HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “CINA” |
|
|
|
T ARTICOLI DEL 5-9 dicembre 2008#TOP
·
Articoli
Cina (90)
Edf, 50 miliardi di investimenti sul nucleare al 2020
( da "Finanza
e Mercati" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ha fatto sapere che investirà fra i 40 e i 50 miliardi di euro entro il 2020 nella nuova tipologia di reattori. I bisogni di finanziamento netti di Edf fino al 2020 dovrebbero essere dunque compresi fra i 12 e i 20 miliardi di euro. Una cifra che tiene conto anche dei progetti in joint venture in patria ma anche in Cina, Usa e Gran Bretagna.
L'Italia
che fa risparmiare la Regina ( da "Finanza e Mercati"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Usa) in tre continenti. E 400 sono i dipendenti. Negli ultimi tre anni sono state assunte complessivamente, a livello mondiale, oltre 250 nuovi addetti. A guidare il gruppo dall'agosto scorso, dopo alcuni anni a capo della controllata britannica, c'è Nader Sabbaghian, 39 anni e vero globetrotter.
"l'italia
media per la pace dopo la strage di mumbai"
( da "Repubblica,
La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: aggiunta di Cina, Brasile, India, Sudafrica, Messico ed Egitto. La terza giornata sarà quella che il ministro degli Esteri Franco Frattini ha suggerito di riservare ai temi dell´Africa, con i capi di governo di quel continente che parteciperanno a pieno titolo ai lavori di un Gruppo la cui geometria numerica è in continuo aggiornamento.
sant'ambrogio,
il comune "il parcheggio si deve fare"
( da "Repubblica,
La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: al cardinale Dionigi Tettamanzi da un centinaio di milanesi illustri capitanati dall´architetto Cini Boeri, avrebbe potuto sottoscriverla anche lui: «Perché anche a me non piace vedere uno scavo aperto per anni». E soprattutto «perché i cantieri devono essere perfetti: per questo ho già chiesto che venga ripulito dai rifiuti che per inciviltà la gente getta oltre la recinzione».
estonia-bologna,
l'infinita odissea bianconera sacrati presenta a ginevra il parco delle stelle
- stefano valenti ( da "Repubblica, La"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Italia e Spagna, in ordine di apparizione, tireranno giù i veli sulle bontà delle proprie proposte, nel tentativo di convincere il Board Fiba a meritarsi il Mondiale 2014 (che sarà poi assegnato nel weekend del 22 e 23 maggio 2009). La Cina ha denaro, impianti e la benedizione dell´Nba, che su quel mercato sterminato è già ben radicata.
vendola,
missione in cina "più scambi e investimenti"
( da "Repubblica,
La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Bari Dal 7 all´11 nella provincia di Guangdong Vendola, missione in Cina "Più scambi e investimenti" Nichi Vendola sbarca in Cina. Su invito del ministero degli Esteri, il presidente della Regione parteciperà alla missione del Comitato governativo Italia-Cina, in programma nella provincia del Guangdong dal 7 all´11 dicembre.
pechino
pronta a ritorsioni commerciali "sarkozy non incontri il dalai lama"
- giampiero martinotti ( da "Repubblica, La"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina minaccia ritorsioni commerciali, non ama vedere il Dalai Lama accolto in Europa come un leader spirituale e politico di primo piano e soprattutto non vuol vedere la stretta di mano tra il "papa" dei buddisti e Nicolas Sarkozy, prevista domani a Danzica: Pechino è tornata far la voce grossa contro la Francia e la sua «
il
fondo sovrano cinese ci ripensa: "basta banche occidentali"
( da "Repubblica,
La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: speranza che la Cina possa trasformarsi in una sorta di "cavaliere bianco globale", usando le sue colossali riserve valutarie (2.000 miliardi di dollari) per nuovi salvataggi di banche occidentali. Federico Rampini [Schaeffler-Continental a rischio] L´acquisto del gigante dei pneumatici tedesco Continental da parte della grande azienda a conduzione familiare Schaeffler è in pericolo.
Alla
Corte suprema del popolo l'attesa più lunga dei cinesi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: è dall'epoca della Cina imperiale che esiste la possibilità di appellarsi agli organi centrali contro l'inefficienza del sistema giudiziario locale. Ma si tratta di un diritto oggi soltanto teorico, con la Corte suprema al collasso, schiacciata dalla mole di petizioni e dalla corruzione dei funzionari.
Incontro
con il Dalai Lama, dalla Cina pressing sull'Eliseo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina pressing sull'Eliseo Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato «Ho già incontrato la moglie del presidente francese, adesso vorrei vedere anche lui». La Cina fa fuoco e fiamme, minaccia la Francia di ritorsioni commerciali se domani a Danzica incontrerà come previsto il Dalai Lama, invitato insieme ad altri Premi Nobel per festeggiareil25 Úanniversariodiquelloottenuto
I
piccoli passi del realismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dagli Stati Uniti di Barak Obama, alla Cina, all'India, alla Russia e via discorrendo, seguano, quindi condividano impegno e oneri della lotta al riscaldamento del pianeta. Nessuno, non la Francia, tanto meno la Germania e neanche l'Italia intendono rinunciare alla leadership mondiale su questo fronte.
Clima,
consensi per l'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: delle imprese italiane nei mercati emergenti in Cina e India (con l'uso fino al 2020 dei crediti già maturati) e la possibilità per le aziende nazionali di acquistare i permessi di emissione all'estero. L'Italia vorrebbe un'introduzione graduale dei permessi a pagamento nel settore termoelettrico, con quote gratuite decrescenti dal 2013 al 2020 (e non tutte a pagamento dal 2013)
Maxi-stand
per esibire il meglio dell'Italia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
ha chiarito
che la società opererà sia a favore di attività continuative in Cina sia con il
sostegno alle esportazioni di beni strumentali, un settore che tira molto e che
nell'"export credit"ha fatto registrare nel 2008 un vero boom
passando dai 2,8 miliardi di euro del
Board
It Holding sui nuovi accordi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: marchi di It Holding in Cina e sui mer-cati asiatici. L'accordo dovrebbe riguardare i brand Ferrè, Malo, Extè e le licenze Just Cavalli, C'n'c' e Galliano. Di certo c'è che i tempi stringono e che Perna deve trovare una soluzione rapidamente. A metà novembre la società è riuscita ad ottenere dalle banche creditrici, un pool di quattro- cinque istituti guidati da Intesa Sanpaolo,
Il
greggio in Borsa perde un altro 7%
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Europa e Giappone contagi anche la Cina, il "motore" dei consumi di materie prime. La struttura dei prezzi invece spinge diversi big a cercare stoccaggi galleggianti: il contango (quotazioni a termine più alte di quelle spot), purché di almeno un dollaro per un mese, oggi paga abbondantemente il costo del nolo per una Vlcc, una superpetroliera capace di oltre 1,
Maxisequestro
per i falsi dalla Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: internazionale della Guardia di finanza di Milano Maxisequestro per i falsi dalla Cina Rita Fatiguso MILANO Un'Audi fiammante è già in via Filzi,quartier generale del Nucleo provinciale, a disposizione della Guardia di Finanza. è solo un pezzo, neanche il più pregiato, del patrimonio sottratto alla rete transnazionale di presunti contraffattori e contrabbandieri di marchi, quasi tutti cinesi.
Terrorismo
e affari: la Cina è <preoccupata>
( da "Avvenire"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 2008 Terrorismo e affari: la Cina è «preoccupata» PECHINO. Amica storica del Pakistan e oggi in buone relazioni con l'India, con la recessione dell'economia mondiale che minaccia la sua crescita, la Cina non può nascondere la sua forte preoccupazione per i possibili sviluppi della crisi tra India e Pakistan innescata dal massacro di Mumbai.
G8,
Berlusconi: Maddalena sotto controllo
( da "Avvenire"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il secondo giorno diventerà un G14, con l'ingresso di Paesi come Cina, India ed Egitto. Il terzo ci saranno altri Paesi dell'Africa e dell'Indonesia e si andrà verso un G20» . Berlusconi è chiaro quando spiega che quello che si terrà in Sardegna, nell'isola della Maddalena, il prossimo luglio, non sarà un G8 «tradizionale» .
Ba
Bai Bang, lettere dal braccio della morte
( da "AprileOnline.info"
del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Xu Xiang Rong Produzione: Hsu Hsiao Ming, Shen Bing Origine: Cin, Usa, 2008 Durata: 93' Se hai spacciato droghe oppure ucciso un uomo investendolo in auto e sei fuggito via, se hai commesso reati più o meno gravi nella Repubblica Popolare di Cina costituisci il perfetto inquilino di una delle carceri in cui s'aspetta la morte.
"teatro,
cinema e ironia i miei amori di frontiera" - rodolfo di giammarco
( da "Repubblica,
La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: quello del Festival de Cine Italiano de Madrid di qualche giorno fa, che è emersa la figura dell´attore che ci parla. Detto anche in cifre, Merone è l´efficace e laconico personaggio centrale del film di Stefano Tummolini (già aiuto di Ferzan Ozpetek) che, sintetizza lui, «nel maggio 2007 è stato realizzato in soli 7 giorni di riprese lavorando dalle 6 del mattino alle 8 di sera,
sulle
tracce di terzani - roberto mutti
( da "Repubblica,
La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina o in India, in Birmania o in Afganistan, il quarantottenne fotografo si sofferma sui paesaggi e sulle persone, sui templi antichi e sui nuovi grattacieli che riprende con le sue caratteristiche stampe dai toni morbidi, con uno sguardo critico che sembra voler riecheggiare le lucide analisi dello scrittore che gli fa da guida ideale.
l'italia
a caccia del mondiale sacrati: basket city siamo noi - stefano valenti
( da "Repubblica,
La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Ma sulla Cina aleggia un´ombra: la Fiba chiede un evento che muova l´intero paese, la Cina mette sul piatto solo Pechino. Ecco gli spagnoli: non manca il flamenco, il discorso di Lissavetsky, segretario di stato per lo sport, è molto lungo e molto politico.
malafestival,
teatro e danza tra i robot - maura sesia
( da "Repubblica,
La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Carboni è il risultato temporaneo di una ricerca coreografica ed urbana sulla densità umana che muta il paesaggio, realizzata tra India, Cina, Iran. "Wbnr" cresce ogni tappa creando live performance uniche, dove un walker vagante per la città, inviando le proprie indagini antropologiche sul palco tramite motion tracking e sensori, interagisce in diretta con le evoluzioni del danzatore.
seimila
lattine di olio contraffatto dirette in cina
( da "Repubblica,
La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: contraffatto dirette in Cina Stavolta non è stata la consueta merce cinese di dubbia provenienza a finire nel mirino, ma il contrario. I funzionari dell´ufficio delle dogane di Palermo hanno infatti sequestrato 6.480 latte da tre litri di olio alimentare dichiarato come "olio vergine di oliva" contenuto in un container che stava per essere spedito da un esportatore locale in Cina.
sarkozy
sfida pechino, oggi vede il dalai lama - andrea tarquini
( da "Repubblica,
La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: oggi vede il Dalai Lama La Cina lancia il boicottaggio online. Il leader tibetano: "Spero diventi democratica" ANDREA TARQUINI DAL NOSTRO INVIATO DANZICA - «Abbiamo la speranza che la Cina cambi, che diventi una società democratica e aperta, e allora il problema del Tibet si potrà risolvere col dialogo in un giorno», ha detto il Dalai Lama ieri qui a Danzica,
"ma
la riduzione dei prezzi eviterà la debacle dei consumi"
( da "Repubblica,
La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Quello che deve fare la Cina è stimolare la sua domanda interna e continuare a finanziare i consumi degli americani». Secondo la Confesercenti, le vendite natalizie in Italia diminuiranno di circa 1 miliardo di euro pari al 9%. Che ne pensa di questa previsione? «Per me un calo del 9% è troppo alto.
Il
toto ambasciatori Usa In lizza Kennedy e Winfrey
( da "Unita,
L'" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: una sede chiave alla luce della crisi economica dal momento che la Cina detiene il grosso del debito americano, starebbe cercando di mettere il cappello il ricchissimo John Thornton, un ex presidente Goldman Sachs che si è appena dimesso da direttore dell'Industrial and Commercial Bank of China citando «nuovi impegni di affari».
Greggio
mai così basso dal 2004 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: industria automobilistica americana è alle corde, mentre i raffinatori di Cina e India si sono visti aumentare dai fornitori sauditi i prezzi ufficiali di vendita e contemporaneamente diminuire da Pechino i prezzi dei combustibili al dettaglio. Nulla che lasci spiragli per un graduale e solido rincaro, almeno per il momento.
In
pista arriva la Formula austerity
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e, dal 2009, Abu Dhabi. Nuovo mondo, sceicchi, gare in notturna (come a Singapore) per aumentare lo spettacolo, attrarre gli sponsor e far crescere il bacino d'utenza televisivo, quei 3,25 miliardi di persone l'anno che con un costo contatto di 0,1 euro fanno della Formula 1 lo sport più appetito dagli sponsor dopo i grandi eventi -
Milano
capitale del settore ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Egitto, Algeria, Tunisia, Marocco, Turchia, Bulgaria, Romania e Ungheria; il secondo, nell'ambito del progetto Italy for Sport di 16 operatori, provenienti da Polonia, Ucraina, Russia, Canada, Brasile, Sud Africa, Inghilterra, selezionati tra gli incaricati dell'aspetto sicurezza nell'ambito dell'evento sportivo che tali paesi ospiteranno nei prossimi anni.
Le
due facce della recessione ( da "Avvenire"
del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: se non ripartono le economie di Paesi come India e Cina», con ripercussioni su occupazione e imprese. Il fondatore del Censis ha dosato con sapienza le parole, usando espressioni come il «rischio di default » per quasi metà delle famiglie, insieme a frasi più rassicuranti sulla «grande capacità di adattamento» alla congiuntura del nostro sistema di relazioni sociali.
Casa
Bianca. Via al toto-ambasciatori. Indiscrezioni sui candidati per le sedi più
ambite ( da "AmericaOggi Online"
del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: una sede chiave alla luce della crisi economica dal momento che la Cina detiene il grosso del debito americano, starebbe cercando di mettere il cappello il ricchissimo John Thornton, un ex presidente Goldman Sachs che si è appena dimesso da direttore dell'Industrial and Commercial Bank of China citando "nuovi impegni di affari".
La
strage di Mumbai/Perché il terrore ha colpito l'India: il bersaglio è Obama
( da "AmericaOggi
Online" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: India e la stessa Cina (forse ci siamo dimenticati un po' troppo in fretta dell'ondata di attentati che ha flagellato la regione dello Xinjiang a maggioranza musulmana prima delle Olimpiadi di Pechino). Il terrorismo, insomma, guarda lontano. E mostra di intendersene di futuri assetti strategici molto più di tanti informatissimi "esperti"
sarkozy
alza la voce: "la cina sia più aperta" - andrea tarquini
( da "Repubblica,
La" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Esteri Sarkozy alza la voce: "La Cina sia più aperta" A Danzica l´incontro col Dalai Lama. Pechino infuriata: "Un atto che ci offende" ANDREA TARQUINI DAL NOSTRO INVIATO DANZICA - La sfida europea alla Cina è diventata realtà, ieri qui nella città dove Solidarnosc nacque e affrontò con successo l´»Impero del Male» sovietico.
l'immortalità
dei tiranni - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Onu il veto della Russia e della Cina (e il voto contrario della Libia e fino a poco fa anche del Sudafrica di Mbeki) l´ha impedito. Russia e Cina non vanno pazze per i diritti, e hanno forte il senso degli affari, e l´Africa è sempre più una loro piazza d´affari. Gli affari con i dittatori sono molto più sicuri e sbrigativi, per non dire quelli fra dittatori.
silenzio
sul pizzo pagato: condanna bis per i li vorsi - gabriele isman
( da "Repubblica,
La" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Conversando con i mafiosi Gaetano Sansone e Nino Cinà, il capo del mandamento di Pagliarelli definiva «eccessive» le pretese di Guttadauro nei confronti dei Li Vorsi. D´altra parte Filippo Guttadauro è, secondo gli inquirenti, il principale tramite fra Messina Denaro (del quale ha sposato una sorella) e la mafia palermitana.
Sarkozy
sfida il diktat cinese A Danzica vede il Dalai Lama
( da "Unita,
L'" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Stato o di governo abbiano rinunciato ad incontrare il Dalai Lama per non creare un caso diplomatico con la Cina. Tanta cautela viene spiegata a volte con il timore di compromettere rapporti politici ed economici con il gigante asiatico, che rivestono una fondamentale importanza per il mondo occidentale e l'Europa in particolare. In realtà il discorso vale anche a parti invertite.
Sul
clima ancora un nulla di fatto Sarkozy non smuove gli alleati Ue
( da "Avvenire"
del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
che resta
ottimista: fatti passi avanti Ï L'Italia, schierata con la Polonia, è pronta a
dare battaglia e indica 5 punti irrinunciabili per l'intesa Ï Il presidente non
ha ceduto alle pressioni di Pechino e ha incontrato il Dalai Lama: «Serve una
Cina aperta» GENINAZZI E SERRA NEL PRIMOPIANO ALLE P
Sarkozy
al Dalai Lama: <Serve una Cina aperta>
( da "Avvenire"
del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: nessuno mette in discussione l'unità e l'integrità territoriale della Cina, neppure il Dalai Lama che per il Tibet chiede autonomia culturale e religiosa, non indipendenza». E ha riaffermato che «il mondo ha bisogno di una Cina aperta così come la Cina ha bisogno di un'Europa forte. Abbiamo il dovere di lavorare insieme».
task
force cinese negli usa "banchieri licenziati cercansi" - federico
rampini ( da "Repubblica, La"
del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: America verso la Cina. Del resto i leader comunisti sanno apprezzare l´esperienza di chi si è formato in Occidente. A presiedere la China Investment Corporation (il fondo sovrano) il governo di Pechino ha nominato Gao Xiqing. Gao è figlio di un generale dell´Esercito Popolare di Liberazione che combattè insieme a Mao Zedong,
uno-contro-uno
l'essenza del basket ( da "Repubblica, La"
del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: basket avrebbe superato il calcio come sport più popolare del pianeta: in Cina, per dirne una, lo giocano decine di milioni di persone. Non so se è vero: la popolarità può essere difficile da misurare e comunque è spesso effimera. Però la notizia mi ha fatto venire in mente un altro articolo sul basket che ho ritagliato di recente, un´intervista sul settimanale Time a Magic Johnson,
emiri
e motori: la f1 del mare va sempre al massimo - mattia chiusano abu dhabi
( da "Repubblica,
La" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Mondiale in Classe 1 MATTIA CHIUSANO ABU DHABI dal nostro inviato «In Cina abbiamo 50 mila spettatori che possono comprare una Pepsi. Qui ad Abu Dhabi ce ne sono meno, ma una ventina di loro può comprare "la" Pepsi. L´azienda, intendo». Benvenuti nella terra dei nababbi, dove la crisi dello sport che taglia, riduce, licenzia, è un richiamo lontano, molto lontano.
Sarkozy
incontra il Dalai Lama e sfida la Cina
( da "Sole
24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 1 autore: Sarkozy incontra il Dalai Lama e sfida la Cina Il presidente francese (e di turno della Ue) Nicolas Sarkozy ha incontrato ieri a Danzica il Dalai Lama, sfidando la Cina. Il leader spirituale tibetano (a destra nella foto) era ospite di un raduno di Nobel per la Paceinoccasionedei25 annidellapremiazionediLechWalesa.
Marchionne:
Resteranno solo sei grandi gruppi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: uno in Cina, e infine resterebbe spazio per un altro soggetto europeo». Una previsione, quella di Marchionne, che riecheggia curiosamente quella fatta poco meno di dieci anni fa dall'avvocato Agnelli, quando disse: «La Fiat è troppo piccola ». Meno di un anno dopo arrivò l'intesa con Gm, sciolta nel 2005.
Impegno
per migliorare l'efficienza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: e in particolare la Cina ha aumentato le proprie esportazioni in Italia del 380 per cento». Le cartiere italiane sono da tempo impegnate nell'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a tutela dell'ambiente – racconta ancora il presidente di Assocarta –
Misure
onerose, a rischio le Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Turchia e Africa settentrionale». L'analisi di Boston Consulting fornisce le cifre esatte dello scenario: se l'emissione di una tonnellata di CO2 dovesse costare diritti pari a 15 euro - cioè le valutazioni attuali - , i costi di trasporto via nave renderebbero in Italia conveniente l'importazione del cemento dall'
Sul
Dalai Lama sfida alla Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Desidero che la Cina prenda il posto che le spetta nella governance mondiale. Abbiamo bisogno della Cina per risolvere i grandi problemi mondiali e che continui a dialogare, come ha iniziato a fare il presidente Hu Jintao, con il Dalai Lama». è il suo primo incontro con il leader spirituale, che durante la sua visita in agosto a Parigi era stato ricevuto dal ministro degli Esteri,
Una
moneta comune per l'America centrale
( da "Sole
24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Il presidente di turno del Sica, Manuel Zelaya, (presidente dell'Honduras),nel suo ampolloso discorso di chiusura, ha dichiarato che vi è convergenza, tra i Governanti riuniti a San Pedro, sulla necessità di dare indicazioni al Banco Centroamericano di Sviluppo Economico (Bcse) e alle Banche centrali affinché creino normative capaci di assicurare un flusso di investimenti adeguato.
Prima
regione uscita dal Sud ora rischia di tornare indietro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: con la Cina, indebolisce un tessuto produttivo di piccole e medie aziende che non riesce a risollevarsi, mentre le grandi imprese che avevano investito grazie ai vantaggi dell'Obiettivo 1 entrano in crisi. Ci sono intere aree che cominciano a vivere di cassa integrazione e sussidi pubblici, come quella di Sulmona.
Non
solo muscoli contro il terrore ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: nonostante gli sforzi profusi dalla Cina per aumentare il proprio soft power, gli Stati Uniti continuano a essere la potenza numero uno da questo punto di vista. Inoltre, gli Stati Uniti godono di una buona reputazione in Africa,dove l'amministrazione Bush ha adottato politiche illuminate sugli aiuti umanitari e la lotta all'Aids.
Il
coraggio di Sarkozy ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: arma a doppio taglio: fa male alla Francia, ma anche alla Cina, soprattutto in un momento di crisi economica globale. L'incontro,infine,si è tenuto nel campo neutro di una Danzica checelebrava il 25Úanniversario delNobelper laPace aLech Walesa, elemento formale dinonsecondariaimportanzasulpianodiplomaticointernazionale.
È
questa la strada da seguire ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Perché nel
frattempo India e Cina, da sole, ne aggiungeranno dieci, cento, mille volte di
più. La soluzione? Aspirare la CO 2 e iniettarla nelle viscere nella terra.
Oppure in fondo al mare. Si può.E si deve.«Subito»,ammonisce Wallace
"Wally" Broecker, il guru della geo-climatologia che per primo,
nell'ormai lontano
I
grandi gruppi: sul clima servono decisioni rapide
( da "Sole
24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: antica industrializzazione sono superiori a quelle della Cina, che pure ha da poco superato gli Stati Uniti nelle emissioni di gas-serra. Curiosamente, nonostante i disaccordi e tutto questo senso di urgenza, domani i negoziati di Poznan si fermeranno. Non per l'Immacolata concezione nella cattolica Polonia, ma per l'Eid Al-Adha,la fine della stagione islamica dei pellegrinaggi.
Incontro
con il Dalai Lama La Cina protesta con Parigi
( da "Unita,
L'" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: è che le relazioni con la Cina proseguano». «Abbiamo un interscambio importantissimo con loro - ha aggiunto la responsabile dell'Economia - Ci sono tante società francesi che si sono impiantate in Cina, e penso che sia nell'interesse di tutti che i rapporti continuino, nonostante la Cina consideri questo come un piccolo incidente».
Sarkozy
sfida la Cina ed incontra il Dalai Lama
( da "AmericaOggi
Online" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. I travagliati rapporti di Sarkozy con la Cina sulla questione del Tibet avevano avuto un altro momento significativo nel marzo scorso, quando il presidente francese, aveva minacciato di disertare le cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino, scatenando una violenta reazione dei nazionalisti cinesi che avevano organizzato una serie di manifestazioni antifrancesi tra le
A
Danzica storico incontro tra Sarkozy e il Dalai Lama. Ma nessuno vuol morire
per il Tibet ( da "AmericaOggi Online"
del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina ha il pieno diritto di ospitarle e il suo popolo di sentirsene orgoglioso". Salvo poi riceverne in cambio un ulteriore inasprimento dello spietato genocidio culturale in atto sul tetto del mondo. Dove i tibetani sono oramai ridotti a una minoranza di "seconda classe" rispetto alla popolazione (al 95% di etnia Han) cinese.
Natale.
Nelle case degli italiani 6,5 milioni di abeti
( da "AmericaOggi
Online" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Gli alberi di plastica che provengono spesso dalla Cina infatti - conclude Coldiretti - non solo consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra per essere fabbricati e trasportati, ma impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell'ambiente. A proposito dei prodotti provenienti dalla Cina, particolare attenzione va prestata nell'acquisto delle luminarie.
rifkin:
"date l'esempio peggiore rischiate di perdere l'ultimo treno" - andrea
bonanni ( da "Repubblica, La"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: L´ingresso della Cina e dell´India nell´era della globalizzazione ha portato al tracollo». Ma il piano di rilancio americano? Quello europeo? «Sono briciole. La crescita degli ultimi anni che ha prodotto la globalizzazione è stata alimentata con consumi forzosi degli americani.
qualità
senza controlli, ecco come difendersi - (segue dalla prima pagina) carlo
petrini ( da "Repubblica, La"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Un´Europa in cui le politiche agricole diventino politiche alimentari, e quindi guardino a un settore così complesso esaltandone le peculiarità e proteggendone le debolezze. Proviamo a pensarci, tra qualche mese, mentre andremo a votare: questa volta la Cina non c´entra.
carne
alla diossina, primi sequestri allarme anche per i bovini irlandesi -
alessandra retico ( da "Repubblica, La"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud sospendono temporaneamente le importazioni dall´Irlanda. Natale tossico, e molto più che magro. In Italia si aggira il sospetto che dai cenoni mancheranno anche zampone e cotechino. Il Codacons chiede di monitorarli, il ministero li salva dall´infamia: preparati prima dell´infausto settembre irlandese,
pesticidi,
antibiotici e virus mutanti la tavola minacciata dal cibo impazzito - antonio
cianciullo ( da "Repubblica, La"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 250 milioni di prodotti sequestrati viene dalla Cina). In particolare la diossina, un nome associato all´incubo Seveso, sembra una sorta di coazione a ripetere per l´industria alimentare. Un allarme simile a quello di questi giorni scattò in Belgio nel 1999, quando l´uso di mangimi gonfiati con oli di scarto carichi di diossina provocò prima il blocco della vendita dei polli e poi,
la
civiltà dell'abuso - carlo petrini
( da "Repubblica,
La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ma quello che sta avvenendo nelle zone a forte sviluppo, come Cina, India, Brasile, Messico o certi posti dell´Africa, in alcuni casi ha dell´orribile. Orribile non è solo l´ingordigia di chi si arricchisce senza scrupoli, e nemmeno soltanto il fatto che si distruggano immense porzioni di natura o intere zone rurali;
"la
russia guarda al piemonte per un patto sulle nanotecnologie"
( da "Repubblica,
La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Personaggio di primo piano nella nomenclatura, è stato l´eminenza grigia di El´cin nel programma di privatizzazioni degli anni Novanta; nel periodo putiniano ha diretto la Rao-Ees (il monopolio elettrico statale) col compito di privatizzarlo; obiettivo raggiunto il 1° luglio di quest´anno, anche con la cessione di qualche centrale all´Enel.
schianto
nel messinese due vittime sulla statale - arianna rotolo
( da "Repubblica,
La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: presso il cine-teatro Metropolitan, era prevista una manifestazione destinata alla raccolta fondi Telethon. Tra gli ospiti della serata c´era anche Mara Eli, ma i coordinatori provinciali del Comitato Telethon hanno deciso di annullare la serata «nel rispetto della musicista scomparsa e dello stato d´animo degli altri artisti che sarebbero dovuti andare in scena»
patto
con la cina per il 2015 e a fine settimana primo cda
( da "Repubblica,
La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina XIII - Milano Expo Patto con la Cina per il 2015 e a fine settimana primo cda La società è pronta a partire: il consiglio di amministrazione di Expo 2015 spa potrebbe riunirsi per la prima volta alla fine della settimana. «Stiamo incrociando le agende», dice la presidente Diana Bracco.
la
città vista dai residenti per caso "quel park and ride è un miracolo"
- (segue dalla prima pagina) lello parise
( da "Repubblica,
La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dalla Cina
con ardore parla perfino Ruggero Martines, direttore regionale per i Beni
culturali e paesaggistici, bolognese con padre salentino che da tre anni è di
stanza nell´Isolato
le
nuove architetture raccontate da biondillo
( da "Repubblica,
La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: irlandesi Grafton Architects alle case del Portello di Cino Zucchi, dal Teatro Armani di Tadao Ando al quartier generale Pirelli Re alla Bicocca di Vittorio Gregotti. Ma per gli appassionati di architettura contemporanea, più che questi e altri edifici già molto noti (la sede "Sole 24 ore" di Piano, la Fiera di Fuksas) saranno interessanti quelli situati in diverse località minori:
"vogliamo
confessare" da guantanamo la sfida delle menti dell'11 settembre - mario
calabresi ( da "Repubblica, La"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: tra cui ci sono Cina, Libia, Russia, Tunisia e Uzbekistan. Il giudice per il momento ha accettato la disponibilità a confessare solo di Khalid Sheikh Mohammed, Walid bin Attash e Ali Abdul-Aziz Ali; per gli altri - Mustafà al Hawsawi e Ramzi bin al Shib, che è nipote di Mohammed - ha chiesto una perizia psichiatrica per vedere se sono capaci di intendere e volere.
graziato
in extremis per vendetta impiccagione-horror in iran - cristina nadotti
( da "Repubblica,
La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le agenzie
iraniane ieri davano notizie di altre tre impiccagioni, queste portate a
compimento. L´Iran, secondo Amnesty International, è al secondo posto dopo la Cina
per numero di condanne a morte nel mondo, nel
Usa-Cina,
un po' di ottimismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-09 - pag: 16 autore: Usa-Cina, un po' di ottimismo di Carlo Pelanda F ino a due settimane fa mancava "il punto di ancoraggio" che permette agli scenaristi di probabilizzare il se, il come e il quando il mercato globale uscirà dalla recessione e al mercato d'individuare una direzione.
In
attesa che si riaccenda la scintilla
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina detentrice del 10% del debito Usa sia ora a caccia di assunzioni proprio tra gli ex goldenboy della finanza d'assalto americana. C'è di che riflettere su questa svolta-non svolta. E arriva opportuna, in Italia, la discussione (Orvieto, 13 dicembre) promossa dal Ceradi-Luiss diretto da Gustavo Visentini che presenta la sua ricerca triennale sulle società di capitali nel sistema
Extracosti
per 5,5 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India e Russia: «Delocalizzare o addirittura cedere quote di produzione – concludono dall'associazione –, oltre a portare a una pericolosa perdita di posti di lavoro, appare incongruo anche dal punto di vista della tutela dell'ambiente, poiché in questi Paesi non sottoposti a vincoli si produce il 60% delle emissioni mondiali»
Sull'alluminio
il peso delle scorte ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Tra questi la Cina, che ha comunicato riduzioni stimate dagli osservatori a 1,8 milioni di tonnellate su base annua, mentre altri grossi produttori hanno seguìto in novembre, tra cui l'Alcoa con un taglio di 600mila tonn./anno. In totale sarebbero state rese inattive capacità produttive annue per quasi 3 milioni di tonnellate.
Ferro,
la Cina alla guerra dei prezzi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina alla guerra dei prezzi I big dell'acciaio pretendono uno sconto dell'82% sulle forniture Luca Davi I prezzi del minerale di ferro sono troppo alti perché i produttori siderurgici possano sostenerli ancora a lungo. Per questo la Cina, che con le sue acciaierie rappresenta il più grande consumatore di ferro al mondo,
Opere
faraoniche. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: le opportunità offerte da Cina e India non sono un'opzione ma una necessità per lo sviluppo delle economie cilena e argentina». I benefici di quello che è già stato definito un "corridoio bioceanico" sarebbero inerenti, oltre che al flusso di merci, anche alla regolarità degli scambi: attualmente, infatti, per più di 60 giorni all'anno,
Il
nuovo sistema multipolare aiuta a combattere la crisi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India e Brasile - in quella che si è andata configurando più di recente come un'economia mondiale multipolare. Anzi,per certi versi lo consoliderà e accelererà. In questa prospettiva, il rilancio della competitività internazionale delle imprese e dell'insieme del sistema produttivo italiano dipenderà fortemente dalla capacità di presenza in queste nuove aree e mercati di consumo
Tensione
Cina-Stati Uniti per una legge sui segreti dei Pc
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 30 autore: Tensione Cina-Stati Uniti per una legge sui segreti dei Pc Una legge cinese che diventerà operativa dal 1Úmaggioprossimo costringerà tuttii produttori di Pc a far approvare in via preventiva da Pechino 13 tecnologie di sicurezza dei Pc, tra cui la crittografia dell'email.
Capitalismo
e campagne cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: scava in un'ampia mole di dati per costruire la sua analisi della moderna Cina e del capitalismo secondo Pechino. Un'analisi critica,che tratteggial'evoluzione economica e sociale delle città in realtà controllate dallo Stato da un lato e delle campagne in cui invece sta sbocciando un più vivace fermento imprenditoriale.
Maiali
alla diossina primi sequestri in Italia. Allerta anche sui bovini
( da "Unita,
L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Sotto osservazione fuori dai confini Ue, il Canada, la Cina, Hong Kong, Giappone, Russia, Singapore, Corea del Sud, Svizzera e Usa, per altre 2-3mila tonnellate. «Dall'Irlanda è arrivato appena lo 0,3 per cento delle carni di maiale importate. Evitare l'allarmismo - sottolinea la Coldiretti -. Come difendersi?
Clima,
l'Italia punta i piedi Frena anche la Germania
( da "Unita,
L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina e l'India partecipino alla lotta contro il cambiamento climatico. La formula di compromesso prevede che la Commissione europea presenti un rapporto nel 2004, proponendo gli «adattamenti appropriati del regime di cooperazione previsto» nella direttiva,«allo scopo di migliorare l'efficacia per il conseguimento dell'obiettivo del 20%
L'OCCIDENTE
CHE TACE ( da "Unita, L'"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: L'OCCIDENTE CHE TACE Diritti umani, domani sono 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e Amnesty denuncia: l'Occidente ha imparato a tapparsi il naso pur di mantenere rapporti economici con le dittature. Così con la Cina o con l'Iran che minaccia di chiudere i rubinetti del petrolio
Il
segretario di Nessuno tocchi Caino: L'opinione pubblica mondiale è una leva
fortissima per chi combatte nelle nazioni oppresse. L' Occidente ne tenga conto
per esercitare pressi ( da "Unita, L'"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: persino i dirigenti di un colosso come la Cina hanno dovuto prestare ascolto ad alcune istanze sollevate dal Dalai Lama, proprio perché la pressione dell'opinione pubblica mondiale era possente. Finiti i Giochi, l'attenzione generale è scemata, e capisco la tristezza del Dalai Lama nel constatare che in Tibet tutto sia tornato come prima.
DA
GUANTANAMO ALLA CINA LA SCIA DEI DIRITTI VIOLATI
( da "Unita,
L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: DA GUANTANAMO ALLA CINA LA SCIA DEI DIRITTI VIOLATI Il mondo occidentale, dopo essere stato la culla dei diritti, non dà l'impressione di esserne ora la patria nella quale vengono universalmente sostenuti. C'è sempre un motivo per spiegare l'ignavia dell'Occi- dente.
Diossina,
l'Ue rassicura Zaia: mangiamo italiano
( da "Avvenire"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 000 tonnellate tra Cina, Hong Kong, Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e Corea. E proprio verso il mercato mondiale guardano con preoccupazione gli esportatori di insaccati e altri prodotti lavorati europei: Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la sospensione temporanea delle importazioni di carne suina dall'
<Dalle
truffe ci difendiamo così> ( da "Avvenire"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
è stato fatto
in Cina con la melamina. Se così fosse, sarebbe una truffa, e per di più
grossolana, perché il sistema di autocontrollo è ferreo: l'allevatore sa cosa
rischia; dal pacchetto igiene del
I
Paesi in allerta ( da "Avvenire"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 467,6 1014,1 Cina Hong Kong Russia Giappone Usa Singapore Svizzera Canada Corea 1.160,5 613 469,0 227,6 144,8 144,3 138 50,0 22,0 Regno Unito Germania Francia Italia Estonia Belgio Olanda Polonia Danimarca Svezia Cipro Portogallo 898,5 688,0 667,8 667,6 596,7 139,9 30,5 ANSA-CENTIMETRI
Iran,
deposto vivo dopo l'impiccagione ( da "Avvenire"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Secondo alcuni dati diffusi da Amnesty International, nel 2007 sono state 317 le esecuzioni capitali in Iran, che si è piazzato così al secondo posto dopo la Cina nella graduatoria dei Paesi con il più alto numero di persone mandate al patibolo. ( R. E.)
Sarkozy:
meno armi nucleari ( da "Avvenire"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Pakistan, Siria, Corea del Nord e, ovviamente, il «dossier caldo» dell'Iran. Ma non solo: il progetto dell'Ue ricorda che il 90% delle armi nucleari si concentra ancora in due soli Paesi, Stati Uniti e Russia, e che una riduzione dei loro arsenali è necessaria per il successo di un'iniziativa di disarmo internazionale.
