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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CINA”

 

 

 

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (176)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

dalla cina primi segni di speranza "la ripresa nel 2010" ( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina BOERI E RAMPINI ALLE PAGINE 35, 36 E 37 Dalla Cina primi segni di speranza "La ripresa nel 2010" SEGUE A PAGINA 35

viaggio in casa del nemico per provare a risanare le ferite aperte da bush - vittorio zucconi ( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tra la Cina, la Russia, l´India, il sempre infido Pakistan, l´Iran, il «nemico necessario» per controllare l´Afghanistan, i signori della guerra rintanati nelle loro valli impenetrabili e le cellule sempre cancerose di al Qaeda. La soluzione militare, la formula antiguerriglia utilizzata dal generale Petraeus in Iraq,

"la ricerca che aiuta a riprendersi la vita" - carlo picozza ( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: orientamento CARLO PICOZZA La Cina le ha dedicato un francobollo dov´è ritratta con i colori della nazionale italiana e il volto sorridente per la conquista del podio, nel tennis da tavolo, alle Olimpiadi di Pechino. Clara Podda, che in un incidente aveva perso l´uso di braccia e gambe, ora ringrazia: «Le cure dei sanitari della fondazione Santa Lucia mi hanno aiutato a riacquistare,

Paradisi fiscali, si svuota la lista nera ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Governo elvetico ha contattato anche Cina, Russia, Brasile. Sul fronte europeo, molti i Paesi già sondati da Berna, tra cui Francia e Italia. Ma la vera notizia sul versante Ue è ora la ripresa dei contatti a questo riguardo con la Germania, Paese che nelle scorse settimane aveva duramente attaccato il segreto bancario elvetico.

Pechino in ripresa già nel 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. La Banca mondiale prevede una crescita del 6,5% grazie agli incentivi Pechino in ripresa già nel 2009 Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Si chiama Cina la speranza di una ripresa per i Paesi in via di sviluppo dell'Asia, i quali devono fronteggiare un brusco declino della loro crescita economica che sta provocando un aumento della disoccupazione tale da impedire a milioni

Alla sanità 120 miliardi di dollari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la spesa pubblica per la sanità è a livelli molto bassi in Cina: nel 2006 non arrivava nemmeno all'1% del Pil, facendo del Paese il 156Údei 196 monitorati dall'Organizzazione mondiale per la sanità. La distribuzione delle risorse, poi, è inefficiente - secondo lo stesso Governo cinese - lasciando solo un quarto della spesa alle aree rurali, dove vive il 60% della popolazione.

beckett, ultima chiamata - sara chiappori ( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: disegnata dalle folgorazioni visive di Daniela Dal Cin, è uno spazio vuoto dove incombono cinque grandi croci a cui sono appese altrettante figure mascherate, pronte a scagliarsi sul pubblico con la ferocia incalzante della loro invettiva apocalittica. Da tempo impegnati in un´ardita esplorazione dell´opera di Beckett, Marcido Marcodorjs e Famosa Mimosa stavolta scelgono un romanzo,

ma tra debiti e disoccupati la ripresa è appesa a un filo - (segue dalla copertina) tito boeri ( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è difficile che la Cina possa contribuire, come potrebbe, al suo funzionamento. Fino a poco tempo fa, del resto, la Cina contava nel board del Fondo tanto quanto il Belgio. Il vero problema è che i leader mondiali continuano ad occuparsi d´altro, dai paradisi fiscali agli hedge funds, che hanno avuto un ruolo del tutto marginale nella genesi della crisi.

montezemolo: "troppi errori, serve umiltà" - stefano zaino ( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma in Cina non ci sarà STEFANO ZAINO Un tempo la vestaglia, ieri il saio. Capi d´abbigliamento come immagine forte, per mettere la squadra davanti alle proprie responsabilità e invitarla ad un´immediata reazione. "Ci siamo troppo imborghesiti" tuonò Montezemolo all´epoca della vestaglia.

le ronde anti-turisti in difesa delle butterfly - renata pisu ( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come i panda in Cina. Se ne contavano più di ottantamila prima della Seconda guerra mondiale, oggi saranno un migliaio, duemila al massimo se si vogliono considerare geishe anche quelle che si fanno passare per tali ma che invece praticano il mestiere più vecchio del mondo senza conoscere tutte le arti raffinate - e non precisamente erotiche -

tibet, pechino usa il pugno di ferro per la rivolta due condanne a morte - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nuova Cina. I condannati sono stati riconosciuti colpevoli di aver partecipato ad assalti e violenze nel corso delle quali sono morti dei cinesi Han, il ceppo etnico maggioritario nella Repubblica Popolare. L´apice degli scontri fu nelle giornate del 14 e 15 marzo, quando a Lhasa furono dati alle fiamme diversi negozi gestiti da immigrati Han.

domani i funerali, il vescovo: "vivo per miracolo" ( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: morta tra le braccia del suo fidanzato Lorenzo Cinì in una palazzina dell´Aquila. Accanto alla bara distesa sul sagrato della chiesa è arrivato anche il corpo di Lorenzo: giusto il tempo di un´ultima canzone insieme, di Elton John. Poi, prima che cominciasse il funerale, il corpo di Lorenzo è partito per Corropoli, in Val Vibrata, dove riposerà per sempre.

cin cin cinema, film a 3 e 5 euro - franco montini ( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Roma Cin cin cinema, film a 3 e 5 euro Da martedì fino al 7 maggio sconti dal lunedì al giovedì FRANCO MONTINI Subito dopo Pasqua, a partire da martedì 14 aprile prende il via la V edizione di "CinCinCinema", un´iniziativa rivolta principalmente alle famiglie, perché consente di recarsi al cinema a prezzi molto convenienti.

un sistema ansiogeno ed egoista che produce ricchezza solo per pochi: - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Stupisce il fatto che lo stress emotivo risulti bassissimo in Cina, dove il "darwinismo sociale" è forte, la selezione nel sistema scolastico è spietata, la competizione sul mercato del lavoro raggiunge punte estreme. Resta il fatto che Il capitalista egoista ha il dono della tempestività. Coglie l´aria del tempo che viviamo.

In azienda a tempo pieno per conquistare ordini ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Si fa ragguagliare sul programma della sua visita in Cina, sulle visite di giornata degli uomini del commerciale. Prima di pranzo è in programma l'incontro con Gianmarco Marconi, vicepresidente di Piccola industria, ma in questo caso consulente in merito a eventuali acquisizioni nel settore medicale.

In recupero cotone e soia, torna a calare il cacao ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Alla vigilia del rapporto Usda, sono finiti ai massimi da due mesi il cotone sodo al Nyce (a quota 48,72 USc/lb) e i semi di soia al Cbot (1.009 USc/bu). Su questi ultimi hanno pesato anche le forti esportazioni Usa verso la Cina. A Chicago è invece in ribasso il grano.

Rinasceremo con i filati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anche lo stabilimento in Cina, dove Lineapiù ha il 51% e il socio cinese il 49%». Solo così si potranno salvare tutte le aziende e gran parte dei posti di lavoro. Negli ultimi anni il gruppo, nel tentativo di rilancio, ha visto entrare nel capitale, accanto alla famiglia Coppini, una cordata di imprenditori tessili guidata dal pratese Alberto Pecci e dal biellese Marco Schneider,

come vincere la sfida dell'energia verde - thomas l. friedman ( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per esercitare pressioni sulla Cina affinché si adegui di conseguenza. Larson intenderebbe utilizzare la maggior parte dei proventi per ridurre le tasse dei lavoratori dipendenti, con una filosofia sintetizzabile più o meno in questi termini: «Noi tassiamo le vostre trasgressioni legate alle emissioni e detassiamo i vostri guadagni in busta paga».

in vacanza prenotando un divano - tiziana cozzi ( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il couchsurfing Sono oltre 800 mila gli iscritti che accolgono ospiti In giro dalla Cina alla Transilvania TIZIANA COZZI Lo slogan recita "il mondo è più piccolo di quanto pensi". E davvero, per chi pratica il couchsurfing (letteralmente "saltare da un divano all´altro"), ci sono più di 800mila divani sparsi per il mondo che aspettano soltanto ospiti nuovi.

ma le imprese tornano a sperare "toccato il fondo, ora risaliamo" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma in Francia e in Germania regge e, con i problemi delle valute deboli, anche nei mercati dell´est Europa. La Cina, poi, è già in ripresa. Il punto è che - stando all´ultimo Rapporto di Prometeia - la ripartenza delle imprese italiane sarà più lenta perché, appesantite dai debiti, avranno poche risorse per investire.

Ripresa, se la Cina chiamasse Obama ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: se la Cina chiamasse Obama di Martin Wolf L a riunione del Gruppo dei 20 tenutasi a Londra la scorsa settimana ha avviato l'economia mondiale sul cammino della ripresa sostenibile? La risposta è no. I disaccordi fondamentali su cosa sia andato storto e su come si possa risistemare la situazione non possono essere risolti da questo tipo di incontri.

Iran Usa. Teheran pronta al dialogo. Messaggio del presidente Ahamadinejand ( da "AmericaOggi Online" del 10-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Francia e Gran Bretagna) più la Germania. Una svolta rispetto all'amministrazione del presidente George W. Bush, che poneva come pre-condizione la sospensione dell'arricchimento dell'uranio da parte dell'Iran. Ma Obama, come Bush, continua ad accusare Teheran di volere dotarsi di armi nucleari, mentre anche ieri Ahmadinejad ha ribadito che il programma atomico della Repubblica

dalla "tortuga" del corno d'africa partono i raid contro i mercantili - pietro del re ( da "Repubblica, La" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: fa le navi cargo venivano attaccate soprattutto nei mari della Cina, a largo della Nigeria o lungo lo Stretto di Malacca. Lì, tra il 1991 e il 1998, sono state depredate quasi 1.200 imbarcazioni. Nel 2003 ci furono 443 attacchi e sedici morti. Il massimo bottino fu verosimilmente raggiunto nel 2007, quando solo in Malesia e Singapore vennero saccheggiate quattro navi la settimana.

"sigarette tossiche dalla cina all'italia" ( da "Repubblica, La" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 18 - Cronaca "Sigarette tossiche dalla Cina all´Italia" ROMA - Sigarette made in Cina prodotte con tabacco, filtro e cartina a elevata tossicità. Le "bionde" cinesi, con falsi marchi internazionali, contraffatte persino nel sigillo dei Monopoli di Stato, potrebbero essere finite nel circuito legale.

Obama: negli Usa segnali di uscita dalla recessione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Bankitalia e Ocse: fiducia a Italia e Francia - La Cina migliora Obama: negli Usa segnali di uscita dalla recessione «Barlumi di speranza» per l'economia Usa,oltrela recessione. Lo ha detto Barack Obama: dopo un incontro con i vertici di Tesoro e Fed, il presidente ha espresso fiducia anche sulle prospettive delle banche.

Tentativi di ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Tuttavia, per usare il linguaggio dell'Ocse, siamo solo ai «tentativi» di miglioramento congiunturale, che si vedono qua e là in Italia, in Francia, negli Usa o in Cina. Un peggioramento che rallenta non è affatto un miglioramento, o almeno: non lo è ancora. è bene ricordarlo: per evitare inattese delusioni.

Macchine e ricerca, anche la Liguria intravvede la svolta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anno puntando su mercati come il Brasile, l'India, la Russia e la Cina. Ma, se mi guardo intorno – prosegue Castellano mi sembra eccessivo sostenere che ci siano già segnali di ripresa. Possiamo forse azzardare che non sono previste ulteriori cadute del quadro generale, ma permangono profondi elementi di incertezza».

Sigarette cinesi tossiche, dossier in procura a Bari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il 90% dei falsi ormai è prodotto in Cina Sigarette cinesi tossiche, dossier in procura a Bari Rita Fatiguso Scuote la testa Franco Mariani, presidente dell'Autorità portuale di Bari: «Io un nesso così stretto tra il porto e le false sigarette tossiche cinesi non lo vedo. Arriveranno sicuramente da altri scali».

Al turismo manca una strategia, ogni regione va in ordine sparso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Per attrarre turisti da Cina e India il sottosegretario Brambilla ha fatto un accordo con Francia e Spagna. Il punto è che i cinesi arrivano in Italia solo con Air China. E il grosso vola in Franciae Germania. © RIPRODUZIONE RISERVATA p L'Enit è stato trasformato in Agenzia per il turismo nel 2006, facendo entrare anche i privati negli organi di governance.

Un modello Renault-Nissan oltre la muraglia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina dal 2011. Renault e Nissan hanno già siglato accordi simili con 16 Governi nazionali e locali di 10 Paesi diversi, da Israele al Portogallo, dalla Svizzera alla California. Obiettivo della Cina è di aumentare la capacità di produzione di veicoli elettrici a mezzo milione di veicoli in tre anni, e intende promuovere costruttori locali per metterli in grado di competere a livello

iPhone Apple sotto attacco: Blackberry piace ai giovani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, dove l'alto prezzo attuale sta incontrando forti resistenze sul mercato. Anche il modello di concessione in esclusiva del telefono bloccato su uno o due operatori per Paese potrebbe essere abbandonato. Apple, che, secondo il Taiwan Commercial Times, per il futuro iPhone e gli altri iPod in produzione avrebbe già acquistato più di 100 milioni di memorie praticamente esaurendo

Cucinella vince l' Oscar Foster svela le maxi-torri ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dove ha lo studio è stato premiato per la progettazione del Centre for sustainable energy technologies a Ningbo (Cina) nella categoria "green building". L'edificio di circa 1.300 metri quadrati è collocato all'interno del primo campus universitario indipendente della Cina e ha come proposito principale la divulgazione delle tecnologie sostenibili come so-lare, fotovoltaico, eolico.

Ocse: primi timidi sintomi di recupero in Italia e Francia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a febbraio in Cina il superindice ha segnato una flessione mensile di 0,7 punti e di 12,5 punti su base annua. In India meno 0,8 punti su mese e meno 10,1 punti su anno, in Brasile meno 2,4 punti su mese e meno 12,1 su anno, in Russia meno 1,9 su mese e meno 19,7 punti su anno.

una fregata a caccia dei corsari venti di guerra nel mare d'africa - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina alla Russia, dall´India al Giappone - che schierano loro unità navali in quel tratto di mare. Si tratta di navi che partecipano a formazioni internazionali, come le task force "150" e "151", entrambe a guida Usa, o come la flotta Nato "Snmg1", oppure unità inviate da singoli Paesi ma solo difesa degli interessi nazionali.

in montenero le cartomanti ti fanno il 740 - maurizio milani ( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La titolare della clinica era in Cina, torna d´urgenza per fidanzarsi lei con il bellissimo attore. A questo punto arrivano i Nas che fanno chiudere la clinica abusiva. La Regione venuta a sapere dopo un mese di questa triste vicenda, diffida Antonio Banderas di arrivare a Malpensa senza avvertire.

test missilistico, l'onu condanna pyongyang ma rimanda le nuove sanzioni economiche ( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: I cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) e il Giappone, dopo un confronto di due ore al Palazzo di Vetro, hanno sottoscritto un testo che, secondo quanto riferito dall´ambasciatrice americana Susan Rice, «manda un messaggio chiaro alla Corea del Nord».

thailandia, la rivolta delle camicie rosse - raimondo bultrini ( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Leader in fuga in elicottero Tra i premier costretti a scappare quelli di Giappone e Cina. L´amarezza di Ban Ki-moon RAIMONDO BULTRINI BANGKOK - Un´orda di camicie rosse anti-governative ha assaltato un resort sulla costa a Sud di Bangkok e costretto a cancellare uno dei più importanti meeting politici ed economici dell´Asia.

Thailandia. Irruzione nell'hotel, salta il vertice ( da "AmericaOggi Online" del 12-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: est asiatico) oltre a quelli di Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Australia e Nuova Zelanda. Un gruppo di "camicie blu", movimento finora sconosciuto e subito accusato dai leader delle "camicie rosse" di essere una milizia governativa, ha cercato di sbarrare loro la strada: gli scontri hanno provocato una decina di feriti.

stranieri, seimila posti a disposizione - nadia campini ( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: aziende che stanno consolidando i rapporti con la Cina. Si tratta per ora di fenomeni di nicchia, ma sono comunque i segnali di un´economia in fermento, tanto che il 51% delle richieste di lavoratori stranieri per il 2009 viene proprio dalla provincia spezzina, rispetto al 27,1% dalla provincia di Genova, all´11,7% della provincia di Savona e al 10,2% della provincia di Imperia.

cina, nuovo piano per rilanciare i consumi - vittoria puledda ( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia Cina, nuovo piano per rilanciare i consumi Pechino pensa alla leva fiscale. Banche, indagine Usa sui bilanci truccati VITTORIA PULEDDA MILANO - La Cina prova a sperare nella ripresa Usa, robusto mercato di riferimento per le sue esportazioni, ma nel frattempo studia nuove misure per sostenere la crescita interna.

No a svalutazioni competitive ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: importanti hanno dovuto fare i conti con forti rivalutazioni della moneta: il 30% in più per il Giappone e il 15% in più per la Cina. Anche questi Paesi devono fare i conti con una recessione e anche se i tassi d'interesse non sono arrivati a zero dappertutto, nel prossimo futuro gli incentivi a usare l'arma della svalutazione potrebbero farsi più forti. Anzi, siamo già a quel punto.

Torneranno le banche commerciali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Urss e la Cina, senza contare l'Americadel Sud con Sudameris. è immaginabile far rinascere la Comit? No, non lo penso. Così come non si può reinventare Paribas, altra banca dominante sulla piazza francese e internazionale. Le imprese sono come gli uomini: nascono, crescono raggiungono delle vette prima di sparire lentamente o brutalmente.

Polemiche tra la Svizzera e l'Ocse ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a bloccare la cooperazione con Cina, India e altre economie emergenti. Mercoledì è stato bloccato un pagamento di 136mila euro destinato all'Ocse e il governo di Berna starebbe studiando iniziative analoghe, come non pagare gli 8,65 milioni di dollari di quota di iscrizione all'Ocse o boicottare la rielezione, prevista nel 2011, del segretario generale Angel Gurria.

Ora China Inc. si espande a nord del Sahara ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina rappresenta il primo fornitore dell'Egitto, il terzo dell'Algeria, del Marocco e della Libia, il settimo della Tunisia. Ad Algeri, i cinesi sono conosciuti soprattutto nel business delle costruzioni: qui la Cscec ha realizzato l'hotel Sheraton e lo shopping center Al Qods,l'ospedale Oran e la sede del ministero degli Esteri.

Corporate Korea spaventa Tokyo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a partire dalla Cina). Notizia che ha indotto vari commentatori a paventare una nuova fase di de-industrializzazione. A Tokyo, dai palazzi della burocrazia di Kasumigaseki ai piani alti delle aziende, un piccolo sospiro di sollievo è stato tirato per il recente parallelo recupero del won e dello yen sul dollaro, anche perché - a margine del G-

Sui prezzi pesa il calo dei consumi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «è la fine di un'era», scrive il Wall Street Journal: si viaggia meno e si fa più attenzione ai consumi. L'Opec è avvisata. © RIPRODUZIONE RISERVATA A SVETTARE è PECHINO Tra gli elementi di sostegno c'è il dato secondo cui la Cina il mese scorso avrebbe aumentato nettamente le importazioni

Nucleare. La Corea del Nord riapre gli impianti e sospende i negoziati ( da "AmericaOggi Online" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e le due Coree partecipano da anni al negoziato a sei per la chiusura del controverso programma nucleare di Pyongyang. "Chiediamo alla Corea del Nord di mettere fine alle sue minacce provocatorie e a rispettare la volontà della comunità internazionale onorando i suoi impegni e le sue obbligazioni internazionali - ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs -

"sono solo criminali comuni e non sanno neanche navigare" - leonetta bentivoglio ( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Africa ai Caraibi e ai mari della Cina, dove la pirateria viene controllata dalle mafie. Il colmo dell´ironia è che i pirati odierni traggono i loro strumenti di aggressione dalla contemporanea tecnologia occidentale: imbarcazioni più che mai veloci, cellulari, computer, Internet, sistemi satellitari di rilevamento, armi sofisticate.

dalla cina alle banche, caccia alla fiducia - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia Dalla Cina alle banche, caccia alla fiducia Container, vendite auto, Pil: così gli esperti cercano i segni della ripresa LUCA IEZZI ROMA - Decine d´indizi, nessuna prova. C´è un filo sottile di ottimismo che lega i dati sul Pil cinese, le vendite auto in Europa, il bilancio trimestrale di Goldman Sachs e un´altra manciata di indicatori meno convenzionali:

1 I reportage Nel luglio 2005 sono partita per la Cina per indagare sulle donne scomparse. Lì... ( da "Unita, L'" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 1 I reportage Nel luglio 2005 sono partita per la Cina per indagare sulle donne scomparse. Lì mi sono accorta del ritorno delle concubine. A Parigi ho seguito la rivolta nelle banlieue e la campagna di Ségolène Royal. Pubblico per Le Figaro, Paris Match, L'Express. 2 Le concubine Torna alla ribalta una figura scomparsa nel 1949.

accordo fra kme group e metalbuyer raccolta rottami: affare d'oro anti-crisi - patrizia capua ( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Kme è a Firenze e conta 18 stabilimenti in Italia e all´estero, di cui uno in Cina. A metà del 2008 il valore dei metalli trattati, quotati al London metal exchange, è crollato, è stata la Cina poi a rianimare il mercato. Manes vuole portare sul mercato prodotti a valore aggiunto sempre più alto come il tetto solare in rame.

la sfida di pyongyang "rilanciamo il nucleare" ( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Corea del Sud e Cina hanno espresso preoccupazione e l´auspicio che il dittatore nordcoreano Kim Jong-Il torni sui suoi passi. Mentre l´amministrazione Obama alza i toni nei confronti della Corea del Nord. Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, nel consueto briefing quotidiano ha invitato Pyongyang a «cessare le sue minacce provocatorie»

"un passo avanti c'è stato ma ancora non basta" ( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Hanno Chavez che garantisce il petrolio gratis, hanno la Cina che compra il nichel ed hanno anche l´appoggio e la simpatia di molti governanti dei paesi latino americani». E dunque, afferma Suchlicki, «non credo che abbiano fretta». L´altra variabile il professore tende ad escluderla: «Che Obama toglie l´embargo senza avere nulla in cambio?

- (segue dalla copertina) timothy garton ash ( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Perché la Cina resta un paese in via di sviluppo in ogni senso del termine. Sapremo con precisione qual è il modello cinese quando avrà raggiunto un grado superiore di sviluppo. Nel frattempo, dovendo dare un´etichetta alla Cina di oggi il confezionismo sarebbe un miglior candidato rispetto al confucianesimo.

maestro kung e la rivincita sui comunisti - (segue dalla copertina) dal nostro corrispondente ( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: precedenti erano europei e americani a mettere sotto pressione i cinesi perché passassero degli esami: «L´Occidente si attendeva dalla Cina ulteriori progressi nell´uniformarsi alle regole che considerava le più adatte per garantire il futuro della globalizzazione. Ora la Cina ha acquistato una nuova coscienza di sé, e rimette in discussione la validità delle pretese occidentali.

- timothy garton ash ( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Da bambino la Cina per me era un cinese un po´ buffo, con i baffi lunghi e sottili una tunica di seta ricamata e un cappello a cono di paglia che con uno strano accento esclamava: «Dice il saggio�». In seguito furono le foto in bianco e nero del gruppo di sculture di epoca maoista "Corte per la riscossione della mezzadria" mostratemi con entusiasmo da un insegnante di inglese.

- federico rampini pechino ( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: seller intitolato La Cina scontenta. Un libro dai toni sciovinisti, che imputa all´Occidente un bilancio fallimentare. Plebiscitato dalla gioventù cosmopolita di Pechino e Shanghai, il saggio dà sfogo a un risentimento represso, incita i cinesi a liberarsi dei complessi d´inferiorità e a occupare il posto che gli spetta nel mondo.

Crolla la spesa per pubblicità: -6,9% nel 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Tra i grandi mercati solo Cina e India «manterranno le promesse » e l'Asia nel suo complesso conterrà la contrazione in 3,4 punti percentuali.L'Europa occidentale dovrebbe perdere il 6,7% e l'America del Nord l'8,3 per cento. L.V. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Corsa al greggio, Cina e Shell partner in Iraq ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 8 autore: LE STRATEGIE DI PECHINO Corsa al greggio, Cina e Shell partner in Iraq Sissi Bellomo La Cina cerca partner "forti" per aggiudicarsi risorse petrolifere all'estero: Royal Dutch Shell nella gara per i giacimenti iracheni,Total –stando alle indiscrezioni – per accrescere i rifornimenti dal Venezuela.

I blitz non sono sufficienti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: non sono solo Usa e Paesi europei ma anche Russia e Cina». Bisogna resistere alla tentazione di ricorrere alle armi per difendersi, secondo Cuss e Askins: armatori e compagnie di assicurazioni hanno avuto ragione finora a non volere guardie armate a bordo delle navi, perché questo, oltre a complicare ulteriormente il quadro giuridico e assicurativo, porterebbe inevitabilmente a un'

In flessione l'offerta di caucciù ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: offerta di caucciù Il settore pneumatici in Cina però intensifica gli acquisti Roberto Capezzuoli La produzione di caucciù quest'anno non supererà 8,9 milioni di tonnellate, accusando quindi un calo del 2,2%, il peggiore degli ultimi 16 anni. La previsione, pubblicata all'inizio della settimana dall'Associazione dei Paesi produttori di gomma naturale (Anrpc),

dall'arte due delusioni per benessia - marina paglieri ( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: antichi di Afghanistan e Cina, fino a quella in corso ora alla Venaria su quelli egizi ripescati nel golfo di Alessandria e agli acquisti di opere per il nascente Museo d´arte orientale. Una decisione, tuttavia, che quei vertici saranno ora costretti a rivedere. «Non ho particolari commenti da fare, anche perché ormai non sono più coinvolto in prima persona nella Fondazione per l´

"torino, come sei solare adesso ti ritrovo con gioia" - clara caroli ( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: scura e omologata come la Cina comunista, dove in passato venivo un po´ malvolentieri e che adesso - sarà che anche il clima, anche quello meteorologico, è cambiato - mi sembra sbocciata come un fiore». Come quello che Fiorella Mannoia tiene sul palmo della mano sulla copertina del nuovo cd, Il movimento del dare, un album "grandi firme" con dieci brani inediti scritti da Ligabue,

scuole, ospedali, municipi mappa del cemento "molle" - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Arenella al cine-teatro di Porto Empedocle caro a Camilleri: è lunga, la black list dei palazzi siciliani a rischio. è lunga ma tutt´altro che completa. E finora il bilancio non è incoraggiante, per i tecnici della Protezione civile della Regione: su 48 edifici pubblici verificati, 43 non hanno superato i test antisismici.

la svolta dell'india con le elezioni - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: altro gigante asiatico: a differenza della Cina, infatti, non ha costruito un modello di sviluppo trainato prevalentemente dalle esportazioni. La crescita indiana è stata meno dirompente ma più equilibrata, con un ruolo importante dei consumi interni. E oggi si assiste a una sorta di "staffetta" tra i motori della crescita.

Obama oggi in Messico. Due problemi: narcotraffico e clandestine ( da "AmericaOggi Online" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: da sempre molto critico degli Usa, reduce da un viaggio in Cina, in Iran e a Cuba, si tratterà di un primo contatto, anche se non sono previsti incontri bilaterali. Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ha confermato che Obama ha l'intenzione di parlare con chi lo desidera, "se no si resta in una stanza da soli".

corsa contro il tempo, renault già pronta ( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: potrebbe esserci già domenica in Cina, o al massimo 7 giorni dopo in Bahrein. E´ più nei guai la Red Bull, che con Newey aveva costruito un´ottima vettura (Vettel ha entusiasmato nei primi due gp) e ora in pratica deve ripartire da zero. Newey si è messo al lavoro, non è andato in Cina, resterà in fabbrica e la corsa contro il tempo prevede l´esordio della nuova monoposto il 24 maggio,

Pil cinese verso una frenata record ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: deludente Pil cinese verso una frenata record Gianluca Di Donfrancesco Stamattina la Cina archivierà il peggior dato di crescita del Pil da quasi venti anni. Il Governo diffonde oggi i risultati del primo trimestre del 2009: secondo le anticipazioni fornite ieri dal direttore del Dipartimento di previsioni economiche di Pechino (Fan Jianping),l'aumento si è fermato al 6 per cento.

Il no food minaccia lo sviluppo agricolo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Usa, Canada, Giappone, Russia, Brasile, Cina, India, Sud Africa, Messico e Egitto, appunto il G–14 cui si aggiunge la Repubblica Ceca in veste di presidente di turno della Ue, sono stati chiamati a Treviso per trovare eventuali vie d'uscita e anticipare così la «catastrofe». «L'obiettivo –

Il fotovoltaico siciliano, una miniera per il Paese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sapeva che tutta la produzione sarebbe finita in Cina per i bassissimi costi del lavoro e dell'energia. Un errore, considerato anche che le stesse tecnologie di stampa serigrafica applicate al silicio per la produzione dei microprocessori possono facilmente essere estese alla produzione dei moduli fotovoltaici in silicio cosiddetti a film sottile.

In Cina è partita la ripresa di produzione e consumi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: recessione severa In Cina è partita la ripresa di produzione e consumi La crescita cinese si ferma al 6,1% nel primo trimestre dell'anno, il dato più basso dal 1992. Ma l'economia continua a dare segnali di ripresa: la produzione industriale a marzo è rimbalzata dell'8,3% e le vendite al dettaglio sono aumentate del 14,7%.

Per vincere in Formula 1 non bastano i soldi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: al via delle prime prove libere del Gran Premio di Cina, Renault e McLarenMercedes scenderanno in pista con diffusori parzialmente modificati rispetto a quelli montati sulle monoposto nelle prime due gare dell'anno. In casa Ferrari, invece, la situazione è più delicata: «Ci vorrà del tempo prima di adeguarci –

Nokia soffre ma è ottimista Google, utili sopra le stime ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: annunciando di vedere alcuni segnali di stabilizzazione del mercato e che la Cina rimane un'area molto importante per la compagnia. Per la prima metà dell'anno, Nokia punta ora a un margine operativo pari al 10% per poi salire al 13% o oltre nel secondo semestre. Le scorte di apparecchi invenduti sono calate nel primo trimestre e le stime sui risultati 2009 sono state confermate.

Conte of Florence studia lo sbarco sul mercato Aim ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Sono così state avviate ricerche di partners commerciali per lo sviluppo nell'area del Golfo Persico,in Cina, Brasile e Cile, Turchia oltre al Lussemburgo e Paesi Bassi. Mar.Man. © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI OBIETTIVI Prima di arrivare in Borsa la società avrà tre anni di tempo per raddoppiare il fatturato e rafforzare la presenza all'estero

"guardiamo a cina e corea nuovi mercati per risorgere" ( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: assessore Mancini: "Ammortizzatori sociali anche per noi" "Guardiamo a Cina e Corea nuovi mercati per risorgere" "Vogliamo promuovere il Lazio come regione delle vacanze. E occorre un ministero del Turismo" Lo chiama scherzando «il viaggio della speranza». Sei giorni tra Cina e Corea per promuovere il Lazio come regione delle vacanze.

"affitteremo le opere che ora teniamo in cantina" ( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Lei ha annunciato che quest´anno durante la Festa del cinema ci sarà anche la prima fiera del Cine-turismo. Come sarà? «E´ un progetto che spero di poter realizzare. Semplice: ci saranno degli stand dove si fa la promozione delle location del film. Perché c´è tanta gente che viaggia sulla scia emozionale di una bella storia vista al cinema.

mariangela tra il bene e il male ( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina è diversa da quella della parabola di Brecht, anche lei sdoppiata tra comunismo e capitalismo; il messaggio sulla difficoltà di praticare la bontà in un mondo che privilegia arroganza e prepotenza è però attualissimo». Prodotto dal Teatro Stabile di Genova per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani,

la prima col regista a roma: il passaparola farà ancora miracoli ( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: poche sale mirate è possibile fare i blitz con la focaccia e lanciare il cine-focaccia come alternativa di qualità al cinepanettone». Strategie a parte, stasera alle 20,45 al cinema Armenise il regista non sarà alla prima barese ma a quella romana, al cinema Nuovo Aquila di Roma con la sceneggiatrice Alessia Lepore, il produttore Contessa e il giornalista di "Liberation" Eric Jozsef.

niente kers in cina per la ferrari sono giorni maledetti - marco mensurati shanghai ( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Brawn un altro stop al progetto tecnico Niente kers in Cina per la Ferrari sono giorni maledetti Domenicali: "In dubbio la regolarità del campionato Noi giocheremo in difesa" MARCO MENSURATI SHANGHAI dal nostro inviato Tute rosse allacciate fino al collo per difendersi dallo strano vento che spazza Shanghai, e pugni stretti nelle tasche per nascondere la rabbia.

l'austerity della cultura cancella i grandi eventi - marina paglieri ( da "Repubblica, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: già anima di grandi esposizioni degli scorsi anni e anche recenti - dai tesori antichi di Afghanistan e Cina fino a quelli sommersi d´Egitto tuttora a Venaria - spiega che si è voltato pagina: «Oggi siamo parte del Consorzio La Venaria Reale, partecipiamo con una quota annuale alle mostre promosse collegialmente, non ne promuoviamo più di autonome».

una matita e un tovagliolo anche così nasce un progetto - carlo brambilla ( da "Repubblica, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cini Boeri, Aimaro Isola, Cino Zucchi, solo per citare alcuni dei più famosi. Sono 110 gli architetti che hanno accettato di donare al Fai, il Fondo per l´ambiente italiano, 378 propri disegni che verranno esposti da oggi al 10 maggio prossimo all´interno della mostra La mano dell´architetto, in tre diverse sedi: a Villa Necchi Campiglio,

Petrochina fa shopping ad Astana ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: attraverso i quali la Cina ha garantito al Kazakhstan un prestito di 10 miliardi di dollari. Metà della somma verrà versata dalla cinese EximBank alla Development Bank of Kazakhstan, l'altra metà sarà un prestito della Cnpc (società che controlla Petrochina) alla KazMunaiGaz, compagnia kazakha già socia di Eni e altre major nei giacimenti di Kashagan e Karachaganak.

3,5% rondini fanno primavera? ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: trainato da Cina e Usa. Come sostiene anche il meno ottimista degli economisti, Nouriel Roubini, battezzato «Mr. Doom» (Apocalisse), saranno probabilmente Cina e Usa i primi Paesi a invertire la tendenza. Bisognerà quindi attendere i prossimi mesi per verificare se il dato di febbraio è un rimbalzo (statistico o tecnico,

Segreti sommersi. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: antica Cina ha trovato anche il placet di Pechino che ha dato il suo appoggio e vede nell'iniziativa un modo per cementare le relazioni bilaterali e i comuni interessi tra i due Paesi. Certo, il tutto sa un po' di paradosso: se nelle acque internazionali, non lontano dallo stesso Oman, i pirati moderni sono il problema più impellente,

Vale riduce la produzione di nickel ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: i piani delle miniere Vale riduce la produzione di nickel Gli sviluppi del mercato siderurgico in Cina e nel resto del mondo sono ancora sotto la lente delle società minerarie e delle acciaierie impegnate nelle trattative per definire il prezzo delle forniture di minerale di ferro nell'anno fiscale appena iniziato. è una sorta di guerra di posizione: i produttori di ferro –

Barriere fitosanitarie. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Al via le esportazioni ma dopo un lungo e complesso confronto burocratico Cina, 10 anni per i kiwi italiani Massimo Agostini Se i dazi sono l'espressione di scambi commerciali regolamentati tra l'Unione europea e i mercati mondiali, non mancano tentativi, da parte di Paesi terzi, di applicare in modo unilaterale barriere non tariffarie alla libera circolazione delle merci.

F1. Le Ferrari stentano a Shanghai ( da "AmericaOggi Online" del 18-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Ferrari ha rinunciato per il Gran Premio di Cina anche all'uso del Kers, sistema che ricava un surplus di potenza dall'energia cinetica delle frenate, per non correre rischi dopo l'incidente occorso alla vettura di Raikkonen all' inizio del mese in Malaysia. A non essere sorpreso della situazione difficile del team di Maranello lo stesso Stefano Domenicali,

Alimentazione/Il G8 e la riscossa del cibo italiano. Il frigorifero degli orrori ( da "AmericaOggi Online" del 19-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: lavorato in Cina, cui si deve pure la messa in commercio di un non meglio identificato "Pecorino vero italiano" e di una "Caciotta" con tanto di bandierina tricolore stampata sulla confezione. La galleria degli orrori allestita dagli scienziati della "Spectre" agroalimentare continua con un vero diluvio di cloni della nostra tanto amata e rinomata pasta.

trapano, ghiaccio e fantasia la renault rifatta in una notte ( da "Repubblica, La" del 19-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Briatore: "Siamo in Cina, abbiamo fatto un´imitazione..." Trapano, ghiaccio e fantasia la Renault rifatta in una notte DAL NOSTRO INVIATO SHANGHAI - Chiamatela pure "epica del Black & Decker". Due serrande abbassate a tre quarti, un filo di luce che esce da sotto e che illumina un pezzo di rettilineo perso nella notte cinese,

miracoli di san giulio - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina gli investimenti fissi urbani sono cresciuti del 30%, e Pechino scommette su una crescita dell´8%. In India settori come la siderurgia e il cemento, dopo mesi di calma piatta, mostrano picchi di risveglio. In Russia la produzione industriale a marzo è cresciuta dell´11,1%, e il ministro delle Finanze Kudrin ipotizza una piena ripresa già nel quarto trimestre.

che succede alla ferrari? in cina un altro disastro - stefano zaino ( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina un altro disastro Alibi finiti per le rosse si vince senza diffusori Il ragazzo della pioggia che ricorda Schumacher La prima volta della Red Bull, Vettel protagonista STEFANO ZAINO Ancora uno schiaffo. L´ennesimo. Il terzo di una stagione che sta diventando drammatica.

libralon e l'amico funzionario così nasce l'impero dello chef ( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Torino Dalla Cina al Brasile l´Icif promuove l´enogastronomia italiana attraverso corsi di formazione Libralon e l´amico funzionario così nasce l´impero dello chef Dopo il patto col Grinzane l´istituto si espande in 30 Paesi. Dal potente amico 1,5 milioni Angelo è socio del cuoco in altri affari ed è proprio lui a finanziarlo con fondi pubblici Bei tempi,

dov'e' il team mondiale? - (segue dalla prima di sport) setfano zaino ( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: SETFANO ZAINO La Ferrari affonda perché in Cina non ha montato il kers? Non è vero nemmeno questo. A parte che non ce l´ha quasi nessuno, ieri solo le due McLaren e la Bmw di Heidfeld, che la sua importanza è tutta da dimostrare, pesa come un accidente, fa accelerare in rettilineo, ma complica la vita in curva, usura le gomme e disturba l´aerodinamica.

vettel-webber, impresa red bull le macchine senza diffusori e kers - marco mensurati shanghai ( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: impresa Red Bull le macchine senza diffusori e kers Cina, primo ko per le Brawn. Massa fuori. Kimi decimo MARCO MENSURATI SHANGHAI dal nostro inviato La pioggia, il vento e il lavoro dei meccanici mischiano le carte della F1 dimostrando che aveva ragione Ecclestone a dire che secondo lui il mondiale era tutt´altro che finito.

Il Colle: Bene Obama e Ue sull'ambiente Abruzzo, vigileremo sulla ricostruzione ( da "Unita, L'" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: di Cina e India è difficile vincere questa battaglia». Per quanto riguarda l'Europa Napolitano ha dato atto alla Ue di aver preso «una posizione di avanguardia, senza aspettare che anche tutti gli altri maggiori protagonisti dell'economia mondiale fossero pronti a dare un loro contributo, aprendo una strada che ci auguriamo possa essere seguita con successo»

Se il mondo riparte ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-04-19 - pag: 1 autore: Se il mondo riparte +30 La crescita percentuale In Cina gli investimenti fissi urbani hanno registrato l'aumento più forte dall'ottobre 2007. è uno degli indicatori di segno positivo che emergono dalle varie aree mondiali

L'alfabeto nella nuova modernità ( da "AprileOnline.info" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: da Marx a Wiener a Cini). E' tutto facile? Al contrario, ci ammonisce Sara Bentivegna: le diseguaglianze digitali sono immanenti, in un'articolazione più complessa ed emblematica del vecchio digital divide quantitativo, e in una società informazionale accuratamente descritta da Castells in cui la ipermodernità è il nuovo grande territorio del conflitto,

America o Americhe? ( da "AprileOnline.info" del 20-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Italia si chiama così perché abitata da italiani, la Cina da cinesi, il Cile da cileni, ecc. Quel grande territorio fra il Canada e il Messico è chiamato Stati Uniti d'America, ma non rappresentando- come abbiamo visto- l'intero continente americano non si può loro attribuire la qualifica di "americani" per antonomasia.

alessandro e maria, cronache di ex amanti - maura sesia ( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ultimo imperatore della Cina Alessandro e Maria, cronache di ex amanti MAURA SESIA C´è Gaber, ma non solo la sua musica e le sue parole ne Il caso di Alessandro e Maria, scritto sì da Gaber e Sandro Luporini, rivisto però dall´interprete e regista Luca Barbareschi, in un personale omaggio plasmato sul testo dell´amico Giorgio e sulle melodie del quintetto capitanato da Marco Zurzolo,

moni ovadia mette in scena il sogno sovietico ironia, disillusione e inquietudine per l'italia di oggi - maura sesia ( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: opponesse al capitalismo e la Cina ci ha smentiti; credevamo che portasse alla democrazia invece la Russia è in mano ai burocrati. Tracimano contraddizioni che hanno mietuto caduti». Il suo è quindi un inno ad un popolo dimenticato? «L´Unione Sovietica, con la seconda guerra mondiale, ha avuto oltre venti milioni di morti che nessuno celebra: è uno scempio indegno di una civiltà»

il lazio alla conquista della cina obiettivo i nuovi ricchi di pechino - alessandra paolini ( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: servizi Il Lazio alla conquista della Cina obiettivo i nuovi ricchi di Pechino ALESSANDRA PAOLINI Contro la crisi, sulle Orme di Marco Polo le imprese della Regione partono alla conquista della Cina. E lo fanno con due spedizioni per mettere la bandierina su un Paese «non più emergente, ma già emerso», per dirla come l´assessore al turismo e allo sviluppo del Lazio Claudio Mancini.

un fondo cinese vuole entrare nella daimler ( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E da Shanghai arrivano stime che parlano della Cina come il primo mercato dell´auto al mondo nel 2009, come già anticipato dal sorpasso delle vendite sugli Usa a gennaio. In un mercato mondiale stimato nel 2009 in calo, secondo J. D. Power, dell´8,2%, la Cina dovrebbe crescere di circa il 10%.

agricoltura, intesa su dazi e prezzi - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia Dalla Cina impegni su sicurezza alimentare e concorrenza. La Fao: contro la fame ancora molto da fare Agricoltura, intesa su dazi e prezzi Chiuso il G8 "verde" di Treviso. Zaia: regole per i mercati RODOLFO SALA dal nostro inviato CISON DI VALMARINO (TREVISO) - Tutti soddisfatti, i ministri dell´Agricoltura degli otto Grandi riuniti per tre giorni,

maxi-collocamento nell'alluminio cinese un test per le borse ( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: alluminio cinese un test per le Borse La Cina lancia quello che potrebbe essere il più grosso collocamento azionario dell´anno. Si tratta della prima quotazione in Borsa, a Hong Kong, del colosso Zhong Wang, uno dei leader mondiali nei prodotti in alluminio. Con l´offerta pubblica di sottoscrizione Zhong Wang punta a raccogliere 1,6 miliardi di dollari Usa.

Intesa alla Caterpillar: meno tagli e fabbrica operativa fino al 2015 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In ottobre l'azienda aveva annunciato di voler chiudere l'impianto per trasferire le attività in Cina, tagliando 300 posti. © RIPRODUZIONE RISERVATA BOSSNAPPING A Tolosa sequestrati due manager della filiale di Molex Automotive, che vuole trasferire la produzione in Cina

Pechino batte gli Stati Uniti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: associazione delle società tedesche di macchine utensili ha rivelato che nel 2008 la Cina è stata il primo produttore al mondo in questo settore, scalzando gli Stati Uniti. Secondo una stima della Vdma nel 2008 il settore ha registrato un fatturato mondiale di 1.600 miliardi di euro, in rialzo dai 1.350 miliardi di euro del 2007.

Se l'America rinuncia al giardino di casa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Russia ha sepolto per sempre e la Cina reinterpreta in chiave di capitalismo neomercantile.Né Cuba rappresenta più per gli Stati Uniti quella fonte di vulnerabilità che aveva spinto il mondo fino ai margini dell'olocausto nucleare. L'esperimento castrista, che si voleva contrapposto orgogliosamente all'eccezionalismo americano, appare una sopravvivenza della storia e della politica.

Nelle recessioni il Graal dell'economia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina e forse il Canada». Quanto all'Europa di oggi, Koo nota che nel Welfare State la funzione di "stabilizzatore automatico" della politica fiscale opera assai più che in Giappone o in Usa, ma che occorre una mobilitazione fiscale più ampia, specie in Germania e Francia: altrimenti misure di spesa da parte di altri Paesi Ue più piccoli rischiano di avere efficacia limitata.

SPECIALE LUXURY24.IT ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nato in Mauritaniae trapiantato in Sud Africa: «Cerco ispirazione nella gente comune». DESIGNER/2 Shao Fan: «In Cina design nella tradizione» Shao Fan, 45 anni, rampollo di una famiglia di artisti di Pechino, racconta come mixare dinastia Ming e stile contemporaneo. E come la calligrafia diventerà un'icona.

Il mobile rilancia il made in Italy ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Della Cina, innanzitutto: tra il 2002 e il 2007 ha triplicato la quota di mercato nell'imbottito, salita al 41%, nelle sedie (40%), nelle camere da letto (32%), nei mobili per ufficio (20%). Forse soltanto nel settore dell'illuminazione la resistenza è ancora forte.

Da Pechino il 59 per cento dei prodotti pericolosi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il nocivo funghicida, che provoca dolorose dermatiti, è stato trovato in febbraio anche nelle bustine di essiccante granulato contenute in 4mila scatole di scarpe sequestrate a Trieste dai Nas in quattro container arrivati dalla Cina. E.Br. © RIPRODUZIONE RISERVATA

In Turchia sostegni pari al 4% del Pil ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nel settore della ricerca con l'aiuto della Cina e in quello delle energie alternative. Naturalmente resta il problema della disoccupazione, che a gennaio ha raggiunto il picco record del 15%, il problema più grave provocato in Turchia dalla crisi che ha toccato il Paese con otto mesi di ritardo rispetto agli Usa.

L'Indonesia non si piega alla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina): un segnale preciso è la presenza di Giakarta nel G-20 e nell'outreach del G-8, tra i nuovi protagonisti dei vertici. Molti analisti trovano conforto nell'esito (sostanzialmente in favore di una stabilità) delle elezioni del 9 aprile, che sembrano preannunciare la conferma di Susilo Bambang Yudhoyono alle presidenziali di luglio.

Ora il sukuk sbarca in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 27 autore: CREDITO & ISLAM Ora il «sukuk» sbarca in Cina La malese Affin Holdings, con sede a Kuala Lumpur, e Bank of East Asia, di Hong Kong, hanno in programma di aprire una filiale specializzata in finanza islamica in Cina. La sede prevista per la joint venture è Urumqi, capitale dello Xinjian.

Via al tavolo per attirare capitali cinesi in Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel corso dei lavori Urso ha anche annunciato una missione in Cina, dal 6 al 9 di giugno, finalizzata proprio a sollecitare gli investimenti del Paese asiatico in Italia. Il gruppo, che è un risultato della Commissione mista Italia-Cina dello scorso dicembre, ha visto la partecipazione anche dei ministeri degli Affari esteri e dell'Economia e delle Finanze, insieme a Confindustria,

L'India che verrà Parola di Nilekani U n o ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Motori alternativi oltre la Muraglia C h e in Cina il parco auto sia in continua crescita è cosa nota. Così come è risaputo che l'inquinamento ambientale è un tema all'ordine del giorno anche a Pechino, dove l'interesse per le energie alternative è in aumento. Meno discusso è invece il fatto che tutto questo avrà conseguenze sulla produzione dei motori per le auto in circolazione,

Pearson raddoppia l'affare della lingua inglese in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma punta in particolar modo sulla Cina come motore della crescita futura. «La Cina ha un ruolo assolutamente centrale nel nostro progetto di rafforzare la posizione di Pearson di numero uno al mondo per l'insegnamento dell'inglese» ha detto John Fallon, chief executive della divisione International Education.

No di Cina e India all'accordo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: documento di indirizzo No di Cina e India all'accordo Sulle scorte alimentari critiche anche di Brasile, Sud Africa e Messico Alessio Romeo CISON DI VALMARINO «Tutte le istanze avanzate dall'Italia alla fine sono state accolte ». è soddisfatto, il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia, al termine dei lavori del primo G-8 dell'Agricoltura che si è chiuso ieri a Cison di Valmarino (

In campagna la corsa ai minivan ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: hanno riempito subito i saloni dei loro rivenditori sparsi in ogni angolo della Cina di minivan, veicoli commerciali di piccola taglia e camioncini ultraleggeri destinati alle popolazioni rurali. «In Cina ci sono 800 milioni di contadini, e ognuno di loro sogna di guidare un'auto. Sembra che il Governo voglia trasformare questo sogno in realtà», dice Yale Zhang, analista di Csm Asia.

chimica, tir e ordinativi dall'estero così il made in italy avvista la ripresa - alessandra carini ( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: le economie di India e Cina mostrano anche esse un freno nella caduta delle esportazioni e ieri in Germania l´indice Zew che misura le aspettative sull´economia tedesca, è tornato positivo dopo 21 mesi di dati con il segno meno davanti. La fine dell´incubo di una primavera gelata, con indici ancora in caduta, ha aperto la speranza di una qualche ripresa entro l´

resistenza senza colore - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: o gli altri che in Val Sesia vanno con Cino Moscatelli perché è uno della valle come loro non perché è comunista. Così come noi delle bande di Giustizia e Libertà nel Cuneese che non avevamo mai sentito parlare del partito di azione e del suo riformismo liberal-socialista, ma che eravamo compagni di alpinismo di Duccio Galimberti o Detto Dalmastro.

mille bambini delle scuole sul palco della pergola ( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il loro allestimento si ispira a pagine letterarie di Daisaku Ikeda, maestro buddista contemporaneo: racconta il viaggio di un giovane cavaliere nipponico alla ricerca di un tesoro. Le musiche, coordinate da Lucia De Caro, sono tratte da canzoni occidentali infantili e da melodie popolari di Giappone, Cina, Nepal. (g.m.)

pensionato muore dopo lite un ragazzo accusato di omicidio ( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: muore dopo lite un ragazzo accusato di omicidio Sequestrati al porto 250mila chili di rifiuti speciali diretti in Cina Morì in ospedale dopo un´aggressione: la procura di Lecce ha aperto un´inchiesta sul decesso di un uomo di 65 anni di Matino. Accusato di omicidio preterintenzionale è un ragazzo di 19 anni: avrebbe schiaffeggiato l´uomo durante una lite facendolo cadere a terra.

Prove di intesa sull'effetto serra. E Londra si mobilita per le api ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: allargato ad altri 12 Paesi (compresi Cina e India), sui cambiamenti climatici. è un banco di prova importante dopo la svolta impressa da Barack Obama alla linea Usa sull'effetto serra. Il Governo inglese lancia un piano per tutelare le api. Oggi, Giornata mondiale della Terra, Il Sole 24 Ore esce a «Impatto Zero».

Rottami, arrivano i trader orientali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Le due destinazioni principali: l'India e la Cina, le due fabbriche del mondo che, mentre la crisi inizia a rallentare, tornano gradualmente, in alcuni specifici segmenti produttivi, ad alimentare la domanda internazionale. «La domanda di questi Paesi - dice Romano Pezzotti, presidente della divisione rottami di Assofermet - è in continua crescita.

Cementir, via all'iter per lo Star ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: impianto in Cina che ha un costo complessivo di 60 milioni. Qualche beneficio potrebbe infine arrivare per Cementir degli interventi per la ricostruzione dell'Abruzzo. Anche se le prospettive sul 2009, alla luce della crisi economica, non sono al momento de-cifrabili, tuttavia il gruppo Cementir non si preclude per il futuro possibilità di crescita per linee esterne.

Record di profitti per Tesco ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il gruppo ha una forte presenza in Cina e di recente ha acquistato la catena di negozi Homever in Corea del Sud. Performance positiva anche in Europa, dove le vendite sono aumentate del 29,1 per cento. Meno brillante la situazione negli Stati Uniti, dove la catena Fresh & Easy rilevata da Tesco ha più che raddoppiato le perdite, salite da 62a 142 milioni di sterline.

Nasce la Wdl : biblioteca virtuale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 200) ci sono testi provenienti dalla Biblioteca nazionale della Cina. Il costo dell'operazione è calcolato, per ora, in circa 10 milioni di dollari, ma le sottoscrizioni restano aperte per consentire la digitalizzazione, la messa online e la cooperazione futura per gli istituti che partecipano (oggi sono 32).

Cala ancora l'output di acciaio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: al netto della Cina il mercato ha toccato il fondo in gennaio, mentre in febbraio e marzo si è un po' ripreso. Penso che la tendenza continuerà». In effetti, nel primo mese dell'anno l'output globale è stato di circa 2,78 milioni di tonn. al giorno, per poi risalire nei mesi successivi intorno a 3 milioni.

Bond per salvare i paradisi tropicali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: effetto serra: gli Stati Uniti, la Cina e la deforestazione contano per il 60% delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale. La soluzione è difficile perché ci sono interessi contrastanti: grandi multinazionali energetiche, ad esempio, offrono diritti di scambio su gas sequestrati a 100 dollari per tonnellata.

Il rebus iraniano ( da "AprileOnline.info" del 22-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: cinque più uno" (Stati Uniti, Francia, Russia, Cina, Gran Bretagna e Germania). L'avvicinamento già apparso lo scorso 8 aprile, con gli Usa aperti da Obama al dialogo anche con Teheran, pur escludendone dotazioni nucleari belliche, potrà continuare se si riscontrerà reciproca fiducia su esigenze e limiti del piano nucleare.

"bologna futura? progetto un golpe creativo in bici" - francesca parisini ( da "Repubblica, La" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina (ha costruito un centro di ricerca sull´energia rinnovabile per l´Università di Ningbo, collegata a quella di Nottingham dove lui stesso insegna) e ora sta progettando il Ministero per l´Ambiente in Montenegro. Per il prossimo Saie, poi, Cucinella sta immaginando una serie di eventi che portino il salone dell´edilizia più importante in Italia fuori dal quartiere fieristico.

aiuti alle piccole imprese precedenza alla tecnologia - alessandro ladiana ( da "Repubblica, La" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sta aprendo un centro di rappresentanza in Cina e si propone sempre più come marchio unico come brand multimpresa. Analoghe esperienze arrivano dal Trentino, dalla Lombardia, dal Lazio. Oggi in Italia operano oltre 300 consorzi export comprendenti 7 mila aziende; aziende che hanno capito per prime che si deve compensare all´estero quanto si sta perdendo sui mercati domestici;

Tokyo in rosso dopo 28 anni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ultimo esempio: Toyota ha deciso ieri di ridurre del 60% il bonus semestrale a circa 9mila manager. SPIRAGLI DI RIPRESA A marzo registrato un lieve surplus grazie a un trend meno negativo delle vendite in Cina e negli Stati Uniti, ma il quadro resta pesante

A Copenhagen ci sarà il patto sulle emissioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina ha riservato all'economia verde una quota significativa del suo pacchetto di stimoli all'economia, più di ogni altro Paese al mondo. Le grandi imprese chiedono nuove regole sulle emissioni, a patto che siano certe». è assai probabile che, a dicembre, quando i 194 si riuniranno a Copenhagen per l'ennesimo round,

Accordo solo se condiviso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a cominciare da India e Cina) prevede un coinvolgimento diretto del sistema produttivo, per esempio attraverso la costituzione di un "business forum", contenuto nel documento finale del G8 Ambiente di cui il Sole 24 Ore anticipa i punti salienti. Un "club dell'impresa virtuosa"che,insieme ai Governi, si riunirà ogni anno sotto il coordinamento del Paese presidente di turno del G-

Porsche, Volkswagen studia l'acquisizione del socio di controllo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma anche Brasile e Cina. Assai meno beneè andata invece PSA Peugeot CitroËn che ha annunciato nel primo trimestre un calo del fatturato addirittura del 25% a 10,97 miliardi di euro. beda.romano@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA I NUMERI Il colosso di Wolfsburg ha 10,7 miliardi di liquidità che potrebbero sostenere l'operazione definita però improbabile dalla società

Nel mondo ripresa lenta nel 2010 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: contrappeso la tenuta della Cina, che anche quest'anno crescerà del 6,5% e del 7,5% il prossimo. Le autorità cinesi, osserva l'Fmi, hanno risposto rapidamente e in modo vigoroso alla crisi. Le economie emergenti e quelle in via di sviluppo cresceranno dell'1,6% nel 2009 e del 4% nel 2010, ma hanno subìto le ripercussioni del crollo della domanda mondiale per le loro esportazioni,

Olimpiadi dell'economia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: L'Esposizione Universale in Cina. A un anno dall'evento, come l'Italia prepara una partecipazione strategica Olimpiadi dell'economia Il primo grande appuntamento mondiale per le imprese dopo la crisi di Beniamino Quintieri S econdo un'opinione largamente condivisa,

Simbologia italo-cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Simbologia italo-cinese Il logo dell'Italia all'Expo 2010: un intreccio di bastoncini tricolori che ricorda il gioco cinese dello Shanghai. A sinistra i progetti del Padiglione Italia

Un'opportunità per proporre cultura e dinamismo italiani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Il Governo Un'opportunità per proporre cultura e dinamismo italiani di Franco Frattini L' Esposizione Universale di Shanghai sarà un evento ed un appuntamento straordinario al quale l'Italia si prepara con grande attenzione.

Sarà in mostra la qualità totale del made in Italy ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Le imprese Sarà in mostra la «qualità totale» del made in Italy di Paolo Zegna I l World Expo di Shanghai del 2010 si prospetta essere un evento di enorme importanza e grande risonanza, che sta ulteriormente a sottolineare (anche in seguito alle Olimpiadi di Pechino) l'emergere della Cina come una grande potenza economica e culturale.

Nella Città dell'Uomo mille sorprese hi-tech ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 20 autore: Il messaggio culturale Nella «Città dell'Uomo» mille sorprese hi-tech di Davide Rampello I nterpretare al meglio il tema "Better City, Better Life". è quello che abbiamo fatto e che faremo da qui alla chiusura dell'Expo 2010 di Shanghai.

Al via il conto alla rovescia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 20 autore: Il benvenuto di Shanghai. Il Comitato organizzatore: «C'è grande attesa per l'innovazione italiana» Al via il conto alla rovescia Tra un anno l'apertura - Da marzo già in vendita i biglietti d'ingresso di Zhong Yanqun S i alzerà tra un anno, in rivaal fiume Huangpu,

Un'occasione per ampliare il business in tutta l'Asia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: I partner strategici/2 GranitiFiandre «Un'occasione per ampliare il business in tutta l'Asia» «O ggi la Cina rappresenta circa il 2% del nostro fatturato, ma vogliamo che nei prossimi cinque-dieci anni dall'Asia provenga il 15% dei ricavi».

Una sede stabile per le eccellenze del made in Italy ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: Alleanze. Il coordinamento di Fiera Milano «Una sede stabile per le eccellenze del made in Italy» Presenza integrata per venti Regioni di Alfredo Sessa I l ruolo è quello del direttore di orchestra. Il lavoro da fare è difficile e delicato, raccogliere il contributo di venti regioni italiane in vista dell'

TUTTE LE AZIENDE COINVOLTE ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: TUTTE LE AZIENDE COINVOLTE I quattro partner Il Padiglione italiano all'Expo di Shanghai ha 4 partner: due (Permasteelisa e GranitiFiandre) per la realizzazione dell'edificio, Fiera Milano per il coordinamento delle regioni e la Triennale di Milano per il concepte l'allestimento della mostra permanente Gli impianti 26 fornitori si spartiscono

soria, la pensione non intenerisce il giudice - lorenza pleuteri ( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e di fatto utilizzata per operazioni di import export con la Cina. Ora a Angelo non resta che sperare nella decisione del Tribunale del riesame, chiamato a pronunciarsi entro metà della settimana prossima sulla ordinanza di custodia che ha spalancato anche per lui il portone blindato delle Vallette, varcato in arresto cinque settimane dopo il fratello.

"re di sapori" omaggio piccante al peperoncino ( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Prosegue con la Cina dei peccati di gola rivoluzionari di Mao Zedong, il Vietnam, l´India, e con il Paese più piccante del mondo, la Malesia dei romanzi di Emilio Salgari. E conclude con un ricettario la cui sezione ligure è tutta da provare: risotto al tonno, farfalle al timo, minestra alla genovese, polpo all´inferno,

una superba melato nel "sezuan" di brecht ( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ambientata in una Cina abbastanza lontana negli anni in cui fu scritta, tale da poter essere tranello per coscienze, costringendoci a schierarci per scelte non sempre morali, tra amicizie e sentimenti. Con Shen-Te prostituta redenta in vena di buoni comportamenti e Shui-Ta che ne prende il posto per sistemazioni di perfetta coerenza imprenditoriale.

il kers divide massa e raikkonen - stefano zaino sakhir ( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Lo sdoppiamento era già previsto in Cina, ma poi si preferì non rischiare, dopo che un corto circuito in Malesia aveva tolto a Raikkonen la forza del kers e la sua presenza in gara. In Bahrein invece si aggredisce il dilemma, perché, come sostiene Massa, "il kers regala 4 decimi al giro in corsa e mezzo secondo in qualifica".

"la rossa faticherà ma è troppo presto darla per morta" ( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: vincitore in Cina, dà morale alla Rossa, anche se questo circuito non sembra essere tra i preferiti dal team di Maranello. «Anche per me qui è più difficile vincere rispetto alla Cina. Non tanto perché non è prevista pioggia, a Shanghai la mia Red Bull era un razzo anche sull´asciutto, ma perché il circuito, senza kers,

La Cina? Non vuole la leadership ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «La Cina? Non vuole la leadership» di Mario Margiocco L a crisi del 2007-2008 rinsalda l'asse finanziario ed economico tra Stati Uniti e Cina, marginalizza l'Europa, non turba gli equilibri geopolitici internazionaliperché nel medio periodo non c'è alternativa al ruolo monetario, militare e strategico degli Stati Uniti.

"spie", a processo due giornaliste usa ( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: arrestate il marzo scorso mentre giravano un servizio tv alla frontiera fra Cina e Corea del Nord, verranno processate a Pyongyang. Lo conferma l´agenzia stampa Kcna. L´accusa rivolta alle due giovani reporter di Current Tv, di essere "entrate illegalmente in Corea del Nord con intenzioni ostili", secondo fonti ufficiali sarebbe convalidata da un´indagine.

il compleanno tibetano che pechino non vuole - (segue dalla copertina) dal nostro corrispondente ( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: immagine rassicurante della Cina, a rafforzare il suo soft power in Asia. E il giovane Gyaincain Norbu ha fatto il suo dovere. Ai delegati mondiali del simposio buddista ha dichiarato: «Questo evento dimostra che in Cina regna la libertà religiosa». Ha partecipato alle sedute ristrette di alcuni seminari di studio: perfino un incontro con celebri imprenditori sul tema "

il bambino invisibile diventato leggenda - raimondo bultrini bangkok ( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: fu posta di fronte agli altari un´urna dorata che ha un valore storico importantissimo per la Cina. Venne infatti donata ai Reggenti del Tibet da un imperatore manchu nel diciottesimo secolo, proprio per infilarvi dentro non volgari palline di tsampa, ma dei bastoncini d´avorio con la stessa funzione divinatoria: la scelta del Dalai e del Panchen Lama.

borse e orologi a poco prezzo online uguali ma diversi, la truffa delle griffe - emilio randacio ( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per non parlare della Cina, che su Internet rilancia perfino modelli copiati di telefoni ipertecnologici di grandi marche. Per cercare di non incappare in qualche denuncia, gli ideatori di questo business si affidano al termine «repliche». Nessuno dice che si tratta di originali, ma si tiene a sottolineare che sono comunque copie identiche.

Non c'è accordo su clima e CO2 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Brasile invece battono i Paesi industrializzati che da una decina d'anni traguardano limiti, delineano obiettivi, bisticcianosulle regole derivate dal Protocollo di Kyoto. Il Brasile invece parla poco e fa molto. Il 70% dell'energia è da fonti rinnovabili e il 50% dei carburanti per auto viene dalla canna da zucchero.

Tra i creditori spunta anche la Rai ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Australia incluse. Il dato che spicca, seppure si tratta per ora di informazioni parziali perchè non tutti gli aventi diritto si sono ancora fatti avanti, è il peso dei gruppi italiani. I claim arrivati dall'Italia pesano per 570 milioni di dollari, e la parte del leone la fa il gruppo Fondiaria-Sai che vanta crediti complessivi per 485 milioni di dollari,

Alluminio, il surplus frena i prezzi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: I timidi segnali di ripresa vengono dalla Cina, come nota Vincenzo Pandolfo, amministratore delegato della Pand olfo Alluminio SpA, un'azienda che trasforma ogni anno fino a 25mila tonnellate di metallo. «Pechino anticipa il rilancio della produzione industriale – spiega Pandolfo –

B&B è prima per crescita, Targetti leader nella luce ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: produce per la gran parte in Cina. Migliore, invece, la situazione delle aziende di illuminazione: 937 milioni di fatturato 2008 per le prime cinque (+7,5%). In testa Targetti Poulsen con 288 milioni e una crescita del 19,2% (dovuta però all'acquisizione nel 2007 della Poulsen Lighting), seconda iGuzzini (216 milioni, -5%), poi Beghelli (182 milioni,

la patria e il nuovo padre padrone - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in California, in Russia, in India, in Cina, in Turchia. Insomma nel mondo intero. Portare il caso Abruzzo all´attenzione del mondo affinché dia una mano per risolverlo è risibile. C´è l´intero continente africano che è di per sé una catastrofe, per citare un solo caso tra tanti. La sicurezza contro i No Global.

"meno scena, più rigore e l'oggetto ritorna utile" - carlotta magnanini ( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Mi sono divertita moltissimo anche tra i negozi e le macellerie di Paolo Sarpi: una bellissima interpretazione del legame culturale con la Cina. E poi alla Triennale segnalerei i giapponesi della Japan Design Selection? un consiglio disinteressato, perché non l´abbiamo organizzata noi».

al festival di bergamo e brescia le superstar arrivano da oriente - luigi di fronzo ( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: cavalcando la moda della musica classica scoppiata in Cina. Un intento che svetta in testa alla 46esima edizione della rassegna di Brescia e Bergamo, che dopo aver attraversato in autunno l´impero del dragone con una ricca tournée di concerti nei magnifici auditorium Pechino, Shanghai, Guangzhou, Shenzen e Hong-Kong ospita da oggi i nomi più emergenti del nuovo corso come il pianista-

brevi, schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: materiali usati per i trenta boccali fabbricati in Francia, Olanda, Inghilterra, Cina e Giappone, che facevano parte della collezione di 7000 oggetti d'arte di Placido de Sangro, Duca di Martina. I boccali di preziosa manifattura saranno mostrati a partire dalle 11 nel museo della Floridiana e alla visita si accompagnerà una degustazione di birra.

new york va pazza per la bici retrò - eugenio capodacqua ( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Google censisce circa centoquaranta città, dalla Cina all´America, che sperimentano con successo il "bike sharing", cioè la possibilità di noleggiare bici nel centro cittadino spostandosi da un punto all´altro. Una quindicina sono italiane, concentrate in Piemonte: Alba, Borgomanero, Cuneo, Bra, Fossano, Pinerolo, Settimo Torinese, Novara;

"la crisi frena, guardiamo avanti: cambiare le pensioni, via le province" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 27-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Negli Stati Uniti si prevede una ripresa già entro la fine di quest´anno, la Cina sembrerebbe a un passo da una ripresa vigorosa, la fiducia degli imprenditori tedeschi è in leggera risalita. E anche da noi la caduta dell´export si è arrestata». Anche per l´occupazione il peggio è alle nostre spalle? «No. L´occupazione reagisce con mesi di ritardo.

l'isola felice - valerio berruti ( da "Repubblica, La" del 27-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina dovrebbe crescere di circa il 10. Di questi tempi sembra addirittura fantascienza. Così come l´esuberanza cinese negli acquisti che ha colto alla sprovvista i produttori che avevano ridotto il numero delle auto in costruzione perché spaventati dalle prospettive della crisi globale e per la leggera flessione delle vendite registrata negli ultimi mesi del 2008.

Prima emissione di bond dell'Fmi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina), a fornire nuove risorse all'Fmi senza aver avuto assicurazioni che le loro quote nel capitale del Fondo vengano aumentate per riflettere il peso guadagnato nell'economia globale. Portavoce dei Bric è il ministro brasiliano Guido Mantega, secondo cui questi Paesi non sono disposti a fare un prestito al Fondo secondo le modalità usua-

new york ora teme l'isolamento obama: "prese le misure necessarie" - (segue dalla prima pagina) vittorio zucconi ( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: bandite carni Usa in Russia e Cina Gli Stati Uniti La psicosi della pandemia fa volare a Wall Street le azioni di Big Pharma (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) VITTORIO ZUCCONI Sugli Stati Uniti il resto del mondo ha issato la "bandiera gialla" di una semi quarantena globale. Non venite qui tra noi infetti, non mangiate i nostri maiali, sorvegliate i turisti che arrivano a voi da qui.

"nel 2009 ripresa lentissima ma è ora di tornare a investire" - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è vero che l´economia in Cina ed Estremo oriente è già tornata a decollare? «In parte sì. Anche se Pechino è in mezzo a una trasformazione epocale da paese esportatore a produttore per il mercato interno. Al momento il Pil tiene grazie agli investimenti infrastrutturali.

la via etica allo shopping - john lloyd ( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina, dall´India e dalle Filippine. Quella manodopera così a buon mercato è composta anch´essa di consumatori, e i loro governi devono assicurare loro di più. Il loro "più" è il nostro "meno". L´atteggiamento che ben si confaceva all´era dei consumi era l´edonismo, i cui simboli esteriori sono le automobili di grossa cilindrata,

come in tv la kermesse da ballare - osvaldo scorrano ( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Leon Cino, Rita Rodi, Gianni Sperti, Maria Zaffino, Eleonora Scoppelliti, cui si uniscono Alice Bellagamba e Adriano Bettinelli, allievi dell´ultima edizione di Amici. «Lo spettacolo - spiega Rossi Gastaldi - comincia con le prove della serata, durante la quale la più matura delle ballerine, Rita Rodi, dice che sarà l´ultima,

brevi, schede e richiami 1. ( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: STAMINALI Alle 18 a Casa Cini di Ferrara, presentazione del volume "Staminali. Possibilità terapeutiche, rapporti tra scienza ed etica" di Aldo Mazzoni. Con Mons. Paolo Rabitti, Antonio Rubbi, Andrea Porcarelli, Giorgio Carbone e Chiara Mantovani. africa RACCONTi Alle 21, in Piazzale Francesco Torti a Modena, il Teatro dei Venti e l'Associaçao Cultural Machaka del Mozambico presentano "

Influenza suina. Secondo caso in Spagna ( da "AmericaOggi Online" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: influenza da suini sono in osservazione in Cina. Lo ha reso noto Hans Troedsson, rappresentante dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel Paese. Nella lotta all'influenza da suini i controlli alle frontiere e agli aeroporti ''non funzionano'' , ha affermato oggi a Ginevra un portavoce dell'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms).

Ecuador. Correa al potere con un rinnovo del mandato fino al 2013 ( da "AmericaOggi Online" del 28-04-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Iran e alla Cina, non hanno riscosso grande successo tra la maggioranza degli elettori. E d'altra parte, lo stesso presidente ha sempre assicurato che essere in linea con il socialismo del XXI secolo' promosso da Chavez non vuol dire distanziarsi dai tradizionali mercati dei prodotti dell'Ecuador, e cioé gli Usa e l'Ue.


Articoli

dalla cina primi segni di speranza "la ripresa nel 2010" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina BOERI E RAMPINI ALLE PAGINE 35, 36 E 37 Dalla Cina primi segni di speranza "La ripresa nel 2010" SEGUE A PAGINA 35

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viaggio in casa del nemico per provare a risanare le ferite aperte da bush - vittorio zucconi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 15 - Esteri Viaggio in casa del nemico per provare a risanare le ferite aperte da Bush Missione doverosa per un presidente accusato di avere scarsa esperienza internazionale VITTORIO ZUCCONI Figura a metà fra la letteratura e la politica, fra il mito e la realtà, Barack Hussein Obama segue il romanzo della propria vita e lascia le luci dell´Europa per avventurarsi nel cuore di quella tenebra che ha risucchiato il suo predecessore e ora richiama lui, l´Iraq. Anche se ha detto che «non avrei mai creduto di scoprire che l´Iraq è il più piccolo dei miei problemi» al momento di assumere in gennaio la presidenza di una nazione in caduta economica, Obama sa bene che in quei luoghi alieni e misteriosi, dove i suoi Stati Uniti hanno già versato il sangue di 50 mila soldati feriti e lasciato le vite di 5 mila morti, oltre a un numero spaventoso e incalcolato di iracheni e afgani, sarà giudicato l´apogeo o l´inizio della fine per l´impero americano, come di molti altri prima. Non ha scelto lui di scommettere il futuro imperiale degli Stati Uniti fra il Tigri, l´Eufrate, l´Hindu Kush e quei deserti afgani dove storia e leggenda vogliono che un invasore persiano, Ahmad Shah, abbia perso, nel XVIII secolo, 18mila uomini in una notte per il gelo. Ma oggi l´America è sua e anche le piaghe aperte appartengono a lui. Non funziona, nella cultura politica americana, la tecnica di riversare sempre sui governi precedenti i problemi irrisolti per giustificare la propria incapacità di risolverli. Chi prende il comando della grande nave, si assume la responsabilità dell´equipaggio e del carico, per tossico che sia. La deviazione in coda alla tournèe europea e all´appendice in Turchia è stata, per questo, una di quelle sorprese finte che soltanto l´ansia della sicurezza, comprensibile in una Bagdad dove ancora 41 civili erano stati uccisi poche ore prima del suo arrivo, aveva preteso di tacere. Ma per un presidente che era stato accusato di avere scarsa esperienza internazionale, e nessuna sensibilità per la nazione in uniforme, il passaggio da Bagdad e prima o poi (forse addirittura nelle prossime ore) anche da Kabul è inevitabile. Nella realtà, come già avvertiva John F. Kennedy, tutti i capi di stato americani scoprono che cosa sia il mondo soltanto quando lo guardano attraverso le vetrate dello Studio Ovale. L´abbraccio insieme spontaneo e ben coreografato con la truppa, la gratitudine espressa per il loro «straordinario sacrificio» e «l´occasione offerta al popolo iracheno di reggersi sulle proprie gambe» sono stati il saldo di un conto che era rimasto aperto e che anche l´America pretendeva, perchè almeno in questo, nel rispetto per i propri cittadini volontariamente in uniforme, la «sindrome del Vietnam» è davvero superata e i reduci alla McCain, ieri proprio in Vietnam, coltivano senza più far presa. Ma le immagini del bagno nella folla di soldati sono ancora prodotti per il consumo interno. Non sono quelle le decisioni politiche e strategiche sulle quali verrà giudicato, quando lo spostamento del centro di gravità bellico sarà spostato dall´Iraq all´Afghanistan, da dove non si sarebbe mai dovuto muovere. Ed è qui, dove è sempre stato nonostante la pretestuosa diversione sulle «armi» di Saddam Hussein, che sta il cuore buio di una partita a infinite dimensioni, tra la Cina, la Russia, l´India, il sempre infido Pakistan, l´Iran, il «nemico necessario» per controllare l´Afghanistan, i signori della guerra rintanati nelle loro valli impenetrabili e le cellule sempre cancerose di al Qaeda. La soluzione militare, la formula antiguerriglia utilizzata dal generale Petraeus in Iraq, quella di comperare i nemici di ieri a colpi di dollari americani e sauditi e trasformarli in truppe ausiliarie, è già stata usata otto anni or sono in Afghanistan, per abbattere i Taliban a colpi di danaro. Tutti ormai giocano partite doppie e triple, galleggiando sulle immense fortune offerte dalla coltivazione e dal commercio di oppiacei, che la nazione è tornata a produrre ancor più di prima. Quella afgana è una guerra di spettri, combattuta per procura fra spettri, dove la componente religiosa è sfruttata per attizzare la diffidenza verso tutti gli imperi e gli occupanti stranieri. Dunque Obama ha fatto bene a ripetere quello che già Bush, senza nessuna credibilità, aveva detto, che l´America non è in guerra contro l´Islam, che la religione di cui porta uno dei nomi più sacri, Hussein, non è il nemico. Ma questa è soltanto metà dell´equazione che presto lo porterà a Kabul. Ora resta da vedere se anche gli altri, gli avversari, il «male» nel buio, non vedranno più lui, e noi, come nemici.

