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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CINA” |
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T ARTICOLI DEL 8-14 marzo 2009#TOP
a
che punto è l'altra metà della terra - hillary clinton
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Prima Pagina
8 MARZO A che punto è l´altra metà della terra HILLARY CLINTON Durante un mio
viaggio in Cina, undici anni fa, ebbi la possibilità di incontrare un gruppo di
donne che mi parlarono del loro impegno per migliorare la condizione della
donna nel loro Paese. Il loro racconto fu una vivida illustrazione delle sfide
affrontate dalle donne.
la
grappa nata sorseggiando latte - carlo petrini
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dalla Cina mi
fece arrivare il Libretto Rosso». Luigi invece torna a studiare e diventa
commercialista. Nel corso della sua attività cura la contabilità del distillatore
"Cianela" Lasagna, discendente di "Leonzio", e una volta
che costui è costretto a chiudere, Luigi rileva la distilleria e chiama il suo
vecchio amico Nino: «E´
"più
degli uomini ho amato la danza" - laura magnetti
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Con lui sono
andata molte volte in Cina. La vita vista dall´altopiano del Tibet è
un´esperienza mistica. E´ lo stesso approccio che ho con la danza: per me è un
rito, non un lavoro». Vive tutto in modo così profondo: non le è mancato un
figlio? «Se non è arrivato ci sarà un perché.
decaro
apre i parcheggi rosa prove generali nei park&ride
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
presieduta da
Cino Tortorella: una risposta al calo delle nascite che vede l´Italia in coda
nelle classifiche europee. Tortorella ha chiesto al capoluogo pugliese di fare
da apripista con aiuti concreti alle famiglie. L´assessore comunale alla Pubblica
istruzione Pasquale Martino ha confermato l´apertura di un asilo nel quartiere
Stanic per settembre.
monologhi
e canzoni per ribadire i diritti - laura nobile
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
chi oggi
acquisterà un libro alla Feltrinelli contribuirà al progetto Aidos per
potenziare una biblioteca per ragazze indiane a Kolkata. Alle 17,30 al cine
teatro Grifeo di Petralia Sottana Serena Lao sarà protagonista del racconto
musicale "Ballarò - Ballarò. Infine, il Laboratorio Zeta lab ha
organizzato un´iniziativa per le donne dello Zen, alla pizzeria Crazy bull.
il
genio di von humboldt - luca villoresi
( da "Repubblica,
La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
otto per un
viaggio di quindicimila chilometri che lo porterà fino all´estremo della
Siberia e ai confini con la Cina. L´esploratore annoterà di aver sostato in
12.244 stazioni di posta; senza aggiungere troppi particolari perché lo zar,
per concedergli i fondi, gli ha posto una condizione precisa: non commentare la
situazione del paese. Von Humboldt non ha paura di schierarsi.
I
NUMERI ( da "Avvenire"
del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
emigrazione
filippina la quarta al mondo dopo Cina, Messico e India. Sono 3.000 i cittadini
dell'arcipelago che quotidianamente lasciano la loro terra e si uniscono al 10
per cento della popolazione che già vive altrove, per scelta o necessità, a
volte nella coercizione. 14 miliardi di dollari di rimesse nel 2007, saliti a
17 lo scorso anno, sono un contributo essenziale all'
La
Cina minaccia: nessun Paese dia ospitalità al Dalai Lama
( da "Avvenire"
del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
2009 NEL
GIORNALE Inchiesta Ecco l'Africa che fra 9 giorni accoglierà Benedetto XVI
PAGINA 3 Televisione Digitale terrestre L 'appello dei network: basta ritardi 8
PAGINA Napoli Aggressione razzista a universitario italo-etiope 13 PAGINA Tibet
La Cina minaccia: nessun Paese dia ospitalità al Dalai Lama PAGINA 23
Topo
Gigio compie 50 anni ( da "AmericaOggi Online"
del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ha fatto poi
da spalla a Cino Tortorella nello Zecchino d'Oro, e nei primi anni '60 e' stato
anche il primo pupazzo animato ad apparire nel Carosello come testimonial dei
biscotti Pavesini. E' poi apparso sul Corriere dei Piccoli, nel 1961, disegnato
da Dino Battaglia.
La
linea del dialogo di Hillary Clinton ottiene i primi frutti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dalla Cina,
alla Russia, all'Unione Europea, il Medio Oriente alla fine è solo una delle
stazioni di un grande cambiamento americano: ma è quella che può determinare
una pace o un'altra guerra, e dunque ha un senso d'urgenza che le altre non
hanno.
Da
Whirpool a Polti: meglio tornare in Italia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, dalla
Polonia o dalla Turchia per rilocare in Italia tutta o parte della produzione
trasferita anni fa all'estero, ma con esiti non sempre brillanti. La prima a
tornare è stata addirittura una multinazionale americana, la Ametek, che per le
proteste dei clienti ha dovuto riportare in Italia dalla Cina la produzione di
qualità di qualche milione di motorini per piccoli elettrodomestici
Retromarcia
sulla delocalizzazione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
con alcuni
dei Paesi strategici per la delocalizzazionee l'internazionalizzazione delle
imprese italiane, come la Cina, gli Stati Uniti e la Germania, orientati a
pretendere il prelievo fiscale sugli elementi intangibili del patrimonio, per
esempio sull'avviamento della consociata. Alla sua chiusura, vengono tassate le
plusvalenze implicite che si sono create negli anni».
Vita
agra del manager licenziato ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
avvertenza:
dopo il ritorno di Andrea dalla Cina, la storia accelera, sfilacciandosi in
fretta verso un finale aperto. Come se Lolli, insieme al suo protagonista, si
fosse spazientito di percorrere le tappe picaresche di una via crucis senza
orizzonti. è un difetto di struttura? Per noi sì, ma valuterà da sé il lettore.
Benedetto:
I giornali non moriranno ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
accesso di
Paolo Madron L a Cina è vicina. Nel senso che ti si struscia addosso per poi
nascondersi tra le pile di libri e giornali accatastate. Cina è la gatta di
Marco Benedetto, che si muove da padrona nella sua grande casa romana di Piazza
in Piscinula, dove al piano terra l'ex amministratore delegato dell'Espresso
(ora ne è vicepresidente) ha impiantato la piccola redazione dell'
Il
reset di Obama ( da "AprileOnline.info"
del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nei confronti
del competitore internazionale (e potenziale avversario), la Cina. Secondo i
neoconservatori, una nuova mappa del Medioriente avrebbe consentito in
sovrappiù di risolvere il conflitto israelo-palestinese. Va da sé che l'intero
progetto è fallito. Per incompetenza, cioè per grossolani errori tattici, ma
anche perché la strategia era sbagliata.
Pechino
sequestra monaci tibetani ( da "AprileOnline.info"
del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tibetana
contro la Cina, conclusasi con la fuga in India del XIV Dalai Lama, Tenzin
Gyatso, costretto all'esilio insieme ad altri 100mila tibetani. E oggi, nella
vigilia della storica sconfitta del popolo tibetano, la Cina vuole scongiurare
qualsiasi disordine anti-cinese che potrebbe provenire dalla Regione autonoma
del Tibet o dalle quattro province limitrofe a maggioranza tibetana.
mezzo
secolo di sofferenze - dalai lama
( da "Repubblica,
La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
popolo
tibetano contro la repressione della Cina comunista in Tibet. Dallo scorso
marzo si sono diffuse pacifiche proteste in tutto il Tibet. La maggior parte
dei partecipanti erano giovani nati e cresciuti dopo il 1959, i quali non hanno
mai vissuto né visto un Tibet libero. Questi cinquanta anni hanno portato
indescrivibili sofferenze e distruzioni alla Terra del popolo tibetano.
il
rischio per l'europa - lucio caracciolo
( da "Repubblica,
La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
da parte
delle potenze che ne sono più assetate: Cina e Stati Uniti in testa. La
competizione è scatenata. Con nessuna considerazione per le necessità delle
popolazioni locali, salvo che per dirigenti o capiclan da corrompere. In questa
congiuntura drammatica noi italiani ed europei abbiamo la responsabilità di non
dimenticare l´Africa.
angeletti
la frontiera del design - eugenio occorsio
( da "Repubblica,
La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il 1995 e il
2000 abbiamo venduto benissimo in Cina, poi si è scatenato un putiferio di
contraffazioni», racconta Pier Giuseppe Angeletti, amministratore delegato
della Ora Acciaio, 15 milioni di fatturato per metà all´export, stabilimento a
Pomezia, 110 dipendenti. La sua azienda è un esempio di eccellenza nel design
in uno dei settori più esposti alla concorrenza internazionale.
"che
fatica difendere in cina il made in italy più raffinato" - eugenio occorsio
( da "Repubblica,
La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Che fatica
difendere in Cina il made in Italy più raffinato" L´azienda ha dovuto
smettere di produrre in proprio per le troppe contraffazioni EUGENIO OCCORSIO
(dalla prima di economia) Ma non si poteva abbandonare quel mercato, «e così
alla fine abbiamo trovato un cinese, furbo come tutti i cinesi ma almeno serio,
e ci siamo messi in partnership.
jacopo
speranza succede a bocca alla guida di confcommercio
( da "Repubblica,
La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a Chongqing
in Cina, membro del consiglio direttivo dell´Associazione italiana di scienze
regionali e del �board´della Regional studies association. In passato ha
lavorato nella società di ricerche Nomisma di Bologna e alla Regione
Emilia-Romagna. «E´ una successione importante - commenta Franco Gussoni, presidente
dell´Irpet - .
tibet
in rivolta, scontri e arresti - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
del silenzio
che la Cina impone attorno al Tibet. Malgrado lo stato d´assedio che stringe la
regione ieri è stata una escalation di tensione: un centinaio di monaci
deportati dal monastero di Lutsang, espulsioni a raffica di stranieri e
testimoni scomodi. Come temeva il governo cinese, il cinquantesimo anniversario
dell´esilio del Dalai Lama ha riaperto ferite antiche e recenti.
mezzo
secolo di distruzioni e sofferenze - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Soddisfacendo
le aspirazioni del popolo tibetano consentirebbe alla Cina di ottenere
stabilità e unità. Per quanto ci riguarda, noi non stiamo avanzando nessuna
richiesta basata sulla storia. Guardando indietro alla storia, non c´è nessun
paese oggi, Cina inclusa, il cui status territoriale è rimasto immutato, né che
possa essere soggetto a modifica.
"i
camion arrivavano di notte, non si respirava più" - rory cappelli
( da "Repubblica,
La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Scaricano
roba che neanche in Cina». Maria Ciani ha quasi ottant´anni ed è stata tra
quelli che protestavano con picchetti e sit-in quando il termovalorizzatore era
in costruzione. Ora sta stretta nel suo cappotto nero nella piazza di fronte al
municipio, insieme a altre 150 persone.
Ma
l'Europa è contraria a pacchetti-bis
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Australia, Arabia Saudita e Spagna per aver rispettato il suo target di stimoli
fissato al 2% del Pil. Con l'1,5, la Germania manca all'appello e la Francia
più che mai, visto che non arriva all'1%. Peccato, soprattutto, che non la
pensi così la Casa Bianca, che vorrebbe fare dell'incontro del G-20 il 2 aprile
a Londra,
Gli
Usa al G-20: servono nuovi aiuti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
squilibri
suggerivano un aumento dei consumi in Cina e una diminuzione in America.Oggi
non c'è nessuno che la pensa più in questo modo. Nessuno oggi può ridurre il
proprio contributo alla domanda globale ». Secondo gli Stati Uniti i leader
delle 20 principali economie mondiali, che si riuniranno il prossimo 2 aprile
per il loro secondo incontro sotto la presidenza di turno britannica,
Kabul,
non basta negoziare con il diavolo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
A questo
punto può diventare essenziale il ruolo della Cina, maggiore investitore
straniero in Pakistan e alleato storico di Islamabad: Pechino, che ha costruito
il porto pakistano di Gwadar, trasformato da oscuro villaggio in un mega
terminale energetico, ed è interessata a espandere la Karakorum Highway,
considera Pakistan e Afghanistan un importante asse di sviluppo.
Tensione
in Tibet, cento arresti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. Il
Governo intensifica la repressione per evitare che si ripetano proteste come
quelle di un anno fa Tensione in Tibet, cento arresti Retata di monaci alla
vigilia del 50Ú anniversario della rivolta Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal
nostro corrispondente Vigilia ad alta tensione per il cinquantesimo
anniversario della rivolta del Tibet contro la Cina.
Gli
Usa accusano Pechino di aggressione in mare
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
altra uno
scafo militare della Cina che spalleggiata da altre quattro imbarcazioni - una
delle forze speciali, una di pattugliamento e due incrociatori civili, tutte
con bandiera cinese «con una manovra aggressiva ha inseguito, bloccato e
minacciato » l'Impeccable portandosi tanto vicino da far temere l'arrembaggio e
gettando in mare pezzi di legno per ostacolare la traiettoria dell'
Tibet,
che fare? ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina sta
iniziando a fare la voce grossa minacciando di rompere le relazioni con tutti i
Paesi che incontreranno il Dalai Lama. Siccome la dittatura cinese non accetta
alcuna interferenza sul problema Tibet, questa volta chi sgarra rischia una
serie di sanzioni che arrivano direttamente da chii diritti umani non sa
neppure che cosa siano.
Ansaldo
Sts pronta per acquisizioni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Europa
dell'est e Cina,mentre per isistemi di trasporto si guarda con particolare
interesse a possibili acquisizioni in Usa, Gran Bretagna e India. Negoziati
sono già in corso e alcune operazioni potrebbero essere definite in tempi
stretti. La società genovese ha, inoltre, annunciato di essersi aggiudicata una
commessa,
Dalla
Cina sintomi di ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
richiesto da
giornalisti se la Cina avesse iniziato a comperare rame, rispondeva che erano
pronti per farlo. Si tratta comunque di una conferma di un flusso di rame verso
la Cina già evidenziato a partire da un paio di settimane, quando hanno
iniziato a uscire migliaia di catodi dai magazzini Lme non solo asiatici, ma
anche europei.
Urso:
investitori emergenti interessati all'Italia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Molto
dipenderà dalla Cina, se la sua sarà una caduta soft ciò porterà un cambiamento
dell'economia globale entro il 2013. Ma senza stabilità nei mercati finanziari
il risultato sarà una grande depressione, per almeno tre- cinque anni». «Il
Sistema Italia uscirà rafforzato se riusciremo a garantire, come stiamo
garantendo,
Geografia
economica del mondo che verrà ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
geografia
economica internazionale dando a questo punto obbligatoriamente voce alle nuove
potenze ( dalla Cina,all'India al Brasile) per la riscrittura delle regole di
governo di un sistema globale dove anche il Sud del mondo vuole giocare la
partita consona al nuovo rango di protagonista economico quanto politico. Il
nemico da combattere a tutti i costi è il ritorno al protezionismo.
India,
il privato va in porto ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
indicando la
strada da seguire in un Paese in cui oggi solo il 7% del traffico merci
domestico viaggia via mare, contro il 70% dell'Europa, il 60% del Giappone e il
45-50% della Cina. masciaga@gmail.com EFFETTO «CREDIT CRUNCH» Il Governo studia
soluzioni per evitare ritardi nei progetti finanziariamente strutturati per
attingere a fondi esteri Il caso dell'Andhra Pradesh
I
sindacati: la Cina investe per rubare la nostra tecnologia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina
investe per rubare la nostra tecnologia Colpa della recessione, anzi no: colpa
dei cinesi. Per buona parte dell'opinione pubblica coreana, la società che
(almeno finora) è stata la vittima di più alto profilo del crollo dei mercati
avrebbe in realtà scontato un problema ancora più devastante: l'avere un
padrone di Shanghai che,
Non
si arresta la scommessa sugli emergenti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
migliore è
stata messa a segno della Cina, i cui investimenti di venture capital sono
passati dai 2,8 miliardi di dollari del 2007 ai 4,2 miliardi dell'anno scorso.
In compenso, Pechino ha visto diminuire il numero di progetti su cui si è
investito: 245 contro i 290 del 2007. Al contrario, tra gli emergenti l'India è
stato l'unico Paese che ha visto uno stallo negli investimenti,
Rivoluzione
verde anche per la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Rivoluzione
verde anche per la Cina T ra i 150 e i 200 miliardi di euro ogni anno per i
prossimi vent'anni.è il prezzo della rivoluzione verde in Cina, sostengono gli
analisti di McKinsey. Un cambiamento radicale che passa attraverso le energie
alternative, le auto elettriche, gli impianti per la depurazione industriale o
la trasformazione in senso ecologico delle abitazioni.
Il
mercato asiatico degli over 60 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma senza
dimenticare la Cina, la Corea del Sud, Taiwan, la Thailandia. La questione sta
a cuore ai Governi, che devono provvedere a garantire ai sempre più numerosi
anziani servizi di welfare adeguati. Ma interessa anche le imprese, per le
quali si apre un importante mercato fatto di consumatori dalle esigenze
particolari e da una buona disponibilità di spesa.
Tibet.
Anniversario della rivolta ( da "AmericaOggi Online"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
2009 XINING
(CINA). I monaci si guardano intorno sospettosi e parlano sottovoce nella
penombra del grande tempio. Ma confermano: più di cento dei circa 300 religiosi
che di solito vivono nel monastero di Lutsang (An Tuo in cinese) sono stati
arrestati dopo una manifestazione per le festività del Capodanno tibetano
(Losar),
Il
rischio di un nuovo Vietnam. Cinquant'anni fa la repressione cinese nel Tibet
Il rischio di un nuovo Vietnam ( da "AmericaOggi Online"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il gruppo
etnico maggioritario in Cina. Da qui, i toni durissimi con cui Pechino è
tornata a minacciare sanzioni contro qualunque Paese "permetta al Dalai
Lama di visitarlo". Da qui anche, nell'avvicinarsi delle ricorrenze di
questi giorni, la rinnovata chiusura al turismo e ai giornalisti stranieri
delle frontiere tibetane e delle province limitrofe.
Tibet,
stretta cinese: arrestati 109 monaci
( da "Avvenire"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
200 gli
scomparsi DI PIERGIORGIO PESCALI T ibet, Dalai Lama e Cina: una miscela
pericolosamente instabile che, se aggiunta alla commemorazione di un evento a
forte impatto emozionale come il cinquantesimo anniversario della rivolta (e
della repressione) che convinsero il XIV Dalai Lama a riparare in India,
rischia di diventare esplosiva.
Con
la crisi Pechino teme la <stagione degli anniversari>
( da "Avvenire"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
appello che
denuncia la grave situazione dei diritti umani in Cina e chiede alle autorità
una svolta radicale in direzione di libertà e democrazia. Il documento, che si
richiama esplicitamente a Charta '77 (manifesto del dissenso cecoslovacco),
rappresenta il gesto più coraggioso che attivisti e intellettuali
dell'opposizione hanno messo in campo negli ultimi anni.
L'appello
che allarma: intellettuali anti-regime
( da "Avvenire"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Alla vigilia
delle Olimpiadi ha scritto un articolo dal provocatorio titolo «La Cina è
pronta per i Giochi Olimpici?» che si concludeva con queste parole: «Quando,
con tutta calma, i leader cinesi saranno capaci di affrontare le proteste
interne e internazionali... in quel momento potremo finalmente dire: 'la Cina è
pronta!
Cgil
e Legambiente unite contro la crisi
( da "AprileOnline.info"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Spagna 210
mld, Giappone 493 mld, Cina 398 mld). Si tratta di cifre che secondo Corso
Italia e Legamabiente "esprimono più di ogni altro ragionamento la
preoccupante sottovalutazione con cui il governo italiano guarda alla crisi,
che per essere affrontata avrebbe bisogno della massima coesione sociale
possibile".
Inferno
Tibet ( da "AprileOnline.info"
del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina odierna
la US Navy può spruzzare acqua, com'è accaduto al largo dell'isola di Hainan a
est del golfo del Tonchino, ma non molto di più. Perciò il leader spirituale
del Tibet distingue l'azione della memoria e della denuncia di "dolore e
distruzioni" da idee secessioniste, appoggiate in altri casi (vedi Kosovo)
dalla comunità internazionale ma che in opposizione alla Cina non
nel
mondo non consuma più nessuno la bce in campo contro la deflazione - maurizio
ricci ( da "Repubblica, La"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Economia
Dalla Cina all´Europa continua il crollo dei prezzi. Eurotower pronta ad
azzerare i tassi Nel mondo non consuma più nessuno la Bce in campo contro la
deflazione L´unica soluzione è il rilancio dell´export, ma il Fondo monetario
gela le aspettative L´aumento dei prezzi al consumo, in Europa potrebbe essere
nel 2009 solo dello 0,
"giusto
reprimere tienanmen" lascia il vertice dell'intelligence
( da "Repubblica,
La" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Giusto reprimere
Tienanmen" lascia il vertice dell´Intelligence WASHINGTON - Uno degli 007
più quotati degli Usa, Charles Freeman, ha rinunciato ieri alla carica di
direttore del National Intelligence Council. Aveva irritato dei membri del
Congresso dicendo che la Cina doveva "intervenire prima" per
reprimere Tienanmen.
il
dalai lama: "il tibet è un inferno" sale la tensione tra cina e stati
uniti - raimondo bultrini ( da "Repubblica, La"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 14 -
Esteri Il Dalai Lama: "Il Tibet è un inferno" sale la tensione tra
Cina e Stati Uniti Duro discorso del leader buddista nel 50° della rivolta
anticinese RAIMONDO BULTRINI BANGKOK - Il Tibet? «è stato trasformato in un
inferno in terra. Questi 50 anni hanno portato indicibili sofferenze al Paese e
al popolo».
ventata
d'ottimismo per l'auto "a maggio mercato con il segno più" - paolo
griseri ( da "Repubblica, La"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina +25%
PAOLO GRISERI TORINO - Inversione di tendenza o semplice rimbalzo? è un fatto
che da qualche settimana i segnali che provengono dal mercato dell´auto sono di
segno positivo anche se pochi operatori del settore si lascerebbero andare
all´ottimismo di Berlusconi che ieri ha sintetizzato: «Si svuotano i magazzini
e ripartono gli ordini»
Berlusconi:
votino i capigruppo Fini: la proposta cadrà nel vuoto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina
replica: menzogne. u pagina 11 Usa,il Senato toglie restrizioni su viaggi a
Cuba Il Senato statunitense ha approvato un disegno di legge che concede altri
410 miliardi di dollari per il bilancio 2009. Sono state poi tolte alcune
restrizioni sui viaggi e sulla vendita di medicinali a Cuba.
L'Fmi:
nel 2009 crescita globale sotto lo zero
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
come la Cina,
chiede che a questo corrisponda un adeguamento del potere di voto all'interno
dell'Fmi. Un punto sul quale gli europei, che godono nel Fondo di una
rappresentanza sproporzionata al loro peso nell'economia mondiale, hanno sempre
opposto resistenza, ma sul quale l'Ecofin di ieri ha socchiuso la porta al negoziato.
Quelle
incognite sulla fiammata ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
bisognerebbe
fare quello che aveva fatto Hong Kong prima di tornare sotto la Cina, quando,
approfittando del crollo delle quotazioni, il Governo si era comprato il 10-11%
della Borsa, per poi rivendere le azioni con profitto qualche anno dopo. Ma,
almeno per quanto riguarda il Vecchio continente, l'ipotesi suona più come una
provocazioneche come una strada concretamente percorribile.
Piazza
Affari, balzo record ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Qualche
barlume di speranza si vede invece dall'estero: dalla Cina e dalla ripresa
negli ultimi tempi del prezzo del petrolio. Ma per ora sono solo fievoli
speranze. L'unica certezza è il peso di un ribasso che, a Piazza Affari, ha
penalizzato tutti. In un anno le "attività" delle famiglie italiane –
Gli
incentivi di Pechino rilanciano l'auto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tornano a
crescere le vendite di auto in Cina:a febbraio l'incremento è stato del
24,72%su base annua con la vendita di 827.600 mezzi. Per quanto riguarda i
veicoli passeggeri,l'aumento è stato del 24,23%a 607.300 unità.I veicoli
commerciali sono cresciuti del 26%a quota 220.300.L'inversione di tendenza è
stata favorita dal calo delle imposte sull'acquisto di auto con motori fino a
1,
Vendite
degli immobili in caduta a Shanghai
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sempre più imponenti
che ormai fanno ombra a quello che una volta era l'edificio più alto della Cina
(la Pearl Tower), Pudong rappresenta il simbolo di Shanghai nel mondo. Sulle
rive del fiume Huangpu, qualche anno fa una società immobiliare taiwanese
quotata alla Borsa di Hong Kong, Tomson Group, decise di realizzare il
condominio più lussuoso di tutta la Cina: il Tomson Riviera.
Prezzi
cinesi in retromarcia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dal nostro
corrispondente Sulla Cina rischia di allungarsi l'ombra della deflazione. Nel
mese di febbraio, l'indice dei prezzi al consumo è sceso dell'1,6% rispetto
allo stesso periodo dell'anno precedente, registrando la prima flessione dal
2002. Nel contempo, i prezzi alla produzione hanno accusato una contrazione del
4,5%, la maggiore degli ultimi dieci anni.
Tibet,
un inferno in terra ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
scontri
scoppiati lo scorso anno a Lhasa e poi propagatisi in altre città della Cina
occidentale morirono in tutto 19 persone, in larga parte civili uccisi dai
manifestanti. Una ricostruzione che non collima con quella fornita dal Governo
tibetano in esilio, secondo cui la repressione delle manifestazioni sarebbe
costata la vita a oltre 200 tibetani e il carcere a migliaia di altri.
L'intelligence
Usa: grave crisi con la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
grave crisi
con la Cina Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente Quasi certamente
la crisi navale al largo delle coste cinesi fra Pechino e Washington finirà
nella classica tempesta in un bicchier d'acqua.Intanto però è una tempesta che
suggerisce dichiarazioni bellicose sia agli Stati Uniti («L'episodio è il più
grave incidente diplomatico con Pechino dal 2001»
Il
Dalai Lama: <Tibet, inferno sulla Terra>
( da "Avvenire"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La guida
spirituale ha puntato il dito contro la Cina Pechino: «Quella è una cricca che
diffonde menzogne» DA BANGKOK STEFANO VECCHIA « O ggi la religione, la cultura,
la lingua e l'identità, che generazioni di tibetani hanno considerato più
preziose della vita, sono prossime all'estinzione, in breve il popolo tibetano
è considerato alla stregua di criminali che meritano la morte»
La
recessione uno <tsunami> per i Paesi poveri
( da "Avvenire"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Altri effetti
economici deteriori paiono già dietro l'angolo. Al punto che soffriranno anche
Paesi fino a ieri in forte crescita come Cina, India e Brasile. Banca mondiale,
Fmi e agenzie Onu lanciano l'allarme per le economie in via di sviluppo
Posti
a Pordenone, in Polonia, Romania e Cina
( da "Avvenire"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
si ricercano
tecnici assistenza resident Cina. È richiesto il trasferimento in Cina e la
disponibilità a trasferte nel territorio cinese. Il candidato deve essere in
possesso di un diploma tecnico, di una significativa esperienza nell'assistenza
meccanica su torni e frese presso cliente, la conoscenza delle principali
tecnologie di macchine utensili a Cnc e il loro funzionamento.
Proposta
Berlusconi, l'opposizione insorge
( da "AprileOnline.info"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
assemblea
nazionale del popolo della Cina. All'articolo 61 la Costituzione del 1982 prevede
che l'assemblea è convocata una volta l'anno per ratificare le decisioni del
governo". Poi, ha invitato Berlusconi "a smetterla perché questo
stillicidio di dichiarazioni rischia ogni giorno di indebolire il ruolo del
nostro Parlamento".
Praga,
presidente Ue issa la bandiera tibetana
( da "Unita,
L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la bandiera
tibetana ha sostituito ieri quella europea che normalmente sventola al
ministero dell'Ambiente a Praga, così come è stata issata sul Parlamento. Un
gesto di valore simbolico che ha resistito anche alle perplessità dei
diplomatici che temono l'iniziativa possa indurre Pechino a cancellare la sua
adesione al vertice Ue-Cina programmato dal premier ceco per maggio.
J'accuse
del Dalai Lama In Tibet 50 anni di inferno
( da "Unita,
L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
assedio nel
quale sono strette tutte le zone della Cina a forte popolazione tibetana, sono
stati bloccati dalla Polizia armata del popolo, il corpo paramilitare
incaricato di controllare l'ordine pubblico. GIORNALISTI ARRESTATI Il Club dei
corrispondenti stranieri in Cina ha denunciato ieri «almeno sei casi» di
detenzione di giornalisti in violazione della legge cinese sulla stampa.
Stretti
nella maglia repressiva degli apparati di sicurezza cinesi, i tibetani hanno
rinunciato a sc... ( da "Unita, L'"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
assedio nel
quale sono strette tutte le zone della Cina a forte popolazione tibetana, sono
stati bloccati dalla Polizia armata del popolo, il corpo paramilitare
incaricato di controllare l'ordine pubblico. GIORNALISTI ARRESTATI Il Club dei
corrispondenti stranieri in Cina ha denunciato ieri «almeno sei casi» di
detenzione di giornalisti in violazione della legge cinese sulla stampa.
Potere
all'altra metà del cielo? L'Italia è il fanalino di coda
( da "Unita,
L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina, per
esempio, ha Jia Qingling tra i membri di spicco del governo, mentre in America
latina sia il Cile con Michelle Bachelet e l'Argentina con Cristina Fernandez
de Kirchner, ambedue alla presidenza, hanno dimostrato di saper voltare pagina
senza pregiudizi sessisti.
Donne
e potere: una relazione pericolosa? Agli occhi degli uomini, sembra evidente,
visto che hanno ... ( da "Unita, L'"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina, per
esempio, ha Jia Qingling tra i membri di spicco del governo, mentre in America
latina sia il Cile con Michelle Bachelet e l'Argentina con Cristina Fernandez
de Kirchner, ambedue alla presidenza, hanno dimostrato di saper voltare pagina
senza pregiudizi sessisti.
Africa,
il Far West della Cina ( da "Unita, L'"
del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il Far West
della Cina LA MOSTRA Una mostra e un libro che parlano della «conquista»
economica cinese dell'Africa. Il libro, «Cinafrica» (Il Saggiatore) è un
reportage di Serge Michel e Michel Beuret sul Continente nero. Le foto del
viaggio, scattate da Paolo Woods, sono in mostra alla Fnac (Milano) fino al 25
marzo.
Biesse
apre filiali in Svizzera e Dubai ( da "Finanza e Mercati"
del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Medio Oriente
e Cina. Con l'apertura dello stabilimento produttivo Biesse Manufacturing
inaugurato in India lo scorso Novembre siamo in grado di rispondere alla
domanda del mercato asiatico e cinese con macchinari tecnologicamente
all'avanguardia a prezzi concorrenziali e un sevizio post-vendita efficiente».
Wall
Street non molla l'onda rialzista
( da "Finanza
e Mercati" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pechino ha
reso noto che gli investimenti in capitale fisso nelle zone urbane della Cina
sono saliti del 26,5% su base annua nel corso dei primi due mesi dell'anno. È
inoltre proseguito il buon momento delle auto (+2,87%) sulla scommessa che gli
incentivi varati in numerosi Paesi stiano iniziando a dare l'effetto sperato, i
titoli dei costruttori (+2,32%) e i tecnologici (+1,74%).
Prima
Industrie dopo il successo la cassa integrazione
( da "Unita,
L'" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
con una forte
vocazione all'export: ha stabilimenti in Finlandia, Usa, tre joint venture in
Cina, è presente in 50 paesi. Fatturato in crescita fino al salto dello scorso
anno: il giro d'affari è schizzato da
Il
Congresso Usa dà il via libera alla mozione a sostegno del Tibet
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
CINA Il
Congresso Usa dà il via libera alla mozione a sostegno del Tibet L'impegno
degli Stati Uniti sui diritti umani in Cina «non è in discussione»: il
Segretario di Stato Hillary Clinton, dopo l'incontro ieri a Washington con il
collega cinese Yang Jiechi, ha così risposto alle critiche che
l'amministrazione Obama avrebbe messo la sordina alla repressione di Pechino.
Calo
record per l'export cinese ma ripartono gli investimenti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La maggior
parte degli investimenti pubblici in opere infrastrutturali che la Cina si
appresta a realizzare nel quadro del piano di stimolo all'economia da 600
miliardi di dollari varato lo scorso autunno, infatti, devono ancora partire.
Quando apriranno i cantieri, gli investimenti fissi dovrebbero spiccare un
altro poderoso balzo in avanti.
Droga,
Onu verso la linea dura ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Al loro
fianco si sono schierati Cina, Russia, Australia, Giappone e Iran, che ha il
2,6% della popolazione tossicodipendente e che ha visto 3.600 poliziotti uccisi
nella guerra ai narcotrafficanti. Lo scontro sulla nuova strategia del terzo
millennio è stata però soprattutto una battaglia europea, con il ministro degli
Interni della Repubblica ceca,
Il
nemico non è più a Cuba ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il loro
modello è la Cina, lo si chiami capitalismo, mercato socialista o socialismo.
Russia e Cina erano tornati recentemente nell'isola a rinverdire i ricordi
della Guerra Fredda. Ma Putin era più interessato a George Bush che a Cuba: se
Barack Obama rinuncerà ai missili in Ucraina e Georgia non c'è ragione che i
russi tornino all'Havana.
Paradisi
, impegni e illusioni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Germania,
Italia, Brasile, Francia, Russia, Gran Bretagna, Cina, Spagna, Messico, Corea
del Sud, India e Canada. Tutti - tranne la Spagna - sono membri del G-20:
proprio il gruppo di Paesi che ha annunciato misure contro i paradisi fiscali.
Dunque, tanto rumore per nulla anche questa volta? Non è detto.
Il
calo del surplus cinese penalizza il dollaro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le
statistiche hanno fatto sorgere dubbi sulla capacità della Cina di finanziare
il deficit estero degli Stati Uniti. Questo non ha impedito però agli
investitori di dedicarsi ad alcuni Paesi emergenti o in transizione, come
l'Ungheria o la Polonia, le cui valute sono salite verso la moneta americana.
In serata, l'euro era a 1,2811 dollari, da 1,2670, dopo aver toccato quota;
In
salita le giacenze di grano ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
grazie al
fatto che le vendite record verso la Cina stanno portando le scorte Usa a 185
milioni di bushel, minimo quinquennale Quasi neutrale l'impatto esercitato dal
rapporto sul mercato cotoniero: l'export americano salirà nell'annata 2008-
Usa-Cina.
Incontro tra Clinton e Yang Jechi a Washington
( da "AmericaOggi
Online" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina.
Incontro tra Clinton e Yang Jechi a Washington 12-03-2009 WASHINGTON. Stati
Uniti e Cina hanno portato avanti il loro dialogo, con un incontro a Washington
tra il segretario di Stato Hillary Clinton e il suo collega cinese Yang Jechi,
nonostante il recente incidente navale e le polemiche sul rispetto dei diritti
umani in Tibet.
Crisi
Usa. Obama e Geithner presentano il piano per il G20. Caccia a uno stimolo
globale ( da "AmericaOggi Online"
del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e Cina.
E non è certo un caso l'annuncio di un suo incontro in forma decisamente
insolita, col ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, oggi alla Casa Bianca.
"Uno degli argomenti che il segretario Geithner affronterà a Londra"
- ha spiegato Obama - "è come possiamo garantire che i mercati emergenti
ed i Paesi in via di sviluppo,
Il
ministro Yang oggi vedrà Obama In agenda anche l'incidente navale
( da "Avvenire"
del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
MONDO 12-03-2009
tensione Cina-America Il ministro Yang oggi vedrà Obama In agenda anche
l'incidente navale DA WASHINGTON B arack Obama riceverà oggi alla Casa Bianca
il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi. Ieri Yang ha incontrato al
Dipartimento di Stato il capo della diplomazia americana Hillary Clinton.
Il
piccolo Paese che ne batte uno grande
( da "AprileOnline.info"
del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
invasione
mongola che aveva sottomesso la Cina. A metà del XIX secolo il Vietnam era
stato investito, insieme al Laos ed alla Cambogia, dall'espansione coloniale
della Francia, sloggiata durante la II guerra mondiale dai giapponesi, cacciati
a loro volta dai vietnamiti nel 1945, quando Ho Chi Minh, primo presidente della
Repubblica Vietnamita,
l'imbarazzo
di bashir il ricercato "faremo di tutto per liberarli" - fabio scuto
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
se ne devono
andare Cina, Russia e America latina: dopo la richiesta di arresto il regime
trova nuovi alleati FABIO SCUTO Quasi si scusa al telefono Hasbo Mohammad Abdul
Rahman, commissario straordinario del governo di Khartoum per gli aiuti nel
Darfur. «Siamo vicini agli amici e alle famiglie dei tre occidentali rapiti,
la
ricetta anticrisi del governatore "ancora misure aggressive" - elena
polidori ( da "Repubblica, La"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
pratica tutti
i paesi del G20 e dunque anche chi ha ancora risorse e può dare una mano, a
cominciare da Cina e India. E´ un «contributo alla stabilità», assicura. Non fa
stime, il banchiere che il Financial Times ha indicato tra i 50 big che ci
porteranno fuori dal tunnel («io tra i salvatori dell´economia? che
esagerazione») ma per lui parlano i nuovi, bui numeri in circolazione.
i
barbari - tzvetan todorov ( da "Repubblica, La"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
recentemente
aggiunti Cina e India. Altri paesi, altre parti del mondo hanno la medesima
intenzione: il Brasile, domani senza dubbio il Messico, il Sudafrica. (...) Il
secondo gruppo di paesi è quello in cui il risentimento gioca un ruolo
essenziale. Questo atteggiamento deriva da un´umiliazione, reale o presunta,
che sarebbe stata loro inflitta dai paesi più ricchi e più potenti.
La
cedola torna in Fiera. Perini si defila in utile
( da "Finanza
e Mercati" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che ha fatto
in poco tempo molta strada dalla Cina agli Stati Uniti». Chiuso il bilancio
2008, nella primavera calda delle nomine, con il rinnovo dei cda di Fnm,
Finlombarda e Infrastrutture lombarde, anche Fiera Milano (con la Fondazione)
si prepara al cambio della guardia. Sulla società, il Pirellone avrà un ruolo
primario anche se la Lega, rafforzatasi con le ultime elezioni,
Draghi:
rimettere in moto il credito ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a partire dai
Bric (Brasile, Russia, India, Cina) e gli altri membri del G-20 che ancora non
ne facevano parte, oltre alla Spagna. «Il mondo è molto cambiato da allora »,
ha riconosciuto Draghi, secondo cui l'ampliamento servirà a rafforzare la
capacità dell'Fsf di riformare il sistema finanziario internazionale.
Obama
alla Cina: diritti da tutelare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il profondo
malcontento del Governo e del popolo della Cina». E lo stesso Jiechi, prima
dell'incontro alla Casa Bianca, in un discorso pronunciato al Center for
Strategic and International Studies ha dichiarato che «il Tibet è parte
inalienabile della Cina» e che «le questioni tibetane sono esclusivamente
questioni interne cinesi».
GLI
ULTIMI EPISODI ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
contiene dure
critiche alla Cina, accusata di repressione delle minoranze etniche. Secca la
risposta di Pechino: «Sono critiche irresponsabili e prive di fondamento. Gli
Stati Uniti si concentrino sui loro problemi, in materia di diritti dell'uomo»
Scontro sfiorato in mare Il 9 marzo la nave americana Impeccable viene
accerchiata da cinque navi cinesi nel Mare cinese meridionale,
Ordini
di navi crollati da 151 a 9 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
commesse
provenienti dagli armatori di tutto il mondo Ordini di navi crollati da
L'Iveco
si rafforza in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Iveco si
rafforza in Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Sul
mercato cinese arriva il primo camion pesante targato Iveco. Ieri la società
del gruppo Fiat ha presentato Genlyon, il nuovo truck di grossa stazza prodotto
in collaborazione con Saic, la principale casa automobilistica cinese, partner
di Iveco nei veicoli commerciali.
Cucinella
archistar a Cannes ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
con il Centre
for sustainable Energy techonologies di Ninbo, in Cina. Al Palais des Festivals
l'architetto ha presentato il primo palazzo a uffici (Santander 9, 12mila mq)
in regola con le norme regionali energhetiche Cened. Sorgerà a Milano accanto
alla sede dello Iulm e verrà sviluppato ospiterà dalla società Inpartner.
Volkswagen
aumenta la cedola ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Vedo un
grosso consolidamento in Cina, e credo che i cinesi faranno parte dei
sopravvissuti alla fine della crisi. Ma ci sarà sicuramente più di un gruppo
europeo ». Volkswagen conta di esserci e punta decisamente a diventare numero
uno mondiale. BMW Negativi i conti dell'altro colosso tedesco: i profitti operativi
sono scesi del 78% e i ricavi si sono fermati a 53,
1I
nemici di Internet Ci sono 12 paesi nel mondo che bloccano l'accesso ai siti
... ( da "Unita, L'"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Sono Arabia
Saudita, Birmania, Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia,
Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. 2 Solo le dittature? Le dittature sono le
più sensibili alla repressione della libertà di pensiero, Internet le ha
costrette a modernizzarsi. Anche alcune democrazie però sono a rischio censura.
La
censura corre sulla rete Nella lista nera non solo la Cina
( da "Unita,
L'" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
corre sulla
rete Nella lista nera non solo la Cina UMBERTO DE GIOVANNANGELI Sono i «nemici
di Internet». Nemici di una libertà di espressione che rompe le barriere
censorie di una stampa irreggimentata. Nemici potenti. A denunciarli, in un
rapporto inquietante quanto documentato, è «Reporter Senza Frontiere», (Rsf),
organizzazione per la difesa della libertà di stampa nel mondo,
iveco
Camion cinese La Iveco ha presentato a Pechino il nuovo camion pesante Genlyon,
prodotto... ( da "Unita, L'"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
iveco Camion
cinese La Iveco ha presentato a Pechino il nuovo camion pesante Genlyon,
prodotto in collaborazione con il suo partener cinese, la Saic. Nel 2008 Iveco
ha venduto in Cina oltre 100 mila veicoli commerciali.
la
formula della soft economy per uno sviluppo a misura di crisi - antonio
cianciullo ( da "Repubblica, La"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
hanno
ammodernato gli impianti e vendono la qualità italiana in Cina, tanto che il
primo ministro di Pechino, quando è arrivato in Italia, ha voluto visitarle per
capire la ragioni del successo. La foto di gruppo di quelli che ce la fanno,
spesso citata da Realacci, è stata scattata alle Olimpiadi di Pechino: i
veicoli elettrici venivano da un´azienda delle Marche,
Casa
Bianca. Obama incontra il ministro degli Esteri cinese
( da "AmericaOggi
Online" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina
"devono lavorare in stretto contatto e con urgenza" per stabilizzare
l'economia mondiale "stimolando la domanda sul fronte interno e
internazionale" e "riattivando il flusso del credito sui
mercati". Nel primo incontro tra Obama ed un esponente cinese è stata
sottolineato da entrambe le parti "il desiderio di rafforzare la
cooperazione e di costruire relazioni positive e costruttive"
La
tragedia dimenticata. Darfur/E' in atto un genocidio nell'indifferenza dei
media ( da "AmericaOggi Online"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina, che
nonostante i rapporti commerciali ha avallato molte risoluzioni Onu sul Darfur,
è scesa in campo contro l'"ingerenza" del Toi, e tutti i Paesi arabi
si sono allineati in difesa del leader sudanese: comprensibilmente, visto che
pochi tra questi regimi sono democratici, e pochissimi non sono accusati di
violazioni sistematiche dei diritti umani.
A
dieci anni dalla precedente conferenza Onu, la linea antiproibizionista rivela
il suo fallimento ( da "Avvenire"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
come Cina o
Iran, oltre a Russia, Giappone e Australia, perché la droga è un business che
non guarda in faccia nessuno. In Iran addirittura «il 2,6% della popolazione è
tossicodipendente», mentre lo stesso ambasciatore colombiano lamenta «omicidi e
corruzione» e ammonisce: «Ogni sniffata di coca porta in sé il peso di ettari
di foreste distrutte»
Obama:
<Cooperare con la Cina> Ma avverte Yang sui diritti umani
( da "Avvenire"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina» Ma
avverte Yang sui diritti umani DA NEW YORK ELENA MOLINARI U n incontro avvenuto
in un momento di tensione fra Stati Uniti e Cina, ma dove ha tuttavia prevalso
lo spirito di collaborazione. Durante il loro meeting alla Casa Bianca Barack
Obama e il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi hanno espresso la volontà
comune che incidenti navali come quello dello scorso fine
La
cultura via per la verità ( da "Avvenire"
del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
con i 600 studiosi
arrivati da 65 Paesi del mondo perfino dalla Cina, dal Pakistan, dalla Russia
per partecipare all'evento organizzato dall'Ufficio per la pastorale
universitaria del Vicariato, dalla Congregazione per l'educazione cattolica,
dal Pontificio Consiglio della cultura, in collaborazione con i ministeri
dell'I- struzione, degli Affari esteri e dello Sviluppo economico.
l'allarme
della cina sui titoli usa - pechino
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
allarme della
Cina sui titoli Usa PECHINO «Abbiamo prestato capitali enormi agli Stati Uniti,
sinceramente siamo preoccupati». Con questa uscita esplosiva ieri il premier
cinese Wen Jiabao ha insinuato il sospetto sulla solvibilità di lungo termine del
Tesoro americano e sui rischi connessi all´esplosione del deficit pubblico Usa.
pechino,
paura per i bond americani - (segue dalla prima pagina) dal nostro
corrispondente ( da "Repubblica, La"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Uno scenario
che naturalmente preoccupa il creditore di ultima istanza, la Cina. In vista
del G-20 i leader di Pechino mettono sul tavolo le loro priorità. Sono disposti
a creare contro l´Europa un fronte Asia-America (che include il Giappone),
favorevole a ulteriori iniezioni di investimenti pubblici anti-recessione.
latte
cinese, sequestro al prenestino - massimo lugli
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
vendita del
latte contaminato alla melanina che in Cina ha provocato la morte di almeno sei
bambini e il ricovero di 300 mila persone. Gli agenti della Forestale erano
inizialmente alla ricerca di farmaci e integratori alimentari tipici della
medicina tradizionale cinese o di quella ayurvedica e confezionati con
componenti di piante protette dalla convenzione di Washington come la "
Terre
devastate dalle guerre Ma noi restiamo
( da "Unita,
L'" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il paese più
grande dell'Africa e molto ricco di minerali, dalla Cina agli Stati Uniti. È un
territorio che rappresenta i due terzi del continente africano». Avete avuto
maggiori problemi dopo il mandato di cattura contro il presidente Bashir? «No,
non abbiamo avuto segnalazioni di pressioni o altro, i nostri rapporti
proseguono inalterati.
finalmente
scales, così potrà dare una mano - stefano valenti
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
per non dir
della Cina. A Pancotto serve come l´aria la sua capacità di tiratore dall´arco,
in grado di ricevere e caricare rapidamente, in uscita dai blocchi. Ovvio, gli
servono i blocchi e sarà lavoro per altri, in una squadra un po´
indisciplinata. Ma non solo: Scales è giocatore cui va liberato un quarto di
campo, perché sa trattare la palla,
beethoven,
brahms e schubert col magico violino di krylov
( da "Repubblica,
La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
orchestra e
avviato la propria attività concertistica in Russia, Cina, Polonia, Finlandia e
Germania. Vincitore ancora giovanissimo del Concorso Internazionale Lipizer di
Gorizia, dopo un periodo di perfezionamento con Salvatore Accardo, Krylov ha
raggiunto fama internazionale vincendo i concorsi "Stradivari" di Cremona
e "Kreisler" di Vienna.
per
trent'anni l'inquinamento nell'atmosfera è stato misurato da 3250 stazioni
meteo sparse in tutto il mondo l'università del maryland ha comparato i
risultati e ha scoperto che l ( da "Repubblica, La"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
comparato i
risultati e ha scoperto che la visibilità cala ovunque ma non in Europa La
nuvola bruna che copre India e Cina è riconoscibile nelle foto via satellite
ELENA DUSI Non è vero che il cielo è sempre più blu. Dai tempi in cui Rino
Gaetano cantava, una mole immensa di dati è affluita attraverso 3250 stazioni
meteo di tutto il mondo al National Climatic Data Center (Ncdc).
