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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CINA” |
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T ARTICOLI DEL 5-28 aprile 2009 #TOP
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Articoli
Cina (176)
dalla
cina primi segni di speranza "la ripresa nel 2010"
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 1 -
Prima Pagina BOERI E RAMPINI ALLE PAGINE 35, 36 E 37 Dalla Cina primi segni di
speranza "La ripresa nel 2010" SEGUE A PAGINA 35
viaggio
in casa del nemico per provare a risanare le ferite aperte da bush - vittorio
zucconi ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tra la Cina,
la Russia, l´India, il sempre infido Pakistan, l´Iran, il «nemico necessario»
per controllare l´Afghanistan, i signori della guerra rintanati nelle loro
valli impenetrabili e le cellule sempre cancerose di al Qaeda. La soluzione
militare, la formula antiguerriglia utilizzata dal generale Petraeus in Iraq,
"la
ricerca che aiuta a riprendersi la vita" - carlo picozza
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
orientamento
CARLO PICOZZA La Cina le ha dedicato un francobollo dov´è ritratta con i colori
della nazionale italiana e il volto sorridente per la conquista del podio, nel
tennis da tavolo, alle Olimpiadi di Pechino. Clara Podda, che in un incidente
aveva perso l´uso di braccia e gambe, ora ringrazia: «Le cure dei sanitari
della fondazione Santa Lucia mi hanno aiutato a riacquistare,
Paradisi
fiscali, si svuota la lista nera ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il Governo
elvetico ha contattato anche Cina, Russia, Brasile. Sul fronte europeo, molti i
Paesi già sondati da Berna, tra cui Francia e Italia. Ma la vera notizia sul
versante Ue è ora la ripresa dei contatti a questo riguardo con la Germania,
Paese che nelle scorse settimane aveva duramente attaccato il segreto bancario
elvetico.
Pechino
in ripresa già nel 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. La
Banca mondiale prevede una crescita del 6,5% grazie agli incentivi Pechino in
ripresa già nel 2009 Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Si chiama Cina la
speranza di una ripresa per i Paesi in via di sviluppo dell'Asia, i quali
devono fronteggiare un brusco declino della loro crescita economica che sta
provocando un aumento della disoccupazione tale da impedire a milioni
Alla
sanità 120 miliardi di dollari ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la spesa
pubblica per la sanità è a livelli molto bassi in Cina: nel 2006 non arrivava
nemmeno all'1% del Pil, facendo del Paese il 156Údei 196 monitorati
dall'Organizzazione mondiale per la sanità. La distribuzione delle risorse,
poi, è inefficiente - secondo lo stesso Governo cinese - lasciando solo un
quarto della spesa alle aree rurali, dove vive il 60% della popolazione.
beckett,
ultima chiamata - sara chiappori ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
disegnata
dalle folgorazioni visive di Daniela Dal Cin, è uno spazio vuoto dove incombono
cinque grandi croci a cui sono appese altrettante figure mascherate, pronte a
scagliarsi sul pubblico con la ferocia incalzante della loro invettiva
apocalittica. Da tempo impegnati in un´ardita esplorazione dell´opera di
Beckett, Marcido Marcodorjs e Famosa Mimosa stavolta scelgono un romanzo,
ma
tra debiti e disoccupati la ripresa è appesa a un filo - (segue dalla
copertina) tito boeri ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è difficile
che la Cina possa contribuire, come potrebbe, al suo funzionamento. Fino a poco
tempo fa, del resto, la Cina contava nel board del Fondo tanto quanto il
Belgio. Il vero problema è che i leader mondiali continuano ad occuparsi
d´altro, dai paradisi fiscali agli hedge funds, che hanno avuto un ruolo del
tutto marginale nella genesi della crisi.
montezemolo:
"troppi errori, serve umiltà" - stefano zaino
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ma in Cina
non ci sarà STEFANO ZAINO Un tempo la vestaglia, ieri il saio. Capi
d´abbigliamento come immagine forte, per mettere la squadra davanti alle
proprie responsabilità e invitarla ad un´immediata reazione. "Ci siamo
troppo imborghesiti" tuonò Montezemolo all´epoca della vestaglia.
le
ronde anti-turisti in difesa delle butterfly - renata pisu
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
come i panda
in Cina. Se ne contavano più di ottantamila prima della Seconda guerra
mondiale, oggi saranno un migliaio, duemila al massimo se si vogliono
considerare geishe anche quelle che si fanno passare per tali ma che invece
praticano il mestiere più vecchio del mondo senza conoscere tutte le arti
raffinate - e non precisamente erotiche -
tibet,
pechino usa il pugno di ferro per la rivolta due condanne a morte - federico
rampini ( da "Repubblica, La"
del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nuova Cina. I
condannati sono stati riconosciuti colpevoli di aver partecipato ad assalti e
violenze nel corso delle quali sono morti dei cinesi Han, il ceppo etnico
maggioritario nella Repubblica Popolare. L´apice degli scontri fu nelle
giornate del 14 e 15 marzo, quando a Lhasa furono dati alle fiamme diversi
negozi gestiti da immigrati Han.
domani
i funerali, il vescovo: "vivo per miracolo"
( da "Repubblica,
La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
morta tra le
braccia del suo fidanzato Lorenzo Cinì in una palazzina dell´Aquila. Accanto
alla bara distesa sul sagrato della chiesa è arrivato anche il corpo di
Lorenzo: giusto il tempo di un´ultima canzone insieme, di Elton John. Poi,
prima che cominciasse il funerale, il corpo di Lorenzo è partito per Corropoli,
in Val Vibrata, dove riposerà per sempre.
cin
cin cinema, film a 3 e 5 euro - franco montini
( da "Repubblica,
La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Roma Cin cin
cinema, film a 3 e 5 euro Da martedì fino al 7 maggio sconti dal lunedì al
giovedì FRANCO MONTINI Subito dopo Pasqua, a partire da martedì 14 aprile
prende il via la V edizione di "CinCinCinema", un´iniziativa rivolta
principalmente alle famiglie, perché consente di recarsi al cinema a prezzi
molto convenienti.
un
sistema ansiogeno ed egoista che produce ricchezza solo per pochi: - federico
rampini ( da "Repubblica, La"
del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Stupisce il
fatto che lo stress emotivo risulti bassissimo in Cina, dove il
"darwinismo sociale" è forte, la selezione nel sistema scolastico è
spietata, la competizione sul mercato del lavoro raggiunge punte estreme. Resta
il fatto che Il capitalista egoista ha il dono della tempestività. Coglie
l´aria del tempo che viviamo.
In
azienda a tempo pieno per conquistare ordini
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Si fa
ragguagliare sul programma della sua visita in Cina, sulle visite di giornata
degli uomini del commerciale. Prima di pranzo è in programma l'incontro con
Gianmarco Marconi, vicepresidente di Piccola industria, ma in questo caso
consulente in merito a eventuali acquisizioni nel settore medicale.
In
recupero cotone e soia, torna a calare il cacao
( da "Sole
24 Ore, Il" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Alla vigilia
del rapporto Usda, sono finiti ai massimi da due mesi il cotone sodo al Nyce (a
quota 48,72 USc/lb) e i semi di soia al Cbot (1.009 USc/bu). Su questi ultimi
hanno pesato anche le forti esportazioni Usa verso la Cina. A Chicago è invece
in ribasso il grano.
Rinasceremo
con i filati ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
anche lo
stabilimento in Cina, dove Lineapiù ha il 51% e il socio cinese il 49%». Solo
così si potranno salvare tutte le aziende e gran parte dei posti di lavoro.
Negli ultimi anni il gruppo, nel tentativo di rilancio, ha visto entrare nel
capitale, accanto alla famiglia Coppini, una cordata di imprenditori tessili
guidata dal pratese Alberto Pecci e dal biellese Marco Schneider,
come
vincere la sfida dell'energia verde - thomas l. friedman
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
per
esercitare pressioni sulla Cina affinché si adegui di conseguenza. Larson
intenderebbe utilizzare la maggior parte dei proventi per ridurre le tasse dei
lavoratori dipendenti, con una filosofia sintetizzabile più o meno in questi
termini: «Noi tassiamo le vostre trasgressioni legate alle emissioni e
detassiamo i vostri guadagni in busta paga».
in
vacanza prenotando un divano - tiziana cozzi
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il
couchsurfing Sono oltre 800 mila gli iscritti che accolgono ospiti In giro
dalla Cina alla Transilvania TIZIANA COZZI Lo slogan recita "il mondo è
più piccolo di quanto pensi". E davvero, per chi pratica il couchsurfing
(letteralmente "saltare da un divano all´altro"), ci sono più di
800mila divani sparsi per il mondo che aspettano soltanto ospiti nuovi.
ma
le imprese tornano a sperare "toccato il fondo, ora risaliamo" -
roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma in Francia
e in Germania regge e, con i problemi delle valute deboli, anche nei mercati
dell´est Europa. La Cina, poi, è già in ripresa. Il punto è che - stando
all´ultimo Rapporto di Prometeia - la ripartenza delle imprese italiane sarà
più lenta perché, appesantite dai debiti, avranno poche risorse per investire.
Ripresa,
se la Cina chiamasse Obama ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
se la Cina
chiamasse Obama di Martin Wolf L a riunione del Gruppo dei 20 tenutasi a Londra
la scorsa settimana ha avviato l'economia mondiale sul cammino della ripresa
sostenibile? La risposta è no. I disaccordi fondamentali su cosa sia andato
storto e su come si possa risistemare la situazione non possono essere risolti
da questo tipo di incontri.
Iran
Usa. Teheran pronta al dialogo. Messaggio del presidente Ahamadinejand
( da "AmericaOggi
Online" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Francia
e Gran Bretagna) più la Germania. Una svolta rispetto all'amministrazione del
presidente George W. Bush, che poneva come pre-condizione la sospensione
dell'arricchimento dell'uranio da parte dell'Iran. Ma Obama, come Bush,
continua ad accusare Teheran di volere dotarsi di armi nucleari, mentre anche
ieri Ahmadinejad ha ribadito che il programma atomico della Repubblica
dalla
"tortuga" del corno d'africa partono i raid contro i mercantili -
pietro del re ( da "Repubblica, La"
del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
fa le navi
cargo venivano attaccate soprattutto nei mari della Cina, a largo della Nigeria
o lungo lo Stretto di Malacca. Lì, tra il 1991 e il 1998, sono state depredate
quasi 1.200 imbarcazioni. Nel 2003 ci furono 443 attacchi e sedici morti. Il
massimo bottino fu verosimilmente raggiunto nel 2007, quando solo in Malesia e
Singapore vennero saccheggiate quattro navi la settimana.
"sigarette
tossiche dalla cina all'italia"
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 18 -
Cronaca "Sigarette tossiche dalla Cina all´Italia" ROMA - Sigarette
made in Cina prodotte con tabacco, filtro e cartina a elevata tossicità. Le
"bionde" cinesi, con falsi marchi internazionali, contraffatte
persino nel sigillo dei Monopoli di Stato, potrebbero essere finite nel
circuito legale.
Obama:
negli Usa segnali di uscita dalla recessione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Bankitalia e
Ocse: fiducia a Italia e Francia - La Cina migliora Obama: negli Usa segnali di
uscita dalla recessione «Barlumi di speranza» per l'economia Usa,oltrela
recessione. Lo ha detto Barack Obama: dopo un incontro con i vertici di Tesoro
e Fed, il presidente ha espresso fiducia anche sulle prospettive delle banche.
Tentativi
di ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Tuttavia, per
usare il linguaggio dell'Ocse, siamo solo ai «tentativi» di miglioramento
congiunturale, che si vedono qua e là in Italia, in Francia, negli Usa o in
Cina. Un peggioramento che rallenta non è affatto un miglioramento, o almeno:
non lo è ancora. è bene ricordarlo: per evitare inattese delusioni.
Macchine
e ricerca, anche la Liguria intravvede la svolta
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
anno puntando
su mercati come il Brasile, l'India, la Russia e la Cina. Ma, se mi guardo
intorno – prosegue Castellano mi sembra eccessivo sostenere che ci siano già
segnali di ripresa. Possiamo forse azzardare che non sono previste ulteriori
cadute del quadro generale, ma permangono profondi elementi di incertezza».
Sigarette
cinesi tossiche, dossier in procura a Bari
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il 90% dei
falsi ormai è prodotto in Cina Sigarette cinesi tossiche, dossier in procura a
Bari Rita Fatiguso Scuote la testa Franco Mariani, presidente dell'Autorità
portuale di Bari: «Io un nesso così stretto tra il porto e le false sigarette
tossiche cinesi non lo vedo. Arriveranno sicuramente da altri scali».
Al
turismo manca una strategia, ogni regione va in ordine sparso
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Per attrarre
turisti da Cina e India il sottosegretario Brambilla ha fatto un accordo con
Francia e Spagna. Il punto è che i cinesi arrivano in Italia solo con Air
China. E il grosso vola in Franciae Germania. © RIPRODUZIONE RISERVATA p L'Enit
è stato trasformato in Agenzia per il turismo nel 2006, facendo entrare anche i
privati negli organi di governance.
Un
modello Renault-Nissan oltre la muraglia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina dal
2011. Renault e Nissan hanno già siglato accordi simili con 16 Governi
nazionali e locali di 10 Paesi diversi, da Israele al Portogallo, dalla
Svizzera alla California. Obiettivo della Cina è di aumentare la capacità di
produzione di veicoli elettrici a mezzo milione di veicoli in tre anni, e
intende promuovere costruttori locali per metterli in grado di competere a
livello
iPhone
Apple sotto attacco: Blackberry piace ai giovani
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, dove
l'alto prezzo attuale sta incontrando forti resistenze sul mercato. Anche il
modello di concessione in esclusiva del telefono bloccato su uno o due
operatori per Paese potrebbe essere abbandonato. Apple, che, secondo il Taiwan
Commercial Times, per il futuro iPhone e gli altri iPod in produzione avrebbe
già acquistato più di 100 milioni di memorie praticamente esaurendo
Cucinella
vince l' Oscar Foster svela le maxi-torri
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dove ha lo
studio è stato premiato per la progettazione del Centre for sustainable energy
technologies a Ningbo (Cina) nella categoria "green building".
L'edificio di circa
Ocse:
primi timidi sintomi di recupero in Italia e Francia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a febbraio in
Cina il superindice ha segnato una flessione mensile di 0,7 punti e di 12,5
punti su base annua. In India meno 0,8 punti su mese e meno 10,1 punti su anno,
in Brasile meno 2,4 punti su mese e meno 12,1 su anno, in Russia meno 1,9 su
mese e meno 19,7 punti su anno.
una
fregata a caccia dei corsari venti di guerra nel mare d'africa - fabio scuto
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina
alla Russia, dall´India al Giappone - che schierano loro unità navali in quel
tratto di mare. Si tratta di navi che partecipano a formazioni internazionali,
come le task force "150" e "151", entrambe a guida Usa, o
come la flotta Nato "Snmg1", oppure unità inviate da singoli Paesi ma
solo difesa degli interessi nazionali.
in
montenero le cartomanti ti fanno il 740 - maurizio milani
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La titolare
della clinica era in Cina, torna d´urgenza per fidanzarsi lei con il bellissimo
attore. A questo punto arrivano i Nas che fanno chiudere la clinica abusiva. La
Regione venuta a sapere dopo un mese di questa triste vicenda, diffida Antonio
Banderas di arrivare a Malpensa senza avvertire.
test
missilistico, l'onu condanna pyongyang ma rimanda le nuove sanzioni economiche
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
I cinque
membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran
Bretagna e Francia) e il Giappone, dopo un confronto di due ore al Palazzo di
Vetro, hanno sottoscritto un testo che, secondo quanto riferito
dall´ambasciatrice americana Susan Rice, «manda un messaggio chiaro alla Corea
del Nord».
thailandia,
la rivolta delle camicie rosse - raimondo bultrini
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Leader in
fuga in elicottero Tra i premier costretti a scappare quelli di Giappone e
Cina. L´amarezza di Ban Ki-moon RAIMONDO BULTRINI BANGKOK - Un´orda di camicie
rosse anti-governative ha assaltato un resort sulla costa a Sud di Bangkok e
costretto a cancellare uno dei più importanti meeting politici ed economici
dell´Asia.
Thailandia.
Irruzione nell'hotel, salta il vertice
( da "AmericaOggi
Online" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
est asiatico)
oltre a quelli di Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Australia e Nuova
Zelanda. Un gruppo di "camicie blu", movimento finora sconosciuto e
subito accusato dai leader delle "camicie rosse" di essere una
milizia governativa, ha cercato di sbarrare loro la strada: gli scontri hanno
provocato una decina di feriti.
stranieri,
seimila posti a disposizione - nadia campini
( da "Repubblica,
La" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
aziende che
stanno consolidando i rapporti con la Cina. Si tratta per ora di fenomeni di
nicchia, ma sono comunque i segnali di un´economia in fermento, tanto che il
51% delle richieste di lavoratori stranieri per il 2009 viene proprio dalla
provincia spezzina, rispetto al 27,1% dalla provincia di Genova, all´11,7%
della provincia di Savona e al 10,2% della provincia di Imperia.
cina,
nuovo piano per rilanciare i consumi - vittoria puledda
( da "Repubblica,
La" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Economia
Cina, nuovo piano per rilanciare i consumi Pechino pensa alla leva fiscale.
Banche, indagine Usa sui bilanci truccati VITTORIA PULEDDA MILANO - La Cina
prova a sperare nella ripresa Usa, robusto mercato di riferimento per le sue
esportazioni, ma nel frattempo studia nuove misure per sostenere la crescita
interna.
No
a svalutazioni competitive ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
importanti
hanno dovuto fare i conti con forti rivalutazioni della moneta: il 30% in più
per il Giappone e il 15% in più per la Cina. Anche questi Paesi devono fare i
conti con una recessione e anche se i tassi d'interesse non sono arrivati a
zero dappertutto, nel prossimo futuro gli incentivi a usare l'arma della
svalutazione potrebbero farsi più forti. Anzi, siamo già a quel punto.
Torneranno
le banche commerciali ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Urss e la
Cina, senza contare l'Americadel Sud con Sudameris. è immaginabile far
rinascere la Comit? No, non lo penso. Così come non si può reinventare Paribas,
altra banca dominante sulla piazza francese e internazionale. Le imprese sono
come gli uomini: nascono, crescono raggiungono delle vette prima di sparire
lentamente o brutalmente.
Polemiche
tra la Svizzera e l'Ocse ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a bloccare la
cooperazione con Cina, India e altre economie emergenti. Mercoledì è stato
bloccato un pagamento di 136mila euro destinato all'Ocse e il governo di Berna
starebbe studiando iniziative analoghe, come non pagare gli 8,65 milioni di
dollari di quota di iscrizione all'Ocse o boicottare la rielezione, prevista
nel 2011, del segretario generale Angel Gurria.
Ora
China Inc. si espande a nord del Sahara
( da "Sole
24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina
rappresenta il primo fornitore dell'Egitto, il terzo dell'Algeria, del Marocco
e della Libia, il settimo della Tunisia. Ad Algeri, i cinesi sono conosciuti
soprattutto nel business delle costruzioni: qui la Cscec ha realizzato l'hotel
Sheraton e lo shopping center Al Qods,l'ospedale Oran e la sede del ministero
degli Esteri.
Corporate
Korea spaventa Tokyo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a partire
dalla Cina). Notizia che ha indotto vari commentatori a paventare una nuova
fase di de-industrializzazione. A Tokyo, dai palazzi della burocrazia di
Kasumigaseki ai piani alti delle aziende, un piccolo sospiro di sollievo è
stato tirato per il recente parallelo recupero del won e dello yen sul dollaro,
anche perché - a margine del G-
Sui
prezzi pesa il calo dei consumi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«è la fine di
un'era», scrive il Wall Street Journal: si viaggia meno e si fa più attenzione
ai consumi. L'Opec è avvisata. © RIPRODUZIONE RISERVATA A SVETTARE è PECHINO
Tra gli elementi di sostegno c'è il dato secondo cui la Cina il mese scorso
avrebbe aumentato nettamente le importazioni
Nucleare.
La Corea del Nord riapre gli impianti e sospende i negoziati
( da "AmericaOggi
Online" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e le due
Coree partecipano da anni al negoziato a sei per la chiusura del controverso
programma nucleare di Pyongyang. "Chiediamo alla Corea del Nord di mettere
fine alle sue minacce provocatorie e a rispettare la volontà della comunità
internazionale onorando i suoi impegni e le sue obbligazioni internazionali -
ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs -
"sono
solo criminali comuni e non sanno neanche navigare" - leonetta bentivoglio
( da "Repubblica,
La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Africa ai
Caraibi e ai mari della Cina, dove la pirateria viene controllata dalle mafie.
Il colmo dell´ironia è che i pirati odierni traggono i loro strumenti di
aggressione dalla contemporanea tecnologia occidentale: imbarcazioni più che
mai veloci, cellulari, computer, Internet, sistemi satellitari di rilevamento,
armi sofisticate.
dalla
cina alle banche, caccia alla fiducia - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Economia
Dalla Cina alle banche, caccia alla fiducia Container, vendite auto, Pil: così
gli esperti cercano i segni della ripresa LUCA IEZZI ROMA - Decine d´indizi,
nessuna prova. C´è un filo sottile di ottimismo che lega i dati sul Pil cinese,
le vendite auto in Europa, il bilancio trimestrale di Goldman Sachs e un´altra
manciata di indicatori meno convenzionali:
1
I reportage Nel luglio 2005 sono partita per la Cina per indagare sulle donne
scomparse. Lì... ( da "Unita, L'"
del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
1 I reportage
Nel luglio 2005 sono partita per la Cina per indagare sulle donne scomparse. Lì
mi sono accorta del ritorno delle concubine. A Parigi ho seguito la rivolta
nelle banlieue e la campagna di Ségolène Royal. Pubblico per Le Figaro, Paris
Match, L'Express. 2 Le concubine Torna alla ribalta una figura scomparsa nel
1949.
accordo
fra kme group e metalbuyer raccolta rottami: affare d'oro anti-crisi - patrizia
capua ( da "Repubblica, La"
del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Kme è a
Firenze e conta 18 stabilimenti in Italia e all´estero, di cui uno in Cina. A
metà del 2008 il valore dei metalli trattati, quotati al London metal exchange,
è crollato, è stata la Cina poi a rianimare il mercato. Manes vuole portare sul
mercato prodotti a valore aggiunto sempre più alto come il tetto solare in
rame.
la
sfida di pyongyang "rilanciamo il nucleare"
( da "Repubblica,
La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Corea del Sud
e Cina hanno espresso preoccupazione e l´auspicio che il dittatore nordcoreano
Kim Jong-Il torni sui suoi passi. Mentre l´amministrazione Obama alza i toni
nei confronti della Corea del Nord. Il portavoce della Casa Bianca, Robert
Gibbs, nel consueto briefing quotidiano ha invitato Pyongyang a «cessare le sue
minacce provocatorie»
"un
passo avanti c'è stato ma ancora non basta"
( da "Repubblica,
La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Hanno Chavez
che garantisce il petrolio gratis, hanno la Cina che compra il nichel ed hanno
anche l´appoggio e la simpatia di molti governanti dei paesi latino americani».
E dunque, afferma Suchlicki, «non credo che abbiano fretta». L´altra variabile
il professore tende ad escluderla: «Che Obama toglie l´embargo senza avere
nulla in cambio?
-
(segue dalla copertina) timothy garton ash
( da "Repubblica,
La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Perché la
Cina resta un paese in via di sviluppo in ogni senso del termine. Sapremo con
precisione qual è il modello cinese quando avrà raggiunto un grado superiore di
sviluppo. Nel frattempo, dovendo dare un´etichetta alla Cina di oggi il
confezionismo sarebbe un miglior candidato rispetto al confucianesimo.
maestro
kung e la rivincita sui comunisti - (segue dalla copertina) dal nostro
corrispondente ( da "Repubblica, La"
del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
precedenti
erano europei e americani a mettere sotto pressione i cinesi perché passassero
degli esami: «L´Occidente si attendeva dalla Cina ulteriori progressi
nell´uniformarsi alle regole che considerava le più adatte per garantire il
futuro della globalizzazione. Ora la Cina ha acquistato una nuova coscienza di
sé, e rimette in discussione la validità delle pretese occidentali.
-
timothy garton ash ( da "Repubblica, La"
del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Da bambino la
Cina per me era un cinese un po´ buffo, con i baffi lunghi e sottili una tunica
di seta ricamata e un cappello a cono di paglia che con uno strano accento
esclamava: «Dice il saggio�». In seguito furono le foto in bianco e nero del
gruppo di sculture di epoca maoista "Corte per la riscossione della
mezzadria" mostratemi con entusiasmo da un insegnante di inglese.
-
federico rampini pechino ( da "Repubblica, La"
del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
seller
intitolato La Cina scontenta. Un libro dai toni sciovinisti, che imputa
all´Occidente un bilancio fallimentare. Plebiscitato dalla gioventù cosmopolita
di Pechino e Shanghai, il saggio dà sfogo a un risentimento represso, incita i
cinesi a liberarsi dei complessi d´inferiorità e a occupare il posto che gli
spetta nel mondo.
Crolla
la spesa per pubblicità: -6,9% nel 2009
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Tra i grandi
mercati solo Cina e India «manterranno le promesse » e l'Asia nel suo complesso
conterrà la contrazione in 3,4 punti percentuali.L'Europa occidentale dovrebbe
perdere il 6,7% e l'America del Nord l'8,3 per cento. L.V. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
Corsa
al greggio, Cina e Shell partner in Iraq
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
8 autore: LE
STRATEGIE DI PECHINO Corsa al greggio, Cina e Shell partner in Iraq Sissi
Bellomo La Cina cerca partner "forti" per aggiudicarsi risorse
petrolifere all'estero: Royal Dutch Shell nella gara per i giacimenti
iracheni,Total –stando alle indiscrezioni – per accrescere i rifornimenti dal
Venezuela.
I
blitz non sono sufficienti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
non sono solo
Usa e Paesi europei ma anche Russia e Cina». Bisogna resistere alla tentazione
di ricorrere alle armi per difendersi, secondo Cuss e Askins: armatori e
compagnie di assicurazioni hanno avuto ragione finora a non volere guardie
armate a bordo delle navi, perché questo, oltre a complicare ulteriormente il
quadro giuridico e assicurativo, porterebbe inevitabilmente a un'
In
flessione l'offerta di caucciù ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
offerta di
caucciù Il settore pneumatici in Cina però intensifica gli acquisti Roberto
Capezzuoli La produzione di caucciù quest'anno non supererà 8,9 milioni di
tonnellate, accusando quindi un calo del 2,2%, il peggiore degli ultimi 16
anni. La previsione, pubblicata all'inizio della settimana dall'Associazione
dei Paesi produttori di gomma naturale (Anrpc),
dall'arte
due delusioni per benessia - marina paglieri
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
antichi di
Afghanistan e Cina, fino a quella in corso ora alla Venaria su quelli egizi
ripescati nel golfo di Alessandria e agli acquisti di opere per il nascente
Museo d´arte orientale. Una decisione, tuttavia, che quei vertici saranno ora
costretti a rivedere. «Non ho particolari commenti da fare, anche perché ormai
non sono più coinvolto in prima persona nella Fondazione per l´
"torino,
come sei solare adesso ti ritrovo con gioia" - clara caroli
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
scura e
omologata come la Cina comunista, dove in passato venivo un po´ malvolentieri e
che adesso - sarà che anche il clima, anche quello meteorologico, è cambiato -
mi sembra sbocciata come un fiore». Come quello che Fiorella Mannoia tiene sul
palmo della mano sulla copertina del nuovo cd, Il movimento del dare, un album
"grandi firme" con dieci brani inediti scritti da Ligabue,
scuole,
ospedali, municipi mappa del cemento "molle" - emanuele lauria
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Arenella al
cine-teatro di Porto Empedocle caro a Camilleri: è lunga, la black list dei
palazzi siciliani a rischio. è lunga ma tutt´altro che completa. E finora il
bilancio non è incoraggiante, per i tecnici della Protezione civile della
Regione: su 48 edifici pubblici verificati, 43 non hanno superato i test
antisismici.
la
svolta dell'india con le elezioni - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
altro gigante
asiatico: a differenza della Cina, infatti, non ha costruito un modello di
sviluppo trainato prevalentemente dalle esportazioni. La crescita indiana è
stata meno dirompente ma più equilibrata, con un ruolo importante dei consumi
interni. E oggi si assiste a una sorta di "staffetta" tra i motori
della crescita.
Obama
oggi in Messico. Due problemi: narcotraffico e clandestine
( da "AmericaOggi
Online" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
da sempre
molto critico degli Usa, reduce da un viaggio in Cina, in Iran e a Cuba, si
tratterà di un primo contatto, anche se non sono previsti incontri bilaterali.
Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ha confermato che Obama ha
l'intenzione di parlare con chi lo desidera, "se no si resta in una stanza
da soli".
corsa
contro il tempo, renault già pronta
( da "Repubblica,
La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
potrebbe
esserci già domenica in Cina, o al massimo 7 giorni dopo in Bahrein. E´ più nei
guai la Red Bull, che con Newey aveva costruito un´ottima vettura (Vettel ha
entusiasmato nei primi due gp) e ora in pratica deve ripartire da zero. Newey
si è messo al lavoro, non è andato in Cina, resterà in fabbrica e la corsa
contro il tempo prevede l´esordio della nuova monoposto il 24 maggio,
Pil
cinese verso una frenata record ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
deludente Pil
cinese verso una frenata record Gianluca Di Donfrancesco Stamattina la Cina
archivierà il peggior dato di crescita del Pil da quasi venti anni. Il Governo
diffonde oggi i risultati del primo trimestre del 2009: secondo le anticipazioni
fornite ieri dal direttore del Dipartimento di previsioni economiche di Pechino
(Fan Jianping),l'aumento si è fermato al 6 per cento.
Il
no food minaccia lo sviluppo agricolo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Usa, Canada,
Giappone, Russia, Brasile, Cina, India, Sud Africa, Messico e Egitto, appunto
il G–14 cui si aggiunge la Repubblica Ceca in veste di presidente di turno
della Ue, sono stati chiamati a Treviso per trovare eventuali vie d'uscita e
anticipare così la «catastrofe». «L'obiettivo –
Il
fotovoltaico siciliano, una miniera per il Paese
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sapeva che
tutta la produzione sarebbe finita in Cina per i bassissimi costi del lavoro e
dell'energia. Un errore, considerato anche che le stesse tecnologie di stampa
serigrafica applicate al silicio per la produzione dei microprocessori possono
facilmente essere estese alla produzione dei moduli fotovoltaici in silicio
cosiddetti a film sottile.
In
Cina è partita la ripresa di produzione e consumi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
recessione
severa In Cina è partita la ripresa di produzione e consumi La crescita cinese
si ferma al 6,1% nel primo trimestre dell'anno, il dato più basso dal 1992. Ma
l'economia continua a dare segnali di ripresa: la produzione industriale a
marzo è rimbalzata dell'8,3% e le vendite al dettaglio sono aumentate del
14,7%.
Per
vincere in Formula 1 non bastano i soldi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
al via delle
prime prove libere del Gran Premio di Cina, Renault e McLarenMercedes
scenderanno in pista con diffusori parzialmente modificati rispetto a quelli
montati sulle monoposto nelle prime due gare dell'anno. In casa Ferrari,
invece, la situazione è più delicata: «Ci vorrà del tempo prima di adeguarci –
Nokia
soffre ma è ottimista Google, utili sopra le stime
( da "Sole
24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
annunciando
di vedere alcuni segnali di stabilizzazione del mercato e che la Cina rimane
un'area molto importante per la compagnia. Per la prima metà dell'anno, Nokia
punta ora a un margine operativo pari al 10% per poi salire al 13% o oltre nel
secondo semestre. Le scorte di apparecchi invenduti sono calate nel primo
trimestre e le stime sui risultati 2009 sono state confermate.
Conte
of Florence studia lo sbarco sul mercato Aim
( da "Sole
24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Sono così
state avviate ricerche di partners commerciali per lo sviluppo nell'area del
Golfo Persico,in Cina, Brasile e Cile, Turchia oltre al Lussemburgo e Paesi
Bassi. Mar.Man. © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI OBIETTIVI Prima di arrivare in
Borsa la società avrà tre anni di tempo per raddoppiare il fatturato e
rafforzare la presenza all'estero
"guardiamo
a cina e corea nuovi mercati per risorgere"
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
assessore
Mancini: "Ammortizzatori sociali anche per noi" "Guardiamo a
Cina e Corea nuovi mercati per risorgere" "Vogliamo promuovere il
Lazio come regione delle vacanze. E occorre un ministero del Turismo" Lo
chiama scherzando «il viaggio della speranza». Sei giorni tra Cina e Corea per
promuovere il Lazio come regione delle vacanze.
"affitteremo
le opere che ora teniamo in cantina"
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Lei ha
annunciato che quest´anno durante la Festa del cinema ci sarà anche la prima
fiera del Cine-turismo. Come sarà? «E´ un progetto che spero di poter
realizzare. Semplice: ci saranno degli stand dove si fa la promozione delle
location del film. Perché c´è tanta gente che viaggia sulla scia emozionale di
una bella storia vista al cinema.
mariangela
tra il bene e il male ( da "Repubblica, La"
del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina è
diversa da quella della parabola di Brecht, anche lei sdoppiata tra comunismo e
capitalismo; il messaggio sulla difficoltà di praticare la bontà in un mondo
che privilegia arroganza e prepotenza è però attualissimo». Prodotto dal Teatro
Stabile di Genova per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani,
la
prima col regista a roma: il passaparola farà ancora miracoli
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
poche sale
mirate è possibile fare i blitz con la focaccia e lanciare il cine-focaccia
come alternativa di qualità al cinepanettone». Strategie a parte, stasera alle
20,45 al cinema Armenise il regista non sarà alla prima barese ma a quella
romana, al cinema Nuovo Aquila di Roma con la sceneggiatrice Alessia Lepore, il
produttore Contessa e il giornalista di "Liberation" Eric Jozsef.
niente
kers in cina per la ferrari sono giorni maledetti - marco mensurati shanghai
( da "Repubblica,
La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Brawn un
altro stop al progetto tecnico Niente kers in Cina per la Ferrari sono giorni
maledetti Domenicali: "In dubbio la regolarità del campionato Noi
giocheremo in difesa" MARCO MENSURATI SHANGHAI dal nostro inviato Tute
rosse allacciate fino al collo per difendersi dallo strano vento che spazza
Shanghai, e pugni stretti nelle tasche per nascondere la rabbia.
l'austerity
della cultura cancella i grandi eventi - marina paglieri
( da "Repubblica,
La" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
già anima di
grandi esposizioni degli scorsi anni e anche recenti - dai tesori antichi di
Afghanistan e Cina fino a quelli sommersi d´Egitto tuttora a Venaria - spiega
che si è voltato pagina: «Oggi siamo parte del Consorzio La Venaria Reale,
partecipiamo con una quota annuale alle mostre promosse collegialmente, non ne
promuoviamo più di autonome».
una
matita e un tovagliolo anche così nasce un progetto - carlo brambilla
( da "Repubblica,
La" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cini Boeri,
Aimaro Isola, Cino Zucchi, solo per citare alcuni dei più famosi. Sono 110 gli
architetti che hanno accettato di donare al Fai, il Fondo per l´ambiente
italiano, 378 propri disegni che verranno esposti da oggi al 10 maggio prossimo
all´interno della mostra La mano dell´architetto, in tre diverse sedi: a Villa
Necchi Campiglio,
Petrochina
fa shopping ad Astana ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
attraverso i
quali la Cina ha garantito al Kazakhstan un prestito di 10 miliardi di dollari.
Metà della somma verrà versata dalla cinese EximBank alla Development Bank of
Kazakhstan, l'altra metà sarà un prestito della Cnpc (società che controlla
Petrochina) alla KazMunaiGaz, compagnia kazakha già socia di Eni e altre major
nei giacimenti di Kashagan e Karachaganak.
3,5%
rondini fanno primavera? ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
trainato da
Cina e Usa. Come sostiene anche il meno ottimista degli economisti, Nouriel
Roubini, battezzato «Mr. Doom» (Apocalisse), saranno probabilmente Cina e Usa i
primi Paesi a invertire la tendenza. Bisognerà quindi attendere i prossimi mesi
per verificare se il dato di febbraio è un rimbalzo (statistico o tecnico,
Segreti
sommersi. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
antica Cina
ha trovato anche il placet di Pechino che ha dato il suo appoggio e vede
nell'iniziativa un modo per cementare le relazioni bilaterali e i comuni
interessi tra i due Paesi. Certo, il tutto sa un po' di paradosso: se nelle
acque internazionali, non lontano dallo stesso Oman, i pirati moderni sono il
problema più impellente,
Vale
riduce la produzione di nickel ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
i piani delle
miniere Vale riduce la produzione di nickel Gli sviluppi del mercato
siderurgico in Cina e nel resto del mondo sono ancora sotto la lente delle
società minerarie e delle acciaierie impegnate nelle trattative per definire il
prezzo delle forniture di minerale di ferro nell'anno fiscale appena iniziato.
è una sorta di guerra di posizione: i produttori di ferro –
Barriere
fitosanitarie. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Al via le
esportazioni ma dopo un lungo e complesso confronto burocratico Cina, 10 anni
per i kiwi italiani Massimo Agostini Se i dazi sono l'espressione di scambi
commerciali regolamentati tra l'Unione europea e i mercati mondiali, non
mancano tentativi, da parte di Paesi terzi, di applicare in modo unilaterale
barriere non tariffarie alla libera circolazione delle merci.
F1.
Le Ferrari stentano a Shanghai ( da "AmericaOggi Online"
del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Ferrari ha
rinunciato per il Gran Premio di Cina anche all'uso del Kers, sistema che
ricava un surplus di potenza dall'energia cinetica delle frenate, per non
correre rischi dopo l'incidente occorso alla vettura di Raikkonen all' inizio
del mese in Malaysia. A non essere sorpreso della situazione difficile del team
di Maranello lo stesso Stefano Domenicali,
Alimentazione/Il
G8 e la riscossa del cibo italiano. Il frigorifero degli orrori
( da "AmericaOggi
Online" del 19-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
lavorato in
Cina, cui si deve pure la messa in commercio di un non meglio identificato
"Pecorino vero italiano" e di una "Caciotta" con tanto di
bandierina tricolore stampata sulla confezione. La galleria degli orrori
allestita dagli scienziati della "Spectre" agroalimentare continua
con un vero diluvio di cloni della nostra tanto amata e rinomata pasta.
trapano,
ghiaccio e fantasia la renault rifatta in una notte
( da "Repubblica,
La" del 19-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Briatore:
"Siamo in Cina, abbiamo fatto un´imitazione..." Trapano, ghiaccio e
fantasia la Renault rifatta in una notte DAL NOSTRO INVIATO SHANGHAI -
Chiamatela pure "epica del Black & Decker". Due serrande
abbassate a tre quarti, un filo di luce che esce da sotto e che illumina un
pezzo di rettilineo perso nella notte cinese,
miracoli
di san giulio - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina gli
investimenti fissi urbani sono cresciuti del 30%, e Pechino scommette su una
crescita dell´8%. In India settori come la siderurgia e il cemento, dopo mesi
di calma piatta, mostrano picchi di risveglio. In Russia la produzione
industriale a marzo è cresciuta dell´11,1%, e il ministro delle Finanze Kudrin
ipotizza una piena ripresa già nel quarto trimestre.
che
succede alla ferrari? in cina un altro disastro - stefano zaino
( da "Repubblica,
La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina un
altro disastro Alibi finiti per le rosse si vince senza diffusori Il ragazzo
della pioggia che ricorda Schumacher La prima volta della Red Bull, Vettel
protagonista STEFANO ZAINO Ancora uno schiaffo. L´ennesimo. Il terzo di una
stagione che sta diventando drammatica.
libralon
e l'amico funzionario così nasce l'impero dello chef
( da "Repubblica,
La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Torino Dalla
Cina al Brasile l´Icif promuove l´enogastronomia italiana attraverso corsi di
formazione Libralon e l´amico funzionario così nasce l´impero dello chef Dopo
il patto col Grinzane l´istituto si espande in 30 Paesi. Dal potente amico 1,5
milioni Angelo è socio del cuoco in altri affari ed è proprio lui a finanziarlo
con fondi pubblici Bei tempi,
dov'e'
il team mondiale? - (segue dalla prima di sport) setfano zaino
( da "Repubblica,
La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
SETFANO ZAINO
La Ferrari affonda perché in Cina non ha montato il kers? Non è vero nemmeno
questo. A parte che non ce l´ha quasi nessuno, ieri solo le due McLaren e la
Bmw di Heidfeld, che la sua importanza è tutta da dimostrare, pesa come un
accidente, fa accelerare in rettilineo, ma complica la vita in curva, usura le
gomme e disturba l´aerodinamica.
vettel-webber,
impresa red bull le macchine senza diffusori e kers - marco mensurati shanghai
( da "Repubblica,
La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
impresa Red
Bull le macchine senza diffusori e kers Cina, primo ko per le Brawn. Massa
fuori. Kimi decimo MARCO MENSURATI SHANGHAI dal nostro inviato La pioggia, il
vento e il lavoro dei meccanici mischiano le carte della F1 dimostrando che
aveva ragione Ecclestone a dire che secondo lui il mondiale era tutt´altro che
finito.
Il
Colle: Bene Obama e Ue sull'ambiente Abruzzo, vigileremo sulla ricostruzione
( da "Unita,
L'" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
di Cina e
India è difficile vincere questa battaglia». Per quanto riguarda l'Europa
Napolitano ha dato atto alla Ue di aver preso «una posizione di avanguardia,
senza aspettare che anche tutti gli altri maggiori protagonisti dell'economia
mondiale fossero pronti a dare un loro contributo, aprendo una strada che ci
auguriamo possa essere seguita con successo»
Se
il mondo riparte ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il Sole-24
Ore sezione: PRIMA data: 2009-04-19 - pag: 1 autore: Se il mondo riparte +30 La
crescita percentuale In Cina gli investimenti fissi urbani hanno registrato
l'aumento più forte dall'ottobre 2007. è uno degli indicatori di segno positivo
che emergono dalle varie aree mondiali
L'alfabeto
nella nuova modernità ( da "AprileOnline.info"
del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
da Marx a
Wiener a Cini). E' tutto facile? Al contrario, ci ammonisce Sara Bentivegna: le
diseguaglianze digitali sono immanenti, in un'articolazione più complessa ed
emblematica del vecchio digital divide quantitativo, e in una società
informazionale accuratamente descritta da Castells in cui la ipermodernità è il
nuovo grande territorio del conflitto,
America
o Americhe? ( da "AprileOnline.info"
del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Italia si
chiama così perché abitata da italiani, la Cina da cinesi, il Cile da cileni,
ecc. Quel grande territorio fra il Canada e il Messico è chiamato Stati Uniti
d'America, ma non rappresentando- come abbiamo visto- l'intero continente
americano non si può loro attribuire la qualifica di "americani" per
antonomasia.
alessandro
e maria, cronache di ex amanti - maura sesia
( da "Repubblica,
La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ultimo
imperatore della Cina Alessandro e Maria, cronache di ex amanti MAURA SESIA C´è
Gaber, ma non solo la sua musica e le sue parole ne Il caso di Alessandro e
Maria, scritto sì da Gaber e Sandro Luporini, rivisto però dall´interprete e
regista Luca Barbareschi, in un personale omaggio plasmato sul testo dell´amico
Giorgio e sulle melodie del quintetto capitanato da Marco Zurzolo,
moni
ovadia mette in scena il sogno sovietico ironia, disillusione e inquietudine
per l'italia di oggi - maura sesia
( da "Repubblica,
La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
opponesse al
capitalismo e la Cina ci ha smentiti; credevamo che portasse alla democrazia
invece la Russia è in mano ai burocrati. Tracimano contraddizioni che hanno
mietuto caduti». Il suo è quindi un inno ad un popolo dimenticato? «L´Unione
Sovietica, con la seconda guerra mondiale, ha avuto oltre venti milioni di
morti che nessuno celebra: è uno scempio indegno di una civiltà»
il
lazio alla conquista della cina obiettivo i nuovi ricchi di pechino -
alessandra paolini ( da "Repubblica, La"
del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
servizi Il
Lazio alla conquista della Cina obiettivo i nuovi ricchi di Pechino ALESSANDRA
PAOLINI Contro la crisi, sulle Orme di Marco Polo le imprese della Regione
partono alla conquista della Cina. E lo fanno con due spedizioni per mettere la
bandierina su un Paese «non più emergente, ma già emerso», per dirla come
l´assessore al turismo e allo sviluppo del Lazio Claudio Mancini.
un
fondo cinese vuole entrare nella daimler
( da "Repubblica,
La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E da Shanghai
arrivano stime che parlano della Cina come il primo mercato dell´auto al mondo
nel 2009, come già anticipato dal sorpasso delle vendite sugli Usa a gennaio.
In un mercato mondiale stimato nel
agricoltura,
intesa su dazi e prezzi - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Economia
Dalla Cina impegni su sicurezza alimentare e concorrenza. La Fao: contro la
fame ancora molto da fare Agricoltura, intesa su dazi e prezzi Chiuso il G8
"verde" di Treviso. Zaia: regole per i mercati RODOLFO SALA dal
nostro inviato CISON DI VALMARINO (TREVISO) - Tutti soddisfatti, i ministri
dell´Agricoltura degli otto Grandi riuniti per tre giorni,
maxi-collocamento
nell'alluminio cinese un test per le borse
( da "Repubblica,
La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
alluminio
cinese un test per le Borse La Cina lancia quello che potrebbe essere il più
grosso collocamento azionario dell´anno. Si tratta della prima quotazione in
Borsa, a Hong Kong, del colosso Zhong Wang, uno dei leader mondiali nei
prodotti in alluminio. Con l´offerta pubblica di sottoscrizione Zhong Wang
punta a raccogliere 1,6 miliardi di dollari Usa.
Intesa
alla Caterpillar: meno tagli e fabbrica operativa fino al 2015
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In ottobre
l'azienda aveva annunciato di voler chiudere l'impianto per trasferire le
attività in Cina, tagliando 300 posti. © RIPRODUZIONE RISERVATA BOSSNAPPING A
Tolosa sequestrati due manager della filiale di Molex Automotive, che vuole
trasferire la produzione in Cina
Pechino
batte gli Stati Uniti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
associazione
delle società tedesche di macchine utensili ha rivelato che nel 2008 la Cina è
stata il primo produttore al mondo in questo settore, scalzando gli Stati
Uniti. Secondo una stima della Vdma nel 2008 il settore ha registrato un
fatturato mondiale di 1.600 miliardi di euro, in rialzo dai 1.350 miliardi di
euro del 2007.
Se
l'America rinuncia al giardino di casa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Russia ha
sepolto per sempre e la Cina reinterpreta in chiave di capitalismo
neomercantile.Né Cuba rappresenta più per gli Stati Uniti quella fonte di
vulnerabilità che aveva spinto il mondo fino ai margini dell'olocausto
nucleare. L'esperimento castrista, che si voleva contrapposto orgogliosamente
all'eccezionalismo americano, appare una sopravvivenza della storia e della
politica.
Nelle
recessioni il Graal dell'economia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina e
forse il Canada». Quanto all'Europa di oggi, Koo nota che nel Welfare State la
funzione di "stabilizzatore automatico" della politica fiscale opera
assai più che in Giappone o in Usa, ma che occorre una mobilitazione fiscale
più ampia, specie in Germania e Francia: altrimenti misure di spesa da parte di
altri Paesi Ue più piccoli rischiano di avere efficacia limitata.
SPECIALE
LUXURY24.IT ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nato in
Mauritaniae trapiantato in Sud Africa: «Cerco ispirazione nella gente comune».
DESIGNER/2 Shao Fan: «In Cina design nella tradizione» Shao Fan, 45 anni,
rampollo di una famiglia di artisti di Pechino, racconta come mixare dinastia
Ming e stile contemporaneo. E come la calligrafia diventerà un'icona.
Il
mobile rilancia il made in Italy ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Della Cina,
innanzitutto: tra il 2002 e il
Da
Pechino il 59 per cento dei prodotti pericolosi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il nocivo
funghicida, che provoca dolorose dermatiti, è stato trovato in febbraio anche
nelle bustine di essiccante granulato contenute in 4mila scatole di scarpe
sequestrate a Trieste dai Nas in quattro container arrivati dalla Cina. E.Br. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA
In
Turchia sostegni pari al 4% del Pil
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nel settore
della ricerca con l'aiuto della Cina e in quello delle energie alternative.
Naturalmente resta il problema della disoccupazione, che a gennaio ha raggiunto
il picco record del 15%, il problema più grave provocato in Turchia dalla crisi
che ha toccato il Paese con otto mesi di ritardo rispetto agli Usa.
L'Indonesia
non si piega alla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e
Cina): un segnale preciso è la presenza di Giakarta nel G-20 e nell'outreach
del G-8, tra i nuovi protagonisti dei vertici. Molti analisti trovano conforto
nell'esito (sostanzialmente in favore di una stabilità) delle elezioni del 9
aprile, che sembrano preannunciare la conferma di Susilo Bambang Yudhoyono alle
presidenziali di luglio.
Ora
il sukuk sbarca in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
MONDO E
MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 27 autore: CREDITO & ISLAM Ora il «sukuk»
sbarca in Cina La malese Affin Holdings, con sede a Kuala Lumpur, e Bank of
East Asia, di Hong Kong, hanno in programma di aprire una filiale specializzata
in finanza islamica in Cina. La sede prevista per la joint venture è Urumqi,
capitale dello Xinjian.
Via
al tavolo per attirare capitali cinesi in Italia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nel corso dei
lavori Urso ha anche annunciato una missione in Cina, dal 6 al 9 di giugno,
finalizzata proprio a sollecitare gli investimenti del Paese asiatico in
Italia. Il gruppo, che è un risultato della Commissione mista Italia-Cina dello
scorso dicembre, ha visto la partecipazione anche dei ministeri degli Affari
esteri e dell'Economia e delle Finanze, insieme a Confindustria,
L'India
che verrà Parola di Nilekani U n o
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Motori
alternativi oltre la Muraglia C h e in Cina il parco auto sia in continua
crescita è cosa nota. Così come è risaputo che l'inquinamento ambientale è un
tema all'ordine del giorno anche a Pechino, dove l'interesse per le energie alternative
è in aumento. Meno discusso è invece il fatto che tutto questo avrà conseguenze
sulla produzione dei motori per le auto in circolazione,
Pearson
raddoppia l'affare della lingua inglese in Cina
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma punta in
particolar modo sulla Cina come motore della crescita futura. «La Cina ha un
ruolo assolutamente centrale nel nostro progetto di rafforzare la posizione di
Pearson di numero uno al mondo per l'insegnamento dell'inglese» ha detto John
Fallon, chief executive della divisione International Education.
No
di Cina e India all'accordo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
documento di
indirizzo No di Cina e India all'accordo Sulle scorte alimentari critiche anche
di Brasile, Sud Africa e Messico Alessio Romeo CISON DI VALMARINO «Tutte le
istanze avanzate dall'Italia alla fine sono state accolte ». è soddisfatto, il
ministro delle Politiche agricole Luca Zaia, al termine dei lavori del primo
G-8 dell'Agricoltura che si è chiuso ieri a Cison di Valmarino (
In
campagna la corsa ai minivan ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
hanno
riempito subito i saloni dei loro rivenditori sparsi in ogni angolo della Cina
di minivan, veicoli commerciali di piccola taglia e camioncini ultraleggeri
destinati alle popolazioni rurali. «In Cina ci sono 800 milioni di contadini, e
ognuno di loro sogna di guidare un'auto. Sembra che il Governo voglia
trasformare questo sogno in realtà», dice Yale Zhang, analista di Csm Asia.
chimica,
tir e ordinativi dall'estero così il made in italy avvista la ripresa -
alessandra carini ( da "Repubblica, La"
del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
le economie
di India e Cina mostrano anche esse un freno nella caduta delle esportazioni e
ieri in Germania l´indice Zew che misura le aspettative sull´economia tedesca,
è tornato positivo dopo 21 mesi di dati con il segno meno davanti. La fine
dell´incubo di una primavera gelata, con indici ancora in caduta, ha aperto la
speranza di una qualche ripresa entro l´
resistenza
senza colore - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
o gli altri
che in Val Sesia vanno con Cino Moscatelli perché è uno della valle come loro
non perché è comunista. Così come noi delle bande di Giustizia e Libertà nel
Cuneese che non avevamo mai sentito parlare del partito di azione e del suo
riformismo liberal-socialista, ma che eravamo compagni di alpinismo di Duccio
Galimberti o Detto Dalmastro.
mille
bambini delle scuole sul palco della pergola
( da "Repubblica,
La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il loro
allestimento si ispira a pagine letterarie di Daisaku Ikeda, maestro buddista
contemporaneo: racconta il viaggio di un giovane cavaliere nipponico alla
ricerca di un tesoro. Le musiche, coordinate da Lucia De Caro, sono tratte da
canzoni occidentali infantili e da melodie popolari di Giappone, Cina, Nepal.
(g.m.)
pensionato
muore dopo lite un ragazzo accusato di omicidio
( da "Repubblica,
La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
muore dopo
lite un ragazzo accusato di omicidio Sequestrati al porto 250mila chili di
rifiuti speciali diretti in Cina Morì in ospedale dopo un´aggressione: la
procura di Lecce ha aperto un´inchiesta sul decesso di un uomo di 65 anni di
Matino. Accusato di omicidio preterintenzionale è un ragazzo di 19 anni:
avrebbe schiaffeggiato l´uomo durante una lite facendolo cadere a terra.
Prove
di intesa sull'effetto serra. E Londra si mobilita per le api
( da "Sole
24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
allargato ad
altri 12 Paesi (compresi Cina e India), sui cambiamenti climatici. è un banco
di prova importante dopo la svolta impressa da Barack Obama alla linea Usa
sull'effetto serra. Il Governo inglese lancia un piano per tutelare le api.
Oggi, Giornata mondiale della Terra, Il Sole 24 Ore esce a «Impatto Zero».
Rottami,
arrivano i trader orientali ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le due
destinazioni principali: l'India e la Cina, le due fabbriche del mondo che,
mentre la crisi inizia a rallentare, tornano gradualmente, in alcuni specifici
segmenti produttivi, ad alimentare la domanda internazionale. «La domanda di
questi Paesi - dice Romano Pezzotti, presidente della divisione rottami di
Assofermet - è in continua crescita.
Cementir,
via all'iter per lo Star ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
impianto in
Cina che ha un costo complessivo di 60 milioni. Qualche beneficio potrebbe
infine arrivare per Cementir degli interventi per la ricostruzione
dell'Abruzzo. Anche se le prospettive sul 2009, alla luce della crisi
economica, non sono al momento de-cifrabili, tuttavia il gruppo Cementir non si
preclude per il futuro possibilità di crescita per linee esterne.
Record
di profitti per Tesco ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il gruppo ha
una forte presenza in Cina e di recente ha acquistato la catena di negozi
Homever in Corea del Sud. Performance positiva anche in Europa, dove le vendite
sono aumentate del 29,1 per cento. Meno brillante la situazione negli Stati
Uniti, dove la catena Fresh & Easy rilevata da Tesco ha più che raddoppiato
le perdite, salite da 62a 142 milioni di sterline.
Nasce
la Wdl : biblioteca virtuale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
200) ci sono
testi provenienti dalla Biblioteca nazionale della Cina. Il costo
dell'operazione è calcolato, per ora, in circa 10 milioni di dollari, ma le
sottoscrizioni restano aperte per consentire la digitalizzazione, la messa
online e la cooperazione futura per gli istituti che partecipano (oggi sono
32).
Cala
ancora l'output di acciaio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
al netto
della Cina il mercato ha toccato il fondo in gennaio, mentre in febbraio e
marzo si è un po' ripreso. Penso che la tendenza continuerà». In effetti, nel
primo mese dell'anno l'output globale è stato di circa 2,78 milioni di tonn. al
giorno, per poi risalire nei mesi successivi intorno a 3 milioni.
Bond
per salvare i paradisi tropicali ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
effetto
serra: gli Stati Uniti, la Cina e la deforestazione contano per il 60% delle
emissioni di anidride carbonica a livello mondiale. La soluzione è difficile
perché ci sono interessi contrastanti: grandi multinazionali energetiche, ad
esempio, offrono diritti di scambio su gas sequestrati a 100 dollari per
tonnellata.
Il
rebus iraniano ( da "AprileOnline.info"
del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
cinque più
uno" (Stati Uniti, Francia, Russia, Cina, Gran Bretagna e Germania).
L'avvicinamento già apparso lo scorso 8 aprile, con gli Usa aperti da Obama al
dialogo anche con Teheran, pur escludendone dotazioni nucleari belliche, potrà
continuare se si riscontrerà reciproca fiducia su esigenze e limiti del piano
nucleare.
"bologna
futura? progetto un golpe creativo in bici" - francesca parisini
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina (ha costruito
un centro di ricerca sull´energia rinnovabile per l´Università di Ningbo,
collegata a quella di Nottingham dove lui stesso insegna) e ora sta progettando
il Ministero per l´Ambiente in Montenegro. Per il prossimo Saie, poi, Cucinella
sta immaginando una serie di eventi che portino il salone dell´edilizia più
importante in Italia fuori dal quartiere fieristico.
aiuti
alle piccole imprese precedenza alla tecnologia - alessandro ladiana
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sta aprendo
un centro di rappresentanza in Cina e si propone sempre più come marchio unico
come brand multimpresa. Analoghe esperienze arrivano dal Trentino, dalla
Lombardia, dal Lazio. Oggi in Italia operano oltre 300 consorzi export
comprendenti 7 mila aziende; aziende che hanno capito per prime che si deve
compensare all´estero quanto si sta perdendo sui mercati domestici;
Tokyo
in rosso dopo 28 anni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ultimo
esempio: Toyota ha deciso ieri di ridurre del 60% il bonus semestrale a circa
9mila manager. SPIRAGLI DI RIPRESA A marzo registrato un lieve surplus grazie a
un trend meno negativo delle vendite in Cina e negli Stati Uniti, ma il quadro
resta pesante
A
Copenhagen ci sarà il patto sulle emissioni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina ha
riservato all'economia verde una quota significativa del suo pacchetto di
stimoli all'economia, più di ogni altro Paese al mondo. Le grandi imprese
chiedono nuove regole sulle emissioni, a patto che siano certe». è assai
probabile che, a dicembre, quando i 194 si riuniranno a Copenhagen per
l'ennesimo round,
Accordo
solo se condiviso ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a cominciare
da India e Cina) prevede un coinvolgimento diretto del sistema produttivo, per
esempio attraverso la costituzione di un "business forum", contenuto
nel documento finale del G8 Ambiente di cui il Sole 24 Ore anticipa i punti
salienti. Un "club dell'impresa virtuosa"che,insieme ai Governi, si
riunirà ogni anno sotto il coordinamento del Paese presidente di turno del G-
Porsche,
Volkswagen studia l'acquisizione del socio di controllo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma anche
Brasile e Cina. Assai meno beneè andata invece PSA Peugeot CitroËn che ha
annunciato nel primo trimestre un calo del fatturato addirittura del 25% a
10,97 miliardi di euro. beda.romano@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA I
NUMERI Il colosso di Wolfsburg ha 10,7 miliardi di liquidità che potrebbero
sostenere l'operazione definita però improbabile dalla società
Nel
mondo ripresa lenta nel 2010 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
contrappeso
la tenuta della Cina, che anche quest'anno crescerà del 6,5% e del 7,5% il
prossimo. Le autorità cinesi, osserva l'Fmi, hanno risposto rapidamente e in
modo vigoroso alla crisi. Le economie emergenti e quelle in via di sviluppo
cresceranno dell'1,6% nel 2009 e del 4% nel 2010, ma hanno subìto le
ripercussioni del crollo della domanda mondiale per le loro esportazioni,
Olimpiadi
dell'economia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
24 Ore
sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: L'Esposizione Universale
in Cina. A un anno dall'evento, come l'Italia prepara una partecipazione
strategica Olimpiadi dell'economia Il primo grande appuntamento mondiale per le
imprese dopo la crisi di Beniamino Quintieri S econdo un'opinione largamente
condivisa,
Simbologia
italo-cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il Sole-24
Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Simbologia
italo-cinese Il logo dell'Italia all'Expo 2010: un intreccio di bastoncini
tricolori che ricorda il gioco cinese dello Shanghai. A sinistra i progetti del
Padiglione Italia
Un'opportunità
per proporre cultura e dinamismo italiani
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il Sole-24
Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Il Governo
Un'opportunità per proporre cultura e dinamismo italiani di Franco Frattini L'
Esposizione Universale di Shanghai sarà un evento ed un appuntamento
straordinario al quale l'Italia si prepara con grande attenzione.
Sarà
in mostra la qualità totale del made in Italy
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
EXPO CINA
data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Le imprese Sarà in mostra la «qualità
totale» del made in Italy di Paolo Zegna I l World Expo di Shanghai del 2010 si
prospetta essere un evento di enorme importanza e grande risonanza, che sta
ulteriormente a sottolineare (anche in seguito alle Olimpiadi di Pechino)
l'emergere della Cina come una grande potenza economica e culturale.
Nella
Città dell'Uomo mille sorprese hi-tech
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il Sole-24
Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 20 autore: Il messaggio
culturale Nella «Città dell'Uomo» mille sorprese hi-tech di Davide Rampello I
nterpretare al meglio il tema "Better City, Better Life". è quello
che abbiamo fatto e che faremo da qui alla chiusura dell'Expo 2010 di Shanghai.
Al
via il conto alla rovescia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
24 Ore
sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 20 autore: Il benvenuto di Shanghai.
Il Comitato organizzatore: «C'è grande attesa per l'innovazione italiana» Al
via il conto alla rovescia Tra un anno l'apertura - Da marzo già in vendita i
biglietti d'ingresso di Zhong Yanqun S i alzerà tra un anno, in rivaal fiume
Huangpu,
Un'occasione
per ampliare il business in tutta l'Asia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il Sole-24
Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: I partner
strategici/2 GranitiFiandre «Un'occasione per ampliare il business in tutta
l'Asia» «O ggi la Cina rappresenta circa il 2% del nostro fatturato, ma
vogliamo che nei prossimi cinque-dieci anni dall'Asia provenga il 15% dei
ricavi».
Una
sede stabile per le eccellenze del made in Italy
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
EXPO CINA
data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: Alleanze. Il coordinamento di Fiera Milano
«Una sede stabile per le eccellenze del made in Italy» Presenza integrata per
venti Regioni di Alfredo Sessa I l ruolo è quello del direttore di orchestra.
Il lavoro da fare è difficile e delicato, raccogliere il contributo di venti
regioni italiane in vista dell'
TUTTE
LE AZIENDE COINVOLTE ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
CINA data:
2009-04-23 - pag: 21 autore: TUTTE LE AZIENDE COINVOLTE I quattro partner Il
Padiglione italiano all'Expo di Shanghai ha 4 partner: due (Permasteelisa e
GranitiFiandre) per la realizzazione dell'edificio, Fiera Milano per il
coordinamento delle regioni e la Triennale di Milano per il concepte
l'allestimento della mostra permanente Gli impianti 26 fornitori si spartiscono
soria,
la pensione non intenerisce il giudice - lorenza pleuteri
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
e di fatto
utilizzata per operazioni di import export con la Cina. Ora a Angelo non resta
che sperare nella decisione del Tribunale del riesame, chiamato a pronunciarsi
entro metà della settimana prossima sulla ordinanza di custodia che ha
spalancato anche per lui il portone blindato delle Vallette, varcato in arresto
cinque settimane dopo il fratello.
"re
di sapori" omaggio piccante al peperoncino
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Prosegue con
la Cina dei peccati di gola rivoluzionari di Mao Zedong, il Vietnam, l´India, e
con il Paese più piccante del mondo, la Malesia dei romanzi di Emilio Salgari.
E conclude con un ricettario la cui sezione ligure è tutta da provare: risotto
al tonno, farfalle al timo, minestra alla genovese, polpo all´inferno,
una
superba melato nel "sezuan" di brecht
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ambientata in
una Cina abbastanza lontana negli anni in cui fu scritta, tale da poter essere
tranello per coscienze, costringendoci a schierarci per scelte non sempre
morali, tra amicizie e sentimenti. Con Shen-Te prostituta redenta in vena di
buoni comportamenti e Shui-Ta che ne prende il posto per sistemazioni di
perfetta coerenza imprenditoriale.
il
kers divide massa e raikkonen - stefano zaino sakhir
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Lo
sdoppiamento era già previsto in Cina, ma poi si preferì non rischiare, dopo
che un corto circuito in Malesia aveva tolto a Raikkonen la forza del kers e la
sua presenza in gara. In Bahrein invece si aggredisce il dilemma, perché, come
sostiene Massa, "il kers regala 4 decimi al giro in corsa e mezzo secondo
in qualifica".
"la
rossa faticherà ma è troppo presto darla per morta"
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
vincitore in
Cina, dà morale alla Rossa, anche se questo circuito non sembra essere tra i
preferiti dal team di Maranello. «Anche per me qui è più difficile vincere
rispetto alla Cina. Non tanto perché non è prevista pioggia, a Shanghai la mia
Red Bull era un razzo anche sull´asciutto, ma perché il circuito, senza kers,
La
Cina? Non vuole la leadership ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«La Cina? Non
vuole la leadership» di Mario Margiocco L a crisi del 2007-2008 rinsalda l'asse
finanziario ed economico tra Stati Uniti e Cina, marginalizza l'Europa, non
turba gli equilibri geopolitici internazionaliperché nel medio periodo non c'è
alternativa al ruolo monetario, militare e strategico degli Stati Uniti.
"spie",
a processo due giornaliste usa ( da "Repubblica, La"
del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
arrestate il
marzo scorso mentre giravano un servizio tv alla frontiera fra Cina e Corea del
Nord, verranno processate a Pyongyang. Lo conferma l´agenzia stampa Kcna.
L´accusa rivolta alle due giovani reporter di Current Tv, di essere
"entrate illegalmente in Corea del Nord con intenzioni ostili",
secondo fonti ufficiali sarebbe convalidata da un´indagine.
il
compleanno tibetano che pechino non vuole - (segue dalla copertina) dal nostro
corrispondente ( da "Repubblica, La"
del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
immagine
rassicurante della Cina, a rafforzare il suo soft power in Asia. E il giovane
Gyaincain Norbu ha fatto il suo dovere. Ai delegati mondiali del simposio
buddista ha dichiarato: «Questo evento dimostra che in Cina regna la libertà
religiosa». Ha partecipato alle sedute ristrette di alcuni seminari di studio:
perfino un incontro con celebri imprenditori sul tema "
il
bambino invisibile diventato leggenda - raimondo bultrini bangkok
( da "Repubblica,
La" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
fu posta di
fronte agli altari un´urna dorata che ha un valore storico importantissimo per
la Cina. Venne infatti donata ai Reggenti del Tibet da un imperatore manchu nel
diciottesimo secolo, proprio per infilarvi dentro non volgari palline di
tsampa, ma dei bastoncini d´avorio con la stessa funzione divinatoria: la
scelta del Dalai e del Panchen Lama.
borse
e orologi a poco prezzo online uguali ma diversi, la truffa delle griffe -
emilio randacio ( da "Repubblica, La"
del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
per non
parlare della Cina, che su Internet rilancia perfino modelli copiati di
telefoni ipertecnologici di grandi marche. Per cercare di non incappare in
qualche denuncia, gli ideatori di questo business si affidano al termine
«repliche». Nessuno dice che si tratta di originali, ma si tiene a sottolineare
che sono comunque copie identiche.
Non
c'è accordo su clima e CO2 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e
Brasile invece battono i Paesi industrializzati che da una decina d'anni
traguardano limiti, delineano obiettivi, bisticcianosulle regole derivate dal
Protocollo di Kyoto. Il Brasile invece parla poco e fa molto. Il 70%
dell'energia è da fonti rinnovabili e il 50% dei carburanti per auto viene
dalla canna da zucchero.
Tra
i creditori spunta anche la Rai ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e
Australia incluse. Il dato che spicca, seppure si tratta per ora di informazioni
parziali perchè non tutti gli aventi diritto si sono ancora fatti avanti, è il
peso dei gruppi italiani. I claim arrivati dall'Italia pesano per 570 milioni
di dollari, e la parte del leone la fa il gruppo Fondiaria-Sai che vanta
crediti complessivi per 485 milioni di dollari,
Alluminio,
il surplus frena i prezzi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
I timidi
segnali di ripresa vengono dalla Cina, come nota Vincenzo Pandolfo,
amministratore delegato della Pand olfo Alluminio SpA, un'azienda che trasforma
ogni anno fino a 25mila tonnellate di metallo. «Pechino anticipa il rilancio
della produzione industriale – spiega Pandolfo –
B&B
è prima per crescita, Targetti leader nella luce
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
produce per
la gran parte in Cina. Migliore, invece, la situazione delle aziende di
illuminazione: 937 milioni di fatturato 2008 per le prime cinque (+7,5%). In
testa Targetti Poulsen con 288 milioni e una crescita del 19,2% (dovuta però
all'acquisizione nel 2007 della Poulsen Lighting), seconda iGuzzini (216
milioni, -5%), poi Beghelli (182 milioni,
la
patria e il nuovo padre padrone - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in
California, in Russia, in India, in Cina, in Turchia. Insomma nel mondo intero.
Portare il caso Abruzzo all´attenzione del mondo affinché dia una mano per
risolverlo è risibile. C´è l´intero continente africano che è di per sé una
catastrofe, per citare un solo caso tra tanti. La sicurezza contro i No Global.
"meno
scena, più rigore e l'oggetto ritorna utile" - carlotta magnanini
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Mi sono
divertita moltissimo anche tra i negozi e le macellerie di Paolo Sarpi: una
bellissima interpretazione del legame culturale con la Cina. E poi alla
Triennale segnalerei i giapponesi della Japan Design Selection? un consiglio
disinteressato, perché non l´abbiamo organizzata noi».
al
festival di bergamo e brescia le superstar arrivano da oriente - luigi di
fronzo ( da "Repubblica, La"
del 26-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
cavalcando la
moda della musica classica scoppiata in Cina. Un intento che svetta in testa
alla 46esima edizione della rassegna di Brescia e Bergamo, che dopo aver
attraversato in autunno l´impero del dragone con una ricca tournée di concerti
nei magnifici auditorium Pechino, Shanghai, Guangzhou, Shenzen e Hong-Kong
ospita da oggi i nomi più emergenti del nuovo corso come il pianista-
brevi,
schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La"
del 26-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
materiali
usati per i trenta boccali fabbricati in Francia, Olanda, Inghilterra, Cina e
Giappone, che facevano parte della collezione di 7000 oggetti d'arte di Placido
de Sangro, Duca di Martina. I boccali di preziosa manifattura saranno mostrati
a partire dalle 11 nel museo della Floridiana e alla visita si accompagnerà una
degustazione di birra.
new
york va pazza per la bici retrò - eugenio capodacqua
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Google
censisce circa centoquaranta città, dalla Cina all´America, che sperimentano
con successo il "bike sharing", cioè la possibilità di noleggiare
bici nel centro cittadino spostandosi da un punto all´altro. Una quindicina
sono italiane, concentrate in Piemonte: Alba, Borgomanero, Cuneo, Bra, Fossano,
Pinerolo, Settimo Torinese, Novara;
"la
crisi frena, guardiamo avanti: cambiare le pensioni, via le province" -
roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 27-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Negli Stati
Uniti si prevede una ripresa già entro la fine di quest´anno, la Cina
sembrerebbe a un passo da una ripresa vigorosa, la fiducia degli imprenditori
tedeschi è in leggera risalita. E anche da noi la caduta dell´export si è arrestata».
Anche per l´occupazione il peggio è alle nostre spalle? «No. L´occupazione
reagisce con mesi di ritardo.
l'isola
felice - valerio berruti ( da "Repubblica, La"
del 27-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina
dovrebbe crescere di circa il 10. Di questi tempi sembra addirittura
fantascienza. Così come l´esuberanza cinese negli acquisti che ha colto alla
sprovvista i produttori che avevano ridotto il numero delle auto in costruzione
perché spaventati dalle prospettive della crisi globale e per la leggera
flessione delle vendite registrata negli ultimi mesi del 2008.
Prima
emissione di bond dell'Fmi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e
Cina), a fornire nuove risorse all'Fmi senza aver avuto assicurazioni che le
loro quote nel capitale del Fondo vengano aumentate per riflettere il peso
guadagnato nell'economia globale. Portavoce dei Bric è il ministro brasiliano
Guido Mantega, secondo cui questi Paesi non sono disposti a fare un prestito al
Fondo secondo le modalità usua-
new
york ora teme l'isolamento obama: "prese le misure necessarie" -
(segue dalla prima pagina) vittorio zucconi
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
bandite carni
Usa in Russia e Cina Gli Stati Uniti La psicosi della pandemia fa volare a Wall
Street le azioni di Big Pharma (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) VITTORIO ZUCCONI
Sugli Stati Uniti il resto del mondo ha issato la "bandiera gialla"
di una semi quarantena globale. Non venite qui tra noi infetti, non mangiate i
nostri maiali, sorvegliate i turisti che arrivano a voi da qui.
"nel
2009 ripresa lentissima ma è ora di tornare a investire" - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è vero che
l´economia in Cina ed Estremo oriente è già tornata a decollare? «In parte sì.
Anche se Pechino è in mezzo a una trasformazione epocale da paese esportatore a
produttore per il mercato interno. Al momento il Pil tiene grazie agli
investimenti infrastrutturali.
la
via etica allo shopping - john lloyd
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina,
dall´India e dalle Filippine. Quella manodopera così a buon mercato è composta
anch´essa di consumatori, e i loro governi devono assicurare loro di più. Il
loro "più" è il nostro "meno". L´atteggiamento che ben si
confaceva all´era dei consumi era l´edonismo, i cui simboli esteriori sono le
automobili di grossa cilindrata,
come
in tv la kermesse da ballare - osvaldo scorrano
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Leon Cino,
Rita Rodi, Gianni Sperti, Maria Zaffino, Eleonora Scoppelliti, cui si uniscono
Alice Bellagamba e Adriano Bettinelli, allievi dell´ultima edizione di Amici.
«Lo spettacolo - spiega Rossi Gastaldi - comincia con le prove della serata,
durante la quale la più matura delle ballerine, Rita Rodi, dice che sarà
l´ultima,
brevi,
schede e richiami 1. ( da "Repubblica, La"
del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
STAMINALI
Alle
Influenza
suina. Secondo caso in Spagna ( da "AmericaOggi Online"
del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
influenza da
suini sono in osservazione in Cina. Lo ha reso noto Hans Troedsson,
rappresentante dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel Paese. Nella
lotta all'influenza da suini i controlli alle frontiere e agli aeroporti ''non
funzionano'' , ha affermato oggi a Ginevra un portavoce dell'Organizzazione
mondiale della sanita' (Oms).
Ecuador.
Correa al potere con un rinnovo del mandato fino al 2013
( da "AmericaOggi
Online" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Iran e alla
Cina, non hanno riscosso grande successo tra la maggioranza degli elettori. E
d'altra parte, lo stesso presidente ha sempre assicurato che essere in linea
con il socialismo del XXI secolo' promosso da Chavez non vuol dire distanziarsi
dai tradizionali mercati dei prodotti dell'Ecuador, e cioé gli Usa e l'Ue.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
1 - Prima Pagina BOERI E RAMPINI ALLE PAGINE 35, 36 E 37 Dalla Cina primi segni di
speranza "La ripresa nel 2010" SEGUE A PAGINA 35
( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 15 - Esteri
Viaggio in casa del nemico per provare a risanare le ferite aperte da Bush
Missione doverosa per un presidente accusato di avere scarsa esperienza
internazionale VITTORIO ZUCCONI Figura a metà fra la letteratura e la politica,
fra il mito e la realtà, Barack Hussein Obama segue il romanzo della propria
vita e lascia le luci dell´Europa per avventurarsi nel cuore di quella tenebra
che ha risucchiato il suo predecessore e ora richiama lui, l´Iraq. Anche se ha
detto che «non avrei mai creduto di scoprire che l´Iraq è il più piccolo dei
miei problemi» al momento di assumere in gennaio la presidenza di una nazione
in caduta economica, Obama sa bene che in quei luoghi alieni e misteriosi, dove
i suoi Stati Uniti hanno già versato il sangue di 50 mila soldati feriti e
lasciato le vite di 5 mila morti, oltre a un numero spaventoso e incalcolato di
iracheni e afgani, sarà giudicato l´apogeo o l´inizio della fine per l´impero
americano, come di molti altri prima. Non ha scelto lui di scommettere il futuro
imperiale degli Stati Uniti fra il Tigri, l´Eufrate, l´Hindu Kush e quei
deserti afgani dove storia e leggenda vogliono che un invasore persiano, Ahmad
Shah, abbia perso, nel XVIII secolo, 18mila uomini in una notte per il gelo. Ma
oggi l´America è sua e anche le piaghe aperte appartengono a lui. Non funziona,
nella cultura politica americana, la tecnica di riversare sempre sui governi
precedenti i problemi irrisolti per giustificare la propria incapacità di
risolverli. Chi prende il comando della grande nave, si assume la
responsabilità dell´equipaggio e del carico, per tossico che sia. La deviazione
in coda alla tournèe europea e all´appendice in Turchia è stata, per questo,
una di quelle sorprese finte che soltanto l´ansia della sicurezza, comprensibile
in una Bagdad dove ancora 41 civili erano stati uccisi poche ore prima del suo
arrivo, aveva preteso di tacere. Ma per un presidente che era stato accusato di
avere scarsa esperienza internazionale, e nessuna sensibilità per la nazione in
uniforme, il passaggio da Bagdad e prima o poi (forse addirittura nelle
prossime ore) anche da Kabul è inevitabile. Nella realtà, come già avvertiva
John F. Kennedy, tutti i capi di stato americani scoprono che cosa sia il mondo
soltanto quando lo guardano attraverso le vetrate dello Studio Ovale.