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"la ricerca che aiuta a riprendersi la vita" - carlo picozza (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Roma Il neurologo Il manager La campionessa "La ricerca che aiuta a riprendersi la vita" Il direttore Amadio: pazienti assistiti e studiati nella sofferenza e nei progressi Santa Lucia / Riabilitazione neuromotoria Ricognizioni cliniche e di base per il recupero delle funzioni motorie, della deglutizione e di quelle cognitive: attenzione, memoria, parola, orientamento CARLO PICOZZA La Cina le ha dedicato un francobollo dov´è ritratta con i colori della nazionale italiana e il volto sorridente per la conquista del podio, nel tennis da tavolo, alle Olimpiadi di Pechino. Clara Podda, che in un incidente aveva perso l´uso di braccia e gambe, ora ringrazia: «Le cure dei sanitari della fondazione Santa Lucia mi hanno aiutato a riacquistare, con la possibilità di muovermi, la voglia di vivere cancellata in macchina, quando, per salvare mio figlio, mi è stata lesa la spina dorsale». "Tetraplegia", è scritto nella sua cartella clinica. E all´Istituto di riabilitazione neuromotoria sull´Ardeatina la affrontano. Come fanno con altre patologie, prime tra tutte le lesioni cerebrali, dal trauma cranico all´ictus, dalla sclerosi multipla al morbo di Alzheimer, al Parkinson. Le curano e le studiano con metodi e macchinari d´avanguardia e con attività di ricerca clinica e di base realizzata da 300 tra supertecnici e scienziati nel Centro europeo di ricerca sul cervello (Cerc), il Polo delle Neuroscienze cui fanno capo l´Ebri - sognato e realizzato dal premio Nobel Rita Levi Montalcini -, alcuni laboratori del Cnr e dell´università Tor Vergata. «Si cura meglio dove si fa ricerca», ripete Luigi Amadio, direttore del Santa Lucia, uno dei 43 istituti italiani di "ricovero e cura a carattere scientifico", il primo per produttività nella ricerca sulle Neuroscienze, «nonostante i finanziamenti inadeguati». E, con le attività di assistenza e ricerca, la Fondazione ospita 4 corsi di laurea per le professioni sanitarie in collaborazione con l´ateneo Tor Vergata, mentre con la Sapienza ha attivato per gli psicologi un corso post lauream in Neuropsicologia. Fiori all´occhiello, perché prestazioni quasi esclusive, sono le terapie cognitiva e foniatrica: la prima per riabilitare le funzioni della memoria, dell´attenzione, dell´orientamento spaziale e del linguaggio; la seconda per il recupero della deglutizione. Un drappello di neuropsicologi, terapisti cognitivi, logopedisti e foniatri, cura e studia in squadra. E in team operano i sanitari che aiutano a riabilitarsi chi è uscito dal coma. Come i loro colleghi che addestrano all´uso di protesi personalizzate quanti hanno subito un´amputazione agli arti inferiori. «Si assiste e si studia il paziente», spiega Amadio, «nella sua sofferenza e nei progressi che compie». E in un ambiente con i comfort di un albergo a cinque stelle: sui sei piani dai colori tenui, in 325 sono ospitati in stanze di 46 metri quadrati, con bagno, tv e telefono. Ci sono i servizi comuni: un "soggiorno" di 200 metri quadrati per piano, sei palestre con ampie vetrate che si affacciano sul parco dell´Appia Antica, un campo da basket regolamentare dove si allena la squadra del Santa Lucia che vanta il medagliere più ricco nelle competizioni internazionali, e una piscina di 25 metri per 12,5 dove i pazienti sono seguiti, attraverso grandi oblò che permettono di scrutarne i movimenti sommersi, da fisiatri e fisioterapisti. Ogni anno i letti del Santa Lucia accolgono 2 mila 200 pazienti. E i suoi ambulatori, con tutte le specialità, forniscono 250 mila prestazioni forti di macchinari innovativi. E costosi: l´ultimo acquisto da 3 milioni di euro è una risonanza per "filmare" le attività del cervello, l´organo più misterioso e complesso. Qui si studiano anche patologie meno invalidanti ma diffusissime come il mal di testa, con l´occhio ai meccanismi che le producono e ai rimedi per contrastarle: «Conoscere per prevenire», indica il neurologo Maria Gabriella Buzzi, responsabile del centro Cefalee dell´Istituto e segretario della Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc). E, dopo anni di ricerca, prescrive: «Al bando l´abuso di farmaci per curare il mal di testa, se no si cronicizza e complica». Emicrania, cefalee a grappolo e di tipo tensivo: «Sono i mal di testa primari, non indotti da altre patologie», ancora Buzzi, «e per i quali occorre una valutazione clinica attenta perché non ci sono esami in grado di diagnosticarli». Ma qui si trattano anche le cefalee secondarie, conseguenti a un trauma cranico. Sui muri delle stanze c´è la riproduzione di una Madonna di Luca Della Robbia. L´ha voluta il cappellano, don Carmelo Nigro: «Il crocefisso evoca sofferenza». è lui l´animatore del "villaggio" Santa Lucia: «Oggi (ieri; ndr)alle 16», scandisce dagli altoparlanti dell´Istituto, «tutti in sala riunioni per ascoltare "Er Vangelo secondo noantri", libera trasposizione in sonetti romani del Vangelo secondo San Luca». (3. continua)

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Paradisi fiscali, si svuota la lista nera (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-08 - pag: 35 autore: Credito. A fine mese il primo vertice Usa-Svizzera sul segreto bancario - Berna avvia i contatti sulla doppia imposizione anche con la Germania Paradisi fiscali, si svuota la lista nera Dopo il G20 anche Costa Rica, Uruguay, Filippine e Malaysia accettano le condizioni Ocse Attilio Geroni Lino Terlizzi La pressione del G20 di Londra comincia a produrre i suoi effetti. Il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, ha annunciato ieri a Parigi che non vi è più alcun Paese sulla lista nera dei paradisi fiscali. In pochi giorni Uruguay, Costarica, Filippine e Malaysia sono stati "spuntati" da questo elenco dopo aver preso l'impegno formale per uno scambio di informazioni sulla base degli standard internazionali fissati proprio dall'Ocse. è un passo importante, come ha riconosciuto Gurria durante la conferenza stampa tenuta al termine dell'incontro con il commissario europeo responsabile della fiscalità e delle dogane, l'ungherese Laszlo Kovacs. Ma è soltanto il primo di un lungo cammino verso la trasparenza. Passare dalla lista nera a quella grigia,in compagnia di Paesi come la Svizzera, il Lussemburgoe il Lichtenstein, significa, in concreto, adeguare parti importanti delle rispettive normative fiscali ai criteri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. In realtà è la lista grigia,formata a questo punto da 42 Paesi, a richiedere i maggiori sforzi di persuasione e monitoraggio della comunità internazionale e dell'Ocse. L'ulteriore promozione alla lista bianca si guadagna quando un Paese ha firmato accordi bilaterali sullo scambio di informazioni con almeno 12 dei 30 Paesi aderenti all'organizzazione: «è chiaro che non saremo soddisfatti se dodici paradisi fiscali raggiungeranno accordi con altrettanti centri finanziari offshore », ha puntualizzato Jeffrey Owens, direttore Ocse per la politica fiscale.«Gli impegni sono solo un primo passo. Siamo più interessati alla loro realizzazione », ha rincarato il commissario europeo Kovacs. Angel Gurria ha in sostanza dribblato le domande (numerose) dei giornalisti svizzeri sul perché, al termine del vertice di Londra, centri offshore come Macao e Hong Kong si siano ritrovati fuori lista per finire in una nota a margine come «Regioni amministrative speciali che si sono impegnate a mettere in pratica gli standard internazionali riconosciuti ». L'Ocse si è limitata a replicare che la lista è fondata su criteri oggettivi. Sanzioni potrebbero essere applicate a chi non rispetta gli impegni, anche se queste- ha sottolineato il segretario generale - restano una prerogativa dei governi. Tra le misure di ritorsione figurerebbero le ispezioni ulteriori per quanti ricorrono ai centri offshore e una riduzione dei benefici fiscali legati alle attività economiche in questi territori. Nonostante l'annuncio ad effetto di ieri, alcuni esperti restano scettici poiché uscire dalla lista nera è relativamente facile grazie ad una dichiarazione d'intenti,sia pur vincolante. L'importante, sostengono, è che si assottigli rapidamente la lista grigia, dove le trattative tra singoli Stati rischiano di essere lunghe. è da oltre un decennio che l'Ocse ha cominciato a lavorare sui paradisi fiscali, all'indomani della crisi asiatica. Stavolta l'organizzazione può beneficiare di un sostegno politico planetario e in un contesto di crisi economica senza precedenti che ha reso ancora più necessario il recupero delle risorse sottratte ai governi nazionali. Secondo stime ufficiose gli assets nei centri offshore ammonterebbero ad una cifra compressa tra i 1.700e gli oltre 11mila miliardi di dollari. Il vertice Usa-Svizzera La Svizzera inizierà il 28 aprile prossimo i negoziati con gli Usa per la revisione dell'accordo fiscale sulla doppia imposizione. L'annuncio è venuto da Washington, Berna ha confermato. Sarà il primo passo della Confederazione in direzione dell'inserimento nelle intese esistenti della sua adesione ai criteri dell'Ocse per la lotta all'evasione fiscale. Un allentamento consistente del segreto bancario, che sin qui poteva essere levato per assistenza in caso di frode fiscale, non di evasione. La Svizzera ha accordi fiscali bilaterali con 74 Paesi e dovrà rivederne almeno 12, per cominciare ad uscire dalla lista grigia ed approdare a quella bianca dei Paesi considerati pienamente cooperativi dall'Ocse. Oltre che con gli Usa, Berna ha già avviato colloqui con il Giappone. Il Governo elvetico ha contattato anche Cina, Russia, Brasile. Sul fronte europeo, molti i Paesi già sondati da Berna, tra cui Francia e Italia. Ma la vera notizia sul versante Ue è ora la ripresa dei contatti a questo riguardo con la Germania, Paese che nelle scorse settimane aveva duramente attaccato il segreto bancario elvetico. Il Governo svizzero oggi si riunisce ed all'ordine del giorno c'è anche lo sviluppo di questa fase negoziale, che per Berna ha l'obiettivo di sancire la sua uscita dalla lista grigia, mantenendo però il segreto bancario, pur emendato. Se da un lato la Svizzera tiene fede agli impegni presi, dall'altro però non mancano le critiche all'Ocse. Il ministro elvetico degli Esteri, Micheline Calmy-Rey – che tra l'altro ha incontrato a Istanbul il presidente Usa Obama, come mediatrice tra Turchia e Armenia – ha affermato che quella uscita dall'Ocse dopo il G20 di Londra è una “lista politica”. Un riferimento indiretto al fatto che piazze come Hong Kong e Macao non hanno impedito la presenza della Cina nella lista bianca, così come le Isole del Canale ed i trust londinesi non hanno impedito quella del Regno Unito e alcune isole caraibiche ed il Delaware quella degli Usa. Secondo Berna ci sono stati criteri diversi, insomma, da quelli usati ad esempio per Svizzera, Austria, Lussemburgo. In ogni caso, non è certo privo di significato che il primo negoziato sia con gli Usa. Washington negli ultimi mesi non ha risparmiato attacchi al segreto bancario elvetico. Inoltre, negli Usa è ancora aperta la vicenda giudiziario-fiscale che ha coinvolto Ubs, la maggior banca svizzera, accusata di aver favorito evasioni o frodi fiscali. La banca ha pagato una multa di 780 milioni di dollari ed ha consegnato una lista di 255 clienti Usa. Ma il fisco americano vuole molte migliaia di nomi. La tensionec'è ancora e lo prova anche il fatto che Ubs ha vietato i viaggi di lavoro fuori dalla Svizzera ad un migliaio di suoi gestori, in attesa che la situazione si chiarisca. Martin Liechti, ex manager Ubs, era stato brevemente arrestato negli Usa, l'anno scorso, proprio in relazione alla indagine fiscale. © RIPRODUZIONE RISERVATA STOP ALLE MISSIONI DI UBS Il gruppo elvetico ha vietato i viaggi di lavoro all'estero a un migliaio di suoi gestori in attesa che si chiariscano le controversie sul fronte fiscale

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Pechino in ripresa già nel 2009 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-08 - pag: 15 autore: Cina. La Banca mondiale prevede una crescita del 6,5% grazie agli incentivi Pechino in ripresa già nel 2009 Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Si chiama Cina la speranza di una ripresa per i Paesi in via di sviluppo dell'Asia, i quali devono fronteggiare un brusco declino della loro crescita economica che sta provocando un aumento della disoccupazione tale da impedire a milioni di individui la fuga dalla povertà: il rapporto semestrale della World Bank (East Asia and Pacific Update) sottolinea che ci sono buone possibilità che l'economia di Pechino superi le difficoltà prima degli altri e contribuisca a trascinare il recupero del resto del continente. Nel 2009, però, la crescita dell'Asia emergente (esclusi Giappone e le tigri Singapore, Taiwan, Hong Kong e Corea del Sud) rallenterà al 5,3%, contro il 6,7% previsto a dicembre, l'8% del 2008 e l'11,4% del 2007. La revisione al ribasso delle stime è stata spiegata ieri a Tokyo dal capo economista per l'area Vikram Nehru, che ha dichiarato di sperare in qualche iniziativa positiva dal vertice dei Paesi dell'Asia orientale che si terrà il prossimo weekend in Thailandia. «La Cina - ha detto Nehru - è un mercato molto importante per i Paesi asiatici in via di sviluppo. In particolare, gli esportatori di materie prime dovrebbero beneficiare della manovra cinese di stimolo all'economia che interessa i settori delle costruzioni, delle infrastrutture e così via». La World Bank prevede che il prodotto interno lordo cinese crescerà del 6,5% quest'anno (contro il 9% del 2008), spronato dal pacchetto governativo di incentivi per 4mila miliardi di yuan (589 miliardi di dollari): la ripresa di Pechino dovrebbe prendere piede nella seconda metà di quest'anno e acquisire slancio nel 2010. Del resto in Cina le pressioni al rialzo sui prezzi appaiono ancora modeste, lasciando spazio per ulteriori interventi pubblici in senso espansivo. Nehru, però, non nasconde due problemi: da un lato, una piena ripresa su scala continentale dovrà attendere il recupero delle economie avanzate in Stati Uniti, Europa e Giappone; dall'altro «non si può escludere la possibilità di ulteriori notizie negative riguardanti il sistema finanziario, che avrebbero un effetto di contagio per il resto dell'economia globale». Intanto, la crisi globale farà in modo che in Asia resteranno in uno stato di povertà 10 milioni di persone in più di quanto prevedibile appena un anno fa, con un aumento degli indigenti in Paesi come Cambogia, Malaysia e Thailandia. Ovunque, inoltre, si registrerà un rallentamento nel processo di riduzione della povertà. Non è ipotizzabile, inoltre, che nel breve periodo il continente torni ai robusti tassi di crescita dell'ultimo decennio, in quanto i mercati occidentali paiono destinati a importare meno. C'è intanto attesa per il nuovo maxipiano da circa 100 miliardi di dollari che il Giappone annuncerà nei prossimi giorni. Ieri la Banca centrale di Tokyo ha confermato i tassi di riferimento allo 0,1%, ma ha deciso di espandere le forme di garanzia accettabili per offrire fondi alle istituzioni finanziarie. In particolare, potrà prendere in garanzia tutti i bond municipali (anche quelli collocati privatamente) al fine di allentare il credit crunch che limita i finanziamenti delle imprese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Alla sanità 120 miliardi di dollari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-08 - pag: 15 autore: Piano decennale per migliorare il servizio di assistenza medica Alla sanità 120 miliardi di dollari PECHINO Il Governo cinese estenderà l'assistenza pubblica e costruirà migliaia di ospedali entro il 2012, prima fase di un maxi piano per la Sanità spalmato su dieci anni.L'obiettivo finale è rimettere in sesto un sistema scadente, spesso al centro del malcontento della popolazione. Per il primo stadio di questa rivoluzione il Governo prevede di spendere 120 miliardi di dollari. Già quest'anno saranno costruiti 29mila centri medici e altri duemila ospedali saranno completati nei prossimi tre anni. Parallelamente, saranno istituiti sussidi pubblici per l'assistenza medica, con l'obiettivo di estendere la copertura sanitaria almeno al 90% dei cinesi (1,3 miliardi di persone) nel giro di tre anni, per arrivare al 100%entro il 2020.La quota di spese mediche coperte dall'assistenza pubblica è quindi destinata ad aumentare, mentre scenderanno i prezzi dei farmaci essenziali. Attualmente, i cinesi devono pagare di tasca propria la gran parte delle spese sanitarie. Alleggerire questi oneri con sussidi pubblici libererà risorse per i consumi, stimolando la crescita economica del Paese, l'obiettivo primario di Pechino in questo momento. Del resto, la spesa pubblica per la sanità è a livelli molto bassi in Cina: nel 2006 non arrivava nemmeno all'1% del Pil, facendo del Paese il 156Údei 196 monitorati dall'Organizzazione mondiale per la sanità. La distribuzione delle risorse, poi, è inefficiente - secondo lo stesso Governo cinese - lasciando solo un quarto della spesa alle aree rurali, dove vive il 60% della popolazione. Ora Pechino vuole colmare anche questo gap.

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beckett, ultima chiamata - sara chiappori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XXVIII - Milano BECKETT, ULTIMA CHIAMATA La scelta SARA CHIAPPORI La scena, come sempre disegnata dalle folgorazioni visive di Daniela Dal Cin, è uno spazio vuoto dove incombono cinque grandi croci a cui sono appese altrettante figure mascherate, pronte a scagliarsi sul pubblico con la ferocia incalzante della loro invettiva apocalittica. Da tempo impegnati in un´ardita esplorazione dell´opera di Beckett, Marcido Marcodorjs e Famosa Mimosa stavolta scelgono un romanzo, L´innominabile, e lo trasformano in … Ma bisogna pure che il discorso si faccia, prodigiosa macchina teatrale per corpi e voci (all´Out Off, oggi ultima replica)

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ma tra debiti e disoccupati la ripresa è appesa a un filo - (segue dalla copertina) tito boeri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Economia Dal G20 di Londra nessuna svolta, ora i rischi maggiori vengono dai comportamenti di imprese e famiglie Ma tra debiti e disoccupati la ripresa è appesa a un filo A settembre nuova riunione dei Grandi Meglio dunque annullare il G8: 400 milioni risparmiati Dal mercato immobiliare Usa arrivano notizie positive rispetto ai mesi passati (SEGUE DALLA COPERTINA) TITO BOERI Non ci sono state sin qui quelle scelte di coordinamento fra paesi che possono portare a una riduzione di questi squilibri. Così siamo oggi non meno lontani dalla nuova Bretton Woods di quanto non fossimo già dagli accordi del 1944 sul sistema monetario internazionale. Il dato più positivo del G20 di Londra è che, questa volta, non ha deluso le attese della vigilia, che erano per un fallimento su tutti i fronti del vertice. Non ha deluso, ma non ha neanche rassicurato. Le borse di tutto il mondo hanno brindato venerdì scorso per la scelta del Financial Accounting Standards Board degli Stati Uniti di sospendere la valutazione a prezzi di mercato (mark-to-market) dei titoli in possesso delle banche americane. è stata una scelta molto sofferta, come testimonia il voto a stretta maggioranza (3 a 2) dell´organismo, dunque in gran parte inaspettata e festeggiata dai mercati. Dovrebbe ridurre il rischio a breve di nuovi fallimenti di banche negli Stati Uniti (c´è chi parla di un 20% di utili in più non appena le nuove regole verranno applicate), anche se finirà inevitabilmente per rendere meno trasparenti le loro rendicontazioni infrannuali, il che, alla lunga, potrebbe rivelarsi un boomerang per la credibilità dei bilanci. E non si esce dalla crisi con bilanci più opachi. I rischi maggiori a questo punto vengono, comunque, dall´economia reale, dal comportamento di imprese e famiglie. Sin qui sono state le banche a trascinare imprese e famiglie nella recessione. Oggi il rischio è che si manifesti la spirale opposta: potrebbero essere le sofferenze bancarie, i prestiti che le imprese non riescono a ripagare, a peggiorare ulteriormente la situazione patrimoniale delle banche, facendo riaffiorare lo spettro di diffuse crisi di insolvenza. Nelle ultime settimane sono arrivati alcuni segnali che inducono a un cauto ottimismo dal mercato immobiliare statunitense. I prezzi delle case hanno smesso di scendere. Come sempre, in fondo alle recessioni, si trova qualcuno disposto a comprare. Ma altri dati, dall´andamento della produzione industriale in tutto il mondo agli indicatori di fiducia di imprese e consumatori in Germania e anche in Italia, non offrono alcun segnale incoraggiante. E la disoccupazione è in aumento ovunque, il che renderà più difficile invertire la china perché un più gran numero di famiglie ridurranno gli acquisti non più soltanto per motivi precauzionali, per paura, ma perché effettivamente i loro redditi sono fortemente diminuiti con la perdita del posto di lavoro. Bisogna realisticamente prendere atto del fatto che non ci saranno altri pacchetti di stimolo fiscale. Assisteremo solo agli effetti di trascinamento delle misure già varate sin qui. Chi ha dato ha dato e chi avrebbe ancora i margini per dare, prime fra tutte Cina e Germania, non sembra minimamente intenzionato a farlo. Secondo il Ministro Scajola, il nostro Governo avrebbe da tempo avviato un´opera di convincimento nei confronti di Berlino per spingere le autorità tedesche a spendere di più. Ma da che pulpito possiamo chiedere ai tedeschi di varare nuove misure espansive che andrebbero al 50 per cento a vantaggio di imprese straniere, quando non abbiamo dato alcun contributo al pacchetto europeo di stimolo fiscale? Il G20 ha aperto linee di credito al Fondo Monetario Internazionale. Bene perché serviranno ad affrontare molte crisi valutarie e di bilancia dei pagamenti in corso. Diversi giornali hanno parlato di 1100 miliardi, ma a leggere con cura il comunicato finale si scopre che quelli destinati al Fondo sono 750 miliardi. Di questi, solo 250 sono soldi veri, nel senso di disponibili fin da subito e non solo sulla carta. Sugli altri 500 c´è solo una promessa (come da Canada e Norvegia) o un vago impegno (da UE e Giappone). Finché non cambierà davvero la governance del Fondo, è difficile che la Cina possa contribuire, come potrebbe, al suo funzionamento. Fino a poco tempo fa, del resto, la Cina contava nel board del Fondo tanto quanto il Belgio. Il vero problema è che i leader mondiali continuano ad occuparsi d´altro, dai paradisi fiscali agli hedge funds, che hanno avuto un ruolo del tutto marginale nella genesi della crisi. E anche su questi terreni prendono solo impegni generici, tant´è che il franco svizzero, che avrebbe dovuto subire il contraccolpo della fine presunta del segreto bancario, non si è mosso dopo il vertice londinese. La buona notizia venuta dai leader mondiali è che a settembre ci sarà un nuovo G20. A questo punto sarebbe giusto prendere atto che il G8 di luglio è inutile e annullare questo incontro. Le risorse di questi tempi sono scarsissime e, a detta del Presidente del Consiglio, il vertice costerà non meno di 400 milioni. Probabile che, come spesso avviene in questi casi, la riunione costi molto di più. E poi ci sono le risorse umane e organizzative della Protezione Civile che saranno assorbite dall´organizzazione del "grande evento". Invece che nella ricerca di grandi navi lussuose su cui far alloggiare i leader mondiali, bene che si concentrino tutte le energie disponibili nel soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.

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montezemolo: "troppi errori, serve umiltà" - stefano zaino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)

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Pagina 53 - Sport Montezemolo: "Troppi errori, serve umiltà" Rabbia e ironia del n.1 Ferrari: si presenta con un saio. "Basta finire su Scherzi a parte" Vertice di 2 ore e mezza a Maranello Caso Schumi ignorato. Ma in Cina non ci sarà STEFANO ZAINO Un tempo la vestaglia, ieri il saio. Capi d´abbigliamento come immagine forte, per mettere la squadra davanti alle proprie responsabilità e invitarla ad un´immediata reazione. "Ci siamo troppo imborghesiti" tuonò Montezemolo all´epoca della vestaglia. "Adesso ci vuole un profondo bagno di umilità" afferma, presentandosi con un saio al vertice con il team, una riunione lunghissima, due ore e mezza, e dai toni forti, con Maranello che ha perso un po´ della sua quiete, «perché � ha detto il presidente, cercando di condire con ironia la sua grande rabbia per il disastroso inizio di stagione � non ho più voglia di ritrovare la Ferrari su "Scherzi a parte" dopo ogni gara». Uno sfogo molto duro. Accadeva anche all´epoca di Todt e Brawn, non è un segno dei tempi, anche se gli attuali per la rossa (due gare, zero punti) sono i più magri in termini di risultati da 17 anni a questa parte. Nei momenti di difficoltà Montezemolo si richiama all´orgoglio di Maranello, «che in questo gruppo è fortissimo e ci permetterà di uscire al più presto da questa situazione». La terapia d´urto prevede una maggiore (ma forse sarebbe meglio dire una migliore) assunzione di responsabilità da parte di tutti i responsabili del team, ognuno per la propria area di competenza, quell´invito a decidere bene e meglio, come aveva invocato subito dopo la gara Domenicali, il vertice della formazione in pista, a cui ieri il presidente ha rinnovato la sua stima. «Ho trovato - è ancora Montezemolo - delle persone molto arrabbiate con se stesse, incavolate per i propri errori, ma anche molto determinate a reagire». Una rimonta che tocca due aspetti: quello tecnico, con la rincorsa alla BrawnGp e miglioramenti aerodinamici che già dovrebbero arrivare nella prossima gara in Cina, e quello del lavoro ai box, finora confuso, costellato da un approccio sbagliato (l´umiltà richiamata da Montezemolo) e che deve tornare al più presto perfetto, visto che con una macchina in difficoltà sul piano delle prestazioni ogni sbaglio strategico rischia di essere pagato a caro prezzo e non è più ammesso. Quanto al caso Schumacher, finito nel mirino della critica come cattivo consigliere nelle errate scelte tattiche della Malesia, ieri a Maranello è stato completamente ignorato. Dell´ex pilota tedesco non si è parlato, anche se già si sa che per diversi gp, a cominciare dalla Cina, non sarà al muretto. Era già previsto, afferma la Ferrari, ma intanto, nell´eventualità, non ci sarà il rischio di consulenze imperfette e comunque destinate a generare confusione. Piuttosto si aspetta con ansia il verdetto del Consiglio d´Appello di Parigi del 14 aprile: se il diffusore della BrawnGp verrà considerato regolare, è già partita la corsa per montarne uno simile, cosa che non potrà però avvenire prima del 10 maggio a Barcellona. Per il momento si va avanti con questa macchina e con la rinnovata fiducia nei suoi uomini espressa ieri da Montezemolo: «Teniamo le nostre discussioni negli spogliatoi, ma la squadra resta unità e sono sicuro che tornerà grande in fretta».

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le ronde anti-turisti in difesa delle butterfly - renata pisu (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 39 - Esteri Sempre più spesso subiscono pesanti molestie A proteggerle ci pensano ora le autorità di Kyoto Le ronde anti-turisti in difesa delle Butterfly Il Comune ha fatto affiggere dei cartelli in città: "Niente foto, rispettatele" RENATA PISU A Kyoto, l´antica capitale imperiale del Giappone, i residenti hanno organizzato delle ronde per proteggere le geishe dagli assalti dei turisti stranieri armati di videocamere e macchine fotografiche. Fasciate nei loro stretti kimono, con ai piedi i tradizionali gheta di legno che le costringono a incedere tentennanti a brevi passetti, le Madame Butterfly tentano invano di sottrarsi alla curiosità molesta dei gaijin, gli stranieri. Che - racconta il New York Times - le toccano, le tirano per le lunghe maniche, le afferrano per i capelli - è successo anche questo più volte - perché vogliono rendersi conto se l´elaborata acconciatura che sfoggiano è di capelli veri oppure trattasi di parrucca. Ma i più arditi tra i cacciatori di immagini del folklore giapponese arrivano addirittura a fare irruzione nei lussuosi ed esclusivi locali del quartiere di Gion per cogliere immagini dei banchetti dove importanti uomini d´affari e politici nipponici si concedono il piacere di essere serviti e riveriti da quelle che sono considerate le maestre dell´arte dell´intrattenimento e dalle loro allieve, le giovanissime maiko. Così non c´è locale di Gion che non disponga di nerboruti buttafuori per salvaguardare non soltanto geishe e maiko ma anche la privacy dei facoltosi clienti. L´Ufficio del Turismo di Kyoto si è visto costretto, nei giorni scorsi, a affiggere dei cartelli in inglese con su scritto "Per favore, rispettate le geishe" e l´ha fatto a malincuore perché il turismo è la prima risorsa dell´antica città e molti ritenevano che fosse controproducente limitare le mosse dei visitatori, un flusso di circa un milione di stranieri all´anno, senza contare i giapponesi che queste cose però non le fanno. I giapponesi rispettano le geishe, sanno infatti che si tratta di una specie in via di estinzione, come i panda in Cina. Se ne contavano più di ottantamila prima della Seconda guerra mondiale, oggi saranno un migliaio, duemila al massimo se si vogliono considerare geishe anche quelle che si fanno passare per tali ma che invece praticano il mestiere più vecchio del mondo senza conoscere tutte le arti raffinate - e non precisamente erotiche - delle vere geishe la cui educazione costa anni e anni di faticoso apprendistato. In Giappone, specie a Kyoto, c´è chi apprezza ancora molto il piacere di un banchetto con geishe anche se si tratta di un lusso estremamente costoso, dai trecento ai quattrocento euro all´ora, compreso il tempo che occorre alle donne per andare e tornare, a piedi e a piccoli passi, dalla loro "casa madre" al ristorante dove l´appuntamento è stato fissato, spesso con mesi e mesi di anticipo. Così si capisce quanto siano malvisti gli interventi dei turisti che ostacolano il percorso delle geishe e spesso fanno andare a monte il convegno. I responsabili dell´Ufficio del Turismo locale tentano invano di far capire ai visitatori stranieri che le geishe, le maiko e i loro clienti sono personaggi reali che vivono la loro vita, non comparse messe lì apposta per loro in una specie di Nippoland evocativa del buon tempo passato. Non si rendono tuttavia conto che la disneylandizzazione del turismo è purtroppo un trend inarrestabile che è stato lanciato proprio dai giapponesi e che ora gli si ritorce contro.

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tibet, pechino usa il pugno di ferro per la rivolta due condanne a morte - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 20 - Esteri Tibet, Pechino usa il pugno di ferro per la rivolta due condanne a morte Dopo la sommossa del 2008 già 76 sentenze definitive FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente pechino - Due tibetani "colpevoli" per la rivolta dell´anno scorso sono stati condannati a morte dalla giustizia cinese. E´ la sentenza più dura emessa finora dai tribunali di Pechino, dopo le sommosse anti-cinesi che nel marzo 2008 sconvolsero Lhasa e tutta la regione. Altri due sono stati condannati a morte ma l´esecuzione è stata sospesa, e tre imputati hanno ricevuto l´ergastolo. L´annuncio è stato dato ieri dall´agenzia stampa governativa, Nuova Cina. I condannati sono stati riconosciuti colpevoli di aver partecipato ad assalti e violenze nel corso delle quali sono morti dei cinesi Han, il ceppo etnico maggioritario nella Repubblica Popolare. L´apice degli scontri fu nelle giornate del 14 e 15 marzo, quando a Lhasa furono dati alle fiamme diversi negozi gestiti da immigrati Han. E´ con quegli episodi che viene giustificato il ricorso alla pena capitale. Di uno solo dei condannati è stato annunciato il nome: si tratta di Losang Gyaltse, accusato di avere incendiato un negozio di abbigliamento provocando la morte del proprietario Zuo Rencun. Il 14 e 15 marzo 2008 il governo fu colto alla sprovvista dalla virulenza e dalla rapida diffusione delle proteste che dilagarono in tutto il Tibet. Le autorità ripresero il controllo inviando colonne dell´esercito e reparti speciali anti-sommossa da tutta la Cina. Ma il danno d´immagine era fatto e la questione tibetana fu una spina nel fianco durante tutti i preparativi dei Giochi di Pechino: il viaggio della fiaccola olimpica in Europa e negli Stati Uniti venne turbato da manifestazioni pro-Tibet. Il governo cinese reagì accusando il Dalai Lama di avere incitato le violenze con un disegno secessionista. Da allora l´offensiva per la normalizzazione del Tibet è andata avanti in due direzioni. All´interno, la polizia cinese ha compiuto migliaia di arresti, ivi compreso nei monasteri buddisti dove molti religiosi sono stati deportati in campi di lavoro e soggetti alla "rieducazione ideologica". A febbraio 76 prigionieri hanno già ricevuto sentenze definitive, da tre anni di carcere all´ergastolo: i processi si sono sempre svolti a porte chiuse, e gli imputati non hanno diritto alla difesa. La segretezza caratteristica del sistema giudiziario cinese è stata rafforzata dall´isolamento del Tibet, chiuso per un anno agli osservatori stranieri. Altrettanto implacabile è stata la diplomazia di Pechino nell´isolare il Dalai Lama nel mondo. Ogni paese che ha osato dare udienza al leader tibetano in esilio è stato oggetto di dure condanne e minacciato con pesanti ritorsioni. Molti si sono piegati, vista la potenza economica della Repubblica Popolare. L´ultimo caso è stato quello del presidente francese Nicolas Sarkozy. L´anno scorso i cinesi fecero saltare un vertice bilaterale con l´Unione europea per "castigare" Sarkozy dopo la visita del Dalai Lama in Francia. Al vertice del G-20 a Londra il presidente francese ha incontrato il suo omologo cinese Hu Jintao e ha sottoscritto una dichiarazione sull´appartenenza del Tibet alla Repubblica Popolare, un gesto che la stampa di Parigi interpreta come una umiliante sottomissione.

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domani i funerali, il vescovo: "vivo per miracolo" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Interni L´omelia sarà celebrata da monsignor Bertone. Ieri l´addio in forma privata ad Arianna Pacini, morta tra le braccia del fidanzato Domani i funerali, il vescovo: "Vivo per miracolo" DAL NOSTRO INVIATO L´AQUILA - Una distesa di bare nel piazzale della caserma della guardia di Finanza all´Aquila, il silenzio solenne della banda marziale, il picchetto di militari in alta uniforme accanto a ogni feretro: così domani mattina lo Stato e il Paese diranno addio ai morti del terremoto. I funerali saranno officiati dall´arcivescovo Giuseppe Molinari, l´omelia sarà pronunciata da monsignor Tarcisio Bertone, il segretario di Stato vaticano. La caserma della scuola della guardia di finanza è l´unico posto sicuro, all´Aquila, in grado di ospitare migliaia di persone. Chi non potrà esserci, in Italia e in mezzo mondo, potrà seguire la funzione in diretta tv. Molinari è vivo per miracolo. «Domenica sera ero sceso al piano di sotto per prendere una medicina quando è crollato il pavimento della mia camera da letto. Il mio pensiero è alle migliaia di concittadini che sono senza casa, sarà un giorno doloroso perché molte di quelle vittime le conoscevo». Il numero preciso dei corpi ai quali dare l´ultimo addio non è ancora stato fissato, perché non tutti desiderano il funerale solenne per figli, genitori e coniugi perduti per sempre tra le macerie. La macchina organizzativa sta preparando la logistica indispensabile, dall´accoglienza ai parenti all´assistenza psicologica che sarà offerta loro. E poi la viabilità, i luoghi di soccorso e di sostegno, la distribuzione dell´acqua, i bagni in grado di accogliere tutti coloro che verranno ad abbracciarsi per salutare i morti dell´ecatombe di domenica notte. Non è fissato l´elenco ufficiale delle autorità presenti: ci saranno sicuramente il segretario generale della Cei, Mariano Crociata, e il segretario di papa Benedetto XVI, Georg Gaenswein, oltre ai vescovi di Abruzzo e del Molise. Intanto, ieri sono cominciati i funerali in forma privata. Montorio, in provincia di Teramo, ha detto addio ad Arianna Pacini, morta tra le braccia del suo fidanzato Lorenzo Cinì in una palazzina dell´Aquila. Accanto alla bara distesa sul sagrato della chiesa è arrivato anche il corpo di Lorenzo: giusto il tempo di un´ultima canzone insieme, di Elton John. Poi, prima che cominciasse il funerale, il corpo di Lorenzo è partito per Corropoli, in Val Vibrata, dove riposerà per sempre. (p.g.b.)

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cin cin cinema, film a 3 e 5 euro - franco montini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XXV - Roma Cin cin cinema, film a 3 e 5 euro Da martedì fino al 7 maggio sconti dal lunedì al giovedì FRANCO MONTINI Subito dopo Pasqua, a partire da martedì 14 aprile prende il via la V edizione di "CinCinCinema", un´iniziativa rivolta principalmente alle famiglie, perché consente di recarsi al cinema a prezzi molto convenienti. Fino al 7 maggio, dal lunedì al giovedì in 61 cinema di Roma e del Lazio, per un totale di circa 300 schermi, il biglietto d´ingresso costerà 3 euro per gli spettacoli pomeridiani e 5 euro per quelli serali. Organizzata dalle associazioni degli esercenti, insieme al Comune, alla Provincia di Roma e alla Regione Lazio, "CinCinCinema" ha sempre ottenuto un altissimo gradimento; lo scorso anno l´incremento di presenze è stato di quasi il 25% rispetto alla media nazionale. "L´iniziativa - commenta Leandro Pesci, presidente dell´Anec Lazio - ha riportato al cinema spettatori che avevano abbandonato da tempo il grande schermo, ha incrementato le presenze degli appassionati ed ottenuto un virtuoso effetto traino anche sul consumo del fine settimana, privo di sconti". Grazie alla partecipazione di un ampio numero di sale, tutti i film attualmente in programmazione potranno essere visionati con lo sconto; unica eccezione le proiezioni nel sistema 3D. Inoltre gli spettatori riceveranno una Card, dove, applicando sei biglietti, si riceveranno due coupon per altrettanti ingressi gratis e si potrà partecipare a concorsi per ottenere una carta di libero accesso al cinema della validità di un anno e biglietti per il Festival del Cinema di Roma. Per informazioni in proposito ci si può rivolgere al sito www. cincinecinema. it o telefonare al numero 06.44702282.

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un sistema ansiogeno ed egoista che produce ricchezza solo per pochi: - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 42 - Cultura il saggio dello psicologo Oliver James mette sotto accusa l´iperliberismo Un sistema ansiogeno ed egoista che produce ricchezza solo per pochi: Un modello che alimenta aspirazioni malsane e stress da competizione "Le tossine stanno nell´idea che i beni materiali siano la chiave del successo" "Si viene indotti a pensare che se non si guadagna è solo colpa dei propri limiti" FEDERICO RAMPINI i sono idee che aspettano il loro momento per essere riscoperte. Di colpo vengono baciate dal successo perché degli eventi traumatici ci costringono a cambiare la nostra percezione del mondo. è il caso del lavoro di Oliver James, psicoterapeuta inglese che da anni elabora una diagnosi "clinica" sul capitalismo contemporaneo. Nel suo ultimo saggio, Il capitalista egoista James perfeziona la sua tesi. In ogni nazione dove è stata introdotta la versione più avanzata del capitalismo, osserva, la maggioranza dei lavoratori ha visto diminuire la propria quota del reddito nazionale mentre una minoranza di privilegiati si è arricchita enormemente. La sicurezza del posto di lavoro è calata. Un progresso nel reddito dei ceti medio-bassi, quando c´è stato, è dovuto all´aumento delle donne che lavorano: ma non è priva di costi psicologici la pressione esercitata su entrambi i genitori affinché svolgano un lavoro retribuito quando i figli sono ancora piccoli. In parallelo con l´innalzamento dei consumi individuali c´è una crisi del risparmio, l´accesso alla proprietà della casa è difficile, la vita personale è stata colonizzata dal lavoro. Questi danni non sono nuovi ma James ritiene che siano aumentati con l´avvento del "capitalismo egoista": una forma patogena, con effetti distruttivi sul nostro equilibrio mentale. Per "capitalismo egoista" James intende quel sistema d´ispirazione angloamericana che altri hanno chiamato supercapitalismo, turbo-capitalismo, iperliberismo, mercatismo. James definisce così i suoi tratti distintivi: «Il primo è che il successo di un´azienda è giudicato dalla sua quotazione in Borsa, invece che dalla sua forza intrinseca o dal contributo che può offrire alla società. Il secondo è una forte spinta a privatizzare i beni e i servizi della collettività. Il terzo è una regolamentazione minima dei servizi finanziari e del mercato del lavoro, tesa a favorire i datori di lavoro rendendo più semplici i licenziamenti. Inoltre l´imposizione delle tasse non punta a redistribuire la ricchezza: per le grandi aziende e per i ricchi è più facile evitarle e rifugiarsi nei paradisi fiscali». Il capitalismo egoista è ansiogeno non solo per la pressione sulla produttività del lavoro e lo stress da competizione, ma anche perché alimenta aspirazioni malsane. «Nella società del Grande Fratello molte persone pensano che anche loro un giorno potranno essere famose. Le tossine più velenose per il benessere sono racchiuse nell´idea che la ricchezza materiale è la chiave del successo, solo i ricchi sono vincenti e l´accesso alle sfere più alte della società è consentito a chiunque; se non ci riuscite c´è solo una persona cui potete dare la colpa: voi stessi». La pressione sull´individuo viene aumentata dal diffondersi di un darwinismo sociale che giustifica le politiche economiche neoliberiste. L´espressione "sopravvivenza del più forte" giustifica crescenti disparità di ricchezza. Chi sta in fondo ansima e soffre in silenzio, o si sfoga su chi gli sta vicino. L´opera di James s´inserisce in una tradizione illustre. Alcune fra le pagine più durevoli di Karl Marx riguardano l´alienazione nella società capitalista. L´analisi dell´ingranaggio consumista ha sedotto l´economista John Kenneth Galbraith con La società opulenta e il sociologo Vance Packard con I persuasori occulti, due saggi che alla fine degli anni Cinquanta illuminarono i "bisogni indotti". James ha due autori di riferimento importanti. Il francese Emile Durkheim, uno dei fondatori della sociologia moderna, che con il suo studio sui suicidi nell´Europa del XIX secolo mise in evidenza i costi umani prodotti da industrializzazione e urbanizzazione. Il secondo autore è lo psicanalista Erich Fromm, tedesco emigrato negli Stati Uniti. La sua critica del materialismo formulata oltre mezzo secolo fa (Psicoanalisi della società contemporanea, 1955), secondo James contiene tutti gli elementi di una diagnosi attuale. «Abbiamo - scriveva Fromm - un´alfabetizzazione superiore al 90 per cento, abbiamo radio, tv, cinema, un quotidiano per tutti. Ma invece di concederci il meglio della letteratura e della musica passate e presenti, questi mezzi di comunicazione, coadiuvati dalla pubblicità, riempiono le menti con la peggior spazzatura, priva di qualunque senso di realtà». Sempre Fromm sosteneva che fossimo divenuti caratteri mercantili: «Il valore dell´individuo dipende dalla sua vendibilità. L´abilità e le competenze non sono sufficienti: bisogna anche essere capaci di "comunicare la propria personalità" nella competizione con gli altri. Buona parte di ciò che viene chiamato amore è ricerca di approvazione. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica, non solo alle quattro del pomeriggio ma anche alle dieci e a mezzanotte: sei in gamba, vai bene». Una società che promuove machiavellismo e camaleontismo, che accentua le diseguaglianze sociali ed esaspera l´inseguimento di ogni status-symbol, che esalta la selezione del più forte e umilia gli sconfitti, merita la severa denuncia che fu fatta da Fromm e che James attualizza. Il lavoro dello psicologo inglese convince meno quando individua negli Stati Uniti e nella Gran Bretagna una patologia molto più grave che negli altri paesi; e ritiene che i livelli di "stress emotivo" nel capitalismo angloamericano sono di gran lunga superiori. James si limita alla sindrome dello stress emotivo definita dall´Organizzazione mondiale della sanità. Dalle ricerche dell´Oms trae il principale sostegno alla sua tesi: lo stress emotivo nei paesi anglosassoni risulterebbe molto superiore all´Europa continentale, al Giappone, ai paesi emergenti. James riconosce uno dei rischi di queste statistiche: le indagini sul terreno possono dare risposte viziate da culture diverse. Stupisce il fatto che lo stress emotivo risulti bassissimo in Cina, dove il "darwinismo sociale" è forte, la selezione nel sistema scolastico è spietata, la competizione sul mercato del lavoro raggiunge punte estreme. Resta il fatto che Il capitalista egoista ha il dono della tempestività. Coglie l´aria del tempo che viviamo. Interpreta la traumatica delusione verso le promesse di un modello economico, oggi imploso per le sue contraddizioni. E nella saggezza dello psicologo c´è anche spazio per uno squarcio di speranza: «è possibile che un´alternativa migliore sia proprio dietro l´angolo e che, per quanto pazzi possiamo essere, alla fine riusciremo a far prevalere il buonsenso».

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In azienda a tempo pieno per conquistare ordini (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-09 - pag: 20 autore: UN GIORNO CON L'IMPRENDITORE 3 TizianoIanni In azienda a tempo pieno per conquistare ordini Augusto Grandi MERCENASCO «Cari ragazzi, capisco che la crisi mondiale vi possa preoccupare. Ma da noi, alla Tecno System, nessuno pensa alla riduzione degli organici e neppure alla cassa integrazione. Abbiamo ordini per tutto il 2009. Dunque state sereni, ma è importante che ciascuno si impegni al massimo ». è questo, in sintesi, il discorso che Tiziano Ianni, presidente e amministratore della Tecno System di Mercenasco, nel Canavese, ha rivolto nei giorni scorsi ai 60 dipendenti che operano nel settore delle schede elettroniche per apparecchiature. «E la reazione positiva - assicura- è stata immediata». Ma il primo ad aumentare la presenza in azienda è stato proprio il titolare. Alle 8 di mattina, qualche volta prima, ha già superato i chilometri che separano la sua casa di Ivrea dallo stabilimento. Già in auto comincia a smanettare sul palmare per i primi aggiornamenti. Poi, una volta in azienda, un rapido sguardo alla posta, alla rassegna stampa di Confindustria Canavese (è anche presidente di Piccola industria). «La rapidità di risposta è sempre più determinante, soprattutto nei momenti di crisi generale ». Con rapidità ed efficienza Ianni affronta il quotidiano giro nel reparto di micro elettronica che è passato da uno a tre turni in pochissimo tempo, per rispondere alle richieste del mercato. Ma alle 8,30 è al telefono con le banche per un'esame della situazione. Non solo quella dell'azienda, ma anche delle piccole imprese che rappresenta. Il telefono squilla in continuazione. Obbligando Ianni a cambiare ruolo ogni volta. Perché l'imprenditore è impegnato in una diversificazione nel settore del wellness e della cosmetica. D'altronde Tecno System produceva già componenti per apparecchiature destinate alle sale operatorie. Così Ianni ha lanciato la GD che produce macchinari per l'epilazione, per il fotoringiovanimento, laser per i tatuaggi. I macchinari vengono già richiesti dall'estero e dall'Italia. E le telefonate per rispondere ai negozi di estetiste sono molto differenti da quelle con i clienti che chiedono le caratteristiche delle schede elettroniche per i freni dei treni. Ianni, inevitabilmente, delega molto ai suoi collaboratori. In questo modo ha la possibilità di girare il mondo alla ricerca di nuovi mercati. Così, dopo l'incontro mattutino con la direttrice amministrativa, inizia il tour tra i vari responsabili dei settori. Si fa ragguagliare sul programma della sua visita in Cina, sulle visite di giornata degli uomini del commerciale. Prima di pranzo è in programma l'incontro con Gianmarco Marconi, vicepresidente di Piccola industria, ma in questo caso consulente in merito a eventuali acquisizioni nel settore medicale. Discussione rapida, anche in questo caso, con un via libera condizionato da parte del consulente per un'operazione e una bocciatura sostanziale per l'altra. «Siamo interessati a completare la filiera - precisa Ianni – ma acquistare aziende deboli è un rischio che non vogliamo correre ». Il pranzo si sposta ancora, c'è da discutere del rinnovo del sito di GD, si mette a punto il contratto da firmare nel pomeriggio con un cliente francese. Finalmente Ianni stacca. Ma per poco.Una bistecca e un'insalata consumati nel ristorante a 200 metri dall'azienda. Un caffé, una sigaretta e si riparte. Da GD, con macchine da consegnare a Sacile, con l'organizzazione di un incontro in Sud Tirolo, con richieste dalla Puglia, dall'università di Roma. Il problema è accontentare tutte le richieste con una produzione che è ancora limitata. I francesi sono in ritardo. Così Ianni ne approfitta per un incontro con uno dei responsabili del commerciale che lo informa sugli incontri della mattinata. Incontri positivi: un contratto da oltre 300mila euro. Prima dell'arrivo dei transalpini, che firmeranno un accordo da 3,5 milioni, c'è ancora il tempo per scegliere una nuova società da mettere alla prova sull'assicurazione del credito (perché, per non aver problemi con le banche, tutti i crediti dei clienti sono assicurati). Ma non c'è tempo per festeggiare il contratto con i francesi (importante, su un fatturato di 8,5 milioni nel 2008, destinato a crescere del 20% quest'anno, con un 40% di export). Le ultime ore della giornata servono per esaminare i conti e, dopo le 18, per l'attività confindustriale, tra telefonate di associati, richieste, delucidazioni, organizzazione di incontri. Ma alle 20 si stacca. «A volte mi fermo di più - si giustifica Ianni- ma questa sera è riservata a mio figlio. Una promessa da rispettare rigorosamente ». © RIPRODUZIONE RISERVATA Terza puntata Le precedenti sono state pubblicate martedì 7 e mercoledì 8 aprile REAZIONE POSITIVA Il titolare della Tecno System ammonisce: «La rapidità di risposta è sempre più determinante, bisogna impegnarsi al massimo»

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In recupero cotone e soia, torna a calare il cacao (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-09 - pag: 44 autore: COMMODITIES In recupero cotone e soia, torna a calare il cacao M a terie prime in ordine sparso nella giornata di ieri, caratterizzata da una certa volatilità anche su altri mercati. Il petrolio ha ridotto i rialzi a pochi centesimi di dollaro sul finale di seduta (il Wti si è assestato a 49,38 $/barile), dopo che le minute della Fed hanno gettato una luce negativa sugli scenari dell'economia. L'oro ha chiuso la giornata su livelli quasi invariati, ma tra i metalli in generale hanno prevalso i rialzi. Nonostante le incertezze sulla domanda, i non ferrosi all'Lme hanno tutti chiuso la giornata in progresso, ad eccezione di piombo e zinco, che però hanno accusato flessioni minime. Il cacao è tornato ad essere bersaglio di forti vendite: a Londra è calato del 3%, a New York del 4,4%. In rialzo lo zucchero grezzo (+1,2%), mentre quello raffinato e il caffè continuano ad essere poco mossi. Alla vigilia del rapporto Usda, sono finiti ai massimi da due mesi il cotone sodo al Nyce (a quota 48,72 USc/lb) e i semi di soia al Cbot (1.009 USc/bu). Su questi ultimi hanno pesato anche le forti esportazioni Usa verso la Cina. A Chicago è invece in ribasso il grano.

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Rinasceremo con i filati (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 09-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-04-09 - pag: 24 autore: Il caso Lineapiù «Rinasceremo con i filati» «S iamo partiti col piede giusto», annuncia Giovanni Grazzini, dal 15 marzo commissario straordinario di Lineapiù, storico gruppo di filati del distretto tessile di Prato che rappresenta ancora uno dei marchi di eccellenza del settore, nonostante si prepari ad essere venduto "a pezzi" per evitare il fallimento. «Lineapiù sta continuando a fare prodotti di alto livello – aggiunge Grazzini – e ad avere i migliori clienti del made in Italy.Nei primi tre mesidell'anno il fatturato ha superato il budget, e i risultati mi confortano per la gestione commissariale». In questi giorni Grazzini ha avviato le trattative con le aziende interessate a rilevare gli asset, cioè il Cotonificio Ferrari, costola bresciana del gruppo, e il polo produt-tivo pratese, formato da Lineapiù e tintoria Ritmo. «Se non vogliamo portare i libri in tribunale – spiega il commissario – è necessario vendere tutto, non solo il patrimonio immobiliare (iscritto in bilancio per 27 milioni, ndr) e il cotonificio Ferrari.L'ipotesi è di dismettere anche lo stabilimento in Cina, dove Lineapiù ha il 51% e il socio cinese il 49%». Solo così si potranno salvare tutte le aziende e gran parte dei posti di lavoro. Negli ultimi anni il gruppo, nel tentativo di rilancio, ha visto entrare nel capitale, accanto alla famiglia Coppini, una cordata di imprenditori tessili guidata dal pratese Alberto Pecci e dal biellese Marco Schneider, e poi banche, fondi di investimento e, da ultimo, lo stilista Roberto Cavalli che all'inizio del 2008 ha acquisito il 4%. Oggi il gruppo conta 276 dipendenti, di cui 90 in cassa integrazione straordinaria a rotazione grazie all'accordo firmato al ministero del Welfare subito dopo il via all'amministrazione straordinaria. La zavorra di Lineapiù continua a essere l'indebitamento: nell'ottobre 2008 la posizione finanziaria netta era negativa per 50 milioni, a fronte di un giro d'affari di 52 milioni e una perdita superiore ai sei milioni di euro; per quest'anno la previsione fatta dal commissario assieme al management, che è stato confermato per intero (dall'a.d. Leonardo Pagni agli storici proprietari Giuliano e Lola Coppini), è di realizzare un giro d'affari sui 35-40 milioni di euro, con un margine operativo che punta a essere positivo. «Vogliamo dimostrare che il peso del passato non erode i margini dell'azienda»,dice Lola Coppini, figlia di Giuliano. Il futuro della famiglia che si è identificata con l'azienda leader in ricerca e innovazione, resta da scrivere: «Tutto dipenderà dagli acquirenti, per adesso è prematuro parlare di cosa faremo noi», dice Lola. Si.Pi. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA RISTRUTTURAZIONE L'azienda pratese è appesantita dai debiti ma può contare su know how e tradizione

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come vincere la sfida dell'energia verde - thomas l. friedman (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - Commenti COME VINCERE LA SFIDA DELL´ENERGIA VERDE La proposta di Obama rischia di essere bollata dagli oppositori come una tassa impropria Allora sarebbe meglio introdurre un´imposta ma spiegandone con chiarezza le ragioni THOMAS L. FRIEDMAN Sono veramente rincuorato dall´impegno col quale il presidente Obama è determinato a utilizzare l´energia pulita e lottare contro il cambiamento del clima. Mi preoccupano soltanto tre cose: capire se ha una politica giusta, i politici giusti e l´ascendente giusto per promuovere questo programma nel Paese. Se si eccettua questo, le prospettive mi paiono rosee. La settimana scorsa i parlamentari Democratici hanno presentato con l´appoggio dell´Amministrazione una proposta di legge di 600 pagine sull´energia e il clima. Al cuore della proposta c´è il progetto di ridurre le emissioni di gas serra con un complicato sistema di compravendita di tetti massimi di emissioni inquinanti (cap-and-trade). I parlamentari hanno sicuramente le migliori intenzioni di questo mondo, ma vorrei che si soffermassero un momento a riflettere: questa legge ha qualche probabilità di essere approvata? Sarà veramente utile? è la migliore strategia di cui possiamo servirci, malgrado l´apparato burocratico che si dovrà tenere costantemente sotto controllo, i permessi per le cessioni delle emissioni e la gestione delle compravendite? I sostenitori del cap-and-trade affermano che questo metodo è più conveniente di una semplice tassa sulle emissioni di diossido di carbonio perché fissa un tetto massimo nazionale per le emissioni carbonio e "nasconde la palla"; in pratica non cita espressamente la parola "tassa", anche se di fatto lo è. In questo modo può approdare al Congresso. Ciò era vero fintantoché nessuno credeva che il cap-and-trade potesse mai essere approvato, ma adesso che con l´Amministrazione Obama ciò diventa verosimile, gli oppositori non giocano più a nascondere la palla. Nelle ultime due settimane un coro di Repubblicani, di Democratici degli Stati produttori di carbone, di think tank di destra e di scettico-ambientalisti si udiva cantare all´unisono una stessa tiritera: «Il cap-and-trade è un´imposta. Obama alzerà le vostre tasse e sacrificherà i posti di lavoro americani per combattere questa farsa del riscaldamento globale che secondo molti scienziati è una vera bufala. Peggio ancora, sarà Wall Street a gestire il cap-and-trade: se vi sono piaciuti i credit-default swaps, adorerete i carbon-offset swaps». Alcuni refrain di questa solfa hanno un richiamo davvero irresistibile e potrebbero facilmente compromettere questo sforzo alle radici. Pertanto, se il team Obama ha a cuore i "fini" di un´America più forte e di un pianeta più vivibile tanto quanto i "mezzi", mi auguro che possa prendere in considerazione una strategia, un messaggio e un messaggero alternativi. La strategia. Poiché quanti avversano il cap-and-trade lo spacceranno sempre e in ogni caso per un´imposta, perché non dire le cose come stanno e parlare quindi semplicemente, chiaramente, di una tassa a livello economico sul diossido di carbonio? Il rappresentante parlamentare John B. Larson, presidente dell´House Democratic Caucus, ha fatto girare la bozza di un disegno di legge che impone una «tassa per unit sul contenuto in diossido di carbonio dei combustibili fossili, a iniziare da un importo di 15 dollari per tonnellata di CO2 e aumentandola di 10 dollari ogni anno». Il progetto di legge fissa un obiettivo, più che un tetto massimo, intendendo portare entro il 2050 l´80 per cento delle emissioni a livelli inferiori al 2005, e qualora tale obiettivo non dovesse essere raggiunto nei primi cinque anni, l´imposizione fiscale aumenterebbe di altri cinque dollari a tonnellata. Il progetto di legge prevede altresì un´aliquota sulle importazioni a intensa emissione di diossido di carbonio, per esercitare pressioni sulla Cina affinché si adegui di conseguenza. Larson intenderebbe utilizzare la maggior parte dei proventi per ridurre le tasse dei lavoratori dipendenti, con una filosofia sintetizzabile più o meno in questi termini: «Noi tassiamo le vostre trasgressioni legate alle emissioni e detassiamo i vostri guadagni in busta paga». La gente queste cose le comprende ed essere chiari e cristallini conta assai. Gli americani accetteranno di pagare una tassa affinché i loro figli siano meno a rischio, respirino un´aria più pulita e vivano in un mondo più sostenibile con un´America più forte. è molto meno verosimile, invece, che siano disposti a sostenere un´azienda londinese che permuta le compensazioni della bolletta elettrica di Boston con una società di derivati di New York per contribuire a finanziare una fonderia di alluminio a Pechino, perché in fondo è a questo che il cap-and-trade si riduce. La gente non è favorevole a ciò che non può capire. Il messaggio. Il cambiamento del clima è una minaccia reale alla salute del pianeta Terra, l´unica vera casa che abbiamo. Tenuto conto però che le sue più gravi conseguenze sono da attendersi in futuro, molti americani hanno apprensioni più immediate. è per questo motivo che sostengo che la nostra politica energetica dovrebbe incentrarsi su un "rinnovamento dell´America" e non sull´attenuazione del cambiamento climatico. Ci serve un prezzo da dare al diossido di carbonio perché esso incentiverà una fortissima innovazione nella prossima grande industria globale, l´E.T., la tecnologia energetica (Energy Technology). In un mondo che si surriscalda vieppiù e che ha un forte tasso di aumento della popolazione, i sistemi energetici puliti saranno molto richiesti. La ricerca e l´innovazione scientifica necessaria a far sì che l´America predomini nel settore dell´E.T. così come fece nel campo dell´I.T. (Information Technology, l´informatica) potrebbero costituire le premesse per lanciare una seconda rivoluzione industriale americana, oltre che a dare all´intero pianeta una svolta più verde e aprire una nuova strada. Se dunque il fine è il rinnovamento economico americano, il cruciale effetto complementare sarebbe un deciso miglioramento del cambiamento del clima. Il messaggero. Il portavoce dell´Amministrazione per la tassa sulle emissioni di carbonio – colui che in pratica dovrebbe renderla accetta al Paese – dovrebbe essere il consigliere del presidente per la Sicurezza nazionale, il generale James Jones, e non gli ambientalisti. L´imponente ex capo del corpo dei Marines potrebbe addurre motivi più che validi per far comprendere che una tassa sulle emissioni di carbonio è necessaria e fondamentale per stimolare gli investimenti nelle tecnologie pulite, che consentirebbero agli Stati Uniti di primeggiare nel settore dell´E.T., promuovendo al contempo l´acquisto da parte dei consumatori di sistemi energetici, automobili e immobili nuovi, più efficienti e più puliti. Jones potrebbe infatti far comprendere che il Paese che nel XXI secolo disporrà dell´industria più potente ed efficace nel settore delle tecnologie pulite potrà godere della massima sicurezza energetica, della sicurezza nazionale, della sicurezza economica, di un ambiente sano e salubre, di aziende innovative e della considerazione dell´opinione pubblica globale. Quel Paese deve essere l´America. Pertanto, smettiamola di nascondere la palla e diamoci da fare per scegliere una strategia, un messaggio e un messaggero che dicano le cose come stanno. Poi facciamole. Copyright 2009 The New York Times Traduzione di Anna Bissanti

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in vacanza prenotando un divano - tiziana cozzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XXI - Napoli In vacanza prenotando un divano Napoli fra le mete del nuovo fenomeno turistico: il couchsurfing Sono oltre 800 mila gli iscritti che accolgono ospiti In giro dalla Cina alla Transilvania TIZIANA COZZI Lo slogan recita "il mondo è più piccolo di quanto pensi". E davvero, per chi pratica il couchsurfing (letteralmente "saltare da un divano all´altro"), ci sono più di 800mila divani sparsi per il mondo che aspettano soltanto ospiti nuovi. Il social network del viaggio libero, la nuova frontiera dell´esplorazione low-cost, sta registrando un boom di contatti per le vacanze di Pasqua. Chi si iscrive al sito www.couchsurfing.com mette a disposizione gratuitamente ai membri del network il divano di casa sua o un pezzo del proprio giardino dove si può piantare una tenda, permettendo una vacanza a basso impatto economico e ad alta curiosità intellettuale, vedendosi ricambiato il favore quando vorrà viaggiare. I "surfisti" del sofà all´ombra del Vesuvio sono studenti che ospitano i viaggiatori in casa dei genitori o professionisti che spesso si improvvisano guide per un giorno, accompagnando i propri ospiti alla scoperta della città. «Arrivano qui con l´idea che Napoli è una città terribile e dopo due giorni, quando devono andarsene, mi chiedono di restare ancora - dice Antonio, ingegnere della Federico II -. Mi sono unito al gruppo dei couchsurfer grazie a una bella esperienza in Cile qualche anno fa. Vivevo in una casa dove c´erano trenta persone provenienti da tutto il mondo. Questa formula mi sta facendo rivivere la magia di quell´avventura. E mi serve anche per tenermi allenato con l´inglese e lo spagnolo». Iscritto al sito da due anni Antonio ha ospitato più di venti turisti fai-da-te e tra tutti ricorda Justin, ventitreenne americano arrivato a Napoli, intenzionato a cercare la sua famiglia di origine beneventana, di cui aveva perso le tracce, che alla fine ha trovato grazie anche al suo aiuto. Luisa, giovane educatrice di Casoria e viaggiatrice solitaria, è couchsurfer da un anno. «Non ho solo conosciuto persone - dice - ma ho vissuto pienamente i luoghi che ho visitato, mi sono immersa nelle culture, nelle vite entrando nelle case e spesso, direi sempre, nel cuore dei miei "hosts" con i quali sono in contatto e con alcuni è nata una forte amicizia nonostante le distanze. Per me fare "couchsurfing" è un viaggio nel viaggio». Con i suoi "hosts" del web ha appena fatto rotta in Norvegia ma nei mesi scorsi è stata in Transilvania, Iran, Turchia e Croazia e ha ospitato viaggiatori dalla Tasmania, Svezia, Germania, Argentina e Cina.

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ma le imprese tornano a sperare "toccato il fondo, ora risaliamo" - roberto mania (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 28 - Economia Squinzi, presidente Federchimica: "A marzo segnali positivi". E Scajola punta sugli incentivi Ma le imprese tornano a sperare "Toccato il fondo, ora risaliamo" C´è anche chi invita alla cautela: gli sconti sull´auto hanno solo intaccato le scorte ROBERTO MANIA ROMA - «L´impressione è che a febbraio si sia toccato il fondo»: lo dice Giorgio Squinzi, presidente della Federchimica, patron della Mapei, gruppo multinazionale con stabilimenti in oltre venti paesi in tutto il mondo. «Da marzo - aggiunge - i segnali non sono più verso il basso. Dopo aver visto il nostro fatturato scendere a gennaio e a febbraio del 30 e del 17 per cento rispetto al 2008, a marzo abbiamo segnato un più 10 per cento». E poiché l´industria chimica anticipa di qualche mese gli andamenti degli altri settori produttivi forse si può cominciare a pensare che il peggio - come ha già detto l´amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne - sia passato. è la tesi del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che ieri ha definito «vecchi» e dunque superati gli ultimi dati dell´Istat sulla catastrofe della produzione industriale: - 23,7 per cento. Gli incentivi all´acquisto di automobili nuove dovrebbero portare a una lenta risalita di tutto il manifatturiero o almeno frenarne la caduta. Ma sarà solo un atterraggio, poi bisognerà ripartire. Insomma, la ripresa - se arriverà - sarà comunque a L: terminata la caduta si rimarrà per un po´ a bassi volumi di produzione. L´Isae, l´istituto di studi e analisi economica, prevede «una nuova sensibile contrazione produttiva in marzo». Ma, anche in questo caso, saranno dati superati. Nell´economia reale (anche in termini temporali) sembra - non senza qualche contraddizione - vedersi una luce in fondo al tunnel. Tra le imprese del nord-est, per esempio. Lo segnale il sondaggio presentato la scorsa settimana al Festival delle Città Impresa dalla "Fondazione Nordest". Bene, la percentuali di imprenditori che prevede una diminuzione della produzione è scesa del 10 per cento rispetto a novembre (dal 50,5 al 40 per cento). E segue un andamento simile anche la percentuale di industriali che stima un ulteriore rallentamento nell´uso della fabbrica. Parlare di inversione di tendenza è però troppo. «Ci andrei molto cauto», sostiene Carlo Scarpa, professore di politica industriale all´Università di Brescia. «Certo la tesi del ministro Scajola non è totalmente implausibile, anche se probabilmente non va sopravvalutato l´effetto incentivi». Perché, per ora, si prova a svuotare i piazzali, mentre le nuove produzioni non sono ancora cominciate. Le conferme vengono dall´indotto. Quello, per esempio, delle centinaia di piccole imprese metalmeccaniche concentrare nelle valli bergamasche e nel bresciano. A Bergamo il 23,5 per cento delle imprese ha problemi di liquidità e teme di non poter andare oltre i sei mesi; a Brescia - secondo l´ultima indagine della Confindustria locale - il 24 per cento delle aziende prevede di ridurre il proprio fatturato e il 62 per cento di non variarlo. Si aspetta, dunque, perché gli ordini ancora non si vedono. Eppure qualcosa, nell´economia reale, sta accadendo. Ancora Squinzi: «Se il prezzo dell´etilene, elemento fondamentale nell´industria chimica, dopo essere sceso sotto i 500 euro a tonnellata è risalito intorno ai 600 euro, vuol dire che un minimo di ripresa della domanda c´è». Certo, la domanda continua a non dare segni negli Stati Uniti o in Spagna, ma in Francia e in Germania regge e, con i problemi delle valute deboli, anche nei mercati dell´est Europa. La Cina, poi, è già in ripresa. Il punto è che - stando all´ultimo Rapporto di Prometeia - la ripartenza delle imprese italiane sarà più lenta perché, appesantite dai debiti, avranno poche risorse per investire.

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Ripresa, se la Cina chiamasse Obama (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-04-10 - pag: 1 autore: TRA G-20 E G-2 Ripresa, se la Cina chiamasse Obama di Martin Wolf L a riunione del Gruppo dei 20 tenutasi a Londra la scorsa settimana ha avviato l'economia mondiale sul cammino della ripresa sostenibile? La risposta è no. I disaccordi fondamentali su cosa sia andato storto e su come si possa risistemare la situazione non possono essere risolti da questo tipo di incontri. La conseguenza è che il mondo ha imboccato il sentiero della ripresa insostenibile. è pur sempre meglio di niente, ma non è ancora abbastanza. Questo vertice ha raggiunto due obiettivi: uno più ampio e uno più specifico. Primo, come osservava Winston Churchill, «discutere è meglio che fare la guerra». Considerando l'intensità della rabbia e della paura che pervadono il mondo, la discussione in quanto tale non può che essere positiva. Secondo, il G-20 ha deciso di triplicare le risorse a disposizione del Fondo monetario internazionale fino a 750 miliardi di dollari e di stanziare altri 250 miliardi di diritti speciali di prelievo (Dsp), l'attività di riserva dell'Fmi. Se queste decisioni verranno attuate, potrebbero dare sollievo alle economie emergenti più duramente colpite dalla crisi. Tali decisioni segnano allo stesso tempo la riapertura di un eterno dibattito: il funzionamento del sistema monetario internazionale. Questo farà sbadigliare innumerevoli lettori. La maggior parte delle persone preferisce credere che la spiegazione di questa crisi risieda solo ed esclusivamente nella deregolamentazione o malregolamentazione dei sistemi finanziari degli Stati Uniti, del Regno Unito e di qualche altro Paese. Tuttavia, considerando la portata degli squilibri macroeconomici mondiali, è piuttosto difficile pensare che standard di regolamentazione più elevati da soli sarebbero riusciti a salvare il mondo. Non siamo di fronte a una questione soltanto di interesse storico; essa riguarda anche la sostenibilità della ripresa. I deficit pubblici attualmente sono, in linea generale, molto più cospicui nei Paesi con un disavanzo corrente strutturale rispetto a quelli che hanno un avanzo corrente. Questo perché i Paesi con un avanzo corrente possono importare una parte considerevole degli incentivi immessi dai Paesi con un disavanzo corrente. Continua u pagina 10 l'articolo prosegue in altra pagina

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Iran Usa. Teheran pronta al dialogo. Messaggio del presidente Ahamadinejand (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 10-04-2009)

Argomenti: Cina

Iran Usa. Teheran pronta al dialogo. Messaggio del presidente Ahamadinejand 10-04-2009 TEHERAN. Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha annunciato ieri un'accelerazione nel programma nucleare del Paese, pur assicurando che Teheran "accoglierà favorevolmente" un avvio di dialogo con gli Usa se esso avverrà "nel rispetto reciproco e nella giustizia". Ma Ahmadinejad ha anche espresso dubbi sulla reale intenzione di cambiamento da parte del presidente americano Barack Obama, avvertendo che se Washington cercherà "di continuare la politica dell'ex presidente Bush solo con un linguaggio diverso", dovrà "subirne la stessa sorte". Gli Stati Uniti hanno reagito cautamente alle parole di Ahmadinejad. Il portavoce del Dipartimento di Stato Robert Wood, che ha detto fra l'altro di accogliere con "scetticismo" l'annuncio dei progressi iraniani, ha sottolineato che Washington ha affermato "chiaramente e pubblicamente" di volere impegnare Teheran in un dialogo e quindi aspetta che "l'Iran contraccambi". Le affermazioni di Ahmadinejad, fatte in una cerimonia pubblica a Isfahan nella 'Giornata dell'energia atomicà, fanno seguito all'apertura fatta dall'amministrazione Usa, che ha deciso di partecipare direttamente a colloqui con Teheran sul suo programma nucleare in qualità di membro del gruppo 5+1, cioé i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) più la Germania. Una svolta rispetto all'amministrazione del presidente George W. Bush, che poneva come pre-condizione la sospensione dell'arricchimento dell'uranio da parte dell'Iran. Ma Obama, come Bush, continua ad accusare Teheran di volere dotarsi di armi nucleari, mentre anche ieri Ahmadinejad ha ribadito che il programma atomico della Repubblica islamica ha scopi esclusivamente civili. Un importante consigliere di Ahmadinejad, Ali Akbar Javanfekr, ha detto tuttavia all'agenzia Afp che la proposta di trattative del 5+1, con la diretta partecipazione degli Stati Uniti, è "costruttiva", aggiungendo che "la Repubblica islamica la esaminerà e darà una risposta". Da parte loro, la Russia e la Cina, che si sono sempre opposte all'adozione di sanzioni dure contro l'Iran, hanno commentato positivamente l'apertura di Washington, facendo appello a Teheran perché colga le opportunità che essa offre. I due principali sviluppi annunciati dal presidente iraniano nel settore della tecnologia nucleare riguardano proprio il punto più controverso: l'arricchimento dell'uranio, che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha chiesto invano a Teheran di sospendere, con più risoluzioni. Si tratta dell'apertura di un impianto per la produzione di combustibile per fare funzionare i reattori, ottenuto a partire dall'arricchimento dell'uranio, e la sperimentazione di centrifughe supersoniche di nuova generazione capaci di ottenere uranio arricchito in misura superiore a quanto realizzato finora con le vecchie centrifughe. Ahmadinejad ha aggiunto che il suo Paese ha già a disposizione 7.000 centrifughe della vecchia generazione, rispetto alle 6.000 di cui aveva ammesso l'esistenza nel febbraio scorso. Ma l'obiettivo è di arrivare a 50.000 nel giro di pochi anni. Ahmadinejad ha affermato che l'Iran è riuscito a raggiungere questi successi nonostante "le pressioni, la propaganda e le minacce militari del nemico" e ha aggiunto che Teheran continuerà a lavorare per "nuovi progressi" in futuro. Nella telefoto, Mahmoud Ahmadinejad, al centro, con la mano alzata, con i massimi scienziati del programma nucleare iraniano, dopo aver inaugurato a Isfahan, a 410 chilometri da Teheran, una nuova centrale che produce uranio per un progettato reattore nucleare

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dalla "tortuga" del corno d'africa partono i raid contro i mercantili - pietro del re (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2009)

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Pagina 13 - Esteri Dalla "Tortuga" del Corno d´Africa partono i raid contro i mercantili A Eyl decine di imbarcazioni sequestrate in attesa di riscatto Sulla rotta più pericolosa del mondo dall´inizio dell´anno trenta arrembaggi PIETRO DEL RE Dalla loro Tortuga i moderni Long John Silver si muovono a bordo di gommoni muniti di potenti fuoribordo, imbracciando soltanto leggeri kalashnikov. è perciò servito a poco lo spiegamento di grosse navi da guerra nel Golfo di Aden. Per continuare indisturbati le loro scorrerie ai predoni è bastato spostarsi verso sud, e sconfinare nell´Oceano Indiano. Hanno così ampliato il teatro delle operazioni fino a renderlo difficilmente controllabile dalle potenze navali del pianeta. Oggi, i pirati somali imperversano su una superficie pari a tre milioni di chilometri quadrati d´acqua. L´equivalente del Mediterraneo e del Mar Rosso. Si sono comportati come quei mafiosi che, costretti dalla polizia o dall´esercito, cambiano attività criminosa o zona d´influenza. Fino a una decina d´anni fa le navi cargo venivano attaccate soprattutto nei mari della Cina, a largo della Nigeria o lungo lo Stretto di Malacca. Lì, tra il 1991 e il 1998, sono state depredate quasi 1.200 imbarcazioni. Nel 2003 ci furono 443 attacchi e sedici morti. Il massimo bottino fu verosimilmente raggiunto nel 2007, quando solo in Malesia e Singapore vennero saccheggiate quattro navi la settimana. Erano però per lo più imbarcazioni di modesto tonnellaggio. Con i filibustieri somali, la pirateria ha fatto un salto di qualità. Tra i 130 attacchi compiuti nel Golfo di Aden, lo scorso anno hanno "abbordato" prima un cargo ucraino pieno d´armi, poi una gigantesca petroliera saudita che trasportava due milioni di barili di greggio. Non solo: con i corsari africani è anche cambiato l´oggetto della predazione. Se una volta i pirati cercavano soprattutto ciò che trasportavano i bastimenti, oggi la merce che più li interessa sono gli ostaggi che catturano a bordo delle navi. Dal primo gennaio, nel Golfo di Aden e a largo delle coste della Somalia, sono già stati compiuti trenta arrembaggi, la maggior parte dei quali per opera di piccole bande di pirati che si muovono dai porticcioli di Eyl, Hobyo e Harardhere. Sono gli stessi che hanno catturato gli equipaggi del cargo ucraino e della petroliera saudita. Per il rilascio di queste due navi, gli armatori hanno pagato un riscatto complessivo di otto milioni di dollari. Soldi che sono stati immediatamente reinvestiti dai predoni per acquistare nuove armi e gommoni più moderni, come dimostrano gli attacchi degli ultimi giorni a imbarcazioni sempre più grosse e veloci (come, mercoledì scorso, la cattura del porta container "Maersk Alabama"). I pirati somali sono tributari di una sola variabile: le condizioni meteo. Se il mare è calmo, i Barbanera somali infieriscono senza tregua. Come è appunto accaduto in queste ultime settimane, quando, in assenza di onde, i pirati si sono allontanati sempre di più dalle coste somali. Secondo gli esperti militari, gli effettivi delle bande di corsari sono in forte aumento. Molti clan somali che avevano sempre disdegnato la pirateria stanno adesso acquistando imbarcazioni per dedicarsi a loro volta a un´attività così lucrativa in un paese che vive nel caos e nella miseria dal 1991, quando scoppiò la guerra civile.

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"sigarette tossiche dalla cina all'italia" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 18 - Cronaca "Sigarette tossiche dalla Cina all´Italia" ROMA - Sigarette made in Cina prodotte con tabacco, filtro e cartina a elevata tossicità. Le "bionde" cinesi, con falsi marchi internazionali, contraffatte persino nel sigillo dei Monopoli di Stato, potrebbero essere finite nel circuito legale. è l´allarme della dogana del porto di Bari che ha trasmesso un´informativa alla procura. Aperta un´inchiesta.

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Obama: negli Usa segnali di uscita dalla recessione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-04-11 - pag: 1 autore: Bankitalia e Ocse: fiducia a Italia e Francia - La Cina migliora Obama: negli Usa segnali di uscita dalla recessione «Barlumi di speranza» per l'economia Usa,oltrela recessione. Lo ha detto Barack Obama: dopo un incontro con i vertici di Tesoro e Fed, il presidente ha espresso fiducia anche sulle prospettive delle banche. Segnali di recupero pure in Europa, in particolare in Italia e Francia per Bankitalia e Ocse. In Cina risale l'export. Servizi u pagine 6 e 7 Commenti u pagina 12 Settimana finanziaria u pag. 28-29 l'articolo prosegue in altra pagina

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Tentativi di ripresa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-11 - pag: 12 autore: ... BANKITALIA E OCSE Tentativi di ripresa I l Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi aveva anticipato durante il vertice europeo di Praga la prospettiva di una schiarita futura nel quadro buio che continua ad avvolgere l'economia mondiale. Aveva aggiunto però che «una rondine non fa primavera » per far capire che nella lotta contro la recessione non è il caso di abbassare la guardia. Ieri, a sviluppare questa "partitura", è intervenuta anche l'analisi del Bollettino. Via Nazionale ricorda che a livello internazionale vanno va-lutati alcuni segnali di allentamento delle tensioni. E sottolinea anche che finora l'azione di governi e autorità monetarie è stata molto intensa: ad esempio, per effetto degli interventi di politica monetaria, il bilancio della Bce è oggi pari al 20% del Pil dell'Eurozona e quello della Federal Reserve ha raggiunto il 30% del Prodotto americano. Tuttavia, per usare il linguaggio dell'Ocse, siamo solo ai «tentativi» di miglioramento congiunturale, che si vedono qua e là in Italia, in Francia, negli Usa o in Cina. Un peggioramento che rallenta non è affatto un miglioramento, o almeno: non lo è ancora. è bene ricordarlo: per evitare inattese delusioni.

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Macchine e ricerca, anche la Liguria intravvede la svolta (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-11 - pag: 15 autore: Industria. Manager cauti ma fiduciosi Macchine e ricerca, anche la Liguria intravvede la svolta Domenico Ravenna GENOVA Roberto Tazzioli, presidente e amministratore delegato di Bombardier Italia, sembra proprio non sentirla,la crisi.A Vado Ligure,stabilimento della multinazionale canadese, prevedono di toccare il tetto delle 140 locomotive prodotte a fine anno, 40 in più rispetto al 2008 che, pure, era stato archiviato come un anno record. Non solo locomotive, ma ordini in crescita anche nel segnalamento, 100 milioni di ricavi sui 370 totali. «In questo comparto –spiega Tazzioli –la crisi la sentiamo anche noi. Ma circoscritta al mercato interno, dal momento che non ci mancano gli ordini provenienti da Romania, Ungheria, Turchia e Grecia». La Bombardier di Vado Ligure dà voce a un tessuto produttivo ligure che, pur fra molte incognite, non vede l'ora di voltare pagina e lasciarsi alle spalle la fase più cupa della recessione. I dati congiunturali regionali che, in questi giorni, stanno affluendo in Confindustria Genova lasciano intravedere qualche piccolo segnale di cambiamento. «Le previsioni per il trimestre in corso –spiega Paolo Corradi,direttore dell'associazione - non sono così disastrose, come si temeva fino a ieri.Le cose vanno un po' meglio, anche se limitatamente ad alcuni settori: l'hi-tech, l'automotive e la chimica». E, spostandosi a ovest del capoluogo, una conferma in tal senso arriva fra i capannoni della Bitron di Savona (misuratori e sensori per l'auto e le due ruote) e della Ap di Cairo Montenotte (freni a tamburo), le due aziende che trainano una filiera dell'auto che, nel comprensorio savonese, occupa un migliaio di addetti, fra diretti e indotto. «Più che di ripresa – chiosa Luciano Pasquale, direttore dell'Unione industriali di Savona - parlerei di sintomi di miglioramento. Segnali che, per esempio, si riassumono nel fatto che non aumenta l'utilizzo della cassa integrazione. Anzi, in qualche caso, diminuisce». Coltiva obiettivi di crescita Carlo Castellano, presidente e ammini-stratore delegato di Esaote, elettronica biomedicale. «Noi – dice -abbiamo chiuso un primo trimestre che registra un miglioramento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. E prevediamo di crescere per il resto dell'anno puntando su mercati come il Brasile, l'India, la Russia e la Cina. Ma, se mi guardo intorno – prosegue Castellano mi sembra eccessivo sostenere che ci siano già segnali di ripresa. Possiamo forse azzardare che non sono previste ulteriori cadute del quadro generale, ma permangono profondi elementi di incertezza». Secondo Enzo Papi, presidente degli industriali spezzini e patron di Termomeccanica (impiantistica per l'ecologia, pompe e compressori), parlare di ripresa è improprio. «Siamo – dice - nella fase di frenata della caduta, ogni altro discorso è prematuro. Termomeccanica chiuderà il 2009 meglio del 2008 perchè abbiamo puntato sui paesi dell'Est europeo e del Golfo, che sono impegnati in strategie di grandi investimenti in infrastrutture e servizi. In questo primo scorcio del 2009, in Libia, ci siamo aggiudicati tre commesse per un totale di 210 milioni di euro per realizzare impianti di depurazione delle acque, Alberto Galassi, amministratore delegato di Piaggio Aero Industries, invita alla cautela. «Rispetto ai nostri concorrenti internazionali – spiega - possiamo dire di sentire meno la recessione perchè disponiamo di un prodotto, l'executive P 180, che offre le più ampie garanzie in tema di consumi ridotti, efficienza e duttilità d'impiego. Soffriamo meno degli altri ma, in verità, nulla è cambiato rispetto a tre mesi fa ». E nubi ancora nere si stagliano all'orizzonte dell'Ilva. Il 2009 resta un annus horribilis per lo stabilimento siderurgico di Cornigliano. Unico motivo di consolazione, in una situazione di gravità senza precedenti, è la nicchia della banda stagnata che, se non altro, non ha accentuato la sua ormai radicata debolezza. Ma nicchia è e tale resta. © RIPRODUZIONE RISERVATA AGGANCIARE LA RIPRESA Da Bombardier a Esaote, da Termomeccanica a Piaggio Aero si rafforzano i segnali di una inversione della tendenza negativa

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Sigarette cinesi tossiche, dossier in procura a Bari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-11 - pag: 16 autore: Contraffazione. Il 90% dei falsi ormai è prodotto in Cina Sigarette cinesi tossiche, dossier in procura a Bari Rita Fatiguso Scuote la testa Franco Mariani, presidente dell'Autorità portuale di Bari: «Io un nesso così stretto tra il porto e le false sigarette tossiche cinesi non lo vedo. Arriveranno sicuramente da altri scali». Sarà. Eppure le autorità doganali baresi hanno ricostruito un vero e proprio traffico di sigarette made in China, tanto ramificato da spingerle ieri a presentare un dossier in Procura. Un'escalation vera e propria, che non coinvolge, ovviamente, solo Bari dove però a marzo scorso sono state ben otto le tonnellate cinesi sequestrate. E la settimana scorsa è toccato ad altri 95 chili intercettati dalla Guardia di Finanza: ormai i blitz su questo tipo di merce si susseguono con sempre maggiore frequenza. Lunedì scorso il servizio Antifrode della Dogana del porto ( transhipment, cioè di transito) di Gioia Tauro, grazie all'utilizzo degli scanner, con la collaborazione della Guardia di Finanza, ha sequestrato 39.600 stecche da un milione di euro imboscate in un container, dietro una montagna di jeans. Marca delle sigarette: Marlboro. Un carico presumibilmente contraffatto, di sicuro proveniente dalla Cina e destinato al porto di Ancona. Ormai per gli investigatori non di solo contrabbando si tratterebbe, quanto di merce tossica e perdipiù circolante con tanto di marchio dei Monopoli contraffatto. Dalle analisi chimiche fatte in Dogana è anche risultato che le sigarette conterrebbero una forte concentrazione di elementi tossici all'interno del tabacco, nel filtro e nella cartina. Anche se la marca resta cinese (in genere, le più vendute hanno il pacchetto rosso di marca Zhongguò, che vuol dire Cina), le sigarette potrebbero essere finite già nel circuito legale. Ma proprio il fatto che il prodotto sequestrato non ha mercato in Italia ha insospettito gli ispettori della Dogana, inclini a pensare che si trattasse di un carico di copertura. Ormai è un dato di fatto che il 90% delle sigarette false sequestrate è confezionato in Cina. Il che spiegherebbe (si veda la tabella) anche l'incremento del numero di pezzi di tabacchi sequestrati registrato negli ultimi anni. Spesso – rivelano le puntuali analisi dell'intelligence Antifrode delle Dogane – sono il frutto di linee parallele delle stesse fabbriche cinesi legalmente autorizzate. Il che rischia di creare grossi problemi nei rapporti tra Cina e Unione Europea, soprattutto con la Gran Bretagna, destinataria della maggior parte dei flussi verso l'Europa. Bat (British american tobacco) rischia pesante, perfino multe salate per non aver vigilato a sufficienza sui flussi di merci in arrivo. Quanto alla situazione dello scalo barese, secondo la Direzione nazionale antimafia il porto sarebbe a rischio-criminalità cinese, al pari di quelli di Napoli, Taranto e Gioia Tauro. E il sequestro di carichi come quelli eseguiti negli ultimi tempi dalla Guardia di Finanza su quantitativi provenienti dall'Est, portano a considerare che sia ripreso il contrabbando che ha i Balcani come scenario. rita.fatiguso@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA A PROVA DI MONOPOLIO I carichi sequestrati negli ultimi mesi avevano tutte le carte in regola, ma ai controlli sono risultati pericolosi per la salute

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Al turismo manca una strategia, ogni regione va in ordine sparso (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-11 - pag: 17 autore: INTERVISTA Matteo Marzotto Presidente dell'Enit Al turismo manca una strategia, ogni regione va in ordine sparso Vincenzo Chierchia MILANO «Tutti vogliono venire in vacanza in Italia, il nostro Paese ha grandissime potenzialità in campo turistico, e dobbiamo fare in modo che vengano espresse. Il punto vero è che ci vorrebbe una grande strategia nazionale. Invece mi sono dovuto confrontare con l'assenza delle amministrazioni regionali, che hanno pieni poteri in campo turistico, in momenti chiave per il rilancio della competitività della destinazione Italia». Matteo Marzotto, imprenditore e giovane (è nato nel 1966) componente di una famiglia storica di industriali, dall'agosto del 2008 è alla guida dell'Enit, l'Agenzia nazionale italiana per il turismo, che, pur tra mille difficoltà, sta cercando di riorganizzare e rilanciare. Uno sforzo sottolineato anche dalla Corte dei conti che, dopo avere criticato per anni la gestione dell'Enit, ha apprezzato l'opera di riorganizzazione che ha mosso i primi passi già agli inizi del 2007. Lo scenario internazionale è indubbiamente di crisi per il turismo. Quali sono le attese per l'Italia? La stagione invernale è stata a doppia faccia, con degli spunti indubbiamente positivi che fanno ben sperare per il 2009. Certo non ci nascondiamo che le difficoltà ci sono. Sappiamo bene però, dai contatti che le sedi estere Enit hanno con i tour operator esteri, ad esempio, che l'Italia resta i cima alle destinazioni più ambite. Dobbiamo valorizzare questo fattore così importante, non lasciarlo cadere. Credo che non ci saranno flessioni significative quest'anno. Qual è l'elemento principale che favorisce l'Italia? L'offerta diversificata. La vacanza nella società moderna è entrata tra i beni indispensabili. E anche questo è un fattore importante. Nei momenti di crisi il consumatore, all'estero come in Italia, si orienta verso livelli di prezzo e di servizio più bassi ma non elimina la spesa per le vacanze. Il bilancio del 2008 è stato discreto, considerato lo scenario, e resto molto fiducioso, pur nel difficile contesto economico globale, per il 2009. Cosa sta facendo l'Enit? Abbiamo fatto un investimento massiccio in comunicazione, del valore di una decina di milioni, con una serie di spot sulla vacanza in Italia destinati in questi giorni in prime time su mercati chiave come Usa, Germania e Gran Bretagna. Sono mercati che complessivamente valgono oltre 400 milioni di persone. L'operazione si ricollega a un nuovo sito internet (www.italiamuchmore. com) che dà ampie informazioni. L'iniziativa è stata fatta con Rai trade, edè la prima grande campagna di comunicazione Enit dopo anni. Anche il nuovo sito internet è destinatio a svolgere un ruolo importate e ci sono dei progetti in cantiere per potenziarlo. Un segnale forte ai mercati. Sì, ma non nascondo qualche perplessità e anche amarezza. Di che si tratta? C'è stata una mancanza di attenzione da parte delle amministrazioni regionali. Invece un importante investimento come questo dovrebbe essere il perno delle iniziative regionali. Non è possibile che le Regioni siano assenti nei momenti importanti. Com'è stato il rapporto con le Regioni? In generale direi buoni, perchè le amministrazioni sono oggi azioniste di controllo dell'Enit. Ma il punto vero è un altro.è che non c'è un coordinamento degli investimenti per promuovere il turismo. Ogni aministrazione alla fine va per conto suo e questo continua a penalizzare sicuramente la competitività della destinazione Italia, che si attesta solo al quinto posto nel mondo. Questo è un nodo da sciogliere al più presto. Cosa pensa della ricostituzione di un vero e proprio ministero del Turismo? Sono favorevole, perchè si potrebbe sviluppare una vera strategia nazionale, che è la forza degli altri Paesi concorrenti, oltre al volume di risorse in campo. Perchè? Paghiamo il fatto che le risorse sono poche. Anche i fondi all'Enit sono stati tagliati, nel 2009, da 49 a 33 milioni. Francia e Spagna invece hanno messo in campo fondi anche 13 volte superiori. Bisognerebbe rilanciare poi sui collegamenti. Per attrarre turisti da Cina e India il sottosegretario Brambilla ha fatto un accordo con Francia e Spagna. Il punto è che i cinesi arrivano in Italia solo con Air China. E il grosso vola in Franciae Germania. © RIPRODUZIONE RISERVATA p L'Enit è stato trasformato in Agenzia per il turismo nel 2006, facendo entrare anche i privati negli organi di governance. Il budget di base 2009 è di 33,2 milioni. Per il 2010 dovrebbe essere confermata la stessa cifra, mentre la dotazione dovrebbe scendere a quota 27,4 milioni nel 2011. Quest'anno la quota di risorse a disposizione dell'Enit dovrebbe essere integrata da almeno 4,8 milioni dalle Regioni. Nel complesso i fondi ammonterebbero a 39,4 milioni. Il budget promozionale complessivo si attesta sui 15 milioni. L'ente dispone di 23 sedi all'estero. «Abbiamo un budget limitato per affrontare le azioni di Paesi meglio organizzati» Enit. Matteo Marzotto LAPRESSE

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Un modello Renault-Nissan oltre la muraglia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-11 - pag: 25 autore: VEICOLI ELETTRICI Un modello Renault-Nissan oltre la muraglia Renault e Nissan portano l'auto elettrica anche in Cina. L'alleanza franco-giapponese ha siglato un accordo con il ministero dell'Industria di Pechino e l'amministrazione della città di Wuhan per sviluppare un network di stazioni di ricarica per veicoli elettrici. L'obiettivo delle due aziende è di vendere le prime auto elettriche in Cina dal 2011. Renault e Nissan hanno già siglato accordi simili con 16 Governi nazionali e locali di 10 Paesi diversi, da Israele al Portogallo, dalla Svizzera alla California. Obiettivo della Cina è di aumentare la capacità di produzione di veicoli elettrici a mezzo milione di veicoli in tre anni, e intende promuovere costruttori locali per metterli in grado di competere a livello internazionale. Al recente salone di Detroit la cinese Byd, un produttore di batterie, ha annunciato un'auto in grado di percorrere 400 chilometri con una ricarica. Proprio quella dell'autonomia è la sfida fondamentale dei produttori di auto a batterie; ma per il successo dei veicoli elettrici come alternativa a quelli a benzina, l'altro elemento chiave è la disponibilità di una rete di colonnine di ricarica. è su questa che puntano le varie intese siglate da Renault e Nissan.

