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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CINA”

 

 

 

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T ARTICOLI DAL  30 maggio al 6 giugno 2009 #TOP


  

Report "Cina"


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

pechino alla ricerca del bambino perfetto - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Prima Pagina Pechino alla ricerca del bambino perfetto FEDERICO RAMPINI LA CINA costruisce il "bambino perfetto", inquietante creatura che sarà il frutto della genetica e di un esperimento di ingegneria sociale. Forte del più grande serbatoio di esseri umani del pianeta, la Repubblica Popolare porta fino alle estreme conseguenze la selezione della specie.

corea, l'america non crede ai test atomici - giampaolo cadalanu ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Sullo sfondo delle incertezze legate anche alle condizioni di salute del "caro leader ", Kim Jong-il, che secondo indiscrezioni e fonti diplomatiche potrebbe essere stato colpito da un ictus, resta sempre la possibilità di nuove provocazioni navali: Pyongyang contesta il confine marittimo e già in passato scaramucce armate fra le due Marine erano avvenute proprio nel mese di

i ros sequestrano 90mila scarpe nike false ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: associazione criminale che partiva da Cina e Vietnam e arrivava alla Repubblica Ceca, passando per l´Italia: a Gioia Tauro per gli arrivi della merce e a Roma per la distribuzione. Questi i numeri dell´operazione "Rilancio" presentata da Mario Parente, vice comandante dei Ros dell´Arma e dal procuratore della Dda, Giancarlo Capaldo.

prodi ha un sogno spagnolo per delbono "con te bologna diventi la nuova barcellona" ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e degli Usa, mentre l´Europa, lamenta Prodi, «è al traino, divisa e assente dalle grandi scelte», nonostante si voti per il Parlamento del vecchio continente. In tutto questo Bologna può fare molto, dice il Professore, che approva le proposte di Delbono che vuole dialogare con il nuovo Rettore, convinto che il binomio Ateneo e Comune darà una direzione di marcia al futuro di

su 1.000 ne verranno selezionati 50 in laboratorio, i più dotati dalla nascita test del dna e percorsi speciali per esaltare il talento e le potenzialità - (segue dalla prima pagin ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: fare il bambino in Cina oggi. Tantopiù se la crisi economica fa emergere un problema che sembrava risolto da tempo: la disoccupazione intellettuale, con tre milioni di giovani neolaureati che non trovano lavoro. A questa generazione che affronta la concorrenza globale con i giovani dell´Occidente, i leader cinesi insegnano che l´importante non è partecipare,

Una super-polizia per il nucleare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ruolo essenziale spetta alla Cina: è il più influente partner di Pyongyang e finora ha mancato di riconoscere che rappresenta una minaccia anche per lei, per l'impatto sulla proliferazione in Asia. Barack Obama in aprile, a Praga, ha delineato una crociata internazionale per arrestare la proliferazione e discutere un nuovo trattato contro i materiali destinati alle armi atomiche.

Geithner: la Cina consumi di più ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il ministro del Tesoro americano incontrerà Hu e Wen Geithner: la Cina consumi di più Daniela Roveda LOS ANGELES Spendete di più, risparmiate di meno. è questo il messaggio che il ministro del Tesoro Tim Geithner ha intenzione di portare domenica in Cina durante la sua prima missione all'estero da quando è entrato a far parte dell'amministrazione Obama.

Ci batteremo per l'etichetta obbligatoria ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E così anche la Cina, che ha sostenuto il suo sviluppo con le esportazioni». Il viceministro Urso è intervenuto ieri in occasione dell'incontro con le imprese venete organizzato dal Comitato Leonardo nell'isola di San Servolo, a Venezia, sede della Venice international university.

48,2 Miliardi di euro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: export Il calo delle esportazioni del Veneto nel mondo nel 2008 rispetto al 2007 è stato però uno dei maggiori 865 Milioni di euro Il valore delle esportazioni venete verso la Cina nel 2008. Anche in questo caso, solo la Lombardia ha fatto meglio 1,18 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni venete verso il Nordafrica nel 2008, in crescita del 20,6% rispetto al 2007

La crisi si vince con l'innovazione: le banche aiutino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Asia e alla Cina. In quei Paesi il costo di penetrazione è molto più basso e soprattutto la considerazione del made in Italy è altissima. Il governatore della Banca d'Italia ha detto che in questa fase serve «lungimiranza»da parte delle banche nel valutare i finanziamenti da dare alle imprese, evitando quindi eccessive restrizioni nell'

La Cina nel trading delle materie prime ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 000 La Cina nel trading delle materie prime P er i mercati delle materie prime la Cina è già da tempo uno dei maggiori fattori di influenza. Ma fino ad oggi era stata la sua vorace domanda a spingere i prezzi. Ora Pechino si prepara ad un salto di qualità: diventare un attore di primo piano anche sui mercati dei futures.

L'Adaci chiede più trasparenza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nonostante la nuova politica al consumo promossa in Cina con il bonus per l'acquisto di elettrodomestici. Le materie plastiche hanno avuto un andamento similare, nei mesi scorsi: i produttori si contendono i clienti, chi compra si rivolge direttamente alla fonte e non si prevede una vera ripresa a breve;

Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti Vito Lops La Cina ha chiuso, da gennaio a marzo 2009, il peggior trimestre dal 1992. Stando alle previsioni, però, potrebbe riprendere presto la strada della crescita. Secondo un recente studio di Goldman Sachs (19 maggio) a fine anno il Pil cinese dovrebbe crescere del 10,

Progetti fermi, pesa Basilea2 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina, per esempio: Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva, leader nel settore dei call center e dell'informatica, ha già firmato un accordo con l'Agenzia per l'innovazione informatica cinese, con una quota del 50 per cento. Ma il progetto è fermo: i soldi per gli investimenti sono ridotti all'osso.

"SIGNORI PARTECIPANTI... ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in primo luogo in Cina, la risposta delle politiche di bilancio è stata nettamente espansiva. L'entità,la durata e la composizione degli interventi sono differenziate e riflettono, in particolare, il diverso impatto della crisi, le condizioni iniziali delle finanze pubbliche e le dimensioni degli stabilizzatori automatici.

Vince chi ha riorganizzato la filiera ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ennesima dopo l'ingresso della Cina nel Wto, dall'export. «Anche perché la recessione coinvolge tutti i settori e le dimensioni d'impresa, con una coda peggiore per Pmi e microimprese, la filiera dell'indotto e della subfornitura. Le medio- grandi imprese tagliano le commesse e l'ultimo anello della catena soffre di più, ovvio».

Pyongyang, nuovo missile e minacce all'Onu: Reagiremo alle sanzioni ( da "Unita, L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina ha sempre difeso finora le manie del dittatore nordcoreano. A Mosca è affidato il compito di concordare un testo che ottenga l'unanimità necessaria. Pechino sembra recentemente essersi stancata delle tensioni causate dall'alleato coreano.

I presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le frequentano e, nel caso... ( da "Unita, L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Congo, Somalia, Iraq, Italia, Francia, Cina, India, Vietnam, Laos, Iran, Libano, Sudan, Kenya. Viviamo in un mondo in cui le barriere e i confini sono stati minimizzati o eliminati da internet; gli studenti hanno bisogno di imparare a conoscere le altre culture come parte integrante della loro formazione.

la corea prepara il super-razzo gli usa: "non staremo a guardare" - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pronta risoluzione Onu Per la prima volta anche Russia e Cina sarebbero disposti ad accettare una risposta molto dura ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Gli Stati Uniti non accetteranno che la Corea del Nord diventi una potenza nucleare. Lo ha detto ieri a Singapore, durante la conferenza per la sicurezza in Asia, il ministro americano della difesa Robert Gates,

certificato nuovo in 15 minuti complimenti al pra del lazio ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Sono andato a via Cina, dove c´è l´Aci e il Pra del Lazio. C´è l´angolo del "fai da te", nessuna fila ma modelli fac simile per ogni esigenza. Riempito il modulo, sono stato chiamato in un ufficio accogliente. In 15 minuti sono uscito con il certificato nuovo e ho speso un quarto del preventivo fatto da un´Agenzia.

il maestro con cecilia bartoli festival tributo all'auditorium - leonetta bentivoglio ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina spicca come vera punta di diamante del ciclone di giovani strumentisti tecnicamente agguerriti che sta montando in un paese «dove continuano a sorgere nuove sale da concerto», racconta, «e dove decine di milioni di ragazzi studiano il pianoforte e si applicano con entusiasmo alla scoperta del repertorio tradizionale generato dai compositori d´

Monito Usa a Pyongyang Caccia schierati a Okinawa ( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina cerca di raffreddare l'atmosfera. A Singapore, alla stessa conferenza alla quale ha partecipato Gates, il generale Ma Xiotian ha invitato la comunità internazionale alla calma e la Corea del Nord ad avviare la denuclearizazione. Da parte sua, sempre a Singapore, il ministro della Difesa sudcoreano,

A ste paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe'... ( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Oggi che anche le ultime macchine per la carta sono finite in Cina, di quella scena non resta più niente, solo grandi spazi abbandonati, il ritmo, il tempo, la schiena a molla e i canti scandivano i movimenti a memoria. Oggi i ragazzi stanno coi piedi penzoloni dai muretti ad aspettare un lavoro tramite le solite strade, la A2, la Casilina e la raccomandazione.

Dario Castriota Giorgio Gaber Io non mi sento italiano , cantava il grande Gaber in... ( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cinà e Riina, aiutando a nascondere i latitanti. La sentenza del 2001 di Caltanissetta che condannò 37 persone per la strage di Capaci e l'assassinio di Falcone dice chiaramente «sono provati rapporti fruttuosi, quanto meno sotto il profilo economico, fra Berlusconi e Dell'Utri da una parte e Cosa Nostra dall'altra».

le ali spezzate del sogno cinese - sandro viola ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: onta atroce per la dignità d´un regime che aveva dominato sulla Cina, temuto, indiscusso, negli ultimi quattro decenni. Un´onta, e l´annuncio della sconfitta. Perché il regime sembrava ormai non essere più in grado di reagire alla rivolta studentesca e all´appoggio massiccio che era venuto alla rivolta dagli abitanti della capitale.

gorbaciov racconta quei giorni a pechino - fiammetta cucurnia ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: chiudere la lunga parentesi di ostilità tra Russia e Cina, durata oltre trent´anni. Lo volevamo noi, a Mosca. E lo volevano anche i nostri amici cinesi. Non esistevano due persone più adatte ad affrontare questo nodo di Gorbaciov e Deng Xiaoping. Così cominciammo le consultazioni». All´epoca gli esperti dicevano che uno dei problemi più gravi era quello del regolamento delle frontiere.

il dossier - (segue dalla copertina) antonio cianciullo ( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E il Brasile occupa il quarto posto (dopo Cina, Stati Uniti e Indonesia) per le emissioni di anidride carbonica principalmente a causa dell´erosione dell´Amazzonia. La corsa alla distruzione della più grande foresta pluviale del pianeta ha vari attori, dagli agricoltori che fanno largo alla soia ai mineiros che avvelenano la foresta per estrarre oro.

nadal, il crollo del re prima disfatta a parigi - gianni clerici parigi ( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Da qui a ritenerlo capace di prendere il posto di Nadal, in un torneo inatteso quanto incasinato, ci vuole un passaporto svedese o un infinito ottimismo. Risultati ? Ottavi uomini: Soderling (Sve) b. Nadal (Spa) 6-2, 6-7 (2), 6-4, 7-6 (2). Donne: Azarenka (Blr) b. Ivanovic (Srb) 6-2, 6-3; Sharapova (Rus) b. Na Li (Cin) 6-4, 0-6, 6-4.

Tre tazzine quotidiane in Italia: il rito è donna e si beve dolce ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: oltre alla Cina (1 tazzina al giorno). Ultima, la Gran Bretagna (0,1). In Germania, l'acquisto di miscele certificate è cresciuto nell'ultimo anno del 10%, mentre in Russia l'incremento arriva al 13%. Tra le motivazioni espresse dagli intervistati sulla loro predilezione per l'espresso: gratifica e migliora le capacità mentali,

Zicaffè, dal 1929 la passione per il caffè ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Corea del Sud e Cina. Una qualità che nasce da studi e ricerche continui: è questo l'obbiettivo della collaborazione tra Zicaffè e il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Università di Messina che, partendo dall'esame delle specie di caffè verde, ne accerta le caratteristiche bio-organolettiche, individuando i dosaggi e le qualità ideali.

Prodi: il sogno europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd ( da "Unita, L'" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Europa verso una coesione che la renda abbastanza forte per poter dialogare con la Cina e con gli Stati Uniti con parità di mezzi». Europa e Italia E non esiste «l'Europa senza l'Italia», perché «l'Italia è sempre stata il perno d'Europa» anche grazie alle «forze dell'Ulivo» che si sono impegnate - contro ogni «euroscetticismo» - per dare al Paese una dimensione europea.

le erbacce sulla strada della ripresa economica - nouriel roubini ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: lo stato dell´economia giapponese è ancora comatoso e persino la Cina - che è in via di ripresa - registra un flusso delle esportazioni molto debole. Il giudizio secondo il quale l´economia globale si starebbe avvicinando al momento più basso della crisi si dimostra essere - ancora una volta - troppo ottimistico.

in frantumi il mito dell'impresa privata negli usa è l'ora di "government motors" - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Solo Cina e India hanno vasti mercati di prima motorizzazione capaci di una prolungata crescita, e insieme costi di produzione competitivi. L´Unione europea ha il 10% della popolazione mondiale ma il 30% della capacità di produzione automobilistica.

le erbacce sulla strada della ripresa - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e altri mercati emergenti, Germania e Giappone). Se nei paesi che presentano un surplus la domanda interna non crescerà abbastanza rapidamente, la mancata domanda globale in rapporto all´offerta - oppure, in altre parole, un eccesso di risparmio a livello globale in rapporto alla spesa per investimenti - porterà a una ripresa della crescita dell´

Prysmian ( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: vede nuovi ordini in futuro nella trasmissione energia in Cina e Usa, ma già ci sono risultati in Qatar e Brasile. Più ancora, la crisi ha aperto spazi di crescita per un gruppo che può «sparare» in acquisizioni fino a un miliardo, approfittando della crisi dei boiardi fornitori delle utility russe.

Il Drago manda in fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro ( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 106 pagina 2] In Cina positivi i dati industriali, meglio del previsto negli Usa Sull'aria di ripresa l'oil sfonda quota 68 $ Il petrolio prende il largo grazie alla Cina e al minidollaro. Il future sul Wti, consegna a luglio, è arrivato ieri a toccare i 68,29 dollari al Nymex, il prezzo più alto dallo scorso 5 novembre,

artigiani nel segno di negri altri cinque anni al vertice - massimo minella ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cino" Negri sul trono degli artigiani genovesi di Confartigianato, quattromila aziende di artigiani e piccoli e medi imprenditori alle prese con una delle più complesse recessioni economiche dal Dopoguerra a oggi. L´assemblea dell´associazione ha infatti eletto nei giorni scorsi i propri vertici esecutivi per il quinquennio 2009-

la corea del nord prepara il lancio di un nuovo missile ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: un importante centro militare ai confini con la Cina, fa temere ai media di Seul che Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata. Fonti sudcoreane citate dai giornali locali ipotizzano che il nuovo lancio potrebbe avvenire in poche settimane, se non il 16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama.

l'america alza la testa, borse in volo - luca pagni ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: A completare il quadro ci ha pensato la Cina. A maggio per il terzo mese consecutivo, l´indice dei direttori acquisti ha segnato 53,1 da 53,5 di aprile, restando al di sopra della soglia dei 50 punti che separa l´espansione dalla contrazione. Il fatto che la Cina sia sulla strada della ripresa ha innescato il prezzo del greggio, arrivato a toccare il nuovo massimo dell´

Usa e Ue il week end più lungo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: pronto a strappare la leadership del Secolo Americano e contendere il XXI secolo alla Cina. Il macinino Opel è salvato, d'intesa fra il lobbista ed ex cancelliere SchrÖder e il vero leader russo,l'eterno Putin:mercato?innovazione? concorrenza? agende più variopinte di una Lonely Planet per l'Unione futuribile? Aufwiedersehen. Cominciamo dagli effetti americani del week end più lungo.

Il debito pubblico Usa non è a rischio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dal nostro corrispondente Gli investimenti in dollari sono sicuri e la Cina non ha nulla da temere per i suoi capitali sull'altra sponda del Pacifico. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ieri a Pechino durante il primo giorno della sua prima visita ufficiale in Cina. Una visita impegnativa.

L'ottimismo sui mercati spinge petrolio ed euro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in arrivo soprattutto dalla Cina, hanno incoraggiato la propensione al rischio tra gli investitori, spedendo il dollaro ai minimi da dicembre e alimentando gli acquisti di materie prime: un rally, quest'ultimo, che ha coinvolto non solo il petrolio – al record da otto mesi, oltre 68 dollari al barile –

In Cina ancora troppe Tienanmen ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: attuale leadership della Cina, ancora oggi. Bao sbeffeggia i loro slogan e denigra i loro semidei, ma, dopo tutto, è uno di loro. Hanno paura che se lo lasciano esprimere liberamente l'intero edificio autoritario possa cominciare a sgretolarsi. «La Cina ha quasi cancellato il ricordo di Tienanmen vietando di parlare di quello che è successo.

Dati economici positivi, sulle Borse è ancora rally ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il più importante è stato quello del settore manifatturiero in Cina, cresciuto per il terzo mese di fila. La scommessa del mercato è che la fine della recessione globale possa partire proprio dal gigante asiatico, per continuare poi negli Stati Uniti e infine in Europa. Un buon segnale in Cina è dunque percepito come una buona notizia per il mondo intero.

Piombo e zinco in forte rialzo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: perciò che il flusso di metallo verso la Cina debba ridursi già nel prossimo trimestre. Se a ciò si aggiunge che il bilancio offerta- domanda globale secondo l'International Lead and Zinc Study Group (Ilzsg) è stato di 187mila tonnellate nel primo trimestre di quest'anno,si può pensare che, almeno dal punto di vista fondamentale, il prezzo possa scendere nei prossimi mesi del 10-

Forniture ancora in discussione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per cui la Cina potrebbe accettare dalla Vale anche uno sconto meno forte. Non però del 27%,che è l'obiettivo dichiarato dai brasiliani. Vale si è tenuta ufficialmente fuori dai negoziati, almeno finora, ma è tutt'altro che disinteressata: nel 2008 il minerale di ferro ha rappresentato il 63% delle sue entrate e il 97% del margine operativo lordo.

I maxi-ribassi pesano sui tecnici ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Gran Bretagna, Usa, Cina e Giappone, per esempio, sono almeno in mille. Se la squadra è limitata, la capacità di competere è ridotta». Un prezzo di gara contenuto significa abbattimento dei ricavi. Una situazione limite, che può essere sostenuta solo da grandi player, sulla base di economie di scala.

All'estero per reagire alla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: oltre che per la Cina, l'India e addirittura l'Australia. Sono importanti gli accordi di libero scambio che sono stati stipulati con i paesi Asean, il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda, per citarne alcuni. Proprio a fine 2008 sono stati firmati accordi di libero scambio con la Cina e con il Gulf Cooperation Council.

Consolidamenti più semplici in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Novità fiscali Consolidamenti più semplici in Cina di Marco Marazzi L a nuova normativa fiscale cinese in materia di reddito d'imposta, entrata in vigore nel gennaio 2008 è stata integrata, nel maggio di quest'anno, da importanti disposizioni attuative, che avranno effetto retroattivo dal gennaio 2008.

Filo rosso fra Cina e Medio Oriente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Medio Oriente C apo economista per la Cina alla Royal Bank of Scotland di Hong Kong, Ben Simpfendorfer a lungo ha vissuto a Damasco e a Beirut. Ragion per cui è un buon conoscitore tanto del mondo cinese quanto di quello arabo. Con «The New Silkroad», la nuova Via della seta, mette insieme queste due conoscenze per tracciare un profilo degli equilibri mondiali una volta che

I volti della globalizzazione. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Con la caduta del Muro di Berlino e la caduta di altri statalismi in Cina, India e altri paesi, ha preso avvio dall'inizio degli anni Novanta quel processo che chiamiamo globalizzazione. La globalizzazione ha messo a disposizione dei lavoratori di tutto il mondo beni e servizi a basso prezzo, facendo leva sul basso costo del lavoro di quei paesi emergenti.

Il mercato è ferito, vivrà a lungo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: questo tipo di cambiamento ideologico e strutturale è avvenuto in Russia, in Cina, in India. E non credo che, cambiando, pensassero al Washington Consensus, quelle dieci regole per il mercato messe insieme da Williams nel 1989. Avevano capito, nei fatti, che erano sulla strada sbagliata, che dovevano aprire. Cosa propone allora?

Pronto il lancio di un missile intercontinentale ( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: moltiplica i timori di un test che secondo fonti sudcoreane potrebbe avvenire in poche settimane, se non - ipotizzano i media di Seul - il 16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. Il vettore, trasportato via treno è giunto a Dongchang-ri, sulla costa oves della Corea del Nord ad appena 60 chilometri dal confine con la Cina. COREA DEL NORD

Da più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono... ( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono alla minoranza hmong, un gruppo etnico presente anche in Cina, Vietnam, Birmania e Thailandia. L'esodo è cominciato nel 1975, con la fine della guerra civile e la vittoria dei comunisti. Accusati di aver difeso la monarchia con l'appoggio di Washington, da allora migliaia di hmong hanno lasciato il Laos.

Pakistan I talebani rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all’... ( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina Tiananmen, Amnesty chiede un'inchiesta Un'inchiesta pubblica e indipendente sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 contro chi manifestava in piazza Tiananmen alla vigilia del ventesimo anniversario. Lo ha chiesto Amnesty international: diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle

fiat, si riapre il fronte europeo e gm vende hummer ai cinesi - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: impedisce infatti ad Opel di vendere auto in Usa e in Cina. Ieri il titolo del Lingotto è salito in borsa dell´1,28 per cento dopo i risultati del mercato auto di maggio, positivi per Torino. Sul versante dei conti, il presidente di Intesa San Paolo, Enrico Salza, ha precisato che «finora la Fiat non ha utilizzato il miliardo di euro di crediti» concessi nei mesi scorsi dalla banca.

la merkel vede rischi per opel "intesa con magna non vincolante" - andrea tarquini ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il marchio tedesco non potrà vendere le sue auto su due mercati-chiave, cioè Stati Uniti e Cina. «Opel è comunque un caso speciale», ha detto ancora la cancelliera, «e non si ripeterà, non ci sarà un altro caso come quello della Opel. Adesso c´è una chiara procedura per l´esame delle richieste, una procedura che non è soggetta alla politica».

berlusconi: via i feudi rossi franceschini: sbagli calcoli - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina è in casa e non la Cina è vicina»». Promettendo tra gli applausi dei fan di avviare una indagine «per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità economica cinese». All´Europa, dove conta di avere il gruppo più numeroso, ha promesso «un drizzone», perché «ha creato montagne di difficoltà a chi intraprende»

obama e la guerra tra ricchi e poveri - piero ottone ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Vediamo il caso della Cina. In un primo tempo è sembrato che i cinesi, nel segno del comunismo, volessero convertire l´umanità all´ideologia di Marx: tutti comunisti, come loro. E guerra a chi comunista non era. Ma ecco che, a un certo momento, i cinesi hanno cambiato idea.

duplice omicidio in piazza inchiesta sull'omertà del borgo - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: un confidente aveva soffiato alla squadra mobile i nomi dei Cinà come gli autori del duplice omicidio. Ma il movente segnalato era un altro. Allora si era parlato di un´offesa delle due vittime nei confronti di una ragazza della famiglia Cinà. Al Borgo tutti sapevano. Nuccio racconta che i Cinà furono pestati a sangue da Vincenzo Chiovaro, esperto di arti marziali.

il mondo applaude il palcoscenico napoli - giulio baffi ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: una in Cina e una in Occidente, fra un italiano e un´orientale e viceversa, a cui s´intrecciano momenti di lavoro nelle fabbriche tessili, fra vicende legate alla contraffazione e incidenti sul lavoro». O come "Monaciello" che la fantasia di Andy Arnold ha costruito nei sotterranei di via Chiaia, "L´apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe"

berlusconi abbraccia galli e promette una legge per firenze - simona poli massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E ancora: «Qui c´è una città che da 60 anni sopporta il governo della sinistra, una città che non ne può più. Qui non si dice che la Cina è vicina perché la Cina è in casa». Durante il viaggio il corteo di auto blu incrocia un signore a Novoli, che scende dalla macchina e saluta in silenzio col pugno chiuso alzato.

Stasera dico una parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna persona poli... ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Venerdì il presidente del Consiglio è intervenuto dalla Cina sugli «ascolti fantastici» di Annozero dove - ha detto - «non era invitato nessuno dei nostri». Strano: avevamo in studio il capogruppo della Lega sua alleata, Roberto Cota e il vicedirettore de il Giornale, Nicola Porro. Poi è tornato in Italia e ha riunito gli industriali a Villa Madama per parlare di crisi finanziaria.

Mottaki all'Eliseo Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: È la prima volta che il capo di Stato francese riceve un responsabile iraniano di alto livello dalla sua elezione, nel maggio del 2007. L'incontro con il ministro iraniano consentirà di affrontare il rilancio dei colloqui tra Iran e gruppo dei 5+1 (Germania, Cina, Usa, Francia, Gb, Russia più l'Alto rappresentante Ue. IL CASO

GOLDMAN SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la cess... ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: GOLDMAN SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la cessione di una quota dello 0,9% di Industrial & Commercial Bank of China (Icbc), la più grande banca per capitalizzazione al mondo.

Pechino blocca Twitter e Hotmail ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Per l'anniversario di Tienanmen Pechino blocca Twitter e Hotmail Luca Veronese Vietato parlare del massacro di Tienanmen. Nelle strade del paese come su internet. Vietato manifestare, vietato discutere, anche in rete. Vietato ricordare la morte di centinaia di studenti sotto i colpi dei carri armati dell'esercito.

Designato l'erede di Kim Jong-il ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che Cina e Russia intendono annacquare. Il ministro degli Esteri cinese Yang Jeichi, in una telefonata al collega Hirofumi Nakasone, ha detto che le sanzioni non risolvono il problema Corea del Nord: occorrerebbe una risoluzione Onu «bilanciata», che non precluda il ritorno di Pyongyang al tavolo dei negoziati a sei.

I brevetti del signor Brambilla ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: gli interessano i brevetti non registrati in Cina». Giuseppe Ranalli, titolare della Tecnomatic di Corropoli in provincia di Teramo, è uno specialista di ingegnerizzazioni. La sua società, che l'anno scorso ha fatturato 27 milioni di euro, è una piccola impresa a buon contenuto tecnologico, parte di un fenomeno sommerso che sta diventando sempre più visibile nelle statistiche dell'

Con il petrolio si alimentano attese di rincari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: paese al secondo posto dopo la Cina nella graduatoria degli importatori di questo olio alimentare – alla borsa merci di Kuala Lumpur il future per consegna vicina potrebbe superare 3mila ringgit per tonn. (circa 596 à ) perché la forte domanda di olio di soia, in Asia come anche al Chicago Board of Trade, si scontra con un'offerta non eccezionale.

Hummer venduta alla Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la nuova classe di superricchi di un paese emergente come la Cina. Tra i pretendenti della Hummer l'anno scorso non a caso c'erano un'altra società cinese, la Hunan Changfeng, l'indiana Mahindra & Mahindra e il miliardario russo Oleg Deripaska. L'acquisto della Hummer potrebbe soddisfare le ambizioni della Sichuan Tengzhong, produttrice di macchinari pesanti per lavori stradali,

Cinesi, svegliatevi Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il dissenso.

Può la barca affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi di Chen Guidi e W... ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: portato alla luce le disperate condizioni in cui nella ricca e urbanizzata Cina di oggi vivono i 900 milioni di contadini rimasti nelle campagne. «Gli artigli del dragone» è invece un libro che indaga, come recita il sottotitolo, su «Crimini, violazione dei diritti umani e cultura di morte nella Cina del terzo millennio» (l'autore è Marco Respinti, per Piemme) «Chi comanda a Pechino?

Da Qingdao a Londra un esule e giramondo ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dopo aver subito la censura per alcuni scritti e dopo aver vagabondato per tre anni per la Cina, è espatriato a Hong Kong. Nel giugno 1989, avuta notizia di quanto succedeva a Tiananmen, raggiunse gli studenti in rivolta, partecipando ad alcune dimostrazioni. Costretto al capezzale di un fratello ferito, ascoltò per radio, però, le cronache del massacro.

Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione Pechino in coma (in lingu... ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il dissenso.

Tiananmen, 20 anni dopo ( da "AprileOnline.info" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina si chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino,

Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft , ... ( da "Finanza e Mercati" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: incasso in Cina, la Cina continua a scommettere su Wall Street. Il credito Usa, alle prese con ricapitalizzazione e restituzioni del fondi del Tarp, continua a fare nuove emissioni. E ieri è arrivata la notizia che China Investment Corp (Cic, il fondo sovrano di Pechino) ha aderito con entusiasmo alla ricapitalizzazione di Morgan Stanley acquistando azioni per 1,

Tiananmen, Hillary chiede i nomi dei morti ( da "Unita, L'" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: chiede i nomi dei morti Pechino Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton chiede alla Cina di pubblicare i nomi dei morti di piazza Tiananmen. E di render noti anche i nomi delle persone scomparse o arrestate nelle manifestazioni per il XX anniversario. Nella piazza, centinaia di poliziotti e uomini delle forze paramilitari. Il mausoleo del presidente Mao è stato chiuso «per lavori».

moscato wine festival la piazza si tinge di giallo ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: accaparrarsi un calice da degustazione ai prezzi sopraindicati consente di assaggiare as much as you want ai banchi dei produttori e con ticket nelle enoteche tematiche della piazza (Enoteca del Moscato nel Mondo, Enoteca «Oltre il Moscato» ed Enoteca dei vini aromatici). Cin cin. Info www.gowinet.it, 0173/364631 (l.iac.)

la rissa del centrodestra ci allontana dall'europa - agostino spataro ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in provenienza dall´Asia (Cina, India, Giappone) e dall´Africa verso l´Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo Persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e Nord Europa. Ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente,

L'Iran tradisce Parigi con Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: petrolifera della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di "Pars sud", uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo per un valore di 4,7 miliardi di dollari. Secondo l'Irna, l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana, le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana (

IL PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI GAS DEL MONDO ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: miliardi di dollari con la Compagnia nazionale petrolifera della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di Pars South, uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo.Secondo l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana Irna,le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana (Nioc)

Keynes non è la coperta di Linus ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: D'altra parte,quest'anno la Cina crescerà del 6% mentre il mondo occidentale si contrarrà. E lo sviluppo economico futuro dovrà venire dalla produttività». Vincerà davvero la temuta "democratura", quell'ibrido con il corpo di democrazia e la testa di dittatura di cui Pechino è l'esemplificazione suprema?

Tecnologie italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: secondo il programma di collaborazione ambientale tra Italia e Cina promossa dal direttore generale del ministero, Corrado Clini. Tra le caratteristiche ci sono i pannelli fotovoltaici, l'illuminazione a specchi solari, la ventilazione naturale. L'edificio ospiterà anche la sede cinese del ministero italiano dell'Ambiente.

Strategia d'attacco per Zegna ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «La Cina, cresciuta del 30%, è per noi il secondo mercato mondiale. Vanno bene anche il sud-est asiatico (l'anno prossimo apriremo in Vietnam) e gli Emirati Arabi, va molto bene l'America latina e, nel suo piccolo, anche l'India cresce a due cifre».

Peugeot cerca alleati (di minoranza) ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ha partnership industriali in Cina con Dongfeng e in Russia attraverso la costruzione di un impianto assieme a Mitsubishi. Quanto alla taglia critica che intende raggiungere, Varin pur sottolineando che «le dimensioni sono certo importanti », ha detto di non avere in mente «una cifra del miracolo, che si tratti di 5,5 o di 6 milioni di vetture».

Sui mercati torna la prudenza e l'euro scende ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Giornata negativa anche per il rublo, che ha seguito i ribassi di Borsa. Il presidente Dmtrij Medvedev potrebbe discutere la propria proposta di creare una nuova moneta internazionale nel vertice con Brasile, India e Cina, in programma questo mese.

Per gli orologi la ripresa ritarda di un anno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: export nei quattro mesi verso la Russia (-61%) e verso la Cina (-39%). Meno consistente, ma pur sempre rilevante, la flessione che riguarda l'India (-29%). Nel complesso, i maggiori mercati europei resistono per ora meglio – tra le eccezioni la Spagna (-36%) – rispetto agli Usa e ai grandi mercati emergenti.

Bernanke: allarme deficit ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Di recente anche la Cina, grande investitore in titoli statunitensi, ha espresso nervosismo, che il segretario al tesoro Tim Geithner ha cercato di alleviare durante una visita a Pechino questa settimana. Sullo stato dell'economia,Bernanke ha ribadito di aspettarsi schiarite, ma deboli: la crescita dovrebbe tornare entro fine anno,

la paura torna a tienanmen alta tensione vent'anni dopo ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel ventesimo anniversario del massacro ieri una cappa di silenzio è calata su tutta la Cina: blindata la piazza dove i carriarmati soffocarono la protesta democratica, censurati i giornali e i siti Internet, arrestati i dissidenti. Una dura protesta è venuta da Washington. La più forte presa di posizione dall´avvento dell´Amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton.

quell'uomo solo contro i carri armati l'eroe della rivolta avvolto nel mistero - (segue dalla prima pagina) federico rampini ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina di oggi è figlia del dopo-Tienanmen, quando il regime stabilì un ordine e una logica nel castigo. «La repressione armata - ricorda Xu - non avvenne a Piazza Tienanmen ma più lontano. Le cataste di cadaveri io le vidi sulle vie Fuyou e Changan.

Iran. Francia. Sarkozy duro su negazionismo e nucleare ( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Usa, Francia, Gb e Russia, più l'alto rappresentante Ue Javier Solana)". Il presidente ha "lanciato all'Iran l'appello a rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e ad impegnarsi nel negoziato", che "aprirebbe la strada ad una cooperazione molto ampia a tutto vantaggio dell'Iran, compreso sul nucleare civile,

Cina. Tieananmen. La piazza nella morsa della polizia ( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: inglese e sono state immediatamente vietate in Cina, un Paese dove le edizioni pirata di tutti i tipi di libri e documenti hanno una larga diffusione. Anche il sito Flickr, del motore di ricerca Yahoo!, é adesso inutilizzabile in Cina, probabilmente per impedire la diffusione di foto delle manifestazioni del 1989 e del massacro compiuto nella notte tra il 3 ed il 4 giugno di quell'

In Sicilia niente Europa, solo una maxirissa ( da "AprileOnline.info" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Asia (Cina, India, Giappone) e dall'Africa verso l'Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e nord Europa. Insomma, ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente,

Poltrone Frau arrederà le salette vip della Sea ( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: delocalizzazione nello stabilimento in Cina di alcune linee di business. «A oggi - aveva sottolineato Rinero - l'unità produttiva cinese non è sfruttata a pieno. Per questo motivo abbiamo pensato di delocalizzare quei componenti non visibili del business». Intanto il cda di Poltrona Frau, nei giorni scorsi, ha comunicato i dati del primo trimestre si è chiuso con ricav in calo del 14%

Ferragamo cresce in Cina con 5 nuovi store ( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ferragamo cresce in Cina con 5 nuovi store da Finanza&Mercati del 05-06-2009 Salvatore Ferragamo scommette sulla Cina. Il gruppo di moda ha inaugurato cinque nuovi monomarca in Asia: ad Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan. È così salito a 33 il numero dei negozi del brand fiorentino nel Paese.

"individualisti e polemici, napoletani contro l'arte" - stella cervasio ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che dirige con inestinguibile passione, è a quota mille esibizioni (anche in Cina e Russia): «Non potrei non chiedere il ripristino delle orchestre. In Puglia la Provincia sostiene ben due compagini musicali. Non dobbiamo permettere più alle istituzioni di dirci che non ci sono soldi, ma solo di spiegare come vengono spesi».

DAVID CARRADINE SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la polizia ha dubbi sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film ( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tanto era credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole (il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna, patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin.

Suo padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla rispetta... ( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tanto era credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole (il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna, patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin.

Airbus Precipitato Velocità ridotta la causa del disastro L'Airbu... ( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Fermate al confine tra Cina e Corea del Nord, per Euna Lee e Laura Ling (reporter di Current Tv, il network di Al Gore) appare certa la condanna. Pakistan Preso leader talebano della valle dello Swat Sufi Mohammad, il leader religioso dei Talebani della valle dello Swat e capo dell'organizzazione Tehrik-e Taleban-e Shariat-e Mohammadi (Tnsm),

Tiananmen blindata A Hong Kong veglia per ricordare le vittime ( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: le accuse di Washington sono «senza fondamento» e costituiscono «una grave interferenza negli affari interni della Cina». Tiananmen aperta al pubblico ma inondata di polizia per evitare qualunque tentativo di manifestazione nel ventennale del massacro. A Hong Kong 150mila persone ricordano le vittime della repressione.

tienanmen, la rabbia del regime "l'america non deve interferire" - raimondo bultrini ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ben pochi in Cina hanno potuto così seguire l´eco delle polemiche e delle manifestazioni che da Hong Kong a Taiwan, dall´Europa agli Usa hanno marcato l´anniversario della strage. A uso e consumo dei soli media stranieri è stata anche la dura replica del portavoce degli Affari Esteri cinese Qin Gang all´appello della Clinton,

l'azienda premia chi non inquina - (segue dalla copertina) ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Guidate da Cina e Brasile, hanno aumentato del 27% i loro investimenti in energie pulite. Certo i problemi da risolvere restano immani. La Cina si è risvegliata solo dopo che il suo modello di sviluppo energivoro ha seminato distruzione. Oggi sui 600 milioni di cinesi che abitano in zone urbane, solo l´1% respira un´aria che sarebbe considerata "

"facciamo come noè e l'uomo avrà un futuro" - alix van buren new york ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La raccolta in natura di piante medicinali per la richiesta crescente di farmaci e supplementi in Cina, Giappone, Europa, Stati Uniti. Un altro fattore è il mutamento climatico, fra i più devastanti. L´ultima estinzione di massa avvenne 66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. Passarono più di 10 milioni di anni prima che la Terra si riprendesse.

il riscaldamento globale rimane la vera emergenza. ma per la prima volta dopo anni bui, forse si può essere ottimisti. ecco perché - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina si candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso un´economia low-carbon, a bassa emissione di Co2». Non è propaganda del regime di Pechino. L´affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale dell´Ambiente dell´Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il Climate Group,

Tienanmen. Hong Kong. Veglia di 150 mila persone ( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: una grave interferenza negli affari interni della Cina''. ''Esprimiamo - ha aggiunto il portavoce - la nostra profonda insoddisfazione e le nostra risoluta opposizione'' alle accuse della Clinton. Come decine di altri dissidenti, Ding Zilin ha passato la giornata di oggi agli arresti domiciliari, mentre altri sono stati allontanati di autorita' dalla capitale e portati '

Biennale. Record di presenze a Venezia ( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Di fronte, i mondi complessi della Cina e dell'Uruguay si fondono nei collage di Juan Burgos. Sulle scale esterne, margherite di ferro da sfogliare per un 'M'ama, non m'amà nell'opera di Raquel Bessio che guarda all'unità sudamericana e significativamente si intitola 'Terra promessa'.

Tienanmen, Pechino gela la Clinton ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Piazza Tienanmen infiamma le relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. «Le affermazioni del segretario di Stato americano sono accuse senza fondamento contro il governo cinese, e costituiscono una grave interferenza negli affari interni della Cina», ha tuonato ieri un portavoce di Pechino, esprimendo «profondo scontento e risoluta opposizione » alle parole di Hillary Clinton.

RAPPORTI DIFFICILI ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina per la prima visita da segretario di stato. Esordisce dicendo che la questione dei diritti umani non può compromettere il dialogo tra i due paesi. Un pragmatismo che solleva critiche e polemiche Il rapporto sui diritti umani Neanche una settimana dopo il viaggio dell'ex first lady,esce il rapporto annuale statunitense sulla situazione dei diritti umani nel mondo che attacca

Pyongyang, a processo le giornaliste americane ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sono state catturate il 17 marzo scorso al confine con la Cina: Pyongyang ha consentito all'ambasciatore svedese (che rappresenta gli interessi Usa) di visitarle e ha permesso anche una telefonata con i familiari negli Usa. A dimostrazione, secondo molti osservatori, della volontà di utilizzare gli "ostaggi" in una logica di pressione e implicito scambio.

Calzature, intesa per l'export ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Per l'Europa i tempi sono un po' più lunghi. è necessario però sfruttare al massimo la grande opportunità che l'Unione europea offre: la libertà di mercato che significa libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi. E per farlo servono un posizionamento strategico, un supporto a questo posizionamento e una visione a medio e lungo termine da parte delle aziende.

Senza ricerca non c'è rilancio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Russia e paesi emergenti, ma anche coesione interna fra i membri dell'Unione». A fare gli onori di casa, un bocconiano doc come Mario Monti, che dell'ateneo milanese è l'attuale presidente. Ma al tavolo hanno preso parte anche il rettore Guido Tabellini e Alfonso Gambardella, autore del volume "Innovazione e sviluppo"

Sfuma il ricco accordo tra Chinalco e Rio Tinto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina sarebbero giunti 12,3 miliardi in cambio di importanti quote nelle più ricche miniere di ferro, rame e alluminio di Rio Tinto; in più, 7,2 mld $ sarebbero stati versati per obbligazioni convertibili con le quali Chinalco, esercitandole, avrebbe visto salire la propria quota in Rio Tinto al 18%,dall'attuale 9%.

BREVI DA MODA E DESIGN ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: FERRAGAMO PIù FORTE IN CINA Cresce la presenza in Cina di Salvatore Ferragamo. Il gruppo fiorentino ha infatti aperto, negli ultimi quattro mesi, cinque nuovi punti vendita a Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan, che si aggiungono agli altri 33 già esistenti. I nuovi negozi sono distribuiti tra il nordest e il sud del paese e sono tutti allestiti secondo il nuovo concept di Ferragamo,

La crisi passerà, attenti alle scorciatoie ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: oggi la Cina. Entrambe le lezioni - quella sulla lentezza e la difficoltà della ricostruzione del settore bancario e quella sulla dipendenza da un grande fornitore esterno di capitali - sono sgradevoli. Per lungo tempo è stato molto più facile ripetere il mantra rassicurante di una comunità mondiale che aveva imparato,

Non solo stanze, obiettivo riqualificazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: commenta Cino Zucchi – può creare continuità tra gli insediamenti di diversi periodi storici. Si può lavorare apportando un mix funzionale che integri l'abitare con gli spazi per il lavoro. Altro tema è quello degli spazi condivisi come sono le lavanderie e gli spazi gioco negli interventi residenziali.

Occasione da non perdere per l'efficienza energetica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ha costruito in Cina, prima il Siieb e quest'anno ha inaugurato il Ningbo (The Centre for Sustainable Energy Technologies) che alcuni mesi fa a Cannes in occasione del Mipim ha vinto il premio "2009 MIPIM Green Building Award". Sono in cantiere alcuni edifici per ufficia Milano e tra i suoi ultimi progetti, in partnership con Favero & Milan Ingegneria,

Arriva l'ondata di euroscetticismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile e la grande crisi socioeconomica che ci è scoppiata addosso, se non ci fosse stata l'Europa avremmo dovuto inventarla: si è dimostrata uno scudo provvidenziale tra una tempesta e l'altra.Certo,non un modello perfetto. Comunque un ammortizzatore regionale prezioso per stati dalla sovranità nazionale ormai insufficiente a tener testa da soli agli sconquassi mondiali.

Napoli Teatro Festival Italia: al via la seconda edizione ( da "AprileOnline.info" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il lavoro in Cina e quello a Napoli. Linguaggi, parole dette, non dette e soffocate. Diversità ma identità da tirar fuori. In questi legami trasversali con il mondo, la città respira il Festival. Sembra sentirlo. Viverlo nelle sue diverse zone, nelle sue diverse identità.

Gnl, Sua Maestà gioca la carta Qatar ( da "Finanza e Mercati" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dove paesi come la Cina già mostrano forte interesse. «Ci aspettano ancora grandi sfide dal punto di vista energetico - ha detto all'inaugurazione del porto Rex Tillerson, di Exxon Mobil Corporation - South Hook, come parte vitale del progetto Qatargas 2, è un perfetto esempio di una strada da percorrere per ottenere risultati interessanti.

arte, glamour e notti pazze torna a splendere l'oro di venezia - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cini, dove la Fondazione Prada esponeva una antologica dell´americano John Wesley, curata da Germano Celant. «Credo che il mio lavoro abbia molto a che fare con il sesso» ha dichiarato il simpatico ultraottantenne, si direbbe soprattutto quello femminile, che descrive molto carinamente, ridisegnando i personaggi dalla pubblicità e dei fumetti anche per bambini mentre si rimirano

Ventesimo anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro nel pomerigg... ( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina il bianco è il colore del lutto. Infine, internet e la censura. Negli ultimi giorni diversi siti web stranieri sono stati "armonizzati" (tra gli altri Twitter, Flickr e Hotmail, che si sono aggiunti a YouTube, Blogger e Wordpress), molti portali cinesi hanno scelto l'autocensura, appendendo per qualche giorno la targa «

DIVO PIÙ DIVA LA STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia Bartoli: tanto diversi da far innamorare i giovani ( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Lang è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla.

È emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini,... ( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Lang è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla.

lavoro, a rischio altri 18 mila posti - stefano parola ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: cioè quelli dei paesi "bric": Brasile, Russia, India e Cina. Oggi il Piemonte esporta soprattutto nell´Unione europea, mentre in quelle aree riversa appena il 6,8 per cento dei beni che finiscono all´estero. Troppo poco, perché una volta che la crisi sarà passata è proprio dai paesi emergenti che secondo l´Fmi partirà il rilancio.

chay yew, storie comuni tra napoli e singapore ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: amore fra un italiano e un´orientale e viceversa, un commerciante napoletano che va in Cina a vendere abiti e una donna del nord della Cina che vive chiusa nella sua casa di Napoli spaventata dalla violenza della città. Fra vicende legate alla contraffazione e incidenti sul lavoro, s´intrecciano a momenti di lavoro nelle fabbriche tessili.

Politici italiani, datevi da fare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma trovo ingiusto che i miei prodotti in Cina debbano pagare dazi fino al 29% e i prodotti cinesi da noi paghino il 4 per cento». Serve una politica più determinata dell'Europa nei confronti della concorrenza di altri Paesi emergenti, nel rispetto delle regole del mercato. E una maggiora tutela del made in Italy.

La legge della rete ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ci sono solo la Cina e la Birmania) nei quali internet è veramente repressa, filtrata e censurata e gli internauti sbattutiingalera sulserio? • Il pensiero di Ciampi Trovo eccellente l'iniziativa del Sole 24 Ore di dare spazio alle autorevoli voci di economisti, e di altri eminenti uomini di cultura, al fine di penetrare le difficili tematiche connesse alle cause della crisi.

La scienza modello per Milano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina: produciamo moltissimo e con un'altissima qualità a costi- ad esempio gli stipendi dei nostri ricercatori- bassissimi. Perché allora la nostra capacità attrattiva non decolla? Forse perché non riusciamo a garantire tranquillità sul piano legislativo e fiscale: qualunque aziende decida di investire vuole un quadro di riferimento delle regole non solo chiaro ma anche stabile.

Gm: con Magna intesa entro luglio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina sì, gli Stati Uniti apparentemente no. è in questo contesto che il governo tedesco ha deciso di lasciare la porta aperta a eventuali nuovi acquirenti. Che cosa c'è dietro a questa scelta: la paura che i negoziati MagnaOpel falliscano? O anche il tentativo di calmare le acque nella grande coalizione viste le reazioni negative provocate dall'

La battuta di Andreotti. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: riflettori e le polemiche sul viaggio di amicizia in Cina di Bettino Craxi, accompagnato da una folta delegazione italiana. Andreotti disse: «Vado in Cina con Craxi e i suoi cari...». Riferendosi a quanto affollato fosse l'aereo. Si era nel 1986, nella prima Repubblica, Tangentopoli non era ancora alle porte, Craxi era presidente del Consiglio e Andreotti il suo ministro degli Esteri.

Wall Street corre più dell'economia reale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a parte alcuni acquisti (speculativi) dalla Cina, non c'è evidenza che sia aumentata la richiesta di materie prime. L'altro preoccupante aspetto è il flusso di vendite sui titoli di Stato dettato dai timori sul gonfiarsi del debito pubblico dei vari Stati e, di nuovo, sulle attese di una ripresa economica.

Marchi globali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Marchi globali LA STILISTA Frida Giannini (nella foto a sinistra), direttore creativo di Gucci, ha inaugurato a Shanghai, insieme all'amministratore delegato Patrizio Di Marco, il più grande negozio monomarca del brand fiorentino in Cina (a destra), di cui ha curato il concept

Intesa con Versace Di Risio se ne va ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dopo una cura drastica, tra il 2005 e il 2006 i debiti erano stati concellati e l'utile ritrovato © RIPRODUZIONE RISERVATA Il manager. Giancarlo Di Risio, qui ritratto durante una conferenza stampa in Cina, lascia Versace dopo cinque anni come a. d. OLYCOM

Gucci, incassi record in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: incassi record in Cina Ricavi a 96 milioni di euro (+16%) in tre mesi Aperto a Shanghai un nuovo flagship store Paola Bottelli SHANGHAI. Dal nostro inviato P rendete Xian, la patria dei celebri guerrieri di terracotta, dove prima del taglio del nastro si è formata una lunga coda notturna in perfetto stile Harry Potter.

Rio Tinto sceglie Bhp Billiton ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sostenendo che avrebbe concesso troppo potere alla Cina. Anche le autorità australiane erano incerte sull'opportunità di cedere alla Cina asset nazionali considerati strategici. L'accordo era stato siglato all'apice della crisi finanziaria e all'epoca era stato descritto dal chief executive Tom Albanese come «la migliore soluzione », l'unica strada percorribile per ridurre l'

Se il Dragone perde la faccia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: minerario australiano dagli accordi presi con Chinalco è stato il recente aumento del prezzo dei minerali ferrosi, di cui oggi la Cina è il principale consumatore mondiale. Risultato: Chinalco ha perduto una preziosa opportunità per internazionalizzare il proprio business, aumentare la propria scala produttiva e accrescere il proprio prestigio tra i grandi produttori di metalli ferrosi.

Recessione e diplomazia. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina pronta a sottoscrivere le obbligazioni del Fondo per avere più voce in capitolo Pechino punta 50 miliardi sull'Fmi Antonella Scott SAN PIETROBURGO. Dal nostro inviato Il momento peggiore della crisi economica non è passato, «è troppo presto per stappare le bottiglie di champagne»: al Forum economico di Pietroburgo i toni di Dmitrij Medvedev sono stati molto meno battaglieri

chinotto ligure, tour sulle spiagge una proposta della fondazione slow food - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tra Varazze e Finale si coltivano gli agrumi originari della Cina in una originale rivisitazione di riviera, dai dolci alla birra Chinotto ligure, tour sulle spiagge Una proposta della Fondazione Slow Food RAFFAELE NIRI La scena potrebbe risalire all´inizio del secolo scorso. Se non, addirittura, alla fine dell´Ottocento.

parigi val bene un budda è boom di nuovi fedeli - anais ginori ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina ha comunicato la sua "ferma opposizione" a questa onorificenza e non è previsto nessuno incontro con rappresentanti del governo. In Francia, uno dei portavoce del buddismo più famoso è Matthieu Ricard, definito "uomo più felice del mondo", dopo test neurologici effettuati da un´università americana.

Rio Tinto ci ripensa e beffa i cinesi ( da "Avvenire" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: DA MILANO ALESSANDRO BONINI S chiaffo alla Cina. Con un colpo di scena, il gruppo minerario anglo-australiano Rio Tinto ha piantato in asso Chinalco, società pubblica di Pechino, per concedersi al suo ' primo amore', la connazionale Bhp Billiton. Il secondo e il terzo colosso mondiale del settore riuniranno le proprie miniere di ferro australiane in una joint venture paritetica:


Articoli

pechino alla ricerca del bambino perfetto - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Pechino alla ricerca del bambino perfetto FEDERICO RAMPINI LA CINA costruisce il "bambino perfetto", inquietante creatura che sarà il frutto della genetica e di un esperimento di ingegneria sociale. Forte del più grande serbatoio di esseri umani del pianeta, la Repubblica Popolare porta fino alle estreme conseguenze la selezione della specie. L´infanzia viene strappata al mondo dei giochi, dei sogni, dell´improvvisazione, dell´estro o del caso. SEGUE A PAGINA 43

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corea, l'america non crede ai test atomici - giampaolo cadalanu (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 18 - Esteri Corea, l´America non crede ai test atomici Il Pentagono: "Nessuna prova". Ma Pyongyang lancia un nuovo missile Dopo gli ordigni, Seul adesso teme provocazioni navali nella stagione della pesca GIAMPAOLO CADALANU La Corea del nord si agita, minaccia, lancia missili: ma sarà un rischio vero per il mondo? Se lo sono chiesti apertamente gli Stati Uniti e persino gli spaventati sudcoreani dopo il lancio, ieri, dell´ennesimo ordigno a corto raggio, il sesto da lunedì. Ma ormai quelli che Pyongyang chiama test e che buona parte del mondo vede come provocazioni, rischiano di rivelarsi più come tentativi grossolani di attirare l´attenzione che come concrete minacce per la pace. Gli osservatori militari sembrano poco impressionati: i "test" sono consistiti in prove quasi inoffensive, con missili di gittata limitata a 130 chilometri, dunque in grado di far impallidire solo Seul. Una nuova prova con missili più grandi dovrebbe essere in preparazione, secondo quello che gli analisti americani ricostruiscono dalle immagini raccolte dai satelliti spia, ma non è detto che il test vada a buon fine. Persino l´esperimento nucleare viene messo in discussione dagli esperti del Pentagono. La strategia nordcoreana di far la voce grossa trova applicazione persino nei confronti delle Nazioni Unite: di fronte alla possibilità che la comunità internazionale applichi al regime nuove sanzioni, Pyongyang ha rilanciato ieri annunciando la decisione di cancellare l´armistizio. Insomma, se l´Onu si azzarda a sanzionare gli esperimenti missilistici con misure punitive, la Corea del Nord potrebbe concretamente riprendere la guerra degli anni Cinquanta. I toni sono quelli eterni delle dittature: «Il mondo vedrà presto come il nostro Paese resiste all´oppressione e al dispotismo del Consiglio di sicurezza dell´Onu e difende la sua dignità e la sua indipendenza», dice una nota del ministero degli Esteri. Gli Stati Uniti, alleati di Seul, la prendono con tranquillità: Robert Gates, ministro della Difesa, ha detto che non c´è bisogno di aumentare il contingente militare Usa al 38esimo parallelo, anche perché le immagini riprese dallo spazio non lasciano pensare a preoccupanti movimenti di truppe verso il confine. «Se Pyongyang dovesse fare qualcosa di avventato e provocatorio, gli Usa hanno le forze per affrontarlo», ha detto Gates. L´amministrazione Obama è stata costretta a seguire con attenzione gli sviluppi nell´area, perché Washington teme che i test nucleari di Pyongyang diano il via a una nuova rincorsa agli armamenti che coinvolgerebbe anche Giappone e Cina. Sullo sfondo delle incertezze legate anche alle condizioni di salute del "caro leader ", Kim Jong-il, che secondo indiscrezioni e fonti diplomatiche potrebbe essere stato colpito da un ictus, resta sempre la possibilità di nuove provocazioni navali: Pyongyang contesta il confine marittimo e già in passato scaramucce armate fra le due Marine erano avvenute proprio nel mese di giugno, il più produttivo per la pesca dei granchi.

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i ros sequestrano 90mila scarpe nike false (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Roma Il blitz I Ros sequestrano 90mila scarpe Nike false Dodici arresti, 90 mila scarpe Nike false sequestrata, un giro d´affari di 10 milioni di euro e un´associazione criminale che partiva da Cina e Vietnam e arrivava alla Repubblica Ceca, passando per l´Italia: a Gioia Tauro per gli arrivi della merce e a Roma per la distribuzione. Questi i numeri dell´operazione "Rilancio" presentata da Mario Parente, vice comandante dei Ros dell´Arma e dal procuratore della Dda, Giancarlo Capaldo. La "catena della contraffazione", secondo gli investigatori, aveva legami con la ‘ndrangheta. Dei 12 arrestati 8 sono italiani, tutti calabresi, gli altri cechi. La base operativa era a Roma: il boss è il proprietario di un ristorante vicino al Pantheon. (m.e.v.)

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prodi ha un sogno spagnolo per delbono "con te bologna diventi la nuova barcellona" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Bologna All´Arena del Sole dibattito sulla crisi con il professore e il candidato Pd. In 350 alla cena di finanziamento Prodi ha un sogno spagnolo per Delbono "Con te Bologna diventi la nuova Barcellona" Il moderatore all´ex premier: "Sei il papi dell´euro". E lui: "Ormai sono il nonno..." Con Delbono Bologna può diventare la nuova Barcellona d´Europa. Ecco il "sogno", o forse il "compito" che Romano Prodi consegna al suo pupillo davanti al gotha dell´economia bolognese all´Arena del Sole a un incontro sulla crisi e sul modo di affrontarla, seguito da una cena per finanziare la campagna elettorale del candidato del centrosinistra. Trecentocinquanta invitati, cento euro a testa. Con Flavio Delbono, il senatore Giancarlo Sangalli e il deputato Paolo Nerozzi davanti ai big dell´economia (ci sono i pesi massimi della cooperazione, Calzolari, Collina, Sita, dell´artigianato, Muratori e Ghelfi, del Commercio, Ferrari e De Scrilli, manca solo la Confindustria). Si parla della recessione, grande assente dal dibattito politico nazionale e locale, nonostante un numero crescente di famiglie tocchi con mano che cosa significa la perdita di un posto di lavoro precario o la cassa integrazione. E «il governo - dice Sangalli - non fa nulla». Prodi, che il moderatore Giorgio Tonelli ribattezza «il papi dell´Euro», prima si schermisce («Ormai sono il nonno dell´Euro, ma ho messo in sicurezza il mio paese e ne sono orgoglioso»), poi spiega che «la crisi non è passata, anche se forse abbiamo toccato il fondo del catino». Ora il problema è quanto durerà «perché si può digiunare un giorno o una settimana, ma non all´infinito». E «il fiato delle imprese è sempre più corto». L´uscita dal tunnel, in questa fase, è nelle mani della Cina e degli Usa, mentre l´Europa, lamenta Prodi, «è al traino, divisa e assente dalle grandi scelte», nonostante si voti per il Parlamento del vecchio continente. In tutto questo Bologna può fare molto, dice il Professore, che approva le proposte di Delbono che vuole dialogare con il nuovo Rettore, convinto che il binomio Ateneo e Comune darà una direzione di marcia al futuro di Bologna, mentre palazzo d´Accursio deve affrontare la crisi con proposte originali, («non solo le tariffe zero ai cassintegrati e a chi perde lavoro, ma un fondo con la garanzia del Comune da offrire ai risparmi dei bolognesi e il tempo pieno garantito dal Comune per non mettere in difficoltà i genitori che lavorano»). Una ricetta che piace a Prodi che vede in Delbono il sindaco che può portare Bologna a ragionare in grande. Ad essere come Barcellona, appunto: «Una città gradevole, pulita, con i dehors, dove la gente viene volentieri». Un sindaco che metta insieme il Comune, l´Università, le sue forze imprenditoriali aprendo nuove industrie produttive nel campo delle scienze della vita e delle energie alternative («Per queste cose Bologna è eccezionalmente dotata»). Magari con «un grande festival che sia nel cuore della città». «Tu puoi farlo», dice Prodi a Delbono «perché non hai interessi personali, hai esperienza amministrativa e conosci il mondo. Il grande disegno che devi portare avanti è mettere insieme le energie che ci sono e la gioia di vivere». Perché poi, «ragassi - sorride Prodi - se si fa tutto questo, prima o poi si vince anche a football». Proprio come Barcellona con i suoi blau grana. (l.n.)

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su 1.000 ne verranno selezionati 50 in laboratorio, i più dotati dalla nascita test del dna e percorsi speciali per esaltare il talento e le potenzialità - (segue dalla prima pagin (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 43 - Cronaca Su 1.000 ne verranno selezionati 50 in laboratorio, i più dotati dalla nascita Test del Dna e percorsi speciali per esaltare il talento e le potenzialità I piccoli prescelti per intelligenza, attitudine al comando, capacità sportive e artistiche Nella metropoli di Chongqing il piano del Centro di addestramento dell´infanzia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI Ogni passaggio nella formazione dei figli diventa scientifico, pianificato. Trasformando i primi anni di età in un grande laboratorio, i cinesi sono convinti di poter raggiungere i traguardi più ambiziosi: sfornare fin dalla scuola materna il materiale umano di generazioni di premi Nobel, supermanager, geni della musica. A condurre l´esperimento in modo sistematico sono le autorità governative di Chongqing, 30 milioni di abitanti, la più popolosa città del pianeta. Il quotidiano governativo China Daily illustra il progetto di produzione del "bambino perfetto" avviato in quella metropoli. Si parte dalla biogenetica: mille bambini sono stati già sottoposti a un test del Dna che deve misurare le loro abilità innate in diversi campi. Intelligenza, quoziente emozionale, capacità atletiche, talento artistico e musicale, attitudine al comando. Sui mille ne verranno selezionati già entro quest´anno cinquanta, i più dotati alla nascita, per essere le prime cavie dell´esperimento. Il Palazzo dei Bambini, o Centro di Addestramento dell´Infanzia - un nome che è tutto un programma - si occuperà di confezionare per questi piccoli dei percorsi formativi speciali, fatti su misura per esaltare le loro risorse, sfruttarne al massimo le potenzialità. E poi lanciarli alla conquista dei traguardi adeguati: competizione scientifica, sfide professionali, successo economico, riconoscimento mondiale in ogni campo di eccellenza. Nella scienza o nell´arte, nell´economia o nello sport: a ciascuno la missione dove può dominare. Nulla deve essere lasciato all´intuizione o alle preferenze personali. Il materiale genetico superlativo sarà certificato da uno dei laboratori di analisi più avanzati della Repubblica Popolare, la Shanghai Biotech. «Stiamo prelevando le cellule del Dna dalle mucose orali dei bambini della città e le affidiamo agli scienziati di Shanghai», ha spiegato Chen Minqiang che è il responsabile marketing di questo progetto. Perché la città di Chongqing ha pensato anche al marketing: un´operazione del genere viene pubblicizzata con orgoglio, è l´esperimento-pilota di una politica da allargare su scala nazionale. A nulla è valso il richiamo di un noto pedagogo, Yu Wei: «Attenzione, le vite di quei bambini possono essere distrutte se vengono trattati come macchine da competizione». Una voce isolata. Gong Kang, dirigente del dipartimento sanitario alla Biotech, rivela che test simili «sono in atto anche su campioni di bambini di Pechino e Shanghai». Il modello sta già facendo proseliti. è passato meno di un anno dal trionfo nazionale alle Olimpiadi di Pechino, ed ecco che il "metodo olimpico" ispira un´intera visione della società del futuro. Nell´agosto del 2008 arrivò al suo coronamento un´operazione pianificata per molti anni: gli atleti della Repubblica Popolare surclassarono nel medagliere mondiale quelli degli Stati Uniti, perché l´appuntamento con la storia era stato preparato nei minimi dettagli. Gli ingredienti fondamentali sono gli stessi che ora si applicano alla "costruzione" del bambino perfetto. Primo: un bacino demografico senza eguali al mondo, per l´ampiezza di materiale umano a cui attingere (un miliardo e trecento milioni). Secondo: una selezione spietata, con metodi la cui durezza deve essere accettata in nome di un interesse supremo. Terzo: l´applicazione all´essere umano delle conquiste più avanzate della scienza e della tecnica, senza alcuna remora di tipo etico, tacitando sul nascere ogni controversia sulla libertà individuale o i diritti umani. Questo trio di ingredienti si è dimostrato irresistibile in campo sportivo, dove la supremazia cinese è arrivata fino a discipline atletiche che un tempo sembravano inespugnabili. Perché non dovrebbe funzionare per generare Nobel di matematica, chief executive di multinazionali, virtuosi del pianoforte? Può sorprendere una visione così élitaria, competitiva e darwiniana, in una nazione che fu per trent´anni al centro di un comunismo egualitario. Ma lo stesso Mao Zedong era deciso a trasformare il suo popolo in una "pagina bianca", materiale inerte da plasmare a piacimento per raggiungere obiettivi storici. Ora quella manipolazione cambia segno, viene applicata in un paese che sposa in pieno la competizione capitalista. I traguardi sono quelli fissati dall´economia di mercato, in un confronto globale tra sistemi. Il "bambino perfetto" potrà pure conoscere fallimenti, come esperimento di formazione differenziata con corsie preferenziali destinate ad allenare supercampioni. Ma resta comunque un modello di valori, un paradigma sociale che viene offerto ai cinesi. La municipalità di Chongqing pianifica in modo scientifico un atteggiamento che già oggi molti genitori cinesi hanno nei confronti del figlio (unico): un investimento poderoso di denaro e di pressione psicologica, un´educazione ipercompetitiva, uno stress inaudito per essere i primi della classe, e corsi privati aggiuntivi di inglese, di matematica, di musica. Non è un mestiere facile, fare il bambino in Cina oggi. Tantopiù se la crisi economica fa emergere un problema che sembrava risolto da tempo: la disoccupazione intellettuale, con tre milioni di giovani neolaureati che non trovano lavoro. A questa generazione che affronta la concorrenza globale con i giovani dell´Occidente, i leader cinesi insegnano che l´importante non è partecipare, ma vincere. Anche a costo di confezionare i figli in laboratorio.

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Una super-polizia per il nucleare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-05-30 - pag: 14 autore: INTERVISTA Graham Allison Kennedy School of Government di Harvard «Una super-polizia per il nucleare» Marco Valsania NEW YORK Una "super-polizia" scientifica capace di risolvere, senza errori, crimini atomici. Affiancata da una dottrina internazionale che garantisca «devastanti rappresaglie » contro chiunque abbia fornito ordigni nucleari a gruppi terroristici o paesi che li abbiano fatti esplodere. è questa la "nuova deterrenza" propugnata da Graham Allison, uno dei massimi esperti americani di terrorismo e sicurezza nucleare, per fermare la Corea del Nord, ma anche l'Iran e soprattutto alQaida. Allison, a 69 anni, è direttore del Belfer Center for Science and International Affairs alla John F. Kennedy School of Government di Harvard. Ma la sua carriera lo ha visto dividersi tra mondo accademico e governo: è stato consulente del ministero della Difesa sotto il presidente repubblicano Ronald Reagan e alto funzionario del Pentagono con il democratico Bill Clinton. è stato premiato per il ruolo nel ridurre gli arsenali atomici delle ex repubbliche sovietiche. Ed è autore di " Terrorismo nucleare:l'ultima catastrofe evitabile". Dopo il recente test atomico in Corea del Nord, siamo in presenza di una grave escalation del rischio nucleare? Il test è stato un campanello d'allarme. Ricorda a tutti che anche un piccolo, povero, isolato e all'apparenza insignificante stato, governato da uno strano leader, è un'enorme minaccia per il mondo. Perché siamo davanti a un regime spietato e irresponsabile. Che potrebbe vendere bombe atomiche a Osama bin Laden e al-Qaida, capaci di distruggere una città europea o americana. La Corea la preoccupa più dell'Iran? Al programma nucleare di Teheran mancano ancora anni per disporre dell'uranio sufficiente a una bomba, per condurre i test e creare un arsenale che consenta di cedere ordigni senza sguarnirsi. Ben diversa la realtà di Pyongyang: nel 2001, quando George W. Bush divenne presidente, aveva plutonio per due bombe, adesso ne ha per dieci e ha condotto due esperimenti. Abbastanza per poter cedere tecnologia per una o due bombe. Nulla di ciò che oggi accade in Iran può cancellare dalla faccia della terra una metropoli occidentale. La Corea del Nord, con la capacità tecnica, ha invecegià mostrato di avere la necessaria aggressività: riuscì a vendere il progetto di un reattore nucleare in Siria, a poca distanza dalle truppe americane in Iraq, poi bombardato dagli israeliani nel 2007. Come fermerebbe la nuova minaccia nucleare? Serve, da parte degli Stati Uniti e di altre grandi potenze, una nuova versione della deterrenza, aggiornata rispetto alla Guerra fredda. Due i pilastri: innanzi tutto le scienze forensi nucleari, una sorta di "nuclear Csi", di polizia scientifica per crimini atomici. Devono convincere un paese quale la Corea del Nord che se un ordigno dovesse esplodere la sua origine, le impronte digitali ricavate dall'esame dei residui, sarebbero subito rintracciabili. Per questo occorrono ulteriori passi avanti tecnologici ma è ormai una possibilità concreta. Il ricorso alle scienze forensi deve essere tuttavia accompagnato dall'adozione di una dottrina della responsabilità che affermi a chiare lettere come essere all'origine della bomba equivale ad aver scatenato un attacco. E che la risposta sarà la stessa, una rappresaglia devastante. Una simile, urgente rinascita della deterrenza mostrerebbe a Pyongyang che sarebbe un suicidio sia lanciare che vendere ordigni. Ma basterà la nuova dottrina a eliminare anche gli arsenali esistenti o in preparazione? Non ci sono risposte facili: l'unica scelta, nel caso della Corea del Nord, è una combinazione del bastone e della carota, sanzioni e incentivi. Un ruolo essenziale spetta alla Cina: è il più influente partner di Pyongyang e finora ha mancato di riconoscere che rappresenta una minaccia anche per lei, per l'impatto sulla proliferazione in Asia. Barack Obama in aprile, a Praga, ha delineato una crociata internazionale per arrestare la proliferazione e discutere un nuovo trattato contro i materiali destinati alle armi atomiche. Potrà avere successo? Obama ha ereditato una politica fallimentare, con l'interoordine nucleare globale in pericolo. è partito con il piede giusto: ha riconosciuto quella atomica come la "minaccia al sopra di tutte le minacce"e dato voce a un'ambiziosa agenda per disinnescarla. Bisognerà vedere se saprà tradurla in realtà. © RIPRODUZIONE RISERVATA «La nuova deterrenza ha bisogno di reparti hi-tech e di una dottrina della responsabilità» Graham Tillett Allison, 69 anni, dirige il Belfer Center della John F.Kennedy School of Government di Harvard. Consulente dell'amministrazione Reagan e funzionario del Pentagono con Clinton, è tra i massimi esperti Usa di terrorismo e sicurezza nucleare

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Geithner: la Cina consumi di più (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-05-30 - pag: 15 autore: Visita a Pechino. Il ministro del Tesoro americano incontrerà Hu e Wen Geithner: la Cina consumi di più Daniela Roveda LOS ANGELES Spendete di più, risparmiate di meno. è questo il messaggio che il ministro del Tesoro Tim Geithner ha intenzione di portare domenica in Cina durante la sua prima missione all'estero da quando è entrato a far parte dell'amministrazione Obama. La mini-lezione di macroeconomia sarà accompagnata da rispettosa gratitudine per il massiccio pacchetto da 600 miliardi di dollari di stimoli economici avviato da Pechino per combattere la recessione globale; e da rassicurazioni sul valore degli investimenti cinesi negli Stati Uniti- 1.500 miliardi di dollari in obbligazioni - che hanno preso una batosta durante la crisi di Wall Street. Ma nel corso di una serie di incontri con il presidente Hu Jintao e con il primo ministro Wen Jiabao, Geithner insisterà per convincere la Cina a modernizzare ulteriormente la propria economia, e renderla meno dipendente dalle esportazioni. A differenza dai paesi occidentali industrializzati, infatti, la popolazione cinese ha un elevatissimo tasso di risparmio. I cinesi risparmiano per necessità, perché lo stato non fornisce un'adeguata assistenza pubblica per la sanità, l'assistenza sociale, la pensione o l'istruzione. Solo una radicale riforma pubblica, una sorta di New Deal rooseveltiano, potrebbe abbassare il risparmio a scopo precauzionale ed elevare i livelli di spesa interna. E questa è la "conditio sine qua non" per evitare che la crescita cinese resti legata a doppio filo all'andamento delle esportazioni, una situazione che crea forti squilibri internazionali e tensioni politiche e commerciali. [/NS_SERV] Una delle conseguenze avverse (per la Cina) degli squilibri esistenti è il crollo di valore degli investimenti cinesi in titoli americani, acquistati con la valuta proveniente dalle esportazioni. A fine marzo la Cina, maggior investitore al mondo in titoli denominati in dollari, deteneva 768 miliardi di dollari in obbligazioni del Tesoro Usa; se si aggiungono titoli a breve o titoli di società pubbliche o semipubbliche il totale sale a 1.500 miliardi circa. La Cina ha espresso preoccupazione sulla stabilità futura di questi investimenti, mentre il governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan ha addirittura messo in dubbio il ruolo del dollaro come valuta di scambio auspicandola creazione di una valuta supernazionale. La Cina teme che l'ulteriore aumento del già monumentale deficit di bilancio Usa (arrivato al record assoluto di 1.750 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2009)possa alimentare l'inflazione ed erodere il valore dei suoi investimenti. C'è un altro argomento spinoso che Geithner invece eviterà di affrontare, quello valutario. Lo stesso Geithner, durante le udienze al Senato per la sua nomina, aveva fatto una gaffe diplomatica accusando Pechino di «manipolare» il valore dello yuan per mantenere un vantaggio competitivo. Oggi l'amministrazione Obama si limita a dire che lo yuan è sottovalutato, una decisione lessicale che ha rabbonito Pechino ma ha fatto infuriare negli Stati Uniti i più ferventi proponenti di tariffe commerciali contro la Cina. Le pressioni protezioniste all'interno del Parlamento Usa crescono infatti con la percezione che la Cina mantenga illecitamente un vantaggio competitivo grazie a una valuta sottovalutata. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE RICHIESTE Per attenuare gli squilibri internazionali Washington chiede ai cinesi di sostenere più la domanda interna che le esportazioni

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Ci batteremo per l'etichetta obbligatoria (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-30 - pag: 21 autore: Made in Italy. Urso a Venezia per la riunione del Comitato Leonardo presieduto da Luisa Todini «Ci batteremo per l'etichetta obbligatoria» Cristina Jucker VENEZIA. Dal nostro inviato Il mondo non sarà più come prima. «Perché questa non è una recessione economica ma una rivoluzione economica », sostiene il viceministro per lo Sviluppo economico Adolfo Urso. Che lancia agli imprenditori un avvertimento ben preciso: «Dovete studiare, capire come sono cambiati i consumi. è finita l'era dello sviluppo basato sulle auto e sul petrolio ma soprattutto è finita l'egemonia dei mercati occidentali. I consumi cresceranno sempre più nel sud del pianeta, nei paesi che gravitano intorno alla calotta antartica, in America Latina, in Asia, nel Nordafrica. Cambiano le tipologie e cambiano i luoghi. E così anche la Cina, che ha sostenuto il suo sviluppo con le esportazioni». Il viceministro Urso è intervenuto ieri in occasione dell'incontro con le imprese venete organizzato dal Comitato Leonardo nell'isola di San Servolo, a Venezia, sede della Venice international university. «Un luogo magico», come l'ha definito Luisa Todini,presidente del Comitato Leonardo – nato nel 1993 e sostenuto da Confindustria e Ice (Istituto commercio estero) – il cui obiettivo è tenere alta la bandiera del made in Italy. Il tema della discussione era "Internazionalizzazione e made in Italy". è la seconda volta che il Comitato si riunisce sul territorio (la prima era stata qualche anno fa in Toscana) ma questa diventerà un'abitudine: «Lo stiamo facendo camminare » ha detto Luisa Todini, convinta della necessità di allargare l'attenzione al territorio. Il prossimo incontro, è stato deciso, sarà al sud, non si sa ancora dove ma probabilmente «ospitati all'interno di un'azienda di eccellenza». Anche Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto, è convinto che la recente crisi abbia acuito la necessità di andare a cercare i mercati più nascosti, in Asia Minore (ma anche in Iran («per noi interessante dal punto di vista delle opportunità che può offrire ») come nel Nordafrica, tenendo presente l'importanza della prossimità: «Paesi come l'India o la Cina sono certamente interessanti – ha spiegato Tomat –. Ma non tutti possono affrontare dei progetti così complessi. Anche se gli imprenditori del Nord est sono sempre stati pionieri all'estero: hanno aziende piccole, flessibili, si adattano bene a tutte le situazioni. E non hanno bisogno di andare in alberghi a cinque stelle». Se l'internazionalizzazione è ormai imprescindibile, alle aziende italiane servono anche altri provvedimenti.Come l'introduzione anche in Europa ( visto che è già presente nella maggior parte degli altri paesi) dell'obbligo di etichetta d'origine per i prodotti importati. Una battaglia che lo stesso Urso aveva iniziato nell'ormai lontano 2003, ma che si era arenata di fronte all'opposizione della maggior parte dei paesi del Nordeuropa. Ma che ora sembra aver ripreso il cammino. Urso ha annunciato che la Commissione europea ha deciso di riaprire il dossier e portarlo al comitato tecnico per un'ulteriore valutazione. «Forse ce la possiamo fare anche entro la fine dell'anno o all'inizio del prossimo» ha lasciato intendere il viceministro. Ma quello che soprattutto serve alle imprese per Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione, è un sistema paese efficiente. «Da noi lo Stato non funziona, è una cosa molto chiara e semplice –ha detto a conclusione dell'incontro – non funziona in generale e non funziona per le imprese. Perché non c'è trasparenza nè qualità, c'è troppa burocrazia e troppo poca meritocrazia. Se abbiamo una scarsa penetrazione nei mercati internazionali è frutto della mancanza di capacità del sistema Italia ». E sulle responsabilità ce n'è per tutti, compresi gli imprenditori, che si erano abituati a risolvere i problemi con la svalutazione competitiva. «La trasparenza,a 360 gradi– ha aggiunto Brunetta – deve essere la chiave del dialogo tra mondo pubblico e mondo privato: allora facciamola insieme questa rivoluzione, e facciamola subito, senza aspettare che finisca la crisi». © RIPRODUZIONE RISERVATA L'INVITO DI BRUNETTA Il ministro ha chiesto alle imprese un impegno forte per modernizzare il sistema Paese

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48,2 Miliardi di euro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-30 - pag: 21 autore: VOCAZIONE ALL'EXPORT 48,2 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni del Veneto nel 2008 (dati Ice-Istat). Di tutte le altre regioni italiane, solo la Lombardia esporta di più (103,7 miliardi) -4,65% Calo dell'export Il calo delle esportazioni del Veneto nel mondo nel 2008 rispetto al 2007 è stato però uno dei maggiori 865 Milioni di euro Il valore delle esportazioni venete verso la Cina nel 2008. Anche in questo caso, solo la Lombardia ha fatto meglio 1,18 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni venete verso il Nordafrica nel 2008, in crescita del 20,6% rispetto al 2007

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La crisi si vince con l'innovazione: le banche aiutino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-05-30 - pag: 33 autore: Industria. Diego Della Valle: più sostegno agli investimenti «La crisi si vince con l'innovazione: le banche aiutino» «Made in Italy non è solo lusso o Tod's: è anche Fiat, Generali e Piazzetta Cuccia» di Marigia Mangano A gire sul prodotto e dare contributi alle aziende che fanno innovazione mettendo in atto una politica dei redditi in grado aumentare il potere di acquisto dei lavoratori e stimolare i consumi delle famiglie. E per finire,agevolare l'accesso al credito da parte degli imprenditori che hanno seri progetti industriali e sono pronti a mettere in gioco il proprio patrimonio. Solo così,spiega Diego Della Valle,patron di Tod's, azionista di Mediobanca, Rcs, Piaggio, Bialetti e Marcolin si potrà uscire più forti da questa crisi e preservare quel "Made in Italy" di cui l'imprenditore marchigiano è un aperto sostenitore. Una espressione, tiene a precisare, che non si riduce solo al mondo della qualità e della moda, ma si estende anche a una filosofia che investe l'intero stile di vita italiano, dal turismo all'ottimo cibo, dalle Generali a Mediobanca fino alla Fiat. «Tutti brand che hanno finora avuto una considerazione altissima nel mondo spiega Della Valle - e che, in questo momento difficile, devono essere difesi e preservati ». Già, ma come? Io ho sempre sostenuto il grande valore del Made in Italy. E, soprattutto, la necessità di creare dei meccanismi in grado di difenderlo: tutelare la competitività di un marchio significa sostenere l'intera filiera artigiana e industriale che ne è alle spalle. Se Tod's fa prodotti di alta qualità e di stile, se il gruppo si espande all'estero, è grazie al nostro lavoro creativo e alla grande qualità dell'indotto. Il sistema artigianale per questo va sostenuto e incoraggiato a continuare anche in tempi così duri, altrimenti un anello importante della catena produttiva di qualità si spezza ea farne le spese sono anche le imprese più grandi e più note che sono buone ambasciatrici nel mondo di quello che viene identificato come il made in Italy. Credo che chi ci governa debba avere principalmente due punti di riferimento: il costo dell'innovazione che deve essere fortemente incentivato e l'aiuto indispensabile alle imprese più piccole per poter penetrare i mercati di riferimento a costi sostenibili altrimenti nell'attuale crisi economica il prezzo più alto rischiano di pagarlo le piccole e medie aziende che senza un immediato sostegno bancario rischiano di non farcela. Non crede che alcuni imprenditori abbiano pensato troppo alla finanza e poco all'impresa? Finanza e industria sono mestieri diversi. Se mescolati tra lorosenza prudenza possono creare nelle aziende situazioni drammatiche come già si è verificato negli ultimi tempi. Spesso la finanza "leggera" ha influenzato eccessivamente la guida delle imprese spostando l'attenzione su strategie di breve periodo e ad alto rischio, facendo dimenticare ad alcuni imprenditori la mission industriale. Dunque è necessario da parte degli imprenditori, pur tenendo in forte considerazione le strategie finanziarie, occuparsi delle strategie industriali di lungo termine. Lei che atteggiamento tiene tra investimenti finanziari e gestione industriale? Bisogna distinguere la gestione industriale delle proprie imprese dagli investimenti personali. Io e mio fratello seguiamo la vecchia regola di nostro padre, di dedicare tutto il nostro tempo alla gestione del Gruppo Tod's che investe solo nell'ambito del proprio sviluppo e di tutto quanto serve per creare valore per i nostri azionisti. Gli investimenti personali, invece, li facciamo con prudenza attraverso la nostra holding di famiglia: si tratta solitamente di società con una forte potenzialità di crescita e nelle quali non è necessario il nostro apporto gestionale. è stato così con Marcolin, Bialetti, Rcs, Piaggio, Mediobanca, Cinecittà. Gli investimenti personali, peraltro, hanno un filo conduttore, che è quello di venir fatti in aziende con una forte brand. Ha comprato il 6% di Saks e si dice che abbia opzioni per arrivare fino al 10%: sembrava di capire che ci fosse anche un progetto industriale... Saks la conosco molto bene,conosco il management ed è uno dei brand più famosi al mondo nel settore del retail di lusso. Abbiamo visto i conti e la capitalizzazione del gruppo, il valore della notorietà della brand e abbiamo ritenuto di fare questo investimento. E non dimentichiamo che Saks è uno dei più importanti distributori negli Stati Uniti del made in Italy. Nei prossimi mesi incontreremo il management e parleremo con altri azionisti importanti come Carlos Slim, che ho già conosciuto, convinti che sicuramente marceremo sulla stessa lunghezza d'onda. L'investimento in Saks arriva dopo che altri gruppi sono partiti alla campagna d'America: Lottomatica, Luxottica, e ora Fiat... Sono buoni segnali che fanno sicuramente bene al prestigio dell'Italia imprenditoriale anche se non bisogna dimenticare che operare nel mercato americano rappresenta un alto costo di penetrazione e di gestione. A meno che non capitino buone occasioni come in questo caso. Se dovessi dare un consiglio ai colleghi imprenditori direi di guardare all'Asia e alla Cina. In quei Paesi il costo di penetrazione è molto più basso e soprattutto la considerazione del made in Italy è altissima. Il governatore della Banca d'Italia ha detto che in questa fase serve «lungimiranza»da parte delle banche nel valutare i finanziamenti da dare alle imprese, evitando quindi eccessive restrizioni nell'offerta di credito. Cosa ne pensa? Il rapporto tra banche e imprese non è univoco, ma deve essere costruito da entrambe le parti con chiarezza,obiettivi e comportamenti reciproci. Non dimentichiamo che gli istituti di credito hanno dovuto gestire una situazione difficile ed hanno bisogno di un po' di tempo per verificarea casa loro problemi evidenziati da questa crisi. Penso ai banchieri che conosco bene personalmente. Sono convinto che hanno molta voglia di sostenere progetti industriali che facciano ripartire lo sviluppo del nostro Paese. E la difficoltà di accesso al credito tanto lamentata negli ultimi mesi? Oggi l'accesso al credito è sicuramente più complicato di prima. Ma quando ci si presenta con progetti seri, aziende preparate e imprenditori pronti a rischiare la loro parte, allora le cose non sono così complicate. Del resto io penso che questa è l'imprenditoria che va sostenuta e aiutata a superare questo momento difficile. Ma le banche credono più ai manager o agli imprenditori? Le banche credono solitamente a chi si presenta con un progetto industriale serio e con obiettivi precisi e raggiungibili. Credo in poche parole a chi vuole gestire l'azienda con buon senso e con obiettivi di sviluppo e di profitto di lunghissimo periodo. E' vero comunque che se l'azienda è ben diretta da un importante azionista, questo aggiunge un motivo in più di tranquillità, perché chi guida l'azienda rischia anche il suo patrimonio. Abbiamo visto in un passato recente che in alcuni casi la spregiudicatezza di alcuni managers ha creato ad aziende floride problemi enormi, perché forse si era anteposto un obiettivo di carriera personale a quello dell'azienda. Per quanto mi riguarda ritengo di avere nel mio gruppo ottimi uomini, che hanno una visione industriale coerente e di lungo periodo. Oggi,a distanza ormai di quasi un anno dallo scoppio della bolla del credito che idea si è fatto sui motivi di questa crisi e, soprattutto, cosa ha insegnato a suo avviso? La crisi che stiamo vivendo era fino a qualche tempo fa al di fuori dell'immaginabile. Ma proprio per questo impone delle riflessioni. Perché mette in discussione strategie che hanno mosso per molto tempo l'espansione delle aziende. Ad esempio, le acquisizioni ad ogni costo. La campagna acquisti si è rivelata in alcuni casi disastrosa e con una difficoltà di aggregazione che spesso ha peggiorato, anziché migliorare, i servizi. Operazioni spesso sponsorizzate da banche d'affari, definiamole un po' troppo audaci. La trimestrale del gruppo Tod's ha mostrato una ottima tenuta di utile e fatturato. Come vi state muovendo? Noi abbiamo continuato a fare sempre il nostro mestiere cercandodi essere sempre coerenti e abbiamo la fortuna di avere il posizionamento forte dei nostri marchi e un buon apprezzamento dai nostri consumatori. I nostri prodotti sono quelli che vengono definiti “ a dream investment”nel senso di prodotti di alta qualità che la gente ha voglia di possedere perché pur non essendo prodotti legati alle mode sono riconosciuti come un buon esempio di stile di vita e di buon gusto. C'è chi l'ha accusata nel sindacato di paternalismo imprenditoriale per avere aiutato i redditi dei lavoratori del Gruppo con un bonus straordinario di 1400 euro lordi. Cosa risponde? Non è così. Il bonus lo abbiamo dato a sostegno dei nostri lavoratori per aiutarli ad aumentare il potere d'acquisto con salari più dignitosi nell'attesa che si riesca politicamente a trovare una soluzione che aumenti gli stipendi ai dipendenti senza gravare sul costo del lavoro, che già penalizza la concorrenzialità delle nostre aziende. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ESPANSIONE «Il rafforzamento nella catena Saks è una grande occasione per il sistema Italia» IL NODO «Una politica dei redditi aiuterebbe il rilancio dei salari e dei consumi» Diego Della Valle. Patron del gruppo Tod's DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR

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La Cina nel trading delle materie prime (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-05-30 - pag: 35 autore: 000 La Cina nel trading delle materie prime P er i mercati delle materie prime la Cina è già da tempo uno dei maggiori fattori di influenza. Ma fino ad oggi era stata la sua vorace domanda a spingere i prezzi. Ora Pechino si prepara ad un salto di qualità: diventare un attore di primo piano anche sui mercati dei futures. Testa di ponte per il debutto tra gli speculatori sarà la Agricultural Bank of China, che – forte del sostegno politico e finanziario del governo – si appresterebbe ad aprire le sue prime due sedi nel mondo occidentale: una a Londra e una New York. L'obiettivo in entrambi i casi è quello di stabilirvi dei desk per il trading di materie prime agricole,in grado di operare sui mercati ventiquattr'ore su ven-tiquattro, in diretta concorrenza con gli attuali protagonisti degli investimenti in commodities: colossi oggi un po' appannati come Goldman Sachs e Morgan Stanley. Quando si dice opportunismo. (S. Bel.)

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L'Adaci chiede più trasparenza (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-05-30 - pag: 48 autore: Responsabili acquisti. «Le distorsioni speculative minacciano i mercati» L'Adaci chiede più trasparenza Maurilio Sartor ARESE Riuniti nel tradizionale Work Shop di maggio per esaminare l'andamento dei mercati delle materie prime e fare previsioni sui prossimi mesi, i responsabili degli acquisti che si riconoscono nell'Adaci hanno proclamato l'urgenza di azioni atte ad impedire il ripetersi degli abnormi aumenti dei costi avvertiti nel 2007 e 2008 e seguiti dal crollo degli ultimi mesi, non dovuto esclusivamente agli andamenti della domanda e dell'offerta. Forte l'accento sull'assurdo comportamento di chi in passato ha inteso utilizzare i mercati dei prodotti di base con puro atteggiamento speculativo. La richiesta agli organi internazionali di vigilanza è chiara: «Garantire trasparenza nell'utilizzo dei prodotti finanziari e impedire che questo venga fatto in modo distorto per non distruggere il mercato», quello stesso mercato in nome del quale si vuol continuare a fondare l'economia mondiale. L'analisi delle tendenze nei singoli settori ha invece permesso di sottolineare che nell'acciaio si sta ricercando un nuovo equilibrio tra domanda e offerta, ma la ripresa dei prezzi è frenata dalla richiesta stagnante e dagli stock rilevanti. Debole anche l'inox, nonostante la nuova politica al consumo promossa in Cina con il bonus per l'acquisto di elettrodomestici. Le materie plastiche hanno avuto un andamento similare, nei mesi scorsi: i produttori si contendono i clienti, chi compra si rivolge direttamente alla fonte e non si prevede una vera ripresa a breve; tra le resine vi sono richieste di piccoli aumenti per polietilene e polipropilene, che però vengono respinte dal mercato. Abs e stireni si riescono oggi a comprare anche in piccoli lotti, quando in passato solo i carichi completi si potevano acquistare a prezzi vantaggiosi. Discrete le richieste dall'edilizia per il polistirolo espanso e forti riduzioni sul policarbonato. Nella chimica, la domanda non decolla e il mercato è in mano a chi compra. Le forti riduzioni nei consumi e l'uso degli stock si sono tradotti negli ultimi mesi in una forte riduzione nelle produzioni; si pensa che la ripresa sarà lenta e che i prezzi, crollati a fine 2008 e nei primi mesi 2009, non saliranno che molto lentamente. Forte il calo nei consumi di semiconduttori. Le linee di produzione della componentistica elettronica in genere lavorano al 60-70% della capacità, il mercato si mantiene abbastanza piatto e i consumatori stanno utilizzando al massimo gli stock, nonostante questo sembri al contrario un buon momento per fare acquisti. Segno che gli "interessi del settore finanziario" divergono da quanto suggerisce un'accorta gestione della supply chain e dei costi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-05-30 - pag: 46 autore: In Borsa. Dal 9 marzo la crescita media è stata del 78% - Sino Land +124% Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti Vito Lops La Cina ha chiuso, da gennaio a marzo 2009, il peggior trimestre dal 1992. Stando alle previsioni, però, potrebbe riprendere presto la strada della crescita. Secondo un recente studio di Goldman Sachs (19 maggio) a fine anno il Pil cinese dovrebbe crescere del 10,8 per cento. Scossa che insieme al piano di stimoli da 4 trillioni di yuan (585 miliardi di dollari) varato nei mesi scorsi dal premier cinese Wen Jabao potrebbe dare nuova linfa alle Borse. Quanto alle società che puntano sul mattone – che rispetto ai massimi di due anni fa hanno perso più della metà della capitalizzazione – bisogna però restare molto cauti perché hanno già registrato una reazione dirompente negli ultimi due mesi. Dai minimi del 9 marzo, infatti, le prime dieci società del settore per capitalizzazione quotate sul listino orientale di Hong Kong (accessibile anche ai risparmiatori italiani e ai fondi di investimento europei che puntano sul real estate) hanno registrato un balzo, in media, del 78 per cento. Tra queste la più spumeggiante è stata Sino Land la cui quotazione è balzata del 124% in due mesi a quota 14,5 dollari di Hong Kong). Rialzo a tripla cifra anche per Country Garden holdings (+119%) e New World development (+120%). Hanno corso molto anche il numero uno del settore, Sun Hung Kai Properties (+62%), che ai prezzi attuali vale 21,4 miliardi di dollari, e il numero due, Cheung Kong Holdings (+57% che capitalizza 19 miliardi di dol-lari). Bene anche Hang Lung properties (+70%) e Henderson Land development (+75%). Balzi che, tuttavia, in molti casi sono andati oltre le attese degli analisti. Come nel caso di Sino Land ( che quota 14,5 dollari canadesi, abbondantemente oltre il "buy" di Goldman Sachs fino a quota 11,1) e di Cheung Kong (che si è portata a 95,8, oltre il target price di 75,4 fissato dalla banca d'affari americana). Quindi, ai prezzi attuali, meglio avere un po' di cautela.Lo ha suggerito anche il miliardario Li Ka-Shing, proprietario di Cheung Kong: «Se mi chiedete se il mercato azionario potrà continuare a salire – ha dichiarato nei giorni scorsi all'agenzia Bloomberg – vi dico che è possibile. Ma bisogna essere cauti, il quadro economico non è ancora del tutto a posto». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Progetti fermi, pesa Basilea2 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-30 - pag: 5 autore: Il gruppo informatico Almaviva. Dalla Pa 230 milioni da riscuotere su 626 di fatturato Progetti fermi, pesa Basilea2 ROMA Potrebbe crescere di più, all'estero e in Italia. In Cina, per esempio: Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva, leader nel settore dei call center e dell'informatica, ha già firmato un accordo con l'Agenzia per l'innovazione informatica cinese, con una quota del 50 per cento. Ma il progetto è fermo: i soldi per gli investimenti sono ridotti all'osso. Aspetta la Cina, ma aspetta anche il Brasile, dove il Gruppo Almaviva ha già 7mila persone. A rallentare lo sviluppo della società è la mancanza di cassa. E può sembrare un paradosso, visto che l'azienda ha aumentato fatturato e utile, riducendo l'indebitamento, sia nel 2008 e, secondo il budget, nel 2009. Il problema sono le fatture non pagate, crediti che sul bilancio 2008 ammontano a 230 milioni di euro, a fronte di un fatturato di 626 milioni. A essere in mora è soprattutto la Pubblica amministrazione, che deve al Gruppo Almaviva il 70% del totale dei crediti. Un fenomeno che ieri Mario Draghi ha sottolineato nella Relazione. La situazione è in peggioramento: aumenta chi non paga, sia nel pubblico che nel privato. Tripi non può nemmeno ricorrere con facilità al prestito bancario: «Le banche non stanno aumentando gli affidamenti. E fanno resistenza anche a scontare le fatture oltre i sei mesi di scadenza, a causa dei vincoli di Basilea 2». Quei principi che, come ha detto ieri il Governatore di Bankitalia, hanno bisogno di un «sostanziale cambiamento ». Ci sono progetti per 40 milioni che potrebbero partire immediatamente e a ruota molti altri, fino a raddoppiare e triplicare la cifra. Per esempio, è pronto un programma di automazione correlato al risparmio energetico, per contenere i picchi di consumo, da utilizzare sia negli uffici che nelle case. Uno sviluppo frenato. E anche la gestione dell'ordinario è complessa: nella sua attività il costo del lavoro pesa per il 70% dei costi. «Gli stipendi a fine mese devo pagarli », dice Tripi. Così come non fa mancare l'ossigeno a piccole società che forniscono know how particolare e che senza pagamenti puntuali finirebbero per chiudere. N.P. SVILUPPO RALLENTATO Bloccati accordi con la Cina e il Brasile perché mancano i soldi in cassa - Frenati programmi per 40 milioni che potrebbero partire subito Almaviva. Alberto Tripi FOTOGRAMMA

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"SIGNORI PARTECIPANTI... (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: TESTO data: 2009-05-30 - pag: 10 autore: “SIGNORI PARTECIPANTI... Meno tensioni sui mercati, ma il rischio che permane sull'evoluzione della congiuntura richiede, per la sua gravità, che si continui a sostenere l'economia con decisione e con tutti gli strumenti a disposizione S ignori Partecipanti, Autorità, Signore, Signori, la riforma organizzativa della Banca procede nei tempi programmati. Sono state già chiuse 18 Filiali, altre cesseranno di operare nei prossimi mesi. Alla fine di quest'anno, delle originarie 97 Filiali ne resteranno attive 58, di cui 6 specializzate in compiti di vigilanza bancaria e finanziaria e 25 dedicate, con strutture più snelle, alla Tesoreria dello Stato e a servizi informativi ai cittadini. La fabbricazione di banconote sarà riorganizzata, con l'accordo delle organizzazioni sindacali, al fine di accrescere la produzione e l'efficienza. La Banca d'Italia svolge da oltre un anno,a seguito della incorporazione dell'Ufficio italiano dei cambi, funzioni di contrasto al riciclaggio attraverso l'Unità di informazione finanziaria ( UIF),che opera all'interno della Banca ma con speciale autonomia. Le ha destinato risorse consistenti e qualificate.Nell'assolvere il suo compito l'UIF ha sviluppato utili sinergie con la Vigilanza. Ne beneficiano la stessa stabilità e la reputazione del sistema bancario. è intensa la collaborazione con la Magistratura e con la Guardia di Finanza, a cui vengono presentate, in numero crescente, denunce e segnalazioni. Nel gennaio di quest'anno Antonio Finocchiaro ha lasciato il Direttorio della Banca per assumere la carica di Presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Nel corso della sua lunga carriera egli ha dato alla Banca d'Italia, con rigore e dedizione, contributi importanti in campi diversi, dall'originario sviluppo dell'informatica alla gestione delle risorse umane e delle relazioni con i sindacati, alla organizzazione e gestione aziendale. Gli rivolgo un saluto affettuoso e riconoscente. Prende il suo posto nel Direttorio Anna Maria Tarantola, già Direttore centrale per la Vigilanza. Il personale dell'Istituto è chiamato dallo scorso anno a un impegno straordinario, commisurato alla difficoltà della crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo e alla eccezionalità delle risposte che sono richieste a ogni livello. Il terremoto in Abruzzo ha rappresentato una ulteriore, dolorosa sfida. Tutti stanno rispondendo con abnegazione, mettendo a frutto le alte doti professionali e umane che contraddistinguono la nostra compagine. Li ringrazio, a nome del Consiglio Superiore e del Direttorio. Resta da affrontare la questione dell'assetto proprietario della Banca. Quello attuale ha garantito per oltre 70 anni l'indipendenza e l'autonomia decisionale dell'Istituto. L'evoluzione della struttura del sistema bancario fa tuttavia emergere un'anomalia formale che è opportuno rimuovere. Siamo aperti a definire con i Partecipanti al nostro capitale e con il Governo una soluzione del problema che apporti beneficio a tutto il sistema. LA CRISI NEL MONDO Dalla metà di marzo le tensioni sui mercati finanziari si sono allentate; le quotazioni di borsa, pur tra oscillazioni, si sono risollevate, tornando sui livelli di inizio anno; gli indicatori qualitativi dell'economia reale mostrano un'attenuazione delle spinte recessive. Sono segnali incoraggianti. La probabilità di una deflazione, intesa come un declino prolungato e generalizzato dei prezzi, appare oggi modesta, anche perché le aspettative d'inflazione a medio e a lungo termine si mantengono vicine al 2 per cento. Tuttavia, il rischio che permane sull'evoluzione della congiuntura richiede, per la sua gravità, che sicontinui a sostenere l'economia con decisione e con tutti gli strumenti a disposizione. Si è consapevoli che occorrerà predisporre per tempo strategie di rientro dagli elevati disavanzi fiscali, dalla straordinaria creazione di liquidità che caratterizzano la situazione presente. Non è ancora possibile individuare con certezza una definitiva inversione ciclica: si prevede che la crescita riprenderà nel 2010. L'attesa generale per i prossimi mesi è di riduzioni di occupazione, di reddito, accompagnate dal permanere di volatilità sui mercati finanziari, con riflessi negativi sui consumi e sugli investimenti. Compito delle politiche economiche è attenuare la spirale negativa tra disoccupazione e consumi. La loro risposta è stata tempestiva, intensa e coordinata a livello internazionale. Non si ha finora evidenza di una significativa ripresa del protezionismo. I tassi d'interesse ufficiali sono stati ridotti drasticamente in tutte le principali economie. Tra l'ottobre del 2008 e l'inizio di maggio il Consiglio direttivo della BCE ha abbassato il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali di ,25 punti percentuali, fino all'1 per cento, il livello più basso mai raggiunto nei paesi dell'area. La riduzione si è riflessa sui tassi di mercato:l'Euribor a tre mesi è attualmente pari all'1, per cento, oltre punti percentuali in meno rispetto alla prima decade di ottobre. I tassi di interesse in euro a un anno sono allineati a quelli in dollari, lievemente inferiori a quelli in sterline. Le misure espansive adottate da tutte le banche centrali hanno prodotto un significativo ampliamento dei loro bilanci, in forme che riflettono le diverse strutture finanziarie. Nell'area dell'euro il credito bancario, con un peso sul prodotto pari a circa il 1 0 per cento, ha una importanza maggiore che negli Stati Uniti, dove questo rapporto è del 60 per cento. L'Eurosistema ha quindi finora concentrato gli interventi sulle banche. L'introduzione nell'ottobre scorso di un sistema di rifinanziamenti a tasso fisso e limitati soltanto dalla disponibilità di garanzie è stata una misura di grande rilevanza. Essa, insieme ad altre, ha permesso alle banche di far fronte alle esigenze di liquidità in una situazione di paralisi dei mercati monetari. Ha anche dato loro certezza circa il tasso che avrebbero pagato, per un periodo ben più lungo che in passato: le scadenze delle operazioni sono state allungate fino a sei mesi e, dal prossimo giugno, a dodici mesi. A fronte di questi prestiti le banche possono oggi dare in garanzia una varietà di titoli molto più ampia di quanto non fosse possibile in precedenza. Si è evitato un tracollo del sistema globale; ma né l'espansione monetaria né l'azione degli stabilizzatori automatici presenti nei bilanci pubblici sono state sufficienti a contrastare la caduta della domanda aggregata e i costi sociali della recessione. Dallo scorso autunno gli organismi internazionali sottolineano la necessità di una decisa azione discrezionale di bilancio, coordinata a livello internazionale ed estesa a tutti i principali paesi. In Europa il Consiglio dell'Unione ha richiesto di realizzare nel 2009 interventi di stimolo complessivamente pari all'1,5 per cento del prodotto dell'area. Nell'insieme dei paesi industriali e in molti di quelli emergenti, in primo luogo in Cina, la risposta delle politiche di bilancio è stata nettamente espansiva. L'entità,la durata e la composizione degli interventi sono differenziate e riflettono, in particolare, il diverso impatto della crisi, le condizioni iniziali delle finanze pubbliche e le dimensioni degli stabilizzatori automatici. La simultaneità delle politiche di stimolo messe in atto ne rafforza l'efficacia. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, nel 2009 il disavanzo di bilancio dei paesi avanzati raggiungerà quasi il 9 per cento del prodotto, per poi diminuire di un punto nel 2010. L'incidenza del debito pubblico lordo aumenterà tra il 2008 e il 2010 di 27 punti negli Stati Uniti, sfiorando il 100 per cento, e di 16 punti nell'area dell'euro, all'85 per cento. La necessità di collocare sul mercato nei prossimi due anni una ingente quantità di titoli pubblici esercita pressioni al rialzo suitassi di interesse;queste si accentueranno con l'attenuarsi della recessione e il conseguente rafforzamento della domanda di titoli di debito privati, ponendo un freno alla ripresa delle economie. Superata la crisi, l'incidenza del debito pubblico va decisamente ridotta. Tuttavia,l'esperienza passata mostra che senza il risanamento delle banche e senza una ripresa del circuito del credito la recessione sarà più lunga e la ripresa più lenta, nonostante l'eccezionale espansione dei disavanzi pubblici. Dopo il fallimento di Lehman Brothers nel settembre dello scorso anno, gli interventi dei governi a garanzia dei depositi e delle passività bancarie e a sostegno delle ricapitalizzazioni hanno evitato ulteriori dissesti; non sono stati sufficienti a impedire una contrazione del credito. I mercati finanziari ancora stentano a recuperare piena funzionalità. L'avversione al rischio resta elevata. A livello mondiale, le perdite contabilizzate nei bilanci delle banche negli ultimi due anni sono state pari a oltre 1.000 miliardi di dollari. I fondi per ricostituire il capitale degli intermediari sono derivati per poco meno della metà da interventi pubblici. In prospettiva, il fabbisogno di capitale degli intermediari va soddisfatto riattivando il mercato. Ne è condizione l'assoluta trasparenza degli attivi bancari. L'alone di incertezza che continua a circondare i bilanci delle banche limita l'afflusso di capitale privato, aumenta il livello di patrimonializzazione richiesto dal mercato e rende più stringente l'incentivo a ridurre gli attivi. Occorre un'azione volta a ristabilire certezza e credibilità degli attivi nei bilanci bancari. I provvedimenti, annunciati in vari paesi, di assicurazione o trasferimento a enti separati di parte dell'attivo possono incentivare l'emersione dei titoli più problematici. Ma, perché ritorni la fiducia nelle grandi istituzioni finanziarie internazionali, resta l'esigenza di un esercizio completo, internazionalmente coordinato, coerente, rigoroso, di trasparenza sui bilanci delle banche, già avviato negli Stati Uniti, in corso di preparazione in Europa. PROMUOVERE LA STABILITà FINANZIARIA La crisi ha le sue radici in distorsioni nel funzionamento dei mercati, in carenze di regolazione e supervisione e nei comportamenti degli intermediari, nei primi centri finanziari del mondo. La eccezionale liquidità che affluiva in quei centri, causata dai prolungati squilibri nel tasso di risparmio e nella bilancia dei pagamenti, contribuiva a tenere su livelli anormalmente bassi tassi di interesse, volatilità, costi di protezione dall'insolvenza. Ne risultava una generale sottovalutazione del rischio, con la conseguente sopravvalutazione delle attività finanziarie e immobiliari. Ne venivano mascherati i difetti di regolamentazione e quelli nella gestione dei rischi da parte delle più grandi banche del mondo. Una politica monetaria accomodante contribuiva all'artificiosa lievitazione dei volumi finanziari, permetteva il protrarsi di una situazione resa fondamentalmente instabile da quelle distorsioni, da quelle carenze. Il mercato rifiutava i pur timidi interventi delle politiche economiche; accecato, perdeva la propria capacità diagnostica; i suoi meccanismi autocorrettivi erano paralizzati. Un sistema finanziario in cui si coniughino innovazione e solidità, profitto e sostegno alle famigliee alle imprese dovrà avere più regole, più capitale, meno debito. La strategia globale che va emergendo è fondata su tre pilastri: le istituzioni finanziarie internazionali; i regolatori; le banche centrali. Il Fondo monetario internazionale assume ora un ruolo cruciale: le sue risorse sono state più che raddoppiate, è stata potenziata la sua capacità di intervento. Può oggi sostenere i paesi in difficoltà, in particolare le economie emergenti che più risentono della congiuntura avversa; la sua assistenza nella gestione degli squilibri evita il propagarsi sistemico della crisi. Al Fondo, insieme con il Financial Stability Board, è stata affidata l'analisi e la segnalazione preventiva dei rischi per la stabilità del sistema finanziario globale. è incoraggiante che anche i maggiori paesi abbiano finalmente accettato di essere periodicamente esaminati dal Fondo sulla solidità dei loro sistemi finanziari. Una sorveglianza multilaterale più pregnante che in passato potrà contribuire alla coerenza globale delle politiche economiche nazionali. Ma la correzione ordinata degli squilibri nelle bilance dei pagamenti non potrà che far perno su un mercato mondiale dei capitali in condizioni di piena funzionalità, al riparo da difetti di regolazione e controllo. Questo convincimento è all'origine della istituzione, da parte dei capi di Stato o di governo del G20, del Financial Stability Board. Il nuovo organismo è stato ampliato nella composizione e nel mandato rispetto al Financial Stability Forum; quest'ultimo aveva prodotto nell'aprile 2008 il primo rapporto sulle azioni da intraprendere per rimediare alle carenze della regolamentazione. Il Board ha ora la responsabilità di seguire le autorità nazionali nell'applicazione di quelle raccomandazioni, di coordinare i molti comitati di regolatori e contabili che determinano gli standard cui si attengono le banche, di proseguire nella costituzione dei collegi internazionali di supervisori per le istituzioni finanziarie più grandi. Requisiti di capitalizzazione e di liquidità più rigorosi, estensione del perimetro della regolamentazione anche a istituzioni non bancarie, completamento di Basilea 2 e modifica delle regole contabili al fine di diminuirne la prociclicità, vigilanza e regolamentazione più stringenti per le istituzioni che hanno dimensione tale da costituire un rischio sistemico; sono, queste, le azioni che descrivono il sentiero di lavoro del Financial Stability Board nei prossimi mesi. La Presidenza italiana del G8 conduce i lavori sulla definizione di un global standard per la proprietà, l'integrità e la trasparenza dell'attività economica e finanziaria internazionale. Con la crisi si è molto ampliato il consenso sulla necessità che le banche centrali includano espressamente tra i loro obiettivi la stabilità finanziaria; limitare il loro compito agli interventi riparatori dopo una crisi non è più ritenuto sufficiente. Si fa strada l'idea che le funzioni di politica monetaria e di vigilanza si rafforzino l'un l'altra. Il dibattito su questi temi è complesso ed è lungi dall'essere compiuto. In Europa è già in corso un processo di revisione di ampie parti del sistema di supervisione bancaria e finanziaria. Gli aspetti fondamentali di tale revisione sono da condividere; in alcuni punti il processo va rafforzato. L'attribuzione di compiti di vigilanza finalizzata alla stabilità sistemica a un Consiglio europeo è utile, se questo dispone di una effettiva capacità di intervento e opera in stretto raccordo con le autorità di vigilanza nazionali. Gli standard di vigilanza comuni dovrebbero essere, almeno in alcune aree, vincolanti e direttamente applicabili a livello nazionale. Occorre armonizzare i sistemi di garanzia dei depositanti e gli strumenti di intervento in caso di crisi. LE RIPERCUSSIONI DELLA CRISI IN ITALIA In Italia la crisi mondiale determinerà, secondo le previsioni più aggiornate, una caduta del PIL di circa il 5 per cento quest'anno, dopo la diminuzione di un punto nel 2008. Il crollo della domanda estera ha provocato una forte contrazione della produzione industriale e degli investimenti. La reazione delle imprese, in particolare di quelle più esposte al ciclo internazionale, è stata immediata: chiusura provvisoria di interi stabilimenti o linee produttive; riduzione, temporanea o permanente, della manodopera; rinvio degli acquisti, sia di semilavorati sia di beni capitali; dilazioni insolitamente lunghe dei pagamenti ai fornitori. Nei sei mesi da ottobre 2008 a marzo 2009 il PILè caduto in ragione d'anno di oltre 7 punti percentuali rispetto al semestre precedente. I recenti segnali di un affievolimento della fase più acuta della recessione provengono dai mercati finanziari e dai sondaggi d'opinione, più che dalle statistiche finora disponibili sull'economia reale. Il ritorno a una crescita duratura richiede che l'economia internazionale si riprenda stabilmente, che la debolezza del mercato del lavoro non si ripercuota ancora più duramente sui consumi interni, che si rafforzi la struttura del nostro sistema produttivo. L'OCCUPAZIONE E I CONSUMI Fra le misure prudenziali che le imprese hanno adottato per fronteggiare la recessione, quelle riguardanti il lavoro sono state di tre tipi: riorganizzazioni di turni e orari e blocco del turnover; ricorso alla Cassa integrazione; mancati rinnovi di contratti temporanei e licenziamenti. Quasi tutte le imprese hanno fatto ricorso al primo tipo di misure. La Cassa integrazione ordinaria è stata pure diffusamente usata e si è già rapidamente portata sui livelli massimi raggiunti durante la recessione del 1992-9 ; la sua copertura potenziale è tuttavia limitata – interessa un terzo dell'occupazione dipendente privata – e fornisce al lavoratore una indennità massima inferiore, in un mese, alla metà della retribuzione lorda media nell'industria. Si stima che due quinti delle imprese industriali e dei servizi con 20 e più addetti ridimensioneranno il personale quest'anno;la riduzione sarà probabilmente maggiore nelle imprese più piccole. Per oltre 2 milioni di lavoratori temporanei il contratto giunge a termine nel corso di quest'anno; più del 0 per cento è nei servizi privati, quasi il 20 nel settore pubblico; il 8 per cento è nel Mezzogiorno. I lavoratori in Cassa integrazione e coloro che cercano una occupazione sono già oggi intorno all'8,5 per cento della forza lavoro, una quota che potrebbe salire oltre il 10: proseguirebbe la decurtazione del reddito disponibile delle famiglie e dei loro consumi, nonostante la forte riduzione dell'inflazione. Gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all'acquisto di beni durevoli stanno fornendo un temporaneo ausilio. Un primo rischio per la fase ciclica che attraversiamo è una forte riduzione dei consumi interni, a cui le imprese potrebbero reagire restringendo ancora i loro acquisti di beni capitali e di input produttivi. LE IMPRESE E LA CRISI Grazie all'impegno delle nostre Filiali regionali, abbiamo svolto una indagine particolarmente approfondita sulle condizioni del sistema produttivo italiano, sulle difficoltà che le imprese incontrano, su come stanno reagendo alla crisi. L'attesa di un forte calo del fatturato, più del 20 per cento per molte imprese, e la grande incertezza circa la durata della crisi portano per l'anno in corso a piani di riduzione degli investimenti del 12 per cento nel complesso dell'industria e dei servizi, di oltre il 20 nella manifattura: valori eccezionali nel confronto storico. Un processo di ristrutturazione si era avviato in parti importanti del nostro sistema produttivo nella prima metà del decennio; prima della crisi se ne intravedevano già i frutti in termini di produttività e forza competitiva sui mercati esteri; questi tempi difficili lo mettono a repentaglio. Secondo la nostra indagine, circa metà delle 65.000 imprese dell'industria e dei servizi con almeno 20 addetti sono state coinvolte nel processo di ristrutturazione. Esse si attendono un calo del fatturato nel 2009 nettamente inferiore alla media. A un estremo, le aziende finanziariamente più solide presenti in questo gruppo oggi attutiscono l'impatto dell'avversa congiuntura consolidando il primato tecnologico e diversificando gli sbocchi di mercato. Non sono poche, stimiamo più di 5.000, con quasi un milione di addetti. Alcune sembrano proiettate a trarre vantaggio dalla crisi, in termini di riposizionamento sul mercato. All'altro estremo vi sono imprese che, avendo deciso di accrescere scala dimensionale, intensità tecnologica, apertura internazionale, si erano indebitate. Affrontano ora, con la crisi, il prosciugarsi dei flussi di cassa, l'irrigidirsi dell'offerta di credito bancario, la forte difficoltà ad accedere al mercato dei capitali; si tratta di almeno 6.000 aziende, che impiegano anch'esse quasi un milione di lavoratori. A risentire della crisi sono soprattutto le imprese piccole, sotto i 20 addetti; nella sola manifattura se ne contano in tutto quasi 500.000, con poco meno di due milioni di occupati. Per quelle che operano in qualità di sub-fornitrici di imprese maggiori, da cui subiscono tagli degli ordinativi e dilazioni nei pagamenti, è a volte a rischio la stessa sopravvivenza. Il passaggio dei prossimi mesi sarà decisivo: una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è un secondo, grave rischio per la nostra economia. IL FINANZIAMENTO DELL'ECONOMIA Il deterioramento dell'economia tende a frenare i prestiti bancari. Ad aprile il tasso di crescita trimestrale del credito alle imprese non finanziarie si è annullato; era del 12 per cento un anno prima. Continuano a rallentare anche i prestiti alle famiglie. Minori investimenti industriali e immobiliari, minori consumi di beni durevoli spiegano parte del rallentamento. Ma è anche l'offerta di finanziamenti delle banche ad aver decelerato, innanzitutto per le difficoltà di provvista a medio e a lungo termine e per l'aumento del rischio di credito. Secondo la nostra indagine l'8 per cento delle imprese ha ricevuto un diniego a una richiesta di finanziamento; è il valore più elevato dalla metà degli anni Novanta; era meno del un anno fa. Oltre il 10 per cento delle imprese dichiara di aver ricevuto, da ottobre, richieste di rimborsi anticipati. Il fenomeno, più intenso nel Mezzogiorno, investe l'intero paese e riguarda anche aziende di dimensione non piccola. Non si può chiedere alle banche di allentare la prudenza nell'erogare ilcredito; non è nell'interesse della nostra economia un sistema bancario che metta a rischio l'integrità dei bilanci e la fiducia di coloro che gli affidano i propri risparmi. Quel che si può e si deve chiedere alle nostre banche è di affinare la capacità di riconoscere il merito di credito nelle presenti, eccezionali circostanze. Va posta un'attenzione straordinaria alle prospettive di mediolungo periodo delle imprese che chiedono assistenza finanziaria. Continua a pagina 11 “ Le probabilità di una deflazione intesa come un declino prolungato e generalizzato dei prezzi appaiono oggi modeste l'articolo prosegue in altra pagina

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Vince chi ha riorganizzato la filiera (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM ( PMI ) data: 2009-05-30 - pag: 25 autore: INTERVISTA Daniele Marini Direttore della Fondazione Nordest «Vince chi ha riorganizzato la filiera» Marco Alfieri «La situazione è ancora critica, non dobbiamo nascondercelo, però...». Daniele Marini, direttore della Fondazione Nordest, scorre i numeri freschi freschi dell'ultima analisi “La congiuntura del Nord-Est” che ha curato per conto della Cassa di risparmio del Veneto (Gruppo Intesa Sanpaolo) e si lascia andare a ragionamenti ambivalenti. «Le prospettive per il primo semestre 2009 – dice – appaiono ancora improntate al pessimismo. Il 66% degli imprenditori nordestini valuta, infatti, in flessione la produzione delle proprie aziende. Nel contempo, però, le vendite all'estero vengono giudicate normali da un'impresa su due, nonostante il rallentamento del commercio mondiale». Insomma un prerequisito importante per sperare che il Nord-Est, quindi un pezzo importante di manifatturiero italiano, possa ripartire ancora una volta, l'ennesima dopo l'ingresso della Cina nel Wto, dall'export. «Anche perché la recessione coinvolge tutti i settori e le dimensioni d'impresa, con una coda peggiore per Pmi e microimprese, la filiera dell'indotto e della subfornitura. Le medio- grandi imprese tagliano le commesse e l'ultimo anello della catena soffre di più, ovvio». Se questo è il quadro macro, «la situazione per ora è ancora sotto controllo – prosegue Marini –. Le imprese hanno ridotto i giri del motore utilizzando la cassa integrazione, dando fondo alle scorte e al magazzini e alla liquidità accumulata negli anni passati». Il punto vero è capire quanto durerà la recessione. «Se resta contenuta ancora in pochi mesi gli ammortizzatori possono reggere. Ma se dovesse prolungarsi oltre, allora il rischio che dopo l'estate molti capannoni chiudano diventerà reale. E le ricadute saranno tutte sui lavoratori». Dunque l'estate come spartiacque. Nel settembre 2008 si tornò dalle vacanze e si capì che la crisi era vera e avrebbe morso in profondità. Il settembre 2009 potrebbe invece rappresentare il giro di boa. O si riparte o si affonda. «Qualche segnale di ripartenza però si coglie », precisa Marini. Soprattutto tra quelle imprese che negli anni passati, a cavallo del 2004-2005, hanno completato almeno due operazioni. Uno. «Si sono riposizionate su un valore aggiunto più elevato dei propri manufatti, investendo nel marchio, nella tecnologia, nel brand, nel servizio al cliente o nella comunicazione. Incorporando cioè valore immateriale nelle proprie produzioni, mescolando manifattura e valore terziario». Continua u pagina 26 «Le società che hanno investito nel passato sulla qualità e sul brand sono già in ripresa» Daniele Marini l'articolo prosegue in altra pagina

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Pyongyang, nuovo missile e minacce all'Onu: Reagiremo alle sanzioni (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pyongyang, nuovo missile e minacce all'Onu: «Reagiremo alle sanzioni» RACHELE GONNELLI La Corea del Nord insiste. Il regime di Pyongyang ha comunicato ieri al mondo di aver lanciato un altro missile a corto raggio. Un nuovo atto di sfida alla comunità internazionale, accompagnato da nuove minacce contro le Nazioni Unite e la Corea del Sud, dopo il test atomico e agli altri lanci di razzi terra-aria delle ultime settimane. Si tratta di una ritorsione preventiva verso le sanzioni che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu intende assumere nei confronti della «repubblica popolare» incarnata nella dinastia di Kim il Sung, «eterno presidente». È proprio la crisi dinastica in corso, insieme a una crisi economica che rischia di far saltare le rigide maglie del sistema, ad aver innescato l'insensata corsa militarista degli ultimi tempi. Nel Paese classificato ultimo per libertà della stampa, nell'agosto scorso il «caro leader», presidente in carica, Kim Jong Il, è stato colpito da ischemia cerebrale. Nella corsa per la sua successione il favorito sarebbe il terzogenito, il 26enne Jong Un. Ma sono le gerarchie militari a dare il verdetto. Missile più potente Ed ecco che è scattata la prova di forza. Il lancio del nuovo missile, l'ultima di una serie di sei nella scala delle provocazioni, risale a giovedì sera, secondo quanto afferma l'agenzia sudcoreana Yonhap. Sempre secondo i preoccupati «vicini di casa» di Seul sarebbe stato sparato dalla base di Musudan-ri, sulla costa orientale. Il razzo avrebbe percorso una gittata di 160 chilometri andando a spegnersi nelle acque del mare del Giappone. Gli esperti sudcoreani sostengono che si è trattato di un missile di nuovo tipo, mai sperimentato finora da Pyongyang. Nel frattempo viene confermata l'esplosione nucleare sotterranea sperimentata lunedì scorso: 61 sismografi in tutto il mondo hanno registrato la vibrazione della terra, confermando che non si trattava di terremoto ma di esplosione. Se nucleare - per gli Usa non è detto - le particelle atomiche trasportate dai venti arriveranno nell'isola giapponese di Okinawa tra domani e dopodomani. Il Segretario di Stato Usa alla Difesa Robert Gates assicura che non ci sono stati spostamenti di truppe alla frontiera tra le due Coree e quindi non vede nessuna ragione per rinforzare il contingente di 28mila soldati americani già schierato a sud della penisola coreana. Il ministro degli Esteri sudcoreano, a scanso di equivoci, è in partenza per Washington, dove è atteso mercoledì da Hillary Clinton. Nel frattempo a New York proseguono a porte chiuse le riunioni dei cinque paesi con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza Onu, allargate a Giappone e Corea del Sud, sulle misure da adottare contro Pyongyang per il test «illegale» di lunedì. La Cina ha sempre difeso finora le manie del dittatore nordcoreano. A Mosca è affidato il compito di concordare un testo che ottenga l'unanimità necessaria. Pechino sembra recentemente essersi stancata delle tensioni causate dall'alleato coreano. Lo scontro militare tra le due Coree, dopo che Pyongyang ieri ha minacciato di annullare l'armistizio del '53, non viene sottovalutato. Gli Usa dalle immagini satellitari non escludono neanche altri lanci di missili. Nuovo missile a corto raggio sparato dalla costa orientale nel mar del Giappone dalla Corea del Nord che minaccia direttamente l'Onu in caso di sanzioni. Il ministro degli Esteri sudcoreano volerà mercoledì a Washington.