L´abbraccio insieme spontaneo e ben coreografato con la truppa, la gratitudine
espressa per il loro «straordinario sacrificio» e «l´occasione offerta al
popolo iracheno di reggersi sulle proprie gambe» sono stati il saldo di un
conto che era rimasto aperto e che anche l´America pretendeva, perchè almeno in
questo, nel rispetto per i propri cittadini volontariamente in uniforme, la
«sindrome del Vietnam» è davvero superata e i reduci alla McCain, ieri proprio
in Vietnam, coltivano senza più far presa. Ma le immagini del bagno nella folla
di soldati sono ancora prodotti per il consumo interno. Non sono quelle le
decisioni politiche e strategiche sulle quali verrà giudicato, quando lo
spostamento del centro di gravità bellico sarà spostato dall´Iraq
all´Afghanistan, da dove non si sarebbe mai dovuto muovere. Ed è qui, dove è
sempre stato nonostante la pretestuosa diversione sulle «armi» di Saddam
Hussein, che sta il cuore buio di una partita a infinite dimensioni, tra la Cina,
la Russia, l´India, il sempre infido Pakistan, l´Iran, il «nemico necessario»
per controllare l´Afghanistan, i signori della guerra rintanati nelle loro
valli impenetrabili e le cellule sempre cancerose di al Qaeda. La soluzione
militare, la formula antiguerriglia utilizzata dal generale Petraeus in Iraq,
quella di comperare i nemici di ieri a colpi di dollari americani e sauditi e
trasformarli in truppe ausiliarie, è già stata usata otto anni or sono in
Afghanistan, per abbattere i Taliban a colpi di danaro. Tutti ormai giocano
partite doppie e triple, galleggiando sulle immense fortune offerte dalla
coltivazione e dal commercio di oppiacei, che la nazione è tornata a produrre
ancor più di prima. Quella afgana è una guerra di spettri, combattuta per
procura fra spettri, dove la componente religiosa è sfruttata per attizzare la
diffidenza verso tutti gli imperi e gli occupanti stranieri. Dunque Obama ha
fatto bene a ripetere quello che già Bush, senza nessuna credibilità, aveva
detto, che l´America non è in guerra contro l´Islam, che la religione di cui
porta uno dei nomi più sacri, Hussein, non è il nemico. Ma questa è soltanto
metà dell´equazione che presto lo porterà a Kabul. Ora resta da vedere se anche
gli altri, gli avversari, il «male» nel buio, non vedranno più lui, e noi, come
nemici.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Roma
Il neurologo Il manager La campionessa "La ricerca che aiuta a riprendersi
la vita" Il direttore Amadio: pazienti assistiti e studiati nella
sofferenza e nei progressi Santa Lucia / Riabilitazione neuromotoria
Ricognizioni cliniche e di base per il recupero delle funzioni motorie, della
deglutizione e di quelle cognitive: attenzione, memoria, parola, orientamento CARLO PICOZZA La Cina le ha dedicato un francobollo dov´è ritratta con i colori della
nazionale italiana e il volto sorridente per la conquista del podio, nel tennis
da tavolo, alle Olimpiadi di Pechino. Clara Podda, che in un incidente aveva
perso l´uso di braccia e gambe, ora ringrazia: «Le cure dei sanitari della
fondazione Santa Lucia mi hanno aiutato a riacquistare, con la possibilità
di muovermi, la voglia di vivere cancellata in macchina, quando, per salvare
mio figlio, mi è stata lesa la spina dorsale». "Tetraplegia", è
scritto nella sua cartella clinica. E all´Istituto di riabilitazione
neuromotoria sull´Ardeatina la affrontano. Come fanno con altre patologie,
prime tra tutte le lesioni cerebrali, dal trauma cranico all´ictus, dalla
sclerosi multipla al morbo di Alzheimer, al Parkinson. Le curano e le studiano
con metodi e macchinari d´avanguardia e con attività di ricerca clinica e di
base realizzata da 300 tra supertecnici e scienziati nel Centro europeo di
ricerca sul cervello (Cerc), il Polo delle Neuroscienze cui fanno capo l´Ebri -
sognato e realizzato dal premio Nobel Rita Levi Montalcini -, alcuni laboratori
del Cnr e dell´università Tor Vergata. «Si cura meglio dove si fa ricerca»,
ripete Luigi Amadio, direttore del Santa Lucia, uno dei 43 istituti italiani di
"ricovero e cura a carattere scientifico", il primo per produttività
nella ricerca sulle Neuroscienze, «nonostante i finanziamenti inadeguati». E,
con le attività di assistenza e ricerca, la Fondazione ospita 4 corsi di laurea
per le professioni sanitarie in collaborazione con l´ateneo Tor Vergata, mentre
con la Sapienza ha attivato per gli psicologi un corso post lauream in
Neuropsicologia. Fiori all´occhiello, perché prestazioni quasi esclusive, sono
le terapie cognitiva e foniatrica: la prima per riabilitare le funzioni della
memoria, dell´attenzione, dell´orientamento spaziale e del linguaggio; la
seconda per il recupero della deglutizione. Un drappello di neuropsicologi,
terapisti cognitivi, logopedisti e foniatri, cura e studia in squadra. E in
team operano i sanitari che aiutano a riabilitarsi chi è uscito dal coma. Come
i loro colleghi che addestrano all´uso di protesi personalizzate quanti hanno
subito un´amputazione agli arti inferiori. «Si assiste e si studia il
paziente», spiega Amadio, «nella sua sofferenza e nei progressi che compie». E
in un ambiente con i comfort di un albergo a cinque stelle: sui sei piani dai
colori tenui, in 325 sono ospitati in stanze di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-08 - pag: 35 autore: Credito. A fine
mese il primo vertice Usa-Svizzera sul segreto bancario - Berna avvia i
contatti sulla doppia imposizione anche con la Germania Paradisi fiscali, si
svuota la lista nera Dopo il G20 anche Costa Rica, Uruguay, Filippine e
Malaysia accettano le condizioni Ocse Attilio Geroni Lino Terlizzi La pressione
del G20 di Londra comincia a produrre i suoi effetti. Il segretario generale
dell'Ocse, Angel Gurria, ha annunciato ieri a Parigi che non vi è più alcun
Paese sulla lista nera dei paradisi fiscali. In pochi giorni Uruguay,
Costarica, Filippine e Malaysia sono stati "spuntati" da questo
elenco dopo aver preso l'impegno formale per uno scambio di informazioni sulla
base degli standard internazionali fissati proprio dall'Ocse. è un passo
importante, come ha riconosciuto Gurria durante la conferenza stampa tenuta al
termine dell'incontro con il commissario europeo responsabile della fiscalità e
delle dogane, l'ungherese Laszlo Kovacs. Ma è soltanto il primo di un lungo
cammino verso la trasparenza. Passare dalla lista nera a quella grigia,in
compagnia di Paesi come la Svizzera, il Lussemburgoe il Lichtenstein,
significa, in concreto, adeguare parti importanti delle rispettive normative
fiscali ai criteri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. In
realtà è la lista grigia,formata a questo punto da 42 Paesi, a richiedere i
maggiori sforzi di persuasione e monitoraggio della comunità internazionale e
dell'Ocse. L'ulteriore promozione alla lista bianca si guadagna quando un Paese
ha firmato accordi bilaterali sullo scambio di informazioni con almeno 12 dei
30 Paesi aderenti all'organizzazione: «è chiaro che non saremo soddisfatti se
dodici paradisi fiscali raggiungeranno accordi con altrettanti centri
finanziari offshore », ha puntualizzato Jeffrey Owens, direttore Ocse per la
politica fiscale.«Gli impegni sono solo un primo passo. Siamo più interessati
alla loro realizzazione », ha rincarato il commissario europeo Kovacs. Angel
Gurria ha in sostanza dribblato le domande (numerose) dei giornalisti svizzeri
sul perché, al termine del vertice di Londra, centri offshore come Macao e Hong
Kong si siano ritrovati fuori lista per finire in una nota a margine come
«Regioni amministrative speciali che si sono impegnate a mettere in pratica gli
standard internazionali riconosciuti ». L'Ocse si è limitata a replicare che la
lista è fondata su criteri oggettivi. Sanzioni potrebbero essere applicate a
chi non rispetta gli impegni, anche se queste- ha sottolineato il segretario
generale - restano una prerogativa dei governi. Tra le misure di ritorsione
figurerebbero le ispezioni ulteriori per quanti ricorrono ai centri offshore e
una riduzione dei benefici fiscali legati alle attività economiche in questi
territori. Nonostante l'annuncio ad effetto di ieri, alcuni esperti restano
scettici poiché uscire dalla lista nera è relativamente facile grazie ad una
dichiarazione d'intenti,sia pur vincolante. L'importante, sostengono, è che si
assottigli rapidamente la lista grigia, dove le trattative tra singoli Stati
rischiano di essere lunghe. è da oltre un decennio che l'Ocse ha cominciato a
lavorare sui paradisi fiscali, all'indomani della crisi asiatica. Stavolta
l'organizzazione può beneficiare di un sostegno politico planetario e in un
contesto di crisi economica senza precedenti che ha reso ancora più necessario
il recupero delle risorse sottratte ai governi nazionali. Secondo stime
ufficiose gli assets nei centri offshore ammonterebbero ad una cifra compressa
tra i 1.700e gli oltre 11mila miliardi di dollari. Il vertice Usa-Svizzera La
Svizzera inizierà il 28 aprile prossimo i negoziati con gli Usa per la
revisione dell'accordo fiscale sulla doppia imposizione. L'annuncio è venuto da
Washington, Berna ha confermato. Sarà il primo passo della Confederazione in
direzione dell'inserimento nelle intese esistenti della sua adesione ai criteri
dell'Ocse per la lotta all'evasione fiscale. Un allentamento consistente del
segreto bancario, che sin qui poteva essere levato per assistenza in caso di
frode fiscale, non di evasione. La Svizzera ha accordi fiscali bilaterali con
74 Paesi e dovrà rivederne almeno 12, per cominciare ad uscire dalla lista
grigia ed approdare a quella bianca dei Paesi considerati pienamente
cooperativi dall'Ocse. Oltre che con gli Usa, Berna ha già avviato colloqui con
il Giappone. Il Governo elvetico ha contattato anche Cina, Russia, Brasile. Sul fronte
europeo, molti i Paesi già sondati da Berna, tra cui Francia e Italia. Ma la
vera notizia sul versante Ue è ora la ripresa dei contatti a questo riguardo
con la Germania, Paese che nelle scorse settimane aveva duramente attaccato il
segreto bancario elvetico. Il Governo svizzero oggi si riunisce ed
all'ordine del giorno c'è anche lo sviluppo di questa fase negoziale, che per
Berna ha l'obiettivo di sancire la sua uscita dalla lista grigia, mantenendo
però il segreto bancario, pur emendato. Se da un lato la Svizzera tiene fede
agli impegni presi, dall'altro però non mancano le critiche all'Ocse. Il
ministro elvetico degli Esteri, Micheline Calmy-Rey – che tra l'altro ha
incontrato a Istanbul il presidente Usa Obama, come mediatrice tra Turchia e
Armenia – ha affermato che quella uscita dall'Ocse dopo il G20 di Londra è una
“lista politica”. Un riferimento indiretto al fatto che piazze come Hong Kong e
Macao non hanno impedito la presenza della Cina nella
lista bianca, così come le Isole del Canale ed i trust londinesi non hanno
impedito quella del Regno Unito e alcune isole caraibiche ed il Delaware quella
degli Usa. Secondo Berna ci sono stati criteri diversi, insomma, da quelli
usati ad esempio per Svizzera, Austria, Lussemburgo. In ogni caso, non è certo
privo di significato che il primo negoziato sia con gli Usa. Washington negli
ultimi mesi non ha risparmiato attacchi al segreto bancario elvetico. Inoltre,
negli Usa è ancora aperta la vicenda giudiziario-fiscale che ha coinvolto Ubs,
la maggior banca svizzera, accusata di aver favorito evasioni o frodi fiscali.
La banca ha pagato una multa di 780 milioni di dollari ed ha consegnato una
lista di 255 clienti Usa. Ma il fisco americano vuole molte migliaia di nomi.
La tensionec'è ancora e lo prova anche il fatto che Ubs ha vietato i viaggi di
lavoro fuori dalla Svizzera ad un migliaio di suoi gestori, in attesa che la
situazione si chiarisca. Martin Liechti, ex manager Ubs, era stato brevemente
arrestato negli Usa, l'anno scorso, proprio in relazione alla indagine fiscale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA STOP ALLE MISSIONI DI UBS Il gruppo elvetico ha
vietato i viaggi di lavoro all'estero a un migliaio di suoi gestori in attesa
che si chiariscano le controversie sul fronte fiscale
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-08 - pag: 15 autore: Cina. La Banca mondiale prevede una crescita del 6,5% grazie agli
incentivi Pechino in ripresa già nel 2009 Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro
inviato Si chiama Cina la
speranza di una ripresa per i Paesi in via di sviluppo dell'Asia, i quali
devono fronteggiare un brusco declino della loro crescita economica che sta
provocando un aumento della disoccupazione tale da impedire a milioni di
individui la fuga dalla povertà: il rapporto semestrale della World Bank (East
Asia and Pacific Update) sottolinea che ci sono buone possibilità che
l'economia di Pechino superi le difficoltà prima degli altri e contribuisca a
trascinare il recupero del resto del continente. Nel 2009, però, la crescita
dell'Asia emergente (esclusi Giappone e le tigri Singapore, Taiwan, Hong Kong e
Corea del Sud) rallenterà al 5,3%, contro il 6,7% previsto a dicembre, l'8% del
2008 e l'11,4% del 2007. La revisione al ribasso delle stime è stata spiegata ieri
a Tokyo dal capo economista per l'area Vikram Nehru, che ha dichiarato di
sperare in qualche iniziativa positiva dal vertice dei Paesi dell'Asia
orientale che si terrà il prossimo weekend in Thailandia. «La Cina - ha detto Nehru - è un mercato molto importante per i
Paesi asiatici in via di sviluppo. In particolare, gli esportatori di materie
prime dovrebbero beneficiare della manovra cinese di stimolo all'economia che
interessa i settori delle costruzioni, delle infrastrutture e così via». La
World Bank prevede che il prodotto interno lordo cinese crescerà del 6,5%
quest'anno (contro il 9% del 2008), spronato dal pacchetto governativo di
incentivi per 4mila miliardi di yuan (589 miliardi di dollari): la ripresa di
Pechino dovrebbe prendere piede nella seconda metà di quest'anno e acquisire
slancio nel 2010. Del resto in Cina le pressioni al
rialzo sui prezzi appaiono ancora modeste, lasciando spazio per ulteriori
interventi pubblici in senso espansivo. Nehru, però, non nasconde due problemi:
da un lato, una piena ripresa su scala continentale dovrà attendere il recupero
delle economie avanzate in Stati Uniti, Europa e Giappone; dall'altro «non si
può escludere la possibilità di ulteriori notizie negative riguardanti il
sistema finanziario, che avrebbero un effetto di contagio per il resto
dell'economia globale». Intanto, la crisi globale farà in modo che in Asia
resteranno in uno stato di povertà 10 milioni di persone in più di quanto
prevedibile appena un anno fa, con un aumento degli indigenti in Paesi come
Cambogia, Malaysia e Thailandia. Ovunque, inoltre, si registrerà un
rallentamento nel processo di riduzione della povertà. Non è ipotizzabile,
inoltre, che nel breve periodo il continente torni ai robusti tassi di crescita
dell'ultimo decennio, in quanto i mercati occidentali paiono destinati a
importare meno. C'è intanto attesa per il nuovo maxipiano da circa 100 miliardi
di dollari che il Giappone annuncerà nei prossimi giorni. Ieri la Banca
centrale di Tokyo ha confermato i tassi di riferimento allo 0,1%, ma ha deciso
di espandere le forme di garanzia accettabili per offrire fondi alle
istituzioni finanziarie. In particolare, potrà prendere in garanzia tutti i
bond municipali (anche quelli collocati privatamente) al fine di allentare il
credit crunch che limita i finanziamenti delle imprese. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-08 - pag: 15 autore: Piano decennale per
migliorare il servizio di assistenza medica Alla sanità 120 miliardi di dollari
PECHINO Il Governo cinese estenderà l'assistenza pubblica e costruirà migliaia
di ospedali entro il 2012, prima fase di un maxi piano per la Sanità spalmato
su dieci anni.L'obiettivo finale è rimettere in sesto un sistema scadente,
spesso al centro del malcontento della popolazione. Per il primo stadio di
questa rivoluzione il Governo prevede di spendere 120 miliardi di dollari. Già
quest'anno saranno costruiti 29mila centri medici e altri duemila ospedali
saranno completati nei prossimi tre anni. Parallelamente, saranno istituiti
sussidi pubblici per l'assistenza medica, con l'obiettivo di estendere la
copertura sanitaria almeno al 90% dei cinesi (1,3 miliardi di persone) nel giro
di tre anni, per arrivare al 100%entro il 2020.La quota di spese mediche
coperte dall'assistenza pubblica è quindi destinata ad aumentare, mentre
scenderanno i prezzi dei farmaci essenziali. Attualmente, i cinesi devono
pagare di tasca propria la gran parte delle spese sanitarie. Alleggerire questi
oneri con sussidi pubblici libererà risorse per i consumi, stimolando la
crescita economica del Paese, l'obiettivo primario di Pechino in questo
momento. Del resto, la spesa pubblica per la sanità è a
livelli molto bassi in Cina:
nel 2006 non arrivava nemmeno all'1% del Pil, facendo del Paese il 156Údei 196
monitorati dall'Organizzazione mondiale per la sanità. La distribuzione delle
risorse, poi, è inefficiente - secondo lo stesso Governo cinese - lasciando
solo un quarto della spesa alle aree rurali, dove vive il 60% della
popolazione. Ora Pechino vuole colmare anche questo gap.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXVIII -
Milano BECKETT, ULTIMA CHIAMATA La scelta SARA CHIAPPORI La scena, come sempre disegnata dalle folgorazioni visive di Daniela Dal Cin, è uno
spazio vuoto dove incombono cinque grandi croci a cui sono appese altrettante
figure mascherate, pronte a scagliarsi sul pubblico con la ferocia incalzante
della loro invettiva apocalittica. Da tempo impegnati in un´ardita esplorazione
dell´opera di Beckett, Marcido Marcodorjs e Famosa Mimosa stavolta scelgono un
romanzo, L´innominabile, e lo trasformano in
Ma bisogna pure che il discorso si faccia, prodigiosa macchina teatrale per
corpi e voci (all´Out Off, oggi ultima replica)
( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Economia
Dal G20 di Londra nessuna svolta, ora i rischi maggiori vengono dai
comportamenti di imprese e famiglie Ma tra debiti e disoccupati la ripresa è
appesa a un filo A settembre nuova riunione dei Grandi Meglio dunque annullare
il G8: 400 milioni risparmiati Dal mercato immobiliare Usa arrivano notizie
positive rispetto ai mesi passati (SEGUE DALLA COPERTINA) TITO BOERI Non ci
sono state sin qui quelle scelte di coordinamento fra paesi che possono portare
a una riduzione di questi squilibri. Così siamo oggi non meno lontani dalla
nuova Bretton Woods di quanto non fossimo già dagli accordi del 1944 sul
sistema monetario internazionale. Il dato più positivo del G20 di Londra è che,
questa volta, non ha deluso le attese della vigilia, che erano per un
fallimento su tutti i fronti del vertice. Non ha deluso, ma non ha neanche
rassicurato. Le borse di tutto il mondo hanno brindato venerdì scorso per la
scelta del Financial Accounting Standards Board degli Stati Uniti di sospendere
la valutazione a prezzi di mercato (mark-to-market) dei titoli in possesso
delle banche americane. è stata una scelta molto sofferta, come testimonia il
voto a stretta maggioranza (
( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 53 - Sport
Montezemolo: "Troppi errori, serve umiltà" Rabbia e ironia del n.1
Ferrari: si presenta con un saio. "Basta finire su Scherzi a parte"
Vertice di 2 ore e mezza a Maranello Caso Schumi ignorato. Ma
in Cina non ci sarà STEFANO
ZAINO Un tempo la vestaglia, ieri il saio. Capi d´abbigliamento come immagine
forte, per mettere la squadra davanti alle proprie responsabilità e invitarla
ad un´immediata reazione. "Ci siamo troppo imborghesiti" tuonò
Montezemolo all´epoca della vestaglia. "Adesso ci vuole un profondo
bagno di umilità" afferma, presentandosi con un saio al vertice con il
team, una riunione lunghissima, due ore e mezza, e dai toni forti, con
Maranello che ha perso un po´ della sua quiete, «perché � ha detto il
presidente, cercando di condire con ironia la sua grande rabbia per il
disastroso inizio di stagione � non ho più voglia di ritrovare la Ferrari su
"Scherzi a parte" dopo ogni gara». Uno sfogo molto duro. Accadeva
anche all´epoca di Todt e Brawn, non è un segno dei tempi, anche se gli attuali
per la rossa (due gare, zero punti) sono i più magri in termini di risultati da
17 anni a questa parte. Nei momenti di difficoltà Montezemolo si richiama
all´orgoglio di Maranello, «che in questo gruppo è fortissimo e ci permetterà
di uscire al più presto da questa situazione». La terapia d´urto prevede una
maggiore (ma forse sarebbe meglio dire una migliore) assunzione di responsabilità
da parte di tutti i responsabili del team, ognuno per la propria area di
competenza, quell´invito a decidere bene e meglio, come aveva invocato subito
dopo la gara Domenicali, il vertice della formazione in pista, a cui ieri il
presidente ha rinnovato la sua stima. «Ho trovato - è ancora Montezemolo -
delle persone molto arrabbiate con se stesse, incavolate per i propri errori,
ma anche molto determinate a reagire». Una rimonta che tocca due aspetti:
quello tecnico, con la rincorsa alla BrawnGp e miglioramenti aerodinamici che
già dovrebbero arrivare nella prossima gara in Cina, e
quello del lavoro ai box, finora confuso, costellato da un approccio sbagliato
(l´umiltà richiamata da Montezemolo) e che deve tornare al più presto perfetto,
visto che con una macchina in difficoltà sul piano delle prestazioni ogni
sbaglio strategico rischia di essere pagato a caro prezzo e non è più ammesso.
Quanto al caso Schumacher, finito nel mirino della critica come cattivo
consigliere nelle errate scelte tattiche della Malesia, ieri a Maranello è
stato completamente ignorato. Dell´ex pilota tedesco non si è parlato, anche se
già si sa che per diversi gp, a cominciare dalla Cina,
non sarà al muretto. Era già previsto, afferma la Ferrari, ma intanto,
nell´eventualità, non ci sarà il rischio di consulenze imperfette e comunque
destinate a generare confusione. Piuttosto si aspetta con ansia il verdetto del
Consiglio d´Appello di Parigi del 14 aprile: se il diffusore della BrawnGp
verrà considerato regolare, è già partita la corsa per montarne uno simile,
cosa che non potrà però avvenire prima del 10 maggio a Barcellona. Per il
momento si va avanti con questa macchina e con la rinnovata fiducia nei suoi
uomini espressa ieri da Montezemolo: «Teniamo le nostre discussioni negli
spogliatoi, ma la squadra resta unità e sono sicuro che tornerà grande in
fretta».
( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 39 - Esteri
Sempre più spesso subiscono pesanti molestie A proteggerle ci pensano ora le
autorità di Kyoto Le ronde anti-turisti in difesa delle Butterfly Il Comune ha
fatto affiggere dei cartelli in città: "Niente foto, rispettatele" RENATA
PISU A Kyoto, l´antica capitale imperiale del Giappone, i residenti hanno
organizzato delle ronde per proteggere le geishe dagli assalti dei turisti
stranieri armati di videocamere e macchine fotografiche. Fasciate nei loro
stretti kimono, con ai piedi i tradizionali gheta di legno che le costringono a
incedere tentennanti a brevi passetti, le Madame Butterfly tentano invano di
sottrarsi alla curiosità molesta dei gaijin, gli stranieri. Che - racconta il
New York Times - le toccano, le tirano per le lunghe maniche, le afferrano per
i capelli - è successo anche questo più volte - perché vogliono rendersi conto
se l´elaborata acconciatura che sfoggiano è di capelli veri oppure trattasi di
parrucca. Ma i più arditi tra i cacciatori di immagini del folklore giapponese arrivano
addirittura a fare irruzione nei lussuosi ed esclusivi locali del quartiere di
Gion per cogliere immagini dei banchetti dove importanti uomini d´affari e
politici nipponici si concedono il piacere di essere serviti e riveriti da
quelle che sono considerate le maestre dell´arte dell´intrattenimento e dalle
loro allieve, le giovanissime maiko. Così non c´è locale di Gion che non
disponga di nerboruti buttafuori per salvaguardare non soltanto geishe e maiko
ma anche la privacy dei facoltosi clienti. L´Ufficio del Turismo di Kyoto si è
visto costretto, nei giorni scorsi, a affiggere dei cartelli in inglese con su
scritto "Per favore, rispettate le geishe" e l´ha fatto a malincuore
perché il turismo è la prima risorsa dell´antica città e molti ritenevano che
fosse controproducente limitare le mosse dei visitatori, un flusso di circa un
milione di stranieri all´anno, senza contare i giapponesi che queste cose però
non le fanno. I giapponesi rispettano le geishe, sanno infatti che si tratta di
una specie in via di estinzione, come i panda in Cina. Se ne contavano più di ottantamila
prima della Seconda guerra mondiale, oggi saranno un migliaio, duemila al
massimo se si vogliono considerare geishe anche quelle che si fanno passare per
tali ma che invece praticano il mestiere più vecchio del mondo senza conoscere
tutte le arti raffinate - e non precisamente erotiche - delle vere
geishe la cui educazione costa anni e anni di faticoso apprendistato. In
Giappone, specie a Kyoto, c´è chi apprezza ancora molto il piacere di un
banchetto con geishe anche se si tratta di un lusso estremamente costoso, dai
trecento ai quattrocento euro all´ora, compreso il tempo che occorre alle donne
per andare e tornare, a piedi e a piccoli passi, dalla loro "casa
madre" al ristorante dove l´appuntamento è stato fissato, spesso con mesi
e mesi di anticipo. Così si capisce quanto siano malvisti gli interventi dei
turisti che ostacolano il percorso delle geishe e spesso fanno andare a monte
il convegno. I responsabili dell´Ufficio del Turismo locale tentano invano di
far capire ai visitatori stranieri che le geishe, le maiko e i loro clienti
sono personaggi reali che vivono la loro vita, non comparse messe lì apposta
per loro in una specie di Nippoland evocativa del buon tempo passato. Non si
rendono tuttavia conto che la disneylandizzazione del turismo è purtroppo un
trend inarrestabile che è stato lanciato proprio dai giapponesi e che ora gli
si ritorce contro.
( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 20 - Esteri
Tibet, Pechino usa il pugno di ferro per la rivolta due condanne a morte Dopo
la sommossa del 2008 già 76 sentenze definitive FEDERICO RAMPINI dal nostro
corrispondente pechino - Due tibetani "colpevoli" per la rivolta
dell´anno scorso sono stati condannati a morte dalla giustizia cinese. E´ la
sentenza più dura emessa finora dai tribunali di Pechino, dopo le sommosse
anti-cinesi che nel marzo 2008 sconvolsero Lhasa e tutta la regione. Altri due
sono stati condannati a morte ma l´esecuzione è stata sospesa, e tre imputati
hanno ricevuto l´ergastolo. L´annuncio è stato dato ieri dall´agenzia stampa
governativa, Nuova Cina. I condannati sono stati riconosciuti colpevoli di aver
partecipato ad assalti e violenze nel corso delle quali sono morti dei cinesi
Han, il ceppo etnico maggioritario nella Repubblica Popolare. L´apice degli
scontri fu nelle giornate del 14 e 15 marzo, quando a Lhasa furono dati alle
fiamme diversi negozi gestiti da immigrati Han. E´ con quegli episodi
che viene giustificato il ricorso alla pena capitale. Di uno solo dei
condannati è stato annunciato il nome: si tratta di Losang Gyaltse, accusato di
avere incendiato un negozio di abbigliamento provocando la morte del
proprietario Zuo Rencun. Il 14 e 15 marzo 2008 il governo fu colto alla
sprovvista dalla virulenza e dalla rapida diffusione delle proteste che
dilagarono in tutto il Tibet. Le autorità ripresero il controllo inviando
colonne dell´esercito e reparti speciali anti-sommossa da tutta la Cina. Ma il danno d´immagine era fatto e la questione
tibetana fu una spina nel fianco durante tutti i preparativi dei Giochi di
Pechino: il viaggio della fiaccola olimpica in Europa e negli Stati Uniti venne
turbato da manifestazioni pro-Tibet. Il governo cinese reagì accusando il Dalai
Lama di avere incitato le violenze con un disegno secessionista. Da allora
l´offensiva per la normalizzazione del Tibet è andata avanti in due direzioni.
All´interno, la polizia cinese ha compiuto migliaia di arresti, ivi compreso
nei monasteri buddisti dove molti religiosi sono stati deportati in campi di
lavoro e soggetti alla "rieducazione ideologica". A febbraio 76
prigionieri hanno già ricevuto sentenze definitive, da tre anni di carcere
all´ergastolo: i processi si sono sempre svolti a porte chiuse, e gli imputati
non hanno diritto alla difesa. La segretezza caratteristica del sistema
giudiziario cinese è stata rafforzata dall´isolamento del Tibet, chiuso per un
anno agli osservatori stranieri. Altrettanto implacabile è stata la diplomazia
di Pechino nell´isolare il Dalai Lama nel mondo. Ogni paese che ha osato dare
udienza al leader tibetano in esilio è stato oggetto di dure condanne e
minacciato con pesanti ritorsioni. Molti si sono piegati, vista la potenza
economica della Repubblica Popolare. L´ultimo caso è stato quello del
presidente francese Nicolas Sarkozy. L´anno scorso i cinesi fecero saltare un
vertice bilaterale con l´Unione europea per "castigare" Sarkozy dopo
la visita del Dalai Lama in Francia. Al vertice del G-
( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Interni
L´omelia sarà celebrata da monsignor Bertone. Ieri l´addio in forma privata ad
Arianna Pacini, morta tra le braccia del fidanzato Domani i funerali, il
vescovo: "Vivo per miracolo" DAL NOSTRO INVIATO L´AQUILA - Una
distesa di bare nel piazzale della caserma della guardia di Finanza all´Aquila,
il silenzio solenne della banda marziale, il picchetto di militari in alta
uniforme accanto a ogni feretro: così domani mattina lo Stato e il Paese
diranno addio ai morti del terremoto. I funerali saranno officiati
dall´arcivescovo Giuseppe Molinari, l´omelia sarà pronunciata da monsignor
Tarcisio Bertone, il segretario di Stato vaticano. La caserma della scuola
della guardia di finanza è l´unico posto sicuro, all´Aquila, in grado di
ospitare migliaia di persone. Chi non potrà esserci, in Italia e in mezzo
mondo, potrà seguire la funzione in diretta tv. Molinari è vivo per miracolo.
«Domenica sera ero sceso al piano di sotto per prendere una medicina quando è
crollato il pavimento della mia camera da letto. Il mio pensiero è alle
migliaia di concittadini che sono senza casa, sarà un giorno doloroso perché
molte di quelle vittime le conoscevo». Il numero preciso dei corpi ai quali
dare l´ultimo addio non è ancora stato fissato, perché non tutti desiderano il
funerale solenne per figli, genitori e coniugi perduti per sempre tra le
macerie. La macchina organizzativa sta preparando la logistica indispensabile,
dall´accoglienza ai parenti all´assistenza psicologica che sarà offerta loro. E
poi la viabilità, i luoghi di soccorso e di sostegno, la distribuzione
dell´acqua, i bagni in grado di accogliere tutti coloro che verranno ad
abbracciarsi per salutare i morti dell´ecatombe di domenica notte. Non è
fissato l´elenco ufficiale delle autorità presenti: ci saranno sicuramente il
segretario generale della Cei, Mariano Crociata, e il segretario di papa
Benedetto XVI, Georg Gaenswein, oltre ai vescovi di Abruzzo e del Molise.
Intanto, ieri sono cominciati i funerali in forma privata. Montorio, in
provincia di Teramo, ha detto addio ad Arianna Pacini, morta
tra le braccia del suo fidanzato Lorenzo Cinì in una palazzina dell´Aquila.
Accanto alla bara distesa sul sagrato della chiesa è arrivato anche il corpo di
Lorenzo: giusto il tempo di un´ultima canzone insieme, di Elton John. Poi,
prima che cominciasse il funerale, il corpo di Lorenzo è partito per Corropoli,
in Val Vibrata, dove riposerà per sempre. (p.g.b.)
( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXV - Roma Cin cin cinema, film a 3 e 5 euro Da martedì fino al 7
maggio sconti dal lunedì al giovedì FRANCO MONTINI Subito dopo Pasqua, a
partire da martedì 14 aprile prende il via la V edizione di
"CinCinCinema", un´iniziativa rivolta principalmente alle famiglie,
perché consente di recarsi al cinema a prezzi molto convenienti. Fino al
7 maggio, dal lunedì al giovedì in 61 cinema di Roma e del Lazio, per un totale
di circa 300 schermi, il biglietto d´ingresso costerà 3 euro per gli spettacoli
pomeridiani e 5 euro per quelli serali. Organizzata dalle associazioni degli
esercenti, insieme al Comune, alla Provincia di Roma e alla Regione Lazio,
"CinCinCinema" ha sempre ottenuto un altissimo gradimento; lo scorso
anno l´incremento di presenze è stato di quasi il 25% rispetto alla media
nazionale. "L´iniziativa - commenta Leandro Pesci, presidente dell´Anec
Lazio - ha riportato al cinema spettatori che avevano abbandonato da tempo il
grande schermo, ha incrementato le presenze degli appassionati ed ottenuto un
virtuoso effetto traino anche sul consumo del fine settimana, privo di
sconti". Grazie alla partecipazione di un ampio numero di sale, tutti i
film attualmente in programmazione potranno essere visionati con lo sconto;
unica eccezione le proiezioni nel sistema 3D. Inoltre gli spettatori
riceveranno una Card, dove, applicando sei biglietti, si riceveranno due coupon
per altrettanti ingressi gratis e si potrà partecipare a concorsi per ottenere
una carta di libero accesso al cinema della validità di un anno e biglietti per
il Festival del Cinema di Roma. Per informazioni in proposito ci si può
rivolgere al sito www. cincinecinema. it o telefonare al numero 06.44702282.
( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 42 - Cultura
il saggio dello psicologo Oliver James mette sotto accusa l´iperliberismo Un
sistema ansiogeno ed egoista che produce ricchezza solo per pochi: Un modello
che alimenta aspirazioni malsane e stress da competizione "Le tossine stanno
nell´idea che i beni materiali siano la chiave del successo" "Si
viene indotti a pensare che se non si guadagna è solo colpa dei propri
limiti" FEDERICO RAMPINI i sono idee che aspettano il loro momento per
essere riscoperte. Di colpo vengono baciate dal successo perché degli eventi
traumatici ci costringono a cambiare la nostra percezione del mondo. è il caso
del lavoro di Oliver James, psicoterapeuta inglese che da anni elabora una
diagnosi "clinica" sul capitalismo contemporaneo. Nel suo ultimo saggio,
Il capitalista egoista James perfeziona la sua tesi. In ogni nazione dove è
stata introdotta la versione più avanzata del capitalismo, osserva, la
maggioranza dei lavoratori ha visto diminuire la propria quota del reddito
nazionale mentre una minoranza di privilegiati si è arricchita enormemente. La
sicurezza del posto di lavoro è calata. Un progresso nel reddito dei ceti
medio-bassi, quando c´è stato, è dovuto all´aumento delle donne che lavorano:
ma non è priva di costi psicologici la pressione esercitata su entrambi i
genitori affinché svolgano un lavoro retribuito quando i figli sono ancora
piccoli. In parallelo con l´innalzamento dei consumi individuali c´è una crisi
del risparmio, l´accesso alla proprietà della casa è difficile, la vita
personale è stata colonizzata dal lavoro. Questi danni non sono nuovi ma James
ritiene che siano aumentati con l´avvento del "capitalismo egoista":
una forma patogena, con effetti distruttivi sul nostro equilibrio mentale. Per
"capitalismo egoista" James intende quel sistema d´ispirazione
angloamericana che altri hanno chiamato supercapitalismo, turbo-capitalismo,
iperliberismo, mercatismo. James definisce così i suoi tratti distintivi: «Il
primo è che il successo di un´azienda è giudicato dalla sua quotazione in
Borsa, invece che dalla sua forza intrinseca o dal contributo che può offrire
alla società. Il secondo è una forte spinta a privatizzare i beni e i servizi
della collettività. Il terzo è una regolamentazione minima dei servizi
finanziari e del mercato del lavoro, tesa a favorire i datori di lavoro
rendendo più semplici i licenziamenti. Inoltre l´imposizione delle tasse non
punta a redistribuire la ricchezza: per le grandi aziende e per i ricchi è più
facile evitarle e rifugiarsi nei paradisi fiscali». Il capitalismo egoista è
ansiogeno non solo per la pressione sulla produttività del lavoro e lo stress
da competizione, ma anche perché alimenta aspirazioni malsane. «Nella società
del Grande Fratello molte persone pensano che anche loro un giorno potranno
essere famose. Le tossine più velenose per il benessere sono racchiuse
nell´idea che la ricchezza materiale è la chiave del successo, solo i ricchi
sono vincenti e l´accesso alle sfere più alte della società è consentito a
chiunque; se non ci riuscite c´è solo una persona cui potete dare la colpa: voi
stessi». La pressione sull´individuo viene aumentata dal diffondersi di un
darwinismo sociale che giustifica le politiche economiche neoliberiste.
L´espressione "sopravvivenza del più forte" giustifica crescenti disparità
di ricchezza. Chi sta in fondo ansima e soffre in silenzio, o si sfoga su chi
gli sta vicino. L´opera di James s´inserisce in una tradizione illustre. Alcune
fra le pagine più durevoli di Karl Marx riguardano l´alienazione nella società
capitalista. L´analisi dell´ingranaggio consumista ha sedotto l´economista John
Kenneth Galbraith con La società opulenta e il sociologo Vance Packard con I
persuasori occulti, due saggi che alla fine degli anni Cinquanta illuminarono i
"bisogni indotti". James ha due autori di riferimento importanti. Il
francese Emile Durkheim, uno dei fondatori della sociologia moderna, che con il
suo studio sui suicidi nell´Europa del XIX secolo mise in evidenza i costi
umani prodotti da industrializzazione e urbanizzazione. Il secondo autore è lo
psicanalista Erich Fromm, tedesco emigrato negli Stati Uniti. La sua critica
del materialismo formulata oltre mezzo secolo fa (Psicoanalisi della società
contemporanea, 1955), secondo James contiene tutti gli elementi di una diagnosi
attuale. «Abbiamo - scriveva Fromm - un´alfabetizzazione superiore al 90 per
cento, abbiamo radio, tv, cinema, un quotidiano per tutti. Ma invece di
concederci il meglio della letteratura e della musica passate e presenti,
questi mezzi di comunicazione, coadiuvati dalla pubblicità, riempiono le menti
con la peggior spazzatura, priva di qualunque senso di realtà». Sempre Fromm
sosteneva che fossimo divenuti caratteri mercantili: «Il valore dell´individuo
dipende dalla sua vendibilità. L´abilità e le competenze non sono sufficienti:
bisogna anche essere capaci di "comunicare la propria personalità"
nella competizione con gli altri. Buona parte di ciò che viene chiamato amore è
ricerca di approvazione. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica, non solo alle
quattro del pomeriggio ma anche alle dieci e a mezzanotte: sei in gamba, vai
bene». Una società che promuove machiavellismo e camaleontismo, che accentua le
diseguaglianze sociali ed esaspera l´inseguimento di ogni status-symbol, che
esalta la selezione del più forte e umilia gli sconfitti, merita la severa
denuncia che fu fatta da Fromm e che James attualizza. Il lavoro dello
psicologo inglese convince meno quando individua negli Stati Uniti e nella Gran
Bretagna una patologia molto più grave che negli altri paesi; e ritiene che i
livelli di "stress emotivo" nel capitalismo angloamericano sono di
gran lunga superiori. James si limita alla sindrome dello stress emotivo
definita dall´Organizzazione mondiale della sanità. Dalle ricerche dell´Oms
trae il principale sostegno alla sua tesi: lo stress emotivo nei paesi
anglosassoni risulterebbe molto superiore all´Europa continentale, al Giappone,
ai paesi emergenti. James riconosce uno dei rischi di queste statistiche: le
indagini sul terreno possono dare risposte viziate da culture diverse. Stupisce il fatto che lo stress emotivo risulti bassissimo in Cina, dove il "darwinismo
sociale" è forte, la selezione nel sistema scolastico è spietata, la
competizione sul mercato del lavoro raggiunge punte estreme. Resta il fatto che
Il capitalista egoista ha il dono della tempestività. Coglie l´aria del tempo
che viviamo. Interpreta la traumatica delusione verso le promesse di un
modello economico, oggi imploso per le sue contraddizioni. E nella saggezza
dello psicologo c´è anche spazio per uno squarcio di speranza: «è possibile che
un´alternativa migliore sia proprio dietro l´angolo e che, per quanto pazzi
possiamo essere, alla fine riusciremo a far prevalere il buonsenso».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-09 - pag: 20 autore: UN GIORNO CON
L'IMPRENDITORE 3 TizianoIanni In azienda a tempo pieno per conquistare ordini
Augusto Grandi MERCENASCO «Cari ragazzi, capisco che la crisi mondiale vi possa
preoccupare. Ma da noi, alla Tecno System, nessuno pensa alla riduzione degli
organici e neppure alla cassa integrazione. Abbiamo ordini per tutto il 2009.
Dunque state sereni, ma è importante che ciascuno si impegni al massimo ». è
questo, in sintesi, il discorso che Tiziano Ianni, presidente e amministratore
della Tecno System di Mercenasco, nel Canavese, ha rivolto nei giorni scorsi ai
60 dipendenti che operano nel settore delle schede elettroniche per
apparecchiature. «E la reazione positiva - assicura- è stata immediata». Ma il
primo ad aumentare la presenza in azienda è stato proprio il titolare. Alle 8
di mattina, qualche volta prima, ha già superato i chilometri che separano la
sua casa di Ivrea dallo stabilimento. Già in auto comincia a smanettare sul
palmare per i primi aggiornamenti. Poi, una volta in azienda, un rapido sguardo
alla posta, alla rassegna stampa di Confindustria Canavese (è anche presidente
di Piccola industria). «La rapidità di risposta è sempre più determinante,
soprattutto nei momenti di crisi generale ». Con rapidità ed efficienza Ianni
affronta il quotidiano giro nel reparto di micro elettronica che è passato da
uno a tre turni in pochissimo tempo, per rispondere alle richieste del mercato.
Ma alle 8,30 è al telefono con le banche per un'esame della situazione. Non
solo quella dell'azienda, ma anche delle piccole imprese che rappresenta. Il
telefono squilla in continuazione. Obbligando Ianni a cambiare ruolo ogni
volta. Perché l'imprenditore è impegnato in una diversificazione nel settore
del wellness e della cosmetica. D'altronde Tecno System produceva già
componenti per apparecchiature destinate alle sale operatorie. Così Ianni ha
lanciato la GD che produce macchinari per l'epilazione, per il
fotoringiovanimento, laser per i tatuaggi. I macchinari vengono già richiesti
dall'estero e dall'Italia. E le telefonate per rispondere ai negozi di estetiste
sono molto differenti da quelle con i clienti che chiedono le caratteristiche
delle schede elettroniche per i freni dei treni. Ianni, inevitabilmente, delega
molto ai suoi collaboratori. In questo modo ha la possibilità di girare il
mondo alla ricerca di nuovi mercati. Così, dopo l'incontro mattutino con la
direttrice amministrativa, inizia il tour tra i vari responsabili dei settori. Si fa ragguagliare sul programma della sua visita in Cina, sulle visite di giornata degli
uomini del commerciale. Prima di pranzo è in programma l'incontro con Gianmarco
Marconi, vicepresidente di Piccola industria, ma in questo caso consulente in
merito a eventuali acquisizioni nel settore medicale. Discussione
rapida, anche in questo caso, con un via libera condizionato da parte del
consulente per un'operazione e una bocciatura sostanziale per l'altra. «Siamo
interessati a completare la filiera - precisa Ianni – ma acquistare aziende
deboli è un rischio che non vogliamo correre ». Il pranzo si sposta ancora, c'è
da discutere del rinnovo del sito di GD, si mette a punto il contratto da
firmare nel pomeriggio con un cliente francese. Finalmente Ianni stacca. Ma per
poco.Una bistecca e un'insalata consumati nel ristorante a
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-09 - pag: 44 autore: COMMODITIES In
recupero cotone e soia, torna a calare il cacao M a terie prime in ordine
sparso nella giornata di ieri, caratterizzata da una certa volatilità anche su
altri mercati. Il petrolio ha ridotto i rialzi a pochi centesimi di dollaro sul
finale di seduta (il Wti si è assestato a 49,38 $/barile), dopo che le minute
della Fed hanno gettato una luce negativa sugli scenari dell'economia. L'oro ha
chiuso la giornata su livelli quasi invariati, ma tra i metalli in generale
hanno prevalso i rialzi. Nonostante le incertezze sulla domanda, i non ferrosi
all'Lme hanno tutti chiuso la giornata in progresso, ad eccezione di piombo e
zinco, che però hanno accusato flessioni minime. Il cacao è tornato ad essere
bersaglio di forti vendite: a Londra è calato del 3%, a New York del 4,4%. In
rialzo lo zucchero grezzo (+1,2%), mentre quello raffinato e il caffè
continuano ad essere poco mossi. Alla vigilia del rapporto
Usda, sono finiti ai massimi da due mesi il cotone sodo al Nyce (a quota 48,72
USc/lb) e i semi di soia al Cbot (1.009 USc/bu). Su questi ultimi hanno pesato
anche le forti esportazioni Usa verso la Cina. A Chicago è invece in ribasso il grano.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-04-09 - pag: 24 autore: Il caso Lineapiù
«Rinasceremo con i filati» «S iamo partiti col piede giusto», annuncia Giovanni
Grazzini, dal 15 marzo commissario straordinario di Lineapiù, storico gruppo di
filati del distretto tessile di Prato che rappresenta ancora uno dei marchi di
eccellenza del settore, nonostante si prepari ad essere venduto "a
pezzi" per evitare il fallimento. «Lineapiù sta continuando a fare
prodotti di alto livello – aggiunge Grazzini – e ad avere i migliori clienti
del made in Italy.Nei primi tre mesidell'anno il fatturato ha superato il
budget, e i risultati mi confortano per la gestione commissariale». In questi
giorni Grazzini ha avviato le trattative con le aziende interessate a rilevare
gli asset, cioè il Cotonificio Ferrari, costola bresciana del gruppo, e il polo
produt-tivo pratese, formato da Lineapiù e tintoria Ritmo. «Se non vogliamo
portare i libri in tribunale – spiega il commissario – è necessario vendere
tutto, non solo il patrimonio immobiliare (iscritto in bilancio per 27 milioni,
ndr) e il cotonificio Ferrari.L'ipotesi è di dismettere anche
lo stabilimento in Cina,
dove Lineapiù ha il 51% e il socio cinese il 49%». Solo così si potranno
salvare tutte le aziende e gran parte dei posti di lavoro. Negli ultimi anni il
gruppo, nel tentativo di rilancio, ha visto entrare nel capitale, accanto alla
famiglia Coppini, una cordata di imprenditori tessili guidata dal pratese
Alberto Pecci e dal biellese Marco Schneider, e poi banche, fondi di
investimento e, da ultimo, lo stilista Roberto Cavalli che all'inizio del
( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 35 - Commenti
COME VINCERE LA SFIDA DELL´ENERGIA VERDE La proposta di Obama rischia di essere
bollata dagli oppositori come una tassa impropria Allora sarebbe meglio
introdurre un´imposta ma spiegandone con chiarezza le ragioni THOMAS L.
FRIEDMAN Sono veramente rincuorato dall´impegno col quale il presidente Obama è
determinato a utilizzare l´energia pulita e lottare contro il cambiamento del
clima. Mi preoccupano soltanto tre cose: capire se ha una politica giusta, i
politici giusti e l´ascendente giusto per promuovere questo programma nel
Paese. Se si eccettua questo, le prospettive mi paiono rosee. La settimana
scorsa i parlamentari Democratici hanno presentato con l´appoggio
dell´Amministrazione una proposta di legge di 600 pagine sull´energia e il
clima. Al cuore della proposta c´è il progetto di ridurre le emissioni di gas
serra con un complicato sistema di compravendita di tetti massimi di emissioni
inquinanti (cap-and-trade). I parlamentari hanno sicuramente le migliori
intenzioni di questo mondo, ma vorrei che si soffermassero un momento a
riflettere: questa legge ha qualche probabilità di essere approvata? Sarà
veramente utile? è la migliore strategia di cui possiamo servirci, malgrado
l´apparato burocratico che si dovrà tenere costantemente sotto controllo, i
permessi per le cessioni delle emissioni e la gestione delle compravendite? I
sostenitori del cap-and-trade affermano che questo metodo è più conveniente di
una semplice tassa sulle emissioni di diossido di carbonio perché fissa un
tetto massimo nazionale per le emissioni carbonio e "nasconde la
palla"; in pratica non cita espressamente la parola "tassa",
anche se di fatto lo è. In questo modo può approdare al Congresso. Ciò era vero
fintantoché nessuno credeva che il cap-and-trade potesse mai essere approvato,
ma adesso che con l´Amministrazione Obama ciò diventa verosimile, gli
oppositori non giocano più a nascondere la palla. Nelle ultime due settimane un
coro di Repubblicani, di Democratici degli Stati produttori di carbone, di
think tank di destra e di scettico-ambientalisti si udiva cantare all´unisono
una stessa tiritera: «Il cap-and-trade è un´imposta. Obama alzerà le vostre
tasse e sacrificherà i posti di lavoro americani per combattere questa farsa
del riscaldamento globale che secondo molti scienziati è una vera bufala.
Peggio ancora, sarà Wall Street a gestire il cap-and-trade: se vi sono piaciuti
i credit-default swaps, adorerete i carbon-offset swaps». Alcuni refrain di
questa solfa hanno un richiamo davvero irresistibile e potrebbero facilmente
compromettere questo sforzo alle radici. Pertanto, se il team Obama ha a cuore
i "fini" di un´America più forte e di un pianeta più vivibile tanto
quanto i "mezzi", mi auguro che possa prendere in considerazione una
strategia, un messaggio e un messaggero alternativi. La strategia. Poiché
quanti avversano il cap-and-trade lo spacceranno sempre e in ogni caso per
un´imposta, perché non dire le cose come stanno e parlare quindi semplicemente,
chiaramente, di una tassa a livello economico sul diossido di carbonio? Il
rappresentante parlamentare John B. Larson, presidente dell´House Democratic
Caucus, ha fatto girare la bozza di un disegno di legge che impone una «tassa
per unit sul contenuto in diossido di carbonio dei combustibili fossili, a
iniziare da un importo di 15 dollari per tonnellata di CO2 e aumentandola di 10
dollari ogni anno». Il progetto di legge fissa un obiettivo, più che un tetto
massimo, intendendo portare entro il 2050 l´80 per cento delle emissioni a
livelli inferiori al 2005, e qualora tale obiettivo non dovesse essere
raggiunto nei primi cinque anni, l´imposizione fiscale aumenterebbe di altri
cinque dollari a tonnellata. Il progetto di legge prevede altresì un´aliquota
sulle importazioni a intensa emissione di diossido di carbonio, per esercitare pressioni sulla Cina affinché si adegui di conseguenza. Larson intenderebbe
utilizzare la maggior parte dei proventi per ridurre le tasse dei lavoratori
dipendenti, con una filosofia sintetizzabile più o meno in questi termini: «Noi
tassiamo le vostre trasgressioni legate alle emissioni e detassiamo i vostri
guadagni in busta paga». La gente queste cose le comprende ed essere
chiari e cristallini conta assai. Gli americani accetteranno di pagare una
tassa affinché i loro figli siano meno a rischio, respirino un´aria più pulita
e vivano in un mondo più sostenibile con un´America più forte. è molto meno
verosimile, invece, che siano disposti a sostenere un´azienda londinese che
permuta le compensazioni della bolletta elettrica di Boston con una società di
derivati di New York per contribuire a finanziare una fonderia di alluminio a
Pechino, perché in fondo è a questo che il cap-and-trade si riduce. La gente
non è favorevole a ciò che non può capire. Il messaggio. Il cambiamento del
clima è una minaccia reale alla salute del pianeta Terra, l´unica vera casa che
abbiamo. Tenuto conto però che le sue più gravi conseguenze sono da attendersi
in futuro, molti americani hanno apprensioni più immediate. è per questo motivo
che sostengo che la nostra politica energetica dovrebbe incentrarsi su un
"rinnovamento dell´America" e non sull´attenuazione del cambiamento
climatico. Ci serve un prezzo da dare al diossido di carbonio perché esso
incentiverà una fortissima innovazione nella prossima grande industria globale,
l´E.T., la tecnologia energetica (Energy Technology). In un mondo che si
surriscalda vieppiù e che ha un forte tasso di aumento della popolazione, i
sistemi energetici puliti saranno molto richiesti. La ricerca e l´innovazione
scientifica necessaria a far sì che l´America predomini nel settore dell´E.T.
così come fece nel campo dell´I.T. (Information Technology, l´informatica)
potrebbero costituire le premesse per lanciare una seconda rivoluzione
industriale americana, oltre che a dare all´intero pianeta una svolta più verde
e aprire una nuova strada. Se dunque il fine è il rinnovamento economico
americano, il cruciale effetto complementare sarebbe un deciso miglioramento
del cambiamento del clima. Il messaggero. Il portavoce dell´Amministrazione per
la tassa sulle emissioni di carbonio colui che in pratica
dovrebbe renderla accetta al Paese dovrebbe essere il consigliere del
presidente per la Sicurezza nazionale, il generale James Jones, e non gli
ambientalisti. L´imponente ex capo del corpo dei Marines potrebbe addurre motivi più che
validi per far comprendere che una tassa sulle emissioni di carbonio è
necessaria e fondamentale per stimolare gli investimenti nelle tecnologie
pulite, che consentirebbero agli Stati Uniti di primeggiare nel settore dell´E.T.,
promuovendo al contempo l´acquisto da parte dei consumatori di sistemi
energetici, automobili e immobili nuovi, più efficienti e più puliti. Jones
potrebbe infatti far comprendere che il Paese che nel XXI secolo disporrà
dell´industria più potente ed efficace nel settore delle tecnologie pulite
potrà godere della massima sicurezza energetica, della sicurezza nazionale,
della sicurezza economica, di un ambiente sano e salubre, di aziende innovative
e della considerazione dell´opinione pubblica globale. Quel Paese deve essere
l´America. Pertanto, smettiamola di nascondere la palla e diamoci da fare per
scegliere una strategia, un messaggio e un messaggero che dicano le cose come
stanno. Poi facciamole. Copyright 2009 The New York Times Traduzione di Anna
Bissanti
( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXI - Napoli
In vacanza prenotando un divano Napoli fra le mete del nuovo fenomeno
turistico: il couchsurfing Sono oltre 800 mila gli iscritti
che accolgono ospiti In giro dalla Cina alla Transilvania TIZIANA COZZI Lo slogan recita "il mondo
è più piccolo di quanto pensi". E davvero, per chi pratica il couchsurfing
(letteralmente "saltare da un divano all´altro"), ci sono più di
800mila divani sparsi per il mondo che aspettano soltanto ospiti nuovi.
Il social network del viaggio libero, la nuova frontiera dell´esplorazione
low-cost, sta registrando un boom di contatti per le vacanze di Pasqua. Chi si
iscrive al sito www.couchsurfing.com mette a disposizione gratuitamente ai
membri del network il divano di casa sua o un pezzo del proprio giardino dove si
può piantare una tenda, permettendo una vacanza a basso impatto economico e ad
alta curiosità intellettuale, vedendosi ricambiato il favore quando vorrà
viaggiare. I "surfisti" del sofà all´ombra del Vesuvio sono studenti
che ospitano i viaggiatori in casa dei genitori o professionisti che spesso si
improvvisano guide per un giorno, accompagnando i propri ospiti alla scoperta
della città. «Arrivano qui con l´idea che Napoli è una città terribile e dopo
due giorni, quando devono andarsene, mi chiedono di restare ancora - dice
Antonio, ingegnere della Federico II -. Mi sono unito al gruppo dei couchsurfer
grazie a una bella esperienza in Cile qualche anno fa. Vivevo in una casa dove
c´erano trenta persone provenienti da tutto il mondo. Questa formula mi sta
facendo rivivere la magia di quell´avventura. E mi serve anche per tenermi
allenato con l´inglese e lo spagnolo». Iscritto al sito da due anni Antonio ha
ospitato più di venti turisti fai-da-te e tra tutti ricorda Justin,
ventitreenne americano arrivato a Napoli, intenzionato a cercare la sua
famiglia di origine beneventana, di cui aveva perso le tracce, che alla fine ha
trovato grazie anche al suo aiuto. Luisa, giovane educatrice di Casoria e
viaggiatrice solitaria, è couchsurfer da un anno. «Non ho solo conosciuto
persone - dice - ma ho vissuto pienamente i luoghi che ho visitato, mi sono
immersa nelle culture, nelle vite entrando nelle case e spesso, direi sempre,
nel cuore dei miei "hosts" con i quali sono in contatto e con alcuni
è nata una forte amicizia nonostante le distanze. Per me fare
"couchsurfing" è un viaggio nel viaggio». Con i suoi
"hosts" del web ha appena fatto rotta in Norvegia ma nei mesi scorsi
è stata in Transilvania, Iran, Turchia e Croazia e ha ospitato viaggiatori
dalla Tasmania, Svezia, Germania, Argentina e Cina.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 28 - Economia
Squinzi, presidente Federchimica: "A marzo segnali positivi". E
Scajola punta sugli incentivi Ma le imprese tornano a sperare "Toccato il
fondo, ora risaliamo" C´è anche chi invita alla cautela: gli sconti
sull´auto hanno solo intaccato le scorte ROBERTO MANIA ROMA - «L´impressione è
che a febbraio si sia toccato il fondo»: lo dice Giorgio Squinzi, presidente
della Federchimica, patron della Mapei, gruppo multinazionale con stabilimenti
in oltre venti paesi in tutto il mondo. «Da marzo - aggiunge - i segnali non
sono più verso il basso. Dopo aver visto il nostro fatturato scendere a gennaio
e a febbraio del 30 e del 17 per cento rispetto al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-04-10 - pag: 1 autore: TRA G-20 E G-2 Ripresa, se la Cina
chiamasse Obama di Martin Wolf L a riunione del Gruppo dei 20 tenutasi a Londra
la scorsa settimana ha avviato l'economia mondiale sul cammino della ripresa
sostenibile? La risposta è no. I disaccordi fondamentali su cosa sia andato
storto e su come si possa risistemare la situazione non possono essere risolti
da questo tipo di incontri. La conseguenza è che il mondo ha imboccato
il sentiero della ripresa insostenibile. è pur sempre meglio di niente, ma non
è ancora abbastanza. Questo vertice ha raggiunto due obiettivi: uno più ampio e
uno più specifico. Primo, come osservava Winston Churchill, «discutere è meglio
che fare la guerra». Considerando l'intensità della rabbia e della paura che
pervadono il mondo, la discussione in quanto tale non può che essere positiva.
Secondo, il G-
( da "AmericaOggi Online" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina
Iran Usa. Teheran
pronta al dialogo. Messaggio del presidente Ahamadinejand 10-04-2009 TEHERAN.
Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha annunciato ieri un'accelerazione
nel programma nucleare del Paese, pur assicurando che Teheran "accoglierà
favorevolmente" un avvio di dialogo con gli Usa se esso avverrà "nel
rispetto reciproco e nella giustizia". Ma Ahmadinejad ha anche espresso
dubbi sulla reale intenzione di cambiamento da parte del presidente americano
Barack Obama, avvertendo che se Washington cercherà "di continuare la
politica dell'ex presidente Bush solo con un linguaggio diverso", dovrà
"subirne la stessa sorte". Gli Stati Uniti hanno reagito cautamente
alle parole di Ahmadinejad. Il portavoce del Dipartimento di Stato Robert Wood,
che ha detto fra l'altro di accogliere con "scetticismo" l'annuncio
dei progressi iraniani, ha sottolineato che Washington ha affermato
"chiaramente e pubblicamente" di volere impegnare Teheran in un
dialogo e quindi aspetta che "l'Iran contraccambi". Le affermazioni
di Ahmadinejad, fatte in una cerimonia pubblica a Isfahan nella 'Giornata
dell'energia atomicà, fanno seguito all'apertura fatta dall'amministrazione
Usa, che ha deciso di partecipare direttamente a colloqui con Teheran sul suo
programma nucleare in qualità di membro del gruppo 5+1, cioé i cinque membri
permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) più la Germania. Una svolta rispetto
all'amministrazione del presidente George W. Bush, che poneva come
pre-condizione la sospensione dell'arricchimento dell'uranio da parte
dell'Iran. Ma Obama, come Bush, continua ad accusare Teheran di volere dotarsi
di armi nucleari, mentre anche ieri Ahmadinejad ha ribadito che il programma
atomico della Repubblica islamica ha scopi esclusivamente civili. Un
importante consigliere di Ahmadinejad, Ali Akbar Javanfekr, ha detto tuttavia
all'agenzia Afp che la proposta di trattative del 5+1, con la diretta
partecipazione degli Stati Uniti, è "costruttiva", aggiungendo che
"la Repubblica islamica la esaminerà e darà una risposta". Da parte
loro, la Russia e la Cina, che si sono sempre opposte
all'adozione di sanzioni dure contro l'Iran, hanno commentato positivamente
l'apertura di Washington, facendo appello a Teheran perché colga le opportunità
che essa offre. I due principali sviluppi annunciati dal presidente iraniano
nel settore della tecnologia nucleare riguardano proprio il punto più
controverso: l'arricchimento dell'uranio, che il Consiglio di Sicurezza
dell'Onu ha chiesto invano a Teheran di sospendere, con più risoluzioni. Si
tratta dell'apertura di un impianto per la produzione di combustibile per fare
funzionare i reattori, ottenuto a partire dall'arricchimento dell'uranio, e la
sperimentazione di centrifughe supersoniche di nuova generazione capaci di
ottenere uranio arricchito in misura superiore a quanto realizzato finora con
le vecchie centrifughe. Ahmadinejad ha aggiunto che il suo Paese ha già a
disposizione 7.000 centrifughe della vecchia generazione, rispetto alle 6.000
di cui aveva ammesso l'esistenza nel febbraio scorso. Ma l'obiettivo è di
arrivare a 50.000 nel giro di pochi anni. Ahmadinejad ha affermato che l'Iran è
riuscito a raggiungere questi successi nonostante "le pressioni, la
propaganda e le minacce militari del nemico" e ha aggiunto che Teheran
continuerà a lavorare per "nuovi progressi" in futuro. Nella
telefoto, Mahmoud Ahmadinejad, al centro, con la mano alzata, con i massimi
scienziati del programma nucleare iraniano, dopo aver inaugurato a Isfahan, a
( da "Repubblica, La" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 13 - Esteri
Dalla "Tortuga" del Corno d´Africa partono i raid contro i mercantili
A Eyl decine di imbarcazioni sequestrate in attesa di riscatto Sulla rotta più
pericolosa del mondo dall´inizio dell´anno trenta arrembaggi PIETRO DEL RE Dalla
loro Tortuga i moderni Long John Silver si muovono a bordo di gommoni muniti di
potenti fuoribordo, imbracciando soltanto leggeri kalashnikov. è perciò servito
a poco lo spiegamento di grosse navi da guerra nel Golfo di Aden. Per
continuare indisturbati le loro scorrerie ai predoni è bastato spostarsi verso
sud, e sconfinare nell´Oceano Indiano. Hanno così ampliato il teatro delle
operazioni fino a renderlo difficilmente controllabile dalle potenze navali del
pianeta. Oggi, i pirati somali imperversano su una superficie pari a tre
milioni di chilometri quadrati d´acqua. L´equivalente del Mediterraneo e del
Mar Rosso. Si sono comportati come quei mafiosi che, costretti dalla polizia o
dall´esercito, cambiano attività criminosa o zona d´influenza. Fino a una
decina d´anni fa le navi cargo venivano attaccate
soprattutto nei mari della Cina, a largo della Nigeria o lungo lo Stretto di Malacca. Lì, tra il
1991 e il 1998, sono state depredate quasi 1.200 imbarcazioni. Nel 2003 ci
furono 443 attacchi e sedici morti. Il massimo bottino fu verosimilmente
raggiunto nel 2007, quando solo in Malesia e Singapore vennero saccheggiate
quattro navi la settimana. Erano però per lo più imbarcazioni di modesto
tonnellaggio. Con i filibustieri somali, la pirateria ha fatto un salto di qualità.
Tra i 130 attacchi compiuti nel Golfo di Aden, lo scorso anno hanno
"abbordato" prima un cargo ucraino pieno d´armi, poi una gigantesca
petroliera saudita che trasportava due milioni di barili di greggio. Non solo:
con i corsari africani è anche cambiato l´oggetto della predazione. Se una
volta i pirati cercavano soprattutto ciò che trasportavano i bastimenti, oggi
la merce che più li interessa sono gli ostaggi che catturano a bordo delle
navi. Dal primo gennaio, nel Golfo di Aden e a largo delle coste della Somalia,
sono già stati compiuti trenta arrembaggi, la maggior parte dei quali per opera
di piccole bande di pirati che si muovono dai porticcioli di Eyl, Hobyo e
Harardhere. Sono gli stessi che hanno catturato gli equipaggi del cargo ucraino
e della petroliera saudita. Per il rilascio di queste due navi, gli armatori
hanno pagato un riscatto complessivo di otto milioni di dollari. Soldi che sono
stati immediatamente reinvestiti dai predoni per acquistare nuove armi e
gommoni più moderni, come dimostrano gli attacchi degli ultimi giorni a
imbarcazioni sempre più grosse e veloci (come, mercoledì scorso, la cattura del
porta container "Maersk Alabama"). I pirati somali sono tributari di
una sola variabile: le condizioni meteo. Se il mare è calmo, i Barbanera somali
infieriscono senza tregua. Come è appunto accaduto in queste ultime settimane,
quando, in assenza di onde, i pirati si sono allontanati sempre di più dalle
coste somali. Secondo gli esperti militari, gli effettivi delle bande di
corsari sono in forte aumento. Molti clan somali che avevano sempre disdegnato
la pirateria stanno adesso acquistando imbarcazioni per dedicarsi a loro volta
a un´attività così lucrativa in un paese che vive nel caos e nella miseria dal
1991, quando scoppiò la guerra civile.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
18 - Cronaca "Sigarette tossiche dalla Cina all´Italia"
ROMA - Sigarette made in Cina prodotte con
tabacco, filtro e cartina a elevata tossicità. Le "bionde" cinesi,
con falsi marchi internazionali, contraffatte persino nel sigillo dei Monopoli
di Stato, potrebbero essere finite nel circuito legale. è l´allarme della dogana del porto
di Bari che ha trasmesso un´informativa alla procura. Aperta un´inchiesta.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-04-11 - pag: 1 autore: Bankitalia
e Ocse: fiducia a Italia e Francia - La Cina migliora Obama: negli Usa segnali di uscita dalla recessione
«Barlumi di speranza» per l'economia Usa,oltrela recessione. Lo ha detto Barack
Obama: dopo un incontro con i vertici di Tesoro e Fed, il presidente ha
espresso fiducia anche sulle prospettive delle banche. Segnali di
recupero pure in Europa, in particolare in Italia e Francia per Bankitalia e
Ocse. In Cina risale l'export. Servizi u pagine 6 e 7
Commenti u pagina 12 Settimana finanziaria u pag. 28-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-11 - pag: 12 autore: ... BANKITALIA
E OCSE Tentativi di ripresa I l Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi
aveva anticipato durante il vertice europeo di Praga la prospettiva di una
schiarita futura nel quadro buio che continua ad avvolgere l'economia mondiale.
Aveva aggiunto però che «una rondine non fa primavera » per far capire che
nella lotta contro la recessione non è il caso di abbassare la guardia. Ieri, a
sviluppare questa "partitura", è intervenuta anche l'analisi del
Bollettino. Via Nazionale ricorda che a livello internazionale vanno va-lutati
alcuni segnali di allentamento delle tensioni. E sottolinea anche che finora
l'azione di governi e autorità monetarie è stata molto intensa: ad esempio, per
effetto degli interventi di politica monetaria, il bilancio della Bce è oggi
pari al 20% del Pil dell'Eurozona e quello della Federal Reserve ha raggiunto
il 30% del Prodotto americano. Tuttavia, per usare il
linguaggio dell'Ocse, siamo solo ai «tentativi» di miglioramento congiunturale,
che si vedono qua e là in Italia, in Francia, negli Usa o in Cina. Un peggioramento che rallenta non
è affatto un miglioramento, o almeno: non lo è ancora. è bene ricordarlo: per
evitare inattese delusioni.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-11 - pag: 15 autore: Industria.
Manager cauti ma fiduciosi Macchine e ricerca, anche la Liguria intravvede la
svolta Domenico Ravenna GENOVA Roberto Tazzioli, presidente e amministratore
delegato di Bombardier Italia, sembra proprio non sentirla,la crisi.A Vado
Ligure,stabilimento della multinazionale canadese, prevedono di toccare il
tetto delle 140 locomotive prodotte a fine anno,
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-11 - pag: 16 autore: Contraffazione. Il 90% dei falsi ormai è prodotto in Cina Sigarette cinesi tossiche, dossier in procura a Bari Rita Fatiguso
Scuote la testa Franco Mariani, presidente dell'Autorità portuale di Bari: «Io
un nesso così stretto tra il porto e le false sigarette tossiche cinesi non lo
vedo. Arriveranno sicuramente da altri scali». Sarà. Eppure le autorità
doganali baresi hanno ricostruito un vero e proprio traffico di sigarette made
in China, tanto ramificato da spingerle ieri a presentare un dossier in
Procura. Un'escalation vera e propria, che non coinvolge, ovviamente, solo Bari
dove però a marzo scorso sono state ben otto le tonnellate cinesi sequestrate.
E la settimana scorsa è toccato ad altri 95 chili intercettati dalla Guardia di
Finanza: ormai i blitz su questo tipo di merce si susseguono con sempre
maggiore frequenza. Lunedì scorso il servizio Antifrode della Dogana del porto
( transhipment, cioè di transito) di Gioia Tauro, grazie all'utilizzo degli
scanner, con la collaborazione della Guardia di Finanza, ha sequestrato 39.600
stecche da un milione di euro imboscate in un container, dietro una montagna di
jeans. Marca delle sigarette: Marlboro. Un carico presumibilmente contraffatto,
di sicuro proveniente dalla Cina e destinato al porto
di Ancona. Ormai per gli investigatori non di solo contrabbando si tratterebbe,
quanto di merce tossica e perdipiù circolante con tanto di marchio dei Monopoli
contraffatto. Dalle analisi chimiche fatte in Dogana è anche risultato che le
sigarette conterrebbero una forte concentrazione di elementi tossici
all'interno del tabacco, nel filtro e nella cartina. Anche se la marca resta
cinese (in genere, le più vendute hanno il pacchetto rosso di marca Zhongguò,
che vuol dire Cina), le sigarette potrebbero essere
finite già nel circuito legale. Ma proprio il fatto che il prodotto sequestrato
non ha mercato in Italia ha insospettito gli ispettori della Dogana, inclini a
pensare che si trattasse di un carico di copertura. Ormai è un dato di fatto
che il 90% delle sigarette false sequestrate è confezionato in Cina. Il che spiegherebbe (si veda la tabella) anche
l'incremento del numero di pezzi di tabacchi sequestrati registrato negli
ultimi anni. Spesso – rivelano le puntuali analisi dell'intelligence Antifrode
delle Dogane – sono il frutto di linee parallele delle stesse fabbriche cinesi
legalmente autorizzate. Il che rischia di creare grossi problemi nei rapporti
tra Cina e Unione Europea, soprattutto con la Gran
Bretagna, destinataria della maggior parte dei flussi verso l'Europa. Bat
(British american tobacco) rischia pesante, perfino multe salate per non aver
vigilato a sufficienza sui flussi di merci in arrivo. Quanto alla situazione
dello scalo barese, secondo la Direzione nazionale antimafia il porto sarebbe a
rischio-criminalità cinese, al pari di quelli di Napoli, Taranto e Gioia Tauro.
E il sequestro di carichi come quelli eseguiti negli ultimi tempi dalla Guardia
di Finanza su quantitativi provenienti dall'Est, portano a considerare che sia
ripreso il contrabbando che ha i Balcani come scenario.
rita.fatiguso@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA A PROVA DI MONOPOLIO I
carichi sequestrati negli ultimi mesi avevano tutte le carte in regola, ma ai
controlli sono risultati pericolosi per la salute
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-11 - pag: 17 autore: INTERVISTA
Matteo Marzotto Presidente dell'Enit Al turismo manca una strategia, ogni
regione va in ordine sparso Vincenzo Chierchia MILANO «Tutti vogliono venire in
vacanza in Italia, il nostro Paese ha grandissime potenzialità in campo
turistico, e dobbiamo fare in modo che vengano espresse. Il punto vero è che ci
vorrebbe una grande strategia nazionale. Invece mi sono dovuto confrontare con
l'assenza delle amministrazioni regionali, che hanno pieni poteri in campo
turistico, in momenti chiave per il rilancio della competitività della
destinazione Italia». Matteo Marzotto, imprenditore e giovane (è nato nel 1966)
componente di una famiglia storica di industriali, dall'agosto del 2008 è alla
guida dell'Enit, l'Agenzia nazionale italiana per il turismo, che, pur tra
mille difficoltà, sta cercando di riorganizzare e rilanciare. Uno sforzo
sottolineato anche dalla Corte dei conti che, dopo avere criticato per anni la
gestione dell'Enit, ha apprezzato l'opera di riorganizzazione che ha mosso i
primi passi già agli inizi del 2007. Lo scenario internazionale è indubbiamente
di crisi per il turismo. Quali sono le attese per l'Italia? La stagione
invernale è stata a doppia faccia, con degli spunti indubbiamente positivi che
fanno ben sperare per il 2009. Certo non ci nascondiamo che le difficoltà ci
sono. Sappiamo bene però, dai contatti che le sedi estere Enit hanno con i tour
operator esteri, ad esempio, che l'Italia resta i cima alle destinazioni più
ambite. Dobbiamo valorizzare questo fattore così importante, non lasciarlo
cadere. Credo che non ci saranno flessioni significative quest'anno. Qual è
l'elemento principale che favorisce l'Italia? L'offerta diversificata. La
vacanza nella società moderna è entrata tra i beni indispensabili. E anche
questo è un fattore importante. Nei momenti di crisi il consumatore, all'estero
come in Italia, si orienta verso livelli di prezzo e di servizio più bassi ma
non elimina la spesa per le vacanze. Il bilancio del 2008 è stato discreto,
considerato lo scenario, e resto molto fiducioso, pur nel difficile contesto
economico globale, per il 2009. Cosa sta facendo l'Enit? Abbiamo fatto un investimento
massiccio in comunicazione, del valore di una decina di milioni, con una serie
di spot sulla vacanza in Italia destinati in questi giorni in prime time su
mercati chiave come Usa, Germania e Gran Bretagna. Sono mercati che
complessivamente valgono oltre 400 milioni di persone. L'operazione si
ricollega a un nuovo sito internet (www.italiamuchmore. com) che dà ampie
informazioni. L'iniziativa è stata fatta con Rai trade, edè la prima grande
campagna di comunicazione Enit dopo anni. Anche il nuovo sito internet è
destinatio a svolgere un ruolo importate e ci sono dei progetti in cantiere per
potenziarlo. Un segnale forte ai mercati. Sì, ma non nascondo qualche
perplessità e anche amarezza. Di che si tratta? C'è stata una mancanza di
attenzione da parte delle amministrazioni regionali. Invece un importante
investimento come questo dovrebbe essere il perno delle iniziative regionali.
Non è possibile che le Regioni siano assenti nei momenti importanti. Com'è
stato il rapporto con le Regioni? In generale direi buoni, perchè le
amministrazioni sono oggi azioniste di controllo dell'Enit. Ma il punto vero è
un altro.è che non c'è un coordinamento degli investimenti per promuovere il
turismo. Ogni aministrazione alla fine va per conto suo e questo continua a penalizzare
sicuramente la competitività della destinazione Italia, che si attesta solo al
quinto posto nel mondo. Questo è un nodo da sciogliere al più presto. Cosa
pensa della ricostituzione di un vero e proprio ministero del Turismo? Sono
favorevole, perchè si potrebbe sviluppare una vera strategia nazionale, che è
la forza degli altri Paesi concorrenti, oltre al volume di risorse in campo.
