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T ARTICOLI DEL 9-13 gennaio 2009#TOP
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Articoli
Cina (53)
anna incerti, bagherese settepolmoni numero uno delle
maratonete azzurre - dario prestigiacomo
( da "Repubblica,
La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Invece, mentre in Cina ho condotto a lungo una gara guardinga per poi risalire nel finale, a Milano ho cominciato ad accelerare già dopo metà percorso, anche per non farmi sfuggire chi mi stava davanti. Poi, una volta raggiunta la testa delle corsa, ho capito di poter arrivare al traguardo da sola.
matti,
mambo e calcetto di bonifacci sceneggiatore - emanuela giampaoli
( da "Repubblica,
La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: mambo e calcetto di Bonifacci sceneggiatore Cine Francia e il fascino dell´eros �80 Il trasloco dell´Ebe del Canova EMANUELA GIAMPAOLI Con l´eloquente titolo «Putain De Film!» Stefano Cocchi, studioso di cinema che si occupa di audiovisivi da oltre dieci anni, ha dato alle stampe per l´editrice bolognese Dynit un volume dedicato al cinema francese erotico anni ï¿
"quell'uomo
non è un pedofilo" rignano, deposizione di mago zurlì - marino bisso
( da "Repubblica,
La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cino Tortorella, il popolare presentatore dello Zecchino D´Oro, nel luglio 2007, è stato convocato dal pm di Tivoli Marco Mansi che stava indagando sull´autore televisivo Gianfranco Scancarello, arrestato assieme alla moglie Patrizia Del Meglio, una delle tre maestre finite in carcere e poi rimessa in libertà.
cassina
fa causa alla ditta di attrezzi "ko per colpa loro" - gabriele cereda
milano ( da "Repubblica, La"
del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il campione
olimpico di volteggio alla sbarra di Atene
Banche
in fuga da Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La fuga dalla Cina pare unire i destini di molte banche più o meno travolte dal credit crunch. Rbs ha confermato le voci di trattative per la cessione del 4,3% di Bank of China una quota che le consentirebbe di incassare 2 miliardi sterline a fronte di un investimento di 800 milioni effettuato nel dicembre 2005.
Quando
Li Ka-shing sente odore di bruciato
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ma forse c'è anche dell'altro: il timore che la crisi economica che sta investendo la Cina finisca per ripercuotersi sul mondo del credito. Mercoledì anche Li Ka-shing ha deciso di vendere la propria quota in Bank of China. Che il magnate di Hong Kong abbia sentito odore di bruciato? (l.vin.)
Il
colosso cinese Lenovo licenzia 2.500 dipendenti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Oggi in Cina la disoccupazione ufficiale ammonta al 4% della forza lavoro, un tasso del tutto fisiologico per un'economia che nell'ultimo biennio è cresciuta a tassi superiori al 10 per cento. Ma quella reale è ben più elevata: secondo le stime degli istituti di ricerca, il tasso di disoccupazione effettivo si aggira intorno al 9 per cento.
I
nuovi modelli Borsalino creati con Italia Independent
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina sarà un mercato del futuro» spiega il direttore commerciale. Intanto vengono prodotti modelli ad hoc per la conformazione dei visi orientali, cappelli che per esempio hanno le alette più piccole. Poi c'è l'Europa orientale, sempre più interessante: «Quest'estate, in seguito a un accordo con Bosco dei ciliegi (una delle prime società russe di distribuzione di prodotti di moda,
Malattie
<sociali> ( da "Avvenire"
del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: In Brasile, in Cina e in Messico ad esempio, tra le fasce meno abbienti dilaga la moda dei pranzi 'veloci' fuori casa. I fast food consentono anche ai meno abbienti cui la crescita generalizzata ha regalato qualche dollaro da spendere di mangiare abbondantemente a poco prezzo.
Bimbi
e madri, una strage silenziosa Cina e Brasile <sulla strada giusta>
( da "Avvenire"
del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: una strage silenziosa Cina e Brasile «sulla strada giusta» O gni anno quasi dieci milioni di bambini non arrivano a compiere cinque anni, mentre oltre mezzo milione di donne muore durante la gravidanza o il parto. Il 97 per cento delle vittime si concentra in 68 Paesi, distribuiti tra Africa, Asia e A- merica Latina.
Con
177 Paesi pieni rapporti diplomatici
( da "Avvenire"
del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina popolare, Corea del Nord, Maldive, Oman, Tuvalu e Vietnam. Mentre sono in carica dei delegati apostolici (rappresentanti pontifici presso le comunità cattoliche locali ma non presso i governi) in altri sette Paesi: tre in Africa (Comore, Mauritania e Somalia) e quattro in Asia (Brunei, Laos, Malaysia,
aziende,
consumi e assunzioni parla straniero il 9 per cento del pil - vladimiro polchi
( da "Repubblica,
La" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: settore edilizio Tra i neo imprenditori il paese più rappresentato è la Cina VLADIMIRO POLCHI ROMA - A Lin gli affari vanno a gonfie vele. Gestisce sei marchi d´abbigliamento a Prato, ha aperto una filiale a Shangai e ha già assunto un centinaio di operai. Lin è in buona compagnia: in Italia oltre 225mila imprese parlano straniero e il 35% dei nuovi imprenditori sono extracomunitari.
la
piola amata dai jazzisti è diventata un locale chic - luca iaccarino
( da "Repubblica,
La" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: considerato che siamo in loco ameno in centro città, ed è la trattoria giusta per un veloce pranzo o un pre-cine/teatro senza svenarsi. Il locale è carino ma non caro, il posto simpatico ma un po´ posticcio, i piatti un po´ piatti. Invertendo i fattori, si può dire che lo spirito è tenero, ma la carne è dura. Locanda da Betty, via Bogino 17/e, tel.
la
cina fa il pieno di petrolio a basso prezzo
( da "Repubblica,
La" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Economia La Cina fa il pieno di petrolio a basso prezzo Ssangyong ha deciso di sollecitare l´amministrazione controllata per far fronte all´attuale crisi di liquidità e far evolvere la società in un´entità vitale Seguendo l´esempio degli Stati Uniti, anche la Cina sta approfittando del calo del prezzo del petrolio per rimpinguare le sue riserve strategiche.
Senza
garanzie non si parte ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: il giorno dopo Berlusconi lo firma, poco prima di imbarcarsi per la Cina: cda SoGe a 5 membri. Socio di controllo il Tesoro (gli altri azionisti sono Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio) e Letizia Moratti commissario straordinario. I prossimi passi? «Nel giro di un mese», assicura il sindaco, «partirà la SoGe ».
La
resa di un leader ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Iris Ceramica parte da Soros ma per Romano Minozzi i prodromi dell'«era glaciale» vengono da più lontano: addirittura dall'ingresso della Cina nella Wto del 2001 e dalla conseguente espansione del suo «capitalismo selvaggio » fino all'esplosione della crisi finanziaria americana e ai suoi devastanti effetti sull'economia reale e sul settore della ceramica e del porcellanato tecnico.
Iris-sindacati,
non c'è trattativa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: adesione della Cina al Wto e non valutarono appieno gli effetti». A dare l'altro e definitivo fendente è stata «l'esplosione della finanza Usa» con la «crisi dei mutui subprime » che «si aggraverà certamente in questo 2009 ». Al quadro – disegnato anche grazie a un'ampia rassegna stampa nazionale e internazionale in cui entrano Fiat,
Il
taglio Alcoa non rilancia i prezzi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Negli ultimi anni la crescita della domanda di alluminio è stata tra le più impetuose, specialmente in Cina. Ma a partire dalla seconda metà del 2008 lo scenario è cambiato: oggi le stime parlano di un progresso atteso per il 2009 pari allo 0,5%. Nel 2007 era stato del 10,7 per cento.
i
sacchetti di sabbia non fermano l'oceano - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La crescita vertiginosa della Cina ne ha fatto il principale finanziatore del Tesoro americano. Se Obama vorrà mobilitare due o tre trilioni di dollari per creare tre milioni di nuovi posti di lavoro, gran parte di quello sforzo sarà la Cina a doverlo sostenere; ma la Cina a sua volta dovrà finanziare il mercato interno per compensare la caduta delle sue esportazioni.
torna
l'età dell'oro in italia scatta la caccia ai giacimenti - paola coppola
( da "Repubblica,
La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Paesi poco inclini a farsi suggestionare dal prezzo che uomo e ambiente devono pagare per ottenere il materiale. Un esempio: la miniera di Batu Hijau sull´isola di Sumbawa (Indonesia), che è stata aperta nel 2000 da una società statunitense e che potrebbe esaurirsi entro 20 anni, dà lavoro a 4 mila indonesiani ma le pietre di scarto che ha prodotto hanno sepolto la foresta
trova
rapinatrice in camera avverte la polizia che l'arresta
( da "Repubblica,
La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in
viaggio con gli "emi-grati" - laura nobile
( da "Repubblica,
La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Così i cinque attraversano la Cina e la Russia e poi approdano in Sicilia, un porto qualsiasi nel mondo che diventa la meta definitiva. Al centro della scena c´è un grande baule, che poi si trasforma in una nave e più tardi in un centro di prima accoglienza. Ma c´è anche un´isola e il personaggio che la governa muta faccia e stato diverse volte.
sotto
la buccia tutto - licia granello ( da "Repubblica, La"
del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina, terra d´origine, li hanno battezzati così per la loro "saggezza botanica", mutuando la parola da quella dei funzionari governativi, saggi consiglieri dell´impero. Non meno caratterizzante il nome "clementina", attribuito a frate Clemente, che - missionario in Algeria - scoprì la delizia dell´incrocio tra mandarino comune e arancio amaro,
storia
degli aristofrutti prestati alla politica - marino niola
( da "Repubblica,
La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: abito arancione dorato dei sapientissimi dignitari imperiali dell´antica Cina che interpretavano i voleri del cielo e li trasmettevano all´imperatore. I famosi mandarini erano letterati e poeti che l´educazione raffinata rendeva depositari di una saggezza superiore a ogni sapere tecnico. Esattamente il contrario dei nostri specialisti che spesso sanno tutto e non capiscono nulla.
il
cielo aiuti la cina e quindi l'occidente - giuseppe turani
( da "Repubblica,
La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Se quel grande paese (che ha le sue difficoltà) riduce la propria crescita dal 10 all´8 per cento, va ancora bene e tutto procederà come previsto. Se invece la Cina dovesse ridurre la sua crescita al 4 per cento, questo rappresenterebbe un serio problema: meno esportazioni verso quell´area per i paesi occidentali e meno importazioni in Occidente di prodotti cinesi a buon mercato.
A
Cervellera il premio giornalistico Ragno
( da "Avvenire"
del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Cervellera, dal canto suo, ha ricordato come proprio con una corrispondenza dal Libano commissionatagli da Ragno sia cominciata la sua collaborazione con «Avvenire». Ha poi parlato del suo amore per l'Asia, non più meta 'esotica', ma oramai protagonista dell'economia e della politica mondiali, chiamata anche grazie al ruolo di «
OrienteMinacce
( da "Avvenire"
del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: fino in India e in Cina. A ltra svolta fatidica è concilio di Calcedonia nel 451. Al centro del dibattito è ancora la dottrina sulla figura di Cristo, ma neppure questa volta slegata da rivalità tra province «periferiche» e centro dell'impero, tra comunità che si esprimevano in lingue e con concetti diversi.
Grande
depressione? Non è detto ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: imbattibile Cina deve mettere in conto tassi di crescita dimezzati. L'Europa e il Giappone non devono affrontare un pasticcio finanziario di proporzioni americane. Ma anche queste due aree sono in recessione. è l'economia globale ad essersi inceppata. Ma, proprio per non ripetere l'errore degli ottimisti durante il boom,
Lo
yuan debole? Adesso non piace più
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina è tra questi. Un esperimento è già stato fatto a dicembre, quando la Banca del Popolo, che guida il cambio con mano ferma, ha spinto la valuta ai massimi da tre mesi. «è sembrato un modo di testare la reazione del mercato a un deprezzamento», ha spiegato David Bloom della Hsbc che - come molti altri economisti - prevede una leggera flessione del cambio.
L'eccellenza
non basta per competere con la Cina
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: eccellenza non basta per competere con la Cina di Paolo Bricco A l Sunrise Caffè di piazza Libertà, dove si radunano i tifosi del Sassuolo affiliati al Club 1922, della crisi delle piastrelle si parla sottovoce. «La maggior parte dei ragazzi - dice Cristian Venturelli, figlio del titolare Carlo - sono artigiani e commercianti.
Se
i mercati emergenti riscoprono il decoupling
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina), ha sostenuto sul Financial Times che sarebbe sbagliato archiviare l'acronimo ma che sarebbe fuorviante anche cancellare la "r" di Russia da Bric perché Mosca sopravviverà certamente alla crisi. Da qui a immaginare che le Borse dei Paesi emergentipossano disallinearsi in positivo da Wall Street e dall'Europa il passo è lungo,
Il
rimbalzo partirà da Pechino: ci sono i primi segnali di ripresa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina tutta, in realtà, si muoverà presto, mi attendo aggiunge - un buon numero di joint venture con banche di Pechino nei prossimi mesi». Uno sviluppo che va controtendenza. Le ultime notizie dal fronte delle relazioni con le banche cinesi sono di segno opposto: Bank of America, Ubs e prossimamente anche Rbs stanno riducendo o chiudendo del tutto le loro partecipazioni.
L'Europa
coi piedi per Terra ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: tutti concupiti dalle Agenzie spaziali di Cina e India, e talvolta anche dalla Nasa americana. Solo il 15% di quella somma paga l'infrastruttura dell'Esa e i suoi dipendenti; il resto è reinvestito nell'industria che inventa e collauda le tecnologie di domani. Nel mondo della ricerca e sviluppo infatti, l'Agenzia occupa un posto insolito.
L'Italia
degli Illuminati ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: si è propagato straordinariamente in Asia orientale: Cina, Mongolia, Corea, Giappone. Infine il vajrayana, "veicolo di diaman-te", con inizio nel VII secolo, riprende il mahayana integrandone la prassi sul piano rituale: è caratteristico dei Paesi himalayani, il Tibet innanzi tutto, dove ha incorporato significativi elementi sciamanici e animistici.
A
Mosca e Pietroburgo è sfida per l'economia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ma faranno stage all'estero, sia negli Usa sia in quelle dei Paesi emergenti, dalla Cina all'India fino al Brasile. Il tutto per cinquantamila euro. Diverso è invece il pubblico a cui si rivolge l'Executive Mba che partirà a gennaio. «Lo studente – spiegano – in questo caso sarà russo e potrà continuare a lavorare.
Fermi
i grattacieli,avanti i musei ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: mentre il grande freddo della crisi labisce pesantemente tanto la Cina quando la Russia, dove le banche hanno rallentato o interrotto il flusso dei prestiti per finanziare i fastosi progetti dell'era Putin. Apparentemente, non si salva neppure Dubai, la nuova Mecca del mattone. Qui, comincia a circolare incertezza sulla data d'inaugurazione, prevista per quest'anno,
Nostri
fratelli d'Oriente ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tempo così
florida da raggiungere persino la Cina, una Chiesa nata da Nestorio, patriarca di
Costantinopoli, che non accettò la definizione di Maria come TheotÓkos,
"Madre di Dio", formulata dal Concilio di Efeso nel
se
il "global warming" va sotto processo - pascal acot
( da "Repubblica,
La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: delle cinquantadue centrali a carbone messe in cantiere dalla Cina. Insomma, nonostante gli accordi di Kyoto, la situazione si degrada, forse perché le popolazioni non percepiscono ancora le trasformazioni climatiche come una vera minaccia. Quando si parla del riscaldamento del pianeta si dimentica spesso che le maggiori conseguenze di tale situazione ricadranno sui paesi più poveri,
Renault
va alla ricerca di liquidità ( da "Finanza e Mercati"
del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Renault ha
pensato bene di congelare temporaneamente alcuni progetti in Cina e India. Ma
il tentativo di ristrutturazione stenta a convincere il mercato: il titolo ieri
è arrivato a perdere quasi il 4% dopo aver registrato un deprezzamento di oltre
l'80% nel
Il
Governatore messicano Ortiz nuovo chairman della Bis
( da "Finanza
e Mercati" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: interno della Bis e di una nuova struttura delle commissioni del board e ha visto l'entrata in consiglio dei governatori delle banche centrali di Cina e Messico e del presidente della Bce Jean-Claude Trichet. Ortiz manterrà il doppio incarico, chairman della Bis e governatore della Bank of Mexico, fino al prossimo dicembre quando quest'ultimo andrà in scadenza.
la
crisi rilancia la passione per la casa - luigi dell'olio
( da "Repubblica,
La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Francia Corea, Spagna e Polonia). Il settore-chiave di quest´anno è l´argento e il claim del concorso è "beyond silver". La premiazione è in programma domenica 18 gennaio (ore 18), presso il Centro Congressi di Fieramilano. Per il resto, il Macef Primavera 2009-Salone Internazionale della Casa conferma l´impostazione tradizionale di grande mostra d´
"malpensa
ha già perso la gara con fiumicino" - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Noi abbiamo già ricevuto richieste da diverse compagnie orientali per destinazioni come Cina, India e Australia». Scusi ma il Pd, il suo partito, non era contrario alla liberalizzazione degli accordi bilaterali? «Se il Pd non ha votato, secondo me sbagliando, la liberalizzazione di quegli accordi è perché l´emendamento presentato dalla Lega valeva solo per Malpensa.
il
salone triste delle "big three" a detroit brillano europa e cina -
mario calabresi ( da "Repubblica, La"
del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: a Detroit brillano Europa e Cina La Mini e le auto elettriche scalzano l´Hummer Un anno fa il sindaco Kilpatrick ballava al party di Rick Wagoner, oggi è in galera MARIO CALABRESI DAL NOSTRO INVIATO DETROIT - L´Hummer, la gigantesca jeep militare che faceva impazzire l´America, è stata messa in castigo: relegata in un minuscolo stand dove non va nessuno.
Wen:
la Cina sarà la prima a ripartire
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: economia sta cominciando a dare i suoi frutti Wen: la Cina sarà la prima a ripartire Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro corrispondente La Cina sarà la prima nazione al mondo a uscire dal ciclone che ha investito l'economia globale. Parola di Wen Jiabao. «Il nostro obiettivo è superare la crisi finanziaria prima degli altri.
Bush:
terroristi sempre pronti a colpire
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ha aggiunto citando India, Cina e Africa. «Gran parte della popolazione mondiale- ha affermato - rispetta l'America». Iraq è sulla guerra in Iraq, giunta al sesto anno, che Bush ha riconosciuto i passi falsi più gravi. «Il mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa è stata una delusione significativa», ha detto.
Super
Mario il modellista diventa stilista da viaggio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: non può più fare a meno della Cina. Nello sportswear se vuoi essere competitivo non puoi produrre in Italia; in Cina si fanno ottimi prodotti, purchè ci siano maestranze italiane a insegnare e controllare, altrimenti facilmente sbagliano». In Cina è dunque prodotta anche la collezione che Vigilante ha deciso di presentare oggi a Pitti.
Il
cargo riparte dagli emergenti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: oltre alla Cina, a sfruttare le opportunità per il cargo aereo offerte dalle esportazioni dell'industria del silicio: prodotti ad alto valore e piccoli ingombri, che devono essere inviati alla rete di fabbriche in Cina, Malaysia, Taiwan, Indonesia, sino alle Filippine e poi verso i mercati europei ed asiatici.
La
parabola della gran truffa di Cyberabad
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: sia pure con flusso minore rispetto al concorrente Cina. Del resto il caso Satyam è una sorta di parabola negativa dell'India moderna. Una potenza emergente costruita sul primato dell'It, con ricchezze immense nate sull'onda del business dei computer e contrapposte a quelle delle grandi famiglie tradizionali.
Italia-Sudcorea,
prove d'intesa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 13 - pag: 28 autore: Italia-Sudcorea, prove d'intesa Stefano Carrer Dopo la Cina, la Corea del Sud: la Farnesina insiste su un approccio inedito di contatti diretti con le imprese asiatiche che operano nel nostro Paese, al fine primario di raccogliere valutazioni e richieste relative ai possibili investimenti in Italia.
Una
rete euro-mediterranea per le università del Sud
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina,in questi ultimi tempi il Mediterraneo è di nuovo al centro, come un continuum capace di unire passato e futuro, in grado di connettere i continenti che lo circondano: Asia, Africa ed Europa. è la porta del mondo occidentale. Si deve guardare ai Paesi che lo delimitano come a un anello di terre variamente abitato,
Un
falso dilemma. Fiumicino-Malpensa/Interesse nazionale e scontro tra fazioni
( da "AmericaOggi
Online" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: che le rotte e le merci passano in parte prevalente per il Nord Italia, dall'America alla Cina, dall'India all'Europa economica che pesa. Viceversa, la Moratti teme l'approccio dell'alleato francese e del suo modello, portato a valorizzare un unico punto forte nel nostro Paese, verosimilmente Fiumicino, così come fa a casa sua con Parigi.
L'asse
del Nord freme Formigoni: ora libera la tratta Milano-Roma
( da "Avvenire"
del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: imprenditori del Nord non passano a Fiumicino per andare in Cina, ma sono costretti ad andare a Francoforte o Parigi. Difendere Malpensa è difendere il sistema. L'unica soluzione è quella della liberalizzazione delle rotte». Comunque del futuro di Malpensa se n'è parlato ieri nella cena a Arcore presenti, oltre il padrone di casa Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Roberto Calderoli.
Ap
Italian. Dichiarazione congiunta sulla sospensione del corso. "Una
profonda delusione" ( da "AmericaOggi Online"
del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: è già stata messa in pratica dai governi di Cina, Giappone e Russia, per le loro lingue. La sospensione di AP italiano danneggia il "ponte" che esiste tra la Repubblica d'Italia e gli Stati Uniti. "Il nostro scopo è di ripristinare il Programma AP perché imparare la lingua italiana deve essere una esperienza di prima classe sia negli Stati Uniti d'America che nel resto del mondo.
( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Palermo
Nel
( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Bologna
"Putain de film" di Stefano Cocchi Da Pinacoteca al Museo di Forlì
Matti, mambo e calcetto di Bonifacci sceneggiatore Cine
Francia e il fascino dell´eros �80 Il trasloco dell´Ebe del Canova EMANUELA GIAMPAOLI
Con l´eloquente titolo «Putain De Film!» Stefano Cocchi, studioso di cinema che
si occupa di audiovisivi da oltre dieci anni, ha dato alle stampe per
l´editrice bolognese Dynit un volume dedicato al cinema francese erotico anni
�80 per raccontare quel decennio di pellicole con una forte vocazione
allo scandalo e alla trasgressione che ebbe come protagoniste dive di caratura
internazionale ai loro esordi quali Sophie Marceu, Isabelle Adjani, Juliette
Binoche. «Il libro - spiega l´autore - nasce dall´attrazione che ho avuto fin
dai tempi del liceo sul cinema erotico. Mi sono laureato nel 2000 con Antonio
Costa con una tesi sul cinema porno in pellicola e, da lì, è proseguita la mia
indagine. Incoraggiato da Jacques Dubuisson, l´autore della prefazione, regista
e sceneggiatore nonché premio César, e dalla mancanza di una specifica
pubblicazione sull´argomento, mi sono gettato prima nell´analisi del rapporto
tra softcore e letteratura "colta" e popolare e poi, di conseguenza,
sul cinema francese dell´epoca». Il risultato è una specie di guida a un
periodo importante per il cinema europeo che merita di essere (ri) scoperto in
un percorso di oltre 100 film, la maggior parte sconosciuta o inedita in
Italia. Un capitolo (Spaghetti e Champagne) è dedicato al lavoro svolto in
questa direzione da italiani come Ferreri, Bellocchio, Samperi e Bergonzelli.
