HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it


DOSSIER “CINA”

TORNA ALL’INDICE MENSILE 2008     TUTTI I DOSSIER

 

 

 


T ARTICOLI DEL  9-13 gennaio 2009#TOP



Report "Cina"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Cina (53)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

anna incerti, bagherese settepolmoni numero uno delle maratonete azzurre - dario prestigiacomo ( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Invece, mentre in Cina ho condotto a lungo una gara guardinga per poi risalire nel finale, a Milano ho cominciato ad accelerare già dopo metà percorso, anche per non farmi sfuggire chi mi stava davanti. Poi, una volta raggiunta la testa delle corsa, ho capito di poter arrivare al traguardo da sola.

matti, mambo e calcetto di bonifacci sceneggiatore - emanuela giampaoli ( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: mambo e calcetto di Bonifacci sceneggiatore Cine Francia e il fascino dell´eros �80 Il trasloco dell´Ebe del Canova EMANUELA GIAMPAOLI Con l´eloquente titolo «Putain De Film!» Stefano Cocchi, studioso di cinema che si occupa di audiovisivi da oltre dieci anni, ha dato alle stampe per l´editrice bolognese Dynit un volume dedicato al cinema francese erotico anni ï¿

"quell'uomo non è un pedofilo" rignano, deposizione di mago zurlì - marino bisso ( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cino Tortorella, il popolare presentatore dello Zecchino D´Oro, nel luglio 2007, è stato convocato dal pm di Tivoli Marco Mansi che stava indagando sull´autore televisivo Gianfranco Scancarello, arrestato assieme alla moglie Patrizia Del Meglio, una delle tre maestre finite in carcere e poi rimessa in libertà.

cassina fa causa alla ditta di attrezzi "ko per colpa loro" - gabriele cereda milano ( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il campione olimpico di volteggio alla sbarra di Atene 2004 in Cina finì quarto. Alle telecamere e ai tifosi, con le lacrime agli occhi disse che la colpa era solo sua. «Ho sbagliato un passaggio, sono cose che succedono». Ieri, l´altra verità: non si poté allenare come avrebbe dovuto a causa di un infortunio.

Banche in fuga da Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La fuga dalla Cina pare unire i destini di molte banche più o meno travolte dal credit crunch. Rbs ha confermato le voci di trattative per la cessione del 4,3% di Bank of China una quota che le consentirebbe di incassare 2 miliardi sterline a fronte di un investimento di 800 milioni effettuato nel dicembre 2005.

Quando Li Ka-shing sente odore di bruciato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma forse c'è anche dell'altro: il timore che la crisi economica che sta investendo la Cina finisca per ripercuotersi sul mondo del credito. Mercoledì anche Li Ka-shing ha deciso di vendere la propria quota in Bank of China. Che il magnate di Hong Kong abbia sentito odore di bruciato? (l.vin.)

Il colosso cinese Lenovo licenzia 2.500 dipendenti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Oggi in Cina la disoccupazione ufficiale ammonta al 4% della forza lavoro, un tasso del tutto fisiologico per un'economia che nell'ultimo biennio è cresciuta a tassi superiori al 10 per cento. Ma quella reale è ben più elevata: secondo le stime degli istituti di ricerca, il tasso di disoccupazione effettivo si aggira intorno al 9 per cento.

I nuovi modelli Borsalino creati con Italia Independent ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina sarà un mercato del futuro» spiega il direttore commerciale. Intanto vengono prodotti modelli ad hoc per la conformazione dei visi orientali, cappelli che per esempio hanno le alette più piccole. Poi c'è l'Europa orientale, sempre più interessante: «Quest'estate, in seguito a un accordo con Bosco dei ciliegi (una delle prime società russe di distribuzione di prodotti di moda,

Malattie <sociali> ( da "Avvenire" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Brasile, in Cina e in Messico ad esempio, tra le fasce meno abbienti dilaga la moda dei pranzi 'veloci' fuori casa. I fast food consentono anche ai meno abbienti cui la crescita generalizzata ha regalato qualche dollaro da spendere di mangiare abbondantemente a poco prezzo.

Bimbi e madri, una strage silenziosa Cina e Brasile <sulla strada giusta> ( da "Avvenire" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: una strage silenziosa Cina e Brasile «sulla strada giusta» O gni anno quasi dieci milioni di bambini non arrivano a compiere cinque anni, mentre oltre mezzo milione di donne muore durante la gravidanza o il parto. Il 97 per cento delle vittime si concentra in 68 Paesi, distribuiti tra Africa, Asia e A- merica Latina.

Con 177 Paesi pieni rapporti diplomatici ( da "Avvenire" del 09-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina popolare, Corea del Nord, Maldive, Oman, Tuvalu e Vietnam. Mentre sono in carica dei delegati apostolici (rappresentanti pontifici presso le comunità cattoliche locali ma non presso i governi) in altri sette Paesi: tre in Africa (Comore, Mauritania e Somalia) e quattro in Asia (Brunei, Laos, Malaysia,

aziende, consumi e assunzioni parla straniero il 9 per cento del pil - vladimiro polchi ( da "Repubblica, La" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: settore edilizio Tra i neo imprenditori il paese più rappresentato è la Cina VLADIMIRO POLCHI ROMA - A Lin gli affari vanno a gonfie vele. Gestisce sei marchi d´abbigliamento a Prato, ha aperto una filiale a Shangai e ha già assunto un centinaio di operai. Lin è in buona compagnia: in Italia oltre 225mila imprese parlano straniero e il 35% dei nuovi imprenditori sono extracomunitari.

la piola amata dai jazzisti è diventata un locale chic - luca iaccarino ( da "Repubblica, La" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: considerato che siamo in loco ameno in centro città, ed è la trattoria giusta per un veloce pranzo o un pre-cine/teatro senza svenarsi. Il locale è carino ma non caro, il posto simpatico ma un po´ posticcio, i piatti un po´ piatti. Invertendo i fattori, si può dire che lo spirito è tenero, ma la carne è dura. Locanda da Betty, via Bogino 17/e, tel.

la cina fa il pieno di petrolio a basso prezzo ( da "Repubblica, La" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia La Cina fa il pieno di petrolio a basso prezzo Ssangyong ha deciso di sollecitare l´amministrazione controllata per far fronte all´attuale crisi di liquidità e far evolvere la società in un´entità vitale Seguendo l´esempio degli Stati Uniti, anche la Cina sta approfittando del calo del prezzo del petrolio per rimpinguare le sue riserve strategiche.

Senza garanzie non si parte ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il giorno dopo Berlusconi lo firma, poco prima di imbarcarsi per la Cina: cda SoGe a 5 membri. Socio di controllo il Tesoro (gli altri azionisti sono Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio) e Letizia Moratti commissario straordinario. I prossimi passi? «Nel giro di un mese», assicura il sindaco, «partirà la SoGe ».

La resa di un leader ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Iris Ceramica parte da Soros ma per Romano Minozzi i prodromi dell'«era glaciale» vengono da più lontano: addirittura dall'ingresso della Cina nella Wto del 2001 e dalla conseguente espansione del suo «capitalismo selvaggio » fino all'esplosione della crisi finanziaria americana e ai suoi devastanti effetti sull'economia reale e sul settore della ceramica e del porcellanato tecnico.

Iris-sindacati, non c'è trattativa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: adesione della Cina al Wto e non valutarono appieno gli effetti». A dare l'altro e definitivo fendente è stata «l'esplosione della finanza Usa» con la «crisi dei mutui subprime » che «si aggraverà certamente in questo 2009 ». Al quadro – disegnato anche grazie a un'ampia rassegna stampa nazionale e internazionale in cui entrano Fiat,

Il taglio Alcoa non rilancia i prezzi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Negli ultimi anni la crescita della domanda di alluminio è stata tra le più impetuose, specialmente in Cina. Ma a partire dalla seconda metà del 2008 lo scenario è cambiato: oggi le stime parlano di un progresso atteso per il 2009 pari allo 0,5%. Nel 2007 era stato del 10,7 per cento.

i sacchetti di sabbia non fermano l'oceano - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La crescita vertiginosa della Cina ne ha fatto il principale finanziatore del Tesoro americano. Se Obama vorrà mobilitare due o tre trilioni di dollari per creare tre milioni di nuovi posti di lavoro, gran parte di quello sforzo sarà la Cina a doverlo sostenere; ma la Cina a sua volta dovrà finanziare il mercato interno per compensare la caduta delle sue esportazioni.

torna l'età dell'oro in italia scatta la caccia ai giacimenti - paola coppola ( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Paesi poco inclini a farsi suggestionare dal prezzo che uomo e ambiente devono pagare per ottenere il materiale. Un esempio: la miniera di Batu Hijau sull´isola di Sumbawa (Indonesia), che è stata aperta nel 2000 da una società statunitense e che potrebbe esaurirsi entro 20 anni, dà lavoro a 4 mila indonesiani ma le pietre di scarto che ha prodotto hanno sepolto la foresta

trova rapinatrice in camera avverte la polizia che l'arresta ( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 30 in via Cino da Pistoia, in periferia. La donna, romena, 26 anni, era entrata dalla finestra, lasciata aperta e, vistasi scoperta, ha strattonato e tirato per i capelli la padrona di casa. Il parapiglia fortunatamente ha richiamato l´attenzione di un vicino, che assieme alla vittima della rapina ha avvertito la Polizia.

in viaggio con gli "emi-grati" - laura nobile ( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Così i cinque attraversano la Cina e la Russia e poi approdano in Sicilia, un porto qualsiasi nel mondo che diventa la meta definitiva. Al centro della scena c´è un grande baule, che poi si trasforma in una nave e più tardi in un centro di prima accoglienza. Ma c´è anche un´isola e il personaggio che la governa muta faccia e stato diverse volte.

sotto la buccia tutto - licia granello ( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina, terra d´origine, li hanno battezzati così per la loro "saggezza botanica", mutuando la parola da quella dei funzionari governativi, saggi consiglieri dell´impero. Non meno caratterizzante il nome "clementina", attribuito a frate Clemente, che - missionario in Algeria - scoprì la delizia dell´incrocio tra mandarino comune e arancio amaro,

storia degli aristofrutti prestati alla politica - marino niola ( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: abito arancione dorato dei sapientissimi dignitari imperiali dell´antica Cina che interpretavano i voleri del cielo e li trasmettevano all´imperatore. I famosi mandarini erano letterati e poeti che l´educazione raffinata rendeva depositari di una saggezza superiore a ogni sapere tecnico. Esattamente il contrario dei nostri specialisti che spesso sanno tutto e non capiscono nulla.

il cielo aiuti la cina e quindi l'occidente - giuseppe turani ( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Se quel grande paese (che ha le sue difficoltà) riduce la propria crescita dal 10 all´8 per cento, va ancora bene e tutto procederà come previsto. Se invece la Cina dovesse ridurre la sua crescita al 4 per cento, questo rappresenterebbe un serio problema: meno esportazioni verso quell´area per i paesi occidentali e meno importazioni in Occidente di prodotti cinesi a buon mercato.

A Cervellera il premio giornalistico Ragno ( da "Avvenire" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Cervellera, dal canto suo, ha ricordato come proprio con una corrispondenza dal Libano commissionatagli da Ragno sia cominciata la sua collaborazione con «Avvenire». Ha poi parlato del suo amore per l'Asia, non più meta 'esotica', ma oramai protagonista dell'economia e della politica mondiali, chiamata anche grazie al ruolo di «

OrienteMinacce ( da "Avvenire" del 11-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: fino in India e in Cina. A ltra svolta fatidica è concilio di Calcedonia nel 451. Al centro del dibattito è ancora la dottrina sulla figura di Cristo, ma neppure questa volta slegata da rivalità tra province «periferiche» e centro dell'impero, tra comunità che si esprimevano in lingue e con concetti diversi.

Grande depressione? Non è detto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: imbattibile Cina deve mettere in conto tassi di crescita dimezzati. L'Europa e il Giappone non devono affrontare un pasticcio finanziario di proporzioni americane. Ma anche queste due aree sono in recessione. è l'economia globale ad essersi inceppata. Ma, proprio per non ripetere l'errore degli ottimisti durante il boom,

Lo yuan debole? Adesso non piace più ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina è tra questi. Un esperimento è già stato fatto a dicembre, quando la Banca del Popolo, che guida il cambio con mano ferma, ha spinto la valuta ai massimi da tre mesi. «è sembrato un modo di testare la reazione del mercato a un deprezzamento», ha spiegato David Bloom della Hsbc che - come molti altri economisti - prevede una leggera flessione del cambio.

L'eccellenza non basta per competere con la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: eccellenza non basta per competere con la Cina di Paolo Bricco A l Sunrise Caffè di piazza Libertà, dove si radunano i tifosi del Sassuolo affiliati al Club 1922, della crisi delle piastrelle si parla sottovoce. «La maggior parte dei ragazzi - dice Cristian Venturelli, figlio del titolare Carlo - sono artigiani e commercianti.

Se i mercati emergenti riscoprono il decoupling ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina), ha sostenuto sul Financial Times che sarebbe sbagliato archiviare l'acronimo ma che sarebbe fuorviante anche cancellare la "r" di Russia da Bric perché Mosca sopravviverà certamente alla crisi. Da qui a immaginare che le Borse dei Paesi emergentipossano disallinearsi in positivo da Wall Street e dall'Europa il passo è lungo,

Il rimbalzo partirà da Pechino: ci sono i primi segnali di ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina tutta, in realtà, si muoverà presto, mi attendo aggiunge - un buon numero di joint venture con banche di Pechino nei prossimi mesi». Uno sviluppo che va controtendenza. Le ultime notizie dal fronte delle relazioni con le banche cinesi sono di segno opposto: Bank of America, Ubs e prossimamente anche Rbs stanno riducendo o chiudendo del tutto le loro partecipazioni.

L'Europa coi piedi per Terra ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tutti concupiti dalle Agenzie spaziali di Cina e India, e talvolta anche dalla Nasa americana. Solo il 15% di quella somma paga l'infrastruttura dell'Esa e i suoi dipendenti; il resto è reinvestito nell'industria che inventa e collauda le tecnologie di domani. Nel mondo della ricerca e sviluppo infatti, l'Agenzia occupa un posto insolito.

L'Italia degli Illuminati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: si è propagato straordinariamente in Asia orientale: Cina, Mongolia, Corea, Giappone. Infine il vajrayana, "veicolo di diaman-te", con inizio nel VII secolo, riprende il mahayana integrandone la prassi sul piano rituale: è caratteristico dei Paesi himalayani, il Tibet innanzi tutto, dove ha incorporato significativi elementi sciamanici e animistici.

A Mosca e Pietroburgo è sfida per l'economia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma faranno stage all'estero, sia negli Usa sia in quelle dei Paesi emergenti, dalla Cina all'India fino al Brasile. Il tutto per cinquantamila euro. Diverso è invece il pubblico a cui si rivolge l'Executive Mba che partirà a gennaio. «Lo studente – spiegano – in questo caso sarà russo e potrà continuare a lavorare.

Fermi i grattacieli,avanti i musei ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: mentre il grande freddo della crisi labisce pesantemente tanto la Cina quando la Russia, dove le banche hanno rallentato o interrotto il flusso dei prestiti per finanziare i fastosi progetti dell'era Putin. Apparentemente, non si salva neppure Dubai, la nuova Mecca del mattone. Qui, comincia a circolare incertezza sulla data d'inaugurazione, prevista per quest'anno,

Nostri fratelli d'Oriente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tempo così florida da raggiungere persino la Cina, una Chiesa nata da Nestorio, patriarca di Costantinopoli, che non accettò la definizione di Maria come TheotÓkos, "Madre di Dio", formulata dal Concilio di Efeso nel 431. In verità, ben più ramificate sono le distinzioni tra le varie comunità dell'Ortodossia e ancor più complesse le sottigliezze teologiche che ne stanno alla radice.

se il "global warming" va sotto processo - pascal acot ( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: delle cinquantadue centrali a carbone messe in cantiere dalla Cina. Insomma, nonostante gli accordi di Kyoto, la situazione si degrada, forse perché le popolazioni non percepiscono ancora le trasformazioni climatiche come una vera minaccia. Quando si parla del riscaldamento del pianeta si dimentica spesso che le maggiori conseguenze di tale situazione ricadranno sui paesi più poveri,

Renault va alla ricerca di liquidità ( da "Finanza e Mercati" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Renault ha pensato bene di congelare temporaneamente alcuni progetti in Cina e India. Ma il tentativo di ristrutturazione stenta a convincere il mercato: il titolo ieri è arrivato a perdere quasi il 4% dopo aver registrato un deprezzamento di oltre l'80% nel 2008. A fine serata Renault, pur restando in segno negativo, recuperava comunque terreno.

Il Governatore messicano Ortiz nuovo chairman della Bis ( da "Finanza e Mercati" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: interno della Bis e di una nuova struttura delle commissioni del board e ha visto l'entrata in consiglio dei governatori delle banche centrali di Cina e Messico e del presidente della Bce Jean-Claude Trichet. Ortiz manterrà il doppio incarico, chairman della Bis e governatore della Bank of Mexico, fino al prossimo dicembre quando quest'ultimo andrà in scadenza.

la crisi rilancia la passione per la casa - luigi dell'olio ( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Francia Corea, Spagna e Polonia). Il settore-chiave di quest´anno è l´argento e il claim del concorso è "beyond silver". La premiazione è in programma domenica 18 gennaio (ore 18), presso il Centro Congressi di Fieramilano. Per il resto, il Macef Primavera 2009-Salone Internazionale della Casa conferma l´impostazione tradizionale di grande mostra d´

"malpensa ha già perso la gara con fiumicino" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Noi abbiamo già ricevuto richieste da diverse compagnie orientali per destinazioni come Cina, India e Australia». Scusi ma il Pd, il suo partito, non era contrario alla liberalizzazione degli accordi bilaterali? «Se il Pd non ha votato, secondo me sbagliando, la liberalizzazione di quegli accordi è perché l´emendamento presentato dalla Lega valeva solo per Malpensa.

il salone triste delle "big three" a detroit brillano europa e cina - mario calabresi ( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a Detroit brillano Europa e Cina La Mini e le auto elettriche scalzano l´Hummer Un anno fa il sindaco Kilpatrick ballava al party di Rick Wagoner, oggi è in galera MARIO CALABRESI DAL NOSTRO INVIATO DETROIT - L´Hummer, la gigantesca jeep militare che faceva impazzire l´America, è stata messa in castigo: relegata in un minuscolo stand dove non va nessuno.

Wen: la Cina sarà la prima a ripartire ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: economia sta cominciando a dare i suoi frutti Wen: la Cina sarà la prima a ripartire Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro corrispondente La Cina sarà la prima nazione al mondo a uscire dal ciclone che ha investito l'economia globale. Parola di Wen Jiabao. «Il nostro obiettivo è superare la crisi finanziaria prima degli altri.

Bush: terroristi sempre pronti a colpire ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ha aggiunto citando India, Cina e Africa. «Gran parte della popolazione mondiale- ha affermato - rispetta l'America». Iraq è sulla guerra in Iraq, giunta al sesto anno, che Bush ha riconosciuto i passi falsi più gravi. «Il mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa è stata una delusione significativa», ha detto.

Super Mario il modellista diventa stilista da viaggio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: non può più fare a meno della Cina. Nello sportswear se vuoi essere competitivo non puoi produrre in Italia; in Cina si fanno ottimi prodotti, purchè ci siano maestranze italiane a insegnare e controllare, altrimenti facilmente sbagliano». In Cina è dunque prodotta anche la collezione che Vigilante ha deciso di presentare oggi a Pitti.

Il cargo riparte dagli emergenti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: oltre alla Cina, a sfruttare le opportunità per il cargo aereo offerte dalle esportazioni dell'industria del silicio: prodotti ad alto valore e piccoli ingombri, che devono essere inviati alla rete di fabbriche in Cina, Malaysia, Taiwan, Indonesia, sino alle Filippine e poi verso i mercati europei ed asiatici.

La parabola della gran truffa di Cyberabad ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sia pure con flusso minore rispetto al concorrente Cina. Del resto il caso Satyam è una sorta di parabola negativa dell'India moderna. Una potenza emergente costruita sul primato dell'It, con ricchezze immense nate sull'onda del business dei computer e contrapposte a quelle delle grandi famiglie tradizionali.

Italia-Sudcorea, prove d'intesa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 13 - pag: 28 autore: Italia-Sudcorea, prove d'intesa Stefano Carrer Dopo la Cina, la Corea del Sud: la Farnesina insiste su un approccio inedito di contatti diretti con le imprese asiatiche che operano nel nostro Paese, al fine primario di raccogliere valutazioni e richieste relative ai possibili investimenti in Italia.

Una rete euro-mediterranea per le università del Sud ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina,in questi ultimi tempi il Mediterraneo è di nuovo al centro, come un continuum capace di unire passato e futuro, in grado di connettere i continenti che lo circondano: Asia, Africa ed Europa. è la porta del mondo occidentale. Si deve guardare ai Paesi che lo delimitano come a un anello di terre variamente abitato,

Un falso dilemma. Fiumicino-Malpensa/Interesse nazionale e scontro tra fazioni ( da "AmericaOggi Online" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che le rotte e le merci passano in parte prevalente per il Nord Italia, dall'America alla Cina, dall'India all'Europa economica che pesa. Viceversa, la Moratti teme l'approccio dell'alleato francese e del suo modello, portato a valorizzare un unico punto forte nel nostro Paese, verosimilmente Fiumicino, così come fa a casa sua con Parigi.

L'asse del Nord freme Formigoni: ora libera la tratta Milano-Roma ( da "Avvenire" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: imprenditori del Nord non passano a Fiumicino per andare in Cina, ma sono costretti ad andare a Francoforte o Parigi. Difendere Malpensa è difendere il sistema. L'unica soluzione è quella della liberalizzazione delle rotte». Comunque del futuro di Malpensa se n'è parlato ieri nella cena a Arcore presenti, oltre il padrone di casa Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Roberto Calderoli.

Ap Italian. Dichiarazione congiunta sulla sospensione del corso. "Una profonda delusione" ( da "AmericaOggi Online" del 13-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è già stata messa in pratica dai governi di Cina, Giappone e Russia, per le loro lingue. La sospensione di AP italiano danneggia il "ponte" che esiste tra la Repubblica d'Italia e gli Stati Uniti. "Il nostro scopo è di ripristinare il Programma AP perché imparare la lingua italiana deve essere una esperienza di prima classe sia negli Stati Uniti d'America che nel resto del mondo.


Articoli

anna incerti, bagherese settepolmoni numero uno delle maratonete azzurre - dario prestigiacomo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Palermo Nel 2008 ha vinto tutte le gare a cui ha preso parte, tranne la più importante: quella delle Olimpiadi Anna Incerti, bagherese settepolmoni numero uno delle maratonete azzurre La sua vera forza è il carattere grazie al quale ha superato numerosi gravi infortuni Quattordicesima a Pechino, ha poi dominato in altre gare in Italia e all´estero DARIO PRESTIGIACOMO Visto come si erano messe le cose all´inizio del 2008, sarebbe stato già un successo rimettersi in strada per agguantare qualche buon piazzamento. Invece lei, che alle tribolazioni fisiche ha fatto ormai il callo, non solo ha saputo recuperare la condizione in gran fetta, ma è riuscita persino a farsi trovare pronta all´appuntamento con la gara più importante per una maratoneta, quella delle Olimpiadi. A Pechino, si è classificata quattordicesima, prima delle italiane, stabilendo tra l´altro il suo primato personale. Unico piazzamento fuori dal gradino più alto del podio, in quello che è stato l´anno della definitiva consacrazione internazionale di Anna Incerti, l´atleta bagherese delle Fiamme Azzurre. Nel corso del 2008, infatti, la Incerti ha vinto tutte le gare cui ha partecipato (fatta eccezione, appunto, per le Olimpiadi): prima la Corrida di San Giminiano, poi la mezzamaratona di Lignano e quella di Atripalda, valida per il titolo nazionale assoluto. Sulla distanza della mezzamaratona si è imposta anche a Roma e Cremona, prima di chiudere l´anno con le vittorie più importanti: quella ottenuta alla Corrida di Barcellona (con tanto di record del percorso) e il trionfo alla Maratona di Milano, gara in cui è riuscita a battere atlete del calibro della keniana Chepchumba e dell´etiope Denboba. «Sinceramente, a Milano pensavo in un buon piazzamento, ma non avrei mai immaginato di vincere - dice la Incerti, che in questi giorni sta trascorrendo le vacanze a Udine con il suo compagno, Stefano Scaini, anche lui podista azzurro - Alla partenza, mi sentivo in forma come a Pechino, dove, nonostante l´emozione e le difficili condizioni climatiche, ho realizzato il mio record personale. Per questo, sapevo di poter bissare il tempo delle Olimpiadi. Invece, mentre in Cina ho condotto a lungo una gara guardinga per poi risalire nel finale, a Milano ho cominciato ad accelerare già dopo metà percorso, anche per non farmi sfuggire chi mi stava davanti. Poi, una volta raggiunta la testa delle corsa, ho capito di poter arrivare al traguardo da sola. E così è stato». Alla fine, il cronometro si è fermato sul tempo di 2h 27´ 42"», tre minuti in meno del suo precedente primato e a quattro minuti dal record italiano di Maura Viceconte, che resiste da otto anni. Se avesse corso a Pechino con un tempo del genere, sarebbe arrivata ottava. «Ma per me va benissimo così - precisa - è stato già un mezzo miracolo chiudere il 2008 con questi successi, dopo essere stata ferma quasi tre mesi tra gennaio e marzo». Già perché l´anno era cominciato male: prima un infortunio muscolare, poi un virus intestinale le hanno impedito per molte settimane di portare avanti la preparazione per le Olimpiadi, cui si era qualificata di diritto grazie al diciassettesimo posto dei mondiali di Osaka 2007. Ma alla sfortuna la Incerti ha sempre saputo reagire, vuoi per la testardaggine tipica delle donne del Sud, vuoi perché agli infortuni, ormai, ci è abituata. Anzi, dopo ogni guaio fisico, la sua forza è stata quella di ritornare alle gare ancora più forte di prima. Come è avvenuto dopo il terribile 2005, anno trascorso interamente lontano dalle competizioni per recuperare un brutto infortunio al tendine di Achille: prima il 2006, con il nono posto agli Europei e la vittoria del titolo continentale a squadre. Poi, il 2007, con la conquista del titolo nazionale nella mezzamaratona e l´ottima gara dei mondiali giapponesi (dove è arrivata prima tra le azzurre). Oggi, la Incerti è l´atleta di punta della nazionale femminile di maratona e il 2009 potrebbe riservarle nuovi successi. «Ancora non ho programmato la stagione in tutti i dettagli - spiega - Di sicuro, a marzo sarò alla Maratona di Roma. Poi vedrò il da farsi. Spero di potermi allenare con continuità, soprattutto in vista dei mondiali di Monaco».

Torna all'inizio


matti, mambo e calcetto di bonifacci sceneggiatore - emanuela giampaoli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Bologna "Putain de film" di Stefano Cocchi Da Pinacoteca al Museo di Forlì Matti, mambo e calcetto di Bonifacci sceneggiatore Cine Francia e il fascino dell´eros �80 Il trasloco dell´Ebe del Canova EMANUELA GIAMPAOLI Con l´eloquente titolo «Putain De Film!» Stefano Cocchi, studioso di cinema che si occupa di audiovisivi da oltre dieci anni, ha dato alle stampe per l´editrice bolognese Dynit un volume dedicato al cinema francese erotico anni �80 per raccontare quel decennio di pellicole con una forte vocazione allo scandalo e alla trasgressione che ebbe come protagoniste dive di caratura internazionale ai loro esordi quali Sophie Marceu, Isabelle Adjani, Juliette Binoche. «Il libro - spiega l´autore - nasce dall´attrazione che ho avuto fin dai tempi del liceo sul cinema erotico. Mi sono laureato nel 2000 con Antonio Costa con una tesi sul cinema porno in pellicola e, da lì, è proseguita la mia indagine. Incoraggiato da Jacques Dubuisson, l´autore della prefazione, regista e sceneggiatore nonché premio César, e dalla mancanza di una specifica pubblicazione sull´argomento, mi sono gettato prima nell´analisi del rapporto tra softcore e letteratura "colta" e popolare e poi, di conseguenza, sul cinema francese dell´epoca». Il risultato è una specie di guida a un periodo importante per il cinema europeo che merita di essere (ri) scoperto in un percorso di oltre 100 film, la maggior parte sconosciuta o inedita in Italia. Un capitolo (Spaghetti e Champagne) è dedicato al lavoro svolto in questa direzione da italiani come Ferreri, Bellocchio, Samperi e Bergonzelli. «Non ci sono preclusioni, per quello che riguarda i cineasti presi in considerazione nell´opera: ci sono autori con fama da "maledetti" e marcatamente improntati al linguaggio dell´eros, come Zulawski e Borowczyck, accanto a mostri sacri come Godard, Rohmer o Robbe-Grillet, a mestieranti come Michel DeVille e Michel Lang o a campioni d´incasso come Beinex, tutti accomunati da un uso più marcato del nudo e delle situazioni proibite» conclude Cocchi. (e. giam.) FORLì - DOPO 79 anni la Pinacoteca forlivese vede uscire dalle sue stanze uno dei più bei capolavori della scultura ottocentesca, l´»Ebe» realizzata da Antonio Canova tra il 1816 e il 1817 per la contessa Veronica Guarini. Il viaggio è stato breve, fino ai vicini Musei di San Domenico che da sabato 24 gennaio ospiteranno la mostra «Canova. L´ideale classico tra scultura e pittura», ampia rassegna dedicata allo scultore di Possagno che proprio in Romagna lasciò alcune delle sue prime opere più importanti. Come appunto questa raffigurazione dell´Ebe, in posa di volo, che dettò un nuovo modello di rappresentazione della figura in movimento. Un tema che Canova riprese in seguito con in un´opera realizzata per l´imperatrice Giuseppina, moglie di Napoleone, e che ispirò poi altri autori che tradussero la figura in dipinti e sculture. All´argomento la mostra dedica un´intera sala in cui si mettono a confronto le sculture del Canova con modelli antichi come la Danzatrice di Tivoli, di epoca ellenistica, una Bacca, di periodo romano, e il cinquecentesco Mercurio del Giambologna. «Canova rinnovò il tema della figura in volo che ebbe poi molta fortuna - spiega Gianfranco Brunelli, coordinatore generale della mostra - . Il tema dell´Ebe era molto diffuso nell´antichità ma non sono rimasti modelli così lo scultore guardò ad altre figure. Il percorso della mostra porrà al centro questa importante scultura forlivese, in senso coreografico, con alle pareti opere di artisti quali Joshua Reynolds, Charles Le Brun, Gaspare Landi, in un nuovo confronto iconografico». Al termine della mostra la scultura tornerà in Pinacoteca ma con una nuova collocazione in una nicchia che riprende la posizione originale dell´opera a palazzo Guarini, così come l´avevano pensata l´artista e la committente. (p. n.) Dietro la pellicola «Si può fare», la commedia diretta Giulio Manfredonia sul difficile inserimento dei malati psichici nel lavoro, diventata un piccolo caso cinematografico, si cela l´idea e la scrittura dello sceneggiatore bolognese Fabio Bonifacci, autore fra gli altri del recente «Amore, bugie e calcetto» e di «E allora Mambo». E sarà proprio lo sceneggiatore, insieme al regista, a raccontare stasera al Lumière al termine del film (inizio ore 20) come è nata questa versione nostrana di «Qualcuno volò sul nido del cuculo» interpretata da Claudio Bisio, Anita Caprioli e Giuseppe Battiston, che ha messo d´accordo critica e pubblico. «Mi sono imbattuto con questa storia nel 1999 � spiega Bonifacci � leggendo un articolo del "Venerdì" di Repubblica in cui si raccontava l´esperienza della cooperativa Noncello di Pordenone e del suo approccio nel creare opportunità lavorative per i "matti". C´era, per esempio, uno dei pazienti che voleva dormire nei cimiteri e allora gli hanno trovato un impiego come custode di un camposanto. Da lì è nato lo spunto per il soggetto che è piaciuto a Manfredonia e siamo andati avanti con il lavoro». Un lavoro durato diversi anni che ha portato Bonifacci prima a Pordenone dove l´incontro con un altro emiliano, lo psichiatra Angelo Righetti, è stato decisivo. «Righetti � spiega lo sceneggiatore � rappresenta il meglio della cultura emiliana, quella sintesi di creatività e concretezza che lo ha portato a mettere a punto originali progetti per liberare i malati di mente nei paesi in via di sviluppo». In seguito Bonifacci e Manfredonia hanno frequentato una struttura psichiatrica milanese portando un corso di cinema per gli ospiti. «L´esperienza milanese è stata fondamentale per la scelta del linguaggio, poi come spesso accade mi sono chiuso nella mia casa di Via del Pratello per scrivere» aggiunge lo sceneggiatore che non a caso si definisce un "pendolare del cinema". «A marzo uscirà il film Diverso da chi � annuncia � e sto già lavorando alla sceneggiatura del prossimo lungometraggio di Luca Lucini, ma, agli inizi, la scelta di restare mi ha penalizzato. D´altronde io per scrivere ho bisogno dell´aria della mia città. Qui ho rapporti stratificati, a Roma finisco per frequentare solo gente di cinema. Tanto per capirci i parquettisti in grado di riprodurre il "parquet dei matti" che si vede in "Si può fare" sono due artigiani di Casalecchio, Massimo Paolini e Massimo Ghini, che ho portato sul set per insegnare il mestiere agli attori. A Roma nessuno sapeva come fare.» Allora a quando un film ambientato a Bologna? «Io li ambiento sotto le torri, poi succede che i produttori dicono che girare qui è troppo costoso. L´ultima volta è successo con Notturno bus, tratto dal romanzo di Giampiero Rigosi. Una storia molto bolognese sulla carta, diventata romana in "celluloide"». Alle 22.30, regista e sceneggiatore incontrano il pubblico al Cinema Europa (Via Pietralata 55/a).

