
esortando il presidente americano ad «assumere la guida» del vertice
dell´Aquila per evitare «uno spreco di tempo e di impegno», un insuccesso del
summit, e non «per la mancanza di problemi urgenti», ma a causa di una «una
programmazione imperdonabilmente negligente da parte del governo ospite,
l´Italia». La Casa Bianca - attraverso il capo degli sherpa Mike Froman - ha
anche definito «falsa» la notizia diffusa dall´inglese Guardian secondo cui gli
Usa si sarebbero assunti il compito di una conference call con gli sherpa per
organizzare il vertice dell´Aquila. Quella, ha spiegato Froman, è stata una
telefonata per preparare il G20 di Pittsburgh a settembre e «non ha nulla a che
fare» con il G8. Forte di questi due attestati americani, Berlusconi ha accolto
Obama con un abbraccio riconoscente, due baci, un breve scambio di battute e i
pollici alzati in segno di ok. Alla fine della prima giornata dei lavori,
Berlusconi, in una conferenza stampa senza domande, ha voluto rilanciare la sua
tradizionale strategia dell´ottimismo: «Dal G8 intendiamo mandare un messaggio
di fiducia: la crisi, per la sua parte più dura, è alle nostre spalle. Ovunque
ci sono segnali di miglioramento e abbiamo deciso di continuare con azioni
coordinate». Durante il pranzo e la prima sessione di lavoro «abbiamo
evidenziato la situazione dei singoli paesi e abbiamo deciso che è importante
mantenere il sostegno al sistema bancario, in qualche caso al sistema
manifatturiero e a chi ha perso il posto di lavoro». A Pittsburgh, in occasione
del G20 di settembre, saranno varate le nuove regole dell´economia mondiale,
«regole che dovranno essere condivise da tutti», sulla base della moralità e
della trasparenza. Il secondo tema all´ordine del giorno è il clima. Oggi la posizione condivisa dai Paesi del G8 sarà discussa con Cina e India che sono piuttosto
riluttanti ad assumere impegni vincolanti. «Europa e Stati Uniti - ha riferito
Berlusconi - sono fermamente per la riduzione dell´emissione di anidride
carbonica. La data di ingresso in vigore dell´accordo è ancora in discussione:
2020 o 2050. Su questo si deve trattare». Però «è importante presentarsi
uniti a India e Cina, perché sarebbe non producente
una riduzione in Europa e Usa ma non in quei paesi». L´altro tema sul tavolo
del G8 è quello degli aiuti ai Paesi poveri. «Con gli aiuti del Global Fund
abbiamo curato milioni di bambini», ha ricordato Berlusconi che però ha anche
ammesso: «Il mio paese è in ritardo per i fondi promessi ma abbiamo avuto la
vicenda del terremoto che ci ha tenuto molto impegnati. Come d´accordo, entro
fine anno daremo il nostro contributo al Global Fund. Abbiamo inoltre deciso di
aumentare i sussidi economici in modo tale da poter aumentare anche il numero
dei vaccini». E per evitare che «i poveri dei paesi ricchi diano soldi ai
ricchi dei paesi poveri», cioè che gli aiuti finiscano nei conti segreti dei
dittatori invece che per sfamare la gente, «bisognerà anche cambiare il modo in
cui si aiuta».
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 -
Commenti IL MANIFESTO DELLE INTENZIONI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Nessuno si aspettava nulla, da questo
appuntamento mondiale che serviva molto più al capo del governo italiano che a
tutti gli altri. E il nulla, puntualmente, è arrivato. Non tanto per
l´inefficienza dell´ospitante (l´Italia), quanto per la dissonanza tra gli
ospiti (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania) e per l´insufficienza
dello strumento (il G8). La crescita doveva essere il piatto forte del summit. E
il piatto è rimasto sostanzialmente vuoto. Gli Otto (a dispetto del miracolismo
berlusconiano) non hanno moltiplicato pani e pesci. Nel documento finale
l´analisi della congiuntura resta contraddittoria: ci sono «segnali di
stabilizzazione», ma la situazione rimane «incerta» e permangono «rischi
significativi per la stabilità economica e finanziaria». «People first», questo
sì. Priorità assoluta alle persone, a chi non ha lavoro, a chi lo ha perso. Ma
sono parole. Nei fatti, nessun nuovo «stimolo», nessun altro «Piano Marshall»,
per sostenere economie da mesi allo stremo. Chi può, farà per conto suo. Qui ha
pesato l´ortodossia teutonica di Angela Merkel. La sua Germania, forte di un
rimbalzino del 4,4% negli ordinativi dell´industria a maggio, pretendeva un
confronto immediato sull´«exit strategy» dalla recessione: basta aiuti
governativi e spese pubbliche, che destabilizzano i bilanci e infiammano
l´inflazione. La Cancelliera non ha ottenuto il rigore che voleva. Ma ha
impedito che gli altri ottenessero il contrario. La stessa cosa è accaduta
nella discussione sul prezzo del petrolio, altro fattore endemico di
destabilizzazione, visto che solo nell´ultimo anno ha oscillato tra i 32 e i
147 dollari al barile. Nicholas Sarkozy e Gordon Brown avrebbero voluto che il
G8 fissasse un «prezzo giusto» intorno ai 70 dollari, per mettere la
speculazione con le spalle al muro. Dmitrij Medvedev si è opposto, in nome di
un libero mercato che evidentemente deve valere ovunque, meno che nei confini
della madre Russia. In compenso, i Grandi si batteranno per «sostenere la
domanda», per «mantenere aperti i mercati» e per «respingere il protezionismo
di ogni genere». Come, lo diranno in un´altra occasione. La stessa cosa vale
per gli altri capitoli del pacchetto economico all´ordine del giorno. Due
esempi. Il primo è lo scudo fiscale, cui l´Italia stava alacremente lavorando,
prima di incappare nello stop nell´Unione europea: canale «utile» per far
rientrare i capitali dall´estero. Come attivarlo, lo sapremo solo dopo aver definito
«un quadro di discussione tra i Paesi interessati». Il secondo esempio è la
lotta all´evasione: «Non possiamo continuare a tollerare grossi ammontari di
capitali nascosti per evadere il fisco», si legge nel documento finale. Dunque,
lotta senza quartiere ai paradisi fiscali. Come, lo sapremo quando l´Ocse
finirà il suo lavoro sulla black list. Nel frattempo, si procede in ordine
sparso. Alcuni Paesi, che fanno più fatti che chiacchiere, hanno già firmato
patti bilaterali per la cooperazione fiscale e il superamento del segreto
bancario: Francia e Germania hanno fatto accordi con Svizzera, Austria e
Lussemburgo. Altri Paesi, che preferiscono le chiacchiere ai fatti, stilano
false «liste nere»: l´Italia non ha ancora fatto accordi con nessuno. L´ultimo capitolo,
sul quale aveva scommesso tutte le sue carte Giulio Tremonti, riguarda le nuove
regole della finanza. Il cosiddetto «Global Legal Standard». Anche qui, al
netto della retorica trionfalistica della delegazione italiana, non c´è stata
quella «accelerazione enorme» né quel «colpo di manovella» di cui parla il
ministro dell´Economia. Né, in tutta onestà, ci poteva essere. C´è il vago
impegno degli Otto ad applicare «norme e principi comuni di correttezza,
integrità e trasparenza», e a «riformare la regolamentazione finanziaria,
stabilendo norme più stringenti tra cui il controllo degli hedge funds e il
tetto agli stipendi dei manager». Ma questo è tutto. Le bibliche «dodici
tavole» di Giulio non sono diventate legge. Non piacevano né a Obama, né a Brown.
Di nuovo, tutto è rinviato all´autunno, e al necessario coinvolgimento del
«Financial Stability Board» presieduto da Mario Draghi (volutamente ma
inopinatamente tagliato fuori dall´elaborazione del testo tremontiano). Nel
frattempo, ognuno si fa la sua ri-regulation. In America il Segretario al
Tesoro Tim Geithner l´ha sottoposta tre settimane fa al Congresso. In Gran
Bretagna il Cancelliere dello Scacchiere Alastair Darling l´ha presentata ieri
a Westminster. E questo è tutto. Per vedere un po´ di arrosto, dietro questo
fumo, bisognerà aspettare settembre e il G20 di Pittsburgh. Ma è un errore aver
fatto di questo G8 l´ennesima occasione perduta. I destini dell´economia e
della ripresa mondiale, per quanto allargati dalla globalizzazione, si giocano
ancora in buona parte nel perimetro del G8. L´anno scorso la somma dei Prodotti
lordi degli Otto Grandi ha raggiunto i 22 mila miliardi di dollari, mentre la
somma dei Pil degli emergenti (Cina, India, Brasile e Messico) è poco meno di un terzo. Il totale
dei consumi privati dei primi ha superato i 14 mila miliardi di dollari, mentre
quello totalizzato dai secondi è stato sette volte minore. Il G8 servirebbe
ancora. Purchè si producesse in un utile conferimento di sovranità nazionali, e
non si limitasse a un inutile spargimento di carte intestate.
m.gianninirepubblica.it
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 31 -
Commenti L´AMICO AMERICANO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Non c´era dunque bisogno che il «New York Times» gli chiedesse ieri di prendere
il timone di questa edizione del G8, perché dal momento in cui ha messo piede
in Italia si è visto benissimo chi sia il sole attorno al quale ruota il
sistema che noi definiamo «occidentale» e che il resto del mondo accetta o
subisce. Per ora compresa anche quella Cina che, nella partenza affannosa del
suo presidente Hu Jintao, l´assente giustificato, ha mostrato che sulla propria
stupenda crescita industriale e finanziaria ancora pesa, come aveva ricordato
garbatamente il presidente Napolitano, quella vulnerabilità e incompiutezza
civile che ne limita la capacità di leadership internazionale. Se il G8
in sé, come istituzione, è da tempo un organismo incurabilmente obsoleto che
non può essere ringiovanito neppure suonandolo come una fisarmonica che si
allarga e si restringe, le polemiche sulle «agende», sul lavoro dei portatori
di carta, i cosiddetti «sherpa» che sfornano i documenti annunciati non
cambiano il fatto essenziale: dal momento che esso esiste, e in attesa che
qualcosa di meno ingombrante e macchinoso venga creato, è meglio stare dentro,
piuttosto che starne fuori. E per i più piccoli fra i grandi, come l´Italia, è
doppiamente necessario parteciparvi, con dignità e con eleganza, senza esporci
al sarcasmo di chi - si deve ricordarlo - come gli Inglesi e i Francesi,
dovette essere persuaso molto a fatica dal presidente Gerald Ford nel 1975 ad
aggiungere un posto a tavola anche per Aldo Moro, il nostro premier di allora,
al Gruppo. Non ci sono stati risultati a sorpresa, non ci sono mai in questi
vertici, sul clima, sull´Iran, neppure sul governo dell´economia mondiale che
ricalca anche in questo caso
quel ritorno a una ragionevole «regulation» e alla supervisione pubblica già
espresso in altri incontri e presentato in anticipo da Obama nelle sue proposte
al Congresso per riordinare il mercato finanziario e dare alla banca centrale,
alla Fed,
poteri disciplinari severi. Il tempo dei cavalli sfrenati è finito,
dall´autunno di Bush. C´è stata invece la conferma, importantissima in questo
momento burrascoso, della scelta classica di ogni amministrazione americana
dopo la Seconda guerra, di guardare oltre i venti della politica italiana e di
sostenere il governo che comunque gli italiani si scelgono, senza sindacare,
senza intervenire pubblicamente. Domandando in cambio, come ha detto Obama
elogiando il presidente Napolitano con questo solenne complimento, «integrità»,
da parte di chi guida le nazioni che vogliono restare socie del club delle
democrazie. Un atteggiamento classico e collaudato che ieri ha permesso a Obama
di offrire il proprio ringraziamento a Silvio Berlusconi, a colui che oggi ci
rappresenta, e al premier italiano di incassarlo dal successore di quel Bush
nei confronti del quale si era molto esposto. Ma gli Usa non serbano rancori né
fanno questioni personali, perché le nazioni, come ricordava il primo ministro
inglese Lord Palmerston, «non hanno amici permanenti, hanno interessi
permanenti». E´ nel loro, come nel nostro interesse, mantenere forte, e
soprattutto stabile, il rapporto fra Mosca e Washington, come in questa prima
giornata il G8 ha fatto, nella tradizionale «convergenza di vedute». Il senso
che in questa stanca istituzione informale chiamata G8 sono gli Stati Uniti a
restare il perno della ruota, è stato particolarmente forte in questa edizione
2009. Lo è stato perché ha visto l´esordio di un Presidente americano atteso
come dai tempi di Ronald Reagan a Venezia nel 1981 non accadeva più. La immensa
e reale popolarità internazionale di Obama, la sua
trionfale vittoria elettorale che gli ha dato quella sicura legittimità che non
ebbero mai Clinton, stentato vincitore di maggioranza relativa nel 1992 e certamente non Bush
Secondo, arrivato al primo G8 del 2001 sull´onda di un´elezione scandalosa, ne
fa il «leader dei leader». Al privilegio di essere la guida di quella nazione
dalla quale passano ancora le arterie della finanza, che dispiega armati in
guerre o in basi in ogni continente, di essere colui che dovrà convincere anche
le nuove potenze industriali come India e Cina a
domare il loro desiderio di sviluppo sfrenato dimostrando che l´America per
prima ha capito il rapporto fra crescita e ambiente, Obama aggiunge l´asso
della propria storia politica e della propria personalità. Quella diversità che
ha interrotto, nella foto di famiglia degli G8 scattata ieri, la monotonia
etnica e culturale di uomini e donne tutti figli dello stesso dna europeo, come
finora soltanto ai premier giapponesi spettava di fare. Se ancora l´Africa non
c´è, in quel gruppo che coagula il 50% della ricchezza mondiale e presto l´80%,
con l´inclusione di India e Cina, Barack Obama è
almeno il segnale che la multirazzialità, e la multiculturalità sono il
presente del mondo, anche di quello che crede di potersi chiamare fuori dalla
storia. E´ assai probabile che, come ormai accade da anni, le solenni
affermazioni e le risoluzioni sfornate all´Aquila saranno purtroppo dimenticate
appena l´ultimo studio mobile televisivo sarà stato smantellato, come il
tradimento degli impegni a favore delle nazioni povere ha tristemente provato.
Ma il volto dei «grandi del mondo» è cambiato per sempre, grazie a Obama, alla
signora Michelle nel suo smagliante abito giallo, e cambierà ancor di più nei
prossimi anni, quando anche questo club esclusivo dovrà fare quello che gli
Stati Uniti hanno già fatto nel novembre del 2008: ammettere che esso somiglia
sempre meno al mondo che pretende di pilotare. E che per tornare a essere
credibile deve finalmente somigliare all´umanità che vuole rappresentare, come
questo G8, il primo «summit multietnico» della storia dei paesi ricchi.
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 45 -
Spettacoli Fatti e leggende "Marco Polo", la danza incontra i manga
complice il re della moda Pierre Cardin Nel "Milione" fatti veri del
viaggio associati a leggende. Per questo il nostro eroe attraversa quattro
mondi diversi LAURA PUTTI PARIGI All´inizio avrebbe dovuto essere soltanto un
"manga danzato", l´incontro tra il disegno animato e un´étoile della
danza. Per tre anni Marie-Claude Pietragalla e il suo compagno, il danzatore
Julien Derouault, hanno studiato, creato, coreografato un viaggio immaginario
(e interattivo) accompagnato dai "cartoons". E per tre anni hanno
cercato fondi. Poi è arrivato Pierre Cardin e la fantasia è diventata realtà.
Cardin ha, però, chiesto loro che il viaggio potesse essere quello di Marco
Polo e iniziare dalla bellissima sala della Nuova Opera di Pechino, come spettacolo
di punta dei Giochi Olimpici dell´anno scorso. Dopo una tournée cinese e otto
repliche parigine (per 30 mila spettatori) al Palais de Congres, Marco Polo
arriva in Italia. Domenica e lunedì sarà in piazza San Marco a Venezia, dal 16
al 18 nella Cittadella a Viareggio, il 4 e 5 agosto nel Castello di Udine e il
7 e 8 al Porto Antico di Genova. «Pierre Cardin è l´ultimo grande mecenate di
Francia» dice Pietragalla nel suo studio a Bagnolet, periferia nord di Parigi.
"Danseuse Etoile" dell´Opéra di Parigi dal 1990, direttrice del
Ballet National di Marsiglia dal ´98 e, dal 2004, alla testa di una compagnia
tutta sua, Pietragalla è una delle più infaticabili sperimentatrici della danza
francese. Sin da giovanissima - coreografa di punta del gruppo dei Jeunes
Danseurs dell´Opéra (dove è entrata a dieci anni, nel ´73) - ha cercato di
unire tecniche, discipline, linguaggi differenti. Attraverso la danza ha
scavato nell´animo e nel corpo di molti personaggi. Due anni fa il più anziano
(e famoso) "couturier" del mondo (87 anni) la invitò a danzare a
Lacoste, il villaggio del Midi quasi tutto di sua proprietà del quale ha
ristrutturato il castello appartenuto appunto a Sade. Pietragalla creò uno
spettacolo attorno a molti corpi, e danzò avvolta nel lenzuolo lungo dodici
metri come quello sul quale, durante i trenta e più anni di carcere, il
"divino marchese" scrisse "Le 120 giornate di Sodoma". Nel
caso di Marco Polo il testo è ovviamente "Il Milione", anch´esso
scritto (anzi dettato) in carcere tra 1298 e il 1299. «Non volevamo fare un
balletto storico sul personaggio, ma riscrivere una storia di fantasia. Anche
Marco Polo nel suo libro riporta fatti veri del viaggio, ma aggiunge leggende
come l´isola abitata da uomini con la testa di cane. Anche noi, come lui, abbiamo
unito il reale all´immaginario. è per questo che il nostro eroe attraversa
quattro mondi diversi: Venezia inghiottita dalle acque, il
deserto della Cina imperiale,
lo spirito della Terra nel quale si confronta con Gengis Khan e i suoi
guerrieri, fino ad arrivare in una giungla urbana e futurista nella quale
s´innalzano i grattacieli delle nuove città cinesi». è questo il senso dello
spettacolo: unire alla danza contemporanea la danza urbana, l´hip hop,
la street dance. In scena diciassette danzatori (Derouault come Marco Polo e
Pietragalla come Dama Bianca, più veri campioni di hip hop come Brice le
Scorpion) e tre cantanti. «Una cantante canta in cinese, una in italiano e un
iraniano in farsi. Alla fine dello spettacolo cantano all´unisono lo stesso
testo, ma ognuno nella propria lingua. Unione universale, pace universale» dice
Pietragalla. Dietro danze e canti, accompagnate dalle musiche dei francesi Armand
Amar e Christophe, dei Prodigy e dei Chemical Brothers, scorrono per due ore le
coloratissime immagini di un film di animazione. Ne è autore lo studio Chrysoid
alla prima esperienza in proprio, dopo aver partecipato al film di animazione
di Luc Besson "Arthur e il popolo dei minimei". E c´è, nel
"manga", un lungo solo di Pietragalla nel quale il vero corpo della
ballerina si unisce al "cartoon" in uno scambio che passa dallo
schermo alla scena. La tecnica si chiama "rotoscopia", e crea un
effetto poetico davvero meraviglioso.
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIV -
Palermo Zenga parte mostrando i muscoli "Voglio vincere il
campionato" E il rapporto con Zamparini? "Vedrete che
spettacolo" L´intervista Nel giorno della presentazione il nuovo tecnico
scopre le carte "Punto in alto" "Con il presidente nessun
problema E ho pure trovato i giocatori carichi e determinati" SAL NOSTRO
INVIATO MASSIMO NORRITO UDINE - Zenga perché ha scelto proprio Palermo dopo
avere interrotto il suo rapporto con il Catania? «Che la mia esperienza con il
Catania sarebbe finita si sapeva già ad aprile. Ho scelto il Palermo perché è
una piazza ambiziosa, con grandi possibilità e con giocatori che hanno le
giuste potenzialità per raggiungere il massimo». Per il presidente Zamparini il
massimo è essere tra le prime quattro del campionato. Qual è l´obiettivo di
questa stagione? «Io voglio vincere il campionato. I miei giocatori lavoreranno
per vincere il campionato. Sono il primo pronto a metterci la faccia. Se non ce
la farò magari diranno che sono lo scemo che in estate parlava di scudetto, ma
se dovessi riuscirci...». Come vede il suo rapporto con Zamparini? «Quando
firmi un contratto conosci bene il carattere delle persone con le quali vai a
lavorare. Sono sicuro che con Zamparini non avrò mai il minimo problema. Ci saranno
dei momenti difficili, ma sono pronto a ricevere le sue telefonate in diretta
ogni volta alla fine della partita. Tanto che del Palermo
parleranno anche in Cina».
Zamparini però queste telefonate ama farle prima della partita. «Questo tipo di
telefonate vengono fatte in ogni società. Io non sono al Palermo per
distruggere quello che si fa a livello societario. è chiaro che poi le
sostituzioni le farò io e deciderò io chi scenderà in campo». Il suo
arrivo al Palermo ha destato qualche perplessità tra i tifosi. «A me non
risulta. Ho ricevuto solo attestati di stima. Non sono un ladro, né un
delinquente. Faccio solo il mio lavoro e ho scelto Palermo per una crescita
professionale». è pronto a indossare a Catania la sciarpa del Palermo? «Io ho
indossato la sciarpa della Dinamo Bucarest contro lo Steaua e sono pronto a
indossare i colori del Palermo a Catania». Come immagina il prossimo derby tra
Palermo e Catania? «Immagino solo una grande stagione del Palermo». Quando il
Catania vinse al Barbera, Zamparini disse che Zenga aveva battuto Ballardini
per 4 a 0.
Crede che quella partita sia stata decisiva per il suo ingaggio? «Non credo,
anche se il presidente lo aveva detto pure nella partita di andata. Il lavoro
di un allenatore si giudica nel corso di un anno». Lei ha parlato con i
giocatori rosanero. Come li ha trovati? «Carichi, determinati. Ho chiesto loro
se sono pronti a una stagione che abbia come obiettivo la vittoria del
campionato e ho ricevuto solo risposte positive. Tanto che chiederò a Zamparini
di mettere il premio scudetto». Che giudizio ha di gente come Liverani, Cavani
e Bertolo? «Liverani è un elemento che ogni allenatore vorrebbe avere: verrà in
ritiro anche se è infortunato. Cavani è uno sul quale punto molto. Con me
giocherà tantissimo. Bertolo è un centrocampista centrale, molto forte. In
Argentina ha finito da poco il campionato e quindi dovrà ambientarsi».
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina II -
Firenze Scambio di battute tra il sindaco e il leader della Repubblica popolare
cinese Hu Jintao: "E i diritti umani?" "Presidente, Firenze è
terra di libertà" L´altro ieri, quando era a Firenze, non l´ha ricevuto a
Palazzo Vecchio. E anzi quasi per provocarlo, mentre nello Xinjiang esplodeva
la rivolta, gli ha fatto recapitare in albergo un libro sulle riforme
democratiche di Pietro Leopoldo. Martedì scorso, al suo fianco nella cena
ufficiale in prefettura, quando uno in cinese ha detto «Firenze è una città
bellissima», l´altro gli ha replicato con fierezza: «Presidente, è si terra
bellissima, ma anche culla di libertà». Così è andata tra il sindaco Matteo
Renzi e Hu Jintao, il presidente della Repubblica popolare cinese che è stato
in visita in città martedì. Già nei giorni scorsi il sindaco, in chiara
protesta verso il regime di Pechino, aveva risposto picche alla tv di stato
cinese, la Cctv, che lo pressava per ottenere un´intervista sulla visita a
Firenze di Hu Jintao (ieri, del caso rivelato da Repubblica, si è interessato
anche il corrispondente italiano del Wall Street Journal). E l´altra sera in
prefettura Renzi ha dato conferma del suo pensiero, lasciandosi andare ad una
battuta, quella fatta a Hu Jintao appunto, che ha lasciato di stucco molti
degli ospiti presenti alla cena di gala. Un appuntamento riservatissimo, a cui
hanno partecipato il ministro per i beni culturali Sandro Bondi, il presidente
della Regione Claudio Martini, il presidente della Provincia di Firenze Andrea
Barducci, il prefetto Andrea De Martino, il questore Francesco Tagliente e i
principali rappresentanti delle categorie industriali ed economiche fiorentine.
Renzi ha avuto anche uno scambio di battute con il vice ministro degli Esteri
cinese He Yafei, che parlava della bellezza di Firenze: «Yes, but what about
human rights?», «Certo si, ma cosa mi dice dei diritti umani?», gli ha chiesto
il sindaco a muso duro. Yafei ha potuto replicare solo così: «Sa, nello
Xinjiang abbiamo il problema del terrorismo». Un altro siparietto che ha
lasciato tutti sorpresi. Proprio come la ripartenza lampo di Hu Jintao, che da
Firenze martedì sera è corso verso Pisa per prendere l´aereo
e tornare in Cina saltando
il vertice del G8 cominciato ieri all´Aquila. Il questore Tagliente gli ha
chiesto (tramite la traduttrice, la sinologa Maria Beatrice Castronovo Pocek):
«Presidente, ha gradito la nostra ospitalità?». E Hu Jintao - che quando si
trovava in piazza Duomo aveva ricevuto la prima telefonata allarmata ed era
rientrato in albergo, all´Excelsior di piazza Ognissanti, annullando la
visita agli Uffizi - si è congedato così: «Si, ma devo andare per altre
ragioni». Senza aggiungere altro. (e. f.)
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
I - Bologna Il caso Marchesini "Cina decisiva
per vincere la nostra crisi" Prendere il meglio dalle imprese bolognesi,
fortemente radicate sul territorio, e proiettarlo sui mercati esteri,
soprattutto verso la Cina. Senza
temere le minacciose "tigri asiatiche" ma, anzi, sfruttandole come
opportunità in chiave anti-crisi. E´ il messaggio che il neo presidente di
Unindustria Bologna, Maurizio Marchesini, ha voluto mandare a cittadini e
imprenditori, alla luce degli accordi firmati dall´Italia con Pechino. Accordi
arrivati nel bel mezzo dei sanguinosi scontri nello Xinjiang che hanno causato
il forfait del presidente cinese al G8 dell´Aquila. «La crisi non deve
modificare la visione vincente che gli imprenditori bolognesi hanno saputo
perseguire nell´ultimo decennio - scrive Marchesini nella sua lettera aperta -
Bologna è un "crocevia produttivo", una comunità economica multi
territoriale che deve estendersi a tutti i continenti». Lodando le piccole e
piccolissime imprese della provincia, «capaci di produrre e "pensare"
al di fuori dell´Italia», il presidente degli industriali indica la via per la
ripresa: «La comunità deve osare nuove soluzioni in ogni ambito, rinnovarsi in
base a un progetto consapevole». E non risparmia l´iniezione di fiducia,
invitando a «credere negli elementi di grande modernità espressi dal nostro
sistema produttivo». Un incoraggiamento a tenere duro, dunque, e anche una
prima dimostrazione che «possiamo fare dei cinesi - conclude Marchesini - i
nostri più grandi clienti».
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 16 -
Esteri L´esercito invade lo Xinjiang "Pena di morte per i violenti"
Dopo il massacro, continua a Urumqi la caccia agli uiguri Migliaia di soldati
in assetto di guerra armati di mitra hanno occupato gli incroci della città
JOSE REINOSO JOSé REINOSO URUMQI - «Per favore, chiediamo a tutti di
collaborare e andare a casa», urlano gli altoparlanti dalle camionette militari
che setacciano le strade della città. Tre giorni dopo la morte di almeno 156
persone e il ferimento di altre mille e più nei violenti scontri fra uiguri e
cinesi han, l´Esercito popolare di liberazione ieri ha messo in campo un
imponente dispositivo di sicurezza e ha preso il controllo della situazione,
anche se hanno continuato a verificarsi scontri fra membri delle due etnie muniti
di armi improvvisate. Li Zhi, segretario del Partito comunista a Urumqi, ha
detto che il governo chiederà la pena di morte per tutti coloro che saranno
riconosciuti colpevoli di omicidio. Migliaia di soldati e poliziotti in assetto
antisommossa, armati di fucili automatici e baionette, pistole e mitra, hanno
occupato i principali incroci intorno al quartiere uiguro, nel centro di
Urumqi, per fermare i disordini. Da tutti i lati ci sono colonne di camion
militari e blindati leggeri. «Difendi il popolo, difendi il popolo»,
scandiscono in coro i soldati sotto ai loro elmetti verdi, mentre gli
elicotteri militari sorvolano gli edifici. Molti abitanti di Urumqi, però,
hanno paura e camminano in gruppo, con sbarre di ferro e bastoni di legno, a
volte con chiodi piantati dentro. A sentire loro, lo fanno per proteggersi. Gli
uiguri, che sono musulmani, rimangono in gran parte rinchiusi nelle loro zone.
«Oggi è tutto molto tranquillo», dice un uomo che vive vicino alla zona in cui
si sono verificati gli scontri letali. Le macchine hanno ricominciato a
circolare e alcuni negozi hanno alzato timidamente le saracinesche, anche se la
stragrande maggioranza resta chiusa. Nonostante il grande schieramento di
truppe, ieri ci sono stati alcuni tentativi di linciaggio. Vicino
alla piazza del Popolo, una ventina di han, l´etnia maggioritaria in Cina, si sono scaraventati contro un
uiguro prendendolo a bastonate, fino a che è intervenuta la polizia. A poca
distanza dalla moschea di He Zhou, oltre un centinaio di uiguri armati di
pietre e bastoni hanno protestato di fronte ai cordoni di militari. Non
ci sono state però manifestazioni come quelle di martedì, quanto folle armate
di machete, pezzi di tubo e perfino vanghe e coltelli da cucina, si sono
scagliate, in un´esplosione di odio collettivo, contro il quartiere uiguro in
cerca di vendetta. La marcia, a cui hanno partecipato migliaia di persone, è
stata dispersa con i gas lacrimogeni dai poliziotti in assetto antisommossa nel
quartiere di Tian Shan. Molte delle persone uccise domenica scorsa sono state
accoltellate dagli uiguri, mentre altre sono cadute sotto i colpi dei militari,
secondo alcuni testimoni. Il governo ha rifiutato di fornire dati
sull´appartenenza etnica delle vittime. Alcuni cittadini di Urumqi si lamentano
del fatto che l´esercito ha tardato tre giorni a domare la rivolta. Secondo
alcuni osservatori, gli incidenti di martedì sono stati in un certo senso
tollerati dalle autorità come valvola di sfogo per alleviare la rabbia della
comunità han di fronte alle uccisioni. «Noi han siamo arrabbiatissimi, e le
proteste di ieri [martedì] sono durate solo due ore», dice un giovane
imprenditore. Il governo martedì ha imposto il coprifuoco, in vigore dalle otto
di sera alle otto di mattina. Le autorità hanno inviato sms alla popolazione,
chiedendo di stare calmi, di avere fiducia nel governo e di non violare la
legge. La radio ha diffuso analoghe raccomandazioni e un numero di conto
corrente per aiutare le persone colpite dai disordini. «Il segretario [del
Partito comunista dello Xinjiang] Wang [Lequan] chiede a tutti di tornare a
casa, di riprendere a lavorare e di fare ritorno nella propria comunità»,
recita uno dei manifestini lanciati dagli elicotteri, scritto in caratteri
cinesi. Gli uiguri praticano la religione musulmana e parlano una loro lingua,
di origine turca, appartenente al gruppo delle lingue altaiche dell´Asia
centrale. Rappresentano poco meno della metà dei circa 20 milioni di abitanti
dello Xinjiang. Molti nutrono un forte risentimento nei confronti degli han e
del governo centrale, che accusano di repressione e discriminazione. Pechino
assicura di aver portato lo sviluppo in questa regione, una delle più arretrate
del Paese. I disordini di domenica sono scoppiati dopo le proteste,
inizialmente pacifiche, di migliaia di persone, che chiedevano un´inchiesta
sulla morte, secondo loro, di 25 uiguri nel corso di una rissa in una fabbrica
nella provincia meridionale del Guangdong. Secondo i media cinesi, i morti in
questione sono stati soltanto due. (Copyright El Paìs/La Repubblica Traduzione
di Fabio Galimberti)
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 -
Esteri La partenza precipitosa di Hu per evitare attacchi nel partito Il
rientro anticipato conferma: è scattato l´allarme nazionale Scarno comunicato
dell´agenzia ufficiale cinese, il potere vuole dare una immagine di compattezza
e unione Qualche avversario interno avrebbe potuto accusare il presidente di
assenteismo FEDERICO RAMPINI Dai seicento agli ottocento morti: questo sarebbe
il vero bilancio degli scontri etnici nello Xinjiang, secondo le organizzazioni
degli uiguri in esilio. Una violenza di massa come non si verificava dai tempi
della Rivoluzione culturale quarant´anni fa. La situazione resta così tesa da
richiedere l´afflusso massiccio di truppe e reparti antisommossa dalle regioni
vicine verso Urumqi, sottoponendo di fatto la capitale dello Xinjiang alla
legge marziale. Il segretario del partito comunista locale, Li Zhi, ieri ha
annunciato che sarà applicata la pena di morte per i colpevoli di attacchi
omicidi nella rivolta di domenica scorsa: e sono oltre 1.500 gli uiguri nelle
mani della polizia cinese. La pena capitale è un prezzo che Li Zhi deve pagare
ai suoi concittadini han, il ceppo etnico della maggioranza dei cinesi, che
minacciano di farsi giustizia da soli per le violenze subìte durante la rivolta
della comunità islamica. Ma lo stesso Li Zhi è in pericolo. Il boss di Urumqi è
il primo della lista fra i gerarchi comunisti che potrebbero saltare. I vertici
della nomenklatura locale sono sotto accusa per non avere prevenuto la fiammata
di protesta della popolazione turcomanna. Le ondate di choc si propagano 3.500 km a est, fino a
Pechino, dove i leader nazionali sono in allarme. Lo dimostra la grave
decisione presa martedì sera dal presidente cinese Hu Jintao, che ha disertato
il G8 per tornare in patria all´improvviso. Non si ricordano precedenti di una
simile "fuga" da un vertice internazionale sotto la pressione di
un´emergenza domestica. Visto dall´Occidente è un colpo all´immagine di Hu
Jintao, e si presta a dietrologie maliziose. Può sembrare che il leader cinese
abbia temuto critiche imbarazzanti all´Aquila, visto che Angela Merkel aveva
promesso di parlare dei diritti degli uiguri nel loro previsto incontro
bilaterale. La partenza precipitosa dall´Italia può dare un´impressione di
debolezza. Per quanto drammatica sia la situazione dell´ordine pubblico nello
Xinjiang, non bastava il premier Wen Jiabaoa Pechino per garantire l´azione del
governo? E abbandonando un G8 dove la Cina doveva svolgere unruolo di primo piano, Hu non rischia di dare
ai propri concittadini una sensazione di panico? A questi interrogativi non ha
dato risposta lo scarno comunicato ufficiale dell´agenzia Nuova Cina, ripreso ieri da tutti i mass media
di Stato: «Il presidente Hu Jintao ha abbreviato la sua permanenza in Italia ed
è rientrato in anticipo a causa della situazione nella regione autonoma
uigura dello Xinjiang». Di certo la precipitosa partenza tradisce il nervosismo
di Hu e di tutto il vertice del partito.A quattro giorni dalla prima rivolta
(bilancio ufficiale: 156 morti) non si è udita una dichiarazione ufficiale da
nessuno dei nove membri della "cupola", il Comitato permanente
dell´Ufficio politico, l´organo supremo del partito comunista. Quasi un segnale
di vacanza di potere, di incertezza di fronte all´emergenza. In altri
tempi,nell´èra di Mao Zedongsegnata dalle battaglie tra fazioni del partito
comunista, si sarebbe detto che Hu Jintao si è precipitato a casa per timore
che una congiura di palazzo potesse esautorarlo. Oggi questo scenario golpista
è inattuale e altamente improbabile.Le correnti nel partito comunista esistono
ancora, ma gli scontri di potere avvengono in modo più felpato che ai tempi di
Mao o di Deng Xiaoping. Però qualche avversario interno poteva accusare Hu di
assenteismo, quindi indebolirlo politicamente, se fosse andato all´Aquila.
Poic´è un problema d´immagine verso l´opinione pubblica cinese. Per quanto
autoritario, il regime di Pechino dedica un´attenzione costante al consenso
sociale.Hu Jintao ha calcolato che i suoi concittadinipreferivano vederlo a
casa,al timone del paese in una situazione di emergenza, anziché lontano
migliaia di chilometri a un vertice internazionale.Qualche segnale di malumore
nei giorni scorsi ha bucato la cortina della censura. Su un blog è apparso
per breve tempo questo commento: «I terroristi musulmani pugnalano
innocenti cittadini cinesi, mentre il nostro presidente è a spasso per le vie
di Roma». E´ un attacco indicativo. Se all´estero Hu Jintao è sotto esame per il
trattamento inflitto alla minoranza islamica, in patria deve affrontare il
risentimento dei cinesi di Urumqi, convinti che la polizia non è intervenuta in
tempo per proteggerli. Dalla sua biografia politica Hu ha imparato l´importanza
di reagire con la massima rapidità e determinazione. Era il numero uno del
partito in Tibet quando a Lhasa scoppiò una grave rivolta nel 1989. Non esitò a
proclamare la legge marziale, una "prova generale" tibetana pochi
mesi prima del massacro di Piazza Tienanmen. Quella prontezza catapultò la sua
carriera verso i vertici nazionali. Oggi la presenza di Hu a Pechino deve
rinsaldare l´immagine di collegialità e compattezza del gruppo dirigente:
conferma che la crisi dello Xinjiang è un allarme nazionale.
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 13 -
Interni Statue, macerie e cine-finestre il Cavaliere firma
il set dell´Aquila Fondali di montagne in 3D. Libro-dono in marmo e oro Il
protagonista Tra le "finezze" volute dal premier attrezzi ginnici
personalizzati e biancheria cifrata (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
FILIPPO CECCARELLI Paesaggi, oggetti, risonanze, narrazioni. Quel tavolo
da fantascienza in cinemascope, con le montagne innevate in 3D alle finestre;
quella drammatica processione di in mezzo alle macerie, maestranze che salutano
da lontano; e le bianche tovaglie d´organza, centrotavola d´autore, rose sparse
qui e là, inimmaginabili regali, e giochi di luce, studiatissimi fondali,
inquadrature di riguardo, tutto a sua immagine e somiglianza. Visto in tv, sui
telegiornali di ieri sera, non c´è il minimo dubbio che il presidente
Berlusconi ha dato il meglio di sé. Il perfezionismo dell´ospitalità ha
superato l´immaginazione. Del tutto plausibile che il Cavaliere abbia riversato
a piene mani sull´evento l´imperterrita sua voglia di stupire, il celebre gusto
per i particolari, a loro volta sottoposti a severa verifica nei più vari e
fantastici sopralluoghi. Attrezzi ginnici personalizzati, biancheria con cifre,
menu cromatici e indiziali, addobbi di ogni genere, servizi di porcellana arricchiti
di decorazioni in platino. Su tutto questo, davvero, non c´è leader mondiale di
ieri e di oggi che possa dare lezioni al presidente italiano. L´apoteosi della
buona accoglienza, come dimostravano quei valletti fissi come statue con vassoi
di specialissimi apertivi, è da sempre la sua specialità. In un empito di
entusiasmo, dal Tg2 si è venuto a sapere che Berlusconi ha anche «personalmente
disegnato» un modello di giaccone - si chiama «President parca» - offerto in
dono ai potenti della terra. Questi riporteranno a casa anche un ponderoso
volume su Canova, titolo «L´invenzione della bellezza», 24 chili di copertina
in marmo pregiato, carta fatta a mano, broccati di seta e fili d´oro per la
rilegatura. E in fondo poteva anche bastare. Ma il Cavaliere, cui non a torto
piace immaginarsi come l´uomo delle meraviglie e che in queste occasioni non
teme mai di strafare, ha aggiunto lenti da ingrandimento, libri fotografici, cd
e pergamene tipo codice miniato e calligrafico (già viste al congresso Pdl), e
vini prelibati, e scrigni di mogano rifiniti in foglia d´oro, e cofanetti di
cuoio lavorati a mano. Dopo tutto si trattava di riequilibrare il format del
dolore e del terremoto, ma senza oscurarlo. Il set esterno da valorizzare era
quello ormai ben noto della Prefettura, con la scritta «Palazzo del governo»
interrotta e sbilenca. Lì è stato fatto largo, in modo che le immagini,
iscritte nel tempo, restituissero simboli, impegno e speranza. Mentre per gli
interni una enorme e desolata caserma della Guardia di Finanza si è
trasfigurata in un luogo caldo, gentile e pure avvicente, con antiche statue a
tenuta anti-sismica ed evolute minivetture ecologiche. In questo senso,
all´Aquila, Berlusconi ha prodotto una sua realtà. Non necessariamente fasulla,
ma certo diversa da quella vera. Al servizio di questo scopo, invero piuttosto
impegnativo, ha impiegato quel gran tesoro di cultura e tecnica televisiva che
egli possiede in gran copia, e che nessun altro staff nella storia politica
d´Italia riesce a rendere in modo più efficace, machiavellico. Non si tratta
ovviamente di una novità, eppure l´impressione è che mai come stavolta il
Cavaliere ci abbia dato dentro. Lui stesso, nella conferenza stampa di fine
giornata, ne è parso consapevole e soddisfatto, invitando i giornalisti a
visitare «la cittadella», sede di un compiuto «miracolo», e «apprezzabile»; ed
è stato come se di colpo marketing alberghiero, magia e religione apparissero a
portata di mano, nella potenza quotidiana di quello scenario un po´ da sogno
dove i Grandi si chiamano per nome di battesimo, sono tutti amici e trattano
fra loro «in modo diretto» e addirittura «familiare». Forse, quando tutto era
finito, la ri-creazione della realtà contemplava anche la ripetuta permanenza
di Berlusconi, o del suo alias elettronico, sugli schermi di Coppito. Forse,
nella vertigine di meticolosa virtù, vi rientrava anche il bagliore della
spilla che il Cavaliere mostrava all´occhiello. Necessario abbaglio
dell´incontenibile padrone di casa - e della tv.
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( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
G8,
piccole intese Sull'ambiente frenano Cina India e
Giappone Solo promesse per l'Africa
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( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Pena di morte per
i ribelli Xinjiang, l'ordine di Pechino GABRIEL BERTINETTO Tramonta il sole. Le
strade di Urumqi sono percorse da veicoli dell'esercito. Transitano a bassa
velocità e gli altoparlanti trasmettono incessanti inviti «ad andare a casa il
più rapidamente possibile». «Cittadini, non date retta alle voci, mantenete la
calma», ripete martellante la voce amplificata dal microfono, alludendo alle
notizie incontrollate che circolano in città su nuove aggressioni e violenze.
Urumqi, capologo dello Xinjiang, è una città militarizzata. Migliaia di truppe
sono arrivate a dar manforte alle forze di sicurezza già presenti sul posto.
Nei giorni scorsi gli uomini in uniforme non erano stati capaci di prevenire
gli scontri fra elementi delle due etnie rivali, gli han e gli uiguri. Domenica
notte ci sono stati 156 morti, e ancora non è chiaro quanti siano caduti negli
scontri fra civili e quanti per l'intervento della polizia. TAFFERUGLI E
LINCIAGGI Ieri la massiccia presenza dei soldati ha impedito che la gente si
riversasse in massa ancora una volta nelle strade, salvo in un quartiere dove
si sono radunati un migliaio di han, subito affrontati dagli agenti. Ne è
scaturito qualche tafferuglio. Alcune persone sono state fermate. In altre zone
si segnalano almeno due attacchi a cittadini della comunità turcofona e
musulmana, gli uiguri. Una ventina di han muniti di bastoni hanno pestato un
connazionale dell'etnia rivale. È accaduto in una via vicina alla centrale
piazza del Popolo. Un minuto dopo è intervenuta la polizia che ha disperso la
folla e ha soccorso la vittima. Altrove un gruppo di han ha inseguito
minacciosamente tre uiguri. Due di loro sono riusciti a fuggire mentre il terzo
è stato raggiunto e picchiato da alcuni uomini e donne, incitati a gran voce dagli
astanti. Nonostante il coprifuoco notturno e il possente dispiegamento di
truppe, a Urumqi la situazione non è affatto tornata alla normalità. Il
presidente cinese Hu Jintao ha precipitosamente abbandonato l'Italia proprio
nel giorno in cui cominciava il vertice dei G8. Benché non siano state fornite
spiegazioni, è ovvio che l'improvvisa partenza è legata alla crisi nello
Xinjiang, la provincia nordoccidentale in cui la convivenza tra le due comunità
sta diventando impossibile. Le autorità hanno minacciato il ricorso alla pena
capitale contro i responsabili delle violenze. «Coloro che si sono macchiati di
gravi crimini, saranno castigati con il massimo della pena», cioè la morte, ha
detto il capo del partito comunista ad Urumqi, Li Zhi. Le persone arrestate,
secondo le cifre ufficiali, sono 1434. In attesa delle iniziative che saranno
prese dal governo centrale, ora che Hu è rientrato in patria, già è in atto il
tentativo di isolare fisicamente e mediaticamente la regione. I viaggi
turistici nello Xinjiang sono sospesi. L'uso di Internet è fortemente limitato
per impedire il diffondersi di notizie sugli incidenti. Facebook e Twitter sono
bloccati. Difficile l'accesso ai siti web stranieri. Inaccessibile Youtube.
LEADER IN ESILIO Non c'è certezza sul numero delle vittime. Secondo un leader
del «Congresso mondiale» degli uiguri in esilio, Erkin Alptekin, sarebbero
molti di più dei 156 ammessi dalle autorità cinesi. «Le nostre fonti interne
parlano di circa 800 morti», ha afermato Alptekin, che ha tenuto una conferenza
stampa ieri a Roma. Quanto agli arresti «a noi ne risultano 3000», ha aggiunto.
Alptekin appartiene alla stessa organizzazione di cui è presidente Rebiya
Kadeer, che vive negli Stati Uniti ed in passato ha trascorso sei anni nelle
carceri cinesi. Per Kadeer la dimostrazione di domenica notte, poi degenerata
in una furiosa battaglia urbana, era iniziata pacificamente per protestare
contro l'assassinio impunito di due giovani uiguri a Shaoguan, nella Cina
meridionale. «La prima cosa» che Pechino dovrebbe fare per riportare la calma,
dice Kadeer, è «assicurare alla giustizia» i colpevoli del doppio omicidio. E
tuttavia la contrapposizione fra uiguri e han nello Xinjiang ha radici
profonde, che potrebbero essere recise solo attraverso una politica di apertura,
che Pechino non sembra intenzionata a seguire. L'atteggiamento contro il
movimento nazionalista dello Xinjiang, che nella sua maggioranza chiede più
autonomia e maggiore partecipazione agli utili della crescita economica locale,
è lo stesso che la Repubblica popolare mostra nei confronti dell'opposizione
tibetana. Totale chiusura, motivata dall'indiscriminata accusa all'uno ed
all'altro movimento, in Xinjiang come in Tibet, di perseguire obiettivi
secessionisti attraverso la violenza ed il terrorismo. Hu Jintao lascia
l'Italia e ritorna precipitosamente a Pechino per affrontare la crisi nello
Xinjiang. Urumqi è una città militarizzata. Le autorità locali minacciano la
pena di morte contro i responsabili delle violenze.
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( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Tramonta il sole.
Le strade di Urumqi sono percorse da veicoli dell'esercito. Transitano a bassa
velocità e gli altoparlanti trasmettono incessanti inviti «ad andare a casa il
più rapidamente possibile». «Cittadini, non date retta alle voci, mantenete la
calma», ripete martellante la voce amplificata dal microfono, alludendo alle
notizie incontrollate che circolano in città su nuove aggressioni e violenze.
Urumqi, capologo dello Xinjiang, è una città militarizzata. Migliaia di truppe
sono arrivate a dar manforte alle forze di sicurezza già presenti sul posto.
Nei giorni scorsi gli uomini in uniforme non erano stati capaci di prevenire
gli scontri fra elementi delle due etnie rivali, gli han e gli uiguri. Domenica
notte ci sono stati 156 morti, e ancora non è chiaro quanti siano caduti negli
scontri fra civili e quanti per l'intervento della polizia. TAFFERUGLI E
LINCIAGGI Ieri la massiccia presenza dei soldati ha impedito che la gente si
riversasse in massa ancora una volta nelle strade, salvo in un quartiere dove
si sono radunati un migliaio di han, subito affrontati dagli agenti. Ne è
scaturito qualche tafferuglio. Alcune persone sono state fermate. In altre zone
si segnalano almeno due attacchi a cittadini della comunità turcofona e
musulmana, gli uiguri. Una ventina di han muniti di bastoni hanno pestato un
connazionale dell'etnia rivale. È accaduto in una via vicina alla centrale
piazza del Popolo. Un minuto dopo è intervenuta la polizia che ha disperso la
folla e ha soccorso la vittima. Altrove un gruppo di han ha inseguito
minacciosamente tre uiguri. Due di loro sono riusciti a fuggire mentre il terzo
è stato raggiunto e picchiato da alcuni uomini e donne, incitati a gran voce
dagli astanti. Nonostante il coprifuoco notturno e il possente dispiegamento di
truppe, a Urumqi la situazione non è affatto tornata alla normalità. Il
presidente cinese Hu Jintao ha precipitosamente abbandonato l'Italia proprio
nel giorno in cui cominciava il vertice dei G8. Benché non siano state fornite
spiegazioni, è ovvio che l'improvvisa partenza è legata alla crisi nello
Xinjiang, la provincia nordoccidentale in cui la convivenza tra le due comunità
sta diventando impossibile. Le autorità hanno minacciato il ricorso alla pena
capitale contro i responsabili delle violenze. «Coloro che si sono macchiati di
gravi crimini, saranno castigati con il massimo della pena», cioè la morte, ha
detto il capo del partito comunista ad Urumqi, Li Zhi. Le persone arrestate,
secondo le cifre ufficiali, sono 1434. In attesa delle iniziative che saranno
prese dal governo centrale, ora che Hu è rientrato in patria, già è in atto il
tentativo di isolare fisicamente e mediaticamente la regione. I viaggi
turistici nello Xinjiang sono sospesi. L'uso di Internet è fortemente limitato
per impedire il diffondersi di notizie sugli incidenti. Facebook e Twitter sono
bloccati. Difficile l'accesso ai siti web stranieri. Inaccessibile Youtube.
LEADER IN ESILIO Non c'è certezza sul numero delle vittime. Secondo un leader
del «Congresso mondiale» degli uiguri in esilio, Erkin Alptekin, sarebbero
molti di più dei 156 ammessi dalle autorità cinesi. «Le nostre fonti interne
parlano di circa 800 morti», ha afermato Alptekin, che ha tenuto una conferenza
stampa ieri a Roma. Quanto agli arresti «a noi ne risultano 3000», ha aggiunto.
Alptekin appartiene alla stessa organizzazione di cui è presidente Rebiya
Kadeer, che vive negli Stati Uniti ed in passato ha trascorso sei anni nelle
carceri cinesi. Per Kadeer la dimostrazione di domenica notte, poi degenerata
in una furiosa battaglia urbana, era iniziata pacificamente per protestare
contro l'assassinio impunito di due giovani uiguri a Shaoguan, nella Cina
meridionale. «La prima cosa» che Pechino dovrebbe fare per riportare la calma,
dice Kadeer, è «assicurare alla giustizia» i colpevoli del doppio omicidio. E
tuttavia la contrapposizione fra uiguri e han nello Xinjiang ha radici
profonde, che potrebbero essere recise solo attraverso una politica di
apertura, che Pechino non sembra intenzionata a seguire. L'atteggiamento
contro il movimento nazionalista dello Xinjiang, che nella sua maggioranza
chiede più autonomia e maggiore partecipazione agli utili della crescita
economica locale, è lo stesso che la Repubblica popolare mostra nei confronti
dell'opposizione tibetana. Totale chiusura, motivata dall'indiscriminata accusa
all'uno ed all'altro movimento, in Xinjiang come in Tibet, di perseguire
obiettivi secessionisti attraverso la violenza ed il terrorismo.
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( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
un g8 ormai
dimezzato ZOOM SUL VERTICE Continuano le polemiche contro il G8. Il New York
Times di ieri suggeriva che il Presidente Obama prendesse le redini dell'incontro,
tanto è lui l'unico che può risolvere i problemi del mondo, questo il succo
dell'articolo. Ma nonostante la popolarità Obama non ha impedito che il
movimento no-global si scatenasse a Roma e che Greenpeace occupasse 5 centrali
energetiche. Sfiducia nei confronti dell'istituzione del G8, che fino ad oggi
ha fatto ben poco per risolvere i problemi del mondo globalizzato, alla radice
della contestazione. In America no-global e i verdi la seguono da vicino e la
scritta dei terremotati sulla collina dell'Aquila Yes we are camp è comparsa su
tutti i blog. Molto meno interesse ha riscosso la proposta di riforma etica
discussa ieri e la dichiarazione di solidarietà dei partecipanti ai principi
proposti da Tremonti. La credibilità dei grandi della terra in materia
finanziaria ed economica è ormai ai minimi storici. L'assenza
del leader cinese, poi, rientrato di corsa a Pechino a causa degli scontri
etnici tra minoranze mussulmane e cinesi nel centro Asia, sminuisce l'efficacia
di qualsiasi decisione anche se sostenuta da Obama. Una riforma del sistema
economico senza il beneplacido della Cina è impensabile.
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( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Audi
In crescita Malgrado la crisi, Audi (gruppo Volkswagen) ha segnato un aumento
dell'1,3% delle vendite verso un anno prima a 91.200 unità grazie a performance
record in Cina (+28,4%) e in Germania.
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( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Accordo sul
clima, a parole Solo promesse per l'Africa UMBERTO DE GIOVANNANGELI «Sapremo
trovare le parole» (Frattini dixit). Sull'Iran. Sulle regole finanziarie. Sul
clima. Parole. Perché i fatti, le decisioni impegnative, l'assunzione di
responsabilità verificabili in tempi certi e condivisi, questo è un altro
discorso. INDIA E CINA FRENANO A L'Aquila i leader del G8
approvano la dichiarazione sul clima. I firmatari si impegnano a «raggiungere
un accordo globale, ambizioso e onnicomprensivo a Copenhagen» sul cambiamento
climatico. Nel documento gli Otto Grandi ribadiscono gli obiettivi Onu di
ridurre di almeno il 50% le emissioni di gas serra entro il 2050. Gli
Otto riaffermano anche la possibilità che questo impegno si traduca per i Paesi
industrializzati in «una riduzione dell'80% o più entro il 2050», e riconoscono
«l'approccio scientifico secondo cui l'aumento medio globale della temperatura
al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrà eccedere i 2 gradi
centigradi». Insieme a questi obiettivi a lungo termine i Grandi si impegnano a
un non meglio precisato « insieme di azioni forti e di riduzioni a medio
termine». «Intendiamo garantire la nostra prosperità presente e futura
assumendo la guida nella lotta contro i cambiamenti climatici», si legge nel
testo. «Facciamo appello agli altri Paesi industrializzati e alle economie
emergenti affinché si impegnino attivamente»,continua il testo finale, «in
linea con il principio delle responsabilità comuni e differenziate, e sulla
base delle rispettive capacità». Ma sulla strada dell'attuazione dei buoni
propositi, ci sono tre ostacoli possenti: Cina, India,
Brasile, dichiaratamente contrari alla definizione di target specifici. Un
fronte che già da oggi intende dare battaglia al summit. SCETTICISMO VERDE
Secondo il Wwf, i leader del G8 «hanno concordato di mantenere l'aumento delle
temperature globali al di sotto dei due gradi, dimostrando di essersi
finalmente risvegliati dopo una lunga fase di negazione. Ma hanno completamente
omesso di dire come intendono raggiungere l'obiettivo». «Senza una strategia
chiara per la riduzione delle emissioni - si legge in un comunicato del Wwf -
questo impegno si aggiungerà alla lunga lista delle promesse non mantenute».
Sulla stessa lunghezza d'onda è il commento di Kim Carsensten, leader della
Global Climate Iniziative: «Se non altro - afferma Carsensten - la buona
notizia è che i leader del mondo sono tornati con i piedi per terra. Gli diamo
il benvenuto tra noi, ma ci domandiamo perché non abbiano detto come intendono
mantenere le loro promesse e cosa faranno tra oggi e il 2020. Se non elaborano
un percorso per raggiungere l'obiettivo dichiarato - conclude - l'impegno si
andrà ad aggiungere a una lunga lista di promesse non mantenute». «Rimandare
gli obiettivi della riduzione delle emissioni al 2050 - incalza Maurizio
Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente - vuol dire
solo non affrontare il problema». Promesse. Come quelle contenute nella
dichiarazione finale su «Sviluppo e Africa: per una globalizzazione sostenibile
e inclusiva». Gli Otto si impegnano a mitigare l'impatto della crisi economica
mondiale sui Paesi poveri e a «rinnovare tutti gli impegni verso i Paesi
poveri, in particolare verso l'Africa» e gli sforzi per il raggiungimento degli
Obiettivi di sviluppo Onu del Millennio entro il 2015. È il G8 delle promesse.
Buoni propositi. Ma le decisioni che pesano sono rinviate nel tempo, al 2050, e
vincolate a un improbabile via libera di Cina, India,
Brasile. Gli 8 Grandi trovano un'intesa sul clima. Le critiche degli
ambientalisti.
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( da "Unita, L'" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
«Sapremo trovare
le parole» (Frattini dixit). Sull'Iran. Sulle regole finanziarie. Sul clima.
Parole. Perché i fatti, le decisioni impegnative, l'assunzione di
responsabilità verificabili in tempi certi e condivisi, questo è un altro
discorso. INDIA E CINA FRENANO A L'Aquila i leader del G8
approvano la dichiarazione sul clima. I firmatari si impegnano a «raggiungere
un accordo globale, ambizioso e onnicomprensivo a Copenhagen» sul cambiamento
climatico. Nel documento gli Otto Grandi ribadiscono gli obiettivi Onu di
ridurre di almeno il 50% le emissioni di gas serra entro il 2050. Gli
Otto riaffermano anche la possibilità che questo impegno si traduca per i Paesi
industrializzati in «una riduzione dell'80% o più entro il 2050», e riconoscono
«l'approccio scientifico secondo cui l'aumento medio globale della temperatura
al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrà eccedere i 2 gradi
centigradi». Insieme a questi obiettivi a lungo termine i Grandi si impegnano a
un non meglio precisato « insieme di azioni forti e di riduzioni a medio
termine». «Intendiamo garantire la nostra prosperità presente e futura
assumendo la guida nella lotta contro i cambiamenti climatici», si legge nel
testo. «Facciamo appello agli altri Paesi industrializzati e alle economie
emergenti affinché si impegnino attivamente»,continua il testo finale, «in
linea con il principio delle responsabilità comuni e differenziate, e sulla
base delle rispettive capacità». Ma sulla strada dell'attuazione dei buoni
propositi, ci sono tre ostacoli possenti: Cina, India,
Brasile, dichiaratamente contrari alla definizione di target specifici. Un
fronte che già da oggi intende dare battaglia al summit. SCETTICISMO VERDE
Secondo il Wwf, i leader del G8 «hanno concordato di mantenere l'aumento delle temperature
globali al di sotto dei due gradi, dimostrando di essersi finalmente
risvegliati dopo una lunga fase di negazione. Ma hanno completamente omesso di
dire come intendono raggiungere l'obiettivo». «Senza una strategia chiara per
la riduzione delle emissioni - si legge in un comunicato del Wwf - questo
impegno si aggiungerà alla lunga lista delle promesse non mantenute». Sulla
stessa lunghezza d'onda è il commento di Kim Carsensten, leader della Global
Climate Iniziative: «Se non altro - afferma Carsensten - la buona notizia è che
i leader del mondo sono tornati con i piedi per terra. Gli diamo il benvenuto
tra noi, ma ci domandiamo perché non abbiano detto come intendono mantenere le
loro promesse e cosa faranno tra oggi e il 2020. Se non elaborano un percorso
per raggiungere l'obiettivo dichiarato - conclude - l'impegno si andrà ad
aggiungere a una lunga lista di promesse non mantenute». «Rimandare gli
obiettivi della riduzione delle emissioni al 2050 - incalza Maurizio Gubbiotti,
coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente - vuol dire solo non
affrontare il problema». Promesse. Come quelle contenute nella dichiarazione
finale su «Sviluppo e Africa: per una globalizzazione sostenibile e inclusiva».