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I presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le frequentano e, nel caso... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

STEFANO MILANO I presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le frequentano e, nel caso si tratti di immigrati clandestini, dovrebbero denunciarli alle autorità». A dirlo non è nessun esponente del governo italiano o della Lega Nord, e non si parla di Ddl Sicurezza. Queste parole arrivano da diecimila chilometri di distanza: da Tucson, Arizona, dove Clarence Dupnik, lo sceriffo della Pima County, ha rilasciato una dichiarazione che ha sollevato un polverone non ancora sopito. Un'eco inquietante rispetto a ciò che è accaduto in Italia, soprattutto perché si è verificato negli stessi giorni in cui nel nostro paese le prime pagine dei quotidiani erano invase dalle ombre sinistre della proposta di legge sui "presidi-spia". Tucson, a soli 100 chilometri dal confine con il Messico, al momento è la città più esposta degli Stati Uniti al fenomeno dell'immigrazione illegale. Il governo Bush ha costruito il tristemente famoso "muro della vergogna" lungo la frontiera, ma proprio in Arizona, nel bel mezzo del torrido deserto di Sonora, la barriera di divisione non è ancora terminata, a differenza del resto degli stati del sud. Questa situazione ha creato un "imbuto" nelle rotte dell'immigrazione clandestina, costringendo la stragrande maggioranza degli indocumentados a cercare di passare il confine lungo le 262 miglia del settore di Tucson, attraversando a piedi il deserto e spesso morendoci. Gli ultimi, recentissimi, dati indicano che - anche a causa del border fence e dell'incremento delle misure di sicurezza - il rischio di morte continua a crescere di anno in anno: oggi è 17 volte più alto che nel 1998. Il presidente Obama non ha ancora preso in mano con concretezza la situazione di confine. Per ora ha previsto di chiedere al Congresso, per il 2010, altri 27 miliardi di dollari per rendere ancora più sicura la frontiera e terminare i lavori del border fence. Una "mossa" che ha fatto storcere il naso ai tanti che si aspettavano un deciso cambio di rotta in materia d'immigrazione. Ma molto probabilmente Obama ha in mente una chiara strategia politica: come prima mossa, vuole dare un segnale forte rispetto alla sicurezza del confine, rassicurando gli americani; e solo in seguito metterà in atto la riforma dell'immigrazione, regolarizzando parte dei 12 milioni di clandestini presenti nel paese (soprattutto in funzione della manodopera necessaria per il rilancio dell'economia) e definendo criteri meno rigidi e più mirati d'ingresso negli USA. In attesa che questo si verifichi, il sistema fortemente anti-immigratorio lasciato dall'amministrazione Bush appare fuori controllo, e alcuni personaggi ne stanno approfittando per gli ultimi "colpi di coda". Come Joe Arpaio, lo sceriffo della Maricopa County divenuto celebre per l'uso di metodi che non si vedevano dai tempi dello schiavismo: umiliazione, violazione dei diritti umani, racial profiling. Tra le sue tante pittoresche iniziative, questo "Borghezio a stelle e strisce" ha fatto marciare 220 immigrati ammanettati e con la divisa a strisce bianche e nere da carcerato per le vie di Phoenix, mentre erano in attesa del rimpatrio in Messico. Per non parlare delle chain gang, gruppi di carcerati umiliati e costretti a lavorare incatenati tra di loro per i piedi, magari raccogliendo immondizia ai bordi delle strade, sotto gli occhi di tutti. La Coaliciòn de Derechos Humanos (punto di riferimento e "cappello" sotto il quale si raduna buona parte degli attivisti dell'Arizona impegnati nella difesa dei diritti degli immigrati) si oppone da tempo alle iniziative razziste ed eclatanti di Arpaio e al 287(g) (un articolo della legge sull'immigrazione americana che rinforza e amplia i poteri della polizia statale e locale, similmente al nostro Ddl sulla sicurezza), e il 2 maggio ha avuto luogo una grande marcia di protesta a Phoenix, di cui si è fatto portavoce anche Zach De La Rocha, ex leader dei Rage Against the Machine. Naturalmente la Coaliciòn e gli altri gruppi di attivisti per i diritti civili, oltre che una buona fetta della società civile, hanno lanciato un attacco anche nei confronti dello sceriffo Dupnik e delle sue dichiarazioni, chiedendo a gran voce le sue scuse pubbliche. Una querelle che ha infuriato per giorni, ma le scuse non sono mai arrivate. Dupnik e la sua versione d'oltreoceano del provvedimento sui presidi-spia (che ha trovato ovviamente anche molti consensi tra i tanti americani del sud che sono contrari all'immigrazione, con posizioni spesso fortemente xenofobe) hanno infatti minacciato un diritto fondamentale, garantito dalla "Equal Protection Clause" del 14° emendamento della Costituzione americana e da una successiva decisione del 1982 della Corte Suprema. Il diritto allo studio negli Stati Uniti è garantito per qualunque studente, e nessuno è tenuto a verificarne lo status. Per iscriversi in una scuola pubblica sono sufficienti un certificato di nascita e uno di vaccinazione, e non vengono richiesti il passaporto o il VISA. «Il compito dei nostri insegnanti è rispondere alle necessità dei ragazzi che entrano dalle porte della scuola, indipendentemente da come ci sono arrivati», spiega Ernest Galaz, preside della scuola elementare "F.O. Holaway" di Tucson. «Nel nostro istituto, più della metà degli studenti sono di origine ispanica e negli ultimi tre anni abbiamo avuto ragazzi anche da Burundi, Congo, Somalia, Iraq, Italia, Francia, Cina, India, Vietnam, Laos, Iran, Libano, Sudan, Kenya. Viviamo in un mondo in cui le barriere e i confini sono stati minimizzati o eliminati da internet; gli studenti hanno bisogno di imparare a conoscere le altre culture come parte integrante della loro formazione. Più sono in grado di capire i punti di vista diversi dal loro, più avranno successo nell'economia globale». Todd A. Jaeger, consulente legale del sovrintendente agli studi delle Amphitheater Public Schools di Tucson, è molto restio nell'entrare nel merito delle dichiarazioni di Dupnik. «Noi continuiamo a fare il nostro lavoro e ad applicare i diritti civili garantiti dal 14° emendamento. Non abbiamo organizzato nessuna forma di protesta nei confronti dello sceriffo perché sta affrontando la questione da una prospettiva diversa dalla nostra e che non ci riguarda: quella del rafforzamento dei poteri della polizia. Lasciamo che sia chi si sente offeso dalle sue dichiarazioni a chiederne le scuse». Galaz, invece, si sbilancia un po' di più: «Se le dichiarazioni di Dupnik diventassero reali, sarebbe una grave violazione dei diritti civili su cui si basa questo paese. E poi la situazione è meno grave di come la dipinge lo sceriffo. Ovviamente non ho (e non voglio avere) nessuno strumento per poterlo affermare con certezza, ma nella mia scuola potrebbero esserci al massimo 3-4 famiglie clandestine, le altre sono tutte regolari. Ciò che è preoccupante - e che purtroppo viene alimentato dal clima che in molti stanno cercando di creare - è il dilagare del sospetto: quando la gente vede una famiglia che parla spagnolo, pensa subito che si tratti di illegali».

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la corea prepara il super-razzo gli usa: "non staremo a guardare" - arturo zampaglione (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

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Pagina 14 - Esteri La Corea prepara il super-razzo Gli Usa: "Non staremo a guardare" Caccia americani schierati a Okinawa. Pronta risoluzione Onu Per la prima volta anche Russia e Cina sarebbero disposti ad accettare una risposta molto dura ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Gli Stati Uniti non accetteranno che la Corea del Nord diventi una potenza nucleare. Lo ha detto ieri a Singapore, durante la conferenza per la sicurezza in Asia, il ministro americano della difesa Robert Gates, che ha usato toni ancor più fermi e minacciosi di quelli con cui Barack Obama, all´inizio della settimana, aveva denunciato il secondo esperimento nucleare di Pyongyang dopo quello dell´ottobre 2006. «Non resteremo immobili ad aspettare che la Corea del Nord acquisisca i mezzi per poter distruggere qualsiasi obiettivo nella regione», ha osservato Gates. «E considereremo il trasferimento del suo arsenale nucleare a paesi esteri o a terroristi come un atto ostile». Il capo del Pentagono non ha parlato dei possibili scenari militari, ma è chiaro che i suoi generali abbiano già pronti piani di emergenza per bombardamenti chirurgici e azioni offensive. Per il momento, però, dopo aver messo in allerta i 28mila soldati americani di stanza in Corea del Sud, per il rischio di provocazioni o incidenti lungo il 48mo parallelo da parte delle truppe del Nord, e preparato a Okinawa gli F-22 Raptor, Washington persegue la strada diplomatica. L´obiettivo: isolare ulterioremente il regime di Kim Jong-il e punirlo della violazione degli accordi dell´Onu con un rafforzamento delle sanzioni, nella speranza che si ravveda. «Obama è pronto al dialogo con i tiranni che rinuncino a ogni ostilità», ha ricordato ieri Gates, che è l´unico ministro di George W. Bush a essere stato confermato nell´incarico dal nuovo presidente. «Obama è fiducioso, ma non ingenuo», ha proseguito: «Non si piegherà alle pressioni o alle provocazioni». In coordinamento con il Giappone, Susan Rice, l´ambasciatore americano al Palazzo di vetro, ha fatto circolare tra i membri del consiglio una bozza di risoluzione che appare molto dura. E questa volta, a differenza del passato, Russia e Cina sembrano più propense ad assecondare gli sforzi internazionali, rendendosi forse conto che le dinamiche in moto a Pyongyang sono imprevedibili, perché rispondono a logiche interne, di regime, e quindi sono potenzialmente molto pericolose. L´ipotesi più accreditata è che l´escalation sia legata al tentativo di Kim Jong-il di rafforzare il suo potere, specie tra i militari, e di imporre il figlio più piccolo come suo successore. Dopo il test nucleare, che aveva una potenza paragonabile alla bomba di Nagasaki, la Corea del nord ha moltiplicato negli ultimi giorni il lancio di missili di corta gittata e ha dichiarato di non considerarsi più vincolata all´armistizio che mise fine alla guerra del 1950-53. Ieri, inoltre, citando fonti dell´intelligence americana, il giornale sudcoreano Don-A Llbo ha rivelato che i militari di Kim Jong-il hanno cominciato a spostare su vagoni ferroviari un missile balistico intercontinentale dal centro di ricerca della difesa di Saneum, vicino alla capitale Pyongyang, verso una rampa di lancio sulla costa orientale. Il rischio? Che la Corea del Nord voglia rispondere alle condanne dell´Onu alzando il livello dello scontro.

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certificato nuovo in 15 minuti complimenti al pra del lazio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Roma Certificato nuovo in 15 minuti complimenti al Pra del Lazio Non trovavo il certificato di proprietà dell´auto. Sono andato a via Cina, dove c´è l´Aci e il Pra del Lazio. C´è l´angolo del "fai da te", nessuna fila ma modelli fac simile per ogni esigenza. Riempito il modulo, sono stato chiamato in un ufficio accogliente. In 15 minuti sono uscito con il certificato nuovo e ho speso un quarto del preventivo fatto da un´Agenzia. Complimenti al Pra. Paolo Milia

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il maestro con cecilia bartoli festival tributo all'auditorium - leonetta bentivoglio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Roma Il maestro con Cecilia Bartoli festival tributo all´Auditorium Quattro sere dal 2 al 5 giugno. In programma Ciaikovskij, Chopin, Rossini, Bellini, Donizetti "Amo la ricchezza armonica della musica classica, assente nella orientale" LEONETTA BENTIVOGLIO Forse soltanto Maurizio Pollini aveva ricevuto un tale riconoscimento: al pianista cinese Lang Lang Roma dedica un intero festival. Organizzato da Santa Cecilia, occuperà il Parco della Musica per quattro sere, dal 2 al 5 giugno. è il tributo a un divo del pianismo premiato da un successo oggi senza confronti nell´ambito della sua generazione (è nato nell´82). Ed è un´occasione per godere del suo speciale fuoco in musiche diverse. Nel concerto inaugurale suonerà con le prime parti di Santa Cecilia il celebre quintetto schubertiano "La Trota" e il "Trio in la minore per pianoforte, violino e violoncello" di Ciaikovskij, e la sera dopo proporrà Schubert, BartÓk, Debussy e Chopin. Il 4 accompagnerà in arie da camera (Rossini, Bellini, Donizetti, Bizet) la star Cecilia Bartoli, mezzosoprano raffinata e magica per virtuosismi strabilianti: rarissimo sentirla cantare in Italia. Il 5 si esibirà con l´Orchestra di Santa Cecilia diretta da Christoph Eschenbach ("Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra" di Chopin e Quarta Sinfonia di Ciaikovskij). Formatosi tra Pechino e Philadelphia, e buffo come un personaggio da fumetto con la sua chioma a cresta di gallo e le sue giacche dal taglio marziano, quando affronta la tastiera Lang Lang è un prodigio tecnico, un campione seducente per capacità comunicativa, un interprete lontano dalla tipica retorica rituale del concerto classico, un artista che vive il repertorio con una spregiudicatezza e un impeto passionale sfuggenti alle abitudini canoniche dei grandi concertisti. All´ardore emotivo e al senso del gioco che scalda le esibizioni dei migliori jazzisti, unisce l´energia rovente del rock. Ma è sul pianeta classico che viaggia, senza alcuna mescolanza "crossover", e con evasioni solo episodiche nella musica "altra", come l´annunciato duetto che in luglio, a Verona e a Ravenna, lo farà suonare insieme a Harbie Hancock. In America Lang Lang si è esibito con le maggiori orchestre sinfoniche, le cosiddette "Big Five", e in Europa lo hanno accolto e festeggiato sia i Berliner Philharmoniker che la Filarmonica di Vienna, le due regine tra le orchestre del continente. In Cina spicca come vera punta di diamante del ciclone di giovani strumentisti tecnicamente agguerriti che sta montando in un paese «dove continuano a sorgere nuove sale da concerto», racconta, «e dove decine di milioni di ragazzi studiano il pianoforte e si applicano con entusiasmo alla scoperta del repertorio tradizionale generato dai compositori d´Occidente». Bach, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Chopin, Schumann, Liszt, Rachmaninov: questa è la cultura musicale in cui Lang Lang è radicato, ma con un atteggiamento e un look originali, ed esplorando canali nuovi e avventurosi per darla in pasto a un pubblico non élitario e giovanile, come dimostra il concerto che tenne nella comunità virtuale di "Second Life" per lanciare un suo cd beethoveniano. «Amo la ricchezza armonica della musica classica, sviluppatasi a un livello tanto più complesso e profondo del pop», dichiara senza complimenti. «Ed è la dimensione armonica a imprimere al repertorio classico-romantico europeo uno spessore che manca alla musica orientale, o per lo meno che mi coinvolge tanto di più». Coinvolgimento che si rivela plateale e contagioso.

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Monito Usa a Pyongyang Caccia schierati a Okinawa (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Monito Usa a Pyongyang Caccia schierati a Okinawa Resta alta la tensione tra la Corea del Nord da una parte e Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud dall'altra. Il segretario alla Difesa americano Robert Gates da Singapore ha avvertito Pyongyang che Washington non resterà immobile di fronte alle minacce nordcoreane. E intanto, secondo Seul, il Nord, che nei giorni scorsi dopo avere effettuato un test nucleare ha lanciato sette missili a corto raggio sta ora preparando il lancio di prova di un missile a lunga gittata, capace di raggiungere Hawaii e Alaska. Alla base americana di Okinawa in Giappone è arrivato ieri il primo dei supertecnologici caccia F22 Raptor che il Pentagono ha deciso di schierare nell'area per i prossimi quattro mesi. «Noi -ha detto il ministro Gates durante una conferenza sulla sicurezza in Asia a Singapore- non staremo immobili di fronte a una Corea del Nord che costruisce la propria capacità di distruzione di qualsiasi bersaglio in Asia o su di noi». Gates ha anche messo in guardia il regime di Kim Jong-il dal fornire armi o materiale nucleare ad altri soggetti. Un fatto simile verrebbe «considerato una grave minaccia per gli Stati Uniti e i nostri alleati». Secondo l'agenzia sudcoreana Yonhap, che cita fonti del governo di Seul, è in fase di assemblamento un missile a lunga gittata sulla costa orientale, presso la base di Musudan-ri. Da qui il 5 aprile scorso era stato lanciato un altro razzo multistadio, ufficialmente per la messa in orbita di un satellite, che aveva sorvolato il Giappone. La Cina cerca di raffreddare l'atmosfera. A Singapore, alla stessa conferenza alla quale ha partecipato Gates, il generale Ma Xiotian ha invitato la comunità internazionale alla calma e la Corea del Nord ad avviare la denuclearizazione. Da parte sua, sempre a Singapore, il ministro della Difesa sudcoreano, Lee San Hee, ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire varando una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza per rafforzare le sanzioni contro Pyongyang.

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A ste paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe'... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

ANDREA SATTA A ste paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe' la città, quanne èra l'ora de fatià...Dalle fabbreche le sentìue chiamà, pare se stéune a sgulà.... ....La siréna chemmannéua tutta quanta la città, ogni cosa decidéua, la uita regoléua, glie rellògge ?te sruéua, éssa ce penzéua a dirte l'ora che ce stéua». Parole di Bruno Ceroli, poeta dialettale di Isola Liri, la Manchester del Mezzogiorno, cartiere e acqua, il Liri e le cascate, l'artrosi e il lavoro, un gioiello per l'epoca e intorno la miseria. Ma le donne erano pagate meno degli uomini e i bambini meno di tutti. Oggi che anche le ultime macchine per la carta sono finite in Cina, di quella scena non resta più niente, solo grandi spazi abbandonati, il ritmo, il tempo, la schiena a molla e i canti scandivano i movimenti a memoria. Oggi i ragazzi stanno coi piedi penzoloni dai muretti ad aspettare un lavoro tramite le solite strade, la A2, la Casilina e la raccomandazione. Eppure questa terra ha visto in lotta gli operai contro le ingiustizie, i bollitori pieni di stracci, le divise dei marinai e dei soldati spogliarsi dei bottoni e degli anelli di metallo, la stoffa diventare pappa, la pappa lavarsi nel fiume, e alla fine nascere carta. La città industriale, conserva una nobiltà che ancora galleggia nel Liri. Le campagne intorno le conosco bene, tabacco e mezzadria. Non è Lazio, non è Campania, più su è Ciociaria. Qui sono passati gli Andreotti e i Ciarrapico, qui sono nati quattro papi e un altro di Carpineto, Leone XIII, diceva ai padroni di essere buoni e agli operai di non esagerare. 100 anni fa quale operaio poteva esagerare se ce l'aveva col suo padrone? Tutte le mattine treni di sudati si gettano su Roma o sul polo industriale di Colleferro-Anagni, dove le allergie sono in continuo aumento e coesistono cave e discariche, termovalorizzatori e cementifici. Eppure i monti Lepini che separano la Valle del Sacco dal mare, sono ancora verdi e solitari, racchiudono scorci pastorali, come se si potesse per davvero mangiare la frutta dagli alberi. Ma hanno interrato rifiuti tossici a Colleferro, soppresso migliaia di vacche a Colleferro, non si può coltivare a un chilometro dal fiume. E intanto torna da Roma un treno di gente sudata, farà bene allo spirito? Concilia il sonno? Serve a qualcuno? Eppure si cercano raccomandazioni per andare a lavorare in una fabbrica di armi. Conta che lavoro fare? Il Sacco stasera era molto, molto scuro.

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Dario Castriota Giorgio Gaber Io non mi sento italiano , cantava il grande Gaber in... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Dario Castriota Giorgio Gaber «Io non mi sento italiano», cantava il grande Gaber in quello che sarebbe stato il suo ultimo album. Credo che la frase rappresenti bene, al momento, lo stato d'animo di buona parte della popolazione di questo strano Paese. Per chi, come il sottoscritto, si è formato nei tanto vituperati anni 70 (raramente riconosciuti per quello che sono stati: un periodo nel quale, semplicemente, in molti credevamo che un «mondo migliore», come dicono i no-global di oggi, fosse possibile), non è infatti facile sentirsi parte di una comunità (oppure ormai è più corretto parlare di «pubblico»?) che sembra non avere remore nell'applaudire l'ipotesi grottesca dell'anziano satiro che rincorre le ragazze. Non è facile pensare che esista una legge che pone il personaggio in questione al di sopra di ogni legge, garantendogli l'immunità. Non è facile credere che simile legge sia stata firmata da un Presidente della Repubblica al di sopra di ogni sospetto. Non è facile credere che un paese nato dalla Resistenza contro la dittatura fascista sia oggi ridotto così. Non è facile riuscire a credere ai propri occhi, guardando l'Italia del 2009. Viviana Vicarelli Dell'Utri e il suo capo Noi abbiamo come presidente uno che si è venduto alla mafia per averne aiuto e raccattare un tot di elettori garantito e che come consiglieri tiene accanto a sé il mafioso Dell'Utri: condannato a 11 anni di reclusione e 5.000.000 euro di multa e che è ancora un esponente di spicco del Pdl. Le motivazioni della condanna sono: aver concorso ad associazione con Cosa Nostra e aver perseguiti i suoi scopi, mettendo a sua disposizione l'influenza e il potere che gli venivano dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario e imprenditoriale e delle sue relazioni. Aver intrattenuto rapporti continuativi con suoi membri tra cui Bontate, Mangano, Cinà e Riina, aiutando a nascondere i latitanti. La sentenza del 2001 di Caltanissetta che condannò 37 persone per la strage di Capaci e l'assassinio di Falcone dice chiaramente «sono provati rapporti fruttuosi, quanto meno sotto il profilo economico, fra Berlusconi e Dell'Utri da una parte e Cosa Nostra dall'altra». E con un Berlusconi che è legato a filo doppio con la mafia e intende condurre il nostro Paese verso una dittatura, Franceschini ha il coraggio di chiederci di votare SÌ a un referendum che farebbe sparire le coalizioni e gli darebbe pieni poteri. G. Domenico Malpeli Le azioni dell'Alitalia Il premier e i suoi dipendenti, volevo dire gli esponenti di primo piano del PdL, travolti dai casi Mills e Noemi, invitano a non fare gossip, ma a guardare ai risultati raggiunti dall'esecutivo. Uno di questi, che viene sempre citato, è l'avere risolto la questione Alitalia. Io non sono un economista, non ne capisco nulla di slot, hub, piani industriali e roba varia, ma una cosa la so: fino a qualche mese fa possedevo 1.400 euro in obbligazioni e azioni della ex compagnia di bandiera, ora non ho più nulla, i miei risparmi si sono volatilizzati insieme a quelli di qualche decina di migliaia di connazionali. Non c'è che dire, un risultato di cui vantarsi. Giorgio Corona Carriere da separare L'on. Berlusconi dice che non intende lasciare finché non avrà realizzato la «separazione delle carriere» (di pm e giudici) e riapre lo così lo scontro nei confronti di un'altra Istituzione. Un'iniziativa non proprio da "statista". Il "premier", anziché della Magistratura dovrebbe preoccuparsi di separare la "sua" personale carriera di imprenditore e monopolista, da quella di politicante sforzandosi di essere un normale cittadino, con gli stessi diritti di coloro che dovrebbe governare, e porre fine al conflitto di interessi che preoccupa il mondo e sfascia l'Italia. errata corrige Camilleri voleva dire... Nella rubrica «Lo chef consiglia» di Andrea Camilleri e Saverio Lodato, pubblicata ieri a pagina 12, il taglio di una riga e un refuso hanno reso poco chiaro l'inizio della risposta di Camilleri. Il testo esatto è il seguente: «Lei mi presenta un Berlusconi che zampetta da un tribunale al Parlamento, da un confessionale a Porta a Porta, che mi ricorda il famoso "Figaro qua, Figaro là", ma anche il Gastone di Petrolini, ricercato nel parlare, ricercato nel vestire. E ricercato dalla Questura».

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le ali spezzate del sogno cinese - sandro viola (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 28 - Cronaca Le ali spezzate del sogno cinese Vent´anni dopo la copertina Nelle ore tra il 3 e il 4 giugno 1989, i carri armati attaccarono i giovani che da settimane occupavano piazza Tienanmen chiedendo una svolta democratica. I morti furono centinaia Ecco, per la prima volta, la testimonianza dell´allora leader sovietico che, trovandosi nella capitale per una storica visita di Stato, fu spettatore e interlocutore della rivolta Il potere comunista era parso al collasso: aveva proclamato la legge marziale ma la protesta continuava come prima Alla fine prevalse l´ala conservatrice e Deng Xiaoping diede l´ordine dell´assalto SANDRO VIOLA (segue dalla copertina) La truppa seduta sui marciapiedi, gli ufficiali ai telefoni per chiedere ordini che non arrivavano, la catena di comando dell´Esercito popolare cinese (che all´epoca contava due milioni e mezzo di uomini) evidentemente saltata. Il giorno precedente, per bocca del primo ministro Li Peng, il governo aveva proclamato la legge marziale. Proibizione di manifestare, coprifuoco. Ma era stato come parlare al vento, non agli abitanti di Pechino. Tutto era infatti rimasto com´era ormai da quasi due settimane: la piazza Tienanmen occupata da molte migliaia di studenti, e intorno alla Tienanmen - il cuore del Potere - centinaia di migliaia di dimostranti, in certe ore un milione, affluiti da ogni punto della capitale. E tutto questo senza alcuna reazione da parte delle autorità. La sensazione più diffusa era quindi quella d´uno stupefacente, impressionante vuoto di potere. Il governo, e soprattutto il Politburo del partito, sembravano dissolti. Dalla piazza Tienanmen si levava il fetore degli escrementi accumulatisi tra il mausoleo di Mao Zedong, il monumento ai caduti e il palazzo dell´Assemblea del popolo, nei giorni dell´occupazione condotta dagli studenti. E quel fetore costituiva un´onta atroce per la dignità d´un regime che aveva dominato sulla Cina, temuto, indiscusso, negli ultimi quattro decenni. Un´onta, e l´annuncio della sconfitta. Perché il regime sembrava ormai non essere più in grado di reagire alla rivolta studentesca e all´appoggio massiccio che era venuto alla rivolta dagli abitanti della capitale. Comincio da qui, dall´incredibile giornata del 21 maggio 1989, la rievocazione della "primavera di Pechino", perché fu quel giorno che il comunismo parve anche in Cina sull´orlo del collasso. Già liquidato in Polonia e ormai boccheggiante in Russia, nei sei-sette mesi successivi il comunismo sarebbe caduto in Ungheria, nella Germania dell´Est, in Cecoslovacchia, in Bulgaria, in Romania, e un po´ più tardi in Albania. Quei regimi vacillavano infatti da tempo, sempre più debilitati dalle penurie che imponevano alle popolazioni e dall´assoluto discredito che circondava i loro gruppi dirigenti. Ma la Cina era diversa. Un decennio di riforme economiche, una crescita del Pil che superava il 10 per cento annuo, un benessere ormai diffuso nelle aree urbane, e soprattutto un apparato del potere ancora ferreo nel totale controllo della società, sembravano aver messo il comunismo cinese al riparo da ogni brutta sorpresa. Invece, improvvisa, inaspettata e travolgente, giunse la scossa più lunga, più ampia e profonda di tutte quelle che s´erano già prodotte, e si sarebbero ancora prodotte durante l´anno, nell´universo comunista. Tutto era iniziato verso la fine d´aprile, quando gli studenti delle due università di Pechino erano scesi a migliaia nelle strade del centro per commemorare la morte di Hu Yaobang, l´ex segretario del partito estromesso a causa delle sue tendenze liberaleggianti. Ma fu il 13 maggio che gli studenti occuparono la piazza Tienanmen. Due giorni dopo sarebbe dovuto infatti arrivare Mikhail Gorbaciov, e a Pechino c´erano centinaia di giornalisti stranieri giunti ad assistere alla riconciliazione (in realtà una Canossa sovietica) russo-cinese. I manifestanti, e coloro che ai vertici del partito avevano deciso d´appoggiare la protesta, sapevano quindi che quei giornalisti e telecamere costituivano una sorta di trincea che il governo e il Politburo avrebbero evitato d´attaccare. Un migliaio di studenti s´accamparono così nella piazza, e più di cento tra loro iniziarono uno sciopero della fame subito attorniati da una folla enorme. La visita di Gorbaciov ebbe aspetti da film comico. Le cerimonie solenni che avrebbero dovuto aver luogo nel palazzo dell´Assemblea del Popolo, il cui ingresso è appunto sulla Tienanmen, vennero cancellate dal programma. La comitiva sovietica entrava e usciva da ingressi laterali, protetta da interi plotoni delle forze di sicurezza, e la conferenza stampa finale di Gorbaciov dovette svolgersi nella palazzina dove i sovietici erano stati messi ad abitare, e alla quale giunsero, avvertiti in ritardo, bloccati dalla marea di folla che occupava le strade, pochissimi giornalisti. Partita per Shanghai la delegazione sovietica, la situazione precipitò. Di primissimo mattino, da est e ovest del viale della Pace celeste, confluivano fiumi di pechinesi che andavano ad addensarsi nei pressi della piazza. Ormai, il tragitto dal mio albergo alla Tienanmen, che ancora il 10-11 maggio percorrevo in venti minuti d´automobile, prendeva tre ore. Era intanto divenuto sempre più chiaro che dietro agli studenti ci fosse una fazione del partito, dato che migliaia di manifestanti giungevano a bordo di camion e bus: e in Cina, a quel tempo, camion e bus non potevano circolare se non con l´autorizzazione d´una qualche autorità. Nella piazza, dalla massa studentesca era emersa nel frattempo una leadership: i Wan Dang, i Wue Kaixi, i Cen Zuang, che parlavano con i giornalisti stranieri, componevano gli slogan contro il nepotismo e la corruzione dei dirigenti, organizzavano i servizi, per così dire, dell´occupazione. Passaggi liberi per le ambulanze, tende per i giovani che facevano lo sciopero della fame, piccoli complessi rock per tenere alto il morale. Ma il vertice comunista, che sembrava scomparso, era in realtà ormai pronto a reagire. Zhao Zhiyang, il segretario del partito favorevole ad un dialogo con gli studenti, venne dimesso. Attorno a Deng Xiaoping e al primo ministro Li Peng, che avevano deciso l´azione di forza, si strinsero i vecchi conservatori, Chen Yun, Peng Zhen, Hu Qiaomu, Deng Liqun, i vegliardi che due anni prima, al XIII congresso del partito, avevamo visto giungere alla tribuna incespicanti, sorretti ai due lati dalle infermiere. Durato quasi un mese, lo stallo nel Politburo era a questo punto superato. Si trattava solo di scegliere il momento in cui, come aveva detto Deng, si sarebbero fatte «rotolare le teste». Il 25 maggio ci fu l´ultimo, terribile insulto lanciato contro il potere comunista. Nel pomeriggio ero sulla Tienanmen, quando da un lato della piazza, quello dinanzi all´ingresso della Città proibita, si levò un coro di esclamazioni spaventate. Sulla gigantografia del volto di Mao che pendeva (e ancora pende) sulla porta della Pace celeste, erano stati scaraventati numerosi barattoli di vernice nera, gialla, rossa, e la faccia del Grande Timoniere appariva imbrattata, profanata come nessun cinese avrebbe mai immaginato di vedere. Intanto la Trentottesima armata, che non era riuscita a superare il muro della folla per raggiungere il centro di Pechino, era stata sostituita dalla Ventisettesima. Una grossa parte degli studenti sentirono che il dramma era ormai incombente, e lasciarono la Tienanmen. Attorno alla Dea della democrazia, una sagoma femminile in gesso e cartapesta che i manifestanti avevano costruito ispirandosi alla statua della Libertà, rimasero 1.000-1.500 giovani. Almeno trecento dei quali, quando nella notte tra il 3 e il 4 giugno la Ventisettesima attaccò la piazza, vennero trucidati dalle raffiche dei mitragliatori.

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gorbaciov racconta quei giorni a pechino - fiammetta cucurnia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 29 - Cronaca Gorbaciov racconta quei giorni a Pechino FIAMMETTA CUCURNIA (segue dalla copertina) mikhail Sergeevic, con quale stato d´animo affrontò il viaggio a Pechino? «Si trattava, per noi, di un viaggio storico. Dovevamo chiudere la lunga parentesi di ostilità tra Russia e Cina, durata oltre trent´anni. Lo volevamo noi, a Mosca. E lo volevano anche i nostri amici cinesi. Non esistevano due persone più adatte ad affrontare questo nodo di Gorbaciov e Deng Xiaoping. Così cominciammo le consultazioni». All´epoca gli esperti dicevano che uno dei problemi più gravi era quello del regolamento delle frontiere. «Ma figuriamoci. Sapete quanto erano lunghe le frontiere tra Urss e Cina? Mezzo mondo. Piccole scaramucce qua e là potevano sempre essere ricomposte. Decidemmo a pié pari di scorporare quel problema: troppo complesso, ne avremmo parlato in seguito. Ma poiché anche i cinesi erano molto interessati, trovare l´accordo fu gioco facile. Ci furono molte consultazioni. A un certo punto, durante un viaggio di Stato, Li Peng fece scalo a Mosca per rifornire il suo aereo, e ci incontrammo. Fu un colloquio lungo, in cui parlammo di tutto: lui conosceva benissimo il russo, perché aveva studiato da noi. Ricordo che mi disse: "Compagno Gorbaciov, la Cina però non accetterà mai di fare il fratello minore". "Ma come sarebbe possibile", gli risposi io "che un Paese cresciuto ormai oltre il miliardo di cittadini possa fare il nostro fratello minore?". Alla fine fu stabilita una data, 16 e 17 maggio 1989. In quel momento nessuno poteva immaginare quel che sarebbe accaduto in quei giorni». Quando cominciarono ad arrivare le prime notizie delle manifestazioni di Pechino, come reagirono i membri del Politburo? «Le prime notizie parlavano, sì, di manifestazioni di massa, però sembrava tutto di dimensioni contenute. Ci consultammo tra di noi, nel Politburo, e decidemmo che non era il caso di rinviare la visita. Non era possibile ipotizzare quello che avrei trovato al mio arrivo: io arrivai nel momento più duro della rivolta». Che misure presero i dirigenti cinesi per evitare imbarazzi? «Il programma ufficiale fu mantenuto. Noi stavamo all´interno del Palazzo del popolo, col Politburo. Facevamo le nostre trattative, ci servivano la colazione, ci riunivamo per il pranzo. E intanto, in quelle stesse ore, fuori della finestra c´era il finimondo. In piazza c´era la Cina. Centinaia di migliaia di persone, non solo studenti, chiedevano un incontro. Speravano che Gorbaciov, arrivato da Mosca con la sua perestrojka, potesse influire sulle decisioni del governo. Ma io non potevo». Non ne parlò con i leader cinesi? «Ero molto colpito. Molto solidale. Ma ero in Cina per una visita ufficiale, di Stato, ed è del tutto evidente che non potevo intervenire. Dovevano decidere i dirigenti cinesi. I problemi erano arrivati a un punto da non poter più essere ignorati». Proprio Repubblica, in quei giorni, scrisse che in città circolava il racconto dell´auto di Gorbaciov bloccata, mentre correva nel quartiere Jing Song, dagli operai che cercavano Li Peng. Nella leggenda pechinese, che però non ha mai trovato riscontro, lei scende subito a parlare col popolo, interroga e risponde alle domande, stringe le mani sorridendo e prima di andarsene distribuisce caramelle. «è vero che incontrai i ragazzi. Un giorno, mentre ci muovevamo in macchina scortati dalla polizia, ho visto un gruppo di studenti e operai. Erano riusciti ad avvicinarsi tanto che l´auto fu costretta a fermarsi. Io aprii subito la portiera e uscii fuori. Erano molto affettuosi. Sorridenti. Avevano i visi stanchi, gli occhi rossi. Capii che volevano spiegarmi il perché della loro protesta, che erano lì per la democrazia, la libertà. «Perestrojka», dicevano. Ma io ho cercato di non approfondire. Mi rendevo perfettamente conto della delicatezza della situazione. E anche delle difficoltà della dirigenza cinese. Avevo ricevuto moltissime lettere, commoventi, dagli studenti. Lettere e biglietti che ancora conservo». Ma se la città era invasa dalla folla, come mai lei la incrociò una sola volta? «Evidentemente, il governo cinese voleva ridurre al minimo i contatti. Un giorno, mentre ci portavano in macchina al Palazzo, mi resi conto che eravamo finiti in periferia. Un percorso alternativo, fuori mano. Ma noi abbiamo chiuso gli occhi, lasciando che fossero loro a decidere. Dietro tutto questo c´era il supremo interesse del mio Paese di ristabilire le relazioni bilaterali. Di questa normalizzazione avevamo bisogno noi, ne aveva bisogno la Cina e, io dico, ne aveva bisogno il mondo. Non abbiamo però potuto tacere del tutto. Fui costretto a dire, durante la conferenza stampa, di sperare e di essere certo che i leader cinesi sarebbero riusciti a trovare in sé la saggezza per fare la scelta migliore». Si fa fatica ad immaginare che in quella situazione così drammatica, con la piazza in subbuglio, tutto il mondo con gli occhi puntati, essendo evidente che lei non poteva ignorare ciò che stava accadendo, nessuno dei dirigenti cinesi abbia voluto dire nulla. «Ci accolsero nel migliore dei modi, con immenso calore, amicizia. Certo, erano ben coscienti del fatto che noi non solo sapevamo tutto, ma continuavamo a ricevere richieste di aiuto dalla piazza. Tuttavia direttamente, durante i colloqui, non dissero mai niente. Non potrò mai dimenticare Zhao Ziyang. La sofferenza si leggeva sul suo viso. Il giorno in cui ci accolse in qualità di segretario del Partito comunista cinese non riusciva a nascondere il peso insostenibile che aveva nel cuore. Sembrava che potesse avere un infarto da un momento all´altro. Il colloquio durò ore e ore, forse cinque, se non ricordo male. Bevemmo insieme litri di vodka. Non so se abbia avuto la tentazione di aprirsi di più. Disse solo che c´erano dei problemi da risolvere. No, è chiaro: non volevano coinvolgerci direttamente». Cosa pensò quando seppe che Zhao era stato rimosso e emarginato, dopo aver cercato di evitare il bagno di sangue? «Pensai che non era la decisione migliore. Ma stiamo parlando della Cina. All´interno della classe dirigente in quei giorni ci fu uno scontro. Poi Deng accolse il punto di vista di Li Peng». Si disse che la dirigenza cinese temeva un "effetto Gorbaciov". «è possibile. Ma ci tennero a dimostrarmi grande amicizia. Subito dopo Pechino, andammo per tre giorni a Shanghai. Il sindaco allora era Jang Zemin. Ci portarono a vedere le prime zone economiche speciali. Pranzammo insieme, lui cantava le canzoni russe e io gli facevo il controcanto. Anche lui parlava bene russo, aveva studiato da noi in gioventù». Qualcuno scrisse che la tragedia della Tienanmen fu in qualche modo un monito per lei, che mai volle usare la forza in Russia. «No, questo è falso. C´erano state già molte situazioni simili da noi. Rivolte nazionali e dispute territoriali. Io avevo già fatto la mia scelta». Secondo lei fu la rivolta cinese a dare il via ai sommovimenti del 1989, che finì col crollo del Muro di Berlino? «Io credo che, sì, tutto cominciò quell´anno, con la perestrojka che iniziava a segnare la svolta e la decisione di creare a Mosca un vero Parlamento espresso attraverso vere elezioni. Fu una scossa che fece tremare il mondo e poi si fermò nel punto di partenza, due anni dopo, col crollo dell´Urss».

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il dossier - (segue dalla copertina) antonio cianciullo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 22 - Esteri Il dossier Tre anni di lavoro, centinaia di volontari sul campo Il rapporto finale di Greenpeace sulla foresta brasiliana non è solo una denuncia nei confronti delle multinazionali ma anche un racconto da brivido di indios, sindacalisti e sacerdoti uccisi per le loro battaglie ambientaliste. E di un popolo ridotto quasi alla schiavitù "Chi vuole vivere firma un contratto capestro: lavoro gratuito in cambio di un po´ di riso" "I camion delle industrie della carne sgombrano le baracche e bruciano tutto" (SEGUE DALLA COPERTINA) ANTONIO CIANCIULLO Squadre che spadroneggiano in un´area grande quanto un continente uccidendo indios, sindacalisti e sacerdoti e sostituendosi al potere dello Stato. «Alle volte gli uomini dei fazenderos arrivano sui camion, sgombrano le casupole che sorgono a ridosso della foresta e bruciano tutto», racconta Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace. «Chi vuole sopravvivere è costretto a firmare un contratto basato su uno scambio drammatico ed elementare: lavoro gratuito a vita in cambio di una ciotola di riso e di notti passate sotto chiave, nella gabbie collettive in cui vengono stivati i nuovi schiavi, compresi i bambini. Altre volte invece l´agonia è più lenta. I debiti dei senza terra si accumulano progressivamente a tassi da usura finché il disperato di turno è costretto a cedere la libertà in cambio della vita». Non si tratta di casi eccezionali. Secondo la Dirty List pubblicata nel febbraio scorso, gli schiavisti sono concentrati soprattutto nel Mato Grosso e nel Parà e le loro vittime sono migliaia. La denuncia è confermata da un rapporto Onu (UN report GeoAmazonia) in cui si afferma che tra il 1960 e il 1970 lo schiavismo è riapparso in Brazile «come conseguenza dell´espansione della moderna agricoltura in Amazzonia. L´agro business su larga scala ha provocato una pesante pressione sulle risorse naturali della regione, accelerando i processi di deforestazione e aumentando il lavoro in schiavitù». Un disastro che, secondo Greanpeace, ha nomi e cognomi. Nel rapporto si citano tre giganti del mercato della carne e della pelle brasiliani: Bertin, Jbs, Marfrig. Sono loro l´anello di collegamento tra il disastro sociale e ambientale che sta travolgendo l´Amazzonia e il mondo che guarda con raccapriccio alla violenza degli schiavisti ma finisce, più o meno inconsapevolmente, per comprare i prodotti frutto di quella violenza. Bertin, Jbs e Marfrig, accusano gli ambientalisti, «vengono regolarmente riforniti da allevamenti che hanno tagliato a raso la foresta ben oltre i limiti consentiti dalla legge; in alcuni casi sono state trovate le prove di un rapporto con le fazende che utilizzano gli schiavi». E a loro volta i giganti brasiliani riforniscono un numero impressionante di grandi marchi globali: le materie prime frutto di crimini forestali contaminano così le filiere produttive di settori di prima grandezza. Tra i marchi citati ci sono aziende importanti nel settore della moda, della grande distribuzione, delle auto. Il cuoio lavorato dagli schiavisti arriva alle fabbriche cinesi dove si produce il 60 per cento delle scarpe vendute in tutto il mondo (a comprarlo non sono solo i piccoli produttori ma anche le multinazionali). Il pellame viene utilizzato per la tappezzeria di auto prodotte negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. La carne arriva sugli scaffali della grande distribuzione: il 90 per cento della carne brasiliana importata in Inghilterra proviene da Bertin, Jbs o Mafrig. Anche in Italia sono molte le aziende che mettono l´Amazzonia in scatola: Mafrig, uno dei tre nomi messi sotto accusa nel rapporto di Greenpeace, ha buoni rapporti commerciali con importanti industrie del settore alimentare. Inoltre siamo il centro mondiale della produzione di pelle di alta qualità perché vendiamo l´immagine di un paese in cui la bellezza e la coesione sociale sono valori egemoni da secoli, ma se andiamo a spulciare la lista dei fornitori di alcune griffe troviamo sorprese poche piacevoli: di nuovo una delle aziende che figurano nella lista nera degli ambientalisti, la Bertin. Il risultato di questa rete occulta di connessioni è un finanziamento globale alla distruzione dell´Amazzonia che sta creando un pressing micidiale. Un quinto del totale dei gas serra che minano la stabilità del clima viene dai roghi delle foreste. E il Brasile occupa il quarto posto (dopo Cina, Stati Uniti e Indonesia) per le emissioni di anidride carbonica principalmente a causa dell´erosione dell´Amazzonia. La corsa alla distruzione della più grande foresta pluviale del pianeta ha vari attori, dagli agricoltori che fanno largo alla soia ai mineiros che avvelenano la foresta per estrarre oro. Ma l´allevamento dei bovini gioca la parte dell´imputato numero uno: ha l´80 per cento delle responsabilità. Nel tempo che impiegherete a leggere questo articolo un bel pezzo di foresta si sarà già trasformato in bistecca: le mandrie rubano un ettaro di foresta amazzonica ogni 18 secondi. E un ettaro di verde in Amazzonia può contenere più di 400 specie arboree, un frammento importante della più ricca concentrazione di biodiversità del mondo. Inoltre, non solo il Brasile è il più grosso esportatore di carne a livello mondiale (l´export è aumentato di sei volte tra il 1998 e il 2008), ma le prospettive sono allarmanti: nel 2018 ogni tre tonnellate di carne vendute a livello internazionale due saranno brasiliane. La partita però non è ancora persa. Per anni Brasilia ha incoraggiato l´attacco all´Amazzonia, ma la pressione internazionale ha ormai raggiunto un livello critico. Il Met Office, da Londra, ha avvertito: la foresta amazzonica contiene un decimo di tutto il carbonio conservato negli ecosistemi terrestri. E l´anno scorso, per la prima volta, il Brasile ha risposto lanciando un importante segnale di apertura: creare un Fondo per l´Amazzonia che punta a rastrellare 20 miliardi di dollari per finanziare la conservazione della foresta e il suo sviluppo sostenibile. Un impegno assunto in prima persona dal presidente Lula: «La lotta contro la deforestazione è un asse centrale del nostro piano di azione contro il cambiamento climatico. Ridurremo la deforestazione dell´Amazzonia del 72 per cento entro il 2018. In questa maniera il Brasile eviterà l´emissione di 4,8miliardi di tonnellate di anidride carbonica». «Ma il tempo dell´ambiguità è scaduto», osserva Chiara Campione. «Non si possono chiedere fondi per l´Amazzonia e finanziarne la distruzione. Non ci si può iscriversi nell´elenco delle aziende impegnate a difendere il clima e comprare materie prime che vengono dalla devastazione delle foreste pluviali».

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nadal, il crollo del re prima disfatta a parigi - gianni clerici parigi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)

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Pagina 45 - Sport Nadal, il crollo del re prima disfatta a Parigi Soderling lo batte agli ottavi, stop alla serie record A Roma lo spagnolo aveva lasciato un game al suo rivale Ma ieri era spento fisicamente GIANNI CLERICI PARIGI Fuori la Ivanovic, e si può capire, dopo tutti i disastri seguiti alla sorprendente vittoria dell´anno scorso. Ma non ero preparato all´orazione funebre per la prematura scomparsa di Rafael Nadal, battuto da Soderling, così come, vent´anni addietro, ero rimasto incredulo di fronte a Lendl sgambettato da Michelino Chang. Quei pochi amici che se ne intendono mi avevano peraltro suggerito di andarci cauto, con le predizioni sulla prossima, quinta vittoria parigina del Mostro. Soprattutto chi era a Madrid, e l´aveva visto sommerso dallo ex-Federerissimo, si era reso conto che la flessione non era certo causata dall´altura, dalle palle, e da tutto quel che un giocatore battuto è in grado di far credere agli specialisti delle conferenze stampa. Il fenomeno atletico chiamato Nadal, il Mirabile Mostro, era giunto svuotato alla fine della prima densissima parte dell´anno, quella che culmina nell´aureo binomio Parigi e Wimbledon. Quasi imbattibile – aveva perso quattro match su quarantacinque, tutti al meglio di tre set, e uno solo sul rosso – confessava soltanto agli intimi una perduta lucidità, aggravata anche dalla cronica infiammazione alla rotula del ginocchio sinistro, e del sinistro alluce. Ma non è facile far pronostici sulle informazioni di corridoio, anche se proprio stamattina il manager del campione si era rivolto allo scriba per alcune confidenze che non verranno pubblicate, secondo l´antico adagio, scriba riservato, scriba superato. Ma ritorno alla simil-cronaca, dopo aver ricordato chi sia Robin Soderling. Svedese di un 1,90 per 80 kg, famiglia borghese con papà avvocato, tendenza all´attacco al seguito di un servizione con lancio altissimo, vanamente pronosticato erede di Lundqvist più che di Borg, dopo la vittoria nell´Orange Bowl 2001, in seguito deludente – per dire – sino ad entrare tra i Venti solo alla fine del 2008. Attuale n. 25, dopo una mediocre stagione di sole 9 vittorie contro 10 sconfitte. In proposito, emblematico mi sembra ricordare il match di Roma tra i due protagonisti, terminato 12 a uno per Nadal. E´ mai possibile un ribaltamento come quello odierno? Direi di sì, nel caso in cui il tennista che basa il suo gioco sulle qualità muscolari e podistiche le smarrisca in gran parte, e non riesca più a togliersi dagli immediati dintorni dei cartelloni pubblicitari, nei dintorni dei quali è solito ribattere, per poi iniziare un´avanzata progressiva oggi raramente riuscitagli. Cito di passaggio un paio di cifre indicative, ancora sorpreso da un Nadal incapace di far meglio del 35% sulle ribattute, e addirittura nullo nei dintorni della rete dove non ha trasformato nemmeno mezza volè, se mi credete. Contro simile controfigura Soderling ha avuto due meriti. Primo, rendersi conto della pochezza odierna di Rafal. Secondo, non mai abbandonare una tattica d´attacco vincente. Da qui a ritenerlo capace di prendere il posto di Nadal, in un torneo inatteso quanto incasinato, ci vuole un passaporto svedese o un infinito ottimismo. Risultati – Ottavi uomini: Soderling (Sve) b. Nadal (Spa) 6-2, 6-7 (2), 6-4, 7-6 (2). Donne: Azarenka (Blr) b. Ivanovic (Srb) 6-2, 6-3; Sharapova (Rus) b. Na Li (Cin) 6-4, 0-6, 6-4.

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Tre tazzine quotidiane in Italia: il rito è donna e si beve dolce (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-06-01 - pag: 26 autore: INFORMAZIONE PUBBLICITARIA A cura de Il Sole 24 ORE System RICERCHE Un'indagine elaborata da Nespresso ha tracciato il profilo dei consumatori Tre tazzine quotidiane in Italia: il rito è donna e si beve dolce U na media di cinque tazzine al giorno: sono i tedeschi i maggiori consumatori di caffè al mondo. Al secondo posto gli Usa (3,2 tazzine). Solo terzi gli italiani, con tre tazzine quotidiane. I dati sono il risultato di una ricerca dell'osservatorio giornalistico internazionale ‘Nathan il saggio', che ha monitorato dall'1 gennaio 2007 al 30 gennaio 2009 circa 500 articoli sulle principali testate di 12 nazioni nel mondo. In classifica, anche Austria (2,6 tazzine), Spagna (2,5) e Francia (2,3), dove il consumo di caffè sta crescendo notevolmente, oltre alla Cina (1 tazzina al giorno). Ultima, la Gran Bretagna (0,1). In Germania, l'acquisto di miscele certificate è cresciuto nell'ultimo anno del 10%, mentre in Russia l'incremento arriva al 13%. Tra le motivazioni espresse dagli intervistati sulla loro predilezione per l'espresso: gratifica e migliora le capacità mentali, è un momento per staccare e riprendere la carica e, per gli asiatici, un simbolo che avvicina allo stile di vita occidentale. Una curiosità: tra i Paesi consumatori, sta crescendo notevolmente il Brasile, che è anche il maggiore produttore mondiale (46 milioni di sacchi prodotti nel 2008). Nell'esercizio novembre 2007- ottobre 2008, i consumi interni di caffè sul mercato brasiliano sono cresciuti del 3,2% rispetto al precedente periodo, per un quantitativo di 550 milioni di sacchi in più. In termini pro-capite il consumo annuo si colloca a 5,64 kg annui di caffè crudo (grossomodo come l'Italia), pari a 4,51 kg di caffè torrefatto. Secondo la ricerca “Tendências do Consumo do Café no Brasil em 2008”, condotta da TNS InterScience, 9 brasiliani su 10 (di età superiore ai 15 anni) bevono caffè almeno una volta al giorno. Tornando all'Italia, Nespresso ha tracciato un profilo del consumatore italiano. Lo studio dice che le donne consumano più caffè degli uomini (52% contro 48%) e che le aree dove se ne beve di più sono il nord-ovest, il sud e Sicilia. In particolare, il contributo maggiore dei consumi spetta al Sud (con il 29.4% in volume e il 28% in valore) seguito dal Nord Ovest (29.1% in volume e 29.7% in valore), dal Centro (20% - 20.2%) e dal Nord Est (21.5% - 22.1%). Il 69% degli italiani beve il caffè al mattino, mentre il 53% lo prende dopo pranzo; il 35% lo consuma amaro, il 46% preferisce aggiungere lo zucchero. La ricerca individua sei categorie di consumatori di espresso: ci sono gli ‘abitudinari', che sono il 28% e vedono nel caffè un rito irrinunciabile, e i ‘costretti', quel 21% che si concede una tazzina al mattino per darsi la carica necessaria ad affrontare la giornata; i ‘ritmici' (18%) considerano il caffè come la bevanda che fissa i ritmi della giornata, mentre i ‘funzionali' (15%) sono coloro che, attenti alla salute, ne valutano gli effetti benefici. I ‘limitati', che non bevono più di un espresso al giorno, sono l'11%, mentre i ‘dipendenti', quelli che non possono assolutamente farne a meno, sono il 7%. Il mercato del caffè attraversa da molti anni la fase di maturità dei consumi. La penetrazione del prodotto nelle famiglie italiane è prossima al 100% e non vi sono spazi di ulteriore crescita per l'allargamento del parco famiglie. Inoltre, il segmento moka è un comparto fortemente concentrato, oltre il 70% delle vendite complessive, sia in valore sia in volume, nel canale iper + super + superette è coperto dai primi tre produttori. è un settore, quindi, ad alta intensità di marketing; le aziende investono largamente sulla comunicazione puntando a guadagnare o conservare rilevanti quote di mercato sul piano nazionale. I consumi di caffè casalingo rappresentano circa il 70% del mercato, il canale ho.re.ca. il 25%, la distribuzione automatica, canale in forte crescita, il rimanente 5%.

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Zicaffè, dal 1929 la passione per il caffè (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-06-01 - pag: 26 autore: Zicaffè, dal 1929 la passione per il caffè P artono dalla Sicilia le miscele Zicaffè, per conquistare il mondo con la loro qualità ineguagliabile. La distribuzione arriva, infatti, ben oltre la Sicilia e il meridione d'Italia, toccando molte città del centro-nord e quasi tutte le nazioni europee, fino a estendersi in Africa, in America, in Canada, e in Paesi come Indonesia, Corea del Sud e Cina. Una qualità che nasce da studi e ricerche continui: è questo l'obbiettivo della collaborazione tra Zicaffè e il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Università di Messina che, partendo dall'esame delle specie di caffè verde, ne accerta le caratteristiche bio-organolettiche, individuando i dosaggi e le qualità ideali. Per esaltare e tramandare l'esperienza e i segreti che fanno della tradizione italiana la più amata nel mondo, Zicaffè organizza corsi di degustazione periodici riservati agli esercenti e dedicati all'arte della preparazione del caffè. Proprio dalla grande esperienza acquisita da Zicaffè in quest'arte, nascono miscele che primeggiano per aroma e cremosità, come “Cinquantenario” e “Crema in tazza Superiore” il top della gamma nel settore bar, tanto da essere state certificate dall'Inei (Istituto Nazionale Espresso Italiano) come autentico “espresso italiano”. Entrambe nascono da specie eccelse, con accentuata prevalenza di Arabica, ed esprimono gusto e profumo eccezionali, rivelando un gusto pieno e una crema omogenea e persistente. L'ultima novità Zicaffè si chiama ”Densacrema” ed è un amalgama perfetto tra le migliori qualità bar, scelte, tostate e macinate con maestria e con procedimenti assolutamente naturali. Già disponibile in cialde confezionate in carta filtro monodose per macchinette installabili in ufficio e in casa, Densacrema contraddistingue la linea Vending e sarà presto distribuita anche in capsule. Zicaffè punta da sempre alla individuazione e alla soddisfazione delle esigenze di mercato attraverso la qualità di miscele che sono il frutto di una passione che dura da 80 anni.

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Prodi: il sogno europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 01-06-2009)

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Prodi: il sogno europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd NINNI ANDRIOLO «Le forze dell'Ulivo hanno la grande responsabilità di portare avanti l'idea dei progressisti e dei democratici per essere più forti in Europa e per un'Europa forte nel mondo». È un appello a votare Pd quello che Romano Prodi rivolge al «popolo ulivista» attraverso i microfoni del Tg1. Ad una settimana dal voto, nel giorno del quarantesimo anniversario del suo matrimonio con la moglie Flavia, l'ex presidente del Consiglio scende in campo per chiedere a chi ha creduto prima nell'Ulivo e dopo nel Partito democratico di non astenersi, di non disertare le urne, di tornare a scommettere nel progetto in cui «lui - come spiegano i suoi - crede ancora fermamente». Voto importante «Il voto per l'Europa è importantissimo - spiega l'ex premier - senza l'Europa in questa tempesta noi nel mondo saremmo naufragati». Secondo Prodi «solo l'Europa» ha salvato l'Italia. E l'Unione «non ha fatto quello che non poteva fare» contro la crisi solo «perché l'Europa è ancora a metà». Un richiamo, questo, alle riforme incompiute e, in particolare, al progetto di Costituzione europea. Quelle del 7 giugno, in sostanza, sono «elezioni importanti», perché «bisogna spingere l'Europa verso una coesione che la renda abbastanza forte per poter dialogare con la Cina e con gli Stati Uniti con parità di mezzi». Europa e Italia E non esiste «l'Europa senza l'Italia», perché «l'Italia è sempre stata il perno d'Europa» anche grazie alle «forze dell'Ulivo» che si sono impegnate - contro ogni «euroscetticismo» - per dare al Paese una dimensione europea. Dopo il gesto simbolico del ritiro della tessera del Partito democratico, il Professore torna «a dare una mano». Non lo fa, come pure gli era stato chiesto dal gruppo dirigente Pd, partecipando a manifestazioni elettorali a fianco di questo o quel leader. Ma attraverso un'intervista rilasciata al telegiornale più seguito della Rai. «Preoccupato per la situazione del Paese», così i collaboratori più stretti definiscono l'ex premier. Secondo il quale «il progetto del Pd» è indispensabile per «cambiare» l'Italia e «farla tornare a crescere». Ma da ex presidente della Commissione europea, aggiungono i suoi, Prodi considera «vergognoso» che si strumentalizzi l'Europa per una partita politica tutta nazionale. Le candidature «di bandiera» del centrodestra e non solo - in sostanza - non rendono onore all'Italia che deve pesare con forza e dignità dentro l'Unione europea. «Vergognoso», per Prodi, che si metta nel conto l'assenteismo da Strasburgo nel momento in cui il Parlamento europeo «dovrà svolgere compiti sempre più decisivi». 40 anni Quarantesimo anniversario di matrimonio, scrivevamo all'inizio. Romano Prodi e Flavia Franzoni - le nozze vennero celebrate il 31 maggio del 1969 dal cardinale Camillo Ruini, allora vescovo di Reggio Emilia - hanno trascorso la giornata a Bologna, partecipando in mattinata alla Messa nella chiesa di San Giovanni in Monte e festeggiando poi, nella loro casa, assieme a familiari e amici. Ad una settimana dal voto, malgrado il Pd sia dato in crescita dai sondaggi e riduca le forti distanze dal Pdl registrate nelle settimane scorse, Prodi - ieri - ha deciso di rivolgersi al popolo dei «delusi». In un momento in cui Franceschini e i vertici democratici sono impegnati a mettere in guardia dai rischi «per la qualità della democrazia» che comporterebbe una «vittoria oltre misura di Berlusconi», l'appello di ieri rappresenta una scelta politica «di partecipazione». Il Professore, in sostanza, «non si astiene». «Il Partito democratico io ce l'ho nel cuore», ripete, cosciente del ruolo di «padre nobile» che - ribadiscono i suoi - «Romano continua ad assumere simbolicamente per tanta gente che ha creduto nell'Ulivo». Il Professore (Prodi ha festeggiato ieri i 40 anni di matrimonio con la signora Flavia) parla contro «l'astensionismo». Convinto che occorre proseguire e concludere il sogno europeo invita a «votare Pd».

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le erbacce sulla strada della ripresa economica - nouriel roubini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

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Pagina 1 - Prima Pagina Le idee Le erbacce sulla strada della ripresa economica NOURIEL ROUBINI Il ritmo della contrazione dell´economia mondiale potrebbe stare rallentando, secondo quanto suggeriscono gli ultimi dati. La speranza, però, che i "germogli" della ripresa spuntino con vigore è stata soffocata da una invasione di erbacce. Gli ultimi dati sull´occupazione, sulle vendite al dettaglio, sulla produzione industriale e sul mercato immobiliare residenziale negli Stati Uniti sono ancora molto deboli; i dati sulla crescita del Pil europeo nel primo trimestre sono scoraggianti; lo stato dell´economia giapponese è ancora comatoso e persino la Cina - che è in via di ripresa - registra un flusso delle esportazioni molto debole. Il giudizio secondo il quale l´economia globale si starebbe avvicinando al momento più basso della crisi si dimostra essere - ancora una volta - troppo ottimistico. Dopo il collasso di Lehman Brothers nel settembre 2008, il sistema finanziario globale si era avvicinato pericolosamente al disfacimento e l´economia mondiale aveva cominciato a precipitare in caduta libera. Tant´è così che il ritmo della contrazione economica del quarto trimestre del 2008 e quello del primo trimestre del 2009 hanno toccato livelli molto vicini a quelli di una depressione. A quel punto, a livello mondiale, i leader politici hanno trovato la risolutezza per voltare pagina e hanno messo mano a quasi tutte le armi disponibili nel proprio arsenale. SEGUE A PAGINA 27

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in frantumi il mito dell'impresa privata negli usa è l'ora di "government motors" - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

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Pagina 6 - Economia In frantumi il mito dell´impresa privata negli Usa è l´ora di "Government motors" La bancarotta della big dell´auto apre un grande vuoto, e nessuno sa se potrà essere riempito "Ciò che è bene per Gm è bene per l´America", si diceva a Detroit Oggi non è più così La Casa Bianca promette di non interferire nelle decisioni di tipo manageriale FEDERICO RAMPINI «Un parto doloroso». Con toni severi Obama annuncia la bancarotta di General Motors, pilotata da un governo che assume responsabilità senza precedenti nella gestione di un colosso industriale. Mentre gli osservatori più disincantati salutano la nascita di "Government Motors", il discorso di Obama riflette la gravità del momento. Dà il senso di un pezzo di storia del capitalismo che si chiude, senza che vi siano certezze sul modello che verrà. General Motors stava per compiere 101 anni. Ha 54 anni in più del presidente che ora ne eredita il cadavere ingombrante. Obama tenterà di trapiantare i suoi organi ancora sani - se ce ne sono - in un organismo da inventare. Gm fu un esempio di management illuminato ai tempi di Alfred Sloan, studiata e imitata dagli industriali del mondo intero. S´identificò con la cultura dell´automobile che è stata non solo consumismo ma stile di vita, libertà individuale, emancipazione dei giovani, conquista dei grandi spazi nell´American way of life. Fu qualcosa di ancora più importante: un motore di consenso sociale. Contribuì a creare la vasta middle class americana, quel ceto medio unificato che includeva gli "uomini in flanella grigia" del management e i colletti blu addomesticati da alti salari, generosi privilegi sanitari e previdenziali. Grazie a lei l´America coesa dagli anni 50 poteva evitarsi gli spasmi della lotta di classe, con un Welfare aziendalista e poche diseguaglianze sociali. Vi fu un´epoca in cui Detroit era una Silicon Valley, una patria di ingegneri di talento che sfornavano innovazioni destinate a influenzare il mondo. Il suo mitico presidente Charles Wilson mezzo secolo fa coniò una massima che sembrava indiscutibile - «quel che è buono per la Gm è buono per l´America». Oggi l´azienda che ha perso tutti i primati non arriva prima neppure nella corsa alla bancarotta, superata sul traguardo dalla Chrysler. Ma la Gm è troppo grossa per una soluzione alla Chrysler. Per ora non c´è un acquirente in vista, né americano né straniero, neppure per una "New Gm" in cui vengano scorporate dal giudice fallimentare le attività meno decotte. Per ora Obama deve restare azionista al 60%, dopo aver speso già 60 miliardi di dollari di risorse del contribuente. Un altro 12% di azionariato è nelle mani del governo vicino, il Canada, risucchiato per forza nell´operazione per le tante fabbriche presenti sul suo territorio. I detentori di obbligazioni saranno costretti a incassare perdite pesanti, con la conversione dei loro bond in azioni ad alto rischio di evaporazione. I dipendenti subiranno un salasso micidiale: altri 21.000 licenziamenti, da 12 a 20 stabilimenti chiusi. Se non sarà un Frankenstein intento a barcollare per qualche anno verso la dissoluzione finale, la New Gm dovrebbe assomigliare a una mini-Toyota: con auto più piccole, più efficienti, più verdi. E´ la missione assegnata da Obama, che entra sul terreno di una politica industriale attiva. Non faremo del micro-management, non interferiremo nella gestione quotidiana, promette il presidente. Vuole rassicurare chi non crede alle virtù dello Stato-azionista: dal Giappone alla Francia, gli americani sono convinti che i dirigismi pubblici abbiano collezionato più disastri che successi. Ma la logica delle cose spinge inesorabilmente l´America verso esperimenti di Stato-imprenditore. Il mito dell´infallibilità del mercato si è fracassato. Difficile fare peggio del privato. E comunque quando l´azionista pubblico controlla oltre il 70% del capitale di un´azienda, se rinunciasse a esercitare i propri diritti-doveri sarebbe colpevole di alto tradimento. Questo vale anche per la discutibile scelta del governo tedesco sulla Opel. Si può obiettare che la preferenza della Merkel per Magna è dettata dall´illusione di limitare i tagli di capacità, socialmente dolorosi. Ma lo Stato tedesco ci mette tanto del suo. Nessuno può negargli il diritto di sbagliare coi propri soldi. Marchionne e tutti i top manager del suo settore, devono rassegnarsi al fatto che l´industria automobilistica sarà più che mai un settore ad alta intensità di interferenze politiche. Nessun chief executive oggi può considerarsi autonomo dai contribuenti. Il fatto che la bancarotta di Gm fosse una morte annunciata, non toglie al senso di solennità, all´atmosfera di sgomento di fronte a un grande vuoto. Nessuno sa davvero se quel vuoto sarà mai riempito. Nelle crisi cicliche precedenti erano chiare le identità dei vincitori - i giapponesi, i sudcoreani. Oggi vincitori non ce ne sono, malgrado i toni trionfalistici che hanno accompagnato i primi passi dell´offensiva Fiat su Chrysler e Opel. All´orizzonte c´è stagnazione, e un assestamento su modelli di consumo più frugale. Solo Cina e India hanno vasti mercati di prima motorizzazione capaci di una prolungata crescita, e insieme costi di produzione competitivi. L´Unione europea ha il 10% della popolazione mondiale ma il 30% della capacità di produzione automobilistica. E´ un divario destinato a chiudersi. Negli Stati Uniti la Gm fu a lungo il più grande datore di lavoro nazionale. Da tempo l´ha sostituita in quel ruolo Wal-Mart: un colosso della grande distribuzione. Quanta vocazione manifatturiera possa restare in Occidente, è un interrogativo a cui questa crisi deve ancora fornire una risposta.

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le erbacce sulla strada della ripresa - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

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Pagina 29 - Commenti LE ERBACCE SULLA STRADA DELLA RIPRESA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Un allentamento delle politiche fiscali ampio; una manovra monetaria espansiva sia di natura convenzionale sia non convenzionale; migliaia di miliardi di dollari per sostenere il sistema iniettando liquidità; ricapitalizzazioni, garanzie e misure di tipo assicurativo per avere la meglio sulla crisi della liquidità e del credito; e, infine, un aiuto massiccio alle economie dei mercati emergenti. Se si considerano soltanto gli ultimi due mesi, il numero degli interventi messi in moto dalle politiche adottate hanno superato i 150. Questa versione politica della dottrina della "forza sovrastante" dell´ex segretario di Stato Colin Powell, abbinata alla drastica contrazione della produzione che si è arrestata sotto il livello della domanda finale di beni e servizi (ridimensionando quindi i magazzini dell´invenduto) delinea un quadro secondo il quale la maggior parte delle economie potrebbe "toccare il fondo" nella prima metà dell´anno prossimo. Anche così, gli ottimisti che l´anno scorso avevano parlato di un atterraggio morbido o di una recessione di otto mesi a forma di V sono stati smentiti, mentre coloro che hanno sostenuto che questa sarebbe stata una recessione di circa 24 mesi, più lunga e più seria e a forma di U – il declino dell´economia statunitense è entrato nel suo diciottesimo mese – hanno visto la loro opinione confermata. La questione cruciale, tuttavia, non è quando l´economia consoliderà il momento più basso della crisi, bensì se la ripresa globale – indipendentemente da quando essa si verificherà – sarà nel medio termine robusta o debole. Non sono da escludere un paio di trimestri positivi con un balzo della crescita del Pil nel quadro di una breve e forte ripresa a breve termine trainata dal ciclo dei magazzini e dai massicci stimoli prodotti dalle politiche adottate. Quei possibili germogli dei quali tanto si sente parlare in questi giorni potrebbero tuttavia essere soffocati dalle erbacce anche nel medio termine, indicando una ripresa globale debole che si avrebbe nel corso dei prossimi due anni. Innanzitutto, l´occupazione negli Stati Uniti e nelle altre economie si sta ancora contraendo drammaticamente. Anzi, nelle economie avanzate, il tasso di disoccupazione supererà entro il 2010 il 10 per cento: una brutta notizia sul fronte del consumo e della dimensione delle perdite delle banche. In secondo luogo, quella presente è una crisi di solvenza e non soltanto di liquidità, eppure, il vero processo teso a ricondurre il livello dell´indebitamento entro limiti adeguati non è ancora iniziato. La causa di ciò è che non è stato ancora avviato un processo di riduzione del debito e delle perdite registrate a livello delle singole famiglie, degli istituti finanziari e persino delle grandi società, debito e perdite che invece vengono socializzati e trascritti nei bilanci dello Stato. Il mancato processo di risanamento del debito limiterà la capacità delle banche di prestare denaro, quella delle famiglie di consumare e quella delle aziende di investire. In terzo luogo, nei paesi che registrano un deficit delle partite correnti, i consumatori sono costretti a limitare il consumo e a risparmiare ancora di più per molti anni a venire. Questi consumatori che hanno acquistato oltre il limite delle proprie possibilità, i cui risparmi si sono erosi e che si ritrovano oberati dai debiti sono stati colpiti inoltre pesantemente nel patrimonio (per via della caduta dei prezzi delle case e dei titoli azionari), da tassi per il servizio del debito in continuo aumento e da sempre minori redditi e occupazione. Quarto, il sistema finanziario – nonostante la rete di salvataggio stesa dalle politiche governative – è gravemente danneggiato. Buona parte del cosiddetto sistema bancario ombra è scomparsa e sulle banche commerciali tradizionali grava il peso di migliaia di miliardi di dollari di perdite non ancora emerse ma previste nei capitoli dei prestiti e dei titoli, mentre al tempo stesso queste banche si ritrovano ancora gravemente sottocapitalizzate. La crisi del credito quindi non si risolverà a breve. Quinto, sul fronte produttivo, una redditività debole da imputare agli ingenti debiti, al rischio di fallimento, a una crescita economica ridotta – e quindi anche una scarna crescita del reddito – nonché a margini commerciali erosi dal rischio deflazione, continueranno a zavorrare la spinta delle aziende a produrre, ad assumere dipendenti e a investire. Sesto, i tassi di indebitamento del governo comporteranno alla fine un aumento dei saggi di interesse reali che potrebbero diventare uno spauracchio per il consumo dei privati e persino mettere a rischio il rifinanziamento da parte di paesi terzi tramite i titoli del debito. Settimo, la monetizzazione dei deficit fiscali non produce inflazione nel breve termine, mentre mercati produttivi e del lavoro in affanno danno luogo invece a forze che spingono fortemente in senso deflazionario. Se le banche centrali non individueranno quindi delle strategie che permettano loro di lasciarsi alle spalle delle politiche che raddoppiano o addirittura triplicano la base monetaria, tutto ciò non potrà che sfociare in un´inflazione nel meccanismo beni-prezzi o in una bolla degli asset e del credito (o entrambe le cose). L´aumento del prezzo di certi titoli, delle materie prime e di altri asset rischiosi è chiaramente legato alla liquidità. Ottavo, certe economie emergenti i cui fondamentali sono più deboli potrebbero non essere in grado di evitare una grave crisi finanziaria nonostante il massiccio aiuto del Fmi. Infine, la riduzione degli squilibri globali implica che i deficit delle partite correnti delle economie che più tendono a dissipare (gli Stati Uniti e altri paesi anglosassoni) avranno l´effetto di ridurre il surplus delle partite correnti dei paesi che registrano un risparmio superiore alla media (Cina e altri mercati emergenti, Germania e Giappone). Se nei paesi che presentano un surplus la domanda interna non crescerà abbastanza rapidamente, la mancata domanda globale in rapporto all´offerta - oppure, in altre parole, un eccesso di risparmio a livello globale in rapporto alla spesa per investimenti - porterà a una ripresa della crescita dell´economia globale più debole, nella quale molte economie cresceranno ben al di sotto del proprio potenziale. Dunque, i germogli della stabilizzazione potrebbero cedere il terreno alle erbacce della stagnazione se una serie di fattori del medio termine soffocheranno la capacità dell´economia globale di ritornare a una crescita sostenuta. Finché queste debolezze strutturali non saranno state risolte, l´economia, nel biennio 2010-2011, potrebbe crescere ma a un ritmo anemico. L´autore è professore di economia presso la Stern School of Business della New York University e presidente di RGE Monitor (www. rgemonitor.com) Copyright Project Syndicate, 2009. www. project-syndicate.org Traduzione di Guiomar Parada

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Prysmian (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Prysmian di Redazione del 02-06-2009 da Finanza&Mercati del 02-06-2009 [Nr. 106 pagina 19] Una seduta, si sa, non fa primavera. Ma fa riflettere il fatto che nella prima seduta del Ftse/Mib figurino, tra le prime cinque, due società-termometro per misurare gli investimenti: Prysmian e StMicroelectronics. Sia Carlo Bozotti, ceo di Stm, che Pier Francesco Facchini, cfo della seconda potenza nel mondo dei cavi, sostengono che nel primo trimestre «la congiuntura ha toccato il fondo», con un calo di ricavi (e di profitti) intorno all'11%. Segnali di ripresa se ne vedono pochi, ma la caduta a precipizio, senza rete, è finita. E dopo la discesa Prysmian si è presentata all'appuntamento di giugno con rappporti sostenibili: un price earning di 9 volte; un rapporto ev/bbitda di 5.8 volte più un dividend yield pari al 4.2%, di rilievo per una tipica società growth. Purché la crescita riprenda, come Prysmian non dispera. Facchini, che ha confermato a Bloomberg una guidance per il 2009 di un ebitda pari a 400 milioni, vede nuovi ordini in futuro nella trasmissione energia in Cina e Usa, ma già ci sono risultati in Qatar e Brasile. Più ancora, la crisi ha aperto spazi di crescita per un gruppo che può «sparare» in acquisizioni fino a un miliardo, approfittando della crisi dei boiardi fornitori delle utility russe. In caso di shopping, nota Equita, il rapporto debiti/ebitda salirà da 1,1 a 3,5 volte. In Borsa, grande novità, la prospettiva di una società che mira a crescere non fa paura. Anzi, piace. Telecom Italia Ubs taglia con l'accetta le previsioni per la società di Franco Bernabé. «Troviamo difficile capire - spiega il report - come siano possibile i risparmi sui costi con ricavi più deboli». Di qui un taglio del giudizio da buy a neutral, e dei target (da 1,4 a 1 euro, a 0,72 le risparmio). Insomma, gli analisti della casa elvetica sposano lo scetticismo dei soci bancari di Telco, piuttosto che le strategie dello stesso Bernabé. Ma, a giudicare dal brusco taglio dei target, Ubs sembra attendersi una grandinata, se non un uragano estivo sull'ex incumbent. In arrivo, magari, dall'Argentina (dopo le elezioni), dall'ira madrilena di César Alierta, su cui pesa la svalutazione della quota o sul fronte della rete. A meno che non abbia successo l'offensiva diplomatica di Gabriele Galateri sia sull'intervento pubblico nella costruzione sia nel digitale obbligatorio per i servizi della pubblica amministrazione: ma ci vorrebbero tre miliardi, merce rara di questi tempi. Damiani I segnali in arrivo dal luxury restano negativi. L'export degli orologi svizzeri, per esempio, segna un brusco calo del 26% ad aprile. Ma, a dimostrazione del fatto che le Borse campano di aspettative, ecco che Exane Paribas commenta che «il momentum sembra stabilizzarsi, con un miglioramento rispetto a marzo». Basta questo a far rimbalzare Bulgari (+2,59%) e Damiani, fresca new entry del lusso a orologeria (+9,10%).

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Il Drago manda in fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Drago manda in fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro di Redazione del 02-06-2009 da Finanza&Mercati del 02-06-2009 [Nr. 106 pagina 2] In Cina positivi i dati industriali, meglio del previsto negli Usa Sull'aria di ripresa l'oil sfonda quota 68 $ Il petrolio prende il largo grazie alla Cina e al minidollaro. Il future sul Wti, consegna a luglio, è arrivato ieri a toccare i 68,29 dollari al Nymex, il prezzo più alto dallo scorso 5 novembre, valore che spinge il guadagno da inizio anno al 52 per cento. Ad accendere le quotazioni sono stati ieri i dati macroeconomici in arrivo da Pechino, dove l'indice che misura la fiducia sugli acquisti industriali è aumentato per il terzo mese di seguito. Per contro, anche negli Usa il dato dell'Ism (Institute for Supply Management) è rimasto sotto quota 50 (dunque, in area «contrazione economica»), ma è salito a 42,8 da 40,1 di aprile, e contro un 42,3 atteso dal consensus Bloomberg. Dunque, la statistica sembra aiutare l'aspettativa globale di ripresa che sta alla base del rimbalzo del barile. Per gli analisti di Bernstein, inoltre, si profila nel 2009 un gap tra domanda e offerta di petrolio: il taglio agli investimenti causerà una caduta dell'outoput petrolifero più rapida del calo dei consumi. Di conseguenza, Bernstein prevede un prezzo verso quota 75 dollari al barile. Una quota confermata da Algeri domenica sera dal ministro dell'Energia del Paese africano, per cui un prezzo equo del petrolio «potrebbe essere tra i 70 e i 90 dollari al barile». Anche il dollaro debole continua a giocare un ruolo non secondario nel balzo del barile (e dell'intero comparto delle commodity, vedi articolo pagina a fianco). Ieri, l'euro ha chiuso in rialzo sul dollaro, pur rimanendo a quota 1,41 grazie al supporto giunto al biglietto verde dal dato confortante dell'Ism. Ma per gran parte della giornata il rapporto di cambio tra la valuta europea e quella Usa si è mantenuto sopra la soglia di 1,42 dollari, aggiornando nuovamente i massimi dal dicembre del 2008. La divisa europea si è rafforzata anche su franco e yen considerate valute difensive, che hanno perso terreno di fronte al buon andamento dei mercati azionari. L'euro, in chiusura dei mercati europei, vsleva 136,96 yen (134,95 venerdì e 134,89 la bce), 1,5172 franchi svizzeri (1,5097 e 1,514), mentre passa di mano a 0,8633 sterline (0,8761 e 0,868).

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artigiani nel segno di negri altri cinque anni al vertice - massimo minella (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VIII - Genova ELETTO L´ESECUTIVO DELL´ASSOCIAZIONE SEGGIOLE & POLTRONE Artigiani nel segno di Negri altri cinque anni al vertice MASSIMO MINELLA C´è ancora Felice "Cino" Negri sul trono degli artigiani genovesi di Confartigianato, quattromila aziende di artigiani e piccoli e medi imprenditori alle prese con una delle più complesse recessioni economiche dal Dopoguerra a oggi. L´assemblea dell´associazione ha infatti eletto nei giorni scorsi i propri vertici esecutivi per il quinquennio 2009-2014, confermando appunto per acclamazione il longevo presidente, solido alleato del presidente Paolo Odone nella guida della Camera di Commercio, in virtù di quel "patto della piccola impresa" (con la Cna di Pino Lamanna) che ormai dieci anni fa consentì a Odone di superare gli alleati-avversari di Confindustria e cinque anni dopo di mettersi al riparo per il secondo mandato. Probabile che quando Odone si ripresenterà per il terzo mandato, l´alleanza continuerà a reggere. Si vedrà. Nel frattempo Cino Negri, sceso in campo anche in difesa della realizzazione della Gronda, si avvia a un nuovo mandato in sella a Confartigianato. Accanto a lui, tre vice, due confermati e una new entry. Per i prossimi cinque anni saranno ancora vicepresidenti Vincenzo Ciliberti e Mario Capovani, mentre il nuovo entrato è Olimpio Marcello. A completare i vertici dell´associazione, come consiglieri della giunte esecutiva, sono stati infine nominati Andrea Carratino, Francesco Vogna, Luca Albertella, Santi Gennari, Enrica Comelli, Luciano Galeazzo, Bruno Monti e Paolo Spanu. «Numerose sono le misure che si possono chiedere al governo in questa fase economica - osserva Negri - credito e finanziamenti, sostegno alla domanda, incentivi fiscali, misure per la crescita e la competitività, ricerca e innovazione, sostegno del lavoro e dell´occupazione, energia».

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la corea del nord prepara il lancio di un nuovo missile (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 13 - Esteri è stato "visto" dai satelliti Usa La Corea del Nord prepara il lancio di un nuovo missile SEUL - è allarme a Seul per un nuovo, possibile, test nucleare da parte della Corea del Nord. La notizia che il più potente missile nordcoreano, una testata intercontinentale multistadio, capace di raggiungere Alaska e Hawaii, è stato spostato nella base di Dongchang-ri, un importante centro militare ai confini con la Cina, fa temere ai media di Seul che Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata. Fonti sudcoreane citate dai giornali locali ipotizzano che il nuovo lancio potrebbe avvenire in poche settimane, se non il 16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. I timori sono confermati dal segretario alla Difesa Usa, Robert Gates: «Abbiamo osservato alcuni segnali secondo cui essi potrebbero fare qualcosa con un altro missile Taepodong-2, ma a questo punto le loro intenzioni non sono chiare», ha detto ieri. I movimenti del missile sono stati intercettati dai satelliti spia americani: trasportato via treno, è arrivato a Dongchang-ri - il sito sulla costa occidentale della Corea del Nord a 60 chilometri dal confine con la Cina – sabato. La base dista meno di 100 chilometri dall´impianto nucleare di Yongbyon ed è più grande di quella di Musudan-ri, da cui è stato lanciato un missile nei giorni scorsi. Pyongyang ha denunciato l´attività dei satelliti americani, parlando di «200 casi di spionaggio aereo a maggio», con «un aumento di 30 casi rispetto allo stesso mese del 2008».

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l'america alza la testa, borse in volo - luca pagni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 20 - Economia L´America alza la testa, Borse in volo Segni incoraggianti da vendite, edilizia e manifatturiero. Il petrolio sfiora 70 dollari Negli Stati Uniti si torna a risparmiare come non accadeva dal 1995 LUCA PAGNI MILANO - Dopo due settimane di calma piatta, una pausa di riflessione dopo l´ininterrotta corsa al rialzo iniziata il 9 marzo scorso, tornano a volare i mercati finanziari. Trainati dalla partenza bruciante di Wall Street, i listini del Vecchio Continente hanno archiviato la seduta sotto il segno degli acquisti, dal +1,88% di Londra al + 4,08% di Francoforte. E a Milano l´indice Italia All Share (l´ex Mibtel) ha guadagnato il 2,91% Una ventata di ottimismo nelle sale operative portata da una serie di dati macroeconomici che hanno abbracciato tutte le economie più importanti del pianeta: Stati Uniti, Cina ed Eurolandia. Numeri e statistiche che hanno sorpreso gli operatori perché tutti superiori alle stime degli analisti. Non solo: si tratta di dati ancora più significativi perché coinvolgono l´economia reale, dalla produzione manifatturiera alla ricomposizione delle scorte nei magazzini, per non dire dell´aumento della domanda di petrolio che ha portato il prezzo del greggio ai nuovi massimi da novembre La mole di dati macro più consistente è arrivata dagli Stati Uniti. Si parte dall´indice Ism che misura l´attività manifatturiera. A maggio è salito a quota 42,8 dal 40,1 di aprile. Il dato è migliore delle previsioni degli analisti che davano un 42,3. Il settore manifatturiero è confermato in ripresa anche nella Ue, dove l´apposito indice a maggio è salito a 40,7 punti, dai 36,8 di aprile e contro il 40,5 delle previsioni. Tornando negli Usa, è in controtendenza il dato sulla spesa per il settore edilizia. Ad aprile, per il secondo mese consecutivo, ha segnato un aumento dello 0,8% dopo il +0,4% del mese prima. L´andamento si è rivelato migliore rispetto alle previsioni che avevano stimato un ribasso dell´1,5%. Sempre negli Usa, la spesa per consumi ad aprile è scesa dello 0,1% contro attese di -0,2%. E, complice la crisi, sembra che gli americani non siano più quel popolo di cicale che abbiamo conosciuto fino ad oggi: il tasso di risparmio è balzato al 5,7%, livello più elevato dal febbraio 1995, rispetto al 4,5% di marzo. A completare il quadro ci ha pensato la Cina. A maggio per il terzo mese consecutivo, l´indice dei direttori acquisti ha segnato 53,1 da 53,5 di aprile, restando al di sopra della soglia dei 50 punti che separa l´espansione dalla contrazione. Il fatto che la Cina sia sulla strada della ripresa ha innescato il prezzo del greggio, arrivato a toccare il nuovo massimo dell´anno a 68,29 dollari con un rialzo del 3%. Buone notizie per l´andamento dell´economia, ma non per i consumatori. Le compagnie petrolifere stanno adeguando il prezzo della benzina al rialzo del greggio, portando quasi tutte la verde sopra 1,3 euro a litro. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia, è in particolare la Shell a toccare il massimo di oggi, con la benzina a 1,312 euro e il diesel a 1,104 euro.

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Usa e Ue il week end più lungo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-06-02 - pag: 1 autore: Usa e Ue il week end più lungo di Gianni Riotta C he week end! Un fine settimana di maggio ha scosso per sempre i sogni della generazione dei baby boomers su una riva e l'altra dell'Atlantico. Gli americani scoprono che General Motors avrà lo stato come principale partner, come usava una volta nel vecchio continente per le aziende decotte. E gli europei prendono atto della fine del sogno di diventare il nuovo gigante economico, pronto a strappare la leadership del Secolo Americano e contendere il XXI secolo alla Cina. Il macinino Opel è salvato, d'intesa fra il lobbista ed ex cancelliere SchrÖder e il vero leader russo,l'eterno Putin:mercato?innovazione? concorrenza? agende più variopinte di una Lonely Planet per l'Unione futuribile? Aufwiedersehen. Cominciamo dagli effetti americani del week end più lungo. è difficile spiegare quanto General Motors e America profonda siano connessi. Charlie «Motore» Wilson, che da presidente Gm diventa ministro della difesa di Eisenhower nel 1953, può ben pronunciare davanti al Senato il motto che così spesso sarà stravolto «Per anni ho pensato che quel che va bene per il nostro paese va bene per la General Motors e viceversa ». Wilson rispondeva a una domanda sul conflitto di interessi (già, anche allora!) e lo faceva in squisita buona fede. E adesso? Il presidente Obama chiede ai cittadini di salvare con 53 miliardi di dollari (37 miliardi di euro) una compagnia che ha creato il ceto medio nel paese, producendo mezzo secolo fa, da sola, il 3% del prodotto interno. «Casa Bianca socialista!» sbraitano i commentatori ultras alla radio, guidati da Rush Limbaugh. Obama insiste che il management sarà indipendente dal governo. Quando però il nuovo consiglio d'amministrazione Gm dovrà decidere quali linee chiudere in quattro stati chiave, Indiana, Wisconsin, Ohio e Michigan, sarà davvero libero? Sarà possibile produrre negli stati senza sindacato del Sud, danneggiando le speranze di rielezione di Obama, che proprio nel nord della vecchia industria ha battuto i repubblicani? Continua u pagina 14 l'articolo prosegue in altra pagina

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Il debito pubblico Usa non è a rischio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 11 autore: Geithner a Pechino. Il segretario al Tesoro assicura: l'amministrazione Obama taglierà il deficit «Il debito pubblico Usa non è a rischio» Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Gli investimenti in dollari sono sicuri e la Cina non ha nulla da temere per i suoi capitali sull'altra sponda del Pacifico. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ieri a Pechino durante il primo giorno della sua prima visita ufficiale in Cina. Una visita impegnativa. Geithner, infatti, dovrà rassicurare la Cina sulle prospettive dei massicci investimenti cinesi in Treasury Bond. Oggi Pechino, con 768 miliardi di dollari di titoli pubblici americani in portafoglio, è il principale sottoscrittore del debito pubblico statunitense Usa. In sostanza, un terzo delle riserve valutarie accumulate negli ultimi anni dalla Cina è servito a finanziare i consumi e gli investimenti degli Stati Uniti. Tuttavia, nonostante la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio prima Wall Street e poi il paese, la Cina può dormire tra due guanciali. «Gli asset sono molto sicuri, poiché abbiamo il mercato dei titoli di Stato più liquido del mondo », ha avvertito Geithner in una lezione tenuta all'università di Pechino, dove studiò per un breve periodo negli anni 80. Il segretario al Tesoro ha ribadito l'impegno dell'amministrazione Obama a tagliare il deficit e a riportarlo a livelli sostenibili. Gli studenti hanno accolto con un certo scetticismo (e anche con qualche risata) le parole di Geithner. Da quando è scoppiata la bolla dei mutui subprime, molti economisti cinesi hanno sollevato perplessità sul fatto che un paese emergente utilizzi una parte cospicua della propria ricchezza nazionale per sostenere il tenore di vita dei cittadini più ricchi del mondo. Altri osservatori, invece, hanno lanciato l'allarme puntando il dito sul rischio dollaro. Il ragionamento è semplice. L'immenso e crescente debito pubblico americano, e le politiche monetarie ultra- espansive adottate dalla Fed negli ultimi mesi, potrebbero presto riaccendere l'inflazione. In questo caso, la valuta statunitense finirebbe per deprezzarsi sul mercato dei cambi, con il risultato di svalutare gli investimenti cinesi in dollari. Tuttavia, al di là dei rischi e dei paradossi, la Cina oggi non ha reali alternative. Per di più, se solo mostrasse l'intenzione di ridimensionare i propri investimenti americani, sarebbe lei stessa a provocare una crisi di fiducia sul biglietto verde. Ma anche su questo fronte Geithner è stato rassicurante con Pechino: «Crediamo in un dollaro forte », ha sottolineato. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA SCOMMESSA Con 768 miliardi di dollari di titoli di stato in portafoglio la Cina è il primo creditore mondiale di Washington e teme per i suoi investimenti Foto ricordo. Tim Geithner e la sua ex professoressa Bo Min mostrano le immagini del segretario al Tesoro ai tempi degli studi universitari in Cina EPA

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L'ottimismo sui mercati spinge petrolio ed euro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 11 autore: Materie prime e valute. Il Wti doppia i minimi di dicembre L'ottimismo sui mercati spinge petrolio ed euro Sissi Bellomo Riccardo Sorrentino Nuovi segnali di recupero dell'economia,in arrivo soprattutto dalla Cina, hanno incoraggiato la propensione al rischio tra gli investitori, spedendo il dollaro ai minimi da dicembre e alimentando gli acquisti di materie prime: un rally, quest'ultimo, che ha coinvolto non solo il petrolio – al record da otto mesi, oltre 68 dollari al barile – ma anche i metalli e diversi prodotti agricoli, come cereali, soia, caffè, zucchero. I rialzi sono iniziati nella mattinata asiatica, dopo l'arrivo dell'indice dei responsabili acquisti (Pmi) cinesi. L'indicatore era previsto in calo, fin sotto la soglia dei 50 punti che divide la zona di contrazione da quella di espansione. è invece rimasto in area positiva per il terzo mese consecutivo in maggio, a 53,1 da 53,5 di aprile, anche grazie al miglioramento degli ordini dall'estero. è stato il pretesto per far scattare il ribasso del dollaro, che ha seguito ieri il copione di que-sta fase: l'aumento della propensione al rischio, segnalato anche dal rialzo delle Borse, ha spinto gli operatori a prendere dollari a prestito, a un costo bassissimo, per venderli e investire negli assets che possono offrire i migliori rendimenti. L'euro ha toccato così i massimi da dicembre, a quota 1,4246 dollari, prima di scendere verso 1,4232 da 1,4151 della chiusura di lunedì; mentre il dollaro australiano e quello neozelandese sono saliti ai massimi da otto mesi, e la sterlina è tornata, in rialzo, ai livelli di sette mesi fa. L'inevitabile correzione del pomeriggio è stata poi fermata dall'apertura di Wall Street e dai dati americani, che pure non permettono una lettura univoca dello stato di salute dell'economia.L'inflazione Pce core - l'indice-obiettivo della Fed - ha accelerato all'1,9% dall'1,8% e questo non è un dato del tutto rassicurante, in un momento di recessione e, insieme, di forte creazione di liquidità. Analogamente,l'aumento della propensione al risparmio al 5,7% dal 4,5%, frutto di tagli alle tasse e versamenti assistenziali una tantum, è un dato double face: ridimensiona la grande anomalia degli Usa, che risparmiano poco, ma tiene sotto tono le spese al consumo (-0,1% in aprile, -0,3% in marzo) nel momento in cui i redditi tornano a crescere per la prima volta da 11 mesi. Il Pmi di maggio, infine, è in miglioramento, ma a differenza di quello cinese segnala ancora contrazione.Ha alimentato l'ottimismo - tenuto conto dell'importanza dell'indicatore - perchégli ordini ora sono in crescita e le scorte continuano a diminuire, facendo sperare in un rapido ritorno agli approvvigionamenti. Anche qui, però, il balzo dell'indicatore dei prezzi solleva incognite. I flussi di denaro in uscita dagli Usa hanno avuto una destinazione privilegiata: le materie prime e le valute dei paesi che le esportano (anche se il pagamento è in dollari), complice l'aspettativa che la ripresa spingerà questi prezzi verso l'alto. è una di quelle profezie che si autoavverano- i prezzi salgono- e che potrebbero strozzare sul nascere la ripresa. Tra i protagonisti della seduta di ieri il petrolio, con il Wti che si è attestato a 68,58 dollari (+3,4%), più del doppio rispetto ai minimi di dicembre, dopo una seduta tuttaall'insegna della Cina: oltre ai dati economici, ha pesato la notizia dell'avvio della seconda fase di accumulo di riserve strategiche, che si stima potrebbe portare ad acquisti per 170 milioni di barili. La liquidità si è comunque indirizzata verso un gran numero di commodities. Nonostante la ripresa della domanda sia in molti casi un auspicio, più che una comprovata evidenza, tutti i metalli non ferrosi al London metal exchange hanno registrato forti rialzi: il rame, considerato barometro dell'economia, ha guadagnato più del 5%, oltre quota 5mila dollari la tonnellata, ed è ai massimi da autunno. © RIPRODUZIONE RISERVATA IN RIALZO Il rally delle commodities trascina tutti i metalli La moneta unica risale a quota 1,4246 sul dollaro, ai livelli di sette mesi fa

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In Cina ancora troppe Tienanmen (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 12 autore: INTERVISTA Bao Tong Dissidente in arresto dal 1989 «In Cina ancora troppe Tienanmen» Per l'ex braccio destro di Zhao Ziyang il paese ha cancellato una tragedia che si ripete ogni giorno Jamil Anderlini Quando gli onnipresenti agenti della pubblica sicurezza cinese vogliono intimidire un dissidente o un attivista politico per la prima volta, di solito arrivano in piena notte a bussare alla porta del malcapitato per invitarlo a venirsi a bere «una tazza di tè». Di fronte a questo tè, servito in una località segreta, gli agenti spiegano al loro ospite che se continuerà a criticare pubblicamente il regime comunista le conseguenze probabili vanno dalla perdita del lavoro a una lunga pena detentiva, o addirittura alla " sparizione" per lui o peri suoi parenti e amici. Sembra dunque più che appropriato che Bao Tong, il più alto funzionario del Partito comunista a finire in galera dopo le manifestazioni di piazza Tienanmen in favore della democrazia, nel 1989, mi abbia invitato a prendermi un tè nel suo appartamento a Pechino. Domani saranno passati 20 anni da quella sanguinosa repressione. Ora che si avvicina l'anniversario, Bao, 77 anni, è ancora agli arresti domiciliari: il suo appartamento è sorvegliato 24 ore su 24. Mi accoglie alla porta con un sorrisetto: ha i capelli di un nero lucente e una corporatura snella e indossa una felpa dell'Università di Princeton. Si fa fatica a credere che abbia passato sei anni della sua vita a svolgere lavori manuali pesanti durante la Rivoluzione Culturale e poi, dal 1989, altri sette anni in isolamento nella famigerata prigione politica di Qincheng. Quando gli dico di quegli uomini di guardia all'ingresso, il suo volto si distorce in un ghigno malizioso. «Sto dando il mio contributo all'economia nazionale: stimolo la domanda interna, faccio crescere l'occupazione e aiuto a risolverela crisi», dice. Parla mandarino con le consonanti morbide di quelli del Sud e la sicurezza tipica di un quadro di alto livello del partito. «Lei ha visto solo tre persone di sotto, ma se voglio uscire vengo seguito da tre gruppi, uno a piedi, uno in auto e uno in moto. Pensi, ci vogliono più di 30 persone per sorvegliare me: se il governo decidesse di tenere sotto controllo tutto il miliardo e trecento milioni di cinesi potremmo risolvere il problema della disoccupazione mondiale». Bao Tong, classe 1932, nel 1949 entrò nel Partito comunista. Caduto in disgrazia durante la Rivoluzione Culturale, nel 1976 fu riabilitato e gli furono assegnati incarichi di primo piano. Negli anni 80 lavorò come braccio destro del primo ministro Zhao Ziyang, un riformatore liberale che contribuì a inaugurare un periodo di apertura politico-economica, e nel 1987 entrò nel Comitato centrale del Partito. Fu ministro delle riforme e segretario politico presso la commissione permanente del Politburo. Una delle prime cose che noto nel suo appartamento, spartano e male illuminato, è una grande foto di Zhao sulla libreria. Solo due settimane prima a Hong Kong sono state pubblicate le memorie segrete di Zhao, un raro esempio di resoconto di prima mano dai massimi vertici della politica cinese. Durante l'ora che segue Bao mi fornisce il suo racconto particolareggiato della lotta di potere segreta e sempre più intensa che infuriò durante le sette settimane di manifestazioni a Tienanmen, conclusesi con i carri armati che sfilavano lungo il viale della Pace Eterna. Comincia dandomi il suo verdetto: l'uomo che porta la sola e completa responsabilità per aver ordinato all'Esercito di rivolgere le armi contro il popolo è Deng Xiaoping, il grande vecchio del Partito comunista che controllò la leadership da dietro le quinte fino alla sua morte, nel 1997. La maggior parte degli storici considera Deng il padre della Cina moderna, l'architetto delle riforme economiche e dell'apertura al mondo esterno. Ma nel 1989 il suo unico titolo ufficiale era quello di presidente della Commissione militare centrale. «La maggior parte degli studenti non puntava a far cadere Deng Xiaoping, speravano che sarebbe stato lui a portare avanti le riforme», dice Bao. «Il problemaè che Deng si sentì minacciato e fece intervenire le truppe». Zhao era convinto di poter evitare un massacro facendo appello alla calma, spiegando alle masse perché il potere era nelle mani di Deng, nonostante non ricoprisse nessuna carica nel governo o nel partito. Bao fu implicato - e poi punito per la sua alleanza con Zhao, caduto in disgrazia. Gli chiedo se rimpiange di non aver tentato di organizzare davvero un colpo di stato insieme a Zhao, in quel momento. «Qualcuno ha detto che Zhao Ziyang avrebbe potuto copiare Eltsin e salire su un carro armato », dice Bao, «ma era impossibile: nessun soldato avrebbe dato retta a Zhao, non sapevano niente di lui. I soldati ascoltavano i loro ufficiali, gli ufficiali ascoltavano i generalie i generali ascoltavano Deng Xiaoping ». Come nella famosa frase di Mao Zedong, il potere nasce dalla canna del fucile. Bao descrive poi la notte della repressione. «I carri armati rombavano e in casa della gente volavano le pallottole». Il 28 maggio 1989 Bao fu arrestato e portato a Qincheng, la principale prigione politica cinese fin dagli anni 50. Qui diventò il numero 8901, il primo prigioniero a entrare a Qincheng nell'anno 1989, e venne messo in una cella di cemento di 6 metri per 6: per letto aveva solo una tavola di legno rigida sistemata su due cavalletti. «Mi sono steso sulla tavola e mi sono messo a dormire. La gente mi chiede perché non ero terrorizzato. Prima di quel momento non sapevo quando sarebbero venuti a prendermi, ma a quel punto non dovevo più preoccuparmi». La sua cella non aveva porta, ma una guardia seduta a un tavolo appoggiato di traverso alla porta, e dietro di lui due soldati sull'attenti. Il compito della guardia seduta era registrare ogni azione del detenuto su un taccuino, per 24 ore al giorno, ogni minuto, per sette anni. Bao ride per la ripetitività frustrante del compito assegnato ai suoi carcerieri. «Ore 20: detenuto 8901 dorme; ore 20.01, detenuto 8901 dorme; ore 20.02: detenuto 8901 dorme». Alla fine, nel 1996, Bao fu messo agli arresti domiciliari. Stringe leggermente la mascella quando descrive le traversie che hanno dovuto affrontare i suoi familiari. Suo figlio Bao Pu, 42 anni, che ha studiato a Princeton, è un cittadino americano ed è stato lui a pubblicare le memorie di Zhao a Hong Kong. Gli viene negato il permesso di entrare in Cina per far visita ai genitori. Ma è la moglie quella che ha sofferto di più. Bao mi parla del giorno in cui è morto Zhao, nel 2005. Lui e sua moglie volevano andare a rendere omaggio al defunto, ma sono stati bloccati dalle persone di guardia alla porta dell'ascensore. «Ho spiegato loro che era illegale impedirmi di andare». Quelli, per tutta risposta, hanno spinto per terra la sua anziana moglie, provocandole la frattura dell'anca e costringendola a due mesi di ospedale. «Il Partito comunista cinese è come la mafia», dice Bao. «Se il boss pensa che tu possa tradirlo, ti uccide o ti getta in prigione ». Pur con tutto quello che lui e la sua famiglia hanno subito, Bao si considera fortunato rispetto a chi è ancora in prigione per presunti crimini legati alle manifestazioni del 1989, o rispetto a chi è morto nella repressione o nella brutale caccia alle streghe che seguì. «Dovrei considerarmi felice ed esprimere la mia riconoscenza con il popolare slogan: " La mia eterna gratitudine al Partito comunista e al presidente Mao!"». è questo umorismo ironico che appare la vera minaccia all'attuale leadership della Cina, ancora oggi. Bao sbeffeggia i loro slogan e denigra i loro semidei, ma, dopo tutto, è uno di loro. Hanno paura che se lo lasciano esprimere liberamente l'intero edificio autoritario possa cominciare a sgretolarsi. «La Cina ha quasi cancellato il ricordo di Tienanmen vietando di parlare di quello che è successo. Ma ogni giorno ci sono delle Tienanmen in miniatura, in contee e villaggi dove la gente cerca di esprimere il proprio malcontento e il governo manda 500 poliziotti per ridurla al silenzio. Queste sono la democrazia e la legge in salsa cinese». «La prima frase dell'inno nazionale recita: "Solleviamoci, noi che non vogliamo essere schiavi". Io sono convinto che prima o poi in Cina ci sarà una vera democrazia, se ci saranno persone che vogliono essere trattate in modo equo e vogliono veder rispettati i propri diritti». © FINANCIAL TIMES (Traduzione di Fabio Galimberti) «Sono convinto che prima o poi ci sarà una democrazia vera, se ci sono persone che lottano per i diritti» Voce contro. Bao Tong, 77 anni, mostra una fotografia dell'ex primo ministro Zhao Ziyang, di cui fu braccio destro condividendone il destino politico AFP

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Dati economici positivi, sulle Borse è ancora rally (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 37 autore: Borse. Gli indicatori congiunturali in Cina e Usa galvanizzano i listini nonostante Gm Dati economici positivi, sulle Borse è ancora rally Milano guadagna il 3,16 per cento, Francoforte il 4%, Wall Street il 2,5% Morya Longo Verrebbe da dire: anche le bancarotte non sono più quelle di una volta. Proprio il giorno in cui General Motors è finita in amministrazione controllata, le Borse di tutto il mondo hanno infatti guadagnato tra il 2 e il 4%. Tornando, in molti casi, sui massimi degli ultimi 7 mesi. è vero che il crack di Gm era ampiamente previsto, e anzi la sua ufficialità ha eliminato un elemento di incertezza. Ma le Borse non hanno fatto neppure un minuto di silenzio. I loro occhi erano tutti rivolti verso il miglioramento (presunto) dell'economia:gli investitori si sono galvanizzati per la crescita del settore manifatturiero in Cina e per gli indicatori migliori delle attese negli Usa. Le Borse hanno quindi festeggiato: Londra +2%, Parigi +3,11%, Francoforte +4,08%, Milano + 3,16%, Wall Street +2,58% e Nasdaq +3,06%. Le materie prime hanno spiccato il volo. E i titoli di Stato sono stati venduti, tanto che i decennali Usa hanno rialzato i rendimenti di 24 centesimi portandoli ai massimi degli ultimi sette mesi (3,7%). Una festa. I perché del rally La ragione va cercata tutta nei dati economici. Il più importante è stato quello del settore manifatturiero in Cina, cresciuto per il terzo mese di fila. La scommessa del mercato è che la fine della recessione globale possa partire proprio dal gigante asiatico, per continuare poi negli Stati Uniti e infine in Europa. Un buon segnale in Cina è dunque percepito come una buona notizia per il mondo intero. Per questo l'indicatore ha dato sin dal mattino una buona intonazione ai listini. Il resto l'ha fatto l'America: il mercato ha colto con favore il fatto che il settore manifatturiero Usa abbia frenato meno che negli ultimi otto mesi e ha salutato con entusiasmo il fatto che le spese per costruzioni siano aumentate inaspettatamente ad aprile. Tutti segnali, questi, che avvalorano la speranza che la recessione possa durare meno del previsto. Tanto è bastato per galvanizzare le Borse. A volare sono state innanzitutto le aziende legate alle materie prime. Due esempi: Rio Tinto ha guadagnato il 6,5% ed Eni il 3,93%. Positive anche le banche, con il 6,88% di Société Générale o il 5,24% di Rbs. E anche le case automobilistiche: dal 9,64% di Peugeot all'8,41% di Daimler. Tutto questo ha rimpolpato un rialzo che, dai minimi toccati a marzo, è ormai del 40% sia in America sia in Europa. I perché della cautela Una domanda nasce spontanea: è giustificato tutto questo ottimismo? In fondo, come sottolinea il capo economista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice, in molte aree del mondo gli unici indicatori economici positivi sono quelli sulle aspettative. Di concreto, per esempio in Europa, si vede ancora ben poco.C'è poi il problema delle scorte. A fine 2008 l'eccesso di produzione era stato accumulato nei magazzini: ora il decumulo è terminato in Cina, è a buon punto negli Stati Uniti, ma in Europa è ancora in alto mare. Le Borse,insomma,stanno scommettendo su una ripresa che ancora deve trovare conferme. Per di più tanti squilibri con cui siamo entrati nella crisi sembrano ancora irrisolti. L'indebitamento negli Stati Uniti è ancora elevatissimo: gli ultimi dati lo indicano a 51mila miliardi di dollari, quasi pari al Prodotto interno lordo del mondo intero. Sta forse diminuendo il debito privato, ma in compenso è esploso quello dello Stato. Non solo negli Usa.Per di più la regolamentazione dei mercati finanziari, tanto invocata nei giorni più bui della crisi, fatica ad avanzare.Inoltre l'ingente liquidità pompata sul mercato sta trainando al rialzo le Borse, ma ancora l'effetto sull'economia è tutto da dimostrare. Eppure anche nel giorno del crack più grosso della storia industriale americana, le Borse continuano a festeggiare. m.longo@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Piombo e zinco in forte rialzo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-02 - pag: 40 autore: Metalli non ferrosi. Gli acquisti cinesi di ristoccaggio sono nettamente aumentati negli ultimi mesi Piombo e zinco in forte rialzo Le importazioni di Pechino però potrebbero ridursi presto Gianni Mattarelli MILANO Il forte appetito cinese di metalli in questa prima parte dell'anno è statotra i principali fattori dell'aumento di prezzo, oltre che del rame, anche dello zinco e del piombo. La grande quantità di acquisti di Pechino si è riflessa sugli scambi del London Metal Exchange (Lme) esercitando una pressione rialzista. Le statistiche dicono infatti che anche in aprile la domanda cinese, intesa come produzione interna più importazioni meno esportazioni, è risultata molto alta per entrambi i metalli, essendo aumentata su base annua del 34,5% per lo zinco e addirittura del 41,2% per il piombo. La maggior parte dell'incremento della richiesta è costituito dalla massiccia crescita delle importazioni nette, tanto che in marzo e aprile quelle di zinco sono risultate di 226mila tonnellate, dalle 9mila dello stesso periodo 2008, mentre quelle di piombo hanno raggiunto nei due mesi 61mila tonnellate, dopo che l'anno scorso erano prevalse nel periodo esportazioni nette per 10mila tonnellate. Nel conto, come avvenuto per il rame e per altre materie prime, sono comprese sia le quantità destinate al ristoccaggio presso gli utilizzatori che quelle accantonate dallo State Reserve Bureau (Ente nazionale per le riserve), ma di fatto la domanda è stata ed è tuttora molto elevata. A spingere le importazioni di zinco è stata anche la minor offerta locale, dovuta ai tagli di produzione apportati a inizio anno agli impianti che la caduta dei prezzi aveva reso non remunerativi. Ora le quotazioni sono tornate a livelli profittevoli per l'industria della raffinazione, per cui circa 500mila tonnellate di capacità mineraria annua sono state riattivate. La disponibilità quindi sta già cominciando ad aumentare, come riflesso dal drastico calo dei premi, ossia dei sovrappiù da pagare sopra il prezzo di Borsa per comperare zinco raffinato. Di conseguenza è anche scesa la differenza tra la quotazione dello Shanghai Futures Exchange e dell'Lme, che, con quella cinese molto superiore, aveva offerto grandi opportunità di arbitraggio, favorendo le importazioni. Le prospettive sono perciò che il flusso di metallo verso la Cina debba ridursi già nel prossimo trimestre. Se a ciò si aggiunge che il bilancio offerta- domanda globale secondo l'International Lead and Zinc Study Group (Ilzsg) è stato di 187mila tonnellate nel primo trimestre di quest'anno,si può pensare che, almeno dal punto di vista fondamentale, il prezzo possa scendere nei prossimi mesi del 10-20%, livello che, sempre in teoria, dovrebbe però rappresentare un'opportunità di acquisto per consumatori e investitori con obiettivi a medio termine. Per il piombo l'aumento della richiesta cinese è stato forte sin dal primo trimestre, quando, secondo l'Ilzsg,ha raggiunto il 27,9% su base annua, mentre nel resto del mondo si è avuto un calo del 13,4%.L'eccedenza mondiale di piombo dei primi tre mesi sarebbe solo di 33mila tonnellate, per cui i prezzi si sono riportati sui valori dello zinco. E se dovesse continuare la corsa rialzista del rame, il piombo potrebbe essere il secondo metallo ad attirare gli investitori. © RIPRODUZIONE RISERVATA RIATTIVAZIONI IN VISTA A sostenere il mercato sono anche i tagli produttivi decisi a inizio anno ma adesso molti impianti stanno tornando in funzione