Torna all'inizio


"quell'uomo non è un pedofilo" rignano, deposizione di mago zurlì - marino bisso (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 20 - Cronaca Negli atti dell´inchiesta anche il conduttore dello Zecchino d´Oro, a favore dell´autore Rai Scancarello "Quell´uomo non è un pedofilo" Rignano, deposizione di Mago Zurlì MARINO BISSO ROMA - Nelle carte dell´inchiesta sui presunti abusi sessuali nella scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio spunta anche il Mago Zurlì. Cino Tortorella, il popolare presentatore dello Zecchino D´Oro, nel luglio 2007, è stato convocato dal pm di Tivoli Marco Mansi che stava indagando sull´autore televisivo Gianfranco Scancarello, arrestato assieme alla moglie Patrizia Del Meglio, una delle tre maestre finite in carcere e poi rimessa in libertà. L´interrogatorio, nella caserma dei carabinieri di Ostia, doveva far chiarezza sulle voci di presunte molestie che Scancarello avrebbe commesso quando lavorava come autore allo Zecchino d´Oro. Così Tortorella, che per vent´anni ha interpretato la figura del mago in calzamaglia tanto caro ai bambini, ha assunto la veste del testimone. In particolare il pm Mansi ha voluto sapere se fossero state presentate denunce dai piccoli aspiranti cantanti. Senza esitazione, il presentatore aveva risposto di non esserne a conoscenza e aveva escluso che allora l´autore televisivo fosse finito al centro di sospetti o peggio coinvolto in episodi di pedofilia. «Conosco Scancarello da 20 anni per motivi professionali. Solo in un´occasione abbiamo lavorato assieme per un´edizione dello Zecchino d´Oro, molti anni fa, e so che continua a collaborare con l´Antoniano - aveva dichiarato Tortorella ai carabinieri - Non ho mai avuto discussioni con lui e non ho mai notato suoi atteggiamenti morbosi nei confronti dei bambini, cosa che non avrei mai del resto tollerato. Non mi risulta che sia mai stato allontanato dalla trasmissione. Anzi Scancarello ha continuato a collaborare con l´Antoniano. Ciò non sarebbe potuto accadere, se fosse mai successo qualcosa di grave». L´ex Mago Zurlì aveva, inoltre, ribadito la stima a Scancarello: «Quando abbiamo saputo del suo arresto, noi amici e colleghi siamo rimasti sbalorditi. Non abbiamo mai creduto che potesse essere un pedofilo». Nel maggio 2007, Tortorella fu tra i primi a firmare un appello per sostenere l´innocenza dell´autore di "Buona Domenica". Era il 6 maggio. Cinque giorni dopo il Tribunale del riesame decise di rimettere in libertà Scancarello assieme alla moglie e alle altre maestre indagate, sostenendo l´«insussistenza degli indizi di colpevolezza».

Torna all'inizio


cassina fa causa alla ditta di attrezzi "ko per colpa loro" - gabriele cereda milano (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 53 - Sport Cassina fa causa alla ditta di attrezzi "Ko per colpa loro" GABRIELE CEREDA MILANO La medaglia sfumata a Pechino? Colpa degli attrezzi di allenamento. Cinque mesi dopo le Olimpiadi, Igor Cassina ha deciso di fare causa alla società che gli fornisce gli impianti per allenarsi nella sua palestra di Meda. Il campione olimpico di volteggio alla sbarra di Atene 2004 in Cina finì quarto. Alle telecamere e ai tifosi, con le lacrime agli occhi disse che la colpa era solo sua. «Ho sbagliato un passaggio, sono cose che succedono». Ieri, l´altra verità: non si poté allenare come avrebbe dovuto a causa di un infortunio. Ricorda così quel pomeriggio di dicembre del 2007, mentre si stava allenando nella sua palestra, a Meda: «Ero sospeso sulla sbarra, a tre metri di altezza, un cavo d´acciaio che sosteneva la struttura si è rotto e sono caduto». Impietoso il responso medico: lussazione lombare, slogatura della spalla destra, grosso ematoma al gomito destro. «Sono dovuto rimanere immobile per due mesi». Poi la preparazione affrettata per le Olimpiadi: pochi i mesi restanti per arrivare in forma ottimale. Di qui la decisione di fare causa alla società che gli fornisce gli attrezzi, attraverso un esperto di diritto sportivo, l´avvocato veneziano Giovanni Albanese. «Ho chiesto al giudice del Tribunale di Desio - spiega il legale - di nominare un consulente tecnico perché accerti che quell´infortunio ha avuto un´influenza sulle prestazioni del mio assistito». Nessun eventuale risarcimento potrà ripagare comunque la delusione per la medaglia sfumata. Perfezionista, come ogni atleta che si rispetti, e duro con se stesso prima che con gli altri, Cassina dice che la decisione di ieri è stata sofferta. Ma il ginnasta è convinto che proprio quel brutto incidente gli abbia impedito di avere una preparazione atletica perfetta e di ripetere l´impresa di Atene, quando il 23 agosto del 2004 divenne il primo atleta italiano a vincere l´oro alla sbarra. Affermazione che coincise con la medaglia numero 500 dell´Italia ai Giochi Olimpici. A Pechino, l´azzurro era partito bene. Ma negli ultimi movimenti del suo "Cassina" un errore in un passaggio all´impugnatura cubitale aveva pregiudicato la prestazione. A nulla era valsa l´uscita precisa dall´esercizio. Con un punteggio di 15.675 Cassina si era guadagnato, temporaneamente, il bronzo. A farlo scendere dal gradino più basso del podio il tedesco Fabian Hambuchen, capace di precederlo di soli due decimi di punti. «Dopo i tre salti - aveva raccontato il ginnasta appena terminata la gara - sono arrivato su una verticale con troppo slancio, non sono riuscito a fermarmi e quindi sono caduto dalla parte sbagliata». Ieri la confessione. «Per arrivare pronto a Pechino avevo cominciato ad allenarmi un anno prima - ricorda Cassina - dalle sei alle otto ore al giorno, non avevo lasciato nulla al caso. Poi c´è stato quell´incidente. Quando ho ripreso ad allenarmi, la preparazione fisica dei mesi precedenti era andata persa. Solo a febbraio sono riuscito a risalire in pedana. In quattro mesi non sono riuscito a fare granché, a quei livelli sono troppo pochi per sperare di vincere».

Torna all'inizio


Banche in fuga da Pechino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-09 - pag: 31 autore: Crisi. Dopo BofA e Ubs, anche Rbs è pronta a disinvestire Banche in fuga da Pechino LONDRA. Dal nostro corrispondente Dopo Ubs e Bank of America sembra toccare a Royal Bank of Scotland e magari in futuro sarà la volta di Dresdner e Citi. La fuga dalla Cina pare unire i destini di molte banche più o meno travolte dal credit crunch. Rbs ha confermato le voci di trattative per la cessione del 4,3% di Bank of China una quota che le consentirebbe di incassare 2 miliardi sterline a fronte di un investimento di 800 milioni effettuato nel dicembre 2005. Qualche settimana fa è scaduto il periodo di lock in, concordato a suo tempo e Rbs è ora libera di uscire. Lo stesso ha fatto Bank of America due giorni fa liberandosi del 2,5% di China construction bank incassando un utile di 1,1 miliardi di dollari. Nelle settimane scorse era stata la volta di Ubs che aveva ceduto l' 1,33%,ancora di Bank of China, con un margine di 335 milioni di dollari. Royal Bank of Scotland non ha ancora raggiunto alcuna intesa definitiva, ma il cambio di management che ha più o meno coinciso con l'ingresso dello Stato nel capitale (la maggioranza è ora pubblica con il 57% al Tesoro)dell'istituto scozzese rafforza l'ipotesi della cessione. Era stato, infatti, sir Fred Goodwin ex Ceo di Rbsa sostenere e a concludere l'operazione in Cina. Per questo era sempre apparso estremamente riluttante a disinvestire da quella che considerava essere una partecipazione strategica. Così, con il crescere delle difficoltà del gruppo scozzese, si erano moltiplicate le voci della possibile vendita del settore assicurativo di Rbs (un passo del genere avrebbe coinvolto anche Directline molto attiva in Italia). La conferma ora di trattative per liquidare la quota in Bank of China potrebbe significare – oltre all'incasso di un buon profitto,molto raro in questo periodo – un raffreddamento dell'operazione sul fianco assicurativo. Se così fosse, ma è tutto da verificare, si tratterebbe di una svolta nella strategia di Rbs. A parere di molti osservatori il nuovo Ceo di Rbs, Stephen Hester, sente il fiato sul collo del maggior azionista (lo Stato) quantomai deciso a limitare i danni a casa, prima di conquistare allori all'estero. Se questo è l'obiettivo non c'è dubbio che la quota, seppure significativa, in una importante bancacinese è meno appetibile del ritorno economico e politico che garantisce il concentrarsi sul business interno. L'operazione rientrerebbe, comunque,in un piano di ristrutturazione globale che Hester ha in mente e che non risparmierebbe alcun settore. Resta il fatto che l'alleggerimento eventuale della posizione cinese da parte di Rbs seguire una moda sempre più diffusa. I precedenti li abbiamo visti,ma altri istituti – secondo alcuni osservatori – potrebbero seguire cedendo, al termine del lock in, le proprie partecipazioni. Fra i nomi chiacchierati ci sono Dresdner e Citi. Non figura invece Hsbc che ha il 19% di Bank of Communications. L. Mais.

Torna all'inizio


Quando Li Ka-shing sente odore di bruciato (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-09 - pag: 29 autore: 000 Quando Li Ka-shing sente odore di bruciato U bs vende la sua quota in Bank of China. Bank of America alleggerisce la propria presenza in China Construction Bank. E intanto Royal Bank of Scotland e Goldman Sachs valutano di cedere le loro partecipazioni rispettivamente in Bank of China e in Industrial & Commercial Bank. I colossi (o presunti tali) della finanza mondiale fanno frettolosamente le valige e dicono addio a Pechino. C'è chi dice che il motivo sia solo quello di fare cassa in tempi di crisi e chi mette in evidenza le cospicue plusvalenze generate dalle cessioni di quote acquistate dai colossi esteri addirittura prima dei maxi-collocamenti delle banche di Stato alla Borsa di Hong Kong. Ma forse c'è anche dell'altro: il timore che la crisi economica che sta investendo la Cina finisca per ripercuotersi sul mondo del credito. Mercoledì anche Li Ka-shing ha deciso di vendere la propria quota in Bank of China. Che il magnate di Hong Kong abbia sentito odore di bruciato? (l.vin.)

Torna all'inizio


Il colosso cinese Lenovo licenzia 2.500 dipendenti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-09 - pag: 31 autore: Informatica. Cala la domanda mondiale di pc - Il titolo perde il 26% Il colosso cinese Lenovo licenzia 2.500 dipendenti Tagliato l'11% della forza lavoro Costi ridotti per 300 milioni $ Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Lenovo taglia l'11% della propria forza lavoro. Ieri, il colosso cinese dei personal computer ha annunciato il licenziamento di circa 2.500 dipendenti. La pesante ristrutturazione degli organici è l'effetto del calo della domanda mondiale di pc, che nell'ultimo trimestre 2008 ha spinto in rosso l'utile operativo della società. «Sebbene sia un fatto duro da accettare per i nostri dipendenti, pensiamo che oggi questo sia un passo necessario per consentire al gruppo di recuperare competitività sui mercati mondiali »,ha detto l'amministratore delegato di Lenovo, William J.Amelio. I tagli rientrano in un piano di abbattimento di costi da 300 milioni di dollari, varato per il 2009 dalla multinazionale cinese. Il mercato, però, non ha gradito i licenziamenti. Ieri, alla Borsa di Hong Kong, il titolo Lenovo ha perso il 26% (ha chiuso la seduta a 1,91 Hong Kong dollars), mettendo a segno la peggiore performance degli ultimi dieci anni. L'annuncio dei massicci tagli occupazionali da parte del gigante industriale cinese arriva in perfetta sincronia con un altro annuncio dello stesso tenore. Due giorni fa, tramite la stampa nazionale, il Governo cinese ha lanciato l'allarme occupazione. Con un gesto d'inso-lita franchezza, Pechino ha ammesso che la perdita di posti di lavoro avvenuta negli ultimi mesi nell'industria manifatturiera (si parla di 10 milioni di neo-disoccupati) potrebbe avere delle gravi ripercussioni sulla stabilità sociale del Paese. Oggi in Cina la disoccupazione ufficiale ammonta al 4% della forza lavoro, un tasso del tutto fisiologico per un'economia che nell'ultimo biennio è cresciuta a tassi superiori al 10 per cento. Ma quella reale è ben più elevata: secondo le stime degli istituti di ricerca, il tasso di disoccupazione effettivo si aggira intorno al 9 per cento. La crisi economica globale non potrà che peggiorare la situazione. La paralisi della domanda mondiale sta colpendo l'industria cinese a macchia di leopardo. Soffrono, ovviamente, le aziende dipendenti dalle esportazioni (è il caso di Lenovo). Soffrono le società labour intensive, come quelle che affollano il bacino manifatturiero del Guangdong; le quali, di fronte alla crisi, sono costrette a tagliare selvaggiamente posti di lavoro. E soffrono le imprese di costruzioni rimaste strangolate tra la frenata dei valori immobiliari e la crisi di liquidità. Secondo gli analisti, nel primo semestre 2009 ( un periodo che per Pechino si annuncia come uno dei più difficili degli ultimi vent'anni) potrebbero svanire fino a 15 milioni di posti di lavoro. I più falcidiati dai tagli occupazionali saranno i lavoratori emigrati dalle campagne e dalle zone interne del Paese. Il che rappresenta un fattore di potenziale instabilità, poiché solitamente questa gente non può contare su alcun tipo di ammortizzatore sociale; in alcuni casi, i contadini-operai sono licenziati senza neppure percepire diversi mesi di stipendi arretrati. Ecco perché oggi il Governo cinese è tanto preoccupato. Nel piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato lo scorso novembre sono stati stanziati dei fondi specifici per contrastare la disoccupazione. Ma vista la portata che va assumendo il fenomeno, rischiano di essere solo noccioline. ganawar@gmail.com L'ALLARME Forte preoccupazione del Governo sul livello di disoccupazione, atteso in crescita al 9% dal 4% attuale Un punto vendita della Lenovo in Cina AFP

Torna all'inizio


I nuovi modelli Borsalino creati con Italia Independent (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-01-09 - pag: 19 autore: Cappelli I nuovi modelli Borsalino creati con Italia Independent di Cristina Jucker è un accordo a lungo termine, per creare prodotti che guardano al futuro. Borsalino, azienda con oltre 150 anni di storia, quasi un simbolo del cappello made in Italy, e Italia Independent, il giovane marchio di progetti di stile fondato da Lapo Elkann, hanno deciso di percorrere un pezzo di strada assieme, unendo i due brand nell'ideazione di nuovi modelli e colori per i cappelli. I primi frutti di questa collaborazione (una forma di co-branding) si vedranno la prossima settimana a Pitti Uomo, la manifestazione fiorentina di moda maschile. Saranno tre modelli: il primo di feltro («un materiale storico per Borsalino» ricorda Claudio Mennuni, direttore commerciale dell'azienda di Alessandria), con colori particolari e una lavorazione che dura settesettimane e consente di avere un cappello ripiegabile, da mettere in tasca e poi indossare senza problemi. Il secondo è un modello in tessuto Cordura, il terzo è realizzato in panno di lana fantasia, in esclusiva per Italia Independent. Prosegue così l'evoluzione della Borsalino, azienda che dovrebbe chiudere il 2008 con un leggero aumento del fatturato (+2% rispetto ai 30 milioni del 2007) e un certo ottimismo per l'anno in corso. «Le prime indicazioni non sono negative – racconta Mennuni – forse anche perché il nostro è un prodotto così di nicchia che risente meno degli altri delle oscillazioni di mercato. Vedremo cosa faranno gli Stati Uniti, che per noi sono una bella fetta di mercato e dove il copricapo è un accessorio molto più diffuso che nella vecchia Europa. Ma siamo abbastanza fiduciosi: nel 2001 sembrava che tutto fosse finito, invece abbiamo recuperato bene. Comunque – aggiunge – il Pitti è sempre un buon indicatore, un appuntamento importante che dà dei segnali: l'anno scorso si era visto chiaramente che gli americani era molto diminuiti». Giappone e Far East sono le altre aree in crescita per Borsalino (il cui export sfiora il 70%): «Dopo il Giappone anche la Cina sarà un mercato del futuro» spiega il direttore commerciale. Intanto vengono prodotti modelli ad hoc per la conformazione dei visi orientali, cappelli che per esempio hanno le alette più piccole. Poi c'è l'Europa orientale, sempre più interessante: «Quest'estate, in seguito a un accordo con Bosco dei ciliegi (una delle prime società russe di distribuzione di prodotti di moda, ndr) abbiamo vestito con un nostro panama bianco tutta la nazionale olimpica russa». Intanto si allarga l'offerta di accessori: la più recente è una licenza appena chiusa con Novaseta per la produzione di sciarpe. Che segue quelle già avviate dal 2007 per orologi, caschi e profumi. Anche da donna. Nuove generazioni. Grazie alla collaborazione con il marchio creato da Lapo Elkann sono nati modelli adatti a giovani dandy, in feltro e Cordura.

Torna all'inizio


Malattie <sociali> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 09-01-2009 SVILUPPO E GIUSTIZIA Malattie «sociali» L'Oms: le disuguaglianze così danneggiano la salute DI LUCIA CAPUZZI L a diseguaglianza è questione di vita o di morte. Perché essa uccide o danneggia la salute delle persone. Parola della Commissione per le determinanti sociali dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nel recente rapporto, realizzato dopo tre anni di ricerche, gli esperti hanno messo in luce come il benessere fisico dipenda solo in parte da fattori biologici. Secondo la Commissione, la speranza di vita e la probabilità di contrarre alcuni tipi di malattia sono legate a doppio filo alla «condizione socioeconomica dell'individuo». Il termine comprende numerose variabili: dalla professione svolta al reddito annuo, dal grado di istruzione al luogo di nascita (importantissimo). E tutti gli elementi sono concatenati. Qualche esempio chiarisce il problema. Circa l'80 per cento delle persone morte a causa di malattie cardiovascolari nel 2007 viveva in Paesi con un Pil medio-basso. Qui si concentra anche l'80 per cento dei diabetici. Non è un caso. La stessa percentuale di decessi dovuta a disturbi cardiaci o cerebrali potrebbe essere evitata affermano i medici conducendo uno «stile di vita sano». Quest'ultimo, tuttavia, spesso non è una libera scelta dell'individuo, ma un «prodotto sociale». «Non sempre si può decidere che cosa mangiare o che cosa bere si legge nel rapporto . A volte si è costretti a consumare quel che si ha a disposizione». Il duplice volto della disuguaglianza Il lavoro della Commissione ruota intorno alle due dimensioni della disuguaglianza: quella orizzontale fra diversi Paesi e quella verticale all'interno di una stessa nazione. La speranza di vita di un bambino differisce enormemente a seconda della parte di mondo in cui nasce. Se un piccolo svedese o giapponese ha buone probabilità di oltrepassare gli ottant'anni, un brasiliano, in media, non supera i 72, un indiano i 63. In Mozambico o in Angola, raggiungere i 50 anni è un raro traguardo. Il divario tra Nord e Sud del mondo si è accresciuto negli ultimi anni. Nel 1980, il Pil dei Paesi ricchi in cui si concentra il 10 per cento della popolazione era sessanta volte quello degli Stati più poveri. Ora il divario si è più che raddoppiato. Sull'atlante mondiale, malattia e povertà di sovrappongono in una spirale banalmente perversa. Nell'Africa subsahariana dove il 41% delle persone vive con meno di un dollaro al giorno il benessere fisico è un'utopia. Qui, il 35% della mortalità infantile (sotto i 5 anni) è dovuto alla mancanza di cibo. Mentre la denutrizione è la regola per buona parte del Continente Nero, in molte nazioni dell'Asia e dell'America Latina il principale problema è lo squilibrio della dieta. In Brasile, in Cina e in Messico ad esempio, tra le fasce meno abbienti dilaga la moda dei pranzi 'veloci' fuori casa. I fast food consentono anche ai meno abbienti cui la crescita generalizzata ha regalato qualche dollaro da spendere di mangiare abbondantemente a poco prezzo. Negli ultimi anni, la vendita di pasti pronti è raddoppiata, a Città del Messico s'è addirittura triplicata. Di pari passo è aumentata la percentuale di persone in sovrappeso e di infarti. Europa a due velocità Per quanto riguarda il rapporto tra diseguaglianze e salute, l'Europa è un Continente a 'due velocità'. «Tra i Paesi più ricchi e tutti gli altri esiste una differenza di circa 5-6 anni di speran- za di vita alla nascita; addirittura di circa 15 anni tra le situazione migliori (Islanda, Svezia, Svizzera ed Italia) e le più problematiche (Federazione Russa, Turkmenistan o Kazakhstan) spiega Erio Ziglio, direttore dell'ufficio per gli Investimenti in Salute e Sviluppo dell'Oms Europa . Negli anni '90, il crollo delle infrastrutture sociali, economiche e sanitarie nell'est Europa provocò un forte aumento dei tassi di mortalità ed un brusco calo dell'aspettativa di vita di 3-6 anni secondo la nazione, anche se i trend stanno migliorando». Salute, un bene d'élite Alle differenze fra Paesi si sommano quelle all'interno dei singoli Stati. Macroscopiche nel Sud del mondo, significative anche nell'altro emisfero. La Commissione ha calcolato che, in Uganda, i figli delle famiglie più povere hanno probabilità doppia di non raggiungere i 5 anni rispetto ai piccoli dell'élite socioeconomica del Paese. In Perù, la mortalità infantile tra i meno abbienti è cinque volte superiore a quella tra i ricchi, in India il rapporto è di tre a uno. Pure negli Stati europei, però, le differenze tra benestanti e poveri si fanno sentire con forza. A Glasgow, in Scozia, un bambino nato a Calton, una zona popolare, ha in media un'aspettativa di vita inferiore di 28 anni rispetto a un coetaneo dell'elegante quartiere di Lenzie. A Madrid e Barcellona, il divario tra aree residenziali e periferie degradate è di 5 anni. Secondo la rivista specializzata Journal of Epidemology and Community, se in Spagna il livello di mortalità fosse quello delle regioni più ricche, l'anno scorso ci sarebbero stati oltre 35mila decessi in meno. Anche nelle città italiane almeno in quelle che monitorano sistematicamente la situazione , la salute varia in relazione alla geografia urbana. A Torino spiega il professor Giuseppe Costa della locale Università l'incidenza di infarto nella popolazione cresce nei quartieri popolari di Dora e Mirafiori Sud. Nel capoluogo piemontese, inoltre, qualunque sia l'indicatore di salute considerato mortalità, diabete, presenza di disturbi cardiovascolari il rischio aumenta con l'abbassarsi del titolo di studio. I soggetti più emarginati hanno un'attesa di vita di quattro anni inferiore rispetto a quelli meglio collocati socialmente. Proporzioni simili si registrano anche a Firenze, Livorno e Reggio Emilia. Salute, premessa per lo sviluppo Se la salute è per molti aspetti un 'fatto sociale' scrive l'Oms , può essere migliorata con l'azione dei governi, volta a garantire una più equa distribuzione delle risorse e a rendere più accettabili le condizioni di vita. Non è solo questione di giustizia. Una società sana è un vantaggio economico. «La riduzione del 10% della mortalità per malattie cardiovascolari in età lavorativa contribuisce all'aumento dell'1% del tasso di crescita del reddito pro capite», sottolinea Ziglio. Gran parte del benessere raggiunto dall'Occidente è legato alla riduzione di molte malattie. «Il 30% dello sviluppo della Gran Bretagna tra la fine del Settecento e quella del Novecento conclude Ziglio può essere attribuito al miglioramento delle condizioni di salute». Quest'ultimo, dunque, è doppiamente questione di vita e di morte. Perché la diseguaglianza sociale non uccide solo i singoli, ma anche le possibilità di sviluppo complessivo. A Glasgow, chi nasce nella zona popolare di Calton ha l'aspettativa di vita inferiore di 28 anni rispetto ai coetanei dell'elegante quartiere di Lenzie L'80% delle persone morte nel 2007 a causa di malattie cardiache viveva in Paesi con un Pil medio-basso, dove si concentra anche l'80% dei diabetici A Torino l'incidenza di infarto nella popolazione è più alta nei quartieri periferici di Dora e Mirafiori Sud. Inoltre, qualunque sia l'indicatore considerato dal diabete alle cardiopatie il rischio aumenta con l'abbassarsi del titolo di studio San Paolo del Brasile: quartieri poveri e ricchi gomito a gomito

Torna all'inizio


Bimbi e madri, una strage silenziosa Cina e Brasile <sulla strada giusta> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 09-01-2009 Bimbi e madri, una strage silenziosa Cina e Brasile «sulla strada giusta» O gni anno quasi dieci milioni di bambini non arrivano a compiere cinque anni, mentre oltre mezzo milione di donne muore durante la gravidanza o il parto. Il 97 per cento delle vittime si concentra in 68 Paesi, distribuiti tra Africa, Asia e A- merica Latina. Cifre inaccettabili, che hanno spinto le Nazioni Unite con gli obiettivi del Millennio a lanciare la sfida di ridurre, entro il 2015, di due terzi la mortalità infantile e di tre quarti quella materna. Un traguardo ancora lontano. Eppure, qualcosa almeno in alcune di queste nazioni sta cambiando. È quanto emerge da «Countdown to 2015 for Maternal, Newborn and Child Survival» iniziativa indipendente di gruppo di ricercatori e sponsorizzata dall'Onu che monitora lo stato di salute di donne e bambini nel mondo in vista della scadenza del 2015. In 16 dei 68 Stati ' sotto controllo' si sono registrati significativi miglioramenti. Come in Brasile, dove il numero di decessi nella prima infanzia si è ridotto di un terzo, passando dal 60 per mille dell'inizio anni Novanta all'attuale 19. Merito del boom economico, ma anche di una politica di redistribuzione del reddito che ha consentito, in cinque anni, a otto milioni di cittadini di uscire dalle favelas. Risultati simili sono stati raggiunti da Egitto, Bolivia e Messico. La Cina ha recuperato, dal 2005, buona parte del terreno perduto. Tanto da ottenere la qualifica di nazione ' on track' ovvero ' sul giusto cammino'. Il dramma, per gli esperti, resta l'Africa subsahariana, dove si trova la maggior parte dei 26 Stati che non hanno compiuto alcun passo avanti in vista del 2015. Rispetto al 1990, la mortalità dei bimbi sotto i cinque anni in Angola solo per citare uno dei molti esempi è rimasta del 206 per mille. «In Botswana, Congo, Kenya e Zimbabwe la situazione è perfino peggiorata» , afferma Gavino Maciocco dell'Università di Firenze, che a «Countdown to 2015» ha dedicato un recente studio. Il bilancio di neonati deceduti nei primi cinque anni di vita è aumentato rispetto a 18 anni fa. Analoghi numeri si riscontrano nell'ambito della mortalità materna. Colpa, in primo luogo, dello stato di denutrizione in cui vivono oltre 300 milioni di persone nel Continente. A ciò si aggiungono le carenze dei sistemi sanitari. «Rispetto allo standard minimo di 2,5 medici, infermieri e ostetriche per mille abitanti sostiene Maciocco , la gran parte dei Paesi africani si colloca al di sotto dell' 1 per mille» . Ma ci sono Stati come il Niger e il Burundi dove tale cifra si riduce allo 0,3 o 0,2. Non è solo questione di povertà, però. Vi sono nazioni come Cuba e Sri Lanka che hanno compiuto passi avanti nella promozione della salute anche in assenza di boom economico. Molto affermano gli esperti dipende dalle scelte dei governi e da come sono impiegati gli aiuti internazionali. Che conclude il rapporto devono sostenere l'intero sistema sanitario e rimuovere le cause reali per cui la gente è vulnerabile rispetto alle malattie. Lucia Capuzzi Dieci milioni di piccoli nel mondo non raggiungono i 5 anni. L'obiettivo Onu di ridurre la mortalità ancora lontano in Africa

Torna all'inizio


Con 177 Paesi pieni rapporti diplomatici (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-01-2009)

Argomenti: Cina

CHIESA 09-01-2009 Con 177 Paesi pieni rapporti diplomatici DA ROMA GIANNI CARDINALE N egli ultimi decenni la rete diplomatica della Santa Sede si è notevolmente ampliata. Con il pontificato di Giovanni Paolo II il numero di Paesi con cui la Santa Sede intrattiene pieni rapporti diplomatici è più che raddoppiato. Nel 1978 ammontavano a 84. Alla fine del pontificato wojtyliano erano 174. Con Benedetto XVI se ne sono aggiunti altri tre: il neoindipendente Montenegro nel 2006, gli Emirati Arabi U- niti nel 2007, il Botswana lo scorso novembre. Oggi quindi sono diventati 177, cui vanno aggiunti la Federazione russa e l'Olp con cui ci sono relazioni diplomatiche di natura speciale. La Santa Sede ha poi relazioni con l'Unione europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta, e mantiene osservatori permanenti presso le principali organizzazioni internazionali governative, come, ad esempio, le sedi Onu di New York e Ginevra, la Fao, l'O- sce, il Wto, la Lega araba e l'Unione africana. Un caso particolare è quello di Taiwan, dove la Santa Sede dal 1979 fa risiedere non più un nunzio, ma un semplice «incaricato d'affari ad interim». E questo in attesa di poter aprire finalmente una nunziatura a Pechino. La Santa Sede non intrattiene ancora rapporti diplomatici con sedici Stati. In nove di questi non è presente nessun inviato vaticano e cioè in: Afghanistan, Arabia Saudita, Bhutan, Cina popolare, Corea del Nord, Maldive, Oman, Tuvalu e Vietnam. Mentre sono in carica dei delegati apostolici (rappresentanti pontifici presso le comunità cattoliche locali ma non presso i governi) in altri sette Paesi: tre in Africa (Comore, Mauritania e Somalia) e quattro in Asia (Brunei, Laos, Malaysia, Myanmar). Con alcuni di questi diciassette Paesi non mancano contatti, ufficiali e riservati, anche ad altissimo livello. Nel novembre 2007, ad esempio, il Papa ha ricevuto in una storica udienza il re saudita Abdullah, mentre nell'aprile 2008 una delegazione della Cina popolare ha avuto colloqui in Vaticano. Risulta poi che Afghanistan e Somalia hanno riservatamente mostrato interesse ad avere rapporti diplomatici con la Santa Sede; il Vietnam ha pubblicamente manifestato questa volontà; mentre la diplomazia pontificia è al lavoro per ottenere lo stesso risultato con l'Oman. Per quanto riguarda il Kosovo (riconosciuto da una cinquantina di Paesi, fra cui gli Stati Uniti e una ventina di Paesi dell'Unione europea, Italia compresa ma non la Spagna), la Serbia ha fatto ricorso al Tribunale Internazionale, quindi il caso non è chiuso da un punto di vista prettamente giuridico e la Santa Sede ha finora preferito astenersi dal riconoscere il nuovo stato balcanico. La metà circa dei Paesi che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede hanno una propria ambasciata a Roma (distinta da quella presso il Quirinale), gli altri invece sono rappresentati da rappresentanti residenti in patria o in altri Paesi europei. Decano del corpo diplomatico è l'ambasciatore residente a Roma con maggiore anzianità di accreditamento. Dal marzo 2008 tale incarico è ricoperto dall'avvocato Alejandro Emilio Valladares Lanza, dal 1991 ambasciatore dell'Honduras. Durante il pontificato di Benedetto XVI si sono aggiunti tre Stati. L'ultimo il Botswana nel 2008. Contatti costanti anche con i 17 che mancano ancora all'appello

