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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CINA”

 

 

 

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T ARTICOLI DEL  8-14 marzo 2009#TOP


Report "Cina"


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

a che punto è l'altra metà della terra - hillary clinton ( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Prima Pagina 8 MARZO A che punto è l´altra metà della terra HILLARY CLINTON Durante un mio viaggio in Cina, undici anni fa, ebbi la possibilità di incontrare un gruppo di donne che mi parlarono del loro impegno per migliorare la condizione della donna nel loro Paese. Il loro racconto fu una vivida illustrazione delle sfide affrontate dalle donne.

la grappa nata sorseggiando latte - carlo petrini ( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dalla Cina mi fece arrivare il Libretto Rosso». Luigi invece torna a studiare e diventa commercialista. Nel corso della sua attività cura la contabilità del distillatore "Cianela" Lasagna, discendente di "Leonzio", e una volta che costui è costretto a chiudere, Luigi rileva la distilleria e chiama il suo vecchio amico Nino: «E´

"più degli uomini ho amato la danza" - laura magnetti ( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Con lui sono andata molte volte in Cina. La vita vista dall´altopiano del Tibet è un´esperienza mistica. E´ lo stesso approccio che ho con la danza: per me è un rito, non un lavoro». Vive tutto in modo così profondo: non le è mancato un figlio? «Se non è arrivato ci sarà un perché.

decaro apre i parcheggi rosa prove generali nei park&ride ( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: presieduta da Cino Tortorella: una risposta al calo delle nascite che vede l´Italia in coda nelle classifiche europee. Tortorella ha chiesto al capoluogo pugliese di fare da apripista con aiuti concreti alle famiglie. L´assessore comunale alla Pubblica istruzione Pasquale Martino ha confermato l´apertura di un asilo nel quartiere Stanic per settembre.

monologhi e canzoni per ribadire i diritti - laura nobile ( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: chi oggi acquisterà un libro alla Feltrinelli contribuirà al progetto Aidos per potenziare una biblioteca per ragazze indiane a Kolkata. Alle 17,30 al cine teatro Grifeo di Petralia Sottana Serena Lao sarà protagonista del racconto musicale "Ballarò - Ballarò. Infine, il Laboratorio Zeta lab ha organizzato un´iniziativa per le donne dello Zen, alla pizzeria Crazy bull.

il genio di von humboldt - luca villoresi ( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: otto per un viaggio di quindicimila chilometri che lo porterà fino all´estremo della Siberia e ai confini con la Cina. L´esploratore annoterà di aver sostato in 12.244 stazioni di posta; senza aggiungere troppi particolari perché lo zar, per concedergli i fondi, gli ha posto una condizione precisa: non commentare la situazione del paese. Von Humboldt non ha paura di schierarsi.

I NUMERI ( da "Avvenire" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: emigrazione filippina la quarta al mondo dopo Cina, Messico e India. Sono 3.000 i cittadini dell'arcipelago che quotidianamente lasciano la loro terra e si uniscono al 10 per cento della popolazione che già vive altrove, per scelta o necessità, a volte nella coercizione. 14 miliardi di dollari di rimesse nel 2007, saliti a 17 lo scorso anno, sono un contributo essenziale all'

La Cina minaccia: nessun Paese dia ospitalità al Dalai Lama ( da "Avvenire" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 NEL GIORNALE Inchiesta Ecco l'Africa che fra 9 giorni accoglierà Benedetto XVI PAGINA 3 Televisione Digitale terrestre L 'appello dei network: basta ritardi 8 PAGINA Napoli Aggressione razzista a universitario italo-etiope 13 PAGINA Tibet La Cina minaccia: nessun Paese dia ospitalità al Dalai Lama PAGINA 23

Topo Gigio compie 50 anni ( da "AmericaOggi Online" del 08-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ha fatto poi da spalla a Cino Tortorella nello Zecchino d'Oro, e nei primi anni '60 e' stato anche il primo pupazzo animato ad apparire nel Carosello come testimonial dei biscotti Pavesini. E' poi apparso sul Corriere dei Piccoli, nel 1961, disegnato da Dino Battaglia.

La linea del dialogo di Hillary Clinton ottiene i primi frutti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dalla Cina, alla Russia, all'Unione Europea, il Medio Oriente alla fine è solo una delle stazioni di un grande cambiamento americano: ma è quella che può determinare una pace o un'altra guerra, e dunque ha un senso d'urgenza che le altre non hanno.

Da Whirpool a Polti: meglio tornare in Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, dalla Polonia o dalla Turchia per rilocare in Italia tutta o parte della produzione trasferita anni fa all'estero, ma con esiti non sempre brillanti. La prima a tornare è stata addirittura una multinazionale americana, la Ametek, che per le proteste dei clienti ha dovuto riportare in Italia dalla Cina la produzione di qualità di qualche milione di motorini per piccoli elettrodomestici

Retromarcia sulla delocalizzazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: con alcuni dei Paesi strategici per la delocalizzazionee l'internazionalizzazione delle imprese italiane, come la Cina, gli Stati Uniti e la Germania, orientati a pretendere il prelievo fiscale sugli elementi intangibili del patrimonio, per esempio sull'avviamento della consociata. Alla sua chiusura, vengono tassate le plusvalenze implicite che si sono create negli anni».

Vita agra del manager licenziato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: avvertenza: dopo il ritorno di Andrea dalla Cina, la storia accelera, sfilacciandosi in fretta verso un finale aperto. Come se Lolli, insieme al suo protagonista, si fosse spazientito di percorrere le tappe picaresche di una via crucis senza orizzonti. è un difetto di struttura? Per noi sì, ma valuterà da sé il lettore.

Benedetto: I giornali non moriranno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: accesso di Paolo Madron L a Cina è vicina. Nel senso che ti si struscia addosso per poi nascondersi tra le pile di libri e giornali accatastate. Cina è la gatta di Marco Benedetto, che si muove da padrona nella sua grande casa romana di Piazza in Piscinula, dove al piano terra l'ex amministratore delegato dell'Espresso (ora ne è vicepresidente) ha impiantato la piccola redazione dell'

Il reset di Obama ( da "AprileOnline.info" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nei confronti del competitore internazionale (e potenziale avversario), la Cina. Secondo i neoconservatori, una nuova mappa del Medioriente avrebbe consentito in sovrappiù di risolvere il conflitto israelo-palestinese. Va da sé che l'intero progetto è fallito. Per incompetenza, cioè per grossolani errori tattici, ma anche perché la strategia era sbagliata.

Pechino sequestra monaci tibetani ( da "AprileOnline.info" del 09-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tibetana contro la Cina, conclusasi con la fuga in India del XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, costretto all'esilio insieme ad altri 100mila tibetani. E oggi, nella vigilia della storica sconfitta del popolo tibetano, la Cina vuole scongiurare qualsiasi disordine anti-cinese che potrebbe provenire dalla Regione autonoma del Tibet o dalle quattro province limitrofe a maggioranza tibetana.

mezzo secolo di sofferenze - dalai lama ( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: popolo tibetano contro la repressione della Cina comunista in Tibet. Dallo scorso marzo si sono diffuse pacifiche proteste in tutto il Tibet. La maggior parte dei partecipanti erano giovani nati e cresciuti dopo il 1959, i quali non hanno mai vissuto né visto un Tibet libero. Questi cinquanta anni hanno portato indescrivibili sofferenze e distruzioni alla Terra del popolo tibetano.

il rischio per l'europa - lucio caracciolo ( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: da parte delle potenze che ne sono più assetate: Cina e Stati Uniti in testa. La competizione è scatenata. Con nessuna considerazione per le necessità delle popolazioni locali, salvo che per dirigenti o capiclan da corrompere. In questa congiuntura drammatica noi italiani ed europei abbiamo la responsabilità di non dimenticare l´Africa.

angeletti la frontiera del design - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il 1995 e il 2000 abbiamo venduto benissimo in Cina, poi si è scatenato un putiferio di contraffazioni», racconta Pier Giuseppe Angeletti, amministratore delegato della Ora Acciaio, 15 milioni di fatturato per metà all´export, stabilimento a Pomezia, 110 dipendenti. La sua azienda è un esempio di eccellenza nel design in uno dei settori più esposti alla concorrenza internazionale.

"che fatica difendere in cina il made in italy più raffinato" - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Che fatica difendere in Cina il made in Italy più raffinato" L´azienda ha dovuto smettere di produrre in proprio per le troppe contraffazioni EUGENIO OCCORSIO (dalla prima di economia) Ma non si poteva abbandonare quel mercato, «e così alla fine abbiamo trovato un cinese, furbo come tutti i cinesi ma almeno serio, e ci siamo messi in partnership.

jacopo speranza succede a bocca alla guida di confcommercio ( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a Chongqing in Cina, membro del consiglio direttivo dell´Associazione italiana di scienze regionali e del �board´della Regional studies association. In passato ha lavorato nella società di ricerche Nomisma di Bologna e alla Regione Emilia-Romagna. «E´ una successione importante - commenta Franco Gussoni, presidente dell´Irpet - .

tibet in rivolta, scontri e arresti - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: del silenzio che la Cina impone attorno al Tibet. Malgrado lo stato d´assedio che stringe la regione ieri è stata una escalation di tensione: un centinaio di monaci deportati dal monastero di Lutsang, espulsioni a raffica di stranieri e testimoni scomodi. Come temeva il governo cinese, il cinquantesimo anniversario dell´esilio del Dalai Lama ha riaperto ferite antiche e recenti.

mezzo secolo di distruzioni e sofferenze - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Soddisfacendo le aspirazioni del popolo tibetano consentirebbe alla Cina di ottenere stabilità e unità. Per quanto ci riguarda, noi non stiamo avanzando nessuna richiesta basata sulla storia. Guardando indietro alla storia, non c´è nessun paese oggi, Cina inclusa, il cui status territoriale è rimasto immutato, né che possa essere soggetto a modifica.

"i camion arrivavano di notte, non si respirava più" - rory cappelli ( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Scaricano roba che neanche in Cina». Maria Ciani ha quasi ottant´anni ed è stata tra quelli che protestavano con picchetti e sit-in quando il termovalorizzatore era in costruzione. Ora sta stretta nel suo cappotto nero nella piazza di fronte al municipio, insieme a altre 150 persone.

Ma l'Europa è contraria a pacchetti-bis ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Australia, Arabia Saudita e Spagna per aver rispettato il suo target di stimoli fissato al 2% del Pil. Con l'1,5, la Germania manca all'appello e la Francia più che mai, visto che non arriva all'1%. Peccato, soprattutto, che non la pensi così la Casa Bianca, che vorrebbe fare dell'incontro del G-20 il 2 aprile a Londra,

Gli Usa al G-20: servono nuovi aiuti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: squilibri suggerivano un aumento dei consumi in Cina e una diminuzione in America.Oggi non c'è nessuno che la pensa più in questo modo. Nessuno oggi può ridurre il proprio contributo alla domanda globale ». Secondo gli Stati Uniti i leader delle 20 principali economie mondiali, che si riuniranno il prossimo 2 aprile per il loro secondo incontro sotto la presidenza di turno britannica,

Kabul, non basta negoziare con il diavolo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: A questo punto può diventare essenziale il ruolo della Cina, maggiore investitore straniero in Pakistan e alleato storico di Islamabad: Pechino, che ha costruito il porto pakistano di Gwadar, trasformato da oscuro villaggio in un mega terminale energetico, ed è interessata a espandere la Karakorum Highway, considera Pakistan e Afghanistan un importante asse di sviluppo.

Tensione in Tibet, cento arresti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Il Governo intensifica la repressione per evitare che si ripetano proteste come quelle di un anno fa Tensione in Tibet, cento arresti Retata di monaci alla vigilia del 50Ú anniversario della rivolta Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Vigilia ad alta tensione per il cinquantesimo anniversario della rivolta del Tibet contro la Cina.

Gli Usa accusano Pechino di aggressione in mare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: altra uno scafo militare della Cina che spalleggiata da altre quattro imbarcazioni - una delle forze speciali, una di pattugliamento e due incrociatori civili, tutte con bandiera cinese «con una manovra aggressiva ha inseguito, bloccato e minacciato » l'Impeccable portandosi tanto vicino da far temere l'arrembaggio e gettando in mare pezzi di legno per ostacolare la traiettoria dell'

Tibet, che fare? ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina sta iniziando a fare la voce grossa minacciando di rompere le relazioni con tutti i Paesi che incontreranno il Dalai Lama. Siccome la dittatura cinese non accetta alcuna interferenza sul problema Tibet, questa volta chi sgarra rischia una serie di sanzioni che arrivano direttamente da chii diritti umani non sa neppure che cosa siano.

Ansaldo Sts pronta per acquisizioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Europa dell'est e Cina,mentre per isistemi di trasporto si guarda con particolare interesse a possibili acquisizioni in Usa, Gran Bretagna e India. Negoziati sono già in corso e alcune operazioni potrebbero essere definite in tempi stretti. La società genovese ha, inoltre, annunciato di essersi aggiudicata una commessa,

Dalla Cina sintomi di ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: richiesto da giornalisti se la Cina avesse iniziato a comperare rame, rispondeva che erano pronti per farlo. Si tratta comunque di una conferma di un flusso di rame verso la Cina già evidenziato a partire da un paio di settimane, quando hanno iniziato a uscire migliaia di catodi dai magazzini Lme non solo asiatici, ma anche europei.

Urso: investitori emergenti interessati all'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Molto dipenderà dalla Cina, se la sua sarà una caduta soft ciò porterà un cambiamento dell'economia globale entro il 2013. Ma senza stabilità nei mercati finanziari il risultato sarà una grande depressione, per almeno tre- cinque anni». «Il Sistema Italia uscirà rafforzato se riusciremo a garantire, come stiamo garantendo,

Geografia economica del mondo che verrà ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: geografia economica internazionale dando a questo punto obbligatoriamente voce alle nuove potenze ( dalla Cina,all'India al Brasile) per la riscrittura delle regole di governo di un sistema globale dove anche il Sud del mondo vuole giocare la partita consona al nuovo rango di protagonista economico quanto politico. Il nemico da combattere a tutti i costi è il ritorno al protezionismo.

India, il privato va in porto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: indicando la strada da seguire in un Paese in cui oggi solo il 7% del traffico merci domestico viaggia via mare, contro il 70% dell'Europa, il 60% del Giappone e il 45-50% della Cina. masciaga@gmail.com EFFETTO «CREDIT CRUNCH» Il Governo studia soluzioni per evitare ritardi nei progetti finanziariamente strutturati per attingere a fondi esteri Il caso dell'Andhra Pradesh

I sindacati: la Cina investe per rubare la nostra tecnologia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina investe per rubare la nostra tecnologia Colpa della recessione, anzi no: colpa dei cinesi. Per buona parte dell'opinione pubblica coreana, la società che (almeno finora) è stata la vittima di più alto profilo del crollo dei mercati avrebbe in realtà scontato un problema ancora più devastante: l'avere un padrone di Shanghai che,

Non si arresta la scommessa sugli emergenti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: migliore è stata messa a segno della Cina, i cui investimenti di venture capital sono passati dai 2,8 miliardi di dollari del 2007 ai 4,2 miliardi dell'anno scorso. In compenso, Pechino ha visto diminuire il numero di progetti su cui si è investito: 245 contro i 290 del 2007. Al contrario, tra gli emergenti l'India è stato l'unico Paese che ha visto uno stallo negli investimenti,

Rivoluzione verde anche per la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Rivoluzione verde anche per la Cina T ra i 150 e i 200 miliardi di euro ogni anno per i prossimi vent'anni.è il prezzo della rivoluzione verde in Cina, sostengono gli analisti di McKinsey. Un cambiamento radicale che passa attraverso le energie alternative, le auto elettriche, gli impianti per la depurazione industriale o la trasformazione in senso ecologico delle abitazioni.

Il mercato asiatico degli over 60 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma senza dimenticare la Cina, la Corea del Sud, Taiwan, la Thailandia. La questione sta a cuore ai Governi, che devono provvedere a garantire ai sempre più numerosi anziani servizi di welfare adeguati. Ma interessa anche le imprese, per le quali si apre un importante mercato fatto di consumatori dalle esigenze particolari e da una buona disponibilità di spesa.

Tibet. Anniversario della rivolta ( da "AmericaOggi Online" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 XINING (CINA). I monaci si guardano intorno sospettosi e parlano sottovoce nella penombra del grande tempio. Ma confermano: più di cento dei circa 300 religiosi che di solito vivono nel monastero di Lutsang (An Tuo in cinese) sono stati arrestati dopo una manifestazione per le festività del Capodanno tibetano (Losar),

Il rischio di un nuovo Vietnam. Cinquant'anni fa la repressione cinese nel Tibet Il rischio di un nuovo Vietnam ( da "AmericaOggi Online" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il gruppo etnico maggioritario in Cina. Da qui, i toni durissimi con cui Pechino è tornata a minacciare sanzioni contro qualunque Paese "permetta al Dalai Lama di visitarlo". Da qui anche, nell'avvicinarsi delle ricorrenze di questi giorni, la rinnovata chiusura al turismo e ai giornalisti stranieri delle frontiere tibetane e delle province limitrofe.

Tibet, stretta cinese: arrestati 109 monaci ( da "Avvenire" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 200 gli scomparsi DI PIERGIORGIO PESCALI T ibet, Dalai Lama e Cina: una miscela pericolosamente instabile che, se aggiunta alla commemorazione di un evento a forte impatto emozionale come il cinquantesimo anniversario della rivolta (e della repressione) che convinsero il XIV Dalai Lama a riparare in India, rischia di diventare esplosiva.

Con la crisi Pechino teme la <stagione degli anniversari> ( da "Avvenire" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: appello che denuncia la grave situazione dei diritti umani in Cina e chiede alle autorità una svolta radicale in direzione di libertà e democrazia. Il documento, che si richiama esplicitamente a Charta '77 (manifesto del dissenso cecoslovacco), rappresenta il gesto più coraggioso che attivisti e intellettuali dell'opposizione hanno messo in campo negli ultimi anni.

L'appello che allarma: intellettuali anti-regime ( da "Avvenire" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Alla vigilia delle Olimpiadi ha scritto un articolo dal provocatorio titolo «La Cina è pronta per i Giochi Olimpici?» che si concludeva con queste parole: «Quando, con tutta calma, i leader cinesi saranno capaci di affrontare le proteste interne e internazionali... in quel momento potremo finalmente dire: 'la Cina è pronta!

Cgil e Legambiente unite contro la crisi ( da "AprileOnline.info" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Spagna 210 mld, Giappone 493 mld, Cina 398 mld). Si tratta di cifre che secondo Corso Italia e Legamabiente "esprimono più di ogni altro ragionamento la preoccupante sottovalutazione con cui il governo italiano guarda alla crisi, che per essere affrontata avrebbe bisogno della massima coesione sociale possibile".

Inferno Tibet ( da "AprileOnline.info" del 10-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina odierna la US Navy può spruzzare acqua, com'è accaduto al largo dell'isola di Hainan a est del golfo del Tonchino, ma non molto di più. Perciò il leader spirituale del Tibet distingue l'azione della memoria e della denuncia di "dolore e distruzioni" da idee secessioniste, appoggiate in altri casi (vedi Kosovo) dalla comunità internazionale ma che in opposizione alla Cina non

nel mondo non consuma più nessuno la bce in campo contro la deflazione - maurizio ricci ( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia Dalla Cina all´Europa continua il crollo dei prezzi. Eurotower pronta ad azzerare i tassi Nel mondo non consuma più nessuno la Bce in campo contro la deflazione L´unica soluzione è il rilancio dell´export, ma il Fondo monetario gela le aspettative L´aumento dei prezzi al consumo, in Europa potrebbe essere nel 2009 solo dello 0,

"giusto reprimere tienanmen" lascia il vertice dell'intelligence ( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Giusto reprimere Tienanmen" lascia il vertice dell´Intelligence WASHINGTON - Uno degli 007 più quotati degli Usa, Charles Freeman, ha rinunciato ieri alla carica di direttore del National Intelligence Council. Aveva irritato dei membri del Congresso dicendo che la Cina doveva "intervenire prima" per reprimere Tienanmen.

il dalai lama: "il tibet è un inferno" sale la tensione tra cina e stati uniti - raimondo bultrini ( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 14 - Esteri Il Dalai Lama: "Il Tibet è un inferno" sale la tensione tra Cina e Stati Uniti Duro discorso del leader buddista nel 50° della rivolta anticinese RAIMONDO BULTRINI BANGKOK - Il Tibet? «è stato trasformato in un inferno in terra. Questi 50 anni hanno portato indicibili sofferenze al Paese e al popolo».

ventata d'ottimismo per l'auto "a maggio mercato con il segno più" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina +25% PAOLO GRISERI TORINO - Inversione di tendenza o semplice rimbalzo? è un fatto che da qualche settimana i segnali che provengono dal mercato dell´auto sono di segno positivo anche se pochi operatori del settore si lascerebbero andare all´ottimismo di Berlusconi che ieri ha sintetizzato: «Si svuotano i magazzini e ripartono gli ordini»

Berlusconi: votino i capigruppo Fini: la proposta cadrà nel vuoto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina replica: menzogne. u pagina 11 Usa,il Senato toglie restrizioni su viaggi a Cuba Il Senato statunitense ha approvato un disegno di legge che concede altri 410 miliardi di dollari per il bilancio 2009. Sono state poi tolte alcune restrizioni sui viaggi e sulla vendita di medicinali a Cuba.

L'Fmi: nel 2009 crescita globale sotto lo zero ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come la Cina, chiede che a questo corrisponda un adeguamento del potere di voto all'interno dell'Fmi. Un punto sul quale gli europei, che godono nel Fondo di una rappresentanza sproporzionata al loro peso nell'economia mondiale, hanno sempre opposto resistenza, ma sul quale l'Ecofin di ieri ha socchiuso la porta al negoziato.

Quelle incognite sulla fiammata ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: bisognerebbe fare quello che aveva fatto Hong Kong prima di tornare sotto la Cina, quando, approfittando del crollo delle quotazioni, il Governo si era comprato il 10-11% della Borsa, per poi rivendere le azioni con profitto qualche anno dopo. Ma, almeno per quanto riguarda il Vecchio continente, l'ipotesi suona più come una provocazioneche come una strada concretamente percorribile.

Piazza Affari, balzo record ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Qualche barlume di speranza si vede invece dall'estero: dalla Cina e dalla ripresa negli ultimi tempi del prezzo del petrolio. Ma per ora sono solo fievoli speranze. L'unica certezza è il peso di un ribasso che, a Piazza Affari, ha penalizzato tutti. In un anno le "attività" delle famiglie italiane –

Gli incentivi di Pechino rilanciano l'auto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tornano a crescere le vendite di auto in Cina:a febbraio l'incremento è stato del 24,72%su base annua con la vendita di 827.600 mezzi. Per quanto riguarda i veicoli passeggeri,l'aumento è stato del 24,23%a 607.300 unità.I veicoli commerciali sono cresciuti del 26%a quota 220.300.L'inversione di tendenza è stata favorita dal calo delle imposte sull'acquisto di auto con motori fino a 1,

Vendite degli immobili in caduta a Shanghai ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sempre più imponenti che ormai fanno ombra a quello che una volta era l'edificio più alto della Cina (la Pearl Tower), Pudong rappresenta il simbolo di Shanghai nel mondo. Sulle rive del fiume Huangpu, qualche anno fa una società immobiliare taiwanese quotata alla Borsa di Hong Kong, Tomson Group, decise di realizzare il condominio più lussuoso di tutta la Cina: il Tomson Riviera.

Prezzi cinesi in retromarcia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dal nostro corrispondente Sulla Cina rischia di allungarsi l'ombra della deflazione. Nel mese di febbraio, l'indice dei prezzi al consumo è sceso dell'1,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, registrando la prima flessione dal 2002. Nel contempo, i prezzi alla produzione hanno accusato una contrazione del 4,5%, la maggiore degli ultimi dieci anni.

Tibet, un inferno in terra ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: scontri scoppiati lo scorso anno a Lhasa e poi propagatisi in altre città della Cina occidentale morirono in tutto 19 persone, in larga parte civili uccisi dai manifestanti. Una ricostruzione che non collima con quella fornita dal Governo tibetano in esilio, secondo cui la repressione delle manifestazioni sarebbe costata la vita a oltre 200 tibetani e il carcere a migliaia di altri.

L'intelligence Usa: grave crisi con la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: grave crisi con la Cina Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente Quasi certamente la crisi navale al largo delle coste cinesi fra Pechino e Washington finirà nella classica tempesta in un bicchier d'acqua.Intanto però è una tempesta che suggerisce dichiarazioni bellicose sia agli Stati Uniti («L'episodio è il più grave incidente diplomatico con Pechino dal 2001»

Il Dalai Lama: <Tibet, inferno sulla Terra> ( da "Avvenire" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La guida spirituale ha puntato il dito contro la Cina Pechino: «Quella è una cricca che diffonde menzogne» DA BANGKOK STEFANO VECCHIA « O ggi la religione, la cultura, la lingua e l'identità, che generazioni di tibetani hanno considerato più preziose della vita, sono prossime all'estinzione, in breve il popolo tibetano è considerato alla stregua di criminali che meritano la morte»

La recessione uno <tsunami> per i Paesi poveri ( da "Avvenire" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Altri effetti economici deteriori paiono già dietro l'angolo. Al punto che soffriranno anche Paesi fino a ieri in forte crescita come Cina, India e Brasile. Banca mondiale, Fmi e agenzie Onu lanciano l'allarme per le economie in via di sviluppo

Posti a Pordenone, in Polonia, Romania e Cina ( da "Avvenire" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: si ricercano tecnici assistenza resident Cina. È richiesto il trasferimento in Cina e la disponibilità a trasferte nel territorio cinese. Il candidato deve essere in possesso di un diploma tecnico, di una significativa esperienza nell'assistenza meccanica su torni e frese presso cliente, la conoscenza delle principali tecnologie di macchine utensili a Cnc e il loro funzionamento.

Proposta Berlusconi, l'opposizione insorge ( da "AprileOnline.info" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: assemblea nazionale del popolo della Cina. All'articolo 61 la Costituzione del 1982 prevede che l'assemblea è convocata una volta l'anno per ratificare le decisioni del governo". Poi, ha invitato Berlusconi "a smetterla perché questo stillicidio di dichiarazioni rischia ogni giorno di indebolire il ruolo del nostro Parlamento".

Praga, presidente Ue issa la bandiera tibetana ( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la bandiera tibetana ha sostituito ieri quella europea che normalmente sventola al ministero dell'Ambiente a Praga, così come è stata issata sul Parlamento. Un gesto di valore simbolico che ha resistito anche alle perplessità dei diplomatici che temono l'iniziativa possa indurre Pechino a cancellare la sua adesione al vertice Ue-Cina programmato dal premier ceco per maggio.

J'accuse del Dalai Lama In Tibet 50 anni di inferno ( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: assedio nel quale sono strette tutte le zone della Cina a forte popolazione tibetana, sono stati bloccati dalla Polizia armata del popolo, il corpo paramilitare incaricato di controllare l'ordine pubblico. GIORNALISTI ARRESTATI Il Club dei corrispondenti stranieri in Cina ha denunciato ieri «almeno sei casi» di detenzione di giornalisti in violazione della legge cinese sulla stampa.

Stretti nella maglia repressiva degli apparati di sicurezza cinesi, i tibetani hanno rinunciato a sc... ( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: assedio nel quale sono strette tutte le zone della Cina a forte popolazione tibetana, sono stati bloccati dalla Polizia armata del popolo, il corpo paramilitare incaricato di controllare l'ordine pubblico. GIORNALISTI ARRESTATI Il Club dei corrispondenti stranieri in Cina ha denunciato ieri «almeno sei casi» di detenzione di giornalisti in violazione della legge cinese sulla stampa.

Potere all'altra metà del cielo? L'Italia è il fanalino di coda ( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina, per esempio, ha Jia Qingling tra i membri di spicco del governo, mentre in America latina sia il Cile con Michelle Bachelet e l'Argentina con Cristina Fernandez de Kirchner, ambedue alla presidenza, hanno dimostrato di saper voltare pagina senza pregiudizi sessisti.

Donne e potere: una relazione pericolosa? Agli occhi degli uomini, sembra evidente, visto che hanno ... ( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina, per esempio, ha Jia Qingling tra i membri di spicco del governo, mentre in America latina sia il Cile con Michelle Bachelet e l'Argentina con Cristina Fernandez de Kirchner, ambedue alla presidenza, hanno dimostrato di saper voltare pagina senza pregiudizi sessisti.

Africa, il Far West della Cina ( da "Unita, L'" del 11-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il Far West della Cina LA MOSTRA Una mostra e un libro che parlano della «conquista» economica cinese dell'Africa. Il libro, «Cinafrica» (Il Saggiatore) è un reportage di Serge Michel e Michel Beuret sul Continente nero. Le foto del viaggio, scattate da Paolo Woods, sono in mostra alla Fnac (Milano) fino al 25 marzo.

Biesse apre filiali in Svizzera e Dubai ( da "Finanza e Mercati" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Medio Oriente e Cina. Con l'apertura dello stabilimento produttivo Biesse Manufacturing inaugurato in India lo scorso Novembre siamo in grado di rispondere alla domanda del mercato asiatico e cinese con macchinari tecnologicamente all'avanguardia a prezzi concorrenziali e un sevizio post-vendita efficiente».

Wall Street non molla l'onda rialzista ( da "Finanza e Mercati" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pechino ha reso noto che gli investimenti in capitale fisso nelle zone urbane della Cina sono saliti del 26,5% su base annua nel corso dei primi due mesi dell'anno. È inoltre proseguito il buon momento delle auto (+2,87%) sulla scommessa che gli incentivi varati in numerosi Paesi stiano iniziando a dare l'effetto sperato, i titoli dei costruttori (+2,32%) e i tecnologici (+1,74%).

Prima Industrie dopo il successo la cassa integrazione ( da "Unita, L'" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: con una forte vocazione all'export: ha stabilimenti in Finlandia, Usa, tre joint venture in Cina, è presente in 50 paesi. Fatturato in crescita fino al salto dello scorso anno: il giro d'affari è schizzato da 170 a 400 milioni con l'acquisizione della finlandese Finn Power, che l'ha proiettata al terzo posto nel mondo. EUGENIO GIUDICE IL CASO

Il Congresso Usa dà il via libera alla mozione a sostegno del Tibet ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: CINA Il Congresso Usa dà il via libera alla mozione a sostegno del Tibet L'impegno degli Stati Uniti sui diritti umani in Cina «non è in discussione»: il Segretario di Stato Hillary Clinton, dopo l'incontro ieri a Washington con il collega cinese Yang Jiechi, ha così risposto alle critiche che l'amministrazione Obama avrebbe messo la sordina alla repressione di Pechino.

Calo record per l'export cinese ma ripartono gli investimenti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La maggior parte degli investimenti pubblici in opere infrastrutturali che la Cina si appresta a realizzare nel quadro del piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato lo scorso autunno, infatti, devono ancora partire. Quando apriranno i cantieri, gli investimenti fissi dovrebbero spiccare un altro poderoso balzo in avanti.

Droga, Onu verso la linea dura ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Al loro fianco si sono schierati Cina, Russia, Australia, Giappone e Iran, che ha il 2,6% della popolazione tossicodipendente e che ha visto 3.600 poliziotti uccisi nella guerra ai narcotrafficanti. Lo scontro sulla nuova strategia del terzo millennio è stata però soprattutto una battaglia europea, con il ministro degli Interni della Repubblica ceca,

Il nemico non è più a Cuba ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il loro modello è la Cina, lo si chiami capitalismo, mercato socialista o socialismo. Russia e Cina erano tornati recentemente nell'isola a rinverdire i ricordi della Guerra Fredda. Ma Putin era più interessato a George Bush che a Cuba: se Barack Obama rinuncerà ai missili in Ucraina e Georgia non c'è ragione che i russi tornino all'Havana.

Paradisi , impegni e illusioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Germania, Italia, Brasile, Francia, Russia, Gran Bretagna, Cina, Spagna, Messico, Corea del Sud, India e Canada. Tutti - tranne la Spagna - sono membri del G-20: proprio il gruppo di Paesi che ha annunciato misure contro i paradisi fiscali. Dunque, tanto rumore per nulla anche questa volta? Non è detto.

Il calo del surplus cinese penalizza il dollaro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Le statistiche hanno fatto sorgere dubbi sulla capacità della Cina di finanziare il deficit estero degli Stati Uniti. Questo non ha impedito però agli investitori di dedicarsi ad alcuni Paesi emergenti o in transizione, come l'Ungheria o la Polonia, le cui valute sono salite verso la moneta americana. In serata, l'euro era a 1,2811 dollari, da 1,2670, dopo aver toccato quota;

In salita le giacenze di grano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: grazie al fatto che le vendite record verso la Cina stanno portando le scorte Usa a 185 milioni di bushel, minimo quinquennale Quasi neutrale l'impatto esercitato dal rapporto sul mercato cotoniero: l'export americano salirà nell'annata 2008-09 a 12 milioni di balle da 480 libbre, ma nel mondo i consumi accuseranno rispetto alla campagna precedente un tracollo del 9,

Usa-Cina. Incontro tra Clinton e Yang Jechi a Washington ( da "AmericaOggi Online" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Incontro tra Clinton e Yang Jechi a Washington 12-03-2009 WASHINGTON. Stati Uniti e Cina hanno portato avanti il loro dialogo, con un incontro a Washington tra il segretario di Stato Hillary Clinton e il suo collega cinese Yang Jechi, nonostante il recente incidente navale e le polemiche sul rispetto dei diritti umani in Tibet.

Crisi Usa. Obama e Geithner presentano il piano per il G20. Caccia a uno stimolo globale ( da "AmericaOggi Online" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina. E non è certo un caso l'annuncio di un suo incontro in forma decisamente insolita, col ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, oggi alla Casa Bianca. "Uno degli argomenti che il segretario Geithner affronterà a Londra" - ha spiegato Obama - "è come possiamo garantire che i mercati emergenti ed i Paesi in via di sviluppo,

Il ministro Yang oggi vedrà Obama In agenda anche l'incidente navale ( da "Avvenire" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO 12-03-2009 tensione Cina-America Il ministro Yang oggi vedrà Obama In agenda anche l'incidente navale DA WASHINGTON B arack Obama riceverà oggi alla Casa Bianca il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi. Ieri Yang ha incontrato al Dipartimento di Stato il capo della diplomazia americana Hillary Clinton.

Il piccolo Paese che ne batte uno grande ( da "AprileOnline.info" del 12-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: invasione mongola che aveva sottomesso la Cina. A metà del XIX secolo il Vietnam era stato investito, insieme al Laos ed alla Cambogia, dall'espansione coloniale della Francia, sloggiata durante la II guerra mondiale dai giapponesi, cacciati a loro volta dai vietnamiti nel 1945, quando Ho Chi Minh, primo presidente della Repubblica Vietnamita,

l'imbarazzo di bashir il ricercato "faremo di tutto per liberarli" - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: se ne devono andare Cina, Russia e America latina: dopo la richiesta di arresto il regime trova nuovi alleati FABIO SCUTO Quasi si scusa al telefono Hasbo Mohammad Abdul Rahman, commissario straordinario del governo di Khartoum per gli aiuti nel Darfur. «Siamo vicini agli amici e alle famiglie dei tre occidentali rapiti,

la ricetta anticrisi del governatore "ancora misure aggressive" - elena polidori ( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: pratica tutti i paesi del G20 e dunque anche chi ha ancora risorse e può dare una mano, a cominciare da Cina e India. E´ un «contributo alla stabilità», assicura. Non fa stime, il banchiere che il Financial Times ha indicato tra i 50 big che ci porteranno fuori dal tunnel («io tra i salvatori dell´economia? che esagerazione») ma per lui parlano i nuovi, bui numeri in circolazione.

i barbari - tzvetan todorov ( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: recentemente aggiunti Cina e India. Altri paesi, altre parti del mondo hanno la medesima intenzione: il Brasile, domani senza dubbio il Messico, il Sudafrica. (...) Il secondo gruppo di paesi è quello in cui il risentimento gioca un ruolo essenziale. Questo atteggiamento deriva da un´umiliazione, reale o presunta, che sarebbe stata loro inflitta dai paesi più ricchi e più potenti.

La cedola torna in Fiera. Perini si defila in utile ( da "Finanza e Mercati" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che ha fatto in poco tempo molta strada dalla Cina agli Stati Uniti». Chiuso il bilancio 2008, nella primavera calda delle nomine, con il rinnovo dei cda di Fnm, Finlombarda e Infrastrutture lombarde, anche Fiera Milano (con la Fondazione) si prepara al cambio della guardia. Sulla società, il Pirellone avrà un ruolo primario anche se la Lega, rafforzatasi con le ultime elezioni,

Draghi: rimettere in moto il credito ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a partire dai Bric (Brasile, Russia, India, Cina) e gli altri membri del G-20 che ancora non ne facevano parte, oltre alla Spagna. «Il mondo è molto cambiato da allora », ha riconosciuto Draghi, secondo cui l'ampliamento servirà a rafforzare la capacità dell'Fsf di riformare il sistema finanziario internazionale.

Obama alla Cina: diritti da tutelare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il profondo malcontento del Governo e del popolo della Cina». E lo stesso Jiechi, prima dell'incontro alla Casa Bianca, in un discorso pronunciato al Center for Strategic and International Studies ha dichiarato che «il Tibet è parte inalienabile della Cina» e che «le questioni tibetane sono esclusivamente questioni interne cinesi».

GLI ULTIMI EPISODI ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: contiene dure critiche alla Cina, accusata di repressione delle minoranze etniche. Secca la risposta di Pechino: «Sono critiche irresponsabili e prive di fondamento. Gli Stati Uniti si concentrino sui loro problemi, in materia di diritti dell'uomo» Scontro sfiorato in mare Il 9 marzo la nave americana Impeccable viene accerchiata da cinque navi cinesi nel Mare cinese meridionale,

Ordini di navi crollati da 151 a 9 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: commesse provenienti dagli armatori di tutto il mondo Ordini di navi crollati da 151 a 9 Quattro contratti sono andati in Corea e cinque in Cina, nessuno in Europa Raoul de Forcade GENOVA Gennaio 2009 sarà ricordato, dallo shipping, come un periodo nero per gli ordini di navi nuove. Ma il consuntivo dei mesi successivi, a causa della crisi globale, rischia di andare anche peggio.

L'Iveco si rafforza in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Iveco si rafforza in Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Sul mercato cinese arriva il primo camion pesante targato Iveco. Ieri la società del gruppo Fiat ha presentato Genlyon, il nuovo truck di grossa stazza prodotto in collaborazione con Saic, la principale casa automobilistica cinese, partner di Iveco nei veicoli commerciali.

Cucinella archistar a Cannes ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: con il Centre for sustainable Energy techonologies di Ninbo, in Cina. Al Palais des Festivals l'architetto ha presentato il primo palazzo a uffici (Santander 9, 12mila mq) in regola con le norme regionali energhetiche Cened. Sorgerà a Milano accanto alla sede dello Iulm e verrà sviluppato ospiterà dalla società Inpartner.

Volkswagen aumenta la cedola ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Vedo un grosso consolidamento in Cina, e credo che i cinesi faranno parte dei sopravvissuti alla fine della crisi. Ma ci sarà sicuramente più di un gruppo europeo ». Volkswagen conta di esserci e punta decisamente a diventare numero uno mondiale. BMW Negativi i conti dell'altro colosso tedesco: i profitti operativi sono scesi del 78% e i ricavi si sono fermati a 53,

1I nemici di Internet Ci sono 12 paesi nel mondo che bloccano l'accesso ai siti ... ( da "Unita, L'" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Sono Arabia Saudita, Birmania, Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. 2 Solo le dittature? Le dittature sono le più sensibili alla repressione della libertà di pensiero, Internet le ha costrette a modernizzarsi. Anche alcune democrazie però sono a rischio censura.

La censura corre sulla rete Nella lista nera non solo la Cina ( da "Unita, L'" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: corre sulla rete Nella lista nera non solo la Cina UMBERTO DE GIOVANNANGELI Sono i «nemici di Internet». Nemici di una libertà di espressione che rompe le barriere censorie di una stampa irreggimentata. Nemici potenti. A denunciarli, in un rapporto inquietante quanto documentato, è «Reporter Senza Frontiere», (Rsf), organizzazione per la difesa della libertà di stampa nel mondo,

iveco Camion cinese La Iveco ha presentato a Pechino il nuovo camion pesante Genlyon, prodotto... ( da "Unita, L'" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: iveco Camion cinese La Iveco ha presentato a Pechino il nuovo camion pesante Genlyon, prodotto in collaborazione con il suo partener cinese, la Saic. Nel 2008 Iveco ha venduto in Cina oltre 100 mila veicoli commerciali.

la formula della soft economy per uno sviluppo a misura di crisi - antonio cianciullo ( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: hanno ammodernato gli impianti e vendono la qualità italiana in Cina, tanto che il primo ministro di Pechino, quando è arrivato in Italia, ha voluto visitarle per capire la ragioni del successo. La foto di gruppo di quelli che ce la fanno, spesso citata da Realacci, è stata scattata alle Olimpiadi di Pechino: i veicoli elettrici venivano da un´azienda delle Marche,

Casa Bianca. Obama incontra il ministro degli Esteri cinese ( da "AmericaOggi Online" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina "devono lavorare in stretto contatto e con urgenza" per stabilizzare l'economia mondiale "stimolando la domanda sul fronte interno e internazionale" e "riattivando il flusso del credito sui mercati". Nel primo incontro tra Obama ed un esponente cinese è stata sottolineato da entrambe le parti "il desiderio di rafforzare la cooperazione e di costruire relazioni positive e costruttive"

La tragedia dimenticata. Darfur/E' in atto un genocidio nell'indifferenza dei media ( da "AmericaOggi Online" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina, che nonostante i rapporti commerciali ha avallato molte risoluzioni Onu sul Darfur, è scesa in campo contro l'"ingerenza" del Toi, e tutti i Paesi arabi si sono allineati in difesa del leader sudanese: comprensibilmente, visto che pochi tra questi regimi sono democratici, e pochissimi non sono accusati di violazioni sistematiche dei diritti umani.

A dieci anni dalla precedente conferenza Onu, la linea antiproibizionista rivela il suo fallimento ( da "Avvenire" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come Cina o Iran, oltre a Russia, Giappone e Australia, perché la droga è un business che non guarda in faccia nessuno. In Iran addirittura «il 2,6% della popolazione è tossicodipendente», mentre lo stesso ambasciatore colombiano lamenta «omicidi e corruzione» e ammonisce: «Ogni sniffata di coca porta in sé il peso di ettari di foreste distrutte»

Obama: <Cooperare con la Cina> Ma avverte Yang sui diritti umani ( da "Avvenire" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina» Ma avverte Yang sui diritti umani DA NEW YORK ELENA MOLINARI U n incontro avvenuto in un momento di tensione fra Stati Uniti e Cina, ma dove ha tuttavia prevalso lo spirito di collaborazione. Durante il loro meeting alla Casa Bianca Barack Obama e il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi hanno espresso la volontà comune che incidenti navali come quello dello scorso fine

La cultura via per la verità ( da "Avvenire" del 13-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: con i 600 studiosi arrivati da 65 Paesi del mondo perfino dalla Cina, dal Pakistan, dalla Russia per partecipare all'evento organizzato dall'Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato, dalla Congregazione per l'educazione cattolica, dal Pontificio Consiglio della cultura, in collaborazione con i ministeri dell'I- struzione, degli Affari esteri e dello Sviluppo economico.

l'allarme della cina sui titoli usa - pechino ( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: allarme della Cina sui titoli Usa PECHINO «Abbiamo prestato capitali enormi agli Stati Uniti, sinceramente siamo preoccupati». Con questa uscita esplosiva ieri il premier cinese Wen Jiabao ha insinuato il sospetto sulla solvibilità di lungo termine del Tesoro americano e sui rischi connessi all´esplosione del deficit pubblico Usa.

pechino, paura per i bond americani - (segue dalla prima pagina) dal nostro corrispondente ( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Uno scenario che naturalmente preoccupa il creditore di ultima istanza, la Cina. In vista del G-20 i leader di Pechino mettono sul tavolo le loro priorità. Sono disposti a creare contro l´Europa un fronte Asia-America (che include il Giappone), favorevole a ulteriori iniezioni di investimenti pubblici anti-recessione.

latte cinese, sequestro al prenestino - massimo lugli ( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: vendita del latte contaminato alla melanina che in Cina ha provocato la morte di almeno sei bambini e il ricovero di 300 mila persone. Gli agenti della Forestale erano inizialmente alla ricerca di farmaci e integratori alimentari tipici della medicina tradizionale cinese o di quella ayurvedica e confezionati con componenti di piante protette dalla convenzione di Washington come la "

Terre devastate dalle guerre Ma noi restiamo ( da "Unita, L'" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il paese più grande dell'Africa e molto ricco di minerali, dalla Cina agli Stati Uniti. È un territorio che rappresenta i due terzi del continente africano». Avete avuto maggiori problemi dopo il mandato di cattura contro il presidente Bashir? «No, non abbiamo avuto segnalazioni di pressioni o altro, i nostri rapporti proseguono inalterati.

finalmente scales, così potrà dare una mano - stefano valenti ( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per non dir della Cina. A Pancotto serve come l´aria la sua capacità di tiratore dall´arco, in grado di ricevere e caricare rapidamente, in uscita dai blocchi. Ovvio, gli servono i blocchi e sarà lavoro per altri, in una squadra un po´ indisciplinata. Ma non solo: Scales è giocatore cui va liberato un quarto di campo, perché sa trattare la palla,

beethoven, brahms e schubert col magico violino di krylov ( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: orchestra e avviato la propria attività concertistica in Russia, Cina, Polonia, Finlandia e Germania. Vincitore ancora giovanissimo del Concorso Internazionale Lipizer di Gorizia, dopo un periodo di perfezionamento con Salvatore Accardo, Krylov ha raggiunto fama internazionale vincendo i concorsi "Stradivari" di Cremona e "Kreisler" di Vienna.

per trent'anni l'inquinamento nell'atmosfera è stato misurato da 3250 stazioni meteo sparse in tutto il mondo l'università del maryland ha comparato i risultati e ha scoperto che l ( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: comparato i risultati e ha scoperto che la visibilità cala ovunque ma non in Europa La nuvola bruna che copre India e Cina è riconoscibile nelle foto via satellite ELENA DUSI Non è vero che il cielo è sempre più blu. Dai tempi in cui Rino Gaetano cantava, una mole immensa di dati è affluita attraverso 3250 stazioni meteo di tutto il mondo al National Climatic Data Center (Ncdc).

È il capitale umano la leva per Pmi e Sud ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: esprimendo un ottimismo una volta tanto sia del cuore sia della ragione - possiamo uscire, e bene, dalla crisi». paolo.bricco@ilsole24ore.com DAL FRIULI VENEZIA-GIULIA Lualdi (Limagroup): «Dopo la Cina ho deciso di rientrare e di aprire a Trapani, qui ho trovato conoscenze tecnologiche di buon livello»

Europa e Stati Uniti divisi al G-20 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Le prese di posizione della Cina e del Giappone, entrambi disponibili a nuove misure di stimolo fiscale, sono probabilmente più vicine a quella degli Stati Uniti. Il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, ha incontrato ieri nel pomeriggio le delegazioni dei due colossi asiatici, oltre a quella della Banca centrale europea.

Cade il deficit commerciale Usa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ad eccezione della Cina. Con Pechino il disavanzo è lievitato a 20,57 miliardi da 19,88 miliardi in dicembre. Nei confronti del Giappone è scivolato a 4,3 da 5,27 miliardi. Con l'area dell'euro è sceso a 3,37 miliardi da 5,67 miliardi. Un dato relativamente incoraggiante è invece arrivato dai prezzi all'import: sono diminuiti in febbraio dello 0,

USA/CINA ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: USA/CINA Asilo politico per i familiari di Zhisheng La moglie e i due figli di Gao Zhisheng, l'avvocato cinese dei diritti umani che l'anno scorso figurava tra i candidati al premio Nobel per la Pace, hanno ottenuto asilo politico negli Stati Uniti.

Wen: il debito Usa ci preoccupa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: Cina. Pechino è il primo creditore estero di Washington con quasi 730 miliardi di dollari di titoli del Tesoro Wen: il debito Usa ci preoccupa Il premier conferma ulteriori interventi a sostegno dell'economia cinese Luca Vinciguerra SHANGHAI.

Tibet, dialogo se rinuncia a indipendenza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: pag: 9 autore: DIRITTI UMANI Tibet, dialogo «se rinuncia a indipendenza» «La Cina è disposta a riprendere i colloqui con gli inviati del Dalai Lama, a condizione che rinunci a perseguire l'indipendenza del Tibet». Lo ha affermato ieri il primo ministro Wen Jiabao, parlando dal Palazzo dell'Assemblea del popolo, a Pechino.

Cina e Stati Uniti sulla stessa barca ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: PECHINO CREDITORE DI WASHINGTON Cina e Stati Uniti sulla stessa barca L a Cina è preoccupata per il proprio investimen-to negli Stati Uniti. E ne ha ben donde: con 700 miliardi di dollari immobilizzati nei Titoli di Stato di un Paese che per uscire dalla crisi sarà costretto a indebitarsi sempre di più, nessuno dormirebbe sonni tranquilli.

Normative. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: enti stranieri con filiali o uffici di rappresentanza in Cina e i cittadini stranieri che abbiano lavorato o studiato per almeno un anno in Cina. Il sistema fiscale ha un'importanza fondamentale in Cina dal momento che gli introiti fiscali rappresentano la più importante fonte di reddito statale e, dunque, hanno un impatto significativo sullo sviluppo economico e sociale del Paese.

Guangzhou, crescita record addio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. La frenata dell'economia lambisce la costa meridionale: transazioni in calo del 30% in attesa della ripresa a fine anno Guangzhou, crescita record addio Dopo il raddoppio dei prezzi in 3 anni, l'eccesso di offerta frena l'attività edilizia Paola Gianasso Attualmente è la più grande città costiera della Cina meridionale,

Il giudice Massaro a Firenze per onorare Mazzei ( da "AmericaOggi Online" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: scoprì le spezie che venivano dalla Cina in Rodi e la Cina voleva raggiungere via mare, per averle più a buon mercato, il costo essendo oneroso poichè le spezie che giungevano dalla Cina raggiungevano il bacino mediterraneo a mezzo carovane di cammelli, le "navi del deserto". Il Toscanelli non figura nelle enciclopedie USA poichè nessun anglosassone vuol dargli alcun riconoscimento,

Va in Cina la sirenetta di Copenaghen Sarà esposta a Shanghai per l'Expo ( da "Avvenire" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: POLITICA 14-03-2009 Va in Cina la sirenetta di Copenaghen Sarà esposta a Shanghai per l'Expo N ella favola sognava di camminare dal suo principe, nella realtà prenderà il volo: su un aereo per la Cina. Novità in vista per la Sirenetta, statuasimbolo di Copenaghen esposta dal 1913 nel porto della capitale danese.

Staminali da placenta, esperti a Brescia: <Si va verso sperimentazioni cliniche> ( da "Avvenire" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Germania, Svizzera, Austria, Regno Unito, Francia, Belgio, Israele, India. E lo dimostrano i lavori sulle diverse aree in cui si stanno studiando le possibili applicazioni delle staminali da placenta: malattie infiammatorie, neurologiche, cardiovascolari, epatiche, lesioni del midollo spinale.

Di Paola: <A Kabul un nuovo approccio anche sul terreno> ( da "Avvenire" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina, la Russia e gli altri attori regionali saranno coinvolti, questo avrà inevitabili ripercussioni nelle operazioni» Di Paola: «A Kabul un nuovo approccio anche sul terreno» DI LUCA GERONICO D al giugno scorso è l'ufficiale più alto in grado della Nato: dalla sede di Bruxelles coordina i 26 Stati maggiori dell'Alleanza atlantica.

Crisi, la Cina tende la mano agli Usa ( da "Avvenire" del 14-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina tende la mano agli Usa DA PECHINO L a Cina è pronta a fare la sua parte per combattere la crisi economica internazionale e chiede agli Usa di «garantire» i suoi massicci investimenti in titoli di Stato americani. Lo ha detto il primo ministro cinese Wen Jiabao parlando a Pechino nella sua tradizionale conferenza stampa a conclusione dei lavori dell'


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a che punto è l'altra metà della terra - hillary clinton (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina 8 MARZO A che punto è l´altra metà della terra HILLARY CLINTON Durante un mio viaggio in Cina, undici anni fa, ebbi la possibilità di incontrare un gruppo di donne che mi parlarono del loro impegno per migliorare la condizione della donna nel loro Paese. Il loro racconto fu una vivida illustrazione delle sfide affrontate dalle donne. SEGUE A PAGINA 24

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la grappa nata sorseggiando latte - carlo petrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Torino Luigi Barile e l´amico Nino hanno cambiato vita nel ´76: e sono arrivati a produrre l´acquavite preferita da Veronelli La grappa nata sorseggiando latte Operai all´Ansaldo, volevano una distilleria: un sogno coronato "Dopo il primo assaggio Nino mi disse: sembra un fiore di campo. Era un grande" CARLO PETRINI Questa è una storia che va raccontata per immagini. Una grappa nata da due amici che la sognavano davanti ad un bicchiere di latte. Una camicia a righe e una cravatta dal vago sapore Regimental che fanno capolino da una tuta da lavoro blu, lisa dal tempo. L´eco di viaggi per mari lontani, di storie di porti e di colline. I fumi di un alambicco e due giovani che vi lavorano attorno. Questa è la storia di Luigi Barile, genovese, un pendolare tra mare e colline, e della sua grappa. La distilleria di Luigi Barile si trova a Silvano d´Orba, un piccolo borgo dell´Alto Monferrato, collina aspra, zona che ha avuto tanti padroni quanti sono i castelli che svettano dai bricchi, e una storia fatta di conquiste e lavoro della terra. Silvano d´Orba è sinonimo di grappa fin dal 1848, quando "Leonzio" Lasagna, notabile locale, diede vita alla prima distilleria. Da quel momento gli alambicchi hanno sempre funzionato. Il tempo nella distilleria di Luigi Barile pare si sia fermato. Su un portone, che si affaccia su una corte ristrutturata nel cuore del paese, campeggia la vecchia scritta Distilleria. Varcata la soglia si entra in un ampio spazio dove spiccano il forno e gli alambicchi che risalgono alla seconda guerra mondiale. Luigi pare estasiato, come vedesse l´impianto per la prima volta: «Qui noi usiamo un sistema discontinuo a bagnomaria. Con i Gualco, gli altri distillatori storici di Silvano, siamo gli unici a utilizzare ancora un metodo così in Italia». Si tratta di un impianto in cui due alambicchi in rame non vengono inondati di calore pompato dall´esterno, come nella produzione industriale, ma sono immersi in una caldaia riscaldata da un forno alimentato a legna. In questo modo il processo di distillazione è più lungo, e ci vogliono circa 2 ore per trasformare i 250 kg di vinacce di un alambicco in 12 litri di distillato limpido e dai profumi già intensi. La grappa, quindi, riposerà in botti di alluminio per 4 anni e in parte si affinerà fino a 3 decenni in botti di rovere acquistate di seconda mano da produttori di whisky scozzese nel 1976, quando Barile comprò la distilleria. E´ bello sentire con quanta passione Luigi racconta la sua attività di distillatore. «Per fare qualità non bisogna avere fretta, occorre scegliere la materia prima con cura e impostare tutte le fasi di lavoro con precisione, senza forzature, per la smania di produrre di più o in tempi ridotti» precisa Luigi, che poi candidamente confessa: «Io francamente quando ho iniziato non lo sapevo. Chi aveva veramente chiaro questo modo di operare era il mio amico Nino Bormida». La storia di Barile e Bormida è legata a doppio filo, ed è dalla loro amicizia e dalla loro voglia di riscatto che nasce questa grappa considerata nel 2002 dall´indimenticabile Luigi Veronelli "la migliore in Italia" (numerosi sono stati anche i riconoscimenti all´estero, primo fra tutti il premio della prestigiosa giuria Wine & Spirit). Entrambi di Genova, Luigi nasce povero e dopo la terza elementare è già costretto ad andare a lavorare: fornaio, ciabattino e altri mille lavori. Nino invece appartiene alla piccola borghesia, suo padre è commerciante di vini. I due si conoscono da ragazzi, alla Scuola Apprendisti Arti e Mestieri, si perdono per alcuni anni e si rincontrano nel 1955 all´Ansaldo, approdo dei ragazzi genovesi in cerca di occupazione. In cantiere lavorano in aree diverse, ma quotidianamente si incontrano al bar aziendale, dove viene distribuito il latte agli operai «per disintossicarci dai fumi delle saldatrici e dalle vernici», ricorda Luigi. All´ombra degli scafi in costruzione, nel 1958, Luigi e Nino decidono che un giorno avrebbero fatto qualcosa di grande, avrebbero distillato una grappa, quella "bonn-a" (buona). Poi la vita li divide ancora: Nino parte per i mari come macchinista e visita decine di paesi, dai quali porta al suo amico testimonianze di ciò che accade nel mondo: «Dalla Cina mi fece arrivare il Libretto Rosso». Luigi invece torna a studiare e diventa commercialista. Nel corso della sua attività cura la contabilità del distillatore "Cianela" Lasagna, discendente di "Leonzio", e una volta che costui è costretto a chiudere, Luigi rileva la distilleria e chiama il suo vecchio amico Nino: «E´ ora di realizzare il nostro sogno. Insieme». Oggi Luigi è rimasto solo. Nino è mancato nel 1999, ma nei racconti di Luigi è ancora molto presente, ne parla come se fossero lì insieme a distillare. Si passa una mano sulla testa, tocca il colletto della camicia che, perfetta, sbuca dalla sua tuta di lavoro in un accostamento così poetico da raccontare tutta la sua vita. «Mi ricordo l´espressione del mio amico quando abbiamo assaggiato la prima grappa, nel ?76: "Sembra un fiore di campo", diceva. Era un grande». E a Luigi brillano gli occhi.

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"più degli uomini ho amato la danza" - laura magnetti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIV - Milano L´età non conta "Più degli uomini ho amato la danza" La Savignano si racconta alla vigilia di "Red Passion" che la vedrà protagonista domani al Nuovo Anni fa Maurice Bejart mi disse: quando non farai più i passi difficili, per te comincerà una nuova era nel ballo è stato profetico LAURA MAGNETTI Chi l´ha vista danzare il Bolero di Ravel sul tavolo circolare dell´arcinota coreografia di Béjart, sa che Luciana Savignano riesce a sprigionare un magnetismo unico. Un incanto rimasto intatto a dispetto degli anni (ma lei, classe 1943, ti stoppa subito: «un artista è senza età»). Ecco perché Cristiano Fagioli e Cristina Ledri del Balletto di Milano, riallestendo una delle loro coreografie di maggior successo, Red Passion, domani al Nuovo, hanno pensato a lei. Savignano qui appare quasi come una creatura totemica, pur ritagliandosi anche un intenso passo a due col giovane Martin Zanottti. Già il titolo dello spettacolo manda il cuore in tumulto. A proposito: la sua passione per la danza è viva come all´inizio? «La passione mi guida sempre. Non potrei affrontare nessuna esperienza senza avere dentro di me quella fiammella costantemente accesa, una specie di "credo" che mi spinge a guardare avanti, a osare. Perché io, da buon Sagittario, sono una temeraria. Anche se devo essere guardinga perché so che posso affrontare solo proposte pensate per me, come con i progetti realizzati con Susanna Beltrami e, ora, con il Balletto di Milano». La danza è sempre più atletica: non le capita mai di essere a disagio? «Affatto! Anni fa Maurice Béjart mi disse: "Luciana, quando smetterai di fare i "fouttées" (un passo tecnicamente molto arduo) per te comincerà una nuova era nella danza". E´ stato profetico». Passione per la danza a parte, cosa le interessa davvero in questo momento? «Tutto ciò che coinvolge i sentimenti, l´emotività. Vado sempre oltre l´apparenza, anche sul lavoro. Quando mi propongono un progetto devo sentire una sintonia profonda con le persone. E´ sempre successo così: con Pistoni, Bortoluzzi, Pierin, Béjart, Petit, e tutti i coreografi che mi hanno accompagnato nella mia carriera. Il lavoro viene dopo». Che spazio hanno avuto gli uomini nella sua vita? «Non così determinante. Sono stata sposata, mi sono separata, e adesso sono di nuovo sposata da sette anni con un medico che vive a Torino. Abbiamo due case e anche questo ci permette di non vivere una quotidianità banale. Con lui sono andata molte volte in Cina. La vita vista dall´altopiano del Tibet è un´esperienza mistica. E´ lo stesso approccio che ho con la danza: per me è un rito, non un lavoro». Vive tutto in modo così profondo: non le è mancato un figlio? «Se non è arrivato ci sarà un perché. Diciamo che la mia vita professionale mi ha portato a fare delle scelte che forse non combaciavano con un progetto di famiglia. Insomma, non l´ho cercato spasmodicamente, ma va bene così». Torniamo alla danza. Cosa pensa quando è circondata da giovani ballerini? «Credo che ce ne siano di molto bravi, ma è dura, oggi, emergere. Il talento non basta: a volte la vita scivola via senza darti l´occasione. Purtroppo». I talent show in televisione possono aiutare? «Perché no? Vedo "Ballando con le stelle" e mi diverte molto. Credo che il segreto sia mantenere un livello qualitativo alto». Lei conosce l´ambiente. Ha sentito, tempo fa, la polemica sulle dichiarazioni di Roberto Bolle? E´ vero che, tra i ballerini, ci sono molti omosessuali? «Ma lasciatelo vivere, povero Roberto! E´ bello, bravo; faccia ciò che vuole! E la moda, allora? E il cinema? Non mi dica che lì è pieno di machi». La Scala, Milano. Lei ha viaggiato tantissimo ma non si è mai spostata dalla sua città. Il motivo? «Sono orgogliosa di essere nata a Milano e di viverci. Oltre che una passionale sono una donna fedele. Anche verso la mia città».