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Forniture ancora in discussione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-02 - pag: 40 autore: Minerale di ferro. China Iron and Steel Association respinge la proposta Rio Forniture ancora in discussione Roberto Capezzuoli La partita dei prezzi del minerale di ferro destinato alle acciaierie cinesi è ancora tutta da giocare, benché l'anglo- australiana Rio Tinto, secondo produttore mondiale di ferro, abbia ormai ottenuto il placet da tutte le principali imprese siderurgiche del resto dell'Asia: giapponesi, coreani e anche taiwanesi hanno siglato l'accordo che per l'annofiscaleiniziato il 1Úaprileriduce del 33% il prezzo del minerale di qualità fine e del 44,5% il minerale high quality lump e le pellette. La China Iron and Steel Association, che rappresenta acciaierie importatrici prevalentemente di minerale fine, domenica ha respinto ufficialmente ( e seccamente) l'ipotesi di accordo: «Non riflette il reale bilancio domanda-offerta. Fine della discussione». Pechino è disponibile a tornare ai livelli di prezzo fissati con Rio Tinto nel 2007, che comporterebbe una riduzione non inferiore al 40%. Anche con la numero uno mondiale, la brasiliana Vale, qualche divergenza c'è. Nel 2008 Rio e Bhp (il terzo big del minerale) spuntarono aumenti superiori a quelli di Vale, giustificandoli con il fatto che allora comprare dalle miniere australiane consentiva forti risparmi sul costoso nolo marittimo. Oggi i noli stanno risalendo, ma restano ben lontani dai picchi dello scorso anno, per cui la Cina potrebbe accettare dalla Vale anche uno sconto meno forte. Non però del 27%,che è l'obiettivo dichiarato dai brasiliani. Vale si è tenuta ufficialmente fuori dai negoziati, almeno finora, ma è tutt'altro che disinteressata: nel 2008 il minerale di ferro ha rappresentato il 63% delle sue entrate e il 97% del margine operativo lordo. Un ribasso dei listini pari a quello di Rio Tinto potrebbe anche essere considerato valido, perché minerale lump e pellette, le tipologie il cui prezzo calerebbe di più, rappresentano solo il 12% della produzione Vale, secondo uno studio di Citigroup. Invece rappresentano il 29% per Rio Tinto e il 31% per Bhp Billiton. Le conseguenze sarebbero negative per Anglo American: è il quarto tra i grandi produttori di ferro, e questo contribuisce solo per il 28% ai profitti operativi. Però la produzione Anglo è per i due terzi di lump di alta qualità, quella che sarebbe più penalizzata. Peggio ancora per l'ucraina Ferrexpo, le cui vendite sono esclusivamente di pellette. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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I maxi-ribassi pesano sui tecnici (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2009-06-02 - pag: 33 autore: Appalti. Architetti e ingegneri contro l'utilizzo del criterio di contenimento delle spese I maxi-ribassi pesano sui tecnici Riduzioni fino al 73% nel valore riconosciuto ai progetti Andrea Carli Andrea Tempestini MILANO Tutti contro il massimo ribasso, il principio che, nel settore dei lavori pubblici, regola l'affidamento degli incarichi professionali. Un criterio che viene disciplinato da un Dpr del '99 (il 554) e dal Codice degli appalti. Nel 2004 la Corte di giustizia Ue ha ritenuto che non può essere l'unico parametro di aggiudicazione e che le amministrazioni devono poter scegliere anche il principio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, pure disciplinato nel Dpr, che considera elementi quali termine di esecuzione, costo di utilizzazione, redditività e valore tecnico. Una circolare del ministero delle Infrastrutture (la 2473/07), infine, ha suggerito l'applicazione del massimo ribasso alle prestazioni semplici e ripetitive. Ma la realtà dei bandi per l'assegnazione di appalti pubblici racconta un'altra storia. Romeo La Pietra, presidente del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, riepiloga l'ultima indagine gennaiomarzo 2009. Su un campione di 800 bandi di gara, 334 prevedono solo un'attività di progettazione. E«l'importo medio di aggiudicazione è di 245mila euro, con un ribasso medio del 35% e punte del 73 per cento». La polemica La situazione è diventata, dal punto di vista economico, insostenibile. Massimo Gallione, vice presidente vicario del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, denuncia: il massimo ribasso sta soffocando il mercato della progettazione. Presto costringerà alla chiusura molti studi professionali. è necessario che Governo e Parlamento intervengano. «Chiunque vinca con una proposta al ribasso, anche il professionista più affermato, lavora in perdita». «La qualità - osserva Braccio Oddi Baglioni, presidente di Oice, l'associazione delle società di ingegneria - è vero, ha il suo prezzo, ma è anche un risparmio». Secondo Mario Bellini,74 anni, milanese, designer rinomato all'estero, «il massimo ribassoè una forma di strozzinaggio». «Un libero professionista, se vuole, vende le sue prestazioni anche gratuitamente » replica Marco De Allegri del Comitato della difesa degli interessi degli architetti di Milano. Il massimo ribasso è «un meccanismo che non ha nulla di immorale e con il quale piccoli studi e giovani architetti possono affacciarsi in un settore nel quale non si può prescindere da relazioni consolidate». Non è d'accordo Luca Paschini, 37 anni, coordinatore di Giarch («Giovani architetti italiani»): «Solo un grande studio può permettersi di giocare al ribasso: i piccoli e i giovani no». Secondo Cesare Valle, architetto, socio dello studio romano Valle Progettazioni, «occorre fare i conti con gli effetti della liberalizzazione delle tariffe introdotte da Bersani. Oggi, per rimanere sul mercato, bisogna ragionare su proposte al ribasso. Bisogna ripristinare le tariffe minime e stabilire dei limiti al taglio dei prezzi». Gli enti locali Per gli amministratori locali, che fanno i conti con i vincoli di spesa previsti dal Patto di stabilità interno, il risparmio è un male necessario. è inutile negarlo - spiega Mauro Guerra, coordinatore nazionale Anci Piccoli Comuni e sindaco di Tremezzo, un comune sul lago di Como - il metodo ci fa respirare». Un esempio? «Abbiamo emesso un bando per il restauro della piscina comunale. La proposta base era di circa 14mila euro. Alla fine ha vinto uno studio che ha proposto un taglio del 40% del prezzo d'asta». Il vero problema, riassume Benedetto Todaro, preside della facoltà di Architettura dell'università La Sapienza, è la dimensione degli studi: «Se arrivano a trenta persone è tanto. In Gran Bretagna, Usa, Cina e Giappone, per esempio, sono almeno in mille. Se la squadra è limitata, la capacità di competere è ridotta». Un prezzo di gara contenuto significa abbattimento dei ricavi. Una situazione limite, che può essere sostenuta solo da grandi player, sulla base di economie di scala. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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All'estero per reagire alla crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 27 autore: «All'estero per reagire alla crisi» Paolo Zegna: «A Singapore e in Malaysia in cerca di nuovi partner e mercati» Nicoletta Picchio Non c'è tregua, in questa fase difficile: «Bisogna stare sempre con le valige in mano, alla ricerca di ogni opportunità di mercato». Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria con delega all'Internazionalizzazione, ha una sua convinzione: le occasioni ci sono dappertutto. Vanno cercate. «Ogni imprenditore deve individuare il mercato più adatto, il partner più giusto. Ma andando in giro per il mondo, le opportunità di crescita esistono». Non è facile, per i piccoli imprenditori. Così le missioni di sistema organizzate da Confindustria, Abi, Ice e governo, sono un grimaldello per aprire le porte. E, proprio per reagire alla congiuntura di crisi, il calendario prosegue a ritmi serrati: dal 14 al 18 giugno80 imprese e sei istituti di credito saranno a Singapore e in Malaysia. Dall'inizio della presidenza Marcegaglia è la quarta missione all'estero. E in autunno è in programma un ritorno in Brasile. Singapore e Malaysia: è la prima volta. In cerca di nuove destinazioni? Bisogna seguire una strategia diversificata: cercare nuovi mercati e consolidare quelli dove c'è già una presenza forte delle nostre imprese, allargando il raggio d'azione. Parliamo di Singapore: che interesse presenta per l'imprenditoria italiana? Può essere un hub per tutto il Sud Est asiatico, oltre che per la Cina, l'India e addirittura l'Australia. Sono importanti gli accordi di libero scambio che sono stati stipulati con i paesi Asean, il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda, per citarne alcuni. Proprio a fine 2008 sono stati firmati accordi di libero scambio con la Cina e con il Gulf Cooperation Council. Settori con maggiori spazi? è uno dei mercati più avanzati per i servizi e per i prodotti di alta tecnologia e lusso. Infatti alla missione partecipano soprattutto aziende dell'hi-tech, nanotecnologie, biotecnologie, meccatronica, beni di consumo, logistica. Ma ripeto, i nostri imprenditori potranno trovare a Singapore partner per investire in aree limitrofe. Uno snodo logistico... Le società di Singapore hanno già creato zone industriali nell'area asiatica, si muovono con una mentalità occidentale, così come il sistema bancario. Infatti stiamo anche pensando di coinvolgere nella missione che abbiamo intenzione di fare il prossimo anno in Cina alcune loro realtà come per esempio Spring, l'agenzia che si occupa di portare all'estero le piccole e medie imprese, di creare reti e individuare finanziamenti. Potrebbe essere un supporto per le nostre Pmi, per un gioco di squadra. Diversa è la situazione della Malaysia... Sono entrambe realtà che crescono, ma certamente la Malaysia ha altri numeri, come popolazione e ricchezza, e una diversa situazione economica: Kuala Lumpur è una capitale all'avanguardia, con un aeroporto modernissimo. Fuori città, l'economia è tradizionale, legata all'agricoltura. Le opportunità per noi? La Malaysia è leader mondiale nella produzione di componentistica elettronica ed è anche il primo paese nel Sud- Est asiatico per l'assemblaggio di componenti per autoveicoli. Ci sono attività all'avanguardia nelle biotecnologie e nell'energia alternativa. I contatti istituzionali durante la missione potranno facilitare le aziende italiane ad affrontare i passaggi burocratici che occorrono per avviare un investimento. Anche stavolta le imprese italiano hanno risposto, con una buona presenza: c'è voglia di reagire? Sono colpito dalla volontà di reazione dell'imprenditoria italiana. Le piccole in particolare si stanno muovendo e la loro dimensione rende spesso più facili e rapidi i contatti. è ora che bisogna seminare, per raccogliere quando arriverà la ripresa. La crisi è alle spalle? Vorrei poterlo dire. L'export non rallenta più come nei primi mesi dell'anno, ma la situazione resta difficile. I paesi che crescono, come Cina, India, Brasile, alcuni dell'America latina, non riescono a compensare i segni meno di Europa, Usa e Giappone. Comunque ho notato che sta migliorando l'indice di fiducia dei consumatori e questo è molto importante. Lei ha denunciato già da mesi la difficoltà delle aziende ad avere lettere di credito a garanzia dell'export. C'è qualche miglioramento? Bisogna fare di più. Se penso ai soldi che il Governo ha messo sul tavolo, il sistema bancario dovrebbe avere una maggiore liquidità a disposizione. Bisogna anche dire che le banche oggi fanno grande attenzione al rischio di credito. Per le operazioni all'estero c'è una maggiore apertura ed è forte anche la volontà delle imprese a investire. Anche le aziende devono dimostrare di credere nel proprio futuro, se occorre mettendoci risorse proprie e patrimonializzandosi. Comunque, per chi va sui mercati esteri c'è un supporto migliore del credito rispetto a chi opera sul mercato locale. nicoletta.picchio@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA «Chi va fuori confine ha un supporto di credito migliore rispetto a chi opera in ambito locale» «L'export non rallenta come a inizio anno, ma la situazione rimane difficile» Internazionalizzazione. Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria FOTOGRAMMA

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Consolidamenti più semplici in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 27 autore: Fusioni & Acquisizioni. Novità fiscali Consolidamenti più semplici in Cina di Marco Marazzi L a nuova normativa fiscale cinese in materia di reddito d'imposta, entrata in vigore nel gennaio 2008 è stata integrata, nel maggio di quest'anno, da importanti disposizioni attuative, che avranno effetto retroattivo dal gennaio 2008. Come noto, la nuova Income Tax Law del gennaio 2008 incrementava il carico fiscale per le aziende straniere operanti in Cina, abolendo in maniera graduale alcuni tradizionali incentivi e introducendo una ritenuta alla fonte per gli utili pagati alla casa madre (nel caso di aziende con partecipazioni italiane, il 10%), ma allo stesso tempo "unificava" al 25% l'imposta sui redditi di aziende a capitale cinese e a capitale estero (contro il 33% precedente). Erano inoltre aboliti numerosi regolamenti precedenti, inclusi quelli relativi al trattamento fiscale di trasferimenti di quote, ristrutturazioni, fusioni e acquisizioni, inclusa la famosa Notice 207 che tra l'altro consentiva alle aziende estere di trasferire intra-gruppo partecipazioni in società cinesi al costo storico (senza creazione di capital gain) ma non chiariva quale sarebbe stato il nuovo trattamento. Il vuoto legislativo è stato finalmente colmato dalla Notice on Certain Questions Regarding the Enterprise Income Tax Treatment of Enterprise Reorganizations ( la Notice), che è particolarmente rilevante per le aziende estere già operanti in Cina con proprie controllate. e La Notice individua 6 tipi di riorganizzazioni, e assegna a ciascuno di essi un regime fiscale "normale" o "speciale" (ovvero esenzione da imposta sui redditi o differimento d'imposta). r Un'azienda straniera che trasferisce la propria partecipazione a un'altra, a seguito di riassetto aziendale, può godere del trattamento speciale solo se l'operazione soddisfa, tra gli altri, i seguenti requisiti: A L'operazione ha un obiettivo commerciale («reasonable commercial purpose») che va al di là della semplice riduzione o esenzione da imposte. B L'operazione deve riguardare almeno il 75% delle azioni o dei beni della controllata. C Nei 12 mesi successivi all'operazione le attività commerciali della controllata non devono subire mutamenti. D La società acquirente della partecipazione o dei beni della controllata deve essere controllata al 100% dalla società cedente e, se riceve azioni come corrispettivo della cessione, deve impegnarsi per iscritto a non cedere tali azioni ricevute come corrispettivo entro 3 anni. E La società acquirente può essere un'altra controllata cinese o una controllata straniera, sempre se lo è al 100%. Il regime speciale offerto dal governo cinese faciliterà i trasferimenti di controllate cinesi tra società appartenenti allo stesso gruppo (spesso dovuti a motivi di ottimizzazione fiscale) nonché conso-lidamenti all'interno della Cina, inclusa la creazione di holding di partecipazioni. Inoltre, la Notice estende l'applicazione del regime speciale anche a riorganizzazioni che non soddisfano tutti o alcuni dei requisiti precedenti se un'autorizzazione speciale viene rilasciata dalla State Administration of Taxation e il moinistero delle Finanze. Allo stesso tempo, va notato che in tempi recenti il Fisco cinese tende a scoraggiare l'uso di società veicolo costituite in Paesi o territori che hanno un regime fiscale preferenziale, quali per esempio Hong Kong, Singapore o le British Virgin Islands, il cui unico fine è quello di detenere partecipazioni in una società di diritto cinese. In alcuni casi recenti, infatti, il Fisco cinese ha ritenuto che la cessione di quote nella società veicolo straniera che detiene una partecipazione in una società cinese fosse comunque soggetta a imposta cinese sui capital gain (in misura di una ritenuta alla fonte del 10%) anche se la cessione riguarda le quote della società veicolo, in quanto l'unico bene detenuto dalla società veicolo era la quota nella partecipata cinese. L'investitore italiano dovrà tener conto di tali sviluppi al momento di strutturare operazioni di riorganizzazioni aziendali che coinvolgono participate o controllate cinesi. Infine, la Notice chiarisce finalmente il trattamento fiscale di fusioni tra aziende cinesi a capitale straniero, soprattutto nel caso in cui le aziende partecipanti alla fusione beneficino ancora di sgravi fiscali (esenzione da imposta sui redditio riduzione al 50%) diversi. In particolare, nel caso di fusione per incorporazione, la società risultante dalla fusione continuerà a godere dei benefici fiscali della società incorporante, ma potrà continuare a godere dei benefici fiscali della società incorporata solo fino a un ammontare pari a quello goduto dalla società incorporata nell'anno precedente la fusione. La Notice aggiunge un altro importante tassello al quadro normativo fiscale cinese e rappresenta un importante sviluppo per aziende italiane che intendono riorganizzare la propria presenza in Cina tramite cessioni di partecipazioni o fusioni tra controllate. Tali operazioni sono diventate più frequenti specie negli ultimi mesi a seguito di consolidamenti aziendali da parte di multinazionali operanti nel paese, peraltro spesso motivati dalla crisi. Partner Baker & Mckenzie, Shanghai marco.marazzi@bakernet.com © RIPRODUZIONE RISERVATA RETROATTIVE DAL 2008 Due importanti disposizioni attuative per le società estere già operanti nel Paese con proprie controllate colmano un vuoto legislativo Matrimonio fallito. Pubblicità Coca-Cola a Shenzhen. A marzo, Pechino ha bocciato il takeover di Coca-Cola su Huiyuan Juice, re dei soft drink IMAGINECHINA

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Filo rosso fra Cina e Medio Oriente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 28 autore: LIBRI & STUDI Filo rosso fra Cina e Medio Oriente C apo economista per la Cina alla Royal Bank of Scotland di Hong Kong, Ben Simpfendorfer a lungo ha vissuto a Damasco e a Beirut. Ragion per cui è un buon conoscitore tanto del mondo cinese quanto di quello arabo. Con «The New Silkroad», la nuova Via della seta, mette insieme queste due conoscenze per tracciare un profilo degli equilibri mondiali una volta che saremo fuori dalla crisi. E il mondo che verrà, secondo Simpfendorfer, dovrà fare i conti con la relazione a due fra Cina e Medio Oriente, fra investimenti reciproci in decisa crescita, a dispetto dei capitali un tempo diretti a Ovest. The New Silk Road: How a Rising Arab World Is Turning Away from the West and Rediscovering China B. Simpfendorfer Palgrave MacMillan ed. Pag. 256 35,84 euro l'articolo prosegue in altra pagina

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I volti della globalizzazione. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-02 - pag: 6 autore: I volti della globalizzazione. Con il raddoppio della forza lavoro si hanno pressioni al ribasso sulla domanda effettiva Una crisi in bilico sulle disuguaglianze di Fabrizio Galimberti S ecoli di storia economica ci hanno insegnato che lo sviluppo dell'economia non procede mai in modo continuo e regolare, ma a scatti e spasmi. Sì, ma ci possono essere crisi e crisi, si potrebbe obiettare. La crisi di cui ci stiamo occupando è particolarmente violenta, ha spazzato il mondo come un'epidemia- non avremmo potuto fare qualcosa per evitarla o almeno renderla meno virulenta? Col senno di poi, sì. La crisi ha avuto fondamentalmente due cause: il troppo debito accumulato dagli Stati Uniti, e i pericolosi balocchi che, secondo un copione sempre ripetuto in secoli di innovazione finanziaria, erano stati maneggiati ignorando le "istruzioni per l'uso" (che peraltro non esistevano) fino a che non erano scoppiati in faccia a banche e investitori incauti. Sì, ma perché gli Usa si erano indebitati troppo? Una possibile interpretazione delle cause e degli effetti potrebbe essere questa. Con la caduta del Muro di Berlino e la caduta di altri statalismi in Cina, India e altri paesi, ha preso avvio dall'inizio degli anni Novanta quel processo che chiamiamo globalizzazione. La globalizzazione ha messo a disposizione dei lavoratori di tutto il mondo beni e servizi a basso prezzo, facendo leva sul basso costo del lavoro di quei paesi emergenti. Ma allo stesso tempo quest'ingresso di miliardi di lavoratori nell'economia di mercato ha avuto lo stesso effetto che avrebbe nei mercati del rame la scoperta di immensi nuovi giacimenti del metallo rosso. Il prezzo del rame scenderebbe, e così scende anche il prezzo del lavoro (salari e stipendi) dato che nei paesi occidentali i lavoratori si trovano, direttamente o indirettamente, a competere con i nuovi arrivati che offrono il proprio lavoro per un "pugno di riso". Questo non vuol dire, naturalmente, che salari e stipendi occidentali si siano adeguati a quelli cinesi, ma che si è creata una pressione al ribasso sul costo del lavoro nei paesi "emersi". Salari e stipendi sono rimasti fermi o sono cresciuti poco. Nell'altalena della distribuzione del reddito, meno redditi da lavoro vuol dire più profitti. Le imprese- finanziarie e non finanziarie- si sono avvantaggiate dalla globalizzazione perché da una parte hanno visto rallentare il loro costo del lavoro, dall'altra hanno riorganizzato le loro "catene di offerta" andando a cercare in giro per il mondo i prodotti e i semilavorati là dove costavano meno, dall'altra ancora hanno sfruttato i prodigi della telematica risparmiando anche sui servizi: hanno spostato in paesi a basso costo tanti servizi informatici, di contabilità, di trattamento di rimborsi assicurativi, e financo di lettura di cartelle radiologiche, per citarne solo alcuni. Questi cambiamenti nella distribuzione dei redditi minacciavano conseguenze su quella che gli economisti chiamano la "domanda effettiva", cioè a dire la domanda di beni e servizi che si sviluppa nell'economia. Dato che i redditi da lavoro vengono spesi quasi tutti, mentre i redditi da profitti hanno un contenuto di "domanda effettiva" più basso, una redistribuzione dei redditi avversa al lavoro rischia di ridurre la domanda effettiva. Perché questo non succeda bisogna che i lavoratori non riducano la loro spesa, e questa "esigenza" crea spazio per nuovi strumenti di debito che permettano alle famiglie di continuare a spendere come prima, indebitandosi. Questi nuovi strumenti hanno quindi permesso alle famiglie americane di innalzare il loro livello di debito ai massimi storici (si veda il grafico), hanno permesso di aumentare la domanda di case con i famosi mutui subprime, e a sua volta questa maggiore domanda di case ha innalzato i prezzi delle abitazioni, permettendo alle famiglie di usare le case come un bancomat: un sistema finanziario (troppo) sofisticato permetteva di rifinanziare i mutui con enorme facilità e di dare prestiti addizionali avendo a garanzia l'accresciuto valore delle case (e confidando incautamente che i prezzi delle case non sarebbero mai scesi). Una caratteristica del periodo che ha preceduto la crisi, specie in America, è stata proprio l'accrescersi della disuguaglianza dei redditi. Da una parte, come detto, c'è stata una pressione al ribasso sui redditi da lavoro (dovuta non solo alla globalizzazione ma anche alle nuove tecnologie, che svantaggiavano i lavoratori con meno istruzione), e dall'altra c'è stato questo aumento dei profitti che veniva a premiare la parte più ricca della popolazione, e segnatamente, come lamentava profeticamente James Tobin già nel 1984,nell'industria finanziaria.La piramide dei redditi, insomma, ha visto allo stesso tempo più ricchi e più poveri. Tutto questo non deve certamente essere letto come un atto di accusa alla globalizzazione. Se invece di guardare alle disuguaglianze all'interno di ogni paese considerassimo tutto il mondo come un solo paese, vedremmo che la disuguaglianza nei redditi della popolazione mondiale non è cresciuta, anzi si è ridotta: e questo grazie alla forte crescita dei paesi emergenti, che ha portato centinaia di milioni di persone fuori dalla povertà. Un aumento della disuguaglianza all'interno di ogni paese non è incompatibile con una diminuzione della disuguaglianza a livello globale. Ma ciò non toglie che quel che influenza la fiducia è la disuguaglianza vista all'interno del paese,e quel che rende questa crisi così dura è che la sfiducia si alimenta anche del senso di ingiustizia associato ai "più ricchi, più poveri". L'articolo è un estratto dal capitolo «Si poteva evitare» del libro «Sos economia»

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Il mercato è ferito, vivrà a lungo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-02 - pag: 6 autore: Il mercato è ferito, vivrà a lungo Bhagwati: «Non è un crollo ideologico, ora ripariamo i danni di eccessi e avidità» di Mario Platero è un torrente in piena: scoppiettante, rapido, allegro, Jagdish Bhagwati, docente pro mercato alla Columbia University, appassionato teorico della globalizzazione e del libero commercio, respinge le tesi sulla fine del capitalismo come lo conosciamo. E apre uno scisma nella sua stessa scuola: se la prende soprattutto con Joseph Stiglitz e con Jeffrey Sachs, entrambi professori alla Columbia, entrambi stelle dell'economia ed entrambi pronti, seppure con modi e tesi diverse, a cavalcare l'onda popolare che invoca un ritorno al centralismo per la gestione economica, al controllo del mercato. Secondo Bhagwati, Stiglitz diventa un interventista rancoroso, ossessionato da antichi fantasmi personali. Sachs viene più semplicemente liquidato come un tecnocrate. Quando fra professori compassati il dibattito rompe gli argini e diventa lite pubblica, vuol dire che la posta in gioco è particolarmente alta. Chi emergerà come il teorico che ha già impostato l'equazione per il nostro futuro? Non lo sappiamo ancora. Bhagwati, 74 anni, nato e cresciuto in India, originario del gruppo etnico dei Gujarati (di cui faceva parte anche il Mahatma Ghandi) va a studiare economia prima a Cambridge e poi al Mit. Paul Samuelson, monumentale premio Nobel della scuola keynesiana, lo ha paragonato al compositore Haydn: «Ha scritto cento sinfonie e tutte di altissimo livello... ha provato che la globalizzazione migliora la produttività dei paesi più ricchi, come l'America, e dei più poveri in Asia o in Africa». In questa intervista, Bhagwati è pragmatico: la crisi c'è stata. Ha sue connotazioni e responsabilità molto precise. Ci sono molte cose da rimettere a posto. Ma sarà superata senza aver prodotto traumi o tragedie collettive paragonabili a quelli degli anni Trenta. è vero che il capitalismo come lo conosciamo è finito? C'è la percezione popolare del post crisi, e poi c'è quella reale. La concezione popolare si autoalimenta nella stampa. La serie del Financial Times sul capitalismo aveva un taglio di predefinito scetticismo. L'Economist in una copertina ha messo Sarkozy in testa, poi la Merkel e in fondo, schiacciato a destra, c'era in piccolo Gordon Brown. Un nuovo ordine gerarchico per dire che il modello anglosassone è finito. Neanche un punto interrogativo. Poi, se si leggono gli articoli, il contenuto è più problematico: la critica al modello francese o a quello del socialismo di mercato è forte. Ma l'impatto di una copertina come quella sulla concezione popolare di questa crisi è enorme. E dunque c'è qualcosa nell'aria, nei media in particolare, forse perché loro stessi sono in difficoltà o perché il sensazionalismo vende. E dunque si va con la corrente. Eppure sono convinto che alla fine tutto questo rumore contro il capitalismo svanirà. E qual è allora la concezione "reale" del post crisi? Cominciamo dalle tesi di chi è partito all'attacco. Stiglitz dice: «Con la crisi è come se fosse caduto il Muro di Berlino». L'analogia è completamente sbagliata. Con il Muro di Berlino è caduto un modello politico ed economico disastroso privo dei quattro poteri di compensazione che intervengono se lo stato fa qualcosa di disastroso: società civile, potere giudiziario autonomo, partiti di opposizione, libertà di stampa. I fatti ci dicono che abbiamo avuto un'interruzione di 25 anni di prosperità, di riduzione di povertà di innovazione senza precedenti... Forse c'è qualcosa di più di un'interruzione: subprime, banche fallite, mercati del credito paralizzati, crisi economica. La crisi è anche ideologica... Bene, veniamo agli aspetti reali. Ci sono due fattori all'origine di questa crisi. Il primo è quel che chiamo il connubio Tesoro-Wall Street: porte girevoli attraverso le quali banchieri come Bob Rubin vanno avanti e indietro. Con il loro bagaglio di influenza e di lobby. Sono persone la cui vita poggia su esperienze di trading e di innovazioni sui mercati dei capitali soprattutto negli ultimi 25 anni. Il secondo aspetto, riguarda la liberalizzazione prematura di certi comparti del settore finanziario. Il problema nasce dalla comunione di "liberalizzazioni premature" con la "compiacenza dell'asse Wall Street-Tesoro". Si è peccato di eccessi, di sicurezza e di avidità. E così il meccanismo è scappato di mano. Con i controllori che non capivano neppure come funzionassero questi strumenti "innovativi" proposti al mercato. Per cui, prima lezione: quel che è buono per Wall Street non è buono per gli Stati Uniti. Detto questo, una cosa è riparare il danno, un'altra è una crisi ideologica. E io non credo che siamo alla crisi ideologica, come non lo fummo per il crollo del 1987 o per la crisi Ltcm del 1998. Perché? Perché siamo già passati attraverso un conflitto ideologico antimercato, contro il capitalismo, contro l'internazionalizzazione e lo abbiamo risolto. A cavallo fra la prima e la seconda metà del secolo scorso, molti fra i paesi in via di sviluppo guardavano con sospetto al processo d'integrazione internazionale: avrebbe favorito i ricchi penalizzando i poveri, si diceva. Penso al lavoro di RaÚl Prebisch o di Osvaldo Sunkel e di Henrique Cardoso, ancora nel 1979. Non c'era solo ambivalenza, c'era paura dell'internazionalizzaizone. Si voleva che ad accelerare fosse lo stato. Anch'io all'inizio della mia carriera ero un fondamentalista antimercato. Poi ho fatto viaggi empirici: ho visto interventismo di ogni genere e su tutto, dal Ghana al Brasile, all'Egitto. Al punto che una volta, durante le mie ricerche in loco, mi venne una battuta: il problema di questi paesi era che la mano invisibile del mercato non la si trovava davvero da nessuna parte. Poi Cardoso è diventato presidente del Brasile e ha cambiato di 180 gradi, ha aperto. Negli anni, più tardi, questo tipo di cambiamento ideologico e strutturale è avvenuto in Russia, in Cina, in India. E non credo che, cambiando, pensassero al Washington Consensus, quelle dieci regole per il mercato messe insieme da Williams nel 1989. Avevano capito, nei fatti, che erano sulla strada sbagliata, che dovevano aprire. Cosa propone allora? Che si riparino le falle, con nuovi controlli e regole per la finanza. Allo stesso tempo, prima del G-20, mi sono rivolto sia a Gordon Brown che a Barack Obama per sottolineare quanto sia importante tenere duro sull'apertura: non solo sul commercio, di cui parliamo sempre, ma su tutto, sull'immigrazione, sul lavoro, sugli investimenti esteri. Guai a lasciare l'intercomunicazione. E nella prima pagina del documento finale ne hanno parlato, senza troppi dettagli, ma ne hanno parlato. A proposito di Washington Consensus, il suo collega Stiglitz lo criticò e oggi critica anche le decisioni dell'amministrazione Obama... Ci sono vecchi rancori. Soffre ancora per il licenziamento dalla Banca Mondiale ai tempi della crisi asiatica, nel 1999. Soffre per essere stato tenuto fuori da Larry Summers e per essere stato ignorato da questa amministrazione. Mi spiace dirlo, ma tutti sanno che la sua rabbia dipende da quello. Aggiungo, l'ispirazione critica di Stiglitz contro Obama viene da sua moglie, Anya Schiffrin, la figlia di André Schiffrin, persone molto di sinistra e molto colte, cosa che Stiglitz non è. Ha letto molto poco. Vede, Joe viene da Gary, Indiana, e ha una visione limitata. Prenda Samuelson, per coincidenza anche lui viene da Gary. Ma Paul aveva una memoria fotografica. Cominciò a leggere a 14 anni quando arrivò a Chicago. Ha letto più di chiunque altro, è un personaggio straordinario, con grande senso dell'umorismo. Stiglitz resta più ignorante che mai, ma la moglie lo usa, gli fa le pubbliche relazioni. Dice, mentendo, che il suo libro ha venduto un milione di copie. Insomma, per me non è credibile. E Jeffrey Sachs? è un tecnocrate, insiste sulla pianificazioni di aiuti finanziari ai paesi poveri. E se gli dici che devi ponderare gli aiuti con la capacità di assorbimento, ti dice che sei un repubblicano.... Ora c'è una ribellione degli stessi africani contro di lui. Non vogliono aiuti fini a se stessi, che finiscono in un buco nero. Vogliono impostare politiche di crescita sostenibile interna. Mi creda, cercare le risposte per il futuro nelle politiche fallimentari del passato è un esercizio inutile: non passeranno. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL MESSAGGIO E LA REALTà C'è una corrente mediatica che sostiene la fine del modello anglosassone, ma è sensazionalismo: questo rumore svanirà presto Economista della Columbia. Jagdish Bhagwati, 74 anni, è nato a Mumbai ILLUSTRAZIONE DI DARIUSH RADPOUR

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Pronto il lancio di un missile intercontinentale (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pronto il lancio di un missile intercontinentale La Corea del Nord mostra ancora i muscoli. Ieri ha trasportato il suo più avanzato missile intercontinentale multistadio, capace di raggiungere Alaska e Hawaii, nella base di Dongchang-ri. Il segretario Usa alla Difesa, Robert Gates, conferma che Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata, anche se le intenzioni «non sono chiare». L'iniziativa del regime è ulteriore benzina sul fuoco in Estremo Oriente e moltiplica i timori di un test che secondo fonti sudcoreane potrebbe avvenire in poche settimane, se non - ipotizzano i media di Seul - il 16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. Il vettore, trasportato via treno è giunto a Dongchang-ri, sulla costa oves della Corea del Nord ad appena 60 chilometri dal confine con la Cina. COREA DEL NORD

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Da più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Da più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono alla minoranza hmong, un gruppo etnico presente anche in Cina, Vietnam, Birmania e Thailandia. L'esodo è cominciato nel 1975, con la fine della guerra civile e la vittoria dei comunisti. Accusati di aver difeso la monarchia con l'appoggio di Washington, da allora migliaia di hmong hanno lasciato il Laos. Alcuni sono riusciti a ottenere asilo negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali, ma la maggior parte è finita nei campi profughi tailandesi. Da anni, però, i due governi asiatici hanno avviato un programma di rimpatrio forzato, complice il silenzio della comunità internazionale. Il 20 maggio 2009 Medici senza frontiere si è ritirata dal campo di Huai Nam Khao, denunciando le misure adottate dall'esercito tailandese per costringere i hmong a tornare in Laos: arresti, interruzioni nella distribuzione di cibo, obbligo di passare da un checkpoint per accedere alla clinica dell'ong. Come spiega il giornale online Asia Times, molte persone presenti nel campo sono fuggite dalla povertà: «Ma sono stati documentati anche numerosi casi di tortura. È necessario un processo di verifica trasparente per distinguere le vittime di persecuzioni politiche dai migranti economici». Finora Bangkok e Vientiane hanno impedito all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e a qualunque altro organismo indipendente di esaminare le richieste di asilo dei profughi. Intanto in Laos centinaia di hmong che hanno combattuto i comunisti durante la guerra civile vivono ancora nascosti sulle montagne. E c'è chi accusa le comunità hmong in occidente di approfittarne: «Li lasciano vivere in clandestinità perché è utile alla loro causa», osserva Asia Times. «E intanto loro si godono l'esilio».

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Pakistan I talebani rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all’... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pakistan I talebani rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all'offensiva dell'esercito di Islamabad nella valle dello Swat: i miliziani hanno rapito circa 400 tra studenti e insegnanti di una scuola nei pressi del villaggio di Bakka Kheil nella turbolenta regione tribale del North Waziristan. Il gruppo si trovava su un convoglio di pulmini. «L'autista di uno dei veicoli è riuscito a fuggire e gli studenti ci hanno riferito che i loro colleghi sono stati rapiti dai talebani». Ossezia Vincono i filogovernativi l'Ue: elezioni non regolari Vince il partito filo-governativo Unità con il 46,38% e 17 deputati, seguito dal partito popolare con il 22,58% e 9 deputati, il partito comunista ha il 22,25% e 8 deputati. Il quarto partito in lizza, Patria, ha solo il 6,37% e non entra in parlamento. Ma la presidenza ceca dell'Unione europea non riconosce la legalità del voto né il loro risultato. Cina Tiananmen, Amnesty chiede un'inchiesta Un'inchiesta pubblica e indipendente sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 contro chi manifestava in piazza Tiananmen alla vigilia del ventesimo anniversario. Lo ha chiesto Amnesty international: diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle manifestazioni per la democrazia del 1989. Guantanamo Riapre il tribunale militare nell'era Obama La prima udienza preliminare sarà quella del canadese Omar Khadr, accusato dell'omicidio di un soldato americano e arrestato in Afghanistan all'età di 15 anni. Nella prigione di Guantanamo ci sono ancora 240 persone sospettate di terrorismo. Il presidente americano aveva annunciato di voler mantenere il sistema dei tribunali militari ma senza violenza negli interrogatori, e dando ai detenuti la scelta degli avvocati. Intanto ad alcuni detenuti è stato permesso di vedere la tv satellitare e sono stati distribuiti Sudoku e cruciverba. In Pillole

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fiat, si riapre il fronte europeo e gm vende hummer ai cinesi - paolo griseri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 10 - Economia Fiat, si riapre il fronte europeo e Gm vende Hummer ai cinesi Wsj: "Il Lingotto guarda alla Psa e alla Bmw" Più difficile la trattativa per acquistare gli stabilimenti in Sud America PAOLO GRISERI TORINO - Un Marchionne si aggira per l´Europa alla ricerca del partner che faccia dimenticare la sconfitta di Berlino. Diversi osservatori italiani e stranieri (ieri il Wall Street Journal) prevedono che sarà ancora nel vecchio continente che Fiat cercherà l´alleato mancante per arrivare ai 6 milioni di auto prodotte. I pezzi dell´ex impero Gm vengono infatti distribuiti senza che il Lingotto speri molto sulla riuscita di un eventuale acquisto. Torino è ufficialmente in gara per la svedese Saab ma è chiaro che la casa interessava soprattutto se avesse fatto parte di un più ampio pacchetto comprendente anche le attività del Sudamerica. Detroit non sembra però intenzionata a cedere a buon prezzo le attività in Brasile e Argentina, che considera la parte più appetibile del suo parco stabilimenti. Ieri un marchio simbolo di Gm, quello di Hummer, i supersuv che imitano i blindati dell´esercito, è andato ai cinesi di Sichuan Tengzhong. Non sarà facile continuare a vendere i mastodonti della strada, dai consumi molto alti, in tempi di crisi. Certo è un segno dei tempo che finisca a Pechino la proprietà di una delle griffe automobilistiche più tipiche dell´era Bush. Tornare in Europa sembra dunque un imperativo per la Fiat. «Bmw e Peugeot - scrive il Wsj - sono già state contattate in passato da Torino e gli analisti sostengono che potrebbe riavviare quei colloqui». Anche se, avverte il quotidiano, «il Lingotto rischia di trovare in Francia gli stessi problemi incontrati in Germania perché Parigi ha già fatto sapere che qualunque produttore riceva aiuti di stato non deve chiudere stabilimenti». Certo l´alleanza con Psa consentirebbe di creare un gruppo da quasi 7 milioni di auto vendute centrando l´obiettivo della soglia di sopravvivenza di 6 milioni indicata da Marchionne. Per il momento comunque il principale problema di Torino è quello di avviare l´integrazione tra Fiat e Chrysler. Ieri il tribunale fallimentare di New York ha dato il formale via libera alla vendita delle attività di Chrysler a Fiat. Il giudice ha concesso ai fondi dell´Indiana che non hanno accettato la proposta di accordo con i creditori la possibilità di ricorrere alla Corte d´Appello, accorciando così l´iter giudiziario. L´amministrazione Obama vuole chiudere in fretta la bancarotta pilotata perché oggi Chrysler perde circa 100 milioni di dollari al giorno. Che cosa potrà essere l´auto americana del futuro lo si è capito ieri quando per celebrare la festa della Repubblica, il console d´Italia a New York, Francesco Talò è arrivato alla sede di Cipriani a Wall Street a bordo di una Fiat 500 bianca. Se il mercato delle utilitarie prenderà piede negli Usa, sarà, nella prima fase, in mano a Chrysler. Un accordo tra Gm e i nuovi partner della Magna impedisce infatti ad Opel di vendere auto in Usa e in Cina. Ieri il titolo del Lingotto è salito in borsa dell´1,28 per cento dopo i risultati del mercato auto di maggio, positivi per Torino. Sul versante dei conti, il presidente di Intesa San Paolo, Enrico Salza, ha precisato che «finora la Fiat non ha utilizzato il miliardo di euro di crediti» concessi nei mesi scorsi dalla banca.

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la merkel vede rischi per opel "intesa con magna non vincolante" - andrea tarquini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 11 - Economia Il cancelliere chiude la porta a nuovi interventi: "Caso straordinario, non ce ne sarà un altro" La Merkel vede rischi per Opel "Intesa con Magna non vincolante" Il salvataggio di Arcandor, colosso del commercio, accende un nuovo scontro Spd-Cdu ANDREA TARQUINI dal nostro corrispondente BERLINO - Uscita di scena Fiat, sul caso Opel a Berlino non si placa la bufera. E a quattro mesi dalle elezioni politiche di fine settembre il governo di grande Coalizione si spacca sul nuovo tema-chiave: incoraggiate dal prestito-ponte di 1,5 miliardi di euro concesso dal potere pubblico a Opel per sopravvivere, molte grandi aziende in difficoltà premono per aiuti straordinari. La CduCsu cristiano-conservatrice di Frau Merkel è contraria in nome del controllo della spesa pubblica, i socialdemocratici (Spd) favorevoli, per la priorità alla difesa dei posti di lavoro. E soprattutto, ieri è stata la Cancelliera in persona ad ammettere che la situazione dello storico marchio tedesco dell´auto, anche dopo la vittoria di Magna e dei suoi alleati russi Sberbank e Gaz contro il Lingotto, resta difficile e rischiosa. Per Opel restano molte difficoltà, e Magna non ha firmato un accordo vincolante, ha detto Angela Merkel parlando ieri a un convegno a Berlino sull´economia sociale di mercato. Ha aggiunto: le garanzie concesse a Opel sono limitate, e con queste l´azienda dovrà sopravvivere. Sono precisazioni che non mancano di allarmare, proprio mentre Opel riceveva la prima tranche (trecento milioni di euro) del prestito-ponte pubblico. E dubbi sul futuro li ha suscitati anche il numero uno di Magna, Frank Stronach, rivelando che, in base all´accordo con General Motors, il marchio tedesco non potrà vendere le sue auto su due mercati-chiave, cioè Stati Uniti e Cina. «Opel è comunque un caso speciale», ha detto ancora la cancelliera, «e non si ripeterà, non ci sarà un altro caso come quello della Opel. Adesso c´è una chiara procedura per l´esame delle richieste, una procedura che non è soggetta alla politica». Suonano quasi come accenti autocritici dell´establishment, le parole della leader tedesca. Ma in realtà sono soprattutto destinate a un fronte interno, sempre più difficile per la cancelliera stessa nel suo partito. Il salvataggio di Opel, come si ricorda, è stato infatti contestato fino all´ultimo dal giovane, popolare ministro dell´Economia, il cristiano-sociale bavarese Karl-Theodor zu Guttenberg. Il quale chiedeva più prudenza nella concessione di aiuti pubblici, visto che i conti in rosso volano ai massimi storici. Il nuovo caso di appello al salvataggio che sta spaccando il governo è il destino di Arcandor, il colosso della distribuzione e dei viaggi cui appartengono il tour operator Thomas Cook, i grandi magazzini Karstadt e il prestigioso tempio del lusso berlinese, il KaDeWe. Arcandor ha disperato bisogno di liquidità entro giugno per soddisfare le pressanti richieste dei creditori, e ha già chiesto garanzie pubbliche per 650 milioni di euro. In caso contrario, ha detto il suo ad Karl-Gerhard Eick, il gruppo rischia l´insolvenza. Sulla richiesta di Arcandor, e su quelle di un altro migliaio di aziende, l´esecutivo appunto si spacca. Il presidente del partito socialdemocratico, Franz Muentefering, si è detto a favore di un aiuto pubblico immediato, «perché la priorità sono i posti di lavoro». Andiamoci piano con i soldi dei contribuenti, ribattono i democristiani. Col potente governatore dell´Assia, Roland Koch, in prima linea: «Arcandor ha una maggioranza in Thomas Cook, un´azienda che realizza profitti. Perché non valorizza questo suo patrimonio prima di chiedere aiuti?». Il caso Opel, anziché rassicurare, ha innescato uno scontro che agita la battaglia elettorale tedesca.

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berlusconi: via i feudi rossi franceschini: sbagli calcoli - gianluca luzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 5 - Interni Il Cavaliere vuole aumentare i militari nelle città Berlusconi: via i feudi rossi Franceschini: sbagli calcoli Guerra di cartelli ai comizi del premier Gli striscioni di contestatori e fan: "Papi voglio fare la velina", "Silvio educa i miei figli" GIANLUCA LUZI FIRENZE - Berlusconi punta sul rosso. Non si accontenta più di un risultato clamoroso alle europee, qualcosa tra il 43 e il 45 per cento come prevedono i suoi sondaggi, «una terribile mazzata per la sinistra che ne uscirà con le ossa rotte». Per le amministrative di giugno vuole e promette qualcosa di più: «Le roccaforti rosse saranno spazzate via». Più un proclama da guerra medievale che un traguardo elettorale. Ma ieri il Cavaliere forse era suggestionato prima dalla sfilata militare del 2 giugno a cui è arrivato con un quarto d´ora di ritardo e poi dal bagno di folla a Firenze, roccaforte rossa per eccellenza, seguito da una puntata nella vicina Prato. Con scene, sia a Roma che in Toscana, che ormai rasentano l´idolatria. Ma anche con misure di sicurezza sempre più rigide e nervose per tenere lontane le contestazioni. Con qualche momento di tensione tra simpatizzanti e contestatori. Un gruppetto di kamikaze ha cercato di avvicinarlo davanti all´albergo fiorentino ma gli agenti li hanno presi e allontanati anche per evitare lo scontro con i fedeli di Silvio. Lo stesso è accaduto a Prato. C´è anche la guerra dei cartelli, ispirata alla vicenda Noemi. «Papi Silvio voglio fare politica o la velina, aiutami te», irride un manifesto a cui risponde quello di una supporter: «Silvio, educatore di lealtà e libertà. Educa pure i miei figli», firmato «una mamma e insegnante». Ancora: «Noemi, no party» contro «Silvio il Magnifico. Non ti curar di loro ma guarda e vinci». Il Pd sostiene che Berlusconi «ha sbagliato i calcoli». «Ho sentore di uno scenario completamente opposto. Nel 2009 non si vota più in base alle ideologie ma sulla qualità delle proposte» dice da Roma Franceschini che vorrebbe aprire gli occhi agli elettori quando afferma che «Berlusconi sta chiuso in un bunker di lusso dal quale si vede un´Italia diversa mentre io ho scelto di andare dove c´è l´Italia vera e di ascoltare il Paese». Ma il premier nemmeno vuole commentare e durante la parata del 2 giugno con Franceschini non ha scambiato neanche un saluto. A Firenze e a Prato - città con una grossa comunità cinese - Berlusconi ha battuto sul tasto della sicurezza e dell´immigrazione. Intanto ha ripetuto che da quindici giorni non ci sono sbarchi a Lampedusa. Poi ha annunciato che metterà qualche soldato in più di pattuglia nelle strade. Ci sono 70 mila uomini non utilizzati nelle missioni all´estero «e noi sappiamo che questi soldati sono felici quando possono essere utili per il paese», quindi «aumenteremo la presenza dei nostri militari nei pattugliamenti a piedi». Infine ha fatto la voce grossa sui cinesi di Prato: «C´è una città che non ne può più e che dice «la Cina è in casa e non la Cina è vicina»». Promettendo tra gli applausi dei fan di avviare una indagine «per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità economica cinese». All´Europa, dove conta di avere il gruppo più numeroso, ha promesso «un drizzone», perché «ha creato montagne di difficoltà a chi intraprende». E Berlusconi assicura che le promesse le mantiene, «anche quando prometto di andare a una festa di compleanno».

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obama e la guerra tra ricchi e poveri - piero ottone (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Commenti OBAMA E LA GUERRA TRA RICCHI E POVERI La contrapposizione è tra Occidente e Terzo mondo che aspira al nostro tenore di vita PIERO OTTONE Ha ragione Jean Daniel quando afferma (nell´articolo pubblicato tempo fa su queste colonne) che la teoria di Samuel Huntington sullo scontro delle civiltà indirizzò l´America di George Bush su una strada pericolosa: quella delle crociate, delle guerre di religione. Ma la teoria di Huntington, oltre che politicamente nociva, è anche concettualmente sbagliata. Per una ragione molto semplice: uno scontro di civiltà presuppone l´esistenza di due o più civiltà, vive e bellicose. Nel mondo contemporaneo è invece viva e vegeta, seppur decadente, una civiltà sola: quella dell´Occidente, rappresentata dall´America del Nord e dall´Europa nord-occidentale, quella che va dalla Scandinavia alla Spagna. (Ci siamo anche noi, un po´ periferici…) Le altre civiltà sono morte, sono spente. E´ vero: altri popoli, altri continenti hanno dato vita nel corso dei secoli e dei millenni a civiltà grandiose, sublimi come la nostra, dalla cinese alla musulmana: ma quelle sono ormai estinte (un giorno anche la nostra si spegnerà). Sopravvivono solo le tracce delle opere che esse crearono, dalle piramidi al Taj Mahal. Per capire quel che succede nel mondo contemporaneo, per capire le tensioni e gli antagonismi che infieriscono intorno a noi, mi sembra credibile un´altra interpretazione: è in corso lo scontro fra ricchi e poveri. Col termine dei ricchi definiamo gli occidentali: la cui ricchezza è il frutto delle invenzioni, della tecnica, del sistema economico, dello spirito imprenditoriale, delle iniziative e della weltanschauung, insomma della civiltà occidentale, che è la nostra. Di fronte all´Occidente c´è quella parte dell´umanità che definiamo, sommariamente, il Terzo Mondo. Semplificando, dunque, ricchi e poveri. Che questa sia la vera contrapposizione è dimostrato dalla politica che i popoli del Terzo Mondo hanno seguito negli ultimi decenni. Vediamo il caso della Cina. In un primo tempo è sembrato che i cinesi, nel segno del comunismo, volessero convertire l´umanità all´ideologia di Marx: tutti comunisti, come loro. E guerra a chi comunista non era. Ma ecco che, a un certo momento, i cinesi hanno cambiato idea. Invece di convertire l´umanità a Marx, hanno deciso di seguire un´altra strada: imitare l´Occidente, adottare la nostra tecnica e il nostro modo di vita, nella speranza (e sono sulla strada buona) di imitare la nostra way of life, di raggiungere il nostro tenore di vita. E il comunismo come merce di esportazione se lo sono dimenticato. Questo dimostra che la loro non era una guerra ideologica: era l´inseguimento dei popoli ricchi, prima per una certa strada, comunismo contro capitalismo, poi per una strada diversa, l´imitazione. Sono convinto che lo stesso discorso valga per l´Islam. Certi popoli di fede musulmana, talebani in testa, hanno deciso di combattere l´Occidente nel nome di Maometto. Per convertirci alla loro fede? Non credo: a loro importa poco se andiamo nelle cattedrali a pregare il nostro Dio, invece che nelle moschee a pregare Allah. Altri popoli musulmani, per esempio la Turchia, hanno deciso di inseguire e di imitare gli occidentali: di occidentalizzarsi, come i cinesi, come gli indiani. L´obiettivo è pur sempre lo stesso: raggiungere il nostro tenore di vita, la nostra way of life. E´ possibile ed è augurabile che tutti i popoli islamici seguano l´esempio della Turchia: la globalità sarà allora completa, la pace universale sarà assicurata. Barack Obama, a quanto sembra, lo ha capito. Gloria a lui, e a chi la pensa come lui.

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duplice omicidio in piazza inchiesta sull'omertà del borgo - salvo palazzolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina X - Palermo Duplice omicidio in piazza inchiesta sull´omertà del Borgo Per i tre sospettati del delitto si profila il processo SALVO PALAZZOLO Questa volta, l´omertà non ha vinto. Dopo sette anni, il sostituto procuratore Maurizio de Lucia chiude l´inchiesta sul clamoroso duplice omicidio nella piazza del Borgo Vecchio e si appresta a chiedere il processo per i presunti assassini di Antonino Lupo e Vincenzo Chiovaro: sono Vincenzo Cinà, 53 anni, e i figli Francesco, 27 anni, e Massimiliano, 25 anni, arrestati nel febbraio scorso. Ad accusarli c´è un testimone davvero particolare, Fabio Nuccio, fratello del collaboratore di giustizia Antonino, un tempo fedelissimo dei boss Lo Piccolo. Pochi giorni fa, la Corte di Cassazione ha rigettato l´ultima istanza delle difese, confermando che il racconto del supertestimone è genuino e attendibile. Ora Nuccio è sottoposto al programma di protezione per i testimoni di giustizia. La Procura punta su di lui anche per far condannare altri assassini: quello di Giovanni De Luca, il giovane freddato il 2 ottobre 2005, al Borgo Vecchio; poi, quelli di Paolo Cordova, il dipendente della farmacia di via Mogadiscio, ucciso durante una rapina, il 16 novembre 2006. Nuccio è stato già chiamato a testimoniare in Corte d´assise, e non si è mai tirato indietro, consegnando ai giudici i nomi delle sue fonti. Per il delitto De Luca, alcuni commercianti del Borgo. Per il caso Cordova, addirittura il suocero, perché uno dei rapinatori killer sarebbe stato suo nipote. «Mio suocero ha tagliato la pistola, che poi ha buttato a Sferracavallo - ha spiegato Nuccio - i giubbotti sono stati bruciati. Dopo tutto questo, mio suocero ha lavato le mani a suo nipote, poi gliele ha bruciate con lo spirito, per evitare che un eventuale guanto di paraffina potesse smascherare chi aveva premuto il grilletto». Adesso, le dichiarazioni di Fabio Nuccio mettono nei guai diversi commercianti del Borgo, innanzitutto per il duplice omicidio avvenuto poco prima dell´ora di pranzo del 23 aprile 2002. La Procura sta vagliando i non ricordo di chi ha sempre continuato a negare quanto avvenne davanti agli occhi di decine di persone. Chiovaro e Lupo morirono perché avevano rubato un scooter, e per restituirlo chiedevano un riscatto. «Ho assistito a una lite avvenuta tra i Cinà e le due vittime - racconta Nuccio - il motivo era da ricondurre alla mancata restituzione di una moto, di cui non ricordo il modello, appartenente a uno dei figli di Cinà, che era stata rubata proprio da Lupo e Chiovaro». Già subito dopo il delitto, un confidente aveva soffiato alla squadra mobile i nomi dei Cinà come gli autori del duplice omicidio. Ma il movente segnalato era un altro. Allora si era parlato di un´offesa delle due vittime nei confronti di una ragazza della famiglia Cinà. Al Borgo tutti sapevano. Nuccio racconta che i Cinà furono pestati a sangue da Vincenzo Chiovaro, esperto di arti marziali. Poco dopo, scattò la vendetta, con dei coltelli presi in prestito dai commercianti della piazza: «Cinà padre prese un grosso coltello dal pescivendolo Piero, un coltello di quelli usati per tagliare il pescespada, e colpì alla testa Chiovaro. Successivamente, scesero dall´autovettura anche i due figli, il più grande già armato di coltello a serramanico, mentre il secondo figlio, il più piccolo, afferrò un coltello di grosse dimensioni, quello dei meloni, dal fruttivendolo Tantillo».

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il mondo applaude il palcoscenico napoli - giulio baffi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VIII - Napoli Il mondo applaude il palcoscenico Napoli Artisti italiani al lavoro insieme con artisti di altri paesi: dalla Germania a Singapore Diretta da Renato Quaglia, la manifestazione presenterà testi originali ad hoc Parte domani la manifestazione che proietta la città al centro del panorama internazionale di spettacoli per l´intero mese di giugno GIULIO BAFFI Non tutto ma di tutto. Parte domani il Napoli Teatro Festival Italia. Per curiosi spettatori, amanti dello spettacolo, bulimici consumatori della rappresentazione. Più di quaranta titoli in cartellone, distribuiti nei molti spazi che la città riesce ad offrire. E spettatori che si spera accorrano numerosi, con la loro non celata speranza d´inquietanti incontri che ci facciano sentire al centro del mondo colorato e magari imprevedibile del teatro, del mondo che guarda a Napoli e la proietta lontano negli ampi confini di un palcoscenico internazionale popolato dal meglio degli autori, degli attori, dei registi, musicisti, ballerini e coreografi. Si parte con "Pièce noire" di Enzo Moscato, che ne firma anche la regia, in scena alle 20 al Mercadante e dura un´ora e mezza; si continua con "L´Européenne" testo e regia David Lescot sul prestigioso palcoscenico del San Carlo (alle 22.30, durata 110´), ma intanto durante tutta la giornata, nel centro storico, al mattino tra Santa Chiara e Piazza del Gesù, nel pomeriggio tra San Domenico Maggiore e Duomo Peri Pane, artista brasiliano convinto che "l´uomo è quello che consuma", per il suo "Homem Refluxo" andrà raccogliendo rifiuti, dai mozziconi di sigaretta alle lattine ai giornali, da conservare nelle quarantatrè tasche di un suo abito trasparente. Diretto da Renato Quaglia, governato da una squadra numerosa di operatori ed esperti, Napoli Teatro Festival Italia presenterà anche quest´anno, il terzo della sua vita, il secondo nella sua interezza, collaborazioni e coproduzioni internazionali, nuove creazioni. Più di venti nuove creazioni internazionali progettate e prodotte. Artisti italiani al lavoro insieme con artisti di altri paesi. Dalla Germania alla Spagna, dalla Gran Bretagna alla Francia, dal Portogallo all´Argentina, a Singapore e Stati Uniti in una singolare esperienza di drammaturgie. Insomma chi non trova lo spettacolo adatto ai propri gusti davvero non ha speranze. E basterà cliccare sul sito www. teatrofestivalitalia. it per avere notizie dettagliate degli spettacoli e dei cambiamenti di programma, sempre possibili in un mese. Naturalmente sul sito si potranno prenotare e acquistare i biglietti per i singoli spettacoli. Disposti in bell´ordine troveremo i titoli che fanno ricco il cartellone. Una rapida scorsa per sapere che David Lescot ha vinto con il suo "L´Européenne" il Gran Prix de Littérature Dramatique 2008 del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese, che l´opera nasce da una riflessione sul senso dell´Europa maturata durante i giorni successivi al referendum francese sull´approvazione della Costituzione Europea e che la vicenda ruota attorno all´invito che la Commissione europea rivolge a diversi intellettuali per creare opere teatrali, musicali e poetiche in grado di offrire una rappresentazione univoca della cultura europea. Ma troveremo traccia e notizia di altri spettacoli che fanno ghiotta l´attesa, come l´atteso "Le città visibili" di Chay Yew, ed ispirato a "Le città invisibili" di Italo Calvino, che Giorgio Barberio Corsetti ha messo in scena a Singapore ed ora costruisce per il Real Albergo dei Poveri, «facendo convivere diverse dimensioni, appartenenti a epoche e luoghi differenti, sospese fra Est e Ovest del mondo; due storie d´amore, una in Cina e una in Occidente, fra un italiano e un´orientale e viceversa, a cui s´intrecciano momenti di lavoro nelle fabbriche tessili, fra vicende legate alla contraffazione e incidenti sul lavoro». O come "Monaciello" che la fantasia di Andy Arnold ha costruito nei sotterranei di via Chiaia, "L´apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe" di Dario Fo e Franca Rame che il regista Giulio Cavalli mette in scena al Teatro Augusteo, "Interiors", ideazione e regia di Matthew Lenton, al Teatro Sannazaro, "Sade: Opus Contra Naturam, Voyage en Italie, Napoli" costruito da Enrico Frattaroli lavorando sui testi del Marchese de Sade e messo in scena al Real Albergo dei Poveri, l´"Ecuba" di Euripide con Isa Danieli protagonista per la regia di Carlo Cerciello nella suggestione della Chiesa di Donnaregina Vecchia. E naturalmente incontri, performance, conversazioni, laboratori, convegni e tutto quello che può essere organizzato per rendere "unico e ricco" questo appuntamento.

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berlusconi abbraccia galli e promette una legge per firenze - simona poli massimo vanni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina II - Firenze Berlusconi abbraccia Galli e promette una legge per Firenze Duemila ad accoglierlo. "Se volete, vi darò l´esercito" Il premier al Grand Hotel Duro attacco alla sinistra fiorentina: "Hanno usato il loro potere per le clientele lasciando andare la città" SIMONA POLI MASSIMO VANNI Berlusconi a Firenze annuncia la legge speciale. Lo fa a tre giorni dalle elezioni da una sala del Grand Hotel, inizio e fine del suo soggiorno di due ore in città: «M´impegno a promuovere quanto prima una legge speciale per Firenze città dell´arte», dice il premier al tavolo con il candidato sindaco Giovanni Galli e il coordinatore nazionale Denis Verdini spazzando via venti anni di attese. E venendo di fatto incontro alle richieste dei candidati avversari Matteo Renzi e Valdo Spini. Ma non è l´unico impegno che prende Berlusconi. «Se il nuovo sindaco lo vorrà - dice rivolto a Galli - manderemo a Firenze anche l´esercito» per il controllo del territorio. Perché «l´esperimento che abbiamo fatto è stato gradito dai militari e anche dalle popolazioni». Quanto alla tramvia Berlusconi ci scherza su: «Non ne posso veramente più della vostra tramvia e anche per questo appoggio l´ipotesi di non farla», dice raccontando dell´insistenza quotidiana di Paolo Bonaiuti. Ma al momento di prendersela con la sinistra fiorentina Berlusconi è serissimo: «Sono persone che fanno della politica un mestiere, che per troppi anni hanno utilizzato il potere per le clientele e hanno lasciato al degrado il sistema fieristico, non hanno fatto la nuova pista dell´aeroporto né la bretella Barberino-Incisa». Trovare un candidato, confessa, non è stato facile: «Giovanni Galli è una persona seria, un grande campione, e io non gli ho chiesto di candidarsi anzi, ho cercato di dissuaderlo». con Verdini, spiega il presidente del Consiglio, «abbiamo fatto una ricerca ma il 90 per cento dei candidati si sono tirati indietro e il 10 per cento che si offriva non aveva possibilità di paragone con Galli, che è una persona assolutamente leale, dice quel che pensa e ha una straordinaria umanità». Fuori ad ascoltarlo, davanti al maxi-schermo montato in piazza Ognissanti circa 2.500 fan e militanti che dopo averlo acclamato all´arrivo, dopo le 17, lo applaudono ad ogni sua battuta. Che lui non risparmia: «Mantengo sempre le promesse, anche quelle di andare alle feste di compleanno», dice ridendo. Degli attacchi alla sua vita privata parla come di un prezzo da pagare all´impegno politico: «Senti il profumo?», chiede a Galli mettendogli un polso sotto il naso. «E´ profumo di santità». In piazza la gente tifa per lui: «Questa storia di Noemi è una vergogna», dice Gabriella Gervasani, che al premier porta una rosa rossa con un biglietto in dialetto milanese. Accanto a lei Grazia Botarelli agita un cartello: "Berlusconi, educa anche i miei figli". Di quello che fa il Cavaliere in camera da letto, in piazza Ognissanti, «non frega a nessuno, i problemi dell´Italia sono ben altri». E Berlusconi da dentro il Grand Hotel ricambia: «Vado a salutare le persone che mi aspettano fuori - dice congedandosi - non meravigliatevi se preferirò salutare le signore». Giusto un´ora dopo al museo Pecci di Prato, accanto al candidato sindaco Roberto Cenni, annuncia di voler «avviare con il ministero degli interni un´indagine sulla città in relazione alla presenza dei cittadini cinesi». E qualcosa del genere fa sapere di volerlo avviare anche con «il ministero dell´economia per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità economica cinese». E ancora: «Qui c´è una città che da 60 anni sopporta il governo della sinistra, una città che non ne può più. Qui non si dice che la Cina è vicina perché la Cina è in casa». Durante il viaggio il corteo di auto blu incrocia un signore a Novoli, che scende dalla macchina e saluta in silenzio col pugno chiuso alzato.

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Stasera dico una parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna persona poli... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Stasera dico una parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna persona politicamente educata pronuncia più in pubblico: conflitto d'interessi. Venerdì il presidente del Consiglio è intervenuto dalla Cina sugli «ascolti fantastici» di Annozero dove - ha detto - «non era invitato nessuno dei nostri». Strano: avevamo in studio il capogruppo della Lega sua alleata, Roberto Cota e il vicedirettore de il Giornale, Nicola Porro. Poi è tornato in Italia e ha riunito gli industriali a Villa Madama per parlare di crisi finanziaria. Ma poi a giustificare chi non paga il canone Rai (che è una tassa sul possesso di tv, dunque lui dovrebbe difenderla). E ha aggiunto: «Da presidente del Consiglio non ho poteri per intervenire, ma dovreste chiedere un incontro ai vertici Rai: come fate ad accettare che la Rai inserisca i vostri spot in programmi che diffondono panico e sfiducia?». Ce l'aveva con noi? Chi lo sa. Certo, se ci chiamassimo Anno Uno o Anno Due sarebbe meglio, più ottimistico. Annozero è ansiogeno. Problema: se gli investitori ritirano gli spot dalla Rai e li spostano su Mediaset, lui ci guadagna, ma in un mercato libero gli spot vanno dove ci sono gli ascolti: i nostri, per esempio, fanno incassare alla Rai molto più dei costi di Annozero, che perciò non usa un euro delle risorse del canone. Gli investitori pagano l'Auditel per sapere quanta gente e che tipo di pubblico guarda questo o quel programma e decidere quanto valgono gli spot. I nostri, grazie a un pubblico bello e numeroso, sono tra gli spot che valgono di più. Berlusconi cambia tutto e suggerisce un altro criterio: chi vende pasta, auto, profumi, scarpe deve farsi pubblicità solo nei programmi che parlano bene del governo, senza creare «ansia» né «sfiducia». Perché «la tv deve cooperare col governo per diffondere serenità». Infatti poi ha invitato tutti a visitare il Kazakistan, «dove c'è un signore che è mio amico e ha fatto cose straordinarie, infatti ha il 91% dei voti». Si chiama Nazarbaiev e si è fatto nominare presidente a vita. Un sincero democratico. La tv kazaka non diffonde né ansia né sfiducia, anzi coopera col governo: anche perché una volta era del Partito comunista unico, poi fu privatizzata affidandola alla moglie del presidente. È un'idea anche per noi. Problema: in quale veste Berlusconi dava i suoi consigli? Come esperto editore e proprietario di tv, o come politico? Perché, se parlava come politico, la sua sarebbe potuta apparire come una velata minaccia del tipo: attenti a dove mettete gli spot, perché se li date a chi non mi piace, il governo poi non vi fa favori o vi fa qualche danno. Se invece parlava come esperto editore, sarebbe - scusate la parolaccia - conflitto d'interessi. E anche una turbativa del mercato pubblicitario, che dovrebbe interessare l'Antitrust. E pure del mercato borsistico, visto che Mediaset è in calo, tanto che il premier ha segnalato tre società sottovalutate, Iri, Eni e Mediaset, invitando a comprare le loro azioni. Consigli per gli acquisti. E questa sarebbe materia per la Consob. Senza contare - parlando con pardon - che c'è conflitto d'interessi. E chi dovrebbe sanzionarlo? L'Agcom. Poi c'è l'on. Gasparri, che auspica addirittura lo sciopero del canone contro la Rai che manda in onda Annozero. Ora se Gasparri incita allo sciopero contro un programma che non rispetta il pluralismo, ci può stare. Ma se lo minaccia per far chiudere un programma sgradito, questo è un ricatto per ottenere una censura. Ma di che si lamenta? L'Agcom ha appena denunciato gli spazi politici abnormi dedicati a governo e maggioranza da Tg1 e Tg2 (per non parlare di Mediaset): 58% sul Tg1 e 66% sul Tg2. L'opposizione è rispettivamente al 27 e al 18%. E non è solo questione di minutaggio, ma anche di contenuti. Quando, il 2 dicembre 2006, Berlusconi riempì piazza San Giovanni «contro il regime di Prodi», tutti rilanciarono il suo dato sui partecipanti: 2,2 milioni di persone. Ora che Veltroni ha riempito il Circo Massimo e ha parlato di 2,5 milioni di persone, i tg hanno usato le cifre della questura, cioè del governo: 300mila, non di più. Ma se sono falsi i dati di Veltroni lo erano anche quelli di Berlusconi. L'ha scritto anche il Giornale: San Giovanni è quasi un quarto del Circo Massimo, 39mila metri quadrati contro 140mila. Contando quattro persone a metro quadrato, Berlusconi radunò 156mila persone, Veltroni 560mila: il quadruplo. A meno che il Cavaliere sia riuscito a stipare cinquantasei persone in ogni metro quadrato: troppe anche per l'unto del Signore che moltiplica i pani e i pesci. Perché allora le Authority tacciono o acconsentono? Perché le nominano i partiti. E, visto che si son formate durante il governo Berlusconi-2, sono a maggioranza di destra. Antitrust. Presidente Antonio Catricalà, capo di gabinetto di Maccanico alle Poste, poi segretario generale di Palazzo Chigi con Berlusconi premier. Componenti: Guazzaloca, ex sindaco di Bologna di FI, ora ricandidato; Pilati, ex consulente Fininvest; e due professori, Occhiocupo e Santagata De Castro. Anche qui - scusate la parolaccia - c'entra il conflitto d'interessi. E chi dovrebbe garantire che i telegiornali trattino tutti allo stesso modo? Le famose Autorità indipendenti, che però sono tutte nominate dai partiti. Tanto per fare un esempio: in quella che ci riguarda direttamente, l'Agcom, che per legge dovrebbe essere composta da figure di specchiata indipendenza, siede ancora Giancarlo Innocenzi, ex dirigente Fininvest, ex sottosegretario alle Telecomunicazioni (Forza Italia) nel secondo governo Berlusconi. Un anno fa Innocenzi viene intercettato al telefono con Agostino Saccà, direttore di Raifiction: «Sono reduce da un incontro col Grande Capo. Si è deciso a dare una spallata a questi qua (il governo Prodi, nda). Io sto lavorando con Tex (Willer Bordon, nda) che ha una moglie che fa quel mestiere (l'attrice, nda)». Lui e il Grande Capo avevano pensato di sistemarla in una fiction Rai, sperando che il marito senatore passasse al Pdl. L'uomo che dovrebbe vigilare su Rai e Mediaset e sui conflitti d'interessi chiama Berlusconi «Grande Capo » e lavora per regalargli un senatore e far cadere Prodi sistemando alla Rai la moglie di un senatore. Calabrò lo deferisce al Comitato etico dell'Agcom. Ma non se n'è mai più saputo nulla. Intanto l'Agcom risolve brillantemente l'annoso caso di Europa7: Rete4 non ha la concessione a trasmettere? Bene, le frequenze a Europa7 gliele deve dare la Rai. Quindici giorni fa Innocenzi era ad Abu Dhabi in missione per conto di Dio col ministro Frattini: ora infatti è pure membro del «Comitato strategico per l'interesse nazionale in economia», una task force di dodici esperti per attirare investimenti stranieri. I due hanno incontrato i vertici di Adia, il fondo sovrano degli Emirati Arabi. Curioso. Tre giorni prima Berlusconi aveva detto: «Attenti ai fondi sovrani arabi» che minacciano «Opa ostili su aziende italiane». Ma quello di Abu Dhabi va bene: è socio di Mediaset al 2%. Domanda: come fa Innocenzi a vigilare sulle tv e i conflitti d'interessi se lavora contemporaneamente per il Grande Capo, per il padrone di Mediaset e per il premier che lo manda a parlare con i soci delle sue tv? Ci vorrebbe un'Authority per vigilare su Innocenzi, ma c'è già lui che vigila su se stesso. A questo punto parlare di conflitto d'interessi è proprio una bestemmia, se è vero ciò che scrive il New York Times: «Gli italiani si dividono in due categorie: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lo faranno».(30 ottobre 2008)

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Mottaki all'Eliseo Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Mottaki all'Eliseo Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran PARIGI La Francia tenterà oggi di rilanciare il dialogo fra l'Iran e le grandi potenze sul programma nucleare di Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Manoucher Mottaki, incontrerà infatti all'Eliseo il presidente Nicolas Sarkozy, che in passato ha più volte definito «inaccettabile» la prospettiva di un Iran dotato dell'arma nucleare. È la prima volta che il capo di Stato francese riceve un responsabile iraniano di alto livello dalla sua elezione, nel maggio del 2007. L'incontro con il ministro iraniano consentirà di affrontare il rilancio dei colloqui tra Iran e gruppo dei 5+1 (Germania, Cina, Usa, Francia, Gb, Russia più l'Alto rappresentante Ue. IL CASO

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GOLDMAN SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la cess... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

GOLDMAN SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la cessione di una quota dello 0,9% di Industrial & Commercial Bank of China (Icbc), la più grande banca per capitalizzazione al mondo.

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Pechino blocca Twitter e Hotmail (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-03 - pag: 8 autore: Cina. Per l'anniversario di Tienanmen Pechino blocca Twitter e Hotmail Luca Veronese Vietato parlare del massacro di Tienanmen. Nelle strade del paese come su internet. Vietato manifestare, vietato discutere, anche in rete. Vietato ricordare la morte di centinaia di studenti sotto i colpi dei carri armati dell'esercito. Si stringono i controlli della polizia sui dissidenti, sui testimoni scomodi, sui sopravvissuti e sui loro parenti. E sul web vengono chiusi i canali per diffondere foto e documenti. In Cina ieri la censura ha colpito la gran parte degli strumenti di comunicazione su internet. Bloccato Twitter, il microblogging che mette in comunicazione istantanea milioni utenti. Impossibile per i cittadini cinesi utilizzare i messaggi di Hotmail; accedere ai servizi di Windows Live. Black-out improvviso sul social network Facebook; così come su Bing, il motore di ricerca di Microsoft; e su Flickr, il sistema di condivisione online di immagini fornito da Yahoo!. Le autorità alla vigilia dell'anniversario stanno cercando di fermare anche su internet ogni forma di commemorazione della strage che porta il nome della piazza centrale di Pechino, dove nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989 i militari, sotto il comando di Deng Xiaoping, aprirono il fuoco sugli studenti, reprimendo nel sangue una protesta pacifica che chiedeva riforme al governo cinese. Non è mai stato fornito un elenco dei morti di Piazza Tienanmen e ora Pechino vorrebbe cancellare ogni traccia delle proteste e degli scontri anche dalla memoria- molto meno virtuale di quanto si pensi della rete. «L'accesso a Twitter è stato vietato all'improvviso allecinque della sera. L'intera comunità degli utilizzatori di questi messaggi è stata annientata in un attimo», ha confermato Kaiser Kuo, commentatore di tecnologia che vive a Pechino. «Ma non c'è niente di nuovo, tutto questo - ha aggiunto con rassegnazione Kuo - fa parte della nostra vita qui in Cina». Gli utilizzatori di Twitter e degli altri sistemi bloccati ieri sono i cinesi più evoluti, sul piano culturale oltre che tecnologico. La grande maggioranza non si serve di applicazioni straniere ma di servizi realizzati da società cinesi e soggetti alla censura. Negli hotel di Pechino e Shanghai le news sui canali internazionali che riguardano Tienanmen vengono coperti da avvisi di pubblica utilità sui pericoli del fumo da sigaretta. luca.veronese@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA OSCURATI I MESSAGGI WEB Le autorità cinesi vogliono impedire qualsiasi forma di commemorazione della strage degli studenti avvenuta il 4 giugno del 1989

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Designato l'erede di Kim Jong-il (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-03 - pag: 8 autore: Corea del Nord. Il dittatore prepara la successione dopo essersi garantito il sostegno dell'esercito con i recenti test missilistici Designato l'erede di Kim Jong-il Secondo fonti di intelligence sudcoreane sarà il terzogenito Kim Jong-un, 25 anni Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato è successo proprio il giorno del secondo e più potente test atomico della Corea del Nord: il 25 maggio scorso il parlamento, le forze armate e forse anche le missioni all'estero sono state sollecitate a garantire la loro fedeltà all'ultimo rampollo dell'unica dinastia familiare di un regime comunista: Kim Jong-un - il 25enne terzo figlio di Kim Jong-Il - designato come successore in pectore dell'attuale dittatore. Lo hanno indicato ieri prima un parlamentare sudcoreano dell'opposizione, membro del comitato sulla sicurezza - informato dai servizi segreti - e poi altre fonti citate dai media sudcoreani, che hanno evidenziato il risvolto non solo internazionale, ma anche interno al regime, delle recenti provocazioni militari. Secondo le ultime informazioni, Pyongyang starebbe preparando il lancio di altri missili, compreso uno potenzialmente in grado di colpire il territorio Usa: c'è chi ipotizza che il test a lunga gittata sarà effettuato il 16 giugno, giorno dell'incontro tra il presidente americano Obama e quello sudcoreano Lee Myung- bak. Missili a corto o medio raggio potrebbero essere lanciati in tempi più brevi. Pyongyang potrebbe cercare anche uno scontro navale limitato in una zona marittima dai confini contestati nel Mar Giallo, dove già in passato ci sono state schermaglie pericolose. La Corea del Sud ha rafforzato il suo dispositivo navale nell'area per tenersi pronta a ogni evenienza. I mercati finanziari di Seul hanno cominciato a dare segni di nervosismo e il governo ha deciso di costituire una task force destinata a monitorare le possibili conseguenze negative sull'economia - dagli investimenti stranieri all'eventuale cancellazione di ordini per export - che potrebbero derivare da un aggravamento della tensione e da sanzioni internazionali contro il Nord. è però la notizia della designazione dell'erede della dinastia fondata da Kim Il- Sung a essere giudicata una svolta. Dopo l'ictus che avrebbe colpito il 67enne dittatore (già sofferente di diabete) nell'agosto scorso, era emersa come una debolezza strategica del regime l'incertezza sui meccanismi e i volti della successione. Kim JongIl aveva cominciato a "studiare" da leader a 32 anni attraverso una prima designazione informale, circa vent'anni prima della morte del padre (avvenuta nel 1994). Nel frattempo aveva potuto seguire un cursus honorum progressivo, la cui replica ora dovrà giocoforza seguire tempi e modi più bruschi. Con un upgrading delle capacità belliche spendibili in termini propagandistici «Kim JongIl intende facilitare il processo di successione, che non è determinato solo da lui ma anche da alti esponenti del governo, del partito e delle forze armate», ritiene Paik Hang-Soon, analista al Sejong Institute. A Tokyo, intanto, il governo ha deciso di sviluppare nell'ambito della nuova politica di utilizzo dello spazio anche per fini di difesa - un sistema satellitare in grado di monitorare tempestivamente il lancio di missili: il via libera è stato dato da una commissione presieduta dalla stesso premier Taro Aso, ieri in camiciola bianca di Okinawa (kariyushi) per promuovere l'annuale campagna “Cool Biz” (abitileggeri estivi per risparmiare energia tenendo più bassa l'aria condizionata negli uffici pubblici). I venti da Nordovest arroventano il clima politico: Tokyo dà segni di insofferenza per il protrarsi delle discussione al Consiglio di sicurezza sul tema delle sanzioni, che Cina e Russia intendono annacquare. Il ministro degli Esteri cinese Yang Jeichi, in una telefonata al collega Hirofumi Nakasone, ha detto che le sanzioni non risolvono il problema Corea del Nord: occorrerebbe una risoluzione Onu «bilanciata», che non precluda il ritorno di Pyongyang al tavolo dei negoziati a sei. © RIPRODUZIONE RISERVATA ESCALATION NELLA REGIONE Mentre Pyongyang si prepara al lancio di nuovi vettori, Tokyo avvia lo sviluppo di un sistema avanzato di monitoraggio satellitare ANSA Visti dal Sud. Attivisti di Seul bruciano il ritratto di Kim Jong-il e del figlio Jong-un, erede designato, di cui esistono solo fotografie da bambino

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I brevetti del signor Brambilla (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-03 - pag: 20 autore: Industria. L'Italia sta aumentando l'attività di ricerca specializzata e sviluppo all'interno delle aziende I brevetti del signor Brambilla In dieci anni due terzi delle 32mila registrazioni sono delle Pmi Paolo Bricco MILANO «Nel 2007 abbiamo completato un programma di ricerca iniziato cinque anni prima. E mi sono detto: fammela proteggere, questa cosa. Ora abbiamo quattro brevetti europei riconosciuti e 16 depositati a Monaco. Per lo più nelle tecnologie pulite per l'auto.A gennaio dell'anno scorso, il mio avvocato di Shanghai mi ha convinto: ora li abbiamo anche a Pechino. Là, mica gli interessano i brevetti non registrati in Cina». Giuseppe Ranalli, titolare della Tecnomatic di Corropoli in provincia di Teramo, è uno specialista di ingegnerizzazioni. La sua società, che l'anno scorso ha fatturato 27 milioni di euro, è una piccola impresa a buon contenuto tecnologico, parte di un fenomeno sommerso che sta diventando sempre più visibile nelle statistiche dell'innovazione. Secondo Unioncamere, che ha elaborato i dati dello European Patent Office di Monaco di Baviera, dal 1999 al 2007 si sono contati 31.898 brevetti italiani: nel 1999 erano 2.809, nel 2007 sono diventati 4.284. Un trend di crescita positivo. Stando alla Banca d'Italia che ha adoperato numeri dell'Ocse, nel lontano 1981 a Monaco erano depositate 1,4 domande di brevetto italiane ogni centomila abitanti. Ventiquattro anni dopo, nel 2005, sono diventate 7,8: una cifra molto più alta della Spagna, modello tanto vagheggiato che si ferma a 2,9, e non troppo distante dall'8,6 della Gran Bretagna, che ha sperimentato la deindustrializzazione ma che resta forte nelle biotecnologie e nella farmaceutica, settori ad alto tasso di brevettazione. La Francia ha 12,7 domande di brevetti ogni centomila abitanti: in venticinque anni, è cresciuta di una volta e mezza, mentre il nostro Paese è quasi quintuplicato. L'idea corrente è che i brevetti siano esclusivo patrimonio della grande impresa. Dunque, in un periodo caratterizzato dalla fine dei grandi gruppi privati e dell'economia pubblica di pesante impronta Iri, questo trend ascendente non si spiegherebbe.«In realtà –osserva Massimiliano Granieri, docente di Management of Intellectual Property Rights alla Facoltà di Economia della Luiss Guido Carli – un buon 60% dei brevetti europei è depositato da piccole e medie imprese. Certo, devono essere strutturate e attive in segmenti a contenuto tecnologico medioalto. Ma il fenomeno è innegabile». Tanto più da quando, lentamente, si va costruendo un rapporto meno episodico fra la ricerca universitaria e il business: «Come è successo con i 18 spin off dell'Università di Ferrara. Camminano tutti sulle loro gambe. Nove operano nella farmaceutica,gli altri nell'informatica e nella fisica applicata », dice l'economista Patrizio Bianchi, rettore di quell'ateneo. Ma non c'è solo questo. C'è di più. «Le statistiche sui brevetti sono fondamentali – riflette Raffaello Vignali, deputato del Pdl e vicepresidente della Commissione Attività produttive – , ma non bisogna dimenticare che si tratta di un rilevatore che per definizione sottostima la carica innovativa delle Pmi. Le aziende della nostra subfornitura realizzano innovazioni taylor made, insieme ai loro committenti, spesso nascondendole agli altri. Molto più essenziale è la velocità di realizzazione». Su 350 aziende aderenti alla Compagnia delle Opere, di cui Vignali è stato in passato presidente, il 75%ritiene di nessuna importanza ilbrevetto per proteggere l'innovazione di prodotto, mentre una quattro giudica fondamentale la segretezza. «E il paradosso – continua Vignali – è che brevettare significa rendere note informazioni e specifiche tecniche. Oltre a sostenere spese non irrilevanti: più o meno 100mila euro all'anno per brevetto, di cui 20mila per il depositoe 80mila per le traduzioni in tutte le lingue dell'Unione europea. Per non parlare delle spese legali,quando sorge una controversia ». In ogni caso, si sta rompendo la vecchia visione delle piccole aziende impegnate soltanto nell'innovazione di processo: stando all'analisi della Cdo, se il 42,3% di esse ha effettuato innovazioni di processo, il 50,9% ha fatto innovazioni di prodotto. Una evoluzione confermata dall'imprenditore abruzzese Ranalli: «Quattro dei miei sedici brevetti riguardano prodotti». Peccato che, in un contesto segnato dalla prevalenza di Pmi sempre più impegnate nell'innovazione più o meno formalizzata, l'industria manifatturiera non ce la faccia ad aumentare la sua capacità di creare valore aggiunto. L'ultimo calcolo della Banca d'Italia è desolante: nel 2000 l'industria produceva valore aggiunto per unità di lavoro pari a 47.394 euro; nel 2008, è rimasta ferma a 47.812 euro.Fra i servizi,l'intermediazione finanziaria è passata da 80.942 euro a 96.826 e perfino la pubblica amministrazione è salita da 41.420 euro a 48.487. «Il problema –nota Bianchi,per dodici anni direttore della rivista di area prodiana "L'Industria" – è che la specializzazione italiana resta fondata in prevalenza su attività a valore aggiunto medio-basso. Ci sono schegge di innovazione che, al di là della dimensione d'impresa, incominciano a muoversi rapidamente dentro al nostro tessuto produttivo. Ma ci vorranno tempo e una politica industriale mirata perché cambino il corso delle statistiche sul valore aggiunto del nostro manifatturiero ». paolo.bricco@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA EVOLUZIONI Miglioramenti non più solo incrementali: fra i piccoli il 42,3% ha effettuato innovazioni di processo e il 50,9% di prodotto EFFETTI ANCORA SCARSI Il valore aggiunto creato dal manifatturiero non aumenta e resta fermo a 47.812 euro per unità di lavoro

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Con il petrolio si alimentano attese di rincari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-03 - pag: 40 autore: OLIO DI PALMA Con il petrolio si alimentano attese di rincari La richiesta di biocarburanti, se salirà, farà lievitare anche le quotazioni dell'olio di palma. Secondo Godrej International, uno dei grandi commercianti di palmoil in India – paese al secondo posto dopo la Cina nella graduatoria degli importatori di questo olio alimentare – alla borsa merci di Kuala Lumpur il future per consegna vicina potrebbe superare 3mila ringgit per tonn. (circa 596 à ) perché la forte domanda di olio di soia, in Asia come anche al Chicago Board of Trade, si scontra con un'offerta non eccezionale. In Malaysia, che insieme all'Indonesia produce quasi il 90% di tuttol'olio di palma, il prezzo a metà maggio aveva già toccato 2.894 ringgit, massimo da nove mesi, ma ieri è arretrato a quota 2.545. Gli analisti Lmc International mostrano ottimismo grazie al recente rincaro del petrolio: più risale, più si accentua la richiesta di soia e colza per ricavarne biocarburanti, trascinando anche la palma. Le scorte nei magazzini malesi in aprile avevano toccato il minimo da quasi due anni anche per la vivace richiesta indiana, legata al timore che il governo imponga una tassa sull'import.

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Hummer venduta alla Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-03 - pag: 6 autore: Hummer venduta alla Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese Daniela Roveda La guidava Arnold Schwarzenegger prima di diventare governatore pro-ambiente della California, sigaro in bocca e muscolo in mostra; era il veicolo status symbol per eccellenza negli anni del consumismo sfrenato di fine millennio, il Suv preferito del rapper Coolio e della star del basket Shaquille O'Neill. Guidare una Hummer nel 2000 era un vanto; oggi ben pochi negli Stati Uniti hanno il coraggio di circolare a bordo di un mini-carro armato da 6 chilometri al litro. La Hummer e tutti i suoi inutili 2700 chili riassume tutti gli errori commessi da Gm, ma la "nuova" General Motors è riuscita finalmente a disfarsene. Nella documentazione inviata al tribunale fallimentare di New York, dove la GM ha chiesto l'ingresso in amministrazione controllata lunedì, compare infatti una lettera d'intento per la vendita della divisione Hummer a un misterioso acquirente "non identificato" a un prezzo imprecisato. Ma il mistero è già stato svelato: Gm, in serata, ha confermato che si tratta della cinese Sichuan Tengzhong Heavy Industrial Machinery Company. La transazione è in attesa del sigillo d'approvazione del governo di Pechino. Negli Stati Uniti quindi cala il sipario sul simbolo dell'arroganza e degli eccessi, degli errori strategici e della miopia che hanno messo in ginocchio una delle icone dell'economia americana. Ora la Hummer sarà libera di diventare uno status symbol per la nuova classe di superricchi di un paese emergente come la Cina. Tra i pretendenti della Hummer l'anno scorso non a caso c'erano un'altra società cinese, la Hunan Changfeng, l'indiana Mahindra & Mahindra e il miliardario russo Oleg Deripaska. L'acquisto della Hummer potrebbe soddisfare le ambizioni della Sichuan Tengzhong, produttrice di macchinari pesanti per lavori stradali, di trasformarsi in una società d'auto, e senza spendere tanto. Secondo le stime degli analisti americani la divisione Hummer non vale più di 500 milioni di dollari. E l'arrivo dei cinesi potrebbe anche salvare 3000 posti di lavoro negli Stati Uniti. © RIPRODUZIONE RISERVATA Fuoristrada cinese. Un veicolo Hummer, passato alla Sichuan AP/LAPRESSE

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Cinesi, svegliatevi Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

«Cinesi, svegliatevi Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen» Lo scrittore cinquantacinquenne fu testimone oculare della repressione Il suo «Pechino è in coma» è il primo romanzo che rievoca quei giorni Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione «Pechino in coma» (in lingua inglese o cinese) non uscirà nulla. Anzi, rischiate di essere identificati dalla polizia postale. Pechino è in coma (trad. di Katia Bagnoli, Feltrinelli, pp. 640, euro 19,50) è infatti il titolo dell'ultimo romanzo di Ma Jian, classe 1953, scrittore dissidente, inviso al regime comunista, da anni in Gran Bretagna. Autore di un libro particolarmente scomodo, perché racconta proprio i fatti di Tiananmen. «Nel maggio-giugno 1989 ero in piazza», ricorda, «da narratore, da cittadino, con una macchina fotografica e il desiderio di raccontare quanto stava succedendo. Capii da subito che si trattava di un fatto storico e sentivo che il mio compito era quello di documentarlo». Cosa che ha fatto vent'anni dopo, con questo romanzo, il cui protagonista è Wei, colpito alla testa da un proiettile durante la rivolta studentesca. All'inizio lo troviamo in coma, piantonato dalla polizia pronta ad arrestarlo una volta che si sveglierà. Lui pensa e riflette, e quell'immobilità forzata è l'occasione per ripercorrere la mobilitazione degli studenti, le loro istanze di democrazia, ma anche la storia cinese della seconda metà del Novecento, Mao Tse-tung e la Rivoluzione culturale. Ai fatti di Tiananmen le autorità cinesi continuano a riferirsi parlando di «disordini» e non di «massacro». Vent'anni dopo la maggior parte dei cinesi giustifica la decisione violenta del governo che autorizzò l'entrata dei carri armati in piazza e, in risposta alle entusiastiche recensioni che all'estero hanno accolto Pechino è in coma, i giovani cinesi accusano Ma Jian di non capire la Cina di oggi. Una triste condizione di «amnesia collaborazionista», che allo scrittore in esilio fa male. Abbiamo parlato con lui, aiutati da Nicoletta Pesaro, sinologa dell'Università Ca' Foscari di Venezia, che si è prestata a farci da interprete. Ma Jian, come spiega questa rimozione collettiva, nella Cina di oggi, di Tiananmen? «Essa è il segno che il Paese è riuscito a cancellare la memoria di quei giorni. La strategia culturale e politica del Partito comunista cinese è stata in grado di annientare il ricordo dei fatti. Fatti terribili, per la repressione cruenta. Ma ancor più tragica è stata la capacità di cancellare gli eventi per le generazioni future». Lei oggi vive e lavora a Londra, in una sorta di esilio volontario. Ma esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il dissenso. Per questo possiamo dire che gli studenti di oggi sono le vere vittime di Tiananmen, perché è stato impedito loro di crescere con un pensiero critico. Sono ostaggi del regime, senza che se ne rendano conto. Nella generazione dei trenta-quarantenni, invece, si trovano degli oppositori. Sparsi per la Cina avvengono circa 10 mila episodi di protesta all'anno». Il protagonista del suo romanzo ha tratti autobiografici? «Non in senso stretto, ma è un rappresentante tipico della generazione di Tiananmen: figli che sono scesi in piazza per vendicare i padri umiliati dal maoismo e dalla Rivoluzione culturale». Analoghe proteste di piazza nei Paesi comunisti dell'Europa dell'Est sarebbero state, di lì a poco, il preludio per la caduta di quei regimi. Perché ciò non è avvenuto in Cina? «In Europa nessun regime aveva raggiunto il livello di durezza e crudeltà di quello cinese. Ora sappiamo che già dal primo giorno delle manifestazioni l'allora segretario generale del Pcc, Deng Xiaoping, aveva preparato l'esercito a intervenire. Cosa che invece i leader comunisti europei non hanno voluto ripetere». Se il regime ha vinto militarmente , c'è un punto su cui ha perso? «Sì, da quel giorno, di fatto, è venuta meno la fede ideologica nel marxismo e nel maoismo. Forse perché sarebbe sarebbe sembrato ipocrita, dopo quanto era stato fatto, continuare a parlare di valori socialisti come si faceva prima. Oggi di dottrina comunista si parla sempre meno, in tv, sui giornali, nelle stesse riunioni di partito. I dirigenti comunisti cercano disperatamente di placare questa 'sete di valori' attingendo alla tradizione spirituale del popolo cinese, ad esempio dal confucianesimo. Ma è un tentativo destinato al fallimento, perché oggi l'unica cosa reale è la prassi capitalistica». Quando, a partire da alcuni anni fa, si è iniziato a introdurre gradualmente in Cina le riforme economiche, qualcuno sosteneva che al 'pane' sarebbe seguita la 'libertà', cioè che l'economia di mercato si sarebbe quasi automaticamente completata con l'allargamento dei diritti umani e civili. Perché ciò non è avvenuto? «Perché in Cina del capitalismo è stata introdotta soltanto la parte peggiore, quella quantitativa, materiale, puramente economica. Il regime teme e osteggia in tutti i modi la nozione di 'individuo', così centrale nelle società occidentali». Oggi cosa rimane di Tiananmen? «Gli uomini del regime hanno cercato in tutti i modi di annientarne il ricordo, investendo in quest'opera molti soldi ed energie. Ad esempio oscurare tutti i siti web o i motori di ricerca attraverso cui si può apprendere qualcosa del mio libro ha un costo non indifferente. Ma questa è solo una piccola cosa: l'azione di 'damnatio memoriae' è ovviamente molto più vasta e impegnativa. Eppure ogni anno sono costretti a ricordare Tiananmen: nei giorni precedenti l'anniversario scatta l'allerta, perché si teme che possa esserci qualche manifestazione spontanea per commemorare quei giorni oppure qualche nuova protesta». Lei è ottimista sul futuro? «È difficile uscire dalla morsa, ma il mondo si sta muovendo in una direzione precisa e la Cina non potrà fare per sempre parte per se stessa. Credo che in futuro anch'essa verrà coinvolta in questo processo globale di democratizzazione». C'è da sperare nelle pressioni internazionali? «Ho scarsa fiducia nel ruolo dei capi di stato e di governo, che in Occidente assomigliano sempre più a imprenditori tesi a trattare i cittadini come merce. Ho più fiducia nelle istanze che vengono dal basso». Intervista a Ma Jian

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Può la barca affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi di Chen Guidi e W... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

«Può la barca affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi» di Chen Guidi e Wu Chuntao (Marsilio) è un libro-inchiesta che nel 2007 ha portato alla luce le disperate condizioni in cui nella ricca e urbanizzata Cina di oggi vivono i 900 milioni di contadini rimasti nelle campagne. «Gli artigli del dragone» è invece un libro che indaga, come recita il sottotitolo, su «Crimini, violazione dei diritti umani e cultura di morte nella Cina del terzo millennio» (l'autore è Marco Respinti, per Piemme) «Chi comanda a Pechino? Il potere, il consenso, la sfida all'Occidente» di Mastrolia Nunziante (Castelvecchi) indaga sulla nomenklatura cinese. «La Cina del Novecento. Dalla fine dell'impero ad oggi» di Guido Samarani (Einaudi) ricostruisce la storia delle svariate «repubbliche» che si sono succedute dopo la fine degli imperatori, fino al 1949 e alla nascita di quella Popolare che vige ancora oggi.

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Da Qingdao a Londra un esule e giramondo (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Da Qingdao a Londra un esule e giramondo Nato a Qingdao il 18 agosto 1953, Ma Jian nel 1986, dopo aver subito la censura per alcuni scritti e dopo aver vagabondato per tre anni per la Cina, è espatriato a Hong Kong. Nel giugno 1989, avuta notizia di quanto succedeva a Tiananmen, raggiunse gli studenti in rivolta, partecipando ad alcune dimostrazioni. Costretto al capezzale di un fratello ferito, ascoltò per radio, però, le cronache del massacro. Nel 1997 si è spostato in Europa, prima in Germania poi in Gran Bretagna. «Pechino in coma» è il primo romanzo cinese sulla rivolta. Gli altri libri di Ma Jian pubblicati in Italia sono «Polvere rossa» (Neri Pozza), «Tira fuori la lingua» e «Spaghetti cinesi» (Feltrinelli). NA JIAN È NATO IL 18 AGOSTO 1953 DAL 1986 VIVE FUORI DAL SUO PAESE DAL 1997 VIVE IN EUROPA chi è

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Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione Pechino in coma (in lingu... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione «Pechino in coma» (in lingua inglese o cinese) non uscirà nulla. Anzi, rischiate di essere identificati dalla polizia postale. Pechino è in coma (trad. di Katia Bagnoli, Feltrinelli, pp. 640, euro 19,50) è infatti il titolo dell'ultimo romanzo di Ma Jian, classe 1953, scrittore dissidente, inviso al regime comunista, da anni in Gran Bretagna. Autore di un libro particolarmente scomodo, perché racconta proprio i fatti di Tiananmen. «Nel maggio-giugno 1989 ero in piazza», ricorda, «da narratore, da cittadino, con una macchina fotografica e il desiderio di raccontare quanto stava succedendo. Capii da subito che si trattava di un fatto storico e sentivo che il mio compito era quello di documentarlo». Cosa che ha fatto vent'anni dopo, con questo romanzo, il cui protagonista è Wei, colpito alla testa da un proiettile durante la rivolta studentesca. All'inizio lo troviamo in coma, piantonato dalla polizia pronta ad arrestarlo una volta che si sveglierà. Lui pensa e riflette, e quell'immobilità forzata è l'occasione per ripercorrere la mobilitazione degli studenti, le loro istanze di democrazia, ma anche la storia cinese della seconda metà del Novecento, Mao Tse-tung e la Rivoluzione culturale. Ai fatti di Tiananmen le autorità cinesi continuano a riferirsi parlando di «disordini» e non di «massacro». Vent'anni dopo la maggior parte dei cinesi giustifica la decisione violenta del governo che autorizzò l'entrata dei carri armati in piazza e, in risposta alle entusiastiche recensioni che all'estero hanno accolto Pechino è in coma, i giovani cinesi accusano Ma Jian di non capire la Cina di oggi. Una triste condizione di «amnesia collaborazionista», che allo scrittore in esilio fa male. Abbiamo parlato con lui, aiutati da Nicoletta Pesaro, sinologa dell'Università Ca' Foscari di Venezia, che si è prestata a farci da interprete. Ma Jian, come spiega questa rimozione collettiva, nella Cina di oggi, di Tiananmen? «Essa è il segno che il Paese è riuscito a cancellare la memoria di quei giorni. La strategia culturale e politica del Partito comunista cinese è stata in grado di annientare il ricordo dei fatti. Fatti terribili, per la repressione cruenta. Ma ancor più tragica è stata la capacità di cancellare gli eventi per le generazioni future». Lei oggi vive e lavora a Londra, in una sorta di esilio volontario. Ma esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il dissenso. Per questo possiamo dire che gli studenti di oggi sono le vere vittime di Tiananmen, perché è stato impedito loro di crescere con un pensiero critico. Sono ostaggi del regime, senza che se ne rendano conto. Nella generazione dei trenta-quarantenni, invece, si trovano degli oppositori. Sparsi per la Cina avvengono circa 10 mila episodi di protesta all'anno». Il protagonista del suo romanzo ha tratti autobiografici? «Non in senso stretto, ma è un rappresentante tipico della generazione di Tiananmen: figli che sono scesi in piazza per vendicare i padri umiliati dal maoismo e dalla Rivoluzione culturale». Analoghe proteste di piazza nei Paesi comunisti dell'Europa dell'Est sarebbero state, di lì a poco, il preludio per la caduta di quei regimi. Perché ciò non è avvenuto in Cina? «In Europa nessun regime aveva raggiunto il livello di durezza e crudeltà di quello cinese. Ora sappiamo che già dal primo giorno delle manifestazioni l'allora segretario generale del Pcc, Deng Xiaoping, aveva preparato l'esercito a intervenire. Cosa che invece i leader comunisti europei non hanno voluto ripetere». Se il regime ha vinto militarmente , c'è un punto su cui ha perso? «Sì, da quel giorno, di fatto, è venuta meno la fede ideologica nel marxismo e nel maoismo. Forse perché sarebbe sarebbe sembrato ipocrita, dopo quanto era stato fatto, continuare a parlare di valori socialisti come si faceva prima. Oggi di dottrina comunista si parla sempre meno, in tv, sui giornali, nelle stesse riunioni di partito. I dirigenti comunisti cercano disperatamente di placare questa 'sete di valori' attingendo alla tradizione spirituale del popolo cinese, ad esempio dal confucianesimo. Ma è un tentativo destinato al fallimento, perché oggi l'unica cosa reale è la prassi capitalistica». Quando, a partire da alcuni anni fa, si è iniziato a introdurre gradualmente in Cina le riforme economiche, qualcuno sosteneva che al 'pane' sarebbe seguita la 'libertà', cioè che l'economia di mercato si sarebbe quasi automaticamente completata con l'allargamento dei diritti umani e civili. Perché ciò non è avvenuto? «Perché in Cina del capitalismo è stata introdotta soltanto la parte peggiore, quella quantitativa, materiale, puramente economica. Il regime teme e osteggia in tutti i modi la nozione di 'individuo', così centrale nelle società occidentali». Oggi cosa rimane di Tiananmen? «Gli uomini del regime hanno cercato in tutti i modi di annientarne il ricordo, investendo in quest'opera molti soldi ed energie. Ad esempio oscurare tutti i siti web o i motori di ricerca attraverso cui si può apprendere qualcosa del mio libro ha un costo non indifferente. Ma questa è solo una piccola cosa: l'azione di 'damnatio memoriae' è ovviamente molto più vasta e impegnativa. Eppure ogni anno sono costretti a ricordare Tiananmen: nei giorni precedenti l'anniversario scatta l'allerta, perché si teme che possa esserci qualche manifestazione spontanea per commemorare quei giorni oppure qualche nuova protesta». Lei è ottimista sul futuro? «È difficile uscire dalla morsa, ma il mondo si sta muovendo in una direzione precisa e la Cina non potrà fare per sempre parte per se stessa. Credo che in futuro anch'essa verrà coinvolta in questo processo globale di democratizzazione». C'è da sperare nelle pressioni internazionali? «Ho scarsa fiducia nel ruolo dei capi di stato e di governo, che in Occidente assomigliano sempre più a imprenditori tesi a trattare i cittadini come merce. Ho più fiducia nelle istanze che vengono dal basso».

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Tiananmen, 20 anni dopo (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Tiananmen, 20 anni dopo Redazione, 03 giugno 2009, 12:21 Per non dimenticare Nel ventesimo anniversario del massacro, la Cina si chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino, dove parlare in pubblico del massacro continua ad essere un tabù. Uniche a proseguire nella loro opera di denuncia, le Madri. Il racconto di Zhang Xianling, 72 anni, un figlio assassinato dai militari e sepolto nell'aiuola sulla via Chang'an Zhang XianlingSebbene dopo due decenni il dolore non si sia alleviato, la determinazione a portare avanti la battaglia in nome delle centinaia o migliaia di vittime del giugno 1989 è più forte che mai, per coloro che da allora hanno avuto la vita sconvolta. "So bene che non vedrò i risultati di tutto questo mio adoperarmi, ma non posso smettere di chiedere giustizia, per mio figlio e le vittime di allora, e per le vittime di oggi, le nuove generazioni che di ciò che è successo non sanno nulla" spiega risoluta Zhang Xianling, 72 anni, il numero due del gruppo delle Madri di Tiananmen. Sono passati 20 anni da quando l'Esercito di Liberazione Popolare aprì il fuoco sugli studenti che da un mese e mezzo dimostravano sulla piazza. Saranno passati anche 20 anni da quando Wang Nan, il figlio della signora Zhang, all'epoca studente liceale di 19 anni, è stato ucciso da una pallottola sparata dai soldati. "Wang Nan si era interessato molto alle rivendicazioni degli studenti. Era il capo politico della sua classe e quelli erano argomenti a cui prestava molta attenzione" - racconta Zhang ad Apcom, mostrando gli striscioni che il figlio scrisse di propria mano a sostegno dei dimostranti, e che ha conservato per tutti questi anni. "Aveva la passione della fotografia, da grande voleva diventare fotoreporter. Diceva 'mamma vado sulla piazza per catturare la storia', ma io all'inizio non ero d'accordo". Impiegata al Ministero dell'Aviazione Zhang Xianling aveva una visione 'ufficiale' del movimento studentesco all'inizio. "Pensavo che gli studenti dovessero solo studiare e non occuparsi di politica, anche se le loro rivendicazioni erano giuste". Tutto cambiò per Zhang, gli studenti e i cittadini cinesi tutti con il famoso editoriale del 26 Aprile apparso sul Quotidiano del Popolo. "Quell'editoriale è stato come un secchio d'acqua gelata buttato sulla testa degli studenti: li ha categorizzati e spinti all'estremo. Da allora ho iniziato ad essere d'accordo con Wang Nan e sostenere il movimento". Ma col passare dei giorni, al figlio che gli chiedeva se ci fosse mai da temere che l'esercito aprisse il fuoco sui manifestanti, Zhang rispondeva sicura: "Come è possibile che sparino sulla folla? Non lo hanno fatto all'epoca della Banda dei quattro, perché l'esercito del popolo dovrebbe farlo adesso". La notte del 3 giugno, nonostante gli ammonimenti della famiglia, Wang Nan decise di andare ugualmente sulla piazza, con macchina fotografica al collo, registratore in tasca e un casco da motociclista sulla testa. 'Temeva che potessero esserci bastonate; aveva sentito dire che durante la Rivoluzione Culturale era così che le fazioni si attaccavano fra di loro". Invece fu proprio un proiettile a trapassare quel caso ed ucciderlo, ad ovest di Tiananmen, prima ancora che raggiungesse la piazza. Stava facendo foto quando si è accasciato, all'una di notte, senza che a nessuno fosse permesso di portargli soccorso, hanno raccontato i testimoni alla madre. Dopo due ore, alle 3, Wang Nan è morto, ma la famiglia apprese la notizia solo 10 giorni dopo. "Fino al 14 ho vissuto nell'angoscia, temevo fosse morto famiglia e amici continuavano a ripetermi che molti ragazzi erano stati arrestati o feriti. Ho fatto invano il giro di 24 ospedali, ma mai avrei potuto immaginare che mio figlio fosse stato sepolto di nascosto a due passi da Tiananmen, sull'arteria principale della città". I soldati che lo hanno ucciso, insieme ad altri 2 giovani, si sono affrettati a nascondere le prove dell'azione sconsiderata seppellendoli alla meno peggio sul giardino di entrata di una scuola, sulla via Chang'an. La pioggia ha fatto riemergere i cadaveri e le cintura militare che aveva addosso ha ridato un nome a Wang Nan. "Poiché aveva addosso la cintura dell'esercito che gli avevano regalato ad un'esercitazione militare a cui aveva partecipato a maggio, chi l'ha trovato ha pensato che fosse un soldato e lo ha portato in un ospedale per il riconoscimento. Gli altri due corpi che erano seppelliti con lui sono stati cremati in tutta fretta e senza neppure sapere chi fossero". Così nel giro di poche settimane il paese è ricaduto in tempi cupi di cui sperava di aver perso memoria. "Credevamo nei nostri leader, avevamo fiducia in loro dopo tutto ciò che avevamo passato con Mao. Il 4 giugno ci ha però svegliati di colpo: abbiamo capito che il Partito avrebbe fatto di tutto" per assicurare la propria sopravvivenza, spiega Zhang. A cominciare dal nascondere i fatti di quei mesi, nonostante la volontà delle famiglie di capire le circostanze in cui i loro figli persero la vita. Fu così che nel 1990 Zhang incontrò Ding Zilin, madre di Jiang Jielian un altro liceale ucciso dall'esercito, e iniziò la ricerca di altre famiglie nelle proprie condizioni. "Neppure un elenco dei morti hanno pubblicato, allora ci siamo dette: bene, ci pensiamo noi. Ed abbiamo iniziato a cercare, dapprima liceali come i nostri figli, poi tutti gli altri". Oggi il gruppo delle Madri di Tiananmen conta circa 140 membri, non solo madri ma anche padri, fratelli e parenti allargati delle vittime di quel massacro. "Finora abbiamo raccolto le storie di 195 persone morte a Tiananmen. Ma secondo i nostri calcoli sono solo il 10% del numero totale delle vittime, che dovrebbe aggirarsi sulle 2000 persone". Il lavoro della Madri non è mai stato facile negli anni, nonostante oggi le autorità sembrano mostrare un attegiamento più conciliante. "Dal 1995 abbiamo iniziato a fare tre richieste al governo: che si pubblichi una lista dei nomi dei deceduti; che le famiglie vengano compensate secondo la legge, e che in accordo con la legge i responsabili del Massacro di Tiananmen siano giudicati e puniti. Ogni anno presentiamo una lettera aperta al Parlamento cinese, ma non abbiamo mai avuto una risposta. La mandiamo ai media cinesi, alla CCTV, a Xinhua, ma nessuno mai ci prende in considerazione. Il nostro lavoro all'interno della Cina non è per nulla facile, ma è svegliare la coscienza dei cinesi che a noi interessa prima di tutto", spiega Zhang Xianling. Per anni è stata sotto sorveglianza. Nel 2004 è stata perfino messa in prigione per aver ricevuto un pacco con delle magliette commemorative dei 15 anni del Massacro da un gruppo di attivisti di Hong Kong. "Ma ora la situazione sembra essere più calma. L'ultima volta che sono stata messa sotto sorveglianza è stato durante le Olimpiadi. Da allora nessuno mi segue più. Ed anche il comportamento della polizia è diverso: prima erano molto più severi, ora sono gentili. Sono giovani neppure mi conoscono ma quando spiego loro la mia storia si mostrano compresivi e toccati. Mi dicono di essere dispiaciuti ma quello è il loro lavoro. Li capisco, tocca al governo cambiare per primo". Eppure Zhang Xianlin non valuta del tutto negativamente la nuova generazione di politici al potere. "I nuovi leader sono diversi, parlano di armonia e problemi che toccano la gente comune. Se 20 anni fa avrei dato uno zero alla condizione dei diritti umani in Cina, oggi mi sento di dare un 20 su 100. Si può vedere qualche progresso nelle dimostrazioni per esempio a Xiamen o nel Sichuan, che hanno avuto qualche risultato. O anche da quello che ha noi solo di recente è stato concesso". Due settimane fa 50 famiglie si sono ritrovate a casa di Zhang Xianling per una cerimonia commemorativa. La polizia, che aveva appreso della notizia attraverso l'ascolto delle conversazioni telefoniche, ha imposto tre condizioni (che non ci fosse nessun esterno, nessun giornalista straniero e che non si uscisse a manifestare in strada), ma non ha impedito la riunione. Solo Ding Zilin non è stata autorizzata a lasciare il proprio appartamento per raggiungere le altre Madri. "Nell'insieme nel paese non c'è stato nessun progresso al livello politico", ammette sconsolata Zhang Xianling. L'ultima vittima è proprio lei: la scorsa settimana la polizia le ha notificato che fino al 5 giugno sarà accompagnata da un poliziotto per ogni spostamento al di fuori dalla propria casa. Una notizia che arriva proprio quando essa stessa credeva che un cambiamento, seppur minimo, fosse in atto. Nel ventesimo anniversario del massacro, la Cina si chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino, dove parlare in pubblico del massacro continua ad essere un tabù. Uno dei più noti dissidenti, Qi Zhiyong, che perse la gamba sinistra nel 1989 ed è sotto costante sorveglianza della polizia, ha inviato un sms all'agenzia France Press per far sapere che è stato costretto a salire su un'auto per essere portato via da Pechino. "Ogni giorno devo mandare a scuola mia figlia su una macchina della polizia. Stavolta, quando mia figlia è scesa, gli agenti si sono rifiutati di far scendere anche a me. Al contrario, sono saliti altri due agenti, mi hanno costretto a sedere nel mezzo, e ora mi stanno portando via da Pechino. E hanno intenzione di togliermi il cellulare". E a quel punto tutte le chiamate al telefonino di Qi, 53 anni, a cui era stato chiesto nei giorni scorsi di lasciare la capitale, sono andate a vuoto. Del resto, lui è abituato ad essere allontanato in occasioni "sensibili": fu portato via durante le Olimpiadi di agosto, quando a febbraio arrivò in Cina il segretario di Stato Hillary Clinton, e a marzo, durante l'annuale sessione del Parlamento cinese. La censura va a tutto spiano: le notizie sul sanguinoso massacro che pose fine a sette settimane di proteste degli studenti vengono periodicamente tagliate dagli schermi della Bbc e Cnn, in lingua cinese. Alla vigilia dell'anniversario, Pechino ha deciso di bloccare anche l'accesso al microblogging Twitter, alla posta elettronica di Hotmail, al nuovo motore di ricerca Microsoft Bing e al server fotografico Flickr (censure che si sommano alle numerose restrizioni a cui già sono soggetti gli utenti cinesi del web, penalizzati dalle censure di Youtube, Blogspot, Wordpress). In un comunicato, Reporters without Borders ha ricordato che "il black out sull'informazione è stato così efficace per 20 anni che la gran parte dei giovani cinesi sono del tutto ignari di quel che accadde quella notte". La maggioranza degli studenti dell'Università di Pechino, motore iniziale delle proteste, non sanno nulla di quel che successe: l'enorme campus della Beijing Daxue (nota con il nomignolo Beida in Cina), la maggiore università del Paese, vive l'anniversario più concentrata sugli esami di fine corso che per le rivendicazioni politiche. Jeff Widener, l'autore della famosa foto di un giovane dinanzi a un tank, ha raccontato che il 4 giugno, quando i soldati uscirono a pulire le strade, "il suolo del viale Chang'An era letteralmente rosso di sangue". Ma gli appelli delle Madri al governo (computo ufficiale dei morti, risarcimento, perdono ufficiale e un giudizio sui responsabili) continuano a rimanere inascoltati. In assenza di dati ufficiali da parte del governo, diverse Organizzazioni non governative (Ong) stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle manifestazioni per la democrazia del 1989. "Il Congresso nazionale del popolo ha il potere di indicare la direzione per chiedere conto delle persone uccise, di quelle arrestate e di quelle che sono ancora in prigione", ha scritto Amnesty International in una lettera aperta inviata il 13 maggio a Wu Bangguo, presidente del Comitato permanente del Cnp. "Tra le persone tuttora in carcere, alcune furono condannate per reati 'controrivoluzionari' che sono stati cancellati dal codice penale cinese nel 1997", ha sottolineato Roseann Rife, vicedirettrice del programma Asia e Pacifico di Amnesty International. Non tutte le persone finite in carcere a seguito delle manifestazioni di Tiananmen per la democrazia presero effettivamente parte alle proteste. A causa della successiva soppressione del dibattito pubblico, molte di esse sono state condannate dopo il 1989, solo per aver esercitato il proprio diritto alla libertà d'espressione, ad esempio dando vita a dibattiti on line o pubblicando su Internet poesie in ricordo delle vittime. (L'intervista a Zhang Xianling è stata realizzata dal corrispondente in Cina di Apcom)

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Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft , ... (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

«Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft», ... di Redazione del 04-06-2009 da Finanza&Mercati del 04-06-2009 [Nr. 108 pagina 23] «Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft», il chief executive di Yahoo! Carol Bartz non ha certo il dono della diplomazia. Almeno a giudicare dalla dichiarazione rilasciata ieri alla Bank of America U.S. Technology Conference. Ha ammesso però che un accordo sulle ricerche web con Microsoft permetterebbe a Yahoo! di risparmiare fino a 700 milioni di dollari. Ma comunque ha ribadito che Yahoo! non è sotto pressione per competere con Google, che ha saldamente in mano il 64% delle ricerche nel mercato Usa. Una piccola concessione è arrivata in merito a Bing (le nuove tecnologie per la ricerca presentate di recente), con cui Microsoft potrà guadagnare qualcosa. In termini di attenzione, però, non certo di economie di scala. In attesa della replica del volitivo chief executive di Microsoft Steve Ballmer, ieri Yahoo! sfiorava un calo del 6% a Wall Street. Paulson rallenta Per un gestore che chiude il rubinetto, ce n'è un altro (non certo uno qualunque, visto che si parla di John Paulson) che incassa un po' meno. L'hedge Paulson & Co ha incassato non meno di 707 milioni di sterline (oltre 800 milioni di euro) scommettendo al ribasso sulle banche britanniche quest'anno. E proprio ieri ha deciso di chiudere la posizione su Barclays, che da sola ha garantito a Paulson un ritorno di oltre 100 milioni di sterline. Fosse uscito in gennaio, però, l'incasso sarebbe stato più che triplo. Morgan Stanley Se i big occidentali vanno all'incasso in Cina, la Cina continua a scommettere su Wall Street. Il credito Usa, alle prese con ricapitalizzazione e restituzioni del fondi del Tarp, continua a fare nuove emissioni. E ieri è arrivata la notizia che China Investment Corp (Cic, il fondo sovrano di Pechino) ha aderito con entusiasmo alla ricapitalizzazione di Morgan Stanley acquistando azioni per 1,2 miliardi di dollari. Certo, Cic nei mesi scorsi aveva tentato di diventare il primo azionista di Morgan Stanley, senza riuscirsi. E finendo diluita. Per cui non poteva permetteresi di lasciar passare quest'emissione senza agire. Lasciando il vantaggio alla rivale giapponese Mitsubishi Ufj.

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Tiananmen, Hillary chiede i nomi dei morti (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Tiananmen, Hillary chiede i nomi dei morti Pechino Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton chiede alla Cina di pubblicare i nomi dei morti di piazza Tiananmen. E di render noti anche i nomi delle persone scomparse o arrestate nelle manifestazioni per il XX anniversario. Nella piazza, centinaia di poliziotti e uomini delle forze paramilitari. Il mausoleo del presidente Mao è stato chiuso «per lavori».

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moscato wine festival la piazza si tinge di giallo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Torino La rassegna Moscato Wine Festival la piazza si tinge di giallo Tre giorni, da oggi nel centro di Torino, dedicati agli appassionati del vino dolce astigiano Brindisi ma anche libri e tanto altro Oggi, domani e sabato piazza Carlo Alberto si tinge di giallo. Niente a che fare con delitti in stile Fruttero e Lucentini: il colore in questione è quello del vino, nello specifico del Moscato cui è dedicato per l´ottavo anno il Wine Festival. L´evento è di quelli semplici, promozionali, piacevoli e profumati in cui troveranno nettari per i propri palati gli appassionati del vino dolce che tanto rende famoso il Piemonte. In piazza tutte le sere dalle 19 alle 23.30 i Produttori Moscati d´Asti Associati, il Consorzio per la Tutela dell´Asti e l´Enoteca Regionale «Colline del Moscato» di Mango propongono un mercato, percorsi e degustazioni guidate tutti i dì alle 22 - condotte dall´Onav e dal Consorzio di Tutela Vini Brachetto d´Acqui - al costo di 10 euro (5 per soci Go Wine, Onav, Fisar, Ais e Lions). Il tutto s´apre oggi con un appuntamento che non è che sappia proprio di moscato, ma si sa che un po´ di cultura fa venire sete: alle 18.30 Marcello Sorgi presenta la propria ultima fatica: dopo il tomo dedicato a Gianni Agnelli Il secolo dell´avvocato, il giornalista-scrittore ha appena pubblicato Edda Ciano e il comunista, la storia «della passione intima e travolgente che supera le differenti appartenenze politiche» che non ha niente a che fare con vicissitudini d´amore e potere riportate dalle cronache contemporanee ma si riferisce alla liaison tra la figlia di Mussolini e il partigiano Leonida Buongiorno. Volendo proprio trovare un nesso, possiamo individuarlo in Lipari: sull´isola delle Eolie si svolge l´azione del romanzo e lì si produce un´ottima malvasia, che è vino felice almeno quanto il Moscato. Alla fine dell´incontro brindisi per inaugurare questa ottava edizione del festival. L´accaparrarsi un calice da degustazione ai prezzi sopraindicati consente di assaggiare as much as you want ai banchi dei produttori e con ticket nelle enoteche tematiche della piazza (Enoteca del Moscato nel Mondo, Enoteca «Oltre il Moscato» ed Enoteca dei vini aromatici). Cin cin. Info www.gowinet.it, 0173/364631 (l.iac.)