Torna all'inizio


aziende, consumi e assunzioni parla straniero il 9 per cento del pil - vladimiro polchi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 3 - Cronaca Aziende, consumi e assunzioni parla straniero il 9 per cento del Pil Un terzo delle nuove imprese è gestito da extracomunitari Il maggior numero di attività in Lombardia, in particolare nel settore edilizio Tra i neo imprenditori il paese più rappresentato è la Cina VLADIMIRO POLCHI ROMA - A Lin gli affari vanno a gonfie vele. Gestisce sei marchi d´abbigliamento a Prato, ha aperto una filiale a Shangai e ha già assunto un centinaio di operai. Lin è in buona compagnia: in Italia oltre 225mila imprese parlano straniero e il 35% dei nuovi imprenditori sono extracomunitari. Quanto vale il loro lavoro? Tanto: il 9,2% del nostro Pil, per l´esattezza. Un "tesoretto", su cui potrebbe ora scagliarsi la scure leghista: tassa di 50 euro sui permessi, fideiussione di 10mila euro per le partite Iva. La vitalità imprenditoriale immigrata è ben fotografata da due recenti analisi Unioncamere e Nomisma. I lavoratori stranieri in Italia contribuiscono per il 9,2% alla creazione della nostra ricchezza. In valore assoluto il "Pil degli immigrati" sfiora i 122mila milioni di euro. Nel 2007, sono state 37.531 le imprese aperte da extracomunitari (16.654 in più dell´anno precedente): oggi raggiungono le 225.408 unità e crescono del 10% all´anno. Tra le nuove iscrizioni, il Paese più rappresentato è la Cina (6.929 titolari), segue il Marocco (5.756 nuove aziende) e l´Albania (5.118). Da soli, questi tre Paesi rappresentano il 47,4% delle nuove iscrizioni. La crescita del 2007 è dovuta per lo più al boom di imprese di costruzioni (6.603 in più), commercio (+ 5.445) e manifatturiere (+ 2.473 imprese). Dove si radica l´imprenditoria immigrata? In termini assoluti, il record va senz´altro alla Lombardia (41.064 imprese); ma in percentuale è la Toscana che ospita il numero più elevato di imprenditori immigrati: 23.417 (un´impresa ogni 10). Il record provinciale spetta a Prato: qui il 27,4% delle imprese ha un titolare straniero. Si tratta per lo più ditte individuali di piccole dimensioni (ma 2.500 hanno più di 10 addetti). I titolari sono giovani (il 15% ha meno di 30 anni); poche le donne (il 18% del totale). Non è tutto. La spesa dei cittadini stranieri nel 2007 ha superato i 25 miliardi di euro (pari al 2,8% dei consumi complessivi delle famiglie in Italia). Il peso che gli stranieri hanno sui consumi alimentari è ancora maggiore: nel 2007, la loro spesa è stata di circa 5 miliardi di euro, corrispondente al 3% della spesa alimentare italiana. E ancora: gli immigrati sono titolari dell´8% dei contratti d´acquisto di immobili stipulati nel 2007 (e del 19% di quelli di locazione). Infine, una ricerca Inps/Caritas conferma il sostegno dei lavoratori stranieri al nostro sistema pensionistico, visto che già nel 2002 avevano accumulato un monte retributivo di 9,7 miliardi di euro. Ebbene, ora gli emendamenti targati Carroccio rischiano di mortificare questa vitalità economica. Primo, con l´obbligo di una fideiussione bancaria per gli immigrati che volessero aprire una partita Iva; secondo, imponendo una tassa di 50 euro sul primo rilascio e sul rinnovo dei permessi di soggiorno (in un precedente emendamento al ddl sicurezza, la Lega aveva chiesto addirittura 200 euro). Cosa significa? Un aggravio sui bilanci familiari degli immigrati: già oggi infatti per richiedere il primo rilascio o il rinnovo del permesso il lavoratore straniero sborsa 70 euro tra spese postali, pagamento del bollo e costo del permesso elettronico. E in caso di contratti di lavoro a tempo determinato, il permesso viene rinnovato ogni sei mesi. Ferma la reazione dell´Associazione studi giuridici sull´immigrazione: «L´impatto economico di queste misure - afferma l´avvocato Marco Paggi - costituirebbe una violazione di molte norme internazionali».

Torna all'inizio


la piola amata dai jazzisti è diventata un locale chic - luca iaccarino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Torino LA TAVOLA LOW COST Neorustico LA PIOLA AMATA DAI JAZZISTI è DIVENTATA UN LOCALE CHIC "Da Betty": carino ma non caro anche se coltiva la passione per il "ready made" LUCA IACCARINO C´è chi si ricorda la Locanda da Betty illo tempore, quando era una piola amata dai jazzisti, tutta fumo, barbera, sbronze e arte. Da un po´ d´anni a questa parte il posticino di via Bogino si è invece ridotto a più miti consigli e - vista l´aria che tirava per le bettole - s´è fatto nuovo, carino, simpatico, come piace alla gente piacevole. L´ambiente è di quelli neo-rustici piuttosto curati, con tocchi di creatività: i tavoli son tutti colorati, l´uno diverso dall´altro, questo arancio, l´altro verde, l´altro giallo; alle pareti vecchie stampe cittadine s´alternano con foto seppiate e bric-à-brac dalle suggestioni meccanico-rural-campestri, un innaffiatoio di latta che non bagna più nessuno, una macchina per cucire che ha smesso di mordere da quel dì, una radio ammutolita, un grande quadro di chiavi che hanno perso le tanto amate toppe. Le tovagliette prandiali son di vimini arrotolati, il tovagliolo di stoffa scozzese, fiori secchi o finti fanno capolino di qua e di là, la luce è garantita da bei lampioncini che paiono rubati in piazza San Carlo. Insomma: tutto gentile, tutto neo-trattoria senza troppi grilli per la testa. La cucina è quasi una non cucina: di primi ci sono le paste, di secondi quasi esclusivamente filetti, sottofiletti e brasato (ahi ahi ahi, se non cucinano i cuochi che hanno tempo, chi cucinerà mai? Questa passione per il ready-made è biasimevole). A pranzo abbiamo trovato tra gli antipasti pinzimonio e gorgonzola (8), tagliere salumi e formaggi (10); i primi sono a matrice e si possono incrociare le paste coi sughi (pure il ragù d´agnello), cui si aggiunge il riso nero trevisana e Castelmagno (7.50); secondi uova al Raschera (7), prosciutto cotto alla piastra (7), sottofiletto di angus alla piastra (11) o al Castelmagno (13) e via così. I dolci - noi proviamo bunet e strudel di mele - stanno a 3.50 e il coperto, giustamente, a uno. La sera il menu all inclusive costa 20 euro ed è davvero poco, considerato che siamo in loco ameno in centro città, ed è la trattoria giusta per un veloce pranzo o un pre-cine/teatro senza svenarsi. Il locale è carino ma non caro, il posto simpatico ma un po´ posticcio, i piatti un po´ piatti. Invertendo i fattori, si può dire che lo spirito è tenero, ma la carne è dura. Locanda da Betty, via Bogino 17/e, tel. 011/8170583. Chiuso la domenica. luca. iaccarinoextratorino. it

Torna all'inizio


la cina fa il pieno di petrolio a basso prezzo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 22 - Economia La Cina fa il pieno di petrolio a basso prezzo Ssangyong ha deciso di sollecitare l´amministrazione controllata per far fronte all´attuale crisi di liquidità e far evolvere la società in un´entità vitale Seguendo l´esempio degli Stati Uniti, anche la Cina sta approfittando del calo del prezzo del petrolio per rimpinguare le sue riserve strategiche. Secondo alcuni esperti gli acquisti compiuti dal governo di Pechino hanno contribuito negli ultimi mesi a rallentare la caduta delle quotazioni del greggio. Zhang Guobao, che dirige l´ente di Stato per l´energia, ha dichiarato al Quotidiano del Popolo che la Cina deve trarre beneficio dalla riduzione dei consumi energetici mondiali, per aumentare le sue riserve. Zhang ha detto che il governo "incoraggerà le compagnie petrolifere nazionali a utilizzare tutte le loro residue capacità di stoccaggio". Fonti occidentali stimano che la Repubblica Popolare ha aumentato le sue riserve strategiche di 25 milioni di barili dall´agosto 2008, il mese in cui cominciò la caduta delle quotazioni del greggio. Ciononostante, la U.S. Energy Information Administration continua a prevedere che nel corso del 2009 i consumi petroliferi mondiali diminuiranno di 85,3 milioni di barili al giorno. Intanto il minor prezzo del petrolio contribuisce a ridurre il valore delle importazioni e quindi ad aumentare l´attivo commerciale cinese. Secondo un´anticipazione dell´agenzia stampa Nuova Cina, l´attivo commerciale cinese nell´intero 2008 raggiungerà 290 miliardi di dollari. Federico Rampini [la paura inglese] L´ultima volta che scesero a un livello del genere, decine di fattorini in cilindro e bombetta corsero forsennatamente dalla sede della Banca d´Inghilterra a quelle delle banche per cui lavoravano per portare la notizia che il tasso d´interesse era stato ridotto al 2%. Era il 1939, e non c´erano i telefonini cellulari. Questa settimana la banca centrale inglese è scesa ancora più in basso: tagliando di un altro mezzo punto il tasso di sconto, giunto così a quota 1,5%. Il terzo taglio consecutivo in tre mesi ha portato gli interessi al livello più basso della storia, o perlomeno da quando si è cominciato a tenerne conto, ossia il più basso in 314 anni. Lo scopo, come nelle precedenti riduzioni varate dalla Banca d´Inghilterra, è facilitare il credito, esortando le banche a trasmettere la riduzione ai tassi d´interesse che praticano a chi, aziende e privati, prende denaro in prestito, aumentando così la spesa, gli investimenti, il consumo, e rimettendo in moto l´economia. Ma alcuni esperti ritengono che la mossa non darà i risultati sperati, perché l´abbassamento dei tassi punisce i risparmiatori e li trattiene dal depositare in banca denaro che ricaverebbe un interesse di appena l´1,5 o verosimilmente dell´1%, destinandolo piuttosto ad altri investimenti. E senza l´iniezione di liquidità data dai risparmiatori, le banche saranno ugualmente a corto di denaro. La Gran Bretagna, concordano gli analisti a Londra, rischia di soffrire una tra le peggiori recessioni della sua storia e la più acuta d´Europa. Enrico Franceschini

Torna all'inizio


Senza garanzie non si parte (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-10 - pag: 5 autore: Il monito di Diana Bracco (presidente SoGe) sull'avvio del grande progetto «Senza garanzie non si parte» Marco Alfieri MILANO Ottimista? «Ottimista, sì. Perché siamo al fotofinish di un grande lavoro corale. Enti locali, Palazzo Chigi, la Farnesina, le associazioni economiche. Un grande gioco di squadra come se ne vedono pochi in Italia...» Diana Bracco è raggiante. è il 28 marzo 2008, alla vigilia del verdetto Bie di Parigi. Milano contro Smirne. In palio c'è l'organizzazione dell'Expo 2015. Nutrire il pianeta, energia per la vita, èilsinuoso slogan ambrosiano. In realtà Expo significa grandi investimenti a capitale fisso. Dai padiglioni che sorgeranno vicini alla nuova Fiera di Rho-Pero, alla riqualificazione urbanistica della città fino al rilancio della mobilità nella Grande Milano: 14 miliardi di euro di investimenti sulle infrastrutture dirette e connesse, 70mila nuovi posti di lavoro e 29 milioni di visitatori. Almeno, queste le stime. Forse generose. Ma poi Milano il 31 marzo batte davvero Smirne, e l'ottimismo contagia tutti. Torniamo invece a ieri, 9 gennaio 2009. «Non vorrei fare partenze non corredate da tutte le garanzie del caso». Senza trasparenza, in sostanza, non si parte. Non più raggiante bensì rabbuiata, è ancora Diana Bracco a parlare. Questa volta nella doppia veste di presidente di Assolombarda e della SoGe Expo 2015. Da Bracco a Bracco, insomma. Dal trionfo parigino, alla vittoria mutilata di oggi. In mezzo, 10 mesi di litigi, figuracce in mondovisione, un cambio di governo, e tanto provincialismo. A Roma come a Milano. Volendo ricostruire i fili, la prima crepa si apre già il 7 maggio 2008. Il casus belli ruota attorno alla newco che dovrà gestire la kermesse. è questa la stanza dei bottoni da cui passeranno appalti, budget e le decisioni operative. Nei piani di Letizia Moratti, il fedele Paolo Glisenti dovrà essere l'amministratore unico, tassativo. Peccato che gli altri enti locali e funzionali, Roberto Formigoni in testa, non ci stiano e accusino il sindaco di «scarsa collegialità» e «di voler blindare la presa sull'Expo». Chiedono al contrario il varo di un cda che sia camera di compensazione degli interessi in campo. Visto che non ci si mette d'accordo, il 17 giugno arrivano almeno i primi soldi. Pochi spiccioli. «133 milioni sul triennio 2009-2011 inseriti nel decreto legge che anticipa la finanziaria ». Quanto alla governance, tutto prorogato al 31 luglio. Sarà un Decreto del presidente del Consiglio a disciplinarla. Dpcm che arriva il 23 luglio. Ma si tratta di uno schema ambiguo. «Mostro giuridico », lo definisce Berlusconi, nonostante l'abbia firmato. è l'antipasto del vero braccio di ferro: Moratti e Formigoni se ne accorgono fragorosamenteil 1Úagosto. «Expo, decreto da riscrivere». Questa volta è il ministro Giulio Tremonti a fermare tutto. La formula fissata nel Dpcm per il Tesoro prefigura una responsabilità economica dei ministeri e degli altri soci tipica di un cda senza averne però i diritti e le prerogative. è pensabile mettere delle quote in una società senza poterla controllare? Assolutamente no. Il 5 agosto sera, non a caso, Tremonti fa prima sapere al sindaco Moratti che il nome di Glisenti non è troppo gradito a palazzo Chigi, se non fortemente ridimensionato nei poteri. Poi che SoGe dev'essere controllata dal Tesoro, visto che ci mette i soldi. Siamo al commissariamento bello e buono dell'Expo milanese. Su queste basi si rinvia all'autunno, ovvio. Ad ottobre sembra tutto pronto, e invece il 20 è di nuovo Tremonti a gelare le ambizioni del fronte del nord. Expo? «Non ci tengo e non ci ho mai tenuto», taglia corto il ministro. In effetti il decreto è steso da più di un mese, ci ha lavorato Roberto Calderoli. Eppure la firma continua a slittare. Mistero. La verità è che se fosse per Tremonti, l'Expo nemmeno si farebbe. C'è la crisi internazionale, il faticoso decollo di Alitalia, insomma non ci sono soldi e quei pochi vanno messi su altri capitoli. Così a Roma hanno buon gioco a far marcire la vicenda. Non bastasse, l'asse forte Berlusconi- Tremonti non si fida a metter così tanti soldi in mano alla filiera Moratti-Glisenti-Formigoni. E poi, politicamente, a palazzo Chigi non piace la fronda del duo Moratti/Formigoni sul federalismo light del governo amico e le polemiche su Alitalia. In questo modo, però, l'Expo diventa via via lo "sfogatoio" di mille malumori: le rivalità Tremonti- Formigoni-Moratti sulla successione al Cavaliere; le polemiche su alcuni soci Cai, che parteciperebbero alla cordata in cambio di appalti su Milano; e i mal di pancia leghisti contro la meridionalizzazione del Pdl. Il 22 ottobre, nel frattempo, arriva il monito ufficiale del Bie. «Il tempo stringe», intima il presidente Jean Pierre Lafon. «Se non c'è il decreto per l'assemblea del 2 dicembre, Milano perde l'Expo». Capita l'antifona, il giorno dopo Berlusconi lo firma, poco prima di imbarcarsi per la Cina: cda SoGe a 5 membri. Socio di controllo il Tesoro (gli altri azionisti sono Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio) e Letizia Moratti commissario straordinario. I prossimi passi? «Nel giro di un mese», assicura il sindaco, «partirà la SoGe ». Nel frattempo si ufficializzano anche i nomi del board: Diana Bracco presidente, Paolo Alli, Angelo Provasoli, Enrico Corali e, appunto, Paolo Glisenti ad in pectore. Ma già il 4 dicembre si torna agli ultimatum. «Expo, rischiamo il flop », tuona la Moratti contro il governo. «Subito i 2,3 miliardi che mancano sulle 17 opere connesse. In caso contrario, saranno cancellate 9 grandi opere. In gioco c'è la credibilità del Paese». Peccato che il Cipe del 18 dicembre si limita a recepire una semplice informativa sui soldi Expo e niente più. Il resto è storia di queste ore. Nel pieno dell'emergenza neve, passata su tutti i Tg, arriva l'ennesima frenata. A stoppare giovedì il via all'operatività di SoGe è sempre il Tesoro. Ufficialmente vuol vederci chiaro sullo stipendio di Glisenti. In realtà sulla vicenda continuano a scaricarsi le turbolenze Roma-Milano (Malpensa in testa). Fronda leghista compresa, avvelenata dal niet della Moratti al candidato di Bossi in cda, Leonardo Carioni. L'ennesima fronda. All'incrocio tra politica, economia e sterili rivalità. GLI INTRECCI Dall'ottimismo di marzo alle tensioni di oggi il comitato organizzativo è diventato il fulcro di molti bracci di ferro

Torna all'inizio


La resa di un leader (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-01-10 - pag: 12 autore: La resa di un leader La sindrome della crisi di Iris Ceramica parte da Soros ma per Romano Minozzi i prodromi dell'«era glaciale» vengono da più lontano: addirittura dall'ingresso della Cina nella Wto del 2001 e dalla conseguente espansione del suo «capitalismo selvaggio » fino all'esplosione della crisi finanziaria americana e ai suoi devastanti effetti sull'economia reale e sul settore della ceramica e del porcellanato tecnico. L'analisi dell'escalation della crisi alimenta e accresce la convinzione dell'imprenditore modenese di trovarsi in un tunnel senza via d'uscita. Il buio è ovunque: nell'industria e nella finanza, a Sassuolo e a Wall Street. Minozzi porta a sostegno del suo ragionamento sull'irreversibilità della crisi, che è locale e nazionale ma anche planetaria, la bellezza di 36 pezze d'appoggio: dalle sofferenze della Fiat e della Toyota al crollo dell'immobi-liare, dalla caduta della produzione industriale italiana e al credit crunch, fino al fallimento di 70mila aziende cinesi. Come quelle di George Soros anche le parole di Paul Krugman non lo lasciano indifferente: «In Europa come negli Stati Uniti il problema è il tempo » ma «nel mondo le economie stanno inabissandosi velocemente ». La geometria delle passioni è ormai a senso unico e le paure uccidono le speranze. «Nel quadro della crisi planetaria e italiana si inserisce purtroppo la crisi della nostra società» commenta Minozzi che snocciola, una dietro l'altra, le tappe del calvario che comincia nel 2007 con la caduta del fatturato. Inizialmente Iris Ceramica pensa di rispondere alla tempesta con un progetto di ristrutturazione da 5 milioni e 977mila euro di investimenti, ma le vendite crollano del 41,2% nel biennio 2007-8, gli ordini calano senza sosta, l'utilizzo degli impianti subisce una drastica contrazione e, nel dicembre del 2008, il fatturato accusa una discesa del 46,2% in valore e del 54,1% in quantità rispetto a due anni prima. «Il quadro è del tutto negativo». Siamo alla resa finale: per la Iris Ceramica liquidare l'azienda, con la par condicio dei creditori e la messa in mobilità di tutto il personale, è meglio che dissipare il patrimonio sociale. Scelta della disperazione o mossa che si può ridiscutere? Possibile che per un gioiello di azienda in difficoltà non ci siano alternative alla liquidazione? Tutto questo ce lo dirà la cronaca, ma la chiusura di Iris fa meditare perché, nella sua unicità, è lo specchio di una crisi che, in talune sue dirompenti manifestazioni, non avevamo mai conosciuto. Franco Locatelli

Torna all'inizio


Iris-sindacati, non c'è trattativa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-10 - pag: 14 autore: Occupazione. Fumata nera ieri all'incontro per scongiurare lo stop della ceramica e la mobilità per 780 addetti Iris-sindacati, non c'è trattativa Minozzi conferma la chiusura - La Cisl: temiamo il rischio di emulazione Andrea Biondi MODENA Nulla di fatto. L'incontro di ieri sul quale i sindacati contavano per far cambiare idea alla Iris Spa di Fiorano Modenese è durato meno di due ore. L'amministratore delegato Giuseppe Pifferi ha confermato la liquidazione volontaria della Iris Spa di Fiorano Modenese decisa unilateralmente da Romano Minozzi, proprietario di questa azienda da 209 milioni di ricavi a fine 2007 e che con Ariostea e Graniti Fiandre (queste ultime non coinvolte nel processo di liquidazione) rappresenta uno tra i primi cinque colossi mondiali del comparto ceramico con 500 milioni di ricavi nel 2007. I sindacati, a fronte della disponibilità «a salvare qualche pezzo, ma senza la volontà di spostarsi dalla decisione di liquidare», come ha spiegato Enzo Tagliaferri, segretario della Femca Cisl Modena, hanno abbandonato il tavolo. A rischio ci sono 780 dipendenti. Filcem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil hanno dunque annunciato una mobilitazione a partire da lunedì mattina quando chiameranno a raccolta i lavoratori, che nella stragrande maggioranza rientreranno dalla cassa integrazione e dalle ferie natalizie prolungate. Saranno attuati, si legge in una nota, «presidi permanenti davanti a ogni stabilimento del gruppo ». Le parti però (azienda e sindacati, senza alcuna associazione di categoria visto che Iris è uscita da Confindustria Ceramica già da molti anni), si ritroveranno lunedì pomeriggio, ma questa volta insieme alle istituzioni che anche ieri hanno manifestato sorpresa per la decisione della Iris.«Al momento –afferma l'assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, Duccio Campagnoli –mi limitoa definirla una situazione inusitata e molto sorprendente. Questa crisi deve essere affrontata con comportamenti virtousi da parte di tutti, facendo anche ricorso, se necessario, agli ammortizzatori sociali. Mi auguro che lunedì con l'azienda vi sia un confronto ». Un appello al «senso di responsabilità e al coraggio dimostrato in cinquant'anni di storia aziendale dai vertici del gruppo ceramico» viene anche dal presidente della Provincia di Modena, Emilio Sabattini. L'azienda però va avanti per la sua strada tracciata nero su bianco proprio nel provvedimento depositato alla Camera di commercio di Modena: 12 fogli di verbale dell'assemblea straordinaria del 5 gennaio scorso. «è l'inizio dell'era glaciale» ha esordito Minozzi, parlando di «prodromi che vengono da lontano, quando nel 2001 gli Usa, pressati dalla sottoscrizione del loro enorme debito pubblico, accettarono l'adesione della Cina al Wto e non valutarono appieno gli effetti». A dare l'altro e definitivo fendente è stata «l'esplosione della finanza Usa» con la «crisi dei mutui subprime » che «si aggraverà certamente in questo 2009 ». Al quadro – disegnato anche grazie a un'ampia rassegna stampa nazionale e internazionale in cui entrano Fiat, Toyota, calo della produzione industriale in dicembre e altro ancora – seguono le cifre,affidate all'amministratore delegato Giuseppe Pifferi, nominato liquidatore. Innanzitutto c'è il -11,2% fra 2006 e 2007 dei ricavi, scesi da 236,2 a 209,7 milioni «con cali – spiega Pifferi – del 24,5% in quantità e del 36% per i pavimenti smaltati». Un'erosione del fatturato, questa, cui l'azienda ha cercato di porre rimendio con la cassa integrazione di 250 dipendenti che ha coinvolto «in media 70 maestranze», ma soprattutto con investimenti per 6 milioni circa nelle unità produttive di Fiorano e Sassuolo. Gli ultimi mesi del 2008 avrebbero poi sbaragliato il tavolo, con cali in valore delle vendite – raffrontate con lo stesso periodo del 2006 – del 27,8% a ottobre, del 43,4% a novembre e del 46,2% a dicembre, con un saldo negativo di cassa di 2,9 milioni a novembre e 7,1 milioni a dicembre. «Dati disarmanti» ha detto Pifferi, «con il rischio di una continua dissipazione finanziaria ed economica della società». Da qui la decisione di chiudere. Che ora fa paura. «Temiamo il pericolo emulazione. Tante aziende del distretto – afferma ancora Tagliaferri della Femca Cisl – ora potrebbero pensare di affrontare la crisi liquidando. Per non parlare del panico nelle aziende dell'indotto». PESA LA CONGIUNTURA L'azienda emiliana è giunta alla decisione dopo un forte calo del fatturato dell'ultimo trimestre: «Non ci sono prospettive» Il gruppo Iris

Torna all'inizio


Il taglio Alcoa non rilancia i prezzi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-10 - pag: 30 autore: Alluminio. Shanxi Guanlu e Vimetco si accodano alla stretta americana Il taglio Alcoa non rilancia i prezzi Luca Davi I tagli annunciati in settimana da Alcoa non sono bastati a rilanciare l'alluminio. Le quotazioni del metallo al settlement dell'Lme ieri hanno toccato 1.520,5 $/tonn, dato sostanzialmente in linea con i giorni precedenti (il rialzo rispetto alla prima sessione delle settimana è stato solo dello 0,3%). Troppo poco per pensare che il mercato sia stato scosso dalle recenti decisioni del colosso americano:la riduzione dell'output annuale di circa 750mila tonn., pari al 18% – cui si è aggiunta la soppressione di circa 13.500 posti di lavoro in tutto il mondo, il 13% della forza lavoro totale – elimina infatti solo una minima parte della sovrapproduzione presente sul mercato. Le scorte di metallo raffinato nei magazzini dell'Lme, dalle 930mila tonnellate di gennaio sono passate a 2,4 milioni di tonn. Stock a cui vanno aggiunti i ristoccaggi cinesi e quelli, ben maggiori, anche se imprecisati, dei commercianti nordeuropei. Lo squilibrio tra domanda e offerta e il conseguente calo dei prezzi, secondo gli analisti, spinge in media tre produttori di alluminio su quattro a lavorare sotto al break even point. La strategia delle sforbiciate – che nel 2008 sono valse in tutto il comparto 5,8 milioni di tonnellate su una produzione totale di 40 milioni –ha convinto ieri anche la cinese Shanxi Guanlu a ridurre la capacità di 40mila tonn., circa il 36% della potenza totale. E così pure la olandese Vimetco, che ha optato per una frenata pari a 44mila tonnellate nel suo sito rumeno. Colpa dei listini bassi, ma anche dell'impennata dei costi energetici, che solo negli ultimi mesi è rientrata grazie al raffreddamento del barile. Non a caso, al contrario di altri concorrenti sparsi nel mondo, solo i russi e i canadesi, che alimentano i loro impianti tramite centrali idroelettriche, negli scorsi mesi sono riusciti a evitare di chiudere i battenti. Negli ultimi anni la crescita della domanda di alluminio è stata tra le più impetuose, specialmente in Cina. Ma a partire dalla seconda metà del 2008 lo scenario è cambiato: oggi le stime parlano di un progresso atteso per il 2009 pari allo 0,5%. Nel 2007 era stato del 10,7 per cento.