Gli Otto si impegnano a mitigare l'impatto della crisi economica mondiale sui
Paesi poveri e a «rinnovare tutti gli impegni verso i Paesi poveri, in
particolare verso l'Africa» e gli sforzi per il raggiungimento degli Obiettivi
di sviluppo Onu del Millennio entro il 2015. È il G8 delle promesse.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-09 - pag: 19 autore: Il caso.
Maurizio Frari, titolare della Fmt In Cina con l'aumento di capitale MILANO
«Abbiamo già realizzato un aumento di capitale da un paio di milioni di euro.
Una scelta strategica in cui crediamo molto. Ha funzionato. Non è detto che non
faremo la stessa cosa nei prossimi mesi». Nella vicenda di Maurizio Frari, uno
degli imprenditori ospiti della assemblea dell'Ucimu, si intrecciano due
elementi: la crescita dimensionale, attraverso la fusione con un'altra azienda,
e l'irrobustimento patrimoniale. Il piemontese Frari, 52 anni, proprietario
della Meccanodora, si è messo d'accordo con un collega, Federico Favretto,
titolare della omonima ditta: da due imprese, ne è sorta una, la Fmt. Oggi la
nuova società, che ha uno stabilimento a Bosconero e uno a Chieri, ha 180
addetti, un fatturato annuo intorno ai 45 milioni di euro e una posizione di
preminenza sul mercato delle rettificatrici per l'automotive e per la
meccanica. L'ultimo aumento di capitale, due milioni di soldi veri, è servito
ad aprire le filiali in Cina e in India e a iniziare
la partita sulle macchine destinate all'eolico. Attualmente il patrimonio netto
è di 10 milioni di euro e i debiti netti verso le banche non superano i sei
milioni di euro. Dunque, l'ipotesi di capitalizzazione non sarebbe un rimedio,
ma una opportunità. «Una nuova capitalizzazione - puntualizza dunque Frari
andrebbe concepita come un viatico a una nuova fase di sviluppo. Magari facendo
entrare nuovi soci. Perché no?». Dunque, per una impresa sana che non ha
bisogno di denaro per turare falle patrimonial- finanziarie, il problema
tecnico della capitalizzazione si intreccia intimamente con quello
psicologico-personale della cessione dei diritti di proprietà. «Gli strumenti
allo studio per favorire la ricapitalizzazione delle aziende - osserva
l'imprenditore piemontese sono tutti utili, per carità. Però, restano sullo
sfondo: è soprattutto un problema di testa. Non è semplice pensare di ridurre
la propria presa sull'azienda, la tua creatura: a livello azionario, come nella
gestione quotidiana». Oggi il mercato è duro per tutti: nei primi sei mesi, la
Fmt ha visto calare del 35% gli ordini. Tuttavia, la quota destinata
all'innovazione resta elevata: circa il 5% del fatturato. «In un contesto tanto
complesso - afferma Frari- diventa indispensabile conciliare la operatività
quotidiana con la prospettiva strategica. In questo senso, capitalizzazione e
fusioni sono davvero interessanti. Abbiamo discussioni in corso con altri tre
imprenditori. Vedremo cosa ne uscirà». P. Br. © RIPRODUZIONE RISERVATA
PATRIMONIO PIù FORTE La società ha utilizzato la recente «iniezione» di denaro
da due milioni per espandersi in Asia e per entrare nell'eolico
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-09 - pag: 19 autore: Made in Italy.
Studio del CsC sui paesi in via di sviluppo Grandi opportunità dagli emergenti
di Marco Alfieri C i salveranno i Pvs e la loro classe media. Certo non subito,
ma nel 2030 probabilmente sì, quando ci saranno tra 1,1 e 1,8 miliardi di
persone benestanti in giro nel mondo, capaci di un Pil pro capite di almeno
30mila dollari a prezzi del 2005.
In pratica da 275 a 700 milioni in più rispetto al quasi
miliardo di oggi. Di questi, in controtendenza, il 60-70 per cento risiederà
nelle economie avanzate (dall'80 per cento attuale) e il 30-40 per cento
appunto nei cosiddetti Pvs, i paesi in via di sviluppo, (dal 20 per cento di
oggi). La crisi, dunque, alla lunga non fermerà l'incremento della middle class
globale, specie nei paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), nella vicina Turchia in bilico
tra Europa e no e nella culturalmente affine Argentina, dove lefasce con potere
d'acquisto "occidentale" saliranno nei prossimi 20 anni di una
forchetta tra 215 e 611 milioni. A rivelarlo, sono le stime del Centro studi di
Confindustria. Dunque un ampliamento sensibile, spettacolare, addensato
in paesi che già oggi producono circa la metà del pil mondiale ( il sorpasso
sulle economie mature è avvenuto nel 2001), capaci di accorciare anno su anno
lo scarto dai paesi avanzati. E questo rappresenta una grossa opportunità per
il made in Italy a tutto export. «I margini di ulteriore sviluppo e
penetrazione in mercati dove i marchi italiani sono già di per sé uno status
non a caso ci sono tutti - sottolinea il CsC - ma è importante per le nostre
imprese intercettare la domanda proveniente da questi nuovi potenziali
consumatori, in particolare nel settore del lusso accessibile» e
nell'Altagamma. Ovviamente, per stazza «le economie avanzate rimangono e
rimarranno ancora il principale mercato di sbocco» dei migliori brand
tricolore. «Ma in questi paesi i margini di crescita della domanda saranno
giocoforza limitati». Tra gli emergenti, invece, se la crisi non farà rinculare
il commercio mondiale virando su protezionismi fallaci, quella fascia odierna
di ceti benestanti compresa tra i 25 e i 290 milioni concentrati nel decile più
ricco delle popolazioni di Argentina, Brasile, Cile, Cina,
India, Iran, Messico, Russia e Turchia, è destinata progressivamente a
moltiplicarsi, a tutto vantaggio del miglior made in Italy. Dimenticate dunque
per un attimo la crisi mondiale di questi mesi, il contagio finanziario
dell'industria che reagisce a sua volta all'illiquidità del sistema e al credit
crunch tagliando gli ordini, rinviando gli investimenti e svuotando i magazzini
(prova provata di come l'economia globale reagisca in modo più amplificato
quando vi è uno shock che riguarda tutti); dimenticate per un attimo l'italica
disputa sullo sfrangiamento del ceto medio e lo scivolamento di un suo pezzo verso
la condizione di working poor e la soglia di sussistenza: in realtà la wayout,
ci spiegano le stime del CsC, nei prossimi vent'anni arriverà dai mercati
emergenti, o Paesi in via di sviluppo, come si dice, con un filo eccessivo di
buonismo. A patto di saperla cogliere e di saper innovare prodotti e processi.
Smentendo la profezia del vecchio Keynes «che nel lungo periodo, in fondo,
saremo tutti morti&». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-09 - pag: 19 autore: Moltrasio
(Confindustria) a Bruxelles «Da settembre il momento critico dell'occupazione»
Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato L'industria italiana e di tutta
Europa resta nel tunnel di una crisi economica molto pesante che in autunno
potrebbe vivere un ulteriore momento critico sul fronte dell'occupazione. Per
questo si attendono da Bruxelles, ora più che mai, soluzioni pragmatiche in
grado di migliorare la competitività e facilitare le condizioni in cui si
muovono le imprese. Affrontando grandi sfide, come la necessità di sottoporre a
una più attenta supervisione i mercati finanziari e lottare contro il
riscaldamento del pianeta, ma senza la presunzione di adottare decisioni
unilaterali europee, che si rivelino controproducenti per le imprese impegnate
sui mercati internazionali. Sono queste le posizioni che il vicepresidente di
Confindustria con delega alle politiche europee, Andrea Moltrasio ha espresso
ieri a Bruxelles nei suoi incontri con i capi delle delegazioni italiane nei
gruppi al Parlamento Europeo, e i commissari Ue Antonio Tajani e Guenter
Verheugen. «La crisi è molto pesante e va affrontata. Dire che non c'è mi pare
una forzatura» ha fatto presente Moltrasio, evidenziando che «la percezione che
si ha dai cicli delle scorte è che in luglio la produzione possa far registrare
una salita parziale. Ma potrebbe poi crollare di nuovo in agosto in quanto la
situazione resta molto incerta». Sul piano dell'occupazione, ha sottolineato
Moltrasio, «settembre e ottobre possono essere mesi critici», ed è vero che «in
Italia la cassa integrazione ordinaria rappresenta un modo intelligente per
mitigare la crisi occupazionale che, di fatto, stiamo vivendo». I problemi,
però, cominceranno a nascere se la recessione si prolungherà oltre il previsto,
un'ipotesi plausibile visto che in Europa si è registrato un calo di produzione
manifatturiera da aprile in media del 20%, mentre in Italia il calo é stato del
25,2%. «La Cig - ha spiegato il vicepresidente di Confindustria- funziona se la
crisi è temporanea e, a un certo punto, riparte l'economia. Ma se come sembra
non sarà così, bisognerà ricorrere ad altri strumenti, altri ammortizzatori
sociali, a partire dalla formazione e dalla riconversione dei lavoratori delle
aziende che subiranno un calo dell'occupazione». Molto importante é facilitare
l'accesso al credito alle imprese, ha sottolineato Moltrasio, ammettendo
tuttavia l'esigenza a monte di far ripartire la domanda, visto che è anche vero
che «il cavallo non beve», ovvero non c'è ora una grande richiesta di fondi per
nuovi investimenti. è fondamentale però che le istituzioni europee non pongano
in svantaggio le imprese europee rispetto ai concorrenti internazionali, a
partire dalla strategia per ridurre le emissioni di Co2. La sola scelta di
mettere all'asta i permessi di emissione costerà alle aziende italiane 15
miliardi di euro entro il 2020,
ha ricordato Moltrasio, ribadendo che «non hanno senso
politiche unilaterali»: tutti gli altri Paesi industrializzati devono porsi
obiettivi di riduzioni equivalenti a quelli Ue mentre i grandi emergenti- Cina, India, Brasile - dovranno pure
presentare chiari impegni. Quanto all'Italia «c'è un'emergenza morale», ha
affermato l'imprenditore bergamasco, citando Giovanni Spadolini e mettendo
l'accento sull'esigenza di rilanciare la meritocrazia. «L'immagine del nostro
Paese - ha ammesso Moltrasio - contribuisce alla nostra competitivitÁ».
In questo contesto, ha spiegato riferendosi agli attacchi della stampa
internazionale al governo italiano, «questa situazione qualche imbarazzo lo
crea». Certo, ha commentato Moltrasio, ognuno dovrebbe guardare in casa
propria, riferendosi agli scandali che hanno coinvolto ministri britannici, ma
«c'è la necessitÁ di una maggiore sobrietÁ, occorre una politica più vicina ai
contenuti». © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ANALISI Il ciclo delle scorte lascia
intravvedere un miglioramento a luglio ma anche una nuova frenata dell'attività
in agosto GLI INTERVENTI L'obiettivo della Ue deve essere quello di facilitare
le imprese eliminando gli svantaggi competitivi
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-09 - pag: 19 autore: Industria. Losma
(Ucimu): speriamo in una ripresa con la Tremonti ter Un anno da dimenticare per
le macchine utensili A fine 2009 stimata produzione in calo del 33% Paolo
Bricco MILANO Ancora abbastanza bene il 2008. Decisamente male le previsioni
per il 2009. L'anno
scorso l'industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e
automazione, si è confermata al quarto posto della graduatoria mondiale della
produzione e al terzo in quella dell'export. La produzione è cresciuta di
pochissimo rispetto al 2007. Sul risultato ha pesato l'andamento negativo delle
consegne dei costruttori sul mercato interno, penalizzate dal crollo dei
consumi. Buona invece la performance delle esportazioni che, nonostante il
negativo contesto internazionale, hanno allungato il trend di crescita.
Giancarlo Losma, presidente dell'Ucimu-Sistemi per produrre, ha tracciato ieri
a Cinisello Balsamo (Milano), sede dell'assemblea annuale a cui ha partecipato
anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, un bilancio in
chiaroscuro. La produzione si è attestata a 5.847 milioni, realizzando un
incremento dello 0,5% rispetto al valore record messo a segno nel 2007. Il
consumo, dopo alcuni anni di forte espansione, è calato, del 3,8%, a 4.182
milioni, per effetto della contrazione delle consegne interne scese a 2.511
milioni, il 7,5% in meno rispetto al 2007, e del rallentamento delle
importazioni. Molto positivo il risultato dell'export che, cresciuto del 7,5%,
si è attestato a 3.336 milioni, il valore più alto mai registrato. Con un saldo
attivo per 1.665 milioni (+12,9%), anche nel 2008, il settore si conferma tra i
pochi in grado di portare un contributo positivo alla bilancia commerciale del
paese. I principali mercati di sbocco esteri della produzione italiana sono
stati la Germania, che ha acquisito il 14,5% del totale esportato, la Cina con
l'8,2%, gli Stati Uniti con il 7,3%, la Francia con il 6,2% e la Russia con il
5,2 per cento. Nel 2008 sono cresciute le esportazioni in Germania (465
milioni, +16,3% rispetto al 2007), Cina (261,9 milioni, +9,2%), Stati Uniti (233,4 milioni, +7,8%),
Francia (198,9 milioni +8,4%), Russia (165,4 milioni, +8,8%), India
(113,3 milioni, +19,6%), Brasile (112,6 milioni, +120,1%) e Austria (82,1
milioni, +37,9%). Sono calate, invece, le vendite in Spagna (160,5 milioni,
-20,3%) e Polonia (117,6 milioni, -4,7%). Decisamente negativo il quadro previsionale
2009 espresso dal centro studi dell'Ucimu. La produzione, attesa in calo del
33,7%, scenderà a 3.875 milioni di euro, in ragione della contrazione
registrata sia dall'export che dalle consegne sul mercato interno. Con una
riduzione del 32,8%, le vendite del made in Italy settoriale all'estero si
attesteranno a 2.240 milioni di euro. Sul fronte interno il brusco calo dei
consumi, atteso a 2.565 milioni, -38,7% rispetto al 2008, farà sentire i suoi
effetti sulle consegne dei costruttori che, ridotte del 34,9%, scenderanno a
1.635 milioni di euro. Al pari, le importazioni subiranno una decisa battuta di
arresto, scendendo a 930 milioni, 44,3% rispetto al 2008. «Lo scenario per il
2009 dice Losma risulta, dunque, particolarmente complesso soprattutto perché
il blocco dei consumi, a differenza di quanto accaduto nelle precedenti crisi,
interessa in modo indifferenziato tutti i settori e tutti i mercati». Da qui il
favore riscontrato in platea dall'entrata in vigore del provvedimento
governativo di detassazione degli investimentiti per l'acquisto di macchinari e
automazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-09 - pag: 8 autore: L'INSTANT BOOK Gli
interventi nel capitolo sulla globalizzazione Tommaso Padoa-Schioppa
intervista: La sfida di Globus, il mondo con una moneta
Barry Eichengreen Il ping pong planetario America-Cina Martin Wolf Nasce l'economia dei cento fiori Jagdish Bhagwati
intervista: La globalizzazione in pausa Parag Khanna Le città di un mondo
invisibile Valerio Castronovo Il protezionismo può rispuntare 160 pagine. Da
sabato a9,90E l'articolo prosegue alle pagine 9 90/ l'articolo prosegue tra le
pagine 9.90
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-09 - pag: 11 autore: DALLA PRIMA Perchè
diciamo: forza, Italia Perchè non c'è dubbio che il nostro paese resterà a
pieno titolo nel G-8 e semmai ci sarà da governare il processo di ampliamento
dell'organismo, ormai troppo angusto per pretendere di rappresentare il mondo
globalizzato. G-14 o G-20, si vedrà. La fantasia delle cancellerie e il gioco
degli interessi non hanno limiti. Ma in questo momento occorre saper mettere
nel cassetto le logiche di parte, e talvolta l'astio personale, per evitare
atti di autolesionismo nazionale. Non si tratta di rispolverare il
patriottismo, anche se un pizzico di amor di patria è sempre utile. Limitiamoci
al fatto che un'Italia indebolita nel suo profilo internazionale e bersagliata
da attacchi feroci rappresenta un danno gravissimo per tutti, sotto il profilo
politico ed economico. Bisogna perciò dare atto a Massimo D'Alema e poi a Pier
Ferdinando Casini di aver usato ieri le parole giuste per auspicare il successo
del vertice. Niente di straordinario, ma in Italia, quando qualcuno preferisce
il linguaggio della ragione all'invettiva, è giocoforza sorprendersi. In questo
caso i due esponenti dell'opposizione hanno dato prova di senso dello stato e
si sono mossi nel solco più volte indicato dal presidente della Repubblica.
Quando si agisce sulla scena internazionale, si entra in un'altra dimensione e
il cabotaggio interno andrebbe dimenticato per qualche giorno. Tanto più che
all'Aquila le cose sono cominciate bene. Il presidente Obama ha accantonato con
eleganza i fraintendimenti, elogiando la «forte leadership italiana». Sulla
questione delle nuove regole finanziarie si sono fatti passi avanti importanti
e il merito è anche del lavoro svolto dal ministro Tremonti. Sul clima invece
bisogna aspettare. L'intesa di ieri è un bicchiere pieno a
metà se non ci sarà (al momento non c'è) l'assenso dei paesi emergenti, a
cominciare dalla Cina.
Vedremo. Dalla prossima settimana ci sarà tempo per tornare ad analizzare e a
criticare gli stili di vita di Berlusconi, i suoi gravi errori, le sue
reticenze, il suo modo di governare. Ci sarà modo di chiedergliene conto, se
sarà il caso. Senza sconti. Finchè all'Aquila c'è il mondo, non
dimentichiamo di essere italiani. Stefano Folli © RIPRODUZIONE RISERVATA
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( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Le parole di
Barack Obama su Giorgio Napolitano. La forza del Quirinale Di Federico Guiglia
09-07-2009 Era il grande atteso al vertice dell'Aquila, e Barack Obama, il
presidente americano alla sua "prima" di un G8 in Italia, ha mandato
un paio di messaggi forti. Nell'elogiare il governo italiano per come ha
organizzato l'incontro dei Grandi, Obama ha liquidato alla nascita la tesi
infondata e anche un po' provocatoria di chi, dall'estero, ipotizzava
l'espulsione del nostro Paese dal club delle economie che contano nel pianeta
per far posto alla Spagna. In realtà non c'era bisogno del conforto Usa per
smontare il teorema. Bastava attenersi ai dati del pil (prodotto interno lordo)
oltre che ad altri parametri industriali e finanziari per capire che il Canada
e in diversi campi la stessa Gran Bretagna sono oggi più deboli e indietro
dell'Italia. E che, se proprio sostituzione del più debole
deve essere, Cina, India e
Brasile avrebbero maggiori potenzialità della Spagna, ora oltretutto in crisi,
in brutta crisi. Ma tant'è. Archiviata, allora, la strampalata previsione, c'è
un secondo richiamo per certi versi sorprendente che di Obama merita di essere
segnalato. È il richiamo alto e chiaro, si direbbe "senza se e
senza ma" al ruolo politico e personale del nostro presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano. Certo, il presidente degli Stati Uniti era al
Quirinale e il suo saluto amichevole al capo del Paese che ospita il G8 era in
qualche modo scontato e doveroso. Ma il modo e lo slancio con cui l'ha fatto,
no. In Napolitano Obama ha riconosciuto non solo il punto di riferimento
dell'unità nazionale degli Italiani. E citando inoltre l'integrità di
Napolitano, come il presidente americano ha fatto, il suo giudizio acquista un
rilievo particolare e, politicamente parlando, irrituale. Già immaginiamo le
ovvie reazioni delle parti. Il centrodestra dirà, anzi, sta dicendo che,
"coprendo" l'azione del governo italiano, Obama ha espresso
indirettamente un plauso per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
sotto attacco di una parte non secondaria della stampa internazionale per le
vicende personali che si riversano sulla sua immagine politica. Vicende, tra
l'altro, che hanno fatto il giro del mondo e su cui i corrispondenti esteri
annunciano di voler fare domande al momento della conferenza stampa conclusiva
del vertice. Ma allo stesso tempo il centrosinistra potrebbe interpretare le
calorose parole che Obama ha riservato a Napolitano come una fredda presa di
distanza dal presidente del Consiglio che pure è anche formalmente il
presidente del G8. Insomma, ce n'è quanto basta per alimentare con buoni
argomenti la polemica casalinga, a meno di eventuali "interpretazioni
autentiche" del pensiero e delle parole di Obama da parte dello stesso
Obama. Tuttavia, a prescindere da tutto ciò, si può comunque affermare che
questo G8 consacri il ruolo sempre più incisivo del presidente della
Repubblica. Fu proprio lui, Napolitano, a lanciare un saggio appello alla
tregua politica fra maggioranza e opposizione nei giorni di un così rilevante
appuntamento internazionale. Fu ancora Napolitano ad assecondare, con grande ma
discreta attenzione istituzionale, le proposte italiane per un'economia etica
elaborate dal governo, e sulle quali si misurerà il consenso politico degli
altri Paesi e presidenti. Come si sa, Napolitano gode di una fiducia ampia e
trasversale dei cittadini italiani, confermata dai sondaggi che gli
attribuiscono percentuali altissime di favore. Sapere che anche Obama, il
presidente del principale Paese del G8, deponga in lui la stessa stima degli
Italiani, è un dato politico incoraggiante in un momento di crisi economica
internazionale e di scontri politici destinati ad acuirsi in Italia. Fra tante
polemiche e incertezze, il Quirinale c'è. www.la7.it/guiglia
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( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
G8/Risultati
interlocutori, ma il premier vence la scommessa. Berlusconi parte bene Di
Jean-Luc Giorda 09-07-2009 Il bicchiere è mezzo pieno. Un G8 complicato,
difficile per l'intrecciarsi di crisi economica, ambientale e politica, alle
prese con una formula sperimentale, a "geometria variabile" con
l'innesto di progressivo di tutti gli altri paesi del mondo coinvolti sui vari
temi in discussione, produce qualche risultato apprezzabile. Non all'altezza
delle attese, ma neppure dei timori della vigilia. I Grandi
"originali" non riescono a convincere davvero i nuovi membri di
rango, come Cina e India, a fare la loro parte nella lotta ai cambiamenti
climatici. L'obbiettivo della riduzione delle emissioni di CO2 da qui al 2050
resta fumoso, con i soli Otto Grandi impegnati al taglio dell'80% rispetto ai
livelli del 1990. Gli "obbiettivi intermedi" fortemente voluti da
Sarkozy e Brown sono citati restano da definire nel prossimo futuro.
Viene invece ritrovata l'unità d'intenti del mondo occidentale: grazie a Obama,
viene colto l'obbiettivo di riconoscere ufficialmente la causa umana del
riscaldamento globale, e gli Usa finalmente condividono con l'Europa l'impegno
a limitarlo al massimo a due gradi centigradi rispetto ai livelli
preindustriali. Il colpo di freno di Pechino e New Delhi pesa, ma il dialogo è
avviato e sarà possibile studiare il modo di coinvolgere anche le potenze
emergenti nell'indispensabile sforzo dei prossimi anni. Anche il documento
sulla crisi economica presenta luci e ombre. Tra le prime, la volontà esplicita
di concentrare le risorse sulle "conseguenze umane e sociali" della
crisi, l'impegno a lavorare per "un'economia mondiale che sia aperta,
innovativa, sostenibile e giusta". L'impegno, che dovrà però essere
confermato dai fatti, a rinunciare al protezionismo e a concludere rapidamente
il Doha Round del Wto, liberando altre potenzialità del commercio globale. I
passi avanti nella definizione di nuove regole per la finanza globale e
l'impegno a smantellare i paradisi fiscali. Tra le ombre certamente la mancanza
di misure collettive e concrete per stimolare l'economia, della quale ci si
limita notare la grande fragilità, e la lentezza con la quale si delineano le
future regole finanziarie: più tardi si garantisce trasparenza ai mercati, più
tardi ripartiranno fiducia e investimenti. Gli altri temi del vertice, come la
non-proliferazione nucleare con i casi di Iran e Corea del Nord, e gli aiuti
all'Africa, rientrano nel "business-as-usual" di questi appuntamenti:
si riconfermano principi e si lanciano moniti nel primo caso, si confermano
impegni più volte assunti e sempre disattesi nel secondo. Bicchiere mezzo
pieno, infine, anche per Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio
affronta l'appuntamento in oggettiva difficoltà, con un'immagine internazionale
minacciata e nel pieno di uno scontro senza precedenti con una parte dei media
internazionali. Con l'aiuto dei leader mondiali, che non hanno dimenticato
dichiarazioni di sostegno e apprezzamento al governo italiano e al lavoro
preparatorio del G8, il presidente del Consiglio può ragionevolmente sperare di
passare l'appuntamento non solo senza danni, ma forse con un cospicuo vantaggio
di immagine. Paga anche l'idea originale, dal punto di vista della
comunicazione, di trasferire nell'Abruzzo terremotato il vertice: i leader dei
Grandi, spesso accusati di distanza eccessiva dai problemi concreti delle
popolazioni, si sono prestati volentieri alle visite di solidarietà, prendendo
anche impegni concreti di sostegno alla ricostruzione. Un successo che
Berlusconi può legittimamente rivendicare come tutto personale. E che può far
passare in secondo piano, almeno in questi giorni cruciali, le polemiche
sull'imbarazzante "gossip" che tormentano le notti di Palazzo Chigi.
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( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
G8. Lotta globale
al cambiamento climatico 09-07-2009
L'AQUILA. I leader dei paesi del G8 hanno fatto propria
la convinzione di gran parte del mondo scientifico secondo la quale per evitare
la catastrofe bisogna contenere l'aumento della temperatura media globale a due
gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali e si sono quindi impegnati
a ridurre dell'80% le loro emissioni di C02 entro il 2050, rispetto al 1990,
nell'ambito di un impegno globale, per tagliare della metà i gas ad effetto
serra. L'accordo ambizioso e non scontato raggiunto tra gli otto grandi deve
passare oggi il vaglio di paesi come la Cina, che ha
mostrato "resistenze" a mettere nero su bianco target vincolanti di
riduzione di C02, e di altri, in particolare l'India, che pur assicurando il
loro impegno per combattere il riscaldamento del pianeta chiedono che la
soluzione non perpetui la povertà e non freni il loro sviluppo. L'Unione
europea, che ha assunto da due anni la leadership mondiale nella lotta al
cambiamento climatico con il pacchetto 20-20-20 (meno 20% di C02, più 20% di
energia rinnovabile, più 20% di efficienza energetica entro il 2020), ha
trovato all'Aquila una sponda favorevole nel nuovo corso di Barack Obama che
punta sull'economia verde per creare nuovo sviluppo e milioni di posti di
lavoro. Un accordo analogo non era stato possibile al G8 di Toyako (Giappone)
per l'opposizione degli Usa di George W.Bush. "Abbiamo raggiunto sul clima
una posizione comune", ha annunciato soddisfatto il premier Silvio
Berlusconi. "Dobbiamo ora discuterne con India e Cina per verificare il livello di
accordo che sarà possibile raggiungere", ha detto, rilevando che la Cina è ancora "scettica".
"è comunque importante - ha sottolineato - poterci presentare uniti".
Soddisfatto anche il premier svedese e presidente di turno della Ue Fredrik
Reinfeldt: "Il grande risultato di questo G8 é che gli Usa sono andati
oltre e hanno raggiunto la Ue sull'impegno per limitare al massimo a due
gradi l'aumento della temperatura globale del mondo", ha commentato.
Rienfeldt ha anche riferito che Obama è molto interessato a proseguire i
colloqui con la Ue sulla possibilità di legare i rispettivi mercati di scambio
di quote di C02, nella prospettiva di un sistema mondiale di acquisto e vendita
dei diritti ad inquinare. "Siamo grati alla presidenza italiana per avere
reso possibile una intesa sui cambiamenti climatici", ha detto il premier
britannico Gordon Brown. "Il vertice verrà ricordato per questa intesa sui
cambiamenti climatici, con l'obiettivo di una riduzione delle emissioni del 50
per cento. in modo da limitare il surriscaldamento del pianeta a un massimo di
due gradi". E per il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao
Barroso l'intesa odierna apre la strada a nuovi progressi in vista della
Conferenza Onu sul clima prevista a Copenaghen a dicembre, nella quale il mondo
dovrà decidere il futuro del Protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012. Restano
però intatte le incognite sulla risposta degli altri partner. In assenza del
presidente cinese Hu Jintao, che ha lasciato in anticipo il G8 per seguire la
crisi nella regione del Xinjiang, con la Cina non si
preannunciano possibilità di progressi. Poco promettenti anche le posizioni
della vigilia assunte dagli altri paesi emergenti: Messico, Africa del sud,
Brasile e India sono "pienamente impegnati", come la Cina, a perseguire soluzioni in grado di fermare il cambiamento
climatico, ma chiedono - ha precisato il presidente dell'India Manmohan Singh -
che queste soluzioni non perpetuino in alcun modo la povertà delle nazioni in
via di sviluppo. Per seguire la strada della crescita verde, i paesi emergenti
chiedono ai partner più sviluppati aiuti finanziari e sostegni. La Ue, che
finora non ha trovato un'intesa sulla ripartizione degli oneri, ha promesso che
dopo l'estate presenterà un pacchetto completo di proposte. Il negoziato si
presenta difficile e iero i Grandi hanno preferito, forse per non rovinare la
festa, rinviare la questione al G20 di Pittsburgh, di fine settembre.
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( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
G8. Intesa su
economia e clima 09-07-2009 L'AQUILA.
Un G8 dai toni forti, immerso nell'atmosfera dura del post terremoto, chiude la
sua prima giornata con una serie di intese incoraggianti tra i Grandi della
Terra e uno spirito apparentemente nuovo per un consesso che non si è mai
distinto per concretezza e capacità di rispondere tempestivamente alle sfide
globali. Ieri dall'Aquila gli otto leader - consapevoli che il destino stesso
del G8 è in bilico - hanno dimostrato di voler provare a fare un salto di qualità
e hanno raggiunto una serie di accordi interessanti, uno dei quali, quello sul
clima, che va al di là di ogni speranza della vigilia. Molto del merito va a
Barack Obama, il giovane e nuovo presidente americano, che fa del dialogo e di
un approccio multilaterale la base della sua politica estera e che con la sua
sola presenza ha dato una spinta decisiva alla riunione dell'Aquila. Obama ha
anche dato uno stop alle polemiche che venivano da una parte della stampa del
suo Paese - scettica sulle capacità della presidenza italiana del G8 e critica
sul premier Silvio Berlusconi - parlando di una "forte leadership"
mostrata dall' Italia nella conduzione del G8. E' stato un Obama spigliato e
sorridente che ha parlato dell' "integrità" e "gentilezza"
del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incontrato al Quirinale,
prima di recarsi all'Aquila. E poi, appunto, le ferite del capoluogo abruzzese
con la sua forte tensione morale e il suo coraggio. Questi valori si sono in
qualche modo e in parte trasferiti dai cittadini aquilani ai leader del G8 che
hanno trovato evidentemente ispirazione e nuova forza per giungere a intese
importanti, non definitive, ma comunque incoraggianti nella lunga strada che
dovrà portare a definire le regole nuove di un mondo alle prese con una crisi
economica senza precedenti e con le ombre scure della questione ambientale che
incombono sul futuro della popolazione mondiale. Il G8 ha dato molto all'Aquila
in termine morali e concreti - molti leader hanno promesso aiuti e hanno compiuto
visite tra le rovine e le macerie - ma anche l'Aquila ha dato molto ai leader,
dando loro coraggio, slancio e ispirazione. L'accordo più significativo è
sicuramente quello sul clima con una nuova e inedita intesa tra Usa e Ue
(impensabile ai tempi di George W.Bush) e un accordo tra gli otto che prevede
la riduzione dell'ottanta per cento delle emissioni di CO2 entro il 2050. Sarà
difficile ribadire questo accordo al G14, per l'opposizione
della Cina e dell' India,
ma certamente emerge una nuova coscienza della comunità occidentale. Lo stesso
è accaduto con l'economia. Le nuove regole dell' economia globale non si
riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma dall'Aquila si conferma la volontà di
proseguire sulla strada che porterà a un'economia etica, più trasparente,
dove non possa più accadere che pochi spregiudicati finanzieri si arricchiscano
sulle spalle di milioni di investitori e risparmiatori. Gli otto promettono di
promuovere "un'economia mondiale che sia aperta, innovativa, sostenibile e
giusta" e confermano la volontà di mettere in opera entro il 2010 un
meccanismo di responsabilità per"monitore i progressi e rafforzare
l'efficacia" delle loro azioni. Lo slogan che racchiude questi principi è
quello che prevede che le persone vengano "prima di tutto":
"people first". Per quanto riguarda l'Africa e gli aiuti allo
sviluppo, nonostante le difficoltà della crisi economica che pesa anche sulle
casse della cancellerie dei Paesi ricchi, dal G8 esce un nuovo impegno per il
rispetto degli accordi di Gleneagles (0,51 del pil nazionale entro il 2010 e lo
0,7 entro il 2015). "Siamo determinati - dicono i leader del G8 - ad
assumere misure per mitigare l'impatto della crisi sui paesi in via di sviluppo
e continuare a sostenere i loro sforzi per raggiungere gli obiettivi del
Millenium Development Goal". Accordi interessanti che dovranno però avere
concretezza e applicazione reale. Tutto quello che è mancato in questi anni.
Sarebbe imperdonabile fallire ancora quando le nuove promesse vengono fatte da
una città come l'Aquila, con le sue macerie e le sue ferite ancora aperte.
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( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
PRIMA
09-07-2009 SI ACUTIZZA LA CRISI NELLO XIN J IANG Pugno duro in Cina Per i
rivoltosi c'è la pena di morte PARENTI A PAGINA 8
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( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA
09-07-2009 P ARTENZA PROMETTENTE , IL CONFRONTO ORA SI ALLARGA Gli otto
'Grandi' all'esame delle economie emergenti G IORGIO F ERRARI Q uando i potenti
della Terra si incontrano hanno in realtà un unico comune nemico: l'egoismo. E
sono purtroppo gli egoismi nazionali, spesso mascherati da ragion di Stato, a
far fallire i progetti più ambiziosi oppure a svuotare di senso i migliori
propositi. L'altolà sul clima che India e Cina potrebbero opporre al G8
dell'Aquila che ha preso avvio ieri è un esempio lampante di come gli interessi
dei singoli possano andare a detrimento di quel fantasma che si suole chiamare
' bene comune': un concetto antico, già di San Tommaso, poi di Locke e
Montesquieu e oggi più che mai di Benedetto XVI, tanto bello e semplice
da invocare quanto difficile da perseguire. Eppure la bussola del G8 aquilano
voleva essere proprio questa: la persona, il cittadino, l'uomo di ogni razza e
condizione al centro delle scelte, la comune intesa sull'economia, sulle
regole, sulla trasparenza, sulla lotta alla corruzione, all'evasione fiscale,
al protezionismo. Chiamati al capezzale dell'economia mondiale malata dopo due
anni di scossoni finanziari che ne hanno decimato banche e istituzioni e
inghiottito centinaia di migliaia di posti di lavoro, i Grandi provano a
disegnare un mondo nuovo, nel quale, come dicono, «non si può entrare con
regole vecchie» . Vorrebbero una casa di vetro, dove l'avidità di pochi non sia
la rovina di molti e in questo gli americani sono gli attori principali, per
numero di banche e finanziarie collassate, di fabbriche sull'orlo del
fallimento ( si pensi solo a General Motors e Chrysler), di grandi imbroglioni
( come Madoff). Un mondo, insomma, da rifare da capo a piedi, anche se, come
dice Berlusconi, «la parte più dura della crisi è alle nostre spalle» . Ma di
malata e gli Otto lo sanno non c'è solo la ricca economia occidentale, ma anche
l'Africa, continente dimenticato e sofferente, per il quale il G8 annuncia di
impegnarsi a «mitigare l'impatto dell'economia mondiale» , rinnovando i propri
impegni e i propri sforzi per raggiungere gli obbiettivi del Millennio entro il
2015. Obbiettivi che negli ultimi anni sono stati rallentati, disattesi,
inconclusi, anche da noi italiani. Dimenticando che l'emergenza non è soltanto
delle banche e nei salvataggi di fabbriche in crisi, ma esiste un'emergenza
etica, che riguarda milioni, anzi miliardi di individui. Per questo gli Otto
ora provano a creare le condizioni perché la crescita mondiale coinvolga anche
le economie più vulnerabili e spalanchi l'accesso ai mercati anche alle nazioni
più svantaggiate. «I progressi nello sradicamento della povertà dicono i capi
di Stato e di governo possono essere raggiunti solo se la crescita economica e
il cambiamento climatico, attraverso un ambizioso accordo a Copenaghen, sono
perseguiti in maniera congiunta» . Berlusconi stesso che ieri ha annunciato che
si terrà un altro G8 sul tema della protezione civile a L'Aquila entro l'anno
assicura: «Con gli aiuti del Global Fund abbiamo curato milioni di bambini. Il
mio Paese è in ritardo per i fondi promessi, ma abbiamo avuto la vicenda del
terremoto che ci ha tenuto molto impegnati. Come d'accordo, entro fine anno daremo
anche noi il nostro contributo» . La prima giornata del vertice si chiude
dunque con questi auspici. Vedremo oggi e domani, quando saranno i diretti
interessati l'Africa e le nazioni povere da un lato, i Paesi emergenti e
inquinanti dall'altro ad interloquire con i Grandi, se i propositi che
fuoriescono dalla bozza conclusiva saranno mantenuti o magari migliorati.
Vediamolo dunque come un bicchiere mezzo pieno, questo vertice iniziato ieri
sulle macerie di una città ferita dal terremoto che scommette sull'ottimismo
della ragione e sulla volontà dei potenti di «suonare l'allarme all'economia
mondiale» , come ha detto Berlusconi. Senza nasconderci che lo stesso bicchiere
può apparirci domani mezzo vuoto. Dipende dal contenuto.
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( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 09-07-2009 L A DURA REPRESSIONE NELLO X INJIANG Apripista cercansi per i
diritti umani in Cina F
ULVIO S CAGLIONE P echino, agosto 2008, cerimonia d'apertura dei Giochi
olimpici: le coreografie esaltano l'invenzione della carta, l'arte della
scrittura, la potenza della polvere da sparo, il coraggio dei navigatori,
l'audacia degli scienziati. Pechino, luglio 2009, crisi dello Xijang: Hu
Jintao rientra precipitosamente in patria dopo aver abbandonato l'Italia e il
G8, mentre le cronache dalla regione uigura parlano di 400 morti e di 1.500
persone disperse o scomparse nelle galere. A distanza di un anno la Cina espone nel modo più clamoroso, e sotto gli occhi del
mondo, ciò che ha saputo insegnare e ciò che deve ancora imparare. Con il
dilemma del grande Paese dai piccoli diritti (umani, civili, politici) siamo
alle prese non da oggi ma dagli anni Novanta, da quando le riforme economiche
interne spianarono alla Cina la strada verso
l'esterno, verso il recupero di un ruolo da protagonista nella comunità
internazionale. Il cammino è stato enorme: gli emissari di Pechino condizionano
i mercati, gli equilibrii politici globali (si pensi all'influenza cinese sulla
Corea del Nord, l'Iran, il Sudan), il debito estero degli Usa, persino gli
assetti di un intero continente come l'Africa. Si è prodotto anche il processo
inverso: la presenza di imprese occidentali in Cina è
sempre più massiccia, gli investimenti stranieri sono cresciuti per anni (le
aziende sostenute da finanziatori non cinesi formano ormai il 30% di tutta la
produzione industriale e più del 55% delle esportazioni), i nostri specialisti
della tecnologia e del lusso fanno a gara per essere presenti nelle grandi
città cinesi. Oltre la Muraglia, però, poco è cambiato in termini di diritti
delle minoranze etniche (55, oltre alla maggioranza Han), dei lavoratori, degli
oppositori politici. Per la Cina è sempre il 1989:
l'anno delle riforme di mercato e di Tienanmen, della proclamata libertà di
mercato e della conclamata repressione del dissenso. Tutto questo, però, rivela
più un problema 'nostro' che un problema 'loro'. E' impossibile che un Paese (e
ancor più, un grande Paese) produca qualcosa di diverso da ciò che gli dettano
la storia e le necessità. La Cina deve nutrire ogni
giorno 1 miliardo e 300 milioni di persone e nello Xinijang si trovano non solo
gli uiguri (il 46% della popolazione) ma anche il 25% delle riserve di gas e
del petrolio e il 40% di quelle di carbone: è troppo preziosa e Pechino se ne
assicura il controllo con i metodi che ha sempre praticato. Questo non vuole
dire capire le stragi, tanto meno approvarle. E neppure accettare la decisione
annunciata ieri di mettere a morte i «responsabili di violenze» nello Xinjiang.
Ma solo rendersi conto che la coniugazione dei diritti dell'uomo con il
progresso economico e sociale è un frutto della nostra storia (segnata appunto
dalle radici giudaicocristiane che molti ancora stentano a riconoscere), non
della loro. E' la nostra più importante conquista, il nostro punto di forza, il
vero patrimonio che possiamo esportare. L'impresa non è impossibile. A patto
però di capire che non la compiremo facendo la faccia feroce, diffondendo
generosi appelli individuali o promuovendo la buona volontà delle singole
nazioni. Quello a cui bisogna arrivare è uno sforzo congiunto delle nazioni che
riconoscono come fondativi determinati valori, primo fra tutti il rispetto
della persona. Se America del Nord, America del Sud ed Europa cominciassero ad
agire di concerto su questa base, e a moderare con criteri etici la pur
legittima pratica degli interessi nazionali, anche colossi come Russia e Cina dovrebbero pian piano adeguarsi. Per non parlare dei
Paesi più piccoli che, in Asia come in Medio Oriente, prendono l'esempio dei
'cattivi' soprattutto perché manca l'esempio dei 'buoni'.
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( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 09-07-2009
Berlusconi: «Entro l'anno un altro G8 qui all'Aquila» «Orgoglioso di aver fatto
quasi un miracolo: uniti sull'ambiente L'Italia nel 2009 manterrà gli impegni
di aiuto agli africani» DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IOVANNI G RASSO I
Grandi del mondo «sono stati tutti felici di essere qui all'Aquila, la capitale
del dolore» e portare la propria solidarietà alla popolazione colpita dal
terremoto. Silvio Berlusconi, a fine serata, traccia un primo bilancio («siamo
a un terzo del lavoro», ha spiegato) del G8. E lo fa partendo proprio dallo
spostamento della sede dalla Maddalena alla caserma della Guardia di Finanza
del capoluogo abruzzese. Una scelta che è stata capita e apprezzata dai capi di
Stato del G8. «Il lavoro di questo vertice si è svolto in un clima di grande
cordialità - ha affermato -. Questi vertici mettono per alcuni giorni al lavoro
gomito a gomito i leader e fanno sì che nascano e si consolidino amicizie, le
sedute sono informali e ci si chiama tutti per nome. Questo porta grandi
vantaggi perché in seguito ci si può chiamare per risolvere in modo familiare
diversi problemi». E gli otto grandi sono sembrati interessati anche alla
metodologia della ricostruzione, tanto che si è deciso di fare entro l'anno in
corso un altro G8, dedicato esclusivamente alle tematiche della protezione
civile e della gestione delle calamità naturali. Il presidente del Consiglio
ribadisce le sue promesse: entro novembre tutti gli sfollati aquilani che
attualmente vivono nelle tendopoli o negli alberghi 63mila persone «avranno un
tetto sulla testa, con una casa funzionante e arredata». Si tratta, spiega il
premier, del «più grande cantiere del mondo», che prevede la costruzione a
tempi di record di 6.500 appartamenti «a spese dello Stato per il cento per
cento». Note più dolenti, invece, per la ricostruzione dell'Aquila. «Si tratta
di una città antica aggiunge Berlusconi e i tempi saranno molto più lunghi, dai
tre ai cinque anni». Quando poi gli abitanti torneranno nelle case originarie,
le strutture provvisorie saranno destinate ad aumentare il numero degli
studenti all'università aquilana. Una giornata, ha confidato il premier al
presidente dell'Abruzzo prima di incontrare la stampa, che lo ha ripagato di
tante amarezze. Prima di recarsi alla «cena di lavoro», il cui menù prevede i
temi caldi della politica mondiale (Afghanistan, Iran, Iraq, Medio Oriente) e
da cui in serata ha preso corpo una posizione comune di condanna sulla
negazione da parte dell'Iran dell'Olocausto Berlusconi parla dei temi sui quali
il G8 ha ratificato l'accordo: la crisi economica, la questione dei cambiamenti
climatici e la lotta alla fame e alle malattie nel mondo. Su quest'ultimo tema,
il presidente del Consiglio ha riconosciuto i ritardi dell'Italia. E ha
promesso di rimediare entro la fine dell'anno. Dall'analisi della situazione
dell'economia nei singoli Paesi vengono, secondo il Cavaliere, «segnali di
miglioramento ovunque». E il G8 vuole «lanciare un messaggio di fiducia»: il
peggio della crisi «è alle nostre spalle»; ma i governi devono continuare
nell'azione di supporto, «mantenendo il sostegno governativo alle banche, in
certi casi alle imprese manifatturiere e ai cittadini che hanno perso il lavoro».
In più devono sostenere «codici etici e morali» per fare in modo «che in futuro
non si ripetano più» crisi come quella presente. Ma per questo che è un «secolo
nuovo», occorrono «regole non più locali, ma valide per tutti i Paesi, regole
globali». Sul clima, Silvio Berlusconi conferma l'intesa di massima all'interno
del G8 sulla necessità di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra.
Rivela anche che c'è qualche opinione differente su modalità, percentuali e
scadenze all'interno degli Otto. Ma, aggiunge, «l'importante è che ci si
presenti uniti» di fronte a Cina, India e Brasile, perché «non è producente mettere in atto
riduzioni di emissione, particolarmente gravose per l'impegno economico, se poi
quasi 5 miliardi di uomini continuano a comportarsi come prima». Infine, gli
aiuti allo sviluppo. L'Italia, spiega il Cavaliere, è stata messa in mora dagli
altri Paesi per i ritardi nell'onorare gli impegni siglati: «Abbiamo
avuto dei ritardi, anche a causa dell'impegno per il terremoto, ma manterremo
la parola data entro la fine dell'anno». Ma occorre anche monitorare il flusso
degli aiuti ed essere sicuri che servano a costruire «strade, scuole, ospedali,
ferrovie» perché non accada più che «i soldi dei poveri dei Paesi ricchi
finiscano nelle mani dei ricchi del Paesi poveri». Il G8 ha poi condannato il
test nucleare del 25 maggio scorso della Corea del nord e il lancio con uso di
tecnologie missilistiche balistiche del 5 aprile in violazione della
risoluzione 1718/2006 del Consiglio di sicurezza Onu. il punto «Il nostro
lavoro si è svolto in un clima di grande cordialità: un passo avanti verso
regole condivise» Il prossimo vertice servirà ad analizzare i sistemi
tecnologici più avanzati contro le calamità naturali Ieri all'Aquila i leader
del G8 hanno fatto il punto sulla prima giornata di lavori: clima, regole
economiche e sviluppo dell'Africa tra i temi affrontati Oggi l'incontro sarà
aperto ai Paesi emergenti e alle realtà africane: previsto lo scontro con India
e Cina sui temi ambientali che nella bozza del testo
finale appaiono ambiziosi (Ansa)
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( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 09-07-2009
clima Nel 2050 il 50% in meno di emissioni DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA R
iscaldamento climatico globale, il G8 trova l'accordo al suo interno e ora si
appresta alla missione, difficile ma si spera non impossibile, di convincere i
Paesi emergenti ad aderire. Tra i "grandi" del G8 si è intanto
trovata la quadra. Sono lontani, infatti, i tempi in cui l'allora presidente
degli Stati Uniti George W. Bush rifiutava sdegnosamente tra le proteste di Ue,
Francia, Germania e Gran Bretagna di piegare l'industria americana alle nuove
esigenze ambientali. L'elezione di Obama alla Casa Bianca ha di fatto saldato
il fronte tra le due rive dell'Atlantico, sbloccando una situazione che
sembrava irrimediabilmente avvitata su sé stessa. E il governo italiano, che
solo fino a pochi mesi fa definiva «irrealistiche » le richieste europee di
riduzione delle emissioni di anidride carbonica, si appresta ora a coglie- re
il frutto dell'accordo. Un accordo che si è trovato innanzitutto sull'impegno a
non consentire che l'aumento della temperatura terrestre superi la fatidica
soglia dei due gradi centrigradi. Per questo obbiettivo occorrerà ridurre da
qui al 2050 le emissioni globali di gas inquinanti del 50 per cento. I Paesi
del G8 intendono dare il buon esempio: il loro proposito è di arrivare alla
metà del secolo con un traguardo ancora più ambizioso, ovvero la riduzione
dell'80 per cento delle emissioni che producono l'effetto serra. I Paesi
ecologicamente più avanzati dell'Ue, come la Svezia che è presidente di turno,
hanno chiesto anche che si inserisca nel 2025, a metà percorso, una
sorta di controllo del cammino effettuato. Il consigliere economico del
presidente russo, Dmitry Medvedev, ha però definito «inaccettabile » la
riduzione dell'80% delle emissioni di gas serra entro il 2050 assunto dai
leader degli Otto. Ancora più difficile convincere i Paesi
delle economie emergenti: Cina, India e Brasile in testa. Queste nazioni, che stanno nel pieno
del boom economico, considerano troppo penalizzante per la propria industria un
impegno del genere e chiedono ai membri del G8 o correzioni di rotta o,
quantomeno, sostegni di carattere finanziario e tecnologico. Decisiva su
questo fronte sarà la riunione odierna del cosiddetto Mef che riunisce gli otto
Paesi del G8 (Germania, Canada, Usa, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e
Russia), quelli del G5 (Sudafrica, Brasile, Cina,
India e Messico), la Corea del Sud, l'Australia e l'Indonesia. Le riunioni
preparatorie tra le delegazioni non hanno finora dato i risultati sperati: è
stato infatti riaffermato l'impegno per una forte riduzione di Co2 entro il
2050, ma senza indicare percentuali e vincoli. Berlusconi, parlando ai lavori
del G8, ha confermato lo stato dell'opera: «Sul clima c'è un accordo tra noi
ormai consolidato. Incontrando il presidente cinese però ho trovato un forte
scetticismo. Domani con Cina e India dobbiamo
verificare il grado di accordo che si può trovare». In attesa di capire come
finirà l'incontro tra il G8 e gli altri Paesi, il presidente della Commissione
Europea José Manuel Durao Barroso, ha definito la dichiarazione d'intenti del
G8 «un buon passo in avanti » e ha spiegato: «Da parte degli Usa ci sono stati
progressi importanti ». Per indurre i riottosi ad accettare gli accordi sul
clima, Barroso ha annunciato, insieme al presidente svedese Reinfeldt, che l'Ue
sta mettendo a punto un «pacchetto di proposte, pronto in settembre ».
Reinfeldt ha insistito perché nell'impegno di ridurre le emissioni del 50% al
2050 si inserisca una tappa intermedia: 20% entro il 2020. Soddisfatti a metà
gli ambientalisti: il Wwf, ad esempio, esprime soddisfazione perché gli Otto
«si sono svegliati da un recente negazionismo». Ma, avverte la presidente,
Maria Grazia Midulla, «non si dice come intendono raggiungere questi
obbiettivi». Giovanni Grasso Accordo per dimezzare i gas serra e fermare il
surriscaldamento del Pianeta: la Russia però già frena. Oggi il confronto con i
G5: no di Cina e India
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( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 09-07-2009
Le emissioni di anidride carbonica Le previsioni sull'aumento nell'atmosfera di
CO2, responsabile principale del riscaldamento globale Per
Paese Per attività 11 Europa (Ocse) Industria 20 26 Usa e Canada 341727 Altri
settori 20 13 Australia e N. Zelanda 426 Trasporti 7 Cina 1887 India 33 Produzione energia elettrica Resto del Mondo 29
Fonte: Greenpeace - dati in % sul totale emissioni ANSA-CENTIMETRI
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( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 09-07-2009
LE CRISI GLOBALI Xinjiang: «Pena di morte per i rivoltosi» Hu Jintao lascia il
G8 e torna a Pechino. Gli uighuri denunciano: tra 600 e 800 le vittime DI M
ARCO P ARENTI l'escalation «Puniremo tutti i responsabili». Tensione altissima
nella capitale Urumqi. Migliaia gli uomini delle forze paramilitari cinesi
schierati per presidiare i punti caldi della città. Voci di linciaggi e di
nuove proteste P ena di morte per i sobillatori della rivolta. Pena di morte
per chi «ha ucciso brutalmente nel corso degli scontri», come ha annunciato Li
Zhi, alto funzionario e leader del partito comunista di Urumqi. La Cina a una
manciata di giorni dall'esplosione della violenza nello Xinjiang che ha
costretto il presidente cinese Hu Jintao a disertare il G8 e a tornare
precipitosamente in patria promette il pugno di ferro per punire i
«responsabili» della rivolta. Come per il Tibet, il regime mette in atto
la stessa strategia. Punizione dei «capi». E «militarizzazione» della regione
autonoma, con l'impiego di migliaia di uomini delle forze paramilitari,
dispiegati nei punti "caldi" della capitale. La situazione nella
regione resta tesa. E pronta ad esplodere nuovamente. Anche ieri tanto gli
uighuri che i cinese han ormai la maggioranza della popolazione dopo le politiche
di incentivazione all'immigrazione volute da Pechino sono scesi in strada.
Armati. Pronti a sfidarsi. Il rischio che si riproduca lo scenario che domenica
ha portato alla morte di 156 persone e al ferimento di altre 900 è alto. Il
sindaco della città Jerla Isamudin si è precipitata ad assicurare che la
situazione in città è «tornata sotto controllo». I leader uighuri in esilio
contestano anche il bilancio della «carneficina». Le stime fornite dal governo
cinese? Al ribasso. Secondo il segretario del Congresso mondiale degli uighuri,
Dolkun Isa, la cifra «reale» oscilla tra i 600 e gli 800 morti tremila gli
arrestati , mentre Rebiya Kadeer, la leader da anni all'estero, ha dichiarato
che le vittime sono oltre 400. La Kadeer, un'imprenditrice di 62 anni che vive
in esilio dal 2005 additata da Pechino come la vera "mente" della
rivolta, sostiene che incidenti «potrebbero» essersi verificati anche nelle
città di Kashgar, Yarkand, Aksu, Khotan e Karamay, anche se «è difficile da
dire a causa della propaganda dello Stato cinese». Notizie «non confermate», ha
proseguito la dissidente, parlano di cento uighuri uccisi a Kashgar. Fonti
giornalistiche hanno, poi, riferito di episodi di linciaggio di uighuri da
parte di cinesi di etnia han. Un giornalista dell'agenzia France Presse ha
raccontato di aver assistito, attirato dalle urla, al violento pestaggio di un
uomo a terra a calci e pugni da parte di una ventina di han armati anche di
bastoni in un quartiere attiguo alla centrale piazza del Popolo. Un minuto dopo
è intervenuta la polizia in tenuta antisommossa che ha disperso la folla e ha
soccorso la vittima. Non ci sarebbe stato alcun arresto da parte della polizia.
Il precipitoso rientro di Hu Jintao, per gli analisti internazionali, è la
prova che la situazione nella regione rimane grave. L'ideale della «società
armoniosa» sembra naufragare contro l'irriducibilità del Tibet prima, dello
Xinjiang oggi. Nessuno dei nove membri del Comitato Permanente del comitato
centrale comunista, gli uomini più potenti della Cina,
ha finora parlato in pubblico della crisi. A fronteggiare l'opinione pubblica
cinese e i giornalisti stranieri sono stati lasciati i dirigenti locali del
Xinjiang, per i quali il ritorno di Hu Jintao costituisce una «perdita della
faccia», vale a dire una implicita manifestazione di sfiducia da parte delle
massime autorità. Per cercare una situazione analoga, per alcuni aspetti, a
quella di oggi, bisogna risalire al 1989, quando, con la protesta studentesca
in pieno svolgimento, l'allora segretario del Partito Zhao Ziyang con una
decisione di segno opposto rispetto a quella presa da Hu Jintao partì per una
visita all'estero di una settimana. Al suo ritorno, Zhao si schierò contro la
decisione di usare la forza contro gli studenti che occupavano piazza Tiananmen.
In seguito fu deposto e tenuto agli arresti domiciliari fino alla sua morte,
nel 2005. Infine la reazione turca. Per il premier Tayyip Erdogan le violenze
avvenute nei giorni scorsi «hanno preso la dimensione di atrocità». Il
ministero degli Esteri ha poi invitato a un maggior controllo per evitare un
aumento della tensione nella regione, abitata in maggioranza da uighuri,
turcofoni e di religione musulmana. Ankara ha espresso «dispiacere e
preoccupazione» per la situazione e sottolinea come gli uighuri rappresentino
«un ponte di amicizia tra la Turchia e la Cina». Il
ministero degli Esteri ha quindi auspicato che i responsabili delle violenze
vengano individuati e puniti al più presto e che le azioni della polizia per
riportare l'ordine si svolgano con «la massima attenzione per evitare la
violazione dei diritti umani e per salvaguardare la vita e la sicurezza dei
civili». Hu Jintao a Pisa con la moglie prima del rientro in Cina
(Reuters) Un'anziana donna della minoranza uighura si «contrappone» ai mezzi
delle forze paramilitari cinesi a Urumqi, la capitale della regione autonoma
dello Xinjiang: l'immagine ricorda, per certi versi, la fotografia «icona»
della rivolta di Tienanmen quando un giovane cinese disarmato «fermò» i
blindati (Epa)
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( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 09-07-2009
IL SOSTITUTO AL SUMMIT Dai Binguo, l'amico di Henry
Kissinger L e sorti della cina, dopo la repentina partenza dall'Italia di Hu
Jintao, sono nelle mani di Dai Binguo, diplomatico di carriera che conta tra i
suoi estimatori Henry Kissinger, che lo ha definito «una straordinaria
personalità» . Membro del Consiglio di Stato con delega per la politica estera,
Dai è arrivato in Italia insieme con Chen Deming, Ling Jihua, Wang
Huning, Yang Jiechi, Zhang Ping. Classe 1941, figlio dell'ex vice ministro
Huang Zhen è stato a capo del negoziato Cina- Urss nei
primi anni ' 80 e poi ambasciatore cinese in Ungheria sul finire degli anni ' 90. Ha ricoperti alte
cariche all'interno del Partito come direttore del comitato tecnico per gli
affari esteri e la Sicurezza nazionale del Comitato Centrale. Nato nella
provincia meridionale del Guizhou, Dai è di etnia Tuijia ( una delle 56
minoranze etniche cinese). Ha iniziato la scalata politica nel 1973, con
l'ingresso nel Pcc che gli ha garantito l'accesso ad alte cariche di governo,
fino alla carica di vice primo ministro nel 1993. Ma è dal 1995 che il ruolo di
Dai è divenuto cruciale con il trasferimento in chiave strategica dal Consiglio
di Stato al Comitato Centrale del Pcc, dove è stato vice direttore. Dal 2003 al
2008, al ministero degli Esteri ha gestire la crisi nucleare in Nord Corea. Il 2008 ha visto la carriera
di Dai concretizzarsi con l'ulteriore ascesa a Consigliere di Stato.