Perchè? Paghiamo il fatto che le risorse sono poche. Anche i fondi all'Enit
sono stati tagliati, nel 2009, da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-11 - pag: 25 autore: VEICOLI ELETTRICI
Un modello Renault-Nissan oltre la muraglia Renault e Nissan portano l'auto
elettrica anche in Cina. L'alleanza franco-giapponese
ha siglato un accordo con il ministero dell'Industria di Pechino e
l'amministrazione della città di Wuhan per sviluppare un network di stazioni di
ricarica per veicoli elettrici. L'obiettivo delle due aziende è di vendere le
prime auto elettriche in Cina dal
2011. Renault e Nissan hanno già siglato accordi simili con 16 Governi
nazionali e locali di 10 Paesi diversi, da Israele al Portogallo, dalla
Svizzera alla California. Obiettivo della Cina è di aumentare la capacità di produzione di veicoli elettrici a
mezzo milione di veicoli in tre anni, e intende promuovere costruttori locali
per metterli in grado di competere a livello internazionale. Al recente
salone di Detroit la cinese Byd, un produttore di batterie, ha annunciato
un'auto in grado di percorrere
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-11 - pag: 27 autore: Hi-tech. Il
palmare Rim conquista quote di mercato al di fuori dell'area business iPhone
Apple sotto attacco: Blackberry piace ai giovani La band degli U2 abbandona
Jobs per passare al rivale canadese Antonio Dini MILANO iPhone bloody iPhone;
ma gli U2 sono gli U2: «with or without you». La leggendaria band irlandese
capeggiata da Bono, gli U2, abbandona l'iPhone di Apple, concepito dalla
rockstar della tecnologia Steve Jobs, per passare al "nemico": il
Blackberry della canadese Rim. è l'ultimo segnale di un'inversione di mercato
che, numeri alla mano, mostra la netta rimonta del produttore dei telefoni
intelligenti preferiti dagli executive aziendali rispetto al più modaiolo
iPhone di Apple. Anzi, guardando con più attenzione le cifre degli ultimi
trimestri, si scopre dalle dichiarazioni di Rim che il 70% dei suoi nuovi
acquirenti vengono dal mercato consumer e non da quello aziendale. E
all'orizzonte sta per arrivare una nuova generazione di apparecchi, come
l'avveniristico tablet di T-Mobile basato su Android, che rischiano di
sparigliare ulteriormente il mercato. Apple, che fino ad oggi sembrava
invincibile con il suo iPhone, incassa intanto un formidabile, doppio schiaffo.
Cresce da un lato la concorrenza, proprio nel terreno in cui da due anni
l'azienda californiana domina, cioè il mercato consumer tradizionale; e
dall'altro se ne vanno, per passare alla candese Rim, i testimonial
d'eccellenza di Apple, gli U2, che nel 2004 legarono la loro immagine a quella
dell'iPod nero e rosso edizione speciale: l'unico a contenere precaricata
l'intera discografia del gruppo rock irlandese in formato digitale ( costava
349 dollari e conteneva più di 400 canzoni). Ad aver voluto il tradimento è
stato proprio Bono, il leader del gruppo e amico personale del fondatore di
Apple, Steve Jobs. La motivazione? "Business is business", vale a
dire che Rim permetterà agli U2 di realizzare un telefono speciale, grazie al
supporto degli ingegneri e dei laboratori canadesi del produttore dei
Blackberry, che Apple invece non ha voluto concedere. Non è ancora nota quale
sarà l'applicazione segreta o la nuova funzionalità, ma Bono la definisce
"rivoluzionaria" ed "eco-compatibile". A bloccare l'accordo
tra la band di Bono ed Apple è stata la leggendaria ossessione per la
segretezza e il controllo sui prodotti dell'azienda di Steve Jobs, che ha
voluto tenere chiusi a doppi a mandata i suoi segretissimi laboratori. Perdendo
così uno degli alleati più importanti per quanto riguarda l'immagine pubblica
di Apple. La notizia è stata rivelata dallo stesso Bono inavvertitamente a una
fonte del quotidiano canadese Globe and Mail. A rendere più complesso il
quadro, all'orizzonte monta anche la concorrenza di una nuova generazione di
prodotti.T-Mobile, il braccio della telefonia mobile di Deutsche Telekom, ha
dichiarato di voler lanciare la sfida dei telefoni intelligenti anche nel
settore dei tablet. E realizzerà un apparecchio ibrido tra computer e telefono,
con schermo touch, basato sul sistema operativo gratuito creato da Google,
Android, per avere una nuova generazione di apparecchi multifuzione. Apple
stessa, secondo alcune voci di mercato ricorrenti, potrebbe essere al lavoro su
un apparecchio simile, un "iPhone big". La controprova che Apple sta
perdendo terreno nel suo mercato viene comunque dalle cifre di mercato.
L'azienda fondata da Steve Jobs nel trimestre concluso a dicembre ha venduto
4,4 milioni di iPhone, cioè una media di 1,5 milioni al mese. Rim, nel periodo
dicembre-febbraio, invece ne ha venduti 7,8 milioni,cioè 2,6 milioni al mese.
Nel periodo "caldo" delle vacanze natalizie a dicembre in cui i due
dati sono direttamente comparabili, i canadesi hanno venduto più di un milione
di apparecchi rispetto ad Apple. L'azienda californiana sta accusando un forte
rallentamento dopo aver portato in quasi 70 Paesi il telefono cellulare,
siglando accordi in esclusiva con singoli operatori telefonici di tutto il
mondo (in Italia sono Tim e Vodafone) e presentando tre settimane fa la nuova
versione del sistema operativo che equipaggerà la prossima edizione del
telefono cellulare di Apple. Secondo l'analista Ben Reitzes di Barclays
Capital, infatti, Apple si prepara a lanciare a giugno il nuovo modello di iPhone,
il terzo prodotto fino ad ora.E potrebbe trattarsi in realtà di una coppia di
apparecchi: uno di maggior pregio (fotocamera ad alta risoluzione, capacità
video per chat, controllo vocale, Mms) e uno più economico per allargare la
base di mercato soprattutto in Paesi come l'India, la Russia e la Cina, dove l'alto prezzo attuale sta
incontrando forti resistenze sul mercato. Anche il modello di concessione in
esclusiva del telefono bloccato su uno o due operatori per Paese potrebbe
essere abbandonato. Apple, che, secondo il Taiwan Commercial Times, per il
futuro iPhone e gli altri iPod in produzione avrebbe già acquistato più di 100
milioni di memorie praticamente esaurendo le scorte dei grandi
produttori come la coreana Samsung e portando a un rialzo del 16% dei prezzi, è
intanto tornata ai valori di sei mesi fa in Borsa. Nei giorni scorsi ha infatti
toccato di nuovo quota 120 dollari, raggiunta l'ultima volta lo scorso 26 settembre.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO IMMOBILIARE data: 2009-04-11 - pag: 33 autore: Mipim award. Le
Hermitage Plaza Tower alte
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: BANCHE data: 2009-04-11 - pag: 7 autore: Ocse: primi timidi sintomi di
recupero in Italia e Francia ROMA Senza abbandonare un atteggiamento di massima
cautela, anche l'Ocse, come già hanno fatto altre istituzioni internazionali, identifica
alcuni spunti distensivi sull'economia. E li trova in Italia, che assieme alla
Francia e altri Stati più piccoli ha mostrato «un tentativo» di attenuazione
della crisi, come lo definisce l'ente parigino, sulla base di risultati di
febbraio del suo superindice economico; fermo restando che il quadro generale
resta di pesante contrazione dell'attività produttiva. Giovedì era stata la Bce
a dare qualche segnale favorevole, pur nel contesto di un quadro di «profonda
recessione », rilevando una possibile recente attenuazione della caduta
dell'attività, assieme a un quadro di rischi apparentemente meno acuto. Lo
stesso dato generale di febbraio del superindice Ocse è negativo, con 0,6 punti
in meno dal mese precedente e
( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 3 - Esteri
Una fregata a caccia dei corsari venti di guerra nel Mare d´Africa Ma i
barchini dei banditi continuano a beffare le Marine di tutto il mondo Sei
sequestri in una settimana, almeno 270 marinai rapiti Governi divisi sulla
linea da adottare Eyl, Garacad, Hobyo, i piccoli villaggi di pescatori sono
fortini dei corsari somali FABIO SCUTO Il tratto di mare più pericoloso del
Pianeta è in questo momento anche quello più affollato da navi da guerra delle
Marine militari di mezzo mondo con la migliore tecnologia del mondo a
disposizione. Sul ponte di comando del cacciatorpediniere americano "USS
Bainbrige" da giovedì tutti gli occhi sono puntati sui radar di bordo. A
macchine avanti piano, questo gioiello della Us Navy sta pedinando un piccolo
puntino sullo schermo, un barchino, dove - guardato da quattro pirati somali -
c´è il capitano Richard Phillips. A bordo i Seals, gli incursori della Navy,
sono pronti. Ma l´ordine da Washington di tentare l´assalto per liberare il
comandante Phillips ancora non è arrivato. Il "pedinamento" continua.
Nonostante questo sfoggio di armi e tecnologia i barchini dei pirati somali
imperversano in quelle acque come api sul miele, attaccano mercantili a
centinaia di miglia dalla costa, se ne impadroniscono e si allontanano sulle
navi sequestrate con il loro carico e gli equipaggi in ostaggio. Sono più di
250 i marinai un po´ di tutto il mondo nelle mani dei pirati, parte a terra
attorno al porticciolo di Eyl e parte a bordo dei natanti sorvegliati a vista
dai loro carcerieri. Sei navi assaltate in meno di una settimana sono la
dimostrazione palese che i "bucanieri del terzo millennio" hanno
raggiunto capacità operative di un certo livello, che hanno a disposizione una
tecnologia che seppur essenziale, è in grado di determinare, rotte, velocità,
possibile armamento di difesa dei battelli da predare. In questo è fondamentale
il ruolo svolto dalle basi a terra sparpagliate - in quella terra senza tetto
né legge che è il Puntland - lungo la costa che scende verso Mogadiscio. Eyl,
Garacad, Hobyo, i piccoli villaggi di pescatori che in meno di tre anni sono
diventati dei veri e propri fortini dei corsari somali. La "rete" a
terra delle organizzazioni criminali si incarica poi di reinvestire gli
introiti dei riscatti. E´ questo probabilmente quello che frena i governi dei
Paesi coinvolti nella caccia ai pirati. Attaccare in mare i barchini o colpire
le basi a terra da dove partono gli abbordaggi? Bombardare dal cielo e dal mare
Eyl o inviare i soldati a terra per espugnare i santuari di questa Tortuga
d´Africa? Da ieri è in zona anche la fregata della Marina militare italiana
Maestrale, che sta dirigendo a tutta velocità verso l´area dove è stato
sequestrato il rimorchiatore "Buccaneer" e per sei mesi parteciperà
alla missione "Atalanta", la prima guidata dall´Unione europea contro
i pirati. Accanto al gruppo navale della Ue, sono numerosi quelli impegnati
nella stessa area in compiti analoghi: in tutto sono almeno una trentina i
Paesi - dalla Cina alla Russia, dall´India al Giappone - che schierano loro unità
navali in quel tratto di mare. Si tratta di navi che partecipano a formazioni
internazionali, come le task force "150" e "151", entrambe
a guida Usa, o come la flotta Nato "Snmg1", oppure unità inviate da
singoli Paesi ma solo difesa degli interessi nazionali. Un grande
potenziale militare ma che senza un coordinamento nel pattugliamento rischia di
portare a casa risultati modesti. La Francia ha dimostrato - con i tre blitz
dei suoi commandos in un anno - di aver scelto la "linea dura", gli
statunitensi stanno ammassando navi e uomini. Un "build up" che
potrebbe significare l´imminenza di un intervento, ma al momento dal Pentagono
non è arrivata nessuna indicazione su come agire contro i pirati. Altri Paesi -
come l´Arabia saudita e la Norvegia - hanno preferito finora mettere mano al
portafoglio pagare il riscatto e rientrare in possesso delle navi. Una linea
soft che però riempie le casse dei bucanieri di milioni di dollari e lascia
quel tratto di mare in balìa di questi predoni.
( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Milano
IN MONTENERO LE CARTOMANTI TI FANNO IL 740 MAURIZIO MILANI Ecco un elenco di
compensi strani pretesi dal Comune di Milano per fare qualcosa per la città.
Bono e gli U2 hanno detto: «Noi veniamo a Milano per un concerto, non vogliamo essere
pagati, però vogliamo in cambio che sia chiuso per sempre l´Istituto Martinitt.
In più vogliamo che vengano fatte 8 corsie per ogni senso di marcia sulla
Tangenziale Est». Altra pretesa, questa volta di Manuela Arcuri. «Sì, vengo a
fare la testimonial dell´Expo a Milano, però voglio decidere io quale sarà
l´opera da rappresentare nel 2018 alla Scala. In più metto una mezzo soprano
mia amica, quando non canta è direttore di tutti i McDonald´s della città, e
controlla lei l´incasso. In più può usare il marchio della multinazionale per
fini personali». Altra pretesa di Botero: «Ok vengo a Milano, ma pretendo che
Dolce e Gabbana litighino e si dividano. In più pretendo che in data giugno
2014 si svolgano al Filaforum di Assago i Mondiali di sumo (lotta giapponese).
Anche Mourinho ha chiesto qualcosa. «Voglio che il giornalista Tiziano Crudeli
sia assunto dal Comune di Milano come custode del Monumento a Napoleone III nel
parco Sempione. Gli dovete dare 800 euro al mese più l´obbligo di leggere
Tuttosport fisso ogni giorno. Ma per questo voglio essere pagato anch´io». A
questo punto è intervenuto Beckham, con Victoria. «Rinunciamo a pagare la
pigione al nostro proprietario di casa, se il Comune istituisce un collegamento
via dirigibile Milano Roma. Il mezzo aerostatico deve essere condotto da
Maurizio Mosca lui se ritiene opportuno può invertirne la rotta e farlo
atterrare nel giardino di Tiziano Ferro in Inghilterra». *** Un curioso
episodio è avvenuto ieri in viale Tunisia. Antonio Banderas si è slogato una caviglia
causa buca che toccava alla Provincia di Varese aggiustare. Viene portato alla
clinica cinese in Paolo Sarpi. Qui curato benissimo, si innamora di un aiuto
primario. Donna bellissima di 35 anni già miss liceo Parini. La titolare della clinica era in Cina, torna d´urgenza per fidanzarsi lei con il bellissimo attore. A
questo punto arrivano i Nas che fanno chiudere la clinica abusiva. La Regione
venuta a sapere dopo un mese di questa triste vicenda, diffida Antonio Banderas
di arrivare a Malpensa senza avvertire. *** Ricordiamo a tutti i
milanesi che rimangono in città in questo periodo festivo che le 8000
cartomanti iscritte all´ordine professionale hanno deciso di aiutare i
cittadini a compilare il modello per la dichiarazione dei redditi 2008. Tutto
si svolgerà sotto dei gazebo posti alle fermate della linea 93. Anche in questo
caso i promotori dell´iniziativa non hanno avvertito né Atm né Comune ma altri.
Anzi alcune di queste cartomanti sono state viste buttar giù la recinzione in
Montenero che l´amministrazione aveva installato per contenere la movida. A
questo punto noi cittadini onesti ci chiediamo «perché dovremmo pagare le
tasse? Paghiamo direttamente le cartomanti.
( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Esteri
L´accordo Test missilistico, l´Onu condanna Pyongyang ma rimanda le nuove
sanzioni economiche NEW YORK - Una dura condanna del test missilistico del 5
aprile scorso ma, per il momento, niente richiesta di nuove e più dure sanzioni
contro la Corea del Nord. Accordo raggiunto al Consiglio di Sicurezza dell´Onu,
su una bozza di dichiarazione congiunta che manda un segnale di netta
disapprovazione a Pyongyang. I cinque membri permanenti del
Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) e il Giappone, dopo un confronto di
due ore al Palazzo di Vetro, hanno sottoscritto un testo che, secondo quanto
riferito dall´ambasciatrice americana Susan Rice, «manda un messaggio chiaro
alla Corea del Nord». La riunione d´urgenza convocata direttamente la
sera del 5 aprile, si concluse invece con un nulla di fatto per l´opposizione
cinese a esprimere una condanna del test.
( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Esteri
Thailandia, la rivolta delle camicie rosse Irruzione in un hotel di Pattaya,
bloccato il summit asiatico. Leader in fuga in elicottero
Tra i premier costretti a scappare quelli di Giappone e Cina. L´amarezza di Ban Ki-moon RAIMONDO
BULTRINI BANGKOK - Un´orda di camicie rosse anti-governative ha assaltato un
resort sulla costa a Sud di Bangkok e costretto a cancellare uno dei più
importanti meeting politici ed economici dell´Asia. Capi di Stato della Cina, del Giappone, dei Paesi del Sud Est e delegati
dall´India, dall´Australia, dagli Stati Uniti, hanno dovuto abbandonare
d´urgenza a bordo di elicotteri il grande albergo a ridosso del Centro convegni
di Pattaya, dov´erano erano in pieno svolgimento i lavori dell´Asean sui temi
della crisi e dei missili nordcoreani. E´ il più grande smacco per la
Thailandia dopo l´assedio all´aeroporto internazionale di Bangkok del novembre
scorso, guidato dai leader delle "magliette gialle" fedeli al Re e
contrari al rientro in patria dell´ex premier esule Thaksin Shinawatra,
vincitore delle ultime due elezioni. La loro protesta sotto la sigla del Pad
portò alle dimissioni di ben due primi ministri fedeli o imparentati a Thaksin
e alla formazione di un nuovo governo guidato dal giovane leader del Partito
democratico Abhisit Vejjajiva. Ora le camicie rosse fedeli al politico-tycoon
hanno deciso di ripagare il governo dei "gialli" con la stessa
moneta, mandando a monte un evento internazionale delicatissimo preparato da
mesi fin nei minimi dettagli. A parte la clamorosa fuga dei premier cinese Wen
Jiabao e del giapponese Taro Aso, la cronaca registra il caso del premier
australiano Kevin Rudd, ormai a due ore di volo dall´aeroporto militare
thailandese di destinazione e costretto a far virare l´aereo per tornare a
Canberra. Come lui molti altri ospiti hanno cambiato programma in extremis: tra
loro il gotha della Banca mondiale, del Fondo monetario Internazionale e delle
Nazioni Unite, compreso il segretario Ban Ki-moon. I disordini sono scoppiati
fin dalle prime ore del mattino alle pendici della collina che ospita il Royal
Cliff, dove si trovavano gli ospiti del meeting. Lentamente, spostando di peso
i camion della polizia presente con pochi uomini, i rossi hanno raggiunto la cima
della collina al grido «Auk pei!» («Vattene») riferito al governo. Prima hanno
impedito alle auto dei leader politici di andare al Centro Convegni, poi hanno
sfondato la vetrata di un´ala dell´albergo e preso possesso di sale e corridoi,
finché non è giunta la notizia dello stato d´emergenza e dell´annullamento del
vertice. A bordo di pullman messi loro a disposizione dal ricco ex premier, il
fiume di militanti in rosso è tornato a Bangkok tra grida di vittoria per
riprendere posizione davanti al palazzo del governo, tenuto sotto assedio per
tutti i quattro giorni che hanno preceduto il meeting Asean. Alla fine, il
risultato è che - come a novembre - migliaia di viaggi turistici e d´affari
sono stati cancellati, nell´incertezza di ciò che potrebbe succedere domani.
( da "AmericaOggi Online" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina
Thailandia.
Irruzione nell'hotel, salta il vertice Di Alessandro Ursic 12-04-2009 BANGKOK.
Folle colorate che chiedono le dimissioni del governo, scontri tra opposte
fazioni e con le forze dell'ordine, una nazione spaccata: l'instabilità che la
Thailandia sperava di essersi lasciata alle spalle è tornata ieri, con scene
che hanno ricordato la "presa" dei due aeroporti di Bangkok. A
Pattaya, un vertice di sedici Paesi asiatici è stato cancellato in seguito
all'irruzione di un migliaio di "camicie rosse", sostenitori dell'ex
premier in esilio Thaksin Shinawatra, nell'hotel che avrebbe dovuto ospitare il
summit. I leader stranieri sono già ripartiti in elicottero e in città è
ritornata la calma, tanto che lo stato di emergenza dichiarato in mattinata dal
premier Abhisit Vejjajiva è stato revocato in serata. La protesta ha preso le
autorità alla sprovvista: pur continuando a chiedere nuove elezioni, venerdì
gli oppositori avevano accettato di sospendere le manifestazioni nella località
turistica a
( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Genova
Stranieri, seimila posti a disposizione Le aziende a caccia di lavoratori. La
metà con contratto a tempo indeterminato Prevale sempre la richiesta di colf e
badanti, accanto a quella di operai specializzati nell´edilizia, ma spuntano anche
offerte per nuovi mestieri, dagli stilisti agli arredatori e ai traduttori. La
Spezia in prima fila NADIA CAMPINI NEL 2009 le aziende liguri avranno bisogno
di assumere 6.508 lavoratori stranieri e per oltre il 50% offrono contratti a
tempo indeterminato. Prevale ancora la richiesta di colf e badanti, accanto a
quella di lavoratori dell´edilizia, ma spuntano anche offerta per mestieri a
specializzazione tecnica, come montatore di carpenteria metallica o
escavatorista, e, in provincia di La Spezia, gli stranieri sono richiesti anche
come stilisti, arredatori e traduttori. I dati emergono dai quaderni
dell´Osservatorio sul Mercato del Lavoro elaborato dall´Agenzia Liguria Lavoro,
che ha dedicato uno studio specifico al tema dell´immigrazione. Le previsioni sulle
assunzioni sono frutto di una minuziosa indagine sul campo, che ha coinvolto 40
associazioni di categoria, quattro associazioni o fondazioni che si occupano di
terzo settore e tre associazioni sindacali e i risultati che vengono fuori
offrono diverse conferme, ma anche qualche sorpresa. In particolare «si
segnalano le nuove tendenze emerse in provincia di La Spezia - si legge
nell´analisi dei quaderni dell´Oml - dove si sono rilevati interessanti
fenomeni connessi al rilancio economia e ad una riconversione dell´economia
locale, i primi segnali sono forniti dalle figure professionali richieste, che
rappresentano un´assoluta novità rispetto alle precedenti rilevazioni per
l´elevata specializzazione e per i profili richiesti». A Spezia serviranno così
traduttori, ma anche designer-arredatori stranieri, grazie alla presenza sul
territorio di due aziende che stanno consolidando i
rapporti con la Cina. Si
tratta per ora di fenomeni di nicchia, ma sono comunque i segnali di
un´economia in fermento, tanto che il 51% delle richieste di lavoratori
stranieri per il 2009 viene proprio dalla provincia spezzina, rispetto al 27,1%
dalla provincia di Genova, all´11,7% della provincia di Savona e al 10,2% della
provincia di Imperia. Un´altra novità importante del 2009 è quella della
tipologia contrattuale offerta: mentre sul mercato del lavoro in generale si
sta sempre più consolidando la tendenza ad un precariato diffuso, con la
maggior parte delle assunzioni fatte con contratti di lavoro precario, per le
richieste di stranieri il 50,5% sono offerte di contratti a tempo
indeterminato, offerte che sono concentrate per la maggior parte, il 66%, nella
provincia di La Spezia, mentre il lavoro stagionale registra una maggiore
concentrazione, il 35%, a Savona. «Questo conferma la tendenza alla
stabilizzazione degli stranieri nel territorio ligure - spiega l´analisi dei
dati nel quaderno dell´osservatorio - tale aspetto è strettamente collegato ad
un importante riconoscimento dell´identità del lavoratore straniero, percepito
non più solo come braccia da lavoro da impiegare per le mansioni più umili che
gli italiani non vogliono più svolgere, ma anche come persona da
professionalizzare in modo sempre più strutturato perchè possa contribuire alla
crescita del territorio in cui è inserito». Tra le professionalità richieste
infine resta in testa la colf-badante, con 811 posti di lavoro disponibili per
il 2009, mentre i fabbisogni più significativi provengono dai settori
dell´industria e dell´artigianato, con un totale i 1730 lavoratori chiesti, la
maggior parte nell´edilizia, e nel commercio-turismo, con un totale di 1550
lavoratori richiesti. E nonostante l´inversione di tendenza, che mostra le
prime richieste per posti di lavoro più qualificati, per ora continuano a
prevalere le offerte per figure a bassa qualificazione.
( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 26 - Economia Cina,
nuovo piano per rilanciare i consumi Pechino pensa alla leva fiscale. Banche,
indagine Usa sui bilanci truccati VITTORIA PULEDDA MILANO - La Cina prova a sperare nella ripresa Usa,
robusto mercato di riferimento per le sue esportazioni, ma nel frattempo studia
nuove misure per sostenere la crescita interna. I segnali provenienti da
Pechino, tutto sommato, sembrano incoraggianti, a partire dal buon andamento
della produzione industriale (più 8,3% in marzo, contro un aumento inferiore al
4% nei due mesi precedenti). Ma il piatto forte che sta preparando il governo,
secondo le indiscrezioni rilanciate dal quotidiano ufficiale China Securities
Journal, punta ad un piano per stimolare la domanda locale, basato sulla leva
fiscale. L´obiettivo infatti è di sostenere i consumi nazionali - anche in un
quadro di fiacca domanda internazionale - per difendere l´occupazione. L´export
cinese, del resto, ha visto una contrazione del 17% in marzo, dato tuttavia
nettamente migliore del meno 25,7% di febbraio. Il governo cinese ha già
promosso nei mesi scorsi un piano di investimenti di circa 500 miliardi di euro
per far fronte alla crisi e, almeno dal punto di vista dell´economia di carta,
gli effetti si vedono: da inizio anno l´indice della Borsa di Shanghai è
cresciuto del 38% e ieri, uno dei pochi mercati aperti al mondo, è salita del
2,84%. Al contrario, Tokio ieri ha chiuso in calo dello 0,44%, dopo aver
toccato venerdì scorso i massimi da tre mesi a questa parte. Il Giappone lotta
con i timori di deflazione: in marzo i prezzi all´ingrosso sono scesi del 2,2%,
il calo più ampio dal settembre 2002. Seduta incerta per Wall Street, in calo
nelle prime battute e in ripiegamento di un punto percentuale (sotto la soglia
degli 8.000 per il Dow Jones), salvo poi recuperare e arrivare in chiusura
sulla parità. La Borsa sta vivendo con trepidazione il via alle trimestrali:
oggi parte Goldman Sachs, ma in settimana sarà la volta di Jp Morgan,
Citigroup, Intel, General Electric e Johnson & Johnson. Crolla invece (con
punte anche di meno 30%) l´assicurazione Genworth Financial, dopo che il Tesoro
Usa le ha negato l´accesso agli aiuti pubblici previsti dal fondo Tarp (per gli
asset tossici). E proprio sul programma di aiuti, l´ispettore generale del Tarp
Neil Barofsky ha rivelato al Financial Times di aver avviato un´indagine per
verificare i bilanci delle banche che hanno beneficiato dell´intervento
pubblico, per escludere che qualcuno abbia "truccato" i conti per
accedere ai fondi. Uno dei requisiti infatti era di avere una solidità
patrimoniale, fattore che avrebbe potuto spingere qualche banca a migliorare le
proprie condizioni di bilancio.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-14 - pag: 12 autore: No a
svalutazioni competitive di Charles Wyplosz UNIVERSITà DI GINEVRA L a Banca
nazionale svizzera (Bns) recentemente ha tagliato i tassi d'interesse allo
0,25% e ha annunciato di volersi impegnare in politiche di "espansione
quantitativa" seguendo le orme della Federal Reserve americana e della
Banca d'Inghilterra. Più sorpresa ha destato il contemporaneo annuncio di voler
intervenire sul mercato dei cambi per invertire la tendenza all'apprezzamento
del franco. è la prima salva di cannone di una guerra di svalutazioni
competitive? I tassi d'interesse sono tradizionalmente bassi in Svizzera. Come
quasi tutte le altre Banche centrali, di fronte alla recessione la Bns ha
tagliato i tassi radicalmente, fino quasi al limite minimo, lo zero. Una volta
raggiunta questa soglia, la tradizionale politica monetaria si ritrova senza
più armi a disposizione perché lo strumento dei tassi diventa inutilizzabile.
Ecco perché le Banche centrali sono alla ricerca di nuovi strumenti. Le
politiche d'espansione quantitativa rappresentano un tentativo in tal senso.
Resta da capire se queste politiche siano effettivamente in grado di
ripristinare una qualche capacità d'influenza in termini di politica monetaria.
C'è però un'importante questione di cui raramente si parla: nelle economie
piccole e aperte - una definizione che si applica a quasi tutti i Paesi tranne
gli Stati Uniti- il principale canale di politica monetaria è il tasso di
cambio. Un canale che viene ignorato per un valido motivo: le svalutazioni
competitive sono sostanzialmente una di quelle politiche beggar-thy-neighbour,
che scaricano sugli altri Paesi il costo della crisi. Politiche non convenzionali
per indebolire la valuta sono tecnicamente possibili anche in una situazione di
tassi d'interesse zero e hanno buone probabilità di risultare efficaci a
livello di singoli Paesi. Potenziare la competitività attraverso il
deprezzamento della valuta non necessariamente porta a un incremento delle
esportazioni in una situazione di rapida contrazione degli scambi globali, ma
può attutire il colpo deviando la domanda interna verso beni e servizi di
produzione nazionale. Il rischio è che i Paesi che subiscono le conseguenze di
questa alterazione dei flussi commerciali reagiscano svalutando a loro volta la
propria moneta e dando il via a un temuto revival del ciclo di svalutazioni
competitive che contribuì alla Grande Depressione. La prima vittima sarebbe il
poco spazio che resta per una risposta alla crisi coordinata a livello
internazionale. La seconda vittima sarebbe il sistema monetario internazionale.
Una delle ragioni fondamentali della creazione del Fondo monetario
internazionale fu l'esigenza di monitorare l'evoluzione dei cambi, con
l'obiettivo esplicito d'impedire politiche protezionistiche e svalutazioni
competitive. Ecco perché la mossa svizzera coglie tutti di sorpresa. è vero che
il franco si è rivalutato in termini reali dell'8%dall'agosto 2007, quando è
iniziata la crisi, un exploit che i più attribuiscono alla reputazione della
moneta elvetica come rifugio sicuro in tempi di crisi. Ciò in realtà significa
che la rivalutazione non è una conseguenza della politica monetaria e nemmeno
di altri fattori tradizionali. Sia come sia, se il disagio delle autorità
svizzere nei confronti di questa situazione è comprensibile, la loro decisione
è inquietante. Il franco svizzero non è la sola monetaa essersi rivalutata
negli ultimi mesi. Altre piccole economie hanno subito apprezzamenti in termini
reali ancora più consistenti. Ad esempio, la Polonia e la Repubblica Ceca hanno
visto le proprie valute salire rispettivamente del 30 e del 15% circa. Anche
Paesi importanti hanno dovuto fare i conti con forti
rivalutazioni della moneta: il 30% in più per il Giappone e il 15% in più per
la Cina. Anche questi Paesi
devono fare i conti con una recessione e anche se i tassi d'interesse non sono
arrivati a zero dappertutto, nel prossimo futuro gli incentivi a usare l'arma della
svalutazione potrebbero farsi più forti. Anzi, siamo già a quel punto.
Paesi di un certo peso - Corea del Sud, Svezia e Regno Unito, per citarne
qualcuno- hanno già svalutato fortemente le proprie monete. La valuta polacca
recentemente ha iniziato a deprezzarsi. In nessuno di questi casi, le Banche
centrali hanno dichiarato di lavorare per svalutare la valuta nazionale.
Ovviamente, non è detto che le dichiarazioni coincidano con le intenzioni.
Forse la Bns non ha fatto altro che ammettere esplicitamente quello che altre
Banche centrali non ammettono. Ma in questo modo la Bns sta violando un tabù:
«Non t'impegnerai in svalutazioni competitive». O magari l'obiettivo della
Banca centrale svizzera è più che altro quello di svalutare il franco a parole
per arginare l'effetto "rifugio sicuro".Forse è effettivamente così,
visto che le dichiarazioni della Bns hanno subito provocato una svalutazione
della moneta svizzera. In tal caso, il franco non avrà più grosse oscillazioni,
né in un senso né nell'altro, e non serviranno ulteriori interventi. Resta
comunque sorprendente vedere quante poche reazioni abbia suscitato la mossa
della Bns, arrivata una settimana dopo la conclusione della visita annuale
dell'Fmi in Svizzera, con il rapporto che ancora non è stato pubblicato:
potrebbe essere una lettura insolitamente interessante. Le altre Banche
centrali non hanno espresso alcuna opinione, il che potrebbe voler dire che non
intendono contraccambiare lo sgarbo, almeno per il momento. Forse si sono
sentite rassicurate dalla dichiarazione ufficiale della Bns, dove si affermava
che la rivalutazione del franco rappresentava «un inappropriato inasprimento
delle condizioni monetarie» e che la misura presa ha come unico scopo quello di
«impedire qualsiasi ulteriore apprezzamento del franco svizzero rispetto
all'euro». O forse hanno preso nota del precedente, e quelle autorità monetarie
che intendono usarlo per giustificare mosse analoghe in futuro sono restie ad
avanzare critiche. Se è così, il silenzio generalizzato potrebbe essere il
segnale che tutte le altre Banche centrali stanno valutando la possibilità di
ricorrere a questa opzione: e sarebbe lo scenario più preoccupante. Copyright:
Project Syndicate, 2009 (Traduzione di Fabio Galimberti)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-14 - pag: 13 autore: «Torneranno le
banche commerciali» Enrico Braggiotti: «A partire dal 2000 la finanza globale
si è sempre più allontanata dal mondo dell'economia reale» di Edoardo De Biasi
D a oltre 50 anni la famiglia Braggiotti calca il palcoscenico della finanza
italiana, caso pressoché unico nel Paese di moderna dinastia di banchieri
professionali. Il leader rimane l'85enne Enrico Braggiotti, amministratore
delegato (dall'84 all'88) e infine presidente (fino al '90) della Banca
commerciale italiana. Una carriera d'eccellenza,improvvisamente in-terrotta nei
primi anni 90 dal caso Enimont. è stato allora che il banchiere ha deciso di
ritirarsi a Montecarlo: amico personale- ancor prima che consigliere- della
famiglia Grimaldi. Nel Principato, Braggiotti senior ha ulteriormente
ramificato la fitta rete di relazioni che aveva sviluppato come banker
internazionale alla Comit. Ed è nel capoluogo monegasco che Il Sole 24 Ore l'ha
incontrato per ascoltare i suoi punti di vista sulla crisi globale e sulle
trasformazioni in arrivo nel sistema bancario. Dottor Braggiotti, lei è stato
capo delle attività internazionali, poi amministratore delegato e infine
presidente della Comit, cioè dell'unica banca italiana che operava nel
corporate e investment banking internazionale quando la globalizzazione
finanziaria ha preso le mosse. Qual era la visione che lei aveva allora dei
cambiamenti di lungo periodo sfociati infine nel collasso dei mercati? Una
breve premessa a tutta la conversazione: io sono un bancario, non un
economista. Sono stato allevato alla scuola della Comit dove ho vissuto per
circa 50 anni. Era una scuola di merciaioli: l'attività classica consisteva nel
fare credito alle imprese per l'acquisto delle materie prime, assisterle
durante il periodo della trasformazione in prodotto finito e infine scontare
gli effetti emessi sulla clientela. La finanza all'epoca era strettamente
legata all'economia reale e noi abbiamo sempre operato bene in quel mondo, molto
diverso da quello che è venuto poi: il deterioramento della finanza fine a se
stessa, le bolle, il crollo finale dei mercati. Come lavorava una banca
internazionale nell'"economia reale"? La Comit raccoglieva denaro sui
mercati internazionali - a New York, Londra, Tokyo- per prestarlo a primarie
aziende locali. Un certo rischio veniva effettivamente assunto dalla banca in
quanto la raccolta era sul mercato interbancario e il prestito alle aziende era
di più lunga durata. Era un rischio molto limitato sulla variazione dei tassi
d'interesse,che poteva anche procurare delle piccole perdite nel mismatch delle
scadenze.Ma nessuno all'epoca si avventurava in follie speculative. Quand'è
stato superato il punto del non ritorno? Agli inizi del 2000 la finanza si è
allontanata dall'economia reale e le banche si sono allontanate dal loro
mestiere di base (cioè procurare capitali alle imprese per il loro sviluppo) e
si sono trasformate in hedge fund.Per di più le compagnie d'assicurazione hanno
seguito questa direzione e si sono proposte come banche ordinarie allo scopo di
realizzare utili facili. La bolla non poteva non scoppiare ed estendere il
disastro dalla finanza all'economia su scala planetaria, mettendo in pericolo i
Paesi più deboli. Il modello corrente - sostengono alcune voci preoccupanti -
ha dato cattiva prova ma non va archiviato, anzi... Per diversi anni il
"modello" si è fondato sulla Fed che finanziava i consumi a interessi
molto bassi. La locomotiva statunitenseè stata trainata dalla straordinaria espansione
dei consumi, favorita dalla possibilità per i consumatori d'indebitarsi a tassi
molto bassi e dalla volontà delle banche d'incoraggiare gli stessi consumatori
a continuare a indebitarsi. Questo modello, alla luce degli avvenimenti,
secondo me non è più valido e non va preservato. La crisi bancaria - che ruota
attorno alla gestione di 4 trilioni di dollari di titoli tossici stimati
dall'Fmi - può essere risolta con una bad bank? Non so se 2,2 trilioni di
dollari fino a qualche giorno fa, o 4 trilioni di dollari stimati oggi siano
una cifra attendibile: temo che sia molto superiore se ai titoli cosiddetti
tossici originati dai "subprime" si aggiungono tutta una serie di
crediti più o meno irrecuperabili, dalle carte di credito agli impieghi presso
gruppi in difficoltà, come nel settore auto. Una cifra gigantesca, mai prima
accumulatasi: e dovrebbe essere smaltita - si dice - da nuovi veicoli, il cui
funzionamento resta però incerto. Cos'è un titolo tossico? A che prezzo le
banche li dovrebbero cedere, e quanto capitale perderebbero subito? E come
verrebbero calcolati i nuovi ratio patrimoniali da parte delle banche centrali?
Sono settimane che attendo anch'io con curiosità le "regole del
gioco". Ma fino a che non le conosciamo, devo concludere che - almeno per
me - labad bank non è una soluzione. Gli interventi statali d'emergenza su
scala domestica nei capitali delle banche erano inevitabili per superare la
"crisi di fiducia"? Gli interventi statali nel capitale delle banche
erano inevitabili e indispensabili e probabilmente anche insufficienti per
ridare piena fiducia. Penso che una forma temporanea di nazionalizzazione sia
indispensabile perché il mercato interno si rimetta a funzionare. Lei era a
capo della Comit quando il rischio finanziario dei sistemi era gestito
principalmente dai grandi intermediari. Poi la "securitization" della
finanza nelle Borse, la deregulation e la globalizzazione hanno diffuso
strutturalmente il rischio nei mercati, ma il sistema alla fine non ha retto. A
suo avviso il sistema tornerà ad essere "banco-centrico"? La
"securitization", lo sviluppo dei derivatimatematici ha aumentato
enormemente i profitti degli intermediari con una finanza fittizia. Penso che
nel mondo che sta rinascendo, la banca commerciale – quella della mia gioventù
– tornerà protagonista, ma il mondo sarà molto diverso. Il consumo americano
basato sull'indebitamento dovrà cambiare, ma non sappiamo ancora come. Io credo
che tocchi anzitutto agli uomini di governo immaginare e costruire il mondo
nuovo. E penso ai politici quarantenni che ci vivranno, non ai settantenni che
non lo vedranno. Wall Street è stata l'epicentro del collasso e il fallimento
della Lehman Brothers ne è stato l'evento simbolico. Lei ha operato a New York
da banchiere europeo e tentò, in tempi pionieristici di acquisire la Irving
Trust... La Comit è stata protagonista dell'internazionalizzazione del sistema
bancario italiano negli anni 80. E questo Dna non era soltanto mio, ma era via
via cresciuto nell'istituto soprattutto per merito del presidente Raffaele
Mattioli, di Carlo Bombieri e Antonio Monti. E il mio lavoro è stato facilitato
dalla qualità di collaboratori ben formati ed efficienti. La prima mossa è
stata quella di acquisire una partecipazione nella Lehman Brothers, in quel periodo
in difficoltà non per problemi di rendimento, ma per mancanza di strategie.
Quale fu l'esito di quella partnership? George Ball, sottosegretario di Stato
americano dal 1961 al 1966, grande uomo politico e di cultura, si era assunto
il compito di rilanciare la Lehman Borthers insieme a Peter Peterson, Ceo della
stessa. George Ball era un mio amico personale nel quale avevo grande fiducia e
quindi ho convinto i dirigenti della Comit a prendere questa partecipazione. La
nostra presenza nella Lehman e nel loro board ci ha dato prima di tutto un
grande prestigio e dunque la possibilità di accedere a un'importante rete di
relazioni, unica tra le banche italiane ed europee. Poi la Commerciale puntò
alle acquisizioni... Successivamente abbiamo acquisito il controllo della Long
Island Bank e nel 1988, con l'aiuto dei nostri amici George Ball, Randolph
Guthrie - un grande avvocato - e Anthony Solomon, presidente della Fed di New
York, abbiamo tentato di acquisire la Irving Trust, all'epoca l'ottava più
importante banca americana. La Comit allora godeva di grande prestigio e di
dirigenti capaci di gestire un'operazione di questa importanza. Ricordo in
particolare Lino Benassi, che ci rappresentò brillantemente. L'operazione
purtroppo non andò in porto... Per una ragione molto semplice: superati tutti
gli ostacoli a New York, la Fed di Washington ha sollevato il problema della
nostra appartenenza all'Iri a cui ha posto delle condizioni inaccettabili.
Ovviamente tutta l'operazione era stata realizzata con l'accordo dell'Iri, che
allora era presieduto da Romano Prodi, del governatore della Banca d'Italia,
Carlo Azeglio Ciampi, e infine dell'allora ministro del Tesoro, Giulio
Andreotti. Ma l'operazione aveva destato preoccupazione principalmente nel Psi
perché temeva che l'acquisizione della Irving Trust potesse richiedere un
aumento di capitale della Comit, che l'Iri allora non poteva sottoscrivere.
Allora lei riteneva Wall Street strategica: ne è ancora convinto per il futuro?
Credo che i mercati statunitensi rimarranno sempre determinanti anche dopo la
crisi. Anche all'ultimo G-20 il tema della ricostruzione delle regole e della
vigilanza è stato centrale. è opportuno che la supervisione internazionale sia
affidata alla Bce? A mio avviso la questione non è ben posta. Non è molto
importante che la vigilanza sia affidata alle banche centrali o alla Bce: il
problema è che nella globalizzazione anche la vigilanza e le regole devono
essere globali e non per Paese o gruppi di Paesi. In Italia il processo di
concentrazione bancaria è proceduto spedito e finora il sistema domestico è
parso relativamente solido: è d'accordo? Condivido la fiducia nella solidità
del sistema domestico e penso anche che la forte propensione degli italiani al
risparmio dia effettivamente maggior solidità al sistema, il quale è inoltre
poco inquinato dagli asset tossici o dal richiamo degli speculatori à la
Madoff. Lei ha seguito la crisi globale dal Principato di Monaco... Mi lasci
ricordare, anzitutto, che il Principato non è un paradiso fiscale e prova ne è
che non vi è basato nessun hedge fund. E quanto al riciclaggio, le leggi a
Monaco sono più severe di quelle vigenti nei Paesi della Ue per banche e notai.
Inoltre, i tribunali monegaschi accolgono favorevolmente le rogatorie che
riguardano affari contrari alle leggi vigenti nel Paese. Il sistema bancario
monegasco raccoglie circa 60-70 miliardi di euro, cifra relativamente modesta:
meno di quanto raccogliesse Madoff. I monegaschi non pagano tasse sul reddito,
ma le società pagano le imposte sugli utili allo stesso livello che in Francia.
Il bilancio pubblico è composto dalle risorse provenienti dall'Iva e dal
turismo: non dal Casinò, come è abitudine affermare. La Société des Bains de
Mer, che amministra il casinò e molti grandi alberghi, versa allo Stato
dividendi che non oltrepassano il 5% delle entrate totali. Però il Principato
rimane nella "lista grigia" recentemente aggiornata dall'Ocse... Io
penso che, dopo essere usciti dalla vecchia "lista nera", il
Principato potrà essere depennato anche dalla "grigia" facendo
concessioni sul segreto bancario come quelle studiate dalla Svizzera: i due
Paesi che beneficiano della trasparenza fiscale sono Francia e Stati Uniti. La
Germania e gli altri Paesi della Ue vorrebbero ottenere gli stessi benefici. Se
la Svizzera cede alle pressioni della comunità internazionale, Monaco seguirà.
Quali saranno le conseguenze? I depositi bancari potranno ridursi di 20
miliardi di euro, i prezzi degli appartamenti si allineeranno di più a quelli
delle altre cittadine della Costa Azzurra, ma penso anche che altri flussi
finanziari potrebbero prendere il cammino del Principato se il suo sistema
bancario sarà in grado di portare il livello tecnico dei suoi dirigenti
all'altezza di quello delle altre grandi piazze bancarie. Quindi l'establishment
monegasco non è pessimista sul dopo-crisi... Monaco ha il beneficio di una
grande stabilità politica dovuta a un'antica monarchia: il principe Alberto II
ha dato al suo Paese ancora più prestigio internazionale di quello che aveva ai
tempi di suo padre, dedicandosi in particolare al salvataggio dell'ambiente e
alle energie rinnovabili. Il suo Governo è diretto da un ministro di Stato,
Jean-Paul Proust, che gestisce il Paese con autorità, abilità, diplomazia.
Monaco sarà sempre una residenza privilegiata indipendentemente dalla sua
attività finanziaria; nessun altro Paese al mondo offre i pregi che Monaco
offre ai suoi residenti. Lo dico per esperienza familiare: mio nonno paterno
non si è sbagliato quando all'inizio del secolo scorso con mia nonna, francese
di Saint Tropez, hanno deciso di eleggere Monaco a loro dimora. Da allora tutti
i miei parenti sono venuti a finire i loro giorni a Monaco: per riservare un
piccolo spazio per me ho dovuto allargare la nostra cappella! Come giudica
l'offensiva in corso di Stati e Authority contro i "paradisi
fiscali"? è chiaro che in tempi di caduta del gettito fiscale e di deficit
crescenti per via dei salvataggi, è ancora meno tollerabile l'evasione fiscale
verso quei Paesi dove non vige la trasparenza fiscale. Gli ultimi sviluppi
mostrano però che la grande maggioranza dei Paesi interessati (dalla Svizzera
al Lussemburgo, da Andorra a Monaco) accettano le regole imposte dall'Ocse. La
pressione degli Stati contro i Paesi che accolgono l'evasione fiscale sarà
d'altronde sempre più forte e non sarebbe male- almeno a mio avviso- studiare
forme di "amnistia": come ad esempio lo scudo a suo tempo ideato dal
ministro Giulio Tremonti. Le persone che dispongono all'estero di fondi non
dichiarati non avranno altra scelta se non di rimpatriare questi fondi nei loro
Paesi d'origine, pagando ovviamente una penalità decisa dall'autorità politica.
Le piazze finanziarie come Monaco faranno la loro parte. Ma dalla crisi come si
esce? Anzitutto chiudendo i paradisi fiscali veri, quelli che sono sede della
maggior parte degli hedge fund. Questo depotenzierebbe di molto il "grande
casinò" della speculazione finanziaria. Seconda raccomandazione? è
indispensabile fare subito completa pulizia nei bilanci delle banche. Quelle
che non potranno ristabilire i ratio di solvibilità dovranno essere
nazionalizzate e gli Stati che le nazionalizzano dovranno essere essi stessi
solvibili. Se questo non sarà possibile dovrà intervenire l'Fmi, a condizione
che gli si diano i mezzi. Ci sono rischi reali di ritorno dannoso della
politica in banca? Ho vissuto in Comit con un azionista di maggioranza che era
l'Iri, presieduto allora da Romano Prodi. E debbo dire che grazie a lui ho
potuto evitare, senza troppa difficoltà, le pressioni politiche. Alla sua
uscita mi è stato vivamente rimproverato di non aver dato ascolto, con la
sufficiente attenzione, ai suggerimenti dei partiti di governo. Ma il concetto
l'avevo già colto bene molti anni prima. Quando? Nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI data: 2009-04-14 - pag: 29 autore: DOPO LE LISTE
Polemiche tra la Svizzera e l'Ocse Continuano le polemiche tra gli Stati più
direttamente coinvolti nel contrasto internazionale ai paradisi fiscali. Per
Pascal Couchepin, ministro degli Interni svizzero, l'Ocse non deve comportarsi
come se stesse stilando una «guida di ristoranti » che divida i «buoni dai
cattivi» bensì «fungere da centro di ricerca che esamini origini e conseguenze
dell'attuale crisi». L'irritazione di Berna per l'inclusione nella lista grigia
potrebbe portare, secondo il «Neue Zuercher Zeitung», a
bloccare la cooperazione con Cina, India e altre economie emergenti. Mercoledì è stato bloccato un
pagamento di 136mila euro destinato all'Ocse e il governo di Berna starebbe
studiando iniziative analoghe, come non pagare gli 8,65 milioni di dollari di
quota di iscrizione all'Ocse o boicottare la rielezione, prevista nel 2011, del
segretario generale Angel Gurria. Il segreto bancario svizzero resta un
nodo critico: «Se le direttive Ue fossero estese a tutti i redditi da capitale
– ha dichiarato il ministro tedesco delle Finanze, Peer Steinbruck – Berlino lo
scorso anno avrebbe incassato da Berna due miliardi di imposta alla fonte. Ma
la Germania nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-14 - pag: 23 autore: Aziende attirate
dai cantieri infrastrutturali e da un mercato di 150 milioni di consumatori Ora
China Inc. si espande a nord del Sahara Micaela Cappellini Alla periferia di
Tripoli li vedi, che si aggirano in gruppo come fanno i turisti giapponesi per
le vie di Firenze o di Roma. Ma sono cinesi, e in mano hanno un ca-schetto
giallo. Potrebbero essere i dipendenti della China Railway Construction Corp
(Crcc), che a febbraio si si è aggiudicata la costruzione di un tratto della
ferrovia libica per 805 milioni di dollari. O potrebbero lavorare in uno dei
tanti cantieri edili aperti in città, dove la concorrenza di Pechino si fa
sempre più agguerrita. Turchi e cinesi, raccontano le aziende italiane, offrono
appalti a prezzi stracciati in tutta l'Africa del Nord. E se lo sconto non
attira sui progetti di lusso, su quelli di medie dimensioni è la chiave per
aggiudicarsi il contratto. La sponda Sud del Mediterraneo nuova casella del
Monopoli cinese? Diciamo una casella diversa, rispetto al resto del continente
africano. Perché a Sud del Sahara Pechino cerca soprattutto petrolio e materie
prime per la sua industria domestica. A Nord del deserto, invece, punta ai
con-tratti miliardari nelle infrastrutture, che attraversano un vero e proprio
boom. Così come si vuole aggiudicare una fetta dei 150 milioni di consumatori
il cui potere d'acquisto è pari al 15% di quello degli europei, ma che proprio
per questo ben si presta alle merci low cost realizzate dalle fabbriche cinesi.
Dei sentieri di Pechino dal Marocco all'Egitto si è occupato fra gli altri il
professor Francois Lafargue, docente all'école supérieure de gestion di Parigi,
che ha appena pubblicato un saggio dentro il Factbook 2008 dell'Istituto
europeo del Mediterraneo (Iemed) di Barcellona. Secondo il professore,
l'attenzione di Pechino per l'Africa del Nord ha conosciuto un'impennata a
partire dal 2007: la Cina rappresenta il primo fornitore dell'Egitto, il terzo
dell'Algeria, del Marocco e della Libia, il settimo della Tunisia. Ad Algeri, i
cinesi sono conosciuti soprattutto nel business delle costruzioni: qui la Cscec
ha realizzato l'hotel Sheraton e lo shopping center Al Qods,l'ospedale Oran e
la sede del ministero degli Esteri. Sempre le aziende di Pechino si sono
aggiudicate l'appalto per l'autostrada tra Annaba e Tle
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-14 - pag: 24 autore: LETTERA DA SEUL
Corporate Korea spaventa Tokyo di Stefano Carrer I l Nord perché rafforza la
minaccia militare, il Sud perché guadagna quote sui mercati internazionali dei
prodotti industriali: a Tokyo è tempo di paure per la Corea. Nel primo caso, a
preoccupare è la dimostrazione dei progressi di Pyongyang in termini di
tecnologia missilistica; nel secondo, sono le implicazioni strategiche sul
piano economico di due potenziali "bombe": la debolezza valutaria di
Seul e i suoi futuri accordi di Free trade agreement (Fta), con i loro effetti
di rafforzamento dei vantaggi competitivi per la "Corporate Korea".
Mentre il Giappone registra i peggiori deficit mensili di cui si abbia memoria,
ha stupito che a marzo il surplus commerciale sudcoreano abbia toccato il
record di 4,6 miliardi di dollari, con una ripresa dei volumi di export per 2,9
miliardi rispetto a febbraio (e con un won a un livello medio di 1.453 sul
dollaro rispetto ai 1.000 del 2008). Se l'export giapponese si è dimezzato
negli ultimi mesi, il calo dell'export sudcoreano si è limitato al 21,2% a
marzo, tra segnali di una stabilizzazione della produzione industriale, che si
è ripresa del 6,8% in febbraio,quando il surplus delle partite correnti ha
toccato il massimo da 11 anni. Per l'effetto di uno yen che l'anno scorso aveva
raddoppiato il suo valore sul won, il turismo coreano in Giappone è crollato,
mentre quello nipponico in Corea nei primi due mesi del 2009 è balzato del 64%.D'altra
parte, mentre gli investimenti diretti stranieri in Corea nel primo trimestre
sono scesi del 38%, quelli giapponesi (specie nell'immobiliare sudcoreano) sono
aumentati del 163% a 661 milioni di dollari, balzando al primo posto. Se alcuni
analisti finanziari avevano ipotizzato una "crisi finanziaria di
marzo" per Seul, in realtà le ultime settimane hanno rasserenato
l'orizzonte del Paese, con la comparsa di vari indicazioni positive: dalla
fiducia delle imprese ai surplus, dal recupero della Borsa ai segnali di
"stabilizzazione" valutaria. Ma proprio il won sembra essere stato
tra i responsabili della decisione della Sharp di cambiare strategia
industriale: di fronte all'aggressività della rivale Samsung, il gruppo di
Osaka ha annunciato che produrrà pannelli per schermi liquidi all'estero con
partner locali (a partire dalla Cina). Notizia che ha indotto vari commentatori a paventare una nuova
fase di de-industrializzazione. A Tokyo, dai palazzi della burocrazia di
Kasumigaseki ai piani alti delle aziende, un piccolo sospiro di sollievo è
stato tirato per il recente parallelo recupero del won e dello yen sul dollaro,
anche perché - a margine del G-20 di Londra - l'incontro tra il ministro
del Commercio sudcoreano Kim Joong-hoon e la collega europea Catherine Ashton
si è concluso con una fumata nera: niente annuncio dell'Fta, in quanto la Ue
rifiuta ancora la richiesta di Seul di accettare i duty drawbacks, ossia i
rimborsi delle tariffe all'import di materiali utilizzati nel prodotto finito
esportato. «Sul piano tecnico le trattative sono finite – sottolinea Raffaele
Quarto, responsabile commerciale Ue a Seul – Lo scoglio ora è solo politico: la
palla è passata nel campo ministeriale». Per la Ue è anche una questione di
principio, visto che negli Fta in corso con Cile e Messico la soluzione non è
contemplata, ma non è un mistero che vari Paesi Ue non siano entusiasti
all'idea di eliminare le tariffe sulle auto made in Seul. Alcuni dirigenti
della Keidanren (la Confindustria giapponese) hanno manifestato una certa
paranoia verso un Fta Corea-Ue, il cui annuncio contribuirebbe ad accelerare la
ratifica dell'Fta Corea-Usa: la visione di uno svantaggio competitivo
permanente rispetto a Seul- al di là del fattore valutario - con i due
megablocchi economici avanzati non fa dormire sonni tranquilli. Al ministero
del Commercio, del resto, traspare un certo disappunto per quello che viene
percepito come un sostanziale disinteresse della Ue verso un Fta con il
Giappone. stefano.carrer@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA Seul fra le
grandi. Il quartier generale della Korea Exchange Bank a Seul. Anche il
Giappone teme il rivale asiatico, per via dei vantaggi competitivi che il
Sistema Paese Sudcorea oggi è in grado di mettere in campo SURPLUS COMMERCIALE
Giappone in allarme per la competitività valutaria del vicino e per le sue
future intese di libero scambio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-14 - pag: 40 autore: Petrolio. L'Agenzia
internazionale dell'Energia riduce la stima sulla domanda a 83,4 milioni di
barili al giorno Sui prezzi pesa il calo dei consumi Scorte commerciali nei
Paesi sviluppati pari a 61,6 giorni di richiesta Roberto Capezzuoli L'Agenzia
internazionale dell'Energia, che rappresenta gli interessi dei Paesi dell'Ocse,
ha nuovamente tagliato le sue valutazioni sui consumi mondiali di petrolio e
probabilmente l'esempio sarà seguito oggi dall'Opec e domani dal Dipartimento
statunitense dell'Energia. Il rapporto Aie è stato diffuso venerdì, quando i
mercati erano chiusi per il lungo ponte di Pasqua, e la reazione ieri è
risultata monca, perché gli scambi sul Brent all'Ice di Londra erano solo
quelli effettuati sulla piattaforma computerizzata. Però nelle battute iniziali
il West Texas al Nymex ha accusato il colpo e il contratto per consegna maggio
è sceso in caduta libera fino a cedere addirittura il 6,5% e scivolare sotto
quota 49 dollari al barile. In serata il mercato ha limitato le perdite e si è
riportato sopra i 50 dollari, dando credito a diversi elementi rialzisti, tra
cui soprattutto il forte aumento delle importazioni cinesi di greggio in marzo
e le indicazioni secondo cui il miglioramento dell'economia mondiale, e quindi
dei consumi, sarebbe sempre più vicino. Al momento tuttavia, nel settore del
petrolio, a farla da padrone sono le cifre negative. L'Aie stima che la domanda
mondiale quest'anno risulterà inferiore di 2,4 milioni di barili al giorno
(mbg) rispetto al 2008. Una contrazione di dimensioni che non si vedevano
dall'inizio degli anni 80 e che condurranno il valore medio a 83,4 mbg. In
marzo la flessione era indicata a 1,25 mbg e in febbraio a solo un milione di barili.
L'Agenzia dell'Ocse non sottolinea soltanto i consumi calanti: gli stock
commerciali di petrolio nei Paesi sviluppati sono calcolati pari a 61,6 giorni
di richiesta, il massimo dal '93, quasi 10 giorni in più di quello che è
ritenuto dall'Organizzazione dei Paesi esportatori di greggio come il livello
più equilibrato. Per qualche Paese Opec potrebbe essere opportuno dare un altro
taglio alla produzione, dopo il calo teorico di 4,2 mbg adottato
complessivamente negli ultimi sei- sette mesi. Ad affermarlo è il governatore
iraniano Mohammad Ali Khatibi, mentre per il ministro del Qatar, Abdullah
al-Attiyah, gli attuali prezzi sconsigliano una decisione che è da considerare
quanto meno «prematura». In effetti le quotazioni, sia quelle espresse in
dollari, sia quelle in euro, superano ancora del 42-48% i minimi del febbraio
scorso, pur in un mercato decisamente depresso. «Questo periodo – ha ammesso
David Fyfe, capo della divisione oil and market dell'Aie – è dominato da un
eccezionale collasso della domanda » e ci vorrà tempo perché i tagli dell'Opec
riscano a ridare equilibrio al settore. Negli Stati Uniti all'inizio di aprile
era stata segnalata la continua flessione della domanda di jet fuel, il
kerosene usato dalle linee aeree. I suoi consumi sono indicati in calo per il
quarto anno consecutivo. E anche la richiesta di benzina non aumenta più. «è la fine di un'era», scrive il Wall Street Journal: si viaggia
meno e si fa più attenzione ai consumi. L'Opec è avvisata. © RIPRODUZIONE
RISERVATA A SVETTARE è PECHINO Tra gli elementi di sostegno c'è il dato secondo
cui la Cina il mese scorso
avrebbe aumentato nettamente le importazioni
( da "AmericaOggi Online" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Nucleare. La Corea
del Nord riapre gli impianti e sospende i negoziati 15-04-2009 TOKYO. La Corea
del Nord ha respinto ieri al mittente "l'ingiusta azione" di condanna
dell'Onu di lunedì sul lancio del suo missile-satellite del 5 aprile scorso e
ha lanciato un pesante contrattacco. A poche ore dalla dichiarazione approvata
all'unanimità dai 15 del Consiglio di Sicurezza, il regime comunista ha
definito "inutili e non più necessari" i negoziati a Sei sul processo
di abbandono dei programmi nucleari e ha annunciato l'intenzione di riaprire
gli impianti di trattamento del plutonio e di riprendere i suoi programmi
atomici. Dura la risposta nella serata degli Stati Uniti, che con Giappone,
Russia, Cina e le due Coree
partecipano da anni al negoziato a sei per la chiusura del controverso
programma nucleare di Pyongyang. "Chiediamo alla Corea del Nord di mettere
fine alle sue minacce provocatorie e a rispettare la volontà della comunità
internazionale onorando i suoi impegni e le sue obbligazioni internazionali -
ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs - La minaccia della
Corea del Nord di ritirarsi dalle trattative a sei e di riprendere il suio
programma di armamento nucleare è un passo che va nella direzione
sbagliata". A dispetto di ogni monito, Pyongyang ha dato subito attuazione
alle minacce e l'Agenzia internazionale dell'Onu per l'enertgia atomica (Aiea)
ha reso noto stasera che i suoi ispettori presenti nel paese hanno ricevuto
l'ordine di fare immediatamente le valigie e partire al più presto. La dura
presa di posizione di Pyongyang è contenuta in un comunicato del ministero
degli Esteri, diffuso dall'agenzia di stampa del regime, la Kcna. Si sottolinea
il carattere inusuale del Consiglio di Sicurezza che mai ha preso
"iniziative sul lancio di satelliti" e che "viola
arbitrariamente la sovranità della Repubblica popolare democratica di Corea e
danneggia gravemente la dignità del popolo coreano". In secondo luogo,
"non vi è alcun bisogno di tenere i colloqui a Sei", che si sono
trasformati, rileva Pyongyang, "in una piattaforma per violare" la
propria sovranità e "per cercare di costringere la Corea del Nord a
disarmare se stessa". Infine, il regime assicura che intende
"accrescere il suo deterrente nucleare per l'autodifesa in ogni
modo", attraverso il ripristino "al loro stato originale degli
impianti nucleari che erano stati disattivati (la struttura di Yongbyon, ndr)
in base agli accordi dei colloqui a Sei", rimettendoli in funzione e
attivando il riprocessamento del combustibile esausto. La Russia ha espresso
subito dispiacere invitando "la Corea del Nord a rispettare la risoluzione
1718 del Consiglio di Sicurezza e le condizioni della dichiarazione" dei
Sei del 19 settembre 2005, e ha invitato Pyongyang a "tornare al tavolo
per denuclearizzare la penisola coreana e per trovare mezzi pacifici a
garantire la sicurezza nell'Asia nordorientale". La Cina,
da parte sua, ha rilevato come i colloqui a Sei "siano stati utili nel
promuovere la fiducia". Per il portavoce del ministero degli Esteri Jiang
Yu, i partecipanti dovrebbero "mantenere la calma e continuare a
parlare" per arrivare alla ripresa dei colloqui interrotti dall'anno
scorso. Il Giappone ha chiesto di ripartire "subito" dal tavolo a
Sei. "La nostra linea - ha riferito il ministero degli Esteri - é
improntata al rispetto delle risoluzioni dell'Onu", mentre il capo di
gabinetto, Takeo Kawamura, ha detto che l'esecutivo ha "fortemente"
invitato la Corea del Nord a riprendere la via del disarmo nucleare.
Seul,infine, ha assicurato che "reagirà in maniera calma" alle ultime
sfide verso la comunità internazionale della Corea del Nord, ma ha rimarcato la
risposta "insolitamente dura" di Pyongyang, "ben più decisa del
previsto". Intanto, il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha definito
ieri "non necessaria" l'espulsione degli ispettori internazionali
decisa dalla Corea del Nord. "La consideriamo una risposta non necessaria
alla legittima dichiarazione di preoccupazione emessa dal Consiglio di
Sicurezza", ha detto Hillary Clinton a Washington. "Ovviamente - ha
affermato ancora - speriamo che ci sia l'opportunità di discutere di tutto
questo non solo con i nostri partner e alleati ma anche con i nord coreani".
( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 15 - Esteri
L´intervista "Sono solo criminali comuni e non sanno neanche
navigare" "Nel Settecento la pirateria nasceva come ribellione a
forme di tirannia" "Sono marinai improvvisati a caccia di prede
facili in acque che conoscono" LEONETTA BENTIVOGLIO «La nuova pirateria?
Non è che un modo aggressivo di rubare, una maniera violenta e illegale di far
soldi», sostiene lo scrittore svedese BjÖrn Larsson, navigatore appassionato,
grande esperto di pirati leggendari e autore di libri di successo come Il
Cerchio Celtico e La vera storia del pirata Long John Silver, romanzo edito in
Italia da Iperborea e dedicato alle avventure di uno dei personaggi creati da
Stevenson per L´isola del tesoro. «I cosiddetti pirati che infestano i mari del
nostro tempo», prosegue Larsson, «non hanno nulla in comune con i loro antenati
"classici": c´è una distanza sostanziale enorme tra il fenomeno
attuale e la stagione aurea della pirateria, durata poco più di un ventennio,
dal 1715 al 1740». Può chiarire questa differenza? «Quelli di oggi sono
criminali comuni, bande di mafiosi pronti a tutto, marinai improvvisati a
caccia di prede facili in acque che conoscono bene. Gente di terra che attacca
gente che si sposta per mare: s´avventano sul bottino, rapiscono o uccidono e
se ne tornano a casa. Invece i pirati "classici" sul mare ci
vivevano: erano autentici marinai, divenuti ribelli per sfuggire alla
sopraffazioni schiavistiche che subivano su certe navi. La pirateria nasceva
spesso come rivolta al dominio tirannico di un capitano. E i pirati, nelle
proprie ciurme, tendevano a non accogliere criminali, ma a servirsi di veri e
propri marinai. Tanto che all´epoca circolava un detto: è più facile fare di un
marinaio un pirata che fare di un criminale un marinaio. Ciò che contava insomma,
era poter disporre di individui con una genuina esperienza di navigazione;
addestrarli al latrocinio era più semplice e comunque secondario. Non è questo
il caso dei bucanieri odierni che si muovono al largo delle coste della Somalia
per sequestrare i cargo a colpi di armi automatiche e di lanciagranate». Eppure
c´è chi attribuisce alla nuova pirateria una sorta di motore ideologico, come
se esprimesse una forma di terrorismo anti-occidentale. «Non sono d´accordo.
Non c´è niente di ideologico o politico nel modo di agire di questi aggressori
spinti dalla fame e dal bisogno, e provenienti da paesi poverissimi come la
Nigeria e la Somalia, dove la pirateria può trasformarsi in mezzo di
sostentamento. Col mare hanno poco a che fare, e la navigazione l´hanno
imparata per necessità. Lo dimostra con chiarezza anche un bel libro-inchiesta
che sarà pubblicato tra poco da Longanesi: Nei mari dei pirati, del giornalista
e docente universitario di diritto della navigazione Nicolò Carnimeo, per il
quale ho scritto la prefazione. Da rigoroso analista del fenomeno, Carnimeo ha
monitorato centinaia di arrembaggi in varie zone del mondo, dall´Africa ai Caraibi e ai mari della Cina, dove la pirateria viene controllata dalle mafie. Il colmo
dell´ironia è che i pirati odierni traggono i loro strumenti di aggressione
dalla contemporanea tecnologia occidentale: imbarcazioni più che mai veloci,
cellulari, computer, Internet, sistemi satellitari di rilevamento, armi
sofisticate... è da noi che comprano tutto ciò che serve per attaccarci».
Un pirata somalo intervistato in carcere si è descritto come un misto tra Rambo
e Robin Hood: evidentemente, più che ladri, certi nuovi pirati si sentono eroi.
«Possibile che non sappiano che Rambo e Robin Hood lottano dalla parte dei
"buoni"? Non si può far passare per un Robin Hood un pirata che
ammazza ferocemente un bambino di tre anni che viaggiava su una barca a vela
francese, com´è accaduto di recente».
( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Economia Dalla Cina alle banche, caccia alla fiducia Container, vendite auto, Pil:
così gli esperti cercano i segni della ripresa LUCA IEZZI ROMA - Decine
d´indizi, nessuna prova. C´è un filo sottile di ottimismo che lega i dati sul
Pil cinese, le vendite auto in Europa, il bilancio trimestrale di Goldman Sachs
e un´altra manciata di indicatori meno convenzionali: dalla produzione
di etichette per vestiti al prezzo del rame, dal costo del trasporto dei
container via nave al mercato dei fiori recisi. L´idea, la speranza che la parte
peggiore della crisi sia alle spalle prende piede nelle dichiarazioni di
manager, economisti e politici. L´ad Fiat Sergio Marchionne dice apertamente:
«Il peggio è passato», ma l´avvertenza è d´obbligo: «Una rondine non fa
primavera», come ha ammonito il governatore della Banca d´Italia, Mario Draghi,
sottolineando che il rallentamento del peggioramento non offre la certezza
dell´inizio della ripresa. Tutti guardano alla Cina e
all´efficacia del piano da 585 miliardi di dollari per sostenere l´economia.
Domani sapremo di quanto è cresciuto il Pil cinese nel primo trimestre 2009:
gli economisti si aspettano un +6%, il governo di Pechino potrebbe stupire in
positivo. Il primo ministro Wen Jiabao ha assicurato un +8% entro la fine
dell´anno. Se la "fabbrica del mondo" non si ferma tutto il sistema
economico riprende: è proprio la richiesta di rame della Cina
a portare l´indice americano Dow sui metalli semiconduttori a riprendere il 40%
in un anno. Nel Vecchio continente, nelle stesse ore, ci si accontenterebbe di
molto meno: una riduzione del 7-8% delle vendite di auto, indicherebbe che gli
incentivi voluti dai governi hanno funzionato. Nell´epicentro della crisi, il
sistema bancario statunitense, la speranza l´ha accesa Goldman Sachs: 1,81
miliardi di profitti e un aumento di capitale da 5 miliardi per restituire i
soldi ricevuti dallo Stato americano. Se anche Bank of America e Citigroup
dovessero confermare la solidità di Goldman, e di conseguenza la minor
dipendenza dai soldi pubblici, la fine del tunnel sarebbe davvero più vicina.
Lontano da questi grandi aggregati gli economisti s´improvvisano rabdomanti per
individuare quei "segnali anticipatori". La ripresa dei consumi
elettrici, e persino la produzione dei rifiuti, sono considerate più affidabili
del rimbalzo del 25% tentato dal Dow Jones nell´ultimo mese. In Francia si
guarda alla crescita degli ordinativi per le fabbriche tunisine che producono
le etichette dei marchi della moda parigina, in Olanda ritorna a
"fiorire" il mercato delle rose. A Londra invece sono tutti al
capezzale del Baltic dry index che rappresenta il costo del trasporto merci via
nave: nel 2008 era a 12 mila, se ora si confermasse sopra ai 2500 sarebbe più
di una rondine.
( da "Unita, L'" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
1
I reportage Nel luglio 2005 sono partita per la Cina per indagare
sulle donne scomparse. Lì mi sono accorta del ritorno delle concubine. A Parigi
ho seguito la rivolta nelle banlieue e la campagna di Ségolène Royal. Pubblico
per Le Figaro, Paris Match, L'Express. 2 Le concubine Torna alla ribalta una
figura scomparsa nel 1949. Sono soprattutto ragazze di Shenzhen, nell'area più
povera della Cina, che scelgono di farsi mantenere da
un uomo per sfuggire alla povertà. Una contadina guadagna 30 euro, una
concubina fino a 7mila. 3 La mostra L'esposizione fotografica al Festival del
Giornalismo Internazionale di Perugia documenta la storia di tre donne: Dazhu,
Nanhua e Xian Mengfei. L'affitto delle case è pagato dall'amante, spesso
anziano. Durante la giornata fanno cure di bellezza per mantenere la posizione
di «seconda donna». 4 La prostituzione Il concubinato, per molte, è un punto
d'arrivo. Cominciano come entraineuse nei locali di Hong Kong. Con la speranza
di passare dalle mani di tanti uomini a uno solo. 5 La foto simbolo Una ragazza
in vestaglia gioca a golf sul parquet del suo lussuoso appartamento. Intorno:
pelouche, scaffali vuoti e solitudine. FEDERICA FANTOZZI ffantozzi@unita.it 5
risposte da Axelle De Russè Fotoreporter francese, 28 anni
( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Napoli La
società del finanziere Vincenzo Manes, leader nella trasformazione del rame,
investe a Napoli Accordo fra Kme Group e Metalbuyer raccolta rottami: affare
d´oro anti-crisi Unico punto di riferimento nel Sud del Mediterraneo in
sinergia con la società partenopea Un giro da un miliardo di euro Tratterà
anche l´alluminio e altri rifiuti speciali PATRIZIA CAPUA Rame per affari
d´oro. In tempi di crisi, da Napoli una notizia positiva. La Kme Group società
quotata in Borsa che fa capo al finanziere Vincenzo Manes, uno dei leader
europei nella trasformazione del rame, ha scelto Napoli come punto di
approvvigionamento per il Sud del Mediterraneo in sinergia con la napoletana
Metalbuyer per entrare nell´attività commerciale di recupero e riciclo dei
metalli, e reagire così alla crisi che ha colpito il settore. Kme ha acquistato
il 30 per cento del capitale della società partenopea, per 1,5 milioni di euro,
e annuncia di voler raggiungere il 51 per cento entro i prossimi tre anni.
L´operazione di "integrazione verticale", si è realizzata attraverso
la Kme Recycle spa. Da qui si parte per creare un network europeo di società
commerciali controllato da Kme che, secondo Manes, nel medio periodo potrà
realizzare un giro d´affari intorno a un miliardo di euro. Metalbuyer spa,
presieduta dal commercialista Roberto Pascucci, a cui fa capo un pool di
professionisti, si occupa di recupero e commercio di rottami non ferrosi e nasce
nel 2006 dalle spoglie della Smi della famiglia Orlando. Un Orlando, Salvatore,
è presidente di Kme. Rame, alluminio, e altro, rifiuti "molto
speciali": nel 2007 Metalbuyer ha toccato i 120 milioni di fatturato, nel
2008 il bilancio, per colpa della crisi, è calato a 90 milioni. Nel cda come
consiglieri ci sono Riccardo Pascucci e un avvocato, Silvio Fulgeri. Dice
Pascucci: «Un´operazione del genere, per dimensioni e perché ci sono
imprenditori napoletani, è assai rara. Il napoletano è pigro e poco incline ad
alleanze o a credere in attività di merchant bancking. Gli imprenditori
artefici di questa iniziativa sono ex dirigenti di aziende che in nome della
privacy per ora vogliono restare nell´ombra. Il capitale appartiene a Servizi
Italia, del gruppo Bnl». Kme è a Firenze e conta 18
stabilimenti in Italia e all´estero, di cui uno in Cina. A metà del 2008 il valore dei metalli trattati, quotati al
London metal exchange, è crollato, è stata la Cina poi a rianimare il mercato. Manes vuole portare sul mercato prodotti
a valore aggiunto sempre più alto come il tetto solare in rame. «Il
recupero del rottame può diventare la miniera del domani» ha dichiarato.
Metalbuyer è stata la prima società a finalizzare l´accordo come fornitrice di
Kme attraverso un´operazione di scorporo e la nascita di una newco di cui
presidente è lo stesso Pascucci. Nella sede di via Toledo, ci sono orologi
sincronizzati con l´ora di cinque capitali del mondo: New York, Roma, Londra,
Tokyo e Mosca. Gestisce un deposito di
( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Esteri
La crisi La sfida di Pyongyang "Rilanciamo il nucleare" La Corea del
Nord reagisce alla condanna dei test missilistici da parte dell´Onu: "Via
subito tutti gli ispettori dell´Aiea" TOKYO - La Corea del Nord interrompe
ogni forma di cooperazione sul nucleare e intima agli ispettori dell´Agenzia
internazionale per l´energia atomica (Aiea) di lasciare il Paese al più presto.
L´annuncio di Pyongyang arriva poco dopo la decisione di abbandonare il tavolo
dei colloqui a sei sul nucleare e di riattivare gli impianti in risposta alla
condanna di lunedì da parte del Consiglio di sicurezza dell´Onu per il test
missilistico compiuto il 5 aprile scorso. «E´ stata chiesta - ha detto un
portavoce dell´Aiea - la rimozione di tutte le apparecchiature di sorveglianza
e monitoraggio, e gli ispettori non avranno accesso alle infrastrutture.
Verranno riattivate - ha aggiunto - tutte le sue installazioni nucleari e di
riprocessamento delle barre di combustibile usato». Giappone, Russia, Corea del Sud e Cina hanno espresso preoccupazione e l´auspicio che il dittatore
nordcoreano Kim Jong-Il torni sui suoi passi. Mentre l´amministrazione Obama
alza i toni nei confronti della Corea del Nord. Il portavoce della Casa Bianca,
Robert Gibbs, nel consueto briefing quotidiano ha invitato Pyongyang a «cessare
le sue minacce provocatorie» e «a rispettare la volontà della comunità
internazionale».
( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 18 - Esteri
Gioia e cautela tra gli esuli di Miami: c´è molto altro da fare "Un passo
avanti c´è stato ma ancora non basta" «Andremo avanti», dice Joe Garcia,
leader democratico della comunità cubana di Miami. «Obama ha mantenuto le sue promesse
elettorali ma ci sono altre cose che possiamo fare per costringere il regime a
qualche significativa apertura». Garcia è entusiasta perché l´abolizione delle
restrizione sui viaggi e le rimesse in dollari è stata accolta bene nella
comunità cubana, quel milione di esiliati - in po´ politici, un po´ economici -
che vive nell´altra Cuba, quella ricca e opulenta degli States. I vecchi esuli,
la prima generazione e forse anche la seconda generazione, mugugnano. Anzi,
molti sono proprio arrabbiati perché - dicono - «così si foraggia il regime, lo
si alimenta». Ma tutti quelli arrivati dopo il 1990 e che hanno ancora la mamma
e i fratelli all´Avana festeggiano. Potranno mandare dollari senza pagare i
"corrieri" messicani e andare sull´isola a riabbracciare i parenti e
a sperperare i guadagni ogni volta che vorranno. Il che non è poco per ex
disperati che hanno affrontato le novanta miglia dello Stretto a caccia di
benessere e di futuro. Molto più misurato e cauto è Jaime Suchlicki, direttore
dell´istituto di studi cubani dell´Università della Florida. «Quello che
accadrà nei prossimi mesi tra Stati Uniti e Cuba - dice - dipende dalla
necessità che avranno i fratelli Castro di raggiungere un accordo con
Washington». Se le condizioni all´interno dell´isola saranno difficili, se ci
saranno rischi evidenti di rivolte per la crisi economica e per la fame -
ragiona Suchlicki -, allora questa apertura del nuovo presidente americano avrà
effetti. Altrimenti i tempi saranno ancora lunghi, quella cubana è una
dittatura fossilizzata. «Ed io non credo - insiste - che Raul e Fidel abbiano
così tanto bisogno di far la pace con l´America. Almeno per adesso. Hanno Chavez che garantisce il petrolio gratis, hanno la Cina che compra il nichel ed hanno anche
l´appoggio e la simpatia di molti governanti dei paesi latino americani». E
dunque, afferma Suchlicki, «non credo che abbiano fretta». L´altra variabile il
professore tende ad escluderla: «Che Obama toglie l´embargo senza avere nulla
in cambio? No, non ci credo. Non può riconoscere il regime così com´è.
Cuba non è mica la Cina». Nonostante le cautele di
Suchlicki e degli altri studiosi che hanno vissuto negli anni tutte le
oscillazioni della politica americana verso Cuba e viceversa, i più ottimisti a
Miami credono che lo scenario stia davvero cambiando. E che Obama potrebbe
sfruttare politicamente un altro dettaglio. Fidel è un monarca bianco, lui è un
presidente nero che promette a tutti i mulatti di Cuba - la maggioranza - un
futuro migliore. Se sull´isola prendesse corpo questo "mood" potrebbe
anche essere per Castro annuncio di guai. Per ora, come dice Joe Garcia, i
democratici hanno scelto di aiutare le famiglie da una parte e dall´altra dello
Stretto. Il resto, si vedrà.
( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Esteri
Ma il modello cinese è un mix tra confucianesimo leninismo, taoismo, consumismo
occidentale e socialismo Verrà anche girato un film. Il protagonista sarà Chow
Yun-Fat, il duro di tante pellicole di gangster di Hong Kong (SEGUE DALLA
COPERTINA) TIMOTHY GARTON ASH Il campus della prestigiosa Università Tsinghua
di Beijing un tempo ospitava una statua del presidente Mao. Oggi vi troneggia
Confucio. Una casa di produzione statale finanzierà un film su Confucio. Il
Saggio sarà interpretato da Chow Yun-Fat, il duro di tanti film di gangster di
Hong Kong. Esistono inoltre scuole private esplicitamente ispirate al confucianesimo.
Questo ritorno di Confucio ha una valenza sia privata che pubblica, tanto
sociale che di partito. «Disse il saggio: l´armonia è un bene da tener caro»,
rimarcò il presidente Hu Jintao nel febbraio 2005, facendosi promotore
dell´obiettivo proclamato del partito comunista di perseguire l´armonia nella
società e nel mondo. «Da Confucio a Sun Yat-sen», dichiarò il premier Wen
Jiaobao qualche anno dopo , «La cultura tradizionale della nazione cinese vanta
numerosi elementi preziosi», tra cui citava «spirito comunitario, armonia tra
diverse concezioni e condivisione del mondo comune». In un saggio sul nuovo
confucianesimo cinese il politologo Daniel A. Bell ironizza sul fatto che il
Partito Comunista Cinese (PCC) potrebbe un giorno essere ribattezzato Partito
Confuciano Cinese. In occasione di una mostra allestita nel più grande tempio
confuciano di Pechino, è stata esposto un tabellone su cui erano evidenziate le
sedi dell´Istituto Confucio nel mondo. L´Istituto Confucio è l´equivalente
cinese, relativamente recente, del Goethe Institute tedesco e del British
Council britannico. Attualmente le varie sedi estere si dedicano soprattutto
all´insegnamento della lingua cinese, ma il messaggio esplicito della mostra è
che il mondo potrebbe trarre vantaggio da una miglior conoscenza del pensiero
di Confucio. Si può dare di questa rinascenza del confucianesimo una lettura
semplicistica, o più interessante. La lettura semplicistica sta nel cercare nel
confucianesimo la chiave per comprendere la società, la politica e persino la
politica estera della Cina di oggi. Si tratta di un
esempio di Huntingtonismo volgare, come l´ho definito, ossia una versione di
basso livello del determinismo culturale presente nella teoria dello Scontro di
civiltà di Samuel Huntington. I cinesi sono confuciani per cui si comporteranno
così� Tanto per cominciare esistono molte versioni contrastanti di
confucianesimo. Bell individua un confucianesimo progressista, un
confucianesimo ufficiale o conservatore, un confucianesimo di sinistra e un confucianesimo
popolare non politicizzato (la zuppa di pollo di Yu Dan). Cosa ancor più
importante il confucianesimo è solo uno degli ingredienti dell´eclettico mix
che contraddistingue la Cina di oggi. Molte
caratteristiche della società e del sistema politico cinese possono essere
definite senza riferimento alcuno al confucianesimo, e certe farebbero
rivoltare il Saggio nella tomba. Accanto al confucianesimo si distinguono
elementi di leninismo, capitalismo, taoismo, consumismo occidentale,
socialismo, il legalismo di tradizione imperiale cinese e altri ancora. E´
proprio questo mix che identifica il modello cinese, peraltro non ancora
pienamente compiuto. Perché la Cina resta un paese in via di sviluppo in ogni senso del termine.
Sapremo con precisione qual è il modello cinese quando avrà raggiunto un grado
superiore di sviluppo. Nel frattempo, dovendo dare un´etichetta alla Cina di oggi il confezionismo sarebbe un
miglior candidato rispetto al confucianesimo. Il segreto sta nella
confezione. Ne consegue che è un grave errore concepire la conversazione
politica e intellettuale con la Cina come
"dialogo tra civiltà". In questa accezione noi occidentali mettiamo
in tavola i nostri cosiddetti "valori occidentali" , i cinesi i loro
cosiddetti "valori cinesi" e poi si vede quali pezzi corrispondono e
quali no. Sciocchezze. Non esiste una civiltà occidentale o cinese pura,
incontaminata, a parte. Da secoli tutti ci mescoliamo e soprattutto negli
ultimi due. La purezza culturale è un ossimoro. è vero, il confucianesimo è più
importante del cattolicesimo in Cina, e il
cattolicesimo è più importante del confucianesimo in California, ma in oriente
c´è più occidente e in occidente più oriente di quanto in genere si immagini.
Inoltre già 2500 anni fa, quando la Cina e l´Europa
erano davvero due mondi separati, certe tematiche affrontate da Confucio erano
le stesse di Platone e Sofocle , perché sono tematiche universali. Non sono
questioni "orientali" o "occidentali", sono questioni
umane. L´approccio interessante al confucianesimo da parte occidentale -
nell´ambito di un dialogo che gli istituti Confucio farebbeno bene a sostenere
- è del tutto diverso. Parte da una tesi semplice: Confucio era un grande
pensatore che ancora oggi ha qualcosa da insegnarci. Nel corso di duemila anni
e più numerose scuole hanno reinterpretato il pensiero di Confucio nelle varie
epoche ma non solo, hanno anche aggiunto farina del loro sacco. Dovremmo
leggere Confucio, e queste interpretazioni come leggiamo Platone, Gesù , Buddha
o Charles Darwin, e tutti i loro interpreti. Non si tratta di un dialogo tra
civiltà, bensì di un dialogo interno alla civiltà. La civiltà umana , vale a
dire, ciò che ci rende migliori delle bestie. Per condurre questo dialogo la
maggior parte di noi dipende dai traduttori. Qui a Pechino ho riletto la
traduzione di Simon Leys dei "Detti di Confucio" con le note dense di
robusti riferimenti ad autori occidentali (il gentiluomo colto di Confucio
paragonato all´ honnete homme di Pascal e così via). Grazie a Leys, trovo i
Detti infinitamente più accessibili, godibili e gratificanti rispetto al testo
principale di un´altra tradizione culturale con cui noi europei dobbiamo
confrontarci: il Corano. Ovviamente certi passaggi sono oscuri e anacronistici
, mentre altri - che esaltano il governo degli uomini invece del governo del
diritto, ad esempio - si pongono in forte contrasto con il liberalismo
contemporaneo. Ma molti dei detti attribuiti a Confucio emanano un umanesimo
laico di grande attualità. Preferisco la formulazione confuciana della regola
d´oro della reciprocità - «Non imporre agli altri quello che tu stesso non
desideri» - a quella cristiana. Qual è il compito del governo? «Dare la felicità
alla gente del luogo e attrarre migranti da lontano». Come servire al meglio il
nostro capo politico? «Ditegli la verità, anche se lo offende». E la massima
migliore: «Si può privare un esercito del suo comandante in capo, ma non si può
privare il più umile degli uomini della sua libera volontà». Ma se queste sono
riflessioni familiari in un contesto inconsueto, i detti di Confucio contengono
anche accenti del tutto particolari, ad esempio esaltano una sorta di
responsabilità familiare allargata alle generazioni sia passate che future. Non
è una cattiva idea questa, oggi che violentiamo il pianeta lasciatoci in
eredità dai nostri avi. Qualche mese fa uno dei sottosegretari britannici
all´istruzione si è attirato qualche frecciata satirica per aver dichiarato che
agli scolari inglesi non farebbe male studiare Confucio. Non potremmo farlo
tutti? Non solo impareremmo qualcosa dei cinesi, ma anche qualcosa di noi
stessi. www.timothygartonash.com Traduzione di Emilia Benghi
( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Esteri
Il paese ritrova la autostima e il suo filosofo guida Maestro Kung e la
rivincita sui comunisti (SEGUE DALLA COPERTINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
federico rampini Kong Fuzi (Maestro Kung, latinizzato in Confucio dal gesuita
Matteo Ricci) è al centro di una riabilitazione orchestrata nei minimi
dettagli. Il segnale più potente è la proliferazione degli Istituti Confucio
nel mondo, promossi dal governo di Pechino per diffondere lo studio del
mandarino. La scelta del nome è rivelatrice di un ribaltamento clamoroso. Negli
anni del maoismo Confucio fu messo al bando come un pensatore reazionario,
simbolo dell´epoca imperiale. L´odio per Confucio non era una prerogativa dei
soli comunisti, univa le élite progressiste nella Cina
del Novecento. Ma quel secolo fu segnato dai complessi d´inferiorità;
l´Occidente era il modello per ogni progetto modernizzatore. Il rilancio del
confucianesimo coincide con una nuova autostima, spiega lo storico cinese Wang
Gungwu della National University di Singapore. Wang descrive l´attuale
rafforzamento della Cina come la quarta ascesa in
duemila anni di storia, dopo l´unificazione imperiale (terzo secolo prima di
Cristo), il consolidamento avvenuto nel VII e VIII secolo dopo Cristo in
risposta alla minaccia di invasioni dall´Asia centrale, e infine l´espansione iniziata
nel XIV secolo e culminata 400 anni dopo sotto la dinastia mancese dei Qing. Ma
la "quarta ascesa", quella attuale, è la prima che proietta
l´influenza cinese sul mondo intero. Il ribaltamento di prospettiva è profondo,
secondo Wang. Negli anni precedenti erano europei e
americani a mettere sotto pressione i cinesi perché passassero degli esami:
«L´Occidente si attendeva dalla Cina ulteriori progressi nell´uniformarsi alle regole che considerava
le più adatte per garantire il futuro della globalizzazione. Ora la Cina ha acquistato una nuova coscienza
di sé, e rimette in discussione la validità delle pretese occidentali.
La profondità della crisi economica ha scardinato la credibilità dell´Occidente
come portatore di soluzioni per lo sviluppo mondiale». Oggi è Confucio il
pensatore più citato dai leader di Pechino quando noi occidentali invochiamo la
necessità di riforme democratiche in Cina. A
differenza che ai tempi di Mao, non è più di moda ribatterci che la nostra è
una democrazia borghese, ipocrita e fasulla, che fa velo all´oppressione del
proletariato. Oggi si fa ricorso al relativismo etnico-culturale. La Cina è una società segnata dal confucianesimo, dove il
gruppo conta più dell´individuo, dove le relazioni sociali sono
"organiche", strutturate sull´obbedienza gerarchica e sul
perseguimento di obiettivi collettivi. Questo tipo di società asiatica va
governata come una famiglia, con il rispetto dell´autorità paterna, e d´altra
parte carica sul paterfamilias la responsabilità di garantire il benessere dei
propri familiari. I leader di Pechino hanno utilizzato Confucio dapprima in
chiave difensiva, contro le "ingerenze" occidentali sui diritti
umani. Un esempio è il discorso tenuto da Zhang Weiwei al Marshall Forum a
Monaco di Baviera: «Voi occidentali definite la democrazia secondo il principio
che ogni cittadino deve avere il diritto al voto, e nel suffragio universale
diversi partiti devono competere per l´alternanza al governo. Fino a oggi è
impossibile trovare un solo caso di un Paese emergente che sia riuscito a
modernizzarsi con successo dopo avere adottato questo modello di democrazia.
Che cosa succederebbe oggi in Cina se adottassimo una
democrazia del vostro tipo? Ammesso che il Paese non sprofondi nella guerra
civile o nella disgregazione, potremmo eleggere un governo di contadini, visto
che i contadini sono la stragrande maggioranza della nostra popolazione. Non ho
nulla contro di loro, ma è chiaro che non sarebbero capaci di guidarci nella
modernizzazione. Negli ultimi trent´anni la Repubblica Popolare ha decuplicato
la sua ricchezza economica, ha migliorato le condizioni di vita dei suoi
cittadini, mantenendo la stabilità». Ora la rivincita del Maestro Kung fa un
passo più avanti: lo trasforma in un pensiero politico da esportare. A tutta l´Asia
la Cina si propone come un modello di solidità e di
tenuta, mentre l´Occidente sbanda. La decisione di dedicare un film alla vita
di Confucio - con la benedizione delle autorità - assegnando il ruolo di
protagonista a Chow Yun-Fat, divo dei film di arti marziali e kung-fu, è il
segnale più divertente della nuova fase. L´antico teorico della «società
armoniosa» adesso mostrerà anche i muscoli.
( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 35 - R2
TIMOTHY GARTON ASH pechino Da bambino la Cina per me era un cinese un po´ buffo,
con i baffi lunghi e sottili una tunica di seta ricamata e un cappello a cono
di paglia che con uno strano accento esclamava: «Dice il saggio�». In seguito
furono le foto in bianco e nero del gruppo di sculture di epoca maoista
"Corte per la riscossione della mezzadria" mostratemi con entusiasmo
da un insegnante di inglese. Dopo ancora fu la follia ingenuamente
travisata della rivoluzione culturale e delle Guardie Rosse. (Ho ancora la
copia del libretto di Mao di quando ero studente). Oggi infine è un accademico
cinese che ha studiato in America, in abito scuro, che mi dice in un ottimo
inglese, «Dice il Saggio�». è risaputo che in Cina è
in atto un revival del confucianesimo. Le massime del Saggio, adattate per il
vasto pubblico da una docente universitaria cinese attenta alle esigenze della
a comunicazione di massa, Yu Dan, ha venduto più di dieci milioni di copie, di
cui circa sei milioni, pare, in edizione pirata. Il libro è intitolato
"Zuppa di pollo cinese per l´anima". SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE
SEGUE A PAGINA 36
( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 35 - R2
FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Nel ceto medio cinese
esplode un fenomeno editoriale, il best-seller intitolato
La Cina scontenta. Un libro
dai toni sciovinisti, che imputa all´Occidente un bilancio fallimentare.
Plebiscitato dalla gioventù cosmopolita di Pechino e Shanghai, il saggio dà
sfogo a un risentimento represso, incita i cinesi a liberarsi dei complessi
d´inferiorità e a occupare il posto che gli spetta nel mondo. Secondo
Wang Xiaodong, uno degli autori, la recessione dimostra che gli Stati Uniti non
possono più offrire al mondo una leadership adeguata. «Noi possiamo fare meglio
di loro», è la sua conclusione. Era dai tempi di Mao Zedong che non si vedeva
una Repubblica Popolare decisa a esportarsi come modello. Ma oggi l´ideologia
su cui poggia il neo-espansionismo cinese non è più rivoluzionaria, sovversiva
e antagonista. Al posto di Mao c´è Confucio, il filosofo vissuto dal 551 al 479
avanti Cristo, che la classe dirigente cinese rivaluta come il guardiano
dell´ordine sociale e della stabilità. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE SEGUE A
PAGINA 37
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-15 - pag: 8 autore: NEL MONDO Crolla la spesa per
pubblicità: -6,9% nel 2009 La spesa pubblicitaria globale nel 2009 scenderà del
6,9% a 339 miliardi di euro: la stima del centro media ZenithOptimedia segna il
calo più brusco degli ultimi 30 anni. Conseguenza diretta - dopo la timida
crescita dell'1% del 2008 - della perdurante sfiducia dei consumatori nella
ripresa e della riduzione degli investimenti, anche in comunicazione, delle
aziende. In dicembre ZenithOptimedia aveva previsto per quest'anno una
riduzione dello 0,2 per cento. «Ma- spiegano nella società del gruppo Publicis,
il quarto al mondo nella comunicazione - molti mercati che pensavamo avrebbero
evidenziato alla peggio una crescita modesta, stanno andando molto male ».
Tanto che le previsioni sono peggiori di quelle fatte dai grandi concorrenti
mondiali di Publicis: il gruppo Wpp indica un declino del 4,4%; Aegis si
aspetta un arretramento del 5,8 per cento. I quotidiani soffriranno più degli
altri mezzi di comunicazione e perderanno il 12% della raccolta pubblicitaria.
Periodici e radio scenderanno rispettivamente dell'11% e del 10 per cento. In
tenuta la televisione (comunque al -5,5%) che «nelle fasi di difficoltà -
spiegano gli esperti di ZenithOptimedia - viene preferita per la sua comprovata
efficacia». Ancora in aumento invece gli investimenti su internet: +8,6 per
cento. Tra i grandi mercati solo Cina e India «manterranno le promesse » e l'Asia nel suo complesso
conterrà la contrazione in 3,4 punti percentuali.L'Europa occidentale dovrebbe
perdere il 6,7% e l'America del Nord l'8,3 per cento. L.V. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-15 - pag: 8 autore: LE STRATEGIE DI PECHINO Corsa
al greggio, Cina e Shell partner in Iraq Sissi Bellomo
La Cina cerca partner "forti" per
aggiudicarsi risorse petrolifere all'estero: Royal Dutch Shell nella gara per i
giacimenti iracheni,Total –stando alle indiscrezioni – per accrescere i
rifornimenti dal Venezuela. La nuova strategia di Pechino, che per attrarre le
major fa brillare la promessa di un accesso preferenziale al suo mercato, è
ancora allo stadio embrionale, ma raccoglie interesse. Ieri Jeroen van der
Veer, ceo di Royal Dutch Shell, ha confermato che sta trattando con «società
cinesi» per concorrere insieme all'assegnazione di licenze in Iraq. Per il Wall
Street Journal i potenziali partner sono Cnpc e Sinopec, mentre il giacimento è
quello di Kirkuk. Secondo il quotidiano Usa, Shell punterebbe ad ottenere in
cambio un contratto per il deposito di gas di Jinqiu, nella provincia di
Sichuan. Ma il successore designato di van der Veer, l'attuale direttore
finanziario Peter Voser, ha indicato che Shell in Cina
punta soprattutto «a partecipazioni o asset nella raffinazione»: un settore in
cui Pechino si è impegnata ad accrescere la concorrenza ( e la remuneratività).
In Cina riserve di gas e mercato dei carburanti fanno
gola anche a Total, che starebbe discutendo un accordo a tre con Cnpc e la
venezuelana Pdvsa: francesi e cinesi potrebbero allearsi nella gara per le
licenze di Carabobo, nel bacino dell'Orinoco. In caso di vittoria, si prevede
la costruzione di un upgrader in Venezuela per trattare il petrolio
extrapesante. Allo studio anche un contratto di fornitura da 200mila barili al
giorno, destinati a una raffineria che Cnpc e Pdvsa avvierebbero nel Guangdong.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-15 - pag: 10 autore: Gli esperti: non
rappresentano un valido deterrente per i corsari «I blitz non sono sufficienti»
Nicol Degli Innocenti LONDRA Questo è il momento della svolta: gli eventi degli
ultimi giorni hanno segnato un punto di non ritorno nella lotta ai pirati del
Corno d'Africa, secondo alcuni esperti. L'intervento armato di americani e
francesi e l'impegno del presidente Obama a sradicare il problema della
pirateria potrebbero segnare la fine di un business altamente redditizio che
finora è cresciuto quasi indisturbato. «Ci sono stati più morti negli ultimi
tre giorni che negli ultimi tre anni», afferma Crispin Cuss dell'Olive
Group,una risk consultancy con sede a Londra, riferendosi ai sequestri in mare.
«è evidente che i pirati sono più forti, più organizzati, più aggressivi e
meglio armati. Quello che è straordinario è che questi rapimenti siano andati
avanti per anni senza vittime. Ma ora che i riflettori del mondo sono puntati
sul problema non si può più ignorarlo: il ritorno allo status quo ante non è
un'opzione possibile». Secondo Stephen Askins, partner dello studio legale
specializzato Ince & Co, negli ultimi giorni è cambiata la dinamica di
fondo: «Finora era sottinteso che i pirati non sarebbero stati attaccati e non
avrebbero fatto del male ai rapiti. Ora c'è stato un cambio di marcia, al quale
i pirati hanno reagito stringendo i ranghi e aiutandosi a vicenda contro il
"nemico" ». è impossibile prevedere che evoluzione avrà la crisi, ma
ci sono segnali incoraggianti, afferma Askins: «Al di là della retorica
d'occasione, sembra esserci un nuovo slancio a risolvere la situazione. C'è
stato un forte incremento della cooperazione internazionale negli ultimi
quattro mesi. Quel che è positivo è che a dimostrare un impegno comune non sono solo Usa e Paesi europei ma anche Russia e Cina». Bisogna resistere alla tentazione
di ricorrere alle armi per difendersi, secondo Cuss e Askins: armatori e
compagnie di assicurazioni hanno avuto ragione finora a non volere guardie
armate a bordo delle navi, perché questo, oltre a complicare ulteriormente il
quadro giuridico e assicurativo, porterebbe inevitabilmente a un'escalation
non controllabile della violenza. D'altronde i nuovi attacchi delle ultime ore
dimostrano che la mano forte non rappresenta un deterrente per i pirati.
«Bisogna ricordarsi che i vantaggi superano sempre e comunque i rischi per i
pirati, quindi l'unica soluzione duratura è un accordo politico che cambi la
situazione in Somalia, iniziando con il riconoscere il Somaliland - spiega
Askins. In breve, la soluzione non è in mare, ma sulla terraferma». è
improbabile intanto che i corsari mettano in atto le minacce di ritorsioni
violente, soprattutto contro americani o francesi. «Non hanno la capacità di
distinguere tra francesi o filippini, decidono di attaccare la nave a loro più
vicina», spiega Cuss. «I pirati non vogliono la guerra: a loro conviene tornare
alla situazione relativamente tranquilla dello scorso anno, quando hanno
guadagnato decine di milioni di dollari senza bagni di sangue. Quello che resta
da vedere è se la comunità internazionale consentirà loro di continuare
indisturbati o dirà finalmente basta». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-15 - pag: 46 autore: Gomma naturale.
Secondo i dati dell'Anrpc la produzione quest'anno diminuirà del 2,2% In
flessione l'offerta di caucciù Il settore pneumatici in Cina però intensifica gli acquisti
Roberto Capezzuoli La produzione di caucciù quest'anno non supererà 8,9 milioni
di tonnellate, accusando quindi un calo del 2,2%, il peggiore degli ultimi 16
anni. La previsione, pubblicata all'inizio della settimana dall'Associazione
dei Paesi produttori di gomma naturale (Anrpc), non ha impedito che ieri
le quotazioni della Rss3 a Singapore perdessero il 2%, allontanandosi dai 172
cents per kg toccati lunedì, quando la prima scadenza contrattuale aveva
stabilito il massimo degli ultimi 5 mesi. Nemmeno gli acquisti record della Cina hanno offerto sostegno a un mercato che aveva
evidentemente già assorbito l'indicazione. In marzo la vendita di automobili
cinesi è salita del 10%, a 772.400 unità, e nello stesso mese le imprese locali
di trasformazione, produttori di pneumatici in particolare, hanno importato
190mila tonnellate di caucciù, un dato mensile da primato. La flessione dei
prezzi è quindi da collegare al timore che livelli troppo alti interrompano la
fase positiva dei consumi. La crescita peraltro è circoscritta alla Cina, anche se si sta manifestando interesse all'acquisto da
parte di big come Bridgestone e Goodyear per consegne in giugno. L'Europa in
realtà rimane dominata dal segno meno. Lo ha confermato Francesco Gori,
amministratore delegato di Pirelli, che in una recente intervista al Giornale
ha previsto per l'anno in corso un calo del 10% sul mercato europeo degli
pneumatici. Il freno ai ribassi, che hanno dominato la scena in tutto il
secondo semestre del 2008, è venuto dunque soprattutto grazie ai piani di
contenimento della raccolta di lattice. I tre produttori principali,
Thailandia, Indonesia e Malaysia, in dicembre hanno varato un progetto per
tagliare l'export di 915mila tonnellate, un sesto del totale. Il clima ha fatto
il resto, specialmente in Thailandia: infatti i recentissimi disordini nel
Paese non hanno coinvolto le piantagioni, ma i prezzi bassi e il clima hanno
ridotto la produzione del 13,9% nei primi due mesi dell'anno rispetto allo
stesso periodo del 2008. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Torino
Dall´arte due delusioni per Benessia Stop alla fusione della Fondazione nella
Compagnia e Centro restauro in attivo L´altolà è arrivato dal Ministero Per
Venaria è la rivincita di Callieri MARINA PAGLIERI La Prefettura ha bocciato
ieri la fusione, ormai da tempo ventilata, della Fondazione per l´arte nella
Compagnia di San Paolo. Dietro al parere negativo, la convinzione che si tratti
di due entità diverse fra loro e con finalità eterogenee. O meglio, la
disciplina normativa relativa al San Paolo non consente di inglobare un ente di
natura giuridica diversa. «Ci siamo attenuti a quanto pronunciato dal Ministero
dell´Interno, cui avevamo inviato la pratica per ottenere ulteriori conferme»
dicono dagli uffici di piazza Castello, dai cui vertici la pratica è stata
istruita. L´ipotesi di fare a meno del braccio operativo dedicato alla cultura
e in particolare alle mostre, e presieduto da Carlo Callieri, era stata
lanciata da Angelo Benessia non molto dopo la sua nomina, lo scorso giugno, ai
vertici della Compagnia. Si voleva risparmiare, ottimizzare costi ed energie. E
arte e cultura sarebbero state gestite direttamente dagli uffici di corso
Vittorio. Una decisione che aveva creato non poco sconcerto, soprattutto dopo i
notevoli investimenti fatti nel settore artistico, dalle mostre dedicate ai
tesori antichi di Afghanistan e Cina, fino a quella in corso ora alla Venaria su quelli egizi
ripescati nel golfo di Alessandria e agli acquisti di opere per il nascente
Museo d´arte orientale. Una decisione, tuttavia, che quei vertici saranno ora
costretti a rivedere. «Non ho particolari commenti da fare, anche perché ormai
non sono più coinvolto in prima persona nella Fondazione per l´arte» è
stato il commento di Callieri, raggiunto al telefono quando la notizia ha
iniziato a circolare. Non è mancata però, da parte sua, la conferma di altre
voci che in questi giorni si stanno rincorrendo. E che riguardano un altro
quasi scongiurato scioglimento, quello della Fondazione Centro di Restauro di
Venaria, tuttora presieduta da Callieri (il suo mandato scadeva a marzo, ma è
stato prorogato fino a giugno) e qualche mese fa a rischio chiusura. Dopo la
rivelazione di un buco di bilancio, la si voleva inglobare nel Consorzio La
Venaria Reale, salvaguardando l´attività formativa e prospettando grandi tagli.
Ma, è ancora notizia di ieri, con ogni probabilità continuerà a camminare sulle
proprie gambe. «Abbiamo raggiunto il pareggio dei conti e anche qualcosa di
più, chiuderemo il bilancio in attivo nel prossimo consiglio di amministrazione
il 30 aprile» dice Callieri. La Regione ha erogato i 500 mila euro che ancora
mancavano all´appello, poi altri tagli hanno fatto il resto e ora i conti
stanno meglio. Il 23 marzo si riunirà il Collegio dei soci fondatori e si avrà
una conferma di tutte le voci. Anche di quella rilanciata da alcuni bene
informati convinti che il prossimo presidente, la cui nomina spetta a Regione e
Ministero per i beni culturali, sarà ancora lui, Carlo Callieri.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Torino
La città Le donne "Torino, come sei solare adesso ti ritrovo con
gioia" Una volta non ci venivo volentieri, era scura, segnata
dall´oppressione della Fiat e da un alone di tristezza Oggi invece è diventata
così bella, mi sembra sbocciata come un fiore Siamo ancora lontane dalla parità
che dovrebbe essere alla base di uno stato laico E le �quote rosa´ mi fanno
venire i brividi: si parla di noi come di panda giganti... La cantante romana
fa tappa domani e sabato al Colosseo per presentare il suo nuovo cd "Il
movimento del dare" che presenta brani inediti scritti per lei da grandi
autori CLARA CAROLI «Ora torno con gioia in questa città diventata così bella,
addirittura solare. Liberata dall´oppressione della Fiat, da quell´alone di
tristezza: il dovere, il lavoro, la fabbrica, il sindacato, le tute blu. Una
città scura e omologata come la Cina comunista, dove in passato venivo un po´ malvolentieri e che
adesso - sarà che anche il clima, anche quello meteorologico, è cambiato - mi
sembra sbocciata come un fiore». Come quello che Fiorella Mannoia tiene sul
palmo della mano sulla copertina del nuovo cd, Il movimento del dare, un album
"grandi firme" con dieci brani inediti scritti da Ligabue,
Ivano Fossati, Pino Daniele, Jovanotti, Tiziano Ferro, Franco Battiato, che la
cantante romana da febbraio sta proponendo dal vivo in giro per l´Italia. Una
tournée frenetica, ieri a Piacenza, oggi a Bergamo, che farà tappa domani e
sabato al Teatro Colosseo. «Adesso Torino finalmente mi piace - rivela la
"rossa", che concede interviste telefoniche dal sedile posteriore
dell´automobile mentre attraversa la Pianura Padana - Ne approfitterò per
visitare i luoghi della città "esoterica", un percorso che mi ha
sempre affascinato». Signora Mannoia, sono tanti in questi giorni i gesti di
solidarietà nei confronti dei terremotati d´Abruzzo. è questo il
"movimento del dare" cui si allude nel suo disco? «è anche questo. Ma
quando ho pensato al titolo non avrei immaginato si sarebbe legato a una
circostanza così tragica. Il messaggio che volevo trasmettere era semplicemente
che donare dà più soddisfazione che ricevere. E che bisogna continuare a farlo
anche in un momento come questo, in cui le paure e le incertezze nei confronti
del futuro, alcune legittime altre ingiustificate, ci spingono ad essere
egoisti. Volevo dire che viviamo con gli altri e che un gesto di generosità non
solo materiale ma umana, affettiva, ci può risvegliare dal torpore». Un invito
al risveglio civile? «Ma certo. Anche se è difficile ritrovare la fiducia,
l´impegno e combattere contro la tentazione di arrendersi all´idea che tanto
non c´è più niente da fare. C´è una precisa regia all´origine di questo torpore
generale, nazionale. Come dicono a Roma: più te ne freghi e più te fregano. La
disillusione nei confronti della politica è una precisa strategia che usa chi
ci governa per mantenere il consenso». Anche lei è disillusa? «Abbastanza.
Vorrei che la sinistra rappresentasse la voce della gente, della
"base", come si diceva una volta. Vorrei sentire questa voce in modo
forte. Vorrei vedere un programma chiaro e di sinistra. Vorrei ritrovare
un´identità, una coscienza comune, un senso collettivo. Perché non è vero che
siamo tutti uguali, che destra e sinistra sono la stessa cosa. Che tutti devono
stare insieme. Io in questa mescolanza di partiti e di idee, in questa maionese
impazzita non mi riconosco più». Quanta passione... «Le dirò di più. Aveva
ragione Nanni Moretti a piazza Navona. Questa classe politica deve andare a
casa!». Quale sarà la scaletta, domani sera? «Quasi tutti i brani del nuovo
disco, alcuni nuovi arrangiamenti e pezzi storici. Ripropongo Come si cambia e
un vecchio capolavoro di De Gregori, Giovanna D´Arco». Tornando inevitabilmente
alla sua canzone-manifesto, che ancora oggi, dopo mille altre, meglio di tutte
la rappresenta: c´è ancora, Fiorella Mannoia, qualcosa che le donne non dicono?
«Le donne hanno detto quello che avevano da dire. Il problema è che purtroppo
sono ancora molto lontane da quella parità civile che dovrebbe essere la base
di uno stato laico e democratico. Basta prendere l´esempio delle ministre,
poche e per lo più decorative. Non solo in questo governo, anche in quello
precedente. Quando sento parlare di "quote rosa" mi vengono i
brividi: è offensivo e deprimente. Si parla di donne come di panda giganti. è
una cosa che non si può tollerare».
( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina II - Palermo
Scuole, ospedali, municipi mappa del cemento "molle" Dall´Albanese al
Cervello, le strutture bocciate dai test Su 48 edifici pubblici esaminati per
ordine della Protezione civile, solo cinque sono in regola Verifiche da due
anni in tutta l´Isola Pericoli in caso di terremoto Il lavoro continua EMANUELE
LAURIA Da tre padiglioni dell´ospedale in stile Liberty che si affaccia sulla
costa dell´Arenella al cine-teatro di Porto Empedocle caro
a Camilleri: è lunga, la black list dei palazzi siciliani a rischio. è lunga ma
tutt´altro che completa. E finora il bilancio non è incoraggiante, per i
tecnici della Protezione civile della Regione: su 48 edifici pubblici
verificati, 43 non hanno superato i test antisismici. E sono rimasti al
di sotto del valore "1" del cosiddetto indice di collasso, quello che
determina la possibilità di crolli delle strutture in caso di terremoti. Ecco,
in anteprima, l´elenco di ospedali, scuole, chiese messi sotto esame negli ultimi
due anni. Opere rivelatesi fragili, troppo fragili. Il grande imputato, nella
stragrande maggioranza dei casi, è il cemento armato "molle", con
troppa sabbia nella composizione. Fotografia della Sicilia d´argilla. Nessun
pericolo, se la terra non trema. Ma la lista torna prepotentemente d´attualità,
all´indomani del sisma abruzzese: e non a caso il capo della Protezione civile
siciliana, Salvatore Cocina, dopo aver inviato una trentina di diffide agli
enti locali in ritardo nell´eseguire le verifiche tecniche già finanziate dalla
Regione, si appresta a scrivere ai 390 sindaci siciliani. Perché, spiega, «dopo
la tragedia in Abruzzo è bene capire chi è in regola e chi no con i piani di
prevenzione antisismica. Ed è bene che ciascuno si assuma le proprie responsabilità».
Finora è andata così: dopo un´altra sciagura che impressionò l´opinione
pubblica, il terremoto di San Giuliano di Puglia nell´autunno 2003, la giunta
regionale approvò la mappa antisismica della Sicilia che definisce «ad alto
rischio» il 90 per cento dei comuni, con zone particolarmente critiche come il
Messinese e il Belice. Poi il dipartimento della Protezione civile ha avviato
l´iter dei controlli sui palazzi che, attraverso una prima ricognizione, si
presentavano a rischio. Con due ordinanze, la 3362 del 2004 e la 3505 del 2005,
sono state finanziate e affidate alle amministrazioni competenti 276 verifiche
su altrettanti edifici pubblici: solo 48, come detto, quelle completate.
Sessantaquattro sono in corso, 164 devono ancora cominciare. Un ruolino di
marcia non proprio spedito. «Per il futuro cambieremo regime - dice ancora
Cocina - Abbiamo individuato un altro elenco di duecento opere da sottoporre a
verifica e faremo un bando unico, centralizzato, per dare incarico a una sola
squadra di tecnici. Il vantaggio: avremo risultati omogenei. L´inconveniente:
così, forse, deresponsabilizziamo troppo i sindaci». Negli ultimi due anni la
Protezione civile ha stanziato circa cinque milioni di euro per le verifiche
sui palazzi a rischio crolli. E i risultati dei test antisismici che arrivano a
singhiozzo nella sede di via Abela non sono esattamente confortanti. Sotto la
soglia di sicurezza, a Palermo e in provincia, ci sono nove strutture
sanitarie: i padiglioni indicati come "medici", "discinetici"
e "Spinelli" dell´ospedale Enrico Albanese presentano indici di
collasso fra lo 0,2 e lo 0,6, cifre lontane dalla soglia di sicurezza assoluta
(la fatidica quota 1). Le perizie, in questo caso, sono state affidate a metà
aprile del 2007 e trasmesse al dipartimento nel maggio del 2008. Ancora più
bassi (sotto lo 0,1) i parametri di resistenza del cemento registrati in alcune
strutture di altri ospedali: l´Aiuto materno, il vecchio padiglione del
Cervello, il poliambulatorio Biondo e l´edificio De Luca del presidio Pietro
Pisani e il "Civile" di Partinico. Al di sotto degli standard ben
nove padiglioni dell´ospedale Piemonte di Messina e, sempre nel capoluogo
peloritano, cinque fra chiese e parrocchie nei villaggi di Larderia Inferiore,
Sant´Agata e Pace. A Piazza Armerina le perizie hanno segnalato criticità in
sette scuole. Nessun pericolo imminente di crollo, ma un mancato adeguamento
alle norme antisismiche. A San Gregorio di Catania è l´edificio del Comune a
mostrarsi non in linea con i parametri di sicurezza nell´eventualità di un
terremoto. Fino al caso del cine-teatro di Porto Empedocle, dove i test
antisismici - finanziati nel settembre del 2008 con un contributo di 27 mila
euro - sono stati ultimati di recente: negativi anch´essi. In seguito all´esito
di queste verifiche dovrebbero scattare gli interventi di ristrutturazione e
consolidamento degli edifici: anche questi lavori sono sostenuti dalla
Protezione civile. Oltre sette i milioni di euro messi a disposizione, ma serve
il cofinanziamento dell´ente proprietario dell´opera. Finora, segnalano in via
Abela, nessun intervento è stato eseguito. Resta allora da raccontare la breve
storia delle amministrazioni virtuose: quelle che, da Brolo a Vizzini, da
Mirabella Imbaccari a Pozzallo sino a San Michele di Ganzeria, hanno realizzato
scuole elementari e poliambulatori a prove di terremoto. Una storia di
provincia. Un esempio poco imitato.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 39 - Esteri
Alle urne la democrazia più grande della terra tra tensioni economiche e
conflitti religiosi La svolta dell´India con le elezioni Il maxiscrutinio
durerà tre settimane, più altri sette giorni per lo spoglio Un´occasione per
misurare l´opinione pubblica dopo l´inizio della recessione globale FEDERICO
RAMPINI Oltre 700 milioni di elettori, più di due volte l´intera popolazione
degli Stati Uniti: da oggi si celebra il rito di massa del voto nella
democrazia più grande del mondo. è iniziata la 15esima elezione legislativa
generale in India dall´indipendenza del 1947. Come sempre, questo
maxi-scrutinio durerà tre settimane, più un´altra settimana per lo spoglio
delle schede. I tempi lunghissimi sono comprensibili, per un´operazione le cui
dimensioni non hanno eguali al mondo. Da quando è iniziata la recessione
globale, il test indiano è la prima occasione per misurare lo stato
dell´opinione pubblica in una superpotenza emergente. Anche il miracolo
economico indiano è messo a dura prova. L´anno scorso le prime tensioni sociali
furono provocate dall´iperinflazione alimentare. Ora i prezzi sono tornati
sotto controllo, ma si è arenato il flusso di investimenti esteri dalle
multinazionali che delocalizzavano i call center e la consulenza informatica.
Il verdetto degli elettori è prima di tutto un giudizio sulla maggioranza di
governo uscente, guidata dal partito del Congresso che affronta il rinnovamento
generazionale: l´anziano premier Manmohan Singh vuole ritirarsi. La leader del
partito Sonia Gandhi sta "allenando" il figlio Rahul, di 38 anni,
perché assuma il ruolo storico di erede della dinastia familiare che ha guidato
il Paese per tre generazioni. Accettando l´investitura del figlio, Sonia ha
dovuto superare la paura della "maledizione dinastica": sia la
suocera Indira che il marito Rajiv furono assassinati. Per il Congresso lo
sfidante più temuto è il partito nazionalista indù Bjp, che ha già governato
fino a quattro anni fa, e che cavalca il fondamentalismo religioso alimentato
dalla paura del terrorismo islamico. L´avanzata dell´integralismo induista ha
fatto breccia perfino all´interno della famiglia Nehru-Gandhi: il 29enne Feroze
Varun Gandhi, nipote di Indira e quindi cugino di primo grado di Rahul, è un
virulento e imbarazzante candidato nelle liste del Bjp. C´è infine un composito
fronte delle sinistre, che include due partiti comunisti e alcune formazioni
regionali spesso ben radicate nelle caste inferiori. Né il Congresso né il Bjp
sembrano in grado di raggiungere la maggioranza assoluta nel Parlamento
federale, quindi dovranno poi manovrare per conquistarsi alleati in una
coalizione multipartitica. La prima preoccupazione durante queste tre settimane
di voto è la sicurezza. Fra agenti di polizia e militari, due milioni di uomini
armati sono schierati a vigilare sui seggi. è ancora fresco il terribile
ricordo dell´"assedio di Mumbai", quando la città-simbolo della
modernizzazione e del cosmopolitismo indiano fu tenuta sotto scacco da un
commando di terroristi sbarcati dal mare. Ma le zone a rischio non sono solo i
potenziali bersagli del terrorismo islamico foraggiato dai servizi segreti del
Pakistan o del Bangladesh. Il primo attacco contro un seggio elettorale è già
avvenuto nel Bihar, ed è stato rivendicato dai guerriglieri naxaliti di ispirazione
maoista, un altro focolaio endemico della lotta armata che non dà tregua al
Paese. è prevedibile purtroppo che gli episodi di violenza si ripetano,
tuttavia nel passato non hanno mai perturbato seriamente lo svolgimento
regolare delle elezioni. Pur con i suoi immensi problemi - le diseguaglianze
estreme, la sopravvivenza delle caste, l´oppressione delle donne nelle campagne
povere, le tensioni etnico-religiose - l´India resta un modello per la
flessibilità della sua democrazia rappresentativa che ha più volte promosso
l´alternanza. Il rallentamento della crescita economica oggi è in cima alle
preoccupazioni dell´opinione pubblica. Il vigoroso aumento del Pil, che toccò
il record del 9% nel 2007, non è più ripetibile nelle circostanze attuali. Anche
il settore di punta del miracolo indiano, l´informatica, ha avuto il suo crac:
la bancarotta della Satyam di Bangalore, indagata per falso in bilancio. E
tuttavia c´è meno pessimismo a New Delhi che in America o in Europa. L´India ha
un vantaggio anche rispetto all´altro gigante asiatico: a
differenza della Cina,
infatti, non ha costruito un modello di sviluppo trainato prevalentemente dalle
esportazioni. La crescita indiana è stata meno dirompente ma più equilibrata,
con un ruolo importante dei consumi interni. E oggi si assiste a una sorta di
"staffetta" tra i motori della crescita. Proprio mentre perde
colpi la Silicon Valley indiana di Bangalore e Hyderabad, legata strettamente
alle commesse delle multinazionali estere, sta reggendo meglio la domanda di
consumo dell´India rurale. Nei villaggi di campagna, che continuano a ospitare
700 milioni di abitanti, l´impatto della recessione globale arriva attutito,
mentre si è innescata una dinamica autonoma di sviluppo. Un ruolo lo ha anche
lo Stato, che in India non si è mai veramente ritirato dall´economia. Il
modello di "assistenzialismo burocratico" che risale alle idee
socialiste di Nehru (padre di Indira e artefice dell´indipendenza) non è mai
stato completamente ripudiato, e questa crisi porta a rivalutarlo.
( da "AmericaOggi Online" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Obama oggi in
Messico. Due problemi: narcotraffico e clandestine 16-04-2009 WASHINGTON. Dopo
l'Europa, che è riuscito a sedurre, tocca all'America Latina, dove il compito
appare più difficile: il presidente degli Stati Uniti Barack Obama sarà oggi a
Città del Messico per un incontro con il suo collega Felipe Calderon. Poi,
Obama si recherà a Port of Spain, la capitale di Trinidad e Tobago, dove è in
calendario, tra venerdì e domenica, il quinto Vertice delle Americhe. Sono due
appuntamenti molto differenti. Usa e Messico condividono una lunga frontiera e
hanno l'obbligo di andare d'accordo. I grossi problemi sono sostanzialmente
due: la lotta al narcotraffico, con il recente drammatico aumento delle
violenze nelle aree di frontiera, e la questione dell'immigrazione clandestina
negli Usa, sostanzialmente proveniente dal Messico. L'Amministrazione Obama ha
fatto apertamente sapere di apprezzare l'operato di Calderon, mentre nella sua
prima visita in Messico il segretario di Stato Hillary Clinton aveva segnalato
una svolta nella posizione Usa: riconoscendo che il narcotraffico serve
soprattutto ad alimentare i consumatori statunitensi. E proprio ieri è stata
annunciata la nomina di Alan Bersin, a zar' americano della lotta alla droga. A
Trinidad saranno presenti una serie di leader scomodi' come il venezuelano Hugo
Chavez, il boliviano Evo Morales, il nicaraguense Daniel Ortega (l'uomo della
rivoluzione sandinista), oltre ad un amico del predecessore di Obama George W.
Bush, il colombiano Alvaro Uribe. Ci sarà ovviamente il brasiliano Luiz Inacio
Lula da Silva, che Obama ha già incontrato a diverse riprese, con cui va
d'accordo e che sembra confermarsi l'uomo forte del continente. Ma ci sarà
anche un convitato di pietra: il rappresentante di Cuba, che non essendo una
democrazia non fa parte del club panamericano. Ma, senza l'ombra di un dubbio,
i recenti spiragli aperti da Obama liberalizzando viaggi e rimesse fondi
saranno uno dei temi affrontati nella città caraibica. Con Chavez, da sempre molto critico degli Usa, reduce da un viaggio in Cina, in Iran e a Cuba, si tratterà di
un primo contatto, anche se non sono previsti incontri bilaterali. Il portavoce
della Casa Bianca, Robert Gibbs, ha confermato che Obama ha l'intenzione di
parlare con chi lo desidera, "se no si resta in una stanza da soli".
In America Latina la popolarità di Obama non è forte come in Europa, anche se
c'é molta curiosità nei confronti del nuovo presidente, dopo gli anni difficili
di Bush, interessato soprattutto a varare ripetuti accordi di libero scambio.
Su questo punto Obama non intende fare marcia indietro (é pronto a firmare con
Panama ed a stipulare accordi con la Colombia), ma la crisi economica, secondo
molti esperti provocata dagli Stati Uniti e che ha colpito in pieno le
esportazioni latino-americane, ha rimescolato totalmente le carte. Vista anche
l'imminenza di elezioni presidenziali in quattro paesi sudamericani, come molti
suoi predecessori, Obama rischia di finire sul banco degli accusati. Nel corso
del Vertice delle Americhe, che si svolgerà da domani a domenica 19 aprile a
Trinidad e Tobago, il presidente statunitense Barack Obama si propone di avere
delle riunioni parallele con i colleghi della regione, a seconda delle entità
plurinazionali di cui fanno parte. Lo ha fatto sapere una fonte del governo
cileno, specificando che Obama ha espresso una richiesta in tal senso alla
presidente Michelle Bachelet, che esercita la presidenza pro tempore della
Union de Naciones Suramericanas (Unasur), di cui fanno parte 12 Paesi. Oltre
che con gli esponenti di tale gruppo, il capo dello Stato Usa dovrebbe quindi
riunirsi anche con i colleghi che rappresentano il Mercosur, la Comunidad
Andina de Naciones ed il Caricom.
( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 52 - Sport
Team in affanno per adeguarsi. La Ferrari punta su Istanbul. Ira McLaren:
"9 mesi non si recuperano in 9 settimane" Corsa contro il tempo,
Renault già pronta Affanno e frenesia. Disperata corsa contro il tempo. I
diffusori possono fare la differenza a livello di prestazioni (si parla di
quasi un secondo al giro) in assoluta tranquillità, e ora sta ai rivali di
Brawn, Toyota e Williams (con il divieto di test durante il Mondiale)
aggiustarsi. La Ferrari e le altre squadre beffate devono adeguarsi per forza.
Maranello ci aveva già pensato, dimostrazione di un certo pessimismo nei
confronti della sentenza di Parigi, da settimane sta testando in fabbrica una
macchina con il diffusore della discordia, ma portarlo in pista non è impresa
facile e soprattutto comporta un sacco di tempo. Questo perché la novità si
ripercuote pesantemente sulla macchina, costringe ad intervenire sull´intera
parte posteriore, nuovo disegno delle sospensioni, modifica della scatola del
cambio, diversa distribuzione dei pesi, aggiustamenti aerodinamici vari. Il
problema è serio, tanto è vero che la Ferrari, approfittando della
ristrutturazione nello schieramento al muretto (Dyer sostituisce Baldisserri
come responsabile della strategia), ha creato una vera e propria task force per
lo sviluppo, un gruppo di lavoro, presieduto dal direttore tecnico Costa e
coordinato dallo stesso Baldisserri, che non andrà ai gp, ma si occuperà di accelerare
al massimo il varo della nuova macchina. Si sperava che l´adeguamento alla
Brawn potesse arrivare già il 10 maggio, a Barcellona (dove la Ferrari comunque
presenterà significativi passi avanti aerodinamici e forse già un antipasto di
diffusore nuovo), e invece la soluzione definitiva sarà adottata solo il 7
giugno, a Istanbul, settima (su 17) gara della stagione, nella speranza che non
sia troppo tardi. Sta meglio la Renault, altra scuderia che si è vista sbattere
in faccia il proprio reclamo. Nel settembre scorso aveva proposto alla Fia
un´idea concettualmente simile a quella della Brawn, fu gelata da un secco no,
si fermò, ma ora, assorbita la rabbia per la perdita di tempo, è pronta per
tornare all´assalto. La macchina con il diffusore miracoloso (o con un suo
surrogato) potrebbe esserci già domenica in Cina, o al massimo 7 giorni dopo in
Bahrein. E´ più nei guai la Red Bull, che con Newey aveva costruito un´ottima
vettura (Vettel ha entusiasmato nei primi due gp) e ora in pratica deve
ripartire da zero. Newey si è messo al lavoro, non è andato in Cina, resterà in fabbrica e la corsa
contro il tempo prevede l´esordio della nuova monoposto il 24 maggio, a
Montecarlo. La Red Bull traccia il solco, la figlia Toro Rosso potrebbe
imitarla il 7 giugno a Istanbul. Appaiono in forte difficoltà anche McLaren e
Bmw. La prima aveva già deciso di rifare la macchina (Hamilton è partito
malissimo) e la nuova, naturalmente, prevederà il diffusore. A livello di
progetto pare che l´inserimento nella parte posteriore non sia difficile, a
Barcellona il possibile debutto, anche se Haug, capo Mercedes, ieri è stato
caustico: «Nove mesi di sviluppo, il tempo avuto dalla Brawn, non si recuperano
in nove settimane». La Bmw pensa ai soldi che dovrà spendere. «Ne serviranno tantissimi»
dice il responsabile Theissen. La sua rimonta potrebbe concludersi a Istanbul.
Resta la Force India. Forse al Nurburgring. Altrimenti penserà al 2010. (s.z.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-16 - pag: 7 autore: Pechino. Inizio 2009 deludente Pil cinese verso una frenata record Gianluca Di
Donfrancesco Stamattina la Cina archivierà il peggior dato di crescita del Pil da quasi venti
anni. Il Governo diffonde oggi i risultati del primo trimestre del 2009:
secondo le anticipazioni fornite ieri dal direttore del Dipartimento di
previsioni economiche di Pechino (Fan Jianping),l'aumento si è fermato al 6 per
cento. Per lo Shanghai Securities News, la crescita sarà comunque
inferiore al 6,8% dell'ultimo trimestre del 2008. Ciò significa che il dato
sarà comunque il più basso da quando Pechino misura le variazioni trimestrali
del Pil e cioè dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-16 - pag: 21 autore: Ambiente. Politi
(Cia): servono programmi Il «no food» minaccia lo sviluppo agricolo Ernesto
Diffidenti ROMA Meglio un chilo di farina che un litro di biocarburante. Il
presidente della Confederazione italiana agricoltori–Cia, Giuseppe Politi, non
ha dubbi: meglio il pane. E domani, in provincia di Treviso, in occasione del
G–14 degli agricoltori, promosso in collaborazione con la Federazione
internazionale dei produttori agricoli ( Fipa), rilancerà il grido d'allarme
sull'incubo della fame e sulla minaccia rappresentata dal progressivo abbandono
di oltre 200 milioni di ettari che invece di produrre cibo alimenteranno 1,3
miliardi di motori automobilistici. «Se nei prossimi trenta-quarant'anni non si
raddoppierà la produzione agricola mondiale - sottolinea Politi - e se
soprattutto non si darà un forte sostegno alla crescita del mondo agricolo nei
Paesi in via di sviluppo, si sfiorerà il dramma». Gli agricoltori di Italia,
Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Canada, Giappone, Russia, Brasile, Cina, India, Sud Africa, Messico e Egitto, appunto il G–14
cui si aggiunge la Repubblica Ceca in veste di presidente di turno della Ue,
sono stati chiamati a Treviso per trovare eventuali vie d'uscita e anticipare
così la «catastrofe». «L'obiettivo – spiega Politi – è approvare una
risoluzione finale da consegnare al ministro delle Politiche agricole, Luca
Zaia, che nelle ore successive riunirà i ministri dell'Agricolturadegli otto
Paesi più industrializzati ». Emergenza cibo, dunque, ma anche carenza d'acqua,
sicurezza alimentare e regolazione dei mercati saranno al centro dei lavori del
G–14. «Ormai - aggiunge il presidente della Cia- il deficit alimentare sta
crescendo in modo preoccupante. Sempre più terre, in America, in Asia ma anche
in Europa, finora utilizzate per coltivare prodotti agricoli, adesso vengono
adibite alla coltivazione di biocarburanti, come l'etanolo. Un trend che
crescerà nei prossimi tre anni di oltre il 170%. Non si può disperdere il
patrimonio agricolo-alimentare in questo modo quando al mondo più di un
miliardo di persone muore di fame». Con la diminuzione di terreni destinati
alla coltivazione di grano, secondo laCia,un altropericolo si nasconde dietro
l'angolo: una nuova esplosione dei prezzi con aumenti record di pane, latte e
carne. «Obiettivo primariodice Politi è dunque quello di rimettere la
produzione agricola al centro delle strategie di politica economica mondiale.
Bisogna fare adeguati investimenti, soprattutto nei Paesi più poveri,
incrementare i terreni coltivabili creando un forziere per le risorse
strategiche alimentari in modo da intervenire in qualsiasi tipo di emergenza».
Scelte innovative andranno prese anche in Italia. In questo senso Politi
giudica positiva la proposta avanzata dal coordinatore degli assessori regionali
all'Agricoltura, Enzo Russo, per ristrutturare il debito e rinviare le
scadenze. «Le imprese agricole conclude Politi e specialmente quelle del Sud
non riescono a fronteggiare le richieste bancarie e dell'Inps. è positiva la
richiesta di derogare alla presentazione del Durc per ottenere i fondi del Psr.
Tale deroga dovrebbe estendersi per l'intera programmazione 2007 2013». ©
RIPRODUZIONE RISERVATA GLI APPUNTAMENTI Nel Trevigiano domani il summit
internazionale delle organizzazioni agricole, poi il «G8 verde» con il ministro
Zaia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-16 - pag: 22 autore: INTERVENTO Il
fotovoltaico siciliano, una miniera per il Paese di Mario Pagliaro* I n Sicilia
è in corso una verae propria corsa all'oro, dove l'oro sono gli incentivi
statali del Conto energia alla produzione di elettricità fotovoltaica, che, ai
tempi del collasso dei mercati finanziari, rende questo un settore di
investimento ideale, dai ritorni certi e garantiti dallo Stato che per 20 anni
per ogni kWh gen.erato paga mediamente 1 kWh al triplo del prezzo di mercato. E
poiché si viene pagati per l'energia effettivamente generata, è evidente come
la Sicilia rappresenti la Mecca italiana del solare a causa della sua grande
irradiazione. I soldi provengono direttamente da tutti i consumatori di
elettricità che pagano in bolletta l'importo alla voce A3, circa il 10% della
tariffa media nazionale. Un serbatoio che nel solo 2006 è stato pari a
3,5miliardi –e di cui il solare beneficia in minima parte- perché vi attingono
le aziende di petrolio, cemento, acciaio e gli inceneritori dei rifiuti urbani
o industriali ammessi quali fonti assimilate agli incentivi statali. Mecca
solare, la Sicilia, è anche meta di due metanodotti provenienti da Libia ed
Algeria; e vi si raffina il 40% del consumo italiano di carburanti. Tuttavia,
nonostante un surplus quotidiano che supera il 10%, il costo dell'elettricità
pagato da cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni è il più elevato della
Ue. A dicembre, ad esempio, con i prezzi del petrolio in picchiata a 30 dollari
al barile dai 147 di luglio, il prezzo di un kWh in Sicilia raggiungeva i 30
centesimi. La grid-parity in Sicilia già è raggiunta: non attraverso la
riduzione del prezzo dei moduli fotovoltaici, ma attraverso l'aumento
indiscriminato di quella di origine fossile. Reddito e risanamento Con 800
milioni di fatturato e un tasso di crescita superiore al 200%, quella
fotovoltaica è l'industria con il più alto tasso di crescita nel Paese. Il
numero di imprese attive nel settore è passato da 20 ad oltre 150; e sono oltre
3mila le persone che vi lavorano. Tre anni fa erano qualche centinaio. La gran
parte delle imprese è attiva nella parte terminale della filiera, ovvero quella
della progettazione ed installazione degli impianti, come quella che ha
realizzato la prima serra fotovoltaica siciliana per l'Azienda agricola Murgo.
Le straordinarie opportunità di crescita economica, sviluppo dell'occupazione e
risanamento ambientale aperte alla Sicilia dal boom del fotovoltaico passano
però dalla produzione dei moduli solari cui va l'80% del denaro speso per un
impianto. A capirlo fra i primi l'imprenditore Salvatore Moncada che, grazie ai
proventi di dieci anni di investimenti nell'eolico, nel 2008 comperò una SunFab
dalla californiana Applied Materials per produrre in Sicilia 40 MW all'anno di
pannelli solari sottili di grande superficie. Poco dopo è il turno di Enel:
dopo avere aperto presso la propria sede di Passo Martino, vicinoa Catania, un
laboratorio solare avanzato ha annunciato un'alleanza con Sharp ed ST per la
produzione di moduli a film sottile. La cosa sbagliata «Alla fine degli anni 90
–ripete spesso Pasquale Pistorio – mancammo l'occasione di trasformare la
Sicilia attraverso una crescita più robusta della ST». E il perché di questa
straordinaria occasione di sviluppo mancata sta nelle scelte del management che
proprio allora sbagliò a non puntare sulla produzione di moduli fotovoltaici.
In breve, scelsero di continuare a fare la cosa sbagliata microprocessori - nel
modo giusto (con formidabili tecnologie proprietarie). E il management della
stessa ST, che da tempo operava propri impianti a Shenzen, sapeva
che tutta la produzione sarebbe finita in Cina per i bassissimi costi del lavoro e dell'energia. Un errore,
considerato anche che le stesse tecnologie di stampa serigrafica applicate al
silicio per la produzione dei microprocessori possono facilmente essere estese
alla produzione dei moduli fotovoltaici in silicio cosiddetti a film sottile.
Ed infatti Applied Materials, grande concorrente di ST, non ha certo lasciato
scoperto il campo dell'energia solare pur nella pressoché totale assenza di
politiche incentivanti delle due ultime amministrazioni Bush; acquistando ad
esempio per 225 milioni la veneta Baccini, leader mondiale nella stampa
serigrafica del silicio cristallino. Il polo siciliano Adottando l'elettricità
fotovoltaica, aziende, enti locali e cittadini siciliani possono smettere di
continuare a pagare le astronomiche tariffe dell'elettricità prodotta
nell'Isola; come hanno fatto ad esempio l'azienda marsalese Ausonia o l'azienda
vinicola Donnafugata. Per cogliere le opportunità, cittadini ed imprese devono
conoscere meglio e da vicino le nuove tecnologie fotovoltaiche. Ecco dunque il
Polo fotovoltaico della Sicilia (www.i-sem.net) che nei laboratori di Cnr e
Università a Palermo svolge le attività di ricerca necessarie a sviluppare
l'innovazione; e con il Solar Master forma persone dotate di competenze
operative che agiscano sul territorio per la diffusione dell'energia solare. Si
può esserne sorpresi, ma al Master che inizia il 28 aprile sono iscritti
corsisti inviati da imprese dell'Alto Adige. * Ricercatore Cnr © RIPRODUZIONE
RISERVATA PUNTI DI FORZA Il solare è il comparto con i tassi più alti di
sviluppo e una crescita costante degli investimenti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-04-17 - pag: 1 autore: Il Pil nel primo trimestre
solo +6,1% - Fmi: recessione severa In Cina è partita la ripresa di produzione
e consumi La crescita cinese si ferma al 6,1% nel primo trimestre dell'anno, il
dato più basso dal 1992. Ma l'economia continua a dare segnali di ripresa: la
produzione industriale a marzo è rimbalzata dell'8,3% e le vendite al dettaglio
sono aumentate del 14,7%. Dal Fondo monetario internazionale, però,
arriva un invito alla cautela: la recessione globale è più severa del previsto
e la ripresa rischia di essere lenta. Merli e Vinciguerra u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-17 - pag: 17 autore: Giancarlo
Minardi difende i piccoli team - La decisione Fia sui diffusori accende le
polemiche «Per vincere in Formula 1 non bastano i soldi» Giuliano Balestreri
MILANO Per vincere, in Formula Uno, bisogna portare le vetture ai limiti. Ma
non basta: bisogna anche arrivare ai limiti del regolamento, studiando e
«interpretando gli articoli descrittivi dettati dalla Fia», spiega Giancarlo
Minardi, ex patron della casa di Faenza. Insomma anche secondo il manager Brawn
Gp, Toyota e Williams non hanno infranto alcun regolamento «semplicemente lo
hanno interpretato, come in passato hanno fatto le grandi scuderie. Ma la
differenza – continua Minardi – la fa chi prende le decisioni: Ross Brawn nel
suo team e Patrick Head in Williams. Le loro scuderie sono piccole, non ci sono
gruppi di lavoro che studiano i regolamenti: sono loro a decidere». Intanto la
decisione della Fia di respingere il ricorso di Ferrari e McLaren continua a
far discutere. A cominciare dal manager della Renault, Flavio Briatore, che
attacca la Federazione: «Il Mondiale ora se lo giocano Nakajima, Barrichello e
Glock. è come se in Italia, vedessimo la Reggina, il Lecce e il Bari in testa
alla Serie A e il Milan e l'Inter in coda». Un paragone che non piace a
Minardi: «è già successo che il campionato venisse vinto dal Verona o dal
Cagliari, è la dimostrazione che per vincere non bastano i soldi. Credo
comunque che questo mondiale sarà ancora più bello perché i grandi team
recupereranno il gap e torneranno competitivi». «Quando si parla di regolamenti
– continua Briatore – si parla anche di principi. Noi abbiamo sempre pensato,
con la Ferrari e gli altri, che l'effetto suolo era vietato. Era la direzione
presa dalla Fia». Intanto già oggi, al via delle prime prove libere del Gran
Premio di Cina, Renault e McLarenMercedes scenderanno
in pista con diffusori parzialmente modificati rispetto a quelli montati sulle
monoposto nelle prime due gare dell'anno. In casa Ferrari, invece, la
situazione è più delicata: «Ci vorrà del tempo prima di adeguarci – ha detto il
direttore della gestione sportiva, Stefano Domenicali –, per noi significa
cambiare il nostro diffusore e per farlo dobbiamo modificare il retro della
vettura. Con un buon lavoro, dovremmo farcela in tempo per il ritorno in Europa
al Gran Premio di Spagna: adesso questo è il nostro principale obiettivo». Ieri
è stato anche il giorno dell'addio al Circus di Ron Dennis che ha
ufficializzato la decisione di lasciare la guida di McLaren. Al suo posto
arriva Martin Whitmarsh, Dennis, che ricopriva la carica da oltre 27 anni, si
concentrerà sulla nuova compagnia «McLaren Automative » che punta a lanciare
sul mercato il primo modello di auto sportiva su strada, di lusso, nel 2011.
Insomma dopo le sfide in pista, Dennis rinnova il duello con la Ferrari anche
in strada. giuliano.balestreri@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-17 - pag: 39 autore: Hi-tech. I
risultati e le previsioni passano l'esame del mercato: salgono i titoli Nokia
soffre ma è ottimista Google, utili sopra le stime Crescono i ricavi del motore
di ricerca a 5,51 miliardi Simone Filippetti L'hi-tech mondiale cerca di
rialzarsi dai colpi della recessione economica. Google, il più importante
motore di ricerca simbolo del web, ha fatto più ricavie utili nel primo
trimestre del 2009. Crollano vicini allo zero invece gli utili di Nokia, il big
mondiale dei telefonini, ma dato il contesto,tutt'altro che facile per
l'industria dei telefonini, è un risultato confortante soprattutto perché
l'azienda ha confermato le stime sull'anno. Per i più ottimisti il mercato si
avvia a toccare il fondo e si prepara a ripartire, per i più cauti la strada
rimane ancora in salita. I risultati della internet company californiana
(+2,43% a Wall Street), dopo l'annuncio di tre round di licenziamenti da inizio
anno, erano attesi dal mercato: il giro d'affari è salito del 6% a 5,51
miliardi (ma è sceso del 3% se comparato col quarto trimestre 2008). L'utile
netto si è attestatoa 1,42 miliardi (4,49 dollari ad azione) contro gli 1,31
miliardi di dodici mesi prima. I risultati sono stati superiori alle stime, che
però erano state ribassate in precedenza. La multinazionale finlandese, invece,
ha visto assottigliarsi ad appena 122 milioni di euro i profitti del primo
trimestre del 2009, quello dei primi veri "morsi" della recessione
sull'economia reale. è il peggior risultato dal 1996 per l'azienda: nei primi
tre mesi del 2008 gli utili erano stati 1,2 miliardi (32 centesimi ad azione),
quest'anno sono stati solo 3 centesimi, ancor meno tra l'altro delle stime, già
ridotte, del mercato (6 centesimi). I telefonini sono ormai una "
utility" e il mercato è ormai di mera sostituzione. Quindi un consumo
puramente voluttuario. Nei magazzini nei mesi scorsi si sono accumulate grosse
scorte di invenduto visto il forte grado di obsolescenza degli apparecchi, a
causa della rapidità con cui le aziende lanciano nuovi modelli. E così il giro
d'affari complessivo del gruppo nel primo trimestre è caduto di circa il 25%,
da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-17 - pag: 40 autore: Riassetti. Il
fondo Ici ha presentato il piano industriale Conte of Florence studia lo sbarco
sul mercato Aim MILANO L'obiettivo finale è quello di sbarcare in Borsa, sul
mercato Aim, nel giro di tre anni. Non prima però di aver raddoppiato il
fatturato e ampliato lo sviluppo Oltreconfine. Sono queste, in estrema sintesi,
le linee guida del piano industriale di Conte of Florence, marchio del mondo
dell'abbigliamento sportivo, specie per sci e golf, che ha alle spalle una
storia di 50 anni e nel cui capitale ha fatto di recente il suo ingresso il
fondo Sici (Sviluppo imprese centro Italia), Sgr indipendente del sistema
finanziario toscano. Il riassetto azionario di Conte of Florenze è partito alla
fine dello scorso anno quando Sici ha sottoscritto 3 dei 5 milioni di euro di
aumento di capitale deciso dalla società. I restanti 2 milioni sono stati
versati dalla famiglia Boretti, fondatrice e socio di riferimento del marchio
di casualwear e sportswear di Firenze. L'investimento di Sici in Conte of
Florence punta a sviluppare l'espansione internazionale del marchio. Nel 2008 i
ricavi del gruppo sono arrivati a 41,5 milioni di euro, in crescita del 7% sul
2007 e quest'anno,il più duro sul fronte dei consumi, dovrebbe chiudersi con un
incremento delle vendite nell'ordine del 5%. Il nuovo piano industriale prevede
per i prossimi anni un significativo sviluppo del marchio, specie sui mercati
esteri, anche attraverso una presenza più capillare dela rete distributiva.
Allo studio ci sono così una serie di iniziative. Sul mercato domestico, per
cominciare, è in corso di attuazione una revisione dell'attuale struttura del
network dei punti di vendita monomarca, oggi pari a circa
( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Roma L´assessore Mancini: "Ammortizzatori sociali anche per
noi" "Guardiamo a Cina e Corea nuovi mercati per risorgere" "Vogliamo
promuovere il Lazio come regione delle vacanze. E occorre un ministero del
Turismo" Lo chiama scherzando «il viaggio della speranza». Sei giorni tra Cina e Corea per promuovere il Lazio
come regione delle vacanze. Perché è ai nuovi mercati che la politica
regionale dell´assessore al turismo Claudio Mancini punta. Convinto che «dopo
questa crisi nulla sarà come prima», dice. E come sarà? «Diverso, perché questa
non è la crisi dell´11 settembre, quando la ripresa dopo alcuni mesi dal crollo
delle Torri gemelle, ci fu, eccome. Quando passerà questa congiuntura economica
lo scenario che avremo sarà mutato. Abbiamo a che fare con paesi chiamati
emergenti, ma che in realtà sono già emersi, che segneranno l´economia del XXI
secolo e produrranno centinaia di milioni di potenziali turisti «. Ed è lì che
si deve investire? «Certo. A breve, ad esempio la Regione finanzierà 5 milioni
di euro in operazioni di co-marketing per le compagnie estere che investiranno
nelle rotte verso Fiumicino da Cina, India e Corea del
sud» Nel frattempo, per arginare l´emorragia di posti di lavoro cosa si può
fare? «Innanzi tutto servirebbe un ministero del Turismo. Purtroppo il nostro
comparto pesa nelle decisioni pubbliche meno di quello che conta e che invece
realizza. Così accade che le regioni firmano col governo un accordo per i fondi
dello sviluppo degli ammortizzatori sociali - 8 miliardi di euro - e noi non ne
beneficiamo. Ecco, domani (oggi per chi legge) cercherò con Marrazzo di portare
a casa dei risultati nell´attribuzione di una parte di queste risorse. Per
farlo però serve un´unità politica e la consapevolezza che si andrà ad uno
scontro di interessi tra settori». (al. pa.)
( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Roma Il
vicesindaco Cutrufo: "E all´Auditorium anche una Cinefiera"
"Affitteremo le opere che ora teniamo in cantina" "Sarà un modo
per avere un rientro economico e far ammirare capolavori mai visti" L´IDEA
è quella di far uscire dal buio delle cantine dei musei romani opere d´arte che
stanno lì da anni. E darle a pagamento per allestire collezioni all´estero. Un progetto
che il vice sindaco Mario Cutrufo, con delega al turismo, lancia dal convegno
"Uniti contro la crisi". «Un modo per avere un ritorno economico e
dare la possibilità a tanta gente di ammirare le nostre bellezze». Vice
sindaco, ma quante sono queste bellezze nascoste? «Parecchie, stiamo ultimando
un censimento perché non solo nei Capitolini ma anche in altri circuiti
museali, ci sono statue, capitelli e reperti archeologici vari
"gettati" nelle cantine. Senza che il pubblico possa vederli». Opere
che verranno anche date in affitto? «Sì, creeremo dei pacchetti, dei cataloghi
da mettere anche su internet con le opere che si possono offrire. Chi è
interessato potrà contattarci, pagando naturalmente, e pagando trasporto,
assicurazione...» Lei ha annunciato che quest´anno durante
la Festa del cinema ci sarà anche la prima fiera del Cine-turismo. Come sarà?
«E´ un progetto che spero di poter realizzare. Semplice: ci saranno degli stand
dove si fa la promozione delle location del film. Perché c´è tanta gente che
viaggia sulla scia emozionale di una bella storia vista al cinema. A
Matera i turisti sono decuplicati dopo l´uscita in tutto il mondo di
"Passion Of The Christ" con Mel Gibson. E Roma è piena di set». I più
famosi? «Beh, mi viene in mente il Colosseo per chi ha visto il Gladiatore e il
Circo Massimo per un film come Ben-Hur». (al.pa.)
( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Napoli
La Melato protagonista nel debutto di "L´anima buona del Sezuan" di
Bertolt Brecht Mariangela tra il bene e il male Alla ricerca di "un´anima
buona" tre divinità scendono sulla terra, ma l´unica persona disposta a ospitarli
per la notte è la prostituta Shen-Te, che vive miseramente del suo mestiere.
Atteso debutto questa sera al teatro Diana di "L´anima buona del
Sezuan" di Bertolt Brecht, protagonista, nel doppio ruolo della
"buona" Shen-Te e del "cattivo" Shui-Ta, di Mariangela
Melato, per lei «avere alle spalle uno spettacolo meraviglioso è uno stimolo,
oggi. La Cina è diversa da quella della parabola di Brecht, anche lei
sdoppiata tra comunismo e capitalismo; il messaggio sulla difficoltà di
praticare la bontà in un mondo che privilegia arroganza e prepotenza è però
attualissimo». Prodotto dal Teatro Stabile di Genova per la regia di Ferdinando
Bruni e Elio De Capitani, che ne firmano anche la nuova traduzione
italiana, è il dodicesimo spettacolo dello Stabile di Genova con protagonista
questa grande attrice del nostro teatro e del nostro cinema ed il settimo
incontro con le opere del grande drammaturgo tedesco. Scritta da Bertolt Brecht
negli anni Trenta, "L´anima buona del Sezuan" affronta il tema
universale del rapporto tra morale e società, tra bene e male nella concretezza
della storia, ambientando gli avvenimenti in una lontana Cina
di fantasia in cui si manifestano avvenimenti e conflitti etico-sociali che
assomigliano ancora oggi alla realtà contemporanea scossa dalle trasformazioni
indotte da un´universale crisi economica. Con Mariangela Melato, Roberto
Alinghieri, Alice Arcuri, Marco Avogadro, Fabrizio Careddu, Margherita Di
Rauso, Rachele Ghersi, Alberto Giusta, Gianluca Gobbi, Orietta Notari, Nicola
Pannelli, Fiorenza Pieri, Ernesto Maria Rossi, Vito Saccinto e Federico Vanni;
scene e costumi di Andrea Taddei, musiche di Paul Dessau, suono di Renato
Rinaldi e luci di Sandro Sussi. Repliche fino a domenica 3 maggio. Info: 081
5567 527 e www. teatrodiana. it. (g. ba.)
( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Bari Gli
appuntamenti La prima col regista a Roma: il passaparola farà ancora miracoli A
sentire Cirasola, uscire di venerdì 17 e con dieci copie «è stata una precisa
strategia, non dettata dalla povertà perché potevamo uscire in ottocento copie,
ma dall´opportunità». La risposta sta ancora una volta nella focaccia, con poche sale mirate è possibile fare i blitz con la focaccia e
lanciare il cine-focaccia come alternativa di qualità al cinepanettone».
