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T ARTICOLI DEL 5-8 gennaio 2009#TOP
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Articoli
Cina (54)
"bianco o rosso?" e la cina ci batte - mario
pirani ( da "Repubblica, La"
del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: " E la Cina ci batte MARIO PIRANI «Vuoi tramutare i giovani del Mezzogiorno in un popolo di camerieri?». Saranno passati quarant´anni ma ricordo ancora l´insulto sprezzante di cui tanti uomini politici e sindacalisti gratificavano Francesco Compagna, uno dei più intelligenti e vivaci intellettuali meridionali,
la
crisi colpisce anche i patrimoni di abramovich e degli altri "super
ricchi" di mosca. che ora chiedono aiuto al cremlino - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina messe assieme). Anzi: a dieci dei 25 uomini più ricchi di Russia hanno chiesto di rientrare con urgenza della loro esposizione, spingendoli sull´orlo del crac. Il paese - che con quest´elite di 110 miliardari in dollari (il quadruplo del 2004) non ha mai avuto troppo feeling - non si è scomposto più di tanto.
Quegli
scioperi indigesti al made in Italy
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ministro Giulio Tremonti ha abbassato la vis polemica contro la Cina (evidentemente non era una minaccia così impellente come la dipingeva in campagna elettorale), ha preso altre vie. Eppure, proprio nel periodo in cui c'era Lui, nel 1930, la legge Smoot-Hawley alzando le tariffe americane, contribuì a far sì che il crollo di Wall Street del 1929 diventasse la Grande Depressione,
Sorprese
e incognite per Obama ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Russia, India, potrebbero spingere gli Stati Uniti ad avere particolari rapporti con alcune di queste nazioni e portare alla creazione di gruppi ad hoc come l'attuale gruppo Iran (4+1), nel quale l'Italia non c'è. Ma molti di questi problemi potrebbero trovare soluzioni per noi soddisfacenti dopo la ratifica del Trattato di Lisbona e la nomina sia del presidente del Consiglio
La
provincia alpina vera cassaforte del benessere diffuso
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ma made in Cina. Segnali forti che possono indurre al declinismo. Se non tiene l'Italia del made in Italy siamo fatti. Con le sole città alpine non si può competere nella globalizzazione. Il punto è proprio qua. La classifica ci segnala i punti di forza e di debolezzae quelli sotto stress da accompagnare.
Disarmo
e sviluppo, ecco il nostro G8 ( da "Famiglia Cristiana"
del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Quello di Trieste sarà allargato ai ministri degli Esteri di Cina, India, Brasile, Messico, Pakistan, Afghanistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Turchia. L?obiettivo è affrontare insieme il tema complesso della stabilizzazione dell?Asia centrale, cominciando, ovviamente, dall?Afghanistan».
"il
cadavere di bonanno nel pilastro di un edificio"
( da "Repubblica,
La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: omicidio di Giovanni Bonanno sono imputati come mandanti Salvatore Lo Piccolo e Diego Di Trapani, successore di Bonanno alla guida del mandamento di Resuttana. Della sparizione del cadavere è accusato Sandro Lo Piccolo. In un altro troncone, in corso col rito abbreviato, sono imputati fra gli altri i boss Nino Rotolo e Nino Cinà.
s.m.novella,
servono 800.000 euro ( da "Repubblica, La"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
assessore
alla cultura Eugenio Giani e il direttore delle Belle arti del Comune Giuseppe
Cini hanno confermato la cifra di 800 mila euro. Dove trovarli? «Sul bilancio
2009 saranno stanziati i primi 300 mila euro per il lotto 3, quello cioè di
fronte all´albergo Roma, circa
blair,
è "mr. medio oriente" ma non si vede - fabio scuto
( da "Repubblica,
La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dagli Stati Uniti alla Cina. Poi è venuto il contratto milionario per il libro in uscita quest´anno per Random House. Le assicurazioni Zurich hanno sentito il bisogno di averlo come advisor nel campo degli «sviluppi delle tendenze internazionali». Subito dopo è arrivata una superpagata «consulenza strategica» per la JP Morgan;
-
jonathan power ( da "Repubblica, La"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: L´industrializzazione in India e in Cina creerà molti problemi. Ma attraverso la comunicazione di massa, attraverso internet, per esempio, credo che l´idea che gli uomini sono uguali in ogni parte del mondo stia cominciando a filtrare nella nostra coscienza, e ciò mi rende ottimista.
lo
spettro del mondo è la deflazione - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dall´altro il mito del "decoupling" e cioè l´idea che Cina, India, Brasile, Russia potessero sganciarsi dall´influenza economica dell´Occidente e continuare a crescere per conto loro o addirittura trainare il resto del mondo. La fine di quei miti porta con sé anche alcune conseguenze geopolitiche tutt´altro che sgradite.
pechino
assolve la "panda cinese"
( da "Repubblica,
La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina si prende la rivincita contro la sentenza del Tribunale di Torino che aveva vietato l´importazione della Gw Peri in Europa. L´azione legale della Fiat nei confronti di Great Wall, sia in Italia che in Cina, aveva lo scopo di vietare la distribuzione della Panda «clonata» sia nella Ue e nel Paese asiatico.
e
mourinho porta ibra & c. a vedere il film di natale - stefano scacchi
milano ( da "Repubblica, La"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la scelta del film da vedere è stata in puro stile cine-panettone: "Natale a Rio", per farsi due risate. Ambientazione brasiliana al pomeriggio, cena argentina in serata insieme al presidente Moratti nel ristorante di capitan Zanetti in zona Navigli (a proposito di Argentina, martedì prossimo il ct Maradona sarà a San Siro per seguire Inter-Genoa).
Il
risveglio delle formiche cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: GLOBALI Il risveglio delle formiche cinesi di Luca Vinciguerra O g gi in Cina ci sono almeno 150 milioni di consumatori. Pressato anche dal resto del mondo in tempi di crisi, il Governo di Pechino ha fatto del sostegno alla domanda interna una priorità strategica in tempi di calo dell'export. Ma, in assenza di un moderno wel-fare, i cinesi restano (per ora) formiche parsimoniose.
Cina,
stretta sulla pornografia online ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: chiusura anche motori di ricerca come Google e Baidu Cina, stretta sulla pornografia online Massimiliano Del Barba Nuova stretta della censura del regime cinese su Internet. Le autorità di Pechino hanno lanciato una campagna morale contro i contenuti pornografici che si trovano sul web, pubblicando una lista di 19 siti, tra cui famosi motori di ricerca come Google e i cinesi Baidu (
I
fondi rilanciano i non ferrosi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: e ieri dalla Cina è emersa la volontà di azzerare dal 1Ú febbraio le tasse sull'import di concentrati di rame per alcune fonderie impegnate a esportare prodotti finiti. I più pessimisti si aspettano che la domanda cinese resti debole, considerato che le feste del loro Nuovo anno (che durano una settimana e che in pratica fermano il Paese)
Terza
boutique a Dubai per Fabi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 2009 la previsione è di aprire i primi 10 negozi in Cina, con un occhio di attenzione all'India,altro mercato emergente con grandi potenzialità. Fondato nel 1965 da Elisio ed Enrico Fabi (ancora oggi amministratore delegato dell'azienda), il calzaturificio ha sede a Monte San Carlo, in provincia di Macerata, e produce scarpe da uomo e da donna con un altissimo contenuto artigianale:
Prova
della verità per i grandi mercati
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il 2009 appena iniziato dirà invece se i Bric (Brasile, Russia, India, Cina, secondo l'acronimo coniato nel 2001 dagli economisti di Goldman Sachs) avranno, nonostante tutto, la forza per continuare a essere un modello di riferimento per i Paesi più poveri in cerca di sviluppo, e un'opportunità di affari per aziende e investitori.
Politica
estera sotto il segno dell'Asia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e India in testa. Ma i tre giorni di vertice globale alla Maddalena dall'8 al 10 luglio saranno di non facile gestione. Cosa potrà decidere il summit del G-8 il primo giorno, quando in realtà i nuovi protagonisti cominceranno a entrare in scena solo il giorno seguente (e non per bere insieme una tazza di tè,
Pechino
ora spinge i consumi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Oggi, in Cina, ci sono almeno 150 milioni di persone (secondo alcuni, sarebbero addirittura 200 milioni) che hanno accesso al mercato dei consumi. Ma il loro numero è destinato a lievitare negli anni a venire. I consumi delle famiglie rappresentano poco più di un terzo del Prodotto interno lordo cinese.
I
NUMERI-CHIAVE ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: del Prodotto interno lordo della Cina. Nei grandi Paesi industrializzati, invece, il contributo della domanda interna alla crescita dell'economia ammonta a quasi il doppio (e negli Stati Uniti arriva a sfiorare addirittura l'80%) 15 Aumento percentuale Nel 2008 le vendite al dettaglio sul mercato cinese hanno fatto registrare un aumento in termini reali di circa il 15 per cento.
Ultime
previsioni dal mondo globale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la frenata della
Cina, schiacciata dai problemi interni; l'ascesa del Messico.E mentre l'Europa
verrà sempre più ridimensionata, Friedman prevede cinque decenni di crisi per
gli Usa, seguiti infine da una nuova età dell'oro americana. The
Next 100 Years: A Forecast for the 21st Century George Friedman Doubleday (In
uscita a fine gennaio)
La
Bei finanzierà le Pmi bulgare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: inquinamento fluviale in Cina. L'Asian development bank (Adb) contribuirà con un finanziamento da 200 milioni di dollari alla realizzazione di opere di bonifica del terzo più grande bacino fluviale cinese. Il prestito per ripulire le acque del fiume, che scorre per 2mila chilometri attraverso la Manciuria, coprirà più della metà del costo del progetto,
USA
appoggio pieno ad Israele. Frenato un tentativo di richiesta di cessate il
fuoco all'Onu ( da "AmericaOggi Online"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: segnale di disponibilità al dialogo annunciando la cancellazione del viaggio che il segretario di Stato, Condoleezza Rice, avrebbe dovuto fare in Cina nei prossimi giorni. La Rice resterà invece negli Usa per seguire la crisi e per proseguire sulla linea, espressa dal Dipartimento di Stato, di ricerca di "un cessate il fuoco che non permetta di ritornare allo status quo" precedente.
<Guerra
alla volgarità> E la Cina controlla internet
( da "Avvenire"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: POLITICA 06-01-2009 «Guerra alla volgarità» E la Cina controlla internet P assate le olimpiadi e partite le telecamere dell'Occidente corruttore, parte ora una campagna contro i vizi che possono viaggiare sul web. In realtà sembra che siano proprio le autorità ad avere il vizio... di oscurare.
Sorpresa,
il made in Italy corre ancora ( da "Avvenire"
del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India e Turchia (rispettivamente +65%, +52% e +19%), ma riferite a volumi inferiori quindi meno rilevanti. L'export agroalimentare aumenterà con forza verso Cina e Turchia. I turchi confermano il trend dell'ultimo anno, crescendo del 69%, mentre il 65% di incremento cinese sarebbe una novità legata a due fattori: il progressivo mutamento dei gusti del mercato e la recente caduta
il
box office è in crisi e il musical emigra in cina - carlo moretti roma
( da "Repubblica,
La" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Spettacoli Il box office è in crisi e il musical emigra in Cina CARLO MORETTI ROMA La crisi economica azzanna anche il teatro e fa vittime illustri a Broadway. Domenica scorsa è calato definitivamente il sipario su nove spettacoli allestiti sulla "Lunga strada bianca" newyorchese, campioni del box office come Young Frankenstein di Mel Brooks, i musical Hairspray e Grease;
La
crisi economica allarma la Cina Nel 2009 previste proteste di massa
( da "Unita,
L'" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La crisi economica allarma la Cina «Nel 2009 previste proteste di massa» Dieci milioni di nuovi disoccupati, 7 milioni di neo-laureati che non riescono a trovare lavoro. La crisi economica rallenta la Cina. E una rivista ufficiale lancia l'allarme: nel 2009 ci saranno proteste di massa.
Per
Pechino un 2009 di forti conflitti sociali
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: NOTIZIE DI STATO Per Pechino un 2009 di forti conflitti sociali In Cina nel 2009 aumenteranno le proteste popolari per la disoccupazione e le difficoltà provocate dalla crisi economica internazionale. Lo scrive Outlook Magazine, rivista pubblicata da Nuova Cina, il gigante editoriale di Stato. «Stiamo entrando in un periodo nel quale gli incidenti di massa raggiungeranno un picco »,
Elettronica
in difficoltà come tutti i settori trainanti del made in China
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
gruppo
quotato a Taipei (ma ancora controllato da Gou), con 50 miliardi di dollari di
fatturato annuo e 500mila dipendenti in tutta la Cina. E stabilimenti in
Brasile, Messico, Ungheria, Repubblica Ceca, India e Vietnam Dimensioni da
record. L'insediamento Foxconn di Shenzen ha un perimetro di
Pil
ed evasione mettono a rischio le entrate fiscali
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: «La Cina svaluta anziché sostenere la domanda interna, gli Usa praticano politiche di espansione mentre i problemi sono nati dal loro debito». Il mondo ha bisogno di una guida. «Aspettiamo il 20 gennaio...», data dell'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca.
Cina,
la crisi arriva nella città-fabbrica
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: man che negli ultimi due decenni hanno fatto fortuna in Cina. Nei primi anni 70, apre a Taipei un piccolo opificio che produce componenti in plastica per televisori in bianco e nero. Poi, una decina di anni dopo quando, a seguito delle riforme pro-mercato varate da Deng Xiaoping, la Cina apre le porte agli investitori stranieri, il nipotino di Chiang Kaishek è tra i primi uomini d'
Il
Macworld non fa sognare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: se ne aggiungeranno presto altri in Cina, Germania e Australia), cioè 100 volte il pubblico di qui».Un'altra edizione come questa, però, e Schiller probabilmente avrebbe parlato ad una platea vuota. LA NOVITÁ Buona accoglienza per «Faces» di iPhoto che riconosce da solo i volti delle persone fotografate dagli utenti Fan delusi.
Lotterie,
Italia leader Ue con un quarto del mercato
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Centro-America. Lottomatica invece ha nel mercato italiano il suo punto di forza ma nel 2006, con l'acquisizione dell'americana GTech, ha iniziato l'espansione internazionale presidiando anche il business delle tecnologie per le lotterie online (sistemi hardware e software, collegamento telematicodei terminali di gioco ai sistemi centrali)
La
Befana porta via la festa di Logitech
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ma la società ha precisato che saranno toccati solo i salariati diretti, non il sito in Cina, e gli esuberi dovrebbero essere dunque 500. Alla Borsa di Zurigo il titolo Logitech ieri è sceso di quasi il 10%. La recessione, inevitabilmente, si fa sentire anche su un "topolino" di grande successo, quello del computer. (L.Te.)
Cotone
silurato dalla recessione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 5 milioni di balle, il quantitativo più basso da "soltanto" 20 anni. Per la fine del 2009 però potrebbe verificarsi una graduale uscita dalla recessione, secondo gli esperti della Olam International. Ma solo il calo dei raccolti e l'aumento della domanda, specie in Cina, potranno riportare il sereno. R. C.
berlusconi
rassicura il senatùr "malpensa non resterà sola" - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: le rotte che verranno aggiunte nei prossimi mesi verso il far east (Cina, Corea, Vietnam e Giappone) e il Sud America, partiranno dallo scalo lombardo. Con la speranza che nel giro di tre anni possa così tornare ad essere nuovamente il secondo hub italiano. Il patto con la compagnia francese, però, rappresenta a questo punto un elemento metabolizzato per il premier.
la
crisi affonda broadway e il musical emigra in cina - carlo moretti
( da "Repubblica,
La" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina 27 - R2 Il caso La crisi affonda Broadway e il musical emigra in Cina CARLO MORETTI SEGUE A PAGINA 32
Cina:
<Sarà l'anno delle proteste>
( da "Avvenire"
del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: MONDO 07-01-2009 Cina: «Sarà l'anno delle proteste» DA PECHINO L a previsione è "avallata" dal regime: la Cina deve aspettarsi per il 2009 un anno di crescenti proteste popolari per la disoccupazione e le difficoltà provocate dalla crisi economica internazionale.
re
sarkozy disse "l'europa sono io" - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Con l´ascesa di potenze come la Cina e l´India il potere relativo dell´Europa inevitabilmente diminuisce � quindi accorpare le risorse in un certo senso equivale semplicemente a cercare di stare al passo. Il riscaldamento globale e la proliferazione nucleare non aspetteranno i nostri infiniti dibattiti interni.
alla
sbarra uno degli inzerillo "fece uccidere due parenti in usa"
( da "Repubblica,
La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Sussurrò il suo interlocutore, Antonino Cinà: «Traditore». Riprese Rotolo: «In America gli hanno fatto fare il cambio». Cinà pensava che il tradimento di Tommaso Inzerillo fosse avvenuto in occasione del delitto di Santino Inzerillo, un altro fratello di Salvatore, ucciso a Palermo.
Pechino
inizia l'avventura della telefonia 3G
( da "Finanza
e Mercati" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: utilizzerà lo standard sviluppato in Cina chiamato Time Division Synchronous Code Division Multiple Access (Td-Scdma). Le due rivali a controllo statale, China Telecom e China Unicom, utilizzeranno invece gli standard tecnologici già utilizzati in Occidente, rispettivamente l'americano Cdma 2000 e l'europeo Wcdma.
l'arte
dell'inventario aiuta a spendere meglio - angela puchetti
( da "Repubblica,
La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Magari puntando su aziende italiane che non hanno i grandi numeri per produrre in Cina, ma offrono prodotti dignitosi, non troppo cari e fatti in Italia. Rinunciando, se la taglia non è la propria: non sarebbe un buon acquisto, se le modifiche necessarie si annunciano massicce e la manutenzione troppo complicata.
Cinque
progetti per rilanciare l'innovazione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E si noti che
la concorrenza tecnologica globale ormai include Paesi come la Cina (la cui
spesa totale in ricerca e sviluppo cresce più del 20% all'anno e oggi quasi
pareggia quella del Giappone), Taiwan, Sud Corea. Continua u pagina
Antitrust,
è ora d'innovare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: e la Cina, all'inzio del 2007, abbiano istituito le loro autorità Antitrust. Può far sorridere che nel Paese degli oligarchi e in quello del capitalismo di Stato si parli di Antitrust, ma se si riesce a mettere insieme un pacchetto di regole condivise in materia di concorrenza a livello internazionale si fa un grosso passo avanti»
Giocattoli,
Italia tra i leader a Hong Kong ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dei giocattoli venduto a livello mondiale viene realizzato in Cina. Alla rassegna hanno partecipato oltre 2mila espositori da 36 Paesi.L'Italia si è attestata nella top ten degli espositori europei, superando la quota delle aziende britanniche e a un'incollatura da quelle spagnole.Il principale Paese espositore è naturalmente la Cina.
Richard
Ginori torna in Borsa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Corea,
Stati Uniti, Russia e Emirati arabi - conclude l'imprenditore romagnolo - .
Oggi esportiamo solo il 25% della nostra produzione, ma in prospettiva
invertiremo la percentuale con il mercato domestico». Tra le novità del
La
Cina assegna le licenze del 3G ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Autorizzate solo le imprese nazionali La Cina assegna le licenze del 3G Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente L'economia rallenta, la disoccupazione sale, e così la Cina, dopo lunghi tentennamenti, rompe gli indugi e dà via libera alla telefonia mobile di terza generazione, un progetto che catalizzerà circa 41 miliardi di dollari di investimenti.
Pechino
fa scorta di commodity ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina compra dai metalli al caucciù Pechino fa scorta di commodity In quasi tutte le Borse merci, le quotazioni sono da considerare convenienti, nonostante i recenti rincari. Un'ottima occasione per fare acquisti, nel caso di Pechino. La Cina è il maggior consumatore mondiale di molte commodity e ha interesse a garantirsi scorte per evitare alle proprie aziende i rischi del mercato.
Harmont
& Blaine guarda al Far East ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 23 nel mondo (Stati Uniti, Messico, Santo Domingo, Cina, Dubai, Kuwait, Egitto, Doha, Romania e Russia), 150 dipendenti diretti e oltre 600 di indotto – ha l'obiettivo di chiudere il 2009 con un fatturato in aumento del 30%, mantenendo i livelli dell'Ebitda dell'anno appena passato, tra il 18 e il 20 per cento.