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decaro apre i parcheggi rosa prove generali nei park&ride (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Bari L´iniziativa Decaro apre i parcheggi rosa prove generali nei park&ride I parcheggi rosa hanno fatto il loro esordio a Bari. Le prime aree sosta riservate a donne incinte sono vicine alle fermate degli autobus, nei parcheggi comunali e nei Park & ride. "Chiediamo alla cittadinanza barese di rispettare i "parcheggi rosa" perché non sono previsti dal codice stradale - ha spiegato l´assessore comunale ai trasporti Antonio Decaro durante la presentazione de "L´anno della cicogna" - ma sono un segnale di civiltà. Ne realizzeremo altri venti per le strade, in prossimità di consultori e zone frequentate dalle mamme. Speriamo in una futura collaborazione con gli ospedali". Strisce rosa e una grande P rendono gli spazi visibili, anche grazie alla segnaletica che ritrae una donna in attesa. Ieri Bari ha aderito a "L´anno della cicogna", campagna di sensibilizzazione nazionale al problema della denatalità. Il progetto è de "La casa del mago Zurlì", presieduta da Cino Tortorella: una risposta al calo delle nascite che vede l´Italia in coda nelle classifiche europee. Tortorella ha chiesto al capoluogo pugliese di fare da apripista con aiuti concreti alle famiglie. L´assessore comunale alla Pubblica istruzione Pasquale Martino ha confermato l´apertura di un asilo nel quartiere Stanic per settembre. (anna puricella)

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monologhi e canzoni per ribadire i diritti - laura nobile (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVIII - Palermo Il programma delle iniziative organizzato dalle associazioni in città e in provincia MONOLOGHI E CANZONI PER RIBADIRE I DIRITTI Alla Vicaria le attrici di Emma Dante leggono i testi ricevuti sui temi del disagio Laura Mollica canta le "Fimmini" LAURA NOBILE Iniziative di "teatro civile", concerti di canto popolare, reading e dibattiti, ma anche incontri per rilanciare i temi del lavoro e del welfare. Associazioni e istituzioni oggi si mobilitano per celebrare la Festa della donna con tante iniziative dedicate all´universo femminile attraverso i linguaggi dell´arte, la musica e la parola. Alla Vicaria di via Polito, 5/c, alle 18 a ingresso libero torna "Cu arriva ietta vuci 3", iniziativa nata da un´idea di Emma Dante e Mila Spicola e realizzata con gli attori della compagnia della regista palermitana. Seguendo il filo conduttore di "Non è un paese per donne", gli attori leggeranno alcuni monologhi inviati da gente comune sulla condizione della donna e poi la psicologa Marina Di Pasquale e la psicoterapeuta Maria Luisa Benincasa parleranno di "Un male antico con un nome nuovo: stalking". Stessa ora, alla chiesa di San Saverio all´Albergheria: la cantante Laura Mollica dà voce a "Fimmini", un concerto - spettacolo a ingresso libero, che la vedrà insieme al chitarrista Giuseppe Greco e Daniele Schimmenti alle percussioni: canti di lavoro e d´amore, ninnne nanne e canzoni del mare dedicati alla figura della donna siciliana. All´Auditorium della Rai di viale Strasburgo 19, alle 18 (ingresso libero) va in scena "La Sirena", lettura teatrale sul testo di Franco Carollo, curata in collaborazione con l´Arci, l´Altroartecontemporanea e Leggere Palermo: è un monologo che racconta la storia di un´operaia preoccupata per il futuro della figlia, anch´essa destinata a lavorare in fabbrica. Anna Bucca e Lidia Tilotta modereranno il dibattito e due artiste daranno vita a un´estemporanea di pittura. Il Coordinamento donne di Palermo dalle 10,30 alle 13 accende i riflettori sul tema della violenza fisica e psicologica tra le mura domestiche, e sulle molestie per strada e sul lavoro, con un presidio in piazza Politeama: lo slogan è "Libere di agire, capaci di reagire". L´associazione Itinerari del mediterraneo, aderendo alla giornata "La donna nell´arte", alle 10 e alle 11,30 invita le donne a visitare gratuitamente la chiesa di Santa Cristina Lo Vetere (via dei Pellegrini) e le sale del museo Diocesano, mentre ai cinema Tiffany e Aurora biglietti scontati per le donne che vedranno "La siciliana ribelle" di Marco Amenta. Il Wwf, Palermo ciclabile e Palma nana dalle 10 alle 18 aprono il loro consueto gazebo in via Libertà (angolo via Mazzini) e offrono alle donne la possibilità di scrivere in un biglietto (anonimo) sensazioni, proteste e speranze su temi che stanno loro a cuore: i messaggi verranno inviati al Dipartimento per le pari opportunità e al Ministero del lavoro. Alle 20 al Birmingham cafè di via Wagner è previsto un aperitivo musicale con concerto per violino e flauto, sul tema "La poesia siamo noi": un omaggio ideale attraverso la poesia come strumento di confronto, aperto anche agli uomini. Inoltre, chi oggi acquisterà un libro alla Feltrinelli contribuirà al progetto Aidos per potenziare una biblioteca per ragazze indiane a Kolkata. Alle 17,30 al cine teatro Grifeo di Petralia Sottana Serena Lao sarà protagonista del racconto musicale "Ballarò - Ballarò. Infine, il Laboratorio Zeta lab ha organizzato un´iniziativa per le donne dello Zen, alla pizzeria Crazy bull.

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il genio di von humboldt - luca villoresi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 34 - Cultura Il genio di Von Humboldt Tra Settecento e Ottocento questo prussiano anomalo attraversò le foreste e scalò le montagne dell´America latina, tracciando mappe, catalogando fiori, decifrando i misteri delle civiltà sepolte. Un prototipo degli eroi di Salgari e Verne ora riscoperto, a centocinquanta anni dalla morte, in un libro pubblicato da Prestel LUCA VILLORESI Von Humboldt? Alexander Von Humboldt? La domanda potrebbe stroncare il concorrente di ogni telequiz. Un vuoto di memoria (collettivo), che appare tanto più singolare se si considera che pure chi quel nome lo ricorda finisce spesso per calarlo nei panni di un avventuroso esploratore. L´immagine certamente si addice al personaggio, autore di un famoso viaggio attraverso il Sud America, dal Rio delle Amazzoni alle Ande; ma, contemporaneamente, la definizione suona fin troppo limitativa per un uomo che, mentre fissava i meridiani e i paralleli delle nuove carte geografiche, rileggeva le leggi del magnetismo terrestre, decifrava i misteri dei calendari atzechi, identificava centinaia di piante sconosciute, penetrava i misteri dei vulcani... Botanico, geologo, astronomo, antropologo... senza dimenticare il brillante conversatore, il fine diplomatico, il divulgatore... e l´uomo che non aveva paura di schierarsi, ora contro la schiavitù, ora al fianco delle barricate del ?48. Un genio. E un genio di successo perché, oltre a essere riconosciuto come una massima autorità scientifica da tutte le accademie del mondo, Von Humboldt è stato anche uno dei grandi miti popolari dell´Ottocento. Letame o diamanti, non faceva molta differenza. Perché la prima dote di Von Humboldt - un tratto che lo accomuna alla mente di Leonardo - era la sua capacità di leggere la natura: un eccezionale colpo d´occhio sul particolare, associato a una grande visione d´insieme. Von Humboldt era capace di andare a scoprire (contro ogni previsione) una miniera di diamanti in fondo alla Siberia con la stessa semplicità con la quale, in Sud America, trovandosi a passare davanti a una grande colonia di uccelli marini, aveva analizzato le proprietà fertilizzanti di quei giacimenti di guano, intuendone il futuro economico. Se in Germania e in Francia Von Humboldt siede ancora al suo posto d´onore, tra Kant e Goethe, in Italia sembra non avere più la memoria che si merita. La ricorrenza dei 150 anni dalla morte diventa così un´occasione per rispolverare una biografia davvero fuori dal comune. Una storia che inizia nel 1769, in un castello prussiano. Da una famiglia che, accanto ad Alexander, annovera tra i suoi geni anche il fratello, Wilhelm, filosofo, diplomatico, pioniere della linguistica. Alexander è, ovviamente, precoce. Gira le università tedesche. Studia di tutto: fisica, chimica, finanza, storia, medicina, matematica, botanica. Nel 1792 Von Humboldt comincia a lavorare nella società mineraria statale prussiana. L´esperienza è breve; ma già delinea le capacità di quell´ingegnere che migliora le attrezzature di soccorso, inventa una nuova lampada, si batte per far ottenere una pensione agli operai. Gli offrono anche una carriera diplomatica. Ma la Prussia ad Alexander Von Humboldt va stretta. Lui è un uomo del suo tempo. E il suo è un tempo mutevole. Sono gli anni - illuminati, romantici, scientifici, avventurosi - che chiudono il Settecento e aprono le porte dell´Ottocento. Da una parte i viaggi di Cook e Bougainville, dall´altra quello del Beagle di Darwin. Da una parte Linneo che esplora la Lapponia e mette a punto la sua nomenclatura, dall´altra il Jardin royal des plantes di Parigi e i Giardini reali di Kew. Von Humboldt è lì in mezzo, come uno spartiacque. Un geografo, in un tempo dove la geografia è ancora una materia da scrivere e da riscrivere. La fine delle guerre napoleoniche ha liberato e spinto le flotte verso nuovi orizzonti: Oceania, Africa, il passaggio a Nord Ovest... esplorazioni, colonie, traffici. Le piante del Nuovo mondo non sono più solo una curiosità per i giardini dei nobili, ma assumono impreviste valenze commerciali. Von Humboldt, in compagnia del medico e botanico francese Aimé Bonpland, si imbarca per il Sud America nel 1799. è l´inizio di un´esplorazione che, nell´arco di cinque anni, lo porterà a coprire 9.650 chilometri. Cuba, Venezuela, Perù, Colombia, Ecuador, Messico. Risale il Rio delle Amazzoni e l´Orinoco. Scala le Ande. E una sua ascensione a quota 5.600 metri, oltre a portare alla prima descrizione del mal di montagna, resterà per trent´anni il record d´altitudine dell´alpinismo europeo. Mangia tuberi e formiche. Raccoglie una quantità incredibile di osservazioni: zoologia, astronomia, vulcanologia. Per restare alla botanica: Von Humboldt e Bonpland classificano sessantamila piante, scoprendone 6.300 fino allora sconosciute. Intanto scrive contro la schiavitù, lamenta le condizioni di vita delle donne, denuncia lo sfruttamento delle miniere d´argento. Quando rientra sul vecchio continente, nel 1804, è già un mito. E fama maggiore (i contemporanei ritenevano che, dopo Napoleone, fosse lui l´uomo più conosciuto in Europa) gli verrà dalla pubblicazione del resoconto delle sue esplorazioni: Viaggio nelle regioni equinoziali del Nuovo mondo, un´opera in 34 volumi che vedrà la luce in Francia tra il 1807 e il 1833. Von Humboldt si stabilisce a Parigi. è un´anticipazione degli eroi di Salgari e Verne. Ma è anche un´autorità accademica. Un grande divulgatore (uno scienziato, sosteneva, deve essere un po´ artista e trasmettere le sue conoscenze), preso a modello da quel filone scientifico letterario che all´epoca riscuote una grande fortuna con le biblioteche universali e le riviste stile Annales des voyages. è anche un brillante conversatore: «Una fontana dai molti zampilli», racconterà Goethe, «sotto i quali basta porre dei recipienti perché essi siano riempiti da un fiotto rinfrescante e inesauribile». Von Humboldt si ferma a Parigi per vent´anni. Di giorno scrive, studia, sperimenta. Di notte domina i salotti. Federico Guglielmo II, però, lo richiama a Berlino. Vuole utilizzarlo come ambasciatore. Von Humboldt ha sessant´anni. Ma quando lo zar si offre di finanziargli un viaggio ai confini orientali della Russia per la ricerca di giacimenti minerari parte in quattro e quattr´otto per un viaggio di quindicimila chilometri che lo porterà fino all´estremo della Siberia e ai confini con la Cina. L´esploratore annoterà di aver sostato in 12.244 stazioni di posta; senza aggiungere troppi particolari perché lo zar, per concedergli i fondi, gli ha posto una condizione precisa: non commentare la situazione del paese. Von Humboldt non ha paura di schierarsi. Ed è nemico dei pregiudizi. Si dice sia omosessuale. E gli vengono accreditate diverse relazioni, da quelle giovanili, fino a quelle dell´età matura. Molto chiacchierata quella con il fisico Gay-Lussac; assieme al quale, peraltro, scoprirà quelle due parti di idrogeno e una di ossigeno che danno vita alla combinazione dell´acqua. Infine, c´è anche il profeta dell´ecologia. Perché il suo approccio alla natura - vista come una realtà unitaria che chiude cielo, flora, animali, uomini in un concatenarsi di cause ed effetti - anticipa molte tesi moderne, traducendole in precise previsioni. Vede gli spagnoli che disboscano i fianchi delle colline nel basso Perù e prevede ciò che aveva già previsto per la Lombardia: frane, fonti che si seccano, alluvioni. «Abbattendo gli alberi che ricoprono la cima e il fianco dei monti gli uomini, in tutte le regioni del globo, in ogni situazione climatica, preparano calamità per le generazioni del futuro». Muore a Berlino, nel 1859. Sta finendo di scrivere il quinto ed ultimo volume di Kosmos, un «progetto di descrizione fisica del mondo» che l´ha occupato per venticinque anni e resta, forse, l´opera scientifica più ambiziosa del secolo. Ha novant´anni. E se ne va serenamente perché in fondo, dice, «la vita è una gran noia». SEGUE A PAGINA 6

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I NUMERI (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 08-03-2009)

Argomenti: Cina

AGORÀ 08-03-2009 I NUMERI A I segni dello sboom lmeno 8 milioni di partecipanti fanno dell'emigrazione filippina la quarta al mondo dopo Cina, Messico e India. Sono 3.000 i cittadini dell'arcipelago che quotidianamente lasciano la loro terra e si uniscono al 10 per cento della popolazione che già vive altrove, per scelta o necessità, a volte nella coercizione. 14 miliardi di dollari di rimesse nel 2007, saliti a 17 lo scorso anno, sono un contributo essenziale all'economia nazionale, ma la crisi in corso stende pesanti ombre sull'anno appena apertosi e il ridotto numero di arrivi per lo scorso Natale ha mostrato insieme minori disponibilità economiche e timore di non ritrovare il lavoro al rientro. Il 'migrantificio' filippino è rodato e produttivo, potendosi avvalere di una collaudato (seppure non sempre equo e immune da corruzione e favoritismi) sistema di agenzie autorizzate che seguono e verificano a pagamento le non facili procedure di collocamento e di espatrio (per i regolari, almeno) e può ora contare anche su corsi vocazionali mirati a rendere ancora più competitivi i filippini sul mercato del lavoro globale. Tutti elementi che, se mantengono spalancato il varco migratorio davanti a crescenti difficoltà che in parte coincidono con la crisi internazionale, in parte con il riposizionamento della richiesta globale verso nuove professioni, nulla fanno per risolvere il crescente impatto sociale nell'arcipelago. (S.V.)

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La Cina minaccia: nessun Paese dia ospitalità al Dalai Lama (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 08-03-2009)

Argomenti: Cina

A: PRIMA 08-03-2009 NEL GIORNALE   Inchiesta Ecco l'Africa che fra 9 giorni accoglierà Benedetto XVI PAGINA 3   Televisione Digitale terrestre L 'appello dei network: basta ritardi 8 PAGINA   Napoli Aggressione razzista a universitario italo-etiope 13 PAGINA   Tibet La Cina minaccia: nessun Paese dia ospitalità al Dalai Lama PAGINA 23

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Topo Gigio compie 50 anni (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 08-03-2009)

Argomenti: Cina

Topo Gigio compie 50 anni 08-03-2009 ROMA. Magliette a righe, orecchie grandi e morbide, frase preferita ''cosa mi dici mai!": questo l'identikit di Topo Gigio, il pupazzo inventato da Maria Perego che da mezzo secolo attraversa l'immaginario di generazioni di bambini. Topo Gigio ha debuttato in tv nel 1959, in Alta Fedeltà, la trasmissione del sabato sera diretta da Vito Molinari doppiando la voce velocizzata di Domenico Modugno, e ha subito conquistato i telespettatori per il suo misto di innocenza e umorismo. Ha anche affiancato molti volti noti della televisione: da Delia Scala e Nino Manfredi, in Canzonissima del 1959, a Raffaella Carrà in quella del '74, irresistibili nel duetto Strapazzami di coccole. Ha fatto poi da spalla a Cino Tortorella nello Zecchino d'Oro, e nei primi anni '60 e' stato anche il primo pupazzo animato ad apparire nel Carosello come testimonial dei biscotti Pavesini. E' poi apparso sul Corriere dei Piccoli, nel 1961, disegnato da Dino Battaglia. Topo Gigio, fabbricato in materiale talmente morbido da consentire il movimento di ogni parte del corpo e del viso, nelle sue storie è stato affiancato dai topi Ino, compagno di avventure, e Rosy Rosicchia, la sua fidanzata (doppiata dall'attrice Liù Bosisio). Suo antagonista era invece il gatto Megalo. Mai apparso sul piccolo schermo - ma ripetutamente evocato - era invece il nonno Teodoro. La sua creatrice Maria Perego, in un'intervista attribuì l'enorme successo del pupazzo al fatto che fosse "il ritratto del candore, della fiducia in un mondo flagellato dai pericoli e dalle paure". Il personaggio ha avuto successo nelle trasmissioni televisive di tutto il mondo: a partire dall'Ed Sullivan Show nel '63, con ben 92 presenze, diventando quasi un ospite fisso, alla Gran Bretagna dove ha partecipato a 100 spettacoli nel famoso Palladium Show. Nel '67 è stato addirittura protagonista di una produzione cinematografica giapponese diretta da Kon Ichikawa: Topo Gigio e la guerra del missile, (nome originale Topo Gigio no botan senso) dove sgominava una banda di terroristi. Tra le sue apparizioni più 'recenti', la serie animata creata nel '92 in Giappone (34 episodi di Bentornato Topo Gigio in cui il pupazzo e' stato rappresentato come il primo topo astronauta a viaggiare nella Via Lattea), poi trasmessi su Mediaset. In Rai, dal 1985 al 2001, Topo Gigio ha invece interpretato delle serie annuali con testi di Maria Perego: oltre a divertire insegnavano la mitologia, la vita e le opere dei pittori da Giotto a Picasso, le invenzioni, le favole nel loro contesto storico e contemporaneo. Poi del suo "candore" si sono perse le tracce. Per fortuna ci ha pensato Vasco Rossi ad evocarlo nella canzone E adesso tocca a me, tratta dal disco Il mondo che vorrei del 2008 ("Adesso che non c'é più Topo Gigio che cosa me ne frega della Svizzera").

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La linea del dialogo di Hillary Clinton ottiene i primi frutti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-08 - pag: 6 autore: Il processo di pace La linea del dialogo di Hillary Clinton ottiene i primi frutti di Ugo Tramballi I soldi per Gaza ci sono; i palestinesi vanno verso il compromesso necessario per non ripiombare nella guerra civile fra Hamas e Fatah; i due negoziatori americani sono arrivati a Damasco; e le aperture sono evidenti anche verso l'Iran sull'unico terreno dove una collaborazione è possibile: l'Afghanistan. Per essere solo una settimana da che Hillary Clinton ha messo piede in Medio Oriente, anche i più scettici e i meno fraterni non possono negare che ci sia qualcosa di consistentemente nuovo nella diplomazia Usa. Dalla Cina, alla Russia, all'Unione Europea, il Medio Oriente alla fine è solo una delle stazioni di un grande cambiamento americano: ma è quella che può determinare una pace o un'altra guerra, e dunque ha un senso d'urgenza che le altre non hanno. Ora si capisce perché Barack Obama abbia scelto un personaggio dal profilo forte come Hillary Clinton per il dipartimento di Stato. Erano due le priorità dell'America: riformare all'interno il sistema economico e ridisegnare all'esterno il volto politico della superpotenza. Occorreva per un po' un potere quasi bicefalo: il presidente a occuparsi della crisi economica, un forte segretario di Stato a risolvere la crisi di credibilità diplomatica di fronte al mondo. Questo non vuol dire che fra sei mesi il mondo sarà migliore. Forse per allora non ci sarà più uno scudo spaziale a dividere America e Russia. Ma il Medio Oriente sarà nella sostanza ancora lo stesso di oggi. In Egitto all'inizio della settimana Clinton aveva trasmesso un senso d'urgenza alla regione. Ma la diplomazia americana non farà un blitz: sarà piuttosto "trasformativa". Non chiederà alla Siria di abbandonare l'Iran ed Hezbollah ma cercherà la collaborazione dove è già possibile trovarla. Non aprirà ad Hamas le porte del dialogo, a Sharm elSheikh è stato chiarito che i palestinesi di riferimento sono i moderati di Abu Mazen: ma agli islamici si offriranno le opportunità per cambiare, se lo vorranno. C'è tuttavia un'ombra dentro la quale Clinton a Gerusalemme ha già guardato con coraggio ma non ha mezzi per illuminare come vorrebbe: il prossimo Governo d'Israele,che potrebbe avere come ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, l'uomo che per punire l'Egitto qualche anno fa voleva bombardare la diga di Assuan; e come altri ministri crede che sia inammissibile uno Stato palestinese. è a pensarci incredibile, ma politicamente possibile, che il primo alleato dell'America in Medio Oriente si trasformi nel primo ostacolo del suo sforzo di cambiamento. ugo.tramballi@ilsole24ore.com L'INCOGNITA Il paradosso è che Israele, il primo alleato di Washington nell'area, rischia di avere un Esecutivo poco incline al negoziato

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Da Whirpool a Polti: meglio tornare in Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-03-08 - pag: 12 autore: Da Whirpool a Polti: meglio tornare in Italia Paola Guidi MILANO Tornano: dalla Cina, dalla Polonia o dalla Turchia per rilocare in Italia tutta o parte della produzione trasferita anni fa all'estero, ma con esiti non sempre brillanti. La prima a tornare è stata addirittura una multinazionale americana, la Ametek, che per le proteste dei clienti ha dovuto riportare in Italia dalla Cina la produzione di qualità di qualche milione di motorini per piccoli elettrodomestici riavviando le due fabbriche, in Lombardia. Ma il caso più clamoroso è quello di un'altra multinazionale americana, la Whirlpool, leader mondiale del bianco (ricavi 2008 a 18,9 miliardi di dollari), che rinuncia alla Turchia e tornerà a produrre nella fabbrica di Napoli una parte delle lavatriciche comprava dalla turca Vestel, gigante del settore, allontanando il pericolo di un ridimensionamento di Napoli. Con un'indovinata mossa infatti Mark Bitzer, presidente europeo uscente, alla fine del 2008 ha interrotto la procedura di acquisizione entro il 2009 della Vestel. Con il crollo della lira turca il rischio era di acquistare a un prezzo esagerato un'azienda dimezzata, nella sua capitalizzazione con costi crescenti a partire dalle materie prime che nel bianco incidono per il 75%. Così a Napoli tirano un sospiro di sollievo nonostante la pesante crisi poiché la capacità produttiva risale di 120mila unità superando probabilmente le 800mila totali. Tirano un sospiro anche i componentisti come Pasell, numero uno europeo nei contrappesi per lavatrici, un altro esempio di rientro da un'esperienza, questa volta in Inghilterra, insoddisfacente. «Con la chiusura dello stabilimento inglese Hotpoint di Indesit da un milione di macchine e in questi giorni della Hoover di Candy dalla quale uscivano 500mila apparecchi - dice Salvatore Amitrano, amministratore delegato Pasell, che da poco ha acquisito la Bemberg – abbiamo dovuto chiudere i nostri due stabilimenti inglesi che Candy e Indesit ci avevano chiesto solo due anni fa di aprire per rifornirli da vicino. Così, dopo aver speso e non ammortizzato 2,5 milioni di euro che per noi che ne fatturiamo 24 sono stati davvero tanti, riallochiamo in Italia le attrezzature». Non inutilmente perché, secondo indiscrezioni dalla Svezia, queste linee dovrebbero servire lo stabilimento Electrolux di Porcia per la produzione di macchine di fascia alta. Delocalizzazione molto difficile anche per le aziende del distretto marchigiano degli elettrodomestici e della componentistica. Uno dei primi specialisti italiani di stampaggio a iniezione di frontalini per lavatrici e lavastoviglie, l'anconetana King Plast spa della famiglia Polenta ha dovuto vendere lo stabilimento polacco (il terzo dopo i due italiani) realizzato di recente per gravi problemi tecnici e carenza di personale specializzato. Un difficile rodaggio di due anni per ostacoli burocratici e finanziari ha segnato anche il debutto della fabbrica polacca del gruppo Aria, primo produttore europeo di filtri per cappe ed elettrodomestici. Problemi risolti solo ora con la par-tenza ufficiale, ma il presidente Alfredo Pellegrini ha dovuto fronteggiare anche la caduta della domanda in Italia. Ed ha dovuto aggiungere anche la produzione di componenti in plastica rinunciando del tuttoa usare quelli prodotti in Cina per difetti che richiedevano onerosi interventi di correzione. «I nodi arrivano al pettine – è la dura critica di Sandro Paradisi, presidente delle piccole aziende di Assindustria Ancona e presidente della sua azienda, specialista in componenti metallici – molti produttori hanno delocalizzato impoverendo tecnologicamente le fabbriche in patria e, ora che devono tornare per i problemi in Est Europa e in Cina, sono in difficoltà. Bisognava prima investire qui in efficienza e non raccontare che si delocalizzava per servire i mercati esteri». Dal componente al prodotto finito il protagonista è un personaggio- mito, Franco Polti, inventore di Vaporella e del vapore per la casa, che ha deciso di chiudere un'esperienza produttiva in Cina, avviata con un socio locale e finita male. «Ora posso dirlo –spiega Polti,alla vigilia della partenza per l'inagurazione della fabbrica in Messico - a farmi decidere è stata la mancanza di qualità minima; credevo che fosse utile produrre in Cina gli apparecchi di fascia bassa, ma mi sbagliavo. Per non parlare dei costi crescenti dei trasporti, di lunghe attese dei container di 3-4 settimane nei porti e di blocchi improvvisi. Siamo tornati in Italia». LA DECISIONE CAMPANA La multinazionale degli elettrodomestici lascia la Turchia e ricolloca a Napoli la produzione di lavatrici LA CONSEGUENZA La chiusura dell'impianto Indesit in Inghilterra e di quello Hoover ha spinto il componentista Pasell a fare il passo indietro

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Retromarcia sulla delocalizzazione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-03-08 - pag: 12 autore: INCHIESTA L'altro volto della recessione Retromarcia sulla delocalizzazione Dai Paesi dell'Est ostacoli alle imprese che vogliono rientrare Paolo Bricco MILANO Nessuno ti fa festa, se te ne vai. Semmai, la festa, provano a fartela. La recessione accelera i processi di dismissione delle filiali e degli stabilimenti all'estero. Le imprese italiane, fortemente connesse ai loro territori di origine, preferiscono chiudere o ridurre l'impegno lontano da casa dove, invece, i legami con le comunità locali e la forza del sindacato rendono tutto molto più complicato. Anche se queste decisioni, spesso, sono accompagnate da grattacapi: le facilitazioni burocratiche garantite all'arrivo cedono il passo a mille impedimenti, il trattamento fiscale diventa particolarmente oneroso, le questioni valutarie si accompagnano a quelle logistiche dello smobilizzo. Numeri certificati, non ce ne sono ancora. Ma, in questo inverno della globalizzazione, si colgono i primi segnali. Perché la recessione sta facendo venire al pettine i nodi di una delocalizzazione non sempre felice. E, così, alcune criticità strutturali si intrecciano con le difficoltà della fuoriuscita. Il clima, da favorevole che era, si incupisce rapidamente. E scattano meccanismi strani. «Per evitare il licenziamento collegato alla chiusura di un mio stabilimento in Romania, in 250 si sono messi in malattia - dice l'imprenditore Eugenio Costantini, veronese di 61 anni da 25 nell'Est Europa - nessuna autorità pubblica ha controllato che stessero veramente male». In Moldavia e in Romania, Costantini è titolare della Teba Industries, tessile e confezioni, che da 6.500 addetti è scesa a 1.500. I problemi della ristrutturazione si inseriscono in una tendenza, quella della delocalizzazione, segnata da alcuni fattori negativi: «Qui all'Est una volta trovavi fior di ingegneri tessili, con l'arrivo di molti altri imprenditori forestieri la concorrenza per la manodopera qualificata si è fatta spietata. Anche per questo, crisi o non crisi, riduciamo». La prossima frontiera di Costantini, per la manodopera low cost, è il Bangladesh. Gli fa eco, sul piano delle difficoltà di sistema acuitesi con la recessione, il vicentino Moritz Possamai, che di recente non ha rimpiazzato 200 dei 1.400 dipendenti della sua Grecale Impex impegnata, nella provincia romena di Tulcea, nelle confezioni: «Nonè più come prima. Con l'ingresso di Bucarest nell'Unione europea, l'adozione delle direttive rende la burocrazia più complessa e farraginosa». Alle braccia aperte di prima, dunque, corrispondono le braccia chiuse di adesso. «La burocrazia - spiega Matteo Rapinesi, socio dello studio professionale Cristofori che nelle sedi di Milano, Torino e Verona segue per i suoi clienti molti dossier caldi su questo fronte - è solo una delle questioni da affrontare quando una azienda si disimpegna dall'estero. Un altro è il prelievo fiscale, con alcuni dei Paesi strategici per la delocalizzazionee l'internazionalizzazione delle imprese italiane, come la Cina, gli Stati Uniti e la Germania, orientati a pretendere il prelievo fiscale sugli elementi intangibili del patrimonio, per esempio sull'avviamento della consociata. Alla sua chiusura, vengono tassate le plusvalenze implicite che si sono create negli anni». In questo frangente delicato, anche il capitalismo italiano mostra alcune debolezze. «Negli anni 90- osserva l'economista Marco Mutinelli, gestore della banca dati Reprint sull'internazionalizzazione del Politecnico di Milano - hanno delocalizzato molti imprenditori poco strutturati, alla ricerca soltanto di un minore costo del lavoro. è chiaro che, senza uffici legali adeguati e competenze ben definite, i problemi possono diventare molto significativi». Con il Governo della Slovacchia nessun intoppo, né burocratico né fiscale, per Fabio Illetterati, amministratore delegato di Tde Macno, azienda specializzata in convertitori per motori elettrici che ha appena chiuso l'unità tecnico- produttiva del distretto di meccatronica Samorin, lasciando a casa una decina di dipendenti: «Zero problemi o ritorsioni. Hanno capito anche loro: la crisi è dura per tutti. Noi abbiamo preferito concentrare gli sforzi sullo stabilimento di Vicenza. In Italia, abbiamo chiesto l'autorizzazione per l'utilizzo della cassa integrazione, perché non sappiamo come andrà questa crisi. Per ora, non vi abbiamo ricorso. Stiamo facendo di tutto per la nostra gente, i nostri 60 dipendenti. La focalizzazione sul nostro Paese è stata anche una scelta etica». A Samorin, dove si trova la meccatronica orientata all'automotive, la crisi è rilevante. Su una quindicina di aziende impiantatesi negli ultimi anni dall'Italia,una decina hanno ridotto il personale o hanno addirittura chiuso. Dei 300 addetti di prima della grande crisi, si stima che siano rimasti all'incirca la metà. Non c'è solo l'Est Europa, dove peraltro la convenienza a localizzarsi si sta strutturalmente riducendo, dal momento che poco alla volta si stanno assottigliando le differenze con la media europea del costo del lavoro. In Cina, dove si trovano 1.300 imprese italiane con 650 stabilimenti, tutti sono con il fiato sospeso. «Molti piccoli sono tornati a casa, soprattutto fra i professionisti che si muovevano intorno al business-riferisce l'economista Giorgio Prodi, membro del comitato scientifico dell'Osservatorio Asia, rientrato due settimane fa da Pechino- gli avvocati nei ristoranti ti raccontano che non si muove palla». Per ora, non è iniziata alcuna smobilitazione. O, se fra gli italiani ci sono state delle chiusure, si tratta di un fenomeno puntuale, nulla di paragonabile alla fuga di migliaia di imprese taiwanesi e coreane, che da settembre hanno chiuso lasciando in Cina anche gli asset materiali. In questo contesto, il Governo cinese ha emesso una direttiva, indirizzata agli imprenditori cinesi dai ministeri del commercio, degli affari esteri, degli interni e della giustizia. Il tema è come fare quando il socio straniero va via. «In realtà- osserva Prodi- il messaggio è soprattutto politico. Pechino dice agli investitori stranieri: state attenti, non potete fare quello che volete». Questa maggiore "attenzione" il paio con normative vigenti da tempo. «Sei hai costituito una società direttamente in Cina e la vuoi chiudere - continua Matteo Rapinesi, dello Studio Cristoforiil rimborso degli apporti del socio, effettuati in renminbi, è subordinato a una serie di vincoli autorizzativi di carattere valutario ». Anche gli investimenti sono fatti in renminbi. «E so bene- conclude un operatore italiano - che se chiuderò bottega, non sarà facile smobilizzare e poi riuscire a convertire quanto otterrò in dollari, da fare uscire poi dal Paese». paolo.bricco@ilsole24ore.com BRUTTA SORPRESA L'industriale vicentino Moritz Possamai: l'ingresso della Romania nella Ue ha innalzato enormemente il livello burocratico

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Vita agra del manager licenziato (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: LETTURE data: 2009-03-08 - pag: 27 autore: NarrItalia Vita agra del manager licenziato di Giovanni Pacchiano S iamo contenti dell'attenzione mediatica, dopo l'uscita di Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio, allo scrittore Massimo Lolli. Contenti perché Lolli è uno dei nostri autori più bravi. Ma, di fatto, Lolli non è (almeno, per noi) una scoperta di oggi: presente com'è nel panorama della narrativa dal 1995 e dal delizioso libretto Innamorarsi di una milanese (Archinto). Storia di un giovane meridionale che «arrivato a Milano da Portici (Napoli) nel 1985» – e guarda caso Lolli è nato a Portici, nel 1960; mentre ora è direttore delle Risorse umane in una grande azienda veneta –, da allora«ha imparato molto» sul modo in cui funzionano i rapporti con le ragazze di Milano. Ma ha anche appreso che «una volta vivevamo in un mondo senza pietà. Oggi viviamo in un mondo che non ci vuole». Frase, quest'ultima, che, a distanza di oltre dieci anni, è rimasta il tema portante del suo nuovo romanzo. Lolli, insomma, è stato fra i primi, se non il primo, ad avere scoperto in anticipo i possibili disastri pendenti sulla testa di chi lavora nei mondi aziendali nell'era della globalizzazione. Mescolando amarezza e ironia al grottesco e a una specie di sprezzo misantropico da grande solitario (dietro, un romanticismo accuratamente celato), che appare uno dei tratti caratteristici della sua opera. Ciò che si è realizzato con vivezza rappresentativa in due romanzi che vanno assolutamente letti: Volevo solo dormirle addosso (Limina 1998) e lo strepitoso, poco conosciuto Io sono Tua (Piemme 2003): entrambe storie di uomini alle prese con l'azienda e con le donne. Il protagonista di Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio, Andrea Bonin, ha 50 anni, e un passato di direttore generale nell'azienda dei tessuti Brustolon, a Vicenza, dove è partito dalla gavetta per arrivare ai vertici della carriera. In tutto 23 anni di permanenza. Poi, da un giorno all'altro, il brusco licenziamento. E, da un anno, Bonin è alla ricerca affannosa di un altro posto. Si è inventato un lavoro (inesistente) a Milano per salvare la faccia con amici e vicini. Spende il tempo in passeggiate nei parchi, lontano da chi lo possa riconoscere, e in inutili colloqui di lavoro o incontri con velleitari cacciatori di teste. Corre persino a Shangai, dove gli è stato prospettato un impiego di prestigio, sempre nel ramo tessuti. Niente; nemmeno i cinesi lo vogliono: non basta essere bravi e disinvolti, come di fatto è Andrea. Lui che cerca di sopravvivere all'angoscia sciupando le serate in discoteche ragionevolmente lontane da Vicenza, dove si ingaglioffisce negli approcci con vecchie carampane (sublime il capitolo iniziale, dove, appunto in discoteca, incontra l'orrida Bertilla, «una nonnetta piccola» che parla solo in dialetto). Mentre la giovane e bellissima Giulia gli sta addosso solo perché, credendolo un potente manager, spera che lui le possa procurare un lavoro. Ironia della sorte... Potremmo raccontare altro; ma sarebbe un'azionaccia nei confronti del lettore. Perché, come al solito, la trama di Lolli diverte e avvince. Con un'avvertenza: dopo il ritorno di Andrea dalla Cina, la storia accelera, sfilacciandosi in fretta verso un finale aperto. Come se Lolli, insieme al suo protagonista, si fosse spazientito di percorrere le tappe picaresche di una via crucis senza orizzonti. è un difetto di struttura? Per noi sì, ma valuterà da sé il lettore. 1 Massimo Lolli, «Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio», Mondadori, Milano, pagg. 204, Á 18,00.

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Benedetto: I giornali non moriranno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI data: 2009-03-08 - pag: 9 autore: Benedetto: «I giornali non moriranno» Il bisogno d'informazione ci sarà sempre: la Rete è croce e delizia, serve alla democrazia dell'accesso di Paolo Madron L a Cina è vicina. Nel senso che ti si struscia addosso per poi nascondersi tra le pile di libri e giornali accatastate. Cina è la gatta di Marco Benedetto, che si muove da padrona nella sua grande casa romana di Piazza in Piscinula, dove al piano terra l'ex amministratore delegato dell'Espresso (ora ne è vicepresidente) ha impiantato la piccola redazione dell'avventura online che sta per cominciare. Fa coppia con U-boat, il maschio, che di giorno sovrintende al lavoro dei giornalisti. Insomma, gatto ci cova dietro a Blitz, il sito che non sarà un giornale ma, per dirlo con una brutta parola che tra gli adepti della rete spopola, un aggregatore di notizie.Si prende un po' di quae un po' di là,si rimanda ai vari blog,si condisce il tutto con qualche commento originale per affermare un tono editoriale. Nel tempo che gli resta, Benedetto ha anche cominciato un libro di memorie sul mondo che lo ha visto per tanto tempo protagonista, lo scrive «come se lo spiassi dal buco della serratura» dice, e che Mondadori si è già fatta avanti per pubblicare. Questa è in assoluto la sua prima intervista, dopo che con puntiglio si era sempre sottratto alla curiosità di coloro,i giornalisti,che quotidianamente erano uno dei referenti del suo lavoro. Si è buttato su internet perché i giornali sono morti o perché costa troppo farli? Ma no, non siamo all'apocalisse. I giornali non moriranno e il bisogno d'informazione ci sarà sempre. A non esserci più sono i soldi. O meglio, non ci sono più tutti quelli che servono per fare un giornale di carta. Neanche un giornale di quattro paginette, stile Foglio o vecchio Riformista? Ho studiato tanto l'idea di fare un Foglio di sinistra, ma la simulazione del conto economi-co era inesorabile: ci si perdevano milioni di euro. Internet è croce e delizia: rappresenta una minaccia per l'editoria tradizionale, ma serve la democrazia dell'accesso perché ha drasticamente abbassato i costi. E Blitz come le è venuto, si è ricordato della vecchia trasmissione di Gianni Minà? No. Mi sono seduto sul divano e, pensa e ripensa, mi è venuto di associare la velocità del mezzo al lampo... Però Blitz sarà un giornale e non, come dicono i ragazzotti che se ne intendono, un blog di social network... Ma io vengo da Genova, per il mio carattere i torinesi sono già troppo invasivi, cosa vuole che ne capisca di social network... Mi ricordo di quando rompevo le balle a Scalfari con le ricerche di mercato e lui mi mandava a stendere. Ma Scalfari le pare uno da ricerche di mercato? Una volta Eugenio che non ne poteva più delle mie indagini mi raccontò di quando lui faceva lo stesso con Arrigo Benedetti, che le prendeva e le buttava per terra strepitando: «Non mi rompa i co..., tanto io faccio il giornale che piace a me e ai miei amici». Poi sa, ognuno fa i conti con la struttura mentale che si ritrova. La sua com'è? Io vengo dall'informazione scritta, quello che conta è la notizia. Ero partito dall'idea di un quotidiano online, ma siccome lo finanzio coi miei soldi ho capito che non ce la facevo. Allora ho deciso di fare l'aggregatoredi news. Segnalo ai miei amici che mentre loro dormono nel mondo è successo questo e quello. Non vado contro i giornali, ma nel mio piccolo aiuto a diffondere quello che pubblicano. Quanti soldi ci mette? Per cominciare 100mila euro all'anno bastano e avanzano. Metà vanno ai ragazzi che lavorano con me: prendo studenti, disoccupati, precari. Ma sulla parte tecnica credo di aver scelto tra i più bravi. La grafica me l'ha studiata Remigio Guadagnino, l'impostazione internettiana 77Agency. A volte, in questa tristezza generale, penso che in fondo siamo l'unica categoria che da viva si è già fatta il funerale. Magari si esagera. Certo che se mettiamo insieme la crisi della pubblicità con quella economica... Perché il crollo è soprattutto della pubblicità. Prenda in America, dove internet sta mangiando ai giornali tutta la classificata. Lì il nemico non è Google che ha ucciso le pagine gialle... Chi è il nemico? Più di Google ai giornali fa male Craigslist, il sito degli annunci. Se cerchi una segretaria attraverso il New York Times ti costa 300 dol-lari, lì te la cavi con 50. A proposito del New York Times, che impressione: nel 2007 guadagnava 200 milioni di dollari, l'anno dopo ne ha presi 50. In America il primo cliente dei giornali è l'auto,il secondo l'immobiliare.Non mi pare che per loro le cose vadano a gonfie vele. E la diminuzione dei lettori è colpa di internet? No,diminuiscono per effettodell'offerta televisiva. E delle fotocopie. Le fotocopie? Sì, Repubblica e Corriere ne sono vittime illustri. Non c'è rassegna stampa dove manchino. Ha idea di quante copie si perdono così? Tanto che gli editori volevano mettere una tassa sulle fotocopie, ma non se ne fece mai nulla. Ci sono però editori che a internet come media di news non credono. Mondadori ha deciso di investire sull'online solo come marketing complementare dei femminili. Fanno bene, loro non hanno il quotidiano. Fare di Panorama un sito di news comporterebbe investimenti sul cui ritorno non c'è certezza. Guardi lo Spiegel: ha un fior di sito internet, con 80 giornalisti che ci lavorano, ma non è stato un successo travolgente. Sicuro che la carta non muore? La carta non muore, se mai potrà cambiare il modo in cui la si mette in mano ai lettori. Oggi vanno all'edicola, domani gliela si porta a casa. Sul mio sito ad esempio con un clic ti stampi la pagina, e gratis. Non crede che gli editori, cullandosi sulla cuccagna dei collaterali, si siano accorti tardi del cataclisma che stava arrivando? Un po' sì, anche perché le ristrutturazioni non sono neutre e uno se può cerca di procrastinarle. Però è curioso che in America i giornali che vanno peggio sono quelli che hanno fatto itagli più radicali.E poi c'è Murdoch che resta un mito. Un mito che però ha appena perso in trimestrale 6 miliardi di dollari. Un mito perché nonostante questo ha detto ai suoi: «Signori, dobbiamo avere i coglioni. Tutti taglieranno i costi per favorire i dividendi, noi dobbiamo privilegiare i contenuti». Uno squalo intelligente. Lui, per ora, non taglia, altri lo fanno. Mentre qui da noi uno spettro si aggira per le redazioni: il prepensionamento. All'epoca prepensionando i poligrafici abbiamo ristrutturato il settore e tutti erano contenti, perché andavano a casa guadagnando bene. Con i giornalisti è diverso. A spanne ci perdono un sacco sullo stipendio. Sì, uno che guadagna 10 rischia di andare in pensione con 5. E il giornalista non ce la fa perché solitamente è un big spender: ha due famiglie, l'amante, i figli, e magari un mutuo contratto a cinquant'anni. Secondo me l'idea di De Benedetti che gli editori dovrebbero versare all'Inpgi un contributo proporzionale al livello di pensione del giornalista è perfetta. E se prepensionassimo anche gli editori e i manager che invece d'innovare il prodotto vanno a farfalle? L'idea, giusto per non rubare niente, è di Tina Brown. Beh, non mi risulta che alla Condé Nast si ricordino con entusiasmo dei profitti del New Yorker, per non parlare di Talk che ha addirittura chiuso. Un editore internettiano quale si accinge ad essere dove si abbevera? I miei siti di riferimento sono Drudge Report, un misto di cattiveria e veleno. The DailyBeast di Tina Brown, che è una brava giornalista. E HuffingtonPost, esempio da seguire perché è partito con quattro lire per poi diventare il più importante blog americano. Vedo che si abbevera solo all'estero. Da noi oltre ai siti dei grandi giornali ce ne sono alcuni di eccellenti. E non penso solo al bravissimo Dagospia. Ci sono Affaritaliani, ilVelino, Informazione... Pensi al giorno in cui, come è successo ad Arianna Huffington, un fondo busserà alla sua porta con 25 milioni di euro. Qualcuno mi aveva offerto dei soldi, ma io voglio essere prudente. Cominciare a 40 anni è un conto, ma io ne ho 64 e se fallisco sono morto.Ora che ci penso,c'è un altro sito che mi piace, si chiama Gawker, fa gossip sul mondo dei media. Di recente ho letto tutti i pettegolezzi sul tycoon dei media Summer Redstone che ha lasciato la moglie per mettersi con la hostess del suo aereo. E chi lo fa? Nick Denton, un ex giornalista omosessuale del Financial Times, e lo fa benissimo. Adesso si è messo a prendere in giro Roubini, sa l'economista che aveva previsto la catastrofe, perché ha tappezzato le pareti di casa sua con quadri di donne nude. Ma a giudicare la montagna di giornali che invade casa sua la carta le piace ancora. Cosa legge la mattina? Repubblica. Troppo facile. Il Corriere, il Sole, il Messaggero e molto la Stampa. Giulio Anselmi ha un carattere di m..., ma lo ha fatto diventare un gran bel giornale. E i settimanali? Guardo l'Espresso, anche perché confesso un'adorazione per Daniela Hamaui, una che nel giornale sa sempre mettere qualcosa che non ti aspetti e ti sorprende. E poi guardo con attenzione Chi. «Chi» è il vero news magazine dei nostri tempi, un compendio di antropologia del potere cafonalotto e trionfante. E guarda caso Chi non ha sito internet. Provocazione. La tivù si ristruttura meglio dei giornali. Vedi Mediaset che diversifica dalla tv generalista. Non è vero. Parliamo dell'America, dove è già successo tutto. Lì la tivù ha ucciso i giornali. Non i tre network, ma i cento canali via cavo che sono arrivati fin nelle lande più desolate del Paese. Allora i giornali, specie quelli della sera, hanno cominciato a chiudere. è per questo che qualcuno ha avanzato l'idea di farne una specie protetta da sottrarre ai condizionamenti del conto economico? Qualcuno lo pensa, ma non ci credo. E poi sarebbe come la Jugoslavia. Guardi in Gran Bretagna The Guardian, l'unico di sinistra in un mercato di giornali tutto di destra. Fa capo a una fondazione, perché il vecchio Scott non aveva eredi. Dopodiché il giornale è gestito da una Spa. A un grande manager editoriale non si può non chiedere di dire una prece al capezzale dell'Unità. Si ricorda di quando alla domenica col porta a porta vendeva un milione di copie? Sì, peccato che allora i comunisti avessero il 30% dei voti. è un giornale troppo legato alla sua storia per poterlo tirare su. Anche se a dirigerlo c'è una sua ex dipendente? L'Unità è entrata in crisi ancora prima della caduta del Muro. Mario Lenzi, quando ne era presidente, commissionò una ricerca da dove venne fuori che il lettore tipico era sessantenne e stalinista. Mi disse: «Sai, ogni vecchio compagno che muore per noi è un lettore in meno che non viene sostituito ». Si ricorda di quando Togliatti non volle inaugurare la sede di Milano perché diceva che era una megalomania? No. Declino irreversibile? Il declino non lo fermi con una ragazza brava, simpatica e carina, ma nemmeno prendendo le migliori firme del mondo. Se non altro perché ti toccherebbe pagarle. Eppure alla fine si trova sempre qualcuno che sui giornali è disposto a mettere soldi. Giorgio Fattori, che per me è stato come un vecchio zio, mi diceva: «Gli industriali si sono rovinati di più con i giornali che con le donne e i cavalli». I padroni sono affascinati dal mestiere, dicono al giornalista di dargli del tu, e i giornalisti accettano così si sentono importanti. Ha mai visto un capo azienda dare del tu al suo direttore amministrativo? Romiti dava del lei a tutti, persino a Paolo Mattioli che si è comportato con lui più che da figlio. Ma da una sua intervista apprendo che con Concita De Gregorio si danno del tu. Sbaglio o adesso Repubblica sembra un po' in affanno sul Corriere? Ma quando mai, in edicola vende di più. La differenza è nelle copie regalate. Venendo da lei non ho potuto fare a meno di alzare lo sguardo all'ultimo piano del palazzo di fronte. Ci si immagina ancora Carlo Caracciolo seduto sul divanetto del soggiorno. Sua figlia Jacaranda mi ha portato una suo foto con una bella dedica. E Montezemolo continua ancora a chiedermi dei quadri che mi ha lasciato in eredità. Se è per questo anche Ciarrapico è fiero del suo bastone da passeggio col pomello in argento. L'impressione comunque è che per età o l'uscita di scena di alcuni suoi protagonisti sia venuto meno quel patto che ha permesso a Repubblica di prosperare. Non sono d'accordo.Se mai Repubblica ha altri problemi, in primis quello di essere troppo romanocentrico. Scrive ogni giorno della Caffarella, ma a Verona o Mantova sanno cos'è la Caffarella? E soprattutto cosa gliene importa? Francamente mi sembra più problematico essere un giornale di sinistra quando la sinistra non c'è più. Il giornale ha avuto un momento di difficoltà quando Eugenio si è buttato su Occhetto, meno male che ha vinto D'Alema. La bravura di Ezio Mauro è stata quella di aver dato spazio a tutti. Prima Repubblica si occupava di Bertinotti come dello scemo del villaggio, Ezio invece lo ha assurto al rango di protagonista importante. E così anche per molta della destra. Secondo lei se Fini vuole spazio lo trova su Repubblica o sul Giornale? Repubblica è un caso interessante. Le incomprensioni in casa De Benedetti rivelano un non banale dilemma tra ragioni del cuore e quelle del conto economico. Siamo stati tutti figli... Magari non di padri così ingombranti. Per fortuna, se no uno non ha alternative: o lo uccide o scoppia. Invece Rodolfo per me è stato un bravissimo azionista, e lo dico da manager che ha lavorato con lui per quindici anni. Quando ho deciso di partire col «D» di Repubblica mi sostenne in tutto e per tutto. Tra dieci anni, a parte il suo sito che sarà fortissimo, cosa vede? Vedo che sarà meglio che tra cinque, questo è il momento della transizione, ovvero il peggiore. Gli editori si ritrovano con un vecchio apparato dai costi sproporzionati alle diffusioni e alla raccolta pubblicitaria. Bisognerà ridimensionare tutto senza far morire il mestiere. E poi ci sarà internet, che adesso ancora non spopola perché il mercato non lo riconosce. A proposito, ha visto la campagna online di Danacol? Le pare che si possa perdere Little Tony in versione anti colesterolo? Alla Danone c'è una signora brava che si chiama Bergamini... Ma non stava in Parlamento con Forza Italia... Questa è Marcella Bergamini, viene dalla Rcs e, pur sapendo che i suoi datori di lavoro hanno la televisione in cima ai pensieri, prova a sperimentare mezzi nuovi e meno costosi. Quando la signora Bergamini paga un decimo di quello che paga l'inserzionesul Corriere e magari funziona anche, è un buon segno. La nuova avventura non cancella però il passato. Un lungo passato: quarant'anni di editoria di cui 28 come manager. Siccome le piace il gossip,mi corre l'obbligo di dirle che girano voci su un suo ritorno alla plancia di comando dell'Espresso. Quale migliore occasione di avere a disposizione l'interessato per smentirle? E la sua fama di mastino delle redazioni a cosa si deve? Forse al fatto che ho pronunciato spesso dei no in un ambiente dove dire sì è molto più facile, e ti risparmia un sacco di grane. E poi perché ho fatto tante ristrutturazioni, ma pensando sempre a salvaguardare il lavoro, nona distruggerlo. Il mestiere le ha dato molto, compresa questa imponente casa. Merito della lotteria delle stock option. è una questione di tempistica, se le avessi adesso sarei povero in canna. Lei ha cominciato come giornalista alla Stampa, che era il suo mito. In Liguria c'era la Stampa. Luigi Russo scrisse su Belfagor un saggio che comparava il Corriere diretto da Alfio Russo alla Stampa di Giulio De Benedetti. Il primo lo definiva il giornale dei cotonieri lombardi, il secondo il giornale della classe operaia più colta. Insomma, la Stampa era l'innovazione, il Corriere la tradizione. Ai suoi tempi alla Stampa c'era una bella squadra di giovani. Sì, e Fattori è stato un perfetto direttore. Ma Montezemolo e io dovemmo sudare per convincere l'Avvocato a prenderlo. Non gli piaceva? Diceva che era vecchio, anche se aveva solo 51 anni. Ma poi si parlarono e lì nacque l'amore. Fattori era anche amico di Romiti, poi non so perché litigarono, questioni di donne o di figli. Alla fine, poveretto, si ammalò per le vicende di Gemina. Lei è sempre stato di sinistra? Sinistra centro. Anche se, non raccontiamocela, l'Italia è sempre stata democristiana. Berlusconi ha detto ai suoi di stare attenti a Franceschini mica per altro, perché è un ex democristiano. Per questo il Giornale gli sta facendo la campagna contro. De Benedetti l'ha conosciuto in Fiat? No,l'ho conosciuto prima,quando era presidente dell'Unione industriali. Carlo in Fiat ha avuto l'enorme merito di aver spalleggiato Giovannini durante i 25 giorni di sciopero dei poligrafici della Stampa nel 1976. Era molto legato a Giovannini. Nella storia dell'editoria ha avuto uno straordinario merito: far passare la legge sull'editoria grazie alla quale lo Stato diede agli editori almeno 300 miliardi di lire. Invece che comprarsi ville o barche, ebbero il buon gusto di reinvestirli nelle loro aziende. Senza quella legge non ci sarebbero molti giornali, tra cui parecchi del gruppo Espresso. Poi l'Ingegnere la chiamò all'Espresso No, mi ha chiamato Caracciolo e mi ha portato da lui. Da lì è nato il sodalizio. Lei era in sella quando Berlusconi voleva prendersi Repubblica. Non ci ho mai creduto.Ha ragione Ciarrapico: Andreotti non avrebbe mai consentito un'operazione che avvantaggiava in quel modo Craxi. E se invece fosse successo? Berlusconi avrebbe fatto fuori Caracciolo, non Scalfari. Una delle prima volte che lo vidi ai tempi della trattativa mi disse: «Io ho bisogno dell'alleanza di Eugenio». Detto questo continuo a pensare che Berlusconi sia uno che arriva prima di tutti, è uno che mentre ti dice ci vediamo al bar è già là che ti aspetta. Però editorialmente ha commesso solo due errori. Quali? All'epoca ha sottovalutato Caracciolo, poi non ha capito le potenzialità e la capacità di Murdoch. Siamo alla fine. Le sue cose più significative oltre, buon per lei, alle sue stock option? Beh, qualcosa di buono mi sembra di averlo fatto.Penso al «D»di Repubblica, all'introduzione del colore sul quotidiano, alla fiducia data a Linus quando Claudio Cecchetto uscì dalla radio. E gli errori? Su quelli stendiamo un velo pietoso. L'inferno è la contemplazione per l'eternità delle cazzate fatte. In fondo ho solo 64 anni, un po' presto per iniziare a contemplare no? REPUBBLICA E CORRIERE «Il quotidiano di Mauro è troppo romanocentrico, ma in edicola riesce a vendere più del suo storico concorrente» LA CRISI DELL'UNITà «Il declino non lo fermi con una ragazza brava, ma nemmeno prendendo le migliori firme, se non altro perché costano» DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR

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Il reset di Obama (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 09-03-2009)

Argomenti: Cina

Il reset di Obama Stefano Rizzo, 09 marzo 2009, 13:55 L'approfondimento La politica estera americana ha già assunto nuovi tratti, quelli che il nuovo presidente ha voluto imprimergli per tentare di superare l'arroganza dell'amministrazione Bush. Dalla Russia alla Siria, dal rapporto con la Nato a quello con il mondo arabo, dall'Afghanistan all'Iraq: ecco come cambiano gli Usa nelle relazioni con resto del globo Nell'incontro di qualche giorno fa a Ginevra con il suo omologo Sergey Lavrov, Hillary Clinton gli ha regalato una scatola con un bottone rosso e la scritta "reset". Voleva simboleggiare l'intenzione, già annunciata dall'amministrazione Obama, che le relazioni tra Russia e Stati Uniti ripartissero da zero, spazzando via tutto il contenzioso inutilmente (e dannosamente) accumulatosi negli anni della precedente amministrazione: un reset, come si fa con i computer quando non funzionano più. In poco più di un mese di presidenza Obama è tutta la politica estera degli Stati Uniti che sta per essere risettata, non solo nei confronti della Russia. Ricordiamo le tappe principali: enunciazione della dottrina "tenderemo la mano se aprirete il pugno" durante il discorso di inaugurazione; prima intervista televisiva alla rete araba Al-Arabiya; annuncio della chiusura di Guantanamo e liberazione di alcuni terroristi; incontro a Sharm El Sheikh con il ministro degli Esteri siriano e inizio di un dialogo con la Siria (attualmente sulla lista degli stati che aiutano il terrorismo); annuncio del ritiro delle truppe dall'Iraq, per quanto graduale; disponibilità a rivedere il progettato impianto antimissilistico in Polonia e Repubblica ceca; dialogo alla pari con i partner della Nato nel recente summit di Bruxelles; e, infine, incontro con Lavrov a Ginevra in cui è stata annunciata l'intenzione di rilanciare il trattato sulle armi strategiche (leggi: atomiche) in scadenza a fine 2009 e una generale revisione dei rapporti tra i due paesi. Tutto questo non si è svolto in un vuoto. Vari paesi si sono mossi, con iniziative coordinate alcuni, non coordinate altri. Il presidente francese Sarkozy si è recato in Iraq, promettendo aiuti al governo iracheno (e contrattando investimenti per le proprie aziende); il governo inglese ha deciso di cancellare il movimento libanese Hezbollah dalla lista delle organizzazioni terroristiche (lasciandovi però il braccio armato di Hezbollah). Dal canto suo l'Italia ha annunciato una conferenza sull'Afghanistan da tenersi a Trieste a giugno: annuncio inopinato perché la conferenza si farà, ma non in Italia, bensì in Olanda e sotto la presidenza delle Nazioni Unite. Infine ieri, in una intervista al "New York Times", Barack Obama ha annunciato la disponibilità del suo governo a trattare con "gli elementi moderati" dei talebani. E così il reset è completo sullo scacchiere euroasiatico (per quello latinoamericano ci vorrà ancora tempo). Siamo ritornati indietro a ben otto anni fa, quando, dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre, gli Stati Uniti con l'appoggio di truppe della Nato lanciarono l'operazione "Enduring Freedom". Osama bin Laden, il capo di Al Qaeda, non fu mai trovato, ma il regime talebano del mullah Omar fu rovesciato e al suo posto venne insediato un governo filo-occidentale guidato da Hamid Karzai. Sono stati gli anni dell'arrogante ottimismo dei neoconservatori che dalla Casa bianca guidavano la politica estera americana: utilizzare il pretesto (o l'obbiettivo secondario) della lotta al terrorismo per consolidare la presenza americana in tutto il Medioriente, cacciare i regimi fondamentalisti, sostituirli con regimi amici degli Stati Uniti, controllare una zona strategicamente vitale per le forniture energetiche e come "base avanzata" nei confronti del competitore internazionale (e potenziale avversario), la Cina. Secondo i neoconservatori, una nuova mappa del Medioriente avrebbe consentito in sovrappiù di risolvere il conflitto israelo-palestinese. Va da sé che l'intero progetto è fallito. Per incompetenza, cioè per grossolani errori tattici, ma anche perché la strategia era sbagliata. L'errore principale - denunciato fin dall'inizio da Barack Obama quando ancora non era candidato alla presidenza - è stato di "accoppiare" la lotta al terrorismo con il perseguimento "manu militari" dell'egemonia in Medioriente: due obbiettivi radicalmente diversi e anche contraddittori, perché le due guerre scatenate e l'aggressiva proiezione della forza verso Oriente hanno favorito il terrorismo attirando verso le file di Al Qaeda e delle organizzazioni "sorelle" sempre nuovi aspiranti terroristi. Il risultato, a marzo 2009, è che l'ambizioso obbiettivo di "democratizzare" l'Iraq è fallito: il massimo cui si può sperare è che, andandosene, le truppe americane lascino un regime autoritario in grado di assicurare la stabilità del paese, non molto diverso da quello che c'era prima della guerra; ed è anche molto in dubbio che di qui a qualche anno questo regime sia o si consideri alleato degli Stati Uniti. Al Qaeda, di cui nulla si sa di preciso, continua ad operare indisturbata dai suoi "santuari" in Pakistan. Bin Laden e i vertici dell'organizzazione rimangono a piede libero. Il Pakistan, paese cruciale del sud-est asiatico, se non altro perché potenza nucleare, è piombato in una situazione di marasma politico dopo una catena di attentati sanguinari ad opera dei fondamentalisti islamici, nel mentre che l'esercito (in particolare i servizi segreti dell'ISI) gioca una rischiosissima partita doppia o tripla tra americani e fondamentalisti religiosi. In Afghanistan, dopo otto anni di guerra, il governo Karzai controlla poco più del 30 per cento del territorio. I talebani sono ovunque all'attacco; i pochi osservatori occidentali dicono che le regioni di fatto amministrate dai talebani sono relativamente esenti da violenza e meno corrotte. Karzai, consapevole della sua debolezza, ha cercato di barcamenarsi con critiche nei confronti delle truppe occidentali per i loro attacchi indiscriminati contro la popolazione civile e aperture ai talebani (la cui frangia moderata è comunque già da anni rappresentata nel parlamento afgano). Due settimane fa Obama aveva annunciato l'invio di 17.000 soldati americani in Afghanistan come prima tappa di una ulteriore escalation da compiere in contemporanea con il ritiro dall'Iraq. Una simile decisione era sembrata incomprensibile, tanto più che al contempo il presidente americano aveva annunciato una "radicale revisione" della strategia afgana. Adesso si capisce il senso della mossa: Obama sa che non c'è via di uscita dall'Afghanistan senza una trattativa con i talebani; ma non vuol dare l'impressione di trattare da una posizione di debolezza. La simmetria con quanto fatto in Iraq nel corso del 2008 è lampante: in entrambi i casi un aumento delle truppe (la famosa "surge" in Iraq) e - altrettanto importante, se non di più - l'apertura di trattative con gli estremisti "moderati" (in Iraq il cosiddetto "risveglio iracheno", in Afghanistan i talebani "moderati"). Che si tratti in entrambi i casi di elementi che non sono affatto moderati, è del tutto ovvio; ma l'intenzione è di tirarli dentro un processo di pacificazione e stabilizzazione, convincendoli a volgere le armi non contro gli americani e i loro alleati, ma contro i gruppi più estremisti. In Iraq ha funzionato, almeno in parte e per il momento. Funzionerà in Afghanistan? In ogni caso era importante fermarsi, invertire la marcia e puntare in un'altra direzione. Un reset in piena regola.