Strategie a parte, stasera alle 20,45 al cinema Armenise il regista non sarà
alla prima barese ma a quella romana, al cinema Nuovo Aquila di Roma con la
sceneggiatrice Alessia Lepore, il produttore Contessa e il giornalista di
"Liberation" Eric Jozsef. A Bari ci saranno, invece, gli
interpreti Marmone e Schiavarelli e il soggettista Onofrio Pepe. Il film in
Puglia da stasera è in programmazione al cinema Paolillo di Barletta, al Grande
di Altamura, al Socrate di Castellana Grotte, all´Alfieri di Corato, al
Metropolis di Mola di Bari, al multiplex Seven di Gioia del Colle e alla
multisala Salerno di Oria. Da questo momento in poi, si starà a guardare i
risultati e se, come si spera, il passaparola farà miracoli e come la focaccia
con l´hamburger, il piccolo documentario sbaraglierà i blockbuster, allora si
penserà a una distribuzione più estesa. Tutte vicende da seguire attraverso
l´ottimo sito www.focacciablues.it. (a.g.)
( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 61 - Sport
Dopo la sentenza pro-Brawn un altro stop al progetto
tecnico Niente kers in Cina
per la Ferrari sono giorni maledetti Domenicali: "In dubbio la regolarità
del campionato Noi giocheremo in difesa" MARCO MENSURATI SHANGHAI dal
nostro inviato Tute rosse allacciate fino al collo per difendersi dallo strano
vento che spazza Shanghai, e pugni stretti nelle tasche per nascondere la
rabbia. E´ forse il momento più difficile della recente storia della
Ferrari. La mattina dopo la sentenza di Parigi, quella che ha benedetto il
colpo da guitto di Ross Brawn condannando tutti gli altri a un inseguimento
disperato e costoso, gli uomini in rosso si sono svegliati peggio del previsto,
scoprendosi ancora più fragili di quello che si pensava: il kers, il
dispositivo che fino a ieri era considerato il loro unico vero punto di forza,
è fuori uso, ed in Cina non ci sarà. «Abbiamo problemi
di sicurezza e affidabilità», annuncia Domenicali, aprendo la strada a
interrogativi pesanti sulla qualità del lavoro svolto a Maranello durante
l´inverno. «Dovrebbe», con il condizionale, perché ora ci sono troppe cose da fare
per evitare di buttare a mare una stagione che sembra maledetta. La prima è
cercare di non perdere troppo terreno in attesa che la macchina venga corretta
alla luce della sentenza di Parigi. «Qui in Cina, ma
anche in Bahrein - annuncia Domenicali - aspettatevi una Ferrari che giochi in
difesa. La distanza tra noi e chi ci sta davanti è enorme e non la si può
colmare in un attimo, l´importante quindi è non farsi travolgere dalla
situazione, e rimanere calmi e freddi». La nuova macchina dovrebbe essere pronta
per la Turchia, cioè tra tre gran premi («Ma stiamo spingendo per portare
qualcosa già in Spagna», confida Massa), fino ad allora la Ferrari cercherà di
limitare i danni, sperando in qualche errore degli avversari per provare poi a
recuperare nella seconda parte della stagione. «Noi per cultura ed esperienza
non ci arrendiamo mai - promette Domenicali - Almeno fino a quando non ci
condanna la matematica. Certo, non nego che sarà un campionato in salita, ma
noi finché potremo ci proveremo. L´importante ora è trovare la serenità e
lavorare bene». Ritrovare la serenità. A giudicare dal clima che c´era ieri nel
paddock si direbbe una missione impossibile. L´aria è più inquinata di quella
di Shanghai, come del resto suggerisce il tenore delle parole dello stesso
Domenicali. «Vicende come quella del diffusore mettono in dubbio la regolarità
dell´intero campionato, ed è un peccato perché c´erano tutte le premesse per
una stagione avvincente». Secondo il team principal «una vicenda di tale
importanza non doveva finire in corte d´appello, ma nemmeno andare davanti ai
giudici di gara; doveva essere risolta prima dell´inizio della stagione». Una
negligenza che sicuramente costerà cara a qualcuno, anche perché ha tutta
l´aria di essere volontaria: «Prima di lanciare accuse specifiche occorre avere
le prove, certo ci sono molti elementi che lo lasciano pensare. E´ innegabile
che una situazione del genere finisca per spaccare il fronte delle squadre». E
per lasciare indisturbato il comandante. Ma questi sono ragionamenti che non si
possono fare, ora. Non c´è tempo. Bisogna cercare di non buttare a mare una
stagione.
( da "Repubblica, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Torino
L´AUSTERITY DELLA CULTURA CANCELLA I GRANDI EVENTI Poche risorse, si annuncia
un 2009 senza gli allestimenti che un tempo richiamavano le folle. Si prepara
una stagione in tono minore, e c´è persino chi rischia il vuoto Palazzo
Bricherasio chiude nei mesi estivi, mentre la Pinacoteca Agnelli ha rinunciato
a una mostra dell´iraniano Melamed MARINA PAGLIERI Palazzo Madama dicono che
una mostra in autunno probabilmente si farà, a patto che la finanzino altri. Al
Mao, il nuovo Museo d´arte orientale, non ne è prevista alcuna. Per fortuna
alla Gam il direttore Danilo Eccher, da poco insediato, mentre ancora si guarda
intorno, promette: «Qualcosa di sicuro arriverà nei prossimi mesi, ma non posso
ancora dire nulla di preciso. è ancora presto, non si tratta di progetti
definitivi, se ne parlerà quanto prima». Se a Rivoli a settembre Carolyn
Christov Bakargiev, prima di lasciare il Castello e partire per Kassel alla
volta di Documenta, inaugurerà una retrospettiva di Gianni Colombo, uno dei
protagonisti dell´arte cinetica, alla Fondazione Bricherasio e alla Pinacoteca
Agnelli, per fare due esempi, si rischia il vuoto. Dopo i banchetti (e talvolta
le abbuffate) degli scorsi anni, quando le risorse sembravano non dover finire
mai, e se fossero finite qualcuno ci avrebbe pensato, il mondo dell´arte è a
dieta. E ancora di più lo è quello delle mostre. I protagonisti di passate
stagioni migliori sono in attesa di capire che cosa sta succedendo, mantengono
un certo riserbo e cercano sponsor. Altri prendono la cosa per il verso giusto
e mettono in tavola quello che c´è in casa, e non è detto poi che questo sia
così male. Ma vediamo caso per caso. Se la Fondazione Torino Musei risente
direttamente della penuria delle casse comunali, ma può contare sulle ricche
collezioni dei musei (e a Palazzo Madama la direttrice Enrica Pagella si
ingegna e inventa iniziative, dal lavoro a maglia nelle sale alle "ore
d´arte" a cura del personale), a Palazzo Bricherasio, chiuso nei mesi
estivi, l´incertezza è totale: «Si è dovuto rinunciare per l´autunno a
un´importante mostra sulla collezione Berardo di Lisbona, ora a Parigi al Museo
di Lussemburgo - dice il presidente Alberto Alessio - e ci accontenteremo di un
progetto sul naÏf Ligabue. Intanto trattiamo con assessorati e fondazioni
bancarie, mi auguro chiarezza da parte di tutti». Alla Pinacoteca Agnelli
doveva essere esposta dal 2 aprile la collezione dell´iraniano Ebrahim Melamed.
Ma non se ne è fatto nulla perché gli sponsor - Compagnia di San Paolo ed Eni -
si sono ritirati: «Fiat Group copre i costi della gestione ordinaria, per le
iniziative dobbiamo trovarci gli sponsor e non sempre si riesce - dice la
direttrice Marcella Pralormo - Speriamo in autunno di aprire Yves Saint Laurent
loves, una più contenuta rassegna del gusto dello stilista, che era vicino di
casa di Marella Agnelli a Marrakech. Siamo in attesa di conferma dagli sponsor,
intanto ci dedichiamo ai laboratori per le famiglie. Con Eataly abbiamo studiato
inoltre iniziative per gli anziani». Dalla Compagnia di San Paolo Dario
Disegni, già anima di grandi esposizioni degli scorsi anni
e anche recenti - dai tesori antichi di Afghanistan e Cina fino a quelli sommersi d´Egitto tuttora a Venaria - spiega che
si è voltato pagina: «Oggi siamo parte del Consorzio La Venaria Reale,
partecipiamo con una quota annuale alle mostre promosse collegialmente, non ne
promuoviamo più di autonome». Già, ma ci saranno ancora grandi
esposizioni nelle Scuderie juvarriane della Reggia? In attesa di quella
prevista da tempo per il 2011, dedicata, per le celebrazioni dell´Unità, a 150
capolavori dell´arte italiana, e di una kermesse dedicata al cibo e alle tavole
imbandite nelle antiche corti europee, che cosa sarà imbandito al pubblico
nella reggia? «I Tesori d´Egitto sono stati prorogati al 2 giugno, poi la
Citroniera e la Scuderia chiuderanno fino ai primi mesi dell´anno prossimo,
quando verrà inaugurato il recupero definitivo di quegli spazi - dice il patron
dell´ex residenza Alberto Vanelli - Siamo ancora in fase di discussione, ma
qualcosa per la seconda parte dell´anno si troverà».
( da "Repubblica, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Milano
Una matita e un tovagliolo anche così nasce un progetto Centodieci maestri
hanno donato 378 propri disegni al Fai per sostenere Villa Necchi Campiglio Una
mostra da oggi, un´asta da Sothebys´ il 14 maggio e un bel catalogo che segna l´ingresso
in editoria della Moleskine CARLO BRAMBILLA Schizzi autografi, improvvise
intuizioni, lampi di genio, veri e propri progetti. Disegnati dove capita. A
colori o in bianco e nero. Su un tovagliolo di ristorante, su un pezzo di carta
qualsiasi, su un taccuino, una pagina bianca. Da firme prestigiose
dell´architettura, come Norman Foster, Renzo Piano, Gae Aulenti, Mario Botta,
Mario Bellini, Zaha Hadid, Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti, Cini Boeri, Aimaro Isola, Cino Zucchi, solo per citare alcuni dei
più famosi. Sono 110 gli architetti che hanno accettato di donare al Fai, il
Fondo per l´ambiente italiano, 378 propri disegni che verranno esposti da oggi
al 10 maggio prossimo all´interno della mostra La mano dell´architetto, in tre
diverse sedi: a Villa Necchi Campiglio, alla Triennale Bovisa e presso
la sede di Abitare. Per poi essere messi in vendita a un´asta battuta da
Sotheby´s il 14 maggio. Un omaggio a Piero Portaluppi (1888-1967). I proventi
saranno destinati infatti a Villa Necchi Campiglio, da lui progettata tra il
1932 e il 1935. Particolarmente azzeccata l´idea del catalogo, realizzato da
Moleskine. Per la prima volta l´azienda che produce i mitici taccuini neri con
l´elastico, usati da Hemigway e Chatwin, entra in editoria. Un enorme quaderno
nero che si presta bene a contenere schizzi e disegni, oltre ai testi scritti.
Con una seconda parte fatta di fogli bianchi come invito a prendere appunti e
imitare i grandi architetti con i propri scarabocchi . «Villa Necchi Campiglio
è diventata in questo suo primo anno di vita una protagonista della vita
culturale milanese - racconta orgoglioso Marco Magnifico, direttore generale
culturale del Fai. - Dallo scorso settembre abbiamo avuto 27 mila visitatori.
Il massimo che questi spazi, dove si fanno solo visite guidate per piccoli
gruppi, possono sopportare. Con questa mostra il Fai ha voluto essere presente
in città nelle giornate in cui si tiene di uno degli appuntamenti culturali più
importanti dell´anno, il Salone del Mobile». Spiega Matteo Schubert, curatore
della mostra con Francesca Serrazanetti: «La totale libertà lasciata ai singoli
professionisti nella scelta dei materiali da inviare ha consentito di
raccogliere una documentazione estremamente eterogenea, sintesi eccellente di
quel linguaggio universale che inconsapevolmente unisce architetti che operano
agli estremi opposti del pianeta. Una mostra sulla natura dell´atto di
disegnare. Dal primo schizzo impulsivo alla possibile soluzione progettuale».
Con una grande funzione didattica per i giovani architetti, secondo Stefano
Boeri , presente nel catalogo con un progetto e un testo: «Tornare a usare il
disegno. Tornare a usare la matita. Perché disegnare con precisione significa
cominciare a intravedere la proiezione fisica delle nostre idee».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-18 - pag: 8 autore: KAZAKHSTAN Petrochina fa
shopping ad Astana La crisi economica non ferma lo shopping di materie prime
dei cinesi. Il presidente di Petrochina, Jiang Jiemin, ha dichiarato alla
Bloomberg che è pronto a pagare 1,4 miliardi di dollari per il 50% della
compagnia kazakha Mangistaumunaigas, che si stima abbia riserve petrolifere per
6 miliardi di barili di petrolio. Il via libera all'acquisto è già stato
garantito dal Governo di Astana: rientra negli accordi firmati giovedì a
Pechino dai presidenti dei due Paesi, Hu Jintao e Nursultan Nazarbayev, attraverso i quali la Cina ha garantito al Kazakhstan un prestito di 10 miliardi di
dollari. Metà della somma verrà versata dalla cinese EximBank alla Development
Bank of Kazakhstan, l'altra metà sarà un prestito della Cnpc (società che
controlla Petrochina) alla KazMunaiGaz, compagnia kazakha già socia di Eni e
altre major nei giacimenti di Kashagan e Karachaganak. Con Petrochina la
partnership sarà ben più stretta: di Mangiastaumunaigas avranno entrambi il 50%
e la società – assicura Jiang – «verrà guidata congiuntamente ». Astana inoltre
ha anticipato che userà parte dei finanziamenti per costruire un gasdotto che
attraverserà la parte occidentale del Kazakhstan, per poi eventualmente
congiungersi con le pipeline verso la Cina. S.Bel.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-18 - pag: 12 autore: ... L'EXPORT
DI FEBBRAIO 3,5% rondini fanno primavera? D opo sei mesi di variazioni
congiunturali negative, gli ordini dall'estero hanno messo a segno in febbraio
un rimbalzo sul mese precedente del 3,5 per cento. Per dirla con il Governatore
di Bankitalia, Mario Draghi, una rondine non fa primavera. Cominciano però ad
essere numerosi, anche se ancora timidi, i segnali di un miglioramento della
situazione, con un'economia mondiale in recessione, ma non al tappeto. Nello
stesso tempo cominciano a circolare analisi e studi che segnalano leggeri
miglioramenti nel portafoglio ordini e nell'utilizzodegli impianti. Preoccupano
ancora le stime sull'occupazione, mentre qualche luce sembra appunto arrivare
dall'export, trainato da Cina e Usa. Come sostiene anche il meno ottimista degli economisti,
Nouriel Roubini, battezzato «Mr. Doom» (Apocalisse), saranno probabilmente Cina e Usa i primi Paesi a invertire la
tendenza. Bisognerà quindi attendere i prossimi mesi per verificare se il dato
di febbraio è un rimbalzo (statistico o tecnico, per la ricostituzione
delle scorte e dei magazzini) oppure una reale inversione di tendenza.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-18 - pag: 32 autore: Segreti sommersi.
La flotta del sultanato alla ricerca di un vascello cinese affondato sei secoli
fa L'Oman lancia la «caccia al tesoro» Simone Filippetti L a principale preoccupazione
dell'Oman in questi è contrastare la recessione mondiale? No. Il crollo del
prezzo del petrolio che ha impoverito le floride «new economies» del Medio
Oriente? Nemmeno. La priorità, oggi, è trovare un vascello cinese vecchio di
sei secoli, affondato al largo delle coste del Paese. è una «Caccia al Tesoro»
in piena regola, che avrebbe entusiasmato Louis Stevenson, ma che va ben oltre
la curiosità da neo avventurieri del XXI secolo perchè interessa anche la
geopolitica e le relazioni internazionali. La smania dell'Oman per i tesori
dell'antica Cina ha trovato anche il placet di Pechino che ha dato il suo
appoggio e vede nell'iniziativa un modo per cementare le relazioni bilaterali e
i comuni interessi tra i due Paesi. Certo, il tutto sa un po' di paradosso: se
nelle acque internazionali, non lontano dallo stesso Oman, i pirati moderni
sono il problema più impellente, la flotta del piccolo sultanato del
Golfo Persico parte alla ricerca di altri "bucanieri", quelli guidati
dal capitano musulmano Zheng He al servizio della dinastia Ming: un comandante
che stava all'antica Nanjing come Marco Paolo alla Repubblica di Venezia. Sta
di fatto che dal porto della base navale militare di Saeed bin Sultan la flotta
di navi dell'Oman è partita alla ricerca. Quanto può valere l'eventuale relitto
non è dato sapere, ma i racconti degli storici tramandano che la flotta di
Zheng fosse composta da navi gigantesche, paragonabili ai galeoni spagnoli dei
conquistadores dell'America Latina o alle galere dell'Impero Romano. I 300 vascelli
di Zheng che solcavano i mari accumularono ricchezze enormi per la dinastia e
il vascello affondato potrebbe rivelarsi un forziere. Che i tesori sommersi
siano finiti nel mirino dei Governi, sempre alla ricerca di nuove entrate, nonè
di certo una novità. Madrid, per esempio, nel 2007 aveva pensato bene di
denunciare la società americana specializzata in recupero di antichi forzieri,
Odyssey Marine Exploration per l'operazione Black Swan, «cigno nero», che
riguardava un galeone del 17esimo secolo. La nave sarebbe affondata nel 1641
mentre era sotto contratto con il re di Spagna, o almeno questa fu la ragione
legale adottata da Madrid per rivendicare le monete valutate in forse 500
milioni di dollari riportate in superficie al largo delle coste britanniche
dalla spedizione statunitense. La stessa Odyssey aveva scoperto una nave
passeggeri di registrazione italiana rinvenuta l'anno prima nel Mediterraneo e
un vascello localizzato ma non ancora recuperato al largo di Gibilterra. Ma
Odyssey non aveva ceduto alle pressioni: la validità del caso spagnolo, dissero
i vertici del gruppo americano, rimangono tutta da dimostrare perché le acque
internazionali sono al centro di polemiche e contese giudiziarie. I relitti, e
i preziosi tesori che custodiscono, affascinano periodicamente imprenditori e
Governi: nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-18 - pag: 44 autore: Metalli. La difficile
situazione dell'inox rallenta i piani delle miniere Vale riduce la produzione
di nickel Gli sviluppi del mercato siderurgico in Cina
e nel resto del mondo sono ancora sotto la lente delle società minerarie e
delle acciaierie impegnate nelle trattative per definire il prezzo delle
forniture di minerale di ferro nell'anno fiscale appena iniziato. è una sorta
di guerra di posizione: i produttori di ferro – guidati da Vale, Rio Tinto e
Bhp Billiton – contano sull'atteso rilancio della domanda per spuntare prezzi
elevati, pur se non ai livelli del 2008, mentre le imprese siderurgiche cinesi
lamentano la contrazione dei consumi per giustificare l'ambizioso obiettivo di
ridimensionare i costi addirittura del 45-50 per cento. Secondo Andrew Forrest,
fondatore della Fortescue Metals, i negoziati si protrarranno fino al mese
prossimo e i prezzi della merce australiana alla fine si collocheranno tra i 51
$/tonn. fissati per il 2007 e i 91 $ dell'anno successivo. Intanto i grandi
gruppi minerari stanno prendendo atto della difficile situazione in cui versa
invece l'acciaio inossidabile. Le ultime stime del Bir, il Bureau de la
Récupération, la domanda mondiale di inox nel 2008 è scesa dell'8%, a 26
milioni di tonnellate, e quest'anno il totale rischia di diminuire addirittura
a 21-22 milioni. Le cifre forse sono troppo pessimistiche, ma sembrano
confermate dalle miniere di nickel, metallo il cui impiego prevalente è proprio
nell'acciaio inox. La brasiliana Vale, che nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: AGROINDUSTRIA MERCATI ITALIA data: 2009-04-18 - pag: 23 autore:
Barriere fitosanitarie. Al via le esportazioni ma dopo un
lungo e complesso confronto burocratico Cina, 10 anni per i kiwi italiani Massimo Agostini Se i dazi sono
l'espressione di scambi commerciali regolamentati tra l'Unione europea e i
mercati mondiali, non mancano tentativi, da parte di Paesi terzi, di applicare
in modo unilaterale barriere non tariffarie alla libera circolazione delle
merci. A questo trend non sfugge l'agricoltura, e in particolare il
settore ortofrutticolo che rappresenta una delle punte di diamante per il «made
in Italy». Con un valore all'export che nel
( da "AmericaOggi Online" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina
F1. Le Ferrari
stentano a Shanghai 18-04-2009 SHANGHAI. Stringere i denti e darci dentro con
la consapevolezza che nelle prossime gare la Rossa "correrà in
difesa". Questa la parola d'ordine alla Ferrari dopo le deludenti prove
libere di ieri. Nella prima sessione di prove sul circuito di Shanghai, dove
domani si disputerà il terzo Gran Premio della stagione, Kimi Raikkonen si è
classificato all' undicesimo posto nella prima parte e al quattordicesimo nella
seconda. Felipe Massa è stato invece quindicesimo nella prima e dodicesimo
nella seconda, mentre le Brawn GP e le altre scuderie che montano i diffusori -
gli elementi aerodinamici che garantiscono una maggiore velocità - hanno messo
a segno le migliori prestazioni. Come annunciato, la
Ferrari ha rinunciato per il Gran Premio di Cina anche all'uso del Kers, sistema che ricava un surplus di potenza
dall'energia cinetica delle frenate, per non correre rischi dopo l'incidente
occorso alla vettura di Raikkonen all' inizio del mese in Malaysia. A non
essere sorpreso della situazione difficile del team di Maranello lo stesso
Stefano Domenicali, il responsabile della gestione sportiva della
squadra: "nelle prove abbiamo visto confermate le nostre aspettative,
dovremo correre alcune gare in difesa e cercare di fare il massimo possibile. È
chiaro - ha proseguito - che senza il Kers perdiamo un po' di prestazione e, ad
una prima analisi, non abbiamo un miglioramento nel bilanciamento di una
macchina che, non va dimenticato, è stata progettata per avere questo sistema.
Siamo in una situazione difficile e dobbiamo cercare di restare calmi e
lavorare con concentrazione, su tutti i fronti". Il fronte principale è
quello del diffusore che la Ferrari dovrà montare in tutta fretta sulle
vetture. Si prevede che le Rosse saranno pronte per il Gran Premio di Spagna
(il 10 maggio a Barcellona). Il presidente della scuderia Luca di Montezemolo,
interrogato dai giornalisti ai margini di un convegno in Italia, si è rifiutato
di commentare i risultati di ieri, affermando: "non mi va di parlare della
Ferrari, dovrei dire delle cose antipatiche sulla Formula 1". In Cina, i piloti non si illudono ma cercano di fare buon viso
a cattiva sorte. "Dobbiamo spingere sullo sviluppo della macchina il più
intensamente possibile ma siamo consapevoli che sarà difficilissimo
recuperare", sottolinea Felipe Massa, secondo il quale "la lotta per il
campionato sembra essere sempre più compromessa". "Qui siamo anche
senza Kers e di conseguenza perdiamo ancora prestazione oltre a non avere il
carico aerodinamico delle macchine migliori". "L'unica ricetta per
uscire da queste difficoltà - conclude il brasiliano - è il lavoro".
Secondo Kimi Raikkonen "il bilanciamento della macchina non è male e non
risente dell'assenza del Kers. Il punto è che siamo troppo lenti rispetto alle
squadre attualmente di vertice (oltre alla Brawn GP si tratta della Toyota e della
Williams)". "Dobbiamo cercare di migliorare la vettura: oggi come
oggi non siamo più in grado di lottare per il mondiale. Non dobbiamo mollare la
presa perché potremo, attraverso il lavoro di tutta la squadra, tornare a
lottare per la vittoria". Tutta la squadra della Ferrari ci tiene ad
affermare la propria solidarietà ai terremotati dell' Abruzzo: mettere sulle
macchine la scritta "Abruzzo nel cuore" è stato solo il primo passo
di un programma che prevede l'apertura di un sito web sul quale si potranno
acquistare "memorabilia" della Formula 1 e la messa all' asta, in
maggio, di una vettura "molto speciale". L' incasso verrà impiegato
per la ricostruzione nelle zone terremotate.
( da "AmericaOggi Online" del 19-04-2009)
Argomenti: Cina
Alimentazione/Il G8
e la riscossa del cibo italiano. Il frigorifero degli orrori Di Pino Agnetti
19-04-2009 E fu così che dai vigneti della Marca Trevigiana, patria del
Giorgione e del Canova e cuore fra i più antichi e nobili dell'intero Nord Est,
l'Italia scese in guerra contro il più subdolo e pericoloso dei suoi nemici odierni:
il falso alimentare. Una specie di gigantesca "mafia" globale che
ogni anno ci costa fra i 50 e i 60 miliardi di euro più o meno dolosamente
sottratti alla nostra agroindustria (l'unica voce positiva di tutto il Pil
nazionale) e al nostro export. Con quali truffaldini artifizi è ormai noto da
tempo, anche se la fantasia di questa multinazionale del "made in
Italy" da tavola sistematicamente taroccato non finisce mai di stupire. Ce
n'è davvero per tutti i gusti. Dal "Reggianito" prodotto in Argentina
al "Parmesan Cheese" proveniente dall'Oregon. Dal "Parmesan
Fresh Grana Cheese" targato Australia al "Parmesan Cheese
Stella" originario dell'Illinois (lo Stato di Barack Obama). Dal
"Pamesello" belga al "Parmeson" lavorato
in Cina, cui si deve pure
la messa in commercio di un non meglio identificato "Pecorino vero
italiano" e di una "Caciotta" con tanto di bandierina tricolore
stampata sulla confezione. La galleria degli orrori allestita dagli scienziati
della "Spectre" agroalimentare continua con un vero diluvio di cloni
della nostra tanto amata e rinomata pasta. È il caso delle
"Linguine Ronzoni" e delle "Penne rigate golden grain"
(rispettivamente made in Pennsylvania e Missouri), degli "Spaghetti
Napoletana" e della "Pasta Milaneza" made in Portogallo, degli
"Spaghetti Mit tomatensauce" (ovviamente prodotti in Germania) e
delle "Penne Tricolore di Peppino" che vanno per la maggiore in
Austria. E che si narra diano il massimo se condite con una salsa di delicati
"Pomodorini di collina" rigorosamente coltivati e inscatolati in Cina, o con un filo di pregiato "Pompeian olive
oil" imbottigliato nel Maryland. A questo punto, un buon bicchiere di
rosso è d'obbligo. E dunque vai con una pregiata selezione di Resfosco, Chianti
e Sangiovese vendemmiati, in realtà, nella californiana Napa Valley (dove se
non altro di vino se ne intendono davvero). Ed ecco Parma e la sua "Food
valley" tornare prepotentemente in campo grazie a un "Prosciutto di
Busseto" e a un "Italian dry salame" prodotti e stagionati nella
recidiva California. Che, per la gioia degli amanti dell'affettato misto,
potranno essere serviti insieme a qualche buona fetta di "Turkey
Bologna", una mortadella di tacchino sulla cui vera origine, almeno
stavolta, non possono esserci dubbi di sorta. Fine dell'orrore? Macché, visto
che il premio per il miglior formaggio degli Stati Uniti se lo è appena
aggiudicato il "Sarvecchio Parmensan" del Wisconsin. Mentre Pechino,
scottata per via della recente vicenda dei latticini alla melamina finiti sotto
embargo, ha pensato bene di tornare all'assalto con una inquietante mozzarella
a forma di girella fatta - Dio solo sa come - con una sconosciuta pasta
filante. Ora, e per riepilogare, è giunto il momento di chiamare questa cascata
di imitazioni, spesso e volentieri pericolose per la salute umana, con il loro
vero nome: schifezze. È ciò che ha (molto ben) fatto il nostro ministro delle
Politiche agricole, Luca Zaia, inaugurando il primo G8 agricolo della storia
nel veneto borgo di Cison di Valmarino, da ieri simbolo della riscossa
dell'"italian food" mille volte copiato e umiliato. In un momento di
crisi purtroppo mai così nera pure per i produttori dei vari Parmigiano
Reggiano, Grana Padano, prosciutto Dop di Parma e San Daniele e simili, ci
voleva. Naturalmente, non poteva mancare la solita voce stonata. A colmare la
lacuna ci ha pensato, stavolta, il "Financial Times" esortando i
ministri del G8 a "non perdersi in inutili cavilli come l'etichettatura
del prosciutto di Parma". Ma davvero? Allora, facciamo così. Quel
"frigo degli orrori" provvidenzialmente aperto ieri dal ministro Zaia
e pieno zeppo di prodotti "italiani" (su dieci venduti all'estero
come tali solo uno lo è davvero) mandiamolo pure in regalo al direttore
dell'austero quotidiano economico-finanziario londinese. Vuoi vedere che anche
lui si ricrede?
( da "Repubblica, La" del 19-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 54 - Sport Il
miracolo dei meccanici di Alonso. Briatore: "Siamo in Cina, abbiamo fatto
un´imitazione..." Trapano, ghiaccio e fantasia la Renault rifatta in una
notte DAL NOSTRO INVIATO SHANGHAI - Chiamatela pure "epica del Black &
Decker". Due serrande abbassate a tre quarti, un filo di luce che esce da
sotto e che illumina un pezzo di rettilineo perso nella notte cinese, e
il rumore inconfondibile di un trapano che fa il suo lavoro. L´ultima speranza
di vedere un mondiale emozionante si accende all´alba di sabato. Gli uomini del
paddock sono andati tutti a dormire da qualche ora, con in testa ancora il
suono delle ultime polemiche di giornata. Qualcuno però è rimasto sveglio, le
mani sporche di grasso e tanta voglia di cambiare una situazione difficile da
accettare. Alle cinque e mezza del pomeriggio, al box Renault, era stato visto
arrivare un enorme pacco tutto avvolto nel nastro adesivo Dhl. Erano i pezzi
della nuova macchina di Alonso, quella con i diffusori stile Brawn Gp, spediti
via aerea dall´Europa. «Ci lavoravamo da dicembre
confida Briatore, il boss della Renault - da quando mi sono accorto del casino
che sarebbe venuto fuori. Mi ero detto prepariamo un piano B, sia mai che
dovesse servire». Appunto. I meccanici hanno scartato il pacco sotto gli occhi preoccupati di
Alonso, poi si sono rimboccati le maniche della camicia e hanno cominciato a
lavorare. Settare una Formula Uno, come si può facilmente immaginare, non è una
cosa da poco (la Ferrari, per dire, ci prova da mesi). Loro dovevano riuscirci
in una notte sola. «Sono stati commoventi racconta Briatore
sono rimasti qui tutta la notte, hanno fatto i turni, hanno fatto di
tutto, però poi alla fine, stamattina la macchina era pronta». Quasi pronta, a
dire il vero. Perché quando Alonso l´ha provata, si è accorto che alcune cose non andavano:
era troppo bassa d´assetto e, soprattutto, aveva problemi di temperatura.
Qualche minuto di panico, poi la soluzione. «I ragazzi sono stati grandi, hanno
fatto come si faceva nei vecchi racing team: Black & Decker e ghiaccio
secco». Così nel giro di un paio d´ore Alonso è stato in grado di fare il suo
numero da circo: salire per la prima volta su una macchina, farci in tutto una
quindicina di giri, e strappare una prima fila mettendo dietro macchine terrificanti
come la Brawn Gp. Merito dei diffusori («siamo nella patria delle imitazioni
doc, no?, e noi abbiamo montato una buona imitazione di quelli delle Brawn»,
ride Briatore) ma merito soprattutto dei meccanici. Mentre gli uomini della
Renault foravano la scocca e cercavano di modellare il più possibile la
macchina nuova per il pilota spagnolo, a pochi metri di distanza, un altro box
era in fermento. Quello della Red Bull. «La macchina non andava
racconta Vettel celebrando la sua pole non sapevo come fare. I meccanici mi hanno
detto di non preoccuparmi. Io inizialmente non capivo. Poi mi sono reso conto.
Hanno lavorato tutta la notte. Non sono andati a dormire e questa mattina era
pronta». (ma.me.)
( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Commenti
MIRACOLI DI SAN GIULIO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In America l´incubo del
collasso della finanza, e in definitiva dell´intero modello turbo-capitalistico
dell´ultimo ventennio, sembra scongiurato. I clamorosi profitti di bilancio
macinati dalle grandi banche d´affari, cuore pulsante del sistema, dimostrano
ancora una volta che il capitalismo uccide e rigenera le sue cellule con
velocità sorprendente. In Cina gli investimenti fissi urbani sono cresciuti del 30%, e Pechino
scommette su una crescita dell´8%. In India settori come la siderurgia e il
cemento, dopo mesi di calma piatta, mostrano picchi di risveglio. In Russia la
produzione industriale a marzo è cresciuta dell´11,1%, e il ministro delle
Finanze Kudrin ipotizza una piena ripresa già nel quarto trimestre.
Persino in Europa qualcosa si muove: l´indice Euro-Coin che stima la differenza
tra la produzione attuale e le aspettative delle imprese tre mesi prima inizia
a stabilizzarsi, mentre l´Indice Baltico che registra le variazioni del prezzo
di trasporto via mare delle merci, crollato sotto quota
( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Sport
Che succede alla Ferrari? In Cina un altro disastro Alibi finiti per le rosse si vince senza
diffusori Il ragazzo della pioggia che ricorda Schumacher La prima volta della
Red Bull, Vettel protagonista STEFANO ZAINO Ancora uno schiaffo. L´ennesimo. Il
terzo di una stagione che sta diventando drammatica. E questo di
Shanghai fa ancora più male, perché azzera qualsiasi alibi. La Ferrari perde
per colpa del diffusore? Non è vero. La Red Bull ha trionfato, ha annichilito i
due mostri di Ross Brawn, la macchina dell´ex invincibile Button e quella del
più terrestre Barrichello. E la sua vettura è stata progettata come da manuale,
nella sua parte posteriore non c´è traccia di buco, non ha reclami da cui
difendersi, semmai solo un po´ di fortuna, visto che il suo enfant prodige
Vettel ama le corse bagnate, benché, pole al sabato, sia andato come un razzo
pure sull´asciutto. SEGUE NELLA III DI SPORT SEGUE A PAGINA 39
( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III - Torino Dalla Cina al Brasile l´Icif promuove l´enogastronomia italiana attraverso
corsi di formazione Libralon e l´amico funzionario così nasce l´impero dello
chef Dopo il patto col Grinzane l´istituto si espande in 30 Paesi. Dal potente
amico 1,5 milioni Angelo è socio del cuoco in altri affari ed è proprio lui a
finanziarlo con fondi pubblici Bei tempi, quelli in cui girava il mondo
e si faceva fotografare con ministri, assessori, personalità della cultura e
dell´economia, gente di spettacolo. Cina. Brasile.
Corea. Giappone. Francesco Rutelli, Rocco Buttiglione. E il cardinale Severino
Poletto a benedire la sede centrale del suo piccolo impero, castello di
Costigliole d´Asti, uno dei topos dello scandalo Grinzane. Altri tempi. Adesso
lo chef Bruno Libralon, patron dell´Icif, l´Italian culinary institute for
foreigners, è sulla graticola. Lo ha messo sotto accusa la procura di Torino -
indagato numero 5, dopo i fratelli Soria, il factotum Carmelo Pezzino e il
fornitore di fatture truccate Mario Rocca - per i molti fondi regionali fatti
avere alla sua scuola da Angelo Soria, a suon di determine dirigenziali: 916
mila euro dal 2005 al 2008, 505 mila nel quinquennio precedente. Il fratello
dell´ex re del Premio Grinzane è un amico. Un benefattore. E un socio in altri
affari, soprattutto. Una lunga storia. L´Icif nasce nel 1991 come «associazione
senza fini di lucro finalizzata alla promozione delle tradizioni
dell´enogastronomia e dei prodotti agro-alimentari italiani all´estero,
attraverso la realizzazione di corsi di formazione in cucina ed enologia
italiana e manifestazioni promozionali». Poi, in parallelo con il Premio
Grinzane, si espande, si gonfia, allarga gli orizzonti. «La promozione e il
reperimento degli studenti - certifica il sito dello stesso istituto -
avvengono grazie alla rete capillare degli uffici di rappresentanza all´estero,
presenti in oltre 30 Paesi, divisi tra Europa, Asia, America del Nord e del
Sud». Nel 2004 l´Icif del lanciatissimo patron, classe 45
e origini padovane, «decide di ampliare le attività all´estero, con l´apertura di due
nuove sedi: la prima nel sud del Brasile, a Flores da Cunha, e la seconda in Cina, presso il campus universitario Shanghai Lingang
Science and Technology School». Nel 2006 si inaugurano una succursale italiana,
a Frossasco, e un avamposto a Seoul. Ma agli investigatori la data che è
interessa di più è un´altra, intermedia, focale. Il 20 gennaio 2005 il cuoco
globe-trotter e il funzionario regionale che da tempo lo finanzia costituiscono
una società per azioni, l´Everything, 11 mila euro di capitale sociale
deliberato, aggregando come socio di minoranza un altro chef, Giancarlo
Piccarreta. La mission? «Organizzazione di convegni, mostre e fiere, anche
all´estero». Gli scopi raggiunti? «Nessuno - aveva risposto lo stesso Libralon
a Repubblica, due mesi fa - perché la srl è rimasta una scatola vuota. Non
abbiamo concluso niente». Non bastano queste parole a tenere a freno la procura
e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria. Il patron dell´Icif, con
interessi diretti nel ristorante Antica Zecca di Caselle e nell´adiacente
albergo Jet, sede del Rotary Club Ciriè-Valli di Lanzo, giorni fa subisce una
perquisizione ed entra da indagato nell´inchiesta Grinzane. Per agevolare lui,
è la tesi degli accusatori, Angelo Soria «ha fatto un uso spregiudicato dei
poteri di spesa» e «interpretato le relazioni d´ufficio in chiave
personalistica». (l. pl.)
( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Sport
DOV´E´ IL TEAM MONDIALE? (SEGUE DALLA PRIMA DI SPORT) SETFANO
ZAINO La Ferrari affonda perché in Cina non ha montato il kers? Non è vero nemmeno questo. A parte che
non ce l´ha quasi nessuno, ieri solo le due McLaren e la Bmw di Heidfeld, che
la sua importanza è tutta da dimostrare, pesa come un accidente, fa accelerare
in rettilineo, ma complica la vita in curva, usura le gomme e disturba
l´aerodinamica. Poi le monoposto che finora hanno stritolato il
Mondiale, nelle prime due gare la Brawn, ieri le Red Bull, non si sono mai
sognate di metterlo, non sanno nemmeno cosa sia e pianga pure chi lo ha voluto
a tutti i costi. Di più: questa impertinente Red Bull da dentro l´abitacolo non
consente al pilota nemmeno la regolazione dell´ala anteriore, pensi a guidare
piuttosto, che all´assetto ci pensiamo noi ai box, mandando al diavolo anche
un´altra diavoleria su cui la Ferrari in inverno aveva cogitato tanto, quel
volante pieno di pulsanti da consegnare a Massa e Raikkonen. La Ferrari è un
disastro, difficile trovare una parola diversa con zero punti in tre gare, e
non si sa perché. O meglio si può immaginare, perché tre indizi fanno una prova
e il sospetto di una macchina concettualmente sbagliata ormai è fortissimo. Da
una squadra (stessi uomini) che negli ultimi due anni ha vinto tre mondiali su
quattro un simile crollo non è accettabile. Si può perdere, ma non essere
l´unico team (se Sutil con la Force India non fosse andato a sbattere) a zero
punti. La confusione deve lasciar posto alla lucidità, basta provarle tutte,
bisogna scegliere una strada e basta: kers sì o kers no (in Bahrein tornerà),
diffusore (arriva il 10 maggio a Barcellona) o non diffusore, riscatto (subito)
o resa. Darsi una scadenza, come una cambiale. Inizia la rimonta. Oppure si
pensa già al 2010.
( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Sport
Vettel-Webber, impresa Red Bull le macchine senza diffusori
e kers Cina, primo ko per
le Brawn. Massa fuori. Kimi decimo MARCO MENSURATI SHANGHAI dal nostro inviato
La pioggia, il vento e il lavoro dei meccanici mischiano le carte della F1
dimostrando che aveva ragione Ecclestone a dire che secondo lui il mondiale era
tutt´altro che finito. E così il Circus scopre due nuovi protagonisti:
Sebastian Vettel, già eroe del Gp di Monza lo scorso anno, e la sua Red Bull,
macchina dalle linee estreme (disegnata dal geniale Adrian Newey) che, senza
kers e diffusori, ha staccato di un minuto buono quelli che fino a ieri erano
considerati i cannibali del 2009: Button, Barrichello e le loro terribili Brawn
Gp. Una doccia fredda per tutti. Per quelli che stavano davanti e dietro le Red
Bull. Di colpo Ross Brawn e tutta la gang del diffusore (Toyota e Williams)
hanno capito che il mondiale sarà comunque difficile. I vecchi big team,
Ferrari in testa, ma anche McLaren, Renault e Bmw, si sono trovati, sempre di
colpo, di fronte alle proprie responsabilità: ma quali diffusori, è tutta colpa
loro che hanno sbagliato la macchina. La cronaca del gp di Cina
racconta di una sfida a quattro (le due Red Bull contro le due Brawn) svolta in
un´enorme nuvola di fumo e di acqua. La pioggia sottile e cattiva azzera la
visibilità. Button però ammette: «Non potevamo competere oggi, contro quelli
lì». I primi quattro posti vengono facili: primi due alle Red Bull (Vettel e
Webber) gli altri alle Brawn (Button e Barrichello). Dietro di loro,
l´autoscontro. Con macchine molto più lente che escono, sbattono, sbagliano. Si
salvano le McLaren (5° Kovalainen, 6° Hamilton) che fanno ciò che avrebbe
voluto fare la Ferrari (partenza con molta benzina, una sosta in meno e zona
punti), la Toyota di Glock (7�) e la Toro Rosso di Buemi (ottimo (8°). Deluso
Alonso, 9°: sfortunato con la safety car che all´inizio gli ha rovesciato
addosso la strategia che aveva studiato.
( da "Unita, L'" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Colle: «Bene
Obama e Ue sull'ambiente Abruzzo, vigileremo sulla ricostruzione» MARCELLA
CIARNELLI ROMA Non ha mancato ancora una volta il presidente della Repubblica
di far sentire la sua vicinanza alle popolazioni colpite dal terremoto chiamate
«ad una dura prova». Ed a cui ha voluto ribadire il suo impegno «a sorvegliare
la ricostruzione affinché il nostro territorio non subisca un ulteriore
saccheggio». Giorgio Napolitano ha parlato durante la cerimonia in occasione
della diciannovesima edizione della Giornata delle Oasi promossa dal Wwf, che
si è svolta a Castelporziano. La tenuta presidenziale «oasi per un giorno» è
stata aperta ad una folla di visitatori, quasi duemila persone che hanno
sfidato la pioggia mentre altre migliaia di persone si sono recate nelle cento
oasi sparse in tutta Italia. Tutelare l'ambiente La tutela dell'ambiente è uno
degli impegni che il presidente della Repubblica ha da sempre ribadito. Non può
riguardare una sola nazione e non un'altra. Deve essere un lavoro collettivo
cui nessuno può far mancare il proprio sostegno. Fin qui non è andata così.
Napolitano non ha mancato di sottolineare il diverso atteggiamento degli Stati
Uniti dopo l'arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama. Ed anche la posizione
d'avanguardia assunta dall'Europa. «Questo è una anno importante per la lotta
contro le conseguenze dei cambiamenti climatici e dobbiamo tutti comprendere
che proteggere la natura significa anche dare contributi per avere successo».
Quindi grande soddisfazione davanti «alla grande novità del forte impegno del
presidente Obama per fare degli Usa un Paese protagonista nell'impegno della
tutela del clima. Senza il contributo degli Stati Uniti d'America e, domani ci
auguriamo, di Cina e India è difficile vincere questa battaglia». Per quanto
riguarda l'Europa Napolitano ha dato atto alla Ue di aver preso «una posizione
di avanguardia, senza aspettare che anche tutti gli altri maggiori protagonisti
dell'economia mondiale fossero pronti a dare un loro contributo, aprendo una
strada che ci auguriamo possa essere seguita con successo». Comunque le
«nuove condizioni, più favorevoli» stanno già influendo sull'atteggiamento dei
Paesi che fanno parte del G20 «che rappresentano la grande maggioranza delle
potenze mondiali». Le scadenze internazionali I prossimi appuntamenti
internazionali potranno essere sfruttati appieno per lavorare a favore
dell'ambiente, per un futuro migliore. Ci sarà il G8 a La Maddalena. Nei
prossimi giorni, prima tappa in preparazione, è prevista «una riunione a
Washington che non ho dubbi saprà dare i suoi frutti». E poi, dopo il G8, ci
sarà la Conferenza di Copenaghen che «dovrebbe essere il momento e il luogo
delle decisioni concertate in materia di tutela ambientale su scala mondiale».
Il presidente ha consegnato tre premi, uno al volontariato, uno all'educazione
ambientale e un altro alla ricerca scientifica e si è congratulato con il neo
presidente Stefano Leoni e con Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf cui
Napolitano ha espresso il suo «elogio incondizionato» per l'azione svolta con
impegno nella difesa dell'ambiente affermando che «chi ama l'Italia non può che
apprezzare l'eccezionale contributo che l'associazionismo dà alla tutela del
nostro patrimonio paesaggistico e naturale». Rapaci e tartarughe A
Castelporziano sono stati liberati dei rapaci, nell'oasi di Burano cinque
tartarughe Caretta caretta hanno ritrovato il mare, ovunque passeggiate, gite a
cavallo, laboratori di archeologia e visite guidate. E l'impegno a difendere la
natura. Che deve essere di tutti. E non solo di chi già lo fa. La tutela
dell'ambiente è un impegno ribadito dal presidente della Repubblica. Che
significa vigilare sulla ricostruzione in Abruzzo ma anche, guardando oltre i
confini, lavorare al fiancodi chi ha lo stesso interesse.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-04-19 - pag: 1 autore: Se il mondo
riparte +30 La crescita percentuale In Cina gli
investimenti fissi urbani hanno registrato l'aumento più forte dall'ottobre
2007. è uno degli indicatori di segno positivo che emergono dalle varie aree
mondiali
( da "AprileOnline.info" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
L'alfabeto nella
nuova modernità Vincenzo Vita*, 20 aprile 2009, 15:31 Democrazia in Rete La
rete non è un insieme di nodi o un collegamento di computer, bensì un vero
universo cognitivo, antropologico, sociale. La ricchezza possibile della
democrazia, contro le tendenze neoautoritarie supportate invece dal cattivo uso
della vecchia televisione generalista. Qui si gioca anche la definizione dei
tratti di un riformismo adeguato alla contemporaneità, che ha bisogno di
credibilità, affidabilità, di linguaggi interni alla network society. Ecco,
allora, il perché della proposta di legge presentata in Senato, e sottoposta
alla discussione on line: la neutralità della rete come diritto di cittadinanza
La crisi economica (e pure sociale e culturale) ci riapre tanti discorsi che
sembravano chiusi dalla maturazione della stagione moderna. Qualità e non solo
quantità, ecosistema, energie rinnovabili, attenzione al carattere antisismico
delle comunità abitative, sostenibilità ambientale, ecologia dell'informazione.
In un contesto, dunque, assai diverso da quello che segnò la prima fase di
internet, quello pionieristico ma legato al boom delle telecomunicazioni, oggi
la rete è la metafora di un'altra possibile idea di sviluppo: di una decrescita
serena (Latouche), dell'homo artifex ( Sennett), di una cultura libera e del
nuovo spazio pubblico comune (Lessig), di un'evoluzione partecipativa della
postdemocrazia (de Kerckhove), di un nuovo potenziale blocco sociale - il
Quinto Stato- (Formenti), di un generale superamento del fordismo e del mercato
di massa generalista (Anderson), dell'economia puramente strumentale verso la
logica del dono (Berra), di una tecnica utile e non solo potenza intellettuale
della produzione (da Marx a Wiener a Cini). E' tutto
facile? Al contrario, ci ammonisce Sara Bentivegna: le diseguaglianze digitali
sono immanenti, in un'articolazione più complessa ed emblematica del vecchio
digital divide quantitativo, e in una società informazionale accuratamente
descritta da Castells in cui la ipermodernità è il nuovo grande territorio del
conflitto, con le opportunità dei social network e le chiusure della
prepotente logica proprietaria del lavoro immateriale. E' la questione del
copyright, che si vorrebbe perpetuare secondo logiche di un altro secolo. E' la
questione ricorrente della censura, che ha fatto capolino anche in Italia sotto
specie di progetti di legge (Carlucci) o di emendamenti (D'Alia, ma in corso di
utile chiarimento con l'autore), malgrado la recente utilissima raccomandazione
del Parlamento europeo. La rete, ben descritta da un bel volume di Francesca
Comunello, non è un insieme di nodi o un collegamento di computer, bensì un
vero universo cognitivo, antropologico, sociale. La ricchezza possibile della
democrazia, contro le tendenze neoautoritarie supportate invece dal cattivo uso
della vecchia televisione generalista. Difficile mettere bavagli, come ha
dimostrato l'insuccesso in Francia del tentativo del governo di arrivare al
taglio dell'accesso, e come al contrario ha messo in evidenza la radicale,
straordinaria politica di Obama, che ha fatto della rete e della sua apertura
il paradigma della "rivoluzione americana". Qui si gioca anche la
definizione dei tratti di un riformismo adeguato alla contemporaneità, che ha
bisogno di credibilità, affidabilità, di linguaggi interni alla network society.
Ecco, allora, il perché del testo che abbiamo sottoposto alla discussione,
cercando di innovare nel metodo della decisione proprio con la consultazione on
line: la neutralità della rete come diritto di cittadinanza, il free software
in quanto alfabeto nella nuova modernità. Digitale: sostantivo, non aggettivo
di televisione. I punti essenziali sono il frutto di una lunga fase di
riflessione, che ha nel progetto di legge della Regione Sardegna un suo
riferimento, come possiamo considerare gli spunti di Angelo Meo e di Stefano
Rodotà. Riferimenti davvero rilevanti. Per attribuire alla rete non già il
sapore antico di un new media, bensì il segno del millennio che stiamo vivendo,
perché assuma le sembianze del luogo, e non del non-luogo della postmodernità
passiva e omologata. E, questa volta, il messaggio è il mezzo, la forma tecnica
è un' est-etica, il testo un pre-testo. * Vice Presidente della Commissione
Cultura del Senato *Il testo della proposta di legge presentata al Senato
( da "AprileOnline.info" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina
America o Americhe?
Agostino Spataro, 20 aprile 2009, 18:55 La riflessione E' inaccettabile, o se
si vuole, poco professionale che qualificati giornalisti, anche del TG1,
ministri e capi di governo usino il termine totalizzante di "America"
per indicare gli Usa i quali, per quanto importante sia il loro ruolo nel
mondo, sono soltanto uno dei 33 Paesi sovrani in cui si suddivide il continente
americano. Ovviamente, l'errore non è commesso per ignoranza ma per piaggeria
verso il paese più potente del mondo e i suoi governanti che, fino ad oggi,
hanno interpretato questo ruolo in chiave imperiale, considerando il resto
delle Americhe come dipendenze esotiche da sfruttare e dominare anche col
tallone di ferro di sanguinose dittature C'è da sperare che il recente
"Vertice delle Americhe" di Trinidad e Tobago, dove si è posta
l'esigenza di un approccio nuovo, paritario delle relazioni fra Usa e i diversi
Paesi latino-americani, a cominciare da Cuba, serva a far entrare nella testa
di alcuni giornalisti, uomini politici e ministri italiani che di Americhe ve
ne sono più d'una. Un'ovvietà, si potrebbe osservare. Purtroppo, così non è,
visto che inviati e commentatori blasonati continuano ad identificare l'America
con gli Stati Uniti d'America (Usa). Acronimo che si consiglia di declinare per
esteso per non far confusione con i confinanti Stati Uniti del Messico.
Insomma, errori grossolani che alle elementari sarebbero segnati in rosso. Ma
si tratta di un errore di geografia o c'è dell'altro? Cercheremo di scoprirlo nel
seguito. Intanto, rileviamo che è inaccettabile, o se si vuole, poco
professionale che qualificati giornalisti, anche del TG1, ministri e capi di
governo usino il termine totalizzante di "America" per indicare gli
Usa i quali, per quanto importante sia il loro ruolo nel mondo, sono soltanto
uno dei 33 Paesi sovrani in cui si suddivide il continente americano. Nemmeno i
presidenti Usa, solitamente, sono incorsi in tale scorrettezza, per altro
offensiva della dignità politica ed etnica degli altri 32 Stati che, con gli
Usa, fanno parte di diverse organizzazioni panamericane, fra cui l'Osa. Così
come è notorio che, per una consolidata convenzione geo-politica, il continente
viene suddiviso in tre grandi ripartizioni, in tre Americhe: del Nord, del
Centro e del Sud. Quindi, più che di un errore geografico, si tratta di un
errore politico davvero pacchiano che nemmeno i nostri vecchi contadini,
emigrati ed analfabeti, commettevano, poiché distinguevano fra "America
buona", alias ricca, riferita ad Usa e Canada, e le altre nazioni
(soprattutto del sud) che indicavano con America- Argentina, Americazuela,
(Venezuela), Brasile, ecc. Insomma, comunque la si giri, nessuna ripartizione
del continente americano giustifica l'assurda identificazione. Ovviamente,
l'errore non è commesso per ignoranza (che sarebbe un'attenuante) ma per
piaggeria (che è un'aggravante) verso il paese più potente del mondo e i suoi
governanti che, fino ad oggi, hanno interpretato questo ruolo in chiave
imperiale, considerando il resto delle Americhe come dipendenze esotiche da
sfruttare e dominare anche col tallone di ferro di sanguinose dittature. A chi,
come la piccola Cuba, ha avuto l'ardire di ricercare una via autonoma e sovrana
si è risposto con un blocco economico totale che dura, inutilmente, da oltre
mezzo secolo. Forse, Obama si sarà reso conto che il blocco non paga o che,
comunque, non è servito ad abbattere il regime castrista il quale, nonostante i
diversi errori commessi, è ancora in sella, legittimato a trattare con gli Usa
sulla base dei principi di pari dignità e sovranità. Dopo questo deludente
vertice, la nuova amministrazione Usa sa che senza sciogliere positivamente il
nodo cubano non potrà giocare un ruolo di riferimento nei rapporti con
l'America latina che oggi è la realtà politicamente e socialmente più
interessante del pianeta. Ma torniamo al tema iniziale: America o Americhe? Per
evitare confusioni e tante brutte figure, meglio sarebbe chiamare gli Stati,
come si fa con le persone, col loro nome ufficiale, di battesimo. Non si
darebbe - come in questo caso- l'impressione d'inchinarsi troppo di fronte al
trono, più di quanto richiede il cerimoniale di corte. In ogni caso, chi in
vario modo rappresenta l'Italia e i suoi organismi dovrà sempre mantenere, di
fronte a chicchessia, un comportamento sobrio, degno delle nostre tradizioni
storiche e culturali, della nostra democrazia che, se ben applicata, certo non
sfigura nel confronto con altre. Tutto ciò non per orgoglio, ma per rispetto
dovuto agli altri popoli e paesi. Ricchi e poveri. In particolare, verso gli
altri 32 Stati americani che percepiscono questo "errore" come una
grave offesa alla loro dignità di stato e di nazione, giacché gli Usa non sono
l'America, ma solo una sua parte. L'altro giorno, sul volo Buenos Aires- Roma,
me lo ha fatto notare il mio amico Eduardo Fernandez, presidente del Foro
argentino degli inventori, il quale aggiunse che gli Usa sono l'unico paese al
mondo a non avere un nome proprio che li caratterizzi in base al dato etnico e
territoriale. Esempio: l'Italia si chiama così perché
abitata da italiani, la Cina da cinesi, il Cile da cileni, ecc. Quel grande territorio fra il
Canada e il Messico è chiamato Stati Uniti d'America, ma non rappresentando-
come abbiamo visto- l'intero continente americano non si può loro attribuire la
qualifica di "americani" per antonomasia. Dettagli, si potrà
dire. Tuttavia, la questione merita una riflessione non solo di natura
semantica, ma culturale e politica, specie in questo momento in cui tante cose
date per eterne si stanno dimostrando molto caduche.
( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Torino
Luca Barbareschi e Chiara Noschese all´Alfieri recitano Gaber. All´Erba va in
scena la storia dell´ultimo imperatore della Cina Alessandro e Maria, cronache di ex
amanti MAURA SESIA C´è Gaber, ma non solo la sua musica e le sue parole ne Il
caso di Alessandro e Maria, scritto sì da Gaber e Sandro Luporini, rivisto però
dall´interprete e regista Luca Barbareschi, in un personale omaggio plasmato
sul testo dell´amico Giorgio e sulle melodie del quintetto capitanato da Marco
Zurzolo, che oltre ad arrangiare brani di Pino Daniele e Sergio Endrigo
ha composto pezzi originali. Lo spettacolo, dopo una prima tranche di tournée
nazionale che lo ha visto a Milano e Verona, approda al Teatro Alfieri da oggi
a domenica. è definito «piccolo musical da camera» e si avvale della
partecipazione di un´attrice di talento che ha maturato esperienza e raccolto
gratificazioni con la Compagnia della Rancia: Chiara Noschese. In scena un
uomo, una donna, un pianoforte ed una band, che ricopre un ruolo fondamentale,
dialogando alla pari con i protagonisti. Lui e lei, un tempo amanti, si
ritrovano, uguali e invecchiati, e rammentano la liaison che fu, svelando le
medesime incrinature che li avevano allontanati: sono entrambi puerili ed
insicuri, imperfetti. I quadri sono cinici ma autentici e toccanti; si tratta
di «spostamenti del cuore» secondo l´autore, che sottolinea: «Quello che per me
conta è sapere quanto si finge e quanto si fa sul serio. Perché è proprio da
lì, da questa pulizia del sentire, che si può trovare il coraggio di ridare
un´occhiata al mondo». Le scene sono di Massimiliano Nocente, i costumi di
Teresa Acone, le luci di Mario Esposito. La commedia in due atti debuttò nel
1982 con lo stesso Gaber e Mariangela Melato. Barbareschi, pur avendo visto ed
apprezzato quella prima versione, non l´ha affatto riprodotta. Al Teatro Erba
torna da oggi a domenica (in orari inconsueti, con alcune repliche mattutine e
da venerdì serali) Il sogno del piccolo imperatore, realizzato dalla Compagnia
Torino Spettacoli con la regia di Alberto Barbi; drammaturgo è Gian Mesturino,
le musiche sono di Enrico Messina. Anche questo è un musical, sul crinale tra
il mito e la contemporaneità. Sul palco gli imberbi interpreti rappresentano la
vicenda di Ying Zhèng, imperatore bambino della Cina unificata,
che esprime le contraddizioni tra i desideri di un ragazzo ed i doveri del
comando.
( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Torino
Moni Ovadia mette in scena il sogno sovietico ironia, disillusione e
inquietudine per l´Italia di oggi MAURA SESIA Un artista illustre, bulgaro di
nascita ma immigrato e cresciuto a Milano: Moni Ovadia è il primo e
rappresentativo portavoce dei teatranti alla "Biennale Democrazia". è
contento di partecipare? «Molto. Adesso in Italia ha un senso grandissimo una
manifestazione di questo genere». Lei recita La bella utopia, lavoratori di
tutto il mondo ridete, da domani a venerdì al Teatro Nuovo. Qual è la chiave
della pièce? «è uno spettacolo antirevisionistico, lirico ed epico. Cerco di
restituire la vicenda sovietica a quello che fu un grande sogno, mutatosi prima
in incubo, poi in realtà piatta. Voglio restituirgli un volto umano». Con uno
stile particolare? «Il mio. Per raccontare mi servo di uno strumento urticante
ma vivificante, l´umorismo ebraico del periodo sovietico. Parlo della stagione
terrificante dello stalinismo cercando di ridare dignità a uomini che
sacrificarono la vita per un ideale. Risarcisco le vittime di un grande
equivoco». Cosa intende? «Credevamo che il comunismo si opponesse
al capitalismo e la Cina ci
ha smentiti; credevamo che portasse alla democrazia invece la Russia è in mano
ai burocrati. Tracimano contraddizioni che hanno mietuto caduti». Il suo è
quindi un inno ad un popolo dimenticato? «L´Unione Sovietica, con la seconda
guerra mondiale, ha avuto oltre venti milioni di morti che nessuno celebra: è
uno scempio indegno di una civiltà». Che effetto ha il suo lavoro sullo
spettatore nostrano? «Nella rapsodicità della mia narrazione il pubblico scopre
una storia su cui è sceso un velo di dimenticanza; nessuno, tranne Minoli in
una bella trasmissione televisiva, ha parlato onestamente della resistenza di
Leningrado». Ritrovare in scena certe situazioni può aiutare ad analizzare il
presente? «Certo, assistiamo in politica ad uno stalinismo di ritorno con
annessa insofferenza per le opposizioni. Lo spettacolo rispecchia anche
l´ipocrisia insita nelle nostre istituzioni». Quante "Biennali
Democrazia" ha incontrato finora? «Oltre a questa bella iniziativa di
Torino, si moltiplicano in Italia eventi simili, coordinati da figure
coraggiose fuori dal coro. C´è gran voglia di parlare di democrazia». Secondo
lei come sta quella italiana? «è profondamente malata. Con il presidente del
consiglio proprietario di televisioni è solo possibile una democrazia a regime
ridotto. Una cosa simile succede in Thailandia, ma lì la popolazione si è
ribellata». E qui perché non succede? «Sono purtroppo diffusi i sintomi che
hanno portato al fascismo: qualunquismo, opportunismo e molta vigliaccheria.
Sono profondamente preoccupato per il mio paese». Ci sono altri artisti oltre a
lei che operano a favore di un risveglio democratico? «Ascanio Celestini, Marco
Paolini ed altri che fanno teatro civile di narrazione. Se non fosse per i
teatranti saremmo messi piuttosto male». Ha avuto dei maestri? «Tadeusz Kantor,
grande mentore e amico; aveva coniato l´attore manichino, che indossa il ruolo
e non lo interpreta. Io ho cercato di costruire così il musicista. Utilizzo
drammaturgicamente il suonatore: non è più ai margini ma recita ed è al centro
dell´azione teatrale».
( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Roma
Organizzata dalla regione, è partita la missione di albergatori, tour operator,
società di servizi Il Lazio alla conquista della Cina obiettivo i nuovi ricchi di Pechino
ALESSANDRA PAOLINI Contro la crisi, sulle Orme di Marco Polo le imprese della
Regione partono alla conquista della Cina. E lo fanno con due spedizioni per mettere la bandierina su un
Paese «non più emergente, ma già emerso», per dirla come l´assessore al turismo
e allo sviluppo del Lazio Claudio Mancini. E dove i ricchi sono in
aumento. Così, mentre si è appena conclusa al "Metal Ku" di Pechino
una mostra dei più rinomati maestri orafi romani, da Buccellati a Bulgari, che
ha richiamato l´attenzione di 30.000 cinesi, un´altra mission sta per andare in
porto. Sempre di gioielli si parla, ma di quelli che fanno parte del nostro
patrimonio archeologico, culturale e paesaggistico. Trentadue le imprese romane
e laziali (tra alberghi, agenzie di viaggio e società di servizi) che fino a
venerdì si divideranno tra Pechino e Seul, in Corea per stringere accordi e
scambiare affari con i tour operator del luogo, in una sei giorni organizzata
dall´assessorato al turismo della Regione e dall´Apt. Segmento, quello coreano
e cinese, che per gli addetti ai lavori sembra assolutamente necessario se si
vogliono risollevare le sorti di un turismo malconcio. E sui cui Mancini punta
moltissimo. In progetto, la formazione a Roma di guide turistiche che sappiano
il cinese, e la volontà di Adr, Aeroporti di Roma - anche loro nella spedizione
- di installare a Fiumicino cartelli segnaletici per chi arriva dalla Cina. Commenta Paolo Paolillo della Arro, l´associazione
gioiellieri di Confcommercio appena tornato da Pechino dopo aver organizzato la
mostra Roma e il gioiello, la fabbrica dei sogni: «L´importante è conquistare,
non aggredire questi mercati».
( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Economia
L´operazione Un fondo cinese vuole entrare nella Daimler SHANGHAI - Un fondo
sovrano cinese sarebbe intenzionato ad acquisire una quota in Daimler. Secondo
l´Handesblatt, i vertici del gruppo automobilistico tedesco sono già in contatto
con il fondo cinese. E da Shanghai arrivano stime che
parlano della Cina come il
primo mercato dell´auto al mondo nel 2009, come già anticipato dal sorpasso
delle vendite sugli Usa a gennaio. In un mercato mondiale stimato nel
( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 20 - Economia Dalla Cina impegni su sicurezza alimentare e concorrenza. La Fao: contro la
fame ancora molto da fare Agricoltura, intesa su dazi e prezzi Chiuso il G8
"verde" di Treviso. Zaia: regole per i mercati RODOLFO SALA dal
nostro inviato CISON DI VALMARINO (TREVISO) - Tutti soddisfatti, i ministri
dell´Agricoltura degli otto Grandi riuniti per tre giorni, e per la
prima volta, dall´italiano Luca Zaia in un castello della Marca Trevigiana. Il vertice
si è chiuso con l´impegno, si legge nel documento finale, «ad utilizzare tutti
gli strumenti a disposizione per ridurre gli effetti negativi dell´attuale
crisi finanziaria sulla povertà e la fame, a rafforzare e incoraggiare una
produzione alimentare sostenibile, aumentare gli investimenti in agricoltura e
nella ricerca». Ma il più soddisfatto è il padrone di casa: «L´Italia - gongola
Zaia - ha portato a casa due risultanti importantissimi». Il primo è un no
fermo agli effetti negativi che la speculazione finanziaria produce sui
mercati, «affamando i popoli e i produttori», aggiunge il ministro leghista. Il
secondo, molto più controverso, riguarda il sostanziale via libera a «regole
certe che impediscano la concorrenza sleale» da parte di alcuni Paesi che
riescono a immettere nei mercati occidentali prodotti a bassissimo costo,
perché i loro lavoratori sono meno protetti, e spesso a discapito della qualità
e della sicurezza. è l´antica questione dei dazi che riemerge anche in questo
G8 dell´agricoltura. Questione interessante, non foss´altro perché al summit,
oltre ai ministri degli otto Grandi, partecipano anche quelli di paesi come
l´India e la Cina, che certo non gioiscono per
l´imposizione di dazi su alcuni loro prodotti agricoli, a cominciare dal riso,
ma si dicono comunque soddisfatti, dagli esiti di questa tre giorni. Ecco il
viceministro cinese Niu Dun: «Per i dazi auspico una regolamentazione scientifica,
e penso non dovrebbero creare ostacoli allo sviluppo del commercio dei prodotti
agricoli». In ogni caso per Nin Dun il vertice di Cison di Valmarino è
«innovativo» e fa emergere «un modello di discussione importante: è stato
costruito un buon tavolo dove scambiarsi informazioni e sono stati raggiunti
accordi, comuni visioni per essere solidali, per affrontare assieme la crisi
economica». Commento di Zaia: «La Cina ha preso
impegni molto precisi sul tema della sicurezza alimentare, e non ha fatto muro
contro i dazi: più di così�». Certo, anche in questo clima di concordia, i
ministri sono consapevoli che il mondo è ancora molto lontano dal raggiungere
l´obiettivo fissato dalla dichiarazione del Millennio di dimezzare la fame
entro il 2015. Il direttore della Fao Acques Diouf prova a dirlo così, con un
auspicio: «Abbiamo parlato di sicurezza alimentare e attirato l´attenzione
internazionale sul fatto che non siamo usciti dalla crisi alimentare;
auspichiamo che potremo affrontare i problemi strutturali e giungere a
soluzioni concrete». E su una questione vitale come quella della speculazione
dei prezzi sui mercati agricoli, non si può che «rimandare - si legge nel
documento - alle maggiori istituzioni internazionali», vale a dire i governi
che si riuniranno al G8 della Maddalena, «per un approccio coordinato alla
gestione degli stock alimentari», da utilizzare contro l´eccessiva volatilità
dei prezzi in funzione calmieratrice. Rimane il fatto che i Paesi del G5
(Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica), e quelli
del G3 (Argentina, Australia, Egitto), pur presenti al summit, sono stati
esclusi dalla firma del documento. Per volontà, soprattutto, degli americani, e
nonostante le pressioni di Italia, Francia e Russia. «Ma - precisa Zaia - se
non fossero stati d´accordo non avrebbero partecipato alla presentazione del
documento approvato».
( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Economia
Maxi-collocamento nell´alluminio cinese un test per le
Borse La Cina lancia quello
che potrebbe essere il più grosso collocamento azionario dell´anno. Si tratta
della prima quotazione in Borsa, a Hong Kong, del colosso Zhong Wang, uno dei
leader mondiali nei prodotti in alluminio. Con l´offerta pubblica di
sottoscrizione Zhong Wang punta a raccogliere 1,6 miliardi di dollari Usa.
E´ un test cruciale per saggiare la disponibilità dei mercati ad assorbire
nuove emissioni azionarie di un volume elevato. La fiducia dei dirigenti cinesi
è corroborata dal fatto che le Borse di Hong Kong e Shanghai hanno messo a
segno le migliori performance mondiali da inizio anno. Zhong Wang offre in
vendita 1,4 miliardi di azioni pari al 26% del suo capitale. La forchetta
iniziale di prezzo si situa tra 6,80 e 8,80 dollari di Hong Kong. Il debutto
alla Borsa di Hong Kong sarà l´8 maggio. Federico Rampini [goodbye assegni] Per
più di tre secoli sono stati la principale forma di pagamento, ma adesso stanno
per scomparire, perlomeno in Gran Bretagna: gli assegni, che hanno celebrato
due mesi or sono il 350esimo anniversario, cesseranno di esistere entro il 2018
e forse anche prima, secondo quanto annunciato dal Payments Council,
l´organismo che regola le transazioni commerciali nel Regno Unito. Ma
l´imminente dipartita dell´assegno, sostituito da carte di credito, transazioni
bancarie e pagamenti con il telefonino, preoccupa le piccole aziende. Un
sondaggio del Forum of Private Business, che rappresenta 3500 piccole e medie
imprese britanniche, ha riscontrato che il 72% dei pagamenti tra queste società
avvengono ancora con assegni. Eliminarli, prima che un sistema alternativo sia
entrato in vigore, sarebbe un danno per tali aziende, afferma il Forum. Enrico
Franceschini
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-21 - pag: 8 autore: Francia. Dopo le dure proteste
dei dipendenti del gruppo Usa Intesa alla Caterpillar: meno tagli e fabbrica
operativa fino al 2015 Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente Parigi è
scesa in campo per evitare che il caso Caterpillar degeneri provocando un
incontrollabile effetto domino. I delegatisindacali della filiale francese del
gruppo americano e i suoi dirigenti sono stati ricevuti domenica al ministero
dell'Economia. Al termine dell'incontro, durato dieci ore, le parti sono
riuscite a elaborare una bozza d'accordo che dovrebbe permettere il ritorno
alla normalità dopo mesi di agitazioni e proteste, anche estreme. Scioperi, il
sequestro di quattro manager, picchetti ai cancelli nei due stabilimenti in
Isère e occupazione degli impianti. Tutto il lecito e il meno lecito per
strappare migliori condizioni nell'ambito del piano di ristrutturazione
annunciato in gennaio e che nella versione originaria prevedeva tagli
occupazionali per oltre 700 dipendenti su 2.700. L'intervento del mediatore
governativo Philippe Gustin, vicedirettore di gabinetto del ministro
dell'Economia Christine Lagarde, è servito a gettare le basi di un compromesso
che dovrà ora essere approvato con un referendum dai lavoratori di Caterpillar
France. I dipendenti sono riusciti ad ottenere una riduzione dei tagli al
personale, da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-21 - pag: 8 autore: Macchine utensili Pechino
batte gli Stati Uniti Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente L' associazione delle società tedesche di macchine utensili ha
rivelato che nel 2008 la Cina è stata il primo produttore al mondo in questo settore,
scalzando gli Stati Uniti. Secondo una stima della Vdma nel 2008 il settore ha
registrato un fatturato mondiale di 1.600 miliardi di euro, in rialzo dai 1.350
miliardi di euro del 2007. Nel contempo, le imprese cinesi sono
cresciute per raggiungere un giro d'affari di 271 miliardi di euro, davanti
alla Germania (ferma al secondo posto, con 233 miliardi) e agli Stati Uniti
(231 miliardi). Il balzo della Cina nel 2008 non deve
sorprendere. Solo verso la fine dell'anno l'economia globale ha lanciato
segnali di rallentamento. Nella prima parte del 2008,prima dell'aggravarsi
della crisi finanziaria, l'espansione economica mondiale era rimasta vigorosa,
trainata dal commercio internazionale. Per molti versi la produzione cinese di
macchine utensili è il riflesso di un Paese che si sta rapidamente ammodernando
e che utilizza con crescente successo i beni utensili di origine occidentale.
Nella classifica pubblicata ieri, l'Italia è al quinto posto, con un fatturato
di 108 miliardi, dietro al Giappone (186 miliardi). La fiera industriale di
Hannover, che si tiene questa settimana, è stata anche l'occasione per nuove
stime sull'economia. Mentre la Bundesbank afferma che il trimestre dell'anno si
è chiuso peggio del quarto trimestre del 2008 (terminato con un -2,1%), ieri la
Vdma ha sostenuto che una stabilizzazione nel settore delle macchine utensili è
possibile già nel secondo semestre. «Ci aspettiamo che da metà anno dovrebbe
concludersi la fase di calo degli ordini», ha detto il presidente
dell'associazione di categoria Hannes Hesse. Ciononostante, la Vdma prevede un
calo degli ordini su base annua del 10 per cento. La produzione americana
calerà del 15%, quella dell'Europa occidentale del 13%, quella giapponese
addirittura del 25 per cento. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-21 - pag: 10 autore: ANALISI Se l'America rinuncia
al giardino di casa di Silvio Fagiolo L e aperture di Obama a Cuba segnano il
mutamento forse piu significativo nella politica estera americana. Certamente
quello le cui radici sono più lontane nel tempo. Più lontane del possesso
dell'arma nucleare, che il nuovo presidente vorrebbe cancellare dalle relazioni
internazionali. Oppure della ostilità verso l'Islam, che egli si ripromette di
superare con una nuova disponiblità al dialogo. A Cuba,terreno di lotta al
colonialismo spagnolo, l'America alla fine dell'Ottocento era uscita dal suo
isolamento e aveva iniziato un nuovo ciclo della sua storia, muovendo guerra
alla Spagna e ottenendo un protettorato sull'isola. Un ciclo di affermazione
anche con la forza dei suoi interessi e dei suoi valori, accampando un diritto
di interferenza nel proprio "giardino di casa", che era stato comune
a tutti i presidenti americani, anche i democratici più illuminati. Fino ad
allora gli americani avevano realmente creduto che l'unico modo per scongiurare
i demoni della storia fosse di tenersi lontani da essa, dai compromessi
inevitabili e dai conflitti cruenti. Da quel primo intervento armato nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-21 - pag: 15 autore: Nelle recessioni
il Graal dell'economia Richard Koo è l'ispiratore delle scelte di Tokyo e
sostenitore dell'intervento dello Stato Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro
inviato Q uando il 16 marzo scorso il primo ministro Taro Aso ha iniziato una
serie di brainstorming con ben 83 esperti, si è capito subito che stava per
arrivare in Giappone una manovra di stimolo all'economia più ampia di ogni
previsione: al Kantei, la residenza ufficiale del premier, il primo ad
arrivare, assieme al ministro delle Finanze Kaoru Yosano, è stato un cittadino
americano di origini taiwanesi, sia pure nato a Kobe: Richard Koo. Il 55enne
capo economista del Nomura Research Institute è diventato il profeta globale
dei tempi nuovi, dopo essere stato per anni una voce che gridava invano nel
deserto:è l'avvocato più convincente della necessità di aumentare senza remore
la spesa pubblica per contrastare la recessione, e lo spregiatore più
autorevole delle preoccupazioni di riequilibrio dei conti statali in
quest'epoca d'emergenza. Il suo ruolo di consulente del Governo giapponese è
risalente nel tempo, ma mai come adesso sembra ascoltato con attenzione (anche
altrove), tanto più che le sue sollecitazioni coincidono con il desiderio di
Aso di presentarsi all'appuntamento delle elezioni con più carte da giocare.