Ue,
passi in avanti sul piano clima L'Italia: non basta
( da "Avvenire"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: anche alla luce di quel che grandi inquinatori come Cina, India e Usa avranno deciso nel frattempo per ridurre le emissioni. L'Ue infatti non può restare sola senza accettare pesanti handicap di competitività industriale. Secondo Frattini il costo del pacchetto proposto dalla Commissione sarebbe pari all' 1,14% del Pil per l'Italia e a livelli non meno preoccupanti anche per l'
Tutto
il mondo sotto l'albero ( da "Famiglia Cristiana"
del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: jeans a 59 euro dal Mali e magnifiche ceramiche cloisonné dalla Cina scontate del 30 per cento. Tra gli scaffali si aggirano anche Simona Sperandio e il marito Vanni Catania, rappresentanti di classe con l?incarico di scegliere i regali per le maestre. Spiega Simona: «Siamo qui perché vogliamo acquistare oggetti solidali, che migliorino un po?
( da "Finanza e Mercati" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Edf, 50 miliardi di
investimenti sul nucleare al 2020 da Finanza&Mercati del 05-12-2008
Electricité de France scommette sul nucleare di terza generazione. Il gruppo
francese guidato da Pierre Gadonneix, assieme ai suoi partner, ha fatto sapere che investirà fra i 40 e i 50 miliardi di euro
entro il 2020 nella nuova tipologia di reattori. I bisogni di finanziamento
netti di Edf fino al 2020 dovrebbero essere dunque compresi fra i 12 e i 20
miliardi di euro. Una cifra che tiene conto anche dei progetti in joint venture
in patria ma anche in Cina, Usa e Gran Bretagna.
( da "Finanza e Mercati" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
L'Italia che fa
risparmiare la Regina da Finanza&Mercati del 05-12-2008 NICOLA BRILLO Ha
portato il negotium dove deve stare nel Terzo Millennio, su Internet, mettendo
in contatto migliaia di venditori con un unico acquirente che in base a un
bando dettagliato online trova esattamente quello che cerca. E a minor prezzo.
Ma a risparmiare non è solo il compratore, in alcuni casi, è anche il
contribuente. Sì perché la società italiana BravoSolution, nata nel 2000 da uno
spin-off del gruppo Italcementi, lavora dal 2004 con il governo britannico, in
particolare con il ministero dell'Educazione, e con numerosi enti locali. E
permette al contribuente di Sua Maestà un risparmio annuo di mezzo miliardo di
euro. BravoSolution, passata indenne dalla bolla di Internet del 2001, è diventata
l'azienda leader europea in soluzioni per la Supply Management Excellence, al
terzo posto al mondo dietro a due colossi americani, che però registrano forti
perdite nei bilanci. La società italiana offre software e servizi per la
gestione dei processi di acquisto e ha recentemente messo a segno l'undicesimo
trimestre profittevole consecutivo, segno che il business funziona e si
autosostiene. Nello specifico BravoSolution aiuta oltre 20mila clienti a
gestire l'intero processo di approvvigionamento, agevolando le divisioni
aziendali nella condivisione dei dati di acquisto e nella gestione strategica
della relazione con i fornitori. Risparmiando così anche molto tempo. I ricavi
dei primi due trimestri del 2008 della società hanno registrato un incremento
del 43% rispetto allo stesso periodo del 2007, confermando il trend di
crescita: negli ultimi tre anni BravoSolution ha registrato un incremento medio
del 32% annuo. Grazie alle acquisizioni effettuate nel corso del 2007, e a
un'ulteriore espansione nel mercato della Supply Management, BravoSolution
stima di continuare a crescere anche nel 2008, con una previsione di fatturato
per l'anno di 50 milioni di euro. E prosegue anche nelle assunzioni,
soprattutto in Italia. Nel nostro Paese quest'anno ha inserito nel proprio team
circa 50 persone. Ora la struttura societaria è così composta: 12 uffici in
otto Paesi (Italia, Francia, Messico, Spagna, Olanda, Gran Bretagna, Cina e Usa) in tre continenti. E 400 sono i dipendenti. Negli ultimi
tre anni sono state assunte complessivamente, a livello mondiale, oltre 250
nuovi addetti. A guidare il gruppo dall'agosto scorso, dopo alcuni anni a capo
della controllata britannica, c'è Nader Sabbaghian, 39 anni e vero
globetrotter. Nato in Iran, ha una laurea in Ingegneria in Canada e un
master negli Usa. Sposato con un'italiana, abita a Londra con i suoi due figli.
Il lavoro è invece a Milano, zona Lambrate. Un'unica passione: la maratona. Il
suo personale è 3 ore e 29 minuti, che vuole limare ulteriormente. Per farlo si
sveglia tutte le mattine alle 6, allenamento e poi di corsa in ufficio. Imporsi
all'estero non è stato semplice, l'Italia in genere non dà un'immagine di
efficienza. «All'inizio c'era una certa diffidenza nei nostri confronti, ma ben
presto superata dopo aver visto i nostri prodotti e software, interamente
ideati da noi - spiega a Finanza & Mercati l'amministratore delegato della
società - La nostra piattaforma via Web, che taglia il passaggio attraverso gli
intermediari, ha avuto successo». Dopo il primo periodo, già nel 2001 la
società si presenta sui mercati esteri di Spagna e Francia, dove ha acquistato
Mobile Workers. «Quando siamo nati c'erano 1.500 aziende nel nostro segmento
B2B - prosegue Sabbaghian - oggi ne rimangono 150, e solo 15 hanno un fatturato
sopra dieci milioni». Dal 2004 è arrivata la «commessa» britannica, con il
portale acquisti che media contratti per 30 miliardi l'anno, riducendo anche i
tempi da tre mesi a tre giorni per l'individuazione del vincitore del bando.
L'ultima mossa è stata l'acquisizione, a fine 2007, di uno dei colossi del
mercato Usa, la Verticalnet, per 10,6 milioni. Attraverso il software di
BravoSolution sono passati contratti per appalti «chiavi in mano» delle cose
più disparate: dalla realizzazione di torre uffici, servizio stampa volantini a
produzioni di uova di Pasqua, costruzione linea alta velocità, ristrutturazione
poli di stampa. E ancora: servizi di trasporto via terra, latte in polvere,
servizio trascrizione per tribunali fino al carbone. All'italiana BravoSolution
si affidano gli acquisti delle società globali del calibro di Delta Airlines,
Grupo Planeta, L'Oreal, Eads, la metropolitana londinese, United Airlines,
Unilever, PepsiCo e moltissimi altri. E in particolare il colosso dell'energia
francese Edf. Il portale targato BravoSolution ha gestito in un anno acquisti
per circa 7,5 miliardi di euro, attraverso oltre 24.500 negoziazioni e 12.200
fornitori coinvolti. In Italia i clienti privati sono Autogrill, Telecom
Italia, Sea Aeroporti di Milano e Intesa Sanpaolo. Sul fronte pubblico, nel
nostro Paese, BravoSolution sconta ancora qualche difficoltà, il primo a
crederci è stato il Comune di Genova, alcuni anni fa. In Gran Bretagna invece,
il corrispondente della nostra Corte dei Conti, ha segnalato nella relazione
annuale la BravoSolution tra le dieci eccellenze nell'uso dell'information
technology al servizio della Pubblica amministrazione. «In un'economia globale
sempre più competitiva, le imprese hanno bisogno di soluzioni che le aiutino a
gestire la spesa nel modo più efficace», ha concluso Sabbaghian. Soluzioni che
potrebbero servire anche alla nostra Pubblica amministrazione. Sempre che i
nostri amministratori locali abbiano voglia di risparmiare.
( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Esteri
Il premier "lancia" il summit internazionale di luglio 2009 "L´Italia
media per la pace dopo la strage di Mumbai" Berlusconi: "Alla
Maddalena un G8 sicuro" In febbraio a Washington l´incontro tra diplomazia
italiana e Usa A Trieste in giugno i partner dell´area discuteranno della crisi
tra Pakistan e Afghanistan ROMA - Bettino Craxi ringrazierebbe Silvio
Berlusconi: durante i tre giorni che i capi di governo del G8 trascorreranno
nel luglio 2009 alla Maddalena, il presidente del Consiglio italiano
organizzerà anche una visita a Caprera. Un omaggio alla memoria di Giuseppe
Garibaldi, l´eroe dei due mondi venerato dal segretario del Psi ma che continua
ad essere ricordato in molte nazioni del terzo mondo. A parte questa e tutte le
altre parentesi turistiche, il governo Berlusconi prepara il G8 alla Maddalena
con una cura che non dovrebbe limitarsi solo agli aspetti logistico-culinari. I
funzionari coordinati dal segretario generale della Farnesina, Giampiero
Massolo, hanno suggerito a Berlusconi e Frattini di utilizzare la preparazione
del G8 per rilanciare sin da adesso il ruolo politico dell´Italia in un momento
in cui le fortune politiche del paese sembrano abbastanza confuse. Berlusconi
ha accettato i consigli dell´ambasciatore Massolo, suo "sherpa" per
il G8, e in febbraio i diplomatici italiani voleranno a Washington per
incontrare gli uomini di Barack Obama e avviare la preparazione del vertice.
Mentre già oggi, ha detto ieri il presidente del consiglio, «stiamo svolgendo
il ruolo di tramite tra India e Pakistan dopo i terribili atti di terrorismo
dei giorni scorsi». Quanto al tema sicurezza, il premier ha sottolineato che
«avendo avuto l´esperienza traumatica di Genova per noi è un problema che
esiste», salvo poi aggiungere: «Sono abbastanza sicuro che ci sarà una totale
sicurezza sia per la zona del vertice che per l´isola». La formula della
Maddalena vedrà la riunione suddivisa in tre giornate: la prima dedicata al
nucleo originario del G8, mentre la seconda giornata vedrà il gruppo allargarsi
a 14 con l´aggiunta di Cina, Brasile,
India, Sudafrica, Messico ed Egitto. La terza giornata sarà quella che il
ministro degli Esteri Franco Frattini ha suggerito di riservare ai temi
dell´Africa, con i capi di governo di quel continente che parteciperanno a
pieno titolo ai lavori di un Gruppo la cui geometria numerica è in continuo
aggiornamento. Tutto il 2009 sarà comunque un anno pieno di eventi
politici legati al G8; il più importante potrebbe essere il vertice dei
ministri degli Esteri, in giugno a Trieste: Franco Frattini ha convocato un
"outrich" dedicato alla crisi Pakistan-Afghanistan a cui verranno
invitati tutti i partner politici dell´aerea. Quindi non solo Islamabad e
Kabul, ma anche India, Arabia Saudita, Emirati arabi, Turchia assieme ai membri
del G8. Quella «conferenza politica» sull´Afghanistan di cui si parla da anni,
con il rischio che da oggi all´estate il vero malato sia diventato il Pakistan.
«Sarà la conferma dell´idea che ormai tutti abbiamo», dice il ministro degli
Esteri, «la crisi afgana va affrontata militarmente, ma è una crisi che si
risolverà soltanto con la politica. Vogliamo tracciare una road map per
disinnescare la minaccia terroristica di matrice islamica che ha le sue radici
e le sue basi in Afghanistan e in Pakistan». (v.n)
( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Milano
La risposta all´appello dei vip: puliremo il cantiere, fa schifo Sant´Ambrogio,
il Comune "Il parcheggio si deve fare" Simini: anche a me non piace
vedere uno scavo aperto per anni, a inizio gennaio partirà la fase esecutiva
Dice che buona parte della lettera aperta scritta al sindaco Letizia Moratti e al cardinale Dionigi Tettamanzi da un centinaio di milanesi illustri
capitanati dall´architetto Cini Boeri, avrebbe potuto sottoscriverla anche lui:
«Perché anche a me non piace vedere uno scavo aperto per anni». E soprattutto
«perché i cantieri devono essere perfetti: per questo ho già chiesto che venga
ripulito dai rifiuti che per inciviltà la gente getta oltre la recinzione».
Ma sulla possibilità che il parcheggio di Sant´Ambrogio si fermi, l´assessore
ai Lavori Pubblici Bruno Simini risponde: «Per tornare indietro devono esistere
delle ragioni. L´amministrazione ha stabilito che lì poteva nascere un
parcheggio, che risponde soprattutto alle esigenze dei residenti. E le
richieste sono molto superiori ai 300 box privati che verranno realizzati. Il
piano, poi, non è in conflitto con la basilica. Anche un comitato di saggi,
autorevoli quanto i firmatari di questa lettera, ha dato il via libera perché
il progetto migliorerà la piazza e ne farà un´isola pedonale». Alla vigilia
della festa del patrono, intellettuali e nomi noti come Gillo Dorfles, Inge
Feltrinelli, Vittorio Gregotti, Roselina Archinto, Davide Rampello, Marco
Tronchetti Provera, Arnaldo Pomodoro e Puri Negri, lanciano un disperato
appello: «Fermate il parcheggio». Ma l´ultimo passo verso l´inizio dei lavori è
vicino: «Entro la fine del mese si svolgerà la conferenza dei servizi - dice
Simini - . è l´ultimo passaggio tecnico in cui tutti esprimeranno i loro pareri
per poi passare al progetto esecutivo e, all´inizio del 2009, partire con la
realizzazione». L´assessore avanza anche un dubbio: «Chi ha firmato la lettera
potrebbe non sapere tutto. Ci sono passaggi che condivido anch´io: stiamo
lavorando tutti per non avere un cantiere aperto in città e per avere una
piazza libera da auto e traffico». (a. g.)
( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Bologna
Virtussini solo ieri sera sul volo di ritorno, il patron fortitudino è alla
Fiba per le candidature ai Mondiali 2014 Estonia-Bologna, l´infinita odissea
bianconera Sacrati presenta a Ginevra il Parco delle Stelle STEFANO VALENTI
GINEVRA - Se c´erano state vigilie di derby disperse per il mondo, perché le
coppe, soprattutto ai bei tempi, portavano ovunque, questa probabilmente le
batte tutte, dividendo anche uomini della stessa casa. La Virtus ha la squadra
in riva al Baltico e i dirigenti a casa, la Fortitudo i giocatori in sede
(incluso il nuovo centro Papadopoulos, arrivato ieri) e i dirigenti fuori
porta: a Ginevra, esattamente, dove ieri sera è salito il patron Gilberto
Sacrati, insieme a Michele Forino, per la presentazione della candidatura italiana
(nonché bolognese) all´organizzazione dei Mondiali 2014. Alle 17 odierne, ora
di qui e quindi svizzera, Cina, Italia e Spagna, in ordine di apparizione, tireranno giù i veli
sulle bontà delle proprie proposte, nel tentativo di convincere il Board Fiba a
meritarsi il Mondiale 2014 (che sarà poi assegnato nel weekend del 22 e 23
maggio 2009). La Cina ha denaro, impianti e la benedizione dell´Nba, che su quel
mercato sterminato è già ben radicata. La Spagna ha denaro, impianti e
la spinta di un paese dove il basket è passione, pubblico, organizzazione. E
l´Italia? Si presenterà con una delegazione multietnica di campioni, personaggi
e miss, nonché dotata di un budget imponente: circa 40 milioni di euro, più
della metà dei quali arriveranno dalle sette sedi che eventualmente ospiteranno
il torneo, e gli altri dalla politica e da sponsor come Montepaschi e Gioco del
Lotto. Gli impianti? Il restyling promesso è corposo, in alcuni casi totale:
però è su carta, e questo agita non poco la vigilia. Sorgerà un palazzone a
Roma-Tor Vergata, a Siena le ruspe entreranno in azione con l´anno nuovo, in
una zona decentrata che si propone di calamitare genti da tutta la Toscana. Su
Bologna, la Fiba punta le proprie fiches sul Parco delle Stelle, che nascerebbe
con tutti i requisiti per ospitare l´evento. Sacrati ha raggiunto Ginevra in
serata in aerotaxi, ed oggi si giocherà in un colpo popolarità e credito, sia
qui che in città, svelando al mondo la prima slide del proprio progetto. Ma gli
occhi rimarranno puntati anche su Cadriano, da dove possono sempre arrivare
contromosse a sorpresa, perché Sabatini può proporre il suo, di palazzo. Che
nel dossier non c´è, ma... c´è sotto il cielo. Di cemento e mattoni, non su un
computer. Già in piedi, pronto all´uso. A Bologna il patron, la Virtus era ieri
ancora a spasso. Doveva imbarcarsi mercoledì sera a Tallinn, ma dopo un´attesa
di cinque ore in aeroporto s´era saputo che il volo per Amsterdam era stato
soppresso («meglio perdere il volo che la partita di Tartu», aveva subito chiosato
sul sito bianconero l´immarcabile Sabatini). Un nuovo tentativo è stato fatto
ieri mattina, e un nuovo rinvio ha rispedito alle 18 di ieri sera: quando la
truppa s´è imbarcata, dopo essersi allenata in una palestra scolastica del
posto, divisa con le ore di educazione fisica di disciplinate scolaresche
estoni. Affidata la direzione del match di domenica a Facchini, Tola e
Martolini, l´ultima notizia di vigilia l´ha data la Fossa dei Leoni, lanciando
per il giorno del derby, dalle
( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Bari Dal 7 all´11 nella provincia di Guangdong Vendola, missione
in Cina "Più scambi e investimenti" Nichi Vendola sbarca in Cina. Su invito del ministero degli Esteri, il presidente della
Regione parteciperà alla missione del Comitato governativo Italia-Cina, in programma nella provincia del Guangdong dal 7 all´11
dicembre. Scopo della missione, organizzata dalla Farnesina, è la
prosecuzione del progetto di cooperazione economica tra Italia e Guangdong
adottato nel luglio scorso, cui ha fatto seguito la visita in Italia del vice
governatore della provincia cinese Lin Musheng. Vendola interverrà con una
relazione sul Sistema Puglia al seminario "Investire in Italia: vantaggi e
opportunità".
( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 21 - Esteri
Il precedente L´appuntamento è previsto per domani a Danzica. Ieri il leader
tibetano applaudito dal parlamento europeo Pechino pronta a ritorsioni
commerciali "Sarkozy non incontri il Dalai Lama" Il premio Nobel a
Bruxelles: "Una superpotenza deve anche avere autorità morale"
GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente parigi - La Cina minaccia ritorsioni commerciali, non ama vedere il Dalai Lama
accolto in Europa come un leader spirituale e politico di primo piano e
soprattutto non vuol vedere la stretta di mano tra il "papa" dei
buddisti e Nicolas Sarkozy, prevista domani a Danzica: Pechino è tornata far la
voce grossa contro la Francia e la sua «posizione errata», ed ha
avvertito che «il popolo cinese è scontento». Velate minacce di boicottaggio
dopo l´annullamento del vertice Cina-Ue di lunedì per
lo stesso motivo: la stretta di mano in terra polacca. Una mini-crisi che
ricorda quella seguita al passaggio della fiamma olimpica a Parigi e la sua
contestazione, poche settimane dopo le sommosse in Tibet. La messa in guardia
del regime cinese è stata esplicita: «Attribuiamo una grande importanza alla
nostra partnership strategica con la Francia come alle nostre relazioni
commerciali. Questi due punti sono legati. Solo se esistono buone relazioni
bilaterali possiamo creare una buona atmosfera per le nostre relazioni
commerciali». Le minacce sono state fin troppo chiare: «Speriamo che il
pubblico cinese resterà calmo», ha detto Liu Jiancho, portavoce del ministero
degli Esteri, con un´evidente allusione agli appelli al boicottaggio dei
prodotti francesi che circolano su internet. Le proteste cinesi, tuttavia,
serviranno a poco. In primavera le relazioni sino-francesi erano state tese,
gli ipermercati Carrefour erano stati boicottati, Sarkozy aveva accarezzato
l´idea di disertare la cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici. La realpolitik
aveva tuttavia preso il sopravvento: il presidente francese era andato a
Pechino e aveva accuratamente evitato di incontrare il Dalai Lama, in visita Oltralpe
in agosto, lasciando alla moglie, Carla Bruni, il compito di andare a
salutarlo. Le cose adesso sono cambiate: le Olimpiadi sono alle spalle e
Sarkozy poteva difficilmente rifiutare la sua partecipazione alle cerimonie
indette in onore di Lech Walesa, che 25 anni fa ha ricevuto il premio Nobel. E
Pechino si è arrabbiata. I diplomatici francesi hanno reagito con molta flemma,
minimizzato le minacce commerciali e attribuito l´ira cinese soprattutto ai
molteplici incontri del Dalai Lama a livello europeo. In questi giorni sta
incontrando molte personalità e ieri è stato applaudito durante una conferenza
stampa al parlamento europeo a Bruxelles: «La Cina
merita di essere una superpotenza, ma per esserlo occorre la potenza umana,
militare ed economica. Ma ci vuole anche un altro fattore importante,
l´autorità morale, e questo le manca. L´immagine della Repubblica popolare
cinese nel campo dell´autorità morale è pessima». Secondo il Dalai Lama, il
regime è sempre meno disposto a negoziare seriamente con i tibetani. Quanto
all´incontro con Sarkozy, ha cercato di minimizzarne l´impatto politico: «Non
c´è nessuna agenda politica, solo un incontro per salutarsi. Ho già incontrato
la moglie del presidente, adesso mi rallegro all´idea di incontrare suo
marito».
( da "Repubblica, La" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Economia
Global market Il fondo sovrano cinese ci ripensa: "Basta banche
occidentali" Dalla crisi non si esce tornando ai vecchi sistemi nazionali,
ma aprendosi a concorrenza e trasparenza, elementi che si spera siano sempre di
più incentivati Il fondo sovrano cinese ha annunciato uno stop ai propri
investimenti in istituzioni finanziarie occidentali. Lou Jiwei, presidente e
chief executive della China Investment Corporation (fondo sovrano alimentato
dalle riserve della banca centrale e controllato dal governo di Pechino), ha
tratto le conseguenze dopo le pesanti perdite subìte in seguito all´acquisto di
importanti partecipazioni nella banca americana Morgan Stanley, nella
britannica Barclays, e nella società di private equity Blackstone Group. «In
questa fase - ha detto Lou Jiwei - non ci fidiamo a investire in istituzioni
finanziarie occidentali perché non sappiamo quali problemi possano avere». Si
conferma così che d´ora in avanti la priorità per la China Investment Corp. è
investire in società cinesi, a cominciare dalle banche, per ricapitalizzarle e
proteggerle dalla crisi. Proprio in questi giorni il fondo sovrano ha aumentato
le proprie quote nelle tre maggiori banche cinesi: Industrial & Commercial
Bank of China, Bank of China, China Construction Bank. Sfuma definitivamente la
speranza che la Cina possa
trasformarsi in una sorta di "cavaliere bianco globale", usando le
sue colossali riserve valutarie (2.000 miliardi di dollari) per nuovi
salvataggi di banche occidentali. Federico Rampini [Schaeffler-Continental a
rischio] L´acquisto del gigante dei pneumatici tedesco Continental da parte
della grande azienda a conduzione familiare Schaeffler è in pericolo.
Non si esclude nemmeno che Schaeffler prepari una ritirata strategica. La
scadenza prevista per il pagamento degli azionisti di Continental da parte di
Schaeffler, cioè fine dicembre, si avvicina e la situazione appare sempre più
difficile. Le banche stanno negoziando con potenziali investitori: si dice che
Schaeffler voglia liberarsi di buona parte del pacchetto di Continental
acquistato e punti a conservarne soltanto il 49,9 per cento al massimo. Il
problema finanziario per Schaeffler è gravissimo: quando nei mesi scorsi
raggiunse un accordo con gli azionisti di Continental, s´impegnò a pagare loro
75 euro per ogni titolo. Adesso, a causa della crisi finanziaria e del crollo
di vendite nel comparto auto (un disastro anche per i grandi produttori di
pneumatici) il valore dell´azione Continental è sceso a 37,29 euro. Appare
dunque pressoché impossibile per Schaeffler uscire dalla trappola Continental
senza gravi perdite rispetto all´investimento iniziale e ai versamenti promessi
agli azionisti. Juergen Geissinger, numero uno di Schaeffler, ha ammesso
secondo la Frankfurter che «la soluzione migliore sarebbe abbandonare
Continental del tutto». Ma appunto con l´attuale situazione dei mercati è quasi
impossibile. Andrea Tarquini
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-12-05 - pag: 1 autore: ... OGGI SU «VENTIQUATTRO» ...
Alla Corte suprema del popolo l'attesa più lunga dei cinesi S ono costretti ad
attendere an-ni prima di essere ricevuti. Solo il 2% di loro riuscirà a
ottenere giustizia. Ma non importa: ogni anno tra 12 e 14 milioni di cinesi,
mossi dalla disperazione, depositano i propri reclami alla Corte suprema del
popolo di Pechino per denunciare i soprusi dei funzionari locali di partito.
Ventiquattro, nel numero oggi in edicola con il quotidiano, racconta le loro
drammatiche storie. Molte sono legate alla brutale politica del figlio unico. A
Ying Jinxian, per esempio, è stato sottratto dal partito il bambino nell'errata
convinzione che fosse un secondogenito. Altri appellanti arrivano nella
capitale per denunciare espropri illegali o mancati risarcimenti.è dall'epoca della Cina imperiale che
esiste la possibilità di appellarsi agli organi centrali contro l'inefficienza
del sistema giudiziario locale. Ma si tratta di un diritto oggi soltanto
teorico, con la Corte suprema al collasso, schiacciata dalla mole di petizioni
e dalla corruzione dei funzionari. La copertina del magazine oggi in
edicola
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2008-12-05 - pag: 8 autore: Incontro con il Dalai Lama, dalla Cina pressing sull'Eliseo Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro
inviato «Ho già incontrato la moglie del presidente francese, adesso vorrei
vedere anche lui». La Cina fa fuoco e fiamme, minaccia la Francia di ritorsioni commerciali
se domani a Danzica incontrerà come previsto il Dalai Lama, invitato insieme ad
altri Premi Nobel per festeggiareil25 Úanniversariodiquelloottenuto da
Lech Walesa, il leader di Solidarnosc che rovesciò il regime comunista nel
proprio paese. Sua Santità, approdato ieri a Bruxelles sulla via per la
Polonia, non perde la calma, anzi a intermittenza si diverte a condirla con un
po'di ironia. «Bisogna continuare a negoziare con la Cina,
come presidente dell'Unione la Francia deve continuare a farlo però nessuno può
chiedere a Nicolas Sarkozy di non incontrare il Dalai Lama a Danzica»
puntualizza Hans- Gert PÖttering, il presidente dell'Europarlamento che ha
accolto ieri davanti all'emiciclo il capo spirituale del Tibet. Il Governo
cinese, che ha già annullato per la stessa ragione il vertice Ue-Cina (avrebbe dovuto svolgersi lunedì a Lione), comunque fa
di tutto per far capire all'Europa che fa sul serio sulla questione tibetana. E
per questo non esita a minacciare di prendere in ostaggio gli interessi
economici del suo presidente di turno. «Diamo molta importanza alla nostra
partnership strategica con la Francia come pure ai nostri rapporti economici.
Soltanto buoni rapporti possono però creare una sana atmosfera propizia al
business» ha mandato a dire ieri il portavoce del ministero degli Esteri
cinese. E che Parigi abbia molto da perdere a Pechino non ci sono dubbi: da
Areva ad Alshtom, da Peugeot Citroen a Carrefour di commesse in ballo ce ne
sono molte. Senza contare l'ordine per l'acquistodi 150 Airbus in attesa della
firma finale. Si arrenderà Sarkozy al ricatto economico cinese? Sembrerebbe
improbabile. Il Dalai Lama minimizza la portata del suo viaggio a Danzica: «Le
mie visite non sono politiche, tranne quando vengo qui o vado alla Casa Bianca.
Dopodomani non avrò colloqui complicati ma solo riunioni per salutarci con
Walesa e Gorbaciov. Per favore cercate di non vedere calcoli politici nelle mie
decisioni. Già lo fanno i cinesi ». Anche ieri ha ribadito che il suo obiettivo
non è il separatismo ma l'autonomia: «Però il Governo cinese continua ad
accusarci di separatismo, così alla fine noi stessi diventiamo confusi per cui
non so più rispondere a questa domanda». Deposta l'ironia,il leader tibetano ha
affermato che la Cina finora non ha mostrato di volere
seriamente il dialogo ma di «volerci sopprimere con le armi, il che è
sbagliato». Anche perché se Pechino vuole, come vuole, diventare una
superpotenza, non le basteranno potenza militare ed economica. Dovranno avere
anche un'autorità morale per avere il rispetto del mondo e quindi assumere
maggiori responsabilità globali. adriana.cerretelli@ilsole24ore.com RITORSIONI
Il colloquio è in programma domani a Danzica, Pechino pronta a rappresaglie commerciali
dopo aver già annullato il vertice con la Ue Dialogo. Il Dalai Lama con il
presidente del Parlamento europeo Hans Gert PÖttering INFOPHOTO
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-05 - pag: 15 autore: DALLA PRIMA I
piccoli passi del realismo La frase sintetizza bene spirito e programma di
azione della presidenza francese dell'Unione, decisa a chiudere in bellezza il
suo semestre europeo sul dossier più complesso e difficile degli ultimi anni.
Niente guerre di religione, ambientali e non. Invece realismo e approccio
pragmatico, dunque, al gioco incrociato delle rivendicazioni per arrivare a un
accordo. Che pare ormai a portata di mano. L'intesa faticosamente raggiunta
lunedì sulla riduzione delle emissioni di CO2 per le auto ha fatto in qualche
modo da modello e battistrada. Respinto il massimalismo delle proposte originarie
di Bruxelles e dell'europarlamento, alla fine si è optato per il mantenimento
degli obiettivi da raggiungere però con gradualità e in tempi più lunghi,
sanzioni comprese. Con l'ombra della recessione economica che si fa sempre più
scura e la disoccupazione in rapido aumento, non c'è più posto in Europa per
gli ayatollah: sono un lusso proibitivo. Lo sa bene la Germania di Angela
Merkel che ha ispirato la crociata dei tre 20 entro il 2020 per lanciare la
terza rivoluzione industriale fondata sull'economia a bassa emissione di CO2 e
ora si batte per salvarsi la faccia con l'industria tedesca in armi perché ha
fatto il conto dei costi. Astronomici, insostenibili soprattutto quando la
congiuntura economica rema contro. Lo sa bene l'Italia di Silvio Berlusconi che
subito è uscita allo scoperto per denunciare la propria impossibilità di
giocare una partita troppo salata per essere metabolizzata senza traumi dal suo
sistema produttivo. E lo sanno Polonia e paesi dell'Est, mobilitati contro
vincoli eccessivi che ne strangolerebbero le prospettive di crescita e di
recupero dei ritardi di sviluppo. Pur avendo in tasca il jolly nucleare che
azzera i costi della sua partita nazionale, la Francia alla fine ha capito che
non solo la recessione aveva radicalmente cambiato i termini della sfida e
della sua sostenibilità ma che per vincerla senza lasciarsi alle spalle morti,
feriti e disertori, l'unico modo era ed è di renderla accettabile. Come?
Facendo un passo alla volta invece di due. Aspettando che gli altri attori
globali, dagli Stati Uniti di Barak Obama, alla Cina, all'India, alla Russia e via discorrendo, seguano, quindi
condividano impegno e oneri della lotta al riscaldamento del pianeta. Nessuno,
non la Francia, tanto meno la Germania e neanche l'Italia intendono rinunciare
alla leadership mondiale su questo fronte. Nè dare l'impressione di
volerlo fare. Al contrario tutti intendono non solo mantenerla ma anche
sbandierarla in tutte le sedi opportune. Però in modo più ragionevole e soft,
che probabilmente è anche l'unico che può rendere credibile una scelta che
vuole fare scuola globale. Un'alternativa diversa quasi certamente equivarrebbe
a programmare il suicidio dell'industria europea. Non è catastrofismo. Il
mercato unico ha razionalizzato la struttura industriale dell'Europa
incoraggiando le specializzazioni tra Stati membri che hanno migliorato la
produttività globale del continente. Ma il risultato è che ormai il numero dei
produttori è diventato infinitamente più piccolo rispetto a quello dei
consumatori. Che vogliono imporre regole sempre più stringenti a un'industria
che nel frattempo per sopravvivere deve poter salvaguardare la sua
competitività globale. «Già il Reach è arrivato al limite della follia
burocratica. Non possiamo continuare così se gli altri paesi del mondo non
adotteranno le nostre regole, si tratti di clima o di sicurezza» diceva ieri un
negoziatore europeo. Tutti ormai nell'Unione sembrano aver capito che chi di
oltranzismo ferisce, di oltranzismo perisce. Per questo alla fine l'accordo sul
clima ci sarà , sarà meno verde ma più praticabile. E l'europarlamento,
l'ultimo a battersi per impegni più forti, si arrenderà. A meno che non voglia
disarmare l'Europa al vertice Onu di Copenaghen. Adriana Cerretelli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-05 - pag: 15 autore: Competitività.
Tra le richieste la protezione dei settori industriali strategici come carta e
ceramica Clima, consensi per l'Italia Il ministro Prestigiacomo: moderato
ottimismo sul pacchetto Ue Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato Si sono
fatti passi avanti nella marcia a tappe forzate per varare il "pacchetto
clima" per il post-Kyoto, al prossimo Consiglio europeo dell'11 e 12
dicembre a Bruxelles. C'è «un'atmosfera costruttiva» e «maggiore attenzione» da
parte della presidenza Ue francese e degli altri partner nei confronti delle
richieste di Italia, ma anche della Germania e dei Paesi dell'Est, ha osservato
ieri il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, esprimendo «moderato
ottimismo» su un esito positivo. «I negoziati sono entrati nella fase cruciale.
Il 90% del testo si può considerare chiuso, ma restano questioni difficili da
risolvere», ha ammesso il presidente di turno, il ministro francese Jean-Louis
Borloo alla conclusione del Consiglio Ambiente. E l'accordo finale, sebbene
sembri ora a portata di mano, rimane in bilico. Con l'Italia tuttora in una
posizione molto delicata, essendo il Paese più critico e dal sistema produttivo
più esposto ai costi del pacchetto di misure che nel periodo 2013-2020 puntano
a ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica, ad aumentare l'efficienza
energetica del 20% e ad arrivare a utilizzare il 20% di fonti rinnovabili. Dopo
le minacce di Silvio Berlusconi di veto all'intero pacchetto al vertice europeo
di ottobre, il Governo italiano ha dimostrato anche ieri di essere pronto a puntare
i piedi per minimizzare i costi di provvedimenti che nella loro forma
originaria rischiavano di costare lo 0,66% del Pil all'Italia, oltre il 40% in
più dell'onere per gli altri grandi partner. Un peso aggiuntivo determinato
dall'alto costo delle rinnovabili in Italia, dalla considerevole efficienza
energetica già esistente (migliorabile nel nostro Paese a un prezzo più caro
che altrove), oltre che dalla struttura del sistema produttivo e dall'assenza
del nucleare. Se alla fine non si terrà conto in modo soddisfacente delle
esigenze italiane, «voteremo contro», ha ribadito la Prestigiacomo. E l'Italia
ha dimostrato di fare sul serio, bloccando un accordo quasi fatto nel negoziato
fra Europarlamento, Commissione europea e Consiglio Ue (" trilogo")
sulla direttiva per lo sviluppo delle energie rinnovabili (una delle cinque del
pacchetto). L'Italia ha fatto sapere di volere una diversa distribuzione degli
oneri nelle rinnovabili e di non poter accettare un testo che non contenga una
clausola di revisione al 2014. Il relatore dell'Europarlamento per la direttiva
sulle rinnovabili, il verde, Claude Turmes, ha duramente criticato la posizione
italiana, definendola inconcepibile da parte di un Paese che ha aziende
impegnate nelle tecnologie "pulite", ma la Prestigiacomo gli ha
ribattuto di ritenere le sue parole "improprie e controproducenti".
«Pur condividendo l'obiettivo generale - ha spiegato il ministro italiano - non
accettiamo la ripartizione degli oneri basata sul principio del pil pro capite,
mentre l'obiettivo dovrebbero essere le emissioni procapite ». Il cambiamento
implicherebbe un obiettivo «per l'Italia non più del 17%, ma del 14%» e perciò
più abbordabile. Oggi alla riunione degli ambasciatori Ue dei 27 (Coreper)
l'Italia presenterà anche le altre richieste irrinunciabili. Il nostro Paese,
ha riferito la Prestigacomo, chiede che alcuni settori di interesse nazionale
(si fa riferimento a carta, vetro, ceramica e siderurgia con forni elettrici)
siano inseriti nella lista dei settori a rischio di delocalizzazione, da
proteggere attraverso l'attribuzione di diritti di emissione di Co2 gratuiti.
