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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (90)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

Edf, 50 miliardi di investimenti sul nucleare al 2020 ( da "Finanza e Mercati" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ha fatto sapere che investirà fra i 40 e i 50 miliardi di euro entro il 2020 nella nuova tipologia di reattori. I bisogni di finanziamento netti di Edf fino al 2020 dovrebbero essere dunque compresi fra i 12 e i 20 miliardi di euro. Una cifra che tiene conto anche dei progetti in joint venture in patria ma anche in Cina, Usa e Gran Bretagna.

L'Italia che fa risparmiare la Regina ( da "Finanza e Mercati" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Usa) in tre continenti. E 400 sono i dipendenti. Negli ultimi tre anni sono state assunte complessivamente, a livello mondiale, oltre 250 nuovi addetti. A guidare il gruppo dall'agosto scorso, dopo alcuni anni a capo della controllata britannica, c'è Nader Sabbaghian, 39 anni e vero globetrotter.

"l'italia media per la pace dopo la strage di mumbai" ( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: aggiunta di Cina, Brasile, India, Sudafrica, Messico ed Egitto. La terza giornata sarà quella che il ministro degli Esteri Franco Frattini ha suggerito di riservare ai temi dell´Africa, con i capi di governo di quel continente che parteciperanno a pieno titolo ai lavori di un Gruppo la cui geometria numerica è in continuo aggiornamento.

sant'ambrogio, il comune "il parcheggio si deve fare" ( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: al cardinale Dionigi Tettamanzi da un centinaio di milanesi illustri capitanati dall´architetto Cini Boeri, avrebbe potuto sottoscriverla anche lui: «Perché anche a me non piace vedere uno scavo aperto per anni». E soprattutto «perché i cantieri devono essere perfetti: per questo ho già chiesto che venga ripulito dai rifiuti che per inciviltà la gente getta oltre la recinzione».

estonia-bologna, l'infinita odissea bianconera sacrati presenta a ginevra il parco delle stelle - stefano valenti ( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Italia e Spagna, in ordine di apparizione, tireranno giù i veli sulle bontà delle proprie proposte, nel tentativo di convincere il Board Fiba a meritarsi il Mondiale 2014 (che sarà poi assegnato nel weekend del 22 e 23 maggio 2009). La Cina ha denaro, impianti e la benedizione dell´Nba, che su quel mercato sterminato è già ben radicata.

vendola, missione in cina "più scambi e investimenti" ( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Bari Dal 7 all´11 nella provincia di Guangdong Vendola, missione in Cina "Più scambi e investimenti" Nichi Vendola sbarca in Cina. Su invito del ministero degli Esteri, il presidente della Regione parteciperà alla missione del Comitato governativo Italia-Cina, in programma nella provincia del Guangdong dal 7 all´11 dicembre.

pechino pronta a ritorsioni commerciali "sarkozy non incontri il dalai lama" - giampiero martinotti ( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina minaccia ritorsioni commerciali, non ama vedere il Dalai Lama accolto in Europa come un leader spirituale e politico di primo piano e soprattutto non vuol vedere la stretta di mano tra il "papa" dei buddisti e Nicolas Sarkozy, prevista domani a Danzica: Pechino è tornata far la voce grossa contro la Francia e la sua «

il fondo sovrano cinese ci ripensa: "basta banche occidentali" ( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: speranza che la Cina possa trasformarsi in una sorta di "cavaliere bianco globale", usando le sue colossali riserve valutarie (2.000 miliardi di dollari) per nuovi salvataggi di banche occidentali. Federico Rampini [Schaeffler-Continental a rischio] L´acquisto del gigante dei pneumatici tedesco Continental da parte della grande azienda a conduzione familiare Schaeffler è in pericolo.

Alla Corte suprema del popolo l'attesa più lunga dei cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: è dall'epoca della Cina imperiale che esiste la possibilità di appellarsi agli organi centrali contro l'inefficienza del sistema giudiziario locale. Ma si tratta di un diritto oggi soltanto teorico, con la Corte suprema al collasso, schiacciata dalla mole di petizioni e dalla corruzione dei funzionari.

Incontro con il Dalai Lama, dalla Cina pressing sull'Eliseo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina pressing sull'Eliseo Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato «Ho già incontrato la moglie del presidente francese, adesso vorrei vedere anche lui». La Cina fa fuoco e fiamme, minaccia la Francia di ritorsioni commerciali se domani a Danzica incontrerà come previsto il Dalai Lama, invitato insieme ad altri Premi Nobel per festeggiareil25 Úanniversariodiquelloottenuto

I piccoli passi del realismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dagli Stati Uniti di Barak Obama, alla Cina, all'India, alla Russia e via discorrendo, seguano, quindi condividano impegno e oneri della lotta al riscaldamento del pianeta. Nessuno, non la Francia, tanto meno la Germania e neanche l'Italia intendono rinunciare alla leadership mondiale su questo fronte.

Clima, consensi per l'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: delle imprese italiane nei mercati emergenti in Cina e India (con l'uso fino al 2020 dei crediti già maturati) e la possibilità per le aziende nazionali di acquistare i permessi di emissione all'estero. L'Italia vorrebbe un'introduzione graduale dei permessi a pagamento nel settore termoelettrico, con quote gratuite decrescenti dal 2013 al 2020 (e non tutte a pagamento dal 2013)

Maxi-stand per esibire il meglio dell'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ha chiarito che la società opererà sia a favore di attività continuative in Cina sia con il sostegno alle esportazioni di beni strumentali, un settore che tira molto e che nell'"export credit"ha fatto registrare nel 2008 un vero boom passando dai 2,8 miliardi di euro del 2007 a 6 miliardi. Ma la visita di Urso in Cina è stata finalizzata anche ai lavori della commissione mista.

Board It Holding sui nuovi accordi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: marchi di It Holding in Cina e sui mer-cati asiatici. L'accordo dovrebbe riguardare i brand Ferrè, Malo, Extè e le licenze Just Cavalli, C'n'c' e Galliano. Di certo c'è che i tempi stringono e che Perna deve trovare una soluzione rapidamente. A metà novembre la società è riuscita ad ottenere dalle banche creditrici, un pool di quattro- cinque istituti guidati da Intesa Sanpaolo,

Il greggio in Borsa perde un altro 7% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Europa e Giappone contagi anche la Cina, il "motore" dei consumi di materie prime. La struttura dei prezzi invece spinge diversi big a cercare stoccaggi galleggianti: il contango (quotazioni a termine più alte di quelle spot), purché di almeno un dollaro per un mese, oggi paga abbondantemente il costo del nolo per una Vlcc, una superpetroliera capace di oltre 1,

Maxisequestro per i falsi dalla Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: internazionale della Guardia di finanza di Milano Maxisequestro per i falsi dalla Cina Rita Fatiguso MILANO Un'Audi fiammante è già in via Filzi,quartier generale del Nucleo provinciale, a disposizione della Guardia di Finanza. è solo un pezzo, neanche il più pregiato, del patrimonio sottratto alla rete transnazionale di presunti contraffattori e contrabbandieri di marchi, quasi tutti cinesi.

Terrorismo e affari: la Cina è <preoccupata> ( da "Avvenire" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 2008 Terrorismo e affari: la Cina è «preoccupata» PECHINO. Amica storica del Pakistan e oggi in buone relazioni con l'India, con la recessione dell'economia mondiale che minaccia la sua crescita, la Cina non può nascondere la sua forte preoccupazione per i possibili sviluppi della crisi tra India e Pakistan innescata dal massacro di Mumbai.

G8, Berlusconi: Maddalena sotto controllo ( da "Avvenire" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il secondo giorno diventerà un G14, con l'ingresso di Paesi come Cina, India ed Egitto. Il terzo ci saranno altri Paesi dell'Africa e dell'Indonesia e si andrà verso un G20» . Berlusconi è chiaro quando spiega che quello che si terrà in Sardegna, nell'isola della Maddalena, il prossimo luglio, non sarà un G8 «tradizionale» .

Ba Bai Bang, lettere dal braccio della morte ( da "AprileOnline.info" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Xu Xiang Rong Produzione: Hsu Hsiao Ming, Shen Bing Origine: Cin, Usa, 2008 Durata: 93' Se hai spacciato droghe oppure ucciso un uomo investendolo in auto e sei fuggito via, se hai commesso reati più o meno gravi nella Repubblica Popolare di Cina costituisci il perfetto inquilino di una delle carceri in cui s'aspetta la morte.

"teatro, cinema e ironia i miei amori di frontiera" - rodolfo di giammarco ( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: quello del Festival de Cine Italiano de Madrid di qualche giorno fa, che è emersa la figura dell´attore che ci parla. Detto anche in cifre, Merone è l´efficace e laconico personaggio centrale del film di Stefano Tummolini (già aiuto di Ferzan Ozpetek) che, sintetizza lui, «nel maggio 2007 è stato realizzato in soli 7 giorni di riprese lavorando dalle 6 del mattino alle 8 di sera,

sulle tracce di terzani - roberto mutti ( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina o in India, in Birmania o in Afganistan, il quarantottenne fotografo si sofferma sui paesaggi e sulle persone, sui templi antichi e sui nuovi grattacieli che riprende con le sue caratteristiche stampe dai toni morbidi, con uno sguardo critico che sembra voler riecheggiare le lucide analisi dello scrittore che gli fa da guida ideale.

l'italia a caccia del mondiale sacrati: basket city siamo noi - stefano valenti ( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma sulla Cina aleggia un´ombra: la Fiba chiede un evento che muova l´intero paese, la Cina mette sul piatto solo Pechino. Ecco gli spagnoli: non manca il flamenco, il discorso di Lissavetsky, segretario di stato per lo sport, è molto lungo e molto politico.

malafestival, teatro e danza tra i robot - maura sesia ( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Carboni è il risultato temporaneo di una ricerca coreografica ed urbana sulla densità umana che muta il paesaggio, realizzata tra India, Cina, Iran. "Wbnr" cresce ogni tappa creando live performance uniche, dove un walker vagante per la città, inviando le proprie indagini antropologiche sul palco tramite motion tracking e sensori, interagisce in diretta con le evoluzioni del danzatore.

seimila lattine di olio contraffatto dirette in cina ( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: contraffatto dirette in Cina Stavolta non è stata la consueta merce cinese di dubbia provenienza a finire nel mirino, ma il contrario. I funzionari dell´ufficio delle dogane di Palermo hanno infatti sequestrato 6.480 latte da tre litri di olio alimentare dichiarato come "olio vergine di oliva" contenuto in un container che stava per essere spedito da un esportatore locale in Cina.

sarkozy sfida pechino, oggi vede il dalai lama - andrea tarquini ( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: oggi vede il Dalai Lama La Cina lancia il boicottaggio online. Il leader tibetano: "Spero diventi democratica" ANDREA TARQUINI DAL NOSTRO INVIATO DANZICA - «Abbiamo la speranza che la Cina cambi, che diventi una società democratica e aperta, e allora il problema del Tibet si potrà risolvere col dialogo in un giorno», ha detto il Dalai Lama ieri qui a Danzica,

"ma la riduzione dei prezzi eviterà la debacle dei consumi" ( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Quello che deve fare la Cina è stimolare la sua domanda interna e continuare a finanziare i consumi degli americani». Secondo la Confesercenti, le vendite natalizie in Italia diminuiranno di circa 1 miliardo di euro pari al 9%. Che ne pensa di questa previsione? «Per me un calo del 9% è troppo alto.

Il toto ambasciatori Usa In lizza Kennedy e Winfrey ( da "Unita, L'" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: una sede chiave alla luce della crisi economica dal momento che la Cina detiene il grosso del debito americano, starebbe cercando di mettere il cappello il ricchissimo John Thornton, un ex presidente Goldman Sachs che si è appena dimesso da direttore dell'Industrial and Commercial Bank of China citando «nuovi impegni di affari».

Greggio mai così basso dal 2004 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: industria automobilistica americana è alle corde, mentre i raffinatori di Cina e India si sono visti aumentare dai fornitori sauditi i prezzi ufficiali di vendita e contemporaneamente diminuire da Pechino i prezzi dei combustibili al dettaglio. Nulla che lasci spiragli per un graduale e solido rincaro, almeno per il momento.

In pista arriva la Formula austerity ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e, dal 2009, Abu Dhabi. Nuovo mondo, sceicchi, gare in notturna (come a Singapore) per aumentare lo spettacolo, attrarre gli sponsor e far crescere il bacino d'utenza televisivo, quei 3,25 miliardi di persone l'anno che con un costo contatto di 0,1 euro fanno della Formula 1 lo sport più appetito dagli sponsor dopo i grandi eventi -

Milano capitale del settore ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Egitto, Algeria, Tunisia, Marocco, Turchia, Bulgaria, Romania e Ungheria; il secondo, nell'ambito del progetto Italy for Sport di 16 operatori, provenienti da Polonia, Ucraina, Russia, Canada, Brasile, Sud Africa, Inghilterra, selezionati tra gli incaricati dell'aspetto sicurezza nell'ambito dell'evento sportivo che tali paesi ospiteranno nei prossimi anni.

Le due facce della recessione ( da "Avvenire" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: se non ripartono le economie di Paesi come India e Cina», con ripercussioni su occupazione e imprese. Il fondatore del Censis ha dosato con sapienza le parole, usando espressioni come il «rischio di default » per quasi metà delle famiglie, insieme a frasi più rassicuranti sulla «grande capacità di adattamento» alla congiuntura del nostro sistema di relazioni sociali.

Casa Bianca. Via al toto-ambasciatori. Indiscrezioni sui candidati per le sedi più ambite ( da "AmericaOggi Online" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: una sede chiave alla luce della crisi economica dal momento che la Cina detiene il grosso del debito americano, starebbe cercando di mettere il cappello il ricchissimo John Thornton, un ex presidente Goldman Sachs che si è appena dimesso da direttore dell'Industrial and Commercial Bank of China citando "nuovi impegni di affari".

La strage di Mumbai/Perché il terrore ha colpito l'India: il bersaglio è Obama ( da "AmericaOggi Online" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: India e la stessa Cina (forse ci siamo dimenticati un po' troppo in fretta dell'ondata di attentati che ha flagellato la regione dello Xinjiang a maggioranza musulmana prima delle Olimpiadi di Pechino). Il terrorismo, insomma, guarda lontano. E mostra di intendersene di futuri assetti strategici molto più di tanti informatissimi "esperti"

sarkozy alza la voce: "la cina sia più aperta" - andrea tarquini ( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Esteri Sarkozy alza la voce: "La Cina sia più aperta" A Danzica l´incontro col Dalai Lama. Pechino infuriata: "Un atto che ci offende" ANDREA TARQUINI DAL NOSTRO INVIATO DANZICA - La sfida europea alla Cina è diventata realtà, ieri qui nella città dove Solidarnosc nacque e affrontò con successo l´»Impero del Male» sovietico.

l'immortalità dei tiranni - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Onu il veto della Russia e della Cina (e il voto contrario della Libia e fino a poco fa anche del Sudafrica di Mbeki) l´ha impedito. Russia e Cina non vanno pazze per i diritti, e hanno forte il senso degli affari, e l´Africa è sempre più una loro piazza d´affari. Gli affari con i dittatori sono molto più sicuri e sbrigativi, per non dire quelli fra dittatori.

silenzio sul pizzo pagato: condanna bis per i li vorsi - gabriele isman ( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Conversando con i mafiosi Gaetano Sansone e Nino Cinà, il capo del mandamento di Pagliarelli definiva «eccessive» le pretese di Guttadauro nei confronti dei Li Vorsi. D´altra parte Filippo Guttadauro è, secondo gli inquirenti, il principale tramite fra Messina Denaro (del quale ha sposato una sorella) e la mafia palermitana.

Sarkozy sfida il diktat cinese A Danzica vede il Dalai Lama ( da "Unita, L'" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Stato o di governo abbiano rinunciato ad incontrare il Dalai Lama per non creare un caso diplomatico con la Cina. Tanta cautela viene spiegata a volte con il timore di compromettere rapporti politici ed economici con il gigante asiatico, che rivestono una fondamentale importanza per il mondo occidentale e l'Europa in particolare. In realtà il discorso vale anche a parti invertite.

Sul clima ancora un nulla di fatto Sarkozy non smuove gli alleati Ue ( da "Avvenire" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: che resta ottimista: fatti passi avanti Ï L'Italia, schierata con la Polonia, è pronta a dare battaglia e indica 5 punti irrinunciabili per l'intesa Ï Il presidente non ha ceduto alle pressioni di Pechino e ha incontrato il Dalai Lama: «Serve una Cina aperta» GENINAZZI E SERRA NEL PRIMOPIANO ALLE PAGINE 4/5 Nicolas Sarkozy (Reuters)

Sarkozy al Dalai Lama: <Serve una Cina aperta> ( da "Avvenire" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: nessuno mette in discussione l'unità e l'integrità territoriale della Cina, neppure il Dalai Lama che per il Tibet chiede autonomia culturale e religiosa, non indipendenza». E ha riaffermato che «il mondo ha bisogno di una Cina aperta così come la Cina ha bisogno di un'Europa forte. Abbiamo il dovere di lavorare insieme».

task force cinese negli usa "banchieri licenziati cercansi" - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: America verso la Cina. Del resto i leader comunisti sanno apprezzare l´esperienza di chi si è formato in Occidente. A presiedere la China Investment Corporation (il fondo sovrano) il governo di Pechino ha nominato Gao Xiqing. Gao è figlio di un generale dell´Esercito Popolare di Liberazione che combattè insieme a Mao Zedong,

uno-contro-uno l'essenza del basket ( da "Repubblica, La" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: basket avrebbe superato il calcio come sport più popolare del pianeta: in Cina, per dirne una, lo giocano decine di milioni di persone. Non so se è vero: la popolarità può essere difficile da misurare e comunque è spesso effimera. Però la notizia mi ha fatto venire in mente un altro articolo sul basket che ho ritagliato di recente, un´intervista sul settimanale Time a Magic Johnson,

emiri e motori: la f1 del mare va sempre al massimo - mattia chiusano abu dhabi ( da "Repubblica, La" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Mondiale in Classe 1 MATTIA CHIUSANO ABU DHABI dal nostro inviato «In Cina abbiamo 50 mila spettatori che possono comprare una Pepsi. Qui ad Abu Dhabi ce ne sono meno, ma una ventina di loro può comprare "la" Pepsi. L´azienda, intendo». Benvenuti nella terra dei nababbi, dove la crisi dello sport che taglia, riduce, licenzia, è un richiamo lontano, molto lontano.

Sarkozy incontra il Dalai Lama e sfida la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 1 autore: Sarkozy incontra il Dalai Lama e sfida la Cina Il presidente francese (e di turno della Ue) Nicolas Sarkozy ha incontrato ieri a Danzica il Dalai Lama, sfidando la Cina. Il leader spirituale tibetano (a destra nella foto) era ospite di un raduno di Nobel per la Paceinoccasionedei25 annidellapremiazionediLechWalesa.

Marchionne: Resteranno solo sei grandi gruppi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: uno in Cina, e infine resterebbe spazio per un altro soggetto europeo». Una previsione, quella di Marchionne, che riecheggia curiosamente quella fatta poco meno di dieci anni fa dall'avvocato Agnelli, quando disse: «La Fiat è troppo piccola ». Meno di un anno dopo arrivò l'intesa con Gm, sciolta nel 2005.

Impegno per migliorare l'efficienza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e in particolare la Cina ha aumentato le proprie esportazioni in Italia del 380 per cento». Le cartiere italiane sono da tempo impegnate nell'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a tutela dell'ambiente – racconta ancora il presidente di Assocarta –

Misure onerose, a rischio le Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Turchia e Africa settentrionale». L'analisi di Boston Consulting fornisce le cifre esatte dello scenario: se l'emissione di una tonnellata di CO2 dovesse costare diritti pari a 15 euro - cioè le valutazioni attuali - , i costi di trasporto via nave renderebbero in Italia conveniente l'importazione del cemento dall'

Sul Dalai Lama sfida alla Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Desidero che la Cina prenda il posto che le spetta nella governance mondiale. Abbiamo bisogno della Cina per risolvere i grandi problemi mondiali e che continui a dialogare, come ha iniziato a fare il presidente Hu Jintao, con il Dalai Lama». è il suo primo incontro con il leader spirituale, che durante la sua visita in agosto a Parigi era stato ricevuto dal ministro degli Esteri,

Una moneta comune per l'America centrale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Il presidente di turno del Sica, Manuel Zelaya, (presidente dell'Honduras),nel suo ampolloso discorso di chiusura, ha dichiarato che vi è convergenza, tra i Governanti riuniti a San Pedro, sulla necessità di dare indicazioni al Banco Centroamericano di Sviluppo Economico (Bcse) e alle Banche centrali affinché creino normative capaci di assicurare un flusso di investimenti adeguato.

Prima regione uscita dal Sud ora rischia di tornare indietro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: con la Cina, indebolisce un tessuto produttivo di piccole e medie aziende che non riesce a risollevarsi, mentre le grandi imprese che avevano investito grazie ai vantaggi dell'Obiettivo 1 entrano in crisi. Ci sono intere aree che cominciano a vivere di cassa integrazione e sussidi pubblici, come quella di Sulmona.

Non solo muscoli contro il terrore ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: nonostante gli sforzi profusi dalla Cina per aumentare il proprio soft power, gli Stati Uniti continuano a essere la potenza numero uno da questo punto di vista. Inoltre, gli Stati Uniti godono di una buona reputazione in Africa,dove l'amministrazione Bush ha adottato politiche illuminate sugli aiuti umanitari e la lotta all'Aids.

Il coraggio di Sarkozy ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: arma a doppio taglio: fa male alla Francia, ma anche alla Cina, soprattutto in un momento di crisi economica globale. L'incontro,infine,si è tenuto nel campo neutro di una Danzica checelebrava il 25Úanniversario delNobelper laPace aLech Walesa, elemento formale dinonsecondariaimportanzasulpianodiplomaticointernazionale.

È questa la strada da seguire ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Perché nel frattempo India e Cina, da sole, ne aggiungeranno dieci, cento, mille volte di più. La soluzione? Aspirare la CO 2 e iniettarla nelle viscere nella terra. Oppure in fondo al mare. Si può.E si deve.«Subito»,ammonisce Wallace "Wally" Broecker, il guru della geo-climatologia che per primo, nell'ormai lontano 1975, ha lanciato l'allarme sugli sconquassi dell'

I grandi gruppi: sul clima servono decisioni rapide ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: antica industrializzazione sono superiori a quelle della Cina, che pure ha da poco superato gli Stati Uniti nelle emissioni di gas-serra. Curiosamente, nonostante i disaccordi e tutto questo senso di urgenza, domani i negoziati di Poznan si fermeranno. Non per l'Immacolata concezione nella cattolica Polonia, ma per l'Eid Al-Adha,la fine della stagione islamica dei pellegrinaggi.

Incontro con il Dalai Lama La Cina protesta con Parigi ( da "Unita, L'" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: è che le relazioni con la Cina proseguano». «Abbiamo un interscambio importantissimo con loro - ha aggiunto la responsabile dell'Economia - Ci sono tante società francesi che si sono impiantate in Cina, e penso che sia nell'interesse di tutti che i rapporti continuino, nonostante la Cina consideri questo come un piccolo incidente».

Sarkozy sfida la Cina ed incontra il Dalai Lama ( da "AmericaOggi Online" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. I travagliati rapporti di Sarkozy con la Cina sulla questione del Tibet avevano avuto un altro momento significativo nel marzo scorso, quando il presidente francese, aveva minacciato di disertare le cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino, scatenando una violenta reazione dei nazionalisti cinesi che avevano organizzato una serie di manifestazioni antifrancesi tra le

A Danzica storico incontro tra Sarkozy e il Dalai Lama. Ma nessuno vuol morire per il Tibet ( da "AmericaOggi Online" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina ha il pieno diritto di ospitarle e il suo popolo di sentirsene orgoglioso". Salvo poi riceverne in cambio un ulteriore inasprimento dello spietato genocidio culturale in atto sul tetto del mondo. Dove i tibetani sono oramai ridotti a una minoranza di "seconda classe" rispetto alla popolazione (al 95% di etnia Han) cinese.

Natale. Nelle case degli italiani 6,5 milioni di abeti ( da "AmericaOggi Online" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Gli alberi di plastica che provengono spesso dalla Cina infatti - conclude Coldiretti - non solo consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra per essere fabbricati e trasportati, ma impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell'ambiente. A proposito dei prodotti provenienti dalla Cina, particolare attenzione va prestata nell'acquisto delle luminarie.

rifkin: "date l'esempio peggiore rischiate di perdere l'ultimo treno" - andrea bonanni ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: L´ingresso della Cina e dell´India nell´era della globalizzazione ha portato al tracollo». Ma il piano di rilancio americano? Quello europeo? «Sono briciole. La crescita degli ultimi anni che ha prodotto la globalizzazione è stata alimentata con consumi forzosi degli americani.

qualità senza controlli, ecco come difendersi - (segue dalla prima pagina) carlo petrini ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Un´Europa in cui le politiche agricole diventino politiche alimentari, e quindi guardino a un settore così complesso esaltandone le peculiarità e proteggendone le debolezze. Proviamo a pensarci, tra qualche mese, mentre andremo a votare: questa volta la Cina non c´entra.

carne alla diossina, primi sequestri allarme anche per i bovini irlandesi - alessandra retico ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud sospendono temporaneamente le importazioni dall´Irlanda. Natale tossico, e molto più che magro. In Italia si aggira il sospetto che dai cenoni mancheranno anche zampone e cotechino. Il Codacons chiede di monitorarli, il ministero li salva dall´infamia: preparati prima dell´infausto settembre irlandese,

pesticidi, antibiotici e virus mutanti la tavola minacciata dal cibo impazzito - antonio cianciullo ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 250 milioni di prodotti sequestrati viene dalla Cina). In particolare la diossina, un nome associato all´incubo Seveso, sembra una sorta di coazione a ripetere per l´industria alimentare. Un allarme simile a quello di questi giorni scattò in Belgio nel 1999, quando l´uso di mangimi gonfiati con oli di scarto carichi di diossina provocò prima il blocco della vendita dei polli e poi,

la civiltà dell'abuso - carlo petrini ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma quello che sta avvenendo nelle zone a forte sviluppo, come Cina, India, Brasile, Messico o certi posti dell´Africa, in alcuni casi ha dell´orribile. Orribile non è solo l´ingordigia di chi si arricchisce senza scrupoli, e nemmeno soltanto il fatto che si distruggano immense porzioni di natura o intere zone rurali;

"la russia guarda al piemonte per un patto sulle nanotecnologie" ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Personaggio di primo piano nella nomenclatura, è stato l´eminenza grigia di El´cin nel programma di privatizzazioni degli anni Novanta; nel periodo putiniano ha diretto la Rao-Ees (il monopolio elettrico statale) col compito di privatizzarlo; obiettivo raggiunto il 1° luglio di quest´anno, anche con la cessione di qualche centrale all´Enel.

schianto nel messinese due vittime sulla statale - arianna rotolo ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: presso il cine-teatro Metropolitan, era prevista una manifestazione destinata alla raccolta fondi Telethon. Tra gli ospiti della serata c´era anche Mara Eli, ma i coordinatori provinciali del Comitato Telethon hanno deciso di annullare la serata «nel rispetto della musicista scomparsa e dello stato d´animo degli altri artisti che sarebbero dovuti andare in scena»

patto con la cina per il 2015 e a fine settimana primo cda ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina XIII - Milano Expo Patto con la Cina per il 2015 e a fine settimana primo cda La società è pronta a partire: il consiglio di amministrazione di Expo 2015 spa potrebbe riunirsi per la prima volta alla fine della settimana. «Stiamo incrociando le agende», dice la presidente Diana Bracco.

la città vista dai residenti per caso "quel park and ride è un miracolo" - (segue dalla prima pagina) lello parise ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Dalla Cina con ardore parla perfino Ruggero Martines, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici, bolognese con padre salentino che da tre anni è di stanza nell´Isolato 49 a ridosso della cattedrale: «L´organizzazione della Ztl nel borgo suona come un evento miracoloso.

le nuove architetture raccontate da biondillo ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: irlandesi Grafton Architects alle case del Portello di Cino Zucchi, dal Teatro Armani di Tadao Ando al quartier generale Pirelli Re alla Bicocca di Vittorio Gregotti. Ma per gli appassionati di architettura contemporanea, più che questi e altri edifici già molto noti (la sede "Sole 24 ore" di Piano, la Fiera di Fuksas) saranno interessanti quelli situati in diverse località minori:

"vogliamo confessare" da guantanamo la sfida delle menti dell'11 settembre - mario calabresi ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: tra cui ci sono Cina, Libia, Russia, Tunisia e Uzbekistan. Il giudice per il momento ha accettato la disponibilità a confessare solo di Khalid Sheikh Mohammed, Walid bin Attash e Ali Abdul-Aziz Ali; per gli altri - Mustafà al Hawsawi e Ramzi bin al Shib, che è nipote di Mohammed - ha chiesto una perizia psichiatrica per vedere se sono capaci di intendere e volere.

graziato in extremis per vendetta impiccagione-horror in iran - cristina nadotti ( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Le agenzie iraniane ieri davano notizie di altre tre impiccagioni, queste portate a compimento. L´Iran, secondo Amnesty International, è al secondo posto dopo la Cina per numero di condanne a morte nel mondo, nel 2008 ha mandato al patibolo 226 persone.

Usa-Cina, un po' di ottimismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-09 - pag: 16 autore: Usa-Cina, un po' di ottimismo di Carlo Pelanda F ino a due settimane fa mancava "il punto di ancoraggio" che permette agli scenaristi di probabilizzare il se, il come e il quando il mercato globale uscirà dalla recessione e al mercato d'individuare una direzione.

In attesa che si riaccenda la scintilla ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina detentrice del 10% del debito Usa sia ora a caccia di assunzioni proprio tra gli ex goldenboy della finanza d'assalto americana. C'è di che riflettere su questa svolta-non svolta. E arriva opportuna, in Italia, la discussione (Orvieto, 13 dicembre) promossa dal Ceradi-Luiss diretto da Gustavo Visentini che presenta la sua ricerca triennale sulle società di capitali nel sistema

Extracosti per 5,5 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India e Russia: «Delocalizzare o addirittura cedere quote di produzione – concludono dall'associazione –, oltre a portare a una pericolosa perdita di posti di lavoro, appare incongruo anche dal punto di vista della tutela dell'ambiente, poiché in questi Paesi non sottoposti a vincoli si produce il 60% delle emissioni mondiali»

Sull'alluminio il peso delle scorte ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Tra questi la Cina, che ha comunicato riduzioni stimate dagli osservatori a 1,8 milioni di tonnellate su base annua, mentre altri grossi produttori hanno seguìto in novembre, tra cui l'Alcoa con un taglio di 600mila tonn./anno. In totale sarebbero state rese inattive capacità produttive annue per quasi 3 milioni di tonnellate.

Ferro, la Cina alla guerra dei prezzi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina alla guerra dei prezzi I big dell'acciaio pretendono uno sconto dell'82% sulle forniture Luca Davi I prezzi del minerale di ferro sono troppo alti perché i produttori siderurgici possano sostenerli ancora a lungo. Per questo la Cina, che con le sue acciaierie rappresenta il più grande consumatore di ferro al mondo,

Opere faraoniche. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: le opportunità offerte da Cina e India non sono un'opzione ma una necessità per lo sviluppo delle economie cilena e argentina». I benefici di quello che è già stato definito un "corridoio bioceanico" sarebbero inerenti, oltre che al flusso di merci, anche alla regolarità degli scambi: attualmente, infatti, per più di 60 giorni all'anno,

Il nuovo sistema multipolare aiuta a combattere la crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India e Brasile - in quella che si è andata configurando più di recente come un'economia mondiale multipolare. Anzi,per certi versi lo consoliderà e accelererà. In questa prospettiva, il rilancio della competitività internazionale delle imprese e dell'insieme del sistema produttivo italiano dipenderà fortemente dalla capacità di presenza in queste nuove aree e mercati di consumo

Tensione Cina-Stati Uniti per una legge sui segreti dei Pc ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 30 autore: Tensione Cina-Stati Uniti per una legge sui segreti dei Pc Una legge cinese che diventerà operativa dal 1Úmaggioprossimo costringerà tuttii produttori di Pc a far approvare in via preventiva da Pechino 13 tecnologie di sicurezza dei Pc, tra cui la crittografia dell'email.

Capitalismo e campagne cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: scava in un'ampia mole di dati per costruire la sua analisi della moderna Cina e del capitalismo secondo Pechino. Un'analisi critica,che tratteggial'evoluzione economica e sociale delle città in realtà controllate dallo Stato da un lato e delle campagne in cui invece sta sbocciando un più vivace fermento imprenditoriale.

Maiali alla diossina primi sequestri in Italia. Allerta anche sui bovini ( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Sotto osservazione fuori dai confini Ue, il Canada, la Cina, Hong Kong, Giappone, Russia, Singapore, Corea del Sud, Svizzera e Usa, per altre 2-3mila tonnellate. «Dall'Irlanda è arrivato appena lo 0,3 per cento delle carni di maiale importate. Evitare l'allarmismo - sottolinea la Coldiretti -. Come difendersi?

Clima, l'Italia punta i piedi Frena anche la Germania ( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina e l'India partecipino alla lotta contro il cambiamento climatico. La formula di compromesso prevede che la Commissione europea presenti un rapporto nel 2004, proponendo gli «adattamenti appropriati del regime di cooperazione previsto» nella direttiva,«allo scopo di migliorare l'efficacia per il conseguimento dell'obiettivo del 20%

L'OCCIDENTE CHE TACE ( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: L'OCCIDENTE CHE TACE Diritti umani, domani sono 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e Amnesty denuncia: l'Occidente ha imparato a tapparsi il naso pur di mantenere rapporti economici con le dittature. Così con la Cina o con l'Iran che minaccia di chiudere i rubinetti del petrolio

Il segretario di Nessuno tocchi Caino: L'opinione pubblica mondiale è una leva fortissima per chi combatte nelle nazioni oppresse. L' Occidente ne tenga conto per esercitare pressi ( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: persino i dirigenti di un colosso come la Cina hanno dovuto prestare ascolto ad alcune istanze sollevate dal Dalai Lama, proprio perché la pressione dell'opinione pubblica mondiale era possente. Finiti i Giochi, l'attenzione generale è scemata, e capisco la tristezza del Dalai Lama nel constatare che in Tibet tutto sia tornato come prima.

DA GUANTANAMO ALLA CINA LA SCIA DEI DIRITTI VIOLATI ( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: DA GUANTANAMO ALLA CINA LA SCIA DEI DIRITTI VIOLATI Il mondo occidentale, dopo essere stato la culla dei diritti, non dà l'impressione di esserne ora la patria nella quale vengono universalmente sostenuti. C'è sempre un motivo per spiegare l'ignavia dell'Occi- dente.

Diossina, l'Ue rassicura Zaia: mangiamo italiano ( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 000 tonnellate tra Cina, Hong Kong, Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e Corea. E proprio verso il mercato mondiale guardano con preoccupazione gli esportatori di insaccati e altri prodotti lavorati europei: Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la sospensione temporanea delle importazioni di carne suina dall'

<Dalle truffe ci difendiamo così> ( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: è stato fatto in Cina con la melamina. Se così fosse, sarebbe una truffa, e per di più grossolana, perché il sistema di autocontrollo è ferreo: l'allevatore sa cosa rischia; dal pacchetto igiene del 2006 in avanti ha la responsabilità totale di quel che produce e infatti la denuncia è arrivata dalla filiera, segno che l'autocontrollo ha funzionato.

I Paesi in allerta ( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 467,6 1014,1 Cina Hong Kong Russia Giappone Usa Singapore Svizzera Canada Corea 1.160,5 613 469,0 227,6 144,8 144,3 138 50,0 22,0 Regno Unito Germania Francia Italia Estonia Belgio Olanda Polonia Danimarca Svezia Cipro Portogallo 898,5 688,0 667,8 667,6 596,7 139,9 30,5 ANSA-CENTIMETRI

Iran, deposto vivo dopo l'impiccagione ( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Secondo alcuni dati diffusi da Amnesty International, nel 2007 sono state 317 le esecuzioni capitali in Iran, che si è piazzato così al secondo posto dopo la Cina nella graduatoria dei Paesi con il più alto numero di persone mandate al patibolo. ( R. E.)

Sarkozy: meno armi nucleari ( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Pakistan, Siria, Corea del Nord e, ovviamente, il «dossier caldo» dell'Iran. Ma non solo: il progetto dell'Ue ricorda che il 90% delle armi nucleari si concentra ancora in due soli Paesi, Stati Uniti e Russia, e che una riduzione dei loro arsenali è necessaria per il successo di un'iniziativa di disarmo internazionale.

Ue, passi in avanti sul piano clima L'Italia: non basta ( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: anche alla luce di quel che grandi inquinatori come Cina, India e Usa avranno deciso nel frattempo per ridurre le emissioni. L'Ue infatti non può restare sola senza accettare pesanti handicap di competitività industriale. Secondo Frattini il costo del pacchetto proposto dalla Commissione sarebbe pari all' 1,14% del Pil per l'Italia e a livelli non meno preoccupanti anche per l'

Tutto il mondo sotto l'albero ( da "Famiglia Cristiana" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: jeans a 59 euro dal Mali e magnifiche ceramiche cloisonné dalla Cina scontate del 30 per cento. Tra gli scaffali si aggirano anche Simona Sperandio e il marito Vanni Catania, rappresentanti di classe con l?incarico di scegliere i regali per le maestre. Spiega Simona: «Siamo qui perché vogliamo acquistare oggetti solidali, che migliorino un po?


Articoli

Edf, 50 miliardi di investimenti sul nucleare al 2020 (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Edf, 50 miliardi di investimenti sul nucleare al 2020 da Finanza&Mercati del 05-12-2008 Electricité de France scommette sul nucleare di terza generazione. Il gruppo francese guidato da Pierre Gadonneix, assieme ai suoi partner, ha fatto sapere che investirà fra i 40 e i 50 miliardi di euro entro il 2020 nella nuova tipologia di reattori. I bisogni di finanziamento netti di Edf fino al 2020 dovrebbero essere dunque compresi fra i 12 e i 20 miliardi di euro. Una cifra che tiene conto anche dei progetti in joint venture in patria ma anche in Cina, Usa e Gran Bretagna.

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L'Italia che fa risparmiare la Regina (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

L'Italia che fa risparmiare la Regina da Finanza&Mercati del 05-12-2008 NICOLA BRILLO Ha portato il negotium dove deve stare nel Terzo Millennio, su Internet, mettendo in contatto migliaia di venditori con un unico acquirente che in base a un bando dettagliato online trova esattamente quello che cerca. E a minor prezzo. Ma a risparmiare non è solo il compratore, in alcuni casi, è anche il contribuente. Sì perché la società italiana BravoSolution, nata nel 2000 da uno spin-off del gruppo Italcementi, lavora dal 2004 con il governo britannico, in particolare con il ministero dell'Educazione, e con numerosi enti locali. E permette al contribuente di Sua Maestà un risparmio annuo di mezzo miliardo di euro. BravoSolution, passata indenne dalla bolla di Internet del 2001, è diventata l'azienda leader europea in soluzioni per la Supply Management Excellence, al terzo posto al mondo dietro a due colossi americani, che però registrano forti perdite nei bilanci. La società italiana offre software e servizi per la gestione dei processi di acquisto e ha recentemente messo a segno l'undicesimo trimestre profittevole consecutivo, segno che il business funziona e si autosostiene. Nello specifico BravoSolution aiuta oltre 20mila clienti a gestire l'intero processo di approvvigionamento, agevolando le divisioni aziendali nella condivisione dei dati di acquisto e nella gestione strategica della relazione con i fornitori. Risparmiando così anche molto tempo. I ricavi dei primi due trimestri del 2008 della società hanno registrato un incremento del 43% rispetto allo stesso periodo del 2007, confermando il trend di crescita: negli ultimi tre anni BravoSolution ha registrato un incremento medio del 32% annuo. Grazie alle acquisizioni effettuate nel corso del 2007, e a un'ulteriore espansione nel mercato della Supply Management, BravoSolution stima di continuare a crescere anche nel 2008, con una previsione di fatturato per l'anno di 50 milioni di euro. E prosegue anche nelle assunzioni, soprattutto in Italia. Nel nostro Paese quest'anno ha inserito nel proprio team circa 50 persone. Ora la struttura societaria è così composta: 12 uffici in otto Paesi (Italia, Francia, Messico, Spagna, Olanda, Gran Bretagna, Cina e Usa) in tre continenti. E 400 sono i dipendenti. Negli ultimi tre anni sono state assunte complessivamente, a livello mondiale, oltre 250 nuovi addetti. A guidare il gruppo dall'agosto scorso, dopo alcuni anni a capo della controllata britannica, c'è Nader Sabbaghian, 39 anni e vero globetrotter. Nato in Iran, ha una laurea in Ingegneria in Canada e un master negli Usa. Sposato con un'italiana, abita a Londra con i suoi due figli. Il lavoro è invece a Milano, zona Lambrate. Un'unica passione: la maratona. Il suo personale è 3 ore e 29 minuti, che vuole limare ulteriormente. Per farlo si sveglia tutte le mattine alle 6, allenamento e poi di corsa in ufficio. Imporsi all'estero non è stato semplice, l'Italia in genere non dà un'immagine di efficienza. «All'inizio c'era una certa diffidenza nei nostri confronti, ma ben presto superata dopo aver visto i nostri prodotti e software, interamente ideati da noi - spiega a Finanza & Mercati l'amministratore delegato della società - La nostra piattaforma via Web, che taglia il passaggio attraverso gli intermediari, ha avuto successo». Dopo il primo periodo, già nel 2001 la società si presenta sui mercati esteri di Spagna e Francia, dove ha acquistato Mobile Workers. «Quando siamo nati c'erano 1.500 aziende nel nostro segmento B2B - prosegue Sabbaghian - oggi ne rimangono 150, e solo 15 hanno un fatturato sopra dieci milioni». Dal 2004 è arrivata la «commessa» britannica, con il portale acquisti che media contratti per 30 miliardi l'anno, riducendo anche i tempi da tre mesi a tre giorni per l'individuazione del vincitore del bando. L'ultima mossa è stata l'acquisizione, a fine 2007, di uno dei colossi del mercato Usa, la Verticalnet, per 10,6 milioni. Attraverso il software di BravoSolution sono passati contratti per appalti «chiavi in mano» delle cose più disparate: dalla realizzazione di torre uffici, servizio stampa volantini a produzioni di uova di Pasqua, costruzione linea alta velocità, ristrutturazione poli di stampa. E ancora: servizi di trasporto via terra, latte in polvere, servizio trascrizione per tribunali fino al carbone. All'italiana BravoSolution si affidano gli acquisti delle società globali del calibro di Delta Airlines, Grupo Planeta, L'Oreal, Eads, la metropolitana londinese, United Airlines, Unilever, PepsiCo e moltissimi altri. E in particolare il colosso dell'energia francese Edf. Il portale targato BravoSolution ha gestito in un anno acquisti per circa 7,5 miliardi di euro, attraverso oltre 24.500 negoziazioni e 12.200 fornitori coinvolti. In Italia i clienti privati sono Autogrill, Telecom Italia, Sea Aeroporti di Milano e Intesa Sanpaolo. Sul fronte pubblico, nel nostro Paese, BravoSolution sconta ancora qualche difficoltà, il primo a crederci è stato il Comune di Genova, alcuni anni fa. In Gran Bretagna invece, il corrispondente della nostra Corte dei Conti, ha segnalato nella relazione annuale la BravoSolution tra le dieci eccellenze nell'uso dell'information technology al servizio della Pubblica amministrazione. «In un'economia globale sempre più competitiva, le imprese hanno bisogno di soluzioni che le aiutino a gestire la spesa nel modo più efficace», ha concluso Sabbaghian. Soluzioni che potrebbero servire anche alla nostra Pubblica amministrazione. Sempre che i nostri amministratori locali abbiano voglia di risparmiare.

