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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (54)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

"bianco o rosso?" e la cina ci batte - mario pirani ( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: " E la Cina ci batte MARIO PIRANI «Vuoi tramutare i giovani del Mezzogiorno in un popolo di camerieri?». Saranno passati quarant´anni ma ricordo ancora l´insulto sprezzante di cui tanti uomini politici e sindacalisti gratificavano Francesco Compagna, uno dei più intelligenti e vivaci intellettuali meridionali,

la crisi colpisce anche i patrimoni di abramovich e degli altri "super ricchi" di mosca. che ora chiedono aiuto al cremlino - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina messe assieme). Anzi: a dieci dei 25 uomini più ricchi di Russia hanno chiesto di rientrare con urgenza della loro esposizione, spingendoli sull´orlo del crac. Il paese - che con quest´elite di 110 miliardari in dollari (il quadruplo del 2004) non ha mai avuto troppo feeling - non si è scomposto più di tanto.

Quegli scioperi indigesti al made in Italy ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ministro Giulio Tremonti ha abbassato la vis polemica contro la Cina (evidentemente non era una minaccia così impellente come la dipingeva in campagna elettorale), ha preso altre vie. Eppure, proprio nel periodo in cui c'era Lui, nel 1930, la legge Smoot-Hawley alzando le tariffe americane, contribuì a far sì che il crollo di Wall Street del 1929 diventasse la Grande Depressione,

Sorprese e incognite per Obama ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Russia, India, potrebbero spingere gli Stati Uniti ad avere particolari rapporti con alcune di queste nazioni e portare alla creazione di gruppi ad hoc come l'attuale gruppo Iran (4+1), nel quale l'Italia non c'è. Ma molti di questi problemi potrebbero trovare soluzioni per noi soddisfacenti dopo la ratifica del Trattato di Lisbona e la nomina sia del presidente del Consiglio

La provincia alpina vera cassaforte del benessere diffuso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma made in Cina. Segnali forti che possono indurre al declinismo. Se non tiene l'Italia del made in Italy siamo fatti. Con le sole città alpine non si può competere nella globalizzazione. Il punto è proprio qua. La classifica ci segnala i punti di forza e di debolezzae quelli sotto stress da accompagnare.

Disarmo e sviluppo, ecco il nostro G8 ( da "Famiglia Cristiana" del 05-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Quello di Trieste sarà allargato ai ministri degli Esteri di Cina, India, Brasile, Messico, Pakistan, Afghanistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Turchia. L?obiettivo è affrontare insieme il tema complesso della stabilizzazione dell?Asia centrale, cominciando, ovviamente, dall?Afghanistan».

"il cadavere di bonanno nel pilastro di un edificio" ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: omicidio di Giovanni Bonanno sono imputati come mandanti Salvatore Lo Piccolo e Diego Di Trapani, successore di Bonanno alla guida del mandamento di Resuttana. Della sparizione del cadavere è accusato Sandro Lo Piccolo. In un altro troncone, in corso col rito abbreviato, sono imputati fra gli altri i boss Nino Rotolo e Nino Cinà.

s.m.novella, servono 800.000 euro ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: assessore alla cultura Eugenio Giani e il direttore delle Belle arti del Comune Giuseppe Cini hanno confermato la cifra di 800 mila euro. Dove trovarli? «Sul bilancio 2009 saranno stanziati i primi 300 mila euro per il lotto 3, quello cioè di fronte all´albergo Roma, circa 1000 metri quadri», garantisce Giani. E gli altri 1000 mq?

blair, è "mr. medio oriente" ma non si vede - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dagli Stati Uniti alla Cina. Poi è venuto il contratto milionario per il libro in uscita quest´anno per Random House. Le assicurazioni Zurich hanno sentito il bisogno di averlo come advisor nel campo degli «sviluppi delle tendenze internazionali». Subito dopo è arrivata una superpagata «consulenza strategica» per la JP Morgan;

- jonathan power ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: L´industrializzazione in India e in Cina creerà molti problemi. Ma attraverso la comunicazione di massa, attraverso internet, per esempio, credo che l´idea che gli uomini sono uguali in ogni parte del mondo stia cominciando a filtrare nella nostra coscienza, e ciò mi rende ottimista.

lo spettro del mondo è la deflazione - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dall´altro il mito del "decoupling" e cioè l´idea che Cina, India, Brasile, Russia potessero sganciarsi dall´influenza economica dell´Occidente e continuare a crescere per conto loro o addirittura trainare il resto del mondo. La fine di quei miti porta con sé anche alcune conseguenze geopolitiche tutt´altro che sgradite.

pechino assolve la "panda cinese" ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina si prende la rivincita contro la sentenza del Tribunale di Torino che aveva vietato l´importazione della Gw Peri in Europa. L´azione legale della Fiat nei confronti di Great Wall, sia in Italia che in Cina, aveva lo scopo di vietare la distribuzione della Panda «clonata» sia nella Ue e nel Paese asiatico.

e mourinho porta ibra & c. a vedere il film di natale - stefano scacchi milano ( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la scelta del film da vedere è stata in puro stile cine-panettone: "Natale a Rio", per farsi due risate. Ambientazione brasiliana al pomeriggio, cena argentina in serata insieme al presidente Moratti nel ristorante di capitan Zanetti in zona Navigli (a proposito di Argentina, martedì prossimo il ct Maradona sarà a San Siro per seguire Inter-Genoa).

Il risveglio delle formiche cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: GLOBALI Il risveglio delle formiche cinesi di Luca Vinciguerra O g gi in Cina ci sono almeno 150 milioni di consumatori. Pressato anche dal resto del mondo in tempi di crisi, il Governo di Pechino ha fatto del sostegno alla domanda interna una priorità strategica in tempi di calo dell'export. Ma, in assenza di un moderno wel-fare, i cinesi restano (per ora) formiche parsimoniose.

Cina, stretta sulla pornografia online ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: chiusura anche motori di ricerca come Google e Baidu Cina, stretta sulla pornografia online Massimiliano Del Barba Nuova stretta della censura del regime cinese su Internet. Le autorità di Pechino hanno lanciato una campagna morale contro i contenuti pornografici che si trovano sul web, pubblicando una lista di 19 siti, tra cui famosi motori di ricerca come Google e i cinesi Baidu (

I fondi rilanciano i non ferrosi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e ieri dalla Cina è emersa la volontà di azzerare dal 1Ú febbraio le tasse sull'import di concentrati di rame per alcune fonderie impegnate a esportare prodotti finiti. I più pessimisti si aspettano che la domanda cinese resti debole, considerato che le feste del loro Nuovo anno (che durano una settimana e che in pratica fermano il Paese)

Terza boutique a Dubai per Fabi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 la previsione è di aprire i primi 10 negozi in Cina, con un occhio di attenzione all'India,altro mercato emergente con grandi potenzialità. Fondato nel 1965 da Elisio ed Enrico Fabi (ancora oggi amministratore delegato dell'azienda), il calzaturificio ha sede a Monte San Carlo, in provincia di Macerata, e produce scarpe da uomo e da donna con un altissimo contenuto artigianale:

Prova della verità per i grandi mercati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il 2009 appena iniziato dirà invece se i Bric (Brasile, Russia, India, Cina, secondo l'acronimo coniato nel 2001 dagli economisti di Goldman Sachs) avranno, nonostante tutto, la forza per continuare a essere un modello di riferimento per i Paesi più poveri in cerca di sviluppo, e un'opportunità di affari per aziende e investitori.

Politica estera sotto il segno dell'Asia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India in testa. Ma i tre giorni di vertice globale alla Maddalena dall'8 al 10 luglio saranno di non facile gestione. Cosa potrà decidere il summit del G-8 il primo giorno, quando in realtà i nuovi protagonisti cominceranno a entrare in scena solo il giorno seguente (e non per bere insieme una tazza di tè,

Pechino ora spinge i consumi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Oggi, in Cina, ci sono almeno 150 milioni di persone (secondo alcuni, sarebbero addirittura 200 milioni) che hanno accesso al mercato dei consumi. Ma il loro numero è destinato a lievitare negli anni a venire. I consumi delle famiglie rappresentano poco più di un terzo del Prodotto interno lordo cinese.

I NUMERI-CHIAVE ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: del Prodotto interno lordo della Cina. Nei grandi Paesi industrializzati, invece, il contributo della domanda interna alla crescita dell'economia ammonta a quasi il doppio (e negli Stati Uniti arriva a sfiorare addirittura l'80%) 15 Aumento percentuale Nel 2008 le vendite al dettaglio sul mercato cinese hanno fatto registrare un aumento in termini reali di circa il 15 per cento.

Ultime previsioni dal mondo globale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la frenata della Cina, schiacciata dai problemi interni; l'ascesa del Messico.E mentre l'Europa verrà sempre più ridimensionata, Friedman prevede cinque decenni di crisi per gli Usa, seguiti infine da una nuova età dell'oro americana. The Next 100 Years: A Forecast for the 21st Century George Friedman Doubleday (In uscita a fine gennaio)

La Bei finanzierà le Pmi bulgare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: inquinamento fluviale in Cina. L'Asian development bank (Adb) contribuirà con un finanziamento da 200 milioni di dollari alla realizzazione di opere di bonifica del terzo più grande bacino fluviale cinese. Il prestito per ripulire le acque del fiume, che scorre per 2mila chilometri attraverso la Manciuria, coprirà più della metà del costo del progetto,

USA appoggio pieno ad Israele. Frenato un tentativo di richiesta di cessate il fuoco all'Onu ( da "AmericaOggi Online" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: segnale di disponibilità al dialogo annunciando la cancellazione del viaggio che il segretario di Stato, Condoleezza Rice, avrebbe dovuto fare in Cina nei prossimi giorni. La Rice resterà invece negli Usa per seguire la crisi e per proseguire sulla linea, espressa dal Dipartimento di Stato, di ricerca di "un cessate il fuoco che non permetta di ritornare allo status quo" precedente.

<Guerra alla volgarità> E la Cina controlla internet ( da "Avvenire" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: POLITICA 06-01-2009 «Guerra alla volgarità» E la Cina controlla internet P assate le olimpiadi e partite le telecamere dell'Occidente corruttore, parte ora una campagna contro i vizi che possono viaggiare sul web. In realtà sembra che siano proprio le autorità ad avere il vizio... di oscurare.

Sorpresa, il made in Italy corre ancora ( da "Avvenire" del 06-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India e Turchia (rispettivamente +65%, +52% e +19%), ma riferite a volumi inferiori quindi meno rilevanti. L'export agroalimentare aumenterà con forza verso Cina e Turchia. I turchi confermano il trend dell'ultimo anno, crescendo del 69%, mentre il 65% di incremento cinese sarebbe una novità legata a due fattori: il progressivo mutamento dei gusti del mercato e la recente caduta

il box office è in crisi e il musical emigra in cina - carlo moretti roma ( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Spettacoli Il box office è in crisi e il musical emigra in Cina CARLO MORETTI ROMA La crisi economica azzanna anche il teatro e fa vittime illustri a Broadway. Domenica scorsa è calato definitivamente il sipario su nove spettacoli allestiti sulla "Lunga strada bianca" newyorchese, campioni del box office come Young Frankenstein di Mel Brooks, i musical Hairspray e Grease;

La crisi economica allarma la Cina Nel 2009 previste proteste di massa ( da "Unita, L'" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La crisi economica allarma la Cina «Nel 2009 previste proteste di massa» Dieci milioni di nuovi disoccupati, 7 milioni di neo-laureati che non riescono a trovare lavoro. La crisi economica rallenta la Cina. E una rivista ufficiale lancia l'allarme: nel 2009 ci saranno proteste di massa.

Per Pechino un 2009 di forti conflitti sociali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: NOTIZIE DI STATO Per Pechino un 2009 di forti conflitti sociali In Cina nel 2009 aumenteranno le proteste popolari per la disoccupazione e le difficoltà provocate dalla crisi economica internazionale. Lo scrive Outlook Magazine, rivista pubblicata da Nuova Cina, il gigante editoriale di Stato. «Stiamo entrando in un periodo nel quale gli incidenti di massa raggiungeranno un picco »,

Elettronica in difficoltà come tutti i settori trainanti del made in China ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: gruppo quotato a Taipei (ma ancora controllato da Gou), con 50 miliardi di dollari di fatturato annuo e 500mila dipendenti in tutta la Cina. E stabilimenti in Brasile, Messico, Ungheria, Repubblica Ceca, India e Vietnam Dimensioni da record. L'insediamento Foxconn di Shenzen ha un perimetro di 12 chilometri

Pil ed evasione mettono a rischio le entrate fiscali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «La Cina svaluta anziché sostenere la domanda interna, gli Usa praticano politiche di espansione mentre i problemi sono nati dal loro debito». Il mondo ha bisogno di una guida. «Aspettiamo il 20 gennaio...», data dell'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca.

Cina, la crisi arriva nella città-fabbrica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: man che negli ultimi due decenni hanno fatto fortuna in Cina. Nei primi anni 70, apre a Taipei un piccolo opificio che produce componenti in plastica per televisori in bianco e nero. Poi, una decina di anni dopo quando, a seguito delle riforme pro-mercato varate da Deng Xiaoping, la Cina apre le porte agli investitori stranieri, il nipotino di Chiang Kaishek è tra i primi uomini d'

Il Macworld non fa sognare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: se ne aggiungeranno presto altri in Cina, Germania e Australia), cioè 100 volte il pubblico di qui».Un'altra edizione come questa, però, e Schiller probabilmente avrebbe parlato ad una platea vuota. LA NOVITÁ Buona accoglienza per «Faces» di iPhoto che riconosce da solo i volti delle persone fotografate dagli utenti Fan delusi.

Lotterie, Italia leader Ue con un quarto del mercato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Centro-America. Lottomatica invece ha nel mercato italiano il suo punto di forza ma nel 2006, con l'acquisizione dell'americana GTech, ha iniziato l'espansione internazionale presidiando anche il business delle tecnologie per le lotterie online (sistemi hardware e software, collegamento telematicodei terminali di gioco ai sistemi centrali)

La Befana porta via la festa di Logitech ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma la società ha precisato che saranno toccati solo i salariati diretti, non il sito in Cina, e gli esuberi dovrebbero essere dunque 500. Alla Borsa di Zurigo il titolo Logitech ieri è sceso di quasi il 10%. La recessione, inevitabilmente, si fa sentire anche su un "topolino" di grande successo, quello del computer. (L.Te.)

Cotone silurato dalla recessione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 5 milioni di balle, il quantitativo più basso da "soltanto" 20 anni. Per la fine del 2009 però potrebbe verificarsi una graduale uscita dalla recessione, secondo gli esperti della Olam International. Ma solo il calo dei raccolti e l'aumento della domanda, specie in Cina, potranno riportare il sereno. R. C.

berlusconi rassicura il senatùr "malpensa non resterà sola" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: le rotte che verranno aggiunte nei prossimi mesi verso il far east (Cina, Corea, Vietnam e Giappone) e il Sud America, partiranno dallo scalo lombardo. Con la speranza che nel giro di tre anni possa così tornare ad essere nuovamente il secondo hub italiano. Il patto con la compagnia francese, però, rappresenta a questo punto un elemento metabolizzato per il premier.

la crisi affonda broadway e il musical emigra in cina - carlo moretti ( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 27 - R2 Il caso La crisi affonda Broadway e il musical emigra in Cina CARLO MORETTI SEGUE A PAGINA 32

Cina: <Sarà l'anno delle proteste> ( da "Avvenire" del 07-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO 07-01-2009 Cina: «Sarà l'anno delle proteste» DA PECHINO L a previsione è "avallata" dal regime: la Cina deve aspettarsi per il 2009 un anno di crescenti proteste popolari per la disoccupazione e le difficoltà provocate dalla crisi economica internazionale.

re sarkozy disse "l'europa sono io" - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Con l´ascesa di potenze come la Cina e l´India il potere relativo dell´Europa inevitabilmente diminuisce � quindi accorpare le risorse in un certo senso equivale semplicemente a cercare di stare al passo. Il riscaldamento globale e la proliferazione nucleare non aspetteranno i nostri infiniti dibattiti interni.

alla sbarra uno degli inzerillo "fece uccidere due parenti in usa" ( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Sussurrò il suo interlocutore, Antonino Cinà: «Traditore». Riprese Rotolo: «In America gli hanno fatto fare il cambio». Cinà pensava che il tradimento di Tommaso Inzerillo fosse avvenuto in occasione del delitto di Santino Inzerillo, un altro fratello di Salvatore, ucciso a Palermo.

Pechino inizia l'avventura della telefonia 3G ( da "Finanza e Mercati" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: utilizzerà lo standard sviluppato in Cina chiamato Time Division Synchronous Code Division Multiple Access (Td-Scdma). Le due rivali a controllo statale, China Telecom e China Unicom, utilizzeranno invece gli standard tecnologici già utilizzati in Occidente, rispettivamente l'americano Cdma 2000 e l'europeo Wcdma.

l'arte dell'inventario aiuta a spendere meglio - angela puchetti ( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Magari puntando su aziende italiane che non hanno i grandi numeri per produrre in Cina, ma offrono prodotti dignitosi, non troppo cari e fatti in Italia. Rinunciando, se la taglia non è la propria: non sarebbe un buon acquisto, se le modifiche necessarie si annunciano massicce e la manutenzione troppo complicata.

Cinque progetti per rilanciare l'innovazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E si noti che la concorrenza tecnologica globale ormai include Paesi come la Cina (la cui spesa totale in ricerca e sviluppo cresce più del 20% all'anno e oggi quasi pareggia quella del Giappone), Taiwan, Sud Corea. Continua u pagina 10 l'articolo prosegue in altra pagina

Antitrust, è ora d'innovare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e la Cina, all'inzio del 2007, abbiano istituito le loro autorità Antitrust. Può far sorridere che nel Paese degli oligarchi e in quello del capitalismo di Stato si parli di Antitrust, ma se si riesce a mettere insieme un pacchetto di regole condivise in materia di concorrenza a livello internazionale si fa un grosso passo avanti»

Giocattoli, Italia tra i leader a Hong Kong ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dei giocattoli venduto a livello mondiale viene realizzato in Cina. Alla rassegna hanno partecipato oltre 2mila espositori da 36 Paesi.L'Italia si è attestata nella top ten degli espositori europei, superando la quota delle aziende britanniche e a un'incollatura da quelle spagnole.Il principale Paese espositore è naturalmente la Cina.

Richard Ginori torna in Borsa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Corea, Stati Uniti, Russia e Emirati arabi - conclude l'imprenditore romagnolo - . Oggi esportiamo solo il 25% della nostra produzione, ma in prospettiva invertiremo la percentuale con il mercato domestico». Tra le novità del 2009, l'apertura di altri quattro outlet nel Centro-Nord del Paese, dopo quello inaugurato nel 2008 in Valdichiana.

La Cina assegna le licenze del 3G ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Autorizzate solo le imprese nazionali La Cina assegna le licenze del 3G Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente L'economia rallenta, la disoccupazione sale, e così la Cina, dopo lunghi tentennamenti, rompe gli indugi e dà via libera alla telefonia mobile di terza generazione, un progetto che catalizzerà circa 41 miliardi di dollari di investimenti.

Pechino fa scorta di commodity ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina compra dai metalli al caucciù Pechino fa scorta di commodity In quasi tutte le Borse merci, le quotazioni sono da considerare convenienti, nonostante i recenti rincari. Un'ottima occasione per fare acquisti, nel caso di Pechino. La Cina è il maggior consumatore mondiale di molte commodity e ha interesse a garantirsi scorte per evitare alle proprie aziende i rischi del mercato.

Harmont & Blaine guarda al Far East ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 23 nel mondo (Stati Uniti, Messico, Santo Domingo, Cina, Dubai, Kuwait, Egitto, Doha, Romania e Russia), 150 dipendenti diretti e oltre 600 di indotto – ha l'obiettivo di chiudere il 2009 con un fatturato in aumento del 30%, mantenendo i livelli dell'Ebitda dell'anno appena passato, tra il 18 e il 20 per cento.

La saga delle correnti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: soprattutto in Cina e in India, che poi la convertono in corrente alternata su scala locale. Siccome utilizza tecnologie a base di semiconduttori, l'Hvdc non poteva esistere ai tempi di Edison. Di fatto, quella competizione è ormai morta e sepolta. Ma se il SuperSmart Grid proposto da Antonella Battaglini del Potsdam Institute verrà realizzato,

Nel labirinto dei missili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: realizzati in Cina. "WeiShi",letteralmente "Guardiano",è sempre di calibro 122 millimetri e supera abbondantemente i 40 chilometri di gittata.Prodotto dalla Sichuan Aerospace Industry Corporation (Scaic,o per gli addetti ai lavori "Base 062")non sarebbe ancora entrato in servizio nei reparti dell'Esercito popolare di Pechino,

in cina è suonata l'ora della ritirata delle grandi banche europee e americane ( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia Global market In Cina è suonata l´ora della ritirata delle grandi banche europee e americane Siamo molto lontani dalla fine della crisi. Le previsioni effettuate a novembre erano troppo ottimistiche e dovranno essere corrette nella manovra di primavera Sembra di assistere ai primi segnali di una ritirata delle banche occidentali dalla Cina.

la lettera - (segue dalla copertina) roberto mania ( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Gran Bretagna e Italia) e di spostarli negli Stati Uniti e in Cina. Quasi quattrocento lavoratori a spasso, il 90 per cento dei quali ingegneri, una quindicina di dirigenti. Che si sono «inventati» un nuovo lavoro temporaneo: contribuire a cercare l´acquirente, non della Motorola ma del know how dell´azienda.


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"bianco o rosso?" e la cina ci batte - mario pirani (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 18 - Commenti LINEA DI CONFINE "Bianco o rosso?" E la Cina ci batte MARIO PIRANI «Vuoi tramutare i giovani del Mezzogiorno in un popolo di camerieri?». Saranno passati quarant´anni ma ricordo ancora l´insulto sprezzante di cui tanti uomini politici e sindacalisti gratificavano Francesco Compagna, uno dei più intelligenti e vivaci intellettuali meridionali, direttore di Nord Sud, nonché esponente politico repubblicano. La sua colpa consisteva nel sostenere che l´avvenire di Bagnoli, una perla paesaggistica al limite estremo del golfo di Napoli come di Gioia Tauro, il porto affacciato nella splendida piana a sud di Reggio Calabria, non andava individuato nell´ampliamento delle grandi acciaierie o nella costruzione di nuovi impianti siderurgici ma nella programmazione di un compatibile e congeniale sviluppo agroturistico. Analogo il discorso per la Sicilia dove stavano approdando devastanti e inquinanti impianti petrolchimici. Vinse il mito della grande industria come volano della rinascita, con la conseguenza che oggi l´Italsider è affondata, Bagnoli è chiusa, l´impianto siderurgico di Gioia Tauro non è mai nato, la petrolchimica è tramontata con le crisi energetiche ma le devastazioni del territorio sono irreversibili. Nel frattempo il turismo, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle Isole, è cresciuto negli interstizi di un ambiente compromesso, fuori da ogni programmazione che collegasse l´offerta alberghiera a quella infrastrutturale, una rete di eccellenza agroalimentare alla valorizzazione del patrimonio artistico, la formazione degli operatori all´offerta culturale. Ma anche nel resto del Paese la consapevolezza delle potenzialità non accortamente sfruttate non è stata pienamente avvertita, se si tolgono le tre città mondiali (Roma, Venezia, Firenze), la riviera adriatica nordorientale e, in una certa misura, l´arco alpino. Abbiamo, quindi, un sistema in cui gli attori si muovono ognuno per conto proprio, senza un disegno d´assieme che ponga al centro dello sviluppo economico un´offerta turistico-culturale complessa, efficiente e concorrenziale. Le varie famiglie politiche ma anche le élite intellettuali e persino gli economisti, da un lato seguitano ad agire e a pensare all´interno dei vecchi stilemi di una cultura industrialista di stampo otto-novecentesco ma, dall´altro, sembrano avere una scarsa percezione della realtà materiale del nostro Paese. Al di là degli effetti della crisi economica in atto, i dati oggettivi danno, infatti, il quadro di una economia reale forte nell´industria manifatturiera piccola e media, nel turismo e nell´agricoltura, tre settori nei quali siamo secondi in Europa (dopo la Germania nel manifatturiero, dopo la Spagna nel turismo, dopo la Francia nell´agricoltura). Nessun altro paese dell´Ue è così forte contemporaneamente in questi tre ambiti di attività (la Germania è solo quarta nell´agricoltura e nel turismo, la Francia è quarta nella manifattura e nel turismo, la Spagna è terza nell´agricoltura e quinta nel manifatturiero). Ma i comportamenti pubblici e lo stesso dibattito economico non sembrano partecipi di questa specifica realtà. Anche se il dato è secondario, non è certo un caso che sia scomparso il ministero del Turismo e Spettacolo e che nelle Regioni e nei Comuni l´assessorato preposto al settore figuri tra quelli meno ambiti nelle spartizioni di giunta. Il prossimo Quaderno di approfondimenti statistici della Fondazione Edison diretto dall´economista Marco Fortis, è appunto dedicato all´argomento e ci ricorda come nel 1970 il nostro fosse il primo paese al mondo per arrivi turistici internazionali, al vertice della graduatoria dove seguivano Francia, Spagna, Canada e Stati Uniti. Certo, operavamo in un mondo più piccolo, diviso dal muro di Berlino e l´Italia era la "spiaggia" d´Europa. Dopo è seguito il declino e nell´arco di 25 anni siamo scesi al quarto posto, dopo Francia, Spagna, Stati Uniti. Dal 2006 siamo stati superati anche dalla Cina, un paese che ci aspettavamo ci sopravanzasse in tanti settori ma non nell´appeal turistico. Eppure registriamo ancora grandi possibilità di rilancio. Il flusso dei turisti stranieri negli ultimi anni è raddoppiato, da 22 a 41 milioni di presenze. Le entrate turistiche hanno registrato nell´ultimo anno il record storico di 31,6 miliardi di euro, il patrimonio artistico e paesaggistico unico al mondo non può essere insidiato che da noi stessi. La Spagna con una politica turistica e infrastrutturale più dinamica e intelligente ci suggerisce i termini di una ripresa stabile e vincente. Occorre, però, capire che il turismo del XXI secolo non è l´offerta di un cameriere svogliato che biascica: «Bianco o rosso?».