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Pechino sequestra monaci tibetani (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 09-03-2009)

Argomenti: Cina

Pechino sequestra monaci tibetani Manuela Bianchi, 09 marzo 2009, 18:24 Cina/Tibet Nella vigilia del 50esimo anniversario della sconfitta di Lhasa e della fuga del Dalai Lama in India, il gigante asiatico adotta alcune misure precauzionali per evitare eventuali disordini anche sulla scia delle proteste anti-cinesi che ci furono proprio nel marzo dello scorso anno Domani 10 marzo cade il cinquantesimo anniversario della fallita rivolta tibetana contro la Cina, conclusasi con la fuga in India del XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, costretto all'esilio insieme ad altri 100mila tibetani. E oggi, nella vigilia della storica sconfitta del popolo tibetano, la Cina vuole scongiurare qualsiasi disordine anti-cinese che potrebbe provenire dalla Regione autonoma del Tibet o dalle quattro province limitrofe a maggioranza tibetana. Fra le tante misure precauzionali, il gigante asiatico ha ordinato il prelevamento - avvenuto stamattina ad opera della polizia cinese - di 109 monaci tibetani del monastero di Lutsang, nella provincia di Qinhang, per sottoporli ad una "rieducazione politica", come riportato dal britannico "The Times", che ha precisato come questa pratica non costituisca una novità dal momento che il governo cinese è uso irrompere nei monasteri tibetani per imporre la "rieducazione patriottica" al fine di far promettere fedeltà a Pechino e sconfessare il Dalai Lama. Ma questa volta il "sequestro" dei 109 monaci coincide con altre ricorrenze: il 28 marzo Pechino ha istituito la festa della "liberazione dalla schiavitù" che altro non è che il giorno in cui il Tibet è stato annesso ufficialmente alla Repubblica Popolare Cinese, e quindi "liberato" dalla "schiavitù" del Dalai Lama; ma soprattutto il 14 marzo sarà un anno esatto dai moti di Lhasa, la rivolta dei monaci buddisti contro Pechino, soffocata nel sangue sotto gli occhi indignati della comunità internazionale. "Dobbiamo costruire una Grande Muraglia nella nostra lotta contro il separatismo e salvaguardare l'unità della Madrepatria" ha dichiarato oggi il presidente cinese Hu Jintao parlando ai microfoni della tv ufficiale Cctv, che ha poi aggiunto, rivolto ai delegati tibetani giunti nella capitale per la sessione plenaria annuale del parlamento, che "Il Tibet deve mettere in opera pienamente gli obiettivi importanti dello sviluppo e della stabilità e assicurare che l'economia si sviluppi rapidamente e che la sicurezza dello stato e della società restino stabili". Il governo cinese ha messo in opera altri provvedimenti per scongiurare qualsiasi disordine anti-cinese, tra cui il divieto di ingresso ai visitatori stranieri per un quarto del territorio cinese, in cui rientra la regione autonoma del Tibet e le quattro province limitrofe, con il rafforzamento dei confini esterni dove sono previste "azioni di sabotaggio" e la chiusura di alcuni passaggi di frontiera. Operazioni che hanno richiesto la mobilitazione di migliaia di soldati e agenti della polizia paramilitare, con l'obiettivo anche di tagliare fuori da ogni contatto con l'esterno due contee della provincia di Sichuan, zona teatro di violente manifestazioni lo scorso anno. In preda all'ansia, le autorità hanno anche fermato, per poi rilasciarli, due giornalisti italiani al confine col Tibet, che non avevano violato alcuna legge, come dichiarato da Gabriele Barbati - uno dei due fermati, corrispondente di Sky Tg24 - che ha anche detto di aver temuto soprattutto per l'autista cinese - ora anch'egli rilasciato - poiché la polizia riserva ai locali un trattamento diverso. Ma non è tutto. La longa manus di Pechino raggiunge anche il web e la telefonia mobile. Dal 10 marzo al primo aprile le autorità cinesi bloccheranno internet e cellulari con la dicitura "Ci scusiamo per ogni inconveniente creato" che da domani comparirà sui display degli utenti colpiti dal provvedimento. Una misura adottata in risposta al ruolo fondamentale di raccordo della protesta - irradiata in tutta la regione himalayana - che ebbe internet nel marzo dello scorso anno. Malgrado le misure approntate da Pechino all'approssimarsi delle date del dissenso in questo marzo "caldo" per il popolo tibetano i primi scontri sono avvenuti ieri, benché i media ne abbiano dato notizia con 24 ore di ritardo. Nella prefettura di Golog, area in cui la minoranza tibetana è molto numerosa, il fermo di un residente tibetano a un posto di blocco ha fatto scaturire una protesta che si è manifestata domenica scorsa con il lancio di alcuni ordigni esplosivi - che non hanno provocato vittime - contro una macchina della polizia e un mezzo dei vigili del fuoco nella provincia di Qinghai, nella Cina occidentale. Fu Honghyu, commissario politico del dipartimento per il controllo delle frontiere, citato dalla agenzia di stampa ufficiale Xinhua, ha dichiarato "Schiacceremo fermamente le attività criminali sul confine con il Tibet che minacciano il governo e la sovranità cinese". Intanto in India, a Dharamsala, la città dove ha sede il governo tibetano in esilio, è in programma per domani una manifestazione di 10mila attivisti per il Tibet libero, benché il Dalai Lama abbia fatto appello alla preghiera e alla pacatezza.

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mezzo secolo di sofferenze - dalai lama (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina MEZZO SECOLO DI SOFFERENZE DALAI LAMA Oggi è il cinquantesimo anniversario della pacifica rivolta del popolo tibetano contro la repressione della Cina comunista in Tibet. Dallo scorso marzo si sono diffuse pacifiche proteste in tutto il Tibet. La maggior parte dei partecipanti erano giovani nati e cresciuti dopo il 1959, i quali non hanno mai vissuto né visto un Tibet libero. Questi cinquanta anni hanno portato indescrivibili sofferenze e distruzioni alla Terra del popolo tibetano. SEGUE A PAGINA 4

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il rischio per l'europa - lucio caracciolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Cultura I legami geopolitici fra i due continenti Il rischio per l´europa LUCIO CARACCIOLO Non sappiamo quale mondo uscirà dall´attuale devastante crisi economica. Sappiamo però che in tempi di penuria e paura i forti si rivalgono sui deboli, i ricchi sui poveri. E questi ultimi non hanno margini di difesa. Ecco perché fra qualche anno � speriamo non troppi � quando il peggio sarà passato e potremo trarre un bilancio del mondo dopo il crollo del "Muro" di Wall Street (settembre 2008), c´è il rischio che sulle nostre mappe il continente africano sia di nuovo contrassegnato dalla classica simbologia: "hic sunt leones" o "terra incognita". Alcuni lo sperano perfino, quasi avessimo qualcosa da guadagnarne. E´ di pochi anni fa un analitico rapporto dei nostri servizi segreti, trapelato alla pubblica opinione, in cui si sosteneva fosse interesse italiano che il Quarto Mondo africano non evolvesse in Terzo. Ossia che la parte talmente povera dell´Africa da essere totalmente abbandonata a se stessa e sconnessa dal resto del mondo restasse tale. Perché dal Quarto Mondo non si emigra verso di noi, dal Terzo sì. Quel documento distillava un´antica ma sempre cogente immagine dell´Africa che noi europei coltiviamo pervicacemente da secoli. Un immane buco nero, afflitto da mali incurabili, fonte di pericoli � dalle pandemie all´immigrazione clandestina, più recentemente al terrorismo - o al massimo serbatoio di ricchezze naturali da contendersi a man salva. Certo, 30 dei 32 Stati più arretrati, secondo l´Onu, sono africani. Quasi la metà degli abitanti dell´Africa subsahariana vivono con meno di un dollaro al giorno. E l´Aids continua a mietervi milioni di morti ogni anno. Soprattutto, gli Stati africani emersi dall´èra coloniale restano in buona parte affidati a dittatori e/o clan più o meno criminali. Eppure negli anni recenti non sono mancati i segnali di risveglio. Per la prima volta dalla fine del colonialismo un paese africano è diventato un attore globale: il Sudafrica del dopo-Mandela è una grande potenza regionale, con un suo "impero" informale esteso a buona parte dell´Africa subsahariana, che con Brasile e India ha attrezzato un "asse" di intese e collaborazioni Sud-Sud capace di pesare su scala intercontinentale. Altri paesi hanno coltivato una più matura coscienza di sé, esibendo inediti patriottismi, impensabili per chi li considerava solo monconi tracciati a fil di spada dalle potenze coloniali d´origine. Certo la crisi li espone tutti al pericolo di tornare indietro di qualche decennio, anche in termini di indipendenza nazionale. Perché essa si innesta sul nuovo scramble for Africa basato sulla caccia alle risorse minerarie, soprattutto energetiche, da parte delle potenze che ne sono più assetate: Cina e Stati Uniti in testa. La competizione è scatenata. Con nessuna considerazione per le necessità delle popolazioni locali, salvo che per dirigenti o capiclan da corrompere. In questa congiuntura drammatica noi italiani ed europei abbiamo la responsabilità di non dimenticare l´Africa. Non solo per ragioni umanitarie � cui di questi tempi le nostre opinioni pubbliche stentano ad aderire � ma per coltivare il nostro interesse a che una vasta porzione di mondo non precipiti nel baratro delle guerre permanenti, del desviluppo. Un vulcano che erutti minacce più o meno effettive, moltiplicate dall´enfasi dei media, nei cui confronti tenteremmo quindi di erigere una barriera difensiva, un cordone sanitario non metaforico. Offuscando l´attualissima lezione del "padre della patria" senegalese, Léopold Sedar Sénghor, compressa nella formula di "Eurafrica". A ricordarci quanto forti siano i vincoli che legano il futuro, non solo il passato, dei due continenti.

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angeletti la frontiera del design - eugenio occorsio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Roma IL PERSONAGGIO Angeletti la frontiera del design EUGENIO OCCORSIO diabolici quei cinesi. Non hanno copiato solo le scarpe di Gucci, i vestiti di Valentino o le Ferrari, ma anche i mobili per ufficio di maggior pregio, ennesima declinazione di quella fucina di creatività che è il made in Italy. «Fra il 1995 e il 2000 abbiamo venduto benissimo in Cina, poi si è scatenato un putiferio di contraffazioni», racconta Pier Giuseppe Angeletti, amministratore delegato della Ora Acciaio, 15 milioni di fatturato per metà all´export, stabilimento a Pomezia, 110 dipendenti. La sua azienda è un esempio di eccellenza nel design in uno dei settori più esposti alla concorrenza internazionale. «Per noi la Cina, come la Russia e il Medio Oriente, è un mercato fondamentale. Ma è tremendamente insidioso: abbiamo fatto tre cause, due le abbiamo vinte e hanno smesso di copiarci, ma poi hanno ricominciato due fabbriche più in là». SEGUE A PAGINA XIII

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"che fatica difendere in cina il made in italy più raffinato" - eugenio occorsio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Roma Il capo della Ora Acciaio di Pomezia: "Abbiamo lanciato i mobili per ufficio di design" "Che fatica difendere in Cina il made in Italy più raffinato" L´azienda ha dovuto smettere di produrre in proprio per le troppe contraffazioni EUGENIO OCCORSIO (dalla prima di economia) Ma non si poteva abbandonare quel mercato, «e così alla fine abbiamo trovato un cinese, furbo come tutti i cinesi ma almeno serio, e ci siamo messi in partnership. Noi forniamo disegni, progetti, indicazioni sull´uso dei materiali e ci mettiamo il marchio, loro producono. Si guadagna solo sulle royalty ma è meglio di niente». Più promettente sembra il mercato del Medio Oriente: «Abbiamo appena aperto un nostro ufficio ad Abu Dhabi, dove tra l´altro lavorano alcuni tecnici indiani bravissimi, e vogliamo spingere su quei mercati dove tradizionalmente siamo forti». Se all´estero si cerca la via del contatto diretto con i clienti, in Italia per crescere («vogliamo portare il fatturato a 19-20 milioni entro tre anni») l´azienda sta invece "scendendo" a trattare con una serie di rivenditori. Non è un passaggio culturale da poco: «Mio padre (Goffredo, 71 anni, tuttora attivissimo presidente del gruppo, ndr) non vedeva di buon occhio il fatto di rivolgersi ad intermediari, ma le esigenze della modernità sono queste». Pier Giuseppe, che di anni ne ha 45, sorride con affetto («lui è legato ad un´immagine patriarcale e un po´ accentratrice dell´azienda») ma lascia intendere che la transizione generazionale non è così semplice. Niente dissidi profondi, intendiamoci, ma una ricerca della flessibilità che non poteva attendere: «Un altro punto di divergenza era il ricorso a manager esterni. Alla fine ho insistito tanto che abbiamo chiamato in azienda un direttore generale proveniente dalla Poltrona Frau, Fabrizio Imelio, e a lui è affidato lo sforzo di crescita trovando nuovi canali commerciali». Uno sforzo che coinvolge, come accade sempre nel made in Italy pregiato, fior di architetti e designer: dal milanese Luca Scacchetti al duo Lucci-Orlandini le cui opere sono esposte al Museum of Modern Art di New York, fino al greco Nikolas Chachamis. La Ora Acciaio è stata fondata nel 1936 dal nonno di Pier Giuseppe, Oscar, e si è da subito, come dice il nome, specializzata nell´utilizzo dell´acciaio, oltre che dell´alluminio e naturalmente del legno, per la creazione dei mobili per ufficio più eleganti e innovativi. Laureato in Economia e Commercio, Angeletti ha un rimpianto: «Non ho fatto nessuna specializzazione all´estero perché ho cominciato a lavorare a vent´anni. Però ho avuto una fortuna: già allora vivevamo di export e così ho viaggiato più di chiunque altro».

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jacopo speranza succede a bocca alla guida di confcommercio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Firenze Jacopo Speranza succede a Bocca alla guida di Confcommercio E´ il professor Nicola Bellini, ordinario di economia e gestione delle imprese alla Scuola superiore Sant´Anna di Pisa, il nuovo direttore dell´Irpet, l´istituto di programmazione economica della Toscana. Il professor Bellini, nominato dal Cda dell´istituto, subentra a Giovanni Andrea Cornia e rivestirà la carica per il triennio 2009-2011. Il professor Bellini, autore di numerose pubblicazioni di politica industriale e regionale, è coordinatore del Laboratorio management e innovazione della Scuola superiore Sant´Anna. Dal 2007 è direttore del �Galileo Galilei italian institute´ a Chongqing in Cina, membro del consiglio direttivo dell´Associazione italiana di scienze regionali e del �board´della Regional studies association. In passato ha lavorato nella società di ricerche Nomisma di Bologna e alla Regione Emilia-Romagna. «E´ una successione importante - commenta Franco Gussoni, presidente dell´Irpet - . La preparazione del professor Bellini potrà essere un notevole valore aggiunto per il lavoro e lo sviluppo dell´istituto».

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tibet in rivolta, scontri e arresti - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Esteri Tibet in rivolta, scontri e arresti Bombe contro la polizia cinese, deportati 109 monaci. Espulsi gli stranieri FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Bombe contro la polizia e manifestazioni nei monasteri "bucano" la cortina del silenzio che la Cina impone attorno al Tibet. Malgrado lo stato d´assedio che stringe la regione ieri è stata una escalation di tensione: un centinaio di monaci deportati dal monastero di Lutsang, espulsioni a raffica di stranieri e testimoni scomodi. Come temeva il governo cinese, il cinquantesimo anniversario dell´esilio del Dalai Lama ha riaperto ferite antiche e recenti. Non si spegne la resistenza contro quella che molti tibetani considerano un´occupazione straniera e un "genocidio culturale" (così lo definì il Dalai Lama) della loro identità nazionale. I cinquant´anni della fuga in India del loro leader spirituale precedono il primo anniversario delle tragiche giornate di Lhasa: il 14 e 15 marzo 2008 la capitale del Tibet fu il teatro di violenze contro gli immigrati cinesi e poi di una brutale reazione poliziesca. Ieri delle bombe artigianali sono state lanciate contro la polizia nella vicina provincia del Qinghai, dopo gli scontri fra la popolazione tibetana e pattuglie militari che bloccavano le strade per controlli d´identità. I militari hanno circondato anche il monastero di Rebkong, uno dei tanti da cui giungono notizie di proteste. La settimana scorsa un monaco si era dato fuoco; un centinaio di religiosi avevano sfidato i divieti manifestando per la libertà di culto e per la liberazione dei prigionieri politici. Secondo le stime degli esuli 1.200 persone sarebbero scomparse dopo la rivolta di un anno fa. Da settimane il governo cinese allarga il dispositivo di sicurezza ben oltre i confini amministrativi del Tibet ufficiale, dà la caccia i giornalisti, sigilla militarmente le enclave etniche tibetane nelle tre provincie limitrofe del Qinghai, Sichuan e Gansu. Colonne di camion dell´Esercito Popolare di Liberazione sono avvistate sui valichi di montagna, accampamenti fortificati appaiono vicino alle comunità tibetane più importanti. Si dilata così la "terapia di Lhasa", quell´imponente schieramento di forze da combattimento che ha piegato la capitale. In molte aree si segnalano blackout di Internet, gli stranieri sono stati espulsi anche da alcune zone del Sichuan, nei locali notturni è vietato perfino il "rock tibetano" considerato come un veicolo di protesta. Pechino conferma di avere rafforzato i controlli a tutte le frontiere del Tibet, «in previsione di atti di sabotaggio organizzati dai secessionisti». Il presidente Hu Jintao chiama a «costruire una grande muraglia contro il separatismo». E aggiunge un duro avvertimento ai governi stranieri: «Nessuno ospiti il Dalai Lama». Oggi la Repubblica Popolare vorrebbe celebrare 50 anni di «riforme democratiche e abolizione della servitù feudale in Tibet». In realtà l´invasione cinese è ancora più antica, compie quasi sei decenni. Poco dopo il trionfo della rivoluzione comunista a Pechino (1949), Mao Zedong già il 1° gennaio 1950 annuncia per il Tibet l´imminente "liberazione dal giogo dell´imperialismo britannico" (la limitata influenza britannica in realtà era finita con la seconda guerra mondiale). Il 7 ottobre 1950 quarantamila soldati dell´Esercito di liberazione popolare attraversano il fiume Yangze e dilagano in tutto il Tibet occidentale uccidendo ottomila guardie del Dalai Lama. Il primo decennio dell´occupazione cinese però è quasi "soft". Inizialmente Mao ha istruito le truppe per accattivarsi la popolazione locale, evitare la violenza, rispettare il clero buddista. E´ a metà degli anni Cinquanta che le milizie comuniste cominciano a svuotare i monasteri, nelle provincie di Amdo e Kham. Parte nel 1955 la prima insurrezione armata con armi fornite dalla Cia. Nel 1956 Pechino scatena una delle sue offensive più sanguinose: 150.000 soldati e bombardamenti a tappeto. Fallita la rivolta, nel 1959 il Dalai Lama in pericolo di vita fugge in esilio in India. A quel punto la repressione cinese ha fatto 65.000 vittime, altri 70.000 tibetani sono deportati nei campi di lavoro, 80.000 hanno traversato il confine indiano o nepalese per finire negli accampamenti di profughi. Da quel momento in poi è un escalation di sofferenze per i tibetani, fino agli esperimenti estremi della Rivoluzione culturale, quando le Guardie rosse di Mao devastano uno dei più ricchi patrimoni artistici e archeologici dell´umanità. Su seimila templi e monasteri censiti prima del 1959 pochi restano intatti nel 1976, dopo dieci anni di Rivoluzione culturale. Stremati anche dalle carestie, i tibetani non perdono però la volontà di resistenza. Spesso sono le ricorrenze come quella di oggi a riaccendere la loro protesta. Vent´anni fa una rivolta massiccia dilaga due giorni prima dell´anniversario della fuga del Dalai Lama. In quel periodo il Tibet è governato da un giovane burocrate in ascesa, un commissario politico venuto da Pechino: è Hu Jintao, l´attuale presidente della Repubblica e segretario generale del partito comunista. Quell´8 marzo 1989 Hu Jintao non ha esitazioni, dichiara la legge marziale e chiama l´esercito a schiacciare la ribellione. A posteriori molti vedranno in quella normalizzazione "periferica" la prova generale per il massacro di Piazza Tienanmen. Cioè l´altro anniversario che il regime cinese attende con nervosismo quest´anno.

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mezzo secolo di distruzioni e sofferenze - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Esteri MEZZO SECOLO DI DISTRUZIONI E SOFFERENZE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Anche oggi i tibetani in Tibet vivono con una paura costante e le autorità cinesi sospettano costantemente di loro. Oggi la religione, la cultura, la lingua e l´identità, che le successive generazioni di tibetani hanno considerato più preziose che le loro vite, sono a rischio d´estinzione; in breve, il popolo tibetano, è stato considerato come un criminale meritando soltanto di essere messo a morte. Noi abbiamo bisogno di guardare al futuro e lavorare per i nostri benefici. Rivolgiamo il nostro sguardo verso una legittima e concreta autonomia che abiliterebbe i tibetani a vivere entro la struttura della Repubblica Popolare Cinese. Soddisfacendo le aspirazioni del popolo tibetano consentirebbe alla Cina di ottenere stabilità e unità. Per quanto ci riguarda, noi non stiamo avanzando nessuna richiesta basata sulla storia. Guardando indietro alla storia, non c´è nessun paese oggi, Cina inclusa, il cui status territoriale è rimasto immutato, né che possa essere soggetto a modifica. Sono deluso per il fatto che le autorità cinesi non abbiano risposto in maniera appropriata ai nostri sinceri sforzi per migliorare l´autonomia regionale per tutti i tibetani, come stabilito nella Costituzione della Repubblica Popolare Cinese. A margine dell´attuale processo del dialogo sino-tibetano che non ha portato a nessun risultato concreto, c´è stata una violenta repressione sulle proteste dei tibetani che hanno scosso l´intero Tibet da marzo dello scorso anno. Sin dall´antichità il popolo cinese e quello tibetano sono stati vicini. Anche nel futuro noi dobbiamo vivere insieme. Quindi è molto importante per noi coesistere in amicizia gli uni con gli altri. Dall´occupazione del Tibet, i Comunisti Cinesi hanno fatto una propaganda distorta sul Tibet e sulla sua gente. Di conseguenza, ci sono nella popolazione cinese poche persone che hanno una vera comprensione sui fatti del Tibet. è infatti molto difficile per loro conoscere la verità. Ci sono anche leader cinesi di estrema sinistra che dallo scorso marzo hanno fatto una diffusa propaganda con il solo scopo di creare astio tra il popolo cinese e quello tibetano. Tristemente, come risultato, si è fatta spazio nelle menti di alcuni nostri fratelli e sorelle cinesi una impressione negativa dei tibetani. Quindi vorrei esprimere un forte desiderio affinché i nostri fratelli e sorelle cinesi non siano influenzati da questa propaganda, ma invece comprendano gli accadimenti del Tibet in modo imparziale, così che non ci siano divisioni tra di noi. I tibetani dovrebbero anche continuare a lavorare per l´amicizia con il popolo cinese. Guardando indietro ai 50 anni dell´esilio, noi abbiamo sperimentato molti alti e bassi. Comunque sia, il fatto che la questione tibetana sia ancora aperta e che la comunità internazionale si stia interessando molto è senza dubbio un traguardo. Vista da questa prospettiva, io non ho alcun dubbio che prevarrà la giustizia per la giusta causa del Tibet, se noi continuiamo sul cammino della verità e della non violenza. Dico sempre che dobbiamo sperare per il meglio e prepararci per il peggio. Da qualsiasi punto lo guardiamo sia dalla prospettiva globale che dal contesto degli eventi in Cina, ci sono ragioni per noi che ci fanno sperare in una veloce risoluzione della questione tibetana. Ma dobbiamo anche essere preparati nel caso in cui la lotta per il Tibet si protragga per un tempo più lungo.

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"i camion arrivavano di notte, non si respirava più" - rory cappelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-03-2009)

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Pagina 17 - Cronaca Rabbia e paura tra gli abitanti di Colleferro: "Ci stanno uccidendo". In centinaia occupano l´aula consiliare. E il Comune si costituisce parte civile "I camion arrivavano di notte, non si respirava più" RORY CAPPELLI DAL NOSTRO INVIATO COLLEFERRO - «Non ne possiamo più. Ci stanno avvelenando da anni, da secoli, da sempre. Prima con il fosforo, poi con il mercurio, poi con il ddt, sotterrato a quintali lungo il Sacco, un fiume dove non puoi più gettare un amo perché non ti torna su niente. E adesso il termovalorizzatore, questo produttore di morte. Io li vedo i camion arrivare. Abito proprio sopra l´impianto. Decine di camion, da Napoli, certo, ma anche dalla Toscana e da altre regioni d´Italia. Arrivano di notte. Scaricano roba che neanche in Cina». Maria Ciani ha quasi ottant´anni ed è stata tra quelli che protestavano con picchetti e sit-in quando il termovalorizzatore era in costruzione. Ora sta stretta nel suo cappotto nero nella piazza di fronte al municipio, insieme a altre 150 persone. Tutti sgomenti, allibiti per gli arresti, le informazioni di garanzia, il commissariamento dell´impianto e i milioni di euro di truffa allo Stato. Parlano, discutono, si passano volantini. Poi verso le sei salgono a occupare la sala consiliare, mentre il sindaco - che si è costituito parte civile nel processo - uscirà circondato dai carabinieri senza fermarsi a discutere con i "suoi" cittadini. «Hanno inquinato tutto, anche l´aria» dicono in assemblea. «Di notte arrivavano autocarri carichi di filtri di industrie chimiche, di materassi, di pneumatici, di tutto quanto non si potrebbe smaltire. Ci hanno rubato il diritto alla vita» continuano. Nel paese dallo skyline postmoderno, nato intorno a una fabbrica di armi, dove il paesaggio è stato violentato più e più volte, e inquinato ancora peggio, tutto corre sul filo del sentito dire. Sì, forse la fabbrica di armi produce mine antiuomo e bombe a grappolo. Sì, forse l´elettrosmog provoca la leucemia nei bambini. Sì, forse il ddt sotterrato lungo il Sacco ha causato e causa un´infinità di tumori. Sì, forse qualcosa di strano, di losco, accadeva in quel termovalorizzatore che produceva inquinamento a livelli che farebbero invidia all´India di Arundhati Roy. «C´erano i camion che arrivavano la notte, entravano nell´impianto senza neanche una bolla, scaricavano e se ne andavano. La cosa fantastica però era una: e cioè che il telone che li ricopriva aveva il marchio di una birra che non esiste. Che non è mai stata prodotta» racconta Paola Piatti, insegnante quarantenne. Sì, forse non si aveva la certezza che ci fosse qualcosa di strano «nei fumi di quell´impianto», racconta Grazia Soso. Però «durante la notte a un certo punto ho iniziato a sentire gli occhi bruciare, la gola stringere in una sensazione terribile di soffocamento, come se la camera fosse piena di polvere». Non si aveva la certezza però i Nas «hanno fatto decine di controlli» dice Maurzio Torbidoni. Non si aveva certezza, però «qui ci stanno ammazzando tutti» dice Roberto G., guarito dalla leucemia «che ho preso per l´inquinamento».

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Ma l'Europa è contraria a pacchetti-bis (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-10 - pag: 5 autore: Ma l'Europa è contraria a pacchetti-bis Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato «Non prevediamo nessuno sforzo supplementare. Prima dobbiamo mettere in pratica le misure che abbiamo già deciso». Entrando ieri alla riunione con i colleghi dell'Eurogruppo a Bruxelles e nonostante il netto peggioramento delle prospettive dell'economia europea, non aveva usato giri di parole Peer SteinbrÜck, il ministro tedesco delle Finanze, per rispondere con un sonoro no alle sollecitazioni dell'America di Obama. La quale, a cinque giorni dalla riunione del G-20 a Londra, invoca un piano di rilancio globale e coordinato, «un'azione straordinaria dei Governi per far ripartire la domanda mondiale». Poi a tarda sera, a rincarare il peso del diniego questa volta collettivo, ci ha pensato Jean-Claude Juncker, il presidente dell'Eurogruppo: «Non intendiamo aumentare il nostro pacchetto di stimoli né alimentare aspettative in questo senso. Il volume del nostro sforzo si aggira tra il 3,3 e il 4% del Pil. Prima di vararne di nuovi vogliamo vedere gli effetti di quelli già in essere. Il che però non accadrà prima del 2010. Nell'attesa non intendiamo aggiungere deficit e debiti a quelli che già ci sono». Insomma, l'Europa proprio non ci sta ad accogliere le richieste americane, malgrado la sua recessione si faccia più cupa. «Rispetto a febbraio il panorama si è nettamente degradato, niente fa pensare a una ripresa a breve, siamo in recessione profonda, supera quella dei primi anni 90 » ha scandito Juncker. Joaquin Almunia ha chiuso con le speranze di ripresa nel 2009, rimandandole ormai al 2010. «Aumentano i rischi di peggioramento della congiuntura, il flusso del credito resta molto basso, produzione e domanda presentano cattive cifre, la domanda estera è in discesa » ha spiegato il commissario Ue. In breve, la fiducia continua a latitare. Le previsioni di Bruxelles dicono che in Europa «una recessione senza precedenti potrebbe causare altri 6 milioni di disoccupati nel 2010». Il tutto mentre, dopo Ungheria e Lettonia, si è fatta avanti anche la Romania a chiedere aiuti, congiuntamente a Ue e Fmi, per non precipitare nel vortice del disastro. «Stiamo negoziando il quantum del prestito e le sue condizioni» ha dichiarato Almunia senza bilanciarsi. Con l'Eurogruppo che ha respinto l'idea di rivedere i criteri di adesione all'euro da parte dei paesi dell'Est, pur ribadendo l'offerta di solidarietà caso per caso. Ma torniamo alle scintille euro-americane. Con in tasca un pacchetto di stimoli all'economia per un totale di 81 miliardi, la Germania si sente a posto. Come l'Unione europea. Non a caso nella bozza di dichiarazione dei ministri Ecofin, che sarà approvata oggi, si legge che l'Unione «sta facendo la sua parte per sostenere la domanda». Con un deficit più che raddoppiato (4,4% del Pil), che i 27 vogliono «riportare in linea al più presto». Rilancio sì dunque, ma senza sfasciare troppo i conti. Peccato che non la pensi così l'Fmi, che per ora promuove solo Stati Uniti, Cina, Australia, Arabia Saudita e Spagna per aver rispettato il suo target di stimoli fissato al 2% del Pil. Con l'1,5, la Germania manca all'appello e la Francia più che mai, visto che non arriva all'1%. Peccato, soprattutto, che non la pensi così la Casa Bianca, che vorrebbe fare dell'incontro del G-20 il 2 aprile a Londra, presente il presidente Obama, quello del rilancio globale. Gli europei premono invece per farne il momento di svolta per il disastrato ordine finanziario mondiale, attribuendo all'Fmi un ruolo-chiave sul fronte della vigilanza, incoraggiandone la cooperazione con il Financial Stability Forum e aumentandone le risorse «in base a contributi individuali » per rispondere alle tante crisi in agguato. In attesa di vedere come andrà a finire il confronto Usa-Ue, una cosa sembra certa: la luna di miele dell'Europa con Obama è al capolinea. In un panorama decisamente scoraggiante, il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet ieri ha provato ad andare controcorrente affermando che i mercati finanziari sottostimano il potenziale di ripresa, vista «una serie di elementi dell'economia globale di segno espansivo», come la caduta dei prezzi di materie prime e petrolio, le misure di stimolo economico, gli impegni a impedire il fallimento dei maggiori istituti finanziari. Sarà. adriana.cerretelli@ilsole24ore.com SOS DA BUCAREST Commissione pronta a usare i suoi fondi per sostenere la Romania come ha già fatto con Ungheria e Lettonia

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Gli Usa al G-20: servono nuovi aiuti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-10 - pag: 5 autore: Gli Usa al G-20: servono nuovi aiuti Summers favorevole ad altre misure coordinate per rilanciare la domanda Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente L'America chiede che il G-20 di Londra lanci un ambizioso piano globale di stimoli della domanda attraverso nuovi stanziamenti di spesa. Una proposta aggressiva, per ora accolta freddamente in Europa, che vuole focalizzare il vertice soprattutto su un orizzonte di breve-medio termine per rimettere in moto l'economia mondiale piuttosto che sulla ricostruzione della nuova architettura finanziaria internazionale. «Il giusto focus macroeconomico al G- 20 deve essere sulla domanda globale, il mondo ha bisogno di un aumento della domanda globale - ha detto il capo del consiglieri per la Sicurezza economica del presidente, Larry Summers in un'intervista al Financial Times - i vecchi squilibri suggerivano un aumento dei consumi in Cina e una diminuzione in America.Oggi non c'è nessuno che la pensa più in questo modo. Nessuno oggi può ridurre il proprio contributo alla domanda globale ». Secondo gli Stati Uniti i leader delle 20 principali economie mondiali, che si riuniranno il prossimo 2 aprile per il loro secondo incontro sotto la presidenza di turno britannica, dovranno decidere nuovi sforzi coordinati di spesa per rilanciare la domanda e rimettere in moto la crescita economica. Summers ha anche preso atto del fallimento del mercato «nell'autoregolarsi» e ha confermato che «in questo momento occorre che ci sia un ruolo vitale dello Stato». La proposta americana è controversa. Ciascuno dei Paesi che parteciperanno al vertice, inclusi gli Stati Uniti, hanno già messo a punto un cocktail di pacchetti di stimoli per l'economia, di aiuti per le famiglie in difficoltà e di interventi per sostenere il sistema bancario internazionale. Immaginare di mettere in cantiere nuovi pacchetti di stimolo della domanda globale nel momento in cui si sta ancora aspettando l'esito della prima tornata di interventi appare inopportuno. E potrebbe risultare allarmistico. Per questo le reazioni fredde di Bruxelles, che ritiene di aver già messo anche troppa carne al fuoco. Ma Summers guarda già in avanti. Ha preso atto di un allarmante rapporto della Banca mondiale del fine settimana secondo cui nel 2009 vi sarà, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, una diminuzione sia della crescita che dei commerci mondiali. Si rende conto che l'accelerazione del tasso di disoccupazione in America non promette bene per il resto del 2009 e non potrà che rallentare ulteriormente la domanda interna. Sul piano dei mercati ci si rende conto che molte emissioni obbligazionarie in scadenza non saranno necessariamnete rinnovate dalle banche. L'appello di Summers giungea una settimana dal vertice fra Barack Obama e il primo ministro britannico Gordon Brown. In quell'incontro i due leader avevano discusso gli obiettivi fondo del G-20, senza giungere però a un accordo preciso. Brown infatti premeva per un approccio globale di ampio respiro, focalizzato soprattutto sul dopo, sulle regole e sull'armonizzazione internazionale: «Dobbiamo organizzare un New Deal delle principale nazioni, gettare le fondamenta per un nuovo ordine globale già nel prossimo G-20 di Londra» aveva detto Brown. Ma su questo punto Obama non si differenzia molto dai suoi predecessori: resta allergico all'idea di costruire una struttura sovranazionale cui gli Stati Uniti potrebbero dover rispondere in materia di regole finanziarie. E visto che ha lanciato un pacchetto complessivo di stimoli pari a quasi il 50% del Pil, di molto superiore a quello dei Paesi alleati, non vuole che la responsabilità del rilancio poggi solo sulle spalle americane: «Il presidente è pragmatico - dice una fonte vicina al Tesoro americano - e dalle conversazioni con Brown ha avuto l'impressione che si volesse progettare una nuova fantastica caserma dei pompieri per evitare la possima crisi. Ebbene, per quello c'è tempo. Ora dobbiamo preoccuparci ci spegnere le fiamme che stanno bruciando la ricchezza, l'economia e il mercato».

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Kabul, non basta negoziare con il diavolo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-10 - pag: 10 autore: ANALISI Kabul, non basta «negoziare con il diavolo» di Alberto Negri A ll'indomani dell'11 settembre gli strateghi di Washington impegnati nella guerra al terrorismo avevano semplificato il mondo. Il Pakistan doveva essere trattato come un alleato, l'Iran era un nemico, l'Iraq costituiva la peggiore minaccia per l'Occidente. Con Barack Obama l'Iran adesso può diventare un alleato in Afghanistan, e con i talebani, purché «moderati », dice il presidente, si può trattare. Quanto al Pakistan bisogna fare un distinguo tra un leader amico ma oltremodo debole, Ali Zardari, e un apparato di sicurezza, esercito e servizi segreti, che non rinuncia a manovrare gli integralisti . «Molti Stati hanno un esercito - dice una battuta popolare a Islamabad - ma solo in Pakistan l'esercito ha uno Stato». L'Iraq da campo di battaglia si trasforma intanto in esempio da imitare anche a Kabul con la ricetta del generale Petraeus: «negoziare con il diavolo», come si è fatto con i sunniti in Mesopotamia, per trovare una via di uscita a una guerra che,secondo Obama e i comandi americani, gli Stati Uniti e la Nato «non stanno vincendo». Sembra essere questa l'ennesima versione del Great Game afghano che da oltre un secolo coinvolge le superpotenze, prima inglesi e russi, oggi gli americani. Per la verità il gioco è più complesso di quanto non appaia e la prossima conferenza sull'Afghanistan, anche con la presenza dell'Iran come vorrebbero gli Stati Uniti, potrebbe non essere risolutiva. L'Iran ha una forte influenza ma non è così decisivo, come non lo sono peraltro quasi tutti gli attori in campo.Per Teheran l'Afghanistan è una carta da giocare sul tavolo di un negoziato più ampio con gli Stati Uniti: gli iraniani possono cominciare a cooperare con la Nato nella provincia di He-rat, dove comandano gli italiani, con accordi, anche limitati, ad alcuni settori riguardanti le frontiere e la ricostruzione. In questo senso il ruolo dell'Italia, che ha buoni rapporti con la Repubblica islamica, può diventare interessante e dare un peso maggiore alla presenza militare. A Herat, per esempio, potrebbe essere istituita una sorta di camera di commercio italo-afghano-iraniana per ridare fiato all'economia. Per disinnescare la disgregazione del Pakistan, potenza nucleare, e recuperare ampi settori dell'esercito,è necessario rassicurare il Paese sul suo futuro. In primo luogo riprendere il dialogo Pakistan-India,restituire a Islambad la sensazione che si possa ottenere qualche cosa sul Kashmir, da 60 anni un nodo esacerbato come quello israelo- palestinese. A questo punto può diventare essenziale il ruolo della Cina, maggiore investitore straniero in Pakistan e alleato storico di Islamabad: Pechino, che ha costruito il porto pakistano di Gwadar, trasformato da oscuro villaggio in un mega terminale energetico, ed è interessata a espandere la Karakorum Highway, considera Pakistan e Afghanistan un importante asse di sviluppo. Si tratta di ridare una "missione" al Pakistan, sorto nel ?47 come Stato protettore dei musulmani, e consolidarne i confini incerti, dal Kashmir alla famosa Durand Line che taglia in due le tribù pashtun. Per affrontare la questione afghana non basta inviare nuove truppe o trattare con i talebani: dopo quasi otto anni gli sforzi dell'Occidente non sono stati sufficienti a mantenere le promesse di ricostruzione. Servono nuove idee, nuovi partner e altri soldi. Sempre che per alcune potenze, vicine e lontane, non sia più conveniente continuare a intrappolare l'America e la Nato in una guerra costosa, dove non ci sarà mai un "momento giusto" per andarsene. alberto.negri@ilsole24ore.com CAMBIO DI STRATEGIA Il via libera di Obama a trattative con i talebani moderati ha bisogno di nuovi partner (l'Iran) e altri fondi

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Tensione in Tibet, cento arresti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-10 - pag: 11 autore: Cina. Il Governo intensifica la repressione per evitare che si ripetano proteste come quelle di un anno fa Tensione in Tibet, cento arresti Retata di monaci alla vigilia del 50Ú anniversario della rivolta Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Vigilia ad alta tensione per il cinquantesimo anniversario della rivolta del Tibet contro la Cina. Mentre il presidente, Hu Jintao, chiede al Paese di formare una «grande muraglia contro il separatismo», per prevenire manifestazioni di protesta anti-cinesi, il Governo mette in stato di assedio la Regione autonoma speciale e anche le province limitrofe abitate da comunità tibetane come il Qinghai, il Sichuan e lo Yunnan. Sono già 109 i monaci arrestati nel monastero di Lutsang nella provincia occidentale del Qinghai. I provvedimenti rientrano nelle misure decise dalle autorità di Pechino per evitare, nel giornodel50 Úanniversariodella fallita rivolta di Lhasa, il ripetersi di proteste come quelle dello scorso anno che costarono la vita a 200 persone. Da settimane, ormai, il Tibet è chiuso all'accesso dei turisti stranieri. I monasteri a maggior rischio insurrezionale sono presidiati dalle forze dell'ordine. E su tutta la linea di frontiera che separa l'altopiano himalayano dal resto del mondo è stato disposto un dispiegamento supplementare di truppe. «Per garantire la stabilità e la sicurezza del Tibet, abbiamo rafforzato la presenza dell'esercito lungo i nostri confini meridionali» ha dichiarato ieri un portavoce del Governo. Il timore di Pechino è che attivisti tibetani residenti in India e in Nepal riescano a in-filtrarsi sul Tetto del mondo, ea fomentare rivolte anti-cinesi sfruttando la carica emotiva dell'anniversario della storica insurrezione del 1959. Mezzo secolo fa esatto, Lhasa insorse contro le armate maoiste che nel 1950 avevano occupato l'altopiano himalayano. Nel giro di una settimana, Pechino soffocò i tumulti popolari nel sangue. E così il Dalai Lama fu costretto a riparare in India insieme ad altre migliaia di tibetani. Ma ad accendere la miccia potrebbe contribuire un'altra ricorrenza più vicina temporalmente, e il cui ricordo è ancora nella memoria di tutti: quello della rivolta di Lhasa del 14 marzo 2008. La massiccia opera di prevenzione anti-sommossa del Governo cinese prevede l'impiego di esercito, polizia e corpi paramilitari. Inoltre, per evitare che, come accadde l'anno scorso a Lhasa, i messaggi via webe via sms diventino il tam-tam di aggregazione dei rivoltosi, Pechino ha disposto l'oscuramento delle linee pubbliche di internet e di telefonia mobile almeno sino alla fine di marzo. Ha anche cercato di dissuadere i giornalisti stranieri: ieri due reporter italiani, il corrispondente dell'Ansa Beniamino Natale e quello di SkyTg24 Gabriele Barbati, sono stati fermati e interrogati per tre ore dalla polizia cinese a Xining, capoluogo della provincia di Qinghai, limitrofa al Tibet. Nonostante l'imponente dispiegamento di uomini e mezzi, in queste ore la situazione resta molto tesa: ieri nel Qinghai due auto della polizia sono state colpite da una bomba rudimentale. Talmente tesa da spingere il plenipotenziario del Partito Comunista in Tibet, Zhang Qingli, a disertare l'Assemblea Nazionale del Popolo in corso a Pechino, e a restarsene a Lhasa per dirigere personalmente le operazioni della macchina anti-sommossa. MONASTERI SOTTO ASSEDIO Monito del presidente Hu: una muraglia nella società deve isolare i separatisti Fermati dalla polizia due giornalisti italiani

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Gli Usa accusano Pechino di aggressione in mare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-10 - pag: 11 autore: Washington. Collisione sfiorata in acque internazionali Gli Usa accusano Pechino di aggressione in mare Luca Veronese Una di fronte all'altra,a dividerle un nulla: solo otto metri di acque internazionali. Da una parte la Usns Impeccable della marina militare degli Stati Uniti, una nave di oltre cinque tonnellate per 90 metri di lunghezza. Dall'altra uno scafo militare della Cina che spalleggiata da altre quattro imbarcazioni - una delle forze speciali, una di pattugliamento e due incrociatori civili, tutte con bandiera cinese «con una manovra aggressiva ha inseguito, bloccato e minacciato » l'Impeccable portandosi tanto vicino da far temere l'arrembaggio e gettando in mare pezzi di legno per ostacolare la traiettoria dell'Impeccable. Un'intimidazione preceduta nelle ultime settimane da episodi simili- dicono fonti della Difesa Usa - che tuttavia mai erano arrivati così vicini allo scontro. Domenica infatti, nemmeno gli idranti utilizzati dall'equipaggio americano hanno fatto arretrare i marinai cinesi che di fronte al getto d'acqua sono rimasti impassibili togliendosi i giubbotti e le uniformi per restare in canottiera e mutande. L'episodio è avvenuto domenica a circa 120 chilometri dall'isola cinese di Hainan, nel Mare cinese meridionale - fuori dai confini di Pechino- ed è stato reso noto ieri dal Pentagono. «Cinque navi cinesi hanno seguito ed effettuato manovre pericolose portandosi in stretta vicinanza della Impeccable, una nave della Us Navy con equipaggio civile impegnata in ricerche oceanografiche nel Mare della Cina», hanno fatto sapere da Washington. I cinesi, senza interrompere il pericoloso avvicinamento e le manovre di disturbo, avrebbero quindi ordinato alla nave americana di abbandonare l'area incuranti delle rassicurazioni ricevute nel frattempo via radio dallo stesso equipaggio americano. «Le manovre non professionali delle unità cinesi hanno violato le norme internazionali riguardanti i diritti e la sicurezza delle imbarcazioni che navigano legalmente nel mare aperto», ha sottolineato con durezza il Pentagono aggiungendo che gli Stati Uniti «si aspettano che le navi cinesi si comportino in modo più responsabile e smettano di mettere in atto azioni di provocazione che possono portare e errori di valutazione e a collisioni in mare aperto». In serata, ieri, anche la Casa Bianca è intervenuta in modo ufficiale. «Le nostre navi - ha detto il portavoce, Robert Gibbs- visitano regolarmente le acque internazionali dove questi incidenti sono accaduti. Continueremo a operare in queste acque internazionali e ci aspettiamo che la Cina rispetti le leggi internazionali sulla navigazione ». Il Dipartimento di Stato ha inoltre protestato, tramite l'ambasciata americana a Pechino. Sono stati almeno quattro nelle ultime due settimane gli incidenti simili provocati dalle forze militari cinesi sempre nelle acque di fronte all'isola di Hainan. I fatti di domenica arrivano a solo una settimana dalla riapertura dei vertici tra militari dopo cinque mesi di stop a causa della vendita di armi americane a Taiwan. Questa settimana è inoltre in programma la visita a Washington del ministro degli Esteri cinese, Yang Jiechi. La Cina rivendica la sovranità su alcune piccole isole e su gran parte del Mare cinese meridionale e per questo ha già avuto contrasti con Filippine, Vietnam, Malaysia, Brunei e Taiwan. luca.veronese@ilsole24ore.com NUOVE TENSIONI Cinque imbarcazioni cinesi accerchiano un'unità della Marina americana Appello della Casa Bianca al rispetto delle leggi

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Tibet, che fare? (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-10 - pag: 12 autore: Tibet, che fare? La Cina sta iniziando a fare la voce grossa minacciando di rompere le relazioni con tutti i Paesi che incontreranno il Dalai Lama. Siccome la dittatura cinese non accetta alcuna interferenza sul problema Tibet, questa volta chi sgarra rischia una serie di sanzioni che arrivano direttamente da chii diritti umani non sa neppure che cosa siano. Il castigo più terribile potrebbe essere il blocco delle esportazioni delle merci cinesi dirette verso uno dei tanti cattivi europei. Ben venga! Sarebbe una manna per la nostra economia, messa in ginocchio proprio dal dumping di prodotti cinesi spesso di scarsa qualità.Se finisse l'invasione,le nostre poche imprese che non hanno chiuso i battenti potrebbero ricominciare a produrre con il marchio made in Ue. Giorgios Psofoskily Grecia R icorreappuntooggiil50 Úanniversario della rivolta del Tibet: da allora, e soprattutto negli ultimi anni, dopo che la Cinaè diventata un protagonista insostituibile del commercio e dell'economia mondiale, il Tibet rappresenta uno dei simboli della "coscienza infelice" di chi percepisce la difficoltà (e non certo solo in Cina) a conciliare diritti umani e business. Secondo lei, con Pechino potremmo preoccuparci di meno, perché, anzi, una rottura potrebbe troncare il flusso di prodotti cinesi sotto costo che minacciano le nostre imprese. Ci sono però anche le aziende che in Cina esportano: non a caso, tutto il mondo tira il fiato quando le prospettive di ripresa economica cinese si fanno più concrete. E dunque il conflitto con la ragion di Stato è destinato a durare; il che rende tanto più importanti le iniziative della società civile di tutto il mondo, per rafforzare la sensibilità, trasmettere solidarietà e alimentare anche in Cina i germi della critica e del dissenso. • Obama due mesi dopo Non è normale che la Borsa italiana fra giovedì e venerdì perda il 10% mentre le altre Borse perdono circa la metà. Ancor meno normale è che la perdita sia dovuta soprattutto alle grandi Banche, che perdono circa il 20% in due giorni. A questo punto con un pugno di miliardi si possono scalare le poche grandi banchee grandi aziende italiane e quindi preoccupano i dubbi che serpeggiano dall'articolo di Marco Onado («Quei reati nell'ombra che colpiscono il listino»,sul Sole 24 Ore dell'8 marzo). Però se tutte le autorità preposte continuano a lasciare in vigore le regole che ci hanno portato allo sfacelo finanziarioe non si cerca di recuperarei capitali di chi ci ha guadagnato, che ci si lamenta a fare? Quasi pietoso pare quindi il fervorino di Obama che vuole colpire i ricchi: però si è circondato di Hillary Clinton, Summers e Geithner. "Mala tempora currunt", anche Obama dopo solo due mesi non sembra più il messia. Giorgio Ortu email I nuovi pianeti è partito "Keplero", gigantesco occhio nello spazio che avrà il compito di trovare nuovi pianeti simili al nostro, sui quali la vita sarebbe in via puramente teorica possibile. Nessuno ci ha informato sul dopo. Per bene che vada, il pianeta più vicino potrebbe orbitare attorno alla stella più vicina ad appena 4 anni luce da noi. Il rischio è che il candidato ideale possa essere ben più lontano, già solo per inviare fin là un segnale radio (l'unico strumento attualmente in nostro possesso per comunicare nello spazio) potrebbero servire qualche decina di anni. Di arrivare fin là fisicamente neanche a parlarne comunque. L'unica cosa che siamo in grado di fare al momento è di inviare agli omini verdi un invito a cena, sperando che almeno loro siano in grado di intraprendere un viaggio del genere. "Keplero" è un ottimo strumento, ma al momento avere queste informazioni può servire unicamente a soddisfare la nostra curiosità e ad alimentare le nostre fantasie, nulla più. Libero Burpelli email

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Ansaldo Sts pronta per acquisizioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 41 autore: Ordine per la metropolitana a Taipei Ansaldo Sts pronta per acquisizioni GENOVA Shopping in vista per Ansaldo Sts. Sergio De Luca, amministratore delegato della società di Finmeccanica, ha annunciato fra le quattro e le sei acquisizioni nell'arco di quattro anni, operazioni per le quali Ansaldo Sts ha pronti e disponibili 300 milioni. Le acquisizioni interesseranno aziende di piccole dimensioni, posizionate in mercati strategici, attive tanto nel settore del segnalamento quanto in quello dei sistemi di trasporto. Per quanto riguarda il primo segmento di mercato, il mirino è puntato su Germania, Spagna, Europa dell'est e Cina,mentre per isistemi di trasporto si guarda con particolare interesse a possibili acquisizioni in Usa, Gran Bretagna e India. Negoziati sono già in corso e alcune operazioni potrebbero essere definite in tempi stretti. La società genovese ha, inoltre, annunciato di essersi aggiudicata una commessa, del valore di 220 milioni, per la metropolitana di Taipei, alla quale Ansaldo Sts fornirà gli impianti elttromeccanici del sistema di trasporto. Si tratta di un ordine che include anche Ansaldo Breda e il cui valore complessivo sale a 334 milioni. La società – che entrerà nel paniere S&P/Mib a partire dal 20 marzo - stima per il 2009 ricavi compresi fra 1,1 e 1,18 miliardi (1,10 miliardi nel 2008) e punta ad acquisire nuovi ordini fra 1,3 e 1,5 miliardi (1,3 miliardi circa nel 2008) con un portafoglio ordini compreso fra 3,33 e 3,46 miliardi a fronte dei 3,13 miliardi al 31 dicembre scorso. Obiettivo della società è mantenere, nel solco di quanto avvenuto negli ultimi due anni, un livello di pay out del 35 per cento. D.Ra.

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Dalla Cina sintomi di ripresa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-10 - pag: 42 autore: Rame. Per Macquarie Research le importazioni di Pechino potrebbero assorbire l'eccedenza Dalla Cina sintomi di ripresa Anche se altrove la domanda è debole e tiene bassi i premi Gianni Mattarelli MILANO L'improvvisoforteaumen-todellegiacenzedirameraffina-todelleprimesettimanedell'an-noapparesemprepiùcomecau-sadirettadiunacadutad lladomanda, per far fronte alla quale, nel contempo, i fabbricanti hanno dato fondo alle loro scorte. Il ricorso a destoccaggi si era anche reso necessario per ridurre giacenze di metallo acquistato a prezzi superiori, che avrebbero portato a perdite nelle valutazioni di bilancio in un contesto di prezzi rapidamente decrescenti. Ora questa situazione sembra essersi stabilizzata e i fabbricanti sono tornati a comperare per coprire i loro fabbisogni. La domanda è tuttavia calata in tutti i Paesi, per cui a prevalere sono gli acquisti cosiddetti spot, essendoci stata una forte riduzione nella sottoscrizione di contratti di fornitura annuali. Nel complesso perciò il tono della richiesta resta debole, con il risultato di mantenere bassi i premi, ossia i sovrappiù da pagare sulla quotazione Lme per comperare catodi. Un siffatto quadro di sostanziale stabilità ha in realtà contribuito a consolidare il mercato da inizio anno, dando via via l'impressione che il "fondo" fosse già stato toccato. A un certo punto a stimolare il recente rialzo dei prezzi sono intervenute le notizie del ritorno all'acquisto della Cina per ricostituire quelle scorte a cui il Governo locale aveva attinto durante l'aumento dei prezzi tra il 2006 e il 2007 e che si erano pressoché esaurite. All'inizio si è trattato solo di voci, poi sono intervenute dichiarazioni di importanti commercianti internazionali. L'ente nazionale per le riserve strategiche (State Reserve Bureau) non si è mai espresso, ma venerdì scorso Zhou Zhongshu, presidente della Minmetals, richiesto da giornalisti se la Cina avesse iniziato a comperare rame, rispondeva che erano pronti per farlo. Si tratta comunque di una conferma di un flusso di rame verso la Cina già evidenziato a partire da un paio di settimane, quando hanno iniziato a uscire migliaia di catodi dai magazzini Lme non solo asiatici, ma anche europei. Ed è tanta la fame di questa materia prima che prendono la via per la Cina persino catodi giacenti a Livorno. Secondo la Macquarie Research, centro studi della grande banca australiana, le importazioni cinesi potrebbero raggiungere le 300-400 mila tonnellate entro il secondo trimestre con il risultato di assorbire l'eccedenza globale che si era formata negli ultimi mesi. Gli acquisti della Cina potrebbero ora riportare in tensione la disponibilità di catodi e indurre all'acquisto quei molti utilizzatori che si erano poco coperti a fronte dei futuri fabbisogni. Il risultato dovrebbe essere di creare un potenziale nuovo spazio all'insù per i prezzi.