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"l'italia media per la pace dopo la strage di mumbai" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 19 - Esteri Il premier "lancia" il summit internazionale di luglio 2009 "L´Italia media per la pace dopo la strage di Mumbai" Berlusconi: "Alla Maddalena un G8 sicuro" In febbraio a Washington l´incontro tra diplomazia italiana e Usa A Trieste in giugno i partner dell´area discuteranno della crisi tra Pakistan e Afghanistan ROMA - Bettino Craxi ringrazierebbe Silvio Berlusconi: durante i tre giorni che i capi di governo del G8 trascorreranno nel luglio 2009 alla Maddalena, il presidente del Consiglio italiano organizzerà anche una visita a Caprera. Un omaggio alla memoria di Giuseppe Garibaldi, l´eroe dei due mondi venerato dal segretario del Psi ma che continua ad essere ricordato in molte nazioni del terzo mondo. A parte questa e tutte le altre parentesi turistiche, il governo Berlusconi prepara il G8 alla Maddalena con una cura che non dovrebbe limitarsi solo agli aspetti logistico-culinari. I funzionari coordinati dal segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo, hanno suggerito a Berlusconi e Frattini di utilizzare la preparazione del G8 per rilanciare sin da adesso il ruolo politico dell´Italia in un momento in cui le fortune politiche del paese sembrano abbastanza confuse. Berlusconi ha accettato i consigli dell´ambasciatore Massolo, suo "sherpa" per il G8, e in febbraio i diplomatici italiani voleranno a Washington per incontrare gli uomini di Barack Obama e avviare la preparazione del vertice. Mentre già oggi, ha detto ieri il presidente del consiglio, «stiamo svolgendo il ruolo di tramite tra India e Pakistan dopo i terribili atti di terrorismo dei giorni scorsi». Quanto al tema sicurezza, il premier ha sottolineato che «avendo avuto l´esperienza traumatica di Genova per noi è un problema che esiste», salvo poi aggiungere: «Sono abbastanza sicuro che ci sarà una totale sicurezza sia per la zona del vertice che per l´isola». La formula della Maddalena vedrà la riunione suddivisa in tre giornate: la prima dedicata al nucleo originario del G8, mentre la seconda giornata vedrà il gruppo allargarsi a 14 con l´aggiunta di Cina, Brasile, India, Sudafrica, Messico ed Egitto. La terza giornata sarà quella che il ministro degli Esteri Franco Frattini ha suggerito di riservare ai temi dell´Africa, con i capi di governo di quel continente che parteciperanno a pieno titolo ai lavori di un Gruppo la cui geometria numerica è in continuo aggiornamento. Tutto il 2009 sarà comunque un anno pieno di eventi politici legati al G8; il più importante potrebbe essere il vertice dei ministri degli Esteri, in giugno a Trieste: Franco Frattini ha convocato un "outrich" dedicato alla crisi Pakistan-Afghanistan a cui verranno invitati tutti i partner politici dell´aerea. Quindi non solo Islamabad e Kabul, ma anche India, Arabia Saudita, Emirati arabi, Turchia assieme ai membri del G8. Quella «conferenza politica» sull´Afghanistan di cui si parla da anni, con il rischio che da oggi all´estate il vero malato sia diventato il Pakistan. «Sarà la conferma dell´idea che ormai tutti abbiamo», dice il ministro degli Esteri, «la crisi afgana va affrontata militarmente, ma è una crisi che si risolverà soltanto con la politica. Vogliamo tracciare una road map per disinnescare la minaccia terroristica di matrice islamica che ha le sue radici e le sue basi in Afghanistan e in Pakistan». (v.n)

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sant'ambrogio, il comune "il parcheggio si deve fare" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Milano La risposta all´appello dei vip: puliremo il cantiere, fa schifo Sant´Ambrogio, il Comune "Il parcheggio si deve fare" Simini: anche a me non piace vedere uno scavo aperto per anni, a inizio gennaio partirà la fase esecutiva Dice che buona parte della lettera aperta scritta al sindaco Letizia Moratti e al cardinale Dionigi Tettamanzi da un centinaio di milanesi illustri capitanati dall´architetto Cini Boeri, avrebbe potuto sottoscriverla anche lui: «Perché anche a me non piace vedere uno scavo aperto per anni». E soprattutto «perché i cantieri devono essere perfetti: per questo ho già chiesto che venga ripulito dai rifiuti che per inciviltà la gente getta oltre la recinzione». Ma sulla possibilità che il parcheggio di Sant´Ambrogio si fermi, l´assessore ai Lavori Pubblici Bruno Simini risponde: «Per tornare indietro devono esistere delle ragioni. L´amministrazione ha stabilito che lì poteva nascere un parcheggio, che risponde soprattutto alle esigenze dei residenti. E le richieste sono molto superiori ai 300 box privati che verranno realizzati. Il piano, poi, non è in conflitto con la basilica. Anche un comitato di saggi, autorevoli quanto i firmatari di questa lettera, ha dato il via libera perché il progetto migliorerà la piazza e ne farà un´isola pedonale». Alla vigilia della festa del patrono, intellettuali e nomi noti come Gillo Dorfles, Inge Feltrinelli, Vittorio Gregotti, Roselina Archinto, Davide Rampello, Marco Tronchetti Provera, Arnaldo Pomodoro e Puri Negri, lanciano un disperato appello: «Fermate il parcheggio». Ma l´ultimo passo verso l´inizio dei lavori è vicino: «Entro la fine del mese si svolgerà la conferenza dei servizi - dice Simini - . è l´ultimo passaggio tecnico in cui tutti esprimeranno i loro pareri per poi passare al progetto esecutivo e, all´inizio del 2009, partire con la realizzazione». L´assessore avanza anche un dubbio: «Chi ha firmato la lettera potrebbe non sapere tutto. Ci sono passaggi che condivido anch´io: stiamo lavorando tutti per non avere un cantiere aperto in città e per avere una piazza libera da auto e traffico». (a. g.)

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estonia-bologna, l'infinita odissea bianconera sacrati presenta a ginevra il parco delle stelle - stefano valenti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Bologna Virtussini solo ieri sera sul volo di ritorno, il patron fortitudino è alla Fiba per le candidature ai Mondiali 2014 Estonia-Bologna, l´infinita odissea bianconera Sacrati presenta a Ginevra il Parco delle Stelle STEFANO VALENTI GINEVRA - Se c´erano state vigilie di derby disperse per il mondo, perché le coppe, soprattutto ai bei tempi, portavano ovunque, questa probabilmente le batte tutte, dividendo anche uomini della stessa casa. La Virtus ha la squadra in riva al Baltico e i dirigenti a casa, la Fortitudo i giocatori in sede (incluso il nuovo centro Papadopoulos, arrivato ieri) e i dirigenti fuori porta: a Ginevra, esattamente, dove ieri sera è salito il patron Gilberto Sacrati, insieme a Michele Forino, per la presentazione della candidatura italiana (nonché bolognese) all´organizzazione dei Mondiali 2014. Alle 17 odierne, ora di qui e quindi svizzera, Cina, Italia e Spagna, in ordine di apparizione, tireranno giù i veli sulle bontà delle proprie proposte, nel tentativo di convincere il Board Fiba a meritarsi il Mondiale 2014 (che sarà poi assegnato nel weekend del 22 e 23 maggio 2009). La Cina ha denaro, impianti e la benedizione dell´Nba, che su quel mercato sterminato è già ben radicata. La Spagna ha denaro, impianti e la spinta di un paese dove il basket è passione, pubblico, organizzazione. E l´Italia? Si presenterà con una delegazione multietnica di campioni, personaggi e miss, nonché dotata di un budget imponente: circa 40 milioni di euro, più della metà dei quali arriveranno dalle sette sedi che eventualmente ospiteranno il torneo, e gli altri dalla politica e da sponsor come Montepaschi e Gioco del Lotto. Gli impianti? Il restyling promesso è corposo, in alcuni casi totale: però è su carta, e questo agita non poco la vigilia. Sorgerà un palazzone a Roma-Tor Vergata, a Siena le ruspe entreranno in azione con l´anno nuovo, in una zona decentrata che si propone di calamitare genti da tutta la Toscana. Su Bologna, la Fiba punta le proprie fiches sul Parco delle Stelle, che nascerebbe con tutti i requisiti per ospitare l´evento. Sacrati ha raggiunto Ginevra in serata in aerotaxi, ed oggi si giocherà in un colpo popolarità e credito, sia qui che in città, svelando al mondo la prima slide del proprio progetto. Ma gli occhi rimarranno puntati anche su Cadriano, da dove possono sempre arrivare contromosse a sorpresa, perché Sabatini può proporre il suo, di palazzo. Che nel dossier non c´è, ma... c´è sotto il cielo. Di cemento e mattoni, non su un computer. Già in piedi, pronto all´uso. A Bologna il patron, la Virtus era ieri ancora a spasso. Doveva imbarcarsi mercoledì sera a Tallinn, ma dopo un´attesa di cinque ore in aeroporto s´era saputo che il volo per Amsterdam era stato soppresso («meglio perdere il volo che la partita di Tartu», aveva subito chiosato sul sito bianconero l´immarcabile Sabatini). Un nuovo tentativo è stato fatto ieri mattina, e un nuovo rinvio ha rispedito alle 18 di ieri sera: quando la truppa s´è imbarcata, dopo essersi allenata in una palestra scolastica del posto, divisa con le ore di educazione fisica di disciplinate scolaresche estoni. Affidata la direzione del match di domenica a Facchini, Tola e Martolini, l´ultima notizia di vigilia l´ha data la Fossa dei Leoni, lanciando per il giorno del derby, dalle 8 in piazza Azzarita, il suo invito «A colazione con la Fossa»: dopodichè, partirà il tradizionale corteo dei tifosi biancoblù verso Casalecchio. Essendo poi quasi coincidente la data del derby con quella della tragedia del «Salvemini», alla colazione sarà presente un banchetto delle associazioni Ondanomala e Vittime del Salvemini, con materiale informativo sulla strage del 6 dicembre 1990. SEGUE A PAGINA V

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vendola, missione in cina "più scambi e investimenti" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Bari Dal 7 all´11 nella provincia di Guangdong Vendola, missione in Cina "Più scambi e investimenti" Nichi Vendola sbarca in Cina. Su invito del ministero degli Esteri, il presidente della Regione parteciperà alla missione del Comitato governativo Italia-Cina, in programma nella provincia del Guangdong dal 7 all´11 dicembre. Scopo della missione, organizzata dalla Farnesina, è la prosecuzione del progetto di cooperazione economica tra Italia e Guangdong adottato nel luglio scorso, cui ha fatto seguito la visita in Italia del vice governatore della provincia cinese Lin Musheng. Vendola interverrà con una relazione sul Sistema Puglia al seminario "Investire in Italia: vantaggi e opportunità".

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pechino pronta a ritorsioni commerciali "sarkozy non incontri il dalai lama" - giampiero martinotti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Esteri Il precedente L´appuntamento è previsto per domani a Danzica. Ieri il leader tibetano applaudito dal parlamento europeo Pechino pronta a ritorsioni commerciali "Sarkozy non incontri il Dalai Lama" Il premio Nobel a Bruxelles: "Una superpotenza deve anche avere autorità morale" GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente parigi - La Cina minaccia ritorsioni commerciali, non ama vedere il Dalai Lama accolto in Europa come un leader spirituale e politico di primo piano e soprattutto non vuol vedere la stretta di mano tra il "papa" dei buddisti e Nicolas Sarkozy, prevista domani a Danzica: Pechino è tornata far la voce grossa contro la Francia e la sua «posizione errata», ed ha avvertito che «il popolo cinese è scontento». Velate minacce di boicottaggio dopo l´annullamento del vertice Cina-Ue di lunedì per lo stesso motivo: la stretta di mano in terra polacca. Una mini-crisi che ricorda quella seguita al passaggio della fiamma olimpica a Parigi e la sua contestazione, poche settimane dopo le sommosse in Tibet. La messa in guardia del regime cinese è stata esplicita: «Attribuiamo una grande importanza alla nostra partnership strategica con la Francia come alle nostre relazioni commerciali. Questi due punti sono legati. Solo se esistono buone relazioni bilaterali possiamo creare una buona atmosfera per le nostre relazioni commerciali». Le minacce sono state fin troppo chiare: «Speriamo che il pubblico cinese resterà calmo», ha detto Liu Jiancho, portavoce del ministero degli Esteri, con un´evidente allusione agli appelli al boicottaggio dei prodotti francesi che circolano su internet. Le proteste cinesi, tuttavia, serviranno a poco. In primavera le relazioni sino-francesi erano state tese, gli ipermercati Carrefour erano stati boicottati, Sarkozy aveva accarezzato l´idea di disertare la cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici. La realpolitik aveva tuttavia preso il sopravvento: il presidente francese era andato a Pechino e aveva accuratamente evitato di incontrare il Dalai Lama, in visita Oltralpe in agosto, lasciando alla moglie, Carla Bruni, il compito di andare a salutarlo. Le cose adesso sono cambiate: le Olimpiadi sono alle spalle e Sarkozy poteva difficilmente rifiutare la sua partecipazione alle cerimonie indette in onore di Lech Walesa, che 25 anni fa ha ricevuto il premio Nobel. E Pechino si è arrabbiata. I diplomatici francesi hanno reagito con molta flemma, minimizzato le minacce commerciali e attribuito l´ira cinese soprattutto ai molteplici incontri del Dalai Lama a livello europeo. In questi giorni sta incontrando molte personalità e ieri è stato applaudito durante una conferenza stampa al parlamento europeo a Bruxelles: «La Cina merita di essere una superpotenza, ma per esserlo occorre la potenza umana, militare ed economica. Ma ci vuole anche un altro fattore importante, l´autorità morale, e questo le manca. L´immagine della Repubblica popolare cinese nel campo dell´autorità morale è pessima». Secondo il Dalai Lama, il regime è sempre meno disposto a negoziare seriamente con i tibetani. Quanto all´incontro con Sarkozy, ha cercato di minimizzarne l´impatto politico: «Non c´è nessuna agenda politica, solo un incontro per salutarsi. Ho già incontrato la moglie del presidente, adesso mi rallegro all´idea di incontrare suo marito».

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il fondo sovrano cinese ci ripensa: "basta banche occidentali" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Economia Global market Il fondo sovrano cinese ci ripensa: "Basta banche occidentali" Dalla crisi non si esce tornando ai vecchi sistemi nazionali, ma aprendosi a concorrenza e trasparenza, elementi che si spera siano sempre di più incentivati Il fondo sovrano cinese ha annunciato uno stop ai propri investimenti in istituzioni finanziarie occidentali. Lou Jiwei, presidente e chief executive della China Investment Corporation (fondo sovrano alimentato dalle riserve della banca centrale e controllato dal governo di Pechino), ha tratto le conseguenze dopo le pesanti perdite subìte in seguito all´acquisto di importanti partecipazioni nella banca americana Morgan Stanley, nella britannica Barclays, e nella società di private equity Blackstone Group. «In questa fase - ha detto Lou Jiwei - non ci fidiamo a investire in istituzioni finanziarie occidentali perché non sappiamo quali problemi possano avere». Si conferma così che d´ora in avanti la priorità per la China Investment Corp. è investire in società cinesi, a cominciare dalle banche, per ricapitalizzarle e proteggerle dalla crisi. Proprio in questi giorni il fondo sovrano ha aumentato le proprie quote nelle tre maggiori banche cinesi: Industrial & Commercial Bank of China, Bank of China, China Construction Bank. Sfuma definitivamente la speranza che la Cina possa trasformarsi in una sorta di "cavaliere bianco globale", usando le sue colossali riserve valutarie (2.000 miliardi di dollari) per nuovi salvataggi di banche occidentali. Federico Rampini [Schaeffler-Continental a rischio] L´acquisto del gigante dei pneumatici tedesco Continental da parte della grande azienda a conduzione familiare Schaeffler è in pericolo. Non si esclude nemmeno che Schaeffler prepari una ritirata strategica. La scadenza prevista per il pagamento degli azionisti di Continental da parte di Schaeffler, cioè fine dicembre, si avvicina e la situazione appare sempre più difficile. Le banche stanno negoziando con potenziali investitori: si dice che Schaeffler voglia liberarsi di buona parte del pacchetto di Continental acquistato e punti a conservarne soltanto il 49,9 per cento al massimo. Il problema finanziario per Schaeffler è gravissimo: quando nei mesi scorsi raggiunse un accordo con gli azionisti di Continental, s´impegnò a pagare loro 75 euro per ogni titolo. Adesso, a causa della crisi finanziaria e del crollo di vendite nel comparto auto (un disastro anche per i grandi produttori di pneumatici) il valore dell´azione Continental è sceso a 37,29 euro. Appare dunque pressoché impossibile per Schaeffler uscire dalla trappola Continental senza gravi perdite rispetto all´investimento iniziale e ai versamenti promessi agli azionisti. Juergen Geissinger, numero uno di Schaeffler, ha ammesso secondo la Frankfurter che «la soluzione migliore sarebbe abbandonare Continental del tutto». Ma appunto con l´attuale situazione dei mercati è quasi impossibile. Andrea Tarquini

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Alla Corte suprema del popolo l'attesa più lunga dei cinesi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-12-05 - pag: 1 autore: ... OGGI SU «VENTIQUATTRO» ... Alla Corte suprema del popolo l'attesa più lunga dei cinesi S ono costretti ad attendere an-ni prima di essere ricevuti. Solo il 2% di loro riuscirà a ottenere giustizia. Ma non importa: ogni anno tra 12 e 14 milioni di cinesi, mossi dalla disperazione, depositano i propri reclami alla Corte suprema del popolo di Pechino per denunciare i soprusi dei funzionari locali di partito. Ventiquattro, nel numero oggi in edicola con il quotidiano, racconta le loro drammatiche storie. Molte sono legate alla brutale politica del figlio unico. A Ying Jinxian, per esempio, è stato sottratto dal partito il bambino nell'errata convinzione che fosse un secondogenito. Altri appellanti arrivano nella capitale per denunciare espropri illegali o mancati risarcimenti.è dall'epoca della Cina imperiale che esiste la possibilità di appellarsi agli organi centrali contro l'inefficienza del sistema giudiziario locale. Ma si tratta di un diritto oggi soltanto teorico, con la Corte suprema al collasso, schiacciata dalla mole di petizioni e dalla corruzione dei funzionari. La copertina del magazine oggi in edicola

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Incontro con il Dalai Lama, dalla Cina pressing sull'Eliseo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-05 - pag: 8 autore: Incontro con il Dalai Lama, dalla Cina pressing sull'Eliseo Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato «Ho già incontrato la moglie del presidente francese, adesso vorrei vedere anche lui». La Cina fa fuoco e fiamme, minaccia la Francia di ritorsioni commerciali se domani a Danzica incontrerà come previsto il Dalai Lama, invitato insieme ad altri Premi Nobel per festeggiareil25 Úanniversariodiquelloottenuto da Lech Walesa, il leader di Solidarnosc che rovesciò il regime comunista nel proprio paese. Sua Santità, approdato ieri a Bruxelles sulla via per la Polonia, non perde la calma, anzi a intermittenza si diverte a condirla con un po'di ironia. «Bisogna continuare a negoziare con la Cina, come presidente dell'Unione la Francia deve continuare a farlo però nessuno può chiedere a Nicolas Sarkozy di non incontrare il Dalai Lama a Danzica» puntualizza Hans- Gert PÖttering, il presidente dell'Europarlamento che ha accolto ieri davanti all'emiciclo il capo spirituale del Tibet. Il Governo cinese, che ha già annullato per la stessa ragione il vertice Ue-Cina (avrebbe dovuto svolgersi lunedì a Lione), comunque fa di tutto per far capire all'Europa che fa sul serio sulla questione tibetana. E per questo non esita a minacciare di prendere in ostaggio gli interessi economici del suo presidente di turno. «Diamo molta importanza alla nostra partnership strategica con la Francia come pure ai nostri rapporti economici. Soltanto buoni rapporti possono però creare una sana atmosfera propizia al business» ha mandato a dire ieri il portavoce del ministero degli Esteri cinese. E che Parigi abbia molto da perdere a Pechino non ci sono dubbi: da Areva ad Alshtom, da Peugeot Citroen a Carrefour di commesse in ballo ce ne sono molte. Senza contare l'ordine per l'acquistodi 150 Airbus in attesa della firma finale. Si arrenderà Sarkozy al ricatto economico cinese? Sembrerebbe improbabile. Il Dalai Lama minimizza la portata del suo viaggio a Danzica: «Le mie visite non sono politiche, tranne quando vengo qui o vado alla Casa Bianca. Dopodomani non avrò colloqui complicati ma solo riunioni per salutarci con Walesa e Gorbaciov. Per favore cercate di non vedere calcoli politici nelle mie decisioni. Già lo fanno i cinesi ». Anche ieri ha ribadito che il suo obiettivo non è il separatismo ma l'autonomia: «Però il Governo cinese continua ad accusarci di separatismo, così alla fine noi stessi diventiamo confusi per cui non so più rispondere a questa domanda». Deposta l'ironia,il leader tibetano ha affermato che la Cina finora non ha mostrato di volere seriamente il dialogo ma di «volerci sopprimere con le armi, il che è sbagliato». Anche perché se Pechino vuole, come vuole, diventare una superpotenza, non le basteranno potenza militare ed economica. Dovranno avere anche un'autorità morale per avere il rispetto del mondo e quindi assumere maggiori responsabilità globali. adriana.cerretelli@ilsole24ore.com RITORSIONI Il colloquio è in programma domani a Danzica, Pechino pronta a rappresaglie commerciali dopo aver già annullato il vertice con la Ue Dialogo. Il Dalai Lama con il presidente del Parlamento europeo Hans Gert PÖttering INFOPHOTO

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I piccoli passi del realismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-05 - pag: 15 autore: DALLA PRIMA I piccoli passi del realismo La frase sintetizza bene spirito e programma di azione della presidenza francese dell'Unione, decisa a chiudere in bellezza il suo semestre europeo sul dossier più complesso e difficile degli ultimi anni. Niente guerre di religione, ambientali e non. Invece realismo e approccio pragmatico, dunque, al gioco incrociato delle rivendicazioni per arrivare a un accordo. Che pare ormai a portata di mano. L'intesa faticosamente raggiunta lunedì sulla riduzione delle emissioni di CO2 per le auto ha fatto in qualche modo da modello e battistrada. Respinto il massimalismo delle proposte originarie di Bruxelles e dell'europarlamento, alla fine si è optato per il mantenimento degli obiettivi da raggiungere però con gradualità e in tempi più lunghi, sanzioni comprese. Con l'ombra della recessione economica che si fa sempre più scura e la disoccupazione in rapido aumento, non c'è più posto in Europa per gli ayatollah: sono un lusso proibitivo. Lo sa bene la Germania di Angela Merkel che ha ispirato la crociata dei tre 20 entro il 2020 per lanciare la terza rivoluzione industriale fondata sull'economia a bassa emissione di CO2 e ora si batte per salvarsi la faccia con l'industria tedesca in armi perché ha fatto il conto dei costi. Astronomici, insostenibili soprattutto quando la congiuntura economica rema contro. Lo sa bene l'Italia di Silvio Berlusconi che subito è uscita allo scoperto per denunciare la propria impossibilità di giocare una partita troppo salata per essere metabolizzata senza traumi dal suo sistema produttivo. E lo sanno Polonia e paesi dell'Est, mobilitati contro vincoli eccessivi che ne strangolerebbero le prospettive di crescita e di recupero dei ritardi di sviluppo. Pur avendo in tasca il jolly nucleare che azzera i costi della sua partita nazionale, la Francia alla fine ha capito che non solo la recessione aveva radicalmente cambiato i termini della sfida e della sua sostenibilità ma che per vincerla senza lasciarsi alle spalle morti, feriti e disertori, l'unico modo era ed è di renderla accettabile. Come? Facendo un passo alla volta invece di due. Aspettando che gli altri attori globali, dagli Stati Uniti di Barak Obama, alla Cina, all'India, alla Russia e via discorrendo, seguano, quindi condividano impegno e oneri della lotta al riscaldamento del pianeta. Nessuno, non la Francia, tanto meno la Germania e neanche l'Italia intendono rinunciare alla leadership mondiale su questo fronte. Nè dare l'impressione di volerlo fare. Al contrario tutti intendono non solo mantenerla ma anche sbandierarla in tutte le sedi opportune. Però in modo più ragionevole e soft, che probabilmente è anche l'unico che può rendere credibile una scelta che vuole fare scuola globale. Un'alternativa diversa quasi certamente equivarrebbe a programmare il suicidio dell'industria europea. Non è catastrofismo. Il mercato unico ha razionalizzato la struttura industriale dell'Europa incoraggiando le specializzazioni tra Stati membri che hanno migliorato la produttività globale del continente. Ma il risultato è che ormai il numero dei produttori è diventato infinitamente più piccolo rispetto a quello dei consumatori. Che vogliono imporre regole sempre più stringenti a un'industria che nel frattempo per sopravvivere deve poter salvaguardare la sua competitività globale. «Già il Reach è arrivato al limite della follia burocratica. Non possiamo continuare così se gli altri paesi del mondo non adotteranno le nostre regole, si tratti di clima o di sicurezza» diceva ieri un negoziatore europeo. Tutti ormai nell'Unione sembrano aver capito che chi di oltranzismo ferisce, di oltranzismo perisce. Per questo alla fine l'accordo sul clima ci sarà , sarà meno verde ma più praticabile. E l'europarlamento, l'ultimo a battersi per impegni più forti, si arrenderà. A meno che non voglia disarmare l'Europa al vertice Onu di Copenaghen. Adriana Cerretelli

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Clima, consensi per l'Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-05 - pag: 15 autore: Competitività. Tra le richieste la protezione dei settori industriali strategici come carta e ceramica Clima, consensi per l'Italia Il ministro Prestigiacomo: moderato ottimismo sul pacchetto Ue Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato Si sono fatti passi avanti nella marcia a tappe forzate per varare il "pacchetto clima" per il post-Kyoto, al prossimo Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre a Bruxelles. C'è «un'atmosfera costruttiva» e «maggiore attenzione» da parte della presidenza Ue francese e degli altri partner nei confronti delle richieste di Italia, ma anche della Germania e dei Paesi dell'Est, ha osservato ieri il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, esprimendo «moderato ottimismo» su un esito positivo. «I negoziati sono entrati nella fase cruciale. Il 90% del testo si può considerare chiuso, ma restano questioni difficili da risolvere», ha ammesso il presidente di turno, il ministro francese Jean-Louis Borloo alla conclusione del Consiglio Ambiente. E l'accordo finale, sebbene sembri ora a portata di mano, rimane in bilico. Con l'Italia tuttora in una posizione molto delicata, essendo il Paese più critico e dal sistema produttivo più esposto ai costi del pacchetto di misure che nel periodo 2013-2020 puntano a ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica, ad aumentare l'efficienza energetica del 20% e ad arrivare a utilizzare il 20% di fonti rinnovabili. Dopo le minacce di Silvio Berlusconi di veto all'intero pacchetto al vertice europeo di ottobre, il Governo italiano ha dimostrato anche ieri di essere pronto a puntare i piedi per minimizzare i costi di provvedimenti che nella loro forma originaria rischiavano di costare lo 0,66% del Pil all'Italia, oltre il 40% in più dell'onere per gli altri grandi partner. Un peso aggiuntivo determinato dall'alto costo delle rinnovabili in Italia, dalla considerevole efficienza energetica già esistente (migliorabile nel nostro Paese a un prezzo più caro che altrove), oltre che dalla struttura del sistema produttivo e dall'assenza del nucleare. Se alla fine non si terrà conto in modo soddisfacente delle esigenze italiane, «voteremo contro», ha ribadito la Prestigiacomo. E l'Italia ha dimostrato di fare sul serio, bloccando un accordo quasi fatto nel negoziato fra Europarlamento, Commissione europea e Consiglio Ue (" trilogo") sulla direttiva per lo sviluppo delle energie rinnovabili (una delle cinque del pacchetto). L'Italia ha fatto sapere di volere una diversa distribuzione degli oneri nelle rinnovabili e di non poter accettare un testo che non contenga una clausola di revisione al 2014. Il relatore dell'Europarlamento per la direttiva sulle rinnovabili, il verde, Claude Turmes, ha duramente criticato la posizione italiana, definendola inconcepibile da parte di un Paese che ha aziende impegnate nelle tecnologie "pulite", ma la Prestigiacomo gli ha ribattuto di ritenere le sue parole "improprie e controproducenti". «Pur condividendo l'obiettivo generale - ha spiegato il ministro italiano - non accettiamo la ripartizione degli oneri basata sul principio del pil pro capite, mentre l'obiettivo dovrebbero essere le emissioni procapite ». Il cambiamento implicherebbe un obiettivo «per l'Italia non più del 17%, ma del 14%» e perciò più abbordabile. Oggi alla riunione degli ambasciatori Ue dei 27 (Coreper) l'Italia presenterà anche le altre richieste irrinunciabili. Il nostro Paese, ha riferito la Prestigacomo, chiede che alcuni settori di interesse nazionale (si fa riferimento a carta, vetro, ceramica e siderurgia con forni elettrici) siano inseriti nella lista dei settori a rischio di delocalizzazione, da proteggere attraverso l'attribuzione di diritti di emissione di Co2 gratuiti. Su questo punto la Germania ha diverse ma parallele richieste, chiedendo di esentare cemento, calce, acciaio e chimica di base. Tutto dipenderà dai parametri che verranno alla fine scelti per valutare il rischio di delocalizzazione. Un'altra richiesta italiana è quella di favorire un uso più ampio dei "crediti" generati dai progetti con tecnologie pulite effettuati da aziende all'estero e di contabilizzarli con facilità. Il Governo chiede l'assicurazione che venga tenuto conto delle iniziative delle imprese italiane nei mercati emergenti in Cina e India (con l'uso fino al 2020 dei crediti già maturati) e la possibilità per le aziende nazionali di acquistare i permessi di emissione all'estero. L'Italia vorrebbe un'introduzione graduale dei permessi a pagamento nel settore termoelettrico, con quote gratuite decrescenti dal 2013 al 2020 (e non tutte a pagamento dal 2013), così come forse si deciderà per altri settori. Ma l'Italia non è la sola ad avere rivendicazioni. Il cancelliere Angela Merkel ha detto che al Vertice Ue Berlino «farà valere le proprie ragioni». E resta il blocco dei paesi dell'Europa dell'Est, capeggiati dalla Polonia, che chiedono esenzioni per l'uso del carbone e per le vecchie centrali elettriche. enrico.brivio@skynet.be IL CONFRONTO Ancora linea dura: a Bruxelles ieri bloccato il negoziato sulla direttiva per lo sviluppo delle energie rinnovabili Ministro. Stefania Prestigiacomo INFOPHOTO

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Maxi-stand per esibire il meglio dell'Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-05 - pag: 17 autore: Shanghai 2010 Maxi-stand per esibire il meglio dell'Italia SHANGHAI Con uno dei padiglioni espositivi più grandi, quasi 7mila metri quadrati, il nostro Paese si candida a mostrare il meglio del made in Italy nell'Expo internazionale di Shanghai. «Il 2010 - ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Adolfo Urso fino a ieri in Cina - dovrebbe essere l'anno della ripresa, una ragione in più per una staffetta tra Shanghai e Milano 2015 visti anche i temi comuni: qualità della vita, sviluppo e ambiente». Urso ha visitato ieri la metropoli cinese per inaugurare la fiera alimentare Food Hospitality China dove sono presenti 120 imprese agroalimentari italiane. «Un'occasione ha precisato il presidente dell'Ice, Umberto Vattani – per far conoscere in questo mercato i nostri prodotti di qualità». Sempre ieri a Shanghai sono state aperte le buste per la gara internazionale per la costruzione del padiglione italiano. Tra le sette imprese selezionate si è aggiudicato il bando la Jangsu Nantong con 15mila dipendenti e 3mila tecnici. «Spetterà a loro- ha osservato il commissario italiano per l'Expo, Beniamino Quintieri – realizzare il padiglione che costerà 8,2 milioni di euro al netto dei materiali forniti da società italiane». Anche la Simest giocherà un ruolo nell'Expo sostenendo le commesse più grandi e le subforniture. L'amministratore delegato di Simest, Massimo D'Aiuto, ha chiarito che la società opererà sia a favore di attività continuative in Cina sia con il sostegno alle esportazioni di beni strumentali, un settore che tira molto e che nell'"export credit"ha fatto registrare nel 2008 un vero boom passando dai 2,8 miliardi di euro del 2007 a 6 miliardi. Ma la visita di Urso in Cina è stata finalizzata anche ai lavori della commissione mista. Con il viceministro cinese del commercio, Yi Xiaozhun, Urso ha preso atto del buon andamento dell'interscambio tra i due Paesi nonostante la crisi finanziaria. Si è registrato un aumento del 28% nei primi otto mesi del 2008. L'impegno è di portare da 38 a 70 miliardi di euro l'interscambio nel 2010. Nel settore tessile i due viceministri hanno firmato un accordo che prevede iniziative congiunte su ricerca e design. «Le nostre aziende tessili –tiene a precisare Urso – hanno capito che i loro segmenti di mercato sono diversi da quelle cinesi e si può quindi cooperare insieme con reciproco vantaggio ». Accordo anche nel settoreaudiovisivo tra Rai International e televisione pubblica cinese CCTV per produrre programmi in cinese nei canali Eutelsat per i 16 milioni di cinesi in Europa e programmi in cinese sul made in Italy da veicolare sul territorio cinese. Ge.P.

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Board It Holding sui nuovi accordi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-12-05 - pag: 35 autore: Lusso. Primo esame del consiglio Board It Holding sui nuovi accordi Marina Macelloni MILANO «Ipotesi di eventuali operazioni straordinarie ». Così recita uno dei punti all'ordine del giorno del consiglio di amministrazione di It Holding che si riunisce questa mattina sotto la presidenza di Tonino Perna. Niente di decisivo quindi, ma un primo esame delle opzioni sul tavolo per risolvere la crisi finanziaria che ormai da diversi mesi sta preoccupando gli azionisti del gruppo. Secondo le ultime indiscrezioni agli amministratori della società non saranno proposte soluzioni rivoluzionarie o, come ipotizzato di recente, addirittura la vendita del pacchetto di maggioranza e l'uscita dal capitale di Perna. Quello a cui gli advisor e i legali stanno lavorando sarebbe sempre l'accordo con l'imprenditore cinese Billy Ngok che dovrebbe entrare con una quota di minoranza nella holding quotata e in maggioranza invece in una newco che verrebbe costituita per distribuire i marchi di It Holding in Cina e sui mer-cati asiatici. L'accordo dovrebbe riguardare i brand Ferrè, Malo, Extè e le licenze Just Cavalli, C'n'c' e Galliano. Di certo c'è che i tempi stringono e che Perna deve trovare una soluzione rapidamente. A metà novembre la società è riuscita ad ottenere dalle banche creditrici, un pool di quattro- cinque istituti guidati da Intesa Sanpaolo, lo spostamento al 20 dicembre di una rata da 9 milioni circa del prestito sindacato da 108,4 milioni. A febbraio 2009 scade invece una tranche da 20 milioni del prestito da 136,5 milioni che la holding lussemburghese del gruppo, PA Investments, ha contratto con Efibanca. In totale l'indebitamento di It Holding a fine settembre ammonta a 295,4 milioni (di cui 187 milioni relativi al bond) a fronte di un patrimonio netto di 105 milioni. Intanto la crisi colpisce duramente anche i conti del gruppo del lusso: i ricavi dei primi nove mesi sono scesi del 6,8% passando da 502,5 a 468 milioni. Il periodo si è chiuso con una perdita di 10,1 milioni contro l'utile di 6,6 milioni registrato un anno prima. Standard & Poor's ha rivisto il rating portandolo prima a SD (Selective Default) e poi, dopo la dilazione sul rimborso del debito, migliorandolo a CC con outlook negativo. Il titolo It Holding ieri ha chiuso la seduta a Piazza Affari con un rialzo del 7,80% a 0,2695 euro ma dall'inizio dell'anno ha lasciato sul campo il 75 per cento. L'OPERAZIONE La soluzione a cui il gruppo sta lavorando è quella di una partnership con l'industriale cinese Ngok sui mercati asiatici

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Il greggio in Borsa perde un altro 7% (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-05 - pag: 48 autore: Wti ai minimi da inizio 2005 - Merrill Lynch non esclude un crollo a 25 $ Il greggio in Borsa perde un altro 7% Roberto Capezzuoli Nessuna misura pare in grado di fermare la caduta dei prezzi del petrolio. Ieri al Nymex il Wti per consegna in gennaio è atterrato a 43,67 dollari al barile, il livello più basso dall'inizio del 2005, e il Brent si è avvicinato ai 42 $ (-7%). «L'offerta è sovrabbondante», commenta il governatore iraniano all'Opec, Mohammad Alì Khatibi, pur sottolineando che Teheran ha pienamente rispettato la decisione di ridurre la produzione. «In realtà –ha aggiunto –è difficile quantificare la domanda ». Di fatto a guidare le quotazioni è proprio il timore di una richiesta continuamente calante. Una paura che supera anche la forza delle statistiche e che agisce sui corsi senza essere scalfita né dalle misure a sostegno dell'economia,né dalle prospettive di ulteriori tagli nella produzione dei Paesi Opec. Gli scenari economici non sono rosei e la disoccupazione negli Stati Uniti, il primo consumatore mondiale di greggio, viaggia ai massimi degli ultimi 26 anni. Quanto basta per allontanare capitali dalle posizioni "lunghe", all'acquisto. Il petrolio non consente più margini ai produttori soggetti ad elevati costi d'estrazione. Ma nemmeno questa soglia teorica è in grado per ora di offrire un supporto. Per Francisco Blanch, analista di Merrill Lynch, lo scenario più probabile per il 2009 vede il greggio a una media di 50 $/bbl, ma «non si può escludere un temporaneo calo sotto i 25 dollari », specialmente nel caso che la recessione di Usa, Europa e Giappone contagi anche la Cina, il "motore" dei consumi di materie prime. La struttura dei prezzi invece spinge diversi big a cercare stoccaggi galleggianti: il contango (quotazioni a termine più alte di quelle spot), purché di almeno un dollaro per un mese, oggi paga abbondantemente il costo del nolo per una Vlcc, una superpetroliera capace di oltre 1,5 milioni di barili. L'Opec il 17 dicembre interverrà sull'offerta, ma la saudita Aramco ha preceduto il Cartello: ieri ha aumentato a sorpresa i prezzi ufficiali per l'Asia,probabile preludio a un nuovo forte taglio produttivo. Anche l'offerta russa è in contrazione, ma questa volta per colpa dei dazi sull'export. La loro riduzione da 287 a 192 $/tonn. lascia margini appena sufficienti a coprire i costi di produzione dell'Ural. MOSCA RIDUCE LE TASSE I dazi russi sull'export sono stati ridotti ma i produttori locali lamentano comunque un'erosione dei margini

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Maxisequestro per i falsi dalla Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ATTIVITA MARITTIMA MERCATI IT data: 2008-12-05 - pag: 20 autore: Contraffazione. Inchiesta internazionale della Guardia di finanza di Milano Maxisequestro per i falsi dalla Cina Rita Fatiguso MILANO Un'Audi fiammante è già in via Filzi,quartier generale del Nucleo provinciale, a disposizione della Guardia di Finanza. è solo un pezzo, neanche il più pregiato, del patrimonio sottratto alla rete transnazionale di presunti contraffattori e contrabbandieri di marchi, quasi tutti cinesi. Il bottino, ben più consistente, è un duro colpo a quell'economia grigia che tiene insieme Cina e Italia: 25 autovetture, una cinquantina di conti correnti intestati a persone fisiche e società, tre immobili, 810mila capi di abbigliamento ed accessori di griffe famose sotto sequestro – Nike, Gucci, Fendi, Hogan, Prada, Louis Vuitton, Dolce e Gabbana, Carolina Herrera – valore stimato 7 milioni di euro. Capi falsificati talmente ad arte da ingannare anche il buyer più collaudato. L'hanno chiamata Higan, l'operazione coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano - Direzione Distrettuale Antimafia pm Margherita Taddei e per il Nucleo milanese dal capitano della Guardia di Finanza Gerardo Marinelli, dal termine che i cinesi utilizzano per contrassegnare la paziente attesa sul fiume del cadavere del nemico. La stessa pazienza della quale si sono armati gli investigatori a partire dal maggio 2007, da quando si sono messi sulle orme di un cinese che si faceva chiamare, all'italiana,Mario.Mesi di pedinamenti, intercettazioni e indagini per arrivare all'alba di ieri quando 160 militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano guidata dal colonnello Riccardo Rapanotti e coadiuvati dai Reparti del Corpo territorialmente competenti, hanno eseguito nove fermi di indiziati di delitto, nelle province di Milano, Firenze, Bologna, Roma, Genova, Prato, Trieste, Mantova, Cagliari effettuando 37 perquisizioni presso le aziende e a casa degli indagati. Diciannove i blitz scattati in tutta Italia, 28 le persone indagate, a vario titolo considerate responsabili dei reati di associazione per delinquere, contrabbando aggravato, ricettazione, contraffazione, falso, in più con l'aggravante della transnazionalità. Attiva tra l'Italia e la provincia cinese dello Zhejiang, con delocalizzazioni strategiche, freschissime, in Romania e Bulgaria la rete aveva basi nei porti del Nord Europa (Amburgo, Amsterdam), della Spagna (Valencia) e dell'Est Europa (Rijeka) dove i capi arrivavano sotto copertura per essere sdoganati con false fatturazioni. Una rete transnazionale, al vertice imprenditori di origine cinese, attivi tra Milano, Bologna e Firenze. Commissionavano la produzione di capi di abbigliamento ed accessori a industrie cinesi, però andavano spesso nello Zehjiang per curare sia le fasi della produzione sia della successiva spedizione. Le etichette, a loro volta, arrivavano separatamente, per aggirare i controlli in dogana ed essere assemblate in seguito. Negli ultimi tempi, soprattutto in Romania. rita.fatiguso@ilsole24ore.com L'OPERAZIONE Bloccati sette milioni di capi con griffe perfettamente imitate, destinati a essere smistati in numerosi Paesi d'Europa

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Terrorismo e affari: la Cina è <preoccupata> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 05-12-2008 Terrorismo e affari: la Cina è «preoccupata» PECHINO. Amica storica del Pakistan e oggi in buone relazioni con l'India, con la recessione dell'economia mondiale che minaccia la sua crescita, la Cina non può nascondere la sua forte preoccupazione per i possibili sviluppi della crisi tra India e Pakistan innescata dal massacro di Mumbai. «L'India ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Liu Jianchao sta indagando e speriamo che riesca a scoprire la verità. Dal nostro punto di vista India e Pakistan sono entrambi dei buoni amici e ci auguriamo che risolvano la crisi col dialogo, cosa che è nel loro interesse ed in quello della comunità internazionale». In precedenza, lo stesso Liu aveva affermato che la Cina è «molto preoccupata» dalla vicenda, perché «c'è il pericolo di attacchi terroristici da parte del movimento islamico del Turkestan Orientale», gli uighuri che si battono per l'indipendenza della provincia cinese dello Xinjiang (nella foto, controlli di polizia a Urunqi). La Cina, alleata strategicamente col vicino Pakistan anche nell'ottica del «contenimento » dell'India, ha da tempo sostituito gli Usa nel ruolo di «migliore amica» dei governi di Islamabad. Secondo l'esperto pachistano Tarique Niazi, in Pakistan lavorano oggi circa 8.500 cinesi, «almeno il triplo degli americani presenti nel Paese». Gli investimenti della Cina in Pakistan sono schizzati alla cifra di 4 miliardi di dollari. Le sue imprese sono il 12 per cento (60 su 500) del totale delle imprese straniere che operano in Pakistan.