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la crisi colpisce anche i patrimoni di abramovich e degli altri "super ricchi" di mosca. che ora chiedono aiuto al cremlino - ettore livini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 19 - R2 La crisi colpisce anche i patrimoni di Abramovich e degli altri "super ricchi" di Mosca. Che ora chiedono aiuto al Cremlino ETTORE LIVINI Solo sei mesi fa sembravano i padroni del mondo: collezionavano ville da mille e una notte, yacht da sogno, squadre della Premier league e mogli sempre più giovani. Si strappavano a suon di milioni i quadri alle aste di Christie´s con la stessa naturalezza con cui scalavano aziende in ogni angolo del mondo. Oggi la ruota della fortuna è girata. E anche per i grandi oligarchi russi è arrivato all´improvviso il vento gelido della crisi. I prezzi di petrolio e materie prime, i principali ingredienti delle loro discusse fortune, sono andati a picco. L´economia di Mosca ha iniziato a scricchiolare. Il crollo della borsa, - 70% nel 2008, e del rublo, svalutato 12 volte tra ottobre e dicembre, ha drasticamente ridimensionato i loro conti in banca. E i grandi istituti di credito internazionali - che fino a ieri avevano riempito di coccole gli uomini d´oro nati sulle ceneri dell´ex-impero sovietico - hanno cambiato atteggiamento: basta prestiti (il loro debito estero in scadenza 2009 è pari a 110 miliardi di dollari, il doppio di Brasile, India e Cina messe assieme). Anzi: a dieci dei 25 uomini più ricchi di Russia hanno chiesto di rientrare con urgenza della loro esposizione, spingendoli sull´orlo del crac. Il paese - che con quest´elite di 110 miliardari in dollari (il quadruplo del 2004) non ha mai avuto troppo feeling - non si è scomposto più di tanto. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE CON UN ARTICOLO DI PIETRO DEL RE SEGUE A PAGINA 20

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Quegli scioperi indigesti al made in Italy (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-04 - pag: 8 autore: LA MANO VISIBILE ... Quegli scioperi indigesti al made in Italy di Alessandro De Nicola E h, signora mia, quando c'era Lui, era tutt'altra cosa.Con virile determinazione e maschia volontà affrontava la battaglia del grano e trebbiava, mieteva, raccoglieva. Oggi, che vuole fare, ci rimane lo sciopero dell'ananas. Come? Dice che non sa cos'è? Eh signora mia, è lo sciopero proclamato dal ministro dell'agricoltura Luca Zaia, il quale per le festività natalizie ha esortato tutti gli italiani a comprare i prodotti tipici della nostra tradizione, evitando quei beni che, come l'ananas e i frutti tropicali, nulla hanno a che spartire con essa. Il ministro, poi, lega queste esortazioni a comprare italiano sempre ad avvertimenti nemmeno troppo subliminali sulla presunta pericolosità delle merci estere. Scoppia la crisi dei suini irlandesi infettati? Ecco il ministro che proclama: «La carne italiana è buona, quindi gli italiani devono consumare il più possibile "prodotto italiano di prossimità", tanto più nel caso della carne suina che è un prodotto autoctono ». E i porcelli tedeschi o francesi? Si appropinquano le festività? Il Nostro ricorda a tutti di mangiare le specialità dolciarie e i prodotti da forno caserecci «sicuri e genuini ». La sacher viennese non lo è? Persino quando ha parlato dei frutti tropicali il titolare dell'Agricoltura ha menzionato i pericolosi diserbanti e i prodotti chimici utilizzati nei paesi produttori. E non si tratta di dichiarazioni estemporanee, ma di comunicati stampa virgolettati facilmente reperibili sul sito ufficiale "Agricoltura italiana on line". Ma se solo i cibi italiani fossero veramente sicuri, non bisognerebbe prendere ben altri provvedimenti? Signora mia, c'è protezionismo in giro. Il presidente della regione Veneto si lamenta che la Rai non pubblicizzi il prosecco (ottimo, peraltro, io adoro lo spritz) come alternativa allo champagne e chiede un intervento del governo. Quella stessa Rai che ci nega il concerto di fine anno di Vienna, gustato da ben 60 paesi al mondo, per propinarci quello della Fenice di Venezia (buona orchestra, ma anche James Bond viene meglio recitato da Sean Connery che da Enrico Montesano). Insomma,seppur nel solito nostro modo all'amatriciana, s'avanza un protezionismo strisciante che, da quando il ministro Giulio Tremonti ha abbassato la vis polemica contro la Cina (evidentemente non era una minaccia così impellente come la dipingeva in campagna elettorale), ha preso altre vie. Eppure, proprio nel periodo in cui c'era Lui, nel 1930, la legge Smoot-Hawley alzando le tariffe americane, contribuì a far sì che il crollo di Wall Street del 1929 diventasse la Grande Depressione, innescando una guerra commerciale che depresse gli scambi. Ma la storia sembra non insegnare mai abbastanza. Prendiamo gli entusiastici commenti del ministro sull'export alimentare italiano pronunciati proprio mentre esultava sui cali di consumi di ananas: cosa direbbe se i suoi colleghi degli altri paesi cominciassero un fuoco di sbarramento sull'invasione di cibo proveniente da un paese con episodi di contraffazione e adulterazione come l'Italia? Giustamente, non sarebbe contento. Così come non lo fu la Corte di giustizia europea, che nel 1982 condannò il governo irlandese per la sua campagna pubblicitaria "Buy Irish" considerata un impedimento alla libera circolazione delle merci garantita dall'art. 30 del Trattato Ue. Signora mia, ci vorrebbe un bel giudice che si accorgesse della campagna " comprate italiano"... adenicola@adamsmith.it ZAIA E L'ANANAS L'invito a consumi solo italiani scivola nel protezionismo che non conviene ai prodotti del Paese

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Sorprese e incognite per Obama (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-04 - pag: 8 autore: DALLA PRIMA Sorprese e incognite per Obama In particolare quale sarà la soluzione per l'esistenza delle due istituzioni fortemente concorrenti: il G-8 anche se allargato con la formula 8+5 e l'attuale G-20. L'attuale presidenza italiana nel prossimo G-8+5 darà all'Italia una buona posizione negoziale. Ma non sarà un esercizio facile continuare ad avere le due istituzioni concorrenti e salvare co-sì, nel tempo, il G-8. è anche probabile che la complessità dei negoziati e la nuova presenza di grandi potenze come Cina, Russia, India, potrebbero spingere gli Stati Uniti ad avere particolari rapporti con alcune di queste nazioni e portare alla creazione di gruppi ad hoc come l'attuale gruppo Iran (4+1), nel quale l'Italia non c'è. Ma molti di questi problemi potrebbero trovare soluzioni per noi soddisfacenti dopo la ratifica del Trattato di Lisbona e la nomina sia del presidente del Consiglio europeo sia dell'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza. è questo un altro motivo per essere in prima linea nella battaglia per una rapida messa in opera del Trattato di Lisbona. è necessario organizzare un dialogo euro-americano con la nuova amministrazione su linee europee istituzionalmente corrette. Di grande rilievo sarà la parte del discorso del presidente Obama relativo ai grandi temi economici. Anche in questo casosaranno molto importanti le indicazioni che verranno sul modo di coordinare le politiche economiche e finanziarie. Fino a che punto sarà necessario spingere la regolamentazione finanziaria? Quale dovrà essere il ruolo dello stato nell'economia?Come procedere al salvataggio dell'industria automobilistica? E quali il livello e gli obiettivi del gigantesco stimolo globale? Di particolare importanza saranno anche le indicazioni circa una nuova politica commerciale degli Stati Uniti. Il ricorso ai grandi negoziati multilaterali dovrebbe essere abbandonato a favore di negoziati plurilaterali quali furono i due negoziati per la liberalizzazione dei servizi finanziari e il secondo per la liberalizzazione delle tecnologie e dell'informazione. Quando, in questi giorni, si incontra un amico americano, è inevitabile ricordare con lui la lunga lista delle grandi sfide e delle ugualmente grandi aspettative. E alla fine ci si chiede: ma Barack ce la farà? La risposta che si riceve è: sì, ce la farà! Noi preferiamo aggiungere: deve farcela, alternative non ce ne sono. Renato Ruggiero

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La provincia alpina vera cassaforte del benessere diffuso (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-04 - pag: 15 autore: MICROCOSMI LE TRACCE E I SOGGETTI ... La provincia alpina vera cassaforte del benessere diffuso di Aldo Bonomi P er chi scrive microcosmi tutto l'anno,un commento e un'interpretazione della classifica sulla qualità della vita nelle provincie italiane, del Sole 24 Ore di lunedì 29 dicembre,è d'obbligo. A ben vedere è la madre di tutti i microcosmi. Con il suo tentativo, basato su 36 indicatori, di tenere assieme la dittatura del Pil, i freddi numeri dati dal reddito, con le virtù e i numeri caldi della qualità censiti attraverso parametri quali la sicurezza e il tempo libero. Con in più una verifica, attraverso un campione di cittadini del percepito rispetto ai risultati freddi dei numeri. Di più le classifiche della competizione territoriale non permettono. è già molto che ci facciano da specchio e da traccia di ragionamento. Vince, come ormai da anni, la piattaforma alpina. Inducendo meraviglia solo in chi è fermo all'egemonia del pensiero metropolitano che tende a non vedere la vitalità di quel margine, di quello stare sul confine, che va dalle Alpi Marittime alla Carnia, giù giù fino al Carso. Aosta, Belluno, Bolzano, Trento, Sondrio, Trieste e Gorizia sono sempre lì a disputarsi la primazia. Tiene e fa da base al loro successo quel saper mixare in una orizzontalità operosa il fare un po' di turismo, un po' di agricoltura di mantenimento e di qualità, un po' di artigiania, un po' di industria che risale e salmone lungo le vallate, un po' di banche popolari e casse rurali, un po' di cooperazione e tanto risparmio. Investito in quella malattia del mattone, dell'avere una casa di proprietà per cui essere in affitto appare disdicevole o da funzionario pubblico di passaggio che non vuole mettere radici. Al più si investe nella rendita immobiliare delle seconde case per quelli che vengono dalla città. Piccole tracce economiche che non fanno picchi, ma che producono un buon cocktail di reddito flessibile ed adattivo. Uno sviluppo senza egemonia, senza racconto, che può far apparire queste aree più tristi che vitali, più caratterizzate dal silenzio che non dal conflitto. In preda ad una anomia che non sempre metabolizza i cambiamenti. Oscillando il pendolo dell'enclave alpina tra rinserramento e spaesamento della comunità originaria. Che si confronta con i grandi flussi ipermoderni del turismo, della green economy, della risorsa acqua, delle Alpi come piattaforma logistica delle grandi reti: dalla Tav in Val Susa, al Brennero sino alle autostrade che portano nel cuore della mitteleuropa. I maligni sottolineano subito che forse la primazia delle piccole città alpine è viziata dai trasferimenti datiall'autonomia istituzionale. Vero. Se si esclude Sondrio e Belluno, da Aosta a Trieste passando per Trento sono tutte città di provincie o regioni autonome. Anche tutte le ultime, da Caltanissetta, Agrigento, Trapani, Siracusa e Palermo appartengono alla Regione Autonoma Siciliana. Il che fa riflettere, in tempi di federalismo fiscale ed istituzionale che ci può essere sviluppo senza autonomia ma anche autonomia senza sviluppo. L'ingegneria istituzionale da sola non basta nè a tenere assieme le tre italie, nè a ridar vigore a quelle aree metropolitane che perdono posizioni di anno in anno. Milano mantiene la primazia della ricchezza prodotta ma declina con Roma, Napoli e Palermo negli indicatori di qualità della vita. Quasi a evocare la maledizione che attraversa e prende la difficoltà del governare e del vivere nelle aree del paese ove si concentrano più di un milione di abitanti. è un bel quadretto. In quel lento ma ipermoderno processo che nel Far East porta alle megalopoli e che da noi fa delle aree metropolitane- città infinite - a cui non sappiamo dare nè confini, nè limiti, nè funzioni strategiche da città regione o da città porta del paese nella globalizzazione. Partiti dalle piccole città alpine, volto lo sguardo a Mezzogiorno che è ancora questione, attraversate le aree metropolitane, non rimane che volgere lo sguardo all'Italia di mezzo. A quella delle operose città medie, capitali dei nostri distretti e delle nostre piattaforme produttive. Lecco, Bergamo, Brescia, nel cuore della pedemontana lombarda, perdono più di trenta posizioni. Scendono anche Vicenza e Treviso, motori produttivi della pedemontana veneta. Così come Modena, cuore produttivo della via Emilia e Rimini, la capitale del distretto del piacere della città adriatica. Sino al tonfo di Prato, meno cinquanta posizioni. Il mitico distretto da tutti studiato nella sua lunga deriva dal medioevo ad oggi, era laboratorio un tempo del nostro andar per il mondo, è oggi indicatore di come il mondo ci arriva in casa. Non più made in Italy, ma made in Cina. Segnali forti che possono indurre al declinismo. Se non tiene l'Italia del made in Italy siamo fatti. Con le sole città alpine non si può competere nella globalizzazione. Il punto è proprio qua. La classifica ci segnala i punti di forza e di debolezzae quelli sotto stress da accompagnare. Che sono il Mezzogiorno, l'evoluzione e la modernizzazione delle aree metropolitane e le piattaforme produttive che, avendo ristrutturato il loro ciclo economico, si accingono a cambiare e a modernizzare la loro qualità della vita. Qui occorrerà mettersi sotto sforzo nell'anno che verrà. IL NUMERO CHIAVE 36 Sono gli indicatori in base ai quali ogni anno viene realizzata la classifica sulla qualità della vita nel province del Sole 24 Ore IL MODELLO Emergono segnali di vitalità economica che non producono picchi ma che creano un buon reddito CORBIS

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Disarmo e sviluppo, ecco il nostro G8 (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 05-01-2009)

Argomenti: Cina

di Alberto Chiara POLITICA FRANCO FRATTINI SFOGLIA L?AGENDA DIPLOMATICA DEL 2009 DISARMO E SVILUPPO, ECCO IL NOSTRO G8 Le crisi da fronteggiare: «Si parlerà di economia, di welfare e di ambiente», dice il ministro degli Esteri. Che illustra la proposta italiana per riformare l?Onu. Al suo ritorno anticipato in ufficio, il presepe in madreperla regalatogli dal nuovo patriarca di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, l?ha accolto là dove lui stesso l?aveva messo prima di Natale, in bella vista di fronte alla sua scrivania, silenzioso testimone di pace e di speranza. Diverse, invece, e purtroppo tragiche, com?è noto, le notizie giunte dalla Terra Santa. «Prima di rientrare urgentemente a Roma per via della nuova crisi mediorientale, ero in Val Badia, per qualche giorno di relax», confida a Famiglia Cristiana Franco Frattini, 51 anni, ministro degli Esteri. «Ho telefonato al mio omologo israeliano, Tzipi Livni, alla quale ho presentato la linea ufficiale dell?Italia: comprensione per la scelta di autodifesa fatta da Israele, dopo la rottura della tregua da parte di Hamas, ma anche la chiara richiesta di moderazione, per evitare vittime civili nella Striscia di Gaza». «Ho altresì disposto il rapido invio di aiuti per alleviare la drammatica situazione della popolazione palestinese, fornendo in primo luogo assistenza sanitaria. C?è poi un ruolo più politico-diplomatico che il nostro Paese può e intende svolgere: mediare per riannodare il dialogo, gettando le basi per una soluzione equa e definitiva del conflitto. Nei giorni scorsi, ho avuto contatti con il segretario generale della Lega araba, Amre Moussa, e con il primo ministro libanese, Fouad Siniora». Franco Frattini, 51 anni, è già stato ministro degli Esteri tra il 2002 il 2004 (foto Ansa). La schiera dei pacieri è affollata. «In questo momento abbiamo qualche carta in più. Dal primo gennaio, e fino alla fine del 2009, presiediamo il G8. Faremo di tutto perché il processo di pace delineato ad Annapolis, nel novembre 2007, tutt?altro che morto, prosegua e dia risultati. Israele dice che siamo il Paese più amico che loro hanno in Europa, ma al tempo stesso siamo la nazione che ha lanciato un "piano Marshall" per la Palestina, cosa che ci è valsa la gratitudine di Abu Mazen. Vantiamo, poi, relazioni con la Siria che pochi hanno. Ho ricevuto il ministro degli Esteri e il vice primo ministro di Damasco, che hanno offerto all?Italia una stretta collaborazione». In cambio di cosa? «Di un articolato progetto per informatizzare il loro sistema finanziario, a partire dalla Banca centrale». Nessuna mediazione è possibile senza avere l?avallo di Washington... «Ne parlerò con Hillary Clinton appena diventerà ufficialmente segretario di Stato». Il 20 gennaio, Barack Obama s?insedierà alla Casa Bianca. Cosa si aspetta l?Italia dagli Usa e cosa teme, a partire dal sollecitato incremento del nostro contingente in Afghanistan? «Noi non temiamo una richiesta di questo genere. L?Italia ha fatto già molto. Siamo disponibili a far di più tanto per la ricostruzione dell?Afghanistan, quanto per l?addestramento delle sue forze di polizia. Per quanto riguarda il numero dei nostri soldati, il ministro La Russa ha parlato della possibilità di schierare, nell?arco di quest?anno, 2.800 uomini (ora sono 2.200). Avevamo già messo in conto un possibile aumento». Cosa spera da Obama? «Penso che il nuovo presidente degli Stati Uniti darà nuovo impulso alla ricerca della pace nel Medio Oriente e farà molto per l?Africa, non soltanto perché è la terra di suo padre. Infine, auspico che consideri l?Europa un unico attore politico e non una somma di singoli Stati. Mi auguro, insomma, che si abbandoni la logica che ha fin qui animato la coalition of the willing (coalizione dei volonterosi, ndr)». Ma fu proprio il precedente Governo Berlusconi a promuovere, aderendovi, la coalition of the willing tanto cara a George W. Bush, dividendo l?Ue alla vigilia dell?attacco americano in Irak, nel 2003 la Francia e la Germania messe in un angolo... «Prima di diventare ministro degli Esteri, dal novembre 2004 al maggio 2008, ho ricoperto l?incarico di vicepresidente della Commissione europea. Sono l?esempio vivente di come questo Governo abbia a cuore l?integrazione europea. Noi cercheremo di promuoverla, perfezionando una strategia europea integrata di difesa e sicurezza, che finora è mancata». Tante parole, pochi fatti... «Si, se ne parla da tempo. A Helsinki, nel dicembre 1999, fu prevista la nascita di una forza di reazione rapida comune, 50-60 mila uomini, schierabili al massimo in due mesi. Rimane ancora molto da fare. L?Europa può diventare produttrice e non solo consumatrice di sicurezza. Ue e Nato, però, devono integrarsi, non sovrapporsi. Riprenderemo questo ragionamento all?interno del G8». Quale impronta darà l?Italia? «L?agenda del G8 prevede il vertice dei capi di Stato e di Governo, in Sardegna, alla Maddalena, dall?8 al 10 luglio, nonché una serie di G8 tematici: sul welfare (a marzo), sull?ambiente, sull?economia, sui principali problemi di politica internazionale (i ministri degli Esteri si incontreranno a Trieste, a giugno). Per la prima volta ci saranno anche un G8 relativo all?agricoltura (si parlerà soprattutto di sicurezza alimentare) e un G8 dedicato agli aiuti allo sviluppo, convocato a Pescara, nel mese di maggio». I G8 di Trieste e di Pescara li presiederà lei? «Sì. Quello di Trieste sarà allargato ai ministri degli Esteri di Cina, India, Brasile, Messico, Pakistan, Afghanistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Turchia. L?obiettivo è affrontare insieme il tema complesso della stabilizzazione dell?Asia centrale, cominciando, ovviamente, dall?Afghanistan». Ci sarà mezzo mondo... «D?altronde, parlando più in generale anche di sicurezza e di lotta al terrorismo, occorre coinvolgere il maggior numero possibile di attori politici, tenendo conto dei principali focolai di tensione. Come Italia intendiamo promuovere una strategia globale che svuoti gli arsenali, combattendo davvero la povertà. Nel 2010, si terrà la Conferenza di revisione del Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari. Vogliamo arrivare entro quest?anno ad avere un quadro preciso e condiviso». A Pescara si presenterà con alle spalle ingenti tagli dei fondi per la cooperazione allo sviluppo: 411 milioni di euro in meno, nel 2009 (una sforbiciata del 56 per cento, rispetto al budget 2008), collocano l?Italia in coda. «Premesso che anche gli altri Paesi tagliano, vista la grave crisi economico-finanziaria in atto, una serie di iniziative già tradotte in realtà, o in procinto di esserlo, correggono in meglio le cifre che lei ha fornito. Prima di Natale, infatti, abbiamo recuperato 100 milioni di euro ? tutti destinati a progetti di cooperazione civile ? nell?ambito del decreto sulle missioni all?estero. Contiamo, poi, di far tornare al sistema della cooperazione italiana una quota ragionevole del miliardo e 200 milioni di euro che il nostro Paese versa ogni anno al Fondo sociale europeo (oggi "rientra" appena il 14 per cento). Vogliamo, inoltre, coinvolgere le aziende italiane nell?aiuto allo sviluppo, cambiando le norme che lo impediscono. Infine, abbiamo firmato un protocollo per coordinare di più e meglio i nostri interventi con quelli della cooperazione decentrata, promossi dalle Regioni». Più in generale, il 2009 registrerà la ripresa del "multilaterale"? «Noi lavoriamo in questa direzione. Le anticipo che a febbraio convocheremo a Roma 40-50 ministri degli Esteri, per presentare un nostro progetto di riforma dell?Onu, cuore ? oggi un po? acciaccato, a dire il vero ? del "multilateralismo". Proporremo, in sintesi, che per le decisioni dell?Assemblea generale ci sia un consenso più ampio, rispetto alla semplice maggioranza matematica, per garantire una maggiore democrazia. Chiederemo un allargamento del Consiglio di sicurezza, sulla base della rappresentatività regionale e non per alcuni singoli Paesi a scapito di altri. E porremo con forza il problema dell?efficacia degli interventi, cominciando dall?individuare criteri oggettivi che legittimino l?ingerenza umanitaria (ora si decide caso per caso, in maniera discrezionale, usando criteri diversi). Sono un credente. Da cristiano, mi batto per mettere al primo posto la persona umana». Prima di votare la sua nomina a vicepresidente della Commissione europea le fu chiesto se era massone... «Rispondo con serena coscienza, oggi come allora: non lo sono».

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"il cadavere di bonanno nel pilastro di un edificio" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

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Pagina VI - Palermo Due pentiti parlano della scomparsa del boss e di suo figlio "Il cadavere di Bonanno nel pilastro di un edificio" I pentiti Francesco Franzese e Angelo Fontana confermano in aula che Giovanni Bonanno, il giovane reggente del mandamento di Resuttana, fu rapito e ucciso nel gennaio 2006 perché aveva fatto la cresta sugli incassi del racket del pizzo. «Sandro Lo Piccolo, il figlio di Salvatore, diceva di lui: "Ce l´ha per vizio, i soldi gli restano appiccicati alle mani"», così ha ricordato Franzese rispondendo alle domande dei pm Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene. Secondo Fontana, invece, Bonanno era considerato pericoloso perché avrebbe potuto vendicare il padre Armano, il killer del capitano dei carabinieri Emanuele Basile, fatto sparire anche lui per lupara bianca negli anni Ottanta. Il pentito ha spiegato che il cadavere di Bonanno senior sarebbe stato messo in un pilastro di un palazzo dell´Acquasanta. Dell´omicidio di Giovanni Bonanno sono imputati come mandanti Salvatore Lo Piccolo e Diego Di Trapani, successore di Bonanno alla guida del mandamento di Resuttana. Della sparizione del cadavere è accusato Sandro Lo Piccolo. In un altro troncone, in corso col rito abbreviato, sono imputati fra gli altri i boss Nino Rotolo e Nino Cinà.