Così l'ammontare del nuovo pacchetto straordinario è stato stabilito a 15.400
miliardi di yen ( oltre 150 miliardi di dollari), pari a circa il 3% del Pil,
che porta al 5% del Pil il totale degli stimoli con mezzi freschi a un'economia
piombata in profonda recessione. Un po' meno del 6% del Pil ottimale per Koo,
ma più di quanto immaginabile dopo le due precedenti manovre e un bilancio
statale di previsione già gonfiato. Quanto basta per aver suscitato qualche
gelosia per la sua posizione di "consigliori", inquadrabile nel
tradizionale amore-odio giapponese per il gaiatsu (la pressione esterna) di cui
il Paese sembra spesso aver bisogno per prendere decisioni non consensuali. Se
Koo insegna alla Waseda University di Tokyo dal 1998 ed è in Nomura dal 1984,
la sua formazione è tutta americana: studi a Berkeley e master dalla Johns
Hopkins, doctoral fellow presso il board della Federal Reserve e poi economista
della Fed di New York (1981-'84). Quale maggior esperto del "decennio
perduto" giapponese, è stato proiettato dalla crisi attuale verso una
statura internazionale da star. Non a caso, è appena tornato nel suo ufficio di
Otemachi da un lungo viaggio in Canada, Usa e Olanda: ospite ufficiale di
Governi o di commissioni parlamentari. A sentirlo parlare, è difficile non
essere affascinati dal mantra che ripete in modo ossessivo e con una semplicità
sconcertante. Senza modestie, Koo ritiene di aver trovato nientemeno che il
Santo Graal della scienza economica. Il copyright dell'espressione è di Ben
Bernanke: «Chi arriverà a comprendere davvero la Grande Depressione avrà
trovato il Santo Graal dell'economia». Koo ha intitolato alla coppa miracolosa
l'ultimo dei suoi quattro principali libri ( The Holy Grail of Macroeconomics:
Lessons from Japan'sgreatrecession) sottolineando che nessun economista ci ha
mai pensato, nemmeno Keynes. In sostanza, Koo distingue tra recessioni normali
e recessioni da balance-sheet (da bilancio): in queste ultime, seguite allo
sgonfiamento di una precedente bolla, si verifica un fenomeno mai preso in
considerazione dagli economisti, ossia il fatto che le imprese non tendono più
a massimizzare il profitto, ma solo a riparare la loro struttura patrimoniale,
a ridimensionare le attività e a ripagare il debito. L'economia entra nella fase
yin (ombra) e gli strumenti di politica monetaria non funzionano più, in quanto
la domanda di prestiti resta evanescente anche in presenza di tassi zero. Non
può allora che intervenire lo Stato,come borrower d'ultima istanza,per colmare
il gap della domanda ed evitare una spirale devastante. A poco a
poco,l'economia tornerà nella fase yang ( luce) con la ripresa della domanda di
prestiti, e il settore privato riacquisterà fiducia (fino a un nuovo eccesso
che ricreerà una bolla). Il corollario di questa teoria è che le banche vanno
ricapitalizzate direttamente, mentre è controproducente inseguire la chimera di
una stabilizzazione finanziaria cercando semplicemente di ridurre la pressione
sul sistema degli asset tossici. A parte gli occhiali, Koo somiglia vagamente a
un lottatore di kung-fu, e mena fendenti virtuali a tutto spiano. «Henry
Paulson? Non ha mai capito niente», dice Koo senza remore. Epiteti che sfuma
appena riferendosi ad al-tri, come Heizo Takenaka (lo zar finanziario sotto
Koizumi). Ma ne ha anche per Bernanke (troppo fiducioso, almeno fino a poco
tempo fa, negli strumenti di politica monetaria) e per l'economista Paul
Krugman-ex suggeritore a Tokyo di un piano per provocare inflazione- che pure
di recente sembra essersi avvicinato al suo messaggio, consigliandoa Obama di
rischiare per eccesso anziché per difetto. Krugman riconosce che quella di Koo
è una delle migliori road map per capire il caos di oggi, ma eccepisce che le
sue teorie non necessariamente servano da ricetta per l'America (tanto più che
il Giappone era uscito qualche anno fa dal ristagno economico grazie all'export
e non alla domanda interna: soluzione non replicabile). Koo salva uno dei
predecessori di Paulson, Paul Volcker, e riconosce qualche merito a Timothy
Geithner: il suo Public-Private Investment Program è sì di dubbia efficacia, ma
appare come un modo per aggirare la strettoia politica di un Congresso non più
disposto ad allargare i cordoni della borsa, specie dopo lo scandalo dei bonus
ai manager Aig.«Ma Geithner mostra di non capire quello che è successo in
Giappone, quando dice che il ritardo nel salvare le istituzioni finanziarie
prolungò la recessione- afferma Koo-. La sua asserzione secondo cui i
non-performing asset delle banche devono esser eliminatiquanto prima per
evitare agli Usa una recessione alla giapponese è sbagliata ». Koo riconosce
che anche i responsabili po-litici, che ha visitato di recente in mezzo mondo,
restavano a bocca aperta quando lui spiegava che le banche giapponesi (come
quelle Usa durante la crisi del debito latinoamericano) erano riuscite a
evitare un credit crunch nonostante una situazione patrimoniale indebolita. «In
Giappone, anche se le banche avessero fatto pulizia dei crediti inesigibili
prima, l'economia non si sarebbe potuta risollevare mentre le imprese
continuavano a ridurre i loro balance-sheet ». Insomma, «a Washington manca la
consapevolezza che migliorare la salute delle banche e alleviare la stretta al
credito sono spesso obiettivi politici contraddittori». Controproducente, secondo
lui, è la balzana idea di effettuare "stress test" sulle principali
istituzioni finanziarie Usa rivelando i risultati al pubblico: se positivo, il
test alimenterà il sospetto di mano morbida degli ispettori; se negativo, ci
sarà necessità di iniettare capitali ma il Congresso dirà di no. «Bisogna
distinguere tra il raffreddore e la polmonite – continua Koo . Le recessioni
normali si curano con rimedi consueti, ad esempio la politica monetaria.Quelle
da balance sheet, con mezzi eccezionali per rilanciare la domanda. Come fossimo
in guerra». E il deficit statale, che a Tokyo già viaggia verso il 180% del
Pil? «In Inghilterra dopo l'ultima guerra era al 250% del Pil. Ma è
sopravvissuta. E Churchill ha fatto la cosa giusta spendendo fino alla vittoria
». I critici di Koo, però, sottolineano che a lume di logica la sua ricetta
appare troppo semplice: spendere a più non posso senza considerare gli effetti
collaterali. Koo non nega che in alcuni casi la spesa pubblica giapponese abbia
finanziato progetti discutibili, ma ritiene che, in tutti i Paesi, sia questo
il momento per largheggiare: chi ha bisogno di nuove infrastrutture agisca ora,
chi ha un sistema sanitario inadeguato provveda adesso. «I soli Governi che
stanno agendo con la consapevolezza che la malattia è una polmonite e non un
forte raffreddore sono l'Esecutivo di Aso in Giappone, la Cina e forse il Canada». Quanto
all'Europa di oggi, Koo nota che nel Welfare State la funzione di
"stabilizzatore automatico" della politica fiscale opera assai più
che in Giappone o in Usa, ma che occorre una mobilitazione fiscale più ampia,
specie in Germania e Francia: altrimenti misure di spesa da parte di altri
Paesi Ue più piccoli rischiano di avere efficacia limitata. Del resto,
Koo afferma di aver detto quattro anni fa alla Bce che se fosse «italiano o
francese» non accetterebbe una situazione come quella della Germania, che è
uscita dalla recessione seguita allo scoppio della bolla tecnologica del 2001
abbassando il costo del lavoro domestico, ossia esportando merci (e
disoccupazione) nei Paesi confinanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA Americano di
Kobe. Richard Koo, 55 anni, è capo economista del Nomura Reserach Institute LA
TEORIA Le banche vanno ricapitalizzate direttamente, controproducente invece
inseguire stabilizzazioni finanziarie pensando di ridurre la pressione degli
asset tossici
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-21 - pag: 19 autore: SPECIALE
LUXURY24.IT DESIGNER/1 Jahangeer: «In Africa focus sui bisogni sociali»
«Superare la cultura della povertà».è questo l'obiettivo del lavoro di Doung
Anwar Jahangeer, 39 anni, nato in Mauritaniae trapiantato
in Sud Africa: «Cerco ispirazione nella gente comune». DESIGNER/2 Shao Fan: «In
Cina design nella
tradizione» Shao Fan, 45 anni, rampollo di una famiglia di artisti di Pechino,
racconta come mixare dinastia Ming e stile contemporaneo. E come la calligrafia
diventerà un'icona.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-21 - pag: 19 autore: Arredamento. Al
via da domani la fiera milanese del design: la crisi non frena gli investimenti
delle aziende espositrici Il mobile rilancia il made in Italy Nel 2008 il
settore illuminazione ha resistito meglio al calo dei consumi Rita Fatiguso
MILANO Adda passà 'a nuttata, la nottata deve passare. Il distillato di
filosofia napoletana calza a pennello per questa Milano che domani inaugura i
Saloni 2009 nel polo esterno della Fiera, a Rho, all'insegna dell'ottimismo
della volontà. Specie quella di chi ha continuato a investire, come nulla
fosse, senza timori da recessione galoppante, nella più prestigiosa Fiera
mondiale del design. Tutt'intorno agli spazi fieristici brulica un indaffaratissimo
formicaio di almeno un milione di persone, che lavora senza sosta per onorare i
tempi di apertura. «Per ognuno dei 1.200 espositori al solo Salone
internazionale del Mobile, un terzo dei quali viene dall'estero,lavorano almeno
trecento persone, tralasciando, ovviamente, l'indotto» calcola, a spanne, Carlo
Guglielmi, presidente di Cosmit, la società che organizza l'Evento (ormai
promosso con tanto di E maiuscola). Un segnale, questo, che secondo Guglielmi
«vale più di cento calcoli e statistiche». Il popolo dei Saloni,quest'anno,
potrà arrivare ancora più numeroso grazie ai collegamenti meglio rodati
rispetto agli anni scorsi che faranno la loro parte per garantire quel flusso
di almeno 300mila visitatori atteso per tutti e quattro i Saloni (oltre al
Salone del mobile, quelli del Complemento d'arredo,Euroluce e Salone
Satellite), perchè da oggi la stazione ferroviaria di Rho-Fiera entra a regime.
Collegata con un tunnel pedonale alla fermata della metropolitana Rho-Fiera e
ai padiglioni, con partenze ogni quindici minuti dalla rete di stazioni locali
dell'hinterland. Tutta Milano, del resto, grazie ai Saloni acquista nuova vita,
specie di notte. Sullo sfondo, resta il bollettino di cifre diffuse da
Federlegno Arredo sull'andamento del settore che registra un calo del 4,3% del
fatturato alla produzione 2008 del settore arredamento, architrave dell'intero
comparto. Congiuntura peraltro confermata dall'indagine dell'Ufficio studi di
Intesa Sanpaolo sui bilanci non consolidati di 2mila aziende del settore:
fatturato del mobile 2008 bloccato a -3,6% e, soprattutto, esportazioni giù del
4,5% con «un deterioramento delle condizioni di domanda nei primissimi mesi del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-21 - pag: 21 autore: Allarme Ue Da
Pechino il 59 per cento dei prodotti pericolosi BRUXELLES. Dal nostro inviato
Super-eroi con vernice tossica e mini-moto che perdono i pezzi, ma anche
bustine di essiccante che contengono un potente funghicida in grado di
provocare gravi dermatiti: sono saliti del 16% a quota 1.866 i prodotti
pericolosi, notificati al sistema d'allarme europeo Rapex e ritirati dal
mercato unico nel 2008. Degli oggetti tolti dagli scaffali dei negozi europei (
giocattoli ma anche apparecchi elettrici, veicoli e prodotti tessili), la
stragrande maggioranza (59%) è di origine cinese; il 20% è di provenienza
comunitaria, un ulteriore 11% arriva da Paesi terzi, mentre per il restante 10%
non si conosce neppure l'origine. Ben 57 prodotti a rischio sono risultati di
origine italiana (4%), seconda sola alla Germania (5%) tra i Paesi Ue
produttori di merci a rischio. Negli ultimi due anni sono salite le segnalazioni
dell'Italia al Rapex,limitate però al 2% del totale. «In un momento in cui il
fattore prezzo è molto importante per gli acquirenti – ha avvertito il
commissario Ue ai consumatori, Meglena Kuneva – non ci può essere tolleranza
sulla sicurezza dei prodotti». La Kuneva ha annunciato che dal 1Ú maggio sarà
proibita in tutta l'Ue l'importazione di prodotti in cuoio e pelle, dalle
scarpe ai divani, mobili o giocattoli (compresi i peluche) contenenti Dmf
(dimetilfumarato). Il nocivo funghicida, che provoca dolorose
dermatiti, è stato trovato in febbraio anche nelle bustine di essiccante
granulato contenute in 4mila scatole di scarpe sequestrate a Trieste dai Nas in
quattro container arrivati dalla Cina. E.Br. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 26 autore: In Turchia sostegni
pari al 4% del Pil Vittorio Da Rold ISTANBUL. Dal nostro inviato «Il Governo
turco ha predisposto pacchetti di sostegno alle imprese pari al 4% del Pil». Lo
ha detto il ministro dell'Economia, Mehmet Simsek, astro nascente del panorama
politico turco nonché ex banchiere di Merrill Lynch, intervenendo ai lavori del
secondo Media and Economic Forum intitolato "Turchia, crocevia
strategico", organizzato dall'Unione di Amicizia Italia-Turchia conclusosi
sabato scorso a Istanbul. Ankara ha aumentato gli investimenti in
infrastrutture da 2 a7 miliardi di lire, ha incrementato il sostegno agli
esportatori, ha ridotto l'Iva sull'acquisto di casee capannoni industriali, sostenuto
l'aquisto di auto nuove con incentivi alla rottamazione delle vecchie (fornendo
uno sconto del 35% per tre mesi sul prezzo di listino), elevato del 37% le
risorse della Bank import-export, (l'ente di sostegno all'esportazione),
costituito un fondo di sostegno per le Pmi e fornito garanzie alle banche per
invitarle a prestare i soldi alle imprese. Il Governo è anche pronto a favorire
la trasformazione delle imprese tessili in grave crisi. Una serie articolata di
pacchetti di stimolo che hanno aiutato a superare la fase acuta della crisi.
«L'economia turca, che ha 68 miliardi di riserve in valuta e un disavanzo delle
partite correnti a gennaio e febbraio in surplus (a causa del calo dei consumi
interni) – ha proseguito Simsek - risente ancora della crisi globale, ma
abbiamo superato la fase di panico e, anche se ci vorrà del tempo, la crisi si
può considerare superata per due terzi». Il ministro ha sottolineato come il
suo Paese abbia deciso di investire nell'istruzione pubblica, nell'alta
velocità ferrroviaria («costruiremo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 27 autore: L'Indonesia non si
piega alla crisi Ritorno alla finanza islamica: venduti titoli per 650 milioni
- Bene i consumi interni Stefano Carrer Le ultime notizie positive sulle
prospettive di una economia che sta dando sorprendenti dimostrazioni di
vitalità sono arrivate nel fine settimana dal settore finanziario e da quello
dell'energia. La prima emissione globale di sukuk lanciata dall'Indonesia si è
rivelata un grande successo: Giakarta ha rastrellato 650 milioni di dollari con
una operazione che diversifica le fonti di finanziamento estero e rilancia la
finanza islamica come accesso al mercato dei capitali a condizioni vantaggiose.
Il ministro dell'Energia, Purnomo Yusgiantoro, ha inoltre annunciato che l'Eni
ha scoperto importanti giacimenti nell'area offshore di Ambalat, da cui si
potranno ricavare fino a 50mila barili di petrolio al giorno. A non fare
trionfalismi è stata la società italiana, perché i diritti su quella regione al
largo del Borneo sono contestati dalla Malaysia, che ha dato concessioni
parallele alla Shell. Pare evidente che il cane a sei zampe, che già nel 2005 aveva
interrotto le esplorazioni dopo forti tensioni tra i due Paesi, tema di essere
coinvolto direttamente nella disputa territoriale, ora che Purnomo ha
dichiarato: «Abbiamo chiesto all'Eni di proseguire le sue attività, alle quali
il Governo offre garanzie di sicurezza ». Il fatto certo è che un Paese da non
molto uscito dall'Opec, perché diventato importatore netto, avrà necessità
energetiche sempre maggiori. Mentre la crisi ha fatto cadere in profonda
recessione varie economie asiatiche ( a partire dalla "tigre"
Singapore), l'Indonesia ha chiuso il 2008 con un aumento del 6,1% del Pil, e
quest'anno dovrebbe proseguire la marcia, sia pure in rallentamento al 3-4% (al
5% secondo alcune stime governative), per poi riaccelerare nel 2010: la dipendenza
relativamente minore dall'export e una gestione macroeconomica efficiente
consentono di compensare con un vasto mercato interno la recessione nei
principali partner commerciali. I più ottimisti vedono già il più popoloso
Paese musulmano come la "nuova India" (slogan di una copertina di
Newsweek) e il quinto polo emergente da affiancare ai Paesi Bric (Brasile,
Russia, India e Cina): un segnale preciso è la presenza di Giakarta nel G-20 e
nell'outreach del G-8, tra i nuovi protagonisti dei vertici. Molti analisti trovano
conforto nell'esito (sostanzialmente in favore di una stabilità) delle elezioni
del 9 aprile, che sembrano preannunciare la conferma di Susilo Bambang
Yudhoyono alle presidenziali di luglio. I timori per il cambio della
rupia si sono calmati e, se anche "SBY" dovesse modificare la
maggioranza su cui si appoggia, gli osservatori non vedono particolari
problemi, sempre che vengano confermati i tecnocrati alla guida dell'economia,
a partire dal ministro delle Finanze, Sri Mulyani Indrawati. Quest'ultimo ha
ammesso che le esportazioni potrebbero calare quest'anno in valore del 30%, ma
ha sottolineato che la bilancia commerciale resta e rimarrà positiva, mentre i
consumi saranno supportati dalla manovra di sostegno all'economia (pari a 6,3
miliardi di dollari, l'1,4% del Pil), che cerca anche di rilanciare le
infrastrutture. Se l'export è sceso di quasi il AFP 35%nei primi mesi di
quest'anno, le importazioni sono calate ancora di più (-42% a febbraio), anche
perché scoraggiate. «Alcuni recenti provvedimenti sembrano rinverdire il
ricorso allo strumento delle barriere non tariffarie – afferma Angelo Infusino,
direttore dell'Ice a Giakarta –. è evidente un giro di vite sull'import, in
particolare di beni di consumo, attraverso più stretti controlli e oneri entrati
in vigore a febbraio ». Solo attraverso alcuni porti e aeroporti possono ora
essere importati prodotti di abbigliamento, calzature, alimentari, bevande ed
elettronica. Dal 1Úaprile un nuovo regolamento frena inoltre l'import di
acciaio. L'interscambio dell'Indonesia con l'Italia, comunque, ha varie voci in
forte aumento, a partire dai macchinari. A Milano ha cominciato a operare
l'Indonesia trade promotion center e, dal 9 al 16 maggio, una missione
imprenditoriale lombarda si recherà a Giakarta e Bali. «Riteniamo che in un
momento di crisi economica come quello attuale, sia di fondamentale importanza
esplorare mercati emergenti che presentano nuove opportunità di business per le
nostre imprese – dice Pier Andrea Chevallard, direttore di Promos – e l'Indonesia
è sicuramente un Paese sul quale puntare». stefano.carrer@ilsole24ore.com ©
RIPRODUZIONE RISERVATA Ritorno di fiamma. Una pubblicità per i prodotti della
finanza islamica a Giakarta. Torna l'interesse degli investitori per gli Sharia
bond
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 27 autore:
CREDITO & ISLAM Ora il «sukuk» sbarca in Cina La malese Affin Holdings, con sede a Kuala Lumpur, e Bank of
East Asia, di Hong Kong, hanno in programma di aprire una filiale specializzata
in finanza islamica in Cina.
La sede prevista per la joint venture è Urumqi, capitale dello Xinjian.
Bank of East Asia ha acquisito una quota di Affin nel 2007 con l'obiettivo di
sviluppare la finanza islamica nei Paesi asiatici.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 28 autore: Task force Via al
tavolo per attirare capitali cinesi in Italia Dalla collaborazione fra il
ministero dello Sviluppo economico italiano e quello del Commercio estero di
Pechino nasce il gruppo per l'attrazione degli investimenti cinesi in Italia. I
lavori sono stati inaugurati ieri da Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo
economico con delega al Commercio estero: «Stiamo definendo una lista di
proposte di investimenti in Italia da sottoporre all'attenzione del Governo
cinese, che già entro l'estate dovrebbe essere in Italia per una missione di
acquisto». Nel corso dei lavori Urso ha anche annunciato
una missione in Cina, dal 6
al 9 di giugno, finalizzata proprio a sollecitare gli investimenti del Paese
asiatico in Italia. Il gruppo, che è un risultato della Commissione mista
Italia-Cina dello scorso
dicembre, ha visto la partecipazione anche dei ministeri degli Affari esteri e
dell'Economia e delle Finanze, insieme a Confindustria, Ice, Simest,
Sace, Invitalia, Abi, Fondazione Italia-Cina e Camera
di commercio italo-cinese. In altre parole trutti i rappresentanti delle
istituzioni delegate al sostegno ell'internazionalizzazione. Tra i gruppi
finanziari erano invece presenti Mediobanca, UniCredit, Intesa SanPaolo, Bnl
Paribas, Ubibanca, i Fondi italiani per le infrastrutture e Mandarin Advisory.
«La Cina ha specifico interesse in alcuni settori in
cui dovremo concentrare la nostra offerta, come l'hi tech, il manifatturiero
avanzato, il turismo – ha sottolineato Urso – La logistica, soprattutto,
potrebbe assumere un ruolo fondamentale, in particolare alcuni porti italiani
sono sotto osservazione da parte degli investitori cinesi».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 28 autore: LIBRI & STUDI
L'India che verrà Parola di Nilekani U n o sguardo visionario sul futuro del
Subcontinente indiano che parte da uno dei suoi uomini più illustri. Nandan
Nilekani è il fon-datore di Infosys Technologies, la multinazionale informatica
simbolo dello sviluppo indiano prima, e del suo successo nel mondo poi. La sua
immagine dell'India passa attraverso un inevitabile pacchetto di
trasformazioni, che spazia dalle infrastrutture all'alfabetizzazione, dalla
riforma del lavoro a quella della burocrazia, dalla creazione di città a misura
d'uomo allafine delle caste. Un Paese nuovo, dove la corsa dell'economia possa
finalmente andare di pari passo con la modernità del vivere e la fine della
povertà. Motori alternativi oltre la Muraglia C h e in Cina il parco auto sia in continua
crescita è cosa nota. Così come è risaputo che l'inquinamento ambientale è un
tema all'ordine del giorno anche a Pechino, dove l'interesse per le energie
alternative è in aumento. Meno discusso è invece il fatto che tutto questo avrà
conseguenze sulla produzione dei motori per le auto in circolazione,che
in futuro potranno dover funzionare con carburanti diversi dalla benzina e dal
gasolio. At Kearney ha preparato uno scenario su come apparirà l'offerta e la
disponibilità di motori a energie alternative in Cina nel
2020. Con una serie di indicazioni utili agli attori occidentali che operano in
questo mercato. Imagining India: the Idea of a Renewed Nation Nandan Nilekani
Penguin Press Pag. 511 27,05 euro Great Leap Forward or Déjà Vu? The
alternative energy car landscape for China in
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 28 autore: Pearson raddoppia
l'affare della lingua inglese in Cina Accordi conWse e
con Livemocha per crescere anche online Nicol Degli Innocenti LONDRA Insegnare
inglese agli stranieri è un business che non conosce crisi. Secondo il British
Council nel mondo ci sono 1 miliardo di persone che studiano l'inglese come
seconda lingua ed entro il 2020 il loro numero raddoppierà a 2 miliardi, grazie
all'effetto combinato della globalizzazione, dell'immigrazione e dei viaggi più
frequenti. Ne sa qualcosa Pearson, il gruppo specializzato in prodotti
educativi che controlla tra l'altro il Financial Times e la casa editrice Penguin.
La sua divisione International Education da tempo punta a conquistare una
consistente fetta del mercato e nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM (ARTENERGY) data: 2009-04-21 - pag: 20 autore: Agricoltura.
Concluso il vertice G-8 di Treviso - I Paesi emergenti non firmano il documento di indirizzo No di Cina e India all'accordo Sulle scorte alimentari critiche anche di
Brasile, Sud Africa e Messico Alessio Romeo CISON DI VALMARINO «Tutte le
istanze avanzate dall'Italia alla fine sono state accolte ». è soddisfatto, il
ministro delle Politiche agricole Luca Zaia, al termine dei lavori del primo
G-8 dell'Agricoltura che si è chiuso ieri a Cison di Valmarino (Treviso)
dopo tre giorni di lavori (si evada Il Sole 24 Ore del 18 e 19 aprile). Nella
dichiarazione finale sottoscritta dai ministri degli otto Paesi più ricchi del
pianeta (che si apre con la constatazione che «il mondo è ancora molto lontano
dal raggiungimento dell'obiettivo di dimezzare la percentuale di persone che
soffre la fame entro il 2015») hanno trovato spazio tutte le proposte avanzate
alla vigilia dalla presidenza italiana: aumento della produzione agricola per
combattere la fame nel mondo, gestione coordinata delle scorte cerealicole
mondiali, incremento delle energie rinnovabili, aumento degli investimenti
nell'agricoltura sostenibile e lotta alla speculazione sulle commodity
agricole. Anche se i contrasti non sono mancati e il documento finale, che non
è stato sottoscritto come si sperava all'inizio dai Paesi del G-5 (Brasile, Cina, Sud Africa, India e Messico) e dagli altri Stati ai
quali l'incontro era stato allargato (Egitto, Argentina ed Australia) è uscito
inevitabilmente ridimensionato rispetto alle ambizioni iniziali. Soprattutto
sul tema chiave della gestione coordinata delle scorte alimentari per evitare
il ripetersi di crisi come quella di inizio 2008. Il testo si limita infatti a
un generico impegno a «esplorare varie opzioni in merito a un approccio
coordinato per la gestione degli stock», rinviando alle organizzazioni
internazionali il compito «di esaminare se questo sistema può essere efficace
per affrontare le emergenze umanitarie e limitare la volatilità dei prezzi» e
di «valutare la fattibilità e le modalità amministrative di questo sistema».
Anche sulle misure di lotta alla speculazione non si è andati oltre
l'affermazione della necessità di «monitorare ed effettuare ulteriori analisi
sui fattori che, potenzialmente, possono determinare la volatilità dei prezzi
delle materie prime agricole, inclusa la speculazione». Su entrambi i punti ha
pesato l'opposizione del ministro dell'Agricoltura Usa, Tom Vilsack. Avanti
tutta invece sull'incremento delle energie rinnovabili di origine agricola per
combattere i cambiamenti climatici, ma in «modo sostenibile » e tale da «non
compromettere la sicurezza alimentare». Altro mirabile esempio di equilibrismo
diplomatico si trova nella formula utlilizzata per rilanciare il Doha Round, il
negoziato multilaterale sulla liberalizzazione degli scambi in ambito Wto, con
l'immancabile impegno per «una conclusione equilibrata, globale e ambiziosa del
Doha Round». Proprio su questo tema si è consumata la divisione con i Paesi del
G-5, grandi esportatori di derrate agricole e favorevoli a una maggiore
liberalizzazione, Brasile in testa. Anche se tra gli stessi Paesi emergenti le
posizioni sulle trattative Wto sono diverse. Come ha spiegato nella conferenza
stampa conclusiva il ministro cinese: «Siamo favorevoli alla riduzione dei
dazi, ma questa non deve creare ostacoli allo sviluppo dell'Agricoltura nei
Paesi in via di sviluppo; sulle tariffe serve una regolamentazione scientifica
per promuovere uno sviluppo sostenibile del commercio di prodotti agricoli».
Come dire, tagli ma non per tutti. La dichiarazione finale sottoscritta dagli
otto ministri agricoli sarà inviata al G-8 che si terrà alla Maddalena dall'8
al 10 luglio prossimi. Per Zaia il documento «apre un nuovo corso, riportando
l'agricoltura al centro dell'agenda politica internazionale ». Sostanzialmente
positivi i giudizi di Cia, Coldiretti e Confagricoltura. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-04-21 - pag: 2 autore: Nelle aree rurali
rimborsi fino al 10% del prezzo per chi acquista camioncini In campagna la corsa
ai minivan CHANGXING. Dal nostro inviato Il vecchio triciclo si ferma nel
piazzale facendo un baccano assordante. Il signor Huang, sua moglie e suo padre
scendono dalla vettura, si scuotono la polvere di dosso, e cominciano a
curiosare tra le offerte della concessionaria. «Questo ormai è tutto scassato
», dice il contadino, indicando il suo ferrovecchio a tre ruote corroso dalla
ruggine e annerito dagli anni. «Giù al villaggio - spiega - ci hanno detto che
gli agricoltori possono usufruire di un sussidio per comprare un nuovo minivan.
Così, siamo venuti qui per farci un'idea». Non c'è che l'imbarazzo della
scelta. Le case automobilistiche hanno preso al volo l'opportunità offerta loro
dal Governo all'inizio dell'anno,quando è stato varato il piano di rilancio per
l'industria automobilistica nazionale. E hanno riempito
subito i saloni dei loro rivenditori sparsi in ogni angolo della Cina di minivan, veicoli commerciali di
piccola taglia e camioncini ultraleggeri destinati alle popolazioni rurali. «In
Cina ci sono 800 milioni di
contadini, e ognuno di loro sogna di guidare un'auto. Sembra che il Governo
voglia trasformare questo sogno in realtà», dice Yale Zhang, analista di Csm
Asia. Mao Tse-tung si rivolterebbe nella tomba se sapesse che, proprio
mentre la grande crisi sta mettendo con le spalle al muro il capitalismo
planetario, alcune grandi multinazionali si reggono ancora in piedi grazie al
sostegno delle campagne cinesi. Può sembrare un paradosso, ma se finora General
Motors non è affondata miseramente anche in Cina è
grazie ai contadini come il signor Huang che nelle ultime settimane si sono
precipitati dai concessionari per cambiare i loro automezzi vecchi, obsoleti e
inquinanti: a marzo, le vendite della casa automobilistica americana sul
mercato cinese sono aumentate del 25 per cento. Alla base di questa crescita
controtendenza, c'è proprio la straordinaria performance della joint venture
costituita da General Motors con Saic e Wuling che ha portato alla creazione
del maggiore produttore cinese di minivan. Il mese scorso, la società mista ha
venduto oltre 90mila veicoli commerciali, registrando un incremento record del
38 per cento. Ma, di questi tempi, General Motors non è l'unica a fare cassa
grazie ai quattrini dei contadini cinesi. Un po' tutte le case automobilistiche
del Dragone stanno traendo vantaggio dagli incentivi alla rottamazione dei
vecchi mezzi agricoli, come dimostra il boom delle vendite totali di
autoveicoli registrato a marzo (oltre 1,1 milioni di unità). «Grazie a questi
provvedimenti, nel primo trimestre 2009 abbiamo triplicato le nostre vendite»,
spiega il direttore commerciale della concessionaria di Changxing, una
cittadina nella provincia dello Zhejiang, dove si aggira curiosando la famiglia
Huang. La legge, con cui Pechino ha messo sul tappeto 730 miliardi di dollari
di incentivi all'economia, parla chiaro: i contadini che entro il 31 dicembre
2009 decideranno di rottamare i loro automezzi- perlopiù grossi treruote a
motore come quello del signor Huang, e camioncini di bassa potenza - con nuovi
light truck o minibus di cilindrata inferiore a
( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 9 - Economia
Chimica, Tir e ordinativi dall´estero così il made in Italy avvista la ripresa
Per le aziende la recessione frena. Ma l´occupazione resta al palo Il dossier
D´accordo gli industriali veneti: il peggio è passato, si ripartirà in autunno Benetton,
Calligaris e San Benedetto ritengono che la fase più critica sia finita
ALESSANDRA CARINI MILANO - C´è chi ha rovesciato il tradizionale motto
"speriamo in meglio e prepariamoci al peggio", in un promettente:
"prepariamoci al meglio". Del resto l´economia, si sa, è fatta anche
di aspettative. E l´attesa, o, meglio, il timore, fondato sui dati di gennaio e
febbraio, era quello di una primavera gelida. E invece con marzo sono arrivati
i segnali di una frenata nella caduta e qualche promettente segno di risveglio.
Lo rileva la Banca d´Italia nel suo ultimo bollettino che, prudente, parla di
un´attenuazione nella morsa della recessione. Lo hanno segnalato gli
imprenditori che, nell´ultima indagine della fondazione Nord-est, hanno
allentato il pessimismo su ordini e vendite all´estero. Lo dicono le ultime
valutazioni sull´andamento dei consumi fatte dall´Istituto Piepoli che ad
aprile segnala una qualche attenuazione nella caduta degli acquisti. Lo
mostrano, a quanto afferma il ministro delle Attività Produttive, Claudio
Scajola, i dati di febbraio che «danno un aumento del 3,5% degli ordinativi
dall´estero». Ma anche a livello internazionale tutti i termometri che hanno
misurato la crisi in questi mesi e che avevano continuato a scendere si sono
fermati o hanno rimbalzato sul fondo raggiunto: dalla domanda di materie prime,
valutata sui futures, al Baltic-Dry Index che segnala le variazioni dei prezzi
nel trasporto via mare. E poi ci sono i primi squarci in un panorama che ha
visto finora una crisi che non ha risparmiato nessuno: le
economie di India e Cina
mostrano anche esse un freno nella caduta delle esportazioni e ieri in Germania
l´indice Zew che misura le aspettative sull´economia tedesca, è tornato
positivo dopo 21 mesi di dati con il segno meno davanti. La fine dell´incubo di
una primavera gelata, con indici ancora in caduta, ha aperto la speranza di una
qualche ripresa entro l´anno. Anche se a dominare è per ora la prudenza.
Primo perché i segnali non sono univoci: nelle zone manifatturiere del Nord, ad
esempio, i consumi elettrici segnalano un marzo ancora piatto. Secondo perché
si parte da livelli molto bassi ed è probabile che non poco abbiano pesato, nei
rimbalzi di questo inizio di primavera, il pesante destoccaggio cui l´industria
è stata costretta anche dalla crisi finanziaria. Nella chimica, che, per
tradizione, producendo un bene intermedio, è la prima a rilevare le inversioni
del ciclo, c´è stata una piccola ripresa della produzione e un rialzo nei
prezzi dell´etilene, ma si parla di livelli del 25-30% inferiori all´anno
scorso. «Se ripresa sarà, i tempi saranno lunghi e lenti», dicono alla
Federchimica. Terzo, infine, è che non c´è un segnale di svolta sul fronte
dell´occupazione: «Siamo in stand by dentro la crisi, marzo è fermo. Non ci sono
segni ripresa neanche nelle assunzioni che sono le prime a reagire: del resto
l´occupazione entra per ultima e esce per ultima dalle crisi», dice Bruno
Anastasia, che per Veneto Lavoro cura un osservatorio all´avanguardia nelle
statistiche sul mercato del lavoro. Ma la "stabilizzazione della
discesa" come la chiama il presidente degli industriali veneti Andrea
Tomat, ridà non solo speranze, ma anche possibilità di resistenza ad un mondo
manifatturiero che ha fatto ricorso a tutta la sua flessibilità per affrontare
questi mesi di crollo della domanda, ma che non può fare miracoli se non
riprendono ordini e vendite mercati. Così perfino la fine della latitanza dei
Tir sulle strade, misurata dalla modesta caduta dell´1% a marzo nel traffico
pesante sull´autostrada Venezia Trieste, è stata accolta con sollievo. «Il
peggio è passato. Da qui non si può che ripartire, anche se solo dall´autunno
potremo attenderci un consolidamento delle aspettative» dice Alessandro
Vardanega, presidente degli industriali trevigiani. Ma la voglia di ripresa ha
fatto breccia tra le industrie del made in Italy che, del resto, hanno
presentato finora andamenti molto diversi, con aziende e settori scampate alla
crisi, come quelle dell´alimentare e alcuni comparti della meccanica e perfino
alcune aziende del tessile e delle calzature. «La raccolta ordini dà dei dati
indicativi positivi», dice l´amministratore delegato della Benetton, Gerolamo
Caccia Dominioni. Il settore del mobile guarda con speranza un Salone che
annuncia record di espositori. «Ci sono timidi segnali di ripresa del mercato
italiano e situazioni meno critiche in Russia e Giappone», dicono alla
Calligaris gruppo leader nell´arredamento. E alla San Benedetto, a testimoniare
che una rondine può essere segno di primavera, hanno chiuso il periodo di cassa
integrazione.
( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 33 - Commenti
RESISTENZA SENZA COLORE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La Russa, uno dei
neofascisti sdoganati da Berlusconi, dichiara che «i partigiani rossi meritano
rispetto ma non possono essere celebrati come portatori di libertà», cioè fra i
fondatori della democrazia italiana. è difficile capire su cosa si basi
l´affermazione di La Russa dato che il Partito comunista italiano che organizzò
e diresse i partigiani rossi, meglio noti come garibaldini, fece parte e parte
decisiva dell´Assemblea costituente da cui è nata la Repubblica democratica.
Che i comunisti italiani abbiano scelto la democrazia invece che la dittatura
potrà sembrare ai loro avversari una scelta opportunistica, obbligata dai
rapporti di forza in Europa e nel mondo ma si prenda atto anche da chi avrebbe
preferito un esito diverso che essa ci fu e fu per i comunisti italiani
vincolante. Gli storici non hanno ancora fornito la prova di chi fu la
responsabilità di questa scelta: se fu decisa da Stalin o dalla Internazionale
comunista di cui l´italiano Palmiro Togliatti era un autorevole dirigente, ma
l´accettazione da parte comunista della divisione del mondo in due sfere di
influenza fu un dato di fatto accettato sin dagli anni della guerra di Spagna,
riconfermato nell´incontro fra i vincitori della guerra contro la Germania
nazista e rispettato anche dopo l´invasione sovietica dell´Ungheria. Fosse
interprete del pensiero politico di Stalin o convinto della necessità di
convivere con le grandi democrazie occidentali Togliatti, arrivato in Spagna
durante la guerra civile, dettò i tredici punti di una costituzione che sarebbe
entrata in vigore a guerra finita di chiara impostazione democratica: autonomie
regionali, rispetto della proprietà e della iniziativa privata e dei diritti
civili, libertà di coscienza e di fede religiosa, assistenza alla piccola
proprietà, riforma agraria per la creazione di una democrazia rurale, rispetto
delle proprietà straniere non compromesse con il nazismo, ingresso della Spagna
nella Società delle nazioni. Naturalmente già allora gli avversari dei
comunisti dissero che era una scelta tattica in attesa della rivoluzione, ma
una scelta vincolante come si dimostrò in Grecia quando i partigiani rossi di
Markos e il loro tentativo di impadronirsi del potere furono abbandonati alla più
dura sconfitta. Che la scelta democratica fosse valida nella Repubblica fu
chiaro quando tutte le fiammate rivoluzionarie della base comunista,
dall´occupazione della prefettura di Milano a quella del monte Amiata dopo
l´attentato a Togliatti, furono spente dalla polizia diretta da Scelba senza
reazione del partito. Possiamo dire che le affermazioni di La Russa
sull´inaffidabilità democratica dei partigiani rossi sono un processo alle
intenzioni smentito dal rispetto alla Costituzione dei comunisti italiani, che
al contrario dei neofascisti alla Borghese o delle trame nere, non hanno mai
progettato colpi di Stato e si sono schierati con decisione contro il
terrorismo delle Br. Ma c´è un´altra ragione, anche essa storica, per
dissentire dalla dichiarazione di La Russa ed è quella di considerare il
movimento partigiano garibaldino come un tutt´uno con il partito comunista e il
partito comunista come la stessa cosa di una dittatura stalinista. Procedere
per generalizzazioni arbitrarie è un cattivo modo di fare la storia e anche la
politica. Chi ha conosciuto il movimento partigiano nella sua improvvisazione e
varietà estrema sa bene che diventare un partigiano rosso non era sempre una
scelta politica, ideologica, che si andava nelle brigate Garibaldi per molte
ragioni non politiche, perché erano fra le prime formatesi o le più vicine, le
prime che si incontravano fuggendo dalle città occupate dai nazifascisti magari
per raggiungere dei conoscenti, degli amici. Si pensi solo al comando
garibaldino piemontese, che si forma in valle Po con gli ufficiali di
cavalleria della scuola di Pinerolo che seguono Napoleone Colajanni, nome
partigiano Barbato, perché loro amico non perché comunista, o gli altri che in Val Sesia vanno con Cino Moscatelli perché è
uno della valle come loro non perché è comunista. Così come noi delle bande di
Giustizia e Libertà nel Cuneese che non avevamo mai sentito parlare del partito
di azione e del suo riformismo liberal-socialista, ma che eravamo compagni di
alpinismo di Duccio Galimberti o Detto Dalmastro. Nella guerra
partigiana prima veniva la sopravvivenza, la ricerca delle armi e del cibo, poi
sul finire arrivò anche la politica, ma le ragioni di lealtà e di amicizia
restarono dominanti per cui egregio ministro La Russa mi creda ma per uno che è
stato partigiano le differenze di cui parla non ci sono state. Per venti mesi,
per tutti, la ragione di combattere era la libertà.
( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII -
Firenze L´iniziativa Mille bambini delle scuole sul palco della Pergola Tre
spettacoli a conclusione del "Progetto musica insieme" con ragazzi
dagli 8 ai
( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Bari
Taranto Lecce Commando di 3 banditi armati assalta furgone delle sigarette
Pensionato muore dopo lite un ragazzo accusato di omicidio
Sequestrati al porto 250mila chili di rifiuti speciali diretti in Cina Morì in ospedale dopo
un´aggressione: la procura di Lecce ha aperto un´inchiesta sul decesso di un
uomo di 65 anni di Matino. Accusato di omicidio preterintenzionale è un ragazzo
di 19 anni: avrebbe schiaffeggiato l´uomo durante una lite facendolo cadere a
terra. Un commando di tre banditi armati ha sequestrato e rapinato un
autotrasportatore, dopo averlo fermato nelle campagne tra Sava e Manduria. I
malviventi hanno rubato il carico di sigarette dei monopoli di Stato per una
valore di 45.000 euro. Duecentocinquanta tonnellate di rifiuti speciali,
principalmente materie plastiche, destinati a Hong Kong sono stati sequestrati
da Dogana e Finanza nel porto di Taranto. I rifiuti erano stipati in dieci
grossi container pronti per l´imbarco.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-04-22 - pag: 1 autore: A Siracusa il G-8 sul clima
Prove di intesa sull'effetto serra. E Londra si mobilita per le api Inizia a
Siracusa il vertice del G-8, allargato ad altri 12 Paesi
(compresi Cina e India),
sui cambiamenti climatici. è un banco di prova importante dopo la svolta
impressa da Barack Obama alla linea Usa sull'effetto serra. Il Governo inglese
lancia un piano per tutelare le api. Oggi, Giornata mondiale della Terra, Il
Sole 24 Ore esce a «Impatto Zero». Servizi u pagine 12 e
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-04-22 - pag: 24 autore:
Siderurgia. Cresce la domanda dall'Asia Rottami, arrivano i «trader» orientali
MILANO Un gruppo di trader indiani, pakistani e cinesi è sbarcato in Italia e
sta comprando tutto. Senza fare problemi di prezzo. Dai porti di Livorno,
Marghera, Ancona e Genova partono ogni giorno container carichi di metalli
ferrosi. Le due destinazioni principali: l'India e la Cina, le due fabbriche del mondo che,
mentre la crisi inizia a rallentare, tornano gradualmente, in alcuni specifici
segmenti produttivi, ad alimentare la domanda internazionale. «La domanda di
questi Paesi - dice Romano Pezzotti, presidente della divisione rottami di
Assofermet - è in continua crescita. E, negli ultimi mesi, i mediatori
asiatici sono arrivati anche in Italia. Prima, comperavano soltanto rottami non
ferrosi. Adesso, siglano contratti pure per gli altri tipi di materiale». Una
presenza importante, che sta cambiando il mercato. Questi trader battono il Nord
del Paese. Ma non disdegnano il Centro e il Sud. Fanno incetta dei rottami in
un sistema industriale che, di scarti, in questo momento, ne produce pochi a
causa della crisi che ha fermato i macchinari e ha congelato i processi
produttivi. Questioni di prezzo, non ce ne sono proprio. Dunque, il loro
iper-attivismo si fa sentire. Questi mediatori, che agiscono per conto di
grandi gruppi globali che hanno le loro sedi in India, Cina
e Pakistan, offrono il 10% in più della quotazione media. E non fanno storie:
pagano subito. La loro comparsa è avvenuta in un mercato segnato da forti
oscillazioni di prezzo: a novembre dell'anno scorso le quotazioni hanno toccato
il picco di 550 euro alla tonnellata, poi c'è stato il crollo a 150 euro,
quindi la risalita a 250 euro e, a fine marzo, la discesa di nuovo a 130 euro.
«Negli ultimi 15 giorni- precisa Pezzotti - il mercato ha ricominciato a
tirare». I prezzi, a livello internazionale, tendono a crescere: la domanda da
parte dell'industria manifatturiera asiatica poco alla volta ha incominciato di
nuovo a irrobustirsi. Tutto questo comporta lo sfalsamento fra il mercato
interno e il mercato esterno: produciamo rottami che finiscono all'estero e poi
tornano da noi. Perché la nostra industria ha bisogno dei metalli ferrosi
semilavorati, ma non solo. Già oggi l'Italiasi trova nella posizione di
importatore netto: un problema di fondo, per un Paese con una struttura
produttiva fondata sul manifatturiero ma privo di materie prime. Una questione
che, però, rischia di esplodere. Per esempio la nostra siderurgia a forno
elettrico utilizza 23 milioni di tonnellate di rottami ferrosi: 16 milioni sono
ottenuti dalle imprese italiane all'interno della stessa Italia, 7 milioni sono
invece importati dall'estero. Dunque, una condizione in partenza già
squilibrata. Che, grazie all'attivismo dei trader asiatici, potrebbe acuirsi
ulteriormente. Una particolare dipendenza per le nostre acciaierie e le nostre
aziende che, finora, si era limitata esclusivamente ai metalli non ferrosi. P.
Br. © RIPRODUZIONE RISERVATA PAGAMENTO CASH Pezzotti (Assofermet): i mediatori
di Cina, India e Pakistan pagano subito, in contanti e
con un premio del 10%
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-22 - pag: 43 autore: Gruppo
Caltagirone. Nel consiglio un «indipendente» in più Cementir, via all'iter per
lo Star MILANO Cementir ha liquidato la partecipazione dell'1,7% nella
"concorrente" Italcementi. L'annuncio, fatto dal presidente del
gruppo cementiero, Francesco Caltagirone jr, è emerso ieri nel corso
dell'assemblea dei soci che ha approvato il bilancio 2008 del gruppo,
archiviato in perdita di esercizio di 5,4 milioni ( coperta utilizzando gli
utili portati a nuovo), e un dividendo complessivo di 12,7 milioni con una
cedola (in stacco il 18 maggio) di 0,08 centesimi. Rinnovato anche il consiglio
di amministrazione per il triennio 2009-2011 che resta a 15 membri con
l'ingresso di un consigliere indipendente in più. Questo - ha spiegato il
presidente- consentirà a Cementir di chiedere la riammissione nel segmento Star
della Borsa. Riguardo ai tempi Caltagirone ha spiegato che se ne parlerà «dopo
il primo consiglio di amministrazione che approverà i conti del primo trimestre
e renderà operativo il consiglio ». Per quanto riguarda le prospettive per il
futuro, Caltagirone ha spiegato che al termine dell'anno in corso Cementir
conta di realizzare un risparmio di 30-35 milioni con un «taglio dei costi importante
», legato soprattutto ad un piano di ridimensionamento delle strutture in
Scandinavia che riguarda personale e impianti. E risparmi dovrebbero essere
realizzati anche grazie ad un «repentino ridimensionamento dei costi
dell'energia » che dovrebbe dare i suoi frutti a partire dal secondo semestre
dell'anno in corso. C'é un'altra certezza per il gruppo cementiero: «non
abbiamo seguito la sbornia generale dell'indebitamento a qualsiasi costo per
crescere». Caltagirone si è mostrato particolarmente orgoglioso del fatto che
Cementir di recente abbia privilegiato la crescita interna. Tra i progetti
strategici il gruppo porta avanti il completamento dell'impianto
in Cina che ha un costo
complessivo di 60 milioni. Qualche beneficio potrebbe infine arrivare per
Cementir degli interventi per la ricostruzione dell'Abruzzo. Anche se le
prospettive sul 2009, alla luce della crisi economica, non sono al momento
de-cifrabili, tuttavia il gruppo Cementir non si preclude per il futuro
possibilità di crescita per linee esterne. «La nostra azienda potrà fare
bene anche rispetto ad altri gruppi» perché non ha un forte indebitamento.
Capitolo a parte, invece, merita l'investimento in Italcementi. Rispondendo in
assemblea alla domanda di un'azionista, il presidente ha spiegato la scelta di
smobilizzare la partecipazione in Italcementi di poco superiore al 2% di cui la
quota diretta di Cementir era dell'1,7% circa: «Era un'allocazione di risorse
finanziarie all'interno del nostro settore». Poi la crisi finanziaria é diventata
molto più grave – ha ricordato – e la partecipazione nella società che fa
riferimento alla famiglia Pesenti «é stata alienata per ottimizzare la cassa».
Mar. Man. © RIPRODUZIONE RISERVATA IN ASSEMBLEA Il presidente Caltagirone Jr
annuncia l'uscita dal capitale di Italcementi: l'azienda aveva comprato una
quota dell'1,7%
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-22 - pag: 45 autore: Grande
distribuzione. L'espansione internazionale e i prodotti a basso costo hanno
sostenuto i conti Record di profitti per Tesco I supermercati britannici
chiudono l'anno con ricavi in aumento Nicol Degli Innocenti LONDRA Un miliardo
di sterline di vendite alla settimana: questa la risposta di Tesco alle voci di
un calo della crescita dovuto alla recessione. Il numero uno britannico dei
supermercati britannico ha annunciato ieri risultati annuali superiori alle
previsioni degli analisti. Gli utili al lordo delle imposte hanno raggiunto
quota 3,13 miliardi di sterline, un record per una catena di negozi britannica
e un aumento del 10% rispetto allo scorso anno. Le vendite sono salite del
15,1% a 59,4 miliardi di sterline a livello globale. Il gruppo ha dichiarato un
dividendo finale agli azionisti di 11,96p, in aumento del 10 per cento. «In
questa fase di crisi economica ci siamo adeguati alle necessità dei nostri
clienti abbassando i prezzi e introducendo più prodotti a buon mercato, – ha
spiegato ieri Terry Leahy, chief executive del gruppo e artefice della sua
rapida crescita internazionale negli ultimi anni. – Cominciamo a vedere segnali
di stabilità in molti mercati, ma è troppo presto per chiamarla ripresa ». La
strategia di Leahy di puntare sull'estero fino a diventare il numero tre al
mondo del settore sembra essersi rivelata vincente. Le vendite internazionali
sono infatti aumentate del 14% nell'ultimo anno e la vera accelerazione della
crescita viene dall'Asia. Il gruppo ha una forte presenza
in Cina e di recente ha
acquistato la catena di negozi Homever in Corea del Sud. Performance positiva
anche in Europa, dove le vendite sono aumentate del 29,1 per cento. Meno
brillante la situazione negli Stati Uniti, dove la catena Fresh & Easy
rilevata da Tesco ha più che raddoppiato le perdite, salite da 62a 142 milioni
di sterline. Leahy ha detto che la recessione è più grave negli Usa e
che per questo il gruppo ha deciso di rallentare l'espansione e non fa
previsioni su quando l'investimento fatto produrrà un utile. La Gran Bretagna
resta comunque il maggiore mercato per Tesco, che vende circa un terzo dei
generi alimentari acquistati nel Paese. Le vendite nell'ultimo anno sono aumentate
a 41,5 miliardi di sterline. Nonostante la concorrenza in aumento da parte di
gruppi rivali come Asda,del gruppo Wal- Mart, Sainsbury's e Morrison, Tesco ha
insistito ieri che «non sta perdendo quote di mercato ».Le previsioni per il
2009 sono di «un anno difficile», anche se nelle ultime sei settimane le
vendite sono aumentate del 3,4 per cento. Il gruppo continua ad ampliare
l'offerta di servizi e ha da poco annunciato l'apertura sia di sportelli
bancari che di centri di telefonia mobile all'interno dei suoi supermercati.
L'altra nota negativa nell'annuncio del gruppo è l'aumento del debito, salito
oltre le previsioni a 9,6 miliardidi sterline soprattutto a causa dei forti
investimenti in centri commerciali in Cinae in Corea
del Sud. Il gruppo, che ora ha 440mila dipendenti in 14 Paesi, ha dichiarato
che intende frenare le spese dai 4,7 miliardi di sterline dell'anno scorso a
3,5 miliardi quest'anno per ridurre l'indebitamento. Tesco intende però
continuare l'espansione e ha annunciato ieri che quest'anno creerà 26mila nuovi
posti di lavoro, 11mila dei quali in Gran Bretagna, e aprirà 800mila metri
quadri di nuovi supermercati e negozi, tre quarti dei quali all'estero. Il
mercato ha reagito positivamente ai risultati del gruppo e il titolo Tesco ha
chiuso in rialzo del 4,9% a 248,3p alla Borsa di Londra. © RIPRODUZIONE
RISERVATA I RISULTATI Gli utili e i dividendi della catena sono cresciuti del
10%, le vendite sono migliorate del 15% Il titolo vola a Londra (+5%)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-22 - pag: 45 autore: Libri. Tra i
finanziatori Google e Microsoft Nasce la «Wdl»: biblioteca virtuale Stefano
Salis Centinaia di manoscritti, per lo più rarissimi, mappe, carte geografiche
antiche, testi sacri, ma anche fotografie. Questo e molto altro costituirà la
World digital library,un'enorme biblioteca virtuale che permetterà, con pochi
semplici clic, di entrare nel patrimonio ( spesso non visibile ai comuni
utenti) di alcune tra le più prestigiose biblioteche del mondo. Il lancio del
sito (www.wdl.org) è avvenuto ieri a Parigi, nella sede dell'Unesco, sotto le
cui insegne si organizza il portale, alla presenza del direttore generale
Koichiro Matsuura e di James H. Billington, direttore della Biblioteca del
Congresso americana. La data dell'annuncio non è casuale, visto che domani
cadrà la Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore (in memoria del
fatto che il 23 aprile è la data di morte di Cervantes e Shakespeare),
organizzata dall'Unesco.La World digitallibrary sarà disponibile in sette
lingue. Tra i primi documenti disponibili (per ora quasi 1.200)
ci sono testi provenienti dalla Biblioteca nazionale della Cina. Il costo dell'operazione è
calcolato, per ora, in circa 10 milioni di dollari, ma le sottoscrizioni
restano aperte per consentire la digitalizzazione, la messa online e la
cooperazione futura per gli istituti che partecipano (oggi sono 32).
Curiosamente tra i principali finanziatori c'è Google (con 3 milioni di
dollari) che proprio per la digitalizzazione di libri in commercio è stato
portato in tribunale dagli editori americani – per il 5 maggio è attesa una
prima sentenza a New York. Ma ci sono anche Microsoft (1 milione di dollari),
la Qatar Foundation (3 milioni) e la King Abdullah University of Science and
Technology dell'Arabia Saudita (1 milione). Determinanti, queste ultime, per la
sensibilizzazione del mondo islamico all'operazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-22 - pag: 48 autore: Siderurgia. Secondo
la Wsa la produzione globale è diminuita del 22,8% nel primo trimestre Cala
ancora l'output di acciaio Ma per alcuni analisti il peggio potrebbe ormai
essere alle spalle Sissi Bellomo Si prospetta un mercato a due velocità per
l'industria dell'acciaio, con alcune aree del mondo che manifestano già qualche
piccolo segnale di ripresa e altre in cui la crisi sembra destinata a durare più
a lungo. Le statistiche della World Steel Association (Wsa) mostrano che la
contrazione del settore siderurgico è proseguita anche in marzo: lo scorso mese
l'output si è ridotto del 23,5% a 92 milioni di tonnellate, un calo che porta a
concludere il primo trimestre a quota 264 milioni di tonn. (-22,8%). Alcuni
analisti, tuttavia, ritengono che a livello globale il peggio possa essere alle
spalle. «Se si considera la produzione su base giornaliera – osserva Michael
Shillaker, di Credit Suisse – al netto della Cina il mercato ha toccato il fondo in
gennaio, mentre in febbraio e marzo si è un po' ripreso. Penso che la tendenza
continuerà». In effetti, nel primo mese dell'anno l'output globale è stato di
circa 2,78 milioni di tonn. al giorno, per poi risalire nei mesi successivi
intorno a 3 milioni. Dietro il dato complessivo si nascondono però
situazioni molto diverse, con alcuni Paesi che in marzo hanno registrato una
flessione produttiva ben superiore alla media: negli Usa ad esempio c'è stato
un crollo del 52,7%, mentre l'Unione europea nel suo complesso ha perso il
45,3% di produzione, con l'Italia a 1,7 milioni di tonn. (-42,7%) e la Germania
a 2,1 milioni(-49,8%). I tedeschi in particolare vedono nero anche per il
futuro. L'associazione locale delle imprese siderurgiche, la
Wirtschaftsvereinigung Stahl, ha lanciato proprio ieri un allarme sulla
produzione, che – dopo essere scesa del 5,6% nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-04-22 - pag: 12 autore: «Bond per salvare i
paradisi tropicali» Il modello della Guyana: scambi sulle emissioni e
obbligazioni garantite dalla Banca mondiale Mario Platero WASHINGTON. Dal
nostro inviato è un astro nascente dell'ambiente. Bharrat Jagdeo ha 45 anni, è
un'economista per formazione e già da dieci anni è il presidente della
Guyana,l'unico Paese di lingua inglese in Sudamerica. è schierato in prima
linea su una delle frontiere più avanzate delle battaglie ecologiche, quella
per salvare le foreste tropicali, polmoni vitali per gli equilibri ambientali
del Pianeta: «C'è una lacuna grave - dice Jadgeo al Sole 24 Ore - . Le foreste
tropicali rendono un servizio ambientale preziosissimo, ma questo servizio non
ha ancora un valore. Lo stiamo cercando. Ad esempio, sappiamo che la
deforestazione contribuisce per il 20% alle emissioni globali. Quanto vale
questo 20%? Occorre produrre una stima economica del "patrimonio
foreste", che sia congrua per i Paesi avanzati, che debbono ridurre le
loro emissioni, e per i Paesi che, per preservarle, rinunciano ad altre forme
di sfruttamento del territorio». Jagdeo appoggia la creazione di un mercato per
i carbon credit, diritti di scambio sulle emissioni, e il lancio di «obbligazioni
forestali» gestite dalla Banca Mondiale, che potrebbero mobi-litare subito
liquidità da inviare ai Paesi che si impegnano a proteggere le foreste. Il suo
progetto è avveniristico perché pone per la prima volta la Guyana, un Paese
coperto per l'80% da una delle più grandi e meravigliose foreste tropicali del
mondo, al centro di un modello ecologico e di un negoziato globale. La parola
d'ordine è Redd:«Reducing Emissions from Deforestation and Degradation»,
ridurre le emissioni da deforestazione e degrado. Attraverso incendi
sistematici si eliminano ogni anno centinaia di migliaia di ettari di foreste
tropicali all'anno per introdurre sviluppi industriali, immobiliari, strade,
aeroporti, piantagioni e pascoli. «Il meccanismo Redd –sottolinea il presidente
della Guyana – deve favorire le alternative economiche che eccedano il
parametro " Evn", cioè il valore economico che una nazione ottiene
dalla deforestazione.Ci vuole un'equazione nuova: ad esempio, quella che ci ha
proposto la Norvegia è un modello». Alcune settimane fa, Oslo ha stanziato
alcune centinaia di milioni di dollari che trasferirà alla Guyana per
investimenti diversi dalla deforestazione. Con una condizione: saranno erogati
solo quando sarà introdotto un sistema normativo internazionale accettato da
tutti. Abbiamo incontrato Jagdeo a Washington. è chiaramente il suo momento. Lo
abbiamo visto in azione alla Banca Mondiale, dove è molto corteggiato. Si è
recato al dipartimento per l'Agricoltura e a quello per l'Energia. è stato
invitato a una conferenza organizzata da Harvard e al Congresso, dove i
deputati Ed Markey e Henry Waxman stanno mettendo a punto una delle più
aggressive iniziative di legge per ridurre l'anidride carbonica: propongono che
l'America elimini 6 miliardi di tonnellate di CO2 entro il 2025. Questo
potrebbe tradursi in uno spazio per diritti sulle emissioni tra i 25 e i 30
miliardi di dollari. La nuova sensibilità L'inziativa americana sotto la
presidenza Obama, del resto, è partita a razzo. La settimana scorsa l'Epa (Agenzia
per l'Ambiente) ha pubblicato un documento che definisce nocivi per «la salute
degli americani e del Paese» sei gas che inducono l'effetto serra. Presto ci
saranno nuove severe regole in materia di emissioni da parte della Casa Bianca,
in parallelo con il ramo legislativo. La sponda americana è centrale per far
compiere un balzo in avanti al negoziato per la riduzione delle emissioni
globali che producono l'effetto serra: gli Stati Uniti, la Cina e la deforestazione contano per il
60% delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale. La soluzione è
difficile perché ci sono interessi contrastanti: grandi multinazionali
energetiche, ad esempio, offrono diritti di scambio su gas sequestrati a 100
dollari per tonnellata. I diritti di scambio sulle foreste potrebbe
valere 4 dollari per tonnellata. Le esigenze di un Paese come il Brasile sono
diverse da quelle della Guyana, che ha solo 700mila abitanti. Per questo
l'equazione è difficile. Lo stesso Obama, ambientalista impegnato, ne ha
discusso con Jagdeo al Summit delle Americhe di Trinidad e Tobago. Un altro
appassionato della causa delle foreste è Carlo d'Inghilterra, che ha costituito
una sua fondazione, la «Prince Rainforest Project». Alcune settimane fa, ai
margini del G-20 di Londra, ha invitato a St. James's Palace una quindicina di
capi di Stato e di Governo per cercare punti di contatto: «Ogni anno 50 milioni
di acri di foresta,un'area pari alla dimensione della Gran Bretagna, vengono
distrutti o degradati - ha detto il Principe - . Ora possiamo fare la
differenza». I prossimi vertici All'incontro era presente anche Silvio
Berlusconi.L'Italia potrebbe svolgere un ruolo chiave per la ricerca di una
soluzione: la scadenza ultima per codificare un approccio comune contro la
perdita delle foreste tropicali è fissata in dicembre a Copenhagen, dove si
terrà l'attesa conferenza climatica Onu. In quella occasione si dovrebbe
codificare la "valorizzazione" delle foreste tropicali e creare un
nuovo mercato. Ma il tempo stringe. E un passo in avanti a Copenhagen ci sarà
solo se il tema "rainforest" sarà incluso nell'agenda climatica del
G-8 di luglio alla Maddalena. «Non ho avuto un contatto diretto per partecipre
al G-8, ma è fondamentale che il problema entri nei lavori dei degli otto
Grandi », dice ancora Jagdeo. E ricorda una dato su cui si trovano tutti
d'accordo: senza le foreste gli obiettivi per la riduzione delle emissioni
anche dell'80% entro il 2025 non saranno mai raggiunti. Una fonte vicina al
Principe ci ha riferito che l'impegno di Berlusconi a Londra c'è stato: «Il
mondo non può più permettersi di non pagare per salvare i polmoni del Mondo»
avrebbe detto il premier italiano al Principe Carlo. Al G-8 italiano se ne
parlerà. m.platero@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA Un polmone nell'America
del Sud. Dal piccolo Stato della Guyana parte una campagna per la tutela delle
foreste tropicali. Il costo ambientale delle deforestazioni equivale al 20%
delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale AFP LE RELAZIONI DI
JAGDEO Stretti contatti con Obama, il Congresso americano e il Principe Carlo
Con la speranza di parlarne al G-8 della Maddalena
( da "AprileOnline.info" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina
Il rebus iraniano
Enrico Campofreda, 22 aprile 2009, 18:12 L'analisi Teheran da un lato non
abbandona la violenta retorica anti - israeliana, dall'altro si dichiara
disponibile a collaborare sul programma nucleare con l'Occidente. Le mosse
tattiche sullo scacchiere internazionale celano la realtà di un paese davanti a
un bivio importante, quello delle elezioni politiche. L'impressione, tuttavia,
è che se dovesse tramontare un astro del fondamentalismo laico come l'attuale
presidente anche l'eventuale tecnocrate suo concorrente, Moussavi, non
sposterebbe orientamenti e valori verso l'occidente C'è l'Iran che accusa, come
nelle schermaglie sul razzismo a Durban 2 (anche oggi Ahmadinejad da Teheran ha
rincarato la dose su Israele ricordandone i crimini di guerra a Gaza e parlando
della sua pulizia etnica), e l'Iran che dialoga per bocca del capo negoziatore
della Repubblica islamica Said Jalili, che ha annunciato la piena disponibilità
alla collaborazione per il programma nucleare col gruppo dei cosiddetti Paesi
"cinque più uno" (Stati Uniti, Francia, Russia, Cina, Gran Bretagna e Germania).
L'avvicinamento già apparso lo scorso 8 aprile, con gli Usa aperti da Obama al
dialogo anche con Teheran, pur escludendone dotazioni nucleari belliche, potrà
continuare se si riscontrerà reciproca fiducia su esigenze e limiti del piano
nucleare. Il Consiglio Supremo per la Sicurezza iraniano, come aveva già
recentemente annunciato proprio Ahmadinejad, presenterà alle potenze mondiali
un piano nucleare. Sarebbe un aggiornamento di quello già mostrato un anno fa e
giudicato inadeguato dalle stesse. Il rischio dell'impasse c'è, soprattutto se
l'attuale Capo di Stato venisse riconfermato dopo il 12 giugno. Ma non è detto,
le stesse aperture iraniane vanno ben oltre la figura presidenziale,
rappresentativa più che decisionale. Certo la diplomazia mondiale guarda con
interesse a un eventuale ricambio al vertice d'una nazione che conserva nel
clero sciita e nella Suprema Guida Khamenei, a loro dire, le garanzie di
un'emancipazione dall'imperialismo. Ma se dovesse tramontare un astro del
fondamentalismo laico come l'attuale presidente anche l'eventuale tecnocrate
suo concorrente, Moussavi, non sposterebbe orientamenti e valori verso
l'occidente. Negli anni passati la gestione riformista dell'illuminato teologo
Khatami ha gradualmente introdotto nella società iraniana il distacco dal cupo
conservatorismo degli ayatollah ipertradizionalisti come Khamenei, e più di lui
Mesbah-Yazdi difensore del principio del governo del clero, ma non a vantaggio
dell'occidentalizzazione delle usanze. Gli stessi universitari contestatori del
rude Ahmadinejad, coloro che si scontrarono coi militanti basij, solo in
qualche caso sporadico aprono indiscriminatamente all'Occidente.
L'islamizzazione è diffusamente sentita ed è fieramente un simbolo, che va
oltre il fanatismo religioso, coinvolge comportamenti e costumi sociali. Ne
sono un esempio proprio le donne - trent'anni fa vittime delle repressioni
delle truppe khomeiniste - che attraverso il velo, inizialmente imposto in
maniera ferrea dagli ayatollah, manifestano un'appartenenza che ha modificato
nel tempo molti aspetti sia della sedicente emancipazione dell'era dello Shah
sia i tradizionali costumi maschilisti (poligamia), la subalternità assoluta
della donna al marito e la sua assenza dalla vita pubblica. Proprio nel
decennio scorso il movimento per i diritti delle donne esprimeva esigenze
talmente diffuse su cui il Potere ha, pur forzatamente, piegato il turbante.
Naturalmente il fronte dei diritti civili deve ancora raggiungere parecchi
obiettivi, però proprio la vicinanza che si è creata in questi anni fra le
islamiste aperte, definite moderniste, e quelle laiche può rappresentare una
tendenza capace di avere la meglio su ritorni di conservatorismo talebano e
occidentalizzazione forzata. Naturalmente i leader, a cominciare da
Ahmadinejad, sanno che non possono prescindere dai rapporti con l'Occidente per
non rivivere gli anni bui dell'isolamento. Perciò nei mesi a venire - ben oltre
le elezioni presidenziali - questioni come il nucleare e i rapporti
internazionali nel Grande Medio Oriente terranno sulla scena mondiale la
popolosa nazione islamica e la sua leadership. A smorzare i furori
antiamericani potrà contribuire la crisi economica che pone il Paese in una
condizione di bisogno di svincolarsi dai vecchi embarghi e cercare scambi
commerciali al di là della sicurezza fornita dalle riserve petrolifere. Ma
anche gli Usa dovranno fare dei passi, uscire dalla "Guerra fredda del
Terzo Millennio" gonfiata ad arte dalla gestione Bush, comprendere come
altre potenze collocate a est sono interessate a tessere buoni rapporti col
Paese degli ayatollah, in un'area che con Iraq, Afghanistan e Pakistan
rappresenta l'attuale polveriera del globo. Nei delicatissimi rapporti futuri
casi relativi ai diritti umani come quello della giornalista (o spia)
iraniano-americana Roxana Saberi, condannata dopo un processo a porte chiuse a
otto anni di carcere, costituiscono emblematici momenti che possono favorire
avvicinamenti o decretare nuove fratture. Le mosse d'un ayatollah, Mahmoud
Hashemi Shahroudi, che giudica di valutare la vicenda con un equo esame dei
fatti (ci sarà Appello), paiono segnali di maggior attenzione ai rapporti da
riallacciare con la Satanica nazione d'un tempo. Ben altre grane attendono gli
inquilini di Washington e Teheran.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII -
Bologna "Bologna futura? Progetto un golpe creativo in bici"
L´architetto, ora sulla cresta dell´onda per la sua rivoluzionaria "Casa
da 100k", lancia una provocazione culturale alla città FRANCESCA PARISINI (segue
dalla prima di cronaca) A braccia aperte, sulla rivista Wired, l´architetto
Mario Cucinella sostiene lo schizzo del progetto con cui il suo nome sta
girando il mondo. è la Casa da 100K: 100mq a 100mila euro, ricaricabile e
sostenibile. «Una casa tipo Ikea: a basso costo ma di bel design», la definisce
lui che per quel progetto ha vinto nel marzo scorso il premio del Mipim, salone
mondiale del mercato immobiliare che si tiene a Cannes, e che in questi giorni
è a Milano, per il Salone del Mobile, dove presenterà una sua visione per la
città lombarda. E per Bologna? «Ci vuole un golpe creativo», lancia la
provocazione, sperando di smuovere le acque di quella città che dieci anni fa
lui, nato a Palermo e cresciuto a Genova, scelse dopo avere abitato a Parigi,
impegnato nello studio di Renzo Piano. «Scelsi Bologna - racconta oggi - senza
conoscerla, solo per un fattore estetico. Vi ritrovavo lo spirito della città
italiana: la piazza centrale, i portici, i negozianti che ti conoscono, la
gente che va a piedi. Ora la vedo una città lenta. Ha una storia avanguardista,
che si è però addormentata». Da qui, la provocazione di un «golpe che metta al
centro le forze più creative e intelligenti di Bologna». Perchè la città, dice
Cucinella, «manca di una sana aggressività culturale». Un primo sasso
l´architetto l´ha lanciato la settimana scorsa, nella serata che la Lega delle
Cooperative ha organizzato in Sala Borsa. «Bisogna lavorare sulla città fuori
dalle porte - ci riprova - . Cominciamo a vedere bella la città contemporanea».
Nella visione di Bologna presentata con la LegaCoop, Cucinella immagina una
decine di vene´ che dal centro storico portavano a punti strategici di
quella che una volta si chiamava periferia. Sono piste ciclabili. «Ad Amsterdam
ci sono 400 chilometri
di piste e non creano solo traffico pulito, ma anche relazioni», racconta
l´architetto che ha recentemente portato i suoi progetti anche in Cina (ha costruito un centro di ricerca
sull´energia rinnovabile per l´Università di Ningbo, collegata a quella di
Nottingham dove lui stesso insegna) e ora sta progettando il Ministero per
l´Ambiente in Montenegro. Per il prossimo Saie, poi, Cucinella sta immaginando
una serie di eventi che portino il salone dell´edilizia più importante in
Italia fuori dal quartiere fieristico. «Saranno incontri sull´energia e
l´ambiente - spiega - che prendono a prestito il cinema e la letteratura e che
si terranno nelle piazze e nelle strade della città». Un po´ come già succede
per ArteFiera o per il Salone del Libro per ragazzi. «A Bologna c´è il vizio di
separare le cose: gli studenti stanno tra gli studenti, la fiera sta alla
fiera. Però, pur non avendo una facoltà di architettura, questa città ha una
grande esperienza urbanistica, unita a una cultura di attenzione per il sociale.
Costruiamo un laboratorio di rinnovamento sulla città che metta insieme queste
forze, che riscopra le sue ambizioni. Può essere che Bologna crei di nuovo,
come in passato, un modello da esportare».
( da "Repubblica, La" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X - Bari
AIUTI ALLE PICCOLE IMPRESE PRECEDENZA ALLA TECNOLOGIA ALESSANDRO LADIANA Gli
ultimi dati sullo stato di salute delle imprese pugliesi confermano il
proseguimento di una fase congiunturale negativa e la necessità di scelte
strategiche ponderate. Negli ultimi cinque anni la dimensione del mercato
mondiale è cambiata velocemente e per giocare in un campo più grande e con
concorrenti nuovi e determinati (Paesi dell´Est Europeo e Orientali, area
Mediterranea) è necessario disporre di forza per correre ma anche di lucidità
per correre meglio. Questa forza è la dimensione delle imprese; la capacità di
stare sui mercati e di rischiare guardando ai mercati più lontani e più
difficili evitando di adagiarsi sulle ormai vacillanti certezze del mercato
regionale europeo; la capacità di vincere la sfida tecnologica e quella della
managerializzazione abbandonando una volta per tutte tipologie di imprese che
hanno dimensioni, occhi, braccia e conoscenze del singolo imprenditore. Le
nostre imprese oggi denunciano una fragilità competitiva. Manca la cultura
della ricerca, la propulsione ad investire ma soprattutto la sfida
dell´internazionalizzazione. Oltre la frontiera la grande distribuzione e i
grossisti sono giganti che rendono la vita dura alle nostre imprese troppo
deboli per affrontare i costi di campagne d´esportazione. Per approvvigionarsi
sui mercati di capitali e incentivi esteri fare network può rappresentare la
strada maestra. In altre Regioni la strategia sta funzionando. Il Consorzio
Parma, ad esempio, sta aprendo un centro di rappresentanza
in Cina e si propone sempre
più come marchio unico come brand multimpresa. Analoghe esperienze arrivano dal
Trentino, dalla Lombardia, dal Lazio. Oggi in Italia operano oltre 300 consorzi
export comprendenti 7 mila aziende; aziende che hanno capito per prime che si
deve compensare all´estero quanto si sta perdendo sui mercati domestici;
di queste poche sono pugliesi. Eppure per chi gioca in squadra all´estero i
finanziamenti non mancano. L´ultima iniziativa arriva dalla Simest la
finanziaria pubblico-privata che promuove lo sviluppo delle aziende del made in
Italy nel mondo. si tratta di 14 nuovi progetti destinati ai settori trainanti
dell´economia (tessile, arredamento, alimentare) che prevedono investimenti per
un totale di 80 milioni di euro proprio i quelle regioni del Sud est asiatico
dove nell´ultimo periodo si guarda con curiosità ai prodotti pugliesi. Ogni
impresa deve poter liberare risorse da investire principalmente nel proprio
"core business", demandando al proprio esterno attività a supporto a
basso valore aggiunto, concentrandosi sull´innovazione continua realizzando e
gestendo un continuo processo di business transformation in grado di adattarsi
alle sempre più veloci dinamiche competitive e di mercato. La tecnologia sarà
usata per estendere la dimensione della rete in cui l´impresa opera,
valorizzando la propria identità nazionale e locale, sfruttando i vantaggi
della collaborazione e del cosiddetto "lavoro di squadra". Soltanto
investendo su questo modello le PMI Pugliesi possono trasformare la loro struttura
di costi, sin qui fissi, in una struttura a costi variabili liberando risorse.
analista economico
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-04-23 - pag: 11 autore: Bilancia commerciale. Per
effetto del crollo dell'export Tokyo in rosso dopo 28 anni Stefano Carrer
TOKYO. Dal nostro inviato Non accadeva dai tempi della crisi petrolifera: il
Giappone ha accusato un deficit della bilancia commerciale - per la prima volta
da 28 anni - nell'anno fiscale chiuso il 31 marzo scorso. Il rosso da 725,32
miliardi di yen (circa 7,3 miliardi di dollari) è stato provocato dal crollo
delle esportazioni negli ultimi mesi. A marzo risultano in calo del 45,6%:un
po' meno rispetto al record del dimezzamento di febbraio, tanto che si è
registrato un modesto surplus mensile di 10,9 miliardi di yen. Quanto basta
perché gli osservatori più ottimisti ritengano che il trend discendente si
possa invertire. Ma ancora a marzo l'export di auto risulta in calo di ben il
70% e quello complessivo con l'Unione europea ha accusato il tonfo record del
56,1%, anche se il cedimento delle forniture a Cinae
Usa sta leggermente rallentando. I dati delle dogane di Tokyo segnalano che a
marzo l'export verso l'Italia è crollato del 50,7% a fronte di una diminuzione
dell'import del 29,5%; nell'annata il calo del commercio bilaterale,
rispettivamente, risulta del 24,1% e dell'11,3%. In totale, nell'esercizio
2008-2009 l'export nipponico è sceso del 16,4% a 71.400 miliardi di yen: un
calo record, ma comunque verso un livello da primato se si escludono le due
annate precedenti. Il ministro delle Finanze Kaoru Yosano ha dichiarato che è
«necessario verificare se i prodotti e servizi made in Japan non stiano
perdendo la loro competitività internazionale ». La Dieta ieri ha approvato la
legge che permetterà di ricapitalizzare con denaro pubblico alcune grandi
aziende esportatrici, le quali sono destinate anche a beneficiare degli
incentivi «ecologici» inseriti nella nuova maximanovra di stimolo all'economia.