È
il capitale umano la leva per Pmi e Sud
( da "Sole
24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
esprimendo un
ottimismo una volta tanto sia del cuore sia della ragione - possiamo uscire, e
bene, dalla crisi». paolo.bricco@ilsole24ore.com DAL FRIULI VENEZIA-GIULIA
Lualdi (Limagroup): «Dopo la Cina ho deciso di rientrare e di aprire a Trapani,
qui ho trovato conoscenze tecnologiche di buon livello»
Europa
e Stati Uniti divisi al G-20 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le prese di
posizione della Cina e del Giappone, entrambi disponibili a nuove misure di
stimolo fiscale, sono probabilmente più vicine a quella degli Stati Uniti. Il
segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, ha incontrato ieri nel pomeriggio
le delegazioni dei due colossi asiatici, oltre a quella della Banca centrale
europea.
Cade
il deficit commerciale Usa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ad eccezione
della Cina. Con Pechino il disavanzo è lievitato a 20,57 miliardi da 19,88
miliardi in dicembre. Nei confronti del Giappone è scivolato a 4,3 da 5,27
miliardi. Con l'area dell'euro è sceso a 3,37 miliardi da 5,67 miliardi. Un
dato relativamente incoraggiante è invece arrivato dai prezzi all'import: sono
diminuiti in febbraio dello 0,
USA/CINA
( da "Sole
24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il Sole-24
Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: USA/CINA Asilo politico
per i familiari di Zhisheng La moglie e i due figli di Gao Zhisheng, l'avvocato
cinese dei diritti umani che l'anno scorso figurava tra i candidati al premio
Nobel per la Pace, hanno ottenuto asilo politico negli Stati Uniti.
Wen:
il debito Usa ci preoccupa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il Sole-24
Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: Cina. Pechino è il primo
creditore estero di Washington con quasi 730 miliardi di dollari di titoli del
Tesoro Wen: il debito Usa ci preoccupa Il premier conferma ulteriori interventi
a sostegno dell'economia cinese Luca Vinciguerra SHANGHAI.
Tibet,
dialogo se rinuncia a indipendenza
( da "Sole
24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
pag: 9
autore: DIRITTI UMANI Tibet, dialogo «se rinuncia a indipendenza» «La Cina è
disposta a riprendere i colloqui con gli inviati del Dalai Lama, a condizione
che rinunci a perseguire l'indipendenza del Tibet». Lo ha affermato ieri il
primo ministro Wen Jiabao, parlando dal Palazzo dell'Assemblea del popolo, a Pechino.
Cina
e Stati Uniti sulla stessa barca ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
PECHINO
CREDITORE DI WASHINGTON Cina e Stati Uniti sulla stessa barca L a Cina è
preoccupata per il proprio investimen-to negli Stati Uniti. E ne ha ben donde:
con 700 miliardi di dollari immobilizzati nei Titoli di Stato di un Paese che
per uscire dalla crisi sarà costretto a indebitarsi sempre di più, nessuno
dormirebbe sonni tranquilli.
Normative.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
enti
stranieri con filiali o uffici di rappresentanza in Cina e i cittadini
stranieri che abbiano lavorato o studiato per almeno un anno in Cina. Il
sistema fiscale ha un'importanza fondamentale in Cina dal momento che gli
introiti fiscali rappresentano la più importante fonte di reddito statale e,
dunque, hanno un impatto significativo sullo sviluppo economico e sociale del
Paese.
Guangzhou,
crescita record addio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. La
frenata dell'economia lambisce la costa meridionale: transazioni in calo del
30% in attesa della ripresa a fine anno Guangzhou, crescita record addio Dopo
il raddoppio dei prezzi in 3 anni, l'eccesso di offerta frena l'attività
edilizia Paola Gianasso Attualmente è la più grande città costiera della Cina
meridionale,
Il
giudice Massaro a Firenze per onorare Mazzei
( da "AmericaOggi
Online" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
scoprì le
spezie che venivano dalla Cina in Rodi e la Cina voleva raggiungere via mare,
per averle più a buon mercato, il costo essendo oneroso poichè le spezie che giungevano
dalla Cina raggiungevano il bacino mediterraneo a mezzo carovane di cammelli,
le "navi del deserto". Il Toscanelli non figura nelle enciclopedie
USA poichè nessun anglosassone vuol dargli alcun riconoscimento,
Va
in Cina la sirenetta di Copenaghen Sarà esposta a Shanghai per l'Expo
( da "Avvenire"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
POLITICA
14-03-2009 Va in Cina la sirenetta di Copenaghen Sarà esposta a Shanghai per
l'Expo N ella favola sognava di camminare dal suo principe, nella realtà
prenderà il volo: su un aereo per la Cina. Novità in vista per la Sirenetta,
statuasimbolo di Copenaghen esposta dal 1913 nel porto della capitale danese.
Staminali
da placenta, esperti a Brescia: <Si va verso sperimentazioni cliniche>
( da "Avvenire"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Germania, Svizzera, Austria, Regno Unito, Francia, Belgio, Israele, India. E lo
dimostrano i lavori sulle diverse aree in cui si stanno studiando le possibili
applicazioni delle staminali da placenta: malattie infiammatorie, neurologiche,
cardiovascolari, epatiche, lesioni del midollo spinale.
Di
Paola: <A Kabul un nuovo approccio anche sul terreno>
( da "Avvenire"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina, la
Russia e gli altri attori regionali saranno coinvolti, questo avrà inevitabili
ripercussioni nelle operazioni» Di Paola: «A Kabul un nuovo approccio anche sul
terreno» DI LUCA GERONICO D al giugno scorso è l'ufficiale più alto in grado
della Nato: dalla sede di Bruxelles coordina i 26 Stati maggiori dell'Alleanza
atlantica.
Crisi,
la Cina tende la mano agli Usa ( da "Avvenire"
del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina tende
la mano agli Usa DA PECHINO L a Cina è pronta a fare la sua parte per
combattere la crisi economica internazionale e chiede agli Usa di «garantire» i
suoi massicci investimenti in titoli di Stato americani. Lo ha detto il primo
ministro cinese Wen Jiabao parlando a Pechino nella sua tradizionale conferenza
stampa a conclusione dei lavori dell'
( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima Pagina 8 MARZO A che punto è l´altra metà della terra
HILLARY CLINTON Durante un mio viaggio in Cina, undici anni
fa, ebbi la possibilità di incontrare un gruppo di donne che mi parlarono del
loro impegno per migliorare la condizione della donna nel loro Paese. Il loro
racconto fu una vivida illustrazione delle sfide affrontate dalle donne.
SEGUE A PAGINA 24
( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Torino
Luigi Barile e l´amico Nino hanno cambiato vita nel ´76: e sono arrivati a
produrre l´acquavite preferita da Veronelli La grappa nata sorseggiando latte
Operai all´Ansaldo, volevano una distilleria: un sogno coronato "Dopo il
primo assaggio Nino mi disse: sembra un fiore di campo. Era un grande"
CARLO PETRINI Questa è una storia che va raccontata per immagini. Una grappa
nata da due amici che la sognavano davanti ad un bicchiere di latte. Una
camicia a righe e una cravatta dal vago sapore Regimental che fanno capolino da
una tuta da lavoro blu, lisa dal tempo. L´eco di viaggi per mari lontani, di
storie di porti e di colline. I fumi di un alambicco e due giovani che vi
lavorano attorno. Questa è la storia di Luigi Barile, genovese, un pendolare
tra mare e colline, e della sua grappa. La distilleria di Luigi Barile si trova
a Silvano d´Orba, un piccolo borgo dell´Alto Monferrato, collina aspra, zona
che ha avuto tanti padroni quanti sono i castelli che svettano dai bricchi, e
una storia fatta di conquiste e lavoro della terra. Silvano d´Orba è sinonimo
di grappa fin dal 1848, quando "Leonzio" Lasagna, notabile locale,
diede vita alla prima distilleria. Da quel momento gli alambicchi hanno sempre
funzionato. Il tempo nella distilleria di Luigi Barile pare si sia fermato. Su
un portone, che si affaccia su una corte ristrutturata nel cuore del paese,
campeggia la vecchia scritta Distilleria. Varcata la soglia si entra in un
ampio spazio dove spiccano il forno e gli alambicchi che risalgono alla seconda
guerra mondiale. Luigi pare estasiato, come vedesse l´impianto per la prima
volta: «Qui noi usiamo un sistema discontinuo a bagnomaria. Con i Gualco, gli
altri distillatori storici di Silvano, siamo gli unici a utilizzare ancora un
metodo così in Italia». Si tratta di un impianto in cui due alambicchi in rame
non vengono inondati di calore pompato dall´esterno, come nella produzione
industriale, ma sono immersi in una caldaia riscaldata da un forno alimentato a
legna. In questo modo il processo di distillazione è più lungo, e ci vogliono
circa 2 ore per trasformare i
( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIV - Milano
L´età non conta "Più degli uomini ho amato la danza" La Savignano si
racconta alla vigilia di "Red Passion" che la vedrà protagonista
domani al Nuovo Anni fa Maurice Bejart mi disse: quando non farai più i passi
difficili, per te comincerà una nuova era nel ballo è stato profetico LAURA
MAGNETTI Chi l´ha vista danzare il Bolero di Ravel sul tavolo circolare
dell´arcinota coreografia di Béjart, sa che Luciana Savignano riesce a
sprigionare un magnetismo unico. Un incanto rimasto intatto a dispetto degli
anni (ma lei, classe 1943, ti stoppa subito: «un artista è senza età»). Ecco
perché Cristiano Fagioli e Cristina Ledri del Balletto di Milano, riallestendo
una delle loro coreografie di maggior successo, Red Passion, domani al Nuovo,
hanno pensato a lei. Savignano qui appare quasi come una creatura totemica, pur
ritagliandosi anche un intenso passo a due col giovane Martin Zanottti. Già il
titolo dello spettacolo manda il cuore in tumulto. A proposito: la sua passione
per la danza è viva come all´inizio? «La passione mi guida sempre. Non potrei
affrontare nessuna esperienza senza avere dentro di me quella fiammella
costantemente accesa, una specie di "credo" che mi spinge a guardare
avanti, a osare. Perché io, da buon Sagittario, sono una temeraria. Anche se
devo essere guardinga perché so che posso affrontare solo proposte pensate per
me, come con i progetti realizzati con Susanna Beltrami e, ora, con il Balletto
di Milano». La danza è sempre più atletica: non le capita mai di essere a
disagio? «Affatto! Anni fa Maurice Béjart mi disse: "Luciana, quando
smetterai di fare i "fouttées" (un passo tecnicamente molto arduo)
per te comincerà una nuova era nella danza". E´ stato profetico». Passione
per la danza a parte, cosa le interessa davvero in questo momento? «Tutto ciò
che coinvolge i sentimenti, l´emotività. Vado sempre oltre l´apparenza, anche
sul lavoro. Quando mi propongono un progetto devo sentire una sintonia profonda
con le persone. E´ sempre successo così: con Pistoni, Bortoluzzi, Pierin,
Béjart, Petit, e tutti i coreografi che mi hanno accompagnato nella mia
carriera. Il lavoro viene dopo». Che spazio hanno avuto gli uomini nella sua
vita? «Non così determinante. Sono stata sposata, mi sono separata, e adesso
sono di nuovo sposata da sette anni con un medico che vive a Torino. Abbiamo
due case e anche questo ci permette di non vivere una quotidianità banale. Con lui sono andata molte volte in Cina. La vita
vista dall´altopiano del Tibet è un´esperienza mistica. E´ lo stesso approccio
che ho con la danza: per me è un rito, non un lavoro». Vive tutto in modo così
profondo: non le è mancato un figlio? «Se non è arrivato ci sarà un perché.
Diciamo che la mia vita professionale mi ha portato a fare delle scelte che
forse non combaciavano con un progetto di famiglia. Insomma, non l´ho cercato
spasmodicamente, ma va bene così». Torniamo alla danza. Cosa pensa quando è
circondata da giovani ballerini? «Credo che ce ne siano di molto bravi, ma è
dura, oggi, emergere. Il talento non basta: a volte la vita scivola via senza
darti l´occasione. Purtroppo». I talent show in televisione possono aiutare?
«Perché no? Vedo "Ballando con le stelle" e mi diverte molto. Credo
che il segreto sia mantenere un livello qualitativo alto». Lei conosce
l´ambiente. Ha sentito, tempo fa, la polemica sulle dichiarazioni di Roberto
Bolle? E´ vero che, tra i ballerini, ci sono molti omosessuali? «Ma lasciatelo
vivere, povero Roberto! E´ bello, bravo; faccia ciò che vuole! E la moda,
allora? E il cinema? Non mi dica che lì è pieno di machi». La Scala, Milano.
Lei ha viaggiato tantissimo ma non si è mai spostata dalla sua città. Il
motivo? «Sono orgogliosa di essere nata a Milano e di viverci. Oltre che una
passionale sono una donna fedele. Anche verso la mia città».
( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IV - Bari
L´iniziativa Decaro apre i parcheggi rosa prove generali nei park&ride I
parcheggi rosa hanno fatto il loro esordio a Bari. Le prime aree sosta
riservate a donne incinte sono vicine alle fermate degli autobus, nei parcheggi
comunali e nei Park & ride. "Chiediamo alla cittadinanza barese di
rispettare i "parcheggi rosa" perché non sono previsti dal codice
stradale - ha spiegato l´assessore comunale ai trasporti Antonio Decaro durante
la presentazione de "L´anno della cicogna" - ma sono un segnale di
civiltà. Ne realizzeremo altri venti per le strade, in prossimità di consultori
e zone frequentate dalle mamme. Speriamo in una futura collaborazione con gli
ospedali". Strisce rosa e una grande P rendono gli spazi visibili, anche
grazie alla segnaletica che ritrae una donna in attesa. Ieri Bari ha aderito a
"L´anno della cicogna", campagna di sensibilizzazione nazionale al
problema della denatalità. Il progetto è de "La casa del mago Zurlì",
presieduta da Cino Tortorella: una risposta al calo delle
nascite che vede l´Italia in coda nelle classifiche europee. Tortorella ha
chiesto al capoluogo pugliese di fare da apripista con aiuti concreti alle
famiglie. L´assessore comunale alla Pubblica istruzione Pasquale Martino ha
confermato l´apertura di un asilo nel quartiere Stanic per settembre.
(anna puricella)
( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVIII -
Palermo Il programma delle iniziative organizzato dalle associazioni in città e
in provincia MONOLOGHI E CANZONI PER RIBADIRE I DIRITTI Alla Vicaria le attrici
di Emma Dante leggono i testi ricevuti sui temi del disagio Laura Mollica canta
le "Fimmini" LAURA NOBILE Iniziative di "teatro civile",
concerti di canto popolare, reading e dibattiti, ma anche incontri per
rilanciare i temi del lavoro e del welfare. Associazioni e istituzioni oggi si
mobilitano per celebrare la Festa della donna con tante iniziative dedicate
all´universo femminile attraverso i linguaggi dell´arte, la musica e la parola.
Alla Vicaria di via Polito, 5/c, alle
( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 34 - Cultura
Il genio di Von Humboldt Tra Settecento e Ottocento questo prussiano anomalo
attraversò le foreste e scalò le montagne dell´America latina, tracciando
mappe, catalogando fiori, decifrando i misteri delle civiltà sepolte. Un
prototipo degli eroi di Salgari e Verne ora riscoperto, a centocinquanta anni
dalla morte, in un libro pubblicato da Prestel LUCA VILLORESI Von Humboldt?
Alexander Von Humboldt? La domanda potrebbe stroncare il concorrente di ogni
telequiz. Un vuoto di memoria (collettivo), che appare tanto più singolare se
si considera che pure chi quel nome lo ricorda finisce spesso per calarlo nei
panni di un avventuroso esploratore. L´immagine certamente si addice al
personaggio, autore di un famoso viaggio attraverso il Sud America, dal Rio
delle Amazzoni alle Ande; ma, contemporaneamente, la definizione suona fin
troppo limitativa per un uomo che, mentre fissava i meridiani e i paralleli
delle nuove carte geografiche, rileggeva le leggi del magnetismo terrestre,
decifrava i misteri dei calendari atzechi, identificava centinaia di piante
sconosciute, penetrava i misteri dei vulcani... Botanico, geologo, astronomo,
antropologo... senza dimenticare il brillante conversatore, il fine diplomatico,
il divulgatore... e l´uomo che non aveva paura di schierarsi, ora contro la
schiavitù, ora al fianco delle barricate del ?48. Un genio. E un genio di
successo perché, oltre a essere riconosciuto come una massima autorità
scientifica da tutte le accademie del mondo, Von Humboldt è stato anche uno dei
grandi miti popolari dell´Ottocento. Letame o diamanti, non faceva molta
differenza. Perché la prima dote di Von Humboldt - un tratto che lo accomuna
alla mente di Leonardo - era la sua capacità di leggere la natura: un
eccezionale colpo d´occhio sul particolare, associato a una grande visione
d´insieme. Von Humboldt era capace di andare a scoprire (contro ogni
previsione) una miniera di diamanti in fondo alla Siberia con la stessa
semplicità con la quale, in Sud America, trovandosi a passare davanti a una
grande colonia di uccelli marini, aveva analizzato le proprietà fertilizzanti
di quei giacimenti di guano, intuendone il futuro economico. Se in Germania e
in Francia Von Humboldt siede ancora al suo posto d´onore, tra Kant e Goethe,
in Italia sembra non avere più la memoria che si merita. La ricorrenza dei 150
anni dalla morte diventa così un´occasione per rispolverare una biografia
davvero fuori dal comune. Una storia che inizia nel
( da "Avvenire" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
AGORÀ 08-03-2009 I
NUMERI A I segni dello sboom lmeno 8 milioni di partecipanti fanno dell'emigrazione filippina la quarta al mondo dopo Cina, Messico e India. Sono 3.000 i cittadini dell'arcipelago che
quotidianamente lasciano la loro terra e si uniscono al 10 per cento della
popolazione che già vive altrove, per scelta o necessità, a volte nella
coercizione. 14 miliardi di dollari di rimesse nel 2007, saliti a 17 lo scorso
anno, sono un contributo essenziale all'economia nazionale, ma la crisi
in corso stende pesanti ombre sull'anno appena apertosi e il ridotto numero di
arrivi per lo scorso Natale ha mostrato insieme minori disponibilità economiche
e timore di non ritrovare il lavoro al rientro. Il 'migrantificio' filippino è
rodato e produttivo, potendosi avvalere di una collaudato (seppure non sempre
equo e immune da corruzione e favoritismi) sistema di agenzie autorizzate che
seguono e verificano a pagamento le non facili procedure di collocamento e di
espatrio (per i regolari, almeno) e può ora contare anche su corsi vocazionali
mirati a rendere ancora più competitivi i filippini sul mercato del lavoro
globale. Tutti elementi che, se mantengono spalancato il varco migratorio
davanti a crescenti difficoltà che in parte coincidono con la crisi
internazionale, in parte con il riposizionamento della richiesta globale verso
nuove professioni, nulla fanno per risolvere il crescente impatto sociale
nell'arcipelago. (S.V.)
( da "Avvenire" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
A: PRIMA 08-03-2009
NEL GIORNALE Inchiesta Ecco l'Africa che fra 9 giorni accoglierà Benedetto
XVI PAGINA 3 Televisione Digitale terrestre L 'appello dei network:
basta ritardi 8 PAGINA Napoli Aggressione razzista a universitario
italo-etiope 13 PAGINA Tibet La Cina minaccia:
nessun Paese dia ospitalità al Dalai Lama PAGINA 23
( da "AmericaOggi Online" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina
Topo Gigio compie 50
anni 08-03-2009 ROMA. Magliette a righe, orecchie grandi e morbide, frase
preferita ''cosa mi dici mai!": questo l'identikit di Topo Gigio, il
pupazzo inventato da Maria Perego che da mezzo secolo attraversa l'immaginario
di generazioni di bambini. Topo Gigio ha debuttato in tv nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-08 - pag: 6 autore: Il processo di pace La linea
del dialogo di Hillary Clinton ottiene i primi frutti di Ugo Tramballi I soldi
per Gaza ci sono; i palestinesi vanno verso il compromesso necessario per non
ripiombare nella guerra civile fra Hamas e Fatah; i due negoziatori americani
sono arrivati a Damasco; e le aperture sono evidenti anche verso l'Iran
sull'unico terreno dove una collaborazione è possibile: l'Afghanistan. Per
essere solo una settimana da che Hillary Clinton ha messo piede in Medio
Oriente, anche i più scettici e i meno fraterni non possono negare che ci sia
qualcosa di consistentemente nuovo nella diplomazia Usa. Dalla
Cina, alla Russia, all'Unione Europea, il Medio Oriente alla fine è
solo una delle stazioni di un grande cambiamento americano: ma è quella che può
determinare una pace o un'altra guerra, e dunque ha un senso d'urgenza che le
altre non hanno. Ora si capisce perché Barack Obama abbia scelto un
personaggio dal profilo forte come Hillary Clinton per il dipartimento di
Stato. Erano due le priorità dell'America: riformare all'interno il sistema
economico e ridisegnare all'esterno il volto politico della superpotenza.
Occorreva per un po' un potere quasi bicefalo: il presidente a occuparsi della
crisi economica, un forte segretario di Stato a risolvere la crisi di
credibilità diplomatica di fronte al mondo. Questo non vuol dire che fra sei
mesi il mondo sarà migliore. Forse per allora non ci sarà più uno scudo
spaziale a dividere America e Russia. Ma il Medio Oriente sarà nella sostanza
ancora lo stesso di oggi. In Egitto all'inizio della settimana Clinton aveva
trasmesso un senso d'urgenza alla regione. Ma la diplomazia americana non farà
un blitz: sarà piuttosto "trasformativa". Non chiederà alla Siria di
abbandonare l'Iran ed Hezbollah ma cercherà la collaborazione dove è già
possibile trovarla. Non aprirà ad Hamas le porte del dialogo, a Sharm elSheikh
è stato chiarito che i palestinesi di riferimento sono i moderati di Abu Mazen:
ma agli islamici si offriranno le opportunità per cambiare, se lo vorranno. C'è
tuttavia un'ombra dentro la quale Clinton a Gerusalemme ha già guardato con
coraggio ma non ha mezzi per illuminare come vorrebbe: il prossimo Governo
d'Israele,che potrebbe avere come ministro degli Esteri Avigdor Lieberman,
l'uomo che per punire l'Egitto qualche anno fa voleva bombardare la diga di
Assuan; e come altri ministri crede che sia inammissibile uno Stato
palestinese. è a pensarci incredibile, ma politicamente possibile, che il primo
alleato dell'America in Medio Oriente si trasformi nel primo ostacolo del suo
sforzo di cambiamento. ugo.tramballi@ilsole24ore.com L'INCOGNITA Il paradosso è
che Israele, il primo alleato di Washington nell'area, rischia di avere un
Esecutivo poco incline al negoziato
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-03-08 - pag: 12 autore: Da
Whirpool a Polti: meglio tornare in Italia Paola Guidi MILANO Tornano: dalla Cina, dalla Polonia o dalla Turchia per rilocare in Italia tutta o
parte della produzione trasferita anni fa all'estero, ma con esiti non sempre
brillanti. La prima a tornare è stata addirittura una multinazionale americana,
la Ametek, che per le proteste dei clienti ha dovuto riportare in Italia dalla Cina la produzione di qualità di qualche milione di motorini per
piccoli elettrodomestici riavviando le due fabbriche, in Lombardia. Ma
il caso più clamoroso è quello di un'altra multinazionale americana, la
Whirlpool, leader mondiale del bianco (ricavi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-03-08 - pag: 12 autore:
INCHIESTA L'altro volto della recessione Retromarcia sulla delocalizzazione Dai
Paesi dell'Est ostacoli alle imprese che vogliono rientrare Paolo Bricco MILANO
Nessuno ti fa festa, se te ne vai. Semmai, la festa, provano a fartela. La
recessione accelera i processi di dismissione delle filiali e degli
stabilimenti all'estero. Le imprese italiane, fortemente connesse ai loro
territori di origine, preferiscono chiudere o ridurre l'impegno lontano da casa
dove, invece, i legami con le comunità locali e la forza del sindacato rendono
tutto molto più complicato. Anche se queste decisioni, spesso, sono
accompagnate da grattacapi: le facilitazioni burocratiche garantite all'arrivo
cedono il passo a mille impedimenti, il trattamento fiscale diventa
particolarmente oneroso, le questioni valutarie si accompagnano a quelle
logistiche dello smobilizzo. Numeri certificati, non ce ne sono ancora. Ma, in
questo inverno della globalizzazione, si colgono i primi segnali. Perché la
recessione sta facendo venire al pettine i nodi di una delocalizzazione non
sempre felice. E, così, alcune criticità strutturali si intrecciano con le
difficoltà della fuoriuscita. Il clima, da favorevole che era, si incupisce
rapidamente. E scattano meccanismi strani. «Per evitare il licenziamento
collegato alla chiusura di un mio stabilimento in Romania, in 250 si sono messi
in malattia - dice l'imprenditore Eugenio Costantini, veronese di 61 anni da 25
nell'Est Europa - nessuna autorità pubblica ha controllato che stessero veramente
male». In Moldavia e in Romania, Costantini è titolare della Teba Industries,
tessile e confezioni, che da 6.500 addetti è scesa a 1.500. I problemi della
ristrutturazione si inseriscono in una tendenza, quella della delocalizzazione,
segnata da alcuni fattori negativi: «Qui all'Est una volta trovavi fior di
ingegneri tessili, con l'arrivo di molti altri imprenditori forestieri la
concorrenza per la manodopera qualificata si è fatta spietata. Anche per
questo, crisi o non crisi, riduciamo». La prossima frontiera di Costantini, per
la manodopera low cost, è il Bangladesh. Gli fa eco, sul piano delle difficoltà
di sistema acuitesi con la recessione, il vicentino Moritz Possamai, che di
recente non ha rimpiazzato 200 dei 1.400 dipendenti della sua Grecale Impex
impegnata, nella provincia romena di Tulcea, nelle confezioni: «Nonè più come
prima. Con l'ingresso di Bucarest nell'Unione europea, l'adozione delle
direttive rende la burocrazia più complessa e farraginosa». Alle braccia aperte
di prima, dunque, corrispondono le braccia chiuse di adesso. «La burocrazia -
spiega Matteo Rapinesi, socio dello studio professionale Cristofori che nelle
sedi di Milano, Torino e Verona segue per i suoi clienti molti dossier caldi su
questo fronte - è solo una delle questioni da affrontare quando una azienda si
disimpegna dall'estero. Un altro è il prelievo fiscale, con
alcuni dei Paesi strategici per la delocalizzazionee l'internazionalizzazione
delle imprese italiane, come la Cina, gli Stati
Uniti e la Germania, orientati a pretendere il prelievo fiscale sugli elementi
intangibili del patrimonio, per esempio sull'avviamento della consociata. Alla
sua chiusura, vengono tassate le plusvalenze implicite che si sono create negli
anni». In questo frangente delicato, anche il capitalismo italiano
mostra alcune debolezze. «Negli anni 90- osserva l'economista Marco Mutinelli,
gestore della banca dati Reprint sull'internazionalizzazione del Politecnico di
Milano - hanno delocalizzato molti imprenditori poco strutturati, alla ricerca
soltanto di un minore costo del lavoro. è chiaro che, senza uffici legali
adeguati e competenze ben definite, i problemi possono diventare molto
significativi». Con il Governo della Slovacchia nessun intoppo, né burocratico
né fiscale, per Fabio Illetterati, amministratore delegato di Tde Macno,
azienda specializzata in convertitori per motori elettrici che ha appena chiuso
l'unità tecnico- produttiva del distretto di meccatronica Samorin, lasciando a
casa una decina di dipendenti: «Zero problemi o ritorsioni. Hanno capito anche
loro: la crisi è dura per tutti. Noi abbiamo preferito concentrare gli sforzi
sullo stabilimento di Vicenza. In Italia, abbiamo chiesto l'autorizzazione per
l'utilizzo della cassa integrazione, perché non sappiamo come andrà questa
crisi. Per ora, non vi abbiamo ricorso. Stiamo facendo di tutto per la nostra
gente, i nostri 60 dipendenti. La focalizzazione sul nostro Paese è stata anche
una scelta etica». A Samorin, dove si trova la meccatronica orientata
all'automotive, la crisi è rilevante. Su una quindicina di aziende impiantatesi
negli ultimi anni dall'Italia,una decina hanno ridotto il personale o hanno
addirittura chiuso. Dei 300 addetti di prima della grande crisi, si stima che
siano rimasti all'incirca la metà. Non c'è solo l'Est Europa, dove peraltro la
convenienza a localizzarsi si sta strutturalmente riducendo, dal momento che
poco alla volta si stanno assottigliando le differenze con la media europea del
costo del lavoro. In Cina, dove si trovano 1.300
imprese italiane con 650 stabilimenti, tutti sono con il fiato sospeso. «Molti
piccoli sono tornati a casa, soprattutto fra i professionisti che si muovevano
intorno al business-riferisce l'economista Giorgio Prodi, membro del comitato scientifico
dell'Osservatorio Asia, rientrato due settimane fa da Pechino- gli avvocati nei
ristoranti ti raccontano che non si muove palla». Per ora, non è iniziata
alcuna smobilitazione. O, se fra gli italiani ci sono state delle chiusure, si
tratta di un fenomeno puntuale, nulla di paragonabile alla fuga di migliaia di
imprese taiwanesi e coreane, che da settembre hanno chiuso lasciando in Cina anche gli asset materiali. In questo contesto, il
Governo cinese ha emesso una direttiva, indirizzata agli imprenditori cinesi
dai ministeri del commercio, degli affari esteri, degli interni e della
giustizia. Il tema è come fare quando il socio straniero va via. «In realtà-
osserva Prodi- il messaggio è soprattutto politico. Pechino dice agli
investitori stranieri: state attenti, non potete fare quello che volete».
Questa maggiore "attenzione" il paio con normative vigenti da tempo.
«Sei hai costituito una società direttamente in Cina e
la vuoi chiudere - continua Matteo Rapinesi, dello Studio Cristoforiil rimborso
degli apporti del socio, effettuati in renminbi, è subordinato a una serie di
vincoli autorizzativi di carattere valutario ». Anche gli investimenti sono
fatti in renminbi. «E so bene- conclude un operatore italiano - che se chiuderò
bottega, non sarà facile smobilizzare e poi riuscire a convertire quanto
otterrò in dollari, da fare uscire poi dal Paese». paolo.bricco@ilsole24ore.com
BRUTTA SORPRESA L'industriale vicentino Moritz Possamai: l'ingresso della
Romania nella Ue ha innalzato enormemente il livello burocratico
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: LETTURE data: 2009-03-08 - pag: 27 autore: NarrItalia Vita agra del
manager licenziato di Giovanni Pacchiano S iamo contenti dell'attenzione
mediatica, dopo l'uscita di Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio,
allo scrittore Massimo Lolli. Contenti perché Lolli è uno dei nostri autori più
bravi. Ma, di fatto, Lolli non è (almeno, per noi) una scoperta di oggi:
presente com'è nel panorama della narrativa dal 1995 e dal delizioso libretto
Innamorarsi di una milanese (Archinto). Storia di un giovane meridionale che
«arrivato a Milano da Portici (Napoli) nel 1985» – e guarda caso Lolli è nato a
Portici, nel 1960; mentre ora è direttore delle Risorse umane in una grande
azienda veneta –, da allora«ha imparato molto» sul modo in cui funzionano i
rapporti con le ragazze di Milano. Ma ha anche appreso che «una volta vivevamo
in un mondo senza pietà. Oggi viviamo in un mondo che non ci vuole». Frase,
quest'ultima, che, a distanza di oltre dieci anni, è rimasta il tema portante
del suo nuovo romanzo. Lolli, insomma, è stato fra i primi, se non il primo, ad
avere scoperto in anticipo i possibili disastri pendenti sulla testa di chi
lavora nei mondi aziendali nell'era della globalizzazione. Mescolando amarezza
e ironia al grottesco e a una specie di sprezzo misantropico da grande
solitario (dietro, un romanticismo accuratamente celato), che appare uno dei
tratti caratteristici della sua opera. Ciò che si è realizzato con vivezza
rappresentativa in due romanzi che vanno assolutamente letti: Volevo solo
dormirle addosso (Limina 1998) e lo strepitoso, poco conosciuto Io sono Tua
(Piemme 2003): entrambe storie di uomini alle prese con l'azienda e con le
donne. Il protagonista di Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio,
Andrea Bonin, ha 50 anni, e un passato di direttore generale nell'azienda dei
tessuti Brustolon, a Vicenza, dove è partito dalla gavetta per arrivare ai
vertici della carriera. In tutto 23 anni di permanenza. Poi, da un giorno
all'altro, il brusco licenziamento. E, da un anno, Bonin è alla ricerca
affannosa di un altro posto. Si è inventato un lavoro (inesistente) a Milano
per salvare la faccia con amici e vicini. Spende il tempo in passeggiate nei
parchi, lontano da chi lo possa riconoscere, e in inutili colloqui di lavoro o
incontri con velleitari cacciatori di teste. Corre persino a Shangai, dove gli
è stato prospettato un impiego di prestigio, sempre nel ramo tessuti. Niente;
nemmeno i cinesi lo vogliono: non basta essere bravi e disinvolti, come di
fatto è Andrea. Lui che cerca di sopravvivere all'angoscia sciupando le serate
in discoteche ragionevolmente lontane da Vicenza, dove si ingaglioffisce negli
approcci con vecchie carampane (sublime il capitolo iniziale, dove, appunto in
discoteca, incontra l'orrida Bertilla, «una nonnetta piccola» che parla solo in
dialetto). Mentre la giovane e bellissima Giulia gli sta addosso solo perché,
credendolo un potente manager, spera che lui le possa procurare un lavoro.
Ironia della sorte... Potremmo raccontare altro; ma sarebbe un'azionaccia nei
confronti del lettore. Perché, come al solito, la trama di Lolli diverte e
avvince. Con un'avvertenza: dopo il ritorno di Andrea dalla
Cina, la storia accelera, sfilacciandosi in fretta verso un finale
aperto. Come se Lolli, insieme al suo protagonista, si fosse spazientito di
percorrere le tappe picaresche di una via crucis senza orizzonti. è un difetto
di struttura? Per noi sì, ma valuterà da sé il lettore. 1 Massimo Lolli,
«Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio», Mondadori, Milano, pagg. 204,
Á 18,00.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI data: 2009-03-08 - pag: 9 autore: Benedetto: «I giornali non
moriranno» Il bisogno d'informazione ci sarà sempre: la Rete è croce e delizia,
serve alla democrazia dell'accesso di Paolo Madron L a Cina è vicina. Nel senso che ti si struscia addosso per poi
nascondersi tra le pile di libri e giornali accatastate. Cina è la gatta di Marco Benedetto, che si muove da padrona nella sua
grande casa romana di Piazza in Piscinula, dove al piano terra l'ex
amministratore delegato dell'Espresso (ora ne è vicepresidente) ha impiantato
la piccola redazione dell'avventura online che sta per cominciare. Fa
coppia con U-boat, il maschio, che di giorno sovrintende al lavoro dei
giornalisti. Insomma, gatto ci cova dietro a Blitz, il sito che non sarà un
giornale ma, per dirlo con una brutta parola che tra gli adepti della rete
spopola, un aggregatore di notizie.Si prende un po' di quae un po' di là,si
rimanda ai vari blog,si condisce il tutto con qualche commento originale per
affermare un tono editoriale. Nel tempo che gli resta, Benedetto ha anche
cominciato un libro di memorie sul mondo che lo ha visto per tanto tempo
protagonista, lo scrive «come se lo spiassi dal buco della serratura» dice, e
che Mondadori si è già fatta avanti per pubblicare. Questa è in assoluto la sua
prima intervista, dopo che con puntiglio si era sempre sottratto alla curiosità
di coloro,i giornalisti,che quotidianamente erano uno dei referenti del suo
lavoro. Si è buttato su internet perché i giornali sono morti o perché costa
troppo farli? Ma no, non siamo all'apocalisse. I giornali non moriranno e il
bisogno d'informazione ci sarà sempre. A non esserci più sono i soldi. O
meglio, non ci sono più tutti quelli che servono per fare un giornale di carta.
Neanche un giornale di quattro paginette, stile Foglio o vecchio Riformista? Ho
studiato tanto l'idea di fare un Foglio di sinistra, ma la simulazione del
conto economi-co era inesorabile: ci si perdevano milioni di euro. Internet è
croce e delizia: rappresenta una minaccia per l'editoria tradizionale, ma serve
la democrazia dell'accesso perché ha drasticamente abbassato i costi. E Blitz come
le è venuto, si è ricordato della vecchia trasmissione di Gianni Minà? No. Mi
sono seduto sul divano e, pensa e ripensa, mi è venuto di associare la velocità
del mezzo al lampo... Però Blitz sarà un giornale e non, come dicono i
ragazzotti che se ne intendono, un blog di social network... Ma io vengo da
Genova, per il mio carattere i torinesi sono già troppo invasivi, cosa vuole
che ne capisca di social network... Mi ricordo di quando rompevo le balle a
Scalfari con le ricerche di mercato e lui mi mandava a stendere. Ma Scalfari le
pare uno da ricerche di mercato? Una volta Eugenio che non ne poteva più delle
mie indagini mi raccontò di quando lui faceva lo stesso con Arrigo Benedetti,
che le prendeva e le buttava per terra strepitando: «Non mi rompa i co...,
tanto io faccio il giornale che piace a me e ai miei amici». Poi sa, ognuno fa
i conti con la struttura mentale che si ritrova. La sua com'è? Io vengo
dall'informazione scritta, quello che conta è la notizia. Ero partito dall'idea
di un quotidiano online, ma siccome lo finanzio coi miei soldi ho capito che
non ce la facevo. Allora ho deciso di fare l'aggregatoredi news. Segnalo ai
miei amici che mentre loro dormono nel mondo è successo questo e quello. Non
vado contro i giornali, ma nel mio piccolo aiuto a diffondere quello che
pubblicano. Quanti soldi ci mette? Per cominciare 100mila euro all'anno bastano
e avanzano. Metà vanno ai ragazzi che lavorano con me: prendo studenti,
disoccupati, precari. Ma sulla parte tecnica credo di aver scelto tra i più bravi.
La grafica me l'ha studiata Remigio Guadagnino, l'impostazione internettiana
77Agency. A volte, in questa tristezza generale, penso che in fondo siamo
l'unica categoria che da viva si è già fatta il funerale. Magari si esagera.
Certo che se mettiamo insieme la crisi della pubblicità con quella economica...
Perché il crollo è soprattutto della pubblicità. Prenda in America, dove
internet sta mangiando ai giornali tutta la classificata. Lì il nemico non è
Google che ha ucciso le pagine gialle... Chi è il nemico? Più di Google ai
giornali fa male Craigslist, il sito degli annunci. Se cerchi una segretaria
attraverso il New York Times ti costa 300 dol-lari, lì te la cavi con
( da "AprileOnline.info" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Il reset di Obama
Stefano Rizzo, 09 marzo 2009, 13:55 L'approfondimento La politica estera
americana ha già assunto nuovi tratti, quelli che il nuovo presidente ha voluto
imprimergli per tentare di superare l'arroganza dell'amministrazione Bush.
Dalla Russia alla Siria, dal rapporto con la Nato a quello con il mondo arabo,
dall'Afghanistan all'Iraq: ecco come cambiano gli Usa nelle relazioni con resto
del globo Nell'incontro di qualche giorno fa a Ginevra con il suo omologo
Sergey Lavrov, Hillary Clinton gli ha regalato una scatola con un bottone rosso
e la scritta "reset". Voleva simboleggiare l'intenzione, già annunciata
dall'amministrazione Obama, che le relazioni tra Russia e Stati Uniti
ripartissero da zero, spazzando via tutto il contenzioso inutilmente (e
dannosamente) accumulatosi negli anni della precedente amministrazione: un
reset, come si fa con i computer quando non funzionano più. In poco più di un
mese di presidenza Obama è tutta la politica estera degli Stati Uniti che sta
per essere risettata, non solo nei confronti della Russia. Ricordiamo le tappe
principali: enunciazione della dottrina "tenderemo la mano se aprirete il
pugno" durante il discorso di inaugurazione; prima intervista televisiva
alla rete araba Al-Arabiya; annuncio della chiusura di Guantanamo e liberazione
di alcuni terroristi; incontro a Sharm El Sheikh con il ministro degli Esteri siriano
e inizio di un dialogo con la Siria (attualmente sulla lista degli stati che
aiutano il terrorismo); annuncio del ritiro delle truppe dall'Iraq, per quanto
graduale; disponibilità a rivedere il progettato impianto antimissilistico in
Polonia e Repubblica ceca; dialogo alla pari con i partner della Nato nel
recente summit di Bruxelles; e, infine, incontro con Lavrov a Ginevra in cui è
stata annunciata l'intenzione di rilanciare il trattato sulle armi strategiche
(leggi: atomiche) in scadenza a fine 2009 e una generale revisione dei rapporti
tra i due paesi. Tutto questo non si è svolto in un vuoto. Vari paesi si sono
mossi, con iniziative coordinate alcuni, non coordinate altri. Il presidente
francese Sarkozy si è recato in Iraq, promettendo aiuti al governo iracheno (e
contrattando investimenti per le proprie aziende); il governo inglese ha deciso
di cancellare il movimento libanese Hezbollah dalla lista delle organizzazioni
terroristiche (lasciandovi però il braccio armato di Hezbollah). Dal canto suo
l'Italia ha annunciato una conferenza sull'Afghanistan da tenersi a Trieste a
giugno: annuncio inopinato perché la conferenza si farà, ma non in Italia,
bensì in Olanda e sotto la presidenza delle Nazioni Unite. Infine ieri, in una
intervista al "New York Times", Barack Obama ha annunciato la
disponibilità del suo governo a trattare con "gli elementi moderati"
dei talebani. E così il reset è completo sullo scacchiere euroasiatico (per
quello latinoamericano ci vorrà ancora tempo). Siamo ritornati indietro a ben
otto anni fa, quando, dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre, gli
Stati Uniti con l'appoggio di truppe della Nato lanciarono l'operazione
"Enduring Freedom". Osama bin Laden, il capo di Al Qaeda, non fu mai
trovato, ma il regime talebano del mullah Omar fu rovesciato e al suo posto
venne insediato un governo filo-occidentale guidato da Hamid Karzai. Sono stati
gli anni dell'arrogante ottimismo dei neoconservatori che dalla Casa bianca
guidavano la politica estera americana: utilizzare il pretesto (o l'obbiettivo
secondario) della lotta al terrorismo per consolidare la presenza americana in
tutto il Medioriente, cacciare i regimi fondamentalisti, sostituirli con regimi
amici degli Stati Uniti, controllare una zona strategicamente vitale per le
forniture energetiche e come "base avanzata" nei
confronti del competitore internazionale (e potenziale avversario), la Cina. Secondo i neoconservatori, una nuova mappa del Medioriente
avrebbe consentito in sovrappiù di risolvere il conflitto israelo-palestinese.
Va da sé che l'intero progetto è fallito. Per incompetenza, cioè per grossolani
errori tattici, ma anche perché la strategia era sbagliata. L'errore
principale - denunciato fin dall'inizio da Barack Obama quando ancora non era
candidato alla presidenza - è stato di "accoppiare" la lotta al
terrorismo con il perseguimento "manu militari" dell'egemonia in
Medioriente: due obbiettivi radicalmente diversi e anche contraddittori, perché
le due guerre scatenate e l'aggressiva proiezione della forza verso Oriente
hanno favorito il terrorismo attirando verso le file di Al Qaeda e delle
organizzazioni "sorelle" sempre nuovi aspiranti terroristi. Il
risultato, a marzo 2009, è che l'ambizioso obbiettivo di
"democratizzare" l'Iraq è fallito: il massimo cui si può sperare è
che, andandosene, le truppe americane lascino un regime autoritario in grado di
assicurare la stabilità del paese, non molto diverso da quello che c'era prima
della guerra; ed è anche molto in dubbio che di qui a qualche anno questo
regime sia o si consideri alleato degli Stati Uniti. Al Qaeda, di cui nulla si
sa di preciso, continua ad operare indisturbata dai suoi "santuari"
in Pakistan. Bin Laden e i vertici dell'organizzazione rimangono a piede
libero. Il Pakistan, paese cruciale del sud-est asiatico, se non altro perché
potenza nucleare, è piombato in una situazione di marasma politico dopo una
catena di attentati sanguinari ad opera dei fondamentalisti islamici, nel
mentre che l'esercito (in particolare i servizi segreti dell'ISI) gioca una
rischiosissima partita doppia o tripla tra americani e fondamentalisti
religiosi. In Afghanistan, dopo otto anni di guerra, il governo Karzai
controlla poco più del 30 per cento del territorio. I talebani sono ovunque
all'attacco; i pochi osservatori occidentali dicono che le regioni di fatto
amministrate dai talebani sono relativamente esenti da violenza e meno
corrotte. Karzai, consapevole della sua debolezza, ha cercato di barcamenarsi
con critiche nei confronti delle truppe occidentali per i loro attacchi
indiscriminati contro la popolazione civile e aperture ai talebani (la cui
frangia moderata è comunque già da anni rappresentata nel parlamento afgano).
Due settimane fa Obama aveva annunciato l'invio di 17.000 soldati americani in
Afghanistan come prima tappa di una ulteriore escalation da compiere in
contemporanea con il ritiro dall'Iraq. Una simile decisione era sembrata
incomprensibile, tanto più che al contempo il presidente americano aveva
annunciato una "radicale revisione" della strategia afgana. Adesso si
capisce il senso della mossa: Obama sa che non c'è via di uscita
dall'Afghanistan senza una trattativa con i talebani; ma non vuol dare
l'impressione di trattare da una posizione di debolezza. La simmetria con
quanto fatto in Iraq nel corso del 2008 è lampante: in entrambi i casi un
aumento delle truppe (la famosa "surge" in Iraq) e - altrettanto
importante, se non di più - l'apertura di trattative con gli estremisti
"moderati" (in Iraq il cosiddetto "risveglio iracheno", in
Afghanistan i talebani "moderati"). Che si tratti in entrambi i casi
di elementi che non sono affatto moderati, è del tutto ovvio; ma l'intenzione è
di tirarli dentro un processo di pacificazione e stabilizzazione, convincendoli
a volgere le armi non contro gli americani e i loro alleati, ma contro i gruppi
più estremisti. In Iraq ha funzionato, almeno in parte e per il momento.