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G8, Berlusconi: Maddalena sotto controllo (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 05-12-2008 G8, Berlusconi: Maddalena sotto controllo ROMA. «Il primo giorno sarà un G8 tradizionale. Il secondo giorno diventerà un G14, con l'ingresso di Paesi come Cina, India ed Egitto. Il terzo ci saranno altri Paesi dell'Africa e dell'Indonesia e si andrà verso un G20» . Berlusconi è chiaro quando spiega che quello che si terrà in Sardegna, nell'isola della Maddalena, il prossimo luglio, non sarà un G8 «tradizionale» . Presentando il nuovo logo del summit, una scritta tricolore con 4 tartarughe azzurre ( simbolo dell'isola), assicura che quello di luglio «sarà un evento che porterà onore al nostro Paese e che farà il bene di tutto il mondo» . Guarda all'appuntamento mondiale con ottimismo, il Cavaliere. «La Maddalena è un posto fantastico e darà un'accoglienza adeguata anche alle migliaia e migliaia di giornalisti» , assicura. E la sicurezza? «Alla Maddalena è stata fatta la più grande operazione di bonifica ambientale mai compiuta in Italia» , ripete Berlusconi. E ancora: «Avendo avuto l'esperienza traumatica di Genova per noi il problema della sicurezza al G8 è un problema che esiste... Stiamo considerando il problema, cercando di prevenirlo con riunioni specifiche dedicate al tema» . Attenzione alla sicurezza, ma anche volontà di coinvolgere Paesi nuovi. «La formula nuova» che caratterizzerà il prossimo G8 sotto presidenza italiana prevede il pieno coinvolgimento nei lavori dei Paesi del G5 ( India, Cina, Sudafrica, Messico e Brasile), ma anche di Egitto, Indonesia e Australia. È stata proprio l'Italia a volere fortemente il coinvolgimento dell'Egitto ai lavori del prossimo G8 perchè ritiene commenta Berlusconi che, «grazie anche all'autorevolezza di un leader come Hosni Mubarak» , rappresenti «un Paese largamente ascoltato» in Medio Oriente e in Africa. Ma tra i temi del G8 spiega il ministro degli esteri Frattini ci sarà lo stop all'escalation nucleare ( «saremo noi ad avviare il tavolo per il nuovo negoziato di non proliferazione» ), il ruolo di tramite tra Stati Uniti e Federazione Russa e «un impegno forte per l'Africa» . Si lavora per luglio, ma il prossimo G20 annuncia Berlusconi «si terrà a Londra ai primi di aprile, la data non è ancora fissata» . Il premier ha presentato il nuovo logo del summit che si terrà in Italia a luglio nel Nord della Sardegna

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Ba Bai Bang, lettere dal braccio della morte (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 05-12-2008)

Argomenti: Cina

Ba Bai Bang, lettere dal braccio della morte Enrico Campofreda, 05 dicembre 2008, 18:46 Cinema Le condanne capitali (non si sa a quanto ammontino) sono una realtà del colosso Cina che pensa di usarle come deterrente contro la propria diffusa delinquenza. La cinepresa di Keving Feng entra in una delle tante galere rappresentandone la quotidiana alienazione Regia: Kevin Feng Ke Soggetto e sceneggiatura: Kevin Feng Ke Direttore della fotografia: Zhang Ji Montaggio: Fang Lei Interpreti principali: Di Yueming, Su Li, Han Feng, Chen Chunyu, Xu Huan Musica originale: Xu Xiang Rong Produzione: Hsu Hsiao Ming, Shen Bing Origine: Cin, Usa, 2008 Durata: 93' Se hai spacciato droghe oppure ucciso un uomo investendolo in auto e sei fuggito via, se hai commesso reati più o meno gravi nella Repubblica Popolare di Cina costituisci il perfetto inquilino di una delle carceri in cui s'aspetta la morte. Perché le condanne capitali (non si sa a quanto ammontino) sono una realtà del colosso asiatico che pensa di usarle come deterrente contro la propria diffusa delinquenza. Eppure la cinepresa di Keving Feng che, fingendosi un regista televisivo s'è introdotto in una di quelle galere rappresentandone la quotidiana alienazione, non mostra situazioni terribili. Naturalmente le vessazioni, la violenza fisica e psichica fra detenuti sono presenti e visibili. I nuovi "ospiti" vengono accolti in cella da una gerarchia ben marcata, ci sono boss ai quali sottomettersi e la pletora dei guardaspalle e servitori, va chiesta loro protezione e va pagata con sigarette, favori e umiliazioni nel farsi ?cagnolino' per le comuni risa e schiavo nel lustrare la cella. Dai capi si ricevono parodie di processi sul modello di quelli subiti ufficialmente in una cornice standardizzata e codificata nella quale c'è la supervisione dei carcerieri con tanto di tolleranza e repressione, secondo le circostanze. Al di là di questa routine nulla sembra gravissimo tanto da far sorgere il sospetto che con un simile racconto il regista lanci più di una denuncia un vero spot per il regime dotato d'uno spaccato carcerario in fondo normale. Certo su tutti gli internati incombe la morte che al massimo si può rinviare di mese in mese, se si è fortunati di qualche anno con occupazioni che a qualcuno fanno incrociare anche gli occhi dell'altro sesso. Accade a un uomo e una donna, entrambi in attesa dell'esecuzione, cui si dà il compito di leggere dai microfoni del penitenziario una sorta di pubblico pentimento. Fra i due scoppia un sentimento amoroso e solo allora forse pensano alla morte che può interrompere questa labile gioia nella cattività. Per il resto si esorcizza lo spettro dell'esecuzione parlandone, descrivendo gli aspetti truci come fossero dettagli tecnici: essere colpiti in testa o nel corpo? Si chiosa che ai boia non va di sporcarsi con schizzi di sangue e si fanno congetture e narrano cose terribili di cervelli frullati con un bastoncino inserito nel foro del proiettile, se questo non ha provocato una morte immediata. Non è chiaro se il compagno spione punito, e quasi ucciso a suon di botte, lo si salva in seguito per uno spiraglio d'umanità rimasta in cuore o solo per non avere ulteriori rogne coi carcerieri. Forse nell'inferno ovattato, nel vicolo cieco della disumanizzazione in cui la condanna estrema dovrebbe condurre a quei detenuti resta uno sprazzo di calore non ferino. E' il messaggio della pellicola che trova briciole d'umanità sparse anche nei luoghi della perdizione e fra i suoi miserabili abitanti (tutti detenuti comuni, né politici, né mercanti). Insieme alla colonna sonora è l'angolo lirico del lavoro che ricerca la pietas più della condanna per un meccanismo che ha già tristemente condannato se stesso per il fatto di esistere.

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"teatro, cinema e ironia i miei amori di frontiera" - rodolfo di giammarco (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Roma Antonio Merone "Teatro, cinema e ironia i miei amori di frontiera" Merone, da Capocotta al Sundance Festival RODOLFO DI GIAMMARCO Da 48 ore sono aumentate le quotazioni del cinema italiano in America: mentre c´è grande attesa per la candidatura all´Oscar di Gomorra di Matteo Garrone, c´è la notizia che Un altro pianeta di Stefano Tummolini, interpretato da attori di teatro, e distribuito dalla Ripley´s Film, sarà tra i 16 film selezionati dal Sundance Film Festival per il Concorso Internazionale dal 15 al 25 gennaio a Park City nell´Utah. Un bel colpo, meritatissimo, come constaterà chiunque vada adesso a vedere il film al Metropolitan. Non si può non parlarne col protagonista, Antonio Merone, che ha tanto teatro alle spalle, e che sta (ri)portando sulla scena un lavoro per certi aspetti analogo a Un altro pianeta. «Ci sono spettacoli e film che sono di frontiera. A teatro ho fatto nel 2001 Under my skin di Massimo Bavastro, un testo che originariamente era fondato sulle dinamiche di fine-relazione tra un uomo e una donna, storia convertita dal regista Daniele De Plano in versione per soli uomini: fece colpo, testimoniando che si può amare l´altro per come è e non per come vorremmo che fosse, e adesso il lavoro l´abbiamo ripreso a Roma e Milano, lo rifacciamo a Firenze, lo trasferiremo al Colosseo di Roma dal 3 febbraio, poi a Torino, e ci sono richieste ovunque. Nel frattempo io sono dentro il film Un altro pianeta di Tummolini, altrettanto concepito in una frontiera dei rapporti, con le categorie di amore, feeling, consolazione e affetto da cercare dove sono veramente e non dove vorremmo che fossero, superando le divisioni di sesso e di genere tanto nei personaggi quanto negli spettatori». Ed è sul grande schermo, compreso quello del Festival de Cine Italiano de Madrid di qualche giorno fa, che è emersa la figura dell´attore che ci parla. Detto anche in cifre, Merone è l´efficace e laconico personaggio centrale del film di Stefano Tummolini (già aiuto di Ferzan Ozpetek) che, sintetizza lui, «nel maggio 2007 è stato realizzato in soli 7 giorni di riprese lavorando dalle 6 del mattino alle 8 di sera, costando in tutto (post-produzione a parte) meno di 1000 euro, per poi ottenere 7 emozionanti minuti ininterrotti di applausi dalle 1300 persone che l´hanno visto al recente Festival del Cinema di Venezia, con osanna della critica, e purtroppo col risultato di circolare in Italia solo attraverso 11 copie, di cui resistono (con successo di passaparola) solo le copie visibili a Roma e a Milano». Un piccolo grande miracolo di cinema di qualità non gridato, con sceneggiatura (cui ha collaborato lo stesso Merone) di toccante armonia, personaggi di riflessiva e complicata umanità, attori tutti congeniali (tra cui Lucia Mascino che traduce il suo turbamento in sintonia bellissima), e regia di rara sensibilità narrativa. Ora, di questa impresa un buon merito va anche proprio a lui, ad Antonio Merone, teatrante napoletano di carattere un po´ chiuso e di fisico intrepido. «Qui, in questa elaborazione di un lutto in una giornata trascorsa per intero sulla spiaggia di Capocotta, nei panni di un omosessuale che ha perso il suo compagno e che s´apre a conversazioni promiscue e distraenti, sono dovuto stare per tutto il tempo in costume da bagno». Anche il destino di lui interprete fu segnato da un lutto dell´adolescenza. «M´aveva stregato il far ridere la gente a 8 anni in una recita parrocchiale, e a quell´età mi divertivo pure a buttarmi per terra in cucina per attirare l´attenzione dei miei e delle mie due sorelle maggiori spalmandomi il passato di pomodoro e ficcandomi un coltello sotto la camicia, ma la presa di coscienza l´ebbi a 16 anni, per una morte in famiglia. Scomparve la sorella di mia madre, una zia cui eravamo affezionatissimi, e fu il teatro a distoglierci dalla tristezza. Coi miei andai a vedere La fortuna con la effe maiuscola coi fratelli Giuffrè, e con gli amici assistetti a uno spettacolo di Peppe e Concetta Barra. Mi sentii meglio. Ed ebbi la voglia di fare io stesso qualcosa di identico, di comunicare agli altri un piacere, un sollievo. Due anni dopo feci segretamente un provino con una compagnia napoletana, partecipai, poi lo spettacolo non si fece. Decisi di lottare ancora». Una lotta che ebbe a che fare con i suoi, un ceppo scrupolosamente borghese animato da saldi principi. «Mio padre è stato un grande avvocato della moda, mia madre è stata una signora dedita a sostenere i poveri e i carcerati. All´inizio furono turbati dalla mia scelta. Ma adesso sono fieri di me, mi trovano coraggioso, sono miei complici». Lui s´esercitò a Roma alla scuola di Pierfederici e Diotajuti, iniziò coi Colombaioni («come sputafuoco»), crebbe con Fiorentini («maestro di comicità»), e ha fatto la sua prima tournée («di educazione al teatro») con la Moriconi diretta da Salveti in Madame Sans-Gène, ha recitato Molière per Bertorelli, Bernhard accanto a Tedeschi, Pirandello con Trifirò, Goldoni con Emiliani. E ha accumulato esperienze in cinema, televisione, radio. «A insegnarmi l´importanza del corpo sono serviti uno stage di mimo con Marceau e sei anni di danza». Ammette un difetto. «Per carattere io non chiedo mai, non frequento, non mi autopromuovo, e questo nel mondo dello spettacolo costituisce un problema. A me interessano la verità, i rapporti umani. Magari con un po´ di ironia».

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sulle tracce di terzani - roberto mutti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Milano Delano Sulle tracce di Terzani ROBERTO MUTTI Sul fiume una barca avanza lentamente, sopra un ponte passano biciclette che lo attraversano rapide, sulla riva è ancorato un traghetto su cui sono stipati camion carichi di uomini e merci. A guardarle bene, le fotografie di James Whitlow Delano sembrano voler parlare di un continuo spostarsi oltre le acque, al di là delle foreste e dei deserti. Ma c´è di più: il fotografo americano ha compiuto un lungo viaggio nell´universo asiatico avendo un preciso filo conduttore che, come dice il titolo della sua mostra esposta alla Galleria Grazia Neri (e del catalogo Vallardi che l´accompagna) si svolge "Sulle orme Tiziano Terzani". Del giornalista, scrittore e grande conoscitore dell´Asia, Delano ha colto lo spirito per tradurlo in immagini in bianconero personalissime dove le composizioni sono dinamiche e le atmosfere poetiche. Che si trovi in Vietnam o in Russia, in Cina o in India, in Birmania o in Afganistan, il quarantottenne fotografo si sofferma sui paesaggi e sulle persone, sui templi antichi e sui nuovi grattacieli che riprende con le sue caratteristiche stampe dai toni morbidi, con uno sguardo critico che sembra voler riecheggiare le lucide analisi dello scrittore che gli fa da guida ideale.

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l'italia a caccia del mondiale sacrati: basket city siamo noi - stefano valenti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIV - Bologna L´Italia a caccia del Mondiale Sacrati: Basket City siamo noi Ma c´è un giallo nel dossier: spunta pure Casalecchio La sfida azzurra contro Cina e Spagna: decisiva la caccia ai voti, a maggio il verdetto STEFANO VALENTI GINEVRA - L´Italia fa bella figura, fra le tre in lizza. Forse la migliore, pure se siamo solo all´inizio e la partita vera si giocherà a inizio anno, e lontano da occhi indiscreti. Ma intanto, alla sfilata delle candidature per il Mondiale di basket 2014, da assegnare il prossimo maggio a Cina, Spagna o Italia, un piccolo giallo c´è, chiuso nelle 26 pagine dello splendido volume che riassume la qualità della candidatura azzurra. E sono le immagini, infilate dentro, della Futurshow Station. Eppure Claudio Sabatini aveva negato l´autorizzazione... Poi, sul filo della messa in stampa è scattato il "blitz". La partita si gioca sul filo dei voti e Bologna, Basketcity, non poteva restare appesa a un progetto, quello di Sacrati, che rimane il palazzo prescelto, senza dubbi, ma oggi non esiste. Così, s´è deciso di mostrare pure l´impianto che già c´è. E´ una copertura, di cartavelina: la Station ha due paginette di foto d´archivio più una recente, tutti gli altri hanno 4 pagine di foto, immagini al computer, planimetrie dettagliate. Del Parco delle Stelle c´è tutto, della Station nulla. A Sacrati non sposta, forte del sostegno incassato qui. A Sabatini darà un po´ d´umanissimo fastidio. Noi, se interessa, gli avremmo dato retta, sia perché l´impianto è suo, sia perché, se il Parco sorgerà, sarà una bella cosa per Bologna. Il rischio, o l´occasione per non fare, sarà, in tempi di vacche magre, dire "tanto c´è l´altro, facciamolo lì il Mondiale". Ha aperto le danze la Cina, mostrando il video della sua recente grandezza, dagli impianti olimpici alla tumultuosa crescita economica. «Un quinto della popolazione terrestre vive qui, dateci il Mondiale e darete al basket una popolarità come nessun altro può garantire». Poi, ci sono pure i soldi, tanti. Ma sulla Cina aleggia un´ombra: la Fiba chiede un evento che muova l´intero paese, la Cina mette sul piatto solo Pechino. Ecco gli spagnoli: non manca il flamenco, il discorso di Lissavetsky, segretario di stato per lo sport, è molto lungo e molto politico. Quando dice «... il nostro non sarà un Mondiale solo per la Spagna, ma soprattutto per le nazioni in via di sviluppo», bussa per i voti dell´Africa? Il video esalta le 23 medaglie portate a casa negli ultimi tre anni e i tanti eventi Fiba già ospitati. Un boomerang? L´Italia fa un gran bell´esame, il migliore di tutte. Merito delle verve di Dan Peterson, e merito d´aver portato a Ginevra meno cotillons ma gente vera. Sul palco salgono Meneghin («parlo a nome dei tifosi italiani»), Gamba, Recalcati, gente che nel basket ha fatto la storia. E poi Andrew Howe, che a Pechino s´emozionò parlando con Kobe, e Wilfred Bungei, oro olimpico negli 800 («sono keniano, ma l´Italia m´ha accolto e si merita il Mondiale»). Mai avuto, pure se fu tra le fondatrici della Fiba. Il sottosegretario allo Sport Rocco Crimi ribadisce il sostegno del governo, in video passa pure Berlusconi, che sotto la mole di Meneghin gli dice «noi siamo amici, vero?», dall´America c´è l´in bocca al lupo di Bargnani e D´Antoni, sul palco lo splendore di Silvia Battisti, miss Italia. Petrucci invita a volare bassi, ma accoglie la vera sfida: quella dei voti, che parte ora. Si dice che la Cina uscirà per prima. Da battere, la Spagna. SEGUE A PAGINA V

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malafestival, teatro e danza tra i robot - maura sesia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Torino Primo spettacolo alla Cavallerizza: la rassegna prosegue fino al 14 dicembre Malafestival, teatro e danza tra i robot Tra gli ospiti il fondatore della "Fura". Previste performance pure ad Avigliana MAURA SESIA I titoli sono enigmatici e prolissi ma la sostanza è tanta, fascinosa e seria, nei 26 appuntamenti che compongono il "Malafestival ? Ars in Mala Causa 2008". è un´idea dei Servi di Scena opus rt che arriva alla VII edizione, da oggi al 14 dicembre tra Torino ed Avigliana. Sono il teatro e la danza declinati in tutti i casi delle nuove tecnologie, come robotica, animazione interattiva, interfaccia corporale, video, software scenico. Il sottotitolo è "No limits ? sconfinamenti e utopie per evadere dalla rabbia" e comprende una babele di generi, tra spettacoli di parola ed azione, di breve o più lunga durata, di forma compiuta o in fieri, ma tutti a contenuto rigorosamente socio-politico. Oggi alla Cavallerizza dalle 20.30 si inanellano tre interventi; "Wbnr ? Torino/What Burns Never Returns ? solo" di Alessandro Carboni è il risultato temporaneo di una ricerca coreografica ed urbana sulla densità umana che muta il paesaggio, realizzata tra India, Cina, Iran. "Wbnr" cresce ogni tappa creando live performance uniche, dove un walker vagante per la città, inviando le proprie indagini antropologiche sul palco tramite motion tracking e sensori, interagisce in diretta con le evoluzioni del danzatore. Seguono la Compagnia Magz con "Hypertropia: pensée latente, peupler l´attente, monter la tente" e Kònic thtr in "A(d´acqua) The augmented stage in Torino ? Officine Sintetiche". Il primo è un´installazione multimediale in cui si analizza l´identità di un territorio, in modo interdisciplinare, grazie alle opportunità del web. Il secondo è un evento in prima assoluta basato su un progetto di digital performing art e specializzazione dei ruoli, creato da Vanessa Vozzo, Tatiana Mazali e Antonio Pizzo, in collaborazione con l´Università ed il Politecnico di Torino; gruppi di professionisti, tra performers, tecnici audiovisivi/multimediali, un team di gestione informatica e di documentazione, hanno lavorato con 20 studenti, coordinati da alcuni docenti italiani e spagnoli. L´evoluto frutto è un´esibizione espansa, con la duplicazione virtuale in diretta dei protagonisti, al ritmo di una musica sintetica elettronica che si adegua all´espressione corporea. A tanta complessità tecnica corrisponde un argomento semplice: l´acqua, ma anche lo sfruttamento delle risorse idriche. Il "Malafestival" resta a Torino fino a martedì, per trasferirsi dal 12 dicembre presso lo Stabilimento Teatrale Folengo di Avigliana. Tra i molti ospiti, è oramai un apprezzato habitué Marcel.lì Antunez Roca, mitico fondatore della Fura dels Baus, che domenica a Torino propone "Metamembrana", una sorta di collage audiovisuale interattivo e animato, che trae anche ispirazione dai dipinti di Bosch e Bruegel. Il programma completo è su www.opusrt.it

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seimila lattine di olio contraffatto dirette in cina (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Palermo Il blitz Seimila lattine di olio contraffatto dirette in Cina Stavolta non è stata la consueta merce cinese di dubbia provenienza a finire nel mirino, ma il contrario. I funzionari dell´ufficio delle dogane di Palermo hanno infatti sequestrato 6.480 latte da tre litri di olio alimentare dichiarato come "olio vergine di oliva" contenuto in un container che stava per essere spedito da un esportatore locale in Cina. Dall´analisi effettuata dalla sezione operativa territoriale del laboratorio chimico di Palermo su un campione del prodotto, quello che doveva essere olio di oliva è invece risultato comune olio di semi di soia, generalmente usato per friggere e di valore decisamente inferiore a quello di oliva. L´esportatore che stava per spedire l´olio contraffatto in Cina è stato denunciato all´autorità giudiziaria per tentata frode in commercio.

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sarkozy sfida pechino, oggi vede il dalai lama - andrea tarquini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 16 - Esteri Sarkozy sfida Pechino, oggi vede il Dalai Lama La Cina lancia il boicottaggio online. Il leader tibetano: "Spero diventi democratica" ANDREA TARQUINI DAL NOSTRO INVIATO DANZICA - «Abbiamo la speranza che la Cina cambi, che diventi una società democratica e aperta, e allora il problema del Tibet si potrà risolvere col dialogo in un giorno», ha detto il Dalai Lama ieri qui a Danzica, parlando ai media con Lech Walesa al suo fianco. Ha lanciato un segnale di moderazione a Pechino alla vigilia del suo atteso incontro di oggi col presidente francese, Nicolas Sarkozy, ma la Repubblica popolare replica alzando il tiro: se davvero Sarkozy si ostinerà a incontrarlo, hanno detto i portavoce del regime, ciò avrà conseguenze gravi per i rapporti franco-cinesi: «Gravi anche per l´economia e il commercio». Ma l´Eliseo non molla: l´incontro è in programma, confermano fonti francesi. Sullo sfondo della crisi economica internazionale e delle tensioni sui diritti umani tra Cina e mondo libero, si gioca dunque a Danzica, nelle prossime ore, una partita decisiva. Una prova Ue-Cina sui valori-guida del pianeta. Il leader spirituale tibetano è qui per partecipare alla conferenza internazionale che oggi celebrerà il 25esimo anniversario del conferimento del Premio nobel per la pace a Lech Walesa. «Se fossi tibetano lotterei anch´io», ha detto l´ex presidente. «Ma io invidio i suoi bei baffi», gli ha risposto scherzando il Dalai Lama. Sarkozy, presidente di turno dell´Unione europea mostrerà alla Cina che l´Europa vuole la collaborazione ma non accetta ricatti. «Quando la Cina sarà una società più aperta, uno Stato di diritto, più democratico, con la libertà di parola e di stampa la situazione tibetana e generale diverrà subito chiara al popolo cinese», ha affermato ieri il Dalai Lama. «Ci accusano di separatismo», ha aggiunto, «è assolutamente infondato e falso. Ci conviene restare insieme al popolo cinese, ma con la nostra cultura, lingua e religione». E poi: «I nostri valori etici di autodisciplina possono aiutare molto il rinnovamento della Cina dove la corruzione è così diffusa». Inviti al dialogo, dunque, come lo stesso Walesa aveva proposto in un´intervista a Repubblica. Ma Pechino reagisce col linguaggio dei falchi. «Se Sarkozy si ostinerà a tenere l´incontro, ciò porterà gravemente danno ai rapporti bilaterali», affermano i portavoce. E Meng Xiangqing, dell´università della difesa nazionale, ha parlato apertamente di ripercussioni pesanti su economia e commercio. Gli occhi del mondo sono dunque puntati oggi su Sarkozy: i portavoce del presidente assicurano che l´incontro ci sarà, quindi i valori fanno premio con i rapporti commerciali con Pechino. I cinesi premono con ogni mezzo. Anche con la guerra su internet. Con e-mail e blog ispirati dal regime, i giovani nazionalisti promettono di boicottare ogni prodotto francese. Si mobilitano online anche le ragazze delle metropoli cinesi, appassionate di moda occidentale: «Io da giovane donna cinese giuro che non userò mai più prodotti made in France per farmi bella», si legge in un messaggio sulla rete.

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"ma la riduzione dei prezzi eviterà la debacle dei consumi" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 5 - Economia Le locomotive Primi giorni Parla Claes Fornell, il "guru" americano dello shopping inventore dell´indice di soddisfazione dei consumatori "Ma la riduzione dei prezzi eviterà la debacle dei consumi" Se la locomotiva americana e quella cinese ripartiranno anche l´Europa uscirà dalla crisi Già nei primi giorni delle festività natalizie negli Usa abbiamo registrato un aumento delle vendite del 3% MILANO - è considerato il guru americano dei consumi. Claes Fornell, svedese di nascita e americano di adozione, è il creatore dell´American Customer Satisfaction Index (Acsi), letteralmente l´indice della soddisfazione dei consumatori americani tarato su ben 34 settori merceologici dalle auto all´abbigliamento, ai cosmetici, alle bevande. Negli Usa l´Acsi è considerato un parametro molto attendibile delle tendenze degli acquisti nei tre mesi successivi alla rilevazione. Fino al punto di influenzare i corsi di Borsa delle imprese quotate che operano nei comparti oggetto delle maggiori oscillazioni. Parliamo con Forrell in occasione del lancio in Italia del suo libro "Clienti soddisfatti" edito da Franco Angeli. Mister Forrell, cosa prevede riguardo l´andamento dei consumi negli Usa a Natale? «Secondo noi i consumi di Natale saranno inferiori all´anno scorso ma non andrà così male come dicono i più. E´ vero che la famiglie non avranno un portafoglio gonfio come nel 2007. Ed è anche vero che le banche terranno stretti i cordoni del credito. Così come è vero che sta crescendo la disoccupazione. Tuttavia la situazione non è così nera. Il costo della benzina, ad esempio, è calato del 50%. E questo rappresenta un risparmio di mille miliardi di dollari su base annua. E anche il prezzo dei beni voluttuari è calato con un altro sensibile risparmio per i consumatori. Lo stesso vale per l´energia e per il prezzo dei beni importati. Oltre a ciò a Natale ci saranno delle offerte commerciali molto allettanti. Tutto questo conferma il mio ottimismo. Anche perché già nei primi giorni delle festività natalizie abbiamo registrato un aumento dei consumi del 3%» Come andranno i consumi nei mesi successivi? Ci sarà una flessione sensibile o no? «Dipenderà molto dagli stimoli fiscali e dalla politica monetaria del governo. Se il governo riuscirà a iniettare liquidità nel sistema il risultato potrebbe essere positivo». Quando prevede che la situazione negli Usa potrà migliorare? «Quando la prossima amministrazione si insedierà in modo stabile a adotterà il suo pacchetto di stimoli sia creditizi sia fiscali ci sarà un miglioramento. Ciò potrebbe avvenire già nel primo trimestre del 2009. Questo non vuol dire che sarà superata la recessione ma che il periodo peggiore della congiuntura sarà alle nostre spalle». Come pensa che andranno le cose in Italia e in Europa durante il Natale? «L´Europa e l´Italia dovranno affrontare problemi analoghi agli Usa. In più dipenderanno da come gli Stati Uniti gestiranno la crisi». Quando ripartiranno i consumi in Europa e in Italia? «Se la locomotiva americana e quella cinese ripartiranno l´Europa uscirà dalla crisi. Certo ne uscirà più tardi degli Usa ma non troppo più tardi. Quello che deve fare la Cina è stimolare la sua domanda interna e continuare a finanziare i consumi degli americani». Secondo la Confesercenti, le vendite natalizie in Italia diminuiranno di circa 1 miliardo di euro pari al 9%. Che ne pensa di questa previsione? «Per me un calo del 9% è troppo alto. Se questa stima così negativa fosse esatta vorrebbe dire che l´economia italiana si trova di fronte a una severa contrazione». (g.lon.)

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Il toto ambasciatori Usa In lizza Kennedy e Winfrey (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Il toto ambasciatori Usa In lizza Kennedy e Winfrey Roma, Londra, Parigi, Tokyo, Pechino, Riad... Scatta il «valzer degli ambasciatori» Usa dell'era Obama. Volti nuovi in rampa di lancio: come la figlia di JFK e la star nera dei talk show, Oprah Winfrey. Il dopo-Spogli potrebbe nascere nel segno dei Kennedy. Barack Obama è alle prese con il «valzer degli ambasciatori». E una delle sedi investite dal cambio è quella di Roma. Ronald Spogli, nonostante le speranze riposte, è dato come sicuro partente. Al suo posto, il «toto ambasciatori» dà come «papabile» Caroline Kennedy, la figlia di John Fitzgerald e di Jacqueline. Caroline ha guidato il gruppo dei saggi incaricato da Obama di indicare il vicepresidente (John Biden). Per Caroline si era parlato anche dell'incarico di ambasciatrice Usa presso le Nazioni Unite, ma la scelta di Obama è caduta poi sulla giovane e «liberal» Susan Rice. Barack Obama non si è ancora insediato alla Casa Bianca e nei palazzi di Washington è cominciato il valzer degli ambasciatori: Londra, Parigi, Roma, Tokyo, il Vaticano, ma anche Pechino e Riad sono tra le sedi più ambite in ballo, dopo che, come è consuetudine ad ogni cambio di amministrazione dalla Transizione di Obama è partita la richiesta agli ambasciatori di nomina politica scelti dal presidente George W.Bush di lasciare il posto. La scadenza è il 20 gennaio, quando si insedierà la nuova squadra di governo con Hillary Clinton al timone del Dipartimento di Stato, e già cominciano a circolare nomi: su Pechino, una sede chiave alla luce della crisi economica dal momento che la Cina detiene il grosso del debito americano, starebbe cercando di mettere il cappello il ricchissimo John Thornton, un ex presidente Goldman Sachs che si è appena dimesso da direttore dell'Industrial and Commercial Bank of China citando «nuovi impegni di affari». L'ambasciatore degli Usa a Roma, Ronald Spogli, e l'ambasciatrice presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, entrambi non «di carriera», rientreranno negli avvicendamenti, al pari dei colleghi Craig Stapleton, ex co-proprietario della squadra di baseball dei Rangers con Bush e attuale ambasciatore in Francia, o Ronald Tuttle, inviato a Londra, multimilionario delle concessionarie auto e uno dei «pionieri», il selezionatissimo gruppo di donatori che per la rielezione di Bush avevano raccolto almeno centomila dollari. UNA SEDE PER OPRAH Il borsino del «toto ambasciatori» dà in ascesa alcuni protagonisti dell'universo obamiano come Caroline Kennedy, la miliardaria di Chicago Penny Pritzker o Oprah Winfrey, regina nera dei talk show che fonti bene informata danno come futura ambasciatrice a Londra; sede a cui ambiva anche la Kennedy, «dirottata» su Roma. In alternativa, Caroline potrebbe «ereditare» il seggio di Hillary Clinton come senatrice di New York. Le ambasciate «premio» sono un residuo dello spoil system di cui hanno approfittato democratici e repubblicani dall'epoca di Kennedy. Negli anni di Clinton, se può servire da guida sullo stile di Hillary, molti amici di Bill, come la grande donatrice Pamela Harriman e il banchiere Felix Rohatyn a Parigi, ottennero sedi prestigiose in premio dell'appoggio. Ma lo stesso Clinton inviò a Roma, un'altra ambasciata «premio», un diplomatico di carriera come Reginald Bartholomew. UMBERTO DE GIOVANNANGELI ROMA udegiovannangeli@unita.it

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Greggio mai così basso dal 2004 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-06 - pag: 2 autore: Il Wti a New York ha perso il 25% in una settimana, atterrando a 40,81 dollari Greggio mai così basso dal 2004 Roberto Capezzuoli La discesa dei prezzi del petrolio sembra inarrestabile. Ieri il future sul West Texas, benchmark del mercato nordamericano, ha chiuso la giornata a New York al minimo quadriennale di 40,81 dollari al barile, e all'Ice di Londra il Brent per consegna in gennaio ha infranto quota 40, attestandosi a 39,74 dollari. In una settimana il Wti ha ceduto quasi 14 dollari, un tracollo di dimensioni inattese, pari al 25%. La precipitosa discesa è stata alimentata dalle pesanti indicazioni che, come nei giorni precedenti, sono venute dagli Stati Uniti. La più consistente perdita di posti di lavoro degli ultimi 34 non poteva certamente scatenare l'ottimismo e la ripresa degli acquisti. Anzi,l'atteggiamento degli operatori ha persino esagerato, a giudicare dai risultati apparsi sugli schermi del Nymex, gli aspetti negativi. La previsione di un calo della domanda era peraltro una conseguenza ovvia, tanto più che anche l'industria automobilistica americana è alle corde, mentre i raffinatori di Cina e India si sono visti aumentare dai fornitori sauditi i prezzi ufficiali di vendita e contemporaneamente diminuire da Pechino i prezzi dei combustibili al dettaglio. Nulla che lasci spiragli per un graduale e solido rincaro, almeno per il momento. Quindi il mercato reale mostra una forte cautela e ricomincia a vedere superpetroliere usate per stoccaggi galleggianti, "pagati" (si veda Il Sole-24 Ore di ieri) dal contango, cioè dal maggior prezzo delle consegne future rispetto a quelle spot. Invece gli investitori, che spesso seguono alchimie in cui si mischiano grafici e sensazioni, da entrambi gli ingredienti traggono oggi soltanto indicazioni poco incoraggianti. Così rischia di avverarsi anche il pronostico pubblicato dagli analisti di Merrill Lynch, secondo cui nel 2009 non si possono escludere puntate a 25 dollari, se la Cina verrà contagiata dalla recessione. L'ipotesi evidentemente è affascinante, se già ieri qualche epigono della banca d'affarisi è spinto a parlare di 20 dollari. Lo scenario è simile, pur con direzioni opposte, a quello che si vedeva nel 2005 con le previsioni emesse dalla Goldman Sachs, di barile in rialzo fino a 105 dollari. In quel caso l'ipotesi si avverò, ma non sembra realistico, e lo ammette la stessa Goldman, che si realizzi il pronostico successivo, quello lanciato nella tarda primavera di quest'anno, di rincari del barile fino a 240 $ entro due anni. Prese con beneficio d'inventario le profezie, vale però la pena di considerare le proiezioni dell'Agenzia internazionale dell'Energia,che ieri hanno corretto per l'ennesima volta al ribasso le stime sulla crescita dei consumi nel 2009. L'anno prossimo si arriverà a 86,37 milioni di barili al giorno, 220mila in più rispetto al 2008. Nella prima parte dell'anno le correzioni delle stime Aie erano motivate dai prezzi esorbitanti, mentre da fine agosto è la crisi economica e finanziaria a dettare le consegenze, e forse l'Agenzia è persino troppo ottimista. Certo è che la carenza d'offerta non è più avvertibile sui mercati del greggio e soltanto l'Opec può cercare di raddrizzare la barra, come il suo presidente Chakib Khelil ha ribadito che accadrà presto, al meeting indetto per il 17 dicembre a Orano. Sul recupero delle quotazioni conta molto anche la Russia, che dopo aver visto calare sotto i 38 $/bbl il greggio Ural, prima voce delle sue esportazioni, ha dovuto svalutare il rublo per la quarta volta in un mese. r.capezzuoli@ilsole24ore.com L'AIE CORREGGE LE STIME L'Agenzia dell'Energia ha nuovamente abbassato le sue previsioni sulla crescita della domanda per l'anno prossimo

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In pista arriva la Formula austerity (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-06 - pag: 13 autore: In pista arriva la Formula austerity Montezemolo (Fota): «Dai team proposte rigorose e per migliorare lo spettacolo» di Giuliano Balestreri e Lello Naso M entre non si era ancora spenta l'eco della decisione shock della Honda di lasciare la Formula Uno, ieri la Fia ha annunciato che la Cosworth ha vinto l'appalto per la fornitura di un motore a basso costo per tutti i team che vorranno utilizzarlo. Non è il minacciato motore unico, ma a partire dal 2010 basteranno nove milioni di euro per ave-re un propulsore per tutta la stagione. Difficilmente porterà le macchine sul gradino più alto del podio, ma consentirà alle piccole squadre di sopravvivere nello sport in assoluto più costoso e selettivo. La Fota,l'associazione dei team il cui esecutivo si è riunito a Londra, ha risposto a stretto giro per bocca del suo presidente Luca di Montezemolo: «Abbiamo condiviso all'unanimità alcune importanti decisioni per il 2009 e il 2010, ed è stata definita anche una proposta per un nuovo motore da usare a partire dal 2011. Abbiamo dato un ulteriore impulso verso una riduzione dei costi in modo da poter aiutare in particolare i team più piccoli già nella prossima stagione. A breve organizzeremo un incontro con Max Mosley per presentargli nel dettaglio le nostre proposte e per discutere come migliorare lo spettacolo offerto dal nostro sport. Inoltre, abbiamo anche condiviso la necessità d'incontrare Bernie Ecclestone per affrontare anche i temi relativi alla redistribuzione dei ricavi». L'inizio della Formula austerity? Difficile associare questo termine allo sport simbolo del glamour, ma è evidente che l'era dell'attenzione ai costi è iniziata anche nel circus. Ecclestone, la Fia, la Fota lo avevano capito ben prima della decisione shock della Honda di abbandonare le corse. Era necessario ridurre i costi per rendere meno spietatol'assioma della Formula 1: se non investi non vinci, se non vinci non c'è ritorno d'immagine e se non c'è ritorno d'immagine non c'è ritorno economico. La Honda ha lasciato perché il meccanismo si è inceppato alla casella vittorie: una in tre anni di corse, a circa 300 milioni di euro d'investimenti a stagione. è evidente che, applicando rigidamente la regola Honda, con la riduzione degli introiti da sponsor e la necessità di procedere ai tagli da parte delle case madri automobilistiche messe alle strette dalla crisi, il giocattolo Formula Uno avrebbe rischiato di rompersi. Dunque, Ecclestone, Fia e Fota, da almeno cinque anni, hanno messo in campo una strategia per ridurre i costi, livellare la competitività dei team e aumentare la possibilità di vittoria anche per le piccole squadre. E, contemporaneamente, far salire i ricavi. La prima misura, nel 2005, è stato il fornitore unico di pneumatici con la giapponese Bridgestone che garantisce a tutti i team due sole mescole per gara. Poi è stata la volta della drastica riduzione dei chilometri di prove, un tempo illimitati. Ogni team può effettuare non più di 15mila chilometri di test a stagione. Ancora: le squadre sono state obbligate a utilizzare lo stesso motore per le prove e la gara e per due Gran Premi consecutivi e hanno montato la stessa centralina elettronica. Infine, è stato eliminato il controllo di trazione, un meccanismo che teneva le macchine incollate alla pista e, limitando gli errori dei piloti, rendeva difficilissimi i sorpassi. I risultati, almeno in parte, si sono visti. Da un duopolio di vittorie Ferrari-McLaren, si è passato l'anno scorso a cinque team vincitori con Renault, Bmw e Toro Rosso che si sono aggiunti alla lista. E dall'anno prossimo si cambia ancora: il motore dovrà durare tre gare e sarà ridotta la possibilità di variare l'aerodinamica. Ecclestone e i team hanno operato anche sul fronte dell'aumento dei ricavi:la F1 è andata a caccia di organizzatori di gran premi in Paesi esotici ma disposti a spendere più del vecchio mondo,tradizionale bacino d'utenza del circus. Negli ultimi anni la F1 ha perso via via Imola, Canada, Stati Uniti guadagnando Malesia, Bahrein, Singapore, Cina e, dal 2009, Abu Dhabi. Nuovo mondo, sceicchi, gare in notturna (come a Singapore) per aumentare lo spettacolo, attrarre gli sponsor e far crescere il bacino d'utenza televisivo, quei 3,25 miliardi di persone l'anno che con un costo contatto di 0,1 euro fanno della Formula 1 lo sport più appetito dagli sponsor dopo i grandi eventi - Olimpiadi e Mondiali di calcio - e le partite delle Nazionali maggiori. L'obiettivo è tenere attaccati gli sponsor: se le aziende riducono gli investimenti, sarà difficile raggiungere il budget di circa 3 miliardi di euro necessario per tenere in vita i team. Soprattutto perché i big spender del settore sono le tlc, da Telecom Italia a Vodafone fino ad At&t con 252 milioni di dollari spesi lo scorso anno e gli operatori finanziari (tra cui Banco Santander, Ing e Royal Bank of Scotland) con 128 milioni. «Per il momento la fuga degli sponsor dalla Formula Uno non c'è, ma un altro anno così difficile potrebbe cambiare le cose», spiega Giovanni Palazzi, presidente di Stage Up. Di certo però il mercato delle sponsorizzazioni è destinato a vivere una fase di netto calo. Il panico – almeno per il momento – non si è visto, «ma qualcosa sta cambiando» dice Michele Uva, direttore di Sport Markt Italia: «I grandi gruppi faranno molta più attenzione alla qualità dell'investimento che alla quantità ». Si spiega così la decisione di Marlboro (Philip Morris), unica multinazionale del tabacco nel mondo delle corse, di continuare a investire cento milioni di dollari sulla Ferrari pur senza poter esporre il logo. Una tesi confermata anche dalle strategie di Telecom Italia che ancora non ha definito l'intero budget per il 2009, ma che ha già confermato l'impegno con la scuderia Ferrari e il team Ducati per tutto l'anno, così come – tra gli altri – quello con la Lega Calcio fino al2010. La crisi colpirà quindi gli sport minori, ma anche singole società, soprattutto quelle che non hanno saputo sviluppare strategie di comarketing con i loro top sponsor. Tra i settori destinati a cedere il passo le grandi banche e probabilmente le assicurazioni, così come ridurranno la loro esposizioni i produttori di auto, «ma chi è impegnato in Formula Uno terrà duro» aggiunge Palazzi. La recessione, paradossalmente, apre però spazi per nuovi competitor, dal mondo dello sport a quello dei giochi e delle scommesse online. Non si tira indietro Adidas che punta sul calcio e neppure Bwin. «Abbiamo appena confermato il nostro impegno con il Milan, il Real Madrid, il Moto Mondiale e la Fiba, la federazione internazionale di basket», dice da Vienna Andrea Gaudenzi, l'eroe di Coppa Davis degli anni 90, oggi responsabile internazionale dello sport marketing di Bwin: «Negli ultimi anni abbiamo investito, ogni anno, 40-50 milioni di euro e vorremmo aumentare». Il mondo dei giochi dimostra così di essere in netta controtendenza: nell'ultimo anno gli investimenti in comunicazione – secondo Agicos – sono aumentati del 18 per cento. L'ultimo esempio arriva d'oltre Manica: il nuovo sponsor degli inglesi del West Ham, allenati da Gianfranco Zola, dopo il fallimento della compagnia aerea Xl Holidays è Sbobet, società di scommesse online con licenza nelle Filippine. giuliano.balestreri@ilsole24ore.com lello.naso@ilsole24ore.com LE PROSPETTIVE Palazzi (StageUp): non ci sarà la fuga, ma un calo delle aziende finanziarie - Uva (SportMarkt): il panico non c'è, ma sarà semprepiù premiata la qualità

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Milano capitale del settore (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM ( SICUREZZA ) data: 2008-12-06 - pag: 23 autore: INFORMAZIONE PUBBLICITARIA SICUREZZA - CONTROLLO ACCESSI Milano capitale del settore Appena concluse a fieramilano Rho SICUREZZA E SICURTECH Expo, eventi di riferimento a livello internazionale per il mondo della security e safety. Dal 25 al 28 novembre, quattro giorni di incontri, business, aggiornamento, formazione, nuove tecnologie S i sono concluse da poco SICUREZZA e SICURTECH Expo, le due manifestazioni che a fieramilano Rho, dal 25 al 28 novembre scorso, hanno riunito il mondo della security e safety per una quattro giorni di business, aggiornamento, formazione e tecnologie. Fortemente sinergiche e integrate, sono uno dei più grandi eventi dedicati al settore: 563 gli espositori tra diretti e indiretti per Sicurezza, di cui 183 esteri, 163 quelli per Sicurtech Expo, di cui 35 esteri, su una superficie espositiva complessiva di 65.000 mq. Ma, soprattutto, l'edizione appena archiviata ha presentato contenuti di grande respiro internazionale, come dimostrano i panel dei relatori partecipanti ai 36 convegni in programma. SICUREZZA, l'unica mostra internazionale del settore che si svolge in Italia, da oltre 25 anni richiama gli operatori di antintrusione, antincendio, difese passive, home & building automation. Giunta alla quattordicesima edizione, ha dedicato nuove aree espositive a prodotti e servizi di eccellenza per intelligence e antiterrorismo, polizia locale e vigilanza privata. SICURTECH Expo, la rassegna internazionale delle tecnologie antincendio, per la salute e la sicurezza sul lavoro, è un importante momento di business e aggiornamento professionale. In occasione di questa edizione, la mostra si è evoluta ulteriormente presentando una nuova area espositiva con prodotti e servizi di eccellenza per la Protezione Civile. A dimostrazione della crescente internazionalità della manifestazione, oltre alla presenza di prestigio di UNICRI, United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute, sono stati ospiti in fiera le delegazioni estere organizzate dall'ICE, Istituto Nazionale per il Commercio Estero, che ha selezionato due gruppi di operatori per visitare la manifestazione: il primo, composto da 34 operatori rappresentanti di aziende che operano nel settore sicurezza, provenienti da Brasile, Russia, Cina, Egitto, Algeria, Tunisia, Marocco, Turchia, Bulgaria, Romania e Ungheria; il secondo, nell'ambito del progetto Italy for Sport di 16 operatori, provenienti da Polonia, Ucraina, Russia, Canada, Brasile, Sud Africa, Inghilterra, selezionati tra gli incaricati dell'aspetto sicurezza nell'ambito dell'evento sportivo che tali paesi ospiteranno nei prossimi anni. Riguardo alla sessione congressuale, focus principale di questa edizione è stato il tema sempre più attuale della Homeland Security, l'insieme dei prodotti, sistemi e servizi per la sicurezza globale. I lavori sono iniziati il 26 novembre con due sessioni dedicate al tema della security e safety rispettivamente di porti ed aeroporti con esperienze di rilievo come quelle dei porti di Napoli, di Olbia, di Port Said (Egitto) e di Casablanca (Marocco), mentre per la sessione dedicata gli aeroporti sono state protagoniste case histories di Turchia, di Francia, di Milano, Pisa. Il 27 novembre è stata la volta della sessione Sicurezza delle infrastrutture e dei siti sensibili, con un panel relatori ricco di rappresentanti da Russia, UK e Israele: un' occasione dunque unica di incontro, scambio di esperienze, testimonianze, studi e progetti. Non solo homeland security: molte altre le tematiche d'attualità affrontate attraverso l'intensa attività congressuale. Il 28 novembre il convegno Scienze forensi e investigative, con la partecipazione di tutte le Forze dell'Ordine: Polizia di Stato, Polizia Scientifiche Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale porteranno in fiera la loro esperienza. E poi, sempre il 28 novembre, l'incontro "La gestione della sicurezza nella realizzazione delle grandi opere", promosso da ASL Città di Milano mentre ASSOSIC in collaborazione con ESF European Safety Federation ha organizzato il 26 novembre una conferenza internazionale sulla "Vigilanza sul mercato e controllo dei prodotti: stato dell'arte e prossima evoluzione alla luce dei nuovi regolamenti europei" rivolta a fabbricanti, distributori, responsabili della sicurezza, datori di lavoro, ufficio acquisti, enti di certificazione per fornire una panoramica esaustiva della legislazione vigente e dello stato dell'arte del controllo di mercato, con un focus sulla case history del mercato finlandese. A dimostrazione dell'alto livello raggiunto dalle manifestazioni, Regione Lombardia ha tenuto il 28 novembre gli Stati Generali della Sicurezza, che hanno affrontato tematiche relative alla Protezione Civile, alla Polizia Locale, alla prevenzione, un'occasione di dibattito su tematiche relative alla sicurezza e salute negli ambienti di lavoro. Regione Lombardia si è fatta inoltre promotrice di altri incontri tra i quali un convegno sulla tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, il 27 novembre, dove si è fatto il punto sul network pubblico e privato per la prevenzione efficace dai rischi, a un anno dall'introduzione del Piano Triennale.