Torna all'inizio


i sacchetti di sabbia non fermano l'oceano - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 23 - Commenti I SACCHETTI DI SABBIA NON FERMANO L´OCEANO L´affare Alitalia è cominciato malissimo dieci mesi fa e si è concluso in farsa: l´operazione è costata ai contribuenti italiani cinque miliardi di euro Contro la crisi economica il governo non ha ancora fatto nulla salvo l´elemosina della "social card" finanziata in modo assai discutibile (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La guerra di Gaza è un altro evento paradossale dove tutti i protagonisti hanno almeno una buona ragione per continuare a massacrarsi. Una buona ragione, ma nessuno sbocco politico con la conseguenza che la comunità internazionale ha di fatto derubricato quel massacro dalle proprie priorità. I morti hanno superato gli ottocento, i feriti i tremila, metà della popolazione è senza elettricità e senz´acqua se non per un´ora al giorno, negli ospedali senza medicine i medici amputano gli arti colpiti perché non sono in condizioni di curarli. Così si va avanti, tra i razzi lanciati da Hamas e le cannonate e le bombe lanciate da Israele. La ragione e il torto sono poltiglia anch´essi. Questa situazione di tutti contro tutti è generale. Ci fosse almeno un´ideologia cui aggrapparsi, ma sono state tutte azzerate, i liberisti di ieri sono ormai i fautori più zelanti dello statalismo, i marxisti hanno scoperto con l´entusiasmo acritico dei neofiti le virtù del mercato. L´Ucraina taglia il gas e Putin ci specula sopra giocando al rialzo sul prezzo del petrolio. La Cina ha dimezzato il ritmo della sua crescita, dal 12 in pochi mesi è scesa al 7 per cento. Il rallentamento colpisce principalmente quei 300 milioni di cinesi che erano emersi dalla marea contadina formando il primo nucleo d´una intraprendente borghesia. La crisi americana ha bloccato le esportazioni, i consumi interni sono ancora ben lontani da costituire una massa critica alternativa. La crescita vertiginosa della Cina ne ha fatto il principale finanziatore del Tesoro americano. Se Obama vorrà mobilitare due o tre trilioni di dollari per creare tre milioni di nuovi posti di lavoro, gran parte di quello sforzo sarà la Cina a doverlo sostenere; ma la Cina a sua volta dovrà finanziare il mercato interno per compensare la caduta delle sue esportazioni. Qui nasce il dilemma tra due contrastanti alternative ed è un dilemma che coinvolge l´intera economia mondiale. Intanto la Merkel, liberista ad oltranza, ha dovuto nazionalizzare la Commerzbank e sta per fare altrettanto con la Opel. Il premier inglese stampa moneta e la sterlina registra una svalutazione di quasi il 40 per cento rispetto all´euro. Sarkozy ha brillato di luce propria nel suo semestre di presidente europeo, ma il suo meritorio attivismo ha tenuto la scena senza lasciare tracce durevoli; adesso si è ridotto ad organizzare forum economici avendo Tremonti ed Enrico Letta come ospiti di eccezione. Così vanno le cose nel mondo. L´Italia sta meglio o meno peggio degli altri, questa è l´opinione sostenuta da Tremonti che sembra molto sicuro di ciò che dice. Finora la gente sembra credergli ed è un bene che sia così. Il giorno che si accorgesse della bugia potrebbero accadere cose molto spiacevoli nel nostro paese. Personalmente non me lo auguro ma purtroppo l´ottimismo di Tremonti poggia anch´esso sulle sabbie mobili e lui ne è perfettamente consapevole. A chi gli domanda che cosa prevede per il 2009 risponde: «Non ho la palla di vetro». Ma non aveva capito fin dal giugno scorso che cosa sarebbe accaduto? Allora la palla di vetro l´aveva, se l´è persa per la strada? Un fatto è certo: finora non ha fatto nulla o quasi nulla per cementare quel pantano. * * * Una prima risposta ce la può dare il pasticcio Alitalia; nell´economia italiana è un caso importante anche se confrontato con quanto sta accadendo nel mondo è come una goccia nel mare in tempesta. Tremonti se ne è tenuto lontano quanto poteva fingendo di dimenticarsi perfino di essere l´azionista di maggioranza della (ormai fallita) compagnia di bandiera. Perciò ne è politicamente e oggettivamente responsabile almeno alla pari col presidente del Consiglio, per il poco che ha fatto e per il molto che non ha fatto. L´affare Alitalia è cominciato malissimo dieci mesi fa e l´altro ieri si è concluso nella farsa. Cioè in un cumulo di bugie con l´intento di darla da bere agli italiani. Non starò a ripetere nel dettaglio un racconto già fatto mille volte. In sommi capi: il governo Prodi era riuscito a vendere l´Alitalia al gruppo Air France-Klm alle migliori condizioni possibili trattandosi d´una azienda praticamente decotta. Air France si accollava i debiti, il personale di volo e di terra con un esubero di duemila persone, pagava gli azionisti offrendo loro il 7 per cento del proprio capitale e integrava il marchio e la compagnia nel gruppo franco-olandese. Questa soluzione fu definita «svendita» da Berlusconi, dalla Lega e da tutto lo stato maggiore di centrodestra nonché dai sindacati aziendali che, forti delle loro amicizie in Alleanza nazionale, puntarono non sulla privatizzazione ma sulla nazionalizzazione dell´azienda. Furono ipotizzate e indicate inesistenti cordate tricolori, Berlusconi ci giocò sopra perfino il nome dei propri figli come possibili sottoscrittori. Avrebbe dovuto bastare l´insensatezza di questo "vaudeville" per mettere in sospetto la pubblica opinione, ma la pubblica opinione propriamente detta già non c´era più, affondata nella poltiglia generale. Dopo dieci mesi, mercoledì prossimo la nuova compagnia Alitalia-Cai darà il via alla sua prima giornata operativa e ai suoi primi voli e noi gli indirizziamo da queste pagine il più sincero augurio di successo, senza però tacere il costo pubblico di questa operazione e i suoi probabili sviluppi. Il costo pubblico è quantificabile in 5 miliardi di euro calcolando il passivo residuo della vecchia Alitalia dopo che avrà realizzato il poco attivo che le è rimasto e avervi aggiunto il costo degli speciali ammortizzatori riservati ai 7.000 dipendenti rimasti senza lavoro. Su questa valutazione concordano tutti gli esperti che hanno verificato le cifre e concorda anche la sola compagnia operante in Italia in parziale concorrenza, la "Meridiana" il cui amministratore ha scodellato le cifre in un´intervista a Repubblica di tre giorni fa. Air France entra nel capitale con il 25 per cento pagato 310 miliardi. Sarà presente nel consiglio d´amministrazione e nel comitato esecutivo. è il solo operatore e vettore aereo in una compagine di azionisti che di questo ramo di attività non sanno nulla ed hanno il cuore e il portafoglio da tutt´altra parte. Tutto fa supporre che tra cinque anni (ma anche prima se vi sarà bisogno di aumenti di capitale e certamente ve ne sarà) Air France diventerà l´azionista di comando. Di fatto lo è già. Bisognava all´ultimo momento superare il veto della Lega e degli amministratori lombardi (Moratti, Formigoni) in favore di Malpensa, bilanciato dagli amministratori laziali (Alemanno, Marrazzo, Zingaretti) schierati in difesa di Fiumicino. I nordisti hanno tirato per la giacca più che potevano il governo affinché imponesse una scelta politica alla nuova compagnia privata. Tremonti, taciturno fino a quel momento, si è schierato con i nordisti i quali tuttavia erano divisi tra loro perché il sindaco di Milano proclamava intoccabile l´aeroporto di Linate mentre Formigoni se ne infischiava. «Malpensa ha tutte le chance per essere l´"hub" (l´aeroporto internazionale) italiano» ha detto il ministro dell´Economia. Per fortuna questa volta la sua parola non ha avuto peso e il premier ha convalidato la scelta privata di Colaninno senza sovrapporgli un´impensabile scelta politica. Bisognava però a quel punto prendere in giro l´opinione pubblica lombarda e padana. Detto e fatto: la parola magica è stata «liberalizzazione», alla luce della quale Malpensa dovrebbe riacquistare una posizione di primo piano tra i grandi aeroporti internazionali. Ebbene, quella parola «liberalizzazione» nel caso specifico non ha alcun significato. Non ce l´ha per l´area europea perché i voli in tutti i 27 paesi dell´Unione sono assolutamente liberi. Ma non ce l´ha per il resto del mondo perché i voli sono regolati da trattati e accordi internazionali circa le frequenze, gli orari, gli "slot". Per arrivare ad un´effettiva liberalizzazione ci vorranno dunque anni, ammesso che ne valga la pena, il che è molto dubbio: un viaggiatore che voglia andare da Venezia o da Bologna o da Genova o da Trieste a New York o a Shanghai o a Cape Town avrà comunque più convenienza a raggiungere Parigi o Francoforte che non Malpensa. * * * Se il buongiorno si vede dal mattino, l´imbroglio Alitalia non dà buone speranze sulla politica economica del governo di fronte alla crisi mondiale. Basti dire che il governo non ha ancora fatto nulla salvo l´elemosina della «social card» finanziata in modo assai dubitabile. Le misure anticrisi contenute nel decreto in corso di esame parlamentare ammontano complessivamente a mezzo punto di Pil, cioè tra i sei e i sette miliardi, dispersi in molti rivoli, bonus, parziali e limitate detassazioni, parziali e limitati incentivi, rifinanziamenti della Cassa integrazione. Con questi sacchetti di sabbia sembra molto improbabile arginare un mare in tempesta d´una recessione mondiale i cui effetti dureranno almeno un anno se non due. Ma già con queste operazioni il nostro deficit rispetto al Pil si posiziona al 3,5 per cento, sconfinando di mezzo punto oltre la soglia di stabilità. Le cause di fragilità dei nostri conti pubblici stanno in questo caso nell´abolizione dell´Ici e nel costo dell´Alitalia. In totale si tratta di otto miliardi dissipati in una fase in cui gli incassi tributari diminuiscono, il reddito anche, l´evasione torna ad aumentare. Tremonti queste cose le sapeva. Avrebbe dovuto impedire quella dilapidazione ma non l´ha fatto. Adesso vedremo che cosa si inventerà, nel senso positivo del termine. Sa anche lui che con i sacchetti di sabbia non si ferma l´oceano.

Torna all'inizio


torna l'età dell'oro in italia scatta la caccia ai giacimenti - paola coppola (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 19 - Cronaca Torna l´età dell´oro in Italia scatta la caccia ai giacimenti Concessioni in Toscana, ma è flop in Sardegna La Sardinia Gold Mining ha chiuso la sua miniera di Furtei, lasciando a casa 47 dipendenti Per i risparmiatori però la corsa al metallo prezioso non conosce crisi PAOLA COPPOLA ROMA - L´oro luccica anche in tempi di crisi. Se lo tiene stretto chi ce l´ha, lo predilige chi vuole fare un investimento, cerca miniere chi ne vuole trarre profitto, perché la "carne degli dei", come lo chiamavano i faraoni, offre certezze, è un bene rifugio contro la recessione globale. Nel 2007 la domanda ha superato del 59 per cento la produzione mineraria, nel 2008 è scesa e poi ha recuperato nel terzo trimestre. A marzo dello scorso anno il prezzo dell´oro ha raggiunto i 1.023 dollari l´oncia, la previsione è che nei prossimi mesi superi ancora la soglia dei mille. A dispetto dei tagli, non si ferma neanche la nuova corsa all´oro del XXI secolo: nel 2009 gli analisti prevedono che la sua estrazione potrebbe diventare più conveniente, e le aziende minerarie continuano la caccia a nuovi giacimenti, anche in Italia, dove ottenere un eventuale permesso per l´estrazione è più complicato ma le concessioni per la ricerca sono tra le più economiche d´Europa. Se gli investitori si concentrano sui fondi di investimento che usano l´oro come garanzia, i gioielli rappresentano ancora i due terzi della domanda. Il settore non è stato immune dalla crisi, ma i prodotti di marca, anche in tempi di magra, continuano a essere acquistati. Lo scorso anno ha segnato una pesante caduta della domanda per volume. Negli Stati Uniti, ad esempio, il settore ha registrato un meno 29 per cento e nell´ultimo trimestre del 2008 si è accelerato il fenomeno dei fallimenti, che dalle piccole gioiellerie ha contagiato anche le catene di grandi dimensioni. Le cose sono andate diversamente in Europa: il crollo della domanda per volume c´è stato (Italia meno 15 per cento, Gran Bretagna meno 26 per cento), ma hanno tenuto i prodotti di marca a più forte valore aggiunto. Un´indagine sui beni di lusso condotta in diversi paesi del mondo dal World Gold Council, e diffusa lo scorso dicembre, mostra che i gioielli in oro "tirano" anche in questo periodo e sono preferiti ai gadget elettronici e agli accessori di moda da chi vuole fare un investimento. L´oro giallo più dell´oro bianco, ritenuto meno prezioso e apprezzato più per lo stile e il design che per le caratteristiche di solidità e affidabilità. Gli italiani però sono più prudenti nell´acquisto, la fiducia dei consumatori - registra l´indagine - è inferiore a quella degli altri Paesi, si compra se c´è un´occasione speciale. L´ossessione per l´oro strettamente legata alla cultura locale fa dell´India il maggiore compratore di gioielli al mondo, seguita a partire dal 2007 dalla Cina, Paesi poco inclini a farsi suggestionare dal prezzo che uomo e ambiente devono pagare per ottenere il materiale. Un esempio: la miniera di Batu Hijau sull´isola di Sumbawa (Indonesia), che è stata aperta nel 2000 da una società statunitense e che potrebbe esaurirsi entro 20 anni, dà lavoro a 4 mila indonesiani ma le pietre di scarto che ha prodotto hanno sepolto la foresta pluviale. L´oro è un bene che fa gola, anche perché è raro: fino a oggi, e soprattutto negli ultimi 50 anni, ne sono state estratte 161 mila tonnellate, ma i giacimenti più ricchi si stanno esaurendo. Pochi quelli trovati recentemente. Giacimenti si cercano anche in Italia: due le società canadesi che hanno ottenuto la concessione per individuarli in Toscana. A dicembre scorso invece sono rimasti in strada i 47 dipendenti della Sardinia Gold Mining, che ha chiuso la miniera di Furtei, in Sardegna. Il giacimento superficiale sarebbe esaurito e i vertici della società canadese hanno valutato che non era più economico estrarre l´oro in profondità. Ora resta un´area da bonificare dai metalli pesanti usati per l´estrazione.

Torna all'inizio


trova rapinatrice in camera avverte la polizia che l'arresta (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Bologna La curiosità Trova rapinatrice in camera avverte la polizia che l´arresta E´ tornata a casa e ha trovato nella sua stanza da letto una sconosciuta che si era impossessata di alcuni monili e catenine d´oro. E´ successo l´altra mattina verso le 13,30 in via Cino da Pistoia, in periferia. La donna, romena, 26 anni, era entrata dalla finestra, lasciata aperta e, vistasi scoperta, ha strattonato e tirato per i capelli la padrona di casa. Il parapiglia fortunatamente ha richiamato l´attenzione di un vicino, che assieme alla vittima della rapina ha avvertito la Polizia. L´intrusa, col pigiama della padrona di casa, ripeteva "questa è casa mia": è finita in manette con l´accusa di rapina impropria. Aveva con sé anche 85 euro. In serata la rapinatrice, in forte stato di agitazione, è stata portata alla psichiatria del Maggiore.

Torna all'inizio


in viaggio con gli "emi-grati" - laura nobile (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XX - Palermo In viaggio con gli "Emi-grati" Al Libero LAURA NOBILE Una performance giocata sulla mimica e le clownerie, per raccontare il tema del viaggio come scoperta o come necessità. è il filo sottile di "Emi-grati o Emi-in-grati o fate voi", che la compagnia Tanto di Cappello presenta oggi pomeriggio alle 17 e alle 19 al teatro Libero di piazza Marina, per il cartellone domenicale "Un´isola di teatro". Lo spettacolo è scritto e diretto da Andrea Saitta, attore ennese che sarà anche in scena insieme ai palermitani Gaetano Basile, Luigi Ciranni e Virgilio Rattoballi e al francese Nicolas Schiavo. Le musiche sono di Daniele Tesauro e Roberto Ferreri. Coprodotto dal Libero, dedicato a un pubblico dagli otto anni in su, lo spettacolo vuole essere una ricerca sul sentimento che ci spinge a viaggiare, per scoprire nuovi mondi e nuovi modi di essere. Sembrano vagabondi, hanno la stessa maglietta a strisce che li fa assomigliare a dei carcerati e rappresentano altrettante storie di diversa umanità. Ma tutti e cinque sono senza soldi, hanno fame e tanta voglia di partire, sulla scorta di un sogno. «Al tema del viaggio - racconta Andrea Saitta - abbiamo intrecciato quello dell´emigrazione, che qui abbiamo voluto proporre con leggerezza e semplicità, cercando di sdrammatizzarne alcune vicissitudini. L´umorismo diventa così la chiave per affrontare una tematica attuale e delicata». Così i cinque attraversano la Cina e la Russia e poi approdano in Sicilia, un porto qualsiasi nel mondo che diventa la meta definitiva. Al centro della scena c´è un grande baule, che poi si trasforma in una nave e più tardi in un centro di prima accoglienza. Ma c´è anche un´isola e il personaggio che la governa muta faccia e stato diverse volte. Si susseguono le avventure, tra la fame costante e la perdita di un compagno, ma su tutto vince la leggerezza del gioco, anche perché alla parola è concesso poco spazio e gli attori «parlano tutte le lingue del mondo - continua Saitta - mescolando i suoni in un grammelot che arricchisce e dà senso alle azioni». C´è anche un accurato lavoro sulla mimica, perché nell´assenza di parole dotate di un senso, gli attori attraversano un po´ tutte le tecniche di giocoleria, dalle sfere in equilibrio alle clave, dal contact al monociclo. Ovviamente il sipario si chiude sul lieto fine, che qui diventa simbolico. «Toglieremo delle sbarre dentro cui ci siamo reclusi e le consegneremo al pubblico. Un modo per parlare delle barriere mentali e dei pregiudizi che troppo spesso c´imbrigliano la mente, rispetto al tema dell´emigrazione e degli immigrati. E poi rientreremo nel nostro baule». Si replica anche domenica prossima alle 17, il biglietto intero costa 10 euro, 8 euro per gli under 25 e 6 euro per chi ha meno di 13 anni. Prenotazioni allo 091 6174040, altre info su www. teatroliberopalermo. it.

Torna all'inizio


sotto la buccia tutto - licia granello (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Cronaca Sotto la buccia tutto Dolce inverno i sapori Sono buoni, sani, digestivi Sono base pregiata di essenze, liquori, piatti raffinati Dovremmo tenerceli cari e invece la produzione italiana è in calo costante Ecco come rimediare... LICIA GRANELLO i più piccoli tra gli agrumi, i più profumati: impossibile contare quanti ne abbiamo sbucciati durante le feste di fine anno, dopo il panettone e prima del caffè, inconsapevoli benefattori di stomaco e intestino, di cui stimolano motilità e benessere. Del resto, in Cina, terra d´origine, li hanno battezzati così per la loro "saggezza botanica", mutuando la parola da quella dei funzionari governativi, saggi consiglieri dell´impero. Non meno caratterizzante il nome "clementina", attribuito a frate Clemente, che - missionario in Algeria - scoprì la delizia dell´incrocio tra mandarino comune e arancio amaro, tutto succo e niente semi. Difficile trovare un frutto che assommi tante qualità nel volume di una polpettina: alto tasso zuccherino a calorie dimezzate (merito della quota ridotta di acido citrico), vitamina C da vendere, alto contenuto di limonene, campione degli antidepressivi, e di aldeidi con funzione depurativa. Delizioso nella polpa, pregiato nella buccia: i più importanti "nasi" dell´industria profumiera si contendono i raccolti delle zone privilegiate - Sud Italia, Provenza, Brasile - per impreziosire le loro creazioni in boccetta. Dai profumi ai liquori, il passo è breve e affascinante. Molto prima che le nostre tavole fossero invase dalle bottiglie di limoncello - da quello meraviglioso, originale della costiera amalfitana e sorrentina, a quello disastroso al sapore di detersivo per piatti - il Mandarinetto Isolabella è stato un simbolo dell´Italia alcolica. Tramontato il fascino da liquore chic anni Sessanta, le sue qualità aromatiche gli hanno garantito sopravvivenza e dignità fino ai giorni nostri, come ingrediente da cocktail. Dovremmo portarli in palmo di mano, questi piccoli campioni della frutticoltura mediterranea. E invece in Italia la produzione è in calo costante (meno 14 per cento nelle ultime tre campagne), soppiantata dalle produzioni spagnole e nordafricane, che garantiscono prezzi più bassi a fronte di coltivazioni super-intensive. è faticoso accettare che una varietà di frutta così squisita finisca schiacciata sotto i cingoli dei trattori o lasciata marcire sugli alberi, tanto sono risibili i compensi e contorti i meccanismi di accesso alla grande distribuzione. Così un gruppo sempre più vasto di coltivatori affida a Internet le proprie piccole fortune, saltando a pie´ pari le intermediazioni di grossisti e distributori: spesso, si tratta di agricoltori biologici, a cui non viene riconosciuto il plusvalore di una produzione sana. Individuato il sito e verificato che si tratti proprio dei mandarini/clementine più golosi, una manciata risicata di giorni separa la richiesta via mail dall´arrivo a domicilio di una cassetta (più o meno grande, secondo richiesta) a prezzi contenuti ma piena di colore, profumo e salubrità, da appoggiare sul terrazzino di casa, dove le temperature invernali garantiscono una conservazione perfetta, a patto di allargare i frutti senza sovrapporli. Per gli chef impegnati a esaltare il valore delle materie prime, i mandarini rappresentano dei veri testimonial di eleganza gustativa, tanto da attraversare il menù per intero, dall´antipasto al dolce, che si tratti di delicate tartare di pesce, risotti profumati, insalate variegate o gelati irresistibili. Dove non arrivano succhi e spicchi, sono gli oli essenziali a fare la differenza, sia in versione spray, sia nell´originale extravergine (di matrice marchigiana), realizzato spremendo insieme olive e clementine, con cui battezzare ricci di mare o tortini al cioccolato. A fine pasto, per i nostalgici, d´obbligo gettare le scorze nel fuoco del camino e aprire un libro di fiabe.

Torna all'inizio


storia degli aristofrutti prestati alla politica - marino niola (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Cronaca Storia degli aristofrutti prestati alla politica MARINO NIOLA mandarini si nasce. Clementine si diventa. Il più profumato degli agrumi è quel che si dice un vero signore della tavola. E un fiore all´occhiello del centrotavola. Annunciato immancabilmente da una nuvola di profumo, si lascia dietro una scia di inconfondibile fragranza. Un aristofrutto con quattro quarti di nobiltà. Niente a che spartire con i suoi figli cadetti come mandaranci e clementine che del nobile genoma paterno hanno appena la metà. L´antico lignaggio del citrus reticulata, tale è il suo nome scientifico, dà al mandarino uno statuto da grande antenato. Alcuni botanici lo considerano più antico di arance e limoni. Quel che è certo è che accanto alle ben note proprietà organolettiche possiede altrettante proprietà simboliche. Al punto da diventare il nome di una lingua e l´emblema di una élite. Il termine mandarino deriva, infatti, dal colore dell´abito arancione dorato dei sapientissimi dignitari imperiali dell´antica Cina che interpretavano i voleri del cielo e li trasmettevano all´imperatore. I famosi mandarini erano letterati e poeti che l´educazione raffinata rendeva depositari di una saggezza superiore a ogni sapere tecnico. Esattamente il contrario dei nostri specialisti che spesso sanno tutto e non capiscono nulla. Furono i portoghesi a coniare la parola mandarim volgarizzando il sanscrito mantrim che significa ministro e a sua volta deriva addirittura da mantra. Ma in realtà il termine originale cinese era Guan e designava il dignitario addetto alla riscossione dei mandarini di grossa taglia offerti come prezioso tributo all´imperatore. Ma oltre a una casta di altissimi funzionari, una burocrazia celeste, il termine passò a indicare anche la lingua, altrettanto elitaria, del Nord della Cina. Come se ci fosse insomma una sorta di affinità elettiva tra la nobiltà della carica e quella del frutto, tra l´eccellenza del sapere e quella del sapore. Un´analogia che anche da noi è diventata senso comune. Al punto che scrittori come Simone de Beauvoir e Noam Chomsky si riferivano ai nostri intellettuali come ai nuovi mandarini, abilissimi nel trasformare la conoscenza in privilegio e potere. E i prestigiosi burocrati dell´Ena, la scuola di amministrazione voluta da De Gaulle, furono definiti dal leader socialista francese Jean-Pierre Chevénement i mandarini della società borghese. Forse la forza evocativa del citrus reticulata viene prima di tutto dal suo profumo, insuperabile nel mettere in moto la macchina del ricordo. Il suo aroma dolcemente imperioso ci fa socchiudere gli occhi consegnandoci proustianamente all´onda nostalgica di un passato prossimo che parla ancora ai nostri sensi e al nostro cuore. Se il punch al mandarino fu la panacea consolatoria dell´Italia post bellica, non da meno fu il mandarinetto, voluttà orientale distillata dalle mani di fata delle nostre nonne. E l´odore delle bucce gettate nel camino resta impresso a caratteri indelebili nel nostro immaginario sentimentale. Nella mitologia festosa della nostra infanzia perduta, nel sogno incantato di una notte di mezzo inverno. Quando i bambini italiani offrivano mandarini a sua Maestà la Befana, proprio come i cinesi all´imperatore. Dalle fantasie dei piccoli a quelle dei grandi, dalle tradizioni alle rivoluzioni, il frutto dell´Oriente non ha mai smesso di sedurre l´immaginario dell´Occidente. Colorando di giallo-arancione le utopie giovanili degli anni Sessanta. Dalla folgorazione psichedelica dei Beatles di Sergent Peppers, con la luccicante Lucy in the sky with diamonds immersa in foreste di mandarini e cieli di marmellata, ai berlinesi Tangerine Dream, profeti del rock cosmico che mescolarono la suggestione color mandarino dei ragazzi di Liverpool con i suoni avveniristici dei Pink Floyd. Per non dire del favoloso quanto misterioso protagonista del Mandarino meraviglioso di Bela Bartok. Un autentico Mr mandarin man.

Torna all'inizio


il cielo aiuti la cina e quindi l'occidente - giuseppe turani (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 20 - Economia AFFARI&POLITICA IL CIELO AIUTI LA CINA E QUINDI L´OCCIDENTE GIUSEPPE TURANI Mentre fabbriche e uffici cercano di tornare alla normalità pre-festiva (cosa impossibile, purtroppo, per molti, che riaprono a scartamento ridotto), nei centri di ricerca si continuano a fare studi per capire quale futuro immediato ci aspetta. Le attenzioni maggiori, ovviamente, sono riservate agli Stati Uniti, che sono sia il cuore che il destino della crisi in corso. Se il gigante a stelle e strisce si risolleva rapidamente, allora anche gli altri possono cominciare a respirare. In caso contrario, non resta che rimanere tutti in stand-by. Come è facile immaginare, ci sono tante divergenze di opinioni e tanti scenari diversi. Una certa convergenza, però, sta maturando su uno schema che oggi va di massima (ma potrebbe cambiare la settimana prossima), che non è molto consolante, ma che sembra molto realistico. Il peggio americano, si dice, dovrebbe essere rappresentato dall´ultimo trimestre del 2008 (alle nostre spalle) e dal primo trimestre del 2009 (che abbiamo appena cominciato a percorrere). La crescita dovrebbe arretrare del 5-6 per cento nel quarto trimestre 2008 (dati annualizzati) e del 3-4 per cento nel primo. Si tratta di arretramenti molto forti. Basti pensare che fino a non molto tempo fa era accaduto che numeri del genere rappresentassero avanzamenti trimestrali e non arretramenti. Quindi c´è una vera e propria inversione di rotta. Poiché la tendenza negativa, però, non si arresterà subito, ma proseguirà, sia pure con minore intensità, il fondo della crisi, per quanto riguarda l´America, dovrebbe essere toccato nel terzo e quarto trimestre del 2009. Per quel periodo ci si aspetta una disoccupazione che potrebbe aver raggiunto anche l´8,5 per cento (oggi è al 7,2), ma qualcuno dice che potrebbe anche essere superato il 9 per cento, sia pure di poco. Da quel momento in avanti, ma ormai saremo nel 2010, i dati macro-economici americani dovrebbero cessare di essere terribili per diventare positivi o negativi, ma in misura molto moderata: e questa sarebbe l´uscita dalla crisi (per gli Stati Uniti). E qui si innesta un problema quasi filosofico, ma di importanza cruciale. E cioè: di che tipo sarà l´uscita dalla crisi? Sarà un´uscita "alla giapponese", con tassi di crescita dell´economia praticamente vicini a zero per anni e anni? Oppure sarà un ritorno alla situazione pre-crisi finanziaria. In sostanza, a partire dal 2010 l´America sarà un paese in grado di respirare, ma niente di più, o sarà un paese che tornerà a correre? L´opinione più condivisa, oggi, sostiene che nessuna delle due cose si verificherà. Nel senso che dal 2010 in avanti l´America andrà in ripresa vera. Solo che sarà una ripresa in tono leggermente minore. Per essere più chiari: oggi la crescita potenziale degli Stati Uniti è intorno al 3 per cento (quando tutti i fattori della produzione sono usati al meglio). Dal 2010 questa crescita potenziale si ridurrà al 2,5 per cento, forse anche un po´ meno. E questo non per ragioni misteriose, ma per un fatto molto preciso. A quel punto, nel 2010, gli Stati Uniti si ritroveranno ad avere ancora un sistema bancario-finanziario ferito e mal funzionante. E senza un tale sistema a regime il mondo produttivo non potrà che esprimere solo una parte delle sue potenzialità perché gli mancherà appunto il pieno appoggio di un sistema finanziario capace di gestire i flussi di risparmio e le necessità di credito e di finanziamento delle imprese. Nel 2010, insomma, l´America sarà (nonostante gli sforzi di Obama) ancora un paese in parte zoppo, e quindi dovrà muoversi più lentamente. La velocità "normale" (sopra il 3 per cento) potrà tornare solo quando il sistema bancario- finanziario avrà ripreso a funzionare in modo completo e con regole non troppo pesanti. Se dall´America ci si sposta in Europa, lo scenario non cambia di molto: basta disegnarlo un po´ più piccolo. Se la crescita potenziale post-crisi in America sarà del 2,5 per cento, in Europa sarà fra l´1,5 e il 2 per cento. A meno che i dati sull´andamento della Germania nel primo trimestre 2009 (che saranno orribili) non inducano, ma è difficile, la Banca centrale europea (che si riunisce proprio giovedì, per la prima volta quest´anno) a operare un taglio secco al costo del denaro per dare una spinta alla congiuntura. Ma nessuno si fa molte illusioni. E quindi l´Europa si muoverà poco sopra l´1,5 per cento. Questo scenario, che già non è entusiasmante, presenta dei rischi? Sì, due soprattutto. Il primo è di tipo politico: se la situazione internazionale si aggrava e se i prezzi delle materie prime decollano, allora saranno guai seri. Il secondo pericolo si chiama Cina. Se quel grande paese (che ha le sue difficoltà) riduce la propria crescita dal 10 all´8 per cento, va ancora bene e tutto procederà come previsto. Se invece la Cina dovesse ridurre la sua crescita al 4 per cento, questo rappresenterebbe un serio problema: meno esportazioni verso quell´area per i paesi occidentali e meno importazioni in Occidente di prodotti cinesi a buon mercato. Il cielo aiuti la Cina, quindi. E anche noi.

Torna all'inizio


A Cervellera il premio giornalistico Ragno (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-01-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 11-01-2009 A Cervellera il premio giornalistico Ragno MILANO. «Per l'attenzione appassionata, acuta e puntuale alle vicende dell'Asia». Con questa motivazione padre Bernardo Cervellera, giornalista e missionario del Pontificio istituto missioni estere (Pime), ha ricevuto ieri il «Premio giornalistico Giuliano Ragno», dedicato all'indimenticato inviato speciale e poi vicedirettore di «Avvenire», prematuramente scomparso nel 1998. Il riconoscimento, istituito dal nostro giornale insieme con la famiglia Ragno, viene attribuito ogni anno a un giornalista che si sia distinto nell'affrontare temi di politica estera. L'edizione 2008 ha avuto la sua cerimonia nella sede milanese di «Avvenire», alla presenza della signora Enrica, vedova di Giuliano Ragno, dei figli e dei nipoti, del direttore di «Avvenire», Dino Boffo, di Elio Maraone, presidente della giuria, e di numerosi colleghi. Il premio «ha raggiunto il decimo anno di istituzione», proprio in quel 2008 in cui «Avvenire» festeggiava i 40 anni di storia, ha sottolineato Enrica Ragno: in tutti i premiati perciò riconosciamo una «dedizione al lavoro e il valore professionale presente in quanti partecipano alla realizzazione del quotidiano». «Padre Cervellera rappresenta bene l'ideale di giornalista per il quale il riconoscimento è stato istituito», ha sottolineato il direttore Boffo, rimarcando il contributo offerto da Cervellera ad «Avvenire», in termini sia di reportage sia di analisi ed editoriali, in particolare su un tema delicato come il rapporto Chiesa- Cina. Cervellera, dal canto suo, ha ricordato come proprio con una corrispondenza dal Libano commissionatagli da Ragno sia cominciata la sua collaborazione con «Avvenire». Ha poi parlato del suo amore per l'Asia, non più meta 'esotica', ma oramai protagonista dell'economia e della politica mondiali, chiamata anche grazie al ruolo di «mediazione culturale» svolto dai cattolici ad aprirsi alla cultura dei diritti umani e della libertà religiosa. Cervellera, missionario del Pime, dal 2003 è direttore dell'agenzia «AsiaNews». Nato a Grottaglie (Taranto) il 20 agosto 1951, laurea in filosofia alla Cattolica di Milano nel 1975, ordinato sacerdote nel '78, è stato redattore di «Mondo e missione». Dal 1997 al 2002 ha diretto l'agenzia «Fides». Dal 1995 al '97 ha vissuto a Pechino, dove ha insegnato all'Università di Beida Storia della civiltà occidentale. Cervellera con la famiglia Ragno

Torna all'inizio


OrienteMinacce (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-01-2009)