«Non ci sono preclusioni, per quello che riguarda i cineasti presi in
considerazione nell´opera: ci sono autori con fama da "maledetti" e
marcatamente improntati al linguaggio dell´eros, come Zulawski e Borowczyck,
accanto a mostri sacri come Godard, Rohmer o Robbe-Grillet, a mestieranti come
Michel DeVille e Michel Lang o a campioni d´incasso come Beinex, tutti
accomunati da un uso più marcato del nudo e delle situazioni proibite» conclude
Cocchi. (e. giam.) FORLì - DOPO 79 anni la Pinacoteca forlivese vede uscire
dalle sue stanze uno dei più bei capolavori della scultura ottocentesca,
l´»Ebe» realizzata da Antonio Canova tra il 1816 e il 1817 per la contessa Veronica
Guarini. Il viaggio è stato breve, fino ai vicini Musei di San Domenico che da
sabato 24 gennaio ospiteranno la mostra «Canova. L´ideale classico tra scultura
e pittura», ampia rassegna dedicata allo scultore di Possagno che proprio in
Romagna lasciò alcune delle sue prime opere più importanti. Come appunto questa
raffigurazione dell´Ebe, in posa di volo, che dettò un nuovo modello di
rappresentazione della figura in movimento. Un tema che Canova riprese in
seguito con in un´opera realizzata per l´imperatrice Giuseppina, moglie di
Napoleone, e che ispirò poi altri autori che tradussero la figura in dipinti e
sculture. All´argomento la mostra dedica un´intera sala in cui si mettono a
confronto le sculture del Canova con modelli antichi come la Danzatrice di
Tivoli, di epoca ellenistica, una Bacca, di periodo romano, e il cinquecentesco
Mercurio del Giambologna. «Canova rinnovò il tema della figura in volo che ebbe
poi molta fortuna - spiega Gianfranco Brunelli, coordinatore generale della
mostra - . Il tema dell´Ebe era molto diffuso nell´antichità ma non sono
rimasti modelli così lo scultore guardò ad altre figure. Il percorso della
mostra porrà al centro questa importante scultura forlivese, in senso
coreografico, con alle pareti opere di artisti quali Joshua Reynolds, Charles
Le Brun, Gaspare Landi, in un nuovo confronto iconografico». Al termine della
mostra la scultura tornerà in Pinacoteca ma con una nuova collocazione in una
nicchia che riprende la posizione originale dell´opera a palazzo Guarini, così
come l´avevano pensata l´artista e la committente. (p. n.) Dietro la pellicola
«Si può fare», la commedia diretta Giulio Manfredonia sul difficile inserimento
dei malati psichici nel lavoro, diventata un piccolo caso cinematografico, si
cela l´idea e la scrittura dello sceneggiatore bolognese Fabio Bonifacci,
autore fra gli altri del recente «Amore, bugie e calcetto» e di «E allora
Mambo». E sarà proprio lo sceneggiatore, insieme al regista, a raccontare
stasera al Lumière al termine del film (inizio ore 20) come è nata questa
versione nostrana di «Qualcuno volò sul nido del cuculo» interpretata da
Claudio Bisio, Anita Caprioli e Giuseppe Battiston, che ha messo d´accordo
critica e pubblico. «Mi sono imbattuto con questa storia nel 1999 � spiega
Bonifacci � leggendo un articolo del "Venerdì" di Repubblica in cui
si raccontava l´esperienza della cooperativa Noncello di Pordenone e del suo
approccio nel creare opportunità lavorative per i "matti". C´era, per
esempio, uno dei pazienti che voleva dormire nei cimiteri e allora gli hanno
trovato un impiego come custode di un camposanto. Da lì è nato lo spunto per il
soggetto che è piaciuto a Manfredonia e siamo andati avanti con il lavoro». Un
lavoro durato diversi anni che ha portato Bonifacci prima a Pordenone dove
l´incontro con un altro emiliano, lo psichiatra Angelo Righetti, è stato
decisivo. «Righetti � spiega lo sceneggiatore � rappresenta il meglio della
cultura emiliana, quella sintesi di creatività e concretezza che lo ha portato
a mettere a punto originali progetti per liberare i malati di mente nei paesi
in via di sviluppo». In seguito Bonifacci e Manfredonia hanno frequentato una
struttura psichiatrica milanese portando un corso di cinema per gli ospiti.
«L´esperienza milanese è stata fondamentale per la scelta del linguaggio, poi
come spesso accade mi sono chiuso nella mia casa di Via del Pratello per
scrivere» aggiunge lo sceneggiatore che non a caso si definisce un
"pendolare del cinema". «A marzo uscirà il film Diverso da chi �
annuncia � e sto già lavorando alla sceneggiatura del prossimo lungometraggio
di Luca Lucini, ma, agli inizi, la scelta di restare mi ha penalizzato.
D´altronde io per scrivere ho bisogno dell´aria della mia città. Qui ho
rapporti stratificati, a Roma finisco per frequentare solo gente di cinema.
Tanto per capirci i parquettisti in grado di riprodurre il "parquet dei
matti" che si vede in "Si può fare" sono due artigiani di
Casalecchio, Massimo Paolini e Massimo Ghini, che ho portato sul set per
insegnare il mestiere agli attori. A Roma nessuno sapeva come fare.» Allora a
quando un film ambientato a Bologna? «Io li ambiento sotto le torri, poi
succede che i produttori dicono che girare qui è troppo costoso. L´ultima volta
è successo con Notturno bus, tratto dal romanzo di Giampiero Rigosi. Una storia
molto bolognese sulla carta, diventata romana in "celluloide"». Alle
22.30, regista e sceneggiatore incontrano il pubblico al Cinema Europa (Via
Pietralata 55/a).
( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 20 - Cronaca Negli
atti dell´inchiesta anche il conduttore dello Zecchino d´Oro, a favore
dell´autore Rai Scancarello "Quell´uomo non è un pedofilo" Rignano,
deposizione di Mago Zurlì MARINO BISSO ROMA - Nelle carte dell´inchiesta sui
presunti abusi sessuali nella scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio
spunta anche il Mago Zurlì. Cino Tortorella, il popolare
presentatore dello Zecchino D´Oro, nel luglio 2007, è stato convocato dal pm di
Tivoli Marco Mansi che stava indagando sull´autore televisivo Gianfranco Scancarello,
arrestato assieme alla moglie Patrizia Del Meglio, una delle tre maestre finite
in carcere e poi rimessa in libertà. L´interrogatorio, nella caserma dei
carabinieri di Ostia, doveva far chiarezza sulle voci di presunte molestie che
Scancarello avrebbe commesso quando lavorava come autore allo Zecchino d´Oro.
Così Tortorella, che per vent´anni ha interpretato la figura del mago in
calzamaglia tanto caro ai bambini, ha assunto la veste del testimone. In
particolare il pm Mansi ha voluto sapere se fossero state presentate denunce
dai piccoli aspiranti cantanti. Senza esitazione, il presentatore aveva
risposto di non esserne a conoscenza e aveva escluso che allora l´autore
televisivo fosse finito al centro di sospetti o peggio coinvolto in episodi di
pedofilia. «Conosco Scancarello da 20 anni per motivi professionali. Solo in
un´occasione abbiamo lavorato assieme per un´edizione dello Zecchino d´Oro,
molti anni fa, e so che continua a collaborare con l´Antoniano - aveva
dichiarato Tortorella ai carabinieri - Non ho mai avuto discussioni con lui e
non ho mai notato suoi atteggiamenti morbosi nei confronti dei bambini, cosa
che non avrei mai del resto tollerato. Non mi risulta che sia mai stato
allontanato dalla trasmissione. Anzi Scancarello ha continuato a collaborare
con l´Antoniano. Ciò non sarebbe potuto accadere, se fosse mai successo
qualcosa di grave». L´ex Mago Zurlì aveva, inoltre, ribadito la stima a
Scancarello: «Quando abbiamo saputo del suo arresto, noi amici e colleghi siamo
rimasti sbalorditi. Non abbiamo mai creduto che potesse essere un pedofilo».
Nel maggio 2007, Tortorella fu tra i primi a firmare un appello per sostenere
l´innocenza dell´autore di "Buona Domenica". Era il 6 maggio. Cinque
giorni dopo il Tribunale del riesame decise di rimettere in libertà Scancarello
assieme alla moglie e alle altre maestre indagate, sostenendo l´«insussistenza
degli indizi di colpevolezza».
( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 53 - Sport
Cassina fa causa alla ditta di attrezzi "Ko per colpa loro" GABRIELE
CEREDA MILANO La medaglia sfumata a Pechino? Colpa degli attrezzi di
allenamento. Cinque mesi dopo le Olimpiadi, Igor Cassina ha deciso di fare
causa alla società che gli fornisce gli impianti per allenarsi nella sua
palestra di Meda. Il campione olimpico di volteggio alla
sbarra di Atene
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-09 - pag: 31 autore: Crisi. Dopo BofA e
Ubs, anche Rbs è pronta a disinvestire Banche in fuga da Pechino LONDRA. Dal
nostro corrispondente Dopo Ubs e Bank of America sembra toccare a Royal Bank of
Scotland e magari in futuro sarà la volta di Dresdner e Citi. La fuga dalla Cina pare unire i destini di molte
banche più o meno travolte dal credit crunch. Rbs ha confermato le voci di
trattative per la cessione del 4,3% di Bank of China una quota che le
consentirebbe di incassare 2 miliardi sterline a fronte di un investimento di
800 milioni effettuato nel dicembre 2005. Qualche settimana fa è scaduto
il periodo di lock in, concordato a suo tempo e Rbs è ora libera di uscire. Lo
stesso ha fatto Bank of America due giorni fa liberandosi del 2,5% di China
construction bank incassando un utile di 1,1 miliardi di dollari. Nelle
settimane scorse era stata la volta di Ubs che aveva ceduto l' 1,33%,ancora di
Bank of China, con un margine di 335 milioni di dollari. Royal Bank of Scotland
non ha ancora raggiunto alcuna intesa definitiva, ma il cambio di management
che ha più o meno coinciso con l'ingresso dello Stato nel capitale (la
maggioranza è ora pubblica con il 57% al Tesoro)dell'istituto scozzese rafforza
l'ipotesi della cessione. Era stato, infatti, sir Fred Goodwin ex Ceo di Rbsa
sostenere e a concludere l'operazione in Cina. Per
questo era sempre apparso estremamente riluttante a disinvestire da quella che
considerava essere una partecipazione strategica. Così, con il crescere delle
difficoltà del gruppo scozzese, si erano moltiplicate le voci della possibile
vendita del settore assicurativo di Rbs (un passo del genere avrebbe coinvolto
anche Directline molto attiva in Italia). La conferma ora di trattative per
liquidare la quota in Bank of China potrebbe significare – oltre all'incasso di
un buon profitto,molto raro in questo periodo – un raffreddamento
dell'operazione sul fianco assicurativo. Se così fosse, ma è tutto da
verificare, si tratterebbe di una svolta nella strategia di Rbs. A parere di
molti osservatori il nuovo Ceo di Rbs, Stephen Hester, sente il fiato sul collo
del maggior azionista (lo Stato) quantomai deciso a limitare i danni a casa,
prima di conquistare allori all'estero. Se questo è l'obiettivo non c'è dubbio
che la quota, seppure significativa, in una importante bancacinese è meno appetibile
del ritorno economico e politico che garantisce il concentrarsi sul business
interno. L'operazione rientrerebbe, comunque,in un piano di ristrutturazione
globale che Hester ha in mente e che non risparmierebbe alcun settore. Resta il
fatto che l'alleggerimento eventuale della posizione cinese da parte di Rbs
seguire una moda sempre più diffusa. I precedenti li abbiamo visti,ma altri
istituti – secondo alcuni osservatori – potrebbero seguire cedendo, al termine
del lock in, le proprie partecipazioni. Fra i nomi chiacchierati ci sono
Dresdner e Citi. Non figura invece Hsbc che ha il 19% di Bank of
Communications. L. Mais.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-09 - pag: 29 autore: 000 Quando Li
Ka-shing sente odore di bruciato U bs vende la sua quota in Bank of China. Bank
of America alleggerisce la propria presenza in China Construction Bank. E
intanto Royal Bank of Scotland e Goldman Sachs valutano di cedere le loro
partecipazioni rispettivamente in Bank of China e in Industrial &
Commercial Bank. I colossi (o presunti tali) della finanza mondiale fanno
frettolosamente le valige e dicono addio a Pechino. C'è chi dice che il motivo
sia solo quello di fare cassa in tempi di crisi e chi mette in evidenza le
cospicue plusvalenze generate dalle cessioni di quote acquistate dai colossi
esteri addirittura prima dei maxi-collocamenti delle banche di Stato alla Borsa
di Hong Kong. Ma forse c'è anche dell'altro: il timore che
la crisi economica che sta investendo la Cina finisca per
ripercuotersi sul mondo del credito. Mercoledì anche Li Ka-shing ha deciso di
vendere la propria quota in Bank of China. Che il magnate di Hong Kong abbia
sentito odore di bruciato? (l.vin.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-09 - pag: 31 autore: Informatica. Cala
la domanda mondiale di pc - Il titolo perde il 26% Il colosso cinese Lenovo
licenzia 2.500 dipendenti Tagliato l'11% della forza lavoro Costi ridotti per
300 milioni $ Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Lenovo
taglia l'11% della propria forza lavoro. Ieri, il colosso cinese dei personal
computer ha annunciato il licenziamento di circa 2.500 dipendenti. La pesante
ristrutturazione degli organici è l'effetto del calo della domanda mondiale di
pc, che nell'ultimo trimestre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
STILI E TENDENZE data: 2009-01-09 - pag: 19 autore: Cappelli I nuovi modelli
Borsalino creati con Italia Independent di Cristina Jucker è un accordo a lungo
termine, per creare prodotti che guardano al futuro. Borsalino, azienda con
oltre 150 anni di storia, quasi un simbolo del cappello made in Italy, e Italia
Independent, il giovane marchio di progetti di stile fondato da Lapo Elkann,
hanno deciso di percorrere un pezzo di strada assieme, unendo i due brand
nell'ideazione di nuovi modelli e colori per i cappelli. I primi frutti di
questa collaborazione (una forma di co-branding) si vedranno la prossima
settimana a Pitti Uomo, la manifestazione fiorentina di moda maschile. Saranno
tre modelli: il primo di feltro («un materiale storico per Borsalino» ricorda
Claudio Mennuni, direttore commerciale dell'azienda di Alessandria), con colori
particolari e una lavorazione che dura settesettimane e consente di avere un
cappello ripiegabile, da mettere in tasca e poi indossare senza problemi. Il
secondo è un modello in tessuto Cordura, il terzo è realizzato in panno di lana
fantasia, in esclusiva per Italia Independent. Prosegue così l'evoluzione della
Borsalino, azienda che dovrebbe chiudere il 2008 con un leggero aumento del
fatturato (+2% rispetto ai 30 milioni del 2007) e un certo ottimismo per l'anno
in corso. «Le prime indicazioni non sono negative – racconta Mennuni – forse
anche perché il nostro è un prodotto così di nicchia che risente meno degli
altri delle oscillazioni di mercato. Vedremo cosa faranno gli Stati Uniti, che
per noi sono una bella fetta di mercato e dove il copricapo è un accessorio
molto più diffuso che nella vecchia Europa. Ma siamo abbastanza fiduciosi: nel
2001 sembrava che tutto fosse finito, invece abbiamo recuperato bene. Comunque
– aggiunge – il Pitti è sempre un buon indicatore, un appuntamento importante
che dà dei segnali: l'anno scorso si era visto chiaramente che gli americani
era molto diminuiti». Giappone e Far East sono le altre aree in crescita per
Borsalino (il cui export sfiora il 70%): «Dopo il Giappone anche la Cina sarà un mercato del futuro» spiega il direttore commerciale.
Intanto vengono prodotti modelli ad hoc per la conformazione dei visi
orientali, cappelli che per esempio hanno le alette più piccole. Poi c'è l'Europa
orientale, sempre più interessante: «Quest'estate, in seguito a un accordo con
Bosco dei ciliegi (una delle prime società russe di distribuzione di prodotti
di moda, ndr) abbiamo vestito con un nostro panama bianco tutta la
nazionale olimpica russa». Intanto si allarga l'offerta di accessori: la più
recente è una licenza appena chiusa con Novaseta per la produzione di sciarpe.
Che segue quelle già avviate dal 2007 per orologi, caschi e profumi. Anche da
donna. Nuove generazioni. Grazie alla collaborazione con il marchio creato da
Lapo Elkann sono nati modelli adatti a giovani dandy, in feltro e Cordura.
( da "Avvenire" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 09-01-2009
SVILUPPO E GIUSTIZIA Malattie «sociali» L'Oms: le disuguaglianze così
danneggiano la salute DI LUCIA CAPUZZI L a diseguaglianza è questione di vita o
di morte. Perché essa uccide o danneggia la salute delle persone. Parola della Commissione
per le determinanti sociali dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Nel recente rapporto, realizzato dopo tre anni di ricerche, gli esperti hanno
messo in luce come il benessere fisico dipenda solo in parte da fattori
biologici. Secondo la Commissione, la speranza di vita e la probabilità di
contrarre alcuni tipi di malattia sono legate a doppio filo alla «condizione
socioeconomica dell'individuo». Il termine comprende numerose variabili: dalla
professione svolta al reddito annuo, dal grado di istruzione al luogo di
nascita (importantissimo). E tutti gli elementi sono concatenati. Qualche
esempio chiarisce il problema. Circa l'80 per cento delle persone morte a causa
di malattie cardiovascolari nel 2007 viveva in Paesi con un Pil medio-basso.
Qui si concentra anche l'80 per cento dei diabetici. Non è un caso. La stessa
percentuale di decessi dovuta a disturbi cardiaci o cerebrali potrebbe essere
evitata affermano i medici conducendo uno «stile di vita sano». Quest'ultimo,
tuttavia, spesso non è una libera scelta dell'individuo, ma un «prodotto
sociale». «Non sempre si può decidere che cosa mangiare o che cosa bere si
legge nel rapporto . A volte si è costretti a consumare quel che si ha a
disposizione». Il duplice volto della disuguaglianza Il lavoro della
Commissione ruota intorno alle due dimensioni della disuguaglianza: quella
orizzontale fra diversi Paesi e quella verticale all'interno di una stessa
nazione. La speranza di vita di un bambino differisce enormemente a seconda
della parte di mondo in cui nasce. Se un piccolo svedese o giapponese ha buone
probabilità di oltrepassare gli ottant'anni, un brasiliano, in media, non
supera i 72, un indiano i
( da "Avvenire" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 09-01-2009
Bimbi e madri, una strage silenziosa Cina e Brasile «sulla strada giusta» O gni anno quasi dieci milioni
di bambini non arrivano a compiere cinque anni, mentre oltre mezzo milione di
donne muore durante la gravidanza o il parto. Il 97 per cento delle vittime si
concentra in 68 Paesi, distribuiti tra Africa, Asia e A- merica Latina.
Cifre inaccettabili, che hanno spinto le Nazioni Unite con gli obiettivi del
Millennio a lanciare la sfida di ridurre, entro il 2015, di due terzi la
mortalità infantile e di tre quarti quella materna. Un traguardo ancora
lontano. Eppure, qualcosa almeno in alcune di queste nazioni sta cambiando. È
quanto emerge da «Countdown to 2015 for Maternal, Newborn and Child Survival»
iniziativa indipendente di gruppo di ricercatori e sponsorizzata dall'Onu che
monitora lo stato di salute di donne e bambini nel mondo in vista della
scadenza del
( da "Avvenire" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina
CHIESA 09-01-2009
Con 177 Paesi pieni rapporti diplomatici DA ROMA GIANNI CARDINALE N egli ultimi
decenni la rete diplomatica della Santa Sede si è notevolmente ampliata. Con il
pontificato di Giovanni Paolo II il numero di Paesi con cui la Santa Sede
intrattiene pieni rapporti diplomatici è più che raddoppiato. Nel 1978
ammontavano a 84. Alla fine del pontificato wojtyliano erano 174. Con Benedetto
XVI se ne sono aggiunti altri tre: il neoindipendente Montenegro nel 2006, gli
Emirati Arabi U- niti nel 2007, il Botswana lo scorso novembre. Oggi quindi
sono diventati 177, cui vanno aggiunti la Federazione russa e l'Olp con cui ci
sono relazioni diplomatiche di natura speciale. La Santa Sede ha poi relazioni
con l'Unione europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta, e mantiene
osservatori permanenti presso le principali organizzazioni internazionali
governative, come, ad esempio, le sedi Onu di New York e Ginevra, la Fao, l'O-
sce, il Wto, la Lega araba e l'Unione africana. Un caso particolare è quello di
Taiwan, dove la Santa Sede dal 1979 fa risiedere non più un nunzio, ma un
semplice «incaricato d'affari ad interim». E questo in attesa di poter aprire
finalmente una nunziatura a Pechino. La Santa Sede non intrattiene ancora
rapporti diplomatici con sedici Stati. In nove di questi non è presente nessun
inviato vaticano e cioè in: Afghanistan, Arabia Saudita, Bhutan, Cina popolare, Corea del Nord, Maldive, Oman, Tuvalu e Vietnam.
Mentre sono in carica dei delegati apostolici (rappresentanti pontifici presso
le comunità cattoliche locali ma non presso i governi) in altri sette Paesi:
tre in Africa (Comore, Mauritania e Somalia) e quattro in Asia (Brunei, Laos,
Malaysia, Myanmar). Con alcuni di questi diciassette Paesi non mancano
contatti, ufficiali e riservati, anche ad altissimo livello. Nel novembre 2007,
ad esempio, il Papa ha ricevuto in una storica udienza il re saudita Abdullah,
mentre nell'aprile 2008 una delegazione della Cina
popolare ha avuto colloqui in Vaticano. Risulta poi che Afghanistan e Somalia
hanno riservatamente mostrato interesse ad avere rapporti diplomatici con la
Santa Sede; il Vietnam ha pubblicamente manifestato questa volontà; mentre la
diplomazia pontificia è al lavoro per ottenere lo stesso risultato con l'Oman.
Per quanto riguarda il Kosovo (riconosciuto da una cinquantina di Paesi, fra
cui gli Stati Uniti e una ventina di Paesi dell'Unione europea, Italia compresa
ma non la Spagna), la Serbia ha fatto ricorso al Tribunale Internazionale,
quindi il caso non è chiuso da un punto di vista prettamente giuridico e la
Santa Sede ha finora preferito astenersi dal riconoscere il nuovo stato
balcanico. La metà circa dei Paesi che hanno rapporti diplomatici con la Santa
Sede hanno una propria ambasciata a Roma (distinta da quella presso il
Quirinale), gli altri invece sono rappresentati da rappresentanti residenti in
patria o in altri Paesi europei. Decano del corpo diplomatico è l'ambasciatore
residente a Roma con maggiore anzianità di accreditamento. Dal marzo 2008 tale
incarico è ricoperto dall'avvocato Alejandro Emilio Valladares Lanza, dal 1991
ambasciatore dell'Honduras. Durante il pontificato di Benedetto XVI si sono
aggiunti tre Stati. L'ultimo il Botswana nel 2008. Contatti costanti anche con
i 17 che mancano ancora all'appello
( da "Repubblica, La" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 3 - Cronaca Aziende,
consumi e assunzioni parla straniero il 9 per cento del Pil Un terzo delle
nuove imprese è gestito da extracomunitari Il maggior numero di attività in
Lombardia, in particolare nel settore edilizio Tra i neo
imprenditori il paese più rappresentato è la Cina VLADIMIRO
POLCHI ROMA - A Lin gli affari vanno a gonfie vele. Gestisce sei marchi
d´abbigliamento a Prato, ha aperto una filiale a Shangai e ha già assunto un
centinaio di operai. Lin è in buona compagnia: in Italia oltre 225mila imprese
parlano straniero e il 35% dei nuovi imprenditori sono extracomunitari.