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Le due facce della recessione (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-12-2008)

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ECONOMIA 06-12-2008 l'analisi Le due facce della recessione DA MILANO DIEGO MOTTA I stantanee da un Paese in recessione. Il 71% degli italiani pensa che il crollo delle Borse potrà avere conseguenze dirette sulla propria vita, 11 milioni di famiglie considerano le proprie finanze seriamente a rischio, mentre 4 lavoratori su 10 temono di perdere il proprio posto di lavoro. Il rapporto Censis non fa sconti e disegna scenari economici preoccupanti, senza rinunciare però a individuare possibili via d'uscita dentro una transizione a due facce: chi può farcela, approfittando del clima di austerity (le aziende) e chi invece si prepara a un peggioramento del proprio tenore di vita (una famiglia su due). Presente e futuro prossimo, comunque, saranno ancora all'insegna del pessimismo in materia di consumi: lo ha confermato anche il sondaggio Confesercenti-Swg uscito nelle stesse ore, secondo cui per il prossimo Natale le famiglie italiane spenderanno un miliardo in meno per i regali. Stando alle tendenze che emergono da questa rilevazione, le tredicesime si aggireranno complessivamente attorno ai 38 miliardi di euro e saranno destinate più al risparmio che alla corsa ai regali, con acquisti destinati a calare del 9%. Secondo De Rita, in realtà, il peggio per i consumi potrebbe arrivare con l'anno nuovo, «se non ripartono le economie di Paesi come India e Cina», con ripercussioni su occupazione e imprese. Il fondatore del Censis ha dosato con sapienza le parole, usando espressioni come il «rischio di default » per quasi metà delle famiglie, insieme a frasi più rassicuranti sulla «grande capacità di adattamento» alla congiuntura del nostro sistema di relazioni sociali. La vera ipoteca sui consumi, semmai, è da ricercare nel costume tipico dei risparmiatori made in Italy a «mantenere la liquidità», cioè a non spendere i soldi ma a conservarli per paura del futuro. Basteranno i saldi, invocati da un italiano su quattro, per tornare a spendere? Non è detto, anche se l'ipotesi di anticipare al 15 dicembre il periodo degli sconti, avanzato dai consumatori, è già stato bocciato da Confcommercio come «impraticabile » e inutile al fine di aumentare i consumi. Secondo il Codacons, invece, il 93% degli italiani vorrebbe poter approfittare dei saldi prima delle festività. Per il resto, nell'analisi del Censis le dinamiche tra famiglia e imprese vengono raccontate, alla luce della crisi, in modo speculare. Per le aziende si tratta di sfruttare l'attuale fase di mercato con l'obiettivo di realizzare una ristrutturazione produttiva e organizzativa troppo a lungo rimandata, a partire dalle banche. C'è comunque una «tenuta trasversale» delle realtà industriali, con un fatturato in crescita del 2,6% nei primi otto mesi dell'anno e «sprazzi di vitalità » manifestati dal settore dei servizi. Elementi che proverebbero come il manifatturiero in Italia abbia seguito «un doppio binario di riposizionamento a livello globale», puntando su export e prodotti non solo made in Italy. Più pesante appare il quadro relativo alle famiglie, con almeno 81mila nuclei familiari a forte rischio di insolvenza per il pagamento del mutuo. Un'area di emergenza che riguarda non più del 3% delle famiglie, ma ciò che preoccupa secondo il Censis è la mancanza di «strumenti idonei » per rispondere alla crisi, a partire da una «dilazione delle scadenze di pagamento, senza innalzare in modo spropositato i tassi di interesse sulle rate residue, fenomeno già ampiamente verificatosi nell'arco degli ultimi due anni». Più in generale, comunque, stiamo assistendo a un indebitamento crescente, visto che negli ultimi tre anni il peso dei debiti è balzato al 48,5% del reddito disponibile rispetto al 40% del 2004. Per le imprese la fase di congiuntura negativa può essere un'opportunità, le famiglie vedono nero Per Confesercenti a Natale si spenderà un miliardo in meno

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Casa Bianca. Via al toto-ambasciatori. Indiscrezioni sui candidati per le sedi più ambite (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

Casa Bianca. Via al toto-ambasciatori. Indiscrezioni sui candidati per le sedi più ambite di Alessandra Baldini 05-12-2008 NEW YORK. Barack Obama non si è ancora insediato alla Casa Bianca e nei palazzi di Washington è cominciato il valzer degli ambasciatori: Londra, Parigi, Roma, Tokyo, il Vaticano, ma anche Pechino e Ryad sono tra le sedi più ambite in ballo, dopo che, come è consuetudine ad ogni cambio di amministrazione dalla Transizione di Barack Obama è partita la richiesta agli ambasciatori di nomina politica scelti dal presidente George W.Bush di lasciare il posto. La scadenza è il 20 gennaio, quando si insedierà la nuova squadra di governo con Hillary Clinton al timone del Dipartimento di Stato, e già cominciano a circolare nomi: su Pechino, una sede chiave alla luce della crisi economica dal momento che la Cina detiene il grosso del debito americano, starebbe cercando di mettere il cappello il ricchissimo John Thornton, un ex presidente Goldman Sachs che si è appena dimesso da direttore dell'Industrial and Commercial Bank of China citando "nuovi impegni di affari". L'ambasciatore degli Usa a Roma, Ronald Spogli, e l'ambasciatrice presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, entrambi non 'di carriera', salvo sorpresa rienteranno negli avvicendamenti, al pari dei colleghi Craig Stapleton, ex co-proprietario della squadra di baseball dei Rangers con Bush e attuale ambasciatore in Francia, o Ronald Tuttle, inviato a Londra, multimilionario delle concessionarie auto e uno dei 'pionieri', il selezionatissimo gruppo di donatori che per la rielezione di Bush avevano racolto almeno centomila dollari. Saranno rimpiazzati da protagonisti dell'universo Obamiano come Caroline Kennedy, la miliardaria di Chicago Penny Pritzker o Oprah Winfrey, regina nera dei talk show che si è detta pronta a fare le valige per l'Africa? Non è così scontato: da un lato nelle scelte fatte finora Obama ha mostrato di volersi circondare di persone di grande esperienza; dall'altro il presidente eletto ha vinto le elezioni grazie a nuovi strumenti di raccolta fondi: è dunque meno legato alla tradizione di ricompensare amici e grandi finanziatori con sedi di rango. Le ambasciate 'premio' sono un residuo dello spoil system di cui hanno approfittato democratici e repubblicani dall'epoca di Kennedy. Negli anni di Clinton, se può servire da guida sullo stile di Hillary, molti amici di Bill, come la grande donatrice Pamela Harriman e il banchiere Felix Rohatyn a Parigi, ottennero sedi prestigiose in premio dell'appoggio. Ma lo stesso Clinton inviò a Roma, un'altra ambasciata 'premio', un diplomatico di carriera come Reginald Batholomew. Non è comunque detto che Obama lasci alla Clinton voce in capitolo nelle scelte di primo piano: nella conferenza stampa in cui l'ha nominata al Dipartimento di Stato che è pronto ad accogliere molti consigli, ma alla fine sarà lui a decidere. Intanto, in vista del radicale cambio della guardia, i diplomatici di carriera hanno cominciato a agitarsi. Citando le molte sfide poste all'immagine del'America nel mondo, la loro associazione American Academy of Diplomacy ha chiesto, per la prima volta in 25 anni, di limitare le nomine politiche al 10 per cento - e non il 30 per cento come è adesso - delle oltre 200 posizioni aperte. "La diplomazia è un affare troppo serio per diventare un regalo", ha detto Ronald Neuman, il presidente che dal 2005 al 2007 è stato ambasciatore a Kabul.

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La strage di Mumbai/Perché il terrore ha colpito l'India: il bersaglio è Obama (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 06-12-2008)

Argomenti: Cina

La strage di Mumbai/Perché il terrore ha colpito l'India: il bersaglio è Obama Di Pino Agnetti 30-11-2008 Di fronte all'atroce mattanza di Mumbai, gli analisti di professione del terrorismo che fanno? Ci riempiono la testa di "spiegazioni" che, in realtà, non spiegano nulla. Almeno ai comuni mortali che non hanno mai studiato la storia del sub-continente indiano, o che non sono abbonati a una di quelle pallosissime riviste di geo-politica che ingombrano gli ultimi scaffali delle librerie prima dell'uscita. La cosa, a pensarci bene, è davvero singolare visto che gli attentatori che hanno appena lasciato a terra centinaia di cadaveri nella capitale finanziaria dell'India non hanno certo pianificato per mesi e poi attuato con spaventosa efficacia il loro mostruoso crimine solo per suscitare il diletto dei suddetti analisti. Bensì, come è sempre stato e sempre sarà dopo l'11 settembre, per convincere l'intera opinione pubblica mondiale che l'unica via di scampo alla furia bestiale del terrore è la resa. Se osservato da questa angolazione, il primo assalto militare in grande stile (perché tale è stato considerato l'impiego al posto dei soliti kamikaze di addestratissimi commandos nel pieno centro di una megalopoli da 12 milioni di abitanti!) del terrorismo di matrice islamista si mostra in tutta la sua agghiacciante evidenza. A cominciare dall'unico, sia pure parziale, risvolto in un certo senso "positivo" che esso ha messo in luce. E cioè che le difese alzate in Occidente funzionano. Si spiega anche così la scelta di al Qaeda e delle forze che ad essa variamente si ispirano di colpire altrove (l'ultimo grande attentato in Europa risale alle stragi del 2005 a Londra). Ma per noi occidentali le notizie per così dire "buone" finiscono qui. Fatte letteralmente a pezzi dalle raffiche di Kalashnikov e dalle granate con cui gli attentatori hanno cercato con scientifica ferocia il sangue degli ospiti stranieri - soprattutto americani e britannici, ma anche come si è visto italiani - degli alberghi presi di mira. Per non parlare del massacro perpetrato a freddo nel centro ebraico di Mumbai. Scopo dell'attacco, fra l'altro, non era di prendere degli ostaggi. Bensì di mietere quante più vittime possibile, come confermano sia il raccapricciante bilancio finale dei morti e dei feriti, sia le allucinanti testimonianze dei sopravvissuti. Il che dimostra ulteriormente che si è trattato di un'operazione militare che segna un nuovo salto di qualità nell'escalation del terrore "globale". Proprio in quanto tale, sempre più concentrato verso nuovi obiettivi (senza dimenticarsi però i vecchi) rappresentati dalle potenze emergenti come l'India e la stessa Cina (forse ci siamo dimenticati un po' troppo in fretta dell'ondata di attentati che ha flagellato la regione dello Xinjiang a maggioranza musulmana prima delle Olimpiadi di Pechino). Il terrorismo, insomma, guarda lontano. E mostra di intendersene di futuri assetti strategici molto più di tanti informatissimi "esperti" di casa nostra. I quali faticano perfino a cogliere l'altro significato centrale della "battaglia di Mumbai". Insieme alla democrazia indiana (la più grande del pianeta con il suo miliardo e 200 milioni di abitanti), il vero bersaglio è stato lui: Obama. Il "servo negro", come lo ha definito il braccio destro di bin Laden, che fra meno di due mesi prenderà ufficialmente il posto di Bush e di cui al Qaeda e soci intendono saggiare fin d'ora la forza (o la debolezza) effettiva. In realtà, i terroristi sanno bene che Obama (lo ha più volte dichiarato lui stesso) darà loro la caccia in Afghanistan come e più di prima. Così come sanno che qualunque progresso della coalizione occidentale a Kabul aiuterebbe a "stabilizzare" anche il Pakistan che è il vero santuario di al Qaeda nel mondo. Ebbene, da dove veniva l'unico dei terroristi catturato vivo a Mumbai? Dal Pakistan. E qui, al di là di ogni altro vero o presunto retroscena, il cerchio si chiude.

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sarkozy alza la voce: "la cina sia più aperta" - andrea tarquini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 13 - Esteri Sarkozy alza la voce: "La Cina sia più aperta" A Danzica l´incontro col Dalai Lama. Pechino infuriata: "Un atto che ci offende" ANDREA TARQUINI DAL NOSTRO INVIATO DANZICA - La sfida europea alla Cina è diventata realtà, ieri qui nella città dove Solidarnosc nacque e affrontò con successo l´»Impero del Male» sovietico. Qui ieri il presidente francese (e presidente di turno del Consiglio europeo), Nicolas Sarkozy, ha incontrato il Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet oppresso e occupato da Pechino. «E´ andata molto bene», ha detto il capo della Quinta Repubblica dopo l´incontro. E prima di vedersi con il Dalai Lama, aveva risposto fermo e fiero alle minacce cinesi di ritorsioni economiche: «Io mi sento libero di decidere la mia agenda degli incontri da solo, o in consultazione con i partner europei. Quale presidente di turno del consiglio Ue sono portatore di valori e convinzioni, è un dovere che svolgo volentieri. Il mondo ha bisogno d´una Cina più aperta, e la Cina si ricordi che ha bisogno d´un´Europa forte per dare lavoro alle sue imprese». Immediata e dura la reazione del regime degli eredi di Mao Zedong: l´incontro è stato «un atto opportunista, frettoloso e di corte vedute sulla questione del Tibet che non solo offende il popolo cinese ma danneggia i rapporti tra Francia e Cina». Il messaggio europeo di Danzica alla Repubblica popolare è dunque venuto, nella cornice più simbolica e suggestiva. Sarkozy e il Dalai Lama si sono incontrati durante la conferenza internazionale intitolata «Solidarnosc per il futuro», che ha celebrato il 25mo anniversario del conferimento del premio Nobel per la pace a Lech Walesa, leader della rivoluzione democratica polacca che abbattè la cortina di ferro. Mezz´ora di colloquio faccia a faccia, in inglese, tra il leader spirituale tibetano e il capo dello Stato francese. Accompagnato solo fino alla soglia della sala dell´incontro dall´ufficiale dell´Armée de l´Air che lo segue giorno e notte portando la valigetta nera con i codici d´uso delle 370 testate atomiche francesi. All´inizio dell´incontro, il Dalai Lama, sorridente e disteso, ha messo sulle spalle di Sarkozy il Kata, la tradizionale sciarpa tibetana, simbolo di pace e di amicizia. «Da noi è un´abitudine». Mezz´ora a porte chiuse, poi uscendo Sarkozy ha detto sorridente: «E´ andata molto bene». Ha rivelato poi i dettagli dell´incontro, lanciando anche a nome del leader tibetano segnali distensivi ma anche di forza tranquilla al regime cinese. «Il Dalai Lama - ha spiegato Sarkozy - mi ha ricordato quanto aveva sostenuto Pechino come sede delle Olimpiadi, e come era lieto dell´effetto positivo dei Giochi per le autorità cinesi. Io gli ho detto quanto è importante per me la prosecuzione del suo dialogo con Pechino». «Il Dalai Lama - ha proseguito il presidente - mi ha comunicato la sua inquietudine, condivisa dall´Europa, e abbiamo compiuto insieme un vasto giro d´orizzonte sulla situazione». Ha anche parlato di una identità di vedute su un tema essenziale: l´esigenza che la Cina assuma appieno il suo ruolo nella governance mondiale, per cui l´Europa e il mondo «hanno bisogno di una Cina più aperta». A nulla dunque sono valse le implicite ma chiare minacce cinesi di rappresaglie economico-commerciali. Non ha pesato il timore che i colossi global player dell´economia francese, da Airbus in sinergia coi tedeschi ad Alstom (costruttore dei supertreni Tgv) perdessero contratti miliardari con Pechino. «Dobbiamo vedere la situazione con serenità», ha insistito Sarkozy. Ricordando in sostanza ai cinesi che ritorsioni economiche contro la Francia danneggerebbero lo stesso sviluppo della loro economia. Poco prima di incontrare il Dalai Lama, il presidente francese, elogiando Walesa e Danzica come «simbolo della sconfitta dei totalitarismi», aveva esortato l´Europa «a non avere paura né della crisi economica né delle altre sfide, così come i polacchi ci insegnarono a non avere paura, allora, con la loro lotta per la libertà».

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l'immortalità dei tiranni - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 24 - Commenti l´immortalità dei tiranni (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Lo Zimbabwe era una volta la razzista Rhodesia meridionale di Ian Smith. Mugabe fu l´eroe della sua liberazione. Fu incarcerato, andò in esilio, fu un comandante guerrigliero. Il 18 aprile del 1980 Bob Marley celebrava l´indipendenza in un memorabile concerto nella capitale Harare, già Salisbury. «Set it up ina Zimbabwe / Africans a liberate Zimbabwe. / Every man got a right / To decide his own destiny». Ciascun essere umano deve poter decidere del proprio destino. Cantava anche: «So soon we´ll find out / Who is the real revolutionary». Vedremo presto chi è il vero rivoluzionario. Marley morì un anno dopo, e non l´ha visto. Noi sì. Chi nasce nello Zimbabwe ha una speranza di vita inferiore ai 40 anni se è maschio, ai 38 se è femmina. Molto meno della metà di chi nasce in Italia. Suona strana, nella ricorrenza dei 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell´uomo, la frase: «Tutti gli esseri umani nascono uguali...». La disoccupazione supera l´80 per cento. Un adulto su quattro è malato di Aids. Tubercolosi e malaria infuriano. Dallo scorso agosto, un´epidemia di colera dilaga pressoché nell´intero paese, e sconfina già nel Botswana e in Sudafrica, ha contagiato migliaia di persone e fatto centinaia di morti, ha indotto a lasciare la capitale e intere province senza acqua. Per la prima volta, il governo di Mugabe ha fatto appello all´aiuto internazionale per una emergenza che non riesce a fronteggiare ? se non esortando la gente a non darsi la mano quando si incontra. Se cercate notizie esatte sull´inflazione in Zimbabwe (quasi 400 mila kmq, tredici milioni di abitanti, più 4 milioni di emigrati, un tempo celebrato come il "granaio africano") imparerete solo che ha il record mondiale: quanto al tasso, vi dicono che va da 100 mila a undici milioni per cento! Mugabe affama il suo popolo, ruba gli aiuti internazionali, tortura e assassina gli oppositori, vieta la libertà di stampa, falsa le elezioni. Quest´anno aveva perso il primo turno col rivale Morgan Tsvangirai. L´inviato di Repubblica, Giampaolo Visetti, riferiva l´opinione diffusa che «senza frodi, Mugabe avesse preso il 10 per cento dei voti». Tsvangirai al ballottaggio di giugno ha rinunciato a presentarsi, e anzi, per salvarsi la vita, è riparato prima in un´ambasciata europea poi all´estero. Non passa giorno senza che dalla cosiddetta comunità internazionale si levino voci autorevoli quanto frustrate a denunciare la bancarotta dello Stato dello Zimbabwe e a rivendicare la destituzione di Mugabe. Ieri il primo ministro britannico Gordon Brown ha detto che «quando è troppo è troppo». è troppo da tanto tempo. Condoleezza Rice aveva appena dichiarato che il dilagare del colera è l´ennesima prova di una catastrofe politica, che Mugabe deve dimettersi, che le promesse di un "dialogo" per associare al governo gli oppositori sono una farsa. Nelson Mandela aveva pronunciato lo stesso giudizio, ma è toccato a Desmond Tutu, un uomo di chiesa, auspicare francamente che Mugabe venga rimosso, se altri mezzi non bastino, «con la forza». Sanzioni sono in vigore da parte dell´Unione Europea e del Commonwealth, da singoli Stati e da organismi internazionali. Nel Consiglio di Sicurezza dell´Onu il veto della Russia e della Cina (e il voto contrario della Libia e fino a poco fa anche del Sudafrica di Mbeki) l´ha impedito. Russia e Cina non vanno pazze per i diritti, e hanno forte il senso degli affari, e l´Africa è sempre più una loro piazza d´affari. Gli affari con i dittatori sono molto più sicuri e sbrigativi, per non dire quelli fra dittatori. Quanto al Sudafrica, il filo spinato che lo separa dallo Zimbabwe ferisce e impiglia i fuggiaschi, ma non ferma il colera. è stata fino a poco fa la complicità degli Stati africani ? un po´ in omaggio al passato di Mugabe, molto di più per correità in dispotismo e crimini di guerra ? ad assicurare al regime dello Zimbabwe il più fattivo sostegno. La dissociazione del Mozambico, della Tanzania, dello Zambia, dell´Angola di Dos Santos ? rafforzato ora da una schiacciante vittoria elettorale ? e dello stesso primo ministro kenyota Odinga, possono colpire Mugabe più efficacemente. Sta di fatto che la comunità internazionale affronta ancora una volta il problema irrisolto di come misurarsi con un tiranno, spregiatore della legalità internazionale e oppressore feroce del suo popolo, in un modo che non sia la guerra. Il tiranno iracheno, infatti, è stato spodestato, e non è morto di vecchiaia (come sarebbe stato bene, in un esilio o in una galera), ma al costo di una guerra dagli effetti spaventosi. Che cosa impedisce alla comunità internazionale di rendere efficace la propria pressione? Molte ragioni diverse. La più immediata, è una più o meno lunga coda di paglia. Le colpe, le inadempienze, le ipocrisie delle democrazie offrono un argomento e un pretesto ai nemici della democrazia. A Mugabe è vietato viaggiare in Europa o negli Stati Uniti, ma con l´eccezione di riunioni di organismi internazionali di cui lo Zimbabwe è membro. Succede così che la tribuna delle Nazioni Unite o della Fao a Roma gli serva ad attaccare Abu Ghraib o le prepotenze della Banca Mondiale. La comunità internazionale poi è divisa e, tanto più nelle Nazioni Unite, incapace di un´efficace azione comune. La terribile guerra mondiale africana in Congo ? nella quale Mugabe volle avere la sua privatissima parte di bottino, spedendo un esercito di 12 mila uomini e dissanguando il suo paese ? è ancora lì a provarlo. Ancora: la comunità internazionale non ha imparato a distinguere i mezzi della guerra da quelli della polizia internazionale. "La forza", quella invocata più francamente dal vescovo Tutu, coincide ancora con la guerra: quanto rovinosamente, è sempre l´Iraq a mostrarlo. Sicché le sanzioni, anche quando siano effettive (non lo è, verso lo Zimbabwe, nemmeno quella sugli armamenti) rischiano di essere indiscriminate e colpire i deboli più dei loro despoti, e di tramutarsi, quando davvero il troppo sia troppo, in mere premesse alla guerra. Lo Zimbabwe del vecchio tiranno è una specie di laboratorio di questo ricorrente irrisolto problema. Una differenza c´è, a parte il colera: ed è il figlio di un pastore kenyota eletto presidente degli Stati Uniti. Un´elezione che ha riguardato singolarmente il mondo intero, ma soprattutto l´Africa. Sarebbe un´ulteriore meraviglia simbolica la coincidenza fra l´ingresso di Obama e l´uscita di Mugabe. Sogno afroamericano a parte, che cosa dovrebbe succedere? L´opinione pubblica dovrebbe ribellarsi alla sofferenza e all´umiliazione che Mugabe infligge al suo popolo. La diplomazia dovrebbe stringere l´accerchiamento attorno alla sua oltranza. La comunità internazionale dovrebbe, più di quanto faccia, andare in soccorso di una gente falcidiata da malattia e carestia. E immaginare, e disporre, un impiego della forza commisurato al ripristino della legalità democratica: che non ha bisogno di essere "importata", perché lo Zimbabwe, come nelle elezioni della primavera scorsa, la riconosce a parole, benché la calpesti di fatto. Vasto programma, certo. Si preferirà forse aspettare che la natura faccia il suo corso. Dopotutto, Mugabe ha 84 anni. Si può intanto pregare, perché la sua dipartita non tardi troppo, e non corra troppo il colera.

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silenzio sul pizzo pagato: condanna bis per i li vorsi - gabriele isman (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Palermo La sentenza Ridotta in appello la pena al fratello del boss Guttadauro, confermati gli otto mesi a titolari e soci dei punti vendita di elettrodomestici Silenzio sul pizzo pagato: condanna bis per i Li Vorsi GABRIELE ISMAN Pena ridotta per Filippo Guttadauro, e confermata per i titolari dei magazzini Li Vorsi che non ammisero l´estorsione subita. Il collegio della quarta sezione della Corte d´appello, presieduto da Rosario Luzio, a latere Renato Grillo e relatore Gabriella Di Marco, ha ridotto la pena per il fratello del capomafia di Brancaccio Giuseppe, nonché cognato del superlatitante Matteo Messina Denaro: Filippo Guttadauro, in carcere da due anni e mezzo, avrebbe davvero partecipato all´estorsione, ma non sarebbe stato il capo della cosca. Caduta questa aggravante, la pena con il rito abbreviato è stata ridotta da diciotto a quattordici anni. Sono stati invece confermati gli otto mesi di reclusione già decisi in primo grado per gli imprenditori Fabio e Marco Li Vorsi e per Giuseppe e Onofrio Mascolino, titolari e soci della catena di punti vendita di elettrodomestici. Per loro l´accusa era di favoreggiamento: subirono l´estorsione, senza ammetterla davanti ai magistrati. Le indagini erano partite da alcuni pizzini ritrovati nel covo di Montagna dei cavalli dove fu arrestato Bernardo Provenzano. Da quei bigliettini si capiva che i titolari dei magazzini Li Vorsi, quattro a Palermo e uno a Castelvetrano, erano stati costretti a pagare 500 euro al mese e ad assumere 34 persone segnalate dai boss, oltre a una tangente sugli oltre 1,5 milioni di euro pagati per l´acquisto di un terreno e di un capannone industriale. Davanti all´ulteriore imposizione gli imprenditori cercarono una mediazione, e di questo parlò Antonino Rotolo nel suo capanno nella zona di viale Michelangelo, ascoltato dalle tante microspie della polizia. Conversando con i mafiosi Gaetano Sansone e Nino Cinà, il capo del mandamento di Pagliarelli definiva «eccessive» le pretese di Guttadauro nei confronti dei Li Vorsi. D´altra parte Filippo Guttadauro è, secondo gli inquirenti, il principale tramite fra Messina Denaro (del quale ha sposato una sorella) e la mafia palermitana. Prima di essere arrestato, viveva e lavorava a Bagheria. Era già stato condannato a sei anni di reclusione per associazione mafiosa a Trapani, e nel luglio 2006 fu arrestato. Attualmente Filippo Guttadauro è recluso nel carcere di Cuneo, dove riceveva in abbonamento Repubblica con la cronaca di Palermo fino al 6 novembre scorso. Quel giorno il magistrato di sorveglianza dispose che il detenuto potesse leggere soltanto il quotidiano nazionale, con la cronaca torinese. Secondo il magistrato, infatti, «la lettura dei quotidiani locali può favorire e rafforzare un collegamento diretto del detenuto con il sodalizio criminale di appartenenza tenuto conto del fatto che detti quotidiani offrono una descrizione particolarmente dettagliata degli episodi di cronaca locale e che i detenuti potrebbero avvalersi di tali estate giornalistiche sia per verificare l´avvenuta esecuzione di eventuali ordini veicolati all´esterno sia per entrare in contatto con personaggi indirettamente coinvolti con l´attività del gruppo di appartenenza».

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Sarkozy sfida il diktat cinese A Danzica vede il Dalai Lama (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-12-2008)

Argomenti: Cina

Sarkozy sfida il diktat cinese A Danzica vede il Dalai Lama Sarkozy ed il Dalai Lama a colloquio per 30 minuti. È avvenuto ieri a Danzica, dove il leader tibetano partecipava ad un incontro dei premi Nobel per la pace in onore di Walesa. Pechino protesta. Pechino aveva molto e preventivamente protestato, ma Sarkozy non ha ceduto, e ieri a Danzica, in Polonia, ha incontrato il Dalai Lama. Un colloquio a porte chiuse, della durata di mezz'ora, al termine del quale il capo dell'Eliseo e presidente di turno dell'Unione europea, ha riferito che era andato «benissimo». Del resto, ha affermato Sarkozy, «le autorità cinesi sapevano perfettamente che un incontro fra noi ci sarebbe stato entro la fine dell'anno». Un particolare che non sembra averne in realtà attutito l'irritazione, visto che il primo commento arrivato da Pechino, definisce l'iniziativa del leader francese «un approccio opportunistico, affrettato e miope alla questione tibetana». AUTONOMIA O INDIPENDENZA Sui contenuti della conversazione non sono trapelati molti particolari. Il Dalai Lama ha riconfermato per l'ennesima volta di non perseguire alcuna mira indipendentista, ed ha manifestato le proprie preoccupazioni per il peggiorare della situazione nella sua terra. L'interlocutore gli ha risposto di condividerle, aggiungendo fra l'altro di dare «molta importanza al proseguimento del dialogo fra il Dalai Lama stesso e le autorità cinesi». Un dialogo che per ora non ha in realtà dato alcun frutto, tanto che al termine dell'assemblea degli esuli tibetani due settimane fa a Dharamsala, in India, il leader spirituale dei buddisti tibetani ha deciso che i negoziati non riprendano fino a quando Pechino non offra garanzie di volerli condurre in maniera produttiva. Nicolas Sarkozy e Tenzin Gyatso erano convenuti nella città polacca per diverse ragioni. Sarkozy per piegare le resistenze di Varsavia e di altre capitali esteuropee alle misure per la protezione dell'ambiente che i 27 sono chiamati ad approvare nei prossimi giorni a Bruxelles. Il leader spirituale tibetano, per i festeggiamenti dei 25 anni dal conferimento del Nobel per la pace a Lech Walesa, che proprio a Danzica fondò Solidarnosc. Alle celebrazioni erano invitate numerose personalità che prima o dopo Walesa ricevettero l'onorificenza. Il Dalai Lama l'ottenne nel 1989. Tre giorni fa il portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica popolare, Liu Jianchao, aveva condannato «una decisione sbagliata» della Francia, che «offende il popolo cinese». Incontrare il Dalai Lama, per Pechino significa aiutare un nemico dell'integrità nazionale, che finge di perseguire l'autonomia del Tibet, ma in realtà lavora per l'indipendenza. VERTICI CANCELLATI Per dare evidenza, se non sostanza, alla propria irritazione, Pechino aveva cancellato i vertici con la Francia e con la Ue che erano in programma all'inizio del mese. Con lo stesso scopo, ha dato risalto all'«insoddisfazione popolare», veicolata da messaggi di tono nazionalista diffusi via Internet, che esortano a boicottare le merci francesi. Era già accaduto lo scorso aprile, quando Parigi fu teatro di vivaci proteste durante il transito della fiaccola olimpica per le vie cittadine. I contestatori denunciavano le violazioni dei diritti umani nel Paese che si apprestava ad ospitare i Giochi, ed in particolare la repressione a Lhasa. Pechino rispose incoraggiando la campagna contro i prodotti made in France. È accaduto spesso in passato che capi di Stato o di governo abbiano rinunciato ad incontrare il Dalai Lama per non creare un caso diplomatico con la Cina. Tanta cautela viene spiegata a volte con il timore di compromettere rapporti politici ed economici con il gigante asiatico, che rivestono una fondamentale importanza per il mondo occidentale e l'Europa in particolare. In realtà il discorso vale anche a parti invertite. Lo ha ricordato lo stesso Dalai Lama, rivolgendosi ai partecipanti al Forum giovanile l'altro giorno, sempre a Danzica. Le pressioni per impedire i contatti con i leader europei, Sarkozy in particolare, aveva detto il Dalai, «non avranno effetto, perché anche la Cina ha bisogno dell'Europa». Del resto, forse la scelta di vedere il Dalai Lama fuori dal territorio nazionale e per così dire in zona neutra, puntava ad attenuarne in qualche modo l'ufficialità, senza negarla. GABRIEL BERTINETTO ROMA gbertinetto@unita.it

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Sul clima ancora un nulla di fatto Sarkozy non smuove gli alleati Ue (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 07-12-2008)

Argomenti: Cina

PRIMA 07-12-2008 NO DELL'EST AL PIANO AMBIENTE. FRENA ANCHE L'ITALIA Sul clima ancora un nulla di fatto Sarkozy non smuove gli alleati Ue Ï A meno di una settimana dal vertice dei 27, accordo lontano sul pacchetto di misure anti-inquinamento Ï A Danzica i Paesi del blocco dell'Est non cedono al pressing del leader francese, che resta ottimista: fatti passi avanti Ï L'Italia, schierata con la Polonia, è pronta a dare battaglia e indica 5 punti irrinunciabili per l'intesa Ï Il presidente non ha ceduto alle pressioni di Pechino e ha incontrato il Dalai Lama: «Serve una Cina aperta» GENINAZZI E SERRA NEL PRIMOPIANO ALLE PAGINE 4/5 Nicolas Sarkozy (Reuters)

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Sarkozy al Dalai Lama: <Serve una Cina aperta> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 07-12-2008)

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MONDO 07-12-2008 Sarkozy al Dalai Lama: «Serve una Cina aperta» DAL NOSTRO INVIATO A DANZICA LUIGI GENINAZZI N ella città che vide la nascita di Solidarnosc l'Europa compie un significativo gesto di solidarietà con il leader spirituale del Tibet oppresso. Sfidando le minacce ed i veti della Cina comunista il presidente in carica della Ue, il francese Nicolas Sarkozy, si è incontrato ieri pomeriggio con il quattordicesimo Dalai Lama, Tenzin Gyatso, dopo che entrambi avevano preso parte alla conferenza internazionale per il 25esimo anniversario del Premio Nobel a Lech Walesa. Luogo e ricorrenza che hanno impresso una forte carica simbolica all'incontro, durante il quale il monaco dalla tonaca rosso-arancione ha messo una sciarpa bianca al collo del presidente della Ue, segno d'amicizia e fraternità. Nei giorni scorsi Pechino aveva minacciato Parigi di boicottare i rapporti economici nel caso si fosse avverato un simile evento. E come protesta preventiva aveva cancellato il vertice tra Cina ed Unione europea in programma per il 1 dicembre. Ai toni molto duri del regime cinese che insiste nel descrivere il Dalai Lama come «un lupo travestito da monaco» il presidente Sarkozy ha risposto con pacata fermezza, invitando a «non drammatizzare le cose». Parlando coi giornalisti ha puntualizzato che «nessuno mette in discussione l'unità e l'integrità territoriale della Cina, neppure il Dalai Lama che per il Tibet chiede autonomia culturale e religiosa, non indipendenza». E ha riaffermato che «il mondo ha bisogno di una Cina aperta così come la Cina ha bisogno di un'Europa forte. Abbiamo il dovere di lavorare insieme». Non si è fatta attendere la dura risposta di Pechino che ha giudicato l'incontro come un «approccio opportunistico, sconsiderato e miope per affrontare la questione del Tibet». Quindi in una nota diffusa dall'agenzia ufficiale Nuova Cina ,Pechino ha detto che la mossa di Sarkozy «non solo ferisce i sentimenti del popolo cinese ma mina le relazioni franco-cinesi». Alla vigilia delle Olimpiadi a Pechino Nicolas Sarkozy, dopo due riunioni con gli emissari del Tibet e con gli esponenti del partito comunista cinese, aveva ceduto alle pressioni di questi ultimi rinunciando ad incontrare il Dalai Lama in visita in Francia. All'inaugurazione di un tempio buddista da parte del leader tibetano in esilio si fece rappresentare dalla «première dame» Carla Bruni. Ieri ha cancellato ogni esitazione. «Io non ho mai cambiato idea reagisce adesso Sarkozy . Ho sempre detto che avrei incontrato il Dalai Lama prima della fine dell'anno. Sono libero di fissare la mia agenda come credo». Dopo la rivolta scoppiata a Lhasa in primavera e repressa duramente dal regime comunista di Pechino sono ripresi i colloqui tra Cina e rappresentanti del Dalai Lama. Ma le proposte per una maggior autonomia del Tibet sono state subito respinte. «Sono un semplice monaco che predica la compassione», ha ripetuto l'uomo simbolo della resistenza tibetana davanti alla platea di Danzica. Il Dalai Lama ha invocato «un secolo di dialogo e di disarmo» ed ha reso omaggio a Solidarnosc, il libero sindacato creato da Walesa negli anni Ottanta. «Io ammiro il popolo polacco perché non ha mai perso la speranza. Siete un grande esempio per noi» ha detto fra gli applausi. E Walesa di rimando: «Se fossi nato in Tibet avrei fatto le stesse cose che ha fatto lei». Il leader spirituale tibetano, il Dalai Lama, dona una sciarpa bianca al presidente Nicolas Sarkozy durante l'incontro di ieri pomeriggio a Danzica (Ap)

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task force cinese negli usa "banchieri licenziati cercansi" - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-12-2008)

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Pagina 12 - Economia Task force cinese negli Usa "Banchieri licenziati cercansi" Da domani via ai colloqui per assumere top manager L´obiettivo è trovare 170 giovani da portare a Pechino e Shanghai Il tour parte da Chicago, poi i colloqui si sposteranno a New York FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - In mezzo a tante notizie drammatiche c´è un raggio di sole a Wall Street: chi è appena stato licenziato dalle banche d´affari americane ha una chance di ritrovare lavoro. Purché accetti di trasferirsi a Shanghai. Una folta delegazione di banchieri cinesi arriva questa settimana nelle principali piazze finanziarie occidentali, per reclutare giovani talenti da promuovere ai vertici del sistema creditizio nella Repubblica Popolare. E´ una vera e propria "job fair", una fiera delle assunzioni, con tappe e date pubblicizzate sul Wall Street Journal. Si inizia domani a Chicago, non perché sia il quartier generale di Obama ma in quanto sede della più grande Borsa specializzata in futures e derivati sulle materie prime: lì 27 banche cinesi hanno affittato il Double Tree Hotel, dove dalle due alle sei del pomeriggio esamineranno i candidati. Il 13 dicembre la delegazione cinese si trasferisce a New York dove ha prenotato l´hotel Sheraton vicino all´aeroporto La Guardia, i colloqui d´assunzione si terranno dalle dieci del mattino alle tre del pomeriggio. Nel frattempo una iniziativa analoga ci sarà all´hotel Marriott West India di Londra. Fra i promotori figurano tutti i colossi della finanza cinese, dalla Industrial and Commercial Bank of China (la più grossa per capitalizzazione di Borsa) alla holding d´investimenti Citic. La task force cinese punta a reclutare talenti da piazzare in posizioni di responsabilità nei mestieri più sofisticati della finanza: asset management, analisi macroeconomica, ricerca e sviluppo, gestione del rischio, ingegneria finanziaria, sviluppo di prodotti assicurativi, informatica bancaria. L´obiettivo iniziale della tournée è quello di portare a casa 170 giovani manager: certo è una goccia nell´oceano rispetto alle migliaia di licenziamenti annunciati a Wall Street, ma comunque è una chance insperata in questi chiari di luna. E poi la tournée delle tre metropoli finanziarie occidentali sembra solo un assaggio iniziale, il primo test in vista di campagne acquisti più audaci. Naturalmente saranno favoriti i giovani banchieri che parlano mandarino (un vantaggio per i Chinese-Americans, gli americani di origine etnica cinese). Va da sé che l´assunzione è aperta solo a chi accetta una mobilità "lunga": la sede di lavoro più probabile è Shanghai, seguita da Pechino e Hong Kong. D´altra parte questa richiesta di mobilità geografica intercontinentale si sta diffondendo in altri rami d´attività di Wall Street, sotto il peso della recessione e dei maxi-licenziamenti. Perfino quella che gli americani consideravano la professione più sicura del mondo - l´avvocato - vacilla per i colpi della crisi. Grandi studi legali di New York, abituati a lavorare soprattutto per i gruppi finanziari, devono tagliare l´organico e sempre più spesso i giovani giuristi si vedono offrire questa alternativa: un trasferimento nella filiale di Pechino o Dubai (le uniche dove il lavoro ancora si espande), o la disoccupazione. Può sorprendere tuttavia che le banche cinesi vadano a reclutare nuovi dirigenti a New York e Londra, proprio quando la credibilità del modello di capitalismo finanziario angloamericano vacilla paurosamente. L´ultimo vertice bilaterale sino-americano, che si è tenuto la scorsa settimana a Pechino, ha dato la misura del nuovo clima che si respira. Di solito era il governo americano a presentarsi a quegli appuntamenti con una lunga lista di rimproveri e di richieste (dalla lotta alla contraffazione alla necessità di rivalutare il renminbi). Stavolta invece il segretario al Tesoro Henry Paulson ha dovuto subìre le rampogne del vicepremier cinese che lo ha invitato a "mettere ordine nell´economia americana al più presto", nonché a "proteggere gli investimenti cinesi in America" (che sono molti). I leader di Pechino hanno perso soggezione nei confronti di un paese che per trent´anni avevano considerato come il modello da emulare. Ne è la prova un´altra dura presa di posizione, del fondo sovrano che gestisce le immense riserve valutarie accumulate da Pechino. Il suo chief executive Lou Jiwei ha dichiarato: «In questa fase non ci fidiamo a investire in istituzioni finanziarie occidentali, perché non sappiamo quali problemi possano avere». Brucia ancora il ricordo delle acquisizioni fatte l´anno scorso nel capitale di Morgan Stanley, Barclays, Blackstone, il cui valore è stato falcidiato dal crollo delle Borse. Ma lo scetticismo verso il modello americano non impedisce ai cinesi di valutare l´opportunità per le loro banche: in una fase in cui Wall Street è costretta a decimare l´occupazione, si possono comprare ottime professionalità a prezzi di saldo. Non accade spesso che la fuga dei cervelli avvenga dall´America verso la Cina. Del resto i leader comunisti sanno apprezzare l´esperienza di chi si è formato in Occidente. A presiedere la China Investment Corporation (il fondo sovrano) il governo di Pechino ha nominato Gao Xiqing. Gao è figlio di un generale dell´Esercito Popolare di Liberazione che combattè insieme a Mao Zedong, ma lui si è laureato in America alla Duke University e ha iniziato la sua carriera presso lo studio legale di Wall Street che fu del presidente Richard Nixon. La finanza non è l´unico settore disastrato dell´economia americana ad attirare gli appetiti cinesi. Il più grosso agente immobiliare di Pechino, la società SouFun, tra pochi giorni porterà 300 clienti facoltosi in tournée a San Francisco, Los Angeles e Las Vegas. Obiettivo: profittare del crollo dei prezzi delle case per fare incetta di appartamenti nelle due metropoli della West Coast. E naturalmente anche nella capitale mondiale del gioco d´azzardo.