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s.m.novella, servono 800.000 euro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

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Pagina V - Firenze Si era detto che ne bastavano 270.000 ma la realtà adesso appare ben diversa S.M.Novella, servono 800.000 euro Per completare integralmente il restauro della piazza Sorpresa: per completare i lavori di piazza Santa Maria Novella non serviranno solo 270 mila euro ma circa 800 mila. Entro il mese di marzo saranno completati i primi 2 lotti del grande cantiere di pavimentazione, cioè i circa 10 mila metri quadri con via degli Avelli, il lato sud e l´ovale centrale della piazza, che sono costati 2 milioni di euro. Ma per mettere la pietra serena su tutto il lato nord, di fronte alle Leopoldine, e sul lato ovest, di fronte all´albergo Roma (sono i lotti 3, 4 e 5 del cantiere, circa 2mila metri quadri), occorreranno almeno due anni. E soprattutto 800 mila euro e non i soli 270 mila euro eliminati dal bilancio 2008 per carenza di risorse. Da settimane i consiglieri del centrodestra chiedevano lumi sulla vicenda: «L´importo complessivo dei lavori per la piazza ci risulta essere di 2,8 milioni di euro». Palazzo Vecchio aveva risposto no: «Bastano 270 mila euro». Ma ieri l´assessore alla cultura Eugenio Giani e il direttore delle Belle arti del Comune Giuseppe Cini hanno confermato la cifra di 800 mila euro. Dove trovarli? «Sul bilancio 2009 saranno stanziati i primi 300 mila euro per il lotto 3, quello cioè di fronte all´albergo Roma, circa 1000 metri quadri», garantisce Giani. E gli altri 1000 mq? «Ora i soldi non ci sono, si dovranno trovare sui prossimi bilanci», alza le mani l´assessore, convinto tuttavia che già con la fine dei lavori dei lotti 1 e 2 la piazza avrà «un´altra faccia». «La parte più importante della piazza sarà completa a marzo, gli altri 2mila mq resteranno con il selciato attuale fino a che non troveremo gli altri soldi», aggiunge Cini. Entro fine 2009 però sarà pronta la nuova illuminazione della piazza. Un centinaio di faretti "sottogronda" - come quelli di via Tornabuoni - a luce diffusa verso l´alto e non diretta saranno posizionati intorno alla piazza sulle facciate degli edifici, sugli obelischi, su via degli Avelli, sotto il porticato delle Leopoldine, sull´ospedale di San Paolo. L´ovale centrale della piazza sarà illuminato da 10 faretti, mentre al posto della vecchia fontana saranno posizionate 6 panchine, tre di metallo e tre di vetro, illuminate dal basso con alcuni led, in modo da creare un «effetto galleggiamento». Sulle panchine in vetro potrebbero essere piazzati dei monitor con informazioni turistiche, forse interattivi. Il costo complessivo dell´illuminazione è di 326 mila euro, già stanziati dalla giunta. Entro marzo davanti alle Leopoldine saranno anche pronti i nuovi cassonetti interrati realizzati dal Quadrifoglio. E per Pasqua, promette Giani, al museo e alla chiesa di Santa Maria Novella si potrà entrare anche da piazza Stazione, dall´ufficio turistico. Proseguono anche i lavori di ristrutturazione delle Leopoldine, sia del chiostro che del primo piano. (e.f.)

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blair, è "mr. medio oriente" ma non si vede - fabio scuto (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Esteri La polemica Blair, è "Mr. Medio Oriente" ma non si vede Brown interrogato sul suo predecessore ora inviato del Quartetto ha detto: "Forse è in vacanza" FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Avete visto Tony Blair? La domanda è corsa più di una volta in questi giorni a Gerusalemme, perché l´ex premier britannico e attuale rappresentante del Quartetto (Usa, Russia, Onu e Ue) per il Medio Oriente brillava per la sua assenza mentre nella Striscia di Gaza scoppiava la guerra. Dov´era l´ha detto ieri al Daily Mail il premier Gordon Brown: «Forse era in vacanza». I collaboratori dell´ex premier definiscono «assolutamente falsa» l´affermazione anzi, «ha lavorato senza tregua dietro le quinte» con contatti con leader israeliani e palestinesi. Sta di fatto che a Gerusalemme è arrivato solo sabato notte sistemandosi nello storico American Colony, dove per le sue necessità è stato affittato l´intero quarto piano dell´albergo da più di un anno e mezzo. Dodici suite, una delle quali l´ha voluta organizzata come palestra. Ma la gran parte dell´anno il quarto piano del Colony resta vuoto, come resta vuoto il ruolo del Quartetto nella crisi mediorientale. L´ex premier evidentemente pensa che venendo a Gerusalemme sono una settimana ogni mese - tranne l´estate - è in grado di portare a compimento la missione di negoziatore fra palestinesi e israeliani. Meno di novanta giorni l´anno. Da quando ha assunto l´incarico, nel giugno 2007, è stato qualche volta in Cisgiordania ma non ha mai visitato Gaza. Nel frattempo ha tenuto numerose conferenze - pagate tra i 140 e i 280 mila euro a sera - dagli Stati Uniti alla Cina. Poi è venuto il contratto milionario per il libro in uscita quest´anno per Random House. Le assicurazioni Zurich hanno sentito il bisogno di averlo come advisor nel campo degli «sviluppi delle tendenze internazionali». Subito dopo è arrivata una superpagata «consulenza strategica» per la JP Morgan; ha avviato una Fondazione Blair per lo sport giovanile in Gran Bretagna e una Fondazione Blair per il dialogo tra le fedi, trovando anche il tempo per convertirsi al cattolicesimo. Lo scorso marzo è sbarcato in Giappone alla guida di un team internazionale di esperti di cambiamento climatico per trovare un accordo post-Kyoto, lo stesso mese ha accettato l´incarico (questo gratuito) di consulente del governo ruandese per la ricostruzione. Poiché poteva rimanere del tempo libero ha accettato la nomina a visiting professor a Yale per un corso sulle religioni. Questa nuova crisi nella Striscia di Gaza proprio non ci voleva.

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- jonathan power (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Cronaca "Ci vedevamo come dei ragazzi assennati, non certo sfrenati. Anzi, ingenui" "Sono contento che abbia vinto Obama. Sarà un ottimo presidente, ne sono convinto" JONATHAN POWER Quasi 50 anni fa, a Liverpool, sono andato a scuola con Paul McCartney e, da allora, siamo rimasti amici, sebbene lontani. Oggi, essendo stato giornalista politico per gran parte della mia vita, volevo parlare con Paul, tra le altre cose, dei grandi eventi politici accaduti nel corso della nostra vita. Quando ci siamo conosciuti a scuola, ricordo di aver fatto un discorso appassionato al circolo di cultura e qualcuno si alzò dopo di me e disse: "Ho appena visto il mio primo giovanotto arrabbiato". Quali sono i tuoi ricordi della politica di quel tempo? «I miei ricordi hanno più a che vedere con l´esprimersi attraverso la musica. Ricordo la fine del trimestre, quando portai la mia chitarra, l´unico giorno in cui era permesso farlo. Salii sulla cattedra dell´insegnante di storia, Cliff Edge, e cantai "Long Tall Sally". Ricordo che anche George (Harrison) portò la sua chitarra. La reazione dei compagni fu "Sì! Wow! Fantastico!". Penso che fece colpo e mi convinse che avrei dovuto farlo di nuovo». Nel 2007, nel film "Across the Universe" la regista inserisce una storia d´amore che ruota attorno alla musica dei Beatles e, come tanti altri, sembra voler dire che in qualche modo voi avete rappresentato lo spirito degli anni Sessanta e che lo avete espresso come nessun altro è stato capace di fare. Pensi che sia vero? «Forse. Ma la cosa interessante è che non lo facevamo in modo consapevole. E´ capitato. Il Vietnam, per esempio. Proprio quando abbiamo iniziato ad avere successo, qualcuno mi disse: "Bertrand Russell vive non lontano da qui, a Chelsea, perché non lo vai a trovare?". Così presi un taxi e bussai alla sua porta. Fu fantastico. Mi parlò della guerra in Vietnam - la maggior parte di noi non ne sapeva nulla, non era ancora sui giornali - e mi disse che era una guerra molto brutta. Raccontai ai ragazzi, in particolare a John (Lennon) di quell´incontro e di quella guerra orrenda. Poi andammo in America, e ricordo che il nostro addetto stampa disse: "Qualunque cosa facciate, non parlate del Vietnam". Ovviamente, quella era proprio la cosa sbagliata da dire. Non facemmo che parlare di quello per tutto il tempo e dire che era una cosa orrenda. Naturalmente, appoggiavamo il movimento pacifista». Siete stati il megafono di una generazione. «Spesso la gente mi dice: "Pensi che la musica possa cambiare il mondo?" è quello che credo, a vari livelli, e uno di questi è proprio il fatto che i musicisti famosi vengono ascoltati». Così, dietro l´immagine di quei ragazzi sfrenati e ribelli c´era un senso di responsabilità sempre più forte? «Esatto. Pensavamo a noi stessi come a dei ragazzi assennati. Non ci ritenevamo particolarmente sfrenati. C´erano milioni di persone, noi facevamo parte di un movimento. Non eravamo certo i peggiori. Eravamo molto ingenui. Forse, in termini di responsabilità, piantammo i semi per quelli che sono venuti dopo di noi. Gente come (Bob) Geldof, Bono, quelli che oggi hanno il megafono». Hai contribuito al progresso sociale? «Ingenuamente, quasi non intenzionalmente, credo che abbiamo dato un contributo. Dovunque mi trovi nel mondo, specialmente in America, incontro gente che mi dice: "Tu hai cambiato la mia vita", e credo di sapere cosa intendono. Quando ci andammo per la prima volta, l´America era tutta campioni di football e capelli a spazzola, ma adesso credo che sia cambiata». Tornando agli anni Sessanta, dovremmo ricordare come era rigida l´atmosfera dal punto di vista culturale. Ho appena letto un libro su Rudolph Nureyev, di quando danzò con Margot Fonteyn al Covent Garden e durante l´intervallo andò alla toilette degli uomini, lì trovò qualcuno ed ebbe con lui un rapporto fugace e, mentre stava per rientrare, un poliziotto lo arrestò. «Brian Epstein, il nostro manager, era gay. Sapevamo, perché ne avevamo parlato con lui, che se lo avessero scoperto avrebbe significato la prigione. Ancora una volta, questo ci ha fatto pensare: perché?». Se ben ricordo, all´epoca non ti sei mai schierato a favore degli omosessuali. «Non si è mai presentata l´occasione. Nessuno ha mai detto: "Che cosa ne pensi dei diritti dei gay?". Credo che, se ce lo avessero chiesto, avremmo risposto: "E´ una buona idea"». La nostra generazione lascerà un mondo migliore di quello che ha trovato? «Non so. Quello di cui sono certo è che le nostre abitudini devono essere drasticamente modificate, se vogliamo salvare l´ambiente. L´industrializzazione in India e in Cina creerà molti problemi. Ma attraverso la comunicazione di massa, attraverso internet, per esempio, credo che l´idea che gli uomini sono uguali in ogni parte del mondo stia cominciando a filtrare nella nostra coscienza, e ciò mi rende ottimista. Questo, tuttavia, non garantisce un futuro roseo. Penso che potremo avere un futuro da Blade Runner, in cui tutto è andato nel peggiore dei modi, oppure un futuro illuminato, in cui l´ONU acquisti sempre maggiore centralità e i popoli e le nazioni si rendano conto che gli esseri umani sono tutti simili tra loro, che i problemi possono essere risolti. Sai che ho appena tenuto un concerto in Israele? Mi avevano sconsigliato di andarci, e di andare nei territori palestinesi, ma ero collegato ad una organizzazione chiamata One Voice, metà palestinese e metà israeliana, che sta lavorando per la pace, sperando ancora nella soluzione dei due Stati». Non mi ero reso conto di quanto sia invadente lo Stato di Israele: se vuoi fare qualcosa come importare un´auto, nei territori palestinesi, devi ottenere il permesso da Israele. Un uomo che viene a lavorare in Israele deve mettersi in fila alle 3 del mattino per iniziare il lavoro alle 8. Non è arrivato il momento di cambiare tutto questo come, a quanto sembra, siamo riusciti a fare in Irlanda?». Cosa ne pensi di questa enorme crisi finanziaria? Gli Stati Uniti sono rimasti vittime della loro stessa avidità? «Penso che ci sia qualcosa di vero. Ecco perché, con l´elezione di Obama, molti di noi sperano in un cambiamento nella politica americana. è l´uomo giusto per questo compito. Sono così contento che abbia vinto. Sono convinto che sarà un ottimo presidente». Copyright Prospect Magazine (Traduzione di Antonella Cesarini)

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lo spettro del mondo è la deflazione - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 18 - Economia Berlino però resta concentrata sull´inflazione e la mancanza di competitività frena gli effetti sul sistema Italia Lo spettro del mondo è la deflazione E gli Usa già temono il passo successivo: la Grande Depressione Incertezza per i capovolgimenti registrati da materie prime e paesi emergenti FEDERICO RAMPINI Il petrolio ha chiuso il 2008 in calo del 54%. L´inflazione italiana nello stesso anno ha segnato il massimo dal 1996. Dov´è l´errore? Ambedue i dati sono esatti. Allora è la deflazione o l´inflazione il vero pericolo da combattere nel 2009? Con un rincaro dei prezzi al consumo del 3,3% nel 2008 il costo della vita nel nostro paese ha avuto il suo aumento più forte degli ultimi dodici anni. L´inflazione per i consumatori italiani è stata perfino più alta se misurata con l´indice armonizzato europeo: +3,5%. Il 2008 però si è chiuso con un andamento dei prezzi italiani a dicembre � mese su mese � in regresso dello 0,1%. Certo siamo ancora lontani dalle discese dei prezzi registrate negli Stati Uniti: meno un per cento nel solo mese di ottobre, seguito da un pesante meno 1,7% a novembre. Per la mancanza di competitività che affligge diversi settori dell´economia italiana � dalla distribuzione dei carburanti alle parcelle delle libere professioni, dalle banche ai servizi municipali � la riduzione dei costi a monte non si trasmette rapidamente sull´utente finale. Il lato buono della deflazione � la riduzione del costo della vita che aumenta il potere d´acquisto degli occupati � è più lento a manifestarsi in Italia rispetto ad altri paesi sviluppati. Anche l´aspetto più distruttivo della deflazione � la svalutazione massiccia di tutti gli attivi patrimoniali e il parallelo peggioramento dei debiti � è meno veloce in Italia rispetto agli Stati Uniti dove la bolla immobiliare fu più gigantesca: cadute del 20% o del 30% dei valori delle case non sono ancora all´ordine del giorno da noi. Il dato medio annuo dell´inflazione italiana nel 2008 è comunque un indicatore imperfetto. E´ sempre stato uno specchietto retrovisore che registra un andamento già passato. Nel caso dell´anno appena concluso quel dato è la sintesi impossibile fra due tendenze diametralmente opposte. Il 2008 ha concentrato nell´arco di due semestri capovolgimenti così brutali che un tempo venivano "spalmati" su molti anni, o addirittura decenni. E´ lo stesso anno che nel primo semestre ha visto impazzire i mercati delle materie prime, con un´iperinflazione che ha portato il barile di petrolio al suo record storico di 147 dollari (luglio); si è concluso con il calo del 54% dello stesso greggio, non rispetto a luglio ma nei confronti del dato di gennaio! E il petrolio è in buona compagnia. Per tutte le materie prime (con due eccezioni non collegate fra loro: oro e cacao) è stato l´anno più disastroso dei tempi moderni. L´indice sintetico dei prezzi delle materie prime S&P Gsci rileva una caduta del 46,5%, peggio di quanto hanno fatto le Borse mondiali che in media hanno perso il 42% dall´inizio di gennaio a fine dicembre. Nel caso delle materie prime il dato annuo finale è ancora più clamoroso perché il primo semestre era stato una forsennata galoppata al rialzo: a metà 2008 segnavano massimi storici non solo il petrolio ma anche il platino, il rame, l´alluminio, molte derrate agroalimentari di prima necessità. E´ dopo la prima metà dell´anno che sono improvvisamente tramontati due miti affini: da un lato l´idea che le materie prime fossero in mezzo a un "superciclo secolare" di rialzo dovuto all´aumento inesorabile dei consumi nei paesi emergenti; dall´altro il mito del "decoupling" e cioè l´idea che Cina, India, Brasile, Russia potessero sganciarsi dall´influenza economica dell´Occidente e continuare a crescere per conto loro o addirittura trainare il resto del mondo. La fine di quei miti porta con sé anche alcune conseguenze geopolitiche tutt´altro che sgradite. Il potere oligopolistico dei fornitori di risorse naturali fa meno paura. A fine dicembre l´annuncio da Mosca della creazione di un cartello del gas ha lasciato indifferenti i mercati. Il braccio di ferro tra Gazprom e l´Ucraina fa meno paura all´Europa occidentale di quello che avvenne due anni fa. I regimi autoritari o gli Stati-canaglia che prosperavano grazie alla bolla delle materie prime � da Chavez all´Iran � rischiano di apparire come delle tigri di carta. Il verdetto sul 2009 però non è ancora unanime. A Washington il consenso della classe dirigente è schiacciante: siamo già in piena deflazione, il prossimo rischio è scivolare in una Grande Depressione, per evitarlo non bisogna badare a spese. Il dato sulla disoccupazione americana atteso venerdì potrebbe confermare questo pessimismo. Nonostante che il Tesoro Usa abbia già in circolazione il volume record di 10.600 miliardi di dollari di Treasury-Bonds, il debito è destinato ad aumentare a vista d´occhio con il piano Obama di sgravi fiscali e nuove spese pubbliche. La realtà sembra diversa vista da Berlino, dove il governo tedesco continua a temere che l´inondazione di liquidità da parte delle banche centrali sta seminando i germi di una futura inflazione. Giovedì la Bank of England potrebbe seguire l´esempio dei tassi zero americani. Mentre la Bce, che all´Eurozona impone uno scarto di 250 punti base rispetto ai tassi direttivi della Fed, aspetterà a riunirsi fino al 15 gennaio. Il 2009 dirà chi aveva visto giusto.

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pechino assolve la "panda cinese" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 20 - Economia Il giudizio Pechino assolve la "Panda cinese" MILANO - I cinesi non hanno copiato la Panda. Così ha deciso l´Alta Corte di giustizia di Habei (provincia del colosso asiatico) che ha assolto la Great Wall Motors (costruttore cinese) dall´accusa di essersi «fortemente ispirato» al modello Fiat per mettere sul mercato la sua Gw Peri. A sollevare la questione era stato un ricorso della stessa casa torinese. La sentenza di Habei è considerata «finale e conclusiva», Fiat dunque non potrà fare appello. Con tale decisione, di fatto, la Cina si prende la rivincita contro la sentenza del Tribunale di Torino che aveva vietato l´importazione della Gw Peri in Europa. L´azione legale della Fiat nei confronti di Great Wall, sia in Italia che in Cina, aveva lo scopo di vietare la distribuzione della Panda «clonata» sia nella Ue e nel Paese asiatico.

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e mourinho porta ibra & c. a vedere il film di natale - stefano scacchi milano (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 45 - Sport E Mourinho porta Ibra & C. a vedere il film di Natale STEFANO SCACCHI MILANO Mourinho come Herrera: è stato questo il paragone più frequente nei primi mesi nerazzurri dell´ex allenatore del Chelsea. In attesa di vedere se riuscirà a riportare la Coppa Campioni all´Inter 44 anni dopo il trionfo dello squadrone guidato dal Mago, ieri l´allenatore portoghese ha rispolverato un´abitudine tipica delle squadre di calcio degli anni ´60, quando non c´erano internet e videogiochi: il cinema per distrarsi in ritiro. E così ieri pomeriggio un pulmino ha lasciato l´hotel nei dintorni di San Siro, dove la formazione nerazzurra si rilassa al termine degli allenamenti di questa mini-preparazione invernale, per condurre la preziosa truppa verso le poltroncine di una multisala della zona. L´idea è partita dai giocatori in pomeriggio libero dopo la seduta della mattina ad Appiano Gentile: «Perché non andiamo al cinema?», la proposta che Mourinho ha accolto con piacere. Insieme al tecnico, a guidare la spedizione cinematografica, composta da una decina di persone, c´erano Ibrahimovic (ieri per lo svedese solo lavoro di scarico in palestra dopo qualche allenamento robusto, ma nessuna preoccupazione) e Crespo, mentre il resto della comitiva è rimasta in albergo a chiacchierare nella hall oppure giocare con la playstation nelle camere. Arrivati a destinazione, la scelta del film da vedere è stata in puro stile cine-panettone: "Natale a Rio", per farsi due risate. Ambientazione brasiliana al pomeriggio, cena argentina in serata insieme al presidente Moratti nel ristorante di capitan Zanetti in zona Navigli (a proposito di Argentina, martedì prossimo il ct Maradona sarà a San Siro per seguire Inter-Genoa). Anche questo è metodo Mourinho: il tecnico che pretende tantissimo, ma riesce a regalare mezza giornata da scolaresca in gita.

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Il risveglio delle formiche cinesi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-01-06 - pag: 1 autore: CONSUMATORI GLOBALI Il risveglio delle formiche cinesi di Luca Vinciguerra O g gi in Cina ci sono almeno 150 milioni di consumatori. Pressato anche dal resto del mondo in tempi di crisi, il Governo di Pechino ha fatto del sostegno alla domanda interna una priorità strategica in tempi di calo dell'export. Ma, in assenza di un moderno wel-fare, i cinesi restano (per ora) formiche parsimoniose. Mondo & Mercati u pagine 17-19 l'articolo prosegue alle pagine 17 19

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Cina, stretta sulla pornografia online (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-06 - pag: 9 autore: Censura. Rischiano la chiusura anche motori di ricerca come Google e Baidu Cina, stretta sulla pornografia online Massimiliano Del Barba Nuova stretta della censura del regime cinese su Internet. Le autorità di Pechino hanno lanciato una campagna morale contro i contenuti pornografici che si trovano sul web, pubblicando una lista di 19 siti, tra cui famosi motori di ricerca come Google e i cinesi Baidu (che controlla due terzi del mercato della pubblicità online), Sohu e Sina, i quali, avendo finora ignorato i richiami ufficiali- la pornografia è vietata in Cina - rischiano di essere chiusi se non cancelleranno tutto il materiale illegale. Il timore è che la censura non si limiti alla pornografia, visti i ripetuti tentativi del Governo di mettere le mani sulla rete. Uno dei siti web pubblicamente accusati di materiale «offensivo », Tianya, oltre a essere molto popolare, è infatti quello più utilizzato dai blogger per pubblicare le proprie critiche al regime, mentre sono molti a scommettere che l'iniziativa costituisca una mossa destinata a coprire azioni repressive ancora più capillari. La nuova campagna lanciata ieri, e denominata "Purificare l'ambiente culturale di Internet e assicurare uno sviluppo salutare dei minori", sarà coordinata da sette agenzie di Stato. Cai Mingzhao, vicedirettore dell'Ufficio per l'informazione del Governo, ha giustificato la mossa spiegando che «alcuni siti web hanno sfruttato le imprecisioni delle leggi e dei regolamenti per diffondere sulla rete materiale di bassa lega, rozzo e volgare, danneggiando gravemente la moralità». Non è ancora chiaro cosa Pechino intenda fare contro questi siti, anche perché nessuno dei domini chiamati in causa ha, fino a ieri, commentato la notizia. Il funzionario dell'Ufficio per l'informazione, che rappresenta in pratica l'interfaccia governativa della macchina di censura e propaganda del Partito comunista, ha però annunciato che «i trasgressori rischiano una punizione severa». La nuova campagna non arriva tuttavia inaspettata. Nei giorni scorsi, le agenzie cinesi avevano dato notizia dell'arresto di una donna di Shangai, colpevole di aver pubblicato online i suoi video pornografici. Da un punto di vista tecnico, resta da verificare l'effettiva efficacia dei filtri che saranno messi in campo, dato che la Cina fino a oggi è riuscita con successo a setacciare il web depurandolo dai molti termini sgraditi al Governo, in particolare quelli che riguardano la questione dell'indipendenza del Tibet e di Taiwan. Nonostante le maglie della censura, i siti web e specialmente i blog stanno divenendo una forte attrazione per i quasi 300 milioni di utenti Internet registrati in Cina, molti dei quali adolescenti. Un fenomeno su cui Pechino, da tempo, ha concentrato la propria attenzione, tanto che, nelle scorse settimane, una serie di siti di informazione che erano stati sbloccati nel corso delle Olimpiadi sono stati nuovamente resi inaccessibili dai poliziotti addetti a controllare la rete. FINALITà POLITICHE? La campagna coinvolgerà sette agenzie dello Stato I veri obiettivi sono i siti che danno spazio alle critiche contro il regime