Su questo punto la Germania ha diverse ma parallele richieste, chiedendo di
esentare cemento, calce, acciaio e chimica di base. Tutto dipenderà dai
parametri che verranno alla fine scelti per valutare il rischio di
delocalizzazione. Un'altra richiesta italiana è quella di favorire un uso più
ampio dei "crediti" generati dai progetti con tecnologie pulite
effettuati da aziende all'estero e di contabilizzarli con facilità. Il Governo
chiede l'assicurazione che venga tenuto conto delle iniziative delle imprese italiane nei mercati emergenti in Cina e India (con l'uso fino al 2020 dei crediti già maturati) e la
possibilità per le aziende nazionali di acquistare i permessi di emissione
all'estero. L'Italia vorrebbe un'introduzione graduale dei permessi a pagamento
nel settore termoelettrico, con quote gratuite decrescenti dal 2013 al 2020 (e
non tutte a pagamento dal 2013), così come forse si deciderà per altri
settori. Ma l'Italia non è la sola ad avere rivendicazioni. Il cancelliere
Angela Merkel ha detto che al Vertice Ue Berlino «farà valere le proprie
ragioni». E resta il blocco dei paesi dell'Europa dell'Est, capeggiati dalla
Polonia, che chiedono esenzioni per l'uso del carbone e per le vecchie centrali
elettriche. enrico.brivio@skynet.be IL CONFRONTO Ancora linea dura: a Bruxelles
ieri bloccato il negoziato sulla direttiva per lo sviluppo delle energie
rinnovabili Ministro. Stefania Prestigiacomo INFOPHOTO
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-05 - pag: 17 autore: Shanghai 2010
Maxi-stand per esibire il meglio dell'Italia SHANGHAI Con uno dei padiglioni
espositivi più grandi, quasi 7mila metri quadrati, il nostro Paese si candida a
mostrare il meglio del made in Italy nell'Expo internazionale di Shanghai. «Il 2010
- ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Adolfo Urso fino a
ieri in Cina - dovrebbe essere l'anno della ripresa,
una ragione in più per una staffetta tra Shanghai e Milano 2015 visti anche i temi
comuni: qualità della vita, sviluppo e ambiente». Urso ha visitato ieri la
metropoli cinese per inaugurare la fiera alimentare Food Hospitality China dove
sono presenti 120 imprese agroalimentari italiane. «Un'occasione ha precisato
il presidente dell'Ice, Umberto Vattani – per far conoscere in questo mercato i
nostri prodotti di qualità». Sempre ieri a Shanghai sono state aperte le buste
per la gara internazionale per la costruzione del padiglione italiano. Tra le
sette imprese selezionate si è aggiudicato il bando la Jangsu Nantong con
15mila dipendenti e 3mila tecnici. «Spetterà a loro- ha osservato il
commissario italiano per l'Expo, Beniamino Quintieri – realizzare il padiglione
che costerà 8,2 milioni di euro al netto dei materiali forniti da società
italiane». Anche la Simest giocherà un ruolo nell'Expo sostenendo le commesse
più grandi e le subforniture. L'amministratore delegato di Simest, Massimo
D'Aiuto, ha chiarito che la società opererà sia a favore di
attività continuative in Cina sia con il sostegno alle esportazioni di beni strumentali, un
settore che tira molto e che nell'"export credit"ha fatto registrare
nel 2008 un vero boom passando dai 2,8 miliardi di euro del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-12-05 - pag: 35 autore: Lusso. Primo
esame del consiglio Board It Holding sui nuovi accordi Marina Macelloni MILANO
«Ipotesi di eventuali operazioni straordinarie ». Così recita uno dei punti
all'ordine del giorno del consiglio di amministrazione di It Holding che si
riunisce questa mattina sotto la presidenza di Tonino Perna. Niente di decisivo
quindi, ma un primo esame delle opzioni sul tavolo per risolvere la crisi
finanziaria che ormai da diversi mesi sta preoccupando gli azionisti del
gruppo. Secondo le ultime indiscrezioni agli amministratori della società non
saranno proposte soluzioni rivoluzionarie o, come ipotizzato di recente, addirittura
la vendita del pacchetto di maggioranza e l'uscita dal capitale di Perna.
Quello a cui gli advisor e i legali stanno lavorando sarebbe sempre l'accordo
con l'imprenditore cinese Billy Ngok che dovrebbe entrare con una quota di
minoranza nella holding quotata e in maggioranza invece in una newco che
verrebbe costituita per distribuire i marchi di It Holding
in Cina e sui mer-cati asiatici. L'accordo dovrebbe riguardare i brand
Ferrè, Malo, Extè e le licenze Just Cavalli, C'n'c' e Galliano. Di certo c'è
che i tempi stringono e che Perna deve trovare una soluzione rapidamente. A
metà novembre la società è riuscita ad ottenere dalle banche creditrici, un
pool di quattro- cinque istituti guidati da Intesa Sanpaolo, lo
spostamento al 20 dicembre di una rata da 9 milioni circa del prestito
sindacato da 108,4 milioni. A febbraio 2009 scade invece una tranche da 20
milioni del prestito da 136,5 milioni che la holding lussemburghese del gruppo,
PA Investments, ha contratto con Efibanca. In totale l'indebitamento di It
Holding a fine settembre ammonta a 295,4 milioni (di cui 187 milioni relativi
al bond) a fronte di un patrimonio netto di 105 milioni. Intanto la crisi
colpisce duramente anche i conti del gruppo del lusso: i ricavi dei primi nove
mesi sono scesi del 6,8% passando da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-05 - pag: 48 autore: Wti ai minimi da
inizio 2005 - Merrill Lynch non esclude un crollo a 25 $ Il greggio in Borsa
perde un altro 7% Roberto Capezzuoli Nessuna misura pare in grado di fermare la
caduta dei prezzi del petrolio. Ieri al Nymex il Wti per consegna in gennaio è
atterrato a 43,67 dollari al barile, il livello più basso dall'inizio del 2005,
e il Brent si è avvicinato ai 42 $ (-7%). «L'offerta è sovrabbondante»,
commenta il governatore iraniano all'Opec, Mohammad Alì Khatibi, pur
sottolineando che Teheran ha pienamente rispettato la decisione di ridurre la
produzione. «In realtà –ha aggiunto –è difficile quantificare la domanda ». Di
fatto a guidare le quotazioni è proprio il timore di una richiesta
continuamente calante. Una paura che supera anche la forza delle statistiche e
che agisce sui corsi senza essere scalfita né dalle misure a sostegno
dell'economia,né dalle prospettive di ulteriori tagli nella produzione dei
Paesi Opec. Gli scenari economici non sono rosei e la disoccupazione negli
Stati Uniti, il primo consumatore mondiale di greggio, viaggia ai massimi degli
ultimi 26 anni. Quanto basta per allontanare capitali dalle posizioni
"lunghe", all'acquisto. Il petrolio non consente più margini ai
produttori soggetti ad elevati costi d'estrazione. Ma nemmeno questa soglia
teorica è in grado per ora di offrire un supporto. Per Francisco Blanch,
analista di Merrill Lynch, lo scenario più probabile per il 2009 vede il
greggio a una media di 50 $/bbl, ma «non si può escludere un temporaneo calo
sotto i 25 dollari », specialmente nel caso che la recessione di Usa, Europa e Giappone contagi anche la Cina, il
"motore" dei consumi di materie prime. La struttura dei prezzi invece
spinge diversi big a cercare stoccaggi galleggianti: il contango (quotazioni a
termine più alte di quelle spot), purché di almeno un dollaro per un mese, oggi
paga abbondantemente il costo del nolo per una Vlcc, una superpetroliera capace
di oltre 1,5 milioni di barili. L'Opec il 17 dicembre interverrà
sull'offerta, ma la saudita Ara
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ATTIVITA MARITTIMA MERCATI IT data: 2008-12-05 - pag: 20 autore:
Contraffazione. Inchiesta internazionale della Guardia di
finanza di Milano Maxisequestro per i falsi dalla Cina Rita Fatiguso
MILANO Un'Audi fiammante è già in via Filzi,quartier generale del Nucleo
provinciale, a disposizione della Guardia di Finanza. è solo un pezzo, neanche
il più pregiato, del patrimonio sottratto alla rete transnazionale di presunti
contraffattori e contrabbandieri di marchi, quasi tutti cinesi. Il
bottino, ben più consistente, è un duro colpo a quell'economia grigia che tiene
insieme Cina e Italia: 25 autovetture, una cinquantina
di conti correnti intestati a persone fisiche e società, tre immobili, 810mila
capi di abbigliamento ed accessori di griffe famose sotto sequestro – Nike,
Gucci, Fendi, Hogan, Prada, Louis Vuitton, Dolce e Gabbana, Carolina Herrera –
valore stimato 7 milioni di euro. Capi falsificati talmente ad arte da
ingannare anche il buyer più collaudato. L'hanno chiamata Higan, l'operazione
coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano -
Direzione Distrettuale Antimafia pm Margherita Taddei e per il Nucleo milanese
dal capitano della Guardia di Finanza Gerardo Marinelli, dal termine che i
cinesi utilizzano per contrassegnare la paziente attesa sul fiume del cadavere
del nemico. La stessa pazienza della quale si sono armati gli investigatori a
partire dal maggio 2007, da quando si sono messi sulle orme di un cinese che si
faceva chiamare, all'italiana,Mario.Mesi di pedinamenti, intercettazioni e
indagini per arrivare all'alba di ieri quando 160 militari del Nucleo di
Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano guidata dal colonnello
Riccardo Rapanotti e coadiuvati dai Reparti del Corpo territorialmente
competenti, hanno eseguito nove fermi di indiziati di delitto, nelle province
di Milano, Firenze, Bologna, Roma, Genova, Prato, Trieste, Mantova, Cagliari
effettuando 37 perquisizioni presso le aziende e a casa degli indagati.
Diciannove i blitz scattati in tutta Italia, 28 le persone indagate, a vario
titolo considerate responsabili dei reati di associazione per delinquere,
contrabbando aggravato, ricettazione, contraffazione, falso, in più con
l'aggravante della transnazionalità. Attiva tra l'Italia e la provincia cinese dello
Zhejiang, con delocalizzazioni strategiche, freschissime, in Romania e Bulgaria
la rete aveva basi nei porti del Nord Europa (Amburgo, Amsterdam), della Spagna
(Valencia) e dell'Est Europa (Rijeka) dove i capi arrivavano sotto copertura
per essere sdoganati con false fatturazioni. Una rete transnazionale, al
vertice imprenditori di origine cinese, attivi tra Milano, Bologna e Firenze.
Commissionavano la produzione di capi di abbigliamento ed accessori a industrie
cinesi, però andavano spesso nello Zehjiang per curare sia le fasi della
produzione sia della successiva spedizione. Le etichette, a loro volta,
arrivavano separatamente, per aggirare i controlli in dogana ed essere
assemblate in seguito. Negli ultimi tempi, soprattutto in Romania. rita.fatiguso@ilsole24ore.com
L'OPERAZIONE Bloccati sette milioni di capi con griffe perfettamente imitate,
destinati a essere smistati in numerosi Paesi d'Europa
( da "Avvenire" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 05-12-2008 Terrorismo e affari: la Cina è
«preoccupata» PECHINO. Amica storica del Pakistan e oggi in buone relazioni con
l'India, con la recessione dell'economia mondiale che minaccia la sua crescita,
la Cina non può nascondere la sua forte preoccupazione per i possibili
sviluppi della crisi tra India e Pakistan innescata dal massacro di Mumbai.
«L'India ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Liu Jianchao sta
indagando e speriamo che riesca a scoprire la verità. Dal nostro punto di vista
India e Pakistan sono entrambi dei buoni amici e ci auguriamo che risolvano la
crisi col dialogo, cosa che è nel loro interesse ed in quello della comunità
internazionale». In precedenza, lo stesso Liu aveva affermato che la Cina è «molto preoccupata» dalla vicenda, perché «c'è il
pericolo di attacchi terroristici da parte del movimento islamico del Turkestan
Orientale», gli uighuri che si battono per l'indipendenza della provincia
cinese dello Xinjiang (nella foto, controlli di polizia a Urunqi). La Cina, alleata strategicamente col vicino Pakistan anche
nell'ottica del «contenimento » dell'India, ha da tempo sostituito gli Usa nel
ruolo di «migliore amica» dei governi di Islamabad. Secondo l'esperto
pachistano Tarique Niazi, in Pakistan lavorano oggi circa 8.500 cinesi, «almeno
il triplo degli americani presenti nel Paese». Gli investimenti della Cina in Pakistan sono schizzati alla cifra di 4 miliardi di
dollari. Le sue imprese sono il 12 per cento (60 su 500) del totale delle
imprese straniere che operano in Pakistan.
( da "Avvenire" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 05-12-2008
G8, Berlusconi: Maddalena sotto controllo ROMA. «Il primo giorno sarà un G8
tradizionale. Il secondo giorno diventerà un G14, con
l'ingresso di Paesi come Cina, India ed Egitto. Il terzo ci saranno altri Paesi dell'Africa e
dell'Indonesia e si andrà verso un G20» . Berlusconi è chiaro quando spiega che
quello che si terrà in Sardegna, nell'isola della Maddalena, il prossimo
luglio, non sarà un G8 «tradizionale» . Presentando il nuovo logo del
summit, una scritta tricolore con 4 tartarughe azzurre ( simbolo dell'isola),
assicura che quello di luglio «sarà un evento che porterà onore al nostro Paese
e che farà il bene di tutto il mondo» . Guarda all'appuntamento mondiale con
ottimismo, il Cavaliere. «La Maddalena è un posto fantastico e darà
un'accoglienza adeguata anche alle migliaia e migliaia di giornalisti» ,
assicura. E la sicurezza? «Alla Maddalena è stata fatta la più grande
operazione di bonifica ambientale mai compiuta in Italia» , ripete Berlusconi. E
ancora: «Avendo avuto l'esperienza traumatica di Genova per noi il problema
della sicurezza al G8 è un problema che esiste... Stiamo considerando il
problema, cercando di prevenirlo con riunioni specifiche dedicate al tema» .
Attenzione alla sicurezza, ma anche volontà di coinvolgere Paesi nuovi. «La
formula nuova» che caratterizzerà il prossimo G8 sotto presidenza italiana
prevede il pieno coinvolgimento nei lavori dei Paesi del G5 ( India, Cina, Sudafrica, Messico e Brasile), ma anche di Egitto,
Indonesia e Australia. È stata proprio l'Italia a volere fortemente il
coinvolgimento dell'Egitto ai lavori del prossimo G8 perchè ritiene commenta
Berlusconi che, «grazie anche all'autorevolezza di un leader come Hosni
Mubarak» , rappresenti «un Paese largamente ascoltato» in Medio Oriente e in
Africa. Ma tra i temi del G8 spiega il ministro degli esteri Frattini ci sarà
lo stop all'escalation nucleare ( «saremo noi ad avviare il tavolo per il nuovo
negoziato di non proliferazione» ), il ruolo di tramite tra Stati Uniti e
Federazione Russa e «un impegno forte per l'Africa» . Si lavora per luglio, ma
il prossimo G20 annuncia Berlusconi «si terrà a Londra ai primi di aprile, la
data non è ancora fissata» . Il premier ha presentato il nuovo logo del summit
che si terrà in Italia a luglio nel Nord della Sardegna
( da "AprileOnline.info" del 05-12-2008)
Argomenti: Cina
Ba Bai Bang, lettere
dal braccio della morte Enrico Campofreda, 05 dicembre 2008, 18:46 Cinema Le
condanne capitali (non si sa a quanto ammontino) sono una realtà del colosso Cina che pensa di usarle come deterrente contro la propria
diffusa delinquenza. La cinepresa di Keving Feng entra in una delle tante
galere rappresentandone la quotidiana alienazione Regia: Kevin Feng Ke Soggetto
e sceneggiatura: Kevin Feng Ke Direttore della fotografia: Zhang Ji Montaggio:
Fang Lei Interpreti principali: Di Yueming, Su Li, Han Feng, Chen Chunyu, Xu
Huan Musica originale: Xu Xiang Rong Produzione: Hsu Hsiao
Ming, Shen Bing Origine: Cin, Usa, 2008 Durata: 93' Se hai spacciato droghe
oppure ucciso un uomo investendolo in auto e sei fuggito via, se hai commesso
reati più o meno gravi nella Repubblica Popolare di Cina costituisci
il perfetto inquilino di una delle carceri in cui s'aspetta la morte.
Perché le condanne capitali (non si sa a quanto ammontino) sono una realtà del
colosso asiatico che pensa di usarle come deterrente contro la propria diffusa
delinquenza. Eppure la cinepresa di Keving Feng che, fingendosi un regista
televisivo s'è introdotto in una di quelle galere rappresentandone la
quotidiana alienazione, non mostra situazioni terribili. Naturalmente le
vessazioni, la violenza fisica e psichica fra detenuti sono presenti e
visibili. I nuovi "ospiti" vengono accolti in cella da una gerarchia
ben marcata, ci sono boss ai quali sottomettersi e la pletora dei guardaspalle
e servitori, va chiesta loro protezione e va pagata con sigarette, favori e
umiliazioni nel farsi ?cagnolino' per le comuni risa e schiavo nel lustrare la
cella. Dai capi si ricevono parodie di processi sul modello di quelli subiti
ufficialmente in una cornice standardizzata e codificata nella quale c'è la
supervisione dei carcerieri con tanto di tolleranza e repressione, secondo le
circostanze. Al di là di questa routine nulla sembra gravissimo tanto da far
sorgere il sospetto che con un simile racconto il regista lanci più di una
denuncia un vero spot per il regime dotato d'uno spaccato carcerario in fondo
normale. Certo su tutti gli internati incombe la morte che al massimo si può
rinviare di mese in mese, se si è fortunati di qualche anno con occupazioni che
a qualcuno fanno incrociare anche gli occhi dell'altro sesso. Accade a un uomo
e una donna, entrambi in attesa dell'esecuzione, cui si dà il compito di
leggere dai microfoni del penitenziario una sorta di pubblico pentimento. Fra i
due scoppia un sentimento amoroso e solo allora forse pensano alla morte che
può interrompere questa labile gioia nella cattività. Per il resto si esorcizza
lo spettro dell'esecuzione parlandone, descrivendo gli aspetti truci come
fossero dettagli tecnici: essere colpiti in testa o nel corpo? Si chiosa che ai
boia non va di sporcarsi con schizzi di sangue e si fanno congetture e narrano
cose terribili di cervelli frullati con un bastoncino inserito nel foro del
proiettile, se questo non ha provocato una morte immediata. Non è chiaro se il
compagno spione punito, e quasi ucciso a suon di botte, lo si salva in seguito
per uno spiraglio d'umanità rimasta in cuore o solo per non avere ulteriori
rogne coi carcerieri. Forse nell'inferno ovattato, nel vicolo cieco della
disumanizzazione in cui la condanna estrema dovrebbe condurre a quei detenuti
resta uno sprazzo di calore non ferino. E' il messaggio della pellicola che
trova briciole d'umanità sparse anche nei luoghi della perdizione e fra i suoi
miserabili abitanti (tutti detenuti comuni, né politici, né mercanti). Insieme
alla colonna sonora è l'angolo lirico del lavoro che ricerca la pietas più
della condanna per un meccanismo che ha già tristemente condannato se stesso
per il fatto di esistere.
( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Roma
Antonio Merone "Teatro, cinema e ironia i miei amori di frontiera"
Merone, da Capocotta al Sundance Festival RODOLFO DI GIAMMARCO Da 48 ore sono
aumentate le quotazioni del cinema italiano in America: mentre c´è grande
attesa per la candidatura all´Oscar di Gomorra di Matteo Garrone, c´è la
notizia che Un altro pianeta di Stefano Tummolini, interpretato da attori di teatro,
e distribuito dalla Ripley´s Film, sarà tra i 16 film selezionati dal Sundance
Film Festival per il Concorso Internazionale dal 15 al 25 gennaio a Park City
nell´Utah. Un bel colpo, meritatissimo, come constaterà chiunque vada adesso a
vedere il film al Metropolitan. Non si può non parlarne col protagonista,
Antonio Merone, che ha tanto teatro alle spalle, e che sta (ri)portando sulla
scena un lavoro per certi aspetti analogo a Un altro pianeta. «Ci sono
spettacoli e film che sono di frontiera. A teatro ho fatto nel 2001 Under my
skin di Massimo Bavastro, un testo che originariamente era fondato sulle
dinamiche di fine-relazione tra un uomo e una donna, storia convertita dal
regista Daniele De Plano in versione per soli uomini: fece colpo, testimoniando
che si può amare l´altro per come è e non per come vorremmo che fosse, e adesso
il lavoro l´abbiamo ripreso a Roma e Milano, lo rifacciamo a Firenze, lo
trasferiremo al Colosseo di Roma dal 3 febbraio, poi a Torino, e ci sono
richieste ovunque. Nel frattempo io sono dentro il film Un altro pianeta di
Tummolini, altrettanto concepito in una frontiera dei rapporti, con le
categorie di amore, feeling, consolazione e affetto da cercare dove sono
veramente e non dove vorremmo che fossero, superando le divisioni di sesso e di
genere tanto nei personaggi quanto negli spettatori». Ed è sul grande schermo,
compreso quello del Festival de Cine Italiano de Madrid di
qualche giorno fa, che è emersa la figura dell´attore che ci parla. Detto anche
in cifre, Merone è l´efficace e laconico personaggio centrale del film di
Stefano Tummolini (già aiuto di Ferzan Ozpetek) che, sintetizza lui, «nel
maggio 2007 è stato realizzato in soli 7 giorni di riprese lavorando dalle 6
del mattino alle 8 di sera, costando in tutto (post-produzione a parte)
meno di 1000 euro, per poi ottenere 7 emozionanti minuti ininterrotti di
applausi dalle 1300 persone che l´hanno visto al recente Festival del Cinema di
Venezia, con osanna della critica, e purtroppo col risultato di circolare in
Italia solo attraverso 11 copie, di cui resistono (con successo di passaparola)
solo le copie visibili a Roma e a Milano». Un piccolo grande miracolo di cinema
di qualità non gridato, con sceneggiatura (cui ha collaborato lo stesso Merone)
di toccante armonia, personaggi di riflessiva e complicata umanità, attori
tutti congeniali (tra cui Lucia Mascino che traduce il suo turbamento in
sintonia bellissima), e regia di rara sensibilità narrativa. Ora, di questa
impresa un buon merito va anche proprio a lui, ad Antonio Merone, teatrante
napoletano di carattere un po´ chiuso e di fisico intrepido. «Qui, in questa
elaborazione di un lutto in una giornata trascorsa per intero sulla spiaggia di
Capocotta, nei panni di un omosessuale che ha perso il suo compagno e che s´apre
a conversazioni promiscue e distraenti, sono dovuto stare per tutto il tempo in
costume da bagno». Anche il destino di lui interprete fu segnato da un lutto
dell´adolescenza. «M´aveva stregato il far ridere la gente a 8 anni in una
recita parrocchiale, e a quell´età mi divertivo pure a buttarmi per terra in
cucina per attirare l´attenzione dei miei e delle mie due sorelle maggiori
spalmandomi il passato di pomodoro e ficcandomi un coltello sotto la camicia,
ma la presa di coscienza l´ebbi a 16 anni, per una morte in famiglia. Scomparve
la sorella di mia madre, una zia cui eravamo affezionatissimi, e fu il teatro a
distoglierci dalla tristezza. Coi miei andai a vedere La fortuna con la effe
maiuscola coi fratelli Giuffrè, e con gli amici assistetti a uno spettacolo di
Peppe e Concetta Barra. Mi sentii meglio. Ed ebbi la voglia di fare io stesso
qualcosa di identico, di comunicare agli altri un piacere, un sollievo. Due
anni dopo feci segretamente un provino con una compagnia napoletana,
partecipai, poi lo spettacolo non si fece. Decisi di lottare ancora». Una lotta
che ebbe a che fare con i suoi, un ceppo scrupolosamente borghese animato da
saldi principi. «Mio padre è stato un grande avvocato della moda, mia madre è
stata una signora dedita a sostenere i poveri e i carcerati. All´inizio furono
turbati dalla mia scelta. Ma adesso sono fieri di me, mi trovano coraggioso,
sono miei complici». Lui s´esercitò a Roma alla scuola di Pierfederici e
Diotajuti, iniziò coi Colombaioni («come sputafuoco»), crebbe con Fiorentini
(«maestro di comicità»), e ha fatto la sua prima tournée («di educazione al
teatro») con la Moriconi diretta da Salveti in Madame Sans-Gène, ha recitato
Molière per Bertorelli, Bernhard accanto a Tedeschi, Pirandello con Trifirò,
Goldoni con Emiliani. E ha accumulato esperienze in cinema, televisione, radio.
«A insegnarmi l´importanza del corpo sono serviti uno stage di mimo con Marceau
e sei anni di danza». Ammette un difetto. «Per carattere io non chiedo mai, non
frequento, non mi autopromuovo, e questo nel mondo dello spettacolo costituisce
un problema. A me interessano la verità, i rapporti umani. Magari con un po´ di
ironia».
( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Milano
Delano Sulle tracce di Terzani ROBERTO MUTTI Sul fiume una barca avanza
lentamente, sopra un ponte passano biciclette che lo attraversano rapide, sulla
riva è ancorato un traghetto su cui sono stipati camion carichi di uomini e
merci. A guardarle bene, le fotografie di James Whitlow Delano sembrano voler
parlare di un continuo spostarsi oltre le acque, al di là delle foreste e dei
deserti. Ma c´è di più: il fotografo americano ha compiuto un lungo viaggio
nell´universo asiatico avendo un preciso filo conduttore che, come dice il
titolo della sua mostra esposta alla Galleria Grazia Neri (e del catalogo
Vallardi che l´accompagna) si svolge "Sulle orme Tiziano Terzani".
Del giornalista, scrittore e grande conoscitore dell´Asia, Delano ha colto lo
spirito per tradurlo in immagini in bianconero personalissime dove le
composizioni sono dinamiche e le atmosfere poetiche. Che si trovi in Vietnam o
in Russia, in Cina o in India,
in Birmania o in Afganistan, il quarantottenne fotografo si sofferma sui
paesaggi e sulle persone, sui templi antichi e sui nuovi grattacieli che
riprende con le sue caratteristiche stampe dai toni morbidi, con uno sguardo
critico che sembra voler riecheggiare le lucide analisi dello scrittore che gli
fa da guida ideale.
( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIV - Bologna
L´Italia a caccia del Mondiale Sacrati: Basket City siamo noi Ma c´è un giallo
nel dossier: spunta pure Casalecchio La sfida azzurra contro Cina
e Spagna: decisiva la caccia ai voti, a maggio il verdetto STEFANO VALENTI
GINEVRA - L´Italia fa bella figura, fra le tre in lizza. Forse la migliore,
pure se siamo solo all´inizio e la partita vera si giocherà a inizio anno, e
lontano da occhi indiscreti. Ma intanto, alla sfilata delle candidature per il
Mondiale di basket 2014, da assegnare il prossimo maggio a Cina,
Spagna o Italia, un piccolo giallo c´è, chiuso nelle 26 pagine dello splendido
volume che riassume la qualità della candidatura azzurra. E sono le immagini,
infilate dentro, della Futurshow Station. Eppure Claudio Sabatini aveva negato
l´autorizzazione... Poi, sul filo della messa in stampa è scattato il
"blitz". La partita si gioca sul filo dei voti e Bologna, Basketcity,
non poteva restare appesa a un progetto, quello di Sacrati, che rimane il palazzo
prescelto, senza dubbi, ma oggi non esiste. Così, s´è deciso di mostrare pure
l´impianto che già c´è. E´ una copertura, di cartavelina: la Station ha due
paginette di foto d´archivio più una recente, tutti gli altri hanno 4 pagine di
foto, immagini al computer, planimetrie dettagliate. Del Parco delle Stelle c´è
tutto, della Station nulla. A Sacrati non sposta, forte del sostegno incassato
qui. A Sabatini darà un po´ d´umanissimo fastidio. Noi, se interessa, gli
avremmo dato retta, sia perché l´impianto è suo, sia perché, se il Parco
sorgerà, sarà una bella cosa per Bologna. Il rischio, o l´occasione per non
fare, sarà, in tempi di vacche magre, dire "tanto c´è l´altro, facciamolo
lì il Mondiale". Ha aperto le danze la Cina,
mostrando il video della sua recente grandezza, dagli impianti olimpici alla
tumultuosa crescita economica. «Un quinto della popolazione terrestre vive qui,
dateci il Mondiale e darete al basket una popolarità come nessun altro può
garantire». Poi, ci sono pure i soldi, tanti. Ma sulla Cina aleggia un´ombra: la Fiba chiede un evento che muova l´intero
paese, la Cina mette sul piatto solo Pechino. Ecco gli spagnoli: non manca il
flamenco, il discorso di Lissavetsky, segretario di stato per lo sport, è molto
lungo e molto politico. Quando dice «... il nostro non sarà un Mondiale
solo per la Spagna, ma soprattutto per le nazioni in via di sviluppo», bussa
per i voti dell´Africa? Il video esalta le 23 medaglie portate a casa negli
ultimi tre anni e i tanti eventi Fiba già ospitati. Un boomerang? L´Italia fa
un gran bell´esame, il migliore di tutte. Merito delle verve di Dan Peterson, e
merito d´aver portato a Ginevra meno cotillons ma gente vera. Sul palco salgono
Meneghin («parlo a nome dei tifosi italiani»), Gamba, Recalcati, gente che nel
basket ha fatto la storia. E poi Andrew Howe, che a Pechino s´emozionò parlando
con Kobe, e Wilfred Bungei, oro olimpico negli 800 («sono keniano, ma l´Italia
m´ha accolto e si merita il Mondiale»). Mai avuto, pure se fu tra le fondatrici
della Fiba. Il sottosegretario allo Sport Rocco Crimi ribadisce il sostegno del
governo, in video passa pure Berlusconi, che sotto la mole di Meneghin gli dice
«noi siamo amici, vero?», dall´America c´è l´in bocca al lupo di Bargnani e
D´Antoni, sul palco lo splendore di Silvia Battisti, miss Italia. Petrucci
invita a volare bassi, ma accoglie la vera sfida: quella dei voti, che parte
ora. Si dice che la Cina uscirà per prima. Da battere,
la Spagna. SEGUE A P
( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Torino
Primo spettacolo alla Cavallerizza: la rassegna prosegue fino al 14 dicembre Malafestival,
teatro e danza tra i robot Tra gli ospiti il fondatore della "Fura".
Previste performance pure ad Avigliana MAURA SESIA I titoli sono enigmatici e
prolissi ma la sostanza è tanta, fascinosa e seria, nei 26 appuntamenti che
compongono il "Malafestival ? Ars in Mala Causa 2008". è un´idea dei
Servi di Scena opus rt che arriva alla VII edizione, da oggi al 14 dicembre tra
Torino ed Avigliana. Sono il teatro e la danza declinati in tutti i casi delle
nuove tecnologie, come robotica, animazione interattiva, interfaccia corporale,
video, software scenico. Il sottotitolo è "No limits ? sconfinamenti e
utopie per evadere dalla rabbia" e comprende una babele di generi, tra
spettacoli di parola ed azione, di breve o più lunga durata, di forma compiuta
o in fieri, ma tutti a contenuto rigorosamente socio-politico. Oggi alla
Cavallerizza dalle 20.30 si inanellano tre interventi; "Wbnr ? Torino/What
Burns Never Returns ? solo" di Alessandro Carboni è il
risultato temporaneo di una ricerca coreografica ed urbana sulla densità umana
che muta il paesaggio, realizzata tra India, Cina, Iran.
"Wbnr" cresce ogni tappa creando live performance uniche, dove un
walker vagante per la città, inviando le proprie indagini antropologiche sul
palco tramite motion tracking e sensori, interagisce in diretta con le
evoluzioni del danzatore. Seguono la Compagnia Magz con
"Hypertropia: pensée latente, peupler l´attente, monter la tente" e
Kònic thtr in "A(d´acqua) The augmented stage in Torino ? Officine
Sintetiche". Il primo è un´installazione multimediale in cui si analizza
l´identità di un territorio, in modo interdisciplinare, grazie alle opportunità
del web. Il secondo è un evento in prima assoluta basato su un progetto di
digital performing art e specializzazione dei ruoli, creato da Vanessa Vozzo,
Tatiana Mazali e Antonio Pizzo, in collaborazione con l´Università ed il
Politecnico di Torino; gruppi di professionisti, tra performers, tecnici
audiovisivi/multimediali, un team di gestione informatica e di documentazione,
hanno lavorato con 20 studenti, coordinati da alcuni docenti italiani e
spagnoli. L´evoluto frutto è un´esibizione espansa, con la duplicazione
virtuale in diretta dei protagonisti, al ritmo di una musica sintetica
elettronica che si adegua all´espressione corporea. A tanta complessità tecnica
corrisponde un argomento semplice: l´acqua, ma anche lo sfruttamento delle
risorse idriche. Il "Malafestival" resta a Torino fino a martedì, per
trasferirsi dal 12 dicembre presso lo Stabilimento Teatrale Folengo di Avigliana.
Tra i molti ospiti, è oramai un apprezzato habitué Marcel.lì Antunez Roca,
mitico fondatore della Fura dels Baus, che domenica a Torino propone
"Metamembrana", una sorta di collage audiovisuale interattivo e
animato, che trae anche ispirazione dai dipinti di Bosch e Bruegel. Il
programma completo è su www.opusrt.it
( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Palermo
Il blitz Seimila lattine di olio contraffatto dirette in Cina Stavolta non è stata la consueta merce cinese di dubbia
provenienza a finire nel mirino, ma il contrario. I funzionari dell´ufficio
delle dogane di Palermo hanno infatti sequestrato 6.480 latte da tre litri di
olio alimentare dichiarato come "olio vergine di oliva" contenuto in
un container che stava per essere spedito da un esportatore locale in Cina. Dall´analisi effettuata dalla sezione operativa
territoriale del laboratorio chimico di Palermo su un campione del prodotto,
quello che doveva essere olio di oliva è invece risultato comune olio di semi
di soia, generalmente usato per friggere e di valore decisamente inferiore a
quello di oliva. L´esportatore che stava per spedire l´olio contraffatto in Cina è stato denunciato all´autorità giudiziaria per tentata
frode in commercio.
( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 16 - Esteri
Sarkozy sfida Pechino, oggi vede il Dalai Lama La Cina lancia il boicottaggio online. Il leader tibetano: "Spero
diventi democratica" ANDREA TARQUINI DAL NOSTRO INVIATO DANZICA - «Abbiamo
la speranza che la Cina cambi, che diventi una società democratica e aperta, e allora il
problema del Tibet si potrà risolvere col dialogo in un giorno», ha detto il
Dalai Lama ieri qui a Danzica, parlando ai media con Lech Walesa al suo
fianco. Ha lanciato un segnale di moderazione a Pechino alla vigilia del suo
atteso incontro di oggi col presidente francese, Nicolas Sarkozy, ma la
Repubblica popolare replica alzando il tiro: se davvero Sarkozy si ostinerà a
incontrarlo, hanno detto i portavoce del regime, ciò avrà conseguenze gravi per
i rapporti franco-cinesi: «Gravi anche per l´economia e il commercio». Ma
l´Eliseo non molla: l´incontro è in programma, confermano fonti francesi. Sullo
sfondo della crisi economica internazionale e delle tensioni sui diritti umani
tra Cina e mondo libero, si gioca dunque a Danzica,
nelle prossime ore, una partita decisiva. Una prova Ue-Cina
sui valori-guida del pianeta. Il leader spirituale tibetano è qui per
partecipare alla conferenza internazionale che oggi celebrerà il 25esimo
anniversario del conferimento del Premio nobel per la pace a Lech Walesa. «Se
fossi tibetano lotterei anch´io», ha detto l´ex presidente. «Ma io invidio i
suoi bei baffi», gli ha risposto scherzando il Dalai Lama. Sarkozy, presidente
di turno dell´Unione europea mostrerà alla Cina che
l´Europa vuole la collaborazione ma non accetta ricatti. «Quando la Cina sarà una società più aperta, uno Stato di diritto, più
democratico, con la libertà di parola e di stampa la situazione tibetana e generale
diverrà subito chiara al popolo cinese», ha affermato ieri il Dalai Lama. «Ci
accusano di separatismo», ha aggiunto, «è assolutamente infondato e falso. Ci
conviene restare insieme al popolo cinese, ma con la nostra cultura, lingua e
religione». E poi: «I nostri valori etici di autodisciplina possono aiutare
molto il rinnovamento della Cina dove la corruzione è
così diffusa». Inviti al dialogo, dunque, come lo stesso Walesa aveva proposto
in un´intervista a Repubblica. Ma Pechino reagisce col linguaggio dei falchi.
«Se Sarkozy si ostinerà a tenere l´incontro, ciò porterà gravemente danno ai
rapporti bilaterali», affermano i portavoce. E Meng Xiangqing, dell´università
della difesa nazionale, ha parlato apertamente di ripercussioni pesanti su
economia e commercio. Gli occhi del mondo sono dunque puntati oggi su Sarkozy:
i portavoce del presidente assicurano che l´incontro ci sarà, quindi i valori
fanno premio con i rapporti commerciali con Pechino. I cinesi premono con ogni
mezzo. Anche con la guerra su internet. Con e-mail e blog ispirati dal regime,
i giovani nazionalisti promettono di boicottare ogni prodotto francese. Si
mobilitano online anche le ragazze delle metropoli cinesi, appassionate di moda
occidentale: «Io da giovane donna cinese giuro che non userò mai più prodotti
made in France per farmi bella», si legge in un messaggio sulla rete.
( da "Repubblica, La" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 5 - Economia
Le locomotive Primi giorni Parla Claes Fornell, il "guru" americano
dello shopping inventore dell´indice di soddisfazione dei consumatori "Ma la
riduzione dei prezzi eviterà la debacle dei consumi" Se la locomotiva
americana e quella cinese ripartiranno anche l´Europa uscirà dalla crisi Già
nei primi giorni delle festività natalizie negli Usa abbiamo registrato un
aumento delle vendite del 3% MILANO - è considerato il guru americano dei
consumi. Claes Fornell, svedese di nascita e americano di adozione, è il
creatore dell´American Customer Satisfaction Index (Acsi), letteralmente
l´indice della soddisfazione dei consumatori americani tarato su ben 34 settori
merceologici dalle auto all´abbigliamento, ai cosmetici, alle bevande. Negli
Usa l´Acsi è considerato un parametro molto attendibile delle tendenze degli
acquisti nei tre mesi successivi alla rilevazione. Fino al punto di influenzare
i corsi di Borsa delle imprese quotate che operano nei comparti oggetto delle
maggiori oscillazioni. Parliamo con Forrell in occasione del lancio in Italia
del suo libro "Clienti soddisfatti" edito da Franco Angeli. Mister
Forrell, cosa prevede riguardo l´andamento dei consumi negli Usa a Natale?