Quanto vale il loro lavoro? Tanto: il 9,2% del nostro Pil, per l´esattezza. Un
"tesoretto", su cui potrebbe ora scagliarsi la scure leghista: tassa
di 50 euro sui permessi, fideiussione di 10mila euro per le partite Iva. La
vitalità imprenditoriale immigrata è ben fotografata da due recenti analisi
Unioncamere e Nomisma. I lavoratori stranieri in Italia contribuiscono per il
9,2% alla creazione della nostra ricchezza. In valore assoluto il "Pil
degli immigrati" sfiora i 122mila milioni di euro. Nel 2007, sono state
37.531 le imprese aperte da extracomunitari (
( da "Repubblica, La" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Torino
LA TAVOLA LOW COST Neorustico LA PIOLA AMATA DAI JAZZISTI è DIVENTATA UN LOCALE
CHIC "Da Betty": carino ma non caro anche se coltiva la passione per
il "ready made" LUCA IACCARINO C´è chi si ricorda la Locanda da Betty
illo tempore, quando era una piola amata dai jazzisti, tutta fumo, barbera,
sbronze e arte. Da un po´ d´anni a questa parte il posticino di via Bogino si è
invece ridotto a più miti consigli e - vista l´aria che tirava per le bettole -
s´è fatto nuovo, carino, simpatico, come piace alla gente piacevole. L´ambiente
è di quelli neo-rustici piuttosto curati, con tocchi di creatività: i tavoli
son tutti colorati, l´uno diverso dall´altro, questo arancio, l´altro verde,
l´altro giallo; alle pareti vecchie stampe cittadine s´alternano con foto
seppiate e bric-à-brac dalle suggestioni meccanico-rural-campestri, un
innaffiatoio di latta che non bagna più nessuno, una macchina per cucire che ha
smesso di mordere da quel dì, una radio ammutolita, un grande quadro di chiavi
che hanno perso le tanto amate toppe. Le tovagliette prandiali son di vimini
arrotolati, il tovagliolo di stoffa scozzese, fiori secchi o finti fanno
capolino di qua e di là, la luce è garantita da bei lampioncini che paiono
rubati in piazza San Carlo. Insomma: tutto gentile, tutto neo-trattoria senza
troppi grilli per la testa. La cucina è quasi una non cucina: di primi ci sono
le paste, di secondi quasi esclusivamente filetti, sottofiletti e brasato (ahi
ahi ahi, se non cucinano i cuochi che hanno tempo, chi cucinerà mai? Questa
passione per il ready-made è biasimevole). A pranzo abbiamo trovato tra gli
antipasti pinzimonio e gorgonzola (8), tagliere salumi e formaggi (10); i primi
sono a matrice e si possono incrociare le paste coi sughi (pure il ragù
d´agnello), cui si aggiunge il riso nero trevisana e Castelmagno (7.50);
secondi uova al Raschera (7), prosciutto cotto alla piastra (7), sottofiletto
di angus alla piastra (11) o al Castelmagno (13) e via così. I dolci - noi
proviamo bunet e strudel di mele - stanno a 3.50 e il coperto, giustamente, a
uno. La sera il menu all inclusive costa 20 euro ed è davvero poco, considerato che siamo in loco ameno in centro città, ed è la
trattoria giusta per un veloce pranzo o un pre-cine/teatro senza svenarsi. Il
locale è carino ma non caro, il posto simpatico ma un po´ posticcio, i piatti
un po´ piatti. Invertendo i fattori, si può dire che lo spirito è tenero, ma la
carne è dura. Locanda da Betty, via Bogino 17/e, tel. 011/8170583.
Chiuso la domenica. luca. iaccarinoextratorino. it
( da "Repubblica, La" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Economia La Cina fa il pieno di petrolio a basso
prezzo Ssangyong ha deciso di sollecitare l´amministrazione controllata per far
fronte all´attuale crisi di liquidità e far evolvere la società in un´entità
vitale Seguendo l´esempio degli Stati Uniti, anche la Cina sta
approfittando del calo del prezzo del petrolio per rimpinguare le sue riserve
strategiche. Secondo alcuni esperti gli acquisti compiuti dal governo di
Pechino hanno contribuito negli ultimi mesi a rallentare la caduta delle
quotazioni del greggio. Zhang Guobao, che dirige l´ente di Stato per l´energia,
ha dichiarato al Quotidiano del Popolo che la Cina
deve trarre beneficio dalla riduzione dei consumi energetici mondiali, per
aumentare le sue riserve. Zhang ha detto che il governo "incoraggerà le
compagnie petrolifere nazionali a utilizzare tutte le loro residue capacità di
stoccaggio". Fonti occidentali stimano che la Repubblica Popolare ha
aumentato le sue riserve strategiche di 25 milioni di barili dall´agosto 2008,
il mese in cui cominciò la caduta delle quotazioni del greggio. Ciononostante,
la U.S. Energy Information Administration continua a prevedere che nel corso
del 2009 i consumi petroliferi mondiali diminuiranno di 85,3 milioni di barili
al giorno. Intanto il minor prezzo del petrolio contribuisce a ridurre il
valore delle importazioni e quindi ad aumentare l´attivo commerciale cinese.
Secondo un´anticipazione dell´agenzia stampa Nuova Cina,
l´attivo commerciale cinese nell´intero 2008 raggiungerà 290 miliardi di
dollari. Federico Rampini [la paura inglese] L´ultima volta che scesero a un
livello del genere, decine di fattorini in cilindro e bombetta corsero
forsennatamente dalla sede della Banca d´Inghilterra a quelle delle banche per
cui lavoravano per portare la notizia che il tasso d´interesse era stato
ridotto al 2%. Era il 1939, e non c´erano i telefonini cellulari. Questa
settimana la banca centrale inglese è scesa ancora più in basso: tagliando di
un altro mezzo punto il tasso di sconto, giunto così a quota 1,5%. Il terzo
taglio consecutivo in tre mesi ha portato gli interessi al livello più basso
della storia, o perlomeno da quando si è cominciato a tenerne conto, ossia il
più basso in 314 anni. Lo scopo, come nelle precedenti riduzioni varate dalla
Banca d´Inghilterra, è facilitare il credito, esortando le banche a trasmettere
la riduzione ai tassi d´interesse che praticano a chi, aziende e privati,
prende denaro in prestito, aumentando così la spesa, gli investimenti, il
consumo, e rimettendo in moto l´economia. Ma alcuni esperti ritengono che la
mossa non darà i risultati sperati, perché l´abbassamento dei tassi punisce i
risparmiatori e li trattiene dal depositare in banca denaro che ricaverebbe un
interesse di appena l´1,5 o verosimilmente dell´1%, destinandolo piuttosto ad
altri investimenti. E senza l´iniezione di liquidità data dai risparmiatori, le
banche saranno ugualmente a corto di denaro. La Gran Bretagna, concordano gli
analisti a Londra, rischia di soffrire una tra le peggiori recessioni della sua
storia e la più acuta d´Europa. Enrico Franceschini
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-10 - pag: 5 autore: Il monito di Diana
Bracco (presidente SoGe) sull'avvio del grande progetto «Senza garanzie non si
parte» Marco Alfieri MILANO Ottimista? «Ottimista, sì. Perché siamo al
fotofinish di un grande lavoro corale. Enti locali, Palazzo Chigi, la
Farnesina, le associazioni economiche. Un grande gioco di squadra come se ne
vedono pochi in Italia...» Diana Bracco è raggiante. è il 28 marzo 2008, alla
vigilia del verdetto Bie di Parigi. Milano contro Smirne. In palio c'è
l'organizzazione dell'Expo 2015. Nutrire il pianeta, energia per la vita,
èilsinuoso slogan ambrosiano. In realtà Expo significa grandi investimenti a
capitale fisso. Dai padiglioni che sorgeranno vicini alla nuova Fiera di
Rho-Pero, alla riqualificazione urbanistica della città fino al rilancio della
mobilità nella Grande Milano: 14 miliardi di euro di investimenti sulle
infrastrutture dirette e connesse, 70mila nuovi posti di lavoro e 29 milioni di
visitatori. Almeno, queste le stime. Forse generose. Ma poi Milano il 31 marzo
batte davvero Smirne, e l'ottimismo contagia tutti. Torniamo invece a ieri, 9
gennaio 2009. «Non vorrei fare partenze non corredate da tutte le garanzie del
caso». Senza trasparenza, in sostanza, non si parte. Non più raggiante bensì
rabbuiata, è ancora Diana Bracco a parlare. Questa volta nella doppia veste di
presidente di Assolombarda e della SoGe Expo 2015. Da Bracco a Bracco, insomma.
Dal trionfo parigino, alla vittoria mutilata di oggi. In mezzo, 10 mesi di
litigi, figuracce in mondovisione, un cambio di governo, e tanto
provincialismo. A Roma come a Milano. Volendo ricostruire i fili, la prima
crepa si apre già il 7 maggio 2008. Il casus belli ruota attorno alla newco che
dovrà gestire la kermesse. è questa la stanza dei bottoni da cui passeranno
appalti, budget e le decisioni operative. Nei piani di Letizia Moratti, il
fedele Paolo Glisenti dovrà essere l'amministratore unico, tassativo. Peccato
che gli altri enti locali e funzionali, Roberto Formigoni in testa, non ci
stiano e accusino il sindaco di «scarsa collegialità» e «di voler blindare la
presa sull'Expo». Chiedono al contrario il varo di un cda che sia camera di
compensazione degli interessi in campo. Visto che non ci si mette d'accordo, il
17 giugno arrivano almeno i primi soldi. Pochi spiccioli. «133 milioni sul
triennio 2009-2011 inseriti nel decreto legge che anticipa la finanziaria ».
Quanto alla governance, tutto prorogato al 31 luglio. Sarà un Decreto del presidente
del Consiglio a disciplinarla. Dpcm che arriva il 23 luglio. Ma si tratta di
uno schema ambiguo. «Mostro giuridico », lo definisce Berlusconi, nonostante
l'abbia firmato. è l'antipasto del vero braccio di ferro: Moratti e Formigoni
se ne accorgono fragorosamenteil 1Úagosto. «Expo, decreto da riscrivere».
Questa volta è il ministro Giulio Tremonti a fermare tutto. La formula fissata
nel Dpcm per il Tesoro prefigura una responsabilità economica dei ministeri e
degli altri soci tipica di un cda senza averne però i diritti e le prerogative.
è pensabile mettere delle quote in una società senza poterla controllare?
Assolutamente no. Il 5 agosto sera, non a caso, Tremonti fa prima sapere al
sindaco Moratti che il nome di Glisenti non è troppo gradito a palazzo Chigi,
se non fortemente ridimensionato nei poteri. Poi che SoGe dev'essere
controllata dal Tesoro, visto che ci mette i soldi. Siamo al commissariamento
bello e buono dell'Expo milanese. Su queste basi si rinvia all'autunno, ovvio.
Ad ottobre sembra tutto pronto, e invece il 20 è di nuovo Tremonti a gelare le
ambizioni del fronte del nord. Expo? «Non ci tengo e non ci ho mai tenuto»,
taglia corto il ministro. In effetti il decreto è steso da più di un mese, ci
ha lavorato Roberto Calderoli. Eppure la firma continua a slittare. Mistero. La
verità è che se fosse per Tremonti, l'Expo nemmeno si farebbe. C'è la crisi
internazionale, il faticoso decollo di Alitalia, insomma non ci sono soldi e
quei pochi vanno messi su altri capitoli. Così a Roma hanno buon gioco a far
marcire la vicenda. Non bastasse, l'asse forte Berlusconi- Tremonti non si fida
a metter così tanti soldi in mano alla filiera Moratti-Glisenti-Formigoni. E
poi, politicamente, a palazzo Chigi non piace la fronda del duo
Moratti/Formigoni sul federalismo light del governo amico e le polemiche su
Alitalia. In questo modo, però, l'Expo diventa via via lo "sfogatoio"
di mille malumori: le rivalità Tremonti- Formigoni-Moratti sulla successione al
Cavaliere; le polemiche su alcuni soci Cai, che parteciperebbero alla cordata
in cambio di appalti su Milano; e i mal di pancia leghisti contro la
meridionalizzazione del Pdl. Il 22 ottobre, nel frattempo, arriva il monito
ufficiale del Bie. «Il tempo stringe», intima il presidente Jean Pierre Lafon.
«Se non c'è il decreto per l'assemblea del 2 dicembre, Milano perde l'Expo».
Capita l'antifona, il giorno dopo Berlusconi lo firma, poco
prima di imbarcarsi per la Cina: cda SoGe a 5 membri. Socio di
controllo il Tesoro (gli altri azionisti sono Comune, Provincia, Regione e
Camera di Commercio) e Letizia Moratti commissario straordinario. I prossimi
passi? «Nel giro di un mese», assicura il sindaco, «partirà la SoGe ».
Nel frattempo si ufficializzano anche i nomi del board: Diana Bracco
presidente, Paolo Alli, Angelo Provasoli, Enrico Corali e, appunto, Paolo
Glisenti ad in pectore. Ma già il 4 dicembre si torna agli ultimatum. «Expo,
rischiamo il flop », tuona la Moratti contro il governo. «Subito i 2,3 miliardi
che mancano sulle 17 opere connesse. In caso contrario, saranno cancellate 9
grandi opere. In gioco c'è la credibilità del Paese». Peccato che il Cipe del
18 dicembre si limita a recepire una semplice informativa sui soldi Expo e
niente più. Il resto è storia di queste ore. Nel pieno dell'emergenza neve, passata
su tutti i Tg, arriva l'ennesima frenata. A stoppare giovedì il via
all'operatività di SoGe è sempre il Tesoro. Ufficialmente vuol vederci chiaro
sullo stipendio di Glisenti. In realtà sulla vicenda continuano a scaricarsi le
turbolenze Roma-Milano (Malpensa in testa). Fronda leghista compresa,
avvelenata dal niet della Moratti al candidato di Bossi in cda, Leonardo
Carioni. L'ennesima fronda. All'incrocio tra politica, economia e sterili
rivalità. GLI INTRECCI Dall'ottimismo di marzo alle tensioni di oggi il
comitato organizzativo è diventato il fulcro di molti bracci di ferro
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-01-10 - pag: 12 autore: La resa di un
leader La sindrome della crisi di Iris Ceramica parte da
Soros ma per Romano Minozzi i prodromi dell'«era glaciale» vengono da più
lontano: addirittura dall'ingresso della Cina nella Wto del
2001 e dalla conseguente espansione del suo «capitalismo selvaggio » fino
all'esplosione della crisi finanziaria americana e ai suoi devastanti effetti
sull'economia reale e sul settore della ceramica e del porcellanato tecnico.
L'analisi dell'escalation della crisi alimenta e accresce la convinzione
dell'imprenditore modenese di trovarsi in un tunnel senza via d'uscita. Il buio
è ovunque: nell'industria e nella finanza, a Sassuolo e a Wall Street. Minozzi
porta a sostegno del suo ragionamento sull'irreversibilità della crisi, che è
locale e nazionale ma anche planetaria, la bellezza di 36 pezze d'appoggio:
dalle sofferenze della Fiat e della Toyota al crollo dell'immobi-liare, dalla
caduta della produzione industriale italiana e al credit crunch, fino al
fallimento di 70mila aziende cinesi. Come quelle di George Soros anche le
parole di Paul Krugman non lo lasciano indifferente: «In Europa come negli
Stati Uniti il problema è il tempo » ma «nel mondo le economie stanno
inabissandosi velocemente ». La geometria delle passioni è ormai a senso unico
e le paure uccidono le speranze. «Nel quadro della crisi planetaria e italiana
si inserisce purtroppo la crisi della nostra società» commenta Minozzi che
snocciola, una dietro l'altra, le tappe del calvario che comincia nel 2007 con
la caduta del fatturato. Inizialmente Iris Ceramica pensa di rispondere alla
tempesta con un progetto di ristrutturazione da 5 milioni e 977mila euro di
investimenti, ma le vendite crollano del 41,2% nel biennio 2007-8, gli ordini
calano senza sosta, l'utilizzo degli impianti subisce una drastica contrazione
e, nel dicembre del 2008, il fatturato accusa una discesa del 46,2% in valore e
del 54,1% in quantità rispetto a due anni prima. «Il quadro è del tutto
negativo». Siamo alla resa finale: per la Iris Ceramica liquidare l'azienda,
con la par condicio dei creditori e la messa in mobilità di tutto il personale,
è meglio che dissipare il patrimonio sociale. Scelta della disperazione o mossa
che si può ridiscutere? Possibile che per un gioiello di azienda in difficoltà
non ci siano alternative alla liquidazione? Tutto questo ce lo dirà la cronaca,
ma la chiusura di Iris fa meditare perché, nella sua unicità, è lo specchio di
una crisi che, in talune sue dirompenti manifestazioni, non avevamo mai
conosciuto. Franco Locatelli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-10 - pag: 14 autore: Occupazione. Fumata nera
ieri all'incontro per scongiurare lo stop della ceramica e la mobilità per 780
addetti Iris-sindacati, non c'è trattativa Minozzi conferma la chiusura - La
Cisl: temiamo il rischio di emulazione Andrea Biondi MODENA Nulla di fatto.
L'incontro di ieri sul quale i sindacati contavano per far cambiare idea alla
Iris Spa di Fiorano Modenese è durato meno di due ore. L'amministratore
delegato Giuseppe Pifferi ha confermato la liquidazione volontaria della Iris
Spa di Fiorano Modenese decisa unilateralmente da Romano Minozzi, proprietario
di questa azienda da 209 milioni di ricavi a fine 2007 e che con Ariostea e
Graniti Fiandre (queste ultime non coinvolte nel processo di liquidazione)
rappresenta uno tra i primi cinque colossi mondiali del comparto ceramico con
500 milioni di ricavi nel 2007. I sindacati, a fronte della disponibilità «a
salvare qualche pezzo, ma senza la volontà di spostarsi dalla decisione di
liquidare», come ha spiegato Enzo Tagliaferri, segretario della Femca Cisl
Modena, hanno abbandonato il tavolo. A rischio ci sono 780 dipendenti. Filcem
Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil hanno dunque annunciato una mobilitazione a
partire da lunedì mattina quando chiameranno a raccolta i lavoratori, che nella
stragrande maggioranza rientreranno dalla cassa integrazione e dalle ferie
natalizie prolungate. Saranno attuati, si legge in una nota, «presidi
permanenti davanti a ogni stabilimento del gruppo ». Le parti però (azienda e
sindacati, senza alcuna associazione di categoria visto che Iris è uscita da
Confindustria Ceramica già da molti anni), si ritroveranno lunedì pomeriggio,
ma questa volta insieme alle istituzioni che anche ieri hanno manifestato
sorpresa per la decisione della Iris.«Al momento –afferma l'assessore alle
Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, Duccio Campagnoli –mi limitoa
definirla una situazione inusitata e molto sorprendente. Questa crisi deve
essere affrontata con comportamenti virtousi da parte di tutti, facendo anche
ricorso, se necessario, agli ammortizzatori sociali. Mi auguro che lunedì con
l'azienda vi sia un confronto ». Un appello al «senso di responsabilità e al
coraggio dimostrato in cinquant'anni di storia aziendale dai vertici del gruppo
ceramico» viene anche dal presidente della Provincia di Modena, Emilio
Sabattini. L'azienda però va avanti per la sua strada tracciata nero su bianco
proprio nel provvedimento depositato alla Camera di commercio di Modena: 12
fogli di verbale dell'assemblea straordinaria del 5 gennaio scorso. «è l'inizio
dell'era glaciale» ha esordito Minozzi, parlando di «prodromi che vengono da
lontano, quando nel 2001 gli Usa, pressati dalla sottoscrizione del loro enorme
debito pubblico, accettarono l'adesione della Cina al
Wto e non valutarono appieno gli effetti». A dare l'altro e definitivo fendente
è stata «l'esplosione della finanza Usa» con la «crisi dei mutui subprime » che
«si aggraverà certamente in questo 2009 ». Al quadro – disegnato anche grazie a
un'ampia rassegna stampa nazionale e internazionale in cui entrano Fiat,
Toyota, calo della produzione industriale in dicembre e altro ancora – seguono
le cifre,affidate all'amministratore delegato Giuseppe Pifferi, nominato
liquidatore. Innanzitutto c'è il -11,2% fra 2006 e 2007 dei ricavi, scesi da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-10 - pag: 30 autore: Alluminio. Shanxi Guanlu
e Vimetco si accodano alla stretta americana Il taglio Alcoa non rilancia i
prezzi Luca Davi I tagli annunciati in settimana da Alcoa non sono bastati a
rilanciare l'alluminio. Le quotazioni del metallo al settlement dell'Lme ieri
hanno toccato 1.520,5 $/tonn, dato sostanzialmente in linea con i giorni
precedenti (il rialzo rispetto alla prima sessione delle settimana è stato solo
dello 0,3%). Troppo poco per pensare che il mercato sia stato scosso dalle
recenti decisioni del colosso americano:la riduzione dell'output annuale di
circa 750mila tonn., pari al 18% – cui si è aggiunta la soppressione di circa
13.500 posti di lavoro in tutto il mondo, il 13% della forza lavoro totale –
elimina infatti solo una minima parte della sovrapproduzione presente sul
mercato. Le scorte di metallo raffinato nei magazzini dell'Lme, dalle 930mila
tonnellate di gennaio sono passate a 2,4 milioni di tonn. Stock a cui vanno
aggiunti i ristoccaggi cinesi e quelli, ben maggiori, anche se imprecisati, dei
commercianti nordeuropei. Lo squilibrio tra domanda e offerta e il conseguente
calo dei prezzi, secondo gli analisti, spinge in media tre produttori di
alluminio su quattro a lavorare sotto al break even point. La strategia delle
sforbiciate – che nel 2008 sono valse in tutto il comparto 5,8 milioni di
tonnellate su una produzione totale di 40 milioni –ha convinto ieri anche la
cinese Shanxi Guanlu a ridurre la capacità di 40mila tonn., circa il 36% della
potenza totale. E così pure la olandese Vimetco, che ha optato per una frenata
pari a 44mila tonnellate nel suo sito rumeno. Colpa dei listini bassi, ma anche
dell'impennata dei costi energetici, che solo negli ultimi mesi è rientrata
grazie al raffreddamento del barile. Non a caso, al contrario di altri
concorrenti sparsi nel mondo, solo i russi e i canadesi, che alimentano i loro
impianti tramite centrali idroelettriche, negli scorsi mesi sono riusciti a
evitare di chiudere i battenti. Negli ultimi anni la
crescita della domanda di alluminio è stata tra le più impetuose, specialmente
in Cina. Ma a partire dalla seconda metà del 2008 lo scenario è
cambiato: oggi le stime parlano di un progresso atteso per il 2009 pari allo
0,5%. Nel 2007 era stato del 10,7 per cento.
( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 23 - Commenti
I SACCHETTI DI SABBIA NON FERMANO L´OCEANO L´affare Alitalia è cominciato
malissimo dieci mesi fa e si è concluso in farsa: l´operazione è costata ai
contribuenti italiani cinque miliardi di euro Contro la crisi economica il
governo non ha ancora fatto nulla salvo l´elemosina della "social
card" finanziata in modo assai discutibile (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La
guerra di Gaza è un altro evento paradossale dove tutti i protagonisti hanno
almeno una buona ragione per continuare a massacrarsi. Una buona ragione, ma
nessuno sbocco politico con la conseguenza che la comunità internazionale ha di
fatto derubricato quel massacro dalle proprie priorità. I morti hanno superato
gli ottocento, i feriti i tremila, metà della popolazione è senza elettricità e
senz´acqua se non per un´ora al giorno, negli ospedali senza medicine i medici
amputano gli arti colpiti perché non sono in condizioni di curarli. Così si va
avanti, tra i razzi lanciati da Hamas e le cannonate e le bombe lanciate da
Israele. La ragione e il torto sono poltiglia anch´essi. Questa situazione di
tutti contro tutti è generale. Ci fosse almeno un´ideologia cui aggrapparsi, ma
sono state tutte azzerate, i liberisti di ieri sono ormai i fautori più zelanti
dello statalismo, i marxisti hanno scoperto con l´entusiasmo acritico dei
neofiti le virtù del mercato. L´Ucraina taglia il gas e Putin ci specula sopra
giocando al rialzo sul prezzo del petrolio. La Cina ha
dimezzato il ritmo della sua crescita, dal
( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Cronaca Torna
l´età dell´oro in Italia scatta la caccia ai giacimenti Concessioni in Toscana,
ma è flop in Sardegna La Sardinia Gold Mining ha chiuso la sua miniera di
Furtei, lasciando a casa 47 dipendenti Per i risparmiatori però la corsa al
metallo prezioso non conosce crisi PAOLA COPPOLA ROMA - L´oro luccica anche in
tempi di crisi. Se lo tiene stretto chi ce l´ha, lo predilige chi vuole fare un
investimento, cerca miniere chi ne vuole trarre profitto, perché la "carne
degli dei", come lo chiamavano i faraoni, offre certezze, è un bene
rifugio contro la recessione globale. Nel 2007 la domanda ha superato del 59
per cento la produzione mineraria, nel 2008 è scesa e poi ha recuperato nel
terzo trimestre. A marzo dello scorso anno il prezzo dell´oro ha raggiunto i 1.023
dollari l´oncia, la previsione è che nei prossimi mesi superi ancora la soglia
dei mille. A dispetto dei tagli, non si ferma neanche la nuova corsa all´oro
del XXI secolo: nel 2009 gli analisti prevedono che la sua estrazione potrebbe
diventare più conveniente, e le aziende minerarie continuano la caccia a nuovi
giacimenti, anche in Italia, dove ottenere un eventuale permesso per
l´estrazione è più complicato ma le concessioni per la ricerca sono tra le più
economiche d´Europa. Se gli investitori si concentrano sui fondi di
investimento che usano l´oro come garanzia, i gioielli rappresentano ancora i
due terzi della domanda. Il settore non è stato immune dalla crisi, ma i
prodotti di marca, anche in tempi di magra, continuano a essere acquistati. Lo scorso
anno ha segnato una pesante caduta della domanda per volume. Negli Stati Uniti,
ad esempio, il settore ha registrato un meno 29 per cento e nell´ultimo
trimestre del 2008 si è accelerato il fenomeno dei fallimenti, che dalle
piccole gioiellerie ha contagiato anche le catene di grandi dimensioni. Le cose
sono andate diversamente in Europa: il crollo della domanda per volume c´è
stato (Italia meno 15 per cento, Gran Bretagna meno 26 per cento), ma hanno
tenuto i prodotti di marca a più forte valore aggiunto. Un´indagine sui beni di
lusso condotta in diversi paesi del mondo dal World Gold Council, e diffusa lo
scorso dicembre, mostra che i gioielli in oro "tirano" anche in
questo periodo e sono preferiti ai gadget elettronici e agli accessori di moda
da chi vuole fare un investimento. L´oro giallo più dell´oro bianco, ritenuto
meno prezioso e apprezzato più per lo stile e il design che per le
caratteristiche di solidità e affidabilità. Gli italiani però sono più prudenti
nell´acquisto, la fiducia dei consumatori - registra l´indagine - è inferiore a
quella degli altri Paesi, si compra se c´è un´occasione speciale. L´ossessione
per l´oro strettamente legata alla cultura locale fa dell´India il maggiore
compratore di gioielli al mondo, seguita a partire dal 2007 dalla Cina, Paesi poco inclini a farsi suggestionare dal prezzo che uomo e
ambiente devono pagare per ottenere il materiale. Un esempio: la miniera di
Batu Hijau sull´isola di Sumbawa (Indonesia), che è stata aperta nel 2000 da
una società statunitense e che potrebbe esaurirsi entro 20 anni, dà lavoro a 4
mila indonesiani ma le pietre di scarto che ha prodotto hanno sepolto la
foresta pluviale. L´oro è un bene che fa gola, anche perché è raro: fino
a oggi, e soprattutto negli ultimi 50 anni, ne sono state estratte 161 mila
tonnellate, ma i giacimenti più ricchi si stanno esaurendo. Pochi quelli
trovati recentemente. Giacimenti si cercano anche in Italia: due le società
canadesi che hanno ottenuto la concessione per individuarli in Toscana. A
dicembre scorso invece sono rimasti in strada i 47 dipendenti della Sardinia
Gold Mining, che ha chiuso la miniera di Furtei, in Sardegna. Il giacimento
superficiale sarebbe esaurito e i vertici della società canadese hanno valutato
che non era più economico estrarre l´oro in profondità. Ora resta un´area da
bonificare dai metalli pesanti usati per l´estrazione.
( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Bologna
La curiosità Trova rapinatrice in camera avverte la polizia che l´arresta E´
tornata a casa e ha trovato nella sua stanza da letto una sconosciuta che si
era impossessata di alcuni monili e catenine d´oro. E´ successo l´altra mattina
verso le
( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XX - Palermo
In viaggio con gli "Emi-grati" Al Libero LAURA NOBILE Una performance
giocata sulla mimica e le clownerie, per raccontare il tema del viaggio come
scoperta o come necessità. è il filo sottile di "Emi-grati o Emi-in-grati
o fate voi", che la compagnia Tanto di Cappello presenta oggi pomeriggio
alle 17 e alle 19 al teatro Libero di piazza Marina, per il cartellone
domenicale "Un´isola di teatro". Lo spettacolo è scritto e diretto da
Andrea Saitta, attore ennese che sarà anche in scena insieme ai palermitani
Gaetano Basile, Luigi Ciranni e Virgilio Rattoballi e al francese Nicolas
Schiavo. Le musiche sono di Daniele Tesauro e Roberto Ferreri. Coprodotto dal
Libero, dedicato a un pubblico dagli otto anni in su, lo spettacolo vuole
essere una ricerca sul sentimento che ci spinge a viaggiare, per scoprire nuovi
mondi e nuovi modi di essere. Sembrano vagabondi, hanno la stessa maglietta a
strisce che li fa assomigliare a dei carcerati e rappresentano altrettante
storie di diversa umanità. Ma tutti e cinque sono senza soldi, hanno fame e
tanta voglia di partire, sulla scorta di un sogno. «Al tema del viaggio -
racconta Andrea Saitta - abbiamo intrecciato quello dell´emigrazione, che qui abbiamo
voluto proporre con leggerezza e semplicità, cercando di sdrammatizzarne alcune
vicissitudini. L´umorismo diventa così la chiave per affrontare una tematica
attuale e delicata». Così i cinque attraversano la Cina e la Russia e poi approdano in Sicilia, un porto qualsiasi nel
mondo che diventa la meta definitiva. Al centro della scena c´è un grande
baule, che poi si trasforma in una nave e più tardi in un centro di prima
accoglienza. Ma c´è anche un´isola e il personaggio che la governa muta faccia
e stato diverse volte. Si susseguono le avventure, tra la fame costante
e la perdita di un compagno, ma su tutto vince la leggerezza del gioco, anche
perché alla parola è concesso poco spazio e gli attori «parlano tutte le lingue
del mondo - continua Saitta - mescolando i suoni in un grammelot che
arricchisce e dà senso alle azioni». C´è anche un accurato lavoro sulla mimica,
perché nell´assenza di parole dotate di un senso, gli attori attraversano un
po´ tutte le tecniche di giocoleria, dalle sfere in equilibrio alle clave, dal
contact al monociclo. Ovviamente il sipario si chiude sul lieto fine, che qui
diventa simbolico. «Toglieremo delle sbarre dentro cui ci siamo reclusi e le
consegneremo al pubblico. Un modo per parlare delle barriere mentali e dei
pregiudizi che troppo spesso c´imbrigliano la mente, rispetto al tema
dell´emigrazione e degli immigrati. E poi rientreremo nel nostro baule». Si
replica anche domenica prossima alle 17, il biglietto intero costa 10 euro, 8 euro
per gli under 25 e 6 euro per chi ha meno di 13 anni. Prenotazioni allo 091
6174040, altre info su www. teatroliberopalermo. it.
( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Cronaca
Sotto la buccia tutto Dolce inverno i sapori Sono buoni, sani, digestivi Sono
base pregiata di essenze, liquori, piatti raffinati Dovremmo tenerceli cari e
invece la produzione italiana è in calo costante Ecco come rimediare... LICIA
GRANELLO i più piccoli tra gli agrumi, i più profumati: impossibile contare
quanti ne abbiamo sbucciati durante le feste di fine anno, dopo il panettone e
prima del caffè, inconsapevoli benefattori di stomaco e intestino, di cui
stimolano motilità e benessere. Del resto, in Cina, terra d´origine, li hanno battezzati così per la loro
"saggezza botanica", mutuando la parola da quella dei funzionari
governativi, saggi consiglieri dell´impero. Non meno caratterizzante il nome
"clementina", attribuito a frate Clemente, che - missionario in
Algeria - scoprì la delizia dell´incrocio tra mandarino comune e arancio amaro,
tutto succo e niente semi. Difficile trovare un frutto che assommi tante
qualità nel volume di una polpettina: alto tasso zuccherino a calorie dimezzate
(merito della quota ridotta di acido citrico), vitamina C da vendere, alto
contenuto di limonene, campione degli antidepressivi, e di aldeidi con funzione
depurativa. Delizioso nella polpa, pregiato nella buccia: i più importanti
"nasi" dell´industria profumiera si contendono i raccolti delle zone
privilegiate - Sud Italia, Provenza, Brasile - per impreziosire le loro
creazioni in boccetta. Dai profumi ai liquori, il passo è breve e affascinante.
Molto prima che le nostre tavole fossero invase dalle bottiglie di limoncello -
da quello meraviglioso, originale della costiera amalfitana e sorrentina, a
quello disastroso al sapore di detersivo per piatti - il Mandarinetto
Isolabella è stato un simbolo dell´Italia alcolica. Tramontato il fascino da
liquore chic anni Sessanta, le sue qualità aromatiche gli hanno garantito
sopravvivenza e dignità fino ai giorni nostri, come ingrediente da cocktail.
Dovremmo portarli in palmo di mano, questi piccoli campioni della frutticoltura
mediterranea. E invece in Italia la produzione è in calo costante (meno 14 per
cento nelle ultime tre campagne), soppiantata dalle produzioni spagnole e
nordafricane, che garantiscono prezzi più bassi a fronte di coltivazioni super-intensive.
è faticoso accettare che una varietà di frutta così squisita finisca
schiacciata sotto i cingoli dei trattori o lasciata marcire sugli alberi, tanto
sono risibili i compensi e contorti i meccanismi di accesso alla grande
distribuzione. Così un gruppo sempre più vasto di coltivatori affida a Internet
le proprie piccole fortune, saltando a pie´ pari le intermediazioni di
grossisti e distributori: spesso, si tratta di agricoltori biologici, a cui non
viene riconosciuto il plusvalore di una produzione sana. Individuato il sito e
verificato che si tratti proprio dei mandarini/clementine più golosi, una
manciata risicata di giorni separa la richiesta via mail dall´arrivo a
domicilio di una cassetta (più o meno grande, secondo richiesta) a prezzi contenuti
ma piena di colore, profumo e salubrità, da appoggiare sul terrazzino di casa,
dove le temperature invernali garantiscono una conservazione perfetta, a patto
di allargare i frutti senza sovrapporli. Per gli chef impegnati a esaltare il
valore delle materie prime, i mandarini rappresentano dei veri testimonial di
eleganza gustativa, tanto da attraversare il menù per intero, dall´antipasto al
dolce, che si tratti di delicate tartare di pesce, risotti profumati, insalate
variegate o gelati irresistibili. Dove non arrivano succhi e spicchi, sono gli
oli essenziali a fare la differenza, sia in versione spray, sia nell´originale
extravergine (di matrice marchigiana), realizzato spremendo insieme olive e
clementine, con cui battezzare ricci di mare o tortini al cioccolato. A fine
pasto, per i nostalgici, d´obbligo gettare le scorze nel fuoco del camino e
aprire un libro di fiabe.
( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Cronaca
Storia degli aristofrutti prestati alla politica MARINO NIOLA mandarini si
nasce. Clementine si diventa. Il più profumato degli agrumi è quel che si dice
un vero signore della tavola. E un fiore all´occhiello del centrotavola.
Annunciato immancabilmente da una nuvola di profumo, si lascia dietro una scia
di inconfondibile fragranza. Un aristofrutto con quattro quarti di nobiltà.
Niente a che spartire con i suoi figli cadetti come mandaranci e clementine che
del nobile genoma paterno hanno appena la metà. L´antico lignaggio del citrus
reticulata, tale è il suo nome scientifico, dà al mandarino uno statuto da
grande antenato. Alcuni botanici lo considerano più antico di arance e limoni.
Quel che è certo è che accanto alle ben note proprietà organolettiche possiede
altrettante proprietà simboliche. Al punto da diventare il nome di una lingua e
l´emblema di una élite. Il termine mandarino deriva, infatti, dal colore dell´abito arancione dorato dei sapientissimi dignitari imperiali
dell´antica Cina che interpretavano i voleri del cielo e li trasmettevano
all´imperatore. I famosi mandarini erano letterati e poeti che l´educazione raffinata
rendeva depositari di una saggezza superiore a ogni sapere tecnico. Esattamente
il contrario dei nostri specialisti che spesso sanno tutto e non capiscono
nulla. Furono i portoghesi a coniare la parola mandarim volgarizzando il
sanscrito mantrim che significa ministro e a sua volta deriva addirittura da
mantra. Ma in realtà il termine originale cinese era Guan e designava il
dignitario addetto alla riscossione dei mandarini di grossa taglia offerti come
prezioso tributo all´imperatore. Ma oltre a una casta di altissimi funzionari,
una burocrazia celeste, il termine passò a indicare anche la lingua,
altrettanto elitaria, del Nord della Cina. Come se ci
fosse insomma una sorta di affinità elettiva tra la nobiltà della carica e
quella del frutto, tra l´eccellenza del sapere e quella del sapore. Un´analogia
che anche da noi è diventata senso comune. Al punto che scrittori come Simone
de Beauvoir e Noam Chomsky si riferivano ai nostri intellettuali come ai nuovi
mandarini, abilissimi nel trasformare la conoscenza in privilegio e potere. E i
prestigiosi burocrati dell´Ena, la scuola di amministrazione voluta da De
Gaulle, furono definiti dal leader socialista francese Jean-Pierre Chevénement
i mandarini della società borghese. Forse la forza evocativa del citrus
reticulata viene prima di tutto dal suo profumo, insuperabile nel mettere in
moto la macchina del ricordo. Il suo aroma dolcemente imperioso ci fa
socchiudere gli occhi consegnandoci proustianamente all´onda nostalgica di un
passato prossimo che parla ancora ai nostri sensi e al nostro cuore. Se il
punch al mandarino fu la panacea consolatoria dell´Italia post bellica, non da
meno fu il mandarinetto, voluttà orientale distillata dalle mani di fata delle
nostre nonne. E l´odore delle bucce gettate nel camino resta impresso a
caratteri indelebili nel nostro immaginario sentimentale. Nella mitologia
festosa della nostra infanzia perduta, nel sogno incantato di una notte di
mezzo inverno. Quando i bambini italiani offrivano mandarini a sua Maestà la
Befana, proprio come i cinesi all´imperatore. Dalle fantasie dei piccoli a
quelle dei grandi, dalle tradizioni alle rivoluzioni, il frutto dell´Oriente
non ha mai smesso di sedurre l´immaginario dell´Occidente. Colorando di
giallo-arancione le utopie giovanili degli anni Sessanta. Dalla folgorazione
psichedelica dei Beatles di Sergent Peppers, con la luccicante Lucy in the sky
with diamonds immersa in foreste di mandarini e cieli di marmellata, ai
berlinesi Tangerine Dream, profeti del rock cosmico che mescolarono la
suggestione color mandarino dei ragazzi di Liverpool con i suoni avveniristici
dei Pink Floyd. Per non dire del favoloso quanto misterioso protagonista del
Mandarino meraviglioso di Bela Bartok. Un autentico Mr mandarin man.
( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
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Pagina 20 - Economia
AFFARI&POLITICA IL CIELO AIUTI LA CINA E QUINDI L´OCCIDENTE GIUSEPPE TURANI
Mentre fabbriche e uffici cercano di tornare alla normalità pre-festiva (cosa
impossibile, purtroppo, per molti, che riaprono a scartamento ridotto), nei
centri di ricerca si continuano a fare studi per capire quale futuro immediato ci
aspetta. Le attenzioni maggiori, ovviamente, sono riservate agli Stati Uniti,
che sono sia il cuore che il destino della crisi in corso. Se il gigante a
stelle e strisce si risolleva rapidamente, allora anche gli altri possono
cominciare a respirare. In caso contrario, non resta che rimanere tutti in
stand-by. Come è facile immaginare, ci sono tante divergenze di opinioni e
tanti scenari diversi. Una certa convergenza, però, sta maturando su uno schema
che oggi va di massima (ma potrebbe cambiare la settimana prossima), che non è
molto consolante, ma che sembra molto realistico. Il peggio americano, si dice,
dovrebbe essere rappresentato dall´ultimo trimestre del 2008 (alle nostre
spalle) e dal primo trimestre del 2009 (che abbiamo appena cominciato a percorrere).
La crescita dovrebbe arretrare del 5-6 per cento nel quarto trimestre 2008
(dati annualizzati) e del 3-4 per cento nel primo. Si tratta di arretramenti
molto forti. Basti pensare che fino a non molto tempo fa era accaduto che
numeri del genere rappresentassero avanzamenti trimestrali e non arretramenti.
Quindi c´è una vera e propria inversione di rotta. Poiché la tendenza negativa,
però, non si arresterà subito, ma proseguirà, sia pure con minore intensità, il
fondo della crisi, per quanto riguarda l´America, dovrebbe essere toccato nel
terzo e quarto trimestre del 2009. Per quel periodo ci si aspetta una
disoccupazione che potrebbe aver raggiunto anche l´8,5 per cento (oggi è al
7,2), ma qualcuno dice che potrebbe anche essere superato il 9 per cento, sia
pure di poco. Da quel momento in avanti, ma ormai saremo nel 2010, i dati
macro-economici americani dovrebbero cessare di essere terribili per diventare
positivi o negativi, ma in misura molto moderata: e questa sarebbe l´uscita
dalla crisi (per gli Stati Uniti). E qui si innesta un problema quasi
filosofico, ma di importanza cruciale. E cioè: di che tipo sarà l´uscita dalla
crisi? Sarà un´uscita "alla giapponese", con tassi di crescita
dell´economia praticamente vicini a zero per anni e anni? Oppure sarà un
ritorno alla situazione pre-crisi finanziaria. In sostanza, a partire dal 2010
l´America sarà un paese in grado di respirare, ma niente di più, o sarà un
paese che tornerà a correre? L´opinione più condivisa, oggi, sostiene che
nessuna delle due cose si verificherà. Nel senso che dal
( da "Avvenire" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA 11-01-
( da "Avvenire" del 11-01-2009)
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SPECIALI 11-01-2009
OrienteMinacce di Enzo Bianchi e speranze nella culla della croce C ostantinopoli,
Alessandria, Antiochia, Gerusalemme. quattro delle 5 città che componevano
l'antica «pentarchia» sono in quella regione della terra designata come
«Oriente», «Vicino Oriente» o «Medio Oriente». È lì la culla della fede
cristiana; lì fiorirono le prime comunità di discepoli del rabbi di Galilea; ad
Antiochia (nell'attuale Turchia), secondo la testimonianza degli Atti, essi
ricevettero per la prima volta il nome di «cristiani»; dall'Oriente giungono
tesori di cultura, di arte, di spiritualità: pagine di sapienza che, come un
fiume carsico, hanno irrigato anche l'Occidente, si pensi in particolare ai
grandi padri greci e siriaci, ma anche a copti, arabi, armeni ed etiopici. Ma
chi sono questi cristiani? Cosa resta di loro? Il cristianesimo nasce come una
realtà plurale, e tale rimane ancora oggi. Una pluralità dovuta a diversità di
origine, cultura, storia, idioma. Semiti e greci innanzitutto, ma non solo.
L'evento unico della morte e resurrezione di Cristo è stato elaborato e
tramandato secondo categorie proprie a ciascun popolo, in una diversità che,
pur non essendo mai stata pacificamente accolta, è riuscita tuttavia a non
compromettere l'unità del corpo, almeno fino agli inizi del V secolo. Il
concilio di Efeso nel 431 segna infatti la prima divisione tra cristiani di cui
resta ancora oggi, non sanata, la ferita: uno dei concili più dolorosi della
storia della Chiesa, dove allo schietto desiderio di affinare la comprensione
del dogma cristologico si mescolarono anche rivalità personali e instabili
equilibri politici. Un'importante parte della cristianità del tempo, peraltro
non rappresentata a quel concilio da nessun vescovo, si ritrovò da quel momento
non più in comunione con il resto delle Chiese: è così normalmente spiegata
l'origine della Chiesa assiro-caldea (o siro-orientale, un tempo detta
impropriamente «nestoriana»). In realtà la storia, come sempre, è più
complessa, e la «divisione» fu principalmente l'effetto dell'isolamento di
queste comunità, venutesi a trovare al di là del confine dell'impero romano
(cristiano) e all'interno di un regno antagonista, quello persiano. Comunità
che dovettero, per poter sopravvivere, rinunciare alla comunione con le altre
Chiese, ma che nondimeno seppero mostrare una vitalità spirituale e un impulso
missionario fecondi, giungendo a portare la buona notizia del Vangelo e a
fondare comunità cristiane in tutta la Persia e l'Arabia, percorrendo la via
della seta, fino in India e in Cina. A ltra
svolta fatidica è concilio di Calcedonia nel 451. Al centro del dibattito è
ancora la dottrina sulla figura di Cristo, ma neppure questa volta slegata da
rivalità tra province «periferiche» e centro dell'impero, tra comunità che si
esprimevano in lingue e con concetti diversi. Ne risultò la seconda
grande ferita alla comunione ecclesiale e la nascita delle cosiddette Chiese
pre-calcedoniane (o ortodosse orientali, o impropriamente «monofisite»): copti
ed etiopici, siro-ortodossi e armeni. Il VII secolo conoscerà un'ulteriore
tensione teologica cui si può ricondurre l'origine della Chiesa maronita, di
tradizione siriaca e presente nella regione siro-libanese. Frammiste a queste
Chiese rimasero in Medio Oriente anche importanti comunità che accettarono i
concili di Efeso e Calcedonia e dunque la comunione con la Chiesa imperiale
bizantina: così, accanto a una gerarchia «pre-calcedoniana» ne sopravvisse una
detta originariamente «melkita» (cioè «imperiale»). All'apparire dunque
dell'islam, il Medio Oriente accoglieva ancora fiorenti comunità, e anche
diverse tribù arabe già cristianizzate, ma si trattava di comunità spesso in
lotta tra loro; e questo non fu certo secondario né per la rapida espansione
della nuova religione né per l'assottigliarsi di tali comunità. I
pre-calcedoniani preferirono in molti casi il dominio islamico a quello
bizantino (cristiano) e durante i primi secoli dell'egira si registrano
desiderio di dialogo e collaborazione culturale tra arabi e cristiani
orientali. Furono infatti i cristiani siriaci a tradurre dal greco al siriaco e
poi all'arabo i tesori dell'eredità classica consentendo agli arabi di
riportarli in Europa, attraverso la Spagna: nascono così le grandi accademie
arabe, eredi delle scuole esegetiche siriache e rette, durante i primi secoli,
da cristiani ed ebrei. L'Occidente latino con la sua Chiesa primaziale di Roma
aveva sostenuto la dottrina espressa nei concili di Efeso e Calcedonia ma si
era trovato a poco a poco «estraneo» per lingua e cultura rispetto alla Chiesa
bizantina, e conservava solo una qualche memoria delle antiche tradizioni orientali;
memoria ravvivata da viaggiatori occidentali che, percorrendo le vie
commerciali dell'Oriente, restavano stupiti di incontrarvi ancora dei
cristiani. A partire dal XVI secolo inizia, in ambito cattolico, quel tentativo
di ripristino della comunione tra Oriente e Occidente, noto come «uniatismo»,
che ha portato un'ulteriore frammentazione delle comunità cristiane orientali.
Dal canto suo, anche il mondo ortodosso bizantino custodiva l'unità di fede
attorno alla dottrina dei concili ecumenici, ma conosceva la progressiva
identificazione con un territorio e una nazione specifica; si venivano così
formando le Chiese ortodosse come le conosciamo oggi, con un primato d'onore
riservato al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli: le Chiese di Grecia e di Cipro,
i Patriarcati di Russia, Romania, Bulgaria, Serbia, Georgia... C osa resta oggi
della ricchissima tradizione cristiana in Medio Oriente? Che «parola» del
Vangelo annunciano e incarnano ancora oggi queste Chiese? Le sciagure
dell'Iraq, le continue tensioni in Libano, il conflitto israelopalestinese,
alcuni episodi di intolleranza in Turchia riportano all'attenzione dei media la
presenza di queste «minoranze», non senza suscitare reazioni di stupore di
fronte alla fedele e sempre più difficile sopravvivenza di questi cristiani...