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I fondi rilanciano i non ferrosi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-06 - pag: 30 autore: Analisi. Rimane lo scetticismo degli analisti che temono la debolezza della domanda cinese I fondi rilanciano i non ferrosi Ripresa dei listini legata agli acquisti dei grandi investitori Gianni Mattarelli MILANO I prezzi dei metalli sono improvvisamente saliti al London Metal Exchange sia l'ultimo dell'anno,sia soprattutto venerdì scorso, primo giorno di scambi del 2009 a Londra, con i mercati cinese e giapponese chiusi per festività. Dopo una vigilia di Natale a quotazioni depresse e una riapertura il lunedì successivo con qualche recupero, il primo balzo all'insù si è avuto mercoledì scorso a Shanghai su rame e zinco, all'annuncio che la Cinaavrebbe alzato il 1Údell'anno dal 13 al 17% l'Iva sull'importazione di un'ampia gamma di minerali e concentrati. La notizia ha lasciato scettici gli analisti, che hanno continuato a descrivere negativamente la situazione, e ieri dalla Cina è emersa la volontà di azzerare dal 1Ú febbraio le tasse sull'import di concentrati di rame per alcune fonderie impegnate a esportare prodotti finiti. I più pessimisti si aspettano che la domanda cinese resti debole, considerato che le feste del loro Nuovo anno (che durano una settimana e che in pratica fermano il Paese) inizieranno questa volta il 26 gennaio, ossia prima del solito. Il gestore materie prime della Australian & New Zealand Bank afferma che, più avanti nel mese, potrebbe rivedere al ribasso la previsione di 3mila $/tonn. quale prezzo medio per il rame del primo trimestre. Di fatto tuttavia i prezzi dell'Lme sono ampiamente saliti venerdì: il rame, per esempio, che martedì era sceso al nuovo minimo quadriennale di 2.845 $ (base tre mesi), già segnato alla vigilia di Natale, ha chiuso la settimana a 3.231 $, dopo aver toccato nell'ultimo giorno un massimo di 3.265 $. Forti rialzi anche per gli altri metalli, per un inatteso flusso di acquisti da parte dei Commodities Trading Advisors, ossia dei fondi speculativi impegnati sul breve termine, che pare abbiano avuto da investire denaro fresco dai loro clienti. Un altro motivo del rinnovato interesse all'acquisto sull'Lme sembra essere il ribilanciamento delle quote attribuite ai metalli industriali nei fondi comuni indicizzati sulle materie prime. Si dice infatti che nel maggiore di questi fondi, l'Aig Dow Jones, la componente rame sia passata dal 5,91% al 7,3% e quella del nickel dall'1,75 al 2,88%. Ciò giustificherebbe i forti aumenti di prezzo dei due metalli, anche se non spiegherebbe quello altrettanto significativo del piombo, che, pur assente da quasi tutti i fondi, è balzato sino a 1.100 $ (base tre mesi). Ma la salita complessiva potrebbe essere semplicemente dovuta a un generale, sia pure leggero, miglioramento degli umori. D'altra parte anche il mercato azionario ha dato segni di risveglio e l'aumento del valore delle grosse società minerarie Bhp Billiton e Rio Tinto intorno al 3% è insieme una causa e una conseguenza delle superiori quotazioni all'Lme. Insomma, gli aumenti hanno colto di sorpresa gli osservatori, ma, in attesa di sviluppi, si può anche ricordare che spesso in passato gennaio è stato caratterizzato da improvvise riprese di prezzo. RIMBALZO MOMENTANEO La salita generale dei prezzi al London Metal Exchange può essere temporanea: in passato spesso gennaio è stato segnato dai rialzi

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Terza boutique a Dubai per Fabi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-01-06 - pag: 16 autore: Calzature Terza boutique a Dubai per Fabi I l caso di Fabi dimostra come le medie aziende del made in Italy si confermino vitali anche in momenti di congiuntura globale sfavorevole e dimostrino la capacità di presidiare nicchie di mercato nei Paesi emergenti. L'azienda marchigiana ha appena inaugurato il terzo punto vendita a Dubai e ha chiuso il 2008 con ricavi in aumento del 12% rispetto ai 45 milioni di euro del 2007, anno in cui la crescita aveva sfiorato il 40% sui dodici mesi precedenti. Fabi conta già 42 boutique presenti nel mondo, tra cui le tre a Dubai, due a San Pietroburgo e 11 a Mosca e per il 2009 la previsione è di aprire i primi 10 negozi in Cina, con un occhio di attenzione all'India,altro mercato emergente con grandi potenzialità. Fondato nel 1965 da Elisio ed Enrico Fabi (ancora oggi amministratore delegato dell'azienda), il calzaturificio ha sede a Monte San Carlo, in provincia di Macerata, e produce scarpe da uomo e da donna con un altissimo contenuto artigianale: ogni tipo di delocalizzazione è stata sempre esclusa e anzi i dipendenti sono aumentati in proporzione al fatturato: nel 2002 erano 200 a fronte di un giro d'affari di circa 20 milioni, oggi sono poco meno di 350. L'azienda ha superato con successo anche la delicata fase del passaggio generazionale: direttore generale è oggi Alessia Fabi, figlia del fondatore Enrico e ha intrapreso un processo di diversificazione, sia dei marchi (oltre al brand Fabi, l'azienda produce e distribuisce calzature a marchi Barracuda, Mare e Old Sails), a cui si sono aggiunte una linea di gioielli e una di profumi. G.Cr. www.fabishoes.it TREND POSITIVO Il marchio marchigiano di alta gamma ha chiuso il 2008 con ricavi a +12% Inaugurazione. L'apertura della boutique Fabi a Dubai. Da sinistra, Gian Mario Spacca, Miki Jagiani, Alessia Fabi e l'a.d. Enrico Fabi

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Prova della verità per i grandi mercati (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 18 autore: Prova della verità per i grandi mercati Niente «decoupling» ma piani di rilancio per tutti - I punti di forza e di debolezza dei Bric nel 2009 Alfredo Sessa Gli ultimi mesi del 2008 hanno dimostrato come la teoria del decoupling, la possibilità che la domanda delle grandi economie emergenti compensi il rallentamento di Europa, Stati Uniti e Giappone, fosse un mito, o perlomeno un fragile salvagente che avrebbe potuto gonfiarsi solo in presenza di una debole frenata dei grandi mercati maturi. Il 2009 appena iniziato dirà invece se i Bric (Brasile, Russia, India, Cina, secondo l'acronimo coniato nel 2001 dagli economisti di Goldman Sachs) avranno, nonostante tutto, la forza per continuare a essere un modello di riferimento per i Paesi più poveri in cerca di sviluppo, e un'opportunità di affari per aziende e investitori. Almeno per ora, l'atterraggio dei Bric è duro. Ad appannare l'immagine del miracolo economico sono intervenute la caduta degli indici azionari (l'indice Msci Emerging Markets è calato del 54% nel 2008), la fuga da investimenti finanziari ritenuti rischiosi, la discesa dei prezzi delle materie prime. Cina, India, Russia e Brasile sono però seduti su grandi riserve valutarie, hanno economie che rallentano ma non interrompono la crescita, e continuano ad avere le carte in regola per attirare gli investitori. Secondo l'Outlook 2009 di Ubs Investment, la Cina crescerà nel 2009 tra il 7 e l' 8 %. La previsione è basata sull'attesa che il Governo aumenti in maniera significativa la spesa e rafforzi l'attività di prestito delle banche per sostenere la domanda interna. Da volano funziona il piano di investimenti da 4 trilioni di yuan (586 miliardi di dollari) annunciato da Pechino, ma «considerando l'ancora basso rapporto debito pubblico/Pil (circa 20%), e le gigantesche riserve di valuta estera – dice Ubs nel suo "Emerging Market Navigator" – il Governo ha la capacità di varare, se necessario, ulteriori misure di stimolo. Le banche sono inoltre in condizioni molto migliori di quanto fossero dieci anni fa, e possono permettersi di allentare gli standard dei prestiti per sostenere l'economia ». Se le possibilità di ripartire ci sono, il presente è tuttavia difficile. L'attività produttiva ha subìto una contrazione per il quinto mese consecutivo in dicembre, le chiusure di aziende si sono moltiplicate, specie nel tessile, nell'abbigliamento, nelle calzature, nei giocattoli. Secondo il gigante dell'assicurazione del credito, Euler Hermes, i dati ufficiali sui fallimenti sono destinati ad aumentare in Cina del 10% nel 2009 dopo l'incremento del 5% nel 2008, indizio di una crisi che lascerà sul terreno molte vittime. L'India,la terza economia asiatica, deve affrontare nella tempesta economica anche l'incognita delle elezioni di maggio. A inizio gennaio la Reserve Bank of India ha tagliato i tassi per la quarta volta da ottobre, mentre per sostenere il mercato dei corporate bond e permettere alle società un più facile acceso ai finanziamenti il Governo ha più che raddoppiato l'ammontare che gli investitori esteri possono detenere bond indiani. Il primo ministro Manmohan Singh, che punta alla rielezione in maggio, vuole rafforzare i consumi, mentre il rallentamento dell'export determina cali di produzione e licenziamenti. Il peso del trade sul Pil è in aumento, è oggi del 35% rispetto al 21% del 1997-98, ma rimane limitato. «Sebbene la crescita dell'India sia meno dipendente dalla domanda globale – dice Ubs –è probabile che la mancanza di risorse finanziarie si ripercuota su crescita e investimenti». Atterraggio duro per il Brasile, che secondo le previsioni vedrà la crescita del Pil rallentare dal 5,2 al 2,8%. Secondo Ubs, il Brasile va incontro nel 2009 al primo deficit commerciale in più di dieci anni. Da detonatore funziona la crisi mondiale, che fa diminuire la domanda per l'export, e la discesa dei prezzi di materie prime come i minerali ferrosi e i semi di soia. Il fatto che il 2009 sia poi un anno di avvicinamento alle elezioni del 2010 rischia di annacquare l'agenda delle riforme, e di allentare la disciplina fiscale. Maglia nera alla Russia, che ha chiuso il 2008 con il poco invidiabile record del peggiore indice azionario tra i Bric. Il Micex Index ha perso infatti l'anno scorso il 67%. Nel 2009 la crescita economica rallenterà dal 7,2 al 3,5 per cento. Secondo l'Emerging Market Navigator di Ubs, «dopo anni di surplus il bilancio russo denoterà un deficit pari al 2% del Pil, dovuto a minori introiti fiscali in seguito al calo dei prezzi del petrolio e al taglio dal 24 al 20% della corporate tax». Da parte sua, invece, Euler Hermes sottolinea il problema inflazione: «è probabile per l'effetto combinato della forte crescita dei salari, e del graduale deprezzamento del tasso di cambio, resti a due cifre nel corso di tutto il 2009». alfredo.sessa@ilsole24ore.com COLOSSI IN BILICO Il Brasile va incontro al primo deficit commerciale in più di un decennio Russia alle prese con entrate fiscali in calo e inflazione

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Politica estera sotto il segno dell'Asia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 17 autore: M&M Politica estera sotto il segno dell'Asia di Sara Cristaldi S ia pure tra i marosi di una crisi che indebolisce i grandi flussi di export verso Stati Uniti ed Europa, rallentando così la crescita dei suoi giganti economici, l'Asia sarà la protagonista del 2009. E non solo perché, se si esclude il Giappone, il Pil dell'area dovrebbe registrare un pur inviadiabile aumento del 5,8% (ultime stime Asian development bank riviste al ribasso). Ma soprattutto perché si consoliderà il potere economico quanto politico di questa parte del globo. Se ne dice convinto Roger Altman, ex segretario al Tesoro Usa, in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di Foreign Affairs, dal titolo "The Great Crush, 2008. A geopolitical setback for the West". La crisi, spiega, ha irrimediabilmente eroso l'influenza sugli eventi di Usa ed Europa, sia per la loro perdita di influenza economica sia per una capacità di persuasione morale ridottasi consistentemente. Di qui un'accelerazione dello spostamento del potere verso l'Asia. è in questo contesto che l'Italia assume la presidenza del G-8, istituzione nata per un mondo che ormai appare superato.E in ciò sta l'opportunità di contribuire alla nascita di nuove regole, ma anche la complessità di un compito che potrebbe far tremare i polsi anche a Paesi ben più corazzati sul fronte della politica estera. A maggior ragione anche perché ancora non emergono "temi forti" su cui giocare una partita che non si può certo risolvere a suon di pacche sulle spalle. Troppi gli interessi in gioco e troppo squilibrati ormai i rapporti di forza tra vecchi e nuovi protagonisti della scena internazionale. Certo l'Italia si è unita al coro di chi chiede l'allargamento del G-8 ai nuovi grandi attori, Cina e India in testa. Ma i tre giorni di vertice globale alla Maddalena dall'8 al 10 luglio saranno di non facile gestione. Cosa potrà decidere il summit del G-8 il primo giorno, quando in realtà i nuovi protagonisti cominceranno a entrare in scena solo il giorno seguente (e non per bere insieme una tazza di tè, come hanno già sottolineato)? Salvo chiedersi se i veri giochi non saranno fatti già al vertice del G-20 in programma a Londra entro aprile. Là gli emergenti, a partire dagli asiatici, entreranno in scena da subito. E non può essere altrimenti sara.cristaldi@ilsole24ore.com

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Pechino ora spinge i consumi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 17 autore: Focus. In crisi il modello basato solo sull'export, il futuro è nella domanda interna - Opportunità per i gruppi stranieri Pechino ora spinge i consumi Pressioni anche dall'estero - Ma i cinesi restano parsimoniosi: ecco perché Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Al numero 550 di Huai Hai Lu è tutto pronto per il grande evento. Tra qualche settimana, nella via simbolo dello shopping shanghainese, aprirà il grande magazzino della Barbie. Sarà un palazzo di 3.400 metri quadrati distribuiti su sei piani, interamente dedicato alla bambola più famosa del mondo. Le bambine cinesi fremono all'idea di varcare la soglia di quel negozio da sogno dove potranno trovare oltre 1.600 prodotti legati alla Barbie: dalla bambola vera e propria, ai gioielli, ai cosmetici, al parrucchiere, giochi interattivi e così via. E la Mattel, che per costruire il flagship store di Shanghai ha investito la bellezza di 30 milioni di dollari, si lecca già i baffi pensando all'assalto prossimo venturo (perché di questo si tratterà) delle bimbe cinesi al suo maxi-negozio. Il gigante americano del giocattolo non è l'unico a scommettere forte sul mercato cinese. Negli ultimi mesi, nonostante i venti di crisi che iniziano a soffiare anche oltre la Grande Muraglia, molte società straniere del largo consumo hanno investito, o hanno rafforzato la loro presenza, nel Paese. Oggi, in Cina, ci sono almeno 150 milioni di persone (secondo alcuni, sarebbero addirittura 200 milioni) che hanno accesso al mercato dei consumi. Ma il loro numero è destinato a lievitare negli anni a venire. I consumi delle famiglie rappresentano poco più di un terzo del Prodotto interno lordo cinese. In tempi di pace, nei grandi Paesi industrializzati, il contributo della domanda interna alla crescita dell'economia ammonta a quasi il doppio (negli Stati Uniti sfiora addirittura l' 80%). A fronte di questi numeri, ci sono almeno due buone ragioni per ipotizzare un'espansione futura della spesa domestica cinese.La prima:la crescita economica del Paese continuerà a innalzare il reddito disponibile della popolazione. La seconda: l'incremento del reddito nazionale trainerà verso l'alto la propensione al consumo dei cinesi. Anche il Governo spingerà la gente a spendere di più.Trent'anni esatti dopo la svolta verso l'economia di mercato di Deng Xiaoping, il modello di sviluppo incentrato sulle esportazioni, che ha consentito alla Cina di diventare in pochi anni la quarta potenza economica mondiale, è entrato in crisi. Pechino aveva intuito il rischio da tempo, ma ora la gelata della domanda mondiale causata dal collasso finanziario globale ha accelerato i tempi di maturazione di questa crisi. Così, il sostegno della domanda domestica è diventato una priorità strategica per il Governo cinese. Mai come oggi,di fronte all'improvviso crollo delle esportazioni e alla conseguente chiusura forzata di migliaia di aziende manifatturiere, il futuro della Cina è legato alla sua stessa capacità di spesa. Spesa pubblica, spesa per investimenti, e anche spesa destinata ai consumi privati. In questa nuova sfida, la classe media che affolla i grandi magazzini, che frequenta i cinematografi, che viaggia per turismo, che guida l'automobile, giocherà un ruolo cruciale. Ecco perché il Governo cinese sta facendo di tutto per trasformare un popolo di formiche (un po' come l'Italia di una volta) in un popolo di cicale spendaccione. In questa prospettiva, per tutti coloro che desiderano coronare il sogno millenario dell'Occidente –vendere uno spillo o un frigorifero a un cinese su mille – è giunto il momento di puntare sulla Cina. Adesso o mai più. Ma non sarà una scommessa facile da vincere. Il mercato del Dragone è un mercato difficile. Prova ne sia che, tra le migliaia di aziende straniere grandi e piccole che negli ultimi vent'anni hanno deciso di investire in Cina sperando di conquistare anche solo una fettina del mercato locale, pochissime sono riuscite a guadagnare quattrini. Ci sono difficoltà di carattere culturale. è vero che ci sono 150 milioni di potenziali consumatori, e tra questi svariate decine di migliaia di nuovi ricchi. Ma non è detto che siano tutti disposti ad allargare allegramente il portafoglio. «Oggi il grosso della classe media è composto da persone nate negli anni '50 e '60 che ricordano bene i momenti duri del passato. Ecco perché, sebbene il loro standard di vita sia migliorato enormemente nell'ultimo decennio, la loro propensione al consumo resta piuttosto bassa» spiega Cidian Chen, dirigente marketing di Shanghai Pepsi Cola Beverage. Insomma, il cinese resta una formica parsimoniosa. Per trasformarlo in una cicala spendacciona, gli esperti suggeriscono una ricetta: aumentare la spesa previdenziale, pensionistica e sanitaria, in modo da allargare la massa dei potenziali consumatori; incentivare le banche a sviluppare maggiormente il credito al consumo; rivalutare lo yuan, così da ridurre l'enorme trade surplus e dare più potere d'acquisto ai consumatori cinesi (su questo punto, gli americani battono da anni). Poi ci sono difficoltà di carattere socio-demografico. La Cina è un mercato estremamente frastagliato, composto com'è da oltre un miliardo di persone che hanno abitudini, gusti e preferenze molto diversi. Nel Paesecontinente più popolato del pianeta, infatti, i modelli di consumo cambiano radicalmente a livello geografico, sociale, climatico, culturale ed etnico. Infine, ci sono difficoltà di natura distributiva. Oggi, la rete retail cinese è frastagliata tanto quanto il mercato. Da anni, ormai, il settore attende un consolidamento che però stenta a partire. Il risultato è che oggi i primi 100 operatori commerciali del Paese rappresentano solo il 10% delle vendite al dettaglio nazionali. In questa situazione, per una società estera (ma anche per gli stessi cinesi) penetrare i mercati esterni alla fascia costiera può rivelarsi un'operazione assai complessa e rischiosa. Intanto, in attesa del boom prossimo venturo dei consumi, non resta che consolarsi con i dati del presente. Nel 2008, le vendite al dettaglio cinesi hanno registrato un aumento in termini reali di circa il 15 per cento. Nel 2009 la crescita sicuramente continuerà, anche se, a giudicare dall'andamento delle vendite dei grandi magazzini durante la festività nei primi tre giorni di gennaio (+13%, contro +20% nello stesso periodo del 2008), non c'è troppo da stare allegri. ganawar@gmail.com PORTAFOGLI PIù PESANTI La crescita economica prosegue e innalza i redditi Ma il risparmio è d'obbligo per pagare previdenza, sanità e studi dei figli

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I NUMERI-CHIAVE (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 17 autore: I NUMERI-CHIAVE 150 Milioni di persone Cittadini cinesi ritenuti in grado di accedere, grazie alla loro disponibilità economica, al mercato dei consumi. Secondo alcune stime il loro numero sarebbe sensibilmente più elevato, intorno ai 200 milioni, e in ogni caso sarebbe destinato a lievitare negli anni a venire. Un ruolo cruciale sarà giocato dalla classe media che affolla i grandi magazzini, va al cinema, viaggia per turismo 30 Quota percentuale I consumi delle famiglie rappresentano poco più di un terzo del Prodotto interno lordo della Cina. Nei grandi Paesi industrializzati, invece, il contributo della domanda interna alla crescita dell'economia ammonta a quasi il doppio (e negli Stati Uniti arriva a sfiorare addirittura l'80%) 15 Aumento percentuale Nel 2008 le vendite al dettaglio sul mercato cinese hanno fatto registrare un aumento in termini reali di circa il 15 per cento. Nel 2009 la crescita sembra destinata a crescere, anche se i primi dati sulle vendite dei grandi magazzini nei primi tre giorni di gennaio (sono in aumento del 13% rispetto all'incremento del 20% rilevato nello stesso periodo del 2008) non sembrano indurre all'ottimismo 30 Milioni di dollari Valore dell'investimento per la costruzione del flagship store Mattel di Shanghai. Nell'edificio saranno messi in vendita oltre 1.600 prodotti legati alla bambola Barbie. Sarà un palazzo di 3.400 metri quadri distribuiti su sei piani.

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Ultime previsioni dal mondo globale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 19 autore: LIBRI & STUDI Ultime previsioni dal mondo globale «S iate pratici, aspettatevi l'impossibile» è il mantra di George Friedman, fondatore di Strategic Forecasting, agenzia di intelligence che annovera per clienti governi e aziende di Fortune 500. Nel suo libro in uscita l'esperto prevede cambiamenti geopolitici ed economici di ampio respiro: la fine del conflitto tra Usa e il terrorismo, rimpiazzato da una econda Guerra fredda con l'astro nascente della Russia post-comunista; la frenata della Cina, schiacciata dai problemi interni; l'ascesa del Messico.E mentre l'Europa verrà sempre più ridimensionata, Friedman prevede cinque decenni di crisi per gli Usa, seguiti infine da una nuova età dell'oro americana. The Next 100 Years: A Forecast for the 21st Century George Friedman Doubleday (In uscita a fine gennaio) Pag. 272 25,95 dollari l'articolo prosegue in altra pagina

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La Bei finanzierà le Pmi bulgare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-06 - pag: 19 autore: FINANZIAMENTI & APPALTI La Bei finanzierà le Pmi bulgare L a Banca europea per gli investimenti ( Bei) presterà 25 milioni di euro a Citibank Bulgaria, che fa parte del gruppo Kbc, per finanziare i progetti delle piccole e medie imprese bulgare e delle amministrazioni locali. Il prestito, che è il primo erogato dalla Bei alla Citibank Bulgaria, rappresenta un ampliamento della rete di attività che l'istituto europeo ha da tempo avviato nel Paese. In particolare, con questo prestito è intenzione della Bei favorire l'accesso da parte delle Pmi bulgare ai finanziamenti a lungo termine per le loro attività di business. Tra le condizioni del prestito vi è anche la richiesta mandatoria per Citibank di semplificare le pratiche necessarie ai prestiti e di ampliare le causali previste dai regolamenti locali. Le aree nelle quali le Pmi potranno usufruire i finanziamenti sono quelle dell'industria, dei servizi, del turismo, del risparmio energetico, delle infrastrutture ( comprese quelle per la salute, l'educazione e l'ammodernamento delle strutture urbane), della protezione dell'ambiente e dell'economia della conoscenza. Le amministrazioni locali e le municipalità bulgare potranno accedere ai finanziamenti della Bei tramite Citibank Bulgaria nella misura del 12,5% del totale. L'Adb finanzia la riduzione dell'inquinamento fluviale in Cina. L'Asian development bank (Adb) contribuirà con un finanziamento da 200 milioni di dollari alla realizzazione di opere di bonifica del terzo più grande bacino fluviale cinese. Il prestito per ripulire le acque del fiume, che scorre per 2mila chilometri attraverso la Manciuria, coprirà più della metà del costo del progetto, stimato in 396,3 milioni di dollari.La parte rimanente dei fondi necessari a operare nello Songhua River Basin (il bacino fluviale di Songhua) verrà raccolta tramite finanziamenti delle banche cinesi locali,l'emissione di bond, l'utilizzo di capitale delle amministrazioni locali e un piano di tassazione per chi scarica acque reflue nel fiume. Le specifiche del progetto prevedono la realizzazione di infrastrutture per il trattamento delle acque reflue, il trattamento per la produzione di acqua potabile per le città e i villaggi dell'area, l'educazione al trattamento delle acque nelle fabbriche e la gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi. Pechino valuta il progetto come fondamentale per raggiungere il Millennium Development Goal del 2015 per le popolazioni senza accesso all'acqua potabile. Il bacino fluviale di Songhuaè uno dei più inquinati al mondo, con scarichi industriali provenienti da fabbriche di prodotti chimici, metalli pesanti e altri materiali altamente inquinanti. Negli anni passati la regola è stata quella di scaricare acque contaminate dalle lavorazioni direttamente e senza alcun sistema di filtraggio, mettendo seriamente a rischio le popolazioni che vivono nei pressi del fiume. Obiettivo è la difesa e il miglioramento della qualità della vita di circa 9,4 milioni di persone che abitano nei pressi del fiume, attraverso le province del nordest di Heilongjiang e Jilin. ACQUE REFLUE L'Asian development bank presterà 200 milioni di dollari al Governo di Pechino per ripulire dall'inquinamento il bacino del fiume Songhua