Tuttavia il governo si sta apprestando a rivedere al ribasso le stime sul Pil
nel corrente anno fiscale, da zero a meno 3%. Vari analisti sono ancora più
pessimisti, in quanto non prevedono una sostanziale ripresa della domanda
esterna nei prossimi mesi, mentre i consumi domestici non sembrano in grado di
compensarne il declino, visto il trend discendente di occupazione e salari. Ultimo esempio: Toyota ha deciso ieri di ridurre del 60% il bonus
semestrale a circa 9mila manager. SPIRAGLI DI RIPRESA A marzo registrato un
lieve surplus grazie a un trend meno negativo delle vendite in Cina e negli Stati Uniti, ma il quadro
resta pesante
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-23 - pag: 24 autore: Verso Kyoto-bis.
L'analisi di Yvo de Boer (Unfccc) «A Copenhagen ci sarà il patto sulle
emissioni» Marco Magrini SIRACUSA. Dal nostro inviato «Sì, sono convinto che il
Protocollo di Copenhagen si farà ». Yvo de Boer, 55 anni, olandese e cittadino
del mondo, è il segretario generale dell'Unfccc, un incarico che si può meglio
descrivere come " capo della diplomazia climatica dell'Onu".Ovvero
gran cerimoniere di quel consesso di 194 Stati che, dopo aver firmato il
Protocollo di Kyoto, è in un pluriennale stallo sulle decisioni da prendere in
comune. In comune perché le nazioni sono 194, mentre l'atmosfera che ospita i
gas-serra è una sola. «Siamo alla congiunzione di un particolare momento
storico », spiega de Boer mentre scruta le nuvole minacciose all'orizzonte di
Siracusa, dove è venuto a parlare ai ministri del G8+12. «Il presidente Obama
ha dichiarato che il cambiamento climatico è una priorità americana. La Cina ha
riservato all'economia verde una quota significativa del suo pacchetto di
stimoli all'economia, più di ogni altro Paese al mondo. Le grandi imprese
chiedono nuove regole sulle emissioni, a patto che siano certe». è assai
probabile che, a dicembre, quando i 194 si riuniranno a Copenhagen per
l'ennesimo round, in barba alla pochezza dei precedenti, partoriranno un
nuovo Protocollo. «Ma tutto dipende da quanto sarà ambizioso », ammette de
Boer. «I Paesi di vecchia industrializzazione dovranno fissare un elevato
target di riduzioni delle emissioni-serra. E i Paesi emergenti dovranno
impegnarsi in azioni concrete per limitare la crescita delle loro». Due pesi e
due misure, come concordato in sede Nazioni Unite. «In India ci sono 400
milioni di persone senza elettricità ed è loro diritto averla », rammenta de
Boer che, figlio di un diplomatico olandese, nei suoi primi vent'anni di vita
ha abitato in Jugoslavia, Austria, Finlandia, Egitto, Kenya, Uganda, Tanzania,
Hong Kong ed Etiopia, prima di fermarsi un po' in Inghilterra. Ma i leader
politici di oggi hanno la necessaria mentalità "globale" per
raccogliere la sfida di un nuovo sistema energetico? «Si sa, i politici
nazionali non amano concedere fette del loro potere alla legislazione
internazionale. Ai politici europei la Ue piace perché possono sempre dire: è
colpa di Bruxelles », scherza de Boer. «Ma il tempo mi sembra maturo per
raggiungere un grande accordo in comune. Tutti rammentano che la Cina inaugura due impianti termoelettrici a carbone alla
settimana, il che è vero. Ma nessuno dice mai che ne chiude altrettanti, quelli
più sporchi e inefficienti, ogni settimana. Se la Repubblica Popolareè il primo
investitore in energie rinnovabili al mondo è senz'altro per gli effetti del
climate change, che lì si sentono.Ma anche perché a Pechino sanno che la
crescita economica non potrà tenere il ritmo, con l'attuale sistema
energetico». Ecco spiegata, anche se indirettamente, l'importanza del vertice
di Siracusa. «Senza la leadership dei Paesi del G8 non si va da nessuna parte»,
osserva de Boer, che si occupa della politica dei cambiamenti climatici dal
1994. «Uno dei punti chiave sta nel trasferimento di tecnologie a bassa
intensità di carbonio, dai Paesi ricchi a quelli in via di sviluppo. E non si
tratta di regalare i brevetti, ma di cooperare per lo sviluppo di nuove
soluzioni e per la loro diffusione». Ma - problema non da poco - si tratta
anche di trovare i soldi per finanziare tutto questo. Sarà perché è un
diplomatico navigato, ma de Boer fa intendere che un ipotetico fallimento delle
trattative a Copenhagen sarebbe disastroso. L'Ipcc,il braccio scientifico
dell'Onu sul clima, «ci ha detto che il riscaldamento globale è reale, dipende
dall'uomo e che se non agiamo avremo serie conseguenze. Poi ci ha detto le
soluzioni ci sono e sono praticabili». Ma Copenhagen sarà un fratello quasi
gemello di Kyoto? O si possono ipotizzare nuovi meccanismi, come chiede
qualcuno? «Di passi avanti- risponde il segretario generale dell'Unfccc - ne
abbiamo fatti. Abbiamo un mercato dei diritti del carbonio, con decine di
migliaia di imprese europee che partecipano. C'è già un appositomercato
finanziario che funziona. Abbiamo le regole per misurare e documentare le
emissioni di gas-serra. Credo solo che ci sia da implementare il meccanismo di
cap and trade (chi investe per ripulire le emissioni ci guadagna, vendendo sul
mercato i diritti a emettere, ndr) e da fissare obiettivi ambiziosi ». è
impensabile, che 194 Paesi del mondo la pensino allo stesso modo. Ma il gran
cerimoniere del vertice di Copenhagen tira di nuovo in ballo la Cina. «Per metà, l'ideogramma cinese di "crisi",
vuol dire "opportunità". Transitare verso un'economia a bassa
intensità di carbonio, è una grande opportunità per tutti». © RIPRODUZIONE
RISERVATA LE CONDIZIONI Il responsabile Onu per il clima: «Se anche Pechino
punta sulle fonti rinnovabili, vuol dire che è maturato il tempo per l'intesa»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-23 - pag: 24 autore: G-8 di Siracusa.
Il ministro Prestigiacomo al summit: più impegno dai Paesi industrializzati
«Accordo solo se condiviso» Dal vertice sull'ambiente nascerà un «Business
Forum» per le aziende Jacopo Giliberto SIRACUSA. Dal nostro inviato La partita
dell'ambiente e della difesa del clima si gioca sul tavolo dell'impresa. La
soluzione tecnologica deve passare per forza attraverso l'economia, attraverso
le esperienze delle aziende e la loro capacità di innovare, a patto che
l'accordo - ha affermato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo –
«sia condiviso, senza negazionismo nè catastrofismo, ma con
un'equilibratasoluzione basata su verità scientifiche e sussidi alla ricerca
per la tecnologìa pulita». La bozza in discussione del documento finale che
sarà concordato domani dai ministri dell'Ambiente del G-8 e degli altri Paesi
invitati al negoziato (a cominciare da India e Cina) prevede un coinvolgimento diretto
del sistema produttivo, per esempio attraverso la costituzione di un
"business forum", contenuto nel documento finale del G8 Ambiente di
cui il Sole 24 Ore anticipa i punti salienti. Un "club dell'impresa
virtuosa"che,insieme ai Governi, si riunirà ogni anno sotto il
coordinamento del Paese presidente di turno del G-8. Secondo Stefania
Prestigiacomo «l'ingrediente assolutamente necessario per il raggiungimento di
un accordo a dicembre » a Copenhagen sul dopo Kyoto è «la consapevolezza che tutti
devono contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra e la
disponibilità a farlo». Ma non basta, ci vogliono «una leadership dei Paesi
industrializzati in termini di sforzo di riduzione e il supporto finanziario
per lo sviluppo, la diffusione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio».
E proprio in quest'ottica il ministro dell'Ambiente italiano e l'amministratore
delegato dell'Enel Fulvio Conti ieri hanno firmato accordi per entrare in
un'istituzione australiana che promuove la cattura dell'anidride carbonica, una
tecnologia interessante ma non risolutiva, specifica Paolo Scaroni dell'Eni,
mentre la francese Areva e l'italiana Edison (con l'a.d. Umberto Quadrino)
ricordano il ruolo del nucleare per contenere le emissioni. Mentre alle tecnologie
a basso contenuto di carbonio dedica un paragrafo la bozza del documento
finale, di cui Il Sole 24 Ore anticipa i contenuti, e sul quale stanno
lavorando le delegazioni di mezzo mondo riunite in Sicilia fino a domani. I
Paesi vogliono creare intese internazionali tra il sistema pubblico e l'impresa
privata; vanno individuati gli strumenti per finanziare la diffusione delle
nuove tecnologie dall'industria dei Paesi ricchi verso quelli più arretrati.
Inoltre, nello stesso paragrafo, i ministri del G8 vogliono aggiungere un
invito – indirizzato ai loro capi di Stato che si riuniranno in luglio alla
Maddalena – a sostenere gli investimenti pubblici nella ricerca e nello
sviluppo delle tecnologie "verdi". Un paragrafo del documento parla
della costituzione del "business forum", del quale faranno parte
anche l'Agenzia internazionale dell'energia e la Banca Mondiale, e un altro
paragrafo del documento è dedicato alle azioni necessarie ad affrontare il
cambiamento climatico. Quali sono le azioni migliori per contenere le
emissioni? Il documento del G-8 ovviamente è politicamente neutralissimo: ha
ragione l'Europa con il suo sistema di vincoli e divieti, hanno ragione gli
Stati Uniti con il loro approccio volontaristico e industriale alla questione.
«Non esiste una formula unica – dice il documento nella sua versione attuale –
per combattere il cambiamento climatico, perché le esperienze in corso
dimostrano che i diversi approcci possono dare risultati positivi e tra loro
sinergici». I programmi specifici per l'efficienza energetica e le fonti
rinnovabili (è il caso della Cina) «possono
raggiungere risultati altrettanto significativi di quelli ottenibili dalla
imposizione di limiti alle emissioni», dice il G8, «oppure partenariati
pubblico privati per lo sviluppo di tecnologie innovative hanno in prospettiva
risultati molto incoraggianti anche in assenza di impegni vincolanti per i
Paesi». Secondo Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente e
negoziatore internazionale, il G8 di Siracusa dovrebbe concludersi con
«un'iniziativa globale per l'efficienza energetica. Bisognerebbe prendere
esempio dalla Cina: Pechino ha previsto che il 38%
delle risorse per la ripresa economica siano indirizzate alla crescita verde,
contro l'8% dell'Europa». © RIPRODUZIONE RISERVATA Ministre. Stefania
Prestigiacomo (a sinistra) e la danese Connie Hedegaard, responsabili per
l'Ambiente dei rispettivi Governi ANSA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-23 - pag: 41 autore: Troppi debiti per
il marchio sportivo Porsche, Volkswagen studia l'acquisizione del socio di
controllo Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente La saga
Porsche-Volkswagenpotrebbe riservare nuove clamorose sorprese. Le ultime voce
circolate ieri in Germania facevano emergere un incredibile cambio di fronte.
Se prima Porsche doveva acquistare il controllo di Volkswagen, oggi all'ordine
del giorno ci sarebbe la possibilità che avvenga esattamente il contrario.
L'idea è stata rilanciata dal Financial Times, che rivela come le due aziende
stiano studiando l'ipotesi dell'acquisto di Porsche da parte di VW. Il motivo
del ribaltamento è da ricercare nelle difficoltà finanziarie del produttore di
Stoccarda. Meno drastico invece lo scenario della rivista Manager Magazin che
prevede un aumento di capitale di Porsche e l'arrivo di un socio arabo. è da
alcuni anni ormai che le due aziende automobilistiche sono destinate a una
fusione, vale a dire da quando la società di Stoccarda ha deciso di accumulare
poco a poco azioni VW, attraverso spericolate manovre sui derivati, nel
tentativo di creare un grande gruppo industriale, attivo in tutti i settori:
dalle utilitarie ai camion, dalle berline alle auto sportive. Peraltro,
l'obiettivo non è solo industriale, ma anche famigliare: Ferdinand PiËch,
presidente del consiglio di sorveglianza di VW, è anche azionista di Porsche.
La crisi economica e finanziaria ha però sbaragliato le carte, provocando nei
conti del produttore di Stoccarda, una società 15 volte più piccola del
concorrente, un debito di 9 miliardi di euro. Secondo il Financial Times, la
casa di Stoccarda che controlla attualmente il 51% di VW, non sarebbe più in
grado di concludere l'operazione e salire quindi al controllo del 75% della
società. Pur di unire le due aziende - create ambedue da Ferdinand Porsche
prima della Seconda guerra mondiale - la famiglia Porsche sarebbe pronta a
invertire i ruoli. Citato da Reuters, un analista di Credit Suisse, Arndt
Ellinghorst, fa notare che Volkswagen ha in cassa liquidità netta per 10,7
miliardi di euro, abbastanza per acquistare il produttore di auto sportive.
Ieri sera, un portavoce di Porsche definiva l'ipotesi di un acquisto della casa
di Stoccarda da parte di VW «altamente improbabile ». In effetti, non mancano
dubbi e interrogativi. Prima fra tutti, bisogna capire quale sarebbe la
posizione della Bassa Sassonia, il Land settentrionale tedesco che controlla
attualmente il 20% di VW. Intanto, le notizie sulla saga automobilistica
tedesca sono giunte mentre Volkswagen registrava risultati migliori del
previsto nel primo trimestre del 2009. Ieri la società tedesca, che ha sede a
Wolfsburg, ha annunciato che è rimasta in utile nel periodo gennaio-marzo,
nonostante un calo dei profitti operativi del 76% a 312 milioni. Al risultato
hanno contribuito i sussidi alla rottamazione e la vendita a MAN della filiale
brasiliana nei mezzi pesanti. Il fatturato di VW è sceso dell'11% a 23,9
miliardi, mentre le vendite sono calate del 16% a 1,4 milioni di auto,
nonostante alcuni mercati abbiano tenuto: la Germania, grazie ai sussidi, ma anche Brasile e Cina. Assai meno beneè andata invece PSA Peugeot CitroËn che ha
annunciato nel primo trimestre un calo del fatturato addirittura del 25% a
10,97 miliardi di euro. beda.romano@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA I
NUMERI Il colosso di Wolfsburg ha 10,7 miliardi di liquidità che potrebbero
sostenere l'operazione definita però improbabile dalla società
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-04-23 - pag: 5 autore: L'outlook globale. «La
luce alla fine di un lungo tunnel» Nel mondo ripresa lenta nel 2010 WASHINGTON.
Dal nostro inviato Il Fondo monetario vede «la luce alla fine di un lungo
tunnel", una luce che però non arriverà, con il ritorno alla crescita,
prima della fine di quest'anno, e solo se verranno messe in atto politiche
economiche forti sul fronte macroeconomico e quello finanziario. Per ora, però,
l'economia mondiale è nel pieno della peggiore recessione dal secondo
dopoguerra, con una contrazione dell'1,3% prevista per quest'anno, mentre la
ripresa, che sarà lenta, arriverà solo nel 2010, ma non tornerà su ritmi
normali entro la fine dell'anno prossimo. Ancora nel gennaio scorso, l'Fmi
prevedeva che la crescita globale potesse arrivare allo 0,5% quest'anno e al 3%
il prossimo. Nel 2010, ritiene ora il Fondo, l'economia mondiale dovrebbe
crescere dell'1,9 per cento. Due forze sono in azione, secondo il capo
economista dell'Fmi, Olivier Blanchard: una che trascina l'economia globale al
ribasso e che per ora è dominante, l'altra, che cerca di farla risalire, sono
le azioni dei Governi. La prima è stata originata dalla crisi finanziaria e
amplificata dal crollo della fiducia e della domanda dalla fine del 2008. Un
"circolo vizioso" si è innestato fra finanza ed economia reale, ha
detto Blanchard, per cui il rapporto fra le due forze verrà alterato solo dal
miglioramento dello stato di salute del sistema finanziario e dall'efficacia
delle misure per ristabilirla. L'epicentro della recessione, secondo l'Fmi,sono
gli Stati Uniti, che accuseranno un calo del prodotto interno lordo del 2,8%
nel 2009, per risalire solo alla crescita zero nel 2010. I "barlumi di
speranza" individuati dal presidente americano Barack Obama sono per ora,
ha sostenuto l'economista dell'Fmi Charles Collyns, più che altro segnali di
rallentamento della recessione. Ma è l'Europa ora a subire gli effetti più
pesanti e anche la sua uscita dalla crisi sarà più lenta: la contrazione del
Pil nell'area dell'euro arriverà al 4,2% quest'anno e continuerà, per lo 0,4%,
il prossimo. Il Fondo è critico dell'insufficiente coordinamento fra i Governi
europei e dal fatto che le autorità del Vecchio continente siano state
«sorprese dalla virulenza della crisi». Secondo l'Fmi, tra l'altro, la Banca
centrale europea ha ancora spazio per allentare la politica monetaria. La
risposta della politica economica non ha ancor fatto presa, ma senza di essa,
ha sostenuto Blanchard, la situazione, che è negativa, sarebbe stata molto
peggio, fino a degenerare quasi in depressione, con una contrazione del Pil
mondiale del 3%. Il Fondo riconosce che gli stimoli fiscali adottati dai Paesi
del G-20 si avvicinano al 2% del Pil chiesto nell'autunno scorso dallo stesso
Fmi, ma afferma che nel 2010 gli sforzi dovranno essere mantenuti, se non aumentati.
Alla contrazione dei Paesi avanzati, che toccherà quest'anno il 3,8%, fa
parzialmente da contrappeso la tenuta della Cina, che anche quest'anno crescerà del
6,5% e del 7,5% il prossimo. Le autorità cinesi, osserva l'Fmi, hanno risposto
rapidamente e in modo vigoroso alla crisi. Le economie emergenti e quelle in
via di sviluppo cresceranno dell'1,6% nel 2009 e del 4% nel 2010, ma hanno
subìto le ripercussioni del crollo della domanda mondiale per le loro
esportazioni, della caduta dei prezzi delle materie prime e della
paralisi dei flussi finanziari. A. Me. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore:
L'Esposizione Universale in Cina. A un anno dall'evento, come l'Italia prepara una partecipazione
strategica Olimpiadi dell'economia Il primo grande appuntamento mondiale per le
imprese dopo la crisi di Beniamino Quintieri S econdo un'opinione largamente
condivisa, la Cina, con buona probabilità, sarà
in grado prima degli altri Paesi di superare le difficoltà legate alla
complessa fase recessiva,e trascinare il recupero del resto del mondo. L'Expo
di Shanghai 2010 sarà la prima opportunità concreta, dopo la crisi, per
valorizzare le qualità del nostro tessuto produttivo, promuovere le imprese
italiane e soprattutto rilanciare la nostra economia. Nell'auspicabile
prospettiva di un miglioramento della situazione generale per il 2010, l'Expo
cinese offrirà un'opportunità di rilancio per gli scambi e una piattaforma
utile per identificare soluzioni alla crisi e nuovi strumenti di cooperazione
per la promozione dello sviluppo economico mondiale. Nel 2010 a Shanghai si
potrà capire se il momento di recessione sarà effettivamente finito e quanto il
mondo sarà cambiato o potrà ancora cambiare. Senza dimenticare che
l'Esposizione del 2010 è l'opportunità concreta che l'Italia aspettava per una
ulteriore e più profonda penetrazione nel mercato cinese. In tale ottica,
appare essenziale che i principali attori istituzionali e imprenditoriali
contribuiscano alla definizione di un progetto adeguato all'importanza
dell'evento. Ed è particolarmente significativo che tante aziende abbiano già
manifestato una forte volontà di coinvolgimento attraverso interventi concreti
a sostegno della realizzazione del padiglione italiano. Il tema generale
dell'Expo, "Better City, Better Life" appare proprio il vestito
giusto da ricamare con l'ago delle nostre migliori competenze. Nella tradizione
italiana, infatti, è stata proprio la dimensione culturale delle città a
qualificare l'ambiente urbano garantendo al contempo uno sviluppo economico
adeguato e una qualità della vita che ci viene riconosciuta e, spesso,
invidiata in tutto il mondo. Con l'avvio della ripresa economica, il mondo si
confronterà con una fase nuova, in cui soprattutto la Cina
avrà sempre più bisogno di radicare sul proprio territorio realtà industriali
capaci di produrre per il proprio mercato, divenendo, nel tempo, motore
principale dell'economia mondiale. In questo processo, l'impresa italiana può
avere un ruolo e uno spazio significativi; diventa però fondamentale cambiare
l'approccio che il sistema Italia ha messo in atto con il mercato cinese. Sarà
necessario garantire un maggiore radicamento e una migliore capacità di
penetrazione, scommettendo sul progressivo sviluppo del mercato cinese e più in
generale di quello asiatico. L'Expo può divenire la chiave di volta e la
finestra per affacciarsi e capire il panorama produttivo cinese, costruendo
relazioni solide e mettendo in campo concretamente il meglio delle nostre
capacità. Un percorso che proprio in questi giorni si sta avviando a Shanghai
con l'apertura del cantiere del Padiglione nazionale. La "Città
dell'Uomo", così si chiamerà alla prossima Expo la Casa Italia, disegnata
dall'architetto Giampaolo Imbrighi, con uno spazio di 6mila metri quadrati
dovrebbe avere una media di un milione di visitatori al mese, secondo le stime
degli organizzatori cinesi. All'interno del padiglione, che sarà un esempio
della tradizione architettonica italiana e delle nostre più avanzate tecnologie
eco-compatibili, esporremo le novità più interessanti del sistema produttivo
nazionale nei settori relativi alla qualità dell'ambiente urbano: dai nuovi
materiali da costruzione alla domotica, dai trasporti non inquinanti alla
produzione di energia rinnovabile, dalle tendenze emergenti del design
industriale alle potenziali applicazioni delle nanotecnologie, ed altro. Nel
padiglione, inoltre, racconteremo l'esperienza delle città italiane che si sono
mantenute vitali attraverso i secoli e che hanno ripetutamente fronteggiato il
duplice problema di conciliare il rinnovamento con la tutela dell'eredità
storica, mantenendo uno stretto legame con il territorio extra urbano. Sono
convinto che la collaborazione con le imprese porterà a ottimi risultati anche
in vista dell'articolata serie di eventi che animeranno il padiglione. Mostreremo
infatti come, nell'ottica italiana, la qualità della vita nelle città è
garantita non soltanto dall'architettura,dalle infrastrutture e dai servizi, ma
anche dalla vivacità della produzione culturale, volta a favorire la coesione
tra i cittadini e la partecipazione alla vita della comunità. In collaborazione
con numerosi Ministeri, istituzioni pubbliche e Regioni, stiamo lavorando alla
predisposizione di un ricchissimo programma di eventi che siano non solo in
grado di soddisfare le attese di un pubblico vasto ed eterogeneo ma anche di
esaltare le eccellenze che l'Italia ha da proporre nei diversi settori legati
al tema dell'Expo. Nel definire le attività che caratterizzeranno la presenza
italiana nei sei mesi di manifestazione, stiamo pensando non soltanto al
pubblico generico di visitatori, ma ci rivolgeremo anche a coloro che
determinano le scelte urbanistiche, amministrative, economiche e sociali, oltre
che ai protagonisti dell'attività industriale, accademica e scientifica. Il
nostro obiettivo è chiaro: partecipare con il massimo impegno e le migliori
risorse per rappresentare l'eccellenza italiana e rafforzare le relazioni con
la Cina in vista della ripresa economica. Del resto, è
proprio nei momenti di crisi che occorre investire con coraggio e guardare
oltre l'ostacolo. Commissario generale del Governo per l'Expo di Shanghai 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA «L'Expo è una finestra per capire come cambiano il
panorama produttivo e il mercato cinesi» Beniamino Quintieri
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Simbologia
italo-cinese Il logo dell'Italia all'Expo 2010: un intreccio di bastoncini
tricolori che ricorda il gioco cinese dello Shanghai. A sinistra i progetti del
Padiglione Italia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Il Governo
Un'opportunità per proporre cultura e dinamismo italiani di Franco Frattini L'
Esposizione Universale di Shanghai sarà un evento ed un appuntamento
straordinario al quale l'Italia si prepara con grande attenzione. Poiché noi tutti ci auguriamo che
esso coincida con la prospettiva di una ripresa dell'economia globale, il 2010
dell'Expo si profila certo come una sfida, ma anche e soprattutto come una
opportunità italiana: una sfida che nasce dal mettersi in giocoe dalla
competizione cui ognuno dei Paesi partecipanti è chiamato- tutti impegnatia
rappresentare le proprie eccellenze per rilanciare gli scambi- , ma anche
appunto un'opportunità. Quella di offrire un'immagine compiuta ed aggiornata
dell'Italia e del suo made in Italy tanto al pubblico dei visitatori cinesi,
che si affacciano prepotentemente sul mercato, quanto agli osservatori ed ai
competitors più qualificati. Dobbiamo quindi assicurare una nostra
partecipazione all'Expo capace di riproporre il dinamismo ed il protagonismo italiani,
al mondo ed alla Cina in particolare. Un'Italia solida
e dinamica, l'Italia che torna ad offrire ottime prospettive tanto sul piano
economicoe commerciale quanto sul versante culturale. Soprattutto grazie alla
ritrovata e rinnovata capacità di fare sistema, alla collaborazione tra mondo
delle impresee strutture della ricerca nazionale, grazie inoltre al
partenariato pubblico-privato, l'Italia presenterà a Shanghai un progetto ricco
di stimoli e di promesse, una vera e propria vetrina di prestigio della
creatività, della capacità di innovazione e del potenziale industriale,
accademicoe scientifico del nostro Paese. Un'Italia del made in Italy che
continua e si rinnova. Il nostro Paese dovrà infine assicurare una presenza di
alto livello a Shanghai, per testimoniare dell'importanza che noi attribuiamo a
sempre più solide e strette relazioni con la Repubblica Popolare Cinese: un
partner sempre più rilevante non soltanto sotto il profilo bilaterale, ma anche
per il ruolo di player autorevole che ormai interpreta negli equilibri politici
internazionali. Il nostro forte impegno per l'Esposizione Universale del 2010
dovrà insomma contribuirea confermare la migliore immagine italiana, anchee
soprattutto per preparare il successivo appuntamento, a Milano nel 2015.
ministro degli Esteri © RIPRODUZIONE RISERVATA IMAGOECONOMICA Franco Frattini
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Le
imprese Sarà in mostra la «qualità totale» del made in Italy di Paolo Zegna I l
World Expo di Shanghai del 2010 si prospetta essere un evento di enorme
importanza e grande risonanza, che sta ulteriormente a sottolineare (anche in
seguito alle Olimpiadi di Pechino) l'emergere della Cina come una grande potenza economica e culturale.
Tipicamente l'esposizione mondiale rappresenta una vetrina di respiro internazionale
per i Paesi partecipanti ma anche una potente piattaforma per spingere il
commercio, e Shanghai non fa eccezione. Confindustria, nell'ambito delle
attività internazionali, approfitterà di tale occasione per rafforzare le
relazioni bilaterali economiche e commerciali con la Repubblica popolare. La Cina rappresenta per l'industria italiana, ed europea in
genere, un mercato strategico di grande interesse, in costante e rapida
crescita. Ed è per questo che il nostro sistema industriale si sta preparando
al meglio per essere un protagonista di successo all'appuntamento con l'Expo
2010. Faremo leva sul "fattore eccellenza", un vantaggio competitivo
vitale per l'industria italiana che, infatti, reagisce alla crisi e alla
concorrenza internazionale investendo sempre più in ciò che potremmo definire
la "qualità totale", ossia l'insieme di processi produttivi, delle
tecnologie, dei semilavorati, delle risorse umane e di tutti gli altri fattori
intermedi che conducono al prodotto finale più conosciuto ed apprezzato al
mondo: il Made in Italy. Il tema scelto per la mostra del Padiglione nazionale,
"La città dell'uomo-vivere all'italiana", è un tema a noi congeniale,
fatto a misura sulle nostre capacità e potenzialità. Il sistema associativo di
Confindustria, in una logica di efficienza e collaborazione nella
rappresentazione delle eccellenze industriali italiane, è stato coinvolto per
fornire indicazioni, suggerimenti, idee di allestimento e proposte di eventi e
iniziative proprio per lo sviluppo del Padiglione Italia, sapendo che esso avrà
un impatto straordinario sull'immagine del nostro Paese. In tal senso il
Padiglione è stato ideato e progettato come struttura di qualità, che
utilizzerà i migliori materiali, frutto della ricerca e della capacità creativa
e d'innovazione dei nostri industriali. Confindustria segue con grande
attenzione il percorso dell'Expo Shanghai 2010,e continuerà a fornire il
proprio contributo in termini di collegamento e coordinamento delle iniziative
proposte dalle associazioni al Commissariato, dando al sistema associativo
tutto il supporto necessario. Diverse Associazioni hanno già manifestato il
proprio interesse e la propria disponibilità, e hanno avanzato proposte
concrete e operative. Le nostre aziende, dal canto loro, hanno dato
dimostrazione di credere fortemente nell'iniziativa. Alcune di loro si sono già
impegnate ad effettuare, in forma gratuita, importanti forniture dei materiali
necessari alla realizzazione del Padiglione. E infatti, sono proprio questi
protagonisti i migliori testimoni della grande rilevanza dell'Expo e delle
ancor più grandi aspettative riposte nel mercato cinese. A quasi un anno
dall'inaugurazione dell'Esposizione di Shanghai il cerchio non è ancora chiuso,
esistono possibilità di ulteriori inserimenti da parte delle nostre imprese. E
il Padiglione Italia, che nel 2010 rappresenterà in terra cinese il nostro
Paese a un pubblico mondiale, sarà il risultato di un grande gioco di squadra.
L'aspetto principale da tener presente è che a Shanghai le associazioni e le
aziende associate avranno a disposizione per sei mesi un padiglione italiano.
Cerchiamo di sfruttarlo al meglio! Ottimizziamo gli sforzi e facciamo sistema,
in modo da assicurare una presenza italiana altamente rappresentativa. Usiamo
l'Expo come fattore di promozione del nostro tessuto imprenditoriale in Cina, perché sarà sicuramente un'occasione di visibilità
unica per i prodotti del made in Italy e per le imprese italiane, a partire
dalle Pmi. Non dimentichiamo poi che l'Expo di Shanghai sarà anche e
soprattutto un fondamentale vettore per la promozione dell'Expo 2015 di Milano,
che avrà del pari una forte valenza per tutto il Sistema-Italia. Vice
Presidente di Confindustria per l'Internazionalizzazione © RIPRODUZIONE
RISERVATA «Il nostro sistema industriale si prepara al meglio all'evento Un
test per Milano 2015» IMAGOECONOMICA Paolo Zegna
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 20 autore: Il messaggio
culturale Nella «Città dell'Uomo» mille sorprese hi-tech di Davide Rampello I
nterpretare al meglio il tema "Better City, Better Life". è quello
che abbiamo fatto e che faremo da qui alla chiusura dell'Expo 2010 di Shanghai. Un approccio che ha mosso i primi
passi con la formazione ad hoc di un comitato di indirizzo multidisciplinare.
Un'idea che ha permesso così di poter attingere da più campi per trovare il
modo migliore di rappresentare l'Italia in conformità al tema dell'Expo. Ecco
allora che per noi "Better City, Better Life" è diventato il modo di
vivere all'italiana in una città che sia effettivamente dell'uomo. Forti di
questo indirizzo ci siamo allora concentrati per l'allestimento della mostra
permanente del Padiglione Italia, partendo sostanzialmente dal numero delle
persone che la nostra casa a Shanghai ospiterà il prossimo anno. Le stime
infatti ci dicono che saranno oltre 40mila i visitatori ogni giorno. Questo
implica una fruizione delle opere della mostra molto particolare: ci
concentreremo sull'economia delle emozioni, dello stupore, conducendo il nostro
visitatore - che avrà pochissimo tempo per fermarsi all'interno di un percorso
dove non finirà mai di sorprendersi. Pochissime le informazioni, le didascalie
e assolutamente curata la messa in scena. Dobbiamo tener conto che la
superficie della mostra sarà di circa 1.300 metri quadri e noi dovremo essere
capaci di concentrare la scelta e metaforizzare la rappresentazione in questo
spazio. Non è un caso allora se la regia dell'allestimento del nostro spazio
espositivo sia caduto su una figura professionale particolare, uno scenografo
cinematografico, Giancarlo Basili. Non un architetto, ma una persona abituata a
mettere in scena e ricreare gli ambienti nel modo migliore possibile. Si tratta
di un lavoro appassionante che stiamo portando avanti in sintonia con il
Commissariato italiano, con il quale abbiamo condiviso anche la scelta del logo
del Padiglione italiano. Logo che accompagnerà tutta la comunicazione della
presenza italiana all'Expo. Perchè l'Expo 2010 è un evento così importante?
Anzitutto perchè il tema "Better city, Better life" è un tema
universale. Poi perchè questa Expo si svolgerà in Cina.
è del tutto evidente che il Paese che ci ospita e in particolare la sua città,
Shanghai, saranno i primi a voler interpretare al meglio e fornire idee e
soluzioni concrete per realizzare una futura città che corrisponda alle nuove
esigenze messe sul tavolo dall'Expo. In un quadro di questo tipo, in cui
l'Italia sta cercando di uscire dalla crisi, la partecipazione italiana
all'Expo è una straordinaria opportunità sia per rafforzare i legami esistenti
con la Cina che per aprirne di nuovi sotto il profilo
commerciale e culturale. Per questo si è lavorato molto assieme anche a
Confidustria e Confcommercio per rendere il più facilmente accessibile
questaopportunità di sviluppo al sistema imprenditoriale italiano. Come dicono
i nostri amici cinesi, l'Italia offre un modello di vita che loro stessi
desidererebbero percorrere: i migliori arredi, la moda migliore, le macchine
più belle e un cibo buono quanto quello cinese... Proprio per questo l'Expo di
Shanghai 2010 è una grande chanche. La Cina e il mondo
si aspettano questo: il nostro saper vivere al meglio. Noi non dobbiamo far
altro che presentarglielo. Presidente Triennale di Milano © RIPRODUZIONE
RISERVATA REGIA DA FILM L'allestimento degli spazi del Padiglione Italia è
stato affidato a Giancarlo Basili, scenografo cinematografico IMAGOECONOMICA
Davide Rampello
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 20 autore: Il
benvenuto di Shanghai. Il Comitato organizzatore: «C'è grande attesa per
l'innovazione italiana» Al via il conto alla rovescia Tra un anno l'apertura -
Da marzo già in vendita i biglietti d'ingresso di Zhong Yanqun S i alzerà tra
un anno, in rivaal fiume Huangpu, il sipario sull'Expo di Shanghai, che
sarà un'eccezionale occasione di incontro tra i Paesi di tutto il mondo. Paesi
e popoli con diversi livelli di sviluppo condividono un forte interesse per il
tema dell'esposizione, «Better City, Better Life», e noi nutriamo l'aspettativa
che gli Stati partecipanti utilizzino la piattaforma dell'Expo per analizzare
l'evoluzione della civiltà urbana, condividere esperienze sulla costruzione
delle città ed esplorarne le possibilità di sviluppo futuro, con lo scopo di
promuoverne il miglioramento, la concezione e la tutela dell'eredità culturale.
Grazie al positivo interesse e all'impegno complessivo della comunità
internazionale, 234 tra Paesi e organismi multilaterali hanno già assicurato la
loro presenza all'Esposizione Universale di Shanghai e tra questi quasi 200
hanno già firmato un contratto di partecipazione all'evento. Allo stesso tempo
procedono alacremente i lavori preparatori e già dal 27 marzo di quest'anno è
cominciata la vendita ufficiale dei biglietti d'ingresso. Insomma: la città di
Shanghai è pronta per accogliere ospiti provenienti da ogni parte del mondo.
L'Italia ha una vasta esperienza di partecipazione a questi eventi
internazionali ed è intervenuta puntualmente alle ultime sette Esposizioni
Universali. Nel 2015, inoltre, la prossima edizione dell'Expo si terrà a
Milano, sicché la stessa Italia non poteva rinunciare ad assicurare una
partecipazione di alto profilo per l'appuntamento di Shanghai. L'anno scorso è
stato presentato ufficialmente il progetto del padiglione italiano, il cui tema
ispiratore, «La Città dell'uomo», sarà declinato in forme originali e con
materiali innovativi, lasciando presagire che la presenza italiana
rappresenterà di sicuro un'autentica ventata di aria fresca. L'Expo di Shanghai
ha preso come modello per i suoi padiglioni diverse costruzioni ecologiche ed
ecosostenibili italiane, tra cui, ad esempio, proprio il nuovissimo quartier
generale del Sole 24 Ore a Milano, progettato dall'architetto Renzo Piano. E
non vediamo l'ora che l'anima e la forza che irradiano dai centri urbani
italiani trovino un'adeguata visibilità proprio a Shanghai. L'Esposizione
Universale del 2010 si porrà anche come una sorta di Olimpiade dell'economia.
Probabilmente tutti i Paesi e le istituzioni partecipanti condividono la
convinzione degli organizzatori che, in un contesto internazionale segnato
dalla crisi economica, l'Expo consentirà di lanciare nuove idee per lo
sviluppo, di dare nuovo impulso agli scambi e di rilanciare la collaborazione
internazionale. Crediamo anche che attraverso l'occasione offerta
dall'Esposizione sarà possibile iniettare fiducia nel sistema, trovare il
coraggio necessario per superare la crisi e promuovere la ripresa dell'economia
mondiale. Benvenuti in Cina, amici italiani, e benvenuti
al grande incontro di popoli e Paesi di tutto il mondo che sarà l'Expo di
Shanghai del 2010. Vice direttore del Comitato Esecutivo dell'Expo di Shanghai
© RIPRODUZIONE RISERVATA L'ADESIONE Tra Paesi e organismi multilaterali, in 234
hanno assicurato la presenza «L'Expo sarà anche una sorta di Olimpiade
dell'economia» Simbolo della Cina moderna. Lo skyline
di Shanghai con i suoi grattacieli in continuo divenire sulle rive del fiume
Huangpu MARKA Vicedirettore. Zhong Yanqun
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: I partner
strategici/2 GranitiFiandre «Un'occasione per ampliare il business in tutta
l'Asia» «O ggi la Cina rappresenta circa il 2% del nostro
fatturato, ma vogliamo che nei prossimi cinque-dieci anni dall'Asia provenga il
15% dei ricavi».
è una scommessa sul futuro quella di Graziano Verdi, amministratore delegato di
GranitiFiandre, l'azienda di Castellarano (Reggio Emilia) specializzata nella
produzione di lastre in grès porcellanato ad alta tecnologia. Insieme a
Permasteelisa, è partner del Padiglione italiano all'Expo di Shanghai, per il
quale realizzerà la pavimentazione. «Rivestiremo l'edificio – spiega Verdi –con
i nostri graniti, che sono sette volte più duri del marmo e vengono realizzati
con il 40% di materiali riciclati. Prevediamo che, durante l'Expo,saranno 70
milioni i pro-fessionisti che calpesteranno il nostro pavimento».
GranitiFiandre fa un prodotto di qualità, ma ha bisogno di farsi conoscere
meglio all'estero: «Considero l'Esposizione di Shanghai come l'Olimpiade
dell'architettura – esemplifica l'ad Verdi – e siccome noi nel nostro settore
di produzione abbiamo la medaglia d'oro,non possiamo mancare sul podio». Per
l'azienda emiliana, l'Expo è dunque un'importante vetrina, soprattutto nel
mondo degli ar-chitetti, suoi primi clienti. In Asia, GranitiFiandre è sbarcata
quattro anni fa, con i primi progetti curati da architetti europei. Oggi
Shanghai è una delle tre città, accanto a Roma e Puertorico, a ospitare uno dei
tre megastore del gruppo, che nel mondo ha anche oltre 70 negozi monomarca.
L'azienda aprirà presto un nuovo negozio a Guangzhou. «Abbiamo vetrine anche in
India, in Corea del Sud e in Giappone – continua Verdi –ma le più grandi
aspettative di business sono in Cina». La concorrenza
locale, all'alta gamma di GranitiFiandre, non fa paura: «In Cina
ci sono centinaia di fabbriche di ceramica – sostiene l'ad – ma sono tutti
prodotti poco distintivi». Produrre in loco, invece? «è presto per dirlo
–conclude Verdi – dopo la crisi si vedrà. è vero che portare in Cina i nostri prodotti rappresenta il 20% del costo
materiale. Ma prima di qual-siasi decisione, dobbiamo portare a regime l'ultimo
dei nostri tre stabilimenti produttivi, quello americano ». Mi. Ca. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA L'ad. Graziano Verdi IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore:
Alleanze. Il coordinamento di Fiera Milano «Una sede stabile per le eccellenze
del made in Italy» Presenza integrata per venti Regioni di Alfredo Sessa I l
ruolo è quello del direttore di orchestra. Il lavoro da fare è difficile e
delicato, raccogliere il contributo di venti regioni italiane in vista dell'Expo
di Shanghai, le loro eccellenze, le loro specificità, e trasformarle in
sinfonia per colpire l'immaginazione dei cinesi e, perché no, di quella larga
fetta di mondo che all'Expo sarà presente. è un lavoro che sarà svolto da Fiera
Milano, che nella circostanza avrà la possibilità di mettere in gioco
l'esperienza accumulata nel corso di una lunga frequentazione del mercato
cinese. Una presenza, quella di Fiera Milano in Cina,
che risale al 1995, e che si è arricchita nel tempo con le rassegne organizzate
sul grande mercato asiatico in collaborazione con la Fiera di Hannover. Al
centro di tutto, il ruolo del Padiglione Italia, che simboleggia, anche
architettonicamente, l'integrazione di elementi diversi. «Il progetto del
Padiglione – osserva Michele Perini, presidente di Fiera Milano – è molto bello
e molto affascinante. Vorremmo farne una sede permanente, una specie di Palazzo
Italia a Shanghai, bisogna prima però discuterne con i cinesi. Sarà l'opportunità
per fare conoscere le migliori specialità italiane, compresa la capacità di
rispondere alla domanda di prodotti ecologici. Quella che vogliamo dare in
occasione di Shanghai 2010 è infatti l'idea di un Paese integrato. Per questo,
il ruolo di Fiera Milano è quello di dare un filo logico alla presenza
italiana, e non semplicemente di funzionare da collettore della presenza delle
regioni alla manifestazione. Ci stiamo lavorando. Alcune regioni ci hanno già
affidato i loro progetti, che porteremo al Commissario Generale del Governo per
l'Expo di Shanghai 2010, Beniamino Quintieri». Shanghai 2010 sarà anche il
primo test su grande scala per l'economia internazionale del dopo-crisi. Nella
metropoli asiatica potrebbe prendere la sua rivincita l'economia reale, quella
del manifatturiero che dimostra di esserci, di contare e di investire nel
futuro. L'Expo permetterà sicuramente di verificare la ripresa dell'industria
mondiale, ma anche la tenuta e lo spessore delle grandi manifestazioni
internazionali all'uscita del tunnel del 2008-2009. Con Milano, chiamata a
organizzare l'Expo 2015, spettatrice interessata. I manager cinesi, intanto,
non vogliono lasciarsi sfuggire l'occasione di stupire di nuovo il mondo dopo
le Olimpiadi di Pechino, e non hanno variato, nonostante lo scossone del
2008-2009, i piani di sviluppo. «In seguito alla grande crisi – dice Perini – i
cinesi non stanno cambiando strategia nei confronti dell'Expo di Shanghai. Non
stanno variando il tema della manifestazione (Better City, Better Life, ndr),
così come non cambia l'enfasi e non vengono modificati gli investimenti che
hanno promesso, e che stanno facendo. Difficile dire se, poi, la partecipazione
dei Paesi e delle delegazioni sarà inferiore al previsto. Per quanto riguarda
l'Expo 2015, il padiglione Milano darà visibilità alla manifestazione, sarà un
fatto percepito e importante, e i Paesi stranieri avranno la possibilità di
prenotare spazi e manifestazioni». L'organizzazione della presenza italiana
all'Expo, la continua spola tra Italia e Cina, la
dimensione internazionale assunta da Fiera Milano consentono intanto di fare un
doppio bilancio: sull'evoluzione dell'industria fieristica da una parte, e del
mercato cinese dall'altra. «Le fiere – è il parere del presidente della Spa
milanese – non sono più una vetrina, ormai sono filiera, servizio alle imprese,
sono diventate molto più marketing oriented. Le aziende che vengono alle fiere
ci chiedono allora di essere attivi, di creare contatti, alleanze. Ci chiedono
sicuramente gli spazi per esporre, ma anche di stabilire le relazioni, ci
chiedono di essere protagonisti di marketing». «Per quanto riguarda invece il
mercato cinese – prosegue Perini – l'industria locale non gioca più solo sui
bassi prezzi, ma sta aumentando la capacità di produrre con qualità, e si nota
anche una maggiore attenzione nei confronti della tutela della proprietà
intellettuale. è comunque sempre complicato lavorare in Cina:
la legislazione è diversa e complessa, e bisogna fare i conti con le numerose
leggi regionali». alfredo.sessa@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA
«Vogliamo offrire l'idea di un Paese coeso Il nostro ruolo è di dare un filo
logico alle presenze» «La crisi non cambia gli investimenti e l'enfasi che i
cinesi attribuiscono alla manifestazione» «L'industria di Pechino sta
migliorando i livelli qualitativi e c'è più tutela dei marchi» Fiera Milano.
Michele Perini IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: TUTTE
LE AZIENDE COINVOLTE I quattro partner Il Padiglione italiano all'Expo di
Shanghai ha 4 partner: due (Permasteelisa e GranitiFiandre) per la
realizzazione dell'edificio, Fiera Milano per il coordinamento delle regioni e
la Triennale di Milano per il concepte l'allestimento della mostra permanente
Gli impianti 26 fornitori si spartiscono il resto dei
lavori.Dell'impiantistica si occuperanno Tecno (ascensori e scale mobili),
Climaveneta (condizionamento), Vimar (interruttori), Sispa (antincendio),
Gruppo Aturia (pressurizzazione), Elco (pannelli solari), Prysmian (cavi
elettrici), Uniflair (refrigerazione) e Labiotest (qualità dell'aria) I
materiali Di materiali si occupano Italcementi, Mapei, Hilti, Metrae Sika Gli
interni A seguire gli arredi ci saranno iGuzzini, Faram, Poltrona Frau,
Mascagni, Portalp, Cisa, Zucchetti, Matteo Grassi, Ceramica Globo e Ucs I
servizi Otim seguirà le spedizioni
( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Torino
Soria, la pensione non intenerisce il giudice Negati i domiciliari ad Angelo:
può ancora influenzare la struttura della Regione Ora la questione passa al
tribunale del riesame che dovrà decidere sulla scarcerazione entro la prossima
settimana LORENZA PLEUTERI La richiesta di prepensionamento «non esclude che
possa continuare a mantenere una certa influenza all´interno della struttura
regionale», dove ha firmato determine a go-go senza che nessuno gli facesse le
pulci o notasse le anomalie, le ricorrenze. E «la reiterazione delle condotte»,
ritenute gravi, ne fa ritenere ancora elevata la pericolosità. Angelo Soria,
accusato di aver elargito 400 mila euro pubblici alle "controfigure"
del fratello Giuliano, resta in carcere. Per l´accusa che lo accomuna e lo
cementa al re deposto del Grinzane Cavour. Concorso in peculato continuato. Il
gip Silvia Salvadori, facendo proprio il parere negativo espresso dalla
procura, ha rigettato la richiesta di liberazione o di arresti domiciliari
presentata dal legale dell´ex potente funzionario della regione Piemonte,
l´avvocato Marco Scagliola. Soria senior potrebbe ancora cercare, si sostiene,
di condizionare gli ex colleghi e di opacizzare le fonti di prova, interferendo
nelle indagini. Il comportamento tenuto a Palazzo di giustizia - scena muta
davanti ai pm quando era "solo" indagato a piede libero e silenzio
totale anche in sede di interrogatorio di garanzia, da detenuto - certo non ha
deposto a suo favore, così come l´incursione notturna nella mansarda pagata dal
Grinzane in piazza Castello a Torino, un piede a terre. E poi, sullo sfondo,
c´è la storia del suo legame «privatistico» con lo chef Bruno Libralon, patron
del plurifinanziato Istituto di cucina per stranieri e dal 2005 socio e partner
nella Everything srl, dichiaratamente «una scatola vuota» e
di fatto utilizzata per operazioni di import export con la Cina. Ora a Angelo non resta che sperare
nella decisione del Tribunale del riesame, chiamato a pronunciarsi entro metà
della settimana prossima sulla ordinanza di custodia che ha spalancato anche
per lui il portone blindato delle Vallette, varcato in arresto cinque settimane
dopo il fratello. Giuliano, scaricato dai più quando l´inchiesta
Grinzane è deflagrata, rinnegato dagli amici e dagli sponsor, ha invece
rinunciato a impugnare il rigetto della scarcerazione in appello o in
Cassazione. I tempi di risposta sono relativamente lunghi. Per lui la custodia
cautelare - tre mesi dal giorno dell´arresto, datato 12 marzo - scadrà prima.
Il fedelissimo dipendente Davide Agnello, così "leale" con lui da
prendersi una denuncia per favoreggiamento, lo aspetta a breccia aperte.
Domenica gli è nata una figlia. La chiamerà Giuliana, in onore di Soria. E sarà
lui, il professore, a fare da padrino al battesimo.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Genova
Il libro/2 "Re di sapori" omaggio piccante al peperoncino Piccante,
quanto basta, anche di più, ma senza alcuna censura. è l´omaggio di Monica
Giunchiglia al peperoncino, frutto rosso dall´appetitosa epopea millenaria, che
si dipana tra storia, leggende, tradizioni, aneddoti, personaggi e,
naturalmente, sapori. E in "Re di sapori" (Marco Tropea editore, 490
pagine, 22) di volta in volta, ogni Paese esplorato dall´autrice, grazie anche
all´aiuto di guide locali, dischiude un nuovo mondo di gusti e curiosità
culturali, per soddisfare le esigenze di qualsiasi palato. Partendo dal Messico
dei maya e del re Serpente Piumato, attraverso i Caraibi del Corsaro Nero (il
salgariano signore di Ventimiglia), dei filibustieri, dei bucanieri e delle rivolte
degli schiavi, l´autrice giunge all´America latina delle molteplici tradizioni
fino al Brasile degli indios yanomami, dove il peperoncino entra nel rito. Prosegue con la Cina dei peccati di gola rivoluzionari di Mao Zedong, il Vietnam,
l´India, e con il Paese più piccante del mondo, la Malesia dei romanzi di
Emilio Salgari. E conclude con un ricettario la cui sezione ligure è tutta da
provare: risotto al tonno, farfalle al timo, minestra alla genovese, polpo
all´inferno, coniglio al Vermentino... tanto per cominciare. (r.r.r.)
( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XX - Napoli
Una superba Melato nel "Sezuan" di Brecht Geniale inventore di storie
inquietanti, Bertolt Brecht, negli anni 40 del Novecento, fece
scendere in una terra crudelmente egoista i suoi tre dèi curiosi e un po´
impacciati, per cercare gente buona da premiare con gioia. è l´inizio de "L´anima buona del
Sezuan" che lo Stabile di Genova porta meritoriamente in scena per la
partecipazione di una generazione di spettatori magari disattenta, o comunque
ignara di tanta complessa costruzione drammaturgica. Brecht leggenda di un
teatro d´impegno civile e morale. Se ne parla molto e se ne vede poco.
"L´anima buona del Sezuan" è ora al Diana, con Mariangela Melato
eccellente protagonista a reggere una fatica d´attrice che il pubblico della prima
napoletana saluta con applausi convinti, insieme a un cast tra cui è necessario
citare Margherita Di Rauso, Federico Vanni ed Orietta Notari. Spettacolo che
dura più di tre ore, che però scorrono via rapide per la serrata architettura e
il bel ritmo dato da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, che ne firmano la
regia con parca leggerezza e ironia. E dunque gran racconto d´alternanze
incarognite per questa "favola teatrale" ambientata
in una Cina abbastanza
lontana negli anni in cui fu scritta, tale da poter essere tranello per
coscienze, costringendoci a schierarci per scelte non sempre morali, tra
amicizie e sentimenti. Con Shen-Te prostituta redenta in vena di buoni
comportamenti e Shui-Ta che ne prende il posto per sistemazioni di perfetta
coerenza imprenditoriale. Con la voglia di "attualizzare" il
plot di una disputa non risolvibile tra bene e male. Da ricordare, per
intelligenza di disegno e colori, le scene e i costumi di Andrea Taddei.
(giulio baffi)
( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 58 - Sport Il
kers divide Massa e Raikkonen Bahrein, Ferrari incerta. E l´Aston Martin di
James Bond pensa alla F1 STEFANO ZAINO SAKHIR dal nostro inviato La sfida con
il kers al Totocalcio sarebbe una tripla. Dimostrazione dell´incertezza che
regna in casa Ferrari, squadra che vuole ritrovare a tutti i costi la retta
via, quella che l´ha portata negli ultimi 13 anni a lottare sempre per il
Mondiale, ma che si trova nella scomoda posizione di dover procedere a
tentativi, per non sbagliare più valutazioni e ottimizzare tutte le armi a
disposizione. La battuta sulla tripla, nata nei box della rossa, racconta ciò che
accadrà oggi nelle prime due sessioni di prove libere; Massa, più leggero di 4
chili, che monterà il kers e Raikkonen che cercherà di capire che effetto fa
correre senza. Una macchina sì e una no, i meccanici Ferrari sono pronti a
scommettere sulla sua affidabilità ma ancora non si fidano del tutto e allora
dividono il problema in due: magari Raikkonen marcia come un razzo in
rettilineo anche senza quella diavoleria che appesantisce la vettura di 35
chili. Lo sdoppiamento era già previsto in Cina, ma poi si preferì non rischiare,
dopo che un corto circuito in Malesia aveva tolto a Raikkonen la forza del kers
e la sua presenza in gara. In Bahrein invece si aggredisce il dilemma, perché,
come sostiene Massa, "il kers regala 4 decimi al giro in corsa e mezzo
secondo in qualifica". Troppo, in tempi di vacche magre, per
rinunciarci a cuor leggero, anche se Raikkonen, protagonista del piano B, si fa
coraggio raccontando che in Cina "la macchina in
qualifica aveva un buon ritmo, poi in gara abbiamo perso slancio e qualsiasi
illusione è tramontata". Ora i sogni non devono più dissolversi; BrawnGp e
Red Bull, questi barbari che si sono presi momentaneamente la Formula 1, non
aspettano. Bisogna cominciare a ridurre il divario, anche se questa macchina
arrivata in mezzo al deserto è molto simile a quella naufragata in Cina. Per cui sotto con le prove (sessioni intense, pure la
Bmw di Kubica corre con il kers per la prima volta) e in serata il verdetto. O
il kers si trasferisce pure sulla vettura di Raikkonen o finisce
definitivamente in soffitta. In attesa magari di tornare d´attualità a
Barcellona con il diffusore, il salvagente che arriverà (la Ferrari conferma)
nel prossimo gp. Non si fa invece accantonare la lotta fra Mosley, presidente
Fia, e le squadre. Ieri Mosley aspettava una risposta dai team sul tetto al
budget (ha proposto 33 milioni di euro, le scuderie vogliono una cifra molto
superiore), ma la Fota, l´Associazione dei team (probabile che il suo
presidente Montezemolo arrivi in Bahrein), ha fatto sapere che prenderà
posizione solo il 6 maggio, dopo una riunione già fissata. I possibili costi
contenuti intanto fanno uscire voci clamorose come una partecipazione di Us Gp
(squadra americana) e Lola, e addirittura l´Aston Martin, la macchina di James
Bond, 007.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 58 - Sport
Vettel "La Rossa faticherà ma è troppo presto darla per morta" SAKHIR
- «Mai dare per morta la Ferrari. Magari faticherà anche qui, ma sono sicuro
che da Barcellona tornerà competitiva. E lo stesso discorso vale per la McLaren».
Sebastian Vettel, vincitore in Cina, dà morale alla Rossa, anche se questo circuito non sembra
essere tra i preferiti dal team di Maranello. «Anche per me qui è più difficile
vincere rispetto alla Cina.
Non tanto perché non è prevista pioggia, a Shanghai la mia Red Bull era un
razzo anche sull´asciutto, ma perché il circuito, senza kers, rischia di
sfavorirci. Io comunque ci proverò con tutte le mie forze. A trionfare in
Bahrein e nel Mondiale».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-24 - pag: 16 autore: «La Cina? Non
vuole la leadership» di Mario Margiocco L a crisi del 2007-2008 rinsalda l'asse
finanziario ed economico tra Stati Uniti e Cina, marginalizza l'Europa, non turba gli equilibri geopolitici
internazionaliperché nel medio periodo non c'è alternativa al ruolo monetario,
militare e strategico degli Stati Uniti. I quali tuttavia hanno subìto,
insieme alla Gran Bretagna, una secca sconfitta "ideologica"e
d'immagine, perché il sistema economico di mercato di cui si sono fatti
campioni, gli Stati Uniti in particolare diventandone l'incarnazionee il
simbolo, è finito con il grande debito e la crisi. Per pura fortuna una figura
carismatica come quella di Barack Obama ha dato un senso di direzione. è stato
eletto, probabilmente, solo grazie alla crisi e al fallimento a metà settembre
di Lehman Brothers, quando la crisi è diventata palese. Ma ha fornito
leadership. Ora però occorrono risultati, perché altrimenti fra qualche mese
questa rischia di essere la crisi di Obama. Così Michael Cox, 61 anni, docente
di Politica internazionale alla London School of Economics, legge alcuni
aspetti centrali dell'attuale stagione. Cox è fra i più noti esperti di
politica internazionale del Regno Unito, autore di saggi sulla Guerra fredda,
la politica estera degli Stati Uniti, le superpotenze, l'Europa. In questi
giorni a Milano per una serie di corsi all'Aseri, l'Alta scuola di economia e
relazioni internazionali dell'Università Cattolica, Cox ha risposto ad alcune
domande del Sole 24 Ore. C'è come conseguenza della crisi un ridimensionamento
della leadership degli Stati Uniti? Gli Stati Uniti hanno avuto in posti
d'altissima responsabilità uomini che rassomigliano molto ad Harry Potter e
sono stati invece scambiati per Superman, o "il Maestro", e come tali
osannati, penso ad Alan Greenspan. Hanno fatto molti guasti, anche se io tendo
a vedere le cose in modo piuttosto sistemico e spersonalizzato. Non c'è dubbio
che un danno d'immagine c'è,e molto consistente.Gli Stati Uniti hanno incassato
una sconfitta strategica di prima grandezza. Che cosa è oggi il modello
americano? Eppure io non credo che siamo di fronte a una rivoluzione dei
rapporti internazionali. Che cosa la rende improbabile, nonostante i diversi
equilibri finanziari? Vari fattori. Incominciamo da un esercizio che ogni tanto
faccio, l'esercizio del "se". Come sarebbe stato l'89 europeo se a
fronte del crollo comunista non vi fosse stata la Ue? Cosa sarebbero gli Stati
Uniti e il mondo se non vi fosse stata una figura come quella di Barack Obama?
Obama è stato eletto grazie alla crisi, perché i sondaggi preelettorali e
l'analisi del voto ci dicono che a farlo vincere è stato un elettorato anziano
che si è spostato a partire dal fallimento di Lehman Brothers. Obama ha
prodotto e sta producendo leadership, in America e nel mondo. Al G-20 è stato
il protagonista assoluto. Poi c'è il fatto che sia per il dollaro, sia come
centro finanziario, sia dal punto di vista militarestrategico gli Stati Uniti
non hanno un so-stituto. L'ultima cosa che ora la Cina
vuole è un ruolo globale da superpotenza. Vuole continuare la sua stretta
alleanza economica con gli Stati Uniti e continuare, "dolcemente", a
marginalizzare il Giappone, che diventa sempre più nervoso. Il Giappone è
sempre nervoso. In che senso marginalizzare? Vuole che in tutti i consessi
internazionali, nell'opinione pubblica mondiale, ovunque possibile insomma, la
voce dell'Asia sia prima di tutto quella della Cina, e
poi il Giappone. Quale l'asse fondamentale del futuro prossimo? Quello
Washington-Pechino, non c'è dubbio. Sono legati in modo indissolubile
finanziariamente, con i ben oltre mille miliardi di debito pubblico americano
sottoscritto da Pechino, e sono legati economicamente. Pechino non può fare a
meno del mercato americano. Perdere parte consistente di quel mercato significa
rischiare serie turbative sociali in Cina. Però gli
Stati Uniti, che stanno aumentando molto l'indebitamento, dipendono dalla
decisione cinese di continuare ad acquistare i loro titoli di debito
pubblico... Ci potrà essere qualche limitato alto e basso, ma gli Stati Uniti,
oltre che di gran lunga il Paese più ricco, restano il più stabile e affidabile
sistema Paese. Dove investire se non in America? Il dibattito è ancora tutto
americano, nonostante la débcle dei loro economisti.L'Europa non riesce a fornire
circuiti altrettanto vivaci per la circolazione delle idee. E se c'è ilrischio
di qualche disordine sociale come reazione alla crisi, e secondo me c'è, e in
Grecia e Francia abbiamo già visto qualcosa, è in Europa, non negli Stati
Uniti. Come si è mosso Obama finora? Con prudenza, direi. Un ottimo successo di
immagine, ma nelle scelte fondamentali, economia e strategia, sta dando molto
spazio ai conservatori, la cui pressione è enorme. Larry Summers, Tim Geithner,
il generale Jones alla sicurezza nazionale, Hillary Clinton al Dipartimento di
Stato. Poi ci sono i programmi del futuro, l'America verde, e tutto il resto.
Ma il core business è piuttosto in mano ai conservatori. E sulla crisi? Qui
servono risultati, altrimenti diventerà a un certo punto la crisi di Obama.
Credo che al momento, mentre siamo tutti sostenendo la grande diga che minaccia
di crollare, sia fuori posto parlare di rischi d'inflazione, di eccesso di
spesa eccetera. Fra un anno potrebbe essere diverso. Ma ora occorre
rivitalizzare. Obama ci sta provando. L'Europa sta facendo molto meno. Che cosa
manca all'Europa? Un leader. Sarkozy ha dato un senso di leadership durante il
semestre di presidenza francese. Ma per il resto la Francia sembra aver perso
quel ruolo propulsivo che ha spesso avuto. Oggi ce li sogniamo i Giscard
d'Estaing, gli Schmidt, i Jacques Delors, e anche Tony Blair, con tutti i suoi
limiti. Oh, agli europei piace tanto Obama, lo trovano così... europeo. Sono
così contenti di essersi evitati una Sarah Palin. Ma si sbagliano. è americano,
farà politiche americane, non renderà gli Stati Uniti più europei, il suo
elettorato non capirebbe. L'Europa, in questa stagione di cambiamenti, deve
trovare più voce. Gli europei dicono tanto che la crisi è colpa dell'America.
Ma dov'erano negli anni scorsi? Le loro banche s'indebitavano come e più di
quelle americane, e gran parte dell'Europa partecipava al festino, al seguito
degli Stati Uniti. Se dovesse sintetizzare il 2008, con quale immagine lo
farebbe? L'89 del capitalismo. Come iburocratici sovietici non sapevano più
quello che facevano, ma si aggrappavano al potere, così i nostri eroi
continuavano a fare soldi, ma sempre meno capivano come. E alla fine...
mario.margiocco@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA «Il 2008 è stato il
1989 del capitalismo: i banchieri facevano soldi e non capivano, come i
burocrati sovietici» Michael Cox, 61 anni, politologo
( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 11 - Esteri
Corea del Nord "Spie", a processo due giornaliste Usa SEUL - Le due
giornaliste americane di origine asiatica, Euna Lee e Laura Ling, arrestate il marzo scorso mentre giravano un servizio tv alla
frontiera fra Cina e Corea
del Nord, verranno processate a Pyongyang. Lo conferma l´agenzia stampa Kcna.
L´accusa rivolta alle due giovani reporter di Current Tv, di essere
"entrate illegalmente in Corea del Nord con intenzioni ostili", secondo
fonti ufficiali sarebbe convalidata da un´indagine.
( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Esteri
Il compleanno tibetano che Pechino non vuole C´è quello vero, designato dal
Dalai Lama. E quello falso, costola del Partito comunista. Il primo, sparito
nel nulla quattordici anni fa, oggi ne compie venti Il governo cinese lascia
intendere che sia morto Ma il popolo delle nevi non gli crede. E lo festeggia
Il regime fa filtrare notizie sulla sua morte. E sempre più spesso mostra la
propria creatura Ad un simposio buddista il giovane burattino ha detto:
"Vedete, in Cina c´è libertà religiosa"
(SEGUE DALLA COPERTINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE federico rampini Alla vigilia
di questo compleanno proibito, i cinesi non si sono limitati a diffondere
insinuazioni sulla morte del loro giovane prigioniero. Pechino ha deciso di esibire
in due eventi ufficiali il suo "gemello comunista": il Panchen del
regime. Quasi coetaneo dell´altro (ha 19 anni), etnicamente tibetano anche lui
ma figlio di due membri del partito comunista, questo si chiama Gyaincain
Norbu. Nel 1995, non appena catturato il vero Panchen, la controfigura venne
investita solennemente dal governo. Secondo le autorità cinesi è lui
l´undicesima reincarnazione del "grande studioso" della setta
Gelugpa. Il Panchen filo-cinese non è mai stato accettato dai suoi connazionali,
che gli negano ogni legittimità. Senza la benedizione del Dalai, per i fedeli è
un impostore. Perciò anche lui ha finito per trascorrere infanzia e adolescenza
come un detenuto. Per paura che i tibetani potessero influenzarlo le autorità
lo hanno allevato a Pechino, in un convento politically correct, sotto il
controllo del partito. I maestri di dottrina gli insegnavano il patriottismo
(cinese), la fedeltà al governo, il mandarino e l´inglese: utili per farne un
futuro portavoce urbi et orbi. Per anni le sue apparizioni in pubblico sono
state rare e protette da una scorta. In una di quelle occasioni, paracadutato
per poche ore nel 2005 nel monastero di Tashilhunpo a Shigatse (storicamente la
sede del Panchen) il povero burattino dei cinesi rimase impaurito dal disprezzo
dei religiosi. Nelle foto ufficiali ha la faccia di un bambinone cresciuto,
goffo e timido, vittima di un gioco troppo grande per lui. Un mese fa le cose
sono cambiate. Il Panchen-di-Pechino è stato lanciato sul palcoscenico a marzo
per una celebrazione importante. Ricorreva il 50esimo anniversario della fuga
in esilio del Dalai Lama, un giorno di lutto per il suo popolo. Nella stessa
data quest´anno il governo ha istituito una nuova festa nazionale: la Giornata
dell´Emancipazione dei Servi del Tibet. Un´occasione per celebrare la
"liberazione" dalla teocrazia feudale dei lama, grazie al
provvidenziale intervento dell´Esercito Popolare di Liberazione sotto la guida
di Mao. Il 28 marzo il Panchen comunista è apparso in una cerimonia di Stato a Lhasa.
Il giovane era visibilmente agitato, ma ha detto quello che si aspettavano da
lui: «Voglio ringraziare sinceramente il partito comunista per avermi aperto
gli occhi, così so riconoscere il bene dal male». Poi una stoccata diretta a
colui che dovrebbe esserne il padre spirituale. «Sono io stesso discendente di
schiavi - ha detto Gyaincain Norbu - e ho imparato a distinguere chi ama il
popolo tibetano, da quelle persone senza scrupoli che per motivi di ambizione
minacciano la pace». Jia Qinglin, membro del Politburo, ha reso esplicita
l´accusa: «Il Dalai ignora i veri desideri del popolo. Vuole la secessione per
restaurare l´antico regime feudale». In un crescendo di visibilità, il Panchen
comunista è riapparso al recente Forum Mondiale del Buddismo, organizzato in
pompa magna dalle autorità cinesi. Un evento ecumenico: aperto nella città di
Wuxi, provincia del Jiangsu, si è concluso a Taipei capitale dell´"isola
ribelle" di Taiwan. Dopo il confucianesimo anche il buddismo viene
recuperato dai leader cinesi. Purché sia una religione di Stato, il presidente
Hu Jintao è convinto che serva a proiettare un´immagine
rassicurante della Cina, a
rafforzare il suo soft power in Asia. E il giovane Gyaincain Norbu ha fatto il
suo dovere. Ai delegati mondiali del simposio buddista ha dichiarato: «Questo
evento dimostra che in Cina
regna la libertà religiosa». Ha partecipato alle sedute ristrette di alcuni
seminari di studio: perfino un incontro con celebri imprenditori sul tema
"Filosofia e Business". I magnati industriali che lo hanno
incontrato dicono che i suoi interventi sono stati "fonte
d´ispirazione". Le foto dell´agenzia Nuova Cina
lo ritraggono, occhialuto e intimidito, mentre porge una sciarpa bianca in
omaggio al presidente del Congresso del Popolo, Wu Bangguo. L´alto gerarca lo
ha incoraggiato a «lavorare alacremente per l´unità del popolo cinese». Zhan
Ru, direttore dell´Istituto di studi orientali all´università di Pechino, era
anche lui a quel congresso: «E´ stato un incoraggiamento per tutti. Eravamo onorati
di avere con noi un Budda vivente». Lo sforzo per osannare il povero burattino
è corale. Tradisce il nervosismo di Pechino per il ventesimo compleanno del
vero Panchen Lama. La tensione è affiorata ai massimi livelli. Hu Jintao ha
lanciato un avvertimento secco a Barack Obama: non vuole che il presidente
americano riceva il Dalai Lama, atteso in America tra breve. Il tono è da
ultimatum. Sul Tibet il leader cinese è pronto a rischiare un gelo diplomatico
con Washington. Forte del suo potere economico-finanziario, Hu Jintao spera di
intimidire Obama. Già ci è riuscito con Nicolas Sarkozy, costretto a farsi
"perdonare" la visita del Dalai all´Eliseo. Il Sudafrica ha preferito
far saltare un summit dei premi Nobel pur di non concedere il visto al leader
tibetano in esilio. Dietro la durezza cinese spunta la partita cruciale: la
successione del 73enne capo spirituale. Pechino ha già annunciato che alla sua
morte spetterà al potere politico la scelta del prossimo
"reincarnato": come all´epoca della dinastia imperiale dei Qing,
secondo le ricostruzioni degli storici revisionisti di regime. Pur di evitare
questa sopraffazione il Dalai Lama ha accennato a una contromossa: cambiare le
regole e procedere a un´elezione democratica del suo successore. Chissà se il suo
discepolo ventenne, ovunque si trovi, può intuire la battaglia furibonda che si
prepara. Se è vivo oggi passa anche questo compleanno nella solitudine che
ormai è il suo destino. Lontano dal Tibet, lontano dai suoi e dal mondo, forse
condannato a essere invisibile fino a quando morirà davvero.
( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Esteri
Gedhun Choeky Nyma aveva sei anni quando fu rapito Il bambino invisibile
diventato leggenda RAIMONDO BULTRINI BANGKOK Nessuno è in grado di dire se
Gedhun Choekyi Nyima ha mai saputo delle manifestazioni che in tutto il mondo
si tengono ogni 25 aprile, il suo compleanno, per chiederne la liberazione da
una prigionia durata 14 anni. L´XI Panchen del Tibet scelto dal Dalai Lama
avrebbe oggi vent´anni, e ne aveva solo sei quando sparì dal suo villaggio di
Lhari, nella provincia di Nanghu in Amdo, assieme a madre, padre e fratello
maggiore. Era il maggio del 1995, pochi giorni dopo la nomina che lo aveva reso
celebre in tutto il mondo. La divinazione per la scelta del numero due del
buddismo fu effettuata dall´attuale leader tibetano nella sua residenza
d´esilio di Dharamsala, in India, all´inizio di quell´anno. Dopo elaborati
rituali fece roteare tre palline di tsampa - farina d´orzo abbrustolita -
dentro una grande scatola aperta, finché saltò fuori per tre volte lo stesso
nome scritto in un minuscolo foglio impastato nell´orzo: Ghedun. Di lui
circolarono subito le prime leggende, a cominciare dal miracolo avvenuto in
grembo, quando recitò a sua madre un mantra sacro. Ma Pechino non si lasciò
certo commuovere dall´ondata di emozione che attraversò l´intero Tibet. Reagì
alla notizia mobilitando tutto il suo apparato istituzionale. Cinquanta
emissari raggiunsero Tashilungpo, storica sede dei Panchen dal diciassettesimo
secolo, e fecero arrestare il Lama che aveva effettuato i riconoscimenti in accordo
con le indicazioni di Dharamsala, Chadrel Rinpoche. Al suo posto misero un
laico che aveva partecipato alle storiche e crudeli sedute di
"autocritica" contro il decimo Panchen durante la Rivoluzione
culturale, quando l´emanazione del "Budda di Luce Infinita Amithaba"
(questo il titolo del Panchen) fu costretto a marcire per molti anni nelle
prigioni cinesi. Poi prepararono una nuova lista di bambini tra i quali il
figlio di due militanti del Partito di nome Gyiancain e la fecero approvare dai
Lama fedeli. Molti si rifiutarono, ma nell´ottavo giorno dell´anno Maiale di
Legno (29 novembre 1995), tra prostrazioni ai Budda e cerimonie, fu posta di fronte agli altari un´urna dorata che ha un valore
storico importantissimo per la Cina. Venne infatti donata ai Reggenti del Tibet da un imperatore
manchu nel diciottesimo secolo, proprio per infilarvi dentro non volgari
palline di tsampa, ma dei bastoncini d´avorio con la stessa funzione
divinatoria: la scelta del Dalai e del Panchen Lama. Secondo fonti del
dissenso, quel giorno di 14 anni fa uno dei tre bastoncini era più lungo, per
facilitare il compito del sacerdote che lo avrebbe estratto dall´urna d´oro.
Gyiancain - si dice - era già pronto dietro a una tenda per fare la sua
comparsa nella sala del tempio e ricevere l´investitura formale, davanti a
Lama, dirigenti del partito e membri del governo. Negli stessi giorni il povero
Ghedun subiva una sorte assai diversa e ancora oggi misteriosa, diventando il
più piccolo prigioniero politico del mondo. Sappiamo solo che, se fosse ancora
vivo, oggi avrebbe un compito di tutto rispetto, forse il più alto, nella
vertenza decennale che vede contrapposti tibetani e cinesi. Contrariamente a
quanto molti sono portati a credere, è il Panchen Lama a detenere il primato
spirituale del Tibet, poiché fu la sua divinità emanatrice Amithaba a irradiare
di Conoscenza, e di potere temporale, il capostipite del Popolo delle Nevi,
chiamato dai tibetani Cenrezi (incarnato nell´attuale Dalai Lama). Non a caso i
loro simboli sono quelli del Sole e della Luna, oppure del Padre e del Figlio,
imprescindibili l´uno dall´altro. Il Dalai nomina il nuovo Panchen e viceversa,
così che oscurando il Sole (il Panchen), la Cina
intende fuori di metafora privare la Luna-Dalai del suo potere. Ma per i
tibetani il Panchen di Pechino non sarà mai quello vero, e - ne sono certi - un
giorno Padre e Figlio si riuniranno per sconfiggere con la loro unione le forze
del Male che s´incuneano come una gigantesca ombra tra i due astri.
( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Cronaca
Per la legge italiana è un reato, ma sono sempre di più i clienti che lo
considerano comunque un buon affare Da Vuitton a Gucci, sul web è boom delle
"repliche": spesso prodotte nelle stesse fabbriche degli originali
Borse e orologi a poco prezzo online uguali ma diversi, la truffa delle griffe
EMILIO RANDACIO milano Per la legge è una vera e propria truffa. Ma per molti
clienti, una volta sperimentato l´acquisto, si tratta comunque di un buon
affare. Il falso corre in Rete e assume le più mutevoli sembianze. Borse delle
più ricercate griffe al mondo, Louis Vuitton su tutti. Ma anche orologi, con la
casa ginevrina dei Rolex che spopola, per non parlare della
Cina, che su Internet
rilancia perfino modelli copiati di telefoni ipertecnologici di grandi marche.
Per cercare di non incappare in qualche denuncia, gli ideatori di questo
business si affidano al termine «repliche». Nessuno dice che si tratta di
originali, ma si tiene a sottolineare che sono comunque copie identiche.
è il caso del sito più gettonato in materia: «Borserepliche.com». Cosa propone?
«Produzione italiana dei migliori modelli in commercio realizzati interamente a
mano». Cloni raffazzonati? Dalle fotografie non sembrerebbe. Il prodotto viene
elaborato «negli stessi laboratori dove vengono commissionate le borse
originali delle grandi case della moda». Quindi, utilizzando «gli stessi
materiali e lo stesso livello di finitura». Il risparmio? A volte anche dieci
volte inferiori al prezzo dell´originale. Il modello gettonatissimo «Nèo Cabby»
in un negozio Luis Vuitton ha un prezzo che si aggira sui 1200 euro. On line è
possibile comprarlo a 180. «Indistinguibili dagli originali», garantiscono gli
ideatori di «borserepliche». Il fornitore, inoltre, promette la «consegna
gratuita» a 24 ore dall´ordinazione. Come riferimento, solo un indirizzo email.
Non è un caso isolato quelle di «borserepliche». «Cnreplica.com», si dice abbia
sede legale in Oriente. Propone in lingua inglese le ultime collezioni 2008.