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uno-contro-uno l'essenza del basket (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Bologna Uno-contro-uno l´essenza del basket LONDRA - Leggo su un giornale inglese che il basket avrebbe superato il calcio come sport più popolare del pianeta: in Cina, per dirne una, lo giocano decine di milioni di persone. Non so se è vero: la popolarità può essere difficile da misurare e comunque è spesso effimera. Però la notizia mi ha fatto venire in mente un altro articolo sul basket che ho ritagliato di recente, un´intervista sul settimanale Time a Magic Johnson, indimenticabile campione dei Los Angeles Lakers nella Nba americana. Quale è stato, gli chiedono a un certo punto, il migliore uno-contro-uno che lei abbia giocato? Risposta di Magic: «Nei playground. Non avevamo uniformi, i campi erano all´aperto, d´estate c´erano 30 gradi o più, eppure ci davamo dentro tutto il giorno. Non per soldi, non per la fama. Era soltanto per passione e per amore del basket. I miei compagni erano gente di cui nessuno avrebbe mai sentito parlare, ma quelli furono i migliori uno-contro-uno della mia vita». Ecco, a mio parere, che cosa rivela la autentica popolarità di uno sport, più degli sponsor, del numero di spettatori allo stadio o in un´arena, dei telespettatori davanti alla tivù: la voglia di giocarlo in un cortile, in un giardino, in un campetto. Ricordo, quando vivevo in Israele, una strada di Tel Aviv costellata di campi in cemento, illuminati fino a tarda sera: non ce n´era mai uno vuoto. Ricordo il campo dell´East Village, a New York, dove una volta col mio collega Stefano Trincia sfidammo a un due-contro-due un paio di portoricani, e incredibilmente li battemmo (merito suo, beninteso). E ricordo, tanti anni fa, da ragazzi, gli uno-contro - uno per ore di seguito, senza mai stancarsi o annoiarsi, con Giovanni Gordini, oggi stimato primario dell´ospedale Maggiore di Bologna, allora giornalista in erba e malato di basket, com´ero anch´io. Adesso, ogni estate, a Cesenatico, sfido mio figlio a uno-contro-uno nel campetto di uno stabilimento balneare: vince quasi sempre lui, ma che divertimento.

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emiri e motori: la f1 del mare va sempre al massimo - mattia chiusano abu dhabi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 42 - Sport Emiri e motori: la F1 del mare va sempre al massimo Qatar, Dubai, Abu Dhabi investono e vincono anche con i piloti americani Il promoter: "Venti nostri spettatori potrebbero comprare la Pepsi. Ed io ho battuto Ecclestone in tribunale" Doha trionfa grazie a Price, che ama la birra e sfoggia la bandiera sudista Ma lo sceicco-pilota perde il "suo" Mondiale in Classe 1 MATTIA CHIUSANO ABU DHABI dal nostro inviato «In Cina abbiamo 50 mila spettatori che possono comprare una Pepsi. Qui ad Abu Dhabi ce ne sono meno, ma una ventina di loro può comprare "la" Pepsi. L´azienda, intendo». Benvenuti nella terra dei nababbi, dove la crisi dello sport che taglia, riduce, licenzia, è un richiamo lontano, molto lontano. Fastidioso, in un paddock in cui si mescolano meccanici italiani, piloti americani, principi sauditi, o promoter di nobile stirpe, come il marchese Nicolò di San Germano, che riceve i famosi venti ospiti che possono comprare una multinazionale e si vanta si aver battuto Ecclestone in tribunale per l´uso della parola F1. E´ il mondo della motonautica, così ricco da celebrare due mondiali contemporanei ad un´ora e mezzo d´auto l´uno dall´altro: la Formula 1 inshore ad Abu Dhabi e la Classe 1 offshore a Dubai. Due emirati, due mondiali, ed un intreccio di rivalità e paradossi degni di una soap opera anni Ottanta. Alla "Dallas", per intenderci, perché di petrolio, gas, immobiliare si parla, non solo di catamarani che solcano il mare a 250 all´ora. Senza di loro, senza gli sceicchi, questo sport sarebbe già defunto. Certo, c´è la Cina che spinge, con sponsor come General Motors e cinque città che vogliono ospitare il Mondiale pagando almeno il triplo del contributo chiesto agli organizzatori europei (600 mila euro). C´è l´Australia dei multimilionari fratelli Trask, proprietari di un cantiere per barche di lusso e molto attivi nel campo immobiliare. Ma è nel Golfo che i motori sono una passione, i piloti di allenano ogni giorno, e le barche sono diventate un mezzo per promuovere un brand. Gli aerei della Emirates, la Classe 1 per Dubai. Ma anche la Formula 1 inshore per il Qatar, il paese che rifornisce di gas il mondo, e non si accontenta del marchio emergente Qatar Airways. Meglio vincere anche nello sport: ed infatti hanno vinto, per la prima volta, un titolo mondiale. Ad Abu Dhabi, in F1, con un super team che cambia i motori dei suoi due bolidi ad ogni Gran Premio. Roba da far venire i lacrimoni ai nostri team che montano e smontano mille volte i loro propulsori da 400 cavalli, 11 mila giri, accelerazione da 0 a 160 in 4 secondi. Il budget di Qatar Team è stimato attorno ai sei milioni per una stagione di dieci Gp. Lo sceicco Hassan bin Jabor Al-Thani ha attrezzato un team multinazionale, della propulsione e delle eliche si occupa il varesino Stefano Luini, il motorista è australiano e vive negli Stati Uniti. Ma, si può azzardare, il Qatar ha vinto con la scuderia sbagliata. Perché la vittoria più attesa non è arrivata a Dubai, Classe 1. Altro mondiale ed altro ambiente. Se la F1 è «molto ruspante», come la definisce Giorgio Tandi, team leader di 800 Doctor, la Classe 1 richiama la magia dell´offshore, ed è lì che vorrebbe vincere, senza esserci ancora riuscito, lo sceicco. Pilota del Team Qatar, amante di questo sport che va a indossare la sua tuta da gara insieme agli altri piloti del team, su un immenso motorhome degno della F1 (quella «vera»). Poi ci sono quattro Tir, due Suv, sessanta uomini, eliche a volontà, cinquecentomila euro all´anno solo per questa voce del budget. Molti ricordano i tempi in cui l´offshore allineava 38 barche al via, adesso si è scesi a undici, ma basta farsi un giro sui moli di Mina Seyahi, il porto modaiolo di Dubai, per respirare un benessere diffuso. Sponsor come Emirates e Dubai Duty Free, tribune, stand, hospitality con cuochi italiani. A complicare l´intreccio tra le varie anime del Golfo c´è la vittoria nell´offshore di Victory, il gioiello di Dubai, che ha preso una rivincita (sportiva) sul team di Abu Dhabi che ha perso nella F1, in un periodo in cui i due emirati vivono in maniera diversa la crisi: Dubai ha puntato sull´immobiliare ed ha frenato la sua incredibile crescita, Abu Dhabi detiene il 9 % delle risorse mondiali di petrolio e se la cava. Nel suo Mondiale, quello della F1, le barche sono ben 24, ma molti team fanno i salti mortali per sopravvivere. Laghetti, porti, acque ferme, la F1 si esprime qui, non in mare aperto come l´offshore, lo sviluppo è spesso portato avanti copiando le innovazioni di altri sport. Ma è qui che festeggia il Qatar: non con un pilota arabo, ma con uno americano che non «riesce ad andare piano» spiega il suo motorista. Jay Price non stacca mai dall´acceleratore, affronta le curve ad una pressione di 6 G con uno stile irruento. Gli hanno dovuto «cucire» addosso la barca, tagliandola più volte a misura del suo modo di guidare. Un bel caratterino: indossa un basco con i colori della bandiera a scacchi, sfoggia la bandiera sudista invece di quella a stella a strisce perché lui è di New Orleans. Aveva un fratello che s´è suicidato lo scorso anno, ma lui non ha perso la voglia di correre e vincere. Il suo team raccomanda di non bere alcol e Jay invita tutti a festeggiare con solenni bevute di birra. Gli emiri vogliono il meglio, senza badare a spese. Per avere il meglio possono anche chiudere un occhio: l´importante è la discrezione.

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Sarkozy incontra il Dalai Lama e sfida la Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-12-07 - pag: 1 autore: Sarkozy incontra il Dalai Lama e sfida la Cina Il presidente francese (e di turno della Ue) Nicolas Sarkozy ha incontrato ieri a Danzica il Dalai Lama, sfidando la Cina. Il leader spirituale tibetano (a destra nella foto) era ospite di un raduno di Nobel per la Paceinoccasionedei25 annidellapremiazionediLechWalesa. Geroni u pagina 9, commento u pagina 12 AFP l'articolo prosegue in altra pagina

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Marchionne: Resteranno solo sei grandi gruppi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-07 - pag: 4 autore: Marchionne: «Resteranno solo sei grandi gruppi» «La crisi economica in atto porterà a una forte concentrazione nel mercato dell'auto, tanto che fra i costruttori di massa potrebbero anche sopravviverne solo sei». è quanto sostiene Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, in un'intervista che apparirà domani su «Automotive News Europe». Secondo il manager del Lingotto «i costruttori potranno sopravvivere solo con una produzione superiore ai cinque milioni e mezzo di auto l'anno»; un target che attualmente è raggiunto a livello mondiale solo da General Motors, Toyota, Ford, Volkswagen e Renault-Nissan. «Tra due anni – prosegue Marchionne – potrebbero restare solo sei grandi produttori: uno statunitense, uno tedesco, uno franco-giapponese con una possibile ramificazione in Usa, uno in Giappone, uno in Cina, e infine resterebbe spazio per un altro soggetto europeo». Una previsione, quella di Marchionne, che riecheggia curiosamente quella fatta poco meno di dieci anni fa dall'avvocato Agnelli, quando disse: «La Fiat è troppo piccola ». Meno di un anno dopo arrivò l'intesa con Gm, sciolta nel 2005. La maggior parte delle intese a tutto campo, del resto, hanno avuto esiti tutt'altro che positivi – come dimostra il caso di Daimler e Chrysler. Marchionne sostiene però che «questo mercato cambierà completamente, non può continuare ad andare avanti come in passato: l'indipendenza in questo settore non è più sostenibile». Il top manager del Lingotto vede dunque un solo sopravvissuto dell'attuale crisi Usa: due dei tre big si fonderanno e uno dei due colossi rimasti si "accaserebbe" con Renault e Nissan. Per quanto riguarda Fiat, la conseguenza logica del ragionamento è che la casa torinese potrà trovare spazio nella combinazione europea che Marchionne indica come possibile sesto "grande" e che potrebbe in realtà anche includere attori non europei. Tra questi ultimi i candidati non sono molti: scartata la Opel, legata a Gm e con la quale i precedenti come abbiamo visto non sono incoraggianti, restano un grande gruppo molto simile a Fiat, ovvero la Peugeot (con la quale Torino ha già in piedi numerose alleanze) e i due costruttori di lusso tedeschi Bmw e Daimler; con il primo dei due sono in corso trattative per un possibile accordo tra i marchi Alfa Romeo e Mini. Sia Peugeot che Bmw, tra l'altro, sono aziende a controllo familiare come la Fiat; la prima ha espresso esplicitamente l'apertura a possibili combinazioni. Un'apertura che del resto è arrivata una settimana fa anche da John Elkann, erede dell'Avvocato, nell'intervista al Sole 24 Ore: «Stiamo attraversando una crisi epocale da cui il mondo dell'automobile uscirà radicalmente mutato, e Fiat potrebbe giocare un ruolo nel suo consolidamento ». E alla domanda se gli Agnelli accetterebbero anche il ruolo di soci di minoranza, la risposta è stata: «La cosa più importante è che sia un buon matrimonio». Per quanto riguarda le conseguenze sul Lingotto della crisi congiunturale, Marchionne afferma: «Sto tirando i freni su tutto, sto tirando i freni su nuovi modelli il cui sviluppo non è ancora arrivato all'80%o al 90%. La nuova Alfa 147 uscirà sul mercato, questo è sicuro, ma se mi chiedete se investirò in un nuovo Suv per l'Alfa la risposta è no». A.Mal. IL FUTURO DI FIAT Per Torino la soluzione potrebbe essere un'alleanza europea e tra i candidati potrebbero figurare Bmw, Peugeot o Daimler Al vertice. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat FOTOGRAMMA

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Impegno per migliorare l'efficienza (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-07 - pag: 7 autore: L'industria della carta Impegno per migliorare l'efficienza L a proposta di riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 21% entro il 2020 tiene con il fiato sospeso l'industria cartaria. E a preoccupare di più gli imprenditori del settore è proprio il meccanismo delle aste per la distribuzione delle quote di CO2 alle aziende. «Tassare tramite le aste toglierebbe ulteriori risorse all'industria senza nessun beneficio per l'ambiente ma con il sicuro effetto di minare la competitività del manifatturiero – sostiene il presidente di Assocarta, Paolo Culicchi – e più di 265mila posti di lavoro nel settore cartario del Vecchio Continente sarebbero a rischio taglio e delocalizzazione, dei quali il 10% solo in Italia». Ecco perché «l'industria cartaria ritiene irrinunciabile che, nella revisione della direttiva sulle emission trading, l'assegnazione delle quote continui ad essere gratuita». Considerando 5 milioni di quote di cui far scorta ogni anno al prezzo di 50 euro l'una, il costo totale sarebbe di 250 milioni di euro per la sola industria cartaria italiana. «Se poi il conto lo facciamo per l'intero periodo 2013-2020 – aggiunge Culicchi – la proposta di revisione della direttiva comporterà una previsione di costi di oltre 2 miliardi di euro, pari a circa il 3% del fatturato totale, sufficiente ad erodere ogni margine di profitto». E a preoccupare è sempre la competizione con i Paesi asiatici. «La penetrazione nel mercato interno di prodotti cartari provenienti da Paesi extra Ue è aumentata del 32% tra il 2006 e il 2007 – fa sapere Culicchi – e in particolare la Cina ha aumentato le proprie esportazioni in Italia del 380 per cento». Le cartiere italiane sono da tempo impegnate nell'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a tutela dell'ambiente – racconta ancora il presidente di Assocarta – con investimenti calcolabili in circa 100 milioni di euro negli ultimi cinque anni, con uno sforzo di riduzione delle emissioni del 35% tra il 1990 e il 2005». Dall'associazione fanno poi sapere che questi risultati sono stati ottenuti grazie alla ricerca della massima efficienza energetica e soprattutto agli investimenti in cogenerazione che evitano ogni anno l'emissione di un milione e mezzo di tonnellate di CO2 su un totale annuo di 5 milioni di tonnellate. «Tuttavia – conclude Culicchi – la direttiva europea che ne permette l'incentivazione in Italia non è stata però ancora implementata e il pacchetto climatico europeo non la supporta adeguatamente». D. Le. LA PREOCCUPAZIONE Secondo gli imprenditori del settore tassare tramite le aste dei certificati minerebbe la competitività del manifatturiero

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Misure onerose, a rischio le Pmi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-07 - pag: 7 autore: L'industria del cemento Misure onerose, a rischio le Pmi I costi indotti dal pacchetto "clima ed energia" che la Ue potrebbe varare entro la fine di dicembre rischiano di mettere fuori gioco i cementifici italiani. Una previsione, non certo rassicurante, che raccoglie le preoccupazioni degli addetti del settore e che è stata confermata anche da uno studio condotto dagli analisti di Boston Consulting (si veda Il Sole 24 Ore del 9 ottobre) su incarico di Cembureau, l'associazione europea dei cementieri: «Se la normativa dovesse passare - commenta il direttore di Aitec, l'associazione italiana dei produttori di cemento, Francesco Curcio - tra dodici anni potrebbero chiudere le aziende di minori dimensioni, mentre i grandi gruppi potrebbero abbandonare l'Italia per delocalizzare in Paesi dove non vi sono vincoli alle emissioni». Circa il 60% del CO2 sprigionato dagli impianti produttori di cementoè incomprimibile, essendo dovuto al processo chimico di trasformazione delle materie prime utilizzate: «Non ci sono tecnologie in grado di ridurre queste emissioni - continua Curcio- , quindi l'alternativaè spegnere i forni e chiudere gli stabilimenti. Il restante 40% delle nostre emissioni è legato alla combustione e il potenziale tecnologico di riduzione residuo è piuttosto basso. Per questo, chiediamo che l'approvazione del pacchetto 20-20-20 indichi chiaramente il settore del cemento tra i meno esposti alle misure antiemissioni, garantendo l'assegnazione di quote gratuite di emissioni. Altrimenti, già a partire dal 2013 i costi per acquisire i diritti di emissione sposterebbero la competitività sui Paesi non sottoposti a vincoli ambientali come India, Cina, Turchia e Africa settentrionale». L'analisi di Boston Consulting fornisce le cifre esatte dello scenario: se l'emissione di una tonnellata di CO2 dovesse costare diritti pari a 15 euro - cioè le valutazioni attuali - , i costi di trasporto via nave renderebbero in Italia conveniente l'importazione del cemento dall'Africa settentrionale. Con una quotazione a 22-23 euro diventerebbe conveniente produrre il cemento in Turchia. Con listini sopra i 40 euro sarebbero infine molto convenienti anche l'India e la Cina. E, mentre molti consigli d'amministrazione hanno sospeso gli investimenti in attesa di chiarezza, qualcuno comincia già a muoversi. Italcementi ha investito in cementifici in Egitto, Libia e Turchia, mentre Buzzi Unicem è presente in Algeria. Basterebbe che da qui al 2020 si costruisse una cementeria e mezzo l'annoin Paesi come questi - conclude lo studio della Boston Consulting - e tra dodici anni sarà coperto tutto il fabbisogno europeo senza avere più uno stabilimento sul continente. M.D.B. LE PREVISIONI I grandi gruppi pronti a delocalizzare nei Paesi non sottoposti a vincoli I produttori: per altri tagli mancano le tecnologie

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Sul Dalai Lama sfida alla Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-07 - pag: 9 autore: Diritti umani. Il presidente francese (e dell'Unione europea) ha incontrato in Polonia il leader tibetano Sul Dalai Lama sfida alla Cina Sarkozy: «Rappresento dei valori e sono libero di vedere chi voglio» Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente «Non drammatizziamo troppo. Come presidente della Repubblica francese sono libero di decidere la mia agenda. In qualità di presidente del Consiglio europeo rappresento dei valori e delle convinzioni. Era mio dovere farlo e lo faccio molto volentieri ». Così Nicolas Sarkozy, ieri a Danzica per celebrare il 25Úanniversario del Nobel per la Pace a Lech Walesa, ha voluto tagliare corto sulle critiche e le minacce cinesi a proposito dell'incontro con il Dalai Lama. La dichiarazione è stata resa in conferenza stampa pochi minuti prima che vedesse il leader spirituale tibetano. Al termine dei colloqui, durati una trentina di minuti, Sarkozy ha avuto parole più concilianti nei confronti di Pechino: «Desidero che la Cina prenda il posto che le spetta nella governance mondiale. Abbiamo bisogno della Cina per risolvere i grandi problemi mondiali e che continui a dialogare, come ha iniziato a fare il presidente Hu Jintao, con il Dalai Lama». è il suo primo incontro con il leader spirituale, che durante la sua visita in agosto a Parigi era stato ricevuto dal ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, e da Carla Bruni. Le relazioni tra Parigi e Pechino si erano comunque già raffreddate in primavera, in seguito alla repressione cinese in Tibet, che aveva «scioccato » Sarkozy, e alle proteste con cui era stato accolto il passaggio della fiamma olimpica nella capitale francese, quando ad essere scioccate furono invece le autorità cinesi. Sul piatto della bilancia, Pechino sta facendo pesare i 20 miliardi di euro in contratti per l'industria francese concordati alla fine dell'anno scorso durante la visita del presidente, con Airbus e Areva (nucleare) in prima fila. All'Eliseo, però, si tende a sdrammatizzare, inclusi i ripetuti appelli al boicottaggio dei prodotti made in France sul mercato cinese, ben sapendo che le ritorsioni economiche in tempi di crisi globale sono un arma a doppio taglio per chi le mette in pratica. Presente a Danzica,l'ex presidente della commissione Esteri dell'Assemblea nazionale, Jack Lang, ha notato come Pechino su questa vicenda stia usando «due pesi e due misure». Le proteste per gli incontri di Bush, Gordon Brown e Angela Merkel con il Dalai Lama erano state decisamente più soft, anche se le critiche nei confronti di Sarkozy - che pure aveva partecipato alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino sono state amplificate dal fatto che la Francia è presidente di turno dell'Unione europea.Purtroppo per i cinesi, Danzica è una città che, dopo aver conosciuto la distruzione nazista e l'oppressione comunista, è diventata simbolo della lotta per il rispetto dei diritti umani. Mai Sarkozy, in un simile contesto, si sarebbe potuto sottrarre a un incontro con il Dalai Lama, che gli ha peraltro confermato durante i colloqui «ciò che già sapevo- ha riferito il presidente- e cioè che non chiede l'indipendenza del Tibet dalla Cina». attilio.geroni@ilsole24ore.com apagina12 Il commento POSSIBILI RITORSIONI Pechino ha mostrato tutta la sua irritazione facendo saltare un summit con la Ue e minacciando conseguenze per contratti da 20 miliardi Incontri a Danzica. Il presidente francese Nicolas Sarkozy (a destra nella foto) ha incontrato anche Lech Walesa, in occasione del 25Úanniversario del premio Nobel per la pace all'ex presidente polacco AFP

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Una moneta comune per l'America centrale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-07 - pag: 9 autore: Vertice in Honduras. Accordo tra gli otto Paesi dell'area Una moneta comune per l'America centrale Roberto Da Rin BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente Una moneta unica in America Centrale. è questo l'annuncio effettuato al 33Ú Vertice del Sistema di integrazione del Centro America (Sica) concluso ieri a San Pedro Sula in Honduras. L'accordo per lavorare al progetto di una moneta unica è il punto chiave del piano, articolato in una dichiarazione in 41 punti, mirato a contrastare la crisi finanziaria internazionale e soprattutto l'impatto nella regione centroamericana. Per ora non sono stati specificati né i tempi né le modalità dell'adozione di una moneta unica ma i presidenti di Honduras, Belize, Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Panama e Repubblica Domenicana si sono impegnati a procedere in questo ambizioso progetto. Attualmente El Salvador e Panama hanno adottato il dollaro americano come moneta nazionale. Il Piano di San Pedro Sula, città hondureÑa a 240 chilometri dalla capitale Tegucigalpa, prevede inoltre «la creazione di un fondo comune di credito per lo sviluppo della regione nel contesto dei negoziati tra America centrale e Unione europea». La linea politica adottata dai leader centroamericani vuole incentivare gli investimenti pubblici e privati nell'intera area oltre che migliorare la produttività agricola per garantire la sicurezza alimentare. Ma soprattutto ridurre la dipendenza dai Paesi extraregionali. Va ricordato che la crisi mondiale e la recessione degli Stati Uniti hanno peggiorato il quadro congiunturale della maggior parte dei Paesi Centroamericani. Che peraltro negli ultimi dieci anni hanno sofferto in modo particolare la concorrenza della Cina. Il presidente di turno del Sica, Manuel Zelaya, (presidente dell'Honduras),nel suo ampolloso discorso di chiusura, ha dichiarato che vi è convergenza, tra i Governanti riuniti a San Pedro, sulla necessità di dare indicazioni al Banco Centroamericano di Sviluppo Economico (Bcse) e alle Banche centrali affinché creino normative capaci di assicurare un flusso di investimenti adeguato. Non solo, Zelaya ha auspicato che il Bcse nella sua prossima assemblea straordinaria, prevista nel febbraio 2009, «appoggi l'incorporazione di nuovi soci extraregionali ». Zelaya, dopo aver ricordato che continuerà a battersi per «il riscatto economico delle pop olazioni che vivono nell'istmo centroamericano» ha ceduto la Presidenza pro tempore al presidente del Nicaragua Daniel Ortega. In un discorso animato da toni polemici nei confronti del sistema finanziario internazionale, Ortega ha criticato «il capitalismo globale, gli imperialismi di Stati Uniti ed Europa». PROSPETTIVE Presa la decisione politica, resta l'incertezza sui tempi di attuazione del progetto Sarà anche creato un fondo di credito regionale

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Prima regione uscita dal Sud ora rischia di tornare indietro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-07 - pag: 10 autore: La débcle economica. In sette anni persi 5 punti di Pil Prima regione uscita dal Sud ora rischia di tornare indietro PESCARA. Dal nostro inviato Indietro verso l'Obiettivo 1. Verso quel Mezzogiorno lasciato tanti anni fa e che invece adesso risucchia l'Abruzzo come un vortice. Questa Regione fu la prima in Europa ad abbandonare lo status di area di crisi, a lasciarsi alle spalle tutti i vantaggi e a camminare con le proprie gambe dentro una realtà che non era più Sud ma Centro Italia. Oggi, invece, basta mettere uno dopo l'altroi numeri per tirare le conclusioni di un rischio: tornare a essere Mezzogiorno. Dal 2000 al 2007 il Pil è crollato di 5 punti. Una discesa verticale, senza freni o tappe intermedie. E mentre la crescita s'impennava verso il basso, il debito pubblico regionale si impennava verso l'alto fino a toccare le cifre di oggi: 3,7 miliardi di cui 2,3 per la sanità. La percentuale di dipendenti pubblici sui cittadini, qui, è il doppio della Lombardia. Risultato: in Abruzzo si paga un punto in più di Irap rispetto alla media nazionale e mezzo punto in più di Irpef. Tanto per rendere più chiaro il divario, prendiamo l'esempio di una Regione confinante: in Abruzzo le imprese pagano un Irap al 5,25 mentre gli imprenditori delle Marche versano il 3,75.Insomma,un'area di svantaggio fiscale. «Il paradosso è che se ci fosse ancora l'Unione europea a 15 noi già saremmo a un passo dai valori dell'Obiettivo 1. Anzi, alcune province, come l'Aquila, ci sono già dentro», ci spiega Giuseppe Mauro, ordinario di politica economica della Facoltà di Economia dell'Università di Pescara. è una «crisi nella crisi», un po' come quella italiana.Il declino comincia in alcune aree abruzzesi, quelle dei distretti del tessile della Val Vibrata, nel Teramano. La competizione con i Paesi emergenti, con la Cina, indebolisce un tessuto produttivo di piccole e medie aziende che non riesce a risollevarsi, mentre le grandi imprese che avevano investito grazie ai vantaggi dell'Obiettivo 1 entrano in crisi. Ci sono intere aree che cominciano a vivere di cassa integrazione e sussidi pubblici, come quella di Sulmona. «Un modello economico va in crisi e la politica non dà risposte, perché dopo il '94 qui c'è stata sempre un'alternanza tra governi di centro- destra e centro-sinistra. Un ribaltone perenne che non ha fatto nascere una classe politica solida che potesse investire su un modello di sviluppo a lungo termine», racconta il professor Mauro mentre mostra l'altra faccia dell'Abruzzo. Distretti che funzionano, poli di eccellenza. L'area del tessile del chietino che è di qualità e ha retto alla competizione a basso costo. A Pescara aziende come la Brioni o la De Cecco, la Micron Technology ad Avezzano. Ma adesso anche questo è a rischio. E dove non c'era crisi adesso arriva.è il polo dell'automotive nel mirino: Sevel, Honda, Pilkington, Denso (la prima della Fiat, le ultime tre giapponesi). Ci racconta questa recessione dal doppio punto di vista, globale e locale, Silvio Di Lorenzo, vicepresidente della Honda Italia e presidente di Confindustria Chieti, tornato nei suoi luoghi di nascita dopo una lunga esperienza in Belgio, nel settore chimico, poi approdato alla Honda rispondendo a un annuncio sul giornale. «Cercavano un responsabile vendite, oggi sono vicepresidente. Qui abbiamo sperimentato la formula glocalization e ho verificato che serve puntare su due fattori: infrastrutture e ricerca. Sono queste le due cose che tengono ferma una multinazionale in un territorio. Mi sono impegnato alla realizzazione di un campus dell'innovazione dell'automotive: la considero la prima pietra per rilanciare il futuro industriale abruzzese». Per il resto le ricette sono quelle nazionali: garantire il flusso creditizio, semplificazione amministrativa, bilanci pubblici virtuosi. «Oggi il bilancio regionale è impegnato per l' 85% dalla spesa sanitaria. In queste condizioni – conclude Mauro – non c'è molto da suggerire ». Li.P. SVANTAGGIO FISCALE Il debito regionale è salito a 3,7 miliardi per l'effetto-sanità e l'Irap è arrivata al 5,25% (le Marche sono al 3,75%)

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Non solo muscoli contro il terrore (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-12-07 - pag: 12 autore: Non solo muscoli contro il terrore I l potere è la capacità di imporre agli altri il proprio volere, facendoli contribuire al raggiungimento dei propri obiettivi. Il soft power è la capacità di ottenere i risultati desiderati attraverso la persuasione e l'attrazione (la potenze delle idee) anziché la coercizione o qualche forma di “pagamento”. Molti sondaggi dimostrano che negli ultimi anni il soft power americano è diminuito a causa delle politiche attuate dall'amministrazione di George W. Bush. I sondaggi mostrano anche un grave declino del fascino esercitato dall'America sulle opinioni pubbliche in Europa, in America Latina e ancor più nettamente in tutto il mondo musulmano. Un'importante eccezione è rappresentata dall'Asia orientale non musulmana:nonostante gli sforzi profusi dalla Cina per aumentare il proprio soft power, gli Stati Uniti continuano a essere la potenza numero uno da questo punto di vista. Inoltre, gli Stati Uniti godono di una buona reputazione in Africa,dove l'amministrazione Bush ha adottato politiche illuminate sugli aiuti umanitari e la lotta all'Aids. Tra i fattori che determinano il soft power di una nazione figurano la sua cultura (se sa rendersi attraente agli altri), i suoi valori (se sono attraenti e non smentiti da comportamenti incoerenti) e le sue politiche (se appaiono inclusive e legittime). è del tutto improbabile che gli Stati Uniti riusciranno mai a piegare gente come Osama bin Laden con il soft power. Per trattare con individui di questo genere è necessario l'hard power. Ma all'interno del mondo musulmano esiste un'enorme diversità di opinioni. Ne è un esempio perfetto l'Iran, la cui classe di mullah al potere considera la cultura americana come il Grande Satana, mentre buona parte delle generazioni più giovani, nella privacy di casa propria, preferisce vedere film e video americani. Molti musulmani non approvano i valori e le politiche americane, ma questo non significa che siano d'accordo con bin Laden. Sul piano strategico, il soft power contribuisce a isolare gli estremisti e a privarli di nuove reclute. Ma anche sul piano tattico, come ha recentemente sostenuto l'esperto di terrorismo Malcolm Nance, «gli strumenti del soft power – piccole elargizioni di denaro, donazioni di camion alle comunità, concessione di visti d'immigrazione, garanzie d'istruzione e assistenza sanitaria – possono essere molto più efficaci di una dimostrazione di forza». Nell'era informatica, il successo è assicurato non semplicemente dall'esercito che vince, ma anche dalla storia vincente. L'attuale battaglia contro il terrorismo islamico non è uno scontro di civiltà. ma una guerra civile che si combatte all'interno dell'Islam. Gli Stati Uniti non possono vincere se non vince anche la corrente musulmana moderata. Pur avendo bisogno dell'hard power per combattere contro gli estremisti, abbiamo bisogno del soft power della persuasione per attrarre la maggioranza moderata. Il termine smart power è sostanzialmente un mix intelligente: si riferisce a strategie che combinino con successo hard e soft power. Il Center for Strategic and International Studies (Csis) di Washington ha recentemente riunito una commissione bipartisan ad alto livello sul soft power, formata da membri del congresso, ex diplomatici, militari non più in servizio e rappresentanti di Ong. La commissione è giunta alla conclusione che l'immagine e l'influenza dell'America sono declinate negli ultimi anni, e che gli Stati Uniti devono cessare di esportare paura per tornare a ispirare ottimismo e speranza. E l'anno scorso, il segretario alla Difesa Robert Gates ha esortato il Governo a dedicare maggiore impegno e denaro allo sviluppo degli strumenti di soft power – incluse la diplomazia, l'assistenza economica e le comunicazioni – perché la sola forza militare non è in grado di difendere gli interessi dell'America in tutto il mondo. Gates ha sottolineato che la spesa militare complessiva ammonta a quasi mille miliardi di dollari all'anno, una cifra molto più alta dei 36 miliardi all'anno del budget del dipartimento di Stato. La forza militare è ovviamente una fonte di hard power, ma può talvolta contribuire anche allo sviluppo del soft power. Un apparato militare ben gestito può costituire una fonte di attrazione, e la cooperazione tra militari e programmi d'addestramento di vari Paesi, per esempio, possono servire alla costruzione di reti transnazionali che accrescono l'influenza degli Stati Uniti. Un altro esempio: l'eccezionale lavoro compiuto dai militari americani per assicurare aiuti umanitari dopo lo tsunami nell'Oceano Indiano e il terremoto in Asia meridionale nel 2005 ha contribuito in modo decisivo a ripristinare, almeno in parte, il fascino e l'attrazione degli Stati Uniti. Naturalmente, e all'inverso, un uso sbagliato della forza militare può anche compromettere il soft power. L'Unione Sovietica possedeva una notevole capacità d'attrazione negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale,ma l'ha persa a causa del modo in cui ha utilizzato la forza militare contro l'Ungheria e la Cecoslovacchia. Anche la crudeltà e l'indifferenza ai principi di discriminazione e proporzionalità della "guerra giusta" possono causare la perdita di legittimità. Gli iniziali successi riportati dagli americani nell'invasione irachena del 2003 avevano suscitato l'ammirazione di un certo numero di stranieri, ma questo soft power è stato successivamente perduto a causa delle inefficienze dell'occupazione e degli episodi di maltrattamento dei prigionieri ad Abu Ghraib. L'attività diplomatica e d'assistenza all'estero è spesso trascurata e non adeguatamente finanziata, in parte a causa della difficoltà di dimostrare la sua utilità a breve termine per la soluzione di problemi immediati. Inoltre, esercitare il soft power risulta difficile perché buona parte degli strumenti di questo tipo a disposizione dell'America non dipendono dal Governo ma dal settore privato e dalla società civile, dalle alleanze bilaterali, dalle istituzioni multilaterali e dai contatti transnazionali. Gran parte degli strumenti ufficiali del soft power (diplomazia pubblica, trasmissioni radiofoniche e televisive, programmi di scambio, assistenza allo sviluppo, aiuti umanitari, cooperazione tra le forze militari) sono disseminati tra le maglie del Governo. Gli Stati Uniti spendono per l'esercito una cifra 500 volte maggiore di quella per le trasmissioni via etere e i programmi di scambio messi insieme. Hanno tagliato i finanziamenti per le trasmissioni a onde corte per risparmiare l'equivalente di quanto viene speso in un'ora per il bilancio delladifesa.Come si stabiliscono tali compromessi? E quali relazioni deve avere il Governo con i vari generatori di soft power (da Hollywood a Harvard alla Gates Foundation) che agiscono nella società civile? La commissione del Csis ha proposto lo sviluppo di una strategia di smart power attraverso la creazione di un viceconsigliere per la Sicurezza nazionaleincaricato della sua formulazione e attuazione. Questa figura andrebbe investita dell'autorità per collaborare con l'Office of Management and Budget (la struttura della Casa Bianca che prepara il bilancio da presentare al Congresso) così da riallocare i fondi disponibili. SMART POWER Vanno coordinati gli attori della società civile, dalla diplomazia alle tv Una delega ad hoc a un vice consigliere alla Sicurezza di Joseph S. Nye DOCENTE A HARVARD

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Il coraggio di Sarkozy (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-12-07 - pag: 12 autore: ... L'INCONTRO CON IL DALAI LAMA Il coraggio di Sarkozy N icolas Sarkozy ama sovvertire i canoni della politi-ca internazionale. Quando la società civile francese ha reclamato il boicottaggio della cerimonia inaugurale alle Olimpiadi di Pechino, lui ci è andato. Quando ha visto salire la temperatura delle autorità cinesi per l'incontro con il Dalai Lama,non ha avuto il minimo dubbio e ha incontrato il leader spirituale del Tibet. Se c'è una cosa che a Sarkozy non piace, è sentirsi dire che cosa deve e soprattutto che cosa non deve fare. Coerente con il suo spirito e il suo carattere, la decisione contraddice solo in apparenza il pragmatismo di cui ha dato prova in molte occasioni. Sa bene, infatti, che l'arma delle ritorsioni economiche e commerciali - e la possibile rimessa in discussione di contratti plurimiliardari nell'aeronautica e nel nucleare - è un'arma a doppio taglio: fa male alla Francia, ma anche alla Cina, soprattutto in un momento di crisi economica globale. L'incontro,infine,si è tenuto nel campo neutro di una Danzica checelebrava il 25Úanniversario delNobelper laPace aLech Walesa, elemento formale dinonsecondariaimportanzasulpianodiplomaticointernazionale.