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USA appoggio pieno ad Israele. Frenato un tentativo di richiesta di cessate il fuoco all'Onu (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

USA appoggio pieno ad Israele. Frenato un tentativo di richiesta di cessate il fuoco all'Onu 05-01-2009 WASHINGTON. Gli Usa si mettono di traverso all'Onu, frenando un tentativo del Consiglio di sicurezza di prendere posizione sulla crisi in Medio Oriente con una richiesta di immediato cessate il fuoco tra Israele e Hamas. La posizione di appoggio pieno dell'amministrazione Bush a Israele é condivisa anche dai democratici che controllano il Congresso e si apprestano a ereditare la Casa Bianca, anche se continua a mancare la voce dell'esponente più importante, Barack Obama. Il presidente eletto degli Stati Uniti ha fatto ripetere ai propri portavoce che in America "c'é un presidente alla volta" e fino al 20 gennaio si chiama George W. Bush. I collaboratori di Obama ripetono che in un momento di crisi internazionale come quello attuale, è importante che gli Usa parlino al mondo con una sola voce e qualsiasi intervento di Obama indebolirebbe l'azione diplomatica statunitense. Il successore di Bush ha evitato per questo finora di lasciarsi trascinare sotto i riflettori da Hamas e da chi, nel mondo arabo, lo accusa di usare due pesi e due misure: Obama agisce da presidente quando si tratta di economia - è la critica - e non ha evitato commenti sull'attacco terroristico a Mumbai, ma quando si tratta dell'annosa questione mediorientale sceglie di restare in silenzio. Non tacciono però i due leader dei democratici in Senato, Harry Reid e Dick Durbin, secondo i quali Israele sta agendo nel pieno del proprio diritto e le sue azioni sono comprensibili. "Quello che Israele sta facendo - ha detto Reid - è molto importante. Quest'organizzazione terrorista, Hamas, deve essere spinta a farsi da parte". Un giudizio sui cui sembra esserci sostanziale convergenza con l'amministrazione Bush. Secondo il vicepresidente Dick Cheney, occorre "ricordare non si tratta di un conflitto tra due paesi membri delle Nazioni Unite, ma di uno stato membro dell'Onu che viene attaccato da un'organizzazione terrorista". Cheney ha tra l'altro negato che Israele abbia chiesto agli Usa un via libera, prima di invadere Gaza. La linea è quella che gli Usa mantengono anche al Palazzo di vetro, dove nella notte tra sabato e domenica è naufragato il tentativo di far passare una dichiarazione del Consiglio di sicurezza, introdotta dalla Libia, che chiedeva l'immediato cessate il fuoco ed esprimeva "seria preoccupazione per l' escalation di violenza e il deterioramento della situazione a Gaza e nel sud di Israele". Se approvata, la dichiarazione sarebbe entrata agli atti, ma senza il valore vincolante di una risoluzione. La Libia ha accusato gli Usa di aver fatto fallire la discussione, ma il rappresentante americano, Alejandro Wolff, ha sostenuto che non ci sono le condizioni per una presa di posizione fino a quando Hamas non mette fine alle sue azioni. Per l'ambasciatore francese Jean-Maurice Ripert, presidente di turno del Consiglio di sicurezza, sono comunque emerse "forti convergenze" che potrebbero sfociare in una presa di posizione nella giornata di lunedì, quando l'organo dell'Onu ha in programma una nuova riunione stavolta anche con la partecipazione di alcuni ministri degli Esteri. A New York è in arrivo anche il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen, e gli Usa hanno mandato in qualche modo un segnale di disponibilità al dialogo annunciando la cancellazione del viaggio che il segretario di Stato, Condoleezza Rice, avrebbe dovuto fare in Cina nei prossimi giorni. La Rice resterà invece negli Usa per seguire la crisi e per proseguire sulla linea, espressa dal Dipartimento di Stato, di ricerca di "un cessate il fuoco che non permetta di ritornare allo status quo" precedente.

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<Guerra alla volgarità> E la Cina controlla internet (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 06-01-2009 «Guerra alla volgarità» E la Cina controlla internet P assate le olimpiadi e partite le telecamere dell'Occidente corruttore, parte ora una campagna contro i vizi che possono viaggiare sul web. In realtà sembra che siano proprio le autorità ad avere il vizio... di oscurare. Nelle scorse settimane, una serie di siti di informazione sbloccati nel corso dei Giochi di Pechino erano stati nuovamente resi inaccessibili dai poliziotti addetti a controllare la rete. I frequenti interventi dei censori, che in genere usano un sistema di parole-chiave che spesso colpiscono dei siti innocenti, rendono lenta e macchinosa la navigazione su internet ai circa 300 milioni di utenti registrati nel Paese.

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Sorpresa, il made in Italy corre ancora (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-01-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 06-01-2009 Sorpresa, il made in Italy corre ancora DA MILANO « N onostante i venti di crisi il made in Italy continuerà a segnare un andamento positivo sui mercati internazionali nel primo trimestre 2009». È il risultato di un'indagine realizzata da Unioncamere- Assocamerestero sulle prospettive dei settori di punta della produzione italiana verso l'estero: moda, mobili, agroalimentare, meccanica e elettronica. Un dato che «rappresenta l'unico raggio di sole nella tempesta finanziaria » commenta Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero. Se il made in Italy nel suo complesso regge, cambiano però le destinazioni dei prodotti: rispetto al primo trimestre 2008, ci sarà un calo in tutti i settori negli Usa, mentre i Paesi emergenti segneranno anche aumenti in doppia cifra, come la Russia con incrementi superiori al 10% in ogni settore. La Turchia, ad esempio, importerà il 69% in più di derrate alimentari, l'India il 60% di prodotti meccanici, la Cina il 65% di mobili e la Russia aumenterà del 32% il suo import di moda italiana. Nel settore moda che comprende tessile, abbigliamento, calzature e altri prodotti in cuoio sarà la Russia a far registrare il dato più rilevante in termini di velocità di crescita con un 32% (a 220 milioni di euro al mese), mentre saranno in flessione le quote italiane nei tradizionali mercati di sbocco come Germania (-4,1% a 319 milioni) e Usa (-9% a 220 milioni), che rimangono però i primi importatori del settore per l'Italia (anche se la crescita russa porta Mosca in seconda posizione al pari di Washington). Anche nell'arredamento è la Russia a segnare la crescita maggiore con +10,8%. Percentuali ancora maggiori si registrano in Cina, India e Turchia (rispettivamente +65%, +52% e +19%), ma riferite a volumi inferiori quindi meno rilevanti. L'export agroalimentare aumenterà con forza verso Cina e Turchia. I turchi confermano il trend dell'ultimo anno, crescendo del 69%, mentre il 65% di incremento cinese sarebbe una novità legata a due fattori: il progressivo mutamento dei gusti del mercato e la recente caduta di alcuni dazi sui prodotti. Il settore meccanico, molto legato ai processi di industrializzazione dei Paesi di destinazione, si espande soprattutto nelle economie emergenti. Saranno infatti Russia (11,2%), India (60,3%) e Brasile (22,6%) a segnare le crescite maggiori. Ma anche l'industria tedesca, il nostro più grande importatore (660 milioni di euro al mese), dovrebbe continuare ad acquistare macchinari, per un aumento del 10,1%. Anche nell'elettronica, fermo restando che il maggior importatore rimarrà la Germania con un +5%, i maggiori aumenti dell'export si vedranno in Russia (+11,4%) e India (+16,7%) mentre crolleranno del 10,9% negli Usa. Unioncamere: l'export dei nostri settori di punta migliorerà anche nel primo trimestre 2009. Il boom nelle economie emergenti compensa i cali in Usa e Ue

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il box office è in crisi e il musical emigra in cina - carlo moretti roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 32 - Spettacoli Il box office è in crisi e il musical emigra in Cina CARLO MORETTI ROMA La crisi economica azzanna anche il teatro e fa vittime illustri a Broadway. Domenica scorsa è calato definitivamente il sipario su nove spettacoli allestiti sulla "Lunga strada bianca" newyorchese, campioni del box office come Young Frankenstein di Mel Brooks, i musical Hairspray e Grease; battenti chiusi anche sulla commedia Tony Award del 2008 Boeing Boeing. A salvare gli show c´è però la Cina. I produttori newyorchesi sono infatti pronti a trasferirsi: una delocalizzazione che potrebbe essere salutare visto il successo già riscosso a Pechino da Saranno famosi, con il tutto esaurito a ogni rappresentazione nonostante i biglietti costino l´equivalente di 187 dollari, più dello stipendio mensile di un medio lavoratore cinese. La cooperazione tra Broadway e la Cina avanza velocemente: la società "Broadway Asia entertainment" allestirà a Pechino e in altre città cinesi cinque commedie musicali, a cominciare da The sound of music. La compagnia Nederlander, la stessa che ha portato in tour in dieci città cinesi nel 2007 42nd street e nel 2008 AÏda, ha appena firmato un accordo per la costruzione di un complesso teatrale nella periferia di Pechino per produzioni stabili. Tutta un´altra atmosfera invece nei teatri di Broadway, dove domenica sera troupe e tecnici si sono ritrovati per festeggiare, come da tradizione, la fine del lavoro. Sui brindisi aleggiava però un´aria pesante, da resa dei conti: è stato uno choc constatare che l´alto prezzo dei biglietti (tra i 100 e i 500 dollari) non riesce a spiegare tutta la crisi, perché il forte calo di pubblico delle ultime settimane è senz´altro legato anche al timore per le prospettive della recessione e alla necessità di risparmiare in tempi tanto cupi dal punto di vista economico. Tra brindisi e lacrime, era forte la sensazione che a Broadway per tanto tempo nulla potrà più essere come prima. Uno choc, anche perché molti addetti ai lavori non si aspettavano uno sviluppo così veloce degli eventi. Lo conferma Marc Shaiman, compositore delle musiche e autore di Hairspray, le cui repliche continuano invece nel West End londinese: «Non riesco a farmene una ragione: se mi fossi accorto che le cose si stavano avviando in questa direzione, forse ci riuscirei. Per me è stato come sopprimere un animale domestico non perché sia malato, ma perché non ci si può più permettere di comperargli da mangiare», ha detto durante la festa di chiusura al Club Arena. L´alto costo dei biglietti per i teatri è al centro del dibattito tra i produttori. Secondo Allan S. Gordon, artefice di Rent, Cry-Baby e Hairspray, il tema terrà banco per molto tempo nell´ambiente del teatro, perché rispetto alla necessità di abbassare i prezzi dei biglietti ognuno ha la sua ricetta: «Dovrà accadere per necessità, non spontaneamente. Non ci sono alternative. Lo vediamo già adesso, con l´offerta due al prezzo di uno. Dovremo portare qualcuno gratuitamente, indipendentemente da ciò che si inventeranno». La star di Xanadu Kerry Butler, lo show che ha chiuso le repliche a settembre, ritiene che tutti «dovrebbero tagliarsi una parte di stipendio per consentire di abbassare i prezzi dei teatri. Gli attori, la troupe, tutti quanti dovrebbero abbassarsi lo stipendio se siamo in recessione» ha detto. Margo Lion, altra produttrice di Hairspray, sta facendo il possibile per proiettarsi verso nuovi progetti, come il musical Catch me if you can, basato sul film del 2002 interpretato da Leonardo di Caprio ("Prova a prendermi"), l´autobiografia di Frank Abagnale Jr che spera di portare a Broadway la stagione prossima: «Dobbiamo guardare oltre». Tra gli ottimisti c´è il 92enne Horton Foote, autore della commedia Dividing The Estate che con l´aria di chi ne ha viste tante ha previsto il ritorno alla stabilità a Broadway nel giro di due stagioni: «Ho in testa più idee di commedie di quante ne riuscirò a vedere in scena a Broadway, ma sono sicuro che le vedrò tutte realizzate».

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La crisi economica allarma la Cina Nel 2009 previste proteste di massa (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-01-2009)

Argomenti: Cina

La crisi economica allarma la Cina «Nel 2009 previste proteste di massa» Dieci milioni di nuovi disoccupati, 7 milioni di neo-laureati che non riescono a trovare lavoro. La crisi economica rallenta la Cina. E una rivista ufficiale lancia l'allarme: nel 2009 ci saranno proteste di massa. MARINA MASTROLUCA mmastroluca@unita.it

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Per Pechino un 2009 di forti conflitti sociali (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-07 - pag: 8 autore: NOTIZIE DI STATO Per Pechino un 2009 di forti conflitti sociali In Cina nel 2009 aumenteranno le proteste popolari per la disoccupazione e le difficoltà provocate dalla crisi economica internazionale. Lo scrive Outlook Magazine, rivista pubblicata da Nuova Cina, il gigante editoriale di Stato. «Stiamo entrando in un periodo nel quale gli incidenti di massa raggiungeranno un picco », scrive Outlook Magazine usando l'espressione ufficiale con la quale vengono indicate la manifestazioni popolari di protesta. «Nel 2009 - prosegue Outlook - il Paese si troverà di fronte a nuovi conflitti e scontri che metteranno ulteriormente alla prova a tutti i livelli le capacità del Partito e del Governo». Si stima che circa sette milioni di nuovi diplomati faranno fatica a trovare spazio in un mercato del lavoro dove nei mesi scorsi sono stati persi più di 10 milioni di posti.

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Elettronica in difficoltà come tutti i settori trainanti del made in China (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-07 - pag: 8 autore: L'INDUSTRIA RALLENTA LA CORSA Elettronica in difficoltà come tutti i settori trainanti del made in China Il fondatore Terry Gou, 58 anni, taiwanese di nazionalità ma cinese d'origine,ha puntato a partire dagli anni 70 sull'elettronica,un settore che rappresenta circa un terzo delle vendite del made in China all'estero Secondo la classifica pubblicata daForbes, Gouèoggial160Ú posto tra gli uomini più ricchi del pianeta Il gruppo La Foxconn di Longhua (cittadina satellite di Shenzhen, nel Guangdong) è il braccio operativo di Hon Hai Precision, gruppo quotato a Taipei (ma ancora controllato da Gou), con 50 miliardi di dollari di fatturato annuo e 500mila dipendenti in tutta la Cina. E stabilimenti in Brasile, Messico, Ungheria, Repubblica Ceca, India e Vietnam Dimensioni da record. L'insediamento Foxconn di Shenzen ha un perimetro di 12 chilometri

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Pil ed evasione mettono a rischio le entrate fiscali (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-07 - pag: 4 autore: INTERVISTA Vincenzo Visco «Pil ed evasione mettono a rischio le entrate fiscali» ROMA «C'è, in Italia, un problema di ammortizzatori sociali. Per finanziarli, sarebbe giustificato un riequilibrio della tassazione ». Vincenzo Visco, più volte ministro nelle coalizioni di Centro-sinistra e responsabile delle Finanze nella passata legislatura esamina la crisi economica e le sue conseguenze. «Se i disoccupati aumentassero di 500mila unità, cosa non impossibile soprattutto tra i lavoratori precari, avremmo problemi sociali, di domanda, di consumi ». «Occorrerà in quel caso dare soldi a chi perde il lavoro. Certo, serve una riforma strutturale degli ammortizzatori, ma si possono immaginare misure transitorie che, con un deficit 2009 che viaggia verso il 4% del Pil, dovrebbero essere coperte un bilancio: i nostri margini di manovra sono ridotti». Per combattere la crisi, «è necessaria una forte coesione europea. Finora non c'è stata. Ogni Paese va per conto suo». Visco è sconcertato in particolare dalla Germania, che prima «ha condannato gli interventi del premier britannico Gordon Brown, poi ha cambiato posizione». «La Cina svaluta anziché sostenere la domanda interna, gli Usa praticano politiche di espansione mentre i problemi sono nati dal loro debito». Il mondo ha bisogno di una guida. «Aspettiamo il 20 gennaio...», data dell'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca. Ritornando a casa nostra, «è inquietante che il Tesoro giustifichi il fabbisogno del 2008 (53 miliardi dai 45 previsti e dai 29 del 2007), con un eccesso di spesa per misure, quelle della manovra d'estate, in gran parte coperte. Cos'è successo?». «Come al solito, mancano le informazioni. La finanza pubblica dovrebbe essere argomento politico di primo piano, non oggetto di allarmismi e polemiche: è interesse generale disporre di tutti i dati. Vedremo col Programma di stabilità», atteso a giorni. Una nota positiva: «Lo sfondamento del fabbisogno di cassa 2008 si tradurrà solo in parte sull'indebitamento », versione del deficit vincolata al 3% del Pil. «Il 2009 si prospetta assai duro. La crisi è molto forte e la scontiamo in pieno. Il problema non è tanto di spesa, quanto di entrata. è chiaro: sono crollati i profitti delle imprese, in particolare delle banche che, da sole, rappresentano il 25-30% del gettito dell'Ires».Ma Visco è più preoccupato dall'andamento dell'Iva e delle imposte diverse dall'Irpef sul lavoro dipendente, l'unica – quest'ultima – aumentata più del Pil. Tutte le altre scendono in termini nominali: c'è una componente molto forte di evasione». Che in parte si spiega: anche l'evasione è ciclica. I contribuenti evadono di più quando le cose vanno male perché, piuttosto che ridurre le capacità di spesa, smettono di pagare le tasse. Un'anomalia italiana ».Che dev'essere contrastata con un monitoraggio continuo. Quando i versamenti Iva mostravano anomalie rilevanti, ricorda Visco, le imprese erano chiamate a dare spiegazioni. «Una decina di economisti erano incaricati di farlo: li hanno cacciati tutti ». «Al Tesoro, il monitoraggio della spesa riguarda solo il settore statale. E col federalismo? ». Determinante è comunque l'andamento dell'economia, di cui i conti pubblici «sono la risultante». «Nel 2009, il Pil reale sarà negativo di uno o due punti; i prezzi freneranno, il Pil nominale rischia di rimanere invariato. L'indebitamento si avvicinerà al 4% del Pil. Il debito continuerà a salire ». «Se a ottobre fosse stato varato, in Europa, un programma di sostegno e rilancio, oggi forse faremmo ragionamenti diversi ». L.L.G. «Se si creeranno altri 500mila disoccupati avremo problemi sociali e di spesa pubblica» Vincenzo Visco EMBLEMA

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Cina, la crisi arriva nella città-fabbrica (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-07 - pag: 8 autore: Asia. A Shenzen l'insediamento industriale più grande del mondo dove Foxconn produce componenti per Sony, Samsung, Dell, Nokia e Apple Cina, la crisi arriva nella città-fabbrica Il calo degli ordini ha spinto il padre-padrone Terry Gou a licenziare 40mila dei 270mila operai Luca Vinciguerra LONGHUA. Dal nostro inviato Tre ragazzi si contendono scherzando i biglietti della riffa davanti al baracchino della lotteria. «Abbiamo bisogno di soldi perché tra poco saremo licenziati. Così andiamo tutti a caccia del biglietto fortunato», dice Wang,un ventenne dall'aria sveglia originario dell'Hubei, emigrato qualche mese fa per cercare lavoro a Shenzhen, nella provincia di Guangdong, nella Cina meridionale. Wang, i suoi amici della lotteria, gli uomini con il giubbetto blu e le donne con la casacca rosa-nero che si aggirano tra le bancarelle del mercato sono dipendenti della Foxconn. è un nome che di-ce poco al grande pubblico, ma assai noto tra i produttori di elettronica del mondo intero. Foxconn, infatti,è uno dei più grossi produttori globali di componentistica: non c'è televisore Sony,telecamera Samsung, computer Dell, telefonino Nokia, Ipod Apple, prodotto oltre la Grande Muraglia che al suo interno non contenga almeno un pezzettino sfornato da questa fabbrica cinese situata a Longhua, una cittadina satellite di Shenzhen. Una fabbrica gigantesca. Il periplo completo dell'area su cui sorge la Foxconn è lungo oltre 12 chilometri. E all'interno dell'impianto lavorano (o meglio, lavoravano fino a un paio di mesi prima che scoppiasse la grande crisi) 270mila persone. Oggi, sulla faccia del pianeta, non c'è insediamento industriale più grande di questo. Varcarne i cancelli è una missione impossibile perché l'ingresso alla città fabbrica è severamente vietato agli estranei e, in particolare, ai giornalisti. Altrettanto impossibile è ottenere informazioni: tre settimane fa, abbiamo chiesto giusto qualche dato generale sul gruppo, ma il quartier generale dell'azienda non si è mai degnato di risponderci. Sono queste le volontà di Terry Gou, il padre-padrone della Foxconn da sempre piuttosto allergico alla comunicazione e ai rapporti con media. Cinquantotto anni, taiwanese di nazionalità ma cinese d'origine (suo padre era un soldato dell'Armata nazionalista, che nel 1949 dopo la sconfitta con-tro l'esercito maoista, riparò a Formosa), la parabola imprenditoriale di Gou non si discosta molto da quella di altri self made man che negli ultimi due decenni hanno fatto fortuna in Cina. Nei primi anni 70, apre a Taipei un piccolo opificio che produce componenti in plastica per televisori in bianco e nero. Poi, una decina di anni dopo quando, a seguito delle riforme pro-mercato varate da Deng Xiaoping, la Cina apre le porte agli investitori stranieri, il nipotino di Chiang Kaishek è tra i primi uomini d'affari taiwanesi a trasferirsi armi e bagagli nella madrepatria. Da buon taiwanese di razza, si butta nell'elettronica, uno dei settori che contribuirà maggiormente al successo del made in China. Così inizia a Shenzhen l'avventura della Foxconn, braccio operativo di Hon Hai Precision, il gruppo quotato alla Borsa di Taipei (ma ancora saldamente controllato da Gou) che sviluppa 50 miliardi di dollari di fatturato annuo, impiega quasi 500mila dipendenti in tutta la Cina, e possiede stabilimenti in Brasile, Messico, Ungheria, Repubblica Ceca, India e Vietnam. Un'avventura che ha consentito all'imprenditore taiwanese di diventare ricco e famoso, e di scalare la 160esima posizione nella classifica di Forbes degli uomini più facoltosi del pianeta. Per sapere come si svolge la vita quotidiana nella città-fabbrica proibita non resta che chiederlo ai dipendenti quando escono per la pausa pranzo. «è una vita da operai, uguale a quella che si conduce nelle altre fabbriche della zona: si lavora, si mangia e si dorme. I ritmi sono normali, scanditi in tre turni da otto ore, con qualche straordinario nei periodi di maggior pressione produttiva», racconta un quarantenne proveniente dal Jiangxi. «Forse in Foxconn si guadagna un po' meno che in altre aziende del settore», spiega un altro operaio: il salario mensile di un operaio si aggira tra 920 e 1.100 yuan, cioè tra 100e 120 euro. «Ma qui almeno siamo sicuri di essere pagati a fine mese », aggiunge. Sono parole confortanti, che allontano le accuse di sfruttamento formulate in passato contro Foxconn. Nel 2006, alcuni magazine cinesi scrissero che durante i picchi di produzione gli operai del colosso elettronico di Longhua erano costretti a sobbarcarsi fino a 80 ore di straordinario, cioè più del doppio del massimo consentito per legge. La Apple, il committente straniero all'epoca più investito dallo scandalo, avviò un'indagine conoscitiva. Il management del gruppo cinese respinse le accuse giudicandole infamanti e prive di fondamento, e citò in giudizio i giornalisti autori dell'inchiesta,chiedendo un risarcimento record. Tutto si risolse poi in una bolla di sapone. Ma Foxconn non è più riuscita a sbarazzarsi della fama di fabbrica lager. Di sicuro oltre i cancelli proibiti, dentro quei grigi falansteri che fanno capolino oltre i muri di cinta, ordine e disciplina regnano sovrani. è lo stesso Terry Gou, nel suo continuo andirivieni all'interno della fabbrica (si sposta con una vettura elettrica come quelle usate sui campi da golf),ad assicurarsi che dentro il suo impero tutto fili liscio come l'olio. Per evitare spiacevoli malintesi con la forza lavoro, l'imprenditore taiwanese ha scritto un piccolo manuale da consegnare ai dipendenti al momento dell'assunzione. Ecco qualche aforisma tratto dal "libretto rosso" di Gou: «L'interesse collettivo è più importante di quello individuale». Oppure: «In un'organizzazione i dirigenti svolgono il ruolo più im-portante, perché devono avere il coraggio di agire e comandare nell'interesse generale». Ma, di fronte alla crisi che negli ultimi mesi ha travolto il made in China azzerando le certezze dei suoi capitani d'industria, oggi è difficile dire quale sia il vero "interesse generale". Quello degli azionisti di Foxconn? Oppure quello dei suoi lavoratori? Il crollo dei consumi mondiali, innescato dalla crisi finanziaria, ha avuto ripercussioni terribili e immediate sulle esportazioni cinesi. E il settore dell'elettronica, che da solo rappresenta circa un terzo delle vendite di made in China sui mercati stranieri, è stato uno dei più colpiti dal ciclone. Così, verso metà ottobre, anche Foxconn non ha avuto dubbi su quale fosse l'interesse generale, e ha iniziato a sfoltire gli organici. Pesantemente. «Nella mia squadra eravamo in 15, ma ora siamo rimaste in 4 e non abbiamo neanche tanto da fare», spiega una giovane operaia che lavora all'assemblaggio delle batterie per telefonini. «Nella divisione ricerca e sviluppo hanno tagliato il 15% dei dipendenti», aggiunge un tecnico specializzato. «A giudicare da come stanno andando i miei affari, là dentro di gente devono averne licenziata parecchia », dice un negoziante di sigarette che lavora nel mercato antistante i cancelli di Foxconn. «Fino a un paio di mesi, incassavo circa 500 yuan al giorno. Oggi faccio fatica ad arrivare a 200 », afferma una signora che gestisce otto cabine telefoniche. Secondo le indiscrezioni che circolano a Longhua, negli ultimi due mesi la Foxconn avrebbe già licenziato circa 40mila dipendenti. Qualcuno sostiene che i tagli effettivi sarebbero addirittura il doppio. «I primi a saltare sono i neo-assunti. L'unica nota positiva è che qui, a differenza di quasi tutte le altre aziende della zona, i licenziati percepiscono una compensazione di sei mensilità », dice un operaio che ha già la valigia pronta. Tra pochi giorni gli scade il contratto e sa già che non gli sarà rinnovato. «Non mi resta che tornare al mio villaggio nell'Hunan », dice rassegnato. La crisi della gigantesca cittàfabbrica di Longhua è solo la punta dell'iceberg. Nelle prossime settimane, centinaia di migliaia di operai che lavorano nel delta del Fiume delle Perle riprenderanno la via di casa. Ma per molti di loro sarà un viaggio senza ritorno. ganawar@gmail.com ALLA CATENA DI MONTAGGIO Il gigante dell'elettronica offriva paghe contenute ma garantiva più sicurezza, oggi i dipendenti a fine turno sanno di rischiare il posto