Funzionerà in Afghanistan? In ogni caso era importante fermarsi, invertire la
marcia e puntare in un'altra direzione. Un reset in piena regola.
( da "AprileOnline.info" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina
Pechino sequestra
monaci tibetani Manuela Bianchi, 09 marzo 2009, 18:24 Cina/Tibet
Nella vigilia del 50esimo anniversario della sconfitta di Lhasa e della fuga
del Dalai Lama in India, il gigante asiatico adotta alcune misure precauzionali
per evitare eventuali disordini anche sulla scia delle proteste anti-cinesi che
ci furono proprio nel marzo dello scorso anno Domani 10 marzo cade il
cinquantesimo anniversario della fallita rivolta tibetana
contro la Cina, conclusasi con la fuga in India del XIV Dalai Lama, Tenzin
Gyatso, costretto all'esilio insieme ad altri 100mila tibetani. E oggi, nella
vigilia della storica sconfitta del popolo tibetano, la Cina vuole scongiurare qualsiasi disordine anti-cinese che potrebbe
provenire dalla Regione autonoma del Tibet o dalle quattro province limitrofe a
maggioranza tibetana. Fra le tante misure precauzionali, il gigante
asiatico ha ordinato il prelevamento - avvenuto stamattina ad opera della
polizia cinese - di 109 monaci tibetani del monastero di Lutsang, nella
provincia di Qinhang, per sottoporli ad una "rieducazione politica",
come riportato dal britannico "The Times", che ha precisato come
questa pratica non costituisca una novità dal momento che il governo cinese è
uso irrompere nei monasteri tibetani per imporre la "rieducazione
patriottica" al fine di far promettere fedeltà a Pechino e sconfessare il
Dalai Lama. Ma questa volta il "sequestro" dei 109 monaci coincide
con altre ricorrenze: il 28 marzo Pechino ha istituito la festa della
"liberazione dalla schiavitù" che altro non è che il giorno in cui il
Tibet è stato annesso ufficialmente alla Repubblica Popolare Cinese, e quindi
"liberato" dalla "schiavitù" del Dalai Lama; ma soprattutto
il 14 marzo sarà un anno esatto dai moti di Lhasa, la rivolta dei monaci
buddisti contro Pechino, soffocata nel sangue sotto gli occhi indignati della
comunità internazionale. "Dobbiamo costruire una Grande Muraglia nella
nostra lotta contro il separatismo e salvaguardare l'unità della
Madrepatria" ha dichiarato oggi il presidente cinese Hu Jintao parlando ai
microfoni della tv ufficiale Cctv, che ha poi aggiunto, rivolto ai delegati
tibetani giunti nella capitale per la sessione plenaria annuale del parlamento,
che "Il Tibet deve mettere in opera pienamente gli obiettivi importanti
dello sviluppo e della stabilità e assicurare che l'economia si sviluppi
rapidamente e che la sicurezza dello stato e della società restino
stabili". Il governo cinese ha messo in opera altri provvedimenti per
scongiurare qualsiasi disordine anti-cinese, tra cui il divieto di ingresso ai
visitatori stranieri per un quarto del territorio cinese, in cui rientra la
regione autonoma del Tibet e le quattro province limitrofe, con il
rafforzamento dei confini esterni dove sono previste "azioni di
sabotaggio" e la chiusura di alcuni passaggi di frontiera. Operazioni che
hanno richiesto la mobilitazione di migliaia di soldati e agenti della polizia
paramilitare, con l'obiettivo anche di tagliare fuori da ogni contatto con
l'esterno due contee della provincia di Sichuan, zona teatro di violente
manifestazioni lo scorso anno. In preda all'ansia, le autorità hanno anche
fermato, per poi rilasciarli, due giornalisti italiani al confine col Tibet,
che non avevano violato alcuna legge, come dichiarato da Gabriele Barbati - uno
dei due fermati, corrispondente di Sky Tg24 - che ha anche detto di aver temuto
soprattutto per l'autista cinese - ora anch'egli rilasciato - poiché la polizia
riserva ai locali un trattamento diverso. Ma non è tutto. La longa manus di
Pechino raggiunge anche il web e la telefonia mobile. Dal 10 marzo al primo
aprile le autorità cinesi bloccheranno internet e cellulari con la dicitura
"Ci scusiamo per ogni inconveniente creato" che da domani comparirà
sui display degli utenti colpiti dal provvedimento. Una misura adottata in
risposta al ruolo fondamentale di raccordo della protesta - irradiata in tutta
la regione himalayana - che ebbe internet nel marzo dello scorso anno. Malgrado
le misure approntate da Pechino all'approssimarsi delle date del dissenso in
questo marzo "caldo" per il popolo tibetano i primi scontri sono
avvenuti ieri, benché i media ne abbiano dato notizia con 24 ore di ritardo.
Nella prefettura di Golog, area in cui la minoranza tibetana è molto numerosa,
il fermo di un residente tibetano a un posto di blocco ha fatto scaturire una
protesta che si è manifestata domenica scorsa con il lancio di alcuni ordigni
esplosivi - che non hanno provocato vittime - contro una macchina della polizia
e un mezzo dei vigili del fuoco nella provincia di Qinghai, nella Cina occidentale. Fu Honghyu, commissario politico del
dipartimento per il controllo delle frontiere, citato dalla agenzia di stampa
ufficiale Xinhua, ha dichiarato "Schiacceremo fermamente le attività
criminali sul confine con il Tibet che minacciano il governo e la sovranità
cinese". Intanto in India, a Dharamsala, la città dove ha sede il governo
tibetano in esilio, è in programma per domani una manifestazione di 10mila
attivisti per il Tibet libero, benché il Dalai Lama abbia fatto appello alla
preghiera e alla pacatezza.
( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima
Pagina MEZZO SECOLO DI SOFFERENZE DALAI LAMA Oggi è il cinquantesimo
anniversario della pacifica rivolta del popolo tibetano
contro la repressione della Cina comunista in Tibet. Dallo
scorso marzo si sono diffuse pacifiche proteste in tutto il Tibet. La maggior
parte dei partecipanti erano giovani nati e cresciuti dopo il 1959, i quali non
hanno mai vissuto né visto un Tibet libero. Questi cinquanta anni hanno portato
indescrivibili sofferenze e distruzioni alla Terra del popolo tibetano.
SEGUE A PAGINA 4
( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Cultura
I legami geopolitici fra i due continenti Il rischio per l´europa LUCIO
CARACCIOLO Non sappiamo quale mondo uscirà dall´attuale devastante crisi
economica. Sappiamo però che in tempi di penuria e paura i forti si rivalgono
sui deboli, i ricchi sui poveri. E questi ultimi non hanno margini di difesa.
Ecco perché fra qualche anno � speriamo non troppi � quando il peggio sarà
passato e potremo trarre un bilancio del mondo dopo il crollo del
"Muro" di Wall Street (settembre 2008), c´è il rischio che sulle
nostre mappe il continente africano sia di nuovo contrassegnato dalla classica
simbologia: "hic sunt leones" o "terra incognita". Alcuni
lo sperano perfino, quasi avessimo qualcosa da guadagnarne. E´ di pochi anni fa
un analitico rapporto dei nostri servizi segreti, trapelato alla pubblica
opinione, in cui si sosteneva fosse interesse italiano che il Quarto Mondo
africano non evolvesse in Terzo. Ossia che la parte talmente povera dell´Africa
da essere totalmente abbandonata a se stessa e sconnessa dal resto del mondo
restasse tale. Perché dal Quarto Mondo non si emigra verso di noi, dal Terzo
sì. Quel documento distillava un´antica ma sempre cogente immagine dell´Africa
che noi europei coltiviamo pervicacemente da secoli. Un immane buco nero,
afflitto da mali incurabili, fonte di pericoli � dalle pandemie
all´immigrazione clandestina, più recentemente al terrorismo - o al massimo
serbatoio di ricchezze naturali da contendersi a man salva. Certo, 30 dei 32
Stati più arretrati, secondo l´Onu, sono africani. Quasi la metà degli abitanti
dell´Africa subsahariana vivono con meno di un dollaro al giorno. E l´Aids
continua a mietervi milioni di morti ogni anno. Soprattutto, gli Stati africani
emersi dall´èra coloniale restano in buona parte affidati a dittatori e/o clan
più o meno criminali. Eppure negli anni recenti non sono mancati i segnali di
risveglio. Per la prima volta dalla fine del colonialismo un paese africano è
diventato un attore globale: il Sudafrica del dopo-Mandela è una grande potenza
regionale, con un suo "impero" informale esteso a buona parte
dell´Africa subsahariana, che con Brasile e India ha attrezzato un
"asse" di intese e collaborazioni Sud-Sud capace di pesare su scala
intercontinentale. Altri paesi hanno coltivato una più matura coscienza di sé,
esibendo inediti patriottismi, impensabili per chi li considerava solo monconi
tracciati a fil di spada dalle potenze coloniali d´origine. Certo la crisi li
espone tutti al pericolo di tornare indietro di qualche decennio, anche in
termini di indipendenza nazionale. Perché essa si innesta sul nuovo scramble
for Africa basato sulla caccia alle risorse minerarie, soprattutto energetiche,
da parte delle potenze che ne sono più assetate: Cina e Stati Uniti in testa. La competizione è scatenata. Con nessuna
considerazione per le necessità delle popolazioni locali, salvo che per
dirigenti o capiclan da corrompere. In questa congiuntura drammatica noi
italiani ed europei abbiamo la responsabilità di non dimenticare l´Africa.
Non solo per ragioni umanitarie � cui di questi tempi le nostre opinioni
pubbliche stentano ad aderire � ma per coltivare il nostro interesse a che
una vasta porzione di mondo non precipiti nel baratro delle guerre permanenti,
del desviluppo. Un vulcano che erutti minacce più o meno effettive,
moltiplicate dall´enfasi dei media, nei cui confronti tenteremmo quindi di
erigere una barriera difensiva, un cordone sanitario non metaforico. Offuscando
l´attualissima lezione del "padre della patria" senegalese, Léopold
Sedar Sénghor, compressa nella formula di "Eurafrica". A ricordarci
quanto forti siano i vincoli che legano il futuro, non solo il passato, dei due
continenti.
( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Roma IL
PERSONAGGIO Angeletti la frontiera del design EUGENIO OCCORSIO diabolici quei
cinesi. Non hanno copiato solo le scarpe di Gucci, i vestiti di Valentino o le
Ferrari, ma anche i mobili per ufficio di maggior pregio, ennesima declinazione
di quella fucina di creatività che è il made in Italy. «Fra il 1995 e il 2000 abbiamo venduto benissimo in Cina, poi si è scatenato un putiferio di contraffazioni», racconta
Pier Giuseppe Angeletti, amministratore delegato della Ora Acciaio, 15 milioni
di fatturato per metà all´export, stabilimento a Pomezia, 110 dipendenti. La
sua azienda è un esempio di eccellenza nel design in uno dei settori più
esposti alla concorrenza internazionale. «Per noi la Cina,
come la Russia e il Medio Oriente, è un mercato fondamentale. Ma è
tremendamente insidioso: abbiamo fatto tre cause, due le abbiamo vinte e hanno
smesso di copiarci, ma poi hanno ricominciato due fabbriche più in là». SEGUE A
PAGINA XIII
( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Roma Il
capo della Ora Acciaio di Pomezia: "Abbiamo lanciato i mobili per ufficio
di design" "Che fatica difendere in Cina il made in Italy più raffinato" L´azienda ha dovuto
smettere di produrre in proprio per le troppe contraffazioni EUGENIO OCCORSIO
(dalla prima di economia) Ma non si poteva abbandonare quel mercato, «e così
alla fine abbiamo trovato un cinese, furbo come tutti i cinesi ma almeno serio,
e ci siamo messi in partnership. Noi forniamo disegni, progetti,
indicazioni sull´uso dei materiali e ci mettiamo il marchio, loro producono. Si
guadagna solo sulle royalty ma è meglio di niente». Più promettente sembra il
mercato del Medio Oriente: «Abbiamo appena aperto un nostro ufficio ad Abu
Dhabi, dove tra l´altro lavorano alcuni tecnici indiani bravissimi, e vogliamo
spingere su quei mercati dove tradizionalmente siamo forti». Se all´estero si
cerca la via del contatto diretto con i clienti, in Italia per crescere
(«vogliamo portare il fatturato a 19-20 milioni entro tre anni») l´azienda sta
invece "scendendo" a trattare con una serie di rivenditori. Non è un
passaggio culturale da poco: «Mio padre (Goffredo, 71 anni, tuttora attivissimo
presidente del gruppo, ndr) non vedeva di buon occhio il fatto di rivolgersi ad
intermediari, ma le esigenze della modernità sono queste». Pier Giuseppe, che
di anni ne ha 45, sorride con affetto («lui è legato ad un´immagine patriarcale
e un po´ accentratrice dell´azienda») ma lascia intendere che la transizione
generazionale non è così semplice. Niente dissidi profondi, intendiamoci, ma
una ricerca della flessibilità che non poteva attendere: «Un altro punto di
divergenza era il ricorso a manager esterni. Alla fine ho insistito tanto che
abbiamo chiamato in azienda un direttore generale proveniente dalla Poltrona
Frau, Fabrizio Imelio, e a lui è affidato lo sforzo di crescita trovando nuovi
canali commerciali». Uno sforzo che coinvolge, come accade sempre nel made in
Italy pregiato, fior di architetti e designer: dal milanese Luca Scacchetti al
duo Lucci-Orlandini le cui opere sono esposte al Museum of Modern Art di New
York, fino al greco Nikolas Chachamis. La Ora Acciaio è stata fondata nel 1936
dal nonno di Pier Giuseppe, Oscar, e si è da subito, come dice il nome,
specializzata nell´utilizzo dell´acciaio, oltre che dell´alluminio e
naturalmente del legno, per la creazione dei mobili per ufficio più eleganti e
innovativi. Laureato in Economia e Commercio, Angeletti ha un rimpianto: «Non
ho fatto nessuna specializzazione all´estero perché ho cominciato a lavorare a
vent´anni. Però ho avuto una fortuna: già allora vivevamo di export e così ho viaggiato
più di chiunque altro».
( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Firenze
Jacopo Speranza succede a Bocca alla guida di Confcommercio E´ il professor
Nicola Bellini, ordinario di economia e gestione delle imprese alla Scuola
superiore Sant´Anna di Pisa, il nuovo direttore dell´Irpet, l´istituto di
programmazione economica della Toscana. Il professor Bellini, nominato dal Cda
dell´istituto, subentra a Giovanni Andrea Cornia e rivestirà la carica per il
triennio 2009-2011. Il professor Bellini, autore di numerose pubblicazioni di
politica industriale e regionale, è coordinatore del Laboratorio management e
innovazione della Scuola superiore Sant´Anna. Dal 2007 è direttore del
�Galileo Galilei italian institute´ a Chongqing in Cina, membro del consiglio direttivo dell´Associazione italiana di
scienze regionali e del �board´della Regional studies association. In passato
ha lavorato nella società di ricerche Nomisma di Bologna e alla Regione
Emilia-Romagna. «E´ una successione importante - commenta Franco Gussoni,
presidente dell´Irpet - . La preparazione del professor Bellini potrà
essere un notevole valore aggiunto per il lavoro e lo sviluppo dell´istituto».
( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Esteri
Tibet in rivolta, scontri e arresti Bombe contro la polizia cinese, deportati
109 monaci. Espulsi gli stranieri FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente
PECHINO - Bombe contro la polizia e manifestazioni nei monasteri
"bucano" la cortina del silenzio che la Cina impone attorno al Tibet. Malgrado lo stato d´assedio che stringe
la regione ieri è stata una escalation di tensione: un centinaio di monaci
deportati dal monastero di Lutsang, espulsioni a raffica di stranieri e
testimoni scomodi. Come temeva il governo cinese, il cinquantesimo anniversario
dell´esilio del Dalai Lama ha riaperto ferite antiche e recenti. Non si
spegne la resistenza contro quella che molti tibetani considerano
un´occupazione straniera e un "genocidio culturale" (così lo definì
il Dalai Lama) della loro identità nazionale. I cinquant´anni della fuga in
India del loro leader spirituale precedono il primo anniversario delle tragiche
giornate di Lhasa: il 14 e 15 marzo 2008 la capitale del Tibet fu il teatro di
violenze contro gli immigrati cinesi e poi di una brutale reazione poliziesca.
Ieri delle bombe artigianali sono state lanciate contro la polizia nella vicina
provincia del Qinghai, dopo gli scontri fra la popolazione tibetana e pattuglie
militari che bloccavano le strade per controlli d´identità. I militari hanno
circondato anche il monastero di Rebkong, uno dei tanti da cui giungono notizie
di proteste. La settimana scorsa un monaco si era dato fuoco; un centinaio di
religiosi avevano sfidato i divieti manifestando per la libertà di culto e per
la liberazione dei prigionieri politici. Secondo le stime degli esuli 1.200
persone sarebbero scomparse dopo la rivolta di un anno fa. Da settimane il
governo cinese allarga il dispositivo di sicurezza ben oltre i confini
amministrativi del Tibet ufficiale, dà la caccia i giornalisti, sigilla
militarmente le enclave etniche tibetane nelle tre provincie limitrofe del
Qinghai, Sichuan e Gansu. Colonne di camion dell´Esercito Popolare di Liberazione
sono avvistate sui valichi di montagna, accampamenti fortificati appaiono
vicino alle comunità tibetane più importanti. Si dilata così la "terapia
di Lhasa", quell´imponente schieramento di forze da combattimento che ha
piegato la capitale. In molte aree si segnalano blackout di Internet, gli
stranieri sono stati espulsi anche da alcune zone del Sichuan, nei locali
notturni è vietato perfino il "rock tibetano" considerato come un
veicolo di protesta. Pechino conferma di avere rafforzato i controlli a tutte
le frontiere del Tibet, «in previsione di atti di sabotaggio organizzati dai
secessionisti». Il presidente Hu Jintao chiama a «costruire una grande muraglia
contro il separatismo». E aggiunge un duro avvertimento ai governi stranieri:
«Nessuno ospiti il Dalai Lama». Oggi la Repubblica Popolare vorrebbe celebrare
50 anni di «riforme democratiche e abolizione della servitù feudale in Tibet».
In realtà l´invasione cinese è ancora più antica, compie quasi sei decenni.
Poco dopo il trionfo della rivoluzione comunista a Pechino (1949), Mao Zedong
già il 1° gennaio 1950 annuncia per il Tibet l´imminente "liberazione dal
giogo dell´imperialismo britannico" (la limitata influenza britannica in
realtà era finita con la seconda guerra mondiale). Il 7 ottobre 1950
quarantamila soldati dell´Esercito di liberazione popolare attraversano il
fiume Yangze e dilagano in tutto il Tibet occidentale uccidendo ottomila
guardie del Dalai Lama. Il primo decennio dell´occupazione cinese però è quasi
"soft". Inizialmente Mao ha istruito le truppe per accattivarsi la
popolazione locale, evitare la violenza, rispettare il clero buddista. E´ a
metà degli anni Cinquanta che le milizie comuniste cominciano a svuotare i
monasteri, nelle provincie di Amdo e Kham. Parte nel 1955 la prima insurrezione
armata con armi fornite dalla Cia. Nel 1956 Pechino scatena una delle sue
offensive più sanguinose: 150.000 soldati e bombardamenti a tappeto. Fallita la
rivolta, nel 1959 il Dalai Lama in pericolo di vita fugge in esilio in India. A
quel punto la repressione cinese ha fatto 65.000 vittime, altri 70.000 tibetani
sono deportati nei campi di lavoro, 80.000 hanno traversato il confine indiano
o nepalese per finire negli accampamenti di profughi. Da quel momento in poi è
un escalation di sofferenze per i tibetani, fino agli esperimenti estremi della
Rivoluzione culturale, quando le Guardie rosse di Mao devastano uno dei più
ricchi patrimoni artistici e archeologici dell´umanità. Su seimila templi e
monasteri censiti prima del 1959 pochi restano intatti nel 1976, dopo dieci
anni di Rivoluzione culturale. Stremati anche dalle carestie, i tibetani non
perdono però la volontà di resistenza. Spesso sono le ricorrenze come quella di
oggi a riaccendere la loro protesta. Vent´anni fa una rivolta massiccia dilaga
due giorni prima dell´anniversario della fuga del Dalai Lama. In quel periodo
il Tibet è governato da un giovane burocrate in ascesa, un commissario politico
venuto da Pechino: è Hu Jintao, l´attuale presidente della Repubblica e
segretario generale del partito comunista. Quell´8 marzo 1989 Hu Jintao non ha
esitazioni, dichiara la legge marziale e chiama l´esercito a schiacciare la
ribellione. A posteriori molti vedranno in quella normalizzazione
"periferica" la prova generale per il massacro di Piazza Tienanmen.
Cioè l´altro anniversario che il regime cinese attende con nervosismo
quest´anno.
( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Esteri
MEZZO SECOLO DI DISTRUZIONI E SOFFERENZE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Anche oggi
i tibetani in Tibet vivono con una paura costante e le autorità cinesi
sospettano costantemente di loro. Oggi la religione, la cultura, la lingua e
l´identità, che le successive generazioni di tibetani hanno considerato più
preziose che le loro vite, sono a rischio d´estinzione; in breve, il popolo
tibetano, è stato considerato come un criminale meritando soltanto di essere
messo a morte. Noi abbiamo bisogno di guardare al futuro e lavorare per i
nostri benefici. Rivolgiamo il nostro sguardo verso una legittima e concreta
autonomia che abiliterebbe i tibetani a vivere entro la struttura della
Repubblica Popolare Cinese. Soddisfacendo le aspirazioni
del popolo tibetano consentirebbe alla Cina di ottenere
stabilità e unità. Per quanto ci riguarda, noi non stiamo avanzando nessuna
richiesta basata sulla storia. Guardando indietro alla storia, non c´è nessun
paese oggi, Cina inclusa, il cui status territoriale è rimasto immutato, né che
possa essere soggetto a modifica. Sono deluso per il fatto che le
autorità cinesi non abbiano risposto in maniera appropriata ai nostri sinceri
sforzi per migliorare l´autonomia regionale per tutti i tibetani, come
stabilito nella Costituzione della Repubblica Popolare Cinese. A margine
dell´attuale processo del dialogo sino-tibetano che non ha portato a nessun
risultato concreto, c´è stata una violenta repressione sulle proteste dei tibetani
che hanno scosso l´intero Tibet da marzo dello scorso anno. Sin dall´antichità
il popolo cinese e quello tibetano sono stati vicini. Anche nel futuro noi
dobbiamo vivere insieme. Quindi è molto importante per noi coesistere in
amicizia gli uni con gli altri. Dall´occupazione del Tibet, i Comunisti Cinesi
hanno fatto una propaganda distorta sul Tibet e sulla sua gente. Di
conseguenza, ci sono nella popolazione cinese poche persone che hanno una vera
comprensione sui fatti del Tibet. è infatti molto difficile per loro conoscere
la verità. Ci sono anche leader cinesi di estrema sinistra che dallo scorso
marzo hanno fatto una diffusa propaganda con il solo scopo di creare astio tra
il popolo cinese e quello tibetano. Tristemente, come risultato, si è fatta
spazio nelle menti di alcuni nostri fratelli e sorelle cinesi una impressione
negativa dei tibetani. Quindi vorrei esprimere un forte desiderio affinché i
nostri fratelli e sorelle cinesi non siano influenzati da questa propaganda, ma
invece comprendano gli accadimenti del Tibet in modo imparziale, così che non
ci siano divisioni tra di noi. I tibetani dovrebbero anche continuare a
lavorare per l´amicizia con il popolo cinese. Guardando indietro ai 50 anni
dell´esilio, noi abbiamo sperimentato molti alti e bassi. Comunque sia, il
fatto che la questione tibetana sia ancora aperta e che la comunità
internazionale si stia interessando molto è senza dubbio un traguardo. Vista da
questa prospettiva, io non ho alcun dubbio che prevarrà la giustizia per la giusta
causa del Tibet, se noi continuiamo sul cammino della verità e della non
violenza. Dico sempre che dobbiamo sperare per il meglio e prepararci per il
peggio. Da qualsiasi punto lo guardiamo sia dalla prospettiva globale che dal
contesto degli eventi in Cina, ci sono ragioni per noi
che ci fanno sperare in una veloce risoluzione della questione tibetana. Ma
dobbiamo anche essere preparati nel caso in cui la lotta per il Tibet si
protragga per un tempo più lungo.
( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Cronaca
Rabbia e paura tra gli abitanti di Colleferro: "Ci stanno uccidendo".
In centinaia occupano l´aula consiliare. E il Comune si costituisce parte
civile "I camion arrivavano di notte, non si respirava più" RORY
CAPPELLI DAL NOSTRO INVIATO COLLEFERRO - «Non ne possiamo più. Ci stanno
avvelenando da anni, da secoli, da sempre. Prima con il fosforo, poi con il
mercurio, poi con il ddt, sotterrato a quintali lungo il Sacco, un fiume dove
non puoi più gettare un amo perché non ti torna su niente. E adesso il
termovalorizzatore, questo produttore di morte. Io li vedo i camion arrivare.
Abito proprio sopra l´impianto. Decine di camion, da Napoli, certo, ma anche
dalla Toscana e da altre regioni d´Italia. Arrivano di notte. Scaricano roba che neanche in Cina». Maria Ciani
ha quasi ottant´anni ed è stata tra quelli che protestavano con picchetti e
sit-in quando il termovalorizzatore era in costruzione. Ora sta stretta nel suo
cappotto nero nella piazza di fronte al municipio, insieme a altre 150 persone.
Tutti sgomenti, allibiti per gli arresti, le informazioni di garanzia, il
commissariamento dell´impianto e i milioni di euro di truffa allo Stato.
Parlano, discutono, si passano volantini. Poi verso le sei salgono a occupare
la sala consiliare, mentre il sindaco - che si è costituito parte civile nel
processo - uscirà circondato dai carabinieri senza fermarsi a discutere con i
"suoi" cittadini. «Hanno inquinato tutto, anche l´aria» dicono in
assemblea. «Di notte arrivavano autocarri carichi di filtri di industrie
chimiche, di materassi, di pneumatici, di tutto quanto non si potrebbe smaltire.
Ci hanno rubato il diritto alla vita» continuano. Nel paese dallo skyline
postmoderno, nato intorno a una fabbrica di armi, dove il paesaggio è stato
violentato più e più volte, e inquinato ancora peggio, tutto corre sul filo del
sentito dire. Sì, forse la fabbrica di armi produce mine antiuomo e bombe a
grappolo. Sì, forse l´elettrosmog provoca la leucemia nei bambini. Sì, forse il
ddt sotterrato lungo il Sacco ha causato e causa un´infinità di tumori. Sì,
forse qualcosa di strano, di losco, accadeva in quel termovalorizzatore che
produceva inquinamento a livelli che farebbero invidia all´India di Arundhati
Roy. «C´erano i camion che arrivavano la notte, entravano nell´impianto senza
neanche una bolla, scaricavano e se ne andavano. La cosa fantastica però era
una: e cioè che il telone che li ricopriva aveva il marchio di una birra che
non esiste. Che non è mai stata prodotta» racconta Paola Piatti, insegnante
quarantenne. Sì, forse non si aveva la certezza che ci fosse qualcosa di strano
«nei fumi di quell´impianto», racconta Grazia Soso. Però «durante la notte a un
certo punto ho iniziato a sentire gli occhi bruciare, la gola stringere in una
sensazione terribile di soffocamento, come se la camera fosse piena di
polvere». Non si aveva la certezza però i Nas «hanno fatto decine di controlli»
dice Maurzio Torbidoni. Non si aveva certezza, però «qui ci stanno ammazzando
tutti» dice Roberto G., guarito dalla leucemia «che ho preso per
l´inquinamento».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-10 - pag: 5 autore: Ma l'Europa è contraria
a pacchetti-bis Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato «Non
prevediamo nessuno sforzo supplementare. Prima dobbiamo mettere in pratica le
misure che abbiamo già deciso». Entrando ieri alla riunione con i colleghi
dell'Eurogruppo a Bruxelles e nonostante il netto peggioramento delle
prospettive dell'economia europea, non aveva usato giri di parole Peer
SteinbrÜck, il ministro tedesco delle Finanze, per rispondere con un sonoro no
alle sollecitazioni dell'America di Obama. La quale, a cinque giorni dalla
riunione del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-10 - pag: 5 autore: Gli Usa al G-20:
servono nuovi aiuti Summers favorevole ad altre misure coordinate per
rilanciare la domanda Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente
L'America chiede che il G-20 di Londra lanci un ambizioso piano globale di
stimoli della domanda attraverso nuovi stanziamenti di spesa. Una proposta
aggressiva, per ora accolta freddamente in Europa, che vuole focalizzare il
vertice soprattutto su un orizzonte di breve-medio termine per rimettere in
moto l'economia mondiale piuttosto che sulla ricostruzione della nuova
architettura finanziaria internazionale. «Il giusto focus macroeconomico al G-
20 deve essere sulla domanda globale, il mondo ha bisogno di un aumento della
domanda globale - ha detto il capo del consiglieri per la Sicurezza economica
del presidente, Larry Summers in un'intervista al Financial Times - i vecchi squilibri suggerivano un aumento dei consumi in Cina e una diminuzione in America.Oggi non c'è nessuno che la pensa
più in questo modo. Nessuno oggi può ridurre il proprio contributo alla domanda
globale ». Secondo gli Stati Uniti i leader delle 20 principali economie
mondiali, che si riuniranno il prossimo 2 aprile per il loro secondo incontro
sotto la presidenza di turno britannica, dovranno decidere nuovi sforzi
coordinati di spesa per rilanciare la domanda e rimettere in moto la crescita
economica. Summers ha anche preso atto del fallimento del mercato
«nell'autoregolarsi» e ha confermato che «in questo momento occorre che ci sia
un ruolo vitale dello Stato». La proposta americana è controversa. Ciascuno dei
Paesi che parteciperanno al vertice, inclusi gli Stati Uniti, hanno già messo a
punto un cocktail di pacchetti di stimoli per l'economia, di aiuti per le
famiglie in difficoltà e di interventi per sostenere il sistema bancario
internazionale. Immaginare di mettere in cantiere nuovi pacchetti di stimolo
della domanda globale nel momento in cui si sta ancora aspettando l'esito della
prima tornata di interventi appare inopportuno. E potrebbe risultare
allarmistico. Per questo le reazioni fredde di Bruxelles, che ritiene di aver
già messo anche troppa carne al fuoco. Ma Summers guarda già in avanti. Ha
preso atto di un allarmante rapporto della Banca mondiale del fine settimana
secondo cui nel 2009 vi sarà, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale,
una diminuzione sia della crescita che dei commerci mondiali. Si rende conto
che l'accelerazione del tasso di disoccupazione in America non promette bene
per il resto del 2009 e non potrà che rallentare ulteriormente la domanda
interna. Sul piano dei mercati ci si rende conto che molte emissioni
obbligazionarie in scadenza non saranno necessariamnete rinnovate dalle banche.
L'appello di Summers giungea una settimana dal vertice fra Barack Obama e il
primo ministro britannico Gordon Brown. In quell'incontro i due leader avevano
discusso gli obiettivi fondo del G-20, senza giungere però a un accordo
preciso. Brown infatti premeva per un approccio globale di ampio respiro,
focalizzato soprattutto sul dopo, sulle regole e sull'armonizzazione
internazionale: «Dobbiamo organizzare un New Deal delle principale nazioni,
gettare le fondamenta per un nuovo ordine globale già nel prossimo G-20 di
Londra» aveva detto Brown. Ma su questo punto Obama non si differenzia molto
dai suoi predecessori: resta allergico all'idea di costruire una struttura
sovranazionale cui gli Stati Uniti potrebbero dover rispondere in materia di
regole finanziarie. E visto che ha lanciato un pacchetto complessivo di stimoli
pari a quasi il 50% del Pil, di molto superiore a quello dei Paesi alleati, non
vuole che la responsabilità del rilancio poggi solo sulle spalle americane: «Il
presidente è pragmatico - dice una fonte vicina al Tesoro americano - e dalle
conversazioni con Brown ha avuto l'impressione che si volesse progettare una
nuova fantastica caserma dei pompieri per evitare la possima crisi. Ebbene, per
quello c'è tempo. Ora dobbiamo preoccuparci ci spegnere le fiamme che stanno bruciando
la ricchezza, l'economia e il mercato».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2009-03-10 - pag: 10 autore: ANALISI Kabul, non basta «negoziare
con il diavolo» di Alberto Negri A ll'indomani dell'11 settembre gli strateghi
di Washington impegnati nella guerra al terrorismo avevano semplificato il
mondo. Il Pakistan doveva essere trattato come un alleato, l'Iran era un
nemico, l'Iraq costituiva la peggiore minaccia per l'Occidente. Con Barack
Obama l'Iran adesso può diventare un alleato in Afghanistan, e con i talebani,
purché «moderati », dice il presidente, si può trattare. Quanto al Pakistan
bisogna fare un distinguo tra un leader amico ma oltremodo debole, Ali Zardari,
e un apparato di sicurezza, esercito e servizi segreti, che non rinuncia a
manovrare gli integralisti . «Molti Stati hanno un esercito - dice una battuta
popolare a Islamabad - ma solo in Pakistan l'esercito ha uno Stato». L'Iraq da
campo di battaglia si trasforma intanto in esempio da imitare anche a Kabul con
la ricetta del generale Petraeus: «negoziare con il diavolo», come si è fatto
con i sunniti in Mesopotamia, per trovare una via di uscita a una guerra
che,secondo Obama e i comandi americani, gli Stati Uniti e la Nato «non stanno
vincendo». Sembra essere questa l'ennesima versione del Great Game afghano che
da oltre un secolo coinvolge le superpotenze, prima inglesi e russi, oggi gli
americani. Per la verità il gioco è più complesso di quanto non appaia e la
prossima conferenza sull'Afghanistan, anche con la presenza dell'Iran come
vorrebbero gli Stati Uniti, potrebbe non essere risolutiva. L'Iran ha una forte
influenza ma non è così decisivo, come non lo sono peraltro quasi tutti gli
attori in campo.Per Teheran l'Afghanistan è una carta da giocare sul tavolo di
un negoziato più ampio con gli Stati Uniti: gli iraniani possono cominciare a
cooperare con la Nato nella provincia di He-rat, dove comandano gli italiani,
con accordi, anche limitati, ad alcuni settori riguardanti le frontiere e la
ricostruzione. In questo senso il ruolo dell'Italia, che ha buoni rapporti con
la Repubblica islamica, può diventare interessante e dare un peso maggiore alla
presenza militare. A Herat, per esempio, potrebbe essere istituita una sorta di
camera di commercio italo-afghano-iraniana per ridare fiato all'economia. Per
disinnescare la disgregazione del Pakistan, potenza nucleare, e recuperare ampi
settori dell'esercito,è necessario rassicurare il Paese sul suo futuro. In
primo luogo riprendere il dialogo Pakistan-India,restituire a Islambad la
sensazione che si possa ottenere qualche cosa sul Kashmir, da 60 anni un nodo
esacerbato come quello israelo- palestinese. A questo punto
può diventare essenziale il ruolo della Cina, maggiore
investitore straniero in Pakistan e alleato storico di Islamabad: Pechino, che
ha costruito il porto pakistano di Gwadar, trasformato da oscuro villaggio in
un mega terminale energetico, ed è interessata a espandere la Karakorum
Highway, considera Pakistan e Afghanistan un importante asse di sviluppo.
Si tratta di ridare una "missione" al Pakistan, sorto nel ?47 come
Stato protettore dei musulmani, e consolidarne i confini incerti, dal Kashmir
alla famosa Durand Line che taglia in due le tribù pashtun. Per affrontare la
questione afghana non basta inviare nuove truppe o trattare con i talebani:
dopo quasi otto anni gli sforzi dell'Occidente non sono stati sufficienti a
mantenere le promesse di ricostruzione. Servono nuove idee, nuovi partner e
altri soldi. Sempre che per alcune potenze, vicine e lontane, non sia più
conveniente continuare a intrappolare l'America e la Nato in una guerra costosa,
dove non ci sarà mai un "momento giusto" per andarsene.
alberto.negri@ilsole24ore.com CAMBIO DI STRATEGIA Il via libera di Obama a
trattative con i talebani moderati ha bisogno di nuovi partner (l'Iran) e altri
fondi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-10 - pag: 11 autore: Cina. Il Governo
intensifica la repressione per evitare che si ripetano proteste come quelle di
un anno fa Tensione in Tibet, cento arresti Retata di monaci alla vigilia del
50Ú anniversario della rivolta Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente Vigilia ad alta tensione per il cinquantesimo anniversario della
rivolta del Tibet contro la Cina. Mentre il presidente,
Hu Jintao, chiede al Paese di formare una «grande muraglia contro il
separatismo», per prevenire manifestazioni di protesta anti-cinesi, il Governo
mette in stato di assedio la Regione autonoma speciale e anche le province
limitrofe abitate da comunità tibetane come il Qinghai, il Sichuan e lo Yunnan.
Sono già 109 i monaci arrestati nel monastero di Lutsang nella provincia
occidentale del Qinghai. I provvedimenti rientrano nelle misure decise dalle
autorità di Pechino per evitare, nel giornodel50 Úanniversariodella fallita
rivolta di Lhasa, il ripetersi di proteste come quelle dello scorso anno che
costarono la vita a 200 persone. Da settimane, ormai, il Tibet è chiuso
all'accesso dei turisti stranieri. I monasteri a maggior rischio insurrezionale
sono presidiati dalle forze dell'ordine. E su tutta la linea di frontiera che
separa l'altopiano himalayano dal resto del mondo è stato disposto un
dispiegamento supplementare di truppe. «Per garantire la stabilità e la
sicurezza del Tibet, abbiamo rafforzato la presenza dell'esercito lungo i
nostri confini meridionali» ha dichiarato ieri un portavoce del Governo. Il
timore di Pechino è che attivisti tibetani residenti in India e in Nepal
riescano a in-filtrarsi sul Tetto del mondo, ea fomentare rivolte anti-cinesi
sfruttando la carica emotiva dell'anniversario della storica insurrezione del
1959. Mezzo secolo fa esatto, Lhasa insorse contro le armate maoiste che nel
1950 avevano occupato l'altopiano himalayano. Nel giro di una settimana,
Pechino soffocò i tumulti popolari nel sangue. E così il Dalai Lama fu
costretto a riparare in India insieme ad altre migliaia di tibetani. Ma ad
accendere la miccia potrebbe contribuire un'altra ricorrenza più vicina
temporalmente, e il cui ricordo è ancora nella memoria di tutti: quello della
rivolta di Lhasa del 14 marzo 2008. La massiccia opera di prevenzione
anti-sommossa del Governo cinese prevede l'impiego di esercito, polizia e corpi
paramilitari. Inoltre, per evitare che, come accadde l'anno scorso a Lhasa, i
messaggi via webe via sms diventino il tam-tam di aggregazione dei rivoltosi,
Pechino ha disposto l'oscuramento delle linee pubbliche di internet e di telefonia
mobile almeno sino alla fine di marzo. Ha anche cercato di dissuadere i
giornalisti stranieri: ieri due reporter italiani, il corrispondente dell'Ansa
Beniamino Natale e quello di SkyTg24 Gabriele Barbati, sono stati fermati e
interrogati per tre ore dalla polizia cinese a Xining, capoluogo della
provincia di Qinghai, limitrofa al Tibet. Nonostante l'imponente dispiegamento
di uomini e mezzi, in queste ore la situazione resta molto tesa: ieri nel
Qinghai due auto della polizia sono state colpite da una bomba rudimentale.
Talmente tesa da spingere il plenipotenziario del Partito Comunista in Tibet,
Zhang Qingli, a disertare l'Assemblea Nazionale del Popolo in corso a Pechino,
e a restarsene a Lhasa per dirigere personalmente le operazioni della macchina
anti-sommossa. MONASTERI SOTTO ASSEDIO Monito del presidente Hu: una muraglia
nella società deve isolare i separatisti Fermati dalla polizia due giornalisti
italiani
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-10 - pag: 11 autore: Washington. Collisione
sfiorata in acque internazionali Gli Usa accusano Pechino di aggressione in
mare Luca Veronese Una di fronte all'altra,a dividerle un nulla: solo otto
metri di acque internazionali. Da una parte la Usns Impeccable della marina
militare degli Stati Uniti, una nave di oltre cinque tonnellate per
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-10 - pag: 12 autore: Tibet, che
fare? La Cina sta iniziando a fare la voce
grossa minacciando di rompere le relazioni con tutti i Paesi che incontreranno
il Dalai Lama. Siccome la dittatura cinese non accetta alcuna interferenza sul
problema Tibet, questa volta chi sgarra rischia una serie di sanzioni che
arrivano direttamente da chii diritti umani non sa neppure che cosa siano.
Il castigo più terribile potrebbe essere il blocco delle esportazioni delle
merci cinesi dirette verso uno dei tanti cattivi europei. Ben venga! Sarebbe
una manna per la nostra economia, messa in ginocchio proprio dal dumping di
prodotti cinesi spesso di scarsa qualità.Se finisse l'invasione,le nostre poche
imprese che non hanno chiuso i battenti potrebbero ricominciare a produrre con
il marchio made in Ue. Giorgios Psofoskily Grecia R icorreappuntooggiil50
Úanniversario della rivolta del Tibet: da allora, e soprattutto negli ultimi
anni, dopo che la Cinaè diventata un protagonista
insostituibile del commercio e dell'economia mondiale, il Tibet rappresenta uno
dei simboli della "coscienza infelice" di chi percepisce la
difficoltà (e non certo solo in Cina) a conciliare
diritti umani e business. Secondo lei, con Pechino potremmo preoccuparci di
meno, perché, anzi, una rottura potrebbe troncare il flusso di prodotti cinesi
sotto costo che minacciano le nostre imprese. Ci sono però anche le aziende che
in Cina esportano: non a caso, tutto il mondo tira il
fiato quando le prospettive di ripresa economica cinese si fanno più concrete.
E dunque il conflitto con la ragion di Stato è destinato a durare; il che rende
tanto più importanti le iniziative della società civile di tutto il mondo, per
rafforzare la sensibilità, trasmettere solidarietà e alimentare anche in Cina i germi della critica e del dissenso. • Obama due mesi
dopo Non è normale che la Borsa italiana fra giovedì e venerdì perda il 10%
mentre le altre Borse perdono circa la metà. Ancor meno normale è che la
perdita sia dovuta soprattutto alle grandi Banche, che perdono circa il 20% in
due giorni. A questo punto con un pugno di miliardi si possono scalare le poche
grandi banchee grandi aziende italiane e quindi preoccupano i dubbi che
serpeggiano dall'articolo di Marco Onado («Quei reati nell'ombra che colpiscono
il listino»,sul Sole 24 Ore dell'8 marzo). Però se tutte le autorità preposte
continuano a lasciare in vigore le regole che ci hanno portato allo sfacelo
finanziarioe non si cerca di recuperarei capitali di chi ci ha guadagnato, che
ci si lamenta a fare? Quasi pietoso pare quindi il fervorino di Obama che vuole
colpire i ricchi: però si è circondato di Hillary Clinton, Summers e Geithner.
"Mala tempora currunt", anche Obama dopo solo due mesi non sembra più
il messia. Giorgio Ortu email I nuovi pianeti è partito "Keplero",
gigantesco occhio nello spazio che avrà il compito di trovare nuovi pianeti
simili al nostro, sui quali la vita sarebbe in via puramente teorica possibile.
Nessuno ci ha informato sul dopo. Per bene che vada, il pianeta più vicino potrebbe
orbitare attorno alla stella più vicina ad appena 4 anni luce da noi. Il
rischio è che il candidato ideale possa essere ben più lontano, già solo per
inviare fin là un segnale radio (l'unico strumento attualmente in nostro
possesso per comunicare nello spazio) potrebbero servire qualche decina di
anni. Di arrivare fin là fisicamente neanche a parlarne comunque. L'unica cosa
che siamo in grado di fare al momento è di inviare agli omini verdi un invito a
cena, sperando che almeno loro siano in grado di intraprendere un viaggio del
genere. "Keplero" è un ottimo strumento, ma al momento avere queste
informazioni può servire unicamente a soddisfare la nostra curiosità e ad
alimentare le nostre fantasie, nulla più. Libero Burpelli email
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 41 autore: Ordine per la metropolitana
a Taipei Ansaldo Sts pronta per acquisizioni GENOVA Shopping in vista per
Ansaldo Sts. Sergio De Luca, amministratore delegato della società di
Finmeccanica, ha annunciato fra le quattro e le sei acquisizioni nell'arco di
quattro anni, operazioni per le quali Ansaldo Sts ha pronti e disponibili 300
milioni. Le acquisizioni interesseranno aziende di piccole dimensioni,
posizionate in mercati strategici, attive tanto nel settore del segnalamento
quanto in quello dei sistemi di trasporto. Per quanto riguarda il primo
segmento di mercato, il mirino è puntato su Germania, Spagna, Europa dell'est e Cina,mentre per
isistemi di trasporto si guarda con particolare interesse a possibili
acquisizioni in Usa, Gran Bretagna e India. Negoziati sono già in corso e
alcune operazioni potrebbero essere definite in tempi stretti. La società
genovese ha, inoltre, annunciato di essersi aggiudicata una commessa,
del valore di 220 milioni, per la metropolitana di Taipei, alla quale Ansaldo
Sts fornirà gli impianti elttromeccanici del sistema di trasporto. Si tratta di
un ordine che include anche Ansaldo Breda e il cui valore complessivo sale a
334 milioni. La società – che entrerà nel paniere S&P/Mib a partire dal 20
marzo - stima per il 2009 ricavi compresi fra 1,1 e 1,18 miliardi (1,10
miliardi nel 2008) e punta ad acquisire nuovi ordini fra 1,3 e 1,5 miliardi
(1,3 miliardi circa nel 2008) con un portafoglio ordini compreso fra 3,33 e
3,46 miliardi a fronte dei 3,13 miliardi al 31 dicembre scorso. Obiettivo della
società è mantenere, nel solco di quanto avvenuto negli ultimi due anni, un
livello di pay out del 35 per cento. D.Ra.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-10 - pag: 42 autore: Rame. Per Macquarie
Research le importazioni di Pechino potrebbero assorbire l'eccedenza Dalla Cina sintomi di ripresa Anche se altrove la domanda è debole
e tiene bassi i premi Gianni Mattarelli MILANO
L'improvvisoforteaumen-todellegiacenzedirameraffina-todelleprimesettimanedell'an-noapparesemprepiùcomecau-sadirettadiunacadutad
lladomanda, per far fronte alla quale, nel contempo, i fabbricanti hanno dato
fondo alle loro scorte. Il ricorso a destoccaggi si era anche reso necessario
per ridurre giacenze di metallo acquistato a prezzi superiori, che avrebbero
portato a perdite nelle valutazioni di bilancio in un contesto di prezzi
rapidamente decrescenti. Ora questa situazione sembra essersi stabilizzata e i
fabbricanti sono tornati a comperare per coprire i loro fabbisogni. La domanda
è tuttavia calata in tutti i Paesi, per cui a prevalere sono gli acquisti
cosiddetti spot, essendoci stata una forte riduzione nella sottoscrizione di
contratti di fornitura annuali. Nel complesso perciò il tono della richiesta
resta debole, con il risultato di mantenere bassi i premi, ossia i sovrappiù da
pagare sulla quotazione Lme per comperare catodi. Un siffatto quadro di
sostanziale stabilità ha in realtà contribuito a consolidare il mercato da
inizio anno, dando via via l'impressione che il "fondo" fosse già
stato toccato. A un certo punto a stimolare il recente rialzo dei prezzi sono
intervenute le notizie del ritorno all'acquisto della Cina
per ricostituire quelle scorte a cui il Governo locale aveva attinto durante
l'aumento dei prezzi tra il 2006 e il 2007 e che si erano pressoché esaurite.