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È questa la strada da seguire (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-07 - pag: 6 autore: INTERVISTA Wallace Broecker «è questa la strada da seguire» Federico Rendina ROMA Il protocollo di Kyoto? Ineludibile, visto che l'effetto serra rischia davvero di ucciderci. Ma guai ad illudersi: soffiare nell'atmosfera un po' meno di anidride carbonica, qui da noi, non risolverà il problema. Perché nel frattempo India e Cina, da sole, ne aggiungeranno dieci, cento, mille volte di più. La soluzione? Aspirare la CO 2 e iniettarla nelle viscere nella terra. Oppure in fondo al mare. Si può.E si deve.«Subito»,ammonisce Wallace "Wally" Broecker, il guru della geo-climatologia che per primo, nell'ormai lontano 1975, ha lanciato l'allarme sugli sconquassi dell'effetto serra, traducendo in modelli previsionali le relazioni tra i mutamenti chimici degli oceani e il clima. Broecker, 77 anni, professore alla Columbia University, ha appena ricevuto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il premio Balzan 2008 per la scienza del mutamento climatico. Eni ed Enel lo hanno accoltoa Roma come un profeta.E promettono: in Italia la cattura della CO 2 sarà presto una realtà. Un sito sperimentale a Brindisi, un paio in Toscana e uno nel Veneto faranno da apripista. Broecker ci sprona. Ma con un altolà: la struttura tettonica della Penisola, con la sua sismicità, potrebbe rivelarsi inadatta a ospitare in sicurezza le enormi sacche di C0 2 che si verrebbero a creare. Ma poco importa: nulla impedisce, anzi tutto incoraggia, ottimi accordi italiani per catturare e seppellire la CO 2 ,globale e delocalizzata com'è, in qualunque altra parte del pianeta, acquisendo lo stesso,per noi e per i Paesi che collaboreranno, identiche quote Kyoto, come prevedono le regole del protocollo ambientale. Lei studia e insegna nel Paese che più consuma e più inquina, ma che non ha voluto aderire al protocollo di Kyoto. Non si sente a disagio? Un po' sì. L'amministrazione Bush ha commesso un colpevole errore. Il problema è noto da tempo. Ce ne accorgemmo già dopo l'ultima guerra mondiale.L'anidride carbonica saliva e cercammo di capire cosa stava succedendo. Mettemmo sotto osservazione innanzitutto la Groenlandia. Dal 1975 il fenomeno cominciò a essere evidente e oggi anche gli scettici hanno dovuto convenire sulla relazione strettissima tra il global warming e le emissioni di CO 2 . L'Europa si muove, anche se con molte incertezze. Gli Usa erano fermi, ma Obama promette di cambiare registro. Può farcela? Di questo passo non può farcela Obama e non ce la farà nessuno. Né gli Stati Uniti, né l'Europa, né l'Italia. Rispetto all'entità del problema, quel che si sta tentando di fare, e che oltretutto non riuscite a fare, rappresenta un granello nel mare. E così facendo anche il semplice controllo della crescita delle emissioni è un obiettivo irrealizzabile. Perché anche se i Paesi industrializzati riuscissero a controllare il fenomeno a casa loro, e non è affatto detto che ci riescano, nel frattempo quelli in via di sviluppo moltiplicheranno comunque le loro emissioni. Diventeranno rapidamente i principali produttori di CO 2 , più che annullando qualunque sforzo dei Paesi più sviluppati. Uno scenario apocalittico. Cosa propone? La sola soluzione realmente praticabile:togliere dall'atmosfera questa quantità crescente di CO 2 che comunque sarà emessae seppellirla in modo sicuro. La corsa alle rinnovabili? Il nuovo sviluppo del nucleare? Obiettivi necessari e condivisibili. Ma nulla di tutto ciò servirà a risolvere il problema senza azioni di ben altra portata. Nella migliore delle ipotesi tutte le energie che non emettono anidride carbonica potranno raggiungere al massimo il 30% del fabbisogno energetico, coprendo solo una parte della crescita tendenziale della richiesta. Nulla potrà a medio termine rimpiazzare davvero i combustibili fossili. Ecco, ripeto, l'unica soluzione: la cattura dell'anidride carbonica. Una soluzione praticabile già oggi? Dal punto di vista sperimentale la cosa funziona. Certo,non siamo ancora in grado di costruire strutture su larga scala. Ma la scienza già ci dice che la cattura direttamente in atmosfera dell'anidride carbonica è possibile. Si può fare in qualunque punto del pianeta e non necessariamente nei pressi delle fonti di emissione. Anzi,direi proprio che conviene allestire queste strutture vicino ai luoghi dove è possibile sotterrare la CO 2 così catturata. Con quali investimenti? Con quali costi? Abbiamo stimato un aggravio complessivo di circa il 15%sugli attuali costi finali dell'energia. Aggravio che deriva per due terzi, inutile nasconderlo, proprio dalla ulteriore energia necessaria per attivare questo processo. Si parla di seppellire l'anidride carbonica nel sottosuolo, sotto le superfici marine o addirittura iniettarlo negli oceani direttamente in acqua negli strati più profondi. Quale soluzione la convince di più? Tutte queste soluzioni sono teoricamente praticabili. I norvegesi stanno iniettando l'anidride carbonica nei bacini acquiferi salini del Mare del Nord. Altri stanno pensando di iniettarla nelle acque profonde nell'oceano. E la sicurezza di queste solu-zioni è stata accertata, se l'operazione è praticata in aree geologicamente stabili. Lei ha appena partecipato a una serie di riunioni con i vertici di Eni ed Enel. L'Italia è un Paese con alcune peculiarità energetiche: ha abbandonato il nucleare e si sta affidando totalmente al gas. Promette ora di tornare all'atomo. E giura di essere all'avanguardia proprio nella cattura della CO 2 .Promesse o realtà? Nulla da contestare sugli obiettivi che tracciate. Nulla contro il nucleare in via del principio, anche se i problemi di sicurezza sono reali: finché il nucleare lo fate voi o i francesi o i giapponesi nessun problema. Ma se nasce e prospera in altre parti del mondo qualche problema c'è. Di nuovo: il grande problema non siete voi, non siamo noi, sono i Paesi in via di sviluppo. Per i progetti italiani di cattura della CO 2 si pensa all'Adriatico, al Tirreno o alla pianura padana. Cosa ci consiglia? Per la cattura non ci sono problemi. Ripeto: si può fare dove si vuole. Per lo stoccaggio non conosco abbastanza bene la situazione geologica del vostro Paese. Ma sicuramente qualche attenzione va prestata. Dovete fare i conti con una struttura tettonica esposta a fenomeni sismici. Il che rende l'operazione difficile, da voi come in Giappone. Se fossi in Italia penserei a seppellire l'anidride carbonica altrove, pagando, o trovando delle collaborazioni operative. Nei deserti africani, ad esempio. federico.rendina@ilsole24ore.com L'uomo del global warming. Broecker, 77 anni, insegna alla Columbia «L'Italia ha rischi sismici che la rendono inadatta, ma può comprare sottosuolo all'estero»

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I grandi gruppi: sul clima servono decisioni rapide (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-07 - pag: 6 autore: I grandi gruppi: sul clima servono decisioni rapide POZNAN. Dal nostro inviato L'appello è altisonante: i cambiamenti climatici pongono seri rischi sociali, ambientali ed economici e richiedono una trasformazione del sistema produttivo. Dobbiamo ridurre, velocemente e sostanziosamente, le emissioni di anidride carbonica. Ritardare ulteriormente queste decisioni farà salire ancora di più i costi complessivi.«Per questo chiediamo ai delegati del summit di Poznan»,dove 190 Paesi sono riuniti per l'annuale vertice dell'Onu, «di concordare un piano d'azione e rinnovare la loro decisione per raggiungere un accordo climatico entro il vertice di Copenhagen dell'anno prossimo ». No,non parlano gli ambientalisti. Il «Comunicato di Poznan » – che sarà presentato ufficialmente qui in Polonia domani – è firmato da 140 multinazionali, che chiedono esplicitamente ai Governi di tutto il mondo di affrontare seriamente, e con regole chiare, la questione climatica. «Anche se la crisi economica in corso può sollevare qualche dubbio sui tempi e i modi- si legge nel documento –noi crediamo che azioni risolute finiranno per stimolare l'economia globale ». Interessante dare un'occhiata ai firmatari: Allianz e Swiss Re, Unilever e Diageo, Shell e Bp, Sottish Power e Iberdrola, Roche e L'Oréal, Deutsche Telekom e British Telecom, Virgin e Cathay Pacific, Barclays e Royal Bank of Scotland, Yahoo e eBay, Cisco e Symantec, Kodak e Ricoh, Adidas e Nike. Tutte aziende che aderiscono al «Corporate leaders group on climate change», promosso dal principe del Galles e organizzato dall'Università di Cambridge. L'appello ha ragione di esistere. Il vertice di Poznan, si avviaa chiudere la prima settimana di lavori con ben pochi progressi, sperando in qualche successo negoziale entro la scadenza di venerdì prossimo. I Paesi in via di sviluppo hanno dimostrato di essere pronti a fare delle concessioni. Qualche passo avanti è stato fatto sulle misure da intraprendere per incentivare la fine della deforestazione tropicale, che da sola – con meno alberi che assorbono meno CO 2 – contribuisce per un quinto al riscaldamento globale. Ma da parte dei Paesi ricchi, ovvero quelli che emettono la maggior parte dei gas-serra, non si sono finora visti slanci di entusiasmo. «I Paesi sviluppati – si legge ancora nel "Comunicato di Poznan" – si devono prendere l'impegno per un immediato e profondo taglio delle emissioni. E quelli in via di sviluppo devono fare la loro parte, ovviamente sulla base delle comuni ma differenziate responsabilità», un principio che è alla base di tutti i negoziati climatici, a partire dal Summit della Terra di Rio de Janeiro, nel 1992. In altre parole, siccome l'anidride carbonica dura circa un secolo nell'atmosfera, le responsabilità dei Paesi a più antica industrializzazione sono superiori a quelle della Cina, che pure ha da poco superato gli Stati Uniti nelle emissioni di gas-serra. Curiosamente, nonostante i disaccordi e tutto questo senso di urgenza, domani i negoziati di Poznan si fermeranno. Non per l'Immacolata concezione nella cattolica Polonia, ma per l'Eid Al-Adha,la fine della stagione islamica dei pellegrinaggi. «Le Nazioni Unite osservano nove giorni festivi all'anno, cercando di rispettare le diverse culture», spiegano i funzionari dell'Onu. M.Mag. TROPPE INCERTEZZE Al vertice di Poznan appello di 140 multinazionali: «I ritardi nelle scelte politiche si traducono in un aumento dei costi aziendali»

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Incontro con il Dalai Lama La Cina protesta con Parigi (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 08-12-2008)

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Incontro con il Dalai Lama La Cina protesta con Parigi La protesta ufficiale di Pechino, furiosa con Sarkozy per l'incontro con il Dalai Lama, è arrivata in 24 ore. L'ambasciatore francese a Pachino è stata convocato per sentirsi dire che «l'incontro a Danzica ha dabbeggiato le fondamenta delle relazioni sino- francesi». La ministra dell'Economia francese, Christine Lagarde - da Parigi - ieri a provato a calmare le acque. «È nell'interesse di entrambi i Paesi che le relazioni proseguano». «Quello che ci auguriamo - ha detto la Lagarde intervistata dalla tv pubblica France 2 sui rischi di boicottaggio dei prodotti francesi da parte di Pechino - è che le relazioni con la Cina proseguano». «Abbiamo un interscambio importantissimo con loro - ha aggiunto la responsabile dell'Economia - Ci sono tante società francesi che si sono impiantate in Cina, e penso che sia nell'interesse di tutti che i rapporti continuino, nonostante la Cina consideri questo come un piccolo incidente». «Il presidente della Repubblica - ha proseguito - aveva preso degli impegni» sull'incontro con il Dalai Lama, «lui mantiene gli impegni ed è lui a fissare il proprio ordine del giorno».

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Sarkozy sfida la Cina ed incontra il Dalai Lama (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 08-12-2008)

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Sarkozy sfida la Cina ed incontra il Dalai Lama 07-12-2008 DANZICA. Il Dalai Lama e il presidente di turno dell'Ue, Nicolas Sarkozy si sono incontrati ieri a Danzica, in Polonia, in sfida alle pressioni del governo cinese perché ciò non avvenisse, nella suggestiva cornice delle celebrazioni per il 25/o anniversario del conferimento del premio Nobel per la Pace a Lech Walesa. Intorno alle 16:30, accompagnato personalmente da Walesa - che poi si è allontanato dalla stanza - Sarkozy ha incontrato il leader spirituale dei tibetani in forma privata per 30 minuti. Poco prima dell'incontro era stato categorico sulle minacce dei cinesi. "Come presidente della Francia e come presidente di turno dell'Ue sono libero di incontrare chi voglio, non mi faccio fare l'agenda dai cinesi: questo incontro poi non è da drammatizzare", aveva detto ai giornalisti. Nulla è trapelato da fonti ufficiali sui contenuti del colloquio, ma secondo quanto riferito dal portavoce dell'Istituto Lech Walesa', Tomasz Szymchel, Sarkozy ha riferito che il Dalai Lama non pretende l'indipendenza del Tibet mentre il leader tibetano ha espresso comprensione per la presenza del presidente francese all'inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino 2008. Da parte sua Sarkozy ha sottolineato l'importanza del dialogo tra il Dalai Lama e lo stesso governo cinese. L'incontro aveva catalizzato nelle ultime settimane l'attenzione internazionale, soprattutto per l'atteggiamento della Cina che dapprima aveva annullato per protesta la sua partecipazione ad un vertice con l'Ue a Lione in programma il primo dicembre, per poi, 48 ore primo dell'incontro di Danzica, mettere in guardia Parigi dalle possibili ripercusioni sui rapporti commerciali, adombrando un boicottaggio dei prodotti francesi, promosso già su Internet dai nazionalisti. Il padrone di casa Walesa si era espresso in maniera molto critica nei confronti degli "amici" cinesi. "Sono stupefatto - aveva detto ieri - che un paese con una cultura così antica come la Cina, possa pretendere di vietare un incontro tra due persone". Sarkozy era giunto a Danzica a mezzogiorno per discutere, insieme al premier polacco Donald Tusk e ad altri otto premier di paesi dell'Est europeo, del pacchetto climatico dell'Ue; poi é intervenuto alla conferenza internazionale "Solidarnosc per il futuro". Ora non resta che attendere le reazione della Cina. I travagliati rapporti di Sarkozy con la Cina sulla questione del Tibet avevano avuto un altro momento significativo nel marzo scorso, quando il presidente francese, aveva minacciato di disertare le cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino, scatenando una violenta reazione dei nazionalisti cinesi che avevano organizzato una serie di manifestazioni antifrancesi tra le quali il boicottaggio della catena di supermercati Carrefour. Il 25 aprile la Cina aveva manifestato la disponibilità a incontrare i rappresentanti del Dalai Lama, facendo cambiare idea a Sarkozy sul boicottaggio della cerimonia di apertuyra dei Giochi. Durante le Olimpiadi il colosso francese dell'energia, Edf, aveva concluso un contratto con il gruppo cinese Cgnpc per la costruzione di due centrali nucleari di terza generazione Epr in Cina. Poi però i colloqui tra cinesi e tibetani non avevano avuto l'esito sperato dal Dalai Lama, che ha ricordato anche ieri come la Cina abbia tutto il diritto di diventare una "superpotenza, ma per farlo le occorre anche l'autorità morale".

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A Danzica storico incontro tra Sarkozy e il Dalai Lama. Ma nessuno vuol morire per il Tibet (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 08-12-2008)

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A Danzica storico incontro tra Sarkozy e il Dalai Lama. Ma nessuno vuol morire per il Tibet di Pino Agnetti 07-12-2008 Ieri a Danzica, per un lunghissimo e magico istante, la storia è sembrata tornare di colpo indietro di quasi 30 anni. È accaduto quando il presidente di turno dell'Unione Europea, il francese Nicolas Sarkozy, ha stretto la mano a due Premi Nobel per la Pace tanto diversi nel carattere e nel fisico quanto identici nella loro ferrea determinazione a non piegare il capo di fronte alla dittatura e all'oppressione. È stata la grande festa di Lech Walesa, l'allora sconosciuto elettricista che una mattina d'agosto del 1980 scavalcò il muro dei cantieri navali della città polacca sul Baltico per prendere la guida della protesta che di lì a poco avrebbe portato alla nascita di Solidarnosc (il primo sindacato libero nella storia di un Paese comunista) e quindi trasformato nell'arco di un decennio la patria di Wojtyla in una democrazia sganciata dall'orbita di Mosca. Ma è stata soprattutto la grande giornata di Tenzyn Gyatso, 14 Dalai Lama del Tibet, più anziano d'una decina d'anni di Walesa e proprio per questo icona ancor più struggente ed ammirevole del suo baffuto alter ego polacco. Perché se questi è riuscito alla fine nell'impresa, il Dalai Lama sa perfettamente che per il suo popolo quel genere di traguardo è destinato a rimanere per sempre irraggiungibile. Lo sa talmente bene da avere rimpiazzato da parecchio tempo la parola "indipendenza" con la ben più vaga "autonomia". E da essere stato lui per primo a chiedere alla comunità internazionale di non boicottare le recenti Olimpiadi di Pechino in quanto "la Cina ha il pieno diritto di ospitarle e il suo popolo di sentirsene orgoglioso". Salvo poi riceverne in cambio un ulteriore inasprimento dello spietato genocidio culturale in atto sul tetto del mondo. Dove i tibetani sono oramai ridotti a una minoranza di "seconda classe" rispetto alla popolazione (al 95% di etnia Han) cinese. Dove, dopo la rivolta del marzo scorso, ogni monastero è stato dotato di un "commissario politico" incaricato di tenere gli opportuni corsi di "rieducazione". E dove, in buona sostanza, si sta compiendo a colpi di legge marziale l'ultimo atto di una vicenda iniziata circa 60 anni fa, quando le truppe di Mao cominciarono la "liberazione" del Tibet. "Se il presidente di turno dell'Unione Europea dovesse incontrare il Dalai Lama faremo saltare il previsto vertice Cina-Ue di Lione", aveva tuonato a più riprese Pechino. Detto fatto: il vertice è stato rinviato sine die, con l'aggiunta, dopo lo "sgarbo" di ieri, di nuove minacce di ritorsione soprattutto commerciale. Ed ora sono in molti a domandarsi cosa gli abbia preso a quel testone di Sarkozy per incaponirsi fino a tal punto con la crisi economica internazionale che peggiora di giorno in giorno e che costringe tutti i grandi a fare la fila alla corte di Pechino per accaparrarsene i favori. L'unica risposta plausibile è che Sarkozy abbia voluto lanciare un duplice segnale alle scandalizzate autorità cinesi. Del tipo: in fila, va bene, ma non con il cappello in mano. E poi, in un mondo globalizzato, che interesse avete anche voi a impuntarvi sul Tibet (di cui nessuno in realtà chiede più l'indipendenza), quando il vero problema è di coalizzarci di fronte alla tempesta che minaccia di travolgerci? La mossa potrà anche suonare azzardata. Ma non più di tanto, tenuto anche conto che la Francia sta per "passare la mano" della presidenza Ue (dal gennaio prossimo toccherà alla Repubblica Ceca). E in qualche modo sembra ispirata dallo stesso Dalai Lama, che da Danzica è tornato a esortare Pechino a darsi quella leadership morale (oltre che demografica, economica e militare) indispensabile a raggiungere il pieno status di superpotenza. Tutto, a ben vedere, fa pensare che si tratti dell'estremo appello di un leader, per sua stessa ammissione, ormai prossimo al ritiro. Mentre nulla lascia intendere che Pechino possa farsene minimamente commuovere. Così, il "beau geste" di Sarkozy ieri in Polonia finisce per rendere ancora più abissale la distanza fra gli anni in cui molti erano pronti a "morire per Danzica" e questo nostro tempo di crisi senza precedenti. Un tempo in cui nessuno, in realtà, è disposto a morire per il Tibet.

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Natale. Nelle case degli italiani 6,5 milioni di abeti (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 08-12-2008)

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Natale. Nelle case degli italiani 6,5 milioni di abeti 07-12-2008 ROMA. Saranno circa 6,5 milioni gli alberi di Natale veri acquistati dagli italiani. È quanto stima la Coldiretti che ha stilato un vademecum per l'acquisto, la preparazione e la conservazione dell'albero ma che, prima di tutto, raccomanda di scegliere l'abete vero solo se si ha la possibilità di ripiantarlo. La spesa degli italiani che hanno scelto abeti veri ammonterà a circa 140 milioni di euro; i prezzi di vendita, rimasti sostanzialmente stabili, vanno dai 15 euro fino a più di 500 a seconda delle dimensioni, della varietà e del vaso in cui è alloggiato l'albero. COME RISPARMIARE. Non fermarsi alla prima offerta e, soprattutto, non credere che quelli venduti per strada da improvvisati ambulanti debbano necessariamente costare meno; aspettare ad acquistarlo fino agli ultimi giorni prima di Natale, quando la possibilità di un esubero di una merce invendibile dopo il 25 dicembre, indurrà i commercianti a più disponibilità nel praticare sconti. PRIMA DI COMPRARLO. Misurare accuratamente l'altezza del soffitto di casa, per non trovarsi con un albero troppo alto perché all'aperto gli alberi sembrano molto più piccoli che all'interno. AL VIVAIO. Non andare alla ricerca di un albero perfetto perché ogni esemplare tende ad avere un lato meno ricco di rami nella parte cresciuta verso nord. Tutte le conifere - sottolinea la Coldiretti - tendono a perdere gli aghi nella parte interna dei rami ma ciò non significa che l'albero sia vecchio. UNA VOLTA A CASA. Sistemare l'albero in un luogo luminoso, fresco, lontano da fonti di calore, come stufe e termosifoni e al riparo da correnti d'aria ed aprire bene i rami. Evitare addobbi pesanti per non spezzare i rami. Non spruzzare neve sintetica e spray colorati perché l'albero è vivo e respira Mantenere la terra umida ma - consiglia la Coldiretti - non eccessivamente bagnata, anche con l'utilizzo di un nebulizzatore, che potrebbe essere usato anche sui rami ma in assenza di fili elettrici. DOPO NATALE. Se l'albero acquistato ha le radici può essere posizionato all'esterno sul balcone o piantato in giardino, ricordando che é una pianta che può crescere anche fino a 15- 20 metri. Coldiretti sostiene che scegliere un albero naturale contribuisce a svolgere una positiva azione a difesa dell'ambiente poiché durante l'accrescimento assorbe l'anidride carbonica responsabile dei cambiamenti climatici, oltre a provenire essenzialmente da coltivazioni dedicate spesso situate in zone collinari o montane altrimenti destinate all'abbandono e al conseguente degrado idrogeologico. Aree fragili dal punto di vista ambientale dove - precisa la Coldiretti - mantenere il terreno lavorato significa garantire la capacità di assorbire la pioggia in profondità evitando rischi di frane, mentre la pulizia da rovi e sterpaglie diminuisce il pericolo d'incendi. Gli alberi di plastica che provengono spesso dalla Cina infatti - conclude Coldiretti - non solo consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra per essere fabbricati e trasportati, ma impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell'ambiente. A proposito dei prodotti provenienti dalla Cina, particolare attenzione va prestata nell'acquisto delle luminarie. Le classiche lucine, avvertono organizzazioni come l'Aduc e le forze dell'ordine che in questi giorni stanno operando molti sequestri, devono avere il marchio di certificazione Imq.

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rifkin: "date l'esempio peggiore rischiate di perdere l'ultimo treno" - andrea bonanni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Economia Terza rivoluzione Non capisco il veto Rifkin: "Date l´esempio peggiore rischiate di perdere l´ultimo treno" L´Europa è la nave ammiraglia della terza rivoluzione industriale, approvate il suo piano Il veto italiano mi stupisce molto, Berlusconi non lo capisco ANDREA BONANNI dal nostro corrispondente BRUXELLES - Nella settimana decisiva per il futuro del pacchetto clima europeo il professore Jeremy Rifkin è a Bruxelles. Oggi il guru della Terza rivoluzione industriale, già consulente della Merkel e di Zapatero, accompagnato da una novantina di amministratori delegati di grandi società incontrerà il vice-presidente della Commissione Gunther Verheugen per stabilire un piano di azione in vista del prossimo balzo qualitativo in materia di clima e di energia, che è previsto per il 2050. «Siamo pronti a collaborare anche con l´amministrazione Obama - spiega Rifkin - ma l´Europa è la nave ammiraglia della terza rivoluzione industriale. E questa settimana sarà cruciale se vuole continuare ad esserlo». Perché cruciale, professore? «Perché sul tavolo dei capi di governo europei si incrociano tre crisi epocali strettamente legate l´una all´altra: la crisi del clima dovuta all´effetto serra, la crisi energetica e la crisi economico-finanziaria». In che modo sono connesse? «Perché sono tutte e tre il prodotto del tramonto della seconda rivoluzione industriale, basata sullo sfruttamento dell´energia fossile e nucleare. Quell´era è arrivata al capolinea quando il petrolio ha toccato i 147 dollari al barile e il sistema è andato a sbattere contro un muro. E, con la seconda rivoluzione industriale, tramonta anche la globalizzazione». Non le sembra di essere un po´ drastico? «No. Non credo. Quel modello di relazioni economiche e produttive non può riprendersi: mancano le risorse energetiche e mancano i capitali. L´ingresso della Cina e dell´India nell´era della globalizzazione ha portato al tracollo». Ma il piano di rilancio americano? Quello europeo? «Sono briciole. La crescita degli ultimi anni che ha prodotto la globalizzazione è stata alimentata con consumi forzosi degli americani. Adesso questi sono finiti. Lo sa a quanto ammonta l´indebitamento delle famiglie americane? Tredicimila e cinquecento miliardi di dollari! Non si risolve un buco di queste dimensioni iniettando qualche centinaio di milioni. I quattro uragani che hanno colpito le coste americane quest´anno sono costati da soli la metà del pacchetto di finanziamenti della Casa Bianca. Tra energia, clima e finanza si sono combinati gli elementi di una "perfect storm", una tempesta perfetta. Siamo di fronte ad un cambiamento epocale. E ci vorranno anni per uscirne». E allora che si fa? «Occorre un piano strategico di lungo periodo. E´ giusto tenere il corpo esanime del vecchio sistema in vita artificiale, almeno fino a quando non saremo in grado di far nascere il bambino della terza rivoluzione industriale. Ma per ottenere questo risultato bisogna investire anche molti soldi nei quattro pilastri di questa rivoluzione: energie rinnovabili, edilizia ad alta efficienza energetica, idrogeno, sistemi di trasporto elettrici basati sulle pile combustibili. Secondo i nostri calcoli, per avviare questo processo c´è bisogno di almeno mille miliardi di dollari per gli Usa e altrettanti per l´Europa». Siamo lontani anche dagli obiettivi più ambiziosi del prossimo vertice? «Sì. Ma la Ue oggi è l´unica ad avere un progetto che comprenda tutti e tre i meccanismi necessari per fare il salto. Ha un pacchetto energetico per ridurre del 20% le emissioni, per aumentare del 20% l´efficienza energetica e, soprattutto, per aumentare del 20% le energie rinnovabili, che è un primo abbozzo della terza rivoluzione industriale. Inoltre ha una strategia di lungo periodo basata su un taglio del 50% entro il 2050. Infine ha un programma di rilancio dell´economia». Già. Ma l´Italia minaccia di porre il veto? «Sì. In questo quadro l´Italia sta dando l´esempio peggiore. E la cosa francamente mi stupisce molto. Perché Berlusconi è un uomo d´affari capace e non capisco come non veda le enormi opportunità di business che questo programma comporta». Non sarà che minacciamo il veto perché siamo indietro di almeno dieci anni rispetto a paesi come la Spagna e la Germania e temiamo di non farcela? «Sì, è vero. L´Italia è in ritardo. Ma rimane sempre la sesta potenza economica. Se ce l´ha fatta la Spagna, ce la potete fare anche voi. E poi non ci sono alternative. Se l´Italia non si muove adesso per recuperare il tempo perduto, tra dieci anni, dove sarà? E i bambini italiani di oggi, che avvenire avranno?».

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qualità senza controlli, ecco come difendersi - (segue dalla prima pagina) carlo petrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Cronaca L´intervista QUALITà SENZA CONTROLLI, ECCO COME DIFENDERSI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CARLO PETRINI Ma questo piccolo dettaglio tecnico spalanca un panorama vertiginoso, nel quale abbiamo una sola certezza: non abbiamo il controllo della situazione. Anche se in etichetta ci scrivono da dove viene e come è stato alimentato il maiale, come potremmo immaginare che il mangime che gli hanno dato è stato prodotto bruciando oli industriali non consentiti? è esattamente questo che cerchiamo di comunicare quando diciamo che occorre mangiare meno carne. L´unica condizione per avere il controllo sulla qualità della carne che mangiamo è abbassare i consumi. Se ne mangiamo di meno, e quindi ne verrà prodotta di meno, con cicli meno veloci, con alimentazioni meno artificiali, che prevedano meno passaggi, meno elaborazioni, meno variabili, allora possiamo sperare di avere un qualche tipo di sicurezza alimentare. E intanto, ma queste sono riflessioni per visionari, si libererà il pianeta di un bel po´ di Co2, si risparmierà acqua, si eviterà di spianare foreste, non sarà necessario pavimentare il mondo di monocolture di mais o di soia. Chi chiede l´etichettatura e una norma che obblighi alla dichiarazione dell´origine di ogni alimento ha ragione. E si sta trovando davanti un´Europa poco reattiva, che sembra non comprendere che la tracciabilità, la trasparenza delle informazioni è l´unico strumento per proteggere la salute pubblica e al contempo l´economia. Troppe volte le richieste di rigore informativo sono state respinte con la motivazione che un prodotto ben "tracciato" farebbe concorrenza sleale agli altri. Se io dico che un olio è prodotto in Italia, a patto di dire la verità, non sto facendo concorrenza sleale a nessuno: sto dando un servizio al cittadino. Non sono gli omertosi che vanno protetti. Non è la confusione che va alimentata. Tuttavia le etichette non possono metterci al riparo dall´infinita possibilità di delinquere che il mondo della produzione sa mettere in atto. L´unico elemento che ci può proteggere è la promozione della qualità. Sembrava averlo intuito il presidente della Commissione agricoltura, Paolo Russo, quando ha dichiarato che oltre all´etichettatura occorre «una politica che incrementi il valore del lavoro degli allevatori»; ma evidentemente pensava a qualcosa di diverso perché ha aggiunto «favorendo l´aumento delle quantità dei capi ed il miglioramento delle performances produttive». Non si fa qualità pensando alla quantità. E non c´è motivo di continuare con questa ossessione della quantità in un´Europa sempre più obesa, cardiopatica e diabetica, in cui tutti si sgolano a dire che bisogna mangiare meno carne. Mangiamone meno, mangiamola buona, paghiamola il giusto e compriamola da chi ci fidiamo. O forse, un´altra opzione c´è, non alternativa, ma complementare. Quella di una comunità europea che lavori con cognizione di causa su ogni singola derrata alimentare, ricordandosi di essere un´istituzione eletta e pagata dai cittadini e che deve fare i loro interessi prima di quelli dei grandi poteri economici. Un´Europa in cui le politiche agricole diventino politiche alimentari, e quindi guardino a un settore così complesso esaltandone le peculiarità e proteggendone le debolezze. Proviamo a pensarci, tra qualche mese, mentre andremo a votare: questa volta la Cina non c´entra.

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carne alla diossina, primi sequestri allarme anche per i bovini irlandesi - alessandra retico (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Cronaca Carne alla diossina, primi sequestri allarme anche per i bovini irlandesi Maiale infetto in sette regioni. Domani il verdetto dell´Authority Ventidue partite entrate nel nostro mercato. L´Italia alla Ue: etichette d´origine per tutti ALESSANDRA RETICO ROMA - E adesso mucche alla diossina. Dopo i maiali, Dublino esporta una nuova paura: alcune partite di mangime destinato ai bovini irlandesi sarebbero state contaminate. Dallo stesso concime "condito" a oli industriali che è finito nelle mangiatoie d´Oltremanica infettando oltre 18 mila tonnellate di suini. Poi esportati, a partire da settembre, in 21 paesi, Italia compresa. Salsicce, pancetta e braciole con tracce di diossina cento volte superiori ai limiti consentiti. Adesso, anche filetti e lombate di mucca potrebbero portarsi dentro lo stesso veleno. L´avvertimento è dubitativo, preventivo, ma è una segnalazione sufficiente ad aumentare i timori in Europa e anche in Italia, dove il sottosegretario al Welfare Francesca Martini «per precauzione» ha allargato i controlli a manzi e vitelli importati dall´Irlanda. Un´operazione tutto sommato semplice, visto che dopo l´emergenza mucca pazza ogni pezzo o confezione di carne bovina che finisce dal macellaio o nel frigo del supermercato deve avere obbligatoriamente una carta d´identità. «Proporrò all´Ue l´etichettatura di tutte le carni per garantire la tracciabilità dei prodotti»: un´iniziativa annunciata ieri da Martini, ma anche agricoltori e consumatori spingono ormai da tempo in questa direzione per tutelare produttori e salute pubblica. Scovare stinchi e spuntature è più complicato. Ma al momento sembra funzionare il lavoro di Asl e Nas che, su mandato del Welfare, stanno spulciando tra stabilimenti e negozi su tutto il territorio. La Ue ha segnalato 22 partite di carne di maiale di origine irlandese, quasi 1500 tonnellate. Primi sequestri in tre regioni (Emilia Romagna, Campania e Veneto), mentre altra merce era destinata a Lombardia, Toscana, Calabria, Puglia. Il direttore generale della sicurezza degli alimenti e della nutrizione del ministero della Salute, Silvio Borrello, spiega che si tratta di «carne fresca destinata alla industria di trasformazione, per lo più, e che difficilmente finisce sui banchi dei supermercati. Il consumatore deve avere fiducia nei nostri sistemi di controllo. I Nas stanno cercando anche nei supermarket e nei depositi di lavorazione industriali». In Italia i rischi sarebbero molto bassi anche se qualcuno tra i consumatori (ad esempio, l´Aduc) invita alla cautela. Ma per via di una certa autarchia nell´allevamento dei suini - solo lo 0,3% è importato dall´Irlanda - la minaccia dovrebbe essere minima. Anche l´Europa rassicura, si fida del fatto che Dublino ha ritirato tutti i prodotti dal mercato. Ma sta vigile: ieri ha chiesto all´Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di fornire un parere urgente su «eventuali rischi per la salute umana per la presenza di diossina in carni fresche o lavorate di maiale irlandese». Domani è atteso il responso. Primi amari bilanci. In Irlanda saranno abbattuti probabilmente più di 100 mila capi, i produttori con il blocco delle esportazioni perderanno oltre 100 milioni di euro, 900 persone sono già state licenziate ma in 6 mila rischiano il posto. Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud sospendono temporaneamente le importazioni dall´Irlanda. Natale tossico, e molto più che magro. In Italia si aggira il sospetto che dai cenoni mancheranno anche zampone e cotechino. Il Codacons chiede di monitorarli, il ministero li salva dall´infamia: preparati prima dell´infausto settembre irlandese, e molto italiani.

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pesticidi, antibiotici e virus mutanti la tavola minacciata dal cibo impazzito - antonio cianciullo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 3 - Cronaca Il dossier Pesticidi, antibiotici e virus mutanti la tavola minacciata dal cibo impazzito Colpa di piccole e grandi frodi Ma anche di buchi nei controlli e di interventi tardivi Negli ultimi anni le emergenze alimentari si sono susseguite una dopo l´altra ANTONIO CIANCIULLO ROMA - Snack che migliorano l´umore, banane che sostituiscono i vaccini, riso che cura le malattie: gli spot promozionali del cibo biotech disegnano un mondo virtuale in cui la gastronomia invade il campo della medicina. Le cronache rivelano una realtà in cui, in troppi casi, la tavola è ancora piena di veleni, come all´alba della rivoluzione industriale quando alla farina venivano spesso aggiunti segatura, ossido di piombo e gesso. Scorrendo la lista degli scandali degli ultimi anni si scopre che ai vecchi pericoli, sensibilmente ridotti ma non annullati, se ne sono aggiunti di nuovi: la lista delle denunce va dal pane della camorra, che si favoleggia cotto in forni alimentati bruciando bare, alle mozzarelle truccate con latte liofilizzato, dal grano radioattivo dei paesi dell´Est alla bistecca agli ormoni. In alcuni casi il problema nasce dalla deregulation selvaggia mirata ad abbattere i costi (vicenda mucca pazza), in altri da una banale truffa, in altri ancora dai buchi di controllo alle frontiere che lasciano passare prodotti a rischio provenienti da paesi in cui gli standard di sicurezza sono molto lontani da quelli europei (il 46 per cento dei 250 milioni di prodotti sequestrati viene dalla Cina). In particolare la diossina, un nome associato all´incubo Seveso, sembra una sorta di coazione a ripetere per l´industria alimentare. Un allarme simile a quello di questi giorni scattò in Belgio nel 1999, quando l´uso di mangimi gonfiati con oli di scarto carichi di diossina provocò prima il blocco della vendita dei polli e poi, a catena, allargò l´embargo alle uova, al latte, alla carne suina e bovina. Come spesso accade, la cortina di sicurezza che si cercò di creare attorno alle frontiere belghe non fu sufficiente: nell´arco di poche settimane finirono sotto sequestro 2.500 allevamenti in Belgio, Olanda, Francia e Germania. Buchi nelle maglie dei controlli, interventi tardivi, embarghi che si allargano a cerchi concentrici rappresentano del resto lo schema già conosciuto al tempo della Bse, alla fine degli anni Ottanta. Il morbo - prodotto dalla decisione di sopprimere per motivi di costo alcuni trattamenti termici nel ciclo di lavorazione delle carne e di stravolgere con farine animali la dieta degli erbivori - ha toccato quasi tutta l´Europa lasciando l´intero continente con il fiato sospeso nel timore che si potesse registrare un sistematico passaggio della malattia dalla mucca all´uomo. Alle frodi in grande stile si alternano le piccole truffe, come quella raccontata da Jean-Claude Jaillette nel libro Il cibo impazzito. A Bordeaux due dirigenti della Brunet, un´importante macelleria industriale, vengono inquisiti per un´etichetta che non corrisponde al vero (cosciotti di agnello attribuiti a una zona invece che a un´altra). L´incidente casuale rivela un problemino più grave: i due avevano l´abitudine di rinfrescare i capi di bestiame troppo vecchi con bagni a base di prodotti disinfettanti utilizzati per il terreno, poi li sbiancavano con acqua ossigenata. La carne, scongelata sotto un getto di acqua calda sotto pressione, veniva rivenduta come fresca. Nel 2003 l´Europa prova a reagire creando a Parma l´Agenzia europea per la sicurezza alimentare: avrebbe potuto costituire un punto di riferimento per un´opinione pubblica sempre più disorientata da una moltiplicazione degli allarmi che tende a confondere i livelli di rischio. L´Agenzia sceglie però la linea di un dialogo tutto istituzionale e, almeno dal punto di vista della comunicazione, fallisce l´obiettivo. Due anni dopo, nel 2005, l´aviaria in estremo oriente fa scattare una psicosi di massa che porta al crollo del consumo dei polli nostrani anche se il problema è geograficamente circoscritto e il virus non sopravvive alla cottura. Il pungolo dello scandalo alimentare qualche volta genera anche correttivi salutari. Dopo i 19 morti per il vino al metanolo del 1986, il settore ha cambiato passo e ha conquistato la leadership mondiale. E la paura di una pandemia causata da un possibile salto della barriera di specie da parte dei virus potrebbe migliorare le condizioni degli allevamenti intensivi in cui le probabilità di una mutazione dei virus aumentano perché molti animali sono racchiusi in spazi ristretti e vengono sottoposti a un uso massiccio di antibiotici.

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la civiltà dell'abuso - carlo petrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Cultura L´appeal del denaro è orribile l´ingordigia di chi si arricchisce senza scrupoli, ma è anche orribile che si distruggano immense porzioni di natura; orribili sono pure gli ambienti che si vanno a creare: megalopoli senza senso e senza nulla di bello Una minaccia per agricoltura e parchi LA CIVILTà DELL´ABUSO CARLO PETRINI Attorno al cemento si scontrano due visioni del mondo. Da un lato l´economia dei grandi numeri, ancora dominante, della crescita a tutti i costi, del costruire come elemento di potere, motore di finanze e di presunto progresso. Dall´altro la piccola economia del conservare, avere memoria e migliorare l´esistente, del considerare l´ambiente come risorsa e non come intralcio, della crescita umana piuttosto che quella del prodotto interno lordo. Sono due visioni antitetiche che hanno nello stile del costruire, come ogni forma di civiltà, la loro espressione più immediata e d´impatto, quella che si tramanderà. Se in Italia negli ultimi 15 anni abbiamo coperto di cemento una superficie equivalente a quella di Lazio e Abruzzo messi insieme, nel mondo non si è certo stati da meno: in altre regioni d´Europa si è forse viaggiato a ritmo leggermente (solo leggermente) ridotto, ma quello che sta avvenendo nelle zone a forte sviluppo, come Cina, India, Brasile, Messico o certi posti dell´Africa, in alcuni casi ha dell´orribile. Orribile non è solo l´ingordigia di chi si arricchisce senza scrupoli, e nemmeno soltanto il fatto che si distruggano immense porzioni di natura o intere zone rurali; orribili sono pure gli ambienti che si vanno a creare, quello che si edifica: megalopoli senza senso e senza nulla di bello, spesso nemmeno degnamente abitabile. Eppure il cemento continua ad avere appeal: la sua capacità di generare denaro a costi che non si vedono (ambientali, energetici, in termini di qualità della vita per chi ci lavora e per chi poi ci vivrà in mezzo) rimane inossidabile, tant´è vero che la ricetta che molti propongono per uscire dalla crisi è quella di costruire ancora di più. Le recenti polemiche sui progetti di trasformazione di Milano in ottica Expo 2015 rappresentano forse il terreno di scontro e l´esempio più lampante. Pensare a come sia diventata più brutta negli ultimi 50 anni quella città e a come potrebbe ancora peggiorare fa tristezza. Intanto il Governo sottrae risorse alle detrazioni per intervenire sulle case secondo parametri ecologici (pannelli solari, caldaie a bassa condensazione, finestre a norma con vetri isolanti, cappotto esterno o isolamento interno ecologici, ecc), per destinare il risparmiato alle "opere", grandi e piccole che siano. Opere che non prevedono di ristrutturare, ma di occupare terre agricole e parchi; non rendere più piacevole l´esistente, ma fare colate di nuovo cemento, non importa dove e con che caratteristiche. è tipico della società dei consumi: produrre cose nuove per poi buttarle, illudere di soddisfare bisogni mentre non si fa altro che disattenderli, perché il sistema ha un disperato bisogno di autogenerarsi. Non siamo noi che abbiamo bisogno di ciò che produce il sistema consumistico, ma è il sistema che ha "bisogno" dei nostri bisogni: c´è dunque da sospettare che scientemente questi non saranno mai soddisfatti. Lo spreco è il motore. Come lo sono le montagne di rifiuti di ogni tipo o di cibo ancora edibile buttato via (4.000 tonnelate al giorno nella sola Italia, fa sempre bene ricordarlo), lo è anche lo spreco di verde, di terreni agricoli, della ruralità, di spazi urbani a misura d´uomo, del bello. Non si costruisce più per tramandare ai posteri qualcosa. Il cemento ha una deperibilità maggiore rispetto ad altri materiali, è il simbolo di una civiltà che inserisce i geni di una fine programmata in quasi tutto quello che produce: che sia un palazzone di periferia, l´imballo di un prodotto da supermercato o un seme Ogm che dà un raccolto sterile da cui non si possono trarre altri semi. L´Italia è piena di edifici fatiscenti costruiti negli anni ´60 e ´70, certi addirittura negli anni ´80, alcuni già disabitati, impraticabili, che penzolano scrostati e pericolosi, terribili. Tutti noi li vediamo, ovunque. Abbiamo continuamente sotto gli occhi la dimostrazione di com´è assurdo continuare a edificare qualcosa che nel giro di qualche decennio non servirà più: quegli obbrobri dovrebbero servirci adesso come il senno di poi. Oggi, imparando dagli errori commessi in passato, avremmo l´opportunità di ripensare le città in maniera sostenibile, di ricostruire il rapporto tra città e campagna affinché sia produttivo e mutuamente vantaggioso per chi abita questi ambienti. Ci sono i modi per farlo e sono anche economicamente vantaggiosi. Non è soltanto una questione estetica o ecologica: bisogna cambiare modo di fare economia. Bisogna ripensare il costruire, perché oggi, per come si realizza, è sempre più sinonimo di distruggere.

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"la russia guarda al piemonte per un patto sulle nanotecnologie" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Torino "La Russia guarda al Piemonte per un patto sulle nanotecnologie" Gianotti: "Presto una delegazione a Torino per l´automotive. L´Api ambasciatore" «IN QUESTI giorni di inizio dicembre a Mosca non c´è neve, fa meno freddo che a Torino e ci si prepara alle festività di fine anno con un abbagliante sfavillio di luci. Tutto sembra rivolto ad infondere ottimismo. Basta però la lettura dell´edizione russa di Newsweek per capire che la situazione è allarmante». Lorenzo Gianotti, ex senatore del pci, è appena rientrato dalla Russia dove ha partecipato come membro della delegazione italiana al Forum italo-russo sulle nanotecnologie organizzato da Rosnanotech. Senatore Gianotti, cosa preoccupa i russi? «Come scrive Newsweek "al Cremlino sanno che la crisi è destinata ad allargarsi e non se ne uscirà senza ripercussioni sociali. I prezzi bassi del petrolio e dei metalli, l´inflazione, il deficit monetario nell´economia, la caduta del rublo, con tali parametri la crescita zero dell´industria per l´anno prossimo, sostengono gli esperti, è una previsione ottimistica. Dunque anche qui le campane generano un suono mesto. E quale messaggio arriva dal forum al quale ha partecipato? «Dalle crisi economiche si esce con la falcidie di attività e di imprese inadatte all´innovazione. Ma nelle condizioni della competizione internazionale i nuovi protagonisti stentano a spuntare ed affermarsi, se non si offre loro un quadro sistemico che suppone l´opera dello Stato quale propulsore e coordinatore. In questi anni con Putin lo Stato russo ha allargato enormemente la presenza diretta nell´economia, puntando in particolare su alcuni settori considerati strategici». Tra questi c´è anche quello delle nanotecnologie? «Sì. Il Cremlino ha costituito la State Nanotecnology Corporation (Rosnanotech), con una dotazione vicina a 10 miliardi di dollari e a fine settembre ne ha affidato la direzione ad Anatolij Ciubais. Personaggio di primo piano nella nomenclatura, è stato l´eminenza grigia di El´cin nel programma di privatizzazioni degli anni Novanta; nel periodo putiniano ha diretto la Rao-Ees (il monopolio elettrico statale) col compito di privatizzarlo; obiettivo raggiunto il 1° luglio di quest´anno, anche con la cessione di qualche centrale all´Enel. Si tratta dunque di un esponente di primissima fila che conferma l´interesse del vertici al settore dell´iperminiaturizzazione». Quali opportunità intravede per le imprese piemontesi? «Ciubais al quotidiano economico Vedomosti (edito da Wall Street Journal e Financial Times) ha dichiarato: "Il colossale compito di fondare una nanoindustria russa come di un´industria globale non è raggiungibile con i nostri soli mezzi. Ci vuole l´intervento di sostanziose risorse private. Noi stiamo conducendo trattative con Jp Morgan (Ciubias siede nel suo international advisory board ndr) su come raccogliere risorse finanziarie private dentro la Russia e fuori di essa». Quali aziende italiane hanno partecipato al Forum italo-russo? «C´erano alcuni dei maggiori gruppi italiani come il Centro ricerche Fiat, la Finmeccanica, Unicredit, Stmicroelectronics, Pirelli Tyres, Numonyx e prestigiose istituzioni universitarie. Ma, elemento insolito, un contributo al Forum è arrivato dall´Api Torino, che rappresenta una quota significativa dell´estesa platea delle nostre piccole e medie imprese. E proprio la proposta di collaborazione tra Rosnanotech e il distretto torinese dell´auto ha riscosso un immediato interesse». In che cosa potrebbe sfociare questo interesse? «In tempi brevi dovrebbe esserci una visita di una delegazione della corporation russa a Torino per individuare i possibili partner e mettere le gambe all´iniziativa comune. Aggiungo che, a conferma dell´attenzione per le aziende italiane, c´è stata un´intervista della televisione russa Vesti a Piero Perlo, senior scientist del Centro ricerche Fiat, ritrasmessa varie volte nel corso della giornata». (p. p. l.)