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(sezione: Cina)
( da "Avvenire" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA
09-07-2009 «La ripresa sarà lenta» DA M ILANO P IETRO S ACCÒ L a crisi
«rallenta» , ma «la recessione non è finita» e «la ripresa sarà lenta » .
L'ultimo aggiornamento delle previsioni sull'economia mondiale elaborate dal
Fondo monetario internazionale conferma la sensazione di cauto ottimismo che si
sta facendo ormai da molte settimane. Il Fmi ha ridotto le stime sul Pil
mondiale 2009 di un decimo di punto ( dall' 1,4 all' 1,3%). Un taglio di poco
conto se confrontato con il miglioramento della previsione per il 2010, più che
quadruplicata dallo 0,6 al 2,5%. C'è chi ripartirà prima, spiegano gli
economisti di Washington. Non le economie avanzate, che dovranno aspettare «la
seconda metà del 2010» . La zona euro vivrà un altro anno di recessione: dopo
il calo del Pil 2009 ( corretto dal - 4,2 al -4,8% dal Fmi) nel 2009 l'economia europea
perderà un ulteriore 0,3%, un po' meglio dello 0,4% previsto in precedenza.
L'anno prossimo invece gli Stati Uniti torneranno a crescere (+ 0,8%) dopo una
flessione del 2,6% prevista per il 2009. La situazione delle economie emergenti
è diversa. Difficile parlare di ripresa per la Cina, che è continuata a crescere decisa
anche quest'anno (+ 7,5%) e accelererà l'anno prossimo (+ 8,8%). In entrambi i
casi le stime sono state aumentate di un punto percentuali. Il Brasile invece è
in recessione (- 1,3%), ma l'anno prossimo riprenderà forza (+ 2,5%). La
Russia è in crisi nera (- 6,5%) e si risolleverà, ma debolmente, nel 2010
(+1,5%). Il Fmi migliora anche le previsioni per l'Italia. Non quelle delle
2009, che anzi sono peggiorato da un - 4,4 a un - 5,1%, ma quelle per il 2010:
l'economia dovrebbe contrarsi dello 0,1% contro lo 0,4% indicato a primavera.
Meglio della Germania (- 6,2% quest'anno e - 0,6% il prossimo), peggio della
Francia (- 3% e + 0,4%). Se si ripartirà, avverte il F- mi, è «merito degli
interventi pubblici» . Restano motivi di preoccupazione, tra i quali la
preoccupazione che «dovrebbe aumentare anche nel 2010» . Bisogna iniziare, dice
il capo economista Olivier Blanchard, a pensare alle exit strategy: «È troppo
presto per attuarle, non troppo presto per disegnarle» . L'Fmi riduce le stime
sul Pil mondiale al'1,3% Ancora recessione in zona Euro (-0,3%) In crescita gli
Usa (+0,8%)
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( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
G8. Agenda fitta
per i leader. Le First Ladies a L'Aquila 09-07-2009 ROMA - I leader del G8 e
quelli dei paesi del G5 (Cina,
India, Brasile, Messico, Sudafrica) più l'Egitto hanno iniziato da poco una
colazione di lavoro allargata cui partecipano anche rappresentanti delle
organizzazioni internazionali presenti agli incontri dell'Aquila. Dopo la
'photo opportunity' seguita alla sessione di questa mattina, i leader si sono
avviati verso la sala da pranzo della caserma che ospita il vertice in un clima
cordiale e rilassato. Il presidente americano Barack Obama è entrato assieme al
collega brasiliano Luis Ignacio Lula da Silva. A tavola Obama è seduto accanto
al presidente egiziano Hosni Mubarak mentre il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi è vicino al premier giapponese Taro Aso e al premier canadese
Stephen Harper. Le organizzazioni internazionali rappresentate al pranzo di
lavoro sono Aie, Banca Mondiale, Fmi, Ilo, Osce, Omc
e Onu. FIRST LADIES NEI LUOGHI DEL SISMA Le First Ladies hanno visitato la zona
colpita dal sisma del 6 aprile scorso. Ad arrivare per ultima all'Aquila, poco
prima delle 11, e' stata Michelle Obama che ha raggiunto il resto della
delegazione in 'rosa' nella caserma di Coppito dove le Signore dei Grandi hanno
preso un caffe' in attesa del trasferimento nel centro dell'Aquila. Ad
accompagnarle e fare loro da 'Cicerone' nel loro giro tra le tendopoli e i
monumenti duramente colpiti dal terremoto saranno i ministri Maria Stella
Gelmini e Mara Carfagna, che da ieri stanno facendo da 'padrone di casa' alle
First Ladies nelle loro visite in Italia. La delegazione e' composta da 12
donne, oltre a Michelle ci sono le first ladies di Gran Bretagna, Canada,
Giappone, India, Sudafrica, Messico, Svezia, Nigeria, Gabon e Unione Europea.
Assente Carla Bruni Sarkozy che visitera' l'Aquila da sola. Dopo i luoghi del
sisma, per le Signore e' prevista una colazione di lavoro in un'area
appositamente allestita nel quartier generale del vertice, cui seguira' la
visita ad alcune mostre dedicate alle bellezze artistiche e naturali
dell'Abruzzo. Nel tardo pomeriggio per loro e' poi previsto il rientro a Roma,
dove domani le attende un convegno su donne e fame nel mondo, gli stessi temi
che affronteranno anche i loro consorti nell'ultima giornata dei lavori del
summit. E, per Michelle Obama, domani ci sara' anche l'appuntamento dal papa
con il quale, nel pomeriggio, e' previsto un incontro insieme al marito Barack.
PER LE LADIES IN CASERMA ANCHE LA 'PROVA DI TERREMOTO' C'é stata anche una
simulazione di terremoto fuori protocollo, questa mattina all'Aquila per le
first ladies. Con la signora Barroso che si è offerta volontaria, insieme con
la canadese Harper , la svedese Filippa Reinfeldt e la sudafricana Siza Kele
Khumalo Zuma, per salire, sotto lo sguardo vigile di un ingegnere della
Protezione civile, sulla pedana di un simulatore di sisma montato nel cortile
della caserma di Coppito nell'ambito di una piccola mostra sul fenomeno dei
terremoti. La visita alla mostra, prevista subito dopo quella alle rovine del
centro storico e a ridosso del pranzo offerto nei saloni della caserma dalla
moglie del governatore dell'Abruzzo Chiodi, è cominciata, secondo quanto si è
appreso, verso le 13. Uno sguardo alle immagini, poi la descrizione del
simulatore, realizzato con una grande pedana sospesa. La macchina è stata fatta
funzionare mentre l'ingegnere spiegava. A dimostrazione avvenuta, l'invito
scherzoso : "qualcuna vuole provare"? la Barroso ha alzato la mano
senza esitazioni. E un attimo dopo saliva decisa sulla pedana. Seguita con un
po' più di esitazione dalle altre tre signore. Alla fine facce un po' stordite
e tante domande, soprattutto dalla spagnola, per nulla spaventata.
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( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Vertice Mef al
G8. Si raggiunge l'accordo, ma non vincola la Cina 09-07-2009 I paesi del Mef (G8, G5,
Egitto, Australia, Corea del sud e Indonesia) riconoscono "l'opinione
scientifica secondo la quale l'incremento della temperatura media globale al di
sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius".
E' quanto si legge nella bozza delle conclusioni del Vertice Mef che l'Ansa è
in grado di citare. I leader si impegnano a collaborare tra loro, "da
adesso alla conferenza di Copenaghen, per identificare un obiettivo globale per
una riduzione sostanziale delle emissioni entro il 2050". L'AQUILA - I
paesi del Mef (G8, G5, Egitto, Australia, Corea del sud e Indonesia)
riconoscono "l'opinione scientifica secondo la quale l'incremento della
temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe
eccedere i due gradi Celsius". E' quanto si legge nella bozza delle
conclusioni del Vertice Mef che l'Ansa è in grado di citare. I leader si
impegnano a collaborare tra loro, "da adesso alla conferenza di
Copenaghen, per identificare un obiettivo globale per una riduzione sostanziale
delle emissioni entro il 2050". SUL TAVOLO IL DOSSIER ENERGETICO, MA C'E'
SCETTICISMO SU INTESA L'AQUILA - L'intesa raggiunta ieri tra i leader del G8
sulla lotta al cambiamento climatico sta passando oggi al difficile vaglio del
Mef (Major Economies Forum) che riunisce anche i Paesi emergenti. Oltre agli
otto Paesi del G8 (Germania, Canada, Usa, Francia, Gran Bretagna, Italia,
Giappone e Russia), attorno al tavolo saranno seduti i rappresentanti del G5
(Africa del sud, Brasile, Cina, India e Messico), piu'
la Corea del Sud, l'Australia e l'Indonesia. Presente anche la Danimarca, che a
dicembre ospitera' la conferenza Onu sul clima che dovra' decidere il nuovo
sistema globale per la riduzione delle emissioni di Co2, in sostituzione del
Protocollo di Kyoto che scade nel 2012. Fonti del G8 ritengono ormai
''improbabile'' che tra i 17 membri del Mef possa passare l'intesa ambiziosa
raggiunta tra gli Otto, che assume impegni per ridurre le emissioni di gas ad
effetto serra del 50% entro il 2050 (80% per i paesi piu' industrializzati),
mentre c'e' una certa fiducia su un accordo per contenere entro i due 2 gradi
l'aumento della temperatura media mondiale. Cina e
India, in particolare, si oppongono a fissare oggi tetti vincolanti per la
riduzione dei gas. Al centro dei colloqui anche il pacchetto di aiuti
finanziari che i Paesi sviluppati hanno promesso a quelli in via di sviluppo
per aiutarli a innovare l'economia e le fonti energetiche. Le attese della
vigilia si sono raffreddate dopo la partenza anticipata del presidente cinese
Hu Jintao, la cui assenza impedisce di strappare alla Cina
nuovi impegni. Fonti europee hanno quindi affermato come l'assenza del
presidente cinese Hu Jintao, rientrato in patria per la crisi del Xinjiang, si
farà sentire sulle negoziazioni in corso all'Aquila vista la crescente
importanza del Paese asiatico nella quantità di emissioni globali. Secondo tali
fonti, è quindi importante che, oltre ai Paesi sviluppati del G8, anche quelli
emergenti facciano la loro parte in vista del vertice di fine anno a
Copenaghen. Occorre, si nota, poter tradurre in misure concrete di medio
termine la decisione di contenere l'aumento della temperatura globale di 2
gradi celsius, aumento che avrà comunque conseguenze inevitabili che vanno
gestite. E' chiaro che non ci deve essere lo stesso sforzo da parte di tutti -
si sottolinea -, ma un'intesa su obiettivi misurabili e verificabili. Per le
fonti, per i Paesi emergenti, che devono coniugare l'attenzione all'ambiente con
la crescita economica, è necessario virare verso una minore dipendenza dai
combustibili fossili, pena l'aumento anziché la diminuzione della povertà. BAN
KI MOON CRITICA L'ACCORDO Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha detto
oggi a L'Aquila che i paesi del G8 hanno concordato traguardi insufficienti per
combattere i mutamenti del clima. "I traguardi che hanno finora indicato
sono insufficienti - ha detto il segretario generale dell'Onu - Il problema del
clima é una responsabilita; imperativa e storica per il futuro dell' umanità e
del nostro pianeta". I paesi del G8 hanno concordato di contenere a due
gradi centigradi (rispetto all'era pre-industriale) il riscaldamento massimo
del pianeta e di ridurre tra il 50 e l'80 per cento le emissioni di gas
inquinanti entro il 2050. GREENPEACE, ACCORDO DELUDENTE "Riferendosi a un
generico accordo sul clima per contenere l'aumento della temperatura entro i 2
gradi senza un piano, investimenti e obiettivi - commenta da L'Aquila il
direttore di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio - il G8 non aiuterà a uscire
dal vicolo cieco nel quale sono arenati i negoziati sul clima delle Nazioni
Unite".
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( da "AmericaOggi Online" del 09-07-2009)
Argomenti: Cina
Prime intese al
G8 09-07-2009 L'AQUILA.
Un G8 dai toni forti, immerso nell'atmosfera dura del post terremoto, chiude la
sua prima giornata con una serie di intese incoraggianti tra i Grandi della
Terra e uno spirito apparentemente nuovo per un consesso che non si è mai
distinto per concretezza e capacità di rispondere tempestivamente alle sfide
globali. Ieri dall'Aquila gli otto leader - consapevoli che il destino stesso
del G8 è in bilico - hanno dimostrato di voler provare a fare un salto di
qualità e hanno raggiunto una serie di accordi interessanti, uno dei quali,
quello sul clima, che va al di là di ogni speranza della vigilia. Molto del
merito va a Barack Obama, il giovane e nuovo presidente americano, che fa del
dialogo e di un approccio multilaterale la base della sua politica estera e che
con la sua sola presenza ha dato una spinta decisiva alla riunione dell'Aquila.
Obama ha anche dato uno stop alle polemiche che venivano da una parte della
stampa del suo Paese - scettica sulle capacità della presidenza italiana del G8
e critica sul premier Silvio Berlusconi - parlando di una "forte
leadership" mostrata dall' Italia nella conduzione del G8. E' stato un
Obama spigliato e sorridente che ha parlato dell' "integrità" e
"gentilezza" del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
incontrato al Quirinale, prima di recarsi all'Aquila. E poi, appunto, le ferite
del capoluogo abruzzese con la sua forte tensione morale e il suo coraggio.
Questi valori si sono in qualche modo e in parte trasferiti dai cittadini
aquilani ai leader del G8 che hanno trovato evidentemente ispirazione e nuova
forza per giungere a intese importanti, non definitive, ma comunque
incoraggianti nella lunga strada che dovrà portare a definire le regole nuove
di un mondo alle prese con una crisi economica senza precedenti e con le ombre
scure della questione ambientale che incombono sul futuro della popolazione
mondiale. Il G8 ha dato molto all'Aquila in termine morali e concreti - molti
leader hanno promesso aiuti e hanno compiuto visite tra le rovine e le macerie
- ma anche l'Aquila ha dato molto ai leader, dando loro coraggio, slancio e
ispirazione. L'accordo più significativo è sicuramente quello sul clima con una
nuova e inedita intesa tra Usa e Ue (impensabile ai tempi di George W.Bush) e
un accordo tra gli otto che prevede la riduzione dell'ottanta per cento delle
emissioni di CO2 entro il 2050. Sarà difficile ribadire questo accordo al G14,
per l'opposizione della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della comunità
occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole dell'
economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma dall'Aquila si
conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a un'economia etica,
più trasparente, dove non possa più accadere che pochi spregiudicati finanzieri
si arricchiscano sulle spalle di milioni di investitori e risparmiatori. Gli
otto promettono di promuovere "un'economia mondiale che sia aperta,
innovativa, sostenibile e giusta" e confermano la volontà di mettere in
opera entro il 2010 un meccanismo di responsabilità per"monitore i
progressi e rafforzare l'efficacia" delle loro azioni. Lo slogan che
racchiude questi principi è quello che prevede che le persone vengano
"prima di tutto": "people first". Per quanto riguarda
l'Africa e gli aiuti allo sviluppo, nonostante le difficoltà della crisi
economica che pesa anche sulle casse della cancellerie dei Paesi ricchi, dal G8
esce un nuovo impegno per il rispetto degli accordi di Gleneagles (0,51 del pil
nazionale entro il 2010 e lo 0,7 entro il 2015). "Siamo determinati -
dicono i leader del G8 - ad assumere misure per mitigare l'impatto della crisi
sui paesi in via di sviluppo e continuare a sostenere i loro sforzi per
raggiungere gli obiettivi del Millenium Development Goal". Accordi
interessanti che dovranno però avere concretezza e applicazione reale. Tutto
quello che è mancato in questi anni. Sarebbe imperdonabile fallire ancora
quando le nuove promesse vengono fatte da una città come l'Aquila, con le sue
macerie e le sue ferite ancora aperte.
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( da "Finanza e Mercati" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Le auto cinesi
continuano a correre: +48% da Finanza&Mercati del 10-07-2009 Europa e Stati
Uniti frenano, la Cina accelera. A giugno le immatricolazioni di nuove auto nella
Repubblica popolare hanno fatto registrare un balzo del 48%. Si tratta della
crescita più alta dal febbraio 2006 grazie alle 872.900 unità vendute. Se si
nel conteggio anche i camion e gli autobus, il totale sale a 1,14 milioni con
un aumento del 36%. Con questi numeri la Cina supererà
quest'anno gli Stati Uniti come maggior mercato automobilistico al mondo. «Il
rallentamento dell'economia cinese è chiaramente alle spalle - spiega Wang
Qingtao, analista della First Capital Securities a Shenzhen - e poi c'è una
enorme e naturale domanda di autoveicoli, che continuerà a supportare la
crescita del settore nei prossimi anni. Secondo alcune previsioni in Cina in tutto il 2009 verranno vendute 11 milioni di
automobili, contro una precedente stima di 10,2 milioni. Solo nei primi mesi ne
sono state già vendute 6,1 milioni, anche grazie ai sussidi decisi dal governo
in alcune zone rurali. Negli Stati Uniti, invece, nel primo semestre le vendite
sono crollate del 35% a 4,8 milioni di unità e le proiezioni sui dodici mesi
parlano di 9,7 milioni. Nonostante questa favorevole situazione le 19 case
automobilistiche cinesi hanno visto scendere i profitti del 19% nei primi
cinque mesi dell'anno a causa della crescente concorrenza.
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( da "Finanza e Mercati" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Anche fallire
costa caro. E il più celebre dei fallimenti dell'ultima crisi, Lehman ... di
Redazione del 10-07-2009 da Finanza&Mercati del 10-07-2009 [Nr. 134 pagina
19] Anche fallire costa caro. E il più celebre dei fallimenti dell'ultima
crisi, Lehman Brothers, ne è l'esempio più evidente. Secondo quanto raccolto da
Bloomberg dai filing depositati presso la Sec, infatti, la banca ha pagato
advisor e legali attivi nei primi nove mesi della gestione della bancarotta la
somma complessiva di 262,6 milioni di dollari. Tra i meglio pagati, la società
specializzata in ristrutturazioni Alvarez & Marsal che ha intascato 115
milioni. Subito dietro si piazza lo studio legale Weil Gotshal & Manges, la
cui parcella si è «fermata» a 63,7 milioni. E non è tutto, ovviamente. La fase
di liquidazione continua. E c'è chi stima, presso l'università della California,
che entro la fine della bancarotta la parcella per i consulenti arriverà a 906
milioni di dollari. India contro Cina Chi ha paura del Drago? Non solo l'Occidente si misura con la
forza della Cina. «Il
dragone è un concorrente temibile sia per i Paesi ricchi sia per quelli che
cercano di diventarlo». E l'india, spiega Alberto Forchielli, presidente
Osservatorio Asia, « è uno dei Paesi più esposti a questo pericolo».
Tanto che cominciano le contromosse: «La confindustria indiana sta premendo sul
governo affinché intervenga contro enormi differenze di prezzo a favore dei
prodotti cinesi, così grandi da divenire inspiegabili. Richiedono procedure
antidumping e misure più severe per i controllo della qualità dell'import».
Dallo scorso giugno sono fuorilegge i telefoni cellulari senza numero di
identificazione, imposto per ragioni di sicurezza e contro i prodotti
contraffatti dalla Cina. L'india ha avuto nel 2008 una
capacità produttiva di poco oltre 100 milioni di esemplari. Nello stesso anno
dalla Cina ne sono stati importanti 50 milioni, un
terzo dei quali senza licenza e con materiale scadente». Santander Santander
rassicura i soci. Con una comunicazione alla Consob di Madrid, la principale
banca spagnola ha dichiarato che gli utili nel secondo trimestre centreranno le
previsioni, consentendo al gruppo di battere nel 2009 i risultati del 2008. Le
buone notizie, che anticipano i conti previsti il 29 luglio, hanno battuto
anche i timori sulle sofferenze espressi dal management qualche settimana fa.
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima
Pagina Il potere degli emergenti FEDERICO RAMPINI Archiviato il primo giorno di
summit nel formato ormai obsoleto del G8, l´allargamento
della seconda giornata alle cinque potenze emergenti (Cina India Brasile Messico e Sudafrica) ha rivelato la forza tremenda
del "fronte dei veti". Gli emergenti hanno una visione del mondo
lontana dalla nostra. Hanno altre priorità. Hanno il peso economico e politico
per esercitare un formidabile potere d´interdizione. SEGUE A PAGINA 39
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
1 - Prima Pagina Si conclude oggi il summit dei Grandi a L´Aquila. I Paesi del
G5 attaccano sul dollaro. Dal premier nuove accuse a "Repubblica"
Clima, accordo senza la Cina Obama:
l´America si impegna a salvare la Terra. Berlusconi: G8 ormai superato SEGUE A
PAGINA 2
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Esteri
Il presidente Usa: il mio Paese ha cambiato atteggiamento sui problemi
ambientali ma dobbiamo agire tutti insieme L´appello e la delusione di Obama
"Problema immenso, dobbiamo fare di più" "Spesso in passato
l´America non si è fatta carico delle proprie responsabilità ma vi dico
chiaramente che quei tempi sono finiti" E a conclusione oggi visita in
Vaticano per incontrare papa Benedetto XVI le cui parole "hanno un
profondo effetto in tutto il mondo" ALBERTO FLORES D´ARCAIS dal nostro
inviato L´AQUILA - «Lasciatemi fare una sintesi. Abbiamo fatto una buona
partenza, ma sono il primo a sapere che su questo tema fare progressi non sarà
facile». L´auditorium della caserma di Coppito è pieno, le telecamere sono
accese, i giornalisti di ogni parte del mondo sono qui tutti per lui e Barack
Obama spiega l´accordo sul clima raggiunto al G8: «E´ la sfida centrale. Ogni
nazione di questo pianeta è a rischio e se nessuna nazione da sola è
responsabile per il cambio climatico, nessuna può affrontarla da sola». Una
parola in italiano, "buonasera", i ringraziamenti a Berlusconi che ha
fatto da co-presidente al Mef (il forum sul clima) poi il discorso. Ottimista,
ma senza nascondere i problemi. L´accordo raggiunto non si può certo definire
eccezionale, la Cina si sfila, l´Onu si lamenta e il presidente americano ne è
consapevole. Ma sa anche che dal più potente leader del pianeta tutti si
aspettano parole di speranza e l´uomo del "yes, we can" si sbilancia,
«qui all´Aquila abbiamo fatto un significativo numero di passi avanti, al G8
c´è stato uno storico consenso su concreti obiettivi per ridurre le emissioni
di gas inquinanti». Critica l´atteggiamento degli Stati Uniti ai tempi
di Bush («spesso in passato il mio paese non si è fatto carico delle proprie
responsabilità») ma promette che «quei tempi sono finiti, ve lo dico
chiaramente». Riconosce le preoccupazioni dei paesi in via di sviluppo - ne
aveva discusso nel primo incontro della mattina con il brasiliano Lula - invita
i leader del mondo a combattere «le tentazioni del cinismo, a renderci conto
che il problema è immenso». Tra i Grandi c´è già l´accordo per raddoppiare gli
investimenti nella tecnologia pulita e nella ricerca entro il 2015, nel corso
del forum c´è stata una «franca ed aperta discussione» sulle crescenti minacce
del "climate change" e anche se nessuno può pensare di «risolvere
questo problema in un meeting o in un vertice» occorre trovare una strada
comune. Le nazioni più sviluppate hanno la «responsabilità storica» di guidare
il cambiamento e Obama rivendica quello che gli Stati Uniti stanno facendo:
miliardi di dollari di investimenti per l´energia pulita, la creazione di
migliaia di nuovi posti di lavoro a dimostrazione che «non c´è contraddizione
tra una crescita ambientale sostenibile e una robusta crescita economica». «Non
siamo avanti come altre nazioni» ed anche qui, nella giornata in cui il G8 è
stato allargato ai paesi emergenti è stato chiaro che ogni nazione arriva al
tavolo «con diversi bisogni, diverse priorità e diversi livelli di sviluppo».
«Non è facile superare» queste divergenze, specie in un periodo di crisi
economica come quello attuale, ma adesso c´è l´impegno preso dai 17 leader che
hanno partecipato al Mef, pronti a ritrovarsi a dicembre a Copenaghen. Non c´è
stato solo il clima nella seconda giornata di Obama a Coppito. Il problema Iran
è sempre tra i primi punti nell´agenda della Casa Bianca e oltre alla questione
nucleare l´amministrazione segue con attenzione quanto sta accadendo a Teheran.
Se sul primo punto il G8 resta generico ecco che Obama non fa invece mancare la
solidarietà al premier britannico Gordon Brown per il fermo dei dipendenti
dell´ambasciata di Londra nella capitale iraniana: «E´ inaccettabile». Con la
cena per tutti i leader presenti (con l´aggiunta del presidente Napolitano)
arriva anche una stretta di mano che restava in forse. E´ quella tra Obama e il
leader libico Gheddafi che incrociano i loro passi mentre premier e presidenti
stanno prendendo posto per la tradizionale foto di gruppo. Sono passati 23 anni
da quando (Reagan alla Casa Bianca) i caccia dell´Air Force bombardarono
Tripoli; adesso a Coppito Gheddafi e Obama si scambiano anche qualche breve
parola di saluto. A chiusura del vertice la tappa in Vaticano, importante per
la Casa Bianca perlomeno quanto il G8. Il presidente Usa «è estremamente lieto»
di poter incontrare il papa, «da tempo cercava questa opportunità» ed è
consapevole che le parole di Benedetto XVI «hanno un profondo effetto in tutto
il mondo». Chiuso il vertice e visto il papa, Obama parte alla volta del Ghana,
primo paese del continente dove è nato suo padre a visitare da presidente.
Africa, con tutto ciò che significa. Così oggi, come ultimo atto pubblico nel
quadro del G8 Obama annuncerà l´impegno della Casa Bianca verso i paesi in via
di sviluppo: un progetto da 15 miliardi di dollari per investimenti agricoli,
mirati ad aiutare i piccoli coltivatori.
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Esteri
Addio "G8", nasce il "G14" ma sul clima l´accordo è debole La Cina guida i paesi emergenti contro i tagli all´inquinamento Il
vertice Sulle emissioni nemmeno l´India è convinta a a impegnarsi per
l´obiettivo del 50% VINCENZO NIGRO DAL NOSTRO INVIATO L´AQUILA - Prima dei
risultati, prima degli accordi o dei disaccordi, la vera novità: all´Aquila è
morto il G8 come sempre l´abbiamo sempre conosciuto. Come club delle
potenze economiche democratiche più potenti al mondo. D´ora in poi il format
che guiderà i giochi delle politiche economiche del mondo sarà il G14: ovvero
il G8 di America, Europa e Russia (con il Giappone appendice asiatica
dell´Occidente) più il G5, le cinque economie in via di sviluppo più potenti
del mondo. La somma farebbe «G13», ma per ragioni geo-politiche si aggiunge
l´Egitto arabo, musulmano e africano. Chi lo dice chiaramente, invece di
inseguire i commenti di giornata sugli accordi fatti o mancati, è il francese
Nicolas Sarkozy: «La governance mondiale deve evolvere, come si può tenere
fuori dalle decisioni sui destini del mondo per esempio un paese di un miliardo
di persone come l´India? Cercheremo di unire i due gruppi composti da G8 e G5
più l´Egitto, dobbiamo farlo al più presto». Detto questo, nella giornata di
ieri come previsto sono andati in scena alcuni argomenti principali. CLIMA -
Dopo aver deciso autonomamente mercoledì di ridurre al suo interno dell´80 per
cento le emissioni di gas serra entro il 2050, il G8 avrebbe voluto raggiungere
un accordo con il G5 per arrivare a una riduzione del 50 per cento su scala
mondiale. Il tutto in preparazione della conferenza Onu di Copenaghen di
dicembre che segnerà la tappa successiva a Kyoto. Il G8 non è riuscito a
convincere India e Cina a impegnarsi per l´obiettivo
del 50 per cento, e lo stesso obiettivo dell´80 per cento per il G8 prima è
stato messo in dubbio dalle dichiarazioni del Canada che lo considera
«un´aspirazione» e della Russia che ammette candidamente di non essere in grado
di raggiungere quell´obiettivo. Ban Ki Moon, il segretario Onu a cui toccherà
gestire politicamente il percorso verso Copenaghen si è dichiarato
«insoddisfatto» del risultato raggiunto. Ma per i leader europei trovare una
guida come Barack Obama che (al contrario di Bush) ha deciso di lanciare
l´America in questa battaglia significa vedere il bicchiere mezzo pieno. Il
colpo più pesante (previsto) è stato quello della Cina
che ancora prima dell´avvio dei lavori del Mef (il Major Economies Forum che
riunisce i paesi di G8 e G5, più Indonesia, Corea del sud, Australia e
rappresenta l´80% delle emissioni del mondo), ha dichiarato di non ritenersi
vincolata dall´accordo G8. «E´ fondamentale che i paesi sviluppati prendano in
considerazione le diverse condizioni dei paesi emergenti e in via di sviluppo»,
ha detto il viceministro degli Esteri cinese Ma Daoxu. Come dire: voi
occidentali e ricchi vi siete sviluppati inquinando, adesso non potete chiedere
a noi di non inquinare visto che dobbiamo ancora svilupparci COMMERCIO - In
questo settore si aspettavano progressi e sono arrivati. Dall´Aquila i capi di
governo danno mandato ai ministri del Commercio di rilanciare e chiudere entro
il 2010 il "Doha Round", ovvero le trattative per riformare l´Organizzazione
mondiale del commercio. Contro le nuove spinte protezionistiche generate dalla
super crisi mondiale, i leader del G14 rilanciano l´impegno ad aprire i mercati
mondiali. Il messaggio testuale è «impegnarsi a mantenere e promuovere i
mercati aperti e a respingere tutte le misure protezionistiche su commercio e
investimenti». Per questo il gruppo del Major Economies Forum ha affidato
mandato ai ministri di incontrarsi per elaborare un documento prima del vertice
del G20 di Pittsburg di settembre. Il ministro degli Esteri Franco Frattini
spiega che l´accordo di ieri «apre la strada a un nuovo metodo di concepire i
rapporti con i paesi poveri. Se liberalizziamo di più il commercio, se
consentiamo la circolazione dei prodotti dai paesi poveri ai paesi ricchi senza
sacrificare le economie dei paesi più ricchi, noi contribuiamo in modo enorme
alla strategia di aiuto per i paesi più poveri». Certo, sarà ancora lunga e
difficile, ma la sostanza è questa: un negoziato in stallo ormai da 8 anni è
stato sbloccato. SICUREZZA ALIMENTARE - Oggi, nel giorno finale del G8,
arriverà il fuoco d´artificio finale: un fondo per la "food security"
di 10-15 miliardi di dollari, di cui 4-5 solo dagli Stati Uniti. La promessa di
nuovi soldi è sicura, bisognerà capire meglio come si aprirà questa nuova fase
negli aiuti ai paesi in maggiori difficoltà, in un´era in cui la sicurezza
alimentare è amplificate dalle crisi e dalle speculazioni finanziarie, non solo
dalle carestie e dal cambiamento climatico.
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 6 -
Interni "Il G8 è superato, ora serve il G14" Berlusconi:
"Sconfitti i disfattisti". Poi torna ad attaccare Repubblica L´Italia
"Obama ha proposto un vertice di tutti i Paesi che hanno armi
nucleari" DAL NSOTRO INVIATO GIANLUCA LUZI L´AQUILA - G8 addio, d´ora in
poi sarà G14. I Grandi della Terra hanno capito che il loro club era un po´
troppo esclusivo e ristretto e quindi hanno deciso di allargarlo ai Paesi
emergenti. Il G14 è «una struttura ormai consolidata» che può avere «continutà
di riunioni», ha annunciato ieri sera Berlusconi al termine della seconda
giornata del summit dell´Aquila. Ma «abbiamo constatato che il G8 è un format
non più idoneo per dare un indirizzo economico globale, mentre un G14
strutturale e consolidato, che rappresenta più dell´80% dell´economia mondiale
rende possibile una vera dialettica». Cina, India, Brasile, Sudafrica, Messico più l´Egitto, entrano a far
parte del club. «Vogliamo fare un´analisi approfondita per vedere se il G14 sia
il format adatto per una discussione che porti a risultati condivisi.» ha
spiegato il premier. Non più di 14, però, perché altrimenti «come per il
G20 ed il G24 il numero di componenti troppo alto non rende possibile una vera
dialettica». Mentre Berlusconi, l´ha confermato anche ieri, preferisce le
conversazioni informali piuttosto che gli interventi programmati e scanditi da
tempi precisi. L´atmosfera così informale ha consentito ieri, per Berlusconi,
«interventi sentimentalmente profondi». Meno gradite sono per il premier le
domande sull´immagine dell´Italia alla luce delle inchieste che hanno riempito
le pagine anche dei giornali stranieri (che però finora non gli hanno rivolto
alcuna domanda insidiosa). «Non avete raggiunto il risultato che volevate.
Auguri!», risponde Berlusconi rivolto a la Repubblica che gli chiedeva se
davvero l´immagine dell´Italia fosse stata rovinata dalla stampa da lui stesso
accusata di remare contro il Paese. Del resto, ha risposto a un´altra domanda,
«ci sono due tipi di realtà, quella vera della gente comune e l´altra realtà
descritta dai giornali che è pura fantasia». Prima della conferenza stampa
Berlusconi è salito sul palcoscenico dell´Auditorium assieme a Obama. Il
presidente americano voleva più compagnia e rivolto a Gordon Brown ha fatto il
gesto di salire anche ai leader degli altri paesi che avevano siglato un
accordo sull´ambiente, ma l´accorta regia italiana ha riservato la scena per un
buon quarto d´ora a loro due soli. Poi Berlusconi ha fatto il punto della
giornata di summit. Con una promessa: l´Italia verserà i 130 milioni di dollari
del Global Fund per l´Africa «entro il prossimo mese» coprendo così il ritardo
nei pagamenti delle quote. E ne aggiungerà altri 30 milioni in più. «Il nostro
Paese - ha ammesso il premier - è in leggero ritardo nel versare i soldi al
Global Fund che io ho voluto quando ero presidente del G8 nel 2001». Inoltre,
ha aggiunto annunciando l´incontro di oggi con i leader dei Paesi africani,
«dal vertice dell´Aquila è nata la decisione di arrivare a 10-15 miliardi di
dollari di aiuti per i paesi in via di sviluppo, destinando questi aiuti ad
organizzazioni concrete». Il G8 ieri ha parlato anche di nucleare e «da parte
di tutti è stata espressa la volontà di andare verso una negazione delle armi
nucleari». Il vertice «è iniziato dopo i colloqui tra Obama e Medvedev dove è
stata presa l´importante decisione di ridurre l´arsenale americano e quello
russo». E «Obama ha proposto di mettere in agenda un vertice da svolgersi nel
maggio del prossimo anno con tutti i paesi detentori di armi nucleari per
andare verso un mondo più sicuro». Però «ci sono ancora molti paesi con armi
nucleari e in particolare c´è la volontà dell´Iran» di dotarsene. Il G8 «ha
scartato le ipotesi di sanzioni» contro Teheran ma «ha espresso la ferma
volontà di aprire un dialogo forte, duro e deciso» affinché «in un tempo non
esteso» si impedisca che diventi «un Paese possessore di armi nucleari». E
l´Iran preoccupa anche per la repressione da parte del regime degli ayatollah.
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 38 -
Commenti L´ESEMPIO AMERICANO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Alla preoccupazione di immagine che aveva animato il nostro presidente del
consiglio italiano, aveva fatto da contrappunto la battaglia di sostanza che
l´americano si era proposto di condurre e che la fuga del presidente cinese Hu
Jintao, tanto tempestiva da apparire persino sospetta, aveva svuotato prima
ancora che cominciasse. Era evidente che raggiungere accordi parziali sul clima
fra nazioni occidentale che comunque erano già d´accordo sarebbe
stato facile e il difficile sarebbe venuto nel convincere colossi umani,
finanziarie, politici e industriali come Cina, Brasile e India, da sole oltre un terzo della popolazione
planetaria, a non fare quello che per secoli noi abbiamo fatto, secondo la
sindrome del villeggiante al mare che vorrebbe bloccare ogni nuova costruzione
dopo essersi comperato la casa. Questo dell´Aquila, nel secondo giorno
in cui proprio Obama ha preso la presidenza del futuro Gruppo, formato non dai
soli Otto, ma da quattordici nazioni, era il primo incontro pratico, su terreni
concreti, fra il nuovo presidente americano e quella Cina
che lui, pur nell´attivismo politico dimostrato nei sei mesi alla Casa Bianca,
aveva sempre aggirato ed evitato con cura. A differenza del predecessore Bush
che era salito al potere nel gennaio del 2001 annunciando la dottrina
contraddittoria dei "concorrenti e partner", un bluff che i Cinesi
avevano subito visto costringendo un aereo spia americano ad atterrare e
Washington a chiedere scusa, Obama non aveva mai articolato una propria ben
definita strategia cinese. E ora si capisce il perché. Perché la Cina, non ancora un co-eguale negli affari del mondo per la
propria natura politica, è già capace di essere il punto di riferimento e di
coagulo di coloro che non cercano pacche sulle spalle da Washington e non
vogliono accettare a scatola chiusa le scelte fatte dalle nazioni occidentali e
dagli Stati Uniti che le guidano. La risposta di Obama è stata quella di
"aprire la scatola", di non imporre a questo gruppo di nazioni che
vogliono contare di più, il "chi non è con me è contro di me" caro al
manicheismo di Bush, ma di provare a dimostrare che, finalmente, l´America
intende praticare quello che predica, in materia di democrazia, di stato di
diritto e di difesa della Terra, per "non chiedere ad altri quello che noi
non siamo disposti a fare". «I giorni dello spreco sono finiti anche per
noi» ha detto nella dichiarazione finale, per togliere quella antica sensazione
che i ricchi siano sempre bravissimi a predicare quello che essi non vogliono
praticare, magari accusando dall´alto, come il lupo, l´agnello di sporcare
l´acqua. O che, come fu in uno dei primi e più infelici atti di Bush
stracciando la modesta intesa di Kyoto, neghino addirittura l´esistenza del
problema per non doverlo affrontare. La sfida di Obama al mondo che anela a
quei modelli di sviluppo che le nazioni più mature cominciano a riconoscere
come insostenibile, è di "lead by example", come disse più volte in
campagna elettorale, di "guidare con l´esempio" e di essere il
migliore, non il più prepotente. Anche Silvio Berlusconi, che sembra avere già
interamente dimenticato gli anni della presidenza Bush con l´entusiasmo del
convertito per l´"obamismo", si è prontamente adeguato, e anche questa
conversione al neo-ecologismo era parte del prezzo pagato, insieme con i 500
militari in più in Afghanistan e i tre prigionieri di Guantanamo accettati in
Italia, per proteggere la propria posizione internazionale e quella
dell´Italia. Se il G8, come istituzione, è ormai in agonia e altri gruppi più
rappresentativi del mondo lo sostituiranno, non sarà il caso di piangerlo.
Anche questo, come tutti gli organismi e le organizzazioni ha svolto la propria
funzione e ormai palesemente era un sopravvissuto alla propria ragione
d´essere. Ma nel Gruppo che lo sostituirà, e del quale fortunatamente l´Italia
farà ancora parte in attesa di una rappresentanza collettiva dell´Europa, la
lezione di questo ultimo valzer all´Aquila sarà importante, non per massaggiare
la vanità dei singoli, ma per avere detto che il tempo del direttori e dei
diktat dell´Occidente a "chi ci sta" e peggio per gli altri, sta
tramontando. Se l´America, con l´Europa, intende ancora guidare, dovrà farlo
convincendo gli altri di meritarlo con l´esempio della propria capacità di
governare la propria gente e il proprio spicchio di mondo meglio con più
coscienza e integrità di quanto sappiano fare Cina o
India o Brasile, se ci riescono, e non per autoinvestituira. Come ha cominciato
a fare, o a tentare di fare, Barack Obama riconoscendo che dall´America degli
sprechi deve partire la nuova economia dello sviluppo intelligente.
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 39 -
Commenti IL POTERE DEGLI EMERGENTI La coalizione esterna al G8 non è più la
periferia. Al contrario Cina e India sono
potenzialmente i motori della crescita mondiale, gli unici giganti a sganciarsi
dalla recessione Per la maggior parte dell´umanità lo sviluppo resta la
priorità. Riuscire a cambiare la qualità di questo processo è al di fuori
dell´arcaica cultura negoziale delle diplomazie (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) è questo il vero senso della giornata di
ieri. La coalizione degli esterni al G8 non è più "la periferia". Al
contrario, Cina e India rappresentano potenzialmente i
motori della crescita mondiale, gli unici giganti ad essersi sganciati dal
ciclo recessivo. Ma allargare la rappresentanza della governance globale fino a
includerli, espone al rischio della paralisi decisionale: tanto ampio è il
divario degli interessi. «è un buon inizio, non è un compito da poco riuscire a
colmare le distanze fra così tanti leader, ed è ancora più difficile riuscirci
nel bel mezzo di una recessione». Con il suo energico ottimismo Obama ha voluto
imprimere un segno positivo al vertice. Quel suo giudizio si riferiva all´accordo
sul clima, firmato da paesi che generano l´80% delle emissioni carboniche del
pianeta. Ma poco prima la delegazione cinese aveva suonato tutt´altra musica:
«L´accordo sul clima non vincola la Cina, che ritiene
fondamentale prendere in considerazione le diverse condizioni dei paesi
emergenti». Dall´India all´Egitto, altri hanno appoggiato la posizione cinese,
respingendo l´impegno di ridurre del 50% le emissioni di CO2 entro il 2050. La
controproposta: che i paesi industrializzati si impegnino a fare molto di più,
tagliando del 40% le loro emissioni entro il 2020; e che offrano fondi e
tecnologie ai paesi meno avanzati per la riconversione a uno sviluppo
sostenibile. Pechino articola una posizione che fa il pieno di consensi in
tutto il mondo non-occidentale. Primo: la Cina ci
ricorda che storicamente l´inquinamento accumulato nel pianeta lo abbiamo
prodotto in massima parte noi "vecchi ricchi" nei decenni in cui
eravamo i soli protagonisti dell´industrializzazione. Secondo: le nostre
multinazionali hanno un ruolo decisivo nel trasferire verso le nazioni
emergenti le produzioni più distruttive per l´ambiente. Terzo: il tenore di
vita dei cinesi e degli indiani resta molto inferiore al nostro, in fatto di
consumo frugale noi dovremmo imparare qualcosa da loro. Conclusione: non si può
chiedere ai colossi asiatici di fermare le centrali a carbone solo perché loro
sono troppo numerosi. Questa non è una divergenza "negoziabile" su
cifre e date; è lo scontro tra visioni, interessi e bisogni profondamente
diversi. Per la stragrande maggioranza dell´umanità lo sviluppo resta la
priorità, l´urgenza, l´imperativo assoluto. Riuscire a cambiare la qualità di
quello sviluppo, esige soluzioni profondamente innovative che fuoriescono
dall´arcaica cultura negoziale delle diplomazie e degli sherpa. «Tra vecchi
paesi ricchi e nazioni emergenti osserva Kim Carstensen
del Wwf non è stato superato il grande fossato della diffidenza».
D´altra parte quando il fronte degli emergenti sprigiona la sua grande forza
d´interdizione,
mette a nudo anche i limiti di audacia dei leader occidentali. A parte l´aver
ripudiato finalmente il "negazionismo" di Bush sul cambiamento
climatico, di concreto sull´ambiente Obama cos´ha fatto? Sta spingendo
faticosamente al Congresso una legge sul trading di diritti d´emissione,
copiata dal modello europeo che ha dato risultati deludenti. Non ha neppure
messo all´ordine del giorno un aumento delle tasse sulla benzina, che al
distributore in America costa meno che in Cina. Non è
solo sul clima che l´apparente concordia è stata ottenuta solo annacquando
all´infinito i contenuti. G8 più G5 si sono «impegnati a resistere al
protezionismo e a incoraggiare l´apertura dei mercati», promettono una
«conclusione ambiziosa ed equilibrata dei negoziati sulla liberalizzazione dei
commerci» (Doha Round) nel 2010. Ma non c´è alcun cenno alla grande disputa sul
protezionismo agricolo europeo e americano, immenso ostacolo all´accordo di
Doha. Neanche una parola sulle malefiche clausole protezioniste infilate
surrettiziamente in tutte le manovre di spesa pubblica anti-recessione, dal Buy
American di Washington al Buy Chinese di Pechino. (L´Italia, piccola economia
molto dipendente dall´export, ha tutto da perdere se avanza indisturbata questa
marea neoprotezionista). La vacua convergenza sul rilancio della crescita
globale è stata raggiunta solo dopo aver messo fra parentesi un´altra sfida
poderosa lanciata dai cinesi: l´attacco a sua maestà il dollaro. Chiedendo di
«promuovere un sistema monetario internazionale più diversificato», la
delegazione di Pechino ha comunque sancito l´inizio di un processo inevitabile.
Il signoraggio del dollaro, che primeggia sia nelle riserve delle banche
centrali sia nei pagamenti dei commerci fra nazioni, è l´eredità di un´epoca in
cui la supremazia economica americana era incontrastata. Ora la Cina moltiplica gli accordi bilaterali
con India, Russia, Brasile, Argentina; in quel club già si abbandona il dollaro
per passare a pagamenti bilaterali con le valute nazionali. è naturale che
questo avvenga. Basti pensare che la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come primo partner economico del
Brasile: perché gli imprenditori di Shanghai e Sao Paulo dovrebbero continuare
a usare dollari nelle loro relazioni, esponendosi alla capricciosa
volatilità di una moneta che riflette le debolezze del bilancio federale di
Washington? Il tramonto del vecchio ordine è nei fatti. Ma quello che si
disegna nel post-G8 è un mondo assai più complicato, e non necessariamente più
stabile.
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
XIII - Napoli Getra in Cina,
investimenti da 40 milioni Marco Zigon, presidente del gruppo Getra di
Marcianise, l´aveva preannunciato già quattro anni fa: per aggredire i mercati
orientali ci vuole una joint venture. Quattro giorni fa, la Getra ha firmato
l´accordo con il gruppo cinese Baosheng. Ieri, la presentazione
dell´apertura al mercato orientale con un investimento di 40 milioni di euro.
L´azienda casertana è leader europeo nella produzione e manutenzione di
trasformatori elettrici. Ed è una delle prime imprese del Sud a creare una
joint venture con la Cina. «Abbiamo calcolato un
investimento di massima - conferma il presidente Marco Zigon - ma siamo sicuri
che, quando partirà la costruzione dello stabilimento cinese, l´impegno
aumenterà. Si parla di un fabbisogno in crescita esponenziale». L´inizio dei
lavori nella regione del Baohing è previsto per dicembre ma nell´attesa cambia
l´assetto societario e si lavora all´ampliamento dello stabilimento di
Marcianise e alla costruzione di una nuova succursale a Pignataro. «La Getra è una
delle pochissime imprese meridionali - commenta il vice ministro allo Sviluppo
Economico Adolfo Urso - che ha accettato la sfida della globalizzazione».
L´azienda non è nuova ai mercati internazionali. Già da qualche anno fornisce
infrastrutture per l´energia elettrica in Africa, America e Medio Oriente,
oltre all´Europa. Dopo l´annuncio della joint venture si è tenuta una tavola
rotonda a cui hanno partecipato l´onorevole Adolfo Urso, l´ad di Terna Flavio
Cattaneo, il presidente Anie Guidalberto Guidi, il managing director Rothschild
Chicco Testa e il presidente di A2A Giuliano Zuccoli. (tiziana cozzi)
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III -
Firenze Il caso Prato, sequestrati i maxiortaggi coltivati negli orti cinesi
FULVIO PALOSCIA La verdura del vicino è sempre più grande. Ortaggi extralarge
che non stonerebbero in un film di fantascienza, pomodori dalle forme perfette
giganteggiano negli orti coltivati dai cinesi alla periferia di Prato, in
piccoli fazzoletti di terra tra una fabbrica e l´altra. Prodotti sospetti che
poi vengono venduti in un mercatino allestito nella piazzetta di una galleria
commerciale in piena Chinatown pratese, da ambulanti abusivi. Dietro la
proliferazione della maxiverdura c´è un commercio di semi, geneticamente
modificati che è stato portato alla luce dall´operazione «Horti cinesi»
condotta dal Ministero delle politiche agricole: nel rione di Maliseti, a
Prato, uomini del Corpo forestale dello stato e del nucleo agroalimentare hanno
sequestrato quattro ettari di campi coltivati con sementi non certificate
provenienti dalla Cina e con
caratteristiche genetiche sconosciute. Oltre a 20 chili di semi sospetti.
Colture, dicono al ministero, causa di inquinamento genetico e che rischiano di
mettere a repentaglio la biodiversità alimentare nazionale. «Horti cinesi» fa
seguito a un´altra operazione effettuata sempre a Prato nei mesi scorsi in tre
ditte di cinesi che gestivano attività di coltivazione di ortaggi. Nelle
due operazioni sono stati ispezionati circa 13 ettari di terreni
coltivati a orti, sequestrate 550 buste di semi e 40 chili circa di sementi di
varie specie vegetali.
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI -
Bologna "Creiamo manager per la sfida cinese" Bergami a Marchesini
alla vigilia della reunion degli ex allievi di Alma SARA SCHEGGIA «Siamo pronti
a collaborare per creare una nuova classe manageriale che
sappia operare in Cina come
su altri mercati internazionali». E´ la risposta di Massimo Bergami, direttore
di Alma Graduate School, alla lettera aperta che il presidente di Unindustria,
Maurizio Marchesini, ha scritto ieri a cittadini e imprenditori. Una mano tesa
in vista di una sfida difficile: affrontare la crisi in un´epoca di piena
globalizzazione. «La crisi passerà con tempi e conseguenze che non
possiamo prevedere - continua Bergami, che è anche docente all´Alma Mater di
organizzazione aziendale - ma il rimpicciolimento del mondo resterà e le
imprese, incluse quelle del nostro territorio, dovranno fare i conti con un
sistema ad alta interdipendenza». Il commento arriva alla vigilia di una due
giorni dedicata proprio a questi temi, all´interno della reunion annuale, al
via oggi, degli ex allievi dell´Alma Graduate School. In programma dalle 16.30 a Palazzo Re Enzo,
anche l´intervista del vice direttore dell´Espresso Antonio Ramenghi al Vescovo
di Treviso Andrea Bruno Mazzocato. Un´occasione per parlare dell´enciclica
papale e della recessione nel suo territorio, il Nord Est. Chiude i lavori
Romano Prodi, che parlerà di crisi e dimensione europea. Domani la reunion si
sposta a Villa Guastavillani, dove interverranno tra gli altri Pier Luigi Celli
(Luiss) e Federico Minoli (Bologna Fiere). Un ulteriore invito, dunque, a non
temere la tigre asiatica, ma anzi a far valere le qualità del territorio
proprio in quei mercati, considerati oggi centrali per la ripresa. Temi su cui
la business school diretta da Bergami punta da quando è stata creata: «La
scuola è impegnata in un progetto di internazionalizzazione, sostenuto da
Fondazione del Monte e Fondazione Carisbo - spiega - abbiamo appena vinto un
premio che ci mette al secondo posto in Italia subito dopo la Bocconi di
Milano. E l´obiettivo è, da sempre, quello di creare una nuova classe
dirigente».
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( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
L'Enciclica di
Benedetto XVI e i Grandi alle prese con le scelte etiche Il convitato di pietra
Di Pino Agnetti 10-07-2009 Paradossalmente, è stata la giornata dell'unico
leader mondiale assente dal G8: il Papa. Gli altri "grandi" convenuti
all'Aquila e aumentati ieri a 14 e quindi a 17 con la presenza anche dei
cosiddetti "emergenti" - alcuni dei quali non sono più da un bel
pezzo - non hanno fatto che parlare di "etica", "centralità
della persona", "lotta alla povertà" e via discorrendo. Insomma,
difficilmente Obama e soci avranno avuto il tempo e la voglia di sfogliare il
monumentale libro con tanto di copertina marmorea omaggiato loro, in apertura
dei lavori, da Berlusconi. Certo è che in parecchi hanno dato l'impressione di
avere già letto e riletto l'ultima enciclica di Benedetto XVI, "Caritas in
veritate", diffusa (certo non a caso) proprio alla vigilia del vertice.
Quel grido contro gli egoismi, ribadito dallo stesso Pontefice nella lettera
"a tutti i governi del mondo" recapitata nei giorni scorsi a Berlusconi
in quanto presidente di turno del club degli Otto, ha dunque scandito di fatto
l'agenda del secondo round aquilano. Con esiti, a dire il vero, abbastanza
contraddittori. Come ci si aspettava, infatti, l'idea di un'intesa finalmente
ed effettivamente "globale" sul clima si è infranta contro il
"no" irremovibile della Cina. Che, ai leader delle economie più industrializzate del pianeta
precedentemente accordatisi per ridurre fra il 50 e l'80 per cento le emissioni
di gas serra entro il 2050,
ha in sostanza replicato: "Ma come, proprio voi che
storicamente siete i primi responsabili dell'inquinamento terrestre, adesso
vorreste che fossimo noi a bloccare il nostro sviluppo?". Più o
meno la stessa obiezione avanzata (sia pure con toni più sfumati) anche da
India ed Egitto, unico Paese arabo presente ufficialmente all'Aquila. A
complicare le cose, ci si è messa pure la "desaparecida" Onu per
bocca del suo numero uno, Ban Ki-moon. Quest'ultimo, invece di prendersela con
Pechino, ha criticato come "insufficiente e scarna" la piattaforma
targata G8. È toccato a Obama cercare di correre ai ripari, spiegando che
"c'è ancora tempo per superare le differenze sulle riduzioni di gas
nocivi". Di fatto, rinviando tutto al duplice appuntamento del G20 e della
conferenza mondiale sul clima di Copenhagen di settembre. In compenso, i leader
degli Otto, più Australia, Brasile, Indonesia, Messico, Sudafrica e stavolta
anche Cina e India, si sono dichiarati favorevoli ad
avviare una partnership globale nel campo delle tecnologie "pulite".
Così come unanime è stato il riconoscimento della validità scientifica della
teoria secondo cui occorre limitare il riscaldamento globale a due gradi
centigradi rispetto ai livelli dell'era pre-industriale. Il problema è che sia Pechino
che Nuova Delhi continuano a considerarsi ancora immerse a quella fase, pur
essendo le due economie che anche quest'anno cresceranno più di ogni altra al
mondo (rispettivamente +7,5% e +5,4%). Insomma: salvo contropartite che nessuno
al momento è in grado realisticamente di offrire, i due big asiatici hanno
fatto nuovamente capire di non essere minimanente disposti a cambiare rotta o a
rallentare la marcia. Fermamente impegnato a salvaguardare da ogni possibile
scossa non solo sismica il "suo" vertice, Silvio Berlusconi ha
suonato di nuovo la carica. "Nessuno sarà lasciato indietro", ha
ribadito aprendo i lavori del G14 (l'80% del Pil mondiale). Aggiungendo che
nella crisi economica "occorre pensare alla persone prima di tutto".
Di nuovo, il messaggio centrale dell'Enciclica papale. Va benissimo. Di questo
passo, però, non vorremmo che i Grandi esagerassero nel citare le parole del
Papa. Invece di cominciare ad assumersi le proprie responsabilità di fronte
alla tragedia permanente dell'Africa, o alla dilagante repressione dei diritti
umani da parte di regimi brutalmente dittatoriali come quello iraniano. Due
emergenze che, non meno della crisi economica, costituiscono a ben vedere una
minaccia letale per l'intero sistema globale riunito in questi giorni all'Aquila.
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( da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
G8/Smentite le
insinuazioni della stampa straniera. Un successo per l'Italia Di Pierfrancesco
Freré 10-07-2009 Il "vertice dei vertici", il G8 allargato a G14 e
alle economie emergenti, ha prodotto i primi risultati, in parte inattesi, sul
governo dell'economia globale e del controllo del clima. E' stata approvata una
dichiarazione comune sulle regole da introdurre nell'economia sociale di
mercato (promosse - è il caso di sottolineare - dal governo italiano) e sono
stati compiuti passi avanti nella lotta ai cambiamenti climatici: Barack Obama
ha parlato addirittura di un consenso storico al piano dei Grandi. A questo
punto è difficile pensare a un appuntamento rituale: sul successo del summit,
che apre la strada a cambiamenti in profondità della filosofia politica
occidentale, hanno certamente influito la gravità della crisi mondiale e il
surriscaldamento del pianeta che minaccia pericolosamente l'equilibrio
ecologico; ma ha pesato anche il lavoro preparatorio della diplomazia italiana
che ha smentito clamorosamente le insinuazioni di una parte della stampa
straniera, grazie ai pubblici riconoscimenti - dopo quelli di americani e
inglesi - del segretario generale dell'Onu, della delegazione cinese e di
quella egiziana. Silvio Berlusconi ha fatto capire che, a suo giudizio, anche
il clima informale e di cordialità tra i leader - riscontrabile in mondovisione
- ha rappresentato finora una delle chiavi del successo del vertice. Così il
premier ha potuto annunciare che le riunioni del G14 sono ormai una realtà consolidata
e avranno in futuro uno spazio costante all'interno del G8; l'impressione é che
i grandi Paesi emergenti abbiano compiuto a loro volta un'apertura verso le
potenze tradizionali, innescando di fatto una fase nuova dei rapporti
multilaterali. In questo senso appare definitivamente tramontata l'era
dell'unilateralismo di George Bush e avviato il percorso verso una sorta di
"governo del mondo" i cui capisaldi (ancora in gran parte da definire
nei particolari) saranno i global standard dell'economia, la sicurezza
internazionale, i nuovi accordi commerciali e forse, come ha reclamato ieri la Cina, una riforma del sistema di valute,
oggi dollarocentrico. Entro l'anno si capirà se la strategia disegnata a
L'Aquila avrà successo: dai vertici di Pittsburg e Copenaghen dovrebbero
emergere decisioni vincolanti su governo dell'economia mondiale e controllo del
clima, mentre il presidente degli Stati Uniti ha chiesto una conferenza
mondiale sul disarmo entro il marzo del prossimo anno nella linea della
"rivoluzione verde" avviata dalla sua amministrazione. Nel complesso
la regia italiana ha segnato molti punti a suo favore. Il premio Nobel per
l'economia, l'americano Paul Samuelson, ha sottolineato come le riforme
proposte dall'Italia e accolte dall'Ocse, rispondano a due interessi
fondamentali della comunità internazionale, onestà e sviluppo. Le ironie sulla
nostra capacità di imporre strategie comuni ai Grandi della Terra sono un'eco
lontana. Le stesse critiche di Le Monde su questa sorta di "Telethon
planetario" che sarebbe stato concepito dal Cavaliere per autopromuoversi,
eleggendo L'Aquila a palcoscenico del G8, sembrano superate dalle reazioni
delle delegazioni intervenute: persino l'attore George Clooney, che ha visitato
le zone del sisma, girerà un film a L'Aquila per dare una mano a rilanciare
l'economia e a maggior ragione lo potrà fare l'impegno dei leader che hanno
potuto constatare in diretta la gravità delle distruzioni e la forza d'animo
della reazione della popolazione italiana. Berlusconi, rispondendo a una
domanda, ha detto seccamente che è fallito il tentativo della stampa che voleva
rovinare il Paese. Ma in realtà le polemiche sembrano solo rinviate. Il Pd per
senso di responsabilità ha rimandato ogni giudizio al dopo vertice, sebbene
Pier Luigi Bersani ritenga che su povertà e clima gli impegni siano risultati
indefiniti e deludenti. Antonio Di Pietro invece ha denunciato da una pagina a
pagamento dell'Herald Tribune il pericolo che a suo avviso corre la democrazia
in Italia e ha chiesto pressioni dei paesi amici perché sia rispettato il ruolo
di autonomia della Consulta. I democratici non sono d'accordo con questo
"complesso di Carlo VIII" (chiedere aiuto all'esterno contro il
nemico interno) ma dovranno prima o poi confrontarsi con il problema del rapporto
con un alleato tanto scomodo. L'occasione sarà il prossimo congresso dove
Franceschini e Fassino dicono che si dovrà parlare delle alleanze basate sui
programmi e rilanciano il ruolo di perno del Pd (allusione alla vocazione
maggioritaria). D'Alema teme invece che con queste regole il congresso si possa
risolvere in una conta. La chiave sarà costituita dalle primarie dove Ignazio
Marino conta di sfondare grazie alla carica innovativa della sua candidatura.