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Il Macworld non fa sognare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-07 - pag: 15 autore: La prima volta senza Jobs - Presentato il nuovo portatile Il Macworld non fa sognare Antonio Dini L'ultimo Macworld, il primo senza il carismatico Steve Jobs, chiude in tono minore l'epoca delle grandi presentazioni pubbliche di Apple. Il co-fondatore dell'azienda di Mac, iPod e iPhone ha delegato al vice Phil Schiller il palco del Moscone center per il Macworld di San Francisco. Jobs era assente per motivi di salute (ha rivelato due giorni fa che soffre di una disfunzione ormonale che gli fa perdere peso) senza però che Schiller riuscisse a incantare la platea come Jobs. Un solo prodotto hardware (il nuovo portatile super-ecologico e con batteria da otto ore) e tanti piccoli aggiornamenti per il software. Niente rivoluzione ma solo evoluzione: delusi i fan che si attendevano i mini-Mac portatili da 500 dollari, ma anche disattese le previsioni di un più ampio rinnovo della gamma dei computer di Apple. Il nuovo MacBook Pro con schermo da 17 pollici (pesa meno di tre chili ed è spesso meno due centimetri e mezzo) farà la gioia degli ambientalisti per l'utilizzo di materiali totalmente riciclabili e non inquinanti. Ma richiede un sensibile esborso: 2.500 euro solo per la versione base. La buona notizia, però, è che la batteria (non rimuovibile) garantisce una autonomia fino a 8 ore e mille cicli di ricarica senza perdere capacità, merito delle nuove tecnologie utilizzate da Apple. Minori le novità del software: rinnovate le due suite di applicativi made in Cupertino, iLife e iWork. Ha colpito il pubblico del Moscone center soprattutto la funzione "Faces" di iPhoto, che consente di riconoscere automaticamente i volti delle persone fotografate e archiviate su Mac, e il sistema di "geo-tagging" per sfruttare la funzione Gps presente in molte nuove fotocamere digitali. Per il resto, l'ora e mezzo di presentazione ha quasi annoiato anche i più appassionati tra i fan della Mela. Apple ha anche annunciato una novità per quanto riguarda la musica digitale: tutto il catalogo di iTunes (10 milioni di canzoni, scaricate finora 6 miliardi di volte) entro marzo sarà disponibile senza lucchetto digitale e a prezzi variabili tra i 69 centesimi e 1,29 euro. Steve Jobs aveva deciso di non presentare questa che sarà l'ultima edizione del Macworld (organizzato da Idg) al quale partecipa Apple anche perché la casa della Mela ritiene che le fiere non siano più lo strumento migliore per raggiungere il suo pubblico. Come ha ribadito dal palco ieri sera Phil Schiller, «ogni settimana 3,4 milioni di persone visitano i nostri 200 negozi in tutto il mondo (se ne aggiungeranno presto altri in Cina, Germania e Australia), cioè 100 volte il pubblico di qui».Un'altra edizione come questa, però, e Schiller probabilmente avrebbe parlato ad una platea vuota. LA NOVITÁ Buona accoglienza per «Faces» di iPhoto che riconosce da solo i volti delle persone fotografate dagli utenti Fan delusi. Phil Schiller, numero due di Apple, ha sostituito Steve Jobs EPA

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Lotterie, Italia leader Ue con un quarto del mercato (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-07 - pag: 15 autore: Giochi. Business da 17 miliardi - I gestori ora guardano ai Paesi emergenti Lotterie, Italia leader Ue con un quarto del mercato Si accende il duello tra Lottomatica e la greca Intralot Carmine Fotina ROMA Non c'è traccia di crisi per giochi e lotterie, né in Europa né negli Usa, e i protagonisti del mercato ora rilanciano con operazioni nelle aree emergenti. I Governi, soprattutto quelli con problemi di conti pubblici, fiutano l'opportunità di rimpinguare le entrate erariali con le nuove frontiere, i giochi online e le gaming machines come le new slot, e Paesi prima arroccati in difesa mettono all'asta la lotteria nazionale (Turchia), liberalizzano le scommesse sportive (Spagna) o concedono autorizzazioni alle compagnie del gioco d'azzardo online (Francia). Un business multimiliardario nel quale l'Italia siè sistemata ormai in pianta stabile sul podio, grazie soprattutto al lotto, alle lotterie tradizionali e a quelle istantanee come il Gratta & Vinci. Tra gli operatori, Lottomatica, controllata del gruppo De Agostini, 1,6 miliardi di ricavi nel 2007, domina nell'atlante mondiale delle lotterie insieme all'americana Scientific Games e alla greca Intralot. Negli ultimi duelli per bocconi prelibati, come la lotteria del New Jersey, quella cilena e quella turca, Italia e Grecia hanno sempre mostrato di avere una marcia in più. Secondo gli ultimi dati, il mercato delle lotterie europee raggiunge 76 miliardi di euro e l'Italia con 17 miliardi rastrella oltre il 22% del totale, davanti a Spagna (16%) e Francia (12%). Agicos, agenzia di stampa specializzata in giochi e scommesse, stima che nella speciale graduatoria in cui a lotto e lotterie si sommano il Bingo, il Keno e i giochi su base sportiva, Lottomatica è il primo operatore mondiale seguito da Loterias y Apuestas del estado (Spagna), La Francaise del Jeux ( Francia), National Lottery (Gran Bretagna) e Mizuho Bank (Giappone). Quanto alla greca Intralot, oltre 800 milioni di fatturato, presente in 27 Paesi, fin dall'inizio ha costruito la sua crescita puntando sui mercati esteri e negli ultimi mesi ha messo a segno operazioni in Brasile, Cina e Centro-America. Lottomatica invece ha nel mercato italiano il suo punto di forza ma nel 2006, con l'acquisizione dell'americana GTech, ha iniziato l'espansione internazionale presidiando anche il business delle tecnologie per le lotterie online (sistemi hardware e software, collegamento telematicodei terminali di gioco ai sistemi centrali). In un'intervista rilasciata il 3 gennaio al Financial Times, l'amministratore delegato di Lottomatica Marco Sala spiega che la crisi non ha cambiato le abitudini di gioco degli italiani e per ora non ha frenato nemmeno il mercato americano. Anzi i governi federali intravedono nelle lotterie persino un'arma anti- recessione come nel caso della California, dove con un referendum si propone di aumentare la percentuale delle vincite incentivando le giocate e quindi le relative entrate statali. Mantenere almeno stabile il business nei mercati più consolidati è solo uno degli obiettivi di Lottomatica ed Intralot. Adesso infatti i due protagonisti delle lotterie si sfidano nelle nuove arene mondiali del gioco. Senza includere i Paesi musulmani, dove il gioco è proibito, il 65% della popolazione mondiale gioca ancora alla lotteria senza sistemi computerizzati e gradualmente i Governi dovranno pensare a gare pubbliche per passare a versioni più evolute. Dove invece le lotterie online sono state introdotte da poco, alcuni Paesi dell'Est, del Sudamerica o dell'Asia, si attende un incremento del giro d'affari fino al 100% in un triennio. carmine.fotina@ilsole24ore.com IN PRIMA LINEA Turchia, Sudamerica e Asia le nuove frontiere Si muovono anche Spagna e Francia su scommesse sportive e «azzardo» online

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La Befana porta via la festa di Logitech (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-07 - pag: 27 autore: 000 La Befana porta via la festa di Logitech I festeggiamenti per il miliardo di mouse prodotti in circa 27 anni di vita dell'impresa avevano fatto un po' dimenticare, il mese scorso, le nubi nere che si addensavano. L'annuncio di Logitech, azienda informatica svizzera con un robusto ramo californianoe con un presidente italiano, Guerrino De Luca, ha riportato tutti alla dura realtà della fase. La società ha rivisto al ribasso gli obiettivi per l'esercizio 2008-09, che si chiuderà a marzo.Il 20 gennaio darà i dettagli. In ottobre Logitech aveva già tagliato gli obiettivi, con un +6-8% per i ricavi ed un +3-5% per l'utile operativo. Ma le vendite ora stanno andando peggio del previsto. Logitech taglierà del 15% l'organico:era corsa la cifra di 1400 esuberi,ma la società ha precisato che saranno toccati solo i salariati diretti, non il sito in Cina, e gli esuberi dovrebbero essere dunque 500. Alla Borsa di Zurigo il titolo Logitech ieri è sceso di quasi il 10%. La recessione, inevitabilmente, si fa sentire anche su un "topolino" di grande successo, quello del computer. (L.Te.)

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Cotone silurato dalla recessione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-07 - pag: 30 autore: Fibre. Negli Usa l'area seminata rischia di scendere ai minimi da 140 anni Cotone silurato dalla recessione «Il cotone, oggi, non è competitivo con altri raccolti ». L'affermazione è di Carl Anderson, influente economista texano, e riassume il clima che si respira a San Antonio, dove è in corso l'annuale Conferenza cotoniera. Le quotazioni della fibra sul mercato a termine di New York sono passate dai 68,01 cents per libbra di fine 2007 al massimo di 89,15 cents, registrato in marzo, per poi atterrare in novembre al minimo di 39,14 e quindi chiudere l'anno a 49,02 cents. La flessione in un anno è stata del 28% e il livello medio è apparso decisamente deludente, perché i costi degli agricoltori sono aumentati e le prospettive della domanda sono offuscate gravemente dalla recessione. Molto meglio hanno fatto il mais, che a Chicago ha perso nei dodici mesi solo il 10,6%, e la soia, che ha lasciato sul terreno il 18,9%, ma partendo da basi storicamente piuttosto elevate. Anderson ritiene che nel Texas, il maggior stato cotoniero degli Usa, i farmers ridurranno le aree seminate, a favore di sorgo, mais e soia. La crisi infatti abbatte la domanda e gonfia gli stock di fibra invenduta. Anche le stime del Dipartimento statunitense dell'Agricoltura sono state continuamente corrette: in luglio la domanda mondiale per la campagna 2008-09 era prevista a 125,91 milioni di balle da 480 libbre, ma la cifra è stata modificata a 124,54 milioni in agosto, a 123,70 in settembre, a 122,31 in ottobre, a 119,33 in novembre, a 116,59 il mese scorso. Di conseguenza sono state abbassate le stime sulle esportazioni americane e sono state aumentate quelle sulle scorte di fine stagione. «Le semine negli Usa – dice Anderson – rischiano di essere le più basse in 140 anni», cioè dal 1868, tre anni dopo la devastante guerra di Secessione. La produzione, grazie ai semi geneticamente modificati, potrebbe calare meno vistosamente e attestarsi a 12,5 milioni di balle, il quantitativo più basso da "soltanto" 20 anni. Per la fine del 2009 però potrebbe verificarsi una graduale uscita dalla recessione, secondo gli esperti della Olam International. Ma solo il calo dei raccolti e l'aumento della domanda, specie in Cina, potranno riportare il sereno. R. C.

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berlusconi rassicura il senatùr "malpensa non resterà sola" - claudio tito (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)

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Pagina 20 - Economia Il premier è certo: la Lega capirà. Allo scalo lombardo i diritti di volo per l´Oriente e il Sud America Berlusconi rassicura il Senatùr "Malpensa non resterà sola" Il Cavaliere: "Non si può fare altrimenti, i francesi hanno offerto di più" CLAUDIO TITO ROMA - «Non c´è nulla di cui preoccuparsi. Umberto capirà. Gli spiegherò che non si può fare altrimenti e che Malpensa non verrà abbandonata». Il vertice di oggi con la Lega non allarma il Cavaliere. è sicuro che la "bomba" Alitalia verrà disinnescata. E che sull´hub milanese, alla fine, l´intesa con il Senatur verrà raggiunta. Ma da Air France, ripete ai suoi, non si può tornare indietro. Per il fronte "nordista", semmai, qualche concessione ci sarà: le rotte che verranno aggiunte nei prossimi mesi verso il far east (Cina, Corea, Vietnam e Giappone) e il Sud America, partiranno dallo scalo lombardo. Con la speranza che nel giro di tre anni possa così tornare ad essere nuovamente il secondo hub italiano. Il patto con la compagnia francese, però, rappresenta a questo punto un elemento metabolizzato per il premier. Ieri ha fatto il punto della situazione telefonicamente con il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta. Il quale gli ha riferito le posizioni e le condizioni del presidente di Cai, Roberto Colannino. I vertici della Nuova Alitalia, infatti, hanno confermato allo stesso Letta che non esistono due opzioni per il futuro: Lufthansa non è in grado di offrire le stesse garanzie industriali di Air France. E soprattutto i tedeschi non hanno messo sul tavolo le stesse cifre di Jean Ceryl Spinetta. Opinioni che il sottosegretario ha riferito con chiarezza al capo del governo. Ricevendo un «via libera» ufficioso. Il Cavaliere, insomma, ha capito e condiviso gli indirizzi esposti da Colannino con il quale i rapporti diretti non si sono mai interrotti. Anche perché la "partita-Alitalia" rimane in primo luogo una partita del presidente del consiglio. «E se tra uno o due anni, dovessimo ricadere in un vortice negativo - ha ammonito -, tutte le colpe verrebbero addossate su di me. Io non voglio correre rischi. Umberto capirà». Nella nuova compagnia, del resto, un po´ tutti sono convinti che per «non correre rischi», l´alleanza va chiusa con Parigi. L´unica che dovrebbe permettere di raggiungere il pareggio operativo entro due anni. Oggi, dunque, all´incontro con il Carroccio, il Cavaliere spiegherà i motivi per cui è diventata inevitabile la scelta di Air France. Assicurerà che i "nuovi" permessi verso l´oriente e il Sud America partiranno da Malpensa proprio per venire incontro alla clientela business del nord. Anche perché si tratta delle uniche rotte in cui, in una certa misura, il governo può intervenire: sono quelle che fanno riferimento ad accordi internazionali. Gli slot sulla linea Roma-Milano sono detenuti da Cai che non può avere alcun interesse a disfarsene. Un ragionamento che per Berlusconi dovrebbe essere sufficiente a placare le irritazioni dei lumbard, preoccupati dalla prossima campagna elettorale per le europee e dalla ridefinizione della mappa troppo affollata degli aeroporti "nordisti", soprattutto lombardi. «Io poi - ripete al suo staff il premier - non posso intimare delle scelte politiche a degli imprenditori». Non è un caso che la Lega pur tenendo alta la tensione, non alza le barricate contro Parigi. «è stato Berlusconi a esprimere una preferenza per Lufthansa - ricorda il ministro Roberto Calderoli - e noi stiamo fermi lì. Se arriva Air France, allora devono liberalizzare il traffico. Cai si dovrà confrontare con la concorrenza». Ma non è in gioco il governo: «Sono scelte di un´azienda, e il governo non può imporre niente». Senza contare che nella maggioranza ha preso corpo anche il fronte "romano". Alleanza nazionale, ad esempio, non vuole rinunciare all´hub di Fiumicino. Ma è soprattutto il premier che non intende compromettere il piano industriale di Cai: «Io non voglio correre rischi».

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la crisi affonda broadway e il musical emigra in cina - carlo moretti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)

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Pagina 27 - R2 Il caso La crisi affonda Broadway e il musical emigra in Cina CARLO MORETTI SEGUE A PAGINA 32

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Cina: <Sarà l'anno delle proteste> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 07-01-2009)

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MONDO 07-01-2009 Cina: «Sarà l'anno delle proteste» DA PECHINO L a previsione è "avallata" dal regime: la Cina deve aspettarsi per il 2009 un anno di crescenti proteste popolari per la disoccupazione e le difficoltà provocate dalla crisi economica internazionale. Questa volta non è un dissidente a lanciare l'allarme per la preoccupante situazione sociale della Cina ma una rivista ufficiale, pubblicata da Nuova Cina, il gigante editoriale statale proprietario anche della omonima agenzia di stampa. «Senza dubbio stiamo entrando in un periodo nel quale gli incidenti di massa raggiungeranno un picco», scrive la rivista Outlook Magazine usando l' espressione ufficiale con la quale vengono indicate la manifestazioni popolari di protesta. «Nel 2009 prosegue Outlook il Paese si troverà di fronte a nuovi conflitti e scontri che metteranno ulteriormente alla prova a tutti i livelli le capacità di governo del Partito ( Comunista) e del governo». Gli economisti hanno calcolato che circa sette milioni di nuovi diplomati faranno fatica a trovare spazio in un mercato del lavoro dove nei mesi scorsi sono stati persi circa 10 milioni di posti di lavoro. Gli allarmi per il prossimo anno, un anno nel quale la «società armoniosa» del presidente Hu Jintao sarà messa a dura prova, seguono una generale revisione delle prospettive a breve termine dell'economia cinese, che sono molto meno brillanti di quanto di pensava in un primo momento. Molti analisti tendono a mettere l'accento sugli squilibri sui quali si è fondata la crescita economia degli anni scorsi, nei quali la forbice tra crescita del Prodotto interno lordo (Pil) e quella dei redditi delle famiglie è andata allargandosi. Sotto accusa sono finite, indirettamente, sia la politica di Hu e del suo primo ministro Wen Jiabao che quella dei loro predecessori Jiang Zemin e Zhu Rongji. Questi ultimi per aver finanziato il boom urbano aumentando l'imposizione fiscale nelle campagne dalle quali erano partite le riforme, Hu e Wen per aver continuato capito troppo tardi che era necessario riorientare l'economia verso un aumento dei consumi interni, per esempio creando un sistema di assistenza sanitaria nazionale la cui assenza costringe le famiglie a risparmiare pesantemente per far fronte alle emergenze. Outlook non fa accenno al fatto che la crisi economica arriva in coincidenza con una serie di anniversari delicati, in primo luogo quello del massacro di piazza Tienanmen compiuto dall'Esercito di Liberazione Popolare nel giugno del 1989, nel quale furono uccise centinaia di persone. La rivista «Outlook» ammette le conseguenze della crisi economica: «Senza dubbio stiamo entrando in un periodo nel quale gli incidenti di massa raggiungeranno un picco» Proteste per la casa a Pechino (Ap)

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re sarkozy disse "l'europa sono io" - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 26 - Commenti RE SARKOZY DISSE "L´EUROPA SONO IO" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Guardate in che pasticcio ci siamo messi. L´Europa si trova ad affrontare due crisi acute che mettono a rischio sia i nostri interessi che i nostri valori. La guerra di Gaza è la negazione di tutti i principi che l´Europa sostiene di difendere. Incide in maniera diretta sui nostri interessi vitali, non da ultimo in quanto la più recente tornata di sofferenze palestinesi (aggravate dalla divisione e dall´irresponsabilità della leadership palestinese stessa) infiammeranno ulteriormente gli animi dei musulmani residenti in Europa. La "guerra del gas" tra Russia e Ucraina già ha fatto sì che in alcuni paesi membri est europei gli anziani tremino di freddo senza riscaldamento in casa. Se non è un interesse vitale proteggere la nostra gente dall´assideramento, qual è allora? E anche questa controversia è una beffa agli ideali europei che nella soluzione dei conflitti privilegiano i negoziati pacifici nel rispetto dello Stato di diritto. Qual è la risposta europea? Per assurdo è rappresentata in Medioriente non da una ma da ben due missioni separate, una ufficiale targata Ue, guidata dal ministro degli Esteri ceco, dato che la Repubblica Ceca è appena subentrata alla Francia alla presidenza dell´Ue, ancora a rotazione semestrale, e la seconda è quella del re-imperatore Nicolas Sarkozy, cui il ruolo di presidente europeo negli ultimi sei mesi è andato chiaramente tanto a genio da fargli pensare che l´Europa e il mondo non possano fare senza di lui. Parafrasando Luigi XIV: «L´Europe, c´est moi». Ora che gli Stati Uniti sono in stallo tra un presidente uscente che non farà nulla per fermare il massacro e un presidente entrante che pensa di non poter ancora far nulla, l´Europa ha l´occasione di mostrare ciò che sa fare. Ed eccola qui: debole, divisa, e ancora fa mostra della sua presunzione irritante e della fatua autoesaltazione dei primi anni 90, quando il ministro degli Esteri del Lussemburgo discese sulla Yugoslavia in disintegrazione e gridò: «è giunta l´ora dell´Europa». Come i Borbone, pare che l´Ue non abbia dimenticato nulla né imparato nulla. La richiesta di immediato cessate il fuoco avanzata dalla delegazione ufficiale Ue è stata semplicemente respinta. Sarkozy ha quantomeno il merito di essersi prontamente impegnato con lo stato al confine meridionale della striscia di Gaza, l´Egitto, per arrivare ad un piano concreto. Ma anche se Israele accetterà una qualche versione del piano egiziano, lo farà per un suo insieme di ragioni pratiche e di politica interna e/o a seguito di efficaci pressioni da parte di Washington. Ach Europa! sospirava lo scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger circa vent´anni fa, affettuosamente esasperato. Ach Europa! esclamo io nel 2009, e la rabbia supera il dispiacere. Anche se le sofferenze umane provocate dalla "guerra del gas" tra Russia e Ucraina sono meno gravi che a Gaza, l´Europa ha ancora più colpe nel non averle evitate. Nonostante il suo potere economico l´Europa non è in grado di fermare la tragedia di Gaza senza l´aiuto degli Stati Uniti. Non è così per il gas russo. Se avessimo seguito l´avviso che gli esperti ripetono dall´ultima stretta delle forniture da parte russa e avessimo iniziato a creare un unico mercato europeo del gas naturale, se i 27 stati membri dell´Ue avessero assunto una posizione comune coerente nei confronti sia della Russia che dell´Ucraina, non ci saremmo mai infilati in un pasticcio del genere. A dire la verità quando sento sbuffare i funzionari della Commissione europea «questo è inaccettabile», «la Russia deve�» � non solo immagino, ma dentro di me quasi condivido, la reazione sdegnosa di Gazprom e Vladimir Putin. Ma perché noi europei non sappiamo dar vita ad un´azione comune quando è il momento di trattare con il resto del mondo? Sul nostro continente abbiamo fatto grandi cose: abbiamo quasi completato il più ambizioso allargamento della storia dell´Unione; abbiamo appena celebrato il decimo anniversario dell´Euro. In politica estera abbiamo fatto pochi passi avanti rispetto a dieci anni fa. E il tempo non è dalla nostra parte. Con l´ascesa di potenze come la Cina e l´India il potere relativo dell´Europa inevitabilmente diminuisce � quindi accorpare le risorse in un certo senso equivale semplicemente a cercare di stare al passo. Il riscaldamento globale e la proliferazione nucleare non aspetteranno i nostri infiniti dibattiti interni. Esistono due modi per dar vita ad un´azione comune, uno di carattere istituzionale, l´altro di carattere politico. Negli ultimi dieci anni abbiamo privilegiato la strategia istituzionale. Le istituzioni contano. Con tutti i suoi difetti Sarkozy ha dimostrato nell´ultimo anno e mezzo che genere di impatto può aver una figura presidenziale energica, sicura di sé, in rappresentanza dell´Europa. Ancor meglio sarebbe avere un presidente e un alto rappresentante designati per un periodo più lungo, come previsto dal Trattato di Lisbona. Servirebbe, con minore visibilità, un unico "servizio di azione esterna" costituito da funzionari e diplomatici con il compito di individuare sistematicamente gli interessi, i valori e gli strumenti europei per tutte le principali problematiche esterne (Israele-Palestina, gas russo, e quant´altro). Secondo alcuni i fatti di oggi testimoniano che abbiamo davvero bisogno del Trattato di Lisbona, e che quindi gli irlandesi devono votare un secondo referendum e dare questa volta la risposta giusta. A me sembra antidemocratico in linea di principio e improbabile a realizzarsi nella pratica. Se fossi irlandese la sentirei una manifestazione sia di prepotenza che di paternalismo nei miei confronti e sarei ancor più incline al "no". Faremmo meglio a riflettere su quali modifiche istituzionali sono davvero essenziali ad una politica esterna più efficace e come realizzarle in base o in aggiunta ai trattati esistenti che formano la costituzione cumulativa della Ue. In fin dei conti le istituzioni sono solo un mezzo. Volere è potere, dove esiste una volontà politica esiste una via istituzionale. Dove non esiste la volontà politica le migliori soluzioni istituzionali del mondo non servono. A questo punto è di prammatica che gli anziani uomini (e donne) di Stato � una risorsa di cui il nostro continente abbonda � lamentino l´assenza di "leadership" nell´Europa di oggi. (Era molto meglio, si capisce, all´epoca loro). A dire il vero non penso che i leader di oggi siano poi così male. è vero, cercano tutti la tribuna e il palcoscenico mondiale: quale politico non lo desidera? Il problema vero non sono queste stelle della politica, la colpa è nostra, siamo noi che premiamo la loro vanità. Finché noi, i cittadini, dei paesi dell´Unione Europea non ci sveglieremo e chiederemo ai nostri leader di dar vita assieme ad un´azione comune, nell´interesse di ciascuno e di tutti, loro non avranno nessun incentivo di politica interna a farlo. Magari potranno (o no, come nel caso dei conservatori britannici) accettare a livello intellettuale la necessità a lungo termine di una voce europea nel mondo più forte e coerente, ma nel momento in cui sono in carica questa consapevolezza sarà vinta da ragionamenti di vantaggio politico a breve termine. Sta a noi, cittadini d´Europa, cambiare il calcolo dei vantaggi. Significa che dobbiamo aprire gli occhi sui pericoli del mondo che ci circonda, un mondo in cui oggi ci aspetta una lunga lotta per mantenere lo stile di vita relativamente prospero, libero e civile che abbiamo costruito negli ultimi cinquant´anni. Se, e finché, noi europei non uniremo le forze, i nostri �amici´ americani, cinesi e russi avranno buon motivo di tenerci in scarsa considerazione. www. timothygartonash. com Traduzione di Emilia Benghi