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la rissa del centrodestra ci allontana dall'europa - agostino spataro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Palermo LA RISSA DEL CENTRODESTRA CI ALLONTANA DALL´EUROPA L´Ue finora è stata considerata solo una cassaforte ben munita alla quale attingere anche per il finanziamento delle spese correnti Il futuro si gioca sui rapporti con i Paesi del Mediterrneo AGOSTINO SPATARO S iamo chiamati a votare per rinnovare il parlamento europeo, ma quasi nessuno ha parlato della Ue. Ancor meno dei rapporti attuali e delle prospettive che legano la Sicilia all´Europa e al Mediterraneo. La gran parte dei partiti e candidati sono andati volutamente fuori tema, accentuando così il distacco dei cittadini verso la politica e il disamore degli elettori verso il voto. Per il 6-7 giugno si teme infatti una valanga astensionista. Le cause sono tante, tuttavia quella che in Sicilia ha più influito è l´azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore Lombardo che - bisogna ricordare - è anche capolista dell´Mpa in più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico sbarramento del 4 per cento. Si è voluta imbastire una finta maxi-rissa fra partiti alleati da «trasmettere» sui media fino al 7 giugno. Un giochino non proprio originale basato su contrasti reali e appetiti di basso profilo, nel quale taluni sono cascati convinti che la vera posta non sia l´Europa, ma la sorte di una giunta incompleta e per nulla rinnovata. Peccato, perché la Sicilia senza l´Ue non può andare da nessuna parte. In tutti questi decenni, l´Europa è stata per l´Isola una cassaforte ben munita cui attingere per il finanziamento d´importanti opere infrastrutturali, di attività scolastiche e formative, di politiche turistiche, dei trasporti, dei beni culturali. Senza questi fondi (e i tanto discussi e mai arrivati Fas) la Regione siciliana potrebbe bloccare ogni investimento. Sarebbe un colpo durissimo, forse letale, per l´economia, i commerci e le pubbliche amministrazioni che talvolta finanziano le spese correnti coi fondi Ue. Persino i saggi di fine anno dei nostri istituti scolastici si realizzano con contributi europei. Questa Europa, di cui nessuno discute, è dunque importante per i flussi finanziari, ma soprattutto per costruire un nuovo futuro economico e sociale. La Sicilia ne ha un disperato bisogno. Altro che incatenarla ancor di più - come si vorrebbe - a una visione gretta, clientelare, falsamente autonomistica. Senza un forte ancoraggio all´Ue, l´Isola sprofonderà in questo Mediterraneo delle contraddizioni. Dove si stanno delineando nuovi e interessanti scenari. Bisogna guardare oltre la prospettiva della "zona di libero scambio" (che non scatterà nel 2010) e che, in ogni caso, non è la panacea dei nostri guai. Anche perché per scambiare beni, merci e servizi bisognerebbe prima produrli. E la Sicilia ne produce pochi e scarsamente competitivi. Una classe dirigente degna di questo aggettivo, invece di litigare per qualche misera poltrona, dovrebbe cogliere le grandi opportunità provenienti dai mercati europeo e mediterraneo. Esempio: le materie prime che passano attraverso il canale di Suez, in provenienza dall´Asia (Cina, India, Giappone) e dall´Africa verso l´Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo Persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e Nord Europa. Ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente, ma per trovare investimenti e proporre joint-venture. Certo, oggi il Sud e la Sicilia non sono attrezzati per una prospettiva simile. Ma molto si potrebbe fare nel quadro di una nuova politica dell´Unione che, dopo l´Est europeo, volga il suo sguardo verso il Mediterraneo, spostando a sud l´asse del suo sviluppo. All´interno di tale prospettiva si dovrà collocare il ruolo dell´Isola e l´iniziativa delle sue forze sane, moderne e produttive. Perciò bisogna mandare a Bruxelles gente capace di rappresentare degnamente questa speranza. L´unica che ci resta prima del crollo. Oggi la Sicilia vive una condizione di grave disagio, al limite della disperazione, come denunciano le statistiche. Il 31 per cento delle famiglie siciliane (una su tre) vive sotto la soglia di povertà. Un dato allarmante generato da un sistema di potere arcaico, familistico, corporativo che ha divorato fiumi di finanziamenti pubblici, europei e nazionali, e prodotto un ceto dirigente consociativo, oscillante fra deteriori trasformismi e smisurate ambizioni politiche. Per uscire dalla crisi, che in Sicilia c´è sempre stata (ora si è solo aggravata), c´è più bisogno dell´Europa e del suo parlamento.

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L'Iran tradisce Parigi con Pechino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-04 - pag: 8 autore: Geopolitica del gas. Accordo da 4,7 miliardi di dollari per lo sviluppo del giacimento South Pars 11 L'Iran tradisce Parigi con Pechino Firmato un maxi-contratto con i cinesi, che subentrano a Total Vittorio Da Rold Attilio Geroni L'Iran sbatte la porta in faccia ai francesi che hanno inaugurato una base militare ad Abu Dhabi e apre ai cinesi da sempre attenti alle esigenze di Teheran nel gruppo del 5+1 sullo spinoso dossier nucleare. Il governo di Teheran ha siglato, secondo l'Irna, un maxi-accordo con la Compagnia nazionale petrolifera della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di "Pars sud", uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo per un valore di 4,7 miliardi di dollari. Secondo l'Irna, l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana, le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana ( Nioc) e dal suo omologo cinese. La Cnpc prenderà il posto del gruppo francese Total, che fino a pochi mesi fa era la compagnia straniera che aveva la commessa principale per il giacimento. La notizia di ieri mette fine alla lunga querelle tra governo iraniano e Total che si trascina ormai da aprile, quando Christophe de Margerie, presidente esecutivo del gruppo francese, annunciò che la sua società rinunciava alla commessa su "Pars sud", dichiarando che i termini di investimento offerti dall'Iran per lo sviluppo del giacimento «non sono abbastanza allettanti». De Margerie motivò la decisione sottolineando la ne-cessità di Total, in una fase di crisi economica, di «ridurre i costi degli investimenti nel settore energetico». Versione smentita pochi giorni prima da Jashnsaz che aveva affermato, invece, che l'Iran era alla ricerca di nuovi partner strategici che sostituisssero Total nello sviluppo della fase 11 dell'enorme giacimento perché, a causa di pressioni americane, la compagnia transalpina non aveva fatto registrare progressi significativi nello sviluppo di "Pars sud", contravvenendo così agli accordi stipulati con il governo iraniano. In base all'agenzia di stampa iraniana Fars, Total deteneva il 50% più un'azione del pacchetto azionario dei settori upstream e downstream della fase 11 del giacimento che, secondo le stime effettuate, conterrebbe oltre 14mila miliardi di metri cubi di gas, pari all'8 per cento delle riserve mondiali. Certo agli iraniani non sarà certo piaciuto che i francesi abbiamo aperto pochi giorni fa una base militare, la prima dopo mezzo secolo al di fuori dei confini nazionali, ad Abu Dhabi, proprio di fronte all'Iran. Parigi, tra l'altro, ha strappato al ricco emirato del Golfo persico la promessa di ricchissimi contratti per l'industria della difesa e del nucleare. Proprio quel nucleare civile che- secondo gli iraniani i francesi osteggiano nel 5+1, un gruppo di contatto considerato un capitolo chiuso nell'ultimo discorso con la stampa estera tenuto lunedì 25 maggio a Teheran dal presidente Mohamoud Ahmadinejad. Il clamoroso annuncio della rottura è avvenuto proprio il giorno in cui il ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki ha avuto un incontro con il presidente francese Nicolas Sarkozy all'Eliseo. L'incontro di Sarkozy con il capo della diplomazia iraniana è iniziato con un'ora di ritardo sul previsto per la partecipazione del presidente francese alla cerimonia funebre di Notre Dame alla memoria delle vittime della tragedia del volo Air France Rio- Parigi. Certo la notizia del contratto con i cinesi a sfavore di Total non ha contribuito a distendere il clima e tantomeno le nuove dichiarazione negazioniste di Ahmadinejad sulla Shoa. In un comunicato diffuso dall'Eliseo al termine dei colloqui, durati oltre un'ora, si riferisce che il capo di Stato francese ha «innanzitutto condannato le dichiarazioni del presidente iraniano che hanno messo in dubbio l'esistenza dell'Olocausto» e le ha poi definite, davanti allo stesso ministro «inammissibili e profondamente scioccanti ». Agitando come sempre bastone e carota, Sarkozy ha nuovamente invitato Teheran a impegnarsi nel dialogo con i Sei (Cina, Germania, Gran Bretagna, Francia e Russia, più Javier Solana) e in mancanza del quale «l'Iran si esporrà a un isolamento internazionale crescente». Ciononostante, «una soluzione negoziale è possibile ed è quella privilegiata dalla Francia». è la prima volta che Sarkozy riceve all'Eliseo un alto esponente del governo iraniano dalla sua elezione. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA VISITA ALL'ELISEO Il presidente Sarkozy incontra il ministro degli Esteri di Teheran Mottaki e avverte che il regime rischia l'isolamento internazionale Al voto il 12 giugno. Una manifestazione di sostenitori del presidente Ahmadinejad AP/LAPRESSE

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IL PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI GAS DEL MONDO (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-04 - pag: 8 autore: IL PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI GAS DEL MONDO Cambio di partner Il governo iraniano ha siglato un accordo da 4,7 miliardi di dollari con la Compagnia nazionale petrolifera della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di Pars South, uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo.Secondo l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana Irna,le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana (Nioc) e dal suo omologo cinese Total fuorigioco In base al patto stipulato, la Cnpc prenderà il posto della società francese Total, che fino a pochi mesi fa era la compagnia straniera che aveva la commessa principale per lo sviluppo del giacimento. Gli iraniani hanno accusato la compagnia francese di non aver fatto registrare progressi significativi nello sviluppo di Pars South, contravvenendo così agli accordi stipulati Le cifre di South Pars La Total deteneva il 50% più uno del pacchetto azionario dei settori upstream e downstream della fase 11 del giacimento che, secondo le stime effettuate, conterrebbe 14mila miliardi di metri cubi di gas, pari all'8 per cento delle riserve mondiali

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Keynes non è la coperta di Linus (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-06-04 - pag: 12 autore: Keynes non è la coperta di Linus di Leonardo Maisano I l dubbio è che si sia sentito toccato sul nervo scoperto dell'orgoglio accademico. O meglio, su quello, ancor più sensibile, di un solido ego, giustificato com'è dalla grande fama raggiunta in tenera età, per i tempi che si concedono a uno storico. Il dubbio è che Niall Ferguson, 43 anni, docente ad Harvard e Oxford già assiso su un elenco di volumi di formidabile successo (Penguin ha appena rilanciato l'edizione paperback della sua bella storia della finanza mondiale The ascent of money) non abbia mai digerito le poche parole con cui il Nobel Paul Krugman liquidò la sua teoria sulle conseguenze del credit crunch. E per questo, Ferguson, continui a polemizzare con lui, ma ora anche con Martin Wolf che ieri sul Financial Time e sul Sole 24 Ore aveva confutato le sue tesi. «Krugman è stato piuttosto villano, è vero. Ma la mia, anche con Wolf, è una disputa intellettuale. A Martin ho replicato con una lettera (la sintesi è in basso, il testo integrale in prima pagina, ndr). Ho tutto il diritto a contestare chi sostiene che non ci sarà pressione sui tassi in presenza di un deficit da 1.800 miliardi di dollari. Soprattutto ora che c'è. La cosa straordinaria è che Krugman e altri come lui sono tornati alla teoria generale di Keynes come se fosse la coperta di Linus. Un approdo rassicurante, forse, ma che non tiene conto degli ultimi 70 anni di storia». Ferguson nel salotto di Penguin, con vista sullo Strand, è reduce da una lunga intervista alla Bbc. Sta preparando una nuova lezione universitaria e affila la punta per un altro affondo contro gli economisti colpevoli di non aver visto prima e di non capire oggi l'avvicinarsi di una delle più grandi crisi della storia. «è pericoloso generalizzare. Gli economisti con una visione storica hanno, infatti, compreso prima degli altri. Penso a Ken Rogoff, docente ad Harvard ed ex chief economist del Fondo monetario. La maggior parte, però, non ha intuito e non ha inteso, perché il mondo considerato nei libri di testo d'economia non valuta come dovrebbe i cambi strutturali avvenuti nei mercati finanziari, i modelli standardizzati non lo consentono. Negli ultimi 25 anni, il sistema globale delle operazioni finanziarie è mutato radicalmente e un approccio economico tradizionale non basta per comprendere la realtà odierna. Per questo tanti economisti hanno fallito. Due sono a mio avviso le considerazioni di fondo: il mondo è molto diverso da quello degli anni 30 e non si può pretendere di interpretarlo affidandosi ai grafici; questa non è la Grande Depressione. La politica monetaria della Fed è stata corretta e ha evitato l'aggravarsi della crisi, ma ora è sotto pressione. Deve acquistare nuovi titoli di stato ampliando il suo bilancio molto oltre l'impegno di 300 miliardi e per la Fed si crea un problema di credibilità. Dove arriverà il suo bilancio? A 2mila miliardi di dollari, 3mila o addirittura 4mila? Qui non si tratta di stimoli fiscali o di approccio keynesiano, ma di riconoscere il sostanziale fallimento dell'assetto strutturale del sistema finanziario americano. Il ricorso al debito è la principale debolezza dell'impero americano». Ferguson non offre una soluzione, è ecumenico nel riconoscere gli scenari che ci aspettano. E per cominciare liquida ancora una volta le parole di Krugman che non più tardi di tre giorni fa ha ridimensionato la minaccia di un'imminente ripresa dell'inflazione. «Krugman dice ora che dobbiamo temere solo la paura dell'inflazione? è tautologico:il più grande driver dell'inflazione è l'aspettativa. Credo che la popolazione americana abbia tutti i motivi per temerla: deficit pubblico, le materie prime che ripartono, crescita della massa monetaria con M1 al 20% e M2 al 9. Non puoi avere deflazione fino a quando hai questi numeri, se Krugman sa citarmi un esempio sarei davvero curioso di saperne di più. In prospettiva è diverso. La paura dell'inflazione è legittima, ma lo è anche quella della deflazione. Ci sono due grandi mostri che combattono là fuori, King Kong contro Godzilla. Inflazione e deflazione. Io ritengo molto più probabile la prima, il prossimo anno soprattutto, e lo dico anche perché ci sono interessi convergenti a farla ripartire. è già accaduto negli anni 70». Nei giorni scorsi all'Hay festival gallese, happening di intellettuali che ripensano, discutono, s'accapigliano sul corso dell'esistenza, Ferguson ha tolto a Nouriel Rubini gli abiti di Dr Doom, disegnando gli scenari di un dopo-crisi da brividi. Al collasso finanziario seguirà quello politico e un filo comune legherà i paesi segnati dall'"asse della rivolta" destinata a sostituire,nell'immaginario collettivo, l'"asse del male". Sembrano, sono, battute di grande effetto, ma lo storico inglese le recupera e traccia in questa conversazione le conseguenze ultime del credit crunch. «Non voglio essere confuso con Nouriel, né voglio che mi si arruoli fra chi crede allo scenario della Grande Depressione. Le rivolte che immagino non hanno nulla a che vedere con le conseguenze politiche della crisi del 1929. Quando ho parlato di "asse della rivolta" mi riferivo alla destabilizzazione dei governi più deboli. Ne abbiamo visti cadere quattro nell'Europa dell'Est. Ne vedremo cadere altri in Asia. La Thailandia trema. Assistiamo a qualcosa di simile anche in Gran Bretagna, dove la sensibilità degli elettori verso lo scandalo dei rimborsi parlamentari è stata acuita dalla crisi. E così hanno preso fiato quelle forze populiste che non avevano mai trovato tanto spazio. E se Brown continuerà a rinviare le elezioni permetterà a Bnp (British national party di estrema estra, ndr) e all'Ukip (antieuropeisti,ndr)di strutturarsi, consentendo loro di diventare presenze costanti della vita politica britannica. è ragionevole attendersi atti di rivolta sociale che negli Usa avranno la forma di un ritorno della crimina-lità, in Europa di dimostrazioni di piazza, in altri Paesi colpi di stato o rivoluzioni. L'affermarsi del denaro, per citare il mio libro, è seguito dalla discesa della democrazia. Anche in termini di geopolitica». In Russia lo vediamo già. La fragilità ucraina, e in misura molto minore quel-la dei paesi baltici, dischiude nuove opportunità a Mosca sul suo estero vicino, eterna ossessione del Cremlino. Putin può stringere su Kiev e anche sul Caucaso affermandosi come unico, vero partner economico per le schegge infedeli dell'ex Unione Sovietica.Ma per Ferguson la crisi sarà la grande prova sulla volontà cinese. «è uno scenario molto più complesso di quello degli anni 30. Tutti gli alleati asiatici dell'America sono in ritirata, mentre Pechino dovrà decidere se restare il partner del mondo occidentale oppure giocarsi la partita neoimperialista. In parte è già in corso in Africa e in Sud America. Una cosa è, infatti, la ricerca d'intese commerciali per avere materie prime, un'altra, molto diversa, è l'acquisizione di miniere,l'installazione di fabbriche per la trasformazione, la costruzione di infrastrutture. Gli imperi nascono anche così. Si prevedevano molti decenni per assistere a questo genere di evoluzione e invece la crisi darà, sta dando già, una fortissima accelerazione. Goldman Sachs aveva già portato - prima del credit crunch - al 2027 l'anno del sorpasso fra l'economia cinese e quella statunitense. Non volevo crederci, ma ora mi sto convincendo che sia possibile. Entro un un paio di decenni.D'altra parte,quest'anno la Cina crescerà del 6% mentre il mondo occidentale si contrarrà. E lo sviluppo economico futuro dovrà venire dalla produttività». Vincerà davvero la temuta "democratura", quell'ibrido con il corpo di democrazia e la testa di dittatura di cui Pechino è l'esemplificazione suprema? Ferguson non arriva a tanto, ma non si nega un'ultima, amara constatazione. «Una cosa è certa. Nei prossimi dieci anni la crescita americana non sarà paragonabile a quella degli ultimi dieci, gonfiata dal debito e dai consumi interni. L'America non se lo può più permettere ». La Cina sì. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA PARTITA DI PECHINO «Non volevo credere alle previsioni del sorpasso dell'economia cinese su quella Usa. Ora mi sto convincendo che sia possibile» Niall Ferguson, 43 anni, scozzese, insegna storia moderna CORBIS

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Tecnologie italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-04 - pag: 23 autore: PECHINO Tecnologie italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente è made in Italy la nuova eco-sede del ministero cinese dell'Ambiente. L'edificio è appena stato completato a Pechino (finanziato da Banca mondiale, governo cinese e ministero italiano dell'Ambiente). La progettazione ecologica, dell'architetto Mario Occhiuto, e la fornitura dei materiali innovativi sono esclusivamente italiane, secondo il programma di collaborazione ambientale tra Italia e Cina promossa dal direttore generale del ministero, Corrado Clini. Tra le caratteristiche ci sono i pannelli fotovoltaici, l'illuminazione a specchi solari, la ventilazione naturale. L'edificio ospiterà anche la sede cinese del ministero italiano dell'Ambiente. Oggi nel nuovo edificio il sottosegretario italiano dell'Ambiente, Roberto Meina, incontrerà i viceministri cinesi, alcuni dei quali hanno studiato ecologia in Italia alla Venice international university. Made in Italy. Eco-tecnologie nel nuovo ministero cinese dell'Ambiente

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Strategia d'attacco per Zegna (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-04 - pag: 23 autore: Sistema moda. Nel bilancio dello scorso anno 870 milioni (+3,2%) di ricavi ma l'utile cala a 62,3 milioni Strategia d'attacco per Zegna Nonostante la frenata nel 2009 investimenti nel retail diretto Cristina Jucker MILANO «è come guidare nella nebbia, senza sapere quando finirà». Gildo Zegna, amministratore delegato del gruppo biellese leader mondiale nell'abbigliamento maschile, è preoccupato ma ben determinato a guardare oltre la crisi. «Sto lavorando sul 2010 – dice – ma per tutto quest'anno siamo pronti a ballare. Con molta attenzione ai costi e senza abbandonare l'investimento nel retail, per noi strategico». E mentre annuncia il bilancio 2008 è già concentrato sul futuro: «Non possiamo permetterci di sbagliare un solo colpo». L'anno scorso è andato ancora bene: il fatturato è salito a 870,6 milioni di euro (+3,2% a cambi correnti, +5,7% a cambi co-stanti), l'utile netto è stato di 62,3 milioni (ma senza i proventi straordinari sarebbe risultato inferiore del 20%) contro i 69,7 milioni del 2007. Resta comunque «significativamente » positiva la posizione finanziaria netta. E il 2009? Nei primi cinque mesi il fatturato è in calo ma quella che sta diminuendo con un ritmo maggiore è la redditività. «Il nostro primo obiettivo è preservare la cassa –sostiene Zegna – e poi semplificare al massimo il modello industriale e distributivo. Anche nella nostra collezione ci saranno meno cose e messaggi più chiari ». Poi aggiunge: «I grandi retailer Usa e giapponesi hanno inchiodato tutto il sistema, oggi il vero problema è la scellerata politica dei saldi che ha provocato un rallentamento generale nella ripresa dei consumi. Credo che tutto il modello distributivo sia da ripensare, c'è un eccesso dianticipo nelle consegne ( siamo arrivati a fine ottobre-inizio novembre per le collezioni estive) che porta ad anticipare anche i saldi. Dobbiamo rompere questo sistema che stressa e danneggia tutta la filiera, anche il tessile. In Giappone, secondo mercato mondiale del lusso, per la prima volta credo nella storia i saldi sono partiti a maggio: sono sbigottito, non era mai accaduto». Dunque, se i department store sono ancora pieni di merce da smaltire meglio puntare sul retail diretto (che per Zegna ora copre i due terzi circa delle vendite). E soprattutto sui nuovi mercati, visto che quelli tradizionali sono fermi. «La Cina, cresciuta del 30%, è per noi il secondo mercato mondiale. Vanno bene anche il sud-est asiatico (l'anno prossimo apriremo in Vietnam) e gli Emirati Arabi, va molto bene l'America latina e, nel suo piccolo, anche l'India cresce a due cifre». Zegna, quest'anno, ha aperto due global store a Tokyo e Hong Kong e aprirà altri 20 negozi nel mondo (di cui 15 nella Grande Cina). A fine 2008 i negozi monomarca erano 547 (291 a gestione diretta, gli altri in franchising). Molto sta cambiando anche nei consumi: «Questo è un grosso tema da affrontare, ho la sensazione che ci sia un cambiamento profondo, strutturale. Crescono sportswear e accessori, sono fermi abiti formali e tessuti, a meno che non si tratti di tessuti particolarmente innovativi, come il nostro cool effect che riduce il calore assorbito dal sole ».Nell'ambito del gruppo resiste bene anche Agnona, il marchio di abbigliamento donna, per il quale è stato avviato un importante progetto cashmere. E va bene la maglieria: «Chissà, forse è l'effetto Marchionne » ipotizza Gildo Zegna. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE PROSPETTIVE Gildo Zegna: da ripensare tutto il modello distributivo, mentre si profila un cambio strutturale dei consumi Crescono solo i nuovi mercati Global store. Aperto a Tokyo a gennaio, è il primo negozio progettato da Peter Marino in Asia per Zegna. Cinque piani, 663 metri quadri per il lusso

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Peugeot cerca alleati (di minoranza) (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-04 - pag: 41 autore: All'assemblea ribadita la disponibilità dei soci di riferimento a diluirsi in una fusione Peugeot cerca alleati (di minoranza) Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente Come se il concetto non fosse abbastanza chiaro, Philippe Varin, nuovo presidente di Peugeot, l'ha ripetuto alla sua prima uscita ufficiale, in occasione dell'assemblea degli azionisti. La casa automobilistica francese vuole crescere, anzi deve crescere, e per farlo è disposta ad alleanze di capitale (scambi di pacchetti azionari) nelle quali non si esclude una possibile diluizione della partecipazionedella stessa famiglia Peugeot, attualmente al 30% e al 45% dei diritti di voto. Il manager che fino a pochi mesi fa si era occupato della ristrutturazione del gruppo siderurgico Corus, ora controllato dall'indiana Tata Steel, ha grandi ambizioni: «Per essere più globali, più veloci, non esiteremo, se la crescita interna non sarà sufficiente, a cogliere tutte le opportunità di crescita esterna e di partnership». Più o meno lo stesso concetto espresso 24 ore prima in un'intervista a Les Echos dal presidente del consiglio di sorveglianza Thierry Peugeot, dove per la prima volta la famiglia si diceva disposta a cedere qualcosa della propria "sovranità" a patto però di restare azionista di riferimento. Un'attitudine che dovrebbe portare a schemi complessi di scambi azionari, con partner potenziali che vanno dalla tedesca Bmw alla giapponese Mitsubishi, senza peraltro escludere a priori (anche se nei mesi scorsi i contatti non avevano portato a nulla) la stessa Fiat. «La porta non è chiusa - ha proseguito il manager chiamato a sostituire Christian Streiff, silurato di recente al termine di un lunghissimo conciliabolo in seno alla famiglia Peugeot- a eventuali discussioni a eventuali progetti che potrebbero esserci presentati nell'ambito di questa ambizione di voler diventare, da gruppo internazionale, un gruppo globale». Per deformazione professionale, ma anche per chiara evidenza macro e microeconomica, Varin vuole andare a cercare la crescita sui grandi mercati emergenti. Al di fuori dell'Europa, il gruppo Peugeot CitroËn Psa, ha partnership industriali in Cina con Dongfeng e in Russia attraverso la costruzione di un impianto assieme a Mitsubishi. Quanto alla taglia critica che intende raggiungere, Varin pur sottolineando che «le dimensioni sono certo importanti », ha detto di non avere in mente «una cifra del miracolo, che si tratti di 5,5 o di 6 milioni di vetture». Un chiaro riferimento al mantra di Sergio Marchionne. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL TIMONE NON CAMBIA Ormai è chiaro che il gruppo francese non vuole restare fuori dal consolidamento, ma la sola condizione è non perdere il controllo

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Sui mercati torna la prudenza e l'euro scende (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-04 - pag: 47 autore: CAMBI E TASSI www.ilsole24ore.com COMMENTI E DATI IN TEMPO REALE Sui mercati torna la prudenza e l'euro scende I l dollaro ha recuperato terreno nei confronti dell'euro per la prima volta dopo cinque sedute in ribasso. La volatilità delle monete in questa fase non permette di individuare tendenze consolidate: se martedì la lancetta dei mercati puntava sulla ripresa economica, ieri è tornata indietro, spinta dagli incerti dati economici arrivati dagli Stati Uniti su occupazione e servizi. Il rilancio sembra ora troppo debole per sostenere guadagni in investimenti ad alto rendimento. Il biglietto verde ha così guadagnato rispetto a tutte le principali valute. Mentre l'euro è tornato sotto quota 1,42dollari,scambiando in flessione anche nei confronti dello yen. Giornata negativa anche per il rublo, che ha seguito i ribassi di Borsa. Il presidente Dmtrij Medvedev potrebbe discutere la propria proposta di creare una nuova moneta internazionale nel vertice con Brasile, India e Cina, in programma questo mese.

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Per gli orologi la ripresa ritarda di un anno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-06-04 - pag: 28 autore: Segnatempo Per gli orologi la ripresa ritarda di un anno Lino Terlizzi L' onda negativa per l'industria degli orologi non è finita. Ma a soffrire di più sono i prodotti di fascia media, mentre le fasce agli estremi – cioè quella dei prezzi bassi e quella della gamma alta – soffrono meno. L'Italia, comunque, è tra i mercati che registrano nel complesso una flessione contenuta. è quanto emerge dai dati della Fédération de l'industrie horlogère suisse (Fh), relativi all'export elvetico nel mese di aprile. La Svizzera rappresenta il 50-60% del fatturato mondiale del settore ed esporta circa il 90% della produzione. I dati Fh sono dunque un termometro di ciò che avviene nell'universo delle lancette. In aprile,l'export rossocrociato è stato di 1,04 miliardi di franchi (690 milioni di euro), in calo del 26,3% rispetto allo stesso mese di un anno fa. Se si guarda all'intero periodo gennaio-aprile 2009, l'export è stato di 3,94 miliardi di franchi (2,6 miliardi di euro), il 24,3% in meno in rapporto allo stesso periodo del 2008. Dunque gli effetti della crisi economica internazionale si fanno sentire. Anche se non allo stesso modo in tutti i segmenti di prodotto e in tutte le aree geografiche. è indicativo che anche in aprile il calo maggiore (-35%) sia stato registrato dagli orologi che sono nella fascia di prezzo media, tra i 500 e i 3mila franchi (330-1.990 euro). Minore è il calo (-13%) per quel che riguarda i prezzi considerati bassi, cioè tra i 200 ed i 500 franchi . Soffrono, ma si difendono meglio (-22%) della fascia media anche gli orologi della fascia alta, quelli con un prezzo superiore ai 3mila franchi. Hong Kong, Usa, Francia, Italia, Giappone, Germania sono nell'ordine i mercati principali di sbocco. Il mese di aprile ha in sostanza confermato le tendenze già presenti nei primi tre mesi del 2009, dopo un 2008 che l'industria elvetica era invece riuscita a chiudere ancora con dati positivi. Così, guardando al complesso dei primi quattro mesi di quest'anno, balza all'occhio la flessione degli Usa (-42%) rispetto allo stesso periodo del 2008, ben superiore a quella di Hong Kong (-17%), Francia (-6,4%), Italia (-3,8%), Germania (-9,7%). Il Giappone dal canto suo soffre un po' di più (-25%). Fuori dal gruppo di testa, sono pesanti i cali dell'export nei quattro mesi verso la Russia (-61%) e verso la Cina (-39%). Meno consistente, ma pur sempre rilevante, la flessione che riguarda l'India (-29%). Nel complesso, i maggiori mercati europei resistono per ora meglio – tra le eccezioni la Spagna (-36%) – rispetto agli Usa e ai grandi mercati emergenti. Questi ultimi avevano peraltro registrato negli anni scorsi tassi di crescita mediamente elevati. Ora il punto è naturalmente cercare di capire sino a quando durerà l'onda negativa nel settore. Durante Baselworld, la fiera mondiale di settore tenutasi a fine marzo a Basilea, i protagonisti di questa industria non hanno nascosto le preoccupazioni per i prossimi mesi ma hanno anche registrato la presenza forte degli operatori del settore. L'impressione di fondo è che la ripresa, anche nel mondo delle lancette, possa arrivare tra fine 2009 e inizio 2010. Per quel che riguarda i tre maggiori gruppi, nelle scorse settimane Nick Hayek (ceo di Swatch Group) ha parlato di un 2009 più realista e anche di buona resistenza e di fiducia nella ripresa da parte delle società che vogliono davvero fare industria; Bruno Meier (nuovo ceo di Rolex) ha ricordato le difficoltà del settore ma ha indicato metà 2010 come probabile punto di svolta; Johann Rupert (patron di Richemont- Cartier) ha parlato di condizioni molto difficili dei mercati sino a settembre, ma ha aggiunto che ci sono le risorse per sostenere e rilanciare i prodotti. Dopo la raffica di record di vendite nel settore negli ultimi anni, ora la nottata ha da passare. © RIPRODUZIONE RISERVATA Fantasia. Nella foto un coloratissimo modello da polso firmato Swatch WWD

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Bernanke: allarme deficit (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-04 - pag: 3 autore: Bernanke: allarme deficit «Sono in pericolo stabilità finanziaria e crescita degli Usa» Marco Valsania NEW YORK Ben Bernanke lancia un nuovo monito: il prezzo del salvataggio dell'economia dalla più grave recessione e crisi finanziaria dagli anni Trenta non può essere lo sconquasso dei conti pubblici. Il presidente della Federal Reserve, chiamato dalla commissione budget della camera, ha chiesto ai parlamentari e all'amministrazione Obama di impegnarsi subito a ridurre un deficit che quest'anno arriverà a 1.850 miliardi di dollari e a riportare il paese sulla strada del rigore. Altrimenti, ha detto, il rischio è perdere la fiducia dei mercati e covare future crisi. Bernanke ha anche difeso a spada tratta gli straordinari interventi di salvataggio economico oggi in corso, rispondendo ai critici che temono le iniziative della banca centrale siano eccessive. Martedì il cancelliere tedesco Angela Merkel, prendendo di mira le iniezioni di liquidità e i crescenti poteri di intervento della Fed, aveva invocato un ritorno a politiche «ragionevoli» e di «indipendenza delle banche centrali ». Bernanke ha fatto sapere di essere a «proprio agio» con le scelte compiute e «rispettosamente » in disaccordo con Merkel: «Gli Stati Uniti e le economie globali, Germania compresa, hanno fatto i conti con una straordinaria combinazione di crisi finanziaria e seria recessione ». Bernanke ha aggiunto che tutt'ora «affrontano eccezionali problemi nel breve periodo e azioni incisive sono necessarie e appropriate». E che una ripresa sarà solo «graduale», con continue difficoltà per l'occupazione. Bernanke non è proprio agio, però,con l'esplosione dei deficit. Tanto da avvertire che il paese non può continuare a indebitarsi «all'infinito» e che la Fed non lo salverà semplicemente stampando denaro. «Se non dimostriamo un forte impegno alla responsabilità fiscale nel lungo periodo - ha detto- non avremo né stabilità finanziaria né crescita sana». Il presidente della Fed ha illustrato con una cifra le dimensioni della sfida: il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo passerà dal 40% alla vigilia della crisi al 70% nel 2011, un record nel Dopoguerra. Oltre che per il sostegno all'economia, i conti pubblici finiranno sotto pressione a causa dei costi del sistema pensionistico federale (social security) e dell'assistenza sanitaria per gli anziani (Medicare), senza contare le risorse richieste da una riforma voluta dalla Casa Bianca per offrire copertura sanitaria a tutti gli americani. Barack Obama, per tenere conto degli allarmi sul bilancio, ha messo nero su bianco il traguardo di un deficit dimezzato nel 2013, ma si addensano i dubbi sulla possibilità di raggiungere il traguardo. Bernanke ieri ha denunciato come i mercati, attraverso scosse nel mercato obbligazionario che hanno spinto i prezzi al ribasso e i rendimenti al livello più elevato in cinque mesi, abbiano già percepito i nuovi rischi. «Questi movimenti sembrano rispecchiare la preoccupazione per il deficit » ha detto, aggiungendo: «Mantenere la fiducia dei mercati richiede che, come paese, cominciamo a pianificare il ritorno a un equilibrio di bilancio». Di recente anche la Cina, grande investitore in titoli statunitensi, ha espresso nervosismo, che il segretario al tesoro Tim Geithner ha cercato di alleviare durante una visita a Pechino questa settimana. Sullo stato dell'economia,Bernanke ha ribadito di aspettarsi schiarite, ma deboli: la crescita dovrebbe tornare entro fine anno, come fanno sperare il disgelo in alcuni segmenti dei mercati ei passi avanti compiuti dalle banche. I 19 istituti sottoposti a stress test per esaminarne la solidità sono riusciti a rastrellare in un mese 85 miliardi di dollari, spesso più di quanto ordinato dalle autorità. Numerose banche si servono meno di programmi di soccorso e alcune, forse una decina, potrebbero ottenere la prossima settimana l'autorizzazione a restituire gli aiuti ricevuti dal Tarp, lo speciale fondo del tesoro nato per ricapitalizzare le banche. Una batteria di dati ha confermato il quadro di una crisi profonda, pur se con speranze di una fuoriuscita, deprimendo la Borsa. Gli ordini alle fabbriche sono aumentati dello 0,7% in maggio, ma il settore dei servizi si è contratto, con l'Ism a quota 44. E il sondaggio Adp sull'occupazione nel settore privato ha mostrato la perdita di 532mila posti di lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA BUCO NEI CONTI Il rosso viaggia verso quota 1.850 miliardi di dollari L'amministrazione Obama si è già impegnata a ridurre l'indebitamento Preoccupato. Il presidente della Fed Ben Bernanke testimonia alla Camera AFP

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la paura torna a tienanmen alta tensione vent'anni dopo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 14 - Esteri La paura torna a Tienanmen alta tensione vent´anni dopo Pechino blindata. Hillary: "Liberate i dissidenti" Zhang Xianling, una delle madri: "Il dolore resta vivo nel più profondo del cuore" L´ordine regna a Pechino, ma l´ombra di Tienanmen ossessiona ancora il regime. Nel ventesimo anniversario del massacro ieri una cappa di silenzio è calata su tutta la Cina: blindata la piazza dove i carriarmati soffocarono la protesta democratica, censurati i giornali e i siti Internet, arrestati i dissidenti. Una dura protesta è venuta da Washington. La più forte presa di posizione dall´avvento dell´Amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton. «Una Cina che ha fatto enormi progressi economici e aspira a una leadership globale - ha dichiarato il segretario di Stato - deve affrontare apertamente gli eventi più bui del suo passato, deve dire la verità sui morti, i detenuti, gli scomparsi, per imparare la lezione e per sanare le ferite». La Clinton ha chiesto al governo di Pechino di «rilasciare tutti coloro che ancora scontano le pene». Sono 30 i prigionieri politici che non hanno finito di pagare per la loro colpa: aver creduto nel sogno di libertà che nella primavera del 1989 mobilitò gli studenti e fece vacillare la presa del partito comunista. L´atteso anniversario è stato vissuto come una giornata ad altissima tensione. Furgoni di polizia erano appostati a tutti gli angoli di Piazza Tienanmen, agenti e pattuglie militari rafforzate controllavano gli ingressi, perquisivano i passanti, impedivano alle tv straniere di riprendere il quadrilatero più celebre di tutto il paese. Il silenzio-stampa era stato imposto già da settimane a tutti i media nazionali, proibito ogni riferimento alla tragedia del 4 giugno. Ieri si è aggiunto un giro di vite eccezionale contro i mezzi d´informazione stranieri. La censura si è abbattuta sui siti Internet di Cnn e Bbc, oscurando ogni riferimento al 1989. I blackout hanno colpito Twitter, Youtube, la posta Hotmail e gli archivi fotografici online di Flickr. Non sono stati risparmiati i giornali stranieri, nonostante la loro limitata diffusione: le copie dell´International Herald Tribune circolavano solo dopo che una mano anonima aveva strappato la pagina con un articolo sul Dalai Lama. Ma nonostante sia un "non evento", di cui la propaganda ha cancellato ogni traccia nella memoria ufficiale, ieri il regime ha temuto qualche gesto individuale, proteste o testimonianze di ricordo. Ne hanno fatto le spese i più noti intellettuali dissidenti. Qi Zhiyong, che perse una gamba negli scontri del 4 giugno, è stato sequestrato dalla polizia e portato lontano da Pechino. Sotto scorta lo scrittore Yu Jie, che ha dichiarato: «Il 4 giugno non è stato dimenticato ma la gente ha paura di parlare». Wu Gaoxing è stato arrestato sabato sera vicino Shanghai: non gli hanno perdonato la lettera aperta che aveva rivolto pochi giorni fa al presidente Hu Jintao chiedendo la fine delle vessazioni contro gli ex-detenuti politici. "Anche se non siamo più in prigione - ha scritto Wu - il solo diritto che ci resta è quello di aspettare la morte". A nome delle vittime della repressione militare ha parlato ieri la 72enne Zhang Xianling, fondatrice dell´associazione delle Madri di Tienanmen: "Il dolore rimane vivo nel luogo più profondo dei nostri cuori". è palpabile il terrore dei dirigenti comunisti di fare i conti con il passato, di rivelare il bilancio delle vittime, e di aprire un dibattito sull´89. Le autorità accademiche di Pechino e Shanghai hanno ricevuto precise direttive per sorvegliare anche i movimenti degli studenti stranieri. Perfino Hong Kong e Macao, le due isole dotate di statuto autonomo dove vige una libertà di espressione, hanno chiuso le frontiere agli esuli dell´89 che tentavano di rientrare per l´anniversario. Ed è proprio un padre spirituale di Hong Kong ad aver lanciato un verdetto severo. Il cardinale cattolico Zen Ze-kiun, che a Hong Kong ha speso una vita per difendere i diritti umani, ha ammonito i dirigenti cinesi a spezzare questa congiura del silenzio. «Vent´anni dopo - ha dichiarato Zen - il regime rimane dispotico e corrotto. Ancora deve rispondere dell´orrendo crimine commesso. Quel massacro non era inevitabile e non ha portato nulla di buono. Il sistema politico è oppressivo, la corruzione dilaga, l´informazione è censurata, la ricchezza ha beneficiato una minoranza. Se avesse prevalso la linea del dialogo di Zhao Ziyang (l´allora segretario del partito che voleva le riforme democratiche, ndr), la storia sarebbe stata migliore per i cinesi». I dirigenti comunisti sono riusciti a imporre nel senso comune il loro revisionismo sull´89: l´intervento armato come un male minore, che ha garantito l´ordine e la stabilità, consentendo un ventennio di boom economico. Ogni altra versione non ha diritto di parola. (f. ramp.)

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quell'uomo solo contro i carri armati l'eroe della rivolta avvolto nel mistero - (segue dalla prima pagina) federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 15 - Esteri Alcuni dicono sia morto. Altri che, grazie a una chirurgia plastica, viva nascosto altrove Quell´uomo solo contro i carri armati l´eroe della rivolta avvolto nel mistero Il 5 giugno ´89 sfidò il potere: da allora è scomparso nel nulla La foto fece il giro del mondo: lui ritto, la giacca nella mano sinistra, i sacchetti nell´altra Il dissidente Xu Youyu: "Per anni abbiamo cercato di rintracciarlo. Credo sia ancora vivo" I testimoni di allora: "Urlò ai soldati: Tornate indietro, non uccidete il popolo" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI Sta ritto in piedi, con la mano sinistra tiene la giacca a penzoloni, con la destra due sacchetti di plastica della spesa. La scena sembra irreale: i tank fermi uno dopo l´altro in fila indiana, quella figura esile che sembra soggiogarli. L´autista del primo blindato fa manovra, cerca di aggirare il ragazzo sulla destra. Lui gli si para davanti di nuovo, allarga le braccia come si fa per domare una bestia. Poi il giovane fa un salto, sale sul carroarmato per parlare col soldato visibile dalla feritoia. "Tornate indietro! Smettete di uccidere il nostro popolo!" è l´urlo che i testimoni ricordano. Poi tutto accade in un attimo: il ragazzo è sceso dal blindato, ora è circondato da amici che lo aiutano a scappare. La sua sorte è rimasta un mistero affascinante. In Occidente quelle foto divennero il ricordo di un coraggio inaudito, rafforzarono la solidarietà verso la protesta studentesca. Si è creduto che il regime cinese avrebbe fatto il possibile per catturare il protagonista di quel gesto sfrontato. Nel ventesimo anniversario del massacro, ricostruire quelle ore aiuta a capire la strategia della repressione: chi fu colpito, come, con quali priorità. La Cina di oggi è figlia del dopo-Tienanmen, quando il regime stabilì un ordine e una logica nel castigo. «La repressione armata - ricorda Xu - non avvenne a Piazza Tienanmen ma più lontano. Le cataste di cadaveri io le vidi sulle vie Fuyou e Changan. I massacri peggiori avvennero all´ingresso dei blindati in città, e nelle aree di Fuxingmen e Muxidi». Il ragazzo che sfidò i tank senza che dai blindati partisse un solo colpo, era per fortuna troppo vicino a Tienanmen: una piazza dal potente significato simbolico, dove i leader comunisti volevano ridurre al minimo lo spargimento di sangue. Tienanmen è da secoli il luogo sacrale del potere cinese, all´ingresso della Città Proibita dove viveva l´imperatore. La sua importanza è stata rafforzata dall´iconografia rivoluzionaria: il rinascimento repubblicano della Cina si fa risalire alla manifestazione degli studenti il 4 maggio 1919 in quella piazza; Mao Zedong vi proclamò la vittoria del comunismo nell´ottobre 1949 e la sua salma imbalsamata è custodita nel mausoleo centrale. Per questo nel maggio 1989 gli studenti scelsero di lanciare proprio lì lo sciopero della fame. Per questo la propaganda del regime nelle terribili giornate di giugno si ostinava a ripetere che "nessuno era stato ucciso a Tienanmen". Il numero delle vittime è tuttora un segreto di Stato, le stime raccolte da Amnesty International variano fra 700 e 3.000 morti. Ma le versioni concordano su questo: pochi morirono dentro il "cerchio magico", il perimetro della piazza stessa. Deng Xiaoping, l´anziano leader che orchestrò l´intervento dell´esercito, non voleva lasciare in eredità al regime comunista la maledizione di una carneficina avvenuta in un luogo troppo gravido di storia. Nei mesi successivi la repressione seguì un criterio, non fu indiscriminata. L´intellettuale dissidente Zhang Boshu, che oggi è uno dei firmatari di Carta 08, ricorda la caccia alle streghe. «Deng e i suoi sapevano che l´uso della forza militare era stato illegale. Perciò dopo il 4 giugno gli arresti, le condanne e le deportazioni, tutto avvenne in segreto. Non ci fu un solo processo pubblico. C´erano i super-ricercati e le liste di proscrizione nei luoghi di lavoro. Le sezioni del partito comunista erano incaricate di fare le istruttorie a carico dei colpevoli. Era così in ogni luogo di lavoro, comprese le università e l´Accademia delle Scienze dove lavoro». Zhang ricorda di essere stato fortunato, di aver scansato le punizioni più esemplari. «Eravamo tantissimi ad aver partecipato al movimento per la democrazia. Per mesi quella era stata una protesta di massa. Era impensabile punire tutti: avrebbero dovuto arrestare metà della popolazione di Pechino. Io scampai al peggio perché non ero iscritto al partito. Uno dei bersagli contro cui si accanirono dopo il 4 giugno erano i comunisti doc. La priorità di Deng era l´epurazione interna. Il nemico più odiato era la corrente dei riformisti democratici all´interno del partito, gli amici di Zhao Ziyang, il segretario generale che Deng aveva deposto con un golpe. Quella era la minaccia, perché Zhao aveva goduto di un consenso reale tra gli stessi comunisti, il partito si era spaccato in due». Due pesi e due misure si avvertirono nel diverso trattamento riservato a studenti e operai. Già l´8 giugno 1989 l´ufficio della Pubblica sicurezza di Shanghai arrestava 13 operai, 3 dei quali vennero condannati a morte e fucilati dal plotone di esecuzione. Delle 48 esecuzioni pubbliche a Pechino nei giorni seguenti nessuna ebbe per vittima uno studente. Era partita la grande operazione di recupero delle élite, la lunga marcia per cooptare intellettuali e studenti al servizio del potere. La vera lezione che i leader comunisti impararono da quelle giornate è questa: non bisogna mai più ritrovarsi "contro" la parte più istruita e moderna della società. Per gli irriducibili cominciò la traversata del deserto, una serie di vessazioni che durano ancora oggi: promozioni negate, niente permessi di viaggio all´estero, l´emarginazione costante. Uno stillicidio di vendette che non ha impedito a Xu e Zhang di continuare la loro lotta per i diritti umani. Con tutti gli altri il regime è stato magnanime, e l´elargizione di vantaggi alle professioni intellettuali è stata redditizia. «Vent´anni dopo - ammette Zhang - non c´è all´orizzonte una forza alternativa al partito comunista, non esiste un movimento che possa guidare la transizione pacifica verso la democrazia. E´ dentro il partito comunista che deve nascere questa spinta per il cambiamento».

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Iran. Francia. Sarkozy duro su negazionismo e nucleare (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Iran. Francia. Sarkozy duro su negazionismo e nucleare 04-06-2009 PARIGI. Era la prima volta che un alto esponente del governo iraniano entrava all'Eliseo con Nicolas Sarkozy presidente. E Manuchehr Mottaki (nella foto) ha dovuto registrare un atteggiamento inflessibile del capo dello stato francese: durissimo sul negazionismo del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, definito "inaccettabile". Fermo sulla proliferazione nucleare, un fenomeno che "preoccupa moltissimo" la Francia. "Subito", precisa un comunicato dell'Eliseo diffuso mentre il colloquio fra il ministro degli Esteri iraniano e Sarkozy era ancora in corso, il presidente francese "ha condannato le frasi pronunciate oggi" da Ahmadinejad, che "mettono in discussione la realtà dell'Olocausto. E ha sottolineato il loro carattere inammissibile e profondamente scioccante. Allo stesso modo, gli attacchi verbali ad oltranza contro lo stato di Israele non sono accettabili". Sarkozy ha quindi anteposto la questione di principio del negazionismo al tema centrale annunciato dell'incontro, il nucleare. Di ritorno dalla cattedrale di Notre Dame, dove ha assistito con la consorte Carla Bruni alla cerimonia per i 228 passeggeri dell'Airbus precipitato in mare due giorni fa, Sarkozy ha attaccato per primo citando frasi di Ahmadinejad diffuse dal sito internet della televisione iraniana proprio ieri: attacchi ad Israele e definizione della Shoah come "un grosso imbroglio". Ma non molto più morbido è stato l'atteggiamento francese sulla proliferazione nucleare iraniana, una tendenza che provoca "profonde preoccupazioni alla Francia", ha detto il capo dello stato. Parigi, ha aggiunto, vuole "contribuire a una soluzione nel quadro di un negoziato fra l'Iran e i 5+1 (Germania, Cina, Usa, Francia, Gb e Russia, più l'alto rappresentante Ue Javier Solana)". Il presidente ha "lanciato all'Iran l'appello a rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e ad impegnarsi nel negoziato", che "aprirebbe la strada ad una cooperazione molto ampia a tutto vantaggio dell'Iran, compreso sul nucleare civile, e a un rafforzamento della sicurezza internazionale e regionale". Se, al contrario, l'Iran non coopererà a questo "processo lanciato dagli europei, nel quale gli Stati Uniti sono ormai pienamente impegnati", ha sottolineato il capo dell'Eliseo, "si esporrà ad un isolamento internazionale sempre crescente su tutti i piani. Una soluzione attraverso il negoziato è possibile: è la strada che la Francia preferisce". Al colloquio ha partecipato il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, che si è limitato - al termine - a dire che "non ci sono state sorprese". Lo stesso Kouchner aveva detto nel pomeriggio che un'apertura dell'Iran sul nucleare in occasione di questo incontro avrebbe avuto il sapore di "un miracolo".

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Cina. Tieananmen. La piazza nella morsa della polizia (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Cina. Tieananmen. La piazza nella morsa della polizia 04-06-2009 PECHINO. Le forze di sicurezza cinesi hanno rafforzato i controlli su piazza Tiananmen in vista del 20/esimo anniversario del massacro del 4 giugno 1989, quando centinaia di studenti democratici che la occupavano vennero uccisi dai militari inviati a riportare l'ordine nella capitale. Centinaia di poliziotti e uomini delle forze paramilitari, molti dei quali in borghese, hanno pattugliato ieri la piazza, invasa come tutti i giorni dai turisti cinesi e stranieri. Il mausoleo del presidente Mao, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese, è stato chiuso "per lavori", come afferma un cartello scritto a mano frettolosamente, appeso all'ingresso, all'estremità meridionale della piazza. Secondo il gruppo umanitario Dui Hua (Dialogo), un' organizzazione basata negli Usa che si occupa dei detenuti politici cinesi, è ancora in prigione una trentina di persone per i fatti del 1989, quando migliaia di studenti e cittadini chiesero, con manifestazioni e proteste in tutta la Cina, l'instaurazione nel Paese di un sistema politico democratico. Centinaia di ex-dirigenti del movimento sono riusciti ad espatriare nei giorni successivi al massacro e oggi vivono in esilio. Decine di dissidenti e sopravvissuti al massacro sono stati messi agli arresti domiciliari o, come l'anziano Bao Tong, uno dei dirigenti comunisti che simpatizzarono con gli studenti, sono stati addirittura portati in "vacanza" lontano dalla capitale dagli agenti del Public Security Bureau, la polizia cinese. Al lungo elenco - che comprende tra gli altri Ding Zilin, l'animatrice del gruppo delle Madri di piazza Tiananmen - si è aggiunto ieri lo scrittore cristiano Yu Jie, che ha affermato di essere seguito costantemente da due agenti che gli consentono di muoversi solo nei pressi della sua abitazione alla periferia di Pechino. La piazza è "off limits" anche per la stampa straniera: il Club dei Corrispondenti Esteri della Cina ha denunciato quattro casi recenti nei quali troupe televisive che stavano facendo riprese sulla piazza sono state allontanante con la forza dagli agenti del Psb. La censura, già invadente in condizioni normali, è intervenuta pesantemente per limitare la circolazione delle informazioni su Internet. Il popolare blog di Ai Wei Wei, l'artista che ha disegnato il nuovo stadio olimpico di Pechino, é stato bloccato, così come Twitter, la rete di comunicazione largamente usata degli internauti' cinesi. La Microsoft ha denunciato che il suo sistema di posta elettronica hotmail è fermo da martedì in tutta la Cina. Si ritiene che l'intervento sia dovuto alla diffusione sulla rete delle memorie di Zhao Ziyang, il leader comunista silurato nel 1989 per essersi opposto al massacro. Le memorie di Zhao, morto nel 2005 dopo aver trascorso 16 anni agli arresti domiciliari, sono state pubblicate ad Hong Kong in cinese ed inglese e sono state immediatamente vietate in Cina, un Paese dove le edizioni pirata di tutti i tipi di libri e documenti hanno una larga diffusione. Anche il sito Flickr, del motore di ricerca Yahoo!, é adesso inutilizzabile in Cina, probabilmente per impedire la diffusione di foto delle manifestazioni del 1989 e del massacro compiuto nella notte tra il 3 ed il 4 giugno di quell'anno.

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In Sicilia niente Europa, solo una maxirissa (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

In Sicilia niente Europa, solo una maxirissa Agostino Spataro, 04 giugno 2009, 16:19 Europee L'azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore Lombardo che è anche candidato in più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico sbarramento del 4%, è servito a imbastire una sceneggiata fra partiti alleati del centro-destra da "trasmettere" sui media fino al 7 giugno. Il giorno dopo - statene certi - troveranno l'accordo. Insomma, niente Europa solo Sicilia, per giunta quella dal volto più arcaico e rissoso del clientelismo, dell'affarismo. Un giochino non proprio originale in cui taluni sono cascati A conclusione di questa surreale campagna elettorale, sembra che in Sicilia il 6-7 giugno s'andrà a votare per la formazione del Lombardo-bis e non per il rinnovo del parlamento europeo. E' stata una campagna decisamente fuori tema. La gran parte di partiti e candidati, che pure stanno facendo carte false pur di conquistare un seggio a Strasburgo, hanno evitato di parlare d'Unione europea e soprattutto dei rapporti attuali e delle prospettive che legano la Sicilia all'Europa e al Mediterraneo. Le cause sono tante. Tuttavia quella che ha più influito, come potente deviante, è stato l'azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore Lombardo che è anche candidato in più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico sbarramento del 4%. Si è voluta imbastire una finta maxi-rissa fra partiti alleati del centro-destra da "trasmettere" sui media fino al 7 giugno. Il giorno dopo - statene certi - troveranno l'accordo. Insomma, niente Europa solo Sicilia, per giunta quella dal volto più arcaico e rissoso del clientelismo, dell'affarismo. Un giochino non proprio originale in cui taluni sono cascati. Una colossale mistificazione che ha accentuato il disamore degli elettori verso il voto e fa temere una valanga astensionista. La Sicilia ha un disperato bisogno d'Europa L'Europa è lontana mentre la Sicilia è vicina. Avranno pensato gli imbonitori di turno. Errore! Perché, senza l'Ue la Sicilia non può andare da nessuna parte. In tutti questi decenni, l'Europa è stata per l'Isola una cassaforte ben munita cui attingere per il finanziamento d'importanti opere infrastrutturali, di attività scolastiche e formative, di politiche turistiche, dei trasporti e dei beni culturali, ecc. Senza questi fondi (e i tanto discussi e mai arrivati Fas) la regione siciliana non avrebbe possibilità di fare nuovi investimenti. Sarebbe un colpo durissimo, forse letale, per l'economia, i commerci, le pubbliche amministrazioni che, talvolta, finanziano le spese correnti coi fondi UE. Persino i saggi di fine anno dei nostri istituti scolastici si realizzano con contributi europei. Questa Europa, di cui nessuno discute, è dunque importante per i flussi finanziari, ma soprattutto per costruire un nuovo futuro economico e sociale. La Sicilia ha un disperato bisogno d'Europa, anche per uscire da una condizione gretta di marginalità e d'illegalità che la opprimono da lungo tempo. Altro che incatenarla ancor di più- come si vorrebbe- a una visione gretta, clientelare, falsamente autonomistica! Senza un forte ancoraggio all'Unione europea, l'Isola sprofonderà in questo Mediterraneo delle contraddizioni ma anche di nuove, interessanti opportunità. Bisogna guardare oltre la prospettiva della "zona di libero scambio" (che non scatterà nel 2010) e che, in ogni caso, non è la panacea dei nostri guai. Anche perché per scambiare beni, merci e servizi bisognerebbe prima produrli. E la Sicilia ne produce pochi e scarsamente competitivi. Spostare a sud l'asse dello sviluppo europeo Una classe dirigente, degna di questo aggettivo, invece che litigare per qualche misera poltrona, dovrebbe saper cogliere le grandi opportunità provenienti dai mercati europeo e mediterraneo. A cominciare dai grandi flussi commerciali e di materie prime che passano attraverso il canale di Suez, in provenienza dall'Asia (Cina, India, Giappone) e dall'Africa verso l'Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e nord Europa. Insomma, ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente, ma per trovare investimenti e proporre joint-ventures. Certo, oggi il Sud e la Sicilia non sono attrezzati per una prospettiva simile. Forse, nemmeno ci si sta pensando seriamente. Eppure molto si potrebbe fare nel quadro di una nuova politica dell'Unione che, dopo l'allargamento ai Paesi dell'Est europeo, volga il suo sguardo verso il mediterraneo, spostando a sud l'asse del suo sviluppo. Per altro, questa scelta dovrebbe essere in un certo senso obbligata visto che, avendo le regioni del centro-nord raggiunto un certo grado di saturazione, solo quelle meridionali offrono la possibilità di un'espansione razionale ed eco-compatibile rispetto al grande mercato mediterraneo ed arabo in espansione. Ovviamente, il discorso non può essere solo economico, mercantilistico, ma va ampliato agli aspetti politici, culturali, umanitari perfino. L'unica speranza prima del crollo All'interno di tale prospettiva si dovrà collocare il ruolo dell'Isola e l'iniziativa delle sue forze sane, moderne e produttive. Perciò, bisogna mandare a Bruxelles gente capace di rappresentare degnamente questa speranza. L'unica che ci resta prima del crollo. Oggi, la Sicilia vive una condizione di grave disagio, al limite della disperazione, come denunciano le varie statistiche. Il 31% (1 su 3) delle famiglie siciliane vivono al di sotto della soglia di povertà. Un dato allarmante generato da un sistema di potere arcaico, familistico, corporativo che ha divorato fiumi di finanziamenti pubblici, europei e nazionali, e prodotto un ceto dirigente consociativo, oscillante fra deteriori trasformismi e smisurate ambizioni politiche e di potere. Per uscire dalla crisi, che in Sicilia c'è sempre stata (l'ultima l'ha solo aggravata), c'è più bisogno d'Europa e del suo parlamento che, per altro, è l'unica istituzione eletta dai cittadini dei 27 Stati.

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Poltrone Frau arrederà le salette vip della Sea (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Poltrone Frau arrederà le salette vip della Sea da Finanza&Mercati del 05-06-2009 Poltrona Frau fornirà le poltrone agli scali milanesi. In particolare il gruppo guidato da Dario Rinero ha siglato un accordo con il gruppo Sea (che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa) per la ristrutturazione delle sale vip di Linate e Malpensa. Con un investimento complessivo di 2 milioni di euro saranno rinnovate la sala Monteverdi e Pergolesi di Malpensa e la sala Leonardo a Linate. Il primo risultato di questa importante partnership, è stata l'inaugurazione della «Sala Monteverdi» del Club Sea di Malpensa che da oggi sarà nuovamente operativo. Quanto alle strategie future del gruppo, invece, Rinero aveva puntualizzato in una recente conferenza stampa che tra le prossime mosse che la società ha in cantiere c'è la delocalizzazione nello stabilimento in Cina di alcune linee di business. «A oggi - aveva sottolineato Rinero - l'unità produttiva cinese non è sfruttata a pieno. Per questo motivo abbiamo pensato di delocalizzare quei componenti non visibili del business». Intanto il cda di Poltrona Frau, nei giorni scorsi, ha comunicato i dati del primo trimestre si è chiuso con ricav in calo del 14% a 61,23 milioni di euro di un anno prima e l'ebitda ha registrato una flessione del 60%, a 2,9 milioni di euro.

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Ferragamo cresce in Cina con 5 nuovi store (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Ferragamo cresce in Cina con 5 nuovi store da Finanza&Mercati del 05-06-2009 Salvatore Ferragamo scommette sulla Cina. Il gruppo di moda ha inaugurato cinque nuovi monomarca in Asia: ad Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan. È così salito a 33 il numero dei negozi del brand fiorentino nel Paese. L'ultima apertura in termini di tempo è stata quella a Wuhan - quarta città dell'ex Celeste Impero per importanza, considerata la «Chicago della Cina», all'interno del Wuhan Plaza shopping center. Questi nuovi punti vendita seguono quello, comunicato qualche giorno fa, dell'apertura di un nuovo store nel Bahrain, all'interno del mall Bahrain City Center. Un opening che rappresenta un nuovo step nel programma di sviluppo retail del marchio in Medio Oriente, dove è già presente con 12 punti vendita e sei duty free. Nel frattempo la maison di moda ha registrato nel 2008 ricavi in salita di 691 milioni di euro, rispetto ai 687 del 2007 (+5% a cambi costanti, +1% a cambi correnti), mentre l'utile operativo (ebit) è passato da 77 a 64 milioni e l'utile netto da 47 a 39 milioni. La crescita dei ricavi è stata trainata principalmente dall'area Asia-Pacifico, dove a cambi costanti il gruppo ha messo a segno un aumento del 23 per cento.

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"individualisti e polemici, napoletani contro l'arte" - stella cervasio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Napoli Un peso I soldi "Individualisti e polemici, napoletani contro l´arte" Alla vigilia dell´appuntamento elettorale, abbiamo chiesto ad alcuni intellettuali della città se c´è un rapporto tra politica e cultura e che cosa si può fare per spettacoli, musica, musei STELLA CERVASIO Va bene, ma la cultura? La campagna elettorale in corso fa volentieri a meno di arte, spettacolo, musica, musei. Quali appelli dagli intellettuali per l´Europa, per la Provincia, che l´anno scorso aveva ridotto le attività a due soli grandi (meglio medi, forse) contenitori, il circuito jazz e Flegreinarte. Soldi, non tanti, ma invece tantissime manifestazioni, spesso a scapito della qualità. Polverizzare per acquistare consenso, la vecchia regola. «Non c´è una politica culturale - osserva lo scrittore Maurizio Braucci - si rincorrono gli eventi e la visibilità. C´è un equivoco di fondo, la politica crede di essere la causa della società, tutt´al più quella tra politico e società è una dialettica». E invece? «La politica può essere un luogo di sintesi di quello che abbiamo intorno. La nostra funzione è dire ai politici di non diventare l´ombelico del mondo». Una cattiva abitudine a non fare politica culturale. A fronte di alcuni luoghi "dedicati": per l´arte il Madre, per lo spettacolo il Teatro Festival, il resto è tanta roba in ordine sparso, a cui è difficile affezionarsi. «Sono molto depresso - è il commento di Roberto De Simone - e poiché domenica festeggerò anche il mio onomastico non mi voglio intossicare la festa. Può darsi che segua il vecchio consiglio di turarsi il naso e pigliarsi comunque una purga di olio di ricino, andando a votare. Un gesto da cittadini. Ma è difficile oggi sentirsi tali. Ci sono stati danni irreparabili. Abbiamo il grande festival, ma a Napoli chi produce teatro? Non posso mantenere una compagnia, portare in giro uno spettacolo». Da che parte sta la cultura? «Non è questione di destra o sinistra, niente è peggio o meglio di quello che sta dall´altra parte. Suggerirei di tornare allo Stato pontificio, di diventare neo-giobertiani». Inascoltati, gli intellettuali sono voces clamantes in deserto. De Simone, genio internazionale del teatro, uno di quelli che tirarono Napoli fuori dal più becero folclore, ricorda di aver perorato la causa di un importante conservatorio, quello di Sant´Onofrio a Capuana, «dove studiarono Piccinni e Cimarosa...». Un edificio del ‘400 che invece fu destinato a un posto di polizia. «Con tutti i palazzi che c´erano...». «Infatti a Napoli - dice il gallerista Alfonso Artiaco - gli intellettuali e chi lavora nella cultura sono considerati un peso, e non una risorsa. Spero che il nuovo presidente della Provincia presti attenzione a un settore che ha solo dato e non chiede. La cultura appartiene a tutti, non a uno». Maurizio Braucci, l´altro giorno parlando della sua esperienza con i ragazzi di una scuola a rischio per l´associazione Aporema, al Madre, ha detto che Napoli ha un difetto: «Non sa lavorare in cooperazione, e questo individualismo in qualche modo si ricollega con la cultura camorristica». Artiaco: «Non si sa lavorare senza polemiche e l´individualismo è esasperato. Ora sono alla Biennale di Venezia, dove la marginalità culturale di Napoli è evidente: c´è un´opera di un grandissimo artista, Gino De Dominicis, che espone la mia collega Lia Rumma, ma nessuno sembra accorgersene. Forse collaborare fra noi sortirebbe effetti diversi». Un´idea? «Al momento non riesco a offrirne. L´ho fatto per il passato, ma si è rivelato inutile, controproducente e fastidioso». Ci sarebbe poi la musica. Qui la Provincia è chiamata direttamente in causa: ciò che non ha fatto, ciò che potrebbe fare. Gaetano Russo: un vero travet dell´attività concertistica, dal ‘93 la Nuova Orchestra Scarlatti, che dirige con inestinguibile passione, è a quota mille esibizioni (anche in Cina e Russia): «Non potrei non chiedere il ripristino delle orchestre. In Puglia la Provincia sostiene ben due compagini musicali. Non dobbiamo permettere più alle istituzioni di dirci che non ci sono soldi, ma solo di spiegare come vengono spesi». Un dialogo tra sordi, quello tra politici e operatori culturali? «Loro tendono a diventare così - aggiunge Maurizio Braucci - non imparano nulla dalla cultura o dalla società perché vivono chiusi in contesti dai quali dobbiamo tentare di tirarli fuori, anche rabbiosamente. Sono in fondo persone che vivono con il potere che gli diamo noi. Un´opinione pubblica più avveduta deve gridare forte, in questo momento di sordità della politica. Il presente non lo cambiamo, fa troppo schifo, la gente è istupidita dalla cultura ufficiale. L´unica cosa in cui credo è cercare di lavorare con i giovanissimi, insistendo, andando oltre la superficie».

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DAVID CARRADINE SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la polizia ha dubbi sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

DAVID CARRADINE SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la polizia ha dubbi sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film ALBERTO CRESPI Suo padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla rispettabile età di 82 anni, per cause naturali. Suo fratello Keith (di 13 anni più giovane) è ancora un bel signore al quale tutti chiedono di suonare alla chitarra I'm Easy, la canzone di Nashville che gli guadagnò un Oscar. Suo fratello Robert (18 anni meno di lui) fa sempre l'attore, ma è perso in particine minuscole. E ora David, il maggiore dei fratelli Carradine, se ne va in modo drammatico: l'hanno trovato impiccato in una stanza d'albergo a Bangkok, dove si trovava per lavoro, e nella serata di ieri le agenzie cominciavano a scartare l'ipotesi del suicidio e a privilegiare, sulla base di informazioni fornite dalla polizia tailandese, quella di un gioco autoerotico finito male. Se c'è qualcosa di simbolico, nella morte di David Carradine, è il luogo: Bangkok, la Thailandia, l'Oriente. Quando divenne famoso negli anni '70 per la serie tv Kung-Fu, molti pensarono che David fosse mezzo asiatico, tanto era credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole (il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna, patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin. Del resto, in gioventù, era stato qualcosa di molto simile a un hippy. Figlio della vecchia Hollywood, dove era nato nel 1936, era stato educato nelle migliori scuole di San Francisco dove aveva inizialmente coltivato un talento naturale per la musica. Ben presto, però, aveva seguito le orme paterne, recitando in teatro, in tv e finalmente nel cinema. Scorsese lo volle come protagonista di America 1929: sterminateli senza pietà, dove lui e la sua partner Barbara Hershey diedero vita a una delle leggende più torride di Hollywood: la vulgata vuole che in una rovente scena d'amore i due avessero fatto sul serio, concependo sul set un figlio nato nello stesso 1972 e che, in ossequio ai tempi del flower-power, venne chiamato Free, «libero». Forse è altrettanto un segno dei tempi (cambiati) che Free, una volta adulto, abbia scelto il nome meno impegnativo di Tom, e che sia forse l'unico Carradine che non sia un attore. Per la cronaca, sono invece «in arte» due figlie di David, Calista e Kansas, e due sue nipoti, Ever e Martha. Protagonista di oltre 100 film, David Carradine ha ottenuto con la citata serie Kung-Fu (più volte replicata) il vero successo. È sicuramente pensando a quel personaggio che Quentin Tarantino lo ha voluto nei panni di Bill, il maestro/carnefice che Uma Thurman deve uccidere per vendetta nella saga di Kill Bill. Per David fu un grande ritorno, in un ruolo che giocava su tutta la sua mitologia. Ma nella sua carriera ci sono altre due medaglie non da poco: è uno dei rari non-svedesi che abbiano lavorato con Ingmar Bergman, anche se in un film poco riuscito (L'uovo del serpente, 1977); e ha prestato volto e voce a una leggenda americana come il folk-singer comunista Woody Guthrie in Questa terra è la mia terra di Hal Ashby (1976). La seconda metà degli anni '70 è il periodo in cui David Carradine sembrava destinato a diventare un divo. Non andò così, ma ebbe la soddisfazione di recitare con i fratelli Keith e Robert nel magnifico I cavalieri dalle lunghe ombre di Walter Hill. Era quello un western la cui trama era piena di fratelli, tutti interpretati da attori che lo erano nella vita: i Keach interpretarono i James, i Quaid i Miller (e lì si capì che Dennis Quaid era un predestinato), i Guest i Ford. e i tre Carradine i fratelli Younger, complici dei James. David era Cole, il più anziano e capellone, un ruolo quasi già alla Kill Bill. Chissà che film doveva girare, in Thailandia?

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Suo padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla rispetta... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Suo padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla rispettabile età di 82 anni, per cause naturali. Suo fratello Keith (di 13 anni più giovane) è ancora un bel signore al quale tutti chiedono di suonare alla chitarra I'm Easy, la canzone di Nashville che gli guadagnò un Oscar. Suo fratello Robert (18 anni meno di lui) fa sempre l'attore, ma è perso in particine minuscole. E ora David, il maggiore dei fratelli Carradine, se ne va in modo drammatico: l'hanno trovato impiccato in una stanza d'albergo a Bangkok, dove si trovava per lavoro, e nella serata di ieri le agenzie cominciavano a scartare l'ipotesi del suicidio e a privilegiare, sulla base di informazioni fornite dalla polizia tailandese, quella di un gioco autoerotico finito male. Se c'è qualcosa di simbolico, nella morte di David Carradine, è il luogo: Bangkok, la Thailandia, l'Oriente. Quando divenne famoso negli anni '70 per la serie tv Kung-Fu, molti pensarono che David fosse mezzo asiatico, tanto era credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole (il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna, patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin. Del resto, in gioventù, era stato qualcosa di molto simile a un hippy. Figlio della vecchia Hollywood, dove era nato nel 1936, era stato educato nelle migliori scuole di San Francisco dove aveva inizialmente coltivato un talento naturale per la musica. Ben presto, però, aveva seguito le orme paterne, recitando in teatro, in tv e finalmente nel cinema. Scorsese lo volle come protagonista di America 1929: sterminateli senza pietà, dove lui e la sua partner Barbara Hershey diedero vita a una delle leggende più torride di Hollywood: la vulgata vuole che in una rovente scena d'amore i due avessero fatto sul serio, concependo sul set un figlio nato nello stesso 1972 e che, in ossequio ai tempi del flower-power, venne chiamato Free, «libero». Forse è altrettanto un segno dei tempi (cambiati) che Free, una volta adulto, abbia scelto il nome meno impegnativo di Tom, e che sia forse l'unico Carradine che non sia un attore. Per la cronaca, sono invece «in arte» due figlie di David, Calista e Kansas, e due sue nipoti, Ever e Martha. Protagonista di oltre 100 film, David Carradine ha ottenuto con la citata serie Kung-Fu (più volte replicata) il vero successo. È sicuramente pensando a quel personaggio che Quentin Tarantino lo ha voluto nei panni di Bill, il maestro/carnefice che Uma Thurman deve uccidere per vendetta nella saga di Kill Bill. Per David fu un grande ritorno, in un ruolo che giocava su tutta la sua mitologia. Ma nella sua carriera ci sono altre due medaglie non da poco: è uno dei rari non-svedesi che abbiano lavorato con Ingmar Bergman, anche se in un film poco riuscito (L'uovo del serpente, 1977); e ha prestato volto e voce a una leggenda americana come il folk-singer comunista Woody Guthrie in Questa terra è la mia terra di Hal Ashby (1976). La seconda metà degli anni '70 è il periodo in cui David Carradine sembrava destinato a diventare un divo. Non andò così, ma ebbe la soddisfazione di recitare con i fratelli Keith e Robert nel magnifico I cavalieri dalle lunghe ombre di Walter Hill. Era quello un western la cui trama era piena di fratelli, tutti interpretati da attori che lo erano nella vita: i Keach interpretarono i James, i Quaid i Miller (e lì si capì che Dennis Quaid era un predestinato), i Guest i Ford. e i tre Carradine i fratelli Younger, complici dei James. David era Cole, il più anziano e capellone, un ruolo quasi già alla Kill Bill. Chissà che film doveva girare, in Thailandia?

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Airbus Precipitato Velocità ridotta la causa del disastro L'Airbu... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Airbus Precipitato «Velocità ridotta la causa del disastro» L'Airbus A330 di Air France precipitato nell'Atlantico con 228 passeggeri a bordo, probabilmente viaggiava a una velocità «erronea», cioè troppo ridotta. Secondo Le Monde, Airbus starebbe per pubblicare una raccomandazione, convalidata dal Bea, l'ufficio francese incaricato dell'inchiesta, con un'avvertenza ai piloti a non abbassare la spinta dei reattori in caso di «condizioni meteorologiche ostili». Corea del nord A processo le reporter Usa accusate di spionaggio Iniziato il processo contro le due giornaliste americane arrestate lo scorso 17 marzo per «attività ostili». Sono state accusate di spionaggio e rischiano 10 anni di detenzione nei campi di lavoro. Fermate al confine tra Cina e Corea del Nord, per Euna Lee e Laura Ling (reporter di Current Tv, il network di Al Gore) appare certa la condanna. Pakistan Preso leader talebano della valle dello Swat Sufi Mohammad, il leader religioso dei Talebani della valle dello Swat e capo dell'organizzazione Tehrik-e Taleban-e Shariat-e Mohammadi (Tnsm), è stato arrestato ieri dalle autorità pachistane. Lo ha riferito l'emittente di Islamabad «Geo Tv», secondo la quale la stessa organizzazione terroristica avrebbe confermato l'arresto. Presi anche i due figli del leader talebano, il suo portavoce e altri tre comandanti di Tnsm, Syed Wahab, Salman Shah e Maulana Alam. Brevi

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Tiananmen blindata A Hong Kong veglia per ricordare le vittime (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Tiananmen blindata A Hong Kong veglia per ricordare le vittime GABRIEL BERTINETTO Come sempre accade a Pechino alla vigilia di importanti eventi pubblici e ricorrenze, gli oppositori a piede libero erano stati temporaneamente arrestati nei giorni scorsi. Così nessuno dei più noti dissidenti ha potuto avvicinarsi ieri alla Tiananmen, per ricordare le vittime della strage del 4 giugno 1989. MESSAGGIO REGISTRATO C'è però chi, come Ding Zilin, soprannominata la «madre di Tiananmen», prima di essere costretta a restarsene chiusa in casa, ha fatto in tempo a registrare su nastro un discorso che è stato trasmesso durante la manifestazione svoltasi a Hong Kong. Nella ex-colonia britannica centocinquantamila persone hanno riempito il Victoria Park nella notte tra mercoledì e giovedì reggendo candele e lampadine accese in memoria di coloro che persero la vita nel vano tentativo di portare la democrazia nella Repubblica popolare. Sul palco ad arringare la folla sono saliti un ex-leader del movimento studentesco del 1989, Xiong Yan, ed il fondatore dell'Alleanza di Hong Kong per gli studenti di Tiananmen, Szeto Wah. Ma il comizio più seguito è stato quello dell'oratrice assente, Ding Zilin, 72 anni. Tra le molte centinaia di giovani uccisi nelle strade adiacenti alla «Porta della pace celeste», c'era anche suo figlio, 17 anni. Ding ha accusato il potere di «usare l'economia per corrompere il popolo, la polizia per reprimere ed intimidire, e ogni mezzo per nascondere la verità». L'anziana «madre di Tiananmen» è stata dura anche con il capo del governo autonomo di Hong Kong, Donald Tsang, che una settimana fa in Parlamento definì il massacro «un episodio di tanti anni fa», e sottolineò piuttosto «gli impressionanti progressi che hanno portato la prosperità anche a Hong Kong». Tra la folla sono andate a ruba le copie del libro di memorie di Zhao Ziyang, ristampate in tutta fretta dopo essere andate esaurite in pochi giorni. Zhao era segretario del partito comunista ai tempi della Tiananmen e fu l'unico fra i dirigenti ad opporsi all'intervento dell'esercito. Pagò il suo coraggio con l'estromissione dalla vita politica e gli arresti domiciliari sino alla morte nel 2004.. INTERFERENZE AMERICANE Nella capitale non è mancato il consueto afflusso di visitatori in centro e nella Tiananmen in particolare. La polizia non ha bloccato gli accessi, ma era presente in forze per prevenire qualunque tentativo di protesta o gesto dimostrativo. Il governo cinese ha replicato con durezza a Hillary Clinton che aveva esortato a rilasciare tutti i detenuti politici ed a smettere di vessare coloro che parteciparono alla Primavera di Pechino e ad avviare un dialogo con i familiari delle vittime. Per Qin Gang, portavoce del ministero degli Esteri, le accuse di Washington sono «senza fondamento» e costituiscono «una grave interferenza negli affari interni della Cina». Tiananmen aperta al pubblico ma inondata di polizia per evitare qualunque tentativo di manifestazione nel ventennale del massacro. A Hong Kong 150mila persone ricordano le vittime della repressione.

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tienanmen, la rabbia del regime "l'america non deve interferire" - raimondo bultrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 15 - Esteri Tienanmen, la rabbia del regime "L´America non deve interferire" RAIMONDO BULTRINI Com´era prevedibile il regime di Pechino ha impedito a chiunque di usare piazza Tienanmen per commemorare o solo ricordare la feroce repressione delle proteste studentesche di venti anni fa. Impossibile l´accesso per gli stranieri, tutti sospettati di essere giornalisti o attivisti dei diritti umani, e nessun reporter, né fotografo o cameraman – apertamente minacciati di arresto - ha potuto riprendere neppure a distanza l´alza-bandiera o qualunque simbolo della storica spianata dove il 4 giugno del 1989 soldati e carri armati dell´Esercito del Popolo hanno ucciso centinaia, se non migliaia di manifestanti che chiedevano più libertà e riforme. Anche i dissidenti e i familiari delle vittime sono stati obbligati a restarsene a casa, mentre più di seimila siti Internet "a rischio" venivano oscurati dal potente sistema di controllo centralizzato della rete Web. Lo stesso è successo con i canali tv internazionali come Cnn e Bbc, "amputati" dei notiziari e degli approfondimenti dedicati all´evento. Ben pochi in Cina hanno potuto così seguire l´eco delle polemiche e delle manifestazioni che da Hong Kong a Taiwan, dall´Europa agli Usa hanno marcato l´anniversario della strage. A uso e consumo dei soli media stranieri è stata anche la dura replica del portavoce degli Affari Esteri cinese Qin Gang all´appello della Clinton, che chiedeva al governo comunista di «esaminare apertamente» gli «oscuri eventi del passato» e di fornire un elenco «delle vittime, dei detenuti e degli scomparsi». «E´ una palese interferenza negli affari interni cinesi» ha commentato Qin, secondo il quale i «pregiudizi politici» degli Usa rischiano di «danneggiare le relazioni bilaterali». Un commento diretto anche contro la Speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, che avrebbe tentato di incontrare alcuni dei sopravvissuti alla strage di vent´anni fa. Tranne l´articolo di un giornale in lingua inglese dedicato ai progressi economici ottenuti dopo la fine delle "ribellioni", il silenzio del regime è stato totale, a cominciare dalla notizia di una imbarazzante manifestazione di 150mila cinesi nel Parco della Vittoria a Hong Kong, l´isola tornata 12 anni fa sotto il governatorato della Repubblica popolare. La rimozione forzata della memoria storica di un evento che peserà ancora a lungo nelle relazioni tra Cina e resto del mondo è stata criticata anche dal presidente di Taiwan, Ma Ying-jeou, il primo dirigente dell´isola "ribelle" ad avvicinarsi ai vertici di Pechino dopo anni di ostilità e minacce di guerra.

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l'azienda premia chi non inquina - (segue dalla copertina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - Cronaca Il caso Da Wal Mart alle piccole imprese, boom di incentivi a manager e dipendenti virtuosi L´azienda premia chi non inquina (SEGUE DALLA COPERTINA) federico rampini E almeno in un settore l´America si piazza in testa in questo duello: negli ultimi 12 mesi ha installato 8.300 megawatt di impianti eolici, un record storico, mentre la Cina arriva seconda con 6.300 megawatt di energia prodotta dal vento. Entro la fine del 2009 però il colosso asiatico sarà il primo esportatore mondiale di turbine eoliche. Arranca un po´ indietro l´Unione europea, che pure fu a lungo un modello di virtù per avere sottoscritto quasi da sola gli impegni di Kyoto sulla riduzione delle emissioni carboniche. Ma anche sul Vecchio continente spira un vento di ottimismo. La battaglia ambientale non è più percepita come una zavorra, un sovrappiù di costi, e un ostacolo allo sviluppo. Al contrario la Commissione di Bruxelles annuncia che «i benefici delle energie rinnovabili in termini di sicurezza e di lotta all´inquinamento vanno a braccetto con consistenti vantaggi economici». Non sono affermazioni volontaristiche. Già oggi il solo business delle energie rinnovabili occupa 1,4 milioni di europei, per lo più ricercatori, tecnici, manodopera altamente qualificata. «Altri 410.000 posti di lavoro aggiuntivi verranno creati - spiega la Commissione - se l´Unione europea raggiunge l´obiettivo del 20% di energie rinnovabili sul totale entro il 2020». Più dei proclami politici, più delle esortazioni lanciate da istituzioni internazionali, l´ottimismo è sorretto dalla nuova attenzione che il mondo del business rivolge all´ambiente. Un sorpasso significativo è avvenuto nel corso del 2008, lo annuncia ora lo United Nations Environmental Program. Per la prima volta nella storia, l´anno scorso i capitali privati globalmente investiti nelle fonti rinnovabili (140 miliardi di dollari) hanno superato quelli investiti negli idrocarburi e altre energie fossili (110 miliardi). Il contributo decisivo a questo sorpasso lo hanno dato le nazioni emergenti. Guidate da Cina e Brasile, hanno aumentato del 27% i loro investimenti in energie pulite. Certo i problemi da risolvere restano immani. La Cina si è risvegliata solo dopo che il suo modello di sviluppo energivoro ha seminato distruzione. Oggi sui 600 milioni di cinesi che abitano in zone urbane, solo l´1% respira un´aria che sarebbe considerata "non tossica" in base agli standard europei. E la recessione può esercitare un pericoloso effetto anestetizzante. Grazie al crollo della produzione industriale, ai fallimenti, alle chiusure di fabbriche, il 2008 ha visto per la prima volta una riduzione parallela delle emissioni di Co2 sia in Cina che in America. Questo è un effetto tipicamente temporaneo, non deriva da cambiamenti strutturali. Guai se lo choc recessivo crea l´illusione che si possa abbassare la guardia. La decrescita può far male all´ambiente se inaridisce i finanziamenti nella ricerca. Il più grande inquinatore del pianeta sembra deciso a fare sul serio. L´ultimo rapporto del Climate Group sulla Cina è intitolato "La Rivoluzione Pulita". Negli ultimi mesi Pechino ha già investito 12 miliardi di dollari in energie rinnovabili: è seconda solo alla Germania. La Repubblica Popolare pianifica di raddoppiare il peso delle energie pulite portandole al 15% del totale entro il 2020. è un obiettivo ambizioso vista la situazione di partenza: oggi l´80% della corrente in Cina è generata da centrali termoelettriche a carbone. Anche sul carbone, la materia prima più inquinante in termini di Co2, c´è uno spiraglio. L´Agenzia Internazionale dell´Energia spiega che «le scelte cinesi saranno la chiave per un uso meno inquinante del carbone, la sfida in assoluto più urgente». Secondo l´Aie la Repubblica Popolare può diventare «leader nel business del carbone pulito, dove sta sviluppando innovazioni tecnologiche uniche, che altri paesi dovrebbero adottare». Un segnale della nuova attenzione che si respira su questi temi: dopo averlo ignorato per anni, il governo cinese ha accolto a braccia aperte Al Gore. Il Premio Nobel è stato finalmente autorizzato a organizzare un importante convegno a Pechino, sul cambiamento climatico, con il contributo parallelo dell´Accademia delle Scienze e dell´Asia Society di Orville Schell (un think tank di New York che in passato non ha lesinato le critiche alla politica cinese). Il disgelo è avvenuto con la benedizione del mondo industriale: nella recessione globale, il business verde è uno dei pochi motori ancora trainanti. In questo caso l´economia di mercato aiuta l´ambiente, perché è pilotata da una guida politica. Da Washington a Pechino, il ruolo dello Stato è cruciale nel mandare impulsi al settore privato, costruendo la nuova cornice di incentivi e disincentivi entro cui si muove il mercato. La logica del profitto, piegata a fini virtuosi, è all´opera in un settore che a lungo è stato l´imputato numero uno per l´inquinamento atmosferico: l´automobile. Anche in questo caso la Cina è un laboratorio interessante. Pechino punta a battere tutti sul traguardo dell´auto elettrica, "saltando" una generazione nel percorso di sviluppo della sua industria automobilistica. Il gruppo Byd di Shenzhen, partito da una posizione di forza come fornitore mondiale di batterie per telefonini, si è diversificato nelle batterie per auto e sviluppa un modello a motore interamente elettrico. I capitali privati ci credono, al punto che l´operazione coinvolge il nome più illustre della finanza americana. Nel settembre 2008 il gruppo Berkshire Hathaway che fa capo a Warren Buffett (detto il "saggio di Omaha", il secondo uomo più ricco del pianeta) ha acquistato una quota del 10% nel capitale della Byd, scommettendo che la Cina sarà tra i vincitori nella corsa. Il primo modello di berlina quattroporte ad alimentazione solo elettrica della Byd sarà in vendita in America nel 2011. Barack Obama non vuole rassegnarsi al dominio asiatico nell´auto pulita. Annunciando la bancarotta della General Motors, che deve sfociare nel parto di una casa più snella e competitiva, il presidente ha ribadito che tra i compiti del nuovo management c´è il rinnovamento della gamma per ridurre i consumi energetici. Gli effetti si sentiranno a cascata perché l´industria automobilistica è al centro di una vasta ragnatela: l´indotto è l´universo di aziende che forniscono componenti, si stima che raggiunga fino a due milioni di persone negli Stati Uniti. Come dimostra il caso delle aziende giapponesi, sudcoreane e cinesi che producono batterie al litio per auto elettriche o ibride, attorno alla domanda di un´auto pulita si genera un intera attività industriale nuova. Inaugurando una fase di interventismo statale che non ha precedenti dai tempi di Franklin Roosevelt, Obama ha chiarito che ambiente e profitto devono andare d´accordo. è questa la cifra distintiva della sua politica industriale. Il sociologo inglese Anthony Giddens è convinto che sia la strada giusta per superare le resistenze del passato: «Obama riesce a trasformare l´ambientalismo in un messaggio positivo. Rende evidente il nesso tra energie alternative, sicurezza, e crescita economica. è capace di ispirare una vera svolta, e questa può contagiare anche l´Europa».

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"facciamo come noè e l'uomo avrà un futuro" - alix van buren new york (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Cronaca Peter Raven. Il profeta della biodiversità "Sono ottimista, sapremo aiutare il Pianeta" "Facciamo come Noè e l´uomo avrà un futuro" "Abbiamo un grande patrimonio da tutelare: la diversità delle specie viventi" "Se non vogliamo estinguerci come i dinosauri dobbiamo usare la nostra astuzia" ALIX VAN BUREN NEW YORK «Immagini di essere su un´Arca, come Noè. Ai suoi piedi vi sono le specie del Creato; lei può scegliere quali salvare. Ecco, noi siamo i Noè del Terzo millennio, sulla soglia di una nuova Grande estinzione. Ma io sono ottimista: l´essere umano ha un magnifico cervello. Riuscirà a salvare questo pianeta». Capita assai di rado di ascoltare Peter Raven, il massimo botanico vivente, nominato "eroe del pianeta" da Time, "profeta della biodiversità". Lui, 72 anni, l´aspetto del banchiere con due occhi da ragazzo che ridono d´entusiasmo al pensiero delle «miriadi di specie ancora da scoprire», dal suo Giardino botanico del Missouri regna su 6 milioni di esemplari di piante. A capo di una squadra di cinquanta scienziati dirige il laboratorio di biodiversità e il centro di ricerca botanica più importante al mondo. Perciò quando Raven parla, il mondo in genere lo sta a sentire. Soprattutto quando lui avverte: «Adesso è il momento di agire». Professore Raven, davvero tanta fretta? «Oggi sulla Terra c´è una quantità di specie senza precedenti, ma allo stesso tempo l´estinzione procede a una velocità che non ha pari. La metà o i due terzi delle specie probabilmente si estingueranno entro la fine del secolo. E questi sono calcoli per difetto. Ci avviamo verso la Sesta grande estinzione, la prima nella storia della Terra provocata dalle attività di un´unica specie: la nostra». Noi, gli unici responsabili? Che colpe abbiamo? «Queste: una popolazione raddoppiata in quarant´anni, dai 2,3 miliardi negli Anni Trenta ai 6,8 di oggi; la negligenza individuale, il commercio. La minaccia più grave è la perdita di habitat, in particolare nelle foreste tropicali. Ma ci sono altri tre fattori. L´introduzione di specie aliene, invasive, a danno di quelle locali. La caccia alla bushmeat, la carne di foresta, di animali come gorilla, scimpanzé, elefanti. La raccolta in natura di piante medicinali per la richiesta crescente di farmaci e supplementi in Cina, Giappone, Europa, Stati Uniti. Un altro fattore è il mutamento climatico, fra i più devastanti. L´ultima estinzione di massa avvenne 66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. Passarono più di 10 milioni di anni prima che la Terra si riprendesse. Il pianeta prima o poi si riavrà. Ma l´uomo?». Lei sta dicendo che a noi potrà accadere come ai dinosauri? «Eh già. Però i dinosauri non avevano il dono della ragione, mentre il cervello umano è il prodotto più complesso e meraviglioso dell´evoluzione. Ci rende capaci di capire la nostra dipendenza dal mondo naturale. Prima o poi la gente capirà che la biodiversità è indispensabile a catturare l´energia del sole, che quasi tutto il nostro cibo deriva dalle piante, e gran parte dei nostri medicinali proviene da prodotti naturali. Prima o poi raggiungeremo la sostenibilità. Saremo costretti a farlo, perché non possiamo consumare più di quanto produciamo». Il nuovo benessere dei Paesi emergenti che effetto avrà? «Oggi sfruttiamo il 125 per cento della capacità produttiva della Terra, ben più di quanto il pianeta riesca a produrre in modo sostenibile. Calcoli che nel 1970 ne usavamo all´incirca il 70 per cento, e capirà quanto si siano accelerate le cose. Nel futuro le cose peggioreranno. Già adesso sui 6,8 miliardi di esseri umani, la metà vive con meno di due dollari al giorno. Se aggiunge che dietro l´angolo ci sono oltre due miliardi di nuovi consumatori, è chiaro che la pressione sulle risorse del pianeta non potrà che aggravarsi». Lei ne fa una questione etica e morale? «Impedire la distruzione di milioni di organismi è giusto sotto il profilo morale, etico o religioso. Per quanto ne sappiamo, gli esseri viventi che condividono con noi il mondo sono i nostri unici compagni nell´universo. Questo, da sé, dovrebbe ispirarci una forma di rispetto, di reverenza per la vita». Ci sono anche motivi economici per farlo? «Proteggere la biodiversità è come avere una dispensa ben fornita. Ci dà il necessario per sostenerci: il cibo, la legna, le fibre dei tessuti, i medicinali. Lei sa che uno dei farmaci più promettenti contro il cancro è il taxol, derivato dal tasso del Pacifico? E la sostanza per combattere la leucemia infantile è estratta dalla vinca? Non sono forse ottime ragioni per preservare la molteplicità delle specie? In più, la biodiversità è alla base di tanti servizi ecologici: dal filtraggio dell´acqua alla produzione di cibo al ciclo del carbonio. Tradotti in cifre, valgono miliardi di miliardi di dollari l´anno. Noi abitanti dell´Occidente e dei Paesi sviluppati, il 23 per cento della popolazione mondiale, sfruttiamo l´80-90 per cento delle risorse che sostengono la vita sulla Terra, e lo sottraiamo agli altri. Il nostro arco di vita è relativamente breve, però se preserveremo il mondo, conquisteremo una sorta di immortalità. Diverremmo custodi del pianeta, i suoi giardinieri».

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il riscaldamento globale rimane la vera emergenza. ma per la prima volta dopo anni bui, forse si può essere ottimisti. ecco perché - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - R2 Il riscaldamento globale rimane la vera emergenza. Ma per la prima volta dopo anni bui, forse si può essere ottimisti. Ecco perché FEDERICO RAMPINI «La Cina si candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso un´economia low-carbon, a bassa emissione di Co2». Non è propaganda del regime di Pechino. L´affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale dell´Ambiente dell´Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il Climate Group, importante ong ambientalista americana. Howard indica la chiave di questa conversione: «I dirigenti cinesi si sono convinti che questa è la nuova ricetta del profitto». Via via che si svelano i contenuti della maximanovra di investimenti pubblici varati dalla Repubblica Popolare per rilanciare la crescita, ecco che cosa si scopre: su 586 miliardi di dollari di spesa pubblica aggiuntiva, ben 220 miliardi (il 40%) va a finanziare l´industria verde, dal risparmio energetico alle fonti rinnovabili, dall´auto elettrica al motore ibrido. L´Amministrazione Obama rincorre la lepre cinese: sui 787 miliardi di dollari di manovra di rilancio della crescita, Washington ne stanzia una quota inferiore ma comunque importante (112 miliardi) per l´ambiente. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE CON UN ARTICOLO DI VALERIO GUALERZI SEGUE A PAGINA 34

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Tienanmen. Hong Kong. Veglia di 150 mila persone (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Tienanmen. Hong Kong. Veglia di 150 mila persone 05-06-2009 HONG KONG. Decine di migliaia di persone, 150mila secondo gli organizzatori, hanno partecipato ad Hong Kong ad una veglia in ricordo delle vittime del massacro di piazza Tiananmen avvenuto il 4 giugno di 20 anni fa. Mentre a Pechino la piazza e' stata circondata da un cordone di migliaia di poliziotti in divisa ed in borghese che hanno impedito l' ingresso ai giornalisti, nell'ex colonia britannica i sei campi di calcio del Victoria Park erano pieni di gente, soprattutto giovani, che indossavano le magliette nere con la scritta: ''4 giugno, cambiare il verdetto (la condanna del Partito Comunista Cinese, che ha parlato di un ''incidente controrivoluzionario''), dire la verita' ''. Davanti ad un mare di candele e di lampadine che ondeggiavano nella notte, hanno parlato un ex leader del movimento studentesco del 1989, Xiong Yan, il fondatore dell'Alleanza di Hong Kong per gli studenti di Tiananmen, Szeto Wah e, in un nastro registrato, l'animatrice delle 'Madri di piazza Tiananmen' Ding Zilin, un'insegnante in pensione di 72 anni il cui figlio di 17 anni e' stato ucciso dai militari nei pressi di piazza Tiananmen il 4 giugno del 1989. La 'Madre di Tiananmen', ha accusato il Partito Comunista di aver ''usato l'economia per attirare e corrompere il popolo, la polizia per reprimere ed intimidire'' e ''tutti i mezzi per nascondere la verita' ''. Ding Zilin ha accusato di complicita' con Pechino Donald Tsang, il capo del governo di Hong Kong, che ha dichiarato la settimana scorsa in Parlamento che ''..questo incidente (il massacro) e' avvenuto tanti anni fa...da allora il nostro Paese ha fatto impressionanti progressi in tutte le aree dello sviluppo, che hanno anche portato la prosperita' ad Hong Kong''. ''Vale a dire - ha proseguito Ding Zilin - che se l'economia segna importanti successi si puo' dimenticare anche la piu' grande delle ingiustizie''. Le Madri chiedono a Pechino di cambiare il giudizio sul movimento democratico del 1989, di dire il numero ed i nomi delle vittime e di punire i responsabili del massacro. Pechino non risponde da 20 anni alle accuse delle Madri, ma ha risposto al segretario di Stato americano Hillary Clinton, che ieri ha invitato il governo cinese a rilasciare le persone che ancora sono in prigione - una trentina secondo i gruppi umanitari -, ad aprire un dialogo con le famiglie delle vittime e a smettere i ''perseguitare'' i dissidenti. Le affermazioni del segretario di Stato, ha detto oggi il portavoce governativo Qin Gang, sono ''accuse senza fondamento al governo cinese'' e costituiscono ''una grave interferenza negli affari interni della Cina''. ''Esprimiamo - ha aggiunto il portavoce - la nostra profonda insoddisfazione e le nostra risoluta opposizione'' alle accuse della Clinton. Come decine di altri dissidenti, Ding Zilin ha passato la giornata di oggi agli arresti domiciliari, mentre altri sono stati allontanati di autorita' dalla capitale e portati ''in vacanza'' in provincia. Si ritiene che nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989 centinaia di persone sia state uccise dai militari dell' Esercito Popolare di Liberazione. A Victoria Park oggi andavano a ruba le copie, ristampate in tutta fretta dopo essere andate esaurite in pochi giorni, del libro di memorie di Zhao Ziyang, il segretario del Partito che fu epurato per essersi opposto all' uso della forza contro gli studenti che per cinquanta giorni nella primavera del 1989 hanno occupato piazza Tiananmen reclamando la democrazia. Le memorie di Zhao, morto nel 2005 dopo aver trascorso 16 anni agli arresti domiciliari, sono state portate clandestinamente fuori della citta' e pubblicate da una casa editrice di Hong Kong. Il territorio, una colonia britannica fino al 1997, e' oggi una Speciale Regione Amministrativa della Cina, con un governo semidemocratico, e l' unico luogo della Repubblica Popolare nel quale e' possibile manifestare legalmente opinioni contrarie a quelle del governo di Pechino.

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Biennale. Record di presenze a Venezia (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Biennale. Record di presenze a Venezia 05-06-2009 VENEZIA. Una grande nave in transito tra Piazza San Marco e il Lido è la metafora scelta dall'inglese Steve Mc Queen per la contemporaneità di Venezia: a 'Fare mondi', tema scelto da Daniel Birnbaum per la 53/ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, la Gran Bretagna porta un artista che ha filmato la quiete dei giardini di Castello prima dell'inaugurazione e punta l'obiettivo sul contestato passaggio delle meganavi in laguna. Un invito alla riflessione sulla nuova centralità di Venezia nel mondo dell'arte, che parte con compostezza anglosassone dall'osservazione della quieta vita degli insetti sulle piante dei giardini e diventa riferimento diretto alla miriade di inaugurazioni di spazi pubblici e privati nella città lagunare. In ogni caso, una delle opere più gettonate, con coda perenne davanti al Padiglione inglese. Nel rinnovato Palazzo delle Esposizioni della Biennale (ex Italia) domina invece la grande ragnatela dell'argentino Tomas Saraceno, 'Galassie': riproduce i filamenti della vedova nera che possono reggere pesi estremi in base ad una complessa geometria. Sono ben 77 quest'anno le partecipazioni nazionali alla Biennale: si sono aggiunti Montenegro, Principato di Monaco, Gabon, Unione delle Comore, Emirati Arabi Uniti. Record anche di presenze di pubblico, ancora da quantificare ma in sicura crescita. Da Palazzo delle Esposizioni, attraverso il Giardino di Scarpa, riempito dall'installazione sonora di Roberto Cuoghi con voci di Shanghai, si accede alla nuova sede dell'Asac (Archivio Storico Arti Contemporanee), dove sono già disponibili la biblioteca e i periodici correnti del settore arti visive. Grande successo, tra i piccoli visitatori, per i 'Touch screen' dell'Archivio con i nomi e le opere degli artisti. 'Fare mondi' suggerisce un nuovo approccio all'Esposizione: nessuna centralità, il piccolo come il grande. Un esempio è il Museo del Fuoco di Jussi Kivi, al Padiglione Finlandia: cultore da sempre di automobiline dei vigili del fuoco, l'artista assemblea alla propria collezione privata materiali sovietici per l'emergenza nucleare. Il corpo rigido di un canguro travolto dalle auto, raccolto ai margini della strada, diventa invece il compagno di viaggio per Shaun Gladwell, virtuoso del video e dell'azione rarefatta, al Padiglione Australia. 'Loop', cioé l'azione che si ripete, è invece il titolo dell'opera neo concettuale di Roman Ondak, il quale nel padiglione delle Repubbliche Ceca e Slovacca ha negli ultimi mesi coltivato un giardino identico a quello che sta fuori, senza alcun disturbo visivo, tanto che può capitare di passarci in mezzo senza notarlo. I mondi del giorno e della notte sono evocati attraverso le voci degli animali notturni e diurni 'Cantate' da un biologo la cui immagine è proiettata all'interno del padiglione dell'Uruguay nella video installazione di Pablo Uribe, 'Atardeser'. Di fronte, i mondi complessi della Cina e dell'Uruguay si fondono nei collage di Juan Burgos. Sulle scale esterne, margherite di ferro da sfogliare per un 'M'ama, non m'amà nell'opera di Raquel Bessio che guarda all'unità sudamericana e significativamente si intitola 'Terra promessa'.

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Tienanmen, Pechino gela la Clinton (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: Il ventesimo anniversario. Dura replica al segretario di Stato che aveva chiesto la verità sul massacro Tienanmen, Pechino gela la Clinton Piazza presidiata dalla polizia, ingresso vietato ai media stranieri Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Il ventesimo anniversario della repressione del movimento studentesco di Piazza Tienanmen infiamma le relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. «Le affermazioni del segretario di Stato americano sono accuse senza fondamento contro il governo cinese, e costituiscono una grave interferenza negli affari interni della Cina», ha tuonato ieri un portavoce di Pechino, esprimendo «profondo scontento e risoluta opposizione » alle parole di Hillary Clinton. Quest'ultima,mercoledì sera, aveva chiesto al governo cinese di fare chiarezza sul massacro di studenti del 4 giugno 1989, quando l'esercito uccise centinaia di giovani (le autorità cinesi non hanno mai rivelato il numero delle vittime) che da giorni presidiavano il cuore di Pechino, chiedendo democrazia e riforme alla leadership del Partito Comunista. Nella sua presa di posizione sugli incidenti di vent'anni fa, la Clinton ha invitato la Cina a rilasciare le persone che sono ancora in prigione (secondo le associazioni per i diritti umani basate a Hong Kong, sarebbero una trentina); ad aprire un dialogo con le famiglie delle vittime che reclamano la riabilitazione dei loro figli caduti sotto il fuoco dei soldati; e a fornire un bilancio ufficiale delle persone uccise, detenute o scomparse. Ma Pechino, che qualche mese fa durante la prima visita ufficiale della Clinton oltre la Grande Muraglia aveva molto apprezzato la scelta conciliante dell'Amministrazione Obama di non parlare di diritti umani, ha risposto con toni durissimi alle «ingerenze» del segretario di Stato americano. «Sull'incidente politico avvenuto alla fine degli anni 80, il partito e il governo hanno già tratto a suo tempo le loro conclusioni», ha precisato il portavoce. Due decenni dopo la sanguinosa repressione ordinata da Deng Xiaoping, la posizione della Cina resta invariata: il movimento di Piazza Tiananmen fu «un moto controrivoluzionario ». Reprimerlo, per usare le argomentazioni dell'allora primo ministro Li Peng (il grande regista dell'operazione che portò prima al siluramento dell'ala riformista della nomenklatura favorevole al dialogo con gli studenti, e poi alla soluzione di forza), fu quindi un "atto dovuto" per consentire al partito comunista di mantenere la sua egemonia sulla politica e sulla società cinese. La linea ufficiale di Pechino sulla mattanza del 4 giugno 1989 ha trovato in tempi recenti una preziosa integrazione: la continuità del sistema politico messo in discussione dal movimento studentesco ha consentito alla Cina di imboccare la strada delle riforme e della modernizzazione, che ha condotto il paese alla straordinaria crescita economica degli ultimi anni. Insomma, sostiene la vulgata istituzionale, se Deng (il grande artefice della svolta pro-mercato cinese) non avesse deciso di sguinzagliare i carri armati nel centro di Pechino, e fosse venuto a patti con i rivoltosi, oggi la Cina non sarebbe la seconda superpotenza planetaria. Ma è una vulgata che non convince chiunque sia animato da un sincero spirito liberale e democratico. «è aberrante giustificare il massacro di giovani di Piazza Tienanmen con le necessità dello sviluppo economico cinese», ha detto qualche giorno fa un parlamentare di Hong Kong, replicando alle parole del Governatore, Donald Tsang, che aveva invitato gli hongkonghini ad effettuare «una valutazione oggettiva» dei fatti del giugno '89, tenendo conto della formidabile crescita economica del Dragone e dei benefici effetti prodotti da quest'ultima sull'ex colonia britannica. Vent'anni dopo quella primavera di sangue, sono molti i cinesi che rifiutano senza compromessi le " interpretazioni ufficiali" e chiedono al governo di fare finalmente i conti con la storia. Ma è ancora presto. Gli oscuramenti dei siti internet, i divieti d'ingresso ai giornalisti a Piazza Tienanmen e di qualunque tipo di commemorazione dell'anniversario, le vacanze forzate per i testimoni scomodi della tragedia, e i massicci presidi polizieschi predisposti negli ultimi giorni dimostrano che servirà molto tempo prima che la nomenklatura cinese scacci per sempre i fantasmi del giugno 1989. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LE RICHIESTE Washington vuole la pubblicazione dei nomi delle vittime e la liberazione dei dissidenti detenuti nelle carceri del paese

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RAPPORTI DIFFICILI (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: RAPPORTI DIFFICILI La visita di Hillary è il 20 febbraio quando Hillary Clinton va in Cina per la prima visita da segretario di stato. Esordisce dicendo che la questione dei diritti umani non può compromettere il dialogo tra i due paesi. Un pragmatismo che solleva critiche e polemiche Il rapporto sui diritti umani Neanche una settimana dopo il viaggio dell'ex first lady,esce il rapporto annuale statunitense sulla situazione dei diritti umani nel mondo che attacca Pechino: «Il comportamento del Governo cinese resta negativo. In certe regioni, come lo Xinjiang e il Tibet, si è perfino aggravato con un aumento della repressione delle minoranze etniche». Pechino: basta ingerenze Trasparenza su Tienanmen In occasione del ventesimo anniversario del massacro di Tienanmen, la Clinton usa toni duri e chiede al governo cinese di fare chiarezza sulla strage degli studenti, di rilasciare chiè ancora in prigione e fornire un bilancio delle persone uccise, detenute o scomparse

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Pyongyang, a processo le giornaliste americane (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: Corea del Nord. «Entrate illegalmente e con finalità ostili» Pyongyang, a processo le giornaliste americane Stefano Carrer SEUL. Dal nostro inviato Intorno alle tre di ieri pomeriggio sono andate in scena altre due provocazioni del regime nordcoreano: l'inizio del processo a due giornaliste americane con l'accusa di ingresso illegale con finalità ostili (che potrebbe comportare una sentenza a 10 anni di reclusione e lavori forzati),e l'intrusione di una nave in acque territoriali sudcoreane. L'imbarcazione ha desistito dopo una serie di avvertimenti da parte delle forze navali del Sud, mentre vari elementi fanno sperare che la vicenda delle due giornaliste possa finire come quella di Roxana Saberi in Iran: una rapida condanna per spionaggio e l'assenso alla loro uscita dal paese. I tempi dell'inizio del processo appaiono piuttosto rapidi ed è insolito che l'agenzia di stampa ufficiale ne abbia dato conto. Laura Ling e Euna Lee - reporter di Current TV, co-fondata dall'ex vicepresidente Usa Al Gore - sono state catturate il 17 marzo scorso al confine con la Cina: Pyongyang ha consentito all'ambasciatore svedese (che rappresenta gli interessi Usa) di visitarle e ha permesso anche una telefonata con i familiari negli Usa. A dimostrazione, secondo molti osservatori, della volontà di utilizzare gli "ostaggi" in una logica di pressione e implicito scambio. Come in una simile vicenda precedente, è probabile che il regime si attenda l'arrivo di un inviato speciale americano di alto livello per prendere in consegna le detenute. Washington alterna avvertimenti e prudenza. Ieri a Seul il vicesegretario di Stato James Steinberg ha dichiarato che «i nordcoreani sbagliano se credono di poter ottenere quello che vogliono attraverso trattative dopo provocazioni, come hanno fatto in passato». D'altra parte, Washington ha per ora escluso di voler reinserire la Corea del Nord nell'elenco degli stati sponsor del terrorismo, nonostante il nuovo test nucleare e la preparazione in corso del lancio di un missile a lungo raggio e a dispetto delle sollecitazioni provenienti dal Giappone e da vari senatori repubblicani. Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha detto ieri che Seul è pronta a dare «aiuti senza precedenti» al Nord se rinuncerà al programma nucleare, mentre il ministro dell'Unificazione Hyun In Taek ha sottolineato che l'aumento delle provocazioni appare «legato all'incerto futuro del regime» e alla questione della successione al dittatore. A Seul, intanto, il recente suicidio dell'ex presidente Roh fa una vittima: accusato dall'opposizione di eccesso di zelo e parzialità, siè dimesso il procuratore generale Lim Chae-jin, responsabile dell'inchiesta che aveva messo nel mirino Roh. © RIPRODUZIONE RISERVATA SULLA SCIA DI ROXANA è possibile che la vicenda finisca come il caso Saberi a Teheran: una condanna per spionaggio e l'assenso all'uscita dal paese

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Calzature, intesa per l'export (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-05 - pag: 21 autore: Industria. Rinnovato il programma di sostegno con l'Ice - Ordini in calo (-7,4%) nel primo quadrimestre Calzature, intesa per l'export Scajola annuncia il potenziamento del fondo garanzia per le Pmi Marika Gervasio MILANO Inizio d'anno difficile per il settore calzaturiero italiano che chiude i primi quattro mesi con un calo degli ordini del 7,4% (dei volumi), mentre la produzione è scesa del 12,2% in quantità e del 10,1% in valore da gennaio a marzo rispetto allo stesso periodo del 2008. I dati sono stati diffusi dall'Associazione nazionale calzaturifici italiani (Anci) federata a Confindustria, durante l'assemblea annuale, ieri a Milano. A soffrire nel primo quadrimestre sono soprattutto gli ordini dall'estero (-9,1%), mentre sul mercato interno la discesa è del 5,3%. Le richieste sono particolarmente deboli dagli Stati Uniti (-18%) e dalla Germania (-10,1%). «Nei primi mesi del 2009 i toni della crisi si sono accentuati – commenta il presidente dell'Anci,Vito Artioli –ma nella moda sono soprattutto i settori a monte della filiera a soffrire di più e quindi le calzature risultano meno penalizzate di altri comparti, ma per uscire da questa situazione servirà ancora tempo». Una strada è stata individuata nel rinnovo dell'accordo tra Anci, ministero per lo Sviluppo economico e Istituto per il commercio estero (Ice) per promuovere il made in Italy all'estero e sostenere le esportazioni, progetto per il quale il ministero ha stanziato 3,5 milioni di euro. Dall'indagine dell'Anci emerge inoltre che solo un'impresa su sei vede già segnali di ripresa e che nessuno dei principali mercati fornisce un'indicazione evidente di inversione di tendenza. «Nonostante i dati siano ancora negativi – commenta il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola – mi sembra di vedere che si sia toccato il fondo e di cogliere i primi segnali del fatto che la crisi si sta esaurendo. è vero che si tratta di una crisi profonda e difficile, ma l'Italia la sta affrontando molto bene, grazie soprattutto a un tessuto industriale di qualità». E proprio per favorire le Pmi, Scajola ha annunciato che il governo «potenzierà il fondo centrale di garanzia a favore delle piccole e medie imprese, elevando il tetto per ciascun credito a 1,6 milioni di euro. «è giunto il momento – ammonisce Scajola che il sistema bancario, avendo solidificato le proprie debolezze, possa fare la sua parte dando più credito, in modo più veloce e con gli stessi livelli di interesse degli altri paesi europei». E aggiunge: «Le piccole e medie imprese rappresentano la categoria che maggiormente risente degli effetti della crisi, trovandosi dinanzi a grandi problemi di stretta creditizia. Il nostro provvedimento è poco noto agli utilizzatori, per questo è necessaria una campagna di divulgazione, a partire dalle Camere di commercio». Anche Confindustria è impegnata accanto alle imprese. «Ci sono dei segnali positivi – sottolinea Andrea Moltrasio, vicepresidente di Confindustria per l'Europa – soprattutto da mercati come Stati Uniti e Cina. Per l'Europa i tempi sono un po' più lunghi. è necessario però sfruttare al massimo la grande opportunità che l'Unione europea offre: la libertà di mercato che significa libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi. E per farlo servono un posizionamento strategico, un supporto a questo posizionamento e una visione a medio e lungo termine da parte delle aziende. Ma servono anche regole per il libero scambio e la concorrenza ». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Senza ricerca non c'è rilancio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-05 - pag: 26 autore: Sviluppo. All'Università Bocconi il commissario Ue, Potocnik Senza ricerca non c'è rilancio Virginio Di Carlo MILANO Le linee d'indirizzo sono fondamentalmente due. E non lasciano adito a molte incertezze. Prima di tutto: «Not research, not job». Nessuna ripresa, nessuna creazione di nuovi posti di lavoro, senza un adeguato piano di crescita degli investimenti nella ricerca. Punto secondo: «Gli investimenti in innovazione e sviluppo tecnologico potranno non bastare se non saranno supportati da una maggiore cooperazione fra gli stati». A parlare è Janez Potocnik, commissario europeo per la Scienza e la Ricerca, nel corso del dibattito sul tema "Innovazione e ricerca per uscire dalla crisi" che si svolto ieri all'Università Bocconi di Milano. E proprio cooperazione è la parola chiave dell'intervento di Potocnik. Cooperazione che, nelle parole dell'economista sloveno, si traduce in «multipolarità », ovvero «collaborazione internazionale con Stati Uniti, Cina, Russia e paesi emergenti, ma anche coesione interna fra i membri dell'Unione». A fare gli onori di casa, un bocconiano doc come Mario Monti, che dell'ateneo milanese è l'attuale presidente. Ma al tavolo hanno preso parte anche il rettore Guido Tabellini e Alfonso Gambardella, autore del volume "Innovazione e sviluppo" che offriva lo spunto alla discussione intavolata in sala Perego. Presente anche Mario Mascolo, ceo di 3M e rappresentante di quel mondo delle imprese che, nel Potocnik-pensiero dovrebbe costituire il vero motore del modello venture capital per l'innovazione. Una partnership privato-pubblico che, nel comune giudizio di Mario Monti e di Potocnik, «raggiunge livelli non sufficientemente competitivi per stare al passo con quanto avviene dall'altra parte dell'Atlantico». E un richiamo alle strategie di ripresa americane è venuto anche dal rettore Tabellini che ha sottolineato l'importanza, a livello congiunturale, di una «selezione delle migliori idee». Un modello di sviluppo «divenuto la regola nel mondo anglosassone e basato sulla competizione nella ricerca». Potocnik ha sottolineato la quota di 1,84% di media europea negli investimenti in innovazione. E qui, la tirata d'orecchi:. «Il paradosso dell'Italia è quello di un paese avanzato e industrializzato che investe una cifra compresa fra lo 0,9% e l'1,14% del proprio Pil». «Dietro anche paesi emergenti come Brasile, Cina e Corea». Ha sottolineato ancora Potocnik. «In futuro saremo sempre più interconnessi,sempre più transfronatlieri – ha concluso ancora Potocnik - fra poco inizieremo a negoziare con la Russia e abbiamo già aperto ai finanziamenti a favore dei ricercatori americani e cinesi sul programma sanitario ». LA PROSPETTIVA Per l'economista sloveno la cooperazione internazionale si traduce in un sistema multipolare

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Sfuma il ricco accordo tra Chinalco e Rio Tinto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-05 - pag: 44 autore: Società minerarie. Con 19,5 miliardi di dollari sarebbe stato un affare record Sfuma il ricco accordo tra Chinalco e Rio Tinto Aumento di capitale vicino per il gruppo minerario Roberto Capezzuoli L'accordo da 19,5 miliardi di dollari tra l'indebitato gruppo minerario anglo-australiano Rio Tinto e la holding cinese dell'alluminio Chinalco pare ormai naufragato. La più grande acquisizione all'estero di una società cinese si è sfaldata di fronte ai timori di Canberra per l'invadenza del potente vicino e soprattutto di fronte all'opposizione degli altri azionisti Rio Tinto, ai quali l'accordo avrebbe diluito la quota nel gruppo minerario. Gli sviluppi della vicenda, fino alla tarda serata, sono stati raccolti da persone "informate dei fatti", che hanno tracciato all'Australian Financial Review, al Financial Times e all'agenzia Bloomberg un quadro univoco: i vertici di Rio stanno pensando di vendere azioni per raccogliere fino a 15 miliardi di $ e non escludono la possibilità di cedere ai " cugini" di Bhp Billiton una quota delle ricche miniere australiane di ferro. «Stiamo seguendo una serie di opzioni – si legge nel comunicato di Rio Tinto – alcune delle quali in stadio avanzato, allo scopo di massimizzare il valore per gli azionisti». In Borsa Rio Tinto vale poco meno di 70 miliardi di dollari, ma ieri il mercato ha dato credito all'imminente annuncio di un aumento di capitale e il titolo a Londra ha accusato una flessione del 6,6%, a 27,21 sterline. Rio nel 2007 si era indebitata per 38,9 miliardi di $ per l'acquisizione della canadese Alcan e successivamente si era opposta al tentativo di takeover che la avrebbe consegnata a Bhp. Il ritiro, in novembre, dell'offerta di quest'ultima aveva lasciato Rio nella critica situazione di dover recuperare fondi per la tranche di 8,9 mld $ da restituire in ottobre. La proposta Chinalco soddisfaceva i requisiti: dalla Cina sarebbero giunti 12,3 miliardi in cambio di importanti quote nelle più ricche miniere di ferro, rame e alluminio di Rio Tinto; in più, 7,2 mld $ sarebbero stati versati per obbligazioni convertibili con le quali Chinalco, esercitandole, avrebbe visto salire la propria quota in Rio Tinto al 18%,dall'attuale 9%. Il nuovo presidente di Rio, Jan du Plessis, non ha però convinto gli altri azionisti, mentre il ceo Tom Albanese non ha raggiunto un'accettabile modifica del patto con i cinesi, patto su cui grava anche l'imminente parere del Foreign Investment Review Board australiano, atteso per il 14 giugno. Chinalco avrebbe forse corretto la cifra, visti i recuperi dei metalli e il rialzo di Rio in Borsa. Evidentemente però l'accordo non si è trovato e Chinalco reclamerà solo i 195 milioni di dollari fissati a suo tempo come penale in caso di rottura dell'accordo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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BREVI DA MODA E DESIGN (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-06-05 - pag: 29 autore: BREVI DA MODA E DESIGN FERRAGAMO PIù FORTE IN CINA Cresce la presenza in Cina di Salvatore Ferragamo. Il gruppo fiorentino ha infatti aperto, negli ultimi quattro mesi, cinque nuovi punti vendita a Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan, che si aggiungono agli altri 33 già esistenti. I nuovi negozi sono distribuiti tra il nordest e il sud del paese e sono tutti allestiti secondo il nuovo concept di Ferragamo, con la presenza di geometrie lineari, giochi di luce, superfici fluttuanti e forme aeree. Il primo, ad Harbin, è stato inaugurato in gennaio, l'ultimo,a Wuhan,in maggio. I NUOVI CLUB SEA DI POLTRONA FRAU Poltrona Frau e Sea, la società di gestione degli aeroporti milanesi, hanno dato il via a una partnership: le sale del Club Sea di Malpensa e Linate verranno completamente rinnovate secondo uno stile tipicamente italiano. Il primo restyling, della sala Monteverdi di Malpensa (che riapre oggi), presenta arredi forniti da Poltrona Frau, Cappellini e Nemo, tutti marchi del gruppo controllato dal fondo Charme, che fa capo alla famiglia Montezemolo. PRIMO MONOMARCA PER LUCA RODA Luca Roda, 43 anni, ha aperto la sua prima boutique monomarca a Forte dei Marmi. La sua collezione, partita con le cravatte che lo hanno reso famoso, oggi comprende anche pashmine, abiti, giubbini e camicie. Oltre a costumi da bagno coloratissimi. Prossime aperture previste a Milano, Deauville e St.Moritz.