La
saga delle correnti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: soprattutto in Cina e in India, che poi la convertono in corrente alternata su scala locale. Siccome utilizza tecnologie a base di semiconduttori, l'Hvdc non poteva esistere ai tempi di Edison. Di fatto, quella competizione è ormai morta e sepolta. Ma se il SuperSmart Grid proposto da Antonella Battaglini del Potsdam Institute verrà realizzato,
Nel
labirinto dei missili ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
realizzati in
Cina. "WeiShi",letteralmente "Guardiano",è sempre di
calibro
in
cina è suonata l'ora della ritirata delle grandi banche europee e americane
( da "Repubblica,
La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Economia Global market In Cina è suonata l´ora della ritirata delle grandi banche europee e americane Siamo molto lontani dalla fine della crisi. Le previsioni effettuate a novembre erano troppo ottimistiche e dovranno essere corrette nella manovra di primavera Sembra di assistere ai primi segnali di una ritirata delle banche occidentali dalla Cina.
la
lettera - (segue dalla copertina) roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Gran Bretagna e Italia) e di spostarli negli Stati Uniti e in Cina. Quasi quattrocento lavoratori a spasso, il 90 per cento dei quali ingegneri, una quindicina di dirigenti. Che si sono «inventati» un nuovo lavoro temporaneo: contribuire a cercare l´acquirente, non della Motorola ma del know how dell´azienda.
( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 18 - Commenti
LINEA DI CONFINE "Bianco o rosso?" E la Cina ci batte MARIO PIRANI «Vuoi tramutare i giovani del Mezzogiorno
in un popolo di camerieri?». Saranno passati quarant´anni ma ricordo ancora
l´insulto sprezzante di cui tanti uomini politici e sindacalisti gratificavano
Francesco Compagna, uno dei più intelligenti e vivaci intellettuali
meridionali, direttore di Nord Sud, nonché esponente politico
repubblicano. La sua colpa consisteva nel sostenere che l´avvenire di Bagnoli,
una perla paesaggistica al limite estremo del golfo di Napoli come di Gioia
Tauro, il porto affacciato nella splendida piana a sud di Reggio Calabria, non
andava individuato nell´ampliamento delle grandi acciaierie o nella costruzione
di nuovi impianti siderurgici ma nella programmazione di un compatibile e
congeniale sviluppo agroturistico. Analogo il discorso per la Sicilia dove
stavano approdando devastanti e inquinanti impianti petrolchimici. Vinse il
mito della grande industria come volano della rinascita, con la conseguenza che
oggi l´Italsider è affondata, Bagnoli è chiusa, l´impianto siderurgico di Gioia
Tauro non è mai nato, la petrolchimica è tramontata con le crisi energetiche ma
le devastazioni del territorio sono irreversibili. Nel frattempo il turismo,
soprattutto nel Mezzogiorno e nelle Isole, è cresciuto negli interstizi di un
ambiente compromesso, fuori da ogni programmazione che collegasse l´offerta
alberghiera a quella infrastrutturale, una rete di eccellenza agroalimentare
alla valorizzazione del patrimonio artistico, la formazione degli operatori
all´offerta culturale. Ma anche nel resto del Paese la consapevolezza delle potenzialità
non accortamente sfruttate non è stata pienamente avvertita, se si tolgono le
tre città mondiali (Roma, Venezia, Firenze), la riviera adriatica nordorientale
e, in una certa misura, l´arco alpino. Abbiamo, quindi, un sistema in cui gli
attori si muovono ognuno per conto proprio, senza un disegno d´assieme che
ponga al centro dello sviluppo economico un´offerta turistico-culturale
complessa, efficiente e concorrenziale. Le varie famiglie politiche ma anche le
élite intellettuali e persino gli economisti, da un lato seguitano ad agire e a
pensare all´interno dei vecchi stilemi di una cultura industrialista di stampo
otto-novecentesco ma, dall´altro, sembrano avere una scarsa percezione della
realtà materiale del nostro Paese. Al di là degli effetti della crisi economica
in atto, i dati oggettivi danno, infatti, il quadro di una economia reale forte
nell´industria manifatturiera piccola e media, nel turismo e nell´agricoltura,
tre settori nei quali siamo secondi in Europa (dopo la Germania nel manifatturiero,
dopo la Spagna nel turismo, dopo la Francia nell´agricoltura). Nessun altro
paese dell´Ue è così forte contemporaneamente in questi tre ambiti di attività
(la Germania è solo quarta nell´agricoltura e nel turismo, la Francia è quarta
nella manifattura e nel turismo, la Spagna è terza nell´agricoltura e quinta
nel manifatturiero). Ma i comportamenti pubblici e lo stesso dibattito
economico non sembrano partecipi di questa specifica realtà. Anche se il dato è
secondario, non è certo un caso che sia scomparso il ministero del Turismo e
Spettacolo e che nelle Regioni e nei Comuni l´assessorato preposto al settore
figuri tra quelli meno ambiti nelle spartizioni di giunta. Il prossimo Quaderno
di approfondimenti statistici della Fondazione Edison diretto dall´economista
Marco Fortis, è appunto dedicato all´argomento e ci ricorda come nel 1970 il
nostro fosse il primo paese al mondo per arrivi turistici internazionali, al
vertice della graduatoria dove seguivano Francia, Spagna, Canada e Stati Uniti.
Certo, operavamo in un mondo più piccolo, diviso dal muro di Berlino e l´Italia
era la "spiaggia" d´Europa. Dopo è seguito il declino e nell´arco di
25 anni siamo scesi al quarto posto, dopo Francia, Spagna, Stati Uniti. Dal
2006 siamo stati superati anche dalla Cina, un paese
che ci aspettavamo ci sopravanzasse in tanti settori ma non nell´appeal
turistico. Eppure registriamo ancora grandi possibilità di rilancio. Il flusso
dei turisti stranieri negli ultimi anni è raddoppiato, da
( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - R2 La crisi
colpisce anche i patrimoni di Abramovich e degli altri "super ricchi"
di Mosca. Che ora chiedono aiuto al Cremlino ETTORE LIVINI Solo sei mesi fa
sembravano i padroni del mondo: collezionavano ville da mille e una notte,
yacht da sogno, squadre della Premier league e mogli sempre più giovani. Si
strappavano a suon di milioni i quadri alle aste di Christie´s con la stessa
naturalezza con cui scalavano aziende in ogni angolo del mondo. Oggi la ruota
della fortuna è girata. E anche per i grandi oligarchi russi è arrivato
all´improvviso il vento gelido della crisi. I prezzi di petrolio e materie
prime, i principali ingredienti delle loro discusse fortune, sono andati a
picco. L´economia di Mosca ha iniziato a scricchiolare. Il crollo della borsa,
- 70% nel 2008, e del rublo, svalutato 12 volte tra ottobre e dicembre, ha
drasticamente ridimensionato i loro conti in banca. E i grandi istituti di
credito internazionali - che fino a ieri avevano riempito di coccole gli uomini
d´oro nati sulle ceneri dell´ex-impero sovietico - hanno cambiato
atteggiamento: basta prestiti (il loro debito estero in scadenza 2009 è pari a
110 miliardi di dollari, il doppio di Brasile, India e Cina messe assieme). Anzi: a dieci dei 25 uomini più ricchi di Russia
hanno chiesto di rientrare con urgenza della loro esposizione, spingendoli
sull´orlo del crac. Il paese - che con quest´elite di 110 miliardari in dollari
(il quadruplo del 2004) non ha mai avuto troppo feeling - non si è scomposto
più di tanto. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE CON UN ARTICOLO DI PIETRO
DEL RE SEGUE A PAGINA 20
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-04 - pag: 8 autore: LA MANO VISIBILE ...
Quegli scioperi indigesti al made in Italy di Alessandro De Nicola E h, signora
mia, quando c'era Lui, era tutt'altra cosa.Con virile determinazione e maschia
volontà affrontava la battaglia del grano e trebbiava, mieteva, raccoglieva.
Oggi, che vuole fare, ci rimane lo sciopero dell'ananas. Come? Dice che non sa
cos'è? Eh signora mia, è lo sciopero proclamato dal ministro dell'agricoltura
Luca Zaia, il quale per le festività natalizie ha esortato tutti gli italiani a
comprare i prodotti tipici della nostra tradizione, evitando quei beni che,
come l'ananas e i frutti tropicali, nulla hanno a che spartire con essa. Il
ministro, poi, lega queste esortazioni a comprare italiano sempre ad
avvertimenti nemmeno troppo subliminali sulla presunta pericolosità delle merci
estere. Scoppia la crisi dei suini irlandesi infettati? Ecco il ministro che
proclama: «La carne italiana è buona, quindi gli italiani devono consumare il
più possibile "prodotto italiano di prossimità", tanto più nel caso
della carne suina che è un prodotto autoctono ». E i porcelli tedeschi o
francesi? Si appropinquano le festività? Il Nostro ricorda a tutti di mangiare
le specialità dolciarie e i prodotti da forno caserecci «sicuri e genuini ». La
sacher viennese non lo è? Persino quando ha parlato dei frutti tropicali il
titolare dell'Agricoltura ha menzionato i pericolosi diserbanti e i prodotti
chimici utilizzati nei paesi produttori. E non si tratta di dichiarazioni
estemporanee, ma di comunicati stampa virgolettati facilmente reperibili sul
sito ufficiale "Agricoltura italiana on line". Ma se solo i cibi
italiani fossero veramente sicuri, non bisognerebbe prendere ben altri
provvedimenti? Signora mia, c'è protezionismo in giro. Il presidente della
regione Veneto si lamenta che la Rai non pubblicizzi il prosecco (ottimo,
peraltro, io adoro lo spritz) come alternativa allo champagne e chiede un
intervento del governo. Quella stessa Rai che ci nega il concerto di fine anno
di Vienna, gustato da ben 60 paesi al mondo, per propinarci quello della Fenice
di Venezia (buona orchestra, ma anche James Bond viene meglio recitato da Sean
Connery che da Enrico Montesano). Insomma,seppur nel solito nostro modo
all'amatriciana, s'avanza un protezionismo strisciante che, da quando il ministro Giulio Tremonti ha abbassato la vis polemica contro la Cina (evidentemente non era una minaccia così impellente come la
dipingeva in campagna elettorale), ha preso altre vie. Eppure, proprio nel periodo
in cui c'era Lui, nel 1930, la legge Smoot-Hawley alzando le tariffe americane,
contribuì a far sì che il crollo di Wall Street del 1929 diventasse la Grande
Depressione, innescando una guerra commerciale che depresse gli scambi.
Ma la storia sembra non insegnare mai abbastanza. Prendiamo gli entusiastici
commenti del ministro sull'export alimentare italiano pronunciati proprio
mentre esultava sui cali di consumi di ananas: cosa direbbe se i suoi colleghi
degli altri paesi cominciassero un fuoco di sbarramento sull'invasione di cibo
proveniente da un paese con episodi di contraffazione e adulterazione come
l'Italia? Giustamente, non sarebbe contento. Così come non lo fu la Corte di
giustizia europea, che nel 1982 condannò il governo irlandese per la sua
campagna pubblicitaria "Buy Irish" considerata un impedimento alla
libera circolazione delle merci garantita dall'art. 30 del Trattato Ue. Signora
mia, ci vorrebbe un bel giudice che si accorgesse della campagna "
comprate italiano"... adenicola@adamsmith.it ZAIA E L'ANANAS L'invito a
consumi solo italiani scivola nel protezionismo che non conviene ai prodotti
del Paese
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-04 - pag: 8 autore: DALLA PRIMA
Sorprese e incognite per Obama In particolare quale sarà la soluzione per l'esistenza
delle due istituzioni fortemente concorrenti: il G-8 anche se allargato con la
formula 8+5 e l'attuale G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-04 - pag: 15 autore: MICROCOSMI LE
TRACCE E I SOGGETTI ... La provincia alpina vera cassaforte del benessere
diffuso di Aldo Bonomi P er chi scrive microcosmi tutto l'anno,un commento e
un'interpretazione della classifica sulla qualità della vita nelle provincie
italiane, del Sole 24 Ore di lunedì 29 dicembre,è d'obbligo. A ben vedere è la
madre di tutti i microcosmi. Con il suo tentativo, basato su 36 indicatori, di
tenere assieme la dittatura del Pil, i freddi numeri dati dal reddito, con le
virtù e i numeri caldi della qualità censiti attraverso parametri quali la
sicurezza e il tempo libero. Con in più una verifica, attraverso un campione di
cittadini del percepito rispetto ai risultati freddi dei numeri. Di più le
classifiche della competizione territoriale non permettono. è già molto che ci
facciano da specchio e da traccia di ragionamento. Vince, come ormai da anni,
la piattaforma alpina. Inducendo meraviglia solo in chi è fermo all'egemonia
del pensiero metropolitano che tende a non vedere la vitalità di quel margine,
di quello stare sul confine, che va dalle Alpi Marittime alla Carnia, giù giù
fino al Carso. Aosta, Belluno, Bolzano, Trento, Sondrio, Trieste e Gorizia sono
sempre lì a disputarsi la primazia. Tiene e fa da base al loro successo quel
saper mixare in una orizzontalità operosa il fare un po' di turismo, un po' di
agricoltura di mantenimento e di qualità, un po' di artigiania, un po' di
industria che risale e salmone lungo le vallate, un po' di banche popolari e
casse rurali, un po' di cooperazione e tanto risparmio. Investito in quella
malattia del mattone, dell'avere una casa di proprietà per cui essere in
affitto appare disdicevole o da funzionario pubblico di passaggio che non vuole
mettere radici. Al più si investe nella rendita immobiliare delle seconde case
per quelli che vengono dalla città. Piccole tracce economiche che non fanno
picchi, ma che producono un buon cocktail di reddito flessibile ed adattivo.
Uno sviluppo senza egemonia, senza racconto, che può far apparire queste aree
più tristi che vitali, più caratterizzate dal silenzio che non dal conflitto.
In preda ad una anomia che non sempre metabolizza i cambiamenti. Oscillando il
pendolo dell'enclave alpina tra rinserramento e spaesamento della comunità
originaria. Che si confronta con i grandi flussi ipermoderni del turismo, della
green economy, della risorsa acqua, delle Alpi come piattaforma logistica delle
grandi reti: dalla Tav in Val Susa, al Brennero sino alle autostrade che portano
nel cuore della mitteleuropa. I maligni sottolineano subito che forse la
primazia delle piccole città alpine è viziata dai trasferimenti
datiall'autonomia istituzionale. Vero. Se si esclude Sondrio e Belluno, da
Aosta a Trieste passando per Trento sono tutte città di provincie o regioni
autonome. Anche tutte le ultime, da Caltanissetta, Agrigento, Trapani, Siracusa
e Palermo appartengono alla Regione Autonoma Siciliana. Il che fa riflettere,
in tempi di federalismo fiscale ed istituzionale che ci può essere sviluppo
senza autonomia ma anche autonomia senza sviluppo. L'ingegneria istituzionale
da sola non basta nè a tenere assieme le tre italie, nè a ridar vigore a quelle
aree metropolitane che perdono posizioni di anno in anno. Milano mantiene la
primazia della ricchezza prodotta ma declina con Roma, Napoli e Palermo negli
indicatori di qualità della vita. Quasi a evocare la maledizione che attraversa
e prende la difficoltà del governare e del vivere nelle aree del paese ove si
concentrano più di un milione di abitanti. è un bel quadretto. In quel lento ma
ipermoderno processo che nel Far East porta alle megalopoli e che da noi fa
delle aree metropolitane- città infinite - a cui non sappiamo dare nè confini,
nè limiti, nè funzioni strategiche da città regione o da città porta del paese
nella globalizzazione. Partiti dalle piccole città alpine, volto lo sguardo a
Mezzogiorno che è ancora questione, attraversate le aree metropolitane, non
rimane che volgere lo sguardo all'Italia di mezzo. A quella delle operose città
medie, capitali dei nostri distretti e delle nostre piattaforme produttive.
Lecco, Bergamo, Brescia, nel cuore della pedemontana lombarda, perdono più di
trenta posizioni. Scendono anche Vicenza e Treviso, motori produttivi della
pedemontana veneta. Così come Modena, cuore produttivo della via Emilia e
Rimini, la capitale del distretto del piacere della città adriatica. Sino al
tonfo di Prato, meno cinquanta posizioni. Il mitico distretto da tutti studiato
nella sua lunga deriva dal medioevo ad oggi, era laboratorio un tempo del
nostro andar per il mondo, è oggi indicatore di come il mondo ci arriva in
casa. Non più made in Italy, ma made in Cina. Segnali forti che possono indurre al declinismo. Se non tiene
l'Italia del made in Italy siamo fatti. Con le sole città alpine non si può
competere nella globalizzazione. Il punto è proprio qua. La classifica ci
segnala i punti di forza e di debolezzae quelli sotto stress da accompagnare.
Che sono il Mezzogiorno, l'evoluzione e la modernizzazione delle aree metropolitane
e le piattaforme produttive che, avendo ristrutturato il loro ciclo economico,
si accingono a cambiare e a modernizzare la loro qualità della vita. Qui
occorrerà mettersi sotto sforzo nell'anno che verrà. IL NUMERO CHIAVE 36 Sono
gli indicatori in base ai quali ogni anno viene realizzata la classifica sulla
qualità della vita nel province del Sole 24 Ore IL MODELLO Emergono segnali di
vitalità economica che non producono picchi ma che creano un buon reddito
CORBIS
( da "Famiglia Cristiana" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina
di Alberto Chiara
POLITICA FRANCO FRATTINI SFOGLIA L?AGENDA DIPLOMATICA DEL 2009 DISARMO E SVILUPPO,
ECCO IL NOSTRO G8 Le crisi da fronteggiare: «Si parlerà di economia, di welfare
e di ambiente», dice il ministro degli Esteri. Che illustra la proposta
italiana per riformare l?Onu. Al suo ritorno anticipato in ufficio, il presepe
in madreperla regalatogli dal nuovo patriarca di Gerusalemme, monsignor Fouad
Twal, l?ha accolto là dove lui stesso l?aveva messo prima di Natale, in bella
vista di fronte alla sua scrivania, silenzioso testimone di pace e di speranza.
Diverse, invece, e purtroppo tragiche, com?è noto, le notizie giunte dalla
Terra Santa. «Prima di rientrare urgentemente a Roma per via della nuova crisi
mediorientale, ero in Val Badia, per qualche giorno di relax», confida a
Famiglia Cristiana Franco Frattini, 51 anni, ministro degli Esteri. «Ho
telefonato al mio omologo israeliano, Tzipi Livni, alla quale ho presentato la
linea ufficiale dell?Italia: comprensione per la scelta di autodifesa fatta da
Israele, dopo la rottura della tregua da parte di Hamas, ma anche la chiara
richiesta di moderazione, per evitare vittime civili nella Striscia di Gaza».
«Ho altresì disposto il rapido invio di aiuti per alleviare la drammatica
situazione della popolazione palestinese, fornendo in primo luogo assistenza
sanitaria. C?è poi un ruolo più politico-diplomatico che il nostro Paese può e
intende svolgere: mediare per riannodare il dialogo, gettando le basi per una
soluzione equa e definitiva del conflitto. Nei giorni scorsi, ho avuto contatti
con il segretario generale della Lega araba, Amre Moussa, e con il primo
ministro libanese, Fouad Siniora». Franco Frattini, 51 anni, è già stato
ministro degli Esteri tra il 2002 il 2004 (foto Ansa). La schiera dei pacieri è
affollata. «In questo momento abbiamo qualche carta in più. Dal primo gennaio,
e fino alla fine del 2009, presiediamo il G8. Faremo di tutto perché il
processo di pace delineato ad Annapolis, nel novembre 2007, tutt?altro che
morto, prosegua e dia risultati. Israele dice che siamo il Paese più amico che
loro hanno in Europa, ma al tempo stesso siamo la nazione che ha lanciato un
"piano Marshall" per la Palestina, cosa che ci è valsa la gratitudine
di Abu Mazen. Vantiamo, poi, relazioni con la Siria che pochi hanno. Ho
ricevuto il ministro degli Esteri e il vice primo ministro di Damasco, che hanno
offerto all?Italia una stretta collaborazione». In cambio di cosa? «Di un
articolato progetto per informatizzare il loro sistema finanziario, a partire
dalla Banca centrale». Nessuna mediazione è possibile senza avere l?avallo di
Washington... «Ne parlerò con Hillary Clinton appena diventerà ufficialmente
segretario di Stato». Il 20 gennaio, Barack Obama s?insedierà alla Casa Bianca.