Sì, ci sono ancora comunità cristiane che vivono giorno dopo giorno la «grazia
a caro prezzo» dell'appartenenza al Signore Gesù e della testimonianza resa al
Vangelo con il dono della propria vita, a volte fino a morirne. Troviamo così
comunità assirocaldee e armene in Iran, in particolare nelle valli intorno al
Lago di Urmia, a Isfahan e nella capitale; altre comunità assiro-caldee e
siro-ortodosse in Iraq, terra d'origine di queste Chiese, che ora i cristiani
sono costretti ad abbandonare verso un'incerta e tragica diaspora. Così come
esistono nuclei cristiani in Turchia: greco-ortodossi e armeni a Istanbul,
ortodossi arabi del patriarcato di Antiochia nel sud, latini e ancora
siro-ortodossi sull'altipiano del Tur 'Abdin, a est (montagna sacra dei
siriaci, abitata in passato da migliaia di monaci, e dove ancora oggi sono
attivi quattro antichissimi monasteri). In Siria, dove risiedono tre dei 5
patriarchi che portano il titolo di Antiochia, vi sono città come Damasco e
Aleppo dove nei quartieri «cristiani» si può ancora respirare il fragile soffio
di quella sofferta coesistenza nella diversità di cui l'Oriente fu per secoli
testimone. Ci sono ancora cristiani (appartenenti a tutte le confessioni!) in
Libano, dove a Beirut può accadere di intravedere dalla finestra della
cattedrale melkita (greco-cattolica) il campanile della cattedrale
greco-ortodossa e quello della cattedrale maronita che fanno da contraltare ai
minareti della moschea sciita recentemente costruita. Più consistente è la
presenza dei cristiani in Egitto, almeno il 10% della popolazione, in massima
parte copto-ortodossi (le minoranze latina, copto-cattolica e grecoortodossa
sono davvero esigue) con fiorenti monasteri insediati nei luoghi stessi abitati
fin dal IV secolo dai primi Padri del deserto e con anche presenze monastiche
femminili al Cairo o ad Alessandria. Ritroviamo i copti nelle grandi città del
delta del Nilo, ma anche in Alto Egitto interi villaggi e cittadine cristiane
custodiscono viva la fede dei padri, sovente pagando per questo un prezzo molto
alto. Ci sono infine cristiani di diverse confessioni in Palestina, in Israele,
in Giordania, in Qatar, negli Emirati Arabi. Cristiani rimasti fedeli al
Vangelo e alla tradizione dei padri, nonostante il numero sempre più ridotto e
il futuro sempre più incerto. Assistiamo in questi ultimi decenni a
un'emigrazione sempre più accentuata che da un lato intacca dolorosamente le
già esigue forze di quelle Chiese, ma dall'altro fa sorgere importanti presenze
di cristiani orientali nei Paesi europei e dell'Occidente culturale: così può
capire di incontrare fiorenti parrocchie copte a Milano o consistenti nuclei di
siroortodossi in Svezia o di cristiani antiochieni in America Latina...
Occasioni preziose, se le sappiamo cogliere, per accostarci a un tesoro
spirituale di inestimabile valore anche per noi: l'eredità dei martiri e dei
Padri della Chiesa e del monachesimo si unisce alla sapienza di una sofferta e
secolare testimonianza in mezzo ai credenti musulmani. Sì, le Chiese orientali
compongono un mosaico complesso, di difficile lettura, e tuttavia chi ha avuto
come me la grazia di conoscerle, di visitarne le comunità, di mantenere
rapporti con i loro vescovi e i loro monasteri, sente di dover ringraziare il
Signore per la ricchezza «plurale» in campo teologico, liturgico e spirituale
che esse rappresentano e che speriamo vivamente possano continuare a
rappresentare nella Chiesa di domani. Certo, legato a queste Chiese che ho solo
evocato vi è un serio problema in vista dell'unità dei cristiani: la
coesistenza di una Chiesa orientale «storica» (pre-calcedoniana) e di una
Chiesa unita a Roma, detta «uniate», che ha le stesse sembianze ma non ha
comunione con la prima e appare come «parallela». Ora, le Chiese orientali cattoliche
sono Chiese autentiche che meritano rispetto e anche ammirazione per il caro
prezzo pagato nel passato per restare in comunione con la sede petrina e
sopravvivere nella marea musulmana: potranno, da «pietra di inciampo» come sono
giudicate oggi dagli ortodossi , diventare «ponti di unità» tra Chiese
orientali e Chiesa cattolica? Credo e mi auguro di sì. Quando saranno veramente
«Chiese sorelle» della Chiesa latina, soprattutto nei legami ecclesiologici,
allora saranno esse a testimoniare alle Chiese orientali e ortodosse che
l'unità e la comunione con la Chiesa cattolica non comporta il rinunciare a
nulla di ciò che costituisce la loro identità: potranno così, quali Chiese
sorelle, innalzare un'unica lode a Dio assieme alla Chiesa latina e dare al mondo
un'unica testimonianza all'unico Signore. Cosa resta oggi della ricchissima
tradizione del Vangelo in Medio Oriente? Le sciagure dell'Iraq, le continue
tensioni in Libano, il conflitto israelo-palestinese, episodi di intolleranza
in Turchia ricordano la presenza di queste «minoranze», non senza stupore per
la loro fedele e sempre più difficile sopravvivenza. Sì, ci sono ancora
comunità che vivono la «grazia a caro prezzo» della fede al Signore, a volte
fino a morirne. Assistiamo in questi decenni a un'emigrazione sempre più forte
che intacca dolorosamente le già esigue forze di quelle Chiese, ma ne fa
sorgere importanti sedi in Occidente. Occasioni preziose se le sappiamo
cogliere per accostarci a un tesoro spirituale di inestimabile valore,
all'eredità dei Padri del deserto e del monachesimo, così come per creare
possibili «ponti di unità» tra Roma e l'Est LA BASILICA DEL IV-V SECOLO A
KHARAB SHEMS, NEL NORD DELLA SIRIA, UNA DEI PIÙ ANTICHI INSEDIAMENTI CRISTIANI
DELLA REGIONE IL MONASTERO COPTO DI DEIR AL-BARAMUS A WADI NATRUN, IN EGITTO
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
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Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-11 - pag: 8 autore: ... Grande depressione?
Non è detto L a fiducia dell'America in se stessa è scossa se il suo Presidente
incomincia ad esprimere il dubbio che la crisi finanziaria possa risultare
peggiore della Grande depressione degli anni 30. George Bush non è il solo a
preoccuparsi che le cose possano peggiorare assai prima di incominciare a
migliorare. Un numero crescente di esperti uomini d'affari incomincia a
chiedersi se gli Stati Uniti saranno in grado di raddrizzare sollecitamente la
loro economia. Chi per professione fa previsioni economiche è più ottimista, e
si parla di una crescita negativa del -1,5% per il 2009, preceduta da una
contrazione analoga nella seconda metà del 2008. Questa sarebbe una dolorosa
recessione, ma poca cosa in confronto al crollo del 10-15% della produzione
normalmente associato a una vera depressione. Ovviamente però le previsioni
sono state da ultimo, e in ogni fase, decisamente sbagliate sul fronte
dell'ottimismo, ed è quindi normale che la gente rimanga ora scettica. E il
consenso sulla maggior parte delle previsioni appare invero troppo ottimista.
Con il sistema finanziario sotto respirazione artificiale, il prezzo delle case
in caduta libera, la disoccupazione in crescita,l'economia americana sembra
indebolita come mai lo è stata a partire dagli anni 70, e forse dalla Seconda
guerra mondiale. Inoltre occorre considerare che una crescita negativa per
oltre due anni è un evento piuttosto raro, anche dopo severe crisi bancarie. I
confronti statistici sono probabilmente di poco conforto in una fase negativa
che adesso appare così pericolosamente diversa dalle precedenti. Tuttavia
sarebbe un errore rifiutarsi di farne. Il Giappone sembra che abbia avuto
bisogno di un'eternità per riprendersi dalla sua crisi degli anni 90, ma è
un'eccezione: quella crisi infatti lo ha costretto a ristrutturarsi mentre
contemporaneamente doveva assorbire l'enorme contraccolpo imposto dal
prepotente emergere della concorrenza cinese. La paralisi politica che ha
prevalso durante l'interregno fra il Presidente Bush e Obama non è stata
d'aiuto. La politica americana è diventata una sorta di ruota della fortuna per
le società del settore finanziario. Un giorno non c'è che la procedura
fallimentare, un altro arrivano prestiti con annessi e connessi. Non c'è che da
sperare che la squadra economica di serie A del Presidente eletto Obama sappia
adottare una linea più coerente. Già la coerenza saprebbe far fare un passo
avanti alla fiducia. Alla base di qualsiasi insieme di misure per il rilancio
c'è, essenzialmente, un approccio razionale alla ripresa del settore
finanziario. Questo deve partire dal criterio del mark-to-market per i prezzi
degli asset, dalla ristrutturazione e ricapitalizzazione delle banche, e da una
nuova regulation che consenta la creatività, proteggendo meglio però il
pubblico da alcune follie che hanno imperato per più di un decennio. Occorre
fornire aiuti per la casa, poiché si tratterà di frenare una successiva
tendenza al rialzo dei prezzi delle abitazioni, dando vita ad esempio a un
massiccio piano di stimolo dell'economia e a una politica monetaria
moderatamente inflattiva. Vari leader, in particolare il cancelliere tedesco
Angela Merkel, sono comprensibilmente preoccupati per le conseguenze di lungo
periodo di uno stimolo macroeconomico aggressivo. Sono preoccupazioni fondate,
in particolare a fronte di un crescente ruolo della mano pubblica
nell'economia. Ma, come in tempo di guerra, si pensa che una scelta abbia
affetti solo temporanei. E, inoltre, si potrebbe forse ritenere che non fare
nulla sia un'alternativa possibile? In tempi di crisi, prima degli anni 50, una
caduta della produzione del 15-20% in un solo anno era possibile (e veniva
misurata con un sistema di contabilità nazionale assai più rozzo di quelli
attuali). Un certo numero di economisti accademici va dicendo che si dovrebbe
fare come allora, alzarci il bavero e lasciare che passi la buriana. Tuttavia,
la concreta possibilità che lo stimolo e la ristrutturazione funzionino è causa
ulteriore di speranza, e offre la possibilità che l'attuale crescente
recessione non si trasformi in una vera depressione. Inoltre, gli Stati Uniti
possono essere il campo di battaglia principale della crisi finanziaria
globale, ma non sono l'unico Paese ad arrovellarsi sul come uscirne. Gran
Bretagna, Irlanda e Spagna affrontano crisi finanziarie di ampiezza analogaa
quella americana. Alcuni Paesi che dipendono dall'export di energia, in
particolare quelli che, come Russia e Venezuela, hanno anche problemi di
governance, stanno subendo conseguenze ancor più pesanti. Anche l'imbattibile Cina deve mettere in conto tassi di
crescita dimezzati. L'Europa e il Giappone non devono affrontare un pasticcio
finanziario di proporzioni americane. Ma anche queste due aree sono in
recessione. è l'economia globale ad essersi inceppata. Ma, proprio per non
ripetere l'errore degli ottimisti durante il boom, non bisogna fare come
i pessimisti che adesso vedono una vera depressione dietro l'angolo. L'anno
2009 sarà duro. Eppure, salvo il caso di un grosso evento bellico, esistono
buone probabilità che con il 2010 riprenda una certa crescita, debole ma
con-creta, negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone, e una robusta crescita
in varie economie emergenti. è probabile che l'economia americana abbia perso
una discreta quota della propria baldanza, ma servirebbero ampie dosi di pura
sfortuna ed errori politici per arrivare a una seconda Grande depressione
mondiale. di Kenneth Rogoff HARVARD UNIVERSITY
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-11 - pag: 7 autore: LENTE DI INGRANDIMENTO Pechino
è tentata da una svalutazione guidata che spaventa il mondo Lo yuan debole?
Adesso non piace più di Riccardo Sorrentino è stato invocato per anni. Gli
Stati Uniti hanno minacciato- ma solo a parole - gravi ritorsioni per
ottenerlo. Ora, in questi tempi duri di turbolenze, il deprezzamento dello yuan
potrebbe diventare una realtà. Proprio adesso che tutti lo temono. La crisi
finanziaria ha davvero cambiato fatti e valutazioni, un po' ovunque. Molti
Paesi che puntavano alla valuta forte ora sperano o cercano una svalutazione,
come la Gran Bretagna, il Canada, la Svizzera e la Svezia. La
Cina è tra questi. Un esperimento è già stato fatto a dicembre,
quando la Banca del Popolo, che guida il cambio con mano ferma, ha spinto la
valuta ai massimi da tre mesi. «è sembrato un modo di testare la reazione del
mercato a un deprezzamento», ha spiegato David Bloom della Hsbc che - come
molti altri economisti - prevede una leggera flessione del cambio.
Sembra, infatti, che negli ultimi mesi molti capitali siano usciti dalla Cina. L'andamento delle riserve valutarie dà qualche
indizio: erano a quota 1.910 miliardi di dollari a settembre e sono calate a
1.890 miliardi a ottobre. è stata la prima flessione da dicembre 2003. I dati,
per quanto affidabili, non sono però ufficiali: quelli della Banca del Popolo
(Bop), relativi all'intero quarto trimestre, sono attesi entro giovedì
prossimo. Una flessione però appare scontata. In parte è il frutto del
deprezzamento degli assets in cui le riserve sono investite - la Bop ha già diffuso
questa interpretazione - ma molti analisti credono che essa segnali anche un
rientro di capitali esteri che potrebbe presto riproporre pressioni sul cambio.
La situazione dell'economia, del resto, rende possibile un deprezzamento dello
yuan. Se la valuta fosse legata solo ai fondamentali scivolerebbe rapidamente.
La crescita rallenta, non è escluso che il quarto trimestre possa chiudersi con
un incremento del Pil modestissimo - il solo 2% annualizzato (pari allo 0,5%
trimestrale), nelle previsioni della JPMorgan - e solo gli investimenti
pubblici potranno tenere la domanda stabile. L'export dovrebbe inoltre ridursi
e non è chiaro se questa flessione possa essere compensata dal calo delle
importazioni di LA PAURA DI WASHINGTON Una valuta più «leggera» potrebbe
spingere la Cina ad abbandonare il ruolo di grande
finanziatore del debito pubblico Usa IL RISCHIO CONTAGIO L'ipotesi che si possa
andare verso una competizione sui cambi in tutta l'area asiatica è vista con
timore dagli investitori istituzionali materie prime, oggi meno care. Visto da
Pechino, tutto spinge quindi a favore di una svalutazione. Nel mondo, però, un
deprezzamento è temuto da tutti. Un indizio importante di questo nuovo atteggiamento
è emerso dall'ultimo Strategic Economic Dialogue tra Stati Uniti e Cina che si è tenuto ai primi di dicembre: il
comunicatofinale non conteneva alcun riferimento alla politica di cambio di
Pechino. Eppure il mondo politico Usa ha sempre fatto pressioni per una
svalutazione,che avrebbe disincentivato quell'invasione di prodotti a basso
costo dalla Cina che minacciava - o così sembrava -
l'occupazione americana. Oggi, malgrado la crisi del mercato del lavoro, i
timori di Washington si sono però spostati sul finanziamento del deficit e
quindi del debito pubblico. La tenuta dello yuan, in questo senso, è essenziale
perché la Cina possa continuare ad acquistare con
profitto titoli di Stato americani che promettono con le politiche fiscali
espansive di Obama - di essere emessi in forti quantità. Un deprezzamento,
soprattutto se sostanzioso, non è però temuto dai soli americani ma da tutti
gli investitori. Il rischio è quello che si avvii una svalutazione competitiva
in tutta l'area asiatica «e forse - aggiungono Grace Ng e Qian Wang di
JPMorgan- tra tutti i Paesi emergenti. Questo destabilizzerebbe ulteriormente
l'economia e i mercati finanziari del mondo, in una situazione già molto
fragile ». Le Banche centrali asiatiche hanno già cambiato la loro politica
valutaria, finora orientata verso un rafforzamento dei cambi, aprendo la porta
invece a un indebolimento. Molti economisti ricordano allora come la crisi
asiatica della fine degli anni '90 - per quanto molto diversa dall'attuale - fu
contenuta dalla stabilità dello yuan; e sperano che, anche questa volta, la Cina, desiderosa di conquistare la leadership dell'area,
possa assumersi la responsabilità della tenuta dell'intera regione. Non sarebbe
difficile: «Pensiamo che Pechino capisca che il problema degli esportatori
cinesi sia la debolezza della domanda e dei redditi, non il prezzo eccessivo
dei prodotti. Il notevole rallentamento delle esportazioni cinesi non potrebbe
essere frenato da un deprezzamento dello yuan», spiegano Ng e Wang. Il compito
potrebbe persino diventare più semplice se fosse fondata l'ipotesi-troppo
ottimistica, per ora - che vede un'area asiatica "resistente" alla
crisi. Qui i Governi hanno sempre sostenuto la crescita, anche durante la breve
fase di surriscaldamento dell'inflazione, i risparmi sono molti alti, i debiti
bassi... Significa qualcosa, si chiede quindi qualche economista, il rialzo del
23% delle Borse della regione dai minimi di fine novembre?
riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-11 - pag: 9 autore: QUI SASSUOLO L'eccellenza non basta per competere con la Cina di Paolo Bricco A l Sunrise Caffè di piazza Libertà, dove si
radunano i tifosi del Sassuolo affiliati al Club 1922, della crisi delle
piastrelle si parla sottovoce. «La maggior parte dei ragazzi - dice Cristian
Venturelli, figlio del titolare Carlo - sono artigiani e commercianti. A
memoria nessuno, per fortuna, lavora all'Iris». A poche ore dalla conferma che
il gruppo di Romano Minozzi finirà in liquidazione volontaria, con 780
lavoratori destinati alla mobilità, nella cittadina emiliana appare vagamente
paradossale il contrasto fra i successi di una squadra di pallone che, contro
tutte le aspettative, è ai vertici del campionato di serie B, e la pericolosa
aritmia di uno dei cuori dell'Italia dei distretti. Nel 1966,l'allora
ventisettenne Romano Prodi pubblicava il saggio Modello di sviluppo di un
settore in rapida crescita: l'industria della ceramica per l'edilizia. Oggi, le
cose si sono fatte complicate. Fra Sassuolo, Fiorano e Casalgrande, su 22mila
dipendenti 8mila si trovano in cassa integrazione ordinaria. «Lunedì prossimo -
dice Manuela Gozzi, a 48 anni segretaria della Filcem- Cgil della provincia di
Modena- 3mila di loro rientreranno nelle fabbriche. Abbiamo tempo fino a
Pasqua, per capire come reagiranno le aziende. Poi, si vedrà». Un senso
d'incertezza condiviso dagli industriali. «Anche se appartengo al partito degli
ottimisti - osserva Emilio Mussini, quarantasettenne amministratore delegato
del Panaria Group (354 milioni di fatturato nel 2007 e 1.650 occupati) - è
inevitabile pensare che, quest'anno, bisognerà navigare a vista». Difficile
fare previsioni. La piastrella di Sassuolo pesa per l'80% su un settore che, in
Italia, vale 5,7 miliardi. La produzione finisce per il 72% all'estero.I
mercati di sbocco sono 150 e in molti Paesi si è smesso di costruire case: ci
sono sempre meno bagni, cucine, salotti e ingressi in cui pavimenti e pareti
hanno bisogno della ceramica italiana. Chiaro che,in queste
condizioni,l'andamento della domanda internazionale avrà una influenza
significativa. Il contesto generale, ormai, è irrimediabilmente cambiato. La
deriva è di lungo periodo: all'inizio degli anni 80 la produzione italiana
copriva un terzo di quella mondiale, oggi si ferma all' 8 per cento. Inoltre,
sei anni fa la Cina ha incominciato a imporsi come un
produttore di massa. I cinesi, ormai, hanno raggiunto i 4 miliardi di metri
quadrati di piastrelle. Nel 2008 qui sono stati prodotti 520 milioni di metri
quadrati. «A causa della caduta dell'immobiliare e della concorrenza cinese-
riflette Gozzi- appare ormai fuori mercato un buon 40% della produzione
emiliana, quella posizionata su segmenti bassi e medio bassi». La crisi della
piastrella si avverte anche ai tavoli dell'Osteria dei girasoli,locale scoperto
nel 1998 da Luigi Veronelli, "tre forchette" per la Guida Michelin.