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La crisi passerà, attenti alle scorciatoie (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 2 autore: La crisi passerà, attenti alle scorciatoie L'analogia con il '29 non può essere usata per sostenere che esistono soluzioni semplici di Harold James O gni volta che si parla di crisi economica, le analogie con la Grande Depressione sono sempre in agguato. Nel suo ultimo World economic outlook, l'Fmi esamina questa analogia in modo esplicito, in termini non soltanto di tracollo della fiducia finanziaria, ma anche di rapido declino degli scambi globali e dell'attività industriale. In generale, la storia sembra più utile della teoria economica per interpretare eventi straordinariamente sorprendenti e di per sé imprevedibili. Quasi immancabilmente, ogni volta che si ricorre all'analogia con la Grande Depressione, come anno di riferimento si prende il 1929. Ma nella Grande Depressione si manifestarono due patologie diversissime, e ognuna delle due implicava diagnosi - e cure - diverse. La prima e più famosa di queste due patologie fu il crack azionario dell'ottobre 1929 negli Stati Uniti. Nessun altro paese conobbe un panico borsistico di simili proporzioni, in buona parte perché nessun paese aveva vissuto quell'euforica corsa al rialzo dei prezzi delle azioni che aveva indotto tantissimi americani, delle estrazioni più varie, a lanciarsi nella speculazione finanziaria. La seconda patologia fu l'evento decisivo che trasformò una brutta recessione nella Grande Depressione. Una serie di crisi di panico del settore bancario nell'estate del 1931 si propagò dall'Europa Centrale, diffondendo il contagio finanziario prima alla Gran Bretagna, poi agli Stati Uniti e alla Francia, e infine a tutto il mondo. Il panico del 1929 ha sempre avuto un ruolo preponderante nell'analisi della Grande Depressione per due ragioni abbastanza peculiari. Innanzitutto, nessuno è mai stato in grado di fornire una spiegazione soddisfacente del crollo della Borsa nell'ottobre del 1929, nel senso di una causa razionale, con gli operatori di mercato che reagiscono a una notizia specifica. Quel crack borsistico dunque rappresenta un dilemma intellettuale e gli economisti possono sperare di farsi una reputazione cercando di trovare una spiegazione innovativa a quegli eventi. Certi sono arrivati alla conclusione che i mercati, semplicemente, sono irrazionali. Altri si sforzano di realizzare complicati modelli, secondo cui gli investitori forse erano riusciti a prevedere la Depressione, oppure avevano valutato l'eventualità di misure protezionistiche in altri paesi in risposta alla legge americana sui dazi doganali, anche se quella legge non era ancora stata approvata. La seconda ragione della popolarità del 1929 tra studiosi e commentatori politici è che fornisce un motivo chiaro per intraprendere misure specifiche. I keynesiani sono riusciti a dimostrare che le misure di stimolo sono in grado di stabilizzare le aspettative del mercato, garantendo in questo modo un quadro di fiducia generale. I monetaristi raccontano una storia diversa ma parallela, e cioè che una crescita monetaria stabile previene perturbazioni drammatiche. Il crack del 1929 non ebbe nessuna causa evidente, ma due soluzioni molto plausibili. Il disastro bancario europeo del 1931 fu esattamente il contrario. Nessun economista può sperare di costruire la sua carriera accademica trovando una spiegazione innovativa delle sue cause: il tracollo fu il risultato della debolezza finanziaria di paesi vittime, a causa di politiche sbagliate,di un'iperinflazione che aveva messo in ginocchio i bilanci delle banche. La vulnerabilità intrinseca accresceva il rischio di traumi politici, e le diatribe su un'unione doganale dell'Europa Centrale e sulle riparazioni di guerra bastarono a far crollare il castello di carte. Ma riparare i danni non era semplice. A differenza del 1929, non esistevano (e non esistono oggi) risposte macroeconomiche evidenti ai problemi finanziari. Alcuni macroeconomisti famosi, tra cui Larry Summers, che attualmente è il capo dei cervelli economici a disposizione dell'amministrazione Obama, hanno cercato di sminuire il ruolo dell'instabilità del settore finanziario come causa delle depressioni. Le risposte, se esistono, risiedono in un lento e sofferto repulisti dei bilanci e nella ristrutturazione microeconomica, che non può semplicemente essere imposta dall'alto per mano di un pianificatore onnisciente, ma esige un cambiamento di mentalità e di comportamento da parte di molte imprese e individui. Migliorare il sistema di regolamentazione e supervisione è una buona idea, ma serve più a evitare crisi future che a gestire le conseguenze di una catastrofe già avvenuta. La conseguenza della lunga discussione accademica e popolare sulla crisi del 1929 è che la gente col tempo si è convinta che risposte facili esistono. Ma il crollo della Lehman Brothers nel settembre del 2008 è stato un evento simile al 1931, un evento che ricorda da vicino il mondo della Grande Depressione. I fallimenti delle banche austriache e tedesche non avrebbero trascinato il mondo intero dalla recessione alla depressione se quei Paesi non fossero stati altro che economie isolate o autosufficienti. Ma nella seconda metà degli anni 20 quei Paesi avevano costruito le loro economie su denaro preso in prestito (prevalentemente dall'America). Quella dipendenza presenta diverse analogie con ciò che si è verificato negli Stati Uniti in questo decennio, con l'afflusso di denaro dalle economie emergenti, soprattutto asiatiche: un apparente miracolo economico che si basava in realtà sulla disponibilità dei cinesi a prestare soldi all'America. I fallimenti bancari del 1931, e del settembre 2008, hanno scosso la fiducia del creditore internazionale: allora gli Stati Uniti, oggi la Cina. Entrambe le lezioni - quella sulla lentezza e la difficoltà della ricostruzione del settore bancario e quella sulla dipendenza da un grande fornitore esterno di capitali - sono sgradevoli. Per lungo tempo è stato molto più facile ripetere il mantra rassicurante di una comunità mondiale che aveva imparato, nel suo insieme, come evitare un tracollo in stile 1929, e che le Banche centrali di tutto il mondo lo avevano chiaramente dimostrato in occasione di crisi come quella del 1987 o quella del 2001. I governi indubbiamente meritano elogi per aver stabilizzato le aspettative, e dunque per aver impedito che la crisi si aggravasse. Ma quando i governanti spacciano proposte politiche semplici, se non proprio semplicistiche, come fondamento della speranza di poter evitare un lungo periodo di difficili aggiustamenti economici, questo è fuorviante. L'autore è professore di storia e affari internazionali alla Princeton Copyright: Project Syndicate, 2009 (Traduzione di Fabio Galimberti) LA STORIA SI RIPETE La lentezza e la difficoltà della ricostruzione del settore bancario e la dipendenza da un grande creditore esterno sono lezioni difficili da digerire Politiche keynesiane. Un operaio edile sull'Empire State Building di New York nel 1930 CORBIS

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Non solo stanze, obiettivo riqualificazione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 5 autore: Non solo stanze, obiettivo riqualificazione Parola agli architetti: soluzioni flessibili per la famiglia che cambia, abitazione come motore ambientale Paola Pierotti Giorgio Santilli ROMA Il piano casa libera la fantasia degli architetti. Non mancano le perplessità sull'efficacia di una norma che distribuisce «indifferentemente» nuova cubatura nella città consolidata e nelle periferie, ma sono numerosi gli architetti che vedono gli ampliamenti del 20% e la demolizionericostruzione con premio di cubatura del 3035% come un'opportunità per il risveglio della città contemporanea. A scala internazionale numerosi i progettisimbolo che pescano nelle stesse tipologie: dagli olandesi Mvrdv studio cult in Europa con il complesso WoZoCo di Amsterdam ai piccoli ampliamenti delle case dell'atelier giapponese Bow Wow. O ancora la "casa zaino" ideata dall'artista bavarese Stefan Eberstadt: la Rucksack House è una scultura appesa alla facciata di un edificio e ancorata al tetto con tiranti in acciaio, un'aggiunta di nove metri quadrati che si vede agganciata in diversi edifici della Germania. In Italia non mancano le tracce di contemporaneità legate al tema. A Torino lo studio Uda ha realizzato il sopralzo di un edificio storico, Palazzo Gioberti. A Milano lo studio Albori ha ampliato e recuperato i sottotetti di un edificio liberty e ha costruito un nuovo piano in due edifici di case popolari comunali a Milano e a Cinisello Balsamo. Mario Cucinella, sempre a Milano,per conto dell'Aler sta riconvertendo quattro torri di social housing migliorando le prestazioni dal punto di vista energetico e sopraelevandole con nuove case per studenti. «L'azienda milanese – racconta l'architetto bolognese – ci ha chiesto di lavorare sull'involucro dell'edificio di edilizia residenziale pubblica, oggi occupato da un centinaio di famiglie, e di aggiungervi due piani con alloggi per studenti che contiamo di realizzare con strutture leggere». Non un semplice maquillage, ma un'operazione che aumenterà la capacità d'affitto e rigenererà il tessuto sociale delle case popolari senza spostare chi ci abita. Le volumetrie non sono quelle previste dalla legge regionale lombarda, appena varata in giunta, che prevede limiti di mille metri cubi per i condomini e un ampliamento massimo di 300 metri cubi. Qui siamo su altre scale, ma è lo stesso Cucinella a riconoscere un legame fra questo progetto e le elaborazioni collegate al piano casa. L'intervento progettato è su un edificio pubblico e monoproprietario. «Il tema della proprietà – dichiara – sarà un limite per l'attuazione del piano casa. Gli edifici pubblici, come sono le case popolari, potrebbero essere laboratori che sfruttano la norma per portare un'iniezione di contemporaneità in edifici fatiscenti». «Ci sono progetti di successo come quello di Alejandro Aravena in Cile o di Alvaro Siza a Evora, in Portogallo, in cuii cittadini che vi abitano sono i primi protagonisti nella definizione della struttura insediativa. I nuovi modelli di abitare dichiara Alessandra Segantini, socia di C+S Associati e autore dell'Atlante dell'Abitare (edito Skira) – vanno concepiti come progetti aperti, in questo senso il piano casa è una necessità per ogni progetto di edilizia». La partecipazione diretta da parte di chi abita gli spazi e la necessaria flessibilità sono una condizione imprescindibile. «Gli innesti sull'esistente – aggiunge Segantini – sono addizioni sostenibili in termini energetici e costruttivi in edifici pensati senza questi accorgimenti. Devono essere oggetti semplici, industrializzati, tecnicamente facili da costruire». Per gli spazi in aggiunta gli architetti non pensano solo alla «stanza per la nonna» ma alle serre e ai giardini di inverno, alle sale tecnologiche casa-lavoro, alle funzioni proprie del cohousing. «Demolire e ricostruire con l'aggiunta di cubatura – commenta Cino Zucchi – può creare continuità tra gli insediamenti di diversi periodi storici. Si può lavorare apportando un mix funzionale che integri l'abitare con gli spazi per il lavoro. Altro tema è quello degli spazi condivisi come sono le lavanderie e gli spazi gioco negli interventi residenziali. Ma ancora, aumentare la cubatura vuol dire poter lavorare sul tema degli spazi pubblici, trovare un nuovo rapporto tra aree pubbliche e private, come richiesto da una società contemporanea e dalle sue esigenze in continua evoluzione». Non tutti gli architetti guardano con favore al piano casa. Claudia Clemente (Labics) legge come nota positiva l'opportunità di lavorare sugli spazi di relazione; Giacomo Borella, specialista di "sopralzi" in territorio milanese pensa che «l'idea di fare un provvedimento così sia un segno negativo della una cultura che vede il costruito solo come merce economica ». Tuttavia, «aggiungere e togliere pezzi è la storia dell'architettura ». © RIPRODUZIONE RISERVATA SOLUZIONI PROGETTUALI Alessandra Segantini: occorrono oggetti semplici, industrializzati, facili da costruire. Spazio anche a serre e mansarde Recupero alla tedesca. In rosso al centro «Legal/illegal», un progetto architettonico di Manuel Herz realizzato in un edificio alla periferia sud di Colonia, in Germania

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Occasione da non perdere per l'efficienza energetica (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 5 autore: Mario Cucinella Architects «Occasione da non perdere per l'efficienza energetica» S ì al piano casa se vuole dire reale efficienza energetica. «Nella casa unifamiliare – dice Mario Cucinella – si può realizzare un garage ma soprattutto si possono costruire elementi che aumentano le prestazioni bioclimatiche. L'aumento della cubatura deve apportare anche un vantaggio dal punto di vista ambientale: dare valore aggiunto all'economia energetica dell'immobile esistente». Cucinella considera anche l'ipotesi di un ampliamento della copertura costruendo mansarde, ma valuta l'ipotesi di aumentare la densità costruendo piccoli elementi affiancati all'esistente. Per l'architetto bolognese la sfida è interessante non solo per le unità monofamiliari ma anche per le palazzine e i condomini dove la trasformazione delle sagome di prospetti e coperture deve essere motore di nuova energia. Cucinella è stato incaricato dall'Aler di Milano di rigenerare quattro torri nella zona di Famagosta. Il suo progetto nonè un'opera di restyling delle strutture esistenti ma un intervento che migliora la prestazione energetica complessiva e aumenta la capacità economica. La committenza ha richiesto di innestare in queste torri una quota di alloggi in affitto per studenti agli alloggi sociali. «Non servono freni ideologici: il panorama edilizio è così di scarsa qualità che forse il piano casa potrebbe portare dei benefici. Resta il dubbio – aggiunge Cucinella – su chi potrà governare questo processo». Mario Cucinella (1960)è l'architetto italiano che più lega il suo nome al marchio della sostenibilità.è lui l'autore del concept per una casa da 100mila euro per 100 mq di superficie, sostenibile per l'idea progettuale prima che per la dotazione impiantistica. Le prime abitazioni su questo modello sono in costruzione a Settimo Torinese; altre saranno costruite nel milanese. Ha costruito in Cina, prima il Siieb e quest'anno ha inaugurato il Ningbo (The Centre for Sustainable Energy Technologies) che alcuni mesi fa a Cannes in occasione del Mipim ha vinto il premio "2009 MIPIM Green Building Award". Sono in cantiere alcuni edifici per ufficia Milano e tra i suoi ultimi progetti, in partnership con Favero & Milan Ingegneria,c'è anche il nuovo ministero dell'Ambiente e del Turismo a Podgorica in Montenegro. www.mcarchitectsgate.it Amsterdam, edificio residenziale Wozoco dello studio olandese Mvrdv

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Arriva l'ondata di euroscetticismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: EUROPEE data: 2009-06-05 - pag: 14 autore: ANALISI Arriva l'ondata di euroscetticismo di Adriana Cerretelli D a anni l'assenteismo è il tarlo delle democrazie occidentali adulte. Nell'era della comunicazione istantanea poi, con i governi che ormai non si muovono senza un sondaggio di opinione in tasca, il voto nell'urna non è un optional però assomiglia sempre più a un rito dovuto ma in qualche modo collaterale. Se questo è vero per le elezioni nazionali, figuriamoci per le europee. Con qualche paradosso in più. Tre per la precisione. Da quando nel '79 ha cominciato ad essere eletto a suffragio universale, l'europarlamento ha visto crescere i propri poteri (legislativi e di bilancio) ma insieme svaporare l'interesse dei propri elettori. Da allora la partecipazione al voto è crollata dal 62 al 45,4% del 2004. Si ripete che l'Europa è un oggetto misterioso e lontano. Non è vero. Magari spesso è incomprensibile, distante no. L'80% della legislazione nazionale è di matrice comunitaria. A produrla è proprio l'europarlamento insieme al Consiglio dei ministri. è così che l'Europa entra nel nostro quotidiano: euro, tassi di interesse, lotta a inflazione e iper-deficit, studi, viaggi senza passaporto, norme su sicurezza, ambiente, consumatori e molto altro. Tra globalizzazione, colossi emergenti come Cina, India, Brasile e la grande crisi socioeconomica che ci è scoppiata addosso, se non ci fosse stata l'Europa avremmo dovuto inventarla: si è dimostrata uno scudo provvidenziale tra una tempesta e l'altra.Certo,non un modello perfetto. Comunque un ammortizzatore regionale prezioso per stati dalla sovranità nazionale ormai insufficiente a tener testa da soli agli sconquassi mondiali. Eppure tra la gente l'Europa non è capita, suscita apatia. O aperta ostilità. A quanto pare l'assenteismo medio questa volta non batterà il nuovo record del 66% annunciato da Eurobarometro in aprile. L'ultimo sondaggio Tns Opinion di qualche giorno fa dice che la metà dell'elettorato (49%) andrà a votare. Ammesso che gli ultimi pronostici siano quelli buoni, resta insoluto il teorema della crescente disaffezione degli europei verso un'Unione che per nessuno dei suoi 27 paesi membri è matrigna. Al contrario è utile e a volte anche generosa di aiuti e di sviluppo. Perché allora piace sempre di meno? I motivi sono tanti. Forse il più convincente è il più paradossale: la riconciliazione post-bellica, la ragion d'essere delle origini si è persa a poco a poco in una grandiosa success-story civile ed economica. Europa oggi non è solo sinonimo di pace continentale ma veicolo di una cultura pacifista che, per inciso, deve quasi tutto al contribuente americano che da sempre ne finanzia la difesa. Perso il vecchio marchio di legittimità, popolare, comprensibile e condivisibile da chiunque, il progetto europeo non ha saputo darsene un altro. è diventato freddo e tecnocratico, una macchina supercomplicata per sfornare regole, divieti, intrusioni a getto continuo, si è fatto mercato e moneta unica. Altri successi (a metà, questi) ma niente capace di far sognare. Piuttosto di dividere: tra accresciuti divari di ricchezza, delocalizzazioni, aiuti di stato, nazionalismi mai morti, istituzioni deboli, prepotenze dei più forti. L'allargamento a Est a velocità forsennata combinato con il parallelo assalto della concorrenza globale e di flussi migratori incontrollati hanno fatto il resto. All'improvviso Europa e integrazione sono diventati i nemici della porta accanto, le minacce da esorcizzare. Riassunte in Francia nella mitica dell'idraulico polacco (erano in tutto 38) che ha sepolto la Costituzione europea. Oggi l'Europa sembra in grado di evocare solo paure irrazionali e spesso ingiustificate. Su questi torbidi sguazzano i nuovi partiti populisti, anti- europeisti e xenofobi che raccolgono consensi a Est come a Ovest speculando su latitanze e inadempienze di governi deboli che del resto usano spesso l'Europa come capro espiatorio per vendere decisioni impopolari. Stupirsi che poca gente abbia voglia di votare alle europee tra l'altro regolarmente e dovunque trasformate in plebisciti nazionali? Scandalizzarsi se l'ingresso in forze degli euro-scettici nell'europarlamento sarà probabilmente la grande novità della nuova legislatura? Prima dei cittadini dovrebbero essere i loro governi a capire che oggi l'Europa è più necessaria di ieri perché nessuno può illudersi di affrontare le emergenze globali a ranghi sciolti (come invece si continua a provare a fare). Finché le europee resteranno un test nazionale, le enormi potenzialità dell'Europa, più che agli europei, serviranno a ingrassare gli altri. Peccato. © RIPRODUZIONE RISERVATA I DUBBI L'80% della legislazione nazionale viene da Bruxelles: la Ue è vicina ma spesso risulta incomprensibile

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Napoli Teatro Festival Italia: al via la seconda edizione (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Napoli Teatro Festival Italia: al via la seconda edizione Renzo Francabandera, 05 giugno 2009, 17:20 Teatro Partito il 4 giugno l'evento che occuperà Napoli fino a fine mese: un confronto diretto tra Napoli e l'Europa. Due gli spettacoli nella serata inaugurale: Pièce noire di Enzo Moscato, al Teatro Mercadante e L'Européenne di David Lescot, al Teatro di San Carlo con la Compagnia Teatrale Europea. La macchina artistica, guidata da Renato Quaglia, costruisce il suo respiro E due. Se il 2008 era stato un anno di avvio e di prova, quest'anno l'organizzazione è partita subito in modo perfetto. Vuoi perché l'anno scorso il Festival inaugurò sotto il diluvio, mentre quest'anno c'è un piacevole sole, vuoi perché la macchina gestionale, forte anche dell'esperienza e delle difficoltà esperite l'anno passato, ha curato tutto nei minimi dettagli. Accrediti, biglietterie, un centro dedicato e una sede, quella del PAN di Napoli in via dei Mille, trasformata in anima pulsante di un evento che il territorio individua, riconosce, accoglie e contribuisce a creare. Un'edizione dedicata alla complessità della comunicazione e dell'interazione fra i linguaggi. Tutto esaurito il 4 giugno per le due prime, Pièce noire di Moscato, premio Riccione per il Teatro 1985, tornato in scena a circa 30 anni dalla prima rappresentazione che ha debuttato a Napoli per la prima volta con la regia dello stesso Moscato, e L'Européenne, di David Lescot, che ha curato anche la regia del testo con il quale ha vinto il Gran Prix de Littérature Dramatique 2008 del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese. Si parte alle 20. Al Mercadante un pienone. Lo spettacolo, prodotto dal Napoli Teatro Festival Italia e dal Mercadante Teatro Stabile di Napoli, in coproduzione con Compagnia Teatrale Enzo Moscato ed in collaborazione con Benevento Città dello Spettacolo, è, nell'intento della regia, una metafora di Napoli noir con protagonista una signora ex prostituta che cerca il proprio riscatto costruendo un ideale di bellezza incarnato in angeli asessuati. A cinque mesi da Le Pulle, di Emma Dante, lo stesso palcoscenico torna a vestirsi di drappo rosso, di storie di puttane e travestiti, ma questa volta il drappo è sporco, consumato, puzza di degrado e di una vita giunta all'epilogo. Desolato abbandono della vicenda umana. La drammaturgia è di quel periodo in cui Ruccello raccontava fra sogni e realtà, una città e un'umanità in cerca di se stessa. Nel 1983 Notturno di donna con ospiti aveva suggestionato fortemente l'immaginario teatrale. Pièce Noire è dello stesso anno (1985) di Ferdinando di Ruccello. E Moscato, che ha di recente vinto il premio intitolato al grandissimo drammaturgo scomparso giovanissimo, nella messa in scena pare ricordare alcuni elementi dell'immaginario ruccelliano. Protagonista è Lucia Poli. Manca però uno sguardo moderno sul testo. La scena e l'impianto recitativo prescelto suonano un po' d'antan, lasciando alla sola musica un rapporto con l'attualità scenica. Uno sguardo che forse va un po' troppo indietro. Assai fresco, collettivo ed energico quanto David Lescot, premio Molière de la révélation thétrale 2009, ha proposto con il suo ritratto dell'Europa: "Mi piace lavorare su unioni e allontanamenti. Nel testo prima di questo avevo lavorato sull'allontanamento, in questo mi è piaciuto ragionare sull'unione." Un'unione, quella dei popoli e delle nazioni europee, nata però su basi troppo economiche e poco culturali, e l'ostacolo della lingua è una delle prove. Il 30% del budget del parlamento europeo va alle traduzioni". La pièce racconta di questo, dei referendum farsa sulla costituzione, dei tempi e dei modi della creazione di un ascolto trasversale che superi il problema della lingua. E quando gli facciamo notare che in fondo questo lavoro è sì sull'unione, ma in modo solo apparente, sorride e dice: "Ogni incontro presuppone la necessità di allontanarsi da qualcosa, di lasciare da parte qualcosa di sé." Il programma continua il 5 giugno, esplorando Napoli, i suoi luoghi: al Teatro San Ferdinando debutterà Identificazione di una Donna, una coreografia di Claudio Bernardo, creata da Bernardo e As Palavras, realizzata in coproduzione con Thétre de la Place e Charleroi-Danses. Con il supporto di Ministère de la Communauté FranÇaise Wallonie-Bruxelles -Service de la Danse e con il sostegno di Ville de Mons. Luoghi noti e luoghi da scoprire, come l'antico Teatro Romano di via dell'Anticaglia, nel cuore del centro storico di Napoli, che sarà lo scenario de Il Teatro Sommerso Rifrazioni d'ombre e d'onde sonore nel Teatro dell'Anticaglia, progetto ideato e realizzato dal regista Ettore Massarese per il Napoli Teatro Festival Italia 2009. Un luogo deputato al teatro e che torna ad ospitare eventi dopo secoli, divorato dall'edilizia selvaggia. Stasera parte anche W Niatri, un progetto di Fabrizio Ferracane, Michele Riondino e Daniele Pilli, già attore della Compagnia Teatrale Europea nella prima edizione del Napoli Teatro Festival Italia. Un altro grande evento è atteso per il 6 al Real Albergo dei Poveri. Dopo il debutto del 22 maggio a Singapore, arriva in Italia Le città visibili, di Chay Yew con la regia di Giorgio Barberio Corsetti. Lo spettacolo - coprodotto da Napoli Teatro Festival Italia e Singapore Arts Festival con la compagnia Fattore K - sarà allestito in una nuova versione, appositamente concepita per lo spazio. Chay Yew, drammaturgo singaporiano, ha scritto Le città visibili, testo teatrale ispirato a Le città invisibili di Italo Calvino, sugli stereotipi che Oriente e Occidente, nei secoli, hanno costruito l'uno sull'altro. Indagando la dimensione del lavoro e dell'immaginario reciproco, Corsetti ha creato uno spettacolo in cui convivono le diverse dimensioni del testo - appartenenti a epoche e luoghi differenti, con una compagnia composta da artisti italiani e orientali, in cui è protagonista lo sguardo dello straniero, di cui si mostrano le versioni attuali e una genealogia storica e culturale, fino a risalire alla leggendaria Xanadu di Kublai Khan. Il lavoro in Cina e quello a Napoli. Linguaggi, parole dette, non dette e soffocate. Diversità ma identità da tirar fuori. In questi legami trasversali con il mondo, la città respira il Festival. Sembra sentirlo. Viverlo nelle sue diverse zone, nelle sue diverse identità. Il Napoli Teatro Festival sta crescendo e punta sulla pluralità delle lingue, dei testi, delle stratificazioni culturali, per dialogare con i festival e le produzioni di tutto il mondo. L'ingranaggio inizia ad avere un'anima.

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Gnl, Sua Maestà gioca la carta Qatar (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Gnl, Sua Maestà gioca la carta Qatar da Finanza&Mercati del 06-06-2009 Nuove scorte di gas naturale liquefatto come risorsa energetica ed economica per contrastare lo strapotere russo nelle esportazioni verso l'Europa. Arriva dal Qatar la nuova diretta concorrenza per Mosca, finora il maggior fornitore di gnl nel Vecchio Continente. La scorsa settimana, di fronte alla regina Elisabetta II e alla famiglia reale del Qatar, è stata infatti inaugurata la nuova stazione che riceverà le riserve di gas che dal paese degli Emirati Arabi verranno trasportate in Gran Bretagna, presso il porto di Milford Haven, nel terminal di South Hook. Dai depositi del golfo Persico, le navi porteranno gnl a una temperatura di -160 gradi fino al Galles. Da lì, il gas prenderà la strada del Regno Unito ma anche del resto d'Europa. Il progetto rientra nel piano Qatargas 2 che ha visto in Gran Bretagna la collaborazione di Exxon Mobil, Total e Qatar Petroleum. Il primo obiettivo è di riuscire a riempire entro la fine dell'anno i cinque enormi container disponibili per ora in Gran Bretagna. Le navi partiranno dal Qatar ogni tre giorni, secondo un calendario reso noto in occasione dell'inaugurazione del porto di Milford Haven e porteranno per ogni viaggio un quantitativo di gnl capace di soddisfare il bisogno di gas della Gran Bretagna per 24 ore. In un momento in cui si guarda con sempre minore fiducia alle risorse del Mare del Nord, questa alternativa potrebbe diventare una realtà interessante per il Regno Unito ma anche per gli altri paesi europei. Per il regno arabo, d'altra parte, siamo solo l'inizio: entro il 2013, infatti, il Qatar pensa di produrre gas equivalente a 5.5 milioni di barili di petrolio. Si tratta dunque di una nuova grande ricchezza energetica, che verrà esportata in Europa e probabilmente in Asia, dove paesi come la Cina già mostrano forte interesse. «Ci aspettano ancora grandi sfide dal punto di vista energetico - ha detto all'inaugurazione del porto Rex Tillerson, di Exxon Mobil Corporation - South Hook, come parte vitale del progetto Qatargas 2, è un perfetto esempio di una strada da percorrere per ottenere risultati interessanti. Grazie anche a Qatar Petroleum, con un mercato aperto e politiche stabili, questo progetto è un esempio di collaborazione internazionale e dimostra che interessanti innovazioni tecnologiche possono fornire l'energia di cui si ha bisogno per la crescita economica e per il miglioramento delle performance ambientali».

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arte, glamour e notti pazze torna a splendere l'oro di venezia - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Cronaca La Biennale, la moda, la grande imprenditoria: la città lagunare sta vivendo giorni di rutilante mondanità Feste, balli e tanto sfarzo accompagnano le kermesse d´autore. Che fanno gola ai mercanti arabi e giapponesi Arte, glamour e notti pazze torna a splendere l´oro di Venezia Alessandro Benetton festeggia Tina Brown che festeggia l´apertura di una galleria Finiscono per conoscersi tutti, da Philip Stark a Farah Diba, da Naomi Campbell a Pinault (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) NATALIA ASPESI In questi primi giorni di Biennale ne hanno viste talmente tante, scheletrini, vagine giganti, aiole di fango, pipistrelli liofilizzati, piatti di risotto, temperamatite con matita, raccolta di vecchi giornali, cose che il pensiero degli artisti ha innalzato ad opera d´arte, che adesso calpestano con gusto il pavimento-opera d´arte "Dancing nazis" del giovane polacco Uklanski su cui per tutta la notte si scateneranno, è ovvio, le danze. 700 gli invitati alla festa da ballo organizzata da Vogue Uomo per festeggiare il numero dedicato, appunto, all´arte, che nell´immenso mondo fashion sta sostituendo la moda, un po´ in affanno, come marchio di successo ed eleganza. Anche l´Italia è in affanno, nel momento cruciale delle elezioni europee, e dall´estero piombano su di noi sguardi preoccupati e ironici. Ma non qui, non adesso, non in questa Venezia sontuosa che rappresenta una città di antico potere ed eccellenza, diventata in questi giorni la più grande e importante galleria d´arte contemporanea del mondo, invasa da migliaia e migliaia di persone venute da ogni continente, percorsa dalla cultura, dall´opulenza, dalla bizzarria, dal piacere, dal talento, dal mercato, aperta al collezionista miliardario (in dollari) con i suoi Maurizio Cattelan e i suoi Takashi Murakami, ma anche alle 12 signore nullatenenti che inscenano una performance dedicata alla mona (in veneziano, al dattero in libanese, alla pesca in sloveno, alla gnocca nella nostra televisione ecc.). Tutto è grandioso, tutto è stupefacente, tutto è incantevole, tutto induce alla massima festa: sono enormi le opere d´arte contemporanea che si adattano benissimo agli enormi spazi tre-quattrocenteschi: ai Magazzini del Sale le tele di Vedova che si muovono grazie alla raffinata tecnologia progettata da Renzo Piano, cento pezzi della infinita collezione di FranÇois Pinault (150 sono a Palazzo Grassi) sistemati nella Punta della Dogana, adagiata tra la Giudecca e il Canal Grande e restaurata da Tadao Ando. I Giardini di fine ‘800 e l´antico Arsenale presidiati dai 90 artisti della 53° Biennale, esposizioni nazionali sparse nei palazzi della città, mostre di artisti moderni o contemporanei alla Ca d´Oro, a Ca Pesaro, a Ca Rezzonico, alla fondazione Bevilacqua La Masa (dove il Leone d´oro alla carriera Yoko Ono, in un artvideo, tenta invano di togliersi il reggipetto, musica di John Lennon): arte in ogni museo, nelle gallerie, negli alberghi, alle fermate dei vaporetti, sui ponti, nelle case private. Muri occupati da anonimi artisti ambulanti, con la scritta artistica, "Questa non è un´opera d´arte", facciate di palazzi come Ca´ Giustignan (sede della Biennale fatta rigorosamente restaurare e rilanciata dal presidente Baratta) attraversata da un grande lenzuolo con la scritta "Non farò mai più arte noiosa", opera d´arte datata 1971, firmata dal Leone d´oro alla carriera John Baldessari, 78 anni, bella barba bianca, instancabilmente saltellante di mostra in mostra. Si incontrano tutti, cinque, seimila, ma ce ne starebbero centomila, all´inaugurazione di Punta della Dogana, tra i massacri in miniatura ("Fucking Hell") di Jake e Dinos Chapman e la coppia canoviana in marmo bianco che si bacia di Jeff Koons ("Bourgeois Bust - Jeff and Ilona" che è del 1991 quando l´artista e la Staller ancora non si bastonavano); nel giro instancabile delle mondanità d´arte finiscono per conoscersi tutti, l´ex imperatrice Farah Diba e l´ex modella Naomi Campbell, la stilista Stella McCartney e la regina di Norvegia, il filosofo Bernard Henry-Levy e la regista francese Agnes Varda, il regista israeliano Amos Gitai e il ministro francese della cultura Christine Albanel: più tutti gli artisti, tutti i galleristi, tutti i critici, tutti i curatori, tutti i direttori di musei, tutti i battitori d´asta, tutti i collezionisti, che popolano ormai il sempre più oceanico mondo dell´arte contemporanea, dove affluiscono le montagne di denaro che in tanti non sanno più come impiegare. Un folto gruppo di Benetton si sposta dalla nuova e seconda sede della collezione del magnate francese FranÇois Pinault (proprietario anche della casa d´aste Christie´s, dove ogni tanto transitano le sue preziose acquisizioni), all´hotel Monaco, dove il più seducente tra loro, Alessandro, festeggia Tina Brown che festeggia l´apertura di una galleria d´arte internazionale e il suo celebre sito Daily Beast, che elenca i suoi ospiti, proprietari di quotidiani inglesi come Timothy Taylor, signore importanti come la mamma della first lady Carla Bruni (di cui il sito della Brown pubblica una foto nuda messa all´asta a Berlino in questi giorni), Marco Muller che come direttore della Biennale cinema annuncia per settembre il ritorno di Hollywood in laguna, il geniale inventore di oggetti inutili Philip Stark che ormai vive a Venezia e che si dichiara romantico, per cui non andrà a vedere nulla di contemporaneo. Non ci sono più ormeggi per i grandi yacht, che essendo ormai tutti grandissimi, occupano il posto di due o tre: ce ne stanno adesso solo venti, tra cui il Pelorus (120 metri) di Roman Abramovich, che ieri sera era la star della festa danzante a Palazzo Grassi, attorniato da star dell´arte come Nathalie Djinburg, Cy Twomby, Cindy Sherman. Prima l´onda d´urto cosmopolita si era precipitata a migliaia alla Fondazione Cini, dove la Fondazione Prada esponeva una antologica dell´americano John Wesley, curata da Germano Celant. «Credo che il mio lavoro abbia molto a che fare con il sesso» ha dichiarato il simpatico ultraottantenne, si direbbe soprattutto quello femminile, che descrive molto carinamente, ridisegnando i personaggi dalla pubblicità e dei fumetti anche per bambini mentre si rimirano o fanno sorridendo contenti quella cosa là: deve essere anche un tipo velocissimo, perché nel bel catalogo sono raccolte centinaia e centinaia di opere che mettono di buon umore. Anche qui arabi e giapponesi, svedesi e americani, tutti a champagne, invitandosi per i prossimi mesi qua e là, in nome dell´arte e la maggior parte in partenza per Basilea, dove la settimana prossima si sposterà il mercato internazionale di arte contemporanea. Nelle stesse ore, l´Italia tornava alle sue dimensioni domestiche, tricolori, all´Arsenale, dove il ministro Bondi col suo seguito affannato e una quantità macroscopica di agenti (negli altri luoghi non si erano notati, neppure attorno a teste coronate) inaugurava il padiglione Italia, finora piuttosto trascurato da mercanti e collezionisti chic.

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Ventesimo anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro nel pomerigg... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-06-2009)

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Ventesimo anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro nel pomeriggio del quattro giugno, sembrava quasi di rivivere quell'atmosfera olimpica che l'anno scorso ha avvolto la città per mesi interi. Come allora capannelli di volontari sostavano ai lati delle strade ad intervalli regolari, per la maggior parte candidi vecchietti orgogliosi di sfoggiare al braccio una fascia rossa con la scritta "volontari per l'ordine pubblico". La leva che il Partito mobilita quando ha bisogno di occhi vigili ad ogni angolo di strada. Nel caso in cui si fosse riusciti a superare lo schieramento di ottuagenari e ad arrivare sulla piazza, ci si sarebbe trovati di fronte alla nuova temibile arma messa a punto dalla polizia cinese: l'ombrello. Le telecamere di più di una rete tv straniera hanno registrato le immagini di poliziotti in borghese che, armati d'ombrello sotto il sole, camminavano di fronte alle telecamere, cercando di bloccare ogni ripresa della piazza. Anche le università hanno fatto i loro preparativi. Nei giorni scorsi i principali atenei di Pechino hanno tenuto incontri per istruire i docenti e il personale su come affrontare la ricorrenza. E le autorità hanno lanciato l'avvertimento: «Il 4 giugno è vietato vestirsi di bianco». In Cina il bianco è il colore del lutto. Infine, internet e la censura. Negli ultimi giorni diversi siti web stranieri sono stati "armonizzati" (tra gli altri Twitter, Flickr e Hotmail, che si sono aggiunti a YouTube, Blogger e Wordpress), molti portali cinesi hanno scelto l'autocensura, appendendo per qualche giorno la targa «chiuso per manutenzione». I siti dei grandi giornali internazionali, con le interviste ai dissidenti e i loro filmati d'epoca sono rimasti accessibili. Ciliegina sulla torta, a metà giornata Hotmail ha ripreso a funzionare normalmente. Nei giorni scorsi qualche giornalista è stato fermato e portato alla polizia, le voci dissidenti sono state prontamente allontanate dal centro delle grandi città, le madri di Tiananmen hanno lanciato i loro appelli. È quel che succede ogni anno, niente di nuovo. Solo che quest'anno era il ventesimo.

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DIVO PIÙ DIVA LA STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia Bartoli: tanto diversi da far innamorare i giovani (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

DIVO PIÙ DIVA LA STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia Bartoli: tanto diversi da far innamorare i giovani LUCA DEL FRA È emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini, sempre sorretti da un progetto, all'attuale Festival Lang Lang, in definitiva uno show case per questo pianista cinese dallo straordinario talento da prestidigitatore e di certo molto pompato dall'industria discografica all'arrembaggio dei mercati asiatici. Ma in questo ciclo l'appuntamento di giovedì scorso che ha visto Lang accompagnare il mezzosoprano Cecilia Bartoli all'Auditorium di Roma si è rivelato musicalmente interessante e molto divertente. Si tratta di due stelle di prima grandezza della musica classica, che sono riuscite a sedurre anche un pubblico di giovani, ma per tutto il resto diversissime. SIMBOLO POST TIANANMEN Considerato in patria come un eroe nazionale, Lang è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla. Non a caso l'anno scorso è stato scelto come artista simbolo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino. Tra vestiti griffati, presentazione dei suoi cd su Second Life, uso parossistico dell'immagine, lo straordinario talento tecnico di Lang passa spesso in secondo piano, anche perché il suo rapporto con il repertorio musicale occidentale non si basa su una coscienza culturale ancora solidissima. Non sorprende dunque che ami il genere cross-over, tanto che prossimamente si esibirà dal vivo assieme a Keith Jarrett. Con oltre sei milioni di cd venduti, anche Cecilia Bartoli rientra tra i divi discografici, ma detesta il cross-over e ha un rapporto creativo e fantasioso con la tradizione musicale. Una conoscenza e consonanza che le permette di creare, intorno alle sue indubbie doti di spinto virtuosismo, dei percorsi musicali per più versi seducenti. Già la scelta di incentrare il concerto non sul solito rosario di arie di sicuro successo, ma attorno alle non proprio consuete pagine vocali da salotto dell'Ottocento poteva apparire rischiosa considerando che la sala grande dell'Auditorium di Roma conteneva oltre 2000 persone. Tuttavia l'impaginato incardinato sulla musica di Gioachino Rossini spaziava dalla romanza nostrana, con brani anche di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, a quella parigina, con pezzi vocali di George Bizet, Pauline Viardot, Maria Malibran e Manuel Garcia. È un contesto in cui Lang, nel ruolo di accompagnatore, ha brillato nel cavare dal pianoforte colori bellissimi per far da sfondo alla voce, risultando talvolta un po' in difficoltà nella articolazione di certi ritmi popolari. L'ENERGIA DI CECILIA Il percorso musicale dall'Italia alla Francia è compiuto da Cecilia Bartoli senza intenti pedagogici, ma con l'aria di chi ancora si diverte nelle avventure, oltre tutto funzionali allo sfoggio delle sue carte migliori. Il virtuosismo trascendentale e la vena patetica del belcanto italiano, il côté brillante delle pagine parigine: la tecnica adamantina, la sicurezza dell'appoggio sul fiato, la nitidezza nelle agilità, le studiatissime dinamiche sono qualità che conosciamo di questa cantante ma continuano a sorprendere quando le si ascolta dal vivo. Ciò che stupisce di Bartoli è però la capacità di dar peso al testo cantato anche nei frangenti di maggiore difficoltà tecnica, il temperamento nel trasformare pagine salottiere in piccoli lampi di teatro, l'intelligenza nello spandere una equilibrata ironia su un mondo musicale non privo di leziosità. Così tra esplosioni di seducente virtuosismo belcantistico appaiono voci da cartone animato, fantasiosi vibrati, l'energia pura: bravissima. Il pubblico con folta presenza di giovani ha accolto Bartoli e Lang con ovazioni e alla fine le ha anche cantato «Happy birthday to you» visto che Cecilia compiva gli anni. Scene d'altri tempi.

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È emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini,... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-06-2009)

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È emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini, sempre sorretti da un progetto, all'attuale Festival Lang Lang, in definitiva uno show case per questo pianista cinese dallo straordinario talento da prestidigitatore e di certo molto pompato dall'industria discografica all'arrembaggio dei mercati asiatici. Ma in questo ciclo l'appuntamento di giovedì scorso che ha visto Lang accompagnare il mezzosoprano Cecilia Bartoli all'Auditorium di Roma si è rivelato musicalmente interessante e molto divertente. Si tratta di due stelle di prima grandezza della musica classica, che sono riuscite a sedurre anche un pubblico di giovani, ma per tutto il resto diversissime. SIMBOLO POST TIANANMEN Considerato in patria come un eroe nazionale, Lang è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla. Non a caso l'anno scorso è stato scelto come artista simbolo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino. Tra vestiti griffati, presentazione dei suoi cd su Second Life, uso parossistico dell'immagine, lo straordinario talento tecnico di Lang passa spesso in secondo piano, anche perché il suo rapporto con il repertorio musicale occidentale non si basa su una coscienza culturale ancora solidissima. Non sorprende dunque che ami il genere cross-over, tanto che prossimamente si esibirà dal vivo assieme a Keith Jarrett. Con oltre sei milioni di cd venduti, anche Cecilia Bartoli rientra tra i divi discografici, ma detesta il cross-over e ha un rapporto creativo e fantasioso con la tradizione musicale. Una conoscenza e consonanza che le permette di creare, intorno alle sue indubbie doti di spinto virtuosismo, dei percorsi musicali per più versi seducenti. Già la scelta di incentrare il concerto non sul solito rosario di arie di sicuro successo, ma attorno alle non proprio consuete pagine vocali da salotto dell'Ottocento poteva apparire rischiosa considerando che la sala grande dell'Auditorium di Roma conteneva oltre 2000 persone. Tuttavia l'impaginato incardinato sulla musica di Gioachino Rossini spaziava dalla romanza nostrana, con brani anche di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, a quella parigina, con pezzi vocali di George Bizet, Pauline Viardot, Maria Malibran e Manuel Garcia. È un contesto in cui Lang, nel ruolo di accompagnatore, ha brillato nel cavare dal pianoforte colori bellissimi per far da sfondo alla voce, risultando talvolta un po' in difficoltà nella articolazione di certi ritmi popolari. L'ENERGIA DI CECILIA Il percorso musicale dall'Italia alla Francia è compiuto da Cecilia Bartoli senza intenti pedagogici, ma con l'aria di chi ancora si diverte nelle avventure, oltre tutto funzionali allo sfoggio delle sue carte migliori. Il virtuosismo trascendentale e la vena patetica del belcanto italiano, il côté brillante delle pagine parigine: la tecnica adamantina, la sicurezza dell'appoggio sul fiato, la nitidezza nelle agilità, le studiatissime dinamiche sono qualità che conosciamo di questa cantante ma continuano a sorprendere quando le si ascolta dal vivo. Ciò che stupisce di Bartoli è però la capacità di dar peso al testo cantato anche nei frangenti di maggiore difficoltà tecnica, il temperamento nel trasformare pagine salottiere in piccoli lampi di teatro, l'intelligenza nello spandere una equilibrata ironia su un mondo musicale non privo di leziosità. Così tra esplosioni di seducente virtuosismo belcantistico appaiono voci da cartone animato, fantasiosi vibrati, l'energia pura: bravissima. Il pubblico con folta presenza di giovani ha accolto Bartoli e Lang con ovazioni e alla fine le ha anche cantato «Happy birthday to you» visto che Cecilia compiva gli anni. Scene d'altri tempi.

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lavoro, a rischio altri 18 mila posti - stefano parola (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Torino La Fiom conquista Sirio Lavoro, a rischio altri 18 mila posti Solo 17 aziende su cento prevedono assunzioni nel 2009 Il rapporto di Unioncamere potrebbe essere addirittura ottimistico secondo la Regione. Scudiere, Cgil: non vediamo uscita STEFANO PAROLA La crisi economica brucerà più di 18 mila posti di lavoro in Piemonte. E a farne le spese saranno in particolare i lavoratori flessibili, quelli con contratti a tempo determinato, a progetto o interinali: arriveranno a scadenza e non verranno più rinnovati. Previsioni tutt´altro che rassicuranti, elaborate da Unioncamere Piemonte attraverso il sistema Excelsior, che parlano anche di appena 17 aziende su cento che prevedono di effettuare assunzioni nel corso del 2009. A subire le conseguenze sarà soprattutto il settore delle costruzioni, in cui il livello occupazionale scenderà del 3,8 per cento. Il tutto dopo un 2008 tutt´altro che esaltante. Il volume "Piemonte in cifre", presentato ieri, parla di un aumento del numero di disoccupati del 21,9 per cento rispetto ai 12 mesi precedenti, che hanno portato il relativo tasso di disoccupazione al 5 per cento. Alla fine dello scorso anno erano centomila le persone in cerca di un impiego. Fortunatamente l´occupazione ha tenuto, crescendo dell´1,2 per cento, ma i dati sulla cassa integrazione non sollevano il morale: nel 2008 sono state autorizzate più di 35 mila ore, ma, come sottolinea Roberto Strocco, responsabile dell´Ufficio studi di Unioncamere Piemonte, «nei primi quattro mesi di quest´anno ne sono state usate di più rispetto a tutto l´anno passato». Secondo l´assessore regionale al Lavoro, Angela Migliasso, si tratta di stime che potrebbero essere addirittura ottimistiche: «La realtà - dice - potrebbe essere addirittura peggiore. E le cose potrebbero peggiorare perché se la crisi non finirà presto i 12 mesi di ammortizzatori sociali potrebbero presto esaurirsi. Come enti locali faremo tutto ciò che sarà in nostro potere, ma il problema è cosa intende fare il Governo: vuole investire in opere pubbliche? Rilanciare il privato? Ammodernare il Paese? Ci piacerebbe saperlo». Anche il segretario della Cgil Piemonte, Vincenzo Scudiere, batte sullo stesso tsto: «Non vediamo l´uscita del tunnel. Ho paura che presto molti nodi verranno al pettine e in molti prenderanno coscienza del fatto che la crisi è più grave di quanto finora dichiarato. Gli altri paesi hanno già scelto di intervenire per risolvere i problemi della crisi, mentre il nostro Governo sta a guardare». Unioncamere Piemonte, però, prova a indicare una via di uscita: «Le difficoltà economiche che hanno condizionato il contesto internazionale - sottolinea il presidente Ferruccio Dardanello - hanno avuto profonde ripercussioni sull´economia reale della nostra regione. Ma la situazione potrebbe migliorare per tutte quelle regioni che, come il Piemonte, hanno una forte propensione all´export e la grande capacità di sfruttare le opportunità di una prossima ripresa del commercio mondiale». I mercati che le imprese dovrebbero mettere nel mirino sono quelli indicati dal Fondo monetario europeo, cioè quelli dei paesi "bric": Brasile, Russia, India e Cina. Oggi il Piemonte esporta soprattutto nell´Unione europea, mentre in quelle aree riversa appena il 6,8 per cento dei beni che finiscono all´estero. Troppo poco, perché una volta che la crisi sarà passata è proprio dai paesi emergenti che secondo l´Fmi partirà il rilancio.

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chay yew, storie comuni tra napoli e singapore (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Napoli Il regista Al Reale Albergo dei Poveri la prima di "Le città visibili" Chay Yew, storie comuni tra Napoli e Singapore L´allestimento vede insieme attori italiani e orientali diretti da Giorgio Barberio Corsetti: è un po´ come il viaggio di Marco Polo «Mi è stato chiesto di creare un progetto ponte, uno spettacolo che potesse unire due città lontane tra di loro e due culture differenti per storia e tradizioni, una specie di matrimonio combinato, in apparenza complicato da far riuscire» dice Chay Yew, scrittore nato nel 1965 a Singapore e trasferito a Los Angeles. Ed invece la scintilla è scoccata e il matrimonio sembra sia venuto bene a giudicare dalle notizie filtrate dopo l´anteprima di Singapore. "Le città visibili" va in scena in prima nazionale questa sera alle 22,30 al Reale Albergo dei Poveri. Uno spettacolo realizzato a partire da un progetto di collaborazione tra il Napoli Teatro Festival Italia e il Singapore Arts Festival. Regista dello spettacolo, il cui allestimento vede insieme in scena artisti italiani e orientali, è Giorgio Barberio Corsetti. Chay Yew ha scritto così un testo teatrale sugli stereotipi che Oriente e Occidente, nei secoli, hanno costruito l´uno sull´altro. «Cercando di trovare il filo conduttore della mia scrittura sono giunto alla scoperta di molte idee comuni alle due realtà che dovevo mettere in relazione, idee culturali, artistiche politiche che mi hanno fatto individuare un terreno comune nel "commercio" che unisce le storie delle due città, Napoli e Singapore», dice ancora Chay Yew, che è anche regista oltre che autore di numerosi testi per il teatro, fra cui "As if he hears", censurato nel 1989. Testi inediti in Italia che sono stati messi in scena in numerosi teatri degli Usa, dell´Europa, dell´Asia. «Per noi questo spettacolo è un po´ come il viaggio di Marco Polo prototipo dello sguardo colonizzatore occidentale» ed anche protagonista del testo di Calvino "Le città invisibili" a cui lo spettacolo di Chay Yew sembra essersi ispirato. Nel testo convivono diverse dimensioni che appartengono ad epoche e luoghi differenti, fra Est e Ovest del mondo. In scena due storie d´amore fra un italiano e un´orientale e viceversa, un commerciante napoletano che va in Cina a vendere abiti e una donna del nord della Cina che vive chiusa nella sua casa di Napoli spaventata dalla violenza della città. Fra vicende legate alla contraffazione e incidenti sul lavoro, s´intrecciano a momenti di lavoro nelle fabbriche tessili. "Le città visibili" è allestito nel cortile del Reale Albergo dei Poveri su una platea girevole per un pubblico di circa 200 spettatori. Repliche 7 giugno (alle 22.30), 9 giugno (alle 22); 10, 11, 12, 13, 14 giugno (alle 22.30). (g. ba.)

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Politici italiani, datevi da fare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 3 autore: Agenda Ue. Le priorità delle impese «Politici italiani, datevi da fare» Nicoletta Picchio ROMA. Europeisti convinti. Pronti a fare il proprio dovere di elettori. Ma che vorrebbero un'Europa diversa, più forte nel mondo e attenta anche ai problemi del made in Italy, meno burocratica. E soprattutto vorrebbero più impegnati i politici italiani, finora assenteisti, distratti e poco competenti. è un giudizio severo quello che arriva dall'imprenditoria italiana. Ed emerge la delusione per una campagna elettorale giocata sulle polemiche e non sui grandi temi da affrontare nella prossima legislatura europea. «Serve un'Europa forte e competente», sintetizza Alberto Bertone, amministratore delegato di Acqua Sant'Anna, azienda leader nelle acque minerali, 170 milioni di fatturato, in provincia di Cuneo. Nei suoi progetti imminenti c'è l'ingresso in Germania e Francia, con una propria rete di distribuzione. Nonostante le direttive Ue, denuncia Bertone, nei due Paesi ci sono state applicazioni diverse. «è un problema, che si ripete spesso: il diverso recepimento delle regole», dice Bertone, che chiede all'Europa più coordinamento. «Non si favorisce la libera circolazione delle merci: studiare le diverse leggi è un costo enorme». Difficile ottenere risultati se nel Parlamento europeo i nostri politici sono spesso assenti o disinteressati. «Il risultato è che gli altri Paesi sono tenaci nell'usufruire dei benefici,a partire dai finanziamenti, e molto più determinati nell'arginare i vincoli imposti dalla Ue», dice Sergio Sassi, amministratore delegato della Emilceramica, circa 200 milioni di fatturato, azienda presente in tutto il mondo. Pensa alla Spagna e al distretto delle piastrelle: «Se ci fossero da noi quelle condizioni, avremmo già avuto mille ispezioni». Vincoli opportuni, ma che devono essere rispettati da tutti, nella Ue. E poi, c'è la difesa del made in Italy: «Sono per il libero mercato e la globalizzazione, ma trovo ingiusto che i miei prodotti in Cina debbano pagare dazi fino al 29% e i prodotti cinesi da noi paghino il 4 per cento». Serve una politica più determinata dell'Europa nei confronti della concorrenza di altri Paesi emergenti, nel rispetto delle regole del mercato. E una maggiora tutela del made in Italy. Lo sa bene Toni Scervino, numero uno dell'azienda di moda fiorentina, che produce con il marchio Ermanno Scervino. «L'Italia è il Paese europeo dove è rimasta una maggiore presenza del manifatturiero. Il made in Italy è un punto di forza del nostro Paese », dice Scervino. La questione, posta dall'Italia in primo luogo, dell'etichettatura a tutela dei nostri prodotti è ancora aperta. «Serve un maggiore impegno dei nostri politici, chi va in Europa deve essere consapevole di ricoprire un ruolo importante ». E peccato che nella campagna elettorale non si sia parlato di cosa può fare di più la Ue contro la crisi: «Ci sono tante piccole aziende- continua Scervino - che stanno decidendo se chiudere con il 31 luglio o se tirare fino a fine dicembre. Si perde tradizione e artigianalità, che non sarà possibile ricostruire». Ma tra i problemi dell'Europa c'è anche quello istituzionale, come sottolinea Katia Da Ros, imprenditrice veneta che con la Irinox (150 dipendenti e 30 milioni di fatturato) produce surgelatori e abbattitori di temperatura: «Non è possibile che si continui con la regola dell'unanimità delle decisioni.Occorre un'organizzazione più funzionale alla rapidità di decisione». Peccato che queste elezioni abbiano poco coinvolto la gente: «L'Europa - continua - è utile e necessaria, l'euro è stato un elemento positivo in questa crisi. Ma l'Europa viene percepita più come vincolo che come opportunità. E mi dispiace che i politici abbiano dimostrato di considerare Bruxelles come un posto di ripiego». REGOLE UGUALI PER TUTTI Dalle etichette alimentari alle ispezioni fiscali, le modalità di applicazione nazionale delle direttive Ue sfavorisce il made in Italy

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La legge della rete (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-06-06 - pag: 18 autore: La legge della rete Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet. Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza e tra gli altri provvedimenti scellerati, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (Udc),è stato introdotto l'articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“.Anche se il senatore D'Alia non fa parte della maggioranza, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta”.In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i providera oscurare un sito ovunque si trovi,anche se all'estero. Paolo Tranchina e-mail C ontinuo a non comprendere cosa c'entri Berlusconi con un'iniziativa dell'opposizione.Comunque, mi pare di aver capito che la Camera dovrebbe fare giustizia dell'emendamento che addossa ai provider compiti e responsabilità che non sono loro propri. Tranquillizzati su questo punto,mettiamoci d'accordo:i reati ( compreso diffamazione e istigazione) restano tali dovunque siano commessi. Internet e la blogosfera non possono essere considerati terra di nessuno, al di fuori della legge: altrimenti, diventerebbero strumento esclusivo di finanzieri d'assalto, mafiosi, camorristi e terroristi. Naturalmente, ove reati ci siano, è giusto che se ne occupino la magistratura e le forze dell'ordine, e non i provider. Infine: perché nessuno si mobilita contro i casi (non ci sono solo la Cina e la Birmania) nei quali internet è veramente repressa, filtrata e censurata e gli internauti sbattutiingalera sulserio? • Il pensiero di Ciampi Trovo eccellente l'iniziativa del Sole 24 Ore di dare spazio alle autorevoli voci di economisti, e di altri eminenti uomini di cultura, al fine di penetrare le difficili tematiche connesse alle cause della crisi. Dell'intervento dell'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi mi ha folgorato per pertinenza, efficacia e finezza di osservazione, quanto ha riportato del pensiero di Guido Carli e quanto vi ha aggiunto del suo. Ciampi, con estrema umiltà, confessa di non avere ricette da consigliare. Infatti più esplicitamente sembrerebbe confidare solo sul filo dell'Europa per uscire dal labirinto. Fernando Santantonio Obama, che esempio Parole di Obama all'Università del Cairo: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te». America, paese più potente del mondo. Sul piano morale. Luciano Dissegna Romano d'Ezzelino (Vi) Lezioni sul Pil e-mail Secondo molti economisti, una della lezioni della crisi è chei risparmiatori devono impararea difendersi da soli e pertanto occorre elevare la cultura finanziaria del paese. L'educazione dovrebbe cominciare dalla tv, dove quotidianamente i mezzibusti ci "spiegano" che il Pil è "la ricchezza prodotta" mentre invece si tratta di grandezze diverse, numericamentee concettualmente. Se si pensa che per i non addetti ai lavori il "flusso di beni e servizi" sia un concetto astruso, si potrebbe chiarire che il Pil è uguale, o corrisponde, al reddito complessivo, fornendo così un'informazione correttae comprensibile. Giorgio Vergili Il dovere di votare Andare a votare non è solo un dovere ma l'occasione di partecipare a una realtà allargata che almeno nella sommatoria degli effetti dovrebbe preparare un orizzonte diverso per il Paese. L'influenza dell'Europa si fa sempre più sentire: oltre i nostri confini molti problemi che attanagliano la nostra realtà vengono superati, e almeno da questo punto di vista la globalizzazione può coadiuvare la crescita delle nazioni. Bruno Russo Napoli

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La scienza modello per Milano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-06 - pag: 22 autore: INTERVISTA Claudio Bordignon Direttore scientifico San Raffaele «La scienza modello per Milano» Biotech e Pmi nuove eccellenze ma serve una migliore qualità della vita Serena Uccello MILANO I milanesi? Promossi. Anche con la lode. Se però la valutazione si allarga alla politica, alla società, alla città, il giudizio su Milano viene sospeso. Anzi rinviato a un ipotetico esame di riparazione. Claudio Bordignon oggi, dopo una carriera internazionale, è il direttore scientifico del San Raffaele e soprattutto il fondatore della Molmed, una compagnia biotecnologica privata nata da una costola dell'università. Un'esperienza di eccellenza che Bordignon amplia all'intera ricerca biomedicale milanese. Certo l'altalena della Malpensa e il litigioso percorso dell'Expo sono indicativi di una macchina che ha progressivamente rallentato la corsa, tuttavia «Milano mantiene una spinta al "fare", a "realizzare" importante e non solo nella sanità privata ». Bordignon, lei vive a Milano ma è stato a lungo all'estero. Il suo lavoro le permette inoltre di avere termini di confronto internazionali. Che Milano vede lei oggi? è davvero una città "romanizzata"? Se analizziamo il quadro della ricerca e dell'industria farmaceutica, le contraddizioni sono indubbie. Da un lato c'è sicuramente la disaffezione delle multinazionali, dall'altro però registriamo la grande vitalità delle piccole e medie imprese che si occupano di biotecnologie. In questi anni ne sono nate moltissime, così come sono moltissime quelle che si sono trasferite all'estero. Un aspetto per me positivo. Certo, si potrebbe sempre obiettare la necessità di un maggior sostegno da parte della mano pubblica; tuttavia ci sono state circostanze, come ad esempio nel caso del polo di Nerviano, in cui la sinergia tra pubblico e privato, la cosiddetta capacità di fare sistema, ha funzionato salvando una realtà che sarebbe stato drammatico perdere. Se poi guardiamo ai numeri, la conferma della qualità è nei fatti. Le classifiche internazionali ci vedono in una posizione di vertice. In un'ideale scala infatti da uno a dieci, il nostro voto è un otto, là dove il dieci va agli Stati Uniti e il nove ai paesi del Nord Europa.Un buon voto,dunque, in senso assoluto. Un buonissimo voto se si fa un rapporto tra qualità e costi.Noi nel biotech siamo quello che in altri settori sono India e Cina: produciamo moltissimo e con un'altissima qualità a costi- ad esempio gli stipendi dei nostri ricercatori- bassissimi. Perché allora la nostra capacità attrattiva non decolla? Forse perché non riusciamo a garantire tranquillità sul piano legislativo e fiscale: qualunque aziende decida di investire vuole un quadro di riferimento delle regole non solo chiaro ma anche stabile. Aggiungo un'altra considerazione: io faccio parte per l'Italia, insieme con il professore Salvatore Settis, del consiglio scientifico d'Europa che nasce nell'ambito del VII programma Quadro e che ha una dote di 7,5 miliardi di euro. è considerato unanimamente la struttura di finanziamento europea più qualitativa. Nello schema dei finanziamenti dedicato ai ricercatori più affermati (Advanced Grants) poco meno della metà dei ricercatori finanziati proviene dall'area di Milano. Di contro, per quanto concerne gli Starting Grants (finanziamenti riservati ai ricercatori più giovani), i soggetti finanziati dell'area di Milano sono statisoltanto 4 su 25 tra i ricercatori italiani. Questi numeri suggerirebbero quindi che Milano ha una forte leadership per quanto riguarda i ricercatori più affermati ma sta perdendo terreno rispetto ai ricercatori più giovani Lei chiama implicitamente in causa la politica. Ma tornando a Milano, condivide la critica di chi sottolinea un'assenza di visione e l'attenzione invece a interessi espressione più di singoli gruppi che dell'intera comunità? Considero questa critica centrata. La politica conferma una forte difficoltà a restare focalizzata sui problemi concreti e resta vittima dei suoi stessi tempi: troppo brevi rispetto a quelli necessari per realizzare opere di ampio respiro. C'è poi da dire - ma questa è più una sensazione che un'analisi-che la contrapposizionenetta tra due schieramenti politici, tra destra e sinistra, ha alzato il livello della conflittualità complicando di fatto così i processi decisionali. Il premier ha parlato di Milano come di una città africana. Senza far riferimento alle dinamiche migratorie, nel giudizio c'è un riferimento a un impoverimento della qualità della vita con il quale questa città deve fare i conti,un'autoanalisi è urgente. © RIPRODUZIONE RISERVATA «La nostra capacità attrattiva non riesce a decollare per motivi legislativi e fiscali» Biotecnologie. Claudio Bordignon e la ricercatrice Chiara Bonini ANSA

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Gm: con Magna intesa entro luglio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-06 - pag: 33 autore: Berlino: porte aperte anche ad altri Gm: con Magna intesa entro luglio Beda Romano FRANCOFORTE. Dal corrispondente è una partita complessa, politica e finanziaria, quella che Magna sta tentando con l'acquisizione di Opel, filiale di General Motors. L'obiettivo è quello di raggiungere entro luglio un accordo definitivo, sulla base dell'intesa preliminare firmata la settimana scorsa dopo due lunghe notti di trattative. Ma per loro stessa ammissione le trattative non sono facili. In una nota pubblicata sul blog di Opel, il presidente della General Motors Europe, Carl-Peter Forster ha ribadito che l'obiettivo delle due aziende è di chiudere la partita nelle prossime settimane. Forster ha inoltre confermato l'impegno delle parti nei negoziati in corso, ma ha sottolineato come «molto rimanga da fare e molto potrebbe succedere da qui ad allora». L'intesa, lo ricordiamo, prevede che Opel venga suddivisa tra Magna (20%), la banca russa Sberbank (35%), General Motors (35%) e i dipendenti ( 10%), che proprio ierihanno creato una società apposita. Quali sono i punti più controversi? Naturalmente gli esuberi. Secondo la «Frankfurter Rundschau» il piano di Magna è di tagliare 11.600 posti di lavoro in tutta Europa. La società austro-canadese dovrà tenere conto delle esigenze tedesche, ma anche inglesi e belghe, dove si trovano impianti a rischio. Un altro aspetto chiave è quello relativo all'l'onere pensionistico, valutato in 4,5 miliardi di euro. Non è ancora chiaro chi si sobbarcherà questo obbligo. Per non parlare del problema dei brevetti. Il quotidiano «Handelsblatt» spiegava ieri che General Motors vuole imporre a Magna il pagamento di una commissione sul loro uso, in tutto 6,5 miliardi di euro da qui al 2018. Rimane infine da capire su quali mercati la nuova Opel potrà operare: la Cina sì, gli Stati Uniti apparentemente no. è in questo contesto che il governo tedesco ha deciso di lasciare la porta aperta a eventuali nuovi acquirenti. Che cosa c'è dietro a questa scelta: la paura che i negoziati MagnaOpel falliscano? O anche il tentativo di calmare le acque nella grande coalizione viste le reazioni negative provocate dall'accordo in seno alla Cdu? Molti avrebbero preferito un fallimento pilotato piuttosto che il salvataggio, attraverso denaro pubblico, di un'azienda in evidente difficoltà. Nel mantenere la situazione fluida, il cancelliere Angela Merkel tenta forse di prendere le distanze dalla sua scelta e di ridare speranze ai suoi critici. Per ora, la partita è in mano alle due società. è difficile immaginare che per sua iniziativa il governo tedesco voglia e possa sabotare attivamente l'operazione, con i rischi che questo comporterebbe nelle relazioni russe-tedesche. General Motors intanto si prepara a chiudere il 2009 con perdite per 17,5 miliardi di dollari. Lo ha scritto il «Detroit Free Press» citando le prime stime presentate dal gruppo nel quadro della procedura fallimentare. La casa automobilisticaprevede di tornare all'utile non prima del 2011 quando il valore del gruppo raggiungerà i 48 miliardi di dollari. L'utile pre-tasse dovrebbe arrivare a 3 miliardi nel 2011 per poi salire a 7,8 miliardi nel 2014. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE CONDIZIONI Gli austro-canadesi dovranno pagare 6,5 miliardi di dollari per i brevetti Previsti 11.600 tagli

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La battuta di Andreotti. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 7 autore: La battuta di Andreotti. A bordo nel 1986 i figli del leader Psi, Carlo e Marina Ripa di Meana e alcuni giornalisti «Vado in Cina con Craxi e i suoi cari» Guido Compagna ROMA F u soprattutto una «bonaria» battuta di Giulio Andreotti (l'aggettivo è di Massimo Pini, ma Bettino Craxi la giudicò «ironia usata a sproposito») ad accendere i riflettori e le polemiche sul viaggio di amicizia in Cina di Bettino Craxi, accompagnato da una folta delegazione italiana. Andreotti disse: «Vado in Cina con Craxi e i suoi cari...». Riferendosi a quanto affollato fosse l'aereo. Si era nel 1986, nella prima Repubblica, Tangentopoli non era ancora alle porte, Craxi era presidente del Consiglio e Andreotti il suo ministro degli Esteri. In questi giorni di polemiche e inchieste sui voli di Stato, utilizzati talvolta per dare un passaggio a cantanti, assistenti di cantanti, ballerine e belle ragazze, qualcuno ha evocato quel viaggio. Associando ad esso un'altra battuta, questa sì più che caustica, di Rino Formica a proposito di «nani e ballerine». Riferimento che però nulla aveva a che fare con quel viaggio in Cina avvenuto su invito del governo di Pechino, ma che si associava a un giudizio sull'inutilità politica della pletorica assemblea nazionale del Psi (con mille e passa persone e numerosi uomini e donne di spettacolo) che aveva preso il posto del vecchio Comitato centrale. Ciò non toglie che il viaggio di Craxi in Cina fu oggetto di più di una critica. Soprattutto da parte di esponenti del Pci. E le polemiche furono più volte richiamate nel corso delle polemiche su Tangentopoli e dintorni. Lo stesso leader socialista, nell'agosto del '98, vale a dire dopo 12 anni, ricordò l'evento per rispondere a un articolo del Corriere della sera nel quale si leggeva che, in quell'occasione, «Bettino Craxi convocò decine e decine tra familiari, famigli e amici». «Come io ricordo – era la replica del leader socialista scomparso – i familiari che mi accompagnarono furono mia moglie, i miei figli Stefania e Vittorio con la sua fidanzata. Quanto agli amici fu allora sollevato un grande scandalo perché mi accompagnarono Carlo Ripa di Meana e sua moglie Marina, dimenticando che si trattava sì di un mio amico, ma anche e in primo luogo del ministro italiano per l'Ecologia della Comunità europea». Insomma: su quell'aereo c'erano Carlo e Marina Ripa di Meana, i familiari stretti di Craxi e, per quel che ricordo, alcuni giornalisti e giornaliste in particolare di settimanali e periodici ( Epoca, Europeo, ma anche la rivista fondata da Filippo Turati Critica sociale). Ma non c'erano artisti e cantanti con assistenti e tanto meno si distinguevano «nani e ballerine». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Wall Street corre più dell'economia reale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2009-06-06 - pag: 41 autore: Borse. Cresce il numero degli investitori convinti che i listini stiano scontando scenari eccessivamente ottimistici e pertanto siano saliti un po' troppo da marzo Wall Street corre più dell'economia reale Una liquidità elevata spinge gli operatori a comprare azioni e commodity e a vendere i titoli di Stato di Walter Riolfi N on si tratta più, ormai, di essere ottimisti o pessimisti sull'economia e la Borsa. Perché, a meno che non si voglia ideologizzare le tendenze dell'animo umano,occorre semplicemente recuperare un po' di sano realismo. O un briciolo di raziocinio che suggerirebbe cautela sulle Borse: poiché hanno corso più di quanto consentirebbe la prospettiva di una buona ripresa economica a inizio autunno. E se poi questa ripresa dovesse rivelarsi anemica o comunque più lenta di quelle viste nelle precedenti recessioni e se i suoi tempi dovessero spostarsi più in là di qualche mese, i mercati azionari e delle materie prime apparirebbero eccessivamente valutati. In ogni caso stanno scontando il più ottimistico scenario macroeconomico e utili aziendali che, al momento, non sono immaginabili. Gli eccessi di Wall Street Piace citare Doug Kass, il fondatore e gestore dell'hedge fund Seabreeze Partners, che a inizio marzo dichiarò il minimo per Wall Street. In quell'occasione, chi scrive sposò l'ottimismo di Kass (Il Sole 24Ore del 14 marzo 2009) e condivide adesso il suo nuovo ragionato pessimismo. Kass dice che l'S&P, crescendo del 40% dal 9 marzo, ha superato ben prima del previsto l'obiettivo immaginato. Pur nella convinzione di una inversione di tendenza, «i prezzi delle azioni sono andati più avanti di quel che consente l'economia reale»:perché c'è ben poca correlazione tra la risalita degli indici e le prospettive di una ripresa economica; perché gli alti rendimenti dei Treasury faranno concorrenza alle azioni; perché utili aziendali migliori del previsto sono solo il risultato del taglio dei costi. Quanto alla ripresa economica, le prospettive appaiono meno rosee di quanto si poteva pensare tre mesi fa: perché in questa «sincronizzata recessione mondiale » i consumi stagneranno a lungo, perché ci vorranno anni per ridurre la leva finanziaria, perché una fragile economia dovrà fare i conti con tasse e tassi d'interesse più alti. Cosicché non sarebbe esclusa una ricaduta dell'economia alla fine del 2010. Ovviamente Kass potrebbe sbagliarsi. Ma da uomo di mercato (e uno dei più reputati), ragiona senza schemi. Questa è la sua sensazione, per quanto ragionata. E bisogna supporre che sia altrettanto ragionata anche la previsione di Goldman Sachs,che oltre ad essere la banca d'affari che meglio conosce il mercato mondiale (e che più lo condiziona) è anche il broker più ascoltato. Secondo Goldman, l'S&P dovrebbe stare attorno a 940 per fine anno: insomma allo stesso livello di ieri. E visto che gli utili del paniere sono stimati a 40 $ per il 2009 ea 63 $per il2010,l'indice esprimerebbe un p/e rispettivamente di 23,5 e di 14,9: non certo numeri da Borsa sottovalutata. Anche Goldman potrebbe sbagliarsi e a parere di alcuni analisti gli utili delle banche dovrebbero artificialmente esplodere grazie ai criteri contabili e al forte balzo nei prezzi dei «titoli tossici». Ma non necessariamente tutto ciò significherebbe un sistema finanziario in salute. In ogni caso le Borse, a dispetto dei recenti allarmi, potrebbero continuare a salire. Si sa che nel breve periodo c'è ben poca correlazione tra economia e mercati. Semmai, in uno scenario di predominante ottimismo per una ripresa economica che ancora non si vede ( sta solo rallentando la recessione), sono i flussi di liquidità, specie quelli generati dal credito, a far salire azioni e materie prime. Basta accostare i grafici del petrolio e dell'S&P per rendersi conto come le due curve corrano come se l'una fosse l'ombra dell'altra. E come entrambe si muovano in sintonia con il cambio euro-dollaro: più scende la valuta americana, più si apprezzano le Borse, più corrono le commodity e più scendono i titoli di Stato e di conseguenza salgono i rendimenti. Effetto liquidità Si direbbe che quell'enorme flusso di liquidità generato dal carry trade sullo yen, così di moda fino al 2007, si sia spostato sul dollaro. E avrebbe senso perché, a dispetto di crediti che fluiscono con il contagocce alle aziende, il sistema bancario internazionale galleggia su un mare di liquidità: sul cash trattenuto per mesi e sui finanziamenti a costo zero o poco più favoriti dalle banche centrali. Una bella fetta di questo denaro sta ritornando a vivacizzare l'attività dei grandi investitori (dealer) che di nuovo sono "lunghi" di azioni (per lo più di future sugli indici) e di materie prime. Se non ci sono per il momento ragioni economiche a dettare l'eccessiva corsa delle Borse, ce ne sono ancor meno per giustificare il petrolio a 69 $ o il rame a 230 o l'indice Baltic Dry a 3.800: perché, a parte alcuni acquisti (speculativi) dalla Cina, non c'è evidenza che sia aumentata la richiesta di materie prime. L'altro preoccupante aspetto è il flusso di vendite sui titoli di Stato dettato dai timori sul gonfiarsi del debito pubblico dei vari Stati e, di nuovo, sulle attese di una ripresa economica. Se il primo aspetto è davvero preoccupante (anche Bill Gross di Pimco stima un debito pubblico americano al 100% del Pil fra 5 anni), il secondo è un po' esagerato. Lo s'è visto ieri, dopo il dato sui nuovi disoccupati ( leggermente inferiore alle attese), quando i rendimenti dei Treasury sono balzati: anche quelli dei titoli a due anni, come se la Fed fosse costretta a rialzare i tassi per fine anno: una prospettiva alquanto prematura. In settimana l'S&P ha guadagnato il 2,3% (+ 4,2% il Nasdaq) e lo Stoxx l'1,2% (+1,4% Milano, +2,8% Francoforte, +1,9% Parigi, +0,5% Londra). © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Marchi globali (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Marchi globali LA STILISTA Frida Giannini (nella foto a sinistra), direttore creativo di Gucci, ha inaugurato a Shanghai, insieme all'amministratore delegato Patrizio Di Marco, il più grande negozio monomarca del brand fiorentino in Cina (a destra), di cui ha curato il concept

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Intesa con Versace Di Risio se ne va (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Divorzi Intesa con Versace Di Risio se ne va Cristina Jucker O rmai è una storia finita. La Gianni Versace Spa e Giancarlo Di Risio hanno comunicato «di aver risolto consensualmente il rapporto professionale in essere dal settembre 2004». Nel tardo pomeriggio di ieri, al termine del consiglio d'amministrazione, un comunicato ha annunciato l'accordo raggiunto per il divorzio tra l'amministratore delegato e l'azienda di famiglia che fa capo a Santo Versace (30%), alla sorella Donatella (20%) e alla figlia di quest'ultima, Allegra Versace Beck, di fatto prima azionista con il 50% delle azioni. Ma per Di Risio non è ancora separazione netta: «Al fine di garantire la miglior transizione gestionale, Di Risio ha dato la propria disponibilità a restare temporaneamente, come richiesto dalla società» si legge ancora nel comunicato. In pratica, Di Risio non sarà più amministratore delegato, un ruolo per lui ormai finito, ma resterà nel consiglio di amministrazione il tempo necessario per permettere all'azienda di non restare bloccata. In attesa dell'arrivo di un successore, che per il momento non è stato individuato. Una rosa di nomi è già scritta, grazie soprattutto all'intervento della società di consulenza Bain & Co, recentemente chiamata dalla Versace ( che nei primi tre mesi di quest'anno ha subito un calo dei ricavi del 13,4%) ad elaborare un nuovo piano industriale, approvato dal cda una decina di giorni fa. Tra i nomi che sarebbero stati presi in considerazione, stando ad alcune indiscrezioni, ci sarebbe anche quello di Mark Lee, ceo di Gucci fino alla fine dell'anno scorso. Ma non è certo l'unico. La notizia di un possibile divorzio tra Di Risio e Versace era trapelata due settimane fa, ma da tempo i rapporti tra il manager e la famiglia risentivano di una crescente tensione. Di Risio era arrivato nel settembre 2004 alla guida della maison milanese, in una situazione di gravi difficoltà: 120 milioni di debiti, e un bilancio che nel 2003 aveva registrato una perdita netta di 26,5 milioni. Dopo una cura drastica, tra il 2005 e il 2006 i debiti erano stati concellati e l'utile ritrovato © RIPRODUZIONE RISERVATA Il manager. Giancarlo Di Risio, qui ritratto durante una conferenza stampa in Cina, lascia Versace dopo cinque anni come a. d. OLYCOM

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Gucci, incassi record in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Gucci, incassi record in Cina Ricavi a 96 milioni di euro (+16%) in tre mesi Aperto a Shanghai un nuovo flagship store Paola Bottelli SHANGHAI. Dal nostro inviato P rendete Xian, la patria dei celebri guerrieri di terracotta, dove prima del taglio del nastro si è formata una lunga coda notturna in perfetto stile Harry Potter. Oppure Wuhan, capitale della Provincia di Hubei, mille chilometri da Pechino e altrettanti da Shanghai: è la Laser city, come l'hanno battezzata i cinesi, orgogliosi di questa metropoli da quasi 9 milioni di abitanti carica di know how tecnologico. Ebbene, nei primi tre giorni di apertura del negozio Gucci l'incasso ha sfiorato 250mila euro. «Non male per una città che gran parte degli occidentali non ha mai sentito nominare » dice l'amministratore delegato Patrizio Di Marco, 48 anni compiuti ieri a Shanghai, dove è arrivato con il direttore creativo, Frida Giannini, 36 anni (a cui si deve il concept del negozio), per inaugurare il più grande flagship store del marchio fiorentino in Cina: 1.600 metri quadrati su due piani nel Golden Eagle Center, a due passi dal "cuore" dello shopping di lusso. Il totale dei negozi a gestione diretta nell'Asia-Pacifico salirà così a 28 (ma saranno 30 entro fine anno) in 17 città, proiettando l'area al vertice mondiale con 75 punti vendita rispetto ai 72 europei. Del resto, per gli analisti della moda e del lusso la Repubblica popolare è una sorta di Bengodi, ma anche di ultima spiaggia peri big player alle prese con i consumatori americani ed europei (per non parlare dei giapponesi) sempre riottosi allo shopping. Qui, nonostante le difficoltà nel mantenimento dei livelli occupazionali e nel real estate, da inizio anno l'indice Csi 300 della Borsa di Shanghai si è impennato del 37%, portando una nuova ventata di ottimismo. «Nel primo trimestre 2009- aggiunge Di Marco- abbiamo realizzato in Cina ricavi per 96 milioni di euro, in aumento del 16% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, con un'incidenza cresciuta dal 15 al 17% sul totale del fatturato. Se tutto filerà liscio, l'obiettivo dei 400 milioni per il 2009 dovrebbe essere a portata di mano, inclusi i consumi nelle aree limitrofe come Hong Kong, Singapore e Macao, dove stiamo per inaugurare un negozio». Nel mirino della Gucci, che l'anno scorso ha fatturato 2,2 miliardi di euro, e ovviamente dei principali competitor, non ci sono soltanto quei 415mila individui ad alto reddito che movimentano in larga parte vendite al dettaglio di beni di lusso per 4,5 miliardi di euro all'anno. La caccia è infatti partita anche nei confronti di quell'impressionante numero di residenti che iniziano a muoversi all'interno della nazione per motivi turistici e sono intenzionati a conquistare lo status symbol del logo, acquistando brand italiani e francesi: secondo la National Tourism Administration of the People's Republic of China, 612 milioni di cinesi residenti nelle aree urbane sono andati a visitare almeno per un giorno una città più grande, con un aumento del 66,3% rispetto all'anno precedente. «Nei nostri negozi della Repubblica popolare - aggiunge Di Marco, "coadiuvato" da Mimi Tang, Ceo Asia Pacific di Gucci Group - si vendono le sneakers e le tracolle con il logo, consumo aspirazionale che accosta il cliente al marchio, ma anche le Bamboo bag in coccodrillo. Qui chi gestisce il portafoglio è ancora l'uomo, che acquista per sé e per le signore, visto che molte giovani non hanno ancora un reddito adeguato. Per questo motivo a Shanghai, insieme con borse e valigie, al pianoterra c'è l'abbigliamento maschile: l'età dei nostri clienti maschi va dai 20 ai 50 anni, quella delle donne da 25 a 55. Li accudiamo con cura particolare e, soprattutto, senza prevenzioni di sorta: da queste parti non si può mai sapere quanti soldi hanno in tasca le persone!». Per Shanghai il raggiungimento del breakeven è previsto entro i 18 mesi. «Come per tutti i nostri negozi nel mondo, che dopo un anno e mezzo svoltano direttamente nella redditività: non c'è spazio per il retail in perdita» conclude Di Marco. E Frida? Per il suo debutto in Cina, la stilista - che qui lancia il bauletto Shanghai Dragon in edizione limitata - ha preferito evitare la sfilata. «Ai cinesi piacciono gli eventi pirotecnici - spiega - ma ora è il momento del basso profilo: quindi, cocktail per 250 vip e cena per 120. Meglio concentrare le risorse sui valori reali, come il nostro made in Italy, un plus per i consumatori di tutto il mondo. E che sarà la nostra forza nel futuro». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Rio Tinto sceglie Bhp Billiton (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 10 autore: Chiuso il negoziato con Chinalco, il gruppo sigla una joint venture con i rivali Rio Tinto sceglie Bhp Billiton Nicol Degli Innocenti LONDRA Uno schiaffo alla Cina: così un analista ha descritto ieri la decisione del colosso minerario Rio Tinto di smantellare l'accordo con Chinalco siglato nel febbraio scorso puntando invece su una joint venture con la società rivale Bhp Billiton e su un'emissione di azioni da 15,2 miliardi di dollari per ridurre il debito. Il mercato ha dato la sua approvazione all'annuncio: i titoli di entrambi i gruppi anglo-australiani hanno chiuso in forte rialzo sia a Sydney che a Londra. «Siamo molto delusi da questa decisione», ha commentato Chinalco in un comunicato diffuso ieri. Incassare la penale da 195 milioni di dollari che Rio è tenuta a pagare per non avere rispettato i patti è un magro premio di consolazione per il gruppo cinese. Chinalco, che resta il maggiore azionista di Rio, puntava sull'accordo da 19,5 miliardi di dollari che sarebbe stato il maggiore investimento all'estero mai fatto da un'azienda di Stato di Pechino. Ora la Cina, primo produttore di acciaio al mondo, si trova a dipendere da due produttori stranieri che insieme controllano il 70% del mercato globale di ferro. L'intesa tra Rio e Bhp Billiton crea infatti il maggiore produttore mondiale con un output annuale di 270 milioni di tonnellate, scavalcando la brasiliana Vale. La joint venture al 50/50, che riunisce le attività dei due gruppi nell'Australia occidentale, porterà a sinergie per almeno 10 miliardi di dollari. «Sono dieci anni che lavoriamo a questo accordo e ne è valsa la pena», ha dichiarato trionfante Marius Kloppers, chief executive di Bhp, che lo scorso anno aveva tentato invano il takeover di Rio Tinto. L'annuncio di ieri è una vittoria per gli azionisti di Rio, che si erano schierati contro l'intesa con Chinalco fin dall'inizio, sostenendo che avrebbe concesso troppo potere alla Cina. Anche le autorità australiane erano incerte sull'opportunità di cedere alla Cina asset nazionali considerati strategici. L'accordo era stato siglato all'apice della crisi finanziaria e all'epoca era stato descritto dal chief executive Tom Albanese come «la migliore soluzione », l'unica strada percorribile per ridurre l'ingente debito di Rio. Ora i prezzi delle materie prime sono risaliti e l'interesse degli investitori si è risvegliato. L'emissione da 15,2 miliardi di dollari riservata agli azionisti colloca azioni a 28,29 dollari australiani, uno sconto del 58%, e in Gran Bretagna a 14 sterline, uno sconto del 49%, ma Chinalco non ha ancora deciso se partecipare o meno. L'annuncio rafforza la posizione di Jan du Plessis, il nuovo presidente di Rio Tinto che in poco più di un mese dalla sua nomina è riuscito a navigare in acque molto tempestose. Più precaria invece la posizione di Albanese, che ancora non è stato perdonato per la costosa acquisizione del produttore di alluminio Alcan per 40 miliardi di dollari e che ora ha fatto una clamorosa marcia indietro su un accordo da lui architettato solo pochi mesi fa. «Deve andarsene – ha detto ieri Charles Kernot, analista di Evolution Securities a Londra. - è stato l'artefice di questo accordo e il fallimento dell'intesa deve segnare la sua fine». Il chief executive di Rio ha comunque insistito ieri di avere il «pieno sostegno del consiglio di amministrazione ». Un ostacolo si è subito profilato all'orizzonte ieri: la World Steel Association, l'associazione dei produttori di acciaio che ha sede a Bruxelles, ha fatto sapere che la joint venture tra Rio e Bhp «non è nell'interesse pubblico e quindi non dovrebbe avere l'autorizzazione a procedere ». L'associazione teme che la mancanza di concorrenza porti a un aumento dei prezzi. Per placare i timori, Rio e Bhp si sono impegnati a tenere separate le attività di marketing. Lo scorso anno le autorità Ue avevano sollevato obiezioni al previsto takeover di Rio da parte di Bhp proprio per la posizione dominante che il nuovo gruppo avrebbe avuto sul mercato del ferro. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'OPERAZIONE Per ridurre l'indebitamento il colosso anglo-australiano aumenterà il capitale di 15,2 miliardi di dollari Ai cinesi 195 milioni Relax dopo l'accordo. Tom Albanese (a sinistra),Ceo di RioTinto, insieme a Marius Kloppers, numero uno di Bhp Billiton AFP

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Se il Dragone perde la faccia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 10 autore: ANALISI Se il Dragone perde la faccia di Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente S e gli allibratori australiani avessero raccolto scommesse sull'operazione Chinalco Rio Tinto, per la sconfitta di Pechino avrebbero pagato giusto un pugno di spiccioli. Da settimane, ormai, l'esito dellapartita che avrebbe dovuto portare in mani cinesi il 18% del colosso minerario angloaustraliano era già scritto. E così è andata. Dopo un lungo, tormentato esame dell'operazione, Rio Tinto ha chiuso la porta in faccia ai potenziali acquirenti cinesi. E ha preferito gettarsi nelle braccia del suo concorrente di sempre, Bhp Billiton. Ironia della sorte, a facilitare il disimpegno del gruppo minerario australiano dagli accordi presi con Chinalco è stato il recente aumento del prezzo dei minerali ferrosi, di cui oggi la Cina è il principale consumatore mondiale. Risultato: Chinalco ha perduto una preziosa opportunità per internazionalizzare il proprio business, aumentare la propria scala produttiva e accrescere il proprio prestigio tra i grandi produttori di metalli ferrosi. E la Cina, intesa come sistema e come governo, nel fallimento dell'operazione Rio Tinto ha perso un po' la faccia. «Abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili,e abbiamo adottato un approccio costruttivo per adattare la nostra offerta alle richieste degli azionisti - ha commentato ieri il presidente di Chinalco, Xiong Weiping - . è andata male, ma noi continuiamo a credere che la nostra proposta rappresentasse una straordinaria creazione di valore per i soci di Rio Tinto e la premessa di un'alleanza strategica di lungo termine tra le due società ». Le parole pronunciate a caldo del numero uno del gruppo cinese non sono di circostanza. Ma contengono una verità: sotto il profilo industriale e finanziario, l'operazione sarebbe stata vantaggiosa sia per Chinalco che per Rio Tinto. Ancora una volta però le ragioni della politica hanno prevalso su quelle del buon senso economico. Canberra ha detto di no a Pechino per la stessa ragione per cui, quattro anni fa, Unocal declinò un'offerta con i fiocchi da parte di Cnooc: nonostante la globalizzazione (e, nel caso di Rio Tinto, anche le impellenti necessità di cassa),i settori strategici non si vendono agli stranieri.Soprattutto,se questi ultimi parlano cinese. Bieco protezionismo, insomma. D'altronde,in questa gara ad alzar barriere contro gli stranieri, i cinesi ci hanno messo molto del loro. Solo due mesi fa, Pechino aveva respinto un'offerta da 2,4 miliardi di dollari di Coca Cola su Huiyuan Juice, il maggior produttore cinese di succhi di frutta. Probabilmente, il violento fuoco di sbarramento alzato nelle ultime settimane da larga parte del mondo politico australiano sull'operazione Rio Tinto si spiega anche con il gran rifiuto espresso da Pechino a Coca Cola con motivazioni fumose e inconsistenti dettate dalla nuova legge antimonopolio. Se i cinesi non sono disposti ad aprire ai capitali esteri neppure le porte del loro mercato dei soft drink, perché mai noi dovremmo lasciar loro campo libero in una delle nostre più grandi aziende mi-nerarie?, si sono chiesti gli australiani valutando l'offerta di Chinalco. Il ragionamento non fa una grinza. Ma non porta lontano. Néi cinesi, né gli australiani. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA SMACCO A CHINALCO Per la Cina si tratta di una sconfitta cocente che rischia di frenare l'espansione del suo campione nazionale

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Recessione e diplomazia. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 11 autore: Recessione e diplomazia. Cina pronta a sottoscrivere le obbligazioni del Fondo per avere più voce in capitolo Pechino punta 50 miliardi sull'Fmi Antonella Scott SAN PIETROBURGO. Dal nostro inviato Il momento peggiore della crisi economica non è passato, «è troppo presto per stappare le bottiglie di champagne»: al Forum economico di Pietroburgo i toni di Dmitrij Medvedev sono stati molto meno battaglieri dell'anno scorso, quando il presidente russo aveva attaccato il dominio americano sull'economia globale. Oggi che la Russia ha davanti a sé la recessione, Medvedev riconosce che «nessuno è riuscito a evitare la crisi. Probabilmente l'unica isola di stabilità rimasta è l'Antartide». Ancora più cupo, in sintonia con il vento gelido e la pioggia che spazzano Pietroburgo, il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin: «Una seconda ondata di crisi è inevitabile», avverte. Nei giorni scorsi il Fondo monetario internazionale aveva peggiorato a -6,5% le previsioni di crescita per la Russia, ma a Pietroburgo è proprio John Lipsky, primo vicedirettore generale del Fondo, a schiarire un poco l'orizzonte:«L'economia globale non ha ancora raggiunto il fondo - ha detto - ma il rallentamento più forte è alle spalle». Nel frattempo, l'Fmi aumenterà il proprio capitale di 500 miliardi di dollari per sostenere i paesi più colpiti dalla crisi: e la Cina, ha spiegato Lipsky a Pietroburgo, vuole sottoscrivere i titoli emessi dal Fondo per 50 miliardi. «Le autorità cinesi - ha detto Lipsky - sono interessate a investire fino a 50 miliardi in questi bond, quando saranno pronti, e noi speriamo che altri paesi seguano l'esempio». Da Pechino,l'organismo della banca centrale responsabile per la gestione delle riserve in valuta ha confermato. Anche la Russia, nei giorni scorsi,aveva anticipato l'intenzione di partecipare all'emissione del Fondo, con 10 miliardi di dollari, mentre Stati Uniti, Giappone e Unione Europea contribuiranno con 100 miliardi ciascuno seguendo gli accordi presi dal G-20 a Londra, in aprile. Nella partita che Pechino conduce per cambiare gli equilibri interni al Fondo, riflettendo il maggior peso della propria economia, la disponibilità a investire in bond Fmi reclama in cambio più diritti di voto. L'interesse cinese è anche legato alla probabilità che i titoli vengano denominati nell'unità di conto del Fondo monetario, i diritti speciali di prelievo (Sdr): Pechino, come Mosca, vuole infatti diversificare la composizione valutaria delle proprie riserve, investite per ora soprattutto in dollari. Arrivare un giorno a sostituire il dollaro con diritti speciali di prelievo come principale valuta di riserva mondiale è un disegno accarezzato da tempo dal governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan. E anche se in toni sfumati, l'attacco al dollaro è tornato anche nei discorsi di Medvedev a Pietroburgo. «Siamo franchi, non è in condizioni spettacolari », ha detto insistendo sulla necessità di affidare il ruolo di valuta di riserva a un gruppo di divise regionali, tra cui il rublo. è un obiettivo, ha detto Medvedev, che le difficoltà del momento non hanno intaccato, così come resta l'impegno di rendere Mosca punto di riferimento della finanza mondiale. Nel breve termine, però, qui la vera sfida è superare la crisi: il responsabile della Banca mondiale per la Russia, Klaus Rohland, non è sembrato incoraggiante quando ha appoggiato la decisione dell'Fmi di aggravare le stime sulla recessione. «Medvedev dice che è presto per stappare lo champagne- ha detto Rohland a Pietroburgo - io non aprirei neanche una birra». antonella.scott@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA MONETA DI RISERVA L'annuncio è stato dato al forum di San Pietroburgo Il presidente russo Medvedev spinge su una nuova valuta globale per sostituire il dollaro

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chinotto ligure, tour sulle spiagge una proposta della fondazione slow food - raffaele niri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Genova La riscoperta di ricette ottocentesche: tra Varazze e Finale si coltivano gli agrumi originari della Cina in una originale rivisitazione di riviera, dai dolci alla birra Chinotto ligure, tour sulle spiagge Una proposta della Fondazione Slow Food RAFFAELE NIRI La scena potrebbe risalire all´inizio del secolo scorso. Se non, addirittura, alla fine dell´Ottocento. A partire dal nome della sede dove si è svolto l´evento: Bagni Mafalda Royal. Per proseguire col menù: marmellata di chinotto, chinotto al maraschino, "freschissima e deliziosa bevanda al chinotto". E non è che l´inizio. I mai troppo lodati ambasciatori del gusto di Slow Food hanno esordito - all´inizio di questa settimana - con il loro "Laboratorio del gusto sul chinotto di Savona". Partendo dai Bagni di Varazze, andranno in giro per stabilimenti a raccontare le tradizioni, la storia ma anche il presente del piccolo agrume, unico per qualità e aroma, che dal 2004 è diventato uno degli alimenti "presidiati" dall´associazione fondata da Carlin Petrini. Naturalmente una cosa è dire "salviamo il chinotto", altra è far degustare dolci e bibite. Così il primo incontro al "Mafalda Royal" (e quelli che seguiranno) prevedeva un´introduzione sulla storia del chinotto e sui diversi metodi di preparazione e, a seguire, un aperitivo-deguistazione, tutto a base di chinotto. Quindi i referenti del Presidio (Danilo Pollero e il fiduciario di Slow Food di Savona Vincenzo Ricotta) e il produttore Giacomo Parodi (dell´omonima azienda agricola di Finale Ligure) hanno proposto pecorino sardo e marmellata con la birra N.8 del Birrificio Scarampola, che è aromatizzata al chinotto, una torta sacher alla marmellata di chinotti e, ancora, chinotti al maraschino e la bevanda al chinotto in Lurisia. Il "Laboratorio del Gusto" - come sa chi ha frequentazioni con Slow Food, dal Salone del Gusto di Torino (dove il chinotto ha sempre uno spazio enorme) al genovese Slow Fish - "è un´esperienza sensoriale e conoscitiva completa concentrata su uno specifico prodotto che raccoglie le esigenze profonde del consumatore contemporaneo". I chinotti di Savona sono famosi e unici per qualità, aroma e ottimi come digestivo. La pianta, sempreverde, sviluppa sui pochi rami un´incredibile quantità di frutti e di fiori dal profumo intenso e caratteristico. Si coltiva solo nel territorio rivierasco da Varazze a Finale, ma è una pianta originaria della Cina. La procedura di lavorazione molto lunga e laboriosa, le minime quantità ormai disponibili di agrumi locali e una remunerazione finale non adeguata hanno causato l´abbandono di questa produzione. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, ha come obiettivo il recupero della coltivazione e il rilancio della canditura.

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parigi val bene un budda è boom di nuovi fedeli - anais ginori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Esteri Domani la capitale consegnerà al Dalai Lama la cittadinanza onoraria E ora si scopre che nella laica Francia è diventata la terza religione Parigi val bene un Budda è boom di nuovi fedeli Molti dei nuovi adepti francesi non sono giovani vengono dalle professioni mediche e scientifiche In Italia "la moda" sembra essersi fermata dopo i picchi degli anni Novanta, ma i Lama richiamano ancora molte persone ANAIS GINORI Nel paese di Voltaire, dove un cittadino su tre si dichiara ateo, avanza una religione «che religione non è», come ama ripetere il Dalai Lama. I francesi che si sentono «vicini» o «simpatizzano» per gli antichi insegnamenti del dharma sono quasi cinque milioni secondo un sondaggio pubblicato dal Figaro che ieri titolava: "Il buddismo è diventato francese". Dopo quella cattolica e musulmana, la fede buddista è diventata la terza religione con oltre 600mila praticanti e 250 scuole e monasteri. «Un movimento sempre più dinamico» spiega lo storico Frédéric Lenoir, che ha condotto uno studio sociologico per capire il profilo tipo di chi si "converte" all´antica filosofia orientale: molti dei nuovi adepti vengono dalle professioni mediche e scientifiche, «confermando che il buddismo è anche una pratica per il benessere psicofisico» dice Lenoir. Un´altra caratteristica è l´età. «Non ci si avvicina al buddismo da giovani. Piuttosto con la maturità e dopo aver provato una grande sofferenza o essere entrati in contatto con un evento doloroso». Senza il Dalai Lama, le predicazioni di Siddharta probabilmente non avrebbero conosciuto lo stesso successo in Occidente. "Oceano di Saggezza", come viene chiamato dai tibetani, è una figura carismatica, "icona pop" e terzo leader più popolare al mondo dopo Barack Obama e Angela Merkel. A livello religioso, rappresenta soltanto una delle tante scuole e correnti di questa fede. Il leader tibetano arriverà oggi a Parigi per ricevere la cittadinanza d´onore dal sindaco Bertrand DelanoË con la solita coda di polemiche. La Cina ha comunicato la sua "ferma opposizione" a questa onorificenza e non è previsto nessuno incontro con rappresentanti del governo. In Francia, uno dei portavoce del buddismo più famoso è Matthieu Ricard, definito "uomo più felice del mondo", dopo test neurologici effettuati da un´università americana. Con i suoi libri, venduti in tutto il mondo, accredita l´idea che tutti possano raggiungere la pace dei sensi grazie all´arte della meditazione. Eppure, il Dalai Lama tende a scoraggiare il proselitismo. «Non si può cambiare religione come si cambia una pettinatura - dice il premio Nobel per la pace - E´ meglio che ognuno segua la propria fede tradizionale. Conosco degli occidentali che hanno abbracciato il buddismo e adesso hanno una gran confusione in testa, peggio di prima». Il buddismo piace anche perché è più pragmatico che dogmatico, con rituali molto flessibili. "Sei sicuro di non essere buddista?" domanda il lama Norbu Khyentse, in un libro appena pubblicato da Feltrinelli. Molti di noi, è la tesi, possono applicare inconsapevolmente i quattro "sigilli" della verità buddista. «La Francia è un caso a parte» commenta Claudio Cardelli, presidente dell´associazione Italia-Tibet. Nel nostro paese la fase di espansione del buddismo sembra essersi fermata dopo il boom degli anni Novanta. L´Unione buddisti conta 60mila adepti anche se i frequentatori saltuari di lezioni, ritiri, workshop sono molti di più e ogni volta che il Dalai Lama viene richiama le folle. Due anni fa, le sue lezioni sulla "Via della Pace" avevano riempito il Palasharp di Milano. Il nostro paese ha invece una lunga tradizione di orientalistica e di studio del buddismo. Il grande studioso ed esploratore, Giuseppe Tucci, diceva spesso: "Diffido di queste mode di guru del giorno d´oggi, diffido e se qualcuno viene da me a chiedere consiglio, io gli dico che è inutile il pellegrinaggio in India, che tanto vale andare nei nostri luoghi di ascetismo, sul monte La Verna di San Francesco, dai trappisti". Nell´Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, vicino Pisa, il primo che ha aperto in Italia nel 1977, i visitatori continuano ad essere centinaia ogni mese. «Abbiamo sempre tutte le stanze piene e molti dei nostri incontri sono già tutti esauriti» dice il monaco Raffaele Longo. L´unico problema riguarda il gompa. La sala meditazione del centro è stata completamente distrutta da un incendio il 27 dicembre scorso. Ma nel centro le tante attività, riunioni, e preghiere procedono comunque. «Vogliamo costruire un gompa ancora più bello e per questo stiamo raccogliendo fondi» racconta Longo che sta ricevendo aiuti anche dall´estero. Si sono fatte avanti personalità come il cantante Franco Battiato o lo scrittore Alejandro Jodorowsky. Uno dei maestri dell´istituto, il lama Zopa Rinpoche, ha scritto un messaggio sul significato dell´incidente. «Penso che ciò che è successo all´Istituto è un segno d´auspicio, è il segno che avete superato tutti i problemi con questo fuoco rovente». Alcuni oggetti si sono miracolosamente salvati: statuine di Budda e testi sacri. I monaci del centro li hanno ritrovati tra le ceneri, intatti.

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Rio Tinto ci ripensa e beffa i cinesi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 06-06-2009 Rio Tinto ci ripensa e beffa i cinesi Miniere, salta la più grande acquisizione cinese di sempre. Gli australiani dicono addio a Chinalco e siglano con Bhp Billiton DA MILANO ALESSANDRO BONINI S chiaffo alla Cina. Con un colpo di scena, il gruppo minerario anglo-australiano Rio Tinto ha piantato in asso Chinalco, società pubblica di Pechino, per concedersi al suo ' primo amore', la connazionale Bhp Billiton. Il secondo e il terzo colosso mondiale del settore riuniranno le proprie miniere di ferro australiane in una joint venture paritetica: Bhp Billiton, che nel novembre scorso aveva abbandonato la sua opa ostile sulla rivale, verserà 5,8 miliardi di dollari per il 50% della nuova società. Rio Tinto allo stesso tempo varerà un aumento di capitale per 15,2 miliardi, puntando a ridurre il suo maxi debito da 38,9 miliardi. Sfuma così, a un passo dal traguardo, la maggiore acquisizione cinese di tutti i tempi. A febbraio Aluminum Corp. of China, o Chinalco, aveva messo sul piatto 19,5 miliardi di dollari per quote strategiche di alcune miniere e obbligazioni convertibili di Rio Tinto, di cui già detiene il 9%. Entro la metà di giugno l'autorità australiana di controllo sugli investimenti esteri avrebbe dovuto esprimersi «sulla base dell'interesse nazionale » . Se l'operazione fosse andata in porto, Pechino avrebbe messo le mani su importanti giacimenti di ferro e di rame, materie prime di cui è perennemente affamata, in vista di una ripresa dell'economia. La vicenda aveva scatenato una bufera a Canberra, con pressioni senza precedenti sul board dell'azienda e sul premier Kevin Rudd, che fra l'altro è un sinologo che parla fluentemente il mandarino. Secondo il vasto fronte dei contrari, la Cina avrebbe potuto ' autodeterminare' il prezzo da pagare per il minerale ferroso. Ieri l'annuncio a sorpresa dell'accordo tra Rio Tinto e Bhp Billiton, che lascia il Dragone a bocca asciutta. Non solo: la situazione si ribalta, in quanto la Cina per acquistare ferro potrà rivolgersi quasi esclusivamente alla nuova società australiana o al colosso brasiliano Vale. In tema di concorrenza preoccupazione è stata espressa ieri anche dalla World Steel Association, che rappresenta l' 85% della produzione siderurgica mondiale. A Chinalco sarà pagata una penale di 195 milioni. Rio Tinto ha inoltre diffuso i risultati del primo trimestre, con profitti in calo del 45% a 1,6 miliardi. Intanto le borse brindano: a Londra Rio Tinto e Bhp Billiton hanno archiviato la seduta con rialzi rispettivamente del 10,3% e del 6,8%. Nasce un colosso nel settore minerario, ma sfuma un'opportunità per la società pubblica di Pechino

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pechino alla ricerca del bambino perfetto - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Prima Pagina Pechino alla ricerca del bambino perfetto FEDERICO RAMPINI LA CINA costruisce il "bambino perfetto", inquietante creatura che sarà il frutto della genetica e di un esperimento di ingegneria sociale. Forte del più grande serbatoio di esseri umani del pianeta, la Repubblica Popolare porta fino alle estreme conseguenze la selezione della specie.

corea, l'america non crede ai test atomici - giampaolo cadalanu ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Sullo sfondo delle incertezze legate anche alle condizioni di salute del "caro leader ", Kim Jong-il, che secondo indiscrezioni e fonti diplomatiche potrebbe essere stato colpito da un ictus, resta sempre la possibilità di nuove provocazioni navali: Pyongyang contesta il confine marittimo e già in passato scaramucce armate fra le due Marine erano avvenute proprio nel mese di

i ros sequestrano 90mila scarpe nike false ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: associazione criminale che partiva da Cina e Vietnam e arrivava alla Repubblica Ceca, passando per l´Italia: a Gioia Tauro per gli arrivi della merce e a Roma per la distribuzione. Questi i numeri dell´operazione "Rilancio" presentata da Mario Parente, vice comandante dei Ros dell´Arma e dal procuratore della Dda, Giancarlo Capaldo.

prodi ha un sogno spagnolo per delbono "con te bologna diventi la nuova barcellona" ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e degli Usa, mentre l´Europa, lamenta Prodi, «è al traino, divisa e assente dalle grandi scelte», nonostante si voti per il Parlamento del vecchio continente. In tutto questo Bologna può fare molto, dice il Professore, che approva le proposte di Delbono che vuole dialogare con il nuovo Rettore, convinto che il binomio Ateneo e Comune darà una direzione di marcia al futuro di

su 1.000 ne verranno selezionati 50 in laboratorio, i più dotati dalla nascita test del dna e percorsi speciali per esaltare il talento e le potenzialità - (segue dalla prima pagin ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: fare il bambino in Cina oggi. Tantopiù se la crisi economica fa emergere un problema che sembrava risolto da tempo: la disoccupazione intellettuale, con tre milioni di giovani neolaureati che non trovano lavoro. A questa generazione che affronta la concorrenza globale con i giovani dell´Occidente, i leader cinesi insegnano che l´importante non è partecipare,

Una super-polizia per il nucleare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ruolo essenziale spetta alla Cina: è il più influente partner di Pyongyang e finora ha mancato di riconoscere che rappresenta una minaccia anche per lei, per l'impatto sulla proliferazione in Asia. Barack Obama in aprile, a Praga, ha delineato una crociata internazionale per arrestare la proliferazione e discutere un nuovo trattato contro i materiali destinati alle armi atomiche.

Geithner: la Cina consumi di più ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il ministro del Tesoro americano incontrerà Hu e Wen Geithner: la Cina consumi di più Daniela Roveda LOS ANGELES Spendete di più, risparmiate di meno. è questo il messaggio che il ministro del Tesoro Tim Geithner ha intenzione di portare domenica in Cina durante la sua prima missione all'estero da quando è entrato a far parte dell'amministrazione Obama.

Ci batteremo per l'etichetta obbligatoria ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E così anche la Cina, che ha sostenuto il suo sviluppo con le esportazioni». Il viceministro Urso è intervenuto ieri in occasione dell'incontro con le imprese venete organizzato dal Comitato Leonardo nell'isola di San Servolo, a Venezia, sede della Venice international university.

48,2 Miliardi di euro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: export Il calo delle esportazioni del Veneto nel mondo nel 2008 rispetto al 2007 è stato però uno dei maggiori 865 Milioni di euro Il valore delle esportazioni venete verso la Cina nel 2008. Anche in questo caso, solo la Lombardia ha fatto meglio 1,18 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni venete verso il Nordafrica nel 2008, in crescita del 20,6% rispetto al 2007

La crisi si vince con l'innovazione: le banche aiutino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Asia e alla Cina. In quei Paesi il costo di penetrazione è molto più basso e soprattutto la considerazione del made in Italy è altissima. Il governatore della Banca d'Italia ha detto che in questa fase serve «lungimiranza»da parte delle banche nel valutare i finanziamenti da dare alle imprese, evitando quindi eccessive restrizioni nell'

La Cina nel trading delle materie prime ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 000 La Cina nel trading delle materie prime P er i mercati delle materie prime la Cina è già da tempo uno dei maggiori fattori di influenza. Ma fino ad oggi era stata la sua vorace domanda a spingere i prezzi. Ora Pechino si prepara ad un salto di qualità: diventare un attore di primo piano anche sui mercati dei futures.

L'Adaci chiede più trasparenza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nonostante la nuova politica al consumo promossa in Cina con il bonus per l'acquisto di elettrodomestici. Le materie plastiche hanno avuto un andamento similare, nei mesi scorsi: i produttori si contendono i clienti, chi compra si rivolge direttamente alla fonte e non si prevede una vera ripresa a breve;

Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti Vito Lops La Cina ha chiuso, da gennaio a marzo 2009, il peggior trimestre dal 1992. Stando alle previsioni, però, potrebbe riprendere presto la strada della crescita. Secondo un recente studio di Goldman Sachs (19 maggio) a fine anno il Pil cinese dovrebbe crescere del 10,

Progetti fermi, pesa Basilea2 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina, per esempio: Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva, leader nel settore dei call center e dell'informatica, ha già firmato un accordo con l'Agenzia per l'innovazione informatica cinese, con una quota del 50 per cento. Ma il progetto è fermo: i soldi per gli investimenti sono ridotti all'osso.

"SIGNORI PARTECIPANTI... ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in primo luogo in Cina, la risposta delle politiche di bilancio è stata nettamente espansiva. L'entità,la durata e la composizione degli interventi sono differenziate e riflettono, in particolare, il diverso impatto della crisi, le condizioni iniziali delle finanze pubbliche e le dimensioni degli stabilizzatori automatici.

Vince chi ha riorganizzato la filiera ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ennesima dopo l'ingresso della Cina nel Wto, dall'export. «Anche perché la recessione coinvolge tutti i settori e le dimensioni d'impresa, con una coda peggiore per Pmi e microimprese, la filiera dell'indotto e della subfornitura. Le medio- grandi imprese tagliano le commesse e l'ultimo anello della catena soffre di più, ovvio».

Pyongyang, nuovo missile e minacce all'Onu: Reagiremo alle sanzioni ( da "Unita, L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina ha sempre difeso finora le manie del dittatore nordcoreano. A Mosca è affidato il compito di concordare un testo che ottenga l'unanimità necessaria. Pechino sembra recentemente essersi stancata delle tensioni causate dall'alleato coreano.

I presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le frequentano e, nel caso... ( da "Unita, L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Congo, Somalia, Iraq, Italia, Francia, Cina, India, Vietnam, Laos, Iran, Libano, Sudan, Kenya. Viviamo in un mondo in cui le barriere e i confini sono stati minimizzati o eliminati da internet; gli studenti hanno bisogno di imparare a conoscere le altre culture come parte integrante della loro formazione.

la corea prepara il super-razzo gli usa: "non staremo a guardare" - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pronta risoluzione Onu Per la prima volta anche Russia e Cina sarebbero disposti ad accettare una risposta molto dura ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Gli Stati Uniti non accetteranno che la Corea del Nord diventi una potenza nucleare. Lo ha detto ieri a Singapore, durante la conferenza per la sicurezza in Asia, il ministro americano della difesa Robert Gates,

certificato nuovo in 15 minuti complimenti al pra del lazio ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Sono andato a via Cina, dove c´è l´Aci e il Pra del Lazio. C´è l´angolo del "fai da te", nessuna fila ma modelli fac simile per ogni esigenza. Riempito il modulo, sono stato chiamato in un ufficio accogliente. In 15 minuti sono uscito con il certificato nuovo e ho speso un quarto del preventivo fatto da un´Agenzia.

il maestro con cecilia bartoli festival tributo all'auditorium - leonetta bentivoglio ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina spicca come vera punta di diamante del ciclone di giovani strumentisti tecnicamente agguerriti che sta montando in un paese «dove continuano a sorgere nuove sale da concerto», racconta, «e dove decine di milioni di ragazzi studiano il pianoforte e si applicano con entusiasmo alla scoperta del repertorio tradizionale generato dai compositori d´

Monito Usa a Pyongyang Caccia schierati a Okinawa ( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina cerca di raffreddare l'atmosfera. A Singapore, alla stessa conferenza alla quale ha partecipato Gates, il generale Ma Xiotian ha invitato la comunità internazionale alla calma e la Corea del Nord ad avviare la denuclearizazione. Da parte sua, sempre a Singapore, il ministro della Difesa sudcoreano,

A ste paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe'... ( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Oggi che anche le ultime macchine per la carta sono finite in Cina, di quella scena non resta più niente, solo grandi spazi abbandonati, il ritmo, il tempo, la schiena a molla e i canti scandivano i movimenti a memoria. Oggi i ragazzi stanno coi piedi penzoloni dai muretti ad aspettare un lavoro tramite le solite strade, la A2, la Casilina e la raccomandazione.