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iPhone Apple sotto attacco: Blackberry piace ai giovani (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-11 - pag: 27 autore: Hi-tech. Il palmare Rim conquista quote di mercato al di fuori dell'area business iPhone Apple sotto attacco: Blackberry piace ai giovani La band degli U2 abbandona Jobs per passare al rivale canadese Antonio Dini MILANO iPhone bloody iPhone; ma gli U2 sono gli U2: «with or without you». La leggendaria band irlandese capeggiata da Bono, gli U2, abbandona l'iPhone di Apple, concepito dalla rockstar della tecnologia Steve Jobs, per passare al "nemico": il Blackberry della canadese Rim. è l'ultimo segnale di un'inversione di mercato che, numeri alla mano, mostra la netta rimonta del produttore dei telefoni intelligenti preferiti dagli executive aziendali rispetto al più modaiolo iPhone di Apple. Anzi, guardando con più attenzione le cifre degli ultimi trimestri, si scopre dalle dichiarazioni di Rim che il 70% dei suoi nuovi acquirenti vengono dal mercato consumer e non da quello aziendale. E all'orizzonte sta per arrivare una nuova generazione di apparecchi, come l'avveniristico tablet di T-Mobile basato su Android, che rischiano di sparigliare ulteriormente il mercato. Apple, che fino ad oggi sembrava invincibile con il suo iPhone, incassa intanto un formidabile, doppio schiaffo. Cresce da un lato la concorrenza, proprio nel terreno in cui da due anni l'azienda californiana domina, cioè il mercato consumer tradizionale; e dall'altro se ne vanno, per passare alla candese Rim, i testimonial d'eccellenza di Apple, gli U2, che nel 2004 legarono la loro immagine a quella dell'iPod nero e rosso edizione speciale: l'unico a contenere precaricata l'intera discografia del gruppo rock irlandese in formato digitale ( costava 349 dollari e conteneva più di 400 canzoni). Ad aver voluto il tradimento è stato proprio Bono, il leader del gruppo e amico personale del fondatore di Apple, Steve Jobs. La motivazione? "Business is business", vale a dire che Rim permetterà agli U2 di realizzare un telefono speciale, grazie al supporto degli ingegneri e dei laboratori canadesi del produttore dei Blackberry, che Apple invece non ha voluto concedere. Non è ancora nota quale sarà l'applicazione segreta o la nuova funzionalità, ma Bono la definisce "rivoluzionaria" ed "eco-compatibile". A bloccare l'accordo tra la band di Bono ed Apple è stata la leggendaria ossessione per la segretezza e il controllo sui prodotti dell'azienda di Steve Jobs, che ha voluto tenere chiusi a doppi a mandata i suoi segretissimi laboratori. Perdendo così uno degli alleati più importanti per quanto riguarda l'immagine pubblica di Apple. La notizia è stata rivelata dallo stesso Bono inavvertitamente a una fonte del quotidiano canadese Globe and Mail. A rendere più complesso il quadro, all'orizzonte monta anche la concorrenza di una nuova generazione di prodotti.T-Mobile, il braccio della telefonia mobile di Deutsche Telekom, ha dichiarato di voler lanciare la sfida dei telefoni intelligenti anche nel settore dei tablet. E realizzerà un apparecchio ibrido tra computer e telefono, con schermo touch, basato sul sistema operativo gratuito creato da Google, Android, per avere una nuova generazione di apparecchi multifuzione. Apple stessa, secondo alcune voci di mercato ricorrenti, potrebbe essere al lavoro su un apparecchio simile, un "iPhone big". La controprova che Apple sta perdendo terreno nel suo mercato viene comunque dalle cifre di mercato. L'azienda fondata da Steve Jobs nel trimestre concluso a dicembre ha venduto 4,4 milioni di iPhone, cioè una media di 1,5 milioni al mese. Rim, nel periodo dicembre-febbraio, invece ne ha venduti 7,8 milioni,cioè 2,6 milioni al mese. Nel periodo "caldo" delle vacanze natalizie a dicembre in cui i due dati sono direttamente comparabili, i canadesi hanno venduto più di un milione di apparecchi rispetto ad Apple. L'azienda californiana sta accusando un forte rallentamento dopo aver portato in quasi 70 Paesi il telefono cellulare, siglando accordi in esclusiva con singoli operatori telefonici di tutto il mondo (in Italia sono Tim e Vodafone) e presentando tre settimane fa la nuova versione del sistema operativo che equipaggerà la prossima edizione del telefono cellulare di Apple. Secondo l'analista Ben Reitzes di Barclays Capital, infatti, Apple si prepara a lanciare a giugno il nuovo modello di iPhone, il terzo prodotto fino ad ora.E potrebbe trattarsi in realtà di una coppia di apparecchi: uno di maggior pregio (fotocamera ad alta risoluzione, capacità video per chat, controllo vocale, Mms) e uno più economico per allargare la base di mercato soprattutto in Paesi come l'India, la Russia e la Cina, dove l'alto prezzo attuale sta incontrando forti resistenze sul mercato. Anche il modello di concessione in esclusiva del telefono bloccato su uno o due operatori per Paese potrebbe essere abbandonato. Apple, che, secondo il Taiwan Commercial Times, per il futuro iPhone e gli altri iPod in produzione avrebbe già acquistato più di 100 milioni di memorie praticamente esaurendo le scorte dei grandi produttori come la coreana Samsung e portando a un rialzo del 16% dei prezzi, è intanto tornata ai valori di sei mesi fa in Borsa. Nei giorni scorsi ha infatti toccato di nuovo quota 120 dollari, raggiunta l'ultima volta lo scorso 26 settembre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cucinella vince l' Oscar Foster svela le maxi-torri (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO IMMOBILIARE data: 2009-04-11 - pag: 33 autore: Mipim award. Le Hermitage Plaza Tower alte 323 metri Cucinella vince l'«Oscar» Foster svela le maxi-torri Per la prima volta un architetto italiano, Mario Cucinella, ha vinto il Mipim award, "l'Oscar del settore immobiliare". Il professionista – nella cui biografia si legge che è nato in Italia – forse per non far torto a Palermo dove è nato, a Genova dove si è laureato e ha collaborato con Renzo Piano e a Bologna dove ha lo studio è stato premiato per la progettazione del Centre for sustainable energy technologies a Ningbo (Cina) nella categoria "green building". L'edificio di circa 1.300 metri quadrati è collocato all'interno del primo campus universitario indipendente della Cina e ha come proposito principale la divulgazione delle tecnologie sostenibili come so-lare, fotovoltaico, eolico. All'interno della struttura hanno sede un centro visitatori, laboratori di ricerca e aule per corsi di specializzazione. In un'altra categoria, Hotels & tourism resorts, ha vinto l'architetto ticinese Mario Botta con il "Phoenix island villa condo & club house", a Seogwipo-si in Corea del Sud, progettato insieme a Samoo Architects and Engineers. Una delle caratteristiche delle abitazioni costruite su un solo piano è la presenza di erba sul tetto, piatto. Il premio speciale della giuria è andato invece allo studio inglese Allies & Morrison che nel sito una volta occupato dallo stadio dell'Arsenal football club – che si è spostato presso il nuovo Emirates Stadium – per conto di Savills ha accettato la sfida di creare un'eredità positiva dal tanto amato ma obsolescente Highbury stadium. Pensando di rigenerare la struttura con la realizzazione di due padiglioni moderni e altezza e massa apparente simili ai volumi esistenti. Il giardino centrale è stato disegnato per massimizzare le funzioni ricreative, conservando al contempo l'atmosfera dello stadio. Questo progetto ha riscosso molto successo, combinando criteri altamente sostenibili, molti servizi (fitness club, piscina) e il marchio mitico dell'Arsenal football club, per una superficie complessiva di 36.200 metri quadrati. Grande folla di operatori ha invece salutato la presentazione lo scorso 12 marzo al Mipim di Cannes dell'Hermitage Plaza Tower, due grattacieli progettati da Foster + Partners, situati nel distretto finanziario nell'area occidentale di Parigi che comprende La Défense e Seine-Arche, diventato il "business district" più importante d'Europa, superando quelli di Londra e Francoforte con tre milioni di metri quadrati di uffici, 2.500 quartier generali di svariate compagnie (tra cui 15 delle 50 più importanti del mondo) e oltre 150 mila impiegati. Il distretto si estende su una superficie di 160 ettari (480 insieme all'area Seine-Arche). L'Hermitage Plaza prevede due edifici alti 323 per 93 piani e sarà il più alto immobile uso misto dell'Europa occidentale, con un hotel, spa, appartamenti, uffici e negozi alla base. L'edificio verrò valutato con il protocollo inglese per l'ecosostenibilità edilizia Breeam (Building research establishment environmental assessment method). I lavori sono previsti dal 2010 al 2014. La società Hermitage aveva inizialmente proposto un altro progetto, commissionato all'architetto Jacques Ferrier che aveva partecipato al concorso per la Tour Signal poi vinto da Jean Nouvel. Poi, una volta individuata un'area, Hermitage ha affidato il progetto a Foster. En. Br. © RIPRODUZIONE RISERVATA Norman Foster. 73 anni CORBIS IMAGOECONOMICA Mario Cucinella. 48 anni Mario Botta. 66 anni ANSA

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Ocse: primi timidi sintomi di recupero in Italia e Francia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: BANCHE data: 2009-04-11 - pag: 7 autore: Ocse: primi timidi sintomi di recupero in Italia e Francia ROMA Senza abbandonare un atteggiamento di massima cautela, anche l'Ocse, come già hanno fatto altre istituzioni internazionali, identifica alcuni spunti distensivi sull'economia. E li trova in Italia, che assieme alla Francia e altri Stati più piccoli ha mostrato «un tentativo» di attenuazione della crisi, come lo definisce l'ente parigino, sulla base di risultati di febbraio del suo superindice economico; fermo restando che il quadro generale resta di pesante contrazione dell'attività produttiva. Giovedì era stata la Bce a dare qualche segnale favorevole, pur nel contesto di un quadro di «profonda recessione », rilevando una possibile recente attenuazione della caduta dell'attività, assieme a un quadro di rischi apparentemente meno acuto. Lo stesso dato generale di febbraio del superindice Ocse è negativo, con 0,6 punti in meno dal mese precedente e 9,7 in meno su base annua. «Continua a puntare verso un profondo rallentamento di tutte le sette maggiori economie – rileva l'organizzazione che ha sede a Parigi in un comunicato –. Anche se alcuni segnali di tentativi di miglioramento sul tasso di deterioramento delle prospettive stanno apparendo in alcuni paesi, in particolare Italia, Francia e alcuni dei membri più piccole dell'Ocse, non si può esagerare l'enfasi su questo tentativo». Per l'Italia, il superindice ha registrato un incremento di 0,4 punti, anche se la variazione su base annua resta negativa per 4,1 punti. A gennaio aveva già mostrato un modesto aumento mensile, pari a 0,1 punti. Tornando alla situazione generale «il quadro di insieme resta debole – afferma l'Ocse – con le prospettive ulteriormente peggiorate per gli Stati Uniti, il Giappone, il Canada e le maggiori economie che non fanno parte dell'Ocse». A febbraio anche in Francia il superindice ha segnato un recupero, limitato a 0,1 punti dal mese precedente, restando anche nel suo caso su valori negativi nel paragone su base annua, meno 4,7 punti. Guardando infine alle maggiori tra le nuove economie di rilevanza mondiale – che non fanno parte dell'Ocse – a febbraio in Cina il superindice ha segnato una flessione mensile di 0,7 punti e di 12,5 punti su base annua. In India meno 0,8 punti su mese e meno 10,1 punti su anno, in Brasile meno 2,4 punti su mese e meno 12,1 su anno, in Russia meno 1,9 su mese e meno 19,7 punti su anno. R. Boc. © RIPRODUZIONE RISERVATA INCERTEZZA Superindice ancora in flessione a febbraio nei Paesi del G-7 Forte frenata nei Bric: Brasile, Russia, India e Cina

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una fregata a caccia dei corsari venti di guerra nel mare d'africa - fabio scuto (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 3 - Esteri Una fregata a caccia dei corsari venti di guerra nel Mare d´Africa Ma i barchini dei banditi continuano a beffare le Marine di tutto il mondo Sei sequestri in una settimana, almeno 270 marinai rapiti Governi divisi sulla linea da adottare Eyl, Garacad, Hobyo, i piccoli villaggi di pescatori sono fortini dei corsari somali FABIO SCUTO Il tratto di mare più pericoloso del Pianeta è in questo momento anche quello più affollato da navi da guerra delle Marine militari di mezzo mondo con la migliore tecnologia del mondo a disposizione. Sul ponte di comando del cacciatorpediniere americano "USS Bainbrige" da giovedì tutti gli occhi sono puntati sui radar di bordo. A macchine avanti piano, questo gioiello della Us Navy sta pedinando un piccolo puntino sullo schermo, un barchino, dove - guardato da quattro pirati somali - c´è il capitano Richard Phillips. A bordo i Seals, gli incursori della Navy, sono pronti. Ma l´ordine da Washington di tentare l´assalto per liberare il comandante Phillips ancora non è arrivato. Il "pedinamento" continua. Nonostante questo sfoggio di armi e tecnologia i barchini dei pirati somali imperversano in quelle acque come api sul miele, attaccano mercantili a centinaia di miglia dalla costa, se ne impadroniscono e si allontanano sulle navi sequestrate con il loro carico e gli equipaggi in ostaggio. Sono più di 250 i marinai un po´ di tutto il mondo nelle mani dei pirati, parte a terra attorno al porticciolo di Eyl e parte a bordo dei natanti sorvegliati a vista dai loro carcerieri. Sei navi assaltate in meno di una settimana sono la dimostrazione palese che i "bucanieri del terzo millennio" hanno raggiunto capacità operative di un certo livello, che hanno a disposizione una tecnologia che seppur essenziale, è in grado di determinare, rotte, velocità, possibile armamento di difesa dei battelli da predare. In questo è fondamentale il ruolo svolto dalle basi a terra sparpagliate - in quella terra senza tetto né legge che è il Puntland - lungo la costa che scende verso Mogadiscio. Eyl, Garacad, Hobyo, i piccoli villaggi di pescatori che in meno di tre anni sono diventati dei veri e propri fortini dei corsari somali. La "rete" a terra delle organizzazioni criminali si incarica poi di reinvestire gli introiti dei riscatti. E´ questo probabilmente quello che frena i governi dei Paesi coinvolti nella caccia ai pirati. Attaccare in mare i barchini o colpire le basi a terra da dove partono gli abbordaggi? Bombardare dal cielo e dal mare Eyl o inviare i soldati a terra per espugnare i santuari di questa Tortuga d´Africa? Da ieri è in zona anche la fregata della Marina militare italiana Maestrale, che sta dirigendo a tutta velocità verso l´area dove è stato sequestrato il rimorchiatore "Buccaneer" e per sei mesi parteciperà alla missione "Atalanta", la prima guidata dall´Unione europea contro i pirati. Accanto al gruppo navale della Ue, sono numerosi quelli impegnati nella stessa area in compiti analoghi: in tutto sono almeno una trentina i Paesi - dalla Cina alla Russia, dall´India al Giappone - che schierano loro unità navali in quel tratto di mare. Si tratta di navi che partecipano a formazioni internazionali, come le task force "150" e "151", entrambe a guida Usa, o come la flotta Nato "Snmg1", oppure unità inviate da singoli Paesi ma solo difesa degli interessi nazionali. Un grande potenziale militare ma che senza un coordinamento nel pattugliamento rischia di portare a casa risultati modesti. La Francia ha dimostrato - con i tre blitz dei suoi commandos in un anno - di aver scelto la "linea dura", gli statunitensi stanno ammassando navi e uomini. Un "build up" che potrebbe significare l´imminenza di un intervento, ma al momento dal Pentagono non è arrivata nessuna indicazione su come agire contro i pirati. Altri Paesi - come l´Arabia saudita e la Norvegia - hanno preferito finora mettere mano al portafoglio pagare il riscatto e rientrare in possesso delle navi. Una linea soft che però riempie le casse dei bucanieri di milioni di dollari e lascia quel tratto di mare in balìa di questi predoni.

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in montenero le cartomanti ti fanno il 740 - maurizio milani (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VIII - Milano IN MONTENERO LE CARTOMANTI TI FANNO IL 740 MAURIZIO MILANI Ecco un elenco di compensi strani pretesi dal Comune di Milano per fare qualcosa per la città. Bono e gli U2 hanno detto: «Noi veniamo a Milano per un concerto, non vogliamo essere pagati, però vogliamo in cambio che sia chiuso per sempre l´Istituto Martinitt. In più vogliamo che vengano fatte 8 corsie per ogni senso di marcia sulla Tangenziale Est». Altra pretesa, questa volta di Manuela Arcuri. «Sì, vengo a fare la testimonial dell´Expo a Milano, però voglio decidere io quale sarà l´opera da rappresentare nel 2018 alla Scala. In più metto una mezzo soprano mia amica, quando non canta è direttore di tutti i McDonald´s della città, e controlla lei l´incasso. In più può usare il marchio della multinazionale per fini personali». Altra pretesa di Botero: «Ok vengo a Milano, ma pretendo che Dolce e Gabbana litighino e si dividano. In più pretendo che in data giugno 2014 si svolgano al Filaforum di Assago i Mondiali di sumo (lotta giapponese). Anche Mourinho ha chiesto qualcosa. «Voglio che il giornalista Tiziano Crudeli sia assunto dal Comune di Milano come custode del Monumento a Napoleone III nel parco Sempione. Gli dovete dare 800 euro al mese più l´obbligo di leggere Tuttosport fisso ogni giorno. Ma per questo voglio essere pagato anch´io». A questo punto è intervenuto Beckham, con Victoria. «Rinunciamo a pagare la pigione al nostro proprietario di casa, se il Comune istituisce un collegamento via dirigibile Milano Roma. Il mezzo aerostatico deve essere condotto da Maurizio Mosca lui se ritiene opportuno può invertirne la rotta e farlo atterrare nel giardino di Tiziano Ferro in Inghilterra». *** Un curioso episodio è avvenuto ieri in viale Tunisia. Antonio Banderas si è slogato una caviglia causa buca che toccava alla Provincia di Varese aggiustare. Viene portato alla clinica cinese in Paolo Sarpi. Qui curato benissimo, si innamora di un aiuto primario. Donna bellissima di 35 anni già miss liceo Parini. La titolare della clinica era in Cina, torna d´urgenza per fidanzarsi lei con il bellissimo attore. A questo punto arrivano i Nas che fanno chiudere la clinica abusiva. La Regione venuta a sapere dopo un mese di questa triste vicenda, diffida Antonio Banderas di arrivare a Malpensa senza avvertire. *** Ricordiamo a tutti i milanesi che rimangono in città in questo periodo festivo che le 8000 cartomanti iscritte all´ordine professionale hanno deciso di aiutare i cittadini a compilare il modello per la dichiarazione dei redditi 2008. Tutto si svolgerà sotto dei gazebo posti alle fermate della linea 93. Anche in questo caso i promotori dell´iniziativa non hanno avvertito né Atm né Comune ma altri. Anzi alcune di queste cartomanti sono state viste buttar giù la recinzione in Montenero che l´amministrazione aveva installato per contenere la movida. A questo punto noi cittadini onesti ci chiediamo «perché dovremmo pagare le tasse? Paghiamo direttamente le cartomanti.

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test missilistico, l'onu condanna pyongyang ma rimanda le nuove sanzioni economiche (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 17 - Esteri L´accordo Test missilistico, l´Onu condanna Pyongyang ma rimanda le nuove sanzioni economiche NEW YORK - Una dura condanna del test missilistico del 5 aprile scorso ma, per il momento, niente richiesta di nuove e più dure sanzioni contro la Corea del Nord. Accordo raggiunto al Consiglio di Sicurezza dell´Onu, su una bozza di dichiarazione congiunta che manda un segnale di netta disapprovazione a Pyongyang. I cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) e il Giappone, dopo un confronto di due ore al Palazzo di Vetro, hanno sottoscritto un testo che, secondo quanto riferito dall´ambasciatrice americana Susan Rice, «manda un messaggio chiaro alla Corea del Nord». La riunione d´urgenza convocata direttamente la sera del 5 aprile, si concluse invece con un nulla di fatto per l´opposizione cinese a esprimere una condanna del test.

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thailandia, la rivolta delle camicie rosse - raimondo bultrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)

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Pagina 17 - Esteri Thailandia, la rivolta delle camicie rosse Irruzione in un hotel di Pattaya, bloccato il summit asiatico. Leader in fuga in elicottero Tra i premier costretti a scappare quelli di Giappone e Cina. L´amarezza di Ban Ki-moon RAIMONDO BULTRINI BANGKOK - Un´orda di camicie rosse anti-governative ha assaltato un resort sulla costa a Sud di Bangkok e costretto a cancellare uno dei più importanti meeting politici ed economici dell´Asia. Capi di Stato della Cina, del Giappone, dei Paesi del Sud Est e delegati dall´India, dall´Australia, dagli Stati Uniti, hanno dovuto abbandonare d´urgenza a bordo di elicotteri il grande albergo a ridosso del Centro convegni di Pattaya, dov´erano erano in pieno svolgimento i lavori dell´Asean sui temi della crisi e dei missili nordcoreani. E´ il più grande smacco per la Thailandia dopo l´assedio all´aeroporto internazionale di Bangkok del novembre scorso, guidato dai leader delle "magliette gialle" fedeli al Re e contrari al rientro in patria dell´ex premier esule Thaksin Shinawatra, vincitore delle ultime due elezioni. La loro protesta sotto la sigla del Pad portò alle dimissioni di ben due primi ministri fedeli o imparentati a Thaksin e alla formazione di un nuovo governo guidato dal giovane leader del Partito democratico Abhisit Vejjajiva. Ora le camicie rosse fedeli al politico-tycoon hanno deciso di ripagare il governo dei "gialli" con la stessa moneta, mandando a monte un evento internazionale delicatissimo preparato da mesi fin nei minimi dettagli. A parte la clamorosa fuga dei premier cinese Wen Jiabao e del giapponese Taro Aso, la cronaca registra il caso del premier australiano Kevin Rudd, ormai a due ore di volo dall´aeroporto militare thailandese di destinazione e costretto a far virare l´aereo per tornare a Canberra. Come lui molti altri ospiti hanno cambiato programma in extremis: tra loro il gotha della Banca mondiale, del Fondo monetario Internazionale e delle Nazioni Unite, compreso il segretario Ban Ki-moon. I disordini sono scoppiati fin dalle prime ore del mattino alle pendici della collina che ospita il Royal Cliff, dove si trovavano gli ospiti del meeting. Lentamente, spostando di peso i camion della polizia presente con pochi uomini, i rossi hanno raggiunto la cima della collina al grido «Auk pei!» («Vattene») riferito al governo. Prima hanno impedito alle auto dei leader politici di andare al Centro Convegni, poi hanno sfondato la vetrata di un´ala dell´albergo e preso possesso di sale e corridoi, finché non è giunta la notizia dello stato d´emergenza e dell´annullamento del vertice. A bordo di pullman messi loro a disposizione dal ricco ex premier, il fiume di militanti in rosso è tornato a Bangkok tra grida di vittoria per riprendere posizione davanti al palazzo del governo, tenuto sotto assedio per tutti i quattro giorni che hanno preceduto il meeting Asean. Alla fine, il risultato è che - come a novembre - migliaia di viaggi turistici e d´affari sono stati cancellati, nell´incertezza di ciò che potrebbe succedere domani.

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Thailandia. Irruzione nell'hotel, salta il vertice (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 12-04-2009)

Argomenti: Cina

Thailandia. Irruzione nell'hotel, salta il vertice Di Alessandro Ursic 12-04-2009 BANGKOK. Folle colorate che chiedono le dimissioni del governo, scontri tra opposte fazioni e con le forze dell'ordine, una nazione spaccata: l'instabilità che la Thailandia sperava di essersi lasciata alle spalle è tornata ieri, con scene che hanno ricordato la "presa" dei due aeroporti di Bangkok. A Pattaya, un vertice di sedici Paesi asiatici è stato cancellato in seguito all'irruzione di un migliaio di "camicie rosse", sostenitori dell'ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, nell'hotel che avrebbe dovuto ospitare il summit. I leader stranieri sono già ripartiti in elicottero e in città è ritornata la calma, tanto che lo stato di emergenza dichiarato in mattinata dal premier Abhisit Vejjajiva è stato revocato in serata. La protesta ha preso le autorità alla sprovvista: pur continuando a chiedere nuove elezioni, venerdì gli oppositori avevano accettato di sospendere le manifestazioni nella località turistica a 140 chilometri da Bangkok, facendo intendere di essere disponibili a un compromesso. Tuttavia, rinvigoriti dai rinforzi arrivati nella notte dalla capitale, ieri mattina migliaia di attivisti hanno fatto rotta verso il complesso che attendeva l'arrivo dei leader dei Paesi dell'Asean (sud-est asiatico) oltre a quelli di Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Australia e Nuova Zelanda. Un gruppo di "camicie blu", movimento finora sconosciuto e subito accusato dai leader delle "camicie rosse" di essere una milizia governativa, ha cercato di sbarrare loro la strada: gli scontri hanno provocato una decina di feriti. Ma la marea rossa, numericamente superiore, è riuscita comunque a raggiungere il resort. A forza di premere è riuscita a sfondare il cordone di sicurezza e la vetrata dell'ingresso, riversandosi poi nell'edificio. A quel punto i politici sono stati fatti partire in tutta fretta in elicottero dal tetto dell'edificio e il vertice è stato rinviato a data da destinarsi. È la seconda volta che succede: gli incontri, organizzati per discutere il rilancio delle economie asiatiche, erano inizialmente programmati per lo scorso dicembre, ma erano stati posticipati a causa della rivolta delle "camicie gialle" del Pad (Alleanza popolare per la democrazia) che avevano tra l'altro occupato e bloccato gli aeroporti. Quelle proteste erano terminate con l'intervento della Corte costituzionale, che aveva condannato per frode elettorale il premier Somchai Wongsawat - cognato di Thaksin - e sciolto tre partiti di governo. Successivamente, grazie a un ribaltone parlamentare, è nato l'esecutivo di Abhisit. E le "camicie rosse", che si ritengono defraudate, hanno iniziato una nuova campagna di proteste. Per Abhisit, che aveva coltivato un'immagine di leader pacato e capace di riportare stabilità, la cancellazione del summit è un grave smacco. Il primo ministro ha spiegato che i leader stranieri "hanno compreso" la situazione, ma è chiaro che l'immagine della Thailandia ne uscirà ulteriormente danneggiata. Il settore turistico, già piegato dalle azioni del Pad, teme un nuovo contraccolpo. Proprio in coincidenza del ponte del Songkran, l'anno nuovo thailandese, a Pattaya si segnala già un'ondata di cancellazioni di prenotazioni. Mentre migliaia di "camicie rosse" sono già tornate ai loro bivacchi presso la sede del governo, a Bangkok, i loro leader non nascondono la soddisfazione. Ma l'escalation delle proteste, che ricalca l'esempio dei rivali "gialli", rischia di renderli antipatici agli occhi di molti cittadini comuni. Almeno così spera Abhisit, che ha già espresso il suo disappunto, lasciando intuire un cambiamento di atteggiamento: "Chiunque dichiari vittoria per una sconfitta nazionale è un nemico della nazione. D'ora in poi, non permetterò che nessuno influenzi in tal modo il nostro Paese" ha affermato.

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stranieri, seimila posti a disposizione - nadia campini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Genova Stranieri, seimila posti a disposizione Le aziende a caccia di lavoratori. La metà con contratto a tempo indeterminato Prevale sempre la richiesta di colf e badanti, accanto a quella di operai specializzati nell´edilizia, ma spuntano anche offerte per nuovi mestieri, dagli stilisti agli arredatori e ai traduttori. La Spezia in prima fila NADIA CAMPINI NEL 2009 le aziende liguri avranno bisogno di assumere 6.508 lavoratori stranieri e per oltre il 50% offrono contratti a tempo indeterminato. Prevale ancora la richiesta di colf e badanti, accanto a quella di lavoratori dell´edilizia, ma spuntano anche offerta per mestieri a specializzazione tecnica, come montatore di carpenteria metallica o escavatorista, e, in provincia di La Spezia, gli stranieri sono richiesti anche come stilisti, arredatori e traduttori. I dati emergono dai quaderni dell´Osservatorio sul Mercato del Lavoro elaborato dall´Agenzia Liguria Lavoro, che ha dedicato uno studio specifico al tema dell´immigrazione. Le previsioni sulle assunzioni sono frutto di una minuziosa indagine sul campo, che ha coinvolto 40 associazioni di categoria, quattro associazioni o fondazioni che si occupano di terzo settore e tre associazioni sindacali e i risultati che vengono fuori offrono diverse conferme, ma anche qualche sorpresa. In particolare «si segnalano le nuove tendenze emerse in provincia di La Spezia - si legge nell´analisi dei quaderni dell´Oml - dove si sono rilevati interessanti fenomeni connessi al rilancio economia e ad una riconversione dell´economia locale, i primi segnali sono forniti dalle figure professionali richieste, che rappresentano un´assoluta novità rispetto alle precedenti rilevazioni per l´elevata specializzazione e per i profili richiesti». A Spezia serviranno così traduttori, ma anche designer-arredatori stranieri, grazie alla presenza sul territorio di due aziende che stanno consolidando i rapporti con la Cina. Si tratta per ora di fenomeni di nicchia, ma sono comunque i segnali di un´economia in fermento, tanto che il 51% delle richieste di lavoratori stranieri per il 2009 viene proprio dalla provincia spezzina, rispetto al 27,1% dalla provincia di Genova, all´11,7% della provincia di Savona e al 10,2% della provincia di Imperia. Un´altra novità importante del 2009 è quella della tipologia contrattuale offerta: mentre sul mercato del lavoro in generale si sta sempre più consolidando la tendenza ad un precariato diffuso, con la maggior parte delle assunzioni fatte con contratti di lavoro precario, per le richieste di stranieri il 50,5% sono offerte di contratti a tempo indeterminato, offerte che sono concentrate per la maggior parte, il 66%, nella provincia di La Spezia, mentre il lavoro stagionale registra una maggiore concentrazione, il 35%, a Savona. «Questo conferma la tendenza alla stabilizzazione degli stranieri nel territorio ligure - spiega l´analisi dei dati nel quaderno dell´osservatorio - tale aspetto è strettamente collegato ad un importante riconoscimento dell´identità del lavoratore straniero, percepito non più solo come braccia da lavoro da impiegare per le mansioni più umili che gli italiani non vogliono più svolgere, ma anche come persona da professionalizzare in modo sempre più strutturato perchè possa contribuire alla crescita del territorio in cui è inserito». Tra le professionalità richieste infine resta in testa la colf-badante, con 811 posti di lavoro disponibili per il 2009, mentre i fabbisogni più significativi provengono dai settori dell´industria e dell´artigianato, con un totale i 1730 lavoratori chiesti, la maggior parte nell´edilizia, e nel commercio-turismo, con un totale di 1550 lavoratori richiesti. E nonostante l´inversione di tendenza, che mostra le prime richieste per posti di lavoro più qualificati, per ora continuano a prevalere le offerte per figure a bassa qualificazione.

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cina, nuovo piano per rilanciare i consumi - vittoria puledda (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 26 - Economia Cina, nuovo piano per rilanciare i consumi Pechino pensa alla leva fiscale. Banche, indagine Usa sui bilanci truccati VITTORIA PULEDDA MILANO - La Cina prova a sperare nella ripresa Usa, robusto mercato di riferimento per le sue esportazioni, ma nel frattempo studia nuove misure per sostenere la crescita interna. I segnali provenienti da Pechino, tutto sommato, sembrano incoraggianti, a partire dal buon andamento della produzione industriale (più 8,3% in marzo, contro un aumento inferiore al 4% nei due mesi precedenti). Ma il piatto forte che sta preparando il governo, secondo le indiscrezioni rilanciate dal quotidiano ufficiale China Securities Journal, punta ad un piano per stimolare la domanda locale, basato sulla leva fiscale. L´obiettivo infatti è di sostenere i consumi nazionali - anche in un quadro di fiacca domanda internazionale - per difendere l´occupazione. L´export cinese, del resto, ha visto una contrazione del 17% in marzo, dato tuttavia nettamente migliore del meno 25,7% di febbraio. Il governo cinese ha già promosso nei mesi scorsi un piano di investimenti di circa 500 miliardi di euro per far fronte alla crisi e, almeno dal punto di vista dell´economia di carta, gli effetti si vedono: da inizio anno l´indice della Borsa di Shanghai è cresciuto del 38% e ieri, uno dei pochi mercati aperti al mondo, è salita del 2,84%. Al contrario, Tokio ieri ha chiuso in calo dello 0,44%, dopo aver toccato venerdì scorso i massimi da tre mesi a questa parte. Il Giappone lotta con i timori di deflazione: in marzo i prezzi all´ingrosso sono scesi del 2,2%, il calo più ampio dal settembre 2002. Seduta incerta per Wall Street, in calo nelle prime battute e in ripiegamento di un punto percentuale (sotto la soglia degli 8.000 per il Dow Jones), salvo poi recuperare e arrivare in chiusura sulla parità. La Borsa sta vivendo con trepidazione il via alle trimestrali: oggi parte Goldman Sachs, ma in settimana sarà la volta di Jp Morgan, Citigroup, Intel, General Electric e Johnson & Johnson. Crolla invece (con punte anche di meno 30%) l´assicurazione Genworth Financial, dopo che il Tesoro Usa le ha negato l´accesso agli aiuti pubblici previsti dal fondo Tarp (per gli asset tossici). E proprio sul programma di aiuti, l´ispettore generale del Tarp Neil Barofsky ha rivelato al Financial Times di aver avviato un´indagine per verificare i bilanci delle banche che hanno beneficiato dell´intervento pubblico, per escludere che qualcuno abbia "truccato" i conti per accedere ai fondi. Uno dei requisiti infatti era di avere una solidità patrimoniale, fattore che avrebbe potuto spingere qualche banca a migliorare le proprie condizioni di bilancio.

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No a svalutazioni competitive (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-14 - pag: 12 autore: No a svalutazioni competitive di Charles Wyplosz UNIVERSITà DI GINEVRA L a Banca nazionale svizzera (Bns) recentemente ha tagliato i tassi d'interesse allo 0,25% e ha annunciato di volersi impegnare in politiche di "espansione quantitativa" seguendo le orme della Federal Reserve americana e della Banca d'Inghilterra. Più sorpresa ha destato il contemporaneo annuncio di voler intervenire sul mercato dei cambi per invertire la tendenza all'apprezzamento del franco. è la prima salva di cannone di una guerra di svalutazioni competitive? I tassi d'interesse sono tradizionalmente bassi in Svizzera. Come quasi tutte le altre Banche centrali, di fronte alla recessione la Bns ha tagliato i tassi radicalmente, fino quasi al limite minimo, lo zero. Una volta raggiunta questa soglia, la tradizionale politica monetaria si ritrova senza più armi a disposizione perché lo strumento dei tassi diventa inutilizzabile. Ecco perché le Banche centrali sono alla ricerca di nuovi strumenti. Le politiche d'espansione quantitativa rappresentano un tentativo in tal senso. Resta da capire se queste politiche siano effettivamente in grado di ripristinare una qualche capacità d'influenza in termini di politica monetaria. C'è però un'importante questione di cui raramente si parla: nelle economie piccole e aperte - una definizione che si applica a quasi tutti i Paesi tranne gli Stati Uniti- il principale canale di politica monetaria è il tasso di cambio. Un canale che viene ignorato per un valido motivo: le svalutazioni competitive sono sostanzialmente una di quelle politiche beggar-thy-neighbour, che scaricano sugli altri Paesi il costo della crisi. Politiche non convenzionali per indebolire la valuta sono tecnicamente possibili anche in una situazione di tassi d'interesse zero e hanno buone probabilità di risultare efficaci a livello di singoli Paesi. Potenziare la competitività attraverso il deprezzamento della valuta non necessariamente porta a un incremento delle esportazioni in una situazione di rapida contrazione degli scambi globali, ma può attutire il colpo deviando la domanda interna verso beni e servizi di produzione nazionale. Il rischio è che i Paesi che subiscono le conseguenze di questa alterazione dei flussi commerciali reagiscano svalutando a loro volta la propria moneta e dando il via a un temuto revival del ciclo di svalutazioni competitive che contribuì alla Grande Depressione. La prima vittima sarebbe il poco spazio che resta per una risposta alla crisi coordinata a livello internazionale. La seconda vittima sarebbe il sistema monetario internazionale. Una delle ragioni fondamentali della creazione del Fondo monetario internazionale fu l'esigenza di monitorare l'evoluzione dei cambi, con l'obiettivo esplicito d'impedire politiche protezionistiche e svalutazioni competitive. Ecco perché la mossa svizzera coglie tutti di sorpresa. è vero che il franco si è rivalutato in termini reali dell'8%dall'agosto 2007, quando è iniziata la crisi, un exploit che i più attribuiscono alla reputazione della moneta elvetica come rifugio sicuro in tempi di crisi. Ciò in realtà significa che la rivalutazione non è una conseguenza della politica monetaria e nemmeno di altri fattori tradizionali. Sia come sia, se il disagio delle autorità svizzere nei confronti di questa situazione è comprensibile, la loro decisione è inquietante. Il franco svizzero non è la sola monetaa essersi rivalutata negli ultimi mesi. Altre piccole economie hanno subito apprezzamenti in termini reali ancora più consistenti. Ad esempio, la Polonia e la Repubblica Ceca hanno visto le proprie valute salire rispettivamente del 30 e del 15% circa. Anche Paesi importanti hanno dovuto fare i conti con forti rivalutazioni della moneta: il 30% in più per il Giappone e il 15% in più per la Cina. Anche questi Paesi devono fare i conti con una recessione e anche se i tassi d'interesse non sono arrivati a zero dappertutto, nel prossimo futuro gli incentivi a usare l'arma della svalutazione potrebbero farsi più forti. Anzi, siamo già a quel punto. Paesi di un certo peso - Corea del Sud, Svezia e Regno Unito, per citarne qualcuno- hanno già svalutato fortemente le proprie monete. La valuta polacca recentemente ha iniziato a deprezzarsi. In nessuno di questi casi, le Banche centrali hanno dichiarato di lavorare per svalutare la valuta nazionale. Ovviamente, non è detto che le dichiarazioni coincidano con le intenzioni. Forse la Bns non ha fatto altro che ammettere esplicitamente quello che altre Banche centrali non ammettono. Ma in questo modo la Bns sta violando un tabù: «Non t'impegnerai in svalutazioni competitive». O magari l'obiettivo della Banca centrale svizzera è più che altro quello di svalutare il franco a parole per arginare l'effetto "rifugio sicuro".Forse è effettivamente così, visto che le dichiarazioni della Bns hanno subito provocato una svalutazione della moneta svizzera. In tal caso, il franco non avrà più grosse oscillazioni, né in un senso né nell'altro, e non serviranno ulteriori interventi. Resta comunque sorprendente vedere quante poche reazioni abbia suscitato la mossa della Bns, arrivata una settimana dopo la conclusione della visita annuale dell'Fmi in Svizzera, con il rapporto che ancora non è stato pubblicato: potrebbe essere una lettura insolitamente interessante. Le altre Banche centrali non hanno espresso alcuna opinione, il che potrebbe voler dire che non intendono contraccambiare lo sgarbo, almeno per il momento. Forse si sono sentite rassicurate dalla dichiarazione ufficiale della Bns, dove si affermava che la rivalutazione del franco rappresentava «un inappropriato inasprimento delle condizioni monetarie» e che la misura presa ha come unico scopo quello di «impedire qualsiasi ulteriore apprezzamento del franco svizzero rispetto all'euro». O forse hanno preso nota del precedente, e quelle autorità monetarie che intendono usarlo per giustificare mosse analoghe in futuro sono restie ad avanzare critiche. Se è così, il silenzio generalizzato potrebbe essere il segnale che tutte le altre Banche centrali stanno valutando la possibilità di ricorrere a questa opzione: e sarebbe lo scenario più preoccupante. Copyright: Project Syndicate, 2009 (Traduzione di Fabio Galimberti)

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Torneranno le banche commerciali (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-14 - pag: 13 autore: «Torneranno le banche commerciali» Enrico Braggiotti: «A partire dal 2000 la finanza globale si è sempre più allontanata dal mondo dell'economia reale» di Edoardo De Biasi D a oltre 50 anni la famiglia Braggiotti calca il palcoscenico della finanza italiana, caso pressoché unico nel Paese di moderna dinastia di banchieri professionali. Il leader rimane l'85enne Enrico Braggiotti, amministratore delegato (dall'84 all'88) e infine presidente (fino al '90) della Banca commerciale italiana. Una carriera d'eccellenza,improvvisamente in-terrotta nei primi anni 90 dal caso Enimont. è stato allora che il banchiere ha deciso di ritirarsi a Montecarlo: amico personale- ancor prima che consigliere- della famiglia Grimaldi. Nel Principato, Braggiotti senior ha ulteriormente ramificato la fitta rete di relazioni che aveva sviluppato come banker internazionale alla Comit. Ed è nel capoluogo monegasco che Il Sole 24 Ore l'ha incontrato per ascoltare i suoi punti di vista sulla crisi globale e sulle trasformazioni in arrivo nel sistema bancario. Dottor Braggiotti, lei è stato capo delle attività internazionali, poi amministratore delegato e infine presidente della Comit, cioè dell'unica banca italiana che operava nel corporate e investment banking internazionale quando la globalizzazione finanziaria ha preso le mosse. Qual era la visione che lei aveva allora dei cambiamenti di lungo periodo sfociati infine nel collasso dei mercati? Una breve premessa a tutta la conversazione: io sono un bancario, non un economista. Sono stato allevato alla scuola della Comit dove ho vissuto per circa 50 anni. Era una scuola di merciaioli: l'attività classica consisteva nel fare credito alle imprese per l'acquisto delle materie prime, assisterle durante il periodo della trasformazione in prodotto finito e infine scontare gli effetti emessi sulla clientela. La finanza all'epoca era strettamente legata all'economia reale e noi abbiamo sempre operato bene in quel mondo, molto diverso da quello che è venuto poi: il deterioramento della finanza fine a se stessa, le bolle, il crollo finale dei mercati. Come lavorava una banca internazionale nell'"economia reale"? La Comit raccoglieva denaro sui mercati internazionali - a New York, Londra, Tokyo- per prestarlo a primarie aziende locali. Un certo rischio veniva effettivamente assunto dalla banca in quanto la raccolta era sul mercato interbancario e il prestito alle aziende era di più lunga durata. Era un rischio molto limitato sulla variazione dei tassi d'interesse,che poteva anche procurare delle piccole perdite nel mismatch delle scadenze.Ma nessuno all'epoca si avventurava in follie speculative. Quand'è stato superato il punto del non ritorno? Agli inizi del 2000 la finanza si è allontanata dall'economia reale e le banche si sono allontanate dal loro mestiere di base (cioè procurare capitali alle imprese per il loro sviluppo) e si sono trasformate in hedge fund.Per di più le compagnie d'assicurazione hanno seguito questa direzione e si sono proposte come banche ordinarie allo scopo di realizzare utili facili. La bolla non poteva non scoppiare ed estendere il disastro dalla finanza all'economia su scala planetaria, mettendo in pericolo i Paesi più deboli. Il modello corrente - sostengono alcune voci preoccupanti - ha dato cattiva prova ma non va archiviato, anzi... Per diversi anni il "modello" si è fondato sulla Fed che finanziava i consumi a interessi molto bassi. La locomotiva statunitenseè stata trainata dalla straordinaria espansione dei consumi, favorita dalla possibilità per i consumatori d'indebitarsi a tassi molto bassi e dalla volontà delle banche d'incoraggiare gli stessi consumatori a continuare a indebitarsi. Questo modello, alla luce degli avvenimenti, secondo me non è più valido e non va preservato. La crisi bancaria - che ruota attorno alla gestione di 4 trilioni di dollari di titoli tossici stimati dall'Fmi - può essere risolta con una bad bank? Non so se 2,2 trilioni di dollari fino a qualche giorno fa, o 4 trilioni di dollari stimati oggi siano una cifra attendibile: temo che sia molto superiore se ai titoli cosiddetti tossici originati dai "subprime" si aggiungono tutta una serie di crediti più o meno irrecuperabili, dalle carte di credito agli impieghi presso gruppi in difficoltà, come nel settore auto. Una cifra gigantesca, mai prima accumulatasi: e dovrebbe essere smaltita - si dice - da nuovi veicoli, il cui funzionamento resta però incerto. Cos'è un titolo tossico? A che prezzo le banche li dovrebbero cedere, e quanto capitale perderebbero subito? E come verrebbero calcolati i nuovi ratio patrimoniali da parte delle banche centrali? Sono settimane che attendo anch'io con curiosità le "regole del gioco". Ma fino a che non le conosciamo, devo concludere che - almeno per me - labad bank non è una soluzione. Gli interventi statali d'emergenza su scala domestica nei capitali delle banche erano inevitabili per superare la "crisi di fiducia"? Gli interventi statali nel capitale delle banche erano inevitabili e indispensabili e probabilmente anche insufficienti per ridare piena fiducia. Penso che una forma temporanea di nazionalizzazione sia indispensabile perché il mercato interno si rimetta a funzionare. Lei era a capo della Comit quando il rischio finanziario dei sistemi era gestito principalmente dai grandi intermediari. Poi la "securitization" della finanza nelle Borse, la deregulation e la globalizzazione hanno diffuso strutturalmente il rischio nei mercati, ma il sistema alla fine non ha retto. A suo avviso il sistema tornerà ad essere "banco-centrico"? La "securitization", lo sviluppo dei derivatimatematici ha aumentato enormemente i profitti degli intermediari con una finanza fittizia. Penso che nel mondo che sta rinascendo, la banca commerciale – quella della mia gioventù – tornerà protagonista, ma il mondo sarà molto diverso. Il consumo americano basato sull'indebitamento dovrà cambiare, ma non sappiamo ancora come. Io credo che tocchi anzitutto agli uomini di governo immaginare e costruire il mondo nuovo. E penso ai politici quarantenni che ci vivranno, non ai settantenni che non lo vedranno. Wall Street è stata l'epicentro del collasso e il fallimento della Lehman Brothers ne è stato l'evento simbolico. Lei ha operato a New York da banchiere europeo e tentò, in tempi pionieristici di acquisire la Irving Trust... La Comit è stata protagonista dell'internazionalizzazione del sistema bancario italiano negli anni 80. E questo Dna non era soltanto mio, ma era via via cresciuto nell'istituto soprattutto per merito del presidente Raffaele Mattioli, di Carlo Bombieri e Antonio Monti. E il mio lavoro è stato facilitato dalla qualità di collaboratori ben formati ed efficienti. La prima mossa è stata quella di acquisire una partecipazione nella Lehman Brothers, in quel periodo in difficoltà non per problemi di rendimento, ma per mancanza di strategie. Quale fu l'esito di quella partnership? George Ball, sottosegretario di Stato americano dal 1961 al 1966, grande uomo politico e di cultura, si era assunto il compito di rilanciare la Lehman Borthers insieme a Peter Peterson, Ceo della stessa. George Ball era un mio amico personale nel quale avevo grande fiducia e quindi ho convinto i dirigenti della Comit a prendere questa partecipazione. La nostra presenza nella Lehman e nel loro board ci ha dato prima di tutto un grande prestigio e dunque la possibilità di accedere a un'importante rete di relazioni, unica tra le banche italiane ed europee. Poi la Commerciale puntò alle acquisizioni... Successivamente abbiamo acquisito il controllo della Long Island Bank e nel 1988, con l'aiuto dei nostri amici George Ball, Randolph Guthrie - un grande avvocato - e Anthony Solomon, presidente della Fed di New York, abbiamo tentato di acquisire la Irving Trust, all'epoca l'ottava più importante banca americana. La Comit allora godeva di grande prestigio e di dirigenti capaci di gestire un'operazione di questa importanza. Ricordo in particolare Lino Benassi, che ci rappresentò brillantemente. L'operazione purtroppo non andò in porto... Per una ragione molto semplice: superati tutti gli ostacoli a New York, la Fed di Washington ha sollevato il problema della nostra appartenenza all'Iri a cui ha posto delle condizioni inaccettabili. Ovviamente tutta l'operazione era stata realizzata con l'accordo dell'Iri, che allora era presieduto da Romano Prodi, del governatore della Banca d'Italia, Carlo Azeglio Ciampi, e infine dell'allora ministro del Tesoro, Giulio Andreotti. Ma l'operazione aveva destato preoccupazione principalmente nel Psi perché temeva che l'acquisizione della Irving Trust potesse richiedere un aumento di capitale della Comit, che l'Iri allora non poteva sottoscrivere. Allora lei riteneva Wall Street strategica: ne è ancora convinto per il futuro? Credo che i mercati statunitensi rimarranno sempre determinanti anche dopo la crisi. Anche all'ultimo G-20 il tema della ricostruzione delle regole e della vigilanza è stato centrale. è opportuno che la supervisione internazionale sia affidata alla Bce? A mio avviso la questione non è ben posta. Non è molto importante che la vigilanza sia affidata alle banche centrali o alla Bce: il problema è che nella globalizzazione anche la vigilanza e le regole devono essere globali e non per Paese o gruppi di Paesi. In Italia il processo di concentrazione bancaria è proceduto spedito e finora il sistema domestico è parso relativamente solido: è d'accordo? Condivido la fiducia nella solidità del sistema domestico e penso anche che la forte propensione degli italiani al risparmio dia effettivamente maggior solidità al sistema, il quale è inoltre poco inquinato dagli asset tossici o dal richiamo degli speculatori à la Madoff. Lei ha seguito la crisi globale dal Principato di Monaco... Mi lasci ricordare, anzitutto, che il Principato non è un paradiso fiscale e prova ne è che non vi è basato nessun hedge fund. E quanto al riciclaggio, le leggi a Monaco sono più severe di quelle vigenti nei Paesi della Ue per banche e notai. Inoltre, i tribunali monegaschi accolgono favorevolmente le rogatorie che riguardano affari contrari alle leggi vigenti nel Paese. Il sistema bancario monegasco raccoglie circa 60-70 miliardi di euro, cifra relativamente modesta: meno di quanto raccogliesse Madoff. I monegaschi non pagano tasse sul reddito, ma le società pagano le imposte sugli utili allo stesso livello che in Francia. Il bilancio pubblico è composto dalle risorse provenienti dall'Iva e dal turismo: non dal Casinò, come è abitudine affermare. La Société des Bains de Mer, che amministra il casinò e molti grandi alberghi, versa allo Stato dividendi che non oltrepassano il 5% delle entrate totali. Però il Principato rimane nella "lista grigia" recentemente aggiornata dall'Ocse... Io penso che, dopo essere usciti dalla vecchia "lista nera", il Principato potrà essere depennato anche dalla "grigia" facendo concessioni sul segreto bancario come quelle studiate dalla Svizzera: i due Paesi che beneficiano della trasparenza fiscale sono Francia e Stati Uniti. La Germania e gli altri Paesi della Ue vorrebbero ottenere gli stessi benefici. Se la Svizzera cede alle pressioni della comunità internazionale, Monaco seguirà. Quali saranno le conseguenze? I depositi bancari potranno ridursi di 20 miliardi di euro, i prezzi degli appartamenti si allineeranno di più a quelli delle altre cittadine della Costa Azzurra, ma penso anche che altri flussi finanziari potrebbero prendere il cammino del Principato se il suo sistema bancario sarà in grado di portare il livello tecnico dei suoi dirigenti all'altezza di quello delle altre grandi piazze bancarie. Quindi l'establishment monegasco non è pessimista sul dopo-crisi... Monaco ha il beneficio di una grande stabilità politica dovuta a un'antica monarchia: il principe Alberto II ha dato al suo Paese ancora più prestigio internazionale di quello che aveva ai tempi di suo padre, dedicandosi in particolare al salvataggio dell'ambiente e alle energie rinnovabili. Il suo Governo è diretto da un ministro di Stato, Jean-Paul Proust, che gestisce il Paese con autorità, abilità, diplomazia. Monaco sarà sempre una residenza privilegiata indipendentemente dalla sua attività finanziaria; nessun altro Paese al mondo offre i pregi che Monaco offre ai suoi residenti. Lo dico per esperienza familiare: mio nonno paterno non si è sbagliato quando all'inizio del secolo scorso con mia nonna, francese di Saint Tropez, hanno deciso di eleggere Monaco a loro dimora. Da allora tutti i miei parenti sono venuti a finire i loro giorni a Monaco: per riservare un piccolo spazio per me ho dovuto allargare la nostra cappella! Come giudica l'offensiva in corso di Stati e Authority contro i "paradisi fiscali"? è chiaro che in tempi di caduta del gettito fiscale e di deficit crescenti per via dei salvataggi, è ancora meno tollerabile l'evasione fiscale verso quei Paesi dove non vige la trasparenza fiscale. Gli ultimi sviluppi mostrano però che la grande maggioranza dei Paesi interessati (dalla Svizzera al Lussemburgo, da Andorra a Monaco) accettano le regole imposte dall'Ocse. La pressione degli Stati contro i Paesi che accolgono l'evasione fiscale sarà d'altronde sempre più forte e non sarebbe male- almeno a mio avviso- studiare forme di "amnistia": come ad esempio lo scudo a suo tempo ideato dal ministro Giulio Tremonti. Le persone che dispongono all'estero di fondi non dichiarati non avranno altra scelta se non di rimpatriare questi fondi nei loro Paesi d'origine, pagando ovviamente una penalità decisa dall'autorità politica. Le piazze finanziarie come Monaco faranno la loro parte. Ma dalla crisi come si esce? Anzitutto chiudendo i paradisi fiscali veri, quelli che sono sede della maggior parte degli hedge fund. Questo depotenzierebbe di molto il "grande casinò" della speculazione finanziaria. Seconda raccomandazione? è indispensabile fare subito completa pulizia nei bilanci delle banche. Quelle che non potranno ristabilire i ratio di solvibilità dovranno essere nazionalizzate e gli Stati che le nazionalizzano dovranno essere essi stessi solvibili. Se questo non sarà possibile dovrà intervenire l'Fmi, a condizione che gli si diano i mezzi. Ci sono rischi reali di ritorno dannoso della politica in banca? Ho vissuto in Comit con un azionista di maggioranza che era l'Iri, presieduto allora da Romano Prodi. E debbo dire che grazie a lui ho potuto evitare, senza troppa difficoltà, le pressioni politiche. Alla sua uscita mi è stato vivamente rimproverato di non aver dato ascolto, con la sufficiente attenzione, ai suggerimenti dei partiti di governo. Ma il concetto l'avevo già colto bene molti anni prima. Quando? Nel 1968 l'allora presidente del Crédit Lyonnais, Viriat, venne in visita d'addio a Mattioli: il Lyonnais era da sempre legato alla Comit. Io ero un giovane dirigente e fui chiamato ad assistere al colloquio. Viriat disse a Mattioli, traduco a memoria: «Mio caro amico, ho fatto di tutto perché il Lyonnais non sia nazionalizzato, perché la nazionalizzazione è come la sifilide: si vive, ma si vive male». è giusto mettere un tetto agli stipendi dei manager bancari? Non credo che sia compito delle autorità di mettere un tetto agli stipendi. Lo devono fare gli azionisti,i consigli d'amministrazione ai quali vanno comunicati tutti i "benefit" dei manager. La Comit non esiste più da tempo. Ma c'è ancora chi la rimpiange... La Commerciale dopo la crisi del 1930 è stata il regno di Raffaele Mattioli. Dopo la Seconda guerra mondiale l'ha condotta alla vetta del sistema bancario italiano. Più che un banchiere o un economista, Mattioli era un uomo di Stato con una visionedell'Italia e del mondo che ne faceva un interlocutore ricercato da tutti i banchieri internazionali. A Piazza della Scala sono sfilati i più grandi nomi della finanza: Herman Abs della Deutsche Bank, Schaefer della Ubs, David Rockefeller della Chase, Viriat del Crédit Lyonnais, Jean Reyre di Paribas, Jacob Rothschild, Albert Frère. La rete di relazioni internazionali della Comit era unica nel sistema bancario italiano ed era animata da dirigenti eccezionali come Carlo Bombieri in particolare, Antonio Monti, Francesco Cingano. Anch'io credo di aver dato il mio contributo. Il prestigio della Comit e dei suoi dirigenti le ha permesso di occupare una posizione privilegiata sulle grandi piazze finanziarie di New York, Londra, Tokyo e in Paesi come l'Urss e la Cina, senza contare l'Americadel Sud con Sudameris. è immaginabile far rinascere la Comit? No, non lo penso. Così come non si può reinventare Paribas, altra banca dominante sulla piazza francese e internazionale. Le imprese sono come gli uomini: nascono, crescono raggiungono delle vette prima di sparire lentamente o brutalmente. Un'ultima domanda: cosa ricorda di Enrico Cuccia? Era uomo assolutamente eccezionale. Credo di non aver mai più incontrato in vita mia- e ho avuto occasione di stare accanto alle élite dell'epoca - un uomo così notevole come il dottor Cuccia. E di Vincenzo Maranghi è stato un discepolo intelligente e fedele di Cuccia. è stato fino alla fine il guardiano del tempio e non ha certo meritato di dover lasciare il suo incarico. Ne è uscito con orgoglio e dignità, che erano i tratti più caratteristici della sua personalità. Mi sono mancate molto la sua fedeltà e la sua amicizia. © RIPRODUZIONE RISERVATA DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR

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Polemiche tra la Svizzera e l'Ocse (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI data: 2009-04-14 - pag: 29 autore: DOPO LE LISTE Polemiche tra la Svizzera e l'Ocse Continuano le polemiche tra gli Stati più direttamente coinvolti nel contrasto internazionale ai paradisi fiscali. Per Pascal Couchepin, ministro degli Interni svizzero, l'Ocse non deve comportarsi come se stesse stilando una «guida di ristoranti » che divida i «buoni dai cattivi» bensì «fungere da centro di ricerca che esamini origini e conseguenze dell'attuale crisi». L'irritazione di Berna per l'inclusione nella lista grigia potrebbe portare, secondo il «Neue Zuercher Zeitung», a bloccare la cooperazione con Cina, India e altre economie emergenti. Mercoledì è stato bloccato un pagamento di 136mila euro destinato all'Ocse e il governo di Berna starebbe studiando iniziative analoghe, come non pagare gli 8,65 milioni di dollari di quota di iscrizione all'Ocse o boicottare la rielezione, prevista nel 2011, del segretario generale Angel Gurria. Il segreto bancario svizzero resta un nodo critico: «Se le direttive Ue fossero estese a tutti i redditi da capitale – ha dichiarato il ministro tedesco delle Finanze, Peer Steinbruck – Berlino lo scorso anno avrebbe incassato da Berna due miliardi di imposta alla fonte. Ma la Germania nel 2008 ha ricevuto 80 milioni soltanto». Secondo Steinbruck, nelle banche elvetiche vi sono 200 miliardi appartenenti a cittadini tedeschi.

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Ora China Inc. si espande a nord del Sahara (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-14 - pag: 23 autore: Aziende attirate dai cantieri infrastrutturali e da un mercato di 150 milioni di consumatori Ora China Inc. si espande a nord del Sahara Micaela Cappellini Alla periferia di Tripoli li vedi, che si aggirano in gruppo come fanno i turisti giapponesi per le vie di Firenze o di Roma. Ma sono cinesi, e in mano hanno un ca-schetto giallo. Potrebbero essere i dipendenti della China Railway Construction Corp (Crcc), che a febbraio si si è aggiudicata la costruzione di un tratto della ferrovia libica per 805 milioni di dollari. O potrebbero lavorare in uno dei tanti cantieri edili aperti in città, dove la concorrenza di Pechino si fa sempre più agguerrita. Turchi e cinesi, raccontano le aziende italiane, offrono appalti a prezzi stracciati in tutta l'Africa del Nord. E se lo sconto non attira sui progetti di lusso, su quelli di medie dimensioni è la chiave per aggiudicarsi il contratto. La sponda Sud del Mediterraneo nuova casella del Monopoli cinese? Diciamo una casella diversa, rispetto al resto del continente africano. Perché a Sud del Sahara Pechino cerca soprattutto petrolio e materie prime per la sua industria domestica. A Nord del deserto, invece, punta ai con-tratti miliardari nelle infrastrutture, che attraversano un vero e proprio boom. Così come si vuole aggiudicare una fetta dei 150 milioni di consumatori il cui potere d'acquisto è pari al 15% di quello degli europei, ma che proprio per questo ben si presta alle merci low cost realizzate dalle fabbriche cinesi. Dei sentieri di Pechino dal Marocco all'Egitto si è occupato fra gli altri il professor Francois Lafargue, docente all'école supérieure de gestion di Parigi, che ha appena pubblicato un saggio dentro il Factbook 2008 dell'Istituto europeo del Mediterraneo (Iemed) di Barcellona. Secondo il professore, l'attenzione di Pechino per l'Africa del Nord ha conosciuto un'impennata a partire dal 2007: la Cina rappresenta il primo fornitore dell'Egitto, il terzo dell'Algeria, del Marocco e della Libia, il settimo della Tunisia. Ad Algeri, i cinesi sono conosciuti soprattutto nel business delle costruzioni: qui la Cscec ha realizzato l'hotel Sheraton e lo shopping center Al Qods,l'ospedale Oran e la sede del ministero degli Esteri. Sempre le aziende di Pechino si sono aggiudicate l'appalto per l'autostrada tra Annaba e Tlemcen (6,2 miliardi di dollari), quello per la costruzione di 700 abitazioni a Massinissa e quello per la maxidiga di El Tarf. Poi ci sono i contratti minerari. E quelli per le telecomunicazioni: la Zte, per esempio, ha firmato in Libia un accordo per la realizzazione della prima rete Wimax in Africa, mentre Huawei fornisce la tecnologia all'operatore Maroc Telecom.In Egitto, la Cina ha investito nel comparto tessile,oltre ai 3 miliardi di dollari spesi per sviluppare la zona economica speciale nei pressi del canale di Suez. Ma le coste del Nordafrica sono anche una base da cui Pechino può partire alla conquista dei più evoluti mercati dell'Europa, sostiene Lafargue: aziende come Haier o Lenovo, ad esempio, testano i loro prodotti in queste aree per migliorare gli standard di qualità e sicurezza e renderli così adatti ai consumatori del Vecchio continente. micaela.cappellini@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA www.iemed.org/anuari Per scaricare lo studio BUDGET DI SPESA Dal Marocco all'Egitto, prodotti a basso costo per i portafogli dell'area Haier e Lenovo: regione test per sbarcare in Europa

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Corporate Korea spaventa Tokyo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-14 - pag: 24 autore: LETTERA DA SEUL Corporate Korea spaventa Tokyo di Stefano Carrer I l Nord perché rafforza la minaccia militare, il Sud perché guadagna quote sui mercati internazionali dei prodotti industriali: a Tokyo è tempo di paure per la Corea. Nel primo caso, a preoccupare è la dimostrazione dei progressi di Pyongyang in termini di tecnologia missilistica; nel secondo, sono le implicazioni strategiche sul piano economico di due potenziali "bombe": la debolezza valutaria di Seul e i suoi futuri accordi di Free trade agreement (Fta), con i loro effetti di rafforzamento dei vantaggi competitivi per la "Corporate Korea". Mentre il Giappone registra i peggiori deficit mensili di cui si abbia memoria, ha stupito che a marzo il surplus commerciale sudcoreano abbia toccato il record di 4,6 miliardi di dollari, con una ripresa dei volumi di export per 2,9 miliardi rispetto a febbraio (e con un won a un livello medio di 1.453 sul dollaro rispetto ai 1.000 del 2008). Se l'export giapponese si è dimezzato negli ultimi mesi, il calo dell'export sudcoreano si è limitato al 21,2% a marzo, tra segnali di una stabilizzazione della produzione industriale, che si è ripresa del 6,8% in febbraio,quando il surplus delle partite correnti ha toccato il massimo da 11 anni. Per l'effetto di uno yen che l'anno scorso aveva raddoppiato il suo valore sul won, il turismo coreano in Giappone è crollato, mentre quello nipponico in Corea nei primi due mesi del 2009 è balzato del 64%.D'altra parte, mentre gli investimenti diretti stranieri in Corea nel primo trimestre sono scesi del 38%, quelli giapponesi (specie nell'immobiliare sudcoreano) sono aumentati del 163% a 661 milioni di dollari, balzando al primo posto. Se alcuni analisti finanziari avevano ipotizzato una "crisi finanziaria di marzo" per Seul, in realtà le ultime settimane hanno rasserenato l'orizzonte del Paese, con la comparsa di vari indicazioni positive: dalla fiducia delle imprese ai surplus, dal recupero della Borsa ai segnali di "stabilizzazione" valutaria. Ma proprio il won sembra essere stato tra i responsabili della decisione della Sharp di cambiare strategia industriale: di fronte all'aggressività della rivale Samsung, il gruppo di Osaka ha annunciato che produrrà pannelli per schermi liquidi all'estero con partner locali (a partire dalla Cina). Notizia che ha indotto vari commentatori a paventare una nuova fase di de-industrializzazione. A Tokyo, dai palazzi della burocrazia di Kasumigaseki ai piani alti delle aziende, un piccolo sospiro di sollievo è stato tirato per il recente parallelo recupero del won e dello yen sul dollaro, anche perché - a margine del G-20 di Londra - l'incontro tra il ministro del Commercio sudcoreano Kim Joong-hoon e la collega europea Catherine Ashton si è concluso con una fumata nera: niente annuncio dell'Fta, in quanto la Ue rifiuta ancora la richiesta di Seul di accettare i duty drawbacks, ossia i rimborsi delle tariffe all'import di materiali utilizzati nel prodotto finito esportato. «Sul piano tecnico le trattative sono finite – sottolinea Raffaele Quarto, responsabile commerciale Ue a Seul – Lo scoglio ora è solo politico: la palla è passata nel campo ministeriale». Per la Ue è anche una questione di principio, visto che negli Fta in corso con Cile e Messico la soluzione non è contemplata, ma non è un mistero che vari Paesi Ue non siano entusiasti all'idea di eliminare le tariffe sulle auto made in Seul. Alcuni dirigenti della Keidanren (la Confindustria giapponese) hanno manifestato una certa paranoia verso un Fta Corea-Ue, il cui annuncio contribuirebbe ad accelerare la ratifica dell'Fta Corea-Usa: la visione di uno svantaggio competitivo permanente rispetto a Seul- al di là del fattore valutario - con i due megablocchi economici avanzati non fa dormire sonni tranquilli. Al ministero del Commercio, del resto, traspare un certo disappunto per quello che viene percepito come un sostanziale disinteresse della Ue verso un Fta con il Giappone. stefano.carrer@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA Seul fra le grandi. Il quartier generale della Korea Exchange Bank a Seul. Anche il Giappone teme il rivale asiatico, per via dei vantaggi competitivi che il Sistema Paese Sudcorea oggi è in grado di mettere in campo SURPLUS COMMERCIALE Giappone in allarme per la competitività valutaria del vicino e per le sue future intese di libero scambio

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Sui prezzi pesa il calo dei consumi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-14 - pag: 40 autore: Petrolio. L'Agenzia internazionale dell'Energia riduce la stima sulla domanda a 83,4 milioni di barili al giorno Sui prezzi pesa il calo dei consumi Scorte commerciali nei Paesi sviluppati pari a 61,6 giorni di richiesta Roberto Capezzuoli L'Agenzia internazionale dell'Energia, che rappresenta gli interessi dei Paesi dell'Ocse, ha nuovamente tagliato le sue valutazioni sui consumi mondiali di petrolio e probabilmente l'esempio sarà seguito oggi dall'Opec e domani dal Dipartimento statunitense dell'Energia. Il rapporto Aie è stato diffuso venerdì, quando i mercati erano chiusi per il lungo ponte di Pasqua, e la reazione ieri è risultata monca, perché gli scambi sul Brent all'Ice di Londra erano solo quelli effettuati sulla piattaforma computerizzata. Però nelle battute iniziali il West Texas al Nymex ha accusato il colpo e il contratto per consegna maggio è sceso in caduta libera fino a cedere addirittura il 6,5% e scivolare sotto quota 49 dollari al barile. In serata il mercato ha limitato le perdite e si è riportato sopra i 50 dollari, dando credito a diversi elementi rialzisti, tra cui soprattutto il forte aumento delle importazioni cinesi di greggio in marzo e le indicazioni secondo cui il miglioramento dell'economia mondiale, e quindi dei consumi, sarebbe sempre più vicino. Al momento tuttavia, nel settore del petrolio, a farla da padrone sono le cifre negative. L'Aie stima che la domanda mondiale quest'anno risulterà inferiore di 2,4 milioni di barili al giorno (mbg) rispetto al 2008. Una contrazione di dimensioni che non si vedevano dall'inizio degli anni 80 e che condurranno il valore medio a 83,4 mbg. In marzo la flessione era indicata a 1,25 mbg e in febbraio a solo un milione di barili. L'Agenzia dell'Ocse non sottolinea soltanto i consumi calanti: gli stock commerciali di petrolio nei Paesi sviluppati sono calcolati pari a 61,6 giorni di richiesta, il massimo dal '93, quasi 10 giorni in più di quello che è ritenuto dall'Organizzazione dei Paesi esportatori di greggio come il livello più equilibrato. Per qualche Paese Opec potrebbe essere opportuno dare un altro taglio alla produzione, dopo il calo teorico di 4,2 mbg adottato complessivamente negli ultimi sei- sette mesi. Ad affermarlo è il governatore iraniano Mohammad Ali Khatibi, mentre per il ministro del Qatar, Abdullah al-Attiyah, gli attuali prezzi sconsigliano una decisione che è da considerare quanto meno «prematura». In effetti le quotazioni, sia quelle espresse in dollari, sia quelle in euro, superano ancora del 42-48% i minimi del febbraio scorso, pur in un mercato decisamente depresso. «Questo periodo – ha ammesso David Fyfe, capo della divisione oil and market dell'Aie – è dominato da un eccezionale collasso della domanda » e ci vorrà tempo perché i tagli dell'Opec riscano a ridare equilibrio al settore. Negli Stati Uniti all'inizio di aprile era stata segnalata la continua flessione della domanda di jet fuel, il kerosene usato dalle linee aeree. I suoi consumi sono indicati in calo per il quarto anno consecutivo. E anche la richiesta di benzina non aumenta più. «è la fine di un'era», scrive il Wall Street Journal: si viaggia meno e si fa più attenzione ai consumi. L'Opec è avvisata. © RIPRODUZIONE RISERVATA A SVETTARE è PECHINO Tra gli elementi di sostegno c'è il dato secondo cui la Cina il mese scorso avrebbe aumentato nettamente le importazioni

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Nucleare. La Corea del Nord riapre gli impianti e sospende i negoziati (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Nucleare. La Corea del Nord riapre gli impianti e sospende i negoziati 15-04-2009 TOKYO. La Corea del Nord ha respinto ieri al mittente "l'ingiusta azione" di condanna dell'Onu di lunedì sul lancio del suo missile-satellite del 5 aprile scorso e ha lanciato un pesante contrattacco. A poche ore dalla dichiarazione approvata all'unanimità dai 15 del Consiglio di Sicurezza, il regime comunista ha definito "inutili e non più necessari" i negoziati a Sei sul processo di abbandono dei programmi nucleari e ha annunciato l'intenzione di riaprire gli impianti di trattamento del plutonio e di riprendere i suoi programmi atomici. Dura la risposta nella serata degli Stati Uniti, che con Giappone, Russia, Cina e le due Coree partecipano da anni al negoziato a sei per la chiusura del controverso programma nucleare di Pyongyang. "Chiediamo alla Corea del Nord di mettere fine alle sue minacce provocatorie e a rispettare la volontà della comunità internazionale onorando i suoi impegni e le sue obbligazioni internazionali - ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs - La minaccia della Corea del Nord di ritirarsi dalle trattative a sei e di riprendere il suio programma di armamento nucleare è un passo che va nella direzione sbagliata". A dispetto di ogni monito, Pyongyang ha dato subito attuazione alle minacce e l'Agenzia internazionale dell'Onu per l'enertgia atomica (Aiea) ha reso noto stasera che i suoi ispettori presenti nel paese hanno ricevuto l'ordine di fare immediatamente le valigie e partire al più presto. La dura presa di posizione di Pyongyang è contenuta in un comunicato del ministero degli Esteri, diffuso dall'agenzia di stampa del regime, la Kcna. Si sottolinea il carattere inusuale del Consiglio di Sicurezza che mai ha preso "iniziative sul lancio di satelliti" e che "viola arbitrariamente la sovranità della Repubblica popolare democratica di Corea e danneggia gravemente la dignità del popolo coreano". In secondo luogo, "non vi è alcun bisogno di tenere i colloqui a Sei", che si sono trasformati, rileva Pyongyang, "in una piattaforma per violare" la propria sovranità e "per cercare di costringere la Corea del Nord a disarmare se stessa". Infine, il regime assicura che intende "accrescere il suo deterrente nucleare per l'autodifesa in ogni modo", attraverso il ripristino "al loro stato originale degli impianti nucleari che erano stati disattivati (la struttura di Yongbyon, ndr) in base agli accordi dei colloqui a Sei", rimettendoli in funzione e attivando il riprocessamento del combustibile esausto. La Russia ha espresso subito dispiacere invitando "la Corea del Nord a rispettare la risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza e le condizioni della dichiarazione" dei Sei del 19 settembre 2005, e ha invitato Pyongyang a "tornare al tavolo per denuclearizzare la penisola coreana e per trovare mezzi pacifici a garantire la sicurezza nell'Asia nordorientale". La Cina, da parte sua, ha rilevato come i colloqui a Sei "siano stati utili nel promuovere la fiducia". Per il portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu, i partecipanti dovrebbero "mantenere la calma e continuare a parlare" per arrivare alla ripresa dei colloqui interrotti dall'anno scorso. Il Giappone ha chiesto di ripartire "subito" dal tavolo a Sei. "La nostra linea - ha riferito il ministero degli Esteri - é improntata al rispetto delle risoluzioni dell'Onu", mentre il capo di gabinetto, Takeo Kawamura, ha detto che l'esecutivo ha "fortemente" invitato la Corea del Nord a riprendere la via del disarmo nucleare. Seul,infine, ha assicurato che "reagirà in maniera calma" alle ultime sfide verso la comunità internazionale della Corea del Nord, ma ha rimarcato la risposta "insolitamente dura" di Pyongyang, "ben più decisa del previsto". Intanto, il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha definito ieri "non necessaria" l'espulsione degli ispettori internazionali decisa dalla Corea del Nord. "La consideriamo una risposta non necessaria alla legittima dichiarazione di preoccupazione emessa dal Consiglio di Sicurezza", ha detto Hillary Clinton a Washington. "Ovviamente - ha affermato ancora - speriamo che ci sia l'opportunità di discutere di tutto questo non solo con i nostri partner e alleati ma anche con i nord coreani".

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"sono solo criminali comuni e non sanno neanche navigare" - leonetta bentivoglio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 15 - Esteri L´intervista "Sono solo criminali comuni e non sanno neanche navigare" "Nel Settecento la pirateria nasceva come ribellione a forme di tirannia" "Sono marinai improvvisati a caccia di prede facili in acque che conoscono" LEONETTA BENTIVOGLIO «La nuova pirateria? Non è che un modo aggressivo di rubare, una maniera violenta e illegale di far soldi», sostiene lo scrittore svedese BjÖrn Larsson, navigatore appassionato, grande esperto di pirati leggendari e autore di libri di successo come Il Cerchio Celtico e La vera storia del pirata Long John Silver, romanzo edito in Italia da Iperborea e dedicato alle avventure di uno dei personaggi creati da Stevenson per L´isola del tesoro. «I cosiddetti pirati che infestano i mari del nostro tempo», prosegue Larsson, «non hanno nulla in comune con i loro antenati "classici": c´è una distanza sostanziale enorme tra il fenomeno attuale e la stagione aurea della pirateria, durata poco più di un ventennio, dal 1715 al 1740». Può chiarire questa differenza? «Quelli di oggi sono criminali comuni, bande di mafiosi pronti a tutto, marinai improvvisati a caccia di prede facili in acque che conoscono bene. Gente di terra che attacca gente che si sposta per mare: s´avventano sul bottino, rapiscono o uccidono e se ne tornano a casa. Invece i pirati "classici" sul mare ci vivevano: erano autentici marinai, divenuti ribelli per sfuggire alla sopraffazioni schiavistiche che subivano su certe navi. La pirateria nasceva spesso come rivolta al dominio tirannico di un capitano. E i pirati, nelle proprie ciurme, tendevano a non accogliere criminali, ma a servirsi di veri e propri marinai. Tanto che all´epoca circolava un detto: è più facile fare di un marinaio un pirata che fare di un criminale un marinaio. Ciò che contava insomma, era poter disporre di individui con una genuina esperienza di navigazione; addestrarli al latrocinio era più semplice e comunque secondario. Non è questo il caso dei bucanieri odierni che si muovono al largo delle coste della Somalia per sequestrare i cargo a colpi di armi automatiche e di lanciagranate». Eppure c´è chi attribuisce alla nuova pirateria una sorta di motore ideologico, come se esprimesse una forma di terrorismo anti-occidentale. «Non sono d´accordo. Non c´è niente di ideologico o politico nel modo di agire di questi aggressori spinti dalla fame e dal bisogno, e provenienti da paesi poverissimi come la Nigeria e la Somalia, dove la pirateria può trasformarsi in mezzo di sostentamento. Col mare hanno poco a che fare, e la navigazione l´hanno imparata per necessità. Lo dimostra con chiarezza anche un bel libro-inchiesta che sarà pubblicato tra poco da Longanesi: Nei mari dei pirati, del giornalista e docente universitario di diritto della navigazione Nicolò Carnimeo, per il quale ho scritto la prefazione. Da rigoroso analista del fenomeno, Carnimeo ha monitorato centinaia di arrembaggi in varie zone del mondo, dall´Africa ai Caraibi e ai mari della Cina, dove la pirateria viene controllata dalle mafie. Il colmo dell´ironia è che i pirati odierni traggono i loro strumenti di aggressione dalla contemporanea tecnologia occidentale: imbarcazioni più che mai veloci, cellulari, computer, Internet, sistemi satellitari di rilevamento, armi sofisticate... è da noi che comprano tutto ciò che serve per attaccarci». Un pirata somalo intervistato in carcere si è descritto come un misto tra Rambo e Robin Hood: evidentemente, più che ladri, certi nuovi pirati si sentono eroi. «Possibile che non sappiano che Rambo e Robin Hood lottano dalla parte dei "buoni"? Non si può far passare per un Robin Hood un pirata che ammazza ferocemente un bambino di tre anni che viaggiava su una barca a vela francese, com´è accaduto di recente».