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Urso: investitori emergenti interessati all'Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 23 autore: Summit del made in Italy. Imprenditori e politici a confronto - «Più contatti in 5 mesi che negli anni del Governo precedente» Urso: investitori emergenti interessati all'Italia Rita Fatiguso MILANO Realismo, innanzitutto. Lo stato d'animo dominante tra i protagonisti del made in Italy funziona da ancora di salvezza tra gli estremi, ottimismo e disfattismo, che caratterizzano la crisi planetaria. Quanto agli scenari postcrisi se ne è parlato ieri in apertura del quarto Summit Made in Italy organizzato dal Sole 24 Ore – i contorni, ha detto Renato Ridella, partner di AtKearney, «sono legati alle scelte che si faranno a breve». «Bisogna investire su libero scambio e stabilità finanziaria ma è la sua tesi – la crisi può tradursi in recessione globale oppure in una ripresa dal 2011». E dopo? «Molto dipenderà dalla Cina, se la sua sarà una caduta soft ciò porterà un cambiamento dell'economia globale entro il 2013. Ma senza stabilità nei mercati finanziari il risultato sarà una grande depressione, per almeno tre- cinque anni». «Il Sistema Italia uscirà rafforzato se riusciremo a garantire, come stiamo garantendo, che i consumi interni tengano, che gli ammortizzatori sociali permettano ai lavoratori di restare all'interno del sistema produttivo e che le banche continuino a finanziare le imprese », ha commentato Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico. Il fatto è che in Italia ci sono 4,3 milioni di imprese, in quest'anno drammatico bisogna garantire il flusso finanziario e creditizio delle banche alle imprese». «Del resto, chi vuole investire in Italia nel rispetto delle regole è ben accetto - ha continuato - sono stato contattato da fondi stranieri, anche cinesi, sauditi e degli Emirati Arabi, più in questi mesi che nei precedenti cinque anni di Governo, tra qualche settimana spero di poter dare qualche notizia ». Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria con delega all'internazionalizzazione,ha rilanciato il ruolo dei negoziati Wto. La settimana scorsa con il collega Andrea Moltrasio, che ha la delega sull'Europa, ha incontrato il nuovo commissario Ue al Commercio internazionale, Catherine Margaret Ashton. «Le banche- ha ammonito Zegna - hanno sempre svolto un ruolo di aiuto alle aziende. Oggi si guarda più a certi parametri, anche in funzione di Basilea 2». Tema, quello del credito, ripreso anche da Luisa Todini, neopresidente del Comitato Leonardo, a capo di un'impresa attiva in grandi infrastrutture in tutto il mondo. «Chi opera in quel campo – ha detto – senza credito è costretto a ridurre drammaticamente il fatturato». Errore da non commettere assolutamente visto che nel campo della progettazione, secondo il presidente di Federprogetti, Fabrizio Di Amato, «abbiamo un know how invidiabile». A chiusura, l'intervento di Letizia Moratti, sindaco di Milano. «L'Expo è ancora un Ufo, lo ammetto, deve ancora atterrare, ma sarà strumento di promozione del made in Italy. Si è già rivelato uno strumento di politica internazionale per il nostro Paese, nel 2015 arriveranno in Italia 21 milioni di visitatori, ho già firmato accordi con venti città italiane per promuovere itinerari turistici e culturali». rita.fatiguso@ilsole24ore.com IL NODO FINANZIARIO Paolo Zegna: «Deve continuare il ruolo di aiuto delle banche» Luisa Todini: «Senza credito chi opera nelle infrastrutture è costretto a ridurre il fatturato» A confronto. Il sottosegretario per il Commercio estero, Adolfo Urso (a sinistra) e Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria, ieri al Summit FOTOZIL

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Geografia economica del mondo che verrà (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 23 autore: M&M Geografia economica del mondo che verrà di Sara Cristaldi I l mondo che verrà dopo la grande crisi non sarà mai più quello in cui abbiamo vissuto finora. Imprenditori, esperti e rappresentanti delle istituzioni presenti ieri al Summit del Made in Italy (vedi articolo qui sopra) se ne dicono tutti certi e consapevoli. E non solo per gli shock derivanti dalla caduta globale del Pil e dalla contrazione del commercio mondiale, la più severa degli ultimi 80 anni, come sottolinea la Banca mondiale alla vigilia dello "strategico" G-20 di Londra. Sono shock che ridisegneranno la geografia economica internazionale dando a questo punto obbligatoriamente voce alle nuove potenze ( dalla Cina,all'India al Brasile) per la riscrittura delle regole di governo di un sistema globale dove anche il Sud del mondo vuole giocare la partita consona al nuovo rango di protagonista economico quanto politico. Il nemico da combattere a tutti i costi è il ritorno al protezionismo. Anche su questo imprenditori e politici parlano all'unisono, sia pure mettendo in guardia sul fatto che questo tipo di difesa è nel Dna del popolo americano. Un aumento diretto o indiretto delle protezioni Usa sarebbe deleterio non solo per l'Europa (e in particolare per l'Italia), ma per l'intero sistema economico mondiale. E andrebbe a impattare sui negoziati per il libero scambio al momento bloccati, fornendo facili alibi ai negoziatori degli emergenti, India in testa. Il tutto in una spirale che si avviterebbe verso nuovi recordi negativi dei commerci e si tradurrebbe in una ridefinizione delle rotte commerciali Nord-Sud, a potenziale vantaggio di quelle Sud-Sud. E le avvisaglie ci sono già tutte. Da questo punto di vista apre qualche spiraglio il rapporto più disteso instauratosi tra l'America di Obama e la Cina. «Vogliamo lavorare con gli Stati Uniti e altri Paesi per attraversare il fiume sulla stessa barca nelle acque in tempesta» è il fiorito messaggio (tipicamente orientale) del ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi. Un buon viatico per il G-20. Ma anche una strada obbligata per tutti. Questa almeno la convinzione di chi, a partire dalle imprese, ha bisogno di "regole certe" per navigare sulle rotte del mondo che verrà. sara.cristaldi@ilsole24ore.com

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India, il privato va in porto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 24 autore: India, il privato va in porto Il 30% di investimenti in grandi opere atteso da aziende non statali Marco Masciaga NEW DELHI Quando lo scorso febbraio la società di private equity 3i Group ha annunciato che avrebbe investito 161 milioni di dollari nel porto di Krishnapatnam, in Andhra Pradesh, più di un esportatore indiano deve aver abbozzato il primo sorriso di un 2009 altrimenti avaro di soddisfazioni. Il fatto che in un momento così difficile qualcuno decida di puntare sulla crescita di lungo periodo di una delle economie che saranno chiamate a trascinare il resto del mondo fuori dalla recessione fa ben sperare. Anche perché dopo tre anni di crescita sopra il 9% sono soprattutto le infrastrutture - porti, strade, centrali elettriche, stazioni, aeroporti - ad avere bisogno che i progetti che stanno lentamente facendo dimenticare un passato fatto di abbandono e immobilismo non si fermino. Secondo le stime del Governo, nel quinquennio 2007-2012 lo Stato indiano e i suoi partner privati dovranno investire nella rete infrastrutturale 497,55 miliardi di dollari. Il 70,8% arriverà sotto forma di finanziamento pubblico, il 29,2% grazie ai contributi di aziende private sia indiane che straniere. Per quanto imponente, non si tratterà di uno sforzo, da solo, in grado di portare strade, porti e aeroporti al livello di quelli delle economie asiatiche che hanno intrapreso prima di New Delhi la strada delle liberalizzazioni economiche. Per il quinquennio successivo le stime parlano di altri 500 miliardi, destinati a crescere ulteriormente se da qui al 2012 non verrà rispettata la tabella di marcia prefissata. Un'ipotesi tutt'altro che remota, dato che le sfide di per sé difficili che attendono il settore sono destinate a diventare ancora più complesse a causa del credit crunch. «Nei progetti che finanziariamente si erano strutturati per attingere a fondi esteri ci saranno dei ritardi», spiega Anouj Mehta, senior infrastructure finance specialist dell'Asian Development Banka New Delhi. «A livello domestico la situazione è migliore- prosegue- ma sul piano internazionale la capacità di investire di molte banche è stata ridotta dalla quantità di non performing assets. Alcuni degli istituti di credito stranieri che chiedevano di poter finanziare dei progetti infrastrutturali nel Paese hanno praticamente chiuso le loro filiali. E chi non ha fatto un passo indietro ora tende a prediligere formule di finanziamento con un orizzonte temporale più breve di quelli richiesti dal mercato». Un fenomeno che sia l'Adb che il Governo indiano stanno cercando di mitigare, con soluzioni di debt funding a lungo termine. La sfida che attende il settore privato si annuncia quindi complessa anche perché nel quinquennio 2002-2007, senza una crisi finanziaria in corso, i suoi contributi ai progetti infrastrutturali nonhanno superato i 9 miliardi di dollari all'anno, 45 in totale, contro gli oltre 145 che saranno richiesti entro il 2012. Eppure secondo Mehta i privati continueranno a investire nella rete infrastrutturale indiana. «Nelle partnership tra imprese e Stato - spiega - le prime non sono semplici portatrici di capitali, ma anche e soprattutto di efficienza, uno dei fattori in grado di attrarre i capitali assieme al fatto che i volumi garantiti, sia che si tratti di un'autostrada che di una rete di distribuzione dell'acqua, sono elevatissimi». Un esempio calzante è il porto dell'Andhra Pradesh su cui 3i Group ha deciso di investire. Quando sarà completato, nel 2013, da Krishnapatnam potranno transitare ogni anno 100 milioni di tonnellate di merci, soprattutto carbone (in arrivo) e minerali ferrosi (in partenza). Per quella data sarà lo scalo più grande di tutta l'India, indicando la strada da seguire in un Paese in cui oggi solo il 7% del traffico merci domestico viaggia via mare, contro il 70% dell'Europa, il 60% del Giappone e il 45-50% della Cina. masciaga@gmail.com EFFETTO «CREDIT CRUNCH» Il Governo studia soluzioni per evitare ritardi nei progetti finanziariamente strutturati per attingere a fondi esteri Il caso dell'Andhra Pradesh

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I sindacati: la Cina investe per rubare la nostra tecnologia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 25 autore: I sindacati: la Cina investe per rubare la nostra tecnologia Colpa della recessione, anzi no: colpa dei cinesi. Per buona parte dell'opinione pubblica coreana, la società che (almeno finora) è stata la vittima di più alto profilo del crollo dei mercati avrebbe in realtà scontato un problema ancora più devastante: l'avere un padrone di Shanghai che, secondo l'accusa esplicita dei sindacati, è sempre stato interessato più che altro ad acquisire e trasferire tecnologie in patria. Ssangyong Motor, la più piccola casa sudcoreana (ma non per i modelli che produce, Suv e grandi berline), dal 9 gennaio è finita in amministrazione giudiziaria, dopo un 2008 in profondo rosso. La Shanghai Automotive Industry (Saic) aveva acquisito nel 2004 il controllo del 51% dell'azienda,in quella che era stata celebrata come la joint più significativa dell'industria automobilistica cinese e un simbolo della sua ascesa internazionale (oltre che della crescente integrazione tra le due economie). Un matrimonio finito davanti al giudice come i divorzi più penosi. Un caso che diventa un monito a più ampio raggio: non si tratta del solito analista in sospetto di “China-bashing” che mette in guardia le società “occidentali” dal cercare partnership con i ricchi gruppi statali cinesi, ma di un esempio concreto di aspettative deluse tra vicini asiatici. Un'anticipazione c'era già stata: nel 2003 la società elettronica Boe Technology Group aveva acquisito il produttore coreano di display Hydis, trasferendo tecnologia per costruire una fabbrica a Pechino e poi rifiutandosi di iniettare risorse fresche nella società acquisita. Risultato: la Hydis finì del 2006 in amministrazione controllata, risorgendo in seguito come l'ombra di se stessa sotto il controllo di una società di Taiwan. Secondo i sindacati della Ssangyong, il 9 gennaio dovrebbe essere ricordato come «il giorno in cui la Cina ha calpestato la Corea». Da quel giorno, comunque, i nuovi amministratori giudiziari coreani hanno qualche mese per cercare di salvare l'azienda, che a febbraio ha accusato un crollo del 70% delle vendite. La Saic resta con azioni che ormai non valgono più niente, rispetto all'investimento iniziale di 510 milioni di dollari. Nel 2004 Ssangyong guadagnava altrettanto: dal punto di vista cinese, gli investimenti ulteriori avrebbero dovuto essere finanziati con gli stessi profitti conseguiti, che invece sono evaporati tra difficoltà di mercati e lunghi scioperi in azienda. La Saic ha ammesso alcuni trasferimenti di tecnologia come normali e remunerate conseguenze delle relazioni di business. E ha emesso in sostanza un suo monito all'esterno: nonostante il conclamato impegno verso l'apertura dell'economia coreana, aSeul non c'è un contesto davvero favorevole per gli investitori stranieri, verso i quali i pregiudizi rimangono. Se è così, certo questa vicenda non farà nulla per diminuirli. S. Car. LA REPLICA Shanghai Automotive, che ha il 51% della società, ribatte: clima sfavorevole allo shopping presso i vicini asiatici

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Non si arresta la scommessa sugli emergenti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 25 autore: VENTURE CAPITAL Non si arresta la scommessa sugli emergenti Nonostante i venti di crisi e il rallentamento degli investimenti diretti esteri, il venture capital continua a scommettere sui mercati emergenti. Qui, secondo i dati Dow Jones VentureSource, nel 2008 i capitali di ventura hanno investito oltre 13 miliardi di dollari. La performance migliore è stata messa a segno della Cina, i cui investimenti di venture capital sono passati dai 2,8 miliardi di dollari del 2007 ai 4,2 miliardi dell'anno scorso. In compenso, Pechino ha visto diminuire il numero di progetti su cui si è investito: 245 contro i 290 del 2007. Al contrario, tra gli emergenti l'India è stato l'unico Paese che ha visto uno stallo negli investimenti, rimasti pressoché fissi a quota 864 milioni di dollari, suddivisi su 80 progetti rispetto agli 85 dell'anno precedente. A cambiare, in India, sono stati però i settori destinatari degli investimenti. Se infatti quelli diretti al comparto dell'energia e delle utilities, pur partendo da quote molto basse, sono cresciuti del 75 per cento, a quota 70 milioni di dollari, i finanziamenti al comparto dell'Information technology indiano sono letteralmente crollati.

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Rivoluzione verde anche per la Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 26 autore: Rivoluzione verde anche per la Cina T ra i 150 e i 200 miliardi di euro ogni anno per i prossimi vent'anni.è il prezzo della rivoluzione verde in Cina, sostengono gli analisti di McKinsey. Un cambiamento radicale che passa attraverso le energie alternative, le auto elettriche, gli impianti per la depurazione industriale o la trasformazione in senso ecologico delle abitazioni. Tutti tasselli, questi, che possono aiutare l'ex Celeste Impero a togliersi la maglia di Paese tra i più inquinati e inquinanti del mondo: nel 2007 le sue emissioni di CO2 sono state superiori a quelle degli Stati Uniti. Intervento per intervento, MCKinsey elenca le iniziative che la Cina dovrebbe prendere nei prossimi vent'anni: alcuni sono consigli, altre sono invece decisioni già nell'agenda di Pechino. Uno studio- disponibile gratuitamente online - molto tecnico, interessante per chi vuole fare affari verdi con la Cina. China's Green Revolution McKinsey & Company www.mckinsey.com/locations/ greaterchina/mckonchina/reports/ china_green_revolution_report.pdf Per scaricare gratuitamente il report

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Il mercato asiatico degli over 60 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-10 - pag: 26 autore: LIBRI & STUDI Il mercato asiatico degli over 60 L' invecchiamento della popolazione non è un problema all'ordine del giorno soltanto in Europa. è un fenomeno che riguarda anche l'Asia.A cominciare dal Giappone,ma senza dimenticare la Cina, la Corea del Sud, Taiwan, la Thailandia. La questione sta a cuore ai Governi, che devono provvedere a garantire ai sempre più numerosi anziani servizi di welfare adeguati. Ma interessa anche le imprese, per le quali si apre un importante mercato fatto di consumatori dalle esigenze particolari e da una buona disponibilità di spesa. Il libro "Ageing in East Asia", pubblicato da Routledge, fa il punto sulla situazione in otto Paesi del Continente. Partendo dalla considerazione che proprio l'Asia orientale detiene il primato mondiale per percentuale di anziani sul totale della popolazione e anche per tasso di crescita di over 60 negli anni. Ageing in East Asia : Challenges and Policies for the Twenty-first Century Tsung-hsi Fu, Rhidian Hughes Routledge Pagg. 208 80 sterline

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Tibet. Anniversario della rivolta (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Tibet. Anniversario della rivolta 10-03-2009 XINING (CINA). I monaci si guardano intorno sospettosi e parlano sottovoce nella penombra del grande tempio. Ma confermano: più di cento dei circa 300 religiosi che di solito vivono nel monastero di Lutsang (An Tuo in cinese) sono stati arrestati dopo una manifestazione per le festività del Capodanno tibetano (Losar), che si è celebrato il 25 febbraio. Gli arrestati sono in tutto 109, sostengono. I monaci aggiungono che per oggi si aspettano altri "problemi", giorno in cui cade il 50/o anniversario della fallita rivolta di Lhasa, che si è conclusa con la fuga in India del loro leader spirituale, il Dalai Lama. E intanto ieri, parlando ai tremila delegati dell'Assemblea nazionale del popolo (il Parlamento di Pechino), il presidente cinese Hu Jintao ha detto che la Cina deve creare "una Grande Muraglia di stabilità" intorno al Tibet per bloccare il "secessionismo". Per arrivare al monastero, che si trova nella provincia nord-occidentale del Qinghai, nella contea di Guinan, si attraversa un territorio in stato d'assedio. Gli oltre duecento chilometri che separano Guinan dalla capitale della provincia Xining sono costantemente percorsi dalle auto e dai camion della Polizia armata del popolo (Pap), il corpo paramilitare addetto al controllo dell' ordine pubblico. Qualche decina di chilometri fuori da Xining si lascia la superstrada provinciale e si sale verso l'altopiano del Tibet-Qinghai. Le strade lunghe e dritte attraversano le montagne aride, le pianure semidesertiche percorse da nomadi con i loro ponchos colorati, che pascolano le mandrie di capre e di yak. Arrampicandosi fino ai 3.600 metri di Guinan si incontrano solo due posti di blocco ma, al contrario che sulla strada provinciale più a nord, dove tutti gli stranieri vengono fermati e rispediti indietro da agguerriti poliziotti armati, sono custoditi distrattamente. Si entra al monastero da una stradina sterrata e improvvisamente ci si trova circondati dai giovani monaci. Molti sono dei ragazzini, tutti indossano le tonache rosso scuro e i caratteristici cappelli gialli. Il Qinghai, che i tibetani chiamano Amdo, ha un ruolo centrale nella storia del buddhismo tibetano: qui è nata la setta dei Gelu-pa, i cui membri si distinguono da quelli delle altre scuole proprio per i loro copricapo, una sorta di elmo di stoffa di un giallo accecante, e che da quattro secoli è quella dominante. Ed è nel Qinghai, in un minuscolo villaggio di montagna, che è nato più di 73 anni fa il Dalai Lama. I giovanissimi monaci circondano gli stranieri che entrano - il corrispondente dell'ANSA, quello di SkyTg 24 Gabriele Barbati e la loro interprete Ylenia Rosati - ridendo, cercando di dire qualche parola in inglese e interrompendo per un attimo i mantra, che cantano con voci sorprendentemente profonde. Timidezza e paura - una paura che è palpabile in tutta la vasta zona stretta nella morsa della Pap - sono tutto quello che si ottiene quando si chiede se ci sono stati "wenti" (problemi), l'eufemismo col quale i locali indicano le proteste anticinesi e la seguente repressione. Solo all'interno del tempio qualcuno di loro si lascia andare e conferma gli arresti, già denunciati da alcuni gruppi di esuli tibetani: le manifestazioni ci sono state, gli arresti ci sono stati. I monaci ignorano la sorte dei loro compagni e si dicono pronti a riprendere le proteste appena si presenterà l'occasione. La conversazione è difficile e breve. La mobilitazione decretata dal governo è totale, gli informatori sono dappertutto e la polizia può arrivare in qualsiasi momento. Poco dopo essere usciti dal monastero, i giornalisti vengono bloccati da un'auto della Pap e portati al vicino commissariato nel quale entrano insieme a tre giovani monaci, prelevati da un'altra squadra. La detenzione è illegale, perché la legge cinese sulla stampa afferma che i giornalisti stranieri non hanno bisogno di autorizzazioni speciali per visitare le province (con l'eccezione della Regione Autonoma del Tibet) e che per intervistare un cittadino cinese hanno bisogno solo del consenso dell'intervistato, ma si protrae per più di tre ore. Non viene data alcuna spiegazione, poi i giornalisti vengono costretti a ripartire per Xining, seguiti da una jeep della polizia. I tre monaci sono ancora lì, seduti in una stanza vicina all'ingresso, in attesa di una sorte incerta.

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Il rischio di un nuovo Vietnam. Cinquant'anni fa la repressione cinese nel Tibet Il rischio di un nuovo Vietnam (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Il rischio di un nuovo Vietnam. Cinquant'anni fa la repressione cinese nel Tibet Il rischio di un nuovo Vietnam di Pino Agnetti 10-03-2009 Con involontario quanto agghiacciante umorismo, le autorità di Pechino avevano annunciato nei giorni scorsi la decisione di non proclamare per oggi - cinquantesimo anniversario della fallita insurrezione anticinese di Lhasa del 10 marzo 1959 - la legge marziale in Tibet. L'umorismo risiede nel fatto che sul tetto del mondo la legge marziale vige, a tutti gli effetti, da oltre mezzo secolo. Ed, anzi, è stata inasprita a seguito dei moti scoppiati sempre a Lhasa il 14 marzo di un anno fa. Che, pur rimanendo ben lontani dal bilancio raccapricciante del '59 (87.000 civili uccisi e diverse altre migliaia incarcerati e torturati), alla fine sono costati un numero imprecisato di morti e feriti, più almeno altri 1.200 tibetani completamente svaniti nel nulla. Considerando le migliaia di soldati e di poliziotti aggiuntivi inviati anche stavolta da Pechino a "proteggerne la stabilità", quello odierno sarà quindi l'ennesimo tetro anniversario di lutto e di disperazione per la terra natale del Dalai Lama. Lutto per intere generazioni di patrioti vanamente immolatisi nel tentativo di spezzare le catene strette loro addosso per primo dal "grande timoniere" Mao. E disperazione per i loro infelici eredi, i quali ancora ieri si sono sentiti ripetere dal presidente cinese, Hu Jintao, che occorre costruire una "grande muraglia" contro il separatismo e "per la salvaguardia dell'unità della madrepatria". A questo ennesimo "appello-sfottò", risponderà oggi stesso il Dalai Lama in persona. Ricordando ciò che è universalmente noto a tutti. E, cioè, che nessuno si sogna più di chiedere l'indipendenza del Tibet. Ma solo il ritorno a una forma di autonomia non molto dissimile da quella di cui i tibetani godettero, tra il XVII secolo e il 1911, ai tempi dell'ultima dinastia imperiale cinese dei Quing. Decisamente troppo per Hu Jintao e compagni, terrorizzati all'idea che la benché minima concessione in tal senso possa rinfocolare le spinte separatiste degli Uiguri musulmani della regione dello Xinjiang. Ma bisognosi pure di continuare a usare il Tibet come principale valvola di sfogo delle crescenti tensioni sociali ed economiche interne attraverso la migrazione a Lhasa e dintorni di milioni di contadini dell'etnia Han, il gruppo etnico maggioritario in Cina. Da qui, i toni durissimi con cui Pechino è tornata a minacciare sanzioni contro qualunque Paese "permetta al Dalai Lama di visitarlo". Da qui anche, nell'avvicinarsi delle ricorrenze di questi giorni, la rinnovata chiusura al turismo e ai giornalisti stranieri delle frontiere tibetane e delle province limitrofe. Tutte mosse dettate dalla convinzione che, con la crisi economica a dominare i pensieri degli altri grandi della Terra, sia praticamente impossibile che qualcuno di questi si azzardi a mettere in discussione i propri rapporti con Pechino. Impressione ampiamente avallata dalla promessa che il tema dei diritti umani non interferirà con la crisi fatta di recente allo stesso Hu Jintao dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. Oltre che nella realpolitik altrui, i vertici cinesi confidano che presto o tardi saranno gli stessi tibetani a rinunciare alla propria storia millenaria. In cambio di un progresso iniziato, secondo l'asfissiante tam tam della propaganda comunista, nel momento stesso in cui i cannoni dell'Armata rossa "posero fine alla schiavitù del Tibet". Non del medesimo avviso, evidentemente, dovevano essere gli oltre 100 monaci tibetani arrestati nei giorni scorsi. Né quell'altro giovane monaco della città di Ngaba, nel Tibet orientale, che dopo essersi cosparso di benzina si è dato fuoco stringendo fra le mani il ritratto del Dalai Lama. Questi, oramai 74enne, si rivolgerà oggi al mondo con la stessa incrollabile speranza che lo accompagna da quando - poco più che ragazzo - riuscì miracolosamente a mettersi in salvo attraverso l'Himalaya. Per poi ritirarsi a Dharamsala, in India, da dove ogni mattina scruta con un cannocchiale la sua sventurata e perduta terra. Perduta, di questo passo, anche alla causa della resistenza non violenta che le generazioni future dei tibetani potrebbero trovare sempre più inutile praticare. Dando così corpo all'incubo peggiore di Pechino: il tetto del mondo trasformato in un nuovo Vietnam.

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Tibet, stretta cinese: arrestati 109 monaci (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 10-03-2009 il fatto Bombe incendiarie contro auto della polizia. Nei giorni scorsi religiosi prelevati ad An Tuo Confini sigillati e linee telefoniche interrotte. Hu: serve una muraglia contro il separatismo UN POPOLO OPPRESSO Cresce la tensione nella regione. Ormai in minoranza la linea di moderazione della guida spirituale e del governo in esilio. Spinte per l'indipendenza, si associa anche Jamyang Norbu Tibet, stretta cinese: arrestati 109 monaci Proteste nel 50° dell'esilio del Dalai Lama. E un rapporto denuncia: 1.200 gli scomparsi DI PIERGIORGIO PESCALI T ibet, Dalai Lama e Cina: una miscela pericolosamente instabile che, se aggiunta alla commemorazione di un evento a forte impatto emozionale come il cinquantesimo anniversario della rivolta (e della repressione) che convinsero il XIV Dalai Lama a riparare in India, rischia di diventare esplosiva. Il 10 marzo 1959, infatti, Lhasa fu teatro di violenti scontri tra le forze cinesi e i tibetani. Una settimana dopo, il 17 marzo, Tenzing Gyatso scappò da Lhasa per riparare tra le braccia di Nehru. Le autorità cinesi, timorose che nuove manifestazioni simili a quelle avvenute lo scorso anno, possano catalizzare l'attenzione del mondo e generare nuove critiche alla politica di Pechino, hanno già isolato la regione: frontiere chiuse a turisti e stranieri, Internet e linee telefoniche, comprese quelle cellulari, interrotte per prevenire che i vari gruppi di manifestanti si tengano in contatto. È comunque da tempo che le avvisaglie di fermenti sono concrete: 109 monaci del monastero di An Tuo sarebbero stati arrestati, mentre nella prefettura di Golog, nel Qinghai, alcuni manifestan- ti hanno lanciato bombe incendiarie a due auto della polizia. Fermati per qualche ora anche due giornalisti italiani di Ansa e Sky Tg24 con la loro interprete, che ieri avevano raggiunto proprio il monastero di An Tuo e diffuso la notizia degli attesti. Il presidente cinese Hu Jintao ha intanto lanciato un appello ai tibetani esortandoli a «costruire una Grande Muraglia contro il separatismo». Hu, che è stato segretario del Partito Comunista del Tibet dal 1988 al 1992, ha anche citato il recente rapporto pubblicato dall'agenzia Xinhua in cui vengono elencati i successi economici e sociali ottenuti dalla regione sotto l'amministrazione socialista. Il miglioramento delle condizioni di vita dei tibetani si scontra, però, con l'insensibilità mostrata verso la cultura locale. L'International Campaign for Tibet (Ict) ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che la repressione cinese è paragonabile a quella compiuta durante la Rivoluzione Culturale. Secondo l'Ict, dopo le manifestazioni del marzo 2008, sarebbero scomparsi 1.200 tibetani, cifra simile a quella fornita dalle autorità cinesi (che parlano di 953 arresti), le quali aggiungono però che soltanto 76 di loro sono stati riconosciuti colpevoli. La situazione dei diritti umani continua infatti a essere critica, in particolare nelle province esterne alla regione autonoma del Tibet. Sono le regioni del Qinghai, Sichuan, Gansu, fino al XVII secolo appartenenti al Tibet storico, dove la popolazione tibetana vive separata dai consanguinei di Lhasa. È all'interno di queste aree, e non nella capitale, che si è registrato il maggior numero di scontri e di manifestazioni, spesso con degenerazioni violente nei confronti delle etnie han e hui. La frustrazione della separazione etnica qui si collega anche alla percezione della diluizione demografica. L'incapacità del governo in esilio di raggiungere risultati concreti sta creando un diffuso malumore anche tra gli esuli riparati all'estero. Sempre più numerosi sono i dissensi verso la politica di moderazione proposta dal Dalai Lama (che oggi terrà un discorso ufficiale). Il Tibetan Youth Congress e il National Democratic Party criticano da tempo l'orientamento dei leader di Dharamsala, proponendo come alternativa all'autonomia la piena e completa indipendenza. Anche il più noto intellettuale tibetano vivente, lo scrittore Jamyang Norbu, si è schierato dalla loro parte, isolando ancora di più la guida spirituale. A irritare maggiormente Pechino e a imbarazzare le diplomazie occidentali sono le richieste che tali gruppi avanzano: l'indipendenza, un traguardo già di per sé stesso arduo, non interesserebbe solo la regione autonoma del Tibet, ma addirittura il cosiddetto Tibet etnico, la regione che comprende l'intera provincia del Qinghai e parte della provincie del Gansu, Sichuan e Yunnan. Non si parlerebbe più, quindi, di un milione e duecentomila chilometri quadrati con due milioni e seicentomila abitanti, il 93% dei quali di etnia tibetana, ma di un'area che si estenderebbe su una superficie doppia e una popolazione di dieci milioni di persone, ma di cui solo il 50% tibetani. Uno scenario secessionistico destabilizzante. Forze di polizia cinese in assetto antisommossa. Il governo di Pechino ha rafforzato il presidio del territorio tibetano in previsione di possibili agitazioni in occasione dell'anniversario della rivolta del 1959. Fu in seguito a quegli eventi che il Dalai Lama trovò rifugio in India (Ap)

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Con la crisi Pechino teme la <stagione degli anniversari> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 10-03-2009 lo scenario Il 4 giugno cade il ventennale del massacro di piazza Tienanmen Dieci anni fa anche la repressione del movimento Falun Gong E la situazione economica fa da catalizzatore Con la crisi Pechino teme la «stagione degli anniversari» DI GEROLAMO FAZZINI I l 10 marzo è solo una delle date che le autorità di Pechino hanno messo in un elenco speciale di ricorrenze 'sensibili', un elenco che comprende il ventennale del massacro di Piazza Tiananmen (4 giugno 1989), il decimo anno della repressione del movimento del Falun Gong e il sessantesimo della fondazione della Repubblica Popolare Cinese (1 ottobre 1959). Per prevenire quelli che Pechino considera 'disordini' e attentati alla 'stabilità' del Paese (come già riferito su queste colonne), è istituita una speciale task force, battezzata 'Progetto 6521'. Da mesi, in verità, l'apparato politicoamministrativo cinese è particolarmente all'erta. Nel 2008 la celebrazione delle blindatissime Olimpiadi di Pechino ha impegnato duramente l'articolata struttura che presiede alla 'sicurezza nazionale'. Al di là di qualche episodio circoscritto, l'estate scorsa sostanzialmente l'ordine ha regnato a Pechino, e il regime cerca ora di prolungare anche per i prossimi mesi il 'controllo totale' del dissenso, con una campagna di «attenzione» poliziesca verso i potenziali oppositori, volta a soffocare il malcontento crescente. Due fatti nuovi hanno introdotto recentemente nello scenario cinese altrettante incognite. La prima variabile è la crisi economica. Come spiega Jackie Hung, membro della Commissione Giustizia e Pace della diocesi di Hong Kong, in un articolo che uscirà su prossimo numero di Mondo e Missione: «Bancarotte frequenti e tagli di produzione hanno causato un elevato tasso di disoccupazione e creato una situazione di pesante sociale. Milioni di lavoratori hanno perso i loro posti di lavoro e il sistema di previdenza sociale garantito dallo Stato si è indebolito. La disoccupazione è molto più grave di quanto facciano notare le statistiche ufficiali. Almeno 670 mila piccole industrie sono state chiuse, lasciando oltre sei milioni di lavoratori regolari disoccupati». L'altro fatto recente, che potrebbe costituire una pericolosa miccia per l'establishment, è la pubblicazione di Carta 08: una lettera-appello che denuncia la grave situazione dei diritti umani in Cina e chiede alle autorità una svolta radicale in direzione di libertà e democrazia. Il documento, che si richiama esplicitamente a Charta '77 (manifesto del dissenso cecoslovacco), rappresenta il gesto più coraggioso che attivisti e intellettuali dell'opposizione hanno messo in campo negli ultimi anni. In Cina, complice Internet, sta conoscendo una straordinaria diffusione, a dispetto della censura esercitata dal governo. Václav Havel, l'ex dissidente diventato presidente della Repubblica Ceca, in una lettera aperta sul Wall Street Journal, ha sferrato un duro atto d'accusa contro la miopia con cui Pechino sta gestendo la vicenda: «La Cina del 2008 non è la Cecoslovacchia del 1977. Sotto molti aspetti è più libera e più aperta del mio Paese di 30 anni fa. Eppure, la risposta delle autorità cinesi a Carta 08 è simile a quella data dal governo cecoslovacco a Charta77. Il governo cecoslovacco scelse la via della repressione. Così ha fatto il governo cinese rifiutandosi di discutere le proposte dei firmatari di Carta 08. (.) Il governo cinese dovrebbe imparare la lezione del movimento di Charta77: l'intimidazione, la propaganda e la repressione non possono sostituire un dialogo ragionevole». Ad aggravare la situazione (agli occhi delle autorità di Pechino) c'è il fatto che i primi firmatari del documento siano alcuni dei più noti 'sopravvissuti' dell'esercito disarmato dei ragazzi di Piazza Tiananmen. Se scorriamo le firme ci imbattiamo in una serie di nomi di dissidenti ben noti alle autorità politiche (vedi box a destra). Come se non bastasse, alcune delle istanze di Charta 08 sono state fatte proprie dall'ala più 'aperta' della nomenklatura. A metà febbraio quando i firmatari del documentoappello avevano raggiunto quota 8.000 un gruppo di membri del Partito ha stilato una lettera aperta al Comitato permanente del Politburo, in cui si auspica l'adozione rapida di riforme politiche precise: fine della censura, possibilità di un'opposizione organizzata, trasparenza... Ce n'è abbastanza per capire allora come quella che Pechino si appresta a vivere sia una lunga primavera 'calda'. Si spera non violenta. Monaci buddhisti in preghiera per la loro guida spirituale, nell'India settentrionale (Reuters)

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L'appello che allarma: intellettuali anti-regime (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 10-03-2009 C i dissidenti di Carta 08 L'appello che allarma: intellettuali anti-regime hi sono i firmatari di Carta 08? E perché il regime li teme tanto? I più in vista tra i sostenitori del documento sono personaggi noti del 'dissenso', già sulla scena da anni, in molti casi a partire dalle proteste del fatidico 4 giugno 1989, ovvero il massacro di Piazza Tiananmen. Il più famoso fra essi è Liu Xiaobo, scrittore di Pechino, tra i principali autori dell'appello, il quale guarda caso è stato prelevato da funzionari della pubblica sicurezza l'8 dicembre, due giorni prima della pubblicazione perché sospettato di «incitare alla sovversione». Altri sostenitori di Carta 08 hanno avuto grane con la polizia: lo scrittore Wen Kejian è stato arrestato a Hangzhou, mentre a Pechino la polizia ha perquisito l'abitazione di Zhang Zuhua, uno dei principali autori della Carta, confiscandogli passaporto e computer. Tra i più quotati 'dissidenti' va senz'altro annoverato Bao Tong. Già vice del segretario del Partito comunista Zhao Ziyang, per vent'anni agli arresti domiciliari per avere sostenuto le proteste pro-democrazia del 1989, Bao Tong ha sottoscritto la Carta come semplice cittadino e in una lettera aperta al governo (pubblicata su Radio Free A- sia e rilanciata da Asia News) ne ha spiegato i motivi: «Carta 08 avanza 19 proposte. Nessuna di esse è un'invenzione dei firmatari. Tutte sono già state attuate nei Paesi moderni e civili e si sono dimostrate parte di un sistema positivo con risultati benefici». Altro nome di spicco è Li Datong, ex direttore del prestigioso Bingdian (Punto di congelamento), un supplemento settimanale del quotidiano China Youth Daily, uno degli organi di informazione più influenti del Paese. Nel gennaio 2006 è stato licenziato per aver criticato la censura e l'influenza del Partito sulla stampa. Alla vigilia delle Olimpiadi ha scritto un articolo dal provocatorio titolo «La Cina è pronta per i Giochi Olimpici?» che si concludeva con queste parole: «Quando, con tutta calma, i leader cinesi saranno capaci di affrontare le proteste interne e internazionali... in quel momento potremo finalmente dire: 'la Cina è pronta!' ». Infine, da citare la figura e l'opera di Pu Zhiqiang, anch'egli firmatario di Carta 08, un coraggioso avvocato che difende tanto scrittori e giornalisti censurati quanto i diritti dei consumatori (tra i quali, ad esempio, le moltissime persone espropriate delle loro case senza adeguata compensazione). Gerolamo Fazzini

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Cgil e Legambiente unite contro la crisi (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Cgil e Legambiente unite contro la crisi C.R., 10 marzo 2009, 18:18 Politica Diverso utilizzo delle risorse disponibili, migliorare la qualità della spesa pubblica, riduzione degli sprechi e recupero di denaro attraverso la lotta all'evasione, investimento nell'energia rinnovabile. Queste le linee da seguire per combattere la recessione, contenute nel documento congiunto redatto dalle due associazioni e presentato oggi in un convegno Un green new deal anche in Italia, di Cogliati Dezza* è la stagione del protagonismo politico e sociale della Cgil. Un protagonismo che spinge il maggiore sindacato italiano a ritessere quel filo con le associazioni ed i movimenti che tanto ha contribuito alla sua forza. Così, non stupisce che nella ricerca di una bussola per fronteggiare una crisi economica dai caratteri epocali prenda corpo l'alleanza strategica tra Corso Italia e Legambiente, principale associazione ambientalista in Italia. Due "giganti" della rappresentanza sociale, due visioni un tempo contrapposte, oggi unite dalla consapevolezza che il bando della matassa si trova nel "new green deal" di foggia obamiana. In uno scenario in grado di dare un aiuto subito alle famiglie in questa fase difficile intervenendo in modo nuovo per ridurre le voci più pesanti dei bilanci come la spesa per l'energia, per la casa, i servizi, la salute, la sicurezza guardando alle soluzioni già messe in campo in altri Paesi, che vedono la centralità e la trasversalità della questione ambientale e la novità di un forte ruolo pubblico nel guidare i processi di fuoriuscita dalla crisi, a partire da "una analisi lucida della impossibilità di risolvere i problemi con le stesse ricette liberiste che spesso ne erano la causa". L'occasione per ufficializzare la nuova collaborazione tra Cgil e Legambiente è stata fornita dalla redazione di un documento comune dal titolo "Contro la crisi: per combattere la recessione, creare lavoro, vincere la sfida climatica", presentato in un convegno a Roma cui hanno preso parte, tra gli altri, il presidente nazionale dell'associazione ambientalista Vittorio Cogliati Dezza e il segretario generale della Confederazione Guglielmo Epifani. Cgil e Legambiente sono accomunate dalla convinzione che sia necessaria una forte risposta alla fase che sta attraversando l'economia e la società italiana, che si debba lanciare un chiaro messaggio di cambiamento e di innovazione al governo, alle imprese, ai lavoratori, alle famiglie. Per il nostro Paese la sfida sarà particolarmente delicata perché gli effetti della crisi internazionale si intrecciano con le difficoltà di un sistema economico e produttivo in cui convivono arretratezze e nuovi problemi, cioè agiscono su un terreno economico-sociale già dissestato. Critiche, le due organizzazioni, relativamente ai provvedimenti del governo per fronteggiare la recessione dilagante, che appaiono, si legge nel documento, "del tutto inadeguati per far fronte alla tempesta che ci sta colpendo e per preparare il sistema produttivo italiano a rispondere alle sfide che aspettano l'Italia nel futuro". Una doppia incapacità, sia "per quanto riguarda le risorse mobilitate, che per le scelte di merito". Anzi più che un merito, un demerito visto che si "rimarca l'assenza di qualsiasi intervento capace di avviare politiche strutturali di rafforzamento del sistema produttivo" perchè la speranza è che "con i pochi provvedimenti presi si superi la contingenza e, nel frattempo, riparta l'economia internazionale". Quasi in modo autonomo, quasi in modo provvidenziale. Bocciata dunque la linea dell'esecutivo così come la sua analisi sul presente vissuto dal Bel Paese, "che rischia, senza una chiara inversione di rotta, di produrre effetti devastanti nel sistema economico e sociale italiano". Un esecutivo che non sa interpretare e capire il reale e che quindi mette in campo misure inadeguate. Al centro delle proposte lanciate da Cgil e Legambiente, al contrario, "sta la convinzione che affrontare la sfida climatica ed intervenire per la qualità e l'innovazione ambientale sono la chiave con cui guardare alle politiche antirecessive". Per fare questo occorre allora "un approccio molto selettivo delle priorità di intervento, scartando l'idea che basti una iniezione di risorse pubbliche nei settori tradizionali in crisi". "Lo scenario che proponiamo - si legge sempre nel documento congiunto - è in grado di dare un aiuto subito alle famiglie in questa fase difficile intervenendo in modo nuovo per ridurre le voci più pesanti dei bilanci come la spesa per l'energia, per la casa, i servizi, la salute, la sicurezza". Nello stesso tempo questa politica "è in grado di incidere nel profondo di quell'insieme di diseconomie e sprechi che quotidianamente è alimentato dai nostri modelli di produzione e consumo e, quindi, di muovere riforme capaci di preparare il cambiamento nei settori più arretrati, attraverso scelte che spingano investimenti in quelli più innovativi per raggiungere nuovi standard di qualità tecnologica innalzando la competitività delle imprese pubbliche e private". Uno scenario, infine - sostengono Cgil e Legambiente -, che risulti "capace di incidere positivamente sul mercato del lavoro dando origine a un insieme diffuso di possibilità occupazionali". Perchè il rinnovamento in senso ecosostenibile è anche questo: nuova occupazione. Uno scenario che guarda alle soluzione già messe in campo in altri Paesi, che vedono la centralità e la trasversalità della questione ambientale e la novità di un forte ruolo pubblico nel guidare i processi di fuoriuscita dalla crisi, a partire da "una analisi lucida della impossibilità di risolvere i problemi con le stesse ricette liberiste che spesso ne erano la causa". Non solo Obama, per altro. "Le proposte che presentiamo e la discussione che intendiamo avviare - sottolineano Cgil e Legambiente - sono dunque pienamente nel solco di quanto si sta oggi discutendo a Bruxelles come a Washington e Pechino, ma non a Roma". Il governo - si legge nel documento comune stilato dalle due organizzazioni - "sostiene di aver reso disponibili per far fronte alla crisi ben 45 miliardi di euro. A ben vedere però i 45 miliardi sono costituiti da risorse già programmate da tempo. Nei fatti le uniche risorse fresche sono solo 5 miliardi, anche questi però in larga parte ricavati dal riposizionamento di poste di spesa previste per altri settori". La dimensione di questo intervento se confrontato a quello di altri paesi è pressoché inesistente (Usa 1017 mld, Uk 753 mld, Germania 726 mld, Francia 437 mld, Spagna 210 mld, Giappone 493 mld, Cina 398 mld). Si tratta di cifre che secondo Corso Italia e Legamabiente "esprimono più di ogni altro ragionamento la preoccupante sottovalutazione con cui il governo italiano guarda alla crisi, che per essere affrontata avrebbe bisogno della massima coesione sociale possibile". "Da queste scarne osservazioni - prosegue il documento - emerge con chiarezza la convinzione del governo, ribadita per altro dal presidente del Consiglio e dal ministro dell'Economia, che per l'Italia non sia necessario mettere in campo misure straordinarie per superare la crisi e che sia sufficiente attendere, con ottimismo, la ripresa economica che prima o poi si ripresenterà". Il giudizio che Cgil e Legambiente danno dell'orientamento politico del governo italiano è quindi "fortemente critico", in quanto ammesso e non concesso che l'Italia sia meno esposta alla crisi rispetto ad altri Paesi, "è pur vero che stiamo già subendo pesantissime ripercussioni e che, comunque, gli equilibri competitivi che si determineranno a crisi superata dipenderanno in larga parte dalle misure di innovazione che ogni paese sarà stato in grado di mettere in campo". Questo significa che è indispensabile prevedere, in aggiunta alle misure di tutela, "anche interventi diretti all'innovazione e al rafforzamento del nostro sistema produttivo". Perchè? Perchè "la migliore difesa dell'occupazione è creare nuovo lavoro".

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Inferno Tibet (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 10-03-2009)

Argomenti: Cina

Inferno Tibet Enrico Campofreda, 10 marzo 2009, 19:01 Il fatto Ricorre il 50esimo anno della marcia tibetana, la rivolta contro il dominio cinese nella regione seguìta alla lunga marcia maoista. Una ribellione dalla vita brevissima, costata al paese un'infinità di morti, ma che ancora è un simbolo e un riferimento per Lhasa Le mani giunte, lo sguardo sorridente e tranquillo non sono l'unica immagine del Dalai Lama. Quando vuole i suoi ?a fondo' diventano armi affilatissime. Come le parole pronunciate in queste ore nell'esilio-residenza di Dharamsala in India. Ricorre il cinquantenario della marcia tibetana, la rivolta contro il dominio cinese nella regione seguìta alla lunga marcia maoista. Una ribellione dalla vita brevissima, costata al Tibet un'infinità di morti. In ricordo di quei momenti il Nobel per la pace perde il distacco ascetico e lancia pesanti accuse al regime oppressore ricordando come quella terra, la sua terra, sia divenuta nel tempo "un inferno di sofferenze". Poi prevale il politico che misura il peso delle parole. Il Dalai Lama sa che, nonostante il grande movimento d'opinione a favore del suo popolo, neppure gli scontri d'un anno fa sono riusciti a far alleggerire le posizioni cinesi. Così l'ipotizzato boicottaggio dei Giochi di Beijin durante la maggiore esposizione mediatica del colosso dell'Asia non c'è stato. Alla fiammata di marzo e aprile sono subentrati l'applauso e il consenso generali dell'agosto olimpico. Il nuovo corso obamiano, con tutti i distinguo che il presidente democratico continua a fare rispetto al bushismo, subordina i princìpi alla cruda real politik specie quand'è guidata dall'economia. E verso la Cina odierna la US Navy può spruzzare acqua, com'è accaduto al largo dell'isola di Hainan a est del golfo del Tonchino, ma non molto di più. Perciò il leader spirituale del Tibet distingue l'azione della memoria e della denuncia di "dolore e distruzioni" da idee secessioniste, appoggiate in altri casi (vedi Kosovo) dalla comunità internazionale ma che in opposizione alla Cina non troverebbero spazio. Il sogno tibetano può continuare a essere quello di rivendicare un'autonomia regionale senza staccarsi dalla Repubblica Popolare. E questo il Dalai continua a domandare. Per ora il gigante asiatico nega, accusando il Lama di falsità e ricordando alla politica estera mondiale come quella regione sia stata dotata di recenti, profonde riforme. Il braccio di ferro fra le parti prosegue. Le accuse di repressione operate da Pechino verso i tibetani - un anno fa si è parlato di duecento vittime - sono diffuse ovunque insieme alle denunce dell'oppressione e della cancellazione d'identità culturale di quel popolo. Eppure la diplomazia ufficiale è cauta. Nonostante la recessione la Cina resta la grande fabbrica mondiale, non c'è nazione che non intrecci la propria economia con quella asiatica, ed economia e finanza da sempre orientano la politica di tutti. Oltre che verso le poco amate organizzazioni quali Amnesty International e Human Rights Watch il disgusto di Pechino è diretto contro i "disturbatori" della stampa. Tre giornalisti di France Presse sono stati espulsi nei giorni scorsi perché avevano tentato di raggiungere il monastero buddista di La Jia; poi è stata la volta di due reporter italiani dell'Ansa e di Sky Tg24, fermati e a lungo interrogati dai militari. Per non parlare di quel che accade a singoli free lance da sempre i più esposti in questo genere d'intimidazione che colpisce la persona oltre che la libertà d'informazione. Quest'ultima continua a infastidire il potere tant'è che, come ai tempi delle proteste dei monaci di un anno fa a Lhasa (anche nei giorni scorsi ne sono stati imprigionati oltre cento) e alla vigilia delle Olimpiadi, i collegamenti sul web da e per la Cina si intervallano a black out. La rete è usata da una minoranza di cinesi, che sono ancora per ben oltre la metà cittadini rurali. Ma è una minoranza che nel gigantismo di quel Paese conta quasi 150 milioni di utenti, ai quali si rivolgono quegli intellettuali dissidenti come Liu Xiaobo i cui argomenti, proprio grazie a Internet, hanno raccolto popolarità e consensi. Sentir parlare di proteste a tre mesi dal ventennale di piazza Tiananmen - moto studentesco sì, ma assolutamente simbolico, accaduto quand'era in vita quel Deng Xiaoping padre del capitalismo dalla stella rossa - crea pur sempre idiosincrasia all'establishment. Perché a quella contestazione s'ispirarono le successive ribellioni popolari, volte, col trionfo del mercato, contro le speculazioni degli arricchiti. Quello che non è accaduto nell'89, quando studenti e intellettuali rappresentavano agli occhi del contadino e dell'operaio cinese una componente privilegiata e marziana più che marxiana, potrebbe succedere in un futuro prossimo. La recessione, il rischio disoccupazione e dunque lo stop al benessere per un ceto medio cresciuto a dismisura negli ultimi quindici anni potrebbe a breve creare un blocco sociale numeroso e dirompente. Tutto ciò preoccupa gli uomini del Governo Centrale molto più del Dalai Lama anche se la somma delle lagnanze non può che accrescere l'instabilità.

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nel mondo non consuma più nessuno la bce in campo contro la deflazione - maurizio ricci (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)

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Pagina 10 - Economia Dalla Cina all´Europa continua il crollo dei prezzi. Eurotower pronta ad azzerare i tassi Nel mondo non consuma più nessuno la Bce in campo contro la deflazione L´unica soluzione è il rilancio dell´export, ma il Fondo monetario gela le aspettative L´aumento dei prezzi al consumo, in Europa potrebbe essere nel 2009 solo dello 0,1% MAURIZIO RICCI La parola che fa paura è stata pronunciata, sia pure per esorcizzarla. E, adesso, la deflazione - una riduzione generalizzata dei prezzi, dagli effetti economici devastanti - da ipotesi accademica diventa una prospettiva: lontana, ma concreta. A parlare di deflazione, per delineare le contromisure che la possano sconfiggere, sono due uomini del vertice della Bce, la Banca centrale europea, Lorenzo Bini Smaghi e il presidente della Bundesbank tedesca, Axel Weber. E ne parlano, perché i segnali di deflazione, che serpeggiano dallo scorso agosto, si vanno facendo via via più corposi, anche se non vanno sopravalutati. Ieri, ad esempio, l´Istat ha comunicato che, in Italia, i prezzi alla produzione (cioè quelli, per così dire, al portone delle fabbriche) sono scesi dello 0,8% rispetto a dicembre. Il dato più inquietante è che i prezzi si sono ridotti della stessa misura, anche scorporando il fattore energia: segno che il trend ha intaccato i processi di fondo, al di là delle oscillazioni del petrolio. Peraltro, i prezzi alla produzione sono normalmente volatili ed è facile che i successivi passaggi - all´ingrosso e al consumo - assorbano la riduzione. La tendenza, però, è netta. Contemporaneamente, all´altro capo del mondo, in Cina, uno dei grandi motori dell´economia globale, i prezzi al consumo sono crollati dell´1,6% rispetto ad un anno fa. Anche qui, il dato va accolto con cautela: febbraio 2008 aveva visto un´impennata eccezionale dei prezzi cinesi. Tuttavia, più di un economista si aspetta che la riduzione prosegua nei prossimi mesi. Soprattutto, la stessa Bce prevede, per il 2009, un aumento dei prezzi al consumo, in Europa, che potrebbe essere anche solo (è l´ipotesi, per ora, minima) dello 0,1%. Prezzi fermi, cioè, nella media dell´anno e questo significa, quasi certamente, qualche mese con il segno meno. Weber si spinge anche a precisare che i mesi con il segno meno saranno quelli dell´estate, luglio e agosto. Il problema, però, è cosa accade dopo. Il raffreddamento dei prezzi, infatti, può prendere due forme. Il primo è un rallentamento, che gli economisti chiamano disinflazione. E´ quanto prevedeva la Bce, ancora a dicembre, prima di rivedere drasticamente al ribasso le sue stime: un aumento dei prezzi contenuto, nella media del 2009, fra l´1,1 e l´1,7%. E´ un processo benigno: rispetto all´inflazione del 2008 (3,3%) significa che il potere d´acquisto dei consumatori aumenta. E´ quanto accade in questo momento e lo verifichiamo tutti, con compiacimento, guardando al prezzo della benzina. Il punto, però, è che un po´ d´inflazione (entro il tetto del 2% che piace alla Bce, ad esempio) fa bene all´economia, ne lubrifica i meccanismi. Le imprese possono contare su incassi in crescita, i lavoratori su salari che si alzano, il costo dei debiti è inferiore a quanto appare. Se l´inflazione è al 2 e il tasso d´interesse è al 4, al momento di pagare, visto che il mio reddito è cresciuto del 2, il costo reale del debito è 2 e non 4. Tutto questo, però, si rovescia nel suo opposto, in caso di deflazione. Se, infatti, i prezzi scendono sotto zero non per un paio di mesi (come prevede Weber), ma per un paio di trimestri, l´aspettativa che continuino a scendere si consolida. Famiglie e imprese rinviano i loro acquisti, in attesa di prezzi più favorevoli. Le imprese, in assenza di domanda, tagliano la produzione e i posti di lavoro. La deflazione si accoppia e si moltiplica con la recessione: aumentano i disoccupati, come sta già avvenendo in Italia e altrove, diminuiscono i redditi, scende la domanda, scendono ancora i prezzi. La spirale è avviata e il credito vi gioca un ruolo perverso. Se l´inflazione è meno 2, il tasso d´interesse può essere anche zero, ma il costo reale del credito è 2. Le deflazioni sono rare: c´è stata quella, mondiale, successiva al 1929 e, più recentemente, in Giappone, negli anni ?90. Sono prolungate e difficili da curare. Mentre la politica economica ha un intero arsenale contro l´inflazione (blocco prezzi e salari, aumento dei tassi d´interesse, prosciugamento della liquidità), le ricette contro la deflazione sono poche e di incerta riuscita. Gli interventi di ieri di Bini Smaghi e di Weber danno un assaggio di quello che potrebbe essere il dibattito dei prossimi mesi. Mentre Bini Smaghi dichiara che la Bce sarebbe pronta a far scendere il tasso d´interesse anche a zero, per contrastare la deflazione, Weber controbatte che non bisogna scendere sotto l´1%, per lasciarsi qualche margine di manovra. Il punto è che, contro la deflazione, la politica monetaria è un´arma spuntata: una volta che il tasso è sceso a zero, le opzioni sono finite, visto che sotto zero il tasso non può scendere. Se l´economia non riparte a quel punto, la politica monetaria può fare poco altro. Come si esce, allora, dalla spirale della deflazione? Il Giappone lo ha fatto, sia pur precariamente, grazie al rilancio delle esportazioni. Per questo è ancor più preoccupante la previsione del Fondo monetario internazionale di una crescita mondiale negativa nel 2009. A preoccupare non è il fatto che sia negativa, ma che la gelata sia globale. Se nessuno, Cina compresa, si candida al ruolo di locomotiva mondiale, nessuno può pensare di uscire dalla spirale, agganciandosi ad un rilancio delle esportazioni. C´è chi, ormai, prevede una lunga depressione mondiale. E´ dura non poter sorridere, neanche quando scende la benzina.

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"giusto reprimere tienanmen" lascia il vertice dell'intelligence (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)

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Pagina 14 - Esteri Washington "Giusto reprimere Tienanmen" lascia il vertice dell´Intelligence WASHINGTON - Uno degli 007 più quotati degli Usa, Charles Freeman, ha rinunciato ieri alla carica di direttore del National Intelligence Council. Aveva irritato dei membri del Congresso dicendo che la Cina doveva "intervenire prima" per reprimere Tienanmen.

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il dalai lama: "il tibet è un inferno" sale la tensione tra cina e stati uniti - raimondo bultrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 14 - Esteri Il Dalai Lama: "Il Tibet è un inferno" sale la tensione tra Cina e Stati Uniti Duro discorso del leader buddista nel 50° della rivolta anticinese RAIMONDO BULTRINI BANGKOK - Il Tibet? «è stato trasformato in un inferno in terra. Questi 50 anni hanno portato indicibili sofferenze al Paese e al popolo». Dalla sua residenza indiana d´esilio a Dharamsala, il Dalai Lama ha usato toni forti nel giorno di una cerimonia attesa da tempo. Il leader spirituale buddista celebrava la data forse più triste nella storia moderna del suo popolo, la fallita rivolta anticinese del 10 marzo 1959, la fuga attraverso l´Himalaya e le stragi seguite alle proteste del marzo 2008. «Ancora oggi � ha detto � i tibetani in Tibet vivono in costante paura e le autorità cinesi restano perennemente sospettose di loro». Non solo. «I tibetani � ha aggiunto - sono considerati criminali, meritevoli della morte». Consapevole della solidarietà che milioni di persone hanno tributato ieri alla causa del Tibet nel mondo, con manifestazioni e iniziative da Taiwan a New York, da Katmandu a Canberra, Londra e New Delhi, il Dalai Lama ha insistito nella sua trentennale offerta alla Cina di una «genuina autonomia» invece della piena indipendenza. Ma ancora una volta la reazione di Pechino è stata sferzante: «Non risponderò alle menzogne del Dalai Lama», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Ma Zhaoxu, «la cricca del Dalai Lama sta confondendo il bianco con il nero. Mettono in giro solo delle voci. Le riforme democratiche cinesi sono le più ampie e profonde mai realizzate nella storia del Tibet». I vertici di Pechino hanno minacciato serie conseguenze diplomatiche nelle relazioni con gli Stati Uniti se non sarà ritirata la risoluzione del deputato democratico Rush Holt che chiede di «riconoscere la disperazione del popolo tibetano in occasione del cinquantesimo anniversario dell´esilio del Dalai Lama» e invita a «compiere uno sforzo multilaterale per trovare una soluzione duratura e pacifica». La mozione, in attesa dell´esame del Congresso Usa, rivolge un appello al governo cinese «affinché risponda alle iniziative del Dalai Lama per trovare una soluzione alla situazione tibetana». Ma la risposta dello stesso portavoce Zhaoxu non lascia spiragli: «La proposta al Congresso americano fatta da qualche parlamentare anti-cinese va contro la storia e la realtà del Tibet». Il fattore storico è stato alla base della rottura delle trattative durate fino allo scorso anno. «L´insistenza cinese nel farci accettare che il Tibet è stato parte della Cina dai tempi antichi - ha spiegato ieri il Dalai Lama - è errata e irragionevole. Non possiamo cambiare il passato». Quanto alla realtà di quest´ultimo mezzo secolo - ha aggiunto - il governo cinese ha condotto «campagne violente e repressive» che hanno imposto la legge marziale e programmi di «rieducazione», causando «profonda sofferenza» fra i tibetani.