Dario Castriota Giorgio Gaber Io non mi sento italiano , cantava il grande Gaber in... ( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cinà e Riina, aiutando a nascondere i latitanti. La sentenza del 2001 di Caltanissetta che condannò 37 persone per la strage di Capaci e l'assassinio di Falcone dice chiaramente «sono provati rapporti fruttuosi, quanto meno sotto il profilo economico, fra Berlusconi e Dell'Utri da una parte e Cosa Nostra dall'altra».

le ali spezzate del sogno cinese - sandro viola ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: onta atroce per la dignità d´un regime che aveva dominato sulla Cina, temuto, indiscusso, negli ultimi quattro decenni. Un´onta, e l´annuncio della sconfitta. Perché il regime sembrava ormai non essere più in grado di reagire alla rivolta studentesca e all´appoggio massiccio che era venuto alla rivolta dagli abitanti della capitale.

gorbaciov racconta quei giorni a pechino - fiammetta cucurnia ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: chiudere la lunga parentesi di ostilità tra Russia e Cina, durata oltre trent´anni. Lo volevamo noi, a Mosca. E lo volevano anche i nostri amici cinesi. Non esistevano due persone più adatte ad affrontare questo nodo di Gorbaciov e Deng Xiaoping. Così cominciammo le consultazioni». All´epoca gli esperti dicevano che uno dei problemi più gravi era quello del regolamento delle frontiere.

il dossier - (segue dalla copertina) antonio cianciullo ( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E il Brasile occupa il quarto posto (dopo Cina, Stati Uniti e Indonesia) per le emissioni di anidride carbonica principalmente a causa dell´erosione dell´Amazzonia. La corsa alla distruzione della più grande foresta pluviale del pianeta ha vari attori, dagli agricoltori che fanno largo alla soia ai mineiros che avvelenano la foresta per estrarre oro.

nadal, il crollo del re prima disfatta a parigi - gianni clerici parigi ( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Da qui a ritenerlo capace di prendere il posto di Nadal, in un torneo inatteso quanto incasinato, ci vuole un passaporto svedese o un infinito ottimismo. Risultati ? Ottavi uomini: Soderling (Sve) b. Nadal (Spa) 6-2, 6-7 (2), 6-4, 7-6 (2). Donne: Azarenka (Blr) b. Ivanovic (Srb) 6-2, 6-3; Sharapova (Rus) b. Na Li (Cin) 6-4, 0-6, 6-4.

Tre tazzine quotidiane in Italia: il rito è donna e si beve dolce ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: oltre alla Cina (1 tazzina al giorno). Ultima, la Gran Bretagna (0,1). In Germania, l'acquisto di miscele certificate è cresciuto nell'ultimo anno del 10%, mentre in Russia l'incremento arriva al 13%. Tra le motivazioni espresse dagli intervistati sulla loro predilezione per l'espresso: gratifica e migliora le capacità mentali,

Zicaffè, dal 1929 la passione per il caffè ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Corea del Sud e Cina. Una qualità che nasce da studi e ricerche continui: è questo l'obbiettivo della collaborazione tra Zicaffè e il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Università di Messina che, partendo dall'esame delle specie di caffè verde, ne accerta le caratteristiche bio-organolettiche, individuando i dosaggi e le qualità ideali.

Prodi: il sogno europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd ( da "Unita, L'" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Europa verso una coesione che la renda abbastanza forte per poter dialogare con la Cina e con gli Stati Uniti con parità di mezzi». Europa e Italia E non esiste «l'Europa senza l'Italia», perché «l'Italia è sempre stata il perno d'Europa» anche grazie alle «forze dell'Ulivo» che si sono impegnate - contro ogni «euroscetticismo» - per dare al Paese una dimensione europea.

le erbacce sulla strada della ripresa economica - nouriel roubini ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: lo stato dell´economia giapponese è ancora comatoso e persino la Cina - che è in via di ripresa - registra un flusso delle esportazioni molto debole. Il giudizio secondo il quale l´economia globale si starebbe avvicinando al momento più basso della crisi si dimostra essere - ancora una volta - troppo ottimistico.

in frantumi il mito dell'impresa privata negli usa è l'ora di "government motors" - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Solo Cina e India hanno vasti mercati di prima motorizzazione capaci di una prolungata crescita, e insieme costi di produzione competitivi. L´Unione europea ha il 10% della popolazione mondiale ma il 30% della capacità di produzione automobilistica.

le erbacce sulla strada della ripresa - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e altri mercati emergenti, Germania e Giappone). Se nei paesi che presentano un surplus la domanda interna non crescerà abbastanza rapidamente, la mancata domanda globale in rapporto all´offerta - oppure, in altre parole, un eccesso di risparmio a livello globale in rapporto alla spesa per investimenti - porterà a una ripresa della crescita dell´

Prysmian ( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: vede nuovi ordini in futuro nella trasmissione energia in Cina e Usa, ma già ci sono risultati in Qatar e Brasile. Più ancora, la crisi ha aperto spazi di crescita per un gruppo che può «sparare» in acquisizioni fino a un miliardo, approfittando della crisi dei boiardi fornitori delle utility russe.

Il Drago manda in fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro ( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 106 pagina 2] In Cina positivi i dati industriali, meglio del previsto negli Usa Sull'aria di ripresa l'oil sfonda quota 68 $ Il petrolio prende il largo grazie alla Cina e al minidollaro. Il future sul Wti, consegna a luglio, è arrivato ieri a toccare i 68,29 dollari al Nymex, il prezzo più alto dallo scorso 5 novembre,

artigiani nel segno di negri altri cinque anni al vertice - massimo minella ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cino" Negri sul trono degli artigiani genovesi di Confartigianato, quattromila aziende di artigiani e piccoli e medi imprenditori alle prese con una delle più complesse recessioni economiche dal Dopoguerra a oggi. L´assemblea dell´associazione ha infatti eletto nei giorni scorsi i propri vertici esecutivi per il quinquennio 2009-

la corea del nord prepara il lancio di un nuovo missile ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: un importante centro militare ai confini con la Cina, fa temere ai media di Seul che Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata. Fonti sudcoreane citate dai giornali locali ipotizzano che il nuovo lancio potrebbe avvenire in poche settimane, se non il 16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama.

l'america alza la testa, borse in volo - luca pagni ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: A completare il quadro ci ha pensato la Cina. A maggio per il terzo mese consecutivo, l´indice dei direttori acquisti ha segnato 53,1 da 53,5 di aprile, restando al di sopra della soglia dei 50 punti che separa l´espansione dalla contrazione. Il fatto che la Cina sia sulla strada della ripresa ha innescato il prezzo del greggio, arrivato a toccare il nuovo massimo dell´

Usa e Ue il week end più lungo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: pronto a strappare la leadership del Secolo Americano e contendere il XXI secolo alla Cina. Il macinino Opel è salvato, d'intesa fra il lobbista ed ex cancelliere SchrÖder e il vero leader russo,l'eterno Putin:mercato?innovazione? concorrenza? agende più variopinte di una Lonely Planet per l'Unione futuribile? Aufwiedersehen. Cominciamo dagli effetti americani del week end più lungo.

Il debito pubblico Usa non è a rischio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dal nostro corrispondente Gli investimenti in dollari sono sicuri e la Cina non ha nulla da temere per i suoi capitali sull'altra sponda del Pacifico. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ieri a Pechino durante il primo giorno della sua prima visita ufficiale in Cina. Una visita impegnativa.

L'ottimismo sui mercati spinge petrolio ed euro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in arrivo soprattutto dalla Cina, hanno incoraggiato la propensione al rischio tra gli investitori, spedendo il dollaro ai minimi da dicembre e alimentando gli acquisti di materie prime: un rally, quest'ultimo, che ha coinvolto non solo il petrolio – al record da otto mesi, oltre 68 dollari al barile –

In Cina ancora troppe Tienanmen ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: attuale leadership della Cina, ancora oggi. Bao sbeffeggia i loro slogan e denigra i loro semidei, ma, dopo tutto, è uno di loro. Hanno paura che se lo lasciano esprimere liberamente l'intero edificio autoritario possa cominciare a sgretolarsi. «La Cina ha quasi cancellato il ricordo di Tienanmen vietando di parlare di quello che è successo.

Dati economici positivi, sulle Borse è ancora rally ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il più importante è stato quello del settore manifatturiero in Cina, cresciuto per il terzo mese di fila. La scommessa del mercato è che la fine della recessione globale possa partire proprio dal gigante asiatico, per continuare poi negli Stati Uniti e infine in Europa. Un buon segnale in Cina è dunque percepito come una buona notizia per il mondo intero.

Piombo e zinco in forte rialzo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: perciò che il flusso di metallo verso la Cina debba ridursi già nel prossimo trimestre. Se a ciò si aggiunge che il bilancio offerta- domanda globale secondo l'International Lead and Zinc Study Group (Ilzsg) è stato di 187mila tonnellate nel primo trimestre di quest'anno,si può pensare che, almeno dal punto di vista fondamentale, il prezzo possa scendere nei prossimi mesi del 10-

Forniture ancora in discussione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per cui la Cina potrebbe accettare dalla Vale anche uno sconto meno forte. Non però del 27%,che è l'obiettivo dichiarato dai brasiliani. Vale si è tenuta ufficialmente fuori dai negoziati, almeno finora, ma è tutt'altro che disinteressata: nel 2008 il minerale di ferro ha rappresentato il 63% delle sue entrate e il 97% del margine operativo lordo.

I maxi-ribassi pesano sui tecnici ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Gran Bretagna, Usa, Cina e Giappone, per esempio, sono almeno in mille. Se la squadra è limitata, la capacità di competere è ridotta». Un prezzo di gara contenuto significa abbattimento dei ricavi. Una situazione limite, che può essere sostenuta solo da grandi player, sulla base di economie di scala.

All'estero per reagire alla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: oltre che per la Cina, l'India e addirittura l'Australia. Sono importanti gli accordi di libero scambio che sono stati stipulati con i paesi Asean, il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda, per citarne alcuni. Proprio a fine 2008 sono stati firmati accordi di libero scambio con la Cina e con il Gulf Cooperation Council.

Consolidamenti più semplici in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Novità fiscali Consolidamenti più semplici in Cina di Marco Marazzi L a nuova normativa fiscale cinese in materia di reddito d'imposta, entrata in vigore nel gennaio 2008 è stata integrata, nel maggio di quest'anno, da importanti disposizioni attuative, che avranno effetto retroattivo dal gennaio 2008.

Filo rosso fra Cina e Medio Oriente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Medio Oriente C apo economista per la Cina alla Royal Bank of Scotland di Hong Kong, Ben Simpfendorfer a lungo ha vissuto a Damasco e a Beirut. Ragion per cui è un buon conoscitore tanto del mondo cinese quanto di quello arabo. Con «The New Silkroad», la nuova Via della seta, mette insieme queste due conoscenze per tracciare un profilo degli equilibri mondiali una volta che

I volti della globalizzazione. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Con la caduta del Muro di Berlino e la caduta di altri statalismi in Cina, India e altri paesi, ha preso avvio dall'inizio degli anni Novanta quel processo che chiamiamo globalizzazione. La globalizzazione ha messo a disposizione dei lavoratori di tutto il mondo beni e servizi a basso prezzo, facendo leva sul basso costo del lavoro di quei paesi emergenti.

Il mercato è ferito, vivrà a lungo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: questo tipo di cambiamento ideologico e strutturale è avvenuto in Russia, in Cina, in India. E non credo che, cambiando, pensassero al Washington Consensus, quelle dieci regole per il mercato messe insieme da Williams nel 1989. Avevano capito, nei fatti, che erano sulla strada sbagliata, che dovevano aprire. Cosa propone allora?

Pronto il lancio di un missile intercontinentale ( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: moltiplica i timori di un test che secondo fonti sudcoreane potrebbe avvenire in poche settimane, se non - ipotizzano i media di Seul - il 16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. Il vettore, trasportato via treno è giunto a Dongchang-ri, sulla costa oves della Corea del Nord ad appena 60 chilometri dal confine con la Cina. COREA DEL NORD

Da più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono... ( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono alla minoranza hmong, un gruppo etnico presente anche in Cina, Vietnam, Birmania e Thailandia. L'esodo è cominciato nel 1975, con la fine della guerra civile e la vittoria dei comunisti. Accusati di aver difeso la monarchia con l'appoggio di Washington, da allora migliaia di hmong hanno lasciato il Laos.

Pakistan I talebani rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all’... ( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina Tiananmen, Amnesty chiede un'inchiesta Un'inchiesta pubblica e indipendente sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 contro chi manifestava in piazza Tiananmen alla vigilia del ventesimo anniversario. Lo ha chiesto Amnesty international: diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle

fiat, si riapre il fronte europeo e gm vende hummer ai cinesi - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: impedisce infatti ad Opel di vendere auto in Usa e in Cina. Ieri il titolo del Lingotto è salito in borsa dell´1,28 per cento dopo i risultati del mercato auto di maggio, positivi per Torino. Sul versante dei conti, il presidente di Intesa San Paolo, Enrico Salza, ha precisato che «finora la Fiat non ha utilizzato il miliardo di euro di crediti» concessi nei mesi scorsi dalla banca.

la merkel vede rischi per opel "intesa con magna non vincolante" - andrea tarquini ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il marchio tedesco non potrà vendere le sue auto su due mercati-chiave, cioè Stati Uniti e Cina. «Opel è comunque un caso speciale», ha detto ancora la cancelliera, «e non si ripeterà, non ci sarà un altro caso come quello della Opel. Adesso c´è una chiara procedura per l´esame delle richieste, una procedura che non è soggetta alla politica».

berlusconi: via i feudi rossi franceschini: sbagli calcoli - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina è in casa e non la Cina è vicina»». Promettendo tra gli applausi dei fan di avviare una indagine «per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità economica cinese». All´Europa, dove conta di avere il gruppo più numeroso, ha promesso «un drizzone», perché «ha creato montagne di difficoltà a chi intraprende»

obama e la guerra tra ricchi e poveri - piero ottone ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Vediamo il caso della Cina. In un primo tempo è sembrato che i cinesi, nel segno del comunismo, volessero convertire l´umanità all´ideologia di Marx: tutti comunisti, come loro. E guerra a chi comunista non era. Ma ecco che, a un certo momento, i cinesi hanno cambiato idea.

duplice omicidio in piazza inchiesta sull'omertà del borgo - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: un confidente aveva soffiato alla squadra mobile i nomi dei Cinà come gli autori del duplice omicidio. Ma il movente segnalato era un altro. Allora si era parlato di un´offesa delle due vittime nei confronti di una ragazza della famiglia Cinà. Al Borgo tutti sapevano. Nuccio racconta che i Cinà furono pestati a sangue da Vincenzo Chiovaro, esperto di arti marziali.

il mondo applaude il palcoscenico napoli - giulio baffi ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: una in Cina e una in Occidente, fra un italiano e un´orientale e viceversa, a cui s´intrecciano momenti di lavoro nelle fabbriche tessili, fra vicende legate alla contraffazione e incidenti sul lavoro». O come "Monaciello" che la fantasia di Andy Arnold ha costruito nei sotterranei di via Chiaia, "L´apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe"

berlusconi abbraccia galli e promette una legge per firenze - simona poli massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E ancora: «Qui c´è una città che da 60 anni sopporta il governo della sinistra, una città che non ne può più. Qui non si dice che la Cina è vicina perché la Cina è in casa». Durante il viaggio il corteo di auto blu incrocia un signore a Novoli, che scende dalla macchina e saluta in silenzio col pugno chiuso alzato.

Stasera dico una parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna persona poli... ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Venerdì il presidente del Consiglio è intervenuto dalla Cina sugli «ascolti fantastici» di Annozero dove - ha detto - «non era invitato nessuno dei nostri». Strano: avevamo in studio il capogruppo della Lega sua alleata, Roberto Cota e il vicedirettore de il Giornale, Nicola Porro. Poi è tornato in Italia e ha riunito gli industriali a Villa Madama per parlare di crisi finanziaria.

Mottaki all'Eliseo Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: È la prima volta che il capo di Stato francese riceve un responsabile iraniano di alto livello dalla sua elezione, nel maggio del 2007. L'incontro con il ministro iraniano consentirà di affrontare il rilancio dei colloqui tra Iran e gruppo dei 5+1 (Germania, Cina, Usa, Francia, Gb, Russia più l'Alto rappresentante Ue. IL CASO

GOLDMAN SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la cess... ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: GOLDMAN SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la cessione di una quota dello 0,9% di Industrial & Commercial Bank of China (Icbc), la più grande banca per capitalizzazione al mondo.

Pechino blocca Twitter e Hotmail ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Per l'anniversario di Tienanmen Pechino blocca Twitter e Hotmail Luca Veronese Vietato parlare del massacro di Tienanmen. Nelle strade del paese come su internet. Vietato manifestare, vietato discutere, anche in rete. Vietato ricordare la morte di centinaia di studenti sotto i colpi dei carri armati dell'esercito.

Designato l'erede di Kim Jong-il ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che Cina e Russia intendono annacquare. Il ministro degli Esteri cinese Yang Jeichi, in una telefonata al collega Hirofumi Nakasone, ha detto che le sanzioni non risolvono il problema Corea del Nord: occorrerebbe una risoluzione Onu «bilanciata», che non precluda il ritorno di Pyongyang al tavolo dei negoziati a sei.

I brevetti del signor Brambilla ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: gli interessano i brevetti non registrati in Cina». Giuseppe Ranalli, titolare della Tecnomatic di Corropoli in provincia di Teramo, è uno specialista di ingegnerizzazioni. La sua società, che l'anno scorso ha fatturato 27 milioni di euro, è una piccola impresa a buon contenuto tecnologico, parte di un fenomeno sommerso che sta diventando sempre più visibile nelle statistiche dell'

Con il petrolio si alimentano attese di rincari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: paese al secondo posto dopo la Cina nella graduatoria degli importatori di questo olio alimentare – alla borsa merci di Kuala Lumpur il future per consegna vicina potrebbe superare 3mila ringgit per tonn. (circa 596 à ) perché la forte domanda di olio di soia, in Asia come anche al Chicago Board of Trade, si scontra con un'offerta non eccezionale.

Hummer venduta alla Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la nuova classe di superricchi di un paese emergente come la Cina. Tra i pretendenti della Hummer l'anno scorso non a caso c'erano un'altra società cinese, la Hunan Changfeng, l'indiana Mahindra & Mahindra e il miliardario russo Oleg Deripaska. L'acquisto della Hummer potrebbe soddisfare le ambizioni della Sichuan Tengzhong, produttrice di macchinari pesanti per lavori stradali,

Cinesi, svegliatevi Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il dissenso.

Può la barca affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi di Chen Guidi e W... ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: portato alla luce le disperate condizioni in cui nella ricca e urbanizzata Cina di oggi vivono i 900 milioni di contadini rimasti nelle campagne. «Gli artigli del dragone» è invece un libro che indaga, come recita il sottotitolo, su «Crimini, violazione dei diritti umani e cultura di morte nella Cina del terzo millennio» (l'autore è Marco Respinti, per Piemme) «Chi comanda a Pechino?

Da Qingdao a Londra un esule e giramondo ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dopo aver subito la censura per alcuni scritti e dopo aver vagabondato per tre anni per la Cina, è espatriato a Hong Kong. Nel giugno 1989, avuta notizia di quanto succedeva a Tiananmen, raggiunse gli studenti in rivolta, partecipando ad alcune dimostrazioni. Costretto al capezzale di un fratello ferito, ascoltò per radio, però, le cronache del massacro.

Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione Pechino in coma (in lingu... ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il dissenso.

Tiananmen, 20 anni dopo ( da "AprileOnline.info" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina si chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino,

Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft , ... ( da "Finanza e Mercati" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: incasso in Cina, la Cina continua a scommettere su Wall Street. Il credito Usa, alle prese con ricapitalizzazione e restituzioni del fondi del Tarp, continua a fare nuove emissioni. E ieri è arrivata la notizia che China Investment Corp (Cic, il fondo sovrano di Pechino) ha aderito con entusiasmo alla ricapitalizzazione di Morgan Stanley acquistando azioni per 1,

Tiananmen, Hillary chiede i nomi dei morti ( da "Unita, L'" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: chiede i nomi dei morti Pechino Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton chiede alla Cina di pubblicare i nomi dei morti di piazza Tiananmen. E di render noti anche i nomi delle persone scomparse o arrestate nelle manifestazioni per il XX anniversario. Nella piazza, centinaia di poliziotti e uomini delle forze paramilitari. Il mausoleo del presidente Mao è stato chiuso «per lavori».

moscato wine festival la piazza si tinge di giallo ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: accaparrarsi un calice da degustazione ai prezzi sopraindicati consente di assaggiare as much as you want ai banchi dei produttori e con ticket nelle enoteche tematiche della piazza (Enoteca del Moscato nel Mondo, Enoteca «Oltre il Moscato» ed Enoteca dei vini aromatici). Cin cin. Info www.gowinet.it, 0173/364631 (l.iac.)

la rissa del centrodestra ci allontana dall'europa - agostino spataro ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in provenienza dall´Asia (Cina, India, Giappone) e dall´Africa verso l´Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo Persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e Nord Europa. Ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente,

L'Iran tradisce Parigi con Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: petrolifera della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di "Pars sud", uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo per un valore di 4,7 miliardi di dollari. Secondo l'Irna, l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana, le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana (

IL PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI GAS DEL MONDO ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: miliardi di dollari con la Compagnia nazionale petrolifera della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di Pars South, uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo.Secondo l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana Irna,le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana (Nioc)

Keynes non è la coperta di Linus ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: D'altra parte,quest'anno la Cina crescerà del 6% mentre il mondo occidentale si contrarrà. E lo sviluppo economico futuro dovrà venire dalla produttività». Vincerà davvero la temuta "democratura", quell'ibrido con il corpo di democrazia e la testa di dittatura di cui Pechino è l'esemplificazione suprema?

Tecnologie italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: secondo il programma di collaborazione ambientale tra Italia e Cina promossa dal direttore generale del ministero, Corrado Clini. Tra le caratteristiche ci sono i pannelli fotovoltaici, l'illuminazione a specchi solari, la ventilazione naturale. L'edificio ospiterà anche la sede cinese del ministero italiano dell'Ambiente.

Strategia d'attacco per Zegna ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «La Cina, cresciuta del 30%, è per noi il secondo mercato mondiale. Vanno bene anche il sud-est asiatico (l'anno prossimo apriremo in Vietnam) e gli Emirati Arabi, va molto bene l'America latina e, nel suo piccolo, anche l'India cresce a due cifre».

Peugeot cerca alleati (di minoranza) ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ha partnership industriali in Cina con Dongfeng e in Russia attraverso la costruzione di un impianto assieme a Mitsubishi. Quanto alla taglia critica che intende raggiungere, Varin pur sottolineando che «le dimensioni sono certo importanti », ha detto di non avere in mente «una cifra del miracolo, che si tratti di 5,5 o di 6 milioni di vetture».

Sui mercati torna la prudenza e l'euro scende ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Giornata negativa anche per il rublo, che ha seguito i ribassi di Borsa. Il presidente Dmtrij Medvedev potrebbe discutere la propria proposta di creare una nuova moneta internazionale nel vertice con Brasile, India e Cina, in programma questo mese.

Per gli orologi la ripresa ritarda di un anno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: export nei quattro mesi verso la Russia (-61%) e verso la Cina (-39%). Meno consistente, ma pur sempre rilevante, la flessione che riguarda l'India (-29%). Nel complesso, i maggiori mercati europei resistono per ora meglio – tra le eccezioni la Spagna (-36%) – rispetto agli Usa e ai grandi mercati emergenti.

Bernanke: allarme deficit ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Di recente anche la Cina, grande investitore in titoli statunitensi, ha espresso nervosismo, che il segretario al tesoro Tim Geithner ha cercato di alleviare durante una visita a Pechino questa settimana. Sullo stato dell'economia,Bernanke ha ribadito di aspettarsi schiarite, ma deboli: la crescita dovrebbe tornare entro fine anno,

la paura torna a tienanmen alta tensione vent'anni dopo ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel ventesimo anniversario del massacro ieri una cappa di silenzio è calata su tutta la Cina: blindata la piazza dove i carriarmati soffocarono la protesta democratica, censurati i giornali e i siti Internet, arrestati i dissidenti. Una dura protesta è venuta da Washington. La più forte presa di posizione dall´avvento dell´Amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton.

quell'uomo solo contro i carri armati l'eroe della rivolta avvolto nel mistero - (segue dalla prima pagina) federico rampini ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina di oggi è figlia del dopo-Tienanmen, quando il regime stabilì un ordine e una logica nel castigo. «La repressione armata - ricorda Xu - non avvenne a Piazza Tienanmen ma più lontano. Le cataste di cadaveri io le vidi sulle vie Fuyou e Changan.

Iran. Francia. Sarkozy duro su negazionismo e nucleare ( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Usa, Francia, Gb e Russia, più l'alto rappresentante Ue Javier Solana)". Il presidente ha "lanciato all'Iran l'appello a rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e ad impegnarsi nel negoziato", che "aprirebbe la strada ad una cooperazione molto ampia a tutto vantaggio dell'Iran, compreso sul nucleare civile,

Cina. Tieananmen. La piazza nella morsa della polizia ( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: inglese e sono state immediatamente vietate in Cina, un Paese dove le edizioni pirata di tutti i tipi di libri e documenti hanno una larga diffusione. Anche il sito Flickr, del motore di ricerca Yahoo!, é adesso inutilizzabile in Cina, probabilmente per impedire la diffusione di foto delle manifestazioni del 1989 e del massacro compiuto nella notte tra il 3 ed il 4 giugno di quell'

In Sicilia niente Europa, solo una maxirissa ( da "AprileOnline.info" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Asia (Cina, India, Giappone) e dall'Africa verso l'Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e nord Europa. Insomma, ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente,

Poltrone Frau arrederà le salette vip della Sea ( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: delocalizzazione nello stabilimento in Cina di alcune linee di business. «A oggi - aveva sottolineato Rinero - l'unità produttiva cinese non è sfruttata a pieno. Per questo motivo abbiamo pensato di delocalizzare quei componenti non visibili del business». Intanto il cda di Poltrona Frau, nei giorni scorsi, ha comunicato i dati del primo trimestre si è chiuso con ricav in calo del 14%

Ferragamo cresce in Cina con 5 nuovi store ( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ferragamo cresce in Cina con 5 nuovi store da Finanza&Mercati del 05-06-2009 Salvatore Ferragamo scommette sulla Cina. Il gruppo di moda ha inaugurato cinque nuovi monomarca in Asia: ad Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan. È così salito a 33 il numero dei negozi del brand fiorentino nel Paese.

"individualisti e polemici, napoletani contro l'arte" - stella cervasio ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che dirige con inestinguibile passione, è a quota mille esibizioni (anche in Cina e Russia): «Non potrei non chiedere il ripristino delle orchestre. In Puglia la Provincia sostiene ben due compagini musicali. Non dobbiamo permettere più alle istituzioni di dirci che non ci sono soldi, ma solo di spiegare come vengono spesi».

DAVID CARRADINE SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la polizia ha dubbi sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film ( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tanto era credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole (il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna, patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin.

Suo padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla rispetta... ( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tanto era credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole (il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna, patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin.

Airbus Precipitato Velocità ridotta la causa del disastro L'Airbu... ( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Fermate al confine tra Cina e Corea del Nord, per Euna Lee e Laura Ling (reporter di Current Tv, il network di Al Gore) appare certa la condanna. Pakistan Preso leader talebano della valle dello Swat Sufi Mohammad, il leader religioso dei Talebani della valle dello Swat e capo dell'organizzazione Tehrik-e Taleban-e Shariat-e Mohammadi (Tnsm),

Tiananmen blindata A Hong Kong veglia per ricordare le vittime ( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: le accuse di Washington sono «senza fondamento» e costituiscono «una grave interferenza negli affari interni della Cina». Tiananmen aperta al pubblico ma inondata di polizia per evitare qualunque tentativo di manifestazione nel ventennale del massacro. A Hong Kong 150mila persone ricordano le vittime della repressione.

tienanmen, la rabbia del regime "l'america non deve interferire" - raimondo bultrini ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ben pochi in Cina hanno potuto così seguire l´eco delle polemiche e delle manifestazioni che da Hong Kong a Taiwan, dall´Europa agli Usa hanno marcato l´anniversario della strage. A uso e consumo dei soli media stranieri è stata anche la dura replica del portavoce degli Affari Esteri cinese Qin Gang all´appello della Clinton,

l'azienda premia chi non inquina - (segue dalla copertina) ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Guidate da Cina e Brasile, hanno aumentato del 27% i loro investimenti in energie pulite. Certo i problemi da risolvere restano immani. La Cina si è risvegliata solo dopo che il suo modello di sviluppo energivoro ha seminato distruzione. Oggi sui 600 milioni di cinesi che abitano in zone urbane, solo l´1% respira un´aria che sarebbe considerata "

"facciamo come noè e l'uomo avrà un futuro" - alix van buren new york ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La raccolta in natura di piante medicinali per la richiesta crescente di farmaci e supplementi in Cina, Giappone, Europa, Stati Uniti. Un altro fattore è il mutamento climatico, fra i più devastanti. L´ultima estinzione di massa avvenne 66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. Passarono più di 10 milioni di anni prima che la Terra si riprendesse.

il riscaldamento globale rimane la vera emergenza. ma per la prima volta dopo anni bui, forse si può essere ottimisti. ecco perché - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina si candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso un´economia low-carbon, a bassa emissione di Co2». Non è propaganda del regime di Pechino. L´affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale dell´Ambiente dell´Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il Climate Group,

Tienanmen. Hong Kong. Veglia di 150 mila persone ( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: una grave interferenza negli affari interni della Cina''. ''Esprimiamo - ha aggiunto il portavoce - la nostra profonda insoddisfazione e le nostra risoluta opposizione'' alle accuse della Clinton. Come decine di altri dissidenti, Ding Zilin ha passato la giornata di oggi agli arresti domiciliari, mentre altri sono stati allontanati di autorita' dalla capitale e portati '

Biennale. Record di presenze a Venezia ( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Di fronte, i mondi complessi della Cina e dell'Uruguay si fondono nei collage di Juan Burgos. Sulle scale esterne, margherite di ferro da sfogliare per un 'M'ama, non m'amà nell'opera di Raquel Bessio che guarda all'unità sudamericana e significativamente si intitola 'Terra promessa'.

Tienanmen, Pechino gela la Clinton ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Piazza Tienanmen infiamma le relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. «Le affermazioni del segretario di Stato americano sono accuse senza fondamento contro il governo cinese, e costituiscono una grave interferenza negli affari interni della Cina», ha tuonato ieri un portavoce di Pechino, esprimendo «profondo scontento e risoluta opposizione » alle parole di Hillary Clinton.

RAPPORTI DIFFICILI ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina per la prima visita da segretario di stato. Esordisce dicendo che la questione dei diritti umani non può compromettere il dialogo tra i due paesi. Un pragmatismo che solleva critiche e polemiche Il rapporto sui diritti umani Neanche una settimana dopo il viaggio dell'ex first lady,esce il rapporto annuale statunitense sulla situazione dei diritti umani nel mondo che attacca

Pyongyang, a processo le giornaliste americane ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sono state catturate il 17 marzo scorso al confine con la Cina: Pyongyang ha consentito all'ambasciatore svedese (che rappresenta gli interessi Usa) di visitarle e ha permesso anche una telefonata con i familiari negli Usa. A dimostrazione, secondo molti osservatori, della volontà di utilizzare gli "ostaggi" in una logica di pressione e implicito scambio.

Calzature, intesa per l'export ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Per l'Europa i tempi sono un po' più lunghi. è necessario però sfruttare al massimo la grande opportunità che l'Unione europea offre: la libertà di mercato che significa libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi. E per farlo servono un posizionamento strategico, un supporto a questo posizionamento e una visione a medio e lungo termine da parte delle aziende.

Senza ricerca non c'è rilancio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Russia e paesi emergenti, ma anche coesione interna fra i membri dell'Unione». A fare gli onori di casa, un bocconiano doc come Mario Monti, che dell'ateneo milanese è l'attuale presidente. Ma al tavolo hanno preso parte anche il rettore Guido Tabellini e Alfonso Gambardella, autore del volume "Innovazione e sviluppo"

Sfuma il ricco accordo tra Chinalco e Rio Tinto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina sarebbero giunti 12,3 miliardi in cambio di importanti quote nelle più ricche miniere di ferro, rame e alluminio di Rio Tinto; in più, 7,2 mld $ sarebbero stati versati per obbligazioni convertibili con le quali Chinalco, esercitandole, avrebbe visto salire la propria quota in Rio Tinto al 18%,dall'attuale 9%.

BREVI DA MODA E DESIGN ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: FERRAGAMO PIù FORTE IN CINA Cresce la presenza in Cina di Salvatore Ferragamo. Il gruppo fiorentino ha infatti aperto, negli ultimi quattro mesi, cinque nuovi punti vendita a Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan, che si aggiungono agli altri 33 già esistenti. I nuovi negozi sono distribuiti tra il nordest e il sud del paese e sono tutti allestiti secondo il nuovo concept di Ferragamo,

La crisi passerà, attenti alle scorciatoie ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: oggi la Cina. Entrambe le lezioni - quella sulla lentezza e la difficoltà della ricostruzione del settore bancario e quella sulla dipendenza da un grande fornitore esterno di capitali - sono sgradevoli. Per lungo tempo è stato molto più facile ripetere il mantra rassicurante di una comunità mondiale che aveva imparato,

Non solo stanze, obiettivo riqualificazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: commenta Cino Zucchi – può creare continuità tra gli insediamenti di diversi periodi storici. Si può lavorare apportando un mix funzionale che integri l'abitare con gli spazi per il lavoro. Altro tema è quello degli spazi condivisi come sono le lavanderie e gli spazi gioco negli interventi residenziali.

Occasione da non perdere per l'efficienza energetica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ha costruito in Cina, prima il Siieb e quest'anno ha inaugurato il Ningbo (The Centre for Sustainable Energy Technologies) che alcuni mesi fa a Cannes in occasione del Mipim ha vinto il premio "2009 MIPIM Green Building Award". Sono in cantiere alcuni edifici per ufficia Milano e tra i suoi ultimi progetti, in partnership con Favero & Milan Ingegneria,

Arriva l'ondata di euroscetticismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile e la grande crisi socioeconomica che ci è scoppiata addosso, se non ci fosse stata l'Europa avremmo dovuto inventarla: si è dimostrata uno scudo provvidenziale tra una tempesta e l'altra.Certo,non un modello perfetto. Comunque un ammortizzatore regionale prezioso per stati dalla sovranità nazionale ormai insufficiente a tener testa da soli agli sconquassi mondiali.

Napoli Teatro Festival Italia: al via la seconda edizione ( da "AprileOnline.info" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il lavoro in Cina e quello a Napoli. Linguaggi, parole dette, non dette e soffocate. Diversità ma identità da tirar fuori. In questi legami trasversali con il mondo, la città respira il Festival. Sembra sentirlo. Viverlo nelle sue diverse zone, nelle sue diverse identità.

Gnl, Sua Maestà gioca la carta Qatar ( da "Finanza e Mercati" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dove paesi come la Cina già mostrano forte interesse. «Ci aspettano ancora grandi sfide dal punto di vista energetico - ha detto all'inaugurazione del porto Rex Tillerson, di Exxon Mobil Corporation - South Hook, come parte vitale del progetto Qatargas 2, è un perfetto esempio di una strada da percorrere per ottenere risultati interessanti.

arte, glamour e notti pazze torna a splendere l'oro di venezia - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cini, dove la Fondazione Prada esponeva una antologica dell´americano John Wesley, curata da Germano Celant. «Credo che il mio lavoro abbia molto a che fare con il sesso» ha dichiarato il simpatico ultraottantenne, si direbbe soprattutto quello femminile, che descrive molto carinamente, ridisegnando i personaggi dalla pubblicità e dei fumetti anche per bambini mentre si rimirano

Ventesimo anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro nel pomerigg... ( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina il bianco è il colore del lutto. Infine, internet e la censura. Negli ultimi giorni diversi siti web stranieri sono stati "armonizzati" (tra gli altri Twitter, Flickr e Hotmail, che si sono aggiunti a YouTube, Blogger e Wordpress), molti portali cinesi hanno scelto l'autocensura, appendendo per qualche giorno la targa «

DIVO PIÙ DIVA LA STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia Bartoli: tanto diversi da far innamorare i giovani ( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Lang è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla.

È emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini,... ( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Lang è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla.

lavoro, a rischio altri 18 mila posti - stefano parola ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: cioè quelli dei paesi "bric": Brasile, Russia, India e Cina. Oggi il Piemonte esporta soprattutto nell´Unione europea, mentre in quelle aree riversa appena il 6,8 per cento dei beni che finiscono all´estero. Troppo poco, perché una volta che la crisi sarà passata è proprio dai paesi emergenti che secondo l´Fmi partirà il rilancio.

chay yew, storie comuni tra napoli e singapore ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: amore fra un italiano e un´orientale e viceversa, un commerciante napoletano che va in Cina a vendere abiti e una donna del nord della Cina che vive chiusa nella sua casa di Napoli spaventata dalla violenza della città. Fra vicende legate alla contraffazione e incidenti sul lavoro, s´intrecciano a momenti di lavoro nelle fabbriche tessili.

Politici italiani, datevi da fare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma trovo ingiusto che i miei prodotti in Cina debbano pagare dazi fino al 29% e i prodotti cinesi da noi paghino il 4 per cento». Serve una politica più determinata dell'Europa nei confronti della concorrenza di altri Paesi emergenti, nel rispetto delle regole del mercato. E una maggiora tutela del made in Italy.

La legge della rete ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ci sono solo la Cina e la Birmania) nei quali internet è veramente repressa, filtrata e censurata e gli internauti sbattutiingalera sulserio? • Il pensiero di Ciampi Trovo eccellente l'iniziativa del Sole 24 Ore di dare spazio alle autorevoli voci di economisti, e di altri eminenti uomini di cultura, al fine di penetrare le difficili tematiche connesse alle cause della crisi.

La scienza modello per Milano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina: produciamo moltissimo e con un'altissima qualità a costi- ad esempio gli stipendi dei nostri ricercatori- bassissimi. Perché allora la nostra capacità attrattiva non decolla? Forse perché non riusciamo a garantire tranquillità sul piano legislativo e fiscale: qualunque aziende decida di investire vuole un quadro di riferimento delle regole non solo chiaro ma anche stabile.

Gm: con Magna intesa entro luglio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina sì, gli Stati Uniti apparentemente no. è in questo contesto che il governo tedesco ha deciso di lasciare la porta aperta a eventuali nuovi acquirenti. Che cosa c'è dietro a questa scelta: la paura che i negoziati MagnaOpel falliscano? O anche il tentativo di calmare le acque nella grande coalizione viste le reazioni negative provocate dall'

La battuta di Andreotti. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: riflettori e le polemiche sul viaggio di amicizia in Cina di Bettino Craxi, accompagnato da una folta delegazione italiana. Andreotti disse: «Vado in Cina con Craxi e i suoi cari...». Riferendosi a quanto affollato fosse l'aereo. Si era nel 1986, nella prima Repubblica, Tangentopoli non era ancora alle porte, Craxi era presidente del Consiglio e Andreotti il suo ministro degli Esteri.

Wall Street corre più dell'economia reale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a parte alcuni acquisti (speculativi) dalla Cina, non c'è evidenza che sia aumentata la richiesta di materie prime. L'altro preoccupante aspetto è il flusso di vendite sui titoli di Stato dettato dai timori sul gonfiarsi del debito pubblico dei vari Stati e, di nuovo, sulle attese di una ripresa economica.

Marchi globali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Marchi globali LA STILISTA Frida Giannini (nella foto a sinistra), direttore creativo di Gucci, ha inaugurato a Shanghai, insieme all'amministratore delegato Patrizio Di Marco, il più grande negozio monomarca del brand fiorentino in Cina (a destra), di cui ha curato il concept

Intesa con Versace Di Risio se ne va ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dopo una cura drastica, tra il 2005 e il 2006 i debiti erano stati concellati e l'utile ritrovato © RIPRODUZIONE RISERVATA Il manager. Giancarlo Di Risio, qui ritratto durante una conferenza stampa in Cina, lascia Versace dopo cinque anni come a. d. OLYCOM

Gucci, incassi record in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: incassi record in Cina Ricavi a 96 milioni di euro (+16%) in tre mesi Aperto a Shanghai un nuovo flagship store Paola Bottelli SHANGHAI. Dal nostro inviato P rendete Xian, la patria dei celebri guerrieri di terracotta, dove prima del taglio del nastro si è formata una lunga coda notturna in perfetto stile Harry Potter.

Rio Tinto sceglie Bhp Billiton ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sostenendo che avrebbe concesso troppo potere alla Cina. Anche le autorità australiane erano incerte sull'opportunità di cedere alla Cina asset nazionali considerati strategici. L'accordo era stato siglato all'apice della crisi finanziaria e all'epoca era stato descritto dal chief executive Tom Albanese come «la migliore soluzione », l'unica strada percorribile per ridurre l'

Se il Dragone perde la faccia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: minerario australiano dagli accordi presi con Chinalco è stato il recente aumento del prezzo dei minerali ferrosi, di cui oggi la Cina è il principale consumatore mondiale. Risultato: Chinalco ha perduto una preziosa opportunità per internazionalizzare il proprio business, aumentare la propria scala produttiva e accrescere il proprio prestigio tra i grandi produttori di metalli ferrosi.

Recessione e diplomazia. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina pronta a sottoscrivere le obbligazioni del Fondo per avere più voce in capitolo Pechino punta 50 miliardi sull'Fmi Antonella Scott SAN PIETROBURGO. Dal nostro inviato Il momento peggiore della crisi economica non è passato, «è troppo presto per stappare le bottiglie di champagne»: al Forum economico di Pietroburgo i toni di Dmitrij Medvedev sono stati molto meno battaglieri

chinotto ligure, tour sulle spiagge una proposta della fondazione slow food - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tra Varazze e Finale si coltivano gli agrumi originari della Cina in una originale rivisitazione di riviera, dai dolci alla birra Chinotto ligure, tour sulle spiagge Una proposta della Fondazione Slow Food RAFFAELE NIRI La scena potrebbe risalire all´inizio del secolo scorso. Se non, addirittura, alla fine dell´Ottocento.

parigi val bene un budda è boom di nuovi fedeli - anais ginori ( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina ha comunicato la sua "ferma opposizione" a questa onorificenza e non è previsto nessuno incontro con rappresentanti del governo. In Francia, uno dei portavoce del buddismo più famoso è Matthieu Ricard, definito "uomo più felice del mondo", dopo test neurologici effettuati da un´università americana.

Rio Tinto ci ripensa e beffa i cinesi ( da "Avvenire" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: DA MILANO ALESSANDRO BONINI S chiaffo alla Cina. Con un colpo di scena, il gruppo minerario anglo-australiano Rio Tinto ha piantato in asso Chinalco, società pubblica di Pechino, per concedersi al suo ' primo amore', la connazionale Bhp Billiton. Il secondo e il terzo colosso mondiale del settore riuniranno le proprie miniere di ferro australiane in una joint venture paritetica:


Articoli

pechino alla ricerca del bambino perfetto - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Pechino alla ricerca del bambino perfetto FEDERICO RAMPINI LA CINA costruisce il "bambino perfetto", inquietante creatura che sarà il frutto della genetica e di un esperimento di ingegneria sociale. Forte del più grande serbatoio di esseri umani del pianeta, la Repubblica Popolare porta fino alle estreme conseguenze la selezione della specie. L´infanzia viene strappata al mondo dei giochi, dei sogni, dell´improvvisazione, dell´estro o del caso. SEGUE A PAGINA 43

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corea, l'america non crede ai test atomici - giampaolo cadalanu (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 18 - Esteri Corea, l´America non crede ai test atomici Il Pentagono: "Nessuna prova". Ma Pyongyang lancia un nuovo missile Dopo gli ordigni, Seul adesso teme provocazioni navali nella stagione della pesca GIAMPAOLO CADALANU La Corea del nord si agita, minaccia, lancia missili: ma sarà un rischio vero per il mondo? Se lo sono chiesti apertamente gli Stati Uniti e persino gli spaventati sudcoreani dopo il lancio, ieri, dell´ennesimo ordigno a corto raggio, il sesto da lunedì. Ma ormai quelli che Pyongyang chiama test e che buona parte del mondo vede come provocazioni, rischiano di rivelarsi più come tentativi grossolani di attirare l´attenzione che come concrete minacce per la pace. Gli osservatori militari sembrano poco impressionati: i "test" sono consistiti in prove quasi inoffensive, con missili di gittata limitata a 130 chilometri, dunque in grado di far impallidire solo Seul. Una nuova prova con missili più grandi dovrebbe essere in preparazione, secondo quello che gli analisti americani ricostruiscono dalle immagini raccolte dai satelliti spia, ma non è detto che il test vada a buon fine. Persino l´esperimento nucleare viene messo in discussione dagli esperti del Pentagono. La strategia nordcoreana di far la voce grossa trova applicazione persino nei confronti delle Nazioni Unite: di fronte alla possibilità che la comunità internazionale applichi al regime nuove sanzioni, Pyongyang ha rilanciato ieri annunciando la decisione di cancellare l´armistizio. Insomma, se l´Onu si azzarda a sanzionare gli esperimenti missilistici con misure punitive, la Corea del Nord potrebbe concretamente riprendere la guerra degli anni Cinquanta. I toni sono quelli eterni delle dittature: «Il mondo vedrà presto come il nostro Paese resiste all´oppressione e al dispotismo del Consiglio di sicurezza dell´Onu e difende la sua dignità e la sua indipendenza», dice una nota del ministero degli Esteri. Gli Stati Uniti, alleati di Seul, la prendono con tranquillità: Robert Gates, ministro della Difesa, ha detto che non c´è bisogno di aumentare il contingente militare Usa al 38esimo parallelo, anche perché le immagini riprese dallo spazio non lasciano pensare a preoccupanti movimenti di truppe verso il confine. «Se Pyongyang dovesse fare qualcosa di avventato e provocatorio, gli Usa hanno le forze per affrontarlo», ha detto Gates. L´amministrazione Obama è stata costretta a seguire con attenzione gli sviluppi nell´area, perché Washington teme che i test nucleari di Pyongyang diano il via a una nuova rincorsa agli armamenti che coinvolgerebbe anche Giappone e Cina. Sullo sfondo delle incertezze legate anche alle condizioni di salute del "caro leader ", Kim Jong-il, che secondo indiscrezioni e fonti diplomatiche potrebbe essere stato colpito da un ictus, resta sempre la possibilità di nuove provocazioni navali: Pyongyang contesta il confine marittimo e già in passato scaramucce armate fra le due Marine erano avvenute proprio nel mese di giugno, il più produttivo per la pesca dei granchi.

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i ros sequestrano 90mila scarpe nike false (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Roma Il blitz I Ros sequestrano 90mila scarpe Nike false Dodici arresti, 90 mila scarpe Nike false sequestrata, un giro d´affari di 10 milioni di euro e un´associazione criminale che partiva da Cina e Vietnam e arrivava alla Repubblica Ceca, passando per l´Italia: a Gioia Tauro per gli arrivi della merce e a Roma per la distribuzione. Questi i numeri dell´operazione "Rilancio" presentata da Mario Parente, vice comandante dei Ros dell´Arma e dal procuratore della Dda, Giancarlo Capaldo. La "catena della contraffazione", secondo gli investigatori, aveva legami con la ‘ndrangheta. Dei 12 arrestati 8 sono italiani, tutti calabresi, gli altri cechi. La base operativa era a Roma: il boss è il proprietario di un ristorante vicino al Pantheon. (m.e.v.)

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prodi ha un sogno spagnolo per delbono "con te bologna diventi la nuova barcellona" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Bologna All´Arena del Sole dibattito sulla crisi con il professore e il candidato Pd. In 350 alla cena di finanziamento Prodi ha un sogno spagnolo per Delbono "Con te Bologna diventi la nuova Barcellona" Il moderatore all´ex premier: "Sei il papi dell´euro". E lui: "Ormai sono il nonno..." Con Delbono Bologna può diventare la nuova Barcellona d´Europa. Ecco il "sogno", o forse il "compito" che Romano Prodi consegna al suo pupillo davanti al gotha dell´economia bolognese all´Arena del Sole a un incontro sulla crisi e sul modo di affrontarla, seguito da una cena per finanziare la campagna elettorale del candidato del centrosinistra. Trecentocinquanta invitati, cento euro a testa. Con Flavio Delbono, il senatore Giancarlo Sangalli e il deputato Paolo Nerozzi davanti ai big dell´economia (ci sono i pesi massimi della cooperazione, Calzolari, Collina, Sita, dell´artigianato, Muratori e Ghelfi, del Commercio, Ferrari e De Scrilli, manca solo la Confindustria). Si parla della recessione, grande assente dal dibattito politico nazionale e locale, nonostante un numero crescente di famiglie tocchi con mano che cosa significa la perdita di un posto di lavoro precario o la cassa integrazione. E «il governo - dice Sangalli - non fa nulla». Prodi, che il moderatore Giorgio Tonelli ribattezza «il papi dell´Euro», prima si schermisce («Ormai sono il nonno dell´Euro, ma ho messo in sicurezza il mio paese e ne sono orgoglioso»), poi spiega che «la crisi non è passata, anche se forse abbiamo toccato il fondo del catino». Ora il problema è quanto durerà «perché si può digiunare un giorno o una settimana, ma non all´infinito». E «il fiato delle imprese è sempre più corto». L´uscita dal tunnel, in questa fase, è nelle mani della Cina e degli Usa, mentre l´Europa, lamenta Prodi, «è al traino, divisa e assente dalle grandi scelte», nonostante si voti per il Parlamento del vecchio continente. In tutto questo Bologna può fare molto, dice il Professore, che approva le proposte di Delbono che vuole dialogare con il nuovo Rettore, convinto che il binomio Ateneo e Comune darà una direzione di marcia al futuro di Bologna, mentre palazzo d´Accursio deve affrontare la crisi con proposte originali, («non solo le tariffe zero ai cassintegrati e a chi perde lavoro, ma un fondo con la garanzia del Comune da offrire ai risparmi dei bolognesi e il tempo pieno garantito dal Comune per non mettere in difficoltà i genitori che lavorano»). Una ricetta che piace a Prodi che vede in Delbono il sindaco che può portare Bologna a ragionare in grande. Ad essere come Barcellona, appunto: «Una città gradevole, pulita, con i dehors, dove la gente viene volentieri». Un sindaco che metta insieme il Comune, l´Università, le sue forze imprenditoriali aprendo nuove industrie produttive nel campo delle scienze della vita e delle energie alternative («Per queste cose Bologna è eccezionalmente dotata»). Magari con «un grande festival che sia nel cuore della città». «Tu puoi farlo», dice Prodi a Delbono «perché non hai interessi personali, hai esperienza amministrativa e conosci il mondo. Il grande disegno che devi portare avanti è mettere insieme le energie che ci sono e la gioia di vivere». Perché poi, «ragassi - sorride Prodi - se si fa tutto questo, prima o poi si vince anche a football». Proprio come Barcellona con i suoi blau grana. (l.n.)

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su 1.000 ne verranno selezionati 50 in laboratorio, i più dotati dalla nascita test del dna e percorsi speciali per esaltare il talento e le potenzialità - (segue dalla prima pagin (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 43 - Cronaca Su 1.000 ne verranno selezionati 50 in laboratorio, i più dotati dalla nascita Test del Dna e percorsi speciali per esaltare il talento e le potenzialità I piccoli prescelti per intelligenza, attitudine al comando, capacità sportive e artistiche Nella metropoli di Chongqing il piano del Centro di addestramento dell´infanzia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI Ogni passaggio nella formazione dei figli diventa scientifico, pianificato. Trasformando i primi anni di età in un grande laboratorio, i cinesi sono convinti di poter raggiungere i traguardi più ambiziosi: sfornare fin dalla scuola materna il materiale umano di generazioni di premi Nobel, supermanager, geni della musica. A condurre l´esperimento in modo sistematico sono le autorità governative di Chongqing, 30 milioni di abitanti, la più popolosa città del pianeta. Il quotidiano governativo China Daily illustra il progetto di produzione del "bambino perfetto" avviato in quella metropoli. Si parte dalla biogenetica: mille bambini sono stati già sottoposti a un test del Dna che deve misurare le loro abilità innate in diversi campi. Intelligenza, quoziente emozionale, capacità atletiche, talento artistico e musicale, attitudine al comando. Sui mille ne verranno selezionati già entro quest´anno cinquanta, i più dotati alla nascita, per essere le prime cavie dell´esperimento. Il Palazzo dei Bambini, o Centro di Addestramento dell´Infanzia - un nome che è tutto un programma - si occuperà di confezionare per questi piccoli dei percorsi formativi speciali, fatti su misura per esaltare le loro risorse, sfruttarne al massimo le potenzialità. E poi lanciarli alla conquista dei traguardi adeguati: competizione scientifica, sfide professionali, successo economico, riconoscimento mondiale in ogni campo di eccellenza. Nella scienza o nell´arte, nell´economia o nello sport: a ciascuno la missione dove può dominare. Nulla deve essere lasciato all´intuizione o alle preferenze personali. Il materiale genetico superlativo sarà certificato da uno dei laboratori di analisi più avanzati della Repubblica Popolare, la Shanghai Biotech. «Stiamo prelevando le cellule del Dna dalle mucose orali dei bambini della città e le affidiamo agli scienziati di Shanghai», ha spiegato Chen Minqiang che è il responsabile marketing di questo progetto. Perché la città di Chongqing ha pensato anche al marketing: un´operazione del genere viene pubblicizzata con orgoglio, è l´esperimento-pilota di una politica da allargare su scala nazionale. A nulla è valso il richiamo di un noto pedagogo, Yu Wei: «Attenzione, le vite di quei bambini possono essere distrutte se vengono trattati come macchine da competizione». Una voce isolata. Gong Kang, dirigente del dipartimento sanitario alla Biotech, rivela che test simili «sono in atto anche su campioni di bambini di Pechino e Shanghai». Il modello sta già facendo proseliti. è passato meno di un anno dal trionfo nazionale alle Olimpiadi di Pechino, ed ecco che il "metodo olimpico" ispira un´intera visione della società del futuro. Nell´agosto del 2008 arrivò al suo coronamento un´operazione pianificata per molti anni: gli atleti della Repubblica Popolare surclassarono nel medagliere mondiale quelli degli Stati Uniti, perché l´appuntamento con la storia era stato preparato nei minimi dettagli. Gli ingredienti fondamentali sono gli stessi che ora si applicano alla "costruzione" del bambino perfetto. Primo: un bacino demografico senza eguali al mondo, per l´ampiezza di materiale umano a cui attingere (un miliardo e trecento milioni). Secondo: una selezione spietata, con metodi la cui durezza deve essere accettata in nome di un interesse supremo. Terzo: l´applicazione all´essere umano delle conquiste più avanzate della scienza e della tecnica, senza alcuna remora di tipo etico, tacitando sul nascere ogni controversia sulla libertà individuale o i diritti umani. Questo trio di ingredienti si è dimostrato irresistibile in campo sportivo, dove la supremazia cinese è arrivata fino a discipline atletiche che un tempo sembravano inespugnabili. Perché non dovrebbe funzionare per generare Nobel di matematica, chief executive di multinazionali, virtuosi del pianoforte? Può sorprendere una visione così élitaria, competitiva e darwiniana, in una nazione che fu per trent´anni al centro di un comunismo egualitario. Ma lo stesso Mao Zedong era deciso a trasformare il suo popolo in una "pagina bianca", materiale inerte da plasmare a piacimento per raggiungere obiettivi storici. Ora quella manipolazione cambia segno, viene applicata in un paese che sposa in pieno la competizione capitalista. I traguardi sono quelli fissati dall´economia di mercato, in un confronto globale tra sistemi. Il "bambino perfetto" potrà pure conoscere fallimenti, come esperimento di formazione differenziata con corsie preferenziali destinate ad allenare supercampioni. Ma resta comunque un modello di valori, un paradigma sociale che viene offerto ai cinesi. La municipalità di Chongqing pianifica in modo scientifico un atteggiamento che già oggi molti genitori cinesi hanno nei confronti del figlio (unico): un investimento poderoso di denaro e di pressione psicologica, un´educazione ipercompetitiva, uno stress inaudito per essere i primi della classe, e corsi privati aggiuntivi di inglese, di matematica, di musica. Non è un mestiere facile, fare il bambino in Cina oggi. Tantopiù se la crisi economica fa emergere un problema che sembrava risolto da tempo: la disoccupazione intellettuale, con tre milioni di giovani neolaureati che non trovano lavoro. A questa generazione che affronta la concorrenza globale con i giovani dell´Occidente, i leader cinesi insegnano che l´importante non è partecipare, ma vincere. Anche a costo di confezionare i figli in laboratorio.

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Una super-polizia per il nucleare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-05-30 - pag: 14 autore: INTERVISTA Graham Allison Kennedy School of Government di Harvard «Una super-polizia per il nucleare» Marco Valsania NEW YORK Una "super-polizia" scientifica capace di risolvere, senza errori, crimini atomici. Affiancata da una dottrina internazionale che garantisca «devastanti rappresaglie » contro chiunque abbia fornito ordigni nucleari a gruppi terroristici o paesi che li abbiano fatti esplodere. è questa la "nuova deterrenza" propugnata da Graham Allison, uno dei massimi esperti americani di terrorismo e sicurezza nucleare, per fermare la Corea del Nord, ma anche l'Iran e soprattutto alQaida. Allison, a 69 anni, è direttore del Belfer Center for Science and International Affairs alla John F. Kennedy School of Government di Harvard. Ma la sua carriera lo ha visto dividersi tra mondo accademico e governo: è stato consulente del ministero della Difesa sotto il presidente repubblicano Ronald Reagan e alto funzionario del Pentagono con il democratico Bill Clinton. è stato premiato per il ruolo nel ridurre gli arsenali atomici delle ex repubbliche sovietiche. Ed è autore di " Terrorismo nucleare:l'ultima catastrofe evitabile". Dopo il recente test atomico in Corea del Nord, siamo in presenza di una grave escalation del rischio nucleare? Il test è stato un campanello d'allarme. Ricorda a tutti che anche un piccolo, povero, isolato e all'apparenza insignificante stato, governato da uno strano leader, è un'enorme minaccia per il mondo. Perché siamo davanti a un regime spietato e irresponsabile. Che potrebbe vendere bombe atomiche a Osama bin Laden e al-Qaida, capaci di distruggere una città europea o americana. La Corea la preoccupa più dell'Iran? Al programma nucleare di Teheran mancano ancora anni per disporre dell'uranio sufficiente a una bomba, per condurre i test e creare un arsenale che consenta di cedere ordigni senza sguarnirsi. Ben diversa la realtà di Pyongyang: nel 2001, quando George W. Bush divenne presidente, aveva plutonio per due bombe, adesso ne ha per dieci e ha condotto due esperimenti. Abbastanza per poter cedere tecnologia per una o due bombe. Nulla di ciò che oggi accade in Iran può cancellare dalla faccia della terra una metropoli occidentale. La Corea del Nord, con la capacità tecnica, ha invecegià mostrato di avere la necessaria aggressività: riuscì a vendere il progetto di un reattore nucleare in Siria, a poca distanza dalle truppe americane in Iraq, poi bombardato dagli israeliani nel 2007. Come fermerebbe la nuova minaccia nucleare? Serve, da parte degli Stati Uniti e di altre grandi potenze, una nuova versione della deterrenza, aggiornata rispetto alla Guerra fredda. Due i pilastri: innanzi tutto le scienze forensi nucleari, una sorta di "nuclear Csi", di polizia scientifica per crimini atomici. Devono convincere un paese quale la Corea del Nord che se un ordigno dovesse esplodere la sua origine, le impronte digitali ricavate dall'esame dei residui, sarebbero subito rintracciabili. Per questo occorrono ulteriori passi avanti tecnologici ma è ormai una possibilità concreta. Il ricorso alle scienze forensi deve essere tuttavia accompagnato dall'adozione di una dottrina della responsabilità che affermi a chiare lettere come essere all'origine della bomba equivale ad aver scatenato un attacco. E che la risposta sarà la stessa, una rappresaglia devastante. Una simile, urgente rinascita della deterrenza mostrerebbe a Pyongyang che sarebbe un suicidio sia lanciare che vendere ordigni. Ma basterà la nuova dottrina a eliminare anche gli arsenali esistenti o in preparazione? Non ci sono risposte facili: l'unica scelta, nel caso della Corea del Nord, è una combinazione del bastone e della carota, sanzioni e incentivi. Un ruolo essenziale spetta alla Cina: è il più influente partner di Pyongyang e finora ha mancato di riconoscere che rappresenta una minaccia anche per lei, per l'impatto sulla proliferazione in Asia. Barack Obama in aprile, a Praga, ha delineato una crociata internazionale per arrestare la proliferazione e discutere un nuovo trattato contro i materiali destinati alle armi atomiche. Potrà avere successo? Obama ha ereditato una politica fallimentare, con l'interoordine nucleare globale in pericolo. è partito con il piede giusto: ha riconosciuto quella atomica come la "minaccia al sopra di tutte le minacce"e dato voce a un'ambiziosa agenda per disinnescarla. Bisognerà vedere se saprà tradurla in realtà. © RIPRODUZIONE RISERVATA «La nuova deterrenza ha bisogno di reparti hi-tech e di una dottrina della responsabilità» Graham Tillett Allison, 69 anni, dirige il Belfer Center della John F.Kennedy School of Government di Harvard. Consulente dell'amministrazione Reagan e funzionario del Pentagono con Clinton, è tra i massimi esperti Usa di terrorismo e sicurezza nucleare

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Geithner: la Cina consumi di più (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-05-30 - pag: 15 autore: Visita a Pechino. Il ministro del Tesoro americano incontrerà Hu e Wen Geithner: la Cina consumi di più Daniela Roveda LOS ANGELES Spendete di più, risparmiate di meno. è questo il messaggio che il ministro del Tesoro Tim Geithner ha intenzione di portare domenica in Cina durante la sua prima missione all'estero da quando è entrato a far parte dell'amministrazione Obama. La mini-lezione di macroeconomia sarà accompagnata da rispettosa gratitudine per il massiccio pacchetto da 600 miliardi di dollari di stimoli economici avviato da Pechino per combattere la recessione globale; e da rassicurazioni sul valore degli investimenti cinesi negli Stati Uniti- 1.500 miliardi di dollari in obbligazioni - che hanno preso una batosta durante la crisi di Wall Street. Ma nel corso di una serie di incontri con il presidente Hu Jintao e con il primo ministro Wen Jiabao, Geithner insisterà per convincere la Cina a modernizzare ulteriormente la propria economia, e renderla meno dipendente dalle esportazioni. A differenza dai paesi occidentali industrializzati, infatti, la popolazione cinese ha un elevatissimo tasso di risparmio. I cinesi risparmiano per necessità, perché lo stato non fornisce un'adeguata assistenza pubblica per la sanità, l'assistenza sociale, la pensione o l'istruzione. Solo una radicale riforma pubblica, una sorta di New Deal rooseveltiano, potrebbe abbassare il risparmio a scopo precauzionale ed elevare i livelli di spesa interna. E questa è la "conditio sine qua non" per evitare che la crescita cinese resti legata a doppio filo all'andamento delle esportazioni, una situazione che crea forti squilibri internazionali e tensioni politiche e commerciali. [/NS_SERV] Una delle conseguenze avverse (per la Cina) degli squilibri esistenti è il crollo di valore degli investimenti cinesi in titoli americani, acquistati con la valuta proveniente dalle esportazioni. A fine marzo la Cina, maggior investitore al mondo in titoli denominati in dollari, deteneva 768 miliardi di dollari in obbligazioni del Tesoro Usa; se si aggiungono titoli a breve o titoli di società pubbliche o semipubbliche il totale sale a 1.500 miliardi circa. La Cina ha espresso preoccupazione sulla stabilità futura di questi investimenti, mentre il governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan ha addirittura messo in dubbio il ruolo del dollaro come valuta di scambio auspicandola creazione di una valuta supernazionale. La Cina teme che l'ulteriore aumento del già monumentale deficit di bilancio Usa (arrivato al record assoluto di 1.750 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2009)possa alimentare l'inflazione ed erodere il valore dei suoi investimenti. C'è un altro argomento spinoso che Geithner invece eviterà di affrontare, quello valutario. Lo stesso Geithner, durante le udienze al Senato per la sua nomina, aveva fatto una gaffe diplomatica accusando Pechino di «manipolare» il valore dello yuan per mantenere un vantaggio competitivo. Oggi l'amministrazione Obama si limita a dire che lo yuan è sottovalutato, una decisione lessicale che ha rabbonito Pechino ma ha fatto infuriare negli Stati Uniti i più ferventi proponenti di tariffe commerciali contro la Cina. Le pressioni protezioniste all'interno del Parlamento Usa crescono infatti con la percezione che la Cina mantenga illecitamente un vantaggio competitivo grazie a una valuta sottovalutata. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE RICHIESTE Per attenuare gli squilibri internazionali Washington chiede ai cinesi di sostenere più la domanda interna che le esportazioni

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Ci batteremo per l'etichetta obbligatoria (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-30 - pag: 21 autore: Made in Italy. Urso a Venezia per la riunione del Comitato Leonardo presieduto da Luisa Todini «Ci batteremo per l'etichetta obbligatoria» Cristina Jucker VENEZIA. Dal nostro inviato Il mondo non sarà più come prima. «Perché questa non è una recessione economica ma una rivoluzione economica », sostiene il viceministro per lo Sviluppo economico Adolfo Urso. Che lancia agli imprenditori un avvertimento ben preciso: «Dovete studiare, capire come sono cambiati i consumi. è finita l'era dello sviluppo basato sulle auto e sul petrolio ma soprattutto è finita l'egemonia dei mercati occidentali. I consumi cresceranno sempre più nel sud del pianeta, nei paesi che gravitano intorno alla calotta antartica, in America Latina, in Asia, nel Nordafrica. Cambiano le tipologie e cambiano i luoghi. E così anche la Cina, che ha sostenuto il suo sviluppo con le esportazioni». Il viceministro Urso è intervenuto ieri in occasione dell'incontro con le imprese venete organizzato dal Comitato Leonardo nell'isola di San Servolo, a Venezia, sede della Venice international university. «Un luogo magico», come l'ha definito Luisa Todini,presidente del Comitato Leonardo – nato nel 1993 e sostenuto da Confindustria e Ice (Istituto commercio estero) – il cui obiettivo è tenere alta la bandiera del made in Italy. Il tema della discussione era "Internazionalizzazione e made in Italy". è la seconda volta che il Comitato si riunisce sul territorio (la prima era stata qualche anno fa in Toscana) ma questa diventerà un'abitudine: «Lo stiamo facendo camminare » ha detto Luisa Todini, convinta della necessità di allargare l'attenzione al territorio. Il prossimo incontro, è stato deciso, sarà al sud, non si sa ancora dove ma probabilmente «ospitati all'interno di un'azienda di eccellenza». Anche Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto, è convinto che la recente crisi abbia acuito la necessità di andare a cercare i mercati più nascosti, in Asia Minore (ma anche in Iran («per noi interessante dal punto di vista delle opportunità che può offrire ») come nel Nordafrica, tenendo presente l'importanza della prossimità: «Paesi come l'India o la Cina sono certamente interessanti – ha spiegato Tomat –. Ma non tutti possono affrontare dei progetti così complessi. Anche se gli imprenditori del Nord est sono sempre stati pionieri all'estero: hanno aziende piccole, flessibili, si adattano bene a tutte le situazioni. E non hanno bisogno di andare in alberghi a cinque stelle». Se l'internazionalizzazione è ormai imprescindibile, alle aziende italiane servono anche altri provvedimenti.Come l'introduzione anche in Europa ( visto che è già presente nella maggior parte degli altri paesi) dell'obbligo di etichetta d'origine per i prodotti importati. Una battaglia che lo stesso Urso aveva iniziato nell'ormai lontano 2003, ma che si era arenata di fronte all'opposizione della maggior parte dei paesi del Nordeuropa. Ma che ora sembra aver ripreso il cammino. Urso ha annunciato che la Commissione europea ha deciso di riaprire il dossier e portarlo al comitato tecnico per un'ulteriore valutazione. «Forse ce la possiamo fare anche entro la fine dell'anno o all'inizio del prossimo» ha lasciato intendere il viceministro. Ma quello che soprattutto serve alle imprese per Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione, è un sistema paese efficiente. «Da noi lo Stato non funziona, è una cosa molto chiara e semplice –ha detto a conclusione dell'incontro – non funziona in generale e non funziona per le imprese. Perché non c'è trasparenza nè qualità, c'è troppa burocrazia e troppo poca meritocrazia. Se abbiamo una scarsa penetrazione nei mercati internazionali è frutto della mancanza di capacità del sistema Italia ». E sulle responsabilità ce n'è per tutti, compresi gli imprenditori, che si erano abituati a risolvere i problemi con la svalutazione competitiva. «La trasparenza,a 360 gradi– ha aggiunto Brunetta – deve essere la chiave del dialogo tra mondo pubblico e mondo privato: allora facciamola insieme questa rivoluzione, e facciamola subito, senza aspettare che finisca la crisi». © RIPRODUZIONE RISERVATA L'INVITO DI BRUNETTA Il ministro ha chiesto alle imprese un impegno forte per modernizzare il sistema Paese

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48,2 Miliardi di euro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-30 - pag: 21 autore: VOCAZIONE ALL'EXPORT 48,2 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni del Veneto nel 2008 (dati Ice-Istat). Di tutte le altre regioni italiane, solo la Lombardia esporta di più (103,7 miliardi) -4,65% Calo dell'export Il calo delle esportazioni del Veneto nel mondo nel 2008 rispetto al 2007 è stato però uno dei maggiori 865 Milioni di euro Il valore delle esportazioni venete verso la Cina nel 2008. Anche in questo caso, solo la Lombardia ha fatto meglio 1,18 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni venete verso il Nordafrica nel 2008, in crescita del 20,6% rispetto al 2007

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La crisi si vince con l'innovazione: le banche aiutino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-05-30 - pag: 33 autore: Industria. Diego Della Valle: più sostegno agli investimenti «La crisi si vince con l'innovazione: le banche aiutino» «Made in Italy non è solo lusso o Tod's: è anche Fiat, Generali e Piazzetta Cuccia» di Marigia Mangano A gire sul prodotto e dare contributi alle aziende che fanno innovazione mettendo in atto una politica dei redditi in grado aumentare il potere di acquisto dei lavoratori e stimolare i consumi delle famiglie. E per finire,agevolare l'accesso al credito da parte degli imprenditori che hanno seri progetti industriali e sono pronti a mettere in gioco il proprio patrimonio. Solo così,spiega Diego Della Valle,patron di Tod's, azionista di Mediobanca, Rcs, Piaggio, Bialetti e Marcolin si potrà uscire più forti da questa crisi e preservare quel "Made in Italy" di cui l'imprenditore marchigiano è un aperto sostenitore. Una espressione, tiene a precisare, che non si riduce solo al mondo della qualità e della moda, ma si estende anche a una filosofia che investe l'intero stile di vita italiano, dal turismo all'ottimo cibo, dalle Generali a Mediobanca fino alla Fiat. «Tutti brand che hanno finora avuto una considerazione altissima nel mondo spiega Della Valle - e che, in questo momento difficile, devono essere difesi e preservati ». Già, ma come? Io ho sempre sostenuto il grande valore del Made in Italy. E, soprattutto, la necessità di creare dei meccanismi in grado di difenderlo: tutelare la competitività di un marchio significa sostenere l'intera filiera artigiana e industriale che ne è alle spalle. Se Tod's fa prodotti di alta qualità e di stile, se il gruppo si espande all'estero, è grazie al nostro lavoro creativo e alla grande qualità dell'indotto. Il sistema artigianale per questo va sostenuto e incoraggiato a continuare anche in tempi così duri, altrimenti un anello importante della catena produttiva di qualità si spezza ea farne le spese sono anche le imprese più grandi e più note che sono buone ambasciatrici nel mondo di quello che viene identificato come il made in Italy. Credo che chi ci governa debba avere principalmente due punti di riferimento: il costo dell'innovazione che deve essere fortemente incentivato e l'aiuto indispensabile alle imprese più piccole per poter penetrare i mercati di riferimento a costi sostenibili altrimenti nell'attuale crisi economica il prezzo più alto rischiano di pagarlo le piccole e medie aziende che senza un immediato sostegno bancario rischiano di non farcela. Non crede che alcuni imprenditori abbiano pensato troppo alla finanza e poco all'impresa? Finanza e industria sono mestieri diversi. Se mescolati tra lorosenza prudenza possono creare nelle aziende situazioni drammatiche come già si è verificato negli ultimi tempi. Spesso la finanza "leggera" ha influenzato eccessivamente la guida delle imprese spostando l'attenzione su strategie di breve periodo e ad alto rischio, facendo dimenticare ad alcuni imprenditori la mission industriale. Dunque è necessario da parte degli imprenditori, pur tenendo in forte considerazione le strategie finanziarie, occuparsi delle strategie industriali di lungo termine. Lei che atteggiamento tiene tra investimenti finanziari e gestione industriale? Bisogna distinguere la gestione industriale delle proprie imprese dagli investimenti personali. Io e mio fratello seguiamo la vecchia regola di nostro padre, di dedicare tutto il nostro tempo alla gestione del Gruppo Tod's che investe solo nell'ambito del proprio sviluppo e di tutto quanto serve per creare valore per i nostri azionisti. Gli investimenti personali, invece, li facciamo con prudenza attraverso la nostra holding di famiglia: si tratta solitamente di società con una forte potenzialità di crescita e nelle quali non è necessario il nostro apporto gestionale. è stato così con Marcolin, Bialetti, Rcs, Piaggio, Mediobanca, Cinecittà. Gli investimenti personali, peraltro, hanno un filo conduttore, che è quello di venir fatti in aziende con una forte brand. Ha comprato il 6% di Saks e si dice che abbia opzioni per arrivare fino al 10%: sembrava di capire che ci fosse anche un progetto industriale... Saks la conosco molto bene,conosco il management ed è uno dei brand più famosi al mondo nel settore del retail di lusso. Abbiamo visto i conti e la capitalizzazione del gruppo, il valore della notorietà della brand e abbiamo ritenuto di fare questo investimento. E non dimentichiamo che Saks è uno dei più importanti distributori negli Stati Uniti del made in Italy. Nei prossimi mesi incontreremo il management e parleremo con altri azionisti importanti come Carlos Slim, che ho già conosciuto, convinti che sicuramente marceremo sulla stessa lunghezza d'onda. L'investimento in Saks arriva dopo che altri gruppi sono partiti alla campagna d'America: Lottomatica, Luxottica, e ora Fiat... Sono buoni segnali che fanno sicuramente bene al prestigio dell'Italia imprenditoriale anche se non bisogna dimenticare che operare nel mercato americano rappresenta un alto costo di penetrazione e di gestione. A meno che non capitino buone occasioni come in questo caso. Se dovessi dare un consiglio ai colleghi imprenditori direi di guardare all'Asia e alla Cina. In quei Paesi il costo di penetrazione è molto più basso e soprattutto la considerazione del made in Italy è altissima. Il governatore della Banca d'Italia ha detto che in questa fase serve «lungimiranza»da parte delle banche nel valutare i finanziamenti da dare alle imprese, evitando quindi eccessive restrizioni nell'offerta di credito. Cosa ne pensa? Il rapporto tra banche e imprese non è univoco, ma deve essere costruito da entrambe le parti con chiarezza,obiettivi e comportamenti reciproci. Non dimentichiamo che gli istituti di credito hanno dovuto gestire una situazione difficile ed hanno bisogno di un po' di tempo per verificarea casa loro problemi evidenziati da questa crisi. Penso ai banchieri che conosco bene personalmente. Sono convinto che hanno molta voglia di sostenere progetti industriali che facciano ripartire lo sviluppo del nostro Paese. E la difficoltà di accesso al credito tanto lamentata negli ultimi mesi? Oggi l'accesso al credito è sicuramente più complicato di prima. Ma quando ci si presenta con progetti seri, aziende preparate e imprenditori pronti a rischiare la loro parte, allora le cose non sono così complicate. Del resto io penso che questa è l'imprenditoria che va sostenuta e aiutata a superare questo momento difficile. Ma le banche credono più ai manager o agli imprenditori? Le banche credono solitamente a chi si presenta con un progetto industriale serio e con obiettivi precisi e raggiungibili. Credo in poche parole a chi vuole gestire l'azienda con buon senso e con obiettivi di sviluppo e di profitto di lunghissimo periodo. E' vero comunque che se l'azienda è ben diretta da un importante azionista, questo aggiunge un motivo in più di tranquillità, perché chi guida l'azienda rischia anche il suo patrimonio. Abbiamo visto in un passato recente che in alcuni casi la spregiudicatezza di alcuni managers ha creato ad aziende floride problemi enormi, perché forse si era anteposto un obiettivo di carriera personale a quello dell'azienda. Per quanto mi riguarda ritengo di avere nel mio gruppo ottimi uomini, che hanno una visione industriale coerente e di lungo periodo. Oggi,a distanza ormai di quasi un anno dallo scoppio della bolla del credito che idea si è fatto sui motivi di questa crisi e, soprattutto, cosa ha insegnato a suo avviso? La crisi che stiamo vivendo era fino a qualche tempo fa al di fuori dell'immaginabile. Ma proprio per questo impone delle riflessioni. Perché mette in discussione strategie che hanno mosso per molto tempo l'espansione delle aziende. Ad esempio, le acquisizioni ad ogni costo. La campagna acquisti si è rivelata in alcuni casi disastrosa e con una difficoltà di aggregazione che spesso ha peggiorato, anziché migliorare, i servizi. Operazioni spesso sponsorizzate da banche d'affari, definiamole un po' troppo audaci. La trimestrale del gruppo Tod's ha mostrato una ottima tenuta di utile e fatturato. Come vi state muovendo? Noi abbiamo continuato a fare sempre il nostro mestiere cercandodi essere sempre coerenti e abbiamo la fortuna di avere il posizionamento forte dei nostri marchi e un buon apprezzamento dai nostri consumatori. I nostri prodotti sono quelli che vengono definiti “ a dream investment”nel senso di prodotti di alta qualità che la gente ha voglia di possedere perché pur non essendo prodotti legati alle mode sono riconosciuti come un buon esempio di stile di vita e di buon gusto. C'è chi l'ha accusata nel sindacato di paternalismo imprenditoriale per avere aiutato i redditi dei lavoratori del Gruppo con un bonus straordinario di 1400 euro lordi. Cosa risponde? Non è così. Il bonus lo abbiamo dato a sostegno dei nostri lavoratori per aiutarli ad aumentare il potere d'acquisto con salari più dignitosi nell'attesa che si riesca politicamente a trovare una soluzione che aumenti gli stipendi ai dipendenti senza gravare sul costo del lavoro, che già penalizza la concorrenzialità delle nostre aziende. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ESPANSIONE «Il rafforzamento nella catena Saks è una grande occasione per il sistema Italia» IL NODO «Una politica dei redditi aiuterebbe il rilancio dei salari e dei consumi» Diego Della Valle. Patron del gruppo Tod's DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR

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La Cina nel trading delle materie prime (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-05-30 - pag: 35 autore: 000 La Cina nel trading delle materie prime P er i mercati delle materie prime la Cina è già da tempo uno dei maggiori fattori di influenza. Ma fino ad oggi era stata la sua vorace domanda a spingere i prezzi. Ora Pechino si prepara ad un salto di qualità: diventare un attore di primo piano anche sui mercati dei futures. Testa di ponte per il debutto tra gli speculatori sarà la Agricultural Bank of China, che – forte del sostegno politico e finanziario del governo – si appresterebbe ad aprire le sue prime due sedi nel mondo occidentale: una a Londra e una New York. L'obiettivo in entrambi i casi è quello di stabilirvi dei desk per il trading di materie prime agricole,in grado di operare sui mercati ventiquattr'ore su ven-tiquattro, in diretta concorrenza con gli attuali protagonisti degli investimenti in commodities: colossi oggi un po' appannati come Goldman Sachs e Morgan Stanley. Quando si dice opportunismo. (S. Bel.)

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L'Adaci chiede più trasparenza (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-05-30 - pag: 48 autore: Responsabili acquisti. «Le distorsioni speculative minacciano i mercati» L'Adaci chiede più trasparenza Maurilio Sartor ARESE Riuniti nel tradizionale Work Shop di maggio per esaminare l'andamento dei mercati delle materie prime e fare previsioni sui prossimi mesi, i responsabili degli acquisti che si riconoscono nell'Adaci hanno proclamato l'urgenza di azioni atte ad impedire il ripetersi degli abnormi aumenti dei costi avvertiti nel 2007 e 2008 e seguiti dal crollo degli ultimi mesi, non dovuto esclusivamente agli andamenti della domanda e dell'offerta. Forte l'accento sull'assurdo comportamento di chi in passato ha inteso utilizzare i mercati dei prodotti di base con puro atteggiamento speculativo. La richiesta agli organi internazionali di vigilanza è chiara: «Garantire trasparenza nell'utilizzo dei prodotti finanziari e impedire che questo venga fatto in modo distorto per non distruggere il mercato», quello stesso mercato in nome del quale si vuol continuare a fondare l'economia mondiale. L'analisi delle tendenze nei singoli settori ha invece permesso di sottolineare che nell'acciaio si sta ricercando un nuovo equilibrio tra domanda e offerta, ma la ripresa dei prezzi è frenata dalla richiesta stagnante e dagli stock rilevanti. Debole anche l'inox, nonostante la nuova politica al consumo promossa in Cina con il bonus per l'acquisto di elettrodomestici. Le materie plastiche hanno avuto un andamento similare, nei mesi scorsi: i produttori si contendono i clienti, chi compra si rivolge direttamente alla fonte e non si prevede una vera ripresa a breve; tra le resine vi sono richieste di piccoli aumenti per polietilene e polipropilene, che però vengono respinte dal mercato. Abs e stireni si riescono oggi a comprare anche in piccoli lotti, quando in passato solo i carichi completi si potevano acquistare a prezzi vantaggiosi. Discrete le richieste dall'edilizia per il polistirolo espanso e forti riduzioni sul policarbonato. Nella chimica, la domanda non decolla e il mercato è in mano a chi compra. Le forti riduzioni nei consumi e l'uso degli stock si sono tradotti negli ultimi mesi in una forte riduzione nelle produzioni; si pensa che la ripresa sarà lenta e che i prezzi, crollati a fine 2008 e nei primi mesi 2009, non saliranno che molto lentamente. Forte il calo nei consumi di semiconduttori. Le linee di produzione della componentistica elettronica in genere lavorano al 60-70% della capacità, il mercato si mantiene abbastanza piatto e i consumatori stanno utilizzando al massimo gli stock, nonostante questo sembri al contrario un buon momento per fare acquisti. Segno che gli "interessi del settore finanziario" divergono da quanto suggerisce un'accorta gestione della supply chain e dei costi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-05-30 - pag: 46 autore: In Borsa. Dal 9 marzo la crescita media è stata del 78% - Sino Land +124% Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti Vito Lops La Cina ha chiuso, da gennaio a marzo 2009, il peggior trimestre dal 1992. Stando alle previsioni, però, potrebbe riprendere presto la strada della crescita. Secondo un recente studio di Goldman Sachs (19 maggio) a fine anno il Pil cinese dovrebbe crescere del 10,8 per cento. Scossa che insieme al piano di stimoli da 4 trillioni di yuan (585 miliardi di dollari) varato nei mesi scorsi dal premier cinese Wen Jabao potrebbe dare nuova linfa alle Borse. Quanto alle società che puntano sul mattone – che rispetto ai massimi di due anni fa hanno perso più della metà della capitalizzazione – bisogna però restare molto cauti perché hanno già registrato una reazione dirompente negli ultimi due mesi. Dai minimi del 9 marzo, infatti, le prime dieci società del settore per capitalizzazione quotate sul listino orientale di Hong Kong (accessibile anche ai risparmiatori italiani e ai fondi di investimento europei che puntano sul real estate) hanno registrato un balzo, in media, del 78 per cento. Tra queste la più spumeggiante è stata Sino Land la cui quotazione è balzata del 124% in due mesi a quota 14,5 dollari di Hong Kong). Rialzo a tripla cifra anche per Country Garden holdings (+119%) e New World development (+120%). Hanno corso molto anche il numero uno del settore, Sun Hung Kai Properties (+62%), che ai prezzi attuali vale 21,4 miliardi di dollari, e il numero due, Cheung Kong Holdings (+57% che capitalizza 19 miliardi di dol-lari). Bene anche Hang Lung properties (+70%) e Henderson Land development (+75%). Balzi che, tuttavia, in molti casi sono andati oltre le attese degli analisti. Come nel caso di Sino Land ( che quota 14,5 dollari canadesi, abbondantemente oltre il "buy" di Goldman Sachs fino a quota 11,1) e di Cheung Kong (che si è portata a 95,8, oltre il target price di 75,4 fissato dalla banca d'affari americana). Quindi, ai prezzi attuali, meglio avere un po' di cautela.Lo ha suggerito anche il miliardario Li Ka-Shing, proprietario di Cheung Kong: «Se mi chiedete se il mercato azionario potrà continuare a salire – ha dichiarato nei giorni scorsi all'agenzia Bloomberg – vi dico che è possibile. Ma bisogna essere cauti, il quadro economico non è ancora del tutto a posto». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Progetti fermi, pesa Basilea2 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-30 - pag: 5 autore: Il gruppo informatico Almaviva. Dalla Pa 230 milioni da riscuotere su 626 di fatturato Progetti fermi, pesa Basilea2 ROMA Potrebbe crescere di più, all'estero e in Italia. In Cina, per esempio: Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva, leader nel settore dei call center e dell'informatica, ha già firmato un accordo con l'Agenzia per l'innovazione informatica cinese, con una quota del 50 per cento. Ma il progetto è fermo: i soldi per gli investimenti sono ridotti all'osso. Aspetta la Cina, ma aspetta anche il Brasile, dove il Gruppo Almaviva ha già 7mila persone. A rallentare lo sviluppo della società è la mancanza di cassa. E può sembrare un paradosso, visto che l'azienda ha aumentato fatturato e utile, riducendo l'indebitamento, sia nel 2008 e, secondo il budget, nel 2009. Il problema sono le fatture non pagate, crediti che sul bilancio 2008 ammontano a 230 milioni di euro, a fronte di un fatturato di 626 milioni. A essere in mora è soprattutto la Pubblica amministrazione, che deve al Gruppo Almaviva il 70% del totale dei crediti. Un fenomeno che ieri Mario Draghi ha sottolineato nella Relazione. La situazione è in peggioramento: aumenta chi non paga, sia nel pubblico che nel privato. Tripi non può nemmeno ricorrere con facilità al prestito bancario: «Le banche non stanno aumentando gli affidamenti. E fanno resistenza anche a scontare le fatture oltre i sei mesi di scadenza, a causa dei vincoli di Basilea 2». Quei principi che, come ha detto ieri il Governatore di Bankitalia, hanno bisogno di un «sostanziale cambiamento ». Ci sono progetti per 40 milioni che potrebbero partire immediatamente e a ruota molti altri, fino a raddoppiare e triplicare la cifra. Per esempio, è pronto un programma di automazione correlato al risparmio energetico, per contenere i picchi di consumo, da utilizzare sia negli uffici che nelle case. Uno sviluppo frenato. E anche la gestione dell'ordinario è complessa: nella sua attività il costo del lavoro pesa per il 70% dei costi. «Gli stipendi a fine mese devo pagarli », dice Tripi. Così come non fa mancare l'ossigeno a piccole società che forniscono know how particolare e che senza pagamenti puntuali finirebbero per chiudere. N.P. SVILUPPO RALLENTATO Bloccati accordi con la Cina e il Brasile perché mancano i soldi in cassa - Frenati programmi per 40 milioni che potrebbero partire subito Almaviva. Alberto Tripi FOTOGRAMMA

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"SIGNORI PARTECIPANTI... (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: TESTO data: 2009-05-30 - pag: 10 autore: “SIGNORI PARTECIPANTI... Meno tensioni sui mercati, ma il rischio che permane sull'evoluzione della congiuntura richiede, per la sua gravità, che si continui a sostenere l'economia con decisione e con tutti gli strumenti a disposizione S ignori Partecipanti, Autorità, Signore, Signori, la riforma organizzativa della Banca procede nei tempi programmati. Sono state già chiuse 18 Filiali, altre cesseranno di operare nei prossimi mesi. Alla fine di quest'anno, delle originarie 97 Filiali ne resteranno attive 58, di cui 6 specializzate in compiti di vigilanza bancaria e finanziaria e 25 dedicate, con strutture più snelle, alla Tesoreria dello Stato e a servizi informativi ai cittadini. La fabbricazione di banconote sarà riorganizzata, con l'accordo delle organizzazioni sindacali, al fine di accrescere la produzione e l'efficienza. La Banca d'Italia svolge da oltre un anno,a seguito della incorporazione dell'Ufficio italiano dei cambi, funzioni di contrasto al riciclaggio attraverso l'Unità di informazione finanziaria ( UIF),che opera all'interno della Banca ma con speciale autonomia. Le ha destinato risorse consistenti e qualificate.Nell'assolvere il suo compito l'UIF ha sviluppato utili sinergie con la Vigilanza. Ne beneficiano la stessa stabilità e la reputazione del sistema bancario. è intensa la collaborazione con la Magistratura e con la Guardia di Finanza, a cui vengono presentate, in numero crescente, denunce e segnalazioni. Nel gennaio di quest'anno Antonio Finocchiaro ha lasciato il Direttorio della Banca per assumere la carica di Presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Nel corso della sua lunga carriera egli ha dato alla Banca d'Italia, con rigore e dedizione, contributi importanti in campi diversi, dall'originario sviluppo dell'informatica alla gestione delle risorse umane e delle relazioni con i sindacati, alla organizzazione e gestione aziendale. Gli rivolgo un saluto affettuoso e riconoscente. Prende il suo posto nel Direttorio Anna Maria Tarantola, già Direttore centrale per la Vigilanza. Il personale dell'Istituto è chiamato dallo scorso anno a un impegno straordinario, commisurato alla difficoltà della crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo e alla eccezionalità delle risposte che sono richieste a ogni livello. Il terremoto in Abruzzo ha rappresentato una ulteriore, dolorosa sfida. Tutti stanno rispondendo con abnegazione, mettendo a frutto le alte doti professionali e umane che contraddistinguono la nostra compagine. Li ringrazio, a nome del Consiglio Superiore e del Direttorio. Resta da affrontare la questione dell'assetto proprietario della Banca. Quello attuale ha garantito per oltre 70 anni l'indipendenza e l'autonomia decisionale dell'Istituto. L'evoluzione della struttura del sistema bancario fa tuttavia emergere un'anomalia formale che è opportuno rimuovere. Siamo aperti a definire con i Partecipanti al nostro capitale e con il Governo una soluzione del problema che apporti beneficio a tutto il sistema. LA CRISI NEL MONDO Dalla metà di marzo le tensioni sui mercati finanziari si sono allentate; le quotazioni di borsa, pur tra oscillazioni, si sono risollevate, tornando sui livelli di inizio anno; gli indicatori qualitativi dell'economia reale mostrano un'attenuazione delle spinte recessive. Sono segnali incoraggianti. La probabilità di una deflazione, intesa come un declino prolungato e generalizzato dei prezzi, appare oggi modesta, anche perché le aspettative d'inflazione a medio e a lungo termine si mantengono vicine al 2 per cento. Tuttavia, il rischio che permane sull'evoluzione della congiuntura richiede, per la sua gravità, che sicontinui a sostenere l'economia con decisione e con tutti gli strumenti a disposizione. Si è consapevoli che occorrerà predisporre per tempo strategie di rientro dagli elevati disavanzi fiscali, dalla straordinaria creazione di liquidità che caratterizzano la situazione presente. Non è ancora possibile individuare con certezza una definitiva inversione ciclica: si prevede che la crescita riprenderà nel 2010. L'attesa generale per i prossimi mesi è di riduzioni di occupazione, di reddito, accompagnate dal permanere di volatilità sui mercati finanziari, con riflessi negativi sui consumi e sugli investimenti. Compito delle politiche economiche è attenuare la spirale negativa tra disoccupazione e consumi. La loro risposta è stata tempestiva, intensa e coordinata a livello internazionale. Non si ha finora evidenza di una significativa ripresa del protezionismo. I tassi d'interesse ufficiali sono stati ridotti drasticamente in tutte le principali economie. Tra l'ottobre del 2008 e l'inizio di maggio il Consiglio direttivo della BCE ha abbassato il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali di ,25 punti percentuali, fino all'1 per cento, il livello più basso mai raggiunto nei paesi dell'area. La riduzione si è riflessa sui tassi di mercato:l'Euribor a tre mesi è attualmente pari all'1, per cento, oltre punti percentuali in meno rispetto alla prima decade di ottobre. I tassi di interesse in euro a un anno sono allineati a quelli in dollari, lievemente inferiori a quelli in sterline. Le misure espansive adottate da tutte le banche centrali hanno prodotto un significativo ampliamento dei loro bilanci, in forme che riflettono le diverse strutture finanziarie. Nell'area dell'euro il credito bancario, con un peso sul prodotto pari a circa il 1 0 per cento, ha una importanza maggiore che negli Stati Uniti, dove questo rapporto è del 60 per cento. L'Eurosistema ha quindi finora concentrato gli interventi sulle banche. L'introduzione nell'ottobre scorso di un sistema di rifinanziamenti a tasso fisso e limitati soltanto dalla disponibilità di garanzie è stata una misura di grande rilevanza. Essa, insieme ad altre, ha permesso alle banche di far fronte alle esigenze di liquidità in una situazione di paralisi dei mercati monetari. Ha anche dato loro certezza circa il tasso che avrebbero pagato, per un periodo ben più lungo che in passato: le scadenze delle operazioni sono state allungate fino a sei mesi e, dal prossimo giugno, a dodici mesi. A fronte di questi prestiti le banche possono oggi dare in garanzia una varietà di titoli molto più ampia di quanto non fosse possibile in precedenza. Si è evitato un tracollo del sistema globale; ma né l'espansione monetaria né l'azione degli stabilizzatori automatici presenti nei bilanci pubblici sono state sufficienti a contrastare la caduta della domanda aggregata e i costi sociali della recessione. Dallo scorso autunno gli organismi internazionali sottolineano la necessità di una decisa azione discrezionale di bilancio, coordinata a livello internazionale ed estesa a tutti i principali paesi. In Europa il Consiglio dell'Unione ha richiesto di realizzare nel 2009 interventi di stimolo complessivamente pari all'1,5 per cento del prodotto dell'area. Nell'insieme dei paesi industriali e in molti di quelli emergenti, in primo luogo in Cina, la risposta delle politiche di bilancio è stata nettamente espansiva. L'entità,la durata e la composizione degli interventi sono differenziate e riflettono, in particolare, il diverso impatto della crisi, le condizioni iniziali delle finanze pubbliche e le dimensioni degli stabilizzatori automatici. La simultaneità delle politiche di stimolo messe in atto ne rafforza l'efficacia. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, nel 2009 il disavanzo di bilancio dei paesi avanzati raggiungerà quasi il 9 per cento del prodotto, per poi diminuire di un punto nel 2010. L'incidenza del debito pubblico lordo aumenterà tra il 2008 e il 2010 di 27 punti negli Stati Uniti, sfiorando il 100 per cento, e di 16 punti nell'area dell'euro, all'85 per cento. La necessità di collocare sul mercato nei prossimi due anni una ingente quantità di titoli pubblici esercita pressioni al rialzo suitassi di interesse;queste si accentueranno con l'attenuarsi della recessione e il conseguente rafforzamento della domanda di titoli di debito privati, ponendo un freno alla ripresa delle economie. Superata la crisi, l'incidenza del debito pubblico va decisamente ridotta. Tuttavia,l'esperienza passata mostra che senza il risanamento delle banche e senza una ripresa del circuito del credito la recessione sarà più lunga e la ripresa più lenta, nonostante l'eccezionale espansione dei disavanzi pubblici. Dopo il fallimento di Lehman Brothers nel settembre dello scorso anno, gli interventi dei governi a garanzia dei depositi e delle passività bancarie e a sostegno delle ricapitalizzazioni hanno evitato ulteriori dissesti; non sono stati sufficienti a impedire una contrazione del credito. I mercati finanziari ancora stentano a recuperare piena funzionalità. L'avversione al rischio resta elevata. A livello mondiale, le perdite contabilizzate nei bilanci delle banche negli ultimi due anni sono state pari a oltre 1.000 miliardi di dollari. I fondi per ricostituire il capitale degli intermediari sono derivati per poco meno della metà da interventi pubblici. In prospettiva, il fabbisogno di capitale degli intermediari va soddisfatto riattivando il mercato. Ne è condizione l'assoluta trasparenza degli attivi bancari. L'alone di incertezza che continua a circondare i bilanci delle banche limita l'afflusso di capitale privato, aumenta il livello di patrimonializzazione richiesto dal mercato e rende più stringente l'incentivo a ridurre gli attivi. Occorre un'azione volta a ristabilire certezza e credibilità degli attivi nei bilanci bancari. I provvedimenti, annunciati in vari paesi, di assicurazione o trasferimento a enti separati di parte dell'attivo possono incentivare l'emersione dei titoli più problematici. Ma, perché ritorni la fiducia nelle grandi istituzioni finanziarie internazionali, resta l'esigenza di un esercizio completo, internazionalmente coordinato, coerente, rigoroso, di trasparenza sui bilanci delle banche, già avviato negli Stati Uniti, in corso di preparazione in Europa. PROMUOVERE LA STABILITà FINANZIARIA La crisi ha le sue radici in distorsioni nel funzionamento dei mercati, in carenze di regolazione e supervisione e nei comportamenti degli intermediari, nei primi centri finanziari del mondo. La eccezionale liquidità che affluiva in quei centri, causata dai prolungati squilibri nel tasso di risparmio e nella bilancia dei pagamenti, contribuiva a tenere su livelli anormalmente bassi tassi di interesse, volatilità, costi di protezione dall'insolvenza. Ne risultava una generale sottovalutazione del rischio, con la conseguente sopravvalutazione delle attività finanziarie e immobiliari. Ne venivano mascherati i difetti di regolamentazione e quelli nella gestione dei rischi da parte delle più grandi banche del mondo. Una politica monetaria accomodante contribuiva all'artificiosa lievitazione dei volumi finanziari, permetteva il protrarsi di una situazione resa fondamentalmente instabile da quelle distorsioni, da quelle carenze. Il mercato rifiutava i pur timidi interventi delle politiche economiche; accecato, perdeva la propria capacità diagnostica; i suoi meccanismi autocorrettivi erano paralizzati. Un sistema finanziario in cui si coniughino innovazione e solidità, profitto e sostegno alle famigliee alle imprese dovrà avere più regole, più capitale, meno debito. La strategia globale che va emergendo è fondata su tre pilastri: le istituzioni finanziarie internazionali; i regolatori; le banche centrali. Il Fondo monetario internazionale assume ora un ruolo cruciale: le sue risorse sono state più che raddoppiate, è stata potenziata la sua capacità di intervento. Può oggi sostenere i paesi in difficoltà, in particolare le economie emergenti che più risentono della congiuntura avversa; la sua assistenza nella gestione degli squilibri evita il propagarsi sistemico della crisi. Al Fondo, insieme con il Financial Stability Board, è stata affidata l'analisi e la segnalazione preventiva dei rischi per la stabilità del sistema finanziario globale. è incoraggiante che anche i maggiori paesi abbiano finalmente accettato di essere periodicamente esaminati dal Fondo sulla solidità dei loro sistemi finanziari. Una sorveglianza multilaterale più pregnante che in passato potrà contribuire alla coerenza globale delle politiche economiche nazionali. Ma la correzione ordinata degli squilibri nelle bilance dei pagamenti non potrà che far perno su un mercato mondiale dei capitali in condizioni di piena funzionalità, al riparo da difetti di regolazione e controllo. Questo convincimento è all'origine della istituzione, da parte dei capi di Stato o di governo del G20, del Financial Stability Board. Il nuovo organismo è stato ampliato nella composizione e nel mandato rispetto al Financial Stability Forum; quest'ultimo aveva prodotto nell'aprile 2008 il primo rapporto sulle azioni da intraprendere per rimediare alle carenze della regolamentazione. Il Board ha ora la responsabilità di seguire le autorità nazionali nell'applicazione di quelle raccomandazioni, di coordinare i molti comitati di regolatori e contabili che determinano gli standard cui si attengono le banche, di proseguire nella costituzione dei collegi internazionali di supervisori per le istituzioni finanziarie più grandi. Requisiti di capitalizzazione e di liquidità più rigorosi, estensione del perimetro della regolamentazione anche a istituzioni non bancarie, completamento di Basilea 2 e modifica delle regole contabili al fine di diminuirne la prociclicità, vigilanza e regolamentazione più stringenti per le istituzioni che hanno dimensione tale da costituire un rischio sistemico; sono, queste, le azioni che descrivono il sentiero di lavoro del Financial Stability Board nei prossimi mesi. La Presidenza italiana del G8 conduce i lavori sulla definizione di un global standard per la proprietà, l'integrità e la trasparenza dell'attività economica e finanziaria internazionale. Con la crisi si è molto ampliato il consenso sulla necessità che le banche centrali includano espressamente tra i loro obiettivi la stabilità finanziaria; limitare il loro compito agli interventi riparatori dopo una crisi non è più ritenuto sufficiente. Si fa strada l'idea che le funzioni di politica monetaria e di vigilanza si rafforzino l'un l'altra. Il dibattito su questi temi è complesso ed è lungi dall'essere compiuto. In Europa è già in corso un processo di revisione di ampie parti del sistema di supervisione bancaria e finanziaria. Gli aspetti fondamentali di tale revisione sono da condividere; in alcuni punti il processo va rafforzato. L'attribuzione di compiti di vigilanza finalizzata alla stabilità sistemica a un Consiglio europeo è utile, se questo dispone di una effettiva capacità di intervento e opera in stretto raccordo con le autorità di vigilanza nazionali. Gli standard di vigilanza comuni dovrebbero essere, almeno in alcune aree, vincolanti e direttamente applicabili a livello nazionale. Occorre armonizzare i sistemi di garanzia dei depositanti e gli strumenti di intervento in caso di crisi. LE RIPERCUSSIONI DELLA CRISI IN ITALIA In Italia la crisi mondiale determinerà, secondo le previsioni più aggiornate, una caduta del PIL di circa il 5 per cento quest'anno, dopo la diminuzione di un punto nel 2008. Il crollo della domanda estera ha provocato una forte contrazione della produzione industriale e degli investimenti. La reazione delle imprese, in particolare di quelle più esposte al ciclo internazionale, è stata immediata: chiusura provvisoria di interi stabilimenti o linee produttive; riduzione, temporanea o permanente, della manodopera; rinvio degli acquisti, sia di semilavorati sia di beni capitali; dilazioni insolitamente lunghe dei pagamenti ai fornitori. Nei sei mesi da ottobre 2008 a marzo 2009 il PILè caduto in ragione d'anno di oltre 7 punti percentuali rispetto al semestre precedente. I recenti segnali di un affievolimento della fase più acuta della recessione provengono dai mercati finanziari e dai sondaggi d'opinione, più che dalle statistiche finora disponibili sull'economia reale. Il ritorno a una crescita duratura richiede che l'economia internazionale si riprenda stabilmente, che la debolezza del mercato del lavoro non si ripercuota ancora più duramente sui consumi interni, che si rafforzi la struttura del nostro sistema produttivo. L'OCCUPAZIONE E I CONSUMI Fra le misure prudenziali che le imprese hanno adottato per fronteggiare la recessione, quelle riguardanti il lavoro sono state di tre tipi: riorganizzazioni di turni e orari e blocco del turnover; ricorso alla Cassa integrazione; mancati rinnovi di contratti temporanei e licenziamenti. Quasi tutte le imprese hanno fatto ricorso al primo tipo di misure. La Cassa integrazione ordinaria è stata pure diffusamente usata e si è già rapidamente portata sui livelli massimi raggiunti durante la recessione del 1992-9 ; la sua copertura potenziale è tuttavia limitata – interessa un terzo dell'occupazione dipendente privata – e fornisce al lavoratore una indennità massima inferiore, in un mese, alla metà della retribuzione lorda media nell'industria. Si stima che due quinti delle imprese industriali e dei servizi con 20 e più addetti ridimensioneranno il personale quest'anno;la riduzione sarà probabilmente maggiore nelle imprese più piccole. Per oltre 2 milioni di lavoratori temporanei il contratto giunge a termine nel corso di quest'anno; più del 0 per cento è nei servizi privati, quasi il 20 nel settore pubblico; il 8 per cento è nel Mezzogiorno. I lavoratori in Cassa integrazione e coloro che cercano una occupazione sono già oggi intorno all'8,5 per cento della forza lavoro, una quota che potrebbe salire oltre il 10: proseguirebbe la decurtazione del reddito disponibile delle famiglie e dei loro consumi, nonostante la forte riduzione dell'inflazione. Gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all'acquisto di beni durevoli stanno fornendo un temporaneo ausilio. Un primo rischio per la fase ciclica che attraversiamo è una forte riduzione dei consumi interni, a cui le imprese potrebbero reagire restringendo ancora i loro acquisti di beni capitali e di input produttivi. LE IMPRESE E LA CRISI Grazie all'impegno delle nostre Filiali regionali, abbiamo svolto una indagine particolarmente approfondita sulle condizioni del sistema produttivo italiano, sulle difficoltà che le imprese incontrano, su come stanno reagendo alla crisi. L'attesa di un forte calo del fatturato, più del 20 per cento per molte imprese, e la grande incertezza circa la durata della crisi portano per l'anno in corso a piani di riduzione degli investimenti del 12 per cento nel complesso dell'industria e dei servizi, di oltre il 20 nella manifattura: valori eccezionali nel confronto storico. Un processo di ristrutturazione si era avviato in parti importanti del nostro sistema produttivo nella prima metà del decennio; prima della crisi se ne intravedevano già i frutti in termini di produttività e forza competitiva sui mercati esteri; questi tempi difficili lo mettono a repentaglio. Secondo la nostra indagine, circa metà delle 65.000 imprese dell'industria e dei servizi con almeno 20 addetti sono state coinvolte nel processo di ristrutturazione. Esse si attendono un calo del fatturato nel 2009 nettamente inferiore alla media. A un estremo, le aziende finanziariamente più solide presenti in questo gruppo oggi attutiscono l'impatto dell'avversa congiuntura consolidando il primato tecnologico e diversificando gli sbocchi di mercato. Non sono poche, stimiamo più di 5.000, con quasi un milione di addetti. Alcune sembrano proiettate a trarre vantaggio dalla crisi, in termini di riposizionamento sul mercato. All'altro estremo vi sono imprese che, avendo deciso di accrescere scala dimensionale, intensità tecnologica, apertura internazionale, si erano indebitate. Affrontano ora, con la crisi, il prosciugarsi dei flussi di cassa, l'irrigidirsi dell'offerta di credito bancario, la forte difficoltà ad accedere al mercato dei capitali; si tratta di almeno 6.000 aziende, che impiegano anch'esse quasi un milione di lavoratori. A risentire della crisi sono soprattutto le imprese piccole, sotto i 20 addetti; nella sola manifattura se ne contano in tutto quasi 500.000, con poco meno di due milioni di occupati. Per quelle che operano in qualità di sub-fornitrici di imprese maggiori, da cui subiscono tagli degli ordinativi e dilazioni nei pagamenti, è a volte a rischio la stessa sopravvivenza. Il passaggio dei prossimi mesi sarà decisivo: una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è un secondo, grave rischio per la nostra economia. IL FINANZIAMENTO DELL'ECONOMIA Il deterioramento dell'economia tende a frenare i prestiti bancari. Ad aprile il tasso di crescita trimestrale del credito alle imprese non finanziarie si è annullato; era del 12 per cento un anno prima. Continuano a rallentare anche i prestiti alle famiglie. Minori investimenti industriali e immobiliari, minori consumi di beni durevoli spiegano parte del rallentamento. Ma è anche l'offerta di finanziamenti delle banche ad aver decelerato, innanzitutto per le difficoltà di provvista a medio e a lungo termine e per l'aumento del rischio di credito. Secondo la nostra indagine l'8 per cento delle imprese ha ricevuto un diniego a una richiesta di finanziamento; è il valore più elevato dalla metà degli anni Novanta; era meno del un anno fa. Oltre il 10 per cento delle imprese dichiara di aver ricevuto, da ottobre, richieste di rimborsi anticipati. Il fenomeno, più intenso nel Mezzogiorno, investe l'intero paese e riguarda anche aziende di dimensione non piccola. Non si può chiedere alle banche di allentare la prudenza nell'erogare ilcredito; non è nell'interesse della nostra economia un sistema bancario che metta a rischio l'integrità dei bilanci e la fiducia di coloro che gli affidano i propri risparmi. Quel che si può e si deve chiedere alle nostre banche è di affinare la capacità di riconoscere il merito di credito nelle presenti, eccezionali circostanze. Va posta un'attenzione straordinaria alle prospettive di mediolungo periodo delle imprese che chiedono assistenza finanziaria. Continua a pagina 11 “ Le probabilità di una deflazione intesa come un declino prolungato e generalizzato dei prezzi appaiono oggi modeste l'articolo prosegue in altra pagina

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Vince chi ha riorganizzato la filiera (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM ( PMI ) data: 2009-05-30 - pag: 25 autore: INTERVISTA Daniele Marini Direttore della Fondazione Nordest «Vince chi ha riorganizzato la filiera» Marco Alfieri «La situazione è ancora critica, non dobbiamo nascondercelo, però...». Daniele Marini, direttore della Fondazione Nordest, scorre i numeri freschi freschi dell'ultima analisi “La congiuntura del Nord-Est” che ha curato per conto della Cassa di risparmio del Veneto (Gruppo Intesa Sanpaolo) e si lascia andare a ragionamenti ambivalenti. «Le prospettive per il primo semestre 2009 – dice – appaiono ancora improntate al pessimismo. Il 66% degli imprenditori nordestini valuta, infatti, in flessione la produzione delle proprie aziende. Nel contempo, però, le vendite all'estero vengono giudicate normali da un'impresa su due, nonostante il rallentamento del commercio mondiale». Insomma un prerequisito importante per sperare che il Nord-Est, quindi un pezzo importante di manifatturiero italiano, possa ripartire ancora una volta, l'ennesima dopo l'ingresso della Cina nel Wto, dall'export. «Anche perché la recessione coinvolge tutti i settori e le dimensioni d'impresa, con una coda peggiore per Pmi e microimprese, la filiera dell'indotto e della subfornitura. Le medio- grandi imprese tagliano le commesse e l'ultimo anello della catena soffre di più, ovvio». Se questo è il quadro macro, «la situazione per ora è ancora sotto controllo – prosegue Marini –. Le imprese hanno ridotto i giri del motore utilizzando la cassa integrazione, dando fondo alle scorte e al magazzini e alla liquidità accumulata negli anni passati». Il punto vero è capire quanto durerà la recessione. «Se resta contenuta ancora in pochi mesi gli ammortizzatori possono reggere. Ma se dovesse prolungarsi oltre, allora il rischio che dopo l'estate molti capannoni chiudano diventerà reale. E le ricadute saranno tutte sui lavoratori». Dunque l'estate come spartiacque. Nel settembre 2008 si tornò dalle vacanze e si capì che la crisi era vera e avrebbe morso in profondità. Il settembre 2009 potrebbe invece rappresentare il giro di boa. O si riparte o si affonda. «Qualche segnale di ripartenza però si coglie », precisa Marini. Soprattutto tra quelle imprese che negli anni passati, a cavallo del 2004-2005, hanno completato almeno due operazioni. Uno. «Si sono riposizionate su un valore aggiunto più elevato dei propri manufatti, investendo nel marchio, nella tecnologia, nel brand, nel servizio al cliente o nella comunicazione. Incorporando cioè valore immateriale nelle proprie produzioni, mescolando manifattura e valore terziario». Continua u pagina 26 «Le società che hanno investito nel passato sulla qualità e sul brand sono già in ripresa» Daniele Marini l'articolo prosegue in altra pagina

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Pyongyang, nuovo missile e minacce all'Onu: Reagiremo alle sanzioni (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

Pyongyang, nuovo missile e minacce all'Onu: «Reagiremo alle sanzioni» RACHELE GONNELLI La Corea del Nord insiste. Il regime di Pyongyang ha comunicato ieri al mondo di aver lanciato un altro missile a corto raggio. Un nuovo atto di sfida alla comunità internazionale, accompagnato da nuove minacce contro le Nazioni Unite e la Corea del Sud, dopo il test atomico e agli altri lanci di razzi terra-aria delle ultime settimane. Si tratta di una ritorsione preventiva verso le sanzioni che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu intende assumere nei confronti della «repubblica popolare» incarnata nella dinastia di Kim il Sung, «eterno presidente». È proprio la crisi dinastica in corso, insieme a una crisi economica che rischia di far saltare le rigide maglie del sistema, ad aver innescato l'insensata corsa militarista degli ultimi tempi. Nel Paese classificato ultimo per libertà della stampa, nell'agosto scorso il «caro leader», presidente in carica, Kim Jong Il, è stato colpito da ischemia cerebrale. Nella corsa per la sua successione il favorito sarebbe il terzogenito, il 26enne Jong Un. Ma sono le gerarchie militari a dare il verdetto. Missile più potente Ed ecco che è scattata la prova di forza. Il lancio del nuovo missile, l'ultima di una serie di sei nella scala delle provocazioni, risale a giovedì sera, secondo quanto afferma l'agenzia sudcoreana Yonhap. Sempre secondo i preoccupati «vicini di casa» di Seul sarebbe stato sparato dalla base di Musudan-ri, sulla costa orientale. Il razzo avrebbe percorso una gittata di 160 chilometri andando a spegnersi nelle acque del mare del Giappone. Gli esperti sudcoreani sostengono che si è trattato di un missile di nuovo tipo, mai sperimentato finora da Pyongyang. Nel frattempo viene confermata l'esplosione nucleare sotterranea sperimentata lunedì scorso: 61 sismografi in tutto il mondo hanno registrato la vibrazione della terra, confermando che non si trattava di terremoto ma di esplosione. Se nucleare - per gli Usa non è detto - le particelle atomiche trasportate dai venti arriveranno nell'isola giapponese di Okinawa tra domani e dopodomani. Il Segretario di Stato Usa alla Difesa Robert Gates assicura che non ci sono stati spostamenti di truppe alla frontiera tra le due Coree e quindi non vede nessuna ragione per rinforzare il contingente di 28mila soldati americani già schierato a sud della penisola coreana. Il ministro degli Esteri sudcoreano, a scanso di equivoci, è in partenza per Washington, dove è atteso mercoledì da Hillary Clinton. Nel frattempo a New York proseguono a porte chiuse le riunioni dei cinque paesi con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza Onu, allargate a Giappone e Corea del Sud, sulle misure da adottare contro Pyongyang per il test «illegale» di lunedì. La Cina ha sempre difeso finora le manie del dittatore nordcoreano. A Mosca è affidato il compito di concordare un testo che ottenga l'unanimità necessaria. Pechino sembra recentemente essersi stancata delle tensioni causate dall'alleato coreano. Lo scontro militare tra le due Coree, dopo che Pyongyang ieri ha minacciato di annullare l'armistizio del '53, non viene sottovalutato. Gli Usa dalle immagini satellitari non escludono neanche altri lanci di missili. Nuovo missile a corto raggio sparato dalla costa orientale nel mar del Giappone dalla Corea del Nord che minaccia direttamente l'Onu in caso di sanzioni. Il ministro degli Esteri sudcoreano volerà mercoledì a Washington.

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I presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le frequentano e, nel caso... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 30-05-2009)

Argomenti: Cina

STEFANO MILANO I presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le frequentano e, nel caso si tratti di immigrati clandestini, dovrebbero denunciarli alle autorità». A dirlo non è nessun esponente del governo italiano o della Lega Nord, e non si parla di Ddl Sicurezza. Queste parole arrivano da diecimila chilometri di distanza: da Tucson, Arizona, dove Clarence Dupnik, lo sceriffo della Pima County, ha rilasciato una dichiarazione che ha sollevato un polverone non ancora sopito. Un'eco inquietante rispetto a ciò che è accaduto in Italia, soprattutto perché si è verificato negli stessi giorni in cui nel nostro paese le prime pagine dei quotidiani erano invase dalle ombre sinistre della proposta di legge sui "presidi-spia". Tucson, a soli 100 chilometri dal confine con il Messico, al momento è la città più esposta degli Stati Uniti al fenomeno dell'immigrazione illegale. Il governo Bush ha costruito il tristemente famoso "muro della vergogna" lungo la frontiera, ma proprio in Arizona, nel bel mezzo del torrido deserto di Sonora, la barriera di divisione non è ancora terminata, a differenza del resto degli stati del sud. Questa situazione ha creato un "imbuto" nelle rotte dell'immigrazione clandestina, costringendo la stragrande maggioranza degli indocumentados a cercare di passare il confine lungo le 262 miglia del settore di Tucson, attraversando a piedi il deserto e spesso morendoci. Gli ultimi, recentissimi, dati indicano che - anche a causa del border fence e dell'incremento delle misure di sicurezza - il rischio di morte continua a crescere di anno in anno: oggi è 17 volte più alto che nel 1998. Il presidente Obama non ha ancora preso in mano con concretezza la situazione di confine. Per ora ha previsto di chiedere al Congresso, per il 2010, altri 27 miliardi di dollari per rendere ancora più sicura la frontiera e terminare i lavori del border fence. Una "mossa" che ha fatto storcere il naso ai tanti che si aspettavano un deciso cambio di rotta in materia d'immigrazione. Ma molto probabilmente Obama ha in mente una chiara strategia politica: come prima mossa, vuole dare un segnale forte rispetto alla sicurezza del confine, rassicurando gli americani; e solo in seguito metterà in atto la riforma dell'immigrazione, regolarizzando parte dei 12 milioni di clandestini presenti nel paese (soprattutto in funzione della manodopera necessaria per il rilancio dell'economia) e definendo criteri meno rigidi e più mirati d'ingresso negli USA. In attesa che questo si verifichi, il sistema fortemente anti-immigratorio lasciato dall'amministrazione Bush appare fuori controllo, e alcuni personaggi ne stanno approfittando per gli ultimi "colpi di coda". Come Joe Arpaio, lo sceriffo della Maricopa County divenuto celebre per l'uso di metodi che non si vedevano dai tempi dello schiavismo: umiliazione, violazione dei diritti umani, racial profiling. Tra le sue tante pittoresche iniziative, questo "Borghezio a stelle e strisce" ha fatto marciare 220 immigrati ammanettati e con la divisa a strisce bianche e nere da carcerato per le vie di Phoenix, mentre erano in attesa del rimpatrio in Messico. Per non parlare delle chain gang, gruppi di carcerati umiliati e costretti a lavorare incatenati tra di loro per i piedi, magari raccogliendo immondizia ai bordi delle strade, sotto gli occhi di tutti. La Coaliciòn de Derechos Humanos (punto di riferimento e "cappello" sotto il quale si raduna buona parte degli attivisti dell'Arizona impegnati nella difesa dei diritti degli immigrati) si oppone da tempo alle iniziative razziste ed eclatanti di Arpaio e al 287(g) (un articolo della legge sull'immigrazione americana che rinforza e amplia i poteri della polizia statale e locale, similmente al nostro Ddl sulla sicurezza), e il 2 maggio ha avuto luogo una grande marcia di protesta a Phoenix, di cui si è fatto portavoce anche Zach De La Rocha, ex leader dei Rage Against the Machine. Naturalmente la Coaliciòn e gli altri gruppi di attivisti per i diritti civili, oltre che una buona fetta della società civile, hanno lanciato un attacco anche nei confronti dello sceriffo Dupnik e delle sue dichiarazioni, chiedendo a gran voce le sue scuse pubbliche. Una querelle che ha infuriato per giorni, ma le scuse non sono mai arrivate. Dupnik e la sua versione d'oltreoceano del provvedimento sui presidi-spia (che ha trovato ovviamente anche molti consensi tra i tanti americani del sud che sono contrari all'immigrazione, con posizioni spesso fortemente xenofobe) hanno infatti minacciato un diritto fondamentale, garantito dalla "Equal Protection Clause" del 14° emendamento della Costituzione americana e da una successiva decisione del 1982 della Corte Suprema. Il diritto allo studio negli Stati Uniti è garantito per qualunque studente, e nessuno è tenuto a verificarne lo status. Per iscriversi in una scuola pubblica sono sufficienti un certificato di nascita e uno di vaccinazione, e non vengono richiesti il passaporto o il VISA. «Il compito dei nostri insegnanti è rispondere alle necessità dei ragazzi che entrano dalle porte della scuola, indipendentemente da come ci sono arrivati», spiega Ernest Galaz, preside della scuola elementare "F.O. Holaway" di Tucson. «Nel nostro istituto, più della metà degli studenti sono di origine ispanica e negli ultimi tre anni abbiamo avuto ragazzi anche da Burundi, Congo, Somalia, Iraq, Italia, Francia, Cina, India, Vietnam, Laos, Iran, Libano, Sudan, Kenya. Viviamo in un mondo in cui le barriere e i confini sono stati minimizzati o eliminati da internet; gli studenti hanno bisogno di imparare a conoscere le altre culture come parte integrante della loro formazione. Più sono in grado di capire i punti di vista diversi dal loro, più avranno successo nell'economia globale». Todd A. Jaeger, consulente legale del sovrintendente agli studi delle Amphitheater Public Schools di Tucson, è molto restio nell'entrare nel merito delle dichiarazioni di Dupnik. «Noi continuiamo a fare il nostro lavoro e ad applicare i diritti civili garantiti dal 14° emendamento. Non abbiamo organizzato nessuna forma di protesta nei confronti dello sceriffo perché sta affrontando la questione da una prospettiva diversa dalla nostra e che non ci riguarda: quella del rafforzamento dei poteri della polizia. Lasciamo che sia chi si sente offeso dalle sue dichiarazioni a chiederne le scuse». Galaz, invece, si sbilancia un po' di più: «Se le dichiarazioni di Dupnik diventassero reali, sarebbe una grave violazione dei diritti civili su cui si basa questo paese. E poi la situazione è meno grave di come la dipinge lo sceriffo. Ovviamente non ho (e non voglio avere) nessuno strumento per poterlo affermare con certezza, ma nella mia scuola potrebbero esserci al massimo 3-4 famiglie clandestine, le altre sono tutte regolari. Ciò che è preoccupante - e che purtroppo viene alimentato dal clima che in molti stanno cercando di creare - è il dilagare del sospetto: quando la gente vede una famiglia che parla spagnolo, pensa subito che si tratti di illegali».