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alla sbarra uno degli inzerillo "fece uccidere due parenti in usa" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Palermo Nel 1982 l´omicidio di fratello e zio del boss di Passo di Rigano Alla sbarra uno degli Inzerillo "Fece uccidere due parenti in Usa" Un altro capomafia avrebbe tradito: l´ottantenne Filippo Casamento, che è ancora in America L´omicidio di due capimafia palermitani negli Stati Uniti, avvenuto 27 anni fa, sembrava essere destinato all´ennesimo mistero. E invece si farà un processo a Palermo per la morte di Pietro e Antonino Inzerillo, fratello e zio di Salvatore, il capo mandamento di Passo di Rigano che era uno dei principali ostacoli all´ascesa dei "corleonesi" di Riina e Provenzano. Dietro quei delitti commessi a Mount Laurel, nel New Jersey, non c´è solo la storia già nota della guerra di mafia dei primi anni Ottanta. Ci sarebbe un intreccio inedito di tradimenti. Sul banco degli imputati della Corte d´assise non salirà un mafioso corleonese, ma un altro Inzerillo, Tommaso, 59 anni, cugino di Salvatore Inzerillo. è accusato dai pm Maurizio de Lucia e Roberta Buzzolani di aver "venduto" i propri parenti per aver salva la vita. Il processo si aprirà il 20 gennaio. Le intercettazioni hanno raccontato questa storia di mafia rimasta misteriosa per 27 anni. Gli investigatori della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile hanno ascoltato uno dei registi della stagione di sangue degli anni Ottanta, Nino Rotolo, mentre parla di "Masino": «Gli fece la base al fratello di Totuccio, per salvarsi lui. Perciò vedi che uomo». Sussurrò il suo interlocutore, Antonino Cinà: «Traditore». Riprese Rotolo: «In America gli hanno fatto fare il cambio». Cinà pensava che il tradimento di Tommaso Inzerillo fosse avvenuto in occasione del delitto di Santino Inzerillo, un altro fratello di Salvatore, ucciso a Palermo. Rotolo precisò appunto: «No, Santino fu qua, Pietro�». Cinà capì subito: «Quello che hanno trovato nel bagagliaio�». Queste e altre intercettazioni hanno portato al blitz del febbraio 2007, scattato in contemporanea fra Palermo e New York. Davvero Pietro Inzerillo era stato trovato nel bagagliaio. Il 18 gennaio 1982 una telefonata anonima («con accento straniero», precisò il funzionario di polizia del New Jersey che stilò il rapporto) avvertiva che in un´auto di colore rosso, nel parcheggio dell´hotel Hilton di Mount Laurel, c´era una bomba. Invece c´era il cadavere congelato di Pietro Inzerillo. Le mani ammanettate dietro. In bocca, una banconota da cinque dollari. Altre due da un dollaro sotto il bacino. L´autopsia stabilì che «Inzerillo Tommaso, nato a Palermo il 7 dicembre 1949, residente in 4 Logan Drive, Cherry Hill, New Jersey, identificato tramite le impronte digitali», era stato colpito sei volte con una pistola calibro 9. Tre proiettili in gola, uno in bocca, due in testa. La moglie di Inzerillo dichiarò di aver visto l´ultima volta il marito dieci giorni prima. Il solerte funzionario di polizia annotò infine: «La macchina, una Mercury Cougar, registrata a nome del ristorante Joe Pizza, era ricoperta di neve. E ciò ha fatto pensare che fosse stata parcheggiata dal 13 gennaio, ultimo giorno che è nevicato». Oggi tutti questi particolari potranno essere importanti per i giudici che dovranno ricostruire a chi Tommaso Inzerillo avrebbe "venduto" il parente. Antonino Inzerillo scomparve invece l´8 febbraio 1982. Fu sua moglie, Anna Gambino, a presentarsi alla polizia di Delran, un´altra località del New Jersey. Vent´anni più tardi, nei giorni in cui Rotolo e i suoi fedelissimi sono preoccupati per il ritorno in Sicilia degli Inzerillo esiliati negli Stati Uniti, l´unica certezza sembra essere proprio Tommaso Inzerillo. Diceva il boss costruttore Francesco Bonura: «Masino ora me lo metto a fianco. Te lo dico io il perché, l´abbiamo garantito, ci siamo stati vicini� perché questo è servito per una causa giusta». Secondo la Procura, la «causa giusta» sarebbero stati proprio quegli omicidi dei propri parenti. Anche un altro mafioso del clan Inzerillo avrebbe tradito: è l´ottantenne Filippo Casamento, detenuto negli Stati Uniti. La sua posizione è stata stralciata, in attesa dell´estradizione. s. p.

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Pechino inizia l'avventura della telefonia 3G (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Pechino inizia l'avventura della telefonia 3G da Finanza&Mercati del 08-01-2009 Pechino ha concesso ai tre colossi cinesi del settore le prime, attese, licenze per la telefonia di terza generazione (Umts), da cui ci si attendono investimenti superiori a 40 miliardi di dollari. Il ministero dell'Industria e dell'Information Technology ha dichiarato che China Mobile, primo operatore al mondo, utilizzerà lo standard sviluppato in Cina chiamato Time Division Synchronous Code Division Multiple Access (Td-Scdma). Le due rivali a controllo statale, China Telecom e China Unicom, utilizzeranno invece gli standard tecnologici già utilizzati in Occidente, rispettivamente l'americano Cdma 2000 e l'europeo Wcdma. Secondo gli analisti le vendite di telefoni di nuova generazione in Cina ammonteranno a 300 miliardi di yuan (circa 32 miliardi di euro), nel triennio al 2011.

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l'arte dell'inventario aiuta a spendere meglio - angela puchetti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Milano L´arte dell´inventario aiuta a spendere meglio In questa stagione lo fanno aziende e negozi: calcolo delle giacenze, e di quello che davvero manca. A farlo in casa propria, si scopre che essere più razionali nello shopping si può. E conviene Primo: fare un elenco di tutto cio che si è stipato nei cassetti Poi, via le cose inutili e uso saggio di ciò che va ancora bene ANGELA PUCHETTI Nelle aziende e negli esercizi commerciali in questi giorni si fa l´inventario d´inizio anno. Un´idea da copiare anche a casa, in famiglia: mettere nero su bianco quello che si possiede aiuta a razionalizzare le spese, accorgimento prezioso in tempi di crisi, e lavora nell´interesse del bilancio familiare. Provare per credere: armarsi di un blocco per appunti e affrontare i vari reparti di casa si rivela un´azione preliminare intelligente per capire cosa occorre comprare, con quale urgenza e cosa non è necessario. Guardare negli armadi, per esempio, è utile per acquistare in saldo quel che manca davvero, evitando esagerazioni e dispersioni di denaro poco strategiche. Effetto collaterale dell´inventario: può far sentire "ricchi" perché scrivendo appare tutto ciò che si possiede, uno zoccolo duro c´è. Non solo. Come racconta Judith Levine nel suo libro Io non compro pubblicato da Ponte Alle Grazie nel 2006 - diario del suo esperimento di non acquistare se non l´indispensabile per un anno- si scopriranno cose insospettabili. Per esempio che si hanno molteplici modelli o varianti di uno stesso prodotto al limite del collezionismo. Elencando tutto quanto è stipato in cucina, nei cassetti, per non parlare della libreria, si formerà un quadro generale delle proprie effettive risorse disponibili senza costi aggiuntivi. Si ritroveranno cose dimenticate, articoli o utensili da riparare, oggetti che ora non si ricomprerebbero più, capi o accessori da usare subito, vestiti che non vanno più bene, rovinati o che fanno sentire "poveri". Tutto quanto risulta buono va solo usato: in un´ottica di risparmio, non è il caso di comprare prodotti simili fino allo smaltimento delle scorte. Resistendo anche allo spaving, "l´azione di spendere allo scopo di risparmiare indipendentemente dal fatto che di quella cosa non si abbia bisogno". Occorre, poi, decidere che oggetti far riparare, se conviene e se l´articolo può esserci ancora utile. Se ne vale la pena, si eviteranno nuovi acquisti. Si troveranno anche oggetti riconvertibili ad altro uso: tipo la T-shirt non più da ufficio ma perfetta per correre. Da eliminare, invece, tutto quanto crea un certo disagio: paga di più sbarazzarsene, scegliendo se venderlo su e-bay, donarlo, scambiarlo o cestinarlo, se è il caso. Meglio possedere meno cose, con cui però si ha un buon rapporto. Confusione, mal funzionamento o bassa qualità, infatti, spingono a spese e gratificazioni spesso inutili sul lungo periodo. Nel fare l´inventario ci si meraviglierà poi di tessuti, lane e materiali in uso prima dell´avvento cinese, con un dna diverso da quello in giro oggi. Dunque, meglio un capo d´antan ma di qualità - autentico made in Italy di una volta, neanche tanto tempo fa - che il nuovo a tutti i costi che lascia a desiderare. L´inventario indirizzerà anche i prossimi acquisti, per esempio d´abbigliamento, verso l´essenziale e la qualità, cadendo meno in errore. «Nei momenti di crisi economica la voglia di comprare aumenta, si fa bulimica - dichiara Giulia Ceriani, semiologa e managing director di Baba, ricerche e scenari di mercato, Milano - Non si ferma ma si sposta verso la gratificazione immediata a basso costo, in favore dell´alternanza dei prodotti che del resto durano poco, non si riparano e hanno un´obsolescenza altissima. In questo scenario, strategicamente, le catene low cost dell´abbigliamento, si stanno strutturando per il lungo periodo, offrendo un punto vendita meno spartano, più differenziato nelle linee, orientato verso un comfort emotivo e un mondo immaginario che va oltre il prezzo secco: si sta articolando un lusso cheap». Importante, dunque, rimanere vicini ai reali bisogni, scegliendo quando ricorrere al low cost e le aree su cui investire a lungo termine (es. capi classici o eleganti, camicie di qualità, pullover in vera lana o cashmere), aspettando l´occasione giusta per portare a casa un capo con un futuro davanti. Magari puntando su aziende italiane che non hanno i grandi numeri per produrre in Cina, ma offrono prodotti dignitosi, non troppo cari e fatti in Italia. Rinunciando, se la taglia non è la propria: non sarebbe un buon acquisto, se le modifiche necessarie si annunciano massicce e la manutenzione troppo complicata.

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Cinque progetti per rilanciare l'innovazione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-01-08 - pag: 1 autore: INDUSTRIA 2015 Cinque progetti per rilanciare l'innovazione di Fabrizio Onida «F acciamo della crisi un'occasione perché l'Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla piena valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano»: in linea con questo appello, fra i diversi contenuti nell'intenso messaggio di fine anno del presidente Giorgio Napolitano, c'è da augurarsi che un'«occasione da non perdere» sia l'avvio dei primi progetti d'innovazione industriale contenuti nell'ambizioso programma «Industria 2015» che il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha recepito dal suo predecessore Pier Luigi Bersani e che lo stesso ministro intende valorizzare e ampliare (si veda l'intervista sul Sole 24 Ore del 27 dicembre). Come già osservato più volte, pur nelle sue dimensioni limitate a confronto di simili impegni assunti in Francia e in altri Stati a noi vicini, «Industria 2015» potrebbe segnare una svolta importante nel disegno di una moderna politica per l'innovazione industriale nel nostro Paese. Un Paese che è capace di molta "innovazione senza ricerca", ma che resta fanalino di coda o perde vistosamente posizione in Europa come produttività, reddito pro capite, alfabetizzazione informatica, performance in istruzione, attrattività per gli investimenti diretti esteri, competitività nei settori a medio-alta tecnologia. Un Paese in cui l'estrema frammentazione del sistema produttivo penalizza la produttività totale dei fattori, permane un ritardo nell'utilizzo delle tecnologie e dei servizi più avanzati, mentre il sostegno pubblico all'innovazione industriale tende a calare, in controtendenza rispetto al resto d'Europa. Tutti fenomeni ampiamente documentati anche dai più recenti e approfonditi studi come la bozza di «Rapporto sulle tendenze nel sistema produttivo italiano» (Banca d'Italia,novembre 2008),l'indagine campionaria del Centro Studi Confindustria (dicembre 2008), le analisi raccolte per la Conferenza dell'Istat «Leggere il cambiamento del Paese» (dicembre 2008). E si noti che la concorrenza tecnologica globale ormai include Paesi come la Cina (la cui spesa totale in ricerca e sviluppo cresce più del 20% all'anno e oggi quasi pareggia quella del Giappone), Taiwan, Sud Corea. Continua u pagina 10 l'articolo prosegue in altra pagina

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Antitrust, è ora d'innovare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-08 - pag: 10 autore: «Antitrust, è ora d'innovare» di Orazio Carabini è quello che capita a chi sopravvive a un terremoto. Vaga tra le macerie in cerca delle persone che conosce, delle strade che percorre abitualmente, delle cose che gli appartengono. Ma si sente estraneo, stenta a riconoscere quel paesaggio. Le autorità Antitrust di tutto il mondo stanno vivendo una sensazione del genere dopo lo sconquasso provocato dalla crisi. Si stanno chiedendo che cosa ci stanno a fare, a che cosa servono, quali sono i loro obiettivi in un ambiente irriconoscibile. Dove i pilastri, le fondamenta sono crollate. La concorrenza stessa, per esempio, non si sa come sarà "declinata" nell'economia del futuro. «Sono cambiate le cose- riconosce Antonio Pilati, componente dell'Antitrust italiana - e le Authority devono abituarsi a vivere in un mondo diverso le cui regole non sono ancora state scritte». Pilati racconta che una riflessione è stata avviata. «Il punto cruciale - spiega - è l'innovazione. Negli ultimi 25 anni quella tecnologica (computer, telecomunicazioni, internet), organizzativa (flessibilità, zero scorte, consegna just in time), finanziaria (dispersione del rischio con i derivati) e persino politica (da Ronald Reagan a Deng Xiao Ping) hanno trasformato il mondo. La concorrenza ha funzionato. è stata la sua forza a generare tutta questa innovazione». Già, ma il sistema non ha retto l'urto del cambiamento. è un fallimento del mercato nel suo complesso quello che si sta verificando? «La finanza - osserva Pilati- è come l'ingegneria genetica:può dare grandi benefici ma comporta dei rischi se i risultati della ricerca sono utilizzati per fini non corretti. Sembrava che l'innovazione finanziaria potesse tenere insieme in eterno il surplus dei Paesi asiatici e il deficit americano. Poi però, sotto la spinta di un flusso di liquidità crescente, è scattata la corsa a rendimenti sempre più alti, si è pensato che il rischio potesse essere separato dalla responsabilità, si è fatto ricorso a un leveraging esasperato per moltiplicare l'attività. Certo, se i regolatori non avessero lasciato briglia sciolta alle banche d'investimento, forse le cose sarebbero andate meglio. Ma la trasformazione è stata velocissima e l'innovazione è sfuggita di mano. Così ora stanno cambiando tutti i parametri, i pilastri su cui era incardinata l'economia». Per i paladini dell'Antitrust è uno shock profondo. Di fronte all'incalzare della crisi i baluardi dell'azione a favore della concorrenza sono stati messi in discussione. La comunicazione del commissario Ue alla concorrenza Neelie Kroes sugli aiuti di Stato, per esempio, segna una svolta. «L'atteggiamento è cambiato - spiega Pilati - , si è passati dalla diffidenza all'accettazione condizionata». Anche sulle concentrazioni soffia un vento diverso. Basta pensare alla vicenda Alitalia. «Si sta modificando la prospettiva in cui vengono inquadrate - ammette Pilati - e persino gli abusi di posizione dominante, che erano una prerogativa degli ex monopolisti e degli innovatori come Microsoft, adesso possono essere visti con occhi diversi per tener conto delle esigenze del sistema. E forse le regole stesse vanno riviste». In questa situazione l'Antitrust non può far finta che non sia successo nulla. «Vedo- continua Pilati - alcuni rischi forti. La tolleranza verso gli aiuti di Stato e i campioni nazionali non può essere il pretesto per legittimare la sopravvivenza di sacche d'inefficienza. Bisogna tracciare una linea di distinzione precisa. In Italia, per esempio, non c'è alcuna motivazione "sistemica" per giustificare l'esistenza delle 5mila società di Comuni e Province che operano in condizioni di monopolio. E ancora: tutelare la stabilità delle banche iniettando fondi pubblici nel capitale non vuol dire salvaguardare gli intrecci azionari che stabilizzano soprattutto alcuni manager. Infine il consumatore rischia di essere un soggetto debole in questa trasformazione se tutti gli altri sono tutelati». Non a caso, nei prossimi giorni l'Antitrust ripartirà dai servizi pubblici locali e dalle banche, due cavalli di battaglia tradizionali. Pilati nega che all'origine del travaglio dell'Antitrust ci sia anche la diversa impostazione voluta dall'attuale gestione: meno sanzioni e più deterrenza, basata sugli «impegni» delle aziende e sul «patteggiamento » con chi denuncia gli abusi ( leniency). «Non è una scelta nostra commenta Pilati - ma una linea adottata dalla Commissione Ue che vale anche per le autorità nazionali». Ciò non toglie che l'Authority ha un problema di posizionamento strategico in una fase di adattamento generale alla nuova realtà. Una realtà in cui lo Stato ha sicuramente guadagnato potere con i suoi interventi «di ultima istanza» mentre l'Antitrust, nata per promuovere il mercato, forse ne ha perso nel momento in cui il funzionamento del mercato non è più una priorità. «Dobbiamo capire conferma Pilati - che cosa serve di più per la crescita e che ruolo deve avere il mercato, come ha intuito il ministro Tremonti. L'innovazione degli ultimi 30 anni, accelerata vertiginosamente negli ultimi dieci, ha creato una situazione da affrontare con strumenti nuovi». Tra cui, secondo Pilati, c'è anche l'Antitrust. «è importante - osserva - che anche la Russia, alla fine del 2006, e la Cina, all'inzio del 2007, abbiano istituito le loro autorità Antitrust. Può far sorridere che nel Paese degli oligarchi e in quello del capitalismo di Stato si parli di Antitrust, ma se si riesce a mettere insieme un pacchetto di regole condivise in materia di concorrenza a livello internazionale si fa un grosso passo avanti». orazio.carabini@ilsole24ore.com

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Giocattoli, Italia tra i leader a Hong Kong (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-01-08 - pag: 15 autore: Giocattoli, Italia tra i leader a Hong Kong Si chiude oggi a Hong Kong la Toys and games Fair, la principale rassegna asiatica sul business del giocattolo ( nella foto, una esposizione di bambole). Il 70% dei giocattoli venduto a livello mondiale viene realizzato in Cina. Alla rassegna hanno partecipato oltre 2mila espositori da 36 Paesi.L'Italia si è attestata nella top ten degli espositori europei, superando la quota delle aziende britanniche e a un'incollatura da quelle spagnole.Il principale Paese espositore è naturalmente la Cina. AFP

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Richard Ginori torna in Borsa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-08 - pag: 26 autore: Turnaround. Atteso l'ok della Consob Richard Ginori torna in Borsa Cesare Peruzzi FIRENZE Si avvicina il ritorno in quotazione di Richard Ginori 1735. Il titolo dell'azienda di porcellane fiorentina, sospeso dalle contrattazioni circa due anni fa e inserito nella black list di Consob, potrebbe essere riammesso al mercato telematico già nel mese di febbraio. «Abbiamo le carte in regola, e adesso aspettiamo solo il via libera delle autorità competenti », dice Roberto Villa, il finanziere romagnolo che attraverso Starfin ha salvato Richard Ginori dal fallimento, affidandone il rilancio all'amministratore delegato Alberto Piantoni (ex Bialetti). Starfin, affiancata dall'advisor Gdp Am Sim nel ruolo di sponsor, ha presentato il 22 dicembre alla Consob il prospetto informativo. L'operazione prevede la riammissione dei vecchi titoli (99 milioni), l'ammissione delle azioni di nuova emissione (179 milioni di pezzi) risultanti dall'aumento da 20 milioni di euro con cui nel novembre 2007 è stata ricapitalizzata la società e, contestualmente, l'offerta di 70 milioni di azioni Richard Ginori 1735 in opzione ai vecchi azionisti (possessori della cedola numero 7), che potranno sottoscriverle al prezzo di 0,108 euro più gli interessi maturati da novembre 2007 (per un totale di 0,114 euro): in pratica alle stesse condizioni a cui non fu possibile offrirle all'epoca per mancanza di chiarezza nei conti della vecchia società. «Così ripristiniamo una situazione di correttezza nei confronti del mercato», commenta Villa. Nei giorni scorsi Starfin, che detiene il 67% di Richard Ginori, ne ha rilevato un ulteriore 10% da Retma, la holding attraverso cui il gruppo Pagnossin di Carlo Rinaldini controllava Richard Ginori. In questo modo, anche dopo l'Opv, Starfin manterrà una quota di maggioranza (52%) nel capitale della società. Da parte sua, Retma ha ancora in portafoglio un pacchetto di titoli pari al 9% con un'opzione put nei confronti della stessa Starfin al prezzo di 0,108 euro per azione. Il resto è in mano al mercato, e la prospettiva è che il flottante possa arrivare vicino al 40 per cento. «Se l'Opv non troverà interesse sottoscriveremo noi - dice il patron di Starfin -: l'azienda è sostanzialmente risanata e ha grandi potenzialità di sviluppo». L'obiettivo è di tornare a produrre utili a fine 2009, quando il fatturato dovrebbe superare i 30 milioni. Nel 2008, sotto il profilo dei risultati, le cose non sono andate ancora bene: le vendite si sono fermate a quota 25 milioni, sostanzialmente in linea col 2007, e i conti hanno chiuso con un rosso stimato di circa 4,5 milioni (perdita di 8 milioni un anno prima). «La prima parte del 2008 è stata molto difficile, perché le condizioni dell'azienda erano peggiori di come ci aspettavamo - commenta il presidente - . Ma, fortunatamente, la forza del marchio è risultata maggiore delle attese e adesso, risanata finanziariamente la società e riorganizzata sotto il profilo manageriale, possiamo guardare con grande fiducia al futuro». Per Villa, nonostante la crisi mondiale dei consumi, il 2009 sarà l'anno del rilancio di Richard Ginori, che punta ai 100 milioni di fatturato entro il 2012. «Guardiamo a mercati come Giappone, Cina, Corea, Stati Uniti, Russia e Emirati arabi - conclude l'imprenditore romagnolo - . Oggi esportiamo solo il 25% della nostra produzione, ma in prospettiva invertiremo la percentuale con il mercato domestico». Tra le novità del 2009, l'apertura di altri quattro outlet nel Centro-Nord del Paese, dopo quello inaugurato nel 2008 in Valdichiana. LO SCENARIO Gli scambi potrebbero ripartire il mese prossimo dopo due anni di stop Il patron Villa: «Abbiamo le carte in regola»