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dalla cina alle banche, caccia alla fiducia - luca iezzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Economia Dalla Cina alle banche, caccia alla fiducia Container, vendite auto, Pil: così gli esperti cercano i segni della ripresa LUCA IEZZI ROMA - Decine d´indizi, nessuna prova. C´è un filo sottile di ottimismo che lega i dati sul Pil cinese, le vendite auto in Europa, il bilancio trimestrale di Goldman Sachs e un´altra manciata di indicatori meno convenzionali: dalla produzione di etichette per vestiti al prezzo del rame, dal costo del trasporto dei container via nave al mercato dei fiori recisi. L´idea, la speranza che la parte peggiore della crisi sia alle spalle prende piede nelle dichiarazioni di manager, economisti e politici. L´ad Fiat Sergio Marchionne dice apertamente: «Il peggio è passato», ma l´avvertenza è d´obbligo: «Una rondine non fa primavera», come ha ammonito il governatore della Banca d´Italia, Mario Draghi, sottolineando che il rallentamento del peggioramento non offre la certezza dell´inizio della ripresa. Tutti guardano alla Cina e all´efficacia del piano da 585 miliardi di dollari per sostenere l´economia. Domani sapremo di quanto è cresciuto il Pil cinese nel primo trimestre 2009: gli economisti si aspettano un +6%, il governo di Pechino potrebbe stupire in positivo. Il primo ministro Wen Jiabao ha assicurato un +8% entro la fine dell´anno. Se la "fabbrica del mondo" non si ferma tutto il sistema economico riprende: è proprio la richiesta di rame della Cina a portare l´indice americano Dow sui metalli semiconduttori a riprendere il 40% in un anno. Nel Vecchio continente, nelle stesse ore, ci si accontenterebbe di molto meno: una riduzione del 7-8% delle vendite di auto, indicherebbe che gli incentivi voluti dai governi hanno funzionato. Nell´epicentro della crisi, il sistema bancario statunitense, la speranza l´ha accesa Goldman Sachs: 1,81 miliardi di profitti e un aumento di capitale da 5 miliardi per restituire i soldi ricevuti dallo Stato americano. Se anche Bank of America e Citigroup dovessero confermare la solidità di Goldman, e di conseguenza la minor dipendenza dai soldi pubblici, la fine del tunnel sarebbe davvero più vicina. Lontano da questi grandi aggregati gli economisti s´improvvisano rabdomanti per individuare quei "segnali anticipatori". La ripresa dei consumi elettrici, e persino la produzione dei rifiuti, sono considerate più affidabili del rimbalzo del 25% tentato dal Dow Jones nell´ultimo mese. In Francia si guarda alla crescita degli ordinativi per le fabbriche tunisine che producono le etichette dei marchi della moda parigina, in Olanda ritorna a "fiorire" il mercato delle rose. A Londra invece sono tutti al capezzale del Baltic dry index che rappresenta il costo del trasporto merci via nave: nel 2008 era a 12 mila, se ora si confermasse sopra ai 2500 sarebbe più di una rondine.

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1 I reportage Nel luglio 2005 sono partita per la Cina per indagare sulle donne scomparse. Lì... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

1 I reportage Nel luglio 2005 sono partita per la Cina per indagare sulle donne scomparse. Lì mi sono accorta del ritorno delle concubine. A Parigi ho seguito la rivolta nelle banlieue e la campagna di Ségolène Royal. Pubblico per Le Figaro, Paris Match, L'Express. 2 Le concubine Torna alla ribalta una figura scomparsa nel 1949. Sono soprattutto ragazze di Shenzhen, nell'area più povera della Cina, che scelgono di farsi mantenere da un uomo per sfuggire alla povertà. Una contadina guadagna 30 euro, una concubina fino a 7mila. 3 La mostra L'esposizione fotografica al Festival del Giornalismo Internazionale di Perugia documenta la storia di tre donne: Dazhu, Nanhua e Xian Mengfei. L'affitto delle case è pagato dall'amante, spesso anziano. Durante la giornata fanno cure di bellezza per mantenere la posizione di «seconda donna». 4 La prostituzione Il concubinato, per molte, è un punto d'arrivo. Cominciano come entraineuse nei locali di Hong Kong. Con la speranza di passare dalle mani di tanti uomini a uno solo. 5 La foto simbolo Una ragazza in vestaglia gioca a golf sul parquet del suo lussuoso appartamento. Intorno: pelouche, scaffali vuoti e solitudine. FEDERICA FANTOZZI ffantozzi@unita.it 5 risposte da Axelle De Russè Fotoreporter francese, 28 anni

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accordo fra kme group e metalbuyer raccolta rottami: affare d'oro anti-crisi - patrizia capua (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Napoli La società del finanziere Vincenzo Manes, leader nella trasformazione del rame, investe a Napoli Accordo fra Kme Group e Metalbuyer raccolta rottami: affare d´oro anti-crisi Unico punto di riferimento nel Sud del Mediterraneo in sinergia con la società partenopea Un giro da un miliardo di euro Tratterà anche l´alluminio e altri rifiuti speciali PATRIZIA CAPUA Rame per affari d´oro. In tempi di crisi, da Napoli una notizia positiva. La Kme Group società quotata in Borsa che fa capo al finanziere Vincenzo Manes, uno dei leader europei nella trasformazione del rame, ha scelto Napoli come punto di approvvigionamento per il Sud del Mediterraneo in sinergia con la napoletana Metalbuyer per entrare nell´attività commerciale di recupero e riciclo dei metalli, e reagire così alla crisi che ha colpito il settore. Kme ha acquistato il 30 per cento del capitale della società partenopea, per 1,5 milioni di euro, e annuncia di voler raggiungere il 51 per cento entro i prossimi tre anni. L´operazione di "integrazione verticale", si è realizzata attraverso la Kme Recycle spa. Da qui si parte per creare un network europeo di società commerciali controllato da Kme che, secondo Manes, nel medio periodo potrà realizzare un giro d´affari intorno a un miliardo di euro. Metalbuyer spa, presieduta dal commercialista Roberto Pascucci, a cui fa capo un pool di professionisti, si occupa di recupero e commercio di rottami non ferrosi e nasce nel 2006 dalle spoglie della Smi della famiglia Orlando. Un Orlando, Salvatore, è presidente di Kme. Rame, alluminio, e altro, rifiuti "molto speciali": nel 2007 Metalbuyer ha toccato i 120 milioni di fatturato, nel 2008 il bilancio, per colpa della crisi, è calato a 90 milioni. Nel cda come consiglieri ci sono Riccardo Pascucci e un avvocato, Silvio Fulgeri. Dice Pascucci: «Un´operazione del genere, per dimensioni e perché ci sono imprenditori napoletani, è assai rara. Il napoletano è pigro e poco incline ad alleanze o a credere in attività di merchant bancking. Gli imprenditori artefici di questa iniziativa sono ex dirigenti di aziende che in nome della privacy per ora vogliono restare nell´ombra. Il capitale appartiene a Servizi Italia, del gruppo Bnl». Kme è a Firenze e conta 18 stabilimenti in Italia e all´estero, di cui uno in Cina. A metà del 2008 il valore dei metalli trattati, quotati al London metal exchange, è crollato, è stata la Cina poi a rianimare il mercato. Manes vuole portare sul mercato prodotti a valore aggiunto sempre più alto come il tetto solare in rame. «Il recupero del rottame può diventare la miniera del domani» ha dichiarato. Metalbuyer è stata la prima società a finalizzare l´accordo come fornitrice di Kme attraverso un´operazione di scorporo e la nascita di una newco di cui presidente è lo stesso Pascucci. Nella sede di via Toledo, ci sono orologi sincronizzati con l´ora di cinque capitali del mondo: New York, Roma, Londra, Tokyo e Mosca. Gestisce un deposito di 1500 metri quadri ad Acerra, in via Pantano. «è tutto un problema di esperienza. Quella dei venditori di rottame è un´attività sempre esistita - spiega il presidente - il Sud ne aveva un forte tessuto e lo ha tuttora, ma in passato la raccolta e la vendita avvenivano a livelli più bassi e in maniera più frazionata». Il nuovo magazzino di Serravalle Scrivia, alle porte di Alessandria, è stato ceduto in affitto a Metalbuyer che avrà una presenza logistica anche al nord per sviluppare la propria attività, con l´obiettivo di ampliare il portafoglio clienti nonché la gamma dei prodotti.

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la sfida di pyongyang "rilanciamo il nucleare" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 17 - Esteri La crisi La sfida di Pyongyang "Rilanciamo il nucleare" La Corea del Nord reagisce alla condanna dei test missilistici da parte dell´Onu: "Via subito tutti gli ispettori dell´Aiea" TOKYO - La Corea del Nord interrompe ogni forma di cooperazione sul nucleare e intima agli ispettori dell´Agenzia internazionale per l´energia atomica (Aiea) di lasciare il Paese al più presto. L´annuncio di Pyongyang arriva poco dopo la decisione di abbandonare il tavolo dei colloqui a sei sul nucleare e di riattivare gli impianti in risposta alla condanna di lunedì da parte del Consiglio di sicurezza dell´Onu per il test missilistico compiuto il 5 aprile scorso. «E´ stata chiesta - ha detto un portavoce dell´Aiea - la rimozione di tutte le apparecchiature di sorveglianza e monitoraggio, e gli ispettori non avranno accesso alle infrastrutture. Verranno riattivate - ha aggiunto - tutte le sue installazioni nucleari e di riprocessamento delle barre di combustibile usato». Giappone, Russia, Corea del Sud e Cina hanno espresso preoccupazione e l´auspicio che il dittatore nordcoreano Kim Jong-Il torni sui suoi passi. Mentre l´amministrazione Obama alza i toni nei confronti della Corea del Nord. Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, nel consueto briefing quotidiano ha invitato Pyongyang a «cessare le sue minacce provocatorie» e «a rispettare la volontà della comunità internazionale».

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"un passo avanti c'è stato ma ancora non basta" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 18 - Esteri Gioia e cautela tra gli esuli di Miami: c´è molto altro da fare "Un passo avanti c´è stato ma ancora non basta" «Andremo avanti», dice Joe Garcia, leader democratico della comunità cubana di Miami. «Obama ha mantenuto le sue promesse elettorali ma ci sono altre cose che possiamo fare per costringere il regime a qualche significativa apertura». Garcia è entusiasta perché l´abolizione delle restrizione sui viaggi e le rimesse in dollari è stata accolta bene nella comunità cubana, quel milione di esiliati - in po´ politici, un po´ economici - che vive nell´altra Cuba, quella ricca e opulenta degli States. I vecchi esuli, la prima generazione e forse anche la seconda generazione, mugugnano. Anzi, molti sono proprio arrabbiati perché - dicono - «così si foraggia il regime, lo si alimenta». Ma tutti quelli arrivati dopo il 1990 e che hanno ancora la mamma e i fratelli all´Avana festeggiano. Potranno mandare dollari senza pagare i "corrieri" messicani e andare sull´isola a riabbracciare i parenti e a sperperare i guadagni ogni volta che vorranno. Il che non è poco per ex disperati che hanno affrontato le novanta miglia dello Stretto a caccia di benessere e di futuro. Molto più misurato e cauto è Jaime Suchlicki, direttore dell´istituto di studi cubani dell´Università della Florida. «Quello che accadrà nei prossimi mesi tra Stati Uniti e Cuba - dice - dipende dalla necessità che avranno i fratelli Castro di raggiungere un accordo con Washington». Se le condizioni all´interno dell´isola saranno difficili, se ci saranno rischi evidenti di rivolte per la crisi economica e per la fame - ragiona Suchlicki -, allora questa apertura del nuovo presidente americano avrà effetti. Altrimenti i tempi saranno ancora lunghi, quella cubana è una dittatura fossilizzata. «Ed io non credo - insiste - che Raul e Fidel abbiano così tanto bisogno di far la pace con l´America. Almeno per adesso. Hanno Chavez che garantisce il petrolio gratis, hanno la Cina che compra il nichel ed hanno anche l´appoggio e la simpatia di molti governanti dei paesi latino americani». E dunque, afferma Suchlicki, «non credo che abbiano fretta». L´altra variabile il professore tende ad escluderla: «Che Obama toglie l´embargo senza avere nulla in cambio? No, non ci credo. Non può riconoscere il regime così com´è. Cuba non è mica la Cina». Nonostante le cautele di Suchlicki e degli altri studiosi che hanno vissuto negli anni tutte le oscillazioni della politica americana verso Cuba e viceversa, i più ottimisti a Miami credono che lo scenario stia davvero cambiando. E che Obama potrebbe sfruttare politicamente un altro dettaglio. Fidel è un monarca bianco, lui è un presidente nero che promette a tutti i mulatti di Cuba - la maggioranza - un futuro migliore. Se sull´isola prendesse corpo questo "mood" potrebbe anche essere per Castro annuncio di guai. Per ora, come dice Joe Garcia, i democratici hanno scelto di aiutare le famiglie da una parte e dall´altra dello Stretto. Il resto, si vedrà.

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- (segue dalla copertina) timothy garton ash (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Esteri Ma il modello cinese è un mix tra confucianesimo leninismo, taoismo, consumismo occidentale e socialismo Verrà anche girato un film. Il protagonista sarà Chow Yun-Fat, il duro di tante pellicole di gangster di Hong Kong (SEGUE DALLA COPERTINA) TIMOTHY GARTON ASH Il campus della prestigiosa Università Tsinghua di Beijing un tempo ospitava una statua del presidente Mao. Oggi vi troneggia Confucio. Una casa di produzione statale finanzierà un film su Confucio. Il Saggio sarà interpretato da Chow Yun-Fat, il duro di tanti film di gangster di Hong Kong. Esistono inoltre scuole private esplicitamente ispirate al confucianesimo. Questo ritorno di Confucio ha una valenza sia privata che pubblica, tanto sociale che di partito. «Disse il saggio: l´armonia è un bene da tener caro», rimarcò il presidente Hu Jintao nel febbraio 2005, facendosi promotore dell´obiettivo proclamato del partito comunista di perseguire l´armonia nella società e nel mondo. «Da Confucio a Sun Yat-sen», dichiarò il premier Wen Jiaobao qualche anno dopo , «La cultura tradizionale della nazione cinese vanta numerosi elementi preziosi», tra cui citava «spirito comunitario, armonia tra diverse concezioni e condivisione del mondo comune». In un saggio sul nuovo confucianesimo cinese il politologo Daniel A. Bell ironizza sul fatto che il Partito Comunista Cinese (PCC) potrebbe un giorno essere ribattezzato Partito Confuciano Cinese. In occasione di una mostra allestita nel più grande tempio confuciano di Pechino, è stata esposto un tabellone su cui erano evidenziate le sedi dell´Istituto Confucio nel mondo. L´Istituto Confucio è l´equivalente cinese, relativamente recente, del Goethe Institute tedesco e del British Council britannico. Attualmente le varie sedi estere si dedicano soprattutto all´insegnamento della lingua cinese, ma il messaggio esplicito della mostra è che il mondo potrebbe trarre vantaggio da una miglior conoscenza del pensiero di Confucio. Si può dare di questa rinascenza del confucianesimo una lettura semplicistica, o più interessante. La lettura semplicistica sta nel cercare nel confucianesimo la chiave per comprendere la società, la politica e persino la politica estera della Cina di oggi. Si tratta di un esempio di Huntingtonismo volgare, come l´ho definito, ossia una versione di basso livello del determinismo culturale presente nella teoria dello Scontro di civiltà di Samuel Huntington. I cinesi sono confuciani per cui si comporteranno così� Tanto per cominciare esistono molte versioni contrastanti di confucianesimo. Bell individua un confucianesimo progressista, un confucianesimo ufficiale o conservatore, un confucianesimo di sinistra e un confucianesimo popolare non politicizzato (la zuppa di pollo di Yu Dan). Cosa ancor più importante il confucianesimo è solo uno degli ingredienti dell´eclettico mix che contraddistingue la Cina di oggi. Molte caratteristiche della società e del sistema politico cinese possono essere definite senza riferimento alcuno al confucianesimo, e certe farebbero rivoltare il Saggio nella tomba. Accanto al confucianesimo si distinguono elementi di leninismo, capitalismo, taoismo, consumismo occidentale, socialismo, il legalismo di tradizione imperiale cinese e altri ancora. E´ proprio questo mix che identifica il modello cinese, peraltro non ancora pienamente compiuto. Perché la Cina resta un paese in via di sviluppo in ogni senso del termine. Sapremo con precisione qual è il modello cinese quando avrà raggiunto un grado superiore di sviluppo. Nel frattempo, dovendo dare un´etichetta alla Cina di oggi il confezionismo sarebbe un miglior candidato rispetto al confucianesimo. Il segreto sta nella confezione. Ne consegue che è un grave errore concepire la conversazione politica e intellettuale con la Cina come "dialogo tra civiltà". In questa accezione noi occidentali mettiamo in tavola i nostri cosiddetti "valori occidentali" , i cinesi i loro cosiddetti "valori cinesi" e poi si vede quali pezzi corrispondono e quali no. Sciocchezze. Non esiste una civiltà occidentale o cinese pura, incontaminata, a parte. Da secoli tutti ci mescoliamo e soprattutto negli ultimi due. La purezza culturale è un ossimoro. è vero, il confucianesimo è più importante del cattolicesimo in Cina, e il cattolicesimo è più importante del confucianesimo in California, ma in oriente c´è più occidente e in occidente più oriente di quanto in genere si immagini. Inoltre già 2500 anni fa, quando la Cina e l´Europa erano davvero due mondi separati, certe tematiche affrontate da Confucio erano le stesse di Platone e Sofocle , perché sono tematiche universali. Non sono questioni "orientali" o "occidentali", sono questioni umane. L´approccio interessante al confucianesimo da parte occidentale - nell´ambito di un dialogo che gli istituti Confucio farebbeno bene a sostenere - è del tutto diverso. Parte da una tesi semplice: Confucio era un grande pensatore che ancora oggi ha qualcosa da insegnarci. Nel corso di duemila anni e più numerose scuole hanno reinterpretato il pensiero di Confucio nelle varie epoche ma non solo, hanno anche aggiunto farina del loro sacco. Dovremmo leggere Confucio, e queste interpretazioni come leggiamo Platone, Gesù , Buddha o Charles Darwin, e tutti i loro interpreti. Non si tratta di un dialogo tra civiltà, bensì di un dialogo interno alla civiltà. La civiltà umana , vale a dire, ciò che ci rende migliori delle bestie. Per condurre questo dialogo la maggior parte di noi dipende dai traduttori. Qui a Pechino ho riletto la traduzione di Simon Leys dei "Detti di Confucio" con le note dense di robusti riferimenti ad autori occidentali (il gentiluomo colto di Confucio paragonato all´ honnete homme di Pascal e così via). Grazie a Leys, trovo i Detti infinitamente più accessibili, godibili e gratificanti rispetto al testo principale di un´altra tradizione culturale con cui noi europei dobbiamo confrontarci: il Corano. Ovviamente certi passaggi sono oscuri e anacronistici , mentre altri - che esaltano il governo degli uomini invece del governo del diritto, ad esempio - si pongono in forte contrasto con il liberalismo contemporaneo. Ma molti dei detti attribuiti a Confucio emanano un umanesimo laico di grande attualità. Preferisco la formulazione confuciana della regola d´oro della reciprocità - «Non imporre agli altri quello che tu stesso non desideri» - a quella cristiana. Qual è il compito del governo? «Dare la felicità alla gente del luogo e attrarre migranti da lontano». Come servire al meglio il nostro capo politico? «Ditegli la verità, anche se lo offende». E la massima migliore: «Si può privare un esercito del suo comandante in capo, ma non si può privare il più umile degli uomini della sua libera volontà». Ma se queste sono riflessioni familiari in un contesto inconsueto, i detti di Confucio contengono anche accenti del tutto particolari, ad esempio esaltano una sorta di responsabilità familiare allargata alle generazioni sia passate che future. Non è una cattiva idea questa, oggi che violentiamo il pianeta lasciatoci in eredità dai nostri avi. Qualche mese fa uno dei sottosegretari britannici all´istruzione si è attirato qualche frecciata satirica per aver dichiarato che agli scolari inglesi non farebbe male studiare Confucio. Non potremmo farlo tutti? Non solo impareremmo qualcosa dei cinesi, ma anche qualcosa di noi stessi. www.timothygartonash.com Traduzione di Emilia Benghi

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maestro kung e la rivincita sui comunisti - (segue dalla copertina) dal nostro corrispondente (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Esteri Il paese ritrova la autostima e il suo filosofo guida Maestro Kung e la rivincita sui comunisti (SEGUE DALLA COPERTINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE federico rampini Kong Fuzi (Maestro Kung, latinizzato in Confucio dal gesuita Matteo Ricci) è al centro di una riabilitazione orchestrata nei minimi dettagli. Il segnale più potente è la proliferazione degli Istituti Confucio nel mondo, promossi dal governo di Pechino per diffondere lo studio del mandarino. La scelta del nome è rivelatrice di un ribaltamento clamoroso. Negli anni del maoismo Confucio fu messo al bando come un pensatore reazionario, simbolo dell´epoca imperiale. L´odio per Confucio non era una prerogativa dei soli comunisti, univa le élite progressiste nella Cina del Novecento. Ma quel secolo fu segnato dai complessi d´inferiorità; l´Occidente era il modello per ogni progetto modernizzatore. Il rilancio del confucianesimo coincide con una nuova autostima, spiega lo storico cinese Wang Gungwu della National University di Singapore. Wang descrive l´attuale rafforzamento della Cina come la quarta ascesa in duemila anni di storia, dopo l´unificazione imperiale (terzo secolo prima di Cristo), il consolidamento avvenuto nel VII e VIII secolo dopo Cristo in risposta alla minaccia di invasioni dall´Asia centrale, e infine l´espansione iniziata nel XIV secolo e culminata 400 anni dopo sotto la dinastia mancese dei Qing. Ma la "quarta ascesa", quella attuale, è la prima che proietta l´influenza cinese sul mondo intero. Il ribaltamento di prospettiva è profondo, secondo Wang. Negli anni precedenti erano europei e americani a mettere sotto pressione i cinesi perché passassero degli esami: «L´Occidente si attendeva dalla Cina ulteriori progressi nell´uniformarsi alle regole che considerava le più adatte per garantire il futuro della globalizzazione. Ora la Cina ha acquistato una nuova coscienza di sé, e rimette in discussione la validità delle pretese occidentali. La profondità della crisi economica ha scardinato la credibilità dell´Occidente come portatore di soluzioni per lo sviluppo mondiale». Oggi è Confucio il pensatore più citato dai leader di Pechino quando noi occidentali invochiamo la necessità di riforme democratiche in Cina. A differenza che ai tempi di Mao, non è più di moda ribatterci che la nostra è una democrazia borghese, ipocrita e fasulla, che fa velo all´oppressione del proletariato. Oggi si fa ricorso al relativismo etnico-culturale. La Cina è una società segnata dal confucianesimo, dove il gruppo conta più dell´individuo, dove le relazioni sociali sono "organiche", strutturate sull´obbedienza gerarchica e sul perseguimento di obiettivi collettivi. Questo tipo di società asiatica va governata come una famiglia, con il rispetto dell´autorità paterna, e d´altra parte carica sul paterfamilias la responsabilità di garantire il benessere dei propri familiari. I leader di Pechino hanno utilizzato Confucio dapprima in chiave difensiva, contro le "ingerenze" occidentali sui diritti umani. Un esempio è il discorso tenuto da Zhang Weiwei al Marshall Forum a Monaco di Baviera: «Voi occidentali definite la democrazia secondo il principio che ogni cittadino deve avere il diritto al voto, e nel suffragio universale diversi partiti devono competere per l´alternanza al governo. Fino a oggi è impossibile trovare un solo caso di un Paese emergente che sia riuscito a modernizzarsi con successo dopo avere adottato questo modello di democrazia. Che cosa succederebbe oggi in Cina se adottassimo una democrazia del vostro tipo? Ammesso che il Paese non sprofondi nella guerra civile o nella disgregazione, potremmo eleggere un governo di contadini, visto che i contadini sono la stragrande maggioranza della nostra popolazione. Non ho nulla contro di loro, ma è chiaro che non sarebbero capaci di guidarci nella modernizzazione. Negli ultimi trent´anni la Repubblica Popolare ha decuplicato la sua ricchezza economica, ha migliorato le condizioni di vita dei suoi cittadini, mantenendo la stabilità». Ora la rivincita del Maestro Kung fa un passo più avanti: lo trasforma in un pensiero politico da esportare. A tutta l´Asia la Cina si propone come un modello di solidità e di tenuta, mentre l´Occidente sbanda. La decisione di dedicare un film alla vita di Confucio - con la benedizione delle autorità - assegnando il ruolo di protagonista a Chow Yun-Fat, divo dei film di arti marziali e kung-fu, è il segnale più divertente della nuova fase. L´antico teorico della «società armoniosa» adesso mostrerà anche i muscoli.

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- timothy garton ash (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - R2 TIMOTHY GARTON ASH pechino Da bambino la Cina per me era un cinese un po´ buffo, con i baffi lunghi e sottili una tunica di seta ricamata e un cappello a cono di paglia che con uno strano accento esclamava: «Dice il saggio�». In seguito furono le foto in bianco e nero del gruppo di sculture di epoca maoista "Corte per la riscossione della mezzadria" mostratemi con entusiasmo da un insegnante di inglese. Dopo ancora fu la follia ingenuamente travisata della rivoluzione culturale e delle Guardie Rosse. (Ho ancora la copia del libretto di Mao di quando ero studente). Oggi infine è un accademico cinese che ha studiato in America, in abito scuro, che mi dice in un ottimo inglese, «Dice il Saggio�». è risaputo che in Cina è in atto un revival del confucianesimo. Le massime del Saggio, adattate per il vasto pubblico da una docente universitaria cinese attenta alle esigenze della a comunicazione di massa, Yu Dan, ha venduto più di dieci milioni di copie, di cui circa sei milioni, pare, in edizione pirata. Il libro è intitolato "Zuppa di pollo cinese per l´anima". SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE SEGUE A PAGINA 36

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- federico rampini pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - R2 FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Nel ceto medio cinese esplode un fenomeno editoriale, il best-seller intitolato La Cina scontenta. Un libro dai toni sciovinisti, che imputa all´Occidente un bilancio fallimentare. Plebiscitato dalla gioventù cosmopolita di Pechino e Shanghai, il saggio dà sfogo a un risentimento represso, incita i cinesi a liberarsi dei complessi d´inferiorità e a occupare il posto che gli spetta nel mondo. Secondo Wang Xiaodong, uno degli autori, la recessione dimostra che gli Stati Uniti non possono più offrire al mondo una leadership adeguata. «Noi possiamo fare meglio di loro», è la sua conclusione. Era dai tempi di Mao Zedong che non si vedeva una Repubblica Popolare decisa a esportarsi come modello. Ma oggi l´ideologia su cui poggia il neo-espansionismo cinese non è più rivoluzionaria, sovversiva e antagonista. Al posto di Mao c´è Confucio, il filosofo vissuto dal 551 al 479 avanti Cristo, che la classe dirigente cinese rivaluta come il guardiano dell´ordine sociale e della stabilità. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE SEGUE A PAGINA 37

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Crolla la spesa per pubblicità: -6,9% nel 2009 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-15 - pag: 8 autore: NEL MONDO Crolla la spesa per pubblicità: -6,9% nel 2009 La spesa pubblicitaria globale nel 2009 scenderà del 6,9% a 339 miliardi di euro: la stima del centro media ZenithOptimedia segna il calo più brusco degli ultimi 30 anni. Conseguenza diretta - dopo la timida crescita dell'1% del 2008 - della perdurante sfiducia dei consumatori nella ripresa e della riduzione degli investimenti, anche in comunicazione, delle aziende. In dicembre ZenithOptimedia aveva previsto per quest'anno una riduzione dello 0,2 per cento. «Ma- spiegano nella società del gruppo Publicis, il quarto al mondo nella comunicazione - molti mercati che pensavamo avrebbero evidenziato alla peggio una crescita modesta, stanno andando molto male ». Tanto che le previsioni sono peggiori di quelle fatte dai grandi concorrenti mondiali di Publicis: il gruppo Wpp indica un declino del 4,4%; Aegis si aspetta un arretramento del 5,8 per cento. I quotidiani soffriranno più degli altri mezzi di comunicazione e perderanno il 12% della raccolta pubblicitaria. Periodici e radio scenderanno rispettivamente dell'11% e del 10 per cento. In tenuta la televisione (comunque al -5,5%) che «nelle fasi di difficoltà - spiegano gli esperti di ZenithOptimedia - viene preferita per la sua comprovata efficacia». Ancora in aumento invece gli investimenti su internet: +8,6 per cento. Tra i grandi mercati solo Cina e India «manterranno le promesse » e l'Asia nel suo complesso conterrà la contrazione in 3,4 punti percentuali.L'Europa occidentale dovrebbe perdere il 6,7% e l'America del Nord l'8,3 per cento. L.V. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Corsa al greggio, Cina e Shell partner in Iraq (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-15 - pag: 8 autore: LE STRATEGIE DI PECHINO Corsa al greggio, Cina e Shell partner in Iraq Sissi Bellomo La Cina cerca partner "forti" per aggiudicarsi risorse petrolifere all'estero: Royal Dutch Shell nella gara per i giacimenti iracheni,Total –stando alle indiscrezioni – per accrescere i rifornimenti dal Venezuela. La nuova strategia di Pechino, che per attrarre le major fa brillare la promessa di un accesso preferenziale al suo mercato, è ancora allo stadio embrionale, ma raccoglie interesse. Ieri Jeroen van der Veer, ceo di Royal Dutch Shell, ha confermato che sta trattando con «società cinesi» per concorrere insieme all'assegnazione di licenze in Iraq. Per il Wall Street Journal i potenziali partner sono Cnpc e Sinopec, mentre il giacimento è quello di Kirkuk. Secondo il quotidiano Usa, Shell punterebbe ad ottenere in cambio un contratto per il deposito di gas di Jinqiu, nella provincia di Sichuan. Ma il successore designato di van der Veer, l'attuale direttore finanziario Peter Voser, ha indicato che Shell in Cina punta soprattutto «a partecipazioni o asset nella raffinazione»: un settore in cui Pechino si è impegnata ad accrescere la concorrenza ( e la remuneratività). In Cina riserve di gas e mercato dei carburanti fanno gola anche a Total, che starebbe discutendo un accordo a tre con Cnpc e la venezuelana Pdvsa: francesi e cinesi potrebbero allearsi nella gara per le licenze di Carabobo, nel bacino dell'Orinoco. In caso di vittoria, si prevede la costruzione di un upgrader in Venezuela per trattare il petrolio extrapesante. Allo studio anche un contratto di fornitura da 200mila barili al giorno, destinati a una raffineria che Cnpc e Pdvsa avvierebbero nel Guangdong. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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I blitz non sono sufficienti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-15 - pag: 10 autore: Gli esperti: non rappresentano un valido deterrente per i corsari «I blitz non sono sufficienti» Nicol Degli Innocenti LONDRA Questo è il momento della svolta: gli eventi degli ultimi giorni hanno segnato un punto di non ritorno nella lotta ai pirati del Corno d'Africa, secondo alcuni esperti. L'intervento armato di americani e francesi e l'impegno del presidente Obama a sradicare il problema della pirateria potrebbero segnare la fine di un business altamente redditizio che finora è cresciuto quasi indisturbato. «Ci sono stati più morti negli ultimi tre giorni che negli ultimi tre anni», afferma Crispin Cuss dell'Olive Group,una risk consultancy con sede a Londra, riferendosi ai sequestri in mare. «è evidente che i pirati sono più forti, più organizzati, più aggressivi e meglio armati. Quello che è straordinario è che questi rapimenti siano andati avanti per anni senza vittime. Ma ora che i riflettori del mondo sono puntati sul problema non si può più ignorarlo: il ritorno allo status quo ante non è un'opzione possibile». Secondo Stephen Askins, partner dello studio legale specializzato Ince & Co, negli ultimi giorni è cambiata la dinamica di fondo: «Finora era sottinteso che i pirati non sarebbero stati attaccati e non avrebbero fatto del male ai rapiti. Ora c'è stato un cambio di marcia, al quale i pirati hanno reagito stringendo i ranghi e aiutandosi a vicenda contro il "nemico" ». è impossibile prevedere che evoluzione avrà la crisi, ma ci sono segnali incoraggianti, afferma Askins: «Al di là della retorica d'occasione, sembra esserci un nuovo slancio a risolvere la situazione. C'è stato un forte incremento della cooperazione internazionale negli ultimi quattro mesi. Quel che è positivo è che a dimostrare un impegno comune non sono solo Usa e Paesi europei ma anche Russia e Cina». Bisogna resistere alla tentazione di ricorrere alle armi per difendersi, secondo Cuss e Askins: armatori e compagnie di assicurazioni hanno avuto ragione finora a non volere guardie armate a bordo delle navi, perché questo, oltre a complicare ulteriormente il quadro giuridico e assicurativo, porterebbe inevitabilmente a un'escalation non controllabile della violenza. D'altronde i nuovi attacchi delle ultime ore dimostrano che la mano forte non rappresenta un deterrente per i pirati. «Bisogna ricordarsi che i vantaggi superano sempre e comunque i rischi per i pirati, quindi l'unica soluzione duratura è un accordo politico che cambi la situazione in Somalia, iniziando con il riconoscere il Somaliland - spiega Askins. In breve, la soluzione non è in mare, ma sulla terraferma». è improbabile intanto che i corsari mettano in atto le minacce di ritorsioni violente, soprattutto contro americani o francesi. «Non hanno la capacità di distinguere tra francesi o filippini, decidono di attaccare la nave a loro più vicina», spiega Cuss. «I pirati non vogliono la guerra: a loro conviene tornare alla situazione relativamente tranquilla dello scorso anno, quando hanno guadagnato decine di milioni di dollari senza bagni di sangue. Quello che resta da vedere è se la comunità internazionale consentirà loro di continuare indisturbati o dirà finalmente basta». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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In flessione l'offerta di caucciù (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-15 - pag: 46 autore: Gomma naturale. Secondo i dati dell'Anrpc la produzione quest'anno diminuirà del 2,2% In flessione l'offerta di caucciù Il settore pneumatici in Cina però intensifica gli acquisti Roberto Capezzuoli La produzione di caucciù quest'anno non supererà 8,9 milioni di tonnellate, accusando quindi un calo del 2,2%, il peggiore degli ultimi 16 anni. La previsione, pubblicata all'inizio della settimana dall'Associazione dei Paesi produttori di gomma naturale (Anrpc), non ha impedito che ieri le quotazioni della Rss3 a Singapore perdessero il 2%, allontanandosi dai 172 cents per kg toccati lunedì, quando la prima scadenza contrattuale aveva stabilito il massimo degli ultimi 5 mesi. Nemmeno gli acquisti record della Cina hanno offerto sostegno a un mercato che aveva evidentemente già assorbito l'indicazione. In marzo la vendita di automobili cinesi è salita del 10%, a 772.400 unità, e nello stesso mese le imprese locali di trasformazione, produttori di pneumatici in particolare, hanno importato 190mila tonnellate di caucciù, un dato mensile da primato. La flessione dei prezzi è quindi da collegare al timore che livelli troppo alti interrompano la fase positiva dei consumi. La crescita peraltro è circoscritta alla Cina, anche se si sta manifestando interesse all'acquisto da parte di big come Bridgestone e Goodyear per consegne in giugno. L'Europa in realtà rimane dominata dal segno meno. Lo ha confermato Francesco Gori, amministratore delegato di Pirelli, che in una recente intervista al Giornale ha previsto per l'anno in corso un calo del 10% sul mercato europeo degli pneumatici. Il freno ai ribassi, che hanno dominato la scena in tutto il secondo semestre del 2008, è venuto dunque soprattutto grazie ai piani di contenimento della raccolta di lattice. I tre produttori principali, Thailandia, Indonesia e Malaysia, in dicembre hanno varato un progetto per tagliare l'export di 915mila tonnellate, un sesto del totale. Il clima ha fatto il resto, specialmente in Thailandia: infatti i recentissimi disordini nel Paese non hanno coinvolto le piantagioni, ma i prezzi bassi e il clima hanno ridotto la produzione del 13,9% nei primi due mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2008. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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dall'arte due delusioni per benessia - marina paglieri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Torino Dall´arte due delusioni per Benessia Stop alla fusione della Fondazione nella Compagnia e Centro restauro in attivo L´altolà è arrivato dal Ministero Per Venaria è la rivincita di Callieri MARINA PAGLIERI La Prefettura ha bocciato ieri la fusione, ormai da tempo ventilata, della Fondazione per l´arte nella Compagnia di San Paolo. Dietro al parere negativo, la convinzione che si tratti di due entità diverse fra loro e con finalità eterogenee. O meglio, la disciplina normativa relativa al San Paolo non consente di inglobare un ente di natura giuridica diversa. «Ci siamo attenuti a quanto pronunciato dal Ministero dell´Interno, cui avevamo inviato la pratica per ottenere ulteriori conferme» dicono dagli uffici di piazza Castello, dai cui vertici la pratica è stata istruita. L´ipotesi di fare a meno del braccio operativo dedicato alla cultura e in particolare alle mostre, e presieduto da Carlo Callieri, era stata lanciata da Angelo Benessia non molto dopo la sua nomina, lo scorso giugno, ai vertici della Compagnia. Si voleva risparmiare, ottimizzare costi ed energie. E arte e cultura sarebbero state gestite direttamente dagli uffici di corso Vittorio. Una decisione che aveva creato non poco sconcerto, soprattutto dopo i notevoli investimenti fatti nel settore artistico, dalle mostre dedicate ai tesori antichi di Afghanistan e Cina, fino a quella in corso ora alla Venaria su quelli egizi ripescati nel golfo di Alessandria e agli acquisti di opere per il nascente Museo d´arte orientale. Una decisione, tuttavia, che quei vertici saranno ora costretti a rivedere. «Non ho particolari commenti da fare, anche perché ormai non sono più coinvolto in prima persona nella Fondazione per l´arte» è stato il commento di Callieri, raggiunto al telefono quando la notizia ha iniziato a circolare. Non è mancata però, da parte sua, la conferma di altre voci che in questi giorni si stanno rincorrendo. E che riguardano un altro quasi scongiurato scioglimento, quello della Fondazione Centro di Restauro di Venaria, tuttora presieduta da Callieri (il suo mandato scadeva a marzo, ma è stato prorogato fino a giugno) e qualche mese fa a rischio chiusura. Dopo la rivelazione di un buco di bilancio, la si voleva inglobare nel Consorzio La Venaria Reale, salvaguardando l´attività formativa e prospettando grandi tagli. Ma, è ancora notizia di ieri, con ogni probabilità continuerà a camminare sulle proprie gambe. «Abbiamo raggiunto il pareggio dei conti e anche qualcosa di più, chiuderemo il bilancio in attivo nel prossimo consiglio di amministrazione il 30 aprile» dice Callieri. La Regione ha erogato i 500 mila euro che ancora mancavano all´appello, poi altri tagli hanno fatto il resto e ora i conti stanno meglio. Il 23 marzo si riunirà il Collegio dei soci fondatori e si avrà una conferma di tutte le voci. Anche di quella rilanciata da alcuni bene informati convinti che il prossimo presidente, la cui nomina spetta a Regione e Ministero per i beni culturali, sarà ancora lui, Carlo Callieri.

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"torino, come sei solare adesso ti ritrovo con gioia" - clara caroli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Torino La città Le donne "Torino, come sei solare adesso ti ritrovo con gioia" Una volta non ci venivo volentieri, era scura, segnata dall´oppressione della Fiat e da un alone di tristezza Oggi invece è diventata così bella, mi sembra sbocciata come un fiore Siamo ancora lontane dalla parità che dovrebbe essere alla base di uno stato laico E le �quote rosa´ mi fanno venire i brividi: si parla di noi come di panda giganti... La cantante romana fa tappa domani e sabato al Colosseo per presentare il suo nuovo cd "Il movimento del dare" che presenta brani inediti scritti per lei da grandi autori CLARA CAROLI «Ora torno con gioia in questa città diventata così bella, addirittura solare. Liberata dall´oppressione della Fiat, da quell´alone di tristezza: il dovere, il lavoro, la fabbrica, il sindacato, le tute blu. Una città scura e omologata come la Cina comunista, dove in passato venivo un po´ malvolentieri e che adesso - sarà che anche il clima, anche quello meteorologico, è cambiato - mi sembra sbocciata come un fiore». Come quello che Fiorella Mannoia tiene sul palmo della mano sulla copertina del nuovo cd, Il movimento del dare, un album "grandi firme" con dieci brani inediti scritti da Ligabue, Ivano Fossati, Pino Daniele, Jovanotti, Tiziano Ferro, Franco Battiato, che la cantante romana da febbraio sta proponendo dal vivo in giro per l´Italia. Una tournée frenetica, ieri a Piacenza, oggi a Bergamo, che farà tappa domani e sabato al Teatro Colosseo. «Adesso Torino finalmente mi piace - rivela la "rossa", che concede interviste telefoniche dal sedile posteriore dell´automobile mentre attraversa la Pianura Padana - Ne approfitterò per visitare i luoghi della città "esoterica", un percorso che mi ha sempre affascinato». Signora Mannoia, sono tanti in questi giorni i gesti di solidarietà nei confronti dei terremotati d´Abruzzo. è questo il "movimento del dare" cui si allude nel suo disco? «è anche questo. Ma quando ho pensato al titolo non avrei immaginato si sarebbe legato a una circostanza così tragica. Il messaggio che volevo trasmettere era semplicemente che donare dà più soddisfazione che ricevere. E che bisogna continuare a farlo anche in un momento come questo, in cui le paure e le incertezze nei confronti del futuro, alcune legittime altre ingiustificate, ci spingono ad essere egoisti. Volevo dire che viviamo con gli altri e che un gesto di generosità non solo materiale ma umana, affettiva, ci può risvegliare dal torpore». Un invito al risveglio civile? «Ma certo. Anche se è difficile ritrovare la fiducia, l´impegno e combattere contro la tentazione di arrendersi all´idea che tanto non c´è più niente da fare. C´è una precisa regia all´origine di questo torpore generale, nazionale. Come dicono a Roma: più te ne freghi e più te fregano. La disillusione nei confronti della politica è una precisa strategia che usa chi ci governa per mantenere il consenso». Anche lei è disillusa? «Abbastanza. Vorrei che la sinistra rappresentasse la voce della gente, della "base", come si diceva una volta. Vorrei sentire questa voce in modo forte. Vorrei vedere un programma chiaro e di sinistra. Vorrei ritrovare un´identità, una coscienza comune, un senso collettivo. Perché non è vero che siamo tutti uguali, che destra e sinistra sono la stessa cosa. Che tutti devono stare insieme. Io in questa mescolanza di partiti e di idee, in questa maionese impazzita non mi riconosco più». Quanta passione... «Le dirò di più. Aveva ragione Nanni Moretti a piazza Navona. Questa classe politica deve andare a casa!». Quale sarà la scaletta, domani sera? «Quasi tutti i brani del nuovo disco, alcuni nuovi arrangiamenti e pezzi storici. Ripropongo Come si cambia e un vecchio capolavoro di De Gregori, Giovanna D´Arco». Tornando inevitabilmente alla sua canzone-manifesto, che ancora oggi, dopo mille altre, meglio di tutte la rappresenta: c´è ancora, Fiorella Mannoia, qualcosa che le donne non dicono? «Le donne hanno detto quello che avevano da dire. Il problema è che purtroppo sono ancora molto lontane da quella parità civile che dovrebbe essere la base di uno stato laico e democratico. Basta prendere l´esempio delle ministre, poche e per lo più decorative. Non solo in questo governo, anche in quello precedente. Quando sento parlare di "quote rosa" mi vengono i brividi: è offensivo e deprimente. Si parla di donne come di panda giganti. è una cosa che non si può tollerare».

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scuole, ospedali, municipi mappa del cemento "molle" - emanuele lauria (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina II - Palermo Scuole, ospedali, municipi mappa del cemento "molle" Dall´Albanese al Cervello, le strutture bocciate dai test Su 48 edifici pubblici esaminati per ordine della Protezione civile, solo cinque sono in regola Verifiche da due anni in tutta l´Isola Pericoli in caso di terremoto Il lavoro continua EMANUELE LAURIA Da tre padiglioni dell´ospedale in stile Liberty che si affaccia sulla costa dell´Arenella al cine-teatro di Porto Empedocle caro a Camilleri: è lunga, la black list dei palazzi siciliani a rischio. è lunga ma tutt´altro che completa. E finora il bilancio non è incoraggiante, per i tecnici della Protezione civile della Regione: su 48 edifici pubblici verificati, 43 non hanno superato i test antisismici. E sono rimasti al di sotto del valore "1" del cosiddetto indice di collasso, quello che determina la possibilità di crolli delle strutture in caso di terremoti. Ecco, in anteprima, l´elenco di ospedali, scuole, chiese messi sotto esame negli ultimi due anni. Opere rivelatesi fragili, troppo fragili. Il grande imputato, nella stragrande maggioranza dei casi, è il cemento armato "molle", con troppa sabbia nella composizione. Fotografia della Sicilia d´argilla. Nessun pericolo, se la terra non trema. Ma la lista torna prepotentemente d´attualità, all´indomani del sisma abruzzese: e non a caso il capo della Protezione civile siciliana, Salvatore Cocina, dopo aver inviato una trentina di diffide agli enti locali in ritardo nell´eseguire le verifiche tecniche già finanziate dalla Regione, si appresta a scrivere ai 390 sindaci siciliani. Perché, spiega, «dopo la tragedia in Abruzzo è bene capire chi è in regola e chi no con i piani di prevenzione antisismica. Ed è bene che ciascuno si assuma le proprie responsabilità». Finora è andata così: dopo un´altra sciagura che impressionò l´opinione pubblica, il terremoto di San Giuliano di Puglia nell´autunno 2003, la giunta regionale approvò la mappa antisismica della Sicilia che definisce «ad alto rischio» il 90 per cento dei comuni, con zone particolarmente critiche come il Messinese e il Belice. Poi il dipartimento della Protezione civile ha avviato l´iter dei controlli sui palazzi che, attraverso una prima ricognizione, si presentavano a rischio. Con due ordinanze, la 3362 del 2004 e la 3505 del 2005, sono state finanziate e affidate alle amministrazioni competenti 276 verifiche su altrettanti edifici pubblici: solo 48, come detto, quelle completate. Sessantaquattro sono in corso, 164 devono ancora cominciare. Un ruolino di marcia non proprio spedito. «Per il futuro cambieremo regime - dice ancora Cocina - Abbiamo individuato un altro elenco di duecento opere da sottoporre a verifica e faremo un bando unico, centralizzato, per dare incarico a una sola squadra di tecnici. Il vantaggio: avremo risultati omogenei. L´inconveniente: così, forse, deresponsabilizziamo troppo i sindaci». Negli ultimi due anni la Protezione civile ha stanziato circa cinque milioni di euro per le verifiche sui palazzi a rischio crolli. E i risultati dei test antisismici che arrivano a singhiozzo nella sede di via Abela non sono esattamente confortanti. Sotto la soglia di sicurezza, a Palermo e in provincia, ci sono nove strutture sanitarie: i padiglioni indicati come "medici", "discinetici" e "Spinelli" dell´ospedale Enrico Albanese presentano indici di collasso fra lo 0,2 e lo 0,6, cifre lontane dalla soglia di sicurezza assoluta (la fatidica quota 1). Le perizie, in questo caso, sono state affidate a metà aprile del 2007 e trasmesse al dipartimento nel maggio del 2008. Ancora più bassi (sotto lo 0,1) i parametri di resistenza del cemento registrati in alcune strutture di altri ospedali: l´Aiuto materno, il vecchio padiglione del Cervello, il poliambulatorio Biondo e l´edificio De Luca del presidio Pietro Pisani e il "Civile" di Partinico. Al di sotto degli standard ben nove padiglioni dell´ospedale Piemonte di Messina e, sempre nel capoluogo peloritano, cinque fra chiese e parrocchie nei villaggi di Larderia Inferiore, Sant´Agata e Pace. A Piazza Armerina le perizie hanno segnalato criticità in sette scuole. Nessun pericolo imminente di crollo, ma un mancato adeguamento alle norme antisismiche. A San Gregorio di Catania è l´edificio del Comune a mostrarsi non in linea con i parametri di sicurezza nell´eventualità di un terremoto. Fino al caso del cine-teatro di Porto Empedocle, dove i test antisismici - finanziati nel settembre del 2008 con un contributo di 27 mila euro - sono stati ultimati di recente: negativi anch´essi. In seguito all´esito di queste verifiche dovrebbero scattare gli interventi di ristrutturazione e consolidamento degli edifici: anche questi lavori sono sostenuti dalla Protezione civile. Oltre sette i milioni di euro messi a disposizione, ma serve il cofinanziamento dell´ente proprietario dell´opera. Finora, segnalano in via Abela, nessun intervento è stato eseguito. Resta allora da raccontare la breve storia delle amministrazioni virtuose: quelle che, da Brolo a Vizzini, da Mirabella Imbaccari a Pozzallo sino a San Michele di Ganzeria, hanno realizzato scuole elementari e poliambulatori a prove di terremoto. Una storia di provincia. Un esempio poco imitato.

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la svolta dell'india con le elezioni - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 39 - Esteri Alle urne la democrazia più grande della terra tra tensioni economiche e conflitti religiosi La svolta dell´India con le elezioni Il maxiscrutinio durerà tre settimane, più altri sette giorni per lo spoglio Un´occasione per misurare l´opinione pubblica dopo l´inizio della recessione globale FEDERICO RAMPINI Oltre 700 milioni di elettori, più di due volte l´intera popolazione degli Stati Uniti: da oggi si celebra il rito di massa del voto nella democrazia più grande del mondo. è iniziata la 15esima elezione legislativa generale in India dall´indipendenza del 1947. Come sempre, questo maxi-scrutinio durerà tre settimane, più un´altra settimana per lo spoglio delle schede. I tempi lunghissimi sono comprensibili, per un´operazione le cui dimensioni non hanno eguali al mondo. Da quando è iniziata la recessione globale, il test indiano è la prima occasione per misurare lo stato dell´opinione pubblica in una superpotenza emergente. Anche il miracolo economico indiano è messo a dura prova. L´anno scorso le prime tensioni sociali furono provocate dall´iperinflazione alimentare. Ora i prezzi sono tornati sotto controllo, ma si è arenato il flusso di investimenti esteri dalle multinazionali che delocalizzavano i call center e la consulenza informatica. Il verdetto degli elettori è prima di tutto un giudizio sulla maggioranza di governo uscente, guidata dal partito del Congresso che affronta il rinnovamento generazionale: l´anziano premier Manmohan Singh vuole ritirarsi. La leader del partito Sonia Gandhi sta "allenando" il figlio Rahul, di 38 anni, perché assuma il ruolo storico di erede della dinastia familiare che ha guidato il Paese per tre generazioni. Accettando l´investitura del figlio, Sonia ha dovuto superare la paura della "maledizione dinastica": sia la suocera Indira che il marito Rajiv furono assassinati. Per il Congresso lo sfidante più temuto è il partito nazionalista indù Bjp, che ha già governato fino a quattro anni fa, e che cavalca il fondamentalismo religioso alimentato dalla paura del terrorismo islamico. L´avanzata dell´integralismo induista ha fatto breccia perfino all´interno della famiglia Nehru-Gandhi: il 29enne Feroze Varun Gandhi, nipote di Indira e quindi cugino di primo grado di Rahul, è un virulento e imbarazzante candidato nelle liste del Bjp. C´è infine un composito fronte delle sinistre, che include due partiti comunisti e alcune formazioni regionali spesso ben radicate nelle caste inferiori. Né il Congresso né il Bjp sembrano in grado di raggiungere la maggioranza assoluta nel Parlamento federale, quindi dovranno poi manovrare per conquistarsi alleati in una coalizione multipartitica. La prima preoccupazione durante queste tre settimane di voto è la sicurezza. Fra agenti di polizia e militari, due milioni di uomini armati sono schierati a vigilare sui seggi. è ancora fresco il terribile ricordo dell´"assedio di Mumbai", quando la città-simbolo della modernizzazione e del cosmopolitismo indiano fu tenuta sotto scacco da un commando di terroristi sbarcati dal mare. Ma le zone a rischio non sono solo i potenziali bersagli del terrorismo islamico foraggiato dai servizi segreti del Pakistan o del Bangladesh. Il primo attacco contro un seggio elettorale è già avvenuto nel Bihar, ed è stato rivendicato dai guerriglieri naxaliti di ispirazione maoista, un altro focolaio endemico della lotta armata che non dà tregua al Paese. è prevedibile purtroppo che gli episodi di violenza si ripetano, tuttavia nel passato non hanno mai perturbato seriamente lo svolgimento regolare delle elezioni. Pur con i suoi immensi problemi - le diseguaglianze estreme, la sopravvivenza delle caste, l´oppressione delle donne nelle campagne povere, le tensioni etnico-religiose - l´India resta un modello per la flessibilità della sua democrazia rappresentativa che ha più volte promosso l´alternanza. Il rallentamento della crescita economica oggi è in cima alle preoccupazioni dell´opinione pubblica. Il vigoroso aumento del Pil, che toccò il record del 9% nel 2007, non è più ripetibile nelle circostanze attuali. Anche il settore di punta del miracolo indiano, l´informatica, ha avuto il suo crac: la bancarotta della Satyam di Bangalore, indagata per falso in bilancio. E tuttavia c´è meno pessimismo a New Delhi che in America o in Europa. L´India ha un vantaggio anche rispetto all´altro gigante asiatico: a differenza della Cina, infatti, non ha costruito un modello di sviluppo trainato prevalentemente dalle esportazioni. La crescita indiana è stata meno dirompente ma più equilibrata, con un ruolo importante dei consumi interni. E oggi si assiste a una sorta di "staffetta" tra i motori della crescita. Proprio mentre perde colpi la Silicon Valley indiana di Bangalore e Hyderabad, legata strettamente alle commesse delle multinazionali estere, sta reggendo meglio la domanda di consumo dell´India rurale. Nei villaggi di campagna, che continuano a ospitare 700 milioni di abitanti, l´impatto della recessione globale arriva attutito, mentre si è innescata una dinamica autonoma di sviluppo. Un ruolo lo ha anche lo Stato, che in India non si è mai veramente ritirato dall´economia. Il modello di "assistenzialismo burocratico" che risale alle idee socialiste di Nehru (padre di Indira e artefice dell´indipendenza) non è mai stato completamente ripudiato, e questa crisi porta a rivalutarlo.

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Obama oggi in Messico. Due problemi: narcotraffico e clandestine (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 16-04-2009)

Argomenti: Cina

Obama oggi in Messico. Due problemi: narcotraffico e clandestine 16-04-2009 WASHINGTON. Dopo l'Europa, che è riuscito a sedurre, tocca all'America Latina, dove il compito appare più difficile: il presidente degli Stati Uniti Barack Obama sarà oggi a Città del Messico per un incontro con il suo collega Felipe Calderon. Poi, Obama si recherà a Port of Spain, la capitale di Trinidad e Tobago, dove è in calendario, tra venerdì e domenica, il quinto Vertice delle Americhe. Sono due appuntamenti molto differenti. Usa e Messico condividono una lunga frontiera e hanno l'obbligo di andare d'accordo. I grossi problemi sono sostanzialmente due: la lotta al narcotraffico, con il recente drammatico aumento delle violenze nelle aree di frontiera, e la questione dell'immigrazione clandestina negli Usa, sostanzialmente proveniente dal Messico. L'Amministrazione Obama ha fatto apertamente sapere di apprezzare l'operato di Calderon, mentre nella sua prima visita in Messico il segretario di Stato Hillary Clinton aveva segnalato una svolta nella posizione Usa: riconoscendo che il narcotraffico serve soprattutto ad alimentare i consumatori statunitensi. E proprio ieri è stata annunciata la nomina di Alan Bersin, a zar' americano della lotta alla droga. A Trinidad saranno presenti una serie di leader scomodi' come il venezuelano Hugo Chavez, il boliviano Evo Morales, il nicaraguense Daniel Ortega (l'uomo della rivoluzione sandinista), oltre ad un amico del predecessore di Obama George W. Bush, il colombiano Alvaro Uribe. Ci sarà ovviamente il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che Obama ha già incontrato a diverse riprese, con cui va d'accordo e che sembra confermarsi l'uomo forte del continente. Ma ci sarà anche un convitato di pietra: il rappresentante di Cuba, che non essendo una democrazia non fa parte del club panamericano. Ma, senza l'ombra di un dubbio, i recenti spiragli aperti da Obama liberalizzando viaggi e rimesse fondi saranno uno dei temi affrontati nella città caraibica. Con Chavez, da sempre molto critico degli Usa, reduce da un viaggio in Cina, in Iran e a Cuba, si tratterà di un primo contatto, anche se non sono previsti incontri bilaterali. Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ha confermato che Obama ha l'intenzione di parlare con chi lo desidera, "se no si resta in una stanza da soli". In America Latina la popolarità di Obama non è forte come in Europa, anche se c'é molta curiosità nei confronti del nuovo presidente, dopo gli anni difficili di Bush, interessato soprattutto a varare ripetuti accordi di libero scambio. Su questo punto Obama non intende fare marcia indietro (é pronto a firmare con Panama ed a stipulare accordi con la Colombia), ma la crisi economica, secondo molti esperti provocata dagli Stati Uniti e che ha colpito in pieno le esportazioni latino-americane, ha rimescolato totalmente le carte. Vista anche l'imminenza di elezioni presidenziali in quattro paesi sudamericani, come molti suoi predecessori, Obama rischia di finire sul banco degli accusati. Nel corso del Vertice delle Americhe, che si svolgerà da domani a domenica 19 aprile a Trinidad e Tobago, il presidente statunitense Barack Obama si propone di avere delle riunioni parallele con i colleghi della regione, a seconda delle entità plurinazionali di cui fanno parte. Lo ha fatto sapere una fonte del governo cileno, specificando che Obama ha espresso una richiesta in tal senso alla presidente Michelle Bachelet, che esercita la presidenza pro tempore della Union de Naciones Suramericanas (Unasur), di cui fanno parte 12 Paesi. Oltre che con gli esponenti di tale gruppo, il capo dello Stato Usa dovrebbe quindi riunirsi anche con i colleghi che rappresentano il Mercosur, la Comunidad Andina de Naciones ed il Caricom.

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corsa contro il tempo, renault già pronta (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 52 - Sport Team in affanno per adeguarsi. La Ferrari punta su Istanbul. Ira McLaren: "9 mesi non si recuperano in 9 settimane" Corsa contro il tempo, Renault già pronta Affanno e frenesia. Disperata corsa contro il tempo. I diffusori possono fare la differenza a livello di prestazioni (si parla di quasi un secondo al giro) in assoluta tranquillità, e ora sta ai rivali di Brawn, Toyota e Williams (con il divieto di test durante il Mondiale) aggiustarsi. La Ferrari e le altre squadre beffate devono adeguarsi per forza. Maranello ci aveva già pensato, dimostrazione di un certo pessimismo nei confronti della sentenza di Parigi, da settimane sta testando in fabbrica una macchina con il diffusore della discordia, ma portarlo in pista non è impresa facile e soprattutto comporta un sacco di tempo. Questo perché la novità si ripercuote pesantemente sulla macchina, costringe ad intervenire sull´intera parte posteriore, nuovo disegno delle sospensioni, modifica della scatola del cambio, diversa distribuzione dei pesi, aggiustamenti aerodinamici vari. Il problema è serio, tanto è vero che la Ferrari, approfittando della ristrutturazione nello schieramento al muretto (Dyer sostituisce Baldisserri come responsabile della strategia), ha creato una vera e propria task force per lo sviluppo, un gruppo di lavoro, presieduto dal direttore tecnico Costa e coordinato dallo stesso Baldisserri, che non andrà ai gp, ma si occuperà di accelerare al massimo il varo della nuova macchina. Si sperava che l´adeguamento alla Brawn potesse arrivare già il 10 maggio, a Barcellona (dove la Ferrari comunque presenterà significativi passi avanti aerodinamici e forse già un antipasto di diffusore nuovo), e invece la soluzione definitiva sarà adottata solo il 7 giugno, a Istanbul, settima (su 17) gara della stagione, nella speranza che non sia troppo tardi. Sta meglio la Renault, altra scuderia che si è vista sbattere in faccia il proprio reclamo. Nel settembre scorso aveva proposto alla Fia un´idea concettualmente simile a quella della Brawn, fu gelata da un secco no, si fermò, ma ora, assorbita la rabbia per la perdita di tempo, è pronta per tornare all´assalto. La macchina con il diffusore miracoloso (o con un suo surrogato) potrebbe esserci già domenica in Cina, o al massimo 7 giorni dopo in Bahrein. E´ più nei guai la Red Bull, che con Newey aveva costruito un´ottima vettura (Vettel ha entusiasmato nei primi due gp) e ora in pratica deve ripartire da zero. Newey si è messo al lavoro, non è andato in Cina, resterà in fabbrica e la corsa contro il tempo prevede l´esordio della nuova monoposto il 24 maggio, a Montecarlo. La Red Bull traccia il solco, la figlia Toro Rosso potrebbe imitarla il 7 giugno a Istanbul. Appaiono in forte difficoltà anche McLaren e Bmw. La prima aveva già deciso di rifare la macchina (Hamilton è partito malissimo) e la nuova, naturalmente, prevederà il diffusore. A livello di progetto pare che l´inserimento nella parte posteriore non sia difficile, a Barcellona il possibile debutto, anche se Haug, capo Mercedes, ieri è stato caustico: «Nove mesi di sviluppo, il tempo avuto dalla Brawn, non si recuperano in nove settimane». La Bmw pensa ai soldi che dovrà spendere. «Ne serviranno tantissimi» dice il responsabile Theissen. La sua rimonta potrebbe concludersi a Istanbul. Resta la Force India. Forse al Nurburgring. Altrimenti penserà al 2010. (s.z.)

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Pil cinese verso una frenata record (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-16 - pag: 7 autore: Pechino. Inizio 2009 deludente Pil cinese verso una frenata record Gianluca Di Donfrancesco Stamattina la Cina archivierà il peggior dato di crescita del Pil da quasi venti anni. Il Governo diffonde oggi i risultati del primo trimestre del 2009: secondo le anticipazioni fornite ieri dal direttore del Dipartimento di previsioni economiche di Pechino (Fan Jianping),l'aumento si è fermato al 6 per cento. Per lo Shanghai Securities News, la crescita sarà comunque inferiore al 6,8% dell'ultimo trimestre del 2008. Ciò significa che il dato sarà comunque il più basso da quando Pechino misura le variazioni trimestrali del Pil e cioè dal 1992. In meno di due anni, il ritmo di crescita si è quasi dimezzato, dall'11,9% del secondo trimestre del 2007: da allora, l'espansione non ha fatto che rallentare. Ma il Governo, che per quest'anno punta su uno sviluppo dell' 8%, non può permettersi una frenata troppo brusca e troppo prolungata se vuol tenere la disoccupazione entro livelli di guardia. Un compito impegnativo. Da quando la crisi è cominciata, circa 20 dei 140 milioni di cinesi emigrati dalle campagne alle città in cerca di impiego hanno già dovuto arrendersi e tornare a casa senza lavoro. E negli ultimi anni, anche quando l'economia correva a ritmi del 10%,non sempre è riuscita a creare abbastanza occupazione. La speranza del Governo è di trovare buone notizie almeno nel confronto congiunturale con l'ultimo trimestre del 2008. Sarebbe il sintomo che il piano da 584 miliardi di dollari (4mila miliardi di yuan) varato a novembre sta cominciando a dare frutti. Anche se negli ultimi giorni sono circolate indiscrezioni su un possibile secondo pacchetto di incentivi ai consumi. Già ieri, il ministero delle Finanze ha annunciato 2,9 miliardi di dollari di finanziamenti per il sistema sanitario delle zone rurali, parte di un maxi-piano da 120 miliardi di dollari in tre anni. In queste province rimaste lontane dallo sviluppo e dall'industrializzazione urbana, e a maggior rischio di frattura sociale, arriveranno inoltre 424 miliardi di dollari in investimenti produttivi. Altri finanziamenti pubblici raggiungeranno ilsettore dell'information technology, anche sotto forma di incentivi alle esportazioni, in modo da creare 1,5 milioni di posti di lavoro entro il 2010. Sempre nel primo trimestre dell'anno, l'offerta di moneta (M2) è cresciuta del 25,5% su base annua. Nello stesso periodo, le banche hanno concesso prestiti per 4.580 miliardi di yuan, quasi eguagliando i 4.900 miliardi dell'intero 2008. Il regime non vuole aspettare la ripresa mondiale per tornare a far marciare a pieno ritmo le sue industrie. I segnali in arrivo dai Paesi sviluppati sono ancora ambivalenti. Come l'andamento degli investimenti diretti esteri in Cina. Nel primo trimestre, sono diminuiti del 20,6% (21,8 miliardi di dollari) rispetto allo stesso periodo del 2008, quando erano balzati del 61 per cento. Quella di marzo è la sesta contrazione consecutiva, ma il dato può essere letto sotto un'altra luce: la flessione dello scorso mese (- 9,5%) è più contenuta rispetto a quelle di febbraio (-15,8%) e gennaio (-32,7%). E a marzo, gli investimenti diretti esteri (8,4 miliardi) hanno raggiunto la quota più alta da giugno. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il no food minaccia lo sviluppo agricolo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-16 - pag: 21 autore: Ambiente. Politi (Cia): servono programmi Il «no food» minaccia lo sviluppo agricolo Ernesto Diffidenti ROMA Meglio un chilo di farina che un litro di biocarburante. Il presidente della Confederazione italiana agricoltori–Cia, Giuseppe Politi, non ha dubbi: meglio il pane. E domani, in provincia di Treviso, in occasione del G–14 degli agricoltori, promosso in collaborazione con la Federazione internazionale dei produttori agricoli ( Fipa), rilancerà il grido d'allarme sull'incubo della fame e sulla minaccia rappresentata dal progressivo abbandono di oltre 200 milioni di ettari che invece di produrre cibo alimenteranno 1,3 miliardi di motori automobilistici. «Se nei prossimi trenta-quarant'anni non si raddoppierà la produzione agricola mondiale - sottolinea Politi - e se soprattutto non si darà un forte sostegno alla crescita del mondo agricolo nei Paesi in via di sviluppo, si sfiorerà il dramma». Gli agricoltori di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Canada, Giappone, Russia, Brasile, Cina, India, Sud Africa, Messico e Egitto, appunto il G–14 cui si aggiunge la Repubblica Ceca in veste di presidente di turno della Ue, sono stati chiamati a Treviso per trovare eventuali vie d'uscita e anticipare così la «catastrofe». «L'obiettivo – spiega Politi – è approvare una risoluzione finale da consegnare al ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, che nelle ore successive riunirà i ministri dell'Agricolturadegli otto Paesi più industrializzati ». Emergenza cibo, dunque, ma anche carenza d'acqua, sicurezza alimentare e regolazione dei mercati saranno al centro dei lavori del G–14. «Ormai - aggiunge il presidente della Cia- il deficit alimentare sta crescendo in modo preoccupante. Sempre più terre, in America, in Asia ma anche in Europa, finora utilizzate per coltivare prodotti agricoli, adesso vengono adibite alla coltivazione di biocarburanti, come l'etanolo. Un trend che crescerà nei prossimi tre anni di oltre il 170%. Non si può disperdere il patrimonio agricolo-alimentare in questo modo quando al mondo più di un miliardo di persone muore di fame». Con la diminuzione di terreni destinati alla coltivazione di grano, secondo laCia,un altropericolo si nasconde dietro l'angolo: una nuova esplosione dei prezzi con aumenti record di pane, latte e carne. «Obiettivo primariodice Politi è dunque quello di rimettere la produzione agricola al centro delle strategie di politica economica mondiale. Bisogna fare adeguati investimenti, soprattutto nei Paesi più poveri, incrementare i terreni coltivabili creando un forziere per le risorse strategiche alimentari in modo da intervenire in qualsiasi tipo di emergenza». Scelte innovative andranno prese anche in Italia. In questo senso Politi giudica positiva la proposta avanzata dal coordinatore degli assessori regionali all'Agricoltura, Enzo Russo, per ristrutturare il debito e rinviare le scadenze. «Le imprese agricole conclude Politi e specialmente quelle del Sud non riescono a fronteggiare le richieste bancarie e dell'Inps. è positiva la richiesta di derogare alla presentazione del Durc per ottenere i fondi del Psr. Tale deroga dovrebbe estendersi per l'intera programmazione 2007 2013». © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI APPUNTAMENTI Nel Trevigiano domani il summit internazionale delle organizzazioni agricole, poi il «G8 verde» con il ministro Zaia

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Il fotovoltaico siciliano, una miniera per il Paese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-16 - pag: 22 autore: INTERVENTO Il fotovoltaico siciliano, una miniera per il Paese di Mario Pagliaro* I n Sicilia è in corso una verae propria corsa all'oro, dove l'oro sono gli incentivi statali del Conto energia alla produzione di elettricità fotovoltaica, che, ai tempi del collasso dei mercati finanziari, rende questo un settore di investimento ideale, dai ritorni certi e garantiti dallo Stato che per 20 anni per ogni kWh gen.erato paga mediamente 1 kWh al triplo del prezzo di mercato. E poiché si viene pagati per l'energia effettivamente generata, è evidente come la Sicilia rappresenti la Mecca italiana del solare a causa della sua grande irradiazione. I soldi provengono direttamente da tutti i consumatori di elettricità che pagano in bolletta l'importo alla voce A3, circa il 10% della tariffa media nazionale. Un serbatoio che nel solo 2006 è stato pari a 3,5miliardi –e di cui il solare beneficia in minima parte- perché vi attingono le aziende di petrolio, cemento, acciaio e gli inceneritori dei rifiuti urbani o industriali ammessi quali fonti assimilate agli incentivi statali. Mecca solare, la Sicilia, è anche meta di due metanodotti provenienti da Libia ed Algeria; e vi si raffina il 40% del consumo italiano di carburanti. Tuttavia, nonostante un surplus quotidiano che supera il 10%, il costo dell'elettricità pagato da cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni è il più elevato della Ue. A dicembre, ad esempio, con i prezzi del petrolio in picchiata a 30 dollari al barile dai 147 di luglio, il prezzo di un kWh in Sicilia raggiungeva i 30 centesimi. La grid-parity in Sicilia già è raggiunta: non attraverso la riduzione del prezzo dei moduli fotovoltaici, ma attraverso l'aumento indiscriminato di quella di origine fossile. Reddito e risanamento Con 800 milioni di fatturato e un tasso di crescita superiore al 200%, quella fotovoltaica è l'industria con il più alto tasso di crescita nel Paese. Il numero di imprese attive nel settore è passato da 20 ad oltre 150; e sono oltre 3mila le persone che vi lavorano. Tre anni fa erano qualche centinaio. La gran parte delle imprese è attiva nella parte terminale della filiera, ovvero quella della progettazione ed installazione degli impianti, come quella che ha realizzato la prima serra fotovoltaica siciliana per l'Azienda agricola Murgo. Le straordinarie opportunità di crescita economica, sviluppo dell'occupazione e risanamento ambientale aperte alla Sicilia dal boom del fotovoltaico passano però dalla produzione dei moduli solari cui va l'80% del denaro speso per un impianto. A capirlo fra i primi l'imprenditore Salvatore Moncada che, grazie ai proventi di dieci anni di investimenti nell'eolico, nel 2008 comperò una SunFab dalla californiana Applied Materials per produrre in Sicilia 40 MW all'anno di pannelli solari sottili di grande superficie. Poco dopo è il turno di Enel: dopo avere aperto presso la propria sede di Passo Martino, vicinoa Catania, un laboratorio solare avanzato ha annunciato un'alleanza con Sharp ed ST per la produzione di moduli a film sottile. La cosa sbagliata «Alla fine degli anni 90 –ripete spesso Pasquale Pistorio – mancammo l'occasione di trasformare la Sicilia attraverso una crescita più robusta della ST». E il perché di questa straordinaria occasione di sviluppo mancata sta nelle scelte del management che proprio allora sbagliò a non puntare sulla produzione di moduli fotovoltaici. In breve, scelsero di continuare a fare la cosa sbagliata microprocessori - nel modo giusto (con formidabili tecnologie proprietarie). E il management della stessa ST, che da tempo operava propri impianti a Shenzen, sapeva che tutta la produzione sarebbe finita in Cina per i bassissimi costi del lavoro e dell'energia. Un errore, considerato anche che le stesse tecnologie di stampa serigrafica applicate al silicio per la produzione dei microprocessori possono facilmente essere estese alla produzione dei moduli fotovoltaici in silicio cosiddetti a film sottile. Ed infatti Applied Materials, grande concorrente di ST, non ha certo lasciato scoperto il campo dell'energia solare pur nella pressoché totale assenza di politiche incentivanti delle due ultime amministrazioni Bush; acquistando ad esempio per 225 milioni la veneta Baccini, leader mondiale nella stampa serigrafica del silicio cristallino. Il polo siciliano Adottando l'elettricità fotovoltaica, aziende, enti locali e cittadini siciliani possono smettere di continuare a pagare le astronomiche tariffe dell'elettricità prodotta nell'Isola; come hanno fatto ad esempio l'azienda marsalese Ausonia o l'azienda vinicola Donnafugata. Per cogliere le opportunità, cittadini ed imprese devono conoscere meglio e da vicino le nuove tecnologie fotovoltaiche. Ecco dunque il Polo fotovoltaico della Sicilia (www.i-sem.net) che nei laboratori di Cnr e Università a Palermo svolge le attività di ricerca necessarie a sviluppare l'innovazione; e con il Solar Master forma persone dotate di competenze operative che agiscano sul territorio per la diffusione dell'energia solare. Si può esserne sorpresi, ma al Master che inizia il 28 aprile sono iscritti corsisti inviati da imprese dell'Alto Adige. * Ricercatore Cnr © RIPRODUZIONE RISERVATA PUNTI DI FORZA Il solare è il comparto con i tassi più alti di sviluppo e una crescita costante degli investimenti

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In Cina è partita la ripresa di produzione e consumi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-04-17 - pag: 1 autore: Il Pil nel primo trimestre solo +6,1% - Fmi: recessione severa In Cina è partita la ripresa di produzione e consumi La crescita cinese si ferma al 6,1% nel primo trimestre dell'anno, il dato più basso dal 1992. Ma l'economia continua a dare segnali di ripresa: la produzione industriale a marzo è rimbalzata dell'8,3% e le vendite al dettaglio sono aumentate del 14,7%. Dal Fondo monetario internazionale, però, arriva un invito alla cautela: la recessione globale è più severa del previsto e la ripresa rischia di essere lenta. Merli e Vinciguerra u pagina 7 l'articolo prosegue in altra pagina

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Per vincere in Formula 1 non bastano i soldi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-17 - pag: 17 autore: Giancarlo Minardi difende i piccoli team - La decisione Fia sui diffusori accende le polemiche «Per vincere in Formula 1 non bastano i soldi» Giuliano Balestreri MILANO Per vincere, in Formula Uno, bisogna portare le vetture ai limiti. Ma non basta: bisogna anche arrivare ai limiti del regolamento, studiando e «interpretando gli articoli descrittivi dettati dalla Fia», spiega Giancarlo Minardi, ex patron della casa di Faenza. Insomma anche secondo il manager Brawn Gp, Toyota e Williams non hanno infranto alcun regolamento «semplicemente lo hanno interpretato, come in passato hanno fatto le grandi scuderie. Ma la differenza – continua Minardi – la fa chi prende le decisioni: Ross Brawn nel suo team e Patrick Head in Williams. Le loro scuderie sono piccole, non ci sono gruppi di lavoro che studiano i regolamenti: sono loro a decidere». Intanto la decisione della Fia di respingere il ricorso di Ferrari e McLaren continua a far discutere. A cominciare dal manager della Renault, Flavio Briatore, che attacca la Federazione: «Il Mondiale ora se lo giocano Nakajima, Barrichello e Glock. è come se in Italia, vedessimo la Reggina, il Lecce e il Bari in testa alla Serie A e il Milan e l'Inter in coda». Un paragone che non piace a Minardi: «è già successo che il campionato venisse vinto dal Verona o dal Cagliari, è la dimostrazione che per vincere non bastano i soldi. Credo comunque che questo mondiale sarà ancora più bello perché i grandi team recupereranno il gap e torneranno competitivi». «Quando si parla di regolamenti – continua Briatore – si parla anche di principi. Noi abbiamo sempre pensato, con la Ferrari e gli altri, che l'effetto suolo era vietato. Era la direzione presa dalla Fia». Intanto già oggi, al via delle prime prove libere del Gran Premio di Cina, Renault e McLarenMercedes scenderanno in pista con diffusori parzialmente modificati rispetto a quelli montati sulle monoposto nelle prime due gare dell'anno. In casa Ferrari, invece, la situazione è più delicata: «Ci vorrà del tempo prima di adeguarci – ha detto il direttore della gestione sportiva, Stefano Domenicali –, per noi significa cambiare il nostro diffusore e per farlo dobbiamo modificare il retro della vettura. Con un buon lavoro, dovremmo farcela in tempo per il ritorno in Europa al Gran Premio di Spagna: adesso questo è il nostro principale obiettivo». Ieri è stato anche il giorno dell'addio al Circus di Ron Dennis che ha ufficializzato la decisione di lasciare la guida di McLaren. Al suo posto arriva Martin Whitmarsh, Dennis, che ricopriva la carica da oltre 27 anni, si concentrerà sulla nuova compagnia «McLaren Automative » che punta a lanciare sul mercato il primo modello di auto sportiva su strada, di lusso, nel 2011. Insomma dopo le sfide in pista, Dennis rinnova il duello con la Ferrari anche in strada. giuliano.balestreri@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nokia soffre ma è ottimista Google, utili sopra le stime (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-17 - pag: 39 autore: Hi-tech. I risultati e le previsioni passano l'esame del mercato: salgono i titoli Nokia soffre ma è ottimista Google, utili sopra le stime Crescono i ricavi del motore di ricerca a 5,51 miliardi Simone Filippetti L'hi-tech mondiale cerca di rialzarsi dai colpi della recessione economica. Google, il più importante motore di ricerca simbolo del web, ha fatto più ricavie utili nel primo trimestre del 2009. Crollano vicini allo zero invece gli utili di Nokia, il big mondiale dei telefonini, ma dato il contesto,tutt'altro che facile per l'industria dei telefonini, è un risultato confortante soprattutto perché l'azienda ha confermato le stime sull'anno. Per i più ottimisti il mercato si avvia a toccare il fondo e si prepara a ripartire, per i più cauti la strada rimane ancora in salita. I risultati della internet company californiana (+2,43% a Wall Street), dopo l'annuncio di tre round di licenziamenti da inizio anno, erano attesi dal mercato: il giro d'affari è salito del 6% a 5,51 miliardi (ma è sceso del 3% se comparato col quarto trimestre 2008). L'utile netto si è attestatoa 1,42 miliardi (4,49 dollari ad azione) contro gli 1,31 miliardi di dodici mesi prima. I risultati sono stati superiori alle stime, che però erano state ribassate in precedenza. La multinazionale finlandese, invece, ha visto assottigliarsi ad appena 122 milioni di euro i profitti del primo trimestre del 2009, quello dei primi veri "morsi" della recessione sull'economia reale. è il peggior risultato dal 1996 per l'azienda: nei primi tre mesi del 2008 gli utili erano stati 1,2 miliardi (32 centesimi ad azione), quest'anno sono stati solo 3 centesimi, ancor meno tra l'altro delle stime, già ridotte, del mercato (6 centesimi). I telefonini sono ormai una " utility" e il mercato è ormai di mera sostituzione. Quindi un consumo puramente voluttuario. Nei magazzini nei mesi scorsi si sono accumulate grosse scorte di invenduto visto il forte grado di obsolescenza degli apparecchi, a causa della rapidità con cui le aziende lanciano nuovi modelli. E così il giro d'affari complessivo del gruppo nel primo trimestre è caduto di circa il 25%, da 12,66 a 9,27 miliardi di euro, mentre la quota di mercato della casa finlandese è scesa dal 39% di un anno fa al 37%, pur mantenendosi stabile rispetto alla fine del 2008: si attende un aumento di questa quota nel secondo trimestre dell'anno. Il numero di cellulari venduti è scivolato del 19% rispetto a un anno fa a 93,2 milioni di pezzi, ma Nokia sta guadagnando fettedi mercato nello strategico settore dei "touchscreen", quelli a più alta marginalità. Il direttore finanziario, Richard Simonson, ha spiegato che i risultati non rappresentano una sorpresa vista la pesante frenata accusata nel suo complesso dal comparto. Nokia prevede ancora un secondo trimestre «complessivamente difficile », ma rispetto alle perdite del concorrente SonyEricsson il risultato appare migliore. I verticidell'azienda hanno fatto sfoggio di ottimismo annunciando di vedere alcuni segnali di stabilizzazione del mercato e che la Cina rimane un'area molto importante per la compagnia. Per la prima metà dell'anno, Nokia punta ora a un margine operativo pari al 10% per poi salire al 13% o oltre nel secondo semestre. Le scorte di apparecchi invenduti sono calate nel primo trimestre e le stime sui risultati 2009 sono state confermate. La Borsa ha dato fiducia, premiando il titolo con un balzo del 9,38 per cento. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Conte of Florence studia lo sbarco sul mercato Aim (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-17 - pag: 40 autore: Riassetti. Il fondo Ici ha presentato il piano industriale Conte of Florence studia lo sbarco sul mercato Aim MILANO L'obiettivo finale è quello di sbarcare in Borsa, sul mercato Aim, nel giro di tre anni. Non prima però di aver raddoppiato il fatturato e ampliato lo sviluppo Oltreconfine. Sono queste, in estrema sintesi, le linee guida del piano industriale di Conte of Florence, marchio del mondo dell'abbigliamento sportivo, specie per sci e golf, che ha alle spalle una storia di 50 anni e nel cui capitale ha fatto di recente il suo ingresso il fondo Sici (Sviluppo imprese centro Italia), Sgr indipendente del sistema finanziario toscano. Il riassetto azionario di Conte of Florenze è partito alla fine dello scorso anno quando Sici ha sottoscritto 3 dei 5 milioni di euro di aumento di capitale deciso dalla società. I restanti 2 milioni sono stati versati dalla famiglia Boretti, fondatrice e socio di riferimento del marchio di casualwear e sportswear di Firenze. L'investimento di Sici in Conte of Florence punta a sviluppare l'espansione internazionale del marchio. Nel 2008 i ricavi del gruppo sono arrivati a 41,5 milioni di euro, in crescita del 7% sul 2007 e quest'anno,il più duro sul fronte dei consumi, dovrebbe chiudersi con un incremento delle vendite nell'ordine del 5%. Il nuovo piano industriale prevede per i prossimi anni un significativo sviluppo del marchio, specie sui mercati esteri, anche attraverso una presenza più capillare dela rete distributiva. Allo studio ci sono così una serie di iniziative. Sul mercato domestico, per cominciare, è in corso di attuazione una revisione dell'attuale struttura del network dei punti di vendita monomarca, oggi pari a circa 100 in Italia, attraverso la chiusura di quelli meno performanti, circa 15, e la riapertura di altrettanti in altre location di maggiore prestigio. Non solo: la società punta a una copertura in zone non attualmente presidiate con l'obiettivo, per le prossime quattro stagioni, di portare il sell out ad oltre 30 milioni, con un incremento del 20/25% e con un utile operativo non inferiore al 28-30%. In questo ambito sarà anche rafforzata la presenza del marchio in factory Outlet Center.Per l'estero, che a oggi rappresenta il 15% del fatturato ed è prevalentemente realizzato nell'area dell'Europa Comunitaria, è stata approvata dal consiglio di amministrazione una forte strategia di espansione. L'obiettivo estero è raggiungere nelle prossime quattro stagioni il 25/30% del fatturato con un Ebit non inferiore al 40%. Sono così state avviate ricerche di partners commerciali per lo sviluppo nell'area del Golfo Persico,in Cina, Brasile e Cile, Turchia oltre al Lussemburgo e Paesi Bassi. Mar.Man. © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI OBIETTIVI Prima di arrivare in Borsa la società avrà tre anni di tempo per raddoppiare il fatturato e rafforzare la presenza all'estero

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"guardiamo a cina e corea nuovi mercati per risorgere" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Roma L´assessore Mancini: "Ammortizzatori sociali anche per noi" "Guardiamo a Cina e Corea nuovi mercati per risorgere" "Vogliamo promuovere il Lazio come regione delle vacanze. E occorre un ministero del Turismo" Lo chiama scherzando «il viaggio della speranza». Sei giorni tra Cina e Corea per promuovere il Lazio come regione delle vacanze. Perché è ai nuovi mercati che la politica regionale dell´assessore al turismo Claudio Mancini punta. Convinto che «dopo questa crisi nulla sarà come prima», dice. E come sarà? «Diverso, perché questa non è la crisi dell´11 settembre, quando la ripresa dopo alcuni mesi dal crollo delle Torri gemelle, ci fu, eccome. Quando passerà questa congiuntura economica lo scenario che avremo sarà mutato. Abbiamo a che fare con paesi chiamati emergenti, ma che in realtà sono già emersi, che segneranno l´economia del XXI secolo e produrranno centinaia di milioni di potenziali turisti «. Ed è lì che si deve investire? «Certo. A breve, ad esempio la Regione finanzierà 5 milioni di euro in operazioni di co-marketing per le compagnie estere che investiranno nelle rotte verso Fiumicino da Cina, India e Corea del sud» Nel frattempo, per arginare l´emorragia di posti di lavoro cosa si può fare? «Innanzi tutto servirebbe un ministero del Turismo. Purtroppo il nostro comparto pesa nelle decisioni pubbliche meno di quello che conta e che invece realizza. Così accade che le regioni firmano col governo un accordo per i fondi dello sviluppo degli ammortizzatori sociali - 8 miliardi di euro - e noi non ne beneficiamo. Ecco, domani (oggi per chi legge) cercherò con Marrazzo di portare a casa dei risultati nell´attribuzione di una parte di queste risorse. Per farlo però serve un´unità politica e la consapevolezza che si andrà ad uno scontro di interessi tra settori». (al. pa.)