Cosa si aspetta l?Italia dagli Usa e cosa teme, a partire dal sollecitato
incremento del nostro contingente in Afghanistan? «Noi non temiamo una
richiesta di questo genere. L?Italia ha fatto già molto. Siamo disponibili a
far di più tanto per la ricostruzione dell?Afghanistan, quanto per
l?addestramento delle sue forze di polizia. Per quanto riguarda il numero dei
nostri soldati, il ministro La Russa ha parlato della possibilità di schierare,
nell?arco di quest?anno, 2.800 uomini (ora sono 2.200). Avevamo già messo in
conto un possibile aumento». Cosa spera da Obama? «Penso che il nuovo
presidente degli Stati Uniti darà nuovo impulso alla ricerca della pace nel
Medio Oriente e farà molto per l?Africa, non soltanto perché è la terra di suo
padre. Infine, auspico che consideri l?Europa un unico attore politico e non
una somma di singoli Stati. Mi auguro, insomma, che si abbandoni la logica che
ha fin qui animato la coalition of the willing (coalizione dei volonterosi,
ndr)». Ma fu proprio il precedente Governo Berlusconi a promuovere, aderendovi,
la coalition of the willing tanto cara a George W. Bush, dividendo l?Ue alla
vigilia dell?attacco americano in Irak, nel 2003 la Francia e la Germania messe
in un angolo... «Prima di diventare ministro degli Esteri, dal novembre 2004 al
maggio 2008, ho ricoperto l?incarico di vicepresidente della Commissione
europea. Sono l?esempio vivente di come questo Governo abbia a cuore
l?integrazione europea. Noi cercheremo di promuoverla, perfezionando una
strategia europea integrata di difesa e sicurezza, che finora è mancata». Tante
parole, pochi fatti... «Si, se ne parla da tempo. A Helsinki, nel dicembre
1999, fu prevista la nascita di una forza di reazione rapida comune, 50-60 mila
uomini, schierabili al massimo in due mesi. Rimane ancora molto da fare.
L?Europa può diventare produttrice e non solo consumatrice di sicurezza. Ue e
Nato, però, devono integrarsi, non sovrapporsi. Riprenderemo questo
ragionamento all?interno del G8». Quale impronta darà l?Italia? «L?agenda del
G8 prevede il vertice dei capi di Stato e di Governo, in Sardegna, alla
Maddalena, dall?8 al 10 luglio, nonché una serie di G8 tematici: sul welfare (a
marzo), sull?ambiente, sull?economia, sui principali problemi di politica
internazionale (i ministri degli Esteri si incontreranno a Trieste, a giugno).
Per la prima volta ci saranno anche un G8 relativo all?agricoltura (si parlerà
soprattutto di sicurezza alimentare) e un G8 dedicato agli aiuti allo sviluppo,
convocato a Pescara, nel mese di maggio». I G8 di Trieste e di Pescara li
presiederà lei? «Sì. Quello di Trieste sarà allargato ai ministri degli Esteri
di Cina, India, Brasile, Messico, Pakistan,
Afghanistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Turchia. L?obiettivo
è affrontare insieme il tema complesso della stabilizzazione dell?Asia
centrale, cominciando, ovviamente, dall?Afghanistan». Ci sarà mezzo mondo... «D?altronde,
parlando più in generale anche di sicurezza e di lotta al terrorismo, occorre
coinvolgere il maggior numero possibile di attori politici, tenendo conto dei
principali focolai di tensione. Come Italia intendiamo promuovere una strategia
globale che svuoti gli arsenali, combattendo davvero la povertà. Nel 2010, si
terrà la Conferenza di revisione del Trattato sulla non proliferazione delle
armi nucleari. Vogliamo arrivare entro quest?anno ad avere un quadro preciso e
condiviso». A Pescara si presenterà con alle spalle ingenti tagli dei fondi per
la cooperazione allo sviluppo: 411 milioni di euro in meno, nel 2009 (una
sforbiciata del 56 per cento, rispetto al budget 2008), collocano l?Italia in
coda. «Premesso che anche gli altri Paesi tagliano, vista la grave crisi
economico-finanziaria in atto, una serie di iniziative già tradotte in realtà,
o in procinto di esserlo, correggono in meglio le cifre che lei ha fornito.
Prima di Natale, infatti, abbiamo recuperato 100 milioni di euro ? tutti
destinati a progetti di cooperazione civile ? nell?ambito del decreto sulle
missioni all?estero. Contiamo, poi, di far tornare al sistema della
cooperazione italiana una quota ragionevole del miliardo e 200 milioni di euro
che il nostro Paese versa ogni anno al Fondo sociale europeo (oggi
"rientra" appena il 14 per cento). Vogliamo, inoltre, coinvolgere le
aziende italiane nell?aiuto allo sviluppo, cambiando le norme che lo
impediscono. Infine, abbiamo firmato un protocollo per coordinare di più e
meglio i nostri interventi con quelli della cooperazione decentrata, promossi
dalle Regioni». Più in generale, il 2009 registrerà la ripresa del
"multilaterale"? «Noi lavoriamo in questa direzione. Le anticipo che
a febbraio convocheremo a Roma 40-50 ministri degli Esteri, per presentare un
nostro progetto di riforma dell?Onu, cuore ? oggi un po? acciaccato, a dire il
vero ? del "multilateralismo". Proporremo, in sintesi, che per le
decisioni dell?Assemblea generale ci sia un consenso più ampio, rispetto alla
semplice maggioranza matematica, per garantire una maggiore democrazia.
Chiederemo un allargamento del Consiglio di sicurezza, sulla base della
rappresentatività regionale e non per alcuni singoli Paesi a scapito di altri.
E porremo con forza il problema dell?efficacia degli interventi, cominciando
dall?individuare criteri oggettivi che legittimino l?ingerenza umanitaria (ora
si decide caso per caso, in maniera discrezionale, usando criteri diversi).
Sono un credente. Da cristiano, mi batto per mettere al primo posto la persona
umana». Prima di votare la sua nomina a vicepresidente della Commissione
europea le fu chiesto se era massone... «Rispondo con serena coscienza, oggi
come allora: non lo sono».
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Palermo
Due pentiti parlano della scomparsa del boss e di suo figlio "Il cadavere
di Bonanno nel pilastro di un edificio" I pentiti Francesco Franzese e
Angelo Fontana confermano in aula che Giovanni Bonanno, il giovane reggente del
mandamento di Resuttana, fu rapito e ucciso nel gennaio 2006 perché aveva fatto
la cresta sugli incassi del racket del pizzo. «Sandro Lo Piccolo, il figlio di
Salvatore, diceva di lui: "Ce l´ha per vizio, i soldi gli restano
appiccicati alle mani"», così ha ricordato Franzese rispondendo alle
domande dei pm Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene. Secondo Fontana, invece,
Bonanno era considerato pericoloso perché avrebbe potuto vendicare il padre
Armano, il killer del capitano dei carabinieri Emanuele Basile, fatto sparire
anche lui per lupara bianca negli anni Ottanta. Il pentito ha spiegato che il
cadavere di Bonanno senior sarebbe stato messo in un pilastro di un palazzo
dell´Acquasanta. Dell´omicidio di Giovanni Bonanno sono
imputati come mandanti Salvatore Lo Piccolo e Diego Di Trapani, successore di
Bonanno alla guida del mandamento di Resuttana. Della sparizione del cadavere è
accusato Sandro Lo Piccolo. In un altro troncone, in corso col rito abbreviato,
sono imputati fra gli altri i boss Nino Rotolo e Nino Cinà.
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Firenze
Si era detto che ne bastavano 270.000 ma la realtà adesso appare ben diversa
S.M.Novella, servono 800.000 euro Per completare integralmente il restauro
della piazza Sorpresa: per completare i lavori di piazza Santa Maria Novella
non serviranno solo 270 mila euro ma circa 800 mila. Entro il mese di marzo
saranno completati i primi 2 lotti del grande cantiere di pavimentazione, cioè
i circa 10 mila metri quadri con via degli Avelli, il lato sud e l´ovale
centrale della piazza, che sono costati 2 milioni di euro. Ma per mettere la
pietra serena su tutto il lato nord, di fronte alle Leopoldine, e sul lato
ovest, di fronte all´albergo Roma (sono i lotti 3, 4 e 5 del cantiere, circa
2mila metri quadri), occorreranno almeno due anni. E soprattutto 800 mila euro
e non i soli 270 mila euro eliminati dal bilancio 2008 per carenza di risorse.
Da settimane i consiglieri del centrodestra chiedevano lumi sulla vicenda:
«L´importo complessivo dei lavori per la piazza ci risulta essere di 2,8
milioni di euro». Palazzo Vecchio aveva risposto no: «Bastano 270 mila euro».
Ma ieri l´assessore alla cultura Eugenio Giani e il
direttore delle Belle arti del Comune Giuseppe Cini hanno confermato la cifra
di 800 mila euro. Dove trovarli? «Sul bilancio 2009 saranno stanziati i primi
300 mila euro per il lotto 3, quello cioè di fronte all´albergo Roma, circa
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Esteri La
polemica Blair, è "Mr. Medio Oriente" ma non si vede Brown
interrogato sul suo predecessore ora inviato del Quartetto ha detto:
"Forse è in vacanza" FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME -
Avete visto Tony Blair? La domanda è corsa più di una volta in questi giorni a
Gerusalemme, perché l´ex premier britannico e attuale rappresentante del
Quartetto (Usa, Russia, Onu e Ue) per il Medio Oriente brillava per la sua
assenza mentre nella Striscia di Gaza scoppiava la guerra. Dov´era l´ha detto
ieri al Daily Mail il premier Gordon Brown: «Forse era in vacanza». I
collaboratori dell´ex premier definiscono «assolutamente falsa» l´affermazione
anzi, «ha lavorato senza tregua dietro le quinte» con contatti con leader
israeliani e palestinesi. Sta di fatto che a Gerusalemme è arrivato solo sabato
notte sistemandosi nello storico American Colony, dove per le sue necessità è
stato affittato l´intero quarto piano dell´albergo da più di un anno e mezzo.
Dodici suite, una delle quali l´ha voluta organizzata come palestra. Ma la gran
parte dell´anno il quarto piano del Colony resta vuoto, come resta vuoto il
ruolo del Quartetto nella crisi mediorientale. L´ex premier evidentemente pensa
che venendo a Gerusalemme sono una settimana ogni mese - tranne l´estate - è in
grado di portare a compimento la missione di negoziatore fra palestinesi e
israeliani. Meno di novanta giorni l´anno. Da quando ha assunto l´incarico, nel
giugno 2007, è stato qualche volta in Cisgiordania ma non ha mai visitato Gaza.
Nel frattempo ha tenuto numerose conferenze - pagate tra i 140 e i 280 mila
euro a sera - dagli Stati Uniti alla Cina. Poi è venuto il contratto milionario per il libro in uscita
quest´anno per Random House. Le assicurazioni Zurich hanno sentito il bisogno
di averlo come advisor nel campo degli «sviluppi delle tendenze
internazionali». Subito dopo è arrivata una superpagata «consulenza strategica»
per la JP Morgan; ha avviato una Fondazione Blair per lo sport giovanile
in Gran Bretagna e una Fondazione Blair per il dialogo tra le fedi, trovando
anche il tempo per convertirsi al cattolicesimo. Lo scorso marzo è sbarcato in
Giappone alla guida di un team internazionale di esperti di cambiamento
climatico per trovare un accordo post-Kyoto, lo stesso mese ha accettato
l´incarico (questo gratuito) di consulente del governo ruandese per la
ricostruzione. Poiché poteva rimanere del tempo libero ha accettato la nomina a
visiting professor a Yale per un corso sulle religioni. Questa nuova crisi
nella Striscia di Gaza proprio non ci voleva.
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Cronaca
"Ci vedevamo come dei ragazzi assennati, non certo sfrenati. Anzi,
ingenui" "Sono contento che abbia vinto Obama. Sarà un ottimo
presidente, ne sono convinto" JONATHAN POWER Quasi 50 anni fa, a
Liverpool, sono andato a scuola con Paul McCartney e, da allora, siamo rimasti
amici, sebbene lontani. Oggi, essendo stato giornalista politico per gran parte
della mia vita, volevo parlare con Paul, tra le altre cose, dei grandi eventi
politici accaduti nel corso della nostra vita. Quando ci siamo conosciuti a
scuola, ricordo di aver fatto un discorso appassionato al circolo di cultura e
qualcuno si alzò dopo di me e disse: "Ho appena visto il mio primo
giovanotto arrabbiato". Quali sono i tuoi ricordi della politica di quel
tempo? «I miei ricordi hanno più a che vedere con l´esprimersi attraverso la
musica. Ricordo la fine del trimestre, quando portai la mia chitarra, l´unico
giorno in cui era permesso farlo. Salii sulla cattedra dell´insegnante di
storia, Cliff Edge, e cantai "Long Tall Sally". Ricordo che anche
George (Harrison) portò la sua chitarra. La reazione dei compagni fu "Sì!
Wow! Fantastico!". Penso che fece colpo e mi convinse che avrei dovuto
farlo di nuovo». Nel 2007, nel film "Across the Universe" la regista
inserisce una storia d´amore che ruota attorno alla musica dei Beatles e, come
tanti altri, sembra voler dire che in qualche modo voi avete rappresentato lo
spirito degli anni Sessanta e che lo avete espresso come nessun altro è stato
capace di fare. Pensi che sia vero? «Forse. Ma la cosa interessante è che non
lo facevamo in modo consapevole. E´ capitato. Il Vietnam, per esempio. Proprio
quando abbiamo iniziato ad avere successo, qualcuno mi disse: "Bertrand
Russell vive non lontano da qui, a Chelsea, perché non lo vai a trovare?".
Così presi un taxi e bussai alla sua porta. Fu fantastico. Mi parlò della
guerra in Vietnam - la maggior parte di noi non ne sapeva nulla, non era ancora
sui giornali - e mi disse che era una guerra molto brutta. Raccontai ai
ragazzi, in particolare a John (Lennon) di quell´incontro e di quella guerra
orrenda. Poi andammo in America, e ricordo che il nostro addetto stampa disse:
"Qualunque cosa facciate, non parlate del Vietnam". Ovviamente,
quella era proprio la cosa sbagliata da dire. Non facemmo che parlare di quello
per tutto il tempo e dire che era una cosa orrenda. Naturalmente, appoggiavamo
il movimento pacifista». Siete stati il megafono di una generazione. «Spesso la
gente mi dice: "Pensi che la musica possa cambiare il mondo?" è
quello che credo, a vari livelli, e uno di questi è proprio il fatto che i
musicisti famosi vengono ascoltati». Così, dietro l´immagine di quei ragazzi
sfrenati e ribelli c´era un senso di responsabilità sempre più forte? «Esatto.
Pensavamo a noi stessi come a dei ragazzi assennati. Non ci ritenevamo
particolarmente sfrenati. C´erano milioni di persone, noi facevamo parte di un
movimento. Non eravamo certo i peggiori. Eravamo molto ingenui. Forse, in termini
di responsabilità, piantammo i semi per quelli che sono venuti dopo di noi.
Gente come (Bob) Geldof, Bono, quelli che oggi hanno il megafono». Hai
contribuito al progresso sociale? «Ingenuamente, quasi non intenzionalmente,
credo che abbiamo dato un contributo. Dovunque mi trovi nel mondo, specialmente
in America, incontro gente che mi dice: "Tu hai cambiato la mia
vita", e credo di sapere cosa intendono. Quando ci andammo per la prima
volta, l´America era tutta campioni di football e capelli a spazzola, ma adesso
credo che sia cambiata». Tornando agli anni Sessanta, dovremmo ricordare come
era rigida l´atmosfera dal punto di vista culturale. Ho appena letto un libro
su Rudolph Nureyev, di quando danzò con Margot Fonteyn al Covent Garden e
durante l´intervallo andò alla toilette degli uomini, lì trovò qualcuno ed ebbe
con lui un rapporto fugace e, mentre stava per rientrare, un poliziotto lo
arrestò. «Brian Epstein, il nostro manager, era gay. Sapevamo, perché ne
avevamo parlato con lui, che se lo avessero scoperto avrebbe significato la
prigione. Ancora una volta, questo ci ha fatto pensare: perché?». Se ben
ricordo, all´epoca non ti sei mai schierato a favore degli omosessuali. «Non si
è mai presentata l´occasione. Nessuno ha mai detto: "Che cosa ne pensi dei
diritti dei gay?". Credo che, se ce lo avessero chiesto, avremmo risposto:
"E´ una buona idea"». La nostra generazione lascerà un mondo migliore
di quello che ha trovato? «Non so. Quello di cui sono certo è che le nostre
abitudini devono essere drasticamente modificate, se vogliamo salvare
l´ambiente. L´industrializzazione in India e in Cina creerà molti problemi. Ma attraverso la comunicazione di massa,
attraverso internet, per esempio, credo che l´idea che gli uomini sono uguali
in ogni parte del mondo stia cominciando a filtrare nella nostra coscienza, e
ciò mi rende ottimista. Questo, tuttavia, non garantisce un futuro
roseo. Penso che potremo avere un futuro da Blade Runner, in cui tutto è andato
nel peggiore dei modi, oppure un futuro illuminato, in cui l´ONU acquisti
sempre maggiore centralità e i popoli e le nazioni si rendano conto che gli
esseri umani sono tutti simili tra loro, che i problemi possono essere risolti.
Sai che ho appena tenuto un concerto in Israele? Mi avevano sconsigliato di andarci,
e di andare nei territori palestinesi, ma ero collegato ad una organizzazione
chiamata One Voice, metà palestinese e metà israeliana, che sta lavorando per
la pace, sperando ancora nella soluzione dei due Stati». Non mi ero reso conto
di quanto sia invadente lo Stato di Israele: se vuoi fare qualcosa come
importare un´auto, nei territori palestinesi, devi ottenere il permesso da
Israele. Un uomo che viene a lavorare in Israele deve mettersi in fila alle 3
del mattino per iniziare il lavoro alle 8. Non è arrivato il momento di
cambiare tutto questo come, a quanto sembra, siamo riusciti a fare in
Irlanda?». Cosa ne pensi di questa enorme crisi finanziaria? Gli Stati Uniti
sono rimasti vittime della loro stessa avidità? «Penso che ci sia qualcosa di
vero. Ecco perché, con l´elezione di Obama, molti di noi sperano in un
cambiamento nella politica americana. è l´uomo giusto per questo compito. Sono
così contento che abbia vinto. Sono convinto che sarà un ottimo presidente».
Copyright Prospect Magazine (Traduzione di Antonella Cesarini)
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 18 - Economia
Berlino però resta concentrata sull´inflazione e la mancanza di competitività
frena gli effetti sul sistema Italia Lo spettro del mondo è la deflazione E gli
Usa già temono il passo successivo: la Grande Depressione Incertezza per i
capovolgimenti registrati da materie prime e paesi emergenti FEDERICO RAMPINI
Il petrolio ha chiuso il
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 20 - Economia
Il giudizio Pechino assolve la "Panda cinese" MILANO - I cinesi non
hanno copiato la Panda. Così ha deciso l´Alta Corte di giustizia di Habei
(provincia del colosso asiatico) che ha assolto la Great Wall Motors
(costruttore cinese) dall´accusa di essersi «fortemente ispirato» al modello
Fiat per mettere sul mercato la sua Gw Peri. A sollevare la questione era stato
un ricorso della stessa casa torinese. La sentenza di Habei è considerata
«finale e conclusiva», Fiat dunque non potrà fare appello. Con tale decisione,
di fatto, la Cina si prende la
rivincita contro la sentenza del Tribunale di Torino che aveva vietato
l´importazione della Gw Peri in Europa. L´azione legale della Fiat nei
confronti di Great Wall, sia in Italia che in Cina, aveva lo scopo
di vietare la distribuzione della Panda «clonata» sia nella Ue e nel Paese
asiatico.