Ne sarà il protagonista e non un semplice "terzo uomo", pronostica
Goffredo Bettini. pierfrancesco.frere@ansa.it
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 35 -
Economia Global market Big della finanza più Cina, meno Usa sono 10 le italiane Quest´anno 50-60 banche russe
potrebbero vedersi revocare la propria licenza e potremmo dover applicare il
pacchetto di salvataggio ad altre 15-20 NEW YORK - Con 458 miliardi di dollari
di entrate, il colosso petrolifero anglo-olandese Royal Dutch Shell guida la
nuova hit-parade delle 500 maggiori società mondiali compilata dalla rivista
Fortune. Al secondo posto la ExxonMobil, al terzo WalMart, che è stata
così spodestata dal vertice. Ma la vera novità di quest´anno è la forte
riduzione dei gruppi americani in classifica (140, il minimo da quando viene
pubblicata la lista) e il forte aumento di quelli cinesi, che, guidati da
Sinopec, sono ormai 37, a
ridosso dei giapponesi (68), francesi (40) e tedeschi (39). I gruppi italiani
dell´elenco sono 10, con l´Eni al 17mo posto delle 500 top aziende globali,
seguita più in basso dalle Generali (numero 47), UniCredit (58), Enel (62),
Fiat (64), IntesaSanPaolo (137), Telecom (166), Poste Italiane (339),
Finmeccanica (399) e la Premafin Finanziaria (492), che è anche l´unica guidata
da una donna: Giulia Maria Ligresti. Arturo Zampaglione [Terzo polo non
generalista] MILANO - L´autunno potrebbe essere decisivo per il futuro del
gruppo Telecom Italia Media, controllante di La7 e Mtv. All´interno del cda,
infatti, è sempre più forte il partito di coloro che vorrebbero cedere a
qualcuno tutte le attività. Per adesso il vicepresidente Stella si è limitato a
raccogliere le manifestazioni d´interesse per le infrastrutture dell´analogico,
con la cui vendita si potrebbe abbattere l´indebitamento. Ma rimarrebbe il
problema di come far tornare i conti nella tv che con il 3-3,5% di share non
raccoglie sufficiente pubblicità a coprire i costi. Difficile però trovare
qualcuno che abbia soldi e idee per raccogliere il testimone. Sky Italia è
bloccata dall´antitrust fino al 2012 e poi sta ottenendo ottimi risultati dal
mondo della pay tv. Forse l´unica soluzione sarebbe una cordata di investitori
finanziari con un socio industriale che abbia intenzione di lanciare diversi
canali tematici sul digitale terrestre. Sempre che dietro alla cordata non
compaia ancora una volta l´ombra di Berlusconi. Giovanni Pons
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( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 57 -
Spettacoli NON SAREBBE MALE RECUPERARE IL "LIVELLO MORANDI" Legittimo
che Uno su mille rimanga la canzone simbolo, quella che fa sobbalzare al primo
accordo e quindi sia diventata anche il titolo dello speciale in onda mercoledì
sera su RaiDue. Ma la puntata di La storia siamo noi dedicata a Gianni Morandi
era realizzata - da Daniele Cini - con gusto non comune e
competenza attiva. Morandi al mezzo secolo di carriera può raccontare - uno su
mille può - l´ottovolante della sua vita e il saliscendi artistico e la si
riascolta volentieri. Soprattutto gli anni della crisi, un decennio intorno al
Settanta, con concerti davanti a settanta spettatori, che a sentirlo
oggi non ci si crede. Rivedere al proposito lo Speciale in bianco e nero quando
venne torchiato dai giovani, oggi cresciutelli, sull´impegno in musica e su
quanto si fosse venduto al sistema e lui disse: sì, sento il problema. Da cui
la crisi, mentre esplodevano i cantautori. E così via, fino alla rinascita e ai
nuovi trionfi. Solo per ribadire ai soloni, sempre pronti ad affibbiare patenti
di snobismo, che nessuno si è mai sognato di chiedere chissà che alla vita, ma
un po´ di "livello Morandi" in più quello sì, sarebbe una sorta di
dovere civico.
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( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Un
G8 piccolo piccolo Solo parole sui drammi dell'Africa. Berlusconi promette i
soldi mai versati Clima, la Cina gela Barack
Obama ALLE PAGINE 4-7
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( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
il
gran ballo dei rITORNELLI ZOOM SUL VERTICE La prima doccia fredda del G8 arriva
dalla Cina che aderisce alle decisioni prese
ieri riguardo al surriscaldamento della terra, ma non vuole l'imposizione di
parametri. Il che equivale a dire che nessuno potrà controllare se l'obiettivo
della diminuzione di 2 gradi viene raggiunto o ignorato. La prossima verrà dai paesi
dell'OPEC che difficilmente abbracceranno l'idea che il G8 ha del prezzo del
petrolio ottimale, quello che dovrebbe garantire la crescita stabile e
duratura, e cioè tra i 70 e gli 80 dollari. Persino Gordon Brown, primo
ministro di un paese che il petrolio lo produce, non si è detto d'accordo. Ma
le divergenze d'opinione non finiscono qui: la Merker domanda una strategia per
uscire dalla crisi e Tremonti presenta un decalogo di misure che dovrebbero
portarci alla nuova Bretton Woods ma Brown si dice contrario a riformare il
sistema nel bel mezzo della crisi e temporeggia. Il G8 degli intenti, questa
potrebbe essere una sintesi di quanto sta accadendo. Tutti ottimi ma
lontanissimi dall'attuazione. Rimandare le decisioni economiche al G20 è un
ritornello che abbiamo già sentito, durante l'ultimo G20 si e' detta la stessa
cosa riguardo al G8 dell'Aquila, è insomma una palla che rimbalza da una parte
all'altra e che prima o poi cadrà. Speriamo che qualcuno ci sia per
raccoglierla.
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( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Un tarlo nel tg1
anti-scosse TG AD PERSONAM Ogni tanto, anche in quel monumento dell'ottimismo
azzurro che è il Tg1, s'insinua il tarlo del disfattismo: come nel servizio di Alessandro Cassieri che non cela le difficoltà di far
accettare a Cina ed India
le (vaghe) norme sul clima; o in certi pezzi di Alessandro Gaeta non reticenti
sui malumori dei terremotati («Alessandro», nome eversivo?). Forellini che non
intaccano certo la stabilità dell'edificante edificio: la struttura anti-scosse
la costruiscono parole come «un fiore all'occhiello», proferite con
debita solennità da Dino Sorgonà e riferite al primo vago tentativo di regole
finanziarie globali, accreditato con debita enfasi a Tremonti. Nulla ferma lo sciame
Silvico in Abruzzo, pur con un Giorgino ieri meno adrenalinico: un teleutente,
così «informato», sa panglossianamente che L'Aquila è il miglior G8 possibile
nel miglior Paese possibile. Anche perché ieri, alle 13.30 e alle 20, non gli è
stato detto che gli operai Fiat scioperavano a Termini Imerese e che a Parma
c'era stato un incidente mortale sul cantiere dell'alta velocità.
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( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
La
Cina gela Obama No al patto sul clima UMBERTO DE GIOVANNANGELI
«L'accordo sul clima raggiunto ieri (mercoledì, ndr) dal G8 sui cambiamenti
climatici non vincola la Cina, che
ritiene fondamentale la necessità per i Paesi sviluppati di prendere in seria
considerazione le diverse condizioni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo.... Tutte le strade intraprese
senza la partecipazione dei Paesi emergenti sono inutili e prive di
efficacia...». MURAGLIA CINESE È rimasta in silenzio due giorni dopo il rientro
in patria del suo presidente Hu Jintao per la crisi dei massacri nello Xingjang
terra natia della minoranza etnica degli uiguri. Ma ieri la Cina
orfana all'Aquila del presidente si è fatta sentire al vertice del G8+G5 più
Egitto,con tutto il peso della sua forza di colosso emergente della politica,
dell'economia e della finanza mondiali. A parlare davanti ai Grandi presieduti
dal primo ministro italiano Silvio Berlusconi il consigliere di Stato Dai
Bingguo, voce di Hu. A spiegare ai giornalisti i suoi messaggi il direttore
generale del servizio stampa e informazione del ministero degli esteri di
Pechino Ma Daoxu, giovane diplomatico di carriera. La Cina
frena. E a suo fianco si schierano India e Brasile. Il messaggio è chiaro.
Lapidario: Pechino (e sia pur con sfumature diverse, i suoi potenti alleati)
non si sente vincolata dagli accordi sul clima partoriti dagli Otto Grandi di
un G8 piccolo piccolo. Nella super blindata L'Aquila, ieri è stato il giorno
dell'approvazione dell'Agenda globale sulle regole anticrisi e del Mef: il G8,
il G5 (Sudafrica, Brasile, Cina, India e Messico), e,
ancora, Corea del Sud, Australia e Indonesia. I sostenitori del «buon esito»,
mettono in evidenza che nel documento finale è stata riconosciuta, «l'opinione
scientifica secondo la quale l'incremento della temperatura media globale al di
sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius».
Una intesa che, però, rimanda a ulteriori negoziati, prima della Conferenza di
Copenaghen dell'Onu sui cambiamenti climatici, l'identificazione di un
«obiettivo globale per una riduzione sostanziale delle emissioni entro il
2050». Una intesa da cercare fortemente, hanno convenuto i Paesi del Mef,
affinché si facciano «tutti gli sforzi possibili per raggiungere un accordo a
Copenaghen». OBAMA IN CAMPO Per scongiurare un clamoroso fallimento, Barack
Obama ha dovuto spendere la sua autorità e il suo carisma personale. Il
risultato è un accordo a metà con Cina e India: intesa
sul limite di 2 gradi di aumento della temperatura, non sul taglio delle
emissioni entro il 2050. All'Aquila sono stati fatti «passi avanti importanti»
nella lotta al cambiamento climatico e al surriscaldamento del pianeta, rileva
il presidente Usa nella conferenza stampa con il premier italiano Berlusconi
dopo la riunione del Major Economies Forum. «I Paesi industrializzati come il
mio hanno una responsabilità storica, dobbiamo dare l'esempio» in materia di
ecosostenibilità e attenzione al clima - rimarca Obama: «So che gli Usa -
aggiunge - spesso nel passato non hanno rispettato le proprie responsabilità ma
quei giorni sono finiti». SFIDA EPOCALE Sul clima, insiste il capo della Casa
Bianca, «siamo partiti bene, anche se i progressi futuri non saranno facili». È
un Obama ispirato e preoccupato quello che incontra i giornalisti: «La salute
del nostro pianeta è a rischio, bisogna agire», insiste il presidente Usa, che
invita i Paesi industrializzati a «resistere alla tentazione di essere cinici»
e non pensare «che il problema sia così ampio da impedire passi significativi».
«Dobbiamo dare forma al nostro futuro e non lasciare che gli eventi lo facciano
per noi»: è il messaggio lanciato da Obama. Che annuncia: c'è un accordo tra i
Grandi del mondo per raddoppiare gli investimenti nella tecnologia pulita e
nella ricerca entro il 2015. «Non ci sono contraddizioni tra un'economia
ecosostenibile e una crescita economica robusta e solida». È la sfida «verde»
di Obama. Una sfida che si scontra con il Gigante cinese. E il cinismo,
tutt'altro che sconfitto, dell'Occidente. Gli 8 Grandi fanno i conti con il
Gigante cinese e i suoi alleati. Il presidente Usa scende in campo ed evita il
fallimento: intesa sul limite di 2 gradi di aumento della temperatura, non sul
taglio emissioni entro il 2050.
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( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
«L'accordo sul
clima raggiunto ieri (mercoledì, ndr) dal G8 sui
cambiamenti climatici non vincola la Cina, che ritiene fondamentale la necessità per i Paesi sviluppati di
prendere in seria considerazione le diverse condizioni dei Paesi emergenti e in
via di sviluppo.... Tutte le strade intraprese senza la partecipazione dei
Paesi emergenti sono inutili e prive di efficacia...». MURAGLIA CINESE È
rimasta in silenzio due giorni dopo il rientro in patria del suo presidente Hu
Jintao per la crisi dei massacri nello Xingjang terra natia della minoranza
etnica degli uiguri. Ma ieri la Cina orfana all'Aquila
del presidente si è fatta sentire al vertice del G8+G5 più Egitto,con tutto il
peso della sua forza di colosso emergente della politica, dell'economia e della
finanza mondiali. A parlare davanti ai Grandi presieduti dal primo ministro
italiano Silvio Berlusconi il consigliere di Stato Dai Bingguo, voce di Hu. A
spiegare ai giornalisti i suoi messaggi il direttore generale del servizio
stampa e informazione del ministero degli esteri di Pechino Ma Daoxu, giovane
diplomatico di carriera. La Cina frena. E a suo fianco
si schierano India e Brasile. Il messaggio è chiaro. Lapidario: Pechino (e sia
pur con sfumature diverse, i suoi potenti alleati) non si sente vincolata dagli
accordi sul clima partoriti dagli Otto Grandi di un G8 piccolo piccolo. Nella
super blindata L'Aquila, ieri è stato il giorno dell'approvazione dell'Agenda
globale sulle regole anticrisi e del Mef: il G8, il G5 (Sudafrica, Brasile, Cina, India e Messico), e, ancora, Corea del Sud, Australia
e Indonesia. I sostenitori del «buon esito», mettono in evidenza che nel
documento finale è stata riconosciuta, «l'opinione scientifica secondo la quale
l'incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli
pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi Celsius». Una intesa che,
però, rimanda a ulteriori negoziati, prima della Conferenza di Copenaghen
dell'Onu sui cambiamenti climatici, l'identificazione di un «obiettivo globale
per una riduzione sostanziale delle emissioni entro il 2050». Una intesa da
cercare fortemente, hanno convenuto i Paesi del Mef, affinché si facciano
«tutti gli sforzi possibili per raggiungere un accordo a Copenaghen». OBAMA IN
CAMPO Per scongiurare un clamoroso fallimento, Barack Obama ha dovuto spendere
la sua autorità e il suo carisma personale. Il risultato è un accordo a metà
con Cina e India: intesa sul limite di 2 gradi di
aumento della temperatura, non sul taglio delle emissioni entro il 2050. All'Aquila
sono stati fatti «passi avanti importanti» nella lotta al cambiamento climatico
e al surriscaldamento del pianeta, rileva il presidente Usa nella conferenza
stampa con il premier italiano Berlusconi dopo la riunione del Major Economies
Forum. «I Paesi industrializzati come il mio hanno una responsabilità storica,
dobbiamo dare l'esempio» in materia di ecosostenibilità e attenzione al clima -
rimarca Obama: «So che gli Usa - aggiunge - spesso nel passato non hanno
rispettato le proprie responsabilità ma quei giorni sono finiti». SFIDA EPOCALE
Sul clima, insiste il capo della Casa Bianca, «siamo partiti bene, anche se i
progressi futuri non saranno facili». È un Obama ispirato e preoccupato quello
che incontra i giornalisti: «La salute del nostro pianeta è a rischio, bisogna
agire», insiste il presidente Usa, che invita i Paesi industrializzati a
«resistere alla tentazione di essere cinici» e non pensare «che il problema sia
così ampio da impedire passi significativi». «Dobbiamo dare forma al nostro futuro
e non lasciare che gli eventi lo facciano per noi»: è il messaggio lanciato da
Obama. Che annuncia: c'è un accordo tra i Grandi del mondo per raddoppiare gli
investimenti nella tecnologia pulita e nella ricerca entro il 2015. «Non ci
sono contraddizioni tra un'economia ecosostenibile e una crescita economica
robusta e solida». È la sfida «verde» di Obama. Una sfida che si scontra con il
Gigante cinese. E il cinismo, tutt'altro che sconfitto, dell'Occidente.
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( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Gas serra non
resta che l'Onu G8, un club privato L'intesa sul clima raggiunto dal G8 non è
stata accettata dal G14. La Cina si sfila. E tutti rimandano a Copenaghen dove in dicembre la
discussione cesserà di essere informale e diventerà istituzionale: nell'ambito
delle Nazioni Unite e di una Convenzione - quella sui cambiamenti del clima -
che ha il valore di una legge quadro internazionale. La Cina e altri paesi emergenti riconoscono il principio di
cercare di limitare entro i due gradi l'aumento della temperatura media del
pianeta da qui a fine secolo. Ma non accettano - non ora, almeno - limiti
stringenti alle loro emissioni di gas serra. E ricordano che i paesi a economia
matura sono responsabili per l'80% delle "emissioni storiche". Ma il
rifiuto riguarda soprattutto il metodo. La Cina e
molti paesi emergenti non accettano che sia un club di privati - il G8 -
decidere per tutti. Non accettano neppure se il G8 lenisce questo atto di
arroganza e presenta la sua decisione a un altro club di amici, il G14. Barack
Obama in pochi mesi ha sparigliato le carte sulla questione del clima, che
molti (compresi i servizi segreti americani) considerano la peggiore minaccia
per la sicurezza del pianeta (e degli stessi Usa) in questo secolo. Lo ha fatto
ribaltando due posizioni giudicate irrinunciabili da Bush: accettando vincoli
precisi alle emissioni Usa (- 17% entro il 2020) e negoziati multilaterali per
le riduzioni globali. Nel primo caso ha già fatto approvare una legge dal
Congresso (ora è in attesa al Senato). Nel secondo la via maestra è una sola:
il negoziato in sede di Nazioni Unite. Ogni altra scorciatoia sarebbe un vicolo
cieco.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-10 - pag: 39 autore: In India 200mila
prenotazioni per la vettura - Entro quattro anni il lancio in Europa La Nano di
Tata ritarda il debutto Mara Monti MILANO Ci vorranno ancora due o tre mesi per
la prima consegna della nuova Nano, l'auto low cost della indiana Tata . La
vettura doveva vedere la luce entro luglio, ma la scadenza è stata posticipata.
Finora in India sono state raccolte prenotazioni per 200mila auto e a regime si
prevede che la capacità produttiva annua possa arrivare a 500mila vetture. «Non
ho alcun dubbio che Nano avrà successo in quanto copre un segmento di mercato
finora trascurato», ha spiegato Raju Bhinge, amministratore delegato di Tata
Strategic Management Group, nella tappa milanese del road show europeo per
presentare la jv tra la sua società e Roland Berger Strategy Consultants. Per
il lancio sul mercato europeo dell'auto più economica al mondo (2.500 dollari),
Euro 4, bisognerà attendere almeno tre o quattro anni, mentre in Nigeria la
commercializzazione inizierà già dal 2010. Su Fiat, Bhinge ha commentato che il
gruppo, grazie anche alla partnership con Tata, «sta ricostruendo l'immagine
del brand, colpito da problemi di qualità e da una rete distributiva
insufficiente». Il mercato dell'auto indiano, che nell'esercizio 2009- 2010
dovrebbe salire leggermente del 2-3% dagli attuali 1,2 milioni di vetture
raggiunte lo scorso anno, resta fortemente saldo per il 60% nelle mani della
giapponese Suzuki. Proprio nel settore auto, secondo il manager della Tata, la Cina e
l'India stanno crescendo rapidamente e «nel giro di poco tempo potrebbero
diventare player mondiali». Nonostante la crisi economica mondiale, per l'India
si prevede quest'anno una crescita del Pil pari al 6%, un dato che nei due
esercizi successivi dovrebbe aumentare rispettivamente all'8% e all'8,5
per cento. Per il manager della Tata, l'India, la maggiore democrazia al mondo,
è al quarto posto per potere di acquisto per persona dietro a Usa, Cina e Giappone. La capacità di resistenza alla crisi da
parte dell'economia del paese risiede nel fatto che l'export rappresenta solo
il 16% del Pil, mentre i risparmi coprono il 35%, una percentuale in continua
crescita negli ultimi decenni, mentre i consumi privati rappresentano il 56 per
cento. Il paese è vittima di forti contrasti con un reddito medio pari a 1.010
dollari l'anno e il 22% della popolazione sotto la soglia di povertà, mentre le
infrastrutture restano di gran lunga inadeguate. Il costo del lavoro di un
dipendente di una grande industria si aggira infine intorno ai 400 dollari al
mese. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI GIUSTIZIA data: 2009-07-10 - pag: 35 autore: TV A CURA
DI LUIGI PAINI Speciale Omnibus LA 7 21.10 Antonello Piroso ricorda l'avvocato
Giorgio Ambrosoli (nella foto), ucciso a Milano nel 1979; segue alle 21,10 il
film «Un eroe borghese» Da non perdere RAIDUE 14,30 Ciclismo: Tour de France.
Fasi finali e arrivo della settima tappa della "Grande Boucle", da
Barcellona ad Arcalis, nel minuscolo stato di Andorra. RAITRE 20,30 Atletica
leggera: Golden Gala. Atleti "stellari" alla 29ª edizione della
manifestazione che si tiene all'Olimpico di Roma: fra i molti, Tayson Gay,
Asafa Powell, Blanka Vlasic e Yelena Isimbayeva. RAIUNO 23,30 Pianeta Terra.
Meraviglie del nostro pianeta: la spettacolare serie della Bbc prosegue con una
puntata dedicata ai paesaggi desertici. RAITRE 0,05 Sfide. Ritratto di Zlatan
Ibrahimovic: il campione svedese racconta in un'intervista esclusiva la sua
folgorante carriera calcistica. Attualità RAIDUE 23,05 Il grande gioco. La
lotta dell'Occidente per il controllo della ricchezza mondiale, il suo
strapotere e la sua decadenza: Pietrangelo Buttafuoco ne discute con Stefania
Prestigiacomo, Lucia Annunziata e Francesco Merlo. RAITRE 1,05 Big. Renzo
Arbore parla con Annalisa Bruchi e Silvia Tortora dei suoi esordi, amori e
scommesse lavorative. Spettacolo STUDIO UNIVERSAL 21,00 Boyz'n the hood, di
John Singleton, con Ice Vube, Usa 1992 (107'). Provateci voi a vivere nel
ghetto nero di Los Angeles... SKY CINEMA CLASSICS 21,00 Né onore né gloria , di
Mark Robson, con Anthony Quinn, Usa 1966 (128'). Dall'Indocina ad Algeri: un
ufficiale paracadutista dell'esercito francese non conosce la parola pace.
ITALIA 1 21,10 Fico+Fico Show. Bruno Arena e Max Cavallari, meglio conosciuti
con il nome d'arte di Fichi d'India, presentano il meglio del loro repertorio
comico. RETE 4 21,10 Facile preda, di Andrew Sipes, con Cindy Crawford, Usa
1995 (91'). La bella donna avvocato è nel mirino: c'è qualcuno che le vuole
fare la pelle. RETE 4 23,10 Conan il distruttore, di Richard Fleischer, con
Arnold Schwarzenegger, Usa 1983 (103'). Quando si scatena Schwarzy... LA 7
23,25 Verso sera, di Francesca Archibugi, con Marcello Mastroianni, Sandrine
Bonnaire, Italia 1990 (99'). Nonno, nuora e nipotina:
rapporti difficili, mentre incombono gli anni di piombo. RAITRE 1,40 Fuori
orario. I "film rari" scelti da Enrico Ghezzi sono il documentario
"He Fengming" ( Cina 2008), di Wang Bing, e il muto "Aelita" (Urss 1924),di
Jakov Protazanov.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-10 - pag: 8 autore: Subito il piano di
aiuti all'Africa Risorse per 15 miliardi di dollari - L'Ifad: svolta sulla
sicurezza alimentare Alessandro Merli L'AQUILA. Dal nostro inviato Il G-8 si
prepara ad approvare oggi un'iniziativa per garantire la sicurezza alimentare
nei paesi poveri, molti dei quali in Africa, particolarmente colpiti dalla
crisi dello scorso anno causata dal boom dei prezzi delle materie prime
agricole. Le risorse, fino a 15 miliardi di dollari (10-15, ha detto ieri in
conferenza stampa il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi) serviranno
fra l'altro a fornire agli agricoltori locali risorse per l'acquisto di
sementi, fertilizzanti e macchine agricole. L'iniziativa – che verrà annunciata
oggi in occasione dell'incontro con i leader africani – è stata fortemente
voluta dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che, fin dal suo
insediamento, ha dato mandato ai suoi collaboratori di spingerne l'attuazione.
Gli stessi Usa dovrebbero fornire fra i 3 e i 4 miliardi di dollari, anche se
un portavoce della Casa bianca ha detto ieri di non poter ancora confermare la
cifra. «Il mondo – ha detto ieri a L'Aquila in un'intervista al Sole 24 Ore, il
nigeriano Kanayo Nwanze, presidente dell'Ifad, l'organismo delle Nazioni Unite
che promuove l'agricoltura nei paesi poveri - ha visto lo scorso anno le
gravissime conseguenze della crisi alimentare, cui si sono sommate quelle della
crisi finanziaria. Oltre un milione di persone, uno su sei degli abitanti del
pianeta, oggi soffre la fame. Il G-8 dell'Aquila rappresenta un punto di
svolta, perché riconosce le lacune dell'approccio adottato negli ultimi 25
anni, nei quali si è puntato sugli aiuti alimentari e si sono ridotti gli
investimenti in agricoltura. Una sicurezza alimentare sostenibile dipende
invece dagli investimenti nella produzione agricola nei paesi in via di
sviluppo». All'iniziativa contribuiranno inizialmente, oltre agli Usa, gli
altri paesi del G-8. L'Italia
farà la sua parte, ha assicurato Berlusconi. Ma c'è l'intenzione di coinvolgere
non solo altri paesi, ma anche fondazioni e settore privato. La crisi dell'anno
scorso ha sollevato preoccupazioni anche di carattere politico, in quanto in
diversi paesi la mancanza di cibo ha provocato rivolte popolari e in qualche
caso il rovesciamento dei governi in carica. Maggiori investimenti in
agricoltura, secondo il presidente dell'Ifad, che interverrà oggi al summit,
serviranno a rendere i paesi poveri meno dipendenti dagli aiuti alimentari dei
paesi ricchi, ma anche a sostenersi gli uni gli altri. «Paesi come il Malawi e
l'Uganda – dice Nwanze – hanno già contribuito a rifornire di derrate
alimentari la Somalia e altri attraverso il Programma alimentare mondiale » .
L'Ifad, che si occupa tra l'altro della promozione della piccola agricoltura
per alleviare la povertà nelle zone rurale, ha appena completato un
rifinanziamento delle proprie risorse, con un aumento da 750 milioni di dollari
a 1,2 miliardi di dollari l'anno per il triennio 2010-2012. «Con queste risorse
– dice il presidente dell'istituzione Onu, che ha sede a Roma – dovremmo essere
in grado di mobilitare investimenti complessivi per 7,5 miliardi di dollari
circa. Sono cifre importanti, considerando che nei primi 30 anni di vita,
l'Ifad ha investito 11 miliardi di dollari di suo, catalizzando investimenti di
altri per 17 miliardi in cofinanziamento. Espanderemo il nostro portafoglio di
interventi e la nostra presenza nei paesi e potremo finanziare programmi più
grandi». Sul fronte dell'agricoltura nei paesi in via di sviluppo, è emersa
anche, a margine del vertice dell'Aquila, la preoccupazione, espressa
soprattutto da Ue e Giappone, per gli imponenti acquisti di terreni agricoli, compiuti da Cina, altri paesi asiatici e paesi del Golfo soprattutto in Africa e
America latina. Secondo alcune stime, questo acquisti avrebbero raggiunto i
15-20 milioni di ettari già acquistati o in fase di acquisto. Una delle ipotesi
allo studio è la creazione di un codice di condotta per gli acquirenti, anche
se non è chiaro come questo possa essere fatto rispettare. Il premier
Silvio Berlusconi ha annunciato ieri che l'Italia verserà la propria quota per
il 2009 – pari a 130 milioni di euro – al Fondo globale contro Aids,
tubercolosi e malaria di 130 milioni di euro per il 2009. Non solo: il governo
metterà a disposizione 30 milioni di dollari aggiuntivi per ripianare il
deficit di bilancio del fondo. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ORGANISMO ONU Il
presidente Nwanze: riconosciuto il fallimento dei vecchi soccorsi, si punta
agli investimenti nella produzione agricola
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( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
PRIMA 10-07-2009
I Grandi all'Aquila. Obama parla di intesa storica, resta il nodo di Pechino e
New Delhi. Berlusconi: dal presidente Usa l'idea di un summit sul disarmo
Accordo sul clima. Senza Cina Spiraglio per le nuove regole del commercio mondiale Ï Approvata
da tutti la cornice sui cambiamenti ambientali e confermato l'impegno a
contenere entro due gradi l'aumento della temperatura. Stop dai Paesi emergenti
sulla drastica riduzione dei gas serra Ï Sbloccati i negoziati di Doha per
ridefinire più equamente gli scambi mercantili. Il G14 ha anche aderito
alla bozza di lavoro per la finanza. Ma Pechino vuole una valuta globale
diversa dal dollaro Ï Napolitano: la crisi offre una decisiva occasione di
cambiamento nella visione e nel governo del mondo. «Gesto di grande solidarietà
la scelta di tenere qui il summit» PAGINE
3/4/5/6/7/8
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( da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
PRIMA 10-07-2009
Cina Xinjiang, la stretta di Hu Jintao Monito
ai rivoltosi: punizioni severe PARENTI A PAGINA
16
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(sezione:
Cina)
(
da "Avvenire"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 10-07-2009 l'esperto/Perissinotto «Puntiamo sull'acqua risorsa di base per vita e agricoltura» DA M ILANO P IETRO S ACCÒ A cqua e campi. Se davvero vogliamo dare all'Africa un punto di partenza «possiamo solo cominciare da qui, dall'acqua che manca a quelle popolazioni e dai loro campi, che proprio la carenza idrica rende così poco generosi». Giuseppe Perissinotto sessant'anni di impegno nell'agricoltura, Cavaliere del Lavoro da un quarto di secolo, presidente e amministratore delegato di Genagricola, tra i primi gruppi agroalimentari d'Italia conosce a fondo la realtà dei campi dell'Africa. E sa che quel continente «ha tutte le caratteristiche per l'insediamento agricolo di alta qualità». Mettere l'agricoltura dei Paesi più poveri al centro dell'agenda internazionale. Lo hanno ripetuto ieri anche i leader al G8. Ma sono anni che se ne parla. Che cosa manca? La verità è che la questione non è mai stata presa in seria considerazione. Uno studio rigoroso, completo sulla situazione agricola dell'Africa non c'è. In tutti questi anni di aiuti, lo sappiamo, ci sono stati troppi sprechi, poca etica, molta corruzione. Ma spero che le cose stiano cambiando. Ci sono segnali nuovi, c'è una consapevolezza crescente, tra noi occidentali: possiamo mantenere il nostro livello di vita solo se queste popolazioni riescono a migliorare il loro. Fame, malattie, guerre. I problemi dell'Africa sono così tanti che ci si chiede da dove cominciare. Bisogna partire dall'acqua. Trecento milioni di africani non hanno accesso all'acqua potabile. Per la carenza d'acqua nel mondo sono in corso cinquanta conflitti, l'acqua è al centro di ogni aspetto del benessere umano. Basterebbe poco. Con duemila euro si può scavare un pozzo per un villaggio di 300 persone. E in Africa ci sono regioni molto piovose, dove servirebbero sistemi per raccogliere l'acqua piovana e riutilizzarla. È una sfida tecnica, ma anche politica. Naturalmente l'acqua rilancerebbe l'agricoltura. Basterebbe una migliore gestione delle risorse idriche a rendere produttivi i campi africani? Probabilmente no. Le varietà agricole locali vanno adattate, per resistere alle difficoltà ambientali e per potere fornire elementi essenziali alla dieta umana. Penso anche agli Ogm. L'ostilità contro di loro, dice Rita Levi Montalcini, è una forma di superstizione. Lo penso anch'io, sappiamo che negli Usa gli Ogm sono molto utilizzati e non hanno mai creato problemi. Il principio di precauzione, in questo caso, si è trasformato in una preclusione che fa solo danni. E concretamente i governi occidentali che cosa possono fare? Mandare qualcuno ad aiutare a gestire direttamente quei campi? No. In Africa l'agricoltura è basata sulla famiglia, un modello preziosissimo, perché rafforza le relazioni all'interno del nucleo familiare e ha un alto valore comunitario. Infatti, anche le missioni della Chiesa, in Africa, operano in questo senso. Però, oltre a vari interventi per l'acqua e per le infrastrutture sociali, civili e di comunicazione, dobbiamo mandare più tecnici, agronomi ed esperti capaci di affiancare quelle famiglie nel loro lavoro. In Africa si stanno muovendo anche tante imprese private. Possono aiutare o fanno soltanto i propri interessi? Ci sono tanti casi in cui l'intervento delle aziende occidentali ha fatto del bene a una regione africana. In altri è successo l'opposto. C'è chi va in Africa solo per i propri interessi, e lo stanno facendo anche quelli Stati, come la Cina, che comprano terreni africani per coltivare prodotti che poi tornano in patria. È un nuovo tipo di colonialismo. Ci vogliono più regole per fermare tutto questo. E i governi dovrebbero affidarsi di più alla Chiesa, che sull'Africa ha una competenza che nessun altro possiede.>Giuseppe
Perissinotto
(
da "Avvenire"
del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 10-07-2009 IL SECONDO GIORNO Berlusconi: «Da Obama l'idea di un summit per il disarmo» Il premier: «Il G8 non basta più, serve un G14». Napolitano: nessun direttorio assicura sviluppo Kevin Rudd in udienza Il premier Silvio Berlusconi con Barack Obama alla conferenza stampa (Ansa) DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IORGIO F ERRARI S ì all'agenda globale del G14, nuove regole alla finanza, rilancio dei negoziati di Doha, impegno per i Paesi più poveri, lotta al protezionismo, un piano Marshall per la Palestina e un vertice promosso da Obama per i Paesi dotati di armamento nucleare e soprattutto il superamento ufficiale del G8, soppiantato da >un
allargamento che era già nei fatti e che porta alla nascita formale del G14 con
l'ingresso di
Cina, India,
Brasile, Messico, Sudafrica ed Egitto. Si chiude così, con una sostanziale
unanimità di vedute, la seconda giornata del G8 dell'A- quila, che fa dire a
Silvio Berlusconi: «C'è stata in questo vertice un'assoluta condivisione della
volontà di tutti di risolvere le crisi». Silvio Berlusconi non lascia
dubbi: il G8 dell'Aquila è stato un successo e una svolta, un vertice dei
cambiamenti e del dialogo. «Ora dice guardiamo alla conferenza di Copenaghen
sui cambiamenti climatici con maggiore ottimismo rispetto a prima e perfino la
posizione di Cina e India ci ha sorpresi
positivamente. Certamente aggiunge c'è un grande cambiamento per quanto
riguarda la politica americana rispetto alla precedente Amministrazione, che si
teneva lontana da questi problemi e che confessava di avere grandi dubbi su
quelli che sono i risultati delle ricerche scientifiche al riguardo. Obama invece
ci crede e i risultati stanno per arrivare». Il G14 ha anche toccato il tema
della proliferazione nucleare. «Io dice Berlusconi sono figlio della guerra
fredda, di due grandi arsenali contrapposti. Ma oggi la ten- denza è cambiata.
Obama ha proposto di mettere in agenda un vertice di tutti i Paesi detentori di
armi nucleari che si dovrebbe svolgere il prossimo anno. Qui a L'Aquila si è
registrata da parte di tutti la volontà di andare verso una messa al bando
delle armi nucleari, soprattutto dopo i colloqui a Mosca tra Obama e Medvedev
dove è stata presa l'importante decisione di ridurre i rispettivi arsenali. Ma
rimane il problema della proliferazione, in particolare quello relativo
all'Iran, che non abbiamo nessuna intenzione di permettere che diventi
anch'esso una nazione dotata di armamenti nucleari». Rispetto al passato, gli
incontri di questo vertice sono stati, per così dire, a geometria variabile:
otto, quattordici, venti partecipanti. Dice Berlusconi: «Abbiamo dato vita con
il G14 a una struttura ormai consolidata, che raggruppa l'80% dell'economia
mondiale e anche delle emissioni di anidride carbonica. E abbiamo anche
constatato che il G8 è un format non più idoneo per dare un indirizzo, mentre
il G14 rende possibile una vera dialettica, cosa che peraltro non accade con il
G20, troppo simile alle Ue a 27 membri, dove è difficile dialogare davvero».
Sul tema degli aiuti e del ritardo italiano, Berlusconi assicura: «L'I- talia
verserà i 130 milioni di dollari del Global Fund per l'Africa entro il prossimo
mese, coprendo così il ritardo nei pagamenti delle quote, e ne aggiungerà altri
30 per pareggiare gli scompensi di bilancio. Occorrerà però dice il premier
rivedere il sistema degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo: non più
sovvenzioni ai governi, che spesso non sono democratici e non fanno ricadere le
risorse sui cittadini, pensiamo piuttosto a dare contributi alle realizzazioni,
alle opere». Il rilancio di Doha, in questo senso, potrebbe essere la chiave:
«Al direttore della Wto Pascal Lamy dice Berlusconi abbiamo dato mandato di
convocare i ministri del commercio dei 14 Paesi più i l'Indonesia, l'Australia
e la Corea del Sud a settembre in modo da poter presentare una relazione
conclusiva al G20 di Pittsburgh». Immancabile, sul finale, una stoccata sulle
polemiche sollevate da numerosi giornali. Risponde Berlusconi: «Ci sono due
tipi di realtà, quella vera, quella dei cittadini e quella che è pura fantasia
e che descrivono i giornali», rimandando la stoccata a Repubblica , a cui dice:
«Non avete raggiunto i risultati sperati». In serata, prima della cena alla
Caserma della Guardia di Finanza di Coppito, è intervenuto il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, che ha definito il vertice un «gesto di grande
sensibilità e solidarietà verso le popolazioni terremotate». Il presidente ha
concentrato il suo discorso sul tema della crisi economica. Una crisi «che ha
svelato l'assenza di regole in un mercato senza più ordine e responsabilità».
Napolitano ha auspicato che la difficile situazione economica possa essere,
quantomeno, occasione di riforma delle regole globali che governano la finanza.
Un'operazione che, ha sottolineato, richiede il coinvolgimento anche dei Paesi
poveri o in via di sviluppo. Perché, ha concluso il presidente, «nessun direttorio
di 7 o 8 potenze può assicurare lo sviluppo, la salvezza e il futuro del
mondo».
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO
10-07-2009 Iran e Corea «preoccupano» i leader dichiarazione «Rinuncino a tutti
i programmi nucleari e si torni a negoziare» Condannate le violenze di Teheran
dopo le presidenziali DALL 'A QUILA I ran e Corea del Nord sono i due Paesi che
più «preoccupano» gli Otto grandi. I leader del G8 hanno «deplorato» le
violenze con cui il regime di Teheran ha soffocato le manifestazioni di
protesta e «condannato» le dichiarazioni del presidente Ahmadinejad
negazioniste dell'Olocausto. Al termine della cena di mercoledì, i "Grandi
della Terra" hanno approvato una dichiarazione da cui sembra evidente che
guardano all'Iran come a uno dei focolai di crisi più inquietanti sullo
scacchiere mondiale. Anche se non il solo. Nel documento si parla di proliferazione
nucleare, di Medio Oriente, di Afghanistan e di Pakistan, oltre che di Corea
del Nord, altra spina nel fianco della comunità internazionale, a sua volta
«condannata» per il test nucleare del 25 maggio scorso e per i ripetuti lanci
di missili balistici. Pyongyang viene esortata a tornare al tavolo del
negoziato a Sei sullo smantellamento del suo programma atomico e a «rinunciare
a tutte le armi e a tutti i programmi nucleari». Nella dichiarazione, gli Otto
si dicono «profondamente preoccupati per i rischi di proliferazione » posti dal
programma di Teheran. All'I- ran si riconosce «il diritto» al nucleare civile e
si afferma che gli Otto grandi, assieme alla Cina, continuano a puntare sul dialogo per «la ricerca di una
soluzione diplomatica». Sull'Iran non è stato raggiunto quel consenso che forse
alcuni avevano sperato. Alcuni Paesi, come Francia e Gran Bretagna, volevano un
testo separato dalla dichiarazione politica in cui si prospettasse un
inasprimento delle sanzioni che la comunità internazionale ha già adottato
contro Teheran. Sul dossier nucleare iraniano, è tornato anche ieri il
premier britannico Gordon Brown che ha ribadito che la comunità internazionale
si aspetta «una risposta positiva entro il mese di settembre». Mentre il
presidente francese Nicolas Sarkozy ha dichiarato che un attacco unilaterale di
Israele contro l'Iran «sarebbe una catastrofe assoluta». Riconfermando che la
«realizzazione di una pace giusta, durevole e globale rimane fondamentale »,
sul Medio Oriente il G8 ha poi rinnovato il completo appoggio alla «soluzione
dei due stati». L'Afghanistan e il Pakistan «rimangono una priorità assoluta» e
il G8 ha riaffermato l'impegno «a promuovere stabilità e sviluppo». Il lancio
di un missile nordcoreano mostrato dalla tv di Seul (Ap)
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
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CRONACA
10-07-2009 IL SECONDO GIORNO Intesa sul riscaldamento, non sulle emissioni Il presidente
Usa: sul clima accordo storico. Ma Cina e India dicono no ai tagli sul
carbone DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IOVANNI G RASSO S ul clima l'intesa è
riuscita solo a metà, ma Barack Obama spinge il pedale dell'ottimismo:
«All'Aquila ha detto il presidente americano abbiamo fatti molti passi in
avanti e abbiamo ancora tempo per trovare un accordo migliore».
Promettendo un grande impegno degli Stati Uniti per evitare il disastro
ecologico: «La salute del pianeta è a rischio e non possiamo più ignorarlo.
Dobbiamo impegnarci per le generazioni future. Occorre decidere se dare forma
al nostro futuro o lasciare che gli eventi decidano per noi». Se Obama, per
certi versi non a torto, parla di «accordo storico», al G8 non si può non
registrare una certa delusione per il mancato aggancio di Cina,
India e Brasile. Nonostante mercoledì Berlusconi fosse rimasto piuttosto
prudente sulla possibilità di trovare un'intesa molto avanzata con i Paesi
emergenti, un certa fiducia si era diffusa ieri tra i partecipanti del G8, che
speravano di presentare al mondo un accordo davvero globale. Ma puntuale è
arrivato invece lo stop dei Paesi emergenti. Nella riunione del Mef (i Paesi
del G8, più quelli del G5, più E- gitto, Australia, Indonesia e Corea del Sud)
è stato approvato un documento di mediazione che, secondo le parole del
ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, «rappresenta una buona base» in
vista della conferenza climatica di Copenhagen. In sostanza, si accetta la
cornice generale dell'impegno a contenere il riscaldamento della terra entro due
gradi centigradi da qui al 2050, ma si rimanda al mittente la proposta di
tagliare le emissioni inquinanti (prodotte essenzialmente dalla combustione
degli idrocarburi) del 50 per cento entro quella fatidica data. A guidare le
file degli oppositori è stata la Cina. Benché priva
del suo presidente, Hu Jintao, tornato frettolosamente in patria per gestire la
crisi, è stata irremovibile. Il consigliere di Stato Dai Bingguo, a nome del
presidente cinese, ha spiegato ai presenti che Pechino non considera «vincolante»
l'accordo sul clima raggiunto martedì dal G8 sui cambiamenti. La Cina ha chiesto agli Otto di «prendere in considerazione
seriamente» le diverse condizioni economiche dei Paesi emergenti e di quelli in
via di sviluppo. Sì, dunque, a tutte le misure anche tecnologiche per ridurre
l'inquinamento; no alla rinuncia in tempi troppo ravvicinati dell'energia che
proviene dal carbone: una richiesta che sarebbe un sacrificio inaccettabile per
la propria economia. Dietro la Cina sono andati a
ruota gli altri. Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha ammonito: «Sul clima
serve un accordo che prenda in considerazione le aspirazioni dei Paesi in via
di sviluppo e non imponga vincoli che abbiano effetti su tali aspirazioni». E,
da un altro punto di vista, Inacio Lula da Silva, per il Brasile, ha contestato
il proposito dei membri del G8 di arrivare al taglio delle emissioni dell' 80
per cento entro il 2050: una ipotesi che i brasiliani giudicano «irrealistica»
se non sarà accompagnata da un obbiettivo intermedio nel 2020. Infine l'India,
che ha battuto cassa: prima di ogni decisione, hanno detto i loro
rappresentanti, vogliamo vedere le nazioni più ricche impegnarsi sul fronte
della gestione delle inondazioni e dell'innalzamento del livello dei mari.
Nonostante i commenti delusi delle organizzazioni ambientaliste, ma anche del
segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, che ha detto che si aspettava di
meglio, il presidente americano Barack Obama ha invitato a non rassegnarsi:
«Siamo partiti bene ha detto anche se i progressi futuri non saranno facili».
Ma i Paesi più avanzati «devono dare il buon esempio» . L'America sarà in prima
fila e raddoppierà i finanziamenti per la lotta all'inquinamento. L'era Bush,
insomma, si è chiusa per sempre. E anche il presidente della Commissione Ue
José Manuel Barroso ha detto di considerare un «un grande risultato» l'accordo
di massima tra il G8 e i Paesi emergenti. Confermato l'impegno a contenere
entro due gradi l'aumento della temperatura Stop dai Paesi emergenti sulla
riduzione delle sostanze inquinanti. Frattini: buona base
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA
10-07-2009 La mappa delle emissioni Dati in miliardi di tonnellate all'anno Usa
Nord Africa Ue Russia Giappone IL PESO PER PAESE Emissioni di Co2 pro capite
(ton) Incidenza sulle emissioni mondiali(%) Popolazione sul totale mondiale (%)
1,5 4,6 1,3 20,6 9,8 7,8 6,0 4,0 Usa Germania Italia
Francia Cina India 20,9 2,8
1,6 1,3 17,3 4,6 1,3 5,0 0,9 0,9 20,0 17,1 0,5 6,0 3,8 1,2 1,3 0,7 RISCHIO
DISASTRI 1,4 344 mln 521 mln 130 mln 2,3 mln Persone esposte a inondazioni
Persone esposte a siccità Persone esposte a frane America India Cina Persone esposte a cicloni tropicali
Africa sub-sahariana Latina Fonte: Undp, Rapporto sullo sviluppo umano ANSA-CENTIMETRI
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA
10-07-2009 LE COLPE DEI GAS SERRA 1 Secondo il 90% della comunità scientifica
sono determinati dalle emissioni inquinanti, in particolare dall'anidride
carbonica, prodotta dal nostro modello di sviluppo industriale negli ultimi 50
anni, e da altre sostanze dette alterambientali come il metano. Questi gas, con
la loro trasparenza, trattengono in sostanza la luce solare nell'atmosfera
provocando così il surriscaldamento. DA COSA SONO DETERMINATI I CAMBIAMENTI
CLIMATICI? PERCHÉ I MUTAMENTI DEL CLIMA SONO ENTRATI NELL'AGENDA I POSSIBILI
DISASTRI AMBIENTALI DEL FUTURO 2 Già da alcuni anni si parla di clima nei
vertici internazionali, ora il tema è urgente. Per due motivi. Anzitutto le
previsioni disastrose per i paesi meno sviluppati, dove secondo l'Onu 250
milioni di persone potrebbero ritrovarsi in condizioni di povertà estrema entro
40 anni se la situazione non migliora. Secondo, i paesi del G8 vengono
considerati i maggiori responsabili dell'inquinamento. Stime Onu attribuiscono
agli otto big della Terra il 63% delle emissioni dette «storiche», cioè da
mezzo secolo a questa parte e il 39% delle emissioni annuali. Tocca a loro
quindi assumersi le principali responsabilità per invertire la rotta.
INTERNAZIONALE DEL G8? COSA SIGNIFICA L'ACCORDO SUL LIMITE DEI DUE GRADI UN
PASSO AVANTI, UN TETTO PER GLI «EMERGENTI» 3 Quello di ieri del Mef, le
maggiori economie mondiali, viene considerato all'unanimità un importante passo
avanti. Significa che la temperatura planetaria non dovrà superare di due gradi
quella dell'era preindustriale. Obiettivo da raggiungere con la riduzione delle
emissioni di gas serra e l'impiego di energie rinnovabili in sostituzione di
combustibili fossili altamente inquinanti come carbone e petrolio. In concreto pone un tetto finora mai accettato da paesi emergenti
come India, Cina e Brasile.
I quali, avendo sul proprio territorio cospicue sacche di povertà,
rivendicavano fino all'Aquila il diritto a crescere senza vincoli come i paesi
del G8. DI RISCALDAMENTO? L'ALIBI DEL 2020 FORNITO DAI RICCHI 4 Ci sono due
interessi contrastanti. I governi del G8 non hanno voluto raccogliere le
indicazioni delle Nazioni Unite fissando un traguardo intermedio nel 2020 per
la riduzione delle emissioni inquinanti. Questo ha fornito a Cina,
India e Brasile l'alibi per respingere a loro volta limiti temporali di lungo
termine per raggiungere il dimezzamento dei gas serra. PERCHÉ NON È STATA
RAGGIUNTA UN'INTESA SUL DIMEZZAMENTO DELLE EMISSIONI ENTRO IL 2050? QUANTO
COSTERÀ E CHI PAGHERÀ L'ADATTAMENTO PER LA RIDUZIONE UN CONTO DA RIPARTIRE
EQUAMENTE 5 I costi sono stimati in 50 miliardi di dollari globali da spalmare
nei prossimi decenni. In realtà nessuno ha mai detto come verranno finanziati.
In base alle emissioni storiche e alla produzione annuale di inquinanti,
l'Italia dovrebbe spendere circa 3 miliardi di dollari per dimezzare i gas
serra. Resta il problema del «fair share», cioè dell'equa ripartizione di
questi 50 miliardi. Onu e società civile internazionale chiedono che i paesi
poveri non paghino e che, anzi, l'adattamento venga finanziato nei prossimi
anni con fondi statali aggiuntivi rispetto agli aiuti per lo sviluppo. DEGLI
INQUINANTI? LO SPIRAGLIO PER FISSARE UNA DATA 6 COSA POTREBBE CAMBIARE AL
VERTICE DI COPENAGHEN A DICEMBRE? Ieri 13 paesi seduti al tavolo delle
trattative non hanno respinto l'idea di fissare un limite temporale, ma hanno
richiamato gli accordi di Bali dove si parlava del 2050. Solo la Cima si è
chiamata esplicitamente fuori. Prima di Copenaghen, che dovrà stabilire cosa
fare alla scadenza degli accordi di Kyoto nel 2012 vi saranno altri due
incontri preliminari e l'Assemblea delle Nazioni Unite, dove si pronunceranno i
paesi meno sviluppati. Quanto deciso ieri lascia dunque aperti spiragli di
speranza Ci ha aiutato a rispondere ai quesiti sui mutamenti climatici Luca
Basile, docente di Energia e ambiente presso la facoltà di Chimica industriale
dell'università di Bologna e componente del comitato scientifico della Focsiv,
la federazione delle ong cattoliche italiane. (a cura di Paolo Lambruschi)
(sezione: Cina)
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA
10-07-2009 «Avete dimenticato la scuola» Appello ai Grandi dal G8 degli under
16: parlate anche di educazione DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IOVANNI R
UGGIERO Q ualcuno dovrà pur dirlo ai ragazzi che il mondo non è quello della
play station e che i mostri veri non sono quelli affrontati dai Pokemon. Un J8,
accanto al G8 dell'A- quila, dove la J sta per junior, è un modo, da qualche
anno in qua, per mettere a confronto i giovani con i problemi veri, che sono le
minacce climatiche, la povertà, come quella africana, e la crisi economica
mondiale. Il J8 è un summit piccolo e parallelo: i partecipanti non superano i
16 anni, e ieri all'Aquila hanno incontrati i grandi del mondo. I 'piccoli
grandi' sono quattordici e rappresentano tutti i Paesi del summit, e in più il
Brasile, la Cina, l'Egitto, l'India, il Messico e il Sud Africa. L'Italia è
all'Aquila con Camilla Grassi che si presenta così: «Ho 14 anni. Frequento la
scuola media e l'anno prossimo mi iscriverò allo scientifico. Suono il
pianoforte e scrivo poesie». Tutti i partecipanti al J8 sono stati selezionati
da un concorso internazionale, il J8 Competition, patrocinato
dall'Unicef che organizza dal 2006 questo mini vertice. Ieri, con gli altri
ragazzi del J8, ha stretto la mano a Obama, a Berlusconi e a tutti gli altri.
Eccoli in conferenza stampa per presentare un articolato documento che hanno
offerto all'attenzione dei Grandi e ai coetanei di tutto il mondo. Per nulla
imbarazzati dalle raffiche dei flash e dalla sfilza di telecamere, dicono la loro.
«È importante - spiega Nigel Wordrich, un 16enne canadese - che i leader ci
ascoltino anche se siamo giovani, perché i frutti della loro politica li
vivremo noi. Erediteremo il mondo che loro stanno costruendo ». Al summit
dell'Aquila, i ragazzi del J8 hanno introdotto un quarto tema: l'istruzione di
qualità. «Per migliorare la qualità dell'istruzione - si legge nel documento -
insistiamo perché le scuole forniscano cibo e acqua a tutti gli studenti in
condizione di difficoltà. È dovere dei genitori mandare i figli a scuola ed è
responsabilità dei governi assicurare che le ragazze e i ragazzi abbiano uguale
accesso alla scuole e abbiano quanto necessario per garantire la continuità». È
evidente, dalla lettura del documento, che i Piccoli dei Paesi più sviluppati
abbiano voluto dare maggiore attenzione a quelle società dove la povertà incide
anche sul diritto all'istruzione e dove il sesso è un motivo discriminante. «È
necessario - si legge ancora - che i lea- der del G8 lavorino attivamente per
fornire sistemi educativi a misura di bambini e ragazzi con il loro
coinvolgimento nelle decisioni che li riguardano ». Ma è sorprendente che,
oltre a questa richiesta di essere sentiti, siano proprio i giovani a invocare
una sorta di meritocrazia quando chiedono al G8: «Noi sosteniamo la
disponibilità di servizi per le attività extracurricolari e la creazione di
sistemi che premino incoraggino il talento». È stato il ministro delle
Politiche giovanili, Giorgia Meloni, ad accompagnare i giovani del J8. Si
mostra soddisfatta: «È un segnale importante - dice - che deve essere preso in
considerazione proprio perché viene dalla generazione che ci seguirà e alla
quale affidiamo l'ambiente insieme al futuro ». I ragazzi si sono confrontati
su tutti i temi del G8 approfondendo in particolare la questione del clima.
Nella loro discussione, hanno tirato fuori a sorpresa, come un coniglio dal
cilindro, un'iniziativa che hanno poi proposto ai Grandi. L'hanno chiamata
'Blue Iniziative', per il problema dell'acqua. Prevede «di ridurre l'utilizzo
in bottiglia nei luoghi in cui l'accesso all'acqua potabile esiste; istituire
fondi per costruire, nei Paesi in via di sviluppo, infrastrutture che ne
garantiscano l'accesso; di educare i giovani sulle tematiche correlate
all'acqua perché possano capire l'importanza di salvaguardarla». Si capisce dal
documento che considerano mostruosi gli attentati al clima, e scrivono: «La
riduzione delle emissioni di gas serra è prioritaria per il benessere del
nostro pianeta. Incoraggiamo i leader del G8 a costruire e a firmare, sulla
base dei principi del Protocollo di Kyoto, una versione migliorata nel contesto
dell'accordo di Copenaghen». Concludono con un grido: «Noi abbiamo bisogno di
essere ascoltati e che le nostre voci siano parti delle vostre decisioni.
Agiamo ora! ». È così parlano i veri Pokemon. I giovani dei Paesi presenti al
Summit dell'Aquila hanno preparato il loro documento. Ai temi già trattati
dagli adulti, hanno aggiunto quello dell'istruzione
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
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CRONACA
10-07-2009 Semi cinesi, sequestrati a Prato quattro ettari DA P RATO U
n'operazione che dal nome rievoca i giardini dell'antica Roma: peccato però che
gli «Horti cinesi» scoperti ieri fossero campi coltivati con sementi non
certificate, provenienti appunto dalla Cina, e irrigati con acque non
controllate. Si tratta di quattro ettari in Toscana, nella località Maliseti -
frazione del comune di Prato - che sono stati sequestrati dagli uomini del
Comando provinciale e del nucleo agroalimentare e forestale del Corpo forestale
dello Stato, in collaborazione con il personale dell'agenzia toscana di
Protezione dell'ambiente e della polizia municipale. Sono finiti sotto
sequestro anche 300 buste di semi e 20 chili di sementi importati senza
autorizzazione dalla Cina. «Avevo annunciato che la
fase 2 della tolleranza zero avrebbe portato a un aumento delle attività di
intelligence e controlli e a risultati importanti per continuare a tutelare la
salute dei cittadini» ha dichiarato ieri il ministro per le Politiche agricole,
Luca Zaia. La fase uno a cui si riferisce il ministro era un'operazione analoga
effettuata sempre a Prato nei mesi scorsi presso tre ditte cinesi che
coltivavano ortaggi. In totale, nelle due operazioni sono stati ispezionati 13 ettari di terreni coltivati
a orti, sequestrate 550 buste di semi e 40 chili circa di sementi di varie
specie vegetali. «Ieri - prosegue Zaia - è stata bloccata una vasta area
coltivata a cielo aperto con sementi provenienti dalla Cina
con caratteristiche genetiche non chiare. Per di più, i campi erano irrigati
con acque non controllate. Un danno non solo alla salute, ma anche all'ambiente
» . Non solo, ha aggiunto: un particolare grave «è che queste sementi vengono
introdotte nel nostro territorio direttamente dai cittadini cinesi in occasione
dei loro viaggi in patria all'interno di bagagli personali, eludendo così i
controlli doganali» . Dalle etichette riportanti scritte esclusivamente in
lingua cinese non è stato però possibile risalire alla specie esatta e alle
ditte produttrici nonchè ai relativi importatori. «Tutti i nostri sforzi in
questa nuova fase - ha continuato Zaia - dovranno essere sempre più rivolti a
contrastare l'arrivo dall'estero di tutti i prodotti contraffatti che non hanno
nulla a che vedere con il nostro ricchissimo patrimonio agroalimentare,
tutelando così sia il duro lavoro dei nostri agricoltori, sia la salute degli
italiani» . Il timore che, dietro a tanta abbondanza di ortaggi nel mercatino
degli agricoltori cinesi di Prato, ci fossero semi geneticamente modificati,
serpeggiava da tempo, così come quello relativo ai concimi e ai diserbanti
impiegati in quei campi. A sollevare i primi dubbi, nel gennaio 2008, era stata
la Coldiretti, che aveva messo in dubbio la bontà dei semi, dell'acqua e dei
concimi. E proprio l'anno scorso la polizia municipale chiuse una derivazione
abusiva dello scolmatore del depuratore cittadino, dal quale gli orticoltori
attingevano per irrigare i loro campi. l'operazione Trovati anche 20 chili di
sementi importate senza autorizzazione I campi erano irrigati con acque non
controllate
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
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ECONOMIA
10-07-2009 Quel «round» di 8 anni con tanti ko DA M ILANO C L AUDIA L A V IA E
ra il 2001. Due anni dopo l'incontro della Wto a Seattle, l'appuntamento era
stato fissato nel centro congressi di Doha, cuore del piccolo emirato del
Qatar. Doveva essere la sede tranquilla della quarta conferenza ministeriale
della Wto, l'Organizzazione mondiale del commercio estero, ma la strada si
prevedeva già in salita. Una difficoltà che si leggeva anche dalla lettera
inviata da Silvio Berlusconi agli altri capi di Stato e di governo del G7: «Dopo
gli attentati terroristici dell'11 settembre », scriveva il premier, «la scena
economica mondiale è mutata e le previsioni sono meno favorevoli rispetto a
quelle del vertice di Genova. Esiste un concreto rischio che alcuni Paesi,
nella convinzione di tutelarsi, ricorrano a metodi protezionistici,
determinando un'involuzione del sistema multilaterale degli scambi che
renderebbe l'economia mondiale più fragile». Così fra le pressioni dei no
global, la protesta al G8 di Genova, gli attentati alle Torri gemelle e al
Pentagono, viene lanciato con grande enfasi il primo grande negoziato
commerciale multilaterale a favore dello sviluppo. All'inizio l'idea generale è
di concedere l'apertura dei mercati occidentali alle importazioni agricole dei
Paesi emergenti, in cambio dell'apertura dei loro mercati ai prodotti
industriali (e, in prospettiva, anche a banche e assicurazioni) dell'Occidente.