«Siamo quasi sempre pieni - racconta il quarantenne Franco Cerrato,
specializzato nella fusione dell'aceto balsamico con i primi piatti e i
formaggi-ma è dalla metà dell'anno scorso che abbiamo sentito un primo calo
della clientela del distretto. Ci sono meno tecnici in trasferta,
commercialisti e avvocati». Sulle cause di questa crisi ragiona Edmondo
Berselli, autore quattro anni fa del saggio Quel gran pezzo dell'Emilia: «Il
caso Iris mi ha molto colpito. Si tratta di una discontinuità grave. Romano
Minozzi non è certo un padrone delle ferriere. è un imprenditore con visioni
moderniste. Insieme a un altro industriale della ceramica, Filippo Marazzi, è
stato fra i primi a sostenere Prodi. Se lui, che resta azionista di riferimento
di un'altra grande azienda come la GranitiFiandre, sceglie lucidamente di
chiudere, potrebbe significare che il settore non è più salvabile. Uno shock,
per una comunità di poco meno di 40mila abitanti». In questa comunità le virtù civiche
e le risorse immateriali tipiche di tutto il vecchio modello distrettuale
italiano si mescolano alla via emiliana al capitalismo a prato basso, in cui il
rapporto fra imprese e sindacati è intimo e particolarissimo, fatto di
concertazione e di redditi alti. «Con la crisi salterà il nostro modello? si
chiede la sindacalista Gozzi - Non credo proprio. In queste aziende voi
trovate, allo stesso tempo, produttività e la settimana più corta d'Europa: 33
ore. Gli industriali sanno che ruolo abbiamo. Garantiamo pace sociale e
efficienza. E, questo, soprattutto adesso serve». Una valutazione condivisa
dall'imprenditore Mussini: «Un conto è l'elasticità del lavoro. Un'altra
questione sono i redditi, che non sono in discussione. I sindacati, nelle
ultime trattative, si sono dimostrati responsabili. E non sarà certo la
negazione di un aumento salariale che ci farà tornare competitivi con la Cina. Noi dobbiamo toccare altri tasti: il controllo dei
costi di gestione e l'accuratezza nella costruzione del mix fra prodotto e
innovazione estetica e tecnologica». Su quest'ultimo punto, fa una riflessione
Giorgio Squinzi, proprietario attraverso la Mapei del Sassuolo, guidato
dall'allenatore Andrea Mandorlini: «Non dimentichiamoci che questo distretto
inventa le tecnologie adoperate poi in tutto il mondo. La Cina
realizza 4 miliardi di metri quadrati di piastrelle, ma con tecnologia
sassuolese ». A Squinzi, appassionato di sport, il calcio serve anche per avere
qui una buona immagine: Mapei realizza colle e prodotti chimici con cui posare
le piastrelle. «La nostra internazionalizzazione - ammette - è stata trainata
da Sassuolo». E la cittadina emiliana, per quanto piegata dalla crisi, conserva
un posto non irrilevante. «I produttori delle macchine - conclude Squinzi - , i
designer più raffinati e i decoratori più abili sono ancora qui». FUTURO
INCERTO Edmondo Berselli: «Il caso Iris mi ha molto colpito. Se si è scelto
lucidamente di chiudere potrebbe significare che il settore non è più
salvabile» Cassa integrazione. Fra Sassuolo, Fiorano e Casalgrande 8mila
dipendenti su 22mila usufruiscono della cassa. Nella foto, piazza Garibaldi a
Sassuolo Caffè. Il Sunrise di Sassuolo, in piazza Libertà Imprenditori. Emilio
Mussini, a.d. del Panaria Group. Nella foto in alto, Romano Minozzi,
proprietario del gruppo Iris, in liquidazione volontaria con 780 lavoratori in
mobilità
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-11 - pag: 17 autore: CONTROLUCE Se i
mercati emergenti riscoprono il decoupling di Franco Locatelli I n finanza come
nella vita mai dire mai. Fino a qualche settimana fa la parola decoupling era
stata bandita da tutti i vocabolari di Borsa. Troppo forte la delusione
provocata nel 2008 dal crollo verticale delle piazze azionarie dell'Asia, del
Sudamerica, della Russia e dell'Est Europa.In realtà ildisallineamento dei
mercati emergenti c'era stato ma alla rovescia, con perdite nettamente
superiori a quelli delle Borse europee e americane. Ma il vento cambia
velocemente. Le fiammate a due cifre del Bovespa brasiliano e l'eccellente
performance degli Etf legati ai mercati azionari dell'America Latina ma anche
della Russia e della Corea nelle prime due settimane del nuovo anno sembrano
riaccendere sogni antichi. E, nel suo ultimo numero, l'Economist rompe gli
indugi rispolverando, dopo molto tempo, l'ipotesi di un possibile decoupling
dei mercati emergenti. Il prestigioso settimanale britannico non è l'unico a
esporsi e non èsolo l'andamento delle Borse di inizio anno a sollecitare una
rinnovata apertura di credito ai Paesi emergenti. Lunedì scorso Jim O'Neill, il
capo della ricerca economica della Goldman Sachs, che sette anni fa aveva
inventato la sigla Bric (Brasile, Russia, India e Cina), ha sostenuto sul Financial Times che sarebbe sbagliato
archiviare l'acronimo ma che sarebbe fuorviante anche cancellare la
"r" di Russia da Bric perché Mosca sopravviverà certamente alla
crisi. Da qui a immaginare che le Borse dei Paesi emergentipossano
disallinearsi in positivo da Wall Street e dall'Europa il passo è lungo,
ma sia l'Economist che O'Neill guardano ai fondamentali. Secondo le ultime
stime della Goldman Sachs per il 2009 le economie avanzate saranno in
recessione con una crescita negativa media dell'1,2% mentre i Bric saliranno
del 4,7% e sono destinati ad accelerare la corsa nel 2010. Sarà interessante
vedere come i mercati azionari percepiranno quest'anno il differente ritmo
delle economie del mondo. Posto che nel 2009 il rallentamento economico frenerà
anche i Paesi emergenti, per le Borse conterà di più il fatto che un'economia
riduca il proprio tasso di crescita rispetto all'anno precedente o il fatto
che, pur perdendo slancio, quell'economia resti ancora in territorio positivo a
differenza della maggior parte del mondo? Ovviamente non sarà questo l'unico
criterio che orienterà i mercati azionari, ma dalla risposta che le Borse
daranno a questa domanda capiremo presto se il decoupling dei Paesi emergenti è
solo una chimera o piuttosto un'araba fenice.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-11 - pag: 18 autore: Mercati. Federico
Bazzoni nuovo top-manager di Citic Securities «Il rimbalzo partirà da Pechino:
ci sono i primi segnali di ripresa» LONDRA. Dal nostro corrispondente Tutti
licenziano, qualcuno assume. I cinesi. E scelgono il made in Italy. è un banker
veronese il primo italiano, anzi il primo europeo, ad assumere una posizione di
top management al vertice di una banca cinese. Citic Securities, investment
bank di Citic group il più grande conglomerato cinese controllato dallo Stato,
risponde al credit crunch cercando di internazionalizzarsi. Per entrare nei
mercati del mondo ha creato una nuova struttura che sarà diretta da Federico
Bazzoni, 48 anni, ex Bnp Paribas, ex Bear Stearns da domani capo di
International equity di Citic Securities con sede ad Hong Kong. è l'inizio di
una storia che sembrava essersi conclusa nel gennaio del 2008 quando l'istituto
cinese cercò di acquistare Bear Sterns di cui Bazzoni era, da Londra, capo
dell'equity per Asia e mercati emergenti. «Operazione fallita - ricorda Bazzoni
- ma non la determinazione di Citic di aprirsi oltre i mercati asiatici. Il mio
compito sarà proprio questo, ma anche il capitolo acquisizioni internazionali
non è da considerarsi affatto concluso. Non dimentichiamo che Bbva è azionista
con il 15%». Anche per questo Citic Securities potrebbe ritornare presto sul
mercato per affermare la propria dimensione globale. Dopo il terremoto di
questi mesi è, di fatto, al vertice dell'investment banking mondiale. «La Cina tutta, in realtà, si muoverà presto, mi attendo aggiunge - un
buon numero di joint venture con banche di Pechino nei prossimi mesi». Uno
sviluppo che va controtendenza. Le ultime notizie dal fronte delle relazioni
con le banche cinesi sono di segno opposto: Bank of America, Ubs e
prossimamente anche Rbs stanno riducendo o chiudendo del tutto le loro
partecipazioni. «Ma è solo perché hanno bisogno di liquidità e dall'Asia
incassano utili continua Bazzoni - . Non si può negare il ruolo strategico
della Cina. Da questa crisi si uscirà con gli Usa e il
Far East, Pechino avrà una posizione centrale». E il lavoro di Bazzoni sarà
proprio cercare di renderlo possibile. Ovvero creare un team di uomini e donne
capaci di piazzare prodotti asiatici a clienti istituzionali, fondi, banche,
assicurazioni. «Poi si tratterà di riorganizzare l'ufficio studi - prosegue-
per focalizzarlo verso la clientela occidentale. Apriremo sedi operative a New
York e Londra». La storia di Federico Bazzoni è il segno che qualcosa si muove
nella paralisi mondiale del credito, che qualche luce si accende fra i
bollettini di guerra che le banche continuano a pubblicare e che continueranno
a distribuire per qualche tempo ancora. «Il sospetto- dice - con cui molti miei
colleghi guardavano al Far East è tramontato. Ora tanti mi chiamano, pronti a
ripartire». Dalla Cina, da dove, scommettono in tanti,
il "rimbalzo" è destinato a cominciare. L.Mais. NOMINE A HONG KONG è
il primo italiano ad assumere una posizione al vertice di un colosso bancario
cinese
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SCIENZA E FILOSOFIA data: 2009-01-11 - pag: 31 autore: Atmosfera e
dintorni L'Europa coi piedi per Terra di Marcello Coradini * I l 26 novembre
scorso, l'agenda di Lisbona che l'Unione europea si è data nel 2000 per
diventare una «società basata sulla conoscenza», ha avuto la prima applicazione
concreta. I ministri per la ricerca dei diciotto Paesi che finanziano l'Agenzia
spaziale europea (Esa) hanno puntato 3 miliardi di euro all'anno
sulfuturo,approvando i progetti da realizzare da ora al 2013, e altri più a
lungo termine. Bel regalo, mi sono sentito dire, ma con la crisi non ce lo
possiamo permettere. Sì, invece, è una spesa che equivale a un mese di guerra
americana in Iraq, attività decisamente improduttiva, a
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: RELIGIONE E SOCIETA data: 2009-01-11 - pag: 28 autore: Verso Oriente
L'Italia degli Illuminati Mappa dei buddhisti nel nostro Paese: 160 mila
praticanti, Lombardia in testa di Giuliano Boccali L a tradizione vuole che il
principe Siddhartha Gautama, destinato a diventare il Buddha
("Risvegliato") nascesse nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MANAGER data: 2009-01-11 - pag: 14 autore: Le palestre russe.
Iniziative su misura per stranieri e locali A Mosca e Pietroburgo è sfida per l'economia
di Leonardo Maisano I l futuro della Russia si gioca lungo l'asse Mosca-San
Pietroburgo. Le due grandi città, capitali in aperta rivalità, non solo
ospitano gli "headquarter" delle maggiori imprese del Paese, ma
competono nell'eccellenzauniversitaria in economia. Skolkovo school of
management alle porte di Mosca è la sfida a School of management
dell'Università statale di San Pietroburgo (Som). La prima è all'esordio avendo
annunciato l'avvio, a settembre, del primo full Mba mentre a gennaio comincerà
il primo Executive Mba. La seconda è già in piena attività, offre corsi
undergraduate e post universitari di diverso livello sotto la benedizione di
consiglieri al vertice del Paese, dal vicepremier Sergiei Ivanov al ministro
dell'Economia Elvira Nabiullina, fino ai maggiori oligarchi di imprese
pubbliche e private. Som è, probabilmente, l'accademia più completa,
antesignana della formazione economica nella Russia post sovietica, prima, fra
l'altro, nell'inaugurare corsi completi in lingua inglese. Skolkovo
rappresenta, invece, un fatto nuovo nel panorama della formazione post
universitaria della Russia di oggi. «Non abbiamo denaripubblici –spiegano –
siamo nati da un'idea di Ruben Vardanian, Ceo di Trojka Dialog (la maggior
banca d'affari russa) che ha messo i primi fondi. Altri imprenditori hanno
aggiunto quote fino a una prima raccolta di 70 milioni di dollari». Il plauso
del presidente Dimitry Medevdev, che guida l'International advisory Board, ha
oliato la leva finanziaria consentendo di moltiplicare quel primo stanziamento
e spingendo Skolkovo non lontano dal budget di 350 milioni di dollari, target
che consentirà di ultimare la faraonica sede alla porte di Mosca (sorta su un
terreno donato da Roman Abramovich). La scuola intanto ha cominciato a funzionare
e, unica in Russia, offre Mba modulati secondo diverse esigenze. Quello appena
partito (Full Mba) si articola su sedici mesi, è rivolto a giovani manager
provenienti da tutto il mondo, ma già in carriera. Dovranno realizzare tre
progetti: uno con indirizzo sociale (ad esempio il recupero di un'area urbana);
il secondo corporate (cioè lo sviluppo di un settore d'impresa); il terzo di
pura imprenditoria: l'ideazione di un nuovo business. Studieranno a Mosca, ma
faranno stage all'estero, sia negli Usa sia in quelle dei Paesi emergenti,
dalla Cina all'India fino al Brasile. Il tutto per
cinquantamila euro. Diverso è invece il pubblico a cui si rivolge l'Executive
Mba che partirà a gennaio. «Lo studente – spiegano – in questo caso sarà russo
e potrà continuare a lavorare. Dovrà solo frequentare le nostre lezioni senza
fare stage all'estero ». Se il primo richiede un impegno full time, quest'altra
formula consente di affiancare l'aggiornamento del master alla normale
attività. «Skolkovo e San Pietroburgo si rivolgono a manager già formati, alla
ricerca di una nuova dimensione. Noi siamo una cosa diversa. Siamo in
concorrenza con loro solo nella raccolta dei finanziamenti ». Sergiei Guriev è
il rettore della New economic school (Nes) di Mosca, anche questo un istituto
che organizza corsi post graduate con l'ambizione di plasmare la prossima
classe dirigente. «è vero, ma noi siamo orientati più sul lato accademico della
formazione. Abbiamo l'ambizione di considerarci molti simili all'Igier di
Bocconi». Dai banchi del Nes sono usciti uomini di spicco dell'amministrazione
pubblica, a cominciare da Arkady Dvorkovich primo consigliere per gli affari
economici del presidente Medvedev. «Offriamo master biennali – continua Guriev
– a studenti che per lo più sono laureati in matematica, fisica o economia.
Ogni anno sono ammessi circa cento studenti selezionati in base a un test
d'ingresso». Un anno di Master alla Nes costa 7mila dollari. Bastano per
finanziare la scuola ? «Quando siamo partiti – spiega Guriev – l'80% e più dei
fondi arrivava dalla Fondazione Soros e da altre istituzioni americane, oggi il
loro contributo non supera il 30 per cento». I quattrini per un budget molto
lontano dagli standard stellari che si concede Skolkovo – non a caso
soprannominata la scuola degli oligarchi – arrivano ora da imprese russe,
gruppi internazionali. «E anche dal sistema di prestiti – aggiunge il rettore –
che abbiamo concordato con le banche. Anticipano quattrini ai nostri studenti
che così si finanziano per pagarsi gli studi». Accade ovunque, ma in Russia è
quasi una novità. E funziona. Uno studente su dieci finito il master al Nes
prosegue per un Phd all'estero. Era accaduto anche ad Arkady Dvorkovich. Quando
l'hanno chiamato per cominciare a scalare le posizioni nella gerarchia del
potere russo stava ultimando il dottorato in economia alla Duke university
(North Carolina). Non l'ha finito, ma oggi è la voce più ascoltata al Cremlino.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ARCHITETTURA data: 2009-01-11 - pag: 36 autore: Fabbriche del futuro
Fermi i grattacieli,avanti i musei La crisi colpisce i grandi cantieri e salteranno
molte inaugurazioni previste per il 2009. Curiosamente i nuovi edifici che
apriranno i battenti quest'anno ad Atene, Berlino, Chicago e Roma saranno
soprattutto sedi di collezioni pubbliche di Fulvio Irace N el 2009 il
«congelamento delle gru» non sarà un argomento di dibattito per gli
ambientalisti bensì per gli immobiliaristi. Un velo di gelo sta infatti calando
sui grandi cantieri internazionali, con due vittime illustri anche in Italia, i
due fiori all'occhiello dell'urbanistica lombarda: la Falk di Sesto San
Giovanni (Rpbw) e l'area di Santa Giulia (Foster & Associates). Negli Stati
Uniti sono in stallo la ristrutturazione della New York Public Library (
Foster) e i 75 piani della torre del Moma ( Jean Nouvel), mentre
il grande freddo della crisi labisce pesantemente tanto la Cina quando la Russia, dove le banche hanno rallentato o interrotto
il flusso dei prestiti per finanziare i fastosi progetti dell'era Putin.
Apparentemente, non si salva neppure Dubai, la nuova Mecca del mattone. Qui,
comincia a circolare incertezza sulla data d'inaugurazione, prevista per
quest'anno, del grattacielo più alto del mondo, la Burj Dubai Tower,
ultimo simbolo del rampantismo della Las Vegas degli Emirati. Nonostante questo
scenario, il 2009 non ci lesinerà opere destinate a far riflettere sullo stato
dell'architettura dell'ultimo quarto di secolo, sulle sue aspirazioni, tensioni
e ambiguità. Ad aprire la fila sono ancora una volta i musei, forse i più
emblematici indicatori degli spostamenti della spesa pubblica dall'edilizia
sociale ai contenitori dell'intrattenimento culturale. C'è molta attesa da
questo punto di vista per l'imminente riapertura del Lincoln Center a New
York:qui,l'OpeningFestivalperil50Úanniversario (previsto per il 27 febbraio),
consentirà di valutare la controversa trasformazione dello studio Diller,
Scofidio e Renfro. Introversa acropoli teatrale, simbolo del nuovo
monumentalismo americano degli anni Sessanta, il Lincoln Center conserva il
forte carattere di classicismo modernista conferitogli da Johnson, da Saarinen
e da Bunshaft grazie all'impostazione assiale sulla Josie Robertson Plaza e
alla grandeur di assi simmetrici, maestosi portici e arcate. Discutibile se si
vuole, ma forse meno dello sommovimento provocato dalla nuova sistemazione che,
in nome di una maggiore accessibilità alla Colombus Avenue, si propone come un
tipico saggio di urbanistica postmoderna. Vetro e acciaio versus cemento e
travertino, scomposizione contro composizione, parafrasi del movimento al posto
della metafora della compostezza. Contestare l'ordine urbano per rendere
visibile l'assolodell'architettura:non c'èbisogno di aspettare la grande
cerimonia d'apertura di primavera per rendersi conto del tremendo fuori scala
innescato dal nuovo museo dell'Acropoli di Atene, che l'autore – il teorico del
decostruttivismo Bernard Tschumi – ha pensato come un "analogon"
della collina sacra, indifferente al tessuto minuto della città entro il quale
si solleva. Per creare un dialogo visivo con il Partenone – osservabile
dall'innaturale prospettiva dell'ultimo piano del ristorante – si è arrivati
addirittura alla convinzione di demolire due storici edifici col pretesto che
oscurano la piena vista del monumento. Ha già fatto discutere e riaprirà la
ferita il Neues Museum di Berlino, con cui si inaugurerà in ottobre il
neoclassico palazzo di Friederich StÜler, punto nodale insieme al vicino
Pergamon dell'intera isola dei musei. L'anno scorso, in occasione di una
temporanea apertura al pubblico del cantiere, il fronte dei conservazionisti
gridò: «è la continuazione dei bombardamenti britannici con altri mezzi».
Essendo inglese l'autore del progetto – David Chipperfield – l'offesa risultò
bruciante, ma anche fuorviante per chi paventava «l'omicidio dell'architettura
storica».Infatti,proprio in nome dell'autenticità della storia, Chipperfield si
è rifiutato di "copiare" il passato integrando con sensibilità
contemporanea le gravi lacune della guerra e ha scritto un saggio d'ardita
eleganza sulla bellezza della rovina e dell'architettura come palinsesto di
diversi linguaggi. Un Renzo Piano in stato di grazia presenzierà in primavera
l'ampliamento del Chicago Art Institute, un edificio in vetro e acciaio con
alcune parti rivestite in roccia calcarea per armonizzarsi con i caratteri
dell'edificio preesistente. Chi conosce l'architettura di Piano vi troverà
declinati tratti inconfondibili del suo progetto, come la copertura a ombrello
per proteggere le gallerie superiori, il giardino d'inverno come un cuore verde
dentro l'edificio, la trasparenza stradale del piano terra verso il parco
integrato nella struttura. Chipperfield e Piano inseguono un'idea di Bellezza
utile che volge le spalle alla stravaganza e in un museo pongono al centro la
percezione dell'opera mostrata più che un teorema architettonico da dimostrare.
Come sarà forse il caso del Maxxi di Roma, che – salvo paventati imprevisti – a
fine anno dovrebbe mettere in funzione l'aggrovigliata macchina di tubi di Zaha
Hadid, sulla cui funzionalità rispetto alla collocazione delle opere già si
avanzano dubbi dagli allestitori. Non meno perplessità per il costoso
giocattolo della Cctv Tower di Pechino, il macchinoso ideogramma di Rem
Koolhaas che entrerà in funzione nel 2009, ma che ha già fatto gridare alla
responsabilità etica dell'architettura contro la dittatura. Per qualcuno, però,
non tutto il male viene per nuocere e forse da questo imprevisto "fuoco
delle vanità" potrebbe uscire nel prossimo futuro un'architettura
migliore. Questi palazzi della cultura firmati da Tschumi, Chipperfield e Hadid
sono destinati a scatenare furiose discussioni Vetro, acciaio e roccia. L'Art
Institute di Chicago di Renzo Piano che verrà aperto al pubbllco la prossima
primavera. Accanto, l'incompiuta Burj Dubai Tower
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: RELIGIONE E SOCIETA data: 2009-01-11 - pag: 28 autore: Cristiani
vicini & lontani Nostri fratelli d'Oriente di Gianfranco Ravasi P ochi
sanno che a Venezia, dal 1991,ha sede la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia,
dipendente dal Patriarcato di Costantinopoli, e che sul nostro territorio
esiste almeno un'altra quindicina di espressioni dell'Ortodossia russa, serba,
rumena, copta, eritrea, armena, assira e di altre sfrangiature. Con qualche
semplificazione esse sono riconducibili a tre tipologie: la prima raccoglie le
Chiese che hanno aderito alla dottrina cristologica del Concilio di Calcedonia
(451); la seconda comprende quelle che la rifiutarono e sono allocate fuori dei
confini dell'antico Impero Romano d'Oriente; da ultima c'è la Chiesa Assira, un
tempo così florida da raggiungere persino la Cina, una Chiesa nata da Nestorio, patriarca di Costantinopoli, che
non accettò la definizione di Maria come TheotÓkos, "Madre di Dio",
formulata dal Concilio di Efeso nel
( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 34 - Cultura Certezze
La situazione di questi giorni non è assolutamente eccezionale, visto che
abbiamo conosciuto periodi anche più freddi. è piuttosto il segno di un
progressivo sregolamento climatico dovuto all´innalzamento globale della
temperatura Se il "global warming" va sotto processo Le temperature
basse degli ultimi giorni hanno rimesso in discussione le convinzioni sul
riscaldamento globale e riaperto il dibattito che coinvolge scienziati e
politici PASCAL ACOT Quella che stiamo vivendo in questi anni è una svolta
indiscutibile nella storia del clima. Il pianeta si riscalda sempre di più. Il
global warming è un processo complesso che non è certo rimesso in discussione
dall´attuale ondata di freddo abbattutasi sull´Europa. La situazione di questi
giorni - che per altro non è assolutamente eccezionale, visto che negli ultimi
decenni abbiamo conosciuto periodi anche più freddi - è piuttosto il segno di
un progressivo sregolamento climatico dovuto all´innalzamento globale della
temperatura. Nel corso del secolo scorso la temperatura del pianeta è aumentata
dello 0,6 per cento, con un margine d´errore dello 0,2 per cento. Forse non
siamo ancora di fronte a una tragedia irreversibile, ma ciò non significa che
non si debba intervenire. Anche perché non siamo assolutamente in grado di fare
previsioni affidabili. L´unica certezza è il ruolo fondamentale svolto dalle
attività umane nel processo che aggrava il riscaldamento del pianeta,
riscaldamento che finora era solo di origine astronomica. E siccome la prossima
fase di glaciazione sarà tra 50 mila anni, non possiamo contare sulla variabile
astronomica per combattere la deriva del clima. La natura non può rimediare ai
nostri errori, anche se alcuni fenomeni sembrerebbero indicarlo. Ad esempio,
secondo alcune ricerche, lo scioglimento dei ghiacci polari dovuto al
riscaldamento climatico metterebbe in moto un processo naturale in grado di
combattere l´effetto dei gas serra. Si tratta solo di un´ipotesi, che se fosse
confermata mostrerebbe quanto possa essere imprevista l´evoluzione climatica.
Sapere che la natura sa reagire, non dovrebbe però spingerci all´attendismo.
Invece, forse inconsciamente, coltiviamo tutti l´illusione che la natura sia
capace di ristabilire da sola il proprio equilibrio. La pensiamo come una
realtà indistruttibile e tale percezione diventa un alibi per non agire e
addirittura per non rispettare gli impegni già presi. Si pensi ad esempio al
protocollo di Kyoto, che finora non è riuscito a ottenere i risultati
auspicati. I gas serra dovevano diminuire e invece tra il 2005 e il 2007, la
Spagna ha aumentato le emissioni di gas serra del 53 per cento, il Portogallo
del 43 per cento e l´Irlanda del 26 per cento. Per non parlare dell´impatto
sull´ambiente delle cinquantadue centrali a carbone messe
in cantiere dalla Cina. Insomma, nonostante gli accordi di Kyoto, la situazione si
degrada, forse perché le popolazioni non percepiscono ancora le trasformazioni
climatiche come una vera minaccia. Quando si parla del riscaldamento del
pianeta si dimentica spesso che le maggiori conseguenze di tale situazione
ricadranno sui paesi più poveri, per i quali l´ecologia è un lusso
insostenibile. Quando non si sa come nutrire i propri figli, non ci si
preoccupa certo del riscaldamento climatico e si cerca solo di sopravvivere.
Anche nei paesi occidentali, a pagare saranno soprattutto le popolazioni più
fragile, vale a dire i bambini, gli anziani, i malati e i più poveri. Questa
vulnerabilità però non è quasi mai presa in considerazione, rimuovendo quindi
le conseguenze concrete prodotte dai cambiamenti climatici, conseguenze che
saranno una vera e propria tragedia per moltissime persone. Ecco perché il
global warming non è solo un problema ecologico, ma anche e soprattutto un
problema sociale e politico. Le catastrofi naturali, sempre più frequenti degli
anni a venire, vanno viste innanzitutto come catastrofi sociali, i cui costi
economici e umani risulteranno ogni volta più drammatici. La battaglia, quindi,
non può svolgersi solo sul terreno ecologico, deve spostarsi sul sociale.
Accanto alle misure per limitare le emissioni dei gas serra, bisognerebbe già
intervenire per aiutare le popolazioni ad adattarsi a un´evoluzione climatica
ineluttabile. Ad esempio, dovremmo aiutare i paesi che si affacciano sul bacino
del Mediterraneo ad affrontare siccità sempre più gravi. Occorrerebbe un piano
straordinario di interventi di medio e lungo periodo per evitare terribili
drammi umani e flussi migratori sempre più incontrollabili. In una fase di
crisi economica come quella attuale è però difficile pensare politiche
straordinarie capaci di mettere in campo ingenti risorse. Di fronte alla crisi,
chi governa sceglie sempre le soluzioni più economiche, senza rendersi conto
che quasi sempre sono le più costose sul piano ecologico. Anche l´industria
mira esclusivamente al profitto immediato, senza preoccuparsi del costo per la
collettività delle sue scelte, rivelando così una contraddizione insanabile tra
economia e ecologia, tra interesse privato e interessi collettivi. Per questo,
una politica preoccupata della difesa del pianeta avrebbe bisogno di un forte
impulso pubblico e di una pianificazione capace di proiettarsi nel futuro.
Senza la pressione dello Stato, le imprese non prenderebbero mai misure a
difesa dell´ambiente, di solito molto costose e senza benefici economici
immediati. Purtroppo le élite politiche ed economiche si sono sempre dimostrate
lontane dai problemi reali della gente, usando l´ecologia solo per fare qualche
risparmio. Lo Stato di solito si limita a incitare i cittadini a cambiare i
loro comportamenti (una politica che non costa nulla), quando invece sarebbe
necessario un sostegno tecnologico ed economico alle imprese, affinché
abbandonino le tecnologie più inquinanti. Per non parlare delle misure
contraddittorie: si tassano le automobili più inquinanti, ma si lascia
esplodere il trasporto su strada. Insomma, mancano politiche coerenti e di
lungo periodo. Si aspetta di essere con le spalle al muro per intervenire, ma
così facendo si arriva sempre troppo tardi. Un´economia non distruttrice della
natura non può che nascere in un contesto molto dirigista che pone vincoli e
tiene conto innanzitutto dell´interesse futuro della collettività. Di recente,
in occasione della crisi finanziaria mondiale, abbiamo assistito a un interventismo
statale molto accentuato. Questo stesso atteggiamento, fatto di decisionismo e
volontarismo, sarebbe necessario anche sul piano ecologico. Come pure sarebbe
necessario che la sensibilità ecologica - indubbiamente oggi più diffusa che in
passato - si trasformasse in comportamenti concreti e scelte operative. Per
adesso però quasi nessuno è veramente disposto a cambiare il proprio stile di
vita. Sarà probabilmente un processo molto lungo. Il problema però è che
nessuno sa dire con esattezza quanto tempo ci resti. (testo raccolto da Fabio
Gambaro)
( da "Finanza e Mercati" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Renault va alla
ricerca di liquidità da Finanza&Mercati del 13-01-2009 Renault batte cassa.