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 45 - Sport E
Mourinho porta Ibra & C. a vedere il film di Natale STEFANO SCACCHI MILANO
Mourinho come Herrera: è stato questo il paragone più frequente nei primi mesi
nerazzurri dell´ex allenatore del Chelsea. In attesa di vedere se riuscirà a
riportare la Coppa Campioni all´Inter 44 anni dopo il trionfo dello squadrone
guidato dal Mago, ieri l´allenatore portoghese ha rispolverato un´abitudine
tipica delle squadre di calcio degli anni ´60, quando non c´erano internet e
videogiochi: il cinema per distrarsi in ritiro. E così ieri pomeriggio un
pulmino ha lasciato l´hotel nei dintorni di San Siro, dove la formazione
nerazzurra si rilassa al termine degli allenamenti di questa mini-preparazione
invernale, per condurre la preziosa truppa verso le poltroncine di una
multisala della zona. L´idea è partita dai giocatori in pomeriggio libero dopo
la seduta della mattina ad Appiano Gentile: «Perché non andiamo al cinema?», la
proposta che Mourinho ha accolto con piacere. Insieme al tecnico, a guidare la
spedizione cinematografica, composta da una decina di persone, c´erano
Ibrahimovic (ieri per lo svedese solo lavoro di scarico in palestra dopo
qualche allenamento robusto, ma nessuna preoccupazione) e Crespo, mentre il
resto della comitiva è rimasta in albergo a chiacchierare nella hall oppure
giocare con la playstation nelle camere. Arrivati a destinazione, la scelta del film da vedere è stata in puro stile
cine-panettone: "Natale a Rio", per farsi due risate. Ambientazione
brasiliana al pomeriggio, cena argentina in serata insieme al presidente
Moratti nel ristorante di capitan Zanetti in zona Navigli (a proposito di
Argentina, martedì prossimo il ct Maradona sarà a San Siro per seguire
Inter-Genoa). Anche questo è metodo Mourinho: il tecnico che pretende
tantissimo, ma riesce a regalare mezza giornata da scolaresca in gita.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-01-06 - pag: 1 autore: CONSUMATORI GLOBALI Il risveglio delle formiche cinesi di Luca Vinciguerra O
g gi in Cina ci sono almeno 150 milioni di consumatori. Pressato anche dal
resto del mondo in tempi di crisi, il Governo di Pechino ha fatto del sostegno
alla domanda interna una priorità strategica in tempi di calo dell'export. Ma,
in assenza di un moderno wel-fare, i cinesi restano (per ora) formiche
parsimoniose. Mondo & Mercati u pagine 17-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-06 - pag: 9 autore: Censura. Rischiano la chiusura anche motori di ricerca come Google e Baidu Cina, stretta sulla pornografia online Massimiliano Del Barba Nuova
stretta della censura del regime cinese su Internet. Le autorità di Pechino
hanno lanciato una campagna morale contro i contenuti pornografici che si
trovano sul web, pubblicando una lista di 19 siti, tra cui famosi motori di
ricerca come Google e i cinesi Baidu (che controlla due terzi del
mercato della pubblicità online), Sohu e Sina, i quali, avendo finora ignorato
i richiami ufficiali- la pornografia è vietata in Cina
- rischiano di essere chiusi se non cancelleranno tutto il materiale illegale.
Il timore è che la censura non si limiti alla pornografia, visti i ripetuti
tentativi del Governo di mettere le mani sulla rete. Uno dei siti web
pubblicamente accusati di materiale «offensivo », Tianya, oltre a essere molto
popolare, è infatti quello più utilizzato dai blogger per pubblicare le proprie
critiche al regime, mentre sono molti a scommettere che l'iniziativa
costituisca una mossa destinata a coprire azioni repressive ancora più
capillari. La nuova campagna lanciata ieri, e denominata "Purificare
l'ambiente culturale di Internet e assicurare uno sviluppo salutare dei
minori", sarà coordinata da sette agenzie di Stato. Cai Mingzhao,
vicedirettore dell'Ufficio per l'informazione del Governo, ha giustificato la
mossa spiegando che «alcuni siti web hanno sfruttato le imprecisioni delle
leggi e dei regolamenti per diffondere sulla rete materiale di bassa lega,
rozzo e volgare, danneggiando gravemente la moralità». Non è ancora chiaro cosa
Pechino intenda fare contro questi siti, anche perché nessuno dei domini
chiamati in causa ha, fino a ieri, commentato la notizia. Il funzionario
dell'Ufficio per l'informazione, che rappresenta in pratica l'interfaccia
governativa della macchina di censura e propaganda del Partito comunista, ha
però annunciato che «i trasgressori rischiano una punizione severa». La nuova
campagna non arriva tuttavia inaspettata. Nei giorni scorsi, le agenzie cinesi
avevano dato notizia dell'arresto di una donna di Shangai, colpevole di aver
pubblicato online i suoi video pornografici. Da un punto di vista tecnico,
resta da verificare l'effettiva efficacia dei filtri che saranno messi in
campo, dato che la Cina fino a oggi è riuscita con
successo a setacciare il web depurandolo dai molti termini sgraditi al Governo,
in particolare quelli che riguardano la questione dell'indipendenza del Tibet e
di Taiwan. Nonostante le maglie della censura, i siti web e specialmente i blog
stanno divenendo una forte attrazione per i quasi 300 milioni di utenti
Internet registrati in Cina, molti dei quali
adolescenti. Un fenomeno su cui Pechino, da tempo, ha concentrato la propria
attenzione, tanto che, nelle scorse settimane, una serie di siti di
informazione che erano stati sbloccati nel corso delle Olimpiadi sono stati
nuovamente resi inaccessibili dai poliziotti addetti a controllare la rete.
FINALITà POLITICHE? La campagna coinvolgerà sette agenzie dello Stato I veri
obiettivi sono i siti che danno spazio alle critiche contro il regime
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-06 - pag: 30 autore: Analisi. Rimane lo
scetticismo degli analisti che temono la debolezza della domanda cinese I fondi
rilanciano i non ferrosi Ripresa dei listini legata agli acquisti dei grandi
investitori Gianni Mattarelli MILANO I prezzi dei metalli sono improvvisamente
saliti al London Metal Exchange sia l'ultimo dell'anno,sia soprattutto venerdì
scorso, primo giorno di scambi del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-01-06 - pag: 16 autore: Calzature Terza
boutique a Dubai per Fabi I l caso di Fabi dimostra come le medie aziende del
made in Italy si confermino vitali anche in momenti di congiuntura globale
sfavorevole e dimostrino la capacità di presidiare nicchie di mercato nei Paesi
emergenti. L'azienda marchigiana ha appena inaugurato il terzo punto vendita a
Dubai e ha chiuso il 2008 con ricavi in aumento del 12% rispetto ai 45 milioni
di euro del 2007, anno in cui la crescita aveva sfiorato il 40% sui dodici mesi
precedenti. Fabi conta già 42 boutique presenti nel mondo, tra cui le tre a
Dubai, due a San Pietroburgo e
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 18 autore: Prova della verità
per i grandi mercati Niente «decoupling» ma piani di rilancio per tutti - I
punti di forza e di debolezza dei Bric nel 2009 Alfredo Sessa Gli ultimi mesi
del 2008 hanno dimostrato come la teoria del decoupling, la possibilità che la
domanda delle grandi economie emergenti compensi il rallentamento di Europa,
Stati Uniti e Giappone, fosse un mito, o perlomeno un fragile salvagente che
avrebbe potuto gonfiarsi solo in presenza di una debole frenata dei grandi
mercati maturi. Il 2009 appena iniziato dirà invece se i
Bric (Brasile, Russia, India, Cina, secondo l'acronimo coniato nel
2001 dagli economisti di Goldman Sachs) avranno, nonostante tutto, la forza per
continuare a essere un modello di riferimento per i Paesi più poveri in cerca
di sviluppo, e un'opportunità di affari per aziende e investitori.
Almeno per ora, l'atterraggio dei Bric è duro. Ad appannare l'immagine del
miracolo economico sono intervenute la caduta degli indici azionari (l'indice
Msci Emerging Markets è calato del 54% nel 2008), la fuga da investimenti
finanziari ritenuti rischiosi, la discesa dei prezzi delle materie prime. Cina, India, Russia e Brasile sono però seduti su grandi
riserve valutarie, hanno economie che rallentano ma non interrompono la
crescita, e continuano ad avere le carte in regola per attirare gli
investitori. Secondo l'Outlook 2009 di Ubs Investment, la Cina
crescerà nel 2009 tra il 7 e l' 8 %. La previsione è basata sull'attesa che il
Governo aumenti in maniera significativa la spesa e rafforzi l'attività di
prestito delle banche per sostenere la domanda interna. Da volano funziona il
piano di investimenti da 4 trilioni di yuan (586 miliardi di dollari)
annunciato da Pechino, ma «considerando l'ancora basso rapporto debito
pubblico/Pil (circa 20%), e le gigantesche riserve di valuta estera – dice Ubs
nel suo "Emerging Market Navigator" – il Governo ha la capacità di
varare, se necessario, ulteriori misure di stimolo. Le banche sono inoltre in
condizioni molto migliori di quanto fossero dieci anni fa, e possono
permettersi di allentare gli standard dei prestiti per sostenere l'economia ».
Se le possibilità di ripartire ci sono, il presente è tuttavia difficile.
L'attività produttiva ha subìto una contrazione per il quinto mese consecutivo
in dicembre, le chiusure di aziende si sono moltiplicate, specie nel tessile,
nell'abbigliamento, nelle calzature, nei giocattoli. Secondo il gigante
dell'assicurazione del credito, Euler Hermes, i dati ufficiali sui fallimenti
sono destinati ad aumentare in Cina del 10% nel 2009
dopo l'incremento del 5% nel 2008, indizio di una crisi che lascerà sul terreno
molte vittime. L'India,la terza economia asiatica, deve affrontare nella
tempesta economica anche l'incognita delle elezioni di maggio. A inizio gennaio
la Reserve Bank of India ha tagliato i tassi per la quarta volta da ottobre,
mentre per sostenere il mercato dei corporate bond e permettere alle società un
più facile acceso ai finanziamenti il Governo ha più che raddoppiato
l'ammontare che gli investitori esteri possono detenere bond indiani. Il primo
ministro Manmohan Singh, che punta alla rielezione in maggio, vuole rafforzare
i consumi, mentre il rallentamento dell'export determina cali di produzione e
licenziamenti. Il peso del trade sul Pil è in aumento, è oggi del 35% rispetto
al 21% del 1997-98, ma rimane limitato. «Sebbene la crescita dell'India sia
meno dipendente dalla domanda globale – dice Ubs –è probabile che la mancanza
di risorse finanziarie si ripercuota su crescita e investimenti». Atterraggio
duro per il Brasile, che secondo le previsioni vedrà la crescita del Pil
rallentare dal 5,2 al 2,8%. Secondo Ubs, il Brasile va incontro nel 2009 al
primo deficit commerciale in più di dieci anni. Da detonatore funziona la crisi
mondiale, che fa diminuire la domanda per l'export, e la discesa dei prezzi di
materie prime come i minerali ferrosi e i semi di soia. Il fatto che il 2009
sia poi un anno di avvicinamento alle elezioni del 2010 rischia di annacquare
l'agenda delle riforme, e di allentare la disciplina fiscale. Maglia nera alla
Russia, che ha chiuso il 2008 con il poco invidiabile record del peggiore
indice azionario tra i Bric. Il Micex Index ha perso infatti l'anno scorso il
67%. Nel 2009 la crescita economica rallenterà dal 7,2 al 3,5 per cento.
Secondo l'Emerging Market Navigator di Ubs, «dopo anni di surplus il bilancio
russo denoterà un deficit pari al 2% del Pil, dovuto a minori introiti fiscali
in seguito al calo dei prezzi del petrolio e al taglio dal 24 al 20% della
corporate tax». Da parte sua, invece, Euler Hermes sottolinea il problema
inflazione: «è probabile per l'effetto combinato della forte crescita dei
salari, e del graduale deprezzamento del tasso di cambio, resti a due cifre nel
corso di tutto il 2009». alfredo.sessa@ilsole24ore.com COLOSSI IN BILICO Il
Brasile va incontro al primo deficit commerciale in più di un decennio Russia
alle prese con entrate fiscali in calo e inflazione
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 17 autore: M&M Politica estera
sotto il segno dell'Asia di Sara Cristaldi S ia pure tra i marosi di una crisi
che indebolisce i grandi flussi di export verso Stati Uniti ed Europa,
rallentando così la crescita dei suoi giganti economici, l'Asia sarà la
protagonista del 2009. E non solo perché, se si esclude il Giappone, il Pil
dell'area dovrebbe registrare un pur inviadiabile aumento del 5,8% (ultime
stime Asian development bank riviste al ribasso). Ma soprattutto perché si
consoliderà il potere economico quanto politico di questa parte del globo. Se
ne dice convinto Roger Altman, ex segretario al Tesoro Usa, in un articolo
pubblicato sull'ultimo numero di Foreign Affairs, dal titolo "The Great
Crush,
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 17 autore: Focus. In crisi il
modello basato solo sull'export, il futuro è nella domanda interna -
Opportunità per i gruppi stranieri Pechino ora spinge i consumi Pressioni anche
dall'estero - Ma i cinesi restano parsimoniosi: ecco perché Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Al numero 550 di Huai Hai Lu è tutto pronto
per il grande evento. Tra qualche settimana, nella via simbolo dello shopping
shanghainese, aprirà il grande magazzino della Barbie. Sarà un palazzo di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 17 autore: I NUMERI-CHIAVE 150
Milioni di persone Cittadini cinesi ritenuti in grado di accedere, grazie alla
loro disponibilità economica, al mercato dei consumi. Secondo alcune stime il
loro numero sarebbe sensibilmente più elevato, intorno ai 200 milioni, e in
ogni caso sarebbe destinato a lievitare negli anni a venire. Un ruolo cruciale
sarà giocato dalla classe media che affolla i grandi magazzini, va al cinema,
viaggia per turismo 30 Quota percentuale I consumi delle famiglie rappresentano
poco più di un terzo del Prodotto interno lordo della Cina. Nei grandi Paesi industrializzati, invece, il contributo della
domanda interna alla crescita dell'economia ammonta a quasi il doppio (e negli
Stati Uniti arriva a sfiorare addirittura l'80%) 15 Aumento percentuale Nel
2008 le vendite al dettaglio sul mercato cinese hanno fatto registrare un
aumento in termini reali di circa il 15 per cento. Nel 2009 la crescita
sembra destinata a crescere, anche se i primi dati sulle vendite dei grandi
magazzini nei primi tre giorni di gennaio (sono in aumento del 13% rispetto
all'incremento del 20% rilevato nello stesso periodo del 2008) non sembrano
indurre all'ottimismo 30 Milioni di dollari Valore dell'investimento per la
costruzione del flagship store Mattel di Shanghai. Nell'edificio saranno messi
in vendita oltre 1.600 prodotti legati alla bambola Barbie. Sarà un palazzo di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 19 autore: LIBRI & STUDI
Ultime previsioni dal mondo globale «S iate pratici, aspettatevi l'impossibile»
è il mantra di George Friedman, fondatore di Strategic Forecasting, agenzia di
intelligence che annovera per clienti governi e aziende di Fortune 500. Nel suo
libro in uscita l'esperto prevede cambiamenti geopolitici ed economici di ampio
respiro: la fine del conflitto tra Usa e il terrorismo, rimpiazzato da una
econda Guerra fredda con l'astro nascente della Russia post-comunista; la frenata della Cina, schiacciata dai problemi
interni; l'ascesa del Messico.E mentre l'Europa verrà sempre più ridimensionata,
Friedman prevede cinque decenni di crisi per gli Usa, seguiti infine da una
nuova età dell'oro americana. The Next 100 Years: A Forecast for the 21st
Century George Friedman Doubleday (In uscita a fine gennaio) Pag. 272
25,95 dollari l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 19 autore: FINANZIAMENTI &
APPALTI La Bei finanzierà le Pmi bulgare L a Banca europea per gli investimenti
( Bei) presterà 25 milioni di euro a Citibank Bulgaria, che fa parte del gruppo
Kbc, per finanziare i progetti delle piccole e medie imprese bulgare e delle
amministrazioni locali. Il prestito, che è il primo erogato dalla Bei alla
Citibank Bulgaria, rappresenta un ampliamento della rete di attività che
l'istituto europeo ha da tempo avviato nel Paese. In particolare, con questo
prestito è intenzione della Bei favorire l'accesso da parte delle Pmi bulgare
ai finanziamenti a lungo termine per le loro attività di business. Tra le
condizioni del prestito vi è anche la richiesta mandatoria per Citibank di
semplificare le pratiche necessarie ai prestiti e di ampliare le causali
previste dai regolamenti locali. Le aree nelle quali le Pmi potranno usufruire
i finanziamenti sono quelle dell'industria, dei servizi, del turismo, del
risparmio energetico, delle infrastrutture ( comprese quelle per la salute, l'educazione
e l'ammodernamento delle strutture urbane), della protezione dell'ambiente e
dell'economia della conoscenza. Le amministrazioni locali e le municipalità
bulgare potranno accedere ai finanziamenti della Bei tramite Citibank Bulgaria
nella misura del 12,5% del totale. L'Adb finanzia la riduzione dell'inquinamento fluviale in Cina. L'Asian
development bank (Adb) contribuirà con un finanziamento da 200 milioni di
dollari alla realizzazione di opere di bonifica del terzo più grande bacino
fluviale cinese. Il prestito per ripulire le acque del fiume, che scorre per
2mila chilometri attraverso la Manciuria, coprirà più della metà del costo del
progetto, stimato in 396,3 milioni di dollari.La parte rimanente dei
fondi necessari a operare nello Songhua River Basin (il bacino fluviale di
Songhua) verrà raccolta tramite finanziamenti delle banche cinesi
locali,l'emissione di bond, l'utilizzo di capitale delle amministrazioni locali
e un piano di tassazione per chi scarica acque reflue nel fiume. Le specifiche del
progetto prevedono la realizzazione di infrastrutture per il trattamento delle
acque reflue, il trattamento per la produzione di acqua potabile per le città e
i villaggi dell'area, l'educazione al trattamento delle acque nelle fabbriche e
la gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi. Pechino valuta il progetto
come fondamentale per raggiungere il Millennium Development Goal del 2015 per
le popolazioni senza accesso all'acqua potabile. Il bacino fluviale di Songhuaè
uno dei più inquinati al mondo, con scarichi industriali provenienti da
fabbriche di prodotti chimici, metalli pesanti e altri materiali altamente
inquinanti. Negli anni passati la regola è stata quella di scaricare acque
contaminate dalle lavorazioni direttamente e senza alcun sistema di filtraggio,
mettendo seriamente a rischio le popolazioni che vivono nei pressi del fiume.
Obiettivo è la difesa e il miglioramento della qualità della vita di circa 9,4
milioni di persone che abitano nei pressi del fiume, attraverso le province del
nordest di Heilongjiang e Jilin. ACQUE REFLUE L'Asian development bank presterà
200 milioni di dollari al Governo di Pechino per ripulire dall'inquinamento il
bacino del fiume Songhua
( da "AmericaOggi Online" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
USA appoggio pieno
ad Israele. Frenato un tentativo di richiesta di cessate il fuoco all'Onu 05-01-2009
WASHINGTON. Gli Usa si mettono di traverso all'Onu, frenando un tentativo del
Consiglio di sicurezza di prendere posizione sulla crisi in Medio Oriente con
una richiesta di immediato cessate il fuoco tra Israele e Hamas. La posizione
di appoggio pieno dell'amministrazione Bush a Israele é condivisa anche dai
democratici che controllano il Congresso e si apprestano a ereditare la Casa
Bianca, anche se continua a mancare la voce dell'esponente più importante,
Barack Obama. Il presidente eletto degli Stati Uniti ha fatto ripetere ai
propri portavoce che in America "c'é un presidente alla volta" e fino
al 20 gennaio si chiama George W. Bush. I collaboratori di Obama ripetono che
in un momento di crisi internazionale come quello attuale, è importante che gli
Usa parlino al mondo con una sola voce e qualsiasi intervento di Obama
indebolirebbe l'azione diplomatica statunitense. Il successore di Bush ha
evitato per questo finora di lasciarsi trascinare sotto i riflettori da Hamas e
da chi, nel mondo arabo, lo accusa di usare due pesi e due misure: Obama agisce
da presidente quando si tratta di economia - è la critica - e non ha evitato
commenti sull'attacco terroristico a Mumbai, ma quando si tratta dell'annosa
questione mediorientale sceglie di restare in silenzio. Non tacciono però i due
leader dei democratici in Senato, Harry Reid e Dick Durbin, secondo i quali
Israele sta agendo nel pieno del proprio diritto e le sue azioni sono
comprensibili. "Quello che Israele sta facendo - ha detto Reid - è molto
importante. Quest'organizzazione terrorista, Hamas, deve essere spinta a farsi
da parte". Un giudizio sui cui sembra esserci sostanziale convergenza con
l'amministrazione Bush. Secondo il vicepresidente Dick Cheney, occorre
"ricordare non si tratta di un conflitto tra due paesi membri delle
Nazioni Unite, ma di uno stato membro dell'Onu che viene attaccato da
un'organizzazione terrorista". Cheney ha tra l'altro negato che Israele
abbia chiesto agli Usa un via libera, prima di invadere Gaza. La linea è quella
che gli Usa mantengono anche al Palazzo di vetro, dove nella notte tra sabato e
domenica è naufragato il tentativo di far passare una dichiarazione del
Consiglio di sicurezza, introdotta dalla Libia, che chiedeva l'immediato
cessate il fuoco ed esprimeva "seria preoccupazione per l' escalation di
violenza e il deterioramento della situazione a Gaza e nel sud di
Israele". Se approvata, la dichiarazione sarebbe entrata agli atti, ma
senza il valore vincolante di una risoluzione. La Libia ha accusato gli Usa di
aver fatto fallire la discussione, ma il rappresentante americano, Alejandro
Wolff, ha sostenuto che non ci sono le condizioni per una presa di posizione
fino a quando Hamas non mette fine alle sue azioni. Per l'ambasciatore francese
Jean-Maurice Ripert, presidente di turno del Consiglio di sicurezza, sono
comunque emerse "forti convergenze" che potrebbero sfociare in una
presa di posizione nella giornata di lunedì, quando l'organo dell'Onu ha in
programma una nuova riunione stavolta anche con la partecipazione di alcuni
ministri degli Esteri. A New York è in arrivo anche il presidente dell'Autorità
palestinese, Abu Mazen, e gli Usa hanno mandato in qualche modo un segnale di disponibilità al dialogo annunciando la cancellazione
del viaggio che il segretario di Stato, Condoleezza Rice, avrebbe dovuto fare
in Cina nei prossimi giorni. La Rice resterà invece negli Usa per
seguire la crisi e per proseguire sulla linea, espressa dal Dipartimento di
Stato, di ricerca di "un cessate il fuoco che non permetta di ritornare
allo status quo" precedente.