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ventata d'ottimismo per l'auto "a maggio mercato con il segno più" - paolo griseri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Economia Ventata d´ottimismo per l´auto "A maggio mercato con il segno più" Le previsioni del Csp. Berlusconi: "Ordini in ripresa". Marchionne in trincea. Cina +25% PAOLO GRISERI TORINO - Inversione di tendenza o semplice rimbalzo? è un fatto che da qualche settimana i segnali che provengono dal mercato dell´auto sono di segno positivo anche se pochi operatori del settore si lascerebbero andare all´ottimismo di Berlusconi che ieri ha sintetizzato: «Si svuotano i magazzini e ripartono gli ordini». Gli annunci di una possibile ripresa sono diversi. Prima l´indagine congiunta Anfia-Unrae secondo cui gli ordinativi dai concessionari sono in aumento del quattro per cento nel confronto febbraio 2008-febbraio 2009. Poi le ricerche del Centro Studi Promotor di Bologna, da anni osservatorio specializzato sulla vendita delle quattro ruote: «Se si manterrà la tendenza che abbiamo cominciato a osservare oggi - dice Gian Primo Quagliano, presidente di Csp - a maggio il mercato italiano dell´automobile potrebbe tornare con il segno più». Se così fosse, l´uscita dal momento peggiore della crisi sarebbe più rapida del previsto. Un effetto importante lo hanno certamente avuto gli incentivi. E, come nel ´97, quando vennero introdotti per la prima volta, il sostegno pubblico alla vendita fa sentire i suoi effetti con qualche mese di ritardo rispetto alla data di entrata in vigore. I concessionari intervistati da Csp confermano la tendenza al miglioramento: a gennaio solo l´uno per cento denunciava una quota di ordinativi «alta» mentre a febbraio la stessa indicazione veniva dal 34 per cento degli intervistati. Uno dei primi effetti del ritorno della domanda in Italia è l´annuncio della Fiat che ieri ha detto di voler aumentare la produzione dei motori nello stabilimento di Termoli al punto di dover trasferire 100 dipendenti dallo stabilimento di Pratola Serra a quello molisano. Inversioni di tendenza che sembra registrare non solo la Borsa (ieri il titolo è salito del 9 per cento) ma anche l´ad del Lingotto, Sergio Marchionne: «Combatterò fino all´ultimo - ha detto in un´intervista - per mantenere l´auto in utile nel 2009». Si muove in senso positivo anche il mercato cinese: grazie agli incentivi di Pechino, a febbraio è balzato in avanti del 25 per cento rispetto allo stesso mese del 2008. Continua invece a essere preoccupante la situazione negli Usa. Ieri sono giunti a Detroit gli esperti di Obama che devono decidere entro il 31 marzo se concedere a Gm e Chrysler altri 21 miliardi di dollari o se invece lasciar fallire i due marchi. La crisi Gm preoccupa l´Europa per gli effetti che inevitabilmente rischia di avere sugli stabilimenti Opel in Germania ma anche in altri paesi europei come l´Inghilterra, la Svezia, il Portogallo, la Spagna e il Belgio. Venerdì si terrà a Bruxelles una riunione dei ministri dell´industria e dell´economia dei paesi europei chiamati a concordare una linea comune.

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Berlusconi: votino i capigruppo Fini: la proposta cadrà nel vuoto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-03-11 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Berlusconi: votino i capigruppo Fini: la proposta cadrà nel vuoto Silvio Berlusconi avanza una proposta di modifica dei regolamenti parlamentari: per snellire le procedure ogni capogruppo potrà esprimere un voto che rappresenti l'intero gruppo. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, boccia subito l'idea («Impossibile, cadrà nel vuoto»)e definisce invece«non remota»l'ipotesi di Berlusconi al Quirinale. Il Pd attacca: dal premier pulsioni autoritarie. Di Pietro: evitiamo un Saddam Hussein italiano. u pagina 16 Alfano sul caso Genchi: a rischio la sicurezza nazionale Il caso Genchi «investe la sicurezza nazionale». L'allarme viene dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, che annuncia un «intervento normativo sul codice di procedura penale idoneo a dare maggiori garanzie agli apparati di sicurezza dello Stato». u pagina 17 Caffarella: arresti revocati, ma romeni ancora in carcere I due cittadini romeni Alexandru Iszoitka Loyos e Karol Racz non sono responsabili dello stupro avvenuto nel parco romano della Caffarella il 14 febbraio scorso ma restano in cella per altri reati. Lo ha deciso ieri il Tribunale del Riesame di Roma. u pagina 17 Istat: prezzi alla produzione in calo,-2% sul 2008 L'indice Istat dei prezzi alla produzione a gennaio ha segnato un calo dello 0,8% rispetto al mese precedente e del 2% rispetto allo stesso mese del 2008.L'Istat precisa inoltre che l'indice generale si è attestato sul livello di 109,9. u pagina 21 Tlc: arriva il piano-B per la rete a banda larga Piano-B per l'autostrada italiana della banda larga. Lo prevede il Rapporto elaborato da Francesco Caio che sarà presentato dal Governo domani. Due megabit a tutti, mix tecnologico, più competizione: questi i principali contenuti. u pagina 22 Il Dalai Lama accusa Pechino: in Tibet un inferno A 50 anni dalla fallita rivolta contro l'occupazione cinese del Tibet, il Dalai Lama ha ribadito le richieste di autonomia della regione, descrivendo il dominio di Pechino come «l'inferno sulla terra ». La Cina replica: menzogne. u pagina 11 Usa,il Senato toglie restrizioni su viaggi a Cuba Il Senato statunitense ha approvato un disegno di legge che concede altri 410 miliardi di dollari per il bilancio 2009. Sono state poi tolte alcune restrizioni sui viaggi e sulla vendita di medicinali a Cuba.

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L'Fmi: nel 2009 crescita globale sotto lo zero (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-11 - pag: 2 autore: L'Fmi: nel 2009 crescita globale sotto lo zero Alessandro Merli L'economia mondiale è in «una grande recessione», ha affermato ieri il direttore del Fondo monetario, Dominique Strauss-Kahn, preannunciando che la crescita globale potrebbe essere negativa nel 2009, per la prima volta dal dopoguerra, una valutazione simile a quella già avanzata dalla Banca mondiale. L'Fmi,nelle sue ultime previsioni di fine gennaio, aveva stimato una crescita per quest'anno pari allo 0,5%, ma da allora, ha detto ieri il direttore dell'istituzione di Washington,le notizie non sono state positive. In Europa, la contrazione dell'economia può arrivare al 2-2,5%, ha sostenuto il numero uno del Fondo. Secondo Strauss-Kahn, la ripresa può arrivare nel 2010, ma questo dipenderà dalle politiche economiche adottate. E su questo punto i maggiori Paesi sembrano nettamente divisi, nell'imminenza della riunione dei ministri finanziari e dei governatori del G-20 che si terrà nel fine settimana in Inghilterra. All'appello di Larry Summers, consigliere del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a varare uno stimolo fiscale coordinato, con uno sforzo maggiore da parte europea, il consiglio dei ministri finanziari dell'Unione europea ieri ha risposto picche. Questi richiami non ci piacciono, ha affermato Jean-Claude Juncker, e diversi suoi colleghi hanno ribadito che i piani europei sono già stati approvati e che non c'è l'intenzione di adottare misure aggiuntive almeno finché non si veda l'effetto delle prime.Secondo l'Fmi i pacchetti dei diversi Governi europei sono, in percentuale del Pil, al di sotto di quanto annunciato dall'amministrazione Obama. La media dei piani di stimolo dei maggiori Paesi è pari all'1,5% del Pil, ha ricordato ieri StraussKahn,ben inferiore al 2%che nei mesi scorsi l'Fmi aveva sollecitato. «è troppo poco-ha detto il capo dell'Fmi- anche se è pur sempre un inizio ».Il capo del dipartimento per la riduzione della povertà della Banca mondiale, Danny Leipziger, ieri a Roma, ha dichiarato a sua volta che«c'è spazio per ulteriori stimoli». Dall'Ecofin è venuta invece una buona notizia per il Fondo: i ministri europei sono d'accordo per il raddoppio della sue risorse a 500 miliardi di dollari per far fronte all'aumento della domanda di prestiti da parte dei Paesi in crisi. I Paesi europei sono «pronti a contribuire»a un incremento temporaneo (il Giappone ha già firmato per 100 miliardi di dollari, coprendo quindi il 40% del fabbisogno), ma hanno sollecitato i Paesi che hanno accumulato ingenti riserve a fare la propria parte. Qualcuno di essi, tuttavia, come la Cina, chiede che a questo corrisponda un adeguamento del potere di voto all'interno dell'Fmi. Un punto sul quale gli europei, che godono nel Fondo di una rappresentanza sproporzionata al loro peso nell'economia mondiale, hanno sempre opposto resistenza, ma sul quale l'Ecofin di ieri ha socchiuso la porta al negoziato. Strauss-Kahn, che si trovava a una conferenza sull'Africa organizzata dall'Fmi in Tanzania, ha sottolineato che la crisi globale può avere un impatto devastante sul continente. L'Africa accuserà un calo della crescita dal 5,2% del 2008 al 3% del 2009,secondo le ultime previsioni dell'Fmi, ma anche queste potrebbero rivelarsi troppo ottimiste, secondo il direttore del Fondo, a causa della contrazione del commercio mondiale, del crollo delle materie prime e delle rimesse degli emigrati e l'aggravamento della povertà in Africa potrebbe generare sommosse o anche guerre. Strauss-Kahn ha sollecitato i Paesi ricchi a mantenere le promesse di aiuti. «Non è ammissibile - ha detto - che si trovino centinaia di miliardi per la crisi finanziaria e non si trovi qualche centinaio di milioni per aiutare i Paesi più poveri». DAL DOPOGUERRA Un Pil mondiale negativo non si vedeva dal 1945 In Africa effetti catastrofici: la recessione potrebbe causare guerre e sommosse

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Quelle incognite sulla fiammata (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-11 - pag: 3 autore: ANALISI Quelle incognite sulla fiammata di Antonella Olivieri I n Borsa, quando non sono molto convinti che il rialzo possa durare, i trader parlano di "rimbalzo del gatto morto". Purtroppo, anche ieri era questa l'opinione prevalente. La verità però è che nessuno sa cosa succederà tra un anno. Eppure servirebbe proprio il responso dell'oracolo per rispondere all'amletica domanda che aleggia nelle sale operative:abbiamo toccato il fondo e possiamo solo risalire, oppure dobbiamo aspettarci una fiammata delle quotazioni che prelude a ulteriori ribassi? Tipicamente la Borsa anticipa di un anno la ripresa dell'economia,dicono i veterani. Cosicché se ci fossero ragionevoli speranze di rivedere una crescita nel 2010 – e per la Borsa crescita significa soprattutto crescita degli utili societari – allora si potrebbe pensare di approfittare dei saldi difine stagione consegnati dall'Orso. Facendo riferimento al grafico pubblicato più sotto, relativo alle grandi crisi di Wall Street, la domanda è cioè la seguente: stiamo ripercorrendo le orme della Grande depressione del '29 oppure siamo nella situazione della crisi petrolifera del '73 e dello sboom della bolla tecnologica del 2000? Se si guardasse alla distanza dai massimi, si direbbe che siamo arrivati. In 17 mesi l'indice della Borsa Usa ha ceduto quasi il 57%: più di quanto abbia perso con lo sboom tecnologico all'inizio del decennio quando il minimo era stato toccato a -49%, o con la crisi petrolifera degli anni Settanta (minimo a-48%). O, ancora, più di quanto aveva perso negli anni Trenta (-47,9%) prima di concedersi un rimbalzo. Il punto è che, nelle crisi più recenti, la correzione è stata sufficiente a far ripartire il listino, mentre nel post '29, dopo un rimbalzo durato quattro mesi, la caduta delle quotazioni è proseguita fino a toccare il fondo a -89% e a quasi tre anni dai massimi. E dunque? A che stadio della crisi ci troviamo oggi? Nessuno sa dirlo. Quel che è certo è che il mercato al momento è in una fase molto "tecnica", vale a dire che si muove su stimoli che hanno una loro logica ma nulla hanno a che fare con i fondamentali. Vero per tutti, ma soprattutto per Piazza Affari: dopo una settimana in cui si è staccata dal resto del mondo, ci sta che il recupero – non foss'altro che per motivi "aritmetici" – sia più pronunciato. La Borsa di Milano aveva iniziato a rimbalzare ancor prima che aprisse Wall Street, il cui effetto è stato solo quello di amplificare il rialzo nostrano, non di sollecitarlo: l'impressione è che gli "agenti misteriosi" che hanno accentuato il ribasso di inizio mese abbiano completato il loro lavoro, lasciando libero il listino di scattare come una molla compressa. Ora però la crisi delle Borse si è avvitata in tal modo da suscitare – soprattutto nei Paesi che ne sono più dipendenti – un dibattito, a livello istituzionale- politico, su cosa si possa fare per aiutarle a ritrovare la loro strada. Gli sgravi fiscali non paiono in grado di fungere da stimolo: se il mercato prosegue al ribasso il vantaggio relativo delle imposte non compensa lo svantaggio assoluto del calo delle quotazioni. Piuttosto, se l'obiettivo è quello di ripristinare la fiducia, bisognerebbe fare quello che aveva fatto Hong Kong prima di tornare sotto la Cina, quando, approfittando del crollo delle quotazioni, il Governo si era comprato il 10-11% della Borsa, per poi rivendere le azioni con profitto qualche anno dopo. Ma, almeno per quanto riguarda il Vecchio continente, l'ipotesi suona più come una provocazioneche come una strada concretamente percorribile. IL DILEMMA DEL MERCATO Solitamente la Borsa anticipa di un anno la ripresa, ma nessuno sa ancora predire cosa succederà nel 2010

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Piazza Affari, balzo record (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-11 - pag: 5 autore: Piazza Affari, balzo record L'S&P Mib recupera il 7% ma ai big del listino la crisi costa ancora cara Morya Longo Non può piovere per sempre. Se si cercano spiegazioni al super-rimbalzo di ieri a Piazza Affari e in tutte le Borse del mondo, alla fine si trova solo questa: i listini erano scesi tanto e quindi a un certo punto era naturale che rimbalzassero. Ieri a Milano si sono probabilmente ridotte le vendite forzate da parte delle banche e delle assicurazioni. Forse è scattata qualche ricopertura. Verosimilmente, appena si è capito che l'intonazione era positiva, qualcuno si è accodato. Unendo la speranza generale sulla ripresa cinese, ecco che il rimbalzo tanto auspicato è diventato realtà: Piazza Affari è così risalita del 6,99%. Magra consolazione, si dirà: da inizio anno la perdita della Borsa di Milano – che grava sui conti delle famiglie, dei fondi e dello Stato – è del 30,6%. Per capire cosa sia successo ieri, è utile guardare al passato. Nelle ultime 20 sedute a Piazza Affari, solo quattro sono state positive. Da inizio anno, invece, su 46 sedute ben 31 hanno chiuso con il segno meno. Questi numeri parlano da soli: se non fosse accaduto ieri, il rimbalzo sarebbe partito oggi o domani. Prima o poi era scontato. Non solo. Settimana scorsa Piazza Affari perdeva più di tutte le altre Borse anche perché – riferiscono gli operatori – c'erano grossi ordini di vendita in arrivo dall'estero. Qualcuno dice che una grossa assicurazione da sola abbia scaricato ingenti quantità di azioni, per evitare che la svalutazione del suo portafoglio erodesse il capitale. Ebbene: è ovvio che, una volta terminate le presunte pressioni al ribasso, sia partito il rimbalzo. Mettendo tutto questo (e altri motivi tecnici) insieme al rally delle Borse mondiali, il rialzo si è concretizzato anche a Milano. Ovvio anche che a riprendersi siano state soprattutto le aziende più penalizzate nei giorni scorsi. UniCredit ha recuperato l'11,99% (ma il passivo da inizio anno resta del 52,9%), Intesa Sanpaolo è salita del 15,71%, Alleanza del 9,16%, Generali del 5,71%. Eni ed Enel hanno recuperato l'8,45% e il 5,14 per cento. Fin qui, è tutto ovvio. Meno scontato, però, è capire se si tratti di un fuoco di paglia oppure dell'inizio di un'inversione di tendenza. Per rispondere a questa domanda, oggi, non basterebbe un indovino. A Piazza Affari, tra le sale operative, nessuno si sbilancia. Anzi: lo scetticismo è unanime. «Il mercato guarda ancora con paura le banche e teme che molte società presto o tardi siano costrette ad annunciare un aumento di capitale », osserva un operatore. «Allo stato attuale – aggiunge – il rimbalzo suscita tanta cautela». «Per vedere un'inversione vera –ribatte un altro –bisogna aspettare che le banche tornino a finanziare veramente le imprese. E oggi questo ancora non accade ». Dall'Italia, insomma, in pochi vedono gli spunti giusti per ripartire: i rubinetti del credito – testimoniano tanti imprenditori – non sono più quelli di una volta. E il rischio che in molte aziende quotate sia necessario un aumento di capitale resta elevato. Qualche barlume di speranza si vede invece dall'estero: dalla Cina e dalla ripresa negli ultimi tempi del prezzo del petrolio. Ma per ora sono solo fievoli speranze. L'unica certezza è il peso di un ribasso che, a Piazza Affari, ha penalizzato tutti. In un anno le "attività" delle famiglie italiane – calcola Bankitalia – si sono ridotte di 264 miliardi di euro. I fondi comuni che investono esclusivamente in azioni italiane – secondo le rilevazioni di Assogestioni – dal dicembre 2007 al febbraio 2009 hanno ridimensionato il patrimonio da 12,2 a 4,2 miliardi di euro. Non solo: anche le società a partecipazione pubblica quotate in Borsa (Eni, Enel, Finmeccanica e Terna) hanno deluso l'azionista Tesoro: tutte insieme, dal primo gennaio 2008 a oggi, hanno "bruciato" 82 miliardi di euro di capitalizzazione. Le partecipazioni del ministero, che in queste società sono comprese tra il 30 e il 36%, hanno dunque ridotto il valore di Borsa di circa 26 miliardi. è vero che si tratta di perdite puramente teoriche. Ed è vero che, solo nel 2008, il Tesoro da queste quattro società ha incassato in dividendi qualcosa come 2,8 miliardi (e questi non sono teorici ma in contanti). Ma resta comunque il fatto che le perdite di Piazza Affari fanno male a tutti. E che rimbalzi come quello di ieri, nonostante tutto, fanno sperare. Almeno un po'. m.longo@ilsole24ore.com I PROGRESSI UniCredit sale dell'11,99%, Intesa del 15,71% In progresso anche Generali e i titoli energetici come Eni e Enel

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Gli incentivi di Pechino rilanciano l'auto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 10 autore: Gli incentivi di Pechino rilanciano l'auto Gli incentivi all'auto del Governo cinese cominciano a funzionare. Dopo tre mesi consecutivi di flessione, tornano a crescere le vendite di auto in Cina:a febbraio l'incremento è stato del 24,72%su base annua con la vendita di 827.600 mezzi. Per quanto riguarda i veicoli passeggeri,l'aumento è stato del 24,23%a 607.300 unità.I veicoli commerciali sono cresciuti del 26%a quota 220.300.L'inversione di tendenza è stata favorita dal calo delle imposte sull'acquisto di auto con motori fino a 1,6 litri introdotto nella seconda parte di gennaio ( nella foto,un rivenditore di auto aspetta nuovi clienti a Pechino). AP/LAPRESSE

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Vendite degli immobili in caduta a Shanghai (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 10 autore: Le quotazioni degli appartamenti continueranno a scendere Vendite degli immobili in caduta a Shanghai Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Dove una volta c'erano le risaie, oggi c'è una città nella città. Una grande città, ordinata e efficiente, pianificata a tavolino e costruita secondo canoni architettonici d'avanguardia. Con la sua skyline dominata da grattacieli sempre più imponenti che ormai fanno ombra a quello che una volta era l'edificio più alto della Cina (la Pearl Tower), Pudong rappresenta il simbolo di Shanghai nel mondo. Sulle rive del fiume Huangpu, qualche anno fa una società immobiliare taiwanese quotata alla Borsa di Hong Kong, Tomson Group, decise di realizzare il condominio più lussuoso di tutta la Cina: il Tomson Riviera. Quattro torri da una trentina di piani. Taglio minimo degli appartamenti 350 metri quadrati. Il prezzo: tra 15mila e 16.500 dollari al metro quadrato. Ma siccome, contrariamente a ciò che molti continuano a pensare, ai magnati cinesi non piace gettare i soldi dalla finestra giusto per fare un po' di show off, il Tomson Riviera è rimasto una gabbia dorata senza uccellini dentro. Il primo compratore, un tycoon indonesiano che si dice abbia sborsato quasi 18 milioni di dollari per acquistare un superattico da sogno, si presentò all'ufficio cassa della società immobiliare ben 250 giorni dopo l'apertura della campagna vendite iniziata nell'autunno 2005. Da allora, nonostante la febbre speculativa da mattone che ha colpito in questi ultimi anni Shanghai, il Tomson Riviera ha venduto solo altri tre appartamenti. Insomma, un fallimento clamoroso. Che, però, non ha colto di sorpresa il gruppo taiwanese. «Non si può guardare al Tomson Riviera come a un comune sviluppo immobiliare. Le nostre sono case particolari, roba esclusiva per facoltosi multi-miliardari. Comprare un nostro appartamento significa comprare un pezzo unico al mondo,come un'opera d'arte o un oggetto d'alto antiquariato », spiegava il management fino a qualche tempo fa. Ma ora, di fronte alla crisi finanziaria che ha messo alle corde il mercato immobiliare cinese, i lungimiranti investitori taiwanesi hanno deciso di cambiare strategia. Qualche settimana fa, infatti, Tomson Riviera è riuscita finalmente a vendere il suo quinto appartamento. Ma ad un prezzo assai più moderato: circa 9.500 dollari, vale a dire il 40% in meno rispetto alle richieste di partenza. La resa del gruppo Tomson, cosa impensabile fino a qualche tempo fa, dimostra quanto sia profonda la crisi del mattone in Cina. E in particolare a Shanghai, la città del Paese negli ultimi cinque anni più gettonata dagli investitori stranieri che avevano scommesso sul boom immobiliare e sulla rivalutazione dello yuan. I prezzi folli del supercondominio sono lo specchio di un mercato drogato dalla speculazione. A tutti i livelli. Ancora oggi, sebbene la bolla immobiliare sia già scoppiata, a Shanghai il prezzo medio al metro quadro delle abitazioni è pari a quattro volte il salario medio della gente. Lo scollamento totale tra domanda e offerta, dapprima mascherato dall'euforia ma poi reso evidente dalla crisi finanziaria che ha strangolato i palazzinari cinesi, ha portato negli ultimi mesi a un drastico ridimensionamento dei prezzi. «La discesa delle quotazioni è sempre più evidente ed è destinata a protrarsi anche nei prossimi mesi - osserva Hingyin Lin di Colliers International - D'altronde con tutta l'offerta che c'è in giro, e con tutti gli appartamenti invenduti, non potrebbe essere diversamente». Con questi presupposti, molti osservatori sostengono che, quando la grande correzione sarà finita, il mercato immobiliare di Shanghai avrà perso il 50% rispetto ai suoi massimi storici del 2007. Per comprare, quindi, c'è ancora tempo:con un po'di pazienza, anche il super-esclusivo Tomson Riviera potrebbe diventare presto un sogno alla portata di un qualsiasi milionario. ganawar@gmail.com PREVISIONI Le difficoltà investono anche le case di lusso e gli esperti del settore prevedono svalutazioni del 50% rispetto al 2007

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Prezzi cinesi in retromarcia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 10 autore: Pechino. La parallela discesa del 4,5% per i listini alla produzione solleva il rischio della deflazione Prezzi cinesi in retromarcia Febbraio registra il primo calo dell'inflazione (-1,6%) dal 2002 SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Sulla Cina rischia di allungarsi l'ombra della deflazione. Nel mese di febbraio, l'indice dei prezzi al consumo è sceso dell'1,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, registrando la prima flessione dal 2002. Nel contempo, i prezzi alla produzione hanno accusato una contrazione del 4,5%, la maggiore degli ultimi dieci anni. I dati sono stati resi noto ieri l'Ufficio nazionale di statistica, che ha precisato come la contrazione del costo della vita sia stata causata in primo luogo dalla flessione dei prezzi di cibo, abbigliamento e combustibili, cioè dei beni che pesano di più nel paniere di riferimento su cui si calcola il tasso d'inflazione. I prezzi dei beni alimentari, che da soli rappresentano un terzo del paniere, hanno registrato una flessione pari all'1,9% rispetto al mese di febbraio del 2008. Un esempio su tutti: la carne di maiale, la principale fonte proteica della popolazione cinese, il cui forte rincaro un anno fa diventò una delle principali preoccupazioni per il Governo, oggi si può comprare con uno sconto del 19% rispetto ai primi mesi del 2008. Ma la brusca marcia indietro dell'indice dei prezzi al consumo ha anche altre due spiegazioni. La prima: il confronto con l'anno precedente. A febbraio del 2008, infatti, sulla spinta dell'impennata dei listini di cibo, energia e materie prime, l'inflazione cinese raggiunse l'8,7% toccando il livello più alto degli ultimi 12 anni. La seconda: l'effetto distorsivo del Capodanno lunare. Per questi motivi, ha dichiarato l'Ufficio nazionale di statistica di Pechino, «non abbiamo ancora elementi sufficienti per dire che siamo entrati in deflazione». Anche gli economisti non sembrano particolarmente preoccupati. «La deflazione dovrebbe avere un carattere temporaneo, poiché il Governo cinese è pronto a intervenire con ulteriori tagli dei tassi d'interesse o con altre misure per sostenere i consumi », dice Jing Ulrich di JpMorgan Chase. In effetti, la crescita della base monetaria degli ultimi mesi (a febbraio il sistema bancario ha erogato oltre 140 miliardi di dollari di nuovi pre-stiti, quattro volte il livello raggiunto un anno prima) e la gran massa di investimenti infrastrutturali in arrivo dovrebbero agire presto come anticorpi contro una discesa fuori controllo dei prezzi e contro le sue gravi conseguenze. Tuttavia, di fronte al crollo delle esportazioni e al ripiegamento dell'industria manifatturiera sul mercato domestico, oggi nessuno può escludere che la Cina possa scivolare in una classica spirale deflazionistica. In questo caso, l'aspettativa di ulteriori future riduzioni dei prezzi spinge i consumatori a rinviare i loro acquisti e le imprese a rimnadare nel tempo i loro investimenti. Con il risultato che l'economia entra in una fase di stagnazione. L.Vin. LO SCENARIO Il costo della carne di maiale ha perso il 19% in un anno I ribassi si aggiungono al crollo delle esportazioni e dell'industria manifatturiera

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Tibet, un inferno in terra (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 11 autore: Diritti umani. Dure accuse del Dalai Lama a cinquant'anni dalla rivolta contro l'occupazione cinese «Tibet, un inferno in terra» Pechino ribatte: bugie, grazie a noi ampie riforme democratiche Marco Masciaga NEW DELHI A 50 anni dalla fallita rivolta contro l'occupazione cinese del Tibet, il Dalai Lama ha ribadito ieri le richieste di autonomia della regione, descrivendo il dominio di Pechino come «l'inferno sulla terra»e indicandolo come la causa della morte di centinaia di migliaia di tibetani. Parlando di fronte a circa 10mila persone riunite a Dharamsala, la città nel Nord dell'India dove ha sede il Governo tibetano in esilio, il 73enne leader spirituale buddhista ha spiegato che «oggi la religione, la cultura, la lingua e l'identità che generazioni di tibetani hanno considerato più importanti della loro stessa vita sono prossime all'estinzione ». Nel corso del suo discorso il Dalai Lama ha ricostruito gli ultimi 60 anni di rapporti con Pechino, soffermandosi sulle «inenarrabili sofferenze» inflitte ai suoi connazionali nel mezzo secolo trascorso da quando, il 17 marzo del 1959, il futuro premio Nobel fuggì da Lhasa a cavallo per andare in esilio volontario in India. Una ricostruzione che è stata respinta con forza dalla leadership cinese che, per bocca di un portavoce del ministero degli Esteri, ha definito «bugie» le parole del Dalai Lama, descrivendo l'azione di Pechino in Tibet come «le più ampie e profonde riforme democratiche» mai compiute nella regione. Mentre in India migliaia di tibetani in esilio si stringevano intorno all'uomo che da decenni incarna il volto della loro ribellione non violenta, al di là del confine le celebrazioni si svolgevano in un clima ancor più teso che in passato per l'approssimarsi del primo anniversario della sanguinosa rivolta anticinese, iniziata il 14 marzo del 2008. Secondo le autorità di Pechino, negli scontri scoppiati lo scorso anno a Lhasa e poi propagatisi in altre città della Cina occidentale morirono in tutto 19 persone, in larga parte civili uccisi dai manifestanti. Una ricostruzione che non collima con quella fornita dal Governo tibetano in esilio, secondo cui la repressione delle manifestazioni sarebbe costata la vita a oltre 200 tibetani e il carcere a migliaia di altri. Per evitare il ripetersi della stessa catena di eventi questa volta le autorità cinesi hanno accresciuto i controlli nei monasteri e i pattugliamenti nelle maggiori città della regione. Le notizie che filtrano dalle città cinesi abitate da grandi comunità tibetane sono molto frammentarie perché i giornalisti stranieri che hanno tentato di raggiungerle sono stati bloccati nelle province di Sichuan, Gansu e Qinghai. In serata il Governo cinese ha anche chiesto che una risoluzione presentata lunedì al Congresso americano affinché Pechino cessi la «repressione » nella regione venga ritirata. La speaker Nancy Pelosi, che lo scorso anno fece visita al Dalai Lama poco dopo la repressione cinese, ha invece ribadito che la situazione in Tibet «è una sfida alle coscienze del mondo» e che «non difendere i diritti umani in Cina significa perdere l'autorità morale per promuoverli in ogni altra parte del mondo». masciaga@gmail.com L'ALLARME Di fronte a 10mila persone a Dharamsala il leader spirituale è tornato a chiedere autonomia per la regione e ha avvertito: si rischia l'estinzione AP/LAPRESSE Omaggio al leader. Il Dalai Lama benedice un giovane monaco tibetano in esilio. In 10mila si sono radunati ieri a Dharamsala in occasione del cinquantesimo anniversario della rivolta contro l'occupazione cinese

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L'intelligence Usa: grave crisi con la Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-11 - pag: 11 autore: Washington. Dopo lo scontro sfiorato al largo dell'isola Hainan L'intelligence Usa: grave crisi con la Cina Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente Quasi certamente la crisi navale al largo delle coste cinesi fra Pechino e Washington finirà nella classica tempesta in un bicchier d'acqua.Intanto però è una tempesta che suggerisce dichiarazioni bellicose sia agli Stati Uniti («L'episodio è il più grave incidente diplomatico con Pechino dal 2001») che alla Cina: gli Stati Uniti hanno violato le nacque territoriali conducendo operazioni militari non autorizzate. Tutto comincia domenica. Una nave di perlustrazione della marina militare americana, la Impeccable, si trova a 75 miglia (120 chilometri) al largo dell'isola Hainan, porta al traino due sonar per l'identificazione di sottomarini quando viene circondata da cinque vascelli cinesi. Uno di questi si avvicina a pochi metri di distanza, i marinai cinesi gettano cavi in mare per agganciare i sonar. Un altro getta in acqua travidi legno per ostacolare la navigazione della Impeccable. A un certo punto l'equipaggio americano, composto da civili, reagisce spruzzando con getti d'acqua i marinai cinesi della nave più vicina usando un idrante anti incendio. I marinai, bagnati, sono costretti a spogliarsi e restano seminudi. Ciascuno urla parole incomprensibili agli altri. Dietro questa dinamica si cela un braccio di ferro politico in corso ormai da qualche tempo fra Stati Uniti e Cina. Pechino si è fatta molto più attiva negli ultimi anni, soprattutto per il controllo delle sue acque regionali. Secondo gli Stati Uniti, la distanza di 75 miglia dalle coste rientra nella definizione di acque internazionali, secondo Pechino invece la distanza riconosciuta dai trattati internazionali estende lo sfruttamento economico delle acque territoriali fino a 230 miglia dalle proprie coste (200 miglia nautiche). «Gli Stati Uniti rivendicano diritti in grave violazione dei fatti, confondono il bianco e il nero, hanno condotto operazioni nella zona economica speciale del Mar della Cina meridionale senza autorizzazione e questo è del tutto inaccettabile », ha dichiarato ieri il portavoce del ministero degli Esteri Ma Zhaoxu. Gli americani hanno a loro volta giocato al rialzo: «Le azioni cinesi sono state pericolose e non professionali», ha detto Jeff Breslau, portavoce per il Comando del Pacifico. Sempre ieri, nel corso di un'audizione al Senato, il direttore del controspionaggio nazionale americano, Dennis Blair ha detto che l'incidente di domenica «è il più serio dal 2001, quando alcuni piloti americani furono detenuti in una base cinese con il loro aereo. è chiaro che i cinesi sembrano aver assunto una posizione militare più aggressiva». Il Generale Michael Maples ha spiegato che la Cina si è rafforzata e ha acquistato dalla Russia, materiali bellici e sistemi militari molto avanzati. Il bilancio militare di Pechino è aumentato per l'anno in corso del 14 per cento. Nell'incidente del 2001,un aereo cinese ed uno americano di perlustrazione finirono in collisione sempre sopra l'isola di Hainan, in quel caso un pilota cinese restò ucciso e l'equipaggio americano fu imprigionato a terra per 48 ore. mplatero@ilsole24ore.us BOTTA E RISPOSTA Per il Governo Wen gli Stati Uniti hanno violato le acque territoriali conducendo operazioni militari non autorizzate

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Il Dalai Lama: <Tibet, inferno sulla Terra> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 11-03-2009 L'ANNIVERSARIO «BLINDATO» Nel suo discorso, il 73enne monaco buddista ha confermato la rinuncia all'indipendenza: obiettivo irraggiungibile «Rivolgiamo il nostro sguardo verso una legittima autonomia» Il Dalai Lama: «Tibet, inferno sulla Terra» La guida spirituale ha puntato il dito contro la Cina Pechino: «Quella è una cricca che diffonde menzogne» DA BANGKOK STEFANO VECCHIA « O ggi la religione, la cultura, la lingua e l'identità, che generazioni di tibetani hanno considerato più preziose della vita, sono prossime all'estinzione, in breve il popolo tibetano è considerato alla stregua di criminali che meritano la morte» . Toni forti, nell'atteso discorso di ieri del Dalai Lama dal suo esilio di Dharamsala, la "Piccola Lhasa" nello Stato indiano settentrionale di Himachal Pradesh. Il Tibet è a pochi giorni di viaggio, dietro le montagne che segnano il confine. Eppure per il monaco Tenzin Gyatso, per la storia XVI Dalai Lama, che cinquant'anni fa dovette attraversarle rischiando la vita sugli alti passi, è irraggiungibile. Un sogno mai spento, quello del ritorno, tuttavia, e come per lui, per migliaia di tibetani della diaspora. Ieri mattina, erano molti, arrivati da ogni parte al tempio di Tsuglag Khang per ascoltare quello che è stato inevitabilmente un riassunto della tragedia di un popolo e delle sue speranze deluse, ma anche in un contesto di crescenti tensioni e chiamate ad azioni dirette e violente interne alla comunità tibetana in esilio una sorta di testamento spirituale. Molte anche le manifestazioni di sostegno dal Giappone all'Europa dagli Stati Uniti all'Australia. Nel suo discorso, il Dalai Lama ha ricordato le «sofferenze indicibili» del suo popolo, con centinaia di migliaia di tibetani uccisi e centinaia di templi distrutti. «Un inferno in terra» , quello sperimentato dai tibetani da quel 10 marzo 1959 in cui tentarono, avviando una rivolta presto soffocata, di scrollarsi di dosso un dominio iniziato con l'invasione del 1950, mentre il Dalai Lama cercava la salvezza all'estero. In questi giorni, in un Tibet sigillato ai media stranieri e controllato da ingenti forze di polizia e paramilitari, dove per tutta la giornata si sono rincorse notizie di arresti, anche di monaci e giornalisti, da aggiungere a quelli dei giorni precedenti, nella memoria dei moti e delle vittime di un anno fa, sembra esserci poco o nessuno spazio per la speranza. Non così per il Dalai Lama. «Sia che guardiamo i fatti da una prospettiva globale o nel contesto cinese ha assicurato vi sono per noi ragioni di sperare in una rapida soluzione» . «Il fatto che la questione tibetana sia viva e che la comunità internazionale se ne interessi in maniera crescente ha sottolineato è già un risultato. Non ho dubbi che la giusta causa del Tibet prevarrà, se continueremo a seguire il cammino della nonviolenza» . Nonviolenza e pragmatismo. Ancora una volta, nelle parole accorate del 73enne monaco buddista la conferma della rinuncia all'indipendenza, obiettivo irraggiungibile. «Rivolgiamo il nostro sguardo verso una legittima e concreta autonomia ha detto che abiliterebbe i tibetani a vivere entro la struttura della Repubblica popolare cinese» . Parole misurate, rivolte insieme al suo popolo, ma anche alla dirigenza cinese e, infine, alla comunità internazionale. Immediata la risposta di Pechino, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Ma Zhaoxu: la «cricca del Dalai Lama diffonde menzogne» , ha dichiarato Ma. Nello stesso tempo, Pechino chiedeva al Congresso degli Stati Uniti di non votare una risoluzione definita «contraria alla storia e la realtà del Tibet» , avanzata dal democratico Rush Holt in occasione dell'anniversario della partenza del Dalai Lama e a pochi giorni dalla visita del segretario di Stato Hillary Clinton proprio a Pechino dove la questione tibetana non era stata nemmeno sollevata. Ai media stranieri è stato impedito l'accesso nella regione. Arrestati monaci e giornalisti. Il 10 marzo 1959 i tibetani tentarono, con una rivolta, di fermare il dominio iniziato nel 1950 Attivisti pro-Tibet durante la manifestazione di ieri a Parigi per ricordare l'anniversario della rivolta (Reuters)

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La recessione uno <tsunami> per i Paesi poveri (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 11-03-2009 La recessione uno «tsunami» per i Paesi poveri DA PARIGI DANIELE ZAPPALÀ I n Africa, America Latina ed Asia, qualcuno l'aveva chiamata «la crisi degli altri ». E invece no. La recessione nel mondo ricco è anche la «loro» crisi. Anzi, come hanno sottolineato negli ultimi giorni con previsioni spaventose organismi quali il Fondo monetario internazionale (Fmi), la Banca mondiale (Bm) o varie agenzie dell'Onu, potrebbe trattarsi per gran parte del Sud di un autentico «tsunami» già pronto a schiantarsi a ogni longitudine. È vero che, in termini occupazionali, la raffica di tagli del personale in tante multinazionali statunitensi ed europee può talora fare gli interessi di certi Paesi in via di sviluppo specializzati nei servizi. Almeno in casi specifici. Il colosso bancario Citigroup, dopo la vasta «riorganizzazione » annunciata negli Stati Uniti, ha comunicato che aumenterà le proprie delocalizzazioni di call-center nelle Filippine. E Manila, in proposito, spera in un incremento settoriale d'attività del 30% nel 2009. Un fenomeno simile potrebbe toccare altri Paesi a basso costo di manodopera come il Marocco. Ma questi esempi, alla luce delle ultime previsioni macroeconomiche, appaiono come sparuti alberi capaci appena di dissimulare l'incendio in vista di tutta una foresta. Secondo la Bm, il saldo finanziario negativo per il mondo in via di sviluppo sarà compreso quest'anno fra 270 e 700 miliardi di dollari. E solo un quarto di tali Paesi ha riserve utili per impedire un'ulteriore estensione della povertà. È pessimista pure Dominique Strauss-Kahn, al timone dell'Fmi: «Anche se la crisi ha raggiunto lentamente le rive africane, sappiamo tutti che essa arriva e che il suo impatto sarà severo ». In termini nominali, l'Fmi parla di crescita economica «amputata di una metà» in Africa. Qui, i primi Paesi colpiti sono stati i più «integrati» su scala internazionale: Sudafrica, Ghana, Kenya, Nigeria. Di fronte a questo nuovo ostacolo, gli «obiettivi del Millennio» fissati all'orizzonte 2015 paiono a molti esperti già oggi fuori portata. Per evitare un collasso, occorrerebbero soluzioni alternative alle vecchie ricette. In proposito, l'Unctad (Conferenza dell'Onu per il commercio e lo sviluppo) raccomanda ormai apertamente ai Paesi poveri di «accelerare e approfondire la cooperazione Sud-Sud, così da compensare in modo reciproco il rallentamento della domanda » da parte dei Paesi ricchi. Ma simili cambi di rotta paiono quasi un'utopia in molti settori, date le relazioni strutturate che governano gli scambi mondiali. Ed anche quando l'export verso il mondo ricco non cala in termini di stock, a calare drammaticamente è il corso di molte materie prime, in particolare quelle energetiche. L'Angola, dove le esportazioni di greggio equivalgono al 90% del bilancio dello Stato e due terzi della popolazione vive sotto la soglia di povertà, ha appena comunicato che restringerà in modo pesante la spesa pubblica inizialmente prevista per il 2009. Analoghe misure, dalle conseguenze spaventose per le popolazioni, potrebbero estendersi a quasi tutti i grandi esportatori africani. Senza contare che la crescente disoccupazione in Nordamerica ed Europa potrebbe infliggere un colpo d'accetta ai preziosi flussi di rimesse dei migranti verso i rispettivi Paesi d'origine. Per la Bm, gli investimenti privati nei Paesi emergenti segnano già una netta battuta d'arresto, aldilà di alcuni casi isolati. Per questo, l'organismo lancia un forte appello in nome della cooperazione per evitare «disordini politici e sociali» in numerose capitali. Altri effetti economici deteriori paiono già dietro l'angolo. Al punto che soffriranno anche Paesi fino a ieri in forte crescita come Cina, India e Brasile. Banca mondiale, Fmi e agenzie Onu lanciano l'allarme per le economie in via di sviluppo

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Posti a Pordenone, in Polonia, Romania e Cina (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

E' LAVORO 11-03-2009 OPENJOB Posti a Pordenone, in Polonia, Romania e Cina O penjob ricerca per l'area manager per l'Europa laureati, che abbiano maturato una consolidata esperienza di vendita nei settori elettronico o telecomunicazioni. Sede di lavoro: Pordenone. Cv all'indirizzo e-mail: permanent.pordenone@ openjob.it citando rif. NZ/AME/PN. Gruppo societario operante nel settore siderurgico cerca un plant manager East Europe. La candidatura dovrà gestire il sito in Polonia e avrà la responsabilità della conduzione dell'intero processo produttivo. La candidatura dovrà essere disponibile a un trasferimento in Polonia. Inquadramento previsto: Quadro o Dirigente. Cv all'indirizzo e-mail: permanent. pordenone@openjob.it citando rif. NZ/PMEE/MO. Si seleziona un quality manager per la Romania. Si invitano i candidati a far pervenire dettagliato cv all'indirizzo e-mail: permanent.pordenone@ openjob.it citando rif. NZ/QMR/OD. Infine si ricercano tecnici assistenza resident Cina. È richiesto il trasferimento in Cina e la disponibilità a trasferte nel territorio cinese. Il candidato deve essere in possesso di un diploma tecnico, di una significativa esperienza nell'assistenza meccanica su torni e frese presso cliente, la conoscenza delle principali tecnologie di macchine utensili a Cnc e il loro funzionamento. È richiesta la conoscenza della lingua inglese. Cv all'indirizzo e-mail: permanent.pordenone@ openjob.it citando rif. NZ/TARC/MI.

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Proposta Berlusconi, l'opposizione insorge (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Proposta Berlusconi, l'opposizione insorge Andrea Scarchilli , 11 marzo 2009, 17:40 Politica Il segretario democratico Franceschini ha ironizzato sull'idea del premier di far votare i capigruppo per tutti: "Il passo successivo potrebbe essere un tasto solo nell'ufficio del presidente del Consiglio". Di Pietro diretto: "Anche Mussolini era un uomo del fare". Esordisce alla Camera, con qualche difficoltà, il voto a impronte voluto da Fini Il giorno dopo la proposta indecente del presidente del Consiglio, quella di dare la possibilità ai capigruppo di votare per tutto il gruppo di riferimento, l'opposizione ha protestato in maniera compatta. Un primo assaggio si era avuto ieri (martedì) sera, quando i chiamati in causa del Partito democratico, i presidenti dei gruppi di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro, hanno accusato il premier di aver manifestato ancora una volta "pulsioni autoritarie". Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, del resto, aveva immediatamente rilevato che "la proposta era già stata avanzata ed era caduta nel vuoto. Accadrà anche stavolta". Oggi Fini ha ribadito "l'impossibilità costituzionale del voto per delega", ma soprattutto si è fatto sentire il segretario del Pd. Dario Franceschini ha ironizzato: "Il passaggio successivo potrebbe essere un tasto solo nell'ufficio del presidente del Consiglio, per semplificare. Per Berlusconi sembra tutto un ingombro sulla strada della sua luminosa azione di governo: questo vale per il Parlamento e a volte anche per il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica". Dura, ancora una volta, la capogruppo democratica al Senato, Anna Finocchiaro: "Il presidente Berlusconi, dimostra il grande disprezzo, pur facendolo con l'eleganza che gli è consueta, o quanto meno la sufficienza con cui guarda al cuore della democrazia italiana. Tra l'altro, è proprio in questo stesso Parlamento che la settimana prossima, su richiesta del gruppo del Partito democratico, sarà avviata una discussione sull'abuso del ricorso alla decretazione d'urgenza, altro aspetto di quella disistima nei confronti del Parlamento o meglio di quella incomprensione delle ragioni profonde per le quali una democrazia come la nostra sul Parlamento si fonda". La Finocchiaro ha paventato, tra le righe, obiettivo di scardinamento democratico da parte del premier: "La maggioranza e l'opposizione hanno il dovere di mantenere vigile , ripeto ?vigile', la consapevolezza negli italiani e nelle italiane che almeno in questo luogo, qui al Senato e alla Camera, ci sia la possibilità di rappresentare gli interessi di tutti coloro i quali attraverseranno con difficoltà, con sacrificio, la crisi senza che ciò costi un grammo di democrazia al nostro Paese, se vogliamo ritrovare il nostro Paese intatto e capace di rimettersi in piedi quando tutto ciò finirà". Il capogruppo dell'Italia dei valori al Senato, Felice Belisario, ha scomodato un precedente: "L'assemblea nazionale del popolo della Cina. All'articolo 61 la Costituzione del 1982 prevede che l'assemblea è convocata una volta l'anno per ratificare le decisioni del governo". Poi, ha invitato Berlusconi "a smetterla perché questo stillicidio di dichiarazioni rischia ogni giorno di indebolire il ruolo del nostro Parlamento". Più diretto, come al solito, il leader Antonio Di Pietro: "Anche Mussolini diceva che era un uomo del fare. Riflettete cittadini, riflettete. Prima ai giornalisti bisognava mettere il bavaglio, poi ai magistrati si voleva togliere l'indipendenza, ora toglie ai parlamentari il diritto di votare". A proposito di voto, oggi ha esordito alla Camera il sistema di voto "a impronte" voluto da Fini per mettere un argine alla diffusa pratica dei pianisti, parlamentari che votano anche per altri colleghi. La novità, in mattinata, ha stentato a decollare a causa di piccoli inconvenienti tecnici e della lentezza di alcuni deputati nell'impratichirsi con le nuove regole. Il capogruppo del Popolo della libertà, Fabrizio Cicchitto, è sbottato: "Queste votazioni non hanno una loro organica e completa regolarità". Fini ha risposto circostanziato, facendo echeggiare la contrarietà alla proposta del premier e spiegando che introdurre il nuovo metodo "è stata una decisione assunta all'unanimità dall'ufficio di presidenza, e si è resa necessaria dal malcostume relativo alla consuetudine di votare per gli assenti da parte di alcuni parlamentari. Ma fin quando la Costituzione è quella vigente nessuno è delegato a votare per i parlamentari. Quando e se domani la Costituzione sarà cambiata è del tutto evidente che il presidente non dirà le cose che è doverosamente tenuto a dire in questa circostanza". Fini ha concluso: "Non può dunque esserci nessun ritorno al passato, fermo restando che se si verificano problemi tecnici è dovere della presidenza garantire che per tutti sia reso possibile l'esercizio del voto, problema posto da Cicchitto. Si tratta non di deputati che hanno votato e non vedono la registrazione ma di deputati presenti che non riescono a esprimere il loro voto. Ci sarà una fase di rodaggio e quindi un iniziale aumento dei tempi di lavoro".

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Praga, presidente Ue issa la bandiera tibetana (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Praga, presidente Ue issa la bandiera tibetana Solidarietà In tutto il mondo sono state organizzate manifestazioni di solidarietà con i tibetani, Nella Repubblica Ceca, presidente di turno Ue, la bandiera tibetana ha sostituito ieri quella europea che normalmente sventola al ministero dell'Ambiente a Praga, così come è stata issata sul Parlamento. Un gesto di valore simbolico che ha resistito anche alle perplessità dei diplomatici che temono l'iniziativa possa indurre Pechino a cancellare la sua adesione al vertice Ue-Cina programmato dal premier ceco per maggio.

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J'accuse del Dalai Lama In Tibet 50 anni di inferno (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

J'accuse del Dalai Lama «In Tibet 50 anni di inferno» GABRIEL BERTINETTO Stretti nella maglia repressiva degli apparati di sicurezza cinesi, i tibetani hanno rinunciato a scendere nelle strade per commemorare il primo tragico anniversario dei massacri dell'anno scorso a Lhasa. Il Dalai Lama stesso da settimane esortava i connazionali alla massima prudenza per evitare reazioni violente da parte della polizia e dei reparti speciali mobilitati da Pechino. Sino a tarda ora non si aveva notizia di manifestazioni o di incidenti. IN ESILIO DAL 1959 La triste ricorrenza non è però passata sotto silenzio. In molte città del mondo esuli e simpatizzanti della causa tibetana hanno organizzato raduni e iniziative di protesta contro l'oppressione cinese. E il Dalai Lama ha colto l'occasione per lanciare un pesante atto d'accusa alla Repubblica popolare dalla città indiana di Dharamsala. È il luogo in cui vive in esilio da quel 10 marzo 1959 in cui dovette fuggire precipitosamente all'estero. Pechino è responsabile di avere trasformato la sua patria in «un inferno terrestre». Diecimila persone erano convenute al tempio di Tsuglang Khang per ascoltare le sue parole. Tenzin Gyatso, premio Nobel per la pace nel 1989, ha pronunciato la sua requisitoria con tono fermo, senza abbandonare i consueti modi cortesi. Ha denunciato la recente storia del Tibet come un cinquantennio di «sofferenze e distruzioni». Le campagne repressive delle autorità cinesi hanno «gettato i tibetani in tali abissi di dolore e patimenti da far loro sperimentare letteralmente l'inferno in terra». «Il primo risultato di queste azioni -ha aggiunto il Dalai Lama- è stata la morte di centinaia di migliaia di persone». La guida spirituale dei buddisti tibetani non ha mancato poi di ripetere i consueti appelli a Pechino affinché accetti le sue offerte di dialogo e la soluzione che instancabilmente invano suggerisce da anni: ampia autonomia al Tibet ma nell'accettazione dell'unità nazionale. «Dando spazio alle aspirazioni del mio popolo -ha insistito- Pechino potrà ottenere più facilmente la stabilità e l'unità. Noi cerchiamo solo una legittima e sostanziale autonomia, con un accordo che permetterebbe ai tibetani di vivere nell'ambito della Repubblica popolare». Messaggio respinto per l'ennesima volta al mittente dai destinatari, che per bocca di un portavoce del ministero degli Esteri hanno semplicemente dichiarato di non volere rispondere «alle bugie». La protesta «non violenta» lanciata dai tibetani il 25 febbraio, in occasione del capodanno tradizionale del Losar, ha portato fino ad ora all'arresto di almeno dieci persone nella provincia del Sichuan e a quello di 109 monaci nella provincia del Qinghai. Monaci del monastero di Rongwo, nel Qinghai, raggiunti telefonicamente da giornalisti stranieri, hanno affermato che è stato loro imposto di non lasciare il monastero dal 6 al 16 marzo. I pochi che hanno tentato di rompere l'assedio nel quale sono strette tutte le zone della Cina a forte popolazione tibetana, sono stati bloccati dalla Polizia armata del popolo, il corpo paramilitare incaricato di controllare l'ordine pubblico. GIORNALISTI ARRESTATI Il Club dei corrispondenti stranieri in Cina ha denunciato ieri «almeno sei casi» di detenzione di giornalisti in violazione della legge cinese sulla stampa. Tre reporter dell'agenzia francese Afp sono stati fermati ed allontanati dalle forze di sicurezza mentre intervistavano alcuni monaci del monastero di La Jia, nella provincia del Qinghai. Enorme tensione nel capoluogo Xining, e nel tempio di Taer, che si trova a 25 chilometri dalla città, era evidente la presenza di decine di poliziotti in borghese e nessuno delle centinaia di fedeli, tibetani e cinesi, che lo hanno visitato ha accettato di rispondere alle domande dei giornalisti. Da Lhasa, capitale del Tibet e della rivolta dell'anno scorso, che secondo i gruppi umanitari internazionali ha causato la morte di oltre duecento persone e la «scomparsa» di 1200, l'agenzia Nuova Cina ha diffuso una corrispondenza di regime in cui si parla di una città «tranquilla e pacifica», nonostante «l'attenzione dei media stranieri». «La famosa via del mercato di Pogor, vicino al tempio di Jokhang nel centro di Lhasa, è affollata, di ambulanti che vendono souvenir a prezzi suicidi», ha riferito il cronista. «Pellegrini e turisti di tanto in tanto si fermano a guardare ma gli affari che vengono conclusi sono pochi». Nuova Cina non fa menzione delle centinaia di uomini delle forze di sicurezza che, secondo testimoni, stazionano nelle strade di Lhasa e presidiano i monasteri. «Speriamo nel meglio, ma siamo pronti al peggio», ha detto il Dalai Lama riferendosi alla situazione in Tibet, i cui abitanti da 50 anni vivono una sorta di «inferno sulla terra». Pechino: non rispondiamo alle bugie.

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Stretti nella maglia repressiva degli apparati di sicurezza cinesi, i tibetani hanno rinunciato a sc... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Stretti nella maglia repressiva degli apparati di sicurezza cinesi, i tibetani hanno rinunciato a scendere nelle strade per commemorare il primo tragico anniversario dei massacri dell'anno scorso a Lhasa. Il Dalai Lama stesso da settimane esortava i connazionali alla massima prudenza per evitare reazioni violente da parte della polizia e dei reparti speciali mobilitati da Pechino. Sino a tarda ora non si aveva notizia di manifestazioni o di incidenti. IN ESILIO DAL 1959 La triste ricorrenza non è però passata sotto silenzio. In molte città del mondo esuli e simpatizzanti della causa tibetana hanno organizzato raduni e iniziative di protesta contro l'oppressione cinese. E il Dalai Lama ha colto l'occasione per lanciare un pesante atto d'accusa alla Repubblica popolare dalla città indiana di Dharamsala. È il luogo in cui vive in esilio da quel 10 marzo 1959 in cui dovette fuggire precipitosamente all'estero. Pechino è responsabile di avere trasformato la sua patria in «un inferno terrestre». Diecimila persone erano convenute al tempio di Tsuglang Khang per ascoltare le sue parole. Tenzin Gyatso, premio Nobel per la pace nel 1989, ha pronunciato la sua requisitoria con tono fermo, senza abbandonare i consueti modi cortesi. Ha denunciato la recente storia del Tibet come un cinquantennio di «sofferenze e distruzioni». Le campagne repressive delle autorità cinesi hanno «gettato i tibetani in tali abissi di dolore e patimenti da far loro sperimentare letteralmente l'inferno in terra». «Il primo risultato di queste azioni -ha aggiunto il Dalai Lama- è stata la morte di centinaia di migliaia di persone». La guida spirituale dei buddisti tibetani non ha mancato poi di ripetere i consueti appelli a Pechino affinché accetti le sue offerte di dialogo e la soluzione che instancabilmente invano suggerisce da anni: ampia autonomia al Tibet ma nell'accettazione dell'unità nazionale. «Dando spazio alle aspirazioni del mio popolo -ha insistito- Pechino potrà ottenere più facilmente la stabilità e l'unità. Noi cerchiamo solo una legittima e sostanziale autonomia, con un accordo che permetterebbe ai tibetani di vivere nell'ambito della Repubblica popolare». Messaggio respinto per l'ennesima volta al mittente dai destinatari, che per bocca di un portavoce del ministero degli Esteri hanno semplicemente dichiarato di non volere rispondere «alle bugie». La protesta «non violenta» lanciata dai tibetani il 25 febbraio, in occasione del capodanno tradizionale del Losar, ha portato fino ad ora all'arresto di almeno dieci persone nella provincia del Sichuan e a quello di 109 monaci nella provincia del Qinghai. Monaci del monastero di Rongwo, nel Qinghai, raggiunti telefonicamente da giornalisti stranieri, hanno affermato che è stato loro imposto di non lasciare il monastero dal 6 al 16 marzo. I pochi che hanno tentato di rompere l'assedio nel quale sono strette tutte le zone della Cina a forte popolazione tibetana, sono stati bloccati dalla Polizia armata del popolo, il corpo paramilitare incaricato di controllare l'ordine pubblico. GIORNALISTI ARRESTATI Il Club dei corrispondenti stranieri in Cina ha denunciato ieri «almeno sei casi» di detenzione di giornalisti in violazione della legge cinese sulla stampa. Tre reporter dell'agenzia francese Afp sono stati fermati ed allontanati dalle forze di sicurezza mentre intervistavano alcuni monaci del monastero di La Jia, nella provincia del Qinghai. Enorme tensione nel capoluogo Xining, e nel tempio di Taer, che si trova a 25 chilometri dalla città, era evidente la presenza di decine di poliziotti in borghese e nessuno delle centinaia di fedeli, tibetani e cinesi, che lo hanno visitato ha accettato di rispondere alle domande dei giornalisti. Da Lhasa, capitale del Tibet e della rivolta dell'anno scorso, che secondo i gruppi umanitari internazionali ha causato la morte di oltre duecento persone e la «scomparsa» di 1200, l'agenzia Nuova Cina ha diffuso una corrispondenza di regime in cui si parla di una città «tranquilla e pacifica», nonostante «l'attenzione dei media stranieri». «La famosa via del mercato di Pogor, vicino al tempio di Jokhang nel centro di Lhasa, è affollata, di ambulanti che vendono souvenir a prezzi suicidi», ha riferito il cronista. «Pellegrini e turisti di tanto in tanto si fermano a guardare ma gli affari che vengono conclusi sono pochi». Nuova Cina non fa menzione delle centinaia di uomini delle forze di sicurezza che, secondo testimoni, stazionano nelle strade di Lhasa e presidiano i monasteri.