Nove miliardi di euro sono la cifra di cui la casa francese potrebbe aver
bisogno già a stretto giro. Per l'operazione, il gruppo diretto da Patrick
Pélata e presieduto da Carlos Ghosn avrebbe anche già sollecitato l'intervento
pubblico e Parigi potrebbe aderire all'aumento con circa 2,5 miliardi. Intanto,
vista la situazione del mondo delle quattro ruote e delle finanze del gruppo, Renault ha pensato bene di congelare temporaneamente alcuni progetti
in Cina e India. Ma il tentativo di ristrutturazione stenta a convincere
il mercato: il titolo ieri è arrivato a perdere quasi il 4% dopo aver
registrato un deprezzamento di oltre l'80% nel
( da "Finanza e Mercati" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Governatore messicano
Ortiz nuovo chairman della Bis da Finanza&Mercati del 13-01-2009 Il board
della Bank for International Settlements (Bsi) ha nominato ieri Guillermo
Ortiz, governatore della Banca centrale del Messico, nuovo chairman. Ortiz
entrerà in carica il prossimo 1° marzo per un mandato della durata di tre anni,
al posto dell'uscente Jean-Pierre Roth. Nel triennio da chairman, Roth è stato
artefice di un aumentato dialogo globale all'interno della
Bis e di una nuova struttura delle commissioni del board e ha visto l'entrata
in consiglio dei governatori delle banche centrali di Cina e Messico e
del presidente della Bce Jean-Claude Trichet. Ortiz manterrà il doppio
incarico, chairman della Bis e governatore della Bank of Mexico, fino al
prossimo dicembre quando quest'ultimo andrà in scadenza.
( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 40 - Cronaca lo
scenario Dai paesi del Maghreb alle aziende del Sud Italia La crisi rilancia la
passione per la casa Tornano in primo piano segmenti di nicchia dimenticati in
nome della globalizzazione. Come le decorazioni e l´artigianato LUIGI DELL´OLIO
Paesi del Maghreb e piccole imprese italiane specializzate in segmenti di
nicchia come le decorazioni e l´artigianato. Due realtà a lungo dimenticate
negli anni passati caratterizzati dall´entusiasmo per la globalizzazione, con
l´attenzione tutta concentrata sulle frontiere a Est e sulle grandi aziende
multinazionali. Ma che la recessione economica sta riportando all´interesse
degli operatori commerciali. Così il Marocco sarà l´ospite d´onore dell´86esimo
Macef che si apre venerdì 16 gennaio presso la Fiera di Milano (con la
pre-apertura il 15 per il solo settore regalo), per concludersi lunedì 19. Una
collettiva ospitata presso il padiglione 4 metterà in vetrina il meglio della
produzione artigianale locale dell´area maghrebina, «caratterizza da un rapido
sviluppo negli ultimi anni sul fronte della qualità», come spiega Sandro
Bicocchi, amministratore delegato di Fiera Milano International, che organizza
la manifestazione. «Ospiteremo, inoltre, una ricca delegazione di operatori
dell´area maghrebina, con l´obiettivo di accrescere le occasioni di
collaborazione con il nostro paese», aggiunge. Un´altra novità di questa
edizione è rappresentata dalla massiccia presenza di piccole e medie aziende
meridionali, complice una politica di prezzi che oggi rende più agevole la partecipazione
di queste realtà a rassegne di peso nazionale. «La crisi economica sta
cambiando tutti i parametri, favorendo il ritorno al partneriato
pubblico-privato, con gli enti locali disposti a supportare le realtà locali, a
patto di garantire una crescita sostenibile per i territori di riferimento»,
aggiunge Bicocchi. «Dato il contesto economico, siamo venuti incontro alle
esigenze degli espositori siglando accordi pluriennali a condizioni più
favorevoli per favorire la loro partecipazione a un pacchetto di
manifestazioni, anche sul piano internazionale». Un esempio in tal senso arriva
dalla Regione Sardegna, che ha raggiunto un´intesa con la Fiera per favorire la
partecipazione di alcune realtà emergenti del territorio. Alle piccole e medie
imprese sono dedicati anche alcuni "eventi incubatori", progetti
speciali che offrono un servizio chiavi in mano alle aziende espositrici, che
comprendono anche l´accompagnamento nelle strategie di crescita sui mercati
internazionali. La sezione "Piccole fantasie" si propone, invece,
come piattaforma di lancio per piccole aziende con catalogo ridotto, ma
altamente specializzato che - basandosi sulla propria originale capacità
creativa - aspirano a diventare grandi. La crisi, in ogni caso, non intacca
l´interesse crescente dei consumatori verso le creazioni innovative. Un
fenomeno che ha spinto l´organizzazione a lanciare Macef Design Award Massimo
Martini, concorso online riservato ai giovani progettisti di tutto il mondo,
che hanno partecipato con 3.566 progetti in rappresentanza di 89 paesi (tra i
partecipanti, in testa l´Italia, seguita da Usa, Cina, India,
Francia Corea, Spagna e Polonia). Il settore-chiave di quest´anno è l´argento e
il claim del concorso è "beyond silver". La premiazione è in
programma domenica 18 gennaio (ore 18), presso il Centro Congressi di
Fieramilano. Per il resto, il Macef Primavera 2009-Salone Internazionale della
Casa conferma l´impostazione tradizionale di grande mostra d´affari
nella quale gli espositori raccolgono ordini o creano le premesse da
concretizzare in futuro. L´edizione che sta per iniziare è strutturata in
cinque "mondi": Tavola e Cucina (oggettistica per la tavola e
prodotti per la cucina), Arredo e Decorazione (complemento d´arredo,
decorazione, tessile e oggettistica di design), Classico (complemento d´arredo
classico, bomboniere e argenteria per la casa), Regalo (oggettistica, articoli
da regalo e cartoleria), Bijoux, Oro e Accessori (bigiotteria, oreficeria,
accessori). Tra gli eventi da segnalare, "The best of Ornamenta", una
sorta di premio Oscar della bigiotteria destinata a premiare le migliori
invenzioni del settore. Un concorso che punta ad assecondare il crescente
interesse per il concetto di bellezza utile che si sta affermando negli ultimi
anni nel mercato della casa. Quattro le categorie del concorso: miglior
sautoir/collana lunga; miglior bijoux/accessorio in stile etnico; miglior
bijoux/accessorio con charms; miglior geometria nel bijoux/accessorio. In
concomitanza (15-19 gennaio) e in sinergia con il Macef si svolge Festivity, il
Salone degli addobbi natalizi, delle decorazioni per le feste, del gioco, del
giocattolo e del carnevale. Complessivamente le aziende presenti saranno circa
2.100 (in calo di qualche punto percentuale sulla precedente edizione), su una
superficie di 123mila metri quadrati netti, in calo di circa il 10 per cento
rispetto alla passata edizione. Circa 400 gli operatori stranieri, con presenze
rilevanti soprattutto da Spagna, Francia, Germania e paesi asiatici.
( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Economia
Il governatore del Lazio, Marrazzo: liberalizzare gli slot "Malpensa ha
già perso la gara con Fiumicino" GIOVANNA VITALE ROMA - Governatore
Marrazzo, oggi Colaninno e Sabelli hanno rilanciato su Malpensa, eppure lei non
sembra preoccupato. Non teme che, dopo le proteste del partito del Nord,
Fiumicino verrà penalizzato? «La verità, in questa storia, è che ognuno ha
sempre cercato di tirare la coperta dalla sua parte, facendo finta che fosse
abbastanza lunga per tenere al caldo tutti. Ma così non è. E allora prima ci si
rende conto, a cominciare dal Nord, che rispetto alla vecchia Alitalia Cai ha
100 aerei e 10mila dipendenti in meno, meglio sarà per il Paese. La compagnia
tricolore non può più soddisfare la quantità di voli e di rotte che aveva
prima». E allora cosa intende fare? «Intanto chiedere al governo di liberalizzare
subito gli accordi bilaterali. In questo modo si "scongelano" le
rotte finora occupate dalla vecchia compagnia e si lascia la parola al mercato.
Sarà lui a decidere chi è più o meno competitivo». Moratti, Formigoni e la Lega
dicono che l´hub naturale della nuova compagnia è Malpensa in quanto scalo
leader nel Paese... «è una bugia. Malpensa è leader solo in una quota di
mercato: i voli business in partenza. Se invece noi consideriamo sia l´outgoing
sia l´incoming, la business class ma anche l´economica, Fiumicino non ha
confronti: registra più del doppio del traffico di Milano». Ma l´idea del
doppio hub - Milano per il business, Roma per Mediterraneo, Oriente e Sud
America - non è la stessa che decretò la rovina della vecchia Alitalia? «No. E
sa perché? Perché, se il governo ci ascolterà, con la liberalizzazione delle
rotte per tutta Italia, e non solo per Milano, su Fiumicino arriveranno nuovi
vettori che aumenteranno la concorrenza e, per di più, faranno scendere i
prezzi. Noi abbiamo già ricevuto richieste da diverse
compagnie orientali per destinazioni come Cina, India e
Australia». Scusi ma il Pd, il suo partito, non era contrario alla
liberalizzazione degli accordi bilaterali? «Se il Pd non ha votato, secondo me
sbagliando, la liberalizzazione di quegli accordi è perché l´emendamento
presentato dalla Lega valeva solo per Malpensa. Ecco perché, se non
vogliamo fare la fine dei capponi di Renzo, ora dobbiamo metterci tutti intorno
a un tavolo e firmare un patto sul trasporto aeroportuale che scongiuri
rivalità di campanile e aiuti l´intero sistema-Paese».
( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 21 - Economia
Gm, Ford e Chrysler si aggrappano agli aiuti del governo e promettono la svolta
"verde" Il salone triste delle "big three" a Detroit brillano Europa e Cina La Mini e le
auto elettriche scalzano l´Hummer Un anno fa il sindaco Kilpatrick ballava al
party di Rick Wagoner, oggi è in galera MARIO CALABRESI DAL NOSTRO INVIATO
DETROIT - L´Hummer, la gigantesca jeep militare che faceva impazzire l´America,
è stata messa in castigo: relegata in un minuscolo stand dove non va nessuno.
Al suo posto oggi brilla la Mini, che ha uno spazio grande il doppio e si può
permettere una presentazione spettacolare della sua nuova cabrio e della prima
versione elettrica. Al Salone dell´auto di Detroit Davide ha sconfitto Golia e
la celebrazione del silenzio ha mandato in soffitta il culto per il rombo del
motore. I segni sono ovunque: due anni fa i produttori cinesi chiesero di
partecipare ma non li fecero nemmeno entrare, li confinarono nell´atrio, l´anno
scorso li spedirono nei sotterranei, oggi espongono di fronte alla Buick e alla
Chevrolet. E il fondatore della BYD, il secondo produttore mondiale di batterie
per telefonini, si può permettere una conferenza stampa in mandarino per
lanciare un´auto ibrida a quattro porte che arriverà negli Usa il prossimo
anno, a soli 22mila dollari, e per presentare la E6 il suo gioiellino
completamente elettrico in vendita dall´estate. La stampa si accalca per
ascoltare la traduzione di questo quarantenne che ha già venduto il 10 per
cento della sua compagnia a Warren Buffett per 230 milioni di dollari. Intorno
a lui un´avanguardia dei diecimila giovani ingegneri del suo centro ricerche,
parlano inglese perfettamente e pubblicizzano la nuova batteria capace di far
camminare la E6 per
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2009-01-13 - pag: 10 autore: Pechino. Secondo il premier il
programma di rilancio dell'economia sta cominciando a dare
i suoi frutti Wen: la Cina sarà la prima a ripartire Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro
corrispondente La Cina sarà la prima nazione al mondo a uscire dal ciclone che ha
investito l'economia globale. Parola di Wen Jiabao. «Il nostro obiettivo è
superare la crisi finanziaria prima degli altri. Ma dobbiamo avere
fiducia e determinazione», ha detto domenica il premier cinese in un discorso
tenuto nel Jiangsu. Wen ha effettuato un viaggio di ricognizione nella ricca
provincia costiera per valutare di persona lo stato di salute della congiuntura
nel secondo polo manifatturiero del Paese (il primo è il Guangdong). Sebbene il
Delta dello Yangtze finora abbia sofferto meno il crollo della domanda mondiale
rispetto al Delta del Fiume delle Perle, anche qui gli effetti della crisi
iniziano a farsi sentire. Ma si tratta solo di stringere i denti ancora per un
po'. Il piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato dal
Governo lo scorso novembre «sta già iniziando a dare i primi frutti, come
dimostrano alcuni dati di dicembre che sono superiori alle aspettative», ha
annunciato Wen agli imprenditori del Jiangsu. L'indicatore sul quale si
appuntano le speranze di una ripresina è la produzione di energia elettrica,
che nelle ultime quattro settimane del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-13 - pag: 11 autore: Stati Uniti. Nell'ultima conferenza
stampa il presidente ha lanciato un avvertimento al suo successore Bush:
terroristi sempre pronti a colpire Marco Valsania NEW YORK La minaccia più
grave per la nuova amministrazione americana di Barack Obama sarà la stessa che
ha dominato la Casa Bianca negli ultimi sette anni: quella di un attacco
terroristico ai danni degli Stati Uniti, una ripetizione di quanto avvenne l'11
settembre del 2001 con gli aerei dirottati da al-Qaida e scagliati contro il
World Trade Center e il Pentagono. George W. Bush, nella sua conferenza stampa
di commiato, ha offerto un avvertimento al suo successore: «Vorrei che non
fosse così - ha detto - ma là fuori c'è ancora un nemico. Un nemico che
vorrebbe colpire l'America e gli americani». In 46 minuti di domande e risposte
con i giornalisti, a neppure 200 ore dalla sua uscita di scena, Bush non si è
però limitato a passare il testimone. Ha anche dato battaglia sulla propria
eredità, rivendicando soprattutto i successi della sua politica estera
nonostante l'ammissione di errori. Ha risposto seccamente a chi gli ha chiesto
se la reputazione del Paese esca ferita dai suoi anni alla Casa Bianca: «Non
concordo affatto con chi crede che la nostra statura morale sia sminuita», ha
dichiarato. «L'immagine degli Stati Uniti potrà essere danneggiata tra alcune
élite », a cominciare dall'Europa. La gente, però, «sa che rappresentiamo la
libertà », ha aggiunto citando India, Cina e Africa. «Gran parte della popolazione mondiale- ha affermato -
rispetta l'America». Iraq è sulla guerra in Iraq, giunta al sesto anno, che
Bush ha riconosciuto i passi falsi più gravi. «Il mancato ritrovamento delle
armi di distruzione di massa è stata una delusione significativa», ha detto.
E una «enorme delusione» hanno provocato le violenze contro i detenuti da parte
di militari americani nel carcere iracheno di Abu Ghraib. «Le cose non sono
andate secondo i piani», ha detto. Il presidente uscente si è anche rammaricato
di aver mostrato eccessivo ottimismo dopo due soli mesi dall'inizio del
conflitto: «Issare lo striscione Missione Compiuta su una portaerei - ha
ammesso - fu chiaramente un errore: ha inviato il messaggio sbagliato». Ma Bush
ha difeso la decisione del 2007 di aumentare il numero di truppe in Iraq per
restituire stabilità al Paese. E ha aggiunto che «spetta ai prossimi presidenti
verificare se la democrazia in Iraq sopravviverà». Torture Bush ha ammesso che
la creazione del carcere speciale di Guantanamo e le dure tecniche usate negli
interrogatori dei sospettati di terrorismo, denunciate da molti come vere forme
di tortura, hanno suscitato polemiche. Ma ha detto che, dopo l'11 settembre,
questi provvedimenti furono resi necessari dalla missione di proteggere il
Paese da nuovi attacchi. E ha chiesto di ricordare il clima di allora, tra shock
e accuse all'amministrazione di non aver saputo ottenere informazioni per
prevenire e sventare gli attentati. Il presidente entrante Barack Obama,
tuttavia, in uno dei più netti gesti di ripudio dell'eredità di Bush, ha fatto
sapere che l'ordine esecutivo di chiudere Guantanamo sarà firmato nella sua
prima settimana alla Casa Bianca, anche se l'eliminazione del carcere con i
suoi oltre duecento detenuti potrebbe richiedere più tempo. Medio Oriente Anche
davanti al nuovo conflitto tra Israele e i palestinesi Bush ha rivendicato
«progressi». Ha detto di aver delineato una «visione della pace» con la
soluzione dei due Stati, palestinese e israeliano. «è passato molto tempo da
quando c'è stata pace in Medio Oriente. La sfida è porre le condizioni.
Accadrà? Credo di sì e noi abbiamo contribuito a questo processo». Ha ribadito
che «Israele ha diritto di proteggersi» dai missili di Hamas, ma ha invitato il
Paese a tener conto di vittime civili e necessari aiuti umanitari. Nucleare Due
Paesi, a detta di Bush, presentano ancora una minaccia particolare per le loro
ambizioni atomiche: Iran e Corea del Nord. «L'Iran è un pericolo», ha detto,
citando anche il suo sostegno a organizzazioni quali Hamas. A Pyongyang ha
chiesto di «onorare gli impegni presi a favore di robusti controlli» che
garantiscano la rinuncia ai programmi diarricchimento dell'uranio. Katrina Bush
ha difeso anche la sua risposta a uno dei grandi disastri di politica interna
della sua amministrazione: i soccorsi alle vittime dell'uragano Katrina nel 2005.
«Non ditemi che la risposta federale è stata lenta», ha detto. «Avremmo potuto
fare meglio? Certo. Ma 30mila persone furono salvate dai tetti delle case».
mvalsania@ilsole24ore.us VECCHIO E NUOVO Il leader uscente insiste: da Iran e
Corea del Nord le minacce più gravi E Obama conferma: chiuderò subito
Guantanamo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-01-13 - pag: 25 autore: IL PERSONAGGIO
Super Mario il modellista diventa stilista «da viaggio» Da anni Vigilante
lavora per le maggiori griffe del mondo Ora presenta una linea tecnica con il
suo nome di Cristina Jucker T ra gli addetti ai lavori è un nome noto a tutti,
ma per il grande pubblico è uno sconosciuto. Eppure nella storia della moda
italiana, ma anche francese e giapponese, è una figura di spicco. E ora, per la
prima volta, ha deciso di venire allo scoperto in prima persona. Mario
Vigilante, 66 anni, nato a San Severo Foggia ma trasferito giovanissimo a
Milano in cerca di lavoro, vive a Pontedera (Pisa) e qui ha stabilito la sua
azienda: Supermario, un laboratorio di modellistica e prototipia, con 21
persone che ci lavorano. Sì, perchè Vigilante è uno dei più importanti
modellisti della "sartoria" italiana, «alla vecchia maniera – dice –
perchè ho iniziato con l'alta moda, come assistente di Jole Veneziani». In
pratica, è l'uomo che partendo dal disegno dello stilista riesce a capire le
forme e le tecniche per costruire l'abito. Dopo aver studiato all'Istituto
Secoli di Milano, Vigilante comincia a lavorare con Walter Albini («il
promotore del prêt-àporter in Italia») poi passa da Allegri, con cui collabora
per 30 anni. Ma, proprio grazie ad Allegri, nel 1977 conosce Armani, «quando
ancora stava in Corso Venezia» e lavora per lui per alcuni anni. Di Armani
ricorda che «è l'uomo che ha cambiato il sistema della confezioni italiana di
lusso, ha distrutto le vecchie tecniche della giacca rigida. Lui non voleva
sentir dire "questo non si può fare", ci doveva essere una soluzione
per tutto». Poi, nel 1982, la seconda grande svolta per Vigilante è stato
l'incontro con Marithé et FranÇois Girbaud, «due stilisti d'avanguardia, di
scuola francese ma con un occhio al Giappone, da cui avevano tratto un prodotto
ancora più destrutturato, lacerato, mal lavato». In quegli anni le
collaborazioni di Vigilante si allargano anche a nomi come Fendi, Issey Miyake,
Romeo Gigli, Kansai Yamamoto, Martin Margela, Gianni Versace e Katharine
Hamnett. Il filo che lega tutti è sempre lo stesso: l'innovazione, una grande
ricerca sui tessuti e i materiali, la voglia di osare, di inventare cose nuove.
Lo stesso che avviene ancora oggi con un nuovo partner, l'americano Elie
Tahari, un marchio fondato nel 1973 che oggi ha un giro d'affari di 500 milioni
di dollari ed è presente in 40 Paesi. «Per loro –spiega Vigilante – faccio solo
ricerca, tutte le cose strane che si possono immaginare». Ma anche un marchio
che rappresenta il mondo globalizzato attuale: «Poco tempo fa ero da loro a New
York, in Fifth Avenue. C'erano diverse persone di diversi Paesi e guardandole
ho capito qual è oggi il nostro mondo: c'era la genialità italiana, l'organizzazione
Usa e la produzione cinese. Quest'ultima è l'altra grande svolta del sistema
moda: oggi il nostro mercato, a parte il made in Italy di lusso, non può più fare a meno della Cina. Nello
sportswear se vuoi essere competitivo non puoi produrre in Italia; in Cina si fanno ottimi prodotti, purchè ci siano maestranze italiane a
insegnare e controllare, altrimenti facilmente sbagliano». In Cina è dunque prodotta anche la collezione che Vigilante ha deciso di
presentare oggi a Pitti. Si chiama "Il viaggio", è una linea
di giacche e giubbotti tecnici, ma eleganti, con una grande ricchezza di
dettagli (c'è anche un piccolo fischietto inserito in una cerniera del colletto
oppure una meridiana portatile), ci sono tasche nascoste, particolari nuovi e
sofisticati e soprattutto una grande ingegneria sartoriale. «Ho voluto fare un
prodotto diservizio– afferma Vigilante – qualcosa che non sia di moda e che
serva davvero, che faccia parte di te». Come mai proprio ora ha scelto di
lanciarsi in proprio? «Un po' l'ho fatto per i miei figli, Raffaele e Chiara,
che lavorano entrambi con me. Un po' perchè da tempo volevo creare qualcosa di
particolare: l'idea era nata da una giacca, elegante e assolutamente
ingualcibile, tutta tagliata con il laser, sulla quale sto ancora lavorando.