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la corea prepara il super-razzo gli usa: "non staremo a guardare" - arturo zampaglione (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

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Pagina 14 - Esteri La Corea prepara il super-razzo Gli Usa: "Non staremo a guardare" Caccia americani schierati a Okinawa. Pronta risoluzione Onu Per la prima volta anche Russia e Cina sarebbero disposti ad accettare una risposta molto dura ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Gli Stati Uniti non accetteranno che la Corea del Nord diventi una potenza nucleare. Lo ha detto ieri a Singapore, durante la conferenza per la sicurezza in Asia, il ministro americano della difesa Robert Gates, che ha usato toni ancor più fermi e minacciosi di quelli con cui Barack Obama, all´inizio della settimana, aveva denunciato il secondo esperimento nucleare di Pyongyang dopo quello dell´ottobre 2006. «Non resteremo immobili ad aspettare che la Corea del Nord acquisisca i mezzi per poter distruggere qualsiasi obiettivo nella regione», ha osservato Gates. «E considereremo il trasferimento del suo arsenale nucleare a paesi esteri o a terroristi come un atto ostile». Il capo del Pentagono non ha parlato dei possibili scenari militari, ma è chiaro che i suoi generali abbiano già pronti piani di emergenza per bombardamenti chirurgici e azioni offensive. Per il momento, però, dopo aver messo in allerta i 28mila soldati americani di stanza in Corea del Sud, per il rischio di provocazioni o incidenti lungo il 48mo parallelo da parte delle truppe del Nord, e preparato a Okinawa gli F-22 Raptor, Washington persegue la strada diplomatica. L´obiettivo: isolare ulterioremente il regime di Kim Jong-il e punirlo della violazione degli accordi dell´Onu con un rafforzamento delle sanzioni, nella speranza che si ravveda. «Obama è pronto al dialogo con i tiranni che rinuncino a ogni ostilità», ha ricordato ieri Gates, che è l´unico ministro di George W. Bush a essere stato confermato nell´incarico dal nuovo presidente. «Obama è fiducioso, ma non ingenuo», ha proseguito: «Non si piegherà alle pressioni o alle provocazioni». In coordinamento con il Giappone, Susan Rice, l´ambasciatore americano al Palazzo di vetro, ha fatto circolare tra i membri del consiglio una bozza di risoluzione che appare molto dura. E questa volta, a differenza del passato, Russia e Cina sembrano più propense ad assecondare gli sforzi internazionali, rendendosi forse conto che le dinamiche in moto a Pyongyang sono imprevedibili, perché rispondono a logiche interne, di regime, e quindi sono potenzialmente molto pericolose. L´ipotesi più accreditata è che l´escalation sia legata al tentativo di Kim Jong-il di rafforzare il suo potere, specie tra i militari, e di imporre il figlio più piccolo come suo successore. Dopo il test nucleare, che aveva una potenza paragonabile alla bomba di Nagasaki, la Corea del nord ha moltiplicato negli ultimi giorni il lancio di missili di corta gittata e ha dichiarato di non considerarsi più vincolata all´armistizio che mise fine alla guerra del 1950-53. Ieri, inoltre, citando fonti dell´intelligence americana, il giornale sudcoreano Don-A Llbo ha rivelato che i militari di Kim Jong-il hanno cominciato a spostare su vagoni ferroviari un missile balistico intercontinentale dal centro di ricerca della difesa di Saneum, vicino alla capitale Pyongyang, verso una rampa di lancio sulla costa orientale. Il rischio? Che la Corea del Nord voglia rispondere alle condanne dell´Onu alzando il livello dello scontro.

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certificato nuovo in 15 minuti complimenti al pra del lazio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Roma Certificato nuovo in 15 minuti complimenti al Pra del Lazio Non trovavo il certificato di proprietà dell´auto. Sono andato a via Cina, dove c´è l´Aci e il Pra del Lazio. C´è l´angolo del "fai da te", nessuna fila ma modelli fac simile per ogni esigenza. Riempito il modulo, sono stato chiamato in un ufficio accogliente. In 15 minuti sono uscito con il certificato nuovo e ho speso un quarto del preventivo fatto da un´Agenzia. Complimenti al Pra. Paolo Milia

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il maestro con cecilia bartoli festival tributo all'auditorium - leonetta bentivoglio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Roma Il maestro con Cecilia Bartoli festival tributo all´Auditorium Quattro sere dal 2 al 5 giugno. In programma Ciaikovskij, Chopin, Rossini, Bellini, Donizetti "Amo la ricchezza armonica della musica classica, assente nella orientale" LEONETTA BENTIVOGLIO Forse soltanto Maurizio Pollini aveva ricevuto un tale riconoscimento: al pianista cinese Lang Lang Roma dedica un intero festival. Organizzato da Santa Cecilia, occuperà il Parco della Musica per quattro sere, dal 2 al 5 giugno. è il tributo a un divo del pianismo premiato da un successo oggi senza confronti nell´ambito della sua generazione (è nato nell´82). Ed è un´occasione per godere del suo speciale fuoco in musiche diverse. Nel concerto inaugurale suonerà con le prime parti di Santa Cecilia il celebre quintetto schubertiano "La Trota" e il "Trio in la minore per pianoforte, violino e violoncello" di Ciaikovskij, e la sera dopo proporrà Schubert, BartÓk, Debussy e Chopin. Il 4 accompagnerà in arie da camera (Rossini, Bellini, Donizetti, Bizet) la star Cecilia Bartoli, mezzosoprano raffinata e magica per virtuosismi strabilianti: rarissimo sentirla cantare in Italia. Il 5 si esibirà con l´Orchestra di Santa Cecilia diretta da Christoph Eschenbach ("Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra" di Chopin e Quarta Sinfonia di Ciaikovskij). Formatosi tra Pechino e Philadelphia, e buffo come un personaggio da fumetto con la sua chioma a cresta di gallo e le sue giacche dal taglio marziano, quando affronta la tastiera Lang Lang è un prodigio tecnico, un campione seducente per capacità comunicativa, un interprete lontano dalla tipica retorica rituale del concerto classico, un artista che vive il repertorio con una spregiudicatezza e un impeto passionale sfuggenti alle abitudini canoniche dei grandi concertisti. All´ardore emotivo e al senso del gioco che scalda le esibizioni dei migliori jazzisti, unisce l´energia rovente del rock. Ma è sul pianeta classico che viaggia, senza alcuna mescolanza "crossover", e con evasioni solo episodiche nella musica "altra", come l´annunciato duetto che in luglio, a Verona e a Ravenna, lo farà suonare insieme a Harbie Hancock. In America Lang Lang si è esibito con le maggiori orchestre sinfoniche, le cosiddette "Big Five", e in Europa lo hanno accolto e festeggiato sia i Berliner Philharmoniker che la Filarmonica di Vienna, le due regine tra le orchestre del continente. In Cina spicca come vera punta di diamante del ciclone di giovani strumentisti tecnicamente agguerriti che sta montando in un paese «dove continuano a sorgere nuove sale da concerto», racconta, «e dove decine di milioni di ragazzi studiano il pianoforte e si applicano con entusiasmo alla scoperta del repertorio tradizionale generato dai compositori d´Occidente». Bach, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Chopin, Schumann, Liszt, Rachmaninov: questa è la cultura musicale in cui Lang Lang è radicato, ma con un atteggiamento e un look originali, ed esplorando canali nuovi e avventurosi per darla in pasto a un pubblico non élitario e giovanile, come dimostra il concerto che tenne nella comunità virtuale di "Second Life" per lanciare un suo cd beethoveniano. «Amo la ricchezza armonica della musica classica, sviluppatasi a un livello tanto più complesso e profondo del pop», dichiara senza complimenti. «Ed è la dimensione armonica a imprimere al repertorio classico-romantico europeo uno spessore che manca alla musica orientale, o per lo meno che mi coinvolge tanto di più». Coinvolgimento che si rivela plateale e contagioso.

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Monito Usa a Pyongyang Caccia schierati a Okinawa (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Monito Usa a Pyongyang Caccia schierati a Okinawa Resta alta la tensione tra la Corea del Nord da una parte e Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud dall'altra. Il segretario alla Difesa americano Robert Gates da Singapore ha avvertito Pyongyang che Washington non resterà immobile di fronte alle minacce nordcoreane. E intanto, secondo Seul, il Nord, che nei giorni scorsi dopo avere effettuato un test nucleare ha lanciato sette missili a corto raggio sta ora preparando il lancio di prova di un missile a lunga gittata, capace di raggiungere Hawaii e Alaska. Alla base americana di Okinawa in Giappone è arrivato ieri il primo dei supertecnologici caccia F22 Raptor che il Pentagono ha deciso di schierare nell'area per i prossimi quattro mesi. «Noi -ha detto il ministro Gates durante una conferenza sulla sicurezza in Asia a Singapore- non staremo immobili di fronte a una Corea del Nord che costruisce la propria capacità di distruzione di qualsiasi bersaglio in Asia o su di noi». Gates ha anche messo in guardia il regime di Kim Jong-il dal fornire armi o materiale nucleare ad altri soggetti. Un fatto simile verrebbe «considerato una grave minaccia per gli Stati Uniti e i nostri alleati». Secondo l'agenzia sudcoreana Yonhap, che cita fonti del governo di Seul, è in fase di assemblamento un missile a lunga gittata sulla costa orientale, presso la base di Musudan-ri. Da qui il 5 aprile scorso era stato lanciato un altro razzo multistadio, ufficialmente per la messa in orbita di un satellite, che aveva sorvolato il Giappone. La Cina cerca di raffreddare l'atmosfera. A Singapore, alla stessa conferenza alla quale ha partecipato Gates, il generale Ma Xiotian ha invitato la comunità internazionale alla calma e la Corea del Nord ad avviare la denuclearizazione. Da parte sua, sempre a Singapore, il ministro della Difesa sudcoreano, Lee San Hee, ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire varando una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza per rafforzare le sanzioni contro Pyongyang.

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A ste paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe'... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

ANDREA SATTA A ste paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe' la città, quanne èra l'ora de fatià...Dalle fabbreche le sentìue chiamà, pare se stéune a sgulà.... ....La siréna chemmannéua tutta quanta la città, ogni cosa decidéua, la uita regoléua, glie rellògge ?te sruéua, éssa ce penzéua a dirte l'ora che ce stéua». Parole di Bruno Ceroli, poeta dialettale di Isola Liri, la Manchester del Mezzogiorno, cartiere e acqua, il Liri e le cascate, l'artrosi e il lavoro, un gioiello per l'epoca e intorno la miseria. Ma le donne erano pagate meno degli uomini e i bambini meno di tutti. Oggi che anche le ultime macchine per la carta sono finite in Cina, di quella scena non resta più niente, solo grandi spazi abbandonati, il ritmo, il tempo, la schiena a molla e i canti scandivano i movimenti a memoria. Oggi i ragazzi stanno coi piedi penzoloni dai muretti ad aspettare un lavoro tramite le solite strade, la A2, la Casilina e la raccomandazione. Eppure questa terra ha visto in lotta gli operai contro le ingiustizie, i bollitori pieni di stracci, le divise dei marinai e dei soldati spogliarsi dei bottoni e degli anelli di metallo, la stoffa diventare pappa, la pappa lavarsi nel fiume, e alla fine nascere carta. La città industriale, conserva una nobiltà che ancora galleggia nel Liri. Le campagne intorno le conosco bene, tabacco e mezzadria. Non è Lazio, non è Campania, più su è Ciociaria. Qui sono passati gli Andreotti e i Ciarrapico, qui sono nati quattro papi e un altro di Carpineto, Leone XIII, diceva ai padroni di essere buoni e agli operai di non esagerare. 100 anni fa quale operaio poteva esagerare se ce l'aveva col suo padrone? Tutte le mattine treni di sudati si gettano su Roma o sul polo industriale di Colleferro-Anagni, dove le allergie sono in continuo aumento e coesistono cave e discariche, termovalorizzatori e cementifici. Eppure i monti Lepini che separano la Valle del Sacco dal mare, sono ancora verdi e solitari, racchiudono scorci pastorali, come se si potesse per davvero mangiare la frutta dagli alberi. Ma hanno interrato rifiuti tossici a Colleferro, soppresso migliaia di vacche a Colleferro, non si può coltivare a un chilometro dal fiume. E intanto torna da Roma un treno di gente sudata, farà bene allo spirito? Concilia il sonno? Serve a qualcuno? Eppure si cercano raccomandazioni per andare a lavorare in una fabbrica di armi. Conta che lavoro fare? Il Sacco stasera era molto, molto scuro.

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Dario Castriota Giorgio Gaber Io non mi sento italiano , cantava il grande Gaber in... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Dario Castriota Giorgio Gaber «Io non mi sento italiano», cantava il grande Gaber in quello che sarebbe stato il suo ultimo album. Credo che la frase rappresenti bene, al momento, lo stato d'animo di buona parte della popolazione di questo strano Paese. Per chi, come il sottoscritto, si è formato nei tanto vituperati anni 70 (raramente riconosciuti per quello che sono stati: un periodo nel quale, semplicemente, in molti credevamo che un «mondo migliore», come dicono i no-global di oggi, fosse possibile), non è infatti facile sentirsi parte di una comunità (oppure ormai è più corretto parlare di «pubblico»?) che sembra non avere remore nell'applaudire l'ipotesi grottesca dell'anziano satiro che rincorre le ragazze. Non è facile pensare che esista una legge che pone il personaggio in questione al di sopra di ogni legge, garantendogli l'immunità. Non è facile credere che simile legge sia stata firmata da un Presidente della Repubblica al di sopra di ogni sospetto. Non è facile credere che un paese nato dalla Resistenza contro la dittatura fascista sia oggi ridotto così. Non è facile riuscire a credere ai propri occhi, guardando l'Italia del 2009. Viviana Vicarelli Dell'Utri e il suo capo Noi abbiamo come presidente uno che si è venduto alla mafia per averne aiuto e raccattare un tot di elettori garantito e che come consiglieri tiene accanto a sé il mafioso Dell'Utri: condannato a 11 anni di reclusione e 5.000.000 euro di multa e che è ancora un esponente di spicco del Pdl. Le motivazioni della condanna sono: aver concorso ad associazione con Cosa Nostra e aver perseguiti i suoi scopi, mettendo a sua disposizione l'influenza e il potere che gli venivano dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario e imprenditoriale e delle sue relazioni. Aver intrattenuto rapporti continuativi con suoi membri tra cui Bontate, Mangano, Cinà e Riina, aiutando a nascondere i latitanti. La sentenza del 2001 di Caltanissetta che condannò 37 persone per la strage di Capaci e l'assassinio di Falcone dice chiaramente «sono provati rapporti fruttuosi, quanto meno sotto il profilo economico, fra Berlusconi e Dell'Utri da una parte e Cosa Nostra dall'altra». E con un Berlusconi che è legato a filo doppio con la mafia e intende condurre il nostro Paese verso una dittatura, Franceschini ha il coraggio di chiederci di votare SÌ a un referendum che farebbe sparire le coalizioni e gli darebbe pieni poteri. G. Domenico Malpeli Le azioni dell'Alitalia Il premier e i suoi dipendenti, volevo dire gli esponenti di primo piano del PdL, travolti dai casi Mills e Noemi, invitano a non fare gossip, ma a guardare ai risultati raggiunti dall'esecutivo. Uno di questi, che viene sempre citato, è l'avere risolto la questione Alitalia. Io non sono un economista, non ne capisco nulla di slot, hub, piani industriali e roba varia, ma una cosa la so: fino a qualche mese fa possedevo 1.400 euro in obbligazioni e azioni della ex compagnia di bandiera, ora non ho più nulla, i miei risparmi si sono volatilizzati insieme a quelli di qualche decina di migliaia di connazionali. Non c'è che dire, un risultato di cui vantarsi. Giorgio Corona Carriere da separare L'on. Berlusconi dice che non intende lasciare finché non avrà realizzato la «separazione delle carriere» (di pm e giudici) e riapre lo così lo scontro nei confronti di un'altra Istituzione. Un'iniziativa non proprio da "statista". Il "premier", anziché della Magistratura dovrebbe preoccuparsi di separare la "sua" personale carriera di imprenditore e monopolista, da quella di politicante sforzandosi di essere un normale cittadino, con gli stessi diritti di coloro che dovrebbe governare, e porre fine al conflitto di interessi che preoccupa il mondo e sfascia l'Italia. errata corrige Camilleri voleva dire... Nella rubrica «Lo chef consiglia» di Andrea Camilleri e Saverio Lodato, pubblicata ieri a pagina 12, il taglio di una riga e un refuso hanno reso poco chiaro l'inizio della risposta di Camilleri. Il testo esatto è il seguente: «Lei mi presenta un Berlusconi che zampetta da un tribunale al Parlamento, da un confessionale a Porta a Porta, che mi ricorda il famoso "Figaro qua, Figaro là", ma anche il Gastone di Petrolini, ricercato nel parlare, ricercato nel vestire. E ricercato dalla Questura».

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le ali spezzate del sogno cinese - sandro viola (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 28 - Cronaca Le ali spezzate del sogno cinese Vent´anni dopo la copertina Nelle ore tra il 3 e il 4 giugno 1989, i carri armati attaccarono i giovani che da settimane occupavano piazza Tienanmen chiedendo una svolta democratica. I morti furono centinaia Ecco, per la prima volta, la testimonianza dell´allora leader sovietico che, trovandosi nella capitale per una storica visita di Stato, fu spettatore e interlocutore della rivolta Il potere comunista era parso al collasso: aveva proclamato la legge marziale ma la protesta continuava come prima Alla fine prevalse l´ala conservatrice e Deng Xiaoping diede l´ordine dell´assalto SANDRO VIOLA (segue dalla copertina) La truppa seduta sui marciapiedi, gli ufficiali ai telefoni per chiedere ordini che non arrivavano, la catena di comando dell´Esercito popolare cinese (che all´epoca contava due milioni e mezzo di uomini) evidentemente saltata. Il giorno precedente, per bocca del primo ministro Li Peng, il governo aveva proclamato la legge marziale. Proibizione di manifestare, coprifuoco. Ma era stato come parlare al vento, non agli abitanti di Pechino. Tutto era infatti rimasto com´era ormai da quasi due settimane: la piazza Tienanmen occupata da molte migliaia di studenti, e intorno alla Tienanmen - il cuore del Potere - centinaia di migliaia di dimostranti, in certe ore un milione, affluiti da ogni punto della capitale. E tutto questo senza alcuna reazione da parte delle autorità. La sensazione più diffusa era quindi quella d´uno stupefacente, impressionante vuoto di potere. Il governo, e soprattutto il Politburo del partito, sembravano dissolti. Dalla piazza Tienanmen si levava il fetore degli escrementi accumulatisi tra il mausoleo di Mao Zedong, il monumento ai caduti e il palazzo dell´Assemblea del popolo, nei giorni dell´occupazione condotta dagli studenti. E quel fetore costituiva un´onta atroce per la dignità d´un regime che aveva dominato sulla Cina, temuto, indiscusso, negli ultimi quattro decenni. Un´onta, e l´annuncio della sconfitta. Perché il regime sembrava ormai non essere più in grado di reagire alla rivolta studentesca e all´appoggio massiccio che era venuto alla rivolta dagli abitanti della capitale. Comincio da qui, dall´incredibile giornata del 21 maggio 1989, la rievocazione della "primavera di Pechino", perché fu quel giorno che il comunismo parve anche in Cina sull´orlo del collasso. Già liquidato in Polonia e ormai boccheggiante in Russia, nei sei-sette mesi successivi il comunismo sarebbe caduto in Ungheria, nella Germania dell´Est, in Cecoslovacchia, in Bulgaria, in Romania, e un po´ più tardi in Albania. Quei regimi vacillavano infatti da tempo, sempre più debilitati dalle penurie che imponevano alle popolazioni e dall´assoluto discredito che circondava i loro gruppi dirigenti. Ma la Cina era diversa. Un decennio di riforme economiche, una crescita del Pil che superava il 10 per cento annuo, un benessere ormai diffuso nelle aree urbane, e soprattutto un apparato del potere ancora ferreo nel totale controllo della società, sembravano aver messo il comunismo cinese al riparo da ogni brutta sorpresa. Invece, improvvisa, inaspettata e travolgente, giunse la scossa più lunga, più ampia e profonda di tutte quelle che s´erano già prodotte, e si sarebbero ancora prodotte durante l´anno, nell´universo comunista. Tutto era iniziato verso la fine d´aprile, quando gli studenti delle due università di Pechino erano scesi a migliaia nelle strade del centro per commemorare la morte di Hu Yaobang, l´ex segretario del partito estromesso a causa delle sue tendenze liberaleggianti. Ma fu il 13 maggio che gli studenti occuparono la piazza Tienanmen. Due giorni dopo sarebbe dovuto infatti arrivare Mikhail Gorbaciov, e a Pechino c´erano centinaia di giornalisti stranieri giunti ad assistere alla riconciliazione (in realtà una Canossa sovietica) russo-cinese. I manifestanti, e coloro che ai vertici del partito avevano deciso d´appoggiare la protesta, sapevano quindi che quei giornalisti e telecamere costituivano una sorta di trincea che il governo e il Politburo avrebbero evitato d´attaccare. Un migliaio di studenti s´accamparono così nella piazza, e più di cento tra loro iniziarono uno sciopero della fame subito attorniati da una folla enorme. La visita di Gorbaciov ebbe aspetti da film comico. Le cerimonie solenni che avrebbero dovuto aver luogo nel palazzo dell´Assemblea del Popolo, il cui ingresso è appunto sulla Tienanmen, vennero cancellate dal programma. La comitiva sovietica entrava e usciva da ingressi laterali, protetta da interi plotoni delle forze di sicurezza, e la conferenza stampa finale di Gorbaciov dovette svolgersi nella palazzina dove i sovietici erano stati messi ad abitare, e alla quale giunsero, avvertiti in ritardo, bloccati dalla marea di folla che occupava le strade, pochissimi giornalisti. Partita per Shanghai la delegazione sovietica, la situazione precipitò. Di primissimo mattino, da est e ovest del viale della Pace celeste, confluivano fiumi di pechinesi che andavano ad addensarsi nei pressi della piazza. Ormai, il tragitto dal mio albergo alla Tienanmen, che ancora il 10-11 maggio percorrevo in venti minuti d´automobile, prendeva tre ore. Era intanto divenuto sempre più chiaro che dietro agli studenti ci fosse una fazione del partito, dato che migliaia di manifestanti giungevano a bordo di camion e bus: e in Cina, a quel tempo, camion e bus non potevano circolare se non con l´autorizzazione d´una qualche autorità. Nella piazza, dalla massa studentesca era emersa nel frattempo una leadership: i Wan Dang, i Wue Kaixi, i Cen Zuang, che parlavano con i giornalisti stranieri, componevano gli slogan contro il nepotismo e la corruzione dei dirigenti, organizzavano i servizi, per così dire, dell´occupazione. Passaggi liberi per le ambulanze, tende per i giovani che facevano lo sciopero della fame, piccoli complessi rock per tenere alto il morale. Ma il vertice comunista, che sembrava scomparso, era in realtà ormai pronto a reagire. Zhao Zhiyang, il segretario del partito favorevole ad un dialogo con gli studenti, venne dimesso. Attorno a Deng Xiaoping e al primo ministro Li Peng, che avevano deciso l´azione di forza, si strinsero i vecchi conservatori, Chen Yun, Peng Zhen, Hu Qiaomu, Deng Liqun, i vegliardi che due anni prima, al XIII congresso del partito, avevamo visto giungere alla tribuna incespicanti, sorretti ai due lati dalle infermiere. Durato quasi un mese, lo stallo nel Politburo era a questo punto superato. Si trattava solo di scegliere il momento in cui, come aveva detto Deng, si sarebbero fatte «rotolare le teste». Il 25 maggio ci fu l´ultimo, terribile insulto lanciato contro il potere comunista. Nel pomeriggio ero sulla Tienanmen, quando da un lato della piazza, quello dinanzi all´ingresso della Città proibita, si levò un coro di esclamazioni spaventate. Sulla gigantografia del volto di Mao che pendeva (e ancora pende) sulla porta della Pace celeste, erano stati scaraventati numerosi barattoli di vernice nera, gialla, rossa, e la faccia del Grande Timoniere appariva imbrattata, profanata come nessun cinese avrebbe mai immaginato di vedere. Intanto la Trentottesima armata, che non era riuscita a superare il muro della folla per raggiungere il centro di Pechino, era stata sostituita dalla Ventisettesima. Una grossa parte degli studenti sentirono che il dramma era ormai incombente, e lasciarono la Tienanmen. Attorno alla Dea della democrazia, una sagoma femminile in gesso e cartapesta che i manifestanti avevano costruito ispirandosi alla statua della Libertà, rimasero 1.000-1.500 giovani. Almeno trecento dei quali, quando nella notte tra il 3 e il 4 giugno la Ventisettesima attaccò la piazza, vennero trucidati dalle raffiche dei mitragliatori.

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gorbaciov racconta quei giorni a pechino - fiammetta cucurnia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 29 - Cronaca Gorbaciov racconta quei giorni a Pechino FIAMMETTA CUCURNIA (segue dalla copertina) mikhail Sergeevic, con quale stato d´animo affrontò il viaggio a Pechino? «Si trattava, per noi, di un viaggio storico. Dovevamo chiudere la lunga parentesi di ostilità tra Russia e Cina, durata oltre trent´anni. Lo volevamo noi, a Mosca. E lo volevano anche i nostri amici cinesi. Non esistevano due persone più adatte ad affrontare questo nodo di Gorbaciov e Deng Xiaoping. Così cominciammo le consultazioni». All´epoca gli esperti dicevano che uno dei problemi più gravi era quello del regolamento delle frontiere. «Ma figuriamoci. Sapete quanto erano lunghe le frontiere tra Urss e Cina? Mezzo mondo. Piccole scaramucce qua e là potevano sempre essere ricomposte. Decidemmo a pié pari di scorporare quel problema: troppo complesso, ne avremmo parlato in seguito. Ma poiché anche i cinesi erano molto interessati, trovare l´accordo fu gioco facile. Ci furono molte consultazioni. A un certo punto, durante un viaggio di Stato, Li Peng fece scalo a Mosca per rifornire il suo aereo, e ci incontrammo. Fu un colloquio lungo, in cui parlammo di tutto: lui conosceva benissimo il russo, perché aveva studiato da noi. Ricordo che mi disse: "Compagno Gorbaciov, la Cina però non accetterà mai di fare il fratello minore". "Ma come sarebbe possibile", gli risposi io "che un Paese cresciuto ormai oltre il miliardo di cittadini possa fare il nostro fratello minore?". Alla fine fu stabilita una data, 16 e 17 maggio 1989. In quel momento nessuno poteva immaginare quel che sarebbe accaduto in quei giorni». Quando cominciarono ad arrivare le prime notizie delle manifestazioni di Pechino, come reagirono i membri del Politburo? «Le prime notizie parlavano, sì, di manifestazioni di massa, però sembrava tutto di dimensioni contenute. Ci consultammo tra di noi, nel Politburo, e decidemmo che non era il caso di rinviare la visita. Non era possibile ipotizzare quello che avrei trovato al mio arrivo: io arrivai nel momento più duro della rivolta». Che misure presero i dirigenti cinesi per evitare imbarazzi? «Il programma ufficiale fu mantenuto. Noi stavamo all´interno del Palazzo del popolo, col Politburo. Facevamo le nostre trattative, ci servivano la colazione, ci riunivamo per il pranzo. E intanto, in quelle stesse ore, fuori della finestra c´era il finimondo. In piazza c´era la Cina. Centinaia di migliaia di persone, non solo studenti, chiedevano un incontro. Speravano che Gorbaciov, arrivato da Mosca con la sua perestrojka, potesse influire sulle decisioni del governo. Ma io non potevo». Non ne parlò con i leader cinesi? «Ero molto colpito. Molto solidale. Ma ero in Cina per una visita ufficiale, di Stato, ed è del tutto evidente che non potevo intervenire. Dovevano decidere i dirigenti cinesi. I problemi erano arrivati a un punto da non poter più essere ignorati». Proprio Repubblica, in quei giorni, scrisse che in città circolava il racconto dell´auto di Gorbaciov bloccata, mentre correva nel quartiere Jing Song, dagli operai che cercavano Li Peng. Nella leggenda pechinese, che però non ha mai trovato riscontro, lei scende subito a parlare col popolo, interroga e risponde alle domande, stringe le mani sorridendo e prima di andarsene distribuisce caramelle. «è vero che incontrai i ragazzi. Un giorno, mentre ci muovevamo in macchina scortati dalla polizia, ho visto un gruppo di studenti e operai. Erano riusciti ad avvicinarsi tanto che l´auto fu costretta a fermarsi. Io aprii subito la portiera e uscii fuori. Erano molto affettuosi. Sorridenti. Avevano i visi stanchi, gli occhi rossi. Capii che volevano spiegarmi il perché della loro protesta, che erano lì per la democrazia, la libertà. «Perestrojka», dicevano. Ma io ho cercato di non approfondire. Mi rendevo perfettamente conto della delicatezza della situazione. E anche delle difficoltà della dirigenza cinese. Avevo ricevuto moltissime lettere, commoventi, dagli studenti. Lettere e biglietti che ancora conservo». Ma se la città era invasa dalla folla, come mai lei la incrociò una sola volta? «Evidentemente, il governo cinese voleva ridurre al minimo i contatti. Un giorno, mentre ci portavano in macchina al Palazzo, mi resi conto che eravamo finiti in periferia. Un percorso alternativo, fuori mano. Ma noi abbiamo chiuso gli occhi, lasciando che fossero loro a decidere. Dietro tutto questo c´era il supremo interesse del mio Paese di ristabilire le relazioni bilaterali. Di questa normalizzazione avevamo bisogno noi, ne aveva bisogno la Cina e, io dico, ne aveva bisogno il mondo. Non abbiamo però potuto tacere del tutto. Fui costretto a dire, durante la conferenza stampa, di sperare e di essere certo che i leader cinesi sarebbero riusciti a trovare in sé la saggezza per fare la scelta migliore». Si fa fatica ad immaginare che in quella situazione così drammatica, con la piazza in subbuglio, tutto il mondo con gli occhi puntati, essendo evidente che lei non poteva ignorare ciò che stava accadendo, nessuno dei dirigenti cinesi abbia voluto dire nulla. «Ci accolsero nel migliore dei modi, con immenso calore, amicizia. Certo, erano ben coscienti del fatto che noi non solo sapevamo tutto, ma continuavamo a ricevere richieste di aiuto dalla piazza. Tuttavia direttamente, durante i colloqui, non dissero mai niente. Non potrò mai dimenticare Zhao Ziyang. La sofferenza si leggeva sul suo viso. Il giorno in cui ci accolse in qualità di segretario del Partito comunista cinese non riusciva a nascondere il peso insostenibile che aveva nel cuore. Sembrava che potesse avere un infarto da un momento all´altro. Il colloquio durò ore e ore, forse cinque, se non ricordo male. Bevemmo insieme litri di vodka. Non so se abbia avuto la tentazione di aprirsi di più. Disse solo che c´erano dei problemi da risolvere. No, è chiaro: non volevano coinvolgerci direttamente». Cosa pensò quando seppe che Zhao era stato rimosso e emarginato, dopo aver cercato di evitare il bagno di sangue? «Pensai che non era la decisione migliore. Ma stiamo parlando della Cina. All´interno della classe dirigente in quei giorni ci fu uno scontro. Poi Deng accolse il punto di vista di Li Peng». Si disse che la dirigenza cinese temeva un "effetto Gorbaciov". «è possibile. Ma ci tennero a dimostrarmi grande amicizia. Subito dopo Pechino, andammo per tre giorni a Shanghai. Il sindaco allora era Jang Zemin. Ci portarono a vedere le prime zone economiche speciali. Pranzammo insieme, lui cantava le canzoni russe e io gli facevo il controcanto. Anche lui parlava bene russo, aveva studiato da noi in gioventù». Qualcuno scrisse che la tragedia della Tienanmen fu in qualche modo un monito per lei, che mai volle usare la forza in Russia. «No, questo è falso. C´erano state già molte situazioni simili da noi. Rivolte nazionali e dispute territoriali. Io avevo già fatto la mia scelta». Secondo lei fu la rivolta cinese a dare il via ai sommovimenti del 1989, che finì col crollo del Muro di Berlino? «Io credo che, sì, tutto cominciò quell´anno, con la perestrojka che iniziava a segnare la svolta e la decisione di creare a Mosca un vero Parlamento espresso attraverso vere elezioni. Fu una scossa che fece tremare il mondo e poi si fermò nel punto di partenza, due anni dopo, col crollo dell´Urss».

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il dossier - (segue dalla copertina) antonio cianciullo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 22 - Esteri Il dossier Tre anni di lavoro, centinaia di volontari sul campo Il rapporto finale di Greenpeace sulla foresta brasiliana non è solo una denuncia nei confronti delle multinazionali ma anche un racconto da brivido di indios, sindacalisti e sacerdoti uccisi per le loro battaglie ambientaliste. E di un popolo ridotto quasi alla schiavitù "Chi vuole vivere firma un contratto capestro: lavoro gratuito in cambio di un po´ di riso" "I camion delle industrie della carne sgombrano le baracche e bruciano tutto" (SEGUE DALLA COPERTINA) ANTONIO CIANCIULLO Squadre che spadroneggiano in un´area grande quanto un continente uccidendo indios, sindacalisti e sacerdoti e sostituendosi al potere dello Stato. «Alle volte gli uomini dei fazenderos arrivano sui camion, sgombrano le casupole che sorgono a ridosso della foresta e bruciano tutto», racconta Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace. «Chi vuole sopravvivere è costretto a firmare un contratto basato su uno scambio drammatico ed elementare: lavoro gratuito a vita in cambio di una ciotola di riso e di notti passate sotto chiave, nella gabbie collettive in cui vengono stivati i nuovi schiavi, compresi i bambini. Altre volte invece l´agonia è più lenta. I debiti dei senza terra si accumulano progressivamente a tassi da usura finché il disperato di turno è costretto a cedere la libertà in cambio della vita». Non si tratta di casi eccezionali. Secondo la Dirty List pubblicata nel febbraio scorso, gli schiavisti sono concentrati soprattutto nel Mato Grosso e nel Parà e le loro vittime sono migliaia. La denuncia è confermata da un rapporto Onu (UN report GeoAmazonia) in cui si afferma che tra il 1960 e il 1970 lo schiavismo è riapparso in Brazile «come conseguenza dell´espansione della moderna agricoltura in Amazzonia. L´agro business su larga scala ha provocato una pesante pressione sulle risorse naturali della regione, accelerando i processi di deforestazione e aumentando il lavoro in schiavitù». Un disastro che, secondo Greanpeace, ha nomi e cognomi. Nel rapporto si citano tre giganti del mercato della carne e della pelle brasiliani: Bertin, Jbs, Marfrig. Sono loro l´anello di collegamento tra il disastro sociale e ambientale che sta travolgendo l´Amazzonia e il mondo che guarda con raccapriccio alla violenza degli schiavisti ma finisce, più o meno inconsapevolmente, per comprare i prodotti frutto di quella violenza. Bertin, Jbs e Marfrig, accusano gli ambientalisti, «vengono regolarmente riforniti da allevamenti che hanno tagliato a raso la foresta ben oltre i limiti consentiti dalla legge; in alcuni casi sono state trovate le prove di un rapporto con le fazende che utilizzano gli schiavi». E a loro volta i giganti brasiliani riforniscono un numero impressionante di grandi marchi globali: le materie prime frutto di crimini forestali contaminano così le filiere produttive di settori di prima grandezza. Tra i marchi citati ci sono aziende importanti nel settore della moda, della grande distribuzione, delle auto. Il cuoio lavorato dagli schiavisti arriva alle fabbriche cinesi dove si produce il 60 per cento delle scarpe vendute in tutto il mondo (a comprarlo non sono solo i piccoli produttori ma anche le multinazionali). Il pellame viene utilizzato per la tappezzeria di auto prodotte negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. La carne arriva sugli scaffali della grande distribuzione: il 90 per cento della carne brasiliana importata in Inghilterra proviene da Bertin, Jbs o Mafrig. Anche in Italia sono molte le aziende che mettono l´Amazzonia in scatola: Mafrig, uno dei tre nomi messi sotto accusa nel rapporto di Greenpeace, ha buoni rapporti commerciali con importanti industrie del settore alimentare. Inoltre siamo il centro mondiale della produzione di pelle di alta qualità perché vendiamo l´immagine di un paese in cui la bellezza e la coesione sociale sono valori egemoni da secoli, ma se andiamo a spulciare la lista dei fornitori di alcune griffe troviamo sorprese poche piacevoli: di nuovo una delle aziende che figurano nella lista nera degli ambientalisti, la Bertin. Il risultato di questa rete occulta di connessioni è un finanziamento globale alla distruzione dell´Amazzonia che sta creando un pressing micidiale. Un quinto del totale dei gas serra che minano la stabilità del clima viene dai roghi delle foreste. E il Brasile occupa il quarto posto (dopo Cina, Stati Uniti e Indonesia) per le emissioni di anidride carbonica principalmente a causa dell´erosione dell´Amazzonia. La corsa alla distruzione della più grande foresta pluviale del pianeta ha vari attori, dagli agricoltori che fanno largo alla soia ai mineiros che avvelenano la foresta per estrarre oro. Ma l´allevamento dei bovini gioca la parte dell´imputato numero uno: ha l´80 per cento delle responsabilità. Nel tempo che impiegherete a leggere questo articolo un bel pezzo di foresta si sarà già trasformato in bistecca: le mandrie rubano un ettaro di foresta amazzonica ogni 18 secondi. E un ettaro di verde in Amazzonia può contenere più di 400 specie arboree, un frammento importante della più ricca concentrazione di biodiversità del mondo. Inoltre, non solo il Brasile è il più grosso esportatore di carne a livello mondiale (l´export è aumentato di sei volte tra il 1998 e il 2008), ma le prospettive sono allarmanti: nel 2018 ogni tre tonnellate di carne vendute a livello internazionale due saranno brasiliane. La partita però non è ancora persa. Per anni Brasilia ha incoraggiato l´attacco all´Amazzonia, ma la pressione internazionale ha ormai raggiunto un livello critico. Il Met Office, da Londra, ha avvertito: la foresta amazzonica contiene un decimo di tutto il carbonio conservato negli ecosistemi terrestri. E l´anno scorso, per la prima volta, il Brasile ha risposto lanciando un importante segnale di apertura: creare un Fondo per l´Amazzonia che punta a rastrellare 20 miliardi di dollari per finanziare la conservazione della foresta e il suo sviluppo sostenibile. Un impegno assunto in prima persona dal presidente Lula: «La lotta contro la deforestazione è un asse centrale del nostro piano di azione contro il cambiamento climatico. Ridurremo la deforestazione dell´Amazzonia del 72 per cento entro il 2018. In questa maniera il Brasile eviterà l´emissione di 4,8miliardi di tonnellate di anidride carbonica». «Ma il tempo dell´ambiguità è scaduto», osserva Chiara Campione. «Non si possono chiedere fondi per l´Amazzonia e finanziarne la distruzione. Non ci si può iscriversi nell´elenco delle aziende impegnate a difendere il clima e comprare materie prime che vengono dalla devastazione delle foreste pluviali».

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nadal, il crollo del re prima disfatta a parigi - gianni clerici parigi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)

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Pagina 45 - Sport Nadal, il crollo del re prima disfatta a Parigi Soderling lo batte agli ottavi, stop alla serie record A Roma lo spagnolo aveva lasciato un game al suo rivale Ma ieri era spento fisicamente GIANNI CLERICI PARIGI Fuori la Ivanovic, e si può capire, dopo tutti i disastri seguiti alla sorprendente vittoria dell´anno scorso. Ma non ero preparato all´orazione funebre per la prematura scomparsa di Rafael Nadal, battuto da Soderling, così come, vent´anni addietro, ero rimasto incredulo di fronte a Lendl sgambettato da Michelino Chang. Quei pochi amici che se ne intendono mi avevano peraltro suggerito di andarci cauto, con le predizioni sulla prossima, quinta vittoria parigina del Mostro. Soprattutto chi era a Madrid, e l´aveva visto sommerso dallo ex-Federerissimo, si era reso conto che la flessione non era certo causata dall´altura, dalle palle, e da tutto quel che un giocatore battuto è in grado di far credere agli specialisti delle conferenze stampa. Il fenomeno atletico chiamato Nadal, il Mirabile Mostro, era giunto svuotato alla fine della prima densissima parte dell´anno, quella che culmina nell´aureo binomio Parigi e Wimbledon. Quasi imbattibile – aveva perso quattro match su quarantacinque, tutti al meglio di tre set, e uno solo sul rosso – confessava soltanto agli intimi una perduta lucidità, aggravata anche dalla cronica infiammazione alla rotula del ginocchio sinistro, e del sinistro alluce. Ma non è facile far pronostici sulle informazioni di corridoio, anche se proprio stamattina il manager del campione si era rivolto allo scriba per alcune confidenze che non verranno pubblicate, secondo l´antico adagio, scriba riservato, scriba superato. Ma ritorno alla simil-cronaca, dopo aver ricordato chi sia Robin Soderling. Svedese di un 1,90 per 80 kg, famiglia borghese con papà avvocato, tendenza all´attacco al seguito di un servizione con lancio altissimo, vanamente pronosticato erede di Lundqvist più che di Borg, dopo la vittoria nell´Orange Bowl 2001, in seguito deludente – per dire – sino ad entrare tra i Venti solo alla fine del 2008. Attuale n. 25, dopo una mediocre stagione di sole 9 vittorie contro 10 sconfitte. In proposito, emblematico mi sembra ricordare il match di Roma tra i due protagonisti, terminato 12 a uno per Nadal. E´ mai possibile un ribaltamento come quello odierno? Direi di sì, nel caso in cui il tennista che basa il suo gioco sulle qualità muscolari e podistiche le smarrisca in gran parte, e non riesca più a togliersi dagli immediati dintorni dei cartelloni pubblicitari, nei dintorni dei quali è solito ribattere, per poi iniziare un´avanzata progressiva oggi raramente riuscitagli. Cito di passaggio un paio di cifre indicative, ancora sorpreso da un Nadal incapace di far meglio del 35% sulle ribattute, e addirittura nullo nei dintorni della rete dove non ha trasformato nemmeno mezza volè, se mi credete. Contro simile controfigura Soderling ha avuto due meriti. Primo, rendersi conto della pochezza odierna di Rafal. Secondo, non mai abbandonare una tattica d´attacco vincente. Da qui a ritenerlo capace di prendere il posto di Nadal, in un torneo inatteso quanto incasinato, ci vuole un passaporto svedese o un infinito ottimismo. Risultati – Ottavi uomini: Soderling (Sve) b. Nadal (Spa) 6-2, 6-7 (2), 6-4, 7-6 (2). Donne: Azarenka (Blr) b. Ivanovic (Srb) 6-2, 6-3; Sharapova (Rus) b. Na Li (Cin) 6-4, 0-6, 6-4.

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Tre tazzine quotidiane in Italia: il rito è donna e si beve dolce (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-06-01 - pag: 26 autore: INFORMAZIONE PUBBLICITARIA A cura de Il Sole 24 ORE System RICERCHE Un'indagine elaborata da Nespresso ha tracciato il profilo dei consumatori Tre tazzine quotidiane in Italia: il rito è donna e si beve dolce U na media di cinque tazzine al giorno: sono i tedeschi i maggiori consumatori di caffè al mondo. Al secondo posto gli Usa (3,2 tazzine). Solo terzi gli italiani, con tre tazzine quotidiane. I dati sono il risultato di una ricerca dell'osservatorio giornalistico internazionale ‘Nathan il saggio', che ha monitorato dall'1 gennaio 2007 al 30 gennaio 2009 circa 500 articoli sulle principali testate di 12 nazioni nel mondo. In classifica, anche Austria (2,6 tazzine), Spagna (2,5) e Francia (2,3), dove il consumo di caffè sta crescendo notevolmente, oltre alla Cina (1 tazzina al giorno). Ultima, la Gran Bretagna (0,1). In Germania, l'acquisto di miscele certificate è cresciuto nell'ultimo anno del 10%, mentre in Russia l'incremento arriva al 13%. Tra le motivazioni espresse dagli intervistati sulla loro predilezione per l'espresso: gratifica e migliora le capacità mentali, è un momento per staccare e riprendere la carica e, per gli asiatici, un simbolo che avvicina allo stile di vita occidentale. Una curiosità: tra i Paesi consumatori, sta crescendo notevolmente il Brasile, che è anche il maggiore produttore mondiale (46 milioni di sacchi prodotti nel 2008). Nell'esercizio novembre 2007- ottobre 2008, i consumi interni di caffè sul mercato brasiliano sono cresciuti del 3,2% rispetto al precedente periodo, per un quantitativo di 550 milioni di sacchi in più. In termini pro-capite il consumo annuo si colloca a 5,64 kg annui di caffè crudo (grossomodo come l'Italia), pari a 4,51 kg di caffè torrefatto. Secondo la ricerca “Tendências do Consumo do Café no Brasil em 2008”, condotta da TNS InterScience, 9 brasiliani su 10 (di età superiore ai 15 anni) bevono caffè almeno una volta al giorno. Tornando all'Italia, Nespresso ha tracciato un profilo del consumatore italiano. Lo studio dice che le donne consumano più caffè degli uomini (52% contro 48%) e che le aree dove se ne beve di più sono il nord-ovest, il sud e Sicilia. In particolare, il contributo maggiore dei consumi spetta al Sud (con il 29.4% in volume e il 28% in valore) seguito dal Nord Ovest (29.1% in volume e 29.7% in valore), dal Centro (20% - 20.2%) e dal Nord Est (21.5% - 22.1%). Il 69% degli italiani beve il caffè al mattino, mentre il 53% lo prende dopo pranzo; il 35% lo consuma amaro, il 46% preferisce aggiungere lo zucchero. La ricerca individua sei categorie di consumatori di espresso: ci sono gli ‘abitudinari', che sono il 28% e vedono nel caffè un rito irrinunciabile, e i ‘costretti', quel 21% che si concede una tazzina al mattino per darsi la carica necessaria ad affrontare la giornata; i ‘ritmici' (18%) considerano il caffè come la bevanda che fissa i ritmi della giornata, mentre i ‘funzionali' (15%) sono coloro che, attenti alla salute, ne valutano gli effetti benefici. I ‘limitati', che non bevono più di un espresso al giorno, sono l'11%, mentre i ‘dipendenti', quelli che non possono assolutamente farne a meno, sono il 7%. Il mercato del caffè attraversa da molti anni la fase di maturità dei consumi. La penetrazione del prodotto nelle famiglie italiane è prossima al 100% e non vi sono spazi di ulteriore crescita per l'allargamento del parco famiglie. Inoltre, il segmento moka è un comparto fortemente concentrato, oltre il 70% delle vendite complessive, sia in valore sia in volume, nel canale iper + super + superette è coperto dai primi tre produttori. è un settore, quindi, ad alta intensità di marketing; le aziende investono largamente sulla comunicazione puntando a guadagnare o conservare rilevanti quote di mercato sul piano nazionale. I consumi di caffè casalingo rappresentano circa il 70% del mercato, il canale ho.re.ca. il 25%, la distribuzione automatica, canale in forte crescita, il rimanente 5%.

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Zicaffè, dal 1929 la passione per il caffè (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-06-01 - pag: 26 autore: Zicaffè, dal 1929 la passione per il caffè P artono dalla Sicilia le miscele Zicaffè, per conquistare il mondo con la loro qualità ineguagliabile. La distribuzione arriva, infatti, ben oltre la Sicilia e il meridione d'Italia, toccando molte città del centro-nord e quasi tutte le nazioni europee, fino a estendersi in Africa, in America, in Canada, e in Paesi come Indonesia, Corea del Sud e Cina. Una qualità che nasce da studi e ricerche continui: è questo l'obbiettivo della collaborazione tra Zicaffè e il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Università di Messina che, partendo dall'esame delle specie di caffè verde, ne accerta le caratteristiche bio-organolettiche, individuando i dosaggi e le qualità ideali. Per esaltare e tramandare l'esperienza e i segreti che fanno della tradizione italiana la più amata nel mondo, Zicaffè organizza corsi di degustazione periodici riservati agli esercenti e dedicati all'arte della preparazione del caffè. Proprio dalla grande esperienza acquisita da Zicaffè in quest'arte, nascono miscele che primeggiano per aroma e cremosità, come “Cinquantenario” e “Crema in tazza Superiore” il top della gamma nel settore bar, tanto da essere state certificate dall'Inei (Istituto Nazionale Espresso Italiano) come autentico “espresso italiano”. Entrambe nascono da specie eccelse, con accentuata prevalenza di Arabica, ed esprimono gusto e profumo eccezionali, rivelando un gusto pieno e una crema omogenea e persistente. L'ultima novità Zicaffè si chiama ”Densacrema” ed è un amalgama perfetto tra le migliori qualità bar, scelte, tostate e macinate con maestria e con procedimenti assolutamente naturali. Già disponibile in cialde confezionate in carta filtro monodose per macchinette installabili in ufficio e in casa, Densacrema contraddistingue la linea Vending e sarà presto distribuita anche in capsule. Zicaffè punta da sempre alla individuazione e alla soddisfazione delle esigenze di mercato attraverso la qualità di miscele che sono il frutto di una passione che dura da 80 anni.

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Prodi: il sogno europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 01-06-2009)

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Prodi: il sogno europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd NINNI ANDRIOLO «Le forze dell'Ulivo hanno la grande responsabilità di portare avanti l'idea dei progressisti e dei democratici per essere più forti in Europa e per un'Europa forte nel mondo». È un appello a votare Pd quello che Romano Prodi rivolge al «popolo ulivista» attraverso i microfoni del Tg1. Ad una settimana dal voto, nel giorno del quarantesimo anniversario del suo matrimonio con la moglie Flavia, l'ex presidente del Consiglio scende in campo per chiedere a chi ha creduto prima nell'Ulivo e dopo nel Partito democratico di non astenersi, di non disertare le urne, di tornare a scommettere nel progetto in cui «lui - come spiegano i suoi - crede ancora fermamente». Voto importante «Il voto per l'Europa è importantissimo - spiega l'ex premier - senza l'Europa in questa tempesta noi nel mondo saremmo naufragati». Secondo Prodi «solo l'Europa» ha salvato l'Italia. E l'Unione «non ha fatto quello che non poteva fare» contro la crisi solo «perché l'Europa è ancora a metà». Un richiamo, questo, alle riforme incompiute e, in particolare, al progetto di Costituzione europea. Quelle del 7 giugno, in sostanza, sono «elezioni importanti», perché «bisogna spingere l'Europa verso una coesione che la renda abbastanza forte per poter dialogare con la Cina e con gli Stati Uniti con parità di mezzi». Europa e Italia E non esiste «l'Europa senza l'Italia», perché «l'Italia è sempre stata il perno d'Europa» anche grazie alle «forze dell'Ulivo» che si sono impegnate - contro ogni «euroscetticismo» - per dare al Paese una dimensione europea. Dopo il gesto simbolico del ritiro della tessera del Partito democratico, il Professore torna «a dare una mano». Non lo fa, come pure gli era stato chiesto dal gruppo dirigente Pd, partecipando a manifestazioni elettorali a fianco di questo o quel leader. Ma attraverso un'intervista rilasciata al telegiornale più seguito della Rai. «Preoccupato per la situazione del Paese», così i collaboratori più stretti definiscono l'ex premier. Secondo il quale «il progetto del Pd» è indispensabile per «cambiare» l'Italia e «farla tornare a crescere». Ma da ex presidente della Commissione europea, aggiungono i suoi, Prodi considera «vergognoso» che si strumentalizzi l'Europa per una partita politica tutta nazionale. Le candidature «di bandiera» del centrodestra e non solo - in sostanza - non rendono onore all'Italia che deve pesare con forza e dignità dentro l'Unione europea. «Vergognoso», per Prodi, che si metta nel conto l'assenteismo da Strasburgo nel momento in cui il Parlamento europeo «dovrà svolgere compiti sempre più decisivi». 40 anni Quarantesimo anniversario di matrimonio, scrivevamo all'inizio. Romano Prodi e Flavia Franzoni - le nozze vennero celebrate il 31 maggio del 1969 dal cardinale Camillo Ruini, allora vescovo di Reggio Emilia - hanno trascorso la giornata a Bologna, partecipando in mattinata alla Messa nella chiesa di San Giovanni in Monte e festeggiando poi, nella loro casa, assieme a familiari e amici. Ad una settimana dal voto, malgrado il Pd sia dato in crescita dai sondaggi e riduca le forti distanze dal Pdl registrate nelle settimane scorse, Prodi - ieri - ha deciso di rivolgersi al popolo dei «delusi». In un momento in cui Franceschini e i vertici democratici sono impegnati a mettere in guardia dai rischi «per la qualità della democrazia» che comporterebbe una «vittoria oltre misura di Berlusconi», l'appello di ieri rappresenta una scelta politica «di partecipazione». Il Professore, in sostanza, «non si astiene». «Il Partito democratico io ce l'ho nel cuore», ripete, cosciente del ruolo di «padre nobile» che - ribadiscono i suoi - «Romano continua ad assumere simbolicamente per tanta gente che ha creduto nell'Ulivo». Il Professore (Prodi ha festeggiato ieri i 40 anni di matrimonio con la signora Flavia) parla contro «l'astensionismo». Convinto che occorre proseguire e concludere il sogno europeo invita a «votare Pd».

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le erbacce sulla strada della ripresa economica - nouriel roubini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

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Pagina 1 - Prima Pagina Le idee Le erbacce sulla strada della ripresa economica NOURIEL ROUBINI Il ritmo della contrazione dell´economia mondiale potrebbe stare rallentando, secondo quanto suggeriscono gli ultimi dati. La speranza, però, che i "germogli" della ripresa spuntino con vigore è stata soffocata da una invasione di erbacce. Gli ultimi dati sull´occupazione, sulle vendite al dettaglio, sulla produzione industriale e sul mercato immobiliare residenziale negli Stati Uniti sono ancora molto deboli; i dati sulla crescita del Pil europeo nel primo trimestre sono scoraggianti; lo stato dell´economia giapponese è ancora comatoso e persino la Cina - che è in via di ripresa - registra un flusso delle esportazioni molto debole. Il giudizio secondo il quale l´economia globale si starebbe avvicinando al momento più basso della crisi si dimostra essere - ancora una volta - troppo ottimistico. Dopo il collasso di Lehman Brothers nel settembre 2008, il sistema finanziario globale si era avvicinato pericolosamente al disfacimento e l´economia mondiale aveva cominciato a precipitare in caduta libera. Tant´è così che il ritmo della contrazione economica del quarto trimestre del 2008 e quello del primo trimestre del 2009 hanno toccato livelli molto vicini a quelli di una depressione. A quel punto, a livello mondiale, i leader politici hanno trovato la risolutezza per voltare pagina e hanno messo mano a quasi tutte le armi disponibili nel proprio arsenale. SEGUE A PAGINA 27

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in frantumi il mito dell'impresa privata negli usa è l'ora di "government motors" - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

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Pagina 6 - Economia In frantumi il mito dell´impresa privata negli Usa è l´ora di "Government motors" La bancarotta della big dell´auto apre un grande vuoto, e nessuno sa se potrà essere riempito "Ciò che è bene per Gm è bene per l´America", si diceva a Detroit Oggi non è più così La Casa Bianca promette di non interferire nelle decisioni di tipo manageriale FEDERICO RAMPINI «Un parto doloroso». Con toni severi Obama annuncia la bancarotta di General Motors, pilotata da un governo che assume responsabilità senza precedenti nella gestione di un colosso industriale. Mentre gli osservatori più disincantati salutano la nascita di "Government Motors", il discorso di Obama riflette la gravità del momento. Dà il senso di un pezzo di storia del capitalismo che si chiude, senza che vi siano certezze sul modello che verrà. General Motors stava per compiere 101 anni. Ha 54 anni in più del presidente che ora ne eredita il cadavere ingombrante. Obama tenterà di trapiantare i suoi organi ancora sani - se ce ne sono - in un organismo da inventare. Gm fu un esempio di management illuminato ai tempi di Alfred Sloan, studiata e imitata dagli industriali del mondo intero. S´identificò con la cultura dell´automobile che è stata non solo consumismo ma stile di vita, libertà individuale, emancipazione dei giovani, conquista dei grandi spazi nell´American way of life. Fu qualcosa di ancora più importante: un motore di consenso sociale. Contribuì a creare la vasta middle class americana, quel ceto medio unificato che includeva gli "uomini in flanella grigia" del management e i colletti blu addomesticati da alti salari, generosi privilegi sanitari e previdenziali. Grazie a lei l´America coesa dagli anni 50 poteva evitarsi gli spasmi della lotta di classe, con un Welfare aziendalista e poche diseguaglianze sociali. Vi fu un´epoca in cui Detroit era una Silicon Valley, una patria di ingegneri di talento che sfornavano innovazioni destinate a influenzare il mondo. Il suo mitico presidente Charles Wilson mezzo secolo fa coniò una massima che sembrava indiscutibile - «quel che è buono per la Gm è buono per l´America». Oggi l´azienda che ha perso tutti i primati non arriva prima neppure nella corsa alla bancarotta, superata sul traguardo dalla Chrysler. Ma la Gm è troppo grossa per una soluzione alla Chrysler. Per ora non c´è un acquirente in vista, né americano né straniero, neppure per una "New Gm" in cui vengano scorporate dal giudice fallimentare le attività meno decotte. Per ora Obama deve restare azionista al 60%, dopo aver speso già 60 miliardi di dollari di risorse del contribuente. Un altro 12% di azionariato è nelle mani del governo vicino, il Canada, risucchiato per forza nell´operazione per le tante fabbriche presenti sul suo territorio. I detentori di obbligazioni saranno costretti a incassare perdite pesanti, con la conversione dei loro bond in azioni ad alto rischio di evaporazione. I dipendenti subiranno un salasso micidiale: altri 21.000 licenziamenti, da 12 a 20 stabilimenti chiusi. Se non sarà un Frankenstein intento a barcollare per qualche anno verso la dissoluzione finale, la New Gm dovrebbe assomigliare a una mini-Toyota: con auto più piccole, più efficienti, più verdi. E´ la missione assegnata da Obama, che entra sul terreno di una politica industriale attiva. Non faremo del micro-management, non interferiremo nella gestione quotidiana, promette il presidente. Vuole rassicurare chi non crede alle virtù dello Stato-azionista: dal Giappone alla Francia, gli americani sono convinti che i dirigismi pubblici abbiano collezionato più disastri che successi. Ma la logica delle cose spinge inesorabilmente l´America verso esperimenti di Stato-imprenditore. Il mito dell´infallibilità del mercato si è fracassato. Difficile fare peggio del privato. E comunque quando l´azionista pubblico controlla oltre il 70% del capitale di un´azienda, se rinunciasse a esercitare i propri diritti-doveri sarebbe colpevole di alto tradimento. Questo vale anche per la discutibile scelta del governo tedesco sulla Opel. Si può obiettare che la preferenza della Merkel per Magna è dettata dall´illusione di limitare i tagli di capacità, socialmente dolorosi. Ma lo Stato tedesco ci mette tanto del suo. Nessuno può negargli il diritto di sbagliare coi propri soldi. Marchionne e tutti i top manager del suo settore, devono rassegnarsi al fatto che l´industria automobilistica sarà più che mai un settore ad alta intensità di interferenze politiche. Nessun chief executive oggi può considerarsi autonomo dai contribuenti. Il fatto che la bancarotta di Gm fosse una morte annunciata, non toglie al senso di solennità, all´atmosfera di sgomento di fronte a un grande vuoto. Nessuno sa davvero se quel vuoto sarà mai riempito. Nelle crisi cicliche precedenti erano chiare le identità dei vincitori - i giapponesi, i sudcoreani. Oggi vincitori non ce ne sono, malgrado i toni trionfalistici che hanno accompagnato i primi passi dell´offensiva Fiat su Chrysler e Opel. All´orizzonte c´è stagnazione, e un assestamento su modelli di consumo più frugale. Solo Cina e India hanno vasti mercati di prima motorizzazione capaci di una prolungata crescita, e insieme costi di produzione competitivi. L´Unione europea ha il 10% della popolazione mondiale ma il 30% della capacità di produzione automobilistica. E´ un divario destinato a chiudersi. Negli Stati Uniti la Gm fu a lungo il più grande datore di lavoro nazionale. Da tempo l´ha sostituita in quel ruolo Wal-Mart: un colosso della grande distribuzione. Quanta vocazione manifatturiera possa restare in Occidente, è un interrogativo a cui questa crisi deve ancora fornire una risposta.

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le erbacce sulla strada della ripresa - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

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Pagina 29 - Commenti LE ERBACCE SULLA STRADA DELLA RIPRESA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Un allentamento delle politiche fiscali ampio; una manovra monetaria espansiva sia di natura convenzionale sia non convenzionale; migliaia di miliardi di dollari per sostenere il sistema iniettando liquidità; ricapitalizzazioni, garanzie e misure di tipo assicurativo per avere la meglio sulla crisi della liquidità e del credito; e, infine, un aiuto massiccio alle economie dei mercati emergenti. Se si considerano soltanto gli ultimi due mesi, il numero degli interventi messi in moto dalle politiche adottate hanno superato i 150. Questa versione politica della dottrina della "forza sovrastante" dell´ex segretario di Stato Colin Powell, abbinata alla drastica contrazione della produzione che si è arrestata sotto il livello della domanda finale di beni e servizi (ridimensionando quindi i magazzini dell´invenduto) delinea un quadro secondo il quale la maggior parte delle economie potrebbe "toccare il fondo" nella prima metà dell´anno prossimo. Anche così, gli ottimisti che l´anno scorso avevano parlato di un atterraggio morbido o di una recessione di otto mesi a forma di V sono stati smentiti, mentre coloro che hanno sostenuto che questa sarebbe stata una recessione di circa 24 mesi, più lunga e più seria e a forma di U – il declino dell´economia statunitense è entrato nel suo diciottesimo mese – hanno visto la loro opinione confermata. La questione cruciale, tuttavia, non è quando l´economia consoliderà il momento più basso della crisi, bensì se la ripresa globale – indipendentemente da quando essa si verificherà – sarà nel medio termine robusta o debole. Non sono da escludere un paio di trimestri positivi con un balzo della crescita del Pil nel quadro di una breve e forte ripresa a breve termine trainata dal ciclo dei magazzini e dai massicci stimoli prodotti dalle politiche adottate. Quei possibili germogli dei quali tanto si sente parlare in questi giorni potrebbero tuttavia essere soffocati dalle erbacce anche nel medio termine, indicando una ripresa globale debole che si avrebbe nel corso dei prossimi due anni. Innanzitutto, l´occupazione negli Stati Uniti e nelle altre economie si sta ancora contraendo drammaticamente. Anzi, nelle economie avanzate, il tasso di disoccupazione supererà entro il 2010 il 10 per cento: una brutta notizia sul fronte del consumo e della dimensione delle perdite delle banche. In secondo luogo, quella presente è una crisi di solvenza e non soltanto di liquidità, eppure, il vero processo teso a ricondurre il livello dell´indebitamento entro limiti adeguati non è ancora iniziato. La causa di ciò è che non è stato ancora avviato un processo di riduzione del debito e delle perdite registrate a livello delle singole famiglie, degli istituti finanziari e persino delle grandi società, debito e perdite che invece vengono socializzati e trascritti nei bilanci dello Stato. Il mancato processo di risanamento del debito limiterà la capacità delle banche di prestare denaro, quella delle famiglie di consumare e quella delle aziende di investire. In terzo luogo, nei paesi che registrano un deficit delle partite correnti, i consumatori sono costretti a limitare il consumo e a risparmiare ancora di più per molti anni a venire. Questi consumatori che hanno acquistato oltre il limite delle proprie possibilità, i cui risparmi si sono erosi e che si ritrovano oberati dai debiti sono stati colpiti inoltre pesantemente nel patrimonio (per via della caduta dei prezzi delle case e dei titoli azionari), da tassi per il servizio del debito in continuo aumento e da sempre minori redditi e occupazione. Quarto, il sistema finanziario – nonostante la rete di salvataggio stesa dalle politiche governative – è gravemente danneggiato. Buona parte del cosiddetto sistema bancario ombra è scomparsa e sulle banche commerciali tradizionali grava il peso di migliaia di miliardi di dollari di perdite non ancora emerse ma previste nei capitoli dei prestiti e dei titoli, mentre al tempo stesso queste banche si ritrovano ancora gravemente sottocapitalizzate. La crisi del credito quindi non si risolverà a breve. Quinto, sul fronte produttivo, una redditività debole da imputare agli ingenti debiti, al rischio di fallimento, a una crescita economica ridotta – e quindi anche una scarna crescita del reddito – nonché a margini commerciali erosi dal rischio deflazione, continueranno a zavorrare la spinta delle aziende a produrre, ad assumere dipendenti e a investire. Sesto, i tassi di indebitamento del governo comporteranno alla fine un aumento dei saggi di interesse reali che potrebbero diventare uno spauracchio per il consumo dei privati e persino mettere a rischio il rifinanziamento da parte di paesi terzi tramite i titoli del debito. Settimo, la monetizzazione dei deficit fiscali non produce inflazione nel breve termine, mentre mercati produttivi e del lavoro in affanno danno luogo invece a forze che spingono fortemente in senso deflazionario. Se le banche centrali non individueranno quindi delle strategie che permettano loro di lasciarsi alle spalle delle politiche che raddoppiano o addirittura triplicano la base monetaria, tutto ciò non potrà che sfociare in un´inflazione nel meccanismo beni-prezzi o in una bolla degli asset e del credito (o entrambe le cose). L´aumento del prezzo di certi titoli, delle materie prime e di altri asset rischiosi è chiaramente legato alla liquidità. Ottavo, certe economie emergenti i cui fondamentali sono più deboli potrebbero non essere in grado di evitare una grave crisi finanziaria nonostante il massiccio aiuto del Fmi. Infine, la riduzione degli squilibri globali implica che i deficit delle partite correnti delle economie che più tendono a dissipare (gli Stati Uniti e altri paesi anglosassoni) avranno l´effetto di ridurre il surplus delle partite correnti dei paesi che registrano un risparmio superiore alla media (Cina e altri mercati emergenti, Germania e Giappone). Se nei paesi che presentano un surplus la domanda interna non crescerà abbastanza rapidamente, la mancata domanda globale in rapporto all´offerta - oppure, in altre parole, un eccesso di risparmio a livello globale in rapporto alla spesa per investimenti - porterà a una ripresa della crescita dell´economia globale più debole, nella quale molte economie cresceranno ben al di sotto del proprio potenziale. Dunque, i germogli della stabilizzazione potrebbero cedere il terreno alle erbacce della stagnazione se una serie di fattori del medio termine soffocheranno la capacità dell´economia globale di ritornare a una crescita sostenuta. Finché queste debolezze strutturali non saranno state risolte, l´economia, nel biennio 2010-2011, potrebbe crescere ma a un ritmo anemico. L´autore è professore di economia presso la Stern School of Business della New York University e presidente di RGE Monitor (www. rgemonitor.com) Copyright Project Syndicate, 2009. www. project-syndicate.org Traduzione di Guiomar Parada

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Prysmian (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Prysmian di Redazione del 02-06-2009 da Finanza&Mercati del 02-06-2009 [Nr. 106 pagina 19] Una seduta, si sa, non fa primavera. Ma fa riflettere il fatto che nella prima seduta del Ftse/Mib figurino, tra le prime cinque, due società-termometro per misurare gli investimenti: Prysmian e StMicroelectronics. Sia Carlo Bozotti, ceo di Stm, che Pier Francesco Facchini, cfo della seconda potenza nel mondo dei cavi, sostengono che nel primo trimestre «la congiuntura ha toccato il fondo», con un calo di ricavi (e di profitti) intorno all'11%. Segnali di ripresa se ne vedono pochi, ma la caduta a precipizio, senza rete, è finita. E dopo la discesa Prysmian si è presentata all'appuntamento di giugno con rappporti sostenibili: un price earning di 9 volte; un rapporto ev/bbitda di 5.8 volte più un dividend yield pari al 4.2%, di rilievo per una tipica società growth. Purché la crescita riprenda, come Prysmian non dispera. Facchini, che ha confermato a Bloomberg una guidance per il 2009 di un ebitda pari a 400 milioni, vede nuovi ordini in futuro nella trasmissione energia in Cina e Usa, ma già ci sono risultati in Qatar e Brasile. Più ancora, la crisi ha aperto spazi di crescita per un gruppo che può «sparare» in acquisizioni fino a un miliardo, approfittando della crisi dei boiardi fornitori delle utility russe. In caso di shopping, nota Equita, il rapporto debiti/ebitda salirà da 1,1 a 3,5 volte. In Borsa, grande novità, la prospettiva di una società che mira a crescere non fa paura. Anzi, piace. Telecom Italia Ubs taglia con l'accetta le previsioni per la società di Franco Bernabé. «Troviamo difficile capire - spiega il report - come siano possibile i risparmi sui costi con ricavi più deboli». Di qui un taglio del giudizio da buy a neutral, e dei target (da 1,4 a 1 euro, a 0,72 le risparmio). Insomma, gli analisti della casa elvetica sposano lo scetticismo dei soci bancari di Telco, piuttosto che le strategie dello stesso Bernabé. Ma, a giudicare dal brusco taglio dei target, Ubs sembra attendersi una grandinata, se non un uragano estivo sull'ex incumbent. In arrivo, magari, dall'Argentina (dopo le elezioni), dall'ira madrilena di César Alierta, su cui pesa la svalutazione della quota o sul fronte della rete. A meno che non abbia successo l'offensiva diplomatica di Gabriele Galateri sia sull'intervento pubblico nella costruzione sia nel digitale obbligatorio per i servizi della pubblica amministrazione: ma ci vorrebbero tre miliardi, merce rara di questi tempi. Damiani I segnali in arrivo dal luxury restano negativi. L'export degli orologi svizzeri, per esempio, segna un brusco calo del 26% ad aprile. Ma, a dimostrazione del fatto che le Borse campano di aspettative, ecco che Exane Paribas commenta che «il momentum sembra stabilizzarsi, con un miglioramento rispetto a marzo». Basta questo a far rimbalzare Bulgari (+2,59%) e Damiani, fresca new entry del lusso a orologeria (+9,10%).

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Il Drago manda in fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Drago manda in fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro di Redazione del 02-06-2009 da Finanza&Mercati del 02-06-2009 [Nr. 106 pagina 2] In Cina positivi i dati industriali, meglio del previsto negli Usa Sull'aria di ripresa l'oil sfonda quota 68 $ Il petrolio prende il largo grazie alla Cina e al minidollaro. Il future sul Wti, consegna a luglio, è arrivato ieri a toccare i 68,29 dollari al Nymex, il prezzo più alto dallo scorso 5 novembre, valore che spinge il guadagno da inizio anno al 52 per cento. Ad accendere le quotazioni sono stati ieri i dati macroeconomici in arrivo da Pechino, dove l'indice che misura la fiducia sugli acquisti industriali è aumentato per il terzo mese di seguito. Per contro, anche negli Usa il dato dell'Ism (Institute for Supply Management) è rimasto sotto quota 50 (dunque, in area «contrazione economica»), ma è salito a 42,8 da 40,1 di aprile, e contro un 42,3 atteso dal consensus Bloomberg. Dunque, la statistica sembra aiutare l'aspettativa globale di ripresa che sta alla base del rimbalzo del barile. Per gli analisti di Bernstein, inoltre, si profila nel 2009 un gap tra domanda e offerta di petrolio: il taglio agli investimenti causerà una caduta dell'outoput petrolifero più rapida del calo dei consumi. Di conseguenza, Bernstein prevede un prezzo verso quota 75 dollari al barile. Una quota confermata da Algeri domenica sera dal ministro dell'Energia del Paese africano, per cui un prezzo equo del petrolio «potrebbe essere tra i 70 e i 90 dollari al barile». Anche il dollaro debole continua a giocare un ruolo non secondario nel balzo del barile (e dell'intero comparto delle commodity, vedi articolo pagina a fianco). Ieri, l'euro ha chiuso in rialzo sul dollaro, pur rimanendo a quota 1,41 grazie al supporto giunto al biglietto verde dal dato confortante dell'Ism. Ma per gran parte della giornata il rapporto di cambio tra la valuta europea e quella Usa si è mantenuto sopra la soglia di 1,42 dollari, aggiornando nuovamente i massimi dal dicembre del 2008. La divisa europea si è rafforzata anche su franco e yen considerate valute difensive, che hanno perso terreno di fronte al buon andamento dei mercati azionari. L'euro, in chiusura dei mercati europei, vsleva 136,96 yen (134,95 venerdì e 134,89 la bce), 1,5172 franchi svizzeri (1,5097 e 1,514), mentre passa di mano a 0,8633 sterline (0,8761 e 0,868).

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artigiani nel segno di negri altri cinque anni al vertice - massimo minella (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VIII - Genova ELETTO L´ESECUTIVO DELL´ASSOCIAZIONE SEGGIOLE & POLTRONE Artigiani nel segno di Negri altri cinque anni al vertice MASSIMO MINELLA C´è ancora Felice "Cino" Negri sul trono degli artigiani genovesi di Confartigianato, quattromila aziende di artigiani e piccoli e medi imprenditori alle prese con una delle più complesse recessioni economiche dal Dopoguerra a oggi. L´assemblea dell´associazione ha infatti eletto nei giorni scorsi i propri vertici esecutivi per il quinquennio 2009-2014, confermando appunto per acclamazione il longevo presidente, solido alleato del presidente Paolo Odone nella guida della Camera di Commercio, in virtù di quel "patto della piccola impresa" (con la Cna di Pino Lamanna) che ormai dieci anni fa consentì a Odone di superare gli alleati-avversari di Confindustria e cinque anni dopo di mettersi al riparo per il secondo mandato. Probabile che quando Odone si ripresenterà per il terzo mandato, l´alleanza continuerà a reggere. Si vedrà. Nel frattempo Cino Negri, sceso in campo anche in difesa della realizzazione della Gronda, si avvia a un nuovo mandato in sella a Confartigianato. Accanto a lui, tre vice, due confermati e una new entry. Per i prossimi cinque anni saranno ancora vicepresidenti Vincenzo Ciliberti e Mario Capovani, mentre il nuovo entrato è Olimpio Marcello. A completare i vertici dell´associazione, come consiglieri della giunte esecutiva, sono stati infine nominati Andrea Carratino, Francesco Vogna, Luca Albertella, Santi Gennari, Enrica Comelli, Luciano Galeazzo, Bruno Monti e Paolo Spanu. «Numerose sono le misure che si possono chiedere al governo in questa fase economica - osserva Negri - credito e finanziamenti, sostegno alla domanda, incentivi fiscali, misure per la crescita e la competitività, ricerca e innovazione, sostegno del lavoro e dell´occupazione, energia».

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la corea del nord prepara il lancio di un nuovo missile (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 13 - Esteri è stato "visto" dai satelliti Usa La Corea del Nord prepara il lancio di un nuovo missile SEUL - è allarme a Seul per un nuovo, possibile, test nucleare da parte della Corea del Nord. La notizia che il più potente missile nordcoreano, una testata intercontinentale multistadio, capace di raggiungere Alaska e Hawaii, è stato spostato nella base di Dongchang-ri, un importante centro militare ai confini con la Cina, fa temere ai media di Seul che Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata. Fonti sudcoreane citate dai giornali locali ipotizzano che il nuovo lancio potrebbe avvenire in poche settimane, se non il 16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. I timori sono confermati dal segretario alla Difesa Usa, Robert Gates: «Abbiamo osservato alcuni segnali secondo cui essi potrebbero fare qualcosa con un altro missile Taepodong-2, ma a questo punto le loro intenzioni non sono chiare», ha detto ieri. I movimenti del missile sono stati intercettati dai satelliti spia americani: trasportato via treno, è arrivato a Dongchang-ri - il sito sulla costa occidentale della Corea del Nord a 60 chilometri dal confine con la Cina – sabato. La base dista meno di 100 chilometri dall´impianto nucleare di Yongbyon ed è più grande di quella di Musudan-ri, da cui è stato lanciato un missile nei giorni scorsi. Pyongyang ha denunciato l´attività dei satelliti americani, parlando di «200 casi di spionaggio aereo a maggio», con «un aumento di 30 casi rispetto allo stesso mese del 2008».

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l'america alza la testa, borse in volo - luca pagni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 20 - Economia L´America alza la testa, Borse in volo Segni incoraggianti da vendite, edilizia e manifatturiero. Il petrolio sfiora 70 dollari Negli Stati Uniti si torna a risparmiare come non accadeva dal 1995 LUCA PAGNI MILANO - Dopo due settimane di calma piatta, una pausa di riflessione dopo l´ininterrotta corsa al rialzo iniziata il 9 marzo scorso, tornano a volare i mercati finanziari. Trainati dalla partenza bruciante di Wall Street, i listini del Vecchio Continente hanno archiviato la seduta sotto il segno degli acquisti, dal +1,88% di Londra al + 4,08% di Francoforte. E a Milano l´indice Italia All Share (l´ex Mibtel) ha guadagnato il 2,91% Una ventata di ottimismo nelle sale operative portata da una serie di dati macroeconomici che hanno abbracciato tutte le economie più importanti del pianeta: Stati Uniti, Cina ed Eurolandia. Numeri e statistiche che hanno sorpreso gli operatori perché tutti superiori alle stime degli analisti. Non solo: si tratta di dati ancora più significativi perché coinvolgono l´economia reale, dalla produzione manifatturiera alla ricomposizione delle scorte nei magazzini, per non dire dell´aumento della domanda di petrolio che ha portato il prezzo del greggio ai nuovi massimi da novembre La mole di dati macro più consistente è arrivata dagli Stati Uniti. Si parte dall´indice Ism che misura l´attività manifatturiera. A maggio è salito a quota 42,8 dal 40,1 di aprile. Il dato è migliore delle previsioni degli analisti che davano un 42,3. Il settore manifatturiero è confermato in ripresa anche nella Ue, dove l´apposito indice a maggio è salito a 40,7 punti, dai 36,8 di aprile e contro il 40,5 delle previsioni. Tornando negli Usa, è in controtendenza il dato sulla spesa per il settore edilizia. Ad aprile, per il secondo mese consecutivo, ha segnato un aumento dello 0,8% dopo il +0,4% del mese prima. L´andamento si è rivelato migliore rispetto alle previsioni che avevano stimato un ribasso dell´1,5%. Sempre negli Usa, la spesa per consumi ad aprile è scesa dello 0,1% contro attese di -0,2%. E, complice la crisi, sembra che gli americani non siano più quel popolo di cicale che abbiamo conosciuto fino ad oggi: il tasso di risparmio è balzato al 5,7%, livello più elevato dal febbraio 1995, rispetto al 4,5% di marzo. A completare il quadro ci ha pensato la Cina. A maggio per il terzo mese consecutivo, l´indice dei direttori acquisti ha segnato 53,1 da 53,5 di aprile, restando al di sopra della soglia dei 50 punti che separa l´espansione dalla contrazione. Il fatto che la Cina sia sulla strada della ripresa ha innescato il prezzo del greggio, arrivato a toccare il nuovo massimo dell´anno a 68,29 dollari con un rialzo del 3%. Buone notizie per l´andamento dell´economia, ma non per i consumatori. Le compagnie petrolifere stanno adeguando il prezzo della benzina al rialzo del greggio, portando quasi tutte la verde sopra 1,3 euro a litro. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia, è in particolare la Shell a toccare il massimo di oggi, con la benzina a 1,312 euro e il diesel a 1,104 euro.

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Usa e Ue il week end più lungo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-06-02 - pag: 1 autore: Usa e Ue il week end più lungo di Gianni Riotta C he week end! Un fine settimana di maggio ha scosso per sempre i sogni della generazione dei baby boomers su una riva e l'altra dell'Atlantico. Gli americani scoprono che General Motors avrà lo stato come principale partner, come usava una volta nel vecchio continente per le aziende decotte. E gli europei prendono atto della fine del sogno di diventare il nuovo gigante economico, pronto a strappare la leadership del Secolo Americano e contendere il XXI secolo alla Cina. Il macinino Opel è salvato, d'intesa fra il lobbista ed ex cancelliere SchrÖder e il vero leader russo,l'eterno Putin:mercato?innovazione? concorrenza? agende più variopinte di una Lonely Planet per l'Unione futuribile? Aufwiedersehen. Cominciamo dagli effetti americani del week end più lungo. è difficile spiegare quanto General Motors e America profonda siano connessi. Charlie «Motore» Wilson, che da presidente Gm diventa ministro della difesa di Eisenhower nel 1953, può ben pronunciare davanti al Senato il motto che così spesso sarà stravolto «Per anni ho pensato che quel che va bene per il nostro paese va bene per la General Motors e viceversa ». Wilson rispondeva a una domanda sul conflitto di interessi (già, anche allora!) e lo faceva in squisita buona fede. E adesso? Il presidente Obama chiede ai cittadini di salvare con 53 miliardi di dollari (37 miliardi di euro) una compagnia che ha creato il ceto medio nel paese, producendo mezzo secolo fa, da sola, il 3% del prodotto interno. «Casa Bianca socialista!» sbraitano i commentatori ultras alla radio, guidati da Rush Limbaugh. Obama insiste che il management sarà indipendente dal governo. Quando però il nuovo consiglio d'amministrazione Gm dovrà decidere quali linee chiudere in quattro stati chiave, Indiana, Wisconsin, Ohio e Michigan, sarà davvero libero? Sarà possibile produrre negli stati senza sindacato del Sud, danneggiando le speranze di rielezione di Obama, che proprio nel nord della vecchia industria ha battuto i repubblicani? Continua u pagina 14 l'articolo prosegue in altra pagina

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Il debito pubblico Usa non è a rischio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 11 autore: Geithner a Pechino. Il segretario al Tesoro assicura: l'amministrazione Obama taglierà il deficit «Il debito pubblico Usa non è a rischio» Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Gli investimenti in dollari sono sicuri e la Cina non ha nulla da temere per i suoi capitali sull'altra sponda del Pacifico. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ieri a Pechino durante il primo giorno della sua prima visita ufficiale in Cina. Una visita impegnativa. Geithner, infatti, dovrà rassicurare la Cina sulle prospettive dei massicci investimenti cinesi in Treasury Bond. Oggi Pechino, con 768 miliardi di dollari di titoli pubblici americani in portafoglio, è il principale sottoscrittore del debito pubblico statunitense Usa. In sostanza, un terzo delle riserve valutarie accumulate negli ultimi anni dalla Cina è servito a finanziare i consumi e gli investimenti degli Stati Uniti. Tuttavia, nonostante la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio prima Wall Street e poi il paese, la Cina può dormire tra due guanciali. «Gli asset sono molto sicuri, poiché abbiamo il mercato dei titoli di Stato più liquido del mondo », ha avvertito Geithner in una lezione tenuta all'università di Pechino, dove studiò per un breve periodo negli anni 80. Il segretario al Tesoro ha ribadito l'impegno dell'amministrazione Obama a tagliare il deficit e a riportarlo a livelli sostenibili. Gli studenti hanno accolto con un certo scetticismo (e anche con qualche risata) le parole di Geithner. Da quando è scoppiata la bolla dei mutui subprime, molti economisti cinesi hanno sollevato perplessità sul fatto che un paese emergente utilizzi una parte cospicua della propria ricchezza nazionale per sostenere il tenore di vita dei cittadini più ricchi del mondo. Altri osservatori, invece, hanno lanciato l'allarme puntando il dito sul rischio dollaro. Il ragionamento è semplice. L'immenso e crescente debito pubblico americano, e le politiche monetarie ultra- espansive adottate dalla Fed negli ultimi mesi, potrebbero presto riaccendere l'inflazione. In questo caso, la valuta statunitense finirebbe per deprezzarsi sul mercato dei cambi, con il risultato di svalutare gli investimenti cinesi in dollari. Tuttavia, al di là dei rischi e dei paradossi, la Cina oggi non ha reali alternative. Per di più, se solo mostrasse l'intenzione di ridimensionare i propri investimenti americani, sarebbe lei stessa a provocare una crisi di fiducia sul biglietto verde. Ma anche su questo fronte Geithner è stato rassicurante con Pechino: «Crediamo in un dollaro forte », ha sottolineato. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA SCOMMESSA Con 768 miliardi di dollari di titoli di stato in portafoglio la Cina è il primo creditore mondiale di Washington e teme per i suoi investimenti Foto ricordo. Tim Geithner e la sua ex professoressa Bo Min mostrano le immagini del segretario al Tesoro ai tempi degli studi universitari in Cina EPA

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L'ottimismo sui mercati spinge petrolio ed euro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 11 autore: Materie prime e valute. Il Wti doppia i minimi di dicembre L'ottimismo sui mercati spinge petrolio ed euro Sissi Bellomo Riccardo Sorrentino Nuovi segnali di recupero dell'economia,in arrivo soprattutto dalla Cina, hanno incoraggiato la propensione al rischio tra gli investitori, spedendo il dollaro ai minimi da dicembre e alimentando gli acquisti di materie prime: un rally, quest'ultimo, che ha coinvolto non solo il petrolio – al record da otto mesi, oltre 68 dollari al barile – ma anche i metalli e diversi prodotti agricoli, come cereali, soia, caffè, zucchero. I rialzi sono iniziati nella mattinata asiatica, dopo l'arrivo dell'indice dei responsabili acquisti (Pmi) cinesi. L'indicatore era previsto in calo, fin sotto la soglia dei 50 punti che divide la zona di contrazione da quella di espansione. è invece rimasto in area positiva per il terzo mese consecutivo in maggio, a 53,1 da 53,5 di aprile, anche grazie al miglioramento degli ordini dall'estero. è stato il pretesto per far scattare il ribasso del dollaro, che ha seguito ieri il copione di que-sta fase: l'aumento della propensione al rischio, segnalato anche dal rialzo delle Borse, ha spinto gli operatori a prendere dollari a prestito, a un costo bassissimo, per venderli e investire negli assets che possono offrire i migliori rendimenti. L'euro ha toccato così i massimi da dicembre, a quota 1,4246 dollari, prima di scendere verso 1,4232 da 1,4151 della chiusura di lunedì; mentre il dollaro australiano e quello neozelandese sono saliti ai massimi da otto mesi, e la sterlina è tornata, in rialzo, ai livelli di sette mesi fa. L'inevitabile correzione del pomeriggio è stata poi fermata dall'apertura di Wall Street e dai dati americani, che pure non permettono una lettura univoca dello stato di salute dell'economia.L'inflazione Pce core - l'indice-obiettivo della Fed - ha accelerato all'1,9% dall'1,8% e questo non è un dato del tutto rassicurante, in un momento di recessione e, insieme, di forte creazione di liquidità. Analogamente,l'aumento della propensione al risparmio al 5,7% dal 4,5%, frutto di tagli alle tasse e versamenti assistenziali una tantum, è un dato double face: ridimensiona la grande anomalia degli Usa, che risparmiano poco, ma tiene sotto tono le spese al consumo (-0,1% in aprile, -0,3% in marzo) nel momento in cui i redditi tornano a crescere per la prima volta da 11 mesi. Il Pmi di maggio, infine, è in miglioramento, ma a differenza di quello cinese segnala ancora contrazione.Ha alimentato l'ottimismo - tenuto conto dell'importanza dell'indicatore - perchégli ordini ora sono in crescita e le scorte continuano a diminuire, facendo sperare in un rapido ritorno agli approvvigionamenti. Anche qui, però, il balzo dell'indicatore dei prezzi solleva incognite. I flussi di denaro in uscita dagli Usa hanno avuto una destinazione privilegiata: le materie prime e le valute dei paesi che le esportano (anche se il pagamento è in dollari), complice l'aspettativa che la ripresa spingerà questi prezzi verso l'alto. è una di quelle profezie che si autoavverano- i prezzi salgono- e che potrebbero strozzare sul nascere la ripresa. Tra i protagonisti della seduta di ieri il petrolio, con il Wti che si è attestato a 68,58 dollari (+3,4%), più del doppio rispetto ai minimi di dicembre, dopo una seduta tuttaall'insegna della Cina: oltre ai dati economici, ha pesato la notizia dell'avvio della seconda fase di accumulo di riserve strategiche, che si stima potrebbe portare ad acquisti per 170 milioni di barili. La liquidità si è comunque indirizzata verso un gran numero di commodities. Nonostante la ripresa della domanda sia in molti casi un auspicio, più che una comprovata evidenza, tutti i metalli non ferrosi al London metal exchange hanno registrato forti rialzi: il rame, considerato barometro dell'economia, ha guadagnato più del 5%, oltre quota 5mila dollari la tonnellata, ed è ai massimi da autunno. © RIPRODUZIONE RISERVATA IN RIALZO Il rally delle commodities trascina tutti i metalli La moneta unica risale a quota 1,4246 sul dollaro, ai livelli di sette mesi fa

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In Cina ancora troppe Tienanmen (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 12 autore: INTERVISTA Bao Tong Dissidente in arresto dal 1989 «In Cina ancora troppe Tienanmen» Per l'ex braccio destro di Zhao Ziyang il paese ha cancellato una tragedia che si ripete ogni giorno Jamil Anderlini Quando gli onnipresenti agenti della pubblica sicurezza cinese vogliono intimidire un dissidente o un attivista politico per la prima volta, di solito arrivano in piena notte a bussare alla porta del malcapitato per invitarlo a venirsi a bere «una tazza di tè». Di fronte a questo tè, servito in una località segreta, gli agenti spiegano al loro ospite che se continuerà a criticare pubblicamente il regime comunista le conseguenze probabili vanno dalla perdita del lavoro a una lunga pena detentiva, o addirittura alla " sparizione" per lui o peri suoi parenti e amici. Sembra dunque più che appropriato che Bao Tong, il più alto funzionario del Partito comunista a finire in galera dopo le manifestazioni di piazza Tienanmen in favore della democrazia, nel 1989, mi abbia invitato a prendermi un tè nel suo appartamento a Pechino. Domani saranno passati 20 anni da quella sanguinosa repressione. Ora che si avvicina l'anniversario, Bao, 77 anni, è ancora agli arresti domiciliari: il suo appartamento è sorvegliato 24 ore su 24. Mi accoglie alla porta con un sorrisetto: ha i capelli di un nero lucente e una corporatura snella e indossa una felpa dell'Università di Princeton. Si fa fatica a credere che abbia passato sei anni della sua vita a svolgere lavori manuali pesanti durante la Rivoluzione Culturale e poi, dal 1989, altri sette anni in isolamento nella famigerata prigione politica di Qincheng. Quando gli dico di quegli uomini di guardia all'ingresso, il suo volto si distorce in un ghigno malizioso. «Sto dando il mio contributo all'economia nazionale: stimolo la domanda interna, faccio crescere l'occupazione e aiuto a risolverela crisi», dice. Parla mandarino con le consonanti morbide di quelli del Sud e la sicurezza tipica di un quadro di alto livello del partito. «Lei ha visto solo tre persone di sotto, ma se voglio uscire vengo seguito da tre gruppi, uno a piedi, uno in auto e uno in moto. Pensi, ci vogliono più di 30 persone per sorvegliare me: se il governo decidesse di tenere sotto controllo tutto il miliardo e trecento milioni di cinesi potremmo risolvere il problema della disoccupazione mondiale». Bao Tong, classe 1932, nel 1949 entrò nel Partito comunista. Caduto in disgrazia durante la Rivoluzione Culturale, nel 1976 fu riabilitato e gli furono assegnati incarichi di primo piano. Negli anni 80 lavorò come braccio destro del primo ministro Zhao Ziyang, un riformatore liberale che contribuì a inaugurare un periodo di apertura politico-economica, e nel 1987 entrò nel Comitato centrale del Partito. Fu ministro delle riforme e segretario politico presso la commissione permanente del Politburo. Una delle prime cose che noto nel suo appartamento, spartano e male illuminato, è una grande foto di Zhao sulla libreria. Solo due settimane prima a Hong Kong sono state pubblicate le memorie segrete di Zhao, un raro esempio di resoconto di prima mano dai massimi vertici della politica cinese. Durante l'ora che segue Bao mi fornisce il suo racconto particolareggiato della lotta di potere segreta e sempre più intensa che infuriò durante le sette settimane di manifestazioni a Tienanmen, conclusesi con i carri armati che sfilavano lungo il viale della Pace Eterna. Comincia dandomi il suo verdetto: l'uomo che porta la sola e completa responsabilità per aver ordinato all'Esercito di rivolgere le armi contro il popolo è Deng Xiaoping, il grande vecchio del Partito comunista che controllò la leadership da dietro le quinte fino alla sua morte, nel 1997. La maggior parte degli storici considera Deng il padre della Cina moderna, l'architetto delle riforme economiche e dell'apertura al mondo esterno. Ma nel 1989 il suo unico titolo ufficiale era quello di presidente della Commissione militare centrale. «La maggior parte degli studenti non puntava a far cadere Deng Xiaoping, speravano che sarebbe stato lui a portare avanti le riforme», dice Bao. «Il problemaè che Deng si sentì minacciato e fece intervenire le truppe». Zhao era convinto di poter evitare un massacro facendo appello alla calma, spiegando alle masse perché il potere era nelle mani di Deng, nonostante non ricoprisse nessuna carica nel governo o nel partito. Bao fu implicato - e poi punito per la sua alleanza con Zhao, caduto in disgrazia. Gli chiedo se rimpiange di non aver tentato di organizzare davvero un colpo di stato insieme a Zhao, in quel momento. «Qualcuno ha detto che Zhao Ziyang avrebbe potuto copiare Eltsin e salire su un carro armato », dice Bao, «ma era impossibile: nessun soldato avrebbe dato retta a Zhao, non sapevano niente di lui. I soldati ascoltavano i loro ufficiali, gli ufficiali ascoltavano i generalie i generali ascoltavano Deng Xiaoping ». Come nella famosa frase di Mao Zedong, il potere nasce dalla canna del fucile. Bao descrive poi la notte della repressione. «I carri armati rombavano e in casa della gente volavano le pallottole». Il 28 maggio 1989 Bao fu arrestato e portato a Qincheng, la principale prigione politica cinese fin dagli anni 50. Qui diventò il numero 8901, il primo prigioniero a entrare a Qincheng nell'anno 1989, e venne messo in una cella di cemento di 6 metri per 6: per letto aveva solo una tavola di legno rigida sistemata su due cavalletti. «Mi sono steso sulla tavola e mi sono messo a dormire. La gente mi chiede perché non ero terrorizzato. Prima di quel momento non sapevo quando sarebbero venuti a prendermi, ma a quel punto non dovevo più preoccuparmi». La sua cella non aveva porta, ma una guardia seduta a un tavolo appoggiato di traverso alla porta, e dietro di lui due soldati sull'attenti. Il compito della guardia seduta era registrare ogni azione del detenuto su un taccuino, per 24 ore al giorno, ogni minuto, per sette anni. Bao ride per la ripetitività frustrante del compito assegnato ai suoi carcerieri. «Ore 20: detenuto 8901 dorme; ore 20.01, detenuto 8901 dorme; ore 20.02: detenuto 8901 dorme». Alla fine, nel 1996, Bao fu messo agli arresti domiciliari. Stringe leggermente la mascella quando descrive le traversie che hanno dovuto affrontare i suoi familiari. Suo figlio Bao Pu, 42 anni, che ha studiato a Princeton, è un cittadino americano ed è stato lui a pubblicare le memorie di Zhao a Hong Kong. Gli viene negato il permesso di entrare in Cina per far visita ai genitori. Ma è la moglie quella che ha sofferto di più. Bao mi parla del giorno in cui è morto Zhao, nel 2005. Lui e sua moglie volevano andare a rendere omaggio al defunto, ma sono stati bloccati dalle persone di guardia alla porta dell'ascensore. «Ho spiegato loro che era illegale impedirmi di andare». Quelli, per tutta risposta, hanno spinto per terra la sua anziana moglie, provocandole la frattura dell'anca e costringendola a due mesi di ospedale. «Il Partito comunista cinese è come la mafia», dice Bao. «Se il boss pensa che tu possa tradirlo, ti uccide o ti getta in prigione ». Pur con tutto quello che lui e la sua famiglia hanno subito, Bao si considera fortunato rispetto a chi è ancora in prigione per presunti crimini legati alle manifestazioni del 1989, o rispetto a chi è morto nella repressione o nella brutale caccia alle streghe che seguì. «Dovrei considerarmi felice ed esprimere la mia riconoscenza con il popolare slogan: " La mia eterna gratitudine al Partito comunista e al presidente Mao!"». è questo umorismo ironico che appare la vera minaccia all'attuale leadership della Cina, ancora oggi. Bao sbeffeggia i loro slogan e denigra i loro semidei, ma, dopo tutto, è uno di loro. Hanno paura che se lo lasciano esprimere liberamente l'intero edificio autoritario possa cominciare a sgretolarsi. «La Cina ha quasi cancellato il ricordo di Tienanmen vietando di parlare di quello che è successo. Ma ogni giorno ci sono delle Tienanmen in miniatura, in contee e villaggi dove la gente cerca di esprimere il proprio malcontento e il governo manda 500 poliziotti per ridurla al silenzio. Queste sono la democrazia e la legge in salsa cinese». «La prima frase dell'inno nazionale recita: "Solleviamoci, noi che non vogliamo essere schiavi". Io sono convinto che prima o poi in Cina ci sarà una vera democrazia, se ci saranno persone che vogliono essere trattate in modo equo e vogliono veder rispettati i propri diritti». © FINANCIAL TIMES (Traduzione di Fabio Galimberti) «Sono convinto che prima o poi ci sarà una democrazia vera, se ci sono persone che lottano per i diritti» Voce contro. Bao Tong, 77 anni, mostra una fotografia dell'ex primo ministro Zhao Ziyang, di cui fu braccio destro condividendone il destino politico AFP

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Dati economici positivi, sulle Borse è ancora rally (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 37 autore: Borse. Gli indicatori congiunturali in Cina e Usa galvanizzano i listini nonostante Gm Dati economici positivi, sulle Borse è ancora rally Milano guadagna il 3,16 per cento, Francoforte il 4%, Wall Street il 2,5% Morya Longo Verrebbe da dire: anche le bancarotte non sono più quelle di una volta. Proprio il giorno in cui General Motors è finita in amministrazione controllata, le Borse di tutto il mondo hanno infatti guadagnato tra il 2 e il 4%. Tornando, in molti casi, sui massimi degli ultimi 7 mesi. è vero che il crack di Gm era ampiamente previsto, e anzi la sua ufficialità ha eliminato un elemento di incertezza. Ma le Borse non hanno fatto neppure un minuto di silenzio. I loro occhi erano tutti rivolti verso il miglioramento (presunto) dell'economia:gli investitori si sono galvanizzati per la crescita del settore manifatturiero in Cina e per gli indicatori migliori delle attese negli Usa. Le Borse hanno quindi festeggiato: Londra +2%, Parigi +3,11%, Francoforte +4,08%, Milano + 3,16%, Wall Street +2,58% e Nasdaq +3,06%. Le materie prime hanno spiccato il volo. E i titoli di Stato sono stati venduti, tanto che i decennali Usa hanno rialzato i rendimenti di 24 centesimi portandoli ai massimi degli ultimi sette mesi (3,7%). Una festa. I perché del rally La ragione va cercata tutta nei dati economici. Il più importante è stato quello del settore manifatturiero in Cina, cresciuto per il terzo mese di fila. La scommessa del mercato è che la fine della recessione globale possa partire proprio dal gigante asiatico, per continuare poi negli Stati Uniti e infine in Europa. Un buon segnale in Cina è dunque percepito come una buona notizia per il mondo intero. Per questo l'indicatore ha dato sin dal mattino una buona intonazione ai listini. Il resto l'ha fatto l'America: il mercato ha colto con favore il fatto che il settore manifatturiero Usa abbia frenato meno che negli ultimi otto mesi e ha salutato con entusiasmo il fatto che le spese per costruzioni siano aumentate inaspettatamente ad aprile. Tutti segnali, questi, che avvalorano la speranza che la recessione possa durare meno del previsto. Tanto è bastato per galvanizzare le Borse. A volare sono state innanzitutto le aziende legate alle materie prime. Due esempi: Rio Tinto ha guadagnato il 6,5% ed Eni il 3,93%. Positive anche le banche, con il 6,88% di Société Générale o il 5,24% di Rbs. E anche le case automobilistiche: dal 9,64% di Peugeot all'8,41% di Daimler. Tutto questo ha rimpolpato un rialzo che, dai minimi toccati a marzo, è ormai del 40% sia in America sia in Europa. I perché della cautela Una domanda nasce spontanea: è giustificato tutto questo ottimismo? In fondo, come sottolinea il capo economista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice, in molte aree del mondo gli unici indicatori economici positivi sono quelli sulle aspettative. Di concreto, per esempio in Europa, si vede ancora ben poco.C'è poi il problema delle scorte. A fine 2008 l'eccesso di produzione era stato accumulato nei magazzini: ora il decumulo è terminato in Cina, è a buon punto negli Stati Uniti, ma in Europa è ancora in alto mare. Le Borse,insomma,stanno scommettendo su una ripresa che ancora deve trovare conferme. Per di più tanti squilibri con cui siamo entrati nella crisi sembrano ancora irrisolti. L'indebitamento negli Stati Uniti è ancora elevatissimo: gli ultimi dati lo indicano a 51mila miliardi di dollari, quasi pari al Prodotto interno lordo del mondo intero. Sta forse diminuendo il debito privato, ma in compenso è esploso quello dello Stato. Non solo negli Usa.Per di più la regolamentazione dei mercati finanziari, tanto invocata nei giorni più bui della crisi, fatica ad avanzare.Inoltre l'ingente liquidità pompata sul mercato sta trainando al rialzo le Borse, ma ancora l'effetto sull'economia è tutto da dimostrare. Eppure anche nel giorno del crack più grosso della storia industriale americana, le Borse continuano a festeggiare. m.longo@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Piombo e zinco in forte rialzo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-02 - pag: 40 autore: Metalli non ferrosi. Gli acquisti cinesi di ristoccaggio sono nettamente aumentati negli ultimi mesi Piombo e zinco in forte rialzo Le importazioni di Pechino però potrebbero ridursi presto Gianni Mattarelli MILANO Il forte appetito cinese di metalli in questa prima parte dell'anno è statotra i principali fattori dell'aumento di prezzo, oltre che del rame, anche dello zinco e del piombo. La grande quantità di acquisti di Pechino si è riflessa sugli scambi del London Metal Exchange (Lme) esercitando una pressione rialzista. Le statistiche dicono infatti che anche in aprile la domanda cinese, intesa come produzione interna più importazioni meno esportazioni, è risultata molto alta per entrambi i metalli, essendo aumentata su base annua del 34,5% per lo zinco e addirittura del 41,2% per il piombo. La maggior parte dell'incremento della richiesta è costituito dalla massiccia crescita delle importazioni nette, tanto che in marzo e aprile quelle di zinco sono risultate di 226mila tonnellate, dalle 9mila dello stesso periodo 2008, mentre quelle di piombo hanno raggiunto nei due mesi 61mila tonnellate, dopo che l'anno scorso erano prevalse nel periodo esportazioni nette per 10mila tonnellate. Nel conto, come avvenuto per il rame e per altre materie prime, sono comprese sia le quantità destinate al ristoccaggio presso gli utilizzatori che quelle accantonate dallo State Reserve Bureau (Ente nazionale per le riserve), ma di fatto la domanda è stata ed è tuttora molto elevata. A spingere le importazioni di zinco è stata anche la minor offerta locale, dovuta ai tagli di produzione apportati a inizio anno agli impianti che la caduta dei prezzi aveva reso non remunerativi. Ora le quotazioni sono tornate a livelli profittevoli per l'industria della raffinazione, per cui circa 500mila tonnellate di capacità mineraria annua sono state riattivate. La disponibilità quindi sta già cominciando ad aumentare, come riflesso dal drastico calo dei premi, ossia dei sovrappiù da pagare sopra il prezzo di Borsa per comperare zinco raffinato. Di conseguenza è anche scesa la differenza tra la quotazione dello Shanghai Futures Exchange e dell'Lme, che, con quella cinese molto superiore, aveva offerto grandi opportunità di arbitraggio, favorendo le importazioni. Le prospettive sono perciò che il flusso di metallo verso la Cina debba ridursi già nel prossimo trimestre. Se a ciò si aggiunge che il bilancio offerta- domanda globale secondo l'International Lead and Zinc Study Group (Ilzsg) è stato di 187mila tonnellate nel primo trimestre di quest'anno,si può pensare che, almeno dal punto di vista fondamentale, il prezzo possa scendere nei prossimi mesi del 10-20%, livello che, sempre in teoria, dovrebbe però rappresentare un'opportunità di acquisto per consumatori e investitori con obiettivi a medio termine. Per il piombo l'aumento della richiesta cinese è stato forte sin dal primo trimestre, quando, secondo l'Ilzsg,ha raggiunto il 27,9% su base annua, mentre nel resto del mondo si è avuto un calo del 13,4%.L'eccedenza mondiale di piombo dei primi tre mesi sarebbe solo di 33mila tonnellate, per cui i prezzi si sono riportati sui valori dello zinco. E se dovesse continuare la corsa rialzista del rame, il piombo potrebbe essere il secondo metallo ad attirare gli investitori. © RIPRODUZIONE RISERVATA RIATTIVAZIONI IN VISTA A sostenere il mercato sono anche i tagli produttivi decisi a inizio anno ma adesso molti impianti stanno tornando in funzione

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Forniture ancora in discussione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-02 - pag: 40 autore: Minerale di ferro. China Iron and Steel Association respinge la proposta Rio Forniture ancora in discussione Roberto Capezzuoli La partita dei prezzi del minerale di ferro destinato alle acciaierie cinesi è ancora tutta da giocare, benché l'anglo- australiana Rio Tinto, secondo produttore mondiale di ferro, abbia ormai ottenuto il placet da tutte le principali imprese siderurgiche del resto dell'Asia: giapponesi, coreani e anche taiwanesi hanno siglato l'accordo che per l'annofiscaleiniziato il 1Úaprileriduce del 33% il prezzo del minerale di qualità fine e del 44,5% il minerale high quality lump e le pellette. La China Iron and Steel Association, che rappresenta acciaierie importatrici prevalentemente di minerale fine, domenica ha respinto ufficialmente ( e seccamente) l'ipotesi di accordo: «Non riflette il reale bilancio domanda-offerta. Fine della discussione». Pechino è disponibile a tornare ai livelli di prezzo fissati con Rio Tinto nel 2007, che comporterebbe una riduzione non inferiore al 40%. Anche con la numero uno mondiale, la brasiliana Vale, qualche divergenza c'è. Nel 2008 Rio e Bhp (il terzo big del minerale) spuntarono aumenti superiori a quelli di Vale, giustificandoli con il fatto che allora comprare dalle miniere australiane consentiva forti risparmi sul costoso nolo marittimo. Oggi i noli stanno risalendo, ma restano ben lontani dai picchi dello scorso anno, per cui la Cina potrebbe accettare dalla Vale anche uno sconto meno forte. Non però del 27%,che è l'obiettivo dichiarato dai brasiliani. Vale si è tenuta ufficialmente fuori dai negoziati, almeno finora, ma è tutt'altro che disinteressata: nel 2008 il minerale di ferro ha rappresentato il 63% delle sue entrate e il 97% del margine operativo lordo. Un ribasso dei listini pari a quello di Rio Tinto potrebbe anche essere considerato valido, perché minerale lump e pellette, le tipologie il cui prezzo calerebbe di più, rappresentano solo il 12% della produzione Vale, secondo uno studio di Citigroup. Invece rappresentano il 29% per Rio Tinto e il 31% per Bhp Billiton. Le conseguenze sarebbero negative per Anglo American: è il quarto tra i grandi produttori di ferro, e questo contribuisce solo per il 28% ai profitti operativi. Però la produzione Anglo è per i due terzi di lump di alta qualità, quella che sarebbe più penalizzata. Peggio ancora per l'ucraina Ferrexpo, le cui vendite sono esclusivamente di pellette. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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I maxi-ribassi pesano sui tecnici (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2009-06-02 - pag: 33 autore: Appalti. Architetti e ingegneri contro l'utilizzo del criterio di contenimento delle spese I maxi-ribassi pesano sui tecnici Riduzioni fino al 73% nel valore riconosciuto ai progetti Andrea Carli Andrea Tempestini MILANO Tutti contro il massimo ribasso, il principio che, nel settore dei lavori pubblici, regola l'affidamento degli incarichi professionali. Un criterio che viene disciplinato da un Dpr del '99 (il 554) e dal Codice degli appalti. Nel 2004 la Corte di giustizia Ue ha ritenuto che non può essere l'unico parametro di aggiudicazione e che le amministrazioni devono poter scegliere anche il principio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, pure disciplinato nel Dpr, che considera elementi quali termine di esecuzione, costo di utilizzazione, redditività e valore tecnico. Una circolare del ministero delle Infrastrutture (la 2473/07), infine, ha suggerito l'applicazione del massimo ribasso alle prestazioni semplici e ripetitive. Ma la realtà dei bandi per l'assegnazione di appalti pubblici racconta un'altra storia. Romeo La Pietra, presidente del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, riepiloga l'ultima indagine gennaiomarzo 2009. Su un campione di 800 bandi di gara, 334 prevedono solo un'attività di progettazione. E«l'importo medio di aggiudicazione è di 245mila euro, con un ribasso medio del 35% e punte del 73 per cento». La polemica La situazione è diventata, dal punto di vista economico, insostenibile. Massimo Gallione, vice presidente vicario del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, denuncia: il massimo ribasso sta soffocando il mercato della progettazione. Presto costringerà alla chiusura molti studi professionali. è necessario che Governo e Parlamento intervengano. «Chiunque vinca con una proposta al ribasso, anche il professionista più affermato, lavora in perdita». «La qualità - osserva Braccio Oddi Baglioni, presidente di Oice, l'associazione delle società di ingegneria - è vero, ha il suo prezzo, ma è anche un risparmio». Secondo Mario Bellini,74 anni, milanese, designer rinomato all'estero, «il massimo ribassoè una forma di strozzinaggio». «Un libero professionista, se vuole, vende le sue prestazioni anche gratuitamente » replica Marco De Allegri del Comitato della difesa degli interessi degli architetti di Milano. Il massimo ribasso è «un meccanismo che non ha nulla di immorale e con il quale piccoli studi e giovani architetti possono affacciarsi in un settore nel quale non si può prescindere da relazioni consolidate». Non è d'accordo Luca Paschini, 37 anni, coordinatore di Giarch («Giovani architetti italiani»): «Solo un grande studio può permettersi di giocare al ribasso: i piccoli e i giovani no». Secondo Cesare Valle, architetto, socio dello studio romano Valle Progettazioni, «occorre fare i conti con gli effetti della liberalizzazione delle tariffe introdotte da Bersani. Oggi, per rimanere sul mercato, bisogna ragionare su proposte al ribasso. Bisogna ripristinare le tariffe minime e stabilire dei limiti al taglio dei prezzi». Gli enti locali Per gli amministratori locali, che fanno i conti con i vincoli di spesa previsti dal Patto di stabilità interno, il risparmio è un male necessario. è inutile negarlo - spiega Mauro Guerra, coordinatore nazionale Anci Piccoli Comuni e sindaco di Tremezzo, un comune sul lago di Como - il metodo ci fa respirare». Un esempio? «Abbiamo emesso un bando per il restauro della piscina comunale. La proposta base era di circa 14mila euro. Alla fine ha vinto uno studio che ha proposto un taglio del 40% del prezzo d'asta». Il vero problema, riassume Benedetto Todaro, preside della facoltà di Architettura dell'università La Sapienza, è la dimensione degli studi: «Se arrivano a trenta persone è tanto. In Gran Bretagna, Usa, Cina e Giappone, per esempio, sono almeno in mille. Se la squadra è limitata, la capacità di competere è ridotta». Un prezzo di gara contenuto significa abbattimento dei ricavi. Una situazione limite, che può essere sostenuta solo da grandi player, sulla base di economie di scala. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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All'estero per reagire alla crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 27 autore: «All'estero per reagire alla crisi» Paolo Zegna: «A Singapore e in Malaysia in cerca di nuovi partner e mercati» Nicoletta Picchio Non c'è tregua, in questa fase difficile: «Bisogna stare sempre con le valige in mano, alla ricerca di ogni opportunità di mercato». Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria con delega all'Internazionalizzazione, ha una sua convinzione: le occasioni ci sono dappertutto. Vanno cercate. «Ogni imprenditore deve individuare il mercato più adatto, il partner più giusto. Ma andando in giro per il mondo, le opportunità di crescita esistono». Non è facile, per i piccoli imprenditori. Così le missioni di sistema organizzate da Confindustria, Abi, Ice e governo, sono un grimaldello per aprire le porte. E, proprio per reagire alla congiuntura di crisi, il calendario prosegue a ritmi serrati: dal 14 al 18 giugno80 imprese e sei istituti di credito saranno a Singapore e in Malaysia. Dall'inizio della presidenza Marcegaglia è la quarta missione all'estero. E in autunno è in programma un ritorno in Brasile. Singapore e Malaysia: è la prima volta. In cerca di nuove destinazioni? Bisogna seguire una strategia diversificata: cercare nuovi mercati e consolidare quelli dove c'è già una presenza forte delle nostre imprese, allargando il raggio d'azione. Parliamo di Singapore: che interesse presenta per l'imprenditoria italiana? Può essere un hub per tutto il Sud Est asiatico, oltre che per la Cina, l'India e addirittura l'Australia. Sono importanti gli accordi di libero scambio che sono stati stipulati con i paesi Asean, il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda, per citarne alcuni. Proprio a fine 2008 sono stati firmati accordi di libero scambio con la Cina e con il Gulf Cooperation Council. Settori con maggiori spazi? è uno dei mercati più avanzati per i servizi e per i prodotti di alta tecnologia e lusso. Infatti alla missione partecipano soprattutto aziende dell'hi-tech, nanotecnologie, biotecnologie, meccatronica, beni di consumo, logistica. Ma ripeto, i nostri imprenditori potranno trovare a Singapore partner per investire in aree limitrofe. Uno snodo logistico... Le società di Singapore hanno già creato zone industriali nell'area asiatica, si muovono con una mentalità occidentale, così come il sistema bancario. Infatti stiamo anche pensando di coinvolgere nella missione che abbiamo intenzione di fare il prossimo anno in Cina alcune loro realtà come per esempio Spring, l'agenzia che si occupa di portare all'estero le piccole e medie imprese, di creare reti e individuare finanziamenti. Potrebbe essere un supporto per le nostre Pmi, per un gioco di squadra. Diversa è la situazione della Malaysia... Sono entrambe realtà che crescono, ma certamente la Malaysia ha altri numeri, come popolazione e ricchezza, e una diversa situazione economica: Kuala Lumpur è una capitale all'avanguardia, con un aeroporto modernissimo. Fuori città, l'economia è tradizionale, legata all'agricoltura. Le opportunità per noi? La Malaysia è leader mondiale nella produzione di componentistica elettronica ed è anche il primo paese nel Sud- Est asiatico per l'assemblaggio di componenti per autoveicoli. Ci sono attività all'avanguardia nelle biotecnologie e nell'energia alternativa. I contatti istituzionali durante la missione potranno facilitare le aziende italiane ad affrontare i passaggi burocratici che occorrono per avviare un investimento. Anche stavolta le imprese italiano hanno risposto, con una buona presenza: c'è voglia di reagire? Sono colpito dalla volontà di reazione dell'imprenditoria italiana. Le piccole in particolare si stanno muovendo e la loro dimensione rende spesso più facili e rapidi i contatti. è ora che bisogna seminare, per raccogliere quando arriverà la ripresa. La crisi è alle spalle? Vorrei poterlo dire. L'export non rallenta più come nei primi mesi dell'anno, ma la situazione resta difficile. I paesi che crescono, come Cina, India, Brasile, alcuni dell'America latina, non riescono a compensare i segni meno di Europa, Usa e Giappone. Comunque ho notato che sta migliorando l'indice di fiducia dei consumatori e questo è molto importante. Lei ha denunciato già da mesi la difficoltà delle aziende ad avere lettere di credito a garanzia dell'export. C'è qualche miglioramento? Bisogna fare di più. Se penso ai soldi che il Governo ha messo sul tavolo, il sistema bancario dovrebbe avere una maggiore liquidità a disposizione. Bisogna anche dire che le banche oggi fanno grande attenzione al rischio di credito. Per le operazioni all'estero c'è una maggiore apertura ed è forte anche la volontà delle imprese a investire. Anche le aziende devono dimostrare di credere nel proprio futuro, se occorre mettendoci risorse proprie e patrimonializzandosi. Comunque, per chi va sui mercati esteri c'è un supporto migliore del credito rispetto a chi opera sul mercato locale. nicoletta.picchio@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA «Chi va fuori confine ha un supporto di credito migliore rispetto a chi opera in ambito locale» «L'export non rallenta come a inizio anno, ma la situazione rimane difficile» Internazionalizzazione. Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria FOTOGRAMMA