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"affitteremo le opere che ora teniamo in cantina" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Roma Il vicesindaco Cutrufo: "E all´Auditorium anche una Cinefiera" "Affitteremo le opere che ora teniamo in cantina" "Sarà un modo per avere un rientro economico e far ammirare capolavori mai visti" L´IDEA è quella di far uscire dal buio delle cantine dei musei romani opere d´arte che stanno lì da anni. E darle a pagamento per allestire collezioni all´estero. Un progetto che il vice sindaco Mario Cutrufo, con delega al turismo, lancia dal convegno "Uniti contro la crisi". «Un modo per avere un ritorno economico e dare la possibilità a tanta gente di ammirare le nostre bellezze». Vice sindaco, ma quante sono queste bellezze nascoste? «Parecchie, stiamo ultimando un censimento perché non solo nei Capitolini ma anche in altri circuiti museali, ci sono statue, capitelli e reperti archeologici vari "gettati" nelle cantine. Senza che il pubblico possa vederli». Opere che verranno anche date in affitto? «Sì, creeremo dei pacchetti, dei cataloghi da mettere anche su internet con le opere che si possono offrire. Chi è interessato potrà contattarci, pagando naturalmente, e pagando trasporto, assicurazione...» Lei ha annunciato che quest´anno durante la Festa del cinema ci sarà anche la prima fiera del Cine-turismo. Come sarà? «E´ un progetto che spero di poter realizzare. Semplice: ci saranno degli stand dove si fa la promozione delle location del film. Perché c´è tanta gente che viaggia sulla scia emozionale di una bella storia vista al cinema. A Matera i turisti sono decuplicati dopo l´uscita in tutto il mondo di "Passion Of The Christ" con Mel Gibson. E Roma è piena di set». I più famosi? «Beh, mi viene in mente il Colosseo per chi ha visto il Gladiatore e il Circo Massimo per un film come Ben-Hur». (al.pa.)

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mariangela tra il bene e il male (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XII - Napoli La Melato protagonista nel debutto di "L´anima buona del Sezuan" di Bertolt Brecht Mariangela tra il bene e il male Alla ricerca di "un´anima buona" tre divinità scendono sulla terra, ma l´unica persona disposta a ospitarli per la notte è la prostituta Shen-Te, che vive miseramente del suo mestiere. Atteso debutto questa sera al teatro Diana di "L´anima buona del Sezuan" di Bertolt Brecht, protagonista, nel doppio ruolo della "buona" Shen-Te e del "cattivo" Shui-Ta, di Mariangela Melato, per lei «avere alle spalle uno spettacolo meraviglioso è uno stimolo, oggi. La Cina è diversa da quella della parabola di Brecht, anche lei sdoppiata tra comunismo e capitalismo; il messaggio sulla difficoltà di praticare la bontà in un mondo che privilegia arroganza e prepotenza è però attualissimo». Prodotto dal Teatro Stabile di Genova per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, che ne firmano anche la nuova traduzione italiana, è il dodicesimo spettacolo dello Stabile di Genova con protagonista questa grande attrice del nostro teatro e del nostro cinema ed il settimo incontro con le opere del grande drammaturgo tedesco. Scritta da Bertolt Brecht negli anni Trenta, "L´anima buona del Sezuan" affronta il tema universale del rapporto tra morale e società, tra bene e male nella concretezza della storia, ambientando gli avvenimenti in una lontana Cina di fantasia in cui si manifestano avvenimenti e conflitti etico-sociali che assomigliano ancora oggi alla realtà contemporanea scossa dalle trasformazioni indotte da un´universale crisi economica. Con Mariangela Melato, Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Marco Avogadro, Fabrizio Careddu, Margherita Di Rauso, Rachele Ghersi, Alberto Giusta, Gianluca Gobbi, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Fiorenza Pieri, Ernesto Maria Rossi, Vito Saccinto e Federico Vanni; scene e costumi di Andrea Taddei, musiche di Paul Dessau, suono di Renato Rinaldi e luci di Sandro Sussi. Repliche fino a domenica 3 maggio. Info: 081 5567 527 e www. teatrodiana. it. (g. ba.)

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la prima col regista a roma: il passaparola farà ancora miracoli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Bari Gli appuntamenti La prima col regista a Roma: il passaparola farà ancora miracoli A sentire Cirasola, uscire di venerdì 17 e con dieci copie «è stata una precisa strategia, non dettata dalla povertà perché potevamo uscire in ottocento copie, ma dall´opportunità». La risposta sta ancora una volta nella focaccia, con poche sale mirate è possibile fare i blitz con la focaccia e lanciare il cine-focaccia come alternativa di qualità al cinepanettone». Strategie a parte, stasera alle 20,45 al cinema Armenise il regista non sarà alla prima barese ma a quella romana, al cinema Nuovo Aquila di Roma con la sceneggiatrice Alessia Lepore, il produttore Contessa e il giornalista di "Liberation" Eric Jozsef. A Bari ci saranno, invece, gli interpreti Marmone e Schiavarelli e il soggettista Onofrio Pepe. Il film in Puglia da stasera è in programmazione al cinema Paolillo di Barletta, al Grande di Altamura, al Socrate di Castellana Grotte, all´Alfieri di Corato, al Metropolis di Mola di Bari, al multiplex Seven di Gioia del Colle e alla multisala Salerno di Oria. Da questo momento in poi, si starà a guardare i risultati e se, come si spera, il passaparola farà miracoli e come la focaccia con l´hamburger, il piccolo documentario sbaraglierà i blockbuster, allora si penserà a una distribuzione più estesa. Tutte vicende da seguire attraverso l´ottimo sito www.focacciablues.it. (a.g.)

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niente kers in cina per la ferrari sono giorni maledetti - marco mensurati shanghai (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)

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Pagina 61 - Sport Dopo la sentenza pro-Brawn un altro stop al progetto tecnico Niente kers in Cina per la Ferrari sono giorni maledetti Domenicali: "In dubbio la regolarità del campionato Noi giocheremo in difesa" MARCO MENSURATI SHANGHAI dal nostro inviato Tute rosse allacciate fino al collo per difendersi dallo strano vento che spazza Shanghai, e pugni stretti nelle tasche per nascondere la rabbia. E´ forse il momento più difficile della recente storia della Ferrari. La mattina dopo la sentenza di Parigi, quella che ha benedetto il colpo da guitto di Ross Brawn condannando tutti gli altri a un inseguimento disperato e costoso, gli uomini in rosso si sono svegliati peggio del previsto, scoprendosi ancora più fragili di quello che si pensava: il kers, il dispositivo che fino a ieri era considerato il loro unico vero punto di forza, è fuori uso, ed in Cina non ci sarà. «Abbiamo problemi di sicurezza e affidabilità», annuncia Domenicali, aprendo la strada a interrogativi pesanti sulla qualità del lavoro svolto a Maranello durante l´inverno. «Dovrebbe», con il condizionale, perché ora ci sono troppe cose da fare per evitare di buttare a mare una stagione che sembra maledetta. La prima è cercare di non perdere troppo terreno in attesa che la macchina venga corretta alla luce della sentenza di Parigi. «Qui in Cina, ma anche in Bahrein - annuncia Domenicali - aspettatevi una Ferrari che giochi in difesa. La distanza tra noi e chi ci sta davanti è enorme e non la si può colmare in un attimo, l´importante quindi è non farsi travolgere dalla situazione, e rimanere calmi e freddi». La nuova macchina dovrebbe essere pronta per la Turchia, cioè tra tre gran premi («Ma stiamo spingendo per portare qualcosa già in Spagna», confida Massa), fino ad allora la Ferrari cercherà di limitare i danni, sperando in qualche errore degli avversari per provare poi a recuperare nella seconda parte della stagione. «Noi per cultura ed esperienza non ci arrendiamo mai - promette Domenicali - Almeno fino a quando non ci condanna la matematica. Certo, non nego che sarà un campionato in salita, ma noi finché potremo ci proveremo. L´importante ora è trovare la serenità e lavorare bene». Ritrovare la serenità. A giudicare dal clima che c´era ieri nel paddock si direbbe una missione impossibile. L´aria è più inquinata di quella di Shanghai, come del resto suggerisce il tenore delle parole dello stesso Domenicali. «Vicende come quella del diffusore mettono in dubbio la regolarità dell´intero campionato, ed è un peccato perché c´erano tutte le premesse per una stagione avvincente». Secondo il team principal «una vicenda di tale importanza non doveva finire in corte d´appello, ma nemmeno andare davanti ai giudici di gara; doveva essere risolta prima dell´inizio della stagione». Una negligenza che sicuramente costerà cara a qualcuno, anche perché ha tutta l´aria di essere volontaria: «Prima di lanciare accuse specifiche occorre avere le prove, certo ci sono molti elementi che lo lasciano pensare. E´ innegabile che una situazione del genere finisca per spaccare il fronte delle squadre». E per lasciare indisturbato il comandante. Ma questi sono ragionamenti che non si possono fare, ora. Non c´è tempo. Bisogna cercare di non buttare a mare una stagione.

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l'austerity della cultura cancella i grandi eventi - marina paglieri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-04-2009)

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Pagina XII - Torino L´AUSTERITY DELLA CULTURA CANCELLA I GRANDI EVENTI Poche risorse, si annuncia un 2009 senza gli allestimenti che un tempo richiamavano le folle. Si prepara una stagione in tono minore, e c´è persino chi rischia il vuoto Palazzo Bricherasio chiude nei mesi estivi, mentre la Pinacoteca Agnelli ha rinunciato a una mostra dell´iraniano Melamed MARINA PAGLIERI Palazzo Madama dicono che una mostra in autunno probabilmente si farà, a patto che la finanzino altri. Al Mao, il nuovo Museo d´arte orientale, non ne è prevista alcuna. Per fortuna alla Gam il direttore Danilo Eccher, da poco insediato, mentre ancora si guarda intorno, promette: «Qualcosa di sicuro arriverà nei prossimi mesi, ma non posso ancora dire nulla di preciso. è ancora presto, non si tratta di progetti definitivi, se ne parlerà quanto prima». Se a Rivoli a settembre Carolyn Christov Bakargiev, prima di lasciare il Castello e partire per Kassel alla volta di Documenta, inaugurerà una retrospettiva di Gianni Colombo, uno dei protagonisti dell´arte cinetica, alla Fondazione Bricherasio e alla Pinacoteca Agnelli, per fare due esempi, si rischia il vuoto. Dopo i banchetti (e talvolta le abbuffate) degli scorsi anni, quando le risorse sembravano non dover finire mai, e se fossero finite qualcuno ci avrebbe pensato, il mondo dell´arte è a dieta. E ancora di più lo è quello delle mostre. I protagonisti di passate stagioni migliori sono in attesa di capire che cosa sta succedendo, mantengono un certo riserbo e cercano sponsor. Altri prendono la cosa per il verso giusto e mettono in tavola quello che c´è in casa, e non è detto poi che questo sia così male. Ma vediamo caso per caso. Se la Fondazione Torino Musei risente direttamente della penuria delle casse comunali, ma può contare sulle ricche collezioni dei musei (e a Palazzo Madama la direttrice Enrica Pagella si ingegna e inventa iniziative, dal lavoro a maglia nelle sale alle "ore d´arte" a cura del personale), a Palazzo Bricherasio, chiuso nei mesi estivi, l´incertezza è totale: «Si è dovuto rinunciare per l´autunno a un´importante mostra sulla collezione Berardo di Lisbona, ora a Parigi al Museo di Lussemburgo - dice il presidente Alberto Alessio - e ci accontenteremo di un progetto sul naÏf Ligabue. Intanto trattiamo con assessorati e fondazioni bancarie, mi auguro chiarezza da parte di tutti». Alla Pinacoteca Agnelli doveva essere esposta dal 2 aprile la collezione dell´iraniano Ebrahim Melamed. Ma non se ne è fatto nulla perché gli sponsor - Compagnia di San Paolo ed Eni - si sono ritirati: «Fiat Group copre i costi della gestione ordinaria, per le iniziative dobbiamo trovarci gli sponsor e non sempre si riesce - dice la direttrice Marcella Pralormo - Speriamo in autunno di aprire Yves Saint Laurent loves, una più contenuta rassegna del gusto dello stilista, che era vicino di casa di Marella Agnelli a Marrakech. Siamo in attesa di conferma dagli sponsor, intanto ci dedichiamo ai laboratori per le famiglie. Con Eataly abbiamo studiato inoltre iniziative per gli anziani». Dalla Compagnia di San Paolo Dario Disegni, già anima di grandi esposizioni degli scorsi anni e anche recenti - dai tesori antichi di Afghanistan e Cina fino a quelli sommersi d´Egitto tuttora a Venaria - spiega che si è voltato pagina: «Oggi siamo parte del Consorzio La Venaria Reale, partecipiamo con una quota annuale alle mostre promosse collegialmente, non ne promuoviamo più di autonome». Già, ma ci saranno ancora grandi esposizioni nelle Scuderie juvarriane della Reggia? In attesa di quella prevista da tempo per il 2011, dedicata, per le celebrazioni dell´Unità, a 150 capolavori dell´arte italiana, e di una kermesse dedicata al cibo e alle tavole imbandite nelle antiche corti europee, che cosa sarà imbandito al pubblico nella reggia? «I Tesori d´Egitto sono stati prorogati al 2 giugno, poi la Citroniera e la Scuderia chiuderanno fino ai primi mesi dell´anno prossimo, quando verrà inaugurato il recupero definitivo di quegli spazi - dice il patron dell´ex residenza Alberto Vanelli - Siamo ancora in fase di discussione, ma qualcosa per la seconda parte dell´anno si troverà».

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una matita e un tovagliolo anche così nasce un progetto - carlo brambilla (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Milano Una matita e un tovagliolo anche così nasce un progetto Centodieci maestri hanno donato 378 propri disegni al Fai per sostenere Villa Necchi Campiglio Una mostra da oggi, un´asta da Sothebys´ il 14 maggio e un bel catalogo che segna l´ingresso in editoria della Moleskine CARLO BRAMBILLA Schizzi autografi, improvvise intuizioni, lampi di genio, veri e propri progetti. Disegnati dove capita. A colori o in bianco e nero. Su un tovagliolo di ristorante, su un pezzo di carta qualsiasi, su un taccuino, una pagina bianca. Da firme prestigiose dell´architettura, come Norman Foster, Renzo Piano, Gae Aulenti, Mario Botta, Mario Bellini, Zaha Hadid, Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti, Cini Boeri, Aimaro Isola, Cino Zucchi, solo per citare alcuni dei più famosi. Sono 110 gli architetti che hanno accettato di donare al Fai, il Fondo per l´ambiente italiano, 378 propri disegni che verranno esposti da oggi al 10 maggio prossimo all´interno della mostra La mano dell´architetto, in tre diverse sedi: a Villa Necchi Campiglio, alla Triennale Bovisa e presso la sede di Abitare. Per poi essere messi in vendita a un´asta battuta da Sotheby´s il 14 maggio. Un omaggio a Piero Portaluppi (1888-1967). I proventi saranno destinati infatti a Villa Necchi Campiglio, da lui progettata tra il 1932 e il 1935. Particolarmente azzeccata l´idea del catalogo, realizzato da Moleskine. Per la prima volta l´azienda che produce i mitici taccuini neri con l´elastico, usati da Hemigway e Chatwin, entra in editoria. Un enorme quaderno nero che si presta bene a contenere schizzi e disegni, oltre ai testi scritti. Con una seconda parte fatta di fogli bianchi come invito a prendere appunti e imitare i grandi architetti con i propri scarabocchi . «Villa Necchi Campiglio è diventata in questo suo primo anno di vita una protagonista della vita culturale milanese - racconta orgoglioso Marco Magnifico, direttore generale culturale del Fai. - Dallo scorso settembre abbiamo avuto 27 mila visitatori. Il massimo che questi spazi, dove si fanno solo visite guidate per piccoli gruppi, possono sopportare. Con questa mostra il Fai ha voluto essere presente in città nelle giornate in cui si tiene di uno degli appuntamenti culturali più importanti dell´anno, il Salone del Mobile». Spiega Matteo Schubert, curatore della mostra con Francesca Serrazanetti: «La totale libertà lasciata ai singoli professionisti nella scelta dei materiali da inviare ha consentito di raccogliere una documentazione estremamente eterogenea, sintesi eccellente di quel linguaggio universale che inconsapevolmente unisce architetti che operano agli estremi opposti del pianeta. Una mostra sulla natura dell´atto di disegnare. Dal primo schizzo impulsivo alla possibile soluzione progettuale». Con una grande funzione didattica per i giovani architetti, secondo Stefano Boeri , presente nel catalogo con un progetto e un testo: «Tornare a usare il disegno. Tornare a usare la matita. Perché disegnare con precisione significa cominciare a intravedere la proiezione fisica delle nostre idee».

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Petrochina fa shopping ad Astana (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-18 - pag: 8 autore: KAZAKHSTAN Petrochina fa shopping ad Astana La crisi economica non ferma lo shopping di materie prime dei cinesi. Il presidente di Petrochina, Jiang Jiemin, ha dichiarato alla Bloomberg che è pronto a pagare 1,4 miliardi di dollari per il 50% della compagnia kazakha Mangistaumunaigas, che si stima abbia riserve petrolifere per 6 miliardi di barili di petrolio. Il via libera all'acquisto è già stato garantito dal Governo di Astana: rientra negli accordi firmati giovedì a Pechino dai presidenti dei due Paesi, Hu Jintao e Nursultan Nazarbayev, attraverso i quali la Cina ha garantito al Kazakhstan un prestito di 10 miliardi di dollari. Metà della somma verrà versata dalla cinese EximBank alla Development Bank of Kazakhstan, l'altra metà sarà un prestito della Cnpc (società che controlla Petrochina) alla KazMunaiGaz, compagnia kazakha già socia di Eni e altre major nei giacimenti di Kashagan e Karachaganak. Con Petrochina la partnership sarà ben più stretta: di Mangiastaumunaigas avranno entrambi il 50% e la società – assicura Jiang – «verrà guidata congiuntamente ». Astana inoltre ha anticipato che userà parte dei finanziamenti per costruire un gasdotto che attraverserà la parte occidentale del Kazakhstan, per poi eventualmente congiungersi con le pipeline verso la Cina. S.Bel.

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3,5% rondini fanno primavera? (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-18 - pag: 12 autore: ... L'EXPORT DI FEBBRAIO 3,5% rondini fanno primavera? D opo sei mesi di variazioni congiunturali negative, gli ordini dall'estero hanno messo a segno in febbraio un rimbalzo sul mese precedente del 3,5 per cento. Per dirla con il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, una rondine non fa primavera. Cominciano però ad essere numerosi, anche se ancora timidi, i segnali di un miglioramento della situazione, con un'economia mondiale in recessione, ma non al tappeto. Nello stesso tempo cominciano a circolare analisi e studi che segnalano leggeri miglioramenti nel portafoglio ordini e nell'utilizzodegli impianti. Preoccupano ancora le stime sull'occupazione, mentre qualche luce sembra appunto arrivare dall'export, trainato da Cina e Usa. Come sostiene anche il meno ottimista degli economisti, Nouriel Roubini, battezzato «Mr. Doom» (Apocalisse), saranno probabilmente Cina e Usa i primi Paesi a invertire la tendenza. Bisognerà quindi attendere i prossimi mesi per verificare se il dato di febbraio è un rimbalzo (statistico o tecnico, per la ricostituzione delle scorte e dei magazzini) oppure una reale inversione di tendenza.

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Segreti sommersi. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-18 - pag: 32 autore: Segreti sommersi. La flotta del sultanato alla ricerca di un vascello cinese affondato sei secoli fa L'Oman lancia la «caccia al tesoro» Simone Filippetti L a principale preoccupazione dell'Oman in questi è contrastare la recessione mondiale? No. Il crollo del prezzo del petrolio che ha impoverito le floride «new economies» del Medio Oriente? Nemmeno. La priorità, oggi, è trovare un vascello cinese vecchio di sei secoli, affondato al largo delle coste del Paese. è una «Caccia al Tesoro» in piena regola, che avrebbe entusiasmato Louis Stevenson, ma che va ben oltre la curiosità da neo avventurieri del XXI secolo perchè interessa anche la geopolitica e le relazioni internazionali. La smania dell'Oman per i tesori dell'antica Cina ha trovato anche il placet di Pechino che ha dato il suo appoggio e vede nell'iniziativa un modo per cementare le relazioni bilaterali e i comuni interessi tra i due Paesi. Certo, il tutto sa un po' di paradosso: se nelle acque internazionali, non lontano dallo stesso Oman, i pirati moderni sono il problema più impellente, la flotta del piccolo sultanato del Golfo Persico parte alla ricerca di altri "bucanieri", quelli guidati dal capitano musulmano Zheng He al servizio della dinastia Ming: un comandante che stava all'antica Nanjing come Marco Paolo alla Repubblica di Venezia. Sta di fatto che dal porto della base navale militare di Saeed bin Sultan la flotta di navi dell'Oman è partita alla ricerca. Quanto può valere l'eventuale relitto non è dato sapere, ma i racconti degli storici tramandano che la flotta di Zheng fosse composta da navi gigantesche, paragonabili ai galeoni spagnoli dei conquistadores dell'America Latina o alle galere dell'Impero Romano. I 300 vascelli di Zheng che solcavano i mari accumularono ricchezze enormi per la dinastia e il vascello affondato potrebbe rivelarsi un forziere. Che i tesori sommersi siano finiti nel mirino dei Governi, sempre alla ricerca di nuove entrate, nonè di certo una novità. Madrid, per esempio, nel 2007 aveva pensato bene di denunciare la società americana specializzata in recupero di antichi forzieri, Odyssey Marine Exploration per l'operazione Black Swan, «cigno nero», che riguardava un galeone del 17esimo secolo. La nave sarebbe affondata nel 1641 mentre era sotto contratto con il re di Spagna, o almeno questa fu la ragione legale adottata da Madrid per rivendicare le monete valutate in forse 500 milioni di dollari riportate in superficie al largo delle coste britanniche dalla spedizione statunitense. La stessa Odyssey aveva scoperto una nave passeggeri di registrazione italiana rinvenuta l'anno prima nel Mediterraneo e un vascello localizzato ma non ancora recuperato al largo di Gibilterra. Ma Odyssey non aveva ceduto alle pressioni: la validità del caso spagnolo, dissero i vertici del gruppo americano, rimangono tutta da dimostrare perché le acque internazionali sono al centro di polemiche e contese giudiziarie. I relitti, e i preziosi tesori che custodiscono, affascinano periodicamente imprenditori e Governi: nel 1996 in migliaia pagarono un biglietto dall'astronomica cifra di 6mila dollari per assistere al recupero di una parte della chiglia del Titanic, il naufragio più tristemente famoso della storia. E le televisioni sborsarono 3 milioni di dollari per riprendere la diretta: anche se nel vascello di Zheng non dovessero esserci forzieri, i diritti tv saranno già un bel tesoro per l'Oman. © RIPRODUZIONE RISERVATA RELITTI & POLITICA ESTERA La Cina dà l'appoggio alla missione. Da tempo i Governi litigano: il caso di Madrid e la spedizione americana Odyssey

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Vale riduce la produzione di nickel (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-18 - pag: 44 autore: Metalli. La difficile situazione dell'inox rallenta i piani delle miniere Vale riduce la produzione di nickel Gli sviluppi del mercato siderurgico in Cina e nel resto del mondo sono ancora sotto la lente delle società minerarie e delle acciaierie impegnate nelle trattative per definire il prezzo delle forniture di minerale di ferro nell'anno fiscale appena iniziato. è una sorta di guerra di posizione: i produttori di ferro – guidati da Vale, Rio Tinto e Bhp Billiton – contano sull'atteso rilancio della domanda per spuntare prezzi elevati, pur se non ai livelli del 2008, mentre le imprese siderurgiche cinesi lamentano la contrazione dei consumi per giustificare l'ambizioso obiettivo di ridimensionare i costi addirittura del 45-50 per cento. Secondo Andrew Forrest, fondatore della Fortescue Metals, i negoziati si protrarranno fino al mese prossimo e i prezzi della merce australiana alla fine si collocheranno tra i 51 $/tonn. fissati per il 2007 e i 91 $ dell'anno successivo. Intanto i grandi gruppi minerari stanno prendendo atto della difficile situazione in cui versa invece l'acciaio inossidabile. Le ultime stime del Bir, il Bureau de la Récupération, la domanda mondiale di inox nel 2008 è scesa dell'8%, a 26 milioni di tonnellate, e quest'anno il totale rischia di diminuire addirittura a 21-22 milioni. Le cifre forse sono troppo pessimistiche, ma sembrano confermate dalle miniere di nickel, metallo il cui impiego prevalente è proprio nell'acciaio inox. La brasiliana Vale, che nel 2007 ha rilevato la canadese Inco diventando il numero uno occidentale del settore, ieri ha annunciato un ridimensionamento dei suoi piani produttivi. Lo start-up del progetto Onca Puma, nello stato del Parà, è rinviato di un anno. L'investimento da 2,3 miliardi di dollari rimane e la produzione a regime dovrebbe restare quella già calcolata, di 58mila tonnellate annue,ma l'avvio della miniera slitterà al 2011. Invece a Sudbury, cuore canadese del nickel, dove Vale ne produce oltre 36mila tonnellate, l'attività verrà sospesa per otto settimane in giugno e luglio a causa della scarsa domanda. Un provvedimento analogo, di 4 settimane, è previsto anche nel grande giacimento di Voisey Bay, nel Labrador, a conferma che Vale non confida in un rapido ritorno alla normalità. R. C. © RIPRODUZIONE RISERVATA NEGOZIATI IN CORSO Secondo Andrew Forrest si chiuderanno in maggio le trattative per definire i prezzi del minerale di ferro nell'anno fiscale corrente

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Barriere fitosanitarie. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: AGROINDUSTRIA MERCATI ITALIA data: 2009-04-18 - pag: 23 autore: Barriere fitosanitarie. Al via le esportazioni ma dopo un lungo e complesso confronto burocratico Cina, 10 anni per i kiwi italiani Massimo Agostini Se i dazi sono l'espressione di scambi commerciali regolamentati tra l'Unione europea e i mercati mondiali, non mancano tentativi, da parte di Paesi terzi, di applicare in modo unilaterale barriere non tariffarie alla libera circolazione delle merci. A questo trend non sfugge l'agricoltura, e in particolare il settore ortofrutticolo che rappresenta una delle punte di diamante per il «made in Italy». Con un valore all'export che nel 2008 ha superato i 3,6 miliardi, in crescita del 7,5% su base annua, e un saldo attivo dei conti con l'estero di oltre 1,2 miliardi. I casi eclatanti non mancano. L'Italia, dopo aver superato tutti i passaggi burocratici e di controllo fitosanitario richiesti dalle autorità di Pechino, la settimana scorsa è riuscita a sbarcare in Cina con un primo container da 18 tonnellate di kiwi, di cui il nostro Paese è produttore ed esportatore leader mondiale. Ma il primo dossier per fare breccia su quel grande mercato asiatico risale al 1999. Altri casi, più recenti, sono quelli denunciati dagli oltre 300 operatori attivi nell'importexport di frutta e ortaggi aderenti a Fruit Imprese,l'associazione nazionale che ieri, a Roma, ha tenuto la 60Ú assemblea annuale. «L'estate scorsa il Canada ha bloccato le importazioni di uva da tavola in arrivo dall'Italia – ha ricordato il presidente,Luigi Peviani– segnalando in modo pretestuoso la presenza di un insetto, l'oziorrinco, che per la frutta matura non comporta alcun problema». In autunno è quindi scoppiato il contenzioso con la Russia sui livelli massimi dei residui di fitofarmaci. «Le procedure richieste da Mosca – ha spiegato Peviani – negli ultimi tempi si sono addirittura intensificate: oltre al certificato di sicurezza è necessario presentare una comunicazione trimestrale dei risultati sulla sicurezza dei prodotti vegetali e un'altra con tutte le informazioni sulle singole spedizioni, con il numero dei trattamenti e la data dell'ultimo trattamento ». Per arrivare all'armonizzazione Ue sui residui massimi ammessi di fitofarmaci ci sono voluti otto anni di lavoro. «L'applicazione della nuova normativa – ha sottolineato il presidente degli operatori ortofrutticoli – è stata fortemente sostenuta dalla comunità scientifica internazionale: quando è scattata, nel settembre 2008, per il sistema ortofrutticolo nazionale è stata come una liberazione. Ma ora ci ritroviamo a dover combattere contro le azioni estreme di chi vuole delegittimare le regole comunitarie ». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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F1. Le Ferrari stentano a Shanghai (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 18-04-2009)

Argomenti: Cina

F1. Le Ferrari stentano a Shanghai 18-04-2009 SHANGHAI. Stringere i denti e darci dentro con la consapevolezza che nelle prossime gare la Rossa "correrà in difesa". Questa la parola d'ordine alla Ferrari dopo le deludenti prove libere di ieri. Nella prima sessione di prove sul circuito di Shanghai, dove domani si disputerà il terzo Gran Premio della stagione, Kimi Raikkonen si è classificato all' undicesimo posto nella prima parte e al quattordicesimo nella seconda. Felipe Massa è stato invece quindicesimo nella prima e dodicesimo nella seconda, mentre le Brawn GP e le altre scuderie che montano i diffusori - gli elementi aerodinamici che garantiscono una maggiore velocità - hanno messo a segno le migliori prestazioni. Come annunciato, la Ferrari ha rinunciato per il Gran Premio di Cina anche all'uso del Kers, sistema che ricava un surplus di potenza dall'energia cinetica delle frenate, per non correre rischi dopo l'incidente occorso alla vettura di Raikkonen all' inizio del mese in Malaysia. A non essere sorpreso della situazione difficile del team di Maranello lo stesso Stefano Domenicali, il responsabile della gestione sportiva della squadra: "nelle prove abbiamo visto confermate le nostre aspettative, dovremo correre alcune gare in difesa e cercare di fare il massimo possibile. È chiaro - ha proseguito - che senza il Kers perdiamo un po' di prestazione e, ad una prima analisi, non abbiamo un miglioramento nel bilanciamento di una macchina che, non va dimenticato, è stata progettata per avere questo sistema. Siamo in una situazione difficile e dobbiamo cercare di restare calmi e lavorare con concentrazione, su tutti i fronti". Il fronte principale è quello del diffusore che la Ferrari dovrà montare in tutta fretta sulle vetture. Si prevede che le Rosse saranno pronte per il Gran Premio di Spagna (il 10 maggio a Barcellona). Il presidente della scuderia Luca di Montezemolo, interrogato dai giornalisti ai margini di un convegno in Italia, si è rifiutato di commentare i risultati di ieri, affermando: "non mi va di parlare della Ferrari, dovrei dire delle cose antipatiche sulla Formula 1". In Cina, i piloti non si illudono ma cercano di fare buon viso a cattiva sorte. "Dobbiamo spingere sullo sviluppo della macchina il più intensamente possibile ma siamo consapevoli che sarà difficilissimo recuperare", sottolinea Felipe Massa, secondo il quale "la lotta per il campionato sembra essere sempre più compromessa". "Qui siamo anche senza Kers e di conseguenza perdiamo ancora prestazione oltre a non avere il carico aerodinamico delle macchine migliori". "L'unica ricetta per uscire da queste difficoltà - conclude il brasiliano - è il lavoro". Secondo Kimi Raikkonen "il bilanciamento della macchina non è male e non risente dell'assenza del Kers. Il punto è che siamo troppo lenti rispetto alle squadre attualmente di vertice (oltre alla Brawn GP si tratta della Toyota e della Williams)". "Dobbiamo cercare di migliorare la vettura: oggi come oggi non siamo più in grado di lottare per il mondiale. Non dobbiamo mollare la presa perché potremo, attraverso il lavoro di tutta la squadra, tornare a lottare per la vittoria". Tutta la squadra della Ferrari ci tiene ad affermare la propria solidarietà ai terremotati dell' Abruzzo: mettere sulle macchine la scritta "Abruzzo nel cuore" è stato solo il primo passo di un programma che prevede l'apertura di un sito web sul quale si potranno acquistare "memorabilia" della Formula 1 e la messa all' asta, in maggio, di una vettura "molto speciale". L' incasso verrà impiegato per la ricostruzione nelle zone terremotate.

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Alimentazione/Il G8 e la riscossa del cibo italiano. Il frigorifero degli orrori (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 19-04-2009)

Argomenti: Cina

Alimentazione/Il G8 e la riscossa del cibo italiano. Il frigorifero degli orrori Di Pino Agnetti 19-04-2009 E fu così che dai vigneti della Marca Trevigiana, patria del Giorgione e del Canova e cuore fra i più antichi e nobili dell'intero Nord Est, l'Italia scese in guerra contro il più subdolo e pericoloso dei suoi nemici odierni: il falso alimentare. Una specie di gigantesca "mafia" globale che ogni anno ci costa fra i 50 e i 60 miliardi di euro più o meno dolosamente sottratti alla nostra agroindustria (l'unica voce positiva di tutto il Pil nazionale) e al nostro export. Con quali truffaldini artifizi è ormai noto da tempo, anche se la fantasia di questa multinazionale del "made in Italy" da tavola sistematicamente taroccato non finisce mai di stupire. Ce n'è davvero per tutti i gusti. Dal "Reggianito" prodotto in Argentina al "Parmesan Cheese" proveniente dall'Oregon. Dal "Parmesan Fresh Grana Cheese" targato Australia al "Parmesan Cheese Stella" originario dell'Illinois (lo Stato di Barack Obama). Dal "Pamesello" belga al "Parmeson" lavorato in Cina, cui si deve pure la messa in commercio di un non meglio identificato "Pecorino vero italiano" e di una "Caciotta" con tanto di bandierina tricolore stampata sulla confezione. La galleria degli orrori allestita dagli scienziati della "Spectre" agroalimentare continua con un vero diluvio di cloni della nostra tanto amata e rinomata pasta. È il caso delle "Linguine Ronzoni" e delle "Penne rigate golden grain" (rispettivamente made in Pennsylvania e Missouri), degli "Spaghetti Napoletana" e della "Pasta Milaneza" made in Portogallo, degli "Spaghetti Mit tomatensauce" (ovviamente prodotti in Germania) e delle "Penne Tricolore di Peppino" che vanno per la maggiore in Austria. E che si narra diano il massimo se condite con una salsa di delicati "Pomodorini di collina" rigorosamente coltivati e inscatolati in Cina, o con un filo di pregiato "Pompeian olive oil" imbottigliato nel Maryland. A questo punto, un buon bicchiere di rosso è d'obbligo. E dunque vai con una pregiata selezione di Resfosco, Chianti e Sangiovese vendemmiati, in realtà, nella californiana Napa Valley (dove se non altro di vino se ne intendono davvero). Ed ecco Parma e la sua "Food valley" tornare prepotentemente in campo grazie a un "Prosciutto di Busseto" e a un "Italian dry salame" prodotti e stagionati nella recidiva California. Che, per la gioia degli amanti dell'affettato misto, potranno essere serviti insieme a qualche buona fetta di "Turkey Bologna", una mortadella di tacchino sulla cui vera origine, almeno stavolta, non possono esserci dubbi di sorta. Fine dell'orrore? Macché, visto che il premio per il miglior formaggio degli Stati Uniti se lo è appena aggiudicato il "Sarvecchio Parmensan" del Wisconsin. Mentre Pechino, scottata per via della recente vicenda dei latticini alla melamina finiti sotto embargo, ha pensato bene di tornare all'assalto con una inquietante mozzarella a forma di girella fatta - Dio solo sa come - con una sconosciuta pasta filante. Ora, e per riepilogare, è giunto il momento di chiamare questa cascata di imitazioni, spesso e volentieri pericolose per la salute umana, con il loro vero nome: schifezze. È ciò che ha (molto ben) fatto il nostro ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, inaugurando il primo G8 agricolo della storia nel veneto borgo di Cison di Valmarino, da ieri simbolo della riscossa dell'"italian food" mille volte copiato e umiliato. In un momento di crisi purtroppo mai così nera pure per i produttori dei vari Parmigiano Reggiano, Grana Padano, prosciutto Dop di Parma e San Daniele e simili, ci voleva. Naturalmente, non poteva mancare la solita voce stonata. A colmare la lacuna ci ha pensato, stavolta, il "Financial Times" esortando i ministri del G8 a "non perdersi in inutili cavilli come l'etichettatura del prosciutto di Parma". Ma davvero? Allora, facciamo così. Quel "frigo degli orrori" provvidenzialmente aperto ieri dal ministro Zaia e pieno zeppo di prodotti "italiani" (su dieci venduti all'estero come tali solo uno lo è davvero) mandiamolo pure in regalo al direttore dell'austero quotidiano economico-finanziario londinese. Vuoi vedere che anche lui si ricrede?

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trapano, ghiaccio e fantasia la renault rifatta in una notte (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 54 - Sport Il miracolo dei meccanici di Alonso. Briatore: "Siamo in Cina, abbiamo fatto un´imitazione..." Trapano, ghiaccio e fantasia la Renault rifatta in una notte DAL NOSTRO INVIATO SHANGHAI - Chiamatela pure "epica del Black & Decker". Due serrande abbassate a tre quarti, un filo di luce che esce da sotto e che illumina un pezzo di rettilineo perso nella notte cinese, e il rumore inconfondibile di un trapano che fa il suo lavoro. L´ultima speranza di vedere un mondiale emozionante si accende all´alba di sabato. Gli uomini del paddock sono andati tutti a dormire da qualche ora, con in testa ancora il suono delle ultime polemiche di giornata. Qualcuno però è rimasto sveglio, le mani sporche di grasso e tanta voglia di cambiare una situazione difficile da accettare. Alle cinque e mezza del pomeriggio, al box Renault, era stato visto arrivare un enorme pacco tutto avvolto nel nastro adesivo Dhl. Erano i pezzi della nuova macchina di Alonso, quella con i diffusori stile Brawn Gp, spediti via aerea dall´Europa. «Ci lavoravamo da dicembre – confida Briatore, il boss della Renault - da quando mi sono accorto del casino che sarebbe venuto fuori. Mi ero detto prepariamo un piano B, sia mai che dovesse servire». Appunto. I meccanici hanno scartato il pacco sotto gli occhi preoccupati di Alonso, poi si sono rimboccati le maniche della camicia e hanno cominciato a lavorare. Settare una Formula Uno, come si può facilmente immaginare, non è una cosa da poco (la Ferrari, per dire, ci prova da mesi). Loro dovevano riuscirci in una notte sola. «Sono stati commoventi – racconta Briatore – sono rimasti qui tutta la notte, hanno fatto i turni, hanno fatto di tutto, però poi alla fine, stamattina la macchina era pronta». Quasi pronta, a dire il vero. Perché quando Alonso l´ha provata, si è accorto che alcune cose non andavano: era troppo bassa d´assetto e, soprattutto, aveva problemi di temperatura. Qualche minuto di panico, poi la soluzione. «I ragazzi sono stati grandi, hanno fatto come si faceva nei vecchi racing team: Black & Decker e ghiaccio secco». Così nel giro di un paio d´ore Alonso è stato in grado di fare il suo numero da circo: salire per la prima volta su una macchina, farci in tutto una quindicina di giri, e strappare una prima fila mettendo dietro macchine terrificanti come la Brawn Gp. Merito dei diffusori («siamo nella patria delle imitazioni doc, no?, e noi abbiamo montato una buona imitazione di quelli delle Brawn», ride Briatore) ma merito soprattutto dei meccanici. Mentre gli uomini della Renault foravano la scocca e cercavano di modellare il più possibile la macchina nuova per il pilota spagnolo, a pochi metri di distanza, un altro box era in fermento. Quello della Red Bull. «La macchina non andava – racconta Vettel celebrando la sua pole – non sapevo come fare. I meccanici mi hanno detto di non preoccuparmi. Io inizialmente non capivo. Poi mi sono reso conto. Hanno lavorato tutta la notte. Non sono andati a dormire e questa mattina era pronta». (ma.me.)

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miracoli di san giulio - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 19 - Commenti MIRACOLI DI SAN GIULIO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In America l´incubo del collasso della finanza, e in definitiva dell´intero modello turbo-capitalistico dell´ultimo ventennio, sembra scongiurato. I clamorosi profitti di bilancio macinati dalle grandi banche d´affari, cuore pulsante del sistema, dimostrano ancora una volta che il capitalismo uccide e rigenera le sue cellule con velocità sorprendente. In Cina gli investimenti fissi urbani sono cresciuti del 30%, e Pechino scommette su una crescita dell´8%. In India settori come la siderurgia e il cemento, dopo mesi di calma piatta, mostrano picchi di risveglio. In Russia la produzione industriale a marzo è cresciuta dell´11,1%, e il ministro delle Finanze Kudrin ipotizza una piena ripresa già nel quarto trimestre. Persino in Europa qualcosa si muove: l´indice Euro-Coin che stima la differenza tra la produzione attuale e le aspettative delle imprese tre mesi prima inizia a stabilizzarsi, mentre l´Indice Baltico che registra le variazioni del prezzo di trasporto via mare delle merci, crollato sotto quota 1.000 a dicembre, avvia ora una lenta risalita. Ma com´era sbagliato lasciarsi travolgere dal catastrofismo sei mesi fa, sarebbe altrettanto sbagliato lasciarsi coinvolgere dal trionfalismo oggi. Il realismo di Barack Obama è un valido antidoto: insieme alla paura, che resta, si affaccia qualche speranza. Ma come dice il presidente americano, non siamo affatto usciti dal tunnel, i tempi restano molto difficili, il credito continua a non fluire. Se poi dal villaggio globale restringiamo l´orizzonte alla piccola Italia, al netto della straordinaria rinascita della Fiat, c´è purtroppo più di una ragione che suggerisce ancora un po´ di sano pessimismo. Come dice Tremonti, nessuno pensa più a un crollo globale della finanza. Questo è sicuramente un bene nell´ottica della psico-patologia della crisi, perché in questa grande tempesta perfetta la prima virtù che è andata sommersa è stata la fiducia. Ma il dramma, per il nostro Paese, riguarda solo marginalmente, e di riflesso, l´economia finanziaria. Il vero nodo è l´economia reale. è la recessione e la deflazione, che in Italia mordono più che altrove. Il Prodotto lordo, secondo Ue e Ocse, quest´anno segnerà un meno 4,3%. La produzione industriale a febbraio ha ceduto di schianto, meno 8,1%, il livello più basso dal dopoguerra. La disoccupazione è tornata a salire oltre il 7%, dopo anni di discesa. I consumi rallentano, il reddito diminuisce. E la produttività continua a calare, mentre i Paesi forti di Eurolandia allungano il passo. Questo è il quadro a tinte fosche dell´economia italiana. E non bastano le pennellate ottimistiche di Berlusconi e Tremonti a ravvivarne i colori. La crisi come opportunità: l´abbiamo scritto più volte. E invece è proprio questo che è mancato e che manca, nell´azione del governo di questi mesi. Un grande progetto. Non solo per sopravvivere in negativo dentro questa palude, fidando nel solito stellone italiano. Ma per uscirne in positivo, confidando nelle risorse migliori, con un Paese diverso, più forte e più moderno. Per fronteggiare la crisi, il contributo delle manovre di bilancio finora è stato pari al 4,8% del Pil negli Stati Uniti, al 3,4% in Germania, all´1,4% in Francia e solo allo 0,3% in Italia. Fa piacere, adesso, sentire che il ministro dell´Economia, di fronte alla tragedia del terremoto in Abruzzo che ci costerà 1 punto e mezzo di Prodotto lordo nei prossimi dieci anni, dichiara che non c´è bisogno di introdurre nuove tasse per la ricostruzione, perché «le risorse pubbliche bastano e avanzano». Ma se è così, vorremmo sapere dove erano in questi mesi, quando sarebbero servite come il pane. O c´erano già, ma le ha tenute nascoste. O le ha trovate oggi e ha fatto un miracolo. m. gianninirepubblica.it

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che succede alla ferrari? in cina un altro disastro - stefano zaino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)

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Pagina 37 - Sport Che succede alla Ferrari? In Cina un altro disastro Alibi finiti per le rosse si vince senza diffusori Il ragazzo della pioggia che ricorda Schumacher La prima volta della Red Bull, Vettel protagonista STEFANO ZAINO Ancora uno schiaffo. L´ennesimo. Il terzo di una stagione che sta diventando drammatica. E questo di Shanghai fa ancora più male, perché azzera qualsiasi alibi. La Ferrari perde per colpa del diffusore? Non è vero. La Red Bull ha trionfato, ha annichilito i due mostri di Ross Brawn, la macchina dell´ex invincibile Button e quella del più terrestre Barrichello. E la sua vettura è stata progettata come da manuale, nella sua parte posteriore non c´è traccia di buco, non ha reclami da cui difendersi, semmai solo un po´ di fortuna, visto che il suo enfant prodige Vettel ama le corse bagnate, benché, pole al sabato, sia andato come un razzo pure sull´asciutto. SEGUE NELLA III DI SPORT SEGUE A PAGINA 39

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libralon e l'amico funzionario così nasce l'impero dello chef (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Torino Dalla Cina al Brasile l´Icif promuove l´enogastronomia italiana attraverso corsi di formazione Libralon e l´amico funzionario così nasce l´impero dello chef Dopo il patto col Grinzane l´istituto si espande in 30 Paesi. Dal potente amico 1,5 milioni Angelo è socio del cuoco in altri affari ed è proprio lui a finanziarlo con fondi pubblici Bei tempi, quelli in cui girava il mondo e si faceva fotografare con ministri, assessori, personalità della cultura e dell´economia, gente di spettacolo. Cina. Brasile. Corea. Giappone. Francesco Rutelli, Rocco Buttiglione. E il cardinale Severino Poletto a benedire la sede centrale del suo piccolo impero, castello di Costigliole d´Asti, uno dei topos dello scandalo Grinzane. Altri tempi. Adesso lo chef Bruno Libralon, patron dell´Icif, l´Italian culinary institute for foreigners, è sulla graticola. Lo ha messo sotto accusa la procura di Torino - indagato numero 5, dopo i fratelli Soria, il factotum Carmelo Pezzino e il fornitore di fatture truccate Mario Rocca - per i molti fondi regionali fatti avere alla sua scuola da Angelo Soria, a suon di determine dirigenziali: 916 mila euro dal 2005 al 2008, 505 mila nel quinquennio precedente. Il fratello dell´ex re del Premio Grinzane è un amico. Un benefattore. E un socio in altri affari, soprattutto. Una lunga storia. L´Icif nasce nel 1991 come «associazione senza fini di lucro finalizzata alla promozione delle tradizioni dell´enogastronomia e dei prodotti agro-alimentari italiani all´estero, attraverso la realizzazione di corsi di formazione in cucina ed enologia italiana e manifestazioni promozionali». Poi, in parallelo con il Premio Grinzane, si espande, si gonfia, allarga gli orizzonti. «La promozione e il reperimento degli studenti - certifica il sito dello stesso istituto - avvengono grazie alla rete capillare degli uffici di rappresentanza all´estero, presenti in oltre 30 Paesi, divisi tra Europa, Asia, America del Nord e del Sud». Nel 2004 l´Icif del lanciatissimo patron, classe ‘45 e origini padovane, «decide di ampliare le attività all´estero, con l´apertura di due nuove sedi: la prima nel sud del Brasile, a Flores da Cunha, e la seconda in Cina, presso il campus universitario Shanghai Lingang Science and Technology School». Nel 2006 si inaugurano una succursale italiana, a Frossasco, e un avamposto a Seoul. Ma agli investigatori la data che è interessa di più è un´altra, intermedia, focale. Il 20 gennaio 2005 il cuoco globe-trotter e il funzionario regionale che da tempo lo finanzia costituiscono una società per azioni, l´Everything, 11 mila euro di capitale sociale deliberato, aggregando come socio di minoranza un altro chef, Giancarlo Piccarreta. La mission? «Organizzazione di convegni, mostre e fiere, anche all´estero». Gli scopi raggiunti? «Nessuno - aveva risposto lo stesso Libralon a Repubblica, due mesi fa - perché la srl è rimasta una scatola vuota. Non abbiamo concluso niente». Non bastano queste parole a tenere a freno la procura e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria. Il patron dell´Icif, con interessi diretti nel ristorante Antica Zecca di Caselle e nell´adiacente albergo Jet, sede del Rotary Club Ciriè-Valli di Lanzo, giorni fa subisce una perquisizione ed entra da indagato nell´inchiesta Grinzane. Per agevolare lui, è la tesi degli accusatori, Angelo Soria «ha fatto un uso spregiudicato dei poteri di spesa» e «interpretato le relazioni d´ufficio in chiave personalistica». (l. pl.)

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dov'e' il team mondiale? - (segue dalla prima di sport) setfano zaino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Sport DOV´E´ IL TEAM MONDIALE? (SEGUE DALLA PRIMA DI SPORT) SETFANO ZAINO La Ferrari affonda perché in Cina non ha montato il kers? Non è vero nemmeno questo. A parte che non ce l´ha quasi nessuno, ieri solo le due McLaren e la Bmw di Heidfeld, che la sua importanza è tutta da dimostrare, pesa come un accidente, fa accelerare in rettilineo, ma complica la vita in curva, usura le gomme e disturba l´aerodinamica. Poi le monoposto che finora hanno stritolato il Mondiale, nelle prime due gare la Brawn, ieri le Red Bull, non si sono mai sognate di metterlo, non sanno nemmeno cosa sia e pianga pure chi lo ha voluto a tutti i costi. Di più: questa impertinente Red Bull da dentro l´abitacolo non consente al pilota nemmeno la regolazione dell´ala anteriore, pensi a guidare piuttosto, che all´assetto ci pensiamo noi ai box, mandando al diavolo anche un´altra diavoleria su cui la Ferrari in inverno aveva cogitato tanto, quel volante pieno di pulsanti da consegnare a Massa e Raikkonen. La Ferrari è un disastro, difficile trovare una parola diversa con zero punti in tre gare, e non si sa perché. O meglio si può immaginare, perché tre indizi fanno una prova e il sospetto di una macchina concettualmente sbagliata ormai è fortissimo. Da una squadra (stessi uomini) che negli ultimi due anni ha vinto tre mondiali su quattro un simile crollo non è accettabile. Si può perdere, ma non essere l´unico team (se Sutil con la Force India non fosse andato a sbattere) a zero punti. La confusione deve lasciar posto alla lucidità, basta provarle tutte, bisogna scegliere una strada e basta: kers sì o kers no (in Bahrein tornerà), diffusore (arriva il 10 maggio a Barcellona) o non diffusore, riscatto (subito) o resa. Darsi una scadenza, come una cambiale. Inizia la rimonta. Oppure si pensa già al 2010.

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vettel-webber, impresa red bull le macchine senza diffusori e kers - marco mensurati shanghai (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Sport Vettel-Webber, impresa Red Bull le macchine senza diffusori e kers Cina, primo ko per le Brawn. Massa fuori. Kimi decimo MARCO MENSURATI SHANGHAI dal nostro inviato La pioggia, il vento e il lavoro dei meccanici mischiano le carte della F1 dimostrando che aveva ragione Ecclestone a dire che secondo lui il mondiale era tutt´altro che finito. E così il Circus scopre due nuovi protagonisti: Sebastian Vettel, già eroe del Gp di Monza lo scorso anno, e la sua Red Bull, macchina dalle linee estreme (disegnata dal geniale Adrian Newey) che, senza kers e diffusori, ha staccato di un minuto buono quelli che fino a ieri erano considerati i cannibali del 2009: Button, Barrichello e le loro terribili Brawn Gp. Una doccia fredda per tutti. Per quelli che stavano davanti e dietro le Red Bull. Di colpo Ross Brawn e tutta la gang del diffusore (Toyota e Williams) hanno capito che il mondiale sarà comunque difficile. I vecchi big team, Ferrari in testa, ma anche McLaren, Renault e Bmw, si sono trovati, sempre di colpo, di fronte alle proprie responsabilità: ma quali diffusori, è tutta colpa loro che hanno sbagliato la macchina. La cronaca del gp di Cina racconta di una sfida a quattro (le due Red Bull contro le due Brawn) svolta in un´enorme nuvola di fumo e di acqua. La pioggia sottile e cattiva azzera la visibilità. Button però ammette: «Non potevamo competere oggi, contro quelli lì». I primi quattro posti vengono facili: primi due alle Red Bull (Vettel e Webber) gli altri alle Brawn (Button e Barrichello). Dietro di loro, l´autoscontro. Con macchine molto più lente che escono, sbattono, sbagliano. Si salvano le McLaren (5° Kovalainen, 6° Hamilton) che fanno ciò che avrebbe voluto fare la Ferrari (partenza con molta benzina, una sosta in meno e zona punti), la Toyota di Glock (7�) e la Toro Rosso di Buemi (ottimo (8°). Deluso Alonso, 9°: sfortunato con la safety car che all´inizio gli ha rovesciato addosso la strategia che aveva studiato.

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Il Colle: Bene Obama e Ue sull'ambiente Abruzzo, vigileremo sulla ricostruzione (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 20-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Colle: «Bene Obama e Ue sull'ambiente Abruzzo, vigileremo sulla ricostruzione» MARCELLA CIARNELLI ROMA Non ha mancato ancora una volta il presidente della Repubblica di far sentire la sua vicinanza alle popolazioni colpite dal terremoto chiamate «ad una dura prova». Ed a cui ha voluto ribadire il suo impegno «a sorvegliare la ricostruzione affinché il nostro territorio non subisca un ulteriore saccheggio». Giorgio Napolitano ha parlato durante la cerimonia in occasione della diciannovesima edizione della Giornata delle Oasi promossa dal Wwf, che si è svolta a Castelporziano. La tenuta presidenziale «oasi per un giorno» è stata aperta ad una folla di visitatori, quasi duemila persone che hanno sfidato la pioggia mentre altre migliaia di persone si sono recate nelle cento oasi sparse in tutta Italia. Tutelare l'ambiente La tutela dell'ambiente è uno degli impegni che il presidente della Repubblica ha da sempre ribadito. Non può riguardare una sola nazione e non un'altra. Deve essere un lavoro collettivo cui nessuno può far mancare il proprio sostegno. Fin qui non è andata così. Napolitano non ha mancato di sottolineare il diverso atteggiamento degli Stati Uniti dopo l'arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama. Ed anche la posizione d'avanguardia assunta dall'Europa. «Questo è una anno importante per la lotta contro le conseguenze dei cambiamenti climatici e dobbiamo tutti comprendere che proteggere la natura significa anche dare contributi per avere successo». Quindi grande soddisfazione davanti «alla grande novità del forte impegno del presidente Obama per fare degli Usa un Paese protagonista nell'impegno della tutela del clima. Senza il contributo degli Stati Uniti d'America e, domani ci auguriamo, di Cina e India è difficile vincere questa battaglia». Per quanto riguarda l'Europa Napolitano ha dato atto alla Ue di aver preso «una posizione di avanguardia, senza aspettare che anche tutti gli altri maggiori protagonisti dell'economia mondiale fossero pronti a dare un loro contributo, aprendo una strada che ci auguriamo possa essere seguita con successo». Comunque le «nuove condizioni, più favorevoli» stanno già influendo sull'atteggiamento dei Paesi che fanno parte del G20 «che rappresentano la grande maggioranza delle potenze mondiali». Le scadenze internazionali I prossimi appuntamenti internazionali potranno essere sfruttati appieno per lavorare a favore dell'ambiente, per un futuro migliore. Ci sarà il G8 a La Maddalena. Nei prossimi giorni, prima tappa in preparazione, è prevista «una riunione a Washington che non ho dubbi saprà dare i suoi frutti». E poi, dopo il G8, ci sarà la Conferenza di Copenaghen che «dovrebbe essere il momento e il luogo delle decisioni concertate in materia di tutela ambientale su scala mondiale». Il presidente ha consegnato tre premi, uno al volontariato, uno all'educazione ambientale e un altro alla ricerca scientifica e si è congratulato con il neo presidente Stefano Leoni e con Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf cui Napolitano ha espresso il suo «elogio incondizionato» per l'azione svolta con impegno nella difesa dell'ambiente affermando che «chi ama l'Italia non può che apprezzare l'eccezionale contributo che l'associazionismo dà alla tutela del nostro patrimonio paesaggistico e naturale». Rapaci e tartarughe A Castelporziano sono stati liberati dei rapaci, nell'oasi di Burano cinque tartarughe Caretta caretta hanno ritrovato il mare, ovunque passeggiate, gite a cavallo, laboratori di archeologia e visite guidate. E l'impegno a difendere la natura. Che deve essere di tutti. E non solo di chi già lo fa. La tutela dell'ambiente è un impegno ribadito dal presidente della Repubblica. Che significa vigilare sulla ricostruzione in Abruzzo ma anche, guardando oltre i confini, lavorare al fiancodi chi ha lo stesso interesse.

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Se il mondo riparte (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-04-19 - pag: 1 autore: Se il mondo riparte +30 La crescita percentuale In Cina gli investimenti fissi urbani hanno registrato l'aumento più forte dall'ottobre 2007. è uno degli indicatori di segno positivo che emergono dalle varie aree mondiali

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L'alfabeto nella nuova modernità (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 20-04-2009)

Argomenti: Cina

L'alfabeto nella nuova modernità Vincenzo Vita*, 20 aprile 2009, 15:31 Democrazia in Rete La rete non è un insieme di nodi o un collegamento di computer, bensì un vero universo cognitivo, antropologico, sociale. La ricchezza possibile della democrazia, contro le tendenze neoautoritarie supportate invece dal cattivo uso della vecchia televisione generalista. Qui si gioca anche la definizione dei tratti di un riformismo adeguato alla contemporaneità, che ha bisogno di credibilità, affidabilità, di linguaggi interni alla network society. Ecco, allora, il perché della proposta di legge presentata in Senato, e sottoposta alla discussione on line: la neutralità della rete come diritto di cittadinanza La crisi economica (e pure sociale e culturale) ci riapre tanti discorsi che sembravano chiusi dalla maturazione della stagione moderna. Qualità e non solo quantità, ecosistema, energie rinnovabili, attenzione al carattere antisismico delle comunità abitative, sostenibilità ambientale, ecologia dell'informazione. In un contesto, dunque, assai diverso da quello che segnò la prima fase di internet, quello pionieristico ma legato al boom delle telecomunicazioni, oggi la rete è la metafora di un'altra possibile idea di sviluppo: di una decrescita serena (Latouche), dell'homo artifex ( Sennett), di una cultura libera e del nuovo spazio pubblico comune (Lessig), di un'evoluzione partecipativa della postdemocrazia (de Kerckhove), di un nuovo potenziale blocco sociale - il Quinto Stato- (Formenti), di un generale superamento del fordismo e del mercato di massa generalista (Anderson), dell'economia puramente strumentale verso la logica del dono (Berra), di una tecnica utile e non solo potenza intellettuale della produzione (da Marx a Wiener a Cini). E' tutto facile? Al contrario, ci ammonisce Sara Bentivegna: le diseguaglianze digitali sono immanenti, in un'articolazione più complessa ed emblematica del vecchio digital divide quantitativo, e in una società informazionale accuratamente descritta da Castells in cui la ipermodernità è il nuovo grande territorio del conflitto, con le opportunità dei social network e le chiusure della prepotente logica proprietaria del lavoro immateriale. E' la questione del copyright, che si vorrebbe perpetuare secondo logiche di un altro secolo. E' la questione ricorrente della censura, che ha fatto capolino anche in Italia sotto specie di progetti di legge (Carlucci) o di emendamenti (D'Alia, ma in corso di utile chiarimento con l'autore), malgrado la recente utilissima raccomandazione del Parlamento europeo. La rete, ben descritta da un bel volume di Francesca Comunello, non è un insieme di nodi o un collegamento di computer, bensì un vero universo cognitivo, antropologico, sociale. La ricchezza possibile della democrazia, contro le tendenze neoautoritarie supportate invece dal cattivo uso della vecchia televisione generalista. Difficile mettere bavagli, come ha dimostrato l'insuccesso in Francia del tentativo del governo di arrivare al taglio dell'accesso, e come al contrario ha messo in evidenza la radicale, straordinaria politica di Obama, che ha fatto della rete e della sua apertura il paradigma della "rivoluzione americana". Qui si gioca anche la definizione dei tratti di un riformismo adeguato alla contemporaneità, che ha bisogno di credibilità, affidabilità, di linguaggi interni alla network society. Ecco, allora, il perché del testo che abbiamo sottoposto alla discussione, cercando di innovare nel metodo della decisione proprio con la consultazione on line: la neutralità della rete come diritto di cittadinanza, il free software in quanto alfabeto nella nuova modernità. Digitale: sostantivo, non aggettivo di televisione. I punti essenziali sono il frutto di una lunga fase di riflessione, che ha nel progetto di legge della Regione Sardegna un suo riferimento, come possiamo considerare gli spunti di Angelo Meo e di Stefano Rodotà. Riferimenti davvero rilevanti. Per attribuire alla rete non già il sapore antico di un new media, bensì il segno del millennio che stiamo vivendo, perché assuma le sembianze del luogo, e non del non-luogo della postmodernità passiva e omologata. E, questa volta, il messaggio è il mezzo, la forma tecnica è un' est-etica, il testo un pre-testo. * Vice Presidente della Commissione Cultura del Senato *Il testo della proposta di legge presentata al Senato

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America o Americhe? (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 20-04-2009)

Argomenti: Cina

America o Americhe? Agostino Spataro, 20 aprile 2009, 18:55 La riflessione E' inaccettabile, o se si vuole, poco professionale che qualificati giornalisti, anche del TG1, ministri e capi di governo usino il termine totalizzante di "America" per indicare gli Usa i quali, per quanto importante sia il loro ruolo nel mondo, sono soltanto uno dei 33 Paesi sovrani in cui si suddivide il continente americano. Ovviamente, l'errore non è commesso per ignoranza ma per piaggeria verso il paese più potente del mondo e i suoi governanti che, fino ad oggi, hanno interpretato questo ruolo in chiave imperiale, considerando il resto delle Americhe come dipendenze esotiche da sfruttare e dominare anche col tallone di ferro di sanguinose dittature C'è da sperare che il recente "Vertice delle Americhe" di Trinidad e Tobago, dove si è posta l'esigenza di un approccio nuovo, paritario delle relazioni fra Usa e i diversi Paesi latino-americani, a cominciare da Cuba, serva a far entrare nella testa di alcuni giornalisti, uomini politici e ministri italiani che di Americhe ve ne sono più d'una. Un'ovvietà, si potrebbe osservare. Purtroppo, così non è, visto che inviati e commentatori blasonati continuano ad identificare l'America con gli Stati Uniti d'America (Usa). Acronimo che si consiglia di declinare per esteso per non far confusione con i confinanti Stati Uniti del Messico. Insomma, errori grossolani che alle elementari sarebbero segnati in rosso. Ma si tratta di un errore di geografia o c'è dell'altro? Cercheremo di scoprirlo nel seguito. Intanto, rileviamo che è inaccettabile, o se si vuole, poco professionale che qualificati giornalisti, anche del TG1, ministri e capi di governo usino il termine totalizzante di "America" per indicare gli Usa i quali, per quanto importante sia il loro ruolo nel mondo, sono soltanto uno dei 33 Paesi sovrani in cui si suddivide il continente americano. Nemmeno i presidenti Usa, solitamente, sono incorsi in tale scorrettezza, per altro offensiva della dignità politica ed etnica degli altri 32 Stati che, con gli Usa, fanno parte di diverse organizzazioni panamericane, fra cui l'Osa. Così come è notorio che, per una consolidata convenzione geo-politica, il continente viene suddiviso in tre grandi ripartizioni, in tre Americhe: del Nord, del Centro e del Sud. Quindi, più che di un errore geografico, si tratta di un errore politico davvero pacchiano che nemmeno i nostri vecchi contadini, emigrati ed analfabeti, commettevano, poiché distinguevano fra "America buona", alias ricca, riferita ad Usa e Canada, e le altre nazioni (soprattutto del sud) che indicavano con America- Argentina, Americazuela, (Venezuela), Brasile, ecc. Insomma, comunque la si giri, nessuna ripartizione del continente americano giustifica l'assurda identificazione. Ovviamente, l'errore non è commesso per ignoranza (che sarebbe un'attenuante) ma per piaggeria (che è un'aggravante) verso il paese più potente del mondo e i suoi governanti che, fino ad oggi, hanno interpretato questo ruolo in chiave imperiale, considerando il resto delle Americhe come dipendenze esotiche da sfruttare e dominare anche col tallone di ferro di sanguinose dittature. A chi, come la piccola Cuba, ha avuto l'ardire di ricercare una via autonoma e sovrana si è risposto con un blocco economico totale che dura, inutilmente, da oltre mezzo secolo. Forse, Obama si sarà reso conto che il blocco non paga o che, comunque, non è servito ad abbattere il regime castrista il quale, nonostante i diversi errori commessi, è ancora in sella, legittimato a trattare con gli Usa sulla base dei principi di pari dignità e sovranità. Dopo questo deludente vertice, la nuova amministrazione Usa sa che senza sciogliere positivamente il nodo cubano non potrà giocare un ruolo di riferimento nei rapporti con l'America latina che oggi è la realtà politicamente e socialmente più interessante del pianeta. Ma torniamo al tema iniziale: America o Americhe? Per evitare confusioni e tante brutte figure, meglio sarebbe chiamare gli Stati, come si fa con le persone, col loro nome ufficiale, di battesimo. Non si darebbe - come in questo caso- l'impressione d'inchinarsi troppo di fronte al trono, più di quanto richiede il cerimoniale di corte. In ogni caso, chi in vario modo rappresenta l'Italia e i suoi organismi dovrà sempre mantenere, di fronte a chicchessia, un comportamento sobrio, degno delle nostre tradizioni storiche e culturali, della nostra democrazia che, se ben applicata, certo non sfigura nel confronto con altre. Tutto ciò non per orgoglio, ma per rispetto dovuto agli altri popoli e paesi. Ricchi e poveri. In particolare, verso gli altri 32 Stati americani che percepiscono questo "errore" come una grave offesa alla loro dignità di stato e di nazione, giacché gli Usa non sono l'America, ma solo una sua parte. L'altro giorno, sul volo Buenos Aires- Roma, me lo ha fatto notare il mio amico Eduardo Fernandez, presidente del Foro argentino degli inventori, il quale aggiunse che gli Usa sono l'unico paese al mondo a non avere un nome proprio che li caratterizzi in base al dato etnico e territoriale. Esempio: l'Italia si chiama così perché abitata da italiani, la Cina da cinesi, il Cile da cileni, ecc. Quel grande territorio fra il Canada e il Messico è chiamato Stati Uniti d'America, ma non rappresentando- come abbiamo visto- l'intero continente americano non si può loro attribuire la qualifica di "americani" per antonomasia. Dettagli, si potrà dire. Tuttavia, la questione merita una riflessione non solo di natura semantica, ma culturale e politica, specie in questo momento in cui tante cose date per eterne si stanno dimostrando molto caduche.

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alessandro e maria, cronache di ex amanti - maura sesia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Torino Luca Barbareschi e Chiara Noschese all´Alfieri recitano Gaber. All´Erba va in scena la storia dell´ultimo imperatore della Cina Alessandro e Maria, cronache di ex amanti MAURA SESIA C´è Gaber, ma non solo la sua musica e le sue parole ne Il caso di Alessandro e Maria, scritto sì da Gaber e Sandro Luporini, rivisto però dall´interprete e regista Luca Barbareschi, in un personale omaggio plasmato sul testo dell´amico Giorgio e sulle melodie del quintetto capitanato da Marco Zurzolo, che oltre ad arrangiare brani di Pino Daniele e Sergio Endrigo ha composto pezzi originali. Lo spettacolo, dopo una prima tranche di tournée nazionale che lo ha visto a Milano e Verona, approda al Teatro Alfieri da oggi a domenica. è definito «piccolo musical da camera» e si avvale della partecipazione di un´attrice di talento che ha maturato esperienza e raccolto gratificazioni con la Compagnia della Rancia: Chiara Noschese. In scena un uomo, una donna, un pianoforte ed una band, che ricopre un ruolo fondamentale, dialogando alla pari con i protagonisti. Lui e lei, un tempo amanti, si ritrovano, uguali e invecchiati, e rammentano la liaison che fu, svelando le medesime incrinature che li avevano allontanati: sono entrambi puerili ed insicuri, imperfetti. I quadri sono cinici ma autentici e toccanti; si tratta di «spostamenti del cuore» secondo l´autore, che sottolinea: «Quello che per me conta è sapere quanto si finge e quanto si fa sul serio. Perché è proprio da lì, da questa pulizia del sentire, che si può trovare il coraggio di ridare un´occhiata al mondo». Le scene sono di Massimiliano Nocente, i costumi di Teresa Acone, le luci di Mario Esposito. La commedia in due atti debuttò nel 1982 con lo stesso Gaber e Mariangela Melato. Barbareschi, pur avendo visto ed apprezzato quella prima versione, non l´ha affatto riprodotta. Al Teatro Erba torna da oggi a domenica (in orari inconsueti, con alcune repliche mattutine e da venerdì serali) Il sogno del piccolo imperatore, realizzato dalla Compagnia Torino Spettacoli con la regia di Alberto Barbi; drammaturgo è Gian Mesturino, le musiche sono di Enrico Messina. Anche questo è un musical, sul crinale tra il mito e la contemporaneità. Sul palco gli imberbi interpreti rappresentano la vicenda di Ying Zhèng, imperatore bambino della Cina unificata, che esprime le contraddizioni tra i desideri di un ragazzo ed i doveri del comando.

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moni ovadia mette in scena il sogno sovietico ironia, disillusione e inquietudine per l'italia di oggi - maura sesia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Torino Moni Ovadia mette in scena il sogno sovietico ironia, disillusione e inquietudine per l´Italia di oggi MAURA SESIA Un artista illustre, bulgaro di nascita ma immigrato e cresciuto a Milano: Moni Ovadia è il primo e rappresentativo portavoce dei teatranti alla "Biennale Democrazia". è contento di partecipare? «Molto. Adesso in Italia ha un senso grandissimo una manifestazione di questo genere». Lei recita La bella utopia, lavoratori di tutto il mondo ridete, da domani a venerdì al Teatro Nuovo. Qual è la chiave della pièce? «è uno spettacolo antirevisionistico, lirico ed epico. Cerco di restituire la vicenda sovietica a quello che fu un grande sogno, mutatosi prima in incubo, poi in realtà piatta. Voglio restituirgli un volto umano». Con uno stile particolare? «Il mio. Per raccontare mi servo di uno strumento urticante ma vivificante, l´umorismo ebraico del periodo sovietico. Parlo della stagione terrificante dello stalinismo cercando di ridare dignità a uomini che sacrificarono la vita per un ideale. Risarcisco le vittime di un grande equivoco». Cosa intende? «Credevamo che il comunismo si opponesse al capitalismo e la Cina ci ha smentiti; credevamo che portasse alla democrazia invece la Russia è in mano ai burocrati. Tracimano contraddizioni che hanno mietuto caduti». Il suo è quindi un inno ad un popolo dimenticato? «L´Unione Sovietica, con la seconda guerra mondiale, ha avuto oltre venti milioni di morti che nessuno celebra: è uno scempio indegno di una civiltà». Che effetto ha il suo lavoro sullo spettatore nostrano? «Nella rapsodicità della mia narrazione il pubblico scopre una storia su cui è sceso un velo di dimenticanza; nessuno, tranne Minoli in una bella trasmissione televisiva, ha parlato onestamente della resistenza di Leningrado». Ritrovare in scena certe situazioni può aiutare ad analizzare il presente? «Certo, assistiamo in politica ad uno stalinismo di ritorno con annessa insofferenza per le opposizioni. Lo spettacolo rispecchia anche l´ipocrisia insita nelle nostre istituzioni». Quante "Biennali Democrazia" ha incontrato finora? «Oltre a questa bella iniziativa di Torino, si moltiplicano in Italia eventi simili, coordinati da figure coraggiose fuori dal coro. C´è gran voglia di parlare di democrazia». Secondo lei come sta quella italiana? «è profondamente malata. Con il presidente del consiglio proprietario di televisioni è solo possibile una democrazia a regime ridotto. Una cosa simile succede in Thailandia, ma lì la popolazione si è ribellata». E qui perché non succede? «Sono purtroppo diffusi i sintomi che hanno portato al fascismo: qualunquismo, opportunismo e molta vigliaccheria. Sono profondamente preoccupato per il mio paese». Ci sono altri artisti oltre a lei che operano a favore di un risveglio democratico? «Ascanio Celestini, Marco Paolini ed altri che fanno teatro civile di narrazione. Se non fosse per i teatranti saremmo messi piuttosto male». Ha avuto dei maestri? «Tadeusz Kantor, grande mentore e amico; aveva coniato l´attore manichino, che indossa il ruolo e non lo interpreta. Io ho cercato di costruire così il musicista. Utilizzo drammaturgicamente il suonatore: non è più ai margini ma recita ed è al centro dell´azione teatrale».

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il lazio alla conquista della cina obiettivo i nuovi ricchi di pechino - alessandra paolini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Roma Organizzata dalla regione, è partita la missione di albergatori, tour operator, società di servizi Il Lazio alla conquista della Cina obiettivo i nuovi ricchi di Pechino ALESSANDRA PAOLINI Contro la crisi, sulle Orme di Marco Polo le imprese della Regione partono alla conquista della Cina. E lo fanno con due spedizioni per mettere la bandierina su un Paese «non più emergente, ma già emerso», per dirla come l´assessore al turismo e allo sviluppo del Lazio Claudio Mancini. E dove i ricchi sono in aumento. Così, mentre si è appena conclusa al "Metal Ku" di Pechino una mostra dei più rinomati maestri orafi romani, da Buccellati a Bulgari, che ha richiamato l´attenzione di 30.000 cinesi, un´altra mission sta per andare in porto. Sempre di gioielli si parla, ma di quelli che fanno parte del nostro patrimonio archeologico, culturale e paesaggistico. Trentadue le imprese romane e laziali (tra alberghi, agenzie di viaggio e società di servizi) che fino a venerdì si divideranno tra Pechino e Seul, in Corea per stringere accordi e scambiare affari con i tour operator del luogo, in una sei giorni organizzata dall´assessorato al turismo della Regione e dall´Apt. Segmento, quello coreano e cinese, che per gli addetti ai lavori sembra assolutamente necessario se si vogliono risollevare le sorti di un turismo malconcio. E sui cui Mancini punta moltissimo. In progetto, la formazione a Roma di guide turistiche che sappiano il cinese, e la volontà di Adr, Aeroporti di Roma - anche loro nella spedizione - di installare a Fiumicino cartelli segnaletici per chi arriva dalla Cina. Commenta Paolo Paolillo della Arro, l´associazione gioiellieri di Confcommercio appena tornato da Pechino dopo aver organizzato la mostra Roma e il gioiello, la fabbrica dei sogni: «L´importante è conquistare, non aggredire questi mercati».

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un fondo cinese vuole entrare nella daimler (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)

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Pagina 19 - Economia L´operazione Un fondo cinese vuole entrare nella Daimler SHANGHAI - Un fondo sovrano cinese sarebbe intenzionato ad acquisire una quota in Daimler. Secondo l´Handesblatt, i vertici del gruppo automobilistico tedesco sono già in contatto con il fondo cinese. E da Shanghai arrivano stime che parlano della Cina come il primo mercato dell´auto al mondo nel 2009, come già anticipato dal sorpasso delle vendite sugli Usa a gennaio. In un mercato mondiale stimato nel 2009 in calo, secondo J. D. Power, dell´8,2%, la Cina dovrebbe crescere di circa il 10%. Già a marzo le vendite erano cresciute del 10,3%.

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agricoltura, intesa su dazi e prezzi - rodolfo sala (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 20 - Economia Dalla Cina impegni su sicurezza alimentare e concorrenza. La Fao: contro la fame ancora molto da fare Agricoltura, intesa su dazi e prezzi Chiuso il G8 "verde" di Treviso. Zaia: regole per i mercati RODOLFO SALA dal nostro inviato CISON DI VALMARINO (TREVISO) - Tutti soddisfatti, i ministri dell´Agricoltura degli otto Grandi riuniti per tre giorni, e per la prima volta, dall´italiano Luca Zaia in un castello della Marca Trevigiana. Il vertice si è chiuso con l´impegno, si legge nel documento finale, «ad utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per ridurre gli effetti negativi dell´attuale crisi finanziaria sulla povertà e la fame, a rafforzare e incoraggiare una produzione alimentare sostenibile, aumentare gli investimenti in agricoltura e nella ricerca». Ma il più soddisfatto è il padrone di casa: «L´Italia - gongola Zaia - ha portato a casa due risultanti importantissimi». Il primo è un no fermo agli effetti negativi che la speculazione finanziaria produce sui mercati, «affamando i popoli e i produttori», aggiunge il ministro leghista. Il secondo, molto più controverso, riguarda il sostanziale via libera a «regole certe che impediscano la concorrenza sleale» da parte di alcuni Paesi che riescono a immettere nei mercati occidentali prodotti a bassissimo costo, perché i loro lavoratori sono meno protetti, e spesso a discapito della qualità e della sicurezza. è l´antica questione dei dazi che riemerge anche in questo G8 dell´agricoltura. Questione interessante, non foss´altro perché al summit, oltre ai ministri degli otto Grandi, partecipano anche quelli di paesi come l´India e la Cina, che certo non gioiscono per l´imposizione di dazi su alcuni loro prodotti agricoli, a cominciare dal riso, ma si dicono comunque soddisfatti, dagli esiti di questa tre giorni. Ecco il viceministro cinese Niu Dun: «Per i dazi auspico una regolamentazione scientifica, e penso non dovrebbero creare ostacoli allo sviluppo del commercio dei prodotti agricoli». In ogni caso per Nin Dun il vertice di Cison di Valmarino è «innovativo» e fa emergere «un modello di discussione importante: è stato costruito un buon tavolo dove scambiarsi informazioni e sono stati raggiunti accordi, comuni visioni per essere solidali, per affrontare assieme la crisi economica». Commento di Zaia: «La Cina ha preso impegni molto precisi sul tema della sicurezza alimentare, e non ha fatto muro contro i dazi: più di così�». Certo, anche in questo clima di concordia, i ministri sono consapevoli che il mondo è ancora molto lontano dal raggiungere l´obiettivo fissato dalla dichiarazione del Millennio di dimezzare la fame entro il 2015. Il direttore della Fao Acques Diouf prova a dirlo così, con un auspicio: «Abbiamo parlato di sicurezza alimentare e attirato l´attenzione internazionale sul fatto che non siamo usciti dalla crisi alimentare; auspichiamo che potremo affrontare i problemi strutturali e giungere a soluzioni concrete». E su una questione vitale come quella della speculazione dei prezzi sui mercati agricoli, non si può che «rimandare - si legge nel documento - alle maggiori istituzioni internazionali», vale a dire i governi che si riuniranno al G8 della Maddalena, «per un approccio coordinato alla gestione degli stock alimentari», da utilizzare contro l´eccessiva volatilità dei prezzi in funzione calmieratrice. Rimane il fatto che i Paesi del G5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica), e quelli del G3 (Argentina, Australia, Egitto), pur presenti al summit, sono stati esclusi dalla firma del documento. Per volontà, soprattutto, degli americani, e nonostante le pressioni di Italia, Francia e Russia. «Ma - precisa Zaia - se non fossero stati d´accordo non avrebbero partecipato alla presentazione del documento approvato».