( da "Avvenire" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA
06-01-2009 «Guerra alla volgarità» E la Cina controlla
internet P assate le olimpiadi e partite le telecamere dell'Occidente
corruttore, parte ora una campagna contro i vizi che possono viaggiare sul web.
In realtà sembra che siano proprio le autorità ad avere il vizio... di oscurare. Nelle scorse settimane, una serie
di siti di informazione sbloccati nel corso dei Giochi di Pechino erano stati
nuovamente resi inaccessibili dai poliziotti addetti a controllare la rete. I
frequenti interventi dei censori, che in genere usano un sistema di
parole-chiave che spesso colpiscono dei siti innocenti, rendono lenta e
macchinosa la navigazione su internet ai circa 300 milioni di utenti registrati
nel Paese.
( da "Avvenire" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 06-01-2009
Sorpresa, il made in Italy corre ancora DA MILANO « N onostante i venti di crisi
il made in Italy continuerà a segnare un andamento positivo sui mercati
internazionali nel primo trimestre 2009». È il risultato di un'indagine
realizzata da Unioncamere- Assocamerestero sulle prospettive dei settori di
punta della produzione italiana verso l'estero: moda, mobili, agroalimentare,
meccanica e elettronica. Un dato che «rappresenta l'unico raggio di sole nella
tempesta finanziaria » commenta Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo
Economico con delega al Commercio Estero. Se il made in Italy nel suo complesso
regge, cambiano però le destinazioni dei prodotti: rispetto al primo trimestre
2008, ci sarà un calo in tutti i settori negli Usa, mentre i Paesi emergenti
segneranno anche aumenti in doppia cifra, come la Russia con incrementi superiori
al 10% in ogni settore. La Turchia, ad esempio, importerà il 69% in più di
derrate alimentari, l'India il 60% di prodotti meccanici, la Cina
il 65% di mobili e la Russia aumenterà del 32% il suo import di moda italiana.
Nel settore moda che comprende tessile, abbigliamento, calzature e altri
prodotti in cuoio sarà la Russia a far registrare il dato più rilevante in
termini di velocità di crescita con un 32% (a 220 milioni di euro al mese),
mentre saranno in flessione le quote italiane nei tradizionali mercati di
sbocco come Germania (-4,1% a 319 milioni) e Usa (-9% a 220 milioni), che
rimangono però i primi importatori del settore per l'Italia (anche se la
crescita russa porta Mosca in seconda posizione al pari di Washington). Anche
nell'arredamento è la Russia a segnare la crescita maggiore con +10,8%.
Percentuali ancora maggiori si registrano in Cina, India e
Turchia (rispettivamente +65%, +52% e +19%), ma riferite a volumi inferiori
quindi meno rilevanti. L'export agroalimentare aumenterà con forza verso Cina e Turchia. I turchi confermano il trend dell'ultimo anno,
crescendo del 69%, mentre il 65% di incremento cinese sarebbe una novità legata
a due fattori: il progressivo mutamento dei gusti del mercato e la recente
caduta di alcuni dazi sui prodotti. Il settore meccanico, molto legato
ai processi di industrializzazione dei Paesi di destinazione, si espande
soprattutto nelle economie emergenti. Saranno infatti Russia (11,2%), India
(60,3%) e Brasile (22,6%) a segnare le crescite maggiori. Ma anche l'industria
tedesca, il nostro più grande importatore (660 milioni di euro al mese),
dovrebbe continuare ad acquistare macchinari, per un aumento del 10,1%. Anche
nell'elettronica, fermo restando che il maggior importatore rimarrà la Germania
con un +5%, i maggiori aumenti dell'export si vedranno in Russia (+11,4%) e
India (+16,7%) mentre crolleranno del 10,9% negli Usa. Unioncamere: l'export
dei nostri settori di punta migliorerà anche nel primo trimestre 2009. Il boom
nelle economie emergenti compensa i cali in Usa e Ue
( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 32 - Spettacoli Il box office è in crisi e il musical emigra in Cina CARLO MORETTI ROMA La crisi economica azzanna anche il teatro e
fa vittime illustri a Broadway. Domenica scorsa è calato definitivamente il
sipario su nove spettacoli allestiti sulla "Lunga strada bianca"
newyorchese, campioni del box office come Young Frankenstein di Mel Brooks, i
musical Hairspray e Grease; battenti chiusi anche sulla commedia Tony
Award del 2008 Boeing Boeing. A salvare gli show c´è però la Cina.
I produttori newyorchesi sono infatti pronti a trasferirsi: una
delocalizzazione che potrebbe essere salutare visto il successo già riscosso a
Pechino da Saranno famosi, con il tutto esaurito a ogni rappresentazione
nonostante i biglietti costino l´equivalente di 187 dollari, più dello stipendio
mensile di un medio lavoratore cinese. La cooperazione tra Broadway e la Cina avanza velocemente: la società "Broadway Asia
entertainment" allestirà a Pechino e in altre città cinesi cinque commedie
musicali, a cominciare da The sound of music. La compagnia Nederlander, la
stessa che ha portato in tour in dieci città cinesi nel 2007 42nd street e nel
2008 AÏda, ha appena firmato un accordo per la costruzione di un complesso
teatrale nella periferia di Pechino per produzioni stabili. Tutta un´altra
atmosfera invece nei teatri di Broadway, dove domenica sera troupe e tecnici si
sono ritrovati per festeggiare, come da tradizione, la fine del lavoro. Sui
brindisi aleggiava però un´aria pesante, da resa dei conti: è stato uno choc
constatare che l´alto prezzo dei biglietti (tra i 100 e i 500 dollari) non
riesce a spiegare tutta la crisi, perché il forte calo di pubblico delle ultime
settimane è senz´altro legato anche al timore per le prospettive della
recessione e alla necessità di risparmiare in tempi tanto cupi dal punto di
vista economico. Tra brindisi e lacrime, era forte la sensazione che a Broadway
per tanto tempo nulla potrà più essere come prima. Uno choc, anche perché molti
addetti ai lavori non si aspettavano uno sviluppo così veloce degli eventi. Lo
conferma Marc Shaiman, compositore delle musiche e autore di Hairspray, le cui
repliche continuano invece nel West End londinese: «Non riesco a farmene una
ragione: se mi fossi accorto che le cose si stavano avviando in questa
direzione, forse ci riuscirei. Per me è stato come sopprimere un animale
domestico non perché sia malato, ma perché non ci si può più permettere di
comperargli da mangiare», ha detto durante la festa di chiusura al Club Arena.
L´alto costo dei biglietti per i teatri è al centro del dibattito tra i
produttori. Secondo Allan S. Gordon, artefice di Rent, Cry-Baby e Hairspray, il
tema terrà banco per molto tempo nell´ambiente del teatro, perché rispetto alla
necessità di abbassare i prezzi dei biglietti ognuno ha la sua ricetta: «Dovrà
accadere per necessità, non spontaneamente. Non ci sono alternative. Lo vediamo
già adesso, con l´offerta due al prezzo di uno. Dovremo portare qualcuno
gratuitamente, indipendentemente da ciò che si inventeranno». La star di Xanadu
Kerry Butler, lo show che ha chiuso le repliche a settembre, ritiene che tutti
«dovrebbero tagliarsi una parte di stipendio per consentire di abbassare i
prezzi dei teatri. Gli attori, la troupe, tutti quanti dovrebbero abbassarsi lo
stipendio se siamo in recessione» ha detto. Margo Lion, altra produttrice di
Hairspray, sta facendo il possibile per proiettarsi verso nuovi progetti, come
il musical Catch me if you can, basato sul film del 2002 interpretato da
Leonardo di Caprio ("Prova a prendermi"), l´autobiografia di Frank
Abagnale Jr che spera di portare a Broadway la stagione prossima: «Dobbiamo
guardare oltre». Tra gli ottimisti c´è il 92enne Horton Foote, autore della
commedia Dividing The Estate che con l´aria di chi ne ha viste tante ha
previsto il ritorno alla stabilità a Broadway nel giro di due stagioni: «Ho in
testa più idee di commedie di quante ne riuscirò a vedere in scena a Broadway,
ma sono sicuro che le vedrò tutte realizzate».
( da "Unita, L'" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
La
crisi economica allarma la Cina «Nel 2009
previste proteste di massa» Dieci milioni di nuovi disoccupati, 7 milioni di
neo-laureati che non riescono a trovare lavoro. La crisi economica rallenta la Cina. E una rivista
ufficiale lancia l'allarme: nel 2009 ci saranno proteste di massa. MARINA MASTROLUCA
mmastroluca@unita.it
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-07 - pag: 8 autore: NOTIZIE DI
STATO Per Pechino un 2009 di forti conflitti sociali In Cina nel 2009 aumenteranno le proteste popolari per la disoccupazione
e le difficoltà provocate dalla crisi economica internazionale. Lo scrive
Outlook Magazine, rivista pubblicata da Nuova Cina, il gigante
editoriale di Stato. «Stiamo entrando in un periodo nel quale gli incidenti di
massa raggiungeranno un picco », scrive Outlook Magazine usando
l'espressione ufficiale con la quale vengono indicate la manifestazioni
popolari di protesta. «Nel 2009 - prosegue Outlook - il Paese si troverà di
fronte a nuovi conflitti e scontri che metteranno ulteriormente alla prova a
tutti i livelli le capacità del Partito e del Governo». Si stima che circa
sette milioni di nuovi diplomati faranno fatica a trovare spazio in un mercato
del lavoro dove nei mesi scorsi sono stati persi più di 10 milioni di posti.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-07 - pag: 8 autore: L'INDUSTRIA RALLENTA LA CORSA
Elettronica in difficoltà come tutti i settori trainanti del made in China Il
fondatore Terry Gou, 58 anni, taiwanese di nazionalità ma cinese d'origine,ha
puntato a partire dagli anni 70 sull'elettronica,un settore che rappresenta
circa un terzo delle vendite del made in China all'estero Secondo la classifica
pubblicata daForbes, Gouèoggial160Ú posto tra gli uomini più ricchi del pianeta
Il gruppo La Foxconn di Longhua (cittadina satellite di Shenzhen, nel
Guangdong) è il braccio operativo di Hon Hai Precision, gruppo
quotato a Taipei (ma ancora controllato da Gou), con 50 miliardi di dollari di
fatturato annuo e 500mila dipendenti in tutta la Cina. E
stabilimenti in Brasile, Messico, Ungheria, Repubblica Ceca, India e Vietnam
Dimensioni da record. L'insediamento Foxconn di Shenzen ha un perimetro di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-07 - pag: 4 autore: INTERVISTA Vincenzo
Visco «Pil ed evasione mettono a rischio le entrate fiscali» ROMA «C'è, in
Italia, un problema di ammortizzatori sociali. Per finanziarli, sarebbe
giustificato un riequilibrio della tassazione ». Vincenzo Visco, più volte
ministro nelle coalizioni di Centro-sinistra e responsabile delle Finanze nella
passata legislatura esamina la crisi economica e le sue conseguenze. «Se i
disoccupati aumentassero di 500mila unità, cosa non impossibile soprattutto tra
i lavoratori precari, avremmo problemi sociali, di domanda, di consumi ».
«Occorrerà in quel caso dare soldi a chi perde il lavoro. Certo, serve una
riforma strutturale degli ammortizzatori, ma si possono immaginare misure
transitorie che, con un deficit 2009 che viaggia verso il 4% del Pil,
dovrebbero essere coperte un bilancio: i nostri margini di manovra sono
ridotti». Per combattere la crisi, «è necessaria una forte coesione europea.
Finora non c'è stata. Ogni Paese va per conto suo». Visco è sconcertato in
particolare dalla Germania, che prima «ha condannato gli interventi del premier
britannico Gordon Brown, poi ha cambiato posizione». «La Cina svaluta anziché sostenere la domanda interna, gli Usa praticano
politiche di espansione mentre i problemi sono nati dal loro debito». Il mondo ha
bisogno di una guida. «Aspettiamo il 20 gennaio...», data dell'insediamento di
Barack Obama alla Casa Bianca. Ritornando a casa nostra, «è inquietante
che il Tesoro giustifichi il fabbisogno del 2008 (53 miliardi dai 45 previsti e
dai 29 del 2007), con un eccesso di spesa per misure, quelle della manovra
d'estate, in gran parte coperte. Cos'è successo?». «Come al solito, mancano le
informazioni. La finanza pubblica dovrebbe essere argomento politico di primo
piano, non oggetto di allarmismi e polemiche: è interesse generale disporre di
tutti i dati. Vedremo col Programma di stabilità», atteso a giorni. Una nota
positiva: «Lo sfondamento del fabbisogno di cassa 2008 si tradurrà solo in
parte sull'indebitamento », versione del deficit vincolata al 3% del Pil. «Il
2009 si prospetta assai duro. La crisi è molto forte e la scontiamo in pieno.
Il problema non è tanto di spesa, quanto di entrata. è chiaro: sono crollati i
profitti delle imprese, in particolare delle banche che, da sole, rappresentano
il 25-30% del gettito dell'Ires».Ma Visco è più preoccupato dall'andamento
dell'Iva e delle imposte diverse dall'Irpef sul lavoro dipendente, l'unica –
quest'ultima – aumentata più del Pil. Tutte le altre scendono in termini
nominali: c'è una componente molto forte di evasione». Che in parte si spiega:
anche l'evasione è ciclica. I contribuenti evadono di più quando le cose vanno
male perché, piuttosto che ridurre le capacità di spesa, smettono di pagare le
tasse. Un'anomalia italiana ».Che dev'essere contrastata con un monitoraggio
continuo. Quando i versamenti Iva mostravano anomalie rilevanti, ricorda Visco,
le imprese erano chiamate a dare spiegazioni. «Una decina di economisti erano
incaricati di farlo: li hanno cacciati tutti ». «Al Tesoro, il monitoraggio
della spesa riguarda solo il settore statale. E col federalismo? ».
Determinante è comunque l'andamento dell'economia, di cui i conti pubblici
«sono la risultante». «Nel 2009, il Pil reale sarà negativo di uno o due punti;
i prezzi freneranno, il Pil nominale rischia di rimanere invariato.
L'indebitamento si avvicinerà al 4% del Pil. Il debito continuerà a salire ».
«Se a ottobre fosse stato varato, in Europa, un programma di sostegno e
rilancio, oggi forse faremmo ragionamenti diversi ». L.L.G. «Se si creeranno altri
500mila disoccupati avremo problemi sociali e di spesa pubblica» Vincenzo Visco
EMBLEMA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-07 - pag: 8 autore: Asia. A Shenzen l'insediamento
industriale più grande del mondo dove Foxconn produce componenti per Sony,
Samsung, Dell, Nokia e Apple Cina, la crisi arriva
nella città-fabbrica Il calo degli ordini ha spinto il padre-padrone Terry Gou
a licenziare 40mila dei 270mila operai Luca Vinciguerra LONGHUA. Dal nostro
inviato Tre ragazzi si contendono scherzando i biglietti della riffa davanti al
baracchino della lotteria. «Abbiamo bisogno di soldi perché tra poco saremo
licenziati. Così andiamo tutti a caccia del biglietto fortunato», dice Wang,un
ventenne dall'aria sveglia originario dell'Hubei, emigrato qualche mese fa per
cercare lavoro a Shenzhen, nella provincia di Guangdong, nella Cina meridionale. Wang, i suoi amici della lotteria, gli
uomini con il giubbetto blu e le donne con la casacca rosa-nero che si aggirano
tra le bancarelle del mercato sono dipendenti della Foxconn. è un nome che
di-ce poco al grande pubblico, ma assai noto tra i produttori di elettronica
del mondo intero. Foxconn, infatti,è uno dei più grossi produttori globali di
componentistica: non c'è televisore Sony,telecamera Samsung, computer Dell,
telefonino Nokia, Ipod Apple, prodotto oltre la Grande Muraglia che al suo
interno non contenga almeno un pezzettino sfornato da questa fabbrica cinese
situata a Longhua, una cittadina satellite di Shenzhen. Una fabbrica
gigantesca. Il periplo completo dell'area su cui sorge la Foxconn è lungo oltre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-07 - pag: 15 autore: La prima volta
senza Jobs - Presentato il nuovo portatile Il Macworld non fa sognare Antonio
Dini L'ultimo Macworld, il primo senza il carismatico Steve Jobs, chiude in
tono minore l'epoca delle grandi presentazioni pubbliche di Apple. Il
co-fondatore dell'azienda di Mac, iPod e iPhone ha delegato al vice Phil
Schiller il palco del Moscone center per il Macworld di San Francisco. Jobs era
assente per motivi di salute (ha rivelato due giorni fa che soffre di una
disfunzione ormonale che gli fa perdere peso) senza però che Schiller riuscisse
a incantare la platea come Jobs. Un solo prodotto hardware (il nuovo portatile
super-ecologico e con batteria da otto ore) e tanti piccoli aggiornamenti per
il software. Niente rivoluzione ma solo evoluzione: delusi i fan che si
attendevano i mini-Mac portatili da 500 dollari, ma anche disattese le previsioni
di un più ampio rinnovo della gamma dei computer di Apple. Il nuovo MacBook Pro
con schermo da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-07 - pag: 15 autore: Giochi. Business
da 17 miliardi - I gestori ora guardano ai Paesi emergenti Lotterie, Italia
leader Ue con un quarto del mercato Si accende il duello tra Lottomatica e la greca
Intralot Carmine Fotina ROMA Non c'è traccia di crisi per giochi e lotterie, né
in Europa né negli Usa, e i protagonisti del mercato ora rilanciano con
operazioni nelle aree emergenti. I Governi, soprattutto quelli con problemi di
conti pubblici, fiutano l'opportunità di rimpinguare le entrate erariali con le
nuove frontiere, i giochi online e le gaming machines come le new slot, e Paesi
prima arroccati in difesa mettono all'asta la lotteria nazionale (Turchia),
liberalizzano le scommesse sportive (Spagna) o concedono autorizzazioni alle
compagnie del gioco d'azzardo online (Francia). Un business multimiliardario
nel quale l'Italia siè sistemata ormai in pianta stabile sul podio, grazie
soprattutto al lotto, alle lotterie tradizionali e a quelle istantanee come il
Gratta & Vinci. Tra gli operatori, Lottomatica, controllata del gruppo De
Agostini, 1,6 miliardi di ricavi nel 2007, domina nell'atlante mondiale delle
lotterie insieme all'americana Scientific Games e alla greca Intralot. Negli
ultimi duelli per bocconi prelibati, come la lotteria del New Jersey, quella
cilena e quella turca, Italia e Grecia hanno sempre mostrato di avere una
marcia in più. Secondo gli ultimi dati, il mercato delle lotterie europee
raggiunge 76 miliardi di euro e l'Italia con 17 miliardi rastrella oltre il 22%
del totale, davanti a Spagna (16%) e Francia (12%). Agicos, agenzia di stampa
specializzata in giochi e scommesse, stima che nella speciale graduatoria in
cui a lotto e lotterie si sommano il Bingo, il Keno e i giochi su base
sportiva, Lottomatica è il primo operatore mondiale seguito da Loterias y
Apuestas del estado (Spagna), La Francaise del Jeux ( Francia), National
Lottery (Gran Bretagna) e Mizuho Bank (Giappone). Quanto alla greca Intralot,
oltre 800 milioni di fatturato, presente in 27 Paesi, fin dall'inizio ha
costruito la sua crescita puntando sui mercati esteri e negli ultimi mesi ha
messo a segno operazioni in Brasile, Cina e Centro-America. Lottomatica
invece ha nel mercato italiano il suo punto di forza ma nel 2006, con
l'acquisizione dell'americana GTech, ha iniziato l'espansione internazionale
presidiando anche il business delle tecnologie per le lotterie online (sistemi
hardware e software, collegamento telematicodei terminali di gioco ai sistemi
centrali). In un'intervista rilasciata il 3 gennaio al Financial Times,
l'amministratore delegato di Lottomatica Marco Sala spiega che la crisi non ha
cambiato le abitudini di gioco degli italiani e per ora non ha frenato nemmeno
il mercato americano. Anzi i governi federali intravedono nelle lotterie
persino un'arma anti- recessione come nel caso della California, dove con un
referendum si propone di aumentare la percentuale delle vincite incentivando le
giocate e quindi le relative entrate statali. Mantenere almeno stabile il
business nei mercati più consolidati è solo uno degli obiettivi di Lottomatica
ed Intralot. Adesso infatti i due protagonisti delle lotterie si sfidano nelle
nuove arene mondiali del gioco. Senza includere i Paesi musulmani, dove il
gioco è proibito, il 65% della popolazione mondiale gioca ancora alla lotteria
senza sistemi computerizzati e gradualmente i Governi dovranno pensare a gare
pubbliche per passare a versioni più evolute. Dove invece le lotterie online
sono state introdotte da poco, alcuni Paesi dell'Est, del Sudamerica o
dell'Asia, si attende un incremento del giro d'affari fino al 100% in un
triennio. carmine.fotina@ilsole24ore.com IN PRIMA LINEA Turchia, Sudamerica e
Asia le nuove frontiere Si muovono anche Spagna e Francia su scommesse sportive
e «azzardo» online
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2009-01-07 - pag: 27 autore: 000 La Befana porta via la
festa di Logitech I festeggiamenti per il miliardo di mouse prodotti in circa
27 anni di vita dell'impresa avevano fatto un po' dimenticare, il mese scorso,
le nubi nere che si addensavano. L'annuncio di Logitech, azienda informatica
svizzera con un robusto ramo californianoe con un presidente italiano, Guerrino
De Luca, ha riportato tutti alla dura realtà della fase. La società ha rivisto
al ribasso gli obiettivi per l'esercizio 2008-09, che si chiuderà a marzo.Il 20
gennaio darà i dettagli. In ottobre Logitech aveva già tagliato gli obiettivi,
con un +6-8% per i ricavi ed un +3-5% per l'utile operativo. Ma le vendite ora
stanno andando peggio del previsto. Logitech taglierà del 15% l'organico:era
corsa la cifra di 1400 esuberi,ma la società ha precisato
che saranno toccati solo i salariati diretti, non il sito in Cina, e gli esuberi dovrebbero essere dunque 500. Alla Borsa di
Zurigo il titolo Logitech ieri è sceso di quasi il 10%. La recessione,
inevitabilmente, si fa sentire anche su un "topolino" di grande
successo, quello del computer. (L.Te.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-07 - pag: 30 autore: Fibre. Negli Usa
l'area seminata rischia di scendere ai minimi da 140 anni Cotone silurato dalla
recessione «Il cotone, oggi, non è competitivo con altri raccolti ».