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Potere all'altra metà del cielo? L'Italia è il fanalino di coda (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Potere all'altra metà del cielo? L'Italia è il fanalino di coda ROSSELLA BATTISTI Donne e potere: una relazione pericolosa? Agli occhi degli uomini, sembra evidente, visto che hanno fatto (e molti continuano) di tutto per impedire una naturale ascesa ai ruoli del comando. E di certo, relazione avventurosa, per la quale occorrono ancora alle donne determinazione e sacrifici in misura maggiore rispetto all'altra metà del cielo. In Italia più che altrove. Oggi più che mai. È partito da questa considerazione Roberto Olla per il suo documentario «Donne e potere» - produzione Tg1 e in onda sulla rete ammiraglia della Rai ma nei soliti orari proibitivi. Il filmato è stato riproposto alla Casa della Memoria a Roma ieri, nell'ambito delle iniziative per l'8 marzo, e con l'occasione è stato spunto per alcune riflessioni di Anna Rossi-Doria, studiosa e docente di storia delle donne. «La spinta per questo documentario - spiega Olla - è nata proprio dalla reazione alla situazione italiana, una delle più arretrate al mondo. Siamo agli ultimi posti fra le nazioni democratiche per quello che riguarda l'inserimento nel mondo politico delle donne, e persino molto indietro rispetto a quelle cosiddette non democratiche». La Cina, per esempio, ha Jia Qingling tra i membri di spicco del governo, mentre in America latina sia il Cile con Michelle Bachelet e l'Argentina con Cristina Fernandez de Kirchner, ambedue alla presidenza, hanno dimostrato di saper voltare pagina senza pregiudizi sessisti. Il documentario di Olla esplora in orizzontale e in verticale l'ingresso in politica delle donne, dagli albori dei diritti delle donne (primo fra tutti, il voto) reclamati dalle suffragiste di fine Ottocento agli esempi di «ferro» contemporanei, Margaret Thatcher e Condoleeza Rice, che a dispetto del nome (che doveva evocare il «con dolcezza» degli spartiti musicali) ha rivelato una natura inflessibile e capace di insinuarsi nei risvolti del potere americano, dove finanche la tosta Hillary Clinton ha dovuto cedere. «La sconfitta di Hillary - chiosa Anna Rossi-Doria - è stato un vero paradosso della storia in cui per la prima volta si presentano alle elezioni un candidato nero e una donna e il primo vince. Un'amara beffa visto che fin dall'Ottocento neri e donne sono stati fermi alleati gli uni delle altre proprio perché discriminati per una differenza incancellabile legata al corpo...». La lunga marcia delle donne verso l'integrazione ai posti di comando potrebbe comunque far sperare progressi rapidi. «In fondo - commenta Olla - tutta la partita si è giocata nell'ultimo secolo, tra la fine dell'Ottocento e il Novecento». La Nuova Zelanda concesse già dal 1893 il voto alle donne, mentre in Europa lo scoppio della Grande Guerra di fatto arrestò la maturazione del diritto, ripreso solo dopo il secondo conflitto mondiale. Non solo: «in Italia - ricorda Rossi-Doria - il diritto di voto concesso nel 1945 non si estese, come era previsto, anche all'ingresso delle donne in magistratura, che avvenne solo nel '63». Era la paura degli uomini a essere giudicati da una donna, così come dietro alla denigrazione delle suffragiste, passate alla storia con il nomignolo derisorio di «suffragette», si celava «la paura del sovvertimento dei ruoli anche nel privato». Significativo, a questo riguardo, un filmetto del 1912 - di cui alcuni estratti compaiono nel doc - dove ci si fa beffe delle donne che vogliono riunirsi per discutere dei loro diritti, mollando i pargoli ai mariti, ma finiscono per prendersi per i capelli e per venire sbattute in guardina tra i girotondi esultanti dei loro consorti. Di strada ce n'è ancora molta, ma per una Hillary che non ce l'ha fatta, sorride Michelle Bachelet - tre figli, separata e non cattolica -, che fra i primi atti del suo governo ha incentivato i partiti a presentare più donne, ma solo laddove hanno la possibilità di essere elette. Siamo in Cile. Rispetto all'Italia, dalla parte opposta del mondo. In tutti i sensi. «Donne e potere», il documentario di Olla, passa in rassegna un secolo di conquiste e difficoltà che le donne hanno avuto per accedere al comando. Presentato alla Casa della Memoria con commento di Anna Rossi-Doria.

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Donne e potere: una relazione pericolosa? Agli occhi degli uomini, sembra evidente, visto che hanno ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Donne e potere: una relazione pericolosa? Agli occhi degli uomini, sembra evidente, visto che hanno fatto (e molti continuano) di tutto per impedire una naturale ascesa ai ruoli del comando. E di certo, relazione avventurosa, per la quale occorrono ancora alle donne determinazione e sacrifici in misura maggiore rispetto all'altra metà del cielo. In Italia più che altrove. Oggi più che mai. È partito da questa considerazione Roberto Olla per il suo documentario «Donne e potere» - produzione Tg1 e in onda sulla rete ammiraglia della Rai ma nei soliti orari proibitivi. Il filmato è stato riproposto alla Casa della Memoria a Roma ieri, nell'ambito delle iniziative per l'8 marzo, e con l'occasione è stato spunto per alcune riflessioni di Anna Rossi-Doria, studiosa e docente di storia delle donne. «La spinta per questo documentario - spiega Olla - è nata proprio dalla reazione alla situazione italiana, una delle più arretrate al mondo. Siamo agli ultimi posti fra le nazioni democratiche per quello che riguarda l'inserimento nel mondo politico delle donne, e persino molto indietro rispetto a quelle cosiddette non democratiche». La Cina, per esempio, ha Jia Qingling tra i membri di spicco del governo, mentre in America latina sia il Cile con Michelle Bachelet e l'Argentina con Cristina Fernandez de Kirchner, ambedue alla presidenza, hanno dimostrato di saper voltare pagina senza pregiudizi sessisti. Il documentario di Olla esplora in orizzontale e in verticale l'ingresso in politica delle donne, dagli albori dei diritti delle donne (primo fra tutti, il voto) reclamati dalle suffragiste di fine Ottocento agli esempi di «ferro» contemporanei, Margaret Thatcher e Condoleeza Rice, che a dispetto del nome (che doveva evocare il «con dolcezza» degli spartiti musicali) ha rivelato una natura inflessibile e capace di insinuarsi nei risvolti del potere americano, dove finanche la tosta Hillary Clinton ha dovuto cedere. «La sconfitta di Hillary - chiosa Anna Rossi-Doria - è stato un vero paradosso della storia in cui per la prima volta si presentano alle elezioni un candidato nero e una donna e il primo vince. Un'amara beffa visto che fin dall'Ottocento neri e donne sono stati fermi alleati gli uni delle altre proprio perché discriminati per una differenza incancellabile legata al corpo...». La lunga marcia delle donne verso l'integrazione ai posti di comando potrebbe comunque far sperare progressi rapidi. «In fondo - commenta Olla - tutta la partita si è giocata nell'ultimo secolo, tra la fine dell'Ottocento e il Novecento». La Nuova Zelanda concesse già dal 1893 il voto alle donne, mentre in Europa lo scoppio della Grande Guerra di fatto arrestò la maturazione del diritto, ripreso solo dopo il secondo conflitto mondiale. Non solo: «in Italia - ricorda Rossi-Doria - il diritto di voto concesso nel 1945 non si estese, come era previsto, anche all'ingresso delle donne in magistratura, che avvenne solo nel '63». Era la paura degli uomini a essere giudicati da una donna, così come dietro alla denigrazione delle suffragiste, passate alla storia con il nomignolo derisorio di «suffragette», si celava «la paura del sovvertimento dei ruoli anche nel privato». Significativo, a questo riguardo, un filmetto del 1912 - di cui alcuni estratti compaiono nel doc - dove ci si fa beffe delle donne che vogliono riunirsi per discutere dei loro diritti, mollando i pargoli ai mariti, ma finiscono per prendersi per i capelli e per venire sbattute in guardina tra i girotondi esultanti dei loro consorti. Di strada ce n'è ancora molta, ma per una Hillary che non ce l'ha fatta, sorride Michelle Bachelet - tre figli, separata e non cattolica -, che fra i primi atti del suo governo ha incentivato i partiti a presentare più donne, ma solo laddove hanno la possibilità di essere elette. Siamo in Cile. Rispetto all'Italia, dalla parte opposta del mondo. In tutti i sensi.

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Africa, il Far West della Cina (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-03-2009)

Argomenti: Cina

Africa, il Far West della Cina LA MOSTRA Una mostra e un libro che parlano della «conquista» economica cinese dell'Africa. Il libro, «Cinafrica» (Il Saggiatore) è un reportage di Serge Michel e Michel Beuret sul Continente nero. Le foto del viaggio, scattate da Paolo Woods, sono in mostra alla Fnac (Milano) fino al 25 marzo.

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Biesse apre filiali in Svizzera e Dubai (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Biesse apre filiali in Svizzera e Dubai da Finanza&Mercati del 12-03-2009 Biesse si espande con nuove filiali commerciali a Dubai e in Svizzera, mentre si prepara a riorganizzarsi per affrontare la contrazione dei consumi. La società marchigiana di macchinari per la lavorazione del legno, vetro e marmo ora lavorerà «just in time», ossia senza avere rimanenze di magazzino. «In particolare - spiega Stefano Porcellini, investor relator di Biesse - stiamo riducendo gli investimenti di capitali relativi a nuove fabbriche». L'ultima filiale produttiva che Biesse ha inaugurato è stata quella indiana, con un investimento di 8 milioni di euro, «che tra l'altro sta andando molto bene: abbiamo avuto un incremento degli ordini in Paesi emergenti come Est Europa, Medio Oriente e Cina. Con l'apertura dello stabilimento produttivo Biesse Manufacturing inaugurato in India lo scorso Novembre siamo in grado di rispondere alla domanda del mercato asiatico e cinese con macchinari tecnologicamente all'avanguardia a prezzi concorrenziali e un sevizio post-vendita efficiente». Quanto invece all'espansione commerciale la società fondata da Roberto Selci aprirà a metà marzo Biesse Schweiz, con l'obiettivo di puntare a una maggiore penetrazione nel mercato tedesco e alla creazione di sinergie commerciali con le due filiali già presenti nel Paese. Dal prossimo mese sarà, inoltre, operativa la nuova filiale Biesse Middle East a Dubai, che nasce con lo scopo di rafforzare la presenza del gruppo nei mercati della penisola araba, per essere sempre più vicino al cliente e rispondere al meglio alle sue esigenze, dall'acquisto ai servizi post-vendita. «Gli investimenti per le due filiali - aggiunge Porcellini - sono modesti, circa 3 milioni di euro, ma sono step importanti per l'internazionalizzazione della società». Intanto il board di Biesse è alle prese con l'approvazione dei dati di bilancio, il cda si riunirà lunedì 23 marzo. Secondo le stime degli analisti Biesse dovrebbe chiudere il 2008 con ricavi per 460 milioni di euro, in linea rispetto ai 466 milioni del 2007. «Stimiamo di chiudere il 2008 - spiega Porcellini - con volumi in linea con il 2007 con un leggero appannamento della redditività a causa della contrazione della domanda». Sul 2009, invece, il board naviga ancora a vista. Il business del gruppo, infatti, è sensibilmente esposto sia alla crisi immobiliare sia al rallentamento generalizzato dell'economia. «Per supportare il settore delle macchine utensili - conclude - c'è bisogno dell'aiuto del sistema bancario che incentivi i contratti di leasing». Ieri il titolo a Piazza Affari ha chiuso le contrattazioni in lieve rialzo dello 0,25% a 2,98 euro.

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Wall Street non molla l'onda rialzista (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Wall Street non molla l'onda rialzista di Marco Frojo del 12-03-2009 da Finanza&Mercati del 12-03-2009 [Nr. 048 pagina 3] Prima dell'apertura di Wall Street le Borse europee sembravano intenzionate a concedere il bis del rally iniziato lunedì, ma l'incerto inizio delle contrattazioni a New York ha rovinato la festa dei rialzisti. In chiusura i listini migliori facevano segnare un rialzo inferiore all'1% (Francoforte +0,70% e Madrid +0,72%), mentre Londra (-0,58%) archiviava la seduta addirittura con un ribasso. Milano, trascinata dai titoli finanziari, faceva segnare un guadagno dello 0,48%. Gli indici americani hanno chiuso comunque col principale indice S&P 500 salito dello 0,24% e col Nasdaq migliorato di quasi 1 per cento. A raffreddare gli animi degli investitori ci hanno pensato Ubs (+2,45%) che ha alzato da 19,7 miliardi di franchi svizzeri a 20,9 miliardi la stima delle perdite per il 2008, Continental che ha chiuso due impianti dove erano impiegati 1.900 persone, Lufthansa (+0,67%) con una trimestrale deludente e la previsione di un 2009 «difficile», e il crollo del petrolio (-5%) dopo che le scorte americane sono tornate a crescere più delle previsioni degli analisti. Sul fronte dei dati macro in Germania gli ordini di beni industriali a gennaio sono calati dell'8%. Per il cancelliere, Angela Merkel, «una tale recessione, che si verifica contemporaneamente in tutti i Paesi del mondo, non l'abbiamo mai vista dalla Seconda guerra mondiale». Negli Stati Uniti, invece, il deficit federale è salito a 192,8 miliardi a febbraio. Sui conti pubblici ha pesato una contrazione del 17% delle entrate e un aumento delle spese. Si tratta della seconda peggior lettura di sempre dietro il rosso di 237,2 miliardi fatti segnare lo scorso ottobre, quando Washington dovette salvare numerosi istituti di credito. Se lunedì erano stati i bancari e gli assicurativi a guidare la riscossa, ieri i maggiori progressi sono stati fatti segnare dai produttori di materie prime dopo che l'ufficio nazionale di statistica di Pechino ha reso noto che gli investimenti in capitale fisso nelle zone urbane della Cina sono saliti del 26,5% su base annua nel corso dei primi due mesi dell'anno. È inoltre proseguito il buon momento delle auto (+2,87%) sulla scommessa che gli incentivi varati in numerosi Paesi stiano iniziando a dare l'effetto sperato, i titoli dei costruttori (+2,32%) e i tecnologici (+1,74%). Le banche e le assicurazioni hanno mostrato un progresso rispettivamente dell'1,53% e dell'1,62%. Brutta seduta invece per le utility (-2,24%), le telecom (-1,74%) e l'oil&gas (-0,93%). A Milano è proseguita la corsa delle banche con in testa Banco Popolare (+15,2%), Unicredit (+5,9%), Intesa Sanpaolo (+5,1%), Mediobanca (+4,8%). Sono invece arretrati i titoli della galassia Eni sulla scorta della debolezza del petrolio: Eni -2,42%, Saipem -4,95 e Snam -2,67%. La peggiore delle blue chips è stata però Fastweb (-7,02%), seguita da Mediaset (-5,26%), il cui ad Giuliano Adreani ha detto che per la raccolta pubblicitaria il primo trimestre sarà «il periodo più difficile per il mercato». Finmeccanica infine ha lasciato sul terreno il 4,53% dopo la presentazione dei conti.

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Prima Industrie dopo il successo la cassa integrazione (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Prima Industrie dopo il successo la cassa integrazione Mai un giorno di stop in trent'anni, neppure dopo la gelata del mercato Usa seguita alla strage delle Torri gemelle, ma ora anche la Prima Industrie, azienda del presidente degli industriali torinesi Gianfranco Carbonato, fiore all'occhiello dell'eccellenza subalpina, è costretta a capitolare. Per i quattro stabilimenti italiani del gruppo leader nella produzione di macchine laser per il taglio delle lamiere, Carbonato chiederà la cassa integrazione: in Italia la società conta circa 700 dipendenti, età media 33 anni, e in gran parte laureati. Ma il piano riguarderà tutti i 1700 dipendenti del gruppo. Negli Usa, dove Prima Industrie ha tre siti produttivi e circa 200 dipendenti ci sarà un ridimensionamento occupazionale. Ancora nulla di formalizzato: la notizia è stata anticipata dalla Fiom, ma il leader degli industriali, che ha presentato un quadro congiunturale a tinte scure per le aziende associate - il 44% prevede cali occupazionali -, conferma senza entrare nei dettagli. Venerdì il cda dell'azienda esaminerà i risultati 2008. Prima Industrie è una delle aziende più innovative, con una forte vocazione all'export: ha stabilimenti in Finlandia, Usa, tre joint venture in Cina, è presente in 50 paesi. Fatturato in crescita fino al salto dello scorso anno: il giro d'affari è schizzato da 170 a 400 milioni con l'acquisizione della finlandese Finn Power, che l'ha proiettata al terzo posto nel mondo. EUGENIO GIUDICE IL CASO

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Il Congresso Usa dà il via libera alla mozione a sostegno del Tibet (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-12 - pag: 8 autore: STATI UNITI-CINA Il Congresso Usa dà il via libera alla mozione a sostegno del Tibet L'impegno degli Stati Uniti sui diritti umani in Cina «non è in discussione»: il Segretario di Stato Hillary Clinton, dopo l'incontro ieri a Washington con il collega cinese Yang Jiechi, ha così risposto alle critiche che l'amministrazione Obama avrebbe messo la sordina alla repressione di Pechino. Lo ha fatto nel giorno in cui il Congresso ha approvato una risoluzione a sostegno del Tibet in occasione del 50Ú anniversario dell'insurrezione tibetana contro la Cina che fu seguita dall'esilio del Dalai Lama. Pechino ha espresso contrarietà di fronte all'iniziativa della Camera. La questione dei diritti umani sarà un punto delicato della visita di Jiechi - che oggi incontra Barack Obama- insieme agli incidenti navali dei giorni scorsi nel Mar cinese. Incontro. Hillary Clinton con il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi REUTERS

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Calo record per l'export cinese ma ripartono gli investimenti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-12 - pag: 8 autore: Pechino. A febbraio registrato un -26% su base annua Calo record per l'export cinese ma ripartono gli investimenti Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Febbraio in chiaroscuro per l'economia cinese. Due dati annunciati ieri da Pechino - commercio estero e investimenti fissi - forniscono un quadro contraddittorio sullo stato di salute dell'economia del Dragone,finora la meno colpita del pianeta ( almeno numericamente) dalla crisi finanziaria globale. Il dato brutto. A febbraio il crollo della domanda mondiale ha assestato un altro colpo alle vendite del made in China. Le esportazioni hanno accusato una flessione del 26% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Per la prima volta da anni, le esportazioni hanno realizzato una performance peggiore delle importazioni (-24% anno su anno). Il risultato è una contrazione del surplus commerciale a un livello che non si vedeva da tempo: 4,8 miliardi di dollari, vale a dire un ottavo rispetto all'avanzo dei conti con l'estero registrato a gennaio. Sebbene il mese prossimo l'andamento dei conti con l'estero dovrebbe migliorare (i dati di febbraio contengono una distorsione stagionale), il futuro non promette nulla di buono giacché non si scorgono segnali di ripresa dei consumi mondiali. «Nel 2009 il surplus commerciale mensile non supererà 20 miliardi di dollari», osserva Ben Simpfendorfer, economista di Royal Bank of Scotland. La drastica riduzione dell'avanzo commerciale avrà diverse ripercussioni sul quadro macroeconomico cinese. Ridurrà le riserve valutarie di Pechino che, alla fine del 2009, avevano sfiorato quota 2mila miliardi di dollari. Aumenterà la pressione politica interna per una svalutazione competitiva dello yuan. Il dato bello. Nei mesi di gennaio e febbraio gli investimenti in capitale fisso nelle aree urbane sono aumentati del 26% su base annua, raggiungendo 150 miliardi di dollari. A spingere verso l'alto questo indicatore,che contribuisce per circa il 40% alla formazione del Pil cinese, sono stati gli investimenti pubblici in infrastrutture. In particolare, le spese effettuate da Pechino per l'ampliamento e l'ammodernamento della rete ferroviaria nazionale che, nei primi due mesi del 2009, si sono quasi triplicate rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ma questo dovrebbe essere solo l'antipasto. La maggior parte degli investimenti pubblici in opere infrastrutturali che la Cina si appresta a realizzare nel quadro del piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato lo scorso autunno, infatti, devono ancora partire. Quando apriranno i cantieri, gli investimenti fissi dovrebbero spiccare un altro poderoso balzo in avanti. Se l'economia cinese nel 2009 riuscirà a crescere dell'8%, centrando così l'obiettivo fissato dal Governo, sarà solo per questo. PRIMI EFFETTI DEGLI AIUTI La spesa pubblica in infrastrutture ha portato un aumento di oltre il 20% dei capitali investiti nelle grandi aree urbane

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Droga, Onu verso la linea dura (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-12 - pag: 10 autore: Vienna. Oggi sarà votata la strategia per i prossimi dieci anni - I maggiori consensi alla posizione italiana Droga, Onu verso la linea dura Più peso a prevenzione e recupero, in minoranza gli antiproibizionisti Vittorio Da Rold VIENNA. Dal nostro inviato A dieci anni dalla precedente conferenza Onu oggi a Vienna, al termine dei lavori in plenaria della cinquantaduesima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla droga, si deciderà una nuova strategia, più realistica e concreta e forse meno ambiziosa e retorica, per ridefinire le politiche per combattere il fenomeno per il prossimo decennio. La posizione più severa e risoluta, sostenuta in Europa da Italia e Svezia (non a caso è presente ai lavori la regina Silvia), è uscita vincente e oggi sarà formalizzata dall'assemblea plenaria, rispetto alla posizione meno proibizionista e flessibile portata avanti, senza successo, dalla trojka formata da Olanda, Germania e Gran Bretagna. Gli Stati Uniti, stanchi di dare soldi alla Colombia (dal 2000 a oggi Bogotà ha ricevuto 6 miliardi di dollari, con scarsi risultati visto che la produzione non è scesa nonostante siano stati bruciati 1,15 milioni di ettari di coca) e stanchi soprattutto di spendere 70 miliardi di dollari all'anno per combattere la droga, con un quinto della popolazione carceraria riconducibile a reati di droga, hanno scelto di avallare la linea dura o per lo meno quella che punta sul reinserimento del tossicodipendente piuttosto che sulla riduzione del danno. Al loro fianco si sono schierati Cina, Russia, Australia, Giappone e Iran, che ha il 2,6% della popolazione tossicodipendente e che ha visto 3.600 poliziotti uccisi nella guerra ai narcotrafficanti. Lo scontro sulla nuova strategia del terzo millennio è stata però soprattutto una battaglia europea, con il ministro degli Interni della Repubblica ceca, Ivan Langer, chiamato a una difficile opera di mediazione, riuscita all'ultimo con l'accantonamento delle posizioni olandesi. In sostanza ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per le tossicodipendenze, Carlo Giovanardi, l'Italia (con la Svezia) si è fatta promotrice di una revisione della dizione «riduzione del danno» (uno dei pilastri della strategia antidroga, insieme a prevenzione, cura e contrasto al narcotraffico), che «può nascondere altro, cioè la cronicizzazione della tossicodipendenza attraverso, ad esempio, le cosiddette stanze del buco. Misure che rendono il tossicodipendente subalterno alla droga senza tendere al suo recupero ». La posizione italiana, ha sottolineato il sottosegretario, è stata condivisa dalla maggior parte dei Paesi presenti a Vienna. In sostanza se per "riduzione del danno" si intende prevenzione delle patologie correlate, come l'Hiv (fornitura di siringhe), o uso del metadone, va bene, ma se viene considerata un pilastro a sé (somministrazione dell'eroina controllata) alternativa al recupero allora non è accettabile. E su questo l'Italia ha raccolto un successo che alla vigilia non era affatto scontato. La situazione sul campo però è allarmante. Secondo Carel Edwards, capo dell'unità antidroga della Ue, «il consumo di droga in Europa è stabile con un aumento della cocaina rispetto all'eroina. Si avverte solo recentemente un leggero declino, forse solo provocato dall'invecchiamento della popolazione ». Anche Antonio Maria Costa, direttore dell'Ufficio Onu per la lotta agli stupefacenti, ha invitato a non abbassare la guardia. «E vero che un secolo fa si producevano più di 40mila tonnellate di oppio mentre oggi se ne producono solo 10mila concentrate in Afghanistan e che la coltivazione della coca è scesa di un quinto in dieci anni, ma ogni anno sul mercato arrivano mille tonnellate di eroina e e altre mille di cocaina senza contare marijuana, cannabis e droghe sintetiche. Costa ha ricordato che il business della droga è stimato sui 320 miliardi di dollari, pari al Pil di uno Stato situabile al 21/ mo posto, esattamente dopo la Svezia. vittorio.darold@ilsole24ore.com BATTAGLIA ANCORA LUNGA Si producono mille tonnellate all'anno di eroina e cocaina e il business vale 320 miliardi di dollari: come il Pil di uno Stato 21esimo per ricchezza

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Il nemico non è più a Cuba (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-12 - pag: 11 autore: La nuova linea americana Il nemico non è più a Cuba di Ugo Tramballi V olare a Cuba una volta l'anno anziché ogni tre, per trovare i parenti rimasti nell'isola, non è una rivoluzione. Non lo è neppure poter mandare qualche dollaro in più né esportare pochi prodotti agricoli e farmaceutici comunque sottoposti a una prassi burocratica estenuante. Ma è dalle piccole cose che vengono i grandi cambiamenti. A dire il vero cambiare la po-litica americana verso Cuba, alleggerire ed eventualmente eliminare il vecchio bloqueo, il boicottaggio economico, non sarebbe poi un così grande mutamento né una sfida difficile. Lo è cimentarsi in un dialogo con Siria e Iran, protettori dei fondamentalismi islamici di oggi. Temere ancora un comunismo sia pure a 80 miglia marine dalla Florida, ha un sapore di antico. Il confronto Usa-Cuba è più alimentato dal passato che da cose concrete: la crisi dei missili, la Guerra Fredda, le interminabili invettive di Fidel da Plaza de la Revolucion. In pratica il castrismo è stata una bella sfida giovanile a un gigante vicino e prepotente. Ma come modello economico è fallito e come modello politico non ha avuto molti imitatori. Chavez ha il petrolio e comunque il suo è più bolivarismo che castrismo. Gli altri hanno molto rispetto per il vecchio combattente ma nessuna intenzione di seguirne i passi. Dopo una coraggiosa rivoluzione, Fidel Castro è stato straordinariamente incapace di evolverla verso qualcosa di più moderno. A Washington i promotori della soffice picconata al bloqueo si sono giustificati affermando che ormai Castro si è ritirato. Ora c'è suo fratello Raul e i militari che controllano l'economia. Il loro modello è la Cina, lo si chiami capitalismo, mercato socialista o socialismo. Russia e Cina erano tornati recentemente nell'isola a rinverdire i ricordi della Guerra Fredda. Ma Putin era più interessato a George Bush che a Cuba: se Barack Obama rinuncerà ai missili in Ucraina e Georgia non c'è ragione che i russi tornino all'Havana. E per la Cina è solo affari, non geopolitica: non si sognerebbe mai di sfidare l'America nel suo emisfero di competenza. Restano i cubani d'America, la più importante lobby di politica estera dopo quella filo-israeliana. A Washington i senatori democratici del New Jersey e della Florida, i due Stati dove vive la maggioranza degli immigrati, si erano opposti alla piccola riforma proposta dal loro stesso partito. Ma anche la comunità cubana sta cambiando, le nuove generazioni non hanno più lo stesso fervore anti-castrista dei padri. Sanno che la questione delle proprietà di famiglia confiscate dalla rivoluzione sarà risolta col dialogo: se potrà esserlo. In ogni caso quasi mezzo secolo di boicottaggio (47 anni a febbraio) non sono serviti. Nel Medio Oriente arabo i migliori alleati degli Stati Uniti sono l'Egitto e l'Arabia Saudita. Non sarebbe un insulto ai principi delle libertà costituzionali americane discutere anche con quel che resta del socialismo cubano.

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Paradisi , impegni e illusioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-12 - pag: 12 autore: DALLA PRIMA «Paradisi», impegni e illusioni Ma quanto rilevanti sono gli interessi di quest'ultimi, Paese per Paese? è un calcolo difficile. Però possiamo pensare che la forza di questo "partito" dipenda in un Paese almeno da due fattori: le dimensioni dell'economia sommersa, che coglie quanto diffuso è l'interesse ad evadere la tassazione; e la capacità di reddito di quell'economia, che alimenta direttamente l'export dei capitali. Così calcolata, la rilevanza del "partito degli evasori-esportatori" vede ai primi posti nell'ordine: Stati Uniti, Giappone, Germania, Italia, Brasile, Francia, Russia, Gran Bretagna, Cina, Spagna, Messico, Corea del Sud, India e Canada. Tutti - tranne la Spagna - sono membri del G-20: proprio il gruppo di Paesi che ha annunciato misure contro i paradisi fiscali. Dunque, tanto rumore per nulla anche questa volta? Non è detto. Per almeno due ragioni. In primo luogo, in diversi Paesi-chiave Usa, Germania, Francia - i politici affermano con decisione di voler mettere in atto politiche redistributive, avendone compreso i guadagni di consenso. Quindi la bilancia potrebbe pendere a favore dei cittadini contribuenti. Inoltre, lo stesso partito degli esportatori di capitali si è assottigliato. La crisi finanziaria ha mostrato come l'investimento nei paradisi fiscali garantisca - forse - l'evasione delle tasse e la riservatezza, ma non certo i rendimenti. Allo stesso tempo di capitali c'è più bisogno all'interno delle imprese, cioè tendenzialmente entro i confini di casa. Donato Masciandaro

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Il calo del surplus cinese penalizza il dollaro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-12 - pag: 41 autore: CAMBI E TASSI www.ilsole24ore.com COMMENTI E DATI IN TEMPO REALE Il calo del surplus cinese penalizza il dollaro I l dollaro ha perso terreno, ieri: il desiderio degli investitori di prendere profitto ha incrociato la notizia che le esportazioni cinesi sono calate del 25,7% annuo a febbraio, contro l'attesa flessione dell'un per cento. Il surplus commerciale si è così ridotto a 4,84 miliardi di dollari, dopo i 39,1 miliardi di gennaio. Le statistiche hanno fatto sorgere dubbi sulla capacità della Cina di finanziare il deficit estero degli Stati Uniti. Questo non ha impedito però agli investitori di dedicarsi ad alcuni Paesi emergenti o in transizione, come l'Ungheria o la Polonia, le cui valute sono salite verso la moneta americana. In serata, l'euro era a 1,2811 dollari, da 1,2670, dopo aver toccato quota; mentre la valuta Usa era a 97,33 yen da 98,69.

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In salita le giacenze di grano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-12 - pag: 42 autore: Raccolti agricoli. Gli stock americani di soia si assottigliano In salita le giacenze di grano I dati che hanno maggiormante influenzato i corsi al Chicago Board of Trade sono quelli emersi sul frumento nel rapporto mensile del Dipartimento americano dell'Agricoltura (Usda): la produzione mondiale 2008-09 sarà da primato (684,4 milioni di tonnel-late), l'export statunitense sarà inferiore a quanto si prevedesse in precedenza e gli stock di fine campagna toccheranno nel mondo 155,9 milioni di tonn., massimo degli ultimi sei anni. Come risultato, il future sul grano è arrivato a perdere durante la sessione fino al 5% rispetto al giorno precedente. Un effetto di trascinamento verso il basso forse è stato avvertito anche in altri settori. Il mais infatti ha ceduto ieri più del 3%, di fronte a stime Usdaa due facce: l'export americano è stimato in diminuzione, mai consumi interni per produrre bioetanolo saliranno da 3,6 a 3,7 miliardi di bushel. Ribassi più contenuti hanno interessato la soia, grazie al fatto che le vendite record verso la Cina stanno portando le scorte Usa a 185 milioni di bushel, minimo quinquennale Quasi neutrale l'impatto esercitato dal rapporto sul mercato cotoniero: l'export americano salirà nell'annata 2008-09 a 12 milioni di balle da 480 libbre, ma nel mondo i consumi accuseranno rispetto alla campagna precedente un tracollo del 9,5%, il peggiore da almeno 71 anni.

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Usa-Cina. Incontro tra Clinton e Yang Jechi a Washington (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Usa-Cina. Incontro tra Clinton e Yang Jechi a Washington 12-03-2009 WASHINGTON. Stati Uniti e Cina hanno portato avanti il loro dialogo, con un incontro a Washington tra il segretario di Stato Hillary Clinton e il suo collega cinese Yang Jechi, nonostante il recente incidente navale e le polemiche sul rispetto dei diritti umani in Tibet. Al termine del colloquio tra la Clinton e Yang, il secondo in un mese, Usa e Cina hanno detto di essere "uniti" nella condanna ai lanci di missili della Corea del Nord e di avere concordato che non debbano ripetersi in futuro incidenti navali come quello di domenica. Il segretario di Stato ha inoltre definito "un passo molto positivo" le misure di stimolo che la Cina intende attuare per il rilancio della sua economia. E ha sottolineato che l'impegno degli Usa a favore del rispetto dei diritti umani "non è in discussione". Ieri la Camera ha approvato una risoluzione a sostegno del Tibet in occasione del 50/mo anniversario della insurrezione tibetana contro la presenza dei cinesi. Pechino aveva espresso la propria contrarietà di fronte a questa iniziativa della Camera. Il Dipartimento di Stato aveva espresso "profonda preoccupazione" per il mancato rispetto dei diritti umani in Tibet in una dichiarazione che ha provocato immediate reazioni di Pechino che ha definito "gratuite" tali accuse. Il ministro cinese si recherà oggi anche alla Casa Bianca per incontrare il presidente Barack Obama ed il consigliere per la sicurezza nazionale James Jones. In tale occasione sarà discussa la crisi economica globale ed anche il recente incidente navale nel Mar della Cina. Non a caso Hillary Clinton ha effettuato in Asia il suo primo viaggio da segretario di stato e durante la sua visita in Cina ha mostrato molta attenzione nell'ascoltare il punto di vista dei dirigenti di Pechino su una serie di questioni bilaterali e internazionali. La partecipazione della Cina alla soluzione di problemi globali come il mutamento del clima e la crisi finanziaria è considerata molto importante dalla amministrazione Obama - oggi il ministro cinese ha incontrato anche il segretario al Tesoro Timothy Geithner - che vede un ruolo di Pechino anche negli sforzi per dissuadere l'Iran e la Corea del Nord dal portare avanti i loro programmi nucleari. Hillary Clinton, ricevendo l'ospite al dipartimento di stato, ha definito oggi "molto positivo" il fatto che i due ministri siano già al secondo incontro nel giro di poche settimane. E Yang ha sottolineato, nella stessa occasione, che l'incontro odierno mirava anche a gettare le basi per il primo faccia a faccia tra il presidente Obama e il collega cinese Hu Jintao previsto all'inizio di aprile in margine al G20 di Londra. La importanza di un rafforzamento dei canali di comunicazione tra i due Paesi è stata confermata dall'incidente avvenuto domenica nel Mar della Cina Meridionale dove cinque navi cinesi hanno bloccato una imbarcazione oceanografica Usa in acque considerate 'internazionali' da Washington e nella 'propria zona economica' da Pechino. L'incidente, definito dal Pentagono "il più grave" da quando nel 2001 un aereo spia Usa venne costretto ad atterrare su territorio cinese, ha coronato una serie di manifestazioni di crescente aggressività da parte dell'apparato militare cinese, a giudizio degli esperti americani.

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Crisi Usa. Obama e Geithner presentano il piano per il G20. Caccia a uno stimolo globale (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Crisi Usa. Obama e Geithner presentano il piano per il G20. Caccia a uno stimolo globale di Emanuele Ricciardi 12-03-2009 NEW YORK. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ingrana la quarta e decide di premere per un pacchetto di stimolo globale dell'economia, con un'azzardata mossa volta a isolare i paesi dell'Eurozona, restii ad aumentare la spesa pubblica nel timore di un ritorno dell'inflazione, la più ingiusta delle tasse. Obama lo fa con una lunga dichiarazione dallo Studio Ovale, con accanto a sé Timothy Geithner, poche ore prima della partenza alla volta di Londra del segretario al Tesoro, dove parteciperà alla riunione dei ministri dell'Economia e delle finanze del G20, i sette più ricchi più gli emergenti. Obiettivo della riunione di questo fine settimana è di gettare le basi delle decisioni che verranno prese al vertice dei leader del G20 in calendario, sempre a Londra, il 2 aprile, per tentare di uscire rapidamente dalla crisi. Le ricette sono diverse, a seconda della sponda dell' Atlantico. Gli americani vogliono soprattutto lo stimolo globale (ma si dicono aperti ad alcune riforme). Gli europei premono per regole più stringenti sui mercati, in particolare sugli hedge fund (i fondi a rischio dei paradisi fiscali) e sui prodotti derivati come i Credit default swap (Cds), una sorta di assicurazione su investimenti poco garantiti. "Abbiamo due obiettivi al G20" - spiega Obama ai giornalisti -. "Il primo è assicurarci che ci sarà un'azione concertata in tutto il mondo per rilanciare l'economia. Il secondo obiettivo è garantire che ci stiamo muovendo verso un'agenda di riforma delle regole per assicurarci che non vedremo più rischi sistemici di questo tipo, oltre a sapere come evitarli in futuro". L'inquilino della Casa Bianca, ricordando che gli Usa hanno avviato ambiziosi pacchetti di stimolo dell'economia, si dice ottimista sull'esito del vertice di aprile, confermando la propria contrarietà a misure protezionistiche, spesso attraenti in momenti di crisi. Obama fa capire che l'obiettivo degli Stati Uniti è di ottenere l'appoggio di Paesi emergenti come Brasile, India e Cina. E non è certo un caso l'annuncio di un suo incontro in forma decisamente insolita, col ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, oggi alla Casa Bianca. "Uno degli argomenti che il segretario Geithner affronterà a Londra" - ha spiegato Obama - "è come possiamo garantire che i mercati emergenti ed i Paesi in via di sviluppo, che possono essere colpiti molto duramente dalla crisi economica, possano rimanere stabili e continuare ad acquistare beni americani". Poche ore dopo il presidente, è Geithner a dare qualche dettaglio in più: "lo stimolo globale deve durare quanto la crisi, con aiuti alle economie più deboli, per ritrovare la crescita mondiale. Accanto a ciò occorre una riforma dei diritti di voto al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, da varare nel 2011".

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Il ministro Yang oggi vedrà Obama In agenda anche l'incidente navale (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 12-03-2009 tensione Cina-America Il ministro Yang oggi vedrà Obama In agenda anche l'incidente navale DA WASHINGTON B arack Obama riceverà oggi alla Casa Bianca il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi. Ieri Yang ha incontrato al Dipartimento di Stato il capo della diplomazia americana Hillary Clinton. In serata poi l'inviato cinese ha visto anche il titolare del Tesoro Geithner. L'incontro tra l'esponente cinese ed il presidente Obama era stato programmato da tempo, ha reso noto un funzionario della Casa Bianca. Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha detto successivamente che nel colloquio tra il presidente Obama ed il ministro degli esteri cinese Yang saranno discussi anche «la crisi economica globale » e «l'incidente navale» avvenuto domenica nel Mar della Cina meridionale. Cinque navi cinesi hanno bloccato una nave oceanografica americana per costringere l'imbarcazione a lasciare al più presto l'area. Il portavoce della Casa Bianca ha detto che l'incidente navale «non oscurerà» gli altri temi che saranno affrontati nel colloquio. Il ministro degli Esteri di Pechino è negli Stati Uniti per preparare il terreno al faccia a faccia fra il presidente Hu Jintao e Barack Obama che avverrà a margine del summit del G20 a Londra, il 2 aprile. Per quanto concerne invece l'episodio nel Mar della Cina, la Clinton e Yang hanno concordato sul fatto che «dobbiamo lavorare insieme per assicurare che incidenti simili non accadano più in futuro». La Clinton ha quindi giudicato positivamente il colloquio con l'omologo cinese e ha definito «molto positivo» l'iniziativa di Pechino per l'economia. Il segretario di Stato durante la conferenza stampa ha quindi lanciato un monito alla Nord Corea avvertendola che l'America «mantiene aperto un ventaglio di opzioni per rispondere al lancio provocatorio di un missile nordcoreano».

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Il piccolo Paese che ne batte uno grande (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 12-03-2009)

Argomenti: Cina

Il piccolo Paese che ne batte uno grande Giustiniano Rossi, 12 marzo 2009, 17:16 L'Almanacco 13 marzo 1954: un villaggio del Vietnam nord-occidentale sarebbe diventato il simbolo della lotta per l'indipendenza e l'unità nazionale e di tutte le lotte di liberazione dei popoli del mondo all'indomani della II guerra mondiale Il fondatore del Viet Minh e liberatore di Hanoi dall'occupazione giapponese nel 1945, generale Vo Nguyen Giap, lanciava 55 anni fa, il 13 marzo 1954, le sue truppe contro la grande base militare tenuta da paracadutisti francesi e da truppe della Legione Straniera di Dien Bien Phu, un villaggio del Vietnam nord-occidentale che sarebbe diventato il simbolo della lotta per l'indipendenza e l'unità nazionale e di tutte le lotte di liberazione dei popoli del mondo all'indomani della II guerra mondiale. La bandiera rossa del Viet Minh veniva issata sulle macerie della base il 7 maggio 1954, dopo 55 giorni di combattimenti costati la vita a decine di migliaia di uomini e 11.000 francesi superstiti venivano fatti prigioneri: la Francia era costretta a sgomberare in breve tempo l'intero territorio vietnamita rendendo evidente per i popoli oppressi di tutto il mondo che la vittoria di un piccolo paese di poveri contadini, che si batteva per una causa giusta contando sulle proprie forze, su una grande potenza europea era possibile. Il popolo vietnamita aveva un'esperienza di lotta per l'indipendenza lunga oltre un millennio: fin dal X secolo era riuscito a liberarsi dal dominio del potente vicino cinese e a bloccare in seguito l'invasione mongola che aveva sottomesso la Cina. A metà del XIX secolo il Vietnam era stato investito, insieme al Laos ed alla Cambogia, dall'espansione coloniale della Francia, sloggiata durante la II guerra mondiale dai giapponesi, cacciati a loro volta dai vietnamiti nel 1945, quando Ho Chi Minh, primo presidente della Repubblica Vietnamita, dichiarava nullo il trattato di protettorato siglato nel 1883 con la Francia e proclamava l'indipendenza. Nel 1949 la Francia, nel tentativo di recuperare la sua ex colonia, aveva messo il vecchio imperatore Bao Dai alla testa di un nuovo "stato" nel Sud Vietnam con capitale Saigon e nel 1953 aveva lanciato l'operazione Castor: 10.000 paracadutisti avevano costruito nelle valle di Dien Bien Phu una base aerea dotata di due piste di decollo e fortificato le otto colline circostanti, senza accorgersi di essere circondati da postazioni di artiglieria vietnamite e da una micidiale contraerea, che impediva ai rifornimenti, che finivano nelle mani degli avversari, di raggiungere la base. Partiti i francesi, le due zone, separate dal fiume Ban Hai, nelle quali gli accordi di Ginevra del 1954 dividevano il Paese, avrebbero dovuto essere unificate con le elezioni del 1956, ma gli USA finanziavano un colpo di stato nel Sud, mettendo Ngo Dinh Diem alla testa di uno stato fantoccio. Nel 1960 il Viet Cong unificava un vasto Fronte di Liberazione Nazionale per cacciare Ngo Dinh Diem e portare a termine il processo di indipendenza e unità nazionale. Nel 1963 Diem veniva assassinato e nel 1965 forze americane provenienti dalla Corea del Sud, dalla Thailandia, dall'Australia e dalla Nuova Zelanda intervenivano in Vietnam per impedirne l'unificazione, sperando di ripetere l'operazione attuata in Corea quando, per completare il controllo economico e militare del continente asiatico, gli USA, in nome della lotta al comunismo, avevano spaccato il paese lungo la linea armistiziale di Panmunjon che ancora oggi lo divide, dopo tre anni di guerra (1950-1953) e due milioni e mezzo di morti. La guerra per tentare di impedire l'unificazione del Vietnam indipendente, mai dichiarata dagli USA, durerà dieci anni, costerà milioni di vite umane, sarà l'occasione per collaudare, dopo le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, in Giappone, nel 1945, le bombe al napalm, l'agente Orange e altre micidiali sostanze che provocano ancora oggi, a distanza di oltre trent'anni, migliaia di decessi dovuti al cancro e la nascita di bambini con orribili malformazioni, mentre decine di migliaia di chilometri quadrati del territorio vietnamita restano irrimediabilmente inquinati e improduttivi. Il popolo vietnamita è uscito esangue dalla lotta contro i francesi, i giapponesi e gli americani, una lotta seguita a lunghi secoli di sfruttamento coloniale che ha arricchito una piccola parte del mondo a scapito di tutto il resto, ha concentrato nel 20% della popolazione mondiale l'80% delle sue ricchezze condannando alla miseria oltre la metà dell'umanità, tuttavia è riuscito a risollevarsi e a cicatrizzare le ferite subite, sia pure a prezzo di pesanti compromessi economici con gli ex nemici. La dura lezione subita a opera del piccolo popolo vietnamita, armato soprattutto della coscienza di battersi per una causa giusta, non ha giovato ai governi americani che si sono succeduti dal 1975 in poi. Gli USA hanno portato la guerra in tutti - o quasi - i continenti, ieri in Vietnam, oggi in Iraq, prima per combattere il comunismo, in seguito per sconfiggere il terrorismo, sempre per esportare la democrazia, ovvero salvaguardare i loro interessi geostrategici, l'approvvigionamento delle materie prime per alimentare la propria industria, gli scambi commerciali ineguali alla base della loro prosperità.

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l'imbarazzo di bashir il ricercato "faremo di tutto per liberarli" - fabio scuto (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 7 - Esteri L´imbarazzo di Bashir il ricercato "Faremo di tutto per liberarli" Ma gli operatori umanitari restano "spie": se ne devono andare Cina, Russia e America latina: dopo la richiesta di arresto il regime trova nuovi alleati FABIO SCUTO Quasi si scusa al telefono Hasbo Mohammad Abdul Rahman, commissario straordinario del governo di Khartoum per gli aiuti nel Darfur. «Siamo vicini agli amici e alle famiglie dei tre occidentali rapiti, stimiamo molto il lavoro di Médecins Sans Frontières. Il rapimento è opera di una banda di predoni in un territorio che sfugge alla autorità dello Stato, l´importante è che siano sani e salvi e questo lo sappiamo per certo. Stiamo lavorando per farli rilasciare il prima possibile». E´ stato colto in contropiede il governo sudanese, quegli stessi operatori umanitari che meno di una settimana il presidente Omar Hassan Bashir aveva pubblicamente insultato sulla piazza principale di Al Fasher - la capitale del Darfur - accusandoli di essere «spie al soldo degli americani», di «violare le leggi del Sudan», ora sono tornati a essere medici di cui si stima il lavoro e l´impegno umanitario. In quel discorso davanti a una folla che lo acclamava Bashir, aveva più volte minacciato i diplomatici stranieri e le Ong a rispettare la sovranità del Sudan e aveva proclamato che «la Corte penale internazionale e tutti i suoi giudici sono sotto i miei piedi», il massimo dell´insulto nei Paesi arabi. Oggi il «sincero rincrescimento» del regime per il rapimento dei medici di Msf non spinge però Bashir ad accogliere l´appello del segretario generale dell´Onu Ban ki-Moon e cancellare l´ordine di espulsione per le 13 più importanti Ong che operano in Sudan decretato l´indomani della sua incriminazione per crimini di guerra per le stragi del 2003 nel Darfur. Una decisione che mette a rischio l´intera missione messa in piedi dalle Nazioni Unite nel Darfur, la più gigantesca e costosa dell´Onu, con un bilancio di oltre 2,7 miliardi di dollari l´anno destinati a assistere i circa tre milioni di sfollati presenti nei campi profughi. A loro sono destinate le 53 mila tonnellate di cibo che arrivano ogni mese a Port Sudan, sul Mar Rosso. Per gestire l´operazione l´Onu ha "arruolato" un vero esercito umanitario, dai camionisti ai medici. E con loro circa 15 mila caschi blu a cui la risoluzione 1769 dell´Onu ha affidato il compito di proteggere i campi profughi dall´esercito di Khartoum ma non dalle scorrerie dei ribelli e delle bande di predoni che infestano la zona. Il presidente sudanese è convinto che con amici potenti alle spalle come Cina e Russia, i due principali partner commerciali di Khartoum insieme alla Malaysia, ci si può far beffe delle decisioni della Cpi. Pechino è l´acquirente dei due terzi del petrolio sudanese che ripaga invadendo il Paese dei due Nili con i suoi prodotti, ma soprattutto impegnandosi nella realizzazione di opere strutturali: ci sono centomila operai cinesi in Sudan che stanno costruendo ponti, dighe, strade, aeroporti. Quanto alla Russia, che a lungo ha osteggiato l´incriminazione del raìs, si è fatta avanti già nei giorni scorsi offrendo al governo sudanese aiuti umanitari per i profughi in previsione di una possibile crisi. Di isolamento internazionale del regime dopo l´emissione del mandato d´arresto della Corte dell´Aja non si può parlare. L´Occidente ha isolato Bashir, certo non il mondo arabo. Il presidente sudanese è stato invitato al prossimo vertice della Lega Araba a Doha, in Qatar, l´Organizzazione dell´Unità africana con Gheddafi alla guida si è schierata al suo fianco, finanche in America Latina, con Hugo Chavez, ha trovato difensori. Scorrendo un mappamondo ci si trova davanti una triste verità: sono molti di più i Paesi in cui Bashir può viaggiare tranquillamente che quelli in cui rischia di essere arrestato.

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la ricetta anticrisi del governatore "ancora misure aggressive" - elena polidori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Economia Nuovi 11 membri allo Stability Forum. La Bce: deterioramento dei conti diffuso La ricetta anticrisi del governatore "Ancora misure aggressive" Crolla il Pil italiano nel quarto trimestre: -2,7% rispetto all´anno precedente ELENA POLIDORI DAL NOSTRO INVIATO LONDRA - Per fronteggiare la crisi finanziaria e la debolezza dell´economia reale «serviranno ancora misure aggressive e coerenti», dichiara a Londra Mario Draghi, governatore della Banca d´Italia e presidente del Financial Stability Forum, alla vigilia del G20. La crisi s´allarga e così pure il suo Fsf che ingloba 11 nuovi membri, in pratica tutti i paesi del G20 e dunque anche chi ha ancora risorse e può dare una mano, a cominciare da Cina e India. E´ un «contributo alla stabilità», assicura. Non fa stime, il banchiere che il Financial Times ha indicato tra i 50 big che ci porteranno fuori dal tunnel («io tra i salvatori dell´economia? che esagerazione») ma per lui parlano i nuovi, bui numeri in circolazione. Quelli della Bce, innanzitutto secondo cui l´Italia non rispetterà il parametro del 3% del deficit-Pil né quest´anno né il prossimo e come noi pure mezza Europa: «Il deterioramento dei conti pubblici è diffuso», si legge nel Bollettino di Francoforte. Troppe spese dei governi per i vari piani anti-crisi. Poi ci sono le stime Istat sul Pil nel quarto trimestre (-1,9% sui tre mesi precedenti, -2,9 rispetto allo stesso periodo del 2007): una flessione così non si vedeva dal 1980. Oppure anche il ricorso record alla cassa integrazione, validato dalla Confindustria. La crisi morde, non c´è dubbio. I ministri e i governatori del G20 si riuniscono nel week-end a Brighton, per cercare una terapia. Ci sarà anche Giulio Tremonti che già ieri sera è stato a cena con Gordon Brown, a Downing Street e oggi incontrerà il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick sul tema degli aiuti sanitari al Sud del Mondo. «Non sarà facile» superare questa fase dalle dimensioni «incognite», dichiara il ministro. «Ma il governo farà il massimo possibile per aiutare tutti e non lasciare indietro nessuno». Nell´attesa, dal suo osservatorio tecnico, Draghi disegna nuove regole e nuovi paletti per mettere ordine nel sistema finanziario malato. Dice che bisogna far ripartire il credito all´economia e che è giusto, in un momento in cui le banche sono sotto stress, non aumentare loro i requisiti minimi di capitale. Spiega che sta lavorando con il Fmi per creare un sistema di «early warning», capace di captare per tempo le crisi. Relativizza la paura di un crac dei nuovi paesi Ue perché «non sono un blocco, non hanno tutti lo stesso livello di rischio». Annuncia (nelle prossime ore?) un rapporto per sorvegliare e frenare le retribuzioni boom dei manager, tra gli aspetti più criticati della crisi finanziaria, «in modo da allineare i compensi ad una presa di rischio prudente». I nuovi «soci» del Financial Stability Forum sono: Argentina, Brasile, Cina, Russia India, Indonesia, Corea del Sud, Messico, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia. Sono invitati anche la Spagna e Commissione europea. La loro partecipazione «contribuirà molto alla legittimità delle nostre raccomandazioni, alla applicabilità ad altri mercati e all´universalità dell´approccio».

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i barbari - tzvetan todorov (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Cultura I BARBARI anticipazioni / esce in italia un saggio di Tzvetan todorov le nuove paure dell´occidente e noi A vent´anni dal crollo del Muro, il mondo conosce inedite partizioni. Ci sono i paesi "dell´appetito", "quelli del risentimento" e chi vive nell´angoscia Nei paesi ricchi si teme di subire il predominio di chi per secoli è stato mortificato Ma il timore diventa un pericolo a sua volta e induce a comportamenti spesso disumani TZVETAN TODOROV Anticipiamo parte dell´introduzione al libro di La paura dei barbari. Oltre lo scontro delle civiltà (Garzanti, pagg. 288, euro 16,50) Il XX secolo è stato dominato, in Europa, dal conflitto tra regimi totalitari e democrazie liberali. All´indomani della seconda guerra mondiale, dopo la disfatta del nazismo, questo conflitto ha assunto la forma di una guerra fredda globale, rafforzata in periferia da alcuni confronti «caldi» ben delimitati. (...) Si trattava di una suddivisione della terra secondo criteri politici, anche se si aggiungevano altre caratteristiche: il terzo mondo era povero, l´Occidente ricco, mentre nei paesi comunisti l´esercito era ricco e la popolazione povera (ma non poteva dirlo). La situazione è rimasta immutata per più di mezzo secolo. Mi stava molto a cuore, perché sono nato nell´Europa dell´Est, in Bulgaria, dove sono cresciuto prima di trasferirmi in Francia all´età di ventiquattro anni. Questa ripartizione dei paesi del mondo mi sembrava destinata a durare in eterno ? o almeno per tutta la mia vita. Questa convinzione spiega, forse, la gioia da me provata quando, intorno al 1990, i regimi comunisti europei sono crollati, uno dopo l´altro. Non c´era più motivo di opporre l´Est all´Ovest, né di contendere per il dominio universale, perciò ogni speranza era lecita... (...) A distanza di circa vent´anni, siamo costretti a constatare che si trattava di una speranza illusoria: sembra che tensioni e violenze tra paesi non debbano scomparire dalla storia mondiale. Il grande confronto tra l´Est e l´Ovest aveva messo in secondo piano ostilità e opposizioni, che in breve tempo sono tornate di attualità. I conflitti non potevano svanire come per incanto, perché le loro cause profonde erano ancora presenti e forse si erano perfino intensificate. (...) Oggi è possibile dividere i paesi del mondo in diversi gruppi, a seconda di come reagiscono alla nuova congiuntura. (...) Per descrivere questa ripartizione, prenderò le mosse da una tipologia recentemente proposta da Dominique MoÏsi, completandola e adattandola al mio scopo, senza dimenticare le semplificazioni che impone. Definirò il sentimento dominante di un primo gruppo di paesi come l´appetito. La loro popolazione ha spesso la convinzione, per i motivi più diversi, di essere stata esclusa dalla ripartizione delle ricchezze; oggi è venuto il suo turno. Gli abitanti vogliono approfittare della mondializzazione, del consumismo, degli svaghi e per raggiungere tale scopo non badano a mezzi. è stato il Giappone, sono ormai trascorsi alcuni decenni, ad aprire questa via, nella quale è stato seguito da molti paesi del Sudest asiatico, ai quali si sono recentemente aggiunti Cina e India. Altri paesi, altre parti del mondo hanno la medesima intenzione: il Brasile, domani senza dubbio il Messico, il Sudafrica. (...) Il secondo gruppo di paesi è quello in cui il risentimento gioca un ruolo essenziale. Questo atteggiamento deriva da un´umiliazione, reale o presunta, che sarebbe stata loro inflitta dai paesi più ricchi e più potenti. è diffuso, a livelli diversi, in buona parte dei paesi che hanno una popolazione in maggioranza musulmana, dal Marocco al Pakistan. Da un po´ di tempo, è presente anche in altri paesi asiatici o dell´America latina. Il bersaglio del risentimento sono gli antichi paesi colonizzatori d´Europa e, in maniera crescente, gli Stati Uniti, considerati responsabili della miseria privata e dell´impotenza pubblica. (...) Il terzo gruppo di paesi si distingue per il ruolo che occupa in loro la paura. Sono i paesi che costituiscono l´Occidente e che hanno dominato il mondo per molti secoli. La loro paura riguarda i due gruppi che abbiamo descritto prima, ma non è della stessa natura. Dei «paesi dell´appetito» i paesi occidentali, soprattutto quelli europei, temono la forza economica, la capacità di produrre a minor costo e dunque di fare man bassa sui mercati, insomma, hanno paura di subirne il predominio economico. Dei «paesi del risentimento» temono invece gli attacchi fisici che ne deriverebbero, gli attentati terroristici, le esplosioni di violenza; e poi le misure di ritorsione di cui questi paesi sarebbero capaci sul piano energetico, dal momento che i più grandi giacimenti di petrolio si trovano nei loro territori. Un ultimo quarto gruppo di paesi, distribuiti su diversi continenti, potrebbe essere indicato come quello dell´indecisione: un gruppo residuale i cui membri rischiano di farsi dominare un giorno dall´appetito o dal risentimento, ma che per il momento rimangono estranei a questi sentimenti. Nel frattempo, le risorse naturali di questi territori sono razziate dai residenti degli altri gruppi di paesi, con la complicità attiva dei loro dirigenti corrotti; a ciò si aggiunge la desolazione causata dai conflitti etnici. Alcuni strati della loro popolazione, spesso ridotti in miseria, tentano di introdursi nei «paesi della paura», paesi più ricchi, per cercare di condurre una vita migliore. (...) I paesi occidentali hanno tutto il diritto di difendersi dalle aggressioni e dagli attacchi ai valori sui quali hanno scelto di fondare i loro regimi democratici. Soprattutto devono combattere con fermezza ogni minaccia terroristica e ogni forma di violenza. Peraltro, hanno tutto l´interesse a non lasciarsi coinvolgere in una reazione sproporzionata, eccessiva e abusiva, che darebbe luogo a risultati contrari a quelli attesi. La paura diventa un pericolo per coloro che la provano, perciò non bisogna lasciarle giocare il ruolo di sentimento dominante. è anche la principale giustificazione dei comportamenti spesso definiti «disumani». La paura della morte che minaccia la mia incolumità o, peggio ancora, persone a me care, mi rende capace di uccidere, mutilare, torturare. In nome della protezione delle donne e dei bambini (i nostri), sono stati massacrati un gran numero di uomini e donne, di anziani e bambini (degli altri). Quelli che vorremmo definire come dei mostri molto spesso hanno agito mossi dalla paura per i loro cari e per sé stessi. (...) E una volta accettato di uccidere, si approvano anche i passi successivi: la tortura (per ottenere informazioni sui «terroristi»), la mutilazione dei corpi (per mascherare gli omicidi con crimini a scopo di rapina o esplosioni accidentali): ogni mezzo è buono per ottenere la vittoria ? e, così facendo, allontanare la paura. La paura dei barbari è ciò che rischia di renderci barbari. E il male che ci faremo sarà maggiore di quello che temevamo di subire. La storia insegna: il rimedio può essere peggiore del male. I totalitarismi si sono presentati come un mezzo per guarire la società borghese dai suoi vizi, eppure hanno dato vita a un mondo più pericoloso di quello che combattevano. La situazione attuale senza dubbio non è così grave, ma rimane inquietante; c´è ancora tempo per mutare orientamento. Copyright Garzanti Libri ed Editions Robert Laffont Traduzione di Emanuele Lana

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La cedola torna in Fiera. Perini si defila in utile (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

La cedola torna in Fiera. Perini si defila in utile da Finanza&Mercati del 13-03-2009 Fiera Milano torna in utile e rivede il dividendo. È un bilancio brillante quello approvato ieri dal cda della Spa, l'ultimo della presidenza Perini che, a meno di improbabili colpi di scena, dovrebbe essere sostituito a metà aprile. La gestione Perini lascia un'eredità notevole avendo riportato al profitto nel 2008 (a 4,1 milioni) un gruppo che nel 2007 aveva generato 15,1 milioni di perdite. Merito «delle acquisizioni effettuate, delle azioni di razionalizzazione dei costi operativi e di alcune operazioni non ricorrenti», che hanno portato l'ebitda a 33,1 milioni dai 7,1 dell'anno precedente e i ricavi consolidati a 306,5 milioni (da 302,5 milioni). Il gruppo ha inoltre deciso di tornare a distribuire un dividendo di 8 centesimi per azione con pagamento 7 maggio e stacco della cedola il 4 maggio. «Questo cda - ha commentato Perini - suggella il mandato affidatogli tre esercizi fa consegnando agli azionisti un gruppo rinnovato e più forte che ha fatto in poco tempo molta strada dalla Cina agli Stati Uniti». Chiuso il bilancio 2008, nella primavera calda delle nomine, con il rinnovo dei cda di Fnm, Finlombarda e Infrastrutture lombarde, anche Fiera Milano (con la Fondazione) si prepara al cambio della guardia. Sulla società, il Pirellone avrà un ruolo primario anche se la Lega, rafforzatasi con le ultime elezioni, non starà a guardare e sta spigendo per piazzare i suoi uomini. Ed è in quest'ottica che ai vertici della Spa presieduta da Perini potrebbe arrivare Marco Reguzzoni. Riconfermato per la seconda volta alla presidenza della Provincia di Varese, Reguzzoni è stato nominato dal segretario nazionale della Lega Nord, Giancarlo Giorgetti, vice segretario Nazionale dello stesso partito, al fianco di Matteo Salvini. La nomina di Reguzzoni non sarebbe inoltre una novità all'interno di Fiera, essendo già stato ai vertici di Sviluppo Sistema Fiera, società del gruppo che ha collaborato alla realizzazione del dossier di candidatura per l'Expo. Oltre al suo nome, per la prima poltrona della Spa circolano anche quello di Attilio Fontana, attuale sindaco del Comune di Varese, più volte sul punto di lasciare l'amministrazione per contrasti interni. E quello di Luigi Roth che, lasciando la Fondazione, potrebbe trasferirsi alla Spa. L'unico punto fermo sembra essere comunque sulla Fondazione dove, al posto di Roth, è ha ormai preso quota la candidatura di Giampiero Cantoni, ex banchiere, senatore del Pdl vicino al premier Silvio Berlusconi.