Argomenti: Cina

SPECIALI 11-01-2009 OrienteMinacce di Enzo Bianchi e speranze nella culla della croce C ostantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme. quattro delle 5 città che componevano l'antica «pentarchia» sono in quella regione della terra designata come «Oriente», «Vicino Oriente» o «Medio Oriente». È lì la culla della fede cristiana; lì fiorirono le prime comunità di discepoli del rabbi di Galilea; ad Antiochia (nell'attuale Turchia), secondo la testimonianza degli Atti, essi ricevettero per la prima volta il nome di «cristiani»; dall'Oriente giungono tesori di cultura, di arte, di spiritualità: pagine di sapienza che, come un fiume carsico, hanno irrigato anche l'Occidente, si pensi in particolare ai grandi padri greci e siriaci, ma anche a copti, arabi, armeni ed etiopici. Ma chi sono questi cristiani? Cosa resta di loro? Il cristianesimo nasce come una realtà plurale, e tale rimane ancora oggi. Una pluralità dovuta a diversità di origine, cultura, storia, idioma. Semiti e greci innanzitutto, ma non solo. L'evento unico della morte e resurrezione di Cristo è stato elaborato e tramandato secondo categorie proprie a ciascun popolo, in una diversità che, pur non essendo mai stata pacificamente accolta, è riuscita tuttavia a non compromettere l'unità del corpo, almeno fino agli inizi del V secolo. Il concilio di Efeso nel 431 segna infatti la prima divisione tra cristiani di cui resta ancora oggi, non sanata, la ferita: uno dei concili più dolorosi della storia della Chiesa, dove allo schietto desiderio di affinare la comprensione del dogma cristologico si mescolarono anche rivalità personali e instabili equilibri politici. Un'importante parte della cristianità del tempo, peraltro non rappresentata a quel concilio da nessun vescovo, si ritrovò da quel momento non più in comunione con il resto delle Chiese: è così normalmente spiegata l'origine della Chiesa assiro-caldea (o siro-orientale, un tempo detta impropriamente «nestoriana»). In realtà la storia, come sempre, è più complessa, e la «divisione» fu principalmente l'effetto dell'isolamento di queste comunità, venutesi a trovare al di là del confine dell'impero romano (cristiano) e all'interno di un regno antagonista, quello persiano. Comunità che dovettero, per poter sopravvivere, rinunciare alla comunione con le altre Chiese, ma che nondimeno seppero mostrare una vitalità spirituale e un impulso missionario fecondi, giungendo a portare la buona notizia del Vangelo e a fondare comunità cristiane in tutta la Persia e l'Arabia, percorrendo la via della seta, fino in India e in Cina. A ltra svolta fatidica è concilio di Calcedonia nel 451. Al centro del dibattito è ancora la dottrina sulla figura di Cristo, ma neppure questa volta slegata da rivalità tra province «periferiche» e centro dell'impero, tra comunità che si esprimevano in lingue e con concetti diversi. Ne risultò la seconda grande ferita alla comunione ecclesiale e la nascita delle cosiddette Chiese pre-calcedoniane (o ortodosse orientali, o impropriamente «monofisite»): copti ed etiopici, siro-ortodossi e armeni. Il VII secolo conoscerà un'ulteriore tensione teologica cui si può ricondurre l'origine della Chiesa maronita, di tradizione siriaca e presente nella regione siro-libanese. Frammiste a queste Chiese rimasero in Medio Oriente anche importanti comunità che accettarono i concili di Efeso e Calcedonia e dunque la comunione con la Chiesa imperiale bizantina: così, accanto a una gerarchia «pre-calcedoniana» ne sopravvisse una detta originariamente «melkita» (cioè «imperiale»). All'apparire dunque dell'islam, il Medio Oriente accoglieva ancora fiorenti comunità, e anche diverse tribù arabe già cristianizzate, ma si trattava di comunità spesso in lotta tra loro; e questo non fu certo secondario né per la rapida espansione della nuova religione né per l'assottigliarsi di tali comunità. I pre-calcedoniani preferirono in molti casi il dominio islamico a quello bizantino (cristiano) e durante i primi secoli dell'egira si registrano desiderio di dialogo e collaborazione culturale tra arabi e cristiani orientali. Furono infatti i cristiani siriaci a tradurre dal greco al siriaco e poi all'arabo i tesori dell'eredità classica consentendo agli arabi di riportarli in Europa, attraverso la Spagna: nascono così le grandi accademie arabe, eredi delle scuole esegetiche siriache e rette, durante i primi secoli, da cristiani ed ebrei. L'Occidente latino con la sua Chiesa primaziale di Roma aveva sostenuto la dottrina espressa nei concili di Efeso e Calcedonia ma si era trovato a poco a poco «estraneo» per lingua e cultura rispetto alla Chiesa bizantina, e conservava solo una qualche memoria delle antiche tradizioni orientali; memoria ravvivata da viaggiatori occidentali che, percorrendo le vie commerciali dell'Oriente, restavano stupiti di incontrarvi ancora dei cristiani. A partire dal XVI secolo inizia, in ambito cattolico, quel tentativo di ripristino della comunione tra Oriente e Occidente, noto come «uniatismo», che ha portato un'ulteriore frammentazione delle comunità cristiane orientali. Dal canto suo, anche il mondo ortodosso bizantino custodiva l'unità di fede attorno alla dottrina dei concili ecumenici, ma conosceva la progressiva identificazione con un territorio e una nazione specifica; si venivano così formando le Chiese ortodosse come le conosciamo oggi, con un primato d'onore riservato al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli: le Chiese di Grecia e di Cipro, i Patriarcati di Russia, Romania, Bulgaria, Serbia, Georgia... C osa resta oggi della ricchissima tradizione cristiana in Medio Oriente? Che «parola» del Vangelo annunciano e incarnano ancora oggi queste Chiese? Le sciagure dell'Iraq, le continue tensioni in Libano, il conflitto israelopalestinese, alcuni episodi di intolleranza in Turchia riportano all'attenzione dei media la presenza di queste «minoranze», non senza suscitare reazioni di stupore di fronte alla fedele e sempre più difficile sopravvivenza di questi cristiani... Sì, ci sono ancora comunità cristiane che vivono giorno dopo giorno la «grazia a caro prezzo» dell'appartenenza al Signore Gesù e della testimonianza resa al Vangelo con il dono della propria vita, a volte fino a morirne. Troviamo così comunità assirocaldee e armene in Iran, in particolare nelle valli intorno al Lago di Urmia, a Isfahan e nella capitale; altre comunità assiro-caldee e siro-ortodosse in Iraq, terra d'origine di queste Chiese, che ora i cristiani sono costretti ad abbandonare verso un'incerta e tragica diaspora. Così come esistono nuclei cristiani in Turchia: greco-ortodossi e armeni a Istanbul, ortodossi arabi del patriarcato di Antiochia nel sud, latini e ancora siro-ortodossi sull'altipiano del Tur 'Abdin, a est (montagna sacra dei siriaci, abitata in passato da migliaia di monaci, e dove ancora oggi sono attivi quattro antichissimi monasteri). In Siria, dove risiedono tre dei 5 patriarchi che portano il titolo di Antiochia, vi sono città come Damasco e Aleppo dove nei quartieri «cristiani» si può ancora respirare il fragile soffio di quella sofferta coesistenza nella diversità di cui l'Oriente fu per secoli testimone. Ci sono ancora cristiani (appartenenti a tutte le confessioni!) in Libano, dove a Beirut può accadere di intravedere dalla finestra della cattedrale melkita (greco-cattolica) il campanile della cattedrale greco-ortodossa e quello della cattedrale maronita che fanno da contraltare ai minareti della moschea sciita recentemente costruita. Più consistente è la presenza dei cristiani in Egitto, almeno il 10% della popolazione, in massima parte copto-ortodossi (le minoranze latina, copto-cattolica e grecoortodossa sono davvero esigue) con fiorenti monasteri insediati nei luoghi stessi abitati fin dal IV secolo dai primi Padri del deserto e con anche presenze monastiche femminili al Cairo o ad Alessandria. Ritroviamo i copti nelle grandi città del delta del Nilo, ma anche in Alto Egitto interi villaggi e cittadine cristiane custodiscono viva la fede dei padri, sovente pagando per questo un prezzo molto alto. Ci sono infine cristiani di diverse confessioni in Palestina, in Israele, in Giordania, in Qatar, negli Emirati Arabi. Cristiani rimasti fedeli al Vangelo e alla tradizione dei padri, nonostante il numero sempre più ridotto e il futuro sempre più incerto. Assistiamo in questi ultimi decenni a un'emigrazione sempre più accentuata che da un lato intacca dolorosamente le già esigue forze di quelle Chiese, ma dall'altro fa sorgere importanti presenze di cristiani orientali nei Paesi europei e dell'Occidente culturale: così può capire di incontrare fiorenti parrocchie copte a Milano o consistenti nuclei di siroortodossi in Svezia o di cristiani antiochieni in America Latina... Occasioni preziose, se le sappiamo cogliere, per accostarci a un tesoro spirituale di inestimabile valore anche per noi: l'eredità dei martiri e dei Padri della Chiesa e del monachesimo si unisce alla sapienza di una sofferta e secolare testimonianza in mezzo ai credenti musulmani. Sì, le Chiese orientali compongono un mosaico complesso, di difficile lettura, e tuttavia chi ha avuto come me la grazia di conoscerle, di visitarne le comunità, di mantenere rapporti con i loro vescovi e i loro monasteri, sente di dover ringraziare il Signore per la ricchezza «plurale» in campo teologico, liturgico e spirituale che esse rappresentano e che speriamo vivamente possano continuare a rappresentare nella Chiesa di domani. Certo, legato a queste Chiese che ho solo evocato vi è un serio problema in vista dell'unità dei cristiani: la coesistenza di una Chiesa orientale «storica» (pre-calcedoniana) e di una Chiesa unita a Roma, detta «uniate», che ha le stesse sembianze ma non ha comunione con la prima e appare come «parallela». Ora, le Chiese orientali cattoliche sono Chiese autentiche che meritano rispetto e anche ammirazione per il caro prezzo pagato nel passato per restare in comunione con la sede petrina e sopravvivere nella marea musulmana: potranno, da «pietra di inciampo» come sono giudicate oggi dagli ortodossi , diventare «ponti di unità» tra Chiese orientali e Chiesa cattolica? Credo e mi auguro di sì. Quando saranno veramente «Chiese sorelle» della Chiesa latina, soprattutto nei legami ecclesiologici, allora saranno esse a testimoniare alle Chiese orientali e ortodosse che l'unità e la comunione con la Chiesa cattolica non comporta il rinunciare a nulla di ciò che costituisce la loro identità: potranno così, quali Chiese sorelle, innalzare un'unica lode a Dio assieme alla Chiesa latina e dare al mondo un'unica testimonianza all'unico Signore. Cosa resta oggi della ricchissima tradizione del Vangelo in Medio Oriente? Le sciagure dell'Iraq, le continue tensioni in Libano, il conflitto israelo-palestinese, episodi di intolleranza in Turchia ricordano la presenza di queste «minoranze», non senza stupore per la loro fedele e sempre più difficile sopravvivenza. Sì, ci sono ancora comunità che vivono la «grazia a caro prezzo» della fede al Signore, a volte fino a morirne. Assistiamo in questi decenni a un'emigrazione sempre più forte che intacca dolorosamente le già esigue forze di quelle Chiese, ma ne fa sorgere importanti sedi in Occidente. Occasioni preziose se le sappiamo cogliere per accostarci a un tesoro spirituale di inestimabile valore, all'eredità dei Padri del deserto e del monachesimo, così come per creare possibili «ponti di unità» tra Roma e l'Est LA BASILICA DEL IV-V SECOLO A KHARAB SHEMS, NEL NORD DELLA SIRIA, UNA DEI PIÙ ANTICHI INSEDIAMENTI CRISTIANI DELLA REGIONE IL MONASTERO COPTO DI DEIR AL-BARAMUS A WADI NATRUN, IN EGITTO

Torna all'inizio


Grande depressione? Non è detto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-11 - pag: 8 autore: ... Grande depressione? Non è detto L a fiducia dell'America in se stessa è scossa se il suo Presidente incomincia ad esprimere il dubbio che la crisi finanziaria possa risultare peggiore della Grande depressione degli anni 30. George Bush non è il solo a preoccuparsi che le cose possano peggiorare assai prima di incominciare a migliorare. Un numero crescente di esperti uomini d'affari incomincia a chiedersi se gli Stati Uniti saranno in grado di raddrizzare sollecitamente la loro economia. Chi per professione fa previsioni economiche è più ottimista, e si parla di una crescita negativa del -1,5% per il 2009, preceduta da una contrazione analoga nella seconda metà del 2008. Questa sarebbe una dolorosa recessione, ma poca cosa in confronto al crollo del 10-15% della produzione normalmente associato a una vera depressione. Ovviamente però le previsioni sono state da ultimo, e in ogni fase, decisamente sbagliate sul fronte dell'ottimismo, ed è quindi normale che la gente rimanga ora scettica. E il consenso sulla maggior parte delle previsioni appare invero troppo ottimista. Con il sistema finanziario sotto respirazione artificiale, il prezzo delle case in caduta libera, la disoccupazione in crescita,l'economia americana sembra indebolita come mai lo è stata a partire dagli anni 70, e forse dalla Seconda guerra mondiale. Inoltre occorre considerare che una crescita negativa per oltre due anni è un evento piuttosto raro, anche dopo severe crisi bancarie. I confronti statistici sono probabilmente di poco conforto in una fase negativa che adesso appare così pericolosamente diversa dalle precedenti. Tuttavia sarebbe un errore rifiutarsi di farne. Il Giappone sembra che abbia avuto bisogno di un'eternità per riprendersi dalla sua crisi degli anni 90, ma è un'eccezione: quella crisi infatti lo ha costretto a ristrutturarsi mentre contemporaneamente doveva assorbire l'enorme contraccolpo imposto dal prepotente emergere della concorrenza cinese. La paralisi politica che ha prevalso durante l'interregno fra il Presidente Bush e Obama non è stata d'aiuto. La politica americana è diventata una sorta di ruota della fortuna per le società del settore finanziario. Un giorno non c'è che la procedura fallimentare, un altro arrivano prestiti con annessi e connessi. Non c'è che da sperare che la squadra economica di serie A del Presidente eletto Obama sappia adottare una linea più coerente. Già la coerenza saprebbe far fare un passo avanti alla fiducia. Alla base di qualsiasi insieme di misure per il rilancio c'è, essenzialmente, un approccio razionale alla ripresa del settore finanziario. Questo deve partire dal criterio del mark-to-market per i prezzi degli asset, dalla ristrutturazione e ricapitalizzazione delle banche, e da una nuova regulation che consenta la creatività, proteggendo meglio però il pubblico da alcune follie che hanno imperato per più di un decennio. Occorre fornire aiuti per la casa, poiché si tratterà di frenare una successiva tendenza al rialzo dei prezzi delle abitazioni, dando vita ad esempio a un massiccio piano di stimolo dell'economia e a una politica monetaria moderatamente inflattiva. Vari leader, in particolare il cancelliere tedesco Angela Merkel, sono comprensibilmente preoccupati per le conseguenze di lungo periodo di uno stimolo macroeconomico aggressivo. Sono preoccupazioni fondate, in particolare a fronte di un crescente ruolo della mano pubblica nell'economia. Ma, come in tempo di guerra, si pensa che una scelta abbia affetti solo temporanei. E, inoltre, si potrebbe forse ritenere che non fare nulla sia un'alternativa possibile? In tempi di crisi, prima degli anni 50, una caduta della produzione del 15-20% in un solo anno era possibile (e veniva misurata con un sistema di contabilità nazionale assai più rozzo di quelli attuali). Un certo numero di economisti accademici va dicendo che si dovrebbe fare come allora, alzarci il bavero e lasciare che passi la buriana. Tuttavia, la concreta possibilità che lo stimolo e la ristrutturazione funzionino è causa ulteriore di speranza, e offre la possibilità che l'attuale crescente recessione non si trasformi in una vera depressione. Inoltre, gli Stati Uniti possono essere il campo di battaglia principale della crisi finanziaria globale, ma non sono l'unico Paese ad arrovellarsi sul come uscirne. Gran Bretagna, Irlanda e Spagna affrontano crisi finanziarie di ampiezza analogaa quella americana. Alcuni Paesi che dipendono dall'export di energia, in particolare quelli che, come Russia e Venezuela, hanno anche problemi di governance, stanno subendo conseguenze ancor più pesanti. Anche l'imbattibile Cina deve mettere in conto tassi di crescita dimezzati. L'Europa e il Giappone non devono affrontare un pasticcio finanziario di proporzioni americane. Ma anche queste due aree sono in recessione. è l'economia globale ad essersi inceppata. Ma, proprio per non ripetere l'errore degli ottimisti durante il boom, non bisogna fare come i pessimisti che adesso vedono una vera depressione dietro l'angolo. L'anno 2009 sarà duro. Eppure, salvo il caso di un grosso evento bellico, esistono buone probabilità che con il 2010 riprenda una certa crescita, debole ma con-creta, negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone, e una robusta crescita in varie economie emergenti. è probabile che l'economia americana abbia perso una discreta quota della propria baldanza, ma servirebbero ampie dosi di pura sfortuna ed errori politici per arrivare a una seconda Grande depressione mondiale. di Kenneth Rogoff HARVARD UNIVERSITY

Torna all'inizio


Lo yuan debole? Adesso non piace più (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-11 - pag: 7 autore: LENTE DI INGRANDIMENTO Pechino è tentata da una svalutazione guidata che spaventa il mondo Lo yuan debole? Adesso non piace più di Riccardo Sorrentino è stato invocato per anni. Gli Stati Uniti hanno minacciato- ma solo a parole - gravi ritorsioni per ottenerlo. Ora, in questi tempi duri di turbolenze, il deprezzamento dello yuan potrebbe diventare una realtà. Proprio adesso che tutti lo temono. La crisi finanziaria ha davvero cambiato fatti e valutazioni, un po' ovunque. Molti Paesi che puntavano alla valuta forte ora sperano o cercano una svalutazione, come la Gran Bretagna, il Canada, la Svizzera e la Svezia. La Cina è tra questi. Un esperimento è già stato fatto a dicembre, quando la Banca del Popolo, che guida il cambio con mano ferma, ha spinto la valuta ai massimi da tre mesi. «è sembrato un modo di testare la reazione del mercato a un deprezzamento», ha spiegato David Bloom della Hsbc che - come molti altri economisti - prevede una leggera flessione del cambio. Sembra, infatti, che negli ultimi mesi molti capitali siano usciti dalla Cina. L'andamento delle riserve valutarie dà qualche indizio: erano a quota 1.910 miliardi di dollari a settembre e sono calate a 1.890 miliardi a ottobre. è stata la prima flessione da dicembre 2003. I dati, per quanto affidabili, non sono però ufficiali: quelli della Banca del Popolo (Bop), relativi all'intero quarto trimestre, sono attesi entro giovedì prossimo. Una flessione però appare scontata. In parte è il frutto del deprezzamento degli assets in cui le riserve sono investite - la Bop ha già diffuso questa interpretazione - ma molti analisti credono che essa segnali anche un rientro di capitali esteri che potrebbe presto riproporre pressioni sul cambio. La situazione dell'economia, del resto, rende possibile un deprezzamento dello yuan. Se la valuta fosse legata solo ai fondamentali scivolerebbe rapidamente. La crescita rallenta, non è escluso che il quarto trimestre possa chiudersi con un incremento del Pil modestissimo - il solo 2% annualizzato (pari allo 0,5% trimestrale), nelle previsioni della JPMorgan - e solo gli investimenti pubblici potranno tenere la domanda stabile. L'export dovrebbe inoltre ridursi e non è chiaro se questa flessione possa essere compensata dal calo delle importazioni di LA PAURA DI WASHINGTON Una valuta più «leggera» potrebbe spingere la Cina ad abbandonare il ruolo di grande finanziatore del debito pubblico Usa IL RISCHIO CONTAGIO L'ipotesi che si possa andare verso una competizione sui cambi in tutta l'area asiatica è vista con timore dagli investitori istituzionali materie prime, oggi meno care. Visto da Pechino, tutto spinge quindi a favore di una svalutazione. Nel mondo, però, un deprezzamento è temuto da tutti. Un indizio importante di questo nuovo atteggiamento è emerso dall'ultimo Strategic Economic Dialogue tra Stati Uniti e Cina che si è tenuto ai primi di dicembre: il comunicatofinale non conteneva alcun riferimento alla politica di cambio di Pechino. Eppure il mondo politico Usa ha sempre fatto pressioni per una svalutazione,che avrebbe disincentivato quell'invasione di prodotti a basso costo dalla Cina che minacciava - o così sembrava - l'occupazione americana. Oggi, malgrado la crisi del mercato del lavoro, i timori di Washington si sono però spostati sul finanziamento del deficit e quindi del debito pubblico. La tenuta dello yuan, in questo senso, è essenziale perché la Cina possa continuare ad acquistare con profitto titoli di Stato americani che promettono con le politiche fiscali espansive di Obama - di essere emessi in forti quantità. Un deprezzamento, soprattutto se sostanzioso, non è però temuto dai soli americani ma da tutti gli investitori. Il rischio è quello che si avvii una svalutazione competitiva in tutta l'area asiatica «e forse - aggiungono Grace Ng e Qian Wang di JPMorgan- tra tutti i Paesi emergenti. Questo destabilizzerebbe ulteriormente l'economia e i mercati finanziari del mondo, in una situazione già molto fragile ». Le Banche centrali asiatiche hanno già cambiato la loro politica valutaria, finora orientata verso un rafforzamento dei cambi, aprendo la porta invece a un indebolimento. Molti economisti ricordano allora come la crisi asiatica della fine degli anni '90 - per quanto molto diversa dall'attuale - fu contenuta dalla stabilità dello yuan; e sperano che, anche questa volta, la Cina, desiderosa di conquistare la leadership dell'area, possa assumersi la responsabilità della tenuta dell'intera regione. Non sarebbe difficile: «Pensiamo che Pechino capisca che il problema degli esportatori cinesi sia la debolezza della domanda e dei redditi, non il prezzo eccessivo dei prodotti. Il notevole rallentamento delle esportazioni cinesi non potrebbe essere frenato da un deprezzamento dello yuan», spiegano Ng e Wang. Il compito potrebbe persino diventare più semplice se fosse fondata l'ipotesi-troppo ottimistica, per ora - che vede un'area asiatica "resistente" alla crisi. Qui i Governi hanno sempre sostenuto la crescita, anche durante la breve fase di surriscaldamento dell'inflazione, i risparmi sono molti alti, i debiti bassi... Significa qualcosa, si chiede quindi qualche economista, il rialzo del 23% delle Borse della regione dai minimi di fine novembre? riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com

Torna all'inizio


L'eccellenza non basta per competere con la Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-11 - pag: 9 autore: QUI SASSUOLO L'eccellenza non basta per competere con la Cina di Paolo Bricco A l Sunrise Caffè di piazza Libertà, dove si radunano i tifosi del Sassuolo affiliati al Club 1922, della crisi delle piastrelle si parla sottovoce. «La maggior parte dei ragazzi - dice Cristian Venturelli, figlio del titolare Carlo - sono artigiani e commercianti. A memoria nessuno, per fortuna, lavora all'Iris». A poche ore dalla conferma che il gruppo di Romano Minozzi finirà in liquidazione volontaria, con 780 lavoratori destinati alla mobilità, nella cittadina emiliana appare vagamente paradossale il contrasto fra i successi di una squadra di pallone che, contro tutte le aspettative, è ai vertici del campionato di serie B, e la pericolosa aritmia di uno dei cuori dell'Italia dei distretti. Nel 1966,l'allora ventisettenne Romano Prodi pubblicava il saggio Modello di sviluppo di un settore in rapida crescita: l'industria della ceramica per l'edilizia. Oggi, le cose si sono fatte complicate. Fra Sassuolo, Fiorano e Casalgrande, su 22mila dipendenti 8mila si trovano in cassa integrazione ordinaria. «Lunedì prossimo - dice Manuela Gozzi, a 48 anni segretaria della Filcem- Cgil della provincia di Modena- 3mila di loro rientreranno nelle fabbriche. Abbiamo tempo fino a Pasqua, per capire come reagiranno le aziende. Poi, si vedrà». Un senso d'incertezza condiviso dagli industriali. «Anche se appartengo al partito degli ottimisti - osserva Emilio Mussini, quarantasettenne amministratore delegato del Panaria Group (354 milioni di fatturato nel 2007 e 1.650 occupati) - è inevitabile pensare che, quest'anno, bisognerà navigare a vista». Difficile fare previsioni. La piastrella di Sassuolo pesa per l'80% su un settore che, in Italia, vale 5,7 miliardi. La produzione finisce per il 72% all'estero.I mercati di sbocco sono 150 e in molti Paesi si è smesso di costruire case: ci sono sempre meno bagni, cucine, salotti e ingressi in cui pavimenti e pareti hanno bisogno della ceramica italiana. Chiaro che,in queste condizioni,l'andamento della domanda internazionale avrà una influenza significativa. Il contesto generale, ormai, è irrimediabilmente cambiato. La deriva è di lungo periodo: all'inizio degli anni 80 la produzione italiana copriva un terzo di quella mondiale, oggi si ferma all' 8 per cento. Inoltre, sei anni fa la Cina ha incominciato a imporsi come un produttore di massa. I cinesi, ormai, hanno raggiunto i 4 miliardi di metri quadrati di piastrelle. Nel 2008 qui sono stati prodotti 520 milioni di metri quadrati. «A causa della caduta dell'immobiliare e della concorrenza cinese- riflette Gozzi- appare ormai fuori mercato un buon 40% della produzione emiliana, quella posizionata su segmenti bassi e medio bassi». La crisi della piastrella si avverte anche ai tavoli dell'Osteria dei girasoli,locale scoperto nel 1998 da Luigi Veronelli, "tre forchette" per la Guida Michelin. «Siamo quasi sempre pieni - racconta il quarantenne Franco Cerrato, specializzato nella fusione dell'aceto balsamico con i primi piatti e i formaggi-ma è dalla metà dell'anno scorso che abbiamo sentito un primo calo della clientela del distretto. Ci sono meno tecnici in trasferta, commercialisti e avvocati». Sulle cause di questa crisi ragiona Edmondo Berselli, autore quattro anni fa del saggio Quel gran pezzo dell'Emilia: «Il caso Iris mi ha molto colpito. Si tratta di una discontinuità grave. Romano Minozzi non è certo un padrone delle ferriere. è un imprenditore con visioni moderniste. Insieme a un altro industriale della ceramica, Filippo Marazzi, è stato fra i primi a sostenere Prodi. Se lui, che resta azionista di riferimento di un'altra grande azienda come la GranitiFiandre, sceglie lucidamente di chiudere, potrebbe significare che il settore non è più salvabile. Uno shock, per una comunità di poco meno di 40mila abitanti». In questa comunità le virtù civiche e le risorse immateriali tipiche di tutto il vecchio modello distrettuale italiano si mescolano alla via emiliana al capitalismo a prato basso, in cui il rapporto fra imprese e sindacati è intimo e particolarissimo, fatto di concertazione e di redditi alti. «Con la crisi salterà il nostro modello? si chiede la sindacalista Gozzi - Non credo proprio. In queste aziende voi trovate, allo stesso tempo, produttività e la settimana più corta d'Europa: 33 ore. Gli industriali sanno che ruolo abbiamo. Garantiamo pace sociale e efficienza. E, questo, soprattutto adesso serve». Una valutazione condivisa dall'imprenditore Mussini: «Un conto è l'elasticità del lavoro. Un'altra questione sono i redditi, che non sono in discussione. I sindacati, nelle ultime trattative, si sono dimostrati responsabili. E non sarà certo la negazione di un aumento salariale che ci farà tornare competitivi con la Cina. Noi dobbiamo toccare altri tasti: il controllo dei costi di gestione e l'accuratezza nella costruzione del mix fra prodotto e innovazione estetica e tecnologica». Su quest'ultimo punto, fa una riflessione Giorgio Squinzi, proprietario attraverso la Mapei del Sassuolo, guidato dall'allenatore Andrea Mandorlini: «Non dimentichiamoci che questo distretto inventa le tecnologie adoperate poi in tutto il mondo. La Cina realizza 4 miliardi di metri quadrati di piastrelle, ma con tecnologia sassuolese ». A Squinzi, appassionato di sport, il calcio serve anche per avere qui una buona immagine: Mapei realizza colle e prodotti chimici con cui posare le piastrelle. «La nostra internazionalizzazione - ammette - è stata trainata da Sassuolo». E la cittadina emiliana, per quanto piegata dalla crisi, conserva un posto non irrilevante. «I produttori delle macchine - conclude Squinzi - , i designer più raffinati e i decoratori più abili sono ancora qui». FUTURO INCERTO Edmondo Berselli: «Il caso Iris mi ha molto colpito. Se si è scelto lucidamente di chiudere potrebbe significare che il settore non è più salvabile» Cassa integrazione. Fra Sassuolo, Fiorano e Casalgrande 8mila dipendenti su 22mila usufruiscono della cassa. Nella foto, piazza Garibaldi a Sassuolo Caffè. Il Sunrise di Sassuolo, in piazza Libertà Imprenditori. Emilio Mussini, a.d. del Panaria Group. Nella foto in alto, Romano Minozzi, proprietario del gruppo Iris, in liquidazione volontaria con 780 lavoratori in mobilità

Torna all'inizio


Se i mercati emergenti riscoprono il decoupling (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-11 - pag: 17 autore: CONTROLUCE Se i mercati emergenti riscoprono il decoupling di Franco Locatelli I n finanza come nella vita mai dire mai. Fino a qualche settimana fa la parola decoupling era stata bandita da tutti i vocabolari di Borsa. Troppo forte la delusione provocata nel 2008 dal crollo verticale delle piazze azionarie dell'Asia, del Sudamerica, della Russia e dell'Est Europa.In realtà ildisallineamento dei mercati emergenti c'era stato ma alla rovescia, con perdite nettamente superiori a quelli delle Borse europee e americane. Ma il vento cambia velocemente. Le fiammate a due cifre del Bovespa brasiliano e l'eccellente performance degli Etf legati ai mercati azionari dell'America Latina ma anche della Russia e della Corea nelle prime due settimane del nuovo anno sembrano riaccendere sogni antichi. E, nel suo ultimo numero, l'Economist rompe gli indugi rispolverando, dopo molto tempo, l'ipotesi di un possibile decoupling dei mercati emergenti. Il prestigioso settimanale britannico non è l'unico a esporsi e non èsolo l'andamento delle Borse di inizio anno a sollecitare una rinnovata apertura di credito ai Paesi emergenti. Lunedì scorso Jim O'Neill, il capo della ricerca economica della Goldman Sachs, che sette anni fa aveva inventato la sigla Bric (Brasile, Russia, India e Cina), ha sostenuto sul Financial Times che sarebbe sbagliato archiviare l'acronimo ma che sarebbe fuorviante anche cancellare la "r" di Russia da Bric perché Mosca sopravviverà certamente alla crisi. Da qui a immaginare che le Borse dei Paesi emergentipossano disallinearsi in positivo da Wall Street e dall'Europa il passo è lungo, ma sia l'Economist che O'Neill guardano ai fondamentali. Secondo le ultime stime della Goldman Sachs per il 2009 le economie avanzate saranno in recessione con una crescita negativa media dell'1,2% mentre i Bric saliranno del 4,7% e sono destinati ad accelerare la corsa nel 2010. Sarà interessante vedere come i mercati azionari percepiranno quest'anno il differente ritmo delle economie del mondo. Posto che nel 2009 il rallentamento economico frenerà anche i Paesi emergenti, per le Borse conterà di più il fatto che un'economia riduca il proprio tasso di crescita rispetto all'anno precedente o il fatto che, pur perdendo slancio, quell'economia resti ancora in territorio positivo a differenza della maggior parte del mondo? Ovviamente non sarà questo l'unico criterio che orienterà i mercati azionari, ma dalla risposta che le Borse daranno a questa domanda capiremo presto se il decoupling dei Paesi emergenti è solo una chimera o piuttosto un'araba fenice.