L'affermazione è di Carl Anderson, influente economista texano, e riassume il
clima che si respira a San Antonio, dove è in corso l'annuale Conferenza
cotoniera. Le quotazioni della fibra sul mercato a termine di New York sono
passate dai 68,01 cents per libbra di fine 2007 al massimo di 89,15 cents,
registrato in marzo, per poi atterrare in novembre al minimo di 39,14 e quindi
chiudere l'anno a 49,02 cents. La flessione in un anno è stata del 28% e il
livello medio è apparso decisamente deludente, perché i costi degli agricoltori
sono aumentati e le prospettive della domanda sono offuscate gravemente dalla
recessione. Molto meglio hanno fatto il mais, che a Chicago ha perso nei dodici
mesi solo il 10,6%, e la soia, che ha lasciato sul terreno il 18,9%, ma
partendo da basi storicamente piuttosto elevate. Anderson ritiene che nel
Texas, il maggior stato cotoniero degli Usa, i farmers ridurranno le aree
seminate, a favore di sorgo, mais e soia. La crisi infatti abbatte la domanda e
gonfia gli stock di fibra invenduta. Anche le stime del Dipartimento
statunitense dell'Agricoltura sono state continuamente corrette: in luglio la
domanda mondiale per la campagna 2008-09 era prevista a 125,91 milioni di balle
da
( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 20 - Economia
Il premier è certo: la Lega capirà. Allo scalo lombardo i diritti di volo per
l´Oriente e il Sud America Berlusconi rassicura il Senatùr "Malpensa non
resterà sola" Il Cavaliere: "Non si può fare altrimenti, i francesi
hanno offerto di più" CLAUDIO TITO ROMA - «Non c´è nulla di cui
preoccuparsi. Umberto capirà. Gli spiegherò che non si può fare altrimenti e
che Malpensa non verrà abbandonata». Il vertice di oggi con la Lega non allarma
il Cavaliere. è sicuro che la "bomba" Alitalia verrà disinnescata. E
che sull´hub milanese, alla fine, l´intesa con il Senatur verrà raggiunta. Ma
da Air France, ripete ai suoi, non si può tornare indietro. Per il fronte
"nordista", semmai, qualche concessione ci sarà: le
rotte che verranno aggiunte nei prossimi mesi verso il far east (Cina, Corea, Vietnam e Giappone) e il Sud America, partiranno dallo
scalo lombardo. Con la speranza che nel giro di tre anni possa così tornare ad
essere nuovamente il secondo hub italiano. Il patto con la compagnia francese,
però, rappresenta a questo punto un elemento metabolizzato per il premier.
Ieri ha fatto il punto della situazione telefonicamente con il sottosegretario
alla presidenza del consiglio, Gianni Letta. Il quale gli ha riferito le
posizioni e le condizioni del presidente di Cai, Roberto Colannino. I vertici
della Nuova Alitalia, infatti, hanno confermato allo stesso Letta che non
esistono due opzioni per il futuro: Lufthansa non è in grado di offrire le
stesse garanzie industriali di Air France. E soprattutto i tedeschi non hanno
messo sul tavolo le stesse cifre di Jean Ceryl Spinetta. Opinioni che il
sottosegretario ha riferito con chiarezza al capo del governo. Ricevendo un
«via libera» ufficioso. Il Cavaliere, insomma, ha capito e condiviso gli
indirizzi esposti da Colannino con il quale i rapporti diretti non si sono mai
interrotti. Anche perché la "partita-Alitalia" rimane in primo luogo
una partita del presidente del consiglio. «E se tra uno o due anni, dovessimo
ricadere in un vortice negativo - ha ammonito -, tutte le colpe verrebbero
addossate su di me. Io non voglio correre rischi. Umberto capirà». Nella nuova
compagnia, del resto, un po´ tutti sono convinti che per «non correre rischi»,
l´alleanza va chiusa con Parigi. L´unica che dovrebbe permettere di raggiungere
il pareggio operativo entro due anni. Oggi, dunque, all´incontro con il
Carroccio, il Cavaliere spiegherà i motivi per cui è diventata inevitabile la
scelta di Air France. Assicurerà che i "nuovi" permessi verso
l´oriente e il Sud America partiranno da Malpensa proprio per venire incontro
alla clientela business del nord. Anche perché si tratta delle uniche rotte in
cui, in una certa misura, il governo può intervenire: sono quelle che fanno
riferimento ad accordi internazionali. Gli slot sulla linea Roma-Milano sono
detenuti da Cai che non può avere alcun interesse a disfarsene. Un ragionamento
che per Berlusconi dovrebbe essere sufficiente a placare le irritazioni dei
lumbard, preoccupati dalla prossima campagna elettorale per le europee e dalla
ridefinizione della mappa troppo affollata degli aeroporti
"nordisti", soprattutto lombardi. «Io poi - ripete al suo staff il
premier - non posso intimare delle scelte politiche a degli imprenditori». Non
è un caso che la Lega pur tenendo alta la tensione, non alza le barricate
contro Parigi. «è stato Berlusconi a esprimere una preferenza per Lufthansa -
ricorda il ministro Roberto Calderoli - e noi stiamo fermi lì. Se arriva Air
France, allora devono liberalizzare il traffico. Cai si dovrà confrontare con
la concorrenza». Ma non è in gioco il governo: «Sono scelte di un´azienda, e il
governo non può imporre niente». Senza contare che nella maggioranza ha preso
corpo anche il fronte "romano". Alleanza nazionale, ad esempio, non
vuole rinunciare all´hub di Fiumicino. Ma è soprattutto il premier che non
intende compromettere il piano industriale di Cai: «Io non voglio correre
rischi».
( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
27 - R2 Il caso La crisi affonda Broadway e il musical emigra in Cina CARLO MORETTI
SEGUE A PAGINA 32
( da "Avvenire" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO
07-01-2009 Cina: «Sarà l'anno delle proteste» DA
PECHINO L a previsione è "avallata" dal regime: la Cina deve
aspettarsi per il 2009 un anno di crescenti proteste popolari per la
disoccupazione e le difficoltà provocate dalla crisi economica internazionale. Questa volta non è un dissidente a
lanciare l'allarme per la preoccupante situazione sociale della Cina ma una rivista ufficiale, pubblicata da Nuova Cina, il gigante editoriale statale proprietario anche della
omonima agenzia di stampa. «Senza dubbio stiamo entrando in un periodo nel
quale gli incidenti di massa raggiungeranno un picco», scrive la rivista
Outlook Magazine usando l' espressione ufficiale con la quale vengono indicate
la manifestazioni popolari di protesta. «Nel 2009 prosegue Outlook il Paese si
troverà di fronte a nuovi conflitti e scontri che metteranno ulteriormente alla
prova a tutti i livelli le capacità di governo del Partito ( Comunista) e del
governo». Gli economisti hanno calcolato che circa sette milioni di nuovi
diplomati faranno fatica a trovare spazio in un mercato del lavoro dove nei
mesi scorsi sono stati persi circa 10 milioni di posti di lavoro. Gli allarmi
per il prossimo anno, un anno nel quale la «società armoniosa» del presidente
Hu Jintao sarà messa a dura prova, seguono una generale revisione delle
prospettive a breve termine dell'economia cinese, che sono molto meno brillanti
di quanto di pensava in un primo momento. Molti analisti tendono a mettere
l'accento sugli squilibri sui quali si è fondata la crescita economia degli
anni scorsi, nei quali la forbice tra crescita del Prodotto interno lordo (Pil)
e quella dei redditi delle famiglie è andata allargandosi. Sotto accusa sono
finite, indirettamente, sia la politica di Hu e del suo primo ministro Wen
Jiabao che quella dei loro predecessori Jiang Zemin e Zhu Rongji. Questi ultimi
per aver finanziato il boom urbano aumentando l'imposizione fiscale nelle
campagne dalle quali erano partite le riforme, Hu e Wen per aver continuato
capito troppo tardi che era necessario riorientare l'economia verso un aumento
dei consumi interni, per esempio creando un sistema di assistenza sanitaria
nazionale la cui assenza costringe le famiglie a risparmiare pesantemente per
far fronte alle emergenze. Outlook non fa accenno al fatto che la crisi
economica arriva in coincidenza con una serie di anniversari delicati, in primo
luogo quello del massacro di piazza Tienanmen compiuto dall'Esercito di
Liberazione Popolare nel giugno del 1989, nel quale furono uccise centinaia di
persone. La rivista «Outlook» ammette le conseguenze della crisi economica:
«Senza dubbio stiamo entrando in un periodo nel quale gli incidenti di massa
raggiungeranno un picco» Proteste per la casa a Pechino (Ap)
( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 26 - Commenti
RE SARKOZY DISSE "L´EUROPA SONO IO" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Guardate in che pasticcio ci siamo messi. L´Europa si trova ad affrontare due crisi
acute che mettono a rischio sia i nostri interessi che i nostri valori. La
guerra di Gaza è la negazione di tutti i principi che l´Europa sostiene di
difendere. Incide in maniera diretta sui nostri interessi vitali, non da ultimo
in quanto la più recente tornata di sofferenze palestinesi (aggravate dalla
divisione e dall´irresponsabilità della leadership palestinese stessa)
infiammeranno ulteriormente gli animi dei musulmani residenti in Europa. La
"guerra del gas" tra Russia e Ucraina già ha fatto sì che in alcuni
paesi membri est europei gli anziani tremino di freddo senza riscaldamento in
casa. Se non è un interesse vitale proteggere la nostra gente
dall´assideramento, qual è allora? E anche questa controversia è una beffa agli
ideali europei che nella soluzione dei conflitti privilegiano i negoziati
pacifici nel rispetto dello Stato di diritto. Qual è la risposta europea? Per
assurdo è rappresentata in Medioriente non da una ma da ben due missioni
separate, una ufficiale targata Ue, guidata dal ministro degli Esteri ceco,
dato che la Repubblica Ceca è appena subentrata alla Francia alla presidenza
dell´Ue, ancora a rotazione semestrale, e la seconda è quella del re-imperatore
Nicolas Sarkozy, cui il ruolo di presidente europeo negli ultimi sei mesi è
andato chiaramente tanto a genio da fargli pensare che l´Europa e il mondo non
possano fare senza di lui. Parafrasando Luigi XIV: «L´Europe, c´est moi». Ora
che gli Stati Uniti sono in stallo tra un presidente uscente che non farà nulla
per fermare il massacro e un presidente entrante che pensa di non poter ancora
far nulla, l´Europa ha l´occasione di mostrare ciò che sa fare. Ed eccola qui:
debole, divisa, e ancora fa mostra della sua presunzione irritante e della
fatua autoesaltazione dei primi anni 90, quando il ministro degli Esteri del
Lussemburgo discese sulla Yugoslavia in disintegrazione e gridò: «è giunta
l´ora dell´Europa». Come i Borbone, pare che l´Ue non abbia dimenticato nulla
né imparato nulla. La richiesta di immediato cessate il fuoco avanzata dalla
delegazione ufficiale Ue è stata semplicemente respinta. Sarkozy ha quantomeno
il merito di essersi prontamente impegnato con lo stato al confine meridionale
della striscia di Gaza, l´Egitto, per arrivare ad un piano concreto. Ma anche
se Israele accetterà una qualche versione del piano egiziano, lo farà per un
suo insieme di ragioni pratiche e di politica interna e/o a seguito di efficaci
pressioni da parte di Washington. Ach Europa! sospirava lo scrittore tedesco
Hans Magnus Enzensberger circa vent´anni fa, affettuosamente esasperato. Ach
Europa! esclamo io nel 2009, e la rabbia supera il dispiacere. Anche se le
sofferenze umane provocate dalla "guerra del gas" tra Russia e
Ucraina sono meno gravi che a Gaza, l´Europa ha ancora più colpe nel non averle
evitate. Nonostante il suo potere economico l´Europa non è in grado di fermare
la tragedia di Gaza senza l´aiuto degli Stati Uniti. Non è così per il gas
russo. Se avessimo seguito l´avviso che gli esperti ripetono dall´ultima
stretta delle forniture da parte russa e avessimo iniziato a creare un unico
mercato europeo del gas naturale, se i 27 stati membri dell´Ue avessero assunto
una posizione comune coerente nei confronti sia della Russia che dell´Ucraina,
non ci saremmo mai infilati in un pasticcio del genere. A dire la verità quando
sento sbuffare i funzionari della Commissione europea «questo è inaccettabile»,
«la Russia deve�» � non solo immagino, ma dentro di me quasi condivido, la
reazione sdegnosa di Gazprom e Vladimir Putin. Ma perché noi europei non
sappiamo dar vita ad un´azione comune quando è il momento di trattare con il
resto del mondo? Sul nostro continente abbiamo fatto grandi cose: abbiamo quasi
completato il più ambizioso allargamento della storia dell´Unione; abbiamo
appena celebrato il decimo anniversario dell´Euro. In politica estera abbiamo
fatto pochi passi avanti rispetto a dieci anni fa. E il tempo non è dalla
nostra parte. Con l´ascesa di potenze come la Cina e l´India il potere relativo dell´Europa inevitabilmente diminuisce
� quindi accorpare le risorse in un certo senso equivale semplicemente a
cercare di stare al passo. Il riscaldamento globale e la proliferazione
nucleare non aspetteranno i nostri infiniti dibattiti interni. Esistono
due modi per dar vita ad un´azione comune, uno di carattere istituzionale,
l´altro di carattere politico. Negli ultimi dieci anni abbiamo privilegiato la
strategia istituzionale. Le istituzioni contano. Con tutti i suoi difetti
Sarkozy ha dimostrato nell´ultimo anno e mezzo che genere di impatto può aver
una figura presidenziale energica, sicura di sé, in rappresentanza dell´Europa.
Ancor meglio sarebbe avere un presidente e un alto rappresentante designati per
un periodo più lungo, come previsto dal Trattato di Lisbona. Servirebbe, con minore
visibilità, un unico "servizio di azione esterna" costituito da
funzionari e diplomatici con il compito di individuare sistematicamente gli
interessi, i valori e gli strumenti europei per tutte le principali
problematiche esterne (Israele-Palestina, gas russo, e quant´altro). Secondo
alcuni i fatti di oggi testimoniano che abbiamo davvero bisogno del Trattato di
Lisbona, e che quindi gli irlandesi devono votare un secondo referendum e dare
questa volta la risposta giusta. A me sembra antidemocratico in linea di
principio e improbabile a realizzarsi nella pratica. Se fossi irlandese la
sentirei una manifestazione sia di prepotenza che di paternalismo nei miei
confronti e sarei ancor più incline al "no". Faremmo meglio a
riflettere su quali modifiche istituzionali sono davvero essenziali ad una
politica esterna più efficace e come realizzarle in base o in aggiunta ai
trattati esistenti che formano la costituzione cumulativa della Ue. In fin dei
conti le istituzioni sono solo un mezzo. Volere è potere, dove esiste una
volontà politica esiste una via istituzionale. Dove non esiste la volontà
politica le migliori soluzioni istituzionali del mondo non servono. A questo
punto è di prammatica che gli anziani uomini (e donne) di Stato � una risorsa
di cui il nostro continente abbonda � lamentino l´assenza di
"leadership" nell´Europa di oggi. (Era molto meglio, si capisce,
all´epoca loro). A dire il vero non penso che i leader di oggi siano poi così
male. è vero, cercano tutti la tribuna e il palcoscenico mondiale: quale
politico non lo desidera? Il problema vero non sono queste stelle della
politica, la colpa è nostra, siamo noi che premiamo la loro vanità. Finché noi,
i cittadini, dei paesi dell´Unione Europea non ci sveglieremo e chiederemo ai
nostri leader di dar vita assieme ad un´azione comune, nell´interesse di
ciascuno e di tutti, loro non avranno nessun incentivo di politica interna a
farlo. Magari potranno (o no, come nel caso dei conservatori britannici)
accettare a livello intellettuale la necessità a lungo termine di una voce
europea nel mondo più forte e coerente, ma nel momento in cui sono in carica
questa consapevolezza sarà vinta da ragionamenti di vantaggio politico a breve
termine. Sta a noi, cittadini d´Europa, cambiare il calcolo dei vantaggi.