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La Cina assegna le licenze del 3G (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-08 - pag: 27 autore: Tlc. Autorizzate solo le imprese nazionali La Cina assegna le licenze del 3G Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente L'economia rallenta, la disoccupazione sale, e così la Cina, dopo lunghi tentennamenti, rompe gli indugi e dà via libera alla telefonia mobile di terza generazione, un progetto che catalizzerà circa 41 miliardi di dollari di investimenti. A sbloccare il piano, che giaceva da tempo nei cassetti di Pechino, è stata l'assegnazione delle licenze ai tre colossi telefonici nazionali. Ieri, il ministero dell'Industria ha autorizzato China Telecom, China Mobile e China Unicom ad attrezzarsi per offrire sul mercato domestico tutta la gamma di servizi 3G. China Mobile adotterà la tecnologia domestica TDSCDMA con la quale l'azienda ha già iniziato una serie di test commerciali in otto città del paese. China Telecom utilizzerà il protocollo CDMA2000, la tecnologia utilizzata negli Stati Uniti e in Corea. China Unicom, invece, opererà con lo standard WCDMA già largamente impiegato con successo in Europa e in Giappone. Ma per offrire alla clientela cinese connessioni video, musica e accessi internet ad alta velocità, bisognerà realizzare un massiccio piano di investimenti per adeguare alla 3G le infrastrutture telefoniche nazionali, ancora ferme a una sorta di "prima generazione e mezzo". Secondo quanto annunciato qualche settimana fa dal ministro dell'Industria, Li Yizhong, il piano di potenziamento della rete telefonica richiederà due anni di tempo e assorbirà circa 280 miliardi di yuan (41 miliardi di dollari) di risorse finanziarie fresche. Il che è perfettamente in sintonia con il desiderio di Pechino di sostenere con ogni mezzo l'economia nazionale, negli ultimi mesi messa a dura prova dalla crisi finanziaria globale. «Se non ci fosse stata la necessità impellente di stimolare la congiuntura, forse il Governo avrebbe atteso anni prima di rilasciare le licenze per la telefonia di terza generazione », avverte Francis Cheung, analista di Clsa. Saranno i tre operatori aggiudicatari delle licenze (quotati in Borsa, ma saldamente controllati dallo Stato) a farsi carico degli investimenti previsti dal piano 3G. Si tratta di impegni onerosi, ma a China Telecom, China Mobile e China Unicom i quattrini non mancano di certo. A questo riguardo, va ricordato che la scorsa primavera, in vista del decollo della terza generazione, il Governo cinese aveva varato una radicale ristrutturazione del settore con l'obiettivo di bilanciare la competitività tra gli operatori nelle aree di business della telefonia mobile e di quella fissa. Con un colpo di penna, Pechino aveva concentrato i sei vecchi operatori telefonici riducendoli a tre. Così, a competere sul campo sono rimasti i colossi del settore, gli stessi che ieri hanno vinto senza correre (di fatto, non c'erano concorrenti) la "gara" per la 3G. A giudicare dai numeri in gioco, China Telecom, China Mobile e China Unicom non impiegheranno molto a rientrare del loro investimento. Dal 2001 al 2007, mentre in Cina il numero di utenti telefonici è pressoché triplicato da 320 a 913 milioni di persone, il giro d'affari complessivo delle compagnie telefoniche nazionali è lievitato da 53 a 105 miliardi di dollari. La terza generazione aprirà altre colossali opportunità di business. Non solo per i tre big delle telecomunicazioni cinesi, ma anche per i produttori domestici e stranieri di telefonini, accessori e componenti legati al business della 3G. La notizia ieri non ha in ogni caso sostenuto i titoli delle tre società telefoniche alla Borsa di Hong Kong: China Telecom ha chiuso in ribasso del 5,02%, China Mobile a-5,48% e China Unicom in flessione del 10,60 per cento. ganawar@gmail.com LO SCENARIO Il Governo di Pechino sblocca le autorizzazioni per rispondere alla crisi con 41 miliardi di dollari di investimenti

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Pechino fa scorta di commodity (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-08 - pag: 30 autore: Stock strategici. Grazie ai prezzi bassi, la Cina compra dai metalli al caucciù Pechino fa scorta di commodity In quasi tutte le Borse merci, le quotazioni sono da considerare convenienti, nonostante i recenti rincari. Un'ottima occasione per fare acquisti, nel caso di Pechino. La Cina è il maggior consumatore mondiale di molte commodity e ha interesse a garantirsi scorte per evitare alle proprie aziende i rischi del mercato. Il Paese è anche uno dei primi produttori di metalli e derrate agricole, perciò propenso a sostenere i prezzi e le entrate delle aziende locali. Infine, le riserve valutarie consentono piani di lungo periodo. A confermarlo è il comunicato apparso ieri sul sito web del Ministero Territorio e Risorse: la Cina farà acquisti per incrementare le scorte strategiche statali e commerciali di carbone e metalli, tra cui rame, cromo, manganese, tungsteno. Confermate anche le intenzioni espresse in dicembre dalla National Energy Administration, che vuol comprare scorte di petrolio e metano, oltre che promuovere la ricerca di giacimenti di greggio, gas e carbone in territorio cinese. Attualmente i piani di stoccaggio sono due: il primo, dello State Reserve Bureau, ha già comportato l'acquisto da fonderie locali di 30 tonnellate di indio, cui si aggiungeranno in tempi brevi le prime 290mila tonnellate di alluminio (in gran parte dalla Chalco, numero uno cinese del settore) e forse 300mila di zinco e 700mila di rame. Si tratta di scorte che potranno essere accantonate a tempo indeterminato. Invece il piano della provincia dello Yunnan prevede aiuti a società locali perché possano immagazzinare, per un anno, alluminio, stagno, rame, piombo, zinco. Nelle scorte cinesi affluiranno anche 800mila tonnellate di zucchero, 3 milioni di tonn. di soia, 30 milioni di tonn. di mais, 50mila tonnellate di caucciù. Il mese scorso si parlava anche di 5 milioni di tonnellate di acciaio, ma il piano di acquisti pare destinato a fallire per la difficoltà di decidere quali prodotti comprare e da chi.

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Harmont & Blaine guarda al Far East (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-01-08 - pag: 16 autore: Abbigliamento casual Harmont & Blaine guarda al Far East di Marika Gervasio F atturato in crescita e progetti di espansione. Così Harmont & Blaine, la società di Caivano, in provincia di Napoli, che produce, commercializza e distribuisce abbigliamento sportivo con il marchio del bassotto, chiude il 2008 e saluta il nuovo anno. L'azienda ha registrato un fatturato di 40 milioni di euro, il 20% in più rispetto al 2007, nonostante la crisi finanziaria che ha colpito tutti i mercati mondiali. «Ci siamo mossi per tempo – spiega l'amministratore delegato di Harmont & Blaine Domenico Menniti –. Già un anno e mezzo fa avevamo intrapreso un complesso percorso di riposizionamento del marchio spostandolo verso la fascia alta del mercato per cercare clienti con capacità di spesa maggiore, puntando su qualità e affidabilità, anche perché i consumatori adesso vogliono investire i propri risparmi in prodotti validi e coerenti. E i risultati della nostra strategia sono arrivati». Solo per fare un esempio, «le vendite di dicembre alla Rinascente di Milano Duomo –continua Menniti –sono salite del 40,5%: il 40% della clientela della Rinascente è composta da stranieri soprattutto extra-Ue, in particolare dal Far East, una delle aree per noi più promettente assieme al Medio Oriente dove stiamo concentrando i nostri investimenti ». Per il 2009, infatti, la società prevede di aprire quattro nuove boutique, che si aggiungono a quella già presente, a Dubai, una a Hong Kong e un'altra a Pechino. Ci saranno poi una serie di inaugurazioni in Russia. Mentre «grande attenzione sarà rivolta al mercato americano»aggiunge l'amministratore delegato, che spiega: «Nella seconda metà dell'anno costituiremo una società Harmont & Blaine Usa con un centro di distribuzione per gli Stati Uniti che servirà anche da base per entrare nei department store americani. Apriremo anche nuove boutique che si aggiungeranno alle due attuali, a Miami e South Hampton. «Il 2009 – commenta Menniti – sarà un anno importante: completeremo l'ampliamento dello stabilimento di Caivano, potenziando l'area stile e gli uffici direzionali. Inoltre, abbiamo investito un milione di euro, su un totale di 8 milioni di euro di costi complessivi, per la realizzazione di un impianto che applica microchip ai capi di abbigliamento per garantirne l'origine, sigilla e controlla i pacchi in uscita con la merce per combattere il fenomeno della contraffazione ». E, in attesa della quotazione in Borsa prevista per il 2012, l'azienda – presente con 27 boutique in Italia, 23 nel mondo (Stati Uniti, Messico, Santo Domingo, Cina, Dubai, Kuwait, Egitto, Doha, Romania e Russia), 150 dipendenti diretti e oltre 600 di indotto – ha l'obiettivo di chiudere il 2009 con un fatturato in aumento del 30%, mantenendo i livelli dell'Ebitda dell'anno appena passato, tra il 18 e il 20 per cento. marika.gervasio@ilsole24ore.com Novità. Alcuni maglioni della collezione Harmont & Blaine per il prossimo autunno-inverno

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La saga delle correnti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NOVA24 data: 2009-01-08 - pag: 42 autore: DC CONTRO AC DOPO LA STORICA DISPUTA FRA EDISON E TESLA La saga delle correnti S iamo alla fine degli anni 80, ma gli anni 80 del diciannovesimo secolo. Nella storia dell'umanità, è l'alba dell'elettricità, l'energia destinata ad accendere il mondo. Due uomini, tanto diversi quanto geniali, ingaggiano un aspro combattimento intellettuale e commerciale. L'americano Thomas Edison, forse il più prolifico inventore di tutti i tempi, vuole imporre lo standard della corrente continua ( o Dc, direct current). Il serbo Nikola Tesla, inventore altrettanto brillante, propone la corrente alternata (o Ac). La «guerra delle correnti», com'è abitualmente battezzata questa storia, ha tutti gli ingredienti di un romanzo di avventura (e difatti fa da sfondo a un prodotto hollywoodiano di tre anni fa, The Prestige). Ci sono i due geni indiscussi. Ci sono due grandi imprese commerciali che si battono per il predominio, la Edison Corporation dello stesso Edison e la Westinghouse che appoggia il progetto di Tesla. Il tutto, nello scenario romantico di una New York che si apprestava a diventare la capitale del mondo, forse anche grazie alla scintilla dell'elettricità. La chiamano guerra perché fu effettivamente senza esclusione di colpi. Edison, ad esempio, mise in scena numerose campagne pubblicitarie contro la corrente Ac: per dimostrare la sua presunta pericolisità, parecchi animali, incluso un elefante, vennero uccisi a colpi di elettroni (il che, purtroppo, ispirò l'adozione della sedia elettrica, usata per la prima volta nel 1890). Ma Tesla e la Westinghouse – dopo un gigantesco esperimento di corrente alternata prodotta con successo dalle cascate del Niagara – finiscono per avere la meglio. E lo standard Ac si diffonde per il mondo. Poco più tardi, anche la General Electric – la compagnia nata dalla fusione delle aziende di Edison con la Thomson Houston – si mette a produrre macchine e strumentazioni per la corrente alternata, che si è effettivamente rivelata più adatta della Dc nell'estendere il raggio, l'efficienza e la sicurezza della rete elettrica. Le reti Dc sono rimaste in uso in Svezia fino agli anni 60. Per strano che possa sembrare, a New York c'erano ancora dei palazzi alimentati con la corrente continua, fino a poco tempo fa: l'ultimo è stato convertito nel 2007. In compenso, le reti Hvdc (corrente continua ad alto voltaggio) stanno prendendo piede per le trasmissioni di elettricità su lunghe distanze, soprattutto in Cina e in India, che poi la convertono in corrente alternata su scala locale. Siccome utilizza tecnologie a base di semiconduttori, l'Hvdc non poteva esistere ai tempi di Edison. Di fatto, quella competizione è ormai morta e sepolta. Ma se il SuperSmart Grid proposto da Antonella Battaglini del Potsdam Institute verrà realizzato, sarà un po' come sancire la «pace delle correnti». Anzi, no. Sarebbe meglio dire la «collaborazione delle correnti», perché Ac e Dc coesisterebbero in un nuovo ordine elettrico europeo (o, chissà, mondiale) tagliato su misura per l'era moderna. ( m.mag.) Continua oppure alternata? Nasce una collaborazione

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Nel labirinto dei missili (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NOVA24 data: 2009-01-08 - pag: 45 autore: Nel labirinto dei missili La minaccia Qassam. Sono 3.278 i missili o i colpi di mortaio con cui Hamas ha bombardato Israele nel 2008.Individuati genericamente come missili o razzi Qassam,questi ordigni sono invece classificati in maniera rigorosa in ragione della loro generazione di appartenenza e della gittata.Esistono quattro versionidi "Qassam",una di "Grad"e a questi si sarebbe recentemente aggiunto il razzo WS-1E.Il capostipite Qassam 1,realizzato in maniera artigianale,era alto circa 80 centimetri e pesava poco più di cinque chilogrammi:mezzo kg la capacità utile di esplosivo e un raggio d'azione compreso tra i 3 e i 4,5 chilometri erano lontani dal poter impensierire.La seconda release era alta più del doppio,dei 32 kg complessivi da 5 a 9 erano il carico di morte,mentre la distanza raggiungibile oscillava attorno ai 9 chilometri. Qassam 3 e Qassam 4,entrambi 2 metri dialtezza,superanoi 90 kg di peso e sfiorano i 20 kg di cosiddetto "payload":il "3" arriva a 12 km e il "4"va oltre 16 chilometri.Un anno fa circa,il 3 gennaio 2008,Israele viene colpito da un razzo Katyusha di calibro 122-mm della serie Grad.è la prova empirica chei Palestinesi sono in grado di centrare bersagli a oltre 18 chilometri.La disponibilità di armi di fabbricazione russa conferma che è finitala stagione dei missili costruiti dai pur ingegnosi fabbri palestinesi e rimarca che il contrabbando– attraverso i tunnel sotterranei che sbucano in Egitto –non conosce sosta.Secondo il ministero della Difesa egiziano la costruzione di gallerie è in costante crescita e i dati ufficiali parlano chiaro:sarebbero stati scoperti 20 tunnel nel 2004, 25 nel 2005, 73 nel 2006 e ben 119 nel 2007. L'approvvigionamento di merci sottoposte a embargo e il rifornimento di armi avviene proprio mediante gallerie.Per agevolare questi traffici famiglie benestanti di Rafah– chiamate in gergo "teste di serpente" –affittanoterrenie case lungo il confine,permettendo che da lì partano gli scavi che in alcuni punti sono profondi oltre 20 metri per evitare il rilevamento.Fonti non ufficiali insistono sulla presenza di nuove dotazioni per Hamas:si parla di razzi WS-1E,realizzati in Cina. "WeiShi",letteralmente "Guardiano",è sempre di calibro 122 millimetri e supera abbondantemente i 40 chilometri di gittata.Prodotto dalla Sichuan Aerospace Industry Corporation (Scaic,o per gli addetti ai lavori "Base 062")non sarebbe ancora entrato in servizio nei reparti dell'Esercito popolare di Pechino,né ufficialmente commercializzato a favore di committenti stranieri.

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in cina è suonata l'ora della ritirata delle grandi banche europee e americane (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 23 - Economia Global market In Cina è suonata l´ora della ritirata delle grandi banche europee e americane Siamo molto lontani dalla fine della crisi. Le previsioni effettuate a novembre erano troppo ottimistiche e dovranno essere corrette nella manovra di primavera Sembra di assistere ai primi segnali di una ritirata delle banche occidentali dalla Cina. La prima a disimpegnarsi è stata la svizzera Ubs: all´inizio della settimana ha venduto 3,4 miliardi di azioni che deteneva nella filiale di Hong Kong della Bank of China, per un ricavato di 835 milioni di dollari. Ubs aveva acquistato la sua quota (pari all´1,3% del capitale di Bank of China) nel 2005 con il vincolo a non rivenderla per tre anni. Ieri è stata la volta della Bank of America, che ha venduto 5,6 miliardi di azioni che deteneva nella China Construction Bank. D´altronde perfino Li Ka-shing, il più noto miliardario di Hong Kong e uno dei più ricchi magnati di tutto l´Estremo Oriente, ha deciso proprio in questi giorni di disfarsi di una parte delle sue azioni Bank of China per incassare 500 milioni di dollari. Per quanto riguarda la Bank of America, la sua vendita del pacchetto di azioni le ha consentito di incassare 2,8 miliardi di dollari, ma ha provocato un brusco scivolone nelle quotazioni di China Construction Bank che hanno perso il 16,6% in una sola seduta. China Construction Bank è il numero due nel settore bancario cinese per volume di asset, dietro la Industrial & Commercial Bank of China. La Bank of America per disfarsi della quota ha accettato di venderla a un prezzo di 3,92 dollari di Hong Kong per azione, inferiore del 12% al valore di chiusura nella precedente seduta di Borsa. Federico Rampini [Dove sono finiti i Tremonti bond? ] Nei momenti più caldi della crisi finanziaria, non più tardi di un mese fa, sembrava che le principali banche del paese si potessero salvare soltanto ricorrendo all´emissione obbligazionaria sottoscritta dallo stato, i cosiddetti Tremonti bond. Dopo tre decreti legge, di cui l´ultimo sullo specifico punto, e il via libera giunto dalla Ue ora si stanno aspettando i decreti attuativi che il ministero dell´Economia sta mettendo a punto. Sembra però che ci sia meno attesa, meno necessità di correre rispetto a qualche settimana fa. Un po´ perché la Borsa ha dato qualche sollievo alle quotazioni dei titoli bancari, un po´ perché ancora non si è capito quale dovrebbe essere il rendimento di questi strumenti. Il timore dei banchieri è che la cedola da corrispondere al bond venga in qualche modo legata alla distribuzione dei dividendi agli azionisti. La volontà di Tremonti, invece, è che i soldi eventualmente erogati dallo stato servano ad alimentare il credito alle imprese e non a remunerare gli azionisti anche in tempi di magra. Punti delicati, certo, ma è meglio un chiarimento oggi, con meno pressione sulle spalle, piuttosto che aspettare la prossima bufera finanziaria. Giovanni Pons

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la lettera - (segue dalla copertina) roberto mania (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Economia La lettera Diventano consulenti o imprenditori E qualcuno ora fa il mago Una volta fuori, non ti vuole più nessuno, costi troppo e spesso sei ingombrante La crisi colpisce anche i "colletti bianchi" italiani: nel 2008 almeno 10mila dirigenti hanno perso il posto. E nel 2009 andrà ancora peggio. Così si crea una nuova forma di precarietà e c´è chi reinventa il proprio lavoro (SEGUE DALLA COPERTINA) ROBERTO MANIA Ma non è sempre così per i manager cacciati dalle aziende in crisi. Anche in Italia se ne vanno in silenzio con i loro cartoni in mano proprio come abbiamo visto fare, in tutte le tv del mondo, a quelli della Lehman Brothers di New York. Sono le regole dettate dalle grandi corporation. Con una differenza non da poco: qui da noi, appunto, è quasi impossibile ritrovare una porta in cui entrare e ricominciare. I "nostri" della Lehman, per esempio, hanno avviato una causa perché la Nomura ne ha assorbiti solo una parte. La verità è che una volta licenziato, non ti vuole più nessuno, costi troppo e qualche volta sei ingombrante. Eppure secondo un recente studio dell´economista Giorgio Barba Navaretti della Statale di Milano proprio il ruolo dei white collars è stato determinante perché le nostre multinazionali tascabili del «quarto capitalismo» conquistassero quote significative sui mercati mondiali. Interpretazione confermata anche un´indagine della Fondazione Rodolfo Debenedetti. Le storie di manager licenziati sono storie di nuova, inedita, precarietà e rompono lo stereotipo dei dirigenti ricchi, vincenti, moderni. Da «colletti bianchi» si trasformano in «colletti soli», da manager senza aggettivi a «manager atipici». Che poi vuol dire consulenti in cerca di committenti, qualche volta nuovi imprenditori. Perché la crisi sta decimando la categoria. In 10 mila sono stati licenziati nel 2008, con una accelerazione a partire da ottobre. Metà sono quelli dell´industria, l´altra quelli del terziario, del commercio, dei servizi, secondo le ultime stime di Manageritalia, uno dei sindacati del settore. Solo l´Alitalia di Roberto Colaninno ne ha mandati a casa 45 pochi giorni fa. Certo i manager guadagnano in media quattro volte più di un operaio (100 mila euro lordi l´anno, secondo l´indagine OD&M Consulting, per una media di circa 52 ore di lavoro la settimana, weekend compresi) ma una volta perso il lavoro non hanno praticamente nulla, né l´articolo 18, né gli ammortizzatori sociali. Solo un´indennità risarcitoria che varia, in media, tra gli 8 e i 10 mesi di retribuzione. Così, spesso, vanno a ingrossare la base della piramide del nostro ceto medio sconquassato dal terremoto provocato dallo scandalo dei subprime e ormai congelato davanti ai consumi. Racconta Costi: «Dopo un po´ di colloqui mi sono accorto che terminavano sempre alla stessa maniera: ha un´ottima posizione, un ottimo curriculum, la chiamerò. Poi non chiamava nessuno. Ho capito che era inutile insistere. Dovevo farmi venire qualche idea». Ecco, l´idea. Costi ce l´ha avuta e oggi fa il doppio lavoro: il mago e il formatore proprio di manager. In Italia i dirigenti sono pochi: in tutto 120 mila, 82 mila circa nell´industria (li rappresenta la Federmanager) e il resto nei servizi. L´ultima recessione, quella dei primi anni Novanta, ha cancellato oltre 20 mila posti che non si sono più ricostruiti. Da noi ci sono 0,9 dirigenti ogni cento lavoratori dipendenti, contro il 3 per cento della Francia e il 6 per cento della Gran Bretagna. La mobilità è elevatissima: ogni anno il 20 per cento cambia o perde l´incarico. E un 5 per cento ogni anno (stando ad una elaborazione di Manageritalia su dati Istat e Inps), cioè circa 6.000 dirigenti, finiva, prima della crisi, nel precariato o nel labirinto disoccupazione. La vita professionale di un dirigente dura poco. Si è visto che ben il 40 per cento dei manager che nel 1995 aveva tra i 35 e i 44 anni non era più un lavoratore dipendente (anche quadro o impiegato) dopo cinque anni. Si era riciclato: consulente, imprenditore, neo-precario. Servono idee, dunque, per provare a ricominciare. Come quella del gruppo di dirigenti della Motorola di Torino. Dal giorno alla notte la multinazionale americana ha deciso di chiudere tutti i centri di ricerca europei sulla telefonia mobile (in Francia, Germania, Danimarca, Gran Bretagna e Italia) e di spostarli negli Stati Uniti e in Cina. Quasi quattrocento lavoratori a spasso, il 90 per cento dei quali ingegneri, una quindicina di dirigenti. Che si sono «inventati» un nuovo lavoro temporaneo: contribuire a cercare l´acquirente, non della Motorola ma del know how dell´azienda. Insomma «vendono» le loro competenze, i loro cervelli, a chi li vorrà. «Ma - ammette Paolo Balducci, uno dei dirigenti in cerca d´acquirenti - per ora non c´è nulla di concreto». B. L non ha ancora quarant´anni. è stato convocato una mattina dalla multinazionale francese (settore alimentare) in cui lavorava: «Più o meno - racconta - mi è stato detto che avevo 24 ore di tempo per andarmene perché la casa madre aveva deciso di accorpare una serie di attività per ridurre drasticamente i costi». L´azienda gli ha pagato un corso di outplacement per «imparare» a ricollocarsi. Ora si è dato tre mesi di tempo, poi proverà ad andare in Svizzera. Emigrante. «Sarei disposto anche ad essere assunto come quadro ma sono le aziende stesse a non accettarlo perché pensano che alla prima occasione me ne andrei». La consulenza? «Già, per fare il precario di alto profilo». Il declino dei manager serve anche a leggere le debolezze del capitalismo italiano, famigliare e affetto da nanismo dimensionale. Di manager puri, così, ce ne sono pochi: su 140 mila imprese associate a Confindustria e Confapi - secondo un calcolo di Federmanager - sono solo 17 mila quelle che hanno almeno un dirigente. Poi c´è l´aspetto psicologico. B. M., milanese, ha 48 anni, è stato licenziato da un grande gruppo della moda. «Cominci a capire da piccoli segnali che non sei più gradito. Però quando te lo comunicano di punto in bianco la botta psicologia c´è, eccome. L´importante è convincersi che non sei diventato un pirla». Dal posto fisso anche B. M. è finito a fare il piccolo imprenditore. «Magari lavori tutta la notte e poi sei libero per alcuni giorni». Anche lui flessibile, precario, freelance. Comunque ex manager.

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