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schianto nel messinese due vittime sulla statale - arianna rotolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

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Pagina VIII - Palermo Scontro frontale nei pressi di un viadotto vicino a Reitano Schianto nel Messinese due vittime sulla statale Perde la vita la cantante Mara Eli Annullato in segno di lutto lo spettacolo per Telethon al Metropolitan ARIANNA ROTOLO Ancora sangue sulle strade siciliane. Maria Elisa Di Fatta, in arte Mara Eli, violinista e cantante di 34 anni, e G.P. di 46, residente a Mistretta, hanno perso la vita dopo esser rimasti coinvolti in un incidente stradale avvenuto ieri pomeriggio, lungo la statale 117 per Messina (conosciuta anche come Strada dei Due Mari), nel tratto compreso tra Santo Stefano di Camastra e Mistretta. Entrambe le vittime, che viaggiavano alla guida di un´auto, rispettivamente una Polo Wolkswagen e una Picasso Citroen, sono decedute in ospedale, poche ore dopo l´impatto. Restano ancora da chiarire le cause che hanno provocato lo scontro frontale avvenuto intorno alle 14, all´altezza del viadotto Colonna. L´impatto tra le due utilitarie è stato forse provocato da una manovra azzardata. Al momento, gli investigatori non escludono anche l´alta velocità. I carabinieri del Comando di Mistretta, intervenuti per effettuare i rilievi, hanno assistito ad una scena agghiacciante. Le auto erano ridotte ad un ammasso di lamiere, e i corpi ancora incastrati all´interno dell´abitacolo. L´artista Mara Eli, che era in viaggio per lavoro è deceduta alle 17,30 circa. Mara Eli, violinista, cantante si era esibita anche alla Scala ed era stata impegnata in una tournée in Giappone. Voce flessibile, capace di spaziare dalla musica antica al jazz era arrivata al grande pubblico con il cd "Made in Sicily. The songs", venduto in tutti i negozi con l´obiettivo di promuovere la tradizione musicale siciliana attraverso una rilettura accattivante. Il cd ha venduto quasi 100 mila copie. Nipote del grande maestro cefaludese Salvatore Cicero, proprio quest´estate Mara Eli era stata promossa come ambasciatrice della musica siciliana nel mondo. Stava anche lavorando ad un brano da portare al festival di Sanremo. «Mara non c´è più - sono state le prime parole pronunciate telefonicamente da Alfredo Lo Faro, suo manager - Non ce l´ha fatta - ha aggiunto in lacrime, poco dopo il decesso - è morta un´ora fa». La salma della giovane cantante, in attesa del funerale, è stata trasferita nella camera mortuaria dell´ospedale di Mistretta. Per stasera, alle 20,30, presso il cine-teatro Metropolitan, era prevista una manifestazione destinata alla raccolta fondi Telethon. Tra gli ospiti della serata c´era anche Mara Eli, ma i coordinatori provinciali del Comitato Telethon hanno deciso di annullare la serata «nel rispetto della musicista scomparsa e dello stato d´animo degli altri artisti che sarebbero dovuti andare in scena». Mara si sarebbe dovuta esibire in coppia con il chitarrista Francesco Buzzurro, compositore della colonna sonora Telethon dello scorso anno. In un altro incidente avvenuto domenica mattina, lungo il tratto autostradale della A20, in direzione Palermo, è rimasto coinvolto Ugo Floccher di 30 anni, comandante della Compagnia dei carabinieri di Santo Stefano di Camastra. Il militare, secondo quanto accertato dagli agenti della Polstrada, avrebbe improvvisamente perso il controllo della sua Alfa Romeo mentre stava percorrendo la galleria Battaglia, nei pressi dello svincolo per Cefalù, a causa del manto stradale bagnato. Il comandante, ricoverato nell´area di emergenza dell´ospedale Civico, se la caverà con trenta giorni di prognosi. (ha collaborato Carla Incorvaia)

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patto con la cina per il 2015 e a fine settimana primo cda (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

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Pagina XIII - Milano Expo Patto con la Cina per il 2015 e a fine settimana primo cda La società è pronta a partire: il consiglio di amministrazione di Expo 2015 spa potrebbe riunirsi per la prima volta alla fine della settimana. «Stiamo incrociando le agende», dice la presidente Diana Bracco. Ma la corsa verso l´Esposizione è iniziata: Letizia Moratti ha firmato un accordo con la Cina, da ieri il primo paese ad aver prenotato un padiglione a Milano. Un altro patto di cooperazione con il Togo prevede la formazione di adolescenti. Rimane la preoccupazione per i 3 miliardi mancanti per le infrastrutture: «Stiamo lavorando su diverse ipotesi anche alternative e i contatti con il governo sono continui. Sono testarda» dice il sindaco.

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la città vista dai residenti per caso "quel park and ride è un miracolo" - (segue dalla prima pagina) lello parise (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina II - Bari Manager, dirigenti e politici di altre regioni raccontano com´è cambiato il capoluogo negli ultimi anni La città vista dai residenti per caso "Quel park and ride è un miracolo" A Bari Vecchia fogne rifatte, gas e acqua che arrivano in tutte le abitazioni: una vera inversione di rotta Va meglio l´assistenza agli stranieri, c´è la raccolta differenziata, esiste un parco al posto dell´ecomostro (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) LELLO PARISE (segue dalla prima di cronaca) «La verità» racconta Marco Franchini, veronese, da sette anni direttore generale di Aeroporti pugliesi, «è che si sta facendo di tutto per recuperare il terreno perduto. La sensibilità degli amministratori pubblici è cresciuta e questo lascia ben sperare per il futuro. Non è facile andare avanti lungo questa strada. E´ dura, piuttosto. Io, per esempio, soffro moltissimo se penso che nelle giornate di pioggia i liquami vengono inevitabilmente scaricati in mare perché la cosiddetta fogna bianca funziona ancora così e da anni e anni nessuno riesce a risolvere questo problema, a dir poco vergognoso». L´immagine di te è il titolo dell´ultimo album dei Radiodervish, gruppo italiano di world music formatosi a Bari. Potrebbe essere anche quello per questa carrellata di opinioni a proposito di una città che dà l´impressione di avere messo la propria esistenza nel frigorifero, ma che all´improvviso una radiografia sulla qualità della vita restituisce agli antichi splendori. Nabil, il cantante del complesso, come si diceva una volta, conosciuto per i concerti da un capo all´altro del Belpaese, sostiene che ad essere migliorata «è la mentalità del barese rispetto a quando io ero uno studente universitario». Nato a Tripoli del Libano, è da una ventina d´anni che Nabil gironzola da queste parti: «Funziona meglio l´assistenza agli stranieri, c´è la raccolta differenziata dei rifiuti, al posto dell´ecomostro di Punta Perotti esiste un parco». Hassan Taysir - un palestinese che si occupa di cultura e che dal 1989 decide di mettere radici davanti all´Adriatico - e sua moglie Sara Pignone, non hanno dubbi: «Sicuramente devono essere registrati dei progressi. E´ sufficiente sottolineare la bonifica dell´ex Fibronit». Incalza Francesco Mariani, genovese e da tre anni presidente dell´Autorità portuale: «Io ho casa a Bari Vecchia, là dove forse sono più evidenti che altrove i segni dell´inversione di rotta. Fogne rifatte, gas e acqua che arrivano in tutte le abitazioni. E, per quanto mi riguarda, un dato che cito con tanto di debiti scongiuri: dal momento in cui sono sulla tolda di comando dello scalo, nessun crocerista è stato scippato. Una critica? La trovata dei Park&ride è geniale, probabilmente dovrebbero essere potenziati pure gli autobus che attraversano quotidianamente tutti i quartieri. La tendenza è quella di non usare l´automobile visto quanto costa un pieno di benzina, ma i cittadini dovrebbero avere l´opportunità di muoversi più agevolmente con i mezzi pubblici». Nicola Fratoianni, segretario di Rifondazione comunista traghettato da Pisa quattro anni fa, non ha tentennamenti: «La qualità della vita è più che accettabile. Il traffico in alcune ore della giornata lascia a desiderare, ma complessivamente il livello dei servizi è medio-alto». Dalla Cina con ardore parla perfino Ruggero Martines, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici, bolognese con padre salentino che da tre anni è di stanza nell´Isolato 49 a ridosso della cattedrale: «L´organizzazione della Ztl nel borgo suona come un evento miracoloso. Ci avevano provato in più di un´occasione a materializzarla, ma senza risultati. Adesso è il vero valore aggiunto del centro storico. La simpatia della gente completa l´opera».

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le nuove architetture raccontate da biondillo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVIII - Milano Riviste Le nuove architetture raccontate da Biondillo Viaggio in venti tappe nella nuova architettura lombarda. Lo propone la rivista Domus, diretta da Flavio Albanese, nel fascicolo allegato al numero 920 in edicola. Introdotto dall´architetto scrittore Gianni Biondillo, il viaggio comincia a Milano, dove si trovano dodici degli edifici segnalati: dalla nuova Bocconi delle irlandesi Grafton Architects alle case del Portello di Cino Zucchi, dal Teatro Armani di Tadao Ando al quartier generale Pirelli Re alla Bicocca di Vittorio Gregotti. Ma per gli appassionati di architettura contemporanea, più che questi e altri edifici già molto noti (la sede "Sole 24 ore" di Piano, la Fiera di Fuksas) saranno interessanti quelli situati in diverse località minori: come la Biblioteca comunale di Nembro (BG) di Archea Associati, il Lido di Eupilio (CO), sul lago del Segrino, di Marco Castelletti, la fabbrica Living Divani di Anzano del parco (CO) di Lissoni Associati e il parco scientifico Kilometro Rosso di Stezzano (BG) dell´archistar francese Jean Nouvel.

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"vogliamo confessare" da guantanamo la sfida delle menti dell'11 settembre - mario calabresi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

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Pagina 16 - Esteri "Vogliamo confessare" da Guantanamo la sfida delle menti dell´11 settembre Al giudice: "Processo il prima possibile" I 5 terroristi hanno firmato una dichiarazione il giorno della vittoria di Obama MARIO CALABRESI dal nostro corrispondente New York - Cercano il martirio, si sono dichiarati colpevoli e hanno rinunciato agli avvocati militari. Ieri nel carcere di Guantanamo cinque detenuti accusati di aver organizzato gli attentati dell´11 settembre hanno chiesto a sorpresa al giudice dell´esercito, il colonnello Stephen Henley, di poter confessare e hanno annunciato di aver firmato il 4 novembre scorso un documento in cui si dichiarano colpevoli e rinunciano a qualsiasi azione legale successiva, sfidando così la corte a condannarli alla pena capitale. «Vogliamo un processo al più presto possibile, per farla finita con questo gioco», ha detto il leader del gruppo, il kuwaitiano-pachistano Khalid Sheikh Mohammed, che da tempo si è autoaccusato di essere il regista dell´attacco all´America e che prima di essere catturato, nel 2003, era considerato il numero 3 di Al Qaeda. Insieme a lui altri quattro presunti terroristi sono comparsi in un´aula di Guantanamo per un´udienza preliminare in vista del processo nel quale rischiano la pena di morte per le 2.973 vittime dell´11 settembre. La data in cui hanno sottoscritto il documento non è casuale: è il giorno dell´elezione di Barack Obama, e simbolicamente questo sembra voler dire che per loro e per la jihad non cambia nulla anche con l´uscita di scena di George W. Bush. «Non mi fido degli americani ? ha aggiunto Mohammed - perché c´è un accordo tra Bush, la Cia, che mi ha torturato, e il tribunale militare di Guantanamo». Non è chiaro cosa accadrà adesso, la data per il processo con ogni probabilità verrà fissata dopo il 20 gennaio, quando alla Casa Bianca ci sarà già il nuovo presidente. Ma Obama ha criticato le commissioni militari dicendo che i detenuti di Guantanamo dovrebbero essere giudicati da un tribunale federale o da una corte marziale, e ha sempre sostenuto di voler chiudere il carcere. Nella base cubana ci sono ancora 250 prigionieri (erano 750 ma 500 sono stati rilasciati), di cui tre quarti sono considerati un pericolo e una minaccia, e la nuova Amministrazione democratica ora dovrà inventare per loro una nuova sistemazione molto probabilmente all´interno delle carceri militari americane. Sessanta detenuti invece sono in attesa di essere rilasciati in quanto innocenti, ma il loro rimpatrio è bloccato perché rischierebbero - secondo le autorità Usa - di essere arrestati e torturati nei loro paesi d´origine, tra cui ci sono Cina, Libia, Russia, Tunisia e Uzbekistan. Il giudice per il momento ha accettato la disponibilità a confessare solo di Khalid Sheikh Mohammed, Walid bin Attash e Ali Abdul-Aziz Ali; per gli altri - Mustafà al Hawsawi e Ramzi bin al Shib, che è nipote di Mohammed - ha chiesto una perizia psichiatrica per vedere se sono capaci di intendere e volere. «Noi fratelli - ha detto quest´ultimo, che è accusato di aver organizzato il viaggio dei terroristi della "cellula di Amburgo" - vogliamo tutti presentare le nostre confessioni». Per la prima volta il Pentagono aveva deciso di permettere a cinque familiari delle vittime degli attentati di assistere all´udienza, ma sono arrivate 115 domande e così nei giorni scorsi si è tenuta una lotteria per estrarre a sorte i nomi di chi avrebbe avuto il diritto di vedere Mohammed in aula. Tra questi c´era Maureen Santora, madre di un vigile del fuoco, Christopher, ucciso nel crollo delle Torri Gemelle, che è arrivata nella base militare portando le foto di altri 30 pompieri vittime dell´attentato. Catturato nel marzo 2003, Mohammed è stato tre anni nelle carceri segrete della Cia, prima di arrivare a Guantanamo nel settembre del 2006. Un anno e mezzo fa il Pentagono aveva già reso nota una sua confessione di 26 pagine in cui si attribuiva la paternità del primo attentato al World Trade Center del 1993 (per cui sta scontando l´ergastolo suo nipote Ramzi Ahmed Yusef), degli attacchi dell´11 settembre, delle bombe nelle discoteche di Bali, di quelle contro i turisti israeliani in Kenya e della decapitazione del giornalista del Wall Street Journal, Daniel Pearl, nel gennaio del 2002. Mohammed si è rivolto al giudice in inglese, lingua che conosce bene essendosi laureato in agraria in una università della North Carolina nel 1986.

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graziato in extremis per vendetta impiccagione-horror in iran - cristina nadotti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)

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Pagina 19 - Esteri Graziato in extremis per vendetta impiccagione-horror in Iran L´uomo è stato deposto vivo ma ha danni irreversibili Condannato a morte e "salvato" dalla famiglia della vittima in cambio di soldi CRISTINA NADOTTI Qualche volta i parenti della vittima concedono il perdono e l´impiccagione si ferma, ma domenica a Kazerun i familiari hanno cercato vendetta e in Iran una nuova esecuzione è diventata ancor più raccapricciante del solito. Nella pubblica piazza della città del sud ovest, un uomo accusato di omicidio è stato impiccato e lasciato a penzolare per alcuni minuti, prima che i parenti della vittima, dopo aver ricevuto soldi dai familiari del condannato, decidessero di concedergli il perdono. Il cappio è stato quindi tolto e l´uomo è stato portato in ospedale, secondo quanto ha riferito all´agenzia di stampa Irna il procuratore della Corte rivoluzionaria. Il funzionario non ha dato notizie sulle condizioni del condannato, ma è presumibile che le conseguenze del salvataggio tardivo siano drammatiche. Lo strattone seguito alla sospensione può aver rotto le vertebre del collo e il soffocamento, che ha interrotto l´afflusso di sangue al cervello, può aver provocato danni irreversibili. Non è la prima volta che in Iran questi perdoni tardivi accrescono l´orrore di una delle tante impiccagioni. Secondo la sharia, la legge islamica seguita in Iran, i parenti di una vittima possono accettare di perdonare il condannato in cambio di quello che è chiamato "il prezzo del sangue". La famiglia dell´omicida versa infatti alla parte lesa un risarcimento in denaro, in virtù del quale l´esecuzione viene sospesa. Il perdono può essere concesso in qualunque momento dopo il pronunciamento della sentenza e di solito il condannato sa che la vita gli è risparmiata nei giorni precedenti l´impiccagione o, in alcuni casi, pochi minuti prima dell´esecuzione, quando è già sul patibolo. Un anno fa a Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, ci fu un episodio simile a quello di domenica a Kazerun e il condannato fu lasciato appeso per alcuni secondi prima di venire perdonato. In quel caso l´uomo riportò danni irreversibili al cervello. Le agenzie iraniane ieri davano notizie di altre tre impiccagioni, queste portate a compimento. L´Iran, secondo Amnesty International, è al secondo posto dopo la Cina per numero di condanne a morte nel mondo, nel 2008 ha mandato al patibolo 226 persone.

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Usa-Cina, un po' di ottimismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-09 - pag: 16 autore: Usa-Cina, un po' di ottimismo di Carlo Pelanda F ino a due settimane fa mancava "il punto di ancoraggio" che permette agli scenaristi di probabilizzare il se, il come e il quando il mercato globale uscirà dalla recessione e al mercato d'individuare una direzione. Nelle crisi del passato l'America lo aveva fornito dimostrando la capacità continuista di restare locomotiva globale. Nel 1997/98 Greenspan inondò di liquidità il mercato statunitense, peggiorando la bolla in atto, ma così mettendolo in grado di sorreggere e trainare velocemente fuori dai guai l'Asia scossa dalla crisi finanziaria. Nel 2002/03 sempre Greenspan contenne e invertì, con lo stesso metodo di riflazione forzata, la quadruplice crisi di fiducia globale dovuta all'implosione della bolla borsistica 1996-2000, all'attacco terroristico del 2001, agli scandali finanziari del 2002 e all'espansione globale della " guerra al terrore" nel 2003. Ma la nuova crisi del 2008 è stata caratterizzata da un cedimento strutturale del modello statunitense provocato, all'interno, da una reflazione forzata oltre i limiti di tenuta del sistema, per esempio il debito privato, e, all'esterno, da squilibri ingestibili, per esempio il deficit commerciale, il tutto esploso sotto il doppio colpo contingente dello shock inflazionistico, fino all'agosto del 2008, e della crisi bancaria deflagrata, da settembre. Per questo si temeva che questa volta l'America,pur potendo riprendersi, non avrebbe più avuto la forza per trainare il resto del mondo. Poiché questo è fatto per lo più di nazioni che hanno crescita interna piattae che "fanno Pil" solo via esportazioni, e che non possono cambiare velocemente il loro modello, la prospettiva di un'America meno capace d'importare combinata con l'assenza di locomotive alternative rendeva indecidibile il come, il quando e il se della ripresa.Mancava il punto d'ancoraggio. Con la complicazione che i Governi non stavano "governando la profezia" in senso ottimistico: quello americano in fase di transizione con la possibilità di una nuova amministrazione e maggioranza parlamentare protezioniste, Pechino silenziosa e gli europei perfino prevedendo/invocando la discontinuità, cioè la fine del capitalismo anglofono e la sua sostituzione con uno statocentrico definanziarizzato. (Merkel, Sarkozy, Tremonti, eccetera). Incubo. Ma ora lo scenario ha preso una direzione continuista precisa e ottimistica. Barack Obama ha iniziato a governare la profezia ottimistica con rimarchevoli determinazione e lucidità pragmatica. In particolare, proponendo al governo dell'economia personaggi notoriamente liberisti e globalizzanti, ha segnalato che vorrà ricostruire il modello capitalistico prendendo atto che non c'è alternativa. Immaginabile, ma la sorpresa riguarda la quantità delle risorse di reflazione sistemica, e non solo monetaria e fiscale, che verranno messe in campo. La Cina darà i soldi perchè non ha modelli alternativi a quello di finanziare la transizione di massa dalla campagna all'industria se non con l'export (42% del Pil) e ha dai 6 ai 9 mesi di tempo prima d'implodere se l'America non riprenderà a trainare. Infatti Pechino sta lasciando intendere che darà i capitali, e ha iniziato a farlo recentemente, ricostruendo così il centro sinoamericano binario del mercato mondiale, continuazione della relazione Asia/America dei decenni scorsi. I fondi che temono di non poter pagare le pensioni stanno segnalando che pomperanno volentieri nuove bolle borsistiche. Obama sta predisponendo le basi per lanciarne di multiple: megaprogrammi infrastrutturali, per nuovi sistemi energetici e boom delle nuove tecnologie. Manca all'appello, per il continuismo, la ricostruzione dell'industria finanziaria che rende abbondante il capitale. Ma parecchi segnali dai regolatori e dalle banche fanno intendere che verrà sostenuta la ricostruzione della finanza audace, in quanto il deleveraging è una crisi non un modello di business. La deflazione violenta, da settembre, ha risolto gli squilibri globali precedenti, creandone di nuovi, ma dando all'America una spinta in più per riprendersi rapidamente. In conclusione, la probabilità che l'America, sostenuta dall'Asia, torni presto locomotiva è ora prevalente. Di conseguenza, pur pesante l'impatto recessivo, il sistema ha preso la direzione di ricostruzione del capitalismo globalizzato mercatocentrico e anglofono con accento asiatico. C'è l'ancoraggio. L'Europa? I suoi governanti sbagliano tutto- analisi, politiche, comunicazione - ma riprenderà a esportare. www.carlopelanda.com LA FORZA DELLA CONTINUITà Megaprogrammi infrastrutturali, sistemi energetici e nuove tecnologie: queste le strade indicate da Obama

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In attesa che si riaccenda la scintilla (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-09 - pag: 16 autore: PIT STOP ... In attesa che si riaccenda la «scintilla» T assi bassi, abbondante liquidità, credito e mutui facili, debito, abolizione delle barriere per impedire le fusioni tra banche commerciali e banche d'investimento. Quante volte negli anni scorsi – a cura dei "rigoristi" (negli Usa e in Europa) che rintracciavano nelle "sciagurate" politiche repubblicane (ma quasi dimenticando che il "lassismo" era sbocciato sul finire dell'era clintoniana) e nell'accomodante politica della Fed guidata da Alan Greenspan il motivo scatenante della crisi mondiale prossima ventura – abbiamo ascoltato severe lezioni di critica? è successo innumerevoli volte. E la frequenza degli interventi s'è infittita a partire dall'agosto 2007, quando il gruppo francese Bnp-Paribas "certificò" per primo quella che Warren Buffett, l'imprenditore americano soprannominato "l'oracolo di Omaha", ha poi definito la «Pearl Harbour della finanza». Da quell'agosto 2007, in parallelo con la corsa di Barack Obama verso la Casa Bianca all'insegna del " cambiamento", si è consolidata l'idea d'una svolta. E sotto la bandiera, appunto, del "mai più come prima", Obama ha conquistato la presidenza degli Usa. Peccato, però, che si sia tornati ora quasi al punto di partenza. Nella convinzione, o meglio sarebbe dire della nella speranza, che credito facile e debito ci facciano uscire dal tunnel della crisi. In barba alla declamata svolta culturale prima ancora che di politica economica. Accade infatti che la nuova squadra di Obama si sia affidata a uomini del vecchio corso. In tutto e per tutto: a cominciare dall'età anagrafica (l'ex presidente della Fed Paul Volcker, 81 anni) per finire, soprattutto, al "pacchetto di mischia" formato da Robert Rubin, ex ad di Goldman Sachs e di Citigroup e segretario al Tesoro della presidenza Clinton, Lawrence Summers, già di vice di Rubin, e Timothy Geithner, presidente della Fed di New York per cinque anni sotto la cui "guardia" sono andate a picco Lehman Brothers e Citigroup. Gli Usa hanno già messo sul piatto 8.560 miliardi, di cui 800 destinati al credito al consumo e all'acquisto di titoli tossici. Obama dichiara che occorre «ridare appetito al consumatore». Tassi bassissimi, liquidità a piene mani, credito facile. La Fed che diventa un'holding di partecipazioni dubbie o avariate, emette montagne di titoli pubbici e che, probabilmente, sarà destinata a stampare altrettante montagne di carta moneta. In attesa, assieme a un massiccio piano di lavori pubblici, che si riaccenda la scintilla, come è già accaduto nel passato. Del resto, non è nemmeno un caso, che la Cina detentrice del 10% del debito Usa sia ora a caccia di assunzioni proprio tra gli ex goldenboy della finanza d'assalto americana. C'è di che riflettere su questa svolta-non svolta. E arriva opportuna, in Italia, la discussione (Orvieto, 13 dicembre) promossa dal Ceradi-Luiss diretto da Gustavo Visentini che presenta la sua ricerca triennale sulle società di capitali nel sistema finanziario (dove si propone fra l'altro l'abbandono del modello duale di governance) e che, con Paolo Savona, Jean-Paul Fitoussi e Massimi Egidi farà il punto anche sullo "shortismo", fenomeno per il quale, secondo Savona, «il titolo vale sul mercato a seconda della sua liquidità, dei dividendi da distribuire e dei bonus dei manager ». Nella speranza, questa volta, di non ricadere nel passato. guido.gentili@ilsole24ore.com VECCHIO E NUOVO Credito facile e debito: una ricetta antica che potrebbe ripetere errori passati di Guido Gentili

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Extracosti per 5,5 miliardi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-09 - pag: 19 autore: Siderurgia Extracosti per 5,5 miliardi «I l 100% di quote di anidride carbonica gratuite fino alla firma di un accordo globale sull'ambiente che non riguardi solo l'Europa». Quello dell'industria siderurgica è uno tra i settori più esposti alle conseguenze che potrebbero abbattersi sul sistema economico europeo dopo l'applicazione del pacchetto 20-20-20 proposto dalla Commissione europea: «Ridurre di un altro 20% le emissioni di anidride carbonica – spiega Flavio Bregant, neodirettore generale di Federacciai, l'associazione confindustriale delle imprese siderurgiche italiane – è un obiettivo fuori da ogni condizione di sostenibilità, sia per il pagamento di quote di CO2 che dovremmo sostenere, sia per i costi che i produttori di energia elettrica potrebbero decidere di scaricare su settori altamente energivori come il nostro». Federacciai, dopo le grandi ristrutturazioni degli anni 90, è convinta di aver già fatto la sua parte: «Dal 1990 a oggi – continua Bregant – l'industria siderurgica nazionale ha ridotto le sue emissioni del 29%, a fronte di un obiettivo per il 2010 fissato per l'Italia al 6,5 per cento. è quindi già più di quello che l'Europa ci richiede per il 2020. Un'ulteriore taglio di CO2 ci porterebbe invece a sfiorare una riduzione del 50% nel giro di trent'anni, un risultato irraggiungibile anche dal punto di vista tecnologico». Ostacoli strutturali – «il riducibile è infatti già stato ridotto» – a cui si assommano barriere di natura economica: «La proposta che attendiamo dalla Commissione europea di costringere gli stabilimenti siderurgici a pagare 25 euro alla tonnellata di CO2 – prosegue – stimiamo verrebbe a costare per l'intero comparto da qui al 2020 qualcosa come 5,5 miliardi di euro. Si tratta di un extracosto irricevibile per un settore che si basa su un prodotto che si muove all'interno di un mercato internazionalizzato. L'unica contromisura, e cioè quella di alzare i prezzi, non farebbe che dimostrarsi controproducente, avvantaggiando i concorrenti extraeuropei non soggetti ad alcuna limitazione di tipo ambientale». Anche Federacciai teme la concorrenza sempre più sfrenata di competitor aggressivi e liberi da norme stringenti come Stati Uniti, Cina, India e Russia: «Delocalizzare o addirittura cedere quote di produzione – concludono dall'associazione –, oltre a portare a una pericolosa perdita di posti di lavoro, appare incongruo anche dal punto di vista della tutela dell'ambiente, poiché in questi Paesi non sottoposti a vincoli si produce il 60% delle emissioni mondiali». M.D.B.

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Sull'alluminio il peso delle scorte (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-09 - pag: 48 autore: Non ferrosi. Gli stop produttivi non bastano a frenare l'aumento dell'offerta Sull'alluminio il peso delle scorte Gianni Mattarelli MILANO Le quotazioni dell'alluminio, oltre che per la crisi generale delle materie prime, stanno soffrendo per la situazione di eccedenza che si sta aggravando di mese in mese. Nei Paesi cosiddetti sviluppati la domanda di prodotti di alluminio dipende per più della metà da trasporti e costruzioni,due mercati che continueranno probabilmente a contrarsi anche nel 2009. Solo il settore degli imballaggi, che conta per il 20% dei consumi, potrebbe essere colpito relativamente meno dal calo della richiesta. Da inizio ottobre molti produttori hanno iniziato ad adeguare gli impianti di raffinazione alla domanda e alcuni hanno annunciato tagli di produzione. Tra questi la Cina, che ha comunicato riduzioni stimate dagli osservatori a 1,8 milioni di tonnellate su base annua, mentre altri grossi produttori hanno seguìto in novembre, tra cui l'Alcoa con un taglio di 600mila tonn./anno. In totale sarebbero state rese inattive capacità produttive annue per quasi 3 milioni di tonnellate. A deprimere i prezzi dell'Lme concorre, seppure come fattore derivante dallo stato di eccedenza di metallo raffinato, anche il sovrappiù di allumina, ossia della materia prima per i raffinatori, ottenuta dal minerale bauxite. Secondo l'International Aluminium Institute, nel terzo trimestre si sarebbe formata un'eccedenza globale di allumina di 650mila tonnellate, che equivale a una quantità annualizzata di 2,5 milioni di tonn. Il prezzo dell'allumina, che in tempi di scarsità era uno dei supporti delle quotazioni dell'alluminio, è così passato dai 430 $/tonn. fob Australia di inizio anno agli attuali 200 $, con conseguente forte riduzione della componente materia prima nel costo di produzione. Un sicuro indicatore della fortecrescita dell'offerta rispetto alla domanda sono le giacenze di alluminio raffinato presso i magazzini Lme, passate dalle 930mila tonnellate di gennaio agli attuali 1,876 milioni. Si pensa tuttavia che le giacenze ufficiali siano solo la punta dell'iceberg, perché bisognerebbe aggiungere quelle dei ristoccaggi di quest'anno in Cina, valutate 400mila tonn., e quelle probabilmente ben maggiori accantonate dai commercianti in Nord Europa e non segnalate. Ma queste ultime potrebbero risultare visibili nei prossimi mesi, perché, per l'attuale ampiezza del contango ( ossia del maggior valore delle scadenze lontane su quelle vicine) il costo di finanziamento si preannuncia inferiore per l'alluminio messo su warrant nei magazzini Lme rispetto a quello lasciato in magazzini non ufficiali. è anche opinione comune che i tagli alla produzione sinora apportati siano del tutto insufficienti a frenare l'aumento della disponibilità, tanto che, se non intervenissero nuovi provvedimenti, potrebbe essere ritardata la ripresa dei prezzi quando la domanda dovesse a un certo punto riprendersi. Le prime stime dicono che il calo dei consumi si è accentuato nella seconda metà dell'anno so-prattutto negli Usa e in Europae porterà nel 2008 la domanda totale a 38,6 milioni di tonnellate (+3% sul 2007), mentre per il 2009 si attende una richiesta a 39,5 milioni di tonnellate, con una crescita globale di solo il 2%, magro risultato per un metallo in forte espansione negli utilizzi come l'alluminio. Su queste basi non ci sono perciò prospettive di ripresa dei prezzi, almeno per il prossimo semestre.

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Ferro, la Cina alla guerra dei prezzi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-09 - pag: 48 autore: Siderurgia. Ai produttori di minerale potrebbe anche essere richiesto di anticipare i ribassi a partire da gennaio Ferro, la Cina alla guerra dei prezzi I big dell'acciaio pretendono uno sconto dell'82% sulle forniture Luca Davi I prezzi del minerale di ferro sono troppo alti perché i produttori siderurgici possano sostenerli ancora a lungo. Per questo la Cina, che con le sue acciaierie rappresenta il più grande consumatore di ferro al mondo, potrebbe chiedere ai principali produttori del minerale di ridurre le quotazioni. Un taglio che potrebbe arrivare fino all'82% dei valori odierni per far tornare così i listini ai livelli del 1994. «I prezzi dell'acciaio sono crollati ai dati medi del 1994. Perchè non dovrebbe accadere la stessa cosa anche al minerale di ferro? », si chiede Shan Shanghua, segretario generale della China Iron and Steel Association. Il rappresentante dei colossi siderurgici di Pechino ha anche aggiunto che i negoziati tra i giganti cinesi dell'acciaio e i maggiori produttori di ferro al mondo ( Vale, Bhp Billiton e Rio Tinto, che insieme vendono i tre quarti del ferro commercializzato nel globo) sono già iniziate. A pesare come un macigno sulle trattative è però l'attuale congiuntura mondiale, che sta falcidiando vendite e profitti: tutte le maggiori fonderie cinesi hanno chiuso il mese di ottobre in perdita, secondo l'Associazione siderurgica locale. Colpa del crollo dell'exporte della domanda da parte dall'edilizia e dal comparto automobilistico, ma anche di un'impennata dei costi mai vista. La corsa dei prezzi del ferro, avviata sette anni fa, non ha mai subìto battute d'arresto, sulla scia di una domanda in costante crescita e delle tensioni speculative. Solo a partire dal primo aprile scorso i prezzi hanno compiuto un balzo pari al 97%. In discussione tra le parti c'è anche la scansione temporale dei contratti benchmark. I produttori di acciaio vogliono infatti anticipare di tre mesi la scadenza del contratto 2008, che potrebbe terminare così il 1Ú gennaio 2009, anzichè il 1Ú aprile, come invece d'abitudine. Non solo: i cinesi intendono chiedere una revisione infra- annuale dei prezzi, per adeguare i listini alle fluttuazioni del mercato, abbandonando così il check fissato ogni 12 mesi. «è un fatto che i contratti attuali non possono essere soddisfatti. Molte delle più importanti fonderie – aggiunge Shan – non hanno bisogno di importare fino alla fine di marzo, alcune fino alla fine di maggio». Del resto gli stocks di ferro in Cina, secondo il funzionario di Pechino, sono oramai sopra i 100 milioni di tonnellate, un livello mai visto prima.

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Opere faraoniche. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 29 autore: Opere faraoniche. In progetto un collegamento ferroviario di 43 chilometri del valore di 3 miliardi di dollari Argentina e Cile investono nel tunnel andino Roberto Da Rin BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente A ttraversare le Ande, la sfida di tutte le epoche. Un'impresa che da sempre alberga nell'immaginario di viaggiatori, commercianti, trafficanti, spalloni e contrabbandieri. Lo stesso sogno, da qualche mese, viene accarezzato nelle Cancellerie di due Paesi limitrofi: Argentina e Cile. Ma ora è qualcosa di più di un'illusione. C'è un progetto. Un tunnel ferroviario transandino lungo 43 chilometri potrebbe collegare la città argentina di Puente del Inca (provincia di Mendoza, la regione vitivinicola) con Juncal, prima città cilena, poco dopo il Passo del Cristo Redentore. Un'opera faraonica: solo per gli studi di progetto sono stati stanziati 50 milioni di dollari e per l'intera realizzazione di parla di 3 miliardi di dollari. I tempi di realizzazione dei lavori sarebbero di almeno 10 anni. Il tunnel sarebbe scavato a un'altitudine di 2.500 metri e, una volta concluso, sarebbe percorribile in 30 minuti. Inizialmente verrebbe utilizzato solo per il trasporto di merci. I benefici per l'area sarebbero notevoli: si pensi che il volume di traffico aumenterebbe di 10 volte. Da 5 a 50 milioni di tonnellate di merci trasportate all'anno. Paesi beneficiati non solo Argentina e Cile, ma anche Brasile e Paraguay che potrebbero innestare tratte ferroviare di superficie, facili da costruire. Per potersi poi collegare al tunnel e avere accesso alle ambite opportunità commerciali dispiegate dall'Oceano Pacifico. Chi studia la logistica sudamericana si spinge a definire il tunnel andino un'opera infrastrutturale capace di rivoluzionare la geopolitica regionale, non meno di quanto accaduto con il Canale di Panama. Del progetto si parla da tempo, ma negli ultimi tempi vi è stata una palese accelerazione: il Governo del Cile ha firmato dichiarazioni di "interesse nazionale" lo scorso 14 agosto. Il Governo argentino il 3 di settembre. Poi sono iniziati i seminari tecnici cui hanno partecipato alti esponenti politici di entrambi i Paesi. Pochi giorni fa, nella sede del Cari (Consiglio argentino per le Relazioni internazionali), si sono riunitil'ex presidente cileno Patricio Aylwin e l'imprenditore argentino Eduardo Eunekian, molto conosciuto in quanto gestore della maggior parte degli aeroporti argentini. Ma Eunekian, alla guida del Gruppo Corporacion America, è solo uno dei candidati alla costruzione del megaprogetto. Gli altri sono cinesi, coreani, russi, francesi e americani. Dal canto suo, Aylwin ha confermato il grande interesse cileno per questa grande opera infrastrutturale spiegando che «le opportunità offerte da Cina e India non sono un'opzione ma una necessità per lo sviluppo delle economie cilena e argentina». I benefici di quello che è già stato definito un "corridoio bioceanico" sarebbero inerenti, oltre che al flusso di merci, anche alla regolarità degli scambi: attualmente, infatti, per più di 60 giorni all'anno,il traffico è interrotto a causa delle nevicate che ricoprono il passo tra Argentina e Cile. La costruzione di un tunnel sarebbe anche il sigillo di un rapporto politico radicalmente diverso tra Argentina e Cile. Il cileno Gines Gonzales Garcia, (ambasciatore a Buenos Aires), ha fatto notare che il 47% degli investimenti diretti all'estero del Cile sono in Argentina: 1.500 imprese cilene esportano merci verso Buenos Aires. Mentre solo 477 vendono in Cina. L'ex ministro degli Esteri argentino, Adalberto Rodriguez Giavarini, ha invece sottolineato il fatto che i due Paesi sono passati, in trent'anni,da nemici a partner. Va infatti ricordato che solo una mediazione papale impedì lo scoppio di un conflitto per tre piccole isole patagoniche, contese tra Argentina e Cile. roberto.darin@ilsole24ore.com GEOPOLITICA REGIONALE L'infrastruttura potrà avere importanti ripercussioni sull'economia dell'area Interessati all'opera i costruttori internazionali

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Il nuovo sistema multipolare aiuta a combattere la crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 29 autore: ANALISI Il nuovo sistema multipolare aiuta a combattere la crisi di Paolo Guerrieri * D opo una serie di anni di crescita spettacolare, favorita da un processo di accelerata integrazione internazionale e da un forte afflusso di investimenti diretti esteri, la Turchia si trova a fronteggiare i contraccolpi della crisi che ha investito l'economia globale. è una sfida davvero impegnativa e comune ad altre economie emergenti, che dopo aver pienamente approfittato negli ultimi cinque anni della lunga fase di crescita dell'economia mondiale sono oggi di fronte a quella che si profila come la peggiore recessione da decenni in Usa, Europa e Giappone. L'impatto complessivo sull'area emergente sarà pesante più che un dimezzamento delle dinamiche di sviluppo - ma fortemente differenziato tra i singoli Paesi come riflesso di evoluzioni e condizioni di base che li hanno diversamente caratterizzati in questi anni, in termini di saldi delle bilance correnti, indebitamento estero, diversificazione produttiva. Così, mentre alcune economie rischiano nei prossimi mesi di essere investite da una grave crisi finanziaria, ve ne sono altre (assai più solide) che si trovano nella posizione di poter fronteggiare una fase di rallentamento globale e di volatilità dei mercati finanziari. Va aggiunto che la crisi, per quanto grave, non rimetterà in discussione, a più lungo termine, il rilevante ruolo assunto da nuove aree e Paesi - quali Cina, India e Brasile - in quella che si è andata configurando più di recente come un'economia mondiale multipolare. Anzi,per certi versi lo consoliderà e accelererà. In questa prospettiva, il rilancio della competitività internazionale delle imprese e dell'insieme del sistema produttivo italiano dipenderà fortemente dalla capacità di presenza in queste nuove aree e mercati di consumo a forte crescita. Sono queste in estrema sintesi leprincipaliindicazionicheemer-gonodalXIIRapportodelLabora-toriodieconomiapoliticainterna-zionaledell'Istitutoaffariinterna-zio ali (Global Outlook Iai 2008) chesaràpresentatooggiaRomae che analizza le tendenze geo-economiche a livello internazionale e la politica economica estera dell'Italia, con approccio disaggregato; ovvero partendo da areePaesi e/o temi, per ricostruire le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di strumenti-politiche d'intervento. Per quanto sia difficile valutare quali saranno nel lungo periodo le ripercussioni della crisi in corsosui processi d'integrazione economica internazionale, è prevedibile che a medio termine si consolidi - come si è detto - un assetto multipolare dell'economia mondiale. La crescita dovrà così necessariamente basarsi su più motori e dipenderà - assai più che in passato- dal modello di "governance globale" (economica e di sicurezza) che caratterizzerà le relazioni tra le maggiori aree e Paesi. In alcune simulazioni emerge, ad esempio, come in uno scenario di rinnovate regole e istituzioni a carattere multilaterale la crescita dell'economia mondiale potrebbe tornare nel prossimo decennio su ritmi mediamente in linea col passato (3,5-3,7% l'anno), mentre rallenterebbe sensibilmente (2,0-2,2%) in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni protezionistiche e da rapporti più conflittuali fra poli vecchi e nuovi del sistema internazionale. E tutto ciò sottolinea l'estrema importanza del negoziato G-20 sulle nuove regole globali apertosi a Washington il mese scorso. Un'implicazione significativa che pertanto deriva dal Rapporto Iai per le imprese e il sistema produttivo italiano è che i processi d'internazionalizzazione continueranno a giocare un ruolo di primaria importanza ai fini della capacità di competere nel nuovo sistema multipolare. I processi d'internazionalizzazione comprenderanno sempre più tutte quelle forme di " integrazione profonda" tra il nostro Sistema Paese e altri territori, che nascono sia dalla capacità delle imprese di radicarsi su altri mercati tramite investimenti all'estero e accordi non meramente commerciali ( internazionalizzazione attiva); sia dalla valorizzazione del territorio attraverso l'attrazione di investimenti diretti e di localizzazioni dall'estero ( internazionalizzazione passiva). Alcuni primi risultati sono stati conseguiti nel periodo più recente. Il livello d'internazionalizzazione produttiva delle imprese italiane è cresciuto in misura significativa. L'internazionalizzazione produttiva complessiva della nostra economia, tuttavia,appare ancora limitata nel confronto con altri Paesi europei. è una distanza che è necessario colmare, ed è bene cominciare a farlo da subito. * Università di Roma La Sapienza Vice-presidente dello Iai AREE DA MONITORARE Ormai non è più messo in discussione il ruolo di Cina, India e Brasile Oggi a Roma il Global Outlook Iai

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Tensione Cina-Stati Uniti per una legge sui segreti dei Pc (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 30 autore: Tensione Cina-Stati Uniti per una legge sui segreti dei Pc Una legge cinese che diventerà operativa dal 1Úmaggioprossimo costringerà tuttii produttori di Pc a far approvare in via preventiva da Pechino 13 tecnologie di sicurezza dei Pc, tra cui la crittografia dell'email. Washington protesta, perché il 70% dei marchi coinvolti sono negli Usa. Pechino aveva già provato a far rivelare alle aziende le tecnologie di sicurezza, e a creare (con scarso successo) nuovi standard autarchici. AP