Torna all'inizio


Il rimbalzo partirà da Pechino: ci sono i primi segnali di ripresa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-11 - pag: 18 autore: Mercati. Federico Bazzoni nuovo top-manager di Citic Securities «Il rimbalzo partirà da Pechino: ci sono i primi segnali di ripresa» LONDRA. Dal nostro corrispondente Tutti licenziano, qualcuno assume. I cinesi. E scelgono il made in Italy. è un banker veronese il primo italiano, anzi il primo europeo, ad assumere una posizione di top management al vertice di una banca cinese. Citic Securities, investment bank di Citic group il più grande conglomerato cinese controllato dallo Stato, risponde al credit crunch cercando di internazionalizzarsi. Per entrare nei mercati del mondo ha creato una nuova struttura che sarà diretta da Federico Bazzoni, 48 anni, ex Bnp Paribas, ex Bear Stearns da domani capo di International equity di Citic Securities con sede ad Hong Kong. è l'inizio di una storia che sembrava essersi conclusa nel gennaio del 2008 quando l'istituto cinese cercò di acquistare Bear Sterns di cui Bazzoni era, da Londra, capo dell'equity per Asia e mercati emergenti. «Operazione fallita - ricorda Bazzoni - ma non la determinazione di Citic di aprirsi oltre i mercati asiatici. Il mio compito sarà proprio questo, ma anche il capitolo acquisizioni internazionali non è da considerarsi affatto concluso. Non dimentichiamo che Bbva è azionista con il 15%». Anche per questo Citic Securities potrebbe ritornare presto sul mercato per affermare la propria dimensione globale. Dopo il terremoto di questi mesi è, di fatto, al vertice dell'investment banking mondiale. «La Cina tutta, in realtà, si muoverà presto, mi attendo aggiunge - un buon numero di joint venture con banche di Pechino nei prossimi mesi». Uno sviluppo che va controtendenza. Le ultime notizie dal fronte delle relazioni con le banche cinesi sono di segno opposto: Bank of America, Ubs e prossimamente anche Rbs stanno riducendo o chiudendo del tutto le loro partecipazioni. «Ma è solo perché hanno bisogno di liquidità e dall'Asia incassano utili continua Bazzoni - . Non si può negare il ruolo strategico della Cina. Da questa crisi si uscirà con gli Usa e il Far East, Pechino avrà una posizione centrale». E il lavoro di Bazzoni sarà proprio cercare di renderlo possibile. Ovvero creare un team di uomini e donne capaci di piazzare prodotti asiatici a clienti istituzionali, fondi, banche, assicurazioni. «Poi si tratterà di riorganizzare l'ufficio studi - prosegue- per focalizzarlo verso la clientela occidentale. Apriremo sedi operative a New York e Londra». La storia di Federico Bazzoni è il segno che qualcosa si muove nella paralisi mondiale del credito, che qualche luce si accende fra i bollettini di guerra che le banche continuano a pubblicare e che continueranno a distribuire per qualche tempo ancora. «Il sospetto- dice - con cui molti miei colleghi guardavano al Far East è tramontato. Ora tanti mi chiamano, pronti a ripartire». Dalla Cina, da dove, scommettono in tanti, il "rimbalzo" è destinato a cominciare. L.Mais. NOMINE A HONG KONG è il primo italiano ad assumere una posizione al vertice di un colosso bancario cinese

Torna all'inizio


L'Europa coi piedi per Terra (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SCIENZA E FILOSOFIA data: 2009-01-11 - pag: 31 autore: Atmosfera e dintorni L'Europa coi piedi per Terra di Marcello Coradini * I l 26 novembre scorso, l'agenda di Lisbona che l'Unione europea si è data nel 2000 per diventare una «società basata sulla conoscenza», ha avuto la prima applicazione concreta. I ministri per la ricerca dei diciotto Paesi che finanziano l'Agenzia spaziale europea (Esa) hanno puntato 3 miliardi di euro all'anno sulfuturo,approvando i progetti da realizzare da ora al 2013, e altri più a lungo termine. Bel regalo, mi sono sentito dire, ma con la crisi non ce lo possiamo permettere. Sì, invece, è una spesa che equivale a un mese di guerra americana in Iraq, attività decisamente improduttiva, a 200 chilometri di autostrada, a un caffè all'anno per ogni cittadino europeo. Ed è un caffè che garantisce il lavoro di centomila persone, dai periti con 15 o 20 anni di esperienza ai pluridottorati, tutti concupiti dalle Agenzie spaziali di Cina e India, e talvolta anche dalla Nasa americana. Solo il 15% di quella somma paga l'infrastruttura dell'Esa e i suoi dipendenti; il resto è reinvestito nell'industria che inventa e collauda le tecnologie di domani. Nel mondo della ricerca e sviluppo infatti, l'Agenzia occupa un posto insolito. Fa da catalizzatore per progetti che nessun Paese da solo potrebbe permettersi, a vantaggio delle aziende hitech più "civili", che per sopravvivere non possono contare su investimenti militari. Quelle italiane, per esempio, dipendono in gran parte dalle commesse dell'Esa, e quelle britanniche per meno del 50 per cento. Produrranno strumenti per la ricerca, ma con ricadute socialmente utili. Gli stanziamenti più consistenti sono destinati all'osservazione della Terra, dell'atmosfera, dei loro moti talvolta pericolosi; telecomunicazioni più sicure; controllo del traffico aereo via satellite. Ma neppure i ricercatori possono lamentarsi: per le loro imprese il budget è aumentato ben oltre il tasso d'inflazione, e lanceremo missioni – come Exomars che cercherà tracce di vita marziane – con l'unico scopo di saperne di più, ma anche sviluppando e testando tecnologie innovative. Detto così, l'Esa promette di stupire l'immaginario collettivo con impronte di batteri alieni, immagini spettacolari, e, forse, qualche incidente di percorso che mantenga alta la suspense. E una navetta spaziale, meglio ancora un'astronave...? Malgrado gli aumenti, non nuotiamo nell'oro, purtroppo. La Nasa nemmeno e, paradossalmente, questa congiunzione è favorevole. Dietro al nostro piano quinquennale, ci sono alcune idee e, sarò ottimista, ma credo che sia venuto il loro momento. La "squadra di transizione" mandata da Barack Obama a far i conti in tasca alla Nasa ha preso nota anche delle diverse occasioni in cui gli europei sono giunti a salvare missioni americane appena prima che fossero sacrificate alle esigenze di bilancio e del fatto che in questi mesi la bandiera dell'Esa figura sullo scafo di tre sonde lanciate rispettivamente dalla Cina, dall'India e dal Giappone. Sono collaborazioni reciprocamente vantaggiose alle quali la Nasa parteciperebbe volentieri. Tra l'altro aprirebbero la strada ad altre iniziative, diplomatiche queste, al quale il prossimo Presidente sembra tenere parecchio. Perciò i mesi successivi saranno scanditi da incontri nei quali rifletteremo insieme su come proseguire l'esplorazione nei prossimi decenni. Date le capacità tecniche e finanziarie che già abbiamo, intendiamo pensare in grande. Per esempio ai mezzi per deviare la traiettoria di un asteroide. A macchine complesse, capaci di svolgere compiti complessi, rendere agibili luoghi dove non possiamo ancora azzardarci; ce ne sono da esplorare anche qui, dai fondali marini ai crateri dei vulcani. A una sonda che viaggia a cavalcioni di un'altra fino a Marte, scende a raccogliere campioni, riparte da sola e ce li riporta. A kit di robot che si autoassemblano una volta in orbita, vanno sulla Luna e si trasformano negli attrezzi necessari a costruirci una base abitabile. Alla fonte di energia e alla propulsione che faranno arrivare un lander su un pianeta attorno a un'altra stella. Sogni? Nel maggio scorso, è morto Arthur Clarke. Negli anni Quaranta, aveva teorizzato per i satelliti l'orbita geostazionaria che porta il suo nome, e oltre ai famosi romanzi di fantascienza ha scritto le «Tre leggi della Scienza». La seconda, il motto segreto di quasi tutti i miei colleghi, dice: «l'unico modo per esplorare i limiti del possibile è di andare un po'oltre, di sconfinare nell'impossibile». Così la space vision di Bush – l'America avrebbe mandato da sola degli umani sulla Luna entro il 2020 e da lì su Marte dopo il 2030 – finisce nel cestino, o almeno in freezer. L'aveva annunciata proprio quattro anni fa. * Coordinatore delle missioni nel sistema solare dell'Esa L'Esa punta su missioni mirate allo studio e al monitoraggio del nostro pianeta. Anche gli Usa sono pronti a dimenticare Marte per seguire obiettivi più concreti Fantasie di ieri. «Viaggio al centro della Terra» (1959), di Henry Levin, con James Mason WEBPHOTO

Torna all'inizio


L'Italia degli Illuminati (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: RELIGIONE E SOCIETA data: 2009-01-11 - pag: 28 autore: Verso Oriente L'Italia degli Illuminati Mappa dei buddhisti nel nostro Paese: 160 mila praticanti, Lombardia in testa di Giuliano Boccali L a tradizione vuole che il principe Siddhartha Gautama, destinato a diventare il Buddha ("Risvegliato") nascesse nel 563 a.C. e vivesse ottant'anni. Gli studi recenti, che mettono capo al grande buddhologo tedesco Heinz Bechert dell'università di GÖttingen, abbassano queste date di almeno un secolo. I nuovi termini cronologici sono ormai invalsi in ambiente specialistico ma poco noti al pubblico; storicamente, la predicazione del Risvegliato si pone quindi nella seconda metà del V secolo a.C. e agli inizi del IV. Da allora, la Legge buddhista, dharma in sanscrito, ha conosciuto tre forme principali, che si sono succedute nel tempo. Sono, in ordine cronologico, rispettivamente: l'hinayana, "piccolo veicolo",più vicino all'insegnamento originario dell'Illuminato, che affida la salvezza dal dolore a un itinerario rigorosamente individuale in condizione monastica. è praticato oggi in misura rilevante solo nello Sri Lanka, in Birmania, Thailandia e Cambogia. Il mahayana, " grande veicolo", con inizio nel I secolo a.C. circa, privilegia la scelta dei bodhisattva («coloro che hanno per essenza il risveglio »), i quali mirano a perfezionare se stessi per essere sempre meglio in grado di soccorrere gli esseri sofferenti. Dal punto di vista filosofico, sostiene che ogni fenomeno (fisico, ma anche psichico o mentale)è privo di natura propria ed è l'effetto istantaneo e mutevole di cause infinite. Come anche il suo nome indica, si è propagato straordinariamente in Asia orientale: Cina, Mongolia, Corea, Giappone. Infine il vajrayana, "veicolo di diaman-te", con inizio nel VII secolo, riprende il mahayana integrandone la prassi sul piano rituale: è caratteristico dei Paesi himalayani, il Tibet innanzi tutto, dove ha incorporato significativi elementi sciamanici e animistici. Questi tre movimenti non si sono esclusi l'un l'altro, ma continuano tutti ancora oggi in misura maggiore o minore, a loro volta suddivisi in diverse correnti. Nel nostro Paese, il buddhismo si è introdotto in misura più significativa a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Come altrove, anche in Italia la religione buddhista (un censimento reale non è possibile ma la stima è che sia professata da 160mila persone) non presenta una gerarchia centralizzata, nemmeno per i grandi movimenti ricordati; si articola invece in scuole, ciascuna con una tradizione interna riconosciuta che mette capo a grandi maestri antichi (o talora recenti) e che propone un metodo di ricerca particolare, in genere basato sulla meditazione. Molte fra queste scuole hanno fondato nel 1985, l'Unione Buddhista Italiana ( Ubi), che ha sede a Roma e che «si propone di sostenere l'insieme del movimento buddhista italiano, nel rispetto di tutte le tradizioni della Dottrina in tutte le sue articolazioni» (articolo 2 dello Statuto). L'Unione rappresenta dunque un punto di riferimento centrale per la mappatura del buddhismo in Italia (concentrato in particolare in Lombardia e Piemonte: 19 su 44 centri), anche se non tutte le correnti e le associazioni presenti nel nostro Paese vi aderiscono. Fra queste, in particolare l'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai,ispirato all'insegnamento del grande maestro giapponese Nichiren (1222-1282), ma da quasi vent'anni in contrasto con la scuola di riferimento Nichiren Shoshu. Dei 44 tra Centri e Fondazioni che condividono gli scopi dell'Ubi, la massima parte appartiene al vajrayana e conta anche alcuni centri dotati di più sedi nel Paese. Fra questi centri l'Istituto Lama Tzong Khapa, con sede a Pomaia (Pisa), si rifà all'insegnamento del Lama omonimo (1357-1419) fondatore della scuola dei Berretti Gialli alla quale dalla metà del XVII secolo appartengono i Dalai Lama del Tibet. Qui, all'alba del 26 dicembre scorso, è divampato l'incendio che ha distrutto completamente il luogo di culto ( gompa) e i preziosi dipinti e incunaboli custoditi. Degli altri centri, sette appartengono al buddhismo zen (concentrati in particolare in Piemonte, a Torino e a Cuneo), della tradizione prevalentemente giapponese che ha profondamente influenzato lo stile di vita di quel Paese e da lì anche quello occidentale, soprattutto sul piano estetico: basti pensare all'arte dei giardini, a quella di disporre i fiori, ma soprattutto all'estetica del vuoto che ha ispirato maestri contemporanei come Antoni Tàpies o Cy Twombly. Cinque sono i centri della scuola theravada ("dottrina degli anziani"), l'unica vivente anche a livello mondiale del buddhismo del "piccolo veicolo". I centri a orientamento interculturale e interreligioso sono due (il principale è a Roma): non si rifanno quindi a nessuna scuola buddhista storica,ma si propongono la diffusione del dharma ritenuto del tutto compatibile e complementare alle religioni dell'Occidente. E questo è un punto importante comune a tutte le correnti buddhiste: l'adesione a questa religione non implica, in generale, dal punto di vista buddhista,l'abiuradella fede in precedenza seguita. Un unico centro, fra quelli che formano l'Ubi si richiama infine all'insegnamento di Soen Nakagawa (1907-1984), maestro giapponese dalle posizioni personali formato nella scuola zen Rinzai. Si trova a Lerici, vicino a La Spezia. Illuminato. Una testa del Buddha nell'isola di Honshu (Giappone) EYEDEA

Torna all'inizio


A Mosca e Pietroburgo è sfida per l'economia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MANAGER data: 2009-01-11 - pag: 14 autore: Le palestre russe. Iniziative su misura per stranieri e locali A Mosca e Pietroburgo è sfida per l'economia di Leonardo Maisano I l futuro della Russia si gioca lungo l'asse Mosca-San Pietroburgo. Le due grandi città, capitali in aperta rivalità, non solo ospitano gli "headquarter" delle maggiori imprese del Paese, ma competono nell'eccellenzauniversitaria in economia. Skolkovo school of management alle porte di Mosca è la sfida a School of management dell'Università statale di San Pietroburgo (Som). La prima è all'esordio avendo annunciato l'avvio, a settembre, del primo full Mba mentre a gennaio comincerà il primo Executive Mba. La seconda è già in piena attività, offre corsi undergraduate e post universitari di diverso livello sotto la benedizione di consiglieri al vertice del Paese, dal vicepremier Sergiei Ivanov al ministro dell'Economia Elvira Nabiullina, fino ai maggiori oligarchi di imprese pubbliche e private. Som è, probabilmente, l'accademia più completa, antesignana della formazione economica nella Russia post sovietica, prima, fra l'altro, nell'inaugurare corsi completi in lingua inglese. Skolkovo rappresenta, invece, un fatto nuovo nel panorama della formazione post universitaria della Russia di oggi. «Non abbiamo denaripubblici –spiegano – siamo nati da un'idea di Ruben Vardanian, Ceo di Trojka Dialog (la maggior banca d'affari russa) che ha messo i primi fondi. Altri imprenditori hanno aggiunto quote fino a una prima raccolta di 70 milioni di dollari». Il plauso del presidente Dimitry Medevdev, che guida l'International advisory Board, ha oliato la leva finanziaria consentendo di moltiplicare quel primo stanziamento e spingendo Skolkovo non lontano dal budget di 350 milioni di dollari, target che consentirà di ultimare la faraonica sede alla porte di Mosca (sorta su un terreno donato da Roman Abramovich). La scuola intanto ha cominciato a funzionare e, unica in Russia, offre Mba modulati secondo diverse esigenze. Quello appena partito (Full Mba) si articola su sedici mesi, è rivolto a giovani manager provenienti da tutto il mondo, ma già in carriera. Dovranno realizzare tre progetti: uno con indirizzo sociale (ad esempio il recupero di un'area urbana); il secondo corporate (cioè lo sviluppo di un settore d'impresa); il terzo di pura imprenditoria: l'ideazione di un nuovo business. Studieranno a Mosca, ma faranno stage all'estero, sia negli Usa sia in quelle dei Paesi emergenti, dalla Cina all'India fino al Brasile. Il tutto per cinquantamila euro. Diverso è invece il pubblico a cui si rivolge l'Executive Mba che partirà a gennaio. «Lo studente – spiegano – in questo caso sarà russo e potrà continuare a lavorare. Dovrà solo frequentare le nostre lezioni senza fare stage all'estero ». Se il primo richiede un impegno full time, quest'altra formula consente di affiancare l'aggiornamento del master alla normale attività. «Skolkovo e San Pietroburgo si rivolgono a manager già formati, alla ricerca di una nuova dimensione. Noi siamo una cosa diversa. Siamo in concorrenza con loro solo nella raccolta dei finanziamenti ». Sergiei Guriev è il rettore della New economic school (Nes) di Mosca, anche questo un istituto che organizza corsi post graduate con l'ambizione di plasmare la prossima classe dirigente. «è vero, ma noi siamo orientati più sul lato accademico della formazione. Abbiamo l'ambizione di considerarci molti simili all'Igier di Bocconi». Dai banchi del Nes sono usciti uomini di spicco dell'amministrazione pubblica, a cominciare da Arkady Dvorkovich primo consigliere per gli affari economici del presidente Medvedev. «Offriamo master biennali – continua Guriev – a studenti che per lo più sono laureati in matematica, fisica o economia. Ogni anno sono ammessi circa cento studenti selezionati in base a un test d'ingresso». Un anno di Master alla Nes costa 7mila dollari. Bastano per finanziare la scuola ? «Quando siamo partiti – spiega Guriev – l'80% e più dei fondi arrivava dalla Fondazione Soros e da altre istituzioni americane, oggi il loro contributo non supera il 30 per cento». I quattrini per un budget molto lontano dagli standard stellari che si concede Skolkovo – non a caso soprannominata la scuola degli oligarchi – arrivano ora da imprese russe, gruppi internazionali. «E anche dal sistema di prestiti – aggiunge il rettore – che abbiamo concordato con le banche. Anticipano quattrini ai nostri studenti che così si finanziano per pagarsi gli studi». Accade ovunque, ma in Russia è quasi una novità. E funziona. Uno studente su dieci finito il master al Nes prosegue per un Phd all'estero. Era accaduto anche ad Arkady Dvorkovich. Quando l'hanno chiamato per cominciare a scalare le posizioni nella gerarchia del potere russo stava ultimando il dottorato in economia alla Duke university (North Carolina). Non l'ha finito, ma oggi è la voce più ascoltata al Cremlino.

Torna all'inizio


Fermi i grattacieli,avanti i musei (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ARCHITETTURA data: 2009-01-11 - pag: 36 autore: Fabbriche del futuro Fermi i grattacieli,avanti i musei La crisi colpisce i grandi cantieri e salteranno molte inaugurazioni previste per il 2009. Curiosamente i nuovi edifici che apriranno i battenti quest'anno ad Atene, Berlino, Chicago e Roma saranno soprattutto sedi di collezioni pubbliche di Fulvio Irace N el 2009 il «congelamento delle gru» non sarà un argomento di dibattito per gli ambientalisti bensì per gli immobiliaristi. Un velo di gelo sta infatti calando sui grandi cantieri internazionali, con due vittime illustri anche in Italia, i due fiori all'occhiello dell'urbanistica lombarda: la Falk di Sesto San Giovanni (Rpbw) e l'area di Santa Giulia (Foster & Associates). Negli Stati Uniti sono in stallo la ristrutturazione della New York Public Library ( Foster) e i 75 piani della torre del Moma ( Jean Nouvel), mentre il grande freddo della crisi labisce pesantemente tanto la Cina quando la Russia, dove le banche hanno rallentato o interrotto il flusso dei prestiti per finanziare i fastosi progetti dell'era Putin. Apparentemente, non si salva neppure Dubai, la nuova Mecca del mattone. Qui, comincia a circolare incertezza sulla data d'inaugurazione, prevista per quest'anno, del grattacielo più alto del mondo, la Burj Dubai Tower, ultimo simbolo del rampantismo della Las Vegas degli Emirati. Nonostante questo scenario, il 2009 non ci lesinerà opere destinate a far riflettere sullo stato dell'architettura dell'ultimo quarto di secolo, sulle sue aspirazioni, tensioni e ambiguità. Ad aprire la fila sono ancora una volta i musei, forse i più emblematici indicatori degli spostamenti della spesa pubblica dall'edilizia sociale ai contenitori dell'intrattenimento culturale. C'è molta attesa da questo punto di vista per l'imminente riapertura del Lincoln Center a New York:qui,l'OpeningFestivalperil50Úanniversario (previsto per il 27 febbraio), consentirà di valutare la controversa trasformazione dello studio Diller, Scofidio e Renfro. Introversa acropoli teatrale, simbolo del nuovo monumentalismo americano degli anni Sessanta, il Lincoln Center conserva il forte carattere di classicismo modernista conferitogli da Johnson, da Saarinen e da Bunshaft grazie all'impostazione assiale sulla Josie Robertson Plaza e alla grandeur di assi simmetrici, maestosi portici e arcate. Discutibile se si vuole, ma forse meno dello sommovimento provocato dalla nuova sistemazione che, in nome di una maggiore accessibilità alla Colombus Avenue, si propone come un tipico saggio di urbanistica postmoderna. Vetro e acciaio versus cemento e travertino, scomposizione contro composizione, parafrasi del movimento al posto della metafora della compostezza. Contestare l'ordine urbano per rendere visibile l'assolodell'architettura:non c'èbisogno di aspettare la grande cerimonia d'apertura di primavera per rendersi conto del tremendo fuori scala innescato dal nuovo museo dell'Acropoli di Atene, che l'autore – il teorico del decostruttivismo Bernard Tschumi – ha pensato come un "analogon" della collina sacra, indifferente al tessuto minuto della città entro il quale si solleva. Per creare un dialogo visivo con il Partenone – osservabile dall'innaturale prospettiva dell'ultimo piano del ristorante – si è arrivati addirittura alla convinzione di demolire due storici edifici col pretesto che oscurano la piena vista del monumento. Ha già fatto discutere e riaprirà la ferita il Neues Museum di Berlino, con cui si inaugurerà in ottobre il neoclassico palazzo di Friederich StÜler, punto nodale insieme al vicino Pergamon dell'intera isola dei musei. L'anno scorso, in occasione di una temporanea apertura al pubblico del cantiere, il fronte dei conservazionisti gridò: «è la continuazione dei bombardamenti britannici con altri mezzi». Essendo inglese l'autore del progetto – David Chipperfield – l'offesa risultò bruciante, ma anche fuorviante per chi paventava «l'omicidio dell'architettura storica».Infatti,proprio in nome dell'autenticità della storia, Chipperfield si è rifiutato di "copiare" il passato integrando con sensibilità contemporanea le gravi lacune della guerra e ha scritto un saggio d'ardita eleganza sulla bellezza della rovina e dell'architettura come palinsesto di diversi linguaggi. Un Renzo Piano in stato di grazia presenzierà in primavera l'ampliamento del Chicago Art Institute, un edificio in vetro e acciaio con alcune parti rivestite in roccia calcarea per armonizzarsi con i caratteri dell'edificio preesistente. Chi conosce l'architettura di Piano vi troverà declinati tratti inconfondibili del suo progetto, come la copertura a ombrello per proteggere le gallerie superiori, il giardino d'inverno come un cuore verde dentro l'edificio, la trasparenza stradale del piano terra verso il parco integrato nella struttura. Chipperfield e Piano inseguono un'idea di Bellezza utile che volge le spalle alla stravaganza e in un museo pongono al centro la percezione dell'opera mostrata più che un teorema architettonico da dimostrare. Come sarà forse il caso del Maxxi di Roma, che – salvo paventati imprevisti – a fine anno dovrebbe mettere in funzione l'aggrovigliata macchina di tubi di Zaha Hadid, sulla cui funzionalità rispetto alla collocazione delle opere già si avanzano dubbi dagli allestitori. Non meno perplessità per il costoso giocattolo della Cctv Tower di Pechino, il macchinoso ideogramma di Rem Koolhaas che entrerà in funzione nel 2009, ma che ha già fatto gridare alla responsabilità etica dell'architettura contro la dittatura. Per qualcuno, però, non tutto il male viene per nuocere e forse da questo imprevisto "fuoco delle vanità" potrebbe uscire nel prossimo futuro un'architettura migliore. Questi palazzi della cultura firmati da Tschumi, Chipperfield e Hadid sono destinati a scatenare furiose discussioni Vetro, acciaio e roccia. L'Art Institute di Chicago di Renzo Piano che verrà aperto al pubbllco la prossima primavera. Accanto, l'incompiuta Burj Dubai Tower

Torna all'inizio


Nostri fratelli d'Oriente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: RELIGIONE E SOCIETA data: 2009-01-11 - pag: 28 autore: Cristiani vicini & lontani Nostri fratelli d'Oriente di Gianfranco Ravasi P ochi sanno che a Venezia, dal 1991,ha sede la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia, dipendente dal Patriarcato di Costantinopoli, e che sul nostro territorio esiste almeno un'altra quindicina di espressioni dell'Ortodossia russa, serba, rumena, copta, eritrea, armena, assira e di altre sfrangiature. Con qualche semplificazione esse sono riconducibili a tre tipologie: la prima raccoglie le Chiese che hanno aderito alla dottrina cristologica del Concilio di Calcedonia (451); la seconda comprende quelle che la rifiutarono e sono allocate fuori dei confini dell'antico Impero Romano d'Oriente; da ultima c'è la Chiesa Assira, un tempo così florida da raggiungere persino la Cina, una Chiesa nata da Nestorio, patriarca di Costantinopoli, che non accettò la definizione di Maria come TheotÓkos, "Madre di Dio", formulata dal Concilio di Efeso nel 431. In verità, ben più ramificate sono le distinzioni tra le varie comunità dell'Ortodossia e ancor più complesse le sottigliezze teologiche che ne stanno alla radice. è, però, indiscutibile che da noi in questi ultimi anni si è assistito a un rinnovato interesse per le Chiese cristiane d'Oriente: e vari editori hanno in catalogo una vasta messe di titoli legati a questo genere,con una prevalenza per l'orizzonte bizantino-slavo, tanto da giungere al punto di offrire nello stesso anno (1998) ben due diverse traduzioni di uno dei primi (e ardui)testi del famoso teologo russo Sergej N. Bulgakov (1871-1944), Alle mura di Chersoneso (ed. Lipa e La Casa di Matriona). A fare il punto sul Cristianesimo orientale e Noi èoraAldino Cazzago con un gustoso volume che, dopo aver ricomposto a grandi pennellate il fondale storico- teologico, ma anche spirituale-artistico-liturgico, si concentra sull'incontro fecondo favorito dal Concilio Vaticano II. è stato proprio in questo arco di tempo quarantennale che sono sbocciate le traduzioni a cui sopra si accennava, sono fiorite le monografiee le opere di sintesi, si sono moltiplicati gli articoli sulle riviste cattoliche e sono nati periodici specifici (un nome di spicco tra tutti è quello di «Russia Cristiana»).L'immagine dei "due polmoni"coi quali respira la cristianità, l'Oriente e l'Occidente,immagine valorizzata da Giovanni Paolo II, ha esaltato «la bellezza della memoria» comune (anche questa è una formula dello stesso papa) e ha, inoltre, mostrato al cattolicesimo una serie di tesori che potrebbero essere assunti da quel grandioso patrimonio di spiritualità e di arte. Tra parentesi, pensiamo a quante case – anche di "laici" – sono oggi dotate di icone, talora di discutibile qualità estetica ma sempre di forte impatto emotivo. Se volessimo scavare più in profondità in questo orizzonte così articolato e variopinto, avremmo a livello bibliografico solo l'imbarazzo della scelta ( fondamentale permane il Dizionario enciclopedico dell'Oriente Cristiano, curato da Edward G. Farrugia e ora ripubblicato dalle Edizioni Orientalia Christiana del Pontificio istituto orientale di Roma). Segnaliamo solo l'ultimo nato, dal titolo in verità un po' eccessivo Popoli e Chiese dell'Oriente cristiano. In realtà, questa bella raccolta di saggi si interessa di settori più circoscritti sia dell'area egiziano-etiopica, sia di quella orientale ove sono allocate le comunità melchite, siriache, maronite, armene e georgiane.Gli otto studiosi che si affaticano attorno a questi microcosmi di fede e di cultura –conservati intatti anche per la ragione di per sé negativa del loro isolamento, incastonati come sono nella marea dell'Islam che si è allargata su quelle terre un tempo cristiane – ci offrono ritratti storici particolareggiati, svelando squarci spesso sorprendenti. Si pensi, ad esempio, ai cristiani melchiti, così definiti sulla base della radice semitico-occidentale mlk, che diventa in ebraico melek e in siriaco malkÔ, cioè "re": costoro, accettando la citata dottrina cristologica calcedonese, furono sprezzantemente bollati come filo-imperiali, "melchiti"appunto,avendo l'imperatore, il malkÔ, appoggiato quel pronunciamento conciliare. Ebbene, essi sono «i continuatori e i testimoni della tradizione della prima Chiesa indivisa in Oriente».Similmente presentano un volto curioso i maroniti che abbiamo imparato a conoscere solo attraverso le attuali vicende po-litiche libanesi, ma che in realtà si raccordano all'antica e un po' mitica figura di san Marone (V sec.) e a un monastero a lui dedicato, vera e propria culla di questa comunità ecclesiale, attestato già da un documento di Siria del 517. A questo punto potremmo concludere questa nostra breve incursione nell'orizzonte cristiano d'Oriente con una "guida". Essa è stata allestita per i pellegrini che stanno tornando numerosi in Terra Santa e che proprio là vengono forse per la prima volta in contatto con queste Chiese dai riti sontuosi e dal profilo esotico. Un incontro spesso sconcertante quando, entrando ad esempio nella Basilica del S. Sepolcro a Gerusalemme o in quella della Natività a Betlemme, si scoprono anche le tensioni poco cristiane che fanno sprizzare scintille di discordia tra le Chiese là conviventi. La guida presenta l'arazzo multicolore di tutte queste comunità antiche, ma tesse anche alcuni nuovi riquadri come quello degli ebrei messianici e dei cristiani sionisti, gruppi di matrice americana che cercano di miscelare ebraismoe cristianesimo con immissioni di spezie politiche e con esiti reattivi nelle comunità originarie. In appendice vogliamo solo ricordare un dramma spesso sottaciuto dai media. è "la grande fuga" – come la chiama Fulvio Scaglione – dei cristiani dal Vicino Oriente: Israele, Palestina, Libano, Iraq, che sono stati la culla del cristianesimo, corrono il rischio di vedere estinguersi i segni viventi di questa fede, cioè i cristiani, costretti a migrare verso altri orizzonti. Il saggio di Scaglione è una ricerca condotta – senza prevenzioni ideologiche – sul campo "minato" delle difficoltà di questi cristiani, ascoltandone la voce, percorrendo le loro stesse strade, interrogando il loro presente e il loro futuro. 1 Aldino Cazzago, «Il Cristianesimo orientale e Noi», Jaca Book, Milano, pagg. 140, Á 18,00; 1 Aa. Vv., «Popoli e Chiese dell'Oriente cristiano», a cura di Aldo Ferrari, Edizioni Lavoro, Roma, pagg. 312, Á 18,00; 1 Pier Giorgio Gianazza, «Guida alle comunità cristiane di Terra Santa», Dehoniane, Bologna, pagg. 122, Á 12,50; 1 Fulvio Scaglione, «I Cristiani e il Medio Oriente», San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), pagg. 236, Á 15,00. Sfarzo ortodosso. L'interno della Chiesa ortodossa russa di Firenze. La posa della prima pietra risale all'anno 1899 CORBIS