Vastissima la gamma: dall´onnipresente Vuitton a borse di Gucci, Prada e Fendi.
Tutti i modelli, mediamente, non superano i 200 dollari. Si può pagare con
carta di credito o attraverso bonifico, poi il pacco viene spedito direttamente
a casa. Un mondo a parte sono gli orologi contraffatti. Sul sito Ebay, il più
gettonato per le aste online, i collezionisti, su numerosissimi forum, sono da
diversi mesi sul piede di guerra. Sempre più spesso incorrono in aste per
oggetti che in realtà sono patacche. Il sito «Kingofreplica.com», proponeva i
più svariati modelli da polso: dagli ambiti e pregiati Vacheron Constantin ai
Panerai. Dal dicembre scorso, però, è misteriosamente sparito dalla Rete. I
suoi ex acquirenti si sono divisi sul servizio ricevuto. Uno ha acquistato un
Rolex Daytona a 1800 euro. A casa, secondo la sua versione, gli è stata spedita
«una porcata in ottone con meccanica russa», e ha intentato causa. A dire il
vero, non proprio a tutti gli affari vanno per il verso giusto. Lo scorso anno,
infatti, il Nucleo di Polizia tributaria di Milano ha oscurato
«Replicamaster.com». Secondo l´accusa, infatti, i gestori del business,
avrebbero «introdotto in Italia prodotti con segni falsi», incorrendo in una
denuncia. Nel 2006, in un´altra operazione delle Fiamme gialle, ne erano stati
chiusi altri cinque, tra cui «Replikus.com», specializzato proprio in orologi
"pataccari". L´Italia, stando ai numeri resi noti dal Parlamento nel
2006, aveva il triste primato in Europa per consumo di beni contraffatti.
Quattro anni fa si calcolava che il giro d´affari ammontasse a oltre 3 miliardi
e mezzo di euro. Ai prodotti in pelle spettava il 60% della torta.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-25 - pag: 18 autore: G-8 Ambiente. Il
vertice di Siracusa si chiude con risultati inferiori alle attese: divergenze
tra Ue, Usa, Russia e Giappone Non c'è accordo su clima e CO2 L'Onu: i Paesi più
avanzati dichiarino gli obiettivi di riduzione delle emissioni Jacopo Giliberto
Marco Magrini SIRACUSA. Dai nostri inviati In via ufficiale, il G8 Ambiente di
Siracusa si è chiuso con due accordi. Una bella Carta di Siracusa sulla
Biodiversità, argomento che appassiona gli ecologisti dell'orso polare e che è
importante – parola del ministro italiano dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo
– «anche contro la fame nel mondo ». Sul clima, tema bollente, invece si è
arrivati a un modesto elenco di temi da trattare in futuro perché le
delegazioni tra giovedì notte e venerdì mattina si sono spaccate e si sono
sparigliate le carte per l'incontro dell'Onu sui cambiamenti climatici che si
terrà in dicembre a Copenaghen. Da lunedì si cercherà di ricucire gli strappi durante
il Major economies forum (Mef) convocato a Washington da Barack Obama con
un'agenda che sembra lafotocopia di quella del G8 di Siracusa, mentre resta il
dubbio sull'appuntamento successivo del Mef: era in programma in luglio alla
Maddalena, ma lo spostamento del G8 all'Aquila ha fatto dire a Silvio
Berlusconi che il Mef potrebbe tenersi alla Maddalena in autunno, oppure
potrebbe accompagnare il G8 all'Aquila inluglio (come auspicano gli Stati
Uniti, che hanno fretta di ragionare di clima). Una spaccatura di Siracusa
riguarda gli obiettivi di concentrazione di anidride carbonica e le temperature
massime dell'aria cui attenersi, e – per motivi differenti –Russia,Canada,
Giappone e Stati Uniti non vogliono sentir parlare di queste cose che tanto
piacciono a Bruxelles. L'altra divisione è sui Paesi in crescita. India e
Sudafrica temono di impegnarsi a fondo, Cina e Brasile invece battono i Paesi industrializzati che da una
decina d'anni traguardano limiti, delineano obiettivi, bisticcianosulle regole
derivate dal Protocollo di Kyoto. Il Brasile invece parla poco e fa molto. Il
70% dell'energia è da fonti rinnovabili e il 50% dei carburanti per auto viene
dalla canna da zucchero. Nei programmi di rilancio economico, in testa
per investimenti ecologici, in efficienza energetica e riduzione delle
emissioni non ci sono i grandi Paesi industrializzati. Prima al mondo per
investimenti nella green economy è la Cina: il piano
di rilancio destina all'economia pulita il 38% delle risorse; secondo il
Brasile con il 18% mentre l'orgogliosa Europa ha un modesto 8 per cento.
Esemplare il caso del ministro brasiliano Carlos Minc: «Abbiamo proposto al G8
di Siracusa che anche gli altri Paesi introducano la nostra tassa del 10% sui
guadagni dell'industria petrolifera per alimentare i fondi destinati al clima.
Proposta respinta. Abbiamo proposto una riduzione delle emissioni del 20% al
2017 e di un altro 25% al 2022, cioè un 45% in tutto. Proposta respinta». Alla
fine sono stati individuati i nodi da sciogliere sul clima, e per la prima
volta i Paesi G8 hanno accettato di parlarne. «Abbiamo definito in maniera
franca e chiara – dice Prestigiacomo – i princìpi sui quali i capi di Stato
dovranno spendere tutta la loro leadership: target nel breve e medio periodo;
target a lungo termine; confrontabilità degli sforzi fra Paesi; finanziamenti;
governance internazionale». «Quel che esce da Siracusa è che non è ancora
chiaro come chiudere le distanze fra le posizioni dei vari Paesi»: Achim
Steiner, 49 anni, direttore esecutivo dell'Unep (Onu), è critico ma anche
realista. «è necessario che i Paesi industrializzati dichiarino apertamente gli
obiettivi di riduzione delle emissioni che sono disposti ad assumere. Solo a
quel punto, il vero dibattito potrà cominciare ». Il guaio è che, secondo
Steiner, tutto questo dovrebbe accadere ben prima del cruciale appuntamento con
il vertice di Copenaghen, a dicembre, che rischia altrimenti di raggiungere
obiettivi «non sufficientemente ambiziosi». E qual è l'ambizione di partenza?
«Resta quella di seguire le raccomandazioni degli scienziati
dell'Ipcc:dimezzare le emissioni- serra entro il 2050. Da lì, si potranno poi
decidere tutti gli obiettivi intermedi. In questo processo, dobbiamo mettere in
conto tanto la real politik che la scienza». © RIPRODUZIONE RISERVATA Ministro.
Carlos Minc, responsabile brasiliano dell'Ambiente ANSA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-25 - pag: 33 autore: Crack Lehman. In
totale gli iscritti al passivo sono 3.800 per 10 miliardi di dollari Tra i
creditori spunta anche la Rai Laura Serafini ROMA I creditori di Lehman
Brothers Holding Inc (Lbhi), la capogruppo americana finita in Chapter 11 nel
settembre scorso, cominciano ad affluire in massa per ottenere l'insinuazione
al passivo. E tra questi figurano le prime grandi società italiane. Il
tribunale di New York non ha ancora fissato il termine ultimo entro il quale
registrare il proprio credito, ma gli interessati si muovono in vista della
presentazione del piano di ristrutturazione che saranno chiamati a votare e che
dovrebbe essere presentato a metà luglio. Ad oggi Lbhi ha ricevuto "proof
of claim", ovvero documentazione del diritto al credito, per circa 10
miliardi di dollari da parte di oltre 3.800 soggetti da tutto il mondo, Cina e Australia incluse. Il dato che
spicca, seppure si tratta per ora di informazioni parziali perchè non tutti gli
aventi diritto si sono ancora fatti avanti, è il peso dei gruppi italiani. I
claim arrivati dall'Italia pesano per 570 milioni di dollari, e la parte del
leone la fa il gruppo Fondiaria-Sai che vanta crediti complessivi per 485
milioni di dollari, pari a 365 milioni di euro. Una cifra che appare
superiore all'esposizione dichiarata dal gruppo verso Lehman all'indomani del
crack. I claim delle società che fanno capoa Salvatore Ligresti si collocano al
terzo posto a livello mondiale, dietro 2,1 miliardi vantati da una controllata
di Lehman (Lehman Brothers Bank Fsb) e 833 milioni rivendicati dal gruppo Usa
Boise Land & Timber II. Nella documentazione fornita c'è conferma dei 37
milioni di eurodi esposizione del gruppo Fondiaria dichiarati a settembre, ma
il dato non coincide per la controllata Popolare Vita, la joint-venture
controllata al 50,1% dal gruppo Ligresti e per il resto dal Banco Popolare. A
fine 2008 era stata annunciata un'esposizione su polizze index linked tra i 100
e i 200 milioni di euro nominali. Dai documenti del claim risultano invece
rivendicati 433 milioni di dollari, pari a 326 milioni di euro.Va ricordato che
i manager del gruppo a suo tempo avevano precisato che per quelle polizze la
società non aveva garantito la restituzione del capitale, per cui il rischio
sarebbe a carico della clientela per conto della quale la società ora agisce.
Nella lista, poco oltre il decimo posto per entità del claim, figura Generali
Versicherung Ag, la controllata austriaca del gruppo assicurativo di Trieste,
che ha iscritto crediti per 70 milioni. Nel settembre scorso il gruppo aveva
dichiarato un'esposizione di 110 milioni: è possibile, dunque, che l'invio
della documentazione sia ancora parziale. Nella sfilza interminabile di nomi
spuntano anche creditori inediti: Finmeccanica, con 479 mila dollari, la Rai
con 526 mila dollari, Cassa di risparmio di Asti (650 mila dollari), Bim Vita
(Banca Intermobiliare) per 718 mila dollari. Mentre Telecom Italia e Italease
(quest'ultima esposta su contratti derivati) hanno per ora solo annunciato la
presenza tra i creditori senza comprovare la consistenza del credito. E ancora:
ci sono persone fisiche, dunque privati cittadini italiani, che hanno
registrato complessivamente claim per 5 milioni. Mentre tra i gruppi
internazionali hanno esposizioni consistenti il gruppo assicurativo Aviva (72
milioni), la portoghese Caixa Geral de Depositos (100 mi-lioni), la catena di
hotel messicana Logan ( 75 milioni). Questi dati sono stati messi a
disposizione sul sito ufficiale della procedura americana; la selezione e
l'elaborazione di una parziale classifica è stata eseguita da Raffaele Romano e
Angelo D'Alessandro dello Studio Giuridico Economico che assiste vari clienti
iscritti alla procedura. «Questi dati mostrano che è stata capita l'importanza
di avviare l'insinuazione al passivo- spiega Romano- si è visto infatti che
alcuni crediti possono non risultare iscritti nei bilanci delle società
emittenti dei bond. Inoltre, alcuni di questi iscritti sono creditori della Lehman
Treasury Co, la società olandese finita sotto una diversa procedura. Ma poichè
molti bond emessi in Olanda sono comunque garantiti dalla casa madre americana,
è bene registrarsi in entrambe le procedure». © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI
ITALIANI Società e singoli investitori chiedono 570 milioni $ Fon-Sai vanta un
credito da 485 milioni, tra i più consistenti a livello globale
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-25 - pag: 48 autore: Non ferrosi. Vincenzo
Pandolfo: l'Europa aumenta la dipendenza dall'estero Alluminio, il surplus
frena i prezzi Roberto Capezzuoli Anche se è il metallo maggiormente utilizzato
tra tutti i non ferrosi, l'alluminio è da mesi il fanalino di coda al London
Metal Exchange. Rame, piombo e stagno hanno già accusato un
"risveglio" delle quotazioni,mentre l'alluminio primario è rimasto al
palo: ieri il contratto a tre mesi nella sessione ufficiale si è fermato a
1.455,50 dollari/tonnel-lata, il 2,8% meno di fine 2008e addirittura il 52,6%
meno di dodici mesi prima. Il motivo, si legge in un commento di Andy Home per
la Reuters, è semplice: la domanda al consumo crolla e la produzione cala troppo
lentamente, a un ritmo globale di 34,2 milioni di tonnellate annue, alimentando
un continuo accumulo di scorte. Lo confermano anche i dati del World Bureau of
Metal Sta-tistics, secondo cui nei primi due mesi del 2009 la richiesta è scesa
del 16% e la produzione del 10%, creando un'eccedenza di 426mila tonnellate. I
timidi segnali di ripresa vengono dalla Cina, come
nota Vincenzo Pandolfo, amministratore delegato della Pand olfo Alluminio SpA,
un'azienda che trasforma ogni anno fino a 25mila tonnellate di metallo.
«Pechino anticipa il rilancio della produzione industriale – spiega Pandolfo –
e contemporaneamente opera un progressivo sganciamento dal dollaro. Di fatto la
Cina, grazie alla vivace crescita della sua economia,
utilizza i metalli industriali anche come beni rifugio». L'ampia offerta però
continua a limitare le possibilità di rincari, mentre in Europa i segnali degli
utilizzatori non sono univoci. Nei trasporti, dove si dirige circa il 35%
dell'alluminio, la richiesta non sale, se non nel comparto ferroviario.
Migliori le prospettive nel packaging e nei container, che rappresentano quasi
il 25% delle destinazioni del metallo. Ancora in difficoltà invece ediliza e
costruzioni. Secondo Pandolfo l'Europa ha stimoli insufficienti e a macchia di
leopardo, con il risultato che si sta assistendo a una progressiva uscita dal
settore dell'alluminio primario e a un conseguente aumento della dipendenza da
Paesi terzi. A valle però il tessuto c'è e non si avverte l'intenzione di
bloccare gli investimenti lanciati un anno orsono, quando la situazione
mostrava un'evoluzione ancora brillante. «Qualche indicazione positiva si
comincia a vedere –ammette Pandolfo – specialmente in Francia». Però gli
ordinativi del primo trimestre dell'anno sono del 30-40% inferiori a quelli
dello stesso periodo del 2008. E soprattutto, conclude Pandolfo, i clienti,
anche se hanno scorte a livelli minimi, acquistano solo per soddisfare le
necessità immediate, rendendo molto più difficile programmare l'attività per i
mesi a venire. r.capezzuoli@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA ACQUIRENTI
SEMPRE CAUTI Gli stock degli utilizzatori sono ai minimi termini ma gli
ordinativi puntano a soddisfare soltanto le necessità immediate
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-04-25 - pag: 23 autore: LA CLASSIFICA
DELLE AZIENDE B&B è prima per crescita, Targetti leader nella luce
Pambianco: per i mobili il 2008 chiude a +3,1% In calo la redditività, che si
attesta al 5% Cristina Jucker S upera due miliardi il fatturato 2008 delle
prime dieci aziende italiane del mobile per la casa: più esattamente 2.090
milioni, in crescita del 3,1% rispetto al 2007. Un incremento che sarà ben
difficile replicare quest'anno. Le previsioni elaborate da Pambianco Strategie
di impresa indicano un calo medio del fatturato delle imprese del campione del
3-4%, di fatto una perdita di almeno 6-7 punti rispetto all'anno prima. Questo
risultato non potrà non avere conseguenze sulla redditività: l'ebitda (margine
operativo lordo) medio potrebbe scendere di un punto e attestarsi intorno al 5%
rispetto al 6% stimato per il 2008. «Nel settore del mobile la redditività non
è mai stata molto alta – afferma Carlo Pambianco – e questo spiega anche la
difficoltà per le aziende di varare investimenti soprattutto all'estero». Prima
azienda della classifica, per fatturato, è Natuzzi, con 666 milioni, seguita da
Poltrona Frau (310 milioni) e poi Molteni (258 milioni, secondo la stima di Pambianco)
e ancora Chateau d'Ax (220 milioni), il gruppo B&B (210 milioni), Poliform
(116 mi-lioni), Kartell (102 milioni), Soft Line (95) Poltronesofà (56) e
infine Minotti (55 milioni stimati). Ma è il gruppo B&B quello che nel 2008
ha ottenuto la crescita maggiore: +13,3%. Poltrona Frau segue con +8,5%. Chiude
la classifica Chateau d'Ax, i cui ricavi sono crollati l'anno scorso
dell'11,1%. Un risultato, secondo Pambianco, «probabilmente legato al fatto che
si tratta di un'azienda che si rivolge a un mercato di fascia media, quello che
ha sofferto di più della crisi». In effetti le aziende analizzate da Pambianco
sono molto diverse tra loro: c'è chi produce quasi tutto in Italia per una
clientela di gamma alta e chi, come per esempio il gruppo Natuzzi, produce per la gran parte in Cina. Migliore, invece, la situazione delle aziende di illuminazione:
937 milioni di fatturato 2008 per le prime cinque (+7,5%). In testa Targetti
Poulsen con 288 milioni e una crescita del 19,2% (dovuta però all'acquisizione
nel 2007 della Poulsen Lighting), seconda iGuzzini (216 milioni, -5%), poi
Beghelli (182 milioni, +8,4%), Artemide group (127 milioni, +9,1%) e
infine Flos (125 milioni, +5%). © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
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Pagina 25 - Commenti
LA PATRIA E IL NUOVO PADRE PADRONE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Berlusconi ha
raggiunto un livello di consenso che gli impone di proporsi come il
rappresentante politico di tutti gli italiani, quelli che lo amano e quelli che
non lo amano, quelli che hanno fiducia e quelli che ne diffidano, quelli che
condividono il suo «fare» e quelli che l´avversano. Noi siamo tra questi ultimi
ma riconosciamo che una svolta è stata compiuta, sia nella valutazione storica
della Liberazione e della Resistenza, sia nel riconoscimento dei principi sui
quali si regge la Costituzione, sia sul ruolo delle forze politiche che
contribuirono alla rinascita democratica e che nel discorso di Onna sono state
tutte nominate a cominciare dai comunisti, ai socialisti, ai democristiani, ai
liberali (anche se l´ipotesi di cambiare il nome della celebrazione in quello
di "Festa della Libertà" è certamente una proposta contro la memoria
che indebolisce notevolmente le osservazioni precedentemente fatte). La
fermezza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha giocato un
ruolo determinante nella svolta berlusconiana; un altro elemento da non
sottovalutare sarà pur venuto dalla posizione di Gianfranco Fini. La svolta è
comunque avvenuta. Bisogna ora vedere se i seguiti saranno conformi al nuovo
inizio e intanto rallegrarsene. Dunque tutto bene? Il tessuto democratico del
paese si è rafforzato? Si aprirà finalmente una dialettica operosa tra governo
ed opposizione? * * * Aldo Schiavone, in un articolo pubblicato ieri su
«Repubblica» ha risposto anticipatamente a queste domande partendo dalla
constatazione che in tempi di emergenza la spinta populista è un dato di realtà
dal quale sarebbe sbagliato prescindere. Ci sono vari modi di affrontare questa
deriva. Quello di Berlusconi, secondo il giudizio di Schiavone, consiste nel
«rendere istituzionale la spinta populista, prolungarne e dilatarne gli effetti
nello spazio sociale e nel tempo storico, alimentare un rapporto fideistico tra
il leader e il suo´ popolo, marginalizzare tutte le altre
forme di rappresentanza a cominciare dalla divisione dei poteri e dalle autorità di garanzia come inutili
impacci. Un Capo che sceglie e decide per tutti: è un modo di stressare la
democrazia radicandola su una sola delle sue componenti». Ebbene la svolta
berlusconiana di ieri, della quale abbiamo già segnalato gli aspetti positivi,
non ci libera affatto da quelli negativi. Al contrario, li alimenta con nuova
linfa rendendoli ancor più attuali e pericolosi. Diventa sempre più incombente
la costruzione, già da tempo avviata, d´una nuova costituzione materiale
all´ombra della Costituzione vigente, cioè una sua interpretazione che ne
stravolge il senso riducendola ad un reperto fossile. Un´operazione del genere
fu già compiuta nel corso della Prima Repubblica. Avvenne tra la metà degli
anni Sessanta e la metà degli Ottanta; un ventennio nel corso del quale i
partiti assorbirono le istituzioni, il governo si identificò con lo Stato, la
democrazia si trasformò in partitocrazia, gli apparati politici confiscarono la
pubblica amministrazione e taglieggiarono sistematicamente le imprese. La
costituzione materiale partitocratica fece del Capo dello Stato un´autorità di
second´ordine, esercitò un´influenza determinante sulla magistratura inquirente
e giudicante, costruì l´impunità del potere e di chi lo impersonava. Le forme
vennero scrupolosamente rispettate ma la sostanza fu invece sconvolta e
manomessa. La stagione di Tangentopoli interruppe e anzi sembrò avere distrutto
la partitocrazia. Cominciò allora la transizione verso la Seconda Repubblica
che adesso ha infine assunto le sue caratteristiche con la costruzione di una
nuova costituzione materiale molto diversa dalla precedente. Non sono più i
partiti a monopolizzare il potere, ma un leader con il manipolo dei suoi più
stretti collaboratori. Un leader antipolitico e sostanzialmente antiparlamentare,
gestore sapiente del sistema mediatico, identificato con la ricerca ossessiva
del consenso da trasformare giorno per giorno in plebiscito e da contrapporre a
tutte le mediazioni e a tutto il sistema delle garanzie. La svolta di ieri ha
rappresentato dunque un rilevante passo avanti e un ulteriore passo indietro di
fronte alla democrazia partecipata. Passo avanti l´abbiamo già
detto verso la pacificazione del Paese rispetto a quanto accadde
sessant´anni fa. Passo indietro verso il populismo autoritario. Se l´asse portante della nostra
Costituzione consiste nella divisione dei poteri, l´essenza della costituzione
materiale berlusconiana è nell´unificazione dei poteri in una sola mano.
Esecutivo, legislativo e giudiziario intestati al leader attraverso una prassi
ed una serie di norme che la consolidano e la presidiano trasformandola in
consuetudine. Il presidente Napolitano ha avvertito da tempo questa deriva e
l´ha più volte segnalata con la discrezione che lo distingue. Più di recente deve
aver avvertito che la crescita della nuova costituzione materiale stava per
oltrepassare una soglia oltre la quale sarebbe diventata irreversibile per un
lungo arco di anni ed ha ritenuto che il tema dovesse essere affrontato di
petto. L´ha fatto pochi giorni fa inaugurando il festival della democrazia a
Torino e indicano i principi che costituiscono il fondamento della democrazia
repubblicana: lo stato di diritto, la divisione dei poteri, il ruolo
indispensabile delle autorità di garanzia, il vigile rispetto della legalità
costituzionale, il rafforzamento del potere esecutivo e dei poteri di controllo
del Parlamento. I punti di riferimento culturali di questa visione configurano
una democrazia liberale che ha i suoi autori in Montesquieu, Tocqueville, Croce
e Luigi Einaudi. La «fantasia al potere» che tanto piace a
Berlusconi e ai suoi mentori non trova posto in questa visione e
rappresenta il culmine della modernità occidentale. Se volessimo raffigurare le
due versioni contemporanee e contrapposte di due leader carismatici, facciamo i nomi di Berlusconi
e di Barack Obama, con tutte le differenze di scala da essi rappresentate. * *
* C´è un freschissimo esempio della «fantasia al potere» o meglio della «follia
positiva» stando all´autodefinizione che ne ha dato lo stesso nostro premier,
ed è il trasferimento del G8 che avrà luogo nel prossimo luglio dall´isola
della Maddalena alla scuola degli allievi ufficiali dell´Aquila. Un colpo di
scena suggerito da Bertolaso, sottosegretario alla Protezione civile e ai
Grandi eventi e fatto proprio da Berlusconi con entusiasmo all´insaputa dello
stesso governo da lui presieduto. Le motivazioni di questo «coup de thétre»
sono quattro: le minori spese, il desiderio di mettere i potenti della terra a
diretto contatto con una catastrofe naturale, la possibilità di elevare il caso
Abruzzo dal livello nazionale a quello mondiale, la maggiore sicurezza del
«meeting» tra le montagne abruzzesi rispetto alle sedi navali che l´avrebbero
ospitato alla Maddalena. è sufficiente un sommario esame per capire che si
tratta di motivazioni infondate. Le spese per realizzare il G8 alla Maddalena
sono state tutte in grandissima parte già fatte (anche se ancora debbono essere
pagate). Gli impianti previsti saranno comunque portati a termine. Nessun
risparmio da questa parte sarà dunque realizzato. Il grande albergo a cinque
stelle costruito nell´isola sarda resterà come una delle tante cattedrali nel
deserto, di sperpero del denaro pubblico e di cementificazione di uno degli
arcipelaghi più belli d´Europa. Il risparmio sulle spese navali rispetto a
quelle aquilane sarà minimo, invece delle navi alla fonda bisognerà mobilitare
una flotta di elicotteri che faccia la spola tra Roma e l´Aquila. I potenti
della terra hanno purtroppo larga esperienza di catastrofi naturali, in
Giappone, in Louisiana, in Florida, in California, in
Russia, in India, in Cina,
in Turchia. Insomma nel mondo intero. Portare il caso Abruzzo all´attenzione
del mondo affinché dia una mano per risolverlo è risibile. C´è l´intero
continente africano che è di per sé una catastrofe, per citare un solo caso tra
tanti. La sicurezza contro i No Global. Non metteranno piede all´Aquila,
l´hanno già detto. Ma faranno altrove le loro prove. Speriamo vivamente che
siano prove puramente dimostrative. Se comunque, come scopre ora Bertolaso,
garantire sicurezza alla Maddalena era un compito così arduo, ci si domanda
adesso perché fu scelta quella località. Forse Bertolaso ha troppe cose da
fare: la protezione contro le catastrofi, i rifiuti dell´immondizia, la
progettazione ed esecuzione dei grandi eventi. Il tutto non solo sulle sue
spalle ma sulle strutture della Protezione civile. Che non stia nascendo, sotto
la leadership politica di Berlusconi, una leadership tecnocratica di Bertolaso?
Non credo che i vertici negli altri paesi siano affidati alla Protezione
civile. Li curano i ministri dell´Interno, i Servizi di sicurezza, le forze
della sicurezza pubblica. Che c´entra la Protezione civile? I pompieri che ne
costituiscono l´ossatura? Bertolaso, racconta il generale della Finanza, Lisi,
che lo vede lavorare nella sua scuola, «lavora notte e giorno, non dorme, è una
fucina di iniziative, non è un uomo ma un miracolo». Forse se si concentrasse
su uno solo dei suoi tanti compiti eviterebbe alcune disfunzioni che stanno
emergendo in questi giorni e che i terremotati vivono sulla loro pelle. No,
neanche Bertolaso è infallibile. Quanto ai miracoli, beati i paesi che sanno
farne a meno.
( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
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Pagina XV - Milano I
consigli I superstar "Meno scena, più rigore e l´oggetto ritorna
utile" "La crisi ha spinto a ripensare il design" Ai visitatori
last minute indico la mostra Memphis Blue dalla Sozzani e l´allestimento 5.5 al
Centre culturel franÇais. Ma anche le macellerie in Sarpi Le mie scelte sono il
divano di Moroso firmato Yoshiokao, la lampada di Maurer, la vegetal chair dei
fratelli Bouroullec. E il ritorno di Philippe Starck è positivo il bilancio
complessivo del "dentro e fuori" della direttrice del Triennale
Museum CARLOTTA MAGNANINI Silvana Annichiarico è tra quelli che, del Salone,
hanno di sicuro consumato meno drink in Tortona e più chilometri sui padiglioni
di Rho. E come direttrice del Triennale Design Museum, è anche tra quelli che
del Salone possono fare meglio un bilancio "nell´anno della crisi",
si diceva: «Così si diceva, infatti. L´impressione che ho avuto io è che sia
stata un´edizione più prudente e rigorosa, ma non meno vivace del solito. In
fiera gli allestimenti erano meno scenografici e ridondanti, c´erano meno
prototipi, meno eccentricità». Sotto tono, quindi? «No, piuttosto all´insegna
della funzionalità. C´è stato un ritorno all´oggetto "utile",
all´oggetto d´uso, che è positivo. Ma ci sono state anche assenze importanti,
che è negativo, come il Gruppo Charme che si è spostato in città creando un
vuoto qualitativo. La fiera del mobile di Milano è unica al mondo per la forte
concentrazione di aziende e se le più importanti defezionano lo leggo come un
segno di indebolimento». E rafforzamento del "contorno" della movida
per i non addetti: il Fuorisalone. «Il Fuorisalone esiste da un punto di vista
sperimentale, culturale, per i giovani emergenti, ma senza l´indissolubile polo
fieristico non avrebbe alcun senso». La recessione si è ripercossa anche sulle
idee, oltre che sul mercato? «I momenti di crisi sono una grande opportunità
per ripensare, anzi, ridisegnare il mondo. Oggi credo sia più evidente che si
debbano creare oggetti utili e meno "moda", come invece è stata la
tendenza negli ultimi anni». E invece la moda ha influenzato parecchio il
design, o meglio, ultimamente se ne è proprio impossessata. Di chi è stata la
colpa? «Del marketing, della comunicazione
anche dei designer. In
questi casi si tratta sempre di corresponsabilità». Vico Magistretti diceva che l´età d´oro del
design, gli anni Sessanta, fu possibile solo in un particolare momento storico
milanese in cui c´era una forte rete artiginale. «Esatto. Allora si
soddisfarono sogni e bisogni; oggi questa crisi sta un po´ ricreando una
situazione da Dopoguerra». Quest´anno che cosa le è piaciuto? «Aziende
coraggiose, come Meritalia o Moroso, che hanno sperimentato nuovi modi di
espressività: la prima insieme a Gaetano Pesce, con il divano Montanara a
raffigurazioni di paesaggi, poi le creazioni con Alessandro Mendini. Di Moroso
invece mi è piaciuta la collezione ispirata al mondo settecentesco, composto e
in crinolina». Gli oggetti superstar? «La lampada Lacrime del pescatore di Ingo
Maurer, la vegetal chair dei fratelli Bouroullec, Paper Cloud, il divano di
Moroso progettato da Tokujin Yoshiokao
E, devo ammettere, ho
visto anche un ritorno di Philippe Starck». Lei ha curato un libro intitolato
Le sette ossessioni del design Italiano. Quali sono state le ossessioni del
Salone 2009?
«Senz´altro i temi forti sono stati la sostenibilità, l´eco, il riciclo, ma
anche un certo duchampsismo. E poi il ritorno alla casa come rifugio, il
cocooning, le forme morbide e soffici
accoglienti». Ultimo
giorno: che cosa segnalerebbe invece ai visitatori last minute del Fuorisalone? «Mi è piaciuta
molto la mostra Memphis Blue curata da Barbara Radice in Galleria Sozzani e
l´allestimento del gruppo 5.5 al Centre culturel FranÇais de Milan. Mi sono
divertita moltissimo anche tra i negozi e le macellerie di Paolo Sarpi: una
bellissima interpretazione del legame culturale con la Cina.
E poi alla Triennale segnalerei i giapponesi della Japan Design Selection
un consiglio disinteressato, perché non l´abbiamo organizzata noi».
( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
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Pagina XVIII -
Milano Al Festival di Bergamo e Brescia le superstar arrivano da Oriente Oggi
un´orchestra di strumenti cinesi tradizionali apre la manifestazione intitolata
a Benedetti Michelangeli, che ospita anche il pianista Lang Lang LUIGI DI
FRONZO Vira ad Oriente il Festival Benedetti Michelangeli, cavalcando
la moda della musica classica scoppiata in Cina. Un intento che svetta in testa alla 46esima edizione della
rassegna di Brescia e Bergamo, che dopo aver attraversato in autunno l´impero
del dragone con una ricca tournée di concerti nei magnifici auditorium Pechino,
Shanghai, Guangzhou, Shenzen e Hong-Kong ospita da oggi i nomi più emergenti
del nuovo corso come il pianista-divo Lang Lang e il compositore da
premio Oscar Tan Dun. Curioso epilogo storico per un paese che sotto il regime
maoista bandiva Mozart e Beethoven come odiati simboli dell´occidente
capitalistico e adesso alimenta uno scambio fitto di recital e concerti. Così
il Festival tracciato dal direttore artistico Pier Carlo Orizio dedica buona
parte del programma a questo tema, senza tralasciare la musica tradizionale.
Oggi a Brescia si parte con la China Broacasting Chinese Orchestra di strumenti
tradizionali cinesi diretta dall´emergente Pang Kapang (replica domani a
Bergamo) che apre le più svariate angolature con artisti asiatici: la pianista
in ascesa Yuja Wang (1° maggio a Bergamo, su un programma tradizionale da
Scarlatti a Stravinskij), il collega-star Lang Lang (3 maggio a Brescia, al
quale verrà conferito quest´anno il Premio Michelangeli), la Bejing Symphony
Orchestra diretta da Tan Lihua (13 maggio a Brescia, 14 a Bergamo) e
l´Orchestra di Padova e del Veneto trainata dal direttore/compositore Tan Dun
(16 maggio a Bergamo, 17 a Brescia). Dun, già acclamato nel 2000 come vincitore
dell´Oscar per la colonna sonora del film La tigre e il dragone, presenta due
brani uno dei quali (The map, già realizzato con la Filarmonica della Scala)
prevede l´utilizzo del video. Ma il ciclo, che si chiude il 12 giugno a Brescia
e il 13 a Bergamo con la Hong-Kong Sinfonietta guidata dal direttore donna Yip
Wing-Sie (in programma un´altra partitura di Tan Dun, il Concerto per
orchestra) non si limita a sviscerare il tema cinese. Ci sarà molto Bach
suonato al pianoforte, per sfatare il mito che la sua musica vada eseguìta solo
sul cembalo con l´ungherese AndrÁs Schiff nelle Suites francesi (5, 6 maggio),
l´iraniano Ramin Bahrami (L´arte della fuga, 8/9 maggio) e la canadese Angela
Hewitt (Partita n.2, estratti dal Clavicembalo ben temperato 2/3 giugno), oltre
al recital di Alexander Lonquich con le Variazioni Goldberg (9 e 10 giugno). Ma
il cartellone indugia su altri momenti espressivi con l´Orchestre National de
France del direttore Daniele Gatti (28 aprile, pianista Emmanuel Ax nel
Concerto n.2 di Brahms), l´Orchestre Philarmonique du Luxembourg diretta da
Emmanuel Krivine, pianista Nikolaj Lugansky (18, 19 maggio), la Stuttgarter
Philarmonie con il violinista Edoardo Zosi (25/26 maggio), l´Orchestra
Michelangeli di Agostino Orizio (28 maggio) e la Russian National Orchestra con
Alexander Toradze al pianoforte, il 29 e 30 maggio.
( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
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N ei secoli passati
non si beveva solo tè e il Museo Duca di Martina dimostra con il weekend che
prosegue oggi che anche la birra era molto apprezzata. Avorio, porcellana,
vetro, grès: materiali usati per i trenta boccali
fabbricati in Francia, Olanda, Inghilterra, Cina e Giappone, che facevano parte della collezione di 7000 oggetti
d'arte di Placido de Sangro, Duca di Martina. I boccali di preziosa manifattura
saranno mostrati a partire dalle 11 nel museo della Floridiana e alla visita si
accompagnerà una degustazione di birra. Prenotazione obbligatoria
84880288, partecipazione gratuita fino a esaurimento di posti. A cura del Polo
Museale Speciale, a chiusura della Settimana della Cultura 2009.
( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
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Pagina 41 - Cronaca
New York va pazza per la bici retrò Pedalare le tendenze Figlia della crisi,
ecologicamente corretta, con un risparmio energetico del cento per cento, a un
prezzo accessibile: la moda dell´"olandese" furoreggia nelle
metropoli americane. E in Italia? Forse riusciremo a imitarla: l´offerta di
modelli è ricca e altamente competitiva Ma nelle città l´automobile la fa
ancora troppo da padrona EUGENIO CAPODACQUA m anubrio alto e squadrato, sella
ampia e molleggiata, carter copricatena, freni rigorosamente a bacchetta,
parafanghi, portapacchi, colore scuro e satinato: ecco la moda che sta
conquistando l´America. Questa volta non si tratta del solito mega-suv
superaccessoriato, bensì della vecchia, cara bicicletta. La nuova frontiera è
la bici old fashion, che nega la tecnologia più moderna al carbonio ed è la
copia conforme della vecchia "spicciola" dei guardiani notturni. E
che ha il corrispondente femminile nella celebre "olandesina",
cavallo di battaglia da decenni della Royal Dutch Gazelle, la più famosa
fabbrica olandese: 350mila bici l´anno e un fatturato di oltre dodici milioni
di euro. In America è già boom: frutto della crisi, ma anche di una moda retrò
che affascina a conquista. Recarsi in ufficio, giacca e cravatta, dondolando
lentamente sui pedali, fa chic, ha il sapore di un tuffo nel passato e proietta
immediatamente in un´altra dimensione tempo-spazio, fuori dallo stress di tutti
i giorni. Oltre che consentire evidenti risparmi energetici. Fra gli atout del
successo, il prezzo accessibile: tra i mille e i duemila dollari. L´analogo in
Italia, ovvero la mitica Imperiale della Dei (Atala), costa milletrecento euro.
Il prodotto c´è già, la moda forse arriverà presto. Ma i contorni di una città
a dimensione di due ruote a pedali sono ancora molto sfumati. C´è il tentativo
di aprire un discorso, addirittura a livello mondiale. Google
censisce circa centoquaranta città, dalla Cina all´America, che sperimentano con successo il "bike
sharing", cioè la possibilità di noleggiare bici nel centro cittadino
spostandosi da un punto all´altro. Una quindicina sono italiane, concentrate in
Piemonte: Alba, Borgomanero, Cuneo, Bra, Fossano, Pinerolo, Settimo Torinese,
Novara; ma ci sono anche Milano, Bari, Genova... Roma ha varato, non
senza contraddizioni, diciannove punti di "sharing" con duecento
mezzi a disposizione. Ma nel caotico traffico cittadino non se ne è accorto
quasi nessuno. La moda Usa potrebbe fungere da traino. Però l´obbiettivo
Olanda, con i suoi 22mila km di piste ciclabili e perfino il taxi-bici
pubblico, è tuttora una chimera. La città ciclistica è un obbiettivo lontano.
L´uomo a pedali dà fastidio a quello nevrotizzato a motore, lo impaccia, gli fa
perdere tempo. Per questo forse la bici resta un apprezzato attrezzo sportivo
ma non diventa un mezzo vero e proprio di trasporto da tutti i giorni. Anche
per questo la mobilità in bici nelle grandi città sfiora appena il sette per cento.
E allora, il successo Usa? Da tempo nelle grandi città d´America le bici sono
più veloci delle macchine incatramate nel traffico cittadino, tant´è che le
agenzie di consegna a due ruote sono proliferate negli ultimi lustri. Ma alla
base c´è altro: ci sono le strade dedicate al pedale. A New York sono
centosettanta le miglia di piste ciclabili: duecentosettanta chilometri
riservati. A Roma ce ne sono miseri quarantacinque, percorsi scassatissimi,
poco praticabili, tracciati in periferia: oasi isolate, da tempo libero, non
vie di comunicazione (ciclistiche) che scorrono come vene nel centro della
città.
( da "Repubblica, La" del 27-04-2009)
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Pagina 11 - Economia
Da luglio si risale Subito le riforme "La crisi frena, guardiamo avanti:
cambiare le pensioni, via le province" Marcegaglia: non siamo più in un
precipizio, ma l´occupazione peggiorerà Sarà un anno nero con un recupero nella
seconda metà. Gli ammortizzatori hanno retto e i sindacati hanno dato prova di
grande responsabilità, anche la Fiom Usciremo più forti solo se il governo farà
le riforme: liberi i servizi pubblici locali dall´occupazione crescente della
politica; alzi l´età pensionabile ROBERTO MANIA ROMA - Emma Marcegaglia,
presidente della Confindustria, ha trascorso gli ultimi sei mesi in trincea,
schierata con le migliaia di piccoli imprenditori, di fatto il "nocciolo
duro" della sua associazione, a combattere contro il congelamento del
credito da parte dei banchieri e contro la cautela del nostro governo a mettere
in campo risorse «vere», come disse. Ora Marcegaglia lancia le sue proposte per
il dopo recessione e chiede le riforme. Perché dopo aver disegnato scenari
nerissimi, la Confindustria si è iscritta al partito degli ottimisti, tra i
quali ci sono Berlusconi e Tremonti? «Premesso che fare previsioni in questo
contesto è molto difficile, le ricordo che il nostro Centro studi stima per il
2009 una caduta del Pil del 3,5 per cento. Dunque il 2009 sarà un anno
assolutamente nero, ma quel dato sconta già un miglioramento nella seconda metà
dell´anno». Quando prevedete la ripresa? «Fino a qualche mese sembravamo in un
precipizio senza fine. Ora sappiamo che abbiamo toccato il fondo, ma non si può
certo ancora parlare di ripresa. I miglioramenti si cominceranno a vedere nella
seconda metà dell´anno. Resto convinta che per tornare ai livelli del 2007 ci
vorranno dai due ai tre anni. Oggi ci sono diversi segnali non negativi
destinati a rafforzarsi nei prossimi mesi. Negli Stati
Uniti si prevede una ripresa già entro la fine di quest´anno, la Cina sembrerebbe a un passo da una
ripresa vigorosa, la fiducia degli imprenditori tedeschi è in leggera risalita.
E anche da noi la caduta dell´export si è arrestata». Anche per l´occupazione
il peggio è alle nostre spalle? «No. L´occupazione reagisce con mesi di
ritardo. Per questo da qui a fine anno prevediamo un peggioramento della
situazione occupazionale». Teme il rischio che scoppino tensioni sociali come è
successo in Francia e in Gran Bretagna? «Devo dire che i nostri tanto
bistrattati ammortizzatori sociali hanno retto bene di fronte alla crisi. La
cassa integrazione ordinaria si è dimostrata utilissima, i correttivi
introdotti dal governo sono stati adeguati, la cassa in deroga soprattutto per
le piccole imprese è importante. Credo e spero che gli otto miliardi stanziati
dal governo siano sufficienti a evitare conflitti sociali. è giusto anche dare
atto al senso di responsabilità con cui nelle aziende e a livello locale i
sindacati hanno gestito la crisi». Anche la Fiom e la Cgil? «La Cgil e la Fiom
si stanno comportando bene, pure nelle aree considerate più calde: da Brescia a
Reggio Emilia». Sarà lo Stato-capitalista a portarci fuori dalla recessione?
«Pensare che sia lo Stato a guidare la ripresa dell´economia sarebbe un tragico
errore». Berlusconi e Tremonti sostengono che l´Italia che uscirà dalla crisi sarà
più forte. Lei è d´accordo? «No. Usciremo più forti solo se sapremo utilizzare
la crisi per fare le riforme strutturali che vengono sempre rinviate.
Altrimenti rischiamo di uscire dalla crisi esattamente nella posizione di
prima. E non era una buona posizione». Quali sono le riforme da fare? «Sono
quelle della pubblica amministrazione, della liberalizzazione e privatizzazione
dei servizi pubblici locali dove sta crescendo l´occupazione da parte della
politica, della previdenza, della sanità. E ancora: aboliamo le Province che
non servono a niente come tanti altri enti inutili». Perché il governo che ha
un così largo consenso evita di aprire questi capitoli? «Perché sono materie ad
alto tasso di impopolarità». Considera insufficiente anche l´azione del ministro
Brunetta? «Ha impostato un lavoro serio ma ora bisogna velocizzare la fase
della realizzazione». Cosa propone per le pensioni e per la sanità? «Di alzare
l´età pensionabile e, sul fronte sanitario, di tagliare gli sprechi». Non le
pare una contraddizione che il presidente della Confindustria chieda un aumento
dell´età pensionabile quando le imprese stanno ricorrendo a forme di
prepensionamenti? «è vero. Ma una volta superata la crisi il problema si porrà
identico. Si deve cominciare a ragionare sul dopo». La Confindustria ha
proposto sgravi fiscali per le aziende che reinvestiranno gli utili. Con un
debito alle stelle e un deficit in progressiva crescita come pensa che si
finanzierà una misura di questo tipo? «In buona parte, nel breve-medio periodo,
si autofinanzierà. Ripeto: dobbiamo pensare al dopo crisi in un mondo dove non
ci sarà più un eccesso di credito». Tremonti proporrà al prossimo G8 l´idea di
una nuova Bretton Woods per riscrivere le regole dell´economia mondiale. è
d´accordo? «Sono contraria a un eccesso di regolazione. Il problema non è avere
più regole, bensì regole migliori per coprire i "buchi" che hanno
portato alla crisi della finanza».
( da "Repubblica, La" del 27-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 26 -
Automotori L´ISOLA FELICE VALERIO BERRUTI Dopo il buio un po´ di luce. I grandi
costruttori di automobili se la vanno a cercare a Shanghai dove è in corso la
tredicesima edizione di un Salone di cui fino a poco tempo fa ignoravano quasi
tutti l´esistenza. Non c´è più l´ottimismo e la crescita di appena un anno fa
ma i numeri non sono certo quelli che siamo abituati a leggere in questi mesi.
Dieter Zetsche, capo della Mercedes, è stato il primo a scaldare l´ambiente. Ad
allargare le braccia e a dichiarare, quasi volesse liberarsi di un incubo, che
«con i tempi che corrono è bello essere in un posto dove le cose vanno bene».
Per lui in particolar modo, dato che a marzo le vendite della casa tedesca sono
cresciute del 50%. Ma anche per la maggior parte dei suoi colleghi perchè il
mercato cinese, diventato il secondo al mondo, è l´unico davvero in salute. A
marzo, tanto per rendere meglio l´idea, è stato raggiunto il record degli 1,11
milioni di veicoli venduti, superando così per il terzo mese consecutivo le
vendite mensili degli Stati Uniti e migliorando del 5% la performance
registrata nello stesso periodo dell´anno scorso. Secondo gli analisti della J.
D. Power, in un mercato mondiale dell´auto stimato nel 2009 in calo dell´8,2
per cento, la Cina dovrebbe crescere di circa il 10. Di questi tempi sembra
addirittura fantascienza. Così come l´esuberanza cinese negli acquisti che ha
colto alla sprovvista i produttori che avevano ridotto il numero delle auto in
costruzione perché spaventati dalle prospettive della crisi globale e per la
leggera flessione delle vendite registrata negli ultimi mesi del 2008.
Insomma, per fortuna c´è qualcuno che l´auto la vuole ancora. Una specie di
salvavita per i costruttori americani. A cominciare dalla General Motors, afflitta
da un crollo delle vendite che negli Stati Uniti su base annua è del 40%. Qui,
invece, perfino per lei è tutt´altra musica: a marzo le vendite sono salite a
137 mila unità, pari al 24,6 per cento in più dell´anno scorso. Il taglio delle
tasse e altre politiche governative per incoraggiare l´acquisto di auto piccole
e dai bassi consumi hanno poi fatto schizzare del 38%, pari a 90.784 veicoli,
le vendite delle mini auto prodotte dalla joint venture tra la General Motors,
la Shanghai Automotive Industry Corporation (Saic) e la cinese Wuling. Kevin
Wale, presidente di GM China, spera addirittura di duplicare le vendite
arrivando, entro il 2014, a oltre 2 milioni di auto vendute ogni anno. Per
farlo conta di rinnovare nello stesso periodo oltre 30 modelli. A sentire
quello che succede in America sembra qualcosa di molto vicino al miracolo.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-26 - pag: 3 autore: Operazione per i
Paesi in difficoltà ma i Bric vogliono garanzie Prima emissione di bond
dell'Fmi WASHINGTON. Dal nostro inviato Il Fondo monetario emetterà obbligazioni
per ricevere finanziamenti dai grandi Paesi emergenti per avere le risorse
necessarie per assistere i Paesi in difficoltà a causa della crisi globale. è
la prima volta che avviene nella storia ultrasessantennale del Fondo e, anche
se i dettagli tecnici non sono ancora definiti, il direttore dell'Fmi, Dominque
Strauss-Kahn, ha dichiarato che si va in questa direzione. Il vertice del G-20
del 2 aprile a Londra ha istruito i ministri finanziari perché trovino il modo
di triplicare a 750 miliardi di dollari le risorse del Fondo, per poter
soccorrere i Paesi investiti dalla crisi. Ma la discussione tecnica ha messo in
luce una spaccatura, con l'opposizione delle grandi economie emergenti, i
cosiddetti Bric (Brasile, Russia, India e Cina), a fornire nuove risorse all'Fmi
senza aver avuto assicurazioni che le loro quote nel capitale del Fondo vengano
aumentate per riflettere il peso guadagnato nell'economia globale. Portavoce
dei Bric è il ministro brasiliano Guido Mantega, secondo cui questi Paesi non
sono disposti a fare un prestito al Fondo secondo le modalità usua-li,
il cosiddetto sportello Nab usato dai Paesi industriali. Giappone e Ue hanno
già promesso 100 miliardi di dollari l'uno e gli Usa, Congresso permettendo,
dovrebbero fare lo stesso. Altri Paesi offriranno contributi minori. Il sistema
di prestiti al Fondo è governato da regole vecchie, ha detto Mantega, che non
tengono conto dell'influenza degli emergenti. Brasilia e Pechino hanno
insistito per l'emissione di obbligazioni dell'Fmi, a un tasso superiore a
quello dei titoli del Tesoro Usa, in modo da servire anche come strumento di
diversificazione delle riserve ufficiali. La revisione delle quote del Fondo
deve completarsi entro l'inizio del 2011,secondo le indicazioni del summit del
G- 20. L'altro punto controverso è la composizione del consiglio dell'Fmi, dove
gli europei detengono 8 dei 24 seggi, rappresentanza anacronistica, secondo i
Bric. La soluzione del problema non sarà facilecome dimostrano le dichiarazioni
del ministro belga Didier Reynders (il Belgio è tra i principali candidati a
perdere il seggio): «Lo status quo va benissimo». A.Me. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Esteri
New York ora teme l´isolamento Obama: "Prese le misure necessarie"
Contagiati 28 studenti, bandite carni Usa in Russia e Cina Gli Stati Uniti La psicosi della
pandemia fa volare a Wall Street le azioni di Big Pharma (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) VITTORIO ZUCCONI Sugli Stati Uniti il resto del mondo ha issato la
"bandiera gialla" di una semi quarantena globale. Non venite qui tra
noi infetti, non mangiate i nostri maiali, sorvegliate i turisti che arrivano a
voi da qui. L´influenza suina è divenuta il "virus
nordamericano", nonostante il presidente Obama si affanni a dire che «non
ci sono veri motivi di allarme» e il numero dei casi, fra accertati e
probabili, sia per ora meno di 50, su una popolazione di 310 milioni.
L´influenza mutante ha qualcosa di mostruosamente inquietante, nonostante la
"solita" influenza stagionale uccida 36 mila americani ogni anno,
secondo le cifre ufficiali del Centro per il Controllo delle Malattie, nella
generale indifferenza. Ma la pandemia del panico, cominciata nel Messico, ha
infettato tutta l´America del Nord, quando il ministro per la Sicurezza
Nazionale, Janet Napolitano, ha proclamato lo stato d´emergenza per mettere in
moto le procedure di controllo e liberare i fondi governativi destinati alla
risposta nazionale contro minacce biologiche naturali o terroristiche. E gli
Stati Uniti sono divenuti il centro dell´ansia e dell´attenzione. I casi
accertati del morbo che i liceali dell´Istituto San Francesco di Queens hanno
contratto in Messico e dal quale sono guariti in pochi giorni, aumenteranno,
perché i 350 laboratori federali ora li cercano dietro ogni febbre e tosse. E
dunque li trovano. Sono sotto il microscopio le scuole, soprattutto i licei di
frontiera col Messico, in Texas, dove tre nuovi casi sono stati segnalati a San
Antonio, perché questa infezione sembra colpire non i soliti "vecchi,
bambini e malati", ma i giovani, come fece, 90 anni or sono, la madre
orribile di tutte le pandemie influenza, la Spagnola. Starnutisce Wall Street,
che aveva appena cominciato la convalescenza dalla terribile influenza
finanziaria dell´estate scorsa, e barcolla tra la voglia di accasciarsi e la
ricerca di quei titoli di farmaceutiche e industrie della sanità privata che
rastrelleranno profitti dai milioni - già 40 milioni di flaconi messi in
commercio dalle scorte strategiche nazionali - di confezioni di medicinali
antivirali e di antibiotici per trattare le complicanze batteriche, perché non
c´è dramma dal quale non si possa guadagnare qualche dollaro (la paura di una
pandemia fa decollare le azioni di Big Pharma). S´indignano le voci pubbliche,
scoprendo che la Unione Europea invita a non volare negli Usa, come se questo
fosse divenuto il lebbrosario del mondo. Gli allevatori di maiali del Kansas e
dell´Iowa scoprono che i loro porcelli sono stati messi al bando dal governo
cinese, da quello russo, da Abu Dhabi e da Dubai, nonostante non esista alcun
pericolo nel consumi di carni di suini cotte o insaccate. Il segretario di
Stato Clinton ci ammonisce a non fare viaggi oltre frontiera, proprio mentre
altre nazioni ammoniscono i loro cittadini a non venire in America, ma nei
principali aeroporti internazionali sono stati installati sensori a infrarossi
per provare a distanza la temperature dei passeggeri. E a tutti i viaggiatori
in ingresso saranno distribuite schede, gialle naturalmente, con numeri di
telefono ai quali rivolgersi in caso di sospetta infezione. «Quello che abbiamo
fatto finora - diceva ieri mattina Obama che ora deve affrontare anche
l´aggressione del maiale infettivo per la scadenza dei suoi 100 giorni - è
creare le condizioni per rispondere a ogni emergenza». «La buona notizia è che
finora non ci sono altri focolai di infezioni a New York oltre quelli del Liceo
San Francesco - annuncia in diretta tv il sindaco Bloomberg - 45 giorni dopo
l´identificazione dei primi casi. La cattiva notizia è che non sappiamo se ne
troveremo altri». La bandiera gialla sventola sulla Statua della Libertà. Tra
la sempre presente psicosi dell´attacco bioterroristico e la preoccupazione
politica di farsi trovare impreparati come Bush a New Orleans, le autorità
americane inconsapevolmente alimentano il panico mentre cercano di
controllarlo. Il direttore del Cdc di Atlanta ha cercato di invertire gli
ingranaggi della psicosi. Ha spiegato che la trasmissione dei casi è ancora minima,
che non ci sono segnali di accelerazione dell´epidemia e che tutti i pazienti
accertati sono colpiti da forme benigne. Ma le contee, le città dalle quali in
America dipendono le scuole, cominciano a chiudere edifici, ad annullare
funzioni pubbliche, perché la minaccia di future querele e di colossali cause
per danni, sempre presenti negli Stati Uniti, ispira l´eccesso di cautela. Ci
saranno altri casi, qui nel nostro lazzaretto nordamericano, perché l´indagine
ora scoverà il virus. L´aumento produrrà le inevitabili mascherine chirurgiche
bianche o blu, anche se al Centro per il Controllo delle Malattie spiegano che
la loro efficacia preventiva è dubbia, e le precauzioni migliori restano
l´acqua e il sapone ed evitare «il bacetto di saluto». In qualche zone di
confine come la California le mascherine sono già comparse e la sindrome
dell´untore si allarga. C´è qualcosa di irresistibilmente terrorizzante in
questa influenza venuta dai porcili, quasi la vendetta sempre attesa degli
animali contro chi li alleva per macellarli. In fondo, segretamente,
ideologicamente, non dispiace al resto del mondo l´idea che proprio l´America
che per otto anni ha preteso di esportare la democrazia, ora sia accusata di
poter esportare l´influenza del maiale. E il liberatore sia divenuto l´untore.
( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 9 - Economia
Il governo La locomotiva Giorgio Squinzi, presidente Federchimica: chi fa
impresa deve credere di più in se stesso "Nel 2009 ripresa lentissima ma è
ora di tornare a investire" Lo Stato deve incentivare la vocazione
internazionale e far scendere il costo-energia Il mondo ripartirà davvero
quando gli Stati Uniti ritorneranno a consumare ETTORE LIVINI MILANO - «Il
cammino per uscire dalla crisi sarà lungo. Però il peggio è già alle spalle. E
noi stiamo già sperimentando una timida ripresa della domanda». Se a dirlo è
Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica e numero uno di un gruppo
la Mapei con 54 fabbriche in cinque continenti, c´è da credergli. Il suo
settore è da sempre uno degli indicatori più sensibili della congiuntura
economica («soffriamo
da inizio 2008, ben prima del caso Lehman...») e un timido raggio di sole in un
mondo presente in tante filiere produttive dai prodotti di largo
consumo, all´auto fino all´edilizia vale doppio. Quali sono le ragioni
per essere ottimisti,
dottor Squinzi? «Sono i numeri a confortarci. Prenda l´etilene, una delle
componenti base di tutta la nostra produzione. Tra dicembre e gennaio ne
compravi una tonnellata con 500 euro. Ora ne servono 600, il 20% in più. In
parte perché le aziende, dopo aver svuotato i magazzini, stanno tornando a
riempirli. Ma lo fanno perché tutti hanno fiutato che il vento sta iniziando a
cambiare». Con le plastiche avete un termometro congiunturale molto vicino al
grande consumo. Ci sono segnali positivi? «Da febbraio il mercato si è
stabilizzato. Anzi, in qualche area è tornato positivo. Solo l´edilizia ha
qualche difficoltà in più. La mia previsione è questa: una ripresa lentissima
quest´anno, destinata a continuare senza troppo sprint nel 2010. Il mondo
ripartirà davvero quando gli americani torneranno a consumare. E non mi sembra
che quel momento sia dietro l´angolo. La chimica vivrà un anno tranquillo solo
nel 2011 se non nel 2012». La sua Mapei è presente in tutto il mondo. è vero che l´economia in Cina ed Estremo oriente è già tornata a decollare? «In parte sì.
Anche se Pechino è in mezzo a una trasformazione epocale da paese esportatore a
produttore per il mercato interno. Al momento il Pil tiene grazie agli
investimenti infrastrutturali. La ripresa comunque è molto a macchia di
leopardo. Negli Usa per gente come noi che opera nel mattone
non va certo bene. In Italia siamo a -20% e la ripresa dipende molto da
quando e come partirà il piano casa. In Germania e Francia, dove la bolla
edilizia si era gonfiata meno, siamo a +8 e + 12%. La maglia nera va alla Spagna dove il segno
negativo è del 40%». Come si esce dalla crisi? «Questo è il momento di
investire ed internazionalizzarsi. Dobbiamo credere di più in noi stessi.
Inutile difendere il proprio orticello sotto l´ombrello protezionistico dello
Stato. Bisogna scommettere sull´innovazione (noi mettiamo 85 milioni l´anno, il
5% dei ricavi, in ricerca) evitando di prendere rischi finanziari». E lo Stato
cosa può fare? «Deve incentivare l´internazionalizzazione. E sciogliere i
lacciuoli che ci tolgono competitività. Va semplificata la burocrazia. E deve
lavorare per ridurre i costi dell´energia. Noi paghiamo l´elettricità il 30% in
più rispetto al resto dell´Europa. Poi c´è il capitolo delle infrastrutture
fatiscenti. Sono nodi che dobbiamo affrontare. è qui che giochiamo sfida del
futuro». Le imprese italiane negli ultimi mesi si sono lamentati della
difficoltà d´accesso al credito bancario. è ancora così? «Non mi pare. Le
nostre banche sono molto più solide di quelle di altri paesi. A noi non hanno
mai negato un euro. Può darsi che in qualche caso ci sia stato un irrigidimento
sui finanziamenti. Ma a me pare che si sia rarefatta molto anche la domanda. è
un errore. Questo è il momento in cui le imprenditori devono credere in se
stessi per uscire dalla crisi più forti di prima».
( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Cultura
Il futuro Felicità Dopo una lunga ubriacatura stiamo cambiando mentalità è
arrivato per tutti noi il momento di diventare sobri Una ricerca del Natale
scorso ha dato risultati sorprendenti: le persone intervistate hanno dichiarato
che, anche se il loro budget per i regali era diminuito, non erano per questo
più tristi ma anzi più felici Dall´era dei consumi alla politica
"sobria" LA VIA ETICA ALLO SHOPPING La misura dei desideri JOHN LLOYD
Nel suo ultimo e incisivo libro intitolato é la stampa, bellezza!, Giorgio
Bocca scrive qualcosa di particolarmente pungente e severo sulla natura della
pubblicità odierna: «Essa è creatrice inarrestabile di desideri e di consumi,
la potentissima locomotiva che trascina il genere umano verso nuove guerre e,
forse, verso l´autodistruzione». La sua previsione è forse eccessiva, ma
riflette una paura crescente che la crisi in corso ha messo in particolare
evidenza. Il timore è quello di aver superato un limite, oltre il quale non ci
stiamo più limitando a consumare, ma stiamo intaccando il nostro futuro e
quello dei nostri figli. Siamo imprigionati in un sistema globale la cui
legittimità politica dipende dalla capacità di assicurare standard di vita
sempre più alti e di consumare sempre di più. Ciò vale ovunque e per tutti,
dalla nuova politica democratica di Barack Obama al regime
capitalista-comunista cinese; dal politico miliardario Silvio Berlusconi che
ride sempre al sempre cupo scozzese presbiteriano Gordon Brown; dalla caotica
democrazia indiana al serpeggiante autoritarismo russo. Ovunque le élite
politiche fanno sempre più promesse. Il grande toccasana della nostra epoca è
stato il costante incremento degli standard materiali, che ha attenuato le
ineguaglianze tra i nostri Paesi - che si sono acuite enormemente - offrendo la
speranza di un futuro migliore alle generazioni successive. Noi che continuiamo
ad arricchirci sempre più osserviamo con commiserazione i meno fortunati che,
soprattutto in Africa, combattono guerre genocide, scatenate in primis da
miseria e povertà. L´improvviso abbassarsi dei nostri standard di vita ci
trasmette tuttavia qualcos´altro: noi abitanti dei Paesi ricchi forse non
torneremo mai alla ricchezza in costante crescita che davamo facilmente per
scontata; i nostri privilegi nascevano dal presupposto di avere alle nostre
dipendenze manodopera a basso costo proveniente dall´Europa dell´Est, dalla Cina,
dall´India e dalle Filippine. Quella manodopera così a buon mercato è composta
anch´essa di consumatori, e i loro governi devono assicurare loro di più. Il
loro "più" è il nostro "meno". L´atteggiamento che ben si
confaceva all´era dei consumi era l´edonismo, i cui simboli esteriori sono le
automobili di grossa cilindrata, gli schermi al plasma di dimensioni
esorbitanti, gli abiti firmati, le vacanze in centri di villeggiatura di lusso.
Inizia invece ora a farsi strada una nuova mentalità che deve essere presa sul
serio: mi riferisco alla sobrietà, alla moderazione, alla semplicità. Da sempre
prerogativa di coloro che hanno abbracciato stili di vita
"alternativi" - movimenti "Verdi", figure religiose,
perfino alcuni socialisti - alla maggior parte di noi è sempre parsa eccentrica
e naif, ma... se avessero ragione? A noi tutti che abitiamo nei Paesi ricchi è
stato lanciato il seguente messaggio: è vero, dovremo affrontare uno o due anni
difficili, ma poi la crescita tornerà. Ma è altrettanto verosimile che la
crescita possa non tornare come prima e che la politica che ne conseguirà possa
non essere più dominata dall´opposizione della sinistra e della destra, bensì
dalla necessità di abbassare le aspettative. Ci serve una nuova politica, il
cui successo dipenderà da un nuovo atteggiamento collettivo, che ben si esprime
nel concetto di "sobrietà". Proprio come chi è sbronzo è incurante di
sé e di ciò che lo circonda, così chi è sobrio è invece in grado di mostrare
attenzione per sé e per la società. Dopo una lunga ubriacatura, è arrivato per
noi tutti il momento di diventare sobri. Sarà difficile, ma probabilmente non
avremo alternative. (traduzione di Anna Bissanti)
( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Genova
Come in Tv la kermesse da ballare Il musical Patrick Rossi Gastaldi e Giulia
Ottonello nel musical ispirato alla trasmissione-concorso OSVALDO SCORRANO
Dalla televisione al teatro. I professionisti di Amici, la trasmissione di
successo di Maria De Filippi, si raccontano in Io ballo 09, musical di Chicco
Sfondrini che firma la regia con Patrick Rossi Gastaldi, al Politeama Genovese
oggi e domani. A dare il meglio di sé sul palcoscenico, tra danza e canto, il
coreografo americano Garrison, la genovese Giulia Ottonello, vincitrice della
seconda edizione, Anbeta Toromani, Josè Perez, Leon Cino,
Rita Rodi, Gianni Sperti, Maria Zaffino, Eleonora Scoppelliti, cui si uniscono
Alice Bellagamba e Adriano Bettinelli, allievi dell´ultima edizione di Amici.
«Lo spettacolo - spiega Rossi Gastaldi - comincia con le prove della serata,
durante la quale la più matura delle ballerine, Rita Rodi, dice che sarà
l´ultima, perché non ce la fa più. Ma nessuno di loro vuol replicare Io
ballo senza Rita. Alla fine la Ottonello riuscirà a convincere i ballerini ad
andare avanti e il teatro diventa una specie di sala prove dove è possibile
respirare l´aria di una grande kermesse». Come avviene il passaggio dalla
televisione al palcoscenico? «In teatro c´è una maggiore completezza e si
delineano meglio le personalità dei ragazzi, alcuni dei quali hanno già una
certa dimestichezza con la scena, come la genovese Giulia Ottonello, che
esprime compiutamente il suo talento forte e creativo anche nella recitazione,
tanto da sembrare un´attrice chapliniana» Lei è l´insegnate di recitazione per
Amici e qui si trova a dirigere giovani "allievi". Quale ruolo le
appartiene di più? «A teatro c´è una maggiore complicità e il palcoscenico
m´appartiene di più. Non mi reputo un insegnante, ma un regista-attore che
mette a disposizione la propria esperienza ai ragazzi. In televisione bisogna
essere molto pratici, non c´è molto tempo per la teoria, così se i ragazzi
intendono diventare degli attori devono frequentare le scuole di recitazione,
perché quello che si apprende in tv non basta. Ma trasmissioni come Amici non
impediscono di scoprire nuovi talenti nel campo della danza, del canto e del
teatro». Lei ha diretto Franca Valeri e Anna Proclemer, ora si confronta con
dei ragazzi: come si trova con loro? «Per prima cosa mi metto in discussione,
quello che so lo dichiaro, quello che non mi piace lo dico: coi miei ragazzi
sono sincero. Non ho una regia da portare avanti, mi adatto molto alle loro
esigenze, ai loro livelli culturali e capire queste nuove generazioni bisogna
essere molto pazienti, perché sanno poco di storia e vivono nel momento in cui
si trovano. Cerco di metterli nella storia, fargli capire che la storia degli
altri viene prima della loro». A cosa si deve, secondo lei, il successo di
Amici ? «Al bisogno di affermazione e in questo momento la televisione ti
permette l´illusione di essere protagonista Se si appare allora si è. Amici è,
però, vincolato a tre cardini: ballo, canto e recitazione e questo fa la
differenza tra un "talent show" e un "reality show", perché
per affermarsi bisogna non solo apparire, ma saper fare qualcosa».
( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
RICERCATRICI
ITALIANE Alle 17, a Palazzo Renata di Francia di Ferrara, inaugurazione della
mostra fotografica "Donne alla guida della più grande macchina mai
costruita dall'uomo", ritratti di ricercatrici italiane. Fino al 5 maggio
ore 9-17, lunedì-venerdì. STAMINALI Alle 18 a Casa Cini di
Ferrara, presentazione del volume "Staminali. Possibilità terapeutiche,
rapporti tra scienza ed etica" di Aldo Mazzoni. Con Mons. Paolo Rabitti,
Antonio Rubbi, Andrea Porcarelli, Giorgio Carbone e Chiara Mantovani. africa
RACCONTi Alle 21, in Piazzale Francesco Torti a Modena, il Teatro dei Venti e
l'Associaçao Cultural Machaka del Mozambico presentano "Raccontare/Raccontarsi",
musica e teatro e proiezione di un video girato in Mozambico. Di Fusorari
Cibi&Viaggi. POPOLO Di pianure Alle 14, alla Biblioteca di Bazzano, per la
rassegna Fieri di Leggere, incontro con lo scrittore Guido Sgardoli che
presenta il suo libro "Il popolo delle grandi pianure". l'ACQUEDOTTO
E RICOSTRUZIONE Alle 10,30 e in replica alle 21, alla Sala Trenti di San
Giorgio di Piano, per le celebrazioni per il 25 aprile, spettacolo
"Acquedotto e ricostruzione" di Massimo Pancaldi, con Saverio
Mazzoni, patrocinato da Evocamondi.
( da "AmericaOggi Online" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Influenza suina.
Secondo caso in Spagna 28-04-2009 ROMA. ''Alle 16 di oggi sono 11 i casi
sospetti di influenza suina riscontrati in Italia. I test effettuati hanno
escluso pero' che si tratti di virus AH1N1''. Lo ha affermato il ministro del
Welfare, Maurizio Sacconi, nel corso dell'informativa al Senato sull'influenza
da suini. Il ministro ha spiegato che i casi riguardano persone rientrate da
poco da viaggi in Messico. L'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) ha
alzato il livello di allerta per l'influenza da suini dalla fase tre alla fase
quattro. In Messico, dove il focolaio si e' manifestato, il numero dei morti e'
salito a 152 mentre il virus arriva anche nella Ue. Negli Usa siamo a oltre 40
casi. Un secondo caso accertato di influenza da suini è stato registrato in
Spagna: lo riferisce la stampa spagnola citando dichiarazioni del ministro
della Sanità Trinidad Jimenez. Il nuovo caso è stato registrato a Valencia.
Secondo il ministro tuttavia, "data la evoluzione del suo stato, il
paziente sarà dimesso nelle prossime ore". Il ministro ha inoltre indicato
che anche il giovane di cui è stato accertato il contagio ieri presenta una
evoluzione positiva e potrebbe a sua volta essere dimesso "nelle prossime
ore". Un secondo caso di contagio da virus dell'influenza suina di origine
messicana è stato confermato oggi pomeriggio in Israele dal ministero della
Sanità, dopo quello di questa mattina. Lo riferiscono i media locali. In
entrambi i casi si tratta di reduci da viaggi in Messico, ricoverati con sintomi
influenzali al rientro in patria, le cui condizioni sono giudicate ora non
gravi e in via di miglioramento dai medici. I due contagiati sono
rispettivamente un giovane ricoverato al momento a Natanya, a nord di Tel Aviv,
e un uomo di 49 anni che riceve cure nel Meir Hospital di Kfar Saba, non
lontano dal confine con la Cisgiordania. Un terzo episodio sospetto, di cui si
e' saputo in queste ore, e' invece al vaglio degli specialisti e resta per il
momento da verificare: riguarda il nipote di cinque anni di una delle persone
colpite. Israele e' il primo Paese del Medio Oriente in cui si registrano casi
di contagio acclarati. Il premier, Benyamin Netanyahu, ha frattanto convocato
una riunione ad hoc per formalizzare il passaggio del coordinamento delle attivita'
precauzionali contro la diffusione del virus al dicastero della Difesa, il piu'
attrezzato in Israele per la gestione di emergenze potenzialmente
significative. Il governo neozelandese ha reso noto che sono diagnosticati i
primi tre casi di influenza da suini tra gli oltre 50 pazienti ricoverati nel
paese. Lo ha detto il ministro della Sanità, Tony Ryall. Il bilancio
''probabile'' e provvisorio dell'epidemia di influenza da suini in Messico sale
a 152 morti. Lo ha annunciato il ministro della Sanita' messicano, Jose' Angel
Cordova. Cordova, in una dichiarazione precedente, aveva evocato un possibile
rallentamento nel ritmo dei decessi a causa dell'influenza dei suini. FARNESINA
SCONSIGLIA VIAGGI IN MESSICO, ASSOTRAVEL BLOCCA PACCHETTI - La Farnesina sconsiglia,
fino a nuovo avviso, viaggi in tutto il territorio della Repubblica Messicana
che non siano strettamente necessari. E' quanto è scritto nell'annuncio
pubblicato oggi nella sezione Avvisi particolari del sito della Farnesina
'Viaggiare sicuri'. "Nelle ultime settimane - recita l'avviso - si è
registrato in Messico un aumento di casi di influenza acuta, identificata come
'influenza suina'. Alla luce dei nuovi focolai che hanno interessato anche
quegli Stati del Messico che fino al 27 aprile risultavano apparentemente
immuni dal fenomeno ed anche dal livello di allerta dell'Oms, si sconsigliano,
fino a nuovo avviso, viaggi in tutto il territorio della Repubblica Messicana
che non siano strettamente necessari". La Farnesina informa poi che
"per evitare il contagio è stato raccomandato alla popolazione di evitare
la frequentazione di luoghi pubblici, di avere particolare attenzione nella
cura dell'igiene personale e di rivolgersi alle strutture sanitarie locali in
presenza di sintomi influenzali". Quindi, raccomanda a coloro che
intendano recarsi nel Paese di "attenersi alle indicazioni diffuse dalle
Autorità locali". Assotravel, l'Associazione delle agenzie di viaggio
della Confindustria, ha deciso di fermare tutti i pacchetti viaggio verso il Messico.
E' quanto rende noto il presidente Andrea Giannetti relativamente al
diffondersi nel Paese centroamericano dell'influenza suina, sottolineando che
la decisione, assunta in linea con le indicazioni della Farnesina, verra'
mantenuta ''almeno fino a quando la crisi non cessera', cosa che spero avvenga
entro i prossimi 20 giorni''. Diverse persone sospettate di essere portatrici
del virus dell'influenza da suini sono in osservazione in Cina. Lo ha reso noto Hans Troedsson,
rappresentante dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel Paese. Nella
lotta all'influenza da suini i controlli alle frontiere e agli aeroporti ''non
funzionano'' , ha affermato oggi a Ginevra un portavoce dell'Organizzazione
mondiale della sanita' (Oms). L'Oms inoltre non raccomanda restrizioni
ai viaggi o la chiusura di frontiere, ha aggiunto il portavoce Gregory Hartl
parlando alla stampa. Nel 2003, in occasione della crisi per la Sindrome
respiratoria acuta (Sras) i controlli alle frontiere dei viaggiatori non si
sono rivelati efficaci ed i costi economici di tale misure sono risultati ben
superiori ai vantaggi per la salute pubblica, ha spiegato Hartl. Persone
contagiate ma che ancora non presentano sintomi della malattia potrebbero
facilmente passare le frontiere malgrado i controlli delle telecamere sensibili
alle temperature, ha aggiunto. In compenso si puo' avere la tosse o la febbre
per tanti altri motivi. Potrebbe tuttavia essere ''prudente'' per alcuni
governi raccomandare ai propri cittadini di pensarci bene prima di recarsi nelle
destinazioni colpite, ha aggiunto Hartl. Inoltre, le persone malate dovrebbero
rinviare i viaggi internazionali e chiunque sviluppi sintomi in seguito ad un
viaggio all'estero dovreebbe recarsi da un medico. Per ora il virus ''non ha
mostrato resistenza all'oseltamivir e zanamivir, ed e' quindi curabile con
questi due antivirali''. Solo il Messico ha segnalato casi mortali. Secondo i
criteri usati dall'Oms, un totale di 73 casi di influenza da suini sono stati
ufficialmente notificati nel mondo, di cui 40 negli Usa, 26 in Messico, 6 in
Canada e 1 in Spagna. I decessi dovuti al nuovo virus sono 7, tutti in Messico.
L'Oms - ha spiegato il portavoce - registra solo i casi ufficialmente
notificati e confermati da analisi di laboratorio.
( da "AmericaOggi Online" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina
Ecuador. Correa al
potere con un rinnovo del mandato fino al 2013 28-04-2009 QUITO. Era un
illustre sconosciuto fino al 2005. ieri, secondo le proiezioni e gli exit poll,
ha vinto le elezioni per continuare a guidare l'Ecuador: economista e ottimo
comunicatore, il presidente Rafael Correa, 46 anni, si conferma così il leader
del paese andino, che ormai da tempo si é incamminato sulla strada del
socialismo, in sintonia con quanto fatto in Venezuela dall'amico Hugo Chavez.
Nato a Guayaquil nel 1963, con master' negli Usa e in Belgio, Correa, che si
definisce cristiano di sinistra', viene considerato implacabile con gli
avversari politici, ma anche nella serrata lotta ingaggiata ormai da tempo con
i gruppi petroliferi che operano nel paese andino. Dopo un decennio in cui
nell'Ecuador ben otto presidenti non sono riusciti a terminare il mandato - tra
i quali i suoi tre predecessori - in seguito a sommosse popolari, Correa è
stato eletto nel 2007. Una volta al potere, cavalcando una costante popolarità
mantenuta con misure sociali a favore dei settori più umili, e con un approccio
duro contro le multinazionali del greggio Usa, ma non solo, e sul fronte del
debito estero, ha insediato un'assemblea costituente che ha redatto una nuova
costituzione, approvata da un referendum lo scorso settembre. È appunto su
quest'onda che il carismatico presidente - anche gli avversari ne riconoscono
le doti di comunicazione - è riuscito a scompaginare l'opposizione: le destre
lo accusano di essere marxista, le sinistre radicali di essere un destroso'
legato alle multinazionali. Il sostegno emerso dal voto di domenica al leader
del partito Alianza Pais conferma che le critiche dell'opposizione per una
politica estera molto vicina a Caracas, ma anche all'Iran e
alla Cina, non hanno
riscosso grande successo tra la maggioranza degli elettori. E d'altra parte, lo
stesso presidente ha sempre assicurato che essere in linea con il socialismo
del XXI secolo' promosso da Chavez non vuol dire distanziarsi dai tradizionali
mercati dei prodotti dell'Ecuador, e cioé gli Usa e l'Ue.