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Draghi: rimettere in moto il credito (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-13 - pag: 3 autore: Draghi: rimettere in moto il credito «Contro la crisi misure aggressive e coerenti» - No a una stretta sui requisiti di capitale degli istituti Rossella Bocciarelli Alessandro Merli LONDRA. Dai nostri inviati «La priorità deve essere quella di mantenere i flussi di credito all'economia». Promuovere l'uscita dal credit crunch, che si è ormai esteso dai Paesi avanzati agli emergenti, è l'obiettivo principale delle autorità di vigilanza bancaria e di controllo dei mercati, riunite nel Financial Stability Forum, ha spiegato il suo presidente, il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi.Devono essere adottate misure «aggressive e coerenti» fra loro, in modo, ha aggiunto, che le iniziative adottate in un Paese non danneggino gli altri. «L'Fsf - ha detto Draghi ieri a Londra, al termine della riunione che ha visto l'allargamento del Forum a 12 nuovi membri e ha preceduto l'incontro di oggi e domani del G-20 in Sussex-vede un declino ovunque nell'ammontare e nella crescita del credito, anche a causa del calo della domanda, seppure con diversa intensità a seconda del modello di raccolta delle banche ». Quelle che puntano sulla raccolta dai depositi al dettaglio hanno sofferto meno di quelle che si approvvigionavano principalmente sul mercato all'ingrosso, ora quasi bloccato. «E se non tutti i Paesi hanno il problema de-gli asset tossici, tutti hanno però il problema di mantenere il credito », ha aggiunto Draghi, indicando anche fra i principali rischi il calo dei flussi internazionali di credito, per la pressione cui le banche sono sottoposte che le induce a estendere prestiti soprattutto sui rispettivi mercati nazionali. Tra l'altro, a una domanda sulle difficoltà dell'Europa centrale e orientale, il governatore ha precisato che i singoli Paesi della regione non hanno lo stesso grado di rischio e quindi le situazioni vanno viste caso per caso. La stabilizzazione dei sistemi finanziari e la ripresa del credito passano attraverso la ricapitalizzazione delle banche e il rafforzamento dei loro bilanci, ha ribadito l'Fsf. Il quale però dà il suo avallo a una nota diffusa ieri dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, secondo cui non è il momento di aumentare i requisiti patrimoniali in questo periodo di stress economico e finanziario. «Ho detto più volte - ha ricordato Draghi - che le banche dovranno uscire da questa crisi con più capitale, meno debito, più regole e più vigilanza. Ma questo non è il momento di aumentare il capitale, anzi i cuscinetti che alcuni istituti hanno creato oltre i requisiti di vigilanza devono proprio servire ad assorbire le perdite e sostenere la continua attività di prestito all'economia».Per il futuro,tuttavia, si dovrà andare verso un sistema di accantonamenti «dinamico » (maggiori negli anni buoni, minori in quelli negativi) che eviti un effetto prociclico, di accentuare cioè le oscillazioni del ciclo economico, come sta avvenendo ora. Si guarda con interesse al modello spagnolo. L'Fsf ha inoltre approvato un insieme di principi che regolino i compensi dei banchieri, in modo da evitare che siano incentivati a prendere rischi eccessivi. «è un punto importante - ha detto il governatore - e complementare al miglioramento della gestione del rischio». Autorità di vigilanza e altri stakeholders dovranno essere coinvolti su questo tema. Un altro rapporto che l'Fsf presenterà al G-20 riguarda la cooperazione nella gestione delle crisi. Sono già state identificate le banche che operano su scala globale e per le quali verrà attivato (in qualche caso è già stato fatto) un collegio di vigilanza. Ammaestrati dalle pesanti conseguenze del fallimento di Lehman Brothers, i membri dell'Fsf hanno ribadito l'impegno a sostenere le istituzioni con un'importanza «di sistema », quelle cioè il cui crollo potrebbe trascinare con sé l'intero sistema finanziario. Il comunicato sorvola sulla controversia degli ultimi giorni, in seguito all'appello degli Stati Uniti a prendere ulteriori misure di stimolo dell'economia,approccio rifiutato dagli europei, che ritengono invece si debba puntare soprattutto su una riscrittura delle regole della finanza. L'Fsf ricorda che le politiche monetarie e fiscali adottate a livello mondiale hanno fornito uno stimolo macroeconomico sostanzioso, ma anche che alcune sono ancora nella fase iniziale di realizzazione. E quindi vanno messe in atto in tempi rapidi. Ieri il Forum, che era stato creato dal G-7 nel 1999 dopo la crisi asiatica, si è allargato ad altri 11 Paesi più la Commissione europea. In pratica, i grandi emergenti, a partire dai Bric (Brasile, Russia, India, Cina) e gli altri membri del G-20 che ancora non ne facevano parte, oltre alla Spagna. «Il mondo è molto cambiato da allora », ha riconosciuto Draghi, secondo cui l'ampliamento servirà a rafforzare la capacità dell'Fsf di riformare il sistema finanziario internazionale. Infine, alla domanda su cosa pensasse del suo inserimento nella lista del Financial Times delle 50 persone che possono salvare il mondo dalla crisi economica, Draghi ha riposto, con un sorriso: «Che esagerazione». ECCESSI «Che esagerazione!», così il Governatore di Bankitalia ha commentato il suo inserimento nella lista dei 50 salvatori dell'economia REUTERS Il vertice del Forum. Al termine della due giorni di lavoro del Fsf, Mario Draghi ha sottolineato le persistenti debolezze dei sistemi finanziari e delle economie reali sia nei Paesi avanzati sia negli emergenti

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Obama alla Cina: diritti da tutelare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-13 - pag: 11 autore: Stati Uniti. Washington spinge sulla cooperazione economica e militare, ma chiede il dialogo con Lhasa Obama alla Cina: diritti da tutelare Tibet al centro dell'incontro con il ministro degli Esteri di Pechino Eliana Di Caro «I diritti umani sono essenziali » nella politica estera degli Stati Uniti, che si augurano «progressi nel dialogo tra il Governo cinese e i rappresentanti del Dalai Lama». Il presidente americano Barack Obama lo ha ribadito ieri al ministro degli Esteri di Pechino Jang Jiechi in un lungo incontro alla Casa Bianca, dal quale è emersa la volontà di costruire «rapporti positivi e costruttivi » tra i due Paesi. Nel colloquio sono stati affrontati diversi temi, dalla crisi economico-finanziaria ai dossier nordcoreano e afghano fino all'emergenza in Darfur, ma si è parlato anche delle relazioni spesso non semplici tra Washington e Pechino. Obama ha sottolineato la necessità di «rafforzare il dialogo militare » per evitare incidenti simili a quello che si è verificato martedì scorso nel Mar cinese meridionale, quando cinque imbarcazioni cinesi hanno accerchiato la nave americana Impeccable ostacolandone le manovre. Un episodio cui era seguito un duro botta e risposta tra i due Governi e che rischia di avere degli strascichi: il Pentagono ha annunciato che le unità di sorveglianza della Marina scorteranno le navi quando opereranno in quelle acque. Una stretta cooperazione, hanno concordato Obama e Jiechi, va perseguita anche sul fronte economico: le «due economie più importanti del mondo » devono lavorare «a stretto contatto e con urgenza per stabilizzare l'economia mondiale, stimolando la domanda e riattivando il flusso di credito sui mercati». L'incontro è arrivato all'indomani di giorni non facili per i rapporti sino-americani. Nelle ultime tre settimane si sono susseguiti episodi che hanno provocato imbarazzo o netta contrapposizione tra i due Paesi. Il più eclatante è stato appunto quello dell'incidente nel Mar cinese, con la Casa Bianca che ha reagito con proteste formali, definendo l'accaduto «il più grave incidente diplomatico dal 2001 », e il Governo di Wen che ha replicato con altrettanta durezza, contestando la violazione delle leggi internazionali. Pochi giorni prima era stata la volta del capitolo diritti umani. Hillary Clinton (al fianco di Obama, ieri, nell'Ufficio Ovale), nella sua visita in Cina il 20 febbraio aveva esplicitamente ridimensionato la questione, dichiarando che «il dibattito sui diritti umani non può compromettere il dialogo tra Pechino e Washington». Una settimana dopo, però, il Rapporto annuale sul tema diffuso dal Dipartimento di Stato Usa ha suscitato imbarazzo: il Governo del gigante asiatico è stato accusato di pesanti violazioni, dalla repressione delle minoranze etniche alla detenzione dei dissidenti politici, fino alla mancata libertà di stampa. La risposta secca di Pechino non si è fatta attendere: gli Stati Uniti devono smetterla di interferire nelle vicende cinesi, e pensare piuttosto ai loro problemi, in materia di diritti umani. Ieri Obama ha puntualizzato in maniera definitiva la posizione americana, esprimendo ad esempio «profonda preoccupazione » per la situazione umanitaria in Darfur e per la decisione del Governo di Khartoum di espellere le maggiori organizzazioni non governative che hanno provveduto a prestare assistenza alla popolazione. Quanto al Tibet, come si diceva chiamato in causa dallo stesso presidente americano, proprio l'altro ieri la Camera dei deputati statunitense aveva approvato una risoluzione a sostegno della regione, nel 50esimo anniversario della rivoluzione contro la presenza cinese. Nel testo viene chiesto di «riconoscere la disperazione del popolo tibetano» e di fare «uno sforzo multilaterale per arrivare a una soluzione duratura e pacifica». Pechino non ha fatto passare sotto silenzio l'iniziativa. Il portavoce del ministro degli Esteri Ma Zhaoxu ha annuncia-to una protesta formale, lamentando «il profondo malcontento del Governo e del popolo della Cina». E lo stesso Jiechi, prima dell'incontro alla Casa Bianca, in un discorso pronunciato al Center for Strategic and International Studies ha dichiarato che «il Tibet è parte inalienabile della Cina» e che «le questioni tibetane sono esclusivamente questioni interne cinesi». eliana.dicaro@ilsole24ore.com SEGNALI CONTRASTANTI Ma Yang chiede agli Usa di non interferire E dopo gli incidenti navali il Pentagono annuncia la scorta di cacciatorpedinieri Michelle a Fort Bragg. La First Lady ha visitato ieri la scuola per i figli dei militari nella base del North Carolina REUTERS

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GLI ULTIMI EPISODI (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-13 - pag: 11 autore: GLI ULTIMI EPISODI Diritti umani Il 25 febbraio il Dipartimento di Stato americano pubblica l'annuale Rapporto sui diritti umani, che anche questa volta contiene dure critiche alla Cina, accusata di repressione delle minoranze etniche. Secca la risposta di Pechino: «Sono critiche irresponsabili e prive di fondamento. Gli Stati Uniti si concentrino sui loro problemi, in materia di diritti dell'uomo» Scontro sfiorato in mare Il 9 marzo la nave americana Impeccable viene accerchiata da cinque navi cinesi nel Mare cinese meridionale, fuori dai confini di Pechino. La Casa Bianca protesta («è il più grave incidente diplomatico dal 2001»), la Cina replica che sono state violate le leggi internazionali.Nell'incontro di mercoledì, il Segretario di Stato Hillary Clinton e il collega cinese Jang Jiechi smorzano i toni Tibet L'11 marzo il Congresso americano approva una risoluzione di sostegno al Tibet in occasione del 50/o anniversario della rivolta tibetana contro la presenza cinese. Immediata la «ferma condanna» di Pechino, secondo cui il Congresso ha cercato di «imbellire le politiche secessioniste del Dalai Lama» compiendo«un'inaccettabile interferenza negli affari interni della Cina»

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Ordini di navi crollati da 151 a 9 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-13 - pag: 17 autore: Shipping. In picchiata a gennaio (rispetto allo stesso mese del 2008) le commesse provenienti dagli armatori di tutto il mondo Ordini di navi crollati da 151 a 9 Quattro contratti sono andati in Corea e cinque in Cina, nessuno in Europa Raoul de Forcade GENOVA Gennaio 2009 sarà ricordato, dallo shipping, come un periodo nero per gli ordini di navi nuove. Ma il consuntivo dei mesi successivi, a causa della crisi globale, rischia di andare anche peggio. Intanto, dopo anni di espansione della flotta mondiale, arrivata nell'ottobre 2008 a circa 45.800 unità (per 1,13 miliardi di tonnellate di portata lorda), gli armatori hanno iniziato a fermare le navi, partendo da quelle più vecchie, per compensare il crollo dei noli, determinato dalla stretta dei consumi. Tra fine febbraio e inizio marzo sono 1.279, tra portacontainer, dry bulk (carico secco) e reefer (refrigerate), le unità registrate come inattive dai differenti organismi di rilevazione del mercato. Per quanto attiene alla cantieristica, secondo dati di Clarkson, a gennaio sono state ordinate, in tutto il mondo, solo nove navi, il 6% delle 151 unità ordinate nello stesso mese del 2008. Quattro ordini sono andati in Corea e cinque in Cina, nessuno in Giappone e in Europa. Nel primo mese dell'anno, peraltro, le navi demolite sono già state 75. Una media altissima, se si pensa che nel corso dell'intero 2008 le demolizioni sono state in tutto 372. In effetti, dati raccolti da Fincantieri sull'anno scorso, testimoniano che fino a settembre la domanda di nuove costruzioni aveva conservato un ritmo abbastanza sostenuto; nell'ultimo trimestre, invece, è arrivato il crollo degli ordini: sono stati perfezionati contratti solo per 1 milione di tonnellate di stazza lorda. Nel 2008, quindi, la domanda mondiale di nuove navi risulta dimezzata rispetto al 2007 attestandosi a 41 milioni di tonnellate, pari a -52%, rispetto agli 86 milioni del 2007. La contrazione, tra l'altro, ha riguardato tutte le tipologie di navi. E benché gli analisti sapessero che era praticamente impossibile raggiungere il livello di ordini del 2007, nessuno aveva previsto che la crisi economica generasse un deterioramento così marcato degli indicatori fondamentali per il settore: volume dei traffici marittimi e noli. Inoltre, escludendo le navi merci che ormai si costruiscono solo nel Far East, mentre nel 2008 sono arrivati ordini in Europa per tre navi da crociera (due a Fincantieri e uno al tedesco Meyer Werft) e per 13 traghetti, nel 2009, finora, non è stato registrato, nei cantieri europei, alcun ordine né per unità da crociera né per ferries. Riguardo alle navi in servizio, secondo dati Axs-Alphaliner, all'inizio di marzo il numero delle portacontainer inattive è arrivato a 453, su una flotta di circa 4.500 navi (per 150 milioni di tonnellate di portata lorda). Si tratta di una caduta continua: all'iniziodi gennaio 2009 le uni-tà inattive erano 210; a inizio febbraio erano arrivate a circa 300 e a metà mese a 392. La capacità aggregata delle 453 navi attualmente ferme è di 1,35 milioni di teu. Di queste unità, 320 erano attive nel settore del noleggio e 133 di proprietà di compagnie. Martedì scorso, peraltro, Eivind Kolding, ceo di Maersk Line (la società leader al mondo nel trasporto container), ha annunciato che la compagnia è pronta pronta a togliere dai servizi 25 navi, per una capacità complessiva di 150mila teu, pari a circa l'8% della flotta,in termini di capacità. Le navi destinate al disarmo saranno prevalentemente di medie dimensioni (fra i 4.300 e gli 8mila teu) Nel settore dry bulk, altro comparto, come i container, dove i noli sono in sofferenza, anche se nell'ultimo bimestre si è registrata una ripresa, sono inattive (dati Lloyd's Maritime Intelligence Unit della fine di febbraio) 484 bulk carrier per 17,9 milioni di tonnellate di portata lorda, su una flotta complessiva di circa 7.000 navi per 400 milioni di tonnellate. Tra le navi ferme, le handysize (tra 10mila e 30mila tonnellate di portata) sono 286, le handymax (30mila- 50mila) sono 105, le panamax (50mila-80mila) sono 64 e le capesize (oltre 80mila) sono 29. Le navi reefer (refrigerate) inattive (il dato non comprende le unità general cargo o portacontainer con capacità reefer) sono attualmente 342, su una flotta mondiale di circa 1.400 unità con 6,5 milioni di tonnelate di portata. Nel 2008 la flotta reefer aveva già subito una diminuzione del 2% rispetto alla fine del 2007. raoul.deforcade@ilsole24ore.com L'IMPATTO DELLA CRISI Per compensare il crollo dei noli, cresce il numero di portacontainer, portarinfuse e reefer ferme nei porti: rischiano la demolizione

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L'Iveco si rafforza in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-13 - pag: 17 autore: Industria. Sul mercato il camion Genlyon, d'intesa con Saic L'Iveco si rafforza in Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Sul mercato cinese arriva il primo camion pesante targato Iveco. Ieri la società del gruppo Fiat ha presentato Genlyon, il nuovo truck di grossa stazza prodotto in collaborazione con Saic, la principale casa automobilistica cinese, partner di Iveco nei veicoli commerciali. «Questo nuovo modello ci consentirà di estendere la nostra presenza in Cina all'intera gamma dei camion», ha spiegato l'amministratore delegato di Iveco, Paolo Monferino, ieri a Pechino per assistere al lancio commerciale del Genlyon. Grazie alla partnership strategica siglata un paio di anni fa con Saic, infatti, oggi la società italiana è in grado di coprire tutti i segmenti della domanda cinese di truck. Dai veicoli medi e leggeri prodotti nei due impianti di Nanchino (tra cui il Daily, il popolarissimo furgone sul quale il gruppo Fiat ha costruito le proprie fortune oltre la Grande Muraglia). A quelli pesanti, che in questi giorni iniziano a uscire dal nuovo gigantesco stabilimento di Chongqing nel quale Iveco ha investito 200 milioni. «Il Genlyon è un camion totalmente innovativo frutto di uno studio congiunto con Saic- ha aggiunto Monferino - . Questo veicolo combina la migliore tecnologia di Iveco con le necessità del mercato cinese che richiedono ai camion di lavorare su strade accidentate e spesso in condizioni di sovraccarico». Ecco perché la realizzazione di Genlyon ha richiesto oltre due anni di lavoro, durante i quali il maxicamion è stato sottoposto a durissime prove tecniche. Il risultato finale è un veicolo ad alto contenuto tecnologico, bassi costi di manutenzione, massimo comfort e massima sicurezza, elevati standard ecologici, grande rendimento e assoluta affidabilità. La Cina è uno dei mercati più promettenti per i produttori di automezzi commerciali, sebbene, per effetto della crisi globale, nel 2008 abbia accusato un calo di circa il 25% (contro il 70% dell'Europa). E il 2009 dovrebbe essere un altro anno difficile. Ciononostante, entro dicembre, Iveco tramite le sue joint venture punta a produrre 100mila veicoli commerciali. «Oggi in Cina siamo il primo costruttore straniero, per ampiezza di gamma e per numero di pezzi venduti sul mercato locale. Per consolidare questa leadership, il nostro obiettivo è arrivare a una produzione annua di 150mila camion nel prossimo triennio» ha concluso Monferino, sottolineando che l'alleanza con Saic potrebbe essere estesa agli autobus pesanti. ganawar@gmail.com

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Cucinella archistar a Cannes (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-13 - pag: 24 autore: Immobiliare. Al professionista bolognese il «Mipim award» Cucinella archistar a Cannes Enrico Brivio CANNES. Dal nostro inviato Mario Cucinella superstar al Salone immobiliare di Cannes che si conclude oggi. L'architetto bolognese ha ottenuto tre riconoscimenti assegnati dalla «Mipim architectural review », sbaragliando il campo nella categoria ecosostenibilità con la vincita dei due premi in palio con i progetti Arpa di Ferrara – l'Agenzia regionale dell'ambiente – e con 100KE. Quest'ultimo ha vinto anche nella categoria residenziale. L'architetto è per la prima volta a Cannes. La sua casa 100KE – dalle migliaia di euro necessarie alla sua costruzione – è stata richiesta anche dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, interessato alla diffusione di abitazioni senza allacci alla rete, acqua potabile a parte. «Questo - spiega l'architetto per la prima volta a Cannes - è senza dubbio il futuro, essendo l'approccio ideale per rispettare l'ambiente». Grazie al fotovoltaico si produrrà energia elettrica mentre con l'elettrolisi si produrrà l'idrogeno necessario a sostituire il gas, in molti casi proveniente da Paesi lontani come la Siberia, con il conseguente impatto ambientale delle modalità di trasporto. A Cannes, Cucinella ha vinto anche il Mipim award, nella categoria "green buildings" con il Centre for sustainable Energy techonologies di Ninbo, in Cina. Al Palais des Festivals l'architetto ha presentato il primo palazzo a uffici (Santander 9, 12mila mq) in regola con le norme regionali energhetiche Cened. Sorgerà a Milano accanto alla sede dello Iulm e verrà sviluppato ospiterà dalla società Inpartner. Nelle immagini del progetto dell'edificio si nota la sintonia con le idee di Renzo Piano, di cui è stato allievo. Alla base degli immobili gli spazi a mo' di palafitte senz'acqua ( alti 13 metri) sono destinati al transito delle persone e alla socializzazione. L'immobile non avrà alcuna certificazione internazionale legata alla salvaguardia dell'ambiente. Un'occasione persa dato che sempre di più gli investitori istituzionali trattano solo edifici riconosciuti di classe a dal punto di visto ambientale. Il progetto. Il rendering dell'edificio terziario-produttivo Santander, ideato da Mario Cucinella, che sorgerà a Milano accanto alla sede dello Iulm. Si tratta del primo edificio a emissione zero di CO2

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Volkswagen aumenta la cedola (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-13 - pag: 41 autore: Auto. Il 2008 si chiude con risultati record ma per il 2009 la casa di Wolfsburg prevede utili in calo Volkswagen aumenta la cedola Cura dimagrante per i prossimi mesi: taglio di costi e investimenti Andrea Malan WOLFSBURG. Dal nostro inviato Volkswagen chiude un anno record e ricompensa azionisti, dipendenti e manager: i primi con un aumento del dividendo a 1,93 euro; i secondi con un bonus aumentato a 4.100 euro a testa; gli ultimi con un compenso quasi triplicato: con 12,7 milioni di euro Martin Winterkorn, il numero uno del gruppo, diventa il manager dell'auto più pagato d'Europa dopo il suo " diretto superiore",Wendelin Wiedeking della Porsche. La connazionale Bmw, invece, delude i mercati con un utile drasticamente ridotto dagli oneri straordinari. Nonostante il crollo dei mercati nell'ultima parte del 2008, Volkswagen è riuscita a migliorare - sia pure di poco - i conti dell'anno precedente: 6,3 milioni di vetture vendute, con un aumento dell' 1,3 per cento e un guadagno significativo di quote di mercato; fatturato in crescita del 4,5% a 113,8 miliardi di euro; utile operativo di 6,3 miliardi (+3%) e netto a 4,7, con un ritorno sul capitale investito che ha superato il 10 per cento. Bmw ha chiuso il 2008 con ricavi in discesa del 5% a 53,2 miliardi e un calo dei profitti operativi del 78% a 921 milioni di euro; il gruppo di Monaco ha risentito, come detto, di quasi 2 miliardi di accantonamenti straordinari a fronte della svalutazione di vetture usate e di debiti in sofferenza, oneri che hanno portato in rosso i conti del quarto trimestre. Nell'intero 2008 le vendite della casa bavarese sono scese del 4,3%; il calo delle consegne è stato del 5,8% per il marchio Bmw, mentre quelle della rivale Audi (gruppo Volkswagen) hanno superato per la prima volta il milione di unità. Rolls Royce (controllata da Bmw) con un +20% su base annua ha invece fatto meglio del -24% di Bentley (gruppo Vw). Le prospettive per il 2009? «Non abbiamo ancora toccato il fondo», ha detto ieri Hans Dieter PÖtsch- direttore finanziario della Volkswagen- in occasione della conferenza stampa annuale. Ad oggi «nessuno è in grado di fare previsioni su come finirà l'anno ». Uniche indicazioni, «i profitti saranno inferiori a quelli del 2008 ma il bilancio resterà in attivo ». Non altrettanto si può dire per il primo trimestre di quest'anno che - ha confermato PÖtsch potrebbe chiudersi in rosso. Alla luce del deterioramento della congiuntura, l'aumento di compensi e dividendi ha destato più di un dubbio; PÖtsch ha risposto ricordando che la quota degli utili distribuita dell'azienda è sempre stata bassa e che in ogni caso, con 8 miliardi di liquidità netta a fine 2008, Volkswagen è meglio attrezzata delle concorrenti per affrontare la crisi; la società è tornata sui mercati finanziari all'inizio dell'anno con un'emissione da 3,5 miliardi che ha già coperto «gran parte delle esigenze di rifinanziamento prevedibili per il 2009». Volkswagen ha anche fattoricorso per 2 miliardi di euro alle garanzie offerte dal Fondo pubblico per la stabilizzazione dei mercati finanziari (Soffin). Il colosso di Wolfsburg dovrà comunque sottoporsi quest'anno a una cura dimagrante: 2 miliardi di investimenti in meno rispetto al 2008 e taglio dei costi di un miliardo, pur senza chiusure di impianti. Non sono previsti licenziamenti, ma l'azienda ha già annunciato che non rinnoverà i contratti a termine a 16mila persone. La crisi in atto porterà a un consolidamento accelerato del settore, come afferma Sergio Marchionne della Fiat? Winterkorn risponde con una battuta: «Fiat e Chrysler si sono messe insieme perché ciascuna delle due non va tanto bene. Ma non basta per migliorare i conti. Noi ci abbiamo messo vent'anni –ha proseguito il manager – per far funzionare tutte le sinergie possibili». Winterkorn è scettico sulle previsioni di Marchionne secondo cui nel settore resteranno solo sei grandi gruppi, di cui due al massimo in Europa:«Vedo un grosso consolidamento in Cina, e credo che i cinesi faranno parte dei sopravvissuti alla fine della crisi. Ma ci sarà sicuramente più di un gruppo europeo ». Volkswagen conta di esserci e punta decisamente a diventare numero uno mondiale. BMW Negativi i conti dell'altro colosso tedesco: i profitti operativi sono scesi del 78% e i ricavi si sono fermati a 53,2 miliardi (-5%) Bilancio record. Il Ceo del gruppo Volkswagen Martin Winterkorn AFP

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1I nemici di Internet Ci sono 12 paesi nel mondo che bloccano l'accesso ai siti ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

1I «nemici di Internet» Ci sono 12 paesi nel mondo che bloccano l'accesso ai siti stranieri e reprimono violentemente la libertà di espressione, così che i cittadini non possano né immettere né ottenere informazioni «non desiderate». Sono Arabia Saudita, Birmania, Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. 2 Solo le dittature? Le dittature sono le più sensibili alla repressione della libertà di pensiero, Internet le ha costrette a modernizzarsi. Anche alcune democrazie però sono a rischio censura. 3 Il web veicolo di libertà? Potenzialmente sì, anche se poi nei fatti raramente si è andati oltre la discussione filosofica. Oggi non avvertiamo grandi cambiamenti, specie a causa del ruolo delle corporation. 4 Quale ruolo? In passato più volte Google e Yahoo hanno aiutato le dittature a restringere la libertà. Oggi l'opinione pubblica è più sensibile e anche loro stanno tentando di farsi una nuova immagine. 5 Le leggi in Italia Non siamo affatto al riparo da una legislazione repressiva, anzi. L'allergia del governo alla libertà di espressione unita all'ignoranza generale della politica riguardo la rete può portare anche in Italia a una contrazione degli spazi di libertà in rete.

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La censura corre sulla rete Nella lista nera non solo la Cina (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

La censura corre sulla rete Nella lista nera non solo la Cina UMBERTO DE GIOVANNANGELI Sono i «nemici di Internet». Nemici di una libertà di espressione che rompe le barriere censorie di una stampa irreggimentata. Nemici potenti. A denunciarli, in un rapporto inquietante quanto documentato, è «Reporter Senza Frontiere», (Rsf), organizzazione per la difesa della libertà di stampa nel mondo, Rsf ha compilato un elenco di Paesi «nemici di Internet» tra cui figurano Cina, Cuba, Egitto e Iran. In un rapporto appena pubblicato - a supporto della sua nuova campagna contro la censura su Internet, , Rsf osserva che invece di essere un veicolo di libertà, nei paesi «incriminati» il web è assimilabile a una grande rete aziendale «intranet» sottoposta a mille limitazioni. E gli internauti che riescono ad aggirarle se scoperti rischiano il carcere. L'ELENCO DEI CATTIVI Nell'elenco dei «cattivi» Rsf inserisce 12 Paesi: Arabia Saudita, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran. Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. Altri dieci Paesi, tra cui Australia e Corea del Sud, sono stati invece dichiarati «sotto osservazione» per avere adottato misure che Rsf definisce «inquietanti». Secondo l'organizzazione, il record di «ciber-dissidenti» in carcere è detenuto dalla Cina con 49; seguono il Vietnam con 7 e l'Iran con 4. In totale, Rsf è a conoscenza di 69 persone imprigionate per essersi «liberamente espresse attraverso Internet». VIGILANZA TOTALE Nel rapporto, Rsf spiega che i Paesi «sotto osservazione» sono stati selezionati per avere adottato leggi non del tutto compatibili con la libertà di espressione e di informazione. In Australia ad esempio si sta discutendo di un progetto di legge che consentirebbe ai «provider» di controllare ogni utente e di bloccare contenuti «inappropriati» nel nome della lotta alla pedofilia e al «download» illegale di video e musica. «Reporter senza Frontiere, organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa, e Amnesty International, Premio Nobel per la Pace, vogliono richiamare la vostra attenzione sulla Giornata Mondiale contro la Cybercensura, prevista per il 12 marzo». Così inizia la lettera con cui Jean-François Julliard Segretario generale di Rsf e Larry Cox, Segretario generale di Amnesty International Usa si sono rivolti ai direttori generali di Google, Yahoo! e della Microsoft. Accusate di aver collaborato in diverse, e documentate, circostanze con i regimi censori, alcune delle più grandi imprese globali di Internet - quelle a cui Rsf e Amnesty International hanno indirizzato la lettera aperta - hanno aderito alla fine del 2008 ai principi del «Global Network Iniziative», asserendo pubblicamente la volontà di rispettare la libertà di espressione dei loro clienti nel mondo. Un impegno solenne che va verificato costantemente e nei fatti. L'Italia deve schierarsi apertamente contro ogni censura sulla rete: la sollecitazione è del senatore del Pd, Vincenzo Vita, che trova giusto rivolgere questo invito nella giornata nazionale per la libertà sul web «e a fronte dei rischi che corre internet a causa delle tentazioni censorie di numerosi Paesi e anche di qualche proposta avanzata dalla destra italiana». In particolare, Vita è allarmato dalle tentazioni censorie sul diritto d'autore. «E infatti numerosi, in questi mesi, da Berlusconi alla Carlucci, sono stati i propositi - osserva l'esponente del Pd - di mettere il bavaglio alla rete. È l'occasione di lavorare invece per una Carta dei diritti e dei doveri, secondo le linee ben interpretate dal gruppo di lavoro dell'Onu su tale materia su proposta di Stefano Rodotà ». Sono i «nemici di Internet». Gli Stati-censori. In testa la Cina, ma anche Australia e Corea del Sud. È quanto emerge da un documentato rapporto di Reporter senza Frontiere. Una censura che investe anche l'Italia.

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iveco Camion cinese La Iveco ha presentato a Pechino il nuovo camion pesante Genlyon, prodotto... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

iveco Camion cinese La Iveco ha presentato a Pechino il nuovo camion pesante Genlyon, prodotto in collaborazione con il suo partener cinese, la Saic. Nel 2008 Iveco ha venduto in Cina oltre 100 mila veicoli commerciali.

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la formula della soft economy per uno sviluppo a misura di crisi - antonio cianciullo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Cronaca l´ambiente Difesa del territorio, tecnologie avanzate, rinnovabili: gli ingredienti per battere la depressione La formula della soft economy per uno sviluppo a misura di crisi C´è un pezzo di Paese che punta sulla qualità e sulla penetrazione dei suoi prodotti di eccellenza all´estero ANTONIO CIANCIULLO Investimenti in tecnologie avanzate, cura delle radici territoriali, difesa del territorio e della coesione sociale. è questa la formula dello sviluppo a misura di crisi. Lo sviluppo che guarda avanti e si scrolla di dosso i vecchi miti della crescita selvaggia, il culto dell´ipertrofia che ha squilibrato il sistema economico. La proposta viene da Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd: «C´è un pezzo d´Italia che corre più veloce della crisi e non è quello che si rifugia dietro l´idea di nuovi dazi o il ritorno alla cementificazione del paese. è l´Italia che punta sulla qualità dei suoi prodotti d´eccellenza, che continua a sostenerli e a migliorarli facendone uno strumento di penetrazione del made in Italy all´estero». La formula di questa soft economy balza agli occhi esaminando, all´interno dei settori vincenti, le quantità di merci in gioco e i fatturati. Il numero di scarpe esportate si è dimezzato ma il fatturato è aumentato. Produciamo il 40 per cento in meno di vino rispetto agli anni Ottanta ma il valore dell´export è quadruplicato superando i tre miliardi di euro e siamo diventati leader mondiali nel settore. Insomma chi ha puntato sulla quantità si trova oggi molto spesso con i bilanci in rosso, incapace di sostenere la pressione commerciale che viene da paesi in cui il costo del lavoro è strutturalmente più basso. Chi ha puntato sulla qualità ha le carte in regola per stare in campo. Le piccole imprese mobiliere di Ponsacco, Lari e Cascina (in provincia di Pisa), specializzate nelle forniture per gli yacht di lusso esportano verso Est buona parte della produzione. Le concerie di Santa Croce sull´Arno, che trent´anni fa figuravano tra i grandi inquinatori, hanno ammodernato gli impianti e vendono la qualità italiana in Cina, tanto che il primo ministro di Pechino, quando è arrivato in Italia, ha voluto visitarle per capire la ragioni del successo. La foto di gruppo di quelli che ce la fanno, spesso citata da Realacci, è stata scattata alle Olimpiadi di Pechino: i veicoli elettrici venivano da un´azienda delle Marche, molti dei fucili che hanno vinto medaglie erano bresciani, le pavimentazioni degli impianti sportivi erano piemontesi, gli scafi usati nel canottaggio toscani. Ed è un modello, come sottolinea il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio, che permetterebbe al sistema Italia di rientrare nella competizione globale, ormai ufficialmente aperta dalla presidenza Obama, nel campo delle fonti rinnovabili e dell´efficienza energetica. Lo smantellamento della promettente industria nazionale del sole e del vento, determinato negli anni Novanta dall´incapacità politica di creare le condizioni base per lo sviluppo di aziende che avevano tutti i numeri per giocare la partita, può infatti essere almeno in parte compensato. «Nel settore della tecnologia fotovoltaica pura abbiamo accumulato un ritardo consistente», ricorda Onufrio. «Eppure abbiamo la possibilità di entrare nello sviluppo delle rinnovabili non solo come compratori ma anche come fornitori di tecnologie d´avanguardia. Ad esempio nel fotovoltaico a concentrazione si può utilizzare il grande know how delle aziende italiane nel campo dell´ottica, della meccanica di precisione e dei sistemi di puntamento per produrre oggetti in cui solo il 10 per cento del valore è rappresentato dalle celle fotovoltaiche e il 90 per cento sta in ciò che serve a concentrare la luce solare e muovere il pannello in funzione della posizione del sole. Dal Friuli alla Sicilia, abbiamo centri di eccellenza in grado di produrre queste tecnologie».

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Casa Bianca. Obama incontra il ministro degli Esteri cinese (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

Casa Bianca. Obama incontra il ministro degli Esteri cinese di Cristiano Del Riccio 13-03-2009 WASHINGTON. Il presidente americano Barack Obama ha ricevuto ieri alla Casa Bianca il ministro degli esteri cinese Yang Jiechi concordando sulla necessità di "cooperare strettamente" per affrontare la crisi economica globale e di "rafforzare il dialogo in campo militare" per evitare il ripetersi di incidenti navali come quello di domenica scorsa. Obama e Yang hano discusso nell'Ufficio Ovale un'ampia agenda di temi: la crisi finanziaria internazionale, la Corea del Nord, l'Afghanistan e il Pakistan, la situazione nel Sudan. E' stato sottolineato, durante il colloquio, che Stati Uniti e Cina "devono lavorare in stretto contatto e con urgenza" per stabilizzare l'economia mondiale "stimolando la domanda sul fronte interno e internazionale" e "riattivando il flusso del credito sui mercati". Nel primo incontro tra Obama ed un esponente cinese è stata sottolineato da entrambe le parti "il desiderio di rafforzare la cooperazione e di costruire relazioni positive e costruttive" tra i due paesi. Durante l'incontro è stato discusso l'incidente navale avvenuto domenica nel Mare della Cina dove cinque unità di Pechino hanno circondato una nave oceanografica americana che stava seguendo i movimenti dei sottomarini del governo di Pechino. Il presidente Obama ha sottolineato ieri a Yang "la importanza di aumentare il livello e la frequenza del dialogo militare tra i due paesi per evitare in futuro incidenti del genere", informa una dichiarazione della Casa Bianca. Il Pentagono ha comunque assegnato la protezione di un cacciatorpediniere della Navy alla nave oceanografica Impeccable', che ha un equipaggio civile ed è disarmata. Il ministro Yang aveva già incontrato il giorno prima il segretario di Stato Hillary Clinton, che ha partecipato anche ieri al colloquio nell'Ufficio Ovale, insieme al vice-presidente John Biden e al consigliere per la sicurezza nazionale James Jones. Durante l'incontro alla Casa Bianca il presidente Obama ha inoltre sottolineato che la promozione dei diritti umani "é un aspetto esenziale delle politica estera" americana. L'inquilino della Casa Bianca ha espresso al ministro cinese la "speranza" che "vi siano progressi nel dialogo tra il governo cinese e i rappresentanti del Dalai Lama". Mercoledì il Congresso americano aveva approvato una mozione dove si chiedeva a Pechino di "mettere fine alla repressione del popolo tibetano". La Cina aveva "condannato con fermezza" l'iniziativa accusando il Congresso di "cercare di imbellire le politiche secessioniste del Dalai Lama (il leader tibetano in esilio)" compiendo "un'inaccettabile interferenza negli affari interni della Cina". Durante l'incontro con Yang, Obama ha espresso "profonda preoccupazione" per la crisi umanitaria in Sudan e per la decisione del governo di Khartum di espellere le maggiori organizzazioni umanitarie che hanno finora provveduto a fornire assistenza e a salvare la vita alla popolazione del Darfur". La visita di Yang a Washington ha avuto anche lo scopo di preparare il primo incontro faccia a faccia tra Obama ed il leader cinese Hu Jintao previsto ai primi di aprile a Londra in margine ai lavori del G20.

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La tragedia dimenticata. Darfur/E' in atto un genocidio nell'indifferenza dei media (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

La tragedia dimenticata. Darfur/E' in atto un genocidio nell'indifferenza dei media di Jean-Luc Giorda 13-03-2009 Ci vuole sempre un dramma comprensibile, vicino, per aprire gli occhi su quel che succede nel mondo. Ce lo ricordava ieri, curiosa coincidenza, proprio Medici senza Frontiere, l'organizzazione per cui lavora in Darfur Mario D'Ascanio. Nel suo Rapporto sulle Crisi Dimenticate, curato dall'Osservatorio di Pavia, mette provocatoriamente in relazione il peso dato sui nostri media a notizie di gossip come l'estate di Briatore e Gregoraci e quello concesso a crisi da milioni di profughi e migliaia di morti: Darfur, Etiopia, Somalia, Myanmar, Zimbabwe, Congo, Sierra Leone... la lista è lunga. La crisi del Darfur, che oggi ci riguarda perché un nostro generoso medico sta rischiando la vita nelle mani di ignoti rapitori, ha già fatto dal 2003 circa mezzo milione di vittime, e un milione di profughi su una popolazione totale di 6 milioni. Più che una semplice crisi, è considerata un genocidio: con l'appoggio del governo centrale sudanese del dittatore Omar al Bashir, e della sua aviazione, le bande islamiche delle popolazioni arabe nomadi Baggara, i Janjawid, stanno sterminando i contadini delle altre etnie locali, Fur, Zaghawa e Masalit, anch'essi musulmani, ma neri. La loro colpa non è però la razza, quanto la richiesta di autonomia, visto il secolare disinteresse del governo di Khartoum per lo sviluppo della regione. Richiesta che ha portato alla costituzione di varie milizie indipendentiste ben organizzate e agguerrite, che hanno tra i loro mezzi di autofinanziamento anche il rapimento di stranieri con richiesta di riscatto: è successo varie volte negli ultimi anni. Come in altre situazioni di crisi in Africa, non manca il connubio tra estrema povertà ed enormi risorse naturali: in Darfur, un territorio in via di desertificazione grande quasi il doppio dell'Italia, il petrolio è abbondante. I più rapidi nel mettere le mani avanti sono stati questa volta i cinesi, che sostengono il governo di Bashir con denaro, tecnologia e armi. In cambio, importano quasi l'80% del petrolio prodotto in Sudan (il più vasto Paese africano, nove volte l'Italia), coprendo così circa l'8% dell'immenso fabbisogno petrolifero cinese. Nel relativo disinteresse dell'opinione pubblica occidentale (nonostante le continue campagne di sensibilizzazione delle Ong), le istituzioni internazionali hanno tentato di affrontare la situazione: nel 2004, la risoluzione 1564 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha istituito una commissione d'inchiesta sul Darfur, l'Unione Africana ha inviato una forza di 7.000 uomini, che l'Onu nell'agosto 2007 ha integrato in una forza (Unamid) di 26mila caschi blu. L'Europa ha inviato un anno fa in Ciad, al confine col Darfur, una forza di 3700 uomini per difendere i profughi. Tutto senza poter fermare il massacro. Anche la Corte Penale Internazionale dell'Aja è stata investita del caso: una settimana fa ha spiccato un mandato d'arresto contro il presidente sudanese al Bashir: di fatto, un corto-circuito tra giustizia e diplomazia, perché nessuna iniziativa poteva essere al tempo stesso tanto "giusta" e tanto inopportuna. La Cina, che nonostante i rapporti commerciali ha avallato molte risoluzioni Onu sul Darfur, è scesa in campo contro l'"ingerenza" del Toi, e tutti i Paesi arabi si sono allineati in difesa del leader sudanese: comprensibilmente, visto che pochi tra questi regimi sono democratici, e pochissimi non sono accusati di violazioni sistematiche dei diritti umani. In compenso, la collera di Al Bashir si è scaricata sulle 97 Ong e sui 14mila operatori umanitari che lavorano nel Darfur: 13 Ong sono state subito espulse, le altre minacciate. Il rapimento di Mario D'Ascanio e sei suoi quattro colleghi potrebbe essere così tanto un'azione delle formazioni ribelli del Darfur, quanto parte della strategia di intimidazione del governo verso le organizzazioni internazionali. Toccherà ora alla Farnesina, insieme con i colleghi europei, dipanare la matassa. E ai media italiani tenere acceso un faro su una tragedia improvvisamente meno lontana.

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A dieci anni dalla precedente conferenza Onu, la linea antiproibizionista rivela il suo fallimento (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 13-03-2009 A dieci anni dalla precedente conferenza Onu, la linea antiproibizionista rivela il suo fallimento TRIESTE. Vienna non è lontana dall'austro-ungarica Trieste, e l'eco arriva fin qui: solo da poche ore nella capitale austriaca, l'Onu ha decisamente imboccato la strategia della durezza nella lotta contro la droga, mettendo in minoranza la linea flessibile degli antiproibizionisti, fallita un po' ovunque. A 10 anni dalla precedente conferenza Onu, insomma, i maggiori consensi sono andati alla strada indicata da Italia e Svezia, considerata più concreta ed efficiente visto l'allarme mondiale. Olanda, Gran Bretagna e Germania messe all'angolo, dunque, ma dal loro stesso fallimento. Anche gli Usa sposano una nuova severità perché, dopo aver elargito 6 miliardi di dollari alla Colombia in 10 anni affinché diminuisse la produzione di cocaina, si sono dovuti arrendere all'evidenza: la guerra interna alla droga costa tuttora ogni anno 70 miliardi di dollari e il 20% della popolazione carceraria è dietro le sbarre per reati legati allo spaccio. Ma sulla stessa posizione si trovano ormai anche colossi «insospettabili» come Cina o Iran, oltre a Russia, Giappone e Australia, perché la droga è un business che non guarda in faccia nessuno. In Iran addirittura «il 2,6% della popolazione è tossicodipendente», mentre lo stesso ambasciatore colombiano lamenta «omicidi e corruzione» e ammonisce: «Ogni sniffata di coca porta in sé il peso di ettari di foreste distrutte». (L. Bell.)

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Obama: <Cooperare con la Cina> Ma avverte Yang sui diritti umani (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 13-03-2009 colloquio alla Casa Bianca Obama: «Cooperare con la Cina» Ma avverte Yang sui diritti umani DA NEW YORK ELENA MOLINARI U n incontro avvenuto in un momento di tensione fra Stati Uniti e Cina, ma dove ha tuttavia prevalso lo spirito di collaborazione. Durante il loro meeting alla Casa Bianca Barack Obama e il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi hanno espresso la volontà comune che incidenti navali come quello dello scorso fine settimana «non si ripetano». Ma hanno di fatto sorvolato sull'episodio, preferendo parlare di economia. Il presidente americano ed il capo della diplomazia cinese hanno dunque concordato che i due Paesi «devono lavorare in stretto contatto e con urgenza per stabilizzare l'economia mondiale stimolando la domanda e riattivando il flusso di credito sui mercati». Domenica scorsa cinque navi cinesi avevano bloccato una imbarcazione oceanografica Usa in acque considerate "internazionali" da Washington e nella "propria zona economica" da Pechino. Mentre il Pentagono ha già fatto sapere che non rinuncerà alle ricognizioni navali nel Mar meridionale cinese, e ha assegnato al cacciatorpediniere Chung-Hoon il compito di fare da scorta armata alla nave bloccata domenica scorsa, la Casa Bianca è più interessata a rilanciare su basi pragmatiche il dialogo con la Cina, dalla cui fame per il debito Usa dipende in larga misura la ripresa economica americana. O- bama, ha detto di voler avere rapporti «positivi e costruttivi» con la Cina. Ha parlato anche di «dialogo sulle questioni militari». Poi, facendo eco al segretario di Stato Hillary Clinton, ha lodato le misure di stimolo che la Cina intende attuare per il rilancio della sua economia. «Dobbiamo lavorare insieme per stabilizzare l'economia mondiale ». In primo piano erano poi il ruolo di Pechino negli sforzi per dissuadere l'Iran e la Corea del Nord dal portare avanti i loro programmi nucleari. O- bama e Yang si sono infatti detti «uniti» nell'opposizione ai lanci missilistici da parte della Corea del Nord e decisi a lavorare per «fermare il nucleare» di Pyongyang. Il presidente Usa ha toccato anche il tasto dei diritti umani, la cui difesa gli Stati Uniti considerano «essenziale ». Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, Obama ha espresso a Yang l'auspicio che «vengano fatti progressi nel dialogo tra il governo cinese e i rappresentanti del Dalai Lama». Yang ha sottolineato che l'incontro di ieri mirava anche a gettare le basi per il primo faccia a faccia tra il presidente Obama e il collega cinese Hu Jintao previsto all'inizio di aprile in margine al G20 di Londra. Il leader americano ha visto il ministro degli Esteri di Pechino. «Dialogo sulle questioni militari». Però il Pentagono invia un cacciatorpediniere nel Mare cinese meridionale Il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi con Hillary Clinton (Reuters)

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La cultura via per la verità (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 13-03-2009)

Argomenti: Cina

CHIESA 13-03-2009 VANGELO E SOCIETÀ Alla prima giornata dell'evento internazionale promosso nell'ambito del Giubileo paolino degli universitari anche il vicegerente Moretti, McLuhan, il ministro Gelmini, le istituzioni locali La cultura via per la verità Bertone e Ravasi ieri al «forum degli universitari» Il segretario di Stato vaticano: «Chiesa e università» insieme per «rispondere alle vere e autentiche attese dell'uomo contemporaneo» DA ROMA GIULIA RPCCHI A ccademici e uomini di fede insieme per la ricerca della verità. Vangelo e cultura uniti nella formazione delle nuove generazioni. L'auspicio arriva dalla giornata inaugurale del Forum internazionale degli universitari, ieri presso la sala della Protomoteca del Campidoglio. Affollatissima, con i 600 studiosi arrivati da 65 Paesi del mondo perfino dalla Cina, dal Pakistan, dalla Russia per partecipare all'evento organizzato dall'Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato, dalla Congregazione per l'educazione cattolica, dal Pontificio Consiglio della cultura, in collaborazione con i ministeri dell'I- struzione, degli Affari esteri e dello Sviluppo economico. «Vangelo, cultura e culture» il tema del convegno, che si inserisce nel Giubileo paolino degli universitari dal titolo «Vangelo e cultura per un nuovo umanesimo» . Uno slogan che ricorda quello del Giubileo degli universitari del 2000 ( «L'università per un nuovo umanesimo » ), come nota il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone. «La Chiesa e l'università osserva sono chiamate a promuovere una cultura che sia capace di rispondere alle vere e autentiche attese dell'uomo contemporaneo » . L'incontro del Vangelo con la cultura, sostiene il porporato, «si è realizzato non solo con le sue manifestazioni storiche, ma anche e soprattutto con il suo nucleo generatore, che è l'uomo che cerca la verità». Senza questa ricerca «ogni manifestazione della cultura avverte rischia di perdere il contatto con la storia e provocare processi di distruzione dell'uomo» . Per questo è illuminante l'esempio di san Paolo: «Nella continuità con il giudaismo, ha introdotto un esplosione, un salto di qualità». Ad affermarlo è l'arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, che ricorda come il Vangelo abbia «storicamente incontrato delle culture sulla base dell'incarnazione» . Bisogna allora prendere a modello Paolo, ma soprattutto Cristo. «Gesù afferma Ravasi incrocia la tradizione culturale dell'Antico testamento e del giudaismo ma se ne differenzia. È artefice di cultura perché la fa fermentare e risorgere » . Un invito al rinnovamento arriva pure da Eric McLuhan, professore emerito presso l'Università di Toronto, che parla della nostra epoca come di un «nuovo Rinascimento, un tempo di recupero e di aggiornamento» , in cui «rivivere quegli aspetti della cultura cattolica in sintonia con la nuova sensibilità e la rinnovata domanda di coinvolgimento» . L'incontro di questi giorni il Forum si conclude domani può allora costituire l'occasione giusta per un rilancio dell'università. «Occorre uno sforzo ulteriore dice il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini nella formazione delle nuove generazioni e della ricerca. L'abbassamento del livello scientificoculturale degli atenei è una delle cause dell'attuale crisi dell'università» . Invita alla «coesione» e a «rimettere al centro il valore della persona » il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, intervenuto alla cerimonia inaugurale. Mentre il sindaco di Roma Gianni Alemanno ricorda le parole di Benedetto XVI alla visita in Campidoglio di lunedì scorso: Roma come città dell'accoglienza. Una Capitale «aperta a tutti afferma il primo cittadino in particolare ai giovani che qui vengono a studiare, il nostro futuro» . E frequentano non solo gli atenei statali, ma anche quelli pontifici. «La pluralità delle istituzioni universitarie di cui è ricca la Capitale commenta il vicegerente monsignor Luigi Moretti sono una provvidenziale sorgente di creatività spirituale e culturale» .

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l'allarme della cina sui titoli usa - pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Wen Jiabao: i nostri soldi sono al sicuro? L´allarme della Cina sui titoli Usa PECHINO «Abbiamo prestato capitali enormi agli Stati Uniti, sinceramente siamo preoccupati». Con questa uscita esplosiva ieri il premier cinese Wen Jiabao ha insinuato il sospetto sulla solvibilità di lungo termine del Tesoro americano e sui rischi connessi all´esplosione del deficit pubblico Usa. I mercati hanno reagito immediatamente, i Treasury Bonds hanno perso quota di fronte all´eventualità di una "sfiducia" da parte del più grande creditore sovrano degli Stati Uniti. SEGUE A PAGINA 4

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pechino, paura per i bond americani - (segue dalla prima pagina) dal nostro corrispondente (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Esteri Pechino, paura per i bond americani Il premier cinese: dateci garanzie. La Casa Bianca: "Da noi i soldi sono al sicuro" I mercati Wen Jiabao ha messo in dubbio la credibilità del debito pubblico di Washington La Repubblica popolare ha duemila miliardi di dollari piazzati in Treasury Bonds (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE federico rampini Allo stesso tempo però Wen ha rassicurato Washington sul fatto che il governo di Pechino è pronto a varare una seconda manovra di spesa pubblica, "anche immediatamente se necessario", per rilanciare la crescita. Mentre il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, si è affrettato a dire: «Gli investimenti negli Stati Uniti sono i più sicuri al mondo» Non vi sono quasi precedenti di un leader straniero che osi mettere in dubbio la credibilità del debito pubblico americano. Bisogna risalire agli attacchi di Charles De Gaulle alla fine degli anni ?60 contro l´aggancio dollaro-oro, in piena guerra del Vietnam. Oggi il contesto è profondamente cambiato: la massima parte del debito pubblico Usa collocato all´estero finisce nei forzieri delle banche centrali asiatiche, prima fra tutte quella cinese. Nel corso del 2008 i volumi di Bot americani sottoscritti dalla banca centrale di Pechino sono aumentati del 46%, a quota 700 miliardi di dollari. La stragrande maggioranza delle riserve ufficiali cinesi (2.000 miliardi di dollari) sono piazzate in Treasury Bonds e lo stesso vale per i portafogli degli istituti di credito pubblici e dei fondi sovrani che fanno sempre capo alla Repubblica Popolare. L´Amministrazione Obama sarà costretta a nuove maxi-emissioni di titoli pubblici nel 2009 (fino a 2.000 miliardi di dollari aggiuntivi) per finanziare i salvataggi bancari e le manovre di spesa pubblica. Di qui l´allarme lanciato ieri dal capo del governo cinese nella conferenza stampa che ha chiuso la sessione legislativa del Congresso del Popolo. «Il presidente Obama - he detto Wen - ha varato misure per fronteggiare la crisi, che guardiamo con molte aspettative. Ma l´America deve tutelare la propria credibilità, deve onorare le sue promesse, deve garantire la sicurezza degli investimenti cinesi». La clamorosa uscita di Wen rientra nelle manovre tattiche che preludono al vertice G-20 del 2 aprile a Londra. Di certo il premier cinese non ha voluto preannunciare un abbandono della politica cinese di investimenti nei titoli del Tesoro Usa. Non c´è nessun segnale che la banca centrale di Pechino stia diversificando il suo portafoglio, nel quale l´euro e lo yen e l´oro continuano a occupare uno spazio del tutto marginale. Smettere di finanziare il debito pubblico americano avrebbe per i cinesi una conseguenza catastrofica: il tracollo del dollaro, quindi una rovinosa caduta di competitività del made in China già sofferente per il calo della domanda mondiale. Dal 2005 la moneta cinese si è rivalutata del 26% sul paniere delle principali valute, e Pechino non ha interesse ad accelerare un apprezzamento che danneggia i suoi esportatori. Ma la preoccupazione per l´escalation del debito americano è reale. Da una parte Wen Jiabao deve rispondere a una constituency nazionale - l´ala "populista" del Partito comunista - che vorrebbe destinare a investimenti interni le risorse ingenti accumulate con gli attivi del commercio estero. Soprattutto, i leader cinesi temono che Washington stia costruendo le premesse per un´uscita dalla crisi basata sulla vecchia ricetta "inflazione più svalutazione". E´ una strategia che ha illustri precedenti storici: la via maestra per alleggerire il debito è stampar moneta e creare inflazione. Pechino ha osservato con allarme la mossa spregiudicata della Banca centrale svizzera che ha innescato una svalutazione del franco: un piccolo precedente che può segnare l´inizio di una catena di svalutazioni competitive. Uno scenario che naturalmente preoccupa il creditore di ultima istanza, la Cina. In vista del G-20 i leader di Pechino mettono sul tavolo le loro priorità. Sono disposti a creare contro l´Europa un fronte Asia-America (che include il Giappone), favorevole a ulteriori iniezioni di investimenti pubblici anti-recessione. In cambio però vogliono da Washington delle garanzie: niente protezionismi stile Buy American, e no alle svalutazioni competitive.

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latte cinese, sequestro al prenestino - massimo lugli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Roma Latte cinese, sequestro al Prenestino Duemila confezioni nocive trovate tra caramelle e dolci per bambini MASSIMO LUGLI Duemila confezioni di prodotti confezionati con latte cinese e potenzialmente pericolosi sono stati sequestrati dagli agenti della Forestale al Prenestino. Un ritrovamento inquietante visto che l´importazione di generi alimentari contenti latte made in China è severamente vietato. Gli esercizi ispezionati dalla sezione investigativa Cites erano tutti gestiti da cinesi e frequentati soprattutto da immigrati asiatici e i prodotti ritrovati sono di vario genere: the al latte, biscotti, caramelle, bevande e dolciumi destinati soprattutto ai bambini. Dopo l´operazione "Lanterne Rosse" del 2008, la nuova indagine, intitolata "China spring" (Primavera cinese) si inserisce nel monitoraggio costante dei negozi per bloccare la vendita del latte contaminato alla melanina che in Cina ha provocato la morte di almeno sei bambini e il ricovero di 300 mila persone. Gli agenti della Forestale erano inizialmente alla ricerca di farmaci e integratori alimentari tipici della medicina tradizionale cinese o di quella ayurvedica e confezionati con componenti di piante protette dalla convenzione di Washington come la "Lappa aucklandia" o sassaurea, una composita che cresce in Himalaia, usata per la cura dei disturbi gastrointestinali. Centinaia di confezioni di medicinali sono stati sequestrati. «Un duro colpo a un commercio irregolare che non solo contravviene alle regole del mercato ma mette a rischio la salute dei consumatori» commenta il sindaco Gianni Alemanno mentre il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia, parla di «tolleranza zero per chi crede di poter mettere a repentaglio la salute dei cittadini più indifesi come bambini e anziani». Il Codici chiede di rendere noti i nomi delle marche che smerciano prodotti a rischio.