All'inizio si è trattato solo di voci, poi sono intervenute dichiarazioni di importanti
commercianti internazionali. L'ente nazionale per le riserve strategiche (State
Reserve Bureau) non si è mai espresso, ma venerdì scorso Zhou Zhongshu,
presidente della Minmetals, richiesto da giornalisti se la Cina avesse iniziato a comperare rame, rispondeva che erano pronti
per farlo. Si tratta comunque di una conferma di un flusso di rame verso la Cina già evidenziato a partire da un paio di settimane, quando hanno
iniziato a uscire migliaia di catodi dai magazzini Lme non solo asiatici, ma anche
europei. Ed è tanta la fame di questa materia prima che prendono la via
per la Cina persino catodi giacenti a Livorno. Secondo
la Macquarie Research, centro studi della grande banca australiana, le
importazioni cinesi potrebbero raggiungere le 300-400 mila tonnellate entro il
secondo trimestre con il risultato di assorbire l'eccedenza globale che si era
formata negli ultimi mesi. Gli acquisti della Cina
potrebbero ora riportare in tensione la disponibilità di catodi e indurre
all'acquisto quei molti utilizzatori che si erano poco coperti a fronte dei
futuri fabbisogni. Il risultato dovrebbe essere di creare un potenziale nuovo
spazio all'insù per i prezzi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 23 autore: Summit del made in
Italy. Imprenditori e politici a confronto - «Più contatti in 5 mesi che negli
anni del Governo precedente» Urso: investitori emergenti interessati all'Italia
Rita Fatiguso MILANO Realismo, innanzitutto. Lo stato d'animo dominante tra i
protagonisti del made in Italy funziona da ancora di salvezza tra gli estremi,
ottimismo e disfattismo, che caratterizzano la crisi planetaria. Quanto agli
scenari postcrisi se ne è parlato ieri in apertura del quarto Summit Made in
Italy organizzato dal Sole 24 Ore – i contorni, ha detto Renato Ridella,
partner di AtKearney, «sono legati alle scelte che si faranno a breve».
«Bisogna investire su libero scambio e stabilità finanziaria ma è la sua tesi –
la crisi può tradursi in recessione globale oppure in una ripresa dal 2011». E
dopo? «Molto dipenderà dalla Cina, se la sua
sarà una caduta soft ciò porterà un cambiamento dell'economia globale entro il
2013. Ma senza stabilità nei mercati finanziari il risultato sarà una grande
depressione, per almeno tre- cinque anni». «Il Sistema Italia uscirà rafforzato
se riusciremo a garantire, come stiamo garantendo, che i consumi interni
tengano, che gli ammortizzatori sociali permettano ai lavoratori di restare
all'interno del sistema produttivo e che le banche continuino a finanziare le
imprese », ha commentato Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico.
Il fatto è che in Italia ci sono 4,3 milioni di imprese, in quest'anno
drammatico bisogna garantire il flusso finanziario e creditizio delle banche
alle imprese». «Del resto, chi vuole investire in Italia nel rispetto delle
regole è ben accetto - ha continuato - sono stato contattato da fondi
stranieri, anche cinesi, sauditi e degli Emirati Arabi, più in questi mesi che
nei precedenti cinque anni di Governo, tra qualche settimana spero di poter
dare qualche notizia ». Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria con delega
all'internazionalizzazione,ha rilanciato il ruolo dei negoziati Wto. La
settimana scorsa con il collega Andrea Moltrasio, che ha la delega sull'Europa,
ha incontrato il nuovo commissario Ue al Commercio internazionale, Catherine
Margaret Ashton. «Le banche- ha ammonito Zegna - hanno sempre svolto un ruolo
di aiuto alle aziende. Oggi si guarda più a certi parametri, anche in funzione
di Basilea 2». Tema, quello del credito, ripreso anche da Luisa Todini,
neopresidente del Comitato Leonardo, a capo di un'impresa attiva in grandi
infrastrutture in tutto il mondo. «Chi opera in quel campo – ha detto – senza
credito è costretto a ridurre drammaticamente il fatturato». Errore da non
commettere assolutamente visto che nel campo della progettazione, secondo il
presidente di Federprogetti, Fabrizio Di Amato, «abbiamo un know how
invidiabile». A chiusura, l'intervento di Letizia Moratti, sindaco di Milano.
«L'Expo è ancora un Ufo, lo ammetto, deve ancora atterrare, ma sarà strumento
di promozione del made in Italy. Si è già rivelato uno strumento di politica
internazionale per il nostro Paese, nel 2015 arriveranno in Italia 21 milioni
di visitatori, ho già firmato accordi con venti città italiane per promuovere
itinerari turistici e culturali». rita.fatiguso@ilsole24ore.com IL NODO
FINANZIARIO Paolo Zegna: «Deve continuare il ruolo di aiuto delle banche» Luisa
Todini: «Senza credito chi opera nelle infrastrutture è costretto a ridurre il
fatturato» A confronto. Il sottosegretario per il Commercio estero, Adolfo Urso
(a sinistra) e Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria, ieri al Summit
FOTOZIL
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 23 autore: M&M Geografia
economica del mondo che verrà di Sara Cristaldi I l mondo che verrà dopo la
grande crisi non sarà mai più quello in cui abbiamo vissuto finora.
Imprenditori, esperti e rappresentanti delle istituzioni presenti ieri al
Summit del Made in Italy (vedi articolo qui sopra) se ne dicono tutti certi e
consapevoli. E non solo per gli shock derivanti dalla caduta globale del Pil e
dalla contrazione del commercio mondiale, la più severa degli ultimi 80 anni,
come sottolinea la Banca mondiale alla vigilia dello "strategico"
G-20 di Londra. Sono shock che ridisegneranno la geografia
economica internazionale dando a questo punto obbligatoriamente voce alle nuove
potenze ( dalla Cina,all'India al Brasile) per la riscrittura delle regole di governo
di un sistema globale dove anche il Sud del mondo vuole giocare la partita
consona al nuovo rango di protagonista economico quanto politico. Il nemico da
combattere a tutti i costi è il ritorno al protezionismo. Anche su
questo imprenditori e politici parlano all'unisono, sia pure mettendo in
guardia sul fatto che questo tipo di difesa è nel Dna del popolo americano. Un
aumento diretto o indiretto delle protezioni Usa sarebbe deleterio non solo per
l'Europa (e in particolare per l'Italia), ma per l'intero sistema economico
mondiale. E andrebbe a impattare sui negoziati per il libero scambio al momento
bloccati, fornendo facili alibi ai negoziatori degli emergenti, India in testa.
Il tutto in una spirale che si avviterebbe verso nuovi recordi negativi dei
commerci e si tradurrebbe in una ridefinizione delle rotte commerciali
Nord-Sud, a potenziale vantaggio di quelle Sud-Sud. E le avvisaglie ci sono già
tutte. Da questo punto di vista apre qualche spiraglio il rapporto più disteso
instauratosi tra l'America di Obama e la Cina.
«Vogliamo lavorare con gli Stati Uniti e altri Paesi per attraversare il fiume
sulla stessa barca nelle acque in tempesta» è il fiorito messaggio (tipicamente
orientale) del ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi. Un buon viatico per il
G-20. Ma anche una strada obbligata per tutti. Questa almeno la convinzione di
chi, a partire dalle imprese, ha bisogno di "regole certe" per
navigare sulle rotte del mondo che verrà. sara.cristaldi@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 24 autore: India, il privato
va in porto Il 30% di investimenti in grandi opere atteso da aziende non
statali Marco Masciaga NEW DELHI Quando lo scorso febbraio la società di
private equity 3i Group ha annunciato che avrebbe investito 161 milioni di
dollari nel porto di Krishnapatnam, in Andhra Pradesh, più di un esportatore
indiano deve aver abbozzato il primo sorriso di un 2009 altrimenti avaro di
soddisfazioni. Il fatto che in un momento così difficile qualcuno decida di
puntare sulla crescita di lungo periodo di una delle economie che saranno
chiamate a trascinare il resto del mondo fuori dalla recessione fa ben sperare.
Anche perché dopo tre anni di crescita sopra il 9% sono soprattutto le
infrastrutture - porti, strade, centrali elettriche, stazioni, aeroporti - ad
avere bisogno che i progetti che stanno lentamente facendo dimenticare un
passato fatto di abbandono e immobilismo non si fermino. Secondo le stime del
Governo, nel quinquennio 2007-2012 lo Stato indiano e i suoi partner privati
dovranno investire nella rete infrastrutturale 497,55 miliardi di dollari. Il
70,8% arriverà sotto forma di finanziamento pubblico, il 29,2% grazie ai
contributi di aziende private sia indiane che straniere. Per quanto imponente,
non si tratterà di uno sforzo, da solo, in grado di portare strade, porti e
aeroporti al livello di quelli delle economie asiatiche che hanno intrapreso
prima di New Delhi la strada delle liberalizzazioni economiche. Per il quinquennio
successivo le stime parlano di altri 500 miliardi, destinati a crescere
ulteriormente se da qui al 2012 non verrà rispettata la tabella di marcia
prefissata. Un'ipotesi tutt'altro che remota, dato che le sfide di per sé
difficili che attendono il settore sono destinate a diventare ancora più
complesse a causa del credit crunch. «Nei progetti che finanziariamente si
erano strutturati per attingere a fondi esteri ci saranno dei ritardi», spiega
Anouj Mehta, senior infrastructure finance specialist dell'Asian Development
Banka New Delhi. «A livello domestico la situazione è migliore- prosegue- ma
sul piano internazionale la capacità di investire di molte banche è stata
ridotta dalla quantità di non performing assets. Alcuni degli istituti di
credito stranieri che chiedevano di poter finanziare dei progetti
infrastrutturali nel Paese hanno praticamente chiuso le loro filiali. E chi non
ha fatto un passo indietro ora tende a prediligere formule di finanziamento con
un orizzonte temporale più breve di quelli richiesti dal mercato». Un fenomeno
che sia l'Adb che il Governo indiano stanno cercando di mitigare, con soluzioni
di debt funding a lungo termine. La sfida che attende il settore privato si
annuncia quindi complessa anche perché nel quinquennio 2002-2007, senza una
crisi finanziaria in corso, i suoi contributi ai progetti infrastrutturali
nonhanno superato i 9 miliardi di dollari all'anno,
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 25 autore: I sindacati: la Cina investe per rubare la nostra tecnologia Colpa della recessione,
anzi no: colpa dei cinesi. Per buona parte dell'opinione pubblica coreana, la
società che (almeno finora) è stata la vittima di più alto profilo del crollo
dei mercati avrebbe in realtà scontato un problema ancora più devastante:
l'avere un padrone di Shanghai che, secondo l'accusa esplicita dei
sindacati, è sempre stato interessato più che altro ad acquisire e trasferire
tecnologie in patria. Ssangyong Motor, la più piccola casa sudcoreana (ma non
per i modelli che produce, Suv e grandi berline), dal 9 gennaio è finita in
amministrazione giudiziaria, dopo un
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 25 autore: VENTURE CAPITAL Non
si arresta la scommessa sugli emergenti Nonostante i venti di crisi e il
rallentamento degli investimenti diretti esteri, il venture capital continua a
scommettere sui mercati emergenti. Qui, secondo i dati Dow Jones VentureSource,
nel 2008 i capitali di ventura hanno investito oltre 13 miliardi di dollari. La
performance migliore è stata messa a segno della Cina, i cui investimenti di venture capital sono passati dai 2,8
miliardi di dollari del 2007 ai 4,2 miliardi dell'anno scorso. In compenso,
Pechino ha visto diminuire il numero di progetti su cui si è investito: 245
contro i 290 del 2007. Al contrario, tra gli emergenti l'India è stato l'unico
Paese che ha visto uno stallo negli investimenti, rimasti pressoché
fissi a quota 864 milioni di dollari, suddivisi su 80 progetti rispetto agli 85
dell'anno precedente. A cambiare, in India, sono stati però i settori
destinatari degli investimenti. Se infatti quelli diretti al comparto
dell'energia e delle utilities, pur partendo da quote molto basse, sono
cresciuti del 75 per cento, a quota 70 milioni di dollari, i finanziamenti al
comparto dell'Information technology indiano sono letteralmente crollati.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 26 autore: Rivoluzione verde anche per la Cina T ra i 150 e
i 200 miliardi di euro ogni anno per i prossimi vent'anni.è il prezzo della
rivoluzione verde in Cina, sostengono gli analisti di McKinsey. Un cambiamento radicale
che passa attraverso le energie alternative, le auto elettriche, gli impianti
per la depurazione industriale o la trasformazione in senso ecologico delle
abitazioni. Tutti tasselli, questi, che possono aiutare l'ex Celeste
Impero a togliersi la maglia di Paese tra i più inquinati e inquinanti del mondo:
nel 2007 le sue emissioni di CO2 sono state superiori a quelle degli Stati
Uniti. Intervento per intervento, MCKinsey elenca le iniziative che la Cina dovrebbe prendere nei prossimi vent'anni: alcuni sono
consigli, altre sono invece decisioni già nell'agenda di Pechino. Uno studio-
disponibile gratuitamente online - molto tecnico, interessante per chi vuole
fare affari verdi con la Cina. China's Green
Revolution McKinsey & Company www.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 26 autore: LIBRI & STUDI
Il mercato asiatico degli over
( da "AmericaOggi Online" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Tibet. Anniversario
della rivolta 10-03-2009 XINING (CINA). I monaci si
guardano intorno sospettosi e parlano sottovoce nella penombra del grande
tempio. Ma confermano: più di cento dei circa 300 religiosi che di solito
vivono nel monastero di Lutsang (An Tuo in cinese) sono stati arrestati dopo
una manifestazione per le festività del Capodanno tibetano (Losar), che
si è celebrato il 25 febbraio. Gli arrestati sono in tutto 109, sostengono. I
monaci aggiungono che per oggi si aspettano altri "problemi", giorno
in cui cade il 50/o anniversario della fallita rivolta di Lhasa, che si è
conclusa con la fuga in India del loro leader spirituale, il Dalai Lama. E
intanto ieri, parlando ai tremila delegati dell'Assemblea nazionale del popolo
(il Parlamento di Pechino), il presidente cinese Hu Jintao ha detto che la Cina deve creare "una Grande Muraglia di
stabilità" intorno al Tibet per bloccare il "secessionismo". Per
arrivare al monastero, che si trova nella provincia nord-occidentale del
Qinghai, nella contea di Guinan, si attraversa un territorio in stato
d'assedio. Gli oltre duecento chilometri che separano Guinan dalla capitale
della provincia Xining sono costantemente percorsi dalle auto e dai camion
della Polizia armata del popolo (Pap), il corpo paramilitare addetto al
controllo dell' ordine pubblico. Qualche decina di chilometri fuori da Xining
si lascia la superstrada provinciale e si sale verso l'altopiano del
Tibet-Qinghai. Le strade lunghe e dritte attraversano le montagne aride, le
pianure semidesertiche percorse da nomadi con i loro ponchos colorati, che
pascolano le mandrie di capre e di yak. Arrampicandosi fino ai
( da "AmericaOggi Online" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Il rischio di un
nuovo Vietnam. Cinquant'anni fa la repressione cinese nel Tibet Il rischio di
un nuovo Vietnam di Pino Agnetti 10-03-2009 Con involontario quanto
agghiacciante umorismo, le autorità di Pechino avevano annunciato nei giorni
scorsi la decisione di non proclamare per oggi - cinquantesimo anniversario
della fallita insurrezione anticinese di Lhasa del 10 marzo 1959 - la legge
marziale in Tibet. L'umorismo risiede nel fatto che sul tetto del mondo la
legge marziale vige, a tutti gli effetti, da oltre mezzo secolo. Ed, anzi, è
stata inasprita a seguito dei moti scoppiati sempre a Lhasa il 14 marzo di un
anno fa. Che, pur rimanendo ben lontani dal bilancio raccapricciante del '59
(87.000 civili uccisi e diverse altre migliaia incarcerati e torturati), alla
fine sono costati un numero imprecisato di morti e feriti, più almeno altri
1.200 tibetani completamente svaniti nel nulla. Considerando le migliaia di
soldati e di poliziotti aggiuntivi inviati anche stavolta da Pechino a
"proteggerne la stabilità", quello odierno sarà quindi l'ennesimo
tetro anniversario di lutto e di disperazione per la terra natale del Dalai
Lama. Lutto per intere generazioni di patrioti vanamente immolatisi nel
tentativo di spezzare le catene strette loro addosso per primo dal "grande
timoniere" Mao. E disperazione per i loro infelici eredi, i quali ancora
ieri si sono sentiti ripetere dal presidente cinese, Hu Jintao, che occorre
costruire una "grande muraglia" contro il separatismo e "per la
salvaguardia dell'unità della madrepatria". A questo ennesimo
"appello-sfottò", risponderà oggi stesso il Dalai Lama in persona.
Ricordando ciò che è universalmente noto a tutti. E, cioè, che nessuno si sogna
più di chiedere l'indipendenza del Tibet. Ma solo il ritorno a una forma di
autonomia non molto dissimile da quella di cui i tibetani godettero, tra il
XVII secolo e il 1911, ai tempi dell'ultima dinastia imperiale cinese dei Quing.
Decisamente troppo per Hu Jintao e compagni, terrorizzati all'idea che la
benché minima concessione in tal senso possa rinfocolare le spinte separatiste
degli Uiguri musulmani della regione dello Xinjiang. Ma bisognosi pure di
continuare a usare il Tibet come principale valvola di sfogo delle crescenti
tensioni sociali ed economiche interne attraverso la migrazione a Lhasa e
dintorni di milioni di contadini dell'etnia Han, il gruppo
etnico maggioritario in Cina. Da qui, i toni durissimi con cui Pechino è tornata a minacciare
sanzioni contro qualunque Paese "permetta al Dalai Lama di
visitarlo". Da qui anche, nell'avvicinarsi delle ricorrenze di questi
giorni, la rinnovata chiusura al turismo e ai giornalisti stranieri delle
frontiere tibetane e delle province limitrofe. Tutte mosse dettate dalla
convinzione che, con la crisi economica a dominare i pensieri degli altri
grandi della Terra, sia praticamente impossibile che qualcuno di questi si
azzardi a mettere in discussione i propri rapporti con Pechino. Impressione
ampiamente avallata dalla promessa che il tema dei diritti umani non
interferirà con la crisi fatta di recente allo stesso Hu Jintao dal segretario
di Stato Usa, Hillary Clinton. Oltre che nella realpolitik altrui, i vertici
cinesi confidano che presto o tardi saranno gli stessi tibetani a rinunciare
alla propria storia millenaria. In cambio di un progresso iniziato, secondo
l'asfissiante tam tam della propaganda comunista, nel momento stesso in cui i
cannoni dell'Armata rossa "posero fine alla schiavitù del Tibet". Non
del medesimo avviso, evidentemente, dovevano essere gli oltre 100 monaci
tibetani arrestati nei giorni scorsi. Né quell'altro giovane monaco della città
di Ngaba, nel Tibet orientale, che dopo essersi cosparso di benzina si è dato
fuoco stringendo fra le mani il ritratto del Dalai Lama. Questi, oramai 74enne,
si rivolgerà oggi al mondo con la stessa incrollabile speranza che lo
accompagna da quando - poco più che ragazzo - riuscì miracolosamente a mettersi
in salvo attraverso l'Himalaya. Per poi ritirarsi a Dharamsala, in India, da
dove ogni mattina scruta con un cannocchiale la sua sventurata e perduta terra.
Perduta, di questo passo, anche alla causa della resistenza non violenta che le
generazioni future dei tibetani potrebbero trovare sempre più inutile
praticare. Dando così corpo all'incubo peggiore di Pechino: il tetto del mondo
trasformato in un nuovo Vietnam.
( da "Avvenire" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 10-03-2009 il
fatto Bombe incendiarie contro auto della polizia. Nei giorni scorsi religiosi
prelevati ad An Tuo Confini sigillati e linee telefoniche interrotte. Hu: serve
una muraglia contro il separatismo UN POPOLO OPPRESSO Cresce la tensione nella
regione. Ormai in minoranza la linea di moderazione della guida spirituale e
del governo in esilio. Spinte per l'indipendenza, si associa anche Jamyang
Norbu Tibet, stretta cinese: arrestati 109 monaci Proteste nel 50° dell'esilio
del Dalai Lama. E un rapporto denuncia: 1.200 gli scomparsi
DI PIERGIORGIO PESCALI T ibet, Dalai Lama e Cina: una miscela
pericolosamente instabile che, se aggiunta alla commemorazione di un evento a
forte impatto emozionale come il cinquantesimo anniversario della rivolta (e
della repressione) che convinsero il XIV Dalai Lama a riparare in India,
rischia di diventare esplosiva. Il 10 marzo 1959, infatti, Lhasa fu
teatro di violenti scontri tra le forze cinesi e i tibetani. Una settimana
dopo, il 17 marzo, Tenzing Gyatso scappò da Lhasa per riparare tra le braccia
di Nehru. Le autorità cinesi, timorose che nuove manifestazioni simili a quelle
avvenute lo scorso anno, possano catalizzare l'attenzione del mondo e generare
nuove critiche alla politica di Pechino, hanno già isolato la regione:
frontiere chiuse a turisti e stranieri, Internet e linee telefoniche, comprese
quelle cellulari, interrotte per prevenire che i vari gruppi di manifestanti si
tengano in contatto. È comunque da tempo che le avvisaglie di fermenti sono
concrete: 109 monaci del monastero di An Tuo sarebbero stati arrestati, mentre
nella prefettura di Golog, nel Qinghai, alcuni manifestan- ti hanno lanciato
bombe incendiarie a due auto della polizia. Fermati per qualche ora anche due
giornalisti italiani di Ansa e Sky Tg24 con la loro interprete, che ieri
avevano raggiunto proprio il monastero di An Tuo e diffuso la notizia degli
attesti. Il presidente cinese Hu Jintao ha intanto lanciato un appello ai
tibetani esortandoli a «costruire una Grande Muraglia contro il separatismo».
Hu, che è stato segretario del Partito Comunista del Tibet dal 1988 al
( da "Avvenire" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 10-03-2009 lo
scenario Il 4 giugno cade il ventennale del massacro di piazza Tienanmen Dieci
anni fa anche la repressione del movimento Falun Gong E la situazione economica
fa da catalizzatore Con la crisi Pechino teme la «stagione degli anniversari»
DI GEROLAMO FAZZINI I l 10 marzo è solo una delle date che le autorità di
Pechino hanno messo in un elenco speciale di ricorrenze 'sensibili', un elenco
che comprende il ventennale del massacro di Piazza Tiananmen (4 giugno 1989),
il decimo anno della repressione del movimento del Falun Gong e il sessantesimo
della fondazione della Repubblica Popolare Cinese (1 ottobre 1959). Per prevenire
quelli che Pechino considera 'disordini' e attentati alla 'stabilità' del Paese
(come già riferito su queste colonne), è istituita una speciale task force,
battezzata 'Progetto 6521'. Da mesi, in verità, l'apparato
politicoamministrativo cinese è particolarmente all'erta. Nel 2008 la
celebrazione delle blindatissime Olimpiadi di Pechino ha impegnato duramente
l'articolata struttura che presiede alla 'sicurezza nazionale'. Al di là di
qualche episodio circoscritto, l'estate scorsa sostanzialmente l'ordine ha
regnato a Pechino, e il regime cerca ora di prolungare anche per i prossimi
mesi il 'controllo totale' del dissenso, con una campagna di «attenzione»
poliziesca verso i potenziali oppositori, volta a soffocare il malcontento
crescente. Due fatti nuovi hanno introdotto recentemente nello scenario cinese
altrettante incognite. La prima variabile è la crisi economica. Come spiega
Jackie Hung, membro della Commissione Giustizia e Pace della diocesi di Hong
Kong, in un articolo che uscirà su prossimo numero di Mondo e Missione:
«Bancarotte frequenti e tagli di produzione hanno causato un elevato tasso di
disoccupazione e creato una situazione di pesante sociale. Milioni di
lavoratori hanno perso i loro posti di lavoro e il sistema di previdenza
sociale garantito dallo Stato si è indebolito. La disoccupazione è molto più
grave di quanto facciano notare le statistiche ufficiali. Almeno 670 mila
piccole industrie sono state chiuse, lasciando oltre sei milioni di lavoratori
regolari disoccupati». L'altro fatto recente, che potrebbe costituire una
pericolosa miccia per l'establishment, è la pubblicazione di Carta 08: una
lettera-appello che denuncia la grave situazione dei
diritti umani in Cina e chiede alle autorità una svolta radicale in direzione di
libertà e democrazia. Il documento, che si richiama esplicitamente a Charta '77
(manifesto del dissenso cecoslovacco), rappresenta il gesto più coraggioso che
attivisti e intellettuali dell'opposizione hanno messo in campo negli ultimi
anni. In Cina, complice Internet, sta
conoscendo una straordinaria diffusione, a dispetto della censura esercitata
dal governo. Václav Havel, l'ex dissidente diventato presidente della
Repubblica Ceca, in una lettera aperta sul Wall Street Journal, ha sferrato un
duro atto d'accusa contro la miopia con cui Pechino sta gestendo la vicenda:
«La Cina del 2008 non è la Cecoslovacchia del 1977.
Sotto molti aspetti è più libera e più aperta del mio Paese di 30 anni fa.
Eppure, la risposta delle autorità cinesi a Carta 08 è simile a quella data dal
governo cecoslovacco a Charta77. Il governo cecoslovacco scelse la via della
repressione. Così ha fatto il governo cinese rifiutandosi di discutere le
proposte dei firmatari di Carta 08. (.) Il governo cinese dovrebbe imparare la
lezione del movimento di Charta77: l'intimidazione, la propaganda e la
repressione non possono sostituire un dialogo ragionevole». Ad aggravare la
situazione (agli occhi delle autorità di Pechino) c'è il fatto che i primi
firmatari del documento siano alcuni dei più noti 'sopravvissuti' dell'esercito
disarmato dei ragazzi di Piazza Tiananmen. Se scorriamo le firme ci imbattiamo
in una serie di nomi di dissidenti ben noti alle autorità politiche (vedi box a
destra). Come se non bastasse, alcune delle istanze di Charta 08 sono state
fatte proprie dall'ala più 'aperta' della nomenklatura. A metà febbraio quando
i firmatari del documentoappello avevano raggiunto quota 8.000 un gruppo di
membri del Partito ha stilato una lettera aperta al Comitato permanente del
Politburo, in cui si auspica l'adozione rapida di riforme politiche precise:
fine della censura, possibilità di un'opposizione organizzata, trasparenza...
Ce n'è abbastanza per capire allora come quella che Pechino si appresta a
vivere sia una lunga primavera 'calda'. Si spera non violenta. Monaci buddhisti
in preghiera per la loro guida spirituale, nell'India settentrionale (Reuters)
( da "Avvenire" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 10-03-
( da "AprileOnline.info" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Cgil e Legambiente
unite contro la crisi C.R., 10 marzo 2009, 18:18 Politica Diverso utilizzo
delle risorse disponibili, migliorare la qualità della spesa pubblica,
riduzione degli sprechi e recupero di denaro attraverso la lotta all'evasione,
investimento nell'energia rinnovabile. Queste le linee da seguire per
combattere la recessione, contenute nel documento congiunto redatto dalle due
associazioni e presentato oggi in un convegno Un green new deal anche in
Italia, di Cogliati Dezza* è la stagione del protagonismo politico e sociale
della Cgil. Un protagonismo che spinge il maggiore sindacato italiano a
ritessere quel filo con le associazioni ed i movimenti che tanto ha contribuito
alla sua forza. Così, non stupisce che nella ricerca di una bussola per fronteggiare
una crisi economica dai caratteri epocali prenda corpo l'alleanza strategica
tra Corso Italia e Legambiente, principale associazione ambientalista in
Italia. Due "giganti" della rappresentanza sociale, due visioni un
tempo contrapposte, oggi unite dalla consapevolezza che il bando della matassa
si trova nel "new green deal" di foggia obamiana. In uno scenario in
grado di dare un aiuto subito alle famiglie in questa fase difficile
intervenendo in modo nuovo per ridurre le voci più pesanti dei bilanci come la
spesa per l'energia, per la casa, i servizi, la salute, la sicurezza guardando
alle soluzioni già messe in campo in altri Paesi, che vedono la centralità e la
trasversalità della questione ambientale e la novità di un forte ruolo pubblico
nel guidare i processi di fuoriuscita dalla crisi, a partire da "una
analisi lucida della impossibilità di risolvere i problemi con le stesse
ricette liberiste che spesso ne erano la causa". L'occasione per
ufficializzare la nuova collaborazione tra Cgil e Legambiente è stata fornita
dalla redazione di un documento comune dal titolo "Contro la crisi: per
combattere la recessione, creare lavoro, vincere la sfida climatica",
presentato in un convegno a Roma cui hanno preso parte, tra gli altri, il presidente
nazionale dell'associazione ambientalista Vittorio Cogliati Dezza e il
segretario generale della Confederazione Guglielmo Epifani. Cgil e Legambiente
sono accomunate dalla convinzione che sia necessaria una forte risposta alla
fase che sta attraversando l'economia e la società italiana, che si debba
lanciare un chiaro messaggio di cambiamento e di innovazione al governo, alle
imprese, ai lavoratori, alle famiglie. Per il nostro Paese la sfida sarà
particolarmente delicata perché gli effetti della crisi internazionale si
intrecciano con le difficoltà di un sistema economico e produttivo in cui
convivono arretratezze e nuovi problemi, cioè agiscono su un terreno
economico-sociale già dissestato. Critiche, le due organizzazioni,
relativamente ai provvedimenti del governo per fronteggiare la recessione
dilagante, che appaiono, si legge nel documento, "del tutto inadeguati per
far fronte alla tempesta che ci sta colpendo e per preparare il sistema
produttivo italiano a rispondere alle sfide che aspettano l'Italia nel futuro".
Una doppia incapacità, sia "per quanto riguarda le risorse mobilitate, che
per le scelte di merito". Anzi più che un merito, un demerito visto che si
"rimarca l'assenza di qualsiasi intervento capace di avviare politiche
strutturali di rafforzamento del sistema produttivo" perchè la speranza è
che "con i pochi provvedimenti presi si superi la contingenza e, nel
frattempo, riparta l'economia internazionale". Quasi in modo autonomo,
quasi in modo provvidenziale. Bocciata dunque la linea dell'esecutivo così come
la sua analisi sul presente vissuto dal Bel Paese, "che rischia, senza una
chiara inversione di rotta, di produrre effetti devastanti nel sistema
economico e sociale italiano". Un esecutivo che non sa interpretare e
capire il reale e che quindi mette in campo misure inadeguate. Al centro delle
proposte lanciate da Cgil e Legambiente, al contrario, "sta la convinzione
che affrontare la sfida climatica ed intervenire per la qualità e l'innovazione
ambientale sono la chiave con cui guardare alle politiche antirecessive".
Per fare questo occorre allora "un approccio molto selettivo delle
priorità di intervento, scartando l'idea che basti una iniezione di risorse
pubbliche nei settori tradizionali in crisi". "Lo scenario che proponiamo
- si legge sempre nel documento congiunto - è in grado di dare un aiuto subito
alle famiglie in questa fase difficile intervenendo in modo nuovo per ridurre
le voci più pesanti dei bilanci come la spesa per l'energia, per la casa, i
servizi, la salute, la sicurezza". Nello stesso tempo questa politica
"è in grado di incidere nel profondo di quell'insieme di diseconomie e
sprechi che quotidianamente è alimentato dai nostri modelli di produzione e
consumo e, quindi, di muovere riforme capaci di preparare il cambiamento nei settori
più arretrati, attraverso scelte che spingano investimenti in quelli più
innovativi per raggiungere nuovi standard di qualità tecnologica innalzando la
competitività delle imprese pubbliche e private". Uno scenario, infine -
sostengono Cgil e Legambiente -, che risulti "capace di incidere
positivamente sul mercato del lavoro dando origine a un insieme diffuso di
possibilità occupazionali". Perchè il rinnovamento in senso ecosostenibile
è anche questo: nuova occupazione. Uno scenario che guarda alle soluzione già
messe in campo in altri Paesi, che vedono la centralità e la trasversalità
della questione ambientale e la novità di un forte ruolo pubblico nel guidare i
processi di fuoriuscita dalla crisi, a partire da "una analisi lucida
della impossibilità di risolvere i problemi con le stesse ricette liberiste che
spesso ne erano la causa". Non solo Obama, per altro. "Le proposte
che presentiamo e la discussione che intendiamo avviare - sottolineano Cgil e
Legambiente - sono dunque pienamente nel solco di quanto si sta oggi discutendo
a Bruxelles come a Washington e Pechino, ma non a Roma". Il governo - si
legge nel documento comune stilato dalle due organizzazioni - "sostiene di
aver reso disponibili per far fronte alla crisi ben 45 miliardi di euro. A ben
vedere però i 45 miliardi sono costituiti da risorse già programmate da tempo.
Nei fatti le uniche risorse fresche sono solo 5 miliardi, anche questi però in
larga parte ricavati dal riposizionamento di poste di spesa previste per altri
settori". La dimensione di questo intervento se confrontato a quello di
altri paesi è pressoché inesistente (Usa 1017 mld, Uk 753 mld, Germania 726
mld, Francia 437 mld, Spagna 210 mld, Giappone 493 mld, Cina 398 mld). Si tratta di cifre che secondo Corso Italia e Legamabiente
"esprimono più di ogni altro ragionamento la preoccupante sottovalutazione
con cui il governo italiano guarda alla crisi, che per essere affrontata
avrebbe bisogno della massima coesione sociale possibile". "Da
queste scarne osservazioni - prosegue il documento - emerge con chiarezza la
convinzione del governo, ribadita per altro dal presidente del Consiglio e dal
ministro dell'Economia, che per l'Italia non sia necessario mettere in campo
misure straordinarie per superare la crisi e che sia sufficiente attendere, con
ottimismo, la ripresa economica che prima o poi si ripresenterà". Il
giudizio che Cgil e Legambiente danno dell'orientamento politico del governo
italiano è quindi "fortemente critico", in quanto ammesso e non
concesso che l'Italia sia meno esposta alla crisi rispetto ad altri Paesi,
"è pur vero che stiamo già subendo pesantissime ripercussioni e che,
comunque, gli equilibri competitivi che si determineranno a crisi superata
dipenderanno in larga parte dalle misure di innovazione che ogni paese sarà
stato in grado di mettere in campo". Questo significa che è indispensabile
prevedere, in aggiunta alle misure di tutela, "anche interventi diretti
all'innovazione e al rafforzamento del nostro sistema produttivo". Perchè?
Perchè "la migliore difesa dell'occupazione è creare nuovo lavoro".
( da "AprileOnline.info" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina
Inferno Tibet Enrico
Campofreda, 10 marzo 2009, 19:01 Il fatto Ricorre il 50esimo anno della marcia
tibetana, la rivolta contro il dominio cinese nella regione seguìta alla lunga
marcia maoista. Una ribellione dalla vita brevissima, costata al paese
un'infinità di morti, ma che ancora è un simbolo e un riferimento per Lhasa Le
mani giunte, lo sguardo sorridente e tranquillo non sono l'unica immagine del
Dalai Lama. Quando vuole i suoi ?a fondo' diventano armi affilatissime. Come le
parole pronunciate in queste ore nell'esilio-residenza di Dharamsala in India.
Ricorre il cinquantenario della marcia tibetana, la rivolta contro il dominio
cinese nella regione seguìta alla lunga marcia maoista. Una ribellione dalla
vita brevissima, costata al Tibet un'infinità di morti. In ricordo di quei
momenti il Nobel per la pace perde il distacco ascetico e lancia pesanti accuse
al regime oppressore ricordando come quella terra, la sua terra, sia divenuta
nel tempo "un inferno di sofferenze". Poi prevale il politico che
misura il peso delle parole. Il Dalai Lama sa che, nonostante il grande
movimento d'opinione a favore del suo popolo, neppure gli scontri d'un anno fa
sono riusciti a far alleggerire le posizioni cinesi. Così l'ipotizzato
boicottaggio dei Giochi di Beijin durante la maggiore esposizione mediatica del
colosso dell'Asia non c'è stato. Alla fiammata di marzo e aprile sono
subentrati l'applauso e il consenso generali dell'agosto olimpico. Il nuovo
corso obamiano, con tutti i distinguo che il presidente democratico continua a
fare rispetto al bushismo, subordina i princìpi alla cruda real politik specie
quand'è guidata dall'economia. E verso la Cina odierna la US
Navy può spruzzare acqua, com'è accaduto al largo dell'isola di Hainan a est
del golfo del Tonchino, ma non molto di più. Perciò il leader spirituale del Tibet
distingue l'azione della memoria e della denuncia di "dolore e
distruzioni" da idee secessioniste, appoggiate in altri casi (vedi Kosovo)
dalla comunità internazionale ma che in opposizione alla Cina non troverebbero spazio. Il sogno tibetano può continuare
a essere quello di rivendicare un'autonomia regionale senza staccarsi dalla
Repubblica Popolare. E questo il Dalai continua a domandare. Per ora il gigante
asiatico nega, accusando il Lama di falsità e ricordando alla politica estera
mondiale come quella regione sia stata dotata di recenti, profonde riforme. Il
braccio di ferro fra le parti prosegue. Le accuse di repressione operate da
Pechino verso i tibetani - un anno fa si è parlato di duecento vittime - sono
diffuse ovunque insieme alle denunce dell'oppressione e della cancellazione
d'identità culturale di quel popolo. Eppure la diplomazia ufficiale è cauta.
Nonostante la recessione la Cina resta la grande
fabbrica mondiale, non c'è nazione che non intrecci la propria economia con
quella asiatica, ed economia e finanza da sempre orientano la politica di
tutti. Oltre che verso le poco amate organizzazioni quali Amnesty International
e Human Rights Watch il disgusto di Pechino è diretto contro i
"disturbatori" della stampa. Tre giornalisti di France Presse sono
stati espulsi nei giorni scorsi perché avevano tentato di raggiungere il
monastero buddista di La Jia; poi è stata la volta di due reporter italiani
dell'Ansa e di Sky Tg24, fermati e a lungo interrogati dai militari. Per non
parlare di quel che accade a singoli free lance da sempre i più esposti in
questo genere d'intimidazione che colpisce la persona oltre che la libertà
d'informazione. Quest'ultima continua a infastidire il potere tant'è che, come
ai tempi delle proteste dei monaci di un anno fa a Lhasa (anche nei giorni
scorsi ne sono stati imprigionati oltre cento) e alla vigilia delle Olimpiadi,
i collegamenti sul web da e per la Cina si
intervallano a black out. La rete è usata da una minoranza di cinesi, che sono
ancora per ben oltre la metà cittadini rurali. Ma è una minoranza che nel
gigantismo di quel Paese conta quasi 150 milioni di utenti, ai quali si
rivolgono quegli intellettuali dissidenti come Liu Xiaobo i cui argomenti,
proprio grazie a Internet, hanno raccolto popolarità e consensi. Sentir parlare
di proteste a tre mesi dal ventennale di piazza Tiananmen - moto studentesco
sì, ma assolutamente simbolico, accaduto quand'era in vita quel Deng Xiaoping
padre del capitalismo dalla stella rossa - crea pur sempre idiosincrasia
all'establishment. Perché a quella contestazione s'ispirarono le successive
ribellioni popolari, volte, col trionfo del mercato, contro le speculazioni
degli arricchiti. Quello che non è accaduto nell'89, quando studenti e
intellettuali rappresentavano agli occhi del contadino e dell'operaio cinese
una componente privilegiata e marziana più che marxiana, potrebbe succedere in
un futuro prossimo. La recessione, il rischio disoccupazione e dunque lo stop
al benessere per un ceto medio cresciuto a dismisura negli ultimi quindici anni
potrebbe a breve creare un blocco sociale numeroso e dirompente. Tutto ciò
preoccupa gli uomini del Governo Centrale molto più del Dalai Lama anche se la
somma delle lagnanze non può che accrescere l'instabilità.
( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 10 - Economia Dalla Cina all´Europa continua il crollo
dei prezzi. Eurotower pronta ad azzerare i tassi Nel mondo non consuma più
nessuno la Bce in campo contro la deflazione L´unica soluzione è il rilancio
dell´export, ma il Fondo monetario gela le aspettative L´aumento dei prezzi al
consumo, in Europa potrebbe essere nel 2009 solo dello 0,1% MAURIZIO
RICCI La parola che fa paura è stata pronunciata, sia pure per esorcizzarla. E,
adesso, la deflazione - una riduzione generalizzata dei prezzi, dagli effetti
economici devastanti - da ipotesi accademica diventa una prospettiva: lontana,
ma concreta. A parlare di deflazione, per delineare le contromisure che la
possano sconfiggere, sono due uomini del vertice della Bce, la Banca centrale europea,
Lorenzo Bini Smaghi e il presidente della Bundesbank tedesca, Axel Weber. E ne
parlano, perché i segnali di deflazione, che serpeggiano dallo scorso agosto,
si vanno facendo via via più corposi, anche se non vanno sopravalutati. Ieri,
ad esempio, l´Istat ha comunicato che, in Italia, i prezzi alla produzione
(cioè quelli, per così dire, al portone delle fabbriche) sono scesi dello 0,8%
rispetto a dicembre. Il dato più inquietante è che i prezzi si sono ridotti
della stessa misura, anche scorporando il fattore energia: segno che il trend
ha intaccato i processi di fondo, al di là delle oscillazioni del petrolio.
Peraltro, i prezzi alla produzione sono normalmente volatili ed è facile che i
successivi passaggi - all´ingrosso e al consumo - assorbano la riduzione. La
tendenza, però, è netta. Contemporaneamente, all´altro capo del mondo, in Cina, uno dei grandi motori dell´economia globale, i prezzi
al consumo sono crollati dell´1,6% rispetto ad un anno fa. Anche qui, il dato
va accolto con cautela: febbraio 2008 aveva visto un´impennata eccezionale dei
prezzi cinesi. Tuttavia, più di un economista si aspetta che la riduzione
prosegua nei prossimi mesi. Soprattutto, la stessa Bce prevede, per il 2009, un
aumento dei prezzi al consumo, in Europa, che potrebbe essere anche solo (è
l´ipotesi, per ora, minima) dello 0,1%. Prezzi fermi, cioè, nella media
dell´anno e questo significa, quasi certamente, qualche mese con il segno meno.
Weber si spinge anche a precisare che i mesi con il segno meno saranno quelli dell´estate,
luglio e agosto. Il problema, però, è cosa accade dopo. Il raffreddamento dei
prezzi, infatti, può prendere due forme. Il primo è un rallentamento, che gli
economisti chiamano disinflazione. E´ quanto prevedeva la Bce, ancora a
dicembre, prima di rivedere drasticamente al ribasso le sue stime: un aumento
dei prezzi contenuto, nella media del 2009, fra l´1,1 e l´1,7%. E´ un processo
benigno: rispetto all´inflazione del 2008 (3,3%) significa che il potere
d´acquisto dei consumatori aumenta. E´ quanto accade in questo momento e lo
verifichiamo tutti, con compiacimento, guardando al prezzo della benzina. Il
punto, però, è che un po´ d´inflazione (entro il tetto del 2% che piace alla
Bce, ad esempio) fa bene all´economia, ne lubrifica i meccanismi. Le imprese
possono contare su incassi in crescita, i lavoratori su salari che si alzano,
il costo dei debiti è inferiore a quanto appare. Se l´inflazione è al 2 e il
tasso d´interesse è al 4, al momento di pagare, visto che il mio reddito è
cresciuto del 2, il costo reale del debito è 2 e non 4. Tutto questo, però, si
rovescia nel suo opposto, in caso di deflazione. Se, infatti, i prezzi scendono
sotto zero non per un paio di mesi (come prevede Weber), ma per un paio di
trimestri, l´aspettativa che continuino a scendere si consolida. Famiglie e
imprese rinviano i loro acquisti, in attesa di prezzi più favorevoli. Le
imprese, in assenza di domanda, tagliano la produzione e i posti di lavoro. La
deflazione si accoppia e si moltiplica con la recessione: aumentano i
disoccupati, come sta già avvenendo in Italia e altrove, diminuiscono i
redditi, scende la domanda, scendono ancora i prezzi. La spirale è avviata e il
credito vi gioca un ruolo perverso. Se l´inflazione è meno 2, il tasso
d´interesse può essere anche zero, ma il costo reale del credito è 2. Le
deflazioni sono rare: c´è stata quella, mondiale, successiva al 1929 e, più
recentemente, in Giappone, negli anni ?90. Sono prolungate e difficili da
curare. Mentre la politica economica ha un intero arsenale contro l´inflazione
(blocco prezzi e salari, aumento dei tassi d´interesse, prosciugamento della
liquidità), le ricette contro la deflazione sono poche e di incerta riuscita.
Gli interventi di ieri di Bini Smaghi e di Weber danno un assaggio di quello
che potrebbe essere il dibattito dei prossimi mesi. Mentre Bini Smaghi dichiara
che la Bce sarebbe pronta a far scendere il tasso d´interesse anche a zero, per
contrastare la deflazione, Weber controbatte che non bisogna scendere sotto
l´1%, per lasciarsi qualche margine di manovra. Il punto è che, contro la
deflazione, la politica monetaria è un´arma spuntata: una volta che il tasso è
sceso a zero, le opzioni sono finite, visto che sotto zero il tasso non può
scendere. Se l´economia non riparte a quel punto, la politica monetaria può
fare poco altro. Come si esce, allora, dalla spirale della deflazione? Il
Giappone lo ha fatto, sia pur precariamente, grazie al rilancio delle
esportazioni. Per questo è ancor più preoccupante la previsione del Fondo
monetario internazionale di una crescita mondiale negativa nel
( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri
Washington "Giusto reprimere Tienanmen" lascia il
vertice dell´Intelligence WASHINGTON - Uno degli 007 più quotati degli Usa,
Charles Freeman, ha rinunciato ieri alla carica di direttore del National
Intelligence Council. Aveva irritato dei membri del Congresso dicendo che la Cina doveva "intervenire prima" per reprimere Tienanmen.
( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
14 - Esteri Il Dalai Lama: "Il Tibet è un inferno" sale la tensione
tra Cina e Stati Uniti Duro discorso del
leader buddista nel 50° della rivolta anticinese RAIMONDO BULTRINI BANGKOK - Il
Tibet? «è stato trasformato in un inferno in terra. Questi 50 anni hanno
portato indicibili sofferenze al Paese e al popolo». Dalla sua residenza indiana
d´esilio a Dharamsala, il Dalai Lama ha usato toni forti nel giorno di una
cerimonia attesa da tempo. Il leader spirituale buddista celebrava la data
forse più triste nella storia moderna del suo popolo, la fallita rivolta
anticinese del 10 marzo 1959, la fuga attraverso l´Himalaya e le stragi seguite
alle proteste del marzo 2008. «Ancora oggi � ha detto � i tibetani in Tibet
vivono in costante paura e le autorità cinesi restano perennemente sospettose
di loro». Non solo. «I tibetani � ha aggiunto - sono considerati criminali,
meritevoli della morte». Consapevole della solidarietà che milioni di persone
hanno tributato ieri alla causa del Tibet nel mondo, con manifestazioni e
iniziative da Taiwan a New York, da Katmandu a Canberra, Londra e New Delhi, il
Dalai Lama ha insistito nella sua trentennale offerta alla Cina
di una «genuina autonomia» invece della piena indipendenza. Ma ancora una volta
la reazione di Pechino è stata sferzante: «Non risponderò alle menzogne del
Dalai Lama», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Ma Zhaoxu, «la
cricca del Dalai Lama sta confondendo il bianco con il nero. Mettono in giro
solo delle voci. Le riforme democratiche cinesi sono le più ampie e profonde
mai realizzate nella storia del Tibet». I vertici di Pechino hanno minacciato
serie conseguenze diplomatiche nelle relazioni con gli Stati Uniti se non sarà
ritirata la risoluzione del deputato democratico Rush Holt che chiede di
«riconoscere la disperazione del popolo tibetano in occasione del cinquantesimo
anniversario dell´esilio del Dalai Lama» e invita a «compiere uno sforzo
multilaterale per trovare una soluzione duratura e pacifica». La mozione, in
attesa dell´esame del Congresso Usa, rivolge un appello al governo cinese
«affinché risponda alle iniziative del Dalai Lama per trovare una soluzione
alla situazione tibetana». Ma la risposta dello stesso portavoce Zhaoxu non
lascia spiragli: «La proposta al Congresso americano fatta da qualche
parlamentare anti-cinese va contro la storia e la realtà del Tibet». Il fattore
storico è stato alla base della rottura delle trattative durate fino allo
scorso anno. «L´insistenza cinese nel farci accettare che il Tibet è stato parte
della Cina dai tempi antichi - ha spiegato ieri il
Dalai Lama - è errata e irragionevole. Non possiamo cambiare il passato».
Quanto alla realtà di quest´ultimo mezzo secolo - ha aggiunto - il governo
cinese ha condotto «campagne violente e repressive» che hanno imposto la legge
marziale e programmi di «rieducazione», causando «profonda sofferenza» fra i
tibetani.
( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 21 - Economia
Ventata d´ottimismo per l´auto "A maggio mercato con il segno più" Le
previsioni del Csp. Berlusconi: "Ordini in ripresa". Marchionne in
trincea. Cina +25% PAOLO GRISERI TORINO - Inversione di tendenza o semplice
rimbalzo? è un fatto che da qualche settimana i segnali che provengono dal
mercato dell´auto sono di segno positivo anche se pochi operatori del settore
si lascerebbero andare all´ottimismo di Berlusconi che ieri ha sintetizzato:
«Si svuotano i magazzini e ripartono gli ordini». Gli annunci di una
possibile ripresa sono diversi. Prima l´indagine congiunta Anfia-Unrae secondo
cui gli ordinativi dai concessionari sono in aumento del quattro per cento nel
confronto febbraio 2008-febbraio 2009. Poi le ricerche del Centro Studi Promotor
di Bologna, da anni osservatorio specializzato sulla vendita delle quattro
ruote: «Se si manterrà la tendenza che abbiamo cominciato a osservare oggi -
dice Gian Primo Quagliano, presidente di Csp - a maggio il mercato italiano
dell´automobile potrebbe tornare con il segno più». Se così fosse, l´uscita dal
momento peggiore della crisi sarebbe più rapida del previsto. Un effetto
importante lo hanno certamente avuto gli incentivi. E, come nel ´97, quando
vennero introdotti per la prima volta, il sostegno pubblico alla vendita fa
sentire i suoi effetti con qualche mese di ritardo rispetto alla data di
entrata in vigore. I concessionari intervistati da Csp confermano la tendenza
al miglioramento: a gennaio solo l´uno per cento denunciava una quota di ordinativi
«alta» mentre a febbraio la stessa indicazione veniva dal 34 per cento degli
intervistati. Uno dei primi effetti del ritorno della domanda in Italia è
l´annuncio della Fiat che ieri ha detto di voler aumentare la produzione dei
motori nello stabilimento di Termoli al punto di dover trasferire 100
dipendenti dallo stabilimento di Pratola Serra a quello molisano. Inversioni di
tendenza che sembra registrare non solo la Borsa (ieri il titolo è salito del 9
per cento) ma anche l´ad del Lingotto, Sergio Marchionne: «Combatterò fino
all´ultimo - ha detto in un´intervista - per mantenere l´auto in utile nel
2009». Si muove in senso positivo anche il mercato cinese: grazie agli
incentivi di Pechino, a febbraio è balzato in avanti del 25 per cento rispetto
allo stesso mese del 2008. Continua invece a essere preoccupante la situazione
negli Usa. Ieri sono giunti a Detroit gli esperti di Obama che devono decidere
entro il 31 marzo se concedere a Gm e Chrysler altri 21 miliardi di dollari o
se invece lasciar fallire i due marchi. La crisi Gm preoccupa l´Europa per gli
effetti che inevitabilmente rischia di avere sugli stabilimenti Opel in
Germania ma anche in altri paesi europei come l´Inghilterra, la Svezia, il
Portogallo, la Spagna e il Belgio. Venerdì si terrà a Bruxelles una riunione
dei ministri dell´industria e dell´economia dei paesi europei chiamati a
concordare una linea comune.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-03-11 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Berlusconi:
votino i capigruppo Fini: la proposta cadrà nel vuoto Silvio Berlusconi avanza
una proposta di modifica dei regolamenti parlamentari: per snellire le
procedure ogni capogruppo potrà esprimere un voto che rappresenti l'intero
gruppo. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, boccia subito l'idea («Impossibile,
cadrà nel vuoto»)e definisce invece«non remota»l'ipotesi di Berlusconi al
Quirinale. Il Pd attacca: dal premier pulsioni autoritarie. Di Pietro: evitiamo
un Saddam Hussein italiano. u pagina 16 Alfano sul caso Genchi: a rischio la
sicurezza nazionale Il caso Genchi «investe la sicurezza nazionale». L'allarme
viene dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, che annuncia un «intervento
normativo sul codice di procedura penale idoneo a dare maggiori garanzie agli
apparati di sicurezza dello Stato». u pagina 17 Caffarella: arresti revocati,
ma romeni ancora in carcere I due cittadini romeni Alexandru Iszoitka Loyos e
Karol Racz non sono responsabili dello stupro avvenuto nel parco romano della
Caffarella il 14 febbraio scorso ma restano in cella per altri reati. Lo ha
deciso ieri il Tribunale del Riesame di Roma. u pagina 17 Istat: prezzi alla
produzione in calo,-2% sul
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-11 - pag: 2 autore: L'Fmi: nel 2009
crescita globale sotto lo zero Alessandro Merli L'economia mondiale è in «una
grande recessione», ha affermato ieri il direttore del Fondo monetario,
Dominique Strauss-Kahn, preannunciando che la crescita globale potrebbe essere
negativa nel 2009, per la prima volta dal dopoguerra, una valutazione simile a
quella già avanzata dalla Banca mondiale. L'Fmi,nelle sue ultime previsioni di
fine gennaio, aveva stimato una crescita per quest'anno pari allo 0,5%, ma da
allora, ha detto ieri il direttore dell'istituzione di Washington,le notizie
non sono state positive. In Europa, la contrazione dell'economia può arrivare
al 2-2,5%, ha sostenuto il numero uno del Fondo. Secondo Strauss-Kahn, la
ripresa può arrivare nel 2010, ma questo dipenderà dalle politiche economiche
adottate. E su questo punto i maggiori Paesi sembrano nettamente divisi,
nell'imminenza della riunione dei ministri finanziari e dei governatori del
G-20 che si terrà nel fine settimana in Inghilterra. All'appello di Larry
Summers, consigliere del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a varare
uno stimolo fiscale coordinato, con uno sforzo maggiore da parte europea, il
consiglio dei ministri finanziari dell'Unione europea ieri ha risposto picche.
Questi richiami non ci piacciono, ha affermato Jean-Claude Juncker, e diversi
suoi colleghi hanno ribadito che i piani europei sono già stati approvati e che
non c'è l'intenzione di adottare misure aggiuntive almeno finché non si veda
l'effetto delle prime.Secondo l'Fmi i pacchetti dei diversi Governi europei
sono, in percentuale del Pil, al di sotto di quanto annunciato
dall'amministrazione Obama. La media dei piani di stimolo dei maggiori Paesi è
pari all'1,5% del Pil, ha ricordato ieri StraussKahn,ben inferiore al 2%che nei
mesi scorsi l'Fmi aveva sollecitato. «è troppo poco-ha detto il capo dell'Fmi-
anche se è pur sempre un inizio ».Il capo del dipartimento per la riduzione
della povertà della Banca mondiale, Danny Leipziger, ieri a Roma, ha dichiarato
a sua volta che«c'è spazio per ulteriori stimoli». Dall'Ecofin è venuta invece
una buona notizia per il Fondo: i ministri europei sono d'accordo per il
raddoppio della sue risorse a 500 miliardi di dollari per far fronte
all'aumento della domanda di prestiti da parte dei Paesi in crisi. I Paesi
europei sono «pronti a contribuire»a un incremento temporaneo (il Giappone ha
già firmato per 100 miliardi di dollari, coprendo quindi il 40% del
fabbisogno), ma hanno sollecitato i Paesi che hanno accumulato ingenti riserve
a fare la propria parte. Qualcuno di essi, tuttavia, come
la Cina, chiede che a questo corrisponda un adeguamento del potere di
voto all'interno dell'Fmi. Un punto sul quale gli europei, che godono nel Fondo
di una rappresentanza sproporzionata al loro peso nell'economia mondiale, hanno
sempre opposto resistenza, ma sul quale l'Ecofin di ieri ha socchiuso la porta
al negoziato. Strauss-Kahn, che si trovava a una conferenza sull'Africa
organizzata dall'Fmi in Tanzania, ha sottolineato che la crisi globale può
avere un impatto devastante sul continente. L'Africa accuserà un calo della
crescita dal 5,2% del 2008 al 3% del 2009,secondo le ultime previsioni
dell'Fmi, ma anche queste potrebbero rivelarsi troppo ottimiste, secondo il
direttore del Fondo, a causa della contrazione del commercio mondiale, del
crollo delle materie prime e delle rimesse degli emigrati e l'aggravamento
della povertà in Africa potrebbe generare sommosse o anche guerre. Strauss-Kahn
ha sollecitato i Paesi ricchi a mantenere le promesse di aiuti. «Non è
ammissibile - ha detto - che si trovino centinaia di miliardi per la crisi
finanziaria e non si trovi qualche centinaio di milioni per aiutare i Paesi più
poveri». DAL DOPOGUERRA Un Pil mondiale negativo non si vedeva dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-11 - pag: 3 autore: ANALISI Quelle
incognite sulla fiammata di Antonella Olivieri I n Borsa, quando non sono molto
convinti che il rialzo possa durare, i trader parlano di "rimbalzo del
gatto morto". Purtroppo, anche ieri era questa l'opinione prevalente. La
verità però è che nessuno sa cosa succederà tra un anno. Eppure servirebbe
proprio il responso dell'oracolo per rispondere all'amletica domanda che aleggia
nelle sale operative:abbiamo toccato il fondo e possiamo solo risalire, oppure
dobbiamo aspettarci una fiammata delle quotazioni che prelude a ulteriori
ribassi? Tipicamente la Borsa anticipa di un anno la ripresa
dell'economia,dicono i veterani. Cosicché se ci fossero ragionevoli speranze di
rivedere una crescita nel 2010 – e per la Borsa crescita significa soprattutto
crescita degli utili societari – allora si potrebbe pensare di approfittare dei
saldi difine stagione consegnati dall'Orso. Facendo riferimento al grafico
pubblicato più sotto, relativo alle grandi crisi di Wall Street, la domanda è
cioè la seguente: stiamo ripercorrendo le orme della Grande depressione del '29
oppure siamo nella situazione della crisi petrolifera del '73 e dello sboom
della bolla tecnologica del 2000? Se si guardasse alla distanza dai massimi, si
direbbe che siamo arrivati. In 17 mesi l'indice della Borsa Usa ha ceduto quasi
il 57%: più di quanto abbia perso con lo sboom tecnologico all'inizio del
decennio quando il minimo era stato toccato a -49%, o con la crisi petrolifera
degli anni Settanta (minimo a-48%). O, ancora, più di quanto aveva perso negli
anni Trenta (-47,9%) prima di concedersi un rimbalzo. Il punto è che, nelle
crisi più recenti, la correzione è stata sufficiente a far ripartire il
listino, mentre nel post '29, dopo un rimbalzo durato quattro mesi, la caduta
delle quotazioni è proseguita fino a toccare il fondo a -89% e a quasi tre anni
dai massimi. E dunque? A che stadio della crisi ci troviamo oggi? Nessuno sa
dirlo. Quel che è certo è che il mercato al momento è in una fase molto
"tecnica", vale a dire che si muove su stimoli che hanno una loro
logica ma nulla hanno a che fare con i fondamentali. Vero per tutti, ma
soprattutto per Piazza Affari: dopo una settimana in cui si è staccata dal
resto del mondo, ci sta che il recupero – non foss'altro che per motivi
"aritmetici" – sia più pronunciato. La Borsa di Milano aveva iniziato
a rimbalzare ancor prima che aprisse Wall Street, il cui effetto è stato solo
quello di amplificare il rialzo nostrano, non di sollecitarlo: l'impressione è
che gli "agenti misteriosi" che hanno accentuato il ribasso di inizio
mese abbiano completato il loro lavoro, lasciando libero il listino di scattare
come una molla compressa. Ora però la crisi delle Borse si è avvitata in tal
modo da suscitare – soprattutto nei Paesi che ne sono più dipendenti – un
dibattito, a livello istituzionale- politico, su cosa si possa fare per
aiutarle a ritrovare la loro strada. Gli sgravi fiscali non paiono in grado di
fungere da stimolo: se il mercato prosegue al ribasso il vantaggio relativo
delle imposte non compensa lo svantaggio assoluto del calo delle quotazioni.
Piuttosto, se l'obiettivo è quello di ripristinare la fiducia, bisognerebbe fare quello che aveva fatto Hong Kong prima di
tornare sotto la Cina, quando, approfittando del crollo delle quotazioni, il Governo
si era comprato il 10-11% della Borsa, per poi rivendere le azioni con profitto
qualche anno dopo. Ma, almeno per quanto riguarda il Vecchio continente,
l'ipotesi suona più come una provocazioneche come una strada concretamente
percorribile. IL DILEMMA DEL MERCATO Solitamente la Borsa anticipa di un
anno la ripresa, ma nessuno sa ancora predire cosa succederà nel 2010
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-11 - pag: 5 autore: Piazza Affari, balzo
record L'S&P Mib recupera il 7% ma ai big del listino la crisi costa ancora
cara Morya Longo Non può piovere per sempre. Se si cercano spiegazioni al
super-rimbalzo di ieri a Piazza Affari e in tutte le Borse del mondo, alla fine
si trova solo questa: i listini erano scesi tanto e quindi a un certo punto era
naturale che rimbalzassero. Ieri a Milano si sono probabilmente ridotte le
vendite forzate da parte delle banche e delle assicurazioni. Forse è scattata
qualche ricopertura. Verosimilmente, appena si è capito che l'intonazione era
positiva, qualcuno si è accodato. Unendo la speranza generale sulla ripresa
cinese, ecco che il rimbalzo tanto auspicato è diventato realtà: Piazza Affari
è così risalita del 6,99%. Magra consolazione, si dirà: da inizio anno la
perdita della Borsa di Milano – che grava sui conti delle famiglie, dei fondi e
dello Stato – è del 30,6%. Per capire cosa sia successo ieri, è utile guardare
al passato. Nelle ultime 20 sedute a Piazza Affari, solo quattro sono state
positive. Da inizio anno, invece, su 46 sedute ben 31 hanno chiuso con il segno
meno. Questi numeri parlano da soli: se non fosse accaduto ieri, il rimbalzo
sarebbe partito oggi o domani. Prima o poi era scontato. Non solo. Settimana
scorsa Piazza Affari perdeva più di tutte le altre Borse anche perché –
riferiscono gli operatori – c'erano grossi ordini di vendita in arrivo
dall'estero. Qualcuno dice che una grossa assicurazione da sola abbia scaricato
ingenti quantità di azioni, per evitare che la svalutazione del suo portafoglio
erodesse il capitale. Ebbene: è ovvio che, una volta terminate le presunte
pressioni al ribasso, sia partito il rimbalzo. Mettendo tutto questo (e altri
motivi tecnici) insieme al rally delle Borse mondiali, il rialzo si è
concretizzato anche a Milano. Ovvio anche che a riprendersi siano state
soprattutto le aziende più penalizzate nei giorni scorsi. UniCredit ha
recuperato l'11,99% (ma il passivo da inizio anno resta del 52,9%), Intesa
Sanpaolo è salita del 15,71%, Alleanza del 9,16%, Generali del 5,71%. Eni ed Enel
hanno recuperato l'8,45% e il 5,14 per cento. Fin qui, è tutto ovvio. Meno
scontato, però, è capire se si tratti di un fuoco di paglia oppure dell'inizio
di un'inversione di tendenza. Per rispondere a questa domanda, oggi, non
basterebbe un indovino. A Piazza Affari, tra le sale operative, nessuno si
sbilancia. Anzi: lo scetticismo è unanime. «Il mercato guarda ancora con paura
le banche e teme che molte società presto o tardi siano costrette ad annunciare
un aumento di capitale », osserva un operatore. «Allo stato attuale – aggiunge
– il rimbalzo suscita tanta cautela». «Per vedere un'inversione vera –ribatte
un altro –bisogna aspettare che le banche tornino a finanziare veramente le
imprese. E oggi questo ancora non accade ». Dall'Italia, insomma, in pochi
vedono gli spunti giusti per ripartire: i rubinetti del credito – testimoniano
tanti imprenditori – non sono più quelli di una volta. E il rischio che in
molte aziende quotate sia necessario un aumento di capitale resta elevato.
Qualche barlume di speranza si vede invece dall'estero: dalla Cina e dalla ripresa negli ultimi tempi del prezzo del
petrolio. Ma per ora sono solo fievoli speranze. L'unica certezza è il peso di
un ribasso che, a Piazza Affari, ha penalizzato tutti. In un anno le
"attività" delle famiglie italiane – calcola Bankitalia – si sono
ridotte di 264 miliardi di euro. I fondi comuni che investono esclusivamente in
azioni italiane – secondo le rilevazioni di Assogestioni – dal dicembre 2007 al
febbraio 2009 hanno ridimensionato il patrimonio da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 10 autore: Gli incentivi di Pechino
rilanciano l'auto Gli incentivi all'auto del Governo cinese cominciano a
funzionare. Dopo tre mesi consecutivi di flessione, tornano
a crescere le vendite di auto in Cina:a febbraio
l'incremento è stato del 24,72%su base annua con la vendita di 827.600 mezzi.
Per quanto riguarda i veicoli passeggeri,l'aumento è stato del 24,23%a 607.300
unità.I veicoli commerciali sono cresciuti del 26%a quota 220.300.L'inversione
di tendenza è stata favorita dal calo delle imposte sull'acquisto di auto con
motori fino a
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 10 autore: Le quotazioni degli
appartamenti continueranno a scendere Vendite degli immobili in caduta a
Shanghai Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Dove una volta
c'erano le risaie, oggi c'è una città nella città. Una grande città, ordinata e
efficiente, pianificata a tavolino e costruita secondo canoni architettonici
d'avanguardia. Con la sua skyline dominata da grattacieli sempre
più imponenti che ormai fanno ombra a quello che una volta era l'edificio più alto
della Cina (la Pearl Tower), Pudong rappresenta il simbolo di Shanghai nel
mondo. Sulle rive del fiume Huangpu, qualche anno fa una società immobiliare
taiwanese quotata alla Borsa di Hong Kong, Tomson Group, decise di realizzare
il condominio più lussuoso di tutta la Cina: il Tomson
Riviera. Quattro torri da una trentina di piani. Taglio minimo degli
appartamenti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 10 autore: Pechino. La parallela discesa
del 4,5% per i listini alla produzione solleva il rischio della deflazione
Prezzi cinesi in retromarcia Febbraio registra il primo calo dell'inflazione
(-1,6%) dal 2002 SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Sulla Cina rischia di allungarsi l'ombra della deflazione. Nel mese di
febbraio, l'indice dei prezzi al consumo è sceso dell'1,6% rispetto allo stesso
periodo dell'anno precedente, registrando la prima flessione dal 2002. Nel
contempo, i prezzi alla produzione hanno accusato una contrazione del 4,5%, la
maggiore degli ultimi dieci anni. I dati sono stati resi noto ieri
l'Ufficio nazionale di statistica, che ha precisato come la contrazione del
costo della vita sia stata causata in primo luogo dalla flessione dei prezzi di
cibo, abbigliamento e combustibili, cioè dei beni che pesano di più nel paniere
di riferimento su cui si calcola il tasso d'inflazione. I prezzi dei beni
alimentari, che da soli rappresentano un terzo del paniere, hanno registrato
una flessione pari all'1,9% rispetto al mese di febbraio del 2008. Un esempio
su tutti: la carne di maiale, la principale fonte proteica della popolazione
cinese, il cui forte rincaro un anno fa diventò una delle principali
preoccupazioni per il Governo, oggi si può comprare con uno sconto del 19%
rispetto ai primi mesi del 2008. Ma la brusca marcia indietro dell'indice dei
prezzi al consumo ha anche altre due spiegazioni. La prima: il confronto con
l'anno precedente. A febbraio del 2008, infatti, sulla spinta dell'impennata
dei listini di cibo, energia e materie prime, l'inflazione cinese raggiunse
l'8,7% toccando il livello più alto degli ultimi 12 anni. La seconda: l'effetto
distorsivo del Capodanno lunare. Per questi motivi, ha dichiarato l'Ufficio
nazionale di statistica di Pechino, «non abbiamo ancora elementi sufficienti
per dire che siamo entrati in deflazione». Anche gli economisti non sembrano
particolarmente preoccupati. «La deflazione dovrebbe avere un carattere temporaneo,
poiché il Governo cinese è pronto a intervenire con ulteriori tagli dei tassi
d'interesse o con altre misure per sostenere i consumi », dice Jing Ulrich di
JpMorgan Chase. In effetti, la crescita della base monetaria degli ultimi mesi
(a febbraio il sistema bancario ha erogato oltre 140 miliardi di dollari di
nuovi pre-stiti, quattro volte il livello raggiunto un anno prima) e la gran
massa di investimenti infrastrutturali in arrivo dovrebbero agire presto come
anticorpi contro una discesa fuori controllo dei prezzi e contro le sue gravi
conseguenze. Tuttavia, di fronte al crollo delle esportazioni e al ripiegamento
dell'industria manifatturiera sul mercato domestico, oggi nessuno può escludere
che la Cina possa scivolare in una classica spirale deflazionistica.
In questo caso, l'aspettativa di ulteriori future riduzioni dei prezzi spinge i
consumatori a rinviare i loro acquisti e le imprese a rimnadare nel tempo i
loro investimenti. Con il risultato che l'economia entra in una fase di
stagnazione. L.Vin. LO SCENARIO Il costo della carne di maiale ha perso il 19%
in un anno I ribassi si aggiungono al crollo delle esportazioni e
dell'industria manifatturiera
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 11 autore: Diritti umani. Dure accuse
del Dalai Lama a cinquant'anni dalla rivolta contro l'occupazione cinese «Tibet,
un inferno in terra» Pechino ribatte: bugie, grazie a noi ampie riforme
democratiche Marco Masciaga NEW DELHI A 50 anni dalla fallita rivolta contro
l'occupazione cinese del Tibet, il Dalai Lama ha ribadito ieri le richieste di
autonomia della regione, descrivendo il dominio di Pechino come «l'inferno
sulla terra»e indicandolo come la causa della morte di centinaia di migliaia di
tibetani. Parlando di fronte a circa 10mila persone riunite a Dharamsala, la
città nel Nord dell'India dove ha sede il Governo tibetano in esilio, il 73enne
leader spirituale buddhista ha spiegato che «oggi la religione, la cultura, la
lingua e l'identità che generazioni di tibetani hanno considerato più
importanti della loro stessa vita sono prossime all'estinzione ». Nel corso del
suo discorso il Dalai Lama ha ricostruito gli ultimi 60 anni di rapporti con
Pechino, soffermandosi sulle «inenarrabili sofferenze» inflitte ai suoi
connazionali nel mezzo secolo trascorso da quando, il 17 marzo del 1959, il
futuro premio Nobel fuggì da Lhasa a cavallo per andare in esilio volontario in
India. Una ricostruzione che è stata respinta con forza dalla leadership cinese
che, per bocca di un portavoce del ministero degli Esteri, ha definito «bugie»
le parole del Dalai Lama, descrivendo l'azione di Pechino in Tibet come «le più
ampie e profonde riforme democratiche» mai compiute nella regione. Mentre in
India migliaia di tibetani in esilio si stringevano intorno all'uomo che da
decenni incarna il volto della loro ribellione non violenta, al di là del
confine le celebrazioni si svolgevano in un clima ancor più teso che in passato
per l'approssimarsi del primo anniversario della sanguinosa rivolta anticinese,
iniziata il 14 marzo del 2008. Secondo le autorità di Pechino, negli scontri scoppiati lo scorso anno a Lhasa e poi propagatisi in
altre città della Cina occidentale morirono in tutto 19 persone, in larga parte civili
uccisi dai manifestanti. Una ricostruzione che non collima con quella fornita
dal Governo tibetano in esilio, secondo cui la repressione delle manifestazioni
sarebbe costata la vita a oltre 200 tibetani e il carcere a migliaia di altri.
Per evitare il ripetersi della stessa catena di eventi questa volta le autorità
cinesi hanno accresciuto i controlli nei monasteri e i pattugliamenti nelle
maggiori città della regione. Le notizie che filtrano dalle città cinesi
abitate da grandi comunità tibetane sono molto frammentarie perché i
giornalisti stranieri che hanno tentato di raggiungerle sono stati bloccati
nelle province di Sichuan, Gansu e Qinghai. In serata il Governo cinese ha
anche chiesto che una risoluzione presentata lunedì al Congresso americano
affinché Pechino cessi la «repressione » nella regione venga ritirata. La
speaker Nancy Pelosi, che lo scorso anno fece visita al Dalai Lama poco dopo la
repressione cinese, ha invece ribadito che la situazione in Tibet «è una sfida
alle coscienze del mondo» e che «non difendere i diritti umani in Cina significa perdere l'autorità morale per promuoverli in
ogni altra parte del mondo». masciaga@gmail.com L'ALLARME Di fronte a 10mila
persone a Dharamsala il leader spirituale è tornato a chiedere autonomia per la
regione e ha avvertito: si rischia l'estinzione AP/LAPRESSE Omaggio al leader.
Il Dalai Lama benedice un giovane monaco tibetano in esilio. In 10mila si sono
radunati ieri a Dharamsala in occasione del cinquantesimo anniversario della
rivolta contro l'occupazione cinese
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 11 autore: Washington. Dopo lo scontro
sfiorato al largo dell'isola Hainan L'intelligence Usa: grave
crisi con la Cina Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente Quasi
certamente la crisi navale al largo delle coste cinesi fra Pechino e Washington
finirà nella classica tempesta in un bicchier d'acqua.Intanto però è una
tempesta che suggerisce dichiarazioni bellicose sia agli Stati Uniti
(«L'episodio è il più grave incidente diplomatico con Pechino dal 2001»)
che alla Cina: gli Stati Uniti hanno violato le nacque
territoriali conducendo operazioni militari non autorizzate. Tutto comincia
domenica. Una nave di perlustrazione della marina militare americana, la
Impeccable, si trova a
( da "Avvenire" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 11-03-
( da "Avvenire" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 11-03-2009
La recessione uno «tsunami» per i Paesi poveri DA PARIGI DANIELE ZAPPALÀ I n
Africa, America Latina ed Asia, qualcuno l'aveva chiamata «la crisi degli altri
». E invece no. La recessione nel mondo ricco è anche la «loro» crisi. Anzi,
come hanno sottolineato negli ultimi giorni con previsioni spaventose organismi
quali il Fondo monetario internazionale (Fmi), la Banca mondiale (Bm) o varie
agenzie dell'Onu, potrebbe trattarsi per gran parte del Sud di un autentico
«tsunami» già pronto a schiantarsi a ogni longitudine. È vero che, in termini
occupazionali, la raffica di tagli del personale in tante multinazionali
statunitensi ed europee può talora fare gli interessi di certi Paesi in via di
sviluppo specializzati nei servizi. Almeno in casi specifici. Il colosso
bancario Citigroup, dopo la vasta «riorganizzazione » annunciata negli Stati
Uniti, ha comunicato che aumenterà le proprie delocalizzazioni di call-center
nelle Filippine. E Manila, in proposito, spera in un incremento settoriale
d'attività del 30% nel 2009. Un fenomeno simile potrebbe toccare altri Paesi a
basso costo di manodopera come il Marocco. Ma questi esempi, alla luce delle
ultime previsioni macroeconomiche, appaiono come sparuti alberi capaci appena
di dissimulare l'incendio in vista di tutta una foresta. Secondo la Bm, il
saldo finanziario negativo per il mondo in via di sviluppo sarà compreso
quest'anno fra 270 e 700 miliardi di dollari. E solo un quarto di tali Paesi ha
riserve utili per impedire un'ulteriore estensione della povertà. È pessimista
pure Dominique Strauss-Kahn, al timone dell'Fmi: «Anche se la crisi ha
raggiunto lentamente le rive africane, sappiamo tutti che essa arriva e che il
suo impatto sarà severo ». In termini nominali, l'Fmi parla di crescita
economica «amputata di una metà» in Africa. Qui, i primi Paesi colpiti sono
stati i più «integrati» su scala internazionale: Sudafrica, Ghana, Kenya, Nigeria.
Di fronte a questo nuovo ostacolo, gli «obiettivi del Millennio» fissati
all'orizzonte 2015 paiono a molti esperti già oggi fuori portata. Per evitare
un collasso, occorrerebbero soluzioni alternative alle vecchie ricette. In
proposito, l'Unctad (Conferenza dell'Onu per il commercio e lo sviluppo)
raccomanda ormai apertamente ai Paesi poveri di «accelerare e approfondire la
cooperazione Sud-Sud, così da compensare in modo reciproco il rallentamento
della domanda » da parte dei Paesi ricchi. Ma simili cambi di rotta paiono
quasi un'utopia in molti settori, date le relazioni strutturate che governano
gli scambi mondiali. Ed anche quando l'export verso il mondo ricco non cala in
termini di stock, a calare drammaticamente è il corso di molte materie prime, in
particolare quelle energetiche. L'Angola, dove le esportazioni di greggio
equivalgono al 90% del bilancio dello Stato e due terzi della popolazione vive
sotto la soglia di povertà, ha appena comunicato che restringerà in modo
pesante la spesa pubblica inizialmente prevista per il 2009. Analoghe misure,
dalle conseguenze spaventose per le popolazioni, potrebbero estendersi a quasi
tutti i grandi esportatori africani. Senza contare che la crescente
disoccupazione in Nordamerica ed Europa potrebbe infliggere un colpo d'accetta
ai preziosi flussi di rimesse dei migranti verso i rispettivi Paesi d'origine.
Per la Bm, gli investimenti privati nei Paesi emergenti segnano già una netta
battuta d'arresto, aldilà di alcuni casi isolati. Per questo, l'organismo lancia
un forte appello in nome della cooperazione per evitare «disordini politici e
sociali» in numerose capitali. Altri effetti economici
deteriori paiono già dietro l'angolo. Al punto che soffriranno anche Paesi fino
a ieri in forte crescita come Cina, India e Brasile. Banca
mondiale, Fmi e agenzie Onu lanciano l'allarme per le economie in via di
sviluppo
( da "Avvenire" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
E' LAVORO 11-03-2009
OPENJOB Posti a Pordenone, in Polonia, Romania e Cina
O penjob ricerca per l'area manager per l'Europa laureati, che abbiano maturato
una consolidata esperienza di vendita nei settori elettronico o telecomunicazioni.
Sede di lavoro: Pordenone. Cv all'indirizzo e-mail: permanent.pordenone@
openjob.it citando rif. NZ/AME/PN. Gruppo societario operante nel settore
siderurgico cerca un plant manager East Europe. La candidatura dovrà gestire il
sito in Polonia e avrà la responsabilità della conduzione dell'intero processo
produttivo. La candidatura dovrà essere disponibile a un trasferimento in
Polonia. Inquadramento previsto: Quadro o Dirigente. Cv all'indirizzo e-mail:
permanent. pordenone@openjob.it citando rif. NZ/PMEE/MO. Si seleziona un
quality manager per la Romania. Si invitano i candidati a far pervenire
dettagliato cv all'indirizzo e-mail: permanent.pordenone@ openjob.it citando
rif. NZ/QMR/OD. Infine si ricercano tecnici assistenza
resident Cina. È richiesto il trasferimento in Cina e la
disponibilità a trasferte nel territorio cinese. Il candidato deve essere in
possesso di un diploma tecnico, di una significativa esperienza nell'assistenza
meccanica su torni e frese presso cliente, la conoscenza delle principali
tecnologie di macchine utensili a Cnc e il loro funzionamento. È
richiesta la conoscenza della lingua inglese. Cv all'indirizzo e-mail:
permanent.pordenone@ openjob.it citando rif. NZ/TARC/MI.
( da "AprileOnline.info" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Proposta Berlusconi,
l'opposizione insorge Andrea Scarchilli , 11 marzo 2009, 17:40 Politica Il
segretario democratico Franceschini ha ironizzato sull'idea del premier di far
votare i capigruppo per tutti: "Il passo successivo potrebbe essere un tasto
solo nell'ufficio del presidente del Consiglio". Di Pietro diretto:
"Anche Mussolini era un uomo del fare". Esordisce alla Camera, con
qualche difficoltà, il voto a impronte voluto da Fini Il giorno dopo la
proposta indecente del presidente del Consiglio, quella di dare la possibilità
ai capigruppo di votare per tutto il gruppo di riferimento, l'opposizione ha
protestato in maniera compatta. Un primo assaggio si era avuto ieri (martedì)
sera, quando i chiamati in causa del Partito democratico, i presidenti dei gruppi
di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro, hanno accusato il premier
di aver manifestato ancora una volta "pulsioni autoritarie". Anche il
presidente della Camera Gianfranco Fini, del resto, aveva immediatamente
rilevato che "la proposta era già stata avanzata ed era caduta nel vuoto.
Accadrà anche stavolta". Oggi Fini ha ribadito "l'impossibilità
costituzionale del voto per delega", ma soprattutto si è fatto sentire il
segretario del Pd. Dario Franceschini ha ironizzato: "Il passaggio successivo
potrebbe essere un tasto solo nell'ufficio del presidente del Consiglio, per
semplificare. Per Berlusconi sembra tutto un ingombro sulla strada della sua
luminosa azione di governo: questo vale per il Parlamento e a volte anche per
il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica". Dura, ancora una
volta, la capogruppo democratica al Senato, Anna Finocchiaro: "Il
presidente Berlusconi, dimostra il grande disprezzo, pur facendolo con
l'eleganza che gli è consueta, o quanto meno la sufficienza con cui guarda al
cuore della democrazia italiana. Tra l'altro, è proprio in questo stesso
Parlamento che la settimana prossima, su richiesta del gruppo del Partito
democratico, sarà avviata una discussione sull'abuso del ricorso alla
decretazione d'urgenza, altro aspetto di quella disistima nei confronti del
Parlamento o meglio di quella incomprensione delle ragioni profonde per le
quali una democrazia come la nostra sul Parlamento si fonda". La
Finocchiaro ha paventato, tra le righe, obiettivo di scardinamento democratico
da parte del premier: "La maggioranza e l'opposizione hanno il dovere di
mantenere vigile , ripeto ?vigile', la consapevolezza negli italiani e nelle
italiane che almeno in questo luogo, qui al Senato e alla Camera, ci sia la
possibilità di rappresentare gli interessi di tutti coloro i quali
attraverseranno con difficoltà, con sacrificio, la crisi senza che ciò costi un
grammo di democrazia al nostro Paese, se vogliamo ritrovare il nostro Paese
intatto e capace di rimettersi in piedi quando tutto ciò finirà". Il
capogruppo dell'Italia dei valori al Senato, Felice Belisario, ha scomodato un
precedente: "L'assemblea nazionale del popolo della Cina. All'articolo 61 la Costituzione del 1982 prevede che
l'assemblea è convocata una volta l'anno per ratificare le decisioni del
governo". Poi, ha invitato Berlusconi "a smetterla perché questo
stillicidio di dichiarazioni rischia ogni giorno di indebolire il ruolo del
nostro Parlamento". Più diretto, come al solito, il leader Antonio
Di Pietro: "Anche Mussolini diceva che era un uomo del fare. Riflettete
cittadini, riflettete. Prima ai giornalisti bisognava mettere il bavaglio, poi
ai magistrati si voleva togliere l'indipendenza, ora toglie ai parlamentari il
diritto di votare". A proposito di voto, oggi ha esordito alla Camera il
sistema di voto "a impronte" voluto da Fini per mettere un argine
alla diffusa pratica dei pianisti, parlamentari che votano anche per altri
colleghi. La novità, in mattinata, ha stentato a decollare a causa di piccoli
inconvenienti tecnici e della lentezza di alcuni deputati nell'impratichirsi
con le nuove regole. Il capogruppo del Popolo della libertà, Fabrizio
Cicchitto, è sbottato: "Queste votazioni non hanno una loro organica e
completa regolarità". Fini ha risposto circostanziato, facendo echeggiare
la contrarietà alla proposta del premier e spiegando che introdurre il nuovo
metodo "è stata una decisione assunta all'unanimità dall'ufficio di
presidenza, e si è resa necessaria dal malcostume relativo alla consuetudine di
votare per gli assenti da parte di alcuni parlamentari. Ma fin quando la
Costituzione è quella vigente nessuno è delegato a votare per i parlamentari.
Quando e se domani la Costituzione sarà cambiata è del tutto evidente che il
presidente non dirà le cose che è doverosamente tenuto a dire in questa
circostanza". Fini ha concluso: "Non può dunque esserci nessun
ritorno al passato, fermo restando che se si verificano problemi tecnici è
dovere della presidenza garantire che per tutti sia reso possibile l'esercizio del
voto, problema posto da Cicchitto. Si tratta non di deputati che hanno votato e
non vedono la registrazione ma di deputati presenti che non riescono a
esprimere il loro voto. Ci sarà una fase di rodaggio e quindi un iniziale
aumento dei tempi di lavoro".
( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Praga, presidente Ue
issa la bandiera tibetana Solidarietà In tutto il mondo sono state organizzate
manifestazioni di solidarietà con i tibetani, Nella Repubblica Ceca, presidente
di turno Ue, la bandiera tibetana ha sostituito ieri quella
europea che normalmente sventola al ministero dell'Ambiente a Praga, così come
è stata issata sul Parlamento. Un gesto di valore simbolico che ha resistito
anche alle perplessità dei diplomatici che temono l'iniziativa possa indurre
Pechino a cancellare la sua adesione al vertice Ue-Cina programmato
dal premier ceco per maggio.
( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
J'accuse del Dalai
Lama «In Tibet 50 anni di inferno» GABRIEL BERTINETTO Stretti nella maglia
repressiva degli apparati di sicurezza cinesi, i tibetani hanno rinunciato a
scendere nelle strade per commemorare il primo tragico anniversario dei
massacri dell'anno scorso a Lhasa. Il Dalai Lama stesso da settimane esortava i
connazionali alla massima prudenza per evitare reazioni violente da parte della
polizia e dei reparti speciali mobilitati da Pechino. Sino a tarda ora non si
aveva notizia di manifestazioni o di incidenti. IN ESILIO DAL 1959 La triste
ricorrenza non è però passata sotto silenzio. In molte città del mondo esuli e
simpatizzanti della causa tibetana hanno organizzato raduni e iniziative di
protesta contro l'oppressione cinese. E il Dalai Lama ha colto l'occasione per
lanciare un pesante atto d'accusa alla Repubblica popolare dalla città indiana
di Dharamsala. È il luogo in cui vive in esilio da quel 10 marzo
( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Stretti nella maglia
repressiva degli apparati di sicurezza cinesi, i tibetani hanno rinunciato a
scendere nelle strade per commemorare il primo tragico anniversario dei
massacri dell'anno scorso a Lhasa. Il Dalai Lama stesso da settimane esortava i
connazionali alla massima prudenza per evitare reazioni violente da parte della
polizia e dei reparti speciali mobilitati da Pechino. Sino a tarda ora non si
aveva notizia di manifestazioni o di incidenti. IN ESILIO DAL 1959 La triste
ricorrenza non è però passata sotto silenzio. In molte città del mondo esuli e
simpatizzanti della causa tibetana hanno organizzato raduni e iniziative di
protesta contro l'oppressione cinese. E il Dalai Lama ha colto l'occasione per
lanciare un pesante atto d'accusa alla Repubblica popolare dalla città indiana
di Dharamsala. È il luogo in cui vive in esilio da quel 10 marzo
( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Potere all'altra
metà del cielo? L'Italia è il fanalino di coda ROSSELLA BATTISTI Donne e
potere: una relazione pericolosa? Agli occhi degli uomini, sembra evidente,
visto che hanno fatto (e molti continuano) di tutto per impedire una naturale
ascesa ai ruoli del comando. E di certo, relazione avventurosa, per la quale
occorrono ancora alle donne determinazione e sacrifici in misura maggiore
rispetto all'altra metà del cielo. In Italia più che altrove. Oggi più che mai.
È partito da questa considerazione Roberto Olla per il suo documentario «Donne e
potere» - produzione Tg1 e in onda sulla rete ammiraglia della Rai ma nei
soliti orari proibitivi. Il filmato è stato riproposto alla Casa della Memoria
a Roma ieri, nell'ambito delle iniziative per l'8 marzo, e con l'occasione è
stato spunto per alcune riflessioni di Anna Rossi-Doria, studiosa e docente di
storia delle donne. «La spinta per questo documentario - spiega Olla - è nata
proprio dalla reazione alla situazione italiana, una delle più arretrate al
mondo. Siamo agli ultimi posti fra le nazioni democratiche per quello che
riguarda l'inserimento nel mondo politico delle donne, e persino molto indietro
rispetto a quelle cosiddette non democratiche». La Cina, per esempio, ha Jia Qingling tra i membri di spicco del
governo, mentre in America latina sia il Cile con Michelle Bachelet e
l'Argentina con Cristina Fernandez de Kirchner, ambedue alla presidenza, hanno
dimostrato di saper voltare pagina senza pregiudizi sessisti. Il
documentario di Olla esplora in orizzontale e in verticale l'ingresso in
politica delle donne, dagli albori dei diritti delle donne (primo fra tutti, il
voto) reclamati dalle suffragiste di fine Ottocento agli esempi di «ferro»
contemporanei, Margaret Thatcher e Condoleeza Rice, che a dispetto del nome
(che doveva evocare il «con dolcezza» degli spartiti musicali) ha rivelato una
natura inflessibile e capace di insinuarsi nei risvolti del potere americano,
dove finanche la tosta Hillary Clinton ha dovuto cedere. «La sconfitta di
Hillary - chiosa Anna Rossi-Doria - è stato un vero paradosso della storia in
cui per la prima volta si presentano alle elezioni un candidato nero e una
donna e il primo vince. Un'amara beffa visto che fin dall'Ottocento neri e
donne sono stati fermi alleati gli uni delle altre proprio perché discriminati
per una differenza incancellabile legata al corpo...». La lunga marcia delle
donne verso l'integrazione ai posti di comando potrebbe comunque far sperare
progressi rapidi. «In fondo - commenta Olla - tutta la partita si è giocata
nell'ultimo secolo, tra la fine dell'Ottocento e il Novecento». La Nuova
Zelanda concesse già dal 1893 il voto alle donne, mentre in Europa lo scoppio
della Grande Guerra di fatto arrestò la maturazione del diritto, ripreso solo
dopo il secondo conflitto mondiale. Non solo: «in Italia - ricorda Rossi-Doria
- il diritto di voto concesso nel 1945 non si estese, come era previsto, anche
all'ingresso delle donne in magistratura, che avvenne solo nel '63». Era la
paura degli uomini a essere giudicati da una donna, così come dietro alla denigrazione
delle suffragiste, passate alla storia con il nomignolo derisorio di
«suffragette», si celava «la paura del sovvertimento dei ruoli anche nel
privato». Significativo, a questo riguardo, un filmetto del 1912 - di cui
alcuni estratti compaiono nel doc - dove ci si fa beffe delle donne che
vogliono riunirsi per discutere dei loro diritti, mollando i pargoli ai mariti,
ma finiscono per prendersi per i capelli e per venire sbattute in guardina tra
i girotondi esultanti dei loro consorti. Di strada ce n'è ancora molta, ma per
una Hillary che non ce l'ha fatta, sorride Michelle Bachelet - tre figli,
separata e non cattolica -, che fra i primi atti del suo governo ha incentivato
i partiti a presentare più donne, ma solo laddove hanno la possibilità di
essere elette. Siamo in Cile. Rispetto all'Italia, dalla parte opposta del
mondo. In tutti i sensi. «Donne e potere», il documentario di Olla, passa in
rassegna un secolo di conquiste e difficoltà che le donne hanno avuto per
accedere al comando. Presentato alla Casa della Memoria con commento di Anna
Rossi-Doria.
( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Donne e potere: una
relazione pericolosa? Agli occhi degli uomini, sembra evidente, visto che hanno
fatto (e molti continuano) di tutto per impedire una naturale ascesa ai ruoli
del comando. E di certo, relazione avventurosa, per la quale occorrono ancora
alle donne determinazione e sacrifici in misura maggiore rispetto all'altra
metà del cielo. In Italia più che altrove. Oggi più che mai. È partito da
questa considerazione Roberto Olla per il suo documentario «Donne e potere» -
produzione Tg1 e in onda sulla rete ammiraglia della Rai ma nei soliti orari
proibitivi. Il filmato è stato riproposto alla Casa della Memoria a Roma ieri,
nell'ambito delle iniziative per l'8 marzo, e con l'occasione è stato spunto
per alcune riflessioni di Anna Rossi-Doria, studiosa e docente di storia delle
donne. «La spinta per questo documentario - spiega Olla - è nata proprio dalla
reazione alla situazione italiana, una delle più arretrate al mondo. Siamo agli
ultimi posti fra le nazioni democratiche per quello che riguarda l'inserimento
nel mondo politico delle donne, e persino molto indietro rispetto a quelle
cosiddette non democratiche». La Cina, per esempio,
ha Jia Qingling tra i membri di spicco del governo, mentre in America latina
sia il Cile con Michelle Bachelet e l'Argentina con Cristina Fernandez de
Kirchner, ambedue alla presidenza, hanno dimostrato di saper voltare pagina
senza pregiudizi sessisti. Il documentario di Olla esplora in
orizzontale e in verticale l'ingresso in politica delle donne, dagli albori dei
diritti delle donne (primo fra tutti, il voto) reclamati dalle suffragiste di
fine Ottocento agli esempi di «ferro» contemporanei, Margaret Thatcher e
Condoleeza Rice, che a dispetto del nome (che doveva evocare il «con dolcezza»
degli spartiti musicali) ha rivelato una natura inflessibile e capace di
insinuarsi nei risvolti del potere americano, dove finanche la tosta Hillary
Clinton ha dovuto cedere. «La sconfitta di Hillary - chiosa Anna Rossi-Doria -
è stato un vero paradosso della storia in cui per la prima volta si presentano
alle elezioni un candidato nero e una donna e il primo vince. Un'amara beffa
visto che fin dall'Ottocento neri e donne sono stati fermi alleati gli uni
delle altre proprio perché discriminati per una differenza incancellabile
legata al corpo...». La lunga marcia delle donne verso l'integrazione ai posti
di comando potrebbe comunque far sperare progressi rapidi. «In fondo - commenta
Olla - tutta la partita si è giocata nell'ultimo secolo, tra la fine
dell'Ottocento e il Novecento». La Nuova Zelanda concesse già dal 1893 il voto
alle donne, mentre in Europa lo scoppio della Grande Guerra di fatto arrestò la
maturazione del diritto, ripreso solo dopo il secondo conflitto mondiale. Non
solo: «in Italia - ricorda Rossi-Doria - il diritto di voto concesso nel 1945
non si estese, come era previsto, anche all'ingresso delle donne in
magistratura, che avvenne solo nel '63». Era la paura degli uomini a essere
giudicati da una donna, così come dietro alla denigrazione delle suffragiste,
passate alla storia con il nomignolo derisorio di «suffragette», si celava «la
paura del sovvertimento dei ruoli anche nel privato». Significativo, a questo
riguardo, un filmetto del 1912 - di cui alcuni estratti compaiono nel doc -
dove ci si fa beffe delle donne che vogliono riunirsi per discutere dei loro
diritti, mollando i pargoli ai mariti, ma finiscono per prendersi per i capelli
e per venire sbattute in guardina tra i girotondi esultanti dei loro consorti.
Di strada ce n'è ancora molta, ma per una Hillary che non ce l'ha fatta,
sorride Michelle Bachelet - tre figli, separata e non cattolica -, che fra i
primi atti del suo governo ha incentivato i partiti a presentare più donne, ma
solo laddove hanno la possibilità di essere elette. Siamo in Cile. Rispetto
all'Italia, dalla parte opposta del mondo. In tutti i sensi.
( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina
Africa, il Far West della Cina LA MOSTRA Una
mostra e un libro che parlano della «conquista» economica cinese dell'Africa.
Il libro, «Cinafrica» (Il Saggiatore) è un reportage di Serge Michel e Michel
Beuret sul Continente nero. Le foto del viaggio, scattate da Paolo Woods, sono
in mostra alla Fnac (Milano) fino al 25 marzo.
( da "Finanza e Mercati" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Biesse apre filiali
in Svizzera e Dubai da Finanza&Mercati del 12-03-2009 Biesse si espande con
nuove filiali commerciali a Dubai e in Svizzera, mentre si prepara a
riorganizzarsi per affrontare la contrazione dei consumi. La società marchigiana
di macchinari per la lavorazione del legno, vetro e marmo ora lavorerà «just in
time», ossia senza avere rimanenze di magazzino. «In particolare - spiega
Stefano Porcellini, investor relator di Biesse - stiamo riducendo gli
investimenti di capitali relativi a nuove fabbriche». L'ultima filiale
produttiva che Biesse ha inaugurato è stata quella indiana, con un investimento
di 8 milioni di euro, «che tra l'altro sta andando molto bene: abbiamo avuto un
incremento degli ordini in Paesi emergenti come Est Europa, Medio Oriente e Cina. Con l'apertura dello
stabilimento produttivo Biesse Manufacturing inaugurato in India lo scorso
Novembre siamo in grado di rispondere alla domanda del mercato asiatico e
cinese con macchinari tecnologicamente all'avanguardia a prezzi concorrenziali
e un sevizio post-vendita efficiente». Quanto invece all'espansione
commerciale la società fondata da Roberto Selci aprirà a metà marzo Biesse
Schweiz, con l'obiettivo di puntare a una maggiore penetrazione nel mercato
tedesco e alla creazione di sinergie commerciali con le due filiali già
presenti nel Paese. Dal prossimo mese sarà, inoltre, operativa la nuova filiale
Biesse Middle East a Dubai, che nasce con lo scopo di rafforzare la presenza
del gruppo nei mercati della penisola araba, per essere sempre più vicino al
cliente e rispondere al meglio alle sue esigenze, dall'acquisto ai servizi
post-vendita. «Gli investimenti per le due filiali - aggiunge Porcellini - sono
modesti, circa 3 milioni di euro, ma sono step importanti per l'internazionalizzazione
della società». Intanto il board di Biesse è alle prese con l'approvazione dei
dati di bilancio, il cda si riunirà lunedì 23 marzo. Secondo le stime degli
analisti Biesse dovrebbe chiudere il 2008 con ricavi per 460 milioni di euro,
in linea rispetto ai 466 milioni del 2007. «Stimiamo di chiudere il 2008 -
spiega Porcellini - con volumi in linea con il 2007 con un leggero appannamento
della redditività a causa della contrazione della domanda». Sul 2009, invece,
il board naviga ancora a vista. Il business del gruppo, infatti, è
sensibilmente esposto sia alla crisi immobiliare sia al rallentamento
generalizzato dell'economia. «Per supportare il settore delle macchine utensili
- conclude - c'è bisogno dell'aiuto del sistema bancario che incentivi i
contratti di leasing». Ieri il titolo a Piazza Affari ha chiuso le
contrattazioni in lieve rialzo dello 0,25% a 2,98 euro.
( da "Finanza e Mercati" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Wall Street non
molla l'onda rialzista di Marco Frojo del 12-03-2009 da Finanza&Mercati del
12-03-2009 [Nr. 048 pagina 3] Prima dell'apertura di Wall Street le Borse
europee sembravano intenzionate a concedere il bis del rally iniziato lunedì,
ma l'incerto inizio delle contrattazioni a New York ha rovinato la festa dei
rialzisti. In chiusura i listini migliori facevano segnare un rialzo inferiore
all'1% (Francoforte +0,70% e Madrid +0,72%), mentre Londra (-0,58%) archiviava
la seduta addirittura con un ribasso. Milano, trascinata dai titoli finanziari,
faceva segnare un guadagno dello 0,48%. Gli indici americani hanno chiuso
comunque col principale indice S&P 500 salito dello 0,24% e col Nasdaq
migliorato di quasi 1 per cento. A raffreddare gli animi degli investitori ci
hanno pensato Ubs (+2,45%) che ha alzato da 19,7 miliardi di franchi svizzeri a
20,9 miliardi la stima delle perdite per il 2008, Continental che ha chiuso due
impianti dove erano impiegati 1.900 persone, Lufthansa (+0,67%) con una
trimestrale deludente e la previsione di un 2009 «difficile», e il crollo del
petrolio (-5%) dopo che le scorte americane sono tornate a crescere più delle
previsioni degli analisti. Sul fronte dei dati macro in Germania gli ordini di
beni industriali a gennaio sono calati dell'8%. Per il cancelliere, Angela
Merkel, «una tale recessione, che si verifica contemporaneamente in tutti i
Paesi del mondo, non l'abbiamo mai vista dalla Seconda guerra mondiale». Negli
Stati Uniti, invece, il deficit federale è salito a 192,8 miliardi a febbraio.
Sui conti pubblici ha pesato una contrazione del 17% delle entrate e un aumento
delle spese. Si tratta della seconda peggior lettura di sempre dietro il rosso
di 237,2 miliardi fatti segnare lo scorso ottobre, quando Washington dovette
salvare numerosi istituti di credito. Se lunedì erano stati i bancari e gli
assicurativi a guidare la riscossa, ieri i maggiori progressi sono stati fatti
segnare dai produttori di materie prime dopo che l'ufficio nazionale di
statistica di Pechino ha reso noto che gli investimenti in
capitale fisso nelle zone urbane della Cina sono saliti
del 26,5% su base annua nel corso dei primi due mesi dell'anno. È inoltre
proseguito il buon momento delle auto (+2,87%) sulla scommessa che gli
incentivi varati in numerosi Paesi stiano iniziando a dare l'effetto sperato, i
titoli dei costruttori (+2,32%) e i tecnologici (+1,74%). Le banche e le
assicurazioni hanno mostrato un progresso rispettivamente dell'1,53% e
dell'1,62%. Brutta seduta invece per le utility (-2,24%), le telecom (-1,74%) e
l'oil&gas (-0,93%). A Milano è proseguita la corsa delle banche con in
testa Banco Popolare (+15,2%), Unicredit (+5,9%), Intesa Sanpaolo (+5,1%),
Mediobanca (+4,8%). Sono invece arretrati i titoli della galassia Eni sulla
scorta della debolezza del petrolio: Eni -2,42%, Saipem -4,95 e Snam -2,67%. La
peggiore delle blue chips è stata però Fastweb (-7,02%), seguita da Mediaset
(-5,26%), il cui ad Giuliano Adreani ha detto che per la raccolta pubblicitaria
il primo trimestre sarà «il periodo più difficile per il mercato». Finmeccanica
infine ha lasciato sul terreno il 4,53% dopo la presentazione dei conti.
( da "Unita, L'" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Prima Industrie dopo
il successo la cassa integrazione Mai un giorno di stop in trent'anni, neppure
dopo la gelata del mercato Usa seguita alla strage delle Torri gemelle, ma ora
anche la Prima Industrie, azienda del presidente degli industriali torinesi Gianfranco
Carbonato, fiore all'occhiello dell'eccellenza subalpina, è costretta a
capitolare. Per i quattro stabilimenti italiani del gruppo leader nella
produzione di macchine laser per il taglio delle lamiere, Carbonato chiederà la
cassa integrazione: in Italia la società conta circa 700 dipendenti, età media
33 anni, e in gran parte laureati. Ma il piano riguarderà tutti i 1700
dipendenti del gruppo. Negli Usa, dove Prima Industrie ha tre siti produttivi e
circa 200 dipendenti ci sarà un ridimensionamento occupazionale. Ancora nulla
di formalizzato: la notizia è stata anticipata dalla Fiom, ma il leader degli
industriali, che ha presentato un quadro congiunturale a tinte scure per le
aziende associate - il 44% prevede cali occupazionali -, conferma senza entrare
nei dettagli. Venerdì il cda dell'azienda esaminerà i risultati 2008. Prima
Industrie è una delle aziende più innovative, con una forte
vocazione all'export: ha stabilimenti in Finlandia, Usa, tre joint venture in Cina, è presente in 50 paesi. Fatturato in crescita fino al salto
dello scorso anno: il giro d'affari è schizzato da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-12 - pag: 8 autore: STATI UNITI-CINA Il Congresso Usa dà il via libera alla mozione a sostegno
del Tibet L'impegno degli Stati Uniti sui diritti umani in Cina «non è in discussione»: il Segretario di Stato Hillary Clinton,
dopo l'incontro ieri a Washington con il collega cinese Yang Jiechi, ha così
risposto alle critiche che l'amministrazione Obama avrebbe messo la sordina
alla repressione di Pechino. Lo ha fatto nel giorno in cui il Congresso
ha approvato una risoluzione a sostegno del Tibet in occasione del 50Ú
anniversario dell'insurrezione tibetana contro la Cina
che fu seguita dall'esilio del Dalai Lama. Pechino ha espresso contrarietà di
fronte all'iniziativa della Camera. La questione dei diritti umani sarà un
punto delicato della visita di Jiechi - che oggi incontra Barack Obama- insieme
agli incidenti navali dei giorni scorsi nel Mar cinese. Incontro. Hillary
Clinton con il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-12 - pag: 8 autore: Pechino. A febbraio registrato
un -26% su base annua Calo record per l'export cinese ma ripartono gli
investimenti Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Febbraio in
chiaroscuro per l'economia cinese. Due dati annunciati ieri da Pechino -
commercio estero e investimenti fissi - forniscono un quadro contraddittorio
sullo stato di salute dell'economia del Dragone,finora la meno colpita del
pianeta ( almeno numericamente) dalla crisi finanziaria globale. Il dato
brutto. A febbraio il crollo della domanda mondiale ha assestato un altro colpo
alle vendite del made in China. Le esportazioni hanno accusato una flessione
del 26% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Per la prima volta
da anni, le esportazioni hanno realizzato una performance peggiore delle
importazioni (-24% anno su anno). Il risultato è una contrazione del surplus commerciale
a un livello che non si vedeva da tempo: 4,8 miliardi di dollari, vale a dire
un ottavo rispetto all'avanzo dei conti con l'estero registrato a gennaio.
Sebbene il mese prossimo l'andamento dei conti con l'estero dovrebbe migliorare
(i dati di febbraio contengono una distorsione stagionale), il futuro non
promette nulla di buono giacché non si scorgono segnali di ripresa dei consumi
mondiali. «Nel 2009 il surplus commerciale mensile non supererà 20 miliardi di
dollari», osserva Ben Simpfendorfer, economista di Royal Bank of Scotland. La
drastica riduzione dell'avanzo commerciale avrà diverse ripercussioni sul
quadro macroeconomico cinese. Ridurrà le riserve valutarie di Pechino che, alla
fine del 2009, avevano sfiorato quota 2mila miliardi di dollari. Aumenterà la
pressione politica interna per una svalutazione competitiva dello yuan. Il dato
bello. Nei mesi di gennaio e febbraio gli investimenti in capitale fisso nelle
aree urbane sono aumentati del 26% su base annua, raggiungendo 150 miliardi di dollari.
A spingere verso l'alto questo indicatore,che contribuisce per circa il 40%
alla formazione del Pil cinese, sono stati gli investimenti pubblici in
infrastrutture. In particolare, le spese effettuate da Pechino per
l'ampliamento e l'ammodernamento della rete ferroviaria nazionale che, nei
primi due mesi del 2009, si sono quasi triplicate rispetto allo stesso periodo
dell'anno precedente. Ma questo dovrebbe essere solo l'antipasto. La maggior parte degli investimenti pubblici in opere
infrastrutturali che la Cina si appresta a realizzare nel quadro del piano di stimolo
all'economia da 600 miliardi di dollari varato lo scorso autunno, infatti,
devono ancora partire. Quando apriranno i cantieri, gli investimenti fissi
dovrebbero spiccare un altro poderoso balzo in avanti. Se l'economia
cinese nel 2009 riuscirà a crescere dell'8%, centrando così l'obiettivo fissato
dal Governo, sarà solo per questo. PRIMI EFFETTI DEGLI AIUTI La spesa pubblica
in infrastrutture ha portato un aumento di oltre il 20% dei capitali investiti
nelle grandi aree urbane
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-12 - pag: 10 autore: Vienna. Oggi sarà votata la
strategia per i prossimi dieci anni - I maggiori consensi alla posizione
italiana Droga, Onu verso la linea dura Più peso a prevenzione e recupero, in
minoranza gli antiproibizionisti Vittorio Da Rold VIENNA. Dal nostro inviato A
dieci anni dalla precedente conferenza Onu oggi a Vienna, al termine dei lavori
in plenaria della cinquantaduesima sessione della Commissione delle Nazioni
Unite sulla droga, si deciderà una nuova strategia, più realistica e concreta e
forse meno ambiziosa e retorica, per ridefinire le politiche per combattere il
fenomeno per il prossimo decennio. La posizione più severa e risoluta,
sostenuta in Europa da Italia e Svezia (non a caso è presente ai lavori la
regina Silvia), è uscita vincente e oggi sarà formalizzata dall'assemblea
plenaria, rispetto alla posizione meno proibizionista e flessibile portata
avanti, senza successo, dalla trojka formata da Olanda, Germania e Gran
Bretagna. Gli Stati Uniti, stanchi di dare soldi alla Colombia (dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-12 - pag: 11 autore: La nuova linea americana Il
nemico non è più a Cuba di Ugo Tramballi V olare a Cuba una volta l'anno
anziché ogni tre, per trovare i parenti rimasti nell'isola, non è una
rivoluzione. Non lo è neppure poter mandare qualche dollaro in più né esportare
pochi prodotti agricoli e farmaceutici comunque sottoposti a una prassi
burocratica estenuante. Ma è dalle piccole cose che vengono i grandi
cambiamenti. A dire il vero cambiare la po-litica americana verso Cuba,
alleggerire ed eventualmente eliminare il vecchio bloqueo, il boicottaggio
economico, non sarebbe poi un così grande mutamento né una sfida difficile. Lo
è cimentarsi in un dialogo con Siria e Iran, protettori dei fondamentalismi
islamici di oggi. Temere ancora un comunismo sia pure a
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-12 - pag: 12 autore: DALLA PRIMA
«Paradisi», impegni e illusioni Ma quanto rilevanti sono gli interessi di
quest'ultimi, Paese per Paese? è un calcolo difficile. Però possiamo pensare
che la forza di questo "partito" dipenda in un Paese almeno da due
fattori: le dimensioni dell'economia sommersa, che coglie quanto diffuso è
l'interesse ad evadere la tassazione; e la capacità di reddito di
quell'economia, che alimenta direttamente l'export dei capitali. Così
calcolata, la rilevanza del "partito degli evasori-esportatori" vede
ai primi posti nell'ordine: Stati Uniti, Giappone, Germania,
Italia, Brasile, Francia, Russia, Gran Bretagna, Cina, Spagna,
Messico, Corea del Sud, India e Canada. Tutti - tranne la Spagna - sono membri
del G-20: proprio il gruppo di Paesi che ha annunciato misure contro i paradisi
fiscali. Dunque, tanto rumore per nulla anche questa volta? Non è detto.
Per almeno due ragioni. In primo luogo, in diversi Paesi-chiave Usa, Germania,
Francia - i politici affermano con decisione di voler mettere in atto politiche
redistributive, avendone compreso i guadagni di consenso. Quindi la bilancia
potrebbe pendere a favore dei cittadini contribuenti. Inoltre, lo stesso
partito degli esportatori di capitali si è assottigliato. La crisi finanziaria
ha mostrato come l'investimento nei paradisi fiscali garantisca - forse -
l'evasione delle tasse e la riservatezza, ma non certo i rendimenti. Allo
stesso tempo di capitali c'è più bisogno all'interno delle imprese, cioè
tendenzialmente entro i confini di casa. Donato Masciandaro
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-12 - pag: 41 autore: CAMBI E TASSI
www.ilsole24ore.com COMMENTI E DATI IN TEMPO REALE Il calo del surplus cinese
penalizza il dollaro I l dollaro ha perso terreno, ieri: il desiderio degli
investitori di prendere profitto ha incrociato la notizia che le esportazioni
cinesi sono calate del 25,7% annuo a febbraio, contro l'attesa flessione
dell'un per cento. Il surplus commerciale si è così ridotto a 4,84 miliardi di
dollari, dopo i 39,1 miliardi di gennaio. Le statistiche
hanno fatto sorgere dubbi sulla capacità della Cina di finanziare
il deficit estero degli Stati Uniti. Questo non ha impedito però agli
investitori di dedicarsi ad alcuni Paesi emergenti o in transizione, come
l'Ungheria o la Polonia, le cui valute sono salite verso la moneta americana.
In serata, l'euro era a 1,2811 dollari, da 1,2670, dopo aver toccato quota;
mentre la valuta Usa era a 97,33 yen da 98,69.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-12 - pag: 42 autore: Raccolti agricoli.
Gli stock americani di soia si assottigliano In salita le giacenze di grano I
dati che hanno maggiormante influenzato i corsi al Chicago Board of Trade sono
quelli emersi sul frumento nel rapporto mensile del Dipartimento americano
dell'Agricoltura (Usda): la produzione mondiale 2008-09 sarà da primato (684,4
milioni di tonnel-late), l'export statunitense sarà inferiore a quanto si
prevedesse in precedenza e gli stock di fine campagna toccheranno nel mondo
155,9 milioni di tonn., massimo degli ultimi sei anni. Come risultato, il
future sul grano è arrivato a perdere durante la sessione fino al 5% rispetto
al giorno precedente. Un effetto di trascinamento verso il basso forse è stato
avvertito anche in altri settori. Il mais infatti ha ceduto ieri più del 3%, di
fronte a stime Usdaa due facce: l'export americano è stimato in diminuzione,
mai consumi interni per produrre bioetanolo saliranno da
( da "AmericaOggi Online" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Usa-Cina. Incontro tra Clinton e Yang Jechi a Washington 12-03-2009
WASHINGTON. Stati Uniti e Cina hanno portato avanti il loro
dialogo, con un incontro a Washington tra il segretario di Stato Hillary
Clinton e il suo collega cinese Yang Jechi, nonostante il recente incidente
navale e le polemiche sul rispetto dei diritti umani in Tibet. Al
termine del colloquio tra la Clinton e Yang, il secondo in un mese, Usa e Cina hanno detto di essere "uniti" nella condanna
ai lanci di missili della Corea del Nord e di avere concordato che non debbano
ripetersi in futuro incidenti navali come quello di domenica. Il segretario di
Stato ha inoltre definito "un passo molto positivo" le misure di
stimolo che la Cina intende attuare per il rilancio
della sua economia. E ha sottolineato che l'impegno degli Usa a favore del
rispetto dei diritti umani "non è in discussione". Ieri la Camera ha
approvato una risoluzione a sostegno del Tibet in occasione del 50/mo
anniversario della insurrezione tibetana contro la presenza dei cinesi. Pechino
aveva espresso la propria contrarietà di fronte a questa iniziativa della
Camera. Il Dipartimento di Stato aveva espresso "profonda preoccupazione"
per il mancato rispetto dei diritti umani in Tibet in una dichiarazione che ha
provocato immediate reazioni di Pechino che ha definito "gratuite"
tali accuse. Il ministro cinese si recherà oggi anche alla Casa Bianca per
incontrare il presidente Barack Obama ed il consigliere per la sicurezza
nazionale James Jones. In tale occasione sarà discussa la crisi economica
globale ed anche il recente incidente navale nel Mar della Cina.
Non a caso Hillary Clinton ha effettuato in Asia il suo primo viaggio da
segretario di stato e durante la sua visita in Cina ha
mostrato molta attenzione nell'ascoltare il punto di vista dei dirigenti di
Pechino su una serie di questioni bilaterali e internazionali. La
partecipazione della Cina alla soluzione di problemi
globali come il mutamento del clima e la crisi finanziaria è considerata molto
importante dalla amministrazione Obama - oggi il ministro cinese ha incontrato
anche il segretario al Tesoro Timothy Geithner - che vede un ruolo di Pechino
anche negli sforzi per dissuadere l'Iran e la Corea del Nord dal portare avanti
i loro programmi nucleari. Hillary Clinton, ricevendo l'ospite al dipartimento
di stato, ha definito oggi "molto positivo" il fatto che i due
ministri siano già al secondo incontro nel giro di poche settimane. E Yang ha
sottolineato, nella stessa occasione, che l'incontro odierno mirava anche a
gettare le basi per il primo faccia a faccia tra il presidente Obama e il
collega cinese Hu Jintao previsto all'inizio di aprile in margine al G20 di
Londra. La importanza di un rafforzamento dei canali di comunicazione tra i due
Paesi è stata confermata dall'incidente avvenuto domenica nel Mar della Cina Meridionale dove cinque navi cinesi hanno bloccato una
imbarcazione oceanografica Usa in acque considerate 'internazionali' da
Washington e nella 'propria zona economica' da Pechino. L'incidente, definito
dal Pentagono "il più grave" da quando nel 2001 un aereo spia Usa
venne costretto ad atterrare su territorio cinese, ha coronato una serie di
manifestazioni di crescente aggressività da parte dell'apparato militare
cinese, a giudizio degli esperti americani.
( da "AmericaOggi Online" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Crisi Usa. Obama e
Geithner presentano il piano per il G20. Caccia a uno stimolo globale di
Emanuele Ricciardi 12-03-2009 NEW YORK. Il presidente degli Stati Uniti, Barack
Obama, ingrana la quarta e decide di premere per un pacchetto di stimolo
globale dell'economia, con un'azzardata mossa volta a isolare i paesi
dell'Eurozona, restii ad aumentare la spesa pubblica nel timore di un ritorno
dell'inflazione, la più ingiusta delle tasse. Obama lo fa con una lunga
dichiarazione dallo Studio Ovale, con accanto a sé Timothy Geithner, poche ore
prima della partenza alla volta di Londra del segretario al Tesoro, dove
parteciperà alla riunione dei ministri dell'Economia e delle finanze del G20, i
sette più ricchi più gli emergenti. Obiettivo della riunione di questo fine
settimana è di gettare le basi delle decisioni che verranno prese al vertice
dei leader del G20 in calendario, sempre a Londra, il 2 aprile, per tentare di
uscire rapidamente dalla crisi. Le ricette sono diverse, a seconda della sponda
dell' Atlantico. Gli americani vogliono soprattutto lo stimolo globale (ma si
dicono aperti ad alcune riforme). Gli europei premono per regole più stringenti
sui mercati, in particolare sugli hedge fund (i fondi a rischio dei paradisi
fiscali) e sui prodotti derivati come i Credit default swap (Cds), una sorta di
assicurazione su investimenti poco garantiti. "Abbiamo due obiettivi al
G20" - spiega Obama ai giornalisti -. "Il primo è assicurarci che ci
sarà un'azione concertata in tutto il mondo per rilanciare l'economia. Il
secondo obiettivo è garantire che ci stiamo muovendo verso un'agenda di riforma
delle regole per assicurarci che non vedremo più rischi sistemici di questo
tipo, oltre a sapere come evitarli in futuro". L'inquilino della Casa
Bianca, ricordando che gli Usa hanno avviato ambiziosi pacchetti di stimolo
dell'economia, si dice ottimista sull'esito del vertice di aprile, confermando
la propria contrarietà a misure protezionistiche, spesso attraenti in momenti
di crisi. Obama fa capire che l'obiettivo degli Stati Uniti è di ottenere
l'appoggio di Paesi emergenti come Brasile, India e Cina. E non è certo un caso l'annuncio di un suo incontro in forma
decisamente insolita, col ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, oggi alla
Casa Bianca. "Uno degli argomenti che il segretario Geithner affronterà a
Londra" - ha spiegato Obama - "è come possiamo garantire che i
mercati emergenti ed i Paesi in via di sviluppo, che possono essere
colpiti molto duramente dalla crisi economica, possano rimanere stabili e
continuare ad acquistare beni americani". Poche ore dopo il presidente, è
Geithner a dare qualche dettaglio in più: "lo stimolo globale deve durare
quanto la crisi, con aiuti alle economie più deboli, per ritrovare la crescita
mondiale. Accanto a ciò occorre una riforma dei diritti di voto al Fondo
Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, da varare nel 2011".
( da "Avvenire" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO
12-03-2009 tensione Cina-America Il
ministro Yang oggi vedrà Obama In agenda anche l'incidente navale DA WASHINGTON
B arack Obama riceverà oggi alla Casa Bianca il ministro degli Esteri cinese
Yang Jiechi. Ieri Yang ha incontrato al Dipartimento di Stato il capo della
diplomazia americana Hillary Clinton. In serata poi l'inviato cinese ha visto anche il titolare
del Tesoro Geithner. L'incontro tra l'esponente cinese ed il presidente Obama
era stato programmato da tempo, ha reso noto un funzionario della Casa Bianca.
Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha detto successivamente che nel
colloquio tra il presidente Obama ed il ministro degli esteri cinese Yang
saranno discussi anche «la crisi economica globale » e «l'incidente navale»
avvenuto domenica nel Mar della Cina meridionale. Cinque
navi cinesi hanno bloccato una nave oceanografica americana per costringere
l'imbarcazione a lasciare al più presto l'area. Il portavoce della Casa Bianca
ha detto che l'incidente navale «non oscurerà» gli altri temi che saranno
affrontati nel colloquio. Il ministro degli Esteri di Pechino è negli Stati
Uniti per preparare il terreno al faccia a faccia fra il presidente Hu Jintao e
Barack Obama che avverrà a margine del summit del G20 a Londra, il 2 aprile.
Per quanto concerne invece l'episodio nel Mar della Cina,
la Clinton e Yang hanno concordato sul fatto che «dobbiamo lavorare insieme per
assicurare che incidenti simili non accadano più in futuro». La Clinton ha
quindi giudicato positivamente il colloquio con l'omologo cinese e ha definito
«molto positivo» l'iniziativa di Pechino per l'economia. Il segretario di Stato
durante la conferenza stampa ha quindi lanciato un monito alla Nord Corea
avvertendola che l'America «mantiene aperto un ventaglio di opzioni per
rispondere al lancio provocatorio di un missile nordcoreano».
( da "AprileOnline.info" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina
Il piccolo Paese che
ne batte uno grande Giustiniano Rossi, 12 marzo 2009, 17:16 L'Almanacco 13
marzo 1954: un villaggio del Vietnam nord-occidentale sarebbe diventato il
simbolo della lotta per l'indipendenza e l'unità nazionale e di tutte le lotte
di liberazione dei popoli del mondo all'indomani della II guerra mondiale Il
fondatore del Viet Minh e liberatore di Hanoi dall'occupazione giapponese nel
1945, generale Vo Nguyen Giap, lanciava 55 anni fa, il 13 marzo 1954, le sue
truppe contro la grande base militare tenuta da paracadutisti francesi e da
truppe della Legione Straniera di Dien Bien Phu, un villaggio del Vietnam
nord-occidentale che sarebbe diventato il simbolo della lotta per
l'indipendenza e l'unità nazionale e di tutte le lotte di liberazione dei
popoli del mondo all'indomani della II guerra mondiale. La bandiera rossa del
Viet Minh veniva issata sulle macerie della base il 7 maggio 1954, dopo 55
giorni di combattimenti costati la vita a decine di migliaia di uomini e 11.000
francesi superstiti venivano fatti prigioneri: la Francia era costretta a
sgomberare in breve tempo l'intero territorio vietnamita rendendo evidente per
i popoli oppressi di tutto il mondo che la vittoria di un piccolo paese di
poveri contadini, che si batteva per una causa giusta contando sulle proprie
forze, su una grande potenza europea era possibile. Il popolo vietnamita aveva
un'esperienza di lotta per l'indipendenza lunga oltre un millennio: fin dal X
secolo era riuscito a liberarsi dal dominio del potente vicino cinese e a
bloccare in seguito l'invasione mongola che aveva
sottomesso la Cina. A metà del XIX secolo il Vietnam era stato investito, insieme
al Laos ed alla Cambogia, dall'espansione coloniale della Francia, sloggiata
durante la II guerra mondiale dai giapponesi, cacciati a loro volta dai
vietnamiti nel 1945, quando Ho Chi Minh, primo presidente della Repubblica
Vietnamita, dichiarava nullo il trattato di protettorato siglato nel
1883 con la Francia e proclamava l'indipendenza. Nel 1949 la Francia, nel
tentativo di recuperare la sua ex colonia, aveva messo il vecchio imperatore
Bao Dai alla testa di un nuovo "stato" nel Sud Vietnam con capitale
Saigon e nel 1953 aveva lanciato l'operazione Castor: 10.000 paracadutisti
avevano costruito nelle valle di Dien Bien Phu una base aerea dotata di due
piste di decollo e fortificato le otto colline circostanti, senza accorgersi di
essere circondati da postazioni di artiglieria vietnamite e da una micidiale
contraerea, che impediva ai rifornimenti, che finivano nelle mani degli
avversari, di raggiungere la base. Partiti i francesi, le due zone, separate
dal fiume Ban Hai, nelle quali gli accordi di Ginevra del 1954 dividevano il
Paese, avrebbero dovuto essere unificate con le elezioni del 1956, ma gli USA
finanziavano un colpo di stato nel Sud, mettendo Ngo Dinh Diem alla testa di
uno stato fantoccio. Nel 1960 il Viet Cong unificava un vasto Fronte di
Liberazione Nazionale per cacciare Ngo Dinh Diem e portare a termine il
processo di indipendenza e unità nazionale. Nel 1963 Diem veniva assassinato e
nel 1965 forze americane provenienti dalla Corea del Sud, dalla Thailandia,
dall'Australia e dalla Nuova Zelanda intervenivano in Vietnam per impedirne
l'unificazione, sperando di ripetere l'operazione attuata in Corea quando, per completare
il controllo economico e militare del continente asiatico, gli USA, in nome
della lotta al comunismo, avevano spaccato il paese lungo la linea armistiziale
di Panmunjon che ancora oggi lo divide, dopo tre anni di guerra (1950-1953) e
due milioni e mezzo di morti. La guerra per tentare di impedire l'unificazione
del Vietnam indipendente, mai dichiarata dagli USA, durerà dieci anni, costerà
milioni di vite umane, sarà l'occasione per collaudare, dopo le bombe atomiche
sganciate su Hiroshima e Nagasaki, in Giappone, nel 1945, le bombe al napalm,
l'agente Orange e altre micidiali sostanze che provocano ancora oggi, a
distanza di oltre trent'anni, migliaia di decessi dovuti al cancro e la nascita
di bambini con orribili malformazioni, mentre decine di migliaia di chilometri
quadrati del territorio vietnamita restano irrimediabilmente inquinati e
improduttivi. Il popolo vietnamita è uscito esangue dalla lotta contro i
francesi, i giapponesi e gli americani, una lotta seguita a lunghi secoli di
sfruttamento coloniale che ha arricchito una piccola parte del mondo a scapito
di tutto il resto, ha concentrato nel 20% della popolazione mondiale l'80%
delle sue ricchezze condannando alla miseria oltre la metà dell'umanità,
tuttavia è riuscito a risollevarsi e a cicatrizzare le ferite subite, sia pure
a prezzo di pesanti compromessi economici con gli ex nemici. La dura lezione
subita a opera del piccolo popolo vietnamita, armato soprattutto della
coscienza di battersi per una causa giusta, non ha giovato ai governi americani
che si sono succeduti dal
( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 7 - Esteri
L´imbarazzo di Bashir il ricercato "Faremo di tutto per liberarli" Ma
gli operatori umanitari restano "spie": se ne
devono andare Cina, Russia e America latina: dopo la richiesta di arresto il regime
trova nuovi alleati FABIO SCUTO Quasi si scusa al telefono Hasbo Mohammad Abdul
Rahman, commissario straordinario del governo di Khartoum per gli aiuti nel
Darfur. «Siamo vicini agli amici e alle famiglie dei tre occidentali rapiti,
stimiamo molto il lavoro di Médecins Sans Frontières. Il rapimento è opera di
una banda di predoni in un territorio che sfugge alla autorità dello Stato,
l´importante è che siano sani e salvi e questo lo sappiamo per certo. Stiamo
lavorando per farli rilasciare il prima possibile». E´ stato colto in
contropiede il governo sudanese, quegli stessi operatori umanitari che meno di
una settimana il presidente Omar Hassan Bashir aveva pubblicamente insultato
sulla piazza principale di Al Fasher - la capitale del Darfur - accusandoli di
essere «spie al soldo degli americani», di «violare le leggi del Sudan», ora
sono tornati a essere medici di cui si stima il lavoro e l´impegno umanitario.
In quel discorso davanti a una folla che lo acclamava Bashir, aveva più volte
minacciato i diplomatici stranieri e le Ong a rispettare la sovranità del Sudan
e aveva proclamato che «la Corte penale internazionale e tutti i suoi giudici
sono sotto i miei piedi», il massimo dell´insulto nei Paesi arabi. Oggi il
«sincero rincrescimento» del regime per il rapimento dei medici di Msf non
spinge però Bashir ad accogliere l´appello del segretario generale dell´Onu Ban
ki-Moon e cancellare l´ordine di espulsione per le 13 più importanti Ong che
operano in Sudan decretato l´indomani della sua incriminazione per crimini di
guerra per le stragi del 2003 nel Darfur. Una decisione che mette a rischio
l´intera missione messa in piedi dalle Nazioni Unite nel Darfur, la più
gigantesca e costosa dell´Onu, con un bilancio di oltre 2,7 miliardi di dollari
l´anno destinati a assistere i circa tre milioni di sfollati presenti nei campi
profughi. A loro sono destinate le 53 mila tonnellate di cibo che arrivano ogni
mese a Port Sudan, sul Mar Rosso. Per gestire l´operazione l´Onu ha
"arruolato" un vero esercito umanitario, dai camionisti ai medici. E
con loro circa 15 mila caschi blu a cui la risoluzione 1769 dell´Onu ha
affidato il compito di proteggere i campi profughi dall´esercito di Khartoum ma
non dalle scorrerie dei ribelli e delle bande di predoni che infestano la zona.
Il presidente sudanese è convinto che con amici potenti alle spalle come Cina e Russia, i due principali partner commerciali di
Khartoum insieme alla Malaysia, ci si può far beffe delle decisioni della Cpi.
Pechino è l´acquirente dei due terzi del petrolio sudanese che ripaga invadendo
il Paese dei due Nili con i suoi prodotti, ma soprattutto impegnandosi nella
realizzazione di opere strutturali: ci sono centomila operai cinesi in Sudan
che stanno costruendo ponti, dighe, strade, aeroporti. Quanto alla Russia, che
a lungo ha osteggiato l´incriminazione del raìs, si è fatta avanti già nei
giorni scorsi offrendo al governo sudanese aiuti umanitari per i profughi in
previsione di una possibile crisi. Di isolamento internazionale del regime dopo
l´emissione del mandato d´arresto della Corte dell´Aja non si può parlare.
L´Occidente ha isolato Bashir, certo non il mondo arabo. Il presidente sudanese
è stato invitato al prossimo vertice della Lega Araba a Doha, in Qatar,
l´Organizzazione dell´Unità africana con Gheddafi alla guida si è schierata al
suo fianco, finanche in America Latina, con Hugo Chavez, ha trovato difensori.
Scorrendo un mappamondo ci si trova davanti una triste verità: sono molti di
più i Paesi in cui Bashir può viaggiare tranquillamente che quelli in cui
rischia di essere arrestato.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Economia
Nuovi 11 membri allo Stability Forum. La Bce: deterioramento dei conti diffuso
La ricetta anticrisi del governatore "Ancora misure aggressive"
Crolla il Pil italiano nel quarto trimestre: -2,7% rispetto all´anno precedente
ELENA POLIDORI DAL NOSTRO INVIATO LONDRA - Per fronteggiare la crisi
finanziaria e la debolezza dell´economia reale «serviranno ancora misure
aggressive e coerenti», dichiara a Londra Mario Draghi, governatore della Banca
d´Italia e presidente del Financial Stability Forum, alla vigilia del G20. La crisi
s´allarga e così pure il suo Fsf che ingloba 11 nuovi membri, in pratica tutti i paesi del G20 e dunque anche chi ha ancora
risorse e può dare una mano, a cominciare da Cina e India. E´
un «contributo alla stabilità», assicura. Non fa stime, il banchiere che il
Financial Times ha indicato tra i 50 big che ci porteranno fuori dal tunnel
(«io tra i salvatori dell´economia? che esagerazione») ma per lui parlano i
nuovi, bui numeri in circolazione. Quelli della Bce, innanzitutto
secondo cui l´Italia non rispetterà il parametro del 3% del deficit-Pil né
quest´anno né il prossimo e come noi pure mezza Europa: «Il deterioramento dei
conti pubblici è diffuso», si legge nel Bollettino di Francoforte. Troppe spese
dei governi per i vari piani anti-crisi. Poi ci sono le stime Istat sul Pil nel
quarto trimestre (-1,9% sui tre mesi precedenti, -2,9 rispetto allo stesso
periodo del 2007): una flessione così non si vedeva dal 1980. Oppure anche il
ricorso record alla cassa integrazione, validato dalla Confindustria. La crisi
morde, non c´è dubbio. I ministri e i governatori del G20 si riuniscono nel
week-end a Brighton, per cercare una terapia. Ci sarà anche Giulio Tremonti che
già ieri sera è stato a cena con Gordon Brown, a Downing Street e oggi
incontrerà il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick sul tema degli
aiuti sanitari al Sud del Mondo. «Non sarà facile» superare questa fase dalle
dimensioni «incognite», dichiara il ministro. «Ma il governo farà il massimo
possibile per aiutare tutti e non lasciare indietro nessuno». Nell´attesa, dal
suo osservatorio tecnico, Draghi disegna nuove regole e nuovi paletti per
mettere ordine nel sistema finanziario malato. Dice che bisogna far ripartire
il credito all´economia e che è giusto, in un momento in cui le banche sono
sotto stress, non aumentare loro i requisiti minimi di capitale. Spiega che sta
lavorando con il Fmi per creare un sistema di «early warning», capace di
captare per tempo le crisi. Relativizza la paura di un crac dei nuovi paesi Ue
perché «non sono un blocco, non hanno tutti lo stesso livello di rischio».
Annuncia (nelle prossime ore?) un rapporto per sorvegliare e frenare le
retribuzioni boom dei manager, tra gli aspetti più criticati della crisi
finanziaria, «in modo da allineare i compensi ad una presa di rischio
prudente». I nuovi «soci» del Financial Stability Forum sono: Argentina,
Brasile, Cina, Russia India, Indonesia, Corea del Sud,
Messico, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia. Sono invitati anche la Spagna e
Commissione europea. La loro partecipazione «contribuirà molto alla legittimità
delle nostre raccomandazioni, alla applicabilità ad altri mercati e
all´universalità dell´approccio».
( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Cultura
I BARBARI anticipazioni / esce in italia un saggio di Tzvetan todorov le nuove
paure dell´occidente e noi A vent´anni dal crollo del Muro, il mondo conosce
inedite partizioni. Ci sono i paesi "dell´appetito", "quelli del
risentimento" e chi vive nell´angoscia Nei paesi ricchi si teme di subire
il predominio di chi per secoli è stato mortificato Ma il timore diventa un
pericolo a sua volta e induce a comportamenti spesso disumani TZVETAN TODOROV
Anticipiamo parte dell´introduzione al libro di La paura dei barbari. Oltre lo
scontro delle civiltà (Garzanti, pagg. 288, euro 16,50) Il XX secolo è stato
dominato, in Europa, dal conflitto tra regimi totalitari e democrazie liberali.
All´indomani della seconda guerra mondiale, dopo la disfatta del nazismo,
questo conflitto ha assunto la forma di una guerra fredda globale, rafforzata
in periferia da alcuni confronti «caldi» ben delimitati. (...) Si trattava di
una suddivisione della terra secondo criteri politici, anche se si aggiungevano
altre caratteristiche: il terzo mondo era povero, l´Occidente ricco, mentre nei
paesi comunisti l´esercito era ricco e la popolazione povera (ma non poteva
dirlo). La situazione è rimasta immutata per più di mezzo secolo. Mi stava
molto a cuore, perché sono nato nell´Europa dell´Est, in Bulgaria, dove sono
cresciuto prima di trasferirmi in Francia all´età di ventiquattro anni. Questa
ripartizione dei paesi del mondo mi sembrava destinata a durare in eterno ? o
almeno per tutta la mia vita. Questa convinzione spiega, forse, la gioia da me
provata quando, intorno al 1990, i regimi comunisti europei sono crollati, uno
dopo l´altro. Non c´era più motivo di opporre l´Est all´Ovest, né di contendere
per il dominio universale, perciò ogni speranza era lecita... (...) A distanza
di circa vent´anni, siamo costretti a constatare che si trattava di una
speranza illusoria: sembra che tensioni e violenze tra paesi non debbano
scomparire dalla storia mondiale. Il grande confronto tra l´Est e l´Ovest aveva
messo in secondo piano ostilità e opposizioni, che in breve tempo sono tornate
di attualità. I conflitti non potevano svanire come per incanto, perché le loro
cause profonde erano ancora presenti e forse si erano perfino intensificate.
(...) Oggi è possibile dividere i paesi del mondo in diversi gruppi, a seconda
di come reagiscono alla nuova congiuntura. (...) Per descrivere questa
ripartizione, prenderò le mosse da una tipologia recentemente proposta da
Dominique MoÏsi, completandola e adattandola al mio scopo, senza dimenticare le
semplificazioni che impone. Definirò il sentimento dominante di un primo gruppo
di paesi come l´appetito. La loro popolazione ha spesso la convinzione, per i
motivi più diversi, di essere stata esclusa dalla ripartizione delle ricchezze;
oggi è venuto il suo turno. Gli abitanti vogliono approfittare della
mondializzazione, del consumismo, degli svaghi e per raggiungere tale scopo non
badano a mezzi. è stato il Giappone, sono ormai trascorsi alcuni decenni, ad
aprire questa via, nella quale è stato seguito da molti paesi del Sudest
asiatico, ai quali si sono recentemente aggiunti Cina e India. Altri paesi, altre parti del mondo hanno la medesima
intenzione: il Brasile, domani senza dubbio il Messico, il Sudafrica. (...) Il
secondo gruppo di paesi è quello in cui il risentimento gioca un ruolo
essenziale. Questo atteggiamento deriva da un´umiliazione, reale o presunta,
che sarebbe stata loro inflitta dai paesi più ricchi e più potenti. è
diffuso, a livelli diversi, in buona parte dei paesi che hanno una popolazione
in maggioranza musulmana, dal Marocco al Pakistan. Da un po´ di tempo, è
presente anche in altri paesi asiatici o dell´America latina. Il bersaglio del
risentimento sono gli antichi paesi colonizzatori d´Europa e, in maniera
crescente, gli Stati Uniti, considerati responsabili della miseria privata e
dell´impotenza pubblica. (...) Il terzo gruppo di paesi si distingue per il
ruolo che occupa in loro la paura. Sono i paesi che costituiscono l´Occidente e
che hanno dominato il mondo per molti secoli. La loro paura riguarda i due
gruppi che abbiamo descritto prima, ma non è della stessa natura. Dei «paesi
dell´appetito» i paesi occidentali, soprattutto quelli europei, temono la forza
economica, la capacità di produrre a minor costo e dunque di fare man bassa sui
mercati, insomma, hanno paura di subirne il predominio economico. Dei «paesi
del risentimento» temono invece gli attacchi fisici che ne deriverebbero, gli
attentati terroristici, le esplosioni di violenza; e poi le misure di
ritorsione di cui questi paesi sarebbero capaci sul piano energetico, dal
momento che i più grandi giacimenti di petrolio si trovano nei loro territori.
Un ultimo quarto gruppo di paesi, distribuiti su diversi continenti, potrebbe
essere indicato come quello dell´indecisione: un gruppo residuale i cui membri
rischiano di farsi dominare un giorno dall´appetito o dal risentimento, ma che
per il momento rimangono estranei a questi sentimenti. Nel frattempo, le risorse
naturali di questi territori sono razziate dai residenti degli altri gruppi di
paesi, con la complicità attiva dei loro dirigenti corrotti; a ciò si aggiunge
la desolazione causata dai conflitti etnici. Alcuni strati della loro
popolazione, spesso ridotti in miseria, tentano di introdursi nei «paesi della
paura», paesi più ricchi, per cercare di condurre una vita migliore. (...) I
paesi occidentali hanno tutto il diritto di difendersi dalle aggressioni e
dagli attacchi ai valori sui quali hanno scelto di fondare i loro regimi
democratici. Soprattutto devono combattere con fermezza ogni minaccia
terroristica e ogni forma di violenza. Peraltro, hanno tutto l´interesse a non
lasciarsi coinvolgere in una reazione sproporzionata, eccessiva e abusiva, che
darebbe luogo a risultati contrari a quelli attesi. La paura diventa un
pericolo per coloro che la provano, perciò non bisogna lasciarle giocare il
ruolo di sentimento dominante. è anche la principale giustificazione dei
comportamenti spesso definiti «disumani». La paura della morte che minaccia la
mia incolumità o, peggio ancora, persone a me care, mi rende capace di
uccidere, mutilare, torturare. In nome della protezione delle donne e dei
bambini (i nostri), sono stati massacrati un gran numero di uomini e donne, di
anziani e bambini (degli altri). Quelli che vorremmo definire come dei mostri
molto spesso hanno agito mossi dalla paura per i loro cari e per sé stessi.