Quando sarà perfettamente a punto presenterò anche quella». Non la spaventa la
crisi che sta colpendo un po' tutto il mondo? «Comincio con piccoli passi, poi
stiamo a vedere. Certamente qualcosa cambierà nel mondo ma io sono convinto che
dalle crisi nasce sempre qualcosa di buono». Debutto. Mario Vigilante presenta
al Pitti la prima collezione che porta il suo nome
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-13 - pag: 27 autore: Focus. Trasporto
aereo di merci in calo del 13,6% a novembre - Asia-Pacifico a -16,9%, resistono
Medio Oriente e Africa Il cargo riparte dagli emergenti Pronti i piani per gli
investimenti anti-recessione e le alleanze strategiche Antonio Dini Lo chiamano
"il cimitero degli elefanti volanti". è nel deserto del Mojave, negli
Usa, e là le compagnie aree di tutto il mondo mandano gli aerei in soprannumero
quando devono ridurre la propria capacità in tempi di crisi.Spesso,però,è solo
l'anticamera prima dello smantellamento dei velivoli. Non era mai stato così
pieno dall'11 settembre e la fila delle pinne con i loghi delle compagnie degli
emergenti si sta allungando. Ma per un altro motivo: complice la crisi, gli
emergenti rilanciano e stanno rinnovando le loro flotte passeggeri e cargo,
investendo anche in infrastrutture (nuovi scali e inedite alleanze) per la
ripartenza prevista entro i prossimi 18 mesi. Secondo Anjuli Bhargava, analista
e commentatrice del Business Standard per il settore del trasporto aereo, «la
congiuntura ha innanzitutto spinto i Governi a raddoppiare gli sforzi per
sostenere il settore, a cominciare da una razionalizzazione delle tasse e dagli
aiuti per le principali compagnie nazionali ». Le iniezioni di capitali servono
anche per compensare il rallentamento del commercio internazionale, che porta
con sé una diminuzione delle merci spedite nel mondo, sia a livello internazionale
che nazionale. Ma la frenata del cargo aereo non fa perdere quota alle
ambizioni degli emergenti. Nonostante il rallentamento mondiale del traffico
merci via aerea del 13,5% a novembre rispetto allo stesso periodo di un anno
prima, e il calo record del 16,9% per le compagnie aeree dell'area
Asia-Pacifico (che rappresentano da sole il 44,6% del traffico mondiale),
proseguono gli investimenti e le strategie per superare gli effetti della
crisi. Dai piani di espansione della flotta e delle rotte di Emirates, la cui
divisione cargo è la nona al mondo per tonnellaggio, a quelli delle compagnie
indiane e cinesi, come China Southern Airlines, la più grande cinese per volumi
e flotta, che a novembre vede calare in doppia cifra il traffico cargo internazionale
(-10,3%) ma solo di un modesto 1,9% quello interno, per un totale in negativo
contenuto al 3,3%. Il 2009 sarà in generale un anno di "terapia
intensiva", dice Gianni Bisignani, numero uno della Iata, l'associazione
internazionale delle compagnie aree, e le perdite del settore aeronautico
civile passeranno dai 5 miliardi di dollari del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-01-13 - pag: 27 autore: M&M La parabola della
gran truffa di Cyberabad di Sara Cristaldi è stata subito definita la «Enron
indiana». Lo scandalo finanziario Satyam Computer Systems, la più grande frode
nei bilanci della storia del Subcontinente asiatico, ha tutte le potenzialità
per essere ancor più esplosivo e dannoso ai fini della credibilità presso gli
investitori esteri delle bombe dell'attacco terroristico a Mumbai o anche della
miope opposizione (vincente) dei contadini del West Bengala allo stabilimento
del gruppo Tata per la produzione della Nano, auto a basso costo. Non a caso il
Governo di Manmohan Singh sta tentando di correre ai ripari e ha sostituito
d'imperio il cda del colosso dell'It impegnandosi a fare tutto il possibile,
anche in termini di aiuti in solido, per salvare una compagnia fino all'altro
ieri fiore all'occhiello dell'"Ufficio del mondo", l'India campione
globale dell'outsourcing It (vedi articolo a pag. 28). Ma il colpo è stato
pesante, specie per le ambizioni non prive di arroganza dei politicie dei
capitani d'industria indiani. Ora, oltre a Satyam, sul banco degli imputati c'è
il capitalismo indiano con le sue regole di governance. In un periodo di crisi
generalizzata e ben più consistenti truffe finanziarie, forse il miliardo di
dollari di buco di B. Ramalinga Raju, ex-Ceo oggi in carcere, potrà passare in
secondo piano. Però dalla crisi globale e domestica l'India non potrà che
uscire "ripulita" sul fronte della governance, se vorrà continuare ad
attirare quei capitali esteri che solo negli ultimi anni avevano cominciato ad
arrivare, sia pure con flusso minore rispetto al
concorrente Cina. Del resto il caso Satyam è una sorta di parabola negativa
dell'India moderna. Una potenza emergente costruita sul primato dell'It, con
ricchezze immense nate sull'onda del business dei computer e contrapposte a
quelle delle grandi famiglie tradizionali. Un Paese a corto però di
infrastrutture, sul cui sviluppo si sono andati concentrando gli investimenti degli
ultimi anni, settore immobiliare compreso. Su questi business l'incauto Raju,
forte di appoggi politici, pensava di scommettere in quel di Hyderabad
(capitale dell'Andhra Pradesh) per diversificare i suoi affari oltre i confini
di High Tech City. Ma a "Cyberabad", la città dei suoi sogni, è
finito il suo cammino. sara.cristaldi@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-13 - pag: 28 autore:
Italia-Sudcorea, prove d'intesa Stefano Carrer Dopo la Cina, la Corea del Sud: la Farnesina insiste su un approccio inedito
di contatti diretti con le imprese asiatiche che operano nel nostro Paese, al
fine primario di raccogliere valutazioni e richieste relative ai possibili
investimenti in Italia. Se in ottobre c'era stato un incontro con le
aziende cinesi, ieri sera a Milano si è svolto un meeting con i rappresentanti
dei gruppi sudcoreani (una trentina hanno filiali nel capoluogo lombardo).
L'Italia rappresenta il terzo Paese europeo più importante per l'export
coreano, dopo Germania e Gran Bretagna, ma non è attraente per gli
investimenti. «In effetti i due Paesi hanno culture diverse, anche al livello
del business – osserva il direttore dell'ufficio Kotra di Milano, Hong Ick Hee
–Questo primo incontro con il ministero degli Esteri sarà utile per livellare
le differenze. Per promuovere gli investimenti, appare però importante una
semplificazione burocratica, specialmente con riguardo a visti e permessi di
soggiorno per gli uomini d'affari coreani e famiglie. E anche un'incentivazione
fiscale». Il direttore generale per l'Asia della Farnesina, Massimo Iannucci,
ha ammesso il problema, preannunciando qualche possibile passo avanti: il
Parlamento potrebbe approvare entro la fine della primavera un emendamento alla
Bossi-Fini finalizzato a semplificare l'ingresso in Italia per dirigenti
d'imprese e professionisti, inclusi professori universitari e giornalisti;
inoltre sono allo studio la possibilità di uniformare la durata del permesso di
soggiorno al periodo effettivo di lavoro in Italia e la creazione di una
"linea speciale dedicata" al ministero dell'Interno per favorire i
businessmen sudcoreani. Dopo il Forum bilaterale di dicembre a Seul, un analogo
incontro tra realtà industriali e commerciali dovrebbe essere organizzato in
Italia quest'anno. Il 2009,inoltre,vedrà un'intensificazione dei rapporti
politici con la visita del presidente Giorgio Napolitano in Sudcorea
(settembre) e la presidenza italiana del G-8 (alla cui riunione
"allargata" Seul, membro del G-20, parteciperà). La Corea vuole anche
entrare nel Financial Stability Forum: ieri ha incassato l'appoggio del Giappone,
nel corso della visita a Seul del premier Taro Aso, che ha sollecitato la
ripresa dei negoziati per un Free trade agreement (Fta) bilaterale. L'ipotesi
resta remota, perché la Corea teme un ulteriore allargamento del deficit con
Tokyo, mentre le trattative per un Fta con l'Europa sono in fase finale.
Iannucci ha auspicato una «intesa ambiziosa» con la Ue che porti a un
rafforzamento dell'interscambio e degli investimenti Italia-Corea. Peraltro,
complici i fattori valutari, l'export italiano verso Seul,secondo proiezioni di
fonte doganale coreana, è aumentato nel 2008 di oltre il 25%, a fronte di un
leggero calo dell'import che ha provocato un raro avanzo commerciale per
l'Italia. stefano.carrer@ilsole24ore.com NODI BUROCRATICI Incontro d'imprese a
Milano per incentivare l'arrivo di capitali Ma per i sudcoreani restano
problemi di visti e fiscali
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-13 - pag: 29 autore: INTERVENTO Una rete
euro-mediterranea per le università del Sud di Massimo Giovannini* I l ritardo
delle regioni del Mezzogiorno è da tempo al centro del dibattito. Sulle origini
storiche, culturali, antropologiche, socio-economiche, si discute da più di un
secolo. L'intera area è oggetto di ingenti interventi che, per varie ragioni,
non riescono a dare i risultati attesi. I motivi sono molteplici e di difficile
soluzione. Due dovrebbero essere in cima alle priorità dell'azione di qualsiasi
governo. Il primo. Non ci può essere alcuna crescita economica delle regioni
meridionali senza la piena affermazione della legalità: è un problema di prevenzione
e repressione ma anche un problema educativo, quindi del sistema formativo nel
suo insieme, anche di quello universitario. Le implicazioni del ritardo del Sud
sull'economia dell'intero Paese porta al secondo motivo. Senza lo sviluppo
delle regioni meridionali non c'è sviluppo della nazione. è opinione diffusa
che l'economia delle regioni del Sud abbia potenzialità ancora inespresse,
superiori a quelle delle altre regioni del Paese. Per il Sud ci sono circa 20
miliardi di fondi strutturali 2007-2013. Il problema è spendere bene, avere
capacità progettuali da parte di Stato, regioni, province e comuni. A questo
proposito, c'è bisogno di una regìa unica che decida, in un quadro complessivo,
le iniziative che si intendono prendere. E che metta assieme politica e
amministrazioni col mondo universitario e con quello della produzione, per
concertare gli investimenti su pochi grandi obiettivi, condivisi e ritenuti
irrinunciabili per lo sviluppo. Prioritari oltre il consenso immediato:
trasporti, energia e ricerca. è opportuno che le università del Sud si
costituiscano in Rete per contribuire alla realizzazione di questi obiettivi.
Così come è necessario che le università intensifichino i rapporti con i Paesi
del Mediterraneo, unendo reciproche possibilità di sviluppo. Con l'espandersi
dell'economia dei Paesi emergenti, India e Cina,in questi ultimi tempi il Mediterraneo è di nuovo al centro,
come un continuum capace di unire passato e futuro, in grado di connettere i continenti
che lo circondano: Asia, Africa ed Europa. è la porta del mondo occidentale. Si
deve guardare ai Paesi che lo delimitano come a un anello di terre variamente
abitato, che va oltre le frontiere nazionali, che porta sul mare,nel
proliferare dei porti, la sostanza delle popolazioni interne:lavoro e
ricchezza, tutto quanto è suscettibile di mercato. Il Mediterraneo è tra le
aree più urbanizzate del mondo.Ventinove città hanno una popolazione superiore
al milione di abitanti. Attualmente, il 34% della popolazione risiede su una
fascia litoranea che corrisponde al 13% della superficie complessiva dei
territori. La sfida principale che i Paesi mediterranei sono chiamati ad
affrontare e risolvere, in tempi medi, è quella innescata dal sovrapporsi e
mischiarsi di diverse popolazioni. Il fenomeno migratorio ha investito, oltre
le mete tradizionali di Francia e Germania, altre nazioni della sponda
settentrionale: Spagna, Grecia e Italia. L'ondata migratoria invade le aree
degradate dei centri storici, le zone prossime agli scambi di merci e uomini:
stazioni, porti e mercati. Le città del Mediterraneo sono diventate, in poco
tempo, segmenti della complessa frontiera del processo di integrazione. Teatro
di nuove forme di tensione, non solo fra etnie differenti quanto fra diverse
condizioni di libertà, di emancipazione e di benessere. Le città del
Mediterraneo devono favorire il passaggio da una società multietnica a una
società interetnica, fondata su quella "condivisione di una visione
differenziata"suggerita da Predrag Matvejevic. La visione euro-centrica
suggerisce un Mediterraneo araboislamico, fondamentalista e intollerante,
opposto a un Mediterraneo europeo, più aperto e tollerante. Tuttavia,anche
l'Occidente coltiva i propri fondamentalismi; primo fra tutti,
quell'atteggiamento che pretende di far divenire la propria cultura un
linguaggio universale da opporre ai vari folclori esotici e poi quello, freddo
e impersonale, dei rapporti sociali dettati dal libero mercato e, infine, il
fondamentalismo di chi considera gli altri Paesi interlocutori dal potere
imperfetto o limitato. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale,
forse per la prima volta nella storia, si svolge nel Mediterraneo un dialogo
fra la cultura occidentale, da secoli egemone dal punto di vista economico e
militare, e la cultura di Paesi da tempo soggetti a una condizione di
colonialismo, più o meno formalmente espresso. Lo sviluppo del Mezzogiorno non
può prescindere dalla posizione geografica che riveste nel Mediterraneo. E
neanche dalla consapevolezza che essere al centro rappresenti di nuovo, a
distanza di secoli, una incredibile opportunità di crescita. Il 15 e 16
gennaio,presso l'Università Mediterranea di Reggio Calabria, alla presenza del
Presidente della Repubblica e del commissario per le politiche regionali
europee, Danuta Hubner,si tiene un convegno su questi temi. Partecipano anche
le università di Nablus e di Tel Aviv. Ci piace pensare che, oltre ai reciproci
scambi di informazioni scientifiche, lo facciano anche per il naturale
desiderio di dialogare per la ricerca della pace. * Rettore Università
Mediterranea di Reggio Calabria VISIONE CONDIVISA A Reggio Calabria atenei a
confronto in un convegno sulle potenzialità dello spazio Euromed Atenei
collegati. Studentesse al Cairo. Le Università possono contribuire a rafforzare
le politiche euromediterranee REUTERS
( da "AmericaOggi Online" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Un falso dilemma.
Fiumicino-Malpensa/Interesse nazionale e scontro tra fazioni di Federico
Guiglia 12-01-2009 Sono ore febbrili e finali di trattativa. Poi, domani, la
nuova Alitalia decollerà. Tutto lascia prevedere che la rinata compagnia di
bandiera s'accorderà con Air France, "perché non ci sono più i tempi di
inserimento per Lufthansa", come ha precisato il presidente del Consiglio
e artefice "politico" della svolta che ha portato la vecchia, pubblica
e indebitata Alitalia nelle mani di una cordata privata italiana. E a un costo
pesante che dovrà accollarsi il contribuente, sia pure per l'ultima volta, per
chiudere i conti in rosso del passato. Ma proprio alla vigilia del traguardo
già in vista, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha riaperto la questione
delle alleanze della compagnia con argomenti in parte nuovi e non certo
peregrini. Argomenti che non mirano alla contrapposizione fra Malpensa e
Fiumicino, come autorizzava a far pensare la difesa leghista, "senza se e
senza ma", dell'aeroporto milanese. Al contrario, il sindaco Moratti,
espressione, tra l'altro, della coalizione di centro-destra guidata proprio da
Silvio Berlusconi, sostiene che un'intesa con Lufthansa - secondo la signora
ancora possibile -, favorirebbe di gran lunga l'"interesse
nazionale". Mentre il patto che si profila con Air France da parte della
Cai (Compagnia aerea italiana), potrebbe segnare la fine, fra quattro anni, di
una "nostra" compagnia di bandiera assorbita dai francesi. Senza,
oltretutto, evitare il conflitto tra guelfi e ghibellini, cioè romani e
milanesi, per aggiudicarsi le rotte e i traffici più importanti sui cieli del
nostro Paese. Sono posizioni non dissimili da quelle invocate dall'opposizione
per criticare il nuovo "partirò" di Alitalia. Ma a differenza del
centro-sinistra, mosso anche dalla sua naturale posizione anti-governativa, la
signora Moratti non ne fa una questione politica, bensì imprenditoriale. La
prima, notevole differenza tra francesi e tedeschi starebbe nell'approccio alla
questione. Secondo la Moratti, il piano industriale di Lufthansa, peraltro mai
realmente formalizzato ("ma c'è una lettera di tre giorni fa, confermata
da una successiva e-mail", ha rivelato il sindaco a "In
mezz'ora"), prevede due punti di forza in Italia, esattamente come in
Germania: gli aeroporti di Monaco e di Francoforte come quelli di Malpensa e di
Fiumicino. Inoltre, la Lufthansa sarebbe interessata non già a co-gestire - per
poi, chissà, acquisire - il mercato italiano, ma a svilupparlo in autonomia.
Infine la constatazione, evidente, che le rotte e le merci
passano in parte prevalente per il Nord Italia, dall'America alla Cina, dall'India all'Europa economica che pesa. Viceversa, la Moratti
teme l'approccio dell'alleato francese e del suo modello, portato a valorizzare
un unico punto forte nel nostro Paese, verosimilmente Fiumicino, così come fa a
casa sua con Parigi. Alle ragioni tecniche risponderanno i tecnici. Ma
la signora sta in realtà ponendo una rilevante questione politica sullo sfondo:
il diritto-dovere del governo di garantire che la compagnia di bandiera faccia
la scelta più saggia e lungimirante per una compagnia di bandiera, visto, tra
l'altro, che alla nuova Alitalia si è concessa anche una moratoria di tre anni
in esclusiva sulla tratta più redditizia, ossia proprio la Milano-Roma. Le
ragioni imprenditoriali, insomma, sono libere e legittime. Ma non possono
prescindere da quel che è strategico per l'Italia, visti la gran mole di denaro
pubblico versato per la causa, e i trattamenti molto particolari accordati.
Spetta agli esperti dell'intricata materia, e ai rappresentanti della Cai,
rispondere ai rilievi della Moratti. Spetta, però, al governo rassicurare il
Paese sul fatto che si stia operando al meglio e a ragion veduta. A costo, se
necessario, di chiedere alla Cai un tempo supplementare per valutare l'offerta
di Lufthansa. Beninteso: se tale offerta davvero c'è ed è competitiva, come
sostengono la Moratti e i molti che, con lei, sollecitano tutti gli interessati
a fare, semplicemente, la cosa giusta. f.guiglia@tiscali.it
( da "Avvenire" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 13-01-2009
COMPAGNIA IN PISTA Matteoli: «Un successo per il Paese». Il capogruppo del
Carroccio alla Camera Cota: «Non è una buona scelta» Il sindaco Moratti:
«Lotterò fino alla fine» L'asse del Nord freme Formigoni: ora libera la tratta
Milano-Roma DA ROMA MASSIMO CHIARI « N on si sono esaurite le speranze, anzi la
certezza che coltiviamo è che Malpensa tornerà ad essere l'hub che è stata e
tornerà a crescere». Roberto Formigoni non si rassegna: «Malpensa esce dalle
scelte di Alitalia fortemente ridimensionata e questo vuol dire che dovremo
lavorare noi... Dovremo unire i nostri sforzi per fare sì che le tante
compagnie aeree che chiedono di volare da Malpensa possano farlo...». Il
governatore della Lombardia ha in testa una strategia precisa che in parte
preannuncia: «Vogliamo attuare la liberalizzazione anche nelle rotte nazionali.
Attraverso tutto questo lavoro, nel giro di 18-24 mesi, Malpensa tornerà a
crescere e ad essere un forte hub». Per Formigoni è necessaria, però, «la
libertà di contrarre degli accordi con le compagnie estere che vorranno
servirsi di Malpensa anche per le tratte nazionali». «Lotterò fino in fondo»,
ripete il sindaco di Milano Letizia Moratti che continua a guardare con
diffidenza l'accordo già chiuso. «La criticità dell'offerta di Air France è
data dal fatto che Air France ipotizza un unico hub in Italia, mentre la
domanda del mercato italiano è in grado di sostenere due hub. E questo è il
piano strategico di Lufthansa che ha già indicato a Cai, ritenendo di avere
bisogno di approfondimenti ». Moratti ammette che «non è stata fatta un'offerta
da parte di Lufthansa, ma è stata presentata una possibilità di partnership
strategica. Questa è la differenza: Lufthansa viene in Italia per investire in
Italia sul medio e lungo periodo con un progetto industriale, altri invece
vogliono probabilmente comprarci il nostro mercato». A tarda sera anche la Lega
ammette di non gradire l'accordo. «La scelta di Air France non è una scelta che
ci soddisfa», attacca Roberto Cota capogruppo alla Camera. E spiega: «Gli imprenditori del Nord non passano a Fiumicino per andare in Cina, ma sono costretti ad andare a Francoforte o Parigi. Difendere
Malpensa è difendere il sistema. L'unica soluzione è quella della liberalizzazione
delle rotte». Comunque del futuro di Malpensa se n'è parlato ieri nella cena a
Arcore presenti, oltre il padrone di casa Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e
Roberto Calderoli. Dal governo è il ministro dei Trasporti, altero
Matteoli, a definire il decollo della nuova Alitalia «un successo non solo e
non tanto per il governo ma per il Paese». Intanto il Pd milanese lancia un
appello alla Moratti per una manifestazione di piazza unitaria a favore dei due
scali lombardi. «Le scelte del governo e di Cai penalizzano gravemente Milano e
il suo sistema aeroportuale e la città, proprio negli anni della crisi e in
vista dell'Expo, rischia di pagare un prezzo salatissimo», avverte il
capogruppo del Pd in consiglio comunale, Pierfrancesco Majorino. Ma i vertici
del Pd nazionale non sono su quella linea e il capodelegazione della Lega Nord
nella giunta lombarda, Davide Boni lo sottolinea con forza: «Da un lato i big
del partito di sinistra ammettono che per loro il nostro aeroporto non ha
alcuna importanza, vedi Chiamparino e Cacciari, dall'altro troviamo il Pd di
Penati e soci che arranca ad inseguire la Lega».
( da "AmericaOggi Online" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina
Ap Italian.
Dichiarazione congiunta sulla sospensione del corso. "Una profonda
delusione" 13-01-2009 I capi delle Organizzazioni Nazionali di
Italo-Americani e dei sostenitori dello studio della lingua italiana hanno
rilasciato una dichiarazione congiunta in merito alla sospensione della
Advanced Placement Program in lingua e cultura italiana da parte del College
Board. La dichiarazione è stata rilasciata da Margaret I. Cuomo, MD, presidente
della Italian Language Foundation (ILF) di New York, e dai presidenti delle
quattro organizzazioni che hanno dato vita alla Italian language Foundation
(ILF): Louis Tallarini, presidente della Columbus Citizens Foundation e Chairman
della ILF; Salvatore Zizza, presidente della National Italian American
Foundation (NIAF), di Washington, DC; Philip R. Piccigallo, Ph.D., direttore
esecutivo dell'Ordine nazionale dei Figli d'Italia in America (OSIA), di
Washington, D.C.; e Kathleen Strozza, presidente nazionale di UNICO.
"Siamo profondamente delusi del fatto che l'Advanced Placement Program del
College Board, comunemente noto come AP italiano, sarà sospeso dopo quest'anno
accademico 2008-2009.Sappiamo per esperienza che il College Board ha raggiunto
questa decisione, che era basata su considerazioni di carattere finanziario,
dopo aver effettuato in buona fede sforzi sostanziali per sostenere il
programma. Siamo stati orgogliosi di essere stati in grado di offrire più di $
500.000 di impegni contingenti verso i $ 1,5 milioni necessari per garantire il
futuro del programma. "Tuttavia, questi fondi erano contingenti sugli
impegni della Repubblica d'Italia, che non si sono materializzati. Ciò è
particolarmente deludente, perché nel gennaio 2008, la Repubblica d'Italia,
attraverso l'Ambasciata d'Italia a Washington, DC, è stata allertata del
rischio che il programma AP sarebbe stato cancellato. "L'aumento della
conoscenza della lingua italiana porta a migliorare l'apprezzamento ed il rispetto
per la cultura italiana, da cui trarranno beneficio le relazioni bilaterali nei
settori dell'industria, del commercio, del turismo, della cultura e
dell'istruzione. Deploriamo profondamente, a nome degli educatori Americani,
che si sono dedicati a insegnare l'italiano, e per conto di decine di migliaia
di uomini e donne d'affari, in particolare in Italia, che lavorano
instancabilmente per sviluppare e mantenere il flusso di idee, beni e servizi
tra i nostri due Paesi. "La sospensione del Programma AP italiano dovrebbe
essere particolarmente deludente per il Primo Ministro Silvio Berlusconi, che
ha viaggiato a New York per consegnare un assegno di $ 300.000 per il College
Board nel 2003, per far lanciare al College Board per la prima volta in
cinquant'anni il Programma AP italiano. Insieme con $ 200.000 dalla NIAF, OSIA,
e UNICO Nazionale, il requisito di $ 500.000 per stabilire il Programma AP
italiano è stato soddisfatto. "Il Presidente del Consiglio Berlusconi ha
più volte sottolineato l'importanza di sostenere l'istruzione della lingua
italiana negli Stati Uniti d'America. I Ministri Bondi e Frattini del Governo
della Repubblica d'Italia hanno manifestato il proprio sostegno e la
comprensione del significato e l'importanza del Programma AP italiano. "Per
tutti questi motivi, è particolarmente sorprendente che la Repubblica d'Italia,
una nazione cara nei nostri cuori, declina a sostenere lo studio della sua
lingua negli Stati Uniti, una politica che invece è già
stata messa in pratica dai governi di Cina, Giappone e
Russia, per le loro lingue. La sospensione di AP italiano danneggia il
"ponte" che esiste tra la Repubblica d'Italia e gli Stati Uniti.
"Il nostro scopo è di ripristinare il Programma AP perché imparare la
lingua italiana deve essere una esperienza di prima classe sia negli Stati
Uniti d'America che nel resto del mondo. "Le Organizzazioni
Nazionali di Italo-Americani rimangono impegnate all'AP italiano e sono pronte
a fare un altro passo in avanti se la Repubblica d'Italia sarà in grado di
fornire un sostegno finanziario al progetto".