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Terre devastate dalle guerre Ma noi restiamo (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

«Terre devastate dalle guerre Ma noi restiamo» Il fondatore di Emergency: «A quel Paese servono più aiuti. C'è gente malata e che ha fame Bashir non ha il controllo di tutto il territorio» R.G. Gino Strada è stato molte volte in Sudan negli ultimi tempi. Emergency è presente in Sudan, o meglio nel Darfur, da relativamente poco tempo ma sta costruendo un secondo centro clinico a Nyala. Sarà un'ospedale pediatrico che il fondatore di Emergency spera di poter inaugurare «tra sette-otto mesi». Per il momento Emergency è presente nella capitale e a Soba sulle rive del Nilo Azzurro dove sorge il Centro di cardiochirurgia Salam a venti chilometri da Khartoum. I lavori, iniziati nell'ottobre 2004, sono terminati nei primi mesi del 2007 e da allora lavora a ritmo continuo sia con i residenti sia con i rifugiati in fuga dal Sud. Com'è la situazione per i medici e gli operatori umanitari adesso laggiù? «È davvero complessa e se ne sa poco. Sono territori molto estesi, con poche strade, dove non esistono cellulari. Raccogliere informazioni è davvero molto difficile. Ci sono scontri tribali endemici, tra pastori e contadini, che un tempo venivano via via ricomposti dai capi tribù, almeno a periodi. Ora scoppiano guerre tremende, come quella dell'89-90 di cui in Italia non abbiamo saputo niente. E c'è un gioco grosso, interessi e potenze mondiali, le stesse che hanno destabilizzato il Sud con l'ultima guerra, che continuano a destabilizzare il paese utilizzando le antiche rivalità». Quali interessi ci sono in gioco? «Tutte le potenze sono interessate al Sudan, il paese più grande dell'Africa e molto ricco di minerali, dalla Cina agli Stati Uniti. È un territorio che rappresenta i due terzi del continente africano». Avete avuto maggiori problemi dopo il mandato di cattura contro il presidente Bashir? «No, non abbiamo avuto segnalazioni di pressioni o altro, i nostri rapporti proseguono inalterati. Anche con una buona collaborazione con il ministero della salute e con il governatore di Karthoum». Perché pensa che Msf e le altre ong siano state invece espulse? «Non lo so». Pensa sia giusto accusare di genocidio Bashir? « Sono quattro anni che negli Usa c'è una campagna mediatica che parla di genocidio, ma questo capo di imputazione non compare nell'incriminazione di Bashir. Perché non è stato imputato Saddam o Milosevic finché erano in carica?. Perché il procuratore Ocampo ha archiviato le tante richieste di investigazione sui militari americani in Iraq? E poi che valore ha la Corte dell'Aja se Usa, Sudan, Cina e Russia non la riconoscono. Mi pare che si sia voluto giocare ad una roulette russa internazionale e temo che si segua una logica della giustizia dei vincitori, con qualcuno che magari vuole fare il furbo e si nasconde dietro la Corte senza neanche riconoscerla». E gli stupri di massa, il ruolo dell'Onu? «L'Onu con l'Aja non c'entra niente. Quanto agli stupri di massa, sono convinto che ci siano stati ed è una tragedia che si ripete ad ogni guerra. Così come ci sono sempre torture e assassinii efferati. Ciò che credo è che larga parte del territorio sfugga al controllo del governo centrale». Allora cosa si dovrebbe fare? «Si dovrebbero aumentare invece di diminuire gli aiuti internazionali che già erano largamente insufficienti». Aiuti a un governo accusato di efferatezze e crimini contro l'umanità? «Quando qualcuno ha fame o è malato a me non interessa se è un ribelle, un assassino o un buontempone. Per me il problema è che ha fame o è malato». Intervista a Gino Strada

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finalmente scales, così potrà dare una mano - stefano valenti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Bologna Tesserato ieri dalla Fortitudo, in campo stasera a Treviso (21, diretta Sky). "Sono un tiratore, ma faccio pure altro". Correre, per esempio Finalmente Scales, così potrà dare una mano STEFANO VALENTI Entra lui, finalmente, Alex Scales, tesserato ieri dalla Effe, e nella serata complessa del Palaverde non trova al fianco quello che meglio lo conosce, Alessandro Cittadini, miglior lungo della Gmac, al momento. Furono compagni a Livorno, nell´estate del 2000, entrambi da quintetto in un club che stava per chiudere (o essere ceduto a Forlì). E ovviamente finì con la promozione in A1. Ma quando questa arrivò, in gara 5 a Reggio Emilia, Scales non c´era già più, tagliato. «Era interessante, pagò l´inesperienza, ci fu offerto Miles Simon e così lo cambiammo, con rammarico», ricorda Massimo Faraoni, gm all´epoca. Scales era arrivato con la fama di grande atleta, uomo da contropiede, ed anche freddo: nell´ultimo anno ad Oregon aveva deciso cinque partite all´ultimo tiro. Segnandolo, ovviamente. A Livorno s´infilò in un tunnel di insicurezze, non ne azzeccò una ed a dicembre fu rilevato da Simon, forte pure del passaporto ceco (poi rivelatosi falso). «Ero un rookie - ha detto ieri -, uscivo per la prima volta dagli States, cercavo una chance: così, accettai di giocare anche da infortunato e non potei esprimermi al meglio». La curiosità è che la sorella di Simon (che portò via il posto a Scales), cioè Charisse, è stata la seconda moglie del padre di DJ Strawberry. Quello di oggi è un altro giocatore, maturato attraverso esperienze formative come Real Madrid e Aris Salonicco, oltrechè Samara e Kiev, per non dir della Cina. A Pancotto serve come l´aria la sua capacità di tiratore dall´arco, in grado di ricevere e caricare rapidamente, in uscita dai blocchi. Ovvio, gli servono i blocchi e sarà lavoro per altri, in una squadra un po´ indisciplinata. Ma non solo: Scales è giocatore cui va liberato un quarto di campo, perché sa trattare la palla, palleggiare con la sinistra per attaccare l´uomo, virare e tirare con la mano forte, la destra, creandosi il tiro in ricaduta o nascondendolo al difensore, mostrandogli prima le spalle. «Non credo - sostiene lui - che il tiro sia il mio unico talento naturale: non mi piace considerarmi uno specialista o essere valutato solo per i punti. Posso fare anche altro». Con Scales, fin da stasera (ore 21, diretta Sky), si rivedrà un assetto più tradizionale, con Mancinelli utilizzato perlopiù da 4, ora che Fucka è di nuovo in Slovenia a curarsi gli adduttori da Peharec, e Slokar resta fuori. La Effe sarà più aggressiva, ed è pane per Scales, se si corre. A Treviso è passata solo Siena, sulle 11 viste. Ci sarà meno ansia, per l´Aquila, che tra 7 giorni a Ferrara. SEGUE A PAGINA V

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beethoven, brahms e schubert col magico violino di krylov (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XXV - Genova Il concerto Beethoven, Brahms e Schubert col magico violino di Krylov Con il giovane musicista russo la Gog ospita Madzar al pianoforte Oggi a S. Torpete Ensemble L´Astrée con un programma sul barocco Cambio di programma alla Giovine Orchestra Genovese che lunedì scorso ha regalato una piacevolissima serata con il giovane e brillante Quartetto Faurè protagonista di una serie di letture di notevole eleganza. Per lunedì prossimo erano previsti i fratelli Sergey (violino) e Lusine (pianoforte) Khachatryan che hanno dovuto tuttavia dare forfait. In sostituzione arriveranno Sergej Krylov, violino, ed Aleksandar Madzar, pianoforte. Un cambio comunque interessante per la fama di cui gode il giovane Krylov. Nato a Mosca in una famiglia di musicisti, ha iniziato lo studio del violino a cinque anni e dopo appena un anno ha tenuto il suo primo concerto. A 10 anni ha debuttato con l´orchestra e avviato la propria attività concertistica in Russia, Cina, Polonia, Finlandia e Germania. Vincitore ancora giovanissimo del Concorso Internazionale Lipizer di Gorizia, dopo un periodo di perfezionamento con Salvatore Accardo, Krylov ha raggiunto fama internazionale vincendo i concorsi "Stradivari" di Cremona e "Kreisler" di Vienna. Il programma prevede la Sonata "A Kreutzer" di Beethoven, la Sonata op. 78 di Brahms e la Fantasia D 934 di Schubert. Oggi, intanto, alle ore 17.30, nella chiesa di San Torpete, in piazza S. Giorgio, si esibirà l´Ensemble L´Astrée, composto da ottimi interpreti di musica barocca: Stefano Bagliano (flauto diritto), Francesco D´Orazio (violino), Loenardo Massa (violoncello) e Giorgio Tabacco (clavicembalo). In programma brani di Telemann, Bach, Barsanti, Handel e Vivaldi. Ingresso gratuito. (r. i.)

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per trent'anni l'inquinamento nell'atmosfera è stato misurato da 3250 stazioni meteo sparse in tutto il mondo l'università del maryland ha comparato i risultati e ha scoperto che l (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Cronaca Per trent´anni l´inquinamento nell´atmosfera è stato misurato da 3250 stazioni meteo sparse in tutto il mondo L´università del Maryland ha comparato i risultati e ha scoperto che la visibilità cala ovunque ma non in Europa La nuvola bruna che copre India e Cina è riconoscibile nelle foto via satellite ELENA DUSI Non è vero che il cielo è sempre più blu. Dai tempi in cui Rino Gaetano cantava, una mole immensa di dati è affluita attraverso 3250 stazioni meteo di tutto il mondo al National Climatic Data Center (Ncdc). E il loro responso, raccolto oggi in uno studio su Science che è forse il più corposo in materia, ha poco a che fare con la poesia. In tutto il mondo l´aria si è impregnata di aerosol: particelle di polvere e acqua, ma soprattutto ceneri, anidride solforosa e altre molecole inquinanti che hanno progressivamente ridotto la visibilità, rivestendo il cielo di una patina opaca. E se l´Europa è l´unica eccezione nella cartina mondiale del cielo ingrigito (negli ultimi quindici anni la situazione è leggermente migliorata), è solo perché in questo continente l´industrializzazione è partita con largo anticipo e nel 1973 - quando è iniziata la raccolta dei dati al Ncdc - il picco dell´inquinamento stava già per essere toccato. «L´offuscamento globale, inteso come diminuzione della radiazione solare che raggiunge il suolo, è stato osservato per la prima volta negli anni ?80 e da allora è cresciuto senza pause» scrivono i ricercatori guidati da Kaicun Wang dell´università del Maryland. L´andamento della luminosità e della trasparenza del cielo segue da vicino quello dell´industrializzazione. Il sud-est asiatico è la regione che nell´ultimo decennio ha mostrato il peggioramento più drammatico, con la "nuvola bruna" che incombe costantemente sui cieli di India e Cina ed è riconoscibile nelle foto via satellite sotto alla striscia bianca dell´Himalaya. «In Sudamerica e in Africa - scrivono ancora i ricercatori - l´offuscamento del cielo ha iniziato a salire solo dal 1985, mentre in Siberia è rimasto stabile durante tutto il periodo delle nostre rilevazioni». Il cuscinetto di aerosol tra terra e cielo ha un duplice effetto sul clima. Da un lato le particelle inquinanti schermano i raggi del sole, riducendo oltre alla luce anche il calore che raggiunge il suolo. Ma dall´altro sono le stesse polveri e sostanze inquinanti ad assorbire l´energia delle radiazioni, facendo crescere la temperatura negli strati alti dell´atmosfera. La presenza di tante particelle nell´aria, inoltre, disturba il processo di condensazione dell´acqua e di formazione delle nuvole, alterando il ciclo di pioggia e neve. Per trovare il cielo brillante, si sono accorti i ricercatori, non basta nemmeno più andare agli estremi della Terra. è infatti negli anni ?60 che i piloti d´aereo iniziarono a parlare di "foschia artica" che si accumula al polo nord e si staglia contro il ghiaccio. E anche la nuvola bruna asiatica, di moderno sembra avere ben poco. Uno studio su Science dello scorso gennaio ha osservato che oltre metà delle particelle inquinanti proviene da legna da ardere e resti agricoli bruciati. Una notizia che avrebbe fatto riflettere Dickens, il tratteggiatore delle strade di Londra invase dai primi nerissimi fumi industriali, in cui «non si vedeva da un marciapiede all´altro».

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È il capitale umano la leva per Pmi e Sud (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-14 - pag: 3 autore: Il rapporto del Csc: un effettivo potenziamento delle competenze vale da solo una crescita del 13% del Pil «è il capitale umano la leva per Pmi e Sud» Paolo Bricco PALERMO. Dal nostro inviato Non è sempre facile, nel mondo vasto e qualche volta ostile della globalizzazione. «In Inghilterra stiamo riprogrammando la nostra operatività - dice Mario Saraceno, amministratore delegato della Irem - perché tutto si fermi alle 10 in punto, così da dare il tè agli operai». Non è uno scherzo. è un altro problema da affrontare per la impresa di Siracusa contro cui si sono sollevate a febbraio le proteste nazionalistiche degli operai inglesi della raffineria di Lindsey. L'azienda siciliana, però, non ha alcuna intenzione di ritirarsi: «A dispetto di tutto, abbiamo appena fondato la Irem Uk», dice Saraceno raccogliendo il consenso degli imprenditori radunati al convegno di Palermo "Oltre la crisi. Pmi classe dirigente". Questione di cocciutaggine. Una predisposizione individuale alla vita che spesso diventa un elemento di strategia aziendale, in molte delle oltre cinquecentomila piccole e medie imprese che operano in un Paese complicato come l'Italia, dove secondo il Centro Studi Confindustria il costo della burocrazia è pari al 4,6% del Pil (la media comunitaria è al 3,5%), le infrastrutture non funzionano bene e il capitale umano ha dei deficit: il direttore del Centro Studi di Viale dell'Astronomia, Luca Paolazzi, evidenzia come, con adeguate riforme, la riduzione della prima comporterebbe un incremento del Pil del 4%, il potenziamento delle seconde un suo aumento del 2% e l'allineamento del capitale umano ai migliori standard un balzo addirittura del 13 per cento. Come dire: in "un Paese normale" la ricchezza creata sarebbe di un quinto più grande. Nonostante questo, nelle pieghe di una globalizzazione ricca di opportunità ma anche di criticità, si può di decidere di tornarci, in Italia. Come ha fatto Gabriele Lualdi, presidente di Limagroup, una impresa di San Daniele del Friuli specializzata in meccanica, aerospazio e sistemi ortopedici. Una vicenda in cui si incrociano due temi essenziali per il futuro italiano: la questione meridionale e le prospettive delle Pmi. «La notte dopo l'inaugurazione dello stabilimento a Pechino- racconta- ho deciso di tornare in Italia. Là non era possibile una buona gestione tecnologica e i costi erano più alti dell'apparente. Tre anni e mezzo fa ho fatto rientrare i macchinari in Italia e ho aperto a Trapani, dove in attività di ricerca lavorano 25 addetti ». In Sicilia Lualdi ha trovato competenze tecnologiche di buon livello: nessuna particolare differenze fra un perito tecnico o un ingegnere di Palermo e uno di Padova. «In tutta Italia - conferma Gianfelice Rocca, vicepresidente per l'education di Confindustria ci sono segnali positivi di un rinvigorimento degli iscritti agli istituti tecnici e alle facoltà scientifiche». Preparazione e motivazione personale: due ingredienti essenziali, per le Pmi e per il Sud. Che, qui, si sovrappongono in maniera naturale. «I miei collaboratori - sottolinea Salvatore Moncada, amministratore unico del Moncada Energy Group di Agrigento, specializzato in generazione eolica dell'energia - hanno fame, glielo leggo negli occhi tutte le mattine. Anche se non lavoriamo in un contesto semplice: la burocrazia può essere un impedimento. Da tre anni e mezzo, in questa nostra regione dove creiamo occupazione, le autorizzazioni sono bloccate». Dunque gli animal spirits, non importa se declinati nei freddi Paesi calvinisti, nell'umido della Lombardia o al caldo dello scirocco mediterraneo, sono davvero elementi vitali. «Da questo punto fermo bisogna ripartire- riflette Stefano Micossi, direttore generale di Assonime -, sapendo che il problema delle Pmi e la questione del Sud hanno questo in comune: le energie imprenditoriali vanno liberate. I sussidi pubblici non possono bastare a colmare il gap fra redditi e produttività ». Dunque, qui come in tutto il Paese, i piccoli e i medi imprenditori diventano sempre più centrali. «Con un ceto imprenditoriale di questo livello - osserva l'economista Giangiacomo Nardozzi, esprimendo un ottimismo una volta tanto sia del cuore sia della ragione - possiamo uscire, e bene, dalla crisi». paolo.bricco@ilsole24ore.com DAL FRIULI VENEZIA-GIULIA Lualdi (Limagroup): «Dopo la Cina ho deciso di rientrare e di aprire a Trapani, qui ho trovato conoscenze tecnologiche di buon livello»

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Europa e Stati Uniti divisi al G-20 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 8 autore: Il summit inglese. Ministri economici e governatori impegnati nel difficile tentativo di conciliare le posizioni Europa e Stati Uniti divisi al G-20 Gli americani insistono sugli stimoli, la Ue sulle regole finanziarie HORSHAM. Dal nostro inviato Ministri e governatori del G-20 hanno iniziato ieri sera a cena un difficile tentativo di conciliare le posizioni, che nelle ore immediatamente precedenti la loro riunione apparivano ancora molto distanti, sulle priorità degli interventi per l'uscita dalla crisi globale. La spaccatura era evidente fra gli Stati Uniti, che insistono perché i maggiori partner, e soprattutto gli europei, adottino ulteriori stimoli fiscali alla crescita, e gli europei stessi, che ritengono di aver già dato su questo fronte e secondo i quali le nuove regole della finanza globale debbono essere al centro della discussione. Il fatto però che al suo arrivo a Horsham, nelle campagne del Sussex, dove sono riuniti i rappresentanti delle grandi economie avanzate e dei principali Paesi emergenti, il ministro francese Christine Lagarde, che aveva assunto alla vigilia una linea molto dura sulle richieste americane, si sia dichiarata ottimista sugli esiti dell'incontro e sulla possibilità di un compromesso, è un segnale della consapevolezza da parte dei partecipanti che un comunicato, che pure comprenda entrambi gli elementi, ma che resti sul vago denotando le divisioni del gruppo, verrebbe "punito" pesantemente alla riapertura dei mercati finanziari, i quali hanno dato questa settimana qualche segno di ripresa. Il padrone di casa, il cancelliere dello Scacchiere britannico, Alistair Darling, ha cercato di indicare una sintesi, affermando che tutti sono d'accordo nel fare «tutto quanto necessario » per trovare una via d'uscita e che gli obiettivi del G-20 sono tre: rilanciare la domanda; riformare il sistema finanziario globale; aumentare (probabilmente raddoppiare) le risorse a disposizione dell'Fmi per assistere i Paesi in difficoltà. L'ultimo punto è quello sul quale è più probabile un'intesa di massima già da oggi, con la definizione dei dettagli tecnici in tempi rapidi, come ha indicato il ministro brasiliano Guido Mantega. La stessa Casa Bianca ha fatto sapere, in vista del vertice dei capi di Stato e di Governo del G-20 del prossimo 2 aprile a Londra, di cui l'incontro di questo fine settimana costituisce una preparazione, che sia gli stimoli alla crescita sia la regolamentazione della finanza dovranno essere affrontati. E il presidente della Banca mondiale, Robert Zoellick, mettendo sull'avviso che il 2009 sarà «un anno molto pericoloso», ha affermato che c'è bisogno di ulteriori azioni per far uscire l'economia mondiale dalla recessione (sia la Banca sia l'Fmi prevedono ora che, per la prima volta dal 1945, la crescita globale sarà negativa), perché «c'è il pericolo di fare troppo poco, troppo tardi» ma che «dare più soldi all'economia se non si stabilizzano le banche sarebbe come un'iniezione di zuccheri», con un breve effetto immediato di ripresa, seguito da una ricaduta. «è importante far ripartire l'economia - ha detto una fonte del Tesoro Usa al Sole-24 Ore - ed è quello che l'amministrazione ha fatto con il suo piano di stimolo. Ci aspettiamo che gli altri compiano uno sforzo analogo. Siamo tutti d'accordo che le le regole della finanza vanno riformate, anche se questo non aiuterà a risolvere il problema più immediato della caduta della crescita e della stabilizzazione dei sistemi finanziari. è un argomento che va certamente affrontato, ma che avrà un impatto sul medio termine». Il consigliere del presidente Barack Obama, Larry Summers, ha parlato ieri della necessità di piani di stimolo equivalenti al 2% del Pil nel 2009 e nel 2010 per la grande maggioranza dei Paesi. A giudicare dalle dichiarazioni da cui si era fatta precedere la signora Lagarde, avvicinare le posizioni non sarà facile. «Gli Usa insistono sullo stimolo ha detto in un'intervista a Les Echos- perché sono stati gli ultimi ad agire e sono di fronte a una crisi più grave». I Paesi dell'Europa continentale, ha sostenuto, vedono l'urgenza di sviluppare nuove regole e sottolineano la disciplina e le sanzioni per la finanza. Le prese di posizione della Cina e del Giappone, entrambi disponibili a nuove misure di stimolo fiscale, sono probabilmente più vicine a quella degli Stati Uniti. Il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, ha incontrato ieri nel pomeriggio le delegazioni dei due colossi asiatici, oltre a quella della Banca centrale europea. In una lettera al primo ministro inglese Gordon Brown, diffusa poche ore prima dell'incontro di ieri, l'associazione delle grandi banche internazionali, l'Institute of International Finance, ha dichiarato la disponibilità a collaborare con le autorità di vigilanza e di controllo dei mercati, proponendo un consiglio globale di monitoraggio della regolamentazione che comprenda esponenti del settore privato. A. Me. IN DISCUSSIONE Zoellick (World Bank): iniettare soldi senza stabilizzare il credito dà benefici di breve termine Intesa sui fondi all'Fmi Vigilia. Alistair Darling (a sinistra) riceve l'americano Tim Geithner AFP

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Cade il deficit commerciale Usa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 8 autore: Washington. A causa della recessione in gennaio c'è stata una flessione del 9,6% Cade il deficit commerciale Usa Marco Valsania NEW YORK Il deficit commerciale americano si è ridotto drasticamente in gennaio, diminuendo del 9,6% a 36 miliardi di dollari, il minimo da sei anni. Ma, più che della salute dell'interscambio, il dato è divenuto un barometro della gravità della crisi, americana e internazionale: le importazioni, rispetto al mese precedente, sono cadute del 6,7% a 160,94 miliardi; le esportazioni sono scivolare del 5,7% a 124,91 miliardi. La brusca caduta dell'import, soprattutto, è parsa l'inevitabile sintomo della recessione che assedia gli Stati Uniti: il Pil americano è reduce da una contrazione del 6,2% nel quarto trimestre del 2008, con flessioni nei consumi e negli investimenti aziendali, e in un anno sono andati persi 4,4 milioni di posti di lavoro. L'amministrazione di Barack Obama sta cercando di risalire la china con aggressivi piani di intervento nell'economia e nell'alta finanza e un maggior coordinamento con gli alleati internazionali. Obama, che ha riunito i suoi collaboratori tra cui Paul Volcker, ha promosso ieri la necessità di cominciare a creare, fin da subito,un'economia capace di crescita sostenibile. Quello che ha definito «un modello post-bolla», dove cioè la crescita «non sia legata a un mercato immobiliare surriscaldato o a carte di credito usate fino al limite massimo». Quei giorni, ha detto, «sono finiti». Il presidente ha anche lanciato un nuovo appello alla cooperazione globale per dare sostegno alla campagna anti-crisi: l'obiettivo è «assicurare che a quello che facciamo qui negli Stati Uniti corrispondano robusti sforzi oltreoceano». Per discutere di simili obiettivi, in vista del vertice del G-20 di inizio aprile, nel fine settimana il segretario al Tesoro Tim Geithner sarà a Londra per incontri a livello ministeriale. Obama è diventato di recente bersaglio di crescenti critiche sull'efficacia della sua strategia economica. Non solo da parte dell'opposizione repubblicana, che lo accusa di eccessiva spesa e sprechi nel piano di stimolo da 787 miliardi di dollari che dovrebbe finanziare assistenza sociale e grandi progetti infrastrutturali. Ma anche di analisti: un recente sondaggio tra economisti condotto dal Wall Street Journal ha visto un'erosione dei consensi alla sua leadership. Ieri il presidente ha risposto: ha ammesso che molti americani sono ancora «in enorme difficoltà ». Ha però continuato: «Ho fiducia che usciremo dalla crisi» ha detto, affermando di essere impegnato con l'intera amministrazione a far ripartire il credito e gettare le basi della ripresa. Il consigliere economico Larry Summers, parlando al think tank Brookings Institution, ha da parte sua definito ieri i progetti messi a punto dalla Casa Bianca come «i più coraggiosi in due generazioni». Ha invitato alla cautela nel prevedere «quando gli effetti positivi saranno percepiti», perché nessuno «può sapere quando la crisi verrà risolta». Ma ha aggiunto, facendo eco al presidente, di «credere» nel ritorno alla crescita. E ha citato alcuni segni di schiarita, quali i miglioramenti nei consumi. Più difficile, però, potrebbe rimanere quantomeno un risanamento della finanza: Volcker ha ammesso ieri che, per questo, «ci vorrà tempo». Le statistiche economiche, nel frattempo, non danno tregua. Il deficit commerciale, in gennaio, ha mostrato cali generalizzati nei confronti dei principali partner, ad eccezione della Cina. Con Pechino il disavanzo è lievitato a 20,57 miliardi da 19,88 miliardi in dicembre. Nei confronti del Giappone è scivolato a 4,3 da 5,27 miliardi. Con l'area dell'euro è sceso a 3,37 miliardi da 5,67 miliardi. Un dato relativamente incoraggiante è invece arrivato dai prezzi all'import: sono diminuiti in febbraio dello 0,2%, meno dell'atteso 0,8%, allontanando i timori di imminente deflazione. CASA BIANCA FIDUCIOSA La frenata dei consumi ha fatto diminuire l'import Summers: primi segnali di allentamento della crisi, che però «non finirà presto»

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USA/CINA (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: USA/CINA Asilo politico per i familiari di Zhisheng La moglie e i due figli di Gao Zhisheng, l'avvocato cinese dei diritti umani che l'anno scorso figurava tra i candidati al premio Nobel per la Pace, hanno ottenuto asilo politico negli Stati Uniti. Geng He ha raccontato di essere arrivata in Arizona dopo un lungoe pericoloso viaggio insieme alla figlia 15enne e al figlio di 5 anni. Gao Zhisheng, più volte arrestato e torturato dalle autorità di Pechino, è scomparso lo scorso mese e sia la famiglia che gruppi per la difesa dei diritti umani temono che si trovi ancora una volta nelle mani della polizia. «Ho lasciato la Cina perché la mia famiglia è da troppo tempo sotto sorveglianza. Abbiamo avuto grandi difficoltà nella nostra vita quotidiana», ha detto la moglie di Gao, Geng He. GUANTANAMO Scompare lo status di nemici combattenti Il ministero della Giustizia americano ha deciso di cancellare la definizione di "combattenti nemici" per i detenuti di Guantanamo, che saranno d'ora in poi custoditi solo sulla base delle «leggi di guerra internazionali» e degli atti del Congresso. Lo ha reso noto, in un comunicato, il ministro della Giustizia Eric Holder. L'iniziativa rappresenta un altro passo dell'Amministrazione verso la chiusura della prigione, come il presidente Barack Obama ha ordinato di fare entro il gennaio 2010. Lo status di combattenti nemici privava i prigionieri dei diritti previsti dalla legge per qualsiasi altro detenuto, compresi quelli a difendersi in un'aula di giustizia ordinaria e a essere assistiti da avvocati.

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Wen: il debito Usa ci preoccupa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: Cina. Pechino è il primo creditore estero di Washington con quasi 730 miliardi di dollari di titoli del Tesoro Wen: il debito Usa ci preoccupa Il premier conferma ulteriori interventi a sostegno dell'economia cinese Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina non dorme tra due cuscini pensando alla montagna di soldi congelati nel debito pubblico americano. «Abbiamo prestato molto denaro agli Stati Uniti. è naturale, quindi, che ora siamo preoccupati per la sicurezza dei nostri investimenti », ha detto ieri Wen Jiabao, parlando alla conferenza stampa di chiusura della sessione annuale dell'Assemblea nazionale del Popolo. «Per essere sincero, io stesso sono un po' preoccupato»,ha aggiunto il primo ministro cinese, facendo riferimento ai circa 730 miliardi di dollari di Treasury Bond detenuti in portafoglio di Pechino (una cifra pari a quasi un terzo delle riserve valutarie cinesi). In qualità di premier del principale creditore di Washington, Wen si è sentito in diritto di invitare l'Amministrazione Obama «a mantenere un buon livello di solvibilità, a onorare le sue promesse, e a garantire la sicurezza degli investimenti cinesi». Un mese fa il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, aveva già dato ampie rassicurazioni in tal senso al Governo cinese, strappando in cambio da quest'ultimo un impegno formale a continuare a sostenere il debito pubblico americano. Ma da allora lo stato di salute dell'economia e della finanza statunitense è peggiorato ulteriormente. Così sul tavolo della Casa Bianca sono finite nuove ipotesi di onerosi piani di salvataggio, destinati a drenare ingenti risorse pubbliche. Con questa prospettiva, gli Stati Uniti potrebbero vedersi costretti a stampare dollari per creare la liquidità necessaria a mantenere le tante promesse scaccia-crisi. Il timore della Cina è che, nel medio termine, politiche monetarie troppo allegre facciano schizzare l'inflazione americana. In questo caso, il dollaro inizierebbe a indebolirsi e il massiccio investimento cinese sull'altra sponda del Pacifico finirebbe per svalutarsi. Ma questa è una dinamica sulla quale la Cina non ha alcun controllo. A Pechino, quindi, non resta che richiamare il suo grande debitore alle proprie responsabilità; continuare a sostenerlo finanziariamente per aiutarlo a uscire dalla crisi (e anche per evitare che crollino i prezzi dei Treasury Bond) e fare la sua parte affinché la congiuntura cinese mantenga tassi di crescita elevati, e compensi così parzialmente i vuoti di domanda creatisi nelle altre economie mondiali. «Se la crisi dovesse aggravarsi, potremmo varare nuove misure di stimolo all'economia in qualsiasi momento», ha annunciato Wen, confermando l'obiettivo di crescita del Pil dell'8% nel 2009. «è un target difficile, ma possibile. Faremo il massimo sforzo per centrarlo». Insomma, qualora Pechino avesse il fondato sospetto di non farcela, il Governo non esiterà a riaprire i cordoni della borsa per aggiungere altre risorse fresche al piano di rilancio dell'economia da 600 miliardi di dollari varato a novembre. «Abbiamo munizioni sufficienti», ha osservato il primo ministro. Nessuno ne dubita: con un debito pubblico che ammonta a circa il 20% del Pil, e 2mila miliardi di dollari di riserve valutarie nel cassetto, oggi la Cina è l'unico Paese al mondo che può permettersi di contrastare la crisi con massicce iniezioni di spesa pubblica, senza correre il rischio di mandare fuori controllo i conti. ganawar@gmail.com LO SCENARIO Un terzo delle riserve monetarie è investito in bond americani: un'impennata dell'inflazione e un calo del dollaro le svaluterebbero

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Tibet, dialogo se rinuncia a indipendenza (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-14 - pag: 9 autore: DIRITTI UMANI Tibet, dialogo «se rinuncia a indipendenza» «La Cina è disposta a riprendere i colloqui con gli inviati del Dalai Lama, a condizione che rinunci a perseguire l'indipendenza del Tibet». Lo ha affermato ieri il primo ministro Wen Jiabao, parlando dal Palazzo dell'Assemblea del popolo, a Pechino. A cinquant'anni dalla rivolta del Tibet contro la Cina del 10 marzo 1959, Wen ha rinnovato le accuse contro la guida religiosa, che vive in esilio in India, rispondendo anche alle accuse mosse da Barack Obama giovedì, in un incontro a Washington con il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi: «Il Dalai Lama è un personaggio ambiguo. Bisogna stare attenti a quello che dice, ma anche a quello che fa». Secondo Wen il Dalai Lama chiede per il Tibet quella che definisce una «genuina autonomia», ma progetta di staccarlo dalla Cina. Il Dalai Lama ha di recente accusato Pechino di aver creato nel Tibet un «inferno in terra» nel quale hanno perso la vita in «centinaia di migliaia». Wen al contrario ha sostenuto che la situazione nel territorio è «pacifica e stabile». La situazione rimane comunque tesa, in vista dell'anniversario della ribellione dell'anno scorso (20 morti secondo Pechino, più di 200 per gli esuli tibetani) e della celebrazione dell'annessione del Tibet alla Cina, per il 28 marzo. Wen ha poi usato toni concilianti parlando dei rapporti con Taiwan e Corea del Nord.

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Cina e Stati Uniti sulla stessa barca (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-14 - pag: 10 autore: ... PECHINO CREDITORE DI WASHINGTON Cina e Stati Uniti sulla stessa barca L a Cina è preoccupata per il proprio investimen-to negli Stati Uniti. E ne ha ben donde: con 700 miliardi di dollari immobilizzati nei Titoli di Stato di un Paese che per uscire dalla crisi sarà costretto a indebitarsi sempre di più, nessuno dormirebbe sonni tranquilli. Tuttavia, il richiamo alla responsabilità lanciato ieri dal primo ministro cinese Wen Jiabao all'indirizzo di Washington sembra più un atto dovuto che un avvertimento da prendere sul serio. Per come si sono messe le cose, infatti, tutto lascia pensare che Pechino dovrà abituarsi a convivere con l'incubo del rischio default americano. Essendo il principale creditore planetario di Washington, la Cina sarà obbligata a sostenere anche le future emissioni di Treasury Bond che s'annunciano copiose. Al tempo stesso, non potrà vendere i titoli che già detiene in portafoglio, perché così facendo rischierebbe di affossarne le quotazioni e di mettere sotto pressione il dollaro. Insomma, al di là delle continue schermaglie reciproche sul vasto contenzioso bilaterale, oggi le due superpotenze si ritrovano costrette a remare insieme sulla stessa barca. Il resto è solo gioco delle parti. (l.vin.)

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Normative. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-03-14 - pag: 36 autore: Normative. Per chi vuole comprare dall'estero è necessario aver lavorato, o studiato, per almeno un anno nel Paese, oppure possedere un ufficio di rappresentanza Meno tasse per rilanciare i consumi Per far fronte al boom immobiliare registrato a partire dall'inizio del secolo, nel luglio 2006 il governo cinese ha approvato una legge che limita l'acquisto di beni immobili da parte degli stranieri. In base a tale normativa possono acquistare immobili gli enti stranieri con filiali o uffici di rappresentanza in Cina e i cittadini stranieri che abbiano lavorato o studiato per almeno un anno in Cina. Il sistema fiscale ha un'importanza fondamentale in Cina dal momento che gli introiti fiscali rappresentano la più importante fonte di reddito statale e, dunque, hanno un impatto significativo sullo sviluppo economico e sociale del Paese. La più importante riforma fiscale risale al 1994 e ha segnato il superamento definitivo dell'economia socialista, mentre l'ultima modifica è stata approvata il 22 ottobre 2008: si tratta di una riduzione dell'imposta sui redditi finalizzata a sostenere anche il settore immobiliare in una congiuntura economica particolarmente difficile. Dal punto di vista fiscale gli acquisti immobiliari sono soggetti a diverse imposte. Innanzittutto la «business tax», che si applica sul trasferimento di un bene immobile da parte di persone fisiche e giuridiche con aliquota del 5% (è prevista l'esenzione nel caso di immobili di utilità sociale, come case per anziani o scuole). C'è poi l'imposta sui redditi annui:per le persone fisichel'aliquota è progressiva in base alle fasce di reddito e varia dal 5% per redditi inferiori a 500 yuan (circa 60 euro) al 45% per redditi superiori a 100mila yuan (11.500 euro). Invece per le società l'aliquota è del 33%. Per quanto riguarda l'imposta sugli immobili, che si applica sulla proprietà di un immobile da parte delle società o delle persone fisiche, è prevista una duplice aliquota: 1,2% sul valore dell'immobile e 18% sugli eventuali redditi da locazione generati dall'immobile stesso. Anche sui terreni è prevista un'imposizione fiscale, quella che si applica ai terreni utilizzati a qualunque titolo dalle persone fisiche e giuridiche: nelle grandi città si calcolano 15 yuan/mq, pari a 1,7 euro/mq. Infine l'imposta di registro, applicabile sull'acquisto di un bene immobile, prevede un aliquota dello 0,03%, quindi quasi nulla, mentre quella sul valore aggiunto del 17 per cento. Pa.G.

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Guangzhou, crescita record addio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-03-14 - pag: 36 autore: Cina. La frenata dell'economia lambisce la costa meridionale: transazioni in calo del 30% in attesa della ripresa a fine anno Guangzhou, crescita record addio Dopo il raddoppio dei prezzi in 3 anni, l'eccesso di offerta frena l'attività edilizia Paola Gianasso Attualmente è la più grande città costiera della Cina meridionale, capoluogo della provincia di Guangdong, ed è una delle principali città cinesi per importanza economica e numero di abitanti. Guangzhou, fondata nel 214 a.C. con il nome di Panyu, fu chiamata così da quando divenne sede della prefettura sotto la dinastia Guang nel 216 d.C. Dopo anni di sviluppo economico eccezionale, la crisi internazionale non ha risparmiato neppure Guangzhou, che negli ultimi 12 mesi ha continuato a crescere ma a un ritmo rallentato: tra marzo e dicembre 2008 il Pil è aumentato del 12,1% contro il 14,5% dello stesso periodo dell'anno precedente. Nonostante gli sforzi governativi finalizzati a sostenere la domanda interna, e a incentivare quella internazionale, la città ha registrato un calo delle esportazioni verso l'Europa e gli Stati Uniti e una contrazione della produzione industriale, dovuta all'aumento dei costi relativi all'energia e alle materie prime e alla conseguente riduzione dei margini di profitto. Le difficoltà economiche hanno avuto un impatto significativo anche sul settore immobiliare residenziale: il numero di transazioni è diminuito del 30 per cento in un anno ed ha raggiunto il punto più basso dopo il 2001, mentre i prezzi hanno registrato una compressione media del 20% in 12 mesi. Tuttavia, quello di Guangzhou continua a essere un mercato sano e ricco di opportunità di investimento, anche perché la recente contrazione ha eroso solo in minima parte gli aumenti eccezionali registrati negli anni precedenti: i prezzi medi, infatti, erano raddoppiati nel triennio 2005-2007. Per i prossimi mesi è previsto un ulteriore lieve calo delle quotazioni, che però dovrebbero ricominciare a salire già a partire dalla seconda metà del 2009 grazie all'azione combinata di due fattori: la scarsa attività edilizia degli ultimi mesi, che permetterà al mercato di assorbire l'offerta in eccesso, e il sostegno del Governo, che ha approvato una serie di riforme finalizzate a migliorare la politica monetaria, a implementare gli investimenti governativi nel comparto abitativo e a potenziare la cooperazione tra Guangzhou, Hong Kong e Macao. I quartieri più noti di Guangzhou sono Tianhe e Yuexiu in centro, e Panyu nell'area meridionale. Si tratta delle zone che ospitano gli immobili abitativi di miglior livello qualitativo, richiesti soprattutto dagli stranieri che lavorano per le società multinazionali insediate nella città. Queste tre zone ospitano oltre i due terzi degli oltre 500mila stranieri che vivono a Guangzhou. Tianhe è richiesta soprattutto da europei, americani e australiani: accanto a una zona storica, siè sviluppato un quartiere moderno e vivace, caratterizzato dalla presenza di grattacieli destinati a uffici, numerosi spazi destinati al tempo libero e attività commerciali di ogni tipo. Il quartiere concentra l'83% della domanda in centro e ospita un'attività edilizia piuttosto intensa: nel 2008 sono state realizzate 1.528 nuove unità abitative e 820 dovrebbero essere terminate nel 2009. I prezzi degli immobili nuovi si aggirano intorno a 1.950 euro/ mq, mentre l'usato sfiora 1.100 euro. Il canone di locazione è assestato sui 21 euro/mq al mese. Africani, orientali e indiani si rivolgono so-prattutto al distretto Yuexiu, intorno a Huanshi Dong Road, che ospita torri a uffici, complessi residenziali e molti ristoranti. In considerazione della provenienza di una buona parte della popo-lazione, e della presenza di un elevato numero di commercianti, il quartiere è conosciuto come «la piccola Africa di Guangzhou». Si tratta della zona più cara, anche perché le aree scarseggiano. Infatti, nel 2008 sono state immesse sul mercato solo cento nuove unità abitative e nel 2009 non sono previste nuove realizzazioni. I prezzi del nuovo arrivano a 2.100 euro/mq, mentre l'usato si aggira intorno a 1.150 euro. Il canone di locazione, invece, è di circa 22 euro/mq al mese. Infine, il quartiere di Panyu deve il suo recente sviluppo al miglioramento della dotazione infrastrutturale. Lo stock e l'assorbimento sono in sensibile aumento, mentre i prezzi sono ancora inferiori rispetto alle zone centrali: si calcola una media di 850 euro/mq per gli immobili di seconda mano e 1.600 euro per quelli nuovi. Il mercato locativo è particolarmente vivace grazie alla domanda da parte degli studenti per la vicinanza alle Università: il canone di locazione si aggira intorno a 18,5 euro/mq al mese. LA DOMANDA I tre quartieri più noti ospitano oltre due terzi dei 500mila stranieri che vivono in città e lavorano per società multinazionali La più grande città costiera della Cina meridionale. Anche dopo anni di grande sviluppo Guangzhou continua a offrire opportunità di investimento IMAGINECHINA

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Il giudice Massaro a Firenze per onorare Mazzei (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

Il giudice Massaro a Firenze per onorare Mazzei Di Antonino Ciappina 14-03-2009 Com'è noto, tre toscani possono vantare primati con il Nuovo Mondo che nessuno può loro contestare, ma sta di fatto che son mancati loro dei riconoscimenti meritati. Assodato che si deve a un ligure la scoperta del Nuovo Mondo, anche se non prese il suo nome perchè un cartografo tedesco, Martin Waldsemuller, la chiamò per primo "America" poichè gli capitò di osservare mappe del Nuovo Mondo tracciate da Amerigo Vespucci. Cristoforo Colombo, il ligure che scoprì l'America, lo fece grazie a una lettera che gli scrisse Paolo Del Pozzo Toscanelli, astronomo fiorentino, che lo esortò a tentare di giungere in oriente andando verso occidente. La lettera, debitamente conservata, reca la data del 25 giugno 1474. Colombo, navigando dapprima per il Mediterraneo per "farsi le ossa" come navigatore, come si suol dire, scoprì le spezie che venivano dalla Cina in Rodi e la Cina voleva raggiungere via mare, per averle più a buon mercato, il costo essendo oneroso poichè le spezie che giungevano dalla Cina raggiungevano il bacino mediterraneo a mezzo carovane di cammelli, le "navi del deserto". Il Toscanelli non figura nelle enciclopedie USA poichè nessun anglosassone vuol dargli alcun riconoscimento, anche perchè, ad esempio, non sono sicuri se Henry Hudson, che secondo loro avrebbe scoperto la baia di New York, fosse un inglese che navigava al soldo degli olandesi, che furono i primi a giungere nella baia, o un olandese che navigava al soldo degli inglesi. Comunque, un italoamericano, John La Corte, fondatore e presidente dell'Italian Historical Society of America, riuscì a dimostrare che la baia venne effettivaamente scoperta da Giovanni da Verrazzano, cosi abbiamo il Verrazzano Bridge all'ingresso della baia. Quanto precede riportato per amor di storia; consapevolezza di fatti, non vagando in valia di bubbole o fandonie, c'è stato un altro toscano che per molto tempo negli Usa non si volle riconoscere come inventore del telefono: Antonio Meucci. Persino oggigiorno, dopo essere riusciti legalmente a far valere la verità tenuta per molto tempo offuscata da Graham Bell e parteggiatori, Antonio Meucci non figura nelle enciclopedie americane. Ma abbiamo un altro toscano che non figura nelle enciclopedie americane, e nemmeno in quelle italiane: Filippo Mazzei, che fu uno studioso, amante delle belle lettere, ma anche della natura; esperto in agricoltura.Si è accertato che nacque in Poggio a Caiano (Firenze); venen conosciuto a Londra da Benjamin Franklin, ambasciatore Usa in Inghilterra. Benjamin Franklin, che ammirava gli europei e volle il dollaro decimale non "salterello" come la sterlina, lo esortò ad andare in America e portarvi tutti i prodotti agricoli di cui aveva esperienza, per farli conoscere agli agricoltori americani e, quindi, farli acquisire alle culture locali, per arricchire l'industria agricola americana mediante l'innesto con quella di "Sunny Italy" (Italia aprica o solatia). Gli inglesi, com'è noto, originariamente erano pescatori, e lo dice ancora il nome del loro paese d'origine: Inghilterra - Angleterre: terra di pescatori - angler: pescatore! Ebbene, Filippo Mazzei, su suggerimento di Beniamino Franklin, andò a trovare Thomas Jefferson, l'autore della "Dichiarazione di Indipendenza", che gli mise a disposizione duemila acri di terra per il suo campo agricolo italiano sperimentale; in collina, venne chiamato Monticello. In cima a quella collina riposano i resti di Thomas Jefferson, che divenne il terzo presidente Usa. Ma, oltre a rendere ferace la terra di Monticello, Filippo Mazzei rese nota a Jefferson una sua idea geniale; una massima grandiosa da inserire nella Dichiarazione di Indipendenza, come ricordato da John Fitzgerald Kennedy; eccola: "Tutti gli uomini sono creati uguali"; una verità basilare, preziosa, per una terra che doveva divenire polietnica; l'auspicato crogiolo di fusione. Ebbene, contrariamente a quanto fatto in precedenza, anche se Filippo Mazzei ancora non figura nelle enciclopedie americane, la United States Comission, composta da ventuno alti commissari: sette deputati, sette senatori federali e sette sovrintendenti, facendo tesoro di quel felice suggerimento, ha deciso di scegliere Filippo Mazzei come unico personaggio storico italiano da annoverare fra gli eroi dell'indipendenza americana. Di conseguenza, rendendo la felice scelta debitamente nota all'Ambasciata Italiana a Washington. Di ciò venuta a conoscenza l'Associazione Toscana-Usa tramite l'Associazione Filippo Mazzei ed il Municipio di Poggio a Caiano, località di nascita di Filippo Mazzei in Provincia di Firenze, tramite il dottor Michele Giordanella di Firenze, formulò invito all'on. Dominic R. Massaro, "Justice" della Corte Suprema dello Stato di New York, ad una visita a Firenze per partecipare a quanto ideato in seguito alla brillante scelta della US Commission. L'invito si spiegava per un precedente: il "Justice" (giudice presidente) era stato già invitato a Firenze per celebrazioni in onore di Antonio Meucci, finalmente riconosciuto l'inventore del telefono in America. Così come la prima volta, il giudice Massaro aderiva all'invito e la sua visita ha avuto luogo. Apprendeva, tra l'altro, che avevano avuto luogo due gemellaggi: Prato e Albemarle e Poggio-Charlottesville, dove Filippo Mazzei s'era particolarmente distinto Il giudice Massaro, recatosi a Firenze insieme con la moglie, ha avuto modo di visitare la Villa Medicea di Poggio a Caiano, meta turistica internazionale e di mostre, congressi e sceneggiate canoro-musicali, in compagnia del sindaco di Poggio, Martini, e del Cav.Angiolo Buti, esponente dell'Associazione Toscana-USA; è stato festeggiato da dirigenti e soci del "Lions Club" di Firenze con a capo il presidente, dottor Marco Mori, presso il Grand Hotel di Firenze; è stato alloggiato in una villa sulle colline fiorentine, ivi scortato dall'on.Sergio Pezzati e dal segretario, architetto Luigi Rimbotti. Della visita vi è un documentario filmato, curato dal regista Carlo U. Quinterio, cittadino americano e italiano, già insignito del "Mazzei Award". È previsto un altro viaggio per l'inaugurazione di una lapide a Poggio a Caiano, per solennizzare il riconoscimento del Mazzei da parte della "US Commission". La Comission desidera rendere omaggio a Filippo Mazzei in base al progetto della Preservazione del Retaggio Americano all'Estero" (Preservation of the American Heritage Abroad); progetto che pare si conti di estendere ad altri paesi, nel corso del quale verranno anche inseriti cimiteri con Caduti Americani, specie nella Seconda Guerra Mondiale, in Italia ed altrove in Europa

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Va in Cina la sirenetta di Copenaghen Sarà esposta a Shanghai per l'Expo (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 14-03-2009 Va in Cina la sirenetta di Copenaghen Sarà esposta a Shanghai per l'Expo N ella favola sognava di camminare dal suo principe, nella realtà prenderà il volo: su un aereo per la Cina. Novità in vista per la Sirenetta, statuasimbolo di Copenaghen esposta dal 1913 nel porto della capitale danese. Il Consiglio comunale ha approvato il suo trasferimento temporaneo a Shanghai in occasione dell'Expo 2010: per circa 9 mesi la scultura spiccherà al centro di una piscina fungendo da biglietto da visita della Danimarca per i visitatori dell'esposizione universale. Contrari all'idea gli eredi di Edvard Eriksen, che scolpì l'opera ispirandosi alla celebre fiaba di Andersen, e poco entusiasti gli abitanti di Copenaghen: in un recente sondaggio, 6 su 10 hanno espresso disapprovazione. Qualcuno ha anche obiettato che i turisti stranieri saranno delusi di non trovare la Sirenetta al suo posto. Ma tant'è. Dopo aver posato per quasi un secolo in miliardi di foto ricordo, ora tocca a lei andare in vacanza. E visto il trattamento subito negli ultimi decenni da parte dei vandali, che più volte l'hanno mutilata e imbrattata, forse ne ha pure il diritto. Riccardo Spagnolo

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Staminali da placenta, esperti a Brescia: <Si va verso sperimentazioni cliniche> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 14-03-2009 Staminali da placenta, esperti a Brescia: «Si va verso sperimentazioni cliniche» DAL NOSTRO INVIATO A BRESCIA ENRICO NEGROTTI B rescia è la culla della placenta. L'efficace immagine che un congressista ha proposto al secondo Workshop internazionale sulle cellule staminali derivate dalla placenta, ben delinea il ruolo di prima fila che il Centro di ricerca «Eugenia Menni» di Brescia si è ritagliato in questo genere di studi nel corso degli ultimi anni. E Ornella Parolini, direttrice del Centro che fa parte della Fondazione Poliambulanza, sottolinea i passi compiuti nella ricerca mondiale sulla cellule staminali nel tempo trascorso dal precedente workshop, che si svolse sempre a Brescia nel 2007: «Due anni fa il centro dell'attenzione era trovare un terreno comune, definizioni e protocolli condivisi, e si studiava il potenziale delle cellule staminali tratte dalla placenta principalmente in vitro: fu una sorta di prima conferenza di consenso tra i ricercatori di tutto il mondo impegnati in questo campo di ricerca relativamente nuovo. Oggi che ci ritroviamo siamo un passo avanti: ci sono i primi risultati delle sperimentazioni in vivo su animali e si guarda già a possibili sperimentazioni cliniche. Noi abbiamo trovato che nei topi le staminali della placenta riducono la fibrosi polmonare». Accanto a questi risultati, gli esperti riuniti a Brescia hanno un'altra convinzione: oltre che ragioni etiche, ci sono ragioni scientifiche per preferire l'utilizzo di cellule staminali da tessuti adulti, quali sono le cellule della placenta. Ne sono convinti i rappresentanti dei numerosi gruppi di ricerca presenti al workshop, che vengono da tutto il mondo: non solo italiani, ma anche da Stati Uniti, Cina, Germania, Svizzera, Austria, Regno Unito, Francia, Belgio, Israele, India. E lo dimostrano i lavori sulle diverse aree in cui si stanno studiando le possibili applicazioni delle staminali da placenta: malattie infiammatorie, neurologiche, cardiovascolari, epatiche, lesioni del midollo spinale. Ai possibili impieghi delle staminali da placenta nelle malattie del fegato si dedica Stephen Strom all'U- niversità di Pittsburgh (Stati Uniti): «Sono facilmente reperibili e non presentano generano tumori come quelle embrionali». Il suo collaboratore, l'italiano Fabio Marongiu, aggiunge: «Crediamo che queste cellule arriveranno in clinica presto, prima delle cellule embrionali e delle Ips. Adesso lavoriamo alla differenziazione delle staminali della placenta per trasformarle in cellule del fegato. Ma sarà possibile usarle anche per testare farmaci». Aggiunge Francesco Alviano (che lavora al Dipartimento di Embriologia all'Università di Bologna con Gian Paolo Bagnara): «Dal punto di vista biologico, le cellule della placenta sono vicine a quelle embrionali per la loro origine. Hanno anche il vantaggio di essere facilmente disponibili e non hanno una maggiore efficienza delle cellule provenienti dagli adulti ». Alle malattie neurologiche, e in particolare l'ictus, terza causa di morte e principale causa di disabilità degli adulti nei Paesi sviluppati si dedica David Hess, direttore del Dipartimento di neurologia alla facoltà di Medicina della Georgia (Stati Uniti). Di fronte all'assenza di trattamenti efficaci (c'è solo un prodotto biotecnologico, che però deve essere assunto nelle prime ore dopo la crisi), la via della medicina rigenerativa offre prospettive nuove: «Nessuno ha dato risalto al fatto che nel dicembre dello scorso anno la Food and Drug Administration ha dato il via libera al primo studio clinico (di fase 1) per l'ictus con cellule staminali (brevettate) che verranno testate su sei pazienti». «E nessuno dice che la ricerca sulle cellule staminali embrionali, non ha ancora alcuna prospettiva terapeutica, e per ora rischia solo di illudere i pazienti». Parolini (Poliambulanza): abbiamo verificato che nei topi queste cellule hanno l'effetto di ridurre la fibrosi polmonare Il neurologo Usa Hess: approvato dalla Fda il primo trial di fase 1 per l'ictus

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Di Paola: <A Kabul un nuovo approccio anche sul terreno> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 14-03-2009)

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MONDO 14-03-2009 l'intervista Il comandante della Nato «All'Onu un ruolo maggiore nel coordinare gli interventi della comunità internazionale» ALLEANZA ATLANTICA «Se oltreTeheran anche il Turkmenistan, l'India, la Cina, la Russia e gli altri attori regionali saranno coinvolti, questo avrà inevitabili ripercussioni nelle operazioni» Di Paola: «A Kabul un nuovo approccio anche sul terreno» DI LUCA GERONICO D al giugno scorso è l'ufficiale più alto in grado della Nato: dalla sede di Bruxelles coordina i 26 Stati maggiori dell'Alleanza atlantica. L'ammiraglio Giampaolo Di Paola è appena intervenuto a un convegno all'Università cattolica di Milano quando accetta di rispondere alle domande di Avvenire. Ammiraglio, in Italia e non solo, c'è molta attenzione per la stabilizzazione dell'Afghanistan: le elezioni restano fissate ad agosto, nonostante la richiesta del presidente Hamid Karzai di anticiparle ad aprile. Una decisione che ha raccolto il plauso della Nato. Quali garanzie per la sicurezza del voto deve fornire ora l'Alleanza? Le elezioni in Afghanistan devono essere imparziali e legittime: questo richiede un clima di ragionevole sicurezza che consenta di andare a votare a quanti più afghani possibili, e che la campagna elettorale si possa svolgere tranquillamente. Questo è sempre stato il sentire profondo dell'Alleanza. Quando Karzai ha avanzato la richiesta di anticipare il voto, l'Alleanza ha attivato i suoi canali politici con il governo afghano ma è stata attenta a non prendere posizione, proprio per rispettare l'afghanizzazione del processo elettorale. Quando la Commissione elettorale ha dichiarato che non c'erano le condizioni per un voto a fine aprile, il segretario della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha espresso il suo appoggio a una scelta che rispettava le condi- zioni che ho appena detto. L'Alleanza si è impegnata a garantire la sicurezza, ma al primo posto c'è la responsabilità della polizia e poi dell'esercito afghani, e solo in terza battuta della Nato. Per essere all'altezza del compito l'Alleanza ha chiesto ai suoi componenti dei rinforzi; ora tocca agli alleati rispondere concretamente. Il 31 marzo si svolgerà la conferenza Onu-Nato sull'Afghanistan, a cui dovrebbe essere invitato, come noto, anche l'Iran. Qualcosa si muove nella diplomazia. In attesa delle decisioni politiche è legittimo chiedersi se dopo questo tornante diplomatico, potrebbe cambiare anche l'approccio sul terreno? La convocazione di questa conferenza e l'invito a partecipare a tante organizzazioni e Paesi, fra cui l'I- ran, è già di per sé un cambiamento di approccio che si rifletterà, io penso, quotidianamente nel territorio. Certo, il primo di aprile, i taleban non si taglieranno la barba e non deporranno le armi. Ma se il Pakistan, se l'Iran, se il Turkmenistan, se il Tagikistan, se l'India, se la Cina, se la Russia saranno tutti intenzionati a dare una mano, questo segnale politico, avrà, nel tempo, dei riflessi positivi anche sul terreno e nella gestione delle operazioni. Le Nazioni Unite si vedranno sempre più riconoscere il ruolo di grande coordinatore degli sforzi della comunità internazionale in sostegno del governo locale, a cui resta la prima responsabilità: per questo le elezioni sono un passaggio fondamentale di leggittimazione. E il popolo afghano chiede governance, sicurezza, una magistratura e non la legge dei taleban, lotta alla corruzione e legalità non solo a Kabul ma in tutti i distretti. Insomma, uno Stato di diritto anche per i 28 milioni di afghani che vivono fuori Kabul, nell'enorme fascia rurale. Di questi giorni è pure il ritorno, dopo 43 anni, della Francia nel comando militare integrato della Nato. Tecnicamente questo cosa comporta? Vi è un dato politico: la Francia, che ha sempre partecipato alle operazioni dell'Alleanza, con questo rientro assume un pieno ruolo politico e direttivo nell'Alleanza dopo l'uscita di de Gaulle del 1966. Il secondo è un contenuto militare: tra gli Alleati europei la Francia, assieme al Regno Unito, è una vera potenza mi-- litare, anche come cultura militare e capacità di riflessione strategica. Quindi avere ufficiali francesi arricchirà la capacità operativa di tutta l'Alleanza. Ammiraglio di Paola, cade quest'anno il 60esimo anniversario dell'Alleanza. Se nel '900 il "secolo breve" la Nato ha avuto un ruolo determinante nella guerra fredda, quale sarà il suo ruolo in questa nuova fase storica? Il ruolo, la raison d'être, dell'Alleanza è la difesa, la salvaguardia dei valori delle democrazie liberali. Questo nella seconda parte del secolo XX si è manifestato nell'opposizione all'espansionismo sovietico. Nel secolo XXI la difesa di questi valori si manifesta contro le nuove sfide che si oggi chiamano terrorismo, proliferazione, minaccia nucleare e biologica. Questo, credo che gli storici del futuro potranno scriverlo, che l'Alleanza ha saputo mettersi a disposizione della comunità internazionale per migliorare le condizioni di sicurezza di tutto. Noi difendiamo i nostri valori liberali se c'è un progresso complessivo di tutti nel mondo e non soltanto di pochi. Vessilli Nato in Polonia (Reuters) e l'ammiraglio Giampaolo Di Paola

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Crisi, la Cina tende la mano agli Usa (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 14-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 14-03-2009 Crisi, la Cina tende la mano agli Usa DA PECHINO L a Cina è pronta a fare la sua parte per combattere la crisi economica internazionale e chiede agli Usa di «garantire» i suoi massicci investimenti in titoli di Stato americani. Lo ha detto il primo ministro cinese Wen Jiabao parlando a Pechino nella sua tradizionale conferenza stampa a conclusione dei lavori dell'Assemblea nazionale del popolo, l'unica occasione in cui un alto dirigente cinese si sottopone alle domande dei giornalisti cinesi e stranieri. In due ore di conferenza nel Palazzo dell'Assemblea del popolo Wen ha parlato anche di Tibet, di Taiwan e di Corea del Nord. Pechino, ha affermato il premier, intende continuare a perseguire l'obiettivo di un tasso di crescita dell'economia dell' 8% nel 2009. Anche se «ci saranno delle difficoltà », la Cina «ha messo da parte sufficienti munizioni» finanziarie per affrontare i prossimi mesi di crisi, secondo Wen. Dopo un tempestoso inizio nelle relazioni tra Pechino e la nuova amministrazione americana, il primo ministro ha leggermente ammorbidito i toni su una delle questioni che Obama ha sollevato ricevendo a Washington il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, due giorni fa. La Cina è disposta a riprendere i colloqui con gli inviati del Dalai Lama, il leader tibetano in esilio, se questi «rinuncerà a perseguire l'indipendenza» del Tibet. «Con il Dalai Lama ha detto bisogna guardare quello che dice ma anche quello che fa, la chiave è la sincerità ». Il leader tibetano chiede per il territorio quella che definisce una «genuina autonomia», ma Pechino ritiene che in realtà il suo progetto sia quello di staccare il Tibet dalla Cina. Secondo Wen «i fatti» hanno dimostrato che «la politica seguita dalla Cina in Tibet è giusta». Rispondendo a una domanda sull'eccezionale dispositivo di sicurezza dispiegato in Tibet in occasione dell'anniversario della rivolta anticinese del 10 marzo 1959, Wen ha affermato che la situazione nel territorio è «pacifica e stabile». Il primo ministro ha mostrato poi il suo volto preferito, quello "buonista", parlando di Taiwan, l'isola di fatto indipendente che Pechino rivendica come parte del proprio territorio. «Mi piacerebbe molto visitare Taiwan» . Wen Jiabao ha evitato di usare toni pesanti verso la Corea del Nord, il Paese tradizionalmente alleato della Cina che sta minacciando di effettuare un test missilistico all'inizio di aprile col rischio di far arretrare le trattative per la denuclearizzazione della penisola coreana. Pechino, ha detto, si augura che «tutte le parti in causa» si astengano da «azioni che possono aggravare le tensione». ( E.A.) Il premier Wen Jiabao assicura: faremo la nostra parte Sul Dalai Lama si è detto pronto a riprendere il dialogo se «rinuncerà all'indipendenza» Nuove aperture su Taiwan Il premier cinese Wen Jiabao (Epa)

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