«Secondo noi i consumi di Natale saranno inferiori all´anno scorso ma non andrà
così male come dicono i più. E´ vero che la famiglie non avranno un portafoglio
gonfio come nel 2007. Ed è anche vero che le banche terranno stretti i cordoni
del credito. Così come è vero che sta crescendo la disoccupazione. Tuttavia la
situazione non è così nera. Il costo della benzina, ad esempio, è calato del
50%. E questo rappresenta un risparmio di mille miliardi di dollari su base
annua. E anche il prezzo dei beni voluttuari è calato con un altro sensibile
risparmio per i consumatori. Lo stesso vale per l´energia e per il prezzo dei
beni importati. Oltre a ciò a Natale ci saranno delle offerte commerciali molto
allettanti. Tutto questo conferma il mio ottimismo. Anche perché già nei primi
giorni delle festività natalizie abbiamo registrato un aumento dei consumi del
3%» Come andranno i consumi nei mesi successivi? Ci sarà una flessione
sensibile o no? «Dipenderà molto dagli stimoli fiscali e dalla politica
monetaria del governo. Se il governo riuscirà a iniettare liquidità nel sistema
il risultato potrebbe essere positivo». Quando prevede che la situazione negli
Usa potrà migliorare? «Quando la prossima amministrazione si insedierà in modo stabile
a adotterà il suo pacchetto di stimoli sia creditizi sia fiscali ci sarà un
miglioramento. Ciò potrebbe avvenire già nel primo trimestre del 2009. Questo
non vuol dire che sarà superata la recessione ma che il periodo peggiore della
congiuntura sarà alle nostre spalle». Come pensa che andranno le cose in Italia
e in Europa durante il Natale? «L´Europa e l´Italia dovranno affrontare
problemi analoghi agli Usa. In più dipenderanno da come gli Stati Uniti
gestiranno la crisi». Quando ripartiranno i consumi in Europa e in Italia? «Se
la locomotiva americana e quella cinese ripartiranno l´Europa uscirà dalla
crisi. Certo ne uscirà più tardi degli Usa ma non troppo più tardi. Quello che deve fare la Cina è stimolare
la sua domanda interna e continuare a finanziare i consumi degli americani».
Secondo la Confesercenti, le vendite natalizie in Italia diminuiranno di circa
1 miliardo di euro pari al 9%. Che ne pensa di questa previsione? «Per me un
calo del 9% è troppo alto. Se questa stima così negativa fosse esatta
vorrebbe dire che l´economia italiana si trova di fronte a una severa
contrazione». (g.lon.)
( da "Unita, L'" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Il toto ambasciatori
Usa In lizza Kennedy e Winfrey Roma, Londra, Parigi, Tokyo, Pechino, Riad...
Scatta il «valzer degli ambasciatori» Usa dell'era Obama. Volti nuovi in rampa
di lancio: come la figlia di JFK e la star nera dei talk show, Oprah Winfrey.
Il dopo-Spogli potrebbe nascere nel segno dei Kennedy. Barack Obama è alle
prese con il «valzer degli ambasciatori». E una delle sedi investite dal cambio
è quella di Roma. Ronald Spogli, nonostante le speranze riposte, è dato come
sicuro partente. Al suo posto, il «toto ambasciatori» dà come «papabile»
Caroline Kennedy, la figlia di John Fitzgerald e di Jacqueline. Caroline ha
guidato il gruppo dei saggi incaricato da Obama di indicare il vicepresidente
(John Biden). Per Caroline si era parlato anche dell'incarico di ambasciatrice
Usa presso le Nazioni Unite, ma la scelta di Obama è caduta poi sulla giovane e
«liberal» Susan Rice. Barack Obama non si è ancora insediato alla Casa Bianca e
nei palazzi di Washington è cominciato il valzer degli ambasciatori: Londra,
Parigi, Roma, Tokyo, il Vaticano, ma anche Pechino e Riad sono tra le sedi più
ambite in ballo, dopo che, come è consuetudine ad ogni cambio di
amministrazione dalla Transizione di Obama è partita la richiesta agli ambasciatori
di nomina politica scelti dal presidente George W.Bush di lasciare il posto. La
scadenza è il 20 gennaio, quando si insedierà la nuova squadra di governo con
Hillary Clinton al timone del Dipartimento di Stato, e già cominciano a
circolare nomi: su Pechino, una sede chiave alla luce della
crisi economica dal momento che la Cina detiene il
grosso del debito americano, starebbe cercando di mettere il cappello il
ricchissimo John Thornton, un ex presidente Goldman Sachs che si è appena
dimesso da direttore dell'Industrial and Commercial Bank of China citando
«nuovi impegni di affari». L'ambasciatore degli Usa a Roma, Ronald
Spogli, e l'ambasciatrice presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, entrambi non
«di carriera», rientreranno negli avvicendamenti, al pari dei colleghi Craig
Stapleton, ex co-proprietario della squadra di baseball dei Rangers con Bush e
attuale ambasciatore in Francia, o Ronald Tuttle, inviato a Londra,
multimilionario delle concessionarie auto e uno dei «pionieri», il
selezionatissimo gruppo di donatori che per la rielezione di Bush avevano
raccolto almeno centomila dollari. UNA SEDE PER OPRAH Il borsino del «toto
ambasciatori» dà in ascesa alcuni protagonisti dell'universo obamiano come
Caroline Kennedy, la miliardaria di Chicago Penny Pritzker o Oprah Winfrey,
regina nera dei talk show che fonti bene informata danno come futura
ambasciatrice a Londra; sede a cui ambiva anche la Kennedy, «dirottata» su
Roma. In alternativa, Caroline potrebbe «ereditare» il seggio di Hillary
Clinton come senatrice di New York. Le ambasciate «premio» sono un residuo
dello spoil system di cui hanno approfittato democratici e repubblicani
dall'epoca di Kennedy. Negli anni di Clinton, se può servire da guida sullo
stile di Hillary, molti amici di Bill, come la grande donatrice Pamela Harriman
e il banchiere Felix Rohatyn a Parigi, ottennero sedi prestigiose in premio
dell'appoggio. Ma lo stesso Clinton inviò a Roma, un'altra ambasciata «premio»,
un diplomatico di carriera come Reginald Bartholomew. UMBERTO DE GIOVANNANGELI
ROMA udegiovannangeli@unita.it
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-12-06 - pag: 2 autore: Il Wti a New York ha perso il
25% in una settimana, atterrando a 40,81 dollari Greggio mai così basso dal
2004 Roberto Capezzuoli La discesa dei prezzi del petrolio sembra
inarrestabile. Ieri il future sul West Texas, benchmark del mercato
nordamericano, ha chiuso la giornata a New York al minimo quadriennale di 40,81
dollari al barile, e all'Ice di Londra il Brent per consegna in gennaio ha
infranto quota 40, attestandosi a 39,74 dollari. In una settimana il Wti ha
ceduto quasi 14 dollari, un tracollo di dimensioni inattese, pari al 25%. La
precipitosa discesa è stata alimentata dalle pesanti indicazioni che, come nei
giorni precedenti, sono venute dagli Stati Uniti. La più consistente perdita di
posti di lavoro degli ultimi 34 non poteva certamente scatenare l'ottimismo e
la ripresa degli acquisti. Anzi,l'atteggiamento degli operatori ha persino
esagerato, a giudicare dai risultati apparsi sugli schermi del Nymex, gli
aspetti negativi. La previsione di un calo della domanda era peraltro una
conseguenza ovvia, tanto più che anche l'industria
automobilistica americana è alle corde, mentre i raffinatori di Cina e India si sono visti aumentare dai fornitori sauditi i prezzi
ufficiali di vendita e contemporaneamente diminuire da Pechino i prezzi dei
combustibili al dettaglio. Nulla che lasci spiragli per un graduale e solido
rincaro, almeno per il momento. Quindi il mercato reale mostra una forte
cautela e ricomincia a vedere superpetroliere usate per stoccaggi galleggianti,
"pagati" (si veda Il Sole-24 Ore di ieri) dal contango, cioè dal
maggior prezzo delle consegne future rispetto a quelle spot. Invece gli
investitori, che spesso seguono alchimie in cui si mischiano grafici e
sensazioni, da entrambi gli ingredienti traggono oggi soltanto indicazioni poco
incoraggianti. Così rischia di avverarsi anche il pronostico pubblicato dagli
analisti di Merrill Lynch, secondo cui nel 2009 non si possono escludere
puntate a 25 dollari, se la Cina verrà contagiata dalla
recessione. L'ipotesi evidentemente è affascinante, se già ieri qualche epigono
della banca d'affarisi è spinto a parlare di 20 dollari. Lo scenario è simile,
pur con direzioni opposte, a quello che si vedeva nel 2005 con le previsioni
emesse dalla Goldman Sachs, di barile in rialzo fino a 105 dollari. In quel
caso l'ipotesi si avverò, ma non sembra realistico, e lo ammette la stessa
Goldman, che si realizzi il pronostico successivo, quello lanciato nella tarda
primavera di quest'anno, di rincari del barile fino a 240 $ entro due anni.
Prese con beneficio d'inventario le profezie, vale però la pena di considerare
le proiezioni dell'Agenzia internazionale dell'Energia,che ieri hanno corretto
per l'ennesima volta al ribasso le stime sulla crescita dei consumi nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-06 - pag: 13 autore: In pista arriva
la Formula austerity Montezemolo (Fota): «Dai team proposte rigorose e per
migliorare lo spettacolo» di Giuliano Balestreri e Lello Naso M entre non si
era ancora spenta l'eco della decisione shock della Honda di lasciare la
Formula Uno, ieri la Fia ha annunciato che la Cosworth ha vinto l'appalto per
la fornitura di un motore a basso costo per tutti i team che vorranno
utilizzarlo. Non è il minacciato motore unico, ma a partire dal 2010 basteranno
nove milioni di euro per ave-re un propulsore per tutta la stagione.
Difficilmente porterà le macchine sul gradino più alto del podio, ma consentirà
alle piccole squadre di sopravvivere nello sport in assoluto più costoso e
selettivo. La Fota,l'associazione dei team il cui esecutivo si è riunito a
Londra, ha risposto a stretto giro per bocca del suo presidente Luca di
Montezemolo: «Abbiamo condiviso all'unanimità alcune importanti decisioni per
il 2009 e il 2010, ed è stata definita anche una proposta per un nuovo motore
da usare a partire dal 2011. Abbiamo dato un ulteriore impulso verso una
riduzione dei costi in modo da poter aiutare in particolare i team più piccoli
già nella prossima stagione. A breve organizzeremo un incontro con Max Mosley
per presentargli nel dettaglio le nostre proposte e per discutere come
migliorare lo spettacolo offerto dal nostro sport. Inoltre, abbiamo anche
condiviso la necessità d'incontrare Bernie Ecclestone per affrontare anche i
temi relativi alla redistribuzione dei ricavi». L'inizio della Formula
austerity? Difficile associare questo termine allo sport simbolo del glamour,
ma è evidente che l'era dell'attenzione ai costi è iniziata anche nel circus.
Ecclestone, la Fia, la Fota lo avevano capito ben prima della decisione shock
della Honda di abbandonare le corse. Era necessario ridurre i costi per rendere
meno spietatol'assioma della Formula 1: se non investi non vinci, se non vinci
non c'è ritorno d'immagine e se non c'è ritorno d'immagine non c'è ritorno
economico. La Honda ha lasciato perché il meccanismo si è inceppato alla
casella vittorie: una in tre anni di corse, a circa 300 milioni di euro
d'investimenti a stagione. è evidente che, applicando rigidamente la regola
Honda, con la riduzione degli introiti da sponsor e la necessità di procedere
ai tagli da parte delle case madri automobilistiche messe alle strette dalla
crisi, il giocattolo Formula Uno avrebbe rischiato di rompersi. Dunque,
Ecclestone, Fia e Fota, da almeno cinque anni, hanno messo in campo una
strategia per ridurre i costi, livellare la competitività dei team e aumentare
la possibilità di vittoria anche per le piccole squadre. E, contemporaneamente,
far salire i ricavi. La prima misura, nel 2005, è stato il fornitore unico di
pneumatici con la giapponese Bridgestone che garantisce a tutti i team due sole
mescole per gara. Poi è stata la volta della drastica riduzione dei chilometri
di prove, un tempo illimitati. Ogni team può effettuare non più di 15mila
chilometri di test a stagione. Ancora: le squadre sono state obbligate a
utilizzare lo stesso motore per le prove e la gara e per due Gran Premi
consecutivi e hanno montato la stessa centralina elettronica. Infine, è stato
eliminato il controllo di trazione, un meccanismo che teneva le macchine
incollate alla pista e, limitando gli errori dei piloti, rendeva difficilissimi
i sorpassi. I risultati, almeno in parte, si sono visti. Da un duopolio di
vittorie Ferrari-McLaren, si è passato l'anno scorso a cinque team vincitori
con Renault, Bmw e Toro Rosso che si sono aggiunti alla lista. E dall'anno
prossimo si cambia ancora: il motore dovrà durare tre gare e sarà ridotta la
possibilità di variare l'aerodinamica. Ecclestone e i team hanno operato anche
sul fronte dell'aumento dei ricavi:la F1 è andata a caccia di organizzatori di
gran premi in Paesi esotici ma disposti a spendere più del vecchio
mondo,tradizionale bacino d'utenza del circus. Negli ultimi anni la F1 ha perso
via via Imola, Canada, Stati Uniti guadagnando Malesia, Bahrein, Singapore, Cina e, dal 2009, Abu Dhabi. Nuovo mondo, sceicchi, gare in notturna
(come a Singapore) per aumentare lo spettacolo, attrarre gli sponsor e far
crescere il bacino d'utenza televisivo, quei 3,25 miliardi di persone l'anno
che con un costo contatto di 0,1 euro fanno della Formula 1 lo sport più
appetito dagli sponsor dopo i grandi eventi - Olimpiadi e Mondiali di
calcio - e le partite delle Nazionali maggiori. L'obiettivo è tenere attaccati
gli sponsor: se le aziende riducono gli investimenti, sarà difficile
raggiungere il budget di circa 3 miliardi di euro necessario per tenere in vita
i team. Soprattutto perché i big spender del settore sono le tlc, da Telecom
Italia a Vodafone fino ad At&t con 252 milioni di dollari spesi lo scorso
anno e gli operatori finanziari (tra cui Banco Santander, Ing e Royal Bank of
Scotland) con 128 milioni. «Per il momento la fuga degli sponsor dalla Formula
Uno non c'è, ma un altro anno così difficile potrebbe cambiare le cose», spiega
Giovanni Palazzi, presidente di Stage Up. Di certo però il mercato delle
sponsorizzazioni è destinato a vivere una fase di netto calo. Il panico –
almeno per il momento – non si è visto, «ma qualcosa sta cambiando» dice
Michele Uva, direttore di Sport Markt Italia: «I grandi gruppi faranno molta
più attenzione alla qualità dell'investimento che alla quantità ». Si spiega
così la decisione di Marlboro (Philip Morris), unica multinazionale del tabacco
nel mondo delle corse, di continuare a investire cento milioni di dollari sulla
Ferrari pur senza poter esporre il logo. Una tesi confermata anche dalle
strategie di Telecom Italia che ancora non ha definito l'intero budget per il
2009, ma che ha già confermato l'impegno con la scuderia Ferrari e il team
Ducati per tutto l'anno, così come – tra gli altri – quello con la Lega Calcio
fino al2010. La crisi colpirà quindi gli sport minori, ma anche singole
società, soprattutto quelle che non hanno saputo sviluppare strategie di
comarketing con i loro top sponsor. Tra i settori destinati a cedere il passo
le grandi banche e probabilmente le assicurazioni, così come ridurranno la loro
esposizioni i produttori di auto, «ma chi è impegnato in Formula Uno terrà
duro» aggiunge Palazzi. La recessione, paradossalmente, apre però spazi per
nuovi competitor, dal mondo dello sport a quello dei giochi e delle scommesse
online. Non si tira indietro Adidas che punta sul calcio e neppure Bwin.
«Abbiamo appena confermato il nostro impegno con il Milan, il Real Madrid, il
Moto Mondiale e la Fiba, la federazione internazionale di basket», dice da
Vienna Andrea Gaudenzi, l'eroe di Coppa Davis degli anni 90, oggi responsabile
internazionale dello sport marketing di Bwin: «Negli ultimi anni abbiamo
investito, ogni anno, 40-50 milioni di euro e vorremmo aumentare». Il mondo dei
giochi dimostra così di essere in netta controtendenza: nell'ultimo anno gli
investimenti in comunicazione – secondo Agicos – sono aumentati del 18 per
cento. L'ultimo esempio arriva d'oltre Manica: il nuovo sponsor degli inglesi
del West Ham, allenati da Gianfranco Zola, dopo il fallimento della compagnia
aerea Xl Holidays è Sbobet, società di scommesse online con licenza nelle
Filippine. giuliano.balestreri@ilsole24ore.com lello.naso@ilsole24ore.com LE
PROSPETTIVE Palazzi (StageUp): non ci sarà la fuga, ma un calo delle aziende
finanziarie - Uva (SportMarkt): il panico non c'è, ma sarà semprepiù premiata
la qualità
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
SYSTEM ( SICUREZZA ) data: 2008-12-06 - pag: 23 autore: INFORMAZIONE
PUBBLICITARIA SICUREZZA - CONTROLLO ACCESSI Milano capitale del settore Appena
concluse a fieramilano Rho SICUREZZA E SICURTECH Expo, eventi di riferimento a
livello internazionale per il mondo della security e safety. Dal 25 al 28
novembre, quattro giorni di incontri, business, aggiornamento, formazione,
nuove tecnologie S i sono concluse da poco SICUREZZA e SICURTECH Expo, le due
manifestazioni che a fieramilano Rho, dal 25 al 28 novembre scorso, hanno
riunito il mondo della security e safety per una quattro giorni di business,
aggiornamento, formazione e tecnologie. Fortemente sinergiche e integrate, sono
uno dei più grandi eventi dedicati al settore: 563 gli espositori tra diretti e
indiretti per Sicurezza, di cui 183 esteri, 163 quelli per Sicurtech Expo, di
cui 35 esteri, su una superficie espositiva complessiva di 65.000 mq. Ma,
soprattutto, l'edizione appena archiviata ha presentato contenuti di grande
respiro internazionale, come dimostrano i panel dei relatori partecipanti ai 36
convegni in programma. SICUREZZA, l'unica mostra internazionale del settore che
si svolge in Italia, da oltre 25 anni richiama gli operatori di antintrusione,
antincendio, difese passive, home & building automation. Giunta alla
quattordicesima edizione, ha dedicato nuove aree espositive a prodotti e
servizi di eccellenza per intelligence e antiterrorismo, polizia locale e
vigilanza privata. SICURTECH Expo, la rassegna internazionale delle tecnologie antincendio,
per la salute e la sicurezza sul lavoro, è un importante momento di business e
aggiornamento professionale. In occasione di questa edizione, la mostra si è
evoluta ulteriormente presentando una nuova area espositiva con prodotti e
servizi di eccellenza per la Protezione Civile. A dimostrazione della crescente
internazionalità della manifestazione, oltre alla presenza di prestigio di
UNICRI, United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute, sono
stati ospiti in fiera le delegazioni estere organizzate dall'ICE, Istituto
Nazionale per il Commercio Estero, che ha selezionato due gruppi di operatori
per visitare la manifestazione: il primo, composto da 34 operatori
rappresentanti di aziende che operano nel settore sicurezza, provenienti da
Brasile, Russia, Cina, Egitto, Algeria, Tunisia, Marocco, Turchia, Bulgaria, Romania e
Ungheria; il secondo, nell'ambito del progetto Italy for Sport di 16 operatori,
provenienti da Polonia, Ucraina, Russia, Canada, Brasile, Sud Africa,
Inghilterra, selezionati tra gli incaricati dell'aspetto sicurezza nell'ambito
dell'evento sportivo che tali paesi ospiteranno nei prossimi anni.
Riguardo alla sessione congressuale, focus principale di questa edizione è
stato il tema sempre più attuale della Homeland Security, l'insieme dei
prodotti, sistemi e servizi per la sicurezza globale. I lavori sono iniziati il
26 novembre con due sessioni dedicate al tema della security e safety
rispettivamente di porti ed aeroporti con esperienze di rilievo come quelle dei
porti di Napoli, di Olbia, di Port Said (Egitto) e di Casablanca (Marocco),
mentre per la sessione dedicata gli aeroporti sono state protagoniste case
histories di Turchia, di Francia, di Milano, Pisa. Il 27 novembre è stata la
volta della sessione Sicurezza delle infrastrutture e dei siti sensibili, con
un panel relatori ricco di rappresentanti da Russia, UK e Israele: un'
occasione dunque unica di incontro, scambio di esperienze, testimonianze, studi
e progetti. Non solo homeland security: molte altre le tematiche d'attualità
affrontate attraverso l'intensa attività congressuale. Il 28 novembre il
convegno Scienze forensi e investigative, con la partecipazione di tutte le
Forze dell'Ordine: Polizia di Stato, Polizia Scientifiche Carabinieri, Guardia
di Finanza, Corpo Forestale porteranno in fiera la loro esperienza. E poi,
sempre il 28 novembre, l'incontro "La gestione della sicurezza nella
realizzazione delle grandi opere", promosso da ASL Città di Milano mentre
ASSOSIC in collaborazione con ESF European Safety Federation ha organizzato il
26 novembre una conferenza internazionale sulla "Vigilanza sul mercato e
controllo dei prodotti: stato dell'arte e prossima evoluzione alla luce dei
nuovi regolamenti europei" rivolta a fabbricanti, distributori, responsabili
della sicurezza, datori di lavoro, ufficio acquisti, enti di certificazione per
fornire una panoramica esaustiva della legislazione vigente e dello stato
dell'arte del controllo di mercato, con un focus sulla case history del mercato
finlandese. A dimostrazione dell'alto livello raggiunto dalle manifestazioni,
Regione Lombardia ha tenuto il 28 novembre gli Stati Generali della Sicurezza,
che hanno affrontato tematiche relative alla Protezione Civile, alla Polizia
Locale, alla prevenzione, un'occasione di dibattito su tematiche relative alla
sicurezza e salute negli ambienti di lavoro. Regione Lombardia si è fatta
inoltre promotrice di altri incontri tra i quali un convegno sulla tutela della
sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, il 27 novembre, dove si è fatto il
punto sul network pubblico e privato per la prevenzione efficace dai rischi, a
un anno dall'introduzione del Piano Triennale.
( da "Avvenire" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 06-12-
( da "AmericaOggi Online" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
Casa Bianca. Via al
toto-ambasciatori. Indiscrezioni sui candidati per le sedi più ambite di
Alessandra Baldini 05-12-2008 NEW YORK. Barack Obama non si è ancora insediato
alla Casa Bianca e nei palazzi di Washington è cominciato il valzer degli
ambasciatori: Londra, Parigi, Roma, Tokyo, il Vaticano, ma anche Pechino e Ryad
sono tra le sedi più ambite in ballo, dopo che, come è consuetudine ad ogni
cambio di amministrazione dalla Transizione di Barack Obama è partita la
richiesta agli ambasciatori di nomina politica scelti dal presidente George
W.Bush di lasciare il posto. La scadenza è il 20 gennaio, quando si insedierà
la nuova squadra di governo con Hillary Clinton al timone del Dipartimento di
Stato, e già cominciano a circolare nomi: su Pechino, una
sede chiave alla luce della crisi economica dal momento che la Cina detiene il grosso del debito americano, starebbe cercando di
mettere il cappello il ricchissimo John Thornton, un ex presidente Goldman
Sachs che si è appena dimesso da direttore dell'Industrial and Commercial Bank
of China citando "nuovi impegni di affari". L'ambasciatore
degli Usa a Roma, Ronald Spogli, e l'ambasciatrice presso la Santa Sede, Mary
Ann Glendon, entrambi non 'di carriera', salvo sorpresa rienteranno negli
avvicendamenti, al pari dei colleghi Craig Stapleton, ex co-proprietario della
squadra di baseball dei Rangers con Bush e attuale ambasciatore in Francia, o
Ronald Tuttle, inviato a Londra, multimilionario delle concessionarie auto e
uno dei 'pionieri', il selezionatissimo gruppo di donatori che per la
rielezione di Bush avevano racolto almeno centomila dollari. Saranno
rimpiazzati da protagonisti dell'universo Obamiano come Caroline Kennedy, la miliardaria
di Chicago Penny Pritzker o Oprah Winfrey, regina nera dei talk show che si è
detta pronta a fare le valige per l'Africa? Non è così scontato: da un lato
nelle scelte fatte finora Obama ha mostrato di volersi circondare di persone di
grande esperienza; dall'altro il presidente eletto ha vinto le elezioni grazie
a nuovi strumenti di raccolta fondi: è dunque meno legato alla tradizione di
ricompensare amici e grandi finanziatori con sedi di rango. Le ambasciate
'premio' sono un residuo dello spoil system di cui hanno approfittato
democratici e repubblicani dall'epoca di Kennedy. Negli anni di Clinton, se può
servire da guida sullo stile di Hillary, molti amici di Bill, come la grande
donatrice Pamela Harriman e il banchiere Felix Rohatyn a Parigi, ottennero sedi
prestigiose in premio dell'appoggio. Ma lo stesso Clinton inviò a Roma,
un'altra ambasciata 'premio', un diplomatico di carriera come Reginald
Batholomew. Non è comunque detto che Obama lasci alla Clinton voce in capitolo
nelle scelte di primo piano: nella conferenza stampa in cui l'ha nominata al
Dipartimento di Stato che è pronto ad accogliere molti consigli, ma alla fine
sarà lui a decidere. Intanto, in vista del radicale cambio della guardia, i
diplomatici di carriera hanno cominciato a agitarsi. Citando le molte sfide
poste all'immagine del'America nel mondo, la loro associazione American Academy
of Diplomacy ha chiesto, per la prima volta in 25 anni, di limitare le nomine
politiche al 10 per cento - e non il 30 per cento come è adesso - delle oltre
200 posizioni aperte. "La diplomazia è un affare troppo serio per
diventare un regalo", ha detto Ronald Neuman, il presidente che dal 2005
al 2007 è stato ambasciatore a Kabul.
( da "AmericaOggi Online" del 06-12-2008)
Argomenti: Cina
La strage di
Mumbai/Perché il terrore ha colpito l'India: il bersaglio è Obama Di Pino Agnetti
30-11-2008 Di fronte all'atroce mattanza di Mumbai, gli analisti di professione
del terrorismo che fanno? Ci riempiono la testa di "spiegazioni" che,
in realtà, non spiegano nulla. Almeno ai comuni mortali che non hanno mai
studiato la storia del sub-continente indiano, o che non sono abbonati a una di
quelle pallosissime riviste di geo-politica che ingombrano gli ultimi scaffali
delle librerie prima dell'uscita. La cosa, a pensarci bene, è davvero singolare
visto che gli attentatori che hanno appena lasciato a terra centinaia di
cadaveri nella capitale finanziaria dell'India non hanno certo pianificato per
mesi e poi attuato con spaventosa efficacia il loro mostruoso crimine solo per
suscitare il diletto dei suddetti analisti. Bensì, come è sempre stato e sempre
sarà dopo l'11 settembre, per convincere l'intera opinione pubblica mondiale
che l'unica via di scampo alla furia bestiale del terrore è la resa. Se
osservato da questa angolazione, il primo assalto militare in grande stile
(perché tale è stato considerato l'impiego al posto dei soliti kamikaze di
addestratissimi commandos nel pieno centro di una megalopoli da 12 milioni di
abitanti!) del terrorismo di matrice islamista si mostra in tutta la sua
agghiacciante evidenza. A cominciare dall'unico, sia pure parziale, risvolto in
un certo senso "positivo" che esso ha messo in luce. E cioè che le
difese alzate in Occidente funzionano. Si spiega anche così la scelta di al
Qaeda e delle forze che ad essa variamente si ispirano di colpire altrove
(l'ultimo grande attentato in Europa risale alle stragi del
( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 13 - Esteri Sarkozy alza la voce: "La Cina sia più
aperta" A Danzica l´incontro col Dalai Lama. Pechino infuriata: "Un
atto che ci offende" ANDREA TARQUINI DAL NOSTRO INVIATO DANZICA - La sfida
europea alla Cina è diventata realtà, ieri qui nella città dove Solidarnosc nacque
e affrontò con successo l´»Impero del Male» sovietico. Qui ieri il
presidente francese (e presidente di turno del Consiglio europeo), Nicolas
Sarkozy, ha incontrato il Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet oppresso e
occupato da Pechino. «E´ andata molto bene», ha detto il capo della Quinta
Repubblica dopo l´incontro. E prima di vedersi con il Dalai Lama, aveva
risposto fermo e fiero alle minacce cinesi di ritorsioni economiche: «Io mi
sento libero di decidere la mia agenda degli incontri da solo, o in
consultazione con i partner europei. Quale presidente di turno del consiglio Ue
sono portatore di valori e convinzioni, è un dovere che svolgo volentieri. Il
mondo ha bisogno d´una Cina più aperta, e la Cina si ricordi che ha bisogno d´un´Europa forte per dare
lavoro alle sue imprese». Immediata e dura la reazione del regime degli eredi
di Mao Zedong: l´incontro è stato «un atto opportunista, frettoloso e di corte
vedute sulla questione del Tibet che non solo offende il popolo cinese ma
danneggia i rapporti tra Francia e Cina». Il messaggio
europeo di Danzica alla Repubblica popolare è dunque venuto, nella cornice più
simbolica e suggestiva. Sarkozy e il Dalai Lama si sono incontrati durante la
conferenza internazionale intitolata «Solidarnosc per il futuro», che ha
celebrato il 25mo anniversario del conferimento del premio Nobel per la pace a
Lech Walesa, leader della rivoluzione democratica polacca che abbattè la
cortina di ferro. Mezz´ora di colloquio faccia a faccia, in inglese, tra il
leader spirituale tibetano e il capo dello Stato francese. Accompagnato solo
fino alla soglia della sala dell´incontro dall´ufficiale dell´Armée de l´Air
che lo segue giorno e notte portando la valigetta nera con i codici d´uso delle
370 testate atomiche francesi. All´inizio dell´incontro, il Dalai Lama,
sorridente e disteso, ha messo sulle spalle di Sarkozy il Kata, la tradizionale
sciarpa tibetana, simbolo di pace e di amicizia. «Da noi è un´abitudine».
Mezz´ora a porte chiuse, poi uscendo Sarkozy ha detto sorridente: «E´ andata
molto bene». Ha rivelato poi i dettagli dell´incontro, lanciando anche a nome
del leader tibetano segnali distensivi ma anche di forza tranquilla al regime
cinese. «Il Dalai Lama - ha spiegato Sarkozy - mi ha ricordato quanto aveva
sostenuto Pechino come sede delle Olimpiadi, e come era lieto dell´effetto
positivo dei Giochi per le autorità cinesi. Io gli ho detto quanto è importante
per me la prosecuzione del suo dialogo con Pechino». «Il Dalai Lama - ha
proseguito il presidente - mi ha comunicato la sua inquietudine, condivisa
dall´Europa, e abbiamo compiuto insieme un vasto giro d´orizzonte sulla
situazione». Ha anche parlato di una identità di vedute su un tema essenziale:
l´esigenza che la Cina assuma appieno il suo ruolo
nella governance mondiale, per cui l´Europa e il mondo «hanno bisogno di una Cina più aperta». A nulla dunque sono valse le implicite ma
chiare minacce cinesi di rappresaglie economico-commerciali. Non ha pesato il
timore che i colossi global player dell´economia francese, da Airbus in
sinergia coi tedeschi ad Alstom (costruttore dei supertreni Tgv) perdessero
contratti miliardari con Pechino. «Dobbiamo vedere la situazione con serenità»,
ha insistito Sarkozy. Ricordando in sostanza ai cinesi che ritorsioni
economiche contro la Francia danneggerebbero lo stesso sviluppo della loro
economia. Poco prima di incontrare il Dalai Lama, il presidente francese,
elogiando Walesa e Danzica come «simbolo della sconfitta dei totalitarismi»,
aveva esortato l´Europa «a non avere paura né della crisi economica né delle
altre sfide, così come i polacchi ci insegnarono a non avere paura, allora, con
la loro lotta per la libertà».
( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 24 - Commenti
l´immortalità dei tiranni (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Palermo
La sentenza Ridotta in appello la pena al fratello del boss Guttadauro,
confermati gli otto mesi a titolari e soci dei punti vendita di
elettrodomestici Silenzio sul pizzo pagato: condanna bis per i Li Vorsi
GABRIELE ISMAN Pena ridotta per Filippo Guttadauro, e confermata per i titolari
dei magazzini Li Vorsi che non ammisero l´estorsione subita. Il collegio della
quarta sezione della Corte d´appello, presieduto da Rosario Luzio, a latere
Renato Grillo e relatore Gabriella Di Marco, ha ridotto la pena per il fratello
del capomafia di Brancaccio Giuseppe, nonché cognato del superlatitante Matteo
Messina Denaro: Filippo Guttadauro, in carcere da due anni e mezzo, avrebbe
davvero partecipato all´estorsione, ma non sarebbe stato il capo della cosca.
Caduta questa aggravante, la pena con il rito abbreviato è stata ridotta da
diciotto a quattordici anni. Sono stati invece confermati gli otto mesi di
reclusione già decisi in primo grado per gli imprenditori Fabio e Marco Li
Vorsi e per Giuseppe e Onofrio Mascolino, titolari e soci della catena di punti
vendita di elettrodomestici. Per loro l´accusa era di favoreggiamento: subirono
l´estorsione, senza ammetterla davanti ai magistrati. Le indagini erano partite
da alcuni pizzini ritrovati nel covo di Montagna dei cavalli dove fu arrestato
Bernardo Provenzano. Da quei bigliettini si capiva che i titolari dei magazzini
Li Vorsi, quattro a Palermo e uno a Castelvetrano, erano stati costretti a
pagare 500 euro al mese e ad assumere 34 persone segnalate dai boss, oltre a
una tangente sugli oltre 1,5 milioni di euro pagati per l´acquisto di un
terreno e di un capannone industriale. Davanti all´ulteriore imposizione gli
imprenditori cercarono una mediazione, e di questo parlò Antonino Rotolo nel
suo capanno nella zona di viale Michelangelo, ascoltato dalle tante microspie
della polizia. Conversando con i mafiosi Gaetano Sansone e
Nino Cinà, il capo del mandamento di Pagliarelli definiva «eccessive» le
pretese di Guttadauro nei confronti dei Li Vorsi. D´altra parte Filippo
Guttadauro è, secondo gli inquirenti, il principale tramite fra Messina Denaro
(del quale ha sposato una sorella) e la mafia palermitana. Prima di
essere arrestato, viveva e lavorava a Bagheria. Era già stato condannato a sei
anni di reclusione per associazione mafiosa a Trapani, e nel luglio 2006 fu
arrestato. Attualmente Filippo Guttadauro è recluso nel carcere di Cuneo, dove
riceveva in abbonamento Repubblica con la cronaca di Palermo fino al 6 novembre
scorso. Quel giorno il magistrato di sorveglianza dispose che il detenuto
potesse leggere soltanto il quotidiano nazionale, con la cronaca torinese.
Secondo il magistrato, infatti, «la lettura dei quotidiani locali può favorire
e rafforzare un collegamento diretto del detenuto con il sodalizio criminale di
appartenenza tenuto conto del fatto che detti quotidiani offrono una
descrizione particolarmente dettagliata degli episodi di cronaca locale e che i
detenuti potrebbero avvalersi di tali estate giornalistiche sia per verificare
l´avvenuta esecuzione di eventuali ordini veicolati all´esterno sia per entrare
in contatto con personaggi indirettamente coinvolti con l´attività del gruppo
di appartenenza».
( da "Unita, L'" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
Sarkozy sfida il
diktat cinese A Danzica vede il Dalai Lama Sarkozy ed il Dalai Lama a colloquio
per 30 minuti. È avvenuto ieri a Danzica, dove il leader tibetano partecipava
ad un incontro dei premi Nobel per la pace in onore di Walesa. Pechino
protesta. Pechino aveva molto e preventivamente protestato, ma Sarkozy non ha
ceduto, e ieri a Danzica, in Polonia, ha incontrato il Dalai Lama. Un colloquio
a porte chiuse, della durata di mezz'ora, al termine del quale il capo
dell'Eliseo e presidente di turno dell'Unione europea, ha riferito che era
andato «benissimo». Del resto, ha affermato Sarkozy, «le autorità cinesi sapevano
perfettamente che un incontro fra noi ci sarebbe stato entro la fine
dell'anno». Un particolare che non sembra averne in realtà attutito
l'irritazione, visto che il primo commento arrivato da Pechino, definisce
l'iniziativa del leader francese «un approccio opportunistico, affrettato e
miope alla questione tibetana». AUTONOMIA O INDIPENDENZA Sui contenuti della
conversazione non sono trapelati molti particolari. Il Dalai Lama ha
riconfermato per l'ennesima volta di non perseguire alcuna mira indipendentista,
ed ha manifestato le proprie preoccupazioni per il peggiorare della situazione
nella sua terra. L'interlocutore gli ha risposto di condividerle, aggiungendo
fra l'altro di dare «molta importanza al proseguimento del dialogo fra il Dalai
Lama stesso e le autorità cinesi». Un dialogo che per ora non ha in realtà dato
alcun frutto, tanto che al termine dell'assemblea degli esuli tibetani due
settimane fa a Dharamsala, in India, il leader spirituale dei buddisti tibetani
ha deciso che i negoziati non riprendano fino a quando Pechino non offra
garanzie di volerli condurre in maniera produttiva. Nicolas Sarkozy e Tenzin
Gyatso erano convenuti nella città polacca per diverse ragioni. Sarkozy per
piegare le resistenze di Varsavia e di altre capitali esteuropee alle misure
per la protezione dell'ambiente che i 27 sono chiamati ad approvare nei
prossimi giorni a Bruxelles. Il leader spirituale tibetano, per i
festeggiamenti dei 25 anni dal conferimento del Nobel per la pace a Lech
Walesa, che proprio a Danzica fondò Solidarnosc. Alle celebrazioni erano
invitate numerose personalità che prima o dopo Walesa ricevettero
l'onorificenza. Il Dalai Lama l'ottenne nel 1989. Tre giorni fa il portavoce
del ministero degli Esteri della Repubblica popolare, Liu Jianchao, aveva condannato
«una decisione sbagliata» della Francia, che «offende il popolo cinese».