Torna all'inizio


se il "global warming" va sotto processo - pascal acot (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 34 - Cultura Certezze La situazione di questi giorni non è assolutamente eccezionale, visto che abbiamo conosciuto periodi anche più freddi. è piuttosto il segno di un progressivo sregolamento climatico dovuto all´innalzamento globale della temperatura Se il "global warming" va sotto processo Le temperature basse degli ultimi giorni hanno rimesso in discussione le convinzioni sul riscaldamento globale e riaperto il dibattito che coinvolge scienziati e politici PASCAL ACOT Quella che stiamo vivendo in questi anni è una svolta indiscutibile nella storia del clima. Il pianeta si riscalda sempre di più. Il global warming è un processo complesso che non è certo rimesso in discussione dall´attuale ondata di freddo abbattutasi sull´Europa. La situazione di questi giorni - che per altro non è assolutamente eccezionale, visto che negli ultimi decenni abbiamo conosciuto periodi anche più freddi - è piuttosto il segno di un progressivo sregolamento climatico dovuto all´innalzamento globale della temperatura. Nel corso del secolo scorso la temperatura del pianeta è aumentata dello 0,6 per cento, con un margine d´errore dello 0,2 per cento. Forse non siamo ancora di fronte a una tragedia irreversibile, ma ciò non significa che non si debba intervenire. Anche perché non siamo assolutamente in grado di fare previsioni affidabili. L´unica certezza è il ruolo fondamentale svolto dalle attività umane nel processo che aggrava il riscaldamento del pianeta, riscaldamento che finora era solo di origine astronomica. E siccome la prossima fase di glaciazione sarà tra 50 mila anni, non possiamo contare sulla variabile astronomica per combattere la deriva del clima. La natura non può rimediare ai nostri errori, anche se alcuni fenomeni sembrerebbero indicarlo. Ad esempio, secondo alcune ricerche, lo scioglimento dei ghiacci polari dovuto al riscaldamento climatico metterebbe in moto un processo naturale in grado di combattere l´effetto dei gas serra. Si tratta solo di un´ipotesi, che se fosse confermata mostrerebbe quanto possa essere imprevista l´evoluzione climatica. Sapere che la natura sa reagire, non dovrebbe però spingerci all´attendismo. Invece, forse inconsciamente, coltiviamo tutti l´illusione che la natura sia capace di ristabilire da sola il proprio equilibrio. La pensiamo come una realtà indistruttibile e tale percezione diventa un alibi per non agire e addirittura per non rispettare gli impegni già presi. Si pensi ad esempio al protocollo di Kyoto, che finora non è riuscito a ottenere i risultati auspicati. I gas serra dovevano diminuire e invece tra il 2005 e il 2007, la Spagna ha aumentato le emissioni di gas serra del 53 per cento, il Portogallo del 43 per cento e l´Irlanda del 26 per cento. Per non parlare dell´impatto sull´ambiente delle cinquantadue centrali a carbone messe in cantiere dalla Cina. Insomma, nonostante gli accordi di Kyoto, la situazione si degrada, forse perché le popolazioni non percepiscono ancora le trasformazioni climatiche come una vera minaccia. Quando si parla del riscaldamento del pianeta si dimentica spesso che le maggiori conseguenze di tale situazione ricadranno sui paesi più poveri, per i quali l´ecologia è un lusso insostenibile. Quando non si sa come nutrire i propri figli, non ci si preoccupa certo del riscaldamento climatico e si cerca solo di sopravvivere. Anche nei paesi occidentali, a pagare saranno soprattutto le popolazioni più fragile, vale a dire i bambini, gli anziani, i malati e i più poveri. Questa vulnerabilità però non è quasi mai presa in considerazione, rimuovendo quindi le conseguenze concrete prodotte dai cambiamenti climatici, conseguenze che saranno una vera e propria tragedia per moltissime persone. Ecco perché il global warming non è solo un problema ecologico, ma anche e soprattutto un problema sociale e politico. Le catastrofi naturali, sempre più frequenti degli anni a venire, vanno viste innanzitutto come catastrofi sociali, i cui costi economici e umani risulteranno ogni volta più drammatici. La battaglia, quindi, non può svolgersi solo sul terreno ecologico, deve spostarsi sul sociale. Accanto alle misure per limitare le emissioni dei gas serra, bisognerebbe già intervenire per aiutare le popolazioni ad adattarsi a un´evoluzione climatica ineluttabile. Ad esempio, dovremmo aiutare i paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo ad affrontare siccità sempre più gravi. Occorrerebbe un piano straordinario di interventi di medio e lungo periodo per evitare terribili drammi umani e flussi migratori sempre più incontrollabili. In una fase di crisi economica come quella attuale è però difficile pensare politiche straordinarie capaci di mettere in campo ingenti risorse. Di fronte alla crisi, chi governa sceglie sempre le soluzioni più economiche, senza rendersi conto che quasi sempre sono le più costose sul piano ecologico. Anche l´industria mira esclusivamente al profitto immediato, senza preoccuparsi del costo per la collettività delle sue scelte, rivelando così una contraddizione insanabile tra economia e ecologia, tra interesse privato e interessi collettivi. Per questo, una politica preoccupata della difesa del pianeta avrebbe bisogno di un forte impulso pubblico e di una pianificazione capace di proiettarsi nel futuro. Senza la pressione dello Stato, le imprese non prenderebbero mai misure a difesa dell´ambiente, di solito molto costose e senza benefici economici immediati. Purtroppo le élite politiche ed economiche si sono sempre dimostrate lontane dai problemi reali della gente, usando l´ecologia solo per fare qualche risparmio. Lo Stato di solito si limita a incitare i cittadini a cambiare i loro comportamenti (una politica che non costa nulla), quando invece sarebbe necessario un sostegno tecnologico ed economico alle imprese, affinché abbandonino le tecnologie più inquinanti. Per non parlare delle misure contraddittorie: si tassano le automobili più inquinanti, ma si lascia esplodere il trasporto su strada. Insomma, mancano politiche coerenti e di lungo periodo. Si aspetta di essere con le spalle al muro per intervenire, ma così facendo si arriva sempre troppo tardi. Un´economia non distruttrice della natura non può che nascere in un contesto molto dirigista che pone vincoli e tiene conto innanzitutto dell´interesse futuro della collettività. Di recente, in occasione della crisi finanziaria mondiale, abbiamo assistito a un interventismo statale molto accentuato. Questo stesso atteggiamento, fatto di decisionismo e volontarismo, sarebbe necessario anche sul piano ecologico. Come pure sarebbe necessario che la sensibilità ecologica - indubbiamente oggi più diffusa che in passato - si trasformasse in comportamenti concreti e scelte operative. Per adesso però quasi nessuno è veramente disposto a cambiare il proprio stile di vita. Sarà probabilmente un processo molto lungo. Il problema però è che nessuno sa dire con esattezza quanto tempo ci resti. (testo raccolto da Fabio Gambaro)

Torna all'inizio


Renault va alla ricerca di liquidità (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Renault va alla ricerca di liquidità da Finanza&Mercati del 13-01-2009 Renault batte cassa. Nove miliardi di euro sono la cifra di cui la casa francese potrebbe aver bisogno già a stretto giro. Per l'operazione, il gruppo diretto da Patrick Pélata e presieduto da Carlos Ghosn avrebbe anche già sollecitato l'intervento pubblico e Parigi potrebbe aderire all'aumento con circa 2,5 miliardi. Intanto, vista la situazione del mondo delle quattro ruote e delle finanze del gruppo, Renault ha pensato bene di congelare temporaneamente alcuni progetti in Cina e India. Ma il tentativo di ristrutturazione stenta a convincere il mercato: il titolo ieri è arrivato a perdere quasi il 4% dopo aver registrato un deprezzamento di oltre l'80% nel 2008. A fine serata Renault, pur restando in segno negativo, recuperava comunque terreno. «Fare previsioni per il 2009 è un esercizio assai difficile in un contesto congiunturale assolutamente inedito», ha spiegato il direttore commerciale Patrick Blain, promettendo comunque presto nuovi modelli per ridare slancio all'offerta.

Torna all'inizio


Il Governatore messicano Ortiz nuovo chairman della Bis (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Governatore messicano Ortiz nuovo chairman della Bis da Finanza&Mercati del 13-01-2009 Il board della Bank for International Settlements (Bsi) ha nominato ieri Guillermo Ortiz, governatore della Banca centrale del Messico, nuovo chairman. Ortiz entrerà in carica il prossimo 1° marzo per un mandato della durata di tre anni, al posto dell'uscente Jean-Pierre Roth. Nel triennio da chairman, Roth è stato artefice di un aumentato dialogo globale all'interno della Bis e di una nuova struttura delle commissioni del board e ha visto l'entrata in consiglio dei governatori delle banche centrali di Cina e Messico e del presidente della Bce Jean-Claude Trichet. Ortiz manterrà il doppio incarico, chairman della Bis e governatore della Bank of Mexico, fino al prossimo dicembre quando quest'ultimo andrà in scadenza.

Torna all'inizio


la crisi rilancia la passione per la casa - luigi dell'olio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 40 - Cronaca lo scenario Dai paesi del Maghreb alle aziende del Sud Italia La crisi rilancia la passione per la casa Tornano in primo piano segmenti di nicchia dimenticati in nome della globalizzazione. Come le decorazioni e l´artigianato LUIGI DELL´OLIO Paesi del Maghreb e piccole imprese italiane specializzate in segmenti di nicchia come le decorazioni e l´artigianato. Due realtà a lungo dimenticate negli anni passati caratterizzati dall´entusiasmo per la globalizzazione, con l´attenzione tutta concentrata sulle frontiere a Est e sulle grandi aziende multinazionali. Ma che la recessione economica sta riportando all´interesse degli operatori commerciali. Così il Marocco sarà l´ospite d´onore dell´86esimo Macef che si apre venerdì 16 gennaio presso la Fiera di Milano (con la pre-apertura il 15 per il solo settore regalo), per concludersi lunedì 19. Una collettiva ospitata presso il padiglione 4 metterà in vetrina il meglio della produzione artigianale locale dell´area maghrebina, «caratterizza da un rapido sviluppo negli ultimi anni sul fronte della qualità», come spiega Sandro Bicocchi, amministratore delegato di Fiera Milano International, che organizza la manifestazione. «Ospiteremo, inoltre, una ricca delegazione di operatori dell´area maghrebina, con l´obiettivo di accrescere le occasioni di collaborazione con il nostro paese», aggiunge. Un´altra novità di questa edizione è rappresentata dalla massiccia presenza di piccole e medie aziende meridionali, complice una politica di prezzi che oggi rende più agevole la partecipazione di queste realtà a rassegne di peso nazionale. «La crisi economica sta cambiando tutti i parametri, favorendo il ritorno al partneriato pubblico-privato, con gli enti locali disposti a supportare le realtà locali, a patto di garantire una crescita sostenibile per i territori di riferimento», aggiunge Bicocchi. «Dato il contesto economico, siamo venuti incontro alle esigenze degli espositori siglando accordi pluriennali a condizioni più favorevoli per favorire la loro partecipazione a un pacchetto di manifestazioni, anche sul piano internazionale». Un esempio in tal senso arriva dalla Regione Sardegna, che ha raggiunto un´intesa con la Fiera per favorire la partecipazione di alcune realtà emergenti del territorio. Alle piccole e medie imprese sono dedicati anche alcuni "eventi incubatori", progetti speciali che offrono un servizio chiavi in mano alle aziende espositrici, che comprendono anche l´accompagnamento nelle strategie di crescita sui mercati internazionali. La sezione "Piccole fantasie" si propone, invece, come piattaforma di lancio per piccole aziende con catalogo ridotto, ma altamente specializzato che - basandosi sulla propria originale capacità creativa - aspirano a diventare grandi. La crisi, in ogni caso, non intacca l´interesse crescente dei consumatori verso le creazioni innovative. Un fenomeno che ha spinto l´organizzazione a lanciare Macef Design Award Massimo Martini, concorso online riservato ai giovani progettisti di tutto il mondo, che hanno partecipato con 3.566 progetti in rappresentanza di 89 paesi (tra i partecipanti, in testa l´Italia, seguita da Usa, Cina, India, Francia Corea, Spagna e Polonia). Il settore-chiave di quest´anno è l´argento e il claim del concorso è "beyond silver". La premiazione è in programma domenica 18 gennaio (ore 18), presso il Centro Congressi di Fieramilano. Per il resto, il Macef Primavera 2009-Salone Internazionale della Casa conferma l´impostazione tradizionale di grande mostra d´affari nella quale gli espositori raccolgono ordini o creano le premesse da concretizzare in futuro. L´edizione che sta per iniziare è strutturata in cinque "mondi": Tavola e Cucina (oggettistica per la tavola e prodotti per la cucina), Arredo e Decorazione (complemento d´arredo, decorazione, tessile e oggettistica di design), Classico (complemento d´arredo classico, bomboniere e argenteria per la casa), Regalo (oggettistica, articoli da regalo e cartoleria), Bijoux, Oro e Accessori (bigiotteria, oreficeria, accessori). Tra gli eventi da segnalare, "The best of Ornamenta", una sorta di premio Oscar della bigiotteria destinata a premiare le migliori invenzioni del settore. Un concorso che punta ad assecondare il crescente interesse per il concetto di bellezza utile che si sta affermando negli ultimi anni nel mercato della casa. Quattro le categorie del concorso: miglior sautoir/collana lunga; miglior bijoux/accessorio in stile etnico; miglior bijoux/accessorio con charms; miglior geometria nel bijoux/accessorio. In concomitanza (15-19 gennaio) e in sinergia con il Macef si svolge Festivity, il Salone degli addobbi natalizi, delle decorazioni per le feste, del gioco, del giocattolo e del carnevale. Complessivamente le aziende presenti saranno circa 2.100 (in calo di qualche punto percentuale sulla precedente edizione), su una superficie di 123mila metri quadrati netti, in calo di circa il 10 per cento rispetto alla passata edizione. Circa 400 gli operatori stranieri, con presenze rilevanti soprattutto da Spagna, Francia, Germania e paesi asiatici.

Torna all'inizio


"malpensa ha già perso la gara con fiumicino" - giovanna vitale (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Economia Il governatore del Lazio, Marrazzo: liberalizzare gli slot "Malpensa ha già perso la gara con Fiumicino" GIOVANNA VITALE ROMA - Governatore Marrazzo, oggi Colaninno e Sabelli hanno rilanciato su Malpensa, eppure lei non sembra preoccupato. Non teme che, dopo le proteste del partito del Nord, Fiumicino verrà penalizzato? «La verità, in questa storia, è che ognuno ha sempre cercato di tirare la coperta dalla sua parte, facendo finta che fosse abbastanza lunga per tenere al caldo tutti. Ma così non è. E allora prima ci si rende conto, a cominciare dal Nord, che rispetto alla vecchia Alitalia Cai ha 100 aerei e 10mila dipendenti in meno, meglio sarà per il Paese. La compagnia tricolore non può più soddisfare la quantità di voli e di rotte che aveva prima». E allora cosa intende fare? «Intanto chiedere al governo di liberalizzare subito gli accordi bilaterali. In questo modo si "scongelano" le rotte finora occupate dalla vecchia compagnia e si lascia la parola al mercato. Sarà lui a decidere chi è più o meno competitivo». Moratti, Formigoni e la Lega dicono che l´hub naturale della nuova compagnia è Malpensa in quanto scalo leader nel Paese... «è una bugia. Malpensa è leader solo in una quota di mercato: i voli business in partenza. Se invece noi consideriamo sia l´outgoing sia l´incoming, la business class ma anche l´economica, Fiumicino non ha confronti: registra più del doppio del traffico di Milano». Ma l´idea del doppio hub - Milano per il business, Roma per Mediterraneo, Oriente e Sud America - non è la stessa che decretò la rovina della vecchia Alitalia? «No. E sa perché? Perché, se il governo ci ascolterà, con la liberalizzazione delle rotte per tutta Italia, e non solo per Milano, su Fiumicino arriveranno nuovi vettori che aumenteranno la concorrenza e, per di più, faranno scendere i prezzi. Noi abbiamo già ricevuto richieste da diverse compagnie orientali per destinazioni come Cina, India e Australia». Scusi ma il Pd, il suo partito, non era contrario alla liberalizzazione degli accordi bilaterali? «Se il Pd non ha votato, secondo me sbagliando, la liberalizzazione di quegli accordi è perché l´emendamento presentato dalla Lega valeva solo per Malpensa. Ecco perché, se non vogliamo fare la fine dei capponi di Renzo, ora dobbiamo metterci tutti intorno a un tavolo e firmare un patto sul trasporto aeroportuale che scongiuri rivalità di campanile e aiuti l´intero sistema-Paese».

Torna all'inizio


il salone triste delle "big three" a detroit brillano europa e cina - mario calabresi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Economia Gm, Ford e Chrysler si aggrappano agli aiuti del governo e promettono la svolta "verde" Il salone triste delle "big three" a Detroit brillano Europa e Cina La Mini e le auto elettriche scalzano l´Hummer Un anno fa il sindaco Kilpatrick ballava al party di Rick Wagoner, oggi è in galera MARIO CALABRESI DAL NOSTRO INVIATO DETROIT - L´Hummer, la gigantesca jeep militare che faceva impazzire l´America, è stata messa in castigo: relegata in un minuscolo stand dove non va nessuno. Al suo posto oggi brilla la Mini, che ha uno spazio grande il doppio e si può permettere una presentazione spettacolare della sua nuova cabrio e della prima versione elettrica. Al Salone dell´auto di Detroit Davide ha sconfitto Golia e la celebrazione del silenzio ha mandato in soffitta il culto per il rombo del motore. I segni sono ovunque: due anni fa i produttori cinesi chiesero di partecipare ma non li fecero nemmeno entrare, li confinarono nell´atrio, l´anno scorso li spedirono nei sotterranei, oggi espongono di fronte alla Buick e alla Chevrolet. E il fondatore della BYD, il secondo produttore mondiale di batterie per telefonini, si può permettere una conferenza stampa in mandarino per lanciare un´auto ibrida a quattro porte che arriverà negli Usa il prossimo anno, a soli 22mila dollari, e per presentare la E6 il suo gioiellino completamente elettrico in vendita dall´estate. La stampa si accalca per ascoltare la traduzione di questo quarantenne che ha già venduto il 10 per cento della sua compagnia a Warren Buffett per 230 milioni di dollari. Intorno a lui un´avanguardia dei diecimila giovani ingegneri del suo centro ricerche, parlano inglese perfettamente e pubblicizzano la nuova batteria capace di far camminare la E6 per 400 chilometri e che si può ricaricare per metà � sostengono convinti - in soli dieci minuti. Lo spettacolo lo fanno gli asiatici e gli europei, gli stand più visitati sono quelli tedeschi dove si concedono il lusso di offrire il pranzo, l´aperitivo e la cena. La Mercedes parla di "fascino e responsabilità": stupisce con la Srl Stirling Moss, una supercar a tiratura limitata da 750mila euro, ma poi si concentra sulla prima vettura a emissioni zero che vuole mettere sul mercato il prossimo anno, il progetto BlueZero. Il suo slogan a caratteri cubitali è "Be Electrified" e anche il giornale locale lo ha usato per il suo titolo di testata in prima pagina. E´ la moda del momento: si parla soltanto di auto ibride o elettriche, di taglio dei consumi e tecnologie verdi, e ovunque si vedono immagini di ghiacciai, oceani, iceberg, alberi e montagne. Il mondo è cambiato se perfino il vicepresidente di General Motors ha dimenticato la potenza degli otto cilindri e, parlando del progetto Chevrolet Volt - un auto ibrida che lanceranno nell´autunno del 2010 la cui batteria garantisce 60 chilometri di autonomia -, definisce la guida del futuro «serena, pacifica e quieta». Il gigante americano ha la testa bassa e se si regge ancora in piedi lo deve solo al prestito straordinario che gli hanno concesso, prima di Natale, George Bush e i democratici. I tre grandi di Detroit, Gm, Ford e Chrysler sembrano quei nobili caduti in disgrazia che devono affittare il castello per ricevimenti e matrimoni ai nuovi ricchi. Lo spazio che asiatici ed europei hanno conquistato dentro la Cobo Hall è proporzionale alle quote di mercato strappate agli americani che in un anno hanno perso la maggioranza e sono passati dal 51 al 47, 5 per cento delle vendite. In un mercato che nell´ultimo anno ha venduto tre milioni di auto in meno e che secondo gli analisti non si riprenderà prima del 2013 non resta che fare sacrifici. Così gli stand dei padroni di casa sono i più tristi della storia del Salone: le macchine sono semplicemente appoggiate sulla moquette, niente rialzi, niente luci, cancellate le cascate e gli effetti speciali. General Motors dice che così ha risparmiato un milione di dollari di allestimenti. Non offrono nulla, neppure un cioccolatino o un bicchiere d´acqua, non fosse mai che si dicesse che con i soldi dei contribuenti americani si fanno regali. Sono state cancellate tutte le cene, i party, i fuochi d´artificio e Chrysler ha chiuso la Firehouse, un pub riservato ai giornalisti costruito dentro una vecchia caserma dei pompieri, dove offriva cibo e birre a tutte le ore. E pensare che ancora l´anno scorso la Chrysler per presentare il pickup Dodge Ram aveva fatto sfilare per le strade della città una mandria di 120 bufali guidati dai cowboy. Al party della Gm con la musica a tutto volume e le modelle c´era il sindaco Kwame Kilpatrick che ballava. Oggi è in galera, incastrato da 14mila sms mandati alla sua amante in cui tra un gioco erotico e l´altro discuteva promozioni e rimozioni di funzionari di polizia. Dopo essere stati bastonati perché erano andati a Washington con l´aereo privato per discutere di aiuti finanziari, i manager di Detroit hanno pensato che non potevano scherzare con il fuoco e si sono messi in riga: anzi per far vedere che sono al passo con la filosofia imperante hanno nascosto i muscoli - SUV e otto cilindri � per travestirsi da ambientalisti. Chrysler dice che sarà pronta alla svolta verde nel 2010 ma nessuno scommette che riuscirà a sopravviverà al terribile 2009. I concessionari non ordinano più nulla, non vogliono altre auto, ne hanno tra i piedi più di 3 milioni e una Chrysler resta ferma sui piazzali in media 142 giorni prima di essere venduta. Una Mercedes, una Honda o una Bmw si vendono in un terzo del tempo La più avanti, l´unica che non ha preso fondi pubblici per sopravvivere, è la Ford che vende l´ibrido Escape e promette una berlina elettrica per il 2011. Ma la domanda che angoscia tutti è se poi la gente le comprerà, adesso che il prezzo del petrolio è precipitato. La Toyota, che rivendica nel suo stand di essere arrivata per prima con l´auto ibrida e di averla inventata al momento giusto, deve fare i conti con il fatto che le vendite della Prius volavano in luglio, con la benzina 4 dollari al gallone, ma sono crollate del 44 per cento a dicembre quando i carburanti sono tornati a 2 dollari. Michael Robinet, direttore del servizio previsioni della CSM, una delle società leader nell´analisi del mondo dell´auto, non crede alla svolta "verde": «E´ un alibi politico, serve per giustificare il sostegno economico ricevuto da Washington, per far vedere che sono impegnati nella ricerca e nello sviluppo delle nuove tecnologie». La verità è che nessuno sembra sapere dove andare, metà degli spazi a Detroit sono rimasti vuoti: la Ferrari non è venuta, preferisce puntare sugli appuntamenti per lei più interessanti di Los Angeles e New York, per l´Italia c´è solo la Maserati. Mancano anche Nissan, Mitsubishi, Suzuki e Porsche, così il salone si è ristretto su un solo piano. Ma c´è sempre chi è capace di vedere un´opportunità in una difficoltà: al posto degli stand vuoti è stata costruita una pista indoor con gli alberi, il laghetto e altoparlanti che diffondono musica ambient. Ieri mattina si poteva provare la Tesla, la prima cabrio sportiva tutta elettrica che si può già comprare e guidare, la producono nella Silicon Valley, ha un´autonomia superiore ai 350 chilometri ed è una scheggia: da zero a cento in 3,7 secondi. Ne hanno già vendute un centinaio tra Los Angeles e San Francisco, ora puntano su Miami, Seattle e l´Europa per produrne 1200 quest´anno. Va a 200 chilometri l´ora e a frenarla è solo il prezzo: 109mila dollari. Sperano che Obama li sostenga con una politica di incentivi. Per adesso si godono il silenzio: «Alla massima velocità c´è solo il rumore del vento».

Torna all'inizio


Wen: la Cina sarà la prima a ripartire (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-13 - pag: 10 autore: Pechino. Secondo il premier il programma di rilancio dell'economia sta cominciando a dare i suoi frutti Wen: la Cina sarà la prima a ripartire Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro corrispondente La Cina sarà la prima nazione al mondo a uscire dal ciclone che ha investito l'economia globale. Parola di Wen Jiabao. «Il nostro obiettivo è superare la crisi finanziaria prima degli altri. Ma dobbiamo avere fiducia e determinazione», ha detto domenica il premier cinese in un discorso tenuto nel Jiangsu. Wen ha effettuato un viaggio di ricognizione nella ricca provincia costiera per valutare di persona lo stato di salute della congiuntura nel secondo polo manifatturiero del Paese (il primo è il Guangdong). Sebbene il Delta dello Yangtze finora abbia sofferto meno il crollo della domanda mondiale rispetto al Delta del Fiume delle Perle, anche qui gli effetti della crisi iniziano a farsi sentire. Ma si tratta solo di stringere i denti ancora per un po'. Il piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato dal Governo lo scorso novembre «sta già iniziando a dare i primi frutti, come dimostrano alcuni dati di dicembre che sono superiori alle aspettative», ha annunciato Wen agli imprenditori del Jiangsu. L'indicatore sul quale si appuntano le speranze di una ripresina è la produzione di energia elettrica, che nelle ultime quattro settimane del 2008 ha ripreso quota (+6,8% rispetto a novembre) dopo mesi di stagnazione. Parte delle risorse pubbliche liberate dal maxi-piano di stimolo all'economia sarà destinata ai settori industriali più colpiti dalla crisi, ha detto il primo ministro cinese. Tra questi figurano certamente l'automobile e la siderurgia, ma anche altri compartimanifatturieri potrebbero essere oggetto dell'intervento pubblico. Gli esperti sono al lavoro per definirne modalità e tempi: le misure specifiche saranno annunciate ai primi di marzo durante la sessione annuale del Congresso nazionale del popolo ( il Parlamento cinese). La politica monetaria asseconderà i piani espansivi del Governo. Dopo aver ridotto i tassi d'interesse per ben cinque volte nel giro di soli tre mesi, infatti, la People's Bank of China potrebbe tornare presto in azione. Secondo gli analisti, pur di evitare un "atterraggio duro" dell'economia, la banca centrale sarebbe pronta a far convergere a zero i tassi d'interesse. A questo riguardo, un rapporto di Bank of China sostiene che nei prossimi tre mesi la Pboc potrebbe tagliare il costo del denaro di altri 108 punti base. Dopo mesi di pessimismo, dunque, la leadership di Pechino sembra intravedere un punto di svolta nella crisi che dapprima aveva lambito la Cina, ma che poi in autunno ha finito per investirla in pieno. Mentre i Paesi industrializzati non scorgono ancora neppure lontanamente l'uscita dal tunnel, si tratta di un mutamento psicologico importante anche perché potrebbe aiutare a risollevare l'ottimismo globale. L'auspicio di Wen Jiabao è dettato dal buon senso. Oggi, mentre le nazioni a capitalismo avanzato si ritrovano frustrate e impoverite dal collasso dei loro sistemi finanziari, la Cina è un Paese ricco che può contare su risorse sterminate per rilanciare l'economia. In questa gara alla ripresa, la Cina ha poi un altro grosso vantaggio rispetto agli altri grandi del mondo: un sistema politico in grado di decidere il da farsi in tempi rapidissimi. La straordinaria reattività con cui Pechino è riuscita in pochi mesi a ribaltare di 180 gradi la propria politica economica e monetaria (fino a prima dell'estate il nemico di battere era ancora l'inflazione) è lì a dimostrarlo. ganawar@gmail.com SPIRAGLI Nel mese di dicembre la produzione di energia elettrica ha ripreso quota (+6,8% su novembre) dopo una lunga stagnazione

Torna all'inizio


Bush: terroristi sempre pronti a colpire (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-13 - pag: 11 autore: Stati Uniti. Nell'ultima conferenza stampa il presidente ha lanciato un avvertimento al suo successore Bush: terroristi sempre pronti a colpire Marco Valsania NEW YORK La minaccia più grave per la nuova amministrazione americana di Barack Obama sarà la stessa che ha dominato la Casa Bianca negli ultimi sette anni: quella di un attacco terroristico ai danni degli Stati Uniti, una ripetizione di quanto avvenne l'11 settembre del 2001 con gli aerei dirottati da al-Qaida e scagliati contro il World Trade Center e il Pentagono. George W. Bush, nella sua conferenza stampa di commiato, ha offerto un avvertimento al suo successore: «Vorrei che non fosse così - ha detto - ma là fuori c'è ancora un nemico. Un nemico che vorrebbe colpire l'America e gli americani». In 46 minuti di domande e risposte con i giornalisti, a neppure 200 ore dalla sua uscita di scena, Bush non si è però limitato a passare il testimone. Ha anche dato battaglia sulla propria eredità, rivendicando soprattutto i successi della sua politica estera nonostante l'ammissione di errori. Ha risposto seccamente a chi gli ha chiesto se la reputazione del Paese esca ferita dai suoi anni alla Casa Bianca: «Non concordo affatto con chi crede che la nostra statura morale sia sminuita», ha dichiarato. «L'immagine degli Stati Uniti potrà essere danneggiata tra alcune élite », a cominciare dall'Europa. La gente, però, «sa che rappresentiamo la libertà », ha aggiunto citando India, Cina e Africa. «Gran parte della popolazione mondiale- ha affermato - rispetta l'America». Iraq è sulla guerra in Iraq, giunta al sesto anno, che Bush ha riconosciuto i passi falsi più gravi. «Il mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa è stata una delusione significativa», ha detto. E una «enorme delusione» hanno provocato le violenze contro i detenuti da parte di militari americani nel carcere iracheno di Abu Ghraib. «Le cose non sono andate secondo i piani», ha detto. Il presidente uscente si è anche rammaricato di aver mostrato eccessivo ottimismo dopo due soli mesi dall'inizio del conflitto: «Issare lo striscione Missione Compiuta su una portaerei - ha ammesso - fu chiaramente un errore: ha inviato il messaggio sbagliato». Ma Bush ha difeso la decisione del 2007 di aumentare il numero di truppe in Iraq per restituire stabilità al Paese. E ha aggiunto che «spetta ai prossimi presidenti verificare se la democrazia in Iraq sopravviverà». Torture Bush ha ammesso che la creazione del carcere speciale di Guantanamo e le dure tecniche usate negli interrogatori dei sospettati di terrorismo, denunciate da molti come vere forme di tortura, hanno suscitato polemiche. Ma ha detto che, dopo l'11 settembre, questi provvedimenti furono resi necessari dalla missione di proteggere il Paese da nuovi attacchi. E ha chiesto di ricordare il clima di allora, tra shock e accuse all'amministrazione di non aver saputo ottenere informazioni per prevenire e sventare gli attentati. Il presidente entrante Barack Obama, tuttavia, in uno dei più netti gesti di ripudio dell'eredità di Bush, ha fatto sapere che l'ordine esecutivo di chiudere Guantanamo sarà firmato nella sua prima settimana alla Casa Bianca, anche se l'eliminazione del carcere con i suoi oltre duecento detenuti potrebbe richiedere più tempo. Medio Oriente Anche davanti al nuovo conflitto tra Israele e i palestinesi Bush ha rivendicato «progressi». Ha detto di aver delineato una «visione della pace» con la soluzione dei due Stati, palestinese e israeliano. «è passato molto tempo da quando c'è stata pace in Medio Oriente. La sfida è porre le condizioni. Accadrà? Credo di sì e noi abbiamo contribuito a questo processo». Ha ribadito che «Israele ha diritto di proteggersi» dai missili di Hamas, ma ha invitato il Paese a tener conto di vittime civili e necessari aiuti umanitari. Nucleare Due Paesi, a detta di Bush, presentano ancora una minaccia particolare per le loro ambizioni atomiche: Iran e Corea del Nord. «L'Iran è un pericolo», ha detto, citando anche il suo sostegno a organizzazioni quali Hamas. A Pyongyang ha chiesto di «onorare gli impegni presi a favore di robusti controlli» che garantiscano la rinuncia ai programmi diarricchimento dell'uranio. Katrina Bush ha difeso anche la sua risposta a uno dei grandi disastri di politica interna della sua amministrazione: i soccorsi alle vittime dell'uragano Katrina nel 2005. «Non ditemi che la risposta federale è stata lenta», ha detto. «Avremmo potuto fare meglio? Certo. Ma 30mila persone furono salvate dai tetti delle case». mvalsania@ilsole24ore.us VECCHIO E NUOVO Il leader uscente insiste: da Iran e Corea del Nord le minacce più gravi E Obama conferma: chiuderò subito Guantanamo