Ma da allora il panorama mondiale è stato continuamente rivoluzionato e il Doha
Round ne ha sempre pagato le conseguenze. A partire dall'incontro del 24 luglio
2006 quando Pascal Lamy, allora direttore generale della Wto, dopo aver
constatato che le posizioni dei principali attori commerciali del mondo
rimanevano inconciliabili e che non c'era interesse a trovare un accordo di compromesso,
ha formalmente dichiarato la sospensione dei lavori. Poi lo scorso luglio, a
sette anni dal lancio e dopo nove giorni di trattative accanite a Ginevra,
sempre sotto la regia di Lamy, i negoziati per la liberalizzazione del
commercio mondiale sono falliti. Ancora una volta. È finita muro contro muro,
con gli Stati Uniti da una parte e l'India e la Cina dall'altra. Le delegazioni dei
maggiori Paesi della Wto (una trentina sui 153 totali) hanno deciso di gettare
la spugna e chiudere la lunga maratona negoziale di Ginevra. Eppure si potrebbe
dire che non è andata malissimo. Su venti punti all'ordine del giorno, i
negoziatori hanno trovato l'accordo sui primi diciotto. Si sono
incagliati sul diciannovesimo e non hanno mai affrontato il ventesimo.
Purtroppo, però, nei negoziati della Wto vale la regola aurea che non si
raggiunge un accordo su nulla se non si raggiunge un accordo su tutto. Terreno
di scontro erano i cosiddetti «meccanismi di salvaguardia», in base ai quali ai
Paesi in via di sviluppo viene concesso di alzare barriere tariffarie quando il
volume di importazioni di prodotti agricoli e alimentari cresce in modo da
minacciare le loro coltivazioni nazionali e incidere sui livelli di vita delle
loro popolazioni. In gioco c'era la soglia oltre la quale poter applicare
misure protettive. Gli Usa non hanno voluto scendere sotto quel 40% di aumento
dell'import contenuto nella bozza di accordo in discussione. L'India, invece,
non era disposta a concedere più del 10%. E anche la Cina
ha ribadito di voler difendere a tutti i costi la produzione nazionale di riso,
zucchero e cotone. Da allora più nulla. Fino allo scorso gennaio quando, a
pochi giorni dall'insediamento ufficiale del neo-presidente Usa, Peter
Mandelson, l'ex commissario europeo per il Commercio, diventato nel frattempo
ministro degli Affari economici nel governo di Gordon Brown, aveva rivolto un appello
a Barack Obama perché facesse del Doha Round una delle priorità della sua già
pesante agenda politica. Mandelson aveva spiegato che la leadership americana
sarebbe stata «indispensabile» per rilanciare e completare il negoziato avviato
all'inizio della presidenza di George W. Bush e in stallo dallo scorso luglio.
Piena di ostacoli la strada che porta a una maggiore apertura dei mercati.
L'avvio in Qatar, nel 2001, il blocco l'anno scorso, con lo scontro tra Usa, Cina e India
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA
10-07-2009 ECONOMIA E FINANZA Per il direttore generale dell'Fmi Strauss-Kahn,
«la ripresa è lenta, e anche se un'inversione di rotta è attesa per il 1°
semestre del 2010, resta il problema della disoccupazione e quello dei conti
pubblici» Le nuove regole anti-crisi si allargano ai 14 Ma
la Cina lancia un fulmine:
il dollaro non basta più, serve una nuova valuta mondiale DAL NOSTRO INVIATO
ALL 'A QUILA G IORGIO F ERRARI « T ornare a crescere e respingere il
protezionismo », sintetizza Silvio Berlusconi, e di fatto l'agenda globale, il
documento cioè che contiene i capitoli economici del G8 iniziato mercoledì a L'Aquila
e proseguito ieri con l'allargamento al G5+1 (alchimia contabile che includendo
Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa oltre all'Egitto
come invitato speciale conduce al G14, ormai a pieno divenuto l'erede del
vecchio format del G8), si può racchiudere in poche semplici conclusioni:
«Mentre continueremo a sostenere le nostre economie con ogni misura necessaria
per superare la crisi dice il documento , cominceremo anche a preparare le
strategie di uscita dalle misure di Governo straordinarie adottate per
rispondere alla crisi». Certo, una crisi tutt'altro che superata, anzi, a
sentire il direttore generale del Fmi Strauss-Kahn, «la ripresa è lenta, e
anche se un'inversione di rotta è attesa per il primo semestre del 2010,
restano quattro preoccupazioni: disoccupazione, sostenibilità delle finanze
pubbliche, squilibri globali e Paesi a basso reddito. Ma gli otto Grandi e i
loro ospiti allargati hanno confermato e poteva essere altrimenti? la volontà
di cooperare affinché 'l'economia globale riprenda la crescita lungo un cammino
equilibrato, equo e sostenibile a beneficio di tutti, soprattutto dei più
vulnerabili». Il nemico pubblico dell'economia mondiale non sembra più essere
la finanza selvaggia: quella ha già abbondantemente fatto i suoi danni e i
grandi Paesi gli Stati Uniti in testa hanno dovuto già svenirsi per limitarne i
danni. Ora lo sguardo si posa sulla concorrenza, sul commercio mondiale, sui
negoziati di Doha. E gli Otto si sono trovati un nuovo feticcio da abbattere,
il protezionismo. Un'arma straabusata in realtà nel corso degli ultimi duecento
anni un po' da tutti, dal Giappone alla Gran Bretagna, dall'America alla Francia.
Ma ora, i Grandi, la Ue, gli emergenti si impegnano solennemente ad «astenersi
da svalutazioni concorrenziali delle nostre valute e promuovere un sistema
monetario stabile e ben funzionante». Attenzione a queste ultime parole, perché
ecco che i cinesi se ne escono con un colpo a sorpresa per bocca del
consigliere di Stato Dai Bingguo (Hu Jintao, come si sa, è tornato
frettolosamente a in patria per domare la rivolta domestica): «La Cina ha detto l'alto funzionario che rappresentava a tutti
gli effetti la voce di Pechino vuole una riforma graduale del sistema valutario
internazionale per una maggiore diversificazione della moneta di riferimento
per poter garantire la stabilizzazione dei tassi di cambio e favorire così un
regime più razionale e differenziato ». Frase che sembra uno scioglilingua
cinese, e in effetti lo è, ma che tradotta dal mandarino significa né più né
meno: il dollaro non può più essere considerato l'unica moneta di riserva
internazionale, meglio pensare a un paniere che contempli euro, yen, sterlina e
appunto il biglietto verde americano. Re dollaro, e con lui Barack Obama, sono
avvisati: la Cina, Paese emergente dalla crescita
impetuosa e dalla forza demografica inimmaginabile per noi occidentali, sta
dettando le sue regole. Non solo sul clima, ma anche sulle valute e sui criteri
economici. «Paesi industrializzati e paesi emergenti e in via di sviluppo dice
Pechino hanno eguali e grandi responsabilità. I primi devono difendere davanti
alla comunità internazionale i diritti dei Paesi emergenti allo sviluppo
economico e alla salvaguardia delle loro caratteristiche nazionali, ridurre il
loro debito pubblico e promuovere i trasferimenti di tecnologia ai paesi
emergenti. I secondi devono concentrare le loro energie sullo sviluppo e poi
aprire le porte agli investimenti e ai prodotti dei Paesi sviluppati». Un bel
diktat, non c'è che dire. Pechino vuole una riforma graduale del sistema
valutario internazionale per una maggiore diversificazione della moneta di
riferimento
(
da "Avvenire" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA
10-07-2009 BRASILE Più telecomunicazioni Già da tempo uno dei 10 Paesi più
industrializzati al mondo, negli ultimi 25 anni ha visto nascere molte
industrie nel campo delle telecomunicazioni, nella bioteconologia, dei nuovi
materiali, e il settore aeronautico rappresenta oggi una fetta rilevante del
Pil nazionale. Il Pil del Brasile è però calato dello 0,8% nel primo trimestre
dell'anno, facendo così entrare ufficialmente il Paese in recessione. CINA Riserve monetarie Influenzata dalla crisi finanziaria
internazionale, l'economia cinese non ha mantenuto la crescita di due cifre
registrata per 5 anni consecutivi, ma nonostante ciò nel primo trimestre 2009,
il Pil del paese ha registrando un aumento del 6.1% rispetto allo stesso
periodo del 2008. Le elevate riserve monetarie rendono più solido il sistema
finanziario, che sta uscendo dalla fase di risanamento del settore bancario.
INDIA Economia di tipo misto L'India è la dodicesima più grande economia del
mondo in termini nominali, e la quarta in termini di potere d'acquisto. Ha
un'economia di tipo misto in cui il governo, sia a livello federale sia nei
singoli stati, svolge un importante ruolo di regolazione e pianificazione,
oltre a essere titolare di numerose imprese pubbliche. Il Pil dell'India è cresciuto
del 5,8% annuo nel trimestre gennaio-marzo 2009. MESSICO Investimenti
dall'estero Malgrado le crisi economiche del 1982, '88 e '94, l'economia messicana vive
dal '96 un processo di recupero, con un nuovo sistema basato su un minore
intervento del governo sui mercati e maggiori investimenti esteri in molti
settori di primaria importanza. Come conseguenza della crisi, quest'anno il
Messico ha sofferto la maggior caduta del Pil di tutte le nazioni dell'America
Latina (-4%). SUDAFRICA Leader del Continente Nonostante i gravi problemi
ereditati dall'apartheid, l'economia del Sudafrica è la più sviluppata del
continente africano. Produce da solo oltre un quarto del reddito continentale,
grazie soprattutto alle risorse minerarie e alle industrie collegate. La crisi
economica si è però abbattuta anche sul Sudafrica dove il Pil, nel 2009,
dovrebbe calare dell'1,2%, ai minimi da 10 anni. gli emergenti
(
da "AprileOnline.info" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
Il BRIC,
volano della ripresa economica Mario Lettieri, Paolo Raimondi*, 10 luglio 2009,
08:58 La riflessione Quello dell'Aquila potrebbe essere l'ultimo summit formato
G8. A causa del vecchio vizio di gratuita superiorità e egocentrismo
occidentale non se ne parla molto, ma nella città abruzzese ci saranno anche i
capi di governo degli stati emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). D'ora in poi si dovrà sempre
parlare di G20, non solo da un punto di vista formale ma anche sostanziale. Lo
impone il cambiamento dei rapporti di potere, di peso economico e di strategie
geopolitiche Il BRIC, con il 40% della popolazione mondiale posta su tre
continenti, vanta già il 25% del PIL mondiale. Il 16 giugno scorso i
leader di questi stati si sono incontrati a Ekaterinburg anche con i
rappresentanti dei governi dello Shanghai Cooperation Organization (SCO), che
oltre alla Cina e alla Russia, come membri comprende
anche il Kazakhstan, il Kirgystan, l'Uzbekistan e il Tajikistan, e India,
Pakistan, Iran e Mongolia come osservatori. Prima o poi del peso del BRIC e
dello SCO si dovrà tenere conto adeguatamente. Il London Economist dello scorso
20 giugno ha incominciato a prenderne atto e in un'analisi titolata "Non
sono uomini di paglia" pone addirittura la domanda se non sia in corso una
qualche forma di separazione, di decoupling, dalle economie occidentali
cosiddette avanzate. L'articolo in questione riconosce che c'erano già delle
tendenze importanti in questa direzione e che ora stanno riproponendosi a
seguito dello shock finanziario globale. Tali tendenze non si manifestano
solamente nei tassi di crescita che sono superiori a quelli dei paesi
industrializzati. In un certo senso esse indicano che i due organismi
"danzano con una musica differente e che questi mercati emergenti crescono
o si riducono in modo autonomo e non sotto l'influenza dei paesi ricchi".
L'autonomia dell'economia del BRIC sta innanzitutto in una minor dipendenza
dalle esportazioni (Brasile e India esportano meno del 15% del loro PIL e anche
la Cina esporta meno di quanto si pensi). La presenza
di una grande mercato interno, la diversificazione industriale e tecnologica
superiore alle normali aspettative, i grandi programmi statali di investimenti
nelle infrastrutture e l'aver "manovrato" meglio il processo di
liberalizzazione dei propri sistemi finanziari dopo la devastante crisi in Asia
del 1997-8, sono tutti elementi che rivelano una crescente autonomia. La Cina già nel novembre 2008 aveva lanciato un programma di
600 miliardi di dollari in investimenti nei settori dell'economia reale per
cui, nonostante la caduta del 25% delle esportazioni, l'economia cinese nel
primo semestre del 2009 è cresciuta del 6%. Oggi il mercato cinese dell'auto ha
superato quello americano, mentre solamente tre anni fa era del 50%. Anche
l'India, con una crescita del 4%, è presente non solo nel tessile e
nell'elettronica a basso costo ma è cresciuta moltissimo anche nella
costruzione di navi, nei settori chimici, dell'acciaio e delle comunicazioni.
La Russia invece è stata colpita più duramente per lo sconquasso sui prezzi
delle materie prime. Il Brasile si trova in una fase di consolidamento della
propria economia. Indubbiamente la crisi globale non può che provocare degli
effetti negativi ovunque, ma il BRIC ha una potenzialità di stabilità e di
ripresa superiore. Per quanto riguarda la crisi finanziaria, il BRIC si muove
su quattro direttrici: una decisa regolamentazione dei mercati finanziari
mondiali, un superamento ordinato dell'attuale sistema monetario mondiale
basato solo sul dollaro, una riorganizzazione del FMI con un ruolo più
importante per i Diritti Speciali di Prelievo quale strumento di transizione
nei meccanismi di riserva mondiale e la creazione a più lungo termine di un
nuovo sistema monetario multi polare basato su un paniere di monete. In tutte
queste iniziative il BRIC non va più "a rimorchio" dei paesi industrializzati.
Non aspetta che l'America metta le carte a posto, ma opera con grande
indipendenza anche per consolidare i rapporti al suo interno. Il commercio tra
gli stati del BRIC è in grande aumento e spesso è regolato in monete locali e
non più in dollari. Chi poteva immaginare cinque anni fa che la Cina diventasse il primo partner commerciale del Brasile e
dell'India? Questi paesi hanno compreso che il motore dello sviluppo e della
crescita, anche per le economie sommerse dai debiti, sta nella realizzazione di
grandi infrastrutture e negli investimenti e nelle innovazioni tecnologiche che
dovranno essere fatte nel pieno rispetto dell'ambiente. Sarebbe utile che
l'Europa tenesse conto di queste indicazioni anche per il proprio sviluppo.
*Mario Lettieri, sottosegretario all'Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi,
economista
(
da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
G8.
Berlusconi: "Ha fallito chi voleva la rovina del Paese" 10-07-2009 L'AQUILA. Già alle
sette di ieri mattina, Silvio Berlusconi aveva chiesto di avere in mano la
rassegna della stampa nazionale e straniera che - il premier ne era certo -
avrebbe fatto un giusto resoconto del suo "miracolo", del suo G8
iniziato con gli elogi di Barack Obama, del bilancio in attivo del primo giorno
di summit. Un umore battagliero, quello del Cavaliere, tornato in sella dopo
giornate cupe, vissute nel timore di scivolare nella prova decisiva della
presidenza italiana al summit dei grandi. E funestate dagli attacchi
concentrici sul suo privato sempre più pubblico. Così a sera, dopo una nuova
giornata di segno positivo, dopo i sorrisi, le strette di mano e gli accordi
chiusi con i leader del G14, Berlusconi si è tolto un peso. "Non avete
raggiunto il risultato che volevate. Auguri.", ha detto in conferenza
stampa rivolto al cronista di Repubblica', il giornale che in queste settimane
Berlusconi aveva accusato di rovinare l'immagine dell'Italia con la campagna
contro di lui, tenuta alta anche dai media stranieri. Non ci sono stati
scandali, non è uscita nessuna foto scomoda', non c'è stata nessuna
sconfessione della presidenza italiana del G8, non ci sono stati disordini né
scosse di terremoto. "Ci sono due tipi di realtà: quella della gente
comune e quella dei giornali, che spesso non è una realtà ma pura fantasia,
come qui si è dimostrato", ha dunque scandito orgoglioso il premier, nella
convinzione di aver vinto la scommessa, di aver avuto la sua rivincita, con un
recupero di immagine incontestabile. In sala è scoppiato l'applauso, non solo
da parte dello staff del presidente, entusiasta della risposta, ma anche di
volontari e funzionari della protezione Civile. "Perfetto", ha
commentato il sottosegretario Paolo Bonaiuti, suo portavoce. E la stampa
estera, che nei giorni scorsi aveva promesso domande scottanti sul caso Noemi,
sul Bari-gate e sulle foto di Villa Certosa? Nessun cronista straniero ha alzato
la mano, mentre ha tenuto il punto il giornalista di Repubblica' al quale in un
primo momento Berlusconi non aveva voluto rispondere su cose "non inerenti
al G8". Il premier non si è sottratto alle domande della stampa italiana:
ha risposto per sette volte, ostentando tranquillità, per smentire chi il
giorno prima aveva visto, nella rapida chiusura del suo punto stampa', la
volontà di evadere domande imbarazzanti al termine della prima, importante
giornata di vertice. Eloquenti i sorrisi distesi di Berlusconi, nelle immagini
che di lì a poco lo vedevano ad accogliere i grandi del mondo, prima della cena
con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. "Avanti, adesso pensiamo agli
altri incontri di domani", ha solo commentato dopo l'incontro con i
giornalisti il premier, mostrando una concentrazione totale, assoluta, alla
buona riuscita del vertice. Un risultato finora centrato, tanto
da ricevere le lodi della Cina (dopo quelle degli Usa) sul suo ruolo di "moderatore",
equo e rispettoso di tutti i Paesi ospiti. Il vertice è stato preparato con
riunioni interminabili (di oltre dieci ore quella di sabato), mandando a
memoria i dossier e studiando i diversi temi da affrontare. Oggi il G8
si chiude e sembra riuscito. E al premier, dopo la prova positiva, non resta
che sperare di mettere un'altra freccia al suo arco, ottenendo l'incontro con
il Papa che da giorni ha chiesto al Vaticano.
(
da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
G8.
Clima: intesa dimezzata 10-07-2009
L'AQUILA. La scure dei Paesi emergenti si è abbattuta
sull'intesa del G8 sul clima e l'ha dimezzata: le nuove economie hanno
accettato di contenere a due gradi l'aumento della temperatura mondiale
rispetto all'era preindustriale, ma non hanno accettato di quantificare un
tetto preciso per il calo delle emissioni di CO2 entro il 2050, limitandosi a
sottoscrivere un impegno per una loro "riduzione sostanziale". La
doccia fredda, non inaspettata, è arrivata dalla Cina che ancora prima dell'avvio dei
lavori del Mef (il Major Economies Forum che riunisce i Paesi di G8 e G5, più
Indonesia, Corea del sud, Australia e Ue e rappresenta l'80% delle emissioni di
CO2 del mondo), ha dichiarato di non ritenersi vincolata dall'accordo tra gli
Otto grandi che prevede di ridurre del 50% i gas ad effetto serra entro il
2050, con un impegno delle nazioni più industrializzate pari ad una
riduzione dell'80%. "E' fondamentale che i Paesi sviluppati prendano in
considerazione le diverse condizioni" dei paesi emergenti e in via di
sviluppo, ha detto il direttore del servizo stampa e informazione del ministero
degli Esteri cinese Ma Daoxu. E anche l'Egitto, che ha partecipato al vertice
del G14, ha insistito su questo tasto. Il presidente Hosni Mubarak ha invocato
un compromesso "equo ed equilibrato", che prenda in conto "le
aspirazioni dei Paesi in via di sviluppo senza imporre loro vincoli che abbiano
effetti su tali aspirazioni". L'India, con il primo ministro Manmohan
Singh ha insistito sulla necessità di soluzioni che non perpetuino in alcun
modo la povertà delle nazioni in via di sviluppo. "Con i Paesi del Mef non
siamo riusciti a formulare target di riduzione del CO2 entro il 2050 e neppure
target di medio termine, ma l'accettazione del contenimento delle temperature
entro i 2 gradi celsius è un importante passo in avanti: è la prima volta ed è
un avanzamento ", ha dichiarato il premier svedese e presidente di turno
della Ue Fredrik Reinfeldt. "Siamo sulla buona strada per un accordo
ambizioso a Copenaghen. L'intesa di oggi è una svolta", ha aggiunto il
presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso. E anche il premier
Silvio Berlusconi si è detto più fiducioso: "Da oggi possiamo guardare con
maggiore ottimismo al vertice di Copenaghen, anche perché da parte di India e Cina c'è stato un atteggiamento molto positivo che ci ha
sorpreso". A limitare comunque la dimensione dell'accordo sono state
soprattutto le richieste di Pechino e Nuova Delhi, che ai paesi sviluppati
hanno chiesto "più soldi per finanziare il loro cammino verde" e
"impegni più forti per la riduzione dei gas nocivi, considerata la loro
responsabilità storica nel disastro ambientale", ha spiegato un
diplomatico. I Paesi più industrializzati non sono riusciti invece a concordare
obiettivi a medio termine per un calo significativo dei gas nocivi già entro il
2020 e neppure a precisare i loro impegni finanziari verso le nazioni in via di
sviluppo. Il pacchetto sugli aiuti è stato rinviato al G20 di Pittsburg, di
metà settembre. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon ha stigmatizzato
questa attitudine, dichiarando che i progressi tra gli Otto grandi "non
sono sufficienti". Ban Ki Moon, che gestirà i negoziati di Copenaghen per
il futuro del Protocollo di Kyoto, ha invitato gli Otto a fare di più perché la
lotta al cambio climatico "è un imperativo morale e politico e una
responsabilità storica, per il futuro dell'umanità e dello stesso
pianeta". I Paesi del Mef hanno potuto annunciare l'avvio di una
partnership globale per promuovere le tecnologie verdi, a basso contenuto di
carbone. L'idea è di raddoppiare entro il 2015 gli investimenti pubblici nella
ricerca e nello sviluppo indirizzandoli all'efficienza energetica, all'energia
solare, alle reti elettriche interattive, alla cattura e allo stoccaggio del
carbone e alla produzione di veicoli di ultima generazione. Le indicazioni dei
Paesi guida dovranno arrivare entro il 15 novembre. Il Messico ha proposto di
creare un Fondo verde per facilitare il sostegno internazionale alle nazioni in
via di sviluppo. Questa ed altre proposte per un nuovo sistema di finanziamento
saranno discusse in nuovi incontri che impegneranno i leader in questi 150
giorni che li separano da Copenaghen.
(
da "AmericaOggi Online" del 10-07-2009)
Argomenti: Cina
G8. Non
più in otto ma in 14. Berlusconi: l'allargamento unica ricetta contro la crisi
10-07-2009 ROMA. La fiducia, certo, ma anche un formato allargato del club dei
grandi': è questa la ricetta che Silvio Berlusconi rilancia dal G8 dell'Aquila
dal quale, sottolinea, sono arrivati "risultati concreti" anche al di
là delle aspettative. Dal vertice, ha detto Berlusconi aprendo i lavori del G14
(gli Otto grandi, più i cinque Paesi emergenti e l'Egitto) "esce un
messaggio di speranza e fiducia" per uscire dalla crisi economica
internazionale. In primo luogo, verso chi soffre per le conseguenze del
rallentamento economico perché, ha sottolineato, "tutti i leader hanno
posto l'accento sul fatto che l'attenzione dei governi in questa crisi debba
andare alle persone che ne soffrono: ai cittadini che perdono il lavoro e a chi
nel mondo soffre la fame". Insomma "nessuno deve essere lasciato
indietro" anche perché tutti i leader hanno mostrato la "volontà
assoluta di risolvere le crisi". Il presidente del Consiglio, in veste di
padrone di casa, ha quindi posto l'accento sul necessario allargamento del
club: "Il G14 è una struttura ormai consolidata", ha sostenuto,
rimarcando il fatto che in esso è rappresentato oltre l'80% dell'economia
mondiale. Circostanza che lo rende più "idoneo" del G8 nel dare un
indirizzo all'economia mondiale. Nel motivare l'efficacia del formato a
Quattordici, il Cavaliere critica indirettamente l'allargamento dell'Ue:
"Il G20 e il G24 hanno un numero di componenti troppo alto" e non
rendono possibile una "vera dialettica, ma solo giri di tavolo".
Un'esperienza, ha aggiunto, "che noi europei conosciamo bene" visto
che sappiamo quanto sia cambiata l'Europa dopo l'ingresso di 12 nuovi Stati
membri. Davanti ai media di tutto il mondo, però, Berlusconi ha soprattutto
rivendicato i "risultati concreti" del summit: a cominciare dal
clima, visto che "ora possiamo guardare con molto maggiore ottimismo"
al vertice di Copenaghen di fine anno. Anche perché da
parte di India e Cina c'è
stato un atteggiamento "molto positivo" che ci ha perfino
"sorpreso". Allo stesso modo, sui temi di politica internazionale i
risultati, a suo giudizio, sono stati notevoli, come dimostra la
"convergenza" registrata intorno al tavolo. Sul tema del
nucleare, ha detto ad esempio, la volontà comune di "negare" gli
armamenti ha consentito al presidente Usa Barack Obama di convocare un vertice
il prossimo anno. Stessa unione di intenti si è registrata sul Medio Oriente,
sull'Afghanistan e sul Pakistan. Così come sull'Iran al quale , ha ricordato,
sono state risparmiate sanzioni, ma verso cui il G8 ha deciso di esercitare un
"forte pressing" per evitare che si doti di testate nucleari. Il
premier ha insistito ancora sui risultati del vertice, citando fra l'altro la
convocazione di un incontro a livello ministeriale per rilanciare il processo
di Doha allo scopo di produrre un documento al prossimo G20 di Pittsburgh.
L'obiettivo, ha sottolineato, è quello di consentire di rilanciare un negoziato
fermo ormai "da sette anni". Infine, ha voluto ricordare gli aiuti ai
Paesi poveri: "Dal vertice è nata la decisione di arrivare a 10-15
miliardi di dollari per i paesi in via di sviluppo". E l'Italia, ha
aggiunto, farà la sua parte saldando i suoi debiti con l'Africa con un assegno
da 130 milioni di dollari, che si è impegnato a versare entro un mese.
(
da "Unita, L'" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Rivolta in Loira nel nome di Momo Prodi, sì al terzo mandato
di Errani Cina, moschee chiuse
per gli uiguri Immagini, parole e graphic novel Il mago Potter e l'incantesimo
d'amore
(
da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
26 - Economia IL MERCATO QUELLE REGOLE ANTI CRISI SONO SOLO PROPAGANDA I Global
Legal Standards sono un´uscita a effetto a uso e consumo del teatrino politico
ALESSANDRO PENATI I Global Legal Standards (Gls), una sorta di Costituzione
economica del mondo, per assicurare sviluppo senza più crisi, sono stati
presentati come principale contributo italiano al G8. L´idea che istituzioni e
norme debbano essere disegnate a partire da principi "alti" sarà
affascinante, ma fa a pugni con la realtà. Norme e istituzioni sono il
risultato della lenta evoluzione dei rapporti di forza tra gli interessi
prevalenti, della storia, del retaggio culturale di ogni paese. Se le procedure
fallimentari, l´evasione fiscale, la struttura proprietaria delle imprese, il
mercato del lavoro, i sistemi previdenziali sono diversi da un paese all´altro
è perché ciascuno, pur condividendo origini culturali e principi di convivenza
civile, ha trascorsi diversi. Analogamente, popoli confinanti sviluppano lingue
diverse. Ma invece di dichiarare che una lingua comune sarebbe un vantaggio per
tutti, meglio prendere atto delle diversità e cercare accordi sugli standard in
aree specifiche: per esempio, come con il Financial Stability Board su
coefficienti patrimoniali per le banche, indicatori di indebitamento, o stanze
di compensazione per i derivati. E non serve aspettare che il mondo sottoscriva
il principio che frodare il fisco è male: meglio ricercare subito un accordo
bilaterale, come ha fatto gli Stati Uniti con la Svizzera. L´approccio Gls
esalta il ruolo degli organismi sovranazionali. Ma la cooperazione
internazionale già abbonda. Per la stesura dei Gls, l´Ocse ha pubblicato una
tabella che riporta ben 134 strumenti multilaterali a disposizione dei governi
attraverso le otto organizzazioni economiche internazionali esistenti. La
natura di questi consessi è però meramente consultiva. Meno strumenti e meno
organismi, ma con un vero potere esecutivo e di indirizzo, sarebbero più
efficaci. Anche se comporterebbero una limitazione della sovranità politica dei
governi, sempre tesi a perseguire gli interessi locali del momento, alla faccia
dei Gls. Che senso ha discutere di Gls per il mercato del
lavoro e l´ambiente quando si sa che quello che conta oggi è un accordo con la Cina? E che l´interesse di tutti (Italia
inclusa) è fare affari coi cinesi, anche a costo di non vedere come calpestano
i diritti umani? Altro che standards per i lavoratori. Leggo che i principi
alla base dei Gls sarebbero: trasparenza dei bilanci; tutela dei
diritti; condanna di corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale; allineamento
degli interessi dei manager a quelli dell´azienda; trasparenza nei rapporti tra
economia e politica, e così via. Ma questi sono i presupposti, da sempre, del
sano funzionamento di ogni economia di mercato. Il problema, quindi, non è
enunciarli, ma farli rispettare. A questo fine, mi domando quanto il governo
italiano sia un credibile paladino della lotta alla corruzione e all´evasione
fiscale, o della trasparenza nei bilanci e nei rapporti tra economia e
politica. Nella foga di ridisegnare regole e istituzioni internazionali, si
rischia di cadere in contraddizione. Alla Bce verrà dato un ruolo di preminenza
nella nuova Autorità Europea sui rischi, allargando il suo raggio di azione
alla stabilità macroeconomica e finanziaria, e alla supervisione dei sistemi
bancari. Ma è stata costituita attribuendole come unica responsabilità la
stabilità dei prezzi, proprio perché si riteneva che obiettivi di tasso di
cambio, di stabilità delle banche, di livello dei prezzi di case e azioni
avrebbero compromesso il raggiungimento dell´obiettivo inflazione.
Un´inversione di marcia, senza aver ripensato la teoria sottostante la
costituzione della Bce. Per non parlare della censura di ogni protezionismo,
quando i paesi fanno a gara a proteggere le aziende nazionali. Insomma, più che
Gls mi sembrano Lps (Local Political Standards): un´uscita ad effetto per dare
smalto al G8 italiano, ad uso e consumo del teatrino della politica nazionale.
(
da "Unita, L'" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
«Le
polemiche interne finiranno solo se cambierà opposizione». Critiche al governo?
«Basta non leggere certa stampa». Il G8 è alla fine e Silvio Berlusconi nella
conferenza stampa conclusiva perde l'aplomb diplomatico, dopo tre giorni di
self-control. Sono bastate un paio di domande per scoprire i nervi del premier,
che fino a quel momento si era detto molto soddisfatto del vertice. «Ho
ricevuto apprezzamenti anche imbarazzanti da tutti». E poi giù con l'agiografia
della sua leadership. Sarebbe stato lui il primo a salvare le banche del
pianeta, lui a consentire la stretta di mano tra Barack Obama e Dmitry
Medvedev, lui il salvatore delle ex colonie oppresse come dimostra l'accordo
con la Libia. È lui che farà ripartire il commercio mondiale, che convince i Grandi
a fare di più per l'Africa, che invita alla moderazione con l'Iran, che aspetta paziente che la Cina accolga i vincoli sul clima. Ed è sempre lui il premier che si
commuove, è toccato dalla storia raccontata da Gordon Brown sul ragazzino nero
che mentre muore di fame dice alla madre di sperare che arrivi l'Onu, che non
arriva mai. È un gigantesco affresco del leader perfetto, che altri
irresponsabili o incorreggibili «cattivi» (cioè giornali e opposizione)
vogliono danneggiare. Mentre lui fa miracoli, seguendo non solo la mente ma
anche il cuore come in una «lucida follia» dichiara citando Erasmo da
Rotterdam, mentre lui si impegna a ricostruire al più presto L'Aquila
trasferendosi personalmente in agosto nel capoluogo abruzzese «perché si sa che
l'occhio del padrone funziona meglio», spiega gongolante, l'opposizione «fa
degli attacchi che superano qualsiasi livello di civiltà». Per questo il
dialogo è impossibile. A chi gli chiede se è possibile una moratoria, dopo la
sospensione delle critiche che l'opposizione ha concesso durante il vertice
come ha chiesto Napolitano, il premier replica secco: «Non ho goduto di nessuna
moratoria. Non ho attaccato la stampa, semmai è la stampa che ha attaccato me».
E le domande sulla sua vita a cui non risponde? «Ho già risposto». Quanto alla
sua vita privata, ha scambiato quattro chiacchiere con Obama. CINICO
OPPORTUNISMO Più si srotola la pellicola di questo leader senza macchia, che
non ammette obiezioni né domande critiche (e che nasconde abilmente le ombre
profondissime della sua vita), più la lucida follia si trasforma in cinico
opportunismo, in stretto senso politico. A metterlo in difficoltà è la domanda
sulla politica estera. Lui, grande amico/alleato di Bush, come riposizionerà la
sua politica estera con Obama, che ha scelto strade completamente diverse? Come
rilancerà l'Italia sul piano internazionale? «Il mio governo non ha bisogno di
essere rilanciato - replica - visto tutto quello che abbiamo ottenuto a livello
internazionale. Bush è un mio amico, ma complimenti a Obama. Si è dimostrato un
leader molto capace, ci ha stupiti per la sua abilità nonostante la sua
inesperienza». Stop. Finito qui. Nessuna coerenza, nessun collegamento tra i
fatti (l'alleanza di ferro con l'America anti-araba di Bush) e gli annunci di
oggi. Così come le promesse (mai mantenute) sull'Africa: annuncia nuovi 20
miliardi di dollari, ma non dichiara quanto verserà l'Italia. E non ammette che
in realtà di miliardi ne mancano già 26 rispetto alle promesse fatte. E che
dire della commozione sul ragazzino nero che muore di fame, confrontata con i
respingimenti in mare del suo governo, o con le ultime norme sulla sicurezza
che mettono a repentaglio persino il lavoro di semplici colf e badanti. Altro
tema, altra incoerenza: il clima. Cosa pensare di una maggioranza che ha
concentrato la sua campagna elettorale contro i vincoli verdi, promettendo
alleggerimenti ai parametri di Kyoto (come voleva l'amico Bush), negando
l'emergenza climatica, e che oggi plaude alla «green economy» di Obama? Quale relazione
tra il libero commercio mondiale e un governo che attacca i revenditori cinesi
e quelli di kebab, inneggiando alla polenta padana? Questi sono fatti, non
trame eversive orchestrate dalla stampa. E i Grandi del mondo li conoscono
molto bene.
(
da "Unita, L'" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Restauri:
quasi deserta la «lista di nozze» C'è l'impegno generosissimo della Spagna per
il restauro della grande Fortezza spagnola. C'è la firma della Francia, che
pagherà la metà dei lavori necessari per la chiesa di Santa Maria del
Suffragio, quella che gli aquilani chiamano «delle Anime Sante». E c'è la
parola della Russia, disponibile a prendere in carico il barocco Palazzo
Ardinghelli. A G8 appena concluso, si fermano qui le adesioni sicure dei grandi
del mondo alla lista di nozze lanciata da Berlusconi per salvare 45 monumenti
dell'Abruzzo sfasciato dal terremoto. Tre monumenti adottati su 45. Cinque se
si considera l'interesse non ancora formalizzato della Cina per Palazzo Madama Margherita e
Palazzo dei Nobili. Sei, a tener conto di un «pensiero» dell'Australia per
l'oratorio di San Filippo Neri. Se non un flop, quasi. Almeno per la lista.
Perchè, come in tutti i matrimoni, c'è stato chi ha preferito scegliere da solo
cosa offrire. Come i tedeschi, che hanno deciso di ricostruire il centro
di Onna.
(
da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V
- Roma "Ero sicura che abitasse qui ora non ci farà più paura" Parla
una delle vittime: "Finalmente catturato" La tennista 29enne:
"Per fortuna ho avuto la forza di gridare e l´ho messo in fuga" MARCO
MOSCA (segue dalla prima di cronaca) Ma per la tennista 29 enne scampata alla
violenza, quei lunghissimi momenti nel garage di via Berto, a Tor Carbone, sono
stati ugualmente un´esperienza traumatizzante e dolorosa. «Non è facile
dimenticare quello che mi è accaduto - dice con un filo di voce - ho in mente
ancora i suoi occhi, ma ho avuto la fortuna di essere stata forte , lucida e fredda
nel gridare e metterlo in fuga». Soddisfazione, riconquistata fiducia nella
giustizia. Ma anche sconforto e dolore per la studentessa violentata nel suo
stesso quartiere, ancora traumatizzata ed in stato di choc. «E´ stata costretta
ad allontanarsi addirittura dall´Italia. è partita per la Cina per cercare di dimenticare il
terribile episodio. L´altra ragazza, quella della Bufalotta, spero che
dimentichi presto questo dramma». E riaffiorano i ricordi, che la ragazza non
riesce a scacciare. Era una sera piovosa quando la sportiva venne aggredita.
«Ricordo i sui occhi fissi , che spuntavano dal mephisto , erano dilatati, mi
puntavano. E quella voce che mi sussurrava negli orecchi di stare ferma e
buona. Sembrava di essere in un film dell´orrore, quando si sente la voce
dell´assassino che parla con la voce camuffata nel buio. Ansimava di continuo e
sudava, aveva le mani guantate e tirava fuori la lingua per tentare di
baciarmi». Un sospiro di sollievo anche tra gli abitanti di via di
Grottaperfetta, che si erano mobilitati con un passaparola per individuare
possibili sospettati nella zona. «Qualche sera fa - racconta Anita Pinti
rappresentante dell´associazione "Impegno sociale" - lo avevamo visto
aggirarsi di nuovo nel nostro comprensorio. Siamo sicuri che fosse lui. Girava
con un fare guardingo e sospettoso, come di chi stava cercando qualcosa.
Abbiamo contattato tutte le vittime del maniaco, per invitarle, ovviamente in
maniera anonima alla fiaccolata, che abbiamo organizzato per il 14 luglio,
proprio per ricordare le donne vittime di stupri». Sgomento e rabbia, invece,
in via Piero Romualdo Pirotta a Centocelle, dove il 28 maggio del 1996 Luca
Bianchini venne arrestato da una volante del commissariato Prenestino, dopo
aver tentato di violentare una donna di 49 anni, che stava in casa insieme al
suo bambino. «I Bianchini li ricordo benissimo - commenta un ex vicino di casa
- hanno vissuto qua per anni, dopo quell´episodio furono costretti a cambiare
casa. Quel ragazzo già all´epoca doveva essere curato. Covava di certo una
violenza nascosta, si divertiva ad uccidere le lucertole che catturava nel
vicino parco di via delle Palme».
(
da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V
- Genova Per salvare un mercato ormai in crisi Premi a chi usa l´ardesia
insidiata dalla pietra cinese Il piano casa come occasione per riqualificare
l´ambiente e rilanciare anche l´economia ligure: la proposta di legge varata
ieri mattina dalla giunta regionale, oltre alla possibilità di ampliare gli
edifici, prevede una serie di "premi" per chi fa i lavori portando
risparmio energetico e usando materiali tradizionali. E´ l´occasione per
spingere anche l´ardesia ligure, che è in crisi perché
superata da pietra proveniente da Cina e Brasile, di minore qualità ma anche di prezzo più basso.
«Abbiamo inserito l´uso dell´ardesia nelle "premialità" della legge
ma per evitare di favorire i mercati stranieri, abbiamo specificato di che tipo
di ardesia si deve trattare», hanno spiegato ieri mattina il presidente della
Regione Claudio Burlando e l´assessore all´Urbanistica Carlo Ruggeri. La
legge all´articolo 4 specifica: «ardesia avente composizione chimica con
presenza di carbonato di calcio maggiore del 20 per cento», parametro che solo
la pietra ligure possiede.
(
da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4
- Esteri Prodi "Sono sempre le stesse promesse verranno davvero mantenute?
ROMA - «Il G8 è una formula ormai stanca che crea difficoltà, in più se su
clima, moneta e economia se non ci sono Cina e India, fa ridere cercare di fare
un vertice», ha detto ieri Romano Prodi in un´intervista a "Repubblica
Tv" commentando i lavori del vertice di L´Aquila. «Sull´Africa» - ha detto
Prodi che guida il gruppo di lavoro Onu-Ua sulle missioni di peacekeeping in
Africa - a ogni G8 le dichiarazioni finali sono splendide e sempre uguali,
il problema è mantenere gli impegni. Ci sono garanzie che le promesse vengano
davvero mantenute? Ho molti dubbi»
(
da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
16 - Esteri Ancora tensioni nella capitale Urumqi: sale a
184 il numero dei morti La Cina chiude le moschee uiguri in fuga dallo Xinjiang PECHINO -
Migliaia di persone sono in fuga da Urumqi, la capitale della regione cinese
dello Xinjiang dove da giorni sono in corso scontri fra la maggioranza uigura
(musulmana) e la popolazione han. Circa duecento moschee della città
sono state chiuse ieri, venerdì, giorno di preghiera per i musulmani: la
decisione è stata presa, secondo le autorità, per prevenire ulteriori
disordini. In città anche stato re-imposto il coprifuoco. Anche ieri l´esercito
cinese ha presidiato le strade: i musulmani sono stati invitati a pregare a
casa. Secondo il governo nelle violenze tra uiguri e han, represse domenica
scorsa con il massiccio intervento della polizia, sono morte 184 persone,
mentre i feriti sono più di 1.000. Il governo accusa gli uiguri per la
mattanza, mentre per gli uiguri la gran parte delle vittime è stata causata
dalla repressione della polizia. Le fonti locali parlano di 800 morti nella
comunità musulmana, una cifra che ha spinto Recep Tayyp Erdogan, premier della
Turchia, a parlare di «genocidio». Amnesty International ha chiesto al governo
cinese un´indagine «seria» sulle recenti proteste. Ieri, prima che scattasse il
coprifuoco, migliaia di persone hanno preso d´assalto le stazioni dei treni e
degli autobus. Dalla principale stazione degli autobus partono 10mila persone
al giorno dall´inizio degli scontri.
(
da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
G8. Le
ultime proteste 11-07-2009 L'AQUILA.
Un G8 dai toni forti, immerso nell'atmosfera dura del post terremoto, chiude la
sua prima giornata con una serie di intese incoraggianti tra i Grandi della
Terra e uno spirito apparentemente nuovo per un consesso che non si è mai
distinto per concretezza e capacità di rispondere tempestivamente alle sfide
globali. Ieri dall'Aquila gli otto leader - consapevoli che il destino stesso
del G8 è in bilico - hanno dimostrato di voler provare a fare un salto di
qualità e hanno raggiunto una serie di accordi interessanti, uno dei quali,
quello sul clima, che va al di là di ogni speranza della vigilia. Molto del
merito va a Barack Obama, il giovane e nuovo presidente americano, che fa del dialogo
e di un approccio multilaterale la base della sua politica estera e che con la
sua sola presenza ha dato una spinta decisiva alla riunione dell'Aquila. Obama
ha anche dato uno stop alle polemiche che venivano da una parte della stampa
del suo Paese - scettica sulle capacità della presidenza italiana del G8 e
critica sul premier Silvio Berlusconi - parlando di una "forte
leadership" mostrata dall' Italia nella conduzione del G8. E' stato un
Obama spigliato e sorridente che ha parlato dell' "integrità" e
"gentilezza" del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
incontrato al Quirinale, prima di recarsi all'Aquila. E poi, appunto, le ferite
del capoluogo abruzzese con la sua forte tensione morale e il suo coraggio.
Questi valori si sono in qualche modo e in parte trasferiti dai cittadini
aquilani ai leader del G8 che hanno trovato evidentemente ispirazione e nuova
forza per giungere a intese importanti, non definitive, ma comunque
incoraggianti nella lunga strada che dovrà portare a definire le regole nuove
di un mondo alle prese con una crisi economica senza precedenti e con le ombre
scure della questione ambientale che incombono sul futuro della popolazione
mondiale. Il G8 ha dato molto all'Aquila in termine morali e concreti - molti
leader hanno promesso aiuti e hanno compiuto visite tra le rovine e le macerie
- ma anche l'Aquila ha dato molto ai leader, dando loro coraggio, slancio e
ispirazione. L'accordo più significativo è sicuramente quello sul clima con una
nuova e inedita intesa tra Usa e Ue (impensabile ai tempi di George W.Bush) e
un accordo tra gli otto che prevede la riduzione dell'ottanta per cento delle
emissioni di CO2 entro il 2050. Sarà difficile ribadire questo accordo al G14,
per l'opposizione della Cina e dell' India, ma certamente emerge una nuova coscienza della
comunità occidentale. Lo stesso è accaduto con l'economia. Le nuove regole
dell' economia globale non si riscrivono in tre giorni all'Aquila, ma
dall'Aquila si conferma la volontà di proseguire sulla strada che porterà a
un'economia etica, più trasparente, dove non possa più accadere che
pochi spregiudicati finanzieri si arricchiscano sulle spalle di milioni di
investitori e risparmiatori. Gli otto promettono di promuovere
"un'economia mondiale che sia aperta, innovativa, sostenibile e
giusta" e confermano la volontà di mettere in opera entro il 2010 un
meccanismo di responsabilità per"monitore i progressi e rafforzare
l'efficacia" delle loro azioni. Lo slogan che racchiude questi principi è
quello che prevede che le persone vengano "prima di tutto":
"people first". Per quanto riguarda l'Africa e gli aiuti allo
sviluppo, nonostante le difficoltà della crisi economica che pesa anche sulle
casse della cancellerie dei Paesi ricchi. "Siamo determinati - dicono i
leader del G8 - ad assumere misure per mitigare l'impatto della crisi sui Paesi
in via di sviluppo e continuare a sostenere i loro sforzi per raggiungere gli
obiettivi del Millenium Development Goal". Accordi interessanti che
dovranno però avere concretezza e applicazione reale. Tutto quello che è
mancato in questi anni. Sarebbe imperdonabile fallire ancora quando le nuove
promesse vengono fatte da una città come l'Aquila, con le sue macerie e le sue
ferite ancora aperte.
(
da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
13 - Cronaca La vittima "Per me è stata la fine di un incubo temevo
girasse ancora nella zona" ROMA - «Finalmente l´hanno preso! Per me è la
fine di un incubo. Avevo paura perfino di uscire di casa, ero sicura che
girasse ancora qui nella zona anche dopo l´ultima violenza». è il commento
della tennista 29enne che è stata vittima di un tentativo stupro da parte di
Luca Bianchini in un garage di via Berto, a Tor Carbone. «Non è facile
dimenticare quello che mi è successo: ho in mente ancora i suoi occhi, ma ho
avuto la fortuna di essere forte, lucida, fredda nel gridare e metterlo in
fuga». La soddisfazione per la notizia della cattura si alterna allo sconforto
se pensa alla studentessa di via Sommer, che dopo la
violenza subita è ancora in stato di choc: «è stata costretta a fare un viaggio
in Cina, spero che
dimentichi presto». Anche la ventinovenne sfuggita alla violenza non ha
dimenticato. Davanti agli occhi ha ancora le immagini della serata piovosa
dell´aggressione: «Ricordo quegli occhi che spuntavano dal mephisto: erano
dilatati, mi fissavano. Poi quella voce che mi sussurrava nelle orecchie
di stare ferma e buona. Sembrava un film dell´orrore, quando si sente
l´assassino che parla nel buio. Aveva i guanti. Ansimava di continuo, sudava,
tirava fuori la lingua per tentare di baciarmi». (marco mosca)
(
da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
G8. Per
Obama un vertice produttivo. "Non scorderò L'Aquila" 11-07-2009 L'AQUILA. "Grazie
L'Aquila. Sarai ricostruita. Tornerai al tuo splendore. Non scorderemo mai il
coraggio e la gentilezza della tua gente". Il presidente Barack Obama
apre, con un omaggio alla città devastata da un disastro naturale, il suo
bilancio di un vertice G8 dedicato a salvare il mondo da altri disastri, tutti
invece di natura umana. Si è commosso il presidente degli Stati Uniti tra le
macerie della città ferita dal terremoto, così come si è commossa la moglie
Michelle. "Ci avete dato un esempio di come reagire alle tragedie -
afferma ancora Obama - sarete sempre nel nostro cuore e nelle nostre
preghiere". Obama ha ringraziato anche "il premier Berlusconi ed il
popolo italiano per la straordinaria ospitalità e il duro impegno messo nella
organizzazione di questo vertice" che il presidente Usa ha definito
"molto produttivo". E' un vertice dove Obama ha assunto decisamente
la guida su alcuni dei problemi che sono più vicini al suo cuore - come il
clima, la proliferazione nucleare, la fame nel mondo - tutti problemi che non
possono essere risolti da una sola nazione: occorre rispondere insieme cercando
di "plasmare il nostro futuro se vogliamo evitare che siano gli eventi a
plasmarlo per noi" sicuramente in modo disastroso. Ma tutto assume un
tocco personale per Obama. Così ai leader chiamati a decidere in che misura
aiutare i Paesi che muoiono di fame ricorda che suo padre viene dal Kenya, che
i suoi familiari rimasti in quell'angolo di Africa lottano ancora contro la
povertà, che suo cugino non riesce a trovare un lavoro a Nairobi senza pagare
una bustarella. "La fame nel mondo è un fatto personale, per me - ricorda
- qualcosa che riguarda anche i miei familiari che vivono in Africa". A
Praga, in aprile, Obama ha espresso la sua visione di un mondo senza armi
nucleari. A Mosca, pochi giorni fa, ha firmato con la Russia uno storico
accordo sul disarmo (fissando i traguardi che i negoziatori delle due parti
dovranno raggiungere). All'Aquila ha annunciato un vertice Globale Nucleare da
tenere in marzo a Washington. Tutti passi avanti verso la realizzazione del
sogno espresso dalla maglietta pacifista che la figlia undicenne Malia ha
esibito nelle sue passeggiate romane. La vera sfida adesso è all'Iran. Dal G8
Obama ha lanciato un ultimatum: Teheran ha tempo fino a settembre per cambiare
strada sul suo programma nucleare. Poi la comunità internazionale "dovrà
prendere ulteriori azioni: non possiamo aspettare all'infinito consentendo all'Iran
di sviluppare un'arma nucleare". A chi gli chiede se sia deluso che il G8
non abbia prodotto nuove sanzioni contro Teheran, Obama ha risposto che non era
mai stato ipotizzato. "Abbiamo ottenuto esattamente quello che volevamo
qui al G8 cioé una "forte condanna" per il "terribile
trattamento" inflitto alle persone che protestavano pacificamente in Iran
dopo le elezioni. Alla domanda se l'epoca del G8 sia già finita, Obama risponde
che si tratta di una iniziativa nata 30 anni fa che adesso mostra la corda. Ma
sul formato ideale ci saranno molte discussioni anche perché nessuno vuole
restare escluso. "Ho notato che ognuno desidera il più piccolo gruppo
possibile che però non lo escluda - ha scherzato Obama - Se un Paese è il 21mo
del mondo allora chiederà un G21, e così via". Ma non si possono ormai
affrontare le sfide globali "senza grandi potenze come
Cina, India e Brasile o con
l'assenza di interi continenti come l'Africa o come l'America Latina". Ma
una cosa è certà: "Ci sono troppi vertici. Bisogna diminuirli - afferma -
Sono presidente da soltanto sei mesi e già ne ho fatti diversi. Dobbiamo
semplificare il calendario e renderli più efficaci". Al G8
dell'Aquila Obama si è confermato il leader più carismatico del pianeta: è
stato accolto da un applauso dagli altri colleghi quando si è presentato per la
foto di famiglia del G14. Ha ricevuto in dono una maglietta di calcio del
Brasile e, come gli altri, un libro d'arte da 24 chili. Ha giocato a basket ed
ha stretto la mano a decine di leader mondiali, compreso il libico Gheddafi.
Sempre sorridendo, sempre pronto alla battuta e alla pacca sulle spalle. Ma il
momento più emozionante, in questo G8 in Abruzzo, è stato sicuramente la
passeggiata in maniche di camicia tra le rovine di L'Aquila. "Non vi scorderemo
", ha detto Obama. Aggiungendo, in italiano, una parola finale:
"Arrivederci".
(
da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
G8. Il
megafondo contro la fame 11-07-2009 Dal summit esce un documento finale che,
sul fronte dei contenuti, segna un passo avanti in molte direzioni. In quella
per la lotta alla fame nel mondo, con il via libera a 20 miliardi di dollari in
3 anni ed una nuova strategia per sostenere la sicurezza alimentare ed i più
poveri, Africa in prima linea. Ma anche sulla crisi economica sulla quale i
Grandi si sono schierati uniti nel sostenere la ripresa, promuovere nuove
regole per la finanza e iniziare a ragionare su una strategia di uscita. E,
ancora, sul clima. L'AQUILA. L'Aquila supera la prova del nove: il G8 è stato
un "grande successo" e non solo secondo il premier Silvio Berlusconi
che incassa le lodi di molti Paesi. Ma anche per il presidente Usa, Barack
Obama, che parla di vertice "molto produttivo" e di grande
"ospitalità", annunciando che tornerà a casa, anche per quello che ha
visto girando tra le strade terremotate, con "l'Aquila nel cuore".
Grazie anche ad un po' di fortuna - la terra non ha tremato più di tanto,
scongiurando i timori della vigilia - la presidenza italiana archivia così
l'ultima giornata dei lavori, tirando un sospiro di sollievo tra la
"soddisfazione" per il ruolo dell'Italia che, comunque, "era già
protagonista", dice Berlusconi rinviando al mittente le previsioni nefaste
dell'opposizione. La tregua sulle polemiche ha tenuto, le proteste si sono
limitate ad una pacifica manifestazione dei no global. E dal summit esce un
documento finale che, sul fronte dei contenuti, segna un passo avanti in molte
direzioni. In quella per la lotta alla fame nel mondo, con il via libera a 20
miliardi di dollari in 3 anni ed una nuova strategia per sostenere la sicurezza
alimentare ed i più poveri, Africa in prima linea. Ma anche sulla crisi economica
sulla quale i Grandi si sono schierati uniti nel sostenere la ripresa,
promuovere nuove regole per la finanza e iniziare a ragionare su una strategia
di uscita. E, ancora, sul clima. In un vertice che ha visto debuttare di fatto
un nuovo formato - il G14 (G8 più i G5 più l'Egitto) al quale su molti temi si
sono affiancate anche le altre maggiori economie nel format Mef - si registrano
"molti progressi", è stato sottolineato da Berlusconi. Almeno sul
fronte degli otto grandi che hanno trovato un'intesa sul clima, ricompattandosi
con la nuova America di Obama, sui target. Obiettivi sui quali si sono
allineate anche le nuove economie emergenti, ma solo sulla 'cornice' (la
riduzione di due gradi delle temperature rispetto all'era pre-industriale). Le
loro "resistenze" restano e la Cina - con la sponda dell'Egitto - ha
detto 'no' a paletti sulla riduzione delle emissioni. Un passo comunque c'è
stato ed ha segnato una tappa verso la conferenza di Copenaghen di dicembre.
Con un occhio al Medio Oriente, per il quale si ribadisce il concetto di
"due popoli, due Stati" per Israele, si sostiene l'Autorità
palestinese e si "deplora" la violenza post elettorale in Iran
(condannando anche le dichiarazioni del presidente Ahmadinejad sul
negazionismo), i Grandi hanno messo un altro tassello importante sul fronte
internazionale. Quello della ripresa dei negoziati per una conclusione positiva
del Doha Round entro il 2010. E, in questa direzione, prima del G20 di
Pittsburg a settembre è stata messa in agenda una riunione con i ministri del
Commercio. Prima del G20 perché la liberalizzazione sul commercio mondiale è
tra i punti su cui i Grandi contano per il rilancio dell'economia. Ma anche uno
strumento della nuova strategia per l'Africa e la lotta alla fame del mondo. I
20 miliardi di dollari decisi a l'Aquila dovranno essere infatti sostenuti da
una nuova politica sul fronte degli aiuti: non solo flussi di denaro a pioggia
ma risorse da accompagnare a minori barriere commerciali. E il 'no al
protezionismo' viene così ribadito e rimbalza dalla dichiarazione sull'economia
per uscire dalla crisi al sostegno ai più poveri. Poveri che sopportano, più
degli altri, lo tsunami economico e che devono essere "protetti perché più
vulnerabili". Più forte quindi il "partenariato" per l'Africa,
anche per migliorare l'accesso all'acqua e all'igiene di base. Una tre giorni
di lavori quella del G8 che ha portato l'Aquila, "simbolo del
terremoto", in tutto il mondo e l'ha messa nel cuore non solo di Obama ma
anche di sua moglie Michelle - colpita e commossa tra le macerie - e di tante
altre first ladies. Ieri è stato il turno della premiere dame di Francia, Carla
Bruni, che tra la commozione ha promesso di tornare presto. Di certo
prestissimo tornerà il premier che sta cercando 'casa' per trascorrere agosto
nella città. E fare il "direttore dei lavori" della ricostruzione
delle case, pronte - ha detto - entro novembre. I cantieri hanno continuano a
lavorare senza stop anche nei giorni del vertice. E lo hanno fatto anche ieri,
quando sono stati sfiorati dall'attesa manifestazione no global: 10 mila
persone, secondo gli organizzatori dei cobas - 2 mila il dato delle forze
dell'ordine - hanno percorso 6 chilometri, da Paganica al centro
dell'Aquila, ordinatamente. E senza problemi, tranne solo qualche attimo di
tensione, all'arrivo, quando è stata lanciata qualche bottiglia di plastica e
scanditi slogan. Nella caserma di Coppito, diventato quartier generale del
Summit, nelle stesse ore i Grandi scattavano la loro foto-ricordo. Ma non prima
di essersi raccolti in un minuto di silenzio in ricordo delle 300 vittime del
terremoto ed aver assistito al cambio di nome della piazza principale della
caserma: fino ad oggi 'piazza D'Armi', d'ora in poi 'Piazza 6 apile'. E sono
ripartiti, chi di ritorno in patria, chi - come Mr e Mrs Obama per Roma, per
incontrare il Papa - deludendo qualche attesa. Quelle di chi pensava che 'la
lista di nozze' - quella dei momumenti pronti ad essere adottati e finanziati
per la ricostruzione - andasse esaurita: solo 5 dei 45 monumenti nell'elenco,
al momento, hanno trovato il loro 'sponsor'.
(
da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
G8
francese nel 2011. Sarkozy annuncia l'istituzionalizzazione del G14 11-07-2009 L'AQUILA. Il G8 che si
terrà tra due anni sotto la presidenza della Francia avrà un formato diverso
rispetto al perimetro tradizionale in cui si confrontano le otto potenze del
mondo: il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato all'Aquila di
volere procedere rapidamente all'istituzionalizzazione del G14, già a partire
dall'appuntamento del 2011. "Esiste un G8, un G5 e un G6. Con il
presidente brasiliano Lula abbiamo proposto che il più presto possibile vengano
riuniti i due gruppi in un G14", ha riferito Sarkozy. Secondo questa
ipotesi, attorno al tavolo dovrebbero sedersi i leader degli Otto (Usa, Gran
Bretagna, Francia, Germania, Italia, Canada, Giappone e
Russia) più quelli del G5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa) più un Paese ospite. "Non è
che il G8 non sia più utile, ma chiaramente la sua capacità di rappresentanza
non è più sufficiente per rispondere alle grandi sfide mondiali", ha
motivato Sarkozy. La Francia ha trovato tra i partner grande disponibilità.