Incontrare il Dalai Lama, per Pechino significa aiutare un nemico
dell'integrità nazionale, che finge di perseguire l'autonomia del Tibet, ma in
realtà lavora per l'indipendenza. VERTICI CANCELLATI Per dare evidenza, se non
sostanza, alla propria irritazione, Pechino aveva cancellato i vertici con la
Francia e con la Ue che erano in programma all'inizio del mese. Con lo stesso
scopo, ha dato risalto all'«insoddisfazione popolare», veicolata da messaggi di
tono nazionalista diffusi via Internet, che esortano a boicottare le merci
francesi. Era già accaduto lo scorso aprile, quando Parigi fu teatro di vivaci
proteste durante il transito della fiaccola olimpica per le vie cittadine. I
contestatori denunciavano le violazioni dei diritti umani nel Paese che si
apprestava ad ospitare i Giochi, ed in particolare la repressione a Lhasa.
Pechino rispose incoraggiando la campagna contro i prodotti made in France. È
accaduto spesso in passato che capi di Stato o di governo
abbiano rinunciato ad incontrare il Dalai Lama per non creare un caso
diplomatico con la Cina. Tanta cautela viene spiegata a volte con il timore di
compromettere rapporti politici ed economici con il gigante asiatico, che
rivestono una fondamentale importanza per il mondo occidentale e l'Europa in
particolare. In realtà il discorso vale anche a parti invertite. Lo ha
ricordato lo stesso Dalai Lama, rivolgendosi ai partecipanti al Forum giovanile
l'altro giorno, sempre a Danzica. Le pressioni per impedire i contatti con i
leader europei, Sarkozy in particolare, aveva detto il Dalai, «non avranno
effetto, perché anche la Cina ha bisogno dell'Europa».
Del resto, forse la scelta di vedere il Dalai Lama fuori dal territorio nazionale
e per così dire in zona neutra, puntava ad attenuarne in qualche modo
l'ufficialità, senza negarla. GABRIEL BERTINETTO ROMA gbertinetto@unita.it
( da "Avvenire" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
PRIMA 07-12-2008 NO
DELL'EST AL PIANO AMBIENTE. FRENA ANCHE L'ITALIA Sul clima ancora un nulla di fatto
Sarkozy non smuove gli alleati Ue Ï A meno di una settimana dal vertice dei 27,
accordo lontano sul pacchetto di misure anti-inquinamento Ï A Danzica i Paesi
del blocco dell'Est non cedono al pressing del leader francese, che resta ottimista: fatti passi avanti Ï L'Italia, schierata con
la Polonia, è pronta a dare battaglia e indica 5 punti irrinunciabili per
l'intesa Ï Il presidente non ha ceduto alle pressioni di Pechino e ha
incontrato il Dalai Lama: «Serve una Cina aperta»
GENINAZZI E SERRA NEL PRIMOPIANO ALLE P
( da "Avvenire" del 07-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 07-12-2008 Sarkozy
al Dalai Lama: «Serve una Cina aperta» DAL NOSTRO
INVIATO A DANZICA LUIGI GENINAZZI N ella città che vide la nascita di
Solidarnosc l'Europa compie un significativo gesto di solidarietà con il leader
spirituale del Tibet oppresso. Sfidando le minacce ed i veti della Cina comunista il presidente in carica della Ue, il francese
Nicolas Sarkozy, si è incontrato ieri pomeriggio con il quattordicesimo Dalai
Lama, Tenzin Gyatso, dopo che entrambi avevano preso parte alla conferenza
internazionale per il 25esimo anniversario del Premio Nobel a Lech Walesa.
Luogo e ricorrenza che hanno impresso una forte carica simbolica all'incontro,
durante il quale il monaco dalla tonaca rosso-arancione ha messo una sciarpa
bianca al collo del presidente della Ue, segno d'amicizia e fraternità. Nei
giorni scorsi Pechino aveva minacciato Parigi di boicottare i rapporti
economici nel caso si fosse avverato un simile evento. E come protesta
preventiva aveva cancellato il vertice tra Cina ed
Unione europea in programma per il 1 dicembre. Ai toni molto duri del regime
cinese che insiste nel descrivere il Dalai Lama come «un lupo travestito da
monaco» il presidente Sarkozy ha risposto con pacata fermezza, invitando a «non
drammatizzare le cose». Parlando coi giornalisti ha puntualizzato che «nessuno mette in discussione l'unità e l'integrità territoriale
della Cina, neppure il Dalai Lama che per il Tibet chiede autonomia
culturale e religiosa, non indipendenza». E ha riaffermato che «il mondo ha
bisogno di una Cina aperta così come la Cina ha bisogno di
un'Europa forte. Abbiamo il dovere di lavorare insieme». Non si è fatta
attendere la dura risposta di Pechino che ha giudicato l'incontro come un
«approccio opportunistico, sconsiderato e miope per affrontare la questione del
Tibet». Quindi in una nota diffusa dall'agenzia ufficiale Nuova Cina ,Pechino ha detto che la mossa di Sarkozy «non solo
ferisce i sentimenti del popolo cinese ma mina le relazioni franco-cinesi».
Alla vigilia delle Olimpiadi a Pechino Nicolas Sarkozy, dopo due riunioni con
gli emissari del Tibet e con gli esponenti del partito comunista cinese, aveva
ceduto alle pressioni di questi ultimi rinunciando ad incontrare il Dalai Lama
in visita in Francia. All'inaugurazione di un tempio buddista da parte del
leader tibetano in esilio si fece rappresentare dalla «première dame» Carla
Bruni. Ieri ha cancellato ogni esitazione. «Io non ho mai cambiato idea
reagisce adesso Sarkozy . Ho sempre detto che avrei incontrato il Dalai Lama
prima della fine dell'anno. Sono libero di fissare la mia agenda come credo».
Dopo la rivolta scoppiata a Lhasa in primavera e repressa duramente dal regime
comunista di Pechino sono ripresi i colloqui tra Cina
e rappresentanti del Dalai Lama. Ma le proposte per una maggior autonomia del
Tibet sono state subito respinte. «Sono un semplice monaco che predica la
compassione», ha ripetuto l'uomo simbolo della resistenza tibetana davanti alla
platea di Danzica. Il Dalai Lama ha invocato «un secolo di dialogo e di
disarmo» ed ha reso omaggio a Solidarnosc, il libero sindacato creato da Walesa
negli anni Ottanta. «Io ammiro il popolo polacco perché non ha mai perso la
speranza. Siete un grande esempio per noi» ha detto fra gli applausi. E Walesa
di rimando: «Se fossi nato in Tibet avrei fatto le stesse cose che ha fatto
lei». Il leader spirituale tibetano, il Dalai Lama, dona una sciarpa bianca al
presidente Nicolas Sarkozy durante l'incontro di ieri pomeriggio a Danzica (Ap)
( da "Repubblica, La" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 12 - Economia
Task force cinese negli Usa "Banchieri licenziati cercansi" Da domani
via ai colloqui per assumere top manager L´obiettivo è trovare 170 giovani da
portare a Pechino e Shanghai Il tour parte da Chicago, poi i colloqui si
sposteranno a New York FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - In
mezzo a tante notizie drammatiche c´è un raggio di sole a Wall Street: chi è
appena stato licenziato dalle banche d´affari americane ha una chance di
ritrovare lavoro. Purché accetti di trasferirsi a Shanghai. Una folta
delegazione di banchieri cinesi arriva questa settimana nelle principali piazze
finanziarie occidentali, per reclutare giovani talenti da promuovere ai vertici
del sistema creditizio nella Repubblica Popolare. E´ una vera e propria
"job fair", una fiera delle assunzioni, con tappe e date
pubblicizzate sul Wall Street Journal. Si inizia domani a Chicago, non perché
sia il quartier generale di Obama ma in quanto sede della più grande Borsa
specializzata in futures e derivati sulle materie prime: lì 27 banche cinesi
hanno affittato il Double Tree Hotel, dove dalle due alle sei del pomeriggio
esamineranno i candidati. Il 13 dicembre la delegazione cinese si trasferisce a
New York dove ha prenotato l´hotel Sheraton vicino all´aeroporto La Guardia, i
colloqui d´assunzione si terranno dalle dieci del mattino alle tre del
pomeriggio. Nel frattempo una iniziativa analoga ci sarà all´hotel Marriott
West India di Londra. Fra i promotori figurano tutti i colossi della finanza
cinese, dalla Industrial and Commercial Bank of China (la più grossa per
capitalizzazione di Borsa) alla holding d´investimenti Citic. La task force
cinese punta a reclutare talenti da piazzare in posizioni di responsabilità nei
mestieri più sofisticati della finanza: asset management, analisi
macroeconomica, ricerca e sviluppo, gestione del rischio, ingegneria finanziaria,
sviluppo di prodotti assicurativi, informatica bancaria. L´obiettivo iniziale
della tournée è quello di portare a casa 170 giovani manager: certo è una
goccia nell´oceano rispetto alle migliaia di licenziamenti annunciati a Wall
Street, ma comunque è una chance insperata in questi chiari di luna. E poi la
tournée delle tre metropoli finanziarie occidentali sembra solo un assaggio
iniziale, il primo test in vista di campagne acquisti più audaci. Naturalmente
saranno favoriti i giovani banchieri che parlano mandarino (un vantaggio per i
Chinese-Americans, gli americani di origine etnica cinese). Va da sé che
l´assunzione è aperta solo a chi accetta una mobilità "lunga": la
sede di lavoro più probabile è Shanghai, seguita da Pechino e Hong Kong.
D´altra parte questa richiesta di mobilità geografica intercontinentale si sta
diffondendo in altri rami d´attività di Wall Street, sotto il peso della
recessione e dei maxi-licenziamenti. Perfino quella che gli americani
consideravano la professione più sicura del mondo - l´avvocato - vacilla per i
colpi della crisi. Grandi studi legali di New York, abituati a lavorare
soprattutto per i gruppi finanziari, devono tagliare l´organico e sempre più
spesso i giovani giuristi si vedono offrire questa alternativa: un trasferimento
nella filiale di Pechino o Dubai (le uniche dove il lavoro ancora si espande),
o la disoccupazione. Può sorprendere tuttavia che le banche cinesi vadano a
reclutare nuovi dirigenti a New York e Londra, proprio quando la credibilità
del modello di capitalismo finanziario angloamericano vacilla paurosamente.
L´ultimo vertice bilaterale sino-americano, che si è tenuto la scorsa settimana
a Pechino, ha dato la misura del nuovo clima che si respira. Di solito era il
governo americano a presentarsi a quegli appuntamenti con una lunga lista di
rimproveri e di richieste (dalla lotta alla contraffazione alla necessità di
rivalutare il renminbi). Stavolta invece il segretario al Tesoro Henry Paulson
ha dovuto subìre le rampogne del vicepremier cinese che lo ha invitato a
"mettere ordine nell´economia americana al più presto", nonché a
"proteggere gli investimenti cinesi in America" (che sono molti). I
leader di Pechino hanno perso soggezione nei confronti di un paese che per
trent´anni avevano considerato come il modello da emulare. Ne è la prova
un´altra dura presa di posizione, del fondo sovrano che gestisce le immense
riserve valutarie accumulate da Pechino. Il suo chief executive Lou Jiwei ha
dichiarato: «In questa fase non ci fidiamo a investire in istituzioni
finanziarie occidentali, perché non sappiamo quali problemi possano avere».
Brucia ancora il ricordo delle acquisizioni fatte l´anno scorso nel capitale di
Morgan Stanley, Barclays, Blackstone, il cui valore è stato falcidiato dal
crollo delle Borse. Ma lo scetticismo verso il modello americano non impedisce
ai cinesi di valutare l´opportunità per le loro banche: in una fase in cui Wall
Street è costretta a decimare l´occupazione, si possono comprare ottime
professionalità a prezzi di saldo. Non accade spesso che la fuga dei cervelli
avvenga dall´America verso la Cina. Del resto i
leader comunisti sanno apprezzare l´esperienza di chi si è formato in
Occidente. A presiedere la China Investment Corporation (il fondo sovrano) il
governo di Pechino ha nominato Gao Xiqing. Gao è figlio di un generale
dell´Esercito Popolare di Liberazione che combattè insieme a Mao Zedong,
ma lui si è laureato in America alla Duke University e ha iniziato la sua
carriera presso lo studio legale di Wall Street che fu del presidente Richard
Nixon. La finanza non è l´unico settore disastrato dell´economia americana ad
attirare gli appetiti cinesi. Il più grosso agente immobiliare di Pechino, la
società SouFun, tra pochi giorni porterà 300 clienti facoltosi in tournée a San
Francisco, Los Angeles e Las Vegas. Obiettivo: profittare del crollo dei prezzi
delle case per fare incetta di appartamenti nelle due metropoli della West
Coast. E naturalmente anche nella capitale mondiale del gioco d´azzardo.
( da "Repubblica, La" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina III - Bologna
Uno-contro-uno l´essenza del basket LONDRA - Leggo su un giornale inglese che
il basket avrebbe superato il calcio come sport più
popolare del pianeta: in Cina, per dirne una, lo giocano decine di milioni di persone. Non so
se è vero: la popolarità può essere difficile da misurare e comunque è spesso
effimera. Però la notizia mi ha fatto venire in mente un altro articolo sul
basket che ho ritagliato di recente, un´intervista sul settimanale Time a Magic
Johnson, indimenticabile campione dei Los Angeles Lakers nella Nba
americana. Quale è stato, gli chiedono a un certo punto, il migliore
uno-contro-uno che lei abbia giocato? Risposta di Magic: «Nei playground. Non
avevamo uniformi, i campi erano all´aperto, d´estate c´erano 30 gradi o più,
eppure ci davamo dentro tutto il giorno. Non per soldi, non per la fama. Era
soltanto per passione e per amore del basket. I miei compagni erano gente di
cui nessuno avrebbe mai sentito parlare, ma quelli furono i migliori
uno-contro-uno della mia vita». Ecco, a mio parere, che cosa rivela la
autentica popolarità di uno sport, più degli sponsor, del numero di spettatori
allo stadio o in un´arena, dei telespettatori davanti alla tivù: la voglia di
giocarlo in un cortile, in un giardino, in un campetto. Ricordo, quando vivevo
in Israele, una strada di Tel Aviv costellata di campi in cemento, illuminati
fino a tarda sera: non ce n´era mai uno vuoto. Ricordo il campo dell´East
Village, a New York, dove una volta col mio collega Stefano Trincia sfidammo a
un due-contro-due un paio di portoricani, e incredibilmente li battemmo (merito
suo, beninteso). E ricordo, tanti anni fa, da ragazzi, gli uno-contro - uno per
ore di seguito, senza mai stancarsi o annoiarsi, con Giovanni Gordini, oggi
stimato primario dell´ospedale Maggiore di Bologna, allora giornalista in erba
e malato di basket, com´ero anch´io. Adesso, ogni estate, a Cesenatico, sfido
mio figlio a uno-contro-uno nel campetto di uno stabilimento balneare: vince
quasi sempre lui, ma che divertimento.
( da "Repubblica, La" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 42 - Sport
Emiri e motori: la F1 del mare va sempre al massimo Qatar, Dubai, Abu Dhabi
investono e vincono anche con i piloti americani Il promoter: "Venti
nostri spettatori potrebbero comprare la Pepsi. Ed io ho battuto Ecclestone in
tribunale" Doha trionfa grazie a Price, che ama la birra e sfoggia la
bandiera sudista Ma lo sceicco-pilota perde il "suo" Mondiale in Classe 1 MATTIA CHIUSANO ABU DHABI dal nostro inviato
«In Cina abbiamo 50 mila spettatori che possono comprare una Pepsi. Qui
ad Abu Dhabi ce ne sono meno, ma una ventina di loro può comprare
"la" Pepsi. L´azienda, intendo». Benvenuti nella terra dei nababbi,
dove la crisi dello sport che taglia, riduce, licenzia, è un richiamo lontano,
molto lontano. Fastidioso, in un paddock in cui si mescolano meccanici
italiani, piloti americani, principi sauditi, o promoter di nobile stirpe, come
il marchese Nicolò di San Germano, che riceve i famosi venti ospiti che possono
comprare una multinazionale e si vanta si aver battuto Ecclestone in tribunale
per l´uso della parola F1. E´ il mondo della motonautica, così ricco da
celebrare due mondiali contemporanei ad un´ora e mezzo d´auto l´uno dall´altro:
la Formula 1 inshore ad Abu Dhabi e la Classe 1 offshore a Dubai. Due emirati,
due mondiali, ed un intreccio di rivalità e paradossi degni di una soap opera
anni Ottanta. Alla "Dallas", per intenderci, perché di petrolio, gas,
immobiliare si parla, non solo di catamarani che solcano il mare a 250 all´ora.
Senza di loro, senza gli sceicchi, questo sport sarebbe già defunto. Certo, c´è
la Cina che spinge, con sponsor come General Motors e cinque
città che vogliono ospitare il Mondiale pagando almeno il triplo del contributo
chiesto agli organizzatori europei (600 mila euro). C´è l´Australia dei
multimilionari fratelli Trask, proprietari di un cantiere per barche di lusso e
molto attivi nel campo immobiliare. Ma è nel Golfo che i motori sono una
passione, i piloti di allenano ogni giorno, e le barche sono diventate un mezzo
per promuovere un brand. Gli aerei della Emirates, la Classe 1 per Dubai. Ma
anche la Formula 1 inshore per il Qatar, il paese che rifornisce di gas il
mondo, e non si accontenta del marchio emergente Qatar Airways. Meglio vincere
anche nello sport: ed infatti hanno vinto, per la prima volta, un titolo
mondiale. Ad Abu Dhabi, in F1, con un super team che cambia i motori dei suoi
due bolidi ad ogni Gran Premio. Roba da far venire i lacrimoni ai nostri team
che montano e smontano mille volte i loro propulsori da 400 cavalli, 11 mila
giri, accelerazione da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-12-07 - pag: 1 autore: Sarkozy
incontra il Dalai Lama e sfida la Cina Il presidente
francese (e di turno della Ue) Nicolas Sarkozy ha incontrato ieri a Danzica il
Dalai Lama, sfidando la Cina. Il leader spirituale tibetano (a destra nella foto) era ospite
di un raduno di Nobel per la Paceinoccasionedei25 annidellapremiazionediLechWalesa.
Geroni u pagina 9, commento u pagina 12 AFP l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-07 - pag: 4 autore: Marchionne:
«Resteranno solo sei grandi gruppi» «La crisi economica in atto porterà a una
forte concentrazione nel mercato dell'auto, tanto che fra i costruttori di
massa potrebbero anche sopravviverne solo sei». è quanto sostiene Sergio
Marchionne, amministratore delegato della Fiat, in un'intervista che apparirà
domani su «Automotive News Europe». Secondo il manager del Lingotto «i
costruttori potranno sopravvivere solo con una produzione superiore ai cinque
milioni e mezzo di auto l'anno»; un target che attualmente è raggiunto a
livello mondiale solo da General Motors, Toyota, Ford, Volkswagen e
Renault-Nissan. «Tra due anni – prosegue Marchionne – potrebbero restare solo
sei grandi produttori: uno statunitense, uno tedesco, uno franco-giapponese con
una possibile ramificazione in Usa, uno in Giappone, uno in
Cina, e infine resterebbe spazio per un altro soggetto europeo». Una
previsione, quella di Marchionne, che riecheggia curiosamente quella fatta poco
meno di dieci anni fa dall'avvocato Agnelli, quando disse: «La Fiat è troppo
piccola ». Meno di un anno dopo arrivò l'intesa con Gm, sciolta nel 2005.
La maggior parte delle intese a tutto campo, del resto, hanno avuto esiti
tutt'altro che positivi – come dimostra il caso di Daimler e Chrysler.
Marchionne sostiene però che «questo mercato cambierà completamente, non può
continuare ad andare avanti come in passato: l'indipendenza in questo settore
non è più sostenibile». Il top manager del Lingotto vede dunque un solo
sopravvissuto dell'attuale crisi Usa: due dei tre big si fonderanno e uno dei
due colossi rimasti si "accaserebbe" con Renault e Nissan. Per quanto
riguarda Fiat, la conseguenza logica del ragionamento è che la casa torinese
potrà trovare spazio nella combinazione europea che Marchionne indica come
possibile sesto "grande" e che potrebbe in realtà anche includere
attori non europei. Tra questi ultimi i candidati non sono molti: scartata la
Opel, legata a Gm e con la quale i precedenti come abbiamo visto non sono
incoraggianti, restano un grande gruppo molto simile a Fiat, ovvero la Peugeot
(con la quale Torino ha già in piedi numerose alleanze) e i due costruttori di
lusso tedeschi Bmw e Daimler; con il primo dei due sono in corso trattative per
un possibile accordo tra i marchi Alfa Romeo e Mini. Sia Peugeot che Bmw, tra
l'altro, sono aziende a controllo familiare come la Fiat; la prima ha espresso
esplicitamente l'apertura a possibili combinazioni. Un'apertura che del resto è
arrivata una settimana fa anche da John Elkann, erede dell'Avvocato,
nell'intervista al Sole 24 Ore: «Stiamo attraversando una crisi epocale da cui
il mondo dell'automobile uscirà radicalmente mutato, e Fiat potrebbe giocare un
ruolo nel suo consolidamento ». E alla domanda se gli Agnelli accetterebbero
anche il ruolo di soci di minoranza, la risposta è stata: «La cosa più
importante è che sia un buon matrimonio». Per quanto riguarda le conseguenze
sul Lingotto della crisi congiunturale, Marchionne afferma: «Sto tirando i
freni su tutto, sto tirando i freni su nuovi modelli il cui sviluppo non è
ancora arrivato all'80%o al 90%. La nuova Alfa 147 uscirà sul mercato, questo è
sicuro, ma se mi chiedete se investirò in un nuovo Suv per l'Alfa la risposta è
no». A.Mal. IL FUTURO DI FIAT Per Torino la soluzione potrebbe essere
un'alleanza europea e tra i candidati potrebbero figurare Bmw, Peugeot o
Daimler Al vertice. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat
FOTOGRAMMA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-07 - pag: 7 autore: L'industria della carta
Impegno per migliorare l'efficienza L a proposta di riduzione delle emissioni
di anidride carbonica del 21% entro il 2020 tiene con il fiato sospeso
l'industria cartaria. E a preoccupare di più gli imprenditori del settore è
proprio il meccanismo delle aste per la distribuzione delle quote di CO2 alle
aziende. «Tassare tramite le aste toglierebbe ulteriori risorse all'industria
senza nessun beneficio per l'ambiente ma con il sicuro effetto di minare la
competitività del manifatturiero – sostiene il presidente di Assocarta, Paolo
Culicchi – e più di 265mila posti di lavoro nel settore cartario del Vecchio
Continente sarebbero a rischio taglio e delocalizzazione, dei quali il 10% solo
in Italia». Ecco perché «l'industria cartaria ritiene irrinunciabile che, nella
revisione della direttiva sulle emission trading, l'assegnazione delle quote
continui ad essere gratuita». Considerando 5 milioni di quote di cui far scorta
ogni anno al prezzo di 50 euro l'una, il costo totale sarebbe di 250 milioni di
euro per la sola industria cartaria italiana. «Se poi il conto lo facciamo per
l'intero periodo 2013-2020 – aggiunge Culicchi – la proposta di revisione della
direttiva comporterà una previsione di costi di oltre 2 miliardi di euro, pari
a circa il 3% del fatturato totale, sufficiente ad erodere ogni margine di
profitto». E a preoccupare è sempre la competizione con i Paesi asiatici. «La
penetrazione nel mercato interno di prodotti cartari provenienti da Paesi extra
Ue è aumentata del 32% tra il 2006 e il 2007 – fa sapere Culicchi – e in particolare la Cina ha aumentato
le proprie esportazioni in Italia del 380 per cento». Le cartiere italiane sono
da tempo impegnate nell'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a
tutela dell'ambiente – racconta ancora il presidente di Assocarta – con
investimenti calcolabili in circa 100 milioni di euro negli ultimi cinque anni,
con uno sforzo di riduzione delle emissioni del 35% tra il 1990 e il 2005».
Dall'associazione fanno poi sapere che questi risultati sono stati ottenuti
grazie alla ricerca della massima efficienza energetica e soprattutto agli
investimenti in cogenerazione che evitano ogni anno l'emissione di un milione e
mezzo di tonnellate di CO2 su un totale annuo di 5 milioni di tonnellate.
«Tuttavia – conclude Culicchi – la direttiva europea che ne permette
l'incentivazione in Italia non è stata però ancora implementata e il pacchetto
climatico europeo non la supporta adeguatamente». D. Le. LA PREOCCUPAZIONE
Secondo gli imprenditori del settore tassare tramite le aste dei certificati
minerebbe la competitività del manifatturiero
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-07 - pag: 7 autore: L'industria del cemento Misure
onerose, a rischio le Pmi I costi indotti dal pacchetto "clima ed
energia" che la Ue potrebbe varare entro la fine di dicembre rischiano di
mettere fuori gioco i cementifici italiani. Una previsione, non certo
rassicurante, che raccoglie le preoccupazioni degli addetti del settore e che è
stata confermata anche da uno studio condotto dagli analisti di Boston
Consulting (si veda Il Sole 24 Ore del 9 ottobre) su incarico di Cembureau,
l'associazione europea dei cementieri: «Se la normativa dovesse passare -
commenta il direttore di Aitec, l'associazione italiana dei produttori di
cemento, Francesco Curcio - tra dodici anni potrebbero chiudere le aziende di
minori dimensioni, mentre i grandi gruppi potrebbero abbandonare l'Italia per
delocalizzare in Paesi dove non vi sono vincoli alle emissioni». Circa il 60%
del CO2 sprigionato dagli impianti produttori di cementoè incomprimibile,
essendo dovuto al processo chimico di trasformazione delle materie prime
utilizzate: «Non ci sono tecnologie in grado di ridurre queste emissioni -
continua Curcio- , quindi l'alternativaè spegnere i forni e chiudere gli
stabilimenti. Il restante 40% delle nostre emissioni è legato alla combustione
e il potenziale tecnologico di riduzione residuo è piuttosto basso. Per questo,
chiediamo che l'approvazione del pacchetto 20-20-20 indichi chiaramente il
settore del cemento tra i meno esposti alle misure antiemissioni, garantendo
l'assegnazione di quote gratuite di emissioni. Altrimenti, già a partire dal
2013 i costi per acquisire i diritti di emissione sposterebbero la
competitività sui Paesi non sottoposti a vincoli ambientali come India, Cina, Turchia e Africa settentrionale». L'analisi di Boston
Consulting fornisce le cifre esatte dello scenario: se l'emissione di una
tonnellata di CO2 dovesse costare diritti pari a 15 euro - cioè le valutazioni
attuali - , i costi di trasporto via nave renderebbero in Italia conveniente
l'importazione del cemento dall'Africa settentrionale. Con una
quotazione a 22-23 euro diventerebbe conveniente produrre il cemento in
Turchia. Con listini sopra i 40 euro sarebbero infine molto convenienti anche
l'India e la Cina. E, mentre molti consigli
d'amministrazione hanno sospeso gli investimenti in attesa di chiarezza,
qualcuno comincia già a muoversi. Italcementi ha investito in cementifici in
Egitto, Libia e Turchia, mentre Buzzi Unicem è presente in Algeria. Basterebbe
che da qui al 2020 si costruisse una cementeria e mezzo l'annoin Paesi come
questi - conclude lo studio della Boston Consulting - e tra dodici anni sarà
coperto tutto il fabbisogno europeo senza avere più uno stabilimento sul
continente. M.D.B. LE PREVISIONI I grandi gruppi pronti a delocalizzare nei Paesi
non sottoposti a vincoli I produttori: per altri tagli mancano le tecnologie
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-07 - pag: 9 autore: Diritti umani. Il
presidente francese (e dell'Unione europea) ha incontrato in Polonia il leader
tibetano Sul Dalai Lama sfida alla Cina Sarkozy:
«Rappresento dei valori e sono libero di vedere chi voglio» Attilio Geroni
PARIGI. Dal nostro corrispondente «Non drammatizziamo troppo. Come presidente
della Repubblica francese sono libero di decidere la mia agenda. In qualità di
presidente del Consiglio europeo rappresento dei valori e delle convinzioni.
Era mio dovere farlo e lo faccio molto volentieri ». Così Nicolas Sarkozy, ieri
a Danzica per celebrare il 25Úanniversario del Nobel per la Pace a Lech Walesa,
ha voluto tagliare corto sulle critiche e le minacce cinesi a proposito dell'incontro
con il Dalai Lama. La dichiarazione è stata resa in conferenza stampa pochi
minuti prima che vedesse il leader spirituale tibetano. Al termine dei
colloqui, durati una trentina di minuti, Sarkozy ha avuto parole più
concilianti nei confronti di Pechino: «Desidero che la Cina prenda il posto che le spetta nella governance mondiale. Abbiamo
bisogno della Cina per risolvere i grandi problemi mondiali e che continui a
dialogare, come ha iniziato a fare il presidente Hu Jintao, con il Dalai Lama».
è il suo primo incontro con il leader spirituale, che durante la sua visita in
agosto a Parigi era stato ricevuto dal ministro degli Esteri, Bernard
Kouchner, e da Carla Bruni. Le relazioni tra Parigi e Pechino si erano comunque
già raffreddate in primavera, in seguito alla repressione cinese in Tibet, che
aveva «scioccato » Sarkozy, e alle proteste con cui era stato accolto il
passaggio della fiamma olimpica nella capitale francese, quando ad essere
scioccate furono invece le autorità cinesi. Sul piatto della bilancia, Pechino
sta facendo pesare i 20 miliardi di euro in contratti per l'industria francese
concordati alla fine dell'anno scorso durante la visita del presidente, con
Airbus e Areva (nucleare) in prima fila. All'Eliseo, però, si tende a
sdrammatizzare, inclusi i ripetuti appelli al boicottaggio dei prodotti made in
France sul mercato cinese, ben sapendo che le ritorsioni economiche in tempi di
crisi globale sono un arma a doppio taglio per chi le mette in pratica.
Presente a Danzica,l'ex presidente della commissione Esteri dell'Assemblea
nazionale, Jack Lang, ha notato come Pechino su questa vicenda stia usando «due
pesi e due misure». Le proteste per gli incontri di Bush, Gordon Brown e Angela
Merkel con il Dalai Lama erano state decisamente più soft, anche se le critiche
nei confronti di Sarkozy - che pure aveva partecipato alla cerimonia inaugurale
delle Olimpiadi di Pechino sono state amplificate dal fatto che la Francia è
presidente di turno dell'Unione europea.Purtroppo per i cinesi, Danzica è una
città che, dopo aver conosciuto la distruzione nazista e l'oppressione
comunista, è diventata simbolo della lotta per il rispetto dei diritti umani.
Mai Sarkozy, in un simile contesto, si sarebbe potuto sottrarre a un incontro
con il Dalai Lama, che gli ha peraltro confermato durante i colloqui «ciò che
già sapevo- ha riferito il presidente- e cioè che non chiede l'indipendenza del
Tibet dalla Cina». attilio.geroni@ilsole24ore.com
apagina12 Il commento POSSIBILI RITORSIONI Pechino ha mostrato tutta la sua irritazione
facendo saltare un summit con la Ue e minacciando conseguenze per contratti da
20 miliardi Incontri a Danzica. Il presidente francese Nicolas Sarkozy (a
destra nella foto) ha incontrato anche Lech Walesa, in occasione del
25Úanniversario del premio Nobel per la pace all'ex presidente polacco AFP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-07 - pag: 9 autore: Vertice in Honduras.
Accordo tra gli otto Paesi dell'area Una moneta comune per l'America centrale
Roberto Da Rin BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente Una moneta unica in
America Centrale. è questo l'annuncio effettuato al 33Ú Vertice del Sistema di
integrazione del Centro America (Sica) concluso ieri a San Pedro Sula in
Honduras. L'accordo per lavorare al progetto di una moneta unica è il punto
chiave del piano, articolato in una dichiarazione in 41 punti, mirato a
contrastare la crisi finanziaria internazionale e soprattutto l'impatto nella
regione centroamericana. Per ora non sono stati specificati né i tempi né le
modalità dell'adozione di una moneta unica ma i presidenti di Honduras, Belize,
Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Panama e Repubblica Domenicana
si sono impegnati a procedere in questo ambizioso progetto. Attualmente El
Salvador e Panama hanno adottato il dollaro americano come moneta nazionale. Il
Piano di San Pedro Sula, città hondureÑa a
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-07 - pag: 10 autore: La débcle
economica. In sette anni persi 5 punti di Pil Prima regione uscita dal Sud ora
rischia di tornare indietro PESCARA. Dal nostro inviato Indietro verso l'Obiettivo
1. Verso quel Mezzogiorno lasciato tanti anni fa e che invece adesso risucchia
l'Abruzzo come un vortice. Questa Regione fu la prima in Europa ad abbandonare
lo status di area di crisi, a lasciarsi alle spalle tutti i vantaggi e a
camminare con le proprie gambe dentro una realtà che non era più Sud ma Centro
Italia. Oggi, invece, basta mettere uno dopo l'altroi numeri per tirare le
conclusioni di un rischio: tornare a essere Mezzogiorno. Dal 2000 al 2007 il
Pil è crollato di 5 punti. Una discesa verticale, senza freni o tappe
intermedie. E mentre la crescita s'impennava verso il basso, il debito pubblico
regionale si impennava verso l'alto fino a toccare le cifre di oggi: 3,7
miliardi di cui 2,3 per la sanità. La percentuale di dipendenti pubblici sui cittadini,
qui, è il doppio della Lombardia. Risultato: in Abruzzo si paga un punto in più
di Irap rispetto alla media nazionale e mezzo punto in più di Irpef. Tanto per
rendere più chiaro il divario, prendiamo l'esempio di una Regione confinante:
in Abruzzo le imprese pagano un Irap al 5,25 mentre gli imprenditori delle
Marche versano il 3,75.Insomma,un'area di svantaggio fiscale. «Il paradosso è
che se ci fosse ancora l'Unione europea a 15 noi già saremmo a un passo dai
valori dell'Obiettivo 1. Anzi, alcune province, come l'Aquila, ci sono già
dentro», ci spiega Giuseppe Mauro, ordinario di politica economica della
Facoltà di Economia dell'Università di Pescara. è una «crisi nella crisi», un
po' come quella italiana.Il declino comincia in alcune aree abruzzesi, quelle
dei distretti del tessile della Val Vibrata, nel Teramano. La competizione con
i Paesi emergenti, con la Cina, indebolisce
un tessuto produttivo di piccole e medie aziende che non riesce a risollevarsi,
mentre le grandi imprese che avevano investito grazie ai vantaggi
dell'Obiettivo 1 entrano in crisi. Ci sono intere aree che cominciano a vivere
di cassa integrazione e sussidi pubblici, come quella di Sulmona. «Un
modello economico va in crisi e la politica non dà risposte, perché dopo il '94
qui c'è stata sempre un'alternanza tra governi di centro- destra e
centro-sinistra. Un ribaltone perenne che non ha fatto nascere una classe
politica solida che potesse investire su un modello di sviluppo a lungo
termine», racconta il professor Mauro mentre mostra l'altra faccia
dell'Abruzzo. Distretti che funzionano, poli di eccellenza. L'area del tessile
del chietino che è di qualità e ha retto alla competizione a basso costo. A
Pescara aziende come la Brioni o la De Cecco, la Micron Technology ad Avezzano.
Ma adesso anche questo è a rischio. E dove non c'era crisi adesso arriva.è il
polo dell'automotive nel mirino: Sevel, Honda, Pilkington, Denso (la prima
della Fiat, le ultime tre giapponesi). Ci racconta questa recessione dal doppio
punto di vista, globale e locale, Silvio Di Lorenzo, vicepresidente della Honda
Italia e presidente di Confindustria Chieti, tornato nei suoi luoghi di nascita
dopo una lunga esperienza in Belgio, nel settore chimico, poi approdato alla
Honda rispondendo a un annuncio sul giornale. «Cercavano un responsabile
vendite, oggi sono vicepresidente. Qui abbiamo sperimentato la formula
glocalization e ho verificato che serve puntare su due fattori: infrastrutture
e ricerca. Sono queste le due cose che tengono ferma una multinazionale in un
territorio. Mi sono impegnato alla realizzazione di un campus dell'innovazione
dell'automotive: la considero la prima pietra per rilanciare il futuro
industriale abruzzese». Per il resto le ricette sono quelle nazionali:
garantire il flusso creditizio, semplificazione amministrativa, bilanci
pubblici virtuosi. «Oggi il bilancio regionale è impegnato per l' 85% dalla
spesa sanitaria. In queste condizioni – conclude Mauro – non c'è molto da
suggerire ». Li.P. SVANTAGGIO FISCALE Il debito regionale è salito a 3,7
miliardi per l'effetto-sanità e l'Irap è arrivata al 5,25% (le Marche sono al
3,75%)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-12-07 - pag: 12 autore: Non
solo muscoli contro il terrore I l potere è la capacità di imporre agli altri
il proprio volere, facendoli contribuire al raggiungimento dei propri
obiettivi. Il soft power è la capacità di ottenere i risultati desiderati
attraverso la persuasione e l'attrazione (la potenze delle idee) anziché la
coercizione o qualche forma di “pagamento”. Molti sondaggi dimostrano che negli
ultimi anni il soft power americano è diminuito a causa delle politiche attuate
dall'amministrazione di George W. Bush. I sondaggi mostrano anche un grave
declino del fascino esercitato dall'America sulle opinioni pubbliche in Europa,
in America Latina e ancor più nettamente in tutto il mondo musulmano.