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Capitalismo e campagne cinesi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 32 autore: LIBRI & STUDI Capitalismo e campagne cinesi A ndando oltre le statistiche ufficiali, Yasheng Huang (docente al Mit di Boston) scava in un'ampia mole di dati per costruire la sua analisi della moderna Cina e del capitalismo secondo Pechino. Un'analisi critica,che tratteggial'evoluzione economica e sociale delle città in realtà controllate dallo Stato da un lato e delle campagne in cui invece sta sbocciando un più vivace fermento imprenditoriale. Proprio la aree rurali, di cui in Occidente si hanno scarse informazioni, sono secondo Yasheng Huang il vero motore del decollo economico cinese negli anni Ottanta. L'analisi rimette in discussione alcuni dei paradigmi per interpretare trent'anni di riforme e crescita cinese. Capitalism with Chinese Characteristics: Entrepreneurship and the State Yasheng Huang Cambridge University Press Pag. 366 30 dollari l'articolo prosegue in altra pagina

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Maiali alla diossina primi sequestri in Italia. Allerta anche sui bovini (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Maiali alla diossina primi sequestri in Italia. Allerta anche sui bovini Nas e Regioni al lavoro per trovare le partite sospette. Scattata la procedura di sequestro per carni fresche e insaccati. Gli esperti: «Importiamo solo piccole quantità». L'Ue estende i controlli a 12 paesi. I maiali alla diossina sono arrivati anche in Italia. Primi sequestri in Emilia, Campania e nel Veronese. «22 partite di carne suina contaminata (1.467 tonnellate), proveniente dall'Irlanda, sono entrate nel nostro paese dopo il primo settembre», ha detto il sottosegretario alla salute Francesca Martini: «Ma sono state subito sequestrate - ha rassicurato». Intanto, l'allerta si estende anche alle mucche. L'Unione europea ha segnalato che alcune partite di mangime destinati ai bovini irlandesi potrebbero essere state contaminate dalla temibile sostanza tossica. Mentre dal menù delle tavole di Natale si salverebbero le portate del Capodanno: il cotechino e lo zampone. «Sono prodotti sicuri - ha detto Martini -: hanno avuto un ciclo produttivo antecedente al primo settembre». Silvio Garattini, dell'istituto «Mario Negri» di Milano: «Il pericolo alla salute c'è ma solo se si consuma carne contaminata per un congruo periodo e in grande quantità». Il nostro paese importa dall'Irlanda «solo una minima quantità di carne fresca destinata alla industria di trasformazione», si affretta a spiegare Silvio Borrello, direttore della sicurezza alimentare del ministero del Welfare. «Difficilemnte - ha aggiunto gli italiani troveranno al supermercato tagli di suino irlandese». I Nas e le Regioni sono in mobilitazione a «caccia» di carni infette. E 255 tonnellate «infette» sono state scoperte in 6 stabilimenti dell'Emilia Romagna. Stesse sorti per un tir nel Veronese, 4 sequestri anche in Campania, prodotti pronti per il mercato di Baiano (Avellino). In Emilia la carne sotto accusa era in parte già lavorata per produrre prodotti di salumeria e in parte in giacenza nelle celle frigorifere. Tutti i salumi in fase di stagionatura sono stati sequestrati. Per gli alimenti già spediti è scattata la procedura per il ritiro del mercato. Nessuna partita «incriminata» è risulatata dai controlli in Lombardia e in Toscana. Ma ristoratori e cittadini intasano i telefoni dei Nas. Bruxelles ha disposto i controlli in 12 paesi Ue: Italia, Belgio, Gran Bretagna, Cipro, Danimarca, Portogallo, Francia, Estonia, Germania, Olanda, Polonia, e Svezia. 15mila le tonnellate da ritirare dal mercato. Sotto osservazione fuori dai confini Ue, il Canada, la Cina, Hong Kong, Giappone, Russia, Singapore, Corea del Sud, Svizzera e Usa, per altre 2-3mila tonnellate. «Dall'Irlanda è arrivato appena lo 0,3 per cento delle carni di maiale importate. Evitare l'allarmismo - sottolinea la Coldiretti -. Come difendersi? Scegliendo marchi i qualità italiane come il Gran Suino Padano o acquistando direttamente dagli allevamenti». Sulla stessa posizione anche la Cia, Confederazione italina agricoltori. Che sollecita l'esigenza l'estensione per tutte le produzioni dell'indicazione d'origine in etichetta. Continuano alla frontiere i controlli da parte degli Uvac, gli uffici veterinari per le competenze comunitarie, sulle partite di carne alla diossina. E intanto si ipotizza la causa della contaminazione: la fonte sembra essere dell'olio industriale finito in una macchina utilizzata per asciugare il mangime presso la Millstream Power Recycling, una ditta della contea irlandese di Carlow che trasforma prodotti alimentari di scarto in cibo per maiali. MARISTELLA IERVASI ROMA miervasi@unita.it

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Clima, l'Italia punta i piedi Frena anche la Germania (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Clima, l'Italia punta i piedi Frena anche la Germania Vincoli su vincoli. Protezionismi su protezionismi. L'Europa cerca un compromesso, al ribasso, sul pacchetto Ue per il clima e l'energia. Gli aut aut dell'Italia, gli avvertimenti della Germania, il nervosismo francese. Si tratta ad oltranza. Ognuno pone le sue condizioni «non negoziabili». Si tratta sul compromesso al compromesso. Con buona pace di ciò che era, originariamente, il pacchetto-Ue sul clima e l'energia. In nome del «protezionismo» economico nazionale, a Bruxelles si rimodellano alleanze: l'Italia ritrova la Germania, e Roma e Berlino cementano un patto di ferro con la sempre scettica, e frenante, Gran Bretagna. La decisione finale sarà presa all'unanimità. A sostenerlo è un battagliero Franco Frattini. In occasione del Consiglio esteri che ha preparato i lavori del vertice Ue di giovedì e venerdì prossimi «è stata ribadita la volontà di chiudere con un buon compromesso» sul pacchetto clima-energia, rimarca il titolare della Farnesina. Come Italia, ribadisce Frattini, «abbiamo alcune red-lines; in primo luogo la difesa di alcuni settori dell'industria manifatturiera». Servono ulteriori «passi in avanti», aggiunge il ministro, anche se uno è già stato fatto attraverso l'introduzione di parametri che serviranno ad identificare i settori più a rischio. Settori che per l'Italia devono comprendere anche quelli del cemento, della ceramica e della carta. Siamo agli aut aut, alle richieste ultimative. «Ci sono molti Paesi che in modo assai più drastico dell'Italia hanno detto di non poter accettare il compromesso» sul pacchetto clima-energia dell'Ue, riferisce ancora Frattini, parlando in particolare di una posizione «molto dura» della Germania sull'industria manifatturiera e di una posizione assolutamente contraria della Gran Bretagna sul fondo di solidarietà. «Siamo in attesa del nuovo testo di compromesso che la presidenza francese presenterà mercoledì. Un compromesso si potrà trovare lavorando sulle percentuali», aggiorna il capo della diplomazia italiana. «Certo se non si individuano i settori industriali per i quali consentire deroghe, non credo sia possibile trovare un compromesso». ALLA RICERCA DELL'INTESA A Bruxelles si tratta ad oltranza. A rappresentare l'Italia, oltre al titolare della Farnesina, c'è il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Nel tardo pomeriggio, il ministro annuncia esultante: la richiesta italiana per una clausola di revisione per la direttiva delle energie rinnovabili al 2014 «è stata accettata». L'accordo raggiunto con l'Italia sulle energie rinnovabili non prevede la possibilità di rivedere i target nazionali che «restano intoccabili», puntualizza il ministro francese dell'Energia Jean-Louis Borloo rispondendo ad una domanda sul compromesso raggiunto con l'Italia. «Tutti erano contrari ad una clausola di revisione che potesse essere interpretata in modo ambiguo e come scappatoia per aggirare gli obiettivi», riferisce Borloo, secondo il quale restano sia l'obiettivo del 20% di consumi da energie rinnovabili entro il 2020 sia la ripartizione degli oneri già decisa a livello dei singoli Stati membri. Obiettivi, questi ultimi, che certo non entusiasmano la delegazione italiana. «In un momento di crisi globale, anche la ripartizione degli oneri deve essere globale», ripuntualizza Frattini, facendo riferimento alla necessità che anche gli Usa, la Cina e l'India partecipino alla lotta contro il cambiamento climatico. La formula di compromesso prevede che la Commissione europea presenti un rapporto nel 2004, proponendo gli «adattamenti appropriati del regime di cooperazione previsto» nella direttiva,«allo scopo di migliorare l'efficacia per il conseguimento dell'obiettivo del 20%. TRATTATIVA A OLTRANZA «Ad oggi - ribadisce il ministro degli Esteri - noi non siamo ancora soddisfatti su alcune richieste imprescindibili». Due in particolare: «Noi vogliamo proteggere certi settori della nostra industria manifatturiera, vogliamo più flessibilità sui progetti legati all'energia rinnovabile». Le trattative in corso mirano ad aggiustare il parametro obiettivo attualmente proposto dalla presidenza francese di turno dell'Ue per identificare i settori a rischio di delocalizzazione, in modo da comprendere nella lista i comparti industriali strategici per l'Italia (vetro, ceramica, carta, siderurgia con forno elettrico). Nella gara a chi pone più vincoli al compromesso, l'Italia è fiancheggiata dalla Germania. «Il vertice Ue non prenderà nessuna decisione sulla difesa del clima che metterà a rischio i posti di lavoro o gli investimenti in Germania», anticipa la cancelliera Angela Merkel in una intervista al quotidiano Bild. ««Mi occuperò personalmente di questo». assicura la Merkel. Brutto «clima» per il clima. UMBERTO DE GIOVANNANGELI ROMA udegiovannangeli@unita.it

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L'OCCIDENTE CHE TACE (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

L'OCCIDENTE CHE TACE Diritti umani, domani sono 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e Amnesty denuncia: l'Occidente ha imparato a tapparsi il naso pur di mantenere rapporti economici con le dittature. Così con la Cina o con l'Iran che minaccia di chiudere i rubinetti del petrolio

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Il segretario di Nessuno tocchi Caino: L'opinione pubblica mondiale è una leva fortissima per chi combatte nelle nazioni oppresse. L' Occidente ne tenga conto per esercitare pressi (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

Il segretario di Nessuno tocchi Caino: «L'opinione pubblica mondiale è una leva fortissima per chi combatte nelle nazioni oppresse. L' Occidente ne tenga conto per esercitare pressioni Con Sergio D'Elia, segretario di «Nessuno tocchi Caino», discutiamo sulle ragioni dell'eccessiva prudenza con cui a volte l'Occidente esorta altri governi al rispetto dei diritti umani. Perché tanta cautela, D'Elia? Timore di provocare irrigidimenti ulteriori o ritorsioni? Rischio di perdere vantaggi economici o politici? Ma la speranza di migliori rapporti con l'esterno non dovrebbe incentivare quei Paesi a comportamenti virtuosi? «A volte i leader dei Paesi democratici incontrando i capi di regimi illiberali si limitano ad appelli retorici al rispetto dei diritti. Come per mettersi a posto la coscienza. Il problema di fondo secondo me è che bisogna ampliare la nozione di diritti umani sino ad includervi quelli non codificati, che si riassumono nel diritto a vivere in un sistema democratico. Solo dove si vive in democrazia e libertà si può sperare che i diritti umani fondamentali siano tutelati. Però la libertà di voto non esaurisce la qualità di una democrazia, che può essere abbassata anche da un deficit conoscitivo. Esiste un nesso strettissimo tra l'assenza di libertà in altri Paesi e l'assenza di informazione nei nostri. Chi si batte per i diritti umani in Birmania o in Russia o nel Darfur, vede nel grado di consapevolezza che di quella lotta hanno i cittadini dei Paesi democratici, uno strumento della propria liberazione. Dunque oltre che da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali, c'è un problema di responsabilità anche delle società civili? «Certo. Nel periodo delle Olimpiadi, persino i dirigenti di un colosso come la Cina hanno dovuto prestare ascolto ad alcune istanze sollevate dal Dalai Lama, proprio perché la pressione dell'opinione pubblica mondiale era possente. Finiti i Giochi, l'attenzione generale è scemata, e capisco la tristezza del Dalai Lama nel constatare che in Tibet tutto sia tornato come prima. La costante attenzione dell'opinione pubblica mondiale è una leva formidabile per aiutare chi combatte nei Paesi oppressi. È la forma modera ed efficace di internazionalismo. I governi stessi possono esercitare pressioni sui regimi dittatoriali se sono sostenuti dall'opinione pubblica interna che impone loro di sollevare certe questioni e non limitarsi ad occuparsi di affari». Ma certe scelte possono essere convenienti oltre che giuste? «Sì, perché il rispetto dei diritti umani intesi nella loro accezione più ampia, che include quindi anche le libertà civili, politiche ed economiche, crea migliori condizioni per investire e commerciare. Tanto più cresce la libertà in un Paese, tanto più facile diventa fare affari con quel Paese». Come si conciliano le pressioni su governi di Stati sovrani con il principio di non-ingerenza? «Sovranità interna, indipendenza e autodeterminazione nazionale sono concetti ottocenteschi, e vengono meno di fronte al diritto-dovere di ingerenza democratica, che deve diventare la linea guida cui conformare le relazioni internazionali. L'istituzione del Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra e contro l'umanità è stato il primo banco di prova per il superamento di quei tabù giuridici. Il voto a Palazzo di Vetro per la moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo è stato un altro successo importantissimo in quella direzione. Nel dibattito sulla moratoria all'Assemblea generale delle Nazioni Unite sono stati sconfitti molti emendamenti sulla difesa dell'autonomia sovrana di ciascun singolo Stato sulla pena di morte».

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DA GUANTANAMO ALLA CINA LA SCIA DEI DIRITTI VIOLATI (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

DA GUANTANAMO ALLA CINA LA SCIA DEI DIRITTI VIOLATI Il mondo occidentale, dopo essere stato la culla dei diritti, non dà l'impressione di esserne ora la patria nella quale vengono universalmente sostenuti. C'è sempre un motivo per spiegare l'ignavia dell'Occi- dente. Il caso del premio Nobel mai assegnato per motivi diplomatici al dissidente cinese Hu Jia Il coraggio a volte uno se lo può dare. Nicolas Sarkozy sabato scorso ha incontrato il Dalai Lama, nonostante pochi giorni prima, come forma di protesta preventiva, Pechino avesse annullato un vertice con la Francia. Risalendo nel tempo, ecco il Parlamento europeo, il 23 ottobre, conferire al dissidente cinese Hu Jia il premio Sakharov per la libertà di pensiero. Il giorno dopo a Pechino si apriva il vertice Asia-Europa, con la partecipazione dei capi di Stato e di governo di 43 Paesi. Le autorità della Repubblica popolare hanno contestato a viva voce l'iniziativa degli eurodeputati, ma non risulta che i commerci internazionali ne abbiano sofferto e gli imprenditori del vecchio continente abbiano perso importantissime commesse. Eppure proprio questo è l'argomento che spesso viene portato a giustificazione della timidezza con cui i dirigenti dei Paesi democratici affrontano il tema dei diritti umani violati con i leader degli Stati in cui quelle violazioni avvengono: attenzione, potrebbero andarci di mezzo i nostri interessi economici. Oppure -si sente dire anche questo- ne verrebbero compromessi i rapporti politici a tutto danno degli equilibri strategici generali. A questo tipo di logica si era probabilmente piegato, ad esempio, sempre in ottobre, il comitato di Oslo evitando di assegnare il Nobel per la pace allo stesso Hu Jia, favoritissimo alla vigilia. Oscillazioni opportunistiche. Comportamenti diversi od opposti rispetto a situazioni analoghe. Nell'ultimo rapporto annuale Amnesty International (A.I.) ricorda con rammarico come «nel 1948 gli Stati membri delle neonate Nazioni Unite con un atto di straordinaria leadership senza neanche un voto di dissenso adottarono la Dichiarazione universale dei diritti umani». Della quale domani ricorre il 60° anniversario. Purtroppo, constata A.I., presto «i diritti umani divennero un elemento di divisione tra le due superpotenze impegnate in un lotta ideologica e geopolitica per stabilire la propria supremazia». Archiviata la guerra fredda, i diritti umani sono tornati ad essere ostaggio di logiche di parte. «Gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 hanno trasformato ancora una volta il dibattito sui diritti umani in uno scontro frontale e distruttivo tra Occidente e non Occidente». E c'è poco da essere ottimisti se la più influente democrazia del mondo, gli Usa, ha giustificato in quel contesto i crimini di Guantanamo o Bagram. Relativismo e atteggiamenti pilateschi sono largamente diffusi. Il balletto pre-olimpico ne è stato una «penosa e prolungata esibizione», dice Luigi Bonanate, docente di relazioni internazionali. «Un capo di Stato o di governo va alla cerimonia inaugurale, un altro no. Uno dice che non ci va e poi ci ripensa, e così via. Ora, secondo me, la questione non era tanto il disertare oppure no quel'evento, ma prendere una posizione comune. Si poteva anche decidere di andarci, ma tutti insieme, dopo avere fatto vedere chiaro al mondo che l'Occidente si rende conto che le cose in Cina dal punto di vista dei diritti umani e democratici non vanno affatto bene». Invece ci si muove in ordine sparso, e questo consente ai Paesi che sono in difetto, di giocare di sponda fra i vari livelli di severità e di coerenza da parte dei «virtuosi». Manca un governo mondiale, ma questa non può essere una scusa. In realtà, aggiunge Bonanante, «sono i Paesi che potrebbero avere un ruolo trainante all'interno dell'Onu a minarne l'autorevolezza, come avvenne quando Bush mandò il povero Powell a fare la figura del clown a Palazzo di Vetro mostrando false prove sulla disponibilità di armi di sterminio da parte di Saddam come pretesto per attaccare l'Iraq. Così l'Onu finisce per somigliare a una vecchietta che tenta di attraversare sulle strisce pedonali, senza che le auto (gli Stati membri) si fermino per farla passare».Si è timidi con la Cina, perché è una potenza politica ed un formidabile partner commerciale. Con l'Iran perché potrebbe chiudere i rubinetti del petrolio e aprire le cataratte dell'estremismo integralista fuori dai propri confini. Con la Libia, perché può soffiare sulle vele dei vascelli carichi di emigranti clandestini. C'è sempre un motivo, non gridato, per lo più mormorato a mezza voce, per spiegare l'ignavia dell'Occidente. Ma capita persino che nessuna di queste ragioni si imponga davvero, e sia piuttosto l'indifferenza o un «riflesso etnocentrico» a fare da freno. Bonanate cita il caso birmano. Un anno fa, le violenze del regime attirarono per qualche settimana l'attenzione mondiale. L'Onu e la Ue promossero iniziative diplomatiche. Ma senza il sostegno dell'opinione pubblica e dei governi, quelle missioni hanno potuto incidere poco.

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Diossina, l'Ue rassicura Zaia: mangiamo italiano (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 09-12-2008 il caso Irlanda I maiali contaminati dal mangime adulterato sono stati esportati in 12 Paesi I Nas controllano 22 stabilimenti italiani ma l'Ue considera «sufficienti» le misure adottate da Dublino Domani l'Autorità europea diffonderà i dati sui rischi per la salute EMERGENZA ALIMENTARE Controlli precauzionali anche sui bovini Coldiretti: subito l'etichettatura d'origine anche per i suini. Il Codacons: controllate comunque zamponi e cotechini Diossina, l'Ue rassicura Zaia: mangiamo italiano DA MILANO GIULIO ISOLA L' Europa rassicura i suoi cittadini dopo la scoperta di carne suina irlandese contaminata alla diossina: «Non c'è rischio per il consumatore» dice Bruxelles. L'Irlanda ritira tutti i prodotti dal mercato, quantitativi limitati come in Italia, dove sono passate sotto la lente 1.467 tonnellate distribuite da 22 stabilimenti già nel mirino dei Nas, a partire da Emilia Romagna e Campania. Sembra quindi rientrare rapidamente la crisi del maiale irlandese, dopo la denuncia di alcuni casi di contaminazione da diossina, tuttavia la Commissione europea non intende abbassare la guardia. e ha chiesto all'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di pronunciarsi su »eventuali rischi per la salute umana per la presenza di diossina in carni fresche o lavorate di maiale irlandese. Il verdetto è atteso per domani. Ieri in tutta Europa sono scattati controlli e sequestri per rintracciare l'eventuale presenza di diossina nei 12 paesi che hanno importato carne suina irlandese a partire dal primo settembre. In totale si tratterebbe di 14.000 tonnellate. Tra questi c'è l'Italia, ma anche Regno U- nito con i quantitativi più importanti (quasi 4.500 tonnellate), seguito da Germania, Francia, Estonia, Belgio, Olanda, Polonia, Danimarca, Svezia, Cipro e Portogallo. Verso i Paesi extra-Ue, invece, l'Irlanda ha inviato quasi 3.000 tonnellate tra Cina, Hong Kong, Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e Corea. E proprio verso il mercato mondiale guardano con preoccupazione gli esportatori di insaccati e altri prodotti lavorati europei: Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la sospensione temporanea delle importazioni di carne suina dall'Irlanda ma non dagli altri partner europei. Il direttore generale aggiunto per la sanità alla Commissione europea, Paola Testori Coggi, ha detto però che «se qualche paese extra-Ue dovesse introdurre divieti si tratterebbe di misure sproporzionate su cui interverremo immediatamente». Per la commissaria europea alla sanità Androulla Vassiliou al momento le drastiche misure di prevenzione adottate dall'Irlanda «sono per ora sufficienti». La causa della contaminazione molto probabilmente è la conseguenza del trattamento utilizzato per trasformare resti di panetteria nei mangimi sotto accusa, dicono a Bruxelles. Gli stessi mangimi sarebbero stati distribuiti ad alcuni allevamenti di bovini e per questo anche in Italia, ha fatto sapere il sottosegretario alla salute Francesca Martini, i controlli si estenderanno anche alla carne bovina. I primi sequestri di carne suina irlandese sono stati effettuati da parte delle Asl e sono avvenuti in Emilia Romagna, in Campania e in Veneto. Le carni sequestrate saranno analizzate nei prossimi giorni per accertare l'eventuale presenza di concentrazioni di diossina oltre i limiti consentiti. I carabinieri del Nas hanno controllato anche 120 grandi magazzini ma al momento non sono state riscontrate partite «sospette» e il Sindacato Italiano Veterinari di Medicina Pubblica ( Sivemp) rileva che «tutte le importazioni in arrivo dall'Irlanda sono controllate e al momento l'evoluzione della situazio- ne è tranquilla». Il ministro all'agricoltura Luca Zaia invita comunque i cittadini a consumare il più possibile »prodotti italiani di prossimità» e ha promesso che l'etichetta d'origine obbligatoria su tutti i prodotti alimentari sarà presto legge. Esattamente quello che richiede la Coldiretti: grazie all'obbligo di indicare la provenienza in etichetta è possibile per i consumatori riconoscere direttamente sugli scaffali la carne bovina proveniente dall'Irlanda, afferma la confederazione, auspicando che si estenda a tutti gli alimenti l'obbligo di un sistema di etichettatura che indichi la provenienza, al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina dopo le emergenze aviaria e mucca pazza. Nell'immediato, però, il Codacons chiede di avviare subito controlli in tutta Italia su zampone e cotechino «sulla base del principio di precauzione », come afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi, anche «per accertare che la carne con diossina non venga aggiunta a quella sana e poi immessa sul mercato italiano».

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<Dalle truffe ci difendiamo così> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 09-12-2008 «Dalle truffe ci difendiamo così» DI PAOLO VIANA I l consumatore italiano è superprotetto ma quello del maiale alla diossina potrebbe essere un vero e proprio caso di truffa alimentare. Giorgio Poli, ordinario di microbiologia alla facoltà di veterinaria dell'Università di Milano analizza l'ennesima emergenza alimentare che ha investito l'Europa. Poli è stato membro del Consiglio Superiore di Sanità ed oggi fa parte del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare, l'authority italiana che supporta con i propri pareri l'attività di governo e regioni in questo campo. Il giorno dopo l'allarme, tutti parlano di ' rischio zero' per i consumatori di braciole. Ma dobbiamo crederci? A livello scientifico il livello zero è difficile da dimostrare; sicura- mente, il rischio in questa vicenda è molto basso perché sono stati individuate le fonti della contaminazione. Mi pare che, a vent'anni dalla crisi della Bse, la rete che difende il consumatore europeo abbia dimostrato ancora una volta di funzionare bene. Merito della mucca pazza se oggi il piatto è più sicuro? Lo dicono i fatti. Quella crisi fu tenuta ' segreta' per anni dal governo britannico, anche perché i servizi veterinari inglesi dipendono dal ministero dell'agricoltura. Noi italiani abbiamo fatto una scelta diversa e preveggente: la macchina dei controlli sugli allevamenti dipende dalla Sanità, oggi Welfare, ed è quindi al riparo dalle sirene del sistema agroalimentare, cioè ha come primo obiettivo la salubrità degli alimenti e non la redditività delle produzioni. La liberalizzazione dei commerci non induce ad allargare le maglie dei controlli? Non in Italia. La vecchia direzione generale competente è diventato un dipartimento, quello di Sanità pubblica veterinaria, nutrizione e sicurezza alimentare, composto da tre direzioni, e sono stati assunti sessanta veterinari che operano negli Uvac, uffici che hanno il compito di verificare quotidianamente come applichiamo le direttive Ue. Inoltre, è vero che sono spariti i dazi, ma non i posti di ispezione frontaliera, che sono proprio quelli che vigilano in queste ore affinché la carne di maiale contaminata non entri in Italia. Che idea si è fatto di questo caso? Si parla di macchinari per la produzione di mangimi che sarebbero stati contaminati con diossina per errore, avendo trattato precedentemente degli oli esausti. È un'ipotesi poco credibile, dati i valori di contaminazione riscontrati: fino a 290 parti per milione contro le 3 parti consentite. È possibile che qualcuno abbia tentato di alzare il valore proteico dei mangimi ' addizionando' quegli oli, esattamente com'è stato fatto in Cina con la melamina. Se così fosse, sarebbe una truffa, e per di più grossolana, perché il sistema di autocontrollo è ferreo: l'allevatore sa cosa rischia; dal pacchetto igiene del 2006 in avanti ha la responsabilità totale di quel che produce e infatti la denuncia è arrivata dalla filiera, segno che l'autocontrollo ha funzionato. Di fronte a imprese che ricorrono a questi mezzi, come si fa a non avere paura? La paura è immotivata. Il sistema di autocontrollo e rintracciabilità, insieme ai controlli istituzionali, rende impossibile un nuovo caso mucca pazza o simili. Teniamo conto che anche la Bse fu un caso di psicosi collettiva e non un'emergenza reale, scientificamente parlando. Anche senza considerare il fatto che il legame tra la B- se e la variante umana non è stato dimostrato, il morbo di Creutzfeldt Jacob uccise 200 persone in dieci anni, mentre negli Usa muoiono in 40.000 ogni anno di meningite. Cosa insegna la crisi del maiale all'Europa? Che serve l'etichetta d'origine anche per queste carni. È uno strumento utile perché permette al consumatore di scegliere e, in momenti di incertezza come questo, rappresenta un ulteriore filtro di sicurezza. Il professor Giorgio Poli: è la prova che la rete di controllo funziona bene, ma contaminazioni come queste non sono accidentali Giorgio Poli

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I Paesi in allerta (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 09-12-2008 I Paesi in allerta Elenco degli Stati che hanno importato carne di maiale dall'Irlanda dall'1 settembre (cifre in tonnellate) 12 DELLA UE 9 EXTRA-UE Allevamenti che hanno usato mangimi sospetti 9 in Irlanda del Nord 47 nell'Eire (Repubblica d'Irlanda) 4.461,6 1.913,5 1.687,8 1.467,6 1014,1 Cina Hong Kong Russia Giappone Usa Singapore Svizzera Canada Corea 1.160,5 613 469,0 227,6 144,8 144,3 138 50,0 22,0 Regno Unito Germania Francia Italia Estonia Belgio Olanda Polonia Danimarca Svezia Cipro Portogallo 898,5 688,0 667,8 667,6 596,7 139,9 30,5 ANSA-CENTIMETRI

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Iran, deposto vivo dopo l'impiccagione (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 09-12-2008 orrore senza fine I familiari della vittima hanno accettato l'offerta in denaro solo a esecuzione avviata. L'uomo adesso è ricoverato in ospedale in gravissime condizioni Iran, deposto vivo dopo l'impiccagione DA TEHERAN U n uomo condannato a morte in I- ran è stato lasciato pendere a lungo dalla forca prima di essere deposto ancora vivo, ma con probabili danni irreversibili al cervello e alla spina dorsale, per volere dei familiari della vittima, che hanno accettato denaro per salvarlo solo in extremis. L'episodio è avvenuto ieri a Kazerun, città nel sud del Paese, secondo quanto scrive l'agenzia Irna, che titola la notizia: «Dolce epilogo di una esecuzione» . Un epilogo arrivato in realtà dopo che il condannato, secondo la stessa agenzia, era rimasto appeso «per alcuni minuti» . Un tempo sufficiente per subire danni irrimediabili. Il procuratore della Corte rivoluzionaria di Kazerun ha detto che l'uomo è stato ricoverato in ospedale, ma non ha fornito particolari sulle sue condizioni. In un analogo episodio avvenuto lo scorso anno a Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, il condannato aveva riportato danni irreversibili al cervello, dopo essere stato lasciato appeso per alcuni secondi. Secondo i dettami della legge islamica vigente in Iran, il condannato a morte per omicidio ha salva la vita se i familiari della vittima gli concedono il "perdono", in cambio di un risarcimento in denaro. I congiunti dell'ucciso che decidono di fermare l'esecuzione lo fanno normalmente nei giorni precedenti, o in alcuni casi fino a pochi istanti prima, quando il condannato è già sul patibolo con la corda al collo. Ma in questo caso, evidentemente, i parenti della vittima hanno voluto assaporare la sofferenza del condannato, prima di fermare l'esecuzione e intascare il denaro. L'agenzia Fars ha diffuso intanto ieri la notizia di altre tre impiccagioni, queste portate a compimento, avvenute a Shahre- Kord, nell'ovest della Repubblica islamica, nei confronti di altrettanti uomini condannati per omicidio. Queste ultime esecuzioni portano ad almeno 226, secondo notizie di stampa, il numero delle persone messe a morte a partire dall'inizio dell'anno nella Repubblica islamica, dove la pena capitale è prevista, oltre che per l'omicidio, per una serie di reati, tra i quali la rapina a mano armata, la violenza carnale, il traffico di stupefacenti, ma anche l'adulterio, l'omosessualità e l'apostasia. Secondo alcuni dati diffusi da Amnesty International, nel 2007 sono state 317 le esecuzioni capitali in Iran, che si è piazzato così al secondo posto dopo la Cina nella graduatoria dei Paesi con il più alto numero di persone mandate al patibolo. ( R. E.)

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Sarkozy: meno armi nucleari (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 09-12-2008 Sarkozy: meno armi nucleari DA PARIGI C on una lettera al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, anticipata ieri mattina dal quotidiano Le Figaro, il presidente francese Nicolas Sarkozy rilancia un progetto internazio- nale di disarmo nucleare. «Convinta che la sua sicurezza tragga beneficio dagli sforzi globali di disarmo scrive Sarkozy a nome dei 27 Paesi dell'Ue l'Europa è pronta a fare di più». Era dai tempi di Mitterrand, con l'adesione di Parigi al trattato di non proliferazione nucleare del 1992, che la Francia osserva Le Figaro non si schierava in prima linea nel confronto internazionale su questo tema, con una proposta all'esame ieri del Consiglio per gli Affari Generali dell'Ue. Il piano Sarkozy prevede iniziative definite «concrete e realistiche», in parte già anticipate dal presidente francese, per rilanciare i negoziati in vista della conferenza che nel 2010 dovrà esaminare gli effetti del trattato di non proliferazione. «Non si tratta di eliminare l'arma nucleare, nè di rinunciare alla nostra forza di dissuasione precisano all'Eliseo ma di fare delle proposte pragmatiche per creare un contesto di fiducia e di maggiore trasparenza». Insomma, «la nostra volontà è di ricordare che il mondo sarebbe più sicuro se un maggior numero di Paesi possedesse meno armi nucleari ». Al centro dell'analisi di Sarkozy ci sono i «cattivi allievi » del nucleare: Cina, India, Pakistan, Siria, Corea del Nord e, ovviamente, il «dossier caldo» dell'Iran. Ma non solo: il progetto dell'Ue ricorda che il 90% delle armi nucleari si concentra ancora in due soli Paesi, Stati Uniti e Russia, e che una riduzione dei loro arsenali è necessaria per il successo di un'iniziativa di disarmo internazionale. Il leader di turno dell'Ue all'Onu: «Accelerare il disarmo atomico renderebbe il mondo più sicuro» Il presidente di turno dell'Unione europea Nicolas Sarkozy ha scritto a Ban Ki-moon

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Ue, passi in avanti sul piano clima L'Italia: non basta (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 09-12-2008 IL SUMMIT DELL'UNIONE A Bruxelles i ministri degli Esteri e Energia hanno messo a punto i testi che saranno analizzati dai capi di Stato e di governo a fine settimana. Anche la Merkel adesso frena Ue, passi in avanti sul piano clima L'Italia: non basta DA BRUXELLES FRANCO SERRA B uoni progressi ma ancora parziali sul ¿pacchetto clima¿ sono stati annunciati dai ministri degli Esteri e dell'Energia che ieri hanno preparato i lavori del vertice dei leader dell'Ue, giovedì e venerdì nella capitale belga. «Passi enormi, giganteschi sono stati fatti ma ci sono ancora punti importanti che restano aperti» , ha detto il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, e ha annunciato un accordo sulla richiesta italiana di una clausola di revisione per riesaminare nel 2014 la situazione delle energie rinnovabili. Ad essere pignoli, in realtà la clausola di revisione per le rinnovabili è passata in modo poco impegnativo, o quantomeno implicito: quindi soggetto a litigi al momento di applicarla. Nel testo varato dai ministri ci si limita a chiedere alla Commissione europea un rapporto nel 2014 sullo «stato di applicazione» in vista di «appropriati aggiustamenti di misure per migliorare l'efficacia energetica verso l'obiettivo europeo del 20%» , senza comunque «compromettere l'obiettivo » stesso. Le difficoltà ad accettare il pacchettoclima proposto dalla Commissione europea non sono solo italiane, anche se è stata l'Italia a minacciare veti quando ha sollevato il problema dei costi, ritenendoli insostenibili per un sistema industriale già in recessione. Hanno serie difficoltà anche la Germania e per motivi diversi i nove Paesi dell'est dell'Ue, Polonia in testa. Il piano «20- 20- 20» proposto dalla Commissione punta entro il 2020 e ridurre del 20% le emissioni di Co2 e altri gas a effetto serra, ad aumentare di altrettanto l'efficienza energetica riducendo i consumi, e a portare le energie rinnova- bili a coprire il 20% del fabbisogno energetico dell'Ue. Soddisfatto del passo avanti sulle fonti rinnovabili, Franco Frattini ieri è rimasto cauto sulle prospettive di accordo al vertice di questa settimana ( che la presidenza francese dell'Ue minaccia di prolungare a oltranza). Il ministro degli Esteri ha ricordato che c'è un'altra importante richiesta italiana di clausola di revisione, per riesaminare globalmente la direttiva a fine 2009, dopo la conferenza Onu sul clima a Copenaghen, quando sarà visibile il rapporto costibenefici dell'operazione. In chiaro: per ridiscutere quantomeno i tempi del piano-clima, anche alla luce di quel che grandi inquinatori come Cina, India e Usa avranno deciso nel frattempo per ridurre le emissioni. L'Ue infatti non può restare sola senza accettare pesanti handicap di competitività industriale. Secondo Frattini il costo del pacchetto proposto dalla Commissione sarebbe pari all' 1,14% del Pil per l'Italia e a livelli non meno preoccupanti anche per l'insieme degli altri Paesi. La Confindustria ha fatto calcoli anche più allarmanti, che sono condivisi tra l'altro dagli industriali tedeschi. Tanto che il cancelliere Angela Merkel ha detto che non accetterà accordi che non prevedano «adeguata protezione per il settore manifatturiero» . Frattini ha potuto quindi affermare che la Germania è di fatto a fianco dell'Italia. Pur non volendo scontentare i Verdi di casa ( ha lavorato per ridurre gli effetti della clausola di revisione per le energie rinnovabili) da settimane Angela Merkel esige sostanziose esenzioni a favore di grandi industrie particolarmente importati in Germania, come siderurgia, chimica di base, cemento. Frattini cauto su un accordo al vertice Scajola: bene la revisione sulle fonti rinnovabili I ministri Franco Frattini, Bernard Kouchner e Karel De Gucht (Reuters)

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Tutto il mondo sotto l'albero (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 09-12-2008)

Argomenti: Cina

di Rosanna Biffi e Alberto Chiara CONSUMI L?ECONOMIA PIÙ UMANA DEI PRODOTTI EQUO-SOLIDALI TUTTO IL MONDO SOTTO L?ALBERO Arrivano da Asia, Africa e America latina, ma anche da terre vicine, malate di illegalità: chi li fa, chi li vende, chi li compra. Abbiamo girato i mercati per voi. È nato come gesto di solidarietà. Con il tempo s?è trasformato, assumendo un crescente peso economico nonché una maggiore rilevanza sociale. Elena Viganò insegna Economia e politica agraria all?Università di Urbino. Con Michela Glorio e Anna Villa ha scritto Tutti i numeri dell?equo, il commercio equo e solidale in Italia, pubblicato a ottobre dalle Edizioni dell?asino, un interessante viaggio all?interno di un mondo molto citato, ma in realtà ancora poco conosciuto. «Tutto comincia con i missionari che, a partire dal secondo dopoguerra, vendono in Italia oggetti d?artigianato locale, prodotti dalle comunità che seguono in diverse parti sofferenti del pianeta», ragiona Elena Viganò. «Accanto a loro, negli anni Settanta, iniziano ad agire i gruppi terzomondisti. Negli anni Ottanta, la svolta. L?equo-solidale diventa un movimento più strutturato e affronta il mercato: si dà regole precise, a garanzia sia di chi vende sia di chi compra; attiva relazioni commerciali che promuovono il rispetto del lavoro e dell?ambiente; sostiene i produttori più svantaggiati, soprattutto quelli dei Paesi più poveri di America latina, Asia e Africa, cui assicura una giusta retribuzione». «La nostra ricerca parte dall?esame di dati ufficiali, riferiti al 2005, con particolare riferimento al circuito che dai produttori va alle Botteghe del mondo passando tramite le centrali d?importazione», prosegue la Viganò. «Abbiamo censito 379 organismi, il 53,6 per cento dei quali composto da associazioni (203) e il 46,4 per cento da imprese (176), per lo più cooperative, con 1.900 addetti in tutto, che creano un significativo giro d?affari annuo, pari a circa 103 milioni di euro». A.Ch. È un Natale dell?altro mondo quello del commercio equo-solidale. Anzi, degli altri mondi. Ha presepi bellissimi della Slovacchia e dell?Africa, alberi di Natale in panno dal Nepal, crocifissi colorati dell?America latina, solo per rimanere tra i simboli religiosi. Ha cose molto belle e molto buone nate agli antipodi del consumismo festaiolo: le hanno confezionate contadini e artigiani tra i più poveri del mondo, in cambio della "giusta mercede", per loro tutt?altro che scontata. Ma il cuore del commercio equo-solidale è proprio questo: garantire ai produttori del Sud del pianeta uno sbocco sui nostri mercati, con un corretto compenso per chi produce, senza sfruttamento, in condizioni di lavoro che rispettino persone e ambiente. La Bottega del mondo nel Pontificio istituto missioni estere (Pime) di Milano, ad esempio, è più affollata del solito in vista del Natale, tra borse molto moderne dalla Cambogia (20 euro), jeans a 59 euro dal Mali e magnifiche ceramiche cloisonné dalla Cina scontate del 30 per cento. Tra gli scaffali si aggirano anche Simona Sperandio e il marito Vanni Catania, rappresentanti di classe con l?incarico di scegliere i regali per le maestre. Spiega Simona: «Siamo qui perché vogliamo acquistare oggetti solidali, che migliorino un po? la vita di quei bambini che non hanno niente. Oggi bisogna proprio spiegarlo ai nostri figli che la gioia del Natale sta nel dare, e spiegargli chi sono i bambini poveri. Altrimenti pensano che siano quelli senza Sky e Disney Channel». Immagine della Bottega del mondo presso il Pime di Milano, in via Mosè Bianchi 94. È uno dei più grandi negozi equo-solidali in città, offre un'ampia gamma di prodotti e di prezzi entro cui scegliere (foto Vision). Cosmetici naturali, tè. E tanto altro Le botteghe dell?equo-solidale sono luoghi autenticamente moderni, soprattutto nella capacità di coniugare il nobile valore della giustizia con il gusto dello shopping internazionale. Il riequilibrio dei rapporti commerciali tra Nord e Sud è diventato, per esempio, una serie di cosmetici naturali ricavati da piante esotiche, o cioccolata, tè e dolci fatti con materie prime ancora immuni dalla chimica. Ma anche abiti, tovaglie e arredi originali (e raffinati) che non a caso attirano ragazze e signore attente alla moda. Gli artigiani del Terzo mondo ormai contaminano la loro tradizione con il nostro gusto. In questo modo si assicurano commesse costanti: un caso in cui le regole del mercato promuovono il passaggio dalla carità alla dignità. Il Banco di Garabombo a Milano è ormai da 12 anni il più grande mercato natalizio dell?equo-solidale in città. È organizzato dalla cooperativa Chico Mendes, che appartiene al circuito di Altromercato, la maggior centrale italiana specializzata nell?import solidale (per gli indirizzi in tutta Italia, vedere il sito www.altromercato.it). A Garabombo, che prende il nome da un personaggio dello scrittore sudamericano Manuel Scorza, è normale vedere fianco a fianco giovani no global e signore in pelliccia alla ricerca di un dono originale. «Attraverso Garabombo un maggior numero di persone si sono avvicinate al commercio equo», sottolinea Stefano Magnoni, direttore della cooperativa Chico Mendes. «I prodotti hanno un buon rapporto qualità-prezzo, e vengono acquistati perché sono buoni, belli e con un valore sociale». Il tè verde dello Sri Lanka, le scatole di garza e fibre delle Filippine e i cardigan del Vietnam sono altrettante conferme alle affermazioni di Magnoni. Il 70 per cento del commercio equosolidale si muove al Nord, e in provincia di Como: a Cantù ha sede Equomercato, un?altra centrale di import che distribuisce i prodotti in tutta Italia (nel loro sito, www.equomercato.it, si rintracciano le Botteghe del mondo di ogni provincia). «Nelle vendite siamo più o meno in linea con lo scorso anno, nonostante la crisi», racconta Fabio Cattaneo, uno dei soci. «Alcune realtà di produttori sono nate da progetti missionari in Africa e America latina, altre si sono sviluppate da sole e ci sono state segnalate da Organizzazioni non governative (Ong) o da singoli volontari». In vista del Natale, molte Ong promuovono vendite per sostenere i loro progetti nel mondo. Citiamo, tra le più note, Cesvi, Coopi, Terre des Hommes, Emergency, Soleterre. Ma anche associazioni più piccole sperano nei buoni sentimenti: tante parrocchie hanno un progetto da sostenere a 10 mila chilometri di distanza o dietro casa. Le stesse amministrazioni locali puntano sull?equo-solidale. A Torino, ad esempio, ha avuto un buon successo la Vetrina della solidarietà, che il Centro servizi volontariato della Provincia ha tenuto aperta per due giorni, dando l?occasione a un?ottantina di associazioni di vendere oggetti d?artigianato, libri e prodotti naturali per finanziarsi. Molti cittadini hanno acquistato un regalo, desiderosi di rendere l?economia più umana.

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