A cominciare dall'Italia, che proprio all'Aquila ha sperimentato il format
8+5+1, con l'invito fatto all'Egitto a partecipare alla riunione del G13 di
giovedì. Nella conferenza stampa conclusiva, il premier Silvio Berlusconi ha
detto che "tutti i format sono validi e resteranno in piedi", a
partire da quello del G8, costituito da Paesi che "fondano la loro
politica su valori condivisi come la libertà e la democrazia". Il premier
ha però sottolineato di attendersi dal G14 decisioni più importanti in futuro.
La cancelliera tedesca Angela Merkel è apparsa sulla stessa lunghezza d'onda,
dichiarandosi favorevole ad una discussione su un nuovo formato del G8:
"Mi aspetto una decisione nell'anno che viene", ha detto. Il premier
canadese Stephen Harper, che il prossimo anno ospiterà il G8 in Canada, non si
è tirato indietro: "La nostra presidenza assumerà la sfida di dare una
certa coerenza ai forum di incontro", ha assicurato. Secondo Harper,
bisogna mettere un po' di ordine in un consesso a geometria estremamente
variabile, che va dal G4 al G20 e perfino oltre. "E' importante che il G8
resti, ma dobbiamo pensare a istituzioni più rappresentative", ha
rimarcato. A spingere verso l'evoluzione di un nuovo governo mondiale, sono
arrivate le dichiarazioni del presidente Usa Barack Obama, favorevoli ad una
diminuzione del numero dei vertici e ad un'apertura ai Paesi emergenti.
"Noi discuteremo di quale potrà essere esattamente il formato
migliore", ha detto Obama. "Avere dei continenti interi come l'Africa
o l'America latina che non sono rappresentati nei grandi forum internazionali e
nei luoghi dove si prendono le decisioni non può funzionare", ha messo in
guardia il presidente. Qualunque scelta si farà in futuro tra G8, G14 o G20
"la Spagna dovrà esserci", ha messo in chiaro da parte sua il premier
spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, preoccupato che gli inviti ricevuti agli
ultimi vertici internazionali (i G20 di Washington e Londra) non restino a
discrezione dei Paesi ospiti. "Prima non c'eravamo, ora sì", ha detto
Zapatero. La Spagna "lavorerà per consolidare la sua posizione" già
in vista del prossimo G20 di Pittsburgh, a metà settembre. Unica voce fuori dal
coro è quella del Giappone, che si oppone in particolare ad aprire le porte
alla Cina, ritenuta non sufficientemente democratica.
"Il G8 come consesso delle maggiori potenze industriali e democratiche del
mondo resta l'unico gruppo con la capacità, volontà e responsbailità di essere
leader della comunità internazionale", ha detto il premier Taro Aso.
"Il suo ruolo, anziché in via di esaurimento, sarà ancora più importante
in futuro".
(
da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
G8, un
successo per l'Italia. Ma per Berlusconi il Paese era già protagonista
11-07-2009 ROMA. Non si cominci adesso a dire che questo G8, successo di
immagine per Silvio Berlusconi, segna il rilancio della politica estera
italiana. Perché "non c'è alcunché da rilanciare", eravamo già sulla
scena, chiarisce subito il premier nella conferenza stampa finale del summit. E
non si dica neppure che i complimenti per la "superba" organizzazione
del summit (nell'ordine di: Barack Obama, la Cina , Ban Ki-moon, Hosny Mubarak,
Gordon Brown, Dmitri Medvedev) daranno all'Italia un prestigio e un lustro che
prima non aveva. "Ciò che il nostro governo ha fatto in questo ultimo anno
lo ha reso protagonista, tra tutti gli altri governi, della politica
internazionale", rivendica orgoglioso il Cavaliere, elencando in
dettaglio quelli che considera i suoi successi (uno su tutti, "aver
avviato o facilitato il riavvicinamento tra Usa e Russia", e quindi lo
storico accordo sul disarmo). Il G8 è solo un passo avanti, dunque. E da
Palazzo Chigi si rimarca che il risultato è la logica conseguenza di un vertice
impostato in modo serio, attento, accurato, senza curarsi delle Cassandre che
tutto intorno predicevano sciagure. "E' andato tutto benissimo. Abbiamo
ricevuto complimenti da tutti, alcuni addirittura imbarazzanti. Qualcuno ha
detto che questo è il migliore G8 al quale abbia mai partecipato", si
rilassa Berlusconi dopo le fatiche della tre giorni dell'Aquila. Il contagioso
sorriso di Barack Obama ha contribuito al risultato. E Berlusconi lo riconosce
ricambiando gli elogi del presidente americano, che ancora ieri parlava di
"great coaching", grande guida del Cavaliere. "Devo riconoscere
che la nuova amministrazione americana non ha sbagliato un passaggio in
politica internazionale e quindi complimenti ad Obama", lo loda a sua
volta il premier. Come ha già fatto più volte in questi tre giorni, anche
quando si trattava di sottolineare l'inversione di tendenza rispetto alla linea
di politica estera dell'amico George W. Bush. "Ho avuto un rapporto molto
cordiale con Obama - vuole confidare alla stampa Berlusconi - Ieri a cena siamo
stati seduti vicini. Ci siamo parlati in modo simpatico. Lui mi ha parlato
della sua vita privata, io gli ho parlato della mia vita privata. Abbiamo
aperto un discorso che potrà sfociare in stima, simpatia, amicizia". E
ancora: "Obama ha stupito tutti. Sta dimostrando grande buon senso,
capacità di riflessione, profonda acutezza e una capacità di relazioni
veramente mirabile". Berlusconi bacchetta invece l'Onu, che ha criticato i
"progressi insufficienti" dei grandi riuniti a Coppito. Le Nazioni
Unite sono "inadeguate" e non in grado di "prendere decisioni
tempestive". Diventa perciò "necessaria" la riforma di
"un'istituzione nata nel secolo scorso e nel cui Consiglio di sicurezza
siedono i vincitori di una guerra ormai lontana decenni". Elogi invece per
la Nato, "l'istituzione internazionale che ha meglio funzionato negli
ultimi 50 anni" e il cui nuovo segretario è stato nominato - rivendica
Berlusconi - grazie all'intervento dell'Italia, decisiva anche "nella
crisi in Georgia", nello "storico accordo con la Libia" e per
aver dettato la linea ai governi del mondo sul "salvamento delle
banche" durante la crisi. Berlusconi perciò, a prescindere dal successo di
oggi, sente di meritare un posto tra i grandi del mondo. Ma se giovedì aveva
parlato del G14 come di un format da "sostituire" al G8 e migliore
del G20, ieri ha fatto marcia indietro e spiega: "Il G14 è destinato a
prendere in futuro le decisioni più importanti. Ma tutti i format sono validi e
resteranno in piedi, a partire dal G8, costituito da Paesi che fondano la loro
politica su valori condivisi come la libertà e la democrazia".
(
da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Crisi
economica. Per l'Ocse segni di ripresa in Italia e Francia 11-07-2009 ROMA.
Potrebbe essere l'Italia, assieme alla Francia, a ingranare per prima fra i
Paesi dell'Ocse la ripresa dopo la crisi economica più grave del dopoguerra. A
dirlo è l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), i
cui Composite Leading Indicator, gli indici anticipatori del trend economico
relativi al mese di maggio, "indicano tangibili segni di miglioramento
delle prospettive della maggior parte delle economie degli Stati membri".
E, nello specifico, mostrano che "segnali di potenziale ripresa stanno
emergendo in Italia e in Francia", che sembrerebbero aver già toccato il
fondo della crisi e aver iniziato un graduale recupero. Mentre Canada, Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna e India
stanno proprio ora emergendo dalla fase più nera della crisi. "C'é qualche
piccolo segnale di miglioramento, e che forse il peggio lo abbiamo alle spalle
viene confermato anche da questi dati", è il commento a caldo del
presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. L'indice calcolato
dall'organizzazione parigina, per i 30 Paesi che ne sono membri, è salito a
maggio di 0,8 punti sul mese precedente, collocandosi a quota 94. Un recupero
timido e graduale: l'indice resta pur sempre 7,3 punti al di sotto dei livelli
di maggio 2008. Ma il miglioramento su base mensile prosegue costante da marzo
scorso ed è da interpretare - in base alle istruzioni fornite dalla stessa Ocse
- con una situazione di ripresa. Numeri che sembrano collimare con
l'orientamento della Banca centrale europea e del Fondo monetario
internazionale: stabilizzazione delle grandi economie e poi ripresa debole, con
ritorno dell'economia di Eurolandia a una crescita positiva a metà 2010. Per
l'Eurozona l'indice è in rialzo mensile di 1,0 punto a 96,5 e indica ripresa,
come per gli Usa che segnano +1 punto a 92,2. Sia gli Usa che Eurolandia, in
base agli indicatori che predicono il ciclo economico, sembrano aver raggiunto
un "possibile picco negativo". Per l'Italia, invece, l'indice aumenta
di 1,7 punti a 100,5, incremento più forte fra i principali Paesi dell'Ocse.
Per la Francia l'incremento è di 1,3 punti a 100,4. Entrambi i Paesi, sopra la
soglia dei 100 punti e con l'indice in aumento, in base alle tabelle dell'Ocse
sono da classificare come in "espansione", e hanno effettivamente
registrato un picco negativo: hanno, in sostanza, già toccato il fondo.
(
da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
33 - Economia Mega bonus ai manager Aig ci riprova Se dopo 18 mesi di
recessione l´economia Usa non riparte, il governo dovrà varare un nuovo piano
di stimoli per evitare la stagnazione che si verificò in Giappone nel 1990 Roma
- Aig, l´assicuratore Usa salvato dal tracollo con i soldi dei contribuenti, si
prepara a pagare la seconda tranche di bonus ai top manager. La cifra non è
nota, ma in marzo si sollevò l´opinione pubblica al versamento dei primi 165
milioni di dollari. Così oggi Aig chiede il placet dell´amministrazione Obama,
per cautelarsi da nuove critiche. L´avallo, in ogni caso, non eviterà la bufera
delle polemiche su un tema sensibile che incrocia etica e finanza, interessi
collettivi e privati. Vedremo cosa deciderà Kenneth Feinberg, l´uomo di Obama
che sovrintende le retribuzioni nelle società sussidiate. Nel frattempo, in
Italia, non resta che registrare con ottimismo l´annuncio del governatore Mario
Draghi sul varo di una task force che vigilerà i compensi dei banchieri
italiani. Marco Patucchi [l´affaire rio tinto si complica
in cina] PECHINO - Il clamoroso arresto a Shanghai di alcuni dirigenti del
colosso minerario australiano Rio Tinto è uno scandalo politico dietro cui
spuntano vendette e ricatti. Il manager incarcerato è l´australiano Stern Hu,
numero uno della filiale di Shanghai. Con lui sono agli arresti tre
dipendenti locali. L´accusa è gravissima: furto di segreti di stato e
spionaggio. A nutrire i sospetti c´è il retroterra di scontri fra Rio Tinto e
autorità cinesi. Il mese scorso il colosso ha respinto la scalata di un ente
statale cinese, Chinalco, pronto a investire 19,5 miliardi di dollari per
raddoppiare la quota nell´azionariato (dal 9 al 18% di Rio Tinto). C´è poi la
crescente inquietudine dell´Australia per la penetrazione cinese nei settori
strategici. Un altro fronte s´è aperto con la contesa fra siderurgia cinese e
fornitori australiani di ferro. Si sospetta che la Cina
giochi pesante, per castigare Rio Tinto e renderla più malleabile. Se così
fosse, le multinazionali sono avvertite: toccare gli interessi nazionali cinesi
porta a dure ritorsioni. Federico Rampini
(
da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
33 - Economia Bond Usa bloccati alla frontiera i giapponesi: "Titoli da
collezione" In alto mare l´inchiesta a Como. Spunta il blitz anti-dollaro
In arrivo la commissione di esperti americani che valuterà se sono certificati
veri WALTER GALBIATI MILANO - Denaro nordcoreano da nascondere nei forzieri dei
banchieri svizzeri. Soldi per finanziare il traffico internazionale di armi
distruzione di massa. O ancora un attacco valutario agli Stati Uniti. Ogni
ipotesi è lecita finché non si stabilisce se siano veri o no i 134,5 miliardi
di titoli di stato statunitensi, sequestrati a inizio giugno dalla Guardia di
finanza alla frontiera di Chiasso. Un giallo internazionale che ha scatenato la
fantasia di blogger e appassionati di intrighi, ma che al momento ha poche
certezze, se non quelle contenute nel fascicolo del pm comasco Daniela Meliota,
dove tuttora sono custoditi quei titoli, in attesa che una pattuglia di esperti
Usa si trasferisca, come le star hollywoodiane, in gita sul lago di Como per
dirimere la questione dell´autenticità. I due giapponesi fermati, che li
trasportavano nel doppiofondo di una valigetta mentre su un treno locale
cercavano di passare la frontiera, sono stati chiari fin dal principio: «Sono
titoli hanno messo a verbale non commerciali,
hanno solo un valore storico». Un po´ come quelle azioni delle vecchie società
fallite che alcuni broker appendono in quadretti dietro la propria scrivania.
Mitsuoyoshi Watanabe e Akihiko Yamaguchi difficilmente potranno ripetere
quelle parole. Sono stati denunciati a piede libero, così come prevede il
codice per il delitto di contraffazione di titoli di stato esteri, e a
quest´ora potrebbero essere ovunque. Stephen Meyerhardt, il portavoce del
Tesoro americano, l´unico ente in grado di stabilirne l´autenticità, non ha mai
avuto dubbi: «è una frode colossale, non sembrano per nulla dei titoli veri, e
comunque non sono mai stati emessi titoli con questa denominazione». Nel dettaglio
si tratta di 249 titoli da 500 milioni di dollari e di altri 10 titoli da un
miliardo l´uno. I primi hanno varie date e solo per alcuni che risalgono agli
anni ´30 si può anche ipotizzare il mero valore storico dichiarato dai due
giapponesi. Per gli altri, la cui filigrana è di ottima qualità, il dubbio è
legittimo. I 10 da un miliardo sono del 1998 e sono denominati Kennedy bond
perché sul dorso presentano il volto del presidente ucciso a Dallas. In genere,
però, i titoli (azioni e bond), per di più di questa entità, non circolano mai
in forma cartacea. Non ne esistono sul mercato. Dal 1986, gli Stati Uniti
utilizzano quasi esclusivamente il formato elettronico e l´Italia fa lo stesso
dal 1998. Nonostante queste direttive, resta comunque possibile chiederne
l´emissione cartacea, ma a concederla deve essere sempre l´emittente, ovvero,
in questo caso, il Tesoro Usa. «è difficile che un investitore istituzionale o
anche uno stato possa avere in portafoglio così tanti titoli per un valore così
alto», spiega un banchiere di una primaria istituzione finanziaria
internazionale. Tali numeri sono più frequenti nei maxi sequestri che la
Guardia di finanza compie a scapito delle organizzazioni malavitose. Sono per
lo più titoli falsi da depositare presso banche estere a garanzia di
finanziamenti da ricevere in un altro paese. Certo, molti indizi propendono per
la non autenticità dei titoli, ma restano pur sempre dei lati oscuri.
Innanzitutto, perché un falsario avrebbe dovuto affaticarsi tanto per stampare
e far esportare titoli praticamente impossibili da piazzare sul mercato. E poi
la solerzia con cui i servizi segreti americani avrebbero avvisato le autorità
italiane e con cui starebbero seguendo la vicenda. L´ipotesi
è che qualcuno si voglia liberare velocemente di titoli di stato denominati in
dollari. Del resto sono molti i paesi desiderosi di sostituire la divisa
statunitense negli scambi internazionali per limitarne l´egemonia, primi fra
tutti la Cina e i paesi
arabi.
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-07-11 - pag: 47 autore: Stili di
vita. Le cooperative comprano poderi in paesi abbandonati per costruire dimore
secondo principi bioclimatici Arriva l'eco-pendolare Aumenta la voglia di
vivere in villaggi riqualificati vicini alle metropoli Paola Grieco Metropoli?
No, grazie. Meglio un eco-villaggio a qualche manciata di decine di chilometri
dalla città, possibilmente già in regola con i vincoli di emissione di C02 che
saranno in vigore tra qualche anno e frutto del lavoro fisico-intellettuale di
un gruppo di persone che la pensa allo stesso modo. L'idea degli eco-villaggi
non è nuova, nasce in Scozia negli anni 70, ma la novità è che oggi sono sparsi
un po' in tutto il pianeta- 28 per esempio in Danimarca - inclusa l'Italia.
Alcuni promotori immobiliari inglesi, annusata l'aria, si stanno già lanciando
nel business. Persino la Cina con Dongtan, vicino a Shanghai - la prima "città verde del
mondo" prevista per il 2010 - pare aver aderito, almeno in parte, all'economia
verde. «La Spagna è costellata di terreni rurali con fincas , vecchi casali o
ruderi da riabilitare », dice Xavier Rizzo di miparcela.com, portale che
propone in vendita un gran numero di terreni, anche senza immobili. Per
l'entità dei prezzi bisogna contare su un rapporto di 1 a 10 rispetto al terreno
urbano. Ad esempio, nella provincia di Barcellona un terreno edificabile di
3.500 mqè in vendita per 3,2 milioni di euro e nella stessa zona un terreno
rurale della stessa superficie ne vale 300mila. Per i permessi di
ristrutturazione, costruzione, o anche semplicemente la posa di una casa in
legno, avverte Rizzo, bisogna attenersi ai piani regolatori dei differenti
comuni. Una mappa aggiornata di opportunitàdi investimenti rurali è
recentemente apparsa in un blog ( www. pueblosabandonados. es) che localizza
tutti gli eremie i paesi situati soprattutto a nord di Madrid, in particolare
nei dintorni di Soria. La rete "ecoaldea.org" (ecovillaggi) è invece
formata da cooperative di persone che cercano un rifugio agreste, magari non
troppo lontano dalla città, comprano un terreno e fanno costruire le case
secondo i principi bioclimatici con uso abbondante di legno, eolico e solare
per l'energia. «L'esigenza è quella di vivere in prossimità dei centri urbani per
le attività lavorative e i servizi. Questi "pueblos abandonados" -
oltre 2.600 paesini abbandonati nella campagna e nella montagna spagnola - , si
trovano spesso in zone molto isolate della Sierra », fa eco Vitor Torre, socio
fondatore di uno dei primi eco-villaggi di Spagna, terminato l'anno scorso a
Veldepielagos, a un'ora da Madrid. Trenta famiglie, tra cui Giulio Fricano,
bresciano, che vive in Spagna da 20 anni dov'è responsabile per l'Europa del
sud di DaimlerChrysler off-highway ; lavora a Madrid. Le famiglie 12 anni fa
hanno comprato un terreno comunale, ceduto a poco prezzo - 180mila euro per
30mila mq- per far rivivere il borgo. Ogni famiglia ha pagato 300mila euro la
casa, fatta costruire con i principi ecocompatibili: «Chi, come me spiega Torre
- ha acceso un mutuoper 25 anni pari a circa 190mila euro oggi paga 800 euro al
mese per vivere in una casa di 240 mq su tre piani e 750 mq di terreno o di
orto, il prezzo dell'affitto di un appartamentino nel centro di Madrid». Le
trenta famiglie riescono a rientrare nei canoni europei che regolano le
emissioni di CO2 ( direttiva europea Ecoconception 2005/ 32/Ce). Più codificato
l'accesso "alla natura" in Francia. Chi ha un progetto agricolo può
passare per la Safer, società specializzata nella vendita di beni fondiari
rurali. I terreni agricoli con cascine, ruderi, corpi di fattorie, fino ai
castelli ( con vigne e foreste) hanno prezzi che variano da 150mila- 300mila
euro (da 5 a
20 ettari
di terreno), fino a svariati milioni di euro in funzione della zona, il terreno
e la casa. Secondo uno studio della stessa Safer, il prezzo medio nazionale
delle terre libere nel 2008 è aumentato del 5,6% (5.170 euro/ettaro). Il prezzo
medio degli edifici agricoli invece è diminuito per la prima volta in 11 anni:
211mila euro per una superficie media di terreno di 7.400 mq (-4% rispetto
all'anno passato). I prezzi più elevati (che superano i 250mila euro) sono
quelli attorno ai grandi centri urbani, sulla costa mediterranea, la valle del
Rodano e l'Alta Savoia. © RIPRODUZIONE RISERVATA www.pueblosabandonados.es
www.proprietes-rurales.com www.mappaecovillaggi.it SPAGNA APRIPISTA Su un blog
la mappa di tutti gli eremi e le località a nord di Madrid che offrono
opportunità di investimenti rurali In Spagna. Un eco-villaggio nell'isola di
Minorca, nelle Baleari MARKA
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-07-11 - pag: 20 autore: Sergio
Tacchini Il rilancio guarda al passato «C on la collezione per il prossimo
inverno siamo pronti a ripartire. E ripartiamo dal tennis, il nostro sport di
riferimento». Jean Luc Battaglia, amministratore delegato della Sergio Tacchini
da poco più di un anno, ha messo a punto la strategia di rilancio del marchio
che dall'aprile 2008 è di proprietà di Billy Ngok, imprenditore cinese il cui
gruppo produce e distribuisce in Cina diversi brand
italiani e che alla fine dell'anno scorso era stato a lungo in trattativa per
rilevare da It Holding il marchio Ferré. Il futuro della Sergio Tacchini prende
il via guardando al passato: «Le nostre linee più esclusive – spiega Battaglia,
che negli ultimi otto anni aveva lavorato per il gruppo Diesel – si chiamano
Archivio '60 e Archivio '80 e sono la riproduzione fedele, non una semplice
rivisitazione, dei capi da tennis originali dell'epoca. Cambiano soltanto i
materiali, più tecnici e ricercati». Per dare più visibilità a questa scelta
tutta legata al tennis l'azienda ha investito nella sponsorizzazione del Torneo
di Montecarlo, degli Internazionali di Roma e degli incontri che si terranno a
Shanghai in ottobre. La Cina è uno degli obiettivi più
importanti della Sergio Tacchini, non solo perché lì avviene la maggior parte
della produzione («facciamo qualcosa anche in Europa mentre il top di gamma è
prodotto in Italia. Tutto comunque è disegnato dal nuovo direttore creativo
Mauro Taliani» spiega Battaglia) ma anche perché questo è un grande mercato
potenziale per il marchio italiano, che ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2008
con 52 milioni di ricavi mentre quello del 2009 dovrebbe registrare un
fatturato in calo. «In Cina giocano molto a tennis,
soprattutto le donne» aggiunge l'a.d. è così che proprio in Cina
si aprirà, nella seconda metà di quest'anno, il primo negozio monomarca di
Sergio Tacchini. Nel frattempo è stato fatto anche un grosso lavoro di
"pulizia" della distribuzione: «Abbiamo tagliato moltissimi clienti
–dice Battaglia – cercando di selezionare i migliori, con una riduzione
pilotata del fatturato intorno al 40%. è da questo punto che l'azienda è pronta
a ripartire». C. J. © RIPRODUZIONE RISERVATA Al vertice. Jean Luc Battaglia, a.d.
della Sergio Tacchini
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-11 - pag: 3 autore: I risultati
dell'Aquila 1 CRISI ECONOMICA ED «EXIT STRATEGY» Il G-8 rileva «segnali di
stabilizzazione» dell'economia, ma anche il permanere di «rischi
significativi», in particolare con l'aumento della disoccupazione che può
mettere a repentaglio «la stabilità sociale». Restano divisioni tra i paesi sui
tempi con cui andranno rimosse le misure di sostegno all'economia 5 CLIMA:
INTESA SUI 2 GRADI MA NON SUL TAGLIO DI CO2 Accordo fatto ma solo a metà: è
stato raggiunto solo uno dei due obiettivi, cioè quello di contenere entro i 2 gradi centigradi
il surriscaldamento del pianeta. Niente intesa (Cina e
India si sono sfilate), invece, sul taglio generalizzato dei gas serra del 50%
entro il 2050 (con l'80% e più a carico degli industrializzati) 2 IL GLOBAL
STANDARD PER LA FINANZA Avallato il "Lecce Framework", un percorso
per individuare regole comuni –il cosiddetto global standard –lanciato in
precedenza dal G-8 dei ministri economici sulla base del lavoro svolto dal
ministero dell'Economia italiano dall'Ocse e dal Financial Stability Board.
Prossima tappa il G-20 di Pittsburgh, a settembre 6 NO ALLE VIOLENZE IN IRAN
DIALOGO SUL NUCLEARE Affermata la determinazionea trovare una «soluzione diplomatica»
sul controverso programma nucleare iraniano, dando a Teheran tempo finoa
settembre per rispondere. Ma «profonda preoccupazione» sulle violenze
repressive contro le manifestazioni pubbliche seguite alle elezioni
presidenziali 3 RILANCIATO IL DOHA ROUND NO AL PROTEZIONISMO Il G-8 assieme
alle maggiori economie emergenti del G-5, tra cui Cina,
India e Brasile ha deciso di rilanciare le trattative per la riforma
dell'Organizzaizone mondiale del commercio (Wto), puntando a chiudere entro il
2010 la tornata negoziale di Doha. I paesi avanzati hanno rilanciato l'impegno
contro il protezionismo 7 CONDANNA DEI MISSILI ATOMICI NORD-COREANI Dura
condanna degli esperimenti su ordigni nucleari e per i continui lanci
missilistici compiuti negli ultimi mesi dalla Corea del Nord. Operazioni che
secondo gli Otto Grandi mettono a repentaglio «la pace e la stabilità nella
regionee oltre». Per la questione del Medio Oriente mediazione affidata agli
Stati Uniti 4 SICUREZZA ALIMENTARE 20 MILIARDI ALL'AFRICA I paesi ricchi stanziano
20 miliardi di dollari in tre anni per favorire lo sviluppo di un'agricoltura
sostenibile nei Paesi poverie garantire loro l'autosufficienza alimentare. Il
fulcro della "Global Food Security" si sposta dall'emergenza
alimentare al sostegno ai piccoli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo 8
PARTENARIATO TRA G-8 E AFRICA PER L'ACQUA Approvata (ma senza indicazione di
impegni concreti) la dichiarazione per il parternariato G8-Africa sull'acqua,
come chiesto dagli stessi leader africani lo scorso anno . Ancora oggi 9
milioni di persone non hanno accesso a una fonte di acqua potabile e 2 milioni
di bambini muoiono ogni anno per carenza di acqua e servizi igienici
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-11 - pag: 4 autore: Berlusconi:
G-8 riuscito, merito mio «Premiata la mia lucida follia - Opposizione incivile,
dialogo solo se cambierà» Gerardo Pelosi L'AQUILA. Dal nostro inviato «Era
stata una follia fare il vertice qui ma come dice Erasmo da Rotterdam le
decisioni migliori sono frutto di visionaria lungimirante follia ». è molto di
più di un respiro di sollievo quello che Silvio Berlusconi tira dopo la foto di
famiglia del G-8 abruzzese conclusosi ieri tra i complimenti di tutti i
partecipanti (alcuni «perfino imbarazzanti ») mentre le delegazioni già erano
pronte a riprendere la strada di casa. «All'inizio il premier era un po' teso -
dice chi gli è stato accanto negli ultimi tre giorni –ma la tensionesi è andata
poi stemperando nel contatto diretto con i leader». I più tesi erano senza
dubbio gli uomini del suo staff, il sottosegretario Paolo Bonaiuti in testa,
che confessa di avere contato le ore che restavano ancora da trascorrere nella
caserma di Coppito. Poi gli accordi sull'economia,sul clima e sul commercio
hanno dato la svolta che Berlusconi attendeva e che ora fa parlare di vertice
«riuscitissimo». Le polemiche interne, le foto della villa in Sardegna, le
feste a Palazzo Grazioli sembrano un lontano ricordo. Non che si temesse
"l'incidente" durante il vertice. Ma l'incognita restava. Solo nella
colazione di apertura Berlusconi ha parlato di «attacchi personali che non
influiranno sul destino della maggioranza che guiderà il paese per altri
quattro anni». Alla fine anche sulle foto in Sardegna si scherza. Lo fa il
premier giapponese Taro Aso che chiede a Berlusconi perché non abbia mai
invitato il cancelliere Merkel in Sardegna. «Ma l'ho fatto molte volte»
risponde il premier. «Non è vero, non mi risulta» replica la Merkel ma tutto
resta confinato nello scherzo. Berlusconi incassa il G-8 riuscito ma non
intende minimamente condividerne il successo con l'opposizione. «Non credo
proprio – dice il premier nella conferenza stampa finale – che si possano
condividere i risultati in politica estera con un'opposizione che supera ogni
livello di civiltà». E poi, secondo Berlusconi, il G-8 «non doveva rilanciare
alcunchè nella politica estera italiana» che, nell'ultimo anno, ha solo
collezionato successi: per la decisione di fermare i carri armati russi a 15 Km da Tbilisi, per avere
sollecitato il sostegno pubblico alle banche colpite dalla crisi finanziaria,
per l'accordo con la Libia, per avere sbloccato la nomina del segretario
generale della Nato e per il riavvicinamento tra nuova amministrazione
americana e federazione russa. Quindi, qualcuno gli chiede, nessun effetto per
l'appello lanciato dal presidente della Repubblica a favore di una tregua in
politica interna durante il vertice? «Non ho goduto di nulla risponde il
presidente del Consiglio – la situazione è solo rientrata nella normalità». Un
G8 che ha visto Berlusconi molto più vicino al presidente americano Obama di
quanto non fosse sembrato nel primo incontro a Washington il mese scorso.«Obama
–spiega lo stesso Berlusconi ha stupito tutti perché, pur non avendo una lunga
esperienza politica, ha mostrato grandi capacità di riflessione, accortezza e
decisione. Sull'Iran è stato lui a indirizzare il dialogo e a puntare sul
confronto con Teheran ma senza le sanzioni». Berlusconi ricorda di avere
collaborato con tutti i presidenti americani da Clinton a Bush («con il quale
resto legato da amicizia personale»)ma«c'è da dire che la nuova amministrazione
americana finora non ha sbagliato una mossa in politica internazionale». Anche
dal punto di vista personale Berlusconi e Obama stanno creando un rapporto più
stretto. «Eravamo seduti vicini alla cena del presidente Napolitano
ricostruisce il premier lui mi ha raccontato cose della sua vita privata e io
gli ho raccontato cose della mia vita privata, spero che diventi un'amicizia».
Sui contenuti del vertice Berlusconi è più che soddisfatto. Il messaggio di
fiducia ai risparmiatori resta uno dei punti cardine dei lavori perché, dice
«il peggio della crisi ha ormai sfogato i suoi effetti e non c'è motivo di
temere un aggravamento della situazione economica». Poi i formati G8, G14 e G20
che in futuro dovranno coesistere anche se il G8 rimarrà come club tra chi
condivide gli stessi valori di democrazia e libertà economiche ma sarà il G14 a
strutturarsi come foro per le tematiche globali. Il G8, ricorda Berlusconi, ha
anche dato mandato alle organizzazioni internazionali di studiare le modalità
operative per bloccare la speculazione sui prezzi e controllare gli hedge fund.
Sul clima c'è la soddisfazione perché anche Cina e India si sono dichiarate
disponibili a fare la loro parte per ridurre le emissioni di Co2 mentre sul
commercio sarà una ministeriale del Wto a settembre a rilanciare il Doha round
prima del vertice G 20 di Pittsburgh.Tra i risultati dell'Aquila anche il fondo
sulla sicurezza alimentare di 15 miliardi di dollari che è stato elevato a 20
miliardi nella riunione tra G-8 e G-14 con i paesi africani. E per
agosto Berlusconi annuncia di volere cercare casa all'Aquila per restare vicino
ai terremotati. © RIPRODUZIONE RISERVATA www.ilsole24ore.com/ L'intervista al
generale Carrarini L'OMAGGIO A BARACK Obama ha stupito tutti: ha dimostrato
buonsenso, doti di riflessione, profonda acutezza e una capacità di relazioni
mirabili Saluto finale. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ( al
centro) posa per uno scatto con la protezione civile, i volontari e militari
che hanno lavorato al G-8 ANSA
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-11 - pag: 4 autore: ANALISI
Prime prove di «governance planetaria» di Adriana Cerretelli I l vertice
dell'Aquila si è chiuso in bellezza. Sarà vera gloria o, come molti che l'hanno
preceduto, si consumerà strada facendo per finire in quasi niente? Da Silvio
Berlusconi, l'ospite del vertice, all'americano Barak Obama, l'invitato più
illustre, dalla tedesca Angela Merkel al francese Nicolas Sarkozy, dal russo
Dmitri Medvedev ai leader asiatici e africani fino alle organizzazioni
intergovernative, tutti ieri, sia pure con toni diversi, hanno definito
l'appuntamento un successo. Risultati concreti alla mano. Indiscutibili. Questa
volta infatti si è provato ad andare oltre i messaggi generici per tentare di
andare al sodo dei problemi sul tappeto. E non solo a livello di G-8, il nucleo
storico, ormai superato perché inadeguato, della governance mondiale ma anche
di tutte le altre declinazioni in " G", che includono i grandi e medi
emergenti e promettono di diventare il fulcro del nuovo ordine globale.
«Possiamo forgiare il nostro futuro o lasciare che siano gli eventi a farlo per
noi» ha avvertito Obama. Il ritorno in grande stile della leadership globale
americana, il rilancio del gioco di squadra multilaterale nella consapevolezza
che anche le superpotenze impallidiscono e piangono e nel nuovo panorama
mondiale, hanno dato una scossa costruttiva al dialogo. Non succedeva da anni.
La battaglia per fermare il riscaldamento del clima è riuscita così prima a
incassare l'adesione americana e dell'intero mondo industrializzato con tanto
di impegni cifrati sul taglio delle emissioni di Co2. E poi, se non ancora a
vincere, a scalfire la riluttanza di Cina, India ed emergenti, con la
promessa di aiuti finanziari e tecnologici. Di impegni intermedi seri ma
differenziati tra i paesi in marcia verso la data simbolo del 2050. La ribadita
volontà di far ripartire economia e fiducia, senza nascondere le insidie che
restano sul cammino di entrambe, di restituire stabilità ai mercati finanziari
con nuove regole e standard, anche etici, per vaccinarli contro analoghi
disastri futuri, non ha trascurato il commercio. Per una volta, almeno in
apparenza, non nel solito modo liturgico. Insieme industrializzati ed emergenti
hanno auspicato sì la conclusione del Doha Round in bilico da 8 anni ma hanno
fissato anche la data del 2010 per chiuderlo e una ministeriale in settembre,
prima del G-20 di Pittsbourgh, per riuscirci. All'Africa non è stata venduta la
solita retorica ma aiuti oltre le previsioni, 20 miliardi di dollari, da
destinare non alla consueta assistenza a fondo perduto ma a sviluppo agricolo e
sicurezza alimentare. Per smentire la logica del business as usual ,
incompatibile con i tempi e la crisi che morde, il G-8 ha affrontato anche il nodo
della successione a se stesso indicando l'ipotesi di un gruppo allargato agli
emergenti, G-14 o 15 che sarà. Senza però seppellire le altre "G",
destinate a una vita " flessibile". All'Aquila, in breve, sono andate
in scena le prime prove di governance mondiale. Fine dell'indiscussa egemonia
occidentale, primi tentativi di mettere insieme tutti i protagonisti del
"villaggio globale" emergenti e paesi in via di sviluppo, per dar
vita all'avventura corale per un nuovo ordine più aperto, stabile e meno
iniquo. Quanto solidi e credibili sono questi primi vagiti di
neo-multilateralismo che hanno in Obama il grande animatore? Quando, nonostante
alcuni segnali incoraggianti, il quadro resta recessivo, i mercati finanziari
vulnerabili, la bomba sociale innescata, gli istinti protezionistici tendono a
prevalere. E tutta da dimostrare la capacità dei paesi ricchi di finanziare i
più poveri per conquistarli alla crociata "verde" garantendo così il
successo della conferenza di Copenaghen in dicembre. Quando la Russia di
Medvedev, che tiene in pugno l'Europa con il ricatto energetico, torna (ieri) a
minacciare l'America di Obama di schierare missili a Kaliningrad se gli Usa non
rinunceranno allo "scudo" nell'Europa dell'Est. Quando Russia e Cina, che proteggono Iran e NordCorea, continuano (anche al
G-8) a sognare di scalzare la supremazia del dollaro. Quando l'Europa continua
a resistere agli appelli Usa per contributu più incisivi nella battaglia contro
i talebani in Afghanistan e Pakistan. Quando l'armonia occidentale sulle nuove
regole finanziarie come sulle politiche economiche anti-crisi scricchiola, è
leggittimo chiedersi quanto potrà durare lo spirito positivo dell'Aquila. Non
per rovinare la festa. Ma per sapere che la nuova governance globale, che è
necessaria, ha un prezzo. Tutti i signor "G" avrebbero il massimo
interesse a pagarlo però non è certo che tutti vogliano o possano farlo al
momento opportuno. © RIPRODUZIONE RISERVATA VILLAGGIO GLOBALE Fine
dell'indiscussa egemonia occidentale, con il tentativo di mettere insieme tutti
i protagonisti emergenti
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-11 - pag: 5 autore: Il summit di
Barack Il capitolo Iran rinviato al G-20 di settembre di Mario Platero B arack
Obama ha dato un addio ai terremotati dell'Aquila e a questo G-8 che alla fine,
nonostante le mille polemiche della vigilia, è stato impeccabile sul piano
organizzativo: «Ho fiducia che l'Aquila sarà ricostruita, il suo splendore
recuperato. La sua popolazione sarà per tutti noi l'esempio di chi si rialza
dalla tragedia e ricomincia da capo» ha detto il Presidente americano nella
conferenza stampa finale che ha tenuto ieri pomeriggio nella saletta dei
corrispondenti della Casa Bianca al suo seguito. E poi, dopo il preambolo, il
messaggio politico più importante, focalizzato sulla tabella che si sta
perseguendo per convincere l'Iran a rinunciare ai suoi obiettivi di armarsi di
testate nucleari per assumere invece un ruolo responsabile e adeguato alla sua
statura nel contesto internazionale. Obama ha negato che la mancanza di un
riferimento a sanzioni dure contro l'Iran nel documento finale renda il
documento più debo-le: «Questa nozione secondo cui cercavamo sanzioni o che
questo sia il forum più adatto per discutere di sanzioni non è accurata.
Abbiamo avuto esattamente quel che volevamo, una dichiarazione di unità... ».
L'unità, ha spiegato Obama, include la Russia. E questo è un passo in avanti
importante. E gli avvertimenti a Teheran non riguardano solo il trattamento dei
dimostranti, o quello del personale di certe ambasciate, ma «un accordo per
riesaminare il negoziato con l'Iran per interrompere la costruzione di armi
nucleari già al G-20 di settembre...». è questa la novità più importante, da
due punti di vista. Il primo: Obama ha detto che il G-20 di fatto emetterà una
dichiarazione sull'Iran con un numero di paesi di molto superiore a quello
degli otto.L'idea ovviamente è di includere la Cina nella dichiarazione e di esercitare
così pressioni con un messaggio chiaro: «La comunità internazionale vi dice,
questa è una porta che potete attraversare per diminuire le tensioni e per
unirvi al resto del mondo - ha continuato Obama - se l'Iran rifiuterà, avrà
detto no non solo al G-8, ma a una comunità più vasta. Avremo anche il
vertice sul disarmo nucleare l'anno prossimo per chiarire bene qual è la
direzione in cui ci muoviamo come collettività globale. Questo non riguarda
solo l'Iran.Altri paesi dal Sud Africa alla Libia hanno già rinunciato a
perseguire l'atomica... La porta è aperta dunque, ma non aspetteremo
all'infinito ». Obama ha dunque costruito fra il vertice di Mosca e quello
dell'Aquila un processo con delle scadenze precise e graduali, com'è nel suo
stile più riflessivo e paziente che impulsivo. Uno stile che abbiamo rilevato
in altre circostanze, ad esempio nel dibattito per il nuovo formato della
governance. Che si è affermato anche a Mosca e che diventa la sua
caratteristica di fondo più importante. A fronte delle difficoltà, e del
pericolo di trovarsi davanti interlocutori forti e inflessibili, il Presidente
americano è pronto ad ascoltare e a prendere tempo. Proprio come è successo a
Mosca: la sua debolezza inziale è rientrata. Ma lui stesso ha ammesso che a un
certo punto i nodi dovranno venire al pettine. Il secondo punto riguarda
proprio una novità nella governance: implicitamente Obama ci ha detto ieri che
il G-20 farà un salto qualitativo e allargherà la sua missione da un ruolo
strettamente economico, per gestire la crisi finanziaria, a una missione anche
politica. E proprio su questo, sul ruolo delle organizzazioni multilaterali, di
cui vi abbiamo riferito ieri, ha espresso le sue idee: i vertici oggi sono
troppi, rischiano di perdere peso e «...non c'è dubbio - ha detto ancora che
occorre rinfrescare organizzazioni che erano state pensate molti anni fa,
alcune come l'Onu risalgono alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il G-8 ha compiuto i 30
anni...perciò dibatteremo dei nuovi format possibili... ma un fatto è certo,
non potremo affrontare le grandi sfide mondiali senza la Cina,
l'India, il Brasile, senza che interi continenti, come l'Africa o il Sud
America, siano rappresentati. Siamo in un periodo di transizione dunque e nei
prossimi anni in un processo evolutivo, troveremo la giusta combinazione anche
per rivitalizzare le Nazioni Unite». Detto questo, ha aggiunto Obama, mi sono
accorto che tutti «vogliono il gruppo più piccoloo possibile, purché includa il
loro paese...e dunque se il paese è il ventunesimo, un G-21 andrà
benissimo...se non si offendono...». Infine una lunga disquisizione sulla
sovranità di cui Obama ha parlato molto in questo viaggio,anche riferendosi
all'Iran o alla Georgia, affermando che la sovranità resta un diritto
inalienabile. Fino a che punto però la sovranità prevale sul diritto della
comunità internazionale di prevenire un genocidio interno? «è una delle
questioni più difficili - ha ammesso Obama- e non c'è una formula precisa...ho
ascoltato la storia di Gordon Brown di un ragazzo in Rwanda di 12 anni che
voleva fare il dottore e giocava benissimo a calcio. Prima di essere ucciso con
la madre, le disse: non ti preoccupare mamma, le Nazioni Unite ci salveranno.
Una storia emotivamente potente che ci dà molte responsabilita... ». Per Obama
dunque la distinzione diventa più chiara quando si parla di sovranità fra
Paesi, che va rispettata, rispetto alla necessità di rispettare le vite umane.
Con questo messaggio, difficile, emotivo, di sfida, Obama si è congedato dal
G-8 ed è partito per l'Africa, per la patria dei suoi padri, dove arriverà
questa mattina con la sua tappa simbolica in Ghana. Durante il G-8, durante
l'incontro con i paesi africani di ieri ha ricordato la storia di suo padre,
che andò a studiare in America, il primo ragazzo africano che giungeva alle
Hawaii. Ha sottolineato che il Kenya allora aveva un Pil superiore a quello
della Corea del Sud: «Perché le cose sono cambiate tanto...non basta rifugiarsi
nel retaggio del colonialismo...è giunto il momento di reagire, e di prendersi
le proprie responsabilità... ma di questo parlerò domani, in Ghana, un paese
che resta un simbolo di stabilità per un Continente instabile». © RIPRODUZIONE
RISERVATA COMPLIMENTI ALL'ITALIA «Ho fiducia che L'Aquila sarà ricostruita e la
sua popolazione si rialzerà dalla tragedia» AFRICA «Basta rifugiarsi nel
retaggio del colonialismo». Oggi visita in Ghana paese «simbolo di stabilità»
(
da "AmericaOggi Online" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
La nuova
ipotesi del G4 11-07-2009 L'AQUILA.
Il G8, tutto sommato, gode ancora di discreta salute, almeno a giudicare dal
summit del L'Aquila. Ma il futuro è segnato: il formato di riferimento per i
prossimi anni è destinato a essere il G14 , più rappresentativo della nuova
realtà geopolitica, anche se forse meno efficace. Ma sullo sfondo, nel periodo
medio-lungo è possibile avanzare - nella Babele dei formati di cui si è
discusso in questi giorni - un nuovo ulteriore formato, ancora tutto da
costruire? Se alla fine spuntasse fuori, in alcune occasioni, un G4 composto da
Usa, Russia, Cina e Europa? Il
summit dell'Aquila ha dimostrato ampiamente che il G8, per sopravvivere, in
qualche modo è pronto ad allargarsi al G8 + G5 + 1. Non è possibile prendere
decisioni o anche solo indicare nuove strade per le soluzioni globali senza le
nuove realtà geopolitiche di questi anni come appunto Cina e India, gli unici Paesi che cominciano a uscire dalla
profonda crisi economica di questi mesi. Ma il summit del capoluogo abruzzese
ha anche confermato che il formato allargato rende davvero tutto più difficile
e macchinoso. Arrivare ad un punto di equilibrio è complicato. Sul clima Cina e India, i grandi inquinatori di questa epoca, hanno
ricordato che i responsabili dell'effetto serra vanno cercati tra i Paesi
occidentali che per decenni hanno buttato emissioni inquinanti nell'atmosfera e
che comunque le abitudini di vita di indiani e cinesi rimangono più modeste e
spartane - e quindi meno inquinanti - di quelle dei Paesi occidentali. E si
sono sfilate dall'accordo sul clima. Un esempio qualsiasi - ma se ne potrebbero
fare tanti - per spiegare che le visioni del mondo e i momenti storici che
stanno vivendo i membri del G8 e quelli del G5 (e l'Egitto) sono molto diversi.
Più rappresentatività quindi, ma anche meno efficienza, rispetto a un G8 che
comunque non ha mai brillato nella sua storia per concretezza e tempestività.
Tra G8, G14 e G20 - senza contare altri formati come il Mef (allargamento a
Indonesia, Australia e Corea del Sud) o il G8-Paesi africani - qualche
diplomatico nei corridoi del summit dell'Aquila, adombra un nuovo formato da
utilizzare in alcune, determinate, occasioni. La nuova ipotesi è appunto il G4:
Usa, Russia, Usa e Ue. Ma dovrà essere un'Ue diversa da quella attuale. Un'
Europa che abbia attuato le sue riforme e abbia metabolizzato la necessità di
parlare con una voce sola. Un'Europa che abbia ratificato il Trattato di
Lisbona con le nuove regole e le nuove istituzioni, tra le quali la figura del
presidente del Consiglio permanente al posto della presidenza semestrale a
rotazione. Si potrebbe quindi ipotizzare che all'interno delle future riunioni
del G14 (temi globali) o del G20 (crisi e temi economici) ci possano essere
riunioni 'ad hoc' del G8 o ristrette del G4 con il nuovo presidente fisso
dell'Ue. Per questa figura si fa con insistenza il nome di Tony Blair. Forse ad
un prossimo summit, tra un G14 e un G8, potremmo vedere insieme, allo stesso
tavolo, Barack Obama, Dmitri Medvedev, Hu Jintao e l'ex primo ministro di Sua
maestà britannica.
(
da "Avvenire" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA
11-07-2009 OBIETTIVI CENTRATI Scatto sulla finanza e il commercio Nel documento
finale le intese raggiunte. Per il clima solo un inizio DAL NOSTRO INVIATO A L'
A QUILA E UGENIO F ATIGANTE S ono racchiuse in un testo di 9 cartelle le
conclusioni del vertice G8 de L'Aquila. Un documento che riassume le principali
decisioni emerse in questi tre giorni, già contenute nei 7 documenti approvati
(dei quali 2 ieri): dal rafforzamento del formato del G14 alla decisione di
sbloccare il negoziato del «Doha round» per la liberalizzazione del commercio.
E che Silvio Berlusconi ha integrato in conferenza stampa con una
sottolineatura della «disapprovazione» manifestata dagli Otto Grandi per la
«ripresa» della «speculazione internazionale », a partire dal prezzo del
petrolio, ma con ricadute anche su beni come «rame, ferro, soia, grano e riso».
Ancora ieri, comunque, nella sessione mattutina dedicata all'Africa e allargata
ai capi di Stato del Continente nero, i leader hanno dato l'ok ad altri 2
documenti: la dichiarazione congiunta sulla sicurezza alimentare denominata
Afsi, Aquila Food Security Initiative, che in pratica rafforza un'alleanza
globale da istituire entro fine anno per contrastare la fame nel mondo e
impegna a stanziare 20 miliardi di dollari in 3 anni, e quella su un
partenariato rafforzato fra G8 e l'Africa per accrescere l'accesso all'acqua e
all'igiene di base. Di particolare importanza, ma contenuta sempre nel
documento finale, è poi l'accoglimento della proposta italiana per «dimezzare i
costi di transazione delle rimesse degli emigranti». Un fattore non di poco
peso visto che, secondo quanto spiegato nei giorni scorsi dal ministro degli
Esteri Frattini, con questa misura tendente a ridurre le commissioni oggi
elevate che si pagano sui trasferimenti di denaro si potrebbero accrescere di
oltre 10 miliardi di euro i soldi destinati ai loro Paesi d'origine dai
lavoratori emigrati. Infine i leader del G8 condannano le prese di posizione
del presidente iraniano Ahmadinejad (cui ricordano che alle ambasciate «deve
essere permesso di esercitare le loro funzioni») e i recenti test nucleari
della Corea del Nord. Vediamo i principali punti del documento finale: DAL G8
AL G14. I leader riconoscono che la loro azione è «rafforzata» dall'impegno
congiunto delle economie emergenti. Si ricorda che nel G8
del 2007 a
Heiligendamm è stato avviato un dialogo con Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa (il cosiddetto G5), qui affiancati
dall'Egitto. Il processo ha avuto seguito a L'A- quila dove i leader hanno
deciso di «progredire insieme verso un'associazione stabile e strutturata». Si
riconosce che il formato G8 è destinato ad espandersi nel G14.
COMMERCIO. Il primo risultato concreto di questo nuovo assetto G14 riguarda il
commercio. I leader sottolineano che «mercati aperti sono cruciali per la
crescita e lo sviluppo, ancora di più in un periodo di crisi». Pertanto «i
tempi sono maturi per sbloccare i negoziati di Doha e raggiungere una
conclusione ambiziosa ed equilibrata nel 2010». I ministri del Commercio si incontreranno
a inizio settembre per riavviare il processo e portare così i risultati al G20
di Pittsburgh. Sull'adesione della Russia al Wto il presidente Medvedev ha poi
detto che «sarebbe più semplice» un ingresso da sola piuttosto che insieme a
Bielorussia e Kazakhistan. ECONOMIA MONDIALE. L'analisi del G8 parte dalla
considerazione che si notano «segni di stabilizzazione e una maggiore fiducia».
I leader hanno riaffermato comunque il loro impegno ad attuare le decisioni
prese nei precedenti summit di Washinghton e Londra. Dagli Otti Grandi viene
anche la sottolineatura della necessità di «affrontare la dimensione sociale
della crisi, mettendo i problemi delle persone al primo posto» (è il concetto
del « people first ») e riservando un'attenzione speciale all'occupazione e
alla protezione sociale. Un capitolo ad hoc è dedicato alle nuove regole per la
governance dell'economia globale, per «evitare gli eccessi del passato e
rafforzare l'etica negli affari». A questo scopo i leader hanno avallato la
strategia per sviluppare standard e principi comuni, il cosiddetto « Lecce
Framework », scaturita dalla riunione dei ministri finanziari del mese scorso
nel Salento. Il lavoro si svilupperà assieme all'Ocse e alle altre
organizzazioni internazionali e approderà al G20 di Pittsburgh. CLIMA. È stata
concordata la «necessità di mantenere l'aumento della temperatura globale al di
sotto di 2 gradi», con l'obiettivo di lungo termine di un «sostanziale» calo
delle emissioni globali entro il 2050'. Nel testo finale ovviamente non si fa
cenno al no della Cina, ma si sottolinea la necessità
che tutti i Paesi «intraprendano azioni appropriate» a livello nazionale.
AFRICA. Per «aiutare i più vulnerabili a proteggersi dalla crisi», ci si
impegna a «mantenere gli impegni sull'aiuto pubblico allo sviluppo, migliorare
la trasparenza e la concorrenza tra gli intermediari». ARMI NUCLEARI
«Costruendo sugli sviluppi recenti delle relazioni USA-Russia sul disarmo i
leader del G8 hanno sottolineato l'importanza centrale del regime stabilito dal
Trattato di Non Proliferazione e l'impegno a creare le condizioni per un mondo
senza armi nucleari ». Sull'adesione della Russia alla Wto il presidente
Medvedev ha dichiarato che «sarebbe più semplice» un ingresso da sola piuttosto
che insieme a Bielorussia e Kazakhistan Di particolare importanza
l'accoglimento della proposta italiana per «dimezzare i costi di transazione
delle rimesse degli emigranti»
(
da "Avvenire" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA
11-07-2009 ACCORDO SUL CLIMA MONCO Per la prima volta Cina e India hanno acconsentito a
discutere la riduzione delle emissioni di gas serra. Ma non hanno firmato
l'accordo con cui i Grandi si impegnano a contenere l'aumento della temperatura
del pianeta entro i due gradi centigradi rispetto alla media precedente la
rivoluzione industriale. Si sperava che all'Aquila ci fosse un passo in
più. Il negoziato che porterà alla Conferenza Onu di Copenaghen sul clima è
quindi appena partito. IL PROBLEMA DELLA VALUTA La Cina,
un po' a sorpresa, ha chiesto una riforma graduale del sistema valutario per
una maggiore diversificazione della moneta. Tradotto: il dollaro non può più
essere considerato l'unica moneta di riserva internazionale, meglio pensare a
un paniere che contempli euro, yen, sterlina e appunto il biglietto verde
americano. Sarebbe una rivoluzione che gli Usa cercheranno di contrastare. (a
cura di Marco Girardo) GIÙ
(sezione: Cina)
(
da "Avvenire" del 11-07-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA
11-07-2009 «La crisi ha toccato il fondo» P otrebbe essere l'Italia, assieme
alla Francia, a ingranare per prima fra i Paesi dell'Ocse la ripresa dopo la
crisi economica più grave del dopoguerra. A dirlo è l'Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico, i cui indici anticipatori del trend
economico relativi al mese di maggio, «indicano tangibili segni di
miglioramento delle prospettive della maggior parte delle economie degli Stati
membri». E mostrano che «segnali di potenziale ripresa stanno emergendo in
Italia e in Francia», che sembrerebbero aver già toccato il fondo della crisi e
aver iniziato un graduale recupero, mentre Canada, Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna e India stanno proprio ora emergendo
dalla fase più nera della crisi. L'indice calcolato dall'organizzazione
parigina è salito a maggio di 0,8 punti sul mese precedente, collocandosi a
quota 94. Un recupero timido e graduale, visto che l'indice resta pur sempre a
7,3 punti, al di sotto dei livelli di maggio 2008. Ma il miglioramento
su base mensile prosegue costante da marzo scorso ed è da interpretare, secondo
l'Ocse, come una situazione di ripresa. Numeri che sembrano collimare con
l'orientamento di Bce e del Fmi: stabilizzazione delle grandi economie e poi
ripresa debole, con ritorno dell'economia di Eurolandia a una crescita positiva
a metà del 2010. Per l'Eurozona l'indice è in rialzo mensile di 1,0 punto a
96,5 e indica una ripresa, come per gli U- sa che segnano +1 punto a 92,2. Sia
gli Stati Uniti che Eurolandia, in base agli indicatori che predicono il ciclo
economico, sembrano infatti aver raggiunto un «possibile picco negativo». Per
l'Italia, invece, l'indice aumenta di 1,7 punti a 100,5, incremento più forte
fra i principali Paesi dell'Ocse, mentre per la Francia l'incremento è di 1,3
punti a 100,4. Secondo le classifiche dell'Ocse, entrambi i Paesi sono da
classificare come in «espansione», dopo avere già toccato il fondo. Ocse:
«Italia e Francia danno segni di ripresa»
(
da "Repubblica, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
24 - Commenti BARACK è IL MESSAGGIO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Sì, voi potete farcela. «Voi», con il nostro aiuto, non «noi», europei,
americani, o asiatici. Non c´è molto che il mondo esterno, i club degli Otto, o
Quattordici, o Venti, o quanti decideranno di essere i ricchi del mondo, possa
fare per le nazioni africane, se non saranno le nazioni africane a scuotersi e
a seguire l´esempio della terra detta del «Re Guerriero», appunto del Ghana. Il
ritorno al paese del figlio che ce l´ha fatta, anche se non fu la terra degli
Ashanti, il Ghana, a dare origine alla famiglia paterna di Obama, ma il Kenya evitato
per il caos sanguinoso interno, ha molto più di un facile valore simbolico e
della carica umana di una folla in estasi. Altri leader politici hanno
stanziato aiuti generosamente, come fecero Clinton e Bush, hanno espresso lo
stesso concetto della «self reliance», del contare su se stessi, magari
dimenticando che si domanda all´Africa di scavalcare montagne che i predicatori
ancora innalzano, dalla Cina agli Stati Uniti, per succhiare le risorse del continente. Ma
per la prima volta da quando l´uomo bianco mise piede su questa costa, la
persona è il messaggio. La testimonianza ha un volto reale - e intenzioni
personalmente sincere - che può rompere il comprensibile scetticismo dei popoli
africani verso quei distratti benefattori che si dimenticano di staccare gli
assegni. Magari adducendo il pretesto che tanto, in quelle nazioni
corrotte, i soldi dei poveri europei finiscono nei conti in Svizzera dei ricchi
africani. Come se soltanto i ras tribali del Sub Sahara avessero conti numerati
e società matrioska in Svizzera o in Lussemburgo. Obama è una «piccola Africa»
lui stesso, un uomo nato nelle condizioni più sfavorevoli che l´America del
Nord potesse offrire, chiuso nel ghetto della propria pelle. Mezzosangue;
figlio di una madre poco più che «sedotta e abbandonata»; sballottato
attraverso le Praterie, il Pacifico, l´Indonesia, le Hawaii; portatore di un
nome che sarebbe divenuto, dopo l´11 settembre, tossico, come Hussein. Sempre
esposto alle tentazioni della strada e ai richiami di una comunità di colore che
ancora diffida e disconosce il nero che vuole «comportarsi da bianco». E alla
fine sarebbe diventato «il Re Guerriero», il Presidente della più potente tribù
della Terra. Dunque può dire a chiunque, sia esso un Ghanese o un orfano della
South Side di Chicago: «yes, you can». Se io ho potuto, così puoi tu. è lo
stesso tasto sul quale, accolto con freddezza iniziale, battè nel suo discorso
elettorale alla Naacp, la lobby dell´America di colore, quando disse che il
tempo delle lamentazioni, del vittimismo, dei rancori era finito e ai giovani
«black» americani erano aperte occasioni di successo, di studio, di promozione
sociale, che i loro genitori non avrebbero neppure potuto sognare. E che
spettava alle famiglie, soprattutto ai padri, assumersi la responsabilità di
strappare i figli ai «videogame» e inchiodarli al quaderno dei compiti. Come il
club dei ricchi che si credono «grandi» non possono cercare alibi alla loro
indifferenza davanti alla catastrofe di quella parte di umanità che essi
continuano a dissanguare, così il triste club dei poveri deve trovare in sé la
forza per sfruttare al meglio le proprie risorse umane e materiali, dice
all´Africa il figlio tornato per un giorno alla casa del padre. Il Ghana era
stato ribattezzato dai predoni di Sua Maestà britannica «la tomba dell´uomo
bianco» per la strage, fatta da zanzare e malattie tropicali ignote, dei
pallidi mercanti di Londra. Obama offre ai propri fratelli di essere, se lo
vorranno, lo strumento per la resurrezione dell´uomo nero.