Un'importante eccezione è rappresentata dall'Asia orientale non musulmana:nonostante gli sforzi profusi dalla Cina per aumentare
il proprio soft power, gli Stati Uniti continuano a essere la potenza numero
uno da questo punto di vista. Inoltre, gli Stati Uniti godono di una buona
reputazione in Africa,dove l'amministrazione Bush ha adottato politiche
illuminate sugli aiuti umanitari e la lotta all'Aids. Tra i fattori che
determinano il soft power di una nazione figurano la sua cultura (se sa
rendersi attraente agli altri), i suoi valori (se sono attraenti e non smentiti
da comportamenti incoerenti) e le sue politiche (se appaiono inclusive e
legittime). è del tutto improbabile che gli Stati Uniti riusciranno mai a
piegare gente come Osama bin Laden con il soft power. Per trattare con
individui di questo genere è necessario l'hard power. Ma all'interno del mondo
musulmano esiste un'enorme diversità di opinioni. Ne è un esempio perfetto
l'Iran, la cui classe di mullah al potere considera la cultura americana come
il Grande Satana, mentre buona parte delle generazioni più giovani, nella
privacy di casa propria, preferisce vedere film e video americani. Molti
musulmani non approvano i valori e le politiche americane, ma questo non significa
che siano d'accordo con bin Laden. Sul piano strategico, il soft power
contribuisce a isolare gli estremisti e a privarli di nuove reclute. Ma anche
sul piano tattico, come ha recentemente sostenuto l'esperto di terrorismo
Malcolm Nance, «gli strumenti del soft power – piccole elargizioni di denaro,
donazioni di camion alle comunità, concessione di visti d'immigrazione,
garanzie d'istruzione e assistenza sanitaria – possono essere molto più
efficaci di una dimostrazione di forza». Nell'era informatica, il successo è
assicurato non semplicemente dall'esercito che vince, ma anche dalla storia
vincente. L'attuale battaglia contro il terrorismo islamico non è uno scontro
di civiltà. ma una guerra civile che si combatte all'interno dell'Islam. Gli
Stati Uniti non possono vincere se non vince anche la corrente musulmana
moderata. Pur avendo bisogno dell'hard power per combattere contro gli
estremisti, abbiamo bisogno del soft power della persuasione per attrarre la
maggioranza moderata. Il termine smart power è sostanzialmente un mix
intelligente: si riferisce a strategie che combinino con successo hard e soft
power. Il Center for Strategic and International Studies (Csis) di Washington
ha recentemente riunito una commissione bipartisan ad alto livello sul soft power,
formata da membri del congresso, ex diplomatici, militari non più in servizio e
rappresentanti di Ong. La commissione è giunta alla conclusione che l'immagine
e l'influenza dell'America sono declinate negli ultimi anni, e che gli Stati
Uniti devono cessare di esportare paura per tornare a ispirare ottimismo e
speranza. E l'anno scorso, il segretario alla Difesa Robert Gates ha esortato
il Governo a dedicare maggiore impegno e denaro allo sviluppo degli strumenti
di soft power – incluse la diplomazia, l'assistenza economica e le
comunicazioni – perché la sola forza militare non è in grado di difendere gli
interessi dell'America in tutto il mondo. Gates ha sottolineato che la spesa
militare complessiva ammonta a quasi mille miliardi di dollari all'anno, una
cifra molto più alta dei 36 miliardi all'anno del budget del dipartimento di
Stato. La forza militare è ovviamente una fonte di hard power, ma può talvolta
contribuire anche allo sviluppo del soft power. Un apparato militare ben
gestito può costituire una fonte di attrazione, e la cooperazione tra militari
e programmi d'addestramento di vari Paesi, per esempio, possono servire alla
costruzione di reti transnazionali che accrescono l'influenza degli Stati
Uniti. Un altro esempio: l'eccezionale lavoro compiuto dai militari americani
per assicurare aiuti umanitari dopo lo tsunami nell'Oceano Indiano e il
terremoto in Asia meridionale nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-12-07 - pag: 12 autore: ...
L'INCONTRO CON IL DALAI LAMA Il coraggio di Sarkozy N icolas Sarkozy ama sovvertire
i canoni della politi-ca internazionale. Quando la società civile francese ha
reclamato il boicottaggio della cerimonia inaugurale alle Olimpiadi di Pechino,
lui ci è andato. Quando ha visto salire la temperatura delle autorità cinesi
per l'incontro con il Dalai Lama,non ha avuto il minimo dubbio e ha incontrato
il leader spirituale del Tibet. Se c'è una cosa che a Sarkozy non piace, è
sentirsi dire che cosa deve e soprattutto che cosa non deve fare. Coerente con
il suo spirito e il suo carattere, la decisione contraddice solo in apparenza
il pragmatismo di cui ha dato prova in molte occasioni. Sa bene, infatti, che
l'arma delle ritorsioni economiche e commerciali - e la possibile rimessa in
discussione di contratti plurimiliardari nell'aeronautica e nel nucleare - è
un'arma a doppio taglio: fa male alla Francia, ma anche
alla Cina, soprattutto in un momento di crisi economica globale.
L'incontro,infine,si è tenuto nel campo neutro di una Danzica checelebrava il
25Úanniversario delNobelper laPace aLech Walesa, elemento formale
dinonsecondariaimportanzasulpianodiplomaticointernazionale.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-07 - pag: 6 autore: INTERVISTA Wallace
Broecker «è questa la strada da seguire» Federico Rendina ROMA Il protocollo di
Kyoto? Ineludibile, visto che l'effetto serra rischia davvero di ucciderci. Ma
guai ad illudersi: soffiare nell'atmosfera un po' meno di anidride carbonica,
qui da noi, non risolverà il problema. Perché nel frattempo
India e Cina, da sole, ne aggiungeranno dieci, cento, mille volte di più. La
soluzione? Aspirare la CO 2 e iniettarla nelle viscere nella terra. Oppure in
fondo al mare. Si può.E si deve.«Subito»,ammonisce Wallace "Wally"
Broecker, il guru della geo-climatologia che per primo, nell'ormai lontano
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-07 - pag: 6 autore: I grandi gruppi: sul
clima servono decisioni rapide POZNAN. Dal nostro inviato L'appello è
altisonante: i cambiamenti climatici pongono seri rischi sociali, ambientali ed
economici e richiedono una trasformazione del sistema produttivo. Dobbiamo
ridurre, velocemente e sostanziosamente, le emissioni di anidride carbonica.
Ritardare ulteriormente queste decisioni farà salire ancora di più i costi
complessivi.«Per questo chiediamo ai delegati del summit di Poznan»,dove 190
Paesi sono riuniti per l'annuale vertice dell'Onu, «di concordare un piano
d'azione e rinnovare la loro decisione per raggiungere un accordo climatico
entro il vertice di Copenhagen dell'anno prossimo ». No,non parlano gli
ambientalisti. Il «Comunicato di Poznan » – che sarà presentato ufficialmente
qui in Polonia domani – è firmato da 140 multinazionali, che chiedono
esplicitamente ai Governi di tutto il mondo di affrontare seriamente, e con
regole chiare, la questione climatica. «Anche se la crisi economica in corso
può sollevare qualche dubbio sui tempi e i modi- si legge nel documento –noi
crediamo che azioni risolute finiranno per stimolare l'economia globale ».
Interessante dare un'occhiata ai firmatari: Allianz e Swiss Re, Unilever e
Diageo, Shell e Bp, Sottish Power e Iberdrola, Roche e L'Oréal, Deutsche
Telekom e British Telecom, Virgin e Cathay Pacific, Barclays e Royal Bank of
Scotland, Yahoo e eBay, Cisco e Symantec, Kodak e Ricoh, Adidas e Nike. Tutte
aziende che aderiscono al «Corporate leaders group on climate change», promosso
dal principe del Galles e organizzato dall'Università di Cambridge. L'appello
ha ragione di esistere. Il vertice di Poznan, si avviaa chiudere la prima
settimana di lavori con ben pochi progressi, sperando in qualche successo
negoziale entro la scadenza di venerdì prossimo. I Paesi in via di sviluppo
hanno dimostrato di essere pronti a fare delle concessioni. Qualche passo
avanti è stato fatto sulle misure da intraprendere per incentivare la fine
della deforestazione tropicale, che da sola – con meno alberi che assorbono
meno CO 2 – contribuisce per un quinto al riscaldamento globale. Ma da parte
dei Paesi ricchi, ovvero quelli che emettono la maggior parte dei gas-serra,
non si sono finora visti slanci di entusiasmo. «I Paesi sviluppati – si legge
ancora nel "Comunicato di Poznan" – si devono prendere l'impegno per
un immediato e profondo taglio delle emissioni. E quelli in via di sviluppo
devono fare la loro parte, ovviamente sulla base delle comuni ma differenziate
responsabilità», un principio che è alla base di tutti i negoziati climatici, a
partire dal Summit della Terra di Rio de Janeiro, nel
( da "Unita, L'" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Incontro con il
Dalai Lama La Cina protesta con Parigi La protesta
ufficiale di Pechino, furiosa con Sarkozy per l'incontro con il Dalai Lama, è
arrivata in 24 ore. L'ambasciatore francese a Pachino è stata convocato per
sentirsi dire che «l'incontro a Danzica ha dabbeggiato le fondamenta delle
relazioni sino- francesi». La ministra dell'Economia francese, Christine
Lagarde - da Parigi - ieri a provato a calmare le acque. «È nell'interesse di
entrambi i Paesi che le relazioni proseguano». «Quello che ci auguriamo - ha
detto la Lagarde intervistata dalla tv pubblica France 2 sui rischi di
boicottaggio dei prodotti francesi da parte di Pechino - è
che le relazioni con la Cina proseguano». «Abbiamo un interscambio importantissimo con loro -
ha aggiunto la responsabile dell'Economia - Ci sono tante società francesi che
si sono impiantate in Cina, e penso che sia nell'interesse di tutti che i rapporti
continuino, nonostante la Cina consideri questo come un
piccolo incidente». «Il presidente della Repubblica - ha proseguito -
aveva preso degli impegni» sull'incontro con il Dalai Lama, «lui mantiene gli
impegni ed è lui a fissare il proprio ordine del giorno».
( da "AmericaOggi Online" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Sarkozy sfida la Cina ed incontra il Dalai Lama 07-12-2008 DANZICA. Il Dalai
Lama e il presidente di turno dell'Ue, Nicolas Sarkozy si sono incontrati ieri a
Danzica, in Polonia, in sfida alle pressioni del governo cinese perché ciò non
avvenisse, nella suggestiva cornice delle celebrazioni per il 25/o anniversario
del conferimento del premio Nobel per la Pace a Lech Walesa. Intorno alle
16:30, accompagnato personalmente da Walesa - che poi si è allontanato dalla
stanza - Sarkozy ha incontrato il leader spirituale dei tibetani in forma
privata per 30 minuti. Poco prima dell'incontro era stato categorico sulle
minacce dei cinesi. "Come presidente della Francia e come presidente di
turno dell'Ue sono libero di incontrare chi voglio, non mi faccio fare l'agenda
dai cinesi: questo incontro poi non è da drammatizzare", aveva detto ai
giornalisti. Nulla è trapelato da fonti ufficiali sui contenuti del colloquio,
ma secondo quanto riferito dal portavoce dell'Istituto Lech Walesa', Tomasz Szy
( da "AmericaOggi Online" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
A Danzica storico incontro
tra Sarkozy e il Dalai Lama. Ma nessuno vuol morire per il Tibet di Pino
Agnetti 07-12-2008 Ieri a Danzica, per un lunghissimo e magico istante, la
storia è sembrata tornare di colpo indietro di quasi 30 anni. È accaduto quando
il presidente di turno dell'Unione Europea, il francese Nicolas Sarkozy, ha
stretto la mano a due Premi Nobel per la Pace tanto diversi nel carattere e nel
fisico quanto identici nella loro ferrea determinazione a non piegare il capo
di fronte alla dittatura e all'oppressione. È stata la grande festa di Lech
Walesa, l'allora sconosciuto elettricista che una mattina d'agosto del 1980
scavalcò il muro dei cantieri navali della città polacca sul Baltico per
prendere la guida della protesta che di lì a poco avrebbe portato alla nascita
di Solidarnosc (il primo sindacato libero nella storia di un Paese comunista) e
quindi trasformato nell'arco di un decennio la patria di Wojtyla in una
democrazia sganciata dall'orbita di Mosca. Ma è stata soprattutto la grande
giornata di Tenzyn Gyatso, 14 Dalai Lama del Tibet, più anziano d'una decina
d'anni di Walesa e proprio per questo icona ancor più struggente ed ammirevole
del suo baffuto alter ego polacco. Perché se questi è riuscito alla fine
nell'impresa, il Dalai Lama sa perfettamente che per il suo popolo quel genere
di traguardo è destinato a rimanere per sempre irraggiungibile. Lo sa talmente
bene da avere rimpiazzato da parecchio tempo la parola "indipendenza"
con la ben più vaga "autonomia". E da essere stato lui per primo a
chiedere alla comunità internazionale di non boicottare le recenti Olimpiadi di
Pechino in quanto "la Cina ha il pieno
diritto di ospitarle e il suo popolo di sentirsene orgoglioso". Salvo poi
riceverne in cambio un ulteriore inasprimento dello spietato genocidio culturale
in atto sul tetto del mondo. Dove i tibetani sono oramai ridotti a una
minoranza di "seconda classe" rispetto alla popolazione (al 95% di
etnia Han) cinese. Dove, dopo la rivolta del marzo scorso, ogni
monastero è stato dotato di un "commissario politico" incaricato di
tenere gli opportuni corsi di "rieducazione". E dove, in buona
sostanza, si sta compiendo a colpi di legge marziale l'ultimo atto di una
vicenda iniziata circa 60 anni fa, quando le truppe di Mao cominciarono la "liberazione"
del Tibet. "Se il presidente di turno dell'Unione Europea dovesse
incontrare il Dalai Lama faremo saltare il previsto vertice Cina-Ue
di Lione", aveva tuonato a più riprese Pechino. Detto fatto: il vertice è
stato rinviato sine die, con l'aggiunta, dopo lo "sgarbo" di ieri, di
nuove minacce di ritorsione soprattutto commerciale. Ed ora sono in molti a
domandarsi cosa gli abbia preso a quel testone di Sarkozy per incaponirsi fino
a tal punto con la crisi economica internazionale che peggiora di giorno in giorno
e che costringe tutti i grandi a fare la fila alla corte di Pechino per
accaparrarsene i favori. L'unica risposta plausibile è che Sarkozy abbia voluto
lanciare un duplice segnale alle scandalizzate autorità cinesi. Del tipo: in
fila, va bene, ma non con il cappello in mano. E poi, in un mondo globalizzato,
che interesse avete anche voi a impuntarvi sul Tibet (di cui nessuno in realtà
chiede più l'indipendenza), quando il vero problema è di coalizzarci di fronte
alla tempesta che minaccia di travolgerci? La mossa potrà anche suonare
azzardata. Ma non più di tanto, tenuto anche conto che la Francia sta per
"passare la mano" della presidenza Ue (dal gennaio prossimo toccherà
alla Repubblica Ceca). E in qualche modo sembra ispirata dallo stesso Dalai Lama,
che da Danzica è tornato a esortare Pechino a darsi quella leadership morale
(oltre che demografica, economica e militare) indispensabile a raggiungere il
pieno status di superpotenza. Tutto, a ben vedere, fa pensare che si tratti
dell'estremo appello di un leader, per sua stessa ammissione, ormai prossimo al
ritiro. Mentre nulla lascia intendere che Pechino possa farsene minimamente
commuovere. Così, il "beau geste" di Sarkozy ieri in Polonia finisce
per rendere ancora più abissale la distanza fra gli anni in cui molti erano
pronti a "morire per Danzica" e questo nostro tempo di crisi senza
precedenti. Un tempo in cui nessuno, in realtà, è disposto a morire per il
Tibet.
( da "AmericaOggi Online" del 08-12-2008)
Argomenti: Cina
Natale. Nelle case
degli italiani 6,5 milioni di abeti 07-12-2008 ROMA. Saranno circa 6,5 milioni
gli alberi di Natale veri acquistati dagli italiani. È quanto stima la
Coldiretti che ha stilato un vademecum per l'acquisto, la preparazione e la
conservazione dell'albero ma che, prima di tutto, raccomanda di scegliere
l'abete vero solo se si ha la possibilità di ripiantarlo. La spesa degli
italiani che hanno scelto abeti veri ammonterà a circa 140 milioni di euro; i
prezzi di vendita, rimasti sostanzialmente stabili, vanno dai 15 euro fino a
più di
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Economia
Terza rivoluzione Non capisco il veto Rifkin: "Date l´esempio peggiore
rischiate di perdere l´ultimo treno" L´Europa è la nave ammiraglia della
terza rivoluzione industriale, approvate il suo piano Il veto italiano mi
stupisce molto, Berlusconi non lo capisco ANDREA BONANNI dal nostro
corrispondente BRUXELLES - Nella settimana decisiva per il futuro del pacchetto
clima europeo il professore Jeremy Rifkin è a Bruxelles. Oggi il guru della
Terza rivoluzione industriale, già consulente della Merkel e di Zapatero,
accompagnato da una novantina di amministratori delegati di grandi società
incontrerà il vice-presidente della Commissione Gunther Verheugen per stabilire
un piano di azione in vista del prossimo balzo qualitativo in materia di clima
e di energia, che è previsto per il 2050. «Siamo pronti a collaborare anche con
l´amministrazione Obama - spiega Rifkin - ma l´Europa è la nave ammiraglia
della terza rivoluzione industriale. E questa settimana sarà cruciale se vuole
continuare ad esserlo». Perché cruciale, professore? «Perché sul tavolo dei
capi di governo europei si incrociano tre crisi epocali strettamente legate
l´una all´altra: la crisi del clima dovuta all´effetto serra, la crisi
energetica e la crisi economico-finanziaria». In che modo sono connesse?
«Perché sono tutte e tre il prodotto del tramonto della seconda rivoluzione
industriale, basata sullo sfruttamento dell´energia fossile e nucleare.
Quell´era è arrivata al capolinea quando il petrolio ha toccato i 147 dollari
al barile e il sistema è andato a sbattere contro un muro. E, con la seconda rivoluzione
industriale, tramonta anche la globalizzazione». Non le sembra di essere un po´
drastico? «No. Non credo. Quel modello di relazioni economiche e produttive non
può riprendersi: mancano le risorse energetiche e mancano i capitali. L´ingresso della Cina e dell´India nell´era della
globalizzazione ha portato al tracollo». Ma il piano di rilancio americano?
Quello europeo? «Sono briciole. La crescita degli ultimi anni che ha prodotto
la globalizzazione è stata alimentata con consumi forzosi degli americani.
Adesso questi sono finiti. Lo sa a quanto ammonta l´indebitamento delle
famiglie americane? Tredicimila e cinquecento miliardi di dollari! Non si
risolve un buco di queste dimensioni iniettando qualche centinaio di milioni. I
quattro uragani che hanno colpito le coste americane quest´anno sono costati da
soli la metà del pacchetto di finanziamenti della Casa Bianca. Tra energia,
clima e finanza si sono combinati gli elementi di una "perfect
storm", una tempesta perfetta. Siamo di fronte ad un cambiamento epocale.
E ci vorranno anni per uscirne». E allora che si fa? «Occorre un piano
strategico di lungo periodo. E´ giusto tenere il corpo esanime del vecchio
sistema in vita artificiale, almeno fino a quando non saremo in grado di far
nascere il bambino della terza rivoluzione industriale. Ma per ottenere questo
risultato bisogna investire anche molti soldi nei quattro pilastri di questa
rivoluzione: energie rinnovabili, edilizia ad alta efficienza energetica,
idrogeno, sistemi di trasporto elettrici basati sulle pile combustibili.
Secondo i nostri calcoli, per avviare questo processo c´è bisogno di almeno
mille miliardi di dollari per gli Usa e altrettanti per l´Europa». Siamo
lontani anche dagli obiettivi più ambiziosi del prossimo vertice? «Sì. Ma la Ue
oggi è l´unica ad avere un progetto che comprenda tutti e tre i meccanismi
necessari per fare il salto. Ha un pacchetto energetico per ridurre del 20% le
emissioni, per aumentare del 20% l´efficienza energetica e, soprattutto, per
aumentare del 20% le energie rinnovabili, che è un primo abbozzo della terza
rivoluzione industriale. Inoltre ha una strategia di lungo periodo basata su un
taglio del 50% entro il 2050. Infine ha un programma di rilancio
dell´economia». Già. Ma l´Italia minaccia di porre il veto? «Sì. In questo
quadro l´Italia sta dando l´esempio peggiore. E la cosa francamente mi stupisce
molto. Perché Berlusconi è un uomo d´affari capace e non capisco come non veda
le enormi opportunità di business che questo programma comporta». Non sarà che minacciamo
il veto perché siamo indietro di almeno dieci anni rispetto a paesi come la
Spagna e la Germania e temiamo di non farcela? «Sì, è vero. L´Italia è in
ritardo. Ma rimane sempre la sesta potenza economica. Se ce l´ha fatta la
Spagna, ce la potete fare anche voi. E poi non ci sono alternative. Se l´Italia
non si muove adesso per recuperare il tempo perduto, tra dieci anni, dove sarà?
E i bambini italiani di oggi, che avvenire avranno?».
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Cronaca
L´intervista QUALITà SENZA CONTROLLI, ECCO COME DIFENDERSI (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Cronaca
Carne alla diossina, primi sequestri allarme anche per i bovini irlandesi
Maiale infetto in sette regioni. Domani il verdetto dell´Authority Ventidue
partite entrate nel nostro mercato. L´Italia alla Ue: etichette d´origine per
tutti ALESSANDRA RETICO ROMA - E adesso mucche alla diossina. Dopo i maiali,
Dublino esporta una nuova paura: alcune partite di mangime destinato ai bovini
irlandesi sarebbero state contaminate. Dallo stesso concime "condito"
a oli industriali che è finito nelle mangiatoie d´Oltremanica infettando oltre
18 mila tonnellate di suini. Poi esportati, a partire da settembre, in 21
paesi, Italia compresa. Salsicce, pancetta e braciole con tracce di diossina
cento volte superiori ai limiti consentiti. Adesso, anche filetti e lombate di
mucca potrebbero portarsi dentro lo stesso veleno. L´avvertimento è dubitativo,
preventivo, ma è una segnalazione sufficiente ad aumentare i timori in Europa e
anche in Italia, dove il sottosegretario al Welfare Francesca Martini «per
precauzione» ha allargato i controlli a manzi e vitelli importati dall´Irlanda.
Un´operazione tutto sommato semplice, visto che dopo l´emergenza mucca pazza
ogni pezzo o confezione di carne bovina che finisce dal macellaio o nel frigo
del supermercato deve avere obbligatoriamente una carta d´identità. «Proporrò
all´Ue l´etichettatura di tutte le carni per garantire la tracciabilità dei
prodotti»: un´iniziativa annunciata ieri da Martini, ma anche agricoltori e
consumatori spingono ormai da tempo in questa direzione per tutelare produttori
e salute pubblica. Scovare stinchi e spuntature è più complicato. Ma al momento
sembra funzionare il lavoro di Asl e Nas che, su mandato del Welfare, stanno
spulciando tra stabilimenti e negozi su tutto il territorio. La Ue ha segnalato
22 partite di carne di maiale di origine irlandese, quasi 1500 tonnellate.
Primi sequestri in tre regioni (Emilia Romagna, Campania e Veneto), mentre
altra merce era destinata a Lombardia, Toscana, Calabria, Puglia. Il direttore
generale della sicurezza degli alimenti e della nutrizione del ministero della
Salute, Silvio Borrello, spiega che si tratta di «carne fresca destinata alla
industria di trasformazione, per lo più, e che difficilmente finisce sui banchi
dei supermercati. Il consumatore deve avere fiducia nei nostri sistemi di
controllo. I Nas stanno cercando anche nei supermarket e nei depositi di
lavorazione industriali». In Italia i rischi sarebbero molto bassi anche se
qualcuno tra i consumatori (ad esempio, l´Aduc) invita alla cautela. Ma per via
di una certa autarchia nell´allevamento dei suini - solo lo 0,3% è importato
dall´Irlanda - la minaccia dovrebbe essere minima. Anche l´Europa rassicura, si
fida del fatto che Dublino ha ritirato tutti i prodotti dal mercato. Ma sta
vigile: ieri ha chiesto all´Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa)
di fornire un parere urgente su «eventuali rischi per la salute umana per la
presenza di diossina in carni fresche o lavorate di maiale irlandese». Domani è
atteso il responso. Primi amari bilanci. In Irlanda saranno abbattuti
probabilmente più di 100 mila capi, i produttori con il blocco delle
esportazioni perderanno oltre 100 milioni di euro, 900 persone sono già state
licenziate ma in 6 mila rischiano il posto. Cina, Giappone,
Singapore e Corea del Sud sospendono temporaneamente le importazioni dall´Irlanda.
Natale tossico, e molto più che magro. In Italia si aggira il sospetto che dai
cenoni mancheranno anche zampone e cotechino. Il Codacons chiede di
monitorarli, il ministero li salva dall´infamia: preparati prima dell´infausto
settembre irlandese, e molto italiani.
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 3 - Cronaca
Il dossier Pesticidi, antibiotici e virus mutanti la tavola minacciata dal cibo
impazzito Colpa di piccole e grandi frodi Ma anche di buchi nei controlli e di
interventi tardivi Negli ultimi anni le emergenze alimentari si sono susseguite
una dopo l´altra ANTONIO CIANCIULLO ROMA - Snack che migliorano l´umore, banane
che sostituiscono i vaccini, riso che cura le malattie: gli spot promozionali
del cibo biotech disegnano un mondo virtuale in cui la gastronomia invade il
campo della medicina. Le cronache rivelano una realtà in cui, in troppi casi,
la tavola è ancora piena di veleni, come all´alba della rivoluzione industriale
quando alla farina venivano spesso aggiunti segatura, ossido di piombo e gesso.
Scorrendo la lista degli scandali degli ultimi anni si scopre che ai vecchi
pericoli, sensibilmente ridotti ma non annullati, se ne sono aggiunti di nuovi:
la lista delle denunce va dal pane della camorra, che si favoleggia cotto in
forni alimentati bruciando bare, alle mozzarelle truccate con latte
liofilizzato, dal grano radioattivo dei paesi dell´Est alla bistecca agli
ormoni. In alcuni casi il problema nasce dalla deregulation selvaggia mirata ad
abbattere i costi (vicenda mucca pazza), in altri da una banale truffa, in
altri ancora dai buchi di controllo alle frontiere che lasciano passare
prodotti a rischio provenienti da paesi in cui gli standard di sicurezza sono
molto lontani da quelli europei (il 46 per cento dei 250
milioni di prodotti sequestrati viene dalla Cina). In
particolare la diossina, un nome associato all´incubo Seveso, sembra una sorta
di coazione a ripetere per l´industria alimentare. Un allarme simile a quello
di questi giorni scattò in Belgio nel 1999, quando l´uso di mangimi gonfiati
con oli di scarto carichi di diossina provocò prima il blocco della vendita dei
polli e poi, a catena, allargò l´embargo alle uova, al latte, alla carne
suina e bovina. Come spesso accade, la cortina di sicurezza che si cercò di
creare attorno alle frontiere belghe non fu sufficiente: nell´arco di poche
settimane finirono sotto sequestro 2.500 allevamenti in Belgio, Olanda, Francia
e Germania. Buchi nelle maglie dei controlli, interventi tardivi, embarghi che
si allargano a cerchi concentrici rappresentano del resto lo schema già
conosciuto al tempo della Bse, alla fine degli anni Ottanta. Il morbo -
prodotto dalla decisione di sopprimere per motivi di costo alcuni trattamenti
termici nel ciclo di lavorazione delle carne e di stravolgere con farine
animali la dieta degli erbivori - ha toccato quasi tutta l´Europa lasciando
l´intero continente con il fiato sospeso nel timore che si potesse registrare
un sistematico passaggio della malattia dalla mucca all´uomo. Alle frodi in
grande stile si alternano le piccole truffe, come quella raccontata da
Jean-Claude Jaillette nel libro Il cibo impazzito. A Bordeaux due dirigenti
della Brunet, un´importante macelleria industriale, vengono inquisiti per
un´etichetta che non corrisponde al vero (cosciotti di agnello attribuiti a una
zona invece che a un´altra). L´incidente casuale rivela un problemino più
grave: i due avevano l´abitudine di rinfrescare i capi di bestiame troppo
vecchi con bagni a base di prodotti disinfettanti utilizzati per il terreno,
poi li sbiancavano con acqua ossigenata. La carne, scongelata sotto un getto di
acqua calda sotto pressione, veniva rivenduta come fresca. Nel 2003 l´Europa
prova a reagire creando a Parma l´Agenzia europea per la sicurezza alimentare:
avrebbe potuto costituire un punto di riferimento per un´opinione pubblica sempre
più disorientata da una moltiplicazione degli allarmi che tende a confondere i
livelli di rischio. L´Agenzia sceglie però la linea di un dialogo tutto
istituzionale e, almeno dal punto di vista della comunicazione, fallisce
l´obiettivo. Due anni dopo, nel 2005, l´aviaria in estremo oriente fa scattare
una psicosi di massa che porta al crollo del consumo dei polli nostrani anche
se il problema è geograficamente circoscritto e il virus non sopravvive alla
cottura. Il pungolo dello scandalo alimentare qualche volta genera anche
correttivi salutari. Dopo i 19 morti per il vino al metanolo del 1986, il
settore ha cambiato passo e ha conquistato la leadership mondiale. E la paura
di una pandemia causata da un possibile salto della barriera di specie da parte
dei virus potrebbe migliorare le condizioni degli allevamenti intensivi in cui
le probabilità di una mutazione dei virus aumentano perché molti animali sono
racchiusi in spazi ristretti e vengono sottoposti a un uso massiccio di
antibiotici.
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Cultura L´appeal
del denaro è orribile l´ingordigia di chi si arricchisce senza scrupoli, ma è
anche orribile che si distruggano immense porzioni di natura; orribili sono
pure gli ambienti che si vanno a creare: megalopoli senza senso e senza nulla
di bello Una minaccia per agricoltura e parchi LA CIVILTà DELL´ABUSO CARLO
PETRINI Attorno al cemento si scontrano due visioni del mondo. Da un lato
l´economia dei grandi numeri, ancora dominante, della crescita a tutti i costi,
del costruire come elemento di potere, motore di finanze e di presunto
progresso. Dall´altro la piccola economia del conservare, avere memoria e
migliorare l´esistente, del considerare l´ambiente come risorsa e non come
intralcio, della crescita umana piuttosto che quella del prodotto interno lordo.
Sono due visioni antitetiche che hanno nello stile del costruire, come ogni
forma di civiltà, la loro espressione più immediata e d´impatto, quella che si
tramanderà. Se in Italia negli ultimi 15 anni abbiamo coperto di cemento una
superficie equivalente a quella di Lazio e Abruzzo messi insieme, nel mondo non
si è certo stati da meno: in altre regioni d´Europa si è forse viaggiato a
ritmo leggermente (solo leggermente) ridotto, ma quello che
sta avvenendo nelle zone a forte sviluppo, come Cina, India, Brasile,
Messico o certi posti dell´Africa, in alcuni casi ha dell´orribile. Orribile
non è solo l´ingordigia di chi si arricchisce senza scrupoli, e nemmeno
soltanto il fatto che si distruggano immense porzioni di natura o intere zone
rurali; orribili sono pure gli ambienti che si vanno a creare, quello
che si edifica: megalopoli senza senso e senza nulla di bello, spesso nemmeno
degnamente abitabile. Eppure il cemento continua ad avere appeal: la sua
capacità di generare denaro a costi che non si vedono (ambientali, energetici,
in termini di qualità della vita per chi ci lavora e per chi poi ci vivrà in
mezzo) rimane inossidabile, tant´è vero che la ricetta che molti propongono per
uscire dalla crisi è quella di costruire ancora di più. Le recenti polemiche
sui progetti di trasformazione di Milano in ottica Expo 2015 rappresentano
forse il terreno di scontro e l´esempio più lampante. Pensare a come sia
diventata più brutta negli ultimi 50 anni quella città e a come potrebbe ancora
peggiorare fa tristezza. Intanto il Governo sottrae risorse alle detrazioni per
intervenire sulle case secondo parametri ecologici (pannelli solari, caldaie a
bassa condensazione, finestre a norma con vetri isolanti, cappotto esterno o
isolamento interno ecologici, ecc), per destinare il risparmiato alle
"opere", grandi e piccole che siano. Opere che non prevedono di
ristrutturare, ma di occupare terre agricole e parchi; non rendere più
piacevole l´esistente, ma fare colate di nuovo cemento, non importa dove e con
che caratteristiche. è tipico della società dei consumi: produrre cose nuove
per poi buttarle, illudere di soddisfare bisogni mentre non si fa altro che
disattenderli, perché il sistema ha un disperato bisogno di autogenerarsi. Non
siamo noi che abbiamo bisogno di ciò che produce il sistema consumistico, ma è
il sistema che ha "bisogno" dei nostri bisogni: c´è dunque da
sospettare che scientemente questi non saranno mai soddisfatti. Lo spreco è il
motore. Come lo sono le montagne di rifiuti di ogni tipo o di cibo ancora edibile
buttato via (4.000 tonnelate al giorno nella sola Italia, fa sempre bene
ricordarlo), lo è anche lo spreco di verde, di terreni agricoli, della
ruralità, di spazi urbani a misura d´uomo, del bello. Non si costruisce più per
tramandare ai posteri qualcosa. Il cemento ha una deperibilità maggiore
rispetto ad altri materiali, è il simbolo di una civiltà che inserisce i geni
di una fine programmata in quasi tutto quello che produce: che sia un palazzone
di periferia, l´imballo di un prodotto da supermercato o un seme Ogm che dà un
raccolto sterile da cui non si possono trarre altri semi. L´Italia è piena di
edifici fatiscenti costruiti negli anni ´60 e ´70, certi addirittura negli anni
´80, alcuni già disabitati, impraticabili, che penzolano scrostati e pericolosi,
terribili. Tutti noi li vediamo, ovunque. Abbiamo continuamente sotto gli occhi
la dimostrazione di com´è assurdo continuare a edificare qualcosa che nel giro
di qualche decennio non servirà più: quegli obbrobri dovrebbero servirci adesso
come il senno di poi. Oggi, imparando dagli errori commessi in passato, avremmo
l´opportunità di ripensare le città in maniera sostenibile, di ricostruire il
rapporto tra città e campagna affinché sia produttivo e mutuamente vantaggioso
per chi abita questi ambienti. Ci sono i modi per farlo e sono anche
economicamente vantaggiosi. Non è soltanto una questione estetica o ecologica:
bisogna cambiare modo di fare economia. Bisogna ripensare il costruire, perché
oggi, per come si realizza, è sempre più sinonimo di distruggere.
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Torino
"La Russia guarda al Piemonte per un patto sulle nanotecnologie"
Gianotti: "Presto una delegazione a Torino per l´automotive. L´Api
ambasciatore" «IN QUESTI giorni di inizio dicembre a Mosca non c´è neve,
fa meno freddo che a Torino e ci si prepara alle festività di fine anno con un
abbagliante sfavillio di luci. Tutto sembra rivolto ad infondere ottimismo.
Basta però la lettura dell´edizione russa di Newsweek per capire che la
situazione è allarmante». Lorenzo Gianotti, ex senatore del pci, è appena
rientrato dalla Russia dove ha partecipato come membro della delegazione
italiana al Forum italo-russo sulle nanotecnologie organizzato da Rosnanotech.
Senatore Gianotti, cosa preoccupa i russi? «Come scrive Newsweek "al
Cremlino sanno che la crisi è destinata ad allargarsi e non se ne uscirà senza
ripercussioni sociali. I prezzi bassi del petrolio e dei metalli, l´inflazione,
il deficit monetario nell´economia, la caduta del rublo, con tali parametri la
crescita zero dell´industria per l´anno prossimo, sostengono gli esperti, è una
previsione ottimistica. Dunque anche qui le campane generano un suono mesto. E
quale messaggio arriva dal forum al quale ha partecipato? «Dalle crisi
economiche si esce con la falcidie di attività e di imprese inadatte
all´innovazione. Ma nelle condizioni della competizione internazionale i nuovi
protagonisti stentano a spuntare ed affermarsi, se non si offre loro un quadro
sistemico che suppone l´opera dello Stato quale propulsore e coordinatore. In
questi anni con Putin lo Stato russo ha allargato enormemente la presenza
diretta nell´economia, puntando in particolare su alcuni settori considerati
strategici». Tra questi c´è anche quello delle nanotecnologie? «Sì. Il Cremlino
ha costituito la State Nanotecnology Corporation (Rosnanotech), con una
dotazione vicina a 10 miliardi di dollari e a fine settembre ne ha affidato la
direzione ad Anatolij Ciubais. Personaggio di primo piano
nella nomenclatura, è stato l´eminenza grigia di El´cin nel programma di
privatizzazioni degli anni Novanta; nel periodo putiniano ha diretto la Rao-Ees
(il monopolio elettrico statale) col compito di privatizzarlo; obiettivo
raggiunto il 1° luglio di quest´anno, anche con la cessione di qualche centrale
all´Enel. Si tratta dunque di un esponente di primissima fila che
conferma l´interesse del vertici al settore dell´iperminiaturizzazione». Quali
opportunità intravede per le imprese piemontesi? «Ciubais al quotidiano
economico Vedomosti (edito da Wall Street Journal e Financial Times) ha
dichiarato: "Il colossale compito di fondare una nanoindustria russa come
di un´industria globale non è raggiungibile con i nostri soli mezzi. Ci vuole
l´intervento di sostanziose risorse private. Noi stiamo conducendo trattative
con Jp Morgan (Ciubias siede nel suo international advisory board ndr) su come
raccogliere risorse finanziarie private dentro la Russia e fuori di essa».