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maxi-collocamento nell'alluminio cinese un test per le borse (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 22 - Economia Maxi-collocamento nell´alluminio cinese un test per le Borse La Cina lancia quello che potrebbe essere il più grosso collocamento azionario dell´anno. Si tratta della prima quotazione in Borsa, a Hong Kong, del colosso Zhong Wang, uno dei leader mondiali nei prodotti in alluminio. Con l´offerta pubblica di sottoscrizione Zhong Wang punta a raccogliere 1,6 miliardi di dollari Usa. E´ un test cruciale per saggiare la disponibilità dei mercati ad assorbire nuove emissioni azionarie di un volume elevato. La fiducia dei dirigenti cinesi è corroborata dal fatto che le Borse di Hong Kong e Shanghai hanno messo a segno le migliori performance mondiali da inizio anno. Zhong Wang offre in vendita 1,4 miliardi di azioni pari al 26% del suo capitale. La forchetta iniziale di prezzo si situa tra 6,80 e 8,80 dollari di Hong Kong. Il debutto alla Borsa di Hong Kong sarà l´8 maggio. Federico Rampini [goodbye assegni] Per più di tre secoli sono stati la principale forma di pagamento, ma adesso stanno per scomparire, perlomeno in Gran Bretagna: gli assegni, che hanno celebrato due mesi or sono il 350esimo anniversario, cesseranno di esistere entro il 2018 e forse anche prima, secondo quanto annunciato dal Payments Council, l´organismo che regola le transazioni commerciali nel Regno Unito. Ma l´imminente dipartita dell´assegno, sostituito da carte di credito, transazioni bancarie e pagamenti con il telefonino, preoccupa le piccole aziende. Un sondaggio del Forum of Private Business, che rappresenta 3500 piccole e medie imprese britanniche, ha riscontrato che il 72% dei pagamenti tra queste società avvengono ancora con assegni. Eliminarli, prima che un sistema alternativo sia entrato in vigore, sarebbe un danno per tali aziende, afferma il Forum. Enrico Franceschini

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Intesa alla Caterpillar: meno tagli e fabbrica operativa fino al 2015 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-21 - pag: 8 autore: Francia. Dopo le dure proteste dei dipendenti del gruppo Usa Intesa alla Caterpillar: meno tagli e fabbrica operativa fino al 2015 Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente Parigi è scesa in campo per evitare che il caso Caterpillar degeneri provocando un incontrollabile effetto domino. I delegatisindacali della filiale francese del gruppo americano e i suoi dirigenti sono stati ricevuti domenica al ministero dell'Economia. Al termine dell'incontro, durato dieci ore, le parti sono riuscite a elaborare una bozza d'accordo che dovrebbe permettere il ritorno alla normalità dopo mesi di agitazioni e proteste, anche estreme. Scioperi, il sequestro di quattro manager, picchetti ai cancelli nei due stabilimenti in Isère e occupazione degli impianti. Tutto il lecito e il meno lecito per strappare migliori condizioni nell'ambito del piano di ristrutturazione annunciato in gennaio e che nella versione originaria prevedeva tagli occupazionali per oltre 700 dipendenti su 2.700. L'intervento del mediatore governativo Philippe Gustin, vicedirettore di gabinetto del ministro dell'Economia Christine Lagarde, è servito a gettare le basi di un compromesso che dovrà ora essere approvato con un referendum dai lavoratori di Caterpillar France. I dipendenti sono riusciti ad ottenere una riduzione dei tagli al personale, da 733 a 600 e un allungamento dei tempi (fino a ottobre) dei negoziati per una diversa organizzazione degli orari di lavoro. Questo nell'immediato. Più a lungo termine, e secondo la promessa fatta dal presidente Nicolas Sarkozy, l'Esecutivo avrebbe strappato un impegno della casa madre a mantenere attivi gli impianti almeno fino al 2015 graziea un nuovo contratto di fornitura. Come contropartita,lo Stato coprirà all' 80% i costi delle indennità di cassa integrazione. La riduzione degli effettivi potrebbe scendere ulteriormente nell'ambito di un programma di partenze incentivate in cui l'azienda si farebbe carico dei corsi di formazione. Nonostante le premesse, e il ritorno di alcune centinaia di dipendenti al lavoro, la situazione restava tesa a Grenoble. L'assemblea convocata al mattino per illustrare i dettagli dell'ipotesi d'accordo è stata interrotta da 200 lavoratori: «Adesso sono gli operai che decidono e non più i delegati sindacali», ha arringato uno dei manifestanti, Jamel Keddache. Il gruppo si è recato poi recato alla direzione dipartimentale del Lavoro, dove si stavano mettendo a punto i dettagli del piano di salvaguardia dell'occupazione, sostenuti da una piccola folla inneggiante: «Alle armi, noi siamo i lavoratori, siamo arrabbiati, vinceremo e Cater dovrà pagare ». Non esattamente l'effetto atteso dal Governo e tantomeno dalla direzione di Caterpillar, che sperava di essere finalmente sulla buona strada per un ritorno all'attività o quantomeno alla tregua sociale. Intervistato su France Inter il leader del sindacato Cfdt, FranÇois Chèreque, non ha nascosto la sua preoccupazione per la piega presa dagli eventi. Secondo lui il conflitto è rivelatore di una vera mancanza di dialogo sociale, dimostrato dalla necessità di un intervento dello Stato: «La domanda da porsi è: perché si deve arrivare a tali sconfinamenti?». Intanto due manager di Molex Automotive, filiale francese del gruppo statunitense, sono stati sequestrati dai dipendenti nella sede di Tolosa. In ottobre l'azienda aveva annunciato di voler chiudere l'impianto per trasferire le attività in Cina, tagliando 300 posti. © RIPRODUZIONE RISERVATA BOSSNAPPING A Tolosa sequestrati due manager della filiale di Molex Automotive, che vuole trasferire la produzione in Cina

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Pechino batte gli Stati Uniti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-21 - pag: 8 autore: Macchine utensili Pechino batte gli Stati Uniti Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente L' associazione delle società tedesche di macchine utensili ha rivelato che nel 2008 la Cina è stata il primo produttore al mondo in questo settore, scalzando gli Stati Uniti. Secondo una stima della Vdma nel 2008 il settore ha registrato un fatturato mondiale di 1.600 miliardi di euro, in rialzo dai 1.350 miliardi di euro del 2007. Nel contempo, le imprese cinesi sono cresciute per raggiungere un giro d'affari di 271 miliardi di euro, davanti alla Germania (ferma al secondo posto, con 233 miliardi) e agli Stati Uniti (231 miliardi). Il balzo della Cina nel 2008 non deve sorprendere. Solo verso la fine dell'anno l'economia globale ha lanciato segnali di rallentamento. Nella prima parte del 2008,prima dell'aggravarsi della crisi finanziaria, l'espansione economica mondiale era rimasta vigorosa, trainata dal commercio internazionale. Per molti versi la produzione cinese di macchine utensili è il riflesso di un Paese che si sta rapidamente ammodernando e che utilizza con crescente successo i beni utensili di origine occidentale. Nella classifica pubblicata ieri, l'Italia è al quinto posto, con un fatturato di 108 miliardi, dietro al Giappone (186 miliardi). La fiera industriale di Hannover, che si tiene questa settimana, è stata anche l'occasione per nuove stime sull'economia. Mentre la Bundesbank afferma che il trimestre dell'anno si è chiuso peggio del quarto trimestre del 2008 (terminato con un -2,1%), ieri la Vdma ha sostenuto che una stabilizzazione nel settore delle macchine utensili è possibile già nel secondo semestre. «Ci aspettiamo che da metà anno dovrebbe concludersi la fase di calo degli ordini», ha detto il presidente dell'associazione di categoria Hannes Hesse. Ciononostante, la Vdma prevede un calo degli ordini su base annua del 10 per cento. La produzione americana calerà del 15%, quella dell'Europa occidentale del 13%, quella giapponese addirittura del 25 per cento. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Se l'America rinuncia al giardino di casa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-21 - pag: 10 autore: ANALISI Se l'America rinuncia al giardino di casa di Silvio Fagiolo L e aperture di Obama a Cuba segnano il mutamento forse piu significativo nella politica estera americana. Certamente quello le cui radici sono più lontane nel tempo. Più lontane del possesso dell'arma nucleare, che il nuovo presidente vorrebbe cancellare dalle relazioni internazionali. Oppure della ostilità verso l'Islam, che egli si ripromette di superare con una nuova disponiblità al dialogo. A Cuba,terreno di lotta al colonialismo spagnolo, l'America alla fine dell'Ottocento era uscita dal suo isolamento e aveva iniziato un nuovo ciclo della sua storia, muovendo guerra alla Spagna e ottenendo un protettorato sull'isola. Un ciclo di affermazione anche con la forza dei suoi interessi e dei suoi valori, accampando un diritto di interferenza nel proprio "giardino di casa", che era stato comune a tutti i presidenti americani, anche i democratici più illuminati. Fino ad allora gli americani avevano realmente creduto che l'unico modo per scongiurare i demoni della storia fosse di tenersi lontani da essa, dai compromessi inevitabili e dai conflitti cruenti. Da quel primo intervento armato nel 1898 a poche miglia dalle proprie coste, l'America,in nome del libero commercio e della democrazia, era sempre riuscita trovare ragioni idealistiche per giustificare le limitazioni imposte alla sovranità dei propri vicini. Già nei confronti dell'America Latina, prima che dell'Europa, le interferenze avevano assunto il carattere non della conquista ma della liberazione.Già nel proprio emisfero gli Stati Uniti avevano cominciato a sentirsi al sicuro solo in un mondo che fosse simile a se stessi. Nelle parole di Theodore Roosevelt non mancavano anche allusioni alla superiorità razziale dell'America per giustificare la guerra di liberazione contro la Spagna. Tutto questo aveva generato e trascinato fino ai nostri giorni il risentimento del mondo latinoamericano verso un'America che era sembrata ricevere, come nei versi di Kipling sul fardello dell'uomo bianco, "il biasimo di chi migliori, l'odio di chi proteggi". Obama tenta di rovesciare anche questa vicenda. Una diversa politica a Cuba non vuole quindi solo cercare nuove vie per rimuovere un residuo anacronistico della guerra fredda. L'isola non costituisce più per il continente americano un'alternativa ideologica nel nome di una religione che la Russia ha sepolto per sempre e la Cina reinterpreta in chiave di capitalismo neomercantile.Né Cuba rappresenta più per gli Stati Uniti quella fonte di vulnerabilità che aveva spinto il mondo fino ai margini dell'olocausto nucleare. L'esperimento castrista, che si voleva contrapposto orgogliosamente all'eccezionalismo americano, appare una sopravvivenza della storia e della politica. Certo una sopravivenza più familiare all'Europa, meno sinistra dei modelli remoti che continuano in Asia. Pur sempre simbolo di resistenza di un piccolo Stato rispetto alla potenza ostile appena al di là di alcuni bracci di mare. Cuba appare come la Spagna di Franco, sopravvissuta alla fine del fascismo in Europa e che grazie all'approdo nella Comunità europea ma anche alla solidarietà nella sicurezza con gli Stati Uniti, era riuscita a realizzare un trapasso non traumatico alla democrazia. E questa è senz'altro una delle ragioni del mutamento di rotta di Obama, per ridurre dall'altra parte orgoglio e caparbietà, nella prospettiva della scomparsa dell'ombra protettrice ed ossessionante di Castro. Ma la storia che Obama vorrebbe riscrivere va molto più indietro. Si riallaccia semmai anche qui a Lincoln, che come membro del Congresso si oppose alle prime avventure americane in Messico ancora antecedenti la guerra civile. L'America è sempre riuscita a trovare ragioni idealistiche per giustificare interventi non riconducibili all'autodifesa e che i realisti attribuivano all'interesse e all'ambizione, da Wilson nel Messico nel 1914a Reagan a Grenada nel 1983.Obama invece non si serve più dell'innocenza per invocare la guerra giusta né dell'indipendenza sovrana per motivare l'unilateralismo strategico. Come in altri passaggi decisivi della politica estera, anche qui deve superare un'indulgenza acritica verso le posizioni storiche americane. Certo Obama opera con prudenza. Non toglie l'embargo,comincia con caute aperture. Non dimentica il realismo che guida la sua politica internazionale ma l'atteggiamento verso l'America Latina costituisce un tassello non secondario di un ordito nuovo per chi non vuole confidare solo su una sovrana potenza economica e militare. © RIPRODUZIONE RISERVATA RICORSI STORICI A Cuba, nel 1898, venne inaugurata la teoria dell'ingerenza e lì ora si gioca la svolta in politica estera

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Nelle recessioni il Graal dell'economia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-21 - pag: 15 autore: Nelle recessioni il Graal dell'economia Richard Koo è l'ispiratore delle scelte di Tokyo e sostenitore dell'intervento dello Stato Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Q uando il 16 marzo scorso il primo ministro Taro Aso ha iniziato una serie di brainstorming con ben 83 esperti, si è capito subito che stava per arrivare in Giappone una manovra di stimolo all'economia più ampia di ogni previsione: al Kantei, la residenza ufficiale del premier, il primo ad arrivare, assieme al ministro delle Finanze Kaoru Yosano, è stato un cittadino americano di origini taiwanesi, sia pure nato a Kobe: Richard Koo. Il 55enne capo economista del Nomura Research Institute è diventato il profeta globale dei tempi nuovi, dopo essere stato per anni una voce che gridava invano nel deserto:è l'avvocato più convincente della necessità di aumentare senza remore la spesa pubblica per contrastare la recessione, e lo spregiatore più autorevole delle preoccupazioni di riequilibrio dei conti statali in quest'epoca d'emergenza. Il suo ruolo di consulente del Governo giapponese è risalente nel tempo, ma mai come adesso sembra ascoltato con attenzione (anche altrove), tanto più che le sue sollecitazioni coincidono con il desiderio di Aso di presentarsi all'appuntamento delle elezioni con più carte da giocare. Così l'ammontare del nuovo pacchetto straordinario è stato stabilito a 15.400 miliardi di yen ( oltre 150 miliardi di dollari), pari a circa il 3% del Pil, che porta al 5% del Pil il totale degli stimoli con mezzi freschi a un'economia piombata in profonda recessione. Un po' meno del 6% del Pil ottimale per Koo, ma più di quanto immaginabile dopo le due precedenti manovre e un bilancio statale di previsione già gonfiato. Quanto basta per aver suscitato qualche gelosia per la sua posizione di "consigliori", inquadrabile nel tradizionale amore-odio giapponese per il gaiatsu (la pressione esterna) di cui il Paese sembra spesso aver bisogno per prendere decisioni non consensuali. Se Koo insegna alla Waseda University di Tokyo dal 1998 ed è in Nomura dal 1984, la sua formazione è tutta americana: studi a Berkeley e master dalla Johns Hopkins, doctoral fellow presso il board della Federal Reserve e poi economista della Fed di New York (1981-'84). Quale maggior esperto del "decennio perduto" giapponese, è stato proiettato dalla crisi attuale verso una statura internazionale da star. Non a caso, è appena tornato nel suo ufficio di Otemachi da un lungo viaggio in Canada, Usa e Olanda: ospite ufficiale di Governi o di commissioni parlamentari. A sentirlo parlare, è difficile non essere affascinati dal mantra che ripete in modo ossessivo e con una semplicità sconcertante. Senza modestie, Koo ritiene di aver trovato nientemeno che il Santo Graal della scienza economica. Il copyright dell'espressione è di Ben Bernanke: «Chi arriverà a comprendere davvero la Grande Depressione avrà trovato il Santo Graal dell'economia». Koo ha intitolato alla coppa miracolosa l'ultimo dei suoi quattro principali libri ( The Holy Grail of Macroeconomics: Lessons from Japan'sgreatrecession) sottolineando che nessun economista ci ha mai pensato, nemmeno Keynes. In sostanza, Koo distingue tra recessioni normali e recessioni da balance-sheet (da bilancio): in queste ultime, seguite allo sgonfiamento di una precedente bolla, si verifica un fenomeno mai preso in considerazione dagli economisti, ossia il fatto che le imprese non tendono più a massimizzare il profitto, ma solo a riparare la loro struttura patrimoniale, a ridimensionare le attività e a ripagare il debito. L'economia entra nella fase yin (ombra) e gli strumenti di politica monetaria non funzionano più, in quanto la domanda di prestiti resta evanescente anche in presenza di tassi zero. Non può allora che intervenire lo Stato,come borrower d'ultima istanza,per colmare il gap della domanda ed evitare una spirale devastante. A poco a poco,l'economia tornerà nella fase yang ( luce) con la ripresa della domanda di prestiti, e il settore privato riacquisterà fiducia (fino a un nuovo eccesso che ricreerà una bolla). Il corollario di questa teoria è che le banche vanno ricapitalizzate direttamente, mentre è controproducente inseguire la chimera di una stabilizzazione finanziaria cercando semplicemente di ridurre la pressione sul sistema degli asset tossici. A parte gli occhiali, Koo somiglia vagamente a un lottatore di kung-fu, e mena fendenti virtuali a tutto spiano. «Henry Paulson? Non ha mai capito niente», dice Koo senza remore. Epiteti che sfuma appena riferendosi ad al-tri, come Heizo Takenaka (lo zar finanziario sotto Koizumi). Ma ne ha anche per Bernanke (troppo fiducioso, almeno fino a poco tempo fa, negli strumenti di politica monetaria) e per l'economista Paul Krugman-ex suggeritore a Tokyo di un piano per provocare inflazione- che pure di recente sembra essersi avvicinato al suo messaggio, consigliandoa Obama di rischiare per eccesso anziché per difetto. Krugman riconosce che quella di Koo è una delle migliori road map per capire il caos di oggi, ma eccepisce che le sue teorie non necessariamente servano da ricetta per l'America (tanto più che il Giappone era uscito qualche anno fa dal ristagno economico grazie all'export e non alla domanda interna: soluzione non replicabile). Koo salva uno dei predecessori di Paulson, Paul Volcker, e riconosce qualche merito a Timothy Geithner: il suo Public-Private Investment Program è sì di dubbia efficacia, ma appare come un modo per aggirare la strettoia politica di un Congresso non più disposto ad allargare i cordoni della borsa, specie dopo lo scandalo dei bonus ai manager Aig.«Ma Geithner mostra di non capire quello che è successo in Giappone, quando dice che il ritardo nel salvare le istituzioni finanziarie prolungò la recessione- afferma Koo-. La sua asserzione secondo cui i non-performing asset delle banche devono esser eliminatiquanto prima per evitare agli Usa una recessione alla giapponese è sbagliata ». Koo riconosce che anche i responsabili po-litici, che ha visitato di recente in mezzo mondo, restavano a bocca aperta quando lui spiegava che le banche giapponesi (come quelle Usa durante la crisi del debito latinoamericano) erano riuscite a evitare un credit crunch nonostante una situazione patrimoniale indebolita. «In Giappone, anche se le banche avessero fatto pulizia dei crediti inesigibili prima, l'economia non si sarebbe potuta risollevare mentre le imprese continuavano a ridurre i loro balance-sheet ». Insomma, «a Washington manca la consapevolezza che migliorare la salute delle banche e alleviare la stretta al credito sono spesso obiettivi politici contraddittori». Controproducente, secondo lui, è la balzana idea di effettuare "stress test" sulle principali istituzioni finanziarie Usa rivelando i risultati al pubblico: se positivo, il test alimenterà il sospetto di mano morbida degli ispettori; se negativo, ci sarà necessità di iniettare capitali ma il Congresso dirà di no. «Bisogna distinguere tra il raffreddore e la polmonite – continua Koo . Le recessioni normali si curano con rimedi consueti, ad esempio la politica monetaria.Quelle da balance sheet, con mezzi eccezionali per rilanciare la domanda. Come fossimo in guerra». E il deficit statale, che a Tokyo già viaggia verso il 180% del Pil? «In Inghilterra dopo l'ultima guerra era al 250% del Pil. Ma è sopravvissuta. E Churchill ha fatto la cosa giusta spendendo fino alla vittoria ». I critici di Koo, però, sottolineano che a lume di logica la sua ricetta appare troppo semplice: spendere a più non posso senza considerare gli effetti collaterali. Koo non nega che in alcuni casi la spesa pubblica giapponese abbia finanziato progetti discutibili, ma ritiene che, in tutti i Paesi, sia questo il momento per largheggiare: chi ha bisogno di nuove infrastrutture agisca ora, chi ha un sistema sanitario inadeguato provveda adesso. «I soli Governi che stanno agendo con la consapevolezza che la malattia è una polmonite e non un forte raffreddore sono l'Esecutivo di Aso in Giappone, la Cina e forse il Canada». Quanto all'Europa di oggi, Koo nota che nel Welfare State la funzione di "stabilizzatore automatico" della politica fiscale opera assai più che in Giappone o in Usa, ma che occorre una mobilitazione fiscale più ampia, specie in Germania e Francia: altrimenti misure di spesa da parte di altri Paesi Ue più piccoli rischiano di avere efficacia limitata. Del resto, Koo afferma di aver detto quattro anni fa alla Bce che se fosse «italiano o francese» non accetterebbe una situazione come quella della Germania, che è uscita dalla recessione seguita allo scoppio della bolla tecnologica del 2001 abbassando il costo del lavoro domestico, ossia esportando merci (e disoccupazione) nei Paesi confinanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA Americano di Kobe. Richard Koo, 55 anni, è capo economista del Nomura Reserach Institute LA TEORIA Le banche vanno ricapitalizzate direttamente, controproducente invece inseguire stabilizzazioni finanziarie pensando di ridurre la pressione degli asset tossici

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SPECIALE LUXURY24.IT (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-21 - pag: 19 autore: SPECIALE LUXURY24.IT DESIGNER/1 Jahangeer: «In Africa focus sui bisogni sociali» «Superare la cultura della povertà».è questo l'obiettivo del lavoro di Doung Anwar Jahangeer, 39 anni, nato in Mauritaniae trapiantato in Sud Africa: «Cerco ispirazione nella gente comune». DESIGNER/2 Shao Fan: «In Cina design nella tradizione» Shao Fan, 45 anni, rampollo di una famiglia di artisti di Pechino, racconta come mixare dinastia Ming e stile contemporaneo. E come la calligrafia diventerà un'icona.

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Il mobile rilancia il made in Italy (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-21 - pag: 19 autore: Arredamento. Al via da domani la fiera milanese del design: la crisi non frena gli investimenti delle aziende espositrici Il mobile rilancia il made in Italy Nel 2008 il settore illuminazione ha resistito meglio al calo dei consumi Rita Fatiguso MILANO Adda passà 'a nuttata, la nottata deve passare. Il distillato di filosofia napoletana calza a pennello per questa Milano che domani inaugura i Saloni 2009 nel polo esterno della Fiera, a Rho, all'insegna dell'ottimismo della volontà. Specie quella di chi ha continuato a investire, come nulla fosse, senza timori da recessione galoppante, nella più prestigiosa Fiera mondiale del design. Tutt'intorno agli spazi fieristici brulica un indaffaratissimo formicaio di almeno un milione di persone, che lavora senza sosta per onorare i tempi di apertura. «Per ognuno dei 1.200 espositori al solo Salone internazionale del Mobile, un terzo dei quali viene dall'estero,lavorano almeno trecento persone, tralasciando, ovviamente, l'indotto» calcola, a spanne, Carlo Guglielmi, presidente di Cosmit, la società che organizza l'Evento (ormai promosso con tanto di E maiuscola). Un segnale, questo, che secondo Guglielmi «vale più di cento calcoli e statistiche». Il popolo dei Saloni,quest'anno, potrà arrivare ancora più numeroso grazie ai collegamenti meglio rodati rispetto agli anni scorsi che faranno la loro parte per garantire quel flusso di almeno 300mila visitatori atteso per tutti e quattro i Saloni (oltre al Salone del mobile, quelli del Complemento d'arredo,Euroluce e Salone Satellite), perchè da oggi la stazione ferroviaria di Rho-Fiera entra a regime. Collegata con un tunnel pedonale alla fermata della metropolitana Rho-Fiera e ai padiglioni, con partenze ogni quindici minuti dalla rete di stazioni locali dell'hinterland. Tutta Milano, del resto, grazie ai Saloni acquista nuova vita, specie di notte. Sullo sfondo, resta il bollettino di cifre diffuse da Federlegno Arredo sull'andamento del settore che registra un calo del 4,3% del fatturato alla produzione 2008 del settore arredamento, architrave dell'intero comparto. Congiuntura peraltro confermata dall'indagine dell'Ufficio studi di Intesa Sanpaolo sui bilanci non consolidati di 2mila aziende del settore: fatturato del mobile 2008 bloccato a -3,6% e, soprattutto, esportazioni giù del 4,5% con «un deterioramento delle condizioni di domanda nei primissimi mesi del 2009, in primis da Regno Unito, Spagna e Stati Uniti, ma anche da Paesi emergenti come Russia e Opec». Qualche segnale, però, di inversione di rotta potrebbe presto profilarsi all'orizzonte. «L'Istat ha appena diffuso i dati su una ripresa degli ordini dall'estero a febbraio su gennaio pari al 3,5% – commenta Fabrizio Guelpa, dell'ufficio studi Intesa Sanpaolo – peccato che questo dato nulla ancora ci dica, in disaggregato, del settore mobili, sicuramente tra i più sensibili al drastico calo della domanda. Ma, sinceramente, è la prima volta, da settimane, che registriamo una cifra con il segno positivo». Se l'industria in Italia chiuderà il fatturato 2009 a quota-10%, par di capire, è probabile che nell'arredamento si registri una diminuzione da due o cinque punti in più. «Finora, i tentativi di dare impulso alla domanda in-terna, anch'essa stagnante, non hanno prodotto i risultati sperati. Impossibile allo stato dei fatti valutare l'impatto delle agevolazioni concesse dal Governo – conferma Rosario Messina, presidente di Federlegno –. Noi pensiamo però che sarebbe meglio modificare l'attuale meccanismo ». C'è anche un chiaro segnale di positiva internazionalizzazione, proprio nei settori che hanno visto una tenuta del made in Italy. Anche questa può essere una chiave per imboccare la risalita. «Nei mobili per ufficio e per fini specialistici, l'Italia addirittura ha recuperato nella vendita di componenti per mobili e soprattutto per cucine, in quelle porzioni di filiera trasferite all'estero.Purtroppo –aggiunge il rapporto Intesa Sanpaolo – in un contesto di forte trasformazione che ha visto crescere d'importanza certi comparti produttivi e sbocchi commerciali, l'Italia ha subìto un significativo calo delle quote di mercato, specie per l'imbottito, dove la quota si è dimezzata. Il ridimensionamento più contenuto ma sempre pronunciato si è verificato nel settore camere da letto, sedie e altri mobili di legno». La colpa? Della Cina, innanzitutto: tra il 2002 e il 2007 ha triplicato la quota di mercato nell'imbottito, salita al 41%, nelle sedie (40%), nelle camere da letto (32%), nei mobili per ufficio (20%). Forse soltanto nel settore dell'illuminazione la resistenza è ancora forte. «Vedremo. Sembra quasi un miracolo, chissà. In effetti le cifre del preconsuntivo 2008 ci penalizzano di meno », ammette Piero Gandini, presidente di Assoluce. rita.fatiguso@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA RIVEDERE GLI AIUTI Messina (Federlegno): meglio modificare i meccanismi che oggi regolano la concessione di agevolazioni fiscali per gli acquisti LA CONGIUNTURA L'anno scorso l'andamento del comparto ha registrato un calo del 4,3% del fatturato Ancora fermi i mercati di Regno Unito, Spagna e Usa

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Da Pechino il 59 per cento dei prodotti pericolosi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-21 - pag: 21 autore: Allarme Ue Da Pechino il 59 per cento dei prodotti pericolosi BRUXELLES. Dal nostro inviato Super-eroi con vernice tossica e mini-moto che perdono i pezzi, ma anche bustine di essiccante che contengono un potente funghicida in grado di provocare gravi dermatiti: sono saliti del 16% a quota 1.866 i prodotti pericolosi, notificati al sistema d'allarme europeo Rapex e ritirati dal mercato unico nel 2008. Degli oggetti tolti dagli scaffali dei negozi europei ( giocattoli ma anche apparecchi elettrici, veicoli e prodotti tessili), la stragrande maggioranza (59%) è di origine cinese; il 20% è di provenienza comunitaria, un ulteriore 11% arriva da Paesi terzi, mentre per il restante 10% non si conosce neppure l'origine. Ben 57 prodotti a rischio sono risultati di origine italiana (4%), seconda sola alla Germania (5%) tra i Paesi Ue produttori di merci a rischio. Negli ultimi due anni sono salite le segnalazioni dell'Italia al Rapex,limitate però al 2% del totale. «In un momento in cui il fattore prezzo è molto importante per gli acquirenti – ha avvertito il commissario Ue ai consumatori, Meglena Kuneva – non ci può essere tolleranza sulla sicurezza dei prodotti». La Kuneva ha annunciato che dal 1Ú maggio sarà proibita in tutta l'Ue l'importazione di prodotti in cuoio e pelle, dalle scarpe ai divani, mobili o giocattoli (compresi i peluche) contenenti Dmf (dimetilfumarato). Il nocivo funghicida, che provoca dolorose dermatiti, è stato trovato in febbraio anche nelle bustine di essiccante granulato contenute in 4mila scatole di scarpe sequestrate a Trieste dai Nas in quattro container arrivati dalla Cina. E.Br. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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In Turchia sostegni pari al 4% del Pil (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 26 autore: In Turchia sostegni pari al 4% del Pil Vittorio Da Rold ISTANBUL. Dal nostro inviato «Il Governo turco ha predisposto pacchetti di sostegno alle imprese pari al 4% del Pil». Lo ha detto il ministro dell'Economia, Mehmet Simsek, astro nascente del panorama politico turco nonché ex banchiere di Merrill Lynch, intervenendo ai lavori del secondo Media and Economic Forum intitolato "Turchia, crocevia strategico", organizzato dall'Unione di Amicizia Italia-Turchia conclusosi sabato scorso a Istanbul. Ankara ha aumentato gli investimenti in infrastrutture da 2 a7 miliardi di lire, ha incrementato il sostegno agli esportatori, ha ridotto l'Iva sull'acquisto di casee capannoni industriali, sostenuto l'aquisto di auto nuove con incentivi alla rottamazione delle vecchie (fornendo uno sconto del 35% per tre mesi sul prezzo di listino), elevato del 37% le risorse della Bank import-export, (l'ente di sostegno all'esportazione), costituito un fondo di sostegno per le Pmi e fornito garanzie alle banche per invitarle a prestare i soldi alle imprese. Il Governo è anche pronto a favorire la trasformazione delle imprese tessili in grave crisi. Una serie articolata di pacchetti di stimolo che hanno aiutato a superare la fase acuta della crisi. «L'economia turca, che ha 68 miliardi di riserve in valuta e un disavanzo delle partite correnti a gennaio e febbraio in surplus (a causa del calo dei consumi interni) – ha proseguito Simsek - risente ancora della crisi globale, ma abbiamo superato la fase di panico e, anche se ci vorrà del tempo, la crisi si può considerare superata per due terzi». Il ministro ha sottolineato come il suo Paese abbia deciso di investire nell'istruzione pubblica, nell'alta velocità ferrroviaria («costruiremo 107 km all'anno »), nel settore della ricerca con l'aiuto della Cina e in quello delle energie alternative. Naturalmente resta il problema della disoccupazione, che a gennaio ha raggiunto il picco record del 15%, il problema più grave provocato in Turchia dalla crisi che ha toccato il Paese con otto mesi di ritardo rispetto agli Usa. «Speriamo di chiudere un accordo con l'Fmi, che sarà un prestito standby di tre anni entro il mese di maggio», ha concluso Simsek. Di crisi economica ha parlato anche Suzan Sabanci, presidente dell'Ak Bank, secondo cui «l'economia turca è dinamica e continua ad attirare investimenti perché qui esistono un'imprenditorialità molto spiccata nel settore privato e un potente sistema bancario. Senza dimenticare una forza lavoro che ha un'età media di 29 anni». L'Unione di amicizia ItaliaTurchia, organizzatrice del convegno, riunisce esponenti delle società civili dei due Paesi per promuovere la collaborazione nei settori politico, economicoe culturale ed è presieduta dal direttore generale di Finmeccanica, Giorgio Zappa. Ai lavori ha partecipato anche il vice direttore generale di Confindustria, Daniel Kraus, che ha sostenuto l'adesione della Turchia alla Ue, insintonia con la Tusiad, l'omologa turca. vittorio.darold@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA MISURE ARTICOLATE Investimenti in energie alternative e alta velocità Il ministro dell'Economia, Simsek: «Con l'Fmi accordo entro maggio»

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L'Indonesia non si piega alla crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 27 autore: L'Indonesia non si piega alla crisi Ritorno alla finanza islamica: venduti titoli per 650 milioni - Bene i consumi interni Stefano Carrer Le ultime notizie positive sulle prospettive di una economia che sta dando sorprendenti dimostrazioni di vitalità sono arrivate nel fine settimana dal settore finanziario e da quello dell'energia. La prima emissione globale di sukuk lanciata dall'Indonesia si è rivelata un grande successo: Giakarta ha rastrellato 650 milioni di dollari con una operazione che diversifica le fonti di finanziamento estero e rilancia la finanza islamica come accesso al mercato dei capitali a condizioni vantaggiose. Il ministro dell'Energia, Purnomo Yusgiantoro, ha inoltre annunciato che l'Eni ha scoperto importanti giacimenti nell'area offshore di Ambalat, da cui si potranno ricavare fino a 50mila barili di petrolio al giorno. A non fare trionfalismi è stata la società italiana, perché i diritti su quella regione al largo del Borneo sono contestati dalla Malaysia, che ha dato concessioni parallele alla Shell. Pare evidente che il cane a sei zampe, che già nel 2005 aveva interrotto le esplorazioni dopo forti tensioni tra i due Paesi, tema di essere coinvolto direttamente nella disputa territoriale, ora che Purnomo ha dichiarato: «Abbiamo chiesto all'Eni di proseguire le sue attività, alle quali il Governo offre garanzie di sicurezza ». Il fatto certo è che un Paese da non molto uscito dall'Opec, perché diventato importatore netto, avrà necessità energetiche sempre maggiori. Mentre la crisi ha fatto cadere in profonda recessione varie economie asiatiche ( a partire dalla "tigre" Singapore), l'Indonesia ha chiuso il 2008 con un aumento del 6,1% del Pil, e quest'anno dovrebbe proseguire la marcia, sia pure in rallentamento al 3-4% (al 5% secondo alcune stime governative), per poi riaccelerare nel 2010: la dipendenza relativamente minore dall'export e una gestione macroeconomica efficiente consentono di compensare con un vasto mercato interno la recessione nei principali partner commerciali. I più ottimisti vedono già il più popoloso Paese musulmano come la "nuova India" (slogan di una copertina di Newsweek) e il quinto polo emergente da affiancare ai Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina): un segnale preciso è la presenza di Giakarta nel G-20 e nell'outreach del G-8, tra i nuovi protagonisti dei vertici. Molti analisti trovano conforto nell'esito (sostanzialmente in favore di una stabilità) delle elezioni del 9 aprile, che sembrano preannunciare la conferma di Susilo Bambang Yudhoyono alle presidenziali di luglio. I timori per il cambio della rupia si sono calmati e, se anche "SBY" dovesse modificare la maggioranza su cui si appoggia, gli osservatori non vedono particolari problemi, sempre che vengano confermati i tecnocrati alla guida dell'economia, a partire dal ministro delle Finanze, Sri Mulyani Indrawati. Quest'ultimo ha ammesso che le esportazioni potrebbero calare quest'anno in valore del 30%, ma ha sottolineato che la bilancia commerciale resta e rimarrà positiva, mentre i consumi saranno supportati dalla manovra di sostegno all'economia (pari a 6,3 miliardi di dollari, l'1,4% del Pil), che cerca anche di rilanciare le infrastrutture. Se l'export è sceso di quasi il AFP 35%nei primi mesi di quest'anno, le importazioni sono calate ancora di più (-42% a febbraio), anche perché scoraggiate. «Alcuni recenti provvedimenti sembrano rinverdire il ricorso allo strumento delle barriere non tariffarie – afferma Angelo Infusino, direttore dell'Ice a Giakarta –. è evidente un giro di vite sull'import, in particolare di beni di consumo, attraverso più stretti controlli e oneri entrati in vigore a febbraio ». Solo attraverso alcuni porti e aeroporti possono ora essere importati prodotti di abbigliamento, calzature, alimentari, bevande ed elettronica. Dal 1Úaprile un nuovo regolamento frena inoltre l'import di acciaio. L'interscambio dell'Indonesia con l'Italia, comunque, ha varie voci in forte aumento, a partire dai macchinari. A Milano ha cominciato a operare l'Indonesia trade promotion center e, dal 9 al 16 maggio, una missione imprenditoriale lombarda si recherà a Giakarta e Bali. «Riteniamo che in un momento di crisi economica come quello attuale, sia di fondamentale importanza esplorare mercati emergenti che presentano nuove opportunità di business per le nostre imprese – dice Pier Andrea Chevallard, direttore di Promos – e l'Indonesia è sicuramente un Paese sul quale puntare». stefano.carrer@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA Ritorno di fiamma. Una pubblicità per i prodotti della finanza islamica a Giakarta. Torna l'interesse degli investitori per gli Sharia bond

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Ora il sukuk sbarca in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 27 autore: CREDITO & ISLAM Ora il «sukuk» sbarca in Cina La malese Affin Holdings, con sede a Kuala Lumpur, e Bank of East Asia, di Hong Kong, hanno in programma di aprire una filiale specializzata in finanza islamica in Cina. La sede prevista per la joint venture è Urumqi, capitale dello Xinjian. Bank of East Asia ha acquisito una quota di Affin nel 2007 con l'obiettivo di sviluppare la finanza islamica nei Paesi asiatici.

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Via al tavolo per attirare capitali cinesi in Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 28 autore: Task force Via al tavolo per attirare capitali cinesi in Italia Dalla collaborazione fra il ministero dello Sviluppo economico italiano e quello del Commercio estero di Pechino nasce il gruppo per l'attrazione degli investimenti cinesi in Italia. I lavori sono stati inaugurati ieri da Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega al Commercio estero: «Stiamo definendo una lista di proposte di investimenti in Italia da sottoporre all'attenzione del Governo cinese, che già entro l'estate dovrebbe essere in Italia per una missione di acquisto». Nel corso dei lavori Urso ha anche annunciato una missione in Cina, dal 6 al 9 di giugno, finalizzata proprio a sollecitare gli investimenti del Paese asiatico in Italia. Il gruppo, che è un risultato della Commissione mista Italia-Cina dello scorso dicembre, ha visto la partecipazione anche dei ministeri degli Affari esteri e dell'Economia e delle Finanze, insieme a Confindustria, Ice, Simest, Sace, Invitalia, Abi, Fondazione Italia-Cina e Camera di commercio italo-cinese. In altre parole trutti i rappresentanti delle istituzioni delegate al sostegno ell'internazionalizzazione. Tra i gruppi finanziari erano invece presenti Mediobanca, UniCredit, Intesa SanPaolo, Bnl Paribas, Ubibanca, i Fondi italiani per le infrastrutture e Mandarin Advisory. «La Cina ha specifico interesse in alcuni settori in cui dovremo concentrare la nostra offerta, come l'hi tech, il manifatturiero avanzato, il turismo – ha sottolineato Urso – La logistica, soprattutto, potrebbe assumere un ruolo fondamentale, in particolare alcuni porti italiani sono sotto osservazione da parte degli investitori cinesi».

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L'India che verrà Parola di Nilekani U n o (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 28 autore: LIBRI & STUDI L'India che verrà Parola di Nilekani U n o sguardo visionario sul futuro del Subcontinente indiano che parte da uno dei suoi uomini più illustri. Nandan Nilekani è il fon-datore di Infosys Technologies, la multinazionale informatica simbolo dello sviluppo indiano prima, e del suo successo nel mondo poi. La sua immagine dell'India passa attraverso un inevitabile pacchetto di trasformazioni, che spazia dalle infrastrutture all'alfabetizzazione, dalla riforma del lavoro a quella della burocrazia, dalla creazione di città a misura d'uomo allafine delle caste. Un Paese nuovo, dove la corsa dell'economia possa finalmente andare di pari passo con la modernità del vivere e la fine della povertà. Motori alternativi oltre la Muraglia C h e in Cina il parco auto sia in continua crescita è cosa nota. Così come è risaputo che l'inquinamento ambientale è un tema all'ordine del giorno anche a Pechino, dove l'interesse per le energie alternative è in aumento. Meno discusso è invece il fatto che tutto questo avrà conseguenze sulla produzione dei motori per le auto in circolazione,che in futuro potranno dover funzionare con carburanti diversi dalla benzina e dal gasolio. At Kearney ha preparato uno scenario su come apparirà l'offerta e la disponibilità di motori a energie alternative in Cina nel 2020. Con una serie di indicazioni utili agli attori occidentali che operano in questo mercato. Imagining India: the Idea of a Renewed Nation Nandan Nilekani Penguin Press Pag. 511 27,05 euro Great Leap Forward or Déjà Vu? The alternative energy car landscape for China in 2020 A.T. Kearney www.atkearney.com/images/ global/pdf/Great_Leap_Forward.pdf l'articolo prosegue in altra pagina

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Pearson raddoppia l'affare della lingua inglese in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-04-21 - pag: 28 autore: Pearson raddoppia l'affare della lingua inglese in Cina Accordi conWse e con Livemocha per crescere anche online Nicol Degli Innocenti LONDRA Insegnare inglese agli stranieri è un business che non conosce crisi. Secondo il British Council nel mondo ci sono 1 miliardo di persone che studiano l'inglese come seconda lingua ed entro il 2020 il loro numero raddoppierà a 2 miliardi, grazie all'effetto combinato della globalizzazione, dell'immigrazione e dei viaggi più frequenti. Ne sa qualcosa Pearson, il gruppo specializzato in prodotti educativi che controlla tra l'altro il Financial Times e la casa editrice Penguin. La sua divisione International Education da tempo punta a conquistare una consistente fetta del mercato e nel 2008 ha quasi raddoppiato il fatturato a 866 milioni di sterline, dai 484 milioni del 2007. La crescita a livello globale sta avvenendo sia usando metodi tradizionali (corsi, scuole e libri) sia mezzi innovativi come internet. Il mese scorso, ad esempio, Pearson ha siglato un accordo con Livemocha, sito fondato nel 2007 a Seattle da un gruppo di venture capitalist e dedicato all'insegnamento divertente e solo online delle lingue, che ha già 2 milioni di utenti. Pearson è un gruppo globale con una presenza in 55 Paesi, ma punta in particolar modo sulla Cina come motore della crescita futura. «La Cina ha un ruolo assolutamente centrale nel nostro progetto di rafforzare la posizione di Pearson di numero uno al mondo per l'insegnamento dell'inglese» ha detto John Fallon, chief executive della divisione International Education. Pochi giorni fa Pearson ha annunciato l'acquisto di Wall Street English (Wse), la maggiore società specializzata in corsi di lingua della Cina, per 145 milioni di dollari in contanti. La società di private equity Carlyle, che ha venduto il business a Pearson, aveva acquistato il Wall Street Institute nel 2004 e da allora ha triplicato il fatturato globale del gruppo. Le entrate della divisione cinese sono aumentate del 40% annuo negli ultimi tre anni e si prevede quest'anno raggiungano i 70 milioni di dollari. Acquistando i 39 centri di Wse Pearson ha in un colpo solo più che raddoppiato la presenza in Cina. I 39 si aggiungono ai 27 centri Longman che il gruppo aveva acquisito solo lo scorso anno e i due business verranno fusi in uno, allargando il raggio d'azione di Pearson. Mentre Longman ha centri solo a Pechino e Shanghai, infatti, Wse è presente in altre cinque città tra le quali Guangzhou e Shenzhen e ha circa 35mila studenti. Fallon ha anche dichiarato che il gruppo intende fare nuovi investimenti e aprire centri in tutto il Paese. Quindi, anche se rallenta il ritmo della crescita economica in Cina e calano gli investimenti stranieri, scesi del 21% nel primo trimestre dell'anno, il business dell'inglese continua a crescere. «Pearson vuol essere un protagonista sul mercato cinese dell'insegnamento – ha detto John Fallon – perché è uno dei più dinamici e interessanti al mondo». nicoldynes@aol.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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No di Cina e India all'accordo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM (ARTENERGY) data: 2009-04-21 - pag: 20 autore: Agricoltura. Concluso il vertice G-8 di Treviso - I Paesi emergenti non firmano il documento di indirizzo No di Cina e India all'accordo Sulle scorte alimentari critiche anche di Brasile, Sud Africa e Messico Alessio Romeo CISON DI VALMARINO «Tutte le istanze avanzate dall'Italia alla fine sono state accolte ». è soddisfatto, il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia, al termine dei lavori del primo G-8 dell'Agricoltura che si è chiuso ieri a Cison di Valmarino (Treviso) dopo tre giorni di lavori (si evada Il Sole 24 Ore del 18 e 19 aprile). Nella dichiarazione finale sottoscritta dai ministri degli otto Paesi più ricchi del pianeta (che si apre con la constatazione che «il mondo è ancora molto lontano dal raggiungimento dell'obiettivo di dimezzare la percentuale di persone che soffre la fame entro il 2015») hanno trovato spazio tutte le proposte avanzate alla vigilia dalla presidenza italiana: aumento della produzione agricola per combattere la fame nel mondo, gestione coordinata delle scorte cerealicole mondiali, incremento delle energie rinnovabili, aumento degli investimenti nell'agricoltura sostenibile e lotta alla speculazione sulle commodity agricole. Anche se i contrasti non sono mancati e il documento finale, che non è stato sottoscritto come si sperava all'inizio dai Paesi del G-5 (Brasile, Cina, Sud Africa, India e Messico) e dagli altri Stati ai quali l'incontro era stato allargato (Egitto, Argentina ed Australia) è uscito inevitabilmente ridimensionato rispetto alle ambizioni iniziali. Soprattutto sul tema chiave della gestione coordinata delle scorte alimentari per evitare il ripetersi di crisi come quella di inizio 2008. Il testo si limita infatti a un generico impegno a «esplorare varie opzioni in merito a un approccio coordinato per la gestione degli stock», rinviando alle organizzazioni internazionali il compito «di esaminare se questo sistema può essere efficace per affrontare le emergenze umanitarie e limitare la volatilità dei prezzi» e di «valutare la fattibilità e le modalità amministrative di questo sistema». Anche sulle misure di lotta alla speculazione non si è andati oltre l'affermazione della necessità di «monitorare ed effettuare ulteriori analisi sui fattori che, potenzialmente, possono determinare la volatilità dei prezzi delle materie prime agricole, inclusa la speculazione». Su entrambi i punti ha pesato l'opposizione del ministro dell'Agricoltura Usa, Tom Vilsack. Avanti tutta invece sull'incremento delle energie rinnovabili di origine agricola per combattere i cambiamenti climatici, ma in «modo sostenibile » e tale da «non compromettere la sicurezza alimentare». Altro mirabile esempio di equilibrismo diplomatico si trova nella formula utlilizzata per rilanciare il Doha Round, il negoziato multilaterale sulla liberalizzazione degli scambi in ambito Wto, con l'immancabile impegno per «una conclusione equilibrata, globale e ambiziosa del Doha Round». Proprio su questo tema si è consumata la divisione con i Paesi del G-5, grandi esportatori di derrate agricole e favorevoli a una maggiore liberalizzazione, Brasile in testa. Anche se tra gli stessi Paesi emergenti le posizioni sulle trattative Wto sono diverse. Come ha spiegato nella conferenza stampa conclusiva il ministro cinese: «Siamo favorevoli alla riduzione dei dazi, ma questa non deve creare ostacoli allo sviluppo dell'Agricoltura nei Paesi in via di sviluppo; sulle tariffe serve una regolamentazione scientifica per promuovere uno sviluppo sostenibile del commercio di prodotti agricoli». Come dire, tagli ma non per tutti. La dichiarazione finale sottoscritta dagli otto ministri agricoli sarà inviata al G-8 che si terrà alla Maddalena dall'8 al 10 luglio prossimi. Per Zaia il documento «apre un nuovo corso, riportando l'agricoltura al centro dell'agenda politica internazionale ». Sostanzialmente positivi i giudizi di Cia, Coldiretti e Confagricoltura. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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In campagna la corsa ai minivan (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-04-21 - pag: 2 autore: Nelle aree rurali rimborsi fino al 10% del prezzo per chi acquista camioncini In campagna la corsa ai minivan CHANGXING. Dal nostro inviato Il vecchio triciclo si ferma nel piazzale facendo un baccano assordante. Il signor Huang, sua moglie e suo padre scendono dalla vettura, si scuotono la polvere di dosso, e cominciano a curiosare tra le offerte della concessionaria. «Questo ormai è tutto scassato », dice il contadino, indicando il suo ferrovecchio a tre ruote corroso dalla ruggine e annerito dagli anni. «Giù al villaggio - spiega - ci hanno detto che gli agricoltori possono usufruire di un sussidio per comprare un nuovo minivan. Così, siamo venuti qui per farci un'idea». Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Le case automobilistiche hanno preso al volo l'opportunità offerta loro dal Governo all'inizio dell'anno,quando è stato varato il piano di rilancio per l'industria automobilistica nazionale. E hanno riempito subito i saloni dei loro rivenditori sparsi in ogni angolo della Cina di minivan, veicoli commerciali di piccola taglia e camioncini ultraleggeri destinati alle popolazioni rurali. «In Cina ci sono 800 milioni di contadini, e ognuno di loro sogna di guidare un'auto. Sembra che il Governo voglia trasformare questo sogno in realtà», dice Yale Zhang, analista di Csm Asia. Mao Tse-tung si rivolterebbe nella tomba se sapesse che, proprio mentre la grande crisi sta mettendo con le spalle al muro il capitalismo planetario, alcune grandi multinazionali si reggono ancora in piedi grazie al sostegno delle campagne cinesi. Può sembrare un paradosso, ma se finora General Motors non è affondata miseramente anche in Cina è grazie ai contadini come il signor Huang che nelle ultime settimane si sono precipitati dai concessionari per cambiare i loro automezzi vecchi, obsoleti e inquinanti: a marzo, le vendite della casa automobilistica americana sul mercato cinese sono aumentate del 25 per cento. Alla base di questa crescita controtendenza, c'è proprio la straordinaria performance della joint venture costituita da General Motors con Saic e Wuling che ha portato alla creazione del maggiore produttore cinese di minivan. Il mese scorso, la società mista ha venduto oltre 90mila veicoli commerciali, registrando un incremento record del 38 per cento. Ma, di questi tempi, General Motors non è l'unica a fare cassa grazie ai quattrini dei contadini cinesi. Un po' tutte le case automobilistiche del Dragone stanno traendo vantaggio dagli incentivi alla rottamazione dei vecchi mezzi agricoli, come dimostra il boom delle vendite totali di autoveicoli registrato a marzo (oltre 1,1 milioni di unità). «Grazie a questi provvedimenti, nel primo trimestre 2009 abbiamo triplicato le nostre vendite», spiega il direttore commerciale della concessionaria di Changxing, una cittadina nella provincia dello Zhejiang, dove si aggira curiosando la famiglia Huang. La legge, con cui Pechino ha messo sul tappeto 730 miliardi di dollari di incentivi all'economia, parla chiaro: i contadini che entro il 31 dicembre 2009 decideranno di rottamare i loro automezzi- perlopiù grossi treruote a motore come quello del signor Huang, e camioncini di bassa potenza - con nuovi light truck o minibus di cilindrata inferiore a 1.300 centimetri cubici riceveranno un sussidio L'IMPATTO Gli aiuti pubblici hanno consentito a General Motors (in società con Saic e Wuling) di incrementare i volumi nel Paese del 25% a marzo

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chimica, tir e ordinativi dall'estero così il made in italy avvista la ripresa - alessandra carini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 9 - Economia Chimica, Tir e ordinativi dall´estero così il made in Italy avvista la ripresa Per le aziende la recessione frena. Ma l´occupazione resta al palo Il dossier D´accordo gli industriali veneti: il peggio è passato, si ripartirà in autunno Benetton, Calligaris e San Benedetto ritengono che la fase più critica sia finita ALESSANDRA CARINI MILANO - C´è chi ha rovesciato il tradizionale motto "speriamo in meglio e prepariamoci al peggio", in un promettente: "prepariamoci al meglio". Del resto l´economia, si sa, è fatta anche di aspettative. E l´attesa, o, meglio, il timore, fondato sui dati di gennaio e febbraio, era quello di una primavera gelida. E invece con marzo sono arrivati i segnali di una frenata nella caduta e qualche promettente segno di risveglio. Lo rileva la Banca d´Italia nel suo ultimo bollettino che, prudente, parla di un´attenuazione nella morsa della recessione. Lo hanno segnalato gli imprenditori che, nell´ultima indagine della fondazione Nord-est, hanno allentato il pessimismo su ordini e vendite all´estero. Lo dicono le ultime valutazioni sull´andamento dei consumi fatte dall´Istituto Piepoli che ad aprile segnala una qualche attenuazione nella caduta degli acquisti. Lo mostrano, a quanto afferma il ministro delle Attività Produttive, Claudio Scajola, i dati di febbraio che «danno un aumento del 3,5% degli ordinativi dall´estero». Ma anche a livello internazionale tutti i termometri che hanno misurato la crisi in questi mesi e che avevano continuato a scendere si sono fermati o hanno rimbalzato sul fondo raggiunto: dalla domanda di materie prime, valutata sui futures, al Baltic-Dry Index che segnala le variazioni dei prezzi nel trasporto via mare. E poi ci sono i primi squarci in un panorama che ha visto finora una crisi che non ha risparmiato nessuno: le economie di India e Cina mostrano anche esse un freno nella caduta delle esportazioni e ieri in Germania l´indice Zew che misura le aspettative sull´economia tedesca, è tornato positivo dopo 21 mesi di dati con il segno meno davanti. La fine dell´incubo di una primavera gelata, con indici ancora in caduta, ha aperto la speranza di una qualche ripresa entro l´anno. Anche se a dominare è per ora la prudenza. Primo perché i segnali non sono univoci: nelle zone manifatturiere del Nord, ad esempio, i consumi elettrici segnalano un marzo ancora piatto. Secondo perché si parte da livelli molto bassi ed è probabile che non poco abbiano pesato, nei rimbalzi di questo inizio di primavera, il pesante destoccaggio cui l´industria è stata costretta anche dalla crisi finanziaria. Nella chimica, che, per tradizione, producendo un bene intermedio, è la prima a rilevare le inversioni del ciclo, c´è stata una piccola ripresa della produzione e un rialzo nei prezzi dell´etilene, ma si parla di livelli del 25-30% inferiori all´anno scorso. «Se ripresa sarà, i tempi saranno lunghi e lenti», dicono alla Federchimica. Terzo, infine, è che non c´è un segnale di svolta sul fronte dell´occupazione: «Siamo in stand by dentro la crisi, marzo è fermo. Non ci sono segni ripresa neanche nelle assunzioni che sono le prime a reagire: del resto l´occupazione entra per ultima e esce per ultima dalle crisi», dice Bruno Anastasia, che per Veneto Lavoro cura un osservatorio all´avanguardia nelle statistiche sul mercato del lavoro. Ma la "stabilizzazione della discesa" come la chiama il presidente degli industriali veneti Andrea Tomat, ridà non solo speranze, ma anche possibilità di resistenza ad un mondo manifatturiero che ha fatto ricorso a tutta la sua flessibilità per affrontare questi mesi di crollo della domanda, ma che non può fare miracoli se non riprendono ordini e vendite mercati. Così perfino la fine della latitanza dei Tir sulle strade, misurata dalla modesta caduta dell´1% a marzo nel traffico pesante sull´autostrada Venezia Trieste, è stata accolta con sollievo. «Il peggio è passato. Da qui non si può che ripartire, anche se solo dall´autunno potremo attenderci un consolidamento delle aspettative» dice Alessandro Vardanega, presidente degli industriali trevigiani. Ma la voglia di ripresa ha fatto breccia tra le industrie del made in Italy che, del resto, hanno presentato finora andamenti molto diversi, con aziende e settori scampate alla crisi, come quelle dell´alimentare e alcuni comparti della meccanica e perfino alcune aziende del tessile e delle calzature. «La raccolta ordini dà dei dati indicativi positivi», dice l´amministratore delegato della Benetton, Gerolamo Caccia Dominioni. Il settore del mobile guarda con speranza un Salone che annuncia record di espositori. «Ci sono timidi segnali di ripresa del mercato italiano e situazioni meno critiche in Russia e Giappone», dicono alla Calligaris gruppo leader nell´arredamento. E alla San Benedetto, a testimoniare che una rondine può essere segno di primavera, hanno chiuso il periodo di cassa integrazione.

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resistenza senza colore - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - Commenti RESISTENZA SENZA COLORE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La Russa, uno dei neofascisti sdoganati da Berlusconi, dichiara che «i partigiani rossi meritano rispetto ma non possono essere celebrati come portatori di libertà», cioè fra i fondatori della democrazia italiana. è difficile capire su cosa si basi l´affermazione di La Russa dato che il Partito comunista italiano che organizzò e diresse i partigiani rossi, meglio noti come garibaldini, fece parte e parte decisiva dell´Assemblea costituente da cui è nata la Repubblica democratica. Che i comunisti italiani abbiano scelto la democrazia invece che la dittatura potrà sembrare ai loro avversari una scelta opportunistica, obbligata dai rapporti di forza in Europa e nel mondo ma si prenda atto anche da chi avrebbe preferito un esito diverso che essa ci fu e fu per i comunisti italiani vincolante. Gli storici non hanno ancora fornito la prova di chi fu la responsabilità di questa scelta: se fu decisa da Stalin o dalla Internazionale comunista di cui l´italiano Palmiro Togliatti era un autorevole dirigente, ma l´accettazione da parte comunista della divisione del mondo in due sfere di influenza fu un dato di fatto accettato sin dagli anni della guerra di Spagna, riconfermato nell´incontro fra i vincitori della guerra contro la Germania nazista e rispettato anche dopo l´invasione sovietica dell´Ungheria. Fosse interprete del pensiero politico di Stalin o convinto della necessità di convivere con le grandi democrazie occidentali Togliatti, arrivato in Spagna durante la guerra civile, dettò i tredici punti di una costituzione che sarebbe entrata in vigore a guerra finita di chiara impostazione democratica: autonomie regionali, rispetto della proprietà e della iniziativa privata e dei diritti civili, libertà di coscienza e di fede religiosa, assistenza alla piccola proprietà, riforma agraria per la creazione di una democrazia rurale, rispetto delle proprietà straniere non compromesse con il nazismo, ingresso della Spagna nella Società delle nazioni. Naturalmente già allora gli avversari dei comunisti dissero che era una scelta tattica in attesa della rivoluzione, ma una scelta vincolante come si dimostrò in Grecia quando i partigiani rossi di Markos e il loro tentativo di impadronirsi del potere furono abbandonati alla più dura sconfitta. Che la scelta democratica fosse valida nella Repubblica fu chiaro quando tutte le fiammate rivoluzionarie della base comunista, dall´occupazione della prefettura di Milano a quella del monte Amiata dopo l´attentato a Togliatti, furono spente dalla polizia diretta da Scelba senza reazione del partito. Possiamo dire che le affermazioni di La Russa sull´inaffidabilità democratica dei partigiani rossi sono un processo alle intenzioni smentito dal rispetto alla Costituzione dei comunisti italiani, che al contrario dei neofascisti alla Borghese o delle trame nere, non hanno mai progettato colpi di Stato e si sono schierati con decisione contro il terrorismo delle Br. Ma c´è un´altra ragione, anche essa storica, per dissentire dalla dichiarazione di La Russa ed è quella di considerare il movimento partigiano garibaldino come un tutt´uno con il partito comunista e il partito comunista come la stessa cosa di una dittatura stalinista. Procedere per generalizzazioni arbitrarie è un cattivo modo di fare la storia e anche la politica. Chi ha conosciuto il movimento partigiano nella sua improvvisazione e varietà estrema sa bene che diventare un partigiano rosso non era sempre una scelta politica, ideologica, che si andava nelle brigate Garibaldi per molte ragioni non politiche, perché erano fra le prime formatesi o le più vicine, le prime che si incontravano fuggendo dalle città occupate dai nazifascisti magari per raggiungere dei conoscenti, degli amici. Si pensi solo al comando garibaldino piemontese, che si forma in valle Po con gli ufficiali di cavalleria della scuola di Pinerolo che seguono Napoleone Colajanni, nome partigiano Barbato, perché loro amico non perché comunista, o gli altri che in Val Sesia vanno con Cino Moscatelli perché è uno della valle come loro non perché è comunista. Così come noi delle bande di Giustizia e Libertà nel Cuneese che non avevamo mai sentito parlare del partito di azione e del suo riformismo liberal-socialista, ma che eravamo compagni di alpinismo di Duccio Galimberti o Detto Dalmastro. Nella guerra partigiana prima veniva la sopravvivenza, la ricerca delle armi e del cibo, poi sul finire arrivò anche la politica, ma le ragioni di lealtà e di amicizia restarono dominanti per cui egregio ministro La Russa mi creda ma per uno che è stato partigiano le differenze di cui parla non ci sono state. Per venti mesi, per tutti, la ragione di combattere era la libertà.

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mille bambini delle scuole sul palco della pergola (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Firenze L´iniziativa Mille bambini delle scuole sul palco della Pergola Tre spettacoli a conclusione del "Progetto musica insieme" con ragazzi dagli 8 ai 14 in scena oltre che autori di libretti e melodie Una marea di bimbi sul palcoscenico della Pergola a suonare, cantare, recitare. Hanno cominciato ieri sera; proseguono fino a domani. Mille, in totale. Si conclude così l´ottava edizione del "Progetto musica insieme: la rassegna delle orchestre dei bambini" promosso dall´assessorato alle polite giovanili del Comune in collaborazione con tre vivaci realtà didattiche e produttive della regione: il Cam, l´Accademia musicale di Firenze, la compagnia sperimentale Opera Bazar del compositore Aldo Tarabella. Vi hanno partecipato alunni di scuole cittadine d´età compresa fra gli 8 e i 14 anni, adesso protagonisti in scena, oltre che autori a tutti gli effetti di libretti, temi melodici, coreografie, disegni per scene e costumi. Il prodotto di tali laboratori sono tre spettacoli di teatro con musica, a ingresso libero. Ieri pomeriggio si è ascoltato Il mondo nello specchio a cura di Alessandro Di Puccio, racconto di un viaggio all´interno di uno specchio. Domani alle 16,30, per la regia di Emiliana Paoli, ecco Fantasie di Micro-Opera, esibizione di uno zoo fantomatico e bizzarro, ricco di colori. Oggi alle 17.30, invece, Il castello dei tesori porta alla Pergola trecento frugoletti iscritti alle primarie Enriquez-Capponi, Sauro e Vamba. Il loro allestimento si ispira a pagine letterarie di Daisaku Ikeda, maestro buddista contemporaneo: racconta il viaggio di un giovane cavaliere nipponico alla ricerca di un tesoro. Le musiche, coordinate da Lucia De Caro, sono tratte da canzoni occidentali infantili e da melodie popolari di Giappone, Cina, Nepal. (g.m.)

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pensionato muore dopo lite un ragazzo accusato di omicidio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Bari Taranto Lecce Commando di 3 banditi armati assalta furgone delle sigarette Pensionato muore dopo lite un ragazzo accusato di omicidio Sequestrati al porto 250mila chili di rifiuti speciali diretti in Cina Morì in ospedale dopo un´aggressione: la procura di Lecce ha aperto un´inchiesta sul decesso di un uomo di 65 anni di Matino. Accusato di omicidio preterintenzionale è un ragazzo di 19 anni: avrebbe schiaffeggiato l´uomo durante una lite facendolo cadere a terra. Un commando di tre banditi armati ha sequestrato e rapinato un autotrasportatore, dopo averlo fermato nelle campagne tra Sava e Manduria. I malviventi hanno rubato il carico di sigarette dei monopoli di Stato per una valore di 45.000 euro. Duecentocinquanta tonnellate di rifiuti speciali, principalmente materie plastiche, destinati a Hong Kong sono stati sequestrati da Dogana e Finanza nel porto di Taranto. I rifiuti erano stipati in dieci grossi container pronti per l´imbarco.

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Prove di intesa sull'effetto serra. E Londra si mobilita per le api (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-04-22 - pag: 1 autore: A Siracusa il G-8 sul clima Prove di intesa sull'effetto serra. E Londra si mobilita per le api Inizia a Siracusa il vertice del G-8, allargato ad altri 12 Paesi (compresi Cina e India), sui cambiamenti climatici. è un banco di prova importante dopo la svolta impressa da Barack Obama alla linea Usa sull'effetto serra. Il Governo inglese lancia un piano per tutelare le api. Oggi, Giornata mondiale della Terra, Il Sole 24 Ore esce a «Impatto Zero». Servizi u pagine 12 e 13 l'articolo prosegue alle pagine 12 13

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Rottami, arrivano i trader orientali (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-04-22 - pag: 24 autore: Siderurgia. Cresce la domanda dall'Asia Rottami, arrivano i «trader» orientali MILANO Un gruppo di trader indiani, pakistani e cinesi è sbarcato in Italia e sta comprando tutto. Senza fare problemi di prezzo. Dai porti di Livorno, Marghera, Ancona e Genova partono ogni giorno container carichi di metalli ferrosi. Le due destinazioni principali: l'India e la Cina, le due fabbriche del mondo che, mentre la crisi inizia a rallentare, tornano gradualmente, in alcuni specifici segmenti produttivi, ad alimentare la domanda internazionale. «La domanda di questi Paesi - dice Romano Pezzotti, presidente della divisione rottami di Assofermet - è in continua crescita. E, negli ultimi mesi, i mediatori asiatici sono arrivati anche in Italia. Prima, comperavano soltanto rottami non ferrosi. Adesso, siglano contratti pure per gli altri tipi di materiale». Una presenza importante, che sta cambiando il mercato. Questi trader battono il Nord del Paese. Ma non disdegnano il Centro e il Sud. Fanno incetta dei rottami in un sistema industriale che, di scarti, in questo momento, ne produce pochi a causa della crisi che ha fermato i macchinari e ha congelato i processi produttivi. Questioni di prezzo, non ce ne sono proprio. Dunque, il loro iper-attivismo si fa sentire. Questi mediatori, che agiscono per conto di grandi gruppi globali che hanno le loro sedi in India, Cina e Pakistan, offrono il 10% in più della quotazione media. E non fanno storie: pagano subito. La loro comparsa è avvenuta in un mercato segnato da forti oscillazioni di prezzo: a novembre dell'anno scorso le quotazioni hanno toccato il picco di 550 euro alla tonnellata, poi c'è stato il crollo a 150 euro, quindi la risalita a 250 euro e, a fine marzo, la discesa di nuovo a 130 euro. «Negli ultimi 15 giorni- precisa Pezzotti - il mercato ha ricominciato a tirare». I prezzi, a livello internazionale, tendono a crescere: la domanda da parte dell'industria manifatturiera asiatica poco alla volta ha incominciato di nuovo a irrobustirsi. Tutto questo comporta lo sfalsamento fra il mercato interno e il mercato esterno: produciamo rottami che finiscono all'estero e poi tornano da noi. Perché la nostra industria ha bisogno dei metalli ferrosi semilavorati, ma non solo. Già oggi l'Italiasi trova nella posizione di importatore netto: un problema di fondo, per un Paese con una struttura produttiva fondata sul manifatturiero ma privo di materie prime. Una questione che, però, rischia di esplodere. Per esempio la nostra siderurgia a forno elettrico utilizza 23 milioni di tonnellate di rottami ferrosi: 16 milioni sono ottenuti dalle imprese italiane all'interno della stessa Italia, 7 milioni sono invece importati dall'estero. Dunque, una condizione in partenza già squilibrata. Che, grazie all'attivismo dei trader asiatici, potrebbe acuirsi ulteriormente. Una particolare dipendenza per le nostre acciaierie e le nostre aziende che, finora, si era limitata esclusivamente ai metalli non ferrosi. P. Br. © RIPRODUZIONE RISERVATA PAGAMENTO CASH Pezzotti (Assofermet): i mediatori di Cina, India e Pakistan pagano subito, in contanti e con un premio del 10%

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Cementir, via all'iter per lo Star (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-22 - pag: 43 autore: Gruppo Caltagirone. Nel consiglio un «indipendente» in più Cementir, via all'iter per lo Star MILANO Cementir ha liquidato la partecipazione dell'1,7% nella "concorrente" Italcementi. L'annuncio, fatto dal presidente del gruppo cementiero, Francesco Caltagirone jr, è emerso ieri nel corso dell'assemblea dei soci che ha approvato il bilancio 2008 del gruppo, archiviato in perdita di esercizio di 5,4 milioni ( coperta utilizzando gli utili portati a nuovo), e un dividendo complessivo di 12,7 milioni con una cedola (in stacco il 18 maggio) di 0,08 centesimi. Rinnovato anche il consiglio di amministrazione per il triennio 2009-2011 che resta a 15 membri con l'ingresso di un consigliere indipendente in più. Questo - ha spiegato il presidente- consentirà a Cementir di chiedere la riammissione nel segmento Star della Borsa. Riguardo ai tempi Caltagirone ha spiegato che se ne parlerà «dopo il primo consiglio di amministrazione che approverà i conti del primo trimestre e renderà operativo il consiglio ». Per quanto riguarda le prospettive per il futuro, Caltagirone ha spiegato che al termine dell'anno in corso Cementir conta di realizzare un risparmio di 30-35 milioni con un «taglio dei costi importante », legato soprattutto ad un piano di ridimensionamento delle strutture in Scandinavia che riguarda personale e impianti. E risparmi dovrebbero essere realizzati anche grazie ad un «repentino ridimensionamento dei costi dell'energia » che dovrebbe dare i suoi frutti a partire dal secondo semestre dell'anno in corso. C'é un'altra certezza per il gruppo cementiero: «non abbiamo seguito la sbornia generale dell'indebitamento a qualsiasi costo per crescere». Caltagirone si è mostrato particolarmente orgoglioso del fatto che Cementir di recente abbia privilegiato la crescita interna. Tra i progetti strategici il gruppo porta avanti il completamento dell'impianto in Cina che ha un costo complessivo di 60 milioni. Qualche beneficio potrebbe infine arrivare per Cementir degli interventi per la ricostruzione dell'Abruzzo. Anche se le prospettive sul 2009, alla luce della crisi economica, non sono al momento de-cifrabili, tuttavia il gruppo Cementir non si preclude per il futuro possibilità di crescita per linee esterne. «La nostra azienda potrà fare bene anche rispetto ad altri gruppi» perché non ha un forte indebitamento. Capitolo a parte, invece, merita l'investimento in Italcementi. Rispondendo in assemblea alla domanda di un'azionista, il presidente ha spiegato la scelta di smobilizzare la partecipazione in Italcementi di poco superiore al 2% di cui la quota diretta di Cementir era dell'1,7% circa: «Era un'allocazione di risorse finanziarie all'interno del nostro settore». Poi la crisi finanziaria é diventata molto più grave – ha ricordato – e la partecipazione nella società che fa riferimento alla famiglia Pesenti «é stata alienata per ottimizzare la cassa». Mar. Man. © RIPRODUZIONE RISERVATA IN ASSEMBLEA Il presidente Caltagirone Jr annuncia l'uscita dal capitale di Italcementi: l'azienda aveva comprato una quota dell'1,7%

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Record di profitti per Tesco (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-22 - pag: 45 autore: Grande distribuzione. L'espansione internazionale e i prodotti a basso costo hanno sostenuto i conti Record di profitti per Tesco I supermercati britannici chiudono l'anno con ricavi in aumento Nicol Degli Innocenti LONDRA Un miliardo di sterline di vendite alla settimana: questa la risposta di Tesco alle voci di un calo della crescita dovuto alla recessione. Il numero uno britannico dei supermercati britannico ha annunciato ieri risultati annuali superiori alle previsioni degli analisti. Gli utili al lordo delle imposte hanno raggiunto quota 3,13 miliardi di sterline, un record per una catena di negozi britannica e un aumento del 10% rispetto allo scorso anno. Le vendite sono salite del 15,1% a 59,4 miliardi di sterline a livello globale. Il gruppo ha dichiarato un dividendo finale agli azionisti di 11,96p, in aumento del 10 per cento. «In questa fase di crisi economica ci siamo adeguati alle necessità dei nostri clienti abbassando i prezzi e introducendo più prodotti a buon mercato, – ha spiegato ieri Terry Leahy, chief executive del gruppo e artefice della sua rapida crescita internazionale negli ultimi anni. – Cominciamo a vedere segnali di stabilità in molti mercati, ma è troppo presto per chiamarla ripresa ». La strategia di Leahy di puntare sull'estero fino a diventare il numero tre al mondo del settore sembra essersi rivelata vincente. Le vendite internazionali sono infatti aumentate del 14% nell'ultimo anno e la vera accelerazione della crescita viene dall'Asia. Il gruppo ha una forte presenza in Cina e di recente ha acquistato la catena di negozi Homever in Corea del Sud. Performance positiva anche in Europa, dove le vendite sono aumentate del 29,1 per cento. Meno brillante la situazione negli Stati Uniti, dove la catena Fresh & Easy rilevata da Tesco ha più che raddoppiato le perdite, salite da 62a 142 milioni di sterline. Leahy ha detto che la recessione è più grave negli Usa e che per questo il gruppo ha deciso di rallentare l'espansione e non fa previsioni su quando l'investimento fatto produrrà un utile. La Gran Bretagna resta comunque il maggiore mercato per Tesco, che vende circa un terzo dei generi alimentari acquistati nel Paese. Le vendite nell'ultimo anno sono aumentate a 41,5 miliardi di sterline. Nonostante la concorrenza in aumento da parte di gruppi rivali come Asda,del gruppo Wal- Mart, Sainsbury's e Morrison, Tesco ha insistito ieri che «non sta perdendo quote di mercato ».Le previsioni per il 2009 sono di «un anno difficile», anche se nelle ultime sei settimane le vendite sono aumentate del 3,4 per cento. Il gruppo continua ad ampliare l'offerta di servizi e ha da poco annunciato l'apertura sia di sportelli bancari che di centri di telefonia mobile all'interno dei suoi supermercati. L'altra nota negativa nell'annuncio del gruppo è l'aumento del debito, salito oltre le previsioni a 9,6 miliardidi sterline soprattutto a causa dei forti investimenti in centri commerciali in Cinae in Corea del Sud. Il gruppo, che ora ha 440mila dipendenti in 14 Paesi, ha dichiarato che intende frenare le spese dai 4,7 miliardi di sterline dell'anno scorso a 3,5 miliardi quest'anno per ridurre l'indebitamento. Tesco intende però continuare l'espansione e ha annunciato ieri che quest'anno creerà 26mila nuovi posti di lavoro, 11mila dei quali in Gran Bretagna, e aprirà 800mila metri quadri di nuovi supermercati e negozi, tre quarti dei quali all'estero. Il mercato ha reagito positivamente ai risultati del gruppo e il titolo Tesco ha chiuso in rialzo del 4,9% a 248,3p alla Borsa di Londra. © RIPRODUZIONE RISERVATA I RISULTATI Gli utili e i dividendi della catena sono cresciuti del 10%, le vendite sono migliorate del 15% Il titolo vola a Londra (+5%)

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Nasce la Wdl : biblioteca virtuale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-22 - pag: 45 autore: Libri. Tra i finanziatori Google e Microsoft Nasce la «Wdl»: biblioteca virtuale Stefano Salis Centinaia di manoscritti, per lo più rarissimi, mappe, carte geografiche antiche, testi sacri, ma anche fotografie. Questo e molto altro costituirà la World digital library,un'enorme biblioteca virtuale che permetterà, con pochi semplici clic, di entrare nel patrimonio ( spesso non visibile ai comuni utenti) di alcune tra le più prestigiose biblioteche del mondo. Il lancio del sito (www.wdl.org) è avvenuto ieri a Parigi, nella sede dell'Unesco, sotto le cui insegne si organizza il portale, alla presenza del direttore generale Koichiro Matsuura e di James H. Billington, direttore della Biblioteca del Congresso americana. La data dell'annuncio non è casuale, visto che domani cadrà la Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore (in memoria del fatto che il 23 aprile è la data di morte di Cervantes e Shakespeare), organizzata dall'Unesco.La World digitallibrary sarà disponibile in sette lingue. Tra i primi documenti disponibili (per ora quasi 1.200) ci sono testi provenienti dalla Biblioteca nazionale della Cina. Il costo dell'operazione è calcolato, per ora, in circa 10 milioni di dollari, ma le sottoscrizioni restano aperte per consentire la digitalizzazione, la messa online e la cooperazione futura per gli istituti che partecipano (oggi sono 32). Curiosamente tra i principali finanziatori c'è Google (con 3 milioni di dollari) che proprio per la digitalizzazione di libri in commercio è stato portato in tribunale dagli editori americani – per il 5 maggio è attesa una prima sentenza a New York. Ma ci sono anche Microsoft (1 milione di dollari), la Qatar Foundation (3 milioni) e la King Abdullah University of Science and Technology dell'Arabia Saudita (1 milione). Determinanti, queste ultime, per la sensibilizzazione del mondo islamico all'operazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cala ancora l'output di acciaio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-22 - pag: 48 autore: Siderurgia. Secondo la Wsa la produzione globale è diminuita del 22,8% nel primo trimestre Cala ancora l'output di acciaio Ma per alcuni analisti il peggio potrebbe ormai essere alle spalle Sissi Bellomo Si prospetta un mercato a due velocità per l'industria dell'acciaio, con alcune aree del mondo che manifestano già qualche piccolo segnale di ripresa e altre in cui la crisi sembra destinata a durare più a lungo. Le statistiche della World Steel Association (Wsa) mostrano che la contrazione del settore siderurgico è proseguita anche in marzo: lo scorso mese l'output si è ridotto del 23,5% a 92 milioni di tonnellate, un calo che porta a concludere il primo trimestre a quota 264 milioni di tonn. (-22,8%). Alcuni analisti, tuttavia, ritengono che a livello globale il peggio possa essere alle spalle. «Se si considera la produzione su base giornaliera – osserva Michael Shillaker, di Credit Suisse – al netto della Cina il mercato ha toccato il fondo in gennaio, mentre in febbraio e marzo si è un po' ripreso. Penso che la tendenza continuerà». In effetti, nel primo mese dell'anno l'output globale è stato di circa 2,78 milioni di tonn. al giorno, per poi risalire nei mesi successivi intorno a 3 milioni. Dietro il dato complessivo si nascondono però situazioni molto diverse, con alcuni Paesi che in marzo hanno registrato una flessione produttiva ben superiore alla media: negli Usa ad esempio c'è stato un crollo del 52,7%, mentre l'Unione europea nel suo complesso ha perso il 45,3% di produzione, con l'Italia a 1,7 milioni di tonn. (-42,7%) e la Germania a 2,1 milioni(-49,8%). I tedeschi in particolare vedono nero anche per il futuro. L'associazione locale delle imprese siderurgiche, la Wirtschaftsvereinigung Stahl, ha lanciato proprio ieri un allarme sulla produzione, che – dopo essere scesa del 5,6% nel 2008, a 45,8 milioni di tonn. – nel 2009 potrebbe ridursi di «oltre il 25%», a livelli che non si vedevano dai primi anni '60.Gli ordinativi in gennaio e febbraio si sono infatti più che dimezzati e la situazione non sembra sul punto di riprendersi. Diagnosi confermata anche dal terzo produttore locale, Salzgitter, secondo cui il secondo trimestre sarà almeno debole quanto il primo. Qualche spiraglio di speranza si intravvede al contrario negli Usa, dove Ak Steel ha appena comunicato perdite trimestrali inferiori alle attese, oltre che in Cina. Nel Paese asiatico l'output di acciaio in marzo si è ridotto di appena lo 0,3%, mentre nel primo trimestre è addirittura cresciuto dell'1,4% (a 127,4 milioni di tonn). In presenza di prezzi bassi sul mercato locale e di esportazioni limitate, tuttavia, resta da capire se il dato sia da considerarsi un anticipatore della ripresa, piuttosto che come il segnale di una scarsa autodisciplina nel governare le scorte. © RIPRODUZIONE RISERVATA INCOGNITE La ripresa rischia di essere a macchia di leopardo: in Germania gli industriali temono che il settore subirà un crollo di volumi del 25%

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Bond per salvare i paradisi tropicali (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-04-22 - pag: 12 autore: «Bond per salvare i paradisi tropicali» Il modello della Guyana: scambi sulle emissioni e obbligazioni garantite dalla Banca mondiale Mario Platero WASHINGTON. Dal nostro inviato è un astro nascente dell'ambiente. Bharrat Jagdeo ha 45 anni, è un'economista per formazione e già da dieci anni è il presidente della Guyana,l'unico Paese di lingua inglese in Sudamerica. è schierato in prima linea su una delle frontiere più avanzate delle battaglie ecologiche, quella per salvare le foreste tropicali, polmoni vitali per gli equilibri ambientali del Pianeta: «C'è una lacuna grave - dice Jadgeo al Sole 24 Ore - . Le foreste tropicali rendono un servizio ambientale preziosissimo, ma questo servizio non ha ancora un valore. Lo stiamo cercando. Ad esempio, sappiamo che la deforestazione contribuisce per il 20% alle emissioni globali. Quanto vale questo 20%? Occorre produrre una stima economica del "patrimonio foreste", che sia congrua per i Paesi avanzati, che debbono ridurre le loro emissioni, e per i Paesi che, per preservarle, rinunciano ad altre forme di sfruttamento del territorio». Jagdeo appoggia la creazione di un mercato per i carbon credit, diritti di scambio sulle emissioni, e il lancio di «obbligazioni forestali» gestite dalla Banca Mondiale, che potrebbero mobi-litare subito liquidità da inviare ai Paesi che si impegnano a proteggere le foreste. Il suo progetto è avveniristico perché pone per la prima volta la Guyana, un Paese coperto per l'80% da una delle più grandi e meravigliose foreste tropicali del mondo, al centro di un modello ecologico e di un negoziato globale. La parola d'ordine è Redd:«Reducing Emissions from Deforestation and Degradation», ridurre le emissioni da deforestazione e degrado. Attraverso incendi sistematici si eliminano ogni anno centinaia di migliaia di ettari di foreste tropicali all'anno per introdurre sviluppi industriali, immobiliari, strade, aeroporti, piantagioni e pascoli. «Il meccanismo Redd –sottolinea il presidente della Guyana – deve favorire le alternative economiche che eccedano il parametro " Evn", cioè il valore economico che una nazione ottiene dalla deforestazione.Ci vuole un'equazione nuova: ad esempio, quella che ci ha proposto la Norvegia è un modello». Alcune settimane fa, Oslo ha stanziato alcune centinaia di milioni di dollari che trasferirà alla Guyana per investimenti diversi dalla deforestazione. Con una condizione: saranno erogati solo quando sarà introdotto un sistema normativo internazionale accettato da tutti. Abbiamo incontrato Jagdeo a Washington. è chiaramente il suo momento. Lo abbiamo visto in azione alla Banca Mondiale, dove è molto corteggiato. Si è recato al dipartimento per l'Agricoltura e a quello per l'Energia. è stato invitato a una conferenza organizzata da Harvard e al Congresso, dove i deputati Ed Markey e Henry Waxman stanno mettendo a punto una delle più aggressive iniziative di legge per ridurre l'anidride carbonica: propongono che l'America elimini 6 miliardi di tonnellate di CO2 entro il 2025. Questo potrebbe tradursi in uno spazio per diritti sulle emissioni tra i 25 e i 30 miliardi di dollari. La nuova sensibilità L'inziativa americana sotto la presidenza Obama, del resto, è partita a razzo. La settimana scorsa l'Epa (Agenzia per l'Ambiente) ha pubblicato un documento che definisce nocivi per «la salute degli americani e del Paese» sei gas che inducono l'effetto serra. Presto ci saranno nuove severe regole in materia di emissioni da parte della Casa Bianca, in parallelo con il ramo legislativo. La sponda americana è centrale per far compiere un balzo in avanti al negoziato per la riduzione delle emissioni globali che producono l'effetto serra: gli Stati Uniti, la Cina e la deforestazione contano per il 60% delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale. La soluzione è difficile perché ci sono interessi contrastanti: grandi multinazionali energetiche, ad esempio, offrono diritti di scambio su gas sequestrati a 100 dollari per tonnellata. I diritti di scambio sulle foreste potrebbe valere 4 dollari per tonnellata. Le esigenze di un Paese come il Brasile sono diverse da quelle della Guyana, che ha solo 700mila abitanti. Per questo l'equazione è difficile. Lo stesso Obama, ambientalista impegnato, ne ha discusso con Jagdeo al Summit delle Americhe di Trinidad e Tobago. Un altro appassionato della causa delle foreste è Carlo d'Inghilterra, che ha costituito una sua fondazione, la «Prince Rainforest Project». Alcune settimane fa, ai margini del G-20 di Londra, ha invitato a St. James's Palace una quindicina di capi di Stato e di Governo per cercare punti di contatto: «Ogni anno 50 milioni di acri di foresta,un'area pari alla dimensione della Gran Bretagna, vengono distrutti o degradati - ha detto il Principe - . Ora possiamo fare la differenza». I prossimi vertici All'incontro era presente anche Silvio Berlusconi.L'Italia potrebbe svolgere un ruolo chiave per la ricerca di una soluzione: la scadenza ultima per codificare un approccio comune contro la perdita delle foreste tropicali è fissata in dicembre a Copenhagen, dove si terrà l'attesa conferenza climatica Onu. In quella occasione si dovrebbe codificare la "valorizzazione" delle foreste tropicali e creare un nuovo mercato. Ma il tempo stringe. E un passo in avanti a Copenhagen ci sarà solo se il tema "rainforest" sarà incluso nell'agenda climatica del G-8 di luglio alla Maddalena. «Non ho avuto un contatto diretto per partecipre al G-8, ma è fondamentale che il problema entri nei lavori dei degli otto Grandi », dice ancora Jagdeo. E ricorda una dato su cui si trovano tutti d'accordo: senza le foreste gli obiettivi per la riduzione delle emissioni anche dell'80% entro il 2025 non saranno mai raggiunti. Una fonte vicina al Principe ci ha riferito che l'impegno di Berlusconi a Londra c'è stato: «Il mondo non può più permettersi di non pagare per salvare i polmoni del Mondo» avrebbe detto il premier italiano al Principe Carlo. Al G-8 italiano se ne parlerà. m.platero@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA Un polmone nell'America del Sud. Dal piccolo Stato della Guyana parte una campagna per la tutela delle foreste tropicali. Il costo ambientale delle deforestazioni equivale al 20% delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale AFP LE RELAZIONI DI JAGDEO Stretti contatti con Obama, il Congresso americano e il Principe Carlo Con la speranza di parlarne al G-8 della Maddalena

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Il rebus iraniano (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 22-04-2009)

Argomenti: Cina

Il rebus iraniano Enrico Campofreda, 22 aprile 2009, 18:12 L'analisi Teheran da un lato non abbandona la violenta retorica anti - israeliana, dall'altro si dichiara disponibile a collaborare sul programma nucleare con l'Occidente. Le mosse tattiche sullo scacchiere internazionale celano la realtà di un paese davanti a un bivio importante, quello delle elezioni politiche. L'impressione, tuttavia, è che se dovesse tramontare un astro del fondamentalismo laico come l'attuale presidente anche l'eventuale tecnocrate suo concorrente, Moussavi, non sposterebbe orientamenti e valori verso l'occidente C'è l'Iran che accusa, come nelle schermaglie sul razzismo a Durban 2 (anche oggi Ahmadinejad da Teheran ha rincarato la dose su Israele ricordandone i crimini di guerra a Gaza e parlando della sua pulizia etnica), e l'Iran che dialoga per bocca del capo negoziatore della Repubblica islamica Said Jalili, che ha annunciato la piena disponibilità alla collaborazione per il programma nucleare col gruppo dei cosiddetti Paesi "cinque più uno" (Stati Uniti, Francia, Russia, Cina, Gran Bretagna e Germania). L'avvicinamento già apparso lo scorso 8 aprile, con gli Usa aperti da Obama al dialogo anche con Teheran, pur escludendone dotazioni nucleari belliche, potrà continuare se si riscontrerà reciproca fiducia su esigenze e limiti del piano nucleare. Il Consiglio Supremo per la Sicurezza iraniano, come aveva già recentemente annunciato proprio Ahmadinejad, presenterà alle potenze mondiali un piano nucleare. Sarebbe un aggiornamento di quello già mostrato un anno fa e giudicato inadeguato dalle stesse. Il rischio dell'impasse c'è, soprattutto se l'attuale Capo di Stato venisse riconfermato dopo il 12 giugno. Ma non è detto, le stesse aperture iraniane vanno ben oltre la figura presidenziale, rappresentativa più che decisionale. Certo la diplomazia mondiale guarda con interesse a un eventuale ricambio al vertice d'una nazione che conserva nel clero sciita e nella Suprema Guida Khamenei, a loro dire, le garanzie di un'emancipazione dall'imperialismo. Ma se dovesse tramontare un astro del fondamentalismo laico come l'attuale presidente anche l'eventuale tecnocrate suo concorrente, Moussavi, non sposterebbe orientamenti e valori verso l'occidente. Negli anni passati la gestione riformista dell'illuminato teologo Khatami ha gradualmente introdotto nella società iraniana il distacco dal cupo conservatorismo degli ayatollah ipertradizionalisti come Khamenei, e più di lui Mesbah-Yazdi difensore del principio del governo del clero, ma non a vantaggio dell'occidentalizzazione delle usanze. Gli stessi universitari contestatori del rude Ahmadinejad, coloro che si scontrarono coi militanti basij, solo in qualche caso sporadico aprono indiscriminatamente all'Occidente. L'islamizzazione è diffusamente sentita ed è fieramente un simbolo, che va oltre il fanatismo religioso, coinvolge comportamenti e costumi sociali. Ne sono un esempio proprio le donne - trent'anni fa vittime delle repressioni delle truppe khomeiniste - che attraverso il velo, inizialmente imposto in maniera ferrea dagli ayatollah, manifestano un'appartenenza che ha modificato nel tempo molti aspetti sia della sedicente emancipazione dell'era dello Shah sia i tradizionali costumi maschilisti (poligamia), la subalternità assoluta della donna al marito e la sua assenza dalla vita pubblica. Proprio nel decennio scorso il movimento per i diritti delle donne esprimeva esigenze talmente diffuse su cui il Potere ha, pur forzatamente, piegato il turbante. Naturalmente il fronte dei diritti civili deve ancora raggiungere parecchi obiettivi, però proprio la vicinanza che si è creata in questi anni fra le islamiste aperte, definite moderniste, e quelle laiche può rappresentare una tendenza capace di avere la meglio su ritorni di conservatorismo talebano e occidentalizzazione forzata. Naturalmente i leader, a cominciare da Ahmadinejad, sanno che non possono prescindere dai rapporti con l'Occidente per non rivivere gli anni bui dell'isolamento. Perciò nei mesi a venire - ben oltre le elezioni presidenziali - questioni come il nucleare e i rapporti internazionali nel Grande Medio Oriente terranno sulla scena mondiale la popolosa nazione islamica e la sua leadership. A smorzare i furori antiamericani potrà contribuire la crisi economica che pone il Paese in una condizione di bisogno di svincolarsi dai vecchi embarghi e cercare scambi commerciali al di là della sicurezza fornita dalle riserve petrolifere. Ma anche gli Usa dovranno fare dei passi, uscire dalla "Guerra fredda del Terzo Millennio" gonfiata ad arte dalla gestione Bush, comprendere come altre potenze collocate a est sono interessate a tessere buoni rapporti col Paese degli ayatollah, in un'area che con Iraq, Afghanistan e Pakistan rappresenta l'attuale polveriera del globo. Nei delicatissimi rapporti futuri casi relativi ai diritti umani come quello della giornalista (o spia) iraniano-americana Roxana Saberi, condannata dopo un processo a porte chiuse a otto anni di carcere, costituiscono emblematici momenti che possono favorire avvicinamenti o decretare nuove fratture. Le mosse d'un ayatollah, Mahmoud Hashemi Shahroudi, che giudica di valutare la vicenda con un equo esame dei fatti (ci sarà Appello), paiono segnali di maggior attenzione ai rapporti da riallacciare con la Satanica nazione d'un tempo. Ben altre grane attendono gli inquilini di Washington e Teheran.