(
da "Repubblica, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
25 - Commenti IL MERITATO SUCCESSO DI UN ABILE ANFITRIONE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Al G8 dell´Aquila c´erano tre temi specifici
e un tema generale di puro indirizzo. Quest´ultimo riguardava lo stato della
crisi economica mondiale, la diagnosi delle possibili terapie da raccomandare.
Quanto ai temi specifici, peraltro di grande portata, riguardavano il clima,
gli aiuti ai paesi poveri e principalmente all´Africa, la politica dei paesi
del G8 nei confronti dell´Iran. I giudizi, o come si dice la pagella da
compilare sugli esiti dell´incontro aquilano vanno dunque articolati su questa
tastiera ed è quanto cercheremo di fare. * * * La diagnosi sullo stato attuale
della crisi è stata abbastanza difforme. Barack Obama è nella sostanza il più
pessimista, ritiene che il peggio sia al suo culmine e che si aggraverà ancora
nel prossimo autunno e nell´inverno del 2010. Il peggio che determina il suo
giudizio riguarda il delicatissimo tema della disoccupazione che in Usa ha già
raggiunto il 10 per cento e potrebbe aumentare fino all´11 nei prossimi mesi
con effetti pesanti sui redditi e sui consumi. Il presidente americano inoltre
non è ancora del tutto tranquillo sulla tenuta di alcune istituzioni bancarie e
non esclude altri massicci interventi a sostegno sia di banche sia di grandi
imprese a corto di capitali. Il pessimismo operativo di Obama ha tuttavia come
contrappeso il suo robusto ottimismo politico, che ha profuso in abbondanza e
con notevole efficacia su tutto l´andamento del G8. Al polo opposto della diagnosi
di Obama si è collocato Berlusconi, secondo il quale il peggio è già passato e
la disoccupazione non presenta scenari drammatici. Di questa divergente
diagnosi ha dato conto lo stesso Berlusconi in una delle sue conferenze stampa,
spiegando però che il parere di Obama su queste materie è assai più importante
del suo: un esempio molto infrequente di modestia che il premier italiano ha
offerto per ingraziarsi il suo principale interlocutore. Lui è fatto così,
vuole essere amato. Per essere amato da Obama ha anche buttato alle ortiche
Bush. Quella è acqua passata. Obama invece è da conquistare e la modestia ne è
stata questa volta lo strumento. Il ministro Tremonti aveva proposto, con la
collaborazione dell´Ocse e del governo tedesco, alcune nuove regole da
introdurre nel sistema economico internazionale. Un documento di 13 cartelle è
stato presentato al G8 con il titolo ambizioso di Global Legal Standard e
menzionato favorevolmente come raccomandazione da esaminare nelle competenti
sedi operative, suscitando una immodesta soddisfazione dello stesso Tremonti.
Di quali regole si tratta? In realtà non sono regole vere e proprie né potevano
esserlo trattandosi di raccomandazioni di indirizzo. Ed anche per un´altra
ragione: si enunciano valori e, come sappiamo, i valori non sono norme ma
auspici e modi di sentire; riguardano più il dover essere che l´essere. I
valori tremontiani elencati nel documento sono l´etica nelle decisioni
economiche, la trasparenza di quelle decisioni, la lotta contro la corruzione,
la lotta contro l´evasione fiscale, la vigilanza del credito, la lotta contro i
monopoli in favore della libera concorrenza. Ma chi mai oserebbe incitare gli
operatori ad essere disonesti, a mentire, a favorire i monopoli e ad evadere le
imposte? E quale uomo d´affari, imprenditore, banchiere si riconoscerebbe in un
ritratto così perverso? Debbo dire che a Tremonti va riconosciuta una notevole
audacia: raccomandare la lotta all´evasione fiscale, quella contro i monopoli,
la trasparenza delle decisioni da parte di uno dei principali membri dei
governi berlusconiani è come parlar di corda in casa dell´impiccato. Ma il
punto non è questo o non soltanto questo. Si tratta soltanto di raccomandazioni
e non di altro. Nel frattempo e nello stesso giorno in cui Tremonti presentava
il suo documento al G8, il governatore Draghi annunciava un documento assai più
corposo redatto dal «Financial Stability Forum» che è l´organo del Fmi da lui
guidato, dove non si parla di valori ma di norme concrete che saranno imposte
alle banche e alle istituzioni finanziarie quando lo studio del Fsf sarà
definitivamente approvato entro l´anno in corso. Da notare che nel Fsf non sono
rappresentati soltanto i paesi del G8 ma un ventaglio molto più ampio e quindi
assai più interessante per l´operatività di quelle regole. * * * Bastano pochi
accenni per i tre temi specifici affrontati dal G8, dei quali i giornali di
tutto il mondo hanno già ampiamente parlato nei giorni scorsi. Iran. I temi da
affrontare in materia erano due: il nucleare iraniano e la repressione violenta
del dissenso e quindi una violazione molto grave dei diritti di libertà in quel
paese teocratico. Entrambi i temi sono stati in qualche modo elusi nel
documento approvato all´unanimità dal G8. La riprovazione delle violenze è stata
affidata alle dichiarazioni di singoli capi di governo, tra i quali il più
severo è stato il presidente francese Sarkozy. Sul tema del riarmo nucleare è
intervenuto seccamente Obama, che attenderà comunque fino alla fine dell´anno
sperando nell´avvio di un negoziato costruttivo. La vera e solenne reprimenda
approvata all´unanimità (Russia compresa) nei confronti del governo iraniano è
stata lanciata contro il negazionismo dell´Olocausto da parte di Ahmadinejad:
era il meno attuale dei temi e forse per questo è stato scelto dopo una serrata
discussione da parte degli «sherpa» durata a quanto si sa per due settimane.
Sul clima si è registrato un mezzo fallimento quando sono entrati in gioco i
Cinque emergenti (Cina, India, Brasile, Messico,
Sudafrica). I quali hanno accettato il principio dei 2 gradi di riscaldamento
del pianeta come limite estremo, superato il quale ci sarebbe una catastrofe
climatica planetaria; ma non hanno invece acconsentito a ridurre le proprie
emissioni di gas inquinanti. Se ne riparlerà in un´apposita riunione a fine
anno a Copenaghen. Il colpo di scena di Obama è stato a questo punto l´impegno
per il proprio paese di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra facendo
della ricerca di energie alternative il centro del rilancio industriale
americano. La speranza è che un impegno del genere serva di orientamento anche
al gruppo dei Cinque, il che però è tutto da verificare. Infine l´Africa e i
poveri. Tutti i paesi ricchi sono allo stato dei fatti largamente inadempienti
rispetto agli impegni presi nei precedenti vertici. Il più inadempiente di
tutti è il nostro: avremmo già dovuto versare un miliardo di dollari mentre
abbiamo finora conferito 30 milioni, pari al 3 per cento di quanto dovuto. Ora
Berlusconi ha promesso un versamento entro il prossimo agosto di 130 milioni e
lo ha presentato come una manna. Questo è lo stato dei fatti per quanto ci
riguarda. Nel meeting del G8 è stato deciso un aiuto, destinato soprattutto
all´agricoltura, di 20 miliardi di dollari. La cifra è cospicua ma restano
tuttora indefinite le modalità e i tempi, chi guiderà gli investimenti e
quando. Comunque su questo tema un mezzo successo politico c´è indubbiamente
stato, ma è il solo dell´intero vertice. Del tutto inevaso è stato invece il
vero tema che i Grandi del mondo dovranno porsi e che invece è stato del tutto ignorato salvo che dalla Cina e dal gruppo dei Cinque emergenti:
il nuovo assetto monetario internazionale. In altre parole il problema del
dollaro. La Cina vuole che
si costruisca una moneta di conto e di riserva, calcolata attraverso una sorta
di paniere ponderato delle principali monete a partire dal dollaro, dall´euro,
dallo yen e naturalmente dallo yuan cinese. Moneta amministrata
dall´Fmi, le cui quote di appartenenza dovranno essere profondamente riviste
per fare appunto spazio ai paesi emergenti che sono rappresentati attualmente
da quote soltanto simboliche. Sarà un´operazione complessa, che vede gli Usa in
totale disaccordo, ma che la Cina sembra decisa a
portare avanti facendo leva sulla sua posizione di primo creditore degli Stati
Uniti e primo detentore di riserve in dollari. Sarà questo il vero tema del
prossimo futuro, adombrato nel richiamo alle istituzioni nate a Bretton Woods
nelle parole di Napolitano che abbiamo citato all´inizio. Un tema denso di
implicazioni, che vedrà diminuire drasticamente il peso dei singoli Stati
europei a beneficio dell´Unione europea e delle istituzioni che la
rappresentano a cominciare dalla Banca centrale. Questo tema sarà al centro
della prima assemblea del Fondo monetario internazionale che è destinato a
diventare la vera sede dei dibattiti e delle decisioni. * * * Ultimo argomento:
il successo di Berlusconi e quindi dell´Italia, perché è vero che nei vertici
internazionali un successo del governo è patrimonio comune al di là dei partiti
e delle persone. Berlusconi ha avuto successo, ha ricevuto complimenti da
tutti, ha evitato con abilità i guai che incombevano sul suo capo e di questo
gli va dato atto. Per che cosa è stato complimentato? Per il suo ruolo,
magistralmente ricoperto, di padrone di casa. Se lo è meritato. E´ un compito
che sa gestire molto bene come dimostrò nell´analogo meeting di Pratica di
Mare: alloggiamento perfetto, cibo eccellente, sicurezza garantita,
intrattenimento rilassante. Il «Financial Times» di ieri, che era stato il
giornale tra i più severi nei suoi confronti, ha titolato «Da playboy a
statista», ma ha sbagliato l´ultima parola, doveva scrivere anfitrione. Lo
statista si è visto ben poco anche perché l´unico statista in campo è stato
Obama e con lui nessuno era in grado di competere. Berlusconi avrebbe potuto
esercitare una piccola parte da statista associando al successo l´opposizione
che ha accettato la tregua chiesta da Napolitano. Ma nemmeno questo ha fatto.
Ha continuato ad attaccarla tutti i giorni, chiamandola «opposizione-cadavere,
comunista, faziosa». Poi, una volta chiuso il sipario sul G8 dell´Aquila, è
andato ancora più in là: si sta rimangiando l´impegno preso anche in suo nome
dal ministro Alfano con il Quirinale circa una pausa nella legge sulle
intercettazioni; ha ripetuto che non ha intenzione di trattare alcunché con
l´opposizione; ha maltrattato i suoi dissidenti interni; ha richiamato
all´ordine perfino la Lega. «Ora dev´esser chiaro a tutti che sono io che
comando» ha detto ieri. L´ora della carota è passata e si ricomincia col
bastone. Ho letto ieri un interessante articolo del collega La Spina su «La
Stampa». Scrive che la maggiore sobrietà dimostrata da Berlusconi al G8 è stata
probabilmente l´effetto delle critiche acerbe di cui è stato oggetto da parte
di alcuni giornali ai quali (scrive La Spina) andrebbe riconosciuto il merito
del «new look» saggio e prudente del nostro premier di solito scapestrato. Forse
La Spina ha ragione; forse quel merito ad alcuni giornali andrebbe
riconosciuto. Purtroppo però quella saggezza e quella prudenza di cui parla il
collega sono già dietro le spalle. Dal canto nostro, poiché è di noi che si
parla, le nostre riserve e le nostre critiche non cesseranno se non altro per
indurre il premier scapestrato a cambiare definitivamente comportamenti
pubblici e privati che sono l´esatto contrario da quelli ai quali un capo di
governo dovrebbe attenersi. Continueremo dunque a pubblicare notizie di fatti
come è compito di ogni giornale, ma non speriamo e non ci illudiamo di vedere
effetti vistosi. Salvo quello di saper far bene il mestiere dell´anfitrione, ma
di questo eravamo certi. Purtroppo non è di questo che ha bisogno il nostro Paese.
(
da "Repubblica, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
32 - Cultura Celebrando il rito della lentezza Spazi vuoti dell´extra
quotidiano, eremi, capanne di paglia Sono i luoghi dove i giapponesi da secoli
officiano la cerimonia che si compie attorno alla preparazione della bevanda
importata dalla Cina nel 900 dopo
Cristo. Quella che per l´Occidente è una mistica lontana e misteriosa, per il
Sol Levante è una visione della vita Ora, a testimonianza di una pratica che
sopravvive, un libro ne racconta gli scenari In molti uffici delle grandi
imprese dove si affannano i "salarymen", gli addetti alle risorse
umane hanno allestito sale dedicate alla meditazione RENATA PISU U n
eremo, una capanna di paglia, delle lastre di pietra davanti alla soglia come
fossero lì per volontà della natura mentre invece sono state disposte secondo
una logica umana impercettibile ai non iniziati: un bacile basso, così per
lavarsi le mani bisogna umilmente chinarsi. L´acqua è fresca, appena attinta
dal pozzo e il Maestro la versa da una brocca che un ragazzo gli porge.
Un´entrata che di nuovo costringe a abbassare la testa, a dimenticare il
proprio rango. L´ospite della cerimonia del tè si è diretto alla capanna
percorrendo un sentiero concepito in modo che non si scorga la meta. Sa però
cosa l´aspetta. Lo spazio vuoto dell´extra quotidiano, un qualcosa di sublime:
bere una tazza di tè. Tè matcha, cioè tè verde in polvere, non un´infusione ma
una emulsione che tiene svegli e che in Giappone arrivò dalla Cina intorno al X secolo, assieme al buddismo nella versione
chan, in cinese, zen in giapponese, perché serviva ai monaci meditanti a non
addormentarsi, a non chiudere le palpebre. Soltanto il Giappone però ha fatto
del tè una religione, anzi una mistica in cui tutto si compenetra e riassume:
visione della vita, estetica, filosofia
Chiesi una volta a una signora giapponese cosa significasse per loro la
cerimonia del tè. E lei mi rispose: è come per voi la messa. Ma quanto tempo ci
vuole per imparare a officiare una simile cerimonia? O apprezzarla in tutti i
suoi reconditi significati? Mi rispose: quanto tempo ci vuole a suonare il
pianoforte? Poche settimane per una strimpellata, una vita per essere un
pianista. Oggi tra i maggiori pianisti della scena mondiale, ci sono dei
virtuosi giapponesi ma neanche un occidentale è in grado di officiare,
credibilmente, una cerimonia del tè come ancora in Giappone, ai nostri giorni,
si pratica: in molti uffici delle grandi imprese dove si affannano i salarymen,
i nuovi samurai del Giappone del XXI secolo, gli addetti alle "risorse
umane" hanno allestito sale da tè. Non all´inglese, per carità! Luoghi
oscuri di meditazione, rigeneranti, studiati apposta per offrire un riposo ai
guerrieri moderni. Bere cerimoniosamente il tè era infatti un costume che in
Giappone era diffuso non soltanto negli eremi monastici ma anche negli
accampamenti militari della bellicosa era Momoyama, dove la cerimonia del tè
ispirata allo zen insufflava i principi ultimi sulla vita e la morte. Fu allora
che il celebrato maestro del tè Sen Rikyu (1552-1591), consigliere del grande
daimyo Hideyoshi, codificò definitivamente la Cerimonia del tè secondo la forma
wabi, la raffinata sublime estetica della semplicità, il rifiuto di qualsiasi
orpello, la ricerca esasperata dell´apparente imperfezione, gesti cerimoniali
talmente studiati da apparire frutto di improvvisazione, un concetto che è
diventato tutt´uno con l´estetica zen. Pochi ospiti scelti che si danno
convegno in una chashitzu, una casa del tè, costruzione effimera ai margini di
un bosco o nell´angolo di un giardino, una stanza illuminata soltanto dalla
luce che penetra dalla porta o da una finestrella, pareti grigie di terra, in
un angolo il tokonoma, una nicchia dove esporre pochi fiori freschi, o una
calligrafia; gli utensili, il braciere, le tazze, soffuse di wabi, la patina
del tempo che le impreziosisce, disposti sul vassoio. E basta, niente altro, se
non la comune aspirazione a isolarsi nel vuoto, nella non-mente. All´inizio si
pronunciano a bassa voce i convenevoli d´obbligo, poi si tace. Questo predicava
il Maestro Rikyu. Ma il potente daimyo Hideyoshi concepiva in tutt´altro modo
la cerimonia del tè: una sala sontuosa, un padiglione ricco di ornamenti, tutto
un luccicare di ori e porpore, centinaia e centinaia di ospiti invitati a
partecipare, dai nobili ai popolani ai quali, nella storica cerimonia del tè
del 1587, venne servito non il costoso tè matcha ma acqua bollente e polvere di
riso tostato. A Rikyu tutto questo non garbava. Così, quando Hideyoshi espresse
il desiderio di ammirare la fioritura dei convolvoli per cui andava famoso il
giardino di Rikyu, il Maestro strappò tutti i fiori e ne conservò soltanto uno
che espose nel tokonoma dentro la sua capanna del tè. Non per fare un dispetto
a Hideyoshi ma nella speranza che il signore apprezzasse quell´unico convolvolo
come archetipo, come forma concettuale e essenziale. Ma Hideyoshi se la prese
e, alla fine, il conflitto estetico tra i due - in Giappone l´estetica
sottintende una visione del mondo e della politica, non è semplice questione di
gusti - si acuì al punto che il daymio ordino a Ryuku di fare seppuku. Il
Maestro officiò un´ultima cerimonia del tè per il Signore e silenziosamente si
diede la morte. Ma la sua concezione povera, minimalista, lo stile wabi,
trionfò, e in Giappone i canoni e i gesti da lui codificati più di quattrocento
anni fa vengono ripetuti ogni giorno, nelle case da tè che ancora oggi si
edificano secondo gli stessi austeri e sobri dettami. Difficile analizzare la
struttura architettonica delle case da tè giapponesi, un genere artistico a sé
stante, estremamente vario e personalizzato in quanto spesso sono edificate
dallo stesso Maestro del tè che lì dentro officerà e che introduce dei suoi
minimi tocchi, rivisita creativamente i canoni proponendo, sia all´esterno sia
all´interno, diverse disposizioni dello spazio, in modo da adeguare liberamente
l´insieme alla vaghezza della descrizione che il Maestro Okakura, nei primi del
Novecento, ha dato dell´architettura della casa del tè: «è dimora della
fantasia in quanto struttura effimera costruita per ospitare un impulso
poetico. è dimora del Vuoto in quanto priva di ornamenti
. è dimora dell´Asimmetrico in quanto consacrata al
culto dell´Imperfetto
». Dell´arte così
giapponese e unica della casa dove celebrare la cerimonia del tè, compendio
filosofico di uno stile di vita e di un atteggiamento mentale, rimangono tracce
nell´architettura moderna del Giappone, non nei grattacieli ma nelle ville extra
urbane dove la disposizione degli spazi, il rapporto tra esterno e interno, la
scelta dei materiali di costruzione volutamente wabi, cioè "poveri",
si richiama a una tradizione che rappresenta compiutamente la sensibilità
giapponese, quale è stata forgiata dal connubio tra il tè e lo zen.
(
da "Repubblica, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
34 - Spettacoli De Laurentiis "I miei novant´anni una vita da Oscar"
Il grande produttore italiano è da tempo cittadino americano e vive a Los
Angeles L´8 agosto celebrerà il suo compleanno E per regalo il governatore
della California Arnold Schwarzenegger, che fu attore in alcuni suoi film, gli
tributerà un rarissimo onore: la celebrazione di un giorno dedicato al suo nome
GIUSEPPE VIDETTI LOS ANGELES Non sono affascinanti gli studios nella luce del
mattino. La foschia che avvolge Burbank rende ogni cosa "normale", un
aggettivo che nella fabbrica dei sogni è un´imprecazione. I trenini
s´inerpicano verso i cancelli della Universal carichi di visitatori pronti a
incontrare Shrek e i Blues Brothers. Dai varchi del James Stewart Boulevard,
invece, entrano addetti ai lavori e personaggi in cerca d´autore. Il bungalow
di Mister De Laurentiis è in fondo al viale, uno dei tanti, anonimo, troppo
piccolo per un uomo che appartiene alla stirpe reale del cinema. Ma
all´interno, l´ufficio del megaproduttore racconta quasi un secolo di
cinematografo. Academy Awards, David di Donatello, Leone d´oro e la statuetta
che gli è più cara, l´Irving G. Thalberg Memorial, premio alla carriera che gli
consegnarono nella notte degli Oscar del 2001. Dino De Laurentiis, all´anagrafe
Agostino, egli stesso membro dell´Academy, lo prende dalla vetrina, lo
accarezza: «è un riconoscimento che danno solo in occasioni speciali», dice.
L´8 agosto compirà novant´anni, è in forma, elegante, dinamico, mille progetti
in testa. Sta preparando il sequel di Barbarella, il film di Roger Vadim con
Jane Fonda che produsse nel 1968. Si accende un cigarillo: «Ho avuto sessanta
nomination all´Oscar, è come se li avessi vinti tutti, è già una bella
soddisfazione essere nella rosa dei cinque. Io vengo da Torre Annunziata, la
chiave del mio successo è l´umiltà». Entra la produttrice Martha Schumacher,
sua moglie, che venerdì scorso ha compiuto cinquantacinque anni. Bionda,
bellissima, fascino alla Candice Bergen. Gli porge una lettera: «Credo che
presto dovrai preparare un discorso!», annuncia radiosa. La lettera porta la
firma di Arnold Schwarzenegger. Il governatore della California ha deciso di
celebrare il Dino De Laurentiis day. Ne ha fatta di strada il rappresentante di
Torre Annunziata. «Ah, che voglia di tornarci, ma ormai ho novant´anni, viaggio
poco. Un´infanzia avventurosa la mia. Mio padre aveva un pastificio. A un certo
punto ebbe bisogno di un rappresentante. Mi guardò negli occhi: "Tu".
"Ma papà", risposi, "io non ho mai venduto. E dove dovrei
andare?". "Nelle isole, cominciando da Ischia e Capri". Fu il
primo impatto con Capri. L´isola mi impressionò, e da allora ci sono sempre
tornato. Un giorno, andando a Roma, sempre per vendere spaghetti, vidi un
annuncio, il Centro sperimentale di cinematografia cercava allievi. Ero un
ragazzino di provincia, avevo diciassette anni, adoravo il cinema, l´unica cosa
che vedevo erano gli attori, così pensavo che il cinema fosse fatto solo di
attori. Feci domanda, mi convocarono: fui ammesso. Ricordo ancora quella sera a
tavola con i miei sei fratelli. Mamma fingeva di non sapere, papà non proferì
parola. Finì di mangiare i suoi spaghetti, poi disse: "Io penso che tu sia
un folle, però non voglio che dopo la mia morte i miei figli abbiano a dire che
non gli ho permesso di fare della loro vita quello che vogliono". Così
iniziò la mia avventura cinematografica. Feci un film da protagonista diretto
da Pietro Germi, andò abbastanza bene, ma non ero convinto. Non ero nato per stare
davanti alla macchina da presa, ma dietro». Strizza gli occhi, insegue i
ricordi: «Il problema, a quell´età, era farsi prendere sul serio». Aveva solo
diciannove anni e una grande abilità di venditore, lo aveva dimostrato a
diciassette piazzando quintali di spaghetti, lo confermò
trovando finanziatori con i quali fondò la Real Cine e nel 1941 produsse il
primo film, L´amore canta. Poi arriva la guerra a sbaragliare i sogni. L´Italia
ne esce devastata, ma le idee circolano più vorticosamente di prima. «Il grande
cinema, quello che ha fatto scuola, è nato nel dopoguerra», racconta. «Cinecittà
era occupata dagli sfollati, non c´erano macchine da presa, non c´erano soldi.
Solo un gruppo di uomini geniali: Rossellini, De Sica, Fellini, Lattuada e
io», dice con insospettata timidezza. «Da quel gruppo
nacquero Roma città aperta, Sciuscià, Paisà, Ladri di biciclette, i film
dell´industria povera che i critici chiamarono neorealismo. Non giravamo per le
strade con l´idea di creare un nuovo stile, ma per necessità, perché non
avevamo soldi per pagare i figuranti. Quei film lanciarono il nostro cinema nel
mondo e fecero capire agli americani che il loro sistema produttivo era
sbagliato. Lo hanno detto e ripetuto Spielberg, Pollack e Scorsese:
"Abbiamo imparato da voi". Fu un momento magico: Hollywood rischiò di
perdere il primato. La cosiddetta Hollywood sul Tevere fu agevolata da una
legge fatta da Andreotti, l´unica intelligente mai varata per il cinema, che
diceva: un film per essere italiano deve avere almeno il cinquanta per cento di
personale italiano. Questo ci dava la possibilità di impiegare anche attori
americani, come Clint Eastwood negli spaghetti western o Audrey Hepburn in
Guerra e pace. A un certo punto gli americani - ho il dubbio che abbiano pagato
salato per questo - riuscirono a convincere il governo a cambiare la legge. Il
socialista Corona varò un decreto che fu la tomba del nostro cinema, portava la
percentuale dal cinquanta al cento per cento. A quel punto non ebbi esitazione,
partii per gli Usa». Il principe del nostro cinema, l´uomo che pensava in
grande, il campione della Lux Film, lo spericolato imprenditore della ditta
Ponti-De Laurentiis che nel 1952 produsse il primo film italiano a colori (Totò
a colori), l´uomo che aveva stregato e sposato la bellissima Silvana Mangano,
il self-made man nominato nel 1966 cavaliere del lavoro che in pieno boom
economico aveva ospitato negli studi di Dinocittà divi come Henry Fonda e Ava
Gardner, l´audace imprenditore che aveva portato grandi storie sul piccolo schermo
(L´Odissea) gettò la spugna: non poteva più competere con Hollywood. «Quando
arrivai in America, il sindaco di Los Angeles mi consegnò le chiavi della
città», ricorda. «Io ero terrorizzato: che ci faccio qui, non conosco la
lingua, non conosco i loro gusti, come mi muovo? Tutto dipendeva dal primo
film, se imbrocco quello», mi dissi, «è fatta. Chiamai Peter Maas, un autore
dal quale avevo già acquistato i diritti di Joe Valachi-I segreti di Cosa
Nostra: "Ho bisogno di una storia", gli dissi. "Sto scrivendo un
nuovo libro, ma ho già pronto solo il primo capitolo", rispose. Pretesi
che me lo mandasse. M´intrigò quel personaggio e comprai Serpico a occhi
chiusi. Maas pretese un capitale, cinquecentomila dollari, cinque milioni di
euro di oggi, ma quel film, interpretato da Al Pacino, fece la mia fortuna. Poi
arrivarono I tre giorni del Condor, un cult. A quel punto ebbi qualche
certezza: ok, posso fare il produttore americano». Lumet e Pollack, Lynch e
Cimino, Ridley Scott e Jonathan Demme sono solo alcuni dei registi di sangue
blu che hanno lavorato a corte. «E ancora dicono che faccio film commerciali»,
sbotta il produttore di Hannibal Lecter-Le origini del male. «I critici e il
cinema non sono mai andati d´accordo. Povero Totò... Grande amico, attore immenso.
La critica lo fece a pezzi, lo trattò come un guitto. E La strada? Nessuno
voleva farlo. Abbiamo vinto l´Oscar, decine di premi nel mondo. I critici lo
condannarono: "Fellini è un giovane regista che può fare molto, ma questa
volta ci ha deluso". Così decisi di affittare una sala sugli
Champs-Elysées: i francesi impazzirono, critica e pubblico. Il successo de La
strada partì da Parigi». Si solleva gli occhiali sulla fronte per guardare le
locandine incorniciate al di là dell´immensa scrivania. Casanova, Conan il
barbaro, L´anno del dragone, Dune, Ragtime, che ha avuto otto nomination
all´Oscar. «Cosa siamo noi, in fondo?», riflette. «Creatori di sogni. Per
questo adoravo Fellini. Eravamo come fratelli. Volevo portarlo in America, lui
era titubante. Un giorno lo chiamai: "Federico, ho comprato i diritti di
King Kong". La prima reazione fu: "Ecco, questo m´interessa".
Poi ci ripensò: "Non me la sento"». Meryl Streep racconta di aver
sostenuto un provino per King Kong e di essere stata brutalmente scartata da De
Laurentiis. «Macché», contesta, «me la proposero per Il re degli zingari, nel
´77. Al regista Frank Pierson non piacque, voleva una ragazza bella,
fisicamente prestante. Per King Kong invece cercavo un´attrice da lanciare. Mi
mandarono Jessica Lange. Non mi convinse, brutti denti, poco seno. Dopo il
provino, il regista John Guillermin mi chiamò: "Dino, questa è una grande
attrice". La convocai nel mio ufficio: "Senti Jessica, se torni da me
fra quindici giorni con denti e seno rifatti la parte è tua. Ma ricorda, io
negherò sempre di fronte al mondo di averti fatto questa proposta". Tornò
dopo dieci giorni, aveva seguito il mio consiglio. Fu la prima attrice che
lanciai negli Usa. Poi ce ne sono stati molti, da Arnold Schwarzenegger in poi.
L´american dream esiste ancora. Chiunque lo può afferrare, e senza carte
bollate». «Una vita che è un romanzo», hanno scritto Tullio Kezich e Alessandra
Levantesi nel bel libro Dino, che nel 2004 è uscito anche in lingua inglese.
Nei romanzi l´italoamericano è sempre vittima di qualche stereotipo. «Infatti
qui, per un certo gruppo sociale, l´italiano per sua natura è mafioso. Lo
dissero anche di me, e sa perché? Un mio direttore di produzione ebbe un
diverbio con la polizia mentre giravamo Pollice da scasso (1978), così dovetti
presentarmi di fronte a una commissione. "Lei conosce la mafia?", mi
chiedono. "Conosco Jimmy Carter, il papa, molti vip, è il mio mestiere, ma
non conosco la mafia". E loro: "Eppure lei conosce Vincent Alo, detto
Jimmy Blue Eyes". "Certo, voleva bloccare un mio film, The Valachi
Papers. L´ho incontrato, l´ho costretto a non importunarmi. Fine della
storia"». Un capitolo che non poteva mancare nel romanzo del magnate che
ha finanziato, distribuito e prodotto oltre seicento film. L´ultimo tycoon.
SEGUE A PAGINA 6
(
da "Repubblica, La" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
27 - Commenti le INUTILI SPINTE ALLA LETTURA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La seconda strada è la scuola media e il
liceo: i ragazzi devono leggere molti più libri, durante l´anno scolastico e le
vacanze. La scelta dei libri è spesso cattiva. Non è possibile che un sedicenne
legga La coscienza di Zeno: per lui è incomprensibile, e gli farà detestare la
lettura per il resto della vita. Dategli Delitto e castigo o Anna Karenina: gli
occhi scintilleranno di passione e di piacere. La terza strada sono le adozioni
universitarie. Fino a vent´anni fa, ogni studente universitario doveva leggere
molti o moltissimi libri durante gli esami più importanti. Per esempio, alla
Sapienza di Roma, veniva adottato Il pensiero storico classico di Santo
Mazzarino: il più grande storico italiano del secolo scorso. è un libro
bellissimo, dal quale si imparano molte cose: il pensiero storico classico e
medioevale, la storia antica, la storia del Cristianesimo,
quella della Cina o del
Messico. Allora l´editore Laterza ha venduto, credo, 40.000 o 50.000 copie di
questi tre grossi volumi: con vantaggio dell´autore, dell´editore e soprattutto
degli studenti, i quali vedevano apparire davanti agli occhi uno spazio mentale
quasi illimitato. La Riforma Berlinguer ha ucciso quasi completamente le
adozioni; e le riforme successive (le riforme si susseguono, in Italia, col
ritmo demoniaco dei monsoni) non hanno migliorato la situazione. Così i governi
italiani hanno distrutto l´editoria italiana di cultura: la quale veniva
venduta, almeno per il cinquanta per cento, all´Università. Di qui, la
decisione dell´amministratore delegato dell´Utet; e, negli anni scorsi, le
nuove collane economiche di Laterza, del Mulino e di Carocci. Secondo i
ministri e i funzionari del Ministero dell´Istruzione, gli studenti italiani
devono conoscere le Crociate, ma in un testo che non superi le 120 pagine.
Altrimenti, le loro povere menti verrebbero irrimediabilmente lese, ferite,
straziate.
(
da "Repubblica, La" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
37 - Automotori Mp3 Hybrid Mp3, primo scooter ibrido la rivoluzione su due
ruote VALERIO BERRUTI ROMA La rivoluzione stavolta arriva su due ruote. Quelle
che al massimo sono passate dalla miscela alla benzina verde. Preistoria.
Perché ora la musica cambia e di parecchio. Al centro di tutto c´è la Piaggio
con un annuncio da far scattare tutti in piedi. Il gruppo di Pontedera diventa,
infatti, il primo costruttore al mondo a mettere sul mercato uno scooter
ibrido. Un veicolo destinato a rivoluzionare la mobilità urbana. L´occasione,
insomma è di quelle importanti e così a presentare l´Mp3 Hybrid (di cui è stata
appena dotata una squadra della protezione civile a G8 dell´Aquila) scende in
campo direttamente il grande capo, Roberto Colaninno. Si comincia dalla crisi
per arrivare alla novità. «Prima di parlare di una possibile ripresa per il
2010 bisognerebbe essere cauti», premette subito il numero 1 della Piaggio che
non risponde a Berlusconi o Tremonti ma guarda dentro uno dei suoi
"mondi", quello delle due ruote. E la ripresa? «Ripartirà tutto
dall´Asia, e soprattutto da Cina ed India, mentre l´economia europea si prevede piatta e quella
statunitense in bilico tra stagnazione e ripresa. In Sud America, invece, il
Brasile continuerà ad avere un andamento estremamente positivo». Una previsione
non certo ottimistica da cui però Colaninno tira fuori proprio il suo gruppo,
leader in Europa e in grande espansione nei mercati asiatici. «Già nei prossimi
mesi - sostiene infatti il presidente della Piaggio - dovremmo aver recuperato
la perdita di vendite registrata agli inizi di questo anno di crisi. L´Asia è
l´obiettivo strategico «perché i consumi nascono dove c´è dinamismo economico e
miliardi di persone in Cina, India e Sud est asiatico,
stanno concentrando in breve tempo esperienze che noi abbiamo fatto in molti
più anni». L´esperienza che invece si apprestano a fare in Italia è quella
dell´Mp3 Hybrid. «Oggi è nato un nuovo prodotto nel mondo - ha detto il
presidente della Piaggio - che combina tecnologie diverse col risultato di
abbattere contemporaneamente emissioni e consumi». La versione Hybrid (in
vendita da fine settembre a circa 9 mila euro, incentivi esclusi) dal punto di
vista estetico si distingue da quella tradizionale soprattutto per la
colorazione bianco perla abbinata alla sella bicolore. E naturalmente per
l´aggiunta al motore 125 di quello elettrico da 11 kW. Il risultato? Un
abbattimento delle emissioni di CO2 del 50 per cento (40 g/km) e un consumo che
può arrivare addirittura a 60 chilometri con il litro, contro una
percorrenza media di 26 km/l degli scooter a benzina di media cilindrata.
Valori calcolati su un utilizzo al 65% della modalità ibrida e al 35% di quella
elettrica. Il funzionamento è semplice. Basta premere il pulsante sul manubrio per
disinserire il motore termico e trasformare Mp3 Hybrid in uno scooter
totalmente ecologico. è possibile passare da modalità elettrica a ibrida, e
viceversa, anche in movimento. Una volta in garage si possono ricaricare le
batterie anche attraverso la rete elettrica, grazie alla tecnologia plug in. Ci
vogliono circa 3 ore ma si raggiunge l´85% della ricarica in sole due. La
rivoluzione è appena cominciata.
(
da "AmericaOggi Online" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Crisi
economica. Il G8 non basta per gestire una "exit strategy". Non si
esce da soli Di Emilio Manuelli 13-07-2009 Per alcuni doveva essere il
trampolino di lancio per una nuova Bretton wood che mettesse ordine nei
meccanismi che regolano l'economia mondiale, per altri il momento di svolta per
la nascita di un più moderno sistema monetario internazionale. Il tutto
ovviamente finalizzato alla creazione di quelle strutture e di quell'impianto
di regole che dovrebbero costituire la base per quella strategia di uscita
necessaria a portarci fuori dalla recessione, la peggiore dell'era modernae.
Era questo, più o meno, quello che gli osservatori e l'intera opinione pubblica
si attendevano dal G8 dell'Aquila. In realtà passerà forse alla storia più per
i risultati che sono stati raggiunti in altri campi che per quelli auspicati
per rimettere in piedi la malandata economia mondiale. Attese e auspici
sicuramente basati su un ottimismo di facciata, esasperato forse dalla gravità
del momento congiunturale. A ben pensarci appare utopistico pensare che un
insieme di Paesi così limitato, così diversi nel subire prima e nell'affrontare
dopo la crisi, potessero trovare un punto di intesa operativo. Ma a ben
guardare appare a noi comunque positivo l'aver affemato in modo unanime dei
principi, l'aver indicato pubblicamente quali strade andranno percorse per
lavorare alla exit strategy. In primis la stessa impostazione dei lavori del
vertice ci ha detto che è forse ormai definitivamente superata la formula
elitaria che vede radunati attorno al tavolo solo otto paesi. Un'agenda a
geometria variabile, basata sui temi al centro dei vari dossier da affrontare,
ha portato nella città abruzzese ben 39 delegazioni ufficiali. E proprio la
delicatezza e la serietà della crisi economica mondiale richiede un
allargamento del dibattito ai paesi che possono tutti insieme influenzare le
decisioni da prendere per invertire la rotta: forse proprio quel G20 composto dalle nazioni più forti anche se non ancora tutte
ricche e tecnologicamente avanzate (si pensi alla Cina o al Messico, come esempi) che si siedono assieme agli otto del
tavolo tradizionale. Dal punto di vista strutturale le indicazioni che arrivano
dal G8 mettono al centro della strategia il rafforzamento delle istituzioni
finanziarie internazionali, vecchie e nuove. A partire dal Fondo
monetario per arrivare al Financial stability board, quello presieduto dal
Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che fra tante chiacchere che
abbiamo sentito in questi mesi è stato l'unico a dare indicazioni concrete
quanto a regole e raccomandazioni sull'agire di banche e società finanziarie.
La ricetta ideale suggerita a L'Aquila poggia poi su pilastri di ovvia
saggezza, a partire dalla necessità di combattere piaghe eterne delle economia
occidentali, e non solo, come quelle dell'evasione fiscale, del riciclaggio del
denaro sporco, della corruzione pubbilca e privata. Un corollario di
raccomandazioni per dire che va ripulito tutto il marcio che inquina l'economia
e la finanza. Se dall'Aquila arriva però un qualcosa di nuovo rispetto alle
solite e sempre uguali litanie di questi vertici rituali è forse da ricercare
nelle frasi che vogliono caratterizzare la centralità della persona, mettendo
in evidenza la dimensione sociale della crisi in atto, in voluta e aperta
contrapposizione con quella sbornia di finanza (anglosassone) che ha portato
alla recessione. Per questo nei documenti del G8 si parla molto di lavoro e di
difesa dell'occupazione, di politiche sociali che pongano in primo piano il
reinseimento di chi il suo lavoro lo ha perso per colpa di una crisi nata per
una gestione dissennata della finanza. E da qui alla richiesta che il Fondo
monetario si impegni per maggiori erogazioni a condizioni più agevoli ai paesi
più poveri il passo è brevissimo. Tornare all'economia reale, riducendo il
ruolo di quella finanziaria, significa anche porre regole nuove per il
commercio internazionale quello che con la sua caduta ha sancito l'esplosione
della recessione: i negoziati per la costruzione di un nuovo pacchetto di
regole languono da anni. Il G8 lancia stimoli economici per il rilancio del
commercio e promette di intervenire per chiudere il negoziato: vedremo se
questo obiettivo, politico ma non impossibile, sarà centrato. Nel segno del
rispetto ambientale viene poi auspicato un mercato energetico più moderno che
non sia schiavo della grande volatilità dei prezzi, cui abbiamo assistito, a
partire da quelli del petrolio. Nel complesso è difficile negare la giustezza
di queste affermazioni, frutto di un ragionamento basato sul ritorno
indispensabile a sistemi economici più centrati sulla crescita graduale e meno
sul risultato immediato, ma vacuo. Quello che ci preoccupa però è la
sottolineatura legata all'andamento economico attuale. E questo allarma considerata
l'occasione fantastica che gli otto grandi avevano per lanciare al mondo un
messaggio di speranza sulla ripresa. Invece - e ciò non può che essere il
frutto di attente analisi congiunturali - si afferma che la situazione rimane
incerta con rischi ancora significativi per la stabilità economica e
finanziaria, nonostante gli sforzi che molti paesi hanno voluto e dovuto
adottare per sostenere le rispettive economie. È questo il messaggio più vero
che ci arriva dall'Aquila, al di là delle foto e delle risate: occorre
intensificare l'azione di sostegno per impedire l'esplosione di quella crisi
sociale senza ritorno che alcuni addirittura ipotizzano per l'autunno. Occorre
muoversi in fretta, scordandoci per un po' i vincoli di bilancio e i parametri,
cercando di intervenire senza indugi prima che sia troppo tardi.
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: COPERTINA data: 2009-07-12 - pag: 25 autore: La libertà
presa sul serio di Armando Massarenti A martya Sen, premio Nobel per l'economia
1998,per la rivista «Prospect» uno dei dieci intellettuali più influenti al
mondo, pubblica per Penguin l'opera più ambiziosa, The Idea of Justice ( pagg.
304, £ 25,00, a fianco ne pubblichiamo uno stralcio; in Italia verrà edita da
Mondadori), dove le diverse identità, del filosofoe dell'economista,si fondono
in modo più che mai concreto e coerente. Avendo individuato, nella sua lunga
carriera, le cause reali, non solo economiche, della fame nel mondo, o della
discriminazione delle donne in India, o degli aborti
selettivi delle bambine in Cina, o avendo criticato il Pil come misuratore della prosperità di
una nazione,l'intellettuale indiano ora propone un'idea di giustizia
confrontandosi coni protagonisti del dibattito filosofico-politico degli ultimi
decenni. Rawls, Dworkin, Nozick sono preziosi interlocutori, ma anche oggetto
di una critica decisiva. Perché mai dovremmo impegnarci nella
costruzione di raffinate teorie filosofiche se poi esse ci lasciano impotenti
di fronte alle ingiustizie reali? Meglio è orientare il nostro impegno su
quelle che Sen chiama le «ingiustizie rimediabili», e far rimbalzare la nostra
passione per la giustizia verso una definizione che tenga conto, appunto, delle
conseguenze delle nostre azioni. Qui al filosofo politico è prezioso lo
studioso di welfare economics. Senè famoso per le sue criticheall'homo
oeconomicus e ai presupposti morali di stampo utilitaristico della dottrina
economica. Di questi ultimi mantiene però l'idea del conseguenzialismo. Le
conseguenze reali contano almeno al pari dei principi. Per questo tra gli
argomenti avanzati da Arjuna e da Krishna, che nel Mahabharata discutono di
morale e di guerra prima della battaglia, Sen preferisce quelli del guerriero,
preoccupato della devastazione che provocherà, a quelli del dio,che si fondano
su un'astratta idea di dovere. Il punto però è: come valutiamo le conseguenze?
In termini di utilità, come in Bentham e nella welfare economics? E, se
crediamo nell'uguaglianza,come definirla? Eguaglianza delle preferenze? O dei
diritti, come in Nozick? Delle risorseo dei "beni principali", come
in Dworkine Rawls? Ognuno di questi approcci genera dei paradossi che Sen cerca
di superare concentrandosi sulle «capacità» concrete che hanno gli individui di
ottenere i beni cui attribuiscono importanza. Un approccio egualitario, il suo,
che tiene conto del fatto che gli individui sono tutti diversi tra loro, e che
possono avere ragioni per apprezzare beni e attività diverse. La riflessione
razionale gioca qui un ruolo importante, ed è centrale per un'idea di giustizia
che tenga conto contemporaneamente, con piglio illuministico, dei valori della
libertà e dell'eguaglianza. Essere liberi ed eguali, per Sen, non significa
tanto avere lo stesso reddito, quanto avere la stessa possibilità di essere
padroni della propria vita, partecipando a una libera discussione pubblica.
Perché la prima ingiustizia, a ben guardare, è proprio quella di essere esclusi
dalla discussione razionale che riguardai modi in cui condurre le nostre stesse
vite. © RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: ARTE data: 2009-07-12 - pag: 32 autore: New York Al Moma
l'auradeirifiuti Contro gli sprechi Song Dong espone coloratissimi scarti di
Fulvio Irace «W u jin qi yong» (non sprecare nulla) è stata la filosofia di
vita di intere generazioni di cinesi, prima che le trasformazioni del Paese
introducessero, con il mercato, la molla del consumismo. Il dizionario cinese
è, al proposito, molto dettagliato e la definizione della parola assomiglia a
una prescrizione di vita: «Tutto ciò che potrebbe essere ancora usato o
riciclato deve essere conservato più a lungo possibile. Ogni risorsa dovrebbe
essere sfruttata al massimo del suo potenziale e nulla dovrebbe essere
veramente buttato via». Un principio antico, dunque, che ritorna d'attualità
con l'economia del riciclo e con le preoccupazioni ambientali per il destino
del pianeta sempre più sommerso da valanghe di rifiuti, da tonnellate di scarti
che segnano l'uscita degli oggetti dal mondo dell'uso e il loro ingresso
nell'inquinante cimitero delle cattive intenzioni. Ma anche una maniera di
stabilire un rapporto meno frettoloso con tutti quegli strumenti e quelle cose
che ci hanno servito in vita ma che, anche nella morte della loro funzione,
trattengono in sé – sotto la ruggine del tempo – la memoria del proprio
passato. è questo il tema scelto da Song Dong, artista quarantenne di Pechino,
per la sua prima grande mostra in America, intitolata «Waste Not» e aperta fino
al 7 settembre al piano terra del MoMa di New York. Parte di un progetto
partito nel 2005 da Pechino (e di lì in Corea, in Germania e in Gran Bretagna),
la mostra mette in scena uno spettacolare rituale di commiato dagli oggetti di
tutti i giorni: sottraendoli all'eutanasia della discarica, propone una
singolare civiltà dei rifiuti, cui attribuisce la solennità di un co-lorato
corredo funebre tombale. Il progetto infatti è sia teorico che autobiografico,
legato alle vicende della madre dell'artista – Zhao Xiang Yuan – scomparsa alla
vigilia della mostra newyorkese, che per più di mezzo secolo, nelle alterne
vicende sociali determinate dalle politiche del Partito Comunista, ha fatto
della virtù del raccogliere gli scarti un'arte e un'ossessione. Per i cinesi
della Rivoluzione e della dittatura di Mao, la frugalità era una virtù
tradizionale, ma anche un mezzo di sopravvivenza. Uno scampolo di stoffa, una
mattonella, un bottone o un pezzo di spago e di cotone diventavano beni
preziosi in momenti di scarsità diffusa di beni materiali. Tutto si prestava a
essere reimpiegato o magari barattato; tutto doveva essere conservato per un
suo possibile uso futuro. L'installazione di Song Dong (critico della
globalizzazione selvaggia che sta devastando l'ambiente storico di Pechino) è
un atto di omaggio al passato ma anche un atto di speranza in un futuro meno
obbligato di quello delineato dall'inciviltà dei consumi e dalla cultura del
nuovo a ogni costo. Nel 2006 aveva fatto scalpore la mostra «Eating the City», dove
lo skyline di Shangai e di Schenzen si traduceva in smaglianti torri e
grattacieli di biscotti e di gelatine da mangiare il giorno dell'inaugurazione,
a sottolineare l'identità dei tempi di produzione e di
consumo nella cultura del capitalismo socialista della nuova Cina. Al centro dell'installazione di
New York una tradizionale capanna in legno rievoca la casa di Pechino demolita
per i lavori della vetrina Olimpica: un tempio vuoto,circondato da un'ordinata
miriade di oggetti, maniacalmente classificati per funzione. Tazze,
valigie, televisori, bottiglie di plastica, sacchetti per la spesa, scarpe,
abiti, credenze, frigoriferi e tre vecchi televisori:tutti tirati fuori
dall'incredibile collezione ospitata dalla madre nelle due affollatissime
stanze della sua casa sino alla morte. Un museo della cultura materiale di
un'era della modernità consegnata alle pieghe di una storia minore, che fa
tuttavia uno strano contrasto con la nota collezione di arti decorative e
design allestita al piano superiore del museo americano. Qui il design
dell'oggetto comune è esibito come icona di una cultura del consumo che ha
sostituito il simbolo con la funzione: uno splendido paesaggio di "nature
morte" sublimate dal passaggio dalle nostre case al museo. Restituendogli
una " second life" artistica, Song Dong sposta dunque il confine del
"rifiuto" in una dimensione progettuale ricca di promesse: come
quella, ad esempio, di ripensare le nostre idee di consumo, investendole di
un'aura etica che presuppone un diverso rapporto con l'ambiente della comunità
e del territorio. © RIPRODUZIONE RISERVATA 1 «Projects 90: Song Dong», New
York, Moma, fino al 7 settembre. www.moma.org Installazione. Gli oggetti da
discarica recuperati da Song Dong ed esposti in ordine cromatico nelle sale del
Moma di New York
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-12 - pag: 2 autore: Trimestrali
difficili per il simbolo della Corporate America La riscossa debole del gigante
Alcoa Marco Valsania NEW YORK I l suo bilancio è da sempre atteso con
trepidazione dai mercati, la prima trimestrale di un'azienda nell'indice Dow
Jones, pioniere della performance della Corporate America. Un ruolo al quale
Alcoa, il re dell'alluminio statunitense guidato da un manager tedesco, non
rinuncia neppure oggi: nei conti del secondo trimestre appena presentati ha
sofferto perdite per 454 milioni di dollari, segno della crisi che minaccia di
deprimere ancora gli utili aziendali. In Borsa il suo titolo resta sotto
pressione: ha perso tre quarti del suo valore dalla metà dell'anno scorso. Ma si
è fatta anche portatrice di speranze di schiarite, di una fine in arrivo della
recessione: è riuscita a battere le previsioni. E il suo chief executive Klaus
Kleinfeld, che ha accompagnato il presidente Barack Obama a Mosca con una
delegazione di grandi manager, ha anzi detto di essere "molto
ottimista", citando il ritorno della crescita in Cina e miglioramenti negli Stati Uniti
facilitati dai piani di stimolo lanciati dai governi nei due paesi. La saga che
ha fatto di Alcoa un faro per i mercati e un barometro dell'economia,
nonostante ormai sia solo più il terzo produttore al mondo alle spalle di Rio
Tinto Alcan e Rusal, ha le sue radici nell'Ottocento. Charles Martin
Hall, fresco di laurea da un college dell'Ohio, adibì a laboratorio per i suoi
esperimenti scientifici un ripostiglio nel cortile di casa. E fu qui che, con
apparecchiature da lui stesso costruite, nel 1886 tenne a battesimo il metodo
moderno e a basso costo per produrre il metallo: l'elettrolisi, un
"bagno" di ossido di alluminio attraversato da corrente elettrica.
Qualche anno dopo nasceva la Pittsburgh Reduction Company, poi ribattezzata
Aluminum Company of America. Un nome, quest'ultimo, dal significato letterale:
agli inizi del Novecento l'antenato di Alcoa (la sigla fu ufficialmente adottata
solo nel 1999) conquistò il dominio del mercato negli Stati Uniti. Prima di
Hall - e del francese Paul Heroult che fece la medesima scoperta quasi in
contemporanea - la produzione di alluminio avveniva tutt'altro che su vasta
scala, come sarebbe diventata per soddisfare la domanda delle costruzioni, dei
trasporti e del packaging. Perchè nonostante si tratti del metallo più diffuso
in natura è di difficile estrazione, tanto da nutrire leggende su quanto fosse
prezioso: si dice che Napoleane III a un banchetto avesse offerto a pochi
privilegiati posate d'alluminio, gli altri dovettero accontentarsi di utensili
d'oro. Ma, forte del nuovo sistema di produzione, l'azienda fondata da Hall si
afferma al fianco della nascente industria dell'auto. La prima Guerra Mondiale
porta con sè gli ordini dell'industria bellica. E, passata la Grande
Depressione, la Seconda Guerra Mondiale moltiplica la domanda di alluminio, con
i primi usi nell'aviazione. In questi anni, però, Alcoa finisce nelle mire
dell'antitrust:al termine di un caso che sitrascita dal 1938 al 1944, un
tribunale la condanna per monopolio e al verdetto fa così seguito lo scorporo
della canadese Alcan. Gli anni Cinquanta e Sessanta vedono emergere sia
concorrenti che nuove opportunità, date dallo sviluppo negli usi dell'alluminio
per i prodotti di largo consumo. La diversificazione si accentua nei due
decenni successivi, ma successivamente l'eccessiva espansione e gli elevati
costi danno vita a stagioni caratterizzate da ristrutturazioni e da ritorni alle
attività strategiche. Anche nel clima di consolidamento globale del settore
Alcoa, che ha il quartier generale a New York e la sede operativa a Pittsburgh,
rimane protagonista assoluta. Nonostante un fallito tentativo nel 2007 di
acquistare Alcan, la sua vecchia "costola", il gruppo vanta attività
in 44 paesi, centomila dipendenti e un giro d'affari da 27 miliardi di dollari
l'anno.Dal 2008 i suoi vertici hanno un sapore sempre più internazionale per
cercare di fare i conti con la crisi: sulla poltrona di amministratore delegato
arriva Kleinfeld, l'ex chief executive di Siemens, al posto del brasiliano
Alain Belda che rimane presidente. © RIPRODUZIONE RISERVATA CENTOMILA
DIPENDENTI La nuova sfida per l'a.d. tedesco Kleinfeld: battere le previsioni
sui contraccolpi della recessione. Per ora ci è riuscito: adesso spera negli
effetti dei piani di stimolo
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-12 - pag: 2 autore: STORIE Il
mercato dei non ferrosi Il chief executive di Alcoa, Klaus Kleinfeld, che ha accompagnato Barack Obama a Mosca, si è detto «molto
ottimista», sul futuro del settore: guarda con fiducia alla crescita in Cina e ai miglioramenti negli Stati
Uniti, facilitati dai piani di stimolo lanciati dai governi nei due paesi Cina. L'import di Pechino resta per
adesso la migliore garanzia per il mercato. Fino a quando?
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-12 - pag: 2 autore: Alluminio
malato di eccesso di scorte Si producono 25 milioni di tonnellate ma i
magazzini sono pieni - Le speranze dal packaging di Roberto Capezzuoli er Alain
Belda, che riuniva le cariche di presidente e amministratore delegato di Alcoa,
P il 13 luglio del 2007 fu una delle giornate più amare. Il suo tentativo di
espandere il numero uno dell'alluminio americano annettendo la canadese Alcan
era appena fallito: la sua offerta di 27,7 miliardi di dollari era stata
surclassata dai 38,1 miliardi – in realtà 44, se si considerano i debiti di
Alcan – messi sul piatto dal gruppo anglo-australiano Rio Tinto. La sconfitta
bruciante era stata preceduta da caustici commenti, come quello che gli era
giunto per lettera da uno dei suoi grandi azionisti, il fondo Jana Partners:
«Alcoa ha una lunga storia di fallimenti neltentativo di creare valore per gli
azionisti attraverso acquisizioni ». Il fallito takeover diede ragione al fondo
Jana e fece volare il titolo Alcoa, che a Wall Street si spinse fino al record
ventennale di 47,35 $, nell'idea che il gruppo di Belda, da cacciatore, sarebbe
potuto diventare preda. I colpi della recessione Oggi Alcoa al Nyse staziona
sotto quota 10 dollari e il bilancio degli ultimi tre trimestri si è chiuso in
rosso, ma gli azionisti possono sfregarsi le mani per la mancata acquisizione.
La fusione di una strapagata Alcan con Rio Tinto aveva creato due anni fa un
colosso da 4,3 milioni di tonnellate di alluminio, tanto da surclassare Alcoa e
superare di un'incollatura RusAl, astro nascente dell'oligarca Oleg Deripaska.
Però la lunga crisi strisciante, esplosa infine nel settembre scorso dopo il
fallimento della banca d'affari Lehman Brothers, ha messo allo scoperto l'eccessiva
esposizione finanziaria sia di Rio Tinto, sia di RusAl. Deripaska, sempre più
ambizioso e dilagante verso i settoridell'auto, del nickel e delle costruzioni,
ha dovuto elemosinare aiuto al Cremlino. Tom Albanese, chief executive di Rio
Tinto, si è visto punire il disinvolto ottimismo con cui aveva inghiottito un
boccone costoso, Alcan, senza curarsi molto dei debiti contratti con le banche
finanziatrici. Il gruppo Rio Tinto, molto forte anche nei settori del ferro,
del rame e del carbone, è oggi avviato a recuperare la perduta tranquillità, ma
solo a costo di sacrifici e di tensioni. A essere immolate sono proprio alcune
delle attività di Alcan, in particolare il packaging, mentre le tensioni,
sempre più aspre, sono con gli acquirenti cinesi di minerale di ferro ( che
vogliono sconti superiori a quelli concessi ad altre acciaierie) e sono
soprattutto con Chinalco, la holding cinese dell'alluminio. Questa aveva
acquistato il 9% di Rio Tinto per aiutarla a non cadere preda dell'altro
colosso anglo-australiano, la Bhp Billiton, ma si è poi vista sbarrare la
strada quando ha cercato di raddoppiare (anche a caro prezzo) il proprio
pacchetto fino al 18%. Un metallo al palo L'eccesso di fiducia nelle sorti
dell'alluminio ha contribuito a decapitare le attese di molte aziende del
settore. La crisi economica e finanziaria ha avuto la sua parte, senza dubbio,
ma ha solo amplificato gli effetti di una situazione già compromessa. La
dimostrazione, a posteriori, è nello sviluppo mostrato dai mercati in questa
prima metà del 2009. Le quotazioni di quasi tutte le commodities sono
sprofondate tra novembre e gennaio, ma da marzo in poi sono apparsi evidenti i
segnali di recupero. I motivi, in ordine sparso, sono la debolezza del
biglietto verde, che sostiene le quotazioni espresse in dollari; la politica di
tagli produttivi, che ha eliminato una buona fetta dell'offerta; il ritorno
degli acquisti da parte degli hedge fund e dei fondi indicizzati, che puntano
sulle materie prime perché possono proteggere da un futuro ritorno di spinte
inflazionistiche; i piani di stimolo dell'economia, che hanno dato ossigeno
alle imprese; infine, last but not least, la continua corsa della locomotiva
cinese. Tutto ciò ha fatto recuperare in sei mesi solo l'1,7%all'indice Reuters
Jefferies Crb,che è ponderato sull'andamento di 19 futures americani, compresi
quelli del settore energy.Ma l'indice dei metalli non ferrosi scambiati a
Londra è salito del 33,5% tra la fine del 2008 e venerdì 10 luglio. Unica palla
al piede, proprio l'alluminio. Il forte volume delle giacenze nei magazzini del
London Metal Exchange, unito a un eccesso produttivo globale ancora lontano
dall'esaurirsi,ha allontanato gli investitori. Il volume d'affari di futures e
options trattati sulla borsa metalli londinese è salito in sei mesi
dell'1,8%rispetto a un anno prima,ma nel caso dell'alluminio, che è il numero
uno dei non ferrosi, il fatturato è sceso del 2,8%, a poco più di 25 milioni di
lotti da 25 tonnellate ciascuno. Consumi in frenata Un po' di cautela da parte
di operatori e investitori era da mettere in conto. L'alluminio, di cui si
producono ogni anno nel mondo più di 25 milioni di tonnellate, trova le sue
applicazioni più consistenti nell'automotive, nelle costruzioni e nel
packaging. Oggi le uniche sicurezze paiono venire proprio dall'ultimo settore,
quello dell'imballaggio di prodotti alimentari. Pechino
resiste La Cina, che ha
ridimensionato il ritmo delle proprie fonderie (complessivamente le più
importanti del mondo), non pesa affatto sul bilancio mondiale. Anzi, grazie ai
consumi sempre crescenti e a una onerosa politica di stoccaggi, nel primo
semestre 2009 ha
impor-tato, in base ai dati doganali, 1,39 milioni di tonnellate di alluminio,
quasi tre volte l'import dei primi sei mesi 2008, mentre le esportazioni sono
scese da 430mila a 75mila tonnellate. Quanto possa durare la fame di Pechino
resta però un'incognita. La cautela domina le stime Il polso del mercato resta
così in balìa di ogni indicatore economico. I più recenti, quelli dei prezzi
delle case negli Stati Uniti e quelli delle vendite di auto giapponesi, non
sono confortanti. Una sensazione che è facile avvertire anche nelle previsioni
degli analisti più autorevoli e che rischia di contagiare anche il 2010: l'anno
prossimo, secondo l'Economist Intelligence Unit, i prodotti di base per
l'industria rincareranno complessivamente del 6,5% e i metalli tireranno la
volata con un +11%, ma subiranno il freno dell'alluminio, per il quale è pronosticato
un calo dell'1,1 per cento. Anche Ubs, Jp Morgan e Deutsche Bank hanno
pubblicato considerazioni molto simili nei loro report. La stessa
percezione,d'altra parte,viene spontanea se si torna a esaminare la situazione
di Alcoa: il suo ultimo trimestre si è chiuso con una perdita netta di 454
milioni di dollari. Era meno del previsto e ha fatto risalire tutta Wall
Street. Ma se la luce in fondo al tunnel viene da tre trimestri consecutivi in
rosso, forse la via d'uscita è ancora lunga e accidentata. © RIPRODUZIONE
RISERVATA IL SETTORE Resta l'unica «palla al piede» dell'indice dei metalli
scambiati a Londra, salito del 33,5% tra la fine del 2008 e venerdì 10 luglio
Promesse ancora da mantenere. Il settore attende gli effetti dei piani di
rilancio (nella foto lavoratori in un impianto Audi impegnati nel montaggio di
una scocca in alluminio) AP/ LAPRESSE
(
da "AprileOnline.info" del 13-07-2009)
Argomenti: Cina
Il de
profundis dei G8 Pangloss, 13 luglio 2009, 16:11 La riflessione La vera novità
avrebbe potuto essere rappresentata dal cambiamento delle regole e delle
organizzazioni internazionali in materia di finanza, ma su questo si sono avute
solo parole e anzi non è nemmeno escluso che si tratti di aria fritta. Si era
detto che nulla sarebbe stato come prima ma per ora gli impegni vanno nel senso
di eliminare la crisi per riprendere la stessa strada, al massimo eliminando le
situazioni più scabrose o insostenibili Nei consessi tipo G8 concorrono al loro
successo, o insuccesso, vari fattori. Naturalmente è il consuntivo politico
quello che conta. E questa dimensione politica è il frutto di un lavoro
precedente che dura mesi, se non anni, per cui arrivati al punto finale le
riunioni dei Capi sono poco più che il coronamento formale di questo lavoro.