Significa che dobbiamo aprire gli occhi sui pericoli del mondo che ci circonda,
un mondo in cui oggi ci aspetta una lunga lotta per mantenere lo stile di vita
relativamente prospero, libero e civile che abbiamo costruito negli ultimi
cinquant´anni. Se, e finché, noi europei non uniremo le forze, i nostri
�amici´ americani, cinesi e russi avranno buon motivo di tenerci in scarsa
considerazione. www. timothygartonash. com Traduzione di Emilia Benghi
( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Palermo
Nel 1982 l´omicidio di fratello e zio del boss di Passo di Rigano Alla sbarra uno
degli Inzerillo "Fece uccidere due parenti in Usa" Un altro capomafia
avrebbe tradito: l´ottantenne Filippo Casamento, che è ancora in America
L´omicidio di due capimafia palermitani negli Stati Uniti, avvenuto 27 anni fa,
sembrava essere destinato all´ennesimo mistero. E invece si farà un processo a
Palermo per la morte di Pietro e Antonino Inzerillo, fratello e zio di
Salvatore, il capo mandamento di Passo di Rigano che era uno dei principali
ostacoli all´ascesa dei "corleonesi" di Riina e Provenzano. Dietro
quei delitti commessi a Mount Laurel, nel New Jersey, non c´è solo la storia
già nota della guerra di mafia dei primi anni Ottanta. Ci sarebbe un intreccio
inedito di tradimenti. Sul banco degli imputati della Corte d´assise non salirà
un mafioso corleonese, ma un altro Inzerillo, Tommaso, 59 anni, cugino di
Salvatore Inzerillo. è accusato dai pm Maurizio de Lucia e Roberta Buzzolani di
aver "venduto" i propri parenti per aver salva la vita. Il processo
si aprirà il 20 gennaio. Le intercettazioni hanno raccontato questa storia di
mafia rimasta misteriosa per 27 anni. Gli investigatori della sezione
Criminalità organizzata della squadra mobile hanno ascoltato uno dei registi
della stagione di sangue degli anni Ottanta, Nino Rotolo, mentre parla di "Masino":
«Gli fece la base al fratello di Totuccio, per salvarsi lui. Perciò vedi che
uomo». Sussurrò il suo interlocutore, Antonino Cinà:
«Traditore». Riprese Rotolo: «In America gli hanno fatto fare il cambio». Cinà
pensava che il tradimento di Tommaso Inzerillo fosse avvenuto in occasione del
delitto di Santino Inzerillo, un altro fratello di Salvatore, ucciso a Palermo.
Rotolo precisò appunto: «No, Santino fu qua, Pietro�». Cinà capì subito:
«Quello che hanno trovato nel bagagliaio�». Queste e altre intercettazioni
hanno portato al blitz del febbraio 2007, scattato in contemporanea fra Palermo
e New York. Davvero Pietro Inzerillo era stato trovato nel bagagliaio. Il 18
gennaio 1982 una telefonata anonima («con accento straniero», precisò il
funzionario di polizia del New Jersey che stilò il rapporto) avvertiva che in
un´auto di colore rosso, nel parcheggio dell´hotel Hilton di Mount Laurel,
c´era una bomba. Invece c´era il cadavere congelato di Pietro Inzerillo. Le
mani ammanettate dietro. In bocca, una banconota da cinque dollari. Altre due
da un dollaro sotto il bacino. L´autopsia stabilì che «Inzerillo Tommaso, nato
a Palermo il 7 dicembre 1949, residente in 4 Logan Drive, Cherry Hill, New
Jersey, identificato tramite le impronte digitali», era stato colpito sei volte
con una pistola calibro 9. Tre proiettili in gola, uno in bocca, due in testa.
La moglie di Inzerillo dichiarò di aver visto l´ultima volta il marito dieci
giorni prima. Il solerte funzionario di polizia annotò infine: «La macchina,
una Mercury Cougar, registrata a nome del ristorante Joe Pizza, era ricoperta
di neve. E ciò ha fatto pensare che fosse stata parcheggiata dal 13 gennaio,
ultimo giorno che è nevicato». Oggi tutti questi particolari potranno essere
importanti per i giudici che dovranno ricostruire a chi Tommaso Inzerillo
avrebbe "venduto" il parente. Antonino Inzerillo scomparve invece l´8
febbraio 1982. Fu sua moglie, Anna Gambino, a presentarsi alla polizia di
Delran, un´altra località del New Jersey. Vent´anni più tardi, nei giorni in
cui Rotolo e i suoi fedelissimi sono preoccupati per il ritorno in Sicilia
degli Inzerillo esiliati negli Stati Uniti, l´unica certezza sembra essere
proprio Tommaso Inzerillo. Diceva il boss costruttore Francesco Bonura: «Masino
ora me lo metto a fianco. Te lo dico io il perché, l´abbiamo garantito, ci
siamo stati vicini� perché questo è servito per una causa giusta». Secondo la
Procura, la «causa giusta» sarebbero stati proprio quegli omicidi dei propri
parenti. Anche un altro mafioso del clan Inzerillo avrebbe tradito: è
l´ottantenne Filippo Casamento, detenuto negli Stati Uniti. La sua posizione è
stata stralciata, in attesa dell´estradizione. s. p.
( da "Finanza e Mercati" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Pechino inizia
l'avventura della telefonia 3G da Finanza&Mercati del 08-01-2009 Pechino ha
concesso ai tre colossi cinesi del settore le prime, attese, licenze per la
telefonia di terza generazione (Umts), da cui ci si attendono investimenti
superiori a 40 miliardi di dollari. Il ministero dell'Industria e
dell'Information Technology ha dichiarato che China Mobile, primo operatore al
mondo, utilizzerà lo standard sviluppato in Cina chiamato Time Division Synchronous Code Division Multiple Access
(Td-Scdma). Le due rivali a controllo statale, China Telecom e China Unicom,
utilizzeranno invece gli standard tecnologici già utilizzati in Occidente,
rispettivamente l'americano Cdma 2000 e l'europeo Wcdma. Secondo gli
analisti le vendite di telefoni di nuova generazione in Cina
ammonteranno a 300 miliardi di yuan (circa 32 miliardi di euro), nel triennio
al 2011.
( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Milano
L´arte dell´inventario aiuta a spendere meglio In questa stagione lo fanno
aziende e negozi: calcolo delle giacenze, e di quello che davvero manca. A
farlo in casa propria, si scopre che essere più razionali nello shopping si
può. E conviene Primo: fare un elenco di tutto cio che si è stipato nei
cassetti Poi, via le cose inutili e uso saggio di ciò che va ancora bene ANGELA
PUCHETTI Nelle aziende e negli esercizi commerciali in questi giorni si fa
l´inventario d´inizio anno. Un´idea da copiare anche a casa, in famiglia: mettere
nero su bianco quello che si possiede aiuta a razionalizzare le spese,
accorgimento prezioso in tempi di crisi, e lavora nell´interesse del bilancio
familiare. Provare per credere: armarsi di un blocco per appunti e affrontare i
vari reparti di casa si rivela un´azione preliminare intelligente per capire
cosa occorre comprare, con quale urgenza e cosa non è necessario. Guardare
negli armadi, per esempio, è utile per acquistare in saldo quel che manca
davvero, evitando esagerazioni e dispersioni di denaro poco strategiche.
Effetto collaterale dell´inventario: può far sentire "ricchi" perché
scrivendo appare tutto ciò che si possiede, uno zoccolo duro c´è. Non solo.
Come racconta Judith Levine nel suo libro Io non compro pubblicato da Ponte Alle
Grazie nel 2006 - diario del suo esperimento di non acquistare se non
l´indispensabile per un anno- si scopriranno cose insospettabili. Per esempio
che si hanno molteplici modelli o varianti di uno stesso prodotto al limite del
collezionismo. Elencando tutto quanto è stipato in cucina, nei cassetti, per
non parlare della libreria, si formerà un quadro generale delle proprie
effettive risorse disponibili senza costi aggiuntivi. Si ritroveranno cose
dimenticate, articoli o utensili da riparare, oggetti che ora non si ricomprerebbero
più, capi o accessori da usare subito, vestiti che non vanno più bene, rovinati
o che fanno sentire "poveri". Tutto quanto risulta buono va solo
usato: in un´ottica di risparmio, non è il caso di comprare prodotti simili
fino allo smaltimento delle scorte. Resistendo anche allo spaving,
"l´azione di spendere allo scopo di risparmiare indipendentemente dal
fatto che di quella cosa non si abbia bisogno". Occorre, poi, decidere che
oggetti far riparare, se conviene e se l´articolo può esserci ancora utile. Se
ne vale la pena, si eviteranno nuovi acquisti. Si troveranno anche oggetti
riconvertibili ad altro uso: tipo la T-shirt non più da ufficio ma perfetta per
correre. Da eliminare, invece, tutto quanto crea un certo disagio: paga di più
sbarazzarsene, scegliendo se venderlo su e-bay, donarlo, scambiarlo o
cestinarlo, se è il caso. Meglio possedere meno cose, con cui però si ha un
buon rapporto. Confusione, mal funzionamento o bassa qualità, infatti, spingono
a spese e gratificazioni spesso inutili sul lungo periodo. Nel fare
l´inventario ci si meraviglierà poi di tessuti, lane e materiali in uso prima
dell´avvento cinese, con un dna diverso da quello in giro oggi. Dunque, meglio
un capo d´antan ma di qualità - autentico made in Italy di una volta, neanche
tanto tempo fa - che il nuovo a tutti i costi che lascia a desiderare.
L´inventario indirizzerà anche i prossimi acquisti, per esempio
d´abbigliamento, verso l´essenziale e la qualità, cadendo meno in errore. «Nei
momenti di crisi economica la voglia di comprare aumenta, si fa bulimica -
dichiara Giulia Ceriani, semiologa e managing director di Baba, ricerche e
scenari di mercato, Milano - Non si ferma ma si sposta verso la gratificazione
immediata a basso costo, in favore dell´alternanza dei prodotti che del resto
durano poco, non si riparano e hanno un´obsolescenza altissima. In questo
scenario, strategicamente, le catene low cost dell´abbigliamento, si stanno
strutturando per il lungo periodo, offrendo un punto vendita meno spartano, più
differenziato nelle linee, orientato verso un comfort emotivo e un mondo
immaginario che va oltre il prezzo secco: si sta articolando un lusso cheap».
Importante, dunque, rimanere vicini ai reali bisogni, scegliendo quando
ricorrere al low cost e le aree su cui investire a lungo termine (es. capi
classici o eleganti, camicie di qualità, pullover in vera lana o cashmere),
aspettando l´occasione giusta per portare a casa un capo con un futuro davanti.
Magari puntando su aziende italiane che non hanno i grandi
numeri per produrre in Cina, ma offrono prodotti dignitosi, non troppo cari e fatti in
Italia. Rinunciando, se la taglia non è la propria: non sarebbe un buon
acquisto, se le modifiche necessarie si annunciano massicce e la manutenzione
troppo complicata.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
PRIMA data: 2009-01-08 - pag: 1 autore: INDUSTRIA 2015 Cinque progetti per
rilanciare l'innovazione di Fabrizio Onida «F acciamo della crisi un'occasione
perché l'Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla piena
valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano»: in
linea con questo appello, fra i diversi contenuti nell'intenso messaggio di
fine anno del presidente Giorgio Napolitano, c'è da augurarsi che un'«occasione
da non perdere» sia l'avvio dei primi progetti d'innovazione industriale
contenuti nell'ambizioso programma «Industria 2015» che il ministro dello
Sviluppo economico Claudio Scajola ha recepito dal suo predecessore Pier Luigi
Bersani e che lo stesso ministro intende valorizzare e ampliare (si veda
l'intervista sul Sole 24 Ore del 27 dicembre). Come già osservato più volte,
pur nelle sue dimensioni limitate a confronto di simili impegni assunti in
Francia e in altri Stati a noi vicini, «Industria 2015» potrebbe segnare una
svolta importante nel disegno di una moderna politica per l'innovazione
industriale nel nostro Paese. Un Paese che è capace di molta "innovazione
senza ricerca", ma che resta fanalino di coda o perde vistosamente
posizione in Europa come produttività, reddito pro capite, alfabetizzazione
informatica, performance in istruzione, attrattività per gli investimenti
diretti esteri, competitività nei settori a medio-alta tecnologia. Un Paese in
cui l'estrema frammentazione del sistema produttivo penalizza la produttività
totale dei fattori, permane un ritardo nell'utilizzo delle tecnologie e dei
servizi più avanzati, mentre il sostegno pubblico all'innovazione industriale
tende a calare, in controtendenza rispetto al resto d'Europa. Tutti fenomeni
ampiamente documentati anche dai più recenti e approfonditi studi come la bozza
di «Rapporto sulle tendenze nel sistema produttivo italiano» (Banca
d'Italia,novembre 2008),l'indagine campionaria del Centro Studi Confindustria
(dicembre 2008), le analisi raccolte per la Conferenza dell'Istat «Leggere il
cambiamento del Paese» (dicembre 2008). E si noti che la
concorrenza tecnologica globale ormai include Paesi come la Cina (la cui spesa totale in ricerca e sviluppo cresce più del 20%
all'anno e oggi quasi pareggia quella del Giappone), Taiwan, Sud Corea.
Continua u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-08 - pag: 10 autore: «Antitrust, è ora
d'innovare» di Orazio Carabini è quello che capita a chi sopravvive a un
terremoto. Vaga tra le macerie in cerca delle persone che conosce, delle strade
che percorre abitualmente, delle cose che gli appartengono. Ma si sente
estraneo, stenta a riconoscere quel paesaggio. Le autorità Antitrust di tutto
il mondo stanno vivendo una sensazione del genere dopo lo sconquasso provocato
dalla crisi. Si stanno chiedendo che cosa ci stanno a fare, a che cosa servono,
quali sono i loro obiettivi in un ambiente irriconoscibile. Dove i pilastri, le
fondamenta sono crollate. La concorrenza stessa, per esempio, non si sa come
sarà "declinata" nell'economia del futuro. «Sono cambiate le cose-
riconosce Antonio Pilati, componente dell'Antitrust italiana - e le Authority
devono abituarsi a vivere in un mondo diverso le cui regole non sono ancora
state scritte». Pilati racconta che una riflessione è stata avviata. «Il punto
cruciale - spiega - è l'innovazione. Negli ultimi 25 anni quella tecnologica
(computer, telecomunicazioni, internet), organizzativa (flessibilità, zero
scorte, consegna just in time), finanziaria (dispersione del rischio con i
derivati) e persino politica (da Ronald Reagan a Deng Xiao Ping) hanno
trasformato il mondo. La concorrenza ha funzionato. è stata la sua forza a
generare tutta questa innovazione». Già, ma il sistema non ha retto l'urto del
cambiamento. è un fallimento del mercato nel suo complesso quello che si sta
verificando? «La finanza - osserva Pilati- è come l'ingegneria genetica:può
dare grandi benefici ma comporta dei rischi se i risultati della ricerca sono
utilizzati per fini non corretti. Sembrava che l'innovazione finanziaria
potesse tenere insieme in eterno il surplus dei Paesi asiatici e il deficit
americano. Poi però, sotto la spinta di un flusso di liquidità crescente, è
scattata la corsa a rendimenti sempre più alti, si è pensato che il rischio
potesse essere separato dalla responsabilità, si è fatto ricorso a un
leveraging esasperato per moltiplicare l'attività. Certo, se i regolatori non
avessero lasciato briglia sciolta alle banche d'investimento, forse le cose
sarebbero andate meglio. Ma la trasformazione è stata velocissima e
l'innovazione è sfuggita di mano. Così ora stanno cambiando tutti i parametri,
i pilastri su cui era incardinata l'economia». Per i paladini dell'Antitrust è
uno shock profondo. Di fronte all'incalzare della crisi i baluardi dell'azione
a favore della concorrenza sono stati messi in discussione. La comunicazione
del commissario Ue alla concorrenza Neelie Kroes sugli aiuti di Stato, per
esempio, segna una svolta. «L'atteggiamento è cambiato - spiega Pilati - , si è
passati dalla diffidenza all'accettazione condizionata». Anche sulle concentrazioni
soffia un vento diverso. Basta pensare alla vicenda Alitalia. «Si sta
modificando la prospettiva in cui vengono inquadrate - ammette Pilati - e
persino gli abusi di posizione dominante, che erano una prerogativa degli ex
monopolisti e degli innovatori come Microsoft, adesso possono essere visti con
occhi diversi per tener conto delle esigenze del sistema. E forse le regole
stesse vanno riviste». In questa situazione l'Antitrust non può far finta che
non sia successo nulla. «Vedo- continua Pilati - alcuni rischi forti. La
tolleranza verso gli aiuti di Stato e i campioni nazionali non può essere il
pretesto per legittimare la sopravvivenza di sacche d'inefficienza. Bisogna
tracciare una linea di distinzione precisa. In Italia, per esempio, non c'è
alcuna motivazione "sistemica" per giustificare l'esistenza delle
5mila società di Comuni e Province che operano in condizioni di monopolio. E
ancora: tutelare la stabilità delle banche iniettando fondi pubblici nel
capitale non vuol dire salvaguardare gli intrecci azionari che stabilizzano
soprattutto alcuni manager. Infine il consumatore rischia di essere un soggetto
debole in questa trasformazione se tutti gli altri sono tutelati». Non a caso,
nei prossimi giorni l'Antitrust ripartirà dai servizi pubblici locali e dalle
banche, due cavalli di battaglia tradizionali. Pilati nega che all'origine del
travaglio dell'Antitrust ci sia anche la diversa impostazione voluta
dall'attuale gestione: meno sanzioni e più deterrenza, basata sugli «impegni»
delle aziende e sul «patteggiamento » con chi denuncia gli abusi ( leniency).
«Non è una scelta nostra commenta Pilati - ma una linea adottata dalla
Commissione Ue che vale anche per le autorità nazionali». Ciò non toglie che
l'Authority ha un problema di posizionamento strategico in una fase di
adattamento generale alla nuova realtà. Una realtà in cui lo Stato ha
sicuramente guadagnato potere con i suoi interventi «di ultima istanza» mentre
l'Antitrust, nata per promuovere il mercato, forse ne ha perso nel momento in
cui il funzionamento del mercato non è più una priorità. «Dobbiamo capire
conferma Pilati - che cosa serve di più per la crescita e che ruolo deve avere
il mercato, come ha intuito il ministro Tremonti. L'innovazione degli ultimi 30
anni, accelerata vertiginosamente negli ultimi dieci, ha creato una situazione
da affrontare con strumenti nuovi». Tra cui, secondo Pilati, c'è anche
l'Antitrust. «è importante - osserva - che anche la Russia, alla fine del 2006,
e la Cina, all'inzio del 2007, abbiano istituito le loro autorità
Antitrust. Può far sorridere che nel Paese degli oligarchi e in quello del
capitalismo di Stato si parli di Antitrust, ma se si riesce a mettere insieme
un pacchetto di regole condivise in materia di concorrenza a livello
internazionale si fa un grosso passo avanti».
orazio.carabini@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-01-08 - pag: 15 autore:
Giocattoli, Italia tra i leader a Hong Kong Si chiude oggi a Hong Kong la Toys
and games Fair, la principale rassegna asiatica sul business del giocattolo (
nella foto, una esposizione di bambole). Il 70% dei
giocattoli venduto a livello mondiale viene realizzato in Cina. Alla rassegna hanno partecipato oltre 2mila espositori da 36
Paesi.L'Italia si è attestata nella top ten degli espositori europei, superando
la quota delle aziende britanniche e a un'incollatura da quelle spagnole.Il
principale Paese espositore è naturalmente la Cina. AFP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-08 - pag: 26 autore: Turnaround.
Atteso l'ok della Consob Richard Ginori torna in Borsa Cesare Peruzzi FIRENZE
Si avvicina il ritorno in quotazione di Richard Ginori 1735. Il titolo
dell'azienda di porcellane fiorentina, sospeso dalle contrattazioni circa due
anni fa e inserito nella black list di Consob, potrebbe essere riammesso al
mercato telematico già nel mese di febbraio. «Abbiamo le carte in regola, e adesso
aspettiamo solo il via libera delle autorità competenti », dice Roberto Villa,
il finanziere romagnolo che attraverso Starfin ha salvato Richard Ginori dal
fallimento, affidandone il rilancio all'amministratore delegato Alberto
Piantoni (ex Bialetti). Starfin, affiancata dall'advisor Gdp Am Sim nel ruolo
di sponsor, ha presentato il 22 dicembre alla Consob il prospetto informativo.