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"bologna futura? progetto un golpe creativo in bici" - francesca parisini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-04-2009)

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Pagina XIII - Bologna "Bologna futura? Progetto un golpe creativo in bici" L´architetto, ora sulla cresta dell´onda per la sua rivoluzionaria "Casa da 100k", lancia una provocazione culturale alla città FRANCESCA PARISINI (segue dalla prima di cronaca) A braccia aperte, sulla rivista Wired, l´architetto Mario Cucinella sostiene lo schizzo del progetto con cui il suo nome sta girando il mondo. è la Casa da 100K: 100mq a 100mila euro, ricaricabile e sostenibile. «Una casa tipo Ikea: a basso costo ma di bel design», la definisce lui che per quel progetto ha vinto nel marzo scorso il premio del Mipim, salone mondiale del mercato immobiliare che si tiene a Cannes, e che in questi giorni è a Milano, per il Salone del Mobile, dove presenterà una sua visione per la città lombarda. E per Bologna? «Ci vuole un golpe creativo», lancia la provocazione, sperando di smuovere le acque di quella città che dieci anni fa lui, nato a Palermo e cresciuto a Genova, scelse dopo avere abitato a Parigi, impegnato nello studio di Renzo Piano. «Scelsi Bologna - racconta oggi - senza conoscerla, solo per un fattore estetico. Vi ritrovavo lo spirito della città italiana: la piazza centrale, i portici, i negozianti che ti conoscono, la gente che va a piedi. Ora la vedo una città lenta. Ha una storia avanguardista, che si è però addormentata». Da qui, la provocazione di un «golpe che metta al centro le forze più creative e intelligenti di Bologna». Perchè la città, dice Cucinella, «manca di una sana aggressività culturale». Un primo sasso l´architetto l´ha lanciato la settimana scorsa, nella serata che la Lega delle Cooperative ha organizzato in Sala Borsa. «Bisogna lavorare sulla città fuori dalle porte - ci riprova - . Cominciamo a vedere bella la città contemporanea». Nella visione di Bologna presentata con la LegaCoop, Cucinella immagina una decine di ‘vene´ che dal centro storico portavano a punti strategici di quella che una volta si chiamava periferia. Sono piste ciclabili. «Ad Amsterdam ci sono 400 chilometri di piste e non creano solo traffico pulito, ma anche relazioni», racconta l´architetto che ha recentemente portato i suoi progetti anche in Cina (ha costruito un centro di ricerca sull´energia rinnovabile per l´Università di Ningbo, collegata a quella di Nottingham dove lui stesso insegna) e ora sta progettando il Ministero per l´Ambiente in Montenegro. Per il prossimo Saie, poi, Cucinella sta immaginando una serie di eventi che portino il salone dell´edilizia più importante in Italia fuori dal quartiere fieristico. «Saranno incontri sull´energia e l´ambiente - spiega - che prendono a prestito il cinema e la letteratura e che si terranno nelle piazze e nelle strade della città». Un po´ come già succede per ArteFiera o per il Salone del Libro per ragazzi. «A Bologna c´è il vizio di separare le cose: gli studenti stanno tra gli studenti, la fiera sta alla fiera. Però, pur non avendo una facoltà di architettura, questa città ha una grande esperienza urbanistica, unita a una cultura di attenzione per il sociale. Costruiamo un laboratorio di rinnovamento sulla città che metta insieme queste forze, che riscopra le sue ambizioni. Può essere che Bologna crei di nuovo, come in passato, un modello da esportare».

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aiuti alle piccole imprese precedenza alla tecnologia - alessandro ladiana (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-04-2009)

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Pagina X - Bari AIUTI ALLE PICCOLE IMPRESE PRECEDENZA ALLA TECNOLOGIA ALESSANDRO LADIANA Gli ultimi dati sullo stato di salute delle imprese pugliesi confermano il proseguimento di una fase congiunturale negativa e la necessità di scelte strategiche ponderate. Negli ultimi cinque anni la dimensione del mercato mondiale è cambiata velocemente e per giocare in un campo più grande e con concorrenti nuovi e determinati (Paesi dell´Est Europeo e Orientali, area Mediterranea) è necessario disporre di forza per correre ma anche di lucidità per correre meglio. Questa forza è la dimensione delle imprese; la capacità di stare sui mercati e di rischiare guardando ai mercati più lontani e più difficili evitando di adagiarsi sulle ormai vacillanti certezze del mercato regionale europeo; la capacità di vincere la sfida tecnologica e quella della managerializzazione abbandonando una volta per tutte tipologie di imprese che hanno dimensioni, occhi, braccia e conoscenze del singolo imprenditore. Le nostre imprese oggi denunciano una fragilità competitiva. Manca la cultura della ricerca, la propulsione ad investire ma soprattutto la sfida dell´internazionalizzazione. Oltre la frontiera la grande distribuzione e i grossisti sono giganti che rendono la vita dura alle nostre imprese troppo deboli per affrontare i costi di campagne d´esportazione. Per approvvigionarsi sui mercati di capitali e incentivi esteri fare network può rappresentare la strada maestra. In altre Regioni la strategia sta funzionando. Il Consorzio Parma, ad esempio, sta aprendo un centro di rappresentanza in Cina e si propone sempre più come marchio unico come brand multimpresa. Analoghe esperienze arrivano dal Trentino, dalla Lombardia, dal Lazio. Oggi in Italia operano oltre 300 consorzi export comprendenti 7 mila aziende; aziende che hanno capito per prime che si deve compensare all´estero quanto si sta perdendo sui mercati domestici; di queste poche sono pugliesi. Eppure per chi gioca in squadra all´estero i finanziamenti non mancano. L´ultima iniziativa arriva dalla Simest la finanziaria pubblico-privata che promuove lo sviluppo delle aziende del made in Italy nel mondo. si tratta di 14 nuovi progetti destinati ai settori trainanti dell´economia (tessile, arredamento, alimentare) che prevedono investimenti per un totale di 80 milioni di euro proprio i quelle regioni del Sud est asiatico dove nell´ultimo periodo si guarda con curiosità ai prodotti pugliesi. Ogni impresa deve poter liberare risorse da investire principalmente nel proprio "core business", demandando al proprio esterno attività a supporto a basso valore aggiunto, concentrandosi sull´innovazione continua realizzando e gestendo un continuo processo di business transformation in grado di adattarsi alle sempre più veloci dinamiche competitive e di mercato. La tecnologia sarà usata per estendere la dimensione della rete in cui l´impresa opera, valorizzando la propria identità nazionale e locale, sfruttando i vantaggi della collaborazione e del cosiddetto "lavoro di squadra". Soltanto investendo su questo modello le PMI Pugliesi possono trasformare la loro struttura di costi, sin qui fissi, in una struttura a costi variabili liberando risorse. analista economico

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Tokyo in rosso dopo 28 anni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-04-23 - pag: 11 autore: Bilancia commerciale. Per effetto del crollo dell'export Tokyo in rosso dopo 28 anni Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Non accadeva dai tempi della crisi petrolifera: il Giappone ha accusato un deficit della bilancia commerciale - per la prima volta da 28 anni - nell'anno fiscale chiuso il 31 marzo scorso. Il rosso da 725,32 miliardi di yen (circa 7,3 miliardi di dollari) è stato provocato dal crollo delle esportazioni negli ultimi mesi. A marzo risultano in calo del 45,6%:un po' meno rispetto al record del dimezzamento di febbraio, tanto che si è registrato un modesto surplus mensile di 10,9 miliardi di yen. Quanto basta perché gli osservatori più ottimisti ritengano che il trend discendente si possa invertire. Ma ancora a marzo l'export di auto risulta in calo di ben il 70% e quello complessivo con l'Unione europea ha accusato il tonfo record del 56,1%, anche se il cedimento delle forniture a Cinae Usa sta leggermente rallentando. I dati delle dogane di Tokyo segnalano che a marzo l'export verso l'Italia è crollato del 50,7% a fronte di una diminuzione dell'import del 29,5%; nell'annata il calo del commercio bilaterale, rispettivamente, risulta del 24,1% e dell'11,3%. In totale, nell'esercizio 2008-2009 l'export nipponico è sceso del 16,4% a 71.400 miliardi di yen: un calo record, ma comunque verso un livello da primato se si escludono le due annate precedenti. Il ministro delle Finanze Kaoru Yosano ha dichiarato che è «necessario verificare se i prodotti e servizi made in Japan non stiano perdendo la loro competitività internazionale ». La Dieta ieri ha approvato la legge che permetterà di ricapitalizzare con denaro pubblico alcune grandi aziende esportatrici, le quali sono destinate anche a beneficiare degli incentivi «ecologici» inseriti nella nuova maximanovra di stimolo all'economia. Tuttavia il governo si sta apprestando a rivedere al ribasso le stime sul Pil nel corrente anno fiscale, da zero a meno 3%. Vari analisti sono ancora più pessimisti, in quanto non prevedono una sostanziale ripresa della domanda esterna nei prossimi mesi, mentre i consumi domestici non sembrano in grado di compensarne il declino, visto il trend discendente di occupazione e salari. Ultimo esempio: Toyota ha deciso ieri di ridurre del 60% il bonus semestrale a circa 9mila manager. SPIRAGLI DI RIPRESA A marzo registrato un lieve surplus grazie a un trend meno negativo delle vendite in Cina e negli Stati Uniti, ma il quadro resta pesante

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A Copenhagen ci sarà il patto sulle emissioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-23 - pag: 24 autore: Verso Kyoto-bis. L'analisi di Yvo de Boer (Unfccc) «A Copenhagen ci sarà il patto sulle emissioni» Marco Magrini SIRACUSA. Dal nostro inviato «Sì, sono convinto che il Protocollo di Copenhagen si farà ». Yvo de Boer, 55 anni, olandese e cittadino del mondo, è il segretario generale dell'Unfccc, un incarico che si può meglio descrivere come " capo della diplomazia climatica dell'Onu".Ovvero gran cerimoniere di quel consesso di 194 Stati che, dopo aver firmato il Protocollo di Kyoto, è in un pluriennale stallo sulle decisioni da prendere in comune. In comune perché le nazioni sono 194, mentre l'atmosfera che ospita i gas-serra è una sola. «Siamo alla congiunzione di un particolare momento storico », spiega de Boer mentre scruta le nuvole minacciose all'orizzonte di Siracusa, dove è venuto a parlare ai ministri del G8+12. «Il presidente Obama ha dichiarato che il cambiamento climatico è una priorità americana. La Cina ha riservato all'economia verde una quota significativa del suo pacchetto di stimoli all'economia, più di ogni altro Paese al mondo. Le grandi imprese chiedono nuove regole sulle emissioni, a patto che siano certe». è assai probabile che, a dicembre, quando i 194 si riuniranno a Copenhagen per l'ennesimo round, in barba alla pochezza dei precedenti, partoriranno un nuovo Protocollo. «Ma tutto dipende da quanto sarà ambizioso », ammette de Boer. «I Paesi di vecchia industrializzazione dovranno fissare un elevato target di riduzioni delle emissioni-serra. E i Paesi emergenti dovranno impegnarsi in azioni concrete per limitare la crescita delle loro». Due pesi e due misure, come concordato in sede Nazioni Unite. «In India ci sono 400 milioni di persone senza elettricità ed è loro diritto averla », rammenta de Boer che, figlio di un diplomatico olandese, nei suoi primi vent'anni di vita ha abitato in Jugoslavia, Austria, Finlandia, Egitto, Kenya, Uganda, Tanzania, Hong Kong ed Etiopia, prima di fermarsi un po' in Inghilterra. Ma i leader politici di oggi hanno la necessaria mentalità "globale" per raccogliere la sfida di un nuovo sistema energetico? «Si sa, i politici nazionali non amano concedere fette del loro potere alla legislazione internazionale. Ai politici europei la Ue piace perché possono sempre dire: è colpa di Bruxelles », scherza de Boer. «Ma il tempo mi sembra maturo per raggiungere un grande accordo in comune. Tutti rammentano che la Cina inaugura due impianti termoelettrici a carbone alla settimana, il che è vero. Ma nessuno dice mai che ne chiude altrettanti, quelli più sporchi e inefficienti, ogni settimana. Se la Repubblica Popolareè il primo investitore in energie rinnovabili al mondo è senz'altro per gli effetti del climate change, che lì si sentono.Ma anche perché a Pechino sanno che la crescita economica non potrà tenere il ritmo, con l'attuale sistema energetico». Ecco spiegata, anche se indirettamente, l'importanza del vertice di Siracusa. «Senza la leadership dei Paesi del G8 non si va da nessuna parte», osserva de Boer, che si occupa della politica dei cambiamenti climatici dal 1994. «Uno dei punti chiave sta nel trasferimento di tecnologie a bassa intensità di carbonio, dai Paesi ricchi a quelli in via di sviluppo. E non si tratta di regalare i brevetti, ma di cooperare per lo sviluppo di nuove soluzioni e per la loro diffusione». Ma - problema non da poco - si tratta anche di trovare i soldi per finanziare tutto questo. Sarà perché è un diplomatico navigato, ma de Boer fa intendere che un ipotetico fallimento delle trattative a Copenhagen sarebbe disastroso. L'Ipcc,il braccio scientifico dell'Onu sul clima, «ci ha detto che il riscaldamento globale è reale, dipende dall'uomo e che se non agiamo avremo serie conseguenze. Poi ci ha detto le soluzioni ci sono e sono praticabili». Ma Copenhagen sarà un fratello quasi gemello di Kyoto? O si possono ipotizzare nuovi meccanismi, come chiede qualcuno? «Di passi avanti- risponde il segretario generale dell'Unfccc - ne abbiamo fatti. Abbiamo un mercato dei diritti del carbonio, con decine di migliaia di imprese europee che partecipano. C'è già un appositomercato finanziario che funziona. Abbiamo le regole per misurare e documentare le emissioni di gas-serra. Credo solo che ci sia da implementare il meccanismo di cap and trade (chi investe per ripulire le emissioni ci guadagna, vendendo sul mercato i diritti a emettere, ndr) e da fissare obiettivi ambiziosi ». è impensabile, che 194 Paesi del mondo la pensino allo stesso modo. Ma il gran cerimoniere del vertice di Copenhagen tira di nuovo in ballo la Cina. «Per metà, l'ideogramma cinese di "crisi", vuol dire "opportunità". Transitare verso un'economia a bassa intensità di carbonio, è una grande opportunità per tutti». © RIPRODUZIONE RISERVATA LE CONDIZIONI Il responsabile Onu per il clima: «Se anche Pechino punta sulle fonti rinnovabili, vuol dire che è maturato il tempo per l'intesa»

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Accordo solo se condiviso (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-23 - pag: 24 autore: G-8 di Siracusa. Il ministro Prestigiacomo al summit: più impegno dai Paesi industrializzati «Accordo solo se condiviso» Dal vertice sull'ambiente nascerà un «Business Forum» per le aziende Jacopo Giliberto SIRACUSA. Dal nostro inviato La partita dell'ambiente e della difesa del clima si gioca sul tavolo dell'impresa. La soluzione tecnologica deve passare per forza attraverso l'economia, attraverso le esperienze delle aziende e la loro capacità di innovare, a patto che l'accordo - ha affermato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo – «sia condiviso, senza negazionismo nè catastrofismo, ma con un'equilibratasoluzione basata su verità scientifiche e sussidi alla ricerca per la tecnologìa pulita». La bozza in discussione del documento finale che sarà concordato domani dai ministri dell'Ambiente del G-8 e degli altri Paesi invitati al negoziato (a cominciare da India e Cina) prevede un coinvolgimento diretto del sistema produttivo, per esempio attraverso la costituzione di un "business forum", contenuto nel documento finale del G8 Ambiente di cui il Sole 24 Ore anticipa i punti salienti. Un "club dell'impresa virtuosa"che,insieme ai Governi, si riunirà ogni anno sotto il coordinamento del Paese presidente di turno del G-8. Secondo Stefania Prestigiacomo «l'ingrediente assolutamente necessario per il raggiungimento di un accordo a dicembre » a Copenhagen sul dopo Kyoto è «la consapevolezza che tutti devono contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra e la disponibilità a farlo». Ma non basta, ci vogliono «una leadership dei Paesi industrializzati in termini di sforzo di riduzione e il supporto finanziario per lo sviluppo, la diffusione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio». E proprio in quest'ottica il ministro dell'Ambiente italiano e l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti ieri hanno firmato accordi per entrare in un'istituzione australiana che promuove la cattura dell'anidride carbonica, una tecnologia interessante ma non risolutiva, specifica Paolo Scaroni dell'Eni, mentre la francese Areva e l'italiana Edison (con l'a.d. Umberto Quadrino) ricordano il ruolo del nucleare per contenere le emissioni. Mentre alle tecnologie a basso contenuto di carbonio dedica un paragrafo la bozza del documento finale, di cui Il Sole 24 Ore anticipa i contenuti, e sul quale stanno lavorando le delegazioni di mezzo mondo riunite in Sicilia fino a domani. I Paesi vogliono creare intese internazionali tra il sistema pubblico e l'impresa privata; vanno individuati gli strumenti per finanziare la diffusione delle nuove tecnologie dall'industria dei Paesi ricchi verso quelli più arretrati. Inoltre, nello stesso paragrafo, i ministri del G8 vogliono aggiungere un invito – indirizzato ai loro capi di Stato che si riuniranno in luglio alla Maddalena – a sostenere gli investimenti pubblici nella ricerca e nello sviluppo delle tecnologie "verdi". Un paragrafo del documento parla della costituzione del "business forum", del quale faranno parte anche l'Agenzia internazionale dell'energia e la Banca Mondiale, e un altro paragrafo del documento è dedicato alle azioni necessarie ad affrontare il cambiamento climatico. Quali sono le azioni migliori per contenere le emissioni? Il documento del G-8 ovviamente è politicamente neutralissimo: ha ragione l'Europa con il suo sistema di vincoli e divieti, hanno ragione gli Stati Uniti con il loro approccio volontaristico e industriale alla questione. «Non esiste una formula unica – dice il documento nella sua versione attuale – per combattere il cambiamento climatico, perché le esperienze in corso dimostrano che i diversi approcci possono dare risultati positivi e tra loro sinergici». I programmi specifici per l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili (è il caso della Cina) «possono raggiungere risultati altrettanto significativi di quelli ottenibili dalla imposizione di limiti alle emissioni», dice il G8, «oppure partenariati pubblico privati per lo sviluppo di tecnologie innovative hanno in prospettiva risultati molto incoraggianti anche in assenza di impegni vincolanti per i Paesi». Secondo Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente e negoziatore internazionale, il G8 di Siracusa dovrebbe concludersi con «un'iniziativa globale per l'efficienza energetica. Bisognerebbe prendere esempio dalla Cina: Pechino ha previsto che il 38% delle risorse per la ripresa economica siano indirizzate alla crescita verde, contro l'8% dell'Europa». © RIPRODUZIONE RISERVATA Ministre. Stefania Prestigiacomo (a sinistra) e la danese Connie Hedegaard, responsabili per l'Ambiente dei rispettivi Governi ANSA

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Porsche, Volkswagen studia l'acquisizione del socio di controllo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-23 - pag: 41 autore: Troppi debiti per il marchio sportivo Porsche, Volkswagen studia l'acquisizione del socio di controllo Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente La saga Porsche-Volkswagenpotrebbe riservare nuove clamorose sorprese. Le ultime voce circolate ieri in Germania facevano emergere un incredibile cambio di fronte. Se prima Porsche doveva acquistare il controllo di Volkswagen, oggi all'ordine del giorno ci sarebbe la possibilità che avvenga esattamente il contrario. L'idea è stata rilanciata dal Financial Times, che rivela come le due aziende stiano studiando l'ipotesi dell'acquisto di Porsche da parte di VW. Il motivo del ribaltamento è da ricercare nelle difficoltà finanziarie del produttore di Stoccarda. Meno drastico invece lo scenario della rivista Manager Magazin che prevede un aumento di capitale di Porsche e l'arrivo di un socio arabo. è da alcuni anni ormai che le due aziende automobilistiche sono destinate a una fusione, vale a dire da quando la società di Stoccarda ha deciso di accumulare poco a poco azioni VW, attraverso spericolate manovre sui derivati, nel tentativo di creare un grande gruppo industriale, attivo in tutti i settori: dalle utilitarie ai camion, dalle berline alle auto sportive. Peraltro, l'obiettivo non è solo industriale, ma anche famigliare: Ferdinand PiËch, presidente del consiglio di sorveglianza di VW, è anche azionista di Porsche. La crisi economica e finanziaria ha però sbaragliato le carte, provocando nei conti del produttore di Stoccarda, una società 15 volte più piccola del concorrente, un debito di 9 miliardi di euro. Secondo il Financial Times, la casa di Stoccarda che controlla attualmente il 51% di VW, non sarebbe più in grado di concludere l'operazione e salire quindi al controllo del 75% della società. Pur di unire le due aziende - create ambedue da Ferdinand Porsche prima della Seconda guerra mondiale - la famiglia Porsche sarebbe pronta a invertire i ruoli. Citato da Reuters, un analista di Credit Suisse, Arndt Ellinghorst, fa notare che Volkswagen ha in cassa liquidità netta per 10,7 miliardi di euro, abbastanza per acquistare il produttore di auto sportive. Ieri sera, un portavoce di Porsche definiva l'ipotesi di un acquisto della casa di Stoccarda da parte di VW «altamente improbabile ». In effetti, non mancano dubbi e interrogativi. Prima fra tutti, bisogna capire quale sarebbe la posizione della Bassa Sassonia, il Land settentrionale tedesco che controlla attualmente il 20% di VW. Intanto, le notizie sulla saga automobilistica tedesca sono giunte mentre Volkswagen registrava risultati migliori del previsto nel primo trimestre del 2009. Ieri la società tedesca, che ha sede a Wolfsburg, ha annunciato che è rimasta in utile nel periodo gennaio-marzo, nonostante un calo dei profitti operativi del 76% a 312 milioni. Al risultato hanno contribuito i sussidi alla rottamazione e la vendita a MAN della filiale brasiliana nei mezzi pesanti. Il fatturato di VW è sceso dell'11% a 23,9 miliardi, mentre le vendite sono calate del 16% a 1,4 milioni di auto, nonostante alcuni mercati abbiano tenuto: la Germania, grazie ai sussidi, ma anche Brasile e Cina. Assai meno beneè andata invece PSA Peugeot CitroËn che ha annunciato nel primo trimestre un calo del fatturato addirittura del 25% a 10,97 miliardi di euro. beda.romano@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA I NUMERI Il colosso di Wolfsburg ha 10,7 miliardi di liquidità che potrebbero sostenere l'operazione definita però improbabile dalla società

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Nel mondo ripresa lenta nel 2010 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-04-23 - pag: 5 autore: L'outlook globale. «La luce alla fine di un lungo tunnel» Nel mondo ripresa lenta nel 2010 WASHINGTON. Dal nostro inviato Il Fondo monetario vede «la luce alla fine di un lungo tunnel", una luce che però non arriverà, con il ritorno alla crescita, prima della fine di quest'anno, e solo se verranno messe in atto politiche economiche forti sul fronte macroeconomico e quello finanziario. Per ora, però, l'economia mondiale è nel pieno della peggiore recessione dal secondo dopoguerra, con una contrazione dell'1,3% prevista per quest'anno, mentre la ripresa, che sarà lenta, arriverà solo nel 2010, ma non tornerà su ritmi normali entro la fine dell'anno prossimo. Ancora nel gennaio scorso, l'Fmi prevedeva che la crescita globale potesse arrivare allo 0,5% quest'anno e al 3% il prossimo. Nel 2010, ritiene ora il Fondo, l'economia mondiale dovrebbe crescere dell'1,9 per cento. Due forze sono in azione, secondo il capo economista dell'Fmi, Olivier Blanchard: una che trascina l'economia globale al ribasso e che per ora è dominante, l'altra, che cerca di farla risalire, sono le azioni dei Governi. La prima è stata originata dalla crisi finanziaria e amplificata dal crollo della fiducia e della domanda dalla fine del 2008. Un "circolo vizioso" si è innestato fra finanza ed economia reale, ha detto Blanchard, per cui il rapporto fra le due forze verrà alterato solo dal miglioramento dello stato di salute del sistema finanziario e dall'efficacia delle misure per ristabilirla. L'epicentro della recessione, secondo l'Fmi,sono gli Stati Uniti, che accuseranno un calo del prodotto interno lordo del 2,8% nel 2009, per risalire solo alla crescita zero nel 2010. I "barlumi di speranza" individuati dal presidente americano Barack Obama sono per ora, ha sostenuto l'economista dell'Fmi Charles Collyns, più che altro segnali di rallentamento della recessione. Ma è l'Europa ora a subire gli effetti più pesanti e anche la sua uscita dalla crisi sarà più lenta: la contrazione del Pil nell'area dell'euro arriverà al 4,2% quest'anno e continuerà, per lo 0,4%, il prossimo. Il Fondo è critico dell'insufficiente coordinamento fra i Governi europei e dal fatto che le autorità del Vecchio continente siano state «sorprese dalla virulenza della crisi». Secondo l'Fmi, tra l'altro, la Banca centrale europea ha ancora spazio per allentare la politica monetaria. La risposta della politica economica non ha ancor fatto presa, ma senza di essa, ha sostenuto Blanchard, la situazione, che è negativa, sarebbe stata molto peggio, fino a degenerare quasi in depressione, con una contrazione del Pil mondiale del 3%. Il Fondo riconosce che gli stimoli fiscali adottati dai Paesi del G-20 si avvicinano al 2% del Pil chiesto nell'autunno scorso dallo stesso Fmi, ma afferma che nel 2010 gli sforzi dovranno essere mantenuti, se non aumentati. Alla contrazione dei Paesi avanzati, che toccherà quest'anno il 3,8%, fa parzialmente da contrappeso la tenuta della Cina, che anche quest'anno crescerà del 6,5% e del 7,5% il prossimo. Le autorità cinesi, osserva l'Fmi, hanno risposto rapidamente e in modo vigoroso alla crisi. Le economie emergenti e quelle in via di sviluppo cresceranno dell'1,6% nel 2009 e del 4% nel 2010, ma hanno subìto le ripercussioni del crollo della domanda mondiale per le loro esportazioni, della caduta dei prezzi delle materie prime e della paralisi dei flussi finanziari. A. Me. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Olimpiadi dell'economia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: L'Esposizione Universale in Cina. A un anno dall'evento, come l'Italia prepara una partecipazione strategica Olimpiadi dell'economia Il primo grande appuntamento mondiale per le imprese dopo la crisi di Beniamino Quintieri S econdo un'opinione largamente condivisa, la Cina, con buona probabilità, sarà in grado prima degli altri Paesi di superare le difficoltà legate alla complessa fase recessiva,e trascinare il recupero del resto del mondo. L'Expo di Shanghai 2010 sarà la prima opportunità concreta, dopo la crisi, per valorizzare le qualità del nostro tessuto produttivo, promuovere le imprese italiane e soprattutto rilanciare la nostra economia. Nell'auspicabile prospettiva di un miglioramento della situazione generale per il 2010, l'Expo cinese offrirà un'opportunità di rilancio per gli scambi e una piattaforma utile per identificare soluzioni alla crisi e nuovi strumenti di cooperazione per la promozione dello sviluppo economico mondiale. Nel 2010 a Shanghai si potrà capire se il momento di recessione sarà effettivamente finito e quanto il mondo sarà cambiato o potrà ancora cambiare. Senza dimenticare che l'Esposizione del 2010 è l'opportunità concreta che l'Italia aspettava per una ulteriore e più profonda penetrazione nel mercato cinese. In tale ottica, appare essenziale che i principali attori istituzionali e imprenditoriali contribuiscano alla definizione di un progetto adeguato all'importanza dell'evento. Ed è particolarmente significativo che tante aziende abbiano già manifestato una forte volontà di coinvolgimento attraverso interventi concreti a sostegno della realizzazione del padiglione italiano. Il tema generale dell'Expo, "Better City, Better Life" appare proprio il vestito giusto da ricamare con l'ago delle nostre migliori competenze. Nella tradizione italiana, infatti, è stata proprio la dimensione culturale delle città a qualificare l'ambiente urbano garantendo al contempo uno sviluppo economico adeguato e una qualità della vita che ci viene riconosciuta e, spesso, invidiata in tutto il mondo. Con l'avvio della ripresa economica, il mondo si confronterà con una fase nuova, in cui soprattutto la Cina avrà sempre più bisogno di radicare sul proprio territorio realtà industriali capaci di produrre per il proprio mercato, divenendo, nel tempo, motore principale dell'economia mondiale. In questo processo, l'impresa italiana può avere un ruolo e uno spazio significativi; diventa però fondamentale cambiare l'approccio che il sistema Italia ha messo in atto con il mercato cinese. Sarà necessario garantire un maggiore radicamento e una migliore capacità di penetrazione, scommettendo sul progressivo sviluppo del mercato cinese e più in generale di quello asiatico. L'Expo può divenire la chiave di volta e la finestra per affacciarsi e capire il panorama produttivo cinese, costruendo relazioni solide e mettendo in campo concretamente il meglio delle nostre capacità. Un percorso che proprio in questi giorni si sta avviando a Shanghai con l'apertura del cantiere del Padiglione nazionale. La "Città dell'Uomo", così si chiamerà alla prossima Expo la Casa Italia, disegnata dall'architetto Giampaolo Imbrighi, con uno spazio di 6mila metri quadrati dovrebbe avere una media di un milione di visitatori al mese, secondo le stime degli organizzatori cinesi. All'interno del padiglione, che sarà un esempio della tradizione architettonica italiana e delle nostre più avanzate tecnologie eco-compatibili, esporremo le novità più interessanti del sistema produttivo nazionale nei settori relativi alla qualità dell'ambiente urbano: dai nuovi materiali da costruzione alla domotica, dai trasporti non inquinanti alla produzione di energia rinnovabile, dalle tendenze emergenti del design industriale alle potenziali applicazioni delle nanotecnologie, ed altro. Nel padiglione, inoltre, racconteremo l'esperienza delle città italiane che si sono mantenute vitali attraverso i secoli e che hanno ripetutamente fronteggiato il duplice problema di conciliare il rinnovamento con la tutela dell'eredità storica, mantenendo uno stretto legame con il territorio extra urbano. Sono convinto che la collaborazione con le imprese porterà a ottimi risultati anche in vista dell'articolata serie di eventi che animeranno il padiglione. Mostreremo infatti come, nell'ottica italiana, la qualità della vita nelle città è garantita non soltanto dall'architettura,dalle infrastrutture e dai servizi, ma anche dalla vivacità della produzione culturale, volta a favorire la coesione tra i cittadini e la partecipazione alla vita della comunità. In collaborazione con numerosi Ministeri, istituzioni pubbliche e Regioni, stiamo lavorando alla predisposizione di un ricchissimo programma di eventi che siano non solo in grado di soddisfare le attese di un pubblico vasto ed eterogeneo ma anche di esaltare le eccellenze che l'Italia ha da proporre nei diversi settori legati al tema dell'Expo. Nel definire le attività che caratterizzeranno la presenza italiana nei sei mesi di manifestazione, stiamo pensando non soltanto al pubblico generico di visitatori, ma ci rivolgeremo anche a coloro che determinano le scelte urbanistiche, amministrative, economiche e sociali, oltre che ai protagonisti dell'attività industriale, accademica e scientifica. Il nostro obiettivo è chiaro: partecipare con il massimo impegno e le migliori risorse per rappresentare l'eccellenza italiana e rafforzare le relazioni con la Cina in vista della ripresa economica. Del resto, è proprio nei momenti di crisi che occorre investire con coraggio e guardare oltre l'ostacolo. Commissario generale del Governo per l'Expo di Shanghai 2010 © RIPRODUZIONE RISERVATA «L'Expo è una finestra per capire come cambiano il panorama produttivo e il mercato cinesi» Beniamino Quintieri

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Simbologia italo-cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Simbologia italo-cinese Il logo dell'Italia all'Expo 2010: un intreccio di bastoncini tricolori che ricorda il gioco cinese dello Shanghai. A sinistra i progetti del Padiglione Italia

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Un'opportunità per proporre cultura e dinamismo italiani (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Il Governo Un'opportunità per proporre cultura e dinamismo italiani di Franco Frattini L' Esposizione Universale di Shanghai sarà un evento ed un appuntamento straordinario al quale l'Italia si prepara con grande attenzione. Poiché noi tutti ci auguriamo che esso coincida con la prospettiva di una ripresa dell'economia globale, il 2010 dell'Expo si profila certo come una sfida, ma anche e soprattutto come una opportunità italiana: una sfida che nasce dal mettersi in giocoe dalla competizione cui ognuno dei Paesi partecipanti è chiamato- tutti impegnatia rappresentare le proprie eccellenze per rilanciare gli scambi- , ma anche appunto un'opportunità. Quella di offrire un'immagine compiuta ed aggiornata dell'Italia e del suo made in Italy tanto al pubblico dei visitatori cinesi, che si affacciano prepotentemente sul mercato, quanto agli osservatori ed ai competitors più qualificati. Dobbiamo quindi assicurare una nostra partecipazione all'Expo capace di riproporre il dinamismo ed il protagonismo italiani, al mondo ed alla Cina in particolare. Un'Italia solida e dinamica, l'Italia che torna ad offrire ottime prospettive tanto sul piano economicoe commerciale quanto sul versante culturale. Soprattutto grazie alla ritrovata e rinnovata capacità di fare sistema, alla collaborazione tra mondo delle impresee strutture della ricerca nazionale, grazie inoltre al partenariato pubblico-privato, l'Italia presenterà a Shanghai un progetto ricco di stimoli e di promesse, una vera e propria vetrina di prestigio della creatività, della capacità di innovazione e del potenziale industriale, accademicoe scientifico del nostro Paese. Un'Italia del made in Italy che continua e si rinnova. Il nostro Paese dovrà infine assicurare una presenza di alto livello a Shanghai, per testimoniare dell'importanza che noi attribuiamo a sempre più solide e strette relazioni con la Repubblica Popolare Cinese: un partner sempre più rilevante non soltanto sotto il profilo bilaterale, ma anche per il ruolo di player autorevole che ormai interpreta negli equilibri politici internazionali. Il nostro forte impegno per l'Esposizione Universale del 2010 dovrà insomma contribuirea confermare la migliore immagine italiana, anchee soprattutto per preparare il successivo appuntamento, a Milano nel 2015. ministro degli Esteri © RIPRODUZIONE RISERVATA IMAGOECONOMICA Franco Frattini

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Sarà in mostra la qualità totale del made in Italy (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 19 autore: Le imprese Sarà in mostra la «qualità totale» del made in Italy di Paolo Zegna I l World Expo di Shanghai del 2010 si prospetta essere un evento di enorme importanza e grande risonanza, che sta ulteriormente a sottolineare (anche in seguito alle Olimpiadi di Pechino) l'emergere della Cina come una grande potenza economica e culturale. Tipicamente l'esposizione mondiale rappresenta una vetrina di respiro internazionale per i Paesi partecipanti ma anche una potente piattaforma per spingere il commercio, e Shanghai non fa eccezione. Confindustria, nell'ambito delle attività internazionali, approfitterà di tale occasione per rafforzare le relazioni bilaterali economiche e commerciali con la Repubblica popolare. La Cina rappresenta per l'industria italiana, ed europea in genere, un mercato strategico di grande interesse, in costante e rapida crescita. Ed è per questo che il nostro sistema industriale si sta preparando al meglio per essere un protagonista di successo all'appuntamento con l'Expo 2010. Faremo leva sul "fattore eccellenza", un vantaggio competitivo vitale per l'industria italiana che, infatti, reagisce alla crisi e alla concorrenza internazionale investendo sempre più in ciò che potremmo definire la "qualità totale", ossia l'insieme di processi produttivi, delle tecnologie, dei semilavorati, delle risorse umane e di tutti gli altri fattori intermedi che conducono al prodotto finale più conosciuto ed apprezzato al mondo: il Made in Italy. Il tema scelto per la mostra del Padiglione nazionale, "La città dell'uomo-vivere all'italiana", è un tema a noi congeniale, fatto a misura sulle nostre capacità e potenzialità. Il sistema associativo di Confindustria, in una logica di efficienza e collaborazione nella rappresentazione delle eccellenze industriali italiane, è stato coinvolto per fornire indicazioni, suggerimenti, idee di allestimento e proposte di eventi e iniziative proprio per lo sviluppo del Padiglione Italia, sapendo che esso avrà un impatto straordinario sull'immagine del nostro Paese. In tal senso il Padiglione è stato ideato e progettato come struttura di qualità, che utilizzerà i migliori materiali, frutto della ricerca e della capacità creativa e d'innovazione dei nostri industriali. Confindustria segue con grande attenzione il percorso dell'Expo Shanghai 2010,e continuerà a fornire il proprio contributo in termini di collegamento e coordinamento delle iniziative proposte dalle associazioni al Commissariato, dando al sistema associativo tutto il supporto necessario. Diverse Associazioni hanno già manifestato il proprio interesse e la propria disponibilità, e hanno avanzato proposte concrete e operative. Le nostre aziende, dal canto loro, hanno dato dimostrazione di credere fortemente nell'iniziativa. Alcune di loro si sono già impegnate ad effettuare, in forma gratuita, importanti forniture dei materiali necessari alla realizzazione del Padiglione. E infatti, sono proprio questi protagonisti i migliori testimoni della grande rilevanza dell'Expo e delle ancor più grandi aspettative riposte nel mercato cinese. A quasi un anno dall'inaugurazione dell'Esposizione di Shanghai il cerchio non è ancora chiuso, esistono possibilità di ulteriori inserimenti da parte delle nostre imprese. E il Padiglione Italia, che nel 2010 rappresenterà in terra cinese il nostro Paese a un pubblico mondiale, sarà il risultato di un grande gioco di squadra. L'aspetto principale da tener presente è che a Shanghai le associazioni e le aziende associate avranno a disposizione per sei mesi un padiglione italiano. Cerchiamo di sfruttarlo al meglio! Ottimizziamo gli sforzi e facciamo sistema, in modo da assicurare una presenza italiana altamente rappresentativa. Usiamo l'Expo come fattore di promozione del nostro tessuto imprenditoriale in Cina, perché sarà sicuramente un'occasione di visibilità unica per i prodotti del made in Italy e per le imprese italiane, a partire dalle Pmi. Non dimentichiamo poi che l'Expo di Shanghai sarà anche e soprattutto un fondamentale vettore per la promozione dell'Expo 2015 di Milano, che avrà del pari una forte valenza per tutto il Sistema-Italia. Vice Presidente di Confindustria per l'Internazionalizzazione © RIPRODUZIONE RISERVATA «Il nostro sistema industriale si prepara al meglio all'evento Un test per Milano 2015» IMAGOECONOMICA Paolo Zegna

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Nella Città dell'Uomo mille sorprese hi-tech (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 20 autore: Il messaggio culturale Nella «Città dell'Uomo» mille sorprese hi-tech di Davide Rampello I nterpretare al meglio il tema "Better City, Better Life". è quello che abbiamo fatto e che faremo da qui alla chiusura dell'Expo 2010 di Shanghai. Un approccio che ha mosso i primi passi con la formazione ad hoc di un comitato di indirizzo multidisciplinare. Un'idea che ha permesso così di poter attingere da più campi per trovare il modo migliore di rappresentare l'Italia in conformità al tema dell'Expo. Ecco allora che per noi "Better City, Better Life" è diventato il modo di vivere all'italiana in una città che sia effettivamente dell'uomo. Forti di questo indirizzo ci siamo allora concentrati per l'allestimento della mostra permanente del Padiglione Italia, partendo sostanzialmente dal numero delle persone che la nostra casa a Shanghai ospiterà il prossimo anno. Le stime infatti ci dicono che saranno oltre 40mila i visitatori ogni giorno. Questo implica una fruizione delle opere della mostra molto particolare: ci concentreremo sull'economia delle emozioni, dello stupore, conducendo il nostro visitatore - che avrà pochissimo tempo per fermarsi all'interno di un percorso dove non finirà mai di sorprendersi. Pochissime le informazioni, le didascalie e assolutamente curata la messa in scena. Dobbiamo tener conto che la superficie della mostra sarà di circa 1.300 metri quadri e noi dovremo essere capaci di concentrare la scelta e metaforizzare la rappresentazione in questo spazio. Non è un caso allora se la regia dell'allestimento del nostro spazio espositivo sia caduto su una figura professionale particolare, uno scenografo cinematografico, Giancarlo Basili. Non un architetto, ma una persona abituata a mettere in scena e ricreare gli ambienti nel modo migliore possibile. Si tratta di un lavoro appassionante che stiamo portando avanti in sintonia con il Commissariato italiano, con il quale abbiamo condiviso anche la scelta del logo del Padiglione italiano. Logo che accompagnerà tutta la comunicazione della presenza italiana all'Expo. Perchè l'Expo 2010 è un evento così importante? Anzitutto perchè il tema "Better city, Better life" è un tema universale. Poi perchè questa Expo si svolgerà in Cina. è del tutto evidente che il Paese che ci ospita e in particolare la sua città, Shanghai, saranno i primi a voler interpretare al meglio e fornire idee e soluzioni concrete per realizzare una futura città che corrisponda alle nuove esigenze messe sul tavolo dall'Expo. In un quadro di questo tipo, in cui l'Italia sta cercando di uscire dalla crisi, la partecipazione italiana all'Expo è una straordinaria opportunità sia per rafforzare i legami esistenti con la Cina che per aprirne di nuovi sotto il profilo commerciale e culturale. Per questo si è lavorato molto assieme anche a Confidustria e Confcommercio per rendere il più facilmente accessibile questaopportunità di sviluppo al sistema imprenditoriale italiano. Come dicono i nostri amici cinesi, l'Italia offre un modello di vita che loro stessi desidererebbero percorrere: i migliori arredi, la moda migliore, le macchine più belle e un cibo buono quanto quello cinese... Proprio per questo l'Expo di Shanghai 2010 è una grande chanche. La Cina e il mondo si aspettano questo: il nostro saper vivere al meglio. Noi non dobbiamo far altro che presentarglielo. Presidente Triennale di Milano © RIPRODUZIONE RISERVATA REGIA DA FILM L'allestimento degli spazi del Padiglione Italia è stato affidato a Giancarlo Basili, scenografo cinematografico IMAGOECONOMICA Davide Rampello

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Al via il conto alla rovescia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 20 autore: Il benvenuto di Shanghai. Il Comitato organizzatore: «C'è grande attesa per l'innovazione italiana» Al via il conto alla rovescia Tra un anno l'apertura - Da marzo già in vendita i biglietti d'ingresso di Zhong Yanqun S i alzerà tra un anno, in rivaal fiume Huangpu, il sipario sull'Expo di Shanghai, che sarà un'eccezionale occasione di incontro tra i Paesi di tutto il mondo. Paesi e popoli con diversi livelli di sviluppo condividono un forte interesse per il tema dell'esposizione, «Better City, Better Life», e noi nutriamo l'aspettativa che gli Stati partecipanti utilizzino la piattaforma dell'Expo per analizzare l'evoluzione della civiltà urbana, condividere esperienze sulla costruzione delle città ed esplorarne le possibilità di sviluppo futuro, con lo scopo di promuoverne il miglioramento, la concezione e la tutela dell'eredità culturale. Grazie al positivo interesse e all'impegno complessivo della comunità internazionale, 234 tra Paesi e organismi multilaterali hanno già assicurato la loro presenza all'Esposizione Universale di Shanghai e tra questi quasi 200 hanno già firmato un contratto di partecipazione all'evento. Allo stesso tempo procedono alacremente i lavori preparatori e già dal 27 marzo di quest'anno è cominciata la vendita ufficiale dei biglietti d'ingresso. Insomma: la città di Shanghai è pronta per accogliere ospiti provenienti da ogni parte del mondo. L'Italia ha una vasta esperienza di partecipazione a questi eventi internazionali ed è intervenuta puntualmente alle ultime sette Esposizioni Universali. Nel 2015, inoltre, la prossima edizione dell'Expo si terrà a Milano, sicché la stessa Italia non poteva rinunciare ad assicurare una partecipazione di alto profilo per l'appuntamento di Shanghai. L'anno scorso è stato presentato ufficialmente il progetto del padiglione italiano, il cui tema ispiratore, «La Città dell'uomo», sarà declinato in forme originali e con materiali innovativi, lasciando presagire che la presenza italiana rappresenterà di sicuro un'autentica ventata di aria fresca. L'Expo di Shanghai ha preso come modello per i suoi padiglioni diverse costruzioni ecologiche ed ecosostenibili italiane, tra cui, ad esempio, proprio il nuovissimo quartier generale del Sole 24 Ore a Milano, progettato dall'architetto Renzo Piano. E non vediamo l'ora che l'anima e la forza che irradiano dai centri urbani italiani trovino un'adeguata visibilità proprio a Shanghai. L'Esposizione Universale del 2010 si porrà anche come una sorta di Olimpiade dell'economia. Probabilmente tutti i Paesi e le istituzioni partecipanti condividono la convinzione degli organizzatori che, in un contesto internazionale segnato dalla crisi economica, l'Expo consentirà di lanciare nuove idee per lo sviluppo, di dare nuovo impulso agli scambi e di rilanciare la collaborazione internazionale. Crediamo anche che attraverso l'occasione offerta dall'Esposizione sarà possibile iniettare fiducia nel sistema, trovare il coraggio necessario per superare la crisi e promuovere la ripresa dell'economia mondiale. Benvenuti in Cina, amici italiani, e benvenuti al grande incontro di popoli e Paesi di tutto il mondo che sarà l'Expo di Shanghai del 2010. Vice direttore del Comitato Esecutivo dell'Expo di Shanghai © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ADESIONE Tra Paesi e organismi multilaterali, in 234 hanno assicurato la presenza «L'Expo sarà anche una sorta di Olimpiade dell'economia» Simbolo della Cina moderna. Lo skyline di Shanghai con i suoi grattacieli in continuo divenire sulle rive del fiume Huangpu MARKA Vicedirettore. Zhong Yanqun

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Un'occasione per ampliare il business in tutta l'Asia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: I partner strategici/2 GranitiFiandre «Un'occasione per ampliare il business in tutta l'Asia» «O ggi la Cina rappresenta circa il 2% del nostro fatturato, ma vogliamo che nei prossimi cinque-dieci anni dall'Asia provenga il 15% dei ricavi». è una scommessa sul futuro quella di Graziano Verdi, amministratore delegato di GranitiFiandre, l'azienda di Castellarano (Reggio Emilia) specializzata nella produzione di lastre in grès porcellanato ad alta tecnologia. Insieme a Permasteelisa, è partner del Padiglione italiano all'Expo di Shanghai, per il quale realizzerà la pavimentazione. «Rivestiremo l'edificio – spiega Verdi –con i nostri graniti, che sono sette volte più duri del marmo e vengono realizzati con il 40% di materiali riciclati. Prevediamo che, durante l'Expo,saranno 70 milioni i pro-fessionisti che calpesteranno il nostro pavimento». GranitiFiandre fa un prodotto di qualità, ma ha bisogno di farsi conoscere meglio all'estero: «Considero l'Esposizione di Shanghai come l'Olimpiade dell'architettura – esemplifica l'ad Verdi – e siccome noi nel nostro settore di produzione abbiamo la medaglia d'oro,non possiamo mancare sul podio». Per l'azienda emiliana, l'Expo è dunque un'importante vetrina, soprattutto nel mondo degli ar-chitetti, suoi primi clienti. In Asia, GranitiFiandre è sbarcata quattro anni fa, con i primi progetti curati da architetti europei. Oggi Shanghai è una delle tre città, accanto a Roma e Puertorico, a ospitare uno dei tre megastore del gruppo, che nel mondo ha anche oltre 70 negozi monomarca. L'azienda aprirà presto un nuovo negozio a Guangzhou. «Abbiamo vetrine anche in India, in Corea del Sud e in Giappone – continua Verdi –ma le più grandi aspettative di business sono in Cina». La concorrenza locale, all'alta gamma di GranitiFiandre, non fa paura: «In Cina ci sono centinaia di fabbriche di ceramica – sostiene l'ad – ma sono tutti prodotti poco distintivi». Produrre in loco, invece? «è presto per dirlo –conclude Verdi – dopo la crisi si vedrà. è vero che portare in Cina i nostri prodotti rappresenta il 20% del costo materiale. Ma prima di qual-siasi decisione, dobbiamo portare a regime l'ultimo dei nostri tre stabilimenti produttivi, quello americano ». Mi. Ca. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ad. Graziano Verdi IMAGOECONOMICA

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Una sede stabile per le eccellenze del made in Italy (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: Alleanze. Il coordinamento di Fiera Milano «Una sede stabile per le eccellenze del made in Italy» Presenza integrata per venti Regioni di Alfredo Sessa I l ruolo è quello del direttore di orchestra. Il lavoro da fare è difficile e delicato, raccogliere il contributo di venti regioni italiane in vista dell'Expo di Shanghai, le loro eccellenze, le loro specificità, e trasformarle in sinfonia per colpire l'immaginazione dei cinesi e, perché no, di quella larga fetta di mondo che all'Expo sarà presente. è un lavoro che sarà svolto da Fiera Milano, che nella circostanza avrà la possibilità di mettere in gioco l'esperienza accumulata nel corso di una lunga frequentazione del mercato cinese. Una presenza, quella di Fiera Milano in Cina, che risale al 1995, e che si è arricchita nel tempo con le rassegne organizzate sul grande mercato asiatico in collaborazione con la Fiera di Hannover. Al centro di tutto, il ruolo del Padiglione Italia, che simboleggia, anche architettonicamente, l'integrazione di elementi diversi. «Il progetto del Padiglione – osserva Michele Perini, presidente di Fiera Milano – è molto bello e molto affascinante. Vorremmo farne una sede permanente, una specie di Palazzo Italia a Shanghai, bisogna prima però discuterne con i cinesi. Sarà l'opportunità per fare conoscere le migliori specialità italiane, compresa la capacità di rispondere alla domanda di prodotti ecologici. Quella che vogliamo dare in occasione di Shanghai 2010 è infatti l'idea di un Paese integrato. Per questo, il ruolo di Fiera Milano è quello di dare un filo logico alla presenza italiana, e non semplicemente di funzionare da collettore della presenza delle regioni alla manifestazione. Ci stiamo lavorando. Alcune regioni ci hanno già affidato i loro progetti, che porteremo al Commissario Generale del Governo per l'Expo di Shanghai 2010, Beniamino Quintieri». Shanghai 2010 sarà anche il primo test su grande scala per l'economia internazionale del dopo-crisi. Nella metropoli asiatica potrebbe prendere la sua rivincita l'economia reale, quella del manifatturiero che dimostra di esserci, di contare e di investire nel futuro. L'Expo permetterà sicuramente di verificare la ripresa dell'industria mondiale, ma anche la tenuta e lo spessore delle grandi manifestazioni internazionali all'uscita del tunnel del 2008-2009. Con Milano, chiamata a organizzare l'Expo 2015, spettatrice interessata. I manager cinesi, intanto, non vogliono lasciarsi sfuggire l'occasione di stupire di nuovo il mondo dopo le Olimpiadi di Pechino, e non hanno variato, nonostante lo scossone del 2008-2009, i piani di sviluppo. «In seguito alla grande crisi – dice Perini – i cinesi non stanno cambiando strategia nei confronti dell'Expo di Shanghai. Non stanno variando il tema della manifestazione (Better City, Better Life, ndr), così come non cambia l'enfasi e non vengono modificati gli investimenti che hanno promesso, e che stanno facendo. Difficile dire se, poi, la partecipazione dei Paesi e delle delegazioni sarà inferiore al previsto. Per quanto riguarda l'Expo 2015, il padiglione Milano darà visibilità alla manifestazione, sarà un fatto percepito e importante, e i Paesi stranieri avranno la possibilità di prenotare spazi e manifestazioni». L'organizzazione della presenza italiana all'Expo, la continua spola tra Italia e Cina, la dimensione internazionale assunta da Fiera Milano consentono intanto di fare un doppio bilancio: sull'evoluzione dell'industria fieristica da una parte, e del mercato cinese dall'altra. «Le fiere – è il parere del presidente della Spa milanese – non sono più una vetrina, ormai sono filiera, servizio alle imprese, sono diventate molto più marketing oriented. Le aziende che vengono alle fiere ci chiedono allora di essere attivi, di creare contatti, alleanze. Ci chiedono sicuramente gli spazi per esporre, ma anche di stabilire le relazioni, ci chiedono di essere protagonisti di marketing». «Per quanto riguarda invece il mercato cinese – prosegue Perini – l'industria locale non gioca più solo sui bassi prezzi, ma sta aumentando la capacità di produrre con qualità, e si nota anche una maggiore attenzione nei confronti della tutela della proprietà intellettuale. è comunque sempre complicato lavorare in Cina: la legislazione è diversa e complessa, e bisogna fare i conti con le numerose leggi regionali». alfredo.sessa@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA «Vogliamo offrire l'idea di un Paese coeso Il nostro ruolo è di dare un filo logico alle presenze» «La crisi non cambia gli investimenti e l'enfasi che i cinesi attribuiscono alla manifestazione» «L'industria di Pechino sta migliorando i livelli qualitativi e c'è più tutela dei marchi» Fiera Milano. Michele Perini IMAGOECONOMICA

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TUTTE LE AZIENDE COINVOLTE (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-04-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: EXPO CINA data: 2009-04-23 - pag: 21 autore: TUTTE LE AZIENDE COINVOLTE I quattro partner Il Padiglione italiano all'Expo di Shanghai ha 4 partner: due (Permasteelisa e GranitiFiandre) per la realizzazione dell'edificio, Fiera Milano per il coordinamento delle regioni e la Triennale di Milano per il concepte l'allestimento della mostra permanente Gli impianti 26 fornitori si spartiscono il resto dei lavori.Dell'impiantistica si occuperanno Tecno (ascensori e scale mobili), Climaveneta (condizionamento), Vimar (interruttori), Sispa (antincendio), Gruppo Aturia (pressurizzazione), Elco (pannelli solari), Prysmian (cavi elettrici), Uniflair (refrigerazione) e Labiotest (qualità dell'aria) I materiali Di materiali si occupano Italcementi, Mapei, Hilti, Metrae Sika Gli interni A seguire gli arredi ci saranno iGuzzini, Faram, Poltrona Frau, Mascagni, Portalp, Cisa, Zucchetti, Matteo Grassi, Ceramica Globo e Ucs I servizi Otim seguirà le spedizioni

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soria, la pensione non intenerisce il giudice - lorenza pleuteri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)

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Pagina IX - Torino Soria, la pensione non intenerisce il giudice Negati i domiciliari ad Angelo: può ancora influenzare la struttura della Regione Ora la questione passa al tribunale del riesame che dovrà decidere sulla scarcerazione entro la prossima settimana LORENZA PLEUTERI La richiesta di prepensionamento «non esclude che possa continuare a mantenere una certa influenza all´interno della struttura regionale», dove ha firmato determine a go-go senza che nessuno gli facesse le pulci o notasse le anomalie, le ricorrenze. E «la reiterazione delle condotte», ritenute gravi, ne fa ritenere ancora elevata la pericolosità. Angelo Soria, accusato di aver elargito 400 mila euro pubblici alle "controfigure" del fratello Giuliano, resta in carcere. Per l´accusa che lo accomuna e lo cementa al re deposto del Grinzane Cavour. Concorso in peculato continuato. Il gip Silvia Salvadori, facendo proprio il parere negativo espresso dalla procura, ha rigettato la richiesta di liberazione o di arresti domiciliari presentata dal legale dell´ex potente funzionario della regione Piemonte, l´avvocato Marco Scagliola. Soria senior potrebbe ancora cercare, si sostiene, di condizionare gli ex colleghi e di opacizzare le fonti di prova, interferendo nelle indagini. Il comportamento tenuto a Palazzo di giustizia - scena muta davanti ai pm quando era "solo" indagato a piede libero e silenzio totale anche in sede di interrogatorio di garanzia, da detenuto - certo non ha deposto a suo favore, così come l´incursione notturna nella mansarda pagata dal Grinzane in piazza Castello a Torino, un piede a terre. E poi, sullo sfondo, c´è la storia del suo legame «privatistico» con lo chef Bruno Libralon, patron del plurifinanziato Istituto di cucina per stranieri e dal 2005 socio e partner nella Everything srl, dichiaratamente «una scatola vuota» e di fatto utilizzata per operazioni di import export con la Cina. Ora a Angelo non resta che sperare nella decisione del Tribunale del riesame, chiamato a pronunciarsi entro metà della settimana prossima sulla ordinanza di custodia che ha spalancato anche per lui il portone blindato delle Vallette, varcato in arresto cinque settimane dopo il fratello. Giuliano, scaricato dai più quando l´inchiesta Grinzane è deflagrata, rinnegato dagli amici e dagli sponsor, ha invece rinunciato a impugnare il rigetto della scarcerazione in appello o in Cassazione. I tempi di risposta sono relativamente lunghi. Per lui la custodia cautelare - tre mesi dal giorno dell´arresto, datato 12 marzo - scadrà prima. Il fedelissimo dipendente Davide Agnello, così "leale" con lui da prendersi una denuncia per favoreggiamento, lo aspetta a breccia aperte. Domenica gli è nata una figlia. La chiamerà Giuliana, in onore di Soria. E sarà lui, il professore, a fare da padrino al battesimo.

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"re di sapori" omaggio piccante al peperoncino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)

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Pagina XVII - Genova Il libro/2 "Re di sapori" omaggio piccante al peperoncino Piccante, quanto basta, anche di più, ma senza alcuna censura. è l´omaggio di Monica Giunchiglia al peperoncino, frutto rosso dall´appetitosa epopea millenaria, che si dipana tra storia, leggende, tradizioni, aneddoti, personaggi e, naturalmente, sapori. E in "Re di sapori" (Marco Tropea editore, 490 pagine, 22) di volta in volta, ogni Paese esplorato dall´autrice, grazie anche all´aiuto di guide locali, dischiude un nuovo mondo di gusti e curiosità culturali, per soddisfare le esigenze di qualsiasi palato. Partendo dal Messico dei maya e del re Serpente Piumato, attraverso i Caraibi del Corsaro Nero (il salgariano signore di Ventimiglia), dei filibustieri, dei bucanieri e delle rivolte degli schiavi, l´autrice giunge all´America latina delle molteplici tradizioni fino al Brasile degli indios yanomami, dove il peperoncino entra nel rito. Prosegue con la Cina dei peccati di gola rivoluzionari di Mao Zedong, il Vietnam, l´India, e con il Paese più piccante del mondo, la Malesia dei romanzi di Emilio Salgari. E conclude con un ricettario la cui sezione ligure è tutta da provare: risotto al tonno, farfalle al timo, minestra alla genovese, polpo all´inferno, coniglio al Vermentino... tanto per cominciare. (r.r.r.)

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una superba melato nel "sezuan" di brecht (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XX - Napoli Una superba Melato nel "Sezuan" di Brecht Geniale inventore di storie inquietanti, Bertolt Brecht, negli anni ‘40 del Novecento, fece scendere in una terra crudelmente egoista i suoi tre dèi curiosi e un po´ impacciati, per cercare gente buona da premiare con gioia. è l´inizio de "L´anima buona del Sezuan" che lo Stabile di Genova porta meritoriamente in scena per la partecipazione di una generazione di spettatori magari disattenta, o comunque ignara di tanta complessa costruzione drammaturgica. Brecht leggenda di un teatro d´impegno civile e morale. Se ne parla molto e se ne vede poco. "L´anima buona del Sezuan" è ora al Diana, con Mariangela Melato eccellente protagonista a reggere una fatica d´attrice che il pubblico della prima napoletana saluta con applausi convinti, insieme a un cast tra cui è necessario citare Margherita Di Rauso, Federico Vanni ed Orietta Notari. Spettacolo che dura più di tre ore, che però scorrono via rapide per la serrata architettura e il bel ritmo dato da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, che ne firmano la regia con parca leggerezza e ironia. E dunque gran racconto d´alternanze incarognite per questa "favola teatrale" ambientata in una Cina abbastanza lontana negli anni in cui fu scritta, tale da poter essere tranello per coscienze, costringendoci a schierarci per scelte non sempre morali, tra amicizie e sentimenti. Con Shen-Te prostituta redenta in vena di buoni comportamenti e Shui-Ta che ne prende il posto per sistemazioni di perfetta coerenza imprenditoriale. Con la voglia di "attualizzare" il plot di una disputa non risolvibile tra bene e male. Da ricordare, per intelligenza di disegno e colori, le scene e i costumi di Andrea Taddei. (giulio baffi)

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il kers divide massa e raikkonen - stefano zaino sakhir (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 58 - Sport Il kers divide Massa e Raikkonen Bahrein, Ferrari incerta. E l´Aston Martin di James Bond pensa alla F1 STEFANO ZAINO SAKHIR dal nostro inviato La sfida con il kers al Totocalcio sarebbe una tripla. Dimostrazione dell´incertezza che regna in casa Ferrari, squadra che vuole ritrovare a tutti i costi la retta via, quella che l´ha portata negli ultimi 13 anni a lottare sempre per il Mondiale, ma che si trova nella scomoda posizione di dover procedere a tentativi, per non sbagliare più valutazioni e ottimizzare tutte le armi a disposizione. La battuta sulla tripla, nata nei box della rossa, racconta ciò che accadrà oggi nelle prime due sessioni di prove libere; Massa, più leggero di 4 chili, che monterà il kers e Raikkonen che cercherà di capire che effetto fa correre senza. Una macchina sì e una no, i meccanici Ferrari sono pronti a scommettere sulla sua affidabilità ma ancora non si fidano del tutto e allora dividono il problema in due: magari Raikkonen marcia come un razzo in rettilineo anche senza quella diavoleria che appesantisce la vettura di 35 chili. Lo sdoppiamento era già previsto in Cina, ma poi si preferì non rischiare, dopo che un corto circuito in Malesia aveva tolto a Raikkonen la forza del kers e la sua presenza in gara. In Bahrein invece si aggredisce il dilemma, perché, come sostiene Massa, "il kers regala 4 decimi al giro in corsa e mezzo secondo in qualifica". Troppo, in tempi di vacche magre, per rinunciarci a cuor leggero, anche se Raikkonen, protagonista del piano B, si fa coraggio raccontando che in Cina "la macchina in qualifica aveva un buon ritmo, poi in gara abbiamo perso slancio e qualsiasi illusione è tramontata". Ora i sogni non devono più dissolversi; BrawnGp e Red Bull, questi barbari che si sono presi momentaneamente la Formula 1, non aspettano. Bisogna cominciare a ridurre il divario, anche se questa macchina arrivata in mezzo al deserto è molto simile a quella naufragata in Cina. Per cui sotto con le prove (sessioni intense, pure la Bmw di Kubica corre con il kers per la prima volta) e in serata il verdetto. O il kers si trasferisce pure sulla vettura di Raikkonen o finisce definitivamente in soffitta. In attesa magari di tornare d´attualità a Barcellona con il diffusore, il salvagente che arriverà (la Ferrari conferma) nel prossimo gp. Non si fa invece accantonare la lotta fra Mosley, presidente Fia, e le squadre. Ieri Mosley aspettava una risposta dai team sul tetto al budget (ha proposto 33 milioni di euro, le scuderie vogliono una cifra molto superiore), ma la Fota, l´Associazione dei team (probabile che il suo presidente Montezemolo arrivi in Bahrein), ha fatto sapere che prenderà posizione solo il 6 maggio, dopo una riunione già fissata. I possibili costi contenuti intanto fanno uscire voci clamorose come una partecipazione di Us Gp (squadra americana) e Lola, e addirittura l´Aston Martin, la macchina di James Bond, 007.

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"la rossa faticherà ma è troppo presto darla per morta" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 58 - Sport Vettel "La Rossa faticherà ma è troppo presto darla per morta" SAKHIR - «Mai dare per morta la Ferrari. Magari faticherà anche qui, ma sono sicuro che da Barcellona tornerà competitiva. E lo stesso discorso vale per la McLaren». Sebastian Vettel, vincitore in Cina, dà morale alla Rossa, anche se questo circuito non sembra essere tra i preferiti dal team di Maranello. «Anche per me qui è più difficile vincere rispetto alla Cina. Non tanto perché non è prevista pioggia, a Shanghai la mia Red Bull era un razzo anche sull´asciutto, ma perché il circuito, senza kers, rischia di sfavorirci. Io comunque ci proverò con tutte le mie forze. A trionfare in Bahrein e nel Mondiale».

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La Cina? Non vuole la leadership (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-24 - pag: 16 autore: «La Cina? Non vuole la leadership» di Mario Margiocco L a crisi del 2007-2008 rinsalda l'asse finanziario ed economico tra Stati Uniti e Cina, marginalizza l'Europa, non turba gli equilibri geopolitici internazionaliperché nel medio periodo non c'è alternativa al ruolo monetario, militare e strategico degli Stati Uniti. I quali tuttavia hanno subìto, insieme alla Gran Bretagna, una secca sconfitta "ideologica"e d'immagine, perché il sistema economico di mercato di cui si sono fatti campioni, gli Stati Uniti in particolare diventandone l'incarnazionee il simbolo, è finito con il grande debito e la crisi. Per pura fortuna una figura carismatica come quella di Barack Obama ha dato un senso di direzione. è stato eletto, probabilmente, solo grazie alla crisi e al fallimento a metà settembre di Lehman Brothers, quando la crisi è diventata palese. Ma ha fornito leadership. Ora però occorrono risultati, perché altrimenti fra qualche mese questa rischia di essere la crisi di Obama. Così Michael Cox, 61 anni, docente di Politica internazionale alla London School of Economics, legge alcuni aspetti centrali dell'attuale stagione. Cox è fra i più noti esperti di politica internazionale del Regno Unito, autore di saggi sulla Guerra fredda, la politica estera degli Stati Uniti, le superpotenze, l'Europa. In questi giorni a Milano per una serie di corsi all'Aseri, l'Alta scuola di economia e relazioni internazionali dell'Università Cattolica, Cox ha risposto ad alcune domande del Sole 24 Ore. C'è come conseguenza della crisi un ridimensionamento della leadership degli Stati Uniti? Gli Stati Uniti hanno avuto in posti d'altissima responsabilità uomini che rassomigliano molto ad Harry Potter e sono stati invece scambiati per Superman, o "il Maestro", e come tali osannati, penso ad Alan Greenspan. Hanno fatto molti guasti, anche se io tendo a vedere le cose in modo piuttosto sistemico e spersonalizzato. Non c'è dubbio che un danno d'immagine c'è,e molto consistente.Gli Stati Uniti hanno incassato una sconfitta strategica di prima grandezza. Che cosa è oggi il modello americano? Eppure io non credo che siamo di fronte a una rivoluzione dei rapporti internazionali. Che cosa la rende improbabile, nonostante i diversi equilibri finanziari? Vari fattori. Incominciamo da un esercizio che ogni tanto faccio, l'esercizio del "se". Come sarebbe stato l'89 europeo se a fronte del crollo comunista non vi fosse stata la Ue? Cosa sarebbero gli Stati Uniti e il mondo se non vi fosse stata una figura come quella di Barack Obama? Obama è stato eletto grazie alla crisi, perché i sondaggi preelettorali e l'analisi del voto ci dicono che a farlo vincere è stato un elettorato anziano che si è spostato a partire dal fallimento di Lehman Brothers. Obama ha prodotto e sta producendo leadership, in America e nel mondo. Al G-20 è stato il protagonista assoluto. Poi c'è il fatto che sia per il dollaro, sia come centro finanziario, sia dal punto di vista militarestrategico gli Stati Uniti non hanno un so-stituto. L'ultima cosa che ora la Cina vuole è un ruolo globale da superpotenza. Vuole continuare la sua stretta alleanza economica con gli Stati Uniti e continuare, "dolcemente", a marginalizzare il Giappone, che diventa sempre più nervoso. Il Giappone è sempre nervoso. In che senso marginalizzare? Vuole che in tutti i consessi internazionali, nell'opinione pubblica mondiale, ovunque possibile insomma, la voce dell'Asia sia prima di tutto quella della Cina, e poi il Giappone. Quale l'asse fondamentale del futuro prossimo? Quello Washington-Pechino, non c'è dubbio. Sono legati in modo indissolubile finanziariamente, con i ben oltre mille miliardi di debito pubblico americano sottoscritto da Pechino, e sono legati economicamente. Pechino non può fare a meno del mercato americano. Perdere parte consistente di quel mercato significa rischiare serie turbative sociali in Cina. Però gli Stati Uniti, che stanno aumentando molto l'indebitamento, dipendono dalla decisione cinese di continuare ad acquistare i loro titoli di debito pubblico... Ci potrà essere qualche limitato alto e basso, ma gli Stati Uniti, oltre che di gran lunga il Paese più ricco, restano il più stabile e affidabile sistema Paese. Dove investire se non in America? Il dibattito è ancora tutto americano, nonostante la débcle dei loro economisti.L'Europa non riesce a fornire circuiti altrettanto vivaci per la circolazione delle idee. E se c'è ilrischio di qualche disordine sociale come reazione alla crisi, e secondo me c'è, e in Grecia e Francia abbiamo già visto qualcosa, è in Europa, non negli Stati Uniti. Come si è mosso Obama finora? Con prudenza, direi. Un ottimo successo di immagine, ma nelle scelte fondamentali, economia e strategia, sta dando molto spazio ai conservatori, la cui pressione è enorme. Larry Summers, Tim Geithner, il generale Jones alla sicurezza nazionale, Hillary Clinton al Dipartimento di Stato. Poi ci sono i programmi del futuro, l'America verde, e tutto il resto. Ma il core business è piuttosto in mano ai conservatori. E sulla crisi? Qui servono risultati, altrimenti diventerà a un certo punto la crisi di Obama. Credo che al momento, mentre siamo tutti sostenendo la grande diga che minaccia di crollare, sia fuori posto parlare di rischi d'inflazione, di eccesso di spesa eccetera. Fra un anno potrebbe essere diverso. Ma ora occorre rivitalizzare. Obama ci sta provando. L'Europa sta facendo molto meno. Che cosa manca all'Europa? Un leader. Sarkozy ha dato un senso di leadership durante il semestre di presidenza francese. Ma per il resto la Francia sembra aver perso quel ruolo propulsivo che ha spesso avuto. Oggi ce li sogniamo i Giscard d'Estaing, gli Schmidt, i Jacques Delors, e anche Tony Blair, con tutti i suoi limiti. Oh, agli europei piace tanto Obama, lo trovano così... europeo. Sono così contenti di essersi evitati una Sarah Palin. Ma si sbagliano. è americano, farà politiche americane, non renderà gli Stati Uniti più europei, il suo elettorato non capirebbe. L'Europa, in questa stagione di cambiamenti, deve trovare più voce. Gli europei dicono tanto che la crisi è colpa dell'America. Ma dov'erano negli anni scorsi? Le loro banche s'indebitavano come e più di quelle americane, e gran parte dell'Europa partecipava al festino, al seguito degli Stati Uniti. Se dovesse sintetizzare il 2008, con quale immagine lo farebbe? L'89 del capitalismo. Come iburocratici sovietici non sapevano più quello che facevano, ma si aggrappavano al potere, così i nostri eroi continuavano a fare soldi, ma sempre meno capivano come. E alla fine... mario.margiocco@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA «Il 2008 è stato il 1989 del capitalismo: i banchieri facevano soldi e non capivano, come i burocrati sovietici» Michael Cox, 61 anni, politologo

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"spie", a processo due giornaliste usa (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)

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Pagina 11 - Esteri Corea del Nord "Spie", a processo due giornaliste Usa SEUL - Le due giornaliste americane di origine asiatica, Euna Lee e Laura Ling, arrestate il marzo scorso mentre giravano un servizio tv alla frontiera fra Cina e Corea del Nord, verranno processate a Pyongyang. Lo conferma l´agenzia stampa Kcna. L´accusa rivolta alle due giovani reporter di Current Tv, di essere "entrate illegalmente in Corea del Nord con intenzioni ostili", secondo fonti ufficiali sarebbe convalidata da un´indagine.

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il compleanno tibetano che pechino non vuole - (segue dalla copertina) dal nostro corrispondente (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Esteri Il compleanno tibetano che Pechino non vuole C´è quello vero, designato dal Dalai Lama. E quello falso, costola del Partito comunista. Il primo, sparito nel nulla quattordici anni fa, oggi ne compie venti Il governo cinese lascia intendere che sia morto Ma il popolo delle nevi non gli crede. E lo festeggia Il regime fa filtrare notizie sulla sua morte. E sempre più spesso mostra la propria creatura Ad un simposio buddista il giovane burattino ha detto: "Vedete, in Cina c´è libertà religiosa" (SEGUE DALLA COPERTINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE federico rampini Alla vigilia di questo compleanno proibito, i cinesi non si sono limitati a diffondere insinuazioni sulla morte del loro giovane prigioniero. Pechino ha deciso di esibire in due eventi ufficiali il suo "gemello comunista": il Panchen del regime. Quasi coetaneo dell´altro (ha 19 anni), etnicamente tibetano anche lui ma figlio di due membri del partito comunista, questo si chiama Gyaincain Norbu. Nel 1995, non appena catturato il vero Panchen, la controfigura venne investita solennemente dal governo. Secondo le autorità cinesi è lui l´undicesima reincarnazione del "grande studioso" della setta Gelugpa. Il Panchen filo-cinese non è mai stato accettato dai suoi connazionali, che gli negano ogni legittimità. Senza la benedizione del Dalai, per i fedeli è un impostore. Perciò anche lui ha finito per trascorrere infanzia e adolescenza come un detenuto. Per paura che i tibetani potessero influenzarlo le autorità lo hanno allevato a Pechino, in un convento politically correct, sotto il controllo del partito. I maestri di dottrina gli insegnavano il patriottismo (cinese), la fedeltà al governo, il mandarino e l´inglese: utili per farne un futuro portavoce urbi et orbi. Per anni le sue apparizioni in pubblico sono state rare e protette da una scorta. In una di quelle occasioni, paracadutato per poche ore nel 2005 nel monastero di Tashilhunpo a Shigatse (storicamente la sede del Panchen) il povero burattino dei cinesi rimase impaurito dal disprezzo dei religiosi. Nelle foto ufficiali ha la faccia di un bambinone cresciuto, goffo e timido, vittima di un gioco troppo grande per lui. Un mese fa le cose sono cambiate. Il Panchen-di-Pechino è stato lanciato sul palcoscenico a marzo per una celebrazione importante. Ricorreva il 50esimo anniversario della fuga in esilio del Dalai Lama, un giorno di lutto per il suo popolo. Nella stessa data quest´anno il governo ha istituito una nuova festa nazionale: la Giornata dell´Emancipazione dei Servi del Tibet. Un´occasione per celebrare la "liberazione" dalla teocrazia feudale dei lama, grazie al provvidenziale intervento dell´Esercito Popolare di Liberazione sotto la guida di Mao. Il 28 marzo il Panchen comunista è apparso in una cerimonia di Stato a Lhasa. Il giovane era visibilmente agitato, ma ha detto quello che si aspettavano da lui: «Voglio ringraziare sinceramente il partito comunista per avermi aperto gli occhi, così so riconoscere il bene dal male». Poi una stoccata diretta a colui che dovrebbe esserne il padre spirituale. «Sono io stesso discendente di schiavi - ha detto Gyaincain Norbu - e ho imparato a distinguere chi ama il popolo tibetano, da quelle persone senza scrupoli che per motivi di ambizione minacciano la pace». Jia Qinglin, membro del Politburo, ha reso esplicita l´accusa: «Il Dalai ignora i veri desideri del popolo. Vuole la secessione per restaurare l´antico regime feudale». In un crescendo di visibilità, il Panchen comunista è riapparso al recente Forum Mondiale del Buddismo, organizzato in pompa magna dalle autorità cinesi. Un evento ecumenico: aperto nella città di Wuxi, provincia del Jiangsu, si è concluso a Taipei capitale dell´"isola ribelle" di Taiwan. Dopo il confucianesimo anche il buddismo viene recuperato dai leader cinesi. Purché sia una religione di Stato, il presidente Hu Jintao è convinto che serva a proiettare un´immagine rassicurante della Cina, a rafforzare il suo soft power in Asia. E il giovane Gyaincain Norbu ha fatto il suo dovere. Ai delegati mondiali del simposio buddista ha dichiarato: «Questo evento dimostra che in Cina regna la libertà religiosa». Ha partecipato alle sedute ristrette di alcuni seminari di studio: perfino un incontro con celebri imprenditori sul tema "Filosofia e Business". I magnati industriali che lo hanno incontrato dicono che i suoi interventi sono stati "fonte d´ispirazione". Le foto dell´agenzia Nuova Cina lo ritraggono, occhialuto e intimidito, mentre porge una sciarpa bianca in omaggio al presidente del Congresso del Popolo, Wu Bangguo. L´alto gerarca lo ha incoraggiato a «lavorare alacremente per l´unità del popolo cinese». Zhan Ru, direttore dell´Istituto di studi orientali all´università di Pechino, era anche lui a quel congresso: «E´ stato un incoraggiamento per tutti. Eravamo onorati di avere con noi un Budda vivente». Lo sforzo per osannare il povero burattino è corale. Tradisce il nervosismo di Pechino per il ventesimo compleanno del vero Panchen Lama. La tensione è affiorata ai massimi livelli. Hu Jintao ha lanciato un avvertimento secco a Barack Obama: non vuole che il presidente americano riceva il Dalai Lama, atteso in America tra breve. Il tono è da ultimatum. Sul Tibet il leader cinese è pronto a rischiare un gelo diplomatico con Washington. Forte del suo potere economico-finanziario, Hu Jintao spera di intimidire Obama. Già ci è riuscito con Nicolas Sarkozy, costretto a farsi "perdonare" la visita del Dalai all´Eliseo. Il Sudafrica ha preferito far saltare un summit dei premi Nobel pur di non concedere il visto al leader tibetano in esilio. Dietro la durezza cinese spunta la partita cruciale: la successione del 73enne capo spirituale. Pechino ha già annunciato che alla sua morte spetterà al potere politico la scelta del prossimo "reincarnato": come all´epoca della dinastia imperiale dei Qing, secondo le ricostruzioni degli storici revisionisti di regime. Pur di evitare questa sopraffazione il Dalai Lama ha accennato a una contromossa: cambiare le regole e procedere a un´elezione democratica del suo successore. Chissà se il suo discepolo ventenne, ovunque si trovi, può intuire la battaglia furibonda che si prepara. Se è vivo oggi passa anche questo compleanno nella solitudine che ormai è il suo destino. Lontano dal Tibet, lontano dai suoi e dal mondo, forse condannato a essere invisibile fino a quando morirà davvero.