Nel caso specifico del G8 dell'Aquila si sapeva che più di tanto non era
possibile raggiungere: l'esistenza dello stesso numero degli 8 era messo unanimemente
in discussione e già questo limitava le ipotesi di accordi. Per i G8 quindi
l'Aquila ha rappresentato un ragionevole de profundis. La questione del clima
doveva registrare il cambiamento Usa a seguito della elezione di Obama al posto
di Bush, e si sapeva pure che Cina, India e C., devono ancora capire come fare per svilupparsi
senza aumentare la produzione di CO2 visto che la rivoluzione verde dovrà
avvenire ma al momento fa fatica anche nei paesi sviluppati. La vera novità
avrebbe potuto essere rappresentata dal cambiamento delle regole e delle
organizzazioni internazionali in materia di finanza, ma su questo si
sono avute solo parole e anzi non è nemmeno escluso che si tratti di aria
fritta. Si era detto che nulla sarebbe stato come prima ma per ora gli impegni
vanno nel senso di eliminare la crisi per riprendere la stessa strada, al
massimo eliminando le situazioni più scabrose o insostenibili. Per l'Africa e i
paesi diseredati si è avuto un risultato che più che sul piano quantitativo si
potrebbe misurare sul piano qualitativo: la critica, finalmente, alla gestione
dei fondi spesso finiti in mani che con i problemi veri di questi paesi non
avevano nulla a che fare, c'è stata, ma con quali risultati sarà tutto da
valutare. Si potrebbe cadere in una colossale "privatizzazione" del
sistema Una operazione che avrebbe il forte consenso di Confindustria anche se
in questa fase storica il privato non sembra godere di grande popolarità. Il
nostro Governo, per parte sua, ha puntato sul successo dell'ospite-albergatore
che offriva lo spettacolo della Natura in tutti i sui aspetti, compresi quelli
maligni del terremoto, appesantiti dalla incuria e cupidigia degli uomini. Ma
questo secondo aspetto non doveva ovviamente emergere in omaggio al principio
che i panni sporchi si lavano in casa. Cosi come un po' nell'ombra dovevano
restare gli accampati. Si esaltava cosi la capacità di mettere in piedi una
organizzazione fatta di elicotteri, di automobiline elettriche made in USA, di
buona cucina, con un padrone di casa quanto mai impegnato nelle sue doti
migliori di anfitrione non molto raffinato ma generoso e pronto a stringere
amicizia con chiunque in cambio anche solo di una stretta di mano da esibire.
Un complesso di inferiorità comprensibile.. Naturalmente tutto questo ha
costretto un po' nell'ombra il ministro Tremonti surclassato dal ministro
Bertolaso. Il primo infatti non solo non era necessario ma andava controllato
in quanto il suo ruolo privilegiato, e cioè quello di tagliare le attività o
approvarle a condizione di essere "senza oneri aggiuntivi", nello
specifico avrebbe ucciso l'altro Ministro e quindi anche il Governo. In questo
caso sembra che il ministro Tremonti abbia capito che le riforme a costo zero
non si fanno in sedi internazionali ma solo in Italia. Si è limitato, infatti a
sostenere che per accompagnare le "first lady" non era necessario
ricorrere a delle professioniste in quanto si poteva risparmiare impiegando le
Ministre del Governo. Su questo lo hanno accontentato.
(
da "Finanza e Mercati" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
petrolio pesa più dello spettro cinese da Finanza&Mercati del 14-07-2009
Tenaris brinda a Piazza Affari con il petrolio che rialza la testa sopra i 60
dollari per buona parte della seduta (dopo la chiusura è tornato a 59$). Il
gruppo della famiglia Rocca ha archiviato la seduta in rialzo del 3,3% a 9,13
euro neutralizzando due effetti apparentemente negativi, che hanno portato
Equita ad assegnarle un «reduce». Il primo riguarda l'ipotetico
stop ai duties sull'import di tubi dalla Cina. I dazi - spiega un report di Equita - erano stati
temporaneamente introdotti ad aprile di quest'anno e variano tra il 15% ed il
25% del valore delle merci. La commissione dovrebbe prendere una decisione
entro ottobre impattando significativamente sul business del gruppo. Il
titolo è rimasto immune anche dagli aggiornamenti (al ribasso) sul numero di
pozzi attivi (per petrolio e gas) negli Usa dove, con Pipes, Tenaris ha
generato nel 2008 il 45% dei ricavi. I siti si sono attestati a 916 durante
questa settimana in calo del 1% rispetto ai dati delle settimana scorsa. Dopo
tre settimane di ripresa (il minimo è stato a 874), il numero dei pozzi attivi
è tornato quindi a scendere dell'8,6% rispetto allo stesso periodo 2008.
(
da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
36 - Cultura Gli scambi La recessione I mercati americani hanno una dimensione
superiore e una notevole liquidità Ma, dopo l´Europa, adesso ci sono altri
paesi che ne discutono l´egemonia e che non utilizzano più i dollari Le
autorità cinesi usano la recessione globale per rimettere in discussione
vecchie gerarchie e rapporti di forza: gli esperti
finanziari sanno bene quanto questo Paese sia importante Così la Cina rilancia la sfida alla leadership
della moneta Usa Resta l´unica valuta veramente universale eppure nel nuovo
ordine economico c´è chi chiede un cambiamento. Come ha fatto Pechino al G8
FEDERICO RAMPINI Riuscirà la Cina dove ha fallito l´Europa, cioè nel ridimensionare l´egemonia
monetaria degli Stati Uniti? «Il dollaro è la nostra moneta ma è il
vostro problema». Quella battuta fu pronunciata nel 1971 da John Connally,
segretario al Tesoro Usa, quando l´Amministrazione Nixon decise di sganciare il
dollaro dalla parità con l´oro e precipitò il mondo in un decennio di
iperinflazione, tassi alle stelle e tempeste finanziarie. è una battuta che
oggi nessun dirigente americano osa pronunciare, ma che riflette fedelmente il
dilemma in cui si trova la Cina, principale creditore
degli Stati Uniti. Nel 1971 era l´Europa il bersaglio principale di quella
battuta sprezzante. Quanto è cambiata, da allora a oggi, la posizione di sua
maestà il dollaro? Molto meno di quanto ci si poteva aspettare. Il dollaro
resta l´unica moneta veramente universale, per le due funzioni che svolge al di
fuori degli Stati Uniti. La prima funzione è quella di mezzo di pagamento. Gran
parte del commercio mondiale continua a essere pagato in dollari, anche quando
si tratta di petrolio venduto dall´Arabia saudita all´India, cioè due paesi che
in teoria potrebbero benissimo decidere di regolare le proprie transazioni
bilaterali in rupie indiane, o magari in euro o in franchi svizzeri. Seconda
funzione è quella di "deposito di valore". I due terzi delle riserve
valutarie delle banche centrali sono in dollari. E anche una quantità rilevante
della ricchezza privata degli europei, degli asiatici, degli arabi e dei
latinoamericani viene investita in dollari. Questa centralità era perfettamente
logica nel 1944, quando alla conferenza di Bretton Woods venne disegnato
l´ordine economico internazionale in vista della fine della seconda guerra
mondiale. L´America di Roosevelt aveva allora una supremazia assoluta, nel
campo economico, politico, militare. Ne abusò, almeno dal punto di vista
monetario, quando cominciò a stampare dollari esportando la sua inflazione nel
resto del mondo: prima con la guerra di Corea, poi con la guerra del Vietnam. è
quanto rischia di succedere, in futuro, per effetto dei giganteschi deficit
pubblici accumulati a Washington con le manovre anti-recessione. L´instabilità
monetaria aperta nel 1971 diede una spinta potente al progetto europeo di
creazione di una moneta unica: si trattava anzitutto di proteggere il mercato
unico europeo da choc monetari esogeni. Quando non esisteva l´euro, le
fluttuazioni brutali del dollaro destabilizzavano anche le parità di cambio fra
il marco tedesco, la lira italiana, il franco francese. L´euro ha protetto da
quegli choc l´interscambio commerciale fra i paesi dell´Unione. Ma non è stato
capace di sfidare il ruolo del dollaro negli scambi con altre aree del mondo
(Asia, America latina, Africa); tantomeno sul terreno finanziario dove solo il
dollaro continua ad avere lo status di moneta universale al punto che i due
terzi dei dollari in circolazione sono detenuti all´estero. La ragione: la
superiore dimensione dei mercati finanziari americani e la loro notevole
liquidità. Ora una nuova sfida alla leadership universale del dollaro è stata
lanciata dalla Cina. La proposta cinese di una
"valuta globale" che sostituisca il dollaro come strumento di
riserva, lanciata a marzo prima del G20 a Londra, è stata ribadita al G8
dell´Aquila. La Cina usa la recessione globale per
rimettere in discussione vecchie gerarchie e rapporti di forza. Poiché i
mercati finanziari sanno perfettamente quanto sia importante la Cina come acquirente di titoli pubblici americani, e quindi
quanto sia cruciale la fiducia dei leader asiatici nel dollaro, quell´uscita
contiene un´implicita minaccia. è la prima volta nella storia che un presidente
americano, nel definire la sua politica fiscale, è costretto a tener conto di
un "vincolo esterno" che sta a Pechino, fornendo promesse alla Cina sulla solvibilità di lungo periodo del Tesoro
americano. L´idea cinese è stata espressa dal governatore della banca centrale
Zhou Xiaochuan. Zhou sostiene che l´attuale recessione mondiale «riflette
vulnerabilità e rischi sistemici nel sistema monetario internazionale». A suo
avviso uno dei modi per evitare in futuro il ripetersi di turbolenze
finanziarie gravi è la creazione di una moneta di riserva «slegata da nazioni
individuali e capace di rimanere stabile nel lungo periodo, eliminando così i
difetti inevitabili delle monete nazionali». La sostituzione del dollaro come
moneta di riserva è un progetto di lungo periodo, sul quale il governatore Zhou
ha dato suggerimenti concreti. In primo luogo ha proposto che venga allargato
il paniere di monete che compongono i diritti speciali di prelievo; in seguito
gli Stati dovrebbero affidare in gestione una parte delle loro riserve
valutarie al Fondo monetario internazionale (Fmi). Creati nel 1969 come un
paniere di quattro valute (oggi sono dollaro, euro, sterlina e yen), i diritti
speciali finora sono usati solo come unità di conto e nelle operazioni del Fmi.
L´idea cinese di istituire una valuta globale non è nuova (ci pensò Keynes a
Bretton Woods nel 1944, poi fu ripresa dal generale Charles De Gaulle e infine
dall´Opec) ma cambia di segno perché viene da una superpotenza con il peso
della Cina: sia per le dimensioni della sua economia
sia per il suo ruolo di creditore di ultima istanza degli Stati Uniti. Ora la Cina moltiplica gli accordi bilaterali con India, Russia,
Brasile, Argentina; in quel club già si abbandona il dollaro per passare a
pagamenti bilaterali con le valute nazionali. è naturale che questo avvenga.
Basti pensare che la Cina ha sostituito gli Stati
Uniti come primo partner economico del Brasile.
(
da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
37 - Cultura I pro e i contro di un altro accordo L´attenzione al tema di un
altro assetto monetario internazionale è molto alta. Gli economisti
s´interrogano sull´utilità o meno di avere una moneta unica: tra i favorevoli
c´è Volcker Potrebbe servire una nuova intesa come quella del 1944? ASPETTANDO
BRETTON WOODS GIORGIO RUFFOLO Nel 1998 l´Economist, giornale autorevolmente
conservatore, ma anche intelligentemente provocatore, pubblicò un articolo intitolato
"Get Ready for the Phoenix" (State pronti per la Fenice). Annunciava
che a trent´anni da ora (quindi, verso il 2030) i cittadini americani,
giapponesi, europei, di altri paesi ricchi e anche di qualche paese
relativamente povero pagheranno le loro spese con la stessa valuta. Come si
chiamerà? L´Economist suggeriva: la Fenice. Aggiungeva che non sarà un volo
tranquillo: «Ci vorranno ancora parecchie tempeste valutarie, un altro po´ di
crolli in borsa, e probabilmente un collasso economico o due, prima che i
politici si decidano a considerare seriamente quella opzione». Ma quella scelta
si imporrà, perché è l´unica che possa stabilizzare una condizione altrimenti
caotica e «sostituire l´attuale finta cooperazione politica con una
cooperazione vera». Quell´utopia, ricordiamo, fu Maynard Keynes a lanciarla a
Bretton Woods, nel suo ambizioso piano per la creazione di una moneta di conto
mondiale, il bancor, emessa e assistita da una vera Banca Mondiale, provvista
di un suo potere autonomo e discrezionale. Sappiamo che le cose andarono per un
altro verso. L´intesa di Bretton Woods accolse il progetto contrapposto,
dell´americano White, che in pratica faceva del dollaro la moneta mondiale di
riserva, e ridimensionava drasticamente il ruolo di un Fondo Monetario cui si
affidavano risorse limitate per interventi eccezionali. Negli ultimi anni
l´idea della moneta mondiale è stata ripresa da molte autorevoli parti. Per
esempio, dagli economisti James Tobin, Judy Shelton, Robert Mundell e dall´ex
Governatore della Federal Reserve Paul Volcker. Nello stesso anno 2000 il Fondo
Monetario ha pubblicato un rapporto intitolato: "Un solo mondo, una sola
moneta: punto d´arrivo o illusione?", nel quale giungeva alle stesse
conclusioni fortemente favorevoli alla moneta mondiale di Volcker. Ciò che dà a
queste voci accademiche un nuovo peso è l´attenzione che il tema di un nuovo
assetto monetario internazionale sta ricevendo al livello di massima
responsabilità dei governi. La più vistosa novità in questo campo è costituita dalla
presa di posizione del governo cinese. Si capisce che la Cina, in quanto maggiore detentrice di
titoli espressi in dollari americani, sia particolarmente preoccupata da
eventuali emissioni di dollari inflazionistiche da parte della Riserva Federale
americana. Di qui la proposta, da parte del Governatore della Banca centrale
cinese, di ampliare il ruolo degli attuali diritti speciali di prelievo,
introdotti nel 1969 ma finora scarsamente utilizzati, in una moneta-paniere
costituita da una combinazione ponderata di tutte le più importanti monete del
mondo tra le quali, ovviamente, lo yuan, e amministrata dal Fondo Monetario
Internazionale. La proposta cinese è stata sostenuta finora soltanto dal Fondo
Monetario Internazionale e decisamente osteggiata dagli americani. Ci sarà una
nuova Bretton Woods? è difficile formulare pronostici. L´esperienza dell´euro,
citata spesso a sostegno della moneta unica mondiale, è controversa. è vero che
la moneta europea ha fornito l´Europa di un efficacissimo scudo. proteggendola
dalle turbolenze dei cambi. Ma è anche vero che non le ha dato una spada: una
politica macroeconomica comune che faccia dell´Europa un vero soggetto
politico. Più i disegni sono razionali, maggiori resistenze politiche
incontrano: anche a sinistra, in quella che qualcuno chiamava l´ideologia del
socialnazionalismo.
(
da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina I - Palermo ROMINA MARCECA A PAGINA
VII L´indagine Divise dell´Esercito realizzate in Cina
sequestro ai Bucalo SEGUE A PAGINA
VII
(
da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Palermo Il caso Divise realizzate in Cina
nuovo sequestro ai Bucalo MAXIsequestro di camicie per le divise estive della
Guardia di finanza e dell´Esercito. Centosettantatremila capi intercettati a
Roma e a Carini dalla Finanza nell´indagine per truffa nella fornitura di
divise da parte del gruppo Bucalo. Il valore dei due contratti sottoscritti
dalle forze dell´ordine con l´impresa tessile ammonta a circa due milioni di
euro. Le camicie erano state spedite dalla Cina e -
come gli altri trentamila capi sequestrati nell´aprile scorso - riportavano
etichette che invece attestavano la produzione in Europa. L´azienda del gruppo
finita nel mirino dei controlli è la Mediconf spa, due i fratelli Bucalo,
Carmelo e Piero, indagati per «associazione a delinquere finalizzata alle frodi
nelle pubbliche forniture» con altre nove persone tra cui un maggiore dei
carabinieri. Continua a ritmo serrato l´indagine della Procura, coordinata
dagli aggiunti Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato e dai pm Dario Scaletta e
Marco Verzera: il sequestro è scattato ieri mattina con l´impiego di diversi
uomini della Finanza. I tessuti sarebbero risultati di diversa qualità
all´esame di un esperto, a differenza dei filati pregiati che erano stati inseriti
negli appalti aggiudicati dal gruppo tessile nell´ottobre e nel dicembre del
2008. Nel dettaglio, sono state sequestrate 108 mila camicie a maniche corte
destinate alla Finanza (valore del contratto un milione 71 mila euro) e 65
mila, color kaki per gli appartenenti all´esercito per una commessa da 694 mila
euro. Nei giorni scorsi nei confronti dei Bucalo è stato emesso un
provvedimento urgente di sequestro preventivo del valore di 12 milioni di euro
non ancora convalidato dal gip. Romina Marceca
(
da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 16 - Esteri Cina
Nuove violenze nello Xinjiang due uiguri uccisi dalla polizia PECHINO - è di
nuovo violenza nello Xinjiang, la regione della Cina
teatro dei gravi scontri etnici delle ultime settimane. Nella capitale Urumqi,
due uiguri sono stati uccisi dalla polizia cinese e un terzo è rimasto
gravemente ferito. Secondo il governo locale, la polizia avrebbe aperto il
fuoco per placare l´aggressione da parte dei tre uomini ad un altro uiguro, ma
testimoni raccontano di aver udito spari e di aver visto gente in fuga
dall´attacco dell´esercito. Urumqi resta presidiata dall´esercito per vietare
le proteste.
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-14 - pag: 8 autore: Prometeia
aggiorna le stime sulla crescita: nel 2010 la ripresa trainata dalle scorte «Il
mondo spinge il pil italiano» Orazio Carabini è la terza volta che rivedono al
ribasso la previsione sul Prodotto interno lordo del 2009: -5,3% è la stima
appena sfornata dal modello econometrico di Prometeia. «Ma questa è l'ultima»,
prova a scommettere Paolo Ono-fri, l'economista che dirige il centro di
ricerche bolognese. «Non è solo il tentativo di essere ottimisti – precisa –,ma
la conseguenza di una revisione al rialzo delle stime che riguardano gli Stati
Uniti e soprattutto la Cina e
l'India». Le nuove "locomotive" mondiali tirano dunque più del
previsto e i paesi europei, in particolare quelli esportatori come l'Italia e
la Germania, ne approfittano. La produzione industriale italiana, che peraltro
rispetto a un anno fa è ancora su livelli drammaticamente più bassi, ha smesso
di scendere: potrebbe far segnare qualche decimo meno di zero nel terzo
trimestre e qualcosa più di zero nel quarto. Che è poi la condizione per
arrestare al -5,3% la caduta del Pil nel 2009. E se tutto procede come previsto
il 2010 potrebbe chiudere con una leggera crescita, tra 0 e 0,5 per cento. Non
ci sarà dunque un rimbalzo forte, secondo Prometeia, ma lo scenario di una
recessione prolungata sembra scongiurato.Anzi,se l'ultimo "pacchetto Tremonti"
riuscirà a stimolare effettivamente gli investimenti delle imprese, come
dovrebbe, si potrà avere qualche ulteriore miglioramento. La ripresa del 2010
sarà comunque trainata da un ciclo delle scorte. Perché si consolidi occorre
che la domanda finale (i consumi delle famiglie e gli investimenti delle
imprese) la sostengano. E qui gli economisti di Prometeia intravedono due
potenziali ostacoli. In primo luogo, la disoccupazione potrebbe continuare a
crescere anche quando la produzione avrà invertito la rotta. E questo avrebbe
effetti depressivi sulla propensione al consumo delle famiglie. In secondo
luogo, il sistema bancario, almeno fino a buona parte del 2011, dovrà far
fronte a un aumento delle sofferenze che, combinato con la scarsa domanda di
credito, metterà a dura prova la tenuta dei bilanci. In queste condizioni
potrebbe venir meno quel sostegno alla ripresa da parte delle banche
indispensabile per stabilizzare il ciclo positivo. All'intensità di questi due
fenomeni è legato l'andamento del 2010:se l'impatto fosse negativo, l'anno
prossimo potrebbe finire ancora con il segno meno. Sarebbe lo scenario della
recessione a W, con una ricaduta subito dopo la ripresina. E dopo che cosa
succederà? Il 2011 e il 2012 dipendono dal momento della "svolta" nella
politica monetaria e in quella di bilancio. Gli analisti attualmente
"vedono" una risalita dei tassi di policy americani verso la metà del
2010 mentre la Bce seguirebbe alla fine dell'anno. Il mercato potrebbe
anticipare questi movimenti e far salire i rendimenti a dieci anni fino al 5%
nel 2012. Più complesso il quadro della politica di bilancio. Dal 2012,
infatti, molti paesi dovranno cominciare a fare i conti con il pensionamento
dei baby boomers, cioè coloro che sono nati nel dopoguerra ( il problema
riguarda menol'Italia dove molti sono già andati in pensione). Entreranno in
conflitto l'esigenza di contenere il deficit e il debito che si sono formati in
questi anni per contenere l'impatto della recessionee l'inevitabile aumento
della spesa pubblica dovuto ai pensionamenti. Ecco quindi spiegati i crescenti
timori di una fiammata inflazionistica negli anni successivi al 2012: i governi
potrebbero cedere alla tentazione di rendere più lieve, dal punto di vista
sociale, il rientro del debito. E la tassa occulta dell'inflazione è la
scorciatoia più classica per raggiungere questo obiettivo. «Per il momento –
conclude Onofri – tendiamo a escludere sia una fase di deflazione, nonostante
le statistiche segnalino casi importanti di riduzione del livello dei prezzi,
sia una fiammata dell'inflazione perché l'output gap, cioè la differenza tra
prodotto potenziale e prodotto effettivo è molto negativa. E lo sarà ancora
almeno fino al 2012». © RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: Dopo il
G-8. I passi concreti di Pechino per costruire una nuova valuta di regolamento
nel commercio internazionale Due mosse per lo yuan globale Scambi-pilota in
renminbi in Asia e accordi swap con altri emergenti Luca Vinciguerra SHANGHAI.
Dal nostro corrispondente La rivolta degli uiguri nello Xinjiang ha tolto ai
grandi del mondo le castagne dal fuoco. Il rientro improvviso in patria di Hu
Jintao, infatti, ha cancellato d'ufficio un tema assai scottante che il
presidente cinese avrebbe voluto portare sul tavolo del G8: la creazione di una
nuova valuta di regolamento per gli scambi internazionali che sostituisca il
dollaro. «è una proposta impraticabile », ha commentato Angela Merkel
dall'Aquila, liquidando sommariamente la questione. Nonostante
il giudizio lapidario del cancelliere tedesco, però, la Cina non sta solo lanciando delle
proposte (trovando peraltro ampi consensi in tutte le economie emergenti, a
partire dalla Russia) per il graduale sganciamento del commercio planetario dal
dollaro. Sta anche muovendo passi concreti per individuarne una di
sostituzione. Che, sostengono gli osservatori più maliziosi, nei piani
di Pechino potrebbe essere proprio lo yuan. E non è un'ipotesi del tutto
campata per aria. Negli ultimi mesi, da quando cioè la grande crisi finanziaria
ha paralizzato gli scambi globali, la Cina ha iniziato
una campagna di promozione della propria valuta senza precedenti. La prima
mossa è stata il lancio di swap valutari per un valore complessivo di 100
miliardi di dollari con sei paesi: Indonesia, Malaysia, Corea del Sud, Hong
Kong, Bielorussia e Argentina. L'iniziativa ha rappresentato un'importante
apertura di credito verso le nazioni beneficiarie. La seconda mossa è stata
ampliare l'utilizzo del renminbi sul mercato dei capitali di Hong Kong, che
negli ultimi anni è diventata l'avamposto internazionale della finanza cinese.
Per raggiungere quest'obiettivo,Pechino ha già promosso due iniziative
distinte. Sul piano finanziario, ha raggiunto un accordo con le autorità
monetarie della città-stato per consentire alle banche locali di emettere
obbligazioni denominate in yuan. Hsbc e Bank of East Asia hanno già sfruttato
questa nuova opportunità. Sul piano commerciale, invece, il Governo cinese ha
varato un progetto pilota che prevede l'utilizzo dello yuan nelle transazioni
commerciali internazionali in due specifiche aree geografiche. La prima è
appunto quella delle due ex colonie ritornate a fine anni '90 sotto l'egida cinese,
Macao e Hong Kong. Nel vecchio possedimento britannico il progetto è già
decollato qualche settimana fa coinvolgendo una ventina di aziende. La seconda
è la macro-regione meridionale confinante con Vietnam, Laos, Thailandia e
Birmania: in futuro gli scambi tra le province dello Yunnan e del Guangxi con
le nazioni dell'Asean (l'associazione che raggruppa una decina di paesi del
SudEst asiatico), potranno essere regolati in renminbi. In questo modo, la Cina punta ad aumentare gli scambi commerciali con le due
aree coinvolte nel piano che oggi ammontano a circa 400 miliardi di dollari e
rappresentano oltre il 20% di tutto il commercio estero cinese. E punta anche a
imporre lo yuan come valuta di scambio in tutto il Sud-Est Asiatico, mettendo
così fuori gioco il Giappone che negli ultimi decenni ha tentato più volte
senza successo di promuovere lo yen come valuta di scambio regionale. L'idea di
trasformare progressivamente lo yuan in una valuta di regolamento
internazionale - che ha nel Governatore della People's Bank of China, Zhou
Xiaochuan, il suo più ardente sostenitore - è suggestiva e ambiziosa. Ma per
prendere corpo dovrà superare due ostacoli piuttosto impegnativi. Il primo
riguarda la piena convertibilità dello yuan, condizione necessaria affinché la
moneta cinese si trasformi in uno strumento di pagamento globale. Ma questa,
allo stato attuale, sembra ancora una prospettiva molto remota. Per due
ragioni. Perché, nonostante la crescita economica degli ultimi anni, il sistema
finanziario cinese è ancora molto vulnerabile. E perché il controllo totale del
cambio è un'arma preziosa che consente alla Cina di
modulare la competitività del made in China sui mercati internazionali: quindi,
Pechino non vi rinuncerà a cuor leggero. Il secondo ostacolo è di natura
economica e politica. Il gigante asiatico custodisce nei suoi forzieri poco
meno di 2mila miliardi di dollari di riserve valutarie. Circa due terzi di
questo immenso tesoro è immobilizzato in asset denominati nel biglietto verde:
la Cina, infatti, è la principale finanziatrice
planetaria del debito pubblico e privato americano. Le due superpotenze sono
quindi ostaggio l'una dell'altra. Oggi più che mai, Washington ha bisogno dei
soldi del Dragone per finanziare il suo gigantesco e lievitante debito pubblico.
E la Cina, sebbene sia sempre più preoccupata dalla
sua eccessiva esposizione verso Stati Uniti, è costretta a continuare a
finanziare il debito Usa, perché, se decidesse di liquidare le sue posizioni in
dollari, il suo grande creditore rischierebbe di crollare al tappeto. E con lui
anche il valore del dollaro e degli investimenti cinesi sull'altra sponda del
Pacifico. Insomma, le due superpotenze si trovano in un punto di equilibrio che
ricorda molto la Mutua distruzione assicurata dei tempi della Guerra Fredda:
solo che oggi al posto dell'Unione Sovietica c'è la Cina,
e al posto delle testate nucleari ci sono gli asset in dollari detenuti da
Pechino. In questa situazione, è difficile trovare il coraggio di sparare per
primi. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI OSTACOLI SUL CAMMINO A
rendere difficile il progetto l'ancora remota piena convertibilità della moneta
e le ingenti riserve in dollari nei forzieri del gigante
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: Taiwan
apre al business cinese Investimenti liberi in 192 settori Stefano Carrer
KAOHSIUNG. Dal nostro inviato L'inno nazionale della Repubblica Popolare Cinese
risuonerà a Taiwan- se gli atleti di Pechino vinceranno medaglie d'oro - e
sugli spalti gli spettatori potranno sventolare la bandiera nazionale della
Republic of China ( Roc) così come di quella continentale. I World Games che si
aprono dopodomani a Kaohsiung- circa 4mila atleti di 90 Paesi in 26 discipline
non olimpiche, con 120 partecipanti italiani - non rappresentano solo il
maggior evento sportivo mai ospitato nell'isola, ma anche un simbolo dei
progressi senza precedenti nelle relazioni tra i due lati dello Stretto,
promossi dal presidente Ma Ying- jeou. Se nel "Nido" chiuso e
avvolgente delle Olimpiadi di Pechino era stato vietato l'ingresso a chi
portava la bandiera della Roc, nel nuovo stadio disegnato da Toyo Ito con un
design volutamente aperto non ci saranno proibizioni, anche se in campo saranno
seguite le regole olimpiche sulle insegne. La stessa sindaco della città Chen
Chu, che fa parte dell'opposizione,ha invitato il pubblico a dimostrare
«maturità democratica» verso gli atleti cinesi. Kaohsiung conta sui benefici
della nuova politica che negli ultimi 13 mesi ha invertito di 180 gradi il
corso del precedente governo. L'enorme "Cupola di Luce" disegnata da
Narcissus Quagliata per la stazione del metrò di Formosa Boulevard è diventata
popolare per le nozze di coppie provenienti dalla Cina, ma la città, ottavo porto al
mondo, si attende vantaggi non tanto dal turismo,quanto dall'arrivodi
investimenti dal continente. Il governo di Ma ha annunciato che dal primo
luglio sono consentiti investimenti cinesi in 192 settori di business - dal
manifatturiero ai servizi fino all'immobiliare - esclusi quelli strategici o
comunque legati alla sicurezza: a fine anno conta di firmare un Economic
cooperation framework agreement ( Ecfa). Alcune banche e istituzioni
finanziarie potranno operare sull'altro lato degli stretti. A fine mese
inizieranno voli di linea diretti (non più solo charter, come autorizzato
l'anno scorso), mentre è in arrivo una seconda maxidelegazione cinese di
compratori, dopo quella che il mese scorso ha firmato accordi per 2,2 miliardi
di dollari Usa. Le novità si susseguono, dalle telecom (China Mobile ha
investito oltre mezzo miliardo di dollari nella taiwanese FarEasTone) alle
linee aeree (China Southern sta per aprire una filiale a Taipei). Secondo la
ricetta di Ma, Taiwan conta di uscire dalla recessione anche e soprattutto
grazie a più intensi rapporti con Pechino: se Taiwan ha investito oltre 100
miliardi di dollari sul continente, ora non ha più senso la proibizione del
flusso inverso, tanto più che l'economia cinese continua a crescere mentre
quella di Taipei sta soffrendo, con un calo record del Pil del 10,2 nel primo
trimestre 2009 (-8,6% del quarto trimestre 2008). Anche se molti indicatori
sono in miglioramento, a fine anno la contrazione del Pil è attesa in un ordine
superiore al 4% per una economia export-dipendente, che sarebbe in forte
deficit se non fosse per il forte avanzo commerciale con Pechino. La svolta
storica in corso è seguita con attenzione da ogni parte, viste anche le
potenzialità che apre per le società miste, comprese quelle italo-cinesi. C'è
poi un effetto indiretto: «Ora gli imprenditori italiani dovrebbero convincersi
che certe autolimitazioni non hanno senso _ afferma Mario Palma (capo
dell'Ufficio italiano per la promozione economica, commerciale e culturale di
Taipei: una ambasciata di fatto),il cui acquisito nome cinese “
Ma”,l'ideogramma del cavallo, è lo stesso di quello del presidente taiwanese –.
Il ragionamento per cui è meglio evitare Taiwan per non rischiare problemi nel
proprio business in Cina non è giustificato: Pechino
non vuole rapporti politici ma non ostacola le relazioni economiche con
Taiwan». Palma lancia una proposta: «Pechino ha appena designato la regione del
Fujian, che si affaccia sullo Stretto, come area privilegiata per perseguire
rapporti più intensi e flessibili con Taiwan: perché non pensare a delegazioni
regionali, con il governatore e imprenditori che visitino sia Fujian sia
Taiwan, magari passando in traghetto da Xiamen all'isola di Kinmen »? Kinmen
dista pochi chilometri dalla costa continentale: resta fortificata, ma le
installazioni anti-invasione nel mare sono diventate attrazioni turistiche e
alcune sono state rimosse per consentire, il 15 agosto,la prima “nuotata della
pace” (50 atleti cinesi e 50 taiwanesi attraverseranno la zona marittima
militare tra Xiamen e Little Kinmen). Tuttavia Ma ha respinto la proposta di
aprire ai voli diretti lo spazio aereo nella linea mediana dello Stretto, per
ragioni di sicurezza. 1.500 missili restano puntati sull'isola e l'opposizione
politica a Taipei sostiene che il rilancio dell'economia dovrebbe utilizzare il
risparmio interno più che l'arma a doppio taglio delle risorse cinesi, che
rischiano di rafforzare troppo l'influenza di Pechino. Nell'ultimo rapporto
“Geopolitics” della Nomura, l'analista Alastair Newton richiama il rischio di
un futuro cambio di maggioranza: «La continuazione di queste politiche nella
Taiwan democratica non può essere data per scontata sul medio termine».
stefano.carrer@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO RIBALTATO Si
aprono opportunità per le società italo-cinesi «Basta con le autolimitazioni
per non compromettere i rapporti con l'ex rivale Cina»
SPORT E DIPLOMAZIA Domani a Kaohsiung, nello stadio disegnato da Toyo Ito, si
aprono i World Games, simbolo dei progressi bilaterali
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: M&M
Suntech vincente a Shanghai e Wall Street di Sara Cristaldi D ue emissari doc
dell'amministrazione Obama arrivano oggi per la prima volta a Pechino: Steven
Chu, segretario all'Energia nelle cui mani è la rivoluzione verde Usa, e Gary
Locke, segretario al Commercio. In altre parole i
responsabilidi due fronti roventi nelle relazioni Usa-Cina, tutela dell'ambiente e scambi, su cui avviare un dialogo
diverso rispetto al passato. A maggior ragione dopo il G-8 dell'Aquila
allargato agli emergenti, anch'esso alba di un lungo percorso di trattative in
cui i pesi dei negoziatori sono in verità ben diversi rispetto al passato.
Nei fatti oltre che nelle parole. è di ieri, ad esempio, la notizia che la
cinese Suntech Power Holdings Co., il più grande produttore mondiale di moduli
per energia solare ha visto rimbalzare le sue azioni a New York (+23% da inizio
d'anno)dopo aver conquistato progetti fotovoltaici in Cina
per 1.800 megawatt. Un colpo niente male per Shi Zhenghrong, mitico (all'estero
più che in Italia) Ceo e fondatore di Suntech. Ma Chu e Locke arrivano oltre la
Grande Muraglia alla vigilia anche di un appuntamento attesissimo in tutto il
mondo: la pubblicazione, giovedì, dei dati di crescita del gigante asiatico, da
qualche tempo di nuovo in corsa. Al riguardo circolano già previsioni: per gli
analisti di Bloomberg +7,8% nel secondo trimestre contro il +6,1% del primo, la
crescita più bassa da un decennio a questa parte. E c'è chi, come Jing Ulrich
di JP Morgan, pensa che alla fine quest'anno il Pil possa accelerare al +8%. Il
motore continuerebbe a tirare, nonostante il calo dell'export, grazie al
pacchetto di stimolo (585 miliardi di dollari) varato da Pechino con
tempestività nell'autunno 2008.E ciò anche nelle aree più a rischio e più
ar-retrate. Nel Sichuan, colpito dal disastroso terremoto dello scorso anno,
nel primo trimestre l'economia è cresciuta di circa l'11%.Mentre,a livello
nazionale, le vendite al dettaglio a maggio sono cresciute del 15% (+15,3% le
previsioni per giugno), con un cambiamento significativo per la Repubblica
popolare: i consumi nelle aree rurali hanno superato quelli delle città grazie
agli incentivi previsti a ottobre. Ulteriore sensore attivato sempre ieri: la
notizia che Csec (China State Construction Engineering Corporation), il più
grande gruppo cinese di costruzioni nei settori abitativo e infrastrutturale
(attivo dentro e fuori la Cina) ha ottenuto in
anticipo l'autorizzazione a quotarsi alla Borsa di Shanghai: una Ipo fin d'ora
considerata epocale con 12 miliardi di titoli per un controvalore di 42
miliardi di yuan ( pari a 6,26 miliardi di dollari). Ma la prudenza non è mai
troppa di questi tempi. Anche per i signori dell'Impero di mezzo. Non convinto
della solidità della ripresa, il governo di Pechino starebbe studiando una
«profonda correzione » della politica economica, come ha scritto ieri l'Hong
Kong South China Morning Post. In vista «nuove iniziative per stimolare la
domanda interna e il consumo delle famiglie». La decisione è attesa dopo la
pubblicazione dei dati di giovedì. Certo è che a Pechino, a differenza di altre
capitali, si preferisce giocare d'anticipo. sara.cristaldi@ilsole24ore.com ©
RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore:
REPORTAGE Svolta storica a Formosa Taipei potenzia il filo diretto con la
Repubblica popolare in funzione anti-crisi La rivoluzione di Ma p
L'amministrazione del presidente Ma Ying-jeou, in carica dalla primavera del 2008, ha invertito il
corso politico del precedente governo e si è posta come priorità il
miglioramento delle relazioni con Pechino. L'uscita dalla crisi, infatti, potrà e dovrà avvenire grazie a più intensi rapporti economici
con la Cina continentale.
Dal1Úluglio è stata annunciata una svolta storica: saranno consentiti
investimenti cinesi in 192 settori di business a Taiwan, dal manifatturiero ai
servizi fino all'immobiliare, esclusi quelli strategici o legati alla sicurezza.
Entro fine anno il presidente Ma conta di concludere un Economic cooperation
framework agreement con la Cina: una sorta diaccordo
di libero scambio che farà da base a ulteriori e più specifiche collaborazioni.
Nell'aprile scorso è stato inoltre raggiunto un accordo di massima per
l'operatività reciproca di istituzioni finanziarie. Le intese bilaterali
coinvolgono anche aspetti legati ai trasporti e alla logistica. Alla fine del
2008 è stata infatti firmata l'intesa che apre voli diretti e nuove linee cargo
tra le due parti. Presidente. Ma Ying-jeou BLOOMBERG Prezzi in discesa.
Pubblicità per gli sconti di un grande magazzino a Taipei. In giugno, i prezzi
al consumo sono calati più del previsto, e la Banca centrale ha lasciato i
tassi ai minimi per rilanciare l'economia BLOOMBERG
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: E via
libera agli stranieri negli appalti pubblici TAIPEI. Dal nostro inviato Da
domani, 15 luglio, Taiwan apre ufficialmente il settore degli appalti pubblici,
stimato in totale sui 20 miliardi di dollari Usa, con il suo ingresso nel
Government Procurement Agreeement (Gpa) della Wto. è il
41esimo stato o territorio a far parte di una intesa dalla quale India e Cina restano fuori (anche se Pechino sta
negoziando in proposito). Dopo l'accesso alla Wto nel 2002 ( sotto la formula
" Territorio doganale separato di Taiwan, Kinmen, Penghu e Matsu"),
molti pensavano che sarebbe bastato un anno o due per l'arrivo di Taipei nel
Gpa, ma la Cina ha
ritardato il processo, in quanto aveva riscontrato nei documenti
riferimenti alla sovranità della provincia ribelle. Negli ultimi anni Taipei ha
già assegnato circa un quarto dei progetti pubblici rilevanti a società
straniere. In primavera, per esempio, Ansaldo-Breda e Ansaldo-Sts hanno
ottenuto una commessa da 345 milioni di euro per la progettazione e
realizzazione della prima tratta della nuova metropolitana circolare della
capitale: una linea automatizzata ( 16 km, 14 stazioni e 17 treni) sul modello di
quella costruita dalle società del gruppo Finmeccanica a Copenhagen. “Un
contratto che potrebbe avere sviluppi sia a Taipei sia in altre due città del
Paese, nel quadro delle forti potenzialità presenti nel ramo infrastrutture”,
afferma Leopoldo Sposato, direttore Ice a Taipei. Taiwan è stata tolta dalla
"Watch List" Usa dei Paesi con problemi di contraffazione per i
progressi nella tutela della proprietà intellettuale. I taiwanesi sono attratti
dal made in Italy, ma il presidio delle aziende italiane con prodotti propri è
carente: così vari operatori locali utilizzano politiche di marketing che
richiamano una inesistente italianità delle loro merci, e i consumatori tendono
ad accontentarsi. S. Car.
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 25 autore: La
lunga marcia del renminbi La cronistoria dei servizi in yuan introdotti a Hong
Kong 1 18 Novembre 2003 Le banche di Hong Kong vengono autoriazzate a
sperimentare business in yuan. Ai residenti viene concesso, tra l'altro, di
aprire conti in yuan 2 1 Novembre 2005 Aumenta la possibilità di business in
yuan. A partire dal permesso di un maggiore ricorso ad affari commerciali
denominati in yuan e da un aumento del tetto delle transazioni in yuan peri
titolari in conti a Hong Kong. 3 10 gennaio 2007 Le
istituzioni finanziarie cinesi sono autorizzate a emettere sulla piazza di Hong
Kong titoli denominati in yuan 4 29 giugno 2009 Accordo Cina-Hong Kong per permettere il
pagamento di servizi commerciali in yuan nella ex colonia britannica.
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 28 autore: Ora in
India affari più facili Da Ludhiana a Gurgaon, dove nasce
la sfida a Cina e Brasile
Marco Masciaga NEW DELHI Trovare un paese che si presti poco quanto l'India
alle generalizzazioni, di qualunque tipo esse siano, non è facile. La conferma
che la regola vale anche per il mondo degli affari viene dalla nuova edizione
del rapporto "Doing Business" che per la prima volta dedica un intero
volume al gigante asiatico, tratteggiando un quadro complesso,
caratterizzato da punte di eccellenza e sacche di inefficienza. Confrontando 17
diversi centri in altrettanti stati, la ricerca promossa dalla Banca mondiale
costruisce una graduatoria che mette in fila le principali città indiane
attraverso sette parametri: dalla facilitànell'aprire e chiudere un'attività,
al numero di permessi necessari per costruire un edificio; dal numero di
pratiche richieste per registrare una proprietà ai giorni che occorrono perché
un tribunale obblighi la propria controparte e rispettare un contratto. Senza
trascurare gli aspetti fiscali e quelli legati alla trasportabilità delle
merci. La città che esce vincente dal confronto è Ludhiana, un centro nello
stato nord-occidentale del Punjab. Seguono Hyderabad e Bhubaneshwar, capitali
rispettivamente di Andhra Pradesh e Orissa, due stati che stanno conquistando
un ruolo di rilievo nel tessuto produttivo indiano in virtù di due modelli di
sviluppo che più diversi non potrebbero essere: il primo caratterizzato da
un'industria "leggera" come l'Information technology; il secondo da
una "pesante" come quella estrattiva e dell'acciaio. Le città in cui,
secondo la ricerca, è più difficile fare affari sono invece le due roccaforti
comuniste dell'India: Kolkata in West Bengal e Kochi nel Kerala. Ma le buone
notizie non vengono solo dall'emergere di nuovi centri che si candidano a
intercettare una parte di quegli investimenti che andrebbero altrimenti verso
le "solite città" come Mumbai e Chennai, gravate dai "soliti
problemi" come quelli infrastrutturali. E neppure solo dal fatto che,
rispetto al 2007, nel suo complesso l'India guadagna qualche posizione, dalla
134esima alla 122esima, nella classifica mondiale dei paesi più business
friendly. L'elemento più incoraggiante è che alcune città sembrano già mettere
in pratica quelle best practices che in futuro potrebbero consentire all'India
di competere alla pari con Brasile, Russia e Cina. Un
fattore non trascurabile in un paese pervaso da una cultura politica,
amministrativa e burocratica poco incline a importare modelli provenienti
dall'estero. Un esempio calzante è quello delle procedure necessarie a
registrare un passaggio di proprietà: se il resto dell'India adottasse
l'impianto normativo di Gurgaon, un centro industriale e dell'It alle porte di
Delhi, in questo ambito specifico il paese potrebbe raggiungere la 70esima
posizione in classifica a livello mondiale, davanti a Hong Kong e il Kuwait.
Tra i settori che necessiterebbero più di altri di riforme c'è quello del
lavoro, gravato da una serie di norme che, oltre a far scontare un deficit di
competitività alle imprese, condannano il 90% dei lavoratori a vivere in una
zona grigia con pochi diritti e nessuna tutela. «Durante la stagione del boom –
spiega Ajit Ranade, chief economist dell'Aditya Birla Group – c'è stata la
tendenza a ignorare questo e altri problemi. Adesso che l'economia non cresce
altrettanto velocemente questi temi stanno diventando attuali ».
masciaga@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA PRIMA CLASSIFICA Dalla creazione di
imprese al fisco, dalle infrastrutture ai permessi edilizi, tutti i casi di
eccellenza e di inefficienza del subcontinente in marcia
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-14 - pag: 28 autore: Liberi
scambi Ue-Sudcorea: la firma entro fine anno STOCCOLMA L'Unione europea prevede
di firmare entro la fine dell'anno l'accordo di libero scambio con la Corea del
Sud. Lo ha detto ieri a Stoccolma il presidente di turno della Ue, il primo
ministro svedese Frederik Reinfeldt, alla fine dei colloqui con il presidente
sudcoreano Lee Myung- bak. L'accordo di free trade (Fta) con Seul sarebbe il
primo del genere per la Ue in Asia.L'Unione europea è il secondo
più importante mercato di export per la Corea dopo la Cina, mentre il mercato sudcoreano, con un interscambio pari a oltre
98 miliardi di dollari, rappresenta per Bruxelles il quarto più
importantepartner commerciale extraeuropeo. Bruxelles e Seul avevano avviato i
negoziati nel 2007. Molte resistenze sobo giunte dall'industria europea
dell'auto, preoccupata dal fatto che l'accordo autorizzi i produttori di
auto sudcoreani a importare componenti a basso prezzo, e a ottenere il rimborso
dei dazi pagati sui componenti importati per le auto destinate al mercato
europeo. I costruttori europei di auto, inoltre, vorrebbero porre un limite
alla quantità di componenti stranieri, principalmente made in China, utilizzati
dai costruttori sudcoreani. Ma secondo Lutz Guellner, portavoce del commissario
Ue al commercio Catherine Ashton, l'accordo darà «un impulso necessario al
commercio globale, in calo, e darà un segnale positivo in vista del
completamento del Doha round ». L'ultima versione dell'accordo Ue-Corea prevede
che il 97% del commercio bilaterale avvenga a dazio zero nel giro di cinque
anni, elimina il dazio Ue del 10% sull'import di auto sudcoreane in tre-cinque
anni e, contestualmente, quelli sudcoreani dell'8% sulle auto europee.
(
da "Famiglia Cristiana" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
di Beppe
Del Colle IL RICHIAMO DEL PRESIDENTE NAPOLITANO A GOVERNO E OPPOSIZIONE DOPO IL
G8 DELLAQUILA SERVE "UN CLIMA PIÙ CIVILE" Il
G8 dellAquila è stato un successo per lItalia e per il premier. Da
qui ha
preso spunto il capo dello Stato per invitare la politica a «un clima più
civile». Il G8 dellAquila ha ricevuto due
giudizi. Il primo riguarda la sostanza dei colloqui fra i Grandi della Terra.
Il risultato non è stato brillante, è ormai evidente la scarsa utilità
pratica di discussioni a cui non prendono parte, in parità di prestigio e di
competenze, almeno altri cinque Paesi in via di rapido sviluppo, Cina, India, Brasile, Sudafrica e Messico. Il che avverrà,
con laggiunta di altri sette capi di Stato e di Governo, il
23 settembre a Pittsburg e poi in dicembre a Copenhagen. Foto Ansa Su tutti i
maggiori problemi globali in campo un accordo con lattuale formula è impossibile: sul clima, sulla
finanza, sulle monete, sulluscita dalla crisi, sui rapporti con lIran, sul protezionismo che difende interessi nazionali
contro il libero commercio mondiale. Lunico punto fermo concordato
unanimemente nel G8 aquilano è lo stanziamento di 20 miliardi di dollari a
favore dellagricoltura africana, per assicurare lautosufficienza alimentare al continente. Almeno uno
dei punti rimasti in sospeso merita una piccola riflessione: il clima. A fatica
è stato raggiunto un accordo sulla previsione che nel giro di pochi decenni si
possa contenere il surriscaldamento della Terra a non più di 2 gradi oltre la media
della temperatura globale di qualche decennio fa. In particolare, si pensi al
fatto che le emissioni di gas serra provengono in gran parte dai combustibili
fossili che la moderna tecnologia cerca di sostituire
con
altre fonti energetiche mentre ancora oggi il
carbone produce il 50 per cento dellenergia elettrica negli Usa, il 70 in India, l80 in Cina. Il secondo giudizio emesso dopo il G8 riguarda lItalia. Si è trattato indubbiamente di un successo per
la preparazione,
lorganizzazione, lospitalità e la
tranquillità assicurate agli otto Grandi e agli altri partecipanti al summit
(in tutto 44 persone di molti Paesi, più consorti e diplomatici vari). Il
merito di questo successo spetta in primo luogo alla Protezione civile, dal
suo responsabile Bertolaso in giù, ma poi anche ai volontari (come quelli della
Caritas) e ai cittadini della devastata provincia abruzzese che non sono venuti
meno alla loro tradizionale dignità; e infine al primo ministro Berlusconi, il
quale ha non indebitamente ricordato la sua "lucida follia" nel
trasferire, dopo il terremoto, la sede iniziale del summit dallisola della Maddalena allAquila. Il Presidente
Napolitano ha preso spunto da questo successo complessivo per rivolgere alle forze politiche un
invito a costruire «un clima più civile, corretto e costruttivo nei rapporti
fra Governo e opposizione». Difficile individuare a che cosa esattamente si
riferisse il Capo dello Stato. Certamente la vigilia del G8 è stata turbata da
unautentica tempesta mediatica sui
comportamenti privati del premier, ma se per opposizione si intende la
tradizionale dialettica parlamentare va detto che gli argomenti erano altri: in
particolare la legge sulla sicurezza "anticlandestini" e quella sulle
intercettazioni e la libertà di stampa. AllAquila
si è trattato concretamente di salvare due "onori": quello
dellItalia e quello personale del suo primo ministro. Per il primo quello
che cera da fare è stato fatto; per il secondo un «clima più civile» fra
i partiti
è auspicabile, ma il giudizio finale tocca ai cittadini.
(
da "Famiglia Cristiana" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
di
Roberto Zichittella L'AQUILA SODDISFAZIONE PER IL VERTICE, MA LA FORMULA VA
ALLARGATA IL G8 È TROPPO STRETTO Al di là dei risultati raggiunti, comunque non
eclatanti, soprattutto sul clima, al tavolo dei Grandi bisognerà presto far
sedere altri Paesi. A cominciare da India e Cina. Al
secondo giorno del G8, in un Media Village affollato da 3.500 giornalisti, ci
siamo imbattuti per caso in Ban Kimoon, segretario generale dellOnu. Era accompagnato dalla scorta, ma è passato quasi
inosservato. Segno dei tempi. Tempi nei quali il "G192" (tanti sono i membri
delle Nazioni Unite) sembra ormai esautorato dai vari G8, G13, G14 e G20 con i
quali la comunità internazionale cerca di gestire le varie crisi. Il G8
tradizionale, quello concepito trentanni
fa, sembra tramontato
per sempre. La sua formula è troppo stretta per il mondo globalizzato. Così il
tavolo si allarga. Alla voce dellOccidente
ricco si aggiungono quelle dellAfrica, dellAsia, del Sud America.
«Non si possono invitare i leader africani solo per prendere un caffè»,
ci aveva detto alla vigilia del summit aquilano il ministro degli Esteri Franco
Frattini. E allAquila i vari Gheddafi,
Zuma, Mubarak, Zenawi non sono arrivati con lo spirito d chi si sente figlio di
un dio minore. Stesso atteggiamento da parte di grandi potenze regionali come lIndia o il Brasile. «È chiaro che la vecchia formula
del G8 era poco equilibrata, invece con una struttura più allargata si va
finalmente verso un dialogo più equilibrato e produttivo», ci ha detto
lambasciatore Vera Machado, sottosegretario generale per gli affari politici
del ministero degli Esteri di Brasilia. Lo ha riconosciuto anche Barack Obama:
«Non potremo affrontare le grandi sfide mondiali senza la Cina,
lIndia, il Brasile, senza che interi continenti, come
lAfrica o il Sud America, siano rappresentati.
Siamo in un periodo di transizione e nei prossimi anni troveremo la giusta
combinazione anche per rivitalizzare le Nazioni Unite». In una fase di
transizione non è possibile pretendere grandi risultati. Ed è stato così
anche allAquila. Le dichiarazioni politiche sono state
nel complesso molto tiepide. A parte la dura condanna nei confronti della Corea
del Nord per gli esperimenti nucleari e per i continui lanci missilistici, non
si è detta una parola sulla repressione del dissenso in Cina
e, riguardo allIran , non si va oltre la
"profonda preoccupazione" per le violenze contro i manifestanti. Se
ne riparlerà a settembre Sul clima laccordo è a metà. Si concorda
sullobiettivo di contenere entro i 2 gradi il surriscaldamento
del pianeta, ma Cina e India si sono sfilate dallintesa per ridurre i gas serra del 50 per cento entro
il 2050. Il cammino per trovare una via di uscita dalla crisi economica resta
lungo, così come il percorso per trovare regole comuni per la finanza
internazionale. Se ne riparlerà a settembre al G20 programmato a Pittsburgh. Cè limpegno per riformare lOrganizzazione
mondiale del commercio e per superare il protezionismo. Per lAfrica i
Paesi ricchi hanno preso limpegno di stanziare 20 miliardi di
dollari in tre anni per favorire lo sviluppo dellagricoltura
sostenibile e garantire la sicurezza alimentare. Ma non è ancora stato chiarito
se i soldi stanziati sono nuovi oppure comprendono vecchi finanziamenti già
promessi e non ancora erogati. I leader africani hanno esperienza di promesse non
mantenute, perciò ringraziano ma restano scettici. Barack Obama, durante la sua
visita in Ghana, ha rassicurato che «lAfrica
non è ai margini delle grandi questioni mondiali». Gli africani lo hanno applaudito con
calore e speranza. Il continente dove luomo
più potente del mondo ha le sue radici non vuole sentirsi unaltra volta
tradito.
(
da "Avvenire" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO
14-07-2009 Cina, ancora violenze nello Xinjiang La
polizia spara: uccisi due uighuri DA P ECHINO A ncora violenze a Urumqi, la
capitale della regione cinese dello Xinjiang dove la scorsa settimana almeno
184 persone sono state uccise e più di 1.600 sono rimaste ferite in scontri a
sfondo etnico. Ieri la polizia cinese ha ucciso nella città due musulmani
uighuri, che sono stati definiti «fuorilegge» in un comunicato diffuso
dall'ufficio del governo regionale. «Membri della pubblica sicurezza di
pattuglia recita il comunicata si sono imbattuti in un gruppo di tre persone,
presumibilmente uighure, munite di lunghi coltelli e di bastoni, che davano la
caccia a una quarta persona, un altro uighuro. La polizia, in tutta legalità,
ha aperto il fuoco, uccidendo due dei sospetti e ferendone un terzo». In
precedenza, testimoni avevano affermato di aver sentito «un certo numero» di
colpi di arma da fuoco nel quartiere musulmano di Urumqi. La città, nella quale
la maggioranza è composta da immigrati da altre zone della Cina di etnia han ed è presente una
forte minoranza uighura, è controllata da decine di migliaia di uomini
dell'Esercito e della Polizia. Il massimo responsabile della sicurezza in Cina, il membro del comitato permanente
del Politburo comunista Zhou Yongkang, è dalla scorsa settimana ad Urumqi per
dirigere di persona le operazioni delle forze di sicurezza. Tutti gli
assembramenti sono stati vietati. ( A.E.)
(
da "Avvenire" del 14-07-2009)
Argomenti: Cina
AGORÀ
14-07-2009 Corea del Nord, istantanee di un regime Æ Parte oggi da Siracusa la
prima tappa della mostra fotografica di Orazio Mezzio «Sorrisi di regime. Corea
del Nord: 'Il mio cuore a Tienanmen', vent'anni dopo. 1989-2009». Fino al 23
agosto l'esibizione, accompagnata da testi di Tiziano Terzani, Lanfranco
Norcini Pala, Giuseppe Matarazzo, Gessica Failla e Pia Parlato, sarà ospitata
presso il Palazzo del Governo della città siciliana, per poi migrare alla
Centrale Fies-veDrò di Dro ( Trento), dove sarà attiva dal 30 agosto al 2
settembre, e infine all'Agorà- Ga di Siena dal 20 al 22 novembre. Gli scatti raccolgono i sorrisi "ufficiali" della
popolazione nordcoreana, la potenza evocativa delle opere governative e il
dietro le quinte delle parate di regime proprio nel momento in cui, nel 1989,
nella vicina Cina i
carrarmati stroncavano le manifestazioni studentesche di piazza Tienanmen. Per
informazioni, www.sorrisidiregime.it.