L'operazione prevede la riammissione dei vecchi titoli (99 milioni),
l'ammissione delle azioni di nuova emissione (179 milioni di pezzi) risultanti
dall'aumento da 20 milioni di euro con cui nel novembre 2007 è stata
ricapitalizzata la società e, contestualmente, l'offerta di 70 milioni di
azioni Richard Ginori
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-08 - pag: 27 autore: Tlc. Autorizzate solo le imprese nazionali La Cina assegna le licenze del 3G Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente L'economia rallenta, la disoccupazione sale, e così la Cina, dopo lunghi tentennamenti, rompe gli indugi e dà via libera
alla telefonia mobile di terza generazione, un progetto che catalizzerà circa
41 miliardi di dollari di investimenti. A sbloccare il piano, che
giaceva da tempo nei cassetti di Pechino, è stata l'assegnazione delle licenze
ai tre colossi telefonici nazionali. Ieri, il ministero dell'Industria ha
autorizzato China Telecom, China Mobile e China Unicom ad attrezzarsi per
offrire sul mercato domestico tutta la gamma di servizi 3G. China Mobile
adotterà la tecnologia domestica TDSCDMA con la quale l'azienda ha già iniziato
una serie di test commerciali in otto città del paese. China Telecom utilizzerà
il protocollo CDMA2000, la tecnologia utilizzata negli Stati Uniti e in Corea.
China Unicom, invece, opererà con lo standard WCDMA già largamente impiegato
con successo in Europa e in Giappone. Ma per offrire alla clientela cinese
connessioni video, musica e accessi internet ad alta velocità, bisognerà
realizzare un massiccio piano di investimenti per adeguare alla 3G le
infrastrutture telefoniche nazionali, ancora ferme a una sorta di "prima
generazione e mezzo". Secondo quanto annunciato qualche settimana fa dal
ministro dell'Industria, Li Yizhong, il piano di potenziamento della rete
telefonica richiederà due anni di tempo e assorbirà circa 280 miliardi di yuan
(41 miliardi di dollari) di risorse finanziarie fresche. Il che è perfettamente
in sintonia con il desiderio di Pechino di sostenere con ogni mezzo l'economia
nazionale, negli ultimi mesi messa a dura prova dalla crisi finanziaria
globale. «Se non ci fosse stata la necessità impellente di stimolare la congiuntura,
forse il Governo avrebbe atteso anni prima di rilasciare le licenze per la
telefonia di terza generazione », avverte Francis Cheung, analista di Clsa.
Saranno i tre operatori aggiudicatari delle licenze (quotati in Borsa, ma
saldamente controllati dallo Stato) a farsi carico degli investimenti previsti
dal piano 3G. Si tratta di impegni onerosi, ma a China Telecom, China Mobile e
China Unicom i quattrini non mancano di certo. A questo riguardo, va ricordato
che la scorsa primavera, in vista del decollo della terza generazione, il
Governo cinese aveva varato una radicale ristrutturazione del settore con
l'obiettivo di bilanciare la competitività tra gli operatori nelle aree di
business della telefonia mobile e di quella fissa. Con un colpo di penna, Pechino
aveva concentrato i sei vecchi operatori telefonici riducendoli a tre. Così, a
competere sul campo sono rimasti i colossi del settore, gli stessi che ieri
hanno vinto senza correre (di fatto, non c'erano concorrenti) la
"gara" per la 3G. A giudicare dai numeri in gioco, China Telecom,
China Mobile e China Unicom non impiegheranno molto a rientrare del loro
investimento. Dal 2001 al 2007, mentre in Cina il
numero di utenti telefonici è pressoché triplicato da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-08 - pag: 30 autore: Stock strategici.
Grazie ai prezzi bassi, la Cina compra dai metalli al caucciù Pechino fa scorta di commodity In
quasi tutte le Borse merci, le quotazioni sono da considerare convenienti,
nonostante i recenti rincari. Un'ottima occasione per fare acquisti, nel caso
di Pechino. La Cina è il maggior consumatore mondiale di molte commodity e ha
interesse a garantirsi scorte per evitare alle proprie aziende i rischi del
mercato. Il Paese è anche uno dei primi produttori di metalli e derrate
agricole, perciò propenso a sostenere i prezzi e le entrate delle aziende
locali. Infine, le riserve valutarie consentono piani di lungo periodo. A
confermarlo è il comunicato apparso ieri sul sito web del Ministero Territorio
e Risorse: la Cina farà acquisti per incrementare le
scorte strategiche statali e commerciali di carbone e metalli, tra cui rame,
cromo, manganese, tungsteno. Confermate anche le intenzioni espresse in
dicembre dalla National Energy Administration, che vuol comprare scorte di
petrolio e metano, oltre che promuovere la ricerca di giacimenti di greggio, gas
e carbone in territorio cinese. Attualmente i piani di stoccaggio sono due: il
primo, dello State Reserve Bureau, ha già comportato l'acquisto da fonderie
locali di 30 tonnellate di indio, cui si aggiungeranno in tempi brevi le prime
290mila tonnellate di alluminio (in gran parte dalla Chalco, numero uno cinese
del settore) e forse 300mila di zinco e 700mila di rame. Si tratta di scorte
che potranno essere accantonate a tempo indeterminato. Invece il piano della
provincia dello Yunnan prevede aiuti a società locali perché possano
immagazzinare, per un anno, alluminio, stagno, rame, piombo, zinco. Nelle
scorte cinesi affluiranno anche 800mila tonnellate di zucchero, 3 milioni di
tonn. di soia, 30 milioni di tonn. di mais, 50mila tonnellate di caucciù. Il mese
scorso si parlava anche di 5 milioni di tonnellate di acciaio, ma il piano di
acquisti pare destinato a fallire per la difficoltà di decidere quali prodotti
comprare e da chi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-01-08 - pag: 16 autore: Abbigliamento
casual Harmont & Blaine guarda al Far East di Marika Gervasio F atturato in
crescita e progetti di espansione. Così Harmont & Blaine, la società di
Caivano, in provincia di Napoli, che produce, commercializza e distribuisce
abbigliamento sportivo con il marchio del bassotto, chiude il 2008 e saluta il
nuovo anno. L'azienda ha registrato un fatturato di 40 milioni di euro, il 20%
in più rispetto al 2007, nonostante la crisi finanziaria che ha colpito tutti i
mercati mondiali. «Ci siamo mossi per tempo – spiega l'amministratore delegato
di Harmont & Blaine Domenico Menniti –. Già un anno e mezzo fa avevamo
intrapreso un complesso percorso di riposizionamento del marchio spostandolo
verso la fascia alta del mercato per cercare clienti con capacità di spesa
maggiore, puntando su qualità e affidabilità, anche perché i consumatori adesso
vogliono investire i propri risparmi in prodotti validi e coerenti. E i
risultati della nostra strategia sono arrivati». Solo per fare un esempio, «le
vendite di dicembre alla Rinascente di Milano Duomo –continua Menniti –sono
salite del 40,5%: il 40% della clientela della Rinascente è composta da
stranieri soprattutto extra-Ue, in particolare dal Far East, una delle aree per
noi più promettente assieme al Medio Oriente dove stiamo concentrando i nostri
investimenti ». Per il 2009, infatti, la società prevede di aprire quattro
nuove boutique, che si aggiungono a quella già presente, a Dubai, una a Hong
Kong e un'altra a Pechino. Ci saranno poi una serie di inaugurazioni in Russia.
Mentre «grande attenzione sarà rivolta al mercato americano»aggiunge
l'amministratore delegato, che spiega: «Nella seconda metà dell'anno
costituiremo una società Harmont & Blaine Usa con un centro di
distribuzione per gli Stati Uniti che servirà anche da base per entrare nei
department store americani. Apriremo anche nuove boutique che si aggiungeranno
alle due attuali, a Miami e South Hampton. «Il 2009 – commenta Menniti – sarà
un anno importante: completeremo l'ampliamento dello stabilimento di Caivano,
potenziando l'area stile e gli uffici direzionali. Inoltre, abbiamo investito
un milione di euro, su un totale di 8 milioni di euro di costi complessivi, per
la realizzazione di un impianto che applica microchip ai capi di abbigliamento
per garantirne l'origine, sigilla e controlla i pacchi in uscita con la merce
per combattere il fenomeno della contraffazione ». E, in attesa della
quotazione in Borsa prevista per il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NOVA24 data: 2009-01-08 - pag: 42 autore: DC CONTRO AC DOPO LA STORICA
DISPUTA FRA EDISON E TESLA La saga delle correnti S iamo alla fine degli anni
80, ma gli anni 80 del diciannovesimo secolo. Nella storia dell'umanità, è
l'alba dell'elettricità, l'energia destinata ad accendere il mondo. Due uomini,
tanto diversi quanto geniali, ingaggiano un aspro combattimento intellettuale e
commerciale. L'americano Thomas Edison, forse il più prolifico inventore di
tutti i tempi, vuole imporre lo standard della corrente continua ( o Dc, direct
current). Il serbo Nikola Tesla, inventore altrettanto brillante, propone la
corrente alternata (o Ac). La «guerra delle correnti», com'è abitualmente
battezzata questa storia, ha tutti gli ingredienti di un romanzo di avventura
(e difatti fa da sfondo a un prodotto hollywoodiano di tre anni fa, The
Prestige). Ci sono i due geni indiscussi. Ci sono due grandi imprese
commerciali che si battono per il predominio, la Edison Corporation dello
stesso Edison e la Westinghouse che appoggia il progetto di Tesla. Il tutto,
nello scenario romantico di una New York che si apprestava a diventare la
capitale del mondo, forse anche grazie alla scintilla dell'elettricità. La
chiamano guerra perché fu effettivamente senza esclusione di colpi. Edison, ad
esempio, mise in scena numerose campagne pubblicitarie contro la corrente Ac:
per dimostrare la sua presunta pericolisità, parecchi animali, incluso un
elefante, vennero uccisi a colpi di elettroni (il che, purtroppo, ispirò
l'adozione della sedia elettrica, usata per la prima volta nel 1890). Ma Tesla
e la Westinghouse – dopo un gigantesco esperimento di corrente alternata
prodotta con successo dalle cascate del Niagara – finiscono per avere la
meglio. E lo standard Ac si diffonde per il mondo. Poco più tardi, anche la
General Electric – la compagnia nata dalla fusione delle aziende di Edison con
la Thomson Houston – si mette a produrre macchine e strumentazioni per la
corrente alternata, che si è effettivamente rivelata più adatta della Dc
nell'estendere il raggio, l'efficienza e la sicurezza della rete elettrica. Le
reti Dc sono rimaste in uso in Svezia fino agli anni 60. Per strano che possa
sembrare, a New York c'erano ancora dei palazzi alimentati con la corrente
continua, fino a poco tempo fa: l'ultimo è stato convertito nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NOVA24 data: 2009-01-08 - pag: 45 autore: Nel labirinto dei missili La
minaccia Qassam. Sono 3.278 i missili o i colpi di mortaio con cui Hamas ha
bombardato Israele nel 2008.Individuati genericamente come missili o razzi
Qassam,questi ordigni sono invece classificati in maniera rigorosa in ragione
della loro generazione di appartenenza e della gittata.Esistono quattro
versionidi "Qassam",una di "Grad"e a questi si sarebbe
recentemente aggiunto il razzo WS-1E.Il capostipite Qassam 1,realizzato in
maniera artigianale,era alto circa
( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 23 - Economia Global market In Cina è suonata
l´ora della ritirata delle grandi banche europee e americane Siamo molto
lontani dalla fine della crisi. Le previsioni effettuate a novembre erano
troppo ottimistiche e dovranno essere corrette nella manovra di primavera
Sembra di assistere ai primi segnali di una ritirata delle banche occidentali
dalla Cina. La prima a disimpegnarsi è stata la svizzera Ubs:
all´inizio della settimana ha venduto 3,4 miliardi di azioni che deteneva nella
filiale di Hong Kong della Bank of China, per un ricavato di 835 milioni di
dollari. Ubs aveva acquistato la sua quota (pari all´1,3% del capitale di Bank
of China) nel 2005 con il vincolo a non rivenderla per tre anni. Ieri è stata
la volta della Bank of America, che ha venduto 5,6 miliardi di azioni che
deteneva nella China Construction Bank. D´altronde perfino Li Ka-shing, il più
noto miliardario di Hong Kong e uno dei più ricchi magnati di tutto l´Estremo
Oriente, ha deciso proprio in questi giorni di disfarsi di una parte delle sue
azioni Bank of China per incassare 500 milioni di dollari. Per quanto riguarda
la Bank of America, la sua vendita del pacchetto di azioni le ha consentito di
incassare 2,8 miliardi di dollari, ma ha provocato un brusco scivolone nelle
quotazioni di China Construction Bank che hanno perso il 16,6% in una sola
seduta. China Construction Bank è il numero due nel settore bancario cinese per
volume di asset, dietro la Industrial & Commercial Bank of China. La Bank
of America per disfarsi della quota ha accettato di venderla a un prezzo di
3,92 dollari di Hong Kong per azione, inferiore del 12% al valore di chiusura
nella precedente seduta di Borsa. Federico Rampini [Dove sono finiti i Tremonti
bond? ] Nei momenti più caldi della crisi finanziaria, non più tardi di un mese
fa, sembrava che le principali banche del paese si potessero salvare soltanto
ricorrendo all´emissione obbligazionaria sottoscritta dallo stato, i cosiddetti
Tremonti bond. Dopo tre decreti legge, di cui l´ultimo sullo specifico punto, e
il via libera giunto dalla Ue ora si stanno aspettando i decreti attuativi che
il ministero dell´Economia sta mettendo a punto. Sembra però che ci sia meno
attesa, meno necessità di correre rispetto a qualche settimana fa. Un po´
perché la Borsa ha dato qualche sollievo alle quotazioni dei titoli bancari, un
po´ perché ancora non si è capito quale dovrebbe essere il rendimento di questi
strumenti. Il timore dei banchieri è che la cedola da corrispondere al bond
venga in qualche modo legata alla distribuzione dei dividendi agli azionisti.
La volontà di Tremonti, invece, è che i soldi eventualmente erogati dallo stato
servano ad alimentare il credito alle imprese e non a remunerare gli azionisti
anche in tempi di magra. Punti delicati, certo, ma è meglio un chiarimento
oggi, con meno pressione sulle spalle, piuttosto che aspettare la prossima
bufera finanziaria. Giovanni Pons
( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Economia
La lettera Diventano consulenti o imprenditori E qualcuno ora fa il mago Una
volta fuori, non ti vuole più nessuno, costi troppo e spesso sei ingombrante La
crisi colpisce anche i "colletti bianchi" italiani: nel 2008 almeno
10mila dirigenti hanno perso il posto. E nel 2009 andrà ancora peggio. Così si
crea una nuova forma di precarietà e c´è chi reinventa il proprio lavoro (SEGUE
DALLA COPERTINA) ROBERTO MANIA Ma non è sempre così per i manager cacciati
dalle aziende in crisi. Anche in Italia se ne vanno in silenzio con i loro
cartoni in mano proprio come abbiamo visto fare, in tutte le tv del mondo, a
quelli della Lehman Brothers di New York. Sono le regole dettate dalle grandi
corporation. Con una differenza non da poco: qui da noi, appunto, è quasi
impossibile ritrovare una porta in cui entrare e ricominciare. I
"nostri" della Lehman, per esempio, hanno avviato una causa perché la
Nomura ne ha assorbiti solo una parte. La verità è che una volta licenziato,
non ti vuole più nessuno, costi troppo e qualche volta sei ingombrante. Eppure
secondo un recente studio dell´economista Giorgio Barba Navaretti della Statale
di Milano proprio il ruolo dei white collars è stato determinante perché le
nostre multinazionali tascabili del «quarto capitalismo» conquistassero quote
significative sui mercati mondiali. Interpretazione confermata anche
un´indagine della Fondazione Rodolfo Debenedetti. Le storie di manager
licenziati sono storie di nuova, inedita, precarietà e rompono lo stereotipo
dei dirigenti ricchi, vincenti, moderni. Da «colletti bianchi» si trasformano
in «colletti soli», da manager senza aggettivi a «manager atipici». Che poi
vuol dire consulenti in cerca di committenti, qualche volta nuovi imprenditori.
Perché la crisi sta decimando la categoria. In 10 mila sono stati licenziati
nel 2008, con una accelerazione a partire da ottobre. Metà sono quelli
dell´industria, l´altra quelli del terziario, del commercio, dei servizi,
secondo le ultime stime di Manageritalia, uno dei sindacati del settore. Solo
l´Alitalia di Roberto Colaninno ne ha mandati a casa 45 pochi giorni fa. Certo
i manager guadagnano in media quattro volte più di un operaio (100 mila euro
lordi l´anno, secondo l´indagine OD&M Consulting, per una media di circa 52
ore di lavoro la settimana, weekend compresi) ma una volta perso il lavoro non
hanno praticamente nulla, né l´articolo 18, né gli ammortizzatori sociali. Solo
un´indennità risarcitoria che varia, in media, tra gli 8 e i 10 mesi di
retribuzione. Così, spesso, vanno a ingrossare la base della piramide del
nostro ceto medio sconquassato dal terremoto provocato dallo scandalo dei
subprime e ormai congelato davanti ai consumi. Racconta Costi: «Dopo un po´ di
colloqui mi sono accorto che terminavano sempre alla stessa maniera: ha
un´ottima posizione, un ottimo curriculum, la chiamerò. Poi non chiamava
nessuno. Ho capito che era inutile insistere. Dovevo farmi venire qualche idea».
Ecco, l´idea. Costi ce l´ha avuta e oggi fa il doppio lavoro: il mago e il
formatore proprio di manager. In Italia i dirigenti sono pochi: in tutto 120
mila, 82 mila circa nell´industria (li rappresenta la Federmanager) e il resto
nei servizi. L´ultima recessione, quella dei primi anni Novanta, ha cancellato
oltre 20 mila posti che non si sono più ricostruiti. Da noi ci sono 0,9
dirigenti ogni cento lavoratori dipendenti, contro il 3 per cento della Francia
e il 6 per cento della Gran Bretagna. La mobilità è elevatissima: ogni anno il
20 per cento cambia o perde l´incarico. E un 5 per cento ogni anno (stando ad
una elaborazione di Manageritalia su dati Istat e Inps), cioè circa 6.000
dirigenti, finiva, prima della crisi, nel precariato o nel labirinto disoccupazione.
La vita professionale di un dirigente dura poco. Si è visto che ben il 40 per
cento dei manager che nel 1995 aveva tra i 35 e i 44 anni non era più un
lavoratore dipendente (anche quadro o impiegato) dopo cinque anni. Si era
riciclato: consulente, imprenditore, neo-precario. Servono idee, dunque, per
provare a ricominciare. Come quella del gruppo di dirigenti della Motorola di
Torino. Dal giorno alla notte la multinazionale americana ha deciso di chiudere
tutti i centri di ricerca europei sulla telefonia mobile (in Francia, Germania,
Danimarca, Gran Bretagna e Italia) e di spostarli negli
Stati Uniti e in Cina. Quasi quattrocento lavoratori a spasso, il 90 per cento dei
quali ingegneri, una quindicina di dirigenti. Che si sono «inventati» un nuovo
lavoro temporaneo: contribuire a cercare l´acquirente, non della Motorola ma
del know how dell´azienda. Insomma «vendono» le loro competenze, i loro
cervelli, a chi li vorrà. «Ma - ammette Paolo Balducci, uno dei dirigenti in
cerca d´acquirenti - per ora non c´è nulla di concreto». B. L non ha ancora
quarant´anni. è stato convocato una mattina dalla multinazionale francese
(settore alimentare) in cui lavorava: «Più o meno - racconta - mi è stato detto
che avevo 24 ore di tempo per andarmene perché la casa madre aveva deciso di
accorpare una serie di attività per ridurre drasticamente i costi». L´azienda
gli ha pagato un corso di outplacement per «imparare» a ricollocarsi. Ora si è
dato tre mesi di tempo, poi proverà ad andare in Svizzera. Emigrante. «Sarei
disposto anche ad essere assunto come quadro ma sono le aziende stesse a non
accettarlo perché pensano che alla prima occasione me ne andrei». La
consulenza? «Già, per fare il precario di alto profilo». Il declino dei manager
serve anche a leggere le debolezze del capitalismo italiano, famigliare e
affetto da nanismo dimensionale. Di manager puri, così, ce ne sono pochi: su
140 mila imprese associate a Confindustria e Confapi - secondo un calcolo di
Federmanager - sono solo 17 mila quelle che hanno almeno un dirigente. Poi c´è
l´aspetto psicologico. B. M., milanese, ha 48 anni, è stato licenziato da un
grande gruppo della moda. «Cominci a capire da piccoli segnali che non sei più
gradito. Però quando te lo comunicano di punto in bianco la botta psicologia c´è,
eccome. L´importante è convincersi che non sei diventato un pirla». Dal posto
fisso anche B. M. è finito a fare il piccolo imprenditore. «Magari lavori tutta
la notte e poi sei libero per alcuni giorni». Anche lui flessibile, precario,
freelance. Comunque ex manager.