(...) E una volta accettato di uccidere, si approvano anche i passi successivi:
la tortura (per ottenere informazioni sui «terroristi»), la mutilazione dei
corpi (per mascherare gli omicidi con crimini a scopo di rapina o esplosioni
accidentali): ogni mezzo è buono per ottenere la vittoria ? e, così facendo,
allontanare la paura. La paura dei barbari è ciò che rischia di renderci
barbari. E il male che ci faremo sarà maggiore di quello che temevamo di
subire. La storia insegna: il rimedio può essere peggiore del male. I
totalitarismi si sono presentati come un mezzo per guarire la società borghese
dai suoi vizi, eppure hanno dato vita a un mondo più pericoloso di quello che
combattevano. La situazione attuale senza dubbio non è così grave, ma rimane
inquietante; c´è ancora tempo per mutare orientamento. Copyright Garzanti Libri
ed Editions Robert Laffont Traduzione di Emanuele Lana
( da "Finanza e Mercati" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
La cedola torna in
Fiera. Perini si defila in utile da Finanza&Mercati del 13-03-2009 Fiera
Milano torna in utile e rivede il dividendo. È un bilancio brillante quello
approvato ieri dal cda della Spa, l'ultimo della presidenza Perini che, a meno
di improbabili colpi di scena, dovrebbe essere sostituito a metà aprile. La
gestione Perini lascia un'eredità notevole avendo riportato al profitto nel
2008 (a 4,1 milioni) un gruppo che nel 2007 aveva generato 15,1 milioni di
perdite. Merito «delle acquisizioni effettuate, delle azioni di
razionalizzazione dei costi operativi e di alcune operazioni non ricorrenti»,
che hanno portato l'ebitda a 33,1 milioni dai 7,1 dell'anno precedente e i
ricavi consolidati a 306,5 milioni (da 302,5 milioni). Il gruppo ha inoltre deciso
di tornare a distribuire un dividendo di 8 centesimi per azione con pagamento 7
maggio e stacco della cedola il 4 maggio. «Questo cda - ha commentato Perini -
suggella il mandato affidatogli tre esercizi fa consegnando agli azionisti un
gruppo rinnovato e più forte che ha fatto in poco tempo
molta strada dalla Cina agli Stati Uniti». Chiuso il bilancio 2008, nella primavera
calda delle nomine, con il rinnovo dei cda di Fnm, Finlombarda e Infrastrutture
lombarde, anche Fiera Milano (con la Fondazione) si prepara al cambio della
guardia. Sulla società, il Pirellone avrà un ruolo primario anche se la Lega,
rafforzatasi con le ultime elezioni, non starà a guardare e sta spigendo
per piazzare i suoi uomini. Ed è in quest'ottica che ai vertici della Spa presieduta
da Perini potrebbe arrivare Marco Reguzzoni. Riconfermato per la seconda volta
alla presidenza della Provincia di Varese, Reguzzoni è stato nominato dal
segretario nazionale della Lega Nord, Giancarlo Giorgetti, vice segretario
Nazionale dello stesso partito, al fianco di Matteo Salvini. La nomina di
Reguzzoni non sarebbe inoltre una novità all'interno di Fiera, essendo già
stato ai vertici di Sviluppo Sistema Fiera, società del gruppo che ha
collaborato alla realizzazione del dossier di candidatura per l'Expo. Oltre al
suo nome, per la prima poltrona della Spa circolano anche quello di Attilio
Fontana, attuale sindaco del Comune di Varese, più volte sul punto di lasciare
l'amministrazione per contrasti interni. E quello di Luigi Roth che, lasciando
la Fondazione, potrebbe trasferirsi alla Spa. L'unico punto fermo sembra essere
comunque sulla Fondazione dove, al posto di Roth, è ha ormai preso quota la
candidatura di Giampiero Cantoni, ex banchiere, senatore del Pdl vicino al
premier Silvio Berlusconi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-13 - pag: 3 autore: Draghi: rimettere in
moto il credito «Contro la crisi misure aggressive e coerenti» - No a una
stretta sui requisiti di capitale degli istituti Rossella Bocciarelli
Alessandro Merli LONDRA. Dai nostri inviati «La priorità deve essere quella di
mantenere i flussi di credito all'economia». Promuovere l'uscita dal credit
crunch, che si è ormai esteso dai Paesi avanzati agli emergenti, è l'obiettivo
principale delle autorità di vigilanza bancaria e di controllo dei mercati,
riunite nel Financial Stability Forum, ha spiegato il suo presidente, il
governatore della Banca d'Italia Mario Draghi.Devono essere adottate misure
«aggressive e coerenti» fra loro, in modo, ha aggiunto, che le iniziative
adottate in un Paese non danneggino gli altri. «L'Fsf - ha detto Draghi ieri a
Londra, al termine della riunione che ha visto l'allargamento del Forum a 12
nuovi membri e ha preceduto l'incontro di oggi e domani del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-13 - pag: 11 autore: Stati Uniti. Washington
spinge sulla cooperazione economica e militare, ma chiede il dialogo con Lhasa
Obama alla Cina: diritti da tutelare Tibet al centro
dell'incontro con il ministro degli Esteri di Pechino Eliana Di Caro «I diritti
umani sono essenziali » nella politica estera degli Stati Uniti, che si
augurano «progressi nel dialogo tra il Governo cinese e i rappresentanti del
Dalai Lama». Il presidente americano Barack Obama lo ha ribadito ieri al
ministro degli Esteri di Pechino Jang Jiechi in un lungo incontro alla Casa
Bianca, dal quale è emersa la volontà di costruire «rapporti positivi e
costruttivi » tra i due Paesi. Nel colloquio sono stati affrontati diversi
temi, dalla crisi economico-finanziaria ai dossier nordcoreano e afghano fino
all'emergenza in Darfur, ma si è parlato anche delle relazioni spesso non
semplici tra Washington e Pechino. Obama ha sottolineato la necessità di
«rafforzare il dialogo militare » per evitare incidenti simili a quello che si
è verificato martedì scorso nel Mar cinese meridionale, quando cinque
imbarcazioni cinesi hanno accerchiato la nave americana Impeccable
ostacolandone le manovre. Un episodio cui era seguito un duro botta e risposta
tra i due Governi e che rischia di avere degli strascichi: il Pentagono ha
annunciato che le unità di sorveglianza della Marina scorteranno le navi quando
opereranno in quelle acque. Una stretta cooperazione, hanno concordato Obama e
Jiechi, va perseguita anche sul fronte economico: le «due economie più
importanti del mondo » devono lavorare «a stretto contatto e con urgenza per
stabilizzare l'economia mondiale, stimolando la domanda e riattivando il flusso
di credito sui mercati». L'incontro è arrivato all'indomani di giorni non
facili per i rapporti sino-americani. Nelle ultime tre settimane si sono
susseguiti episodi che hanno provocato imbarazzo o netta contrapposizione tra i
due Paesi. Il più eclatante è stato appunto quello dell'incidente nel Mar
cinese, con la Casa Bianca che ha reagito con proteste formali, definendo
l'accaduto «il più grave incidente diplomatico dal 2001 », e il Governo di Wen
che ha replicato con altrettanta durezza, contestando la violazione delle leggi
internazionali. Pochi giorni prima era stata la volta del capitolo diritti
umani. Hillary Clinton (al fianco di Obama, ieri, nell'Ufficio Ovale), nella
sua visita in Cina il 20 febbraio aveva esplicitamente
ridimensionato la questione, dichiarando che «il dibattito sui diritti umani
non può compromettere il dialogo tra Pechino e Washington». Una settimana dopo,
però, il Rapporto annuale sul tema diffuso dal Dipartimento di Stato Usa ha
suscitato imbarazzo: il Governo del gigante asiatico è stato accusato di
pesanti violazioni, dalla repressione delle minoranze etniche alla detenzione
dei dissidenti politici, fino alla mancata libertà di stampa. La risposta secca
di Pechino non si è fatta attendere: gli Stati Uniti devono smetterla di
interferire nelle vicende cinesi, e pensare piuttosto ai loro problemi, in
materia di diritti umani. Ieri Obama ha puntualizzato in maniera definitiva la
posizione americana, esprimendo ad esempio «profonda preoccupazione » per la
situazione umanitaria in Darfur e per la decisione del Governo di Khartoum di
espellere le maggiori organizzazioni non governative che hanno provveduto a
prestare assistenza alla popolazione. Quanto al Tibet, come si diceva chiamato
in causa dallo stesso presidente americano, proprio l'altro ieri la Camera dei
deputati statunitense aveva approvato una risoluzione a sostegno della regione,
nel 50esimo anniversario della rivoluzione contro la presenza cinese. Nel testo
viene chiesto di «riconoscere la disperazione del popolo tibetano» e di fare
«uno sforzo multilaterale per arrivare a una soluzione duratura e pacifica».
Pechino non ha fatto passare sotto silenzio l'iniziativa. Il portavoce del
ministro degli Esteri Ma Zhaoxu ha annuncia-to una protesta formale, lamentando
«il profondo malcontento del Governo e del popolo della Cina». E lo stesso Jiechi, prima dell'incontro alla Casa Bianca, in
un discorso pronunciato al Center for Strategic and International Studies ha
dichiarato che «il Tibet è parte inalienabile della Cina» e che «le
questioni tibetane sono esclusivamente questioni interne cinesi».
eliana.dicaro@ilsole24ore.com SEGNALI CONTRASTANTI Ma Yang chiede agli Usa di
non interferire E dopo gli incidenti navali il Pentagono annuncia la scorta di
cacciatorpedinieri Michelle a Fort Bragg. La First Lady ha visitato ieri la
scuola per i figli dei militari nella base del North Carolina REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-13 - pag: 11 autore: GLI ULTIMI EPISODI Diritti
umani Il 25 febbraio il Dipartimento di Stato americano pubblica l'annuale
Rapporto sui diritti umani, che anche questa volta contiene
dure critiche alla Cina, accusata di repressione delle minoranze etniche. Secca la
risposta di Pechino: «Sono critiche irresponsabili e prive di fondamento. Gli
Stati Uniti si concentrino sui loro problemi, in materia di diritti dell'uomo»
Scontro sfiorato in mare Il 9 marzo la nave americana Impeccable viene
accerchiata da cinque navi cinesi nel Mare cinese meridionale, fuori dai
confini di Pechino. La Casa Bianca protesta («è il più grave incidente
diplomatico dal 2001»), la Cina replica che sono state
violate le leggi internazionali.Nell'incontro di mercoledì, il Segretario di
Stato Hillary Clinton e il collega cinese Jang Jiechi smorzano i toni Tibet
L'11 marzo il Congresso americano approva una risoluzione di sostegno al Tibet
in occasione del 50/o anniversario della rivolta tibetana contro la presenza
cinese. Immediata la «ferma condanna» di Pechino, secondo cui il Congresso ha
cercato di «imbellire le politiche secessioniste del Dalai Lama»
compiendo«un'inaccettabile interferenza negli affari interni della Cina»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-13 - pag: 17 autore: Shipping. In
picchiata a gennaio (rispetto allo stesso mese del 2008) le commesse provenienti dagli armatori di tutto il mondo Ordini di
navi crollati da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-13 - pag: 17 autore: Industria. Sul
mercato il camion Genlyon, d'intesa con Saic L'Iveco si
rafforza in Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Sul mercato
cinese arriva il primo camion pesante targato Iveco. Ieri la società del gruppo
Fiat ha presentato Genlyon, il nuovo truck di grossa stazza prodotto in
collaborazione con Saic, la principale casa automobilistica cinese, partner di
Iveco nei veicoli commerciali. «Questo nuovo modello ci consentirà di
estendere la nostra presenza in Cina all'intera gamma
dei camion», ha spiegato l'amministratore delegato di Iveco, Paolo Monferino,
ieri a Pechino per assistere al lancio commerciale del Genlyon. Grazie alla
partnership strategica siglata un paio di anni fa con Saic, infatti, oggi la
società italiana è in grado di coprire tutti i segmenti della domanda cinese di
truck. Dai veicoli medi e leggeri prodotti nei due impianti di Nanchino (tra
cui il Daily, il popolarissimo furgone sul quale il gruppo Fiat ha costruito le
proprie fortune oltre la Grande Muraglia). A quelli pesanti, che in questi
giorni iniziano a uscire dal nuovo gigantesco stabilimento di Chongqing nel
quale Iveco ha investito 200 milioni. «Il Genlyon è un camion totalmente
innovativo frutto di uno studio congiunto con Saic- ha aggiunto Monferino - .
Questo veicolo combina la migliore tecnologia di Iveco con le necessità del
mercato cinese che richiedono ai camion di lavorare su strade accidentate e
spesso in condizioni di sovraccarico». Ecco perché la realizzazione di Genlyon
ha richiesto oltre due anni di lavoro, durante i quali il maxicamion è stato
sottoposto a durissime prove tecniche. Il risultato finale è un veicolo ad alto
contenuto tecnologico, bassi costi di manutenzione, massimo comfort e massima
sicurezza, elevati standard ecologici, grande rendimento e assoluta
affidabilità. La Cina è uno dei mercati più
promettenti per i produttori di automezzi commerciali, sebbene, per effetto
della crisi globale, nel 2008 abbia accusato un calo di circa il 25% (contro il
70% dell'Europa). E il 2009 dovrebbe essere un altro anno difficile.
Ciononostante, entro dicembre, Iveco tramite le sue joint venture punta a
produrre 100mila veicoli commerciali. «Oggi in Cina
siamo il primo costruttore straniero, per ampiezza di gamma e per numero di
pezzi venduti sul mercato locale. Per consolidare questa leadership, il nostro
obiettivo è arrivare a una produzione annua di 150mila camion nel prossimo
triennio» ha concluso Monferino, sottolineando che l'alleanza con Saic potrebbe
essere estesa agli autobus pesanti. ganawar@gmail.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-13 - pag: 24 autore: Immobiliare. Al
professionista bolognese il «Mipim award» Cucinella archistar a Cannes Enrico
Brivio CANNES. Dal nostro inviato Mario Cucinella superstar al Salone
immobiliare di Cannes che si conclude oggi. L'architetto bolognese ha ottenuto
tre riconoscimenti assegnati dalla «Mipim architectural review », sbaragliando
il campo nella categoria ecosostenibilità con la vincita dei due premi in palio
con i progetti Arpa di Ferrara – l'Agenzia regionale dell'ambiente – e con
100KE. Quest'ultimo ha vinto anche nella categoria residenziale. L'architetto è
per la prima volta a Cannes. La sua casa 100KE – dalle migliaia di euro
necessarie alla sua costruzione – è stata richiesta anche dal Dipartimento di
Stato degli Stati Uniti, interessato alla diffusione di abitazioni senza
allacci alla rete, acqua potabile a parte. «Questo - spiega l'architetto per la
prima volta a Cannes - è senza dubbio il futuro, essendo l'approccio ideale per
rispettare l'ambiente». Grazie al fotovoltaico si produrrà energia elettrica
mentre con l'elettrolisi si produrrà l'idrogeno necessario a sostituire il gas,
in molti casi proveniente da Paesi lontani come la Siberia, con il conseguente
impatto ambientale delle modalità di trasporto. A Cannes, Cucinella ha vinto
anche il Mipim award, nella categoria "green buildings" con il Centre for sustainable Energy techonologies di Ninbo, in Cina. Al Palais des Festivals l'architetto ha presentato il primo
palazzo a uffici (Santander 9, 12mila mq) in regola con le norme regionali
energhetiche Cened. Sorgerà a Milano accanto alla sede dello Iulm e verrà
sviluppato ospiterà dalla società Inpartner. Nelle immagini del progetto
dell'edificio si nota la sintonia con le idee di Renzo Piano, di cui è stato
allievo. Alla base degli immobili gli spazi a mo' di palafitte senz'acqua (
alti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-13 - pag: 41 autore: Auto. Il 2008 si
chiude con risultati record ma per il 2009 la casa di Wolfsburg prevede utili
in calo Volkswagen aumenta la cedola Cura dimagrante per i prossimi mesi:
taglio di costi e investimenti Andrea Malan WOLFSBURG. Dal nostro inviato
Volkswagen chiude un anno record e ricompensa azionisti, dipendenti e manager:
i primi con un aumento del dividendo a 1,93 euro; i secondi con un bonus
aumentato a 4.100 euro a testa; gli ultimi con un compenso quasi triplicato:
con 12,7 milioni di euro Martin Winterkorn, il numero uno del gruppo, diventa
il manager dell'auto più pagato d'Europa dopo il suo " diretto
superiore",Wendelin Wiedeking della Porsche. La connazionale Bmw, invece,
delude i mercati con un utile drasticamente ridotto dagli oneri straordinari.
Nonostante il crollo dei mercati nell'ultima parte del 2008, Volkswagen è
riuscita a migliorare - sia pure di poco - i conti dell'anno precedente: 6,3
milioni di vetture vendute, con un aumento dell' 1,3 per cento e un guadagno
significativo di quote di mercato; fatturato in crescita del 4,5% a 113,8
miliardi di euro; utile operativo di 6,3 miliardi (+3%) e netto a 4,7, con un
ritorno sul capitale investito che ha superato il 10 per cento. Bmw ha chiuso
il 2008 con ricavi in discesa del 5% a 53,2 miliardi e un calo dei profitti
operativi del 78% a 921 milioni di euro; il gruppo di Monaco ha risentito, come
detto, di quasi 2 miliardi di accantonamenti straordinari a fronte della
svalutazione di vetture usate e di debiti in sofferenza, oneri che hanno
portato in rosso i conti del quarto trimestre. Nell'intero 2008 le vendite
della casa bavarese sono scese del 4,3%; il calo delle consegne è stato del
5,8% per il marchio Bmw, mentre quelle della rivale Audi (gruppo Volkswagen)
hanno superato per la prima volta il milione di unità. Rolls Royce (controllata
da Bmw) con un +20% su base annua ha invece fatto meglio del -24% di Bentley
(gruppo Vw). Le prospettive per il 2009? «Non abbiamo ancora toccato il fondo»,
ha detto ieri Hans Dieter PÖtsch- direttore finanziario della Volkswagen- in
occasione della conferenza stampa annuale. Ad oggi «nessuno è in grado di fare
previsioni su come finirà l'anno ». Uniche indicazioni, «i profitti saranno
inferiori a quelli del 2008 ma il bilancio resterà in attivo ». Non altrettanto
si può dire per il primo trimestre di quest'anno che - ha confermato PÖtsch
potrebbe chiudersi in rosso. Alla luce del deterioramento della congiuntura,
l'aumento di compensi e dividendi ha destato più di un dubbio; PÖtsch ha
risposto ricordando che la quota degli utili distribuita dell'azienda è sempre
stata bassa e che in ogni caso, con 8 miliardi di liquidità netta a fine 2008,
Volkswagen è meglio attrezzata delle concorrenti per affrontare la crisi; la
società è tornata sui mercati finanziari all'inizio dell'anno con un'emissione
da 3,5 miliardi che ha già coperto «gran parte delle esigenze di
rifinanziamento prevedibili per il 2009». Volkswagen ha anche fattoricorso per
2 miliardi di euro alle garanzie offerte dal Fondo pubblico per la
stabilizzazione dei mercati finanziari (Soffin). Il colosso di Wolfsburg dovrà
comunque sottoporsi quest'anno a una cura dimagrante: 2 miliardi di
investimenti in meno rispetto al 2008 e taglio dei costi di un miliardo, pur
senza chiusure di impianti. Non sono previsti licenziamenti, ma l'azienda ha
già annunciato che non rinnoverà i contratti a termine a 16mila persone. La
crisi in atto porterà a un consolidamento accelerato del settore, come afferma
Sergio Marchionne della Fiat? Winterkorn risponde con una battuta: «Fiat e
Chrysler si sono messe insieme perché ciascuna delle due non va tanto bene. Ma
non basta per migliorare i conti. Noi ci abbiamo messo vent'anni –ha proseguito
il manager – per far funzionare tutte le sinergie possibili». Winterkorn è
scettico sulle previsioni di Marchionne secondo cui nel settore resteranno solo
sei grandi gruppi, di cui due al massimo in Europa:«Vedo un
grosso consolidamento in Cina, e credo che i cinesi faranno parte dei sopravvissuti alla fine
della crisi. Ma ci sarà sicuramente più di un gruppo europeo ». Volkswagen
conta di esserci e punta decisamente a diventare numero uno mondiale. BMW
Negativi i conti dell'altro colosso tedesco: i profitti operativi sono scesi
del 78% e i ricavi si sono fermati a 53,2 miliardi (-5%) Bilancio
record. Il Ceo del gruppo Volkswagen Martin Winterkorn AFP
( da "Unita, L'" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
1I «nemici di
Internet» Ci sono 12 paesi nel mondo che bloccano l'accesso ai siti stranieri e
reprimono violentemente la libertà di espressione, così che i cittadini non
possano né immettere né ottenere informazioni «non desiderate». Sono Arabia Saudita, Birmania, Cina, Cuba,
Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e
Vietnam. 2 Solo le dittature? Le dittature sono le più sensibili alla
repressione della libertà di pensiero, Internet le ha costrette a
modernizzarsi. Anche alcune democrazie però sono a rischio censura. 3 Il
web veicolo di libertà? Potenzialmente sì, anche se poi nei fatti raramente si
è andati oltre la discussione filosofica. Oggi non avvertiamo grandi
cambiamenti, specie a causa del ruolo delle corporation. 4 Quale ruolo? In
passato più volte Google e Yahoo hanno aiutato le dittature a restringere la
libertà. Oggi l'opinione pubblica è più sensibile e anche loro stanno tentando
di farsi una nuova immagine. 5 Le leggi in Italia Non siamo affatto al riparo
da una legislazione repressiva, anzi. L'allergia del governo alla libertà di
espressione unita all'ignoranza generale della politica riguardo la rete può
portare anche in Italia a una contrazione degli spazi di libertà in rete.
( da "Unita, L'" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
La censura corre sulla rete Nella lista nera non solo la Cina UMBERTO DE GIOVANNANGELI Sono i «nemici di Internet». Nemici di
una libertà di espressione che rompe le barriere censorie di una stampa
irreggimentata. Nemici potenti. A denunciarli, in un rapporto inquietante
quanto documentato, è «Reporter Senza Frontiere», (Rsf), organizzazione per la difesa
della libertà di stampa nel mondo, Rsf ha compilato un elenco di Paesi
«nemici di Internet» tra cui figurano Cina, Cuba,
Egitto e Iran. In un rapporto appena pubblicato - a supporto della sua nuova
campagna contro la censura su Internet, , Rsf osserva che invece di essere un
veicolo di libertà, nei paesi «incriminati» il web è assimilabile a una grande
rete aziendale «intranet» sottoposta a mille limitazioni. E gli internauti che
riescono ad aggirarle se scoperti rischiano il carcere. L'ELENCO DEI CATTIVI
Nell'elenco dei «cattivi» Rsf inserisce 12 Paesi: Arabia Saudita, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran. Siria, Tunisia,
Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. Altri dieci Paesi, tra cui Australia e
Corea del Sud, sono stati invece dichiarati «sotto osservazione» per avere
adottato misure che Rsf definisce «inquietanti». Secondo l'organizzazione, il
record di «ciber-dissidenti» in carcere è detenuto dalla Cina
con 49; seguono il Vietnam con 7 e l'Iran con
( da "Unita, L'" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
iveco
Camion cinese La Iveco ha presentato a Pechino il nuovo camion pesante Genlyon,
prodotto in collaborazione con il suo partener cinese, la Saic. Nel 2008 Iveco
ha venduto in Cina oltre 100 mila veicoli
commerciali.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Cronaca
l´ambiente Difesa del territorio, tecnologie avanzate, rinnovabili: gli
ingredienti per battere la depressione La formula della soft economy per uno
sviluppo a misura di crisi C´è un pezzo di Paese che punta sulla qualità e
sulla penetrazione dei suoi prodotti di eccellenza all´estero ANTONIO
CIANCIULLO Investimenti in tecnologie avanzate, cura delle radici territoriali,
difesa del territorio e della coesione sociale. è questa la formula dello
sviluppo a misura di crisi. Lo sviluppo che guarda avanti e si scrolla di dosso
i vecchi miti della crescita selvaggia, il culto dell´ipertrofia che ha
squilibrato il sistema economico. La proposta viene da Ermete Realacci,
responsabile ambiente del Pd: «C´è un pezzo d´Italia che corre più veloce della
crisi e non è quello che si rifugia dietro l´idea di nuovi dazi o il ritorno
alla cementificazione del paese. è l´Italia che punta sulla qualità dei suoi
prodotti d´eccellenza, che continua a sostenerli e a migliorarli facendone uno
strumento di penetrazione del made in Italy all´estero». La formula di questa
soft economy balza agli occhi esaminando, all´interno dei settori vincenti, le
quantità di merci in gioco e i fatturati. Il numero di scarpe esportate si è
dimezzato ma il fatturato è aumentato. Produciamo il 40 per cento in meno di
vino rispetto agli anni Ottanta ma il valore dell´export è quadruplicato
superando i tre miliardi di euro e siamo diventati leader mondiali nel settore.
Insomma chi ha puntato sulla quantità si trova oggi molto spesso con i bilanci
in rosso, incapace di sostenere la pressione commerciale che viene da paesi in
cui il costo del lavoro è strutturalmente più basso. Chi ha puntato sulla
qualità ha le carte in regola per stare in campo. Le piccole imprese mobiliere
di Ponsacco, Lari e Cascina (in provincia di Pisa), specializzate nelle
forniture per gli yacht di lusso esportano verso Est buona parte della
produzione. Le concerie di Santa Croce sull´Arno, che trent´anni fa figuravano
tra i grandi inquinatori, hanno ammodernato gli impianti e
vendono la qualità italiana in Cina, tanto che il primo ministro di
Pechino, quando è arrivato in Italia, ha voluto visitarle per capire la ragioni
del successo. La foto di gruppo di quelli che ce la fanno, spesso citata da
Realacci, è stata scattata alle Olimpiadi di Pechino: i veicoli elettrici
venivano da un´azienda delle Marche, molti dei fucili che hanno vinto
medaglie erano bresciani, le pavimentazioni degli impianti sportivi erano
piemontesi, gli scafi usati nel canottaggio toscani. Ed è un modello, come
sottolinea il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio, che permetterebbe al
sistema Italia di rientrare nella competizione globale, ormai ufficialmente
aperta dalla presidenza Obama, nel campo delle fonti rinnovabili e
dell´efficienza energetica. Lo smantellamento della promettente industria
nazionale del sole e del vento, determinato negli anni Novanta dall´incapacità
politica di creare le condizioni base per lo sviluppo di aziende che avevano
tutti i numeri per giocare la partita, può infatti essere almeno in parte
compensato. «Nel settore della tecnologia fotovoltaica pura abbiamo accumulato
un ritardo consistente», ricorda Onufrio. «Eppure abbiamo la possibilità di
entrare nello sviluppo delle rinnovabili non solo come compratori ma anche come
fornitori di tecnologie d´avanguardia. Ad esempio nel fotovoltaico a
concentrazione si può utilizzare il grande know how delle aziende italiane nel
campo dell´ottica, della meccanica di precisione e dei sistemi di puntamento
per produrre oggetti in cui solo il 10 per cento del valore è rappresentato
dalle celle fotovoltaiche e il 90 per cento sta in ciò che serve a concentrare
la luce solare e muovere il pannello in funzione della posizione del sole. Dal
Friuli alla Sicilia, abbiamo centri di eccellenza in grado di produrre queste
tecnologie».
( da "AmericaOggi Online" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
Casa Bianca. Obama
incontra il ministro degli Esteri cinese di Cristiano Del Riccio 13-03-2009
WASHINGTON. Il presidente americano Barack Obama ha ricevuto ieri alla Casa
Bianca il ministro degli esteri cinese Yang Jiechi concordando sulla necessità
di "cooperare strettamente" per affrontare la crisi economica globale
e di "rafforzare il dialogo in campo militare" per evitare il
ripetersi di incidenti navali come quello di domenica scorsa. Obama e Yang hano
discusso nell'Ufficio Ovale un'ampia agenda di temi: la crisi finanziaria
internazionale, la Corea del Nord, l'Afghanistan e il Pakistan, la situazione
nel Sudan. E' stato sottolineato, durante il colloquio, che Stati Uniti e Cina "devono lavorare in stretto contatto e con urgenza"
per stabilizzare l'economia mondiale "stimolando la domanda sul fronte
interno e internazionale" e "riattivando il flusso del credito sui
mercati". Nel primo incontro tra Obama ed un esponente cinese è stata
sottolineato da entrambe le parti "il desiderio di rafforzare la cooperazione
e di costruire relazioni positive e costruttive" tra i due paesi.
Durante l'incontro è stato discusso l'incidente navale avvenuto domenica nel
Mare della Cina dove cinque unità di Pechino hanno
circondato una nave oceanografica americana che stava seguendo i movimenti dei
sottomarini del governo di Pechino. Il presidente Obama ha sottolineato ieri a
Yang "la importanza di aumentare il livello e la frequenza del dialogo
militare tra i due paesi per evitare in futuro incidenti del genere", informa
una dichiarazione della Casa Bianca. Il Pentagono ha comunque assegnato la
protezione di un cacciatorpediniere della Navy alla nave oceanografica
Impeccable', che ha un equipaggio civile ed è disarmata. Il ministro Yang aveva
già incontrato il giorno prima il segretario di Stato Hillary Clinton, che ha
partecipato anche ieri al colloquio nell'Ufficio Ovale, insieme al
vice-presidente John Biden e al consigliere per la sicurezza nazionale James
Jones. Durante l'incontro alla Casa Bianca il presidente Obama ha inoltre
sottolineato che la promozione dei diritti umani "é un aspetto esenziale
delle politica estera" americana. L'inquilino della Casa Bianca ha
espresso al ministro cinese la "speranza" che "vi siano
progressi nel dialogo tra il governo cinese e i rappresentanti del Dalai
Lama". Mercoledì il Congresso americano aveva approvato una mozione dove
si chiedeva a Pechino di "mettere fine alla repressione del popolo
tibetano". La Cina aveva "condannato con
fermezza" l'iniziativa accusando il Congresso di "cercare di
imbellire le politiche secessioniste del Dalai Lama (il leader tibetano in
esilio)" compiendo "un'inaccettabile interferenza negli affari
interni della Cina". Durante l'incontro con Yang,
Obama ha espresso "profonda preoccupazione" per la crisi umanitaria
in Sudan e per la decisione del governo di Khartum di espellere le maggiori
organizzazioni umanitarie che hanno finora provveduto a fornire assistenza e a
salvare la vita alla popolazione del Darfur". La visita di Yang a
Washington ha avuto anche lo scopo di preparare il primo incontro faccia a
faccia tra Obama ed il leader cinese Hu Jintao previsto ai primi di aprile a
Londra in margine ai lavori del G20.
( da "AmericaOggi Online" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
La tragedia
dimenticata. Darfur/E' in atto un genocidio nell'indifferenza dei media di
Jean-Luc Giorda 13-03-2009 Ci vuole sempre un dramma comprensibile, vicino, per
aprire gli occhi su quel che succede nel mondo. Ce lo ricordava ieri, curiosa
coincidenza, proprio Medici senza Frontiere, l'organizzazione per cui lavora in
Darfur Mario D'Ascanio. Nel suo Rapporto sulle Crisi Dimenticate, curato
dall'Osservatorio di Pavia, mette provocatoriamente in relazione il peso dato
sui nostri media a notizie di gossip come l'estate di Briatore e Gregoraci e
quello concesso a crisi da milioni di profughi e migliaia di morti: Darfur, Etiopia,
Somalia, Myanmar, Zimbabwe, Congo, Sierra Leone... la lista è lunga. La crisi
del Darfur, che oggi ci riguarda perché un nostro generoso medico sta
rischiando la vita nelle mani di ignoti rapitori, ha già fatto dal 2003 circa
mezzo milione di vittime, e un milione di profughi su una popolazione totale di
6 milioni. Più che una semplice crisi, è considerata un genocidio: con
l'appoggio del governo centrale sudanese del dittatore Omar al Bashir, e della
sua aviazione, le bande islamiche delle popolazioni arabe nomadi Baggara, i
Janjawid, stanno sterminando i contadini delle altre etnie locali, Fur, Zaghawa
e Masalit, anch'essi musulmani, ma neri. La loro colpa non è però la razza,
quanto la richiesta di autonomia, visto il secolare disinteresse del governo di
Khartoum per lo sviluppo della regione. Richiesta che ha portato alla
costituzione di varie milizie indipendentiste ben organizzate e agguerrite, che
hanno tra i loro mezzi di autofinanziamento anche il rapimento di stranieri con
richiesta di riscatto: è successo varie volte negli ultimi anni. Come in altre
situazioni di crisi in Africa, non manca il connubio tra estrema povertà ed
enormi risorse naturali: in Darfur, un territorio in via di desertificazione
grande quasi il doppio dell'Italia, il petrolio è abbondante. I più rapidi nel
mettere le mani avanti sono stati questa volta i cinesi, che sostengono il
governo di Bashir con denaro, tecnologia e armi. In cambio, importano quasi
l'80% del petrolio prodotto in Sudan (il più vasto Paese africano, nove volte
l'Italia), coprendo così circa l'8% dell'immenso fabbisogno petrolifero cinese.
Nel relativo disinteresse dell'opinione pubblica occidentale (nonostante le
continue campagne di sensibilizzazione delle Ong), le istituzioni
internazionali hanno tentato di affrontare la situazione: nel 2004, la
risoluzione 1564 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha istituito una
commissione d'inchiesta sul Darfur, l'Unione Africana ha inviato una forza di
7.000 uomini, che l'Onu nell'agosto
( da "Avvenire" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA 13-03-
( da "Avvenire" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 13-03-2009
colloquio alla Casa Bianca Obama: «Cooperare con la Cina» Ma avverte
Yang sui diritti umani DA NEW YORK ELENA MOLINARI U n incontro avvenuto in un
momento di tensione fra Stati Uniti e Cina, ma dove ha
tuttavia prevalso lo spirito di collaborazione. Durante il loro meeting alla
Casa Bianca Barack Obama e il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi hanno
espresso la volontà comune che incidenti navali come quello dello scorso fine
settimana «non si ripetano». Ma hanno di fatto sorvolato sull'episodio,
preferendo parlare di economia. Il presidente americano ed il capo della
diplomazia cinese hanno dunque concordato che i due Paesi «devono lavorare in
stretto contatto e con urgenza per stabilizzare l'economia mondiale stimolando
la domanda e riattivando il flusso di credito sui mercati». Domenica scorsa
cinque navi cinesi avevano bloccato una imbarcazione oceanografica Usa in acque
considerate "internazionali" da Washington e nella "propria zona
economica" da Pechino. Mentre il Pentagono ha già fatto sapere che non
rinuncerà alle ricognizioni navali nel Mar meridionale cinese, e ha assegnato
al cacciatorpediniere Chung-Hoon il compito di fare da scorta armata alla nave
bloccata domenica scorsa, la Casa Bianca è più interessata a rilanciare su basi
pragmatiche il dialogo con la Cina, dalla cui fame per
il debito Usa dipende in larga misura la ripresa economica americana. O- bama,
ha detto di voler avere rapporti «positivi e costruttivi» con la Cina. Ha parlato anche di «dialogo sulle questioni
militari». Poi, facendo eco al segretario di Stato Hillary Clinton, ha lodato le
misure di stimolo che la Cina intende attuare per il
rilancio della sua economia. «Dobbiamo lavorare insieme per stabilizzare
l'economia mondiale ». In primo piano erano poi il ruolo di Pechino negli
sforzi per dissuadere l'Iran e la Corea del Nord dal portare avanti i loro
programmi nucleari. O- bama e Yang si sono infatti detti «uniti»
nell'opposizione ai lanci missilistici da parte della Corea del Nord e decisi a
lavorare per «fermare il nucleare» di Pyongyang. Il presidente Usa ha toccato
anche il tasto dei diritti umani, la cui difesa gli Stati Uniti considerano
«essenziale ». Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, Obama ha espresso a
Yang l'auspicio che «vengano fatti progressi nel dialogo tra il governo cinese
e i rappresentanti del Dalai Lama». Yang ha sottolineato che l'incontro di ieri
mirava anche a gettare le basi per il primo faccia a faccia tra il presidente
Obama e il collega cinese Hu Jintao previsto all'inizio di aprile in margine al
G20 di Londra. Il leader americano ha visto il ministro degli Esteri di
Pechino. «Dialogo sulle questioni militari». Però il Pentagono invia un
cacciatorpediniere nel Mare cinese meridionale Il ministro degli Esteri cinese
Yang Jiechi con Hillary Clinton (Reuters)
( da "Avvenire" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina
CHIESA 13-03-2009
VANGELO E SOCIETÀ Alla prima giornata dell'evento internazionale promosso
nell'ambito del Giubileo paolino degli universitari anche il vicegerente
Moretti, McLuhan, il ministro Gelmini, le istituzioni locali La cultura via per
la verità Bertone e Ravasi ieri al «forum degli universitari» Il segretario di
Stato vaticano: «Chiesa e università» insieme per «rispondere alle vere e
autentiche attese dell'uomo contemporaneo» DA ROMA GIULIA RPCCHI A ccademici e
uomini di fede insieme per la ricerca della verità. Vangelo e cultura uniti
nella formazione delle nuove generazioni. L'auspicio arriva dalla giornata
inaugurale del Forum internazionale degli universitari, ieri presso la sala
della Protomoteca del Campidoglio. Affollatissima, con i
600 studiosi arrivati da 65 Paesi del mondo perfino dalla Cina, dal Pakistan, dalla Russia per partecipare all'evento
organizzato dall'Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato, dalla
Congregazione per l'educazione cattolica, dal Pontificio Consiglio della
cultura, in collaborazione con i ministeri dell'I- struzione, degli Affari
esteri e dello Sviluppo economico. «Vangelo, cultura e culture» il tema
del convegno, che si inserisce nel Giubileo paolino degli universitari dal
titolo «Vangelo e cultura per un nuovo umanesimo» . Uno slogan che ricorda
quello del Giubileo degli universitari del 2000 ( «L'università per un nuovo
umanesimo » ), come nota il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone. «La
Chiesa e l'università osserva sono chiamate a promuovere una cultura che sia
capace di rispondere alle vere e autentiche attese dell'uomo contemporaneo » .
L'incontro del Vangelo con la cultura, sostiene il porporato, «si è realizzato
non solo con le sue manifestazioni storiche, ma anche e soprattutto con il suo
nucleo generatore, che è l'uomo che cerca la verità». Senza questa ricerca
«ogni manifestazione della cultura avverte rischia di perdere il contatto con
la storia e provocare processi di distruzione dell'uomo» . Per questo è
illuminante l'esempio di san Paolo: «Nella continuità con il giudaismo, ha
introdotto un esplosione, un salto di qualità». Ad affermarlo è l'arcivescovo
Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, che
ricorda come il Vangelo abbia «storicamente incontrato delle culture sulla base
dell'incarnazione» . Bisogna allora prendere a modello Paolo, ma soprattutto
Cristo. «Gesù afferma Ravasi incrocia la tradizione culturale dell'Antico
testamento e del giudaismo ma se ne differenzia. È artefice di cultura perché la
fa fermentare e risorgere » . Un invito al rinnovamento arriva pure da Eric
McLuhan, professore emerito presso l'Università di Toronto, che parla della
nostra epoca come di un «nuovo Rinascimento, un tempo di recupero e di
aggiornamento» , in cui «rivivere quegli aspetti della cultura cattolica in
sintonia con la nuova sensibilità e la rinnovata domanda di coinvolgimento» .
L'incontro di questi giorni il Forum si conclude domani può allora costituire
l'occasione giusta per un rilancio dell'università. «Occorre uno sforzo
ulteriore dice il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini nella formazione
delle nuove generazioni e della ricerca. L'abbassamento del livello
scientificoculturale degli atenei è una delle cause dell'attuale crisi
dell'università» . Invita alla «coesione» e a «rimettere al centro il valore
della persona » il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, intervenuto
alla cerimonia inaugurale. Mentre il sindaco di Roma Gianni Alemanno ricorda le
parole di Benedetto XVI alla visita in Campidoglio di lunedì scorso: Roma come
città dell'accoglienza. Una Capitale «aperta a tutti afferma il primo cittadino
in particolare ai giovani che qui vengono a studiare, il nostro futuro» . E
frequentano non solo gli atenei statali, ma anche quelli pontifici. «La
pluralità delle istituzioni universitarie di cui è ricca la Capitale commenta
il vicegerente monsignor Luigi Moretti sono una provvidenziale sorgente di
creatività spirituale e culturale» .
( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima
Pagina Wen Jiabao: i nostri soldi sono al sicuro? L´allarme
della Cina sui titoli Usa PECHINO «Abbiamo prestato capitali enormi agli
Stati Uniti, sinceramente siamo preoccupati». Con questa uscita esplosiva ieri
il premier cinese Wen Jiabao ha insinuato il sospetto sulla solvibilità di
lungo termine del Tesoro americano e sui rischi connessi all´esplosione del
deficit pubblico Usa. I mercati hanno reagito immediatamente, i Treasury
Bonds hanno perso quota di fronte all´eventualità di una "sfiducia"
da parte del più grande creditore sovrano degli Stati Uniti. SEGUE A PAGINA 4
( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Esteri
Pechino, paura per i bond americani Il premier cinese: dateci garanzie. La Casa
Bianca: "Da noi i soldi sono al sicuro" I mercati Wen Jiabao ha messo
in dubbio la credibilità del debito pubblico di Washington La Repubblica popolare
ha duemila miliardi di dollari piazzati in Treasury Bonds (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE federico rampini Allo stesso tempo però Wen
ha rassicurato Washington sul fatto che il governo di Pechino è pronto a varare
una seconda manovra di spesa pubblica, "anche immediatamente se
necessario", per rilanciare la crescita. Mentre il portavoce della Casa
Bianca, Robert Gibbs, si è affrettato a dire: «Gli investimenti negli Stati
Uniti sono i più sicuri al mondo» Non vi sono quasi precedenti di un leader
straniero che osi mettere in dubbio la credibilità del debito pubblico
americano. Bisogna risalire agli attacchi di Charles De Gaulle alla fine degli
anni ?60 contro l´aggancio dollaro-oro, in piena guerra del Vietnam. Oggi il
contesto è profondamente cambiato: la massima parte del debito pubblico Usa
collocato all´estero finisce nei forzieri delle banche centrali asiatiche,
prima fra tutte quella cinese. Nel corso del 2008 i volumi di Bot americani
sottoscritti dalla banca centrale di Pechino sono aumentati del 46%, a quota
700 miliardi di dollari. La stragrande maggioranza delle riserve ufficiali
cinesi (2.000 miliardi di dollari) sono piazzate in Treasury Bonds e lo stesso
vale per i portafogli degli istituti di credito pubblici e dei fondi sovrani che
fanno sempre capo alla Repubblica Popolare. L´Amministrazione Obama sarà
costretta a nuove maxi-emissioni di titoli pubblici nel 2009 (fino a 2.000
miliardi di dollari aggiuntivi) per finanziare i salvataggi bancari e le
manovre di spesa pubblica. Di qui l´allarme lanciato ieri dal capo del governo
cinese nella conferenza stampa che ha chiuso la sessione legislativa del
Congresso del Popolo. «Il presidente Obama - he detto Wen - ha varato misure
per fronteggiare la crisi, che guardiamo con molte aspettative. Ma l´America
deve tutelare la propria credibilità, deve onorare le sue promesse, deve
garantire la sicurezza degli investimenti cinesi». La clamorosa uscita di Wen
rientra nelle manovre tattiche che preludono al vertice G-20 del 2 aprile a
Londra. Di certo il premier cinese non ha voluto preannunciare un abbandono
della politica cinese di investimenti nei titoli del Tesoro Usa. Non c´è nessun
segnale che la banca centrale di Pechino stia diversificando il suo
portafoglio, nel quale l´euro e lo yen e l´oro continuano a occupare uno spazio
del tutto marginale. Smettere di finanziare il debito pubblico americano
avrebbe per i cinesi una conseguenza catastrofica: il tracollo del dollaro,
quindi una rovinosa caduta di competitività del made in China già sofferente
per il calo della domanda mondiale. Dal 2005 la moneta cinese si è rivalutata
del 26% sul paniere delle principali valute, e Pechino non ha interesse ad
accelerare un apprezzamento che danneggia i suoi esportatori. Ma la
preoccupazione per l´escalation del debito americano è reale. Da una parte Wen
Jiabao deve rispondere a una constituency nazionale - l´ala
"populista" del Partito comunista - che vorrebbe destinare a
investimenti interni le risorse ingenti accumulate con gli attivi del commercio
estero. Soprattutto, i leader cinesi temono che Washington stia costruendo le
premesse per un´uscita dalla crisi basata sulla vecchia ricetta
"inflazione più svalutazione". E´ una strategia che ha illustri
precedenti storici: la via maestra per alleggerire il debito è stampar moneta e
creare inflazione. Pechino ha osservato con allarme la mossa spregiudicata
della Banca centrale svizzera che ha innescato una svalutazione del franco: un
piccolo precedente che può segnare l´inizio di una catena di svalutazioni competitive.
Uno scenario che naturalmente preoccupa il creditore di
ultima istanza, la Cina. In vista del G-20 i leader di Pechino mettono sul tavolo le
loro priorità. Sono disposti a creare contro l´Europa un fronte Asia-America
(che include il Giappone), favorevole a ulteriori iniezioni di investimenti
pubblici anti-recessione. In cambio però vogliono da Washington delle
garanzie: niente protezionismi stile Buy American, e no alle svalutazioni
competitive.
( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Roma
Latte cinese, sequestro al Prenestino Duemila confezioni nocive trovate tra
caramelle e dolci per bambini MASSIMO LUGLI Duemila confezioni di prodotti
confezionati con latte cinese e potenzialmente pericolosi sono stati
sequestrati dagli agenti della Forestale al Prenestino. Un ritrovamento
inquietante visto che l´importazione di generi alimentari contenti latte made
in China è severamente vietato. Gli esercizi ispezionati dalla sezione
investigativa Cites erano tutti gestiti da cinesi e frequentati soprattutto da
immigrati asiatici e i prodotti ritrovati sono di vario genere: the al latte,
biscotti, caramelle, bevande e dolciumi destinati soprattutto ai bambini. Dopo
l´operazione "Lanterne Rosse" del 2008, la nuova indagine, intitolata
"China spring" (Primavera cinese) si inserisce nel monitoraggio
costante dei negozi per bloccare la vendita del latte
contaminato alla melanina che in Cina ha provocato
la morte di almeno sei bambini e il ricovero di 300 mila persone. Gli agenti
della Forestale erano inizialmente alla ricerca di farmaci e integratori
alimentari tipici della medicina tradizionale cinese o di quella ayurvedica e
confezionati con componenti di piante protette dalla convenzione di Washington
come la "Lappa aucklandia" o sassaurea, una composita che
cresce in Himalaia, usata per la cura dei disturbi gastrointestinali. Centinaia
di confezioni di medicinali sono stati sequestrati. «Un duro colpo a un
commercio irregolare che non solo contravviene alle regole del mercato ma mette
a rischio la salute dei consumatori» commenta il sindaco Gianni Alemanno mentre
il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia, parla di «tolleranza zero per
chi crede di poter mettere a repentaglio la salute dei cittadini più indifesi
come bambini e anziani». Il Codici chiede di rendere noti i nomi delle marche
che smerciano prodotti a rischio.