Quali aziende italiane hanno partecipato al Forum italo-russo? «C´erano alcuni
dei maggiori gruppi italiani come il Centro ricerche Fiat, la Finmeccanica,
Unicredit, Stmicroelectronics, Pirelli Tyres, Numonyx e prestigiose istituzioni
universitarie. Ma, elemento insolito, un contributo al Forum è arrivato
dall´Api Torino, che rappresenta una quota significativa dell´estesa platea
delle nostre piccole e medie imprese. E proprio la proposta di collaborazione
tra Rosnanotech e il distretto torinese dell´auto ha riscosso un immediato
interesse». In che cosa potrebbe sfociare questo interesse? «In tempi brevi
dovrebbe esserci una visita di una delegazione della corporation russa a Torino
per individuare i possibili partner e mettere le gambe all´iniziativa comune.
Aggiungo che, a conferma dell´attenzione per le aziende italiane, c´è stata
un´intervista della televisione russa Vesti a Piero Perlo, senior scientist del
Centro ricerche Fiat, ritrasmessa varie volte nel corso della giornata». (p. p.
l.)
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VIII -
Palermo Scontro frontale nei pressi di un viadotto vicino a Reitano Schianto
nel Messinese due vittime sulla statale Perde la vita la cantante Mara Eli
Annullato in segno di lutto lo spettacolo per Telethon al Metropolitan ARIANNA
ROTOLO Ancora sangue sulle strade siciliane. Maria Elisa Di Fatta, in arte Mara
Eli, violinista e cantante di 34 anni, e G.P. di 46, residente a Mistretta,
hanno perso la vita dopo esser rimasti coinvolti in un incidente stradale avvenuto
ieri pomeriggio, lungo la statale 117 per Messina (conosciuta anche come Strada
dei Due Mari), nel tratto compreso tra Santo Stefano di Camastra e Mistretta.
Entrambe le vittime, che viaggiavano alla guida di un´auto, rispettivamente una
Polo Wolkswagen e una Picasso Citroen, sono decedute in ospedale, poche ore
dopo l´impatto. Restano ancora da chiarire le cause che hanno provocato lo
scontro frontale avvenuto intorno alle 14, all´altezza del viadotto Colonna.
L´impatto tra le due utilitarie è stato forse provocato da una manovra
azzardata. Al momento, gli investigatori non escludono anche l´alta velocità. I
carabinieri del Comando di Mistretta, intervenuti per effettuare i rilievi,
hanno assistito ad una scena agghiacciante. Le auto erano ridotte ad un ammasso
di lamiere, e i corpi ancora incastrati all´interno dell´abitacolo. L´artista
Mara Eli, che era in viaggio per lavoro è deceduta alle 17,30 circa. Mara Eli,
violinista, cantante si era esibita anche alla Scala ed era stata impegnata in
una tournée in Giappone. Voce flessibile, capace di spaziare dalla musica
antica al jazz era arrivata al grande pubblico con il cd "Made in Sicily.
The songs", venduto in tutti i negozi con l´obiettivo di promuovere la
tradizione musicale siciliana attraverso una rilettura accattivante. Il cd ha
venduto quasi 100 mila copie. Nipote del grande maestro cefaludese Salvatore
Cicero, proprio quest´estate Mara Eli era stata promossa come ambasciatrice
della musica siciliana nel mondo. Stava anche lavorando ad un brano da portare
al festival di Sanremo. «Mara non c´è più - sono state le prime parole
pronunciate telefonicamente da Alfredo Lo Faro, suo manager - Non ce l´ha fatta
- ha aggiunto in lacrime, poco dopo il decesso - è morta un´ora fa». La salma
della giovane cantante, in attesa del funerale, è stata trasferita nella camera
mortuaria dell´ospedale di Mistretta. Per stasera, alle 20,30, presso il cine-teatro Metropolitan, era prevista una
manifestazione destinata alla raccolta fondi Telethon. Tra gli ospiti della
serata c´era anche Mara Eli, ma i coordinatori provinciali del Comitato
Telethon hanno deciso di annullare la serata «nel rispetto della musicista
scomparsa e dello stato d´animo degli altri artisti che sarebbero dovuti andare
in scena». Mara si sarebbe dovuta esibire in coppia con il chitarrista
Francesco Buzzurro, compositore della colonna sonora Telethon dello scorso
anno. In un altro incidente avvenuto domenica mattina, lungo il tratto
autostradale della A20, in direzione Palermo, è rimasto coinvolto Ugo Floccher
di 30 anni, comandante della Compagnia dei carabinieri di Santo Stefano di
Camastra. Il militare, secondo quanto accertato dagli agenti della Polstrada,
avrebbe improvvisamente perso il controllo della sua Alfa Romeo mentre stava
percorrendo la galleria Battaglia, nei pressi dello svincolo per Cefalù, a
causa del manto stradale bagnato. Il comandante, ricoverato nell´area di
emergenza dell´ospedale Civico, se la caverà con trenta giorni di prognosi. (ha
collaborato Carla Incorvaia)
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina
XIII - Milano Expo Patto con la Cina per il 2015 e
a fine settimana primo cda La società è pronta a partire: il consiglio di
amministrazione di Expo 2015 spa potrebbe riunirsi per la prima volta alla fine
della settimana. «Stiamo incrociando le agende», dice la presidente Diana
Bracco. Ma la
corsa verso l´Esposizione è iniziata: Letizia Moratti ha firmato un accordo con
la Cina, da ieri il primo paese ad aver prenotato un
padiglione a Milano. Un altro patto di cooperazione con il Togo prevede la formazione
di adolescenti. Rimane la preoccupazione per i 3 miliardi mancanti per le
infrastrutture: «Stiamo lavorando su diverse ipotesi anche alternative e i
contatti con il governo sono continui. Sono testarda» dice il sindaco.
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina II - Bari
Manager, dirigenti e politici di altre regioni raccontano com´è cambiato il
capoluogo negli ultimi anni La città vista dai residenti per caso "Quel
park and ride è un miracolo" A Bari Vecchia fogne rifatte, gas e acqua che
arrivano in tutte le abitazioni: una vera inversione di rotta Va meglio
l´assistenza agli stranieri, c´è la raccolta differenziata, esiste un parco al
posto dell´ecomostro (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVIII -
Milano Riviste Le nuove architetture raccontate da Biondillo Viaggio in venti
tappe nella nuova architettura lombarda. Lo propone la rivista Domus, diretta da
Flavio Albanese, nel fascicolo allegato al numero
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 16 - Esteri
"Vogliamo confessare" da Guantanamo la sfida delle menti dell´11
settembre Al giudice: "Processo il prima possibile" I 5 terroristi
hanno firmato una dichiarazione il giorno della vittoria di Obama MARIO
CALABRESI dal nostro corrispondente New York - Cercano il martirio, si sono
dichiarati colpevoli e hanno rinunciato agli avvocati militari. Ieri nel
carcere di Guantanamo cinque detenuti accusati di aver organizzato gli
attentati dell´11 settembre hanno chiesto a sorpresa al giudice dell´esercito,
il colonnello Stephen Henley, di poter confessare e hanno annunciato di aver
firmato il 4 novembre scorso un documento in cui si dichiarano colpevoli e
rinunciano a qualsiasi azione legale successiva, sfidando così la corte a
condannarli alla pena capitale. «Vogliamo un processo al più presto possibile,
per farla finita con questo gioco», ha detto il leader del gruppo, il
kuwaitiano-pachistano Khalid Sheikh Mohammed, che da tempo si è autoaccusato di
essere il regista dell´attacco all´America e che prima di essere catturato, nel
2003, era considerato il numero 3 di Al Qaeda. Insieme a lui altri quattro
presunti terroristi sono comparsi in un´aula di Guantanamo per un´udienza
preliminare in vista del processo nel quale rischiano la pena di morte per le
2.973 vittime dell´11 settembre. La data in cui hanno sottoscritto il documento
non è casuale: è il giorno dell´elezione di Barack Obama, e simbolicamente
questo sembra voler dire che per loro e per la jihad non cambia nulla anche con
l´uscita di scena di George W. Bush. «Non mi fido degli americani ? ha aggiunto
Mohammed - perché c´è un accordo tra Bush, la Cia, che mi ha torturato, e il
tribunale militare di Guantanamo». Non è chiaro cosa accadrà adesso, la data
per il processo con ogni probabilità verrà fissata dopo il 20 gennaio, quando
alla Casa Bianca ci sarà già il nuovo presidente. Ma Obama ha criticato le
commissioni militari dicendo che i detenuti di Guantanamo dovrebbero essere
giudicati da un tribunale federale o da una corte marziale, e ha sempre
sostenuto di voler chiudere il carcere. Nella base cubana ci sono ancora 250
prigionieri (erano 750 ma 500 sono stati rilasciati), di cui tre quarti sono
considerati un pericolo e una minaccia, e la nuova Amministrazione democratica
ora dovrà inventare per loro una nuova sistemazione molto probabilmente
all´interno delle carceri militari americane. Sessanta detenuti invece sono in
attesa di essere rilasciati in quanto innocenti, ma il loro rimpatrio è
bloccato perché rischierebbero - secondo le autorità Usa - di essere arrestati
e torturati nei loro paesi d´origine, tra cui ci sono Cina, Libia, Russia, Tunisia e Uzbekistan. Il giudice per il momento
ha accettato la disponibilità a confessare solo di Khalid Sheikh Mohammed,
Walid bin Attash e Ali Abdul-Aziz Ali; per gli altri - Mustafà al Hawsawi e
Ramzi bin al Shib, che è nipote di Mohammed - ha chiesto una perizia
psichiatrica per vedere se sono capaci di intendere e volere. «Noi
fratelli - ha detto quest´ultimo, che è accusato di aver organizzato il viaggio
dei terroristi della "cellula di Amburgo" - vogliamo tutti presentare
le nostre confessioni». Per la prima volta il Pentagono aveva deciso di
permettere a cinque familiari delle vittime degli attentati di assistere
all´udienza, ma sono arrivate 115 domande e così nei giorni scorsi si è tenuta
una lotteria per estrarre a sorte i nomi di chi avrebbe avuto il diritto di
vedere Mohammed in aula. Tra questi c´era Maureen Santora, madre di un vigile
del fuoco, Christopher, ucciso nel crollo delle Torri Gemelle, che è arrivata
nella base militare portando le foto di altri 30 pompieri vittime
dell´attentato. Catturato nel marzo 2003, Mohammed è stato tre anni nelle
carceri segrete della Cia, prima di arrivare a Guantanamo nel settembre del
2006. Un anno e mezzo fa il Pentagono aveva già reso nota una sua confessione
di 26 pagine in cui si attribuiva la paternità del primo attentato al World
Trade Center del 1993 (per cui sta scontando l´ergastolo suo nipote Ramzi Ahmed
Yusef), degli attacchi dell´11 settembre, delle bombe nelle discoteche di Bali,
di quelle contro i turisti israeliani in Kenya e della decapitazione del
giornalista del Wall Street Journal, Daniel Pearl, nel gennaio del 2002.
Mohammed si è rivolto al giudice in inglese, lingua che conosce bene essendosi
laureato in agraria in una università della North Carolina nel 1986.
( da "Repubblica, La" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Esteri Graziato
in extremis per vendetta impiccagione-horror in Iran L´uomo è stato deposto
vivo ma ha danni irreversibili Condannato a morte e "salvato" dalla
famiglia della vittima in cambio di soldi CRISTINA NADOTTI Qualche volta i
parenti della vittima concedono il perdono e l´impiccagione si ferma, ma
domenica a Kazerun i familiari hanno cercato vendetta e in Iran una nuova
esecuzione è diventata ancor più raccapricciante del solito. Nella pubblica
piazza della città del sud ovest, un uomo accusato di omicidio è stato
impiccato e lasciato a penzolare per alcuni minuti, prima che i parenti della
vittima, dopo aver ricevuto soldi dai familiari del condannato, decidessero di
concedergli il perdono. Il cappio è stato quindi tolto e l´uomo è stato portato
in ospedale, secondo quanto ha riferito all´agenzia di stampa Irna il
procuratore della Corte rivoluzionaria. Il funzionario non ha dato notizie
sulle condizioni del condannato, ma è presumibile che le conseguenze del
salvataggio tardivo siano drammatiche. Lo strattone seguito alla sospensione
può aver rotto le vertebre del collo e il soffocamento, che ha interrotto
l´afflusso di sangue al cervello, può aver provocato danni irreversibili. Non è
la prima volta che in Iran questi perdoni tardivi accrescono l´orrore di una
delle tante impiccagioni. Secondo la sharia, la legge islamica seguita in Iran,
i parenti di una vittima possono accettare di perdonare il condannato in cambio
di quello che è chiamato "il prezzo del sangue". La famiglia
dell´omicida versa infatti alla parte lesa un risarcimento in denaro, in virtù
del quale l´esecuzione viene sospesa. Il perdono può essere concesso in
qualunque momento dopo il pronunciamento della sentenza e di solito il
condannato sa che la vita gli è risparmiata nei giorni precedenti
l´impiccagione o, in alcuni casi, pochi minuti prima dell´esecuzione, quando è
già sul patibolo. Un anno fa a Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, ci
fu un episodio simile a quello di domenica a Kazerun e il condannato fu
lasciato appeso per alcuni secondi prima di venire perdonato. In quel caso
l´uomo riportò danni irreversibili al cervello. Le agenzie
iraniane ieri davano notizie di altre tre impiccagioni, queste portate a
compimento. L´Iran, secondo Amnesty International, è al secondo posto dopo la Cina per numero di condanne a morte nel mondo, nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-09 - pag: 16
autore: Usa-Cina, un po' di ottimismo di Carlo Pelanda F ino a due settimane fa
mancava "il punto di ancoraggio" che permette agli scenaristi di
probabilizzare il se, il come e il quando il mercato globale uscirà dalla
recessione e al mercato d'individuare una direzione. Nelle crisi del
passato l'America lo aveva fornito dimostrando la capacità continuista di
restare locomotiva globale. Nel 1997/98 Greenspan inondò di liquidità il
mercato statunitense, peggiorando la bolla in atto, ma così mettendolo in grado
di sorreggere e trainare velocemente fuori dai guai l'Asia scossa dalla crisi
finanziaria. Nel 2002/03 sempre Greenspan contenne e invertì, con lo stesso
metodo di riflazione forzata, la quadruplice crisi di fiducia globale dovuta
all'implosione della bolla borsistica 1996-2000, all'attacco terroristico del
2001, agli scandali finanziari del 2002 e all'espansione globale della "
guerra al terrore" nel 2003. Ma la nuova crisi del 2008 è stata
caratterizzata da un cedimento strutturale del modello statunitense provocato,
all'interno, da una reflazione forzata oltre i limiti di tenuta del sistema,
per esempio il debito privato, e, all'esterno, da squilibri ingestibili, per
esempio il deficit commerciale, il tutto esploso sotto il doppio colpo
contingente dello shock inflazionistico, fino all'agosto del 2008, e della
crisi bancaria deflagrata, da settembre. Per questo si temeva che questa volta
l'America,pur potendo riprendersi, non avrebbe più avuto la forza per trainare
il resto del mondo. Poiché questo è fatto per lo più di nazioni che hanno
crescita interna piattae che "fanno Pil" solo via esportazioni, e che
non possono cambiare velocemente il loro modello, la prospettiva di un'America
meno capace d'importare combinata con l'assenza di locomotive alternative
rendeva indecidibile il come, il quando e il se della ripresa.Mancava il punto
d'ancoraggio. Con la complicazione che i Governi non stavano "governando
la profezia" in senso ottimistico: quello americano in fase di transizione
con la possibilità di una nuova amministrazione e maggioranza parlamentare
protezioniste, Pechino silenziosa e gli europei perfino prevedendo/invocando la
discontinuità, cioè la fine del capitalismo anglofono e la sua sostituzione con
uno statocentrico definanziarizzato. (Merkel, Sarkozy, Tremonti, eccetera).
Incubo. Ma ora lo scenario ha preso una direzione continuista precisa e
ottimistica. Barack Obama ha iniziato a governare la profezia ottimistica con
rimarchevoli determinazione e lucidità pragmatica. In particolare, proponendo
al governo dell'economia personaggi notoriamente liberisti e globalizzanti, ha
segnalato che vorrà ricostruire il modello capitalistico prendendo atto che non
c'è alternativa. Immaginabile, ma la sorpresa riguarda la quantità delle
risorse di reflazione sistemica, e non solo monetaria e fiscale, che verranno
messe in campo. La Cina darà i soldi perchè non ha
modelli alternativi a quello di finanziare la transizione di massa dalla
campagna all'industria se non con l'export (42% del Pil) e ha dai 6 ai 9 mesi
di tempo prima d'implodere se l'America non riprenderà a trainare. Infatti
Pechino sta lasciando intendere che darà i capitali, e ha iniziato a farlo
recentemente, ricostruendo così il centro sinoamericano binario del mercato
mondiale, continuazione della relazione Asia/America dei decenni scorsi. I
fondi che temono di non poter pagare le pensioni stanno segnalando che
pomperanno volentieri nuove bolle borsistiche. Obama sta predisponendo le basi
per lanciarne di multiple: megaprogrammi infrastrutturali, per nuovi sistemi
energetici e boom delle nuove tecnologie. Manca all'appello, per il
continuismo, la ricostruzione dell'industria finanziaria che rende abbondante
il capitale. Ma parecchi segnali dai regolatori e dalle banche fanno intendere
che verrà sostenuta la ricostruzione della finanza audace, in quanto il
deleveraging è una crisi non un modello di business. La deflazione violenta, da
settembre, ha risolto gli squilibri globali precedenti, creandone di nuovi, ma
dando all'America una spinta in più per riprendersi rapidamente. In
conclusione, la probabilità che l'America, sostenuta dall'Asia, torni presto
locomotiva è ora prevalente. Di conseguenza, pur pesante l'impatto recessivo,
il sistema ha preso la direzione di ricostruzione del capitalismo globalizzato
mercatocentrico e anglofono con accento asiatico. C'è l'ancoraggio. L'Europa? I
suoi governanti sbagliano tutto- analisi, politiche, comunicazione - ma
riprenderà a esportare. www.carlopelanda.com LA FORZA DELLA CONTINUITà
Megaprogrammi infrastrutturali, sistemi energetici e nuove tecnologie: queste
le strade indicate da Obama
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-09 - pag: 16 autore: PIT STOP ... In
attesa che si riaccenda la «scintilla» T assi bassi, abbondante liquidità,
credito e mutui facili, debito, abolizione delle barriere per impedire le
fusioni tra banche commerciali e banche d'investimento. Quante volte negli anni
scorsi – a cura dei "rigoristi" (negli Usa e in Europa) che
rintracciavano nelle "sciagurate" politiche repubblicane (ma quasi
dimenticando che il "lassismo" era sbocciato sul finire dell'era
clintoniana) e nell'accomodante politica della Fed guidata da Alan Greenspan il
motivo scatenante della crisi mondiale prossima ventura – abbiamo ascoltato
severe lezioni di critica? è successo innumerevoli volte. E la frequenza degli
interventi s'è infittita a partire dall'agosto 2007, quando il gruppo francese
Bnp-Paribas "certificò" per primo quella che Warren Buffett,
l'imprenditore americano soprannominato "l'oracolo di Omaha", ha poi
definito la «Pearl Harbour della finanza». Da quell'agosto
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-09 - pag: 19 autore: Siderurgia Extracosti
per 5,5 miliardi «I l 100% di quote di anidride carbonica gratuite fino alla
firma di un accordo globale sull'ambiente che non riguardi solo l'Europa».
Quello dell'industria siderurgica è uno tra i settori più esposti alle
conseguenze che potrebbero abbattersi sul sistema economico europeo dopo
l'applicazione del pacchetto 20-20-20 proposto dalla Commissione europea:
«Ridurre di un altro 20% le emissioni di anidride carbonica – spiega Flavio
Bregant, neodirettore generale di Federacciai, l'associazione confindustriale
delle imprese siderurgiche italiane – è un obiettivo fuori da ogni condizione
di sostenibilità, sia per il pagamento di quote di CO2 che dovremmo sostenere,
sia per i costi che i produttori di energia elettrica potrebbero decidere di
scaricare su settori altamente energivori come il nostro». Federacciai, dopo le
grandi ristrutturazioni degli anni 90, è convinta di aver già fatto la sua
parte: «Dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-09 - pag: 48 autore: Non ferrosi. Gli stop
produttivi non bastano a frenare l'aumento dell'offerta Sull'alluminio il peso
delle scorte Gianni Mattarelli MILANO Le quotazioni dell'alluminio, oltre che
per la crisi generale delle materie prime, stanno soffrendo per la situazione
di eccedenza che si sta aggravando di mese in mese. Nei Paesi cosiddetti
sviluppati la domanda di prodotti di alluminio dipende per più della metà da
trasporti e costruzioni,due mercati che continueranno probabilmente a contrarsi
anche nel 2009. Solo il settore degli imballaggi, che conta per il 20% dei
consumi, potrebbe essere colpito relativamente meno dal calo della richiesta.
Da inizio ottobre molti produttori hanno iniziato ad adeguare gli impianti di
raffinazione alla domanda e alcuni hanno annunciato tagli di produzione. Tra questi la Cina, che ha comunicato riduzioni
stimate dagli osservatori a 1,8 milioni di tonnellate su base annua, mentre
altri grossi produttori hanno seguìto in novembre, tra cui l'Alcoa con un
taglio di 600mila tonn./anno. In totale sarebbero state rese inattive capacità
produttive annue per quasi 3 milioni di tonnellate. A deprimere i prezzi
dell'Lme concorre, seppure come fattore derivante dallo stato di eccedenza di
metallo raffinato, anche il sovrappiù di allumina, ossia della materia prima
per i raffinatori, ottenuta dal minerale bauxite. Secondo l'International
Aluminium Institute, nel terzo trimestre si sarebbe formata un'eccedenza
globale di allumina di 650mila tonnellate, che equivale a una quantità
annualizzata di 2,5 milioni di tonn. Il prezzo dell'allumina, che in tempi di
scarsità era uno dei supporti delle quotazioni dell'alluminio, è così passato
dai 430 $/tonn. fob Australia di inizio anno agli attuali 200 $, con
conseguente forte riduzione della componente materia prima nel costo di produzione.
Un sicuro indicatore della fortecrescita dell'offerta rispetto alla domanda
sono le giacenze di alluminio raffinato presso i magazzini Lme, passate dalle
930mila tonnellate di gennaio agli attuali 1,876 milioni. Si pensa tuttavia che
le giacenze ufficiali siano solo la punta dell'iceberg, perché bisognerebbe
aggiungere quelle dei ristoccaggi di quest'anno in Cina,
valutate 400mila tonn., e quelle probabilmente ben maggiori accantonate dai
commercianti in Nord Europa e non segnalate. Ma queste ultime potrebbero
risultare visibili nei prossimi mesi, perché, per l'attuale ampiezza del
contango ( ossia del maggior valore delle scadenze lontane su quelle vicine) il
costo di finanziamento si preannuncia inferiore per l'alluminio messo su
warrant nei magazzini Lme rispetto a quello lasciato in magazzini non
ufficiali. è anche opinione comune che i tagli alla produzione sinora apportati
siano del tutto insufficienti a frenare l'aumento della disponibilità, tanto
che, se non intervenissero nuovi provvedimenti, potrebbe essere ritardata la
ripresa dei prezzi quando la domanda dovesse a un certo punto riprendersi. Le
prime stime dicono che il calo dei consumi si è accentuato nella seconda metà
dell'anno so-prattutto negli Usa e in Europae porterà nel 2008 la domanda
totale a 38,6 milioni di tonnellate (+3% sul 2007), mentre per il 2009 si
attende una richiesta a 39,5 milioni di tonnellate, con una crescita globale di
solo il 2%, magro risultato per un metallo in forte espansione negli utilizzi
come l'alluminio. Su queste basi non ci sono perciò prospettive di ripresa dei
prezzi, almeno per il prossimo semestre.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-09 - pag: 48 autore: Siderurgia. Ai
produttori di minerale potrebbe anche essere richiesto di anticipare i ribassi
a partire da gennaio Ferro, la Cina alla guerra
dei prezzi I big dell'acciaio pretendono uno sconto dell'82% sulle forniture
Luca Davi I prezzi del minerale di ferro sono troppo alti perché i produttori
siderurgici possano sostenerli ancora a lungo. Per questo la Cina, che con le sue acciaierie rappresenta il più grande consumatore
di ferro al mondo, potrebbe chiedere ai principali produttori del
minerale di ridurre le quotazioni. Un taglio che potrebbe arrivare fino all'82%
dei valori odierni per far tornare così i listini ai livelli del 1994. «I
prezzi dell'acciaio sono crollati ai dati medi del 1994. Perchè non dovrebbe
accadere la stessa cosa anche al minerale di ferro? », si chiede Shan Shanghua,
segretario generale della China Iron and Steel Association. Il rappresentante
dei colossi siderurgici di Pechino ha anche aggiunto che i negoziati tra i
giganti cinesi dell'acciaio e i maggiori produttori di ferro al mondo ( Vale,
Bhp Billiton e Rio Tinto, che insieme vendono i tre quarti del ferro
commercializzato nel globo) sono già iniziate. A pesare come un macigno sulle
trattative è però l'attuale congiuntura mondiale, che sta falcidiando vendite e
profitti: tutte le maggiori fonderie cinesi hanno chiuso il mese di ottobre in
perdita, secondo l'Associazione siderurgica locale. Colpa del crollo
dell'exporte della domanda da parte dall'edilizia e dal comparto
automobilistico, ma anche di un'impennata dei costi mai vista. La corsa dei
prezzi del ferro, avviata sette anni fa, non ha mai subìto battute d'arresto,
sulla scia di una domanda in costante crescita e delle tensioni speculative.
Solo a partire dal primo aprile scorso i prezzi hanno compiuto un balzo pari al
97%. In discussione tra le parti c'è anche la scansione temporale dei contratti
benchmark. I produttori di acciaio vogliono infatti anticipare di tre mesi la scadenza
del contratto 2008, che potrebbe terminare così il 1Ú gennaio 2009, anzichè il
1Ú aprile, come invece d'abitudine. Non solo: i cinesi intendono chiedere una
revisione infra- annuale dei prezzi, per adeguare i listini alle fluttuazioni
del mercato, abbandonando così il check fissato ogni 12 mesi. «è un fatto che i
contratti attuali non possono essere soddisfatti. Molte delle più importanti
fonderie – aggiunge Shan – non hanno bisogno di importare fino alla fine di
marzo, alcune fino alla fine di maggio». Del resto gli stocks di ferro in Cina, secondo il funzionario di Pechino, sono oramai sopra i
100 milioni di tonnellate, un livello mai visto prima.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 29 autore: Opere faraoniche.
In progetto un collegamento ferroviario di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 29 autore: ANALISI Il nuovo
sistema multipolare aiuta a combattere la crisi di Paolo Guerrieri * D opo una
serie di anni di crescita spettacolare, favorita da un processo di accelerata integrazione
internazionale e da un forte afflusso di investimenti diretti esteri, la
Turchia si trova a fronteggiare i contraccolpi della crisi che ha investito
l'economia globale. è una sfida davvero impegnativa e comune ad altre economie
emergenti, che dopo aver pienamente approfittato negli ultimi cinque anni della
lunga fase di crescita dell'economia mondiale sono oggi di fronte a quella che
si profila come la peggiore recessione da decenni in Usa, Europa e Giappone.
L'impatto complessivo sull'area emergente sarà pesante più che un dimezzamento
delle dinamiche di sviluppo - ma fortemente differenziato tra i singoli Paesi
come riflesso di evoluzioni e condizioni di base che li hanno diversamente
caratterizzati in questi anni, in termini di saldi delle bilance correnti,
indebitamento estero, diversificazione produttiva. Così, mentre alcune economie
rischiano nei prossimi mesi di essere investite da una grave crisi finanziaria,
ve ne sono altre (assai più solide) che si trovano nella posizione di poter fronteggiare
una fase di rallentamento globale e di volatilità dei mercati finanziari. Va
aggiunto che la crisi, per quanto grave, non rimetterà in discussione, a più
lungo termine, il rilevante ruolo assunto da nuove aree e Paesi - quali Cina, India e Brasile - in quella che si è andata configurando più di
recente come un'economia mondiale multipolare. Anzi,per certi versi lo
consoliderà e accelererà. In questa prospettiva, il rilancio della
competitività internazionale delle imprese e dell'insieme del sistema produttivo
italiano dipenderà fortemente dalla capacità di presenza in queste nuove aree e
mercati di consumo a forte crescita. Sono queste in estrema sintesi
leprincipaliindicazionicheemer-gonodalXIIRapportodelLabora-toriodieconomiapoliticainterna-zionaledell'Istitutoaffariinterna-zio
ali (Global Outlook Iai 2008) chesaràpresentatooggiaRomae che analizza le
tendenze geo-economiche a livello internazionale e la politica economica estera
dell'Italia, con approccio disaggregato; ovvero partendo da areePaesi e/o temi,
per ricostruire le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di
strumenti-politiche d'intervento. Per quanto sia difficile valutare quali
saranno nel lungo periodo le ripercussioni della crisi in corsosui processi
d'integrazione economica internazionale, è prevedibile che a medio termine si
consolidi - come si è detto - un assetto multipolare dell'economia mondiale. La
crescita dovrà così necessariamente basarsi su più motori e dipenderà - assai
più che in passato- dal modello di "governance globale" (economica e
di sicurezza) che caratterizzerà le relazioni tra le maggiori aree e Paesi. In
alcune simulazioni emerge, ad esempio, come in uno scenario di rinnovate regole
e istituzioni a carattere multilaterale la crescita dell'economia mondiale potrebbe
tornare nel prossimo decennio su ritmi mediamente in linea col passato
(3,5-3,7% l'anno), mentre rallenterebbe sensibilmente (2,0-2,2%) in un contesto
internazionale caratterizzato da tensioni protezionistiche e da rapporti più
conflittuali fra poli vecchi e nuovi del sistema internazionale. E tutto ciò
sottolinea l'estrema importanza del negoziato G-20 sulle nuove regole globali
apertosi a Washington il mese scorso. Un'implicazione significativa che
pertanto deriva dal Rapporto Iai per le imprese e il sistema produttivo
italiano è che i processi d'internazionalizzazione continueranno a giocare un
ruolo di primaria importanza ai fini della capacità di competere nel nuovo
sistema multipolare. I processi d'internazionalizzazione comprenderanno sempre
più tutte quelle forme di " integrazione profonda" tra il nostro
Sistema Paese e altri territori, che nascono sia dalla capacità delle imprese
di radicarsi su altri mercati tramite investimenti all'estero e accordi non
meramente commerciali ( internazionalizzazione attiva); sia dalla
valorizzazione del territorio attraverso l'attrazione di investimenti diretti e
di localizzazioni dall'estero ( internazionalizzazione passiva). Alcuni primi
risultati sono stati conseguiti nel periodo più recente. Il livello d'internazionalizzazione
produttiva delle imprese italiane è cresciuto in misura significativa.
L'internazionalizzazione produttiva complessiva della nostra economia,
tuttavia,appare ancora limitata nel confronto con altri Paesi europei. è una
distanza che è necessario colmare, ed è bene cominciare a farlo da subito. *
Università di Roma La Sapienza Vice-presidente dello Iai AREE DA MONITORARE
Ormai non è più messo in discussione il ruolo di Cina,
India e Brasile Oggi a Roma il Global Outlook Iai
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 30 autore:
Tensione Cina-Stati Uniti per una legge sui segreti dei Pc Una legge cinese
che diventerà operativa dal 1Úmaggioprossimo costringerà tuttii produttori di
Pc a far approvare in via preventiva da Pechino 13 tecnologie di sicurezza dei
Pc, tra cui la crittografia dell'email. Washington protesta, perché il
70% dei marchi coinvolti sono negli Usa. Pechino aveva già provato a far
rivelare alle aziende le tecnologie di sicurezza, e a creare (con scarso
successo) nuovi standard autarchici. AP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-09 - pag: 32 autore: LIBRI & STUDI Capitalismo
e campagne cinesi A ndando oltre le statistiche ufficiali, Yasheng Huang
(docente al Mit di Boston) scava in un'ampia mole di dati
per costruire la sua analisi della moderna Cina e del
capitalismo secondo Pechino. Un'analisi critica,che tratteggial'evoluzione
economica e sociale delle città in realtà controllate dallo Stato da un lato e
delle campagne in cui invece sta sbocciando un più vivace fermento
imprenditoriale. Proprio la aree rurali, di cui in Occidente si hanno
scarse informazioni, sono secondo Yasheng Huang il vero motore del decollo
economico cinese negli anni Ottanta. L'analisi rimette in discussione alcuni
dei paradigmi per interpretare trent'anni di riforme e crescita cinese.
Capitalism with Chinese Characteristics: Entrepreneurship and the State Yasheng
Huang Cambridge University Press Pag. 366 30 dollari l'articolo prosegue in
altra pagina
( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Maiali alla diossina
primi sequestri in Italia. Allerta anche sui bovini Nas e Regioni al lavoro per
trovare le partite sospette. Scattata la procedura di sequestro per carni
fresche e insaccati. Gli esperti: «Importiamo solo piccole quantità». L'Ue
estende i controlli a 12 paesi. I maiali alla diossina sono arrivati anche in
Italia. Primi sequestri in Emilia, Campania e nel Veronese. «22 partite di
carne suina contaminata (1.467 tonnellate), proveniente dall'Irlanda, sono
entrate nel nostro paese dopo il primo settembre», ha detto il sottosegretario
alla salute Francesca Martini: «Ma sono state subito sequestrate - ha
rassicurato». Intanto, l'allerta si estende anche alle mucche. L'Unione europea
ha segnalato che alcune partite di mangime destinati ai bovini irlandesi
potrebbero essere state contaminate dalla temibile sostanza tossica. Mentre dal
menù delle tavole di Natale si salverebbero le portate del Capodanno: il
cotechino e lo zampone. «Sono prodotti sicuri - ha detto Martini -: hanno avuto
un ciclo produttivo antecedente al primo settembre». Silvio Garattini,
dell'istituto «Mario Negri» di Milano: «Il pericolo alla salute c'è ma solo se
si consuma carne contaminata per un congruo periodo e in grande quantità». Il
nostro paese importa dall'Irlanda «solo una minima quantità di carne fresca
destinata alla industria di trasformazione», si affretta a spiegare Silvio
Borrello, direttore della sicurezza alimentare del ministero del Welfare. «Difficilemnte
- ha aggiunto gli italiani troveranno al supermercato tagli di suino
irlandese». I Nas e le Regioni sono in mobilitazione a «caccia» di carni
infette. E 255 tonnellate «infette» sono state scoperte in 6 stabilimenti
dell'Emilia Romagna. Stesse sorti per un tir nel Veronese, 4 sequestri anche in
Campania, prodotti pronti per il mercato di Baiano (Avellino). In Emilia la
carne sotto accusa era in parte già lavorata per produrre prodotti di salumeria
e in parte in giacenza nelle celle frigorifere. Tutti i salumi in fase di
stagionatura sono stati sequestrati. Per gli alimenti già spediti è scattata la
procedura per il ritiro del mercato. Nessuna partita «incriminata» è risulatata
dai controlli in Lombardia e in Toscana. Ma ristoratori e cittadini intasano i
telefoni dei Nas. Bruxelles ha disposto i controlli in 12 paesi Ue: Italia,
Belgio, Gran Bretagna, Cipro, Danimarca, Portogallo, Francia, Estonia,
Germania, Olanda, Polonia, e Svezia. 15mila le tonnellate da ritirare dal
mercato. Sotto osservazione fuori dai confini Ue, il
Canada, la Cina, Hong Kong, Giappone, Russia, Singapore, Corea del Sud, Svizzera
e Usa, per altre 2-3mila tonnellate. «Dall'Irlanda è arrivato appena lo 0,3 per
cento delle carni di maiale importate. Evitare l'allarmismo - sottolinea la
Coldiretti -. Come difendersi? Scegliendo marchi i qualità italiane come
il Gran Suino Padano o acquistando direttamente dagli allevamenti». Sulla
stessa posizione anche la Cia, Confederazione italina agricoltori. Che
sollecita l'esigenza l'estensione per tutte le produzioni dell'indicazione
d'origine in etichetta. Continuano alla frontiere i controlli da parte degli
Uvac, gli uffici veterinari per le competenze comunitarie, sulle partite di
carne alla diossina. E intanto si ipotizza la causa della contaminazione: la
fonte sembra essere dell'olio industriale finito in una macchina utilizzata per
asciugare il mangime presso la Millstream Power Recycling, una ditta della
contea irlandese di Carlow che trasforma prodotti alimentari di scarto in cibo per
maiali. MARISTELLA IERVASI ROMA miervasi@unita.it
( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Clima, l'Italia
punta i piedi Frena anche la Germania Vincoli su vincoli. Protezionismi su
protezionismi. L'Europa cerca un compromesso, al ribasso, sul pacchetto Ue per
il clima e l'energia. Gli aut aut dell'Italia, gli avvertimenti della Germania,
il nervosismo francese. Si tratta ad oltranza. Ognuno pone le sue condizioni
«non negoziabili». Si tratta sul compromesso al compromesso. Con buona pace di
ciò che era, originariamente, il pacchetto-Ue sul clima e l'energia. In nome
del «protezionismo» economico nazionale, a Bruxelles si rimodellano alleanze:
l'Italia ritrova la Germania, e Roma e Berlino cementano un patto di ferro con
la sempre scettica, e frenante, Gran Bretagna. La decisione finale sarà presa
all'unanimità. A sostenerlo è un battagliero Franco Frattini. In occasione del
Consiglio esteri che ha preparato i lavori del vertice Ue di giovedì e venerdì
prossimi «è stata ribadita la volontà di chiudere con un buon compromesso» sul
pacchetto clima-energia, rimarca il titolare della Farnesina. Come Italia,
ribadisce Frattini, «abbiamo alcune red-lines; in primo luogo la difesa di
alcuni settori dell'industria manifatturiera». Servono ulteriori «passi in
avanti», aggiunge il ministro, anche se uno è già stato fatto attraverso
l'introduzione di parametri che serviranno ad identificare i settori più a
rischio. Settori che per l'Italia devono comprendere anche quelli del cemento,
della ceramica e della carta. Siamo agli aut aut, alle richieste ultimative.