Torna all'inizio


Super Mario il modellista diventa stilista da viaggio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-01-13 - pag: 25 autore: IL PERSONAGGIO Super Mario il modellista diventa stilista «da viaggio» Da anni Vigilante lavora per le maggiori griffe del mondo Ora presenta una linea tecnica con il suo nome di Cristina Jucker T ra gli addetti ai lavori è un nome noto a tutti, ma per il grande pubblico è uno sconosciuto. Eppure nella storia della moda italiana, ma anche francese e giapponese, è una figura di spicco. E ora, per la prima volta, ha deciso di venire allo scoperto in prima persona. Mario Vigilante, 66 anni, nato a San Severo Foggia ma trasferito giovanissimo a Milano in cerca di lavoro, vive a Pontedera (Pisa) e qui ha stabilito la sua azienda: Supermario, un laboratorio di modellistica e prototipia, con 21 persone che ci lavorano. Sì, perchè Vigilante è uno dei più importanti modellisti della "sartoria" italiana, «alla vecchia maniera – dice – perchè ho iniziato con l'alta moda, come assistente di Jole Veneziani». In pratica, è l'uomo che partendo dal disegno dello stilista riesce a capire le forme e le tecniche per costruire l'abito. Dopo aver studiato all'Istituto Secoli di Milano, Vigilante comincia a lavorare con Walter Albini («il promotore del prêt-àporter in Italia») poi passa da Allegri, con cui collabora per 30 anni. Ma, proprio grazie ad Allegri, nel 1977 conosce Armani, «quando ancora stava in Corso Venezia» e lavora per lui per alcuni anni. Di Armani ricorda che «è l'uomo che ha cambiato il sistema della confezioni italiana di lusso, ha distrutto le vecchie tecniche della giacca rigida. Lui non voleva sentir dire "questo non si può fare", ci doveva essere una soluzione per tutto». Poi, nel 1982, la seconda grande svolta per Vigilante è stato l'incontro con Marithé et FranÇois Girbaud, «due stilisti d'avanguardia, di scuola francese ma con un occhio al Giappone, da cui avevano tratto un prodotto ancora più destrutturato, lacerato, mal lavato». In quegli anni le collaborazioni di Vigilante si allargano anche a nomi come Fendi, Issey Miyake, Romeo Gigli, Kansai Yamamoto, Martin Margela, Gianni Versace e Katharine Hamnett. Il filo che lega tutti è sempre lo stesso: l'innovazione, una grande ricerca sui tessuti e i materiali, la voglia di osare, di inventare cose nuove. Lo stesso che avviene ancora oggi con un nuovo partner, l'americano Elie Tahari, un marchio fondato nel 1973 che oggi ha un giro d'affari di 500 milioni di dollari ed è presente in 40 Paesi. «Per loro –spiega Vigilante – faccio solo ricerca, tutte le cose strane che si possono immaginare». Ma anche un marchio che rappresenta il mondo globalizzato attuale: «Poco tempo fa ero da loro a New York, in Fifth Avenue. C'erano diverse persone di diversi Paesi e guardandole ho capito qual è oggi il nostro mondo: c'era la genialità italiana, l'organizzazione Usa e la produzione cinese. Quest'ultima è l'altra grande svolta del sistema moda: oggi il nostro mercato, a parte il made in Italy di lusso, non può più fare a meno della Cina. Nello sportswear se vuoi essere competitivo non puoi produrre in Italia; in Cina si fanno ottimi prodotti, purchè ci siano maestranze italiane a insegnare e controllare, altrimenti facilmente sbagliano». In Cina è dunque prodotta anche la collezione che Vigilante ha deciso di presentare oggi a Pitti. Si chiama "Il viaggio", è una linea di giacche e giubbotti tecnici, ma eleganti, con una grande ricchezza di dettagli (c'è anche un piccolo fischietto inserito in una cerniera del colletto oppure una meridiana portatile), ci sono tasche nascoste, particolari nuovi e sofisticati e soprattutto una grande ingegneria sartoriale. «Ho voluto fare un prodotto diservizio– afferma Vigilante – qualcosa che non sia di moda e che serva davvero, che faccia parte di te». Come mai proprio ora ha scelto di lanciarsi in proprio? «Un po' l'ho fatto per i miei figli, Raffaele e Chiara, che lavorano entrambi con me. Un po' perchè da tempo volevo creare qualcosa di particolare: l'idea era nata da una giacca, elegante e assolutamente ingualcibile, tutta tagliata con il laser, sulla quale sto ancora lavorando. Quando sarà perfettamente a punto presenterò anche quella». Non la spaventa la crisi che sta colpendo un po' tutto il mondo? «Comincio con piccoli passi, poi stiamo a vedere. Certamente qualcosa cambierà nel mondo ma io sono convinto che dalle crisi nasce sempre qualcosa di buono». Debutto. Mario Vigilante presenta al Pitti la prima collezione che porta il suo nome

Torna all'inizio


Il cargo riparte dagli emergenti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-13 - pag: 27 autore: Focus. Trasporto aereo di merci in calo del 13,6% a novembre - Asia-Pacifico a -16,9%, resistono Medio Oriente e Africa Il cargo riparte dagli emergenti Pronti i piani per gli investimenti anti-recessione e le alleanze strategiche Antonio Dini Lo chiamano "il cimitero degli elefanti volanti". è nel deserto del Mojave, negli Usa, e là le compagnie aree di tutto il mondo mandano gli aerei in soprannumero quando devono ridurre la propria capacità in tempi di crisi.Spesso,però,è solo l'anticamera prima dello smantellamento dei velivoli. Non era mai stato così pieno dall'11 settembre e la fila delle pinne con i loghi delle compagnie degli emergenti si sta allungando. Ma per un altro motivo: complice la crisi, gli emergenti rilanciano e stanno rinnovando le loro flotte passeggeri e cargo, investendo anche in infrastrutture (nuovi scali e inedite alleanze) per la ripartenza prevista entro i prossimi 18 mesi. Secondo Anjuli Bhargava, analista e commentatrice del Business Standard per il settore del trasporto aereo, «la congiuntura ha innanzitutto spinto i Governi a raddoppiare gli sforzi per sostenere il settore, a cominciare da una razionalizzazione delle tasse e dagli aiuti per le principali compagnie nazionali ». Le iniezioni di capitali servono anche per compensare il rallentamento del commercio internazionale, che porta con sé una diminuzione delle merci spedite nel mondo, sia a livello internazionale che nazionale. Ma la frenata del cargo aereo non fa perdere quota alle ambizioni degli emergenti. Nonostante il rallentamento mondiale del traffico merci via aerea del 13,5% a novembre rispetto allo stesso periodo di un anno prima, e il calo record del 16,9% per le compagnie aeree dell'area Asia-Pacifico (che rappresentano da sole il 44,6% del traffico mondiale), proseguono gli investimenti e le strategie per superare gli effetti della crisi. Dai piani di espansione della flotta e delle rotte di Emirates, la cui divisione cargo è la nona al mondo per tonnellaggio, a quelli delle compagnie indiane e cinesi, come China Southern Airlines, la più grande cinese per volumi e flotta, che a novembre vede calare in doppia cifra il traffico cargo internazionale (-10,3%) ma solo di un modesto 1,9% quello interno, per un totale in negativo contenuto al 3,3%. Il 2009 sarà in generale un anno di "terapia intensiva", dice Gianni Bisignani, numero uno della Iata, l'associazione internazionale delle compagnie aree, e le perdite del settore aeronautico civile passeranno dai 5 miliardi di dollari del 2008 a 2,5 miliardi. «La riduzione dei volumi di merci trasportato –dice Bisignani – è uno shock, poiché il settore sposta il 35% per valore delle merci di tutto il mondo. è la prova più chiara di quanto rapidamente sia calato il commercio internazionale e di quanto sia ampio l'impatto del rallentamento globale». I numeri di dicembre, secondo la Iata, saranno altrettanto negativi. La previsione per l'inizio del 2009 ha sempre segno negativo, nonostante l'abbassarsi del prezzo del petrolio. In Asia è l'India ad essere stata colpita più duramente. Secondo la Iata, «i vettori indiani, che già avevano problemi con tariffe passeggeri e merci troppo elevate e infrastrutture insufficienti, possono aspettarsi un'ulteriore caduta della domanda a causa degli attentati terroristici dello scorso novembre». La ripartenza è affidata all'alleanza sia per passeggeri che merci tra due delle principali compagnie nazionali: Kingfisher e Jet Airways. I due fondatori, Vijay Mallya e Naresh Goyal, si sono stretti la mano mano alla fine del 2008 con l'obiettivo di far fronte comune alla crisi dividendo i costi e riducendo le spese. Paramount Airways, con base a Chennai, in India, ha invece aumentato la posta confermando ordini per 15 nuovi aerei anche a lungo raggio e anticipando la data del primo volo internazionale al 2010, scommettendo anche sul cargo di prodotti semilavorati e soprattutto del tessile, che sta attirando sempre più l'attenzione degli spedizionieri aerei. In America Latina, dove la crisi è sentita soprattutto dai grandi vettori cargo internazionali (come FedEx e Ups, ma anche le grandi compagnie statunitensi), la cilena Lan Airlines, che è presente in vari Paesi latinoamericani ed è la principale compagnia indigena nell'area,ha confermato a Boeing gli ordini di nuovi aerei e stringe ancora di più le sinergie con Absa Aerolinhas Brasileiras e la piccola messicana MasAir, che in parte controlla. In Russia sono gli investimenti sulle infrastrutture logistiche a contenere un mercato che segue in parte regole proprie: i vettori nazionali cargo possono fare affidamento sui costruttori russi come Antonov, in questo settore più in competizione con le controparti di Boeing e Airbus che non nel trasporto passeggeri. I 42 vettori russi grandi e piccoli, con un totale di 275 aerei, scommettono sull'espansione dei traffici verso l'Europa occidentale ma anche ad Est: la Mongolia ad esempio sta potenziando la capacità cargo del suo aeroporto di Ulan Bator, chiamato come l'eroe nazionale Chinggis Khaan, che attrae il traffico di Mosca e di Pechino come di Seoul e Tokyo. In Asia sono Corea e Giappone, oltre alla Cina, a sfruttare le opportunità per il cargo aereo offerte dalle esportazioni dell'industria del silicio: prodotti ad alto valore e piccoli ingombri, che devono essere inviati alla rete di fabbriche in Cina, Malaysia, Taiwan, Indonesia, sino alle Filippine e poi verso i mercati europei ed asiatici. Non a caso Korean Air è la prima compagnia al mondo per merci spedite rispetto ai chilometri percorsi e Asiana è nelle prime 15. Invece in Cina colossi come Air China e China Southern investono nei terminal cargo in molti dei 40 scali in costruzione nel Paese. La strategia è in parte quella di ridistribuire gli aiuti governativi arrivati alle maggiori compagnie aeree cinesi, e in parte il desiderio di controllare il più possibile un mercato interno che sta diventando sempre più competitivo. In Medio Oriente, sia Emirates che la più giovane Etihad stanno espandendo in modo significativo le loro flotte e contribuendo alla strutturazione delle nuove aree cargo degli aeroporti di Abu Dhabi e Dubai. Le flotte degli emiratini sono le uniche ad aver riportato un valore positivo nel cargo di novembre e, insieme all'Africa che sta contenendo il crollo registrato ad ottobre, guidano la ripresa del traffico cargo dando anche respiro a Boeing e Airbus con ordinativi miliardari per nuovi velivoli. antonio.dini@ilsole24ore.com NUOVE ROTTE Dopo la flessione del 2008, per la Iata questo sarà un anno «di terapia intensiva» In cantiere le nozze indiane tra Kingfisher e Jet Airways Spinta per il rilancio. Le compagnie asiatiche puntano anche sul cargo di merci hi-tech e semilavorati ( nella foto, carico di un aereo Asiana a Seul) BLOOMBERG

Torna all'inizio


La parabola della gran truffa di Cyberabad (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-13 - pag: 27 autore: M&M La parabola della gran truffa di Cyberabad di Sara Cristaldi è stata subito definita la «Enron indiana». Lo scandalo finanziario Satyam Computer Systems, la più grande frode nei bilanci della storia del Subcontinente asiatico, ha tutte le potenzialità per essere ancor più esplosivo e dannoso ai fini della credibilità presso gli investitori esteri delle bombe dell'attacco terroristico a Mumbai o anche della miope opposizione (vincente) dei contadini del West Bengala allo stabilimento del gruppo Tata per la produzione della Nano, auto a basso costo. Non a caso il Governo di Manmohan Singh sta tentando di correre ai ripari e ha sostituito d'imperio il cda del colosso dell'It impegnandosi a fare tutto il possibile, anche in termini di aiuti in solido, per salvare una compagnia fino all'altro ieri fiore all'occhiello dell'"Ufficio del mondo", l'India campione globale dell'outsourcing It (vedi articolo a pag. 28). Ma il colpo è stato pesante, specie per le ambizioni non prive di arroganza dei politicie dei capitani d'industria indiani. Ora, oltre a Satyam, sul banco degli imputati c'è il capitalismo indiano con le sue regole di governance. In un periodo di crisi generalizzata e ben più consistenti truffe finanziarie, forse il miliardo di dollari di buco di B. Ramalinga Raju, ex-Ceo oggi in carcere, potrà passare in secondo piano. Però dalla crisi globale e domestica l'India non potrà che uscire "ripulita" sul fronte della governance, se vorrà continuare ad attirare quei capitali esteri che solo negli ultimi anni avevano cominciato ad arrivare, sia pure con flusso minore rispetto al concorrente Cina. Del resto il caso Satyam è una sorta di parabola negativa dell'India moderna. Una potenza emergente costruita sul primato dell'It, con ricchezze immense nate sull'onda del business dei computer e contrapposte a quelle delle grandi famiglie tradizionali. Un Paese a corto però di infrastrutture, sul cui sviluppo si sono andati concentrando gli investimenti degli ultimi anni, settore immobiliare compreso. Su questi business l'incauto Raju, forte di appoggi politici, pensava di scommettere in quel di Hyderabad (capitale dell'Andhra Pradesh) per diversificare i suoi affari oltre i confini di High Tech City. Ma a "Cyberabad", la città dei suoi sogni, è finito il suo cammino. sara.cristaldi@ilsole24ore.com

Torna all'inizio


Italia-Sudcorea, prove d'intesa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-13 - pag: 28 autore: Italia-Sudcorea, prove d'intesa Stefano Carrer Dopo la Cina, la Corea del Sud: la Farnesina insiste su un approccio inedito di contatti diretti con le imprese asiatiche che operano nel nostro Paese, al fine primario di raccogliere valutazioni e richieste relative ai possibili investimenti in Italia. Se in ottobre c'era stato un incontro con le aziende cinesi, ieri sera a Milano si è svolto un meeting con i rappresentanti dei gruppi sudcoreani (una trentina hanno filiali nel capoluogo lombardo). L'Italia rappresenta il terzo Paese europeo più importante per l'export coreano, dopo Germania e Gran Bretagna, ma non è attraente per gli investimenti. «In effetti i due Paesi hanno culture diverse, anche al livello del business – osserva il direttore dell'ufficio Kotra di Milano, Hong Ick Hee –Questo primo incontro con il ministero degli Esteri sarà utile per livellare le differenze. Per promuovere gli investimenti, appare però importante una semplificazione burocratica, specialmente con riguardo a visti e permessi di soggiorno per gli uomini d'affari coreani e famiglie. E anche un'incentivazione fiscale». Il direttore generale per l'Asia della Farnesina, Massimo Iannucci, ha ammesso il problema, preannunciando qualche possibile passo avanti: il Parlamento potrebbe approvare entro la fine della primavera un emendamento alla Bossi-Fini finalizzato a semplificare l'ingresso in Italia per dirigenti d'imprese e professionisti, inclusi professori universitari e giornalisti; inoltre sono allo studio la possibilità di uniformare la durata del permesso di soggiorno al periodo effettivo di lavoro in Italia e la creazione di una "linea speciale dedicata" al ministero dell'Interno per favorire i businessmen sudcoreani. Dopo il Forum bilaterale di dicembre a Seul, un analogo incontro tra realtà industriali e commerciali dovrebbe essere organizzato in Italia quest'anno. Il 2009,inoltre,vedrà un'intensificazione dei rapporti politici con la visita del presidente Giorgio Napolitano in Sudcorea (settembre) e la presidenza italiana del G-8 (alla cui riunione "allargata" Seul, membro del G-20, parteciperà). La Corea vuole anche entrare nel Financial Stability Forum: ieri ha incassato l'appoggio del Giappone, nel corso della visita a Seul del premier Taro Aso, che ha sollecitato la ripresa dei negoziati per un Free trade agreement (Fta) bilaterale. L'ipotesi resta remota, perché la Corea teme un ulteriore allargamento del deficit con Tokyo, mentre le trattative per un Fta con l'Europa sono in fase finale. Iannucci ha auspicato una «intesa ambiziosa» con la Ue che porti a un rafforzamento dell'interscambio e degli investimenti Italia-Corea. Peraltro, complici i fattori valutari, l'export italiano verso Seul,secondo proiezioni di fonte doganale coreana, è aumentato nel 2008 di oltre il 25%, a fronte di un leggero calo dell'import che ha provocato un raro avanzo commerciale per l'Italia. stefano.carrer@ilsole24ore.com NODI BUROCRATICI Incontro d'imprese a Milano per incentivare l'arrivo di capitali Ma per i sudcoreani restano problemi di visti e fiscali

Torna all'inizio


Una rete euro-mediterranea per le università del Sud (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-13 - pag: 29 autore: INTERVENTO Una rete euro-mediterranea per le università del Sud di Massimo Giovannini* I l ritardo delle regioni del Mezzogiorno è da tempo al centro del dibattito. Sulle origini storiche, culturali, antropologiche, socio-economiche, si discute da più di un secolo. L'intera area è oggetto di ingenti interventi che, per varie ragioni, non riescono a dare i risultati attesi. I motivi sono molteplici e di difficile soluzione. Due dovrebbero essere in cima alle priorità dell'azione di qualsiasi governo. Il primo. Non ci può essere alcuna crescita economica delle regioni meridionali senza la piena affermazione della legalità: è un problema di prevenzione e repressione ma anche un problema educativo, quindi del sistema formativo nel suo insieme, anche di quello universitario. Le implicazioni del ritardo del Sud sull'economia dell'intero Paese porta al secondo motivo. Senza lo sviluppo delle regioni meridionali non c'è sviluppo della nazione. è opinione diffusa che l'economia delle regioni del Sud abbia potenzialità ancora inespresse, superiori a quelle delle altre regioni del Paese. Per il Sud ci sono circa 20 miliardi di fondi strutturali 2007-2013. Il problema è spendere bene, avere capacità progettuali da parte di Stato, regioni, province e comuni. A questo proposito, c'è bisogno di una regìa unica che decida, in un quadro complessivo, le iniziative che si intendono prendere. E che metta assieme politica e amministrazioni col mondo universitario e con quello della produzione, per concertare gli investimenti su pochi grandi obiettivi, condivisi e ritenuti irrinunciabili per lo sviluppo. Prioritari oltre il consenso immediato: trasporti, energia e ricerca. è opportuno che le università del Sud si costituiscano in Rete per contribuire alla realizzazione di questi obiettivi. Così come è necessario che le università intensifichino i rapporti con i Paesi del Mediterraneo, unendo reciproche possibilità di sviluppo. Con l'espandersi dell'economia dei Paesi emergenti, India e Cina,in questi ultimi tempi il Mediterraneo è di nuovo al centro, come un continuum capace di unire passato e futuro, in grado di connettere i continenti che lo circondano: Asia, Africa ed Europa. è la porta del mondo occidentale. Si deve guardare ai Paesi che lo delimitano come a un anello di terre variamente abitato, che va oltre le frontiere nazionali, che porta sul mare,nel proliferare dei porti, la sostanza delle popolazioni interne:lavoro e ricchezza, tutto quanto è suscettibile di mercato. Il Mediterraneo è tra le aree più urbanizzate del mondo.Ventinove città hanno una popolazione superiore al milione di abitanti. Attualmente, il 34% della popolazione risiede su una fascia litoranea che corrisponde al 13% della superficie complessiva dei territori. La sfida principale che i Paesi mediterranei sono chiamati ad affrontare e risolvere, in tempi medi, è quella innescata dal sovrapporsi e mischiarsi di diverse popolazioni. Il fenomeno migratorio ha investito, oltre le mete tradizionali di Francia e Germania, altre nazioni della sponda settentrionale: Spagna, Grecia e Italia. L'ondata migratoria invade le aree degradate dei centri storici, le zone prossime agli scambi di merci e uomini: stazioni, porti e mercati. Le città del Mediterraneo sono diventate, in poco tempo, segmenti della complessa frontiera del processo di integrazione. Teatro di nuove forme di tensione, non solo fra etnie differenti quanto fra diverse condizioni di libertà, di emancipazione e di benessere. Le città del Mediterraneo devono favorire il passaggio da una società multietnica a una società interetnica, fondata su quella "condivisione di una visione differenziata"suggerita da Predrag Matvejevic. La visione euro-centrica suggerisce un Mediterraneo araboislamico, fondamentalista e intollerante, opposto a un Mediterraneo europeo, più aperto e tollerante. Tuttavia,anche l'Occidente coltiva i propri fondamentalismi; primo fra tutti, quell'atteggiamento che pretende di far divenire la propria cultura un linguaggio universale da opporre ai vari folclori esotici e poi quello, freddo e impersonale, dei rapporti sociali dettati dal libero mercato e, infine, il fondamentalismo di chi considera gli altri Paesi interlocutori dal potere imperfetto o limitato. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, forse per la prima volta nella storia, si svolge nel Mediterraneo un dialogo fra la cultura occidentale, da secoli egemone dal punto di vista economico e militare, e la cultura di Paesi da tempo soggetti a una condizione di colonialismo, più o meno formalmente espresso. Lo sviluppo del Mezzogiorno non può prescindere dalla posizione geografica che riveste nel Mediterraneo. E neanche dalla consapevolezza che essere al centro rappresenti di nuovo, a distanza di secoli, una incredibile opportunità di crescita. Il 15 e 16 gennaio,presso l'Università Mediterranea di Reggio Calabria, alla presenza del Presidente della Repubblica e del commissario per le politiche regionali europee, Danuta Hubner,si tiene un convegno su questi temi. Partecipano anche le università di Nablus e di Tel Aviv. Ci piace pensare che, oltre ai reciproci scambi di informazioni scientifiche, lo facciano anche per il naturale desiderio di dialogare per la ricerca della pace. * Rettore Università Mediterranea di Reggio Calabria VISIONE CONDIVISA A Reggio Calabria atenei a confronto in un convegno sulle potenzialità dello spazio Euromed Atenei collegati. Studentesse al Cairo. Le Università possono contribuire a rafforzare le politiche euromediterranee REUTERS

Torna all'inizio


Un falso dilemma. Fiumicino-Malpensa/Interesse nazionale e scontro tra fazioni (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Un falso dilemma. Fiumicino-Malpensa/Interesse nazionale e scontro tra fazioni di Federico Guiglia 12-01-2009 Sono ore febbrili e finali di trattativa. Poi, domani, la nuova Alitalia decollerà. Tutto lascia prevedere che la rinata compagnia di bandiera s'accorderà con Air France, "perché non ci sono più i tempi di inserimento per Lufthansa", come ha precisato il presidente del Consiglio e artefice "politico" della svolta che ha portato la vecchia, pubblica e indebitata Alitalia nelle mani di una cordata privata italiana. E a un costo pesante che dovrà accollarsi il contribuente, sia pure per l'ultima volta, per chiudere i conti in rosso del passato. Ma proprio alla vigilia del traguardo già in vista, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha riaperto la questione delle alleanze della compagnia con argomenti in parte nuovi e non certo peregrini. Argomenti che non mirano alla contrapposizione fra Malpensa e Fiumicino, come autorizzava a far pensare la difesa leghista, "senza se e senza ma", dell'aeroporto milanese. Al contrario, il sindaco Moratti, espressione, tra l'altro, della coalizione di centro-destra guidata proprio da Silvio Berlusconi, sostiene che un'intesa con Lufthansa - secondo la signora ancora possibile -, favorirebbe di gran lunga l'"interesse nazionale". Mentre il patto che si profila con Air France da parte della Cai (Compagnia aerea italiana), potrebbe segnare la fine, fra quattro anni, di una "nostra" compagnia di bandiera assorbita dai francesi. Senza, oltretutto, evitare il conflitto tra guelfi e ghibellini, cioè romani e milanesi, per aggiudicarsi le rotte e i traffici più importanti sui cieli del nostro Paese. Sono posizioni non dissimili da quelle invocate dall'opposizione per criticare il nuovo "partirò" di Alitalia. Ma a differenza del centro-sinistra, mosso anche dalla sua naturale posizione anti-governativa, la signora Moratti non ne fa una questione politica, bensì imprenditoriale. La prima, notevole differenza tra francesi e tedeschi starebbe nell'approccio alla questione. Secondo la Moratti, il piano industriale di Lufthansa, peraltro mai realmente formalizzato ("ma c'è una lettera di tre giorni fa, confermata da una successiva e-mail", ha rivelato il sindaco a "In mezz'ora"), prevede due punti di forza in Italia, esattamente come in Germania: gli aeroporti di Monaco e di Francoforte come quelli di Malpensa e di Fiumicino. Inoltre, la Lufthansa sarebbe interessata non già a co-gestire - per poi, chissà, acquisire - il mercato italiano, ma a svilupparlo in autonomia. Infine la constatazione, evidente, che le rotte e le merci passano in parte prevalente per il Nord Italia, dall'America alla Cina, dall'India all'Europa economica che pesa. Viceversa, la Moratti teme l'approccio dell'alleato francese e del suo modello, portato a valorizzare un unico punto forte nel nostro Paese, verosimilmente Fiumicino, così come fa a casa sua con Parigi. Alle ragioni tecniche risponderanno i tecnici. Ma la signora sta in realtà ponendo una rilevante questione politica sullo sfondo: il diritto-dovere del governo di garantire che la compagnia di bandiera faccia la scelta più saggia e lungimirante per una compagnia di bandiera, visto, tra l'altro, che alla nuova Alitalia si è concessa anche una moratoria di tre anni in esclusiva sulla tratta più redditizia, ossia proprio la Milano-Roma. Le ragioni imprenditoriali, insomma, sono libere e legittime. Ma non possono prescindere da quel che è strategico per l'Italia, visti la gran mole di denaro pubblico versato per la causa, e i trattamenti molto particolari accordati. Spetta agli esperti dell'intricata materia, e ai rappresentanti della Cai, rispondere ai rilievi della Moratti. Spetta, però, al governo rassicurare il Paese sul fatto che si stia operando al meglio e a ragion veduta. A costo, se necessario, di chiedere alla Cai un tempo supplementare per valutare l'offerta di Lufthansa. Beninteso: se tale offerta davvero c'è ed è competitiva, come sostengono la Moratti e i molti che, con lei, sollecitano tutti gli interessati a fare, semplicemente, la cosa giusta. f.guiglia@tiscali.it

Torna all'inizio


L'asse del Nord freme Formigoni: ora libera la tratta Milano-Roma (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 13-01-2009 COMPAGNIA IN PISTA Matteoli: «Un successo per il Paese». Il capogruppo del Carroccio alla Camera Cota: «Non è una buona scelta» Il sindaco Moratti: «Lotterò fino alla fine» L'asse del Nord freme Formigoni: ora libera la tratta Milano-Roma DA ROMA MASSIMO CHIARI « N on si sono esaurite le speranze, anzi la certezza che coltiviamo è che Malpensa tornerà ad essere l'hub che è stata e tornerà a crescere». Roberto Formigoni non si rassegna: «Malpensa esce dalle scelte di Alitalia fortemente ridimensionata e questo vuol dire che dovremo lavorare noi... Dovremo unire i nostri sforzi per fare sì che le tante compagnie aeree che chiedono di volare da Malpensa possano farlo...». Il governatore della Lombardia ha in testa una strategia precisa che in parte preannuncia: «Vogliamo attuare la liberalizzazione anche nelle rotte nazionali. Attraverso tutto questo lavoro, nel giro di 18-24 mesi, Malpensa tornerà a crescere e ad essere un forte hub». Per Formigoni è necessaria, però, «la libertà di contrarre degli accordi con le compagnie estere che vorranno servirsi di Malpensa anche per le tratte nazionali». «Lotterò fino in fondo», ripete il sindaco di Milano Letizia Moratti che continua a guardare con diffidenza l'accordo già chiuso. «La criticità dell'offerta di Air France è data dal fatto che Air France ipotizza un unico hub in Italia, mentre la domanda del mercato italiano è in grado di sostenere due hub. E questo è il piano strategico di Lufthansa che ha già indicato a Cai, ritenendo di avere bisogno di approfondimenti ». Moratti ammette che «non è stata fatta un'offerta da parte di Lufthansa, ma è stata presentata una possibilità di partnership strategica. Questa è la differenza: Lufthansa viene in Italia per investire in Italia sul medio e lungo periodo con un progetto industriale, altri invece vogliono probabilmente comprarci il nostro mercato». A tarda sera anche la Lega ammette di non gradire l'accordo. «La scelta di Air France non è una scelta che ci soddisfa», attacca Roberto Cota capogruppo alla Camera. E spiega: «Gli imprenditori del Nord non passano a Fiumicino per andare in Cina, ma sono costretti ad andare a Francoforte o Parigi. Difendere Malpensa è difendere il sistema. L'unica soluzione è quella della liberalizzazione delle rotte». Comunque del futuro di Malpensa se n'è parlato ieri nella cena a Arcore presenti, oltre il padrone di casa Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Roberto Calderoli. Dal governo è il ministro dei Trasporti, altero Matteoli, a definire il decollo della nuova Alitalia «un successo non solo e non tanto per il governo ma per il Paese». Intanto il Pd milanese lancia un appello alla Moratti per una manifestazione di piazza unitaria a favore dei due scali lombardi. «Le scelte del governo e di Cai penalizzano gravemente Milano e il suo sistema aeroportuale e la città, proprio negli anni della crisi e in vista dell'Expo, rischia di pagare un prezzo salatissimo», avverte il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Pierfrancesco Majorino. Ma i vertici del Pd nazionale non sono su quella linea e il capodelegazione della Lega Nord nella giunta lombarda, Davide Boni lo sottolinea con forza: «Da un lato i big del partito di sinistra ammettono che per loro il nostro aeroporto non ha alcuna importanza, vedi Chiamparino e Cacciari, dall'altro troviamo il Pd di Penati e soci che arranca ad inseguire la Lega».

Torna all'inizio


Ap Italian. Dichiarazione congiunta sulla sospensione del corso. "Una profonda delusione" (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 13-01-2009)

Argomenti: Cina

Ap Italian. Dichiarazione congiunta sulla sospensione del corso. "Una profonda delusione" 13-01-2009 I capi delle Organizzazioni Nazionali di Italo-Americani e dei sostenitori dello studio della lingua italiana hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in merito alla sospensione della Advanced Placement Program in lingua e cultura italiana da parte del College Board. La dichiarazione è stata rilasciata da Margaret I. Cuomo, MD, presidente della Italian Language Foundation (ILF) di New York, e dai presidenti delle quattro organizzazioni che hanno dato vita alla Italian language Foundation (ILF): Louis Tallarini, presidente della Columbus Citizens Foundation e Chairman della ILF; Salvatore Zizza, presidente della National Italian American Foundation (NIAF), di Washington, DC; Philip R. Piccigallo, Ph.D., direttore esecutivo dell'Ordine nazionale dei Figli d'Italia in America (OSIA), di Washington, D.C.; e Kathleen Strozza, presidente nazionale di UNICO. "Siamo profondamente delusi del fatto che l'Advanced Placement Program del College Board, comunemente noto come AP italiano, sarà sospeso dopo quest'anno accademico 2008-2009.Sappiamo per esperienza che il College Board ha raggiunto questa decisione, che era basata su considerazioni di carattere finanziario, dopo aver effettuato in buona fede sforzi sostanziali per sostenere il programma. Siamo stati orgogliosi di essere stati in grado di offrire più di $ 500.000 di impegni contingenti verso i $ 1,5 milioni necessari per garantire il futuro del programma. "Tuttavia, questi fondi erano contingenti sugli impegni della Repubblica d'Italia, che non si sono materializzati. Ciò è particolarmente deludente, perché nel gennaio 2008, la Repubblica d'Italia, attraverso l'Ambasciata d'Italia a Washington, DC, è stata allertata del rischio che il programma AP sarebbe stato cancellato. "L'aumento della conoscenza della lingua italiana porta a migliorare l'apprezzamento ed il rispetto per la cultura italiana, da cui trarranno beneficio le relazioni bilaterali nei settori dell'industria, del commercio, del turismo, della cultura e dell'istruzione. Deploriamo profondamente, a nome degli educatori Americani, che si sono dedicati a insegnare l'italiano, e per conto di decine di migliaia di uomini e donne d'affari, in particolare in Italia, che lavorano instancabilmente per sviluppare e mantenere il flusso di idee, beni e servizi tra i nostri due Paesi. "La sospensione del Programma AP italiano dovrebbe essere particolarmente deludente per il Primo Ministro Silvio Berlusconi, che ha viaggiato a New York per consegnare un assegno di $ 300.000 per il College Board nel 2003, per far lanciare al College Board per la prima volta in cinquant'anni il Programma AP italiano. Insieme con $ 200.000 dalla NIAF, OSIA, e UNICO Nazionale, il requisito di $ 500.000 per stabilire il Programma AP italiano è stato soddisfatto. "Il Presidente del Consiglio Berlusconi ha più volte sottolineato l'importanza di sostenere l'istruzione della lingua italiana negli Stati Uniti d'America. I Ministri Bondi e Frattini del Governo della Repubblica d'Italia hanno manifestato il proprio sostegno e la comprensione del significato e l'importanza del Programma AP italiano. "Per tutti questi motivi, è particolarmente sorprendente che la Repubblica d'Italia, una nazione cara nei nostri cuori, declina a sostenere lo studio della sua lingua negli Stati Uniti, una politica che invece è già stata messa in pratica dai governi di Cina, Giappone e Russia, per le loro lingue. La sospensione di AP italiano danneggia il "ponte" che esiste tra la Repubblica d'Italia e gli Stati Uniti. "Il nostro scopo è di ripristinare il Programma AP perché imparare la lingua italiana deve essere una esperienza di prima classe sia negli Stati Uniti d'America che nel resto del mondo. "Le Organizzazioni Nazionali di Italo-Americani rimangono impegnate all'AP italiano e sono pronte a fare un altro passo in avanti se la Repubblica d'Italia sarà in grado di fornire un sostegno finanziario al progetto".

Torna all'inizio