( da "Unita, L'" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
«Terre devastate
dalle guerre Ma noi restiamo» Il fondatore di Emergency: «A quel Paese servono
più aiuti. C'è gente malata e che ha fame Bashir non ha il controllo di tutto
il territorio» R.G. Gino Strada è stato molte volte in Sudan negli ultimi
tempi. Emergency è presente in Sudan, o meglio nel Darfur, da relativamente
poco tempo ma sta costruendo un secondo centro clinico a Nyala. Sarà
un'ospedale pediatrico che il fondatore di Emergency spera di poter inaugurare
«tra sette-otto mesi». Per il momento Emergency è presente nella capitale e a
Soba sulle rive del Nilo Azzurro dove sorge il Centro di cardiochirurgia Salam
a venti chilometri da Khartoum. I lavori, iniziati nell'ottobre 2004, sono
terminati nei primi mesi del 2007 e da allora lavora a ritmo continuo sia con i
residenti sia con i rifugiati in fuga dal Sud. Com'è la situazione per i medici
e gli operatori umanitari adesso laggiù? «È davvero complessa e se ne sa poco.
Sono territori molto estesi, con poche strade, dove non esistono cellulari.
Raccogliere informazioni è davvero molto difficile. Ci sono scontri tribali
endemici, tra pastori e contadini, che un tempo venivano via via ricomposti dai
capi tribù, almeno a periodi. Ora scoppiano guerre tremende, come quella
dell'89-90 di cui in Italia non abbiamo saputo niente. E c'è un gioco grosso,
interessi e potenze mondiali, le stesse che hanno destabilizzato il Sud con
l'ultima guerra, che continuano a destabilizzare il paese utilizzando le
antiche rivalità». Quali interessi ci sono in gioco? «Tutte le potenze sono
interessate al Sudan, il paese più grande dell'Africa e
molto ricco di minerali, dalla Cina agli Stati Uniti. È un
territorio che rappresenta i due terzi del continente africano». Avete avuto
maggiori problemi dopo il mandato di cattura contro il presidente Bashir? «No,
non abbiamo avuto segnalazioni di pressioni o altro, i nostri rapporti
proseguono inalterati. Anche con una buona collaborazione con il
ministero della salute e con il governatore di Karthoum». Perché pensa che Msf
e le altre ong siano state invece espulse? «Non lo so». Pensa sia giusto
accusare di genocidio Bashir? « Sono quattro anni che negli Usa c'è una
campagna mediatica che parla di genocidio, ma questo capo di imputazione non
compare nell'incriminazione di Bashir. Perché non è stato imputato Saddam o
Milosevic finché erano in carica?. Perché il procuratore Ocampo ha archiviato
le tante richieste di investigazione sui militari americani in Iraq? E poi che
valore ha la Corte dell'Aja se Usa, Sudan, Cina e
Russia non la riconoscono. Mi pare che si sia voluto giocare ad una roulette
russa internazionale e temo che si segua una logica della giustizia dei
vincitori, con qualcuno che magari vuole fare il furbo e si nasconde dietro la
Corte senza neanche riconoscerla». E gli stupri di massa, il ruolo dell'Onu?
«L'Onu con l'Aja non c'entra niente. Quanto agli stupri di massa, sono convinto
che ci siano stati ed è una tragedia che si ripete ad ogni guerra. Così come ci
sono sempre torture e assassinii efferati. Ciò che credo è che larga parte del
territorio sfugga al controllo del governo centrale». Allora cosa si dovrebbe
fare? «Si dovrebbero aumentare invece di diminuire gli aiuti internazionali che
già erano largamente insufficienti». Aiuti a un governo accusato di efferatezze
e crimini contro l'umanità? «Quando qualcuno ha fame o è malato a me non
interessa se è un ribelle, un assassino o un buontempone. Per me il problema è
che ha fame o è malato». Intervista a Gino Strada
( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Bologna
Tesserato ieri dalla Fortitudo, in campo stasera a Treviso (21, diretta Sky).
"Sono un tiratore, ma faccio pure altro". Correre, per esempio
Finalmente Scales, così potrà dare una mano STEFANO VALENTI Entra lui,
finalmente, Alex Scales, tesserato ieri dalla Effe, e nella serata complessa
del Palaverde non trova al fianco quello che meglio lo conosce, Alessandro
Cittadini, miglior lungo della Gmac, al momento. Furono compagni a Livorno,
nell´estate del 2000, entrambi da quintetto in un club che stava per chiudere
(o essere ceduto a Forlì). E ovviamente finì con la promozione in A1. Ma quando
questa arrivò, in gara
( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXV - Genova
Il concerto Beethoven, Brahms e Schubert col magico violino di Krylov Con il
giovane musicista russo la Gog ospita Madzar al pianoforte Oggi a S. Torpete
Ensemble L´Astrée con un programma sul barocco Cambio di programma alla Giovine
Orchestra Genovese che lunedì scorso ha regalato una piacevolissima serata con
il giovane e brillante Quartetto Faurè protagonista di una serie di letture di
notevole eleganza. Per lunedì prossimo erano previsti i fratelli Sergey
(violino) e Lusine (pianoforte) Khachatryan che hanno dovuto tuttavia dare
forfait. In sostituzione arriveranno Sergej Krylov, violino, ed Aleksandar
Madzar, pianoforte. Un cambio comunque interessante per la fama di cui gode il
giovane Krylov. Nato a Mosca in una famiglia di musicisti, ha iniziato lo
studio del violino a cinque anni e dopo appena un anno ha tenuto il suo primo
concerto. A 10 anni ha debuttato con l´orchestra e avviato
la propria attività concertistica in Russia, Cina, Polonia,
Finlandia e Germania. Vincitore ancora giovanissimo del Concorso Internazionale
Lipizer di Gorizia, dopo un periodo di perfezionamento con Salvatore Accardo,
Krylov ha raggiunto fama internazionale vincendo i concorsi
"Stradivari" di Cremona e "Kreisler" di Vienna. Il
programma prevede la Sonata "A Kreutzer" di Beethoven, la Sonata op.
78 di Brahms e la Fantasia D 934 di Schubert. Oggi, intanto, alle ore 17.30,
nella chiesa di San Torpete, in piazza S. Giorgio, si esibirà l´Ensemble
L´Astrée, composto da ottimi interpreti di musica barocca: Stefano Bagliano
(flauto diritto), Francesco D´Orazio (violino), Loenardo Massa (violoncello) e
Giorgio Tabacco (clavicembalo). In programma brani di Telemann, Bach, Barsanti,
Handel e Vivaldi. Ingresso gratuito. (r. i.)
( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Cronaca
Per trent´anni l´inquinamento nell´atmosfera è stato misurato da 3250 stazioni
meteo sparse in tutto il mondo L´università del Maryland ha comparato i risultati e ha scoperto che la visibilità cala
ovunque ma non in Europa La nuvola bruna che copre India e Cina è riconoscibile nelle foto via satellite ELENA DUSI Non è vero
che il cielo è sempre più blu. Dai tempi in cui Rino Gaetano cantava, una mole
immensa di dati è affluita attraverso 3250 stazioni meteo di tutto il mondo al
National Climatic Data Center (Ncdc). E il loro responso, raccolto oggi
in uno studio su Science che è forse il più corposo in materia, ha poco a che
fare con la poesia. In tutto il mondo l´aria si è impregnata di aerosol:
particelle di polvere e acqua, ma soprattutto ceneri, anidride solforosa e
altre molecole inquinanti che hanno progressivamente ridotto la visibilità,
rivestendo il cielo di una patina opaca. E se l´Europa è l´unica eccezione
nella cartina mondiale del cielo ingrigito (negli ultimi quindici anni la
situazione è leggermente migliorata), è solo perché in questo continente
l´industrializzazione è partita con largo anticipo e nel 1973 - quando è
iniziata la raccolta dei dati al Ncdc - il picco dell´inquinamento stava già
per essere toccato. «L´offuscamento globale, inteso come diminuzione della
radiazione solare che raggiunge il suolo, è stato osservato per la prima volta
negli anni ?80 e da allora è cresciuto senza pause» scrivono i ricercatori
guidati da Kaicun Wang dell´università del Maryland. L´andamento della
luminosità e della trasparenza del cielo segue da vicino quello
dell´industrializzazione. Il sud-est asiatico è la regione che nell´ultimo
decennio ha mostrato il peggioramento più drammatico, con la "nuvola
bruna" che incombe costantemente sui cieli di India e Cina
ed è riconoscibile nelle foto via satellite sotto alla striscia bianca
dell´Himalaya. «In Sudamerica e in Africa - scrivono ancora i ricercatori -
l´offuscamento del cielo ha iniziato a salire solo dal 1985, mentre in Siberia
è rimasto stabile durante tutto il periodo delle nostre rilevazioni». Il
cuscinetto di aerosol tra terra e cielo ha un duplice effetto sul clima. Da un
lato le particelle inquinanti schermano i raggi del sole, riducendo oltre alla
luce anche il calore che raggiunge il suolo. Ma dall´altro sono le stesse
polveri e sostanze inquinanti ad assorbire l´energia delle radiazioni, facendo
crescere la temperatura negli strati alti dell´atmosfera. La presenza di tante
particelle nell´aria, inoltre, disturba il processo di condensazione dell´acqua
e di formazione delle nuvole, alterando il ciclo di pioggia e neve. Per trovare
il cielo brillante, si sono accorti i ricercatori, non basta nemmeno più andare
agli estremi della Terra. è infatti negli anni ?60 che i piloti d´aereo
iniziarono a parlare di "foschia artica" che si accumula al polo nord
e si staglia contro il ghiaccio. E anche la nuvola bruna asiatica, di moderno
sembra avere ben poco. Uno studio su Science dello scorso gennaio ha osservato
che oltre metà delle particelle inquinanti proviene da legna da ardere e resti
agricoli bruciati. Una notizia che avrebbe fatto riflettere Dickens, il
tratteggiatore delle strade di Londra invase dai primi nerissimi fumi
industriali, in cui «non si vedeva da un marciapiede all´altro».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-14 - pag: 3 autore: Il rapporto del Csc:
un effettivo potenziamento delle competenze vale da solo una crescita del 13%
del Pil «è il capitale umano la leva per Pmi e Sud» Paolo Bricco PALERMO. Dal
nostro inviato Non è sempre facile, nel mondo vasto e qualche volta ostile
della globalizzazione. «In Inghilterra stiamo riprogrammando la nostra
operatività - dice Mario Saraceno, amministratore delegato della Irem - perché
tutto si fermi alle
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 8 autore: Il summit inglese. Ministri
economici e governatori impegnati nel difficile tentativo di conciliare le
posizioni Europa e Stati Uniti divisi al G-20 Gli americani insistono sugli
stimoli, la Ue sulle regole finanziarie HORSHAM. Dal nostro inviato Ministri e
governatori del G-20 hanno iniziato ieri sera a cena un difficile tentativo di
conciliare le posizioni, che nelle ore immediatamente precedenti la loro
riunione apparivano ancora molto distanti, sulle priorità degli interventi per
l'uscita dalla crisi globale. La spaccatura era evidente fra gli Stati Uniti,
che insistono perché i maggiori partner, e soprattutto gli europei, adottino
ulteriori stimoli fiscali alla crescita, e gli europei stessi, che ritengono di
aver già dato su questo fronte e secondo i quali le nuove regole della finanza
globale debbono essere al centro della discussione. Il fatto però che al suo
arrivo a Horsham, nelle campagne del Sussex, dove sono riuniti i rappresentanti
delle grandi economie avanzate e dei principali Paesi emergenti, il ministro
francese Christine Lagarde, che aveva assunto alla vigilia una linea molto dura
sulle richieste americane, si sia dichiarata ottimista sugli esiti
dell'incontro e sulla possibilità di un compromesso, è un segnale della
consapevolezza da parte dei partecipanti che un comunicato, che pure comprenda
entrambi gli elementi, ma che resti sul vago denotando le divisioni del gruppo,
verrebbe "punito" pesantemente alla riapertura dei mercati
finanziari, i quali hanno dato questa settimana qualche segno di ripresa. Il
padrone di casa, il cancelliere dello Scacchiere britannico, Alistair Darling,
ha cercato di indicare una sintesi, affermando che tutti sono d'accordo nel
fare «tutto quanto necessario » per trovare una via d'uscita e che gli
obiettivi del G-20 sono tre: rilanciare la domanda; riformare il sistema
finanziario globale; aumentare (probabilmente raddoppiare) le risorse a
disposizione dell'Fmi per assistere i Paesi in difficoltà. L'ultimo punto è
quello sul quale è più probabile un'intesa di massima già da oggi, con la
definizione dei dettagli tecnici in tempi rapidi, come ha indicato il ministro
brasiliano Guido Mantega. La stessa Casa Bianca ha fatto sapere, in vista del
vertice dei capi di Stato e di Governo del G-20 del prossimo 2 aprile a Londra,
di cui l'incontro di questo fine settimana costituisce una preparazione, che
sia gli stimoli alla crescita sia la regolamentazione della finanza dovranno
essere affrontati. E il presidente della Banca mondiale, Robert Zoellick,
mettendo sull'avviso che il 2009 sarà «un anno molto pericoloso», ha affermato
che c'è bisogno di ulteriori azioni per far uscire l'economia mondiale dalla
recessione (sia la Banca sia l'Fmi prevedono ora che, per la prima volta dal
1945, la crescita globale sarà negativa), perché «c'è il pericolo di fare
troppo poco, troppo tardi» ma che «dare più soldi all'economia se non si
stabilizzano le banche sarebbe come un'iniezione di zuccheri», con un breve
effetto immediato di ripresa, seguito da una ricaduta. «è importante far
ripartire l'economia - ha detto una fonte del Tesoro Usa al Sole-24 Ore - ed è
quello che l'amministrazione ha fatto con il suo piano di stimolo. Ci
aspettiamo che gli altri compiano uno sforzo analogo. Siamo tutti d'accordo che
le le regole della finanza vanno riformate, anche se questo non aiuterà a
risolvere il problema più immediato della caduta della crescita e della
stabilizzazione dei sistemi finanziari. è un argomento che va certamente affrontato,
ma che avrà un impatto sul medio termine». Il consigliere del presidente Barack
Obama, Larry Summers, ha parlato ieri della necessità di piani di stimolo
equivalenti al 2% del Pil nel 2009 e nel 2010 per la grande maggioranza dei
Paesi. A giudicare dalle dichiarazioni da cui si era fatta precedere la signora
Lagarde, avvicinare le posizioni non sarà facile. «Gli Usa insistono sullo
stimolo ha detto in un'intervista a Les Echos- perché sono stati gli ultimi ad
agire e sono di fronte a una crisi più grave». I Paesi dell'Europa
continentale, ha sostenuto, vedono l'urgenza di sviluppare nuove regole e
sottolineano la disciplina e le sanzioni per la finanza. Le
prese di posizione della Cina e del Giappone, entrambi disponibili a nuove misure di stimolo
fiscale, sono probabilmente più vicine a quella degli Stati Uniti. Il
segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, ha incontrato ieri nel pomeriggio
le delegazioni dei due colossi asiatici, oltre a quella della Banca centrale
europea. In una lettera al primo ministro inglese Gordon Brown, diffusa
poche ore prima dell'incontro di ieri, l'associazione delle grandi banche
internazionali, l'Institute of International Finance, ha dichiarato la
disponibilità a collaborare con le autorità di vigilanza e di controllo dei
mercati, proponendo un consiglio globale di monitoraggio della regolamentazione
che comprenda esponenti del settore privato. A. Me. IN DISCUSSIONE Zoellick
(World Bank): iniettare soldi senza stabilizzare il credito dà benefici di
breve termine Intesa sui fondi all'Fmi Vigilia. Alistair Darling (a sinistra)
riceve l'americano Tim Geithner AFP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 8 autore: Washington. A causa della
recessione in gennaio c'è stata una flessione del 9,6% Cade il deficit
commerciale Usa Marco Valsania NEW YORK Il deficit commerciale americano si è ridotto
drasticamente in gennaio, diminuendo del 9,6% a 36 miliardi di dollari, il
minimo da sei anni. Ma, più che della salute dell'interscambio, il dato è
divenuto un barometro della gravità della crisi, americana e internazionale: le
importazioni, rispetto al mese precedente, sono cadute del 6,7% a 160,94
miliardi; le esportazioni sono scivolare del 5,7% a 124,91 miliardi. La brusca
caduta dell'import, soprattutto, è parsa l'inevitabile sintomo della recessione
che assedia gli Stati Uniti: il Pil americano è reduce da una contrazione del
6,2% nel quarto trimestre del 2008, con flessioni nei consumi e negli
investimenti aziendali, e in un anno sono andati persi 4,4 milioni di posti di
lavoro. L'amministrazione di Barack Obama sta cercando di risalire la china con
aggressivi piani di intervento nell'economia e nell'alta finanza e un maggior
coordinamento con gli alleati internazionali. Obama, che ha riunito i suoi
collaboratori tra cui Paul Volcker, ha promosso ieri la necessità di cominciare
a creare, fin da subito,un'economia capace di crescita sostenibile. Quello che
ha definito «un modello post-bolla», dove cioè la crescita «non sia legata a un
mercato immobiliare surriscaldato o a carte di credito usate fino al limite
massimo». Quei giorni, ha detto, «sono finiti». Il presidente ha anche lanciato
un nuovo appello alla cooperazione globale per dare sostegno alla campagna
anti-crisi: l'obiettivo è «assicurare che a quello che facciamo qui negli Stati
Uniti corrispondano robusti sforzi oltreoceano». Per discutere di simili
obiettivi, in vista del vertice del G-20 di inizio aprile, nel fine settimana
il segretario al Tesoro Tim Geithner sarà a Londra per incontri a livello
ministeriale. Obama è diventato di recente bersaglio di crescenti critiche
sull'efficacia della sua strategia economica. Non solo da parte
dell'opposizione repubblicana, che lo accusa di eccessiva spesa e sprechi nel
piano di stimolo da 787 miliardi di dollari che dovrebbe finanziare assistenza
sociale e grandi progetti infrastrutturali. Ma anche di analisti: un recente
sondaggio tra economisti condotto dal Wall Street Journal ha visto un'erosione
dei consensi alla sua leadership. Ieri il presidente ha risposto: ha ammesso
che molti americani sono ancora «in enorme difficoltà ». Ha però continuato:
«Ho fiducia che usciremo dalla crisi» ha detto, affermando di essere impegnato
con l'intera amministrazione a far ripartire il credito e gettare le basi della
ripresa. Il consigliere economico Larry Summers, parlando al think tank
Brookings Institution, ha da parte sua definito ieri i progetti messi a punto
dalla Casa Bianca come «i più coraggiosi in due generazioni». Ha invitato alla
cautela nel prevedere «quando gli effetti positivi saranno percepiti», perché
nessuno «può sapere quando la crisi verrà risolta». Ma ha aggiunto, facendo eco
al presidente, di «credere» nel ritorno alla crescita. E ha citato alcuni segni
di schiarita, quali i miglioramenti nei consumi. Più difficile, però, potrebbe
rimanere quantomeno un risanamento della finanza: Volcker ha ammesso ieri che,
per questo, «ci vorrà tempo». Le statistiche economiche, nel frattempo, non
danno tregua. Il deficit commerciale, in gennaio, ha mostrato cali
generalizzati nei confronti dei principali partner, ad
eccezione della Cina. Con Pechino il disavanzo è lievitato a 20,57 miliardi da 19,88
miliardi in dicembre. Nei confronti del Giappone è scivolato a 4,3 da 5,27
miliardi. Con l'area dell'euro è sceso a 3,37 miliardi da 5,67 miliardi. Un
dato relativamente incoraggiante è invece arrivato dai prezzi all'import: sono
diminuiti in febbraio dello 0,2%, meno dell'atteso 0,8%, allontanando i
timori di imminente deflazione. CASA BIANCA FIDUCIOSA La frenata dei consumi ha
fatto diminuire l'import Summers: primi segnali di allentamento della crisi,
che però «non finirà presto»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: USA/CINA Asilo
politico per i familiari di Zhisheng La moglie e i due figli di Gao Zhisheng,
l'avvocato cinese dei diritti umani che l'anno scorso figurava tra i candidati
al premio Nobel per la Pace, hanno ottenuto asilo politico negli Stati Uniti. Geng He ha raccontato di essere
arrivata in Arizona dopo un lungoe pericoloso viaggio insieme alla figlia
15enne e al figlio di 5 anni. Gao Zhisheng, più volte arrestato e torturato
dalle autorità di Pechino, è scomparso lo scorso mese e sia la famiglia che
gruppi per la difesa dei diritti umani temono che si trovi ancora una volta
nelle mani della polizia. «Ho lasciato la Cina perché
la mia famiglia è da troppo tempo sotto sorveglianza. Abbiamo avuto grandi
difficoltà nella nostra vita quotidiana», ha detto la moglie di Gao, Geng He.
GUANTANAMO Scompare lo status di nemici combattenti Il ministero della
Giustizia americano ha deciso di cancellare la definizione di "combattenti
nemici" per i detenuti di Guantanamo, che saranno d'ora in poi custoditi
solo sulla base delle «leggi di guerra internazionali» e degli atti del
Congresso. Lo ha reso noto, in un comunicato, il ministro della Giustizia Eric
Holder. L'iniziativa rappresenta un altro passo dell'Amministrazione verso la
chiusura della prigione, come il presidente Barack Obama ha ordinato di fare
entro il gennaio 2010. Lo status di combattenti nemici privava i prigionieri
dei diritti previsti dalla legge per qualsiasi altro detenuto, compresi quelli a
difendersi in un'aula di giustizia ordinaria e a essere assistiti da avvocati.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: Cina. Pechino è il
primo creditore estero di Washington con quasi 730 miliardi di dollari di
titoli del Tesoro Wen: il debito Usa ci preoccupa Il premier conferma ulteriori
interventi a sostegno dell'economia cinese Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina non dorme tra due cuscini pensando alla montagna di
soldi congelati nel debito pubblico americano. «Abbiamo prestato molto denaro
agli Stati Uniti. è naturale, quindi, che ora siamo preoccupati per la
sicurezza dei nostri investimenti », ha detto ieri Wen Jiabao, parlando alla
conferenza stampa di chiusura della sessione annuale dell'Assemblea nazionale
del Popolo. «Per essere sincero, io stesso sono un po' preoccupato»,ha aggiunto
il primo ministro cinese, facendo riferimento ai circa 730 miliardi di dollari
di Treasury Bond detenuti in portafoglio di Pechino (una cifra pari a quasi un
terzo delle riserve valutarie cinesi). In qualità di premier del principale
creditore di Washington, Wen si è sentito in diritto di invitare
l'Amministrazione Obama «a mantenere un buon livello di solvibilità, a onorare
le sue promesse, e a garantire la sicurezza degli investimenti cinesi». Un mese
fa il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, aveva già dato ampie
rassicurazioni in tal senso al Governo cinese, strappando in cambio da
quest'ultimo un impegno formale a continuare a sostenere il debito pubblico
americano. Ma da allora lo stato di salute dell'economia e della finanza statunitense
è peggiorato ulteriormente. Così sul tavolo della Casa Bianca sono finite nuove
ipotesi di onerosi piani di salvataggio, destinati a drenare ingenti risorse
pubbliche. Con questa prospettiva, gli Stati Uniti potrebbero vedersi costretti
a stampare dollari per creare la liquidità necessaria a mantenere le tante
promesse scaccia-crisi. Il timore della Cina è che,
nel medio termine, politiche monetarie troppo allegre facciano schizzare
l'inflazione americana. In questo caso, il dollaro inizierebbe a indebolirsi e
il massiccio investimento cinese sull'altra sponda del Pacifico finirebbe per
svalutarsi. Ma questa è una dinamica sulla quale la Cina
non ha alcun controllo. A Pechino, quindi, non resta che richiamare il suo
grande debitore alle proprie responsabilità; continuare a sostenerlo
finanziariamente per aiutarlo a uscire dalla crisi (e anche per evitare che
crollino i prezzi dei Treasury Bond) e fare la sua parte affinché la
congiuntura cinese mantenga tassi di crescita elevati, e compensi così parzialmente
i vuoti di domanda creatisi nelle altre economie mondiali. «Se la crisi dovesse
aggravarsi, potremmo varare nuove misure di stimolo all'economia in qualsiasi
momento», ha annunciato Wen, confermando l'obiettivo di crescita del Pil
dell'8% nel 2009. «è un target difficile, ma possibile. Faremo il massimo
sforzo per centrarlo». Insomma, qualora Pechino avesse il fondato sospetto di
non farcela, il Governo non esiterà a riaprire i cordoni della borsa per
aggiungere altre risorse fresche al piano di rilancio dell'economia da 600
miliardi di dollari varato a novembre. «Abbiamo munizioni sufficienti», ha
osservato il primo ministro. Nessuno ne dubita: con un debito pubblico che
ammonta a circa il 20% del Pil, e 2mila miliardi di dollari di riserve valutarie
nel cassetto, oggi la Cina è l'unico Paese al mondo
che può permettersi di contrastare la crisi con massicce iniezioni di spesa
pubblica, senza correre il rischio di mandare fuori controllo i conti.
ganawar@gmail.com LO SCENARIO Un terzo delle riserve monetarie è investito in
bond americani: un'impennata dell'inflazione e un calo del dollaro le
svaluterebbero
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: DIRITTI
UMANI Tibet, dialogo «se rinuncia a indipendenza» «La Cina è disposta a
riprendere i colloqui con gli inviati del Dalai Lama, a condizione che rinunci
a perseguire l'indipendenza del Tibet». Lo ha affermato ieri il primo ministro
Wen Jiabao, parlando dal Palazzo dell'Assemblea del popolo, a Pechino. A
cinquant'anni dalla rivolta del Tibet contro la Cina
del 10 marzo 1959, Wen ha rinnovato le accuse contro la guida religiosa, che
vive in esilio in India, rispondendo anche alle accuse mosse da Barack Obama
giovedì, in un incontro a Washington con il ministro degli Esteri cinese Yang
Jiechi: «Il Dalai Lama è un personaggio ambiguo. Bisogna stare attenti a quello
che dice, ma anche a quello che fa». Secondo Wen il Dalai Lama chiede per il
Tibet quella che definisce una «genuina autonomia», ma progetta di staccarlo
dalla Cina. Il Dalai Lama ha di recente accusato
Pechino di aver creato nel Tibet un «inferno in terra» nel quale hanno perso la
vita in «centinaia di migliaia». Wen al contrario ha sostenuto che la
situazione nel territorio è «pacifica e stabile». La situazione rimane comunque
tesa, in vista dell'anniversario della ribellione dell'anno scorso (20 morti
secondo Pechino, più di 200 per gli esuli tibetani) e della celebrazione
dell'annessione del Tibet alla Cina, per il 28 marzo.
Wen ha poi usato toni concilianti parlando dei rapporti con Taiwan e Corea del
Nord.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-14 - pag: 10 autore: ... PECHINO CREDITORE DI WASHINGTON Cina e Stati Uniti
sulla stessa barca L a Cina è preoccupata per il proprio investimen-to negli Stati Uniti. E
ne ha ben donde: con 700 miliardi di dollari immobilizzati nei Titoli di Stato
di un Paese che per uscire dalla crisi sarà costretto a indebitarsi sempre di
più, nessuno dormirebbe sonni tranquilli. Tuttavia, il richiamo alla
responsabilità lanciato ieri dal primo ministro cinese Wen Jiabao all'indirizzo
di Washington sembra più un atto dovuto che un avvertimento da prendere sul
serio. Per come si sono messe le cose, infatti, tutto lascia pensare che
Pechino dovrà abituarsi a convivere con l'incubo del rischio default americano.
Essendo il principale creditore planetario di Washington, la Cina
sarà obbligata a sostenere anche le future emissioni di Treasury Bond che
s'annunciano copiose. Al tempo stesso, non potrà vendere i titoli che già
detiene in portafoglio, perché così facendo rischierebbe di affossarne le
quotazioni e di mettere sotto pressione il dollaro. Insomma, al di là delle
continue schermaglie reciproche sul vasto contenzioso bilaterale, oggi le due
superpotenze si ritrovano costrette a remare insieme sulla stessa barca. Il
resto è solo gioco delle parti. (l.vin.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2009-03-14 - pag: 36 autore: Normative. Per chi
vuole comprare dall'estero è necessario aver lavorato, o studiato, per almeno
un anno nel Paese, oppure possedere un ufficio di rappresentanza Meno tasse per
rilanciare i consumi Per far fronte al boom immobiliare registrato a partire
dall'inizio del secolo, nel luglio 2006 il governo cinese ha approvato una
legge che limita l'acquisto di beni immobili da parte degli stranieri. In base
a tale normativa possono acquistare immobili gli enti
stranieri con filiali o uffici di rappresentanza in Cina e i cittadini
stranieri che abbiano lavorato o studiato per almeno un anno in Cina. Il sistema fiscale ha un'importanza fondamentale in Cina dal momento che gli introiti fiscali rappresentano la più
importante fonte di reddito statale e, dunque, hanno un impatto significativo
sullo sviluppo economico e sociale del Paese. La più importante riforma
fiscale risale al 1994 e ha segnato il superamento definitivo dell'economia
socialista, mentre l'ultima modifica è stata approvata il 22 ottobre 2008: si
tratta di una riduzione dell'imposta sui redditi finalizzata a sostenere anche
il settore immobiliare in una congiuntura economica particolarmente difficile.
Dal punto di vista fiscale gli acquisti immobiliari sono soggetti a diverse
imposte. Innanzittutto la «business tax», che si applica sul trasferimento di
un bene immobile da parte di persone fisiche e giuridiche con aliquota del 5%
(è prevista l'esenzione nel caso di immobili di utilità sociale, come case per
anziani o scuole). C'è poi l'imposta sui redditi annui:per le persone
fisichel'aliquota è progressiva in base alle fasce di reddito e varia dal 5%
per redditi inferiori a 500 yuan (circa 60 euro) al 45% per redditi superiori a
100mila yuan (11.500 euro). Invece per le società l'aliquota è del 33%. Per
quanto riguarda l'imposta sugli immobili, che si applica sulla proprietà di un
immobile da parte delle società o delle persone fisiche, è prevista una duplice
aliquota: 1,2% sul valore dell'immobile e 18% sugli eventuali redditi da
locazione generati dall'immobile stesso. Anche sui terreni è prevista un'imposizione
fiscale, quella che si applica ai terreni utilizzati a qualunque titolo dalle
persone fisiche e giuridiche: nelle grandi città si calcolano 15 yuan/mq, pari
a 1,7 euro/mq. Infine l'imposta di registro, applicabile sull'acquisto di un
bene immobile, prevede un aliquota dello 0,03%, quindi quasi nulla, mentre
quella sul valore aggiunto del 17 per cento. Pa.G.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2009-03-14 - pag: 36 autore: Cina. La frenata
dell'economia lambisce la costa meridionale: transazioni in calo del 30% in
attesa della ripresa a fine anno Guangzhou, crescita record addio Dopo il
raddoppio dei prezzi in 3 anni, l'eccesso di offerta frena l'attività edilizia
Paola Gianasso Attualmente è la più grande città costiera della Cina meridionale, capoluogo della provincia di Guangdong, ed è
una delle principali città cinesi per importanza economica e numero di
abitanti. Guangzhou, fondata nel
( da "AmericaOggi Online" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
Il giudice Massaro a
Firenze per onorare Mazzei Di Antonino Ciappina 14-03-2009 Com'è noto, tre
toscani possono vantare primati con il Nuovo Mondo che nessuno può loro
contestare, ma sta di fatto che son mancati loro dei riconoscimenti meritati.
Assodato che si deve a un ligure la scoperta del Nuovo Mondo, anche se non
prese il suo nome perchè un cartografo tedesco, Martin Waldsemuller, la chiamò
per primo "America" poichè gli capitò di osservare mappe del Nuovo
Mondo tracciate da Amerigo Vespucci. Cristoforo Colombo, il ligure che scoprì
l'America, lo fece grazie a una lettera che gli scrisse Paolo Del Pozzo
Toscanelli, astronomo fiorentino, che lo esortò a tentare di giungere in
oriente andando verso occidente. La lettera, debitamente conservata, reca la
data del 25 giugno 1474. Colombo, navigando dapprima per il Mediterraneo per
"farsi le ossa" come navigatore, come si suol dire, scoprì le spezie che venivano dalla Cina in Rodi e la Cina voleva raggiungere via mare, per averle più a buon mercato, il
costo essendo oneroso poichè le spezie che giungevano dalla Cina raggiungevano il bacino mediterraneo a mezzo carovane di
cammelli, le "navi del deserto". Il Toscanelli non figura nelle
enciclopedie USA poichè nessun anglosassone vuol dargli alcun riconoscimento,
anche perchè, ad esempio, non sono sicuri se Henry Hudson, che secondo loro
avrebbe scoperto la baia di New York, fosse un inglese che navigava al soldo
degli olandesi, che furono i primi a giungere nella baia, o un olandese che
navigava al soldo degli inglesi. Comunque, un italoamericano, John La Corte,
fondatore e presidente dell'Italian Historical Society of America, riuscì a
dimostrare che la baia venne effettivaamente scoperta da Giovanni da
Verrazzano, cosi abbiamo il Verrazzano Bridge all'ingresso della baia. Quanto
precede riportato per amor di storia; consapevolezza di fatti, non vagando in
valia di bubbole o fandonie, c'è stato un altro toscano che per molto tempo
negli Usa non si volle riconoscere come inventore del telefono: Antonio Meucci.
Persino oggigiorno, dopo essere riusciti legalmente a far valere la verità tenuta
per molto tempo offuscata da Graham Bell e parteggiatori, Antonio Meucci non
figura nelle enciclopedie americane. Ma abbiamo un altro toscano che non figura
nelle enciclopedie americane, e nemmeno in quelle italiane: Filippo Mazzei, che
fu uno studioso, amante delle belle lettere, ma anche della natura; esperto in
agricoltura.Si è accertato che nacque in Poggio a Caiano (Firenze); venen
conosciuto a Londra da Benjamin Franklin, ambasciatore Usa in Inghilterra.
Benjamin Franklin, che ammirava gli europei e volle il dollaro decimale non
"salterello" come la sterlina, lo esortò ad andare in America e
portarvi tutti i prodotti agricoli di cui aveva esperienza, per farli conoscere
agli agricoltori americani e, quindi, farli acquisire alle culture locali, per
arricchire l'industria agricola americana mediante l'innesto con quella di
"Sunny Italy" (Italia aprica o solatia). Gli inglesi, com'è noto,
originariamente erano pescatori, e lo dice ancora il nome del loro paese
d'origine: Inghilterra - Angleterre: terra di pescatori - angler: pescatore!
Ebbene, Filippo Mazzei, su suggerimento di Beniamino Franklin, andò a trovare
Thomas Jefferson, l'autore della "Dichiarazione di Indipendenza", che
gli mise a disposizione duemila acri di terra per il suo campo agricolo
italiano sperimentale; in collina, venne chiamato Monticello. In cima a quella
collina riposano i resti di Thomas Jefferson, che divenne il terzo presidente
Usa. Ma, oltre a rendere ferace la terra di Monticello, Filippo Mazzei rese
nota a Jefferson una sua idea geniale; una massima grandiosa da inserire nella
Dichiarazione di Indipendenza, come ricordato da John Fitzgerald Kennedy;
eccola: "Tutti gli uomini sono creati uguali"; una verità basilare,
preziosa, per una terra che doveva divenire polietnica; l'auspicato crogiolo di
fusione. Ebbene, contrariamente a quanto fatto in precedenza, anche se Filippo
Mazzei ancora non figura nelle enciclopedie americane, la United States
Comission, composta da ventuno alti commissari: sette deputati, sette senatori
federali e sette sovrintendenti, facendo tesoro di quel felice suggerimento, ha
deciso di scegliere Filippo Mazzei come unico personaggio storico italiano da
annoverare fra gli eroi dell'indipendenza americana. Di conseguenza, rendendo
la felice scelta debitamente nota all'Ambasciata Italiana a Washington. Di ciò
venuta a conoscenza l'Associazione Toscana-Usa tramite l'Associazione Filippo
Mazzei ed il Municipio di Poggio a Caiano, località di nascita di Filippo
Mazzei in Provincia di Firenze, tramite il dottor Michele Giordanella di
Firenze, formulò invito all'on. Dominic R. Massaro, "Justice" della
Corte Suprema dello Stato di New York, ad una visita a Firenze per partecipare
a quanto ideato in seguito alla brillante scelta della US Commission. L'invito
si spiegava per un precedente: il "Justice" (giudice presidente) era
stato già invitato a Firenze per celebrazioni in onore di Antonio Meucci,
finalmente riconosciuto l'inventore del telefono in America. Così come la prima
volta, il giudice Massaro aderiva all'invito e la sua visita ha avuto luogo.
Apprendeva, tra l'altro, che avevano avuto luogo due gemellaggi: Prato e
Albemarle e Poggio-Charlottesville, dove Filippo Mazzei s'era particolarmente
distinto Il giudice Massaro, recatosi a Firenze insieme con la moglie, ha avuto
modo di visitare la Villa Medicea di Poggio a Caiano, meta turistica
internazionale e di mostre, congressi e sceneggiate canoro-musicali, in
compagnia del sindaco di Poggio, Martini, e del Cav.Angiolo Buti, esponente
dell'Associazione Toscana-USA; è stato festeggiato da dirigenti e soci del
"Lions Club" di Firenze con a capo il presidente, dottor Marco Mori,
presso il Grand Hotel di Firenze; è stato alloggiato in una villa sulle colline
fiorentine, ivi scortato dall'on.Sergio Pezzati e dal segretario, architetto
Luigi Rimbotti. Della visita vi è un documentario filmato, curato dal regista
Carlo U. Quinterio, cittadino americano e italiano, già insignito del
"Mazzei Award". È previsto un altro viaggio per l'inaugurazione di
una lapide a Poggio a Caiano, per solennizzare il riconoscimento del Mazzei da
parte della "US Commission". La Comission desidera rendere omaggio a
Filippo Mazzei in base al progetto della Preservazione del Retaggio Americano
all'Estero" (Preservation of the American Heritage Abroad); progetto che
pare si conti di estendere ad altri paesi, nel corso del quale verranno anche
inseriti cimiteri con Caduti Americani, specie nella Seconda Guerra Mondiale,
in Italia ed altrove in Europa
( da "Avvenire" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA
14-03-2009 Va in Cina la sirenetta di Copenaghen Sarà
esposta a Shanghai per l'Expo N ella favola sognava di camminare dal suo
principe, nella realtà prenderà il volo: su un aereo per la Cina. Novità in
vista per la Sirenetta, statuasimbolo di Copenaghen esposta dal 1913 nel porto
della capitale danese. Il Consiglio comunale ha approvato il suo trasferimento temporaneo a
Shanghai in occasione dell'Expo 2010: per circa 9 mesi la scultura spiccherà al
centro di una piscina fungendo da biglietto da visita della Danimarca per i
visitatori dell'esposizione universale. Contrari all'idea gli eredi di Edvard
Eriksen, che scolpì l'opera ispirandosi alla celebre fiaba di Andersen, e poco
entusiasti gli abitanti di Copenaghen: in un recente sondaggio, 6 su 10 hanno
espresso disapprovazione. Qualcuno ha anche obiettato che i turisti stranieri
saranno delusi di non trovare la Sirenetta al suo posto. Ma tant'è. Dopo aver
posato per quasi un secolo in miliardi di foto ricordo, ora tocca a lei andare
in vacanza. E visto il trattamento subito negli ultimi decenni da parte dei
vandali, che più volte l'hanno mutilata e imbrattata, forse ne ha pure il
diritto. Riccardo Spagnolo
( da "Avvenire" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA 14-03-2009
Staminali da placenta, esperti a Brescia: «Si va verso sperimentazioni
cliniche» DAL NOSTRO INVIATO A BRESCIA ENRICO NEGROTTI B rescia è la culla
della placenta. L'efficace immagine che un congressista ha proposto al secondo
Workshop internazionale sulle cellule staminali derivate dalla placenta, ben
delinea il ruolo di prima fila che il Centro di ricerca «Eugenia Menni» di
Brescia si è ritagliato in questo genere di studi nel corso degli ultimi anni.
E Ornella Parolini, direttrice del Centro che fa parte della Fondazione
Poliambulanza, sottolinea i passi compiuti nella ricerca mondiale sulla cellule
staminali nel tempo trascorso dal precedente workshop, che si svolse sempre a
Brescia nel 2007: «Due anni fa il centro dell'attenzione era trovare un terreno
comune, definizioni e protocolli condivisi, e si studiava il potenziale delle
cellule staminali tratte dalla placenta principalmente in vitro: fu una sorta
di prima conferenza di consenso tra i ricercatori di tutto il mondo impegnati
in questo campo di ricerca relativamente nuovo. Oggi che ci ritroviamo siamo un
passo avanti: ci sono i primi risultati delle sperimentazioni in vivo su
animali e si guarda già a possibili sperimentazioni cliniche. Noi abbiamo
trovato che nei topi le staminali della placenta riducono la fibrosi
polmonare». Accanto a questi risultati, gli esperti riuniti a Brescia hanno
un'altra convinzione: oltre che ragioni etiche, ci sono ragioni scientifiche
per preferire l'utilizzo di cellule staminali da tessuti adulti, quali sono le
cellule della placenta. Ne sono convinti i rappresentanti dei numerosi gruppi
di ricerca presenti al workshop, che vengono da tutto il mondo: non solo
italiani, ma anche da Stati Uniti, Cina, Germania, Svizzera, Austria,
Regno Unito, Francia, Belgio, Israele, India. E lo dimostrano i lavori sulle
diverse aree in cui si stanno studiando le possibili applicazioni delle
staminali da placenta: malattie infiammatorie, neurologiche, cardiovascolari,
epatiche, lesioni del midollo spinale. Ai possibili impieghi delle
staminali da placenta nelle malattie del fegato si dedica Stephen Strom all'U-
niversità di Pittsburgh (Stati Uniti): «Sono facilmente reperibili e non
presentano generano tumori come quelle embrionali». Il suo collaboratore,
l'italiano Fabio Marongiu, aggiunge: «Crediamo che queste cellule arriveranno
in clinica presto, prima delle cellule embrionali e delle Ips. Adesso lavoriamo
alla differenziazione delle staminali della placenta per trasformarle in cellule
del fegato. Ma sarà possibile usarle anche per testare farmaci». Aggiunge
Francesco Alviano (che lavora al Dipartimento di Embriologia all'Università di
Bologna con Gian Paolo Bagnara): «Dal punto di vista biologico, le cellule
della placenta sono vicine a quelle embrionali per la loro origine. Hanno anche
il vantaggio di essere facilmente disponibili e non hanno una maggiore
efficienza delle cellule provenienti dagli adulti ». Alle malattie
neurologiche, e in particolare l'ictus, terza causa di morte e principale causa
di disabilità degli adulti nei Paesi sviluppati si dedica David Hess, direttore
del Dipartimento di neurologia alla facoltà di Medicina della Georgia (Stati
Uniti). Di fronte all'assenza di trattamenti efficaci (c'è solo un prodotto
biotecnologico, che però deve essere assunto nelle prime ore dopo la crisi), la
via della medicina rigenerativa offre prospettive nuove: «Nessuno ha dato
risalto al fatto che nel dicembre dello scorso anno la Food and Drug
Administration ha dato il via libera al primo studio clinico (di fase 1) per
l'ictus con cellule staminali (brevettate) che verranno testate su sei
pazienti». «E nessuno dice che la ricerca sulle cellule staminali embrionali,
non ha ancora alcuna prospettiva terapeutica, e per ora rischia solo di
illudere i pazienti». Parolini (Poliambulanza): abbiamo verificato che nei topi
queste cellule hanno l'effetto di ridurre la fibrosi polmonare Il neurologo Usa
Hess: approvato dalla Fda il primo trial di fase 1 per l'ictus
( da "Avvenire" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 14-03-
( da "Avvenire" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 14-03-2009
Crisi, la Cina tende la mano agli Usa DA PECHINO
L a Cina è pronta a fare la sua parte per combattere la crisi economica
internazionale e chiede agli Usa di «garantire» i suoi massicci investimenti in
titoli di Stato americani. Lo ha detto il primo ministro cinese Wen Jiabao
parlando a Pechino nella sua tradizionale conferenza stampa a conclusione dei
lavori dell'Assemblea nazionale del popolo, l'unica occasione in cui un
alto dirigente cinese si sottopone alle domande dei giornalisti cinesi e
stranieri. In due ore di conferenza nel Palazzo dell'Assemblea del popolo Wen
ha parlato anche di Tibet, di Taiwan e di Corea del Nord. Pechino, ha affermato
il premier, intende continuare a perseguire l'obiettivo di un tasso di crescita
dell'economia dell' 8% nel 2009. Anche se «ci saranno delle difficoltà », la Cina «ha messo da parte sufficienti munizioni» finanziarie
per affrontare i prossimi mesi di crisi, secondo Wen. Dopo un tempestoso inizio
nelle relazioni tra Pechino e la nuova amministrazione americana, il primo
ministro ha leggermente ammorbidito i toni su una delle questioni che Obama ha
sollevato ricevendo a Washington il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi,
due giorni fa. La Cina è disposta a riprendere i
colloqui con gli inviati del Dalai Lama, il leader tibetano in esilio, se
questi «rinuncerà a perseguire l'indipendenza» del Tibet. «Con il Dalai Lama ha
detto bisogna guardare quello che dice ma anche quello che fa, la chiave è la
sincerità ». Il leader tibetano chiede per il territorio quella che definisce
una «genuina autonomia», ma Pechino ritiene che in realtà il suo progetto sia
quello di staccare il Tibet dalla Cina. Secondo Wen «i
fatti» hanno dimostrato che «la politica seguita dalla Cina
in Tibet è giusta». Rispondendo a una domanda sull'eccezionale dispositivo di
sicurezza dispiegato in Tibet in occasione dell'anniversario della rivolta
anticinese del 10 marzo 1959, Wen ha affermato che la situazione nel territorio
è «pacifica e stabile». Il primo ministro ha mostrato poi il suo volto
preferito, quello "buonista", parlando di Taiwan, l'isola di fatto
indipendente che Pechino rivendica come parte del proprio territorio. «Mi
piacerebbe molto visitare Taiwan» . Wen Jiabao ha evitato di usare toni pesanti
verso la Corea del Nord, il Paese tradizionalmente alleato della Cina che sta minacciando di effettuare un test missilistico
all'inizio di aprile col rischio di far arretrare le trattative per la
denuclearizzazione della penisola coreana. Pechino, ha detto, si augura che
«tutte le parti in causa» si astengano da «azioni che possono aggravare le
tensione». ( E.A.) Il premier Wen Jiabao assicura: faremo la nostra parte Sul
Dalai Lama si è detto pronto a riprendere il dialogo se «rinuncerà
all'indipendenza» Nuove aperture su Taiwan Il premier cinese Wen Jiabao (Epa)