«Ci sono molti Paesi che in modo assai più drastico dell'Italia hanno detto di
non poter accettare il compromesso» sul pacchetto clima-energia dell'Ue,
riferisce ancora Frattini, parlando in particolare di una posizione «molto
dura» della Germania sull'industria manifatturiera e di una posizione assolutamente
contraria della Gran Bretagna sul fondo di solidarietà. «Siamo in attesa del
nuovo testo di compromesso che la presidenza francese presenterà mercoledì. Un
compromesso si potrà trovare lavorando sulle percentuali», aggiorna il capo
della diplomazia italiana. «Certo se non si individuano i settori industriali
per i quali consentire deroghe, non credo sia possibile trovare un
compromesso». ALLA RICERCA DELL'INTESA A Bruxelles si tratta ad oltranza. A
rappresentare l'Italia, oltre al titolare della Farnesina, c'è il ministro
dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Nel tardo pomeriggio, il ministro
annuncia esultante: la richiesta italiana per una clausola di revisione per la
direttiva delle energie rinnovabili al 2014 «è stata accettata». L'accordo
raggiunto con l'Italia sulle energie rinnovabili non prevede la possibilità di
rivedere i target nazionali che «restano intoccabili», puntualizza il ministro
francese dell'Energia Jean-Louis Borloo rispondendo ad una domanda sul
compromesso raggiunto con l'Italia. «Tutti erano contrari ad una clausola di
revisione che potesse essere interpretata in modo ambiguo e come scappatoia per
aggirare gli obiettivi», riferisce Borloo, secondo il quale restano sia
l'obiettivo del 20% di consumi da energie rinnovabili entro il 2020 sia la
ripartizione degli oneri già decisa a livello dei singoli Stati membri.
Obiettivi, questi ultimi, che certo non entusiasmano la delegazione italiana.
«In un momento di crisi globale, anche la ripartizione degli oneri deve essere
globale», ripuntualizza Frattini, facendo riferimento alla necessità che anche
gli Usa, la Cina e l'India
partecipino alla lotta contro il cambiamento climatico. La formula di
compromesso prevede che la Commissione europea presenti un rapporto nel 2004,
proponendo gli «adattamenti appropriati del regime di cooperazione previsto»
nella direttiva,«allo scopo di migliorare l'efficacia per il conseguimento
dell'obiettivo del 20%. TRATTATIVA A OLTRANZA «Ad oggi - ribadisce il
ministro degli Esteri - noi non siamo ancora soddisfatti su alcune richieste
imprescindibili». Due in particolare: «Noi vogliamo proteggere certi settori
della nostra industria manifatturiera, vogliamo più flessibilità sui progetti
legati all'energia rinnovabile». Le trattative in corso mirano ad aggiustare il
parametro obiettivo attualmente proposto dalla presidenza francese di turno
dell'Ue per identificare i settori a rischio di delocalizzazione, in modo da
comprendere nella lista i comparti industriali strategici per l'Italia (vetro,
ceramica, carta, siderurgia con forno elettrico). Nella gara a chi pone più
vincoli al compromesso, l'Italia è fiancheggiata dalla Germania. «Il vertice Ue
non prenderà nessuna decisione sulla difesa del clima che metterà a rischio i
posti di lavoro o gli investimenti in Germania», anticipa la cancelliera Angela
Merkel in una intervista al quotidiano Bild. ««Mi occuperò personalmente di
questo». assicura la Merkel. Brutto «clima» per il clima. UMBERTO DE
GIOVANNANGELI ROMA udegiovannangeli@unita.it
( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
L'OCCIDENTE
CHE TACE Diritti umani, domani sono 60 anni dalla Dichiarazione universale dei
diritti dell'uomo e Amnesty denuncia: l'Occidente ha imparato a tapparsi il
naso pur di mantenere rapporti economici con le dittature. Così con la Cina o con l'Iran
che minaccia di chiudere i rubinetti del petrolio
( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
Il segretario di
Nessuno tocchi Caino: «L'opinione pubblica mondiale è una leva fortissima per
chi combatte nelle nazioni oppresse. L' Occidente ne tenga conto per esercitare
pressioni Con Sergio D'Elia, segretario di «Nessuno tocchi Caino», discutiamo sulle
ragioni dell'eccessiva prudenza con cui a volte l'Occidente esorta altri
governi al rispetto dei diritti umani. Perché tanta cautela, D'Elia? Timore di
provocare irrigidimenti ulteriori o ritorsioni? Rischio di perdere vantaggi
economici o politici? Ma la speranza di migliori rapporti con l'esterno non
dovrebbe incentivare quei Paesi a comportamenti virtuosi? «A volte i leader dei
Paesi democratici incontrando i capi di regimi illiberali si limitano ad
appelli retorici al rispetto dei diritti. Come per mettersi a posto la
coscienza. Il problema di fondo secondo me è che bisogna ampliare la nozione di
diritti umani sino ad includervi quelli non codificati, che si riassumono nel
diritto a vivere in un sistema democratico. Solo dove si vive in democrazia e libertà
si può sperare che i diritti umani fondamentali siano tutelati. Però la libertà
di voto non esaurisce la qualità di una democrazia, che può essere abbassata
anche da un deficit conoscitivo. Esiste un nesso strettissimo tra l'assenza di
libertà in altri Paesi e l'assenza di informazione nei nostri. Chi si batte per
i diritti umani in Birmania o in Russia o nel Darfur, vede nel grado di
consapevolezza che di quella lotta hanno i cittadini dei Paesi democratici, uno
strumento della propria liberazione. Dunque oltre che da parte dei governi e
delle organizzazioni internazionali, c'è un problema di responsabilità anche
delle società civili? «Certo. Nel periodo delle Olimpiadi, persino
i dirigenti di un colosso come la Cina hanno dovuto
prestare ascolto ad alcune istanze sollevate dal Dalai Lama, proprio perché la
pressione dell'opinione pubblica mondiale era possente. Finiti i Giochi,
l'attenzione generale è scemata, e capisco la tristezza del Dalai Lama nel
constatare che in Tibet tutto sia tornato come prima. La costante
attenzione dell'opinione pubblica mondiale è una leva formidabile per aiutare
chi combatte nei Paesi oppressi. È la forma modera ed efficace di
internazionalismo. I governi stessi possono esercitare pressioni sui regimi
dittatoriali se sono sostenuti dall'opinione pubblica interna che impone loro
di sollevare certe questioni e non limitarsi ad occuparsi di affari». Ma certe
scelte possono essere convenienti oltre che giuste? «Sì, perché il rispetto dei
diritti umani intesi nella loro accezione più ampia, che include quindi anche
le libertà civili, politiche ed economiche, crea migliori condizioni per
investire e commerciare. Tanto più cresce la libertà in un Paese, tanto più
facile diventa fare affari con quel Paese». Come si conciliano le pressioni su
governi di Stati sovrani con il principio di non-ingerenza? «Sovranità interna,
indipendenza e autodeterminazione nazionale sono concetti ottocenteschi, e
vengono meno di fronte al diritto-dovere di ingerenza democratica, che deve
diventare la linea guida cui conformare le relazioni internazionali.
L'istituzione del Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra e
contro l'umanità è stato il primo banco di prova per il superamento di quei
tabù giuridici. Il voto a Palazzo di Vetro per la moratoria delle esecuzioni
capitali nel mondo è stato un altro successo importantissimo in quella
direzione. Nel dibattito sulla moratoria all'Assemblea generale delle Nazioni
Unite sono stati sconfitti molti emendamenti sulla difesa dell'autonomia sovrana
di ciascun singolo Stato sulla pena di morte».
( da "Unita, L'" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
DA
GUANTANAMO ALLA CINA LA SCIA DEI DIRITTI VIOLATI Il mondo occidentale, dopo
essere stato la culla dei diritti, non dà l'impressione di esserne ora la
patria nella quale vengono universalmente sostenuti. C'è sempre un motivo per
spiegare l'ignavia dell'Occi- dente. Il caso del premio Nobel mai assegnato per motivi
diplomatici al dissidente cinese Hu Jia Il coraggio a volte uno se lo può dare.
Nicolas Sarkozy sabato scorso ha incontrato il Dalai Lama, nonostante pochi
giorni prima, come forma di protesta preventiva, Pechino avesse annullato un
vertice con la Francia. Risalendo nel tempo, ecco il Parlamento europeo, il 23
ottobre, conferire al dissidente cinese Hu Jia il premio Sakharov per la
libertà di pensiero. Il giorno dopo a Pechino si apriva il vertice Asia-Europa,
con la partecipazione dei capi di Stato e di governo di 43 Paesi. Le autorità
della Repubblica popolare hanno contestato a viva voce l'iniziativa degli
eurodeputati, ma non risulta che i commerci internazionali ne abbiano sofferto
e gli imprenditori del vecchio continente abbiano perso importantissime
commesse. Eppure proprio questo è l'argomento che spesso viene portato a
giustificazione della timidezza con cui i dirigenti dei Paesi democratici
affrontano il tema dei diritti umani violati con i leader degli Stati in cui
quelle violazioni avvengono: attenzione, potrebbero andarci di mezzo i nostri
interessi economici. Oppure -si sente dire anche questo- ne verrebbero
compromessi i rapporti politici a tutto danno degli equilibri strategici
generali. A questo tipo di logica si era probabilmente piegato, ad esempio,
sempre in ottobre, il comitato di Oslo evitando di assegnare il Nobel per la
pace allo stesso Hu Jia, favoritissimo alla vigilia. Oscillazioni
opportunistiche. Comportamenti diversi od opposti rispetto a situazioni
analoghe. Nell'ultimo rapporto annuale Amnesty International (A.I.) ricorda con
rammarico come «nel 1948 gli Stati membri delle neonate Nazioni Unite con un
atto di straordinaria leadership senza neanche un voto di dissenso adottarono
la Dichiarazione universale dei diritti umani». Della quale domani ricorre il
60° anniversario. Purtroppo, constata A.I., presto «i diritti umani divennero
un elemento di divisione tra le due superpotenze impegnate in un lotta
ideologica e geopolitica per stabilire la propria supremazia». Archiviata la
guerra fredda, i diritti umani sono tornati ad essere ostaggio di logiche di
parte. «Gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 hanno trasformato
ancora una volta il dibattito sui diritti umani in uno scontro frontale e
distruttivo tra Occidente e non Occidente». E c'è poco da essere ottimisti se
la più influente democrazia del mondo, gli Usa, ha giustificato in quel
contesto i crimini di Guantanamo o Bagram. Relativismo e atteggiamenti
pilateschi sono largamente diffusi. Il balletto pre-olimpico ne è stato una
«penosa e prolungata esibizione», dice Luigi Bonanate, docente di relazioni
internazionali. «Un capo di Stato o di governo va alla cerimonia inaugurale, un
altro no. Uno dice che non ci va e poi ci ripensa, e così via. Ora, secondo me,
la questione non era tanto il disertare oppure no quel'evento, ma prendere una
posizione comune. Si poteva anche decidere di andarci, ma tutti insieme, dopo
avere fatto vedere chiaro al mondo che l'Occidente si rende conto che le cose
in Cina dal punto di vista dei diritti umani e
democratici non vanno affatto bene». Invece ci si muove in ordine sparso, e
questo consente ai Paesi che sono in difetto, di giocare di sponda fra i vari
livelli di severità e di coerenza da parte dei «virtuosi». Manca un governo
mondiale, ma questa non può essere una scusa. In realtà, aggiunge Bonanante,
«sono i Paesi che potrebbero avere un ruolo trainante all'interno dell'Onu a
minarne l'autorevolezza, come avvenne quando Bush mandò il povero Powell a fare
la figura del clown a Palazzo di Vetro mostrando false prove sulla
disponibilità di armi di sterminio da parte di Saddam come pretesto per
attaccare l'Iraq. Così l'Onu finisce per somigliare a una vecchietta che tenta
di attraversare sulle strisce pedonali, senza che le auto (gli Stati membri) si
fermino per farla passare».Si è timidi con la Cina,
perché è una potenza politica ed un formidabile partner commerciale. Con l'Iran
perché potrebbe chiudere i rubinetti del petrolio e aprire le cataratte
dell'estremismo integralista fuori dai propri confini. Con la Libia, perché può
soffiare sulle vele dei vascelli carichi di emigranti clandestini. C'è sempre
un motivo, non gridato, per lo più mormorato a mezza voce, per spiegare
l'ignavia dell'Occidente. Ma capita persino che nessuna di queste ragioni si
imponga davvero, e sia piuttosto l'indifferenza o un «riflesso etnocentrico» a
fare da freno. Bonanate cita il caso birmano. Un anno fa, le violenze del
regime attirarono per qualche settimana l'attenzione mondiale. L'Onu e la Ue
promossero iniziative diplomatiche. Ma senza il sostegno dell'opinione pubblica
e dei governi, quelle missioni hanno potuto incidere poco.
( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 09-12-2008
il caso Irlanda I maiali contaminati dal mangime adulterato sono stati
esportati in 12 Paesi I Nas controllano 22 stabilimenti italiani ma l'Ue
considera «sufficienti» le misure adottate da Dublino Domani l'Autorità europea
diffonderà i dati sui rischi per la salute EMERGENZA ALIMENTARE Controlli
precauzionali anche sui bovini Coldiretti: subito l'etichettatura d'origine
anche per i suini. Il Codacons: controllate comunque zamponi e cotechini
Diossina, l'Ue rassicura Zaia: mangiamo italiano DA MILANO GIULIO ISOLA L'
Europa rassicura i suoi cittadini dopo la scoperta di carne suina irlandese
contaminata alla diossina: «Non c'è rischio per il consumatore» dice Bruxelles.
L'Irlanda ritira tutti i prodotti dal mercato, quantitativi limitati come in
Italia, dove sono passate sotto la lente 1.467 tonnellate distribuite da 22
stabilimenti già nel mirino dei Nas, a partire da Emilia Romagna e Campania.
Sembra quindi rientrare rapidamente la crisi del maiale irlandese, dopo la
denuncia di alcuni casi di contaminazione da diossina, tuttavia la Commissione
europea non intende abbassare la guardia. e ha chiesto all'Agenzia europea per
la sicurezza alimentare (Efsa) di pronunciarsi su »eventuali rischi per la
salute umana per la presenza di diossina in carni fresche o lavorate di maiale
irlandese. Il verdetto è atteso per domani. Ieri in tutta Europa sono scattati
controlli e sequestri per rintracciare l'eventuale presenza di diossina nei 12
paesi che hanno importato carne suina irlandese a partire dal primo settembre.
In totale si tratterebbe di 14.000 tonnellate. Tra questi c'è l'Italia, ma
anche Regno U- nito con i quantitativi più importanti (quasi 4.500 tonnellate),
seguito da Germania, Francia, Estonia, Belgio, Olanda, Polonia, Danimarca,
Svezia, Cipro e Portogallo. Verso i Paesi extra-Ue, invece, l'Irlanda ha
inviato quasi 3.000 tonnellate tra Cina, Hong Kong, Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e
Corea. E proprio verso il mercato mondiale guardano con preoccupazione gli
esportatori di insaccati e altri prodotti lavorati europei: Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la
sospensione temporanea delle importazioni di carne suina dall'Irlanda ma
non dagli altri partner europei. Il direttore generale aggiunto per la sanità
alla Commissione europea, Paola Testori Coggi, ha detto però che «se qualche
paese extra-Ue dovesse introdurre divieti si tratterebbe di misure
sproporzionate su cui interverremo immediatamente». Per la commissaria europea
alla sanità Androulla Vassiliou al momento le drastiche misure di prevenzione
adottate dall'Irlanda «sono per ora sufficienti». La causa della contaminazione
molto probabilmente è la conseguenza del trattamento utilizzato per trasformare
resti di panetteria nei mangimi sotto accusa, dicono a Bruxelles. Gli stessi
mangimi sarebbero stati distribuiti ad alcuni allevamenti di bovini e per
questo anche in Italia, ha fatto sapere il sottosegretario alla salute
Francesca Martini, i controlli si estenderanno anche alla carne bovina. I primi
sequestri di carne suina irlandese sono stati effettuati da parte delle Asl e
sono avvenuti in Emilia Romagna, in Campania e in Veneto. Le carni sequestrate
saranno analizzate nei prossimi giorni per accertare l'eventuale presenza di
concentrazioni di diossina oltre i limiti consentiti. I carabinieri del Nas
hanno controllato anche 120 grandi magazzini ma al momento non sono state riscontrate
partite «sospette» e il Sindacato Italiano Veterinari di Medicina Pubblica (
Sivemp) rileva che «tutte le importazioni in arrivo dall'Irlanda sono
controllate e al momento l'evoluzione della situazio- ne è tranquilla». Il
ministro all'agricoltura Luca Zaia invita comunque i cittadini a consumare il
più possibile »prodotti italiani di prossimità» e ha promesso che l'etichetta
d'origine obbligatoria su tutti i prodotti alimentari sarà presto legge.
Esattamente quello che richiede la Coldiretti: grazie all'obbligo di indicare
la provenienza in etichetta è possibile per i consumatori riconoscere
direttamente sugli scaffali la carne bovina proveniente dall'Irlanda, afferma
la confederazione, auspicando che si estenda a tutti gli alimenti l'obbligo di
un sistema di etichettatura che indichi la provenienza, al pari di quanto è
stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina dopo le emergenze
aviaria e mucca pazza. Nell'immediato, però, il Codacons chiede di avviare
subito controlli in tutta Italia su zampone e cotechino «sulla base del
principio di precauzione », come afferma il presidente Codacons,
( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 09-12-2008
«Dalle truffe ci difendiamo così» DI PAOLO VIANA I l consumatore italiano è superprotetto
ma quello del maiale alla diossina potrebbe essere un vero e proprio caso di
truffa alimentare. Giorgio Poli, ordinario di microbiologia alla facoltà di
veterinaria dell'Università di Milano analizza l'ennesima emergenza alimentare
che ha investito l'Europa. Poli è stato membro del Consiglio Superiore di
Sanità ed oggi fa parte del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare,
l'authority italiana che supporta con i propri pareri l'attività di governo e
regioni in questo campo. Il giorno dopo l'allarme, tutti parlano di ' rischio
zero' per i consumatori di braciole. Ma dobbiamo crederci? A livello
scientifico il livello zero è difficile da dimostrare; sicura- mente, il
rischio in questa vicenda è molto basso perché sono stati individuate le fonti
della contaminazione. Mi pare che, a vent'anni dalla crisi della Bse, la rete
che difende il consumatore europeo abbia dimostrato ancora una volta di
funzionare bene. Merito della mucca pazza se oggi il piatto è più sicuro? Lo
dicono i fatti. Quella crisi fu tenuta ' segreta' per anni dal governo
britannico, anche perché i servizi veterinari inglesi dipendono dal ministero
dell'agricoltura. Noi italiani abbiamo fatto una scelta diversa e preveggente:
la macchina dei controlli sugli allevamenti dipende dalla Sanità, oggi Welfare,
ed è quindi al riparo dalle sirene del sistema agroalimentare, cioè ha come
primo obiettivo la salubrità degli alimenti e non la redditività delle
produzioni. La liberalizzazione dei commerci non induce ad allargare le maglie dei
controlli? Non in Italia. La vecchia direzione generale competente è diventato
un dipartimento, quello di Sanità pubblica veterinaria, nutrizione e sicurezza
alimentare, composto da tre direzioni, e sono stati assunti sessanta veterinari
che operano negli Uvac, uffici che hanno il compito di verificare
quotidianamente come applichiamo le direttive Ue. Inoltre, è vero che sono
spariti i dazi, ma non i posti di ispezione frontaliera, che sono proprio
quelli che vigilano in queste ore affinché la carne di maiale contaminata non
entri in Italia. Che idea si è fatto di questo caso? Si parla di macchinari per
la produzione di mangimi che sarebbero stati contaminati con diossina per
errore, avendo trattato precedentemente degli oli esausti. È un'ipotesi poco credibile,
dati i valori di contaminazione riscontrati: fino a 290 parti per milione
contro le 3 parti consentite. È possibile che qualcuno abbia tentato di alzare
il valore proteico dei mangimi ' addizionando' quegli oli, esattamente com'è stato fatto in Cina con la melamina. Se così fosse,
sarebbe una truffa, e per di più grossolana, perché il sistema di autocontrollo
è ferreo: l'allevatore sa cosa rischia; dal pacchetto igiene del
( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 09-12-2008 I
Paesi in allerta Elenco degli Stati che hanno importato carne di maiale
dall'Irlanda dall'1 settembre (cifre in tonnellate) 12 DELLA UE 9 EXTRA-UE
Allevamenti che hanno usato mangimi sospetti
( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 09-12-2008 orrore
senza fine I familiari della vittima hanno accettato l'offerta in denaro solo a
esecuzione avviata. L'uomo adesso è ricoverato in ospedale in gravissime
condizioni Iran, deposto vivo dopo l'impiccagione DA TEHERAN U n uomo
condannato a morte in I- ran è stato lasciato pendere a lungo dalla forca prima
di essere deposto ancora vivo, ma con probabili danni irreversibili al cervello
e alla spina dorsale, per volere dei familiari della vittima, che hanno
accettato denaro per salvarlo solo in extremis. L'episodio è avvenuto ieri a
Kazerun, città nel sud del Paese, secondo quanto scrive l'agenzia Irna, che
titola la notizia: «Dolce epilogo di una esecuzione» . Un epilogo arrivato in
realtà dopo che il condannato, secondo la stessa agenzia, era rimasto appeso
«per alcuni minuti» . Un tempo sufficiente per subire danni irrimediabili. Il
procuratore della Corte rivoluzionaria di Kazerun ha detto che l'uomo è stato
ricoverato in ospedale, ma non ha fornito particolari sulle sue condizioni. In
un analogo episodio avvenuto lo scorso anno a Bandar Abbas, vicino allo Stretto
di Hormuz, il condannato aveva riportato danni irreversibili al cervello, dopo
essere stato lasciato appeso per alcuni secondi. Secondo i dettami della legge
islamica vigente in Iran, il condannato a morte per omicidio ha salva la vita
se i familiari della vittima gli concedono il "perdono", in cambio di
un risarcimento in denaro. I congiunti dell'ucciso che decidono di fermare
l'esecuzione lo fanno normalmente nei giorni precedenti, o in alcuni casi fino
a pochi istanti prima, quando il condannato è già sul patibolo con la corda al
collo. Ma in questo caso, evidentemente, i parenti della vittima hanno voluto
assaporare la sofferenza del condannato, prima di fermare l'esecuzione e
intascare il denaro. L'agenzia Fars ha diffuso intanto ieri la notizia di altre
tre impiccagioni, queste portate a compimento, avvenute a Shahre- Kord,
nell'ovest della Repubblica islamica, nei confronti di altrettanti uomini
condannati per omicidio. Queste ultime esecuzioni portano ad almeno 226,
secondo notizie di stampa, il numero delle persone messe a morte a partire
dall'inizio dell'anno nella Repubblica islamica, dove la pena capitale è
prevista, oltre che per l'omicidio, per una serie di reati, tra i quali la
rapina a mano armata, la violenza carnale, il traffico di stupefacenti, ma
anche l'adulterio, l'omosessualità e l'apostasia. Secondo
alcuni dati diffusi da Amnesty International, nel 2007 sono state 317 le
esecuzioni capitali in Iran, che si è piazzato così al secondo posto dopo la Cina nella graduatoria dei Paesi con il più alto numero di persone
mandate al patibolo. ( R. E.)
( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 09-12-2008
Sarkozy: meno armi nucleari DA PARIGI C on una lettera al segretario generale
dell'Onu, Ban Ki-moon, anticipata ieri mattina dal quotidiano Le Figaro, il
presidente francese Nicolas Sarkozy rilancia un progetto internazio- nale di
disarmo nucleare. «Convinta che la sua sicurezza tragga beneficio dagli sforzi
globali di disarmo scrive Sarkozy a nome dei 27 Paesi dell'Ue l'Europa è pronta
a fare di più». Era dai tempi di Mitterrand, con l'adesione di Parigi al trattato
di non proliferazione nucleare del 1992, che la Francia osserva Le Figaro non
si schierava in prima linea nel confronto internazionale su questo tema, con
una proposta all'esame ieri del Consiglio per gli Affari Generali dell'Ue. Il
piano Sarkozy prevede iniziative definite «concrete e realistiche», in parte
già anticipate dal presidente francese, per rilanciare i negoziati in vista
della conferenza che nel 2010 dovrà esaminare gli effetti del trattato di non
proliferazione. «Non si tratta di eliminare l'arma nucleare, nè di rinunciare
alla nostra forza di dissuasione precisano all'Eliseo ma di fare delle proposte
pragmatiche per creare un contesto di fiducia e di maggiore trasparenza».
Insomma, «la nostra volontà è di ricordare che il mondo sarebbe più sicuro se
un maggior numero di Paesi possedesse meno armi nucleari ». Al centro
dell'analisi di Sarkozy ci sono i «cattivi allievi » del nucleare: Cina, India, Pakistan, Siria, Corea del Nord e, ovviamente, il
«dossier caldo» dell'Iran. Ma non solo: il progetto dell'Ue ricorda che il 90%
delle armi nucleari si concentra ancora in due soli Paesi, Stati Uniti e
Russia, e che una riduzione dei loro arsenali è necessaria per il successo di
un'iniziativa di disarmo internazionale. Il leader di turno dell'Ue
all'Onu: «Accelerare il disarmo atomico renderebbe il mondo più sicuro» Il
presidente di turno dell'Unione europea Nicolas Sarkozy ha scritto a Ban
Ki-moon
( da "Avvenire" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 09-12-2008 IL
SUMMIT DELL'UNIONE A Bruxelles i ministri degli Esteri e Energia hanno messo a punto
i testi che saranno analizzati dai capi di Stato e di governo a fine settimana.
Anche la Merkel adesso frena Ue, passi in avanti sul piano clima L'Italia: non
basta DA BRUXELLES FRANCO SERRA B uoni progressi ma ancora parziali sul
¿pacchetto clima¿ sono stati annunciati dai ministri degli Esteri e
dell'Energia che ieri hanno preparato i lavori del vertice dei leader dell'Ue,
giovedì e venerdì nella capitale belga. «Passi enormi, giganteschi sono stati
fatti ma ci sono ancora punti importanti che restano aperti» , ha detto il
ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, e ha annunciato un accordo
sulla richiesta italiana di una clausola di revisione per riesaminare nel 2014
la situazione delle energie rinnovabili. Ad essere pignoli, in realtà la clausola
di revisione per le rinnovabili è passata in modo poco impegnativo, o
quantomeno implicito: quindi soggetto a litigi al momento di applicarla. Nel
testo varato dai ministri ci si limita a chiedere alla Commissione europea un
rapporto nel 2014 sullo «stato di applicazione» in vista di «appropriati
aggiustamenti di misure per migliorare l'efficacia energetica verso l'obiettivo
europeo del 20%» , senza comunque «compromettere l'obiettivo » stesso. Le
difficoltà ad accettare il pacchettoclima proposto dalla Commissione europea
non sono solo italiane, anche se è stata l'Italia a minacciare veti quando ha
sollevato il problema dei costi, ritenendoli insostenibili per un sistema
industriale già in recessione. Hanno serie difficoltà anche la Germania e per motivi
diversi i nove Paesi dell'est dell'Ue, Polonia in testa. Il piano «20- 20- 20»
proposto dalla Commissione punta entro il 2020 e ridurre del 20% le emissioni
di Co2 e altri gas a effetto serra, ad aumentare di altrettanto l'efficienza
energetica riducendo i consumi, e a portare le energie rinnova- bili a coprire
il 20% del fabbisogno energetico dell'Ue. Soddisfatto del passo avanti sulle
fonti rinnovabili, Franco Frattini ieri è rimasto cauto sulle prospettive di
accordo al vertice di questa settimana ( che la presidenza francese dell'Ue
minaccia di prolungare a oltranza). Il ministro degli Esteri ha ricordato che
c'è un'altra importante richiesta italiana di clausola di revisione, per
riesaminare globalmente la direttiva a fine 2009, dopo la conferenza Onu sul
clima a Copenaghen, quando sarà visibile il rapporto costibenefici
dell'operazione. In chiaro: per ridiscutere quantomeno i tempi del piano-clima,
anche alla luce di quel che grandi inquinatori come Cina, India e Usa avranno deciso nel frattempo per ridurre le
emissioni. L'Ue infatti non può restare sola senza accettare pesanti handicap
di competitività industriale. Secondo Frattini il costo del pacchetto proposto
dalla Commissione sarebbe pari all' 1,14% del Pil per l'Italia e a livelli non
meno preoccupanti anche per l'insieme degli altri Paesi. La
Confindustria ha fatto calcoli anche più allarmanti, che sono condivisi tra
l'altro dagli industriali tedeschi. Tanto che il cancelliere Angela Merkel ha
detto che non accetterà accordi che non prevedano «adeguata protezione per il
settore manifatturiero» . Frattini ha potuto quindi affermare che la Germania è
di fatto a fianco dell'Italia. Pur non volendo scontentare i Verdi di casa ( ha
lavorato per ridurre gli effetti della clausola di revisione per le energie
rinnovabili) da settimane Angela Merkel esige sostanziose esenzioni a favore di
grandi industrie particolarmente importati in Germania, come siderurgia,
chimica di base, cemento. Frattini cauto su un accordo al vertice Scajola: bene
la revisione sulle fonti rinnovabili I ministri Franco Frattini, Bernard
Kouchner e Karel De Gucht (Reuters)
( da "Famiglia Cristiana" del 09-12-2008)
Argomenti: Cina
di Rosanna Biffi e
Alberto Chiara CONSUMI L?ECONOMIA PIÙ UMANA DEI PRODOTTI EQUO-SOLIDALI TUTTO IL
MONDO SOTTO L?ALBERO Arrivano da Asia, Africa e America latina, ma anche da
terre vicine, malate di illegalità: chi li fa, chi li vende, chi li compra.
Abbiamo girato i mercati per voi. È nato come gesto di solidarietà. Con il
tempo s?è trasformato, assumendo un crescente peso economico nonché una
maggiore rilevanza sociale. Elena Viganò insegna Economia e politica agraria
all?Università di Urbino. Con Michela Glorio e Anna Villa ha scritto Tutti i
numeri dell?equo, il commercio equo e solidale in Italia, pubblicato a ottobre
dalle Edizioni dell?asino, un interessante viaggio all?interno di un mondo
molto citato, ma in realtà ancora poco conosciuto. «Tutto comincia con i
missionari che, a partire dal secondo dopoguerra, vendono in Italia oggetti
d?artigianato locale, prodotti dalle comunità che seguono in diverse parti
sofferenti del pianeta», ragiona Elena Viganò. «Accanto a loro, negli anni Settanta,
iniziano ad agire i gruppi terzomondisti. Negli anni Ottanta, la svolta.
L?equo-solidale diventa un movimento più strutturato e affronta il mercato: si
dà regole precise, a garanzia sia di chi vende sia di chi compra; attiva
relazioni commerciali che promuovono il rispetto del lavoro e dell?ambiente;
sostiene i produttori più svantaggiati, soprattutto quelli dei Paesi più poveri
di America latina, Asia e Africa, cui assicura una giusta retribuzione». «La
nostra ricerca parte dall?esame di dati ufficiali, riferiti al 2005, con
particolare riferimento al circuito che dai produttori va alle Botteghe del
mondo passando tramite le centrali d?importazione», prosegue la Viganò.
«Abbiamo censito 379 organismi, il 53,6 per cento dei quali composto da associazioni
(203) e il 46,4 per cento da imprese (176), per lo più cooperative, con 1.900
addetti in tutto, che creano un significativo giro d?affari annuo, pari a circa
103 milioni di euro». A.Ch. È un Natale dell?altro mondo quello del commercio
equo-solidale. Anzi, degli altri mondi. Ha presepi bellissimi della Slovacchia
e dell?Africa, alberi di Natale in panno dal Nepal, crocifissi colorati
dell?America latina, solo per rimanere tra i simboli religiosi. Ha cose molto
belle e molto buone nate agli antipodi del consumismo festaiolo: le hanno
confezionate contadini e artigiani tra i più poveri del mondo, in cambio della
"giusta mercede", per loro tutt?altro che scontata. Ma il cuore del
commercio equo-solidale è proprio questo: garantire ai produttori del Sud del
pianeta uno sbocco sui nostri mercati, con un corretto compenso per chi
produce, senza sfruttamento, in condizioni di lavoro che rispettino persone e
ambiente. La Bottega del mondo nel Pontificio istituto missioni estere (Pime)
di Milano, ad esempio, è più affollata del solito in vista del Natale, tra
borse molto moderne dalla Cambogia (20 euro), jeans a 59 euro dal Mali e
magnifiche ceramiche cloisonné dalla Cina scontate del
30 per cento. Tra gli scaffali si aggirano anche Simona Sperandio e il marito Vanni
Catania, rappresentanti di classe con l?incarico di scegliere i regali per le
maestre. Spiega Simona: «Siamo qui perché vogliamo acquistare oggetti solidali,
che migliorino un po? la vita di quei bambini che non hanno niente. Oggi
bisogna proprio spiegarlo ai nostri figli che la gioia del Natale sta nel dare,
e spiegargli chi sono i bambini poveri. Altrimenti pensano che siano quelli
senza Sky e Disney Channel». Immagine della Bottega del mondo presso il Pime di
Milano, in via Mosè Bianchi 94. È uno dei più grandi negozi equo-solidali in
città, offre un'ampia gamma di prodotti e di prezzi entro cui scegliere (foto
Vision). Cosmetici naturali, tè. E tanto altro Le botteghe dell?equo-solidale
sono luoghi autenticamente moderni, soprattutto nella capacità di coniugare il
nobile valore della giustizia con il gusto dello shopping internazionale. Il
riequilibrio dei rapporti commerciali tra Nord e Sud è diventato, per esempio,
una serie di cosmetici naturali ricavati da piante esotiche, o cioccolata, tè e
dolci fatti con materie prime ancora immuni dalla chimica. Ma anche abiti,
tovaglie e arredi originali (e raffinati) che non a caso attirano ragazze e
signore attente alla moda. Gli artigiani del Terzo mondo ormai contaminano la
loro tradizione con il nostro gusto. In questo modo si assicurano commesse
costanti: un caso in cui le regole del mercato promuovono il passaggio dalla
carità alla dignità. Il Banco di Garabombo a Milano è ormai da 12 anni il più
grande mercato natalizio dell?equo-solidale in città. È organizzato dalla
cooperativa Chico Mendes, che appartiene al circuito di Altromercato, la
maggior centrale italiana specializzata nell?import solidale (per gli indirizzi
in tutta Italia, vedere il sito www.altromercato.it). A Garabombo, che prende
il nome da un personaggio dello scrittore sudamericano Manuel Scorza, è normale
vedere fianco a fianco giovani no global e signore in pelliccia alla ricerca di
un dono originale. «Attraverso Garabombo un maggior numero di persone si sono
avvicinate al commercio equo», sottolinea Stefano Magnoni, direttore della
cooperativa Chico Mendes. «I prodotti hanno un buon rapporto qualità-prezzo, e
vengono acquistati perché sono buoni, belli e con un valore sociale». Il tè
verde dello Sri Lanka, le scatole di garza e fibre delle Filippine e i cardigan
del Vietnam sono altrettante conferme alle affermazioni di Magnoni. Il 70 per
cento del commercio equosolidale si muove al Nord, e in provincia di Como: a
Cantù ha sede Equomercato, un?altra centrale di import che distribuisce i
prodotti in tutta Italia (nel loro sito, www.equomercato.it, si rintracciano le
Botteghe del mondo di ogni provincia). «Nelle vendite siamo più o meno in linea
con lo scorso anno, nonostante la crisi», racconta Fabio Cattaneo, uno dei
soci. «Alcune realtà di produttori sono nate da progetti missionari in Africa e
America latina, altre si sono sviluppate da sole e ci sono state segnalate da
Organizzazioni non governative (Ong) o da singoli volontari». In vista del
Natale, molte Ong promuovono vendite per sostenere i loro progetti nel mondo.
Citiamo, tra le più note, Cesvi, Coopi, Terre des Hommes, Emergency, Soleterre.
Ma anche associazioni più piccole sperano nei buoni sentimenti: tante
parrocchie hanno un progetto da sostenere a 10 mila chilometri di distanza o
dietro casa. Le stesse amministrazioni locali puntano sull?equo-solidale. A
Torino, ad esempio, ha avuto un buon successo la Vetrina della solidarietà, che
il Centro servizi volontariato della Provincia ha tenuto aperta per due giorni,
dando l?occasione a un?ottantina di associazioni di vendere oggetti
d?artigianato, libri e prodotti naturali per finanziarsi. Molti cittadini hanno
acquistato un regalo, desiderosi di rendere l?economia più umana.