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il bambino invisibile diventato leggenda - raimondo bultrini bangkok (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Esteri Gedhun Choeky Nyma aveva sei anni quando fu rapito Il bambino invisibile diventato leggenda RAIMONDO BULTRINI BANGKOK Nessuno è in grado di dire se Gedhun Choekyi Nyima ha mai saputo delle manifestazioni che in tutto il mondo si tengono ogni 25 aprile, il suo compleanno, per chiederne la liberazione da una prigionia durata 14 anni. L´XI Panchen del Tibet scelto dal Dalai Lama avrebbe oggi vent´anni, e ne aveva solo sei quando sparì dal suo villaggio di Lhari, nella provincia di Nanghu in Amdo, assieme a madre, padre e fratello maggiore. Era il maggio del 1995, pochi giorni dopo la nomina che lo aveva reso celebre in tutto il mondo. La divinazione per la scelta del numero due del buddismo fu effettuata dall´attuale leader tibetano nella sua residenza d´esilio di Dharamsala, in India, all´inizio di quell´anno. Dopo elaborati rituali fece roteare tre palline di tsampa - farina d´orzo abbrustolita - dentro una grande scatola aperta, finché saltò fuori per tre volte lo stesso nome scritto in un minuscolo foglio impastato nell´orzo: Ghedun. Di lui circolarono subito le prime leggende, a cominciare dal miracolo avvenuto in grembo, quando recitò a sua madre un mantra sacro. Ma Pechino non si lasciò certo commuovere dall´ondata di emozione che attraversò l´intero Tibet. Reagì alla notizia mobilitando tutto il suo apparato istituzionale. Cinquanta emissari raggiunsero Tashilungpo, storica sede dei Panchen dal diciassettesimo secolo, e fecero arrestare il Lama che aveva effettuato i riconoscimenti in accordo con le indicazioni di Dharamsala, Chadrel Rinpoche. Al suo posto misero un laico che aveva partecipato alle storiche e crudeli sedute di "autocritica" contro il decimo Panchen durante la Rivoluzione culturale, quando l´emanazione del "Budda di Luce Infinita Amithaba" (questo il titolo del Panchen) fu costretto a marcire per molti anni nelle prigioni cinesi. Poi prepararono una nuova lista di bambini tra i quali il figlio di due militanti del Partito di nome Gyiancain e la fecero approvare dai Lama fedeli. Molti si rifiutarono, ma nell´ottavo giorno dell´anno Maiale di Legno (29 novembre 1995), tra prostrazioni ai Budda e cerimonie, fu posta di fronte agli altari un´urna dorata che ha un valore storico importantissimo per la Cina. Venne infatti donata ai Reggenti del Tibet da un imperatore manchu nel diciottesimo secolo, proprio per infilarvi dentro non volgari palline di tsampa, ma dei bastoncini d´avorio con la stessa funzione divinatoria: la scelta del Dalai e del Panchen Lama. Secondo fonti del dissenso, quel giorno di 14 anni fa uno dei tre bastoncini era più lungo, per facilitare il compito del sacerdote che lo avrebbe estratto dall´urna d´oro. Gyiancain - si dice - era già pronto dietro a una tenda per fare la sua comparsa nella sala del tempio e ricevere l´investitura formale, davanti a Lama, dirigenti del partito e membri del governo. Negli stessi giorni il povero Ghedun subiva una sorte assai diversa e ancora oggi misteriosa, diventando il più piccolo prigioniero politico del mondo. Sappiamo solo che, se fosse ancora vivo, oggi avrebbe un compito di tutto rispetto, forse il più alto, nella vertenza decennale che vede contrapposti tibetani e cinesi. Contrariamente a quanto molti sono portati a credere, è il Panchen Lama a detenere il primato spirituale del Tibet, poiché fu la sua divinità emanatrice Amithaba a irradiare di Conoscenza, e di potere temporale, il capostipite del Popolo delle Nevi, chiamato dai tibetani Cenrezi (incarnato nell´attuale Dalai Lama). Non a caso i loro simboli sono quelli del Sole e della Luna, oppure del Padre e del Figlio, imprescindibili l´uno dall´altro. Il Dalai nomina il nuovo Panchen e viceversa, così che oscurando il Sole (il Panchen), la Cina intende fuori di metafora privare la Luna-Dalai del suo potere. Ma per i tibetani il Panchen di Pechino non sarà mai quello vero, e - ne sono certi - un giorno Padre e Figlio si riuniranno per sconfiggere con la loro unione le forze del Male che s´incuneano come una gigantesca ombra tra i due astri.

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borse e orologi a poco prezzo online uguali ma diversi, la truffa delle griffe - emilio randacio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2009)

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Pagina 41 - Cronaca Per la legge italiana è un reato, ma sono sempre di più i clienti che lo considerano comunque un buon affare Da Vuitton a Gucci, sul web è boom delle "repliche": spesso prodotte nelle stesse fabbriche degli originali Borse e orologi a poco prezzo online uguali ma diversi, la truffa delle griffe EMILIO RANDACIO milano Per la legge è una vera e propria truffa. Ma per molti clienti, una volta sperimentato l´acquisto, si tratta comunque di un buon affare. Il falso corre in Rete e assume le più mutevoli sembianze. Borse delle più ricercate griffe al mondo, Louis Vuitton su tutti. Ma anche orologi, con la casa ginevrina dei Rolex che spopola, per non parlare della Cina, che su Internet rilancia perfino modelli copiati di telefoni ipertecnologici di grandi marche. Per cercare di non incappare in qualche denuncia, gli ideatori di questo business si affidano al termine «repliche». Nessuno dice che si tratta di originali, ma si tiene a sottolineare che sono comunque copie identiche. è il caso del sito più gettonato in materia: «Borserepliche.com». Cosa propone? «Produzione italiana dei migliori modelli in commercio realizzati interamente a mano». Cloni raffazzonati? Dalle fotografie non sembrerebbe. Il prodotto viene elaborato «negli stessi laboratori dove vengono commissionate le borse originali delle grandi case della moda». Quindi, utilizzando «gli stessi materiali e lo stesso livello di finitura». Il risparmio? A volte anche dieci volte inferiori al prezzo dell´originale. Il modello gettonatissimo «Nèo Cabby» in un negozio Luis Vuitton ha un prezzo che si aggira sui 1200 euro. On line è possibile comprarlo a 180. «Indistinguibili dagli originali», garantiscono gli ideatori di «borserepliche». Il fornitore, inoltre, promette la «consegna gratuita» a 24 ore dall´ordinazione. Come riferimento, solo un indirizzo email. Non è un caso isolato quelle di «borserepliche». «Cnreplica.com», si dice abbia sede legale in Oriente. Propone in lingua inglese le ultime collezioni 2008. Vastissima la gamma: dall´onnipresente Vuitton a borse di Gucci, Prada e Fendi. Tutti i modelli, mediamente, non superano i 200 dollari. Si può pagare con carta di credito o attraverso bonifico, poi il pacco viene spedito direttamente a casa. Un mondo a parte sono gli orologi contraffatti. Sul sito Ebay, il più gettonato per le aste online, i collezionisti, su numerosissimi forum, sono da diversi mesi sul piede di guerra. Sempre più spesso incorrono in aste per oggetti che in realtà sono patacche. Il sito «Kingofreplica.com», proponeva i più svariati modelli da polso: dagli ambiti e pregiati Vacheron Constantin ai Panerai. Dal dicembre scorso, però, è misteriosamente sparito dalla Rete. I suoi ex acquirenti si sono divisi sul servizio ricevuto. Uno ha acquistato un Rolex Daytona a 1800 euro. A casa, secondo la sua versione, gli è stata spedita «una porcata in ottone con meccanica russa», e ha intentato causa. A dire il vero, non proprio a tutti gli affari vanno per il verso giusto. Lo scorso anno, infatti, il Nucleo di Polizia tributaria di Milano ha oscurato «Replicamaster.com». Secondo l´accusa, infatti, i gestori del business, avrebbero «introdotto in Italia prodotti con segni falsi», incorrendo in una denuncia. Nel 2006, in un´altra operazione delle Fiamme gialle, ne erano stati chiusi altri cinque, tra cui «Replikus.com», specializzato proprio in orologi "pataccari". L´Italia, stando ai numeri resi noti dal Parlamento nel 2006, aveva il triste primato in Europa per consumo di beni contraffatti. Quattro anni fa si calcolava che il giro d´affari ammontasse a oltre 3 miliardi e mezzo di euro. Ai prodotti in pelle spettava il 60% della torta.

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Non c'è accordo su clima e CO2 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-25 - pag: 18 autore: G-8 Ambiente. Il vertice di Siracusa si chiude con risultati inferiori alle attese: divergenze tra Ue, Usa, Russia e Giappone Non c'è accordo su clima e CO2 L'Onu: i Paesi più avanzati dichiarino gli obiettivi di riduzione delle emissioni Jacopo Giliberto Marco Magrini SIRACUSA. Dai nostri inviati In via ufficiale, il G8 Ambiente di Siracusa si è chiuso con due accordi. Una bella Carta di Siracusa sulla Biodiversità, argomento che appassiona gli ecologisti dell'orso polare e che è importante – parola del ministro italiano dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo – «anche contro la fame nel mondo ». Sul clima, tema bollente, invece si è arrivati a un modesto elenco di temi da trattare in futuro perché le delegazioni tra giovedì notte e venerdì mattina si sono spaccate e si sono sparigliate le carte per l'incontro dell'Onu sui cambiamenti climatici che si terrà in dicembre a Copenaghen. Da lunedì si cercherà di ricucire gli strappi durante il Major economies forum (Mef) convocato a Washington da Barack Obama con un'agenda che sembra lafotocopia di quella del G8 di Siracusa, mentre resta il dubbio sull'appuntamento successivo del Mef: era in programma in luglio alla Maddalena, ma lo spostamento del G8 all'Aquila ha fatto dire a Silvio Berlusconi che il Mef potrebbe tenersi alla Maddalena in autunno, oppure potrebbe accompagnare il G8 all'Aquila inluglio (come auspicano gli Stati Uniti, che hanno fretta di ragionare di clima). Una spaccatura di Siracusa riguarda gli obiettivi di concentrazione di anidride carbonica e le temperature massime dell'aria cui attenersi, e – per motivi differenti –Russia,Canada, Giappone e Stati Uniti non vogliono sentir parlare di queste cose che tanto piacciono a Bruxelles. L'altra divisione è sui Paesi in crescita. India e Sudafrica temono di impegnarsi a fondo, Cina e Brasile invece battono i Paesi industrializzati che da una decina d'anni traguardano limiti, delineano obiettivi, bisticcianosulle regole derivate dal Protocollo di Kyoto. Il Brasile invece parla poco e fa molto. Il 70% dell'energia è da fonti rinnovabili e il 50% dei carburanti per auto viene dalla canna da zucchero. Nei programmi di rilancio economico, in testa per investimenti ecologici, in efficienza energetica e riduzione delle emissioni non ci sono i grandi Paesi industrializzati. Prima al mondo per investimenti nella green economy è la Cina: il piano di rilancio destina all'economia pulita il 38% delle risorse; secondo il Brasile con il 18% mentre l'orgogliosa Europa ha un modesto 8 per cento. Esemplare il caso del ministro brasiliano Carlos Minc: «Abbiamo proposto al G8 di Siracusa che anche gli altri Paesi introducano la nostra tassa del 10% sui guadagni dell'industria petrolifera per alimentare i fondi destinati al clima. Proposta respinta. Abbiamo proposto una riduzione delle emissioni del 20% al 2017 e di un altro 25% al 2022, cioè un 45% in tutto. Proposta respinta». Alla fine sono stati individuati i nodi da sciogliere sul clima, e per la prima volta i Paesi G8 hanno accettato di parlarne. «Abbiamo definito in maniera franca e chiara – dice Prestigiacomo – i princìpi sui quali i capi di Stato dovranno spendere tutta la loro leadership: target nel breve e medio periodo; target a lungo termine; confrontabilità degli sforzi fra Paesi; finanziamenti; governance internazionale». «Quel che esce da Siracusa è che non è ancora chiaro come chiudere le distanze fra le posizioni dei vari Paesi»: Achim Steiner, 49 anni, direttore esecutivo dell'Unep (Onu), è critico ma anche realista. «è necessario che i Paesi industrializzati dichiarino apertamente gli obiettivi di riduzione delle emissioni che sono disposti ad assumere. Solo a quel punto, il vero dibattito potrà cominciare ». Il guaio è che, secondo Steiner, tutto questo dovrebbe accadere ben prima del cruciale appuntamento con il vertice di Copenaghen, a dicembre, che rischia altrimenti di raggiungere obiettivi «non sufficientemente ambiziosi». E qual è l'ambizione di partenza? «Resta quella di seguire le raccomandazioni degli scienziati dell'Ipcc:dimezzare le emissioni- serra entro il 2050. Da lì, si potranno poi decidere tutti gli obiettivi intermedi. In questo processo, dobbiamo mettere in conto tanto la real politik che la scienza». © RIPRODUZIONE RISERVATA Ministro. Carlos Minc, responsabile brasiliano dell'Ambiente ANSA

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Tra i creditori spunta anche la Rai (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-25 - pag: 33 autore: Crack Lehman. In totale gli iscritti al passivo sono 3.800 per 10 miliardi di dollari Tra i creditori spunta anche la Rai Laura Serafini ROMA I creditori di Lehman Brothers Holding Inc (Lbhi), la capogruppo americana finita in Chapter 11 nel settembre scorso, cominciano ad affluire in massa per ottenere l'insinuazione al passivo. E tra questi figurano le prime grandi società italiane. Il tribunale di New York non ha ancora fissato il termine ultimo entro il quale registrare il proprio credito, ma gli interessati si muovono in vista della presentazione del piano di ristrutturazione che saranno chiamati a votare e che dovrebbe essere presentato a metà luglio. Ad oggi Lbhi ha ricevuto "proof of claim", ovvero documentazione del diritto al credito, per circa 10 miliardi di dollari da parte di oltre 3.800 soggetti da tutto il mondo, Cina e Australia incluse. Il dato che spicca, seppure si tratta per ora di informazioni parziali perchè non tutti gli aventi diritto si sono ancora fatti avanti, è il peso dei gruppi italiani. I claim arrivati dall'Italia pesano per 570 milioni di dollari, e la parte del leone la fa il gruppo Fondiaria-Sai che vanta crediti complessivi per 485 milioni di dollari, pari a 365 milioni di euro. Una cifra che appare superiore all'esposizione dichiarata dal gruppo verso Lehman all'indomani del crack. I claim delle società che fanno capoa Salvatore Ligresti si collocano al terzo posto a livello mondiale, dietro 2,1 miliardi vantati da una controllata di Lehman (Lehman Brothers Bank Fsb) e 833 milioni rivendicati dal gruppo Usa Boise Land & Timber II. Nella documentazione fornita c'è conferma dei 37 milioni di eurodi esposizione del gruppo Fondiaria dichiarati a settembre, ma il dato non coincide per la controllata Popolare Vita, la joint-venture controllata al 50,1% dal gruppo Ligresti e per il resto dal Banco Popolare. A fine 2008 era stata annunciata un'esposizione su polizze index linked tra i 100 e i 200 milioni di euro nominali. Dai documenti del claim risultano invece rivendicati 433 milioni di dollari, pari a 326 milioni di euro.Va ricordato che i manager del gruppo a suo tempo avevano precisato che per quelle polizze la società non aveva garantito la restituzione del capitale, per cui il rischio sarebbe a carico della clientela per conto della quale la società ora agisce. Nella lista, poco oltre il decimo posto per entità del claim, figura Generali Versicherung Ag, la controllata austriaca del gruppo assicurativo di Trieste, che ha iscritto crediti per 70 milioni. Nel settembre scorso il gruppo aveva dichiarato un'esposizione di 110 milioni: è possibile, dunque, che l'invio della documentazione sia ancora parziale. Nella sfilza interminabile di nomi spuntano anche creditori inediti: Finmeccanica, con 479 mila dollari, la Rai con 526 mila dollari, Cassa di risparmio di Asti (650 mila dollari), Bim Vita (Banca Intermobiliare) per 718 mila dollari. Mentre Telecom Italia e Italease (quest'ultima esposta su contratti derivati) hanno per ora solo annunciato la presenza tra i creditori senza comprovare la consistenza del credito. E ancora: ci sono persone fisiche, dunque privati cittadini italiani, che hanno registrato complessivamente claim per 5 milioni. Mentre tra i gruppi internazionali hanno esposizioni consistenti il gruppo assicurativo Aviva (72 milioni), la portoghese Caixa Geral de Depositos (100 mi-lioni), la catena di hotel messicana Logan ( 75 milioni). Questi dati sono stati messi a disposizione sul sito ufficiale della procedura americana; la selezione e l'elaborazione di una parziale classifica è stata eseguita da Raffaele Romano e Angelo D'Alessandro dello Studio Giuridico Economico che assiste vari clienti iscritti alla procedura. «Questi dati mostrano che è stata capita l'importanza di avviare l'insinuazione al passivo- spiega Romano- si è visto infatti che alcuni crediti possono non risultare iscritti nei bilanci delle società emittenti dei bond. Inoltre, alcuni di questi iscritti sono creditori della Lehman Treasury Co, la società olandese finita sotto una diversa procedura. Ma poichè molti bond emessi in Olanda sono comunque garantiti dalla casa madre americana, è bene registrarsi in entrambe le procedure». © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI ITALIANI Società e singoli investitori chiedono 570 milioni $ Fon-Sai vanta un credito da 485 milioni, tra i più consistenti a livello globale

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Alluminio, il surplus frena i prezzi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-04-25 - pag: 48 autore: Non ferrosi. Vincenzo Pandolfo: l'Europa aumenta la dipendenza dall'estero Alluminio, il surplus frena i prezzi Roberto Capezzuoli Anche se è il metallo maggiormente utilizzato tra tutti i non ferrosi, l'alluminio è da mesi il fanalino di coda al London Metal Exchange. Rame, piombo e stagno hanno già accusato un "risveglio" delle quotazioni,mentre l'alluminio primario è rimasto al palo: ieri il contratto a tre mesi nella sessione ufficiale si è fermato a 1.455,50 dollari/tonnel-lata, il 2,8% meno di fine 2008e addirittura il 52,6% meno di dodici mesi prima. Il motivo, si legge in un commento di Andy Home per la Reuters, è semplice: la domanda al consumo crolla e la produzione cala troppo lentamente, a un ritmo globale di 34,2 milioni di tonnellate annue, alimentando un continuo accumulo di scorte. Lo confermano anche i dati del World Bureau of Metal Sta-tistics, secondo cui nei primi due mesi del 2009 la richiesta è scesa del 16% e la produzione del 10%, creando un'eccedenza di 426mila tonnellate. I timidi segnali di ripresa vengono dalla Cina, come nota Vincenzo Pandolfo, amministratore delegato della Pand olfo Alluminio SpA, un'azienda che trasforma ogni anno fino a 25mila tonnellate di metallo. «Pechino anticipa il rilancio della produzione industriale – spiega Pandolfo – e contemporaneamente opera un progressivo sganciamento dal dollaro. Di fatto la Cina, grazie alla vivace crescita della sua economia, utilizza i metalli industriali anche come beni rifugio». L'ampia offerta però continua a limitare le possibilità di rincari, mentre in Europa i segnali degli utilizzatori non sono univoci. Nei trasporti, dove si dirige circa il 35% dell'alluminio, la richiesta non sale, se non nel comparto ferroviario. Migliori le prospettive nel packaging e nei container, che rappresentano quasi il 25% delle destinazioni del metallo. Ancora in difficoltà invece ediliza e costruzioni. Secondo Pandolfo l'Europa ha stimoli insufficienti e a macchia di leopardo, con il risultato che si sta assistendo a una progressiva uscita dal settore dell'alluminio primario e a un conseguente aumento della dipendenza da Paesi terzi. A valle però il tessuto c'è e non si avverte l'intenzione di bloccare gli investimenti lanciati un anno orsono, quando la situazione mostrava un'evoluzione ancora brillante. «Qualche indicazione positiva si comincia a vedere –ammette Pandolfo – specialmente in Francia». Però gli ordinativi del primo trimestre dell'anno sono del 30-40% inferiori a quelli dello stesso periodo del 2008. E soprattutto, conclude Pandolfo, i clienti, anche se hanno scorte a livelli minimi, acquistano solo per soddisfare le necessità immediate, rendendo molto più difficile programmare l'attività per i mesi a venire. r.capezzuoli@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA ACQUIRENTI SEMPRE CAUTI Gli stock degli utilizzatori sono ai minimi termini ma gli ordinativi puntano a soddisfare soltanto le necessità immediate

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B&B è prima per crescita, Targetti leader nella luce (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-04-25 - pag: 23 autore: LA CLASSIFICA DELLE AZIENDE B&B è prima per crescita, Targetti leader nella luce Pambianco: per i mobili il 2008 chiude a +3,1% In calo la redditività, che si attesta al 5% Cristina Jucker S upera due miliardi il fatturato 2008 delle prime dieci aziende italiane del mobile per la casa: più esattamente 2.090 milioni, in crescita del 3,1% rispetto al 2007. Un incremento che sarà ben difficile replicare quest'anno. Le previsioni elaborate da Pambianco Strategie di impresa indicano un calo medio del fatturato delle imprese del campione del 3-4%, di fatto una perdita di almeno 6-7 punti rispetto all'anno prima. Questo risultato non potrà non avere conseguenze sulla redditività: l'ebitda (margine operativo lordo) medio potrebbe scendere di un punto e attestarsi intorno al 5% rispetto al 6% stimato per il 2008. «Nel settore del mobile la redditività non è mai stata molto alta – afferma Carlo Pambianco – e questo spiega anche la difficoltà per le aziende di varare investimenti soprattutto all'estero». Prima azienda della classifica, per fatturato, è Natuzzi, con 666 milioni, seguita da Poltrona Frau (310 milioni) e poi Molteni (258 milioni, secondo la stima di Pambianco) e ancora Chateau d'Ax (220 milioni), il gruppo B&B (210 milioni), Poliform (116 mi-lioni), Kartell (102 milioni), Soft Line (95) Poltronesofà (56) e infine Minotti (55 milioni stimati). Ma è il gruppo B&B quello che nel 2008 ha ottenuto la crescita maggiore: +13,3%. Poltrona Frau segue con +8,5%. Chiude la classifica Chateau d'Ax, i cui ricavi sono crollati l'anno scorso dell'11,1%. Un risultato, secondo Pambianco, «probabilmente legato al fatto che si tratta di un'azienda che si rivolge a un mercato di fascia media, quello che ha sofferto di più della crisi». In effetti le aziende analizzate da Pambianco sono molto diverse tra loro: c'è chi produce quasi tutto in Italia per una clientela di gamma alta e chi, come per esempio il gruppo Natuzzi, produce per la gran parte in Cina. Migliore, invece, la situazione delle aziende di illuminazione: 937 milioni di fatturato 2008 per le prime cinque (+7,5%). In testa Targetti Poulsen con 288 milioni e una crescita del 19,2% (dovuta però all'acquisizione nel 2007 della Poulsen Lighting), seconda iGuzzini (216 milioni, -5%), poi Beghelli (182 milioni, +8,4%), Artemide group (127 milioni, +9,1%) e infine Flos (125 milioni, +5%). © RIPRODUZIONE RISERVATA

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la patria e il nuovo padre padrone - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 25 - Commenti LA PATRIA E IL NUOVO PADRE PADRONE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Berlusconi ha raggiunto un livello di consenso che gli impone di proporsi come il rappresentante politico di tutti gli italiani, quelli che lo amano e quelli che non lo amano, quelli che hanno fiducia e quelli che ne diffidano, quelli che condividono il suo «fare» e quelli che l´avversano. Noi siamo tra questi ultimi ma riconosciamo che una svolta è stata compiuta, sia nella valutazione storica della Liberazione e della Resistenza, sia nel riconoscimento dei principi sui quali si regge la Costituzione, sia sul ruolo delle forze politiche che contribuirono alla rinascita democratica e che nel discorso di Onna sono state tutte nominate a cominciare dai comunisti, ai socialisti, ai democristiani, ai liberali (anche se l´ipotesi di cambiare il nome della celebrazione in quello di "Festa della Libertà" è certamente una proposta contro la memoria che indebolisce notevolmente le osservazioni precedentemente fatte). La fermezza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha giocato un ruolo determinante nella svolta berlusconiana; un altro elemento da non sottovalutare sarà pur venuto dalla posizione di Gianfranco Fini. La svolta è comunque avvenuta. Bisogna ora vedere se i seguiti saranno conformi al nuovo inizio e intanto rallegrarsene. Dunque tutto bene? Il tessuto democratico del paese si è rafforzato? Si aprirà finalmente una dialettica operosa tra governo ed opposizione? * * * Aldo Schiavone, in un articolo pubblicato ieri su «Repubblica» ha risposto anticipatamente a queste domande partendo dalla constatazione che in tempi di emergenza la spinta populista è un dato di realtà dal quale sarebbe sbagliato prescindere. Ci sono vari modi di affrontare questa deriva. Quello di Berlusconi, secondo il giudizio di Schiavone, consiste nel «rendere istituzionale la spinta populista, prolungarne e dilatarne gli effetti nello spazio sociale e nel tempo storico, alimentare un rapporto fideistico tra il leader e il ‘suo´ popolo, marginalizzare tutte le altre forme di rappresentanza a cominciare dalla divisione dei poteri e dalle autorità di garanzia come inutili impacci. Un Capo che sceglie e decide per tutti: è un modo di stressare la democrazia radicandola su una sola delle sue componenti». Ebbene la svolta berlusconiana di ieri, della quale abbiamo già segnalato gli aspetti positivi, non ci libera affatto da quelli negativi. Al contrario, li alimenta con nuova linfa rendendoli ancor più attuali e pericolosi. Diventa sempre più incombente la costruzione, già da tempo avviata, d´una nuova costituzione materiale all´ombra della Costituzione vigente, cioè una sua interpretazione che ne stravolge il senso riducendola ad un reperto fossile. Un´operazione del genere fu già compiuta nel corso della Prima Repubblica. Avvenne tra la metà degli anni Sessanta e la metà degli Ottanta; un ventennio nel corso del quale i partiti assorbirono le istituzioni, il governo si identificò con lo Stato, la democrazia si trasformò in partitocrazia, gli apparati politici confiscarono la pubblica amministrazione e taglieggiarono sistematicamente le imprese. La costituzione materiale partitocratica fece del Capo dello Stato un´autorità di second´ordine, esercitò un´influenza determinante sulla magistratura inquirente e giudicante, costruì l´impunità del potere e di chi lo impersonava. Le forme vennero scrupolosamente rispettate ma la sostanza fu invece sconvolta e manomessa. La stagione di Tangentopoli interruppe e anzi sembrò avere distrutto la partitocrazia. Cominciò allora la transizione verso la Seconda Repubblica che adesso ha infine assunto le sue caratteristiche con la costruzione di una nuova costituzione materiale molto diversa dalla precedente. Non sono più i partiti a monopolizzare il potere, ma un leader con il manipolo dei suoi più stretti collaboratori. Un leader antipolitico e sostanzialmente antiparlamentare, gestore sapiente del sistema mediatico, identificato con la ricerca ossessiva del consenso da trasformare giorno per giorno in plebiscito e da contrapporre a tutte le mediazioni e a tutto il sistema delle garanzie. La svolta di ieri ha rappresentato dunque un rilevante passo avanti e un ulteriore passo indietro di fronte alla democrazia partecipata. Passo avanti – l´abbiamo già detto – verso la pacificazione del Paese rispetto a quanto accadde sessant´anni fa. Passo indietro verso il populismo autoritario. Se l´asse portante della nostra Costituzione consiste nella divisione dei poteri, l´essenza della costituzione materiale berlusconiana è nell´unificazione dei poteri in una sola mano. Esecutivo, legislativo e giudiziario intestati al leader attraverso una prassi ed una serie di norme che la consolidano e la presidiano trasformandola in consuetudine. Il presidente Napolitano ha avvertito da tempo questa deriva e l´ha più volte segnalata con la discrezione che lo distingue. Più di recente deve aver avvertito che la crescita della nuova costituzione materiale stava per oltrepassare una soglia oltre la quale sarebbe diventata irreversibile per un lungo arco di anni ed ha ritenuto che il tema dovesse essere affrontato di petto. L´ha fatto pochi giorni fa inaugurando il festival della democrazia a Torino e indicano i principi che costituiscono il fondamento della democrazia repubblicana: lo stato di diritto, la divisione dei poteri, il ruolo indispensabile delle autorità di garanzia, il vigile rispetto della legalità costituzionale, il rafforzamento del potere esecutivo e dei poteri di controllo del Parlamento. I punti di riferimento culturali di questa visione configurano una democrazia liberale che ha i suoi autori in Montesquieu, Tocqueville, Croce e Luigi Einaudi. La «fantasia al potere» – che tanto piace a Berlusconi e ai suoi mentori – non trova posto in questa visione e rappresenta il culmine della modernità occidentale. Se volessimo raffigurare le due versioni contemporanee e contrapposte di due leader carismatici, facciamo i nomi di Berlusconi e di Barack Obama, con tutte le differenze di scala da essi rappresentate. * * * C´è un freschissimo esempio della «fantasia al potere» o meglio della «follia positiva» stando all´autodefinizione che ne ha dato lo stesso nostro premier, ed è il trasferimento del G8 che avrà luogo nel prossimo luglio dall´isola della Maddalena alla scuola degli allievi ufficiali dell´Aquila. Un colpo di scena suggerito da Bertolaso, sottosegretario alla Protezione civile e ai Grandi eventi e fatto proprio da Berlusconi con entusiasmo all´insaputa dello stesso governo da lui presieduto. Le motivazioni di questo «coup de thétre» sono quattro: le minori spese, il desiderio di mettere i potenti della terra a diretto contatto con una catastrofe naturale, la possibilità di elevare il caso Abruzzo dal livello nazionale a quello mondiale, la maggiore sicurezza del «meeting» tra le montagne abruzzesi rispetto alle sedi navali che l´avrebbero ospitato alla Maddalena. è sufficiente un sommario esame per capire che si tratta di motivazioni infondate. Le spese per realizzare il G8 alla Maddalena sono state tutte in grandissima parte già fatte (anche se ancora debbono essere pagate). Gli impianti previsti saranno comunque portati a termine. Nessun risparmio da questa parte sarà dunque realizzato. Il grande albergo a cinque stelle costruito nell´isola sarda resterà come una delle tante cattedrali nel deserto, di sperpero del denaro pubblico e di cementificazione di uno degli arcipelaghi più belli d´Europa. Il risparmio sulle spese navali rispetto a quelle aquilane sarà minimo, invece delle navi alla fonda bisognerà mobilitare una flotta di elicotteri che faccia la spola tra Roma e l´Aquila. I potenti della terra hanno purtroppo larga esperienza di catastrofi naturali, in Giappone, in Louisiana, in Florida, in California, in Russia, in India, in Cina, in Turchia. Insomma nel mondo intero. Portare il caso Abruzzo all´attenzione del mondo affinché dia una mano per risolverlo è risibile. C´è l´intero continente africano che è di per sé una catastrofe, per citare un solo caso tra tanti. La sicurezza contro i No Global. Non metteranno piede all´Aquila, l´hanno già detto. Ma faranno altrove le loro prove. Speriamo vivamente che siano prove puramente dimostrative. Se comunque, come scopre ora Bertolaso, garantire sicurezza alla Maddalena era un compito così arduo, ci si domanda adesso perché fu scelta quella località. Forse Bertolaso ha troppe cose da fare: la protezione contro le catastrofi, i rifiuti dell´immondizia, la progettazione ed esecuzione dei grandi eventi. Il tutto non solo sulle sue spalle ma sulle strutture della Protezione civile. Che non stia nascendo, sotto la leadership politica di Berlusconi, una leadership tecnocratica di Bertolaso? Non credo che i vertici negli altri paesi siano affidati alla Protezione civile. Li curano i ministri dell´Interno, i Servizi di sicurezza, le forze della sicurezza pubblica. Che c´entra la Protezione civile? I pompieri che ne costituiscono l´ossatura? Bertolaso, racconta il generale della Finanza, Lisi, che lo vede lavorare nella sua scuola, «lavora notte e giorno, non dorme, è una fucina di iniziative, non è un uomo ma un miracolo». Forse se si concentrasse su uno solo dei suoi tanti compiti eviterebbe alcune disfunzioni che stanno emergendo in questi giorni e che i terremotati vivono sulla loro pelle. No, neanche Bertolaso è infallibile. Quanto ai miracoli, beati i paesi che sanno farne a meno.

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"meno scena, più rigore e l'oggetto ritorna utile" - carlotta magnanini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Milano I consigli I superstar "Meno scena, più rigore e l´oggetto ritorna utile" "La crisi ha spinto a ripensare il design" Ai visitatori last minute indico la mostra Memphis Blue dalla Sozzani e l´allestimento 5.5 al Centre culturel franÇais. Ma anche le macellerie in Sarpi Le mie scelte sono il divano di Moroso firmato Yoshiokao, la lampada di Maurer, la vegetal chair dei fratelli Bouroullec. E il ritorno di Philippe Starck è positivo il bilancio complessivo del "dentro e fuori" della direttrice del Triennale Museum CARLOTTA MAGNANINI Silvana Annichiarico è tra quelli che, del Salone, hanno di sicuro consumato meno drink in Tortona e più chilometri sui padiglioni di Rho. E come direttrice del Triennale Design Museum, è anche tra quelli che del Salone possono fare meglio un bilancio "nell´anno della crisi", si diceva: «Così si diceva, infatti. L´impressione che ho avuto io è che sia stata un´edizione più prudente e rigorosa, ma non meno vivace del solito. In fiera gli allestimenti erano meno scenografici e ridondanti, c´erano meno prototipi, meno eccentricità». Sotto tono, quindi? «No, piuttosto all´insegna della funzionalità. C´è stato un ritorno all´oggetto "utile", all´oggetto d´uso, che è positivo. Ma ci sono state anche assenze importanti, che è negativo, come il Gruppo Charme che si è spostato in città creando un vuoto qualitativo. La fiera del mobile di Milano è unica al mondo per la forte concentrazione di aziende e se le più importanti defezionano lo leggo come un segno di indebolimento». E rafforzamento del "contorno" della movida per i non addetti: il Fuorisalone. «Il Fuorisalone esiste da un punto di vista sperimentale, culturale, per i giovani emergenti, ma senza l´indissolubile polo fieristico non avrebbe alcun senso». La recessione si è ripercossa anche sulle idee, oltre che sul mercato? «I momenti di crisi sono una grande opportunità per ripensare, anzi, ridisegnare il mondo. Oggi credo sia più evidente che si debbano creare oggetti utili e meno "moda", come invece è stata la tendenza negli ultimi anni». E invece la moda ha influenzato parecchio il design, o meglio, ultimamente se ne è proprio impossessata. Di chi è stata la colpa? «Del marketing, della comunicazione… anche dei designer. In questi casi si tratta sempre di corresponsabilità». Vico Magistretti diceva che l´età d´oro del design, gli anni Sessanta, fu possibile solo in un particolare momento storico milanese in cui c´era una forte rete artiginale. «Esatto. Allora si soddisfarono sogni e bisogni; oggi questa crisi sta un po´ ricreando una situazione da Dopoguerra». Quest´anno che cosa le è piaciuto? «Aziende coraggiose, come Meritalia o Moroso, che hanno sperimentato nuovi modi di espressività: la prima insieme a Gaetano Pesce, con il divano Montanara a raffigurazioni di paesaggi, poi le creazioni con Alessandro Mendini. Di Moroso invece mi è piaciuta la collezione ispirata al mondo settecentesco, composto e in crinolina». Gli oggetti superstar? «La lampada Lacrime del pescatore di Ingo Maurer, la vegetal chair dei fratelli Bouroullec, Paper Cloud, il divano di Moroso progettato da Tokujin Yoshiokao… E, devo ammettere, ho visto anche un ritorno di Philippe Starck». Lei ha curato un libro intitolato Le sette ossessioni del design Italiano. Quali sono state le ossessioni del Salone 2009? «Senz´altro i temi forti sono stati la sostenibilità, l´eco, il riciclo, ma anche un certo duchampsismo. E poi il ritorno alla casa come rifugio, il cocooning, le forme morbide e soffici… accoglienti». Ultimo giorno: che cosa segnalerebbe invece ai visitatori last minute del Fuorisalone? «Mi è piaciuta molto la mostra Memphis Blue curata da Barbara Radice in Galleria Sozzani e l´allestimento del gruppo 5.5 al Centre culturel FranÇais de Milan. Mi sono divertita moltissimo anche tra i negozi e le macellerie di Paolo Sarpi: una bellissima interpretazione del legame culturale con la Cina. E poi alla Triennale segnalerei i giapponesi della Japan Design Selection… un consiglio disinteressato, perché non l´abbiamo organizzata noi».

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al festival di bergamo e brescia le superstar arrivano da oriente - luigi di fronzo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVIII - Milano Al Festival di Bergamo e Brescia le superstar arrivano da Oriente Oggi un´orchestra di strumenti cinesi tradizionali apre la manifestazione intitolata a Benedetti Michelangeli, che ospita anche il pianista Lang Lang LUIGI DI FRONZO Vira ad Oriente il Festival Benedetti Michelangeli, cavalcando la moda della musica classica scoppiata in Cina. Un intento che svetta in testa alla 46esima edizione della rassegna di Brescia e Bergamo, che dopo aver attraversato in autunno l´impero del dragone con una ricca tournée di concerti nei magnifici auditorium Pechino, Shanghai, Guangzhou, Shenzen e Hong-Kong ospita da oggi i nomi più emergenti del nuovo corso come il pianista-divo Lang Lang e il compositore da premio Oscar Tan Dun. Curioso epilogo storico per un paese che sotto il regime maoista bandiva Mozart e Beethoven come odiati simboli dell´occidente capitalistico e adesso alimenta uno scambio fitto di recital e concerti. Così il Festival tracciato dal direttore artistico Pier Carlo Orizio dedica buona parte del programma a questo tema, senza tralasciare la musica tradizionale. Oggi a Brescia si parte con la China Broacasting Chinese Orchestra di strumenti tradizionali cinesi diretta dall´emergente Pang Kapang (replica domani a Bergamo) che apre le più svariate angolature con artisti asiatici: la pianista in ascesa Yuja Wang (1° maggio a Bergamo, su un programma tradizionale da Scarlatti a Stravinskij), il collega-star Lang Lang (3 maggio a Brescia, al quale verrà conferito quest´anno il Premio Michelangeli), la Bejing Symphony Orchestra diretta da Tan Lihua (13 maggio a Brescia, 14 a Bergamo) e l´Orchestra di Padova e del Veneto trainata dal direttore/compositore Tan Dun (16 maggio a Bergamo, 17 a Brescia). Dun, già acclamato nel 2000 come vincitore dell´Oscar per la colonna sonora del film La tigre e il dragone, presenta due brani uno dei quali (The map, già realizzato con la Filarmonica della Scala) prevede l´utilizzo del video. Ma il ciclo, che si chiude il 12 giugno a Brescia e il 13 a Bergamo con la Hong-Kong Sinfonietta guidata dal direttore donna Yip Wing-Sie (in programma un´altra partitura di Tan Dun, il Concerto per orchestra) non si limita a sviscerare il tema cinese. Ci sarà molto Bach suonato al pianoforte, per sfatare il mito che la sua musica vada eseguìta solo sul cembalo con l´ungherese AndrÁs Schiff nelle Suites francesi (5, 6 maggio), l´iraniano Ramin Bahrami (L´arte della fuga, 8/9 maggio) e la canadese Angela Hewitt (Partita n.2, estratti dal Clavicembalo ben temperato 2/3 giugno), oltre al recital di Alexander Lonquich con le Variazioni Goldberg (9 e 10 giugno). Ma il cartellone indugia su altri momenti espressivi con l´Orchestre National de France del direttore Daniele Gatti (28 aprile, pianista Emmanuel Ax nel Concerto n.2 di Brahms), l´Orchestre Philarmonique du Luxembourg diretta da Emmanuel Krivine, pianista Nikolaj Lugansky (18, 19 maggio), la Stuttgarter Philarmonie con il violinista Edoardo Zosi (25/26 maggio), l´Orchestra Michelangeli di Agostino Orizio (28 maggio) e la Russian National Orchestra con Alexander Toradze al pianoforte, il 29 e 30 maggio.

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brevi, schede e richiami 3 (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)

Argomenti: Cina

N ei secoli passati non si beveva solo tè e il Museo Duca di Martina dimostra con il weekend che prosegue oggi che anche la birra era molto apprezzata. Avorio, porcellana, vetro, grès: materiali usati per i trenta boccali fabbricati in Francia, Olanda, Inghilterra, Cina e Giappone, che facevano parte della collezione di 7000 oggetti d'arte di Placido de Sangro, Duca di Martina. I boccali di preziosa manifattura saranno mostrati a partire dalle 11 nel museo della Floridiana e alla visita si accompagnerà una degustazione di birra. Prenotazione obbligatoria 84880288, partecipazione gratuita fino a esaurimento di posti. A cura del Polo Museale Speciale, a chiusura della Settimana della Cultura 2009.

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new york va pazza per la bici retrò - eugenio capodacqua (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Cronaca New York va pazza per la bici retrò Pedalare le tendenze Figlia della crisi, ecologicamente corretta, con un risparmio energetico del cento per cento, a un prezzo accessibile: la moda dell´"olandese" furoreggia nelle metropoli americane. E in Italia? Forse riusciremo a imitarla: l´offerta di modelli è ricca e altamente competitiva Ma nelle città l´automobile la fa ancora troppo da padrona EUGENIO CAPODACQUA m anubrio alto e squadrato, sella ampia e molleggiata, carter copricatena, freni rigorosamente a bacchetta, parafanghi, portapacchi, colore scuro e satinato: ecco la moda che sta conquistando l´America. Questa volta non si tratta del solito mega-suv superaccessoriato, bensì della vecchia, cara bicicletta. La nuova frontiera è la bici old fashion, che nega la tecnologia più moderna al carbonio ed è la copia conforme della vecchia "spicciola" dei guardiani notturni. E che ha il corrispondente femminile nella celebre "olandesina", cavallo di battaglia da decenni della Royal Dutch Gazelle, la più famosa fabbrica olandese: 350mila bici l´anno e un fatturato di oltre dodici milioni di euro. In America è già boom: frutto della crisi, ma anche di una moda retrò che affascina a conquista. Recarsi in ufficio, giacca e cravatta, dondolando lentamente sui pedali, fa chic, ha il sapore di un tuffo nel passato e proietta immediatamente in un´altra dimensione tempo-spazio, fuori dallo stress di tutti i giorni. Oltre che consentire evidenti risparmi energetici. Fra gli atout del successo, il prezzo accessibile: tra i mille e i duemila dollari. L´analogo in Italia, ovvero la mitica Imperiale della Dei (Atala), costa milletrecento euro. Il prodotto c´è già, la moda forse arriverà presto. Ma i contorni di una città a dimensione di due ruote a pedali sono ancora molto sfumati. C´è il tentativo di aprire un discorso, addirittura a livello mondiale. Google censisce circa centoquaranta città, dalla Cina all´America, che sperimentano con successo il "bike sharing", cioè la possibilità di noleggiare bici nel centro cittadino spostandosi da un punto all´altro. Una quindicina sono italiane, concentrate in Piemonte: Alba, Borgomanero, Cuneo, Bra, Fossano, Pinerolo, Settimo Torinese, Novara; ma ci sono anche Milano, Bari, Genova... Roma ha varato, non senza contraddizioni, diciannove punti di "sharing" con duecento mezzi a disposizione. Ma nel caotico traffico cittadino non se ne è accorto quasi nessuno. La moda Usa potrebbe fungere da traino. Però l´obbiettivo Olanda, con i suoi 22mila km di piste ciclabili e perfino il taxi-bici pubblico, è tuttora una chimera. La città ciclistica è un obbiettivo lontano. L´uomo a pedali dà fastidio a quello nevrotizzato a motore, lo impaccia, gli fa perdere tempo. Per questo forse la bici resta un apprezzato attrezzo sportivo ma non diventa un mezzo vero e proprio di trasporto da tutti i giorni. Anche per questo la mobilità in bici nelle grandi città sfiora appena il sette per cento. E allora, il successo Usa? Da tempo nelle grandi città d´America le bici sono più veloci delle macchine incatramate nel traffico cittadino, tant´è che le agenzie di consegna a due ruote sono proliferate negli ultimi lustri. Ma alla base c´è altro: ci sono le strade dedicate al pedale. A New York sono centosettanta le miglia di piste ciclabili: duecentosettanta chilometri riservati. A Roma ce ne sono miseri quarantacinque, percorsi scassatissimi, poco praticabili, tracciati in periferia: oasi isolate, da tempo libero, non vie di comunicazione (ciclistiche) che scorrono come vene nel centro della città.

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"la crisi frena, guardiamo avanti: cambiare le pensioni, via le province" - roberto mania (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 11 - Economia Da luglio si risale Subito le riforme "La crisi frena, guardiamo avanti: cambiare le pensioni, via le province" Marcegaglia: non siamo più in un precipizio, ma l´occupazione peggiorerà Sarà un anno nero con un recupero nella seconda metà. Gli ammortizzatori hanno retto e i sindacati hanno dato prova di grande responsabilità, anche la Fiom Usciremo più forti solo se il governo farà le riforme: liberi i servizi pubblici locali dall´occupazione crescente della politica; alzi l´età pensionabile ROBERTO MANIA ROMA - Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, ha trascorso gli ultimi sei mesi in trincea, schierata con le migliaia di piccoli imprenditori, di fatto il "nocciolo duro" della sua associazione, a combattere contro il congelamento del credito da parte dei banchieri e contro la cautela del nostro governo a mettere in campo risorse «vere», come disse. Ora Marcegaglia lancia le sue proposte per il dopo recessione e chiede le riforme. Perché dopo aver disegnato scenari nerissimi, la Confindustria si è iscritta al partito degli ottimisti, tra i quali ci sono Berlusconi e Tremonti? «Premesso che fare previsioni in questo contesto è molto difficile, le ricordo che il nostro Centro studi stima per il 2009 una caduta del Pil del 3,5 per cento. Dunque il 2009 sarà un anno assolutamente nero, ma quel dato sconta già un miglioramento nella seconda metà dell´anno». Quando prevedete la ripresa? «Fino a qualche mese sembravamo in un precipizio senza fine. Ora sappiamo che abbiamo toccato il fondo, ma non si può certo ancora parlare di ripresa. I miglioramenti si cominceranno a vedere nella seconda metà dell´anno. Resto convinta che per tornare ai livelli del 2007 ci vorranno dai due ai tre anni. Oggi ci sono diversi segnali non negativi destinati a rafforzarsi nei prossimi mesi. Negli Stati Uniti si prevede una ripresa già entro la fine di quest´anno, la Cina sembrerebbe a un passo da una ripresa vigorosa, la fiducia degli imprenditori tedeschi è in leggera risalita. E anche da noi la caduta dell´export si è arrestata». Anche per l´occupazione il peggio è alle nostre spalle? «No. L´occupazione reagisce con mesi di ritardo. Per questo da qui a fine anno prevediamo un peggioramento della situazione occupazionale». Teme il rischio che scoppino tensioni sociali come è successo in Francia e in Gran Bretagna? «Devo dire che i nostri tanto bistrattati ammortizzatori sociali hanno retto bene di fronte alla crisi. La cassa integrazione ordinaria si è dimostrata utilissima, i correttivi introdotti dal governo sono stati adeguati, la cassa in deroga soprattutto per le piccole imprese è importante. Credo e spero che gli otto miliardi stanziati dal governo siano sufficienti a evitare conflitti sociali. è giusto anche dare atto al senso di responsabilità con cui nelle aziende e a livello locale i sindacati hanno gestito la crisi». Anche la Fiom e la Cgil? «La Cgil e la Fiom si stanno comportando bene, pure nelle aree considerate più calde: da Brescia a Reggio Emilia». Sarà lo Stato-capitalista a portarci fuori dalla recessione? «Pensare che sia lo Stato a guidare la ripresa dell´economia sarebbe un tragico errore». Berlusconi e Tremonti sostengono che l´Italia che uscirà dalla crisi sarà più forte. Lei è d´accordo? «No. Usciremo più forti solo se sapremo utilizzare la crisi per fare le riforme strutturali che vengono sempre rinviate. Altrimenti rischiamo di uscire dalla crisi esattamente nella posizione di prima. E non era una buona posizione». Quali sono le riforme da fare? «Sono quelle della pubblica amministrazione, della liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali dove sta crescendo l´occupazione da parte della politica, della previdenza, della sanità. E ancora: aboliamo le Province che non servono a niente come tanti altri enti inutili». Perché il governo che ha un così largo consenso evita di aprire questi capitoli? «Perché sono materie ad alto tasso di impopolarità». Considera insufficiente anche l´azione del ministro Brunetta? «Ha impostato un lavoro serio ma ora bisogna velocizzare la fase della realizzazione». Cosa propone per le pensioni e per la sanità? «Di alzare l´età pensionabile e, sul fronte sanitario, di tagliare gli sprechi». Non le pare una contraddizione che il presidente della Confindustria chieda un aumento dell´età pensionabile quando le imprese stanno ricorrendo a forme di prepensionamenti? «è vero. Ma una volta superata la crisi il problema si porrà identico. Si deve cominciare a ragionare sul dopo». La Confindustria ha proposto sgravi fiscali per le aziende che reinvestiranno gli utili. Con un debito alle stelle e un deficit in progressiva crescita come pensa che si finanzierà una misura di questo tipo? «In buona parte, nel breve-medio periodo, si autofinanzierà. Ripeto: dobbiamo pensare al dopo crisi in un mondo dove non ci sarà più un eccesso di credito». Tremonti proporrà al prossimo G8 l´idea di una nuova Bretton Woods per riscrivere le regole dell´economia mondiale. è d´accordo? «Sono contraria a un eccesso di regolazione. Il problema non è avere più regole, bensì regole migliori per coprire i "buchi" che hanno portato alla crisi della finanza».

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l'isola felice - valerio berruti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 26 - Automotori L´ISOLA FELICE VALERIO BERRUTI Dopo il buio un po´ di luce. I grandi costruttori di automobili se la vanno a cercare a Shanghai dove è in corso la tredicesima edizione di un Salone di cui fino a poco tempo fa ignoravano quasi tutti l´esistenza. Non c´è più l´ottimismo e la crescita di appena un anno fa ma i numeri non sono certo quelli che siamo abituati a leggere in questi mesi. Dieter Zetsche, capo della Mercedes, è stato il primo a scaldare l´ambiente. Ad allargare le braccia e a dichiarare, quasi volesse liberarsi di un incubo, che «con i tempi che corrono è bello essere in un posto dove le cose vanno bene». Per lui in particolar modo, dato che a marzo le vendite della casa tedesca sono cresciute del 50%. Ma anche per la maggior parte dei suoi colleghi perchè il mercato cinese, diventato il secondo al mondo, è l´unico davvero in salute. A marzo, tanto per rendere meglio l´idea, è stato raggiunto il record degli 1,11 milioni di veicoli venduti, superando così per il terzo mese consecutivo le vendite mensili degli Stati Uniti e migliorando del 5% la performance registrata nello stesso periodo dell´anno scorso. Secondo gli analisti della J. D. Power, in un mercato mondiale dell´auto stimato nel 2009 in calo dell´8,2 per cento, la Cina dovrebbe crescere di circa il 10. Di questi tempi sembra addirittura fantascienza. Così come l´esuberanza cinese negli acquisti che ha colto alla sprovvista i produttori che avevano ridotto il numero delle auto in costruzione perché spaventati dalle prospettive della crisi globale e per la leggera flessione delle vendite registrata negli ultimi mesi del 2008. Insomma, per fortuna c´è qualcuno che l´auto la vuole ancora. Una specie di salvavita per i costruttori americani. A cominciare dalla General Motors, afflitta da un crollo delle vendite che negli Stati Uniti su base annua è del 40%. Qui, invece, perfino per lei è tutt´altra musica: a marzo le vendite sono salite a 137 mila unità, pari al 24,6 per cento in più dell´anno scorso. Il taglio delle tasse e altre politiche governative per incoraggiare l´acquisto di auto piccole e dai bassi consumi hanno poi fatto schizzare del 38%, pari a 90.784 veicoli, le vendite delle mini auto prodotte dalla joint venture tra la General Motors, la Shanghai Automotive Industry Corporation (Saic) e la cinese Wuling. Kevin Wale, presidente di GM China, spera addirittura di duplicare le vendite arrivando, entro il 2014, a oltre 2 milioni di auto vendute ogni anno. Per farlo conta di rinnovare nello stesso periodo oltre 30 modelli. A sentire quello che succede in America sembra qualcosa di molto vicino al miracolo.

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Prima emissione di bond dell'Fmi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-04-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-26 - pag: 3 autore: Operazione per i Paesi in difficoltà ma i Bric vogliono garanzie Prima emissione di bond dell'Fmi WASHINGTON. Dal nostro inviato Il Fondo monetario emetterà obbligazioni per ricevere finanziamenti dai grandi Paesi emergenti per avere le risorse necessarie per assistere i Paesi in difficoltà a causa della crisi globale. è la prima volta che avviene nella storia ultrasessantennale del Fondo e, anche se i dettagli tecnici non sono ancora definiti, il direttore dell'Fmi, Dominque Strauss-Kahn, ha dichiarato che si va in questa direzione. Il vertice del G-20 del 2 aprile a Londra ha istruito i ministri finanziari perché trovino il modo di triplicare a 750 miliardi di dollari le risorse del Fondo, per poter soccorrere i Paesi investiti dalla crisi. Ma la discussione tecnica ha messo in luce una spaccatura, con l'opposizione delle grandi economie emergenti, i cosiddetti Bric (Brasile, Russia, India e Cina), a fornire nuove risorse all'Fmi senza aver avuto assicurazioni che le loro quote nel capitale del Fondo vengano aumentate per riflettere il peso guadagnato nell'economia globale. Portavoce dei Bric è il ministro brasiliano Guido Mantega, secondo cui questi Paesi non sono disposti a fare un prestito al Fondo secondo le modalità usua-li, il cosiddetto sportello Nab usato dai Paesi industriali. Giappone e Ue hanno già promesso 100 miliardi di dollari l'uno e gli Usa, Congresso permettendo, dovrebbero fare lo stesso. Altri Paesi offriranno contributi minori. Il sistema di prestiti al Fondo è governato da regole vecchie, ha detto Mantega, che non tengono conto dell'influenza degli emergenti. Brasilia e Pechino hanno insistito per l'emissione di obbligazioni dell'Fmi, a un tasso superiore a quello dei titoli del Tesoro Usa, in modo da servire anche come strumento di diversificazione delle riserve ufficiali. La revisione delle quote del Fondo deve completarsi entro l'inizio del 2011,secondo le indicazioni del summit del G- 20. L'altro punto controverso è la composizione del consiglio dell'Fmi, dove gli europei detengono 8 dei 24 seggi, rappresentanza anacronistica, secondo i Bric. La soluzione del problema non sarà facilecome dimostrano le dichiarazioni del ministro belga Didier Reynders (il Belgio è tra i principali candidati a perdere il seggio): «Lo status quo va benissimo». A.Me. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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new york ora teme l'isolamento obama: "prese le misure necessarie" - (segue dalla prima pagina) vittorio zucconi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Esteri New York ora teme l´isolamento Obama: "Prese le misure necessarie" Contagiati 28 studenti, bandite carni Usa in Russia e Cina Gli Stati Uniti La psicosi della pandemia fa volare a Wall Street le azioni di Big Pharma (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) VITTORIO ZUCCONI Sugli Stati Uniti il resto del mondo ha issato la "bandiera gialla" di una semi quarantena globale. Non venite qui tra noi infetti, non mangiate i nostri maiali, sorvegliate i turisti che arrivano a voi da qui. L´influenza suina è divenuta il "virus nordamericano", nonostante il presidente Obama si affanni a dire che «non ci sono veri motivi di allarme» e il numero dei casi, fra accertati e probabili, sia per ora meno di 50, su una popolazione di 310 milioni. L´influenza mutante ha qualcosa di mostruosamente inquietante, nonostante la "solita" influenza stagionale uccida 36 mila americani ogni anno, secondo le cifre ufficiali del Centro per il Controllo delle Malattie, nella generale indifferenza. Ma la pandemia del panico, cominciata nel Messico, ha infettato tutta l´America del Nord, quando il ministro per la Sicurezza Nazionale, Janet Napolitano, ha proclamato lo stato d´emergenza per mettere in moto le procedure di controllo e liberare i fondi governativi destinati alla risposta nazionale contro minacce biologiche naturali o terroristiche. E gli Stati Uniti sono divenuti il centro dell´ansia e dell´attenzione. I casi accertati del morbo che i liceali dell´Istituto San Francesco di Queens hanno contratto in Messico e dal quale sono guariti in pochi giorni, aumenteranno, perché i 350 laboratori federali ora li cercano dietro ogni febbre e tosse. E dunque li trovano. Sono sotto il microscopio le scuole, soprattutto i licei di frontiera col Messico, in Texas, dove tre nuovi casi sono stati segnalati a San Antonio, perché questa infezione sembra colpire non i soliti "vecchi, bambini e malati", ma i giovani, come fece, 90 anni or sono, la madre orribile di tutte le pandemie influenza, la Spagnola. Starnutisce Wall Street, che aveva appena cominciato la convalescenza dalla terribile influenza finanziaria dell´estate scorsa, e barcolla tra la voglia di accasciarsi e la ricerca di quei titoli di farmaceutiche e industrie della sanità privata che rastrelleranno profitti dai milioni - già 40 milioni di flaconi messi in commercio dalle scorte strategiche nazionali - di confezioni di medicinali antivirali e di antibiotici per trattare le complicanze batteriche, perché non c´è dramma dal quale non si possa guadagnare qualche dollaro (la paura di una pandemia fa decollare le azioni di Big Pharma). S´indignano le voci pubbliche, scoprendo che la Unione Europea invita a non volare negli Usa, come se questo fosse divenuto il lebbrosario del mondo. Gli allevatori di maiali del Kansas e dell´Iowa scoprono che i loro porcelli sono stati messi al bando dal governo cinese, da quello russo, da Abu Dhabi e da Dubai, nonostante non esista alcun pericolo nel consumi di carni di suini cotte o insaccate. Il segretario di Stato Clinton ci ammonisce a non fare viaggi oltre frontiera, proprio mentre altre nazioni ammoniscono i loro cittadini a non venire in America, ma nei principali aeroporti internazionali sono stati installati sensori a infrarossi per provare a distanza la temperature dei passeggeri. E a tutti i viaggiatori in ingresso saranno distribuite schede, gialle naturalmente, con numeri di telefono ai quali rivolgersi in caso di sospetta infezione. «Quello che abbiamo fatto finora - diceva ieri mattina Obama che ora deve affrontare anche l´aggressione del maiale infettivo per la scadenza dei suoi 100 giorni - è creare le condizioni per rispondere a ogni emergenza». «La buona notizia è che finora non ci sono altri focolai di infezioni a New York oltre quelli del Liceo San Francesco - annuncia in diretta tv il sindaco Bloomberg - 45 giorni dopo l´identificazione dei primi casi. La cattiva notizia è che non sappiamo se ne troveremo altri». La bandiera gialla sventola sulla Statua della Libertà. Tra la sempre presente psicosi dell´attacco bioterroristico e la preoccupazione politica di farsi trovare impreparati come Bush a New Orleans, le autorità americane inconsapevolmente alimentano il panico mentre cercano di controllarlo. Il direttore del Cdc di Atlanta ha cercato di invertire gli ingranaggi della psicosi. Ha spiegato che la trasmissione dei casi è ancora minima, che non ci sono segnali di accelerazione dell´epidemia e che tutti i pazienti accertati sono colpiti da forme benigne. Ma le contee, le città dalle quali in America dipendono le scuole, cominciano a chiudere edifici, ad annullare funzioni pubbliche, perché la minaccia di future querele e di colossali cause per danni, sempre presenti negli Stati Uniti, ispira l´eccesso di cautela. Ci saranno altri casi, qui nel nostro lazzaretto nordamericano, perché l´indagine ora scoverà il virus. L´aumento produrrà le inevitabili mascherine chirurgiche bianche o blu, anche se al Centro per il Controllo delle Malattie spiegano che la loro efficacia preventiva è dubbia, e le precauzioni migliori restano l´acqua e il sapone ed evitare «il bacetto di saluto». In qualche zone di confine come la California le mascherine sono già comparse e la sindrome dell´untore si allarga. C´è qualcosa di irresistibilmente terrorizzante in questa influenza venuta dai porcili, quasi la vendetta sempre attesa degli animali contro chi li alleva per macellarli. In fondo, segretamente, ideologicamente, non dispiace al resto del mondo l´idea che proprio l´America che per otto anni ha preteso di esportare la democrazia, ora sia accusata di poter esportare l´influenza del maiale. E il liberatore sia divenuto l´untore.

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"nel 2009 ripresa lentissima ma è ora di tornare a investire" - ettore livini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 9 - Economia Il governo La locomotiva Giorgio Squinzi, presidente Federchimica: chi fa impresa deve credere di più in se stesso "Nel 2009 ripresa lentissima ma è ora di tornare a investire" Lo Stato deve incentivare la vocazione internazionale e far scendere il costo-energia Il mondo ripartirà davvero quando gli Stati Uniti ritorneranno a consumare ETTORE LIVINI MILANO - «Il cammino per uscire dalla crisi sarà lungo. Però il peggio è già alle spalle. E noi stiamo già sperimentando una timida ripresa della domanda». Se a dirlo è Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica e numero uno di un gruppo – la Mapei – con 54 fabbriche in cinque continenti, c´è da credergli. Il suo settore è da sempre uno degli indicatori più sensibili della congiuntura economica («soffriamo da inizio 2008, ben prima del caso Lehman...») e un timido raggio di sole in un mondo presente in tante filiere produttive – dai prodotti di largo consumo, all´auto fino all´edilizia – vale doppio. Quali sono le ragioni per essere ottimisti, dottor Squinzi? «Sono i numeri a confortarci. Prenda l´etilene, una delle componenti base di tutta la nostra produzione. Tra dicembre e gennaio ne compravi una tonnellata con 500 euro. Ora ne servono 600, il 20% in più. In parte perché le aziende, dopo aver svuotato i magazzini, stanno tornando a riempirli. Ma lo fanno perché tutti hanno fiutato che il vento sta iniziando a cambiare». Con le plastiche avete un termometro congiunturale molto vicino al grande consumo. Ci sono segnali positivi? «Da febbraio il mercato si è stabilizzato. Anzi, in qualche area è tornato positivo. Solo l´edilizia ha qualche difficoltà in più. La mia previsione è questa: una ripresa lentissima quest´anno, destinata a continuare senza troppo sprint nel 2010. Il mondo ripartirà davvero quando gli americani torneranno a consumare. E non mi sembra che quel momento sia dietro l´angolo. La chimica vivrà un anno tranquillo solo nel 2011 se non nel 2012». La sua Mapei è presente in tutto il mondo. è vero che l´economia in Cina ed Estremo oriente è già tornata a decollare? «In parte sì. Anche se Pechino è in mezzo a una trasformazione epocale da paese esportatore a produttore per il mercato interno. Al momento il Pil tiene grazie agli investimenti infrastrutturali. La ripresa comunque è molto a macchia di leopardo. Negli Usa – per gente come noi che opera nel mattone – non va certo bene. In Italia siamo a -20% e la ripresa dipende molto da quando e come partirà il piano casa. In Germania e Francia, dove la bolla edilizia si era gonfiata meno, siamo a +8 e + 12%. La maglia nera va alla Spagna dove il segno negativo è del 40%». Come si esce dalla crisi? «Questo è il momento di investire ed internazionalizzarsi. Dobbiamo credere di più in noi stessi. Inutile difendere il proprio orticello sotto l´ombrello protezionistico dello Stato. Bisogna scommettere sull´innovazione (noi mettiamo 85 milioni l´anno, il 5% dei ricavi, in ricerca) evitando di prendere rischi finanziari». E lo Stato cosa può fare? «Deve incentivare l´internazionalizzazione. E sciogliere i lacciuoli che ci tolgono competitività. Va semplificata la burocrazia. E deve lavorare per ridurre i costi dell´energia. Noi paghiamo l´elettricità il 30% in più rispetto al resto dell´Europa. Poi c´è il capitolo delle infrastrutture fatiscenti. Sono nodi che dobbiamo affrontare. è qui che giochiamo sfida del futuro». Le imprese italiane negli ultimi mesi si sono lamentati della difficoltà d´accesso al credito bancario. è ancora così? «Non mi pare. Le nostre banche sono molto più solide di quelle di altri paesi. A noi non hanno mai negato un euro. Può darsi che in qualche caso ci sia stato un irrigidimento sui finanziamenti. Ma a me pare che si sia rarefatta molto anche la domanda. è un errore. Questo è il momento in cui le imprenditori devono credere in se stessi per uscire dalla crisi più forti di prima».

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la via etica allo shopping - john lloyd (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Cultura Il futuro Felicità Dopo una lunga ubriacatura stiamo cambiando mentalità è arrivato per tutti noi il momento di diventare sobri Una ricerca del Natale scorso ha dato risultati sorprendenti: le persone intervistate hanno dichiarato che, anche se il loro budget per i regali era diminuito, non erano per questo più tristi ma anzi più felici Dall´era dei consumi alla politica "sobria" LA VIA ETICA ALLO SHOPPING La misura dei desideri JOHN LLOYD Nel suo ultimo e incisivo libro intitolato é la stampa, bellezza!, Giorgio Bocca scrive qualcosa di particolarmente pungente e severo sulla natura della pubblicità odierna: «Essa è creatrice inarrestabile di desideri e di consumi, la potentissima locomotiva che trascina il genere umano verso nuove guerre e, forse, verso l´autodistruzione». La sua previsione è forse eccessiva, ma riflette una paura crescente che la crisi in corso ha messo in particolare evidenza. Il timore è quello di aver superato un limite, oltre il quale non ci stiamo più limitando a consumare, ma stiamo intaccando il nostro futuro e quello dei nostri figli. Siamo imprigionati in un sistema globale la cui legittimità politica dipende dalla capacità di assicurare standard di vita sempre più alti e di consumare sempre di più. Ciò vale ovunque e per tutti, dalla nuova politica democratica di Barack Obama al regime capitalista-comunista cinese; dal politico miliardario Silvio Berlusconi che ride sempre al sempre cupo scozzese presbiteriano Gordon Brown; dalla caotica democrazia indiana al serpeggiante autoritarismo russo. Ovunque le élite politiche fanno sempre più promesse. Il grande toccasana della nostra epoca è stato il costante incremento degli standard materiali, che ha attenuato le ineguaglianze tra i nostri Paesi - che si sono acuite enormemente - offrendo la speranza di un futuro migliore alle generazioni successive. Noi che continuiamo ad arricchirci sempre più osserviamo con commiserazione i meno fortunati che, soprattutto in Africa, combattono guerre genocide, scatenate in primis da miseria e povertà. L´improvviso abbassarsi dei nostri standard di vita ci trasmette tuttavia qualcos´altro: noi abitanti dei Paesi ricchi forse non torneremo mai alla ricchezza in costante crescita che davamo facilmente per scontata; i nostri privilegi nascevano dal presupposto di avere alle nostre dipendenze manodopera a basso costo proveniente dall´Europa dell´Est, dalla Cina, dall´India e dalle Filippine. Quella manodopera così a buon mercato è composta anch´essa di consumatori, e i loro governi devono assicurare loro di più. Il loro "più" è il nostro "meno". L´atteggiamento che ben si confaceva all´era dei consumi era l´edonismo, i cui simboli esteriori sono le automobili di grossa cilindrata, gli schermi al plasma di dimensioni esorbitanti, gli abiti firmati, le vacanze in centri di villeggiatura di lusso. Inizia invece ora a farsi strada una nuova mentalità che deve essere presa sul serio: mi riferisco alla sobrietà, alla moderazione, alla semplicità. Da sempre prerogativa di coloro che hanno abbracciato stili di vita "alternativi" - movimenti "Verdi", figure religiose, perfino alcuni socialisti - alla maggior parte di noi è sempre parsa eccentrica e naif, ma... se avessero ragione? A noi tutti che abitiamo nei Paesi ricchi è stato lanciato il seguente messaggio: è vero, dovremo affrontare uno o due anni difficili, ma poi la crescita tornerà. Ma è altrettanto verosimile che la crescita possa non tornare come prima e che la politica che ne conseguirà possa non essere più dominata dall´opposizione della sinistra e della destra, bensì dalla necessità di abbassare le aspettative. Ci serve una nuova politica, il cui successo dipenderà da un nuovo atteggiamento collettivo, che ben si esprime nel concetto di "sobrietà". Proprio come chi è sbronzo è incurante di sé e di ciò che lo circonda, così chi è sobrio è invece in grado di mostrare attenzione per sé e per la società. Dopo una lunga ubriacatura, è arrivato per noi tutti il momento di diventare sobri. Sarà difficile, ma probabilmente non avremo alternative. (traduzione di Anna Bissanti)

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come in tv la kermesse da ballare - osvaldo scorrano (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Genova Come in Tv la kermesse da ballare Il musical Patrick Rossi Gastaldi e Giulia Ottonello nel musical ispirato alla trasmissione-concorso OSVALDO SCORRANO Dalla televisione al teatro. I professionisti di Amici, la trasmissione di successo di Maria De Filippi, si raccontano in Io ballo 09, musical di Chicco Sfondrini che firma la regia con Patrick Rossi Gastaldi, al Politeama Genovese oggi e domani. A dare il meglio di sé sul palcoscenico, tra danza e canto, il coreografo americano Garrison, la genovese Giulia Ottonello, vincitrice della seconda edizione, Anbeta Toromani, Josè Perez, Leon Cino, Rita Rodi, Gianni Sperti, Maria Zaffino, Eleonora Scoppelliti, cui si uniscono Alice Bellagamba e Adriano Bettinelli, allievi dell´ultima edizione di Amici. «Lo spettacolo - spiega Rossi Gastaldi - comincia con le prove della serata, durante la quale la più matura delle ballerine, Rita Rodi, dice che sarà l´ultima, perché non ce la fa più. Ma nessuno di loro vuol replicare Io ballo senza Rita. Alla fine la Ottonello riuscirà a convincere i ballerini ad andare avanti e il teatro diventa una specie di sala prove dove è possibile respirare l´aria di una grande kermesse». Come avviene il passaggio dalla televisione al palcoscenico? «In teatro c´è una maggiore completezza e si delineano meglio le personalità dei ragazzi, alcuni dei quali hanno già una certa dimestichezza con la scena, come la genovese Giulia Ottonello, che esprime compiutamente il suo talento forte e creativo anche nella recitazione, tanto da sembrare un´attrice chapliniana» Lei è l´insegnate di recitazione per Amici e qui si trova a dirigere giovani "allievi". Quale ruolo le appartiene di più? «A teatro c´è una maggiore complicità e il palcoscenico m´appartiene di più. Non mi reputo un insegnante, ma un regista-attore che mette a disposizione la propria esperienza ai ragazzi. In televisione bisogna essere molto pratici, non c´è molto tempo per la teoria, così se i ragazzi intendono diventare degli attori devono frequentare le scuole di recitazione, perché quello che si apprende in tv non basta. Ma trasmissioni come Amici non impediscono di scoprire nuovi talenti nel campo della danza, del canto e del teatro». Lei ha diretto Franca Valeri e Anna Proclemer, ora si confronta con dei ragazzi: come si trova con loro? «Per prima cosa mi metto in discussione, quello che so lo dichiaro, quello che non mi piace lo dico: coi miei ragazzi sono sincero. Non ho una regia da portare avanti, mi adatto molto alle loro esigenze, ai loro livelli culturali e capire queste nuove generazioni bisogna essere molto pazienti, perché sanno poco di storia e vivono nel momento in cui si trovano. Cerco di metterli nella storia, fargli capire che la storia degli altri viene prima della loro». A cosa si deve, secondo lei, il successo di Amici ? «Al bisogno di affermazione e in questo momento la televisione ti permette l´illusione di essere protagonista Se si appare allora si è. Amici è, però, vincolato a tre cardini: ballo, canto e recitazione e questo fa la differenza tra un "talent show" e un "reality show", perché per affermarsi bisogna non solo apparire, ma saper fare qualcosa».

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brevi, schede e richiami 1. (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Cina

RICERCATRICI ITALIANE Alle 17, a Palazzo Renata di Francia di Ferrara, inaugurazione della mostra fotografica "Donne alla guida della più grande macchina mai costruita dall'uomo", ritratti di ricercatrici italiane. Fino al 5 maggio ore 9-17, lunedì-venerdì. STAMINALI Alle 18 a Casa Cini di Ferrara, presentazione del volume "Staminali. Possibilità terapeutiche, rapporti tra scienza ed etica" di Aldo Mazzoni. Con Mons. Paolo Rabitti, Antonio Rubbi, Andrea Porcarelli, Giorgio Carbone e Chiara Mantovani. africa RACCONTi Alle 21, in Piazzale Francesco Torti a Modena, il Teatro dei Venti e l'Associaçao Cultural Machaka del Mozambico presentano "Raccontare/Raccontarsi", musica e teatro e proiezione di un video girato in Mozambico. Di Fusorari Cibi&Viaggi. POPOLO Di pianure Alle 14, alla Biblioteca di Bazzano, per la rassegna Fieri di Leggere, incontro con lo scrittore Guido Sgardoli che presenta il suo libro "Il popolo delle grandi pianure". l'ACQUEDOTTO E RICOSTRUZIONE Alle 10,30 e in replica alle 21, alla Sala Trenti di San Giorgio di Piano, per le celebrazioni per il 25 aprile, spettacolo "Acquedotto e ricostruzione" di Massimo Pancaldi, con Saverio Mazzoni, patrocinato da Evocamondi.

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Influenza suina. Secondo caso in Spagna (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 28-04-2009)

Argomenti: Cina

Influenza suina. Secondo caso in Spagna 28-04-2009 ROMA. ''Alle 16 di oggi sono 11 i casi sospetti di influenza suina riscontrati in Italia. I test effettuati hanno escluso pero' che si tratti di virus AH1N1''. Lo ha affermato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, nel corso dell'informativa al Senato sull'influenza da suini. Il ministro ha spiegato che i casi riguardano persone rientrate da poco da viaggi in Messico. L'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) ha alzato il livello di allerta per l'influenza da suini dalla fase tre alla fase quattro. In Messico, dove il focolaio si e' manifestato, il numero dei morti e' salito a 152 mentre il virus arriva anche nella Ue. Negli Usa siamo a oltre 40 casi. Un secondo caso accertato di influenza da suini è stato registrato in Spagna: lo riferisce la stampa spagnola citando dichiarazioni del ministro della Sanità Trinidad Jimenez. Il nuovo caso è stato registrato a Valencia. Secondo il ministro tuttavia, "data la evoluzione del suo stato, il paziente sarà dimesso nelle prossime ore". Il ministro ha inoltre indicato che anche il giovane di cui è stato accertato il contagio ieri presenta una evoluzione positiva e potrebbe a sua volta essere dimesso "nelle prossime ore". Un secondo caso di contagio da virus dell'influenza suina di origine messicana è stato confermato oggi pomeriggio in Israele dal ministero della Sanità, dopo quello di questa mattina. Lo riferiscono i media locali. In entrambi i casi si tratta di reduci da viaggi in Messico, ricoverati con sintomi influenzali al rientro in patria, le cui condizioni sono giudicate ora non gravi e in via di miglioramento dai medici. I due contagiati sono rispettivamente un giovane ricoverato al momento a Natanya, a nord di Tel Aviv, e un uomo di 49 anni che riceve cure nel Meir Hospital di Kfar Saba, non lontano dal confine con la Cisgiordania. Un terzo episodio sospetto, di cui si e' saputo in queste ore, e' invece al vaglio degli specialisti e resta per il momento da verificare: riguarda il nipote di cinque anni di una delle persone colpite. Israele e' il primo Paese del Medio Oriente in cui si registrano casi di contagio acclarati. Il premier, Benyamin Netanyahu, ha frattanto convocato una riunione ad hoc per formalizzare il passaggio del coordinamento delle attivita' precauzionali contro la diffusione del virus al dicastero della Difesa, il piu' attrezzato in Israele per la gestione di emergenze potenzialmente significative. Il governo neozelandese ha reso noto che sono diagnosticati i primi tre casi di influenza da suini tra gli oltre 50 pazienti ricoverati nel paese. Lo ha detto il ministro della Sanità, Tony Ryall. Il bilancio ''probabile'' e provvisorio dell'epidemia di influenza da suini in Messico sale a 152 morti. Lo ha annunciato il ministro della Sanita' messicano, Jose' Angel Cordova. Cordova, in una dichiarazione precedente, aveva evocato un possibile rallentamento nel ritmo dei decessi a causa dell'influenza dei suini. FARNESINA SCONSIGLIA VIAGGI IN MESSICO, ASSOTRAVEL BLOCCA PACCHETTI - La Farnesina sconsiglia, fino a nuovo avviso, viaggi in tutto il territorio della Repubblica Messicana che non siano strettamente necessari. E' quanto è scritto nell'annuncio pubblicato oggi nella sezione Avvisi particolari del sito della Farnesina 'Viaggiare sicuri'. "Nelle ultime settimane - recita l'avviso - si è registrato in Messico un aumento di casi di influenza acuta, identificata come 'influenza suina'. Alla luce dei nuovi focolai che hanno interessato anche quegli Stati del Messico che fino al 27 aprile risultavano apparentemente immuni dal fenomeno ed anche dal livello di allerta dell'Oms, si sconsigliano, fino a nuovo avviso, viaggi in tutto il territorio della Repubblica Messicana che non siano strettamente necessari". La Farnesina informa poi che "per evitare il contagio è stato raccomandato alla popolazione di evitare la frequentazione di luoghi pubblici, di avere particolare attenzione nella cura dell'igiene personale e di rivolgersi alle strutture sanitarie locali in presenza di sintomi influenzali". Quindi, raccomanda a coloro che intendano recarsi nel Paese di "attenersi alle indicazioni diffuse dalle Autorità locali". Assotravel, l'Associazione delle agenzie di viaggio della Confindustria, ha deciso di fermare tutti i pacchetti viaggio verso il Messico. E' quanto rende noto il presidente Andrea Giannetti relativamente al diffondersi nel Paese centroamericano dell'influenza suina, sottolineando che la decisione, assunta in linea con le indicazioni della Farnesina, verra' mantenuta ''almeno fino a quando la crisi non cessera', cosa che spero avvenga entro i prossimi 20 giorni''. Diverse persone sospettate di essere portatrici del virus dell'influenza da suini sono in osservazione in Cina. Lo ha reso noto Hans Troedsson, rappresentante dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel Paese. Nella lotta all'influenza da suini i controlli alle frontiere e agli aeroporti ''non funzionano'' , ha affermato oggi a Ginevra un portavoce dell'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms). L'Oms inoltre non raccomanda restrizioni ai viaggi o la chiusura di frontiere, ha aggiunto il portavoce Gregory Hartl parlando alla stampa. Nel 2003, in occasione della crisi per la Sindrome respiratoria acuta (Sras) i controlli alle frontiere dei viaggiatori non si sono rivelati efficaci ed i costi economici di tale misure sono risultati ben superiori ai vantaggi per la salute pubblica, ha spiegato Hartl. Persone contagiate ma che ancora non presentano sintomi della malattia potrebbero facilmente passare le frontiere malgrado i controlli delle telecamere sensibili alle temperature, ha aggiunto. In compenso si puo' avere la tosse o la febbre per tanti altri motivi. Potrebbe tuttavia essere ''prudente'' per alcuni governi raccomandare ai propri cittadini di pensarci bene prima di recarsi nelle destinazioni colpite, ha aggiunto Hartl. Inoltre, le persone malate dovrebbero rinviare i viaggi internazionali e chiunque sviluppi sintomi in seguito ad un viaggio all'estero dovreebbe recarsi da un medico. Per ora il virus ''non ha mostrato resistenza all'oseltamivir e zanamivir, ed e' quindi curabile con questi due antivirali''. Solo il Messico ha segnalato casi mortali. Secondo i criteri usati dall'Oms, un totale di 73 casi di influenza da suini sono stati ufficialmente notificati nel mondo, di cui 40 negli Usa, 26 in Messico, 6 in Canada e 1 in Spagna. I decessi dovuti al nuovo virus sono 7, tutti in Messico. L'Oms - ha spiegato il portavoce - registra solo i casi ufficialmente notificati e confermati da analisi di laboratorio.

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Ecuador. Correa al potere con un rinnovo del mandato fino al 2013 (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 28-04-2009)

Argomenti: Cina

Ecuador. Correa al potere con un rinnovo del mandato fino al 2013 28-04-2009 QUITO. Era un illustre sconosciuto fino al 2005. ieri, secondo le proiezioni e gli exit poll, ha vinto le elezioni per continuare a guidare l'Ecuador: economista e ottimo comunicatore, il presidente Rafael Correa, 46 anni, si conferma così il leader del paese andino, che ormai da tempo si é incamminato sulla strada del socialismo, in sintonia con quanto fatto in Venezuela dall'amico Hugo Chavez. Nato a Guayaquil nel 1963, con master' negli Usa e in Belgio, Correa, che si definisce cristiano di sinistra', viene considerato implacabile con gli avversari politici, ma anche nella serrata lotta ingaggiata ormai da tempo con i gruppi petroliferi che operano nel paese andino. Dopo un decennio in cui nell'Ecuador ben otto presidenti non sono riusciti a terminare il mandato - tra i quali i suoi tre predecessori - in seguito a sommosse popolari, Correa è stato eletto nel 2007. Una volta al potere, cavalcando una costante popolarità mantenuta con misure sociali a favore dei settori più umili, e con un approccio duro contro le multinazionali del greggio Usa, ma non solo, e sul fronte del debito estero, ha insediato un'assemblea costituente che ha redatto una nuova costituzione, approvata da un referendum lo scorso settembre. È appunto su quest'onda che il carismatico presidente - anche gli avversari ne riconoscono le doti di comunicazione - è riuscito a scompaginare l'opposizione: le destre lo accusano di essere marxista, le sinistre radicali di essere un destroso' legato alle multinazionali. Il sostegno emerso dal voto di domenica al leader del partito Alianza Pais conferma che le critiche dell'opposizione per una politica estera molto vicina a Caracas, ma anche all'Iran e alla Cina, non hanno riscosso grande successo tra la maggioranza degli elettori. E d'altra parte, lo stesso presidente ha sempre assicurato che essere in linea con il socialismo del XXI secolo' promosso da Chavez non vuol dire distanziarsi dai tradizionali mercati dei prodotti dell'Ecuador, e cioé gli Usa e l'Ue.

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