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Consolidamenti più semplici in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 27 autore: Fusioni & Acquisizioni. Novità fiscali Consolidamenti più semplici in Cina di Marco Marazzi L a nuova normativa fiscale cinese in materia di reddito d'imposta, entrata in vigore nel gennaio 2008 è stata integrata, nel maggio di quest'anno, da importanti disposizioni attuative, che avranno effetto retroattivo dal gennaio 2008. Come noto, la nuova Income Tax Law del gennaio 2008 incrementava il carico fiscale per le aziende straniere operanti in Cina, abolendo in maniera graduale alcuni tradizionali incentivi e introducendo una ritenuta alla fonte per gli utili pagati alla casa madre (nel caso di aziende con partecipazioni italiane, il 10%), ma allo stesso tempo "unificava" al 25% l'imposta sui redditi di aziende a capitale cinese e a capitale estero (contro il 33% precedente). Erano inoltre aboliti numerosi regolamenti precedenti, inclusi quelli relativi al trattamento fiscale di trasferimenti di quote, ristrutturazioni, fusioni e acquisizioni, inclusa la famosa Notice 207 che tra l'altro consentiva alle aziende estere di trasferire intra-gruppo partecipazioni in società cinesi al costo storico (senza creazione di capital gain) ma non chiariva quale sarebbe stato il nuovo trattamento. Il vuoto legislativo è stato finalmente colmato dalla Notice on Certain Questions Regarding the Enterprise Income Tax Treatment of Enterprise Reorganizations ( la Notice), che è particolarmente rilevante per le aziende estere già operanti in Cina con proprie controllate. e La Notice individua 6 tipi di riorganizzazioni, e assegna a ciascuno di essi un regime fiscale "normale" o "speciale" (ovvero esenzione da imposta sui redditi o differimento d'imposta). r Un'azienda straniera che trasferisce la propria partecipazione a un'altra, a seguito di riassetto aziendale, può godere del trattamento speciale solo se l'operazione soddisfa, tra gli altri, i seguenti requisiti: A L'operazione ha un obiettivo commerciale («reasonable commercial purpose») che va al di là della semplice riduzione o esenzione da imposte. B L'operazione deve riguardare almeno il 75% delle azioni o dei beni della controllata. C Nei 12 mesi successivi all'operazione le attività commerciali della controllata non devono subire mutamenti. D La società acquirente della partecipazione o dei beni della controllata deve essere controllata al 100% dalla società cedente e, se riceve azioni come corrispettivo della cessione, deve impegnarsi per iscritto a non cedere tali azioni ricevute come corrispettivo entro 3 anni. E La società acquirente può essere un'altra controllata cinese o una controllata straniera, sempre se lo è al 100%. Il regime speciale offerto dal governo cinese faciliterà i trasferimenti di controllate cinesi tra società appartenenti allo stesso gruppo (spesso dovuti a motivi di ottimizzazione fiscale) nonché conso-lidamenti all'interno della Cina, inclusa la creazione di holding di partecipazioni. Inoltre, la Notice estende l'applicazione del regime speciale anche a riorganizzazioni che non soddisfano tutti o alcuni dei requisiti precedenti se un'autorizzazione speciale viene rilasciata dalla State Administration of Taxation e il moinistero delle Finanze. Allo stesso tempo, va notato che in tempi recenti il Fisco cinese tende a scoraggiare l'uso di società veicolo costituite in Paesi o territori che hanno un regime fiscale preferenziale, quali per esempio Hong Kong, Singapore o le British Virgin Islands, il cui unico fine è quello di detenere partecipazioni in una società di diritto cinese. In alcuni casi recenti, infatti, il Fisco cinese ha ritenuto che la cessione di quote nella società veicolo straniera che detiene una partecipazione in una società cinese fosse comunque soggetta a imposta cinese sui capital gain (in misura di una ritenuta alla fonte del 10%) anche se la cessione riguarda le quote della società veicolo, in quanto l'unico bene detenuto dalla società veicolo era la quota nella partecipata cinese. L'investitore italiano dovrà tener conto di tali sviluppi al momento di strutturare operazioni di riorganizzazioni aziendali che coinvolgono participate o controllate cinesi. Infine, la Notice chiarisce finalmente il trattamento fiscale di fusioni tra aziende cinesi a capitale straniero, soprattutto nel caso in cui le aziende partecipanti alla fusione beneficino ancora di sgravi fiscali (esenzione da imposta sui redditio riduzione al 50%) diversi. In particolare, nel caso di fusione per incorporazione, la società risultante dalla fusione continuerà a godere dei benefici fiscali della società incorporante, ma potrà continuare a godere dei benefici fiscali della società incorporata solo fino a un ammontare pari a quello goduto dalla società incorporata nell'anno precedente la fusione. La Notice aggiunge un altro importante tassello al quadro normativo fiscale cinese e rappresenta un importante sviluppo per aziende italiane che intendono riorganizzare la propria presenza in Cina tramite cessioni di partecipazioni o fusioni tra controllate. Tali operazioni sono diventate più frequenti specie negli ultimi mesi a seguito di consolidamenti aziendali da parte di multinazionali operanti nel paese, peraltro spesso motivati dalla crisi. Partner Baker & Mckenzie, Shanghai marco.marazzi@bakernet.com © RIPRODUZIONE RISERVATA RETROATTIVE DAL 2008 Due importanti disposizioni attuative per le società estere già operanti nel Paese con proprie controllate colmano un vuoto legislativo Matrimonio fallito. Pubblicità Coca-Cola a Shenzhen. A marzo, Pechino ha bocciato il takeover di Coca-Cola su Huiyuan Juice, re dei soft drink IMAGINECHINA

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Filo rosso fra Cina e Medio Oriente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 28 autore: LIBRI & STUDI Filo rosso fra Cina e Medio Oriente C apo economista per la Cina alla Royal Bank of Scotland di Hong Kong, Ben Simpfendorfer a lungo ha vissuto a Damasco e a Beirut. Ragion per cui è un buon conoscitore tanto del mondo cinese quanto di quello arabo. Con «The New Silkroad», la nuova Via della seta, mette insieme queste due conoscenze per tracciare un profilo degli equilibri mondiali una volta che saremo fuori dalla crisi. E il mondo che verrà, secondo Simpfendorfer, dovrà fare i conti con la relazione a due fra Cina e Medio Oriente, fra investimenti reciproci in decisa crescita, a dispetto dei capitali un tempo diretti a Ovest. The New Silk Road: How a Rising Arab World Is Turning Away from the West and Rediscovering China B. Simpfendorfer Palgrave MacMillan ed. Pag. 256 35,84 euro l'articolo prosegue in altra pagina

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I volti della globalizzazione. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-02 - pag: 6 autore: I volti della globalizzazione. Con il raddoppio della forza lavoro si hanno pressioni al ribasso sulla domanda effettiva Una crisi in bilico sulle disuguaglianze di Fabrizio Galimberti S ecoli di storia economica ci hanno insegnato che lo sviluppo dell'economia non procede mai in modo continuo e regolare, ma a scatti e spasmi. Sì, ma ci possono essere crisi e crisi, si potrebbe obiettare. La crisi di cui ci stiamo occupando è particolarmente violenta, ha spazzato il mondo come un'epidemia- non avremmo potuto fare qualcosa per evitarla o almeno renderla meno virulenta? Col senno di poi, sì. La crisi ha avuto fondamentalmente due cause: il troppo debito accumulato dagli Stati Uniti, e i pericolosi balocchi che, secondo un copione sempre ripetuto in secoli di innovazione finanziaria, erano stati maneggiati ignorando le "istruzioni per l'uso" (che peraltro non esistevano) fino a che non erano scoppiati in faccia a banche e investitori incauti. Sì, ma perché gli Usa si erano indebitati troppo? Una possibile interpretazione delle cause e degli effetti potrebbe essere questa. Con la caduta del Muro di Berlino e la caduta di altri statalismi in Cina, India e altri paesi, ha preso avvio dall'inizio degli anni Novanta quel processo che chiamiamo globalizzazione. La globalizzazione ha messo a disposizione dei lavoratori di tutto il mondo beni e servizi a basso prezzo, facendo leva sul basso costo del lavoro di quei paesi emergenti. Ma allo stesso tempo quest'ingresso di miliardi di lavoratori nell'economia di mercato ha avuto lo stesso effetto che avrebbe nei mercati del rame la scoperta di immensi nuovi giacimenti del metallo rosso. Il prezzo del rame scenderebbe, e così scende anche il prezzo del lavoro (salari e stipendi) dato che nei paesi occidentali i lavoratori si trovano, direttamente o indirettamente, a competere con i nuovi arrivati che offrono il proprio lavoro per un "pugno di riso". Questo non vuol dire, naturalmente, che salari e stipendi occidentali si siano adeguati a quelli cinesi, ma che si è creata una pressione al ribasso sul costo del lavoro nei paesi "emersi". Salari e stipendi sono rimasti fermi o sono cresciuti poco. Nell'altalena della distribuzione del reddito, meno redditi da lavoro vuol dire più profitti. Le imprese- finanziarie e non finanziarie- si sono avvantaggiate dalla globalizzazione perché da una parte hanno visto rallentare il loro costo del lavoro, dall'altra hanno riorganizzato le loro "catene di offerta" andando a cercare in giro per il mondo i prodotti e i semilavorati là dove costavano meno, dall'altra ancora hanno sfruttato i prodigi della telematica risparmiando anche sui servizi: hanno spostato in paesi a basso costo tanti servizi informatici, di contabilità, di trattamento di rimborsi assicurativi, e financo di lettura di cartelle radiologiche, per citarne solo alcuni. Questi cambiamenti nella distribuzione dei redditi minacciavano conseguenze su quella che gli economisti chiamano la "domanda effettiva", cioè a dire la domanda di beni e servizi che si sviluppa nell'economia. Dato che i redditi da lavoro vengono spesi quasi tutti, mentre i redditi da profitti hanno un contenuto di "domanda effettiva" più basso, una redistribuzione dei redditi avversa al lavoro rischia di ridurre la domanda effettiva. Perché questo non succeda bisogna che i lavoratori non riducano la loro spesa, e questa "esigenza" crea spazio per nuovi strumenti di debito che permettano alle famiglie di continuare a spendere come prima, indebitandosi. Questi nuovi strumenti hanno quindi permesso alle famiglie americane di innalzare il loro livello di debito ai massimi storici (si veda il grafico), hanno permesso di aumentare la domanda di case con i famosi mutui subprime, e a sua volta questa maggiore domanda di case ha innalzato i prezzi delle abitazioni, permettendo alle famiglie di usare le case come un bancomat: un sistema finanziario (troppo) sofisticato permetteva di rifinanziare i mutui con enorme facilità e di dare prestiti addizionali avendo a garanzia l'accresciuto valore delle case (e confidando incautamente che i prezzi delle case non sarebbero mai scesi). Una caratteristica del periodo che ha preceduto la crisi, specie in America, è stata proprio l'accrescersi della disuguaglianza dei redditi. Da una parte, come detto, c'è stata una pressione al ribasso sui redditi da lavoro (dovuta non solo alla globalizzazione ma anche alle nuove tecnologie, che svantaggiavano i lavoratori con meno istruzione), e dall'altra c'è stato questo aumento dei profitti che veniva a premiare la parte più ricca della popolazione, e segnatamente, come lamentava profeticamente James Tobin già nel 1984,nell'industria finanziaria.La piramide dei redditi, insomma, ha visto allo stesso tempo più ricchi e più poveri. Tutto questo non deve certamente essere letto come un atto di accusa alla globalizzazione. Se invece di guardare alle disuguaglianze all'interno di ogni paese considerassimo tutto il mondo come un solo paese, vedremmo che la disuguaglianza nei redditi della popolazione mondiale non è cresciuta, anzi si è ridotta: e questo grazie alla forte crescita dei paesi emergenti, che ha portato centinaia di milioni di persone fuori dalla povertà. Un aumento della disuguaglianza all'interno di ogni paese non è incompatibile con una diminuzione della disuguaglianza a livello globale. Ma ciò non toglie che quel che influenza la fiducia è la disuguaglianza vista all'interno del paese,e quel che rende questa crisi così dura è che la sfiducia si alimenta anche del senso di ingiustizia associato ai "più ricchi, più poveri". L'articolo è un estratto dal capitolo «Si poteva evitare» del libro «Sos economia»

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Il mercato è ferito, vivrà a lungo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-02 - pag: 6 autore: Il mercato è ferito, vivrà a lungo Bhagwati: «Non è un crollo ideologico, ora ripariamo i danni di eccessi e avidità» di Mario Platero è un torrente in piena: scoppiettante, rapido, allegro, Jagdish Bhagwati, docente pro mercato alla Columbia University, appassionato teorico della globalizzazione e del libero commercio, respinge le tesi sulla fine del capitalismo come lo conosciamo. E apre uno scisma nella sua stessa scuola: se la prende soprattutto con Joseph Stiglitz e con Jeffrey Sachs, entrambi professori alla Columbia, entrambi stelle dell'economia ed entrambi pronti, seppure con modi e tesi diverse, a cavalcare l'onda popolare che invoca un ritorno al centralismo per la gestione economica, al controllo del mercato. Secondo Bhagwati, Stiglitz diventa un interventista rancoroso, ossessionato da antichi fantasmi personali. Sachs viene più semplicemente liquidato come un tecnocrate. Quando fra professori compassati il dibattito rompe gli argini e diventa lite pubblica, vuol dire che la posta in gioco è particolarmente alta. Chi emergerà come il teorico che ha già impostato l'equazione per il nostro futuro? Non lo sappiamo ancora. Bhagwati, 74 anni, nato e cresciuto in India, originario del gruppo etnico dei Gujarati (di cui faceva parte anche il Mahatma Ghandi) va a studiare economia prima a Cambridge e poi al Mit. Paul Samuelson, monumentale premio Nobel della scuola keynesiana, lo ha paragonato al compositore Haydn: «Ha scritto cento sinfonie e tutte di altissimo livello... ha provato che la globalizzazione migliora la produttività dei paesi più ricchi, come l'America, e dei più poveri in Asia o in Africa». In questa intervista, Bhagwati è pragmatico: la crisi c'è stata. Ha sue connotazioni e responsabilità molto precise. Ci sono molte cose da rimettere a posto. Ma sarà superata senza aver prodotto traumi o tragedie collettive paragonabili a quelli degli anni Trenta. è vero che il capitalismo come lo conosciamo è finito? C'è la percezione popolare del post crisi, e poi c'è quella reale. La concezione popolare si autoalimenta nella stampa. La serie del Financial Times sul capitalismo aveva un taglio di predefinito scetticismo. L'Economist in una copertina ha messo Sarkozy in testa, poi la Merkel e in fondo, schiacciato a destra, c'era in piccolo Gordon Brown. Un nuovo ordine gerarchico per dire che il modello anglosassone è finito. Neanche un punto interrogativo. Poi, se si leggono gli articoli, il contenuto è più problematico: la critica al modello francese o a quello del socialismo di mercato è forte. Ma l'impatto di una copertina come quella sulla concezione popolare di questa crisi è enorme. E dunque c'è qualcosa nell'aria, nei media in particolare, forse perché loro stessi sono in difficoltà o perché il sensazionalismo vende. E dunque si va con la corrente. Eppure sono convinto che alla fine tutto questo rumore contro il capitalismo svanirà. E qual è allora la concezione "reale" del post crisi? Cominciamo dalle tesi di chi è partito all'attacco. Stiglitz dice: «Con la crisi è come se fosse caduto il Muro di Berlino». L'analogia è completamente sbagliata. Con il Muro di Berlino è caduto un modello politico ed economico disastroso privo dei quattro poteri di compensazione che intervengono se lo stato fa qualcosa di disastroso: società civile, potere giudiziario autonomo, partiti di opposizione, libertà di stampa. I fatti ci dicono che abbiamo avuto un'interruzione di 25 anni di prosperità, di riduzione di povertà di innovazione senza precedenti... Forse c'è qualcosa di più di un'interruzione: subprime, banche fallite, mercati del credito paralizzati, crisi economica. La crisi è anche ideologica... Bene, veniamo agli aspetti reali. Ci sono due fattori all'origine di questa crisi. Il primo è quel che chiamo il connubio Tesoro-Wall Street: porte girevoli attraverso le quali banchieri come Bob Rubin vanno avanti e indietro. Con il loro bagaglio di influenza e di lobby. Sono persone la cui vita poggia su esperienze di trading e di innovazioni sui mercati dei capitali soprattutto negli ultimi 25 anni. Il secondo aspetto, riguarda la liberalizzazione prematura di certi comparti del settore finanziario. Il problema nasce dalla comunione di "liberalizzazioni premature" con la "compiacenza dell'asse Wall Street-Tesoro". Si è peccato di eccessi, di sicurezza e di avidità. E così il meccanismo è scappato di mano. Con i controllori che non capivano neppure come funzionassero questi strumenti "innovativi" proposti al mercato. Per cui, prima lezione: quel che è buono per Wall Street non è buono per gli Stati Uniti. Detto questo, una cosa è riparare il danno, un'altra è una crisi ideologica. E io non credo che siamo alla crisi ideologica, come non lo fummo per il crollo del 1987 o per la crisi Ltcm del 1998. Perché? Perché siamo già passati attraverso un conflitto ideologico antimercato, contro il capitalismo, contro l'internazionalizzazione e lo abbiamo risolto. A cavallo fra la prima e la seconda metà del secolo scorso, molti fra i paesi in via di sviluppo guardavano con sospetto al processo d'integrazione internazionale: avrebbe favorito i ricchi penalizzando i poveri, si diceva. Penso al lavoro di RaÚl Prebisch o di Osvaldo Sunkel e di Henrique Cardoso, ancora nel 1979. Non c'era solo ambivalenza, c'era paura dell'internazionalizzaizone. Si voleva che ad accelerare fosse lo stato. Anch'io all'inizio della mia carriera ero un fondamentalista antimercato. Poi ho fatto viaggi empirici: ho visto interventismo di ogni genere e su tutto, dal Ghana al Brasile, all'Egitto. Al punto che una volta, durante le mie ricerche in loco, mi venne una battuta: il problema di questi paesi era che la mano invisibile del mercato non la si trovava davvero da nessuna parte. Poi Cardoso è diventato presidente del Brasile e ha cambiato di 180 gradi, ha aperto. Negli anni, più tardi, questo tipo di cambiamento ideologico e strutturale è avvenuto in Russia, in Cina, in India. E non credo che, cambiando, pensassero al Washington Consensus, quelle dieci regole per il mercato messe insieme da Williams nel 1989. Avevano capito, nei fatti, che erano sulla strada sbagliata, che dovevano aprire. Cosa propone allora? Che si riparino le falle, con nuovi controlli e regole per la finanza. Allo stesso tempo, prima del G-20, mi sono rivolto sia a Gordon Brown che a Barack Obama per sottolineare quanto sia importante tenere duro sull'apertura: non solo sul commercio, di cui parliamo sempre, ma su tutto, sull'immigrazione, sul lavoro, sugli investimenti esteri. Guai a lasciare l'intercomunicazione. E nella prima pagina del documento finale ne hanno parlato, senza troppi dettagli, ma ne hanno parlato. A proposito di Washington Consensus, il suo collega Stiglitz lo criticò e oggi critica anche le decisioni dell'amministrazione Obama... Ci sono vecchi rancori. Soffre ancora per il licenziamento dalla Banca Mondiale ai tempi della crisi asiatica, nel 1999. Soffre per essere stato tenuto fuori da Larry Summers e per essere stato ignorato da questa amministrazione. Mi spiace dirlo, ma tutti sanno che la sua rabbia dipende da quello. Aggiungo, l'ispirazione critica di Stiglitz contro Obama viene da sua moglie, Anya Schiffrin, la figlia di André Schiffrin, persone molto di sinistra e molto colte, cosa che Stiglitz non è. Ha letto molto poco. Vede, Joe viene da Gary, Indiana, e ha una visione limitata. Prenda Samuelson, per coincidenza anche lui viene da Gary. Ma Paul aveva una memoria fotografica. Cominciò a leggere a 14 anni quando arrivò a Chicago. Ha letto più di chiunque altro, è un personaggio straordinario, con grande senso dell'umorismo. Stiglitz resta più ignorante che mai, ma la moglie lo usa, gli fa le pubbliche relazioni. Dice, mentendo, che il suo libro ha venduto un milione di copie. Insomma, per me non è credibile. E Jeffrey Sachs? è un tecnocrate, insiste sulla pianificazioni di aiuti finanziari ai paesi poveri. E se gli dici che devi ponderare gli aiuti con la capacità di assorbimento, ti dice che sei un repubblicano.... Ora c'è una ribellione degli stessi africani contro di lui. Non vogliono aiuti fini a se stessi, che finiscono in un buco nero. Vogliono impostare politiche di crescita sostenibile interna. Mi creda, cercare le risposte per il futuro nelle politiche fallimentari del passato è un esercizio inutile: non passeranno. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL MESSAGGIO E LA REALTà C'è una corrente mediatica che sostiene la fine del modello anglosassone, ma è sensazionalismo: questo rumore svanirà presto Economista della Columbia. Jagdish Bhagwati, 74 anni, è nato a Mumbai ILLUSTRAZIONE DI DARIUSH RADPOUR

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Pronto il lancio di un missile intercontinentale (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pronto il lancio di un missile intercontinentale La Corea del Nord mostra ancora i muscoli. Ieri ha trasportato il suo più avanzato missile intercontinentale multistadio, capace di raggiungere Alaska e Hawaii, nella base di Dongchang-ri. Il segretario Usa alla Difesa, Robert Gates, conferma che Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata, anche se le intenzioni «non sono chiare». L'iniziativa del regime è ulteriore benzina sul fuoco in Estremo Oriente e moltiplica i timori di un test che secondo fonti sudcoreane potrebbe avvenire in poche settimane, se non - ipotizzano i media di Seul - il 16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. Il vettore, trasportato via treno è giunto a Dongchang-ri, sulla costa oves della Corea del Nord ad appena 60 chilometri dal confine con la Cina. COREA DEL NORD

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Da più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Da più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono alla minoranza hmong, un gruppo etnico presente anche in Cina, Vietnam, Birmania e Thailandia. L'esodo è cominciato nel 1975, con la fine della guerra civile e la vittoria dei comunisti. Accusati di aver difeso la monarchia con l'appoggio di Washington, da allora migliaia di hmong hanno lasciato il Laos. Alcuni sono riusciti a ottenere asilo negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali, ma la maggior parte è finita nei campi profughi tailandesi. Da anni, però, i due governi asiatici hanno avviato un programma di rimpatrio forzato, complice il silenzio della comunità internazionale. Il 20 maggio 2009 Medici senza frontiere si è ritirata dal campo di Huai Nam Khao, denunciando le misure adottate dall'esercito tailandese per costringere i hmong a tornare in Laos: arresti, interruzioni nella distribuzione di cibo, obbligo di passare da un checkpoint per accedere alla clinica dell'ong. Come spiega il giornale online Asia Times, molte persone presenti nel campo sono fuggite dalla povertà: «Ma sono stati documentati anche numerosi casi di tortura. È necessario un processo di verifica trasparente per distinguere le vittime di persecuzioni politiche dai migranti economici». Finora Bangkok e Vientiane hanno impedito all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e a qualunque altro organismo indipendente di esaminare le richieste di asilo dei profughi. Intanto in Laos centinaia di hmong che hanno combattuto i comunisti durante la guerra civile vivono ancora nascosti sulle montagne. E c'è chi accusa le comunità hmong in occidente di approfittarne: «Li lasciano vivere in clandestinità perché è utile alla loro causa», osserva Asia Times. «E intanto loro si godono l'esilio».

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Pakistan I talebani rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all’... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 02-06-2009)

Argomenti: Cina

Pakistan I talebani rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all'offensiva dell'esercito di Islamabad nella valle dello Swat: i miliziani hanno rapito circa 400 tra studenti e insegnanti di una scuola nei pressi del villaggio di Bakka Kheil nella turbolenta regione tribale del North Waziristan. Il gruppo si trovava su un convoglio di pulmini. «L'autista di uno dei veicoli è riuscito a fuggire e gli studenti ci hanno riferito che i loro colleghi sono stati rapiti dai talebani». Ossezia Vincono i filogovernativi l'Ue: elezioni non regolari Vince il partito filo-governativo Unità con il 46,38% e 17 deputati, seguito dal partito popolare con il 22,58% e 9 deputati, il partito comunista ha il 22,25% e 8 deputati. Il quarto partito in lizza, Patria, ha solo il 6,37% e non entra in parlamento. Ma la presidenza ceca dell'Unione europea non riconosce la legalità del voto né il loro risultato. Cina Tiananmen, Amnesty chiede un'inchiesta Un'inchiesta pubblica e indipendente sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 contro chi manifestava in piazza Tiananmen alla vigilia del ventesimo anniversario. Lo ha chiesto Amnesty international: diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle manifestazioni per la democrazia del 1989. Guantanamo Riapre il tribunale militare nell'era Obama La prima udienza preliminare sarà quella del canadese Omar Khadr, accusato dell'omicidio di un soldato americano e arrestato in Afghanistan all'età di 15 anni. Nella prigione di Guantanamo ci sono ancora 240 persone sospettate di terrorismo. Il presidente americano aveva annunciato di voler mantenere il sistema dei tribunali militari ma senza violenza negli interrogatori, e dando ai detenuti la scelta degli avvocati. Intanto ad alcuni detenuti è stato permesso di vedere la tv satellitare e sono stati distribuiti Sudoku e cruciverba. In Pillole

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fiat, si riapre il fronte europeo e gm vende hummer ai cinesi - paolo griseri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 10 - Economia Fiat, si riapre il fronte europeo e Gm vende Hummer ai cinesi Wsj: "Il Lingotto guarda alla Psa e alla Bmw" Più difficile la trattativa per acquistare gli stabilimenti in Sud America PAOLO GRISERI TORINO - Un Marchionne si aggira per l´Europa alla ricerca del partner che faccia dimenticare la sconfitta di Berlino. Diversi osservatori italiani e stranieri (ieri il Wall Street Journal) prevedono che sarà ancora nel vecchio continente che Fiat cercherà l´alleato mancante per arrivare ai 6 milioni di auto prodotte. I pezzi dell´ex impero Gm vengono infatti distribuiti senza che il Lingotto speri molto sulla riuscita di un eventuale acquisto. Torino è ufficialmente in gara per la svedese Saab ma è chiaro che la casa interessava soprattutto se avesse fatto parte di un più ampio pacchetto comprendente anche le attività del Sudamerica. Detroit non sembra però intenzionata a cedere a buon prezzo le attività in Brasile e Argentina, che considera la parte più appetibile del suo parco stabilimenti. Ieri un marchio simbolo di Gm, quello di Hummer, i supersuv che imitano i blindati dell´esercito, è andato ai cinesi di Sichuan Tengzhong. Non sarà facile continuare a vendere i mastodonti della strada, dai consumi molto alti, in tempi di crisi. Certo è un segno dei tempo che finisca a Pechino la proprietà di una delle griffe automobilistiche più tipiche dell´era Bush. Tornare in Europa sembra dunque un imperativo per la Fiat. «Bmw e Peugeot - scrive il Wsj - sono già state contattate in passato da Torino e gli analisti sostengono che potrebbe riavviare quei colloqui». Anche se, avverte il quotidiano, «il Lingotto rischia di trovare in Francia gli stessi problemi incontrati in Germania perché Parigi ha già fatto sapere che qualunque produttore riceva aiuti di stato non deve chiudere stabilimenti». Certo l´alleanza con Psa consentirebbe di creare un gruppo da quasi 7 milioni di auto vendute centrando l´obiettivo della soglia di sopravvivenza di 6 milioni indicata da Marchionne. Per il momento comunque il principale problema di Torino è quello di avviare l´integrazione tra Fiat e Chrysler. Ieri il tribunale fallimentare di New York ha dato il formale via libera alla vendita delle attività di Chrysler a Fiat. Il giudice ha concesso ai fondi dell´Indiana che non hanno accettato la proposta di accordo con i creditori la possibilità di ricorrere alla Corte d´Appello, accorciando così l´iter giudiziario. L´amministrazione Obama vuole chiudere in fretta la bancarotta pilotata perché oggi Chrysler perde circa 100 milioni di dollari al giorno. Che cosa potrà essere l´auto americana del futuro lo si è capito ieri quando per celebrare la festa della Repubblica, il console d´Italia a New York, Francesco Talò è arrivato alla sede di Cipriani a Wall Street a bordo di una Fiat 500 bianca. Se il mercato delle utilitarie prenderà piede negli Usa, sarà, nella prima fase, in mano a Chrysler. Un accordo tra Gm e i nuovi partner della Magna impedisce infatti ad Opel di vendere auto in Usa e in Cina. Ieri il titolo del Lingotto è salito in borsa dell´1,28 per cento dopo i risultati del mercato auto di maggio, positivi per Torino. Sul versante dei conti, il presidente di Intesa San Paolo, Enrico Salza, ha precisato che «finora la Fiat non ha utilizzato il miliardo di euro di crediti» concessi nei mesi scorsi dalla banca.

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la merkel vede rischi per opel "intesa con magna non vincolante" - andrea tarquini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 11 - Economia Il cancelliere chiude la porta a nuovi interventi: "Caso straordinario, non ce ne sarà un altro" La Merkel vede rischi per Opel "Intesa con Magna non vincolante" Il salvataggio di Arcandor, colosso del commercio, accende un nuovo scontro Spd-Cdu ANDREA TARQUINI dal nostro corrispondente BERLINO - Uscita di scena Fiat, sul caso Opel a Berlino non si placa la bufera. E a quattro mesi dalle elezioni politiche di fine settembre il governo di grande Coalizione si spacca sul nuovo tema-chiave: incoraggiate dal prestito-ponte di 1,5 miliardi di euro concesso dal potere pubblico a Opel per sopravvivere, molte grandi aziende in difficoltà premono per aiuti straordinari. La CduCsu cristiano-conservatrice di Frau Merkel è contraria in nome del controllo della spesa pubblica, i socialdemocratici (Spd) favorevoli, per la priorità alla difesa dei posti di lavoro. E soprattutto, ieri è stata la Cancelliera in persona ad ammettere che la situazione dello storico marchio tedesco dell´auto, anche dopo la vittoria di Magna e dei suoi alleati russi Sberbank e Gaz contro il Lingotto, resta difficile e rischiosa. Per Opel restano molte difficoltà, e Magna non ha firmato un accordo vincolante, ha detto Angela Merkel parlando ieri a un convegno a Berlino sull´economia sociale di mercato. Ha aggiunto: le garanzie concesse a Opel sono limitate, e con queste l´azienda dovrà sopravvivere. Sono precisazioni che non mancano di allarmare, proprio mentre Opel riceveva la prima tranche (trecento milioni di euro) del prestito-ponte pubblico. E dubbi sul futuro li ha suscitati anche il numero uno di Magna, Frank Stronach, rivelando che, in base all´accordo con General Motors, il marchio tedesco non potrà vendere le sue auto su due mercati-chiave, cioè Stati Uniti e Cina. «Opel è comunque un caso speciale», ha detto ancora la cancelliera, «e non si ripeterà, non ci sarà un altro caso come quello della Opel. Adesso c´è una chiara procedura per l´esame delle richieste, una procedura che non è soggetta alla politica». Suonano quasi come accenti autocritici dell´establishment, le parole della leader tedesca. Ma in realtà sono soprattutto destinate a un fronte interno, sempre più difficile per la cancelliera stessa nel suo partito. Il salvataggio di Opel, come si ricorda, è stato infatti contestato fino all´ultimo dal giovane, popolare ministro dell´Economia, il cristiano-sociale bavarese Karl-Theodor zu Guttenberg. Il quale chiedeva più prudenza nella concessione di aiuti pubblici, visto che i conti in rosso volano ai massimi storici. Il nuovo caso di appello al salvataggio che sta spaccando il governo è il destino di Arcandor, il colosso della distribuzione e dei viaggi cui appartengono il tour operator Thomas Cook, i grandi magazzini Karstadt e il prestigioso tempio del lusso berlinese, il KaDeWe. Arcandor ha disperato bisogno di liquidità entro giugno per soddisfare le pressanti richieste dei creditori, e ha già chiesto garanzie pubbliche per 650 milioni di euro. In caso contrario, ha detto il suo ad Karl-Gerhard Eick, il gruppo rischia l´insolvenza. Sulla richiesta di Arcandor, e su quelle di un altro migliaio di aziende, l´esecutivo appunto si spacca. Il presidente del partito socialdemocratico, Franz Muentefering, si è detto a favore di un aiuto pubblico immediato, «perché la priorità sono i posti di lavoro». Andiamoci piano con i soldi dei contribuenti, ribattono i democristiani. Col potente governatore dell´Assia, Roland Koch, in prima linea: «Arcandor ha una maggioranza in Thomas Cook, un´azienda che realizza profitti. Perché non valorizza questo suo patrimonio prima di chiedere aiuti?». Il caso Opel, anziché rassicurare, ha innescato uno scontro che agita la battaglia elettorale tedesca.

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berlusconi: via i feudi rossi franceschini: sbagli calcoli - gianluca luzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 5 - Interni Il Cavaliere vuole aumentare i militari nelle città Berlusconi: via i feudi rossi Franceschini: sbagli calcoli Guerra di cartelli ai comizi del premier Gli striscioni di contestatori e fan: "Papi voglio fare la velina", "Silvio educa i miei figli" GIANLUCA LUZI FIRENZE - Berlusconi punta sul rosso. Non si accontenta più di un risultato clamoroso alle europee, qualcosa tra il 43 e il 45 per cento come prevedono i suoi sondaggi, «una terribile mazzata per la sinistra che ne uscirà con le ossa rotte». Per le amministrative di giugno vuole e promette qualcosa di più: «Le roccaforti rosse saranno spazzate via». Più un proclama da guerra medievale che un traguardo elettorale. Ma ieri il Cavaliere forse era suggestionato prima dalla sfilata militare del 2 giugno a cui è arrivato con un quarto d´ora di ritardo e poi dal bagno di folla a Firenze, roccaforte rossa per eccellenza, seguito da una puntata nella vicina Prato. Con scene, sia a Roma che in Toscana, che ormai rasentano l´idolatria. Ma anche con misure di sicurezza sempre più rigide e nervose per tenere lontane le contestazioni. Con qualche momento di tensione tra simpatizzanti e contestatori. Un gruppetto di kamikaze ha cercato di avvicinarlo davanti all´albergo fiorentino ma gli agenti li hanno presi e allontanati anche per evitare lo scontro con i fedeli di Silvio. Lo stesso è accaduto a Prato. C´è anche la guerra dei cartelli, ispirata alla vicenda Noemi. «Papi Silvio voglio fare politica o la velina, aiutami te», irride un manifesto a cui risponde quello di una supporter: «Silvio, educatore di lealtà e libertà. Educa pure i miei figli», firmato «una mamma e insegnante». Ancora: «Noemi, no party» contro «Silvio il Magnifico. Non ti curar di loro ma guarda e vinci». Il Pd sostiene che Berlusconi «ha sbagliato i calcoli». «Ho sentore di uno scenario completamente opposto. Nel 2009 non si vota più in base alle ideologie ma sulla qualità delle proposte» dice da Roma Franceschini che vorrebbe aprire gli occhi agli elettori quando afferma che «Berlusconi sta chiuso in un bunker di lusso dal quale si vede un´Italia diversa mentre io ho scelto di andare dove c´è l´Italia vera e di ascoltare il Paese». Ma il premier nemmeno vuole commentare e durante la parata del 2 giugno con Franceschini non ha scambiato neanche un saluto. A Firenze e a Prato - città con una grossa comunità cinese - Berlusconi ha battuto sul tasto della sicurezza e dell´immigrazione. Intanto ha ripetuto che da quindici giorni non ci sono sbarchi a Lampedusa. Poi ha annunciato che metterà qualche soldato in più di pattuglia nelle strade. Ci sono 70 mila uomini non utilizzati nelle missioni all´estero «e noi sappiamo che questi soldati sono felici quando possono essere utili per il paese», quindi «aumenteremo la presenza dei nostri militari nei pattugliamenti a piedi». Infine ha fatto la voce grossa sui cinesi di Prato: «C´è una città che non ne può più e che dice «la Cina è in casa e non la Cina è vicina»». Promettendo tra gli applausi dei fan di avviare una indagine «per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità economica cinese». All´Europa, dove conta di avere il gruppo più numeroso, ha promesso «un drizzone», perché «ha creato montagne di difficoltà a chi intraprende». E Berlusconi assicura che le promesse le mantiene, «anche quando prometto di andare a una festa di compleanno».

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obama e la guerra tra ricchi e poveri - piero ottone (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Commenti OBAMA E LA GUERRA TRA RICCHI E POVERI La contrapposizione è tra Occidente e Terzo mondo che aspira al nostro tenore di vita PIERO OTTONE Ha ragione Jean Daniel quando afferma (nell´articolo pubblicato tempo fa su queste colonne) che la teoria di Samuel Huntington sullo scontro delle civiltà indirizzò l´America di George Bush su una strada pericolosa: quella delle crociate, delle guerre di religione. Ma la teoria di Huntington, oltre che politicamente nociva, è anche concettualmente sbagliata. Per una ragione molto semplice: uno scontro di civiltà presuppone l´esistenza di due o più civiltà, vive e bellicose. Nel mondo contemporaneo è invece viva e vegeta, seppur decadente, una civiltà sola: quella dell´Occidente, rappresentata dall´America del Nord e dall´Europa nord-occidentale, quella che va dalla Scandinavia alla Spagna. (Ci siamo anche noi, un po´ periferici…) Le altre civiltà sono morte, sono spente. E´ vero: altri popoli, altri continenti hanno dato vita nel corso dei secoli e dei millenni a civiltà grandiose, sublimi come la nostra, dalla cinese alla musulmana: ma quelle sono ormai estinte (un giorno anche la nostra si spegnerà). Sopravvivono solo le tracce delle opere che esse crearono, dalle piramidi al Taj Mahal. Per capire quel che succede nel mondo contemporaneo, per capire le tensioni e gli antagonismi che infieriscono intorno a noi, mi sembra credibile un´altra interpretazione: è in corso lo scontro fra ricchi e poveri. Col termine dei ricchi definiamo gli occidentali: la cui ricchezza è il frutto delle invenzioni, della tecnica, del sistema economico, dello spirito imprenditoriale, delle iniziative e della weltanschauung, insomma della civiltà occidentale, che è la nostra. Di fronte all´Occidente c´è quella parte dell´umanità che definiamo, sommariamente, il Terzo Mondo. Semplificando, dunque, ricchi e poveri. Che questa sia la vera contrapposizione è dimostrato dalla politica che i popoli del Terzo Mondo hanno seguito negli ultimi decenni. Vediamo il caso della Cina. In un primo tempo è sembrato che i cinesi, nel segno del comunismo, volessero convertire l´umanità all´ideologia di Marx: tutti comunisti, come loro. E guerra a chi comunista non era. Ma ecco che, a un certo momento, i cinesi hanno cambiato idea. Invece di convertire l´umanità a Marx, hanno deciso di seguire un´altra strada: imitare l´Occidente, adottare la nostra tecnica e il nostro modo di vita, nella speranza (e sono sulla strada buona) di imitare la nostra way of life, di raggiungere il nostro tenore di vita. E il comunismo come merce di esportazione se lo sono dimenticato. Questo dimostra che la loro non era una guerra ideologica: era l´inseguimento dei popoli ricchi, prima per una certa strada, comunismo contro capitalismo, poi per una strada diversa, l´imitazione. Sono convinto che lo stesso discorso valga per l´Islam. Certi popoli di fede musulmana, talebani in testa, hanno deciso di combattere l´Occidente nel nome di Maometto. Per convertirci alla loro fede? Non credo: a loro importa poco se andiamo nelle cattedrali a pregare il nostro Dio, invece che nelle moschee a pregare Allah. Altri popoli musulmani, per esempio la Turchia, hanno deciso di inseguire e di imitare gli occidentali: di occidentalizzarsi, come i cinesi, come gli indiani. L´obiettivo è pur sempre lo stesso: raggiungere il nostro tenore di vita, la nostra way of life. E´ possibile ed è augurabile che tutti i popoli islamici seguano l´esempio della Turchia: la globalità sarà allora completa, la pace universale sarà assicurata. Barack Obama, a quanto sembra, lo ha capito. Gloria a lui, e a chi la pensa come lui.

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duplice omicidio in piazza inchiesta sull'omertà del borgo - salvo palazzolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina X - Palermo Duplice omicidio in piazza inchiesta sull´omertà del Borgo Per i tre sospettati del delitto si profila il processo SALVO PALAZZOLO Questa volta, l´omertà non ha vinto. Dopo sette anni, il sostituto procuratore Maurizio de Lucia chiude l´inchiesta sul clamoroso duplice omicidio nella piazza del Borgo Vecchio e si appresta a chiedere il processo per i presunti assassini di Antonino Lupo e Vincenzo Chiovaro: sono Vincenzo Cinà, 53 anni, e i figli Francesco, 27 anni, e Massimiliano, 25 anni, arrestati nel febbraio scorso. Ad accusarli c´è un testimone davvero particolare, Fabio Nuccio, fratello del collaboratore di giustizia Antonino, un tempo fedelissimo dei boss Lo Piccolo. Pochi giorni fa, la Corte di Cassazione ha rigettato l´ultima istanza delle difese, confermando che il racconto del supertestimone è genuino e attendibile. Ora Nuccio è sottoposto al programma di protezione per i testimoni di giustizia. La Procura punta su di lui anche per far condannare altri assassini: quello di Giovanni De Luca, il giovane freddato il 2 ottobre 2005, al Borgo Vecchio; poi, quelli di Paolo Cordova, il dipendente della farmacia di via Mogadiscio, ucciso durante una rapina, il 16 novembre 2006. Nuccio è stato già chiamato a testimoniare in Corte d´assise, e non si è mai tirato indietro, consegnando ai giudici i nomi delle sue fonti. Per il delitto De Luca, alcuni commercianti del Borgo. Per il caso Cordova, addirittura il suocero, perché uno dei rapinatori killer sarebbe stato suo nipote. «Mio suocero ha tagliato la pistola, che poi ha buttato a Sferracavallo - ha spiegato Nuccio - i giubbotti sono stati bruciati. Dopo tutto questo, mio suocero ha lavato le mani a suo nipote, poi gliele ha bruciate con lo spirito, per evitare che un eventuale guanto di paraffina potesse smascherare chi aveva premuto il grilletto». Adesso, le dichiarazioni di Fabio Nuccio mettono nei guai diversi commercianti del Borgo, innanzitutto per il duplice omicidio avvenuto poco prima dell´ora di pranzo del 23 aprile 2002. La Procura sta vagliando i non ricordo di chi ha sempre continuato a negare quanto avvenne davanti agli occhi di decine di persone. Chiovaro e Lupo morirono perché avevano rubato un scooter, e per restituirlo chiedevano un riscatto. «Ho assistito a una lite avvenuta tra i Cinà e le due vittime - racconta Nuccio - il motivo era da ricondurre alla mancata restituzione di una moto, di cui non ricordo il modello, appartenente a uno dei figli di Cinà, che era stata rubata proprio da Lupo e Chiovaro». Già subito dopo il delitto, un confidente aveva soffiato alla squadra mobile i nomi dei Cinà come gli autori del duplice omicidio. Ma il movente segnalato era un altro. Allora si era parlato di un´offesa delle due vittime nei confronti di una ragazza della famiglia Cinà. Al Borgo tutti sapevano. Nuccio racconta che i Cinà furono pestati a sangue da Vincenzo Chiovaro, esperto di arti marziali. Poco dopo, scattò la vendetta, con dei coltelli presi in prestito dai commercianti della piazza: «Cinà padre prese un grosso coltello dal pescivendolo Piero, un coltello di quelli usati per tagliare il pescespada, e colpì alla testa Chiovaro. Successivamente, scesero dall´autovettura anche i due figli, il più grande già armato di coltello a serramanico, mentre il secondo figlio, il più piccolo, afferrò un coltello di grosse dimensioni, quello dei meloni, dal fruttivendolo Tantillo».

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il mondo applaude il palcoscenico napoli - giulio baffi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VIII - Napoli Il mondo applaude il palcoscenico Napoli Artisti italiani al lavoro insieme con artisti di altri paesi: dalla Germania a Singapore Diretta da Renato Quaglia, la manifestazione presenterà testi originali ad hoc Parte domani la manifestazione che proietta la città al centro del panorama internazionale di spettacoli per l´intero mese di giugno GIULIO BAFFI Non tutto ma di tutto. Parte domani il Napoli Teatro Festival Italia. Per curiosi spettatori, amanti dello spettacolo, bulimici consumatori della rappresentazione. Più di quaranta titoli in cartellone, distribuiti nei molti spazi che la città riesce ad offrire. E spettatori che si spera accorrano numerosi, con la loro non celata speranza d´inquietanti incontri che ci facciano sentire al centro del mondo colorato e magari imprevedibile del teatro, del mondo che guarda a Napoli e la proietta lontano negli ampi confini di un palcoscenico internazionale popolato dal meglio degli autori, degli attori, dei registi, musicisti, ballerini e coreografi. Si parte con "Pièce noire" di Enzo Moscato, che ne firma anche la regia, in scena alle 20 al Mercadante e dura un´ora e mezza; si continua con "L´Européenne" testo e regia David Lescot sul prestigioso palcoscenico del San Carlo (alle 22.30, durata 110´), ma intanto durante tutta la giornata, nel centro storico, al mattino tra Santa Chiara e Piazza del Gesù, nel pomeriggio tra San Domenico Maggiore e Duomo Peri Pane, artista brasiliano convinto che "l´uomo è quello che consuma", per il suo "Homem Refluxo" andrà raccogliendo rifiuti, dai mozziconi di sigaretta alle lattine ai giornali, da conservare nelle quarantatrè tasche di un suo abito trasparente. Diretto da Renato Quaglia, governato da una squadra numerosa di operatori ed esperti, Napoli Teatro Festival Italia presenterà anche quest´anno, il terzo della sua vita, il secondo nella sua interezza, collaborazioni e coproduzioni internazionali, nuove creazioni. Più di venti nuove creazioni internazionali progettate e prodotte. Artisti italiani al lavoro insieme con artisti di altri paesi. Dalla Germania alla Spagna, dalla Gran Bretagna alla Francia, dal Portogallo all´Argentina, a Singapore e Stati Uniti in una singolare esperienza di drammaturgie. Insomma chi non trova lo spettacolo adatto ai propri gusti davvero non ha speranze. E basterà cliccare sul sito www. teatrofestivalitalia. it per avere notizie dettagliate degli spettacoli e dei cambiamenti di programma, sempre possibili in un mese. Naturalmente sul sito si potranno prenotare e acquistare i biglietti per i singoli spettacoli. Disposti in bell´ordine troveremo i titoli che fanno ricco il cartellone. Una rapida scorsa per sapere che David Lescot ha vinto con il suo "L´Européenne" il Gran Prix de Littérature Dramatique 2008 del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese, che l´opera nasce da una riflessione sul senso dell´Europa maturata durante i giorni successivi al referendum francese sull´approvazione della Costituzione Europea e che la vicenda ruota attorno all´invito che la Commissione europea rivolge a diversi intellettuali per creare opere teatrali, musicali e poetiche in grado di offrire una rappresentazione univoca della cultura europea. Ma troveremo traccia e notizia di altri spettacoli che fanno ghiotta l´attesa, come l´atteso "Le città visibili" di Chay Yew, ed ispirato a "Le città invisibili" di Italo Calvino, che Giorgio Barberio Corsetti ha messo in scena a Singapore ed ora costruisce per il Real Albergo dei Poveri, «facendo convivere diverse dimensioni, appartenenti a epoche e luoghi differenti, sospese fra Est e Ovest del mondo; due storie d´amore, una in Cina e una in Occidente, fra un italiano e un´orientale e viceversa, a cui s´intrecciano momenti di lavoro nelle fabbriche tessili, fra vicende legate alla contraffazione e incidenti sul lavoro». O come "Monaciello" che la fantasia di Andy Arnold ha costruito nei sotterranei di via Chiaia, "L´apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe" di Dario Fo e Franca Rame che il regista Giulio Cavalli mette in scena al Teatro Augusteo, "Interiors", ideazione e regia di Matthew Lenton, al Teatro Sannazaro, "Sade: Opus Contra Naturam, Voyage en Italie, Napoli" costruito da Enrico Frattaroli lavorando sui testi del Marchese de Sade e messo in scena al Real Albergo dei Poveri, l´"Ecuba" di Euripide con Isa Danieli protagonista per la regia di Carlo Cerciello nella suggestione della Chiesa di Donnaregina Vecchia. E naturalmente incontri, performance, conversazioni, laboratori, convegni e tutto quello che può essere organizzato per rendere "unico e ricco" questo appuntamento.

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berlusconi abbraccia galli e promette una legge per firenze - simona poli massimo vanni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina II - Firenze Berlusconi abbraccia Galli e promette una legge per Firenze Duemila ad accoglierlo. "Se volete, vi darò l´esercito" Il premier al Grand Hotel Duro attacco alla sinistra fiorentina: "Hanno usato il loro potere per le clientele lasciando andare la città" SIMONA POLI MASSIMO VANNI Berlusconi a Firenze annuncia la legge speciale. Lo fa a tre giorni dalle elezioni da una sala del Grand Hotel, inizio e fine del suo soggiorno di due ore in città: «M´impegno a promuovere quanto prima una legge speciale per Firenze città dell´arte», dice il premier al tavolo con il candidato sindaco Giovanni Galli e il coordinatore nazionale Denis Verdini spazzando via venti anni di attese. E venendo di fatto incontro alle richieste dei candidati avversari Matteo Renzi e Valdo Spini. Ma non è l´unico impegno che prende Berlusconi. «Se il nuovo sindaco lo vorrà - dice rivolto a Galli - manderemo a Firenze anche l´esercito» per il controllo del territorio. Perché «l´esperimento che abbiamo fatto è stato gradito dai militari e anche dalle popolazioni». Quanto alla tramvia Berlusconi ci scherza su: «Non ne posso veramente più della vostra tramvia e anche per questo appoggio l´ipotesi di non farla», dice raccontando dell´insistenza quotidiana di Paolo Bonaiuti. Ma al momento di prendersela con la sinistra fiorentina Berlusconi è serissimo: «Sono persone che fanno della politica un mestiere, che per troppi anni hanno utilizzato il potere per le clientele e hanno lasciato al degrado il sistema fieristico, non hanno fatto la nuova pista dell´aeroporto né la bretella Barberino-Incisa». Trovare un candidato, confessa, non è stato facile: «Giovanni Galli è una persona seria, un grande campione, e io non gli ho chiesto di candidarsi anzi, ho cercato di dissuaderlo». con Verdini, spiega il presidente del Consiglio, «abbiamo fatto una ricerca ma il 90 per cento dei candidati si sono tirati indietro e il 10 per cento che si offriva non aveva possibilità di paragone con Galli, che è una persona assolutamente leale, dice quel che pensa e ha una straordinaria umanità». Fuori ad ascoltarlo, davanti al maxi-schermo montato in piazza Ognissanti circa 2.500 fan e militanti che dopo averlo acclamato all´arrivo, dopo le 17, lo applaudono ad ogni sua battuta. Che lui non risparmia: «Mantengo sempre le promesse, anche quelle di andare alle feste di compleanno», dice ridendo. Degli attacchi alla sua vita privata parla come di un prezzo da pagare all´impegno politico: «Senti il profumo?», chiede a Galli mettendogli un polso sotto il naso. «E´ profumo di santità». In piazza la gente tifa per lui: «Questa storia di Noemi è una vergogna», dice Gabriella Gervasani, che al premier porta una rosa rossa con un biglietto in dialetto milanese. Accanto a lei Grazia Botarelli agita un cartello: "Berlusconi, educa anche i miei figli". Di quello che fa il Cavaliere in camera da letto, in piazza Ognissanti, «non frega a nessuno, i problemi dell´Italia sono ben altri». E Berlusconi da dentro il Grand Hotel ricambia: «Vado a salutare le persone che mi aspettano fuori - dice congedandosi - non meravigliatevi se preferirò salutare le signore». Giusto un´ora dopo al museo Pecci di Prato, accanto al candidato sindaco Roberto Cenni, annuncia di voler «avviare con il ministero degli interni un´indagine sulla città in relazione alla presenza dei cittadini cinesi». E qualcosa del genere fa sapere di volerlo avviare anche con «il ministero dell´economia per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità economica cinese». E ancora: «Qui c´è una città che da 60 anni sopporta il governo della sinistra, una città che non ne può più. Qui non si dice che la Cina è vicina perché la Cina è in casa». Durante il viaggio il corteo di auto blu incrocia un signore a Novoli, che scende dalla macchina e saluta in silenzio col pugno chiuso alzato.

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Stasera dico una parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna persona poli... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Stasera dico una parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna persona politicamente educata pronuncia più in pubblico: conflitto d'interessi. Venerdì il presidente del Consiglio è intervenuto dalla Cina sugli «ascolti fantastici» di Annozero dove - ha detto - «non era invitato nessuno dei nostri». Strano: avevamo in studio il capogruppo della Lega sua alleata, Roberto Cota e il vicedirettore de il Giornale, Nicola Porro. Poi è tornato in Italia e ha riunito gli industriali a Villa Madama per parlare di crisi finanziaria. Ma poi a giustificare chi non paga il canone Rai (che è una tassa sul possesso di tv, dunque lui dovrebbe difenderla). E ha aggiunto: «Da presidente del Consiglio non ho poteri per intervenire, ma dovreste chiedere un incontro ai vertici Rai: come fate ad accettare che la Rai inserisca i vostri spot in programmi che diffondono panico e sfiducia?». Ce l'aveva con noi? Chi lo sa. Certo, se ci chiamassimo Anno Uno o Anno Due sarebbe meglio, più ottimistico. Annozero è ansiogeno. Problema: se gli investitori ritirano gli spot dalla Rai e li spostano su Mediaset, lui ci guadagna, ma in un mercato libero gli spot vanno dove ci sono gli ascolti: i nostri, per esempio, fanno incassare alla Rai molto più dei costi di Annozero, che perciò non usa un euro delle risorse del canone. Gli investitori pagano l'Auditel per sapere quanta gente e che tipo di pubblico guarda questo o quel programma e decidere quanto valgono gli spot. I nostri, grazie a un pubblico bello e numeroso, sono tra gli spot che valgono di più. Berlusconi cambia tutto e suggerisce un altro criterio: chi vende pasta, auto, profumi, scarpe deve farsi pubblicità solo nei programmi che parlano bene del governo, senza creare «ansia» né «sfiducia». Perché «la tv deve cooperare col governo per diffondere serenità». Infatti poi ha invitato tutti a visitare il Kazakistan, «dove c'è un signore che è mio amico e ha fatto cose straordinarie, infatti ha il 91% dei voti». Si chiama Nazarbaiev e si è fatto nominare presidente a vita. Un sincero democratico. La tv kazaka non diffonde né ansia né sfiducia, anzi coopera col governo: anche perché una volta era del Partito comunista unico, poi fu privatizzata affidandola alla moglie del presidente. È un'idea anche per noi. Problema: in quale veste Berlusconi dava i suoi consigli? Come esperto editore e proprietario di tv, o come politico? Perché, se parlava come politico, la sua sarebbe potuta apparire come una velata minaccia del tipo: attenti a dove mettete gli spot, perché se li date a chi non mi piace, il governo poi non vi fa favori o vi fa qualche danno. Se invece parlava come esperto editore, sarebbe - scusate la parolaccia - conflitto d'interessi. E anche una turbativa del mercato pubblicitario, che dovrebbe interessare l'Antitrust. E pure del mercato borsistico, visto che Mediaset è in calo, tanto che il premier ha segnalato tre società sottovalutate, Iri, Eni e Mediaset, invitando a comprare le loro azioni. Consigli per gli acquisti. E questa sarebbe materia per la Consob. Senza contare - parlando con pardon - che c'è conflitto d'interessi. E chi dovrebbe sanzionarlo? L'Agcom. Poi c'è l'on. Gasparri, che auspica addirittura lo sciopero del canone contro la Rai che manda in onda Annozero. Ora se Gasparri incita allo sciopero contro un programma che non rispetta il pluralismo, ci può stare. Ma se lo minaccia per far chiudere un programma sgradito, questo è un ricatto per ottenere una censura. Ma di che si lamenta? L'Agcom ha appena denunciato gli spazi politici abnormi dedicati a governo e maggioranza da Tg1 e Tg2 (per non parlare di Mediaset): 58% sul Tg1 e 66% sul Tg2. L'opposizione è rispettivamente al 27 e al 18%. E non è solo questione di minutaggio, ma anche di contenuti. Quando, il 2 dicembre 2006, Berlusconi riempì piazza San Giovanni «contro il regime di Prodi», tutti rilanciarono il suo dato sui partecipanti: 2,2 milioni di persone. Ora che Veltroni ha riempito il Circo Massimo e ha parlato di 2,5 milioni di persone, i tg hanno usato le cifre della questura, cioè del governo: 300mila, non di più. Ma se sono falsi i dati di Veltroni lo erano anche quelli di Berlusconi. L'ha scritto anche il Giornale: San Giovanni è quasi un quarto del Circo Massimo, 39mila metri quadrati contro 140mila. Contando quattro persone a metro quadrato, Berlusconi radunò 156mila persone, Veltroni 560mila: il quadruplo. A meno che il Cavaliere sia riuscito a stipare cinquantasei persone in ogni metro quadrato: troppe anche per l'unto del Signore che moltiplica i pani e i pesci. Perché allora le Authority tacciono o acconsentono? Perché le nominano i partiti. E, visto che si son formate durante il governo Berlusconi-2, sono a maggioranza di destra. Antitrust. Presidente Antonio Catricalà, capo di gabinetto di Maccanico alle Poste, poi segretario generale di Palazzo Chigi con Berlusconi premier. Componenti: Guazzaloca, ex sindaco di Bologna di FI, ora ricandidato; Pilati, ex consulente Fininvest; e due professori, Occhiocupo e Santagata De Castro. Anche qui - scusate la parolaccia - c'entra il conflitto d'interessi. E chi dovrebbe garantire che i telegiornali trattino tutti allo stesso modo? Le famose Autorità indipendenti, che però sono tutte nominate dai partiti. Tanto per fare un esempio: in quella che ci riguarda direttamente, l'Agcom, che per legge dovrebbe essere composta da figure di specchiata indipendenza, siede ancora Giancarlo Innocenzi, ex dirigente Fininvest, ex sottosegretario alle Telecomunicazioni (Forza Italia) nel secondo governo Berlusconi. Un anno fa Innocenzi viene intercettato al telefono con Agostino Saccà, direttore di Raifiction: «Sono reduce da un incontro col Grande Capo. Si è deciso a dare una spallata a questi qua (il governo Prodi, nda). Io sto lavorando con Tex (Willer Bordon, nda) che ha una moglie che fa quel mestiere (l'attrice, nda)». Lui e il Grande Capo avevano pensato di sistemarla in una fiction Rai, sperando che il marito senatore passasse al Pdl. L'uomo che dovrebbe vigilare su Rai e Mediaset e sui conflitti d'interessi chiama Berlusconi «Grande Capo » e lavora per regalargli un senatore e far cadere Prodi sistemando alla Rai la moglie di un senatore. Calabrò lo deferisce al Comitato etico dell'Agcom. Ma non se n'è mai più saputo nulla. Intanto l'Agcom risolve brillantemente l'annoso caso di Europa7: Rete4 non ha la concessione a trasmettere? Bene, le frequenze a Europa7 gliele deve dare la Rai. Quindici giorni fa Innocenzi era ad Abu Dhabi in missione per conto di Dio col ministro Frattini: ora infatti è pure membro del «Comitato strategico per l'interesse nazionale in economia», una task force di dodici esperti per attirare investimenti stranieri. I due hanno incontrato i vertici di Adia, il fondo sovrano degli Emirati Arabi. Curioso. Tre giorni prima Berlusconi aveva detto: «Attenti ai fondi sovrani arabi» che minacciano «Opa ostili su aziende italiane». Ma quello di Abu Dhabi va bene: è socio di Mediaset al 2%. Domanda: come fa Innocenzi a vigilare sulle tv e i conflitti d'interessi se lavora contemporaneamente per il Grande Capo, per il padrone di Mediaset e per il premier che lo manda a parlare con i soci delle sue tv? Ci vorrebbe un'Authority per vigilare su Innocenzi, ma c'è già lui che vigila su se stesso. A questo punto parlare di conflitto d'interessi è proprio una bestemmia, se è vero ciò che scrive il New York Times: «Gli italiani si dividono in due categorie: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lo faranno».(30 ottobre 2008)

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Mottaki all'Eliseo Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Mottaki all'Eliseo Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran PARIGI La Francia tenterà oggi di rilanciare il dialogo fra l'Iran e le grandi potenze sul programma nucleare di Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Manoucher Mottaki, incontrerà infatti all'Eliseo il presidente Nicolas Sarkozy, che in passato ha più volte definito «inaccettabile» la prospettiva di un Iran dotato dell'arma nucleare. È la prima volta che il capo di Stato francese riceve un responsabile iraniano di alto livello dalla sua elezione, nel maggio del 2007. L'incontro con il ministro iraniano consentirà di affrontare il rilancio dei colloqui tra Iran e gruppo dei 5+1 (Germania, Cina, Usa, Francia, Gb, Russia più l'Alto rappresentante Ue. IL CASO

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GOLDMAN SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la cess... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

GOLDMAN SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la cessione di una quota dello 0,9% di Industrial & Commercial Bank of China (Icbc), la più grande banca per capitalizzazione al mondo.

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Pechino blocca Twitter e Hotmail (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-03 - pag: 8 autore: Cina. Per l'anniversario di Tienanmen Pechino blocca Twitter e Hotmail Luca Veronese Vietato parlare del massacro di Tienanmen. Nelle strade del paese come su internet. Vietato manifestare, vietato discutere, anche in rete. Vietato ricordare la morte di centinaia di studenti sotto i colpi dei carri armati dell'esercito. Si stringono i controlli della polizia sui dissidenti, sui testimoni scomodi, sui sopravvissuti e sui loro parenti. E sul web vengono chiusi i canali per diffondere foto e documenti. In Cina ieri la censura ha colpito la gran parte degli strumenti di comunicazione su internet. Bloccato Twitter, il microblogging che mette in comunicazione istantanea milioni utenti. Impossibile per i cittadini cinesi utilizzare i messaggi di Hotmail; accedere ai servizi di Windows Live. Black-out improvviso sul social network Facebook; così come su Bing, il motore di ricerca di Microsoft; e su Flickr, il sistema di condivisione online di immagini fornito da Yahoo!. Le autorità alla vigilia dell'anniversario stanno cercando di fermare anche su internet ogni forma di commemorazione della strage che porta il nome della piazza centrale di Pechino, dove nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989 i militari, sotto il comando di Deng Xiaoping, aprirono il fuoco sugli studenti, reprimendo nel sangue una protesta pacifica che chiedeva riforme al governo cinese. Non è mai stato fornito un elenco dei morti di Piazza Tienanmen e ora Pechino vorrebbe cancellare ogni traccia delle proteste e degli scontri anche dalla memoria- molto meno virtuale di quanto si pensi della rete. «L'accesso a Twitter è stato vietato all'improvviso allecinque della sera. L'intera comunità degli utilizzatori di questi messaggi è stata annientata in un attimo», ha confermato Kaiser Kuo, commentatore di tecnologia che vive a Pechino. «Ma non c'è niente di nuovo, tutto questo - ha aggiunto con rassegnazione Kuo - fa parte della nostra vita qui in Cina». Gli utilizzatori di Twitter e degli altri sistemi bloccati ieri sono i cinesi più evoluti, sul piano culturale oltre che tecnologico. La grande maggioranza non si serve di applicazioni straniere ma di servizi realizzati da società cinesi e soggetti alla censura. Negli hotel di Pechino e Shanghai le news sui canali internazionali che riguardano Tienanmen vengono coperti da avvisi di pubblica utilità sui pericoli del fumo da sigaretta. luca.veronese@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA OSCURATI I MESSAGGI WEB Le autorità cinesi vogliono impedire qualsiasi forma di commemorazione della strage degli studenti avvenuta il 4 giugno del 1989

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Designato l'erede di Kim Jong-il (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-03 - pag: 8 autore: Corea del Nord. Il dittatore prepara la successione dopo essersi garantito il sostegno dell'esercito con i recenti test missilistici Designato l'erede di Kim Jong-il Secondo fonti di intelligence sudcoreane sarà il terzogenito Kim Jong-un, 25 anni Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato è successo proprio il giorno del secondo e più potente test atomico della Corea del Nord: il 25 maggio scorso il parlamento, le forze armate e forse anche le missioni all'estero sono state sollecitate a garantire la loro fedeltà all'ultimo rampollo dell'unica dinastia familiare di un regime comunista: Kim Jong-un - il 25enne terzo figlio di Kim Jong-Il - designato come successore in pectore dell'attuale dittatore. Lo hanno indicato ieri prima un parlamentare sudcoreano dell'opposizione, membro del comitato sulla sicurezza - informato dai servizi segreti - e poi altre fonti citate dai media sudcoreani, che hanno evidenziato il risvolto non solo internazionale, ma anche interno al regime, delle recenti provocazioni militari. Secondo le ultime informazioni, Pyongyang starebbe preparando il lancio di altri missili, compreso uno potenzialmente in grado di colpire il territorio Usa: c'è chi ipotizza che il test a lunga gittata sarà effettuato il 16 giugno, giorno dell'incontro tra il presidente americano Obama e quello sudcoreano Lee Myung- bak. Missili a corto o medio raggio potrebbero essere lanciati in tempi più brevi. Pyongyang potrebbe cercare anche uno scontro navale limitato in una zona marittima dai confini contestati nel Mar Giallo, dove già in passato ci sono state schermaglie pericolose. La Corea del Sud ha rafforzato il suo dispositivo navale nell'area per tenersi pronta a ogni evenienza. I mercati finanziari di Seul hanno cominciato a dare segni di nervosismo e il governo ha deciso di costituire una task force destinata a monitorare le possibili conseguenze negative sull'economia - dagli investimenti stranieri all'eventuale cancellazione di ordini per export - che potrebbero derivare da un aggravamento della tensione e da sanzioni internazionali contro il Nord. è però la notizia della designazione dell'erede della dinastia fondata da Kim Il- Sung a essere giudicata una svolta. Dopo l'ictus che avrebbe colpito il 67enne dittatore (già sofferente di diabete) nell'agosto scorso, era emersa come una debolezza strategica del regime l'incertezza sui meccanismi e i volti della successione. Kim JongIl aveva cominciato a "studiare" da leader a 32 anni attraverso una prima designazione informale, circa vent'anni prima della morte del padre (avvenuta nel 1994). Nel frattempo aveva potuto seguire un cursus honorum progressivo, la cui replica ora dovrà giocoforza seguire tempi e modi più bruschi. Con un upgrading delle capacità belliche spendibili in termini propagandistici «Kim JongIl intende facilitare il processo di successione, che non è determinato solo da lui ma anche da alti esponenti del governo, del partito e delle forze armate», ritiene Paik Hang-Soon, analista al Sejong Institute. A Tokyo, intanto, il governo ha deciso di sviluppare nell'ambito della nuova politica di utilizzo dello spazio anche per fini di difesa - un sistema satellitare in grado di monitorare tempestivamente il lancio di missili: il via libera è stato dato da una commissione presieduta dalla stesso premier Taro Aso, ieri in camiciola bianca di Okinawa (kariyushi) per promuovere l'annuale campagna “Cool Biz” (abitileggeri estivi per risparmiare energia tenendo più bassa l'aria condizionata negli uffici pubblici). I venti da Nordovest arroventano il clima politico: Tokyo dà segni di insofferenza per il protrarsi delle discussione al Consiglio di sicurezza sul tema delle sanzioni, che Cina e Russia intendono annacquare. Il ministro degli Esteri cinese Yang Jeichi, in una telefonata al collega Hirofumi Nakasone, ha detto che le sanzioni non risolvono il problema Corea del Nord: occorrerebbe una risoluzione Onu «bilanciata», che non precluda il ritorno di Pyongyang al tavolo dei negoziati a sei. © RIPRODUZIONE RISERVATA ESCALATION NELLA REGIONE Mentre Pyongyang si prepara al lancio di nuovi vettori, Tokyo avvia lo sviluppo di un sistema avanzato di monitoraggio satellitare ANSA Visti dal Sud. Attivisti di Seul bruciano il ritratto di Kim Jong-il e del figlio Jong-un, erede designato, di cui esistono solo fotografie da bambino

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I brevetti del signor Brambilla (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-03 - pag: 20 autore: Industria. L'Italia sta aumentando l'attività di ricerca specializzata e sviluppo all'interno delle aziende I brevetti del signor Brambilla In dieci anni due terzi delle 32mila registrazioni sono delle Pmi Paolo Bricco MILANO «Nel 2007 abbiamo completato un programma di ricerca iniziato cinque anni prima. E mi sono detto: fammela proteggere, questa cosa. Ora abbiamo quattro brevetti europei riconosciuti e 16 depositati a Monaco. Per lo più nelle tecnologie pulite per l'auto.A gennaio dell'anno scorso, il mio avvocato di Shanghai mi ha convinto: ora li abbiamo anche a Pechino. Là, mica gli interessano i brevetti non registrati in Cina». Giuseppe Ranalli, titolare della Tecnomatic di Corropoli in provincia di Teramo, è uno specialista di ingegnerizzazioni. La sua società, che l'anno scorso ha fatturato 27 milioni di euro, è una piccola impresa a buon contenuto tecnologico, parte di un fenomeno sommerso che sta diventando sempre più visibile nelle statistiche dell'innovazione. Secondo Unioncamere, che ha elaborato i dati dello European Patent Office di Monaco di Baviera, dal 1999 al 2007 si sono contati 31.898 brevetti italiani: nel 1999 erano 2.809, nel 2007 sono diventati 4.284. Un trend di crescita positivo. Stando alla Banca d'Italia che ha adoperato numeri dell'Ocse, nel lontano 1981 a Monaco erano depositate 1,4 domande di brevetto italiane ogni centomila abitanti. Ventiquattro anni dopo, nel 2005, sono diventate 7,8: una cifra molto più alta della Spagna, modello tanto vagheggiato che si ferma a 2,9, e non troppo distante dall'8,6 della Gran Bretagna, che ha sperimentato la deindustrializzazione ma che resta forte nelle biotecnologie e nella farmaceutica, settori ad alto tasso di brevettazione. La Francia ha 12,7 domande di brevetti ogni centomila abitanti: in venticinque anni, è cresciuta di una volta e mezza, mentre il nostro Paese è quasi quintuplicato. L'idea corrente è che i brevetti siano esclusivo patrimonio della grande impresa. Dunque, in un periodo caratterizzato dalla fine dei grandi gruppi privati e dell'economia pubblica di pesante impronta Iri, questo trend ascendente non si spiegherebbe.«In realtà –osserva Massimiliano Granieri, docente di Management of Intellectual Property Rights alla Facoltà di Economia della Luiss Guido Carli – un buon 60% dei brevetti europei è depositato da piccole e medie imprese. Certo, devono essere strutturate e attive in segmenti a contenuto tecnologico medioalto. Ma il fenomeno è innegabile». Tanto più da quando, lentamente, si va costruendo un rapporto meno episodico fra la ricerca universitaria e il business: «Come è successo con i 18 spin off dell'Università di Ferrara. Camminano tutti sulle loro gambe. Nove operano nella farmaceutica,gli altri nell'informatica e nella fisica applicata », dice l'economista Patrizio Bianchi, rettore di quell'ateneo. Ma non c'è solo questo. C'è di più. «Le statistiche sui brevetti sono fondamentali – riflette Raffaello Vignali, deputato del Pdl e vicepresidente della Commissione Attività produttive – , ma non bisogna dimenticare che si tratta di un rilevatore che per definizione sottostima la carica innovativa delle Pmi. Le aziende della nostra subfornitura realizzano innovazioni taylor made, insieme ai loro committenti, spesso nascondendole agli altri. Molto più essenziale è la velocità di realizzazione». Su 350 aziende aderenti alla Compagnia delle Opere, di cui Vignali è stato in passato presidente, il 75%ritiene di nessuna importanza ilbrevetto per proteggere l'innovazione di prodotto, mentre una quattro giudica fondamentale la segretezza. «E il paradosso – continua Vignali – è che brevettare significa rendere note informazioni e specifiche tecniche. Oltre a sostenere spese non irrilevanti: più o meno 100mila euro all'anno per brevetto, di cui 20mila per il depositoe 80mila per le traduzioni in tutte le lingue dell'Unione europea. Per non parlare delle spese legali,quando sorge una controversia ». In ogni caso, si sta rompendo la vecchia visione delle piccole aziende impegnate soltanto nell'innovazione di processo: stando all'analisi della Cdo, se il 42,3% di esse ha effettuato innovazioni di processo, il 50,9% ha fatto innovazioni di prodotto. Una evoluzione confermata dall'imprenditore abruzzese Ranalli: «Quattro dei miei sedici brevetti riguardano prodotti». Peccato che, in un contesto segnato dalla prevalenza di Pmi sempre più impegnate nell'innovazione più o meno formalizzata, l'industria manifatturiera non ce la faccia ad aumentare la sua capacità di creare valore aggiunto. L'ultimo calcolo della Banca d'Italia è desolante: nel 2000 l'industria produceva valore aggiunto per unità di lavoro pari a 47.394 euro; nel 2008, è rimasta ferma a 47.812 euro.Fra i servizi,l'intermediazione finanziaria è passata da 80.942 euro a 96.826 e perfino la pubblica amministrazione è salita da 41.420 euro a 48.487. «Il problema –nota Bianchi,per dodici anni direttore della rivista di area prodiana "L'Industria" – è che la specializzazione italiana resta fondata in prevalenza su attività a valore aggiunto medio-basso. Ci sono schegge di innovazione che, al di là della dimensione d'impresa, incominciano a muoversi rapidamente dentro al nostro tessuto produttivo. Ma ci vorranno tempo e una politica industriale mirata perché cambino il corso delle statistiche sul valore aggiunto del nostro manifatturiero ». paolo.bricco@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA EVOLUZIONI Miglioramenti non più solo incrementali: fra i piccoli il 42,3% ha effettuato innovazioni di processo e il 50,9% di prodotto EFFETTI ANCORA SCARSI Il valore aggiunto creato dal manifatturiero non aumenta e resta fermo a 47.812 euro per unità di lavoro

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Con il petrolio si alimentano attese di rincari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-03 - pag: 40 autore: OLIO DI PALMA Con il petrolio si alimentano attese di rincari La richiesta di biocarburanti, se salirà, farà lievitare anche le quotazioni dell'olio di palma. Secondo Godrej International, uno dei grandi commercianti di palmoil in India – paese al secondo posto dopo la Cina nella graduatoria degli importatori di questo olio alimentare – alla borsa merci di Kuala Lumpur il future per consegna vicina potrebbe superare 3mila ringgit per tonn. (circa 596 à ) perché la forte domanda di olio di soia, in Asia come anche al Chicago Board of Trade, si scontra con un'offerta non eccezionale. In Malaysia, che insieme all'Indonesia produce quasi il 90% di tuttol'olio di palma, il prezzo a metà maggio aveva già toccato 2.894 ringgit, massimo da nove mesi, ma ieri è arretrato a quota 2.545. Gli analisti Lmc International mostrano ottimismo grazie al recente rincaro del petrolio: più risale, più si accentua la richiesta di soia e colza per ricavarne biocarburanti, trascinando anche la palma. Le scorte nei magazzini malesi in aprile avevano toccato il minimo da quasi due anni anche per la vivace richiesta indiana, legata al timore che il governo imponga una tassa sull'import.

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Hummer venduta alla Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-03 - pag: 6 autore: Hummer venduta alla Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese Daniela Roveda La guidava Arnold Schwarzenegger prima di diventare governatore pro-ambiente della California, sigaro in bocca e muscolo in mostra; era il veicolo status symbol per eccellenza negli anni del consumismo sfrenato di fine millennio, il Suv preferito del rapper Coolio e della star del basket Shaquille O'Neill. Guidare una Hummer nel 2000 era un vanto; oggi ben pochi negli Stati Uniti hanno il coraggio di circolare a bordo di un mini-carro armato da 6 chilometri al litro. La Hummer e tutti i suoi inutili 2700 chili riassume tutti gli errori commessi da Gm, ma la "nuova" General Motors è riuscita finalmente a disfarsene. Nella documentazione inviata al tribunale fallimentare di New York, dove la GM ha chiesto l'ingresso in amministrazione controllata lunedì, compare infatti una lettera d'intento per la vendita della divisione Hummer a un misterioso acquirente "non identificato" a un prezzo imprecisato. Ma il mistero è già stato svelato: Gm, in serata, ha confermato che si tratta della cinese Sichuan Tengzhong Heavy Industrial Machinery Company. La transazione è in attesa del sigillo d'approvazione del governo di Pechino. Negli Stati Uniti quindi cala il sipario sul simbolo dell'arroganza e degli eccessi, degli errori strategici e della miopia che hanno messo in ginocchio una delle icone dell'economia americana. Ora la Hummer sarà libera di diventare uno status symbol per la nuova classe di superricchi di un paese emergente come la Cina. Tra i pretendenti della Hummer l'anno scorso non a caso c'erano un'altra società cinese, la Hunan Changfeng, l'indiana Mahindra & Mahindra e il miliardario russo Oleg Deripaska. L'acquisto della Hummer potrebbe soddisfare le ambizioni della Sichuan Tengzhong, produttrice di macchinari pesanti per lavori stradali, di trasformarsi in una società d'auto, e senza spendere tanto. Secondo le stime degli analisti americani la divisione Hummer non vale più di 500 milioni di dollari. E l'arrivo dei cinesi potrebbe anche salvare 3000 posti di lavoro negli Stati Uniti. © RIPRODUZIONE RISERVATA Fuoristrada cinese. Un veicolo Hummer, passato alla Sichuan AP/LAPRESSE

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Cinesi, svegliatevi Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

«Cinesi, svegliatevi Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen» Lo scrittore cinquantacinquenne fu testimone oculare della repressione Il suo «Pechino è in coma» è il primo romanzo che rievoca quei giorni Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione «Pechino in coma» (in lingua inglese o cinese) non uscirà nulla. Anzi, rischiate di essere identificati dalla polizia postale. Pechino è in coma (trad. di Katia Bagnoli, Feltrinelli, pp. 640, euro 19,50) è infatti il titolo dell'ultimo romanzo di Ma Jian, classe 1953, scrittore dissidente, inviso al regime comunista, da anni in Gran Bretagna. Autore di un libro particolarmente scomodo, perché racconta proprio i fatti di Tiananmen. «Nel maggio-giugno 1989 ero in piazza», ricorda, «da narratore, da cittadino, con una macchina fotografica e il desiderio di raccontare quanto stava succedendo. Capii da subito che si trattava di un fatto storico e sentivo che il mio compito era quello di documentarlo». Cosa che ha fatto vent'anni dopo, con questo romanzo, il cui protagonista è Wei, colpito alla testa da un proiettile durante la rivolta studentesca. All'inizio lo troviamo in coma, piantonato dalla polizia pronta ad arrestarlo una volta che si sveglierà. Lui pensa e riflette, e quell'immobilità forzata è l'occasione per ripercorrere la mobilitazione degli studenti, le loro istanze di democrazia, ma anche la storia cinese della seconda metà del Novecento, Mao Tse-tung e la Rivoluzione culturale. Ai fatti di Tiananmen le autorità cinesi continuano a riferirsi parlando di «disordini» e non di «massacro». Vent'anni dopo la maggior parte dei cinesi giustifica la decisione violenta del governo che autorizzò l'entrata dei carri armati in piazza e, in risposta alle entusiastiche recensioni che all'estero hanno accolto Pechino è in coma, i giovani cinesi accusano Ma Jian di non capire la Cina di oggi. Una triste condizione di «amnesia collaborazionista», che allo scrittore in esilio fa male. Abbiamo parlato con lui, aiutati da Nicoletta Pesaro, sinologa dell'Università Ca' Foscari di Venezia, che si è prestata a farci da interprete. Ma Jian, come spiega questa rimozione collettiva, nella Cina di oggi, di Tiananmen? «Essa è il segno che il Paese è riuscito a cancellare la memoria di quei giorni. La strategia culturale e politica del Partito comunista cinese è stata in grado di annientare il ricordo dei fatti. Fatti terribili, per la repressione cruenta. Ma ancor più tragica è stata la capacità di cancellare gli eventi per le generazioni future». Lei oggi vive e lavora a Londra, in una sorta di esilio volontario. Ma esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il dissenso. Per questo possiamo dire che gli studenti di oggi sono le vere vittime di Tiananmen, perché è stato impedito loro di crescere con un pensiero critico. Sono ostaggi del regime, senza che se ne rendano conto. Nella generazione dei trenta-quarantenni, invece, si trovano degli oppositori. Sparsi per la Cina avvengono circa 10 mila episodi di protesta all'anno». Il protagonista del suo romanzo ha tratti autobiografici? «Non in senso stretto, ma è un rappresentante tipico della generazione di Tiananmen: figli che sono scesi in piazza per vendicare i padri umiliati dal maoismo e dalla Rivoluzione culturale». Analoghe proteste di piazza nei Paesi comunisti dell'Europa dell'Est sarebbero state, di lì a poco, il preludio per la caduta di quei regimi. Perché ciò non è avvenuto in Cina? «In Europa nessun regime aveva raggiunto il livello di durezza e crudeltà di quello cinese. Ora sappiamo che già dal primo giorno delle manifestazioni l'allora segretario generale del Pcc, Deng Xiaoping, aveva preparato l'esercito a intervenire. Cosa che invece i leader comunisti europei non hanno voluto ripetere». Se il regime ha vinto militarmente , c'è un punto su cui ha perso? «Sì, da quel giorno, di fatto, è venuta meno la fede ideologica nel marxismo e nel maoismo. Forse perché sarebbe sarebbe sembrato ipocrita, dopo quanto era stato fatto, continuare a parlare di valori socialisti come si faceva prima. Oggi di dottrina comunista si parla sempre meno, in tv, sui giornali, nelle stesse riunioni di partito. I dirigenti comunisti cercano disperatamente di placare questa 'sete di valori' attingendo alla tradizione spirituale del popolo cinese, ad esempio dal confucianesimo. Ma è un tentativo destinato al fallimento, perché oggi l'unica cosa reale è la prassi capitalistica». Quando, a partire da alcuni anni fa, si è iniziato a introdurre gradualmente in Cina le riforme economiche, qualcuno sosteneva che al 'pane' sarebbe seguita la 'libertà', cioè che l'economia di mercato si sarebbe quasi automaticamente completata con l'allargamento dei diritti umani e civili. Perché ciò non è avvenuto? «Perché in Cina del capitalismo è stata introdotta soltanto la parte peggiore, quella quantitativa, materiale, puramente economica. Il regime teme e osteggia in tutti i modi la nozione di 'individuo', così centrale nelle società occidentali». Oggi cosa rimane di Tiananmen? «Gli uomini del regime hanno cercato in tutti i modi di annientarne il ricordo, investendo in quest'opera molti soldi ed energie. Ad esempio oscurare tutti i siti web o i motori di ricerca attraverso cui si può apprendere qualcosa del mio libro ha un costo non indifferente. Ma questa è solo una piccola cosa: l'azione di 'damnatio memoriae' è ovviamente molto più vasta e impegnativa. Eppure ogni anno sono costretti a ricordare Tiananmen: nei giorni precedenti l'anniversario scatta l'allerta, perché si teme che possa esserci qualche manifestazione spontanea per commemorare quei giorni oppure qualche nuova protesta». Lei è ottimista sul futuro? «È difficile uscire dalla morsa, ma il mondo si sta muovendo in una direzione precisa e la Cina non potrà fare per sempre parte per se stessa. Credo che in futuro anch'essa verrà coinvolta in questo processo globale di democratizzazione». C'è da sperare nelle pressioni internazionali? «Ho scarsa fiducia nel ruolo dei capi di stato e di governo, che in Occidente assomigliano sempre più a imprenditori tesi a trattare i cittadini come merce. Ho più fiducia nelle istanze che vengono dal basso». Intervista a Ma Jian

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Può la barca affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi di Chen Guidi e W... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

«Può la barca affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi» di Chen Guidi e Wu Chuntao (Marsilio) è un libro-inchiesta che nel 2007 ha portato alla luce le disperate condizioni in cui nella ricca e urbanizzata Cina di oggi vivono i 900 milioni di contadini rimasti nelle campagne. «Gli artigli del dragone» è invece un libro che indaga, come recita il sottotitolo, su «Crimini, violazione dei diritti umani e cultura di morte nella Cina del terzo millennio» (l'autore è Marco Respinti, per Piemme) «Chi comanda a Pechino? Il potere, il consenso, la sfida all'Occidente» di Mastrolia Nunziante (Castelvecchi) indaga sulla nomenklatura cinese. «La Cina del Novecento. Dalla fine dell'impero ad oggi» di Guido Samarani (Einaudi) ricostruisce la storia delle svariate «repubbliche» che si sono succedute dopo la fine degli imperatori, fino al 1949 e alla nascita di quella Popolare che vige ancora oggi.

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Da Qingdao a Londra un esule e giramondo (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Da Qingdao a Londra un esule e giramondo Nato a Qingdao il 18 agosto 1953, Ma Jian nel 1986, dopo aver subito la censura per alcuni scritti e dopo aver vagabondato per tre anni per la Cina, è espatriato a Hong Kong. Nel giugno 1989, avuta notizia di quanto succedeva a Tiananmen, raggiunse gli studenti in rivolta, partecipando ad alcune dimostrazioni. Costretto al capezzale di un fratello ferito, ascoltò per radio, però, le cronache del massacro. Nel 1997 si è spostato in Europa, prima in Germania poi in Gran Bretagna. «Pechino in coma» è il primo romanzo cinese sulla rivolta. Gli altri libri di Ma Jian pubblicati in Italia sono «Polvere rossa» (Neri Pozza), «Tira fuori la lingua» e «Spaghetti cinesi» (Feltrinelli). NA JIAN È NATO IL 18 AGOSTO 1953 DAL 1986 VIVE FUORI DAL SUO PAESE DAL 1997 VIVE IN EUROPA chi è

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Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione Pechino in coma (in lingu... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione «Pechino in coma» (in lingua inglese o cinese) non uscirà nulla. Anzi, rischiate di essere identificati dalla polizia postale. Pechino è in coma (trad. di Katia Bagnoli, Feltrinelli, pp. 640, euro 19,50) è infatti il titolo dell'ultimo romanzo di Ma Jian, classe 1953, scrittore dissidente, inviso al regime comunista, da anni in Gran Bretagna. Autore di un libro particolarmente scomodo, perché racconta proprio i fatti di Tiananmen. «Nel maggio-giugno 1989 ero in piazza», ricorda, «da narratore, da cittadino, con una macchina fotografica e il desiderio di raccontare quanto stava succedendo. Capii da subito che si trattava di un fatto storico e sentivo che il mio compito era quello di documentarlo». Cosa che ha fatto vent'anni dopo, con questo romanzo, il cui protagonista è Wei, colpito alla testa da un proiettile durante la rivolta studentesca. All'inizio lo troviamo in coma, piantonato dalla polizia pronta ad arrestarlo una volta che si sveglierà. Lui pensa e riflette, e quell'immobilità forzata è l'occasione per ripercorrere la mobilitazione degli studenti, le loro istanze di democrazia, ma anche la storia cinese della seconda metà del Novecento, Mao Tse-tung e la Rivoluzione culturale. Ai fatti di Tiananmen le autorità cinesi continuano a riferirsi parlando di «disordini» e non di «massacro». Vent'anni dopo la maggior parte dei cinesi giustifica la decisione violenta del governo che autorizzò l'entrata dei carri armati in piazza e, in risposta alle entusiastiche recensioni che all'estero hanno accolto Pechino è in coma, i giovani cinesi accusano Ma Jian di non capire la Cina di oggi. Una triste condizione di «amnesia collaborazionista», che allo scrittore in esilio fa male. Abbiamo parlato con lui, aiutati da Nicoletta Pesaro, sinologa dell'Università Ca' Foscari di Venezia, che si è prestata a farci da interprete. Ma Jian, come spiega questa rimozione collettiva, nella Cina di oggi, di Tiananmen? «Essa è il segno che il Paese è riuscito a cancellare la memoria di quei giorni. La strategia culturale e politica del Partito comunista cinese è stata in grado di annientare il ricordo dei fatti. Fatti terribili, per la repressione cruenta. Ma ancor più tragica è stata la capacità di cancellare gli eventi per le generazioni future». Lei oggi vive e lavora a Londra, in una sorta di esilio volontario. Ma esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il dissenso. Per questo possiamo dire che gli studenti di oggi sono le vere vittime di Tiananmen, perché è stato impedito loro di crescere con un pensiero critico. Sono ostaggi del regime, senza che se ne rendano conto. Nella generazione dei trenta-quarantenni, invece, si trovano degli oppositori. Sparsi per la Cina avvengono circa 10 mila episodi di protesta all'anno». Il protagonista del suo romanzo ha tratti autobiografici? «Non in senso stretto, ma è un rappresentante tipico della generazione di Tiananmen: figli che sono scesi in piazza per vendicare i padri umiliati dal maoismo e dalla Rivoluzione culturale». Analoghe proteste di piazza nei Paesi comunisti dell'Europa dell'Est sarebbero state, di lì a poco, il preludio per la caduta di quei regimi. Perché ciò non è avvenuto in Cina? «In Europa nessun regime aveva raggiunto il livello di durezza e crudeltà di quello cinese. Ora sappiamo che già dal primo giorno delle manifestazioni l'allora segretario generale del Pcc, Deng Xiaoping, aveva preparato l'esercito a intervenire. Cosa che invece i leader comunisti europei non hanno voluto ripetere». Se il regime ha vinto militarmente , c'è un punto su cui ha perso? «Sì, da quel giorno, di fatto, è venuta meno la fede ideologica nel marxismo e nel maoismo. Forse perché sarebbe sarebbe sembrato ipocrita, dopo quanto era stato fatto, continuare a parlare di valori socialisti come si faceva prima. Oggi di dottrina comunista si parla sempre meno, in tv, sui giornali, nelle stesse riunioni di partito. I dirigenti comunisti cercano disperatamente di placare questa 'sete di valori' attingendo alla tradizione spirituale del popolo cinese, ad esempio dal confucianesimo. Ma è un tentativo destinato al fallimento, perché oggi l'unica cosa reale è la prassi capitalistica». Quando, a partire da alcuni anni fa, si è iniziato a introdurre gradualmente in Cina le riforme economiche, qualcuno sosteneva che al 'pane' sarebbe seguita la 'libertà', cioè che l'economia di mercato si sarebbe quasi automaticamente completata con l'allargamento dei diritti umani e civili. Perché ciò non è avvenuto? «Perché in Cina del capitalismo è stata introdotta soltanto la parte peggiore, quella quantitativa, materiale, puramente economica. Il regime teme e osteggia in tutti i modi la nozione di 'individuo', così centrale nelle società occidentali». Oggi cosa rimane di Tiananmen? «Gli uomini del regime hanno cercato in tutti i modi di annientarne il ricordo, investendo in quest'opera molti soldi ed energie. Ad esempio oscurare tutti i siti web o i motori di ricerca attraverso cui si può apprendere qualcosa del mio libro ha un costo non indifferente. Ma questa è solo una piccola cosa: l'azione di 'damnatio memoriae' è ovviamente molto più vasta e impegnativa. Eppure ogni anno sono costretti a ricordare Tiananmen: nei giorni precedenti l'anniversario scatta l'allerta, perché si teme che possa esserci qualche manifestazione spontanea per commemorare quei giorni oppure qualche nuova protesta». Lei è ottimista sul futuro? «È difficile uscire dalla morsa, ma il mondo si sta muovendo in una direzione precisa e la Cina non potrà fare per sempre parte per se stessa. Credo che in futuro anch'essa verrà coinvolta in questo processo globale di democratizzazione». C'è da sperare nelle pressioni internazionali? «Ho scarsa fiducia nel ruolo dei capi di stato e di governo, che in Occidente assomigliano sempre più a imprenditori tesi a trattare i cittadini come merce. Ho più fiducia nelle istanze che vengono dal basso».

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Tiananmen, 20 anni dopo (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 03-06-2009)

Argomenti: Cina

Tiananmen, 20 anni dopo Redazione, 03 giugno 2009, 12:21 Per non dimenticare Nel ventesimo anniversario del massacro, la Cina si chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino, dove parlare in pubblico del massacro continua ad essere un tabù. Uniche a proseguire nella loro opera di denuncia, le Madri. Il racconto di Zhang Xianling, 72 anni, un figlio assassinato dai militari e sepolto nell'aiuola sulla via Chang'an Zhang XianlingSebbene dopo due decenni il dolore non si sia alleviato, la determinazione a portare avanti la battaglia in nome delle centinaia o migliaia di vittime del giugno 1989 è più forte che mai, per coloro che da allora hanno avuto la vita sconvolta. "So bene che non vedrò i risultati di tutto questo mio adoperarmi, ma non posso smettere di chiedere giustizia, per mio figlio e le vittime di allora, e per le vittime di oggi, le nuove generazioni che di ciò che è successo non sanno nulla" spiega risoluta Zhang Xianling, 72 anni, il numero due del gruppo delle Madri di Tiananmen. Sono passati 20 anni da quando l'Esercito di Liberazione Popolare aprì il fuoco sugli studenti che da un mese e mezzo dimostravano sulla piazza. Saranno passati anche 20 anni da quando Wang Nan, il figlio della signora Zhang, all'epoca studente liceale di 19 anni, è stato ucciso da una pallottola sparata dai soldati. "Wang Nan si era interessato molto alle rivendicazioni degli studenti. Era il capo politico della sua classe e quelli erano argomenti a cui prestava molta attenzione" - racconta Zhang ad Apcom, mostrando gli striscioni che il figlio scrisse di propria mano a sostegno dei dimostranti, e che ha conservato per tutti questi anni. "Aveva la passione della fotografia, da grande voleva diventare fotoreporter. Diceva 'mamma vado sulla piazza per catturare la storia', ma io all'inizio non ero d'accordo". Impiegata al Ministero dell'Aviazione Zhang Xianling aveva una visione 'ufficiale' del movimento studentesco all'inizio. "Pensavo che gli studenti dovessero solo studiare e non occuparsi di politica, anche se le loro rivendicazioni erano giuste". Tutto cambiò per Zhang, gli studenti e i cittadini cinesi tutti con il famoso editoriale del 26 Aprile apparso sul Quotidiano del Popolo. "Quell'editoriale è stato come un secchio d'acqua gelata buttato sulla testa degli studenti: li ha categorizzati e spinti all'estremo. Da allora ho iniziato ad essere d'accordo con Wang Nan e sostenere il movimento". Ma col passare dei giorni, al figlio che gli chiedeva se ci fosse mai da temere che l'esercito aprisse il fuoco sui manifestanti, Zhang rispondeva sicura: "Come è possibile che sparino sulla folla? Non lo hanno fatto all'epoca della Banda dei quattro, perché l'esercito del popolo dovrebbe farlo adesso". La notte del 3 giugno, nonostante gli ammonimenti della famiglia, Wang Nan decise di andare ugualmente sulla piazza, con macchina fotografica al collo, registratore in tasca e un casco da motociclista sulla testa. 'Temeva che potessero esserci bastonate; aveva sentito dire che durante la Rivoluzione Culturale era così che le fazioni si attaccavano fra di loro". Invece fu proprio un proiettile a trapassare quel caso ed ucciderlo, ad ovest di Tiananmen, prima ancora che raggiungesse la piazza. Stava facendo foto quando si è accasciato, all'una di notte, senza che a nessuno fosse permesso di portargli soccorso, hanno raccontato i testimoni alla madre. Dopo due ore, alle 3, Wang Nan è morto, ma la famiglia apprese la notizia solo 10 giorni dopo. "Fino al 14 ho vissuto nell'angoscia, temevo fosse morto famiglia e amici continuavano a ripetermi che molti ragazzi erano stati arrestati o feriti. Ho fatto invano il giro di 24 ospedali, ma mai avrei potuto immaginare che mio figlio fosse stato sepolto di nascosto a due passi da Tiananmen, sull'arteria principale della città". I soldati che lo hanno ucciso, insieme ad altri 2 giovani, si sono affrettati a nascondere le prove dell'azione sconsiderata seppellendoli alla meno peggio sul giardino di entrata di una scuola, sulla via Chang'an. La pioggia ha fatto riemergere i cadaveri e le cintura militare che aveva addosso ha ridato un nome a Wang Nan. "Poiché aveva addosso la cintura dell'esercito che gli avevano regalato ad un'esercitazione militare a cui aveva partecipato a maggio, chi l'ha trovato ha pensato che fosse un soldato e lo ha portato in un ospedale per il riconoscimento. Gli altri due corpi che erano seppelliti con lui sono stati cremati in tutta fretta e senza neppure sapere chi fossero". Così nel giro di poche settimane il paese è ricaduto in tempi cupi di cui sperava di aver perso memoria. "Credevamo nei nostri leader, avevamo fiducia in loro dopo tutto ciò che avevamo passato con Mao. Il 4 giugno ci ha però svegliati di colpo: abbiamo capito che il Partito avrebbe fatto di tutto" per assicurare la propria sopravvivenza, spiega Zhang. A cominciare dal nascondere i fatti di quei mesi, nonostante la volontà delle famiglie di capire le circostanze in cui i loro figli persero la vita. Fu così che nel 1990 Zhang incontrò Ding Zilin, madre di Jiang Jielian un altro liceale ucciso dall'esercito, e iniziò la ricerca di altre famiglie nelle proprie condizioni. "Neppure un elenco dei morti hanno pubblicato, allora ci siamo dette: bene, ci pensiamo noi. Ed abbiamo iniziato a cercare, dapprima liceali come i nostri figli, poi tutti gli altri". Oggi il gruppo delle Madri di Tiananmen conta circa 140 membri, non solo madri ma anche padri, fratelli e parenti allargati delle vittime di quel massacro. "Finora abbiamo raccolto le storie di 195 persone morte a Tiananmen. Ma secondo i nostri calcoli sono solo il 10% del numero totale delle vittime, che dovrebbe aggirarsi sulle 2000 persone". Il lavoro della Madri non è mai stato facile negli anni, nonostante oggi le autorità sembrano mostrare un attegiamento più conciliante. "Dal 1995 abbiamo iniziato a fare tre richieste al governo: che si pubblichi una lista dei nomi dei deceduti; che le famiglie vengano compensate secondo la legge, e che in accordo con la legge i responsabili del Massacro di Tiananmen siano giudicati e puniti. Ogni anno presentiamo una lettera aperta al Parlamento cinese, ma non abbiamo mai avuto una risposta. La mandiamo ai media cinesi, alla CCTV, a Xinhua, ma nessuno mai ci prende in considerazione. Il nostro lavoro all'interno della Cina non è per nulla facile, ma è svegliare la coscienza dei cinesi che a noi interessa prima di tutto", spiega Zhang Xianling. Per anni è stata sotto sorveglianza. Nel 2004 è stata perfino messa in prigione per aver ricevuto un pacco con delle magliette commemorative dei 15 anni del Massacro da un gruppo di attivisti di Hong Kong. "Ma ora la situazione sembra essere più calma. L'ultima volta che sono stata messa sotto sorveglianza è stato durante le Olimpiadi. Da allora nessuno mi segue più. Ed anche il comportamento della polizia è diverso: prima erano molto più severi, ora sono gentili. Sono giovani neppure mi conoscono ma quando spiego loro la mia storia si mostrano compresivi e toccati. Mi dicono di essere dispiaciuti ma quello è il loro lavoro. Li capisco, tocca al governo cambiare per primo". Eppure Zhang Xianlin non valuta del tutto negativamente la nuova generazione di politici al potere. "I nuovi leader sono diversi, parlano di armonia e problemi che toccano la gente comune. Se 20 anni fa avrei dato uno zero alla condizione dei diritti umani in Cina, oggi mi sento di dare un 20 su 100. Si può vedere qualche progresso nelle dimostrazioni per esempio a Xiamen o nel Sichuan, che hanno avuto qualche risultato. O anche da quello che ha noi solo di recente è stato concesso". Due settimane fa 50 famiglie si sono ritrovate a casa di Zhang Xianling per una cerimonia commemorativa. La polizia, che aveva appreso della notizia attraverso l'ascolto delle conversazioni telefoniche, ha imposto tre condizioni (che non ci fosse nessun esterno, nessun giornalista straniero e che non si uscisse a manifestare in strada), ma non ha impedito la riunione. Solo Ding Zilin non è stata autorizzata a lasciare il proprio appartamento per raggiungere le altre Madri. "Nell'insieme nel paese non c'è stato nessun progresso al livello politico", ammette sconsolata Zhang Xianling. L'ultima vittima è proprio lei: la scorsa settimana la polizia le ha notificato che fino al 5 giugno sarà accompagnata da un poliziotto per ogni spostamento al di fuori dalla propria casa. Una notizia che arriva proprio quando essa stessa credeva che un cambiamento, seppur minimo, fosse in atto. Nel ventesimo anniversario del massacro, la Cina si chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino, dove parlare in pubblico del massacro continua ad essere un tabù. Uno dei più noti dissidenti, Qi Zhiyong, che perse la gamba sinistra nel 1989 ed è sotto costante sorveglianza della polizia, ha inviato un sms all'agenzia France Press per far sapere che è stato costretto a salire su un'auto per essere portato via da Pechino. "Ogni giorno devo mandare a scuola mia figlia su una macchina della polizia. Stavolta, quando mia figlia è scesa, gli agenti si sono rifiutati di far scendere anche a me. Al contrario, sono saliti altri due agenti, mi hanno costretto a sedere nel mezzo, e ora mi stanno portando via da Pechino. E hanno intenzione di togliermi il cellulare". E a quel punto tutte le chiamate al telefonino di Qi, 53 anni, a cui era stato chiesto nei giorni scorsi di lasciare la capitale, sono andate a vuoto. Del resto, lui è abituato ad essere allontanato in occasioni "sensibili": fu portato via durante le Olimpiadi di agosto, quando a febbraio arrivò in Cina il segretario di Stato Hillary Clinton, e a marzo, durante l'annuale sessione del Parlamento cinese. La censura va a tutto spiano: le notizie sul sanguinoso massacro che pose fine a sette settimane di proteste degli studenti vengono periodicamente tagliate dagli schermi della Bbc e Cnn, in lingua cinese. Alla vigilia dell'anniversario, Pechino ha deciso di bloccare anche l'accesso al microblogging Twitter, alla posta elettronica di Hotmail, al nuovo motore di ricerca Microsoft Bing e al server fotografico Flickr (censure che si sommano alle numerose restrizioni a cui già sono soggetti gli utenti cinesi del web, penalizzati dalle censure di Youtube, Blogspot, Wordpress). In un comunicato, Reporters without Borders ha ricordato che "il black out sull'informazione è stato così efficace per 20 anni che la gran parte dei giovani cinesi sono del tutto ignari di quel che accadde quella notte". La maggioranza degli studenti dell'Università di Pechino, motore iniziale delle proteste, non sanno nulla di quel che successe: l'enorme campus della Beijing Daxue (nota con il nomignolo Beida in Cina), la maggiore università del Paese, vive l'anniversario più concentrata sugli esami di fine corso che per le rivendicazioni politiche. Jeff Widener, l'autore della famosa foto di un giovane dinanzi a un tank, ha raccontato che il 4 giugno, quando i soldati uscirono a pulire le strade, "il suolo del viale Chang'An era letteralmente rosso di sangue". Ma gli appelli delle Madri al governo (computo ufficiale dei morti, risarcimento, perdono ufficiale e un giudizio sui responsabili) continuano a rimanere inascoltati. In assenza di dati ufficiali da parte del governo, diverse Organizzazioni non governative (Ong) stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle manifestazioni per la democrazia del 1989. "Il Congresso nazionale del popolo ha il potere di indicare la direzione per chiedere conto delle persone uccise, di quelle arrestate e di quelle che sono ancora in prigione", ha scritto Amnesty International in una lettera aperta inviata il 13 maggio a Wu Bangguo, presidente del Comitato permanente del Cnp. "Tra le persone tuttora in carcere, alcune furono condannate per reati 'controrivoluzionari' che sono stati cancellati dal codice penale cinese nel 1997", ha sottolineato Roseann Rife, vicedirettrice del programma Asia e Pacifico di Amnesty International. Non tutte le persone finite in carcere a seguito delle manifestazioni di Tiananmen per la democrazia presero effettivamente parte alle proteste. A causa della successiva soppressione del dibattito pubblico, molte di esse sono state condannate dopo il 1989, solo per aver esercitato il proprio diritto alla libertà d'espressione, ad esempio dando vita a dibattiti on line o pubblicando su Internet poesie in ricordo delle vittime. (L'intervista a Zhang Xianling è stata realizzata dal corrispondente in Cina di Apcom)

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Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft , ... (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

«Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft», ... di Redazione del 04-06-2009 da Finanza&Mercati del 04-06-2009 [Nr. 108 pagina 23] «Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft», il chief executive di Yahoo! Carol Bartz non ha certo il dono della diplomazia. Almeno a giudicare dalla dichiarazione rilasciata ieri alla Bank of America U.S. Technology Conference. Ha ammesso però che un accordo sulle ricerche web con Microsoft permetterebbe a Yahoo! di risparmiare fino a 700 milioni di dollari. Ma comunque ha ribadito che Yahoo! non è sotto pressione per competere con Google, che ha saldamente in mano il 64% delle ricerche nel mercato Usa. Una piccola concessione è arrivata in merito a Bing (le nuove tecnologie per la ricerca presentate di recente), con cui Microsoft potrà guadagnare qualcosa. In termini di attenzione, però, non certo di economie di scala. In attesa della replica del volitivo chief executive di Microsoft Steve Ballmer, ieri Yahoo! sfiorava un calo del 6% a Wall Street. Paulson rallenta Per un gestore che chiude il rubinetto, ce n'è un altro (non certo uno qualunque, visto che si parla di John Paulson) che incassa un po' meno. L'hedge Paulson & Co ha incassato non meno di 707 milioni di sterline (oltre 800 milioni di euro) scommettendo al ribasso sulle banche britanniche quest'anno. E proprio ieri ha deciso di chiudere la posizione su Barclays, che da sola ha garantito a Paulson un ritorno di oltre 100 milioni di sterline. Fosse uscito in gennaio, però, l'incasso sarebbe stato più che triplo. Morgan Stanley Se i big occidentali vanno all'incasso in Cina, la Cina continua a scommettere su Wall Street. Il credito Usa, alle prese con ricapitalizzazione e restituzioni del fondi del Tarp, continua a fare nuove emissioni. E ieri è arrivata la notizia che China Investment Corp (Cic, il fondo sovrano di Pechino) ha aderito con entusiasmo alla ricapitalizzazione di Morgan Stanley acquistando azioni per 1,2 miliardi di dollari. Certo, Cic nei mesi scorsi aveva tentato di diventare il primo azionista di Morgan Stanley, senza riuscirsi. E finendo diluita. Per cui non poteva permetteresi di lasciar passare quest'emissione senza agire. Lasciando il vantaggio alla rivale giapponese Mitsubishi Ufj.

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Tiananmen, Hillary chiede i nomi dei morti (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Tiananmen, Hillary chiede i nomi dei morti Pechino Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton chiede alla Cina di pubblicare i nomi dei morti di piazza Tiananmen. E di render noti anche i nomi delle persone scomparse o arrestate nelle manifestazioni per il XX anniversario. Nella piazza, centinaia di poliziotti e uomini delle forze paramilitari. Il mausoleo del presidente Mao è stato chiuso «per lavori».

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moscato wine festival la piazza si tinge di giallo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Torino La rassegna Moscato Wine Festival la piazza si tinge di giallo Tre giorni, da oggi nel centro di Torino, dedicati agli appassionati del vino dolce astigiano Brindisi ma anche libri e tanto altro Oggi, domani e sabato piazza Carlo Alberto si tinge di giallo. Niente a che fare con delitti in stile Fruttero e Lucentini: il colore in questione è quello del vino, nello specifico del Moscato cui è dedicato per l´ottavo anno il Wine Festival. L´evento è di quelli semplici, promozionali, piacevoli e profumati in cui troveranno nettari per i propri palati gli appassionati del vino dolce che tanto rende famoso il Piemonte. In piazza tutte le sere dalle 19 alle 23.30 i Produttori Moscati d´Asti Associati, il Consorzio per la Tutela dell´Asti e l´Enoteca Regionale «Colline del Moscato» di Mango propongono un mercato, percorsi e degustazioni guidate tutti i dì alle 22 - condotte dall´Onav e dal Consorzio di Tutela Vini Brachetto d´Acqui - al costo di 10 euro (5 per soci Go Wine, Onav, Fisar, Ais e Lions). Il tutto s´apre oggi con un appuntamento che non è che sappia proprio di moscato, ma si sa che un po´ di cultura fa venire sete: alle 18.30 Marcello Sorgi presenta la propria ultima fatica: dopo il tomo dedicato a Gianni Agnelli Il secolo dell´avvocato, il giornalista-scrittore ha appena pubblicato Edda Ciano e il comunista, la storia «della passione intima e travolgente che supera le differenti appartenenze politiche» che non ha niente a che fare con vicissitudini d´amore e potere riportate dalle cronache contemporanee ma si riferisce alla liaison tra la figlia di Mussolini e il partigiano Leonida Buongiorno. Volendo proprio trovare un nesso, possiamo individuarlo in Lipari: sull´isola delle Eolie si svolge l´azione del romanzo e lì si produce un´ottima malvasia, che è vino felice almeno quanto il Moscato. Alla fine dell´incontro brindisi per inaugurare questa ottava edizione del festival. L´accaparrarsi un calice da degustazione ai prezzi sopraindicati consente di assaggiare as much as you want ai banchi dei produttori e con ticket nelle enoteche tematiche della piazza (Enoteca del Moscato nel Mondo, Enoteca «Oltre il Moscato» ed Enoteca dei vini aromatici). Cin cin. Info www.gowinet.it, 0173/364631 (l.iac.)

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la rissa del centrodestra ci allontana dall'europa - agostino spataro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Palermo LA RISSA DEL CENTRODESTRA CI ALLONTANA DALL´EUROPA L´Ue finora è stata considerata solo una cassaforte ben munita alla quale attingere anche per il finanziamento delle spese correnti Il futuro si gioca sui rapporti con i Paesi del Mediterrneo AGOSTINO SPATARO S iamo chiamati a votare per rinnovare il parlamento europeo, ma quasi nessuno ha parlato della Ue. Ancor meno dei rapporti attuali e delle prospettive che legano la Sicilia all´Europa e al Mediterraneo. La gran parte dei partiti e candidati sono andati volutamente fuori tema, accentuando così il distacco dei cittadini verso la politica e il disamore degli elettori verso il voto. Per il 6-7 giugno si teme infatti una valanga astensionista. Le cause sono tante, tuttavia quella che in Sicilia ha più influito è l´azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore Lombardo che - bisogna ricordare - è anche capolista dell´Mpa in più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico sbarramento del 4 per cento. Si è voluta imbastire una finta maxi-rissa fra partiti alleati da «trasmettere» sui media fino al 7 giugno. Un giochino non proprio originale basato su contrasti reali e appetiti di basso profilo, nel quale taluni sono cascati convinti che la vera posta non sia l´Europa, ma la sorte di una giunta incompleta e per nulla rinnovata. Peccato, perché la Sicilia senza l´Ue non può andare da nessuna parte. In tutti questi decenni, l´Europa è stata per l´Isola una cassaforte ben munita cui attingere per il finanziamento d´importanti opere infrastrutturali, di attività scolastiche e formative, di politiche turistiche, dei trasporti, dei beni culturali. Senza questi fondi (e i tanto discussi e mai arrivati Fas) la Regione siciliana potrebbe bloccare ogni investimento. Sarebbe un colpo durissimo, forse letale, per l´economia, i commerci e le pubbliche amministrazioni che talvolta finanziano le spese correnti coi fondi Ue. Persino i saggi di fine anno dei nostri istituti scolastici si realizzano con contributi europei. Questa Europa, di cui nessuno discute, è dunque importante per i flussi finanziari, ma soprattutto per costruire un nuovo futuro economico e sociale. La Sicilia ne ha un disperato bisogno. Altro che incatenarla ancor di più - come si vorrebbe - a una visione gretta, clientelare, falsamente autonomistica. Senza un forte ancoraggio all´Ue, l´Isola sprofonderà in questo Mediterraneo delle contraddizioni. Dove si stanno delineando nuovi e interessanti scenari. Bisogna guardare oltre la prospettiva della "zona di libero scambio" (che non scatterà nel 2010) e che, in ogni caso, non è la panacea dei nostri guai. Anche perché per scambiare beni, merci e servizi bisognerebbe prima produrli. E la Sicilia ne produce pochi e scarsamente competitivi. Una classe dirigente degna di questo aggettivo, invece di litigare per qualche misera poltrona, dovrebbe cogliere le grandi opportunità provenienti dai mercati europeo e mediterraneo. Esempio: le materie prime che passano attraverso il canale di Suez, in provenienza dall´Asia (Cina, India, Giappone) e dall´Africa verso l´Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo Persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e Nord Europa. Ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente, ma per trovare investimenti e proporre joint-venture. Certo, oggi il Sud e la Sicilia non sono attrezzati per una prospettiva simile. Ma molto si potrebbe fare nel quadro di una nuova politica dell´Unione che, dopo l´Est europeo, volga il suo sguardo verso il Mediterraneo, spostando a sud l´asse del suo sviluppo. All´interno di tale prospettiva si dovrà collocare il ruolo dell´Isola e l´iniziativa delle sue forze sane, moderne e produttive. Perciò bisogna mandare a Bruxelles gente capace di rappresentare degnamente questa speranza. L´unica che ci resta prima del crollo. Oggi la Sicilia vive una condizione di grave disagio, al limite della disperazione, come denunciano le statistiche. Il 31 per cento delle famiglie siciliane (una su tre) vive sotto la soglia di povertà. Un dato allarmante generato da un sistema di potere arcaico, familistico, corporativo che ha divorato fiumi di finanziamenti pubblici, europei e nazionali, e prodotto un ceto dirigente consociativo, oscillante fra deteriori trasformismi e smisurate ambizioni politiche. Per uscire dalla crisi, che in Sicilia c´è sempre stata (ora si è solo aggravata), c´è più bisogno dell´Europa e del suo parlamento.

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L'Iran tradisce Parigi con Pechino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-04 - pag: 8 autore: Geopolitica del gas. Accordo da 4,7 miliardi di dollari per lo sviluppo del giacimento South Pars 11 L'Iran tradisce Parigi con Pechino Firmato un maxi-contratto con i cinesi, che subentrano a Total Vittorio Da Rold Attilio Geroni L'Iran sbatte la porta in faccia ai francesi che hanno inaugurato una base militare ad Abu Dhabi e apre ai cinesi da sempre attenti alle esigenze di Teheran nel gruppo del 5+1 sullo spinoso dossier nucleare. Il governo di Teheran ha siglato, secondo l'Irna, un maxi-accordo con la Compagnia nazionale petrolifera della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di "Pars sud", uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo per un valore di 4,7 miliardi di dollari. Secondo l'Irna, l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana, le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana ( Nioc) e dal suo omologo cinese. La Cnpc prenderà il posto del gruppo francese Total, che fino a pochi mesi fa era la compagnia straniera che aveva la commessa principale per il giacimento. La notizia di ieri mette fine alla lunga querelle tra governo iraniano e Total che si trascina ormai da aprile, quando Christophe de Margerie, presidente esecutivo del gruppo francese, annunciò che la sua società rinunciava alla commessa su "Pars sud", dichiarando che i termini di investimento offerti dall'Iran per lo sviluppo del giacimento «non sono abbastanza allettanti». De Margerie motivò la decisione sottolineando la ne-cessità di Total, in una fase di crisi economica, di «ridurre i costi degli investimenti nel settore energetico». Versione smentita pochi giorni prima da Jashnsaz che aveva affermato, invece, che l'Iran era alla ricerca di nuovi partner strategici che sostituisssero Total nello sviluppo della fase 11 dell'enorme giacimento perché, a causa di pressioni americane, la compagnia transalpina non aveva fatto registrare progressi significativi nello sviluppo di "Pars sud", contravvenendo così agli accordi stipulati con il governo iraniano. In base all'agenzia di stampa iraniana Fars, Total deteneva il 50% più un'azione del pacchetto azionario dei settori upstream e downstream della fase 11 del giacimento che, secondo le stime effettuate, conterrebbe oltre 14mila miliardi di metri cubi di gas, pari all'8 per cento delle riserve mondiali. Certo agli iraniani non sarà certo piaciuto che i francesi abbiamo aperto pochi giorni fa una base militare, la prima dopo mezzo secolo al di fuori dei confini nazionali, ad Abu Dhabi, proprio di fronte all'Iran. Parigi, tra l'altro, ha strappato al ricco emirato del Golfo persico la promessa di ricchissimi contratti per l'industria della difesa e del nucleare. Proprio quel nucleare civile che- secondo gli iraniani i francesi osteggiano nel 5+1, un gruppo di contatto considerato un capitolo chiuso nell'ultimo discorso con la stampa estera tenuto lunedì 25 maggio a Teheran dal presidente Mohamoud Ahmadinejad. Il clamoroso annuncio della rottura è avvenuto proprio il giorno in cui il ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki ha avuto un incontro con il presidente francese Nicolas Sarkozy all'Eliseo. L'incontro di Sarkozy con il capo della diplomazia iraniana è iniziato con un'ora di ritardo sul previsto per la partecipazione del presidente francese alla cerimonia funebre di Notre Dame alla memoria delle vittime della tragedia del volo Air France Rio- Parigi. Certo la notizia del contratto con i cinesi a sfavore di Total non ha contribuito a distendere il clima e tantomeno le nuove dichiarazione negazioniste di Ahmadinejad sulla Shoa. In un comunicato diffuso dall'Eliseo al termine dei colloqui, durati oltre un'ora, si riferisce che il capo di Stato francese ha «innanzitutto condannato le dichiarazioni del presidente iraniano che hanno messo in dubbio l'esistenza dell'Olocausto» e le ha poi definite, davanti allo stesso ministro «inammissibili e profondamente scioccanti ». Agitando come sempre bastone e carota, Sarkozy ha nuovamente invitato Teheran a impegnarsi nel dialogo con i Sei (Cina, Germania, Gran Bretagna, Francia e Russia, più Javier Solana) e in mancanza del quale «l'Iran si esporrà a un isolamento internazionale crescente». Ciononostante, «una soluzione negoziale è possibile ed è quella privilegiata dalla Francia». è la prima volta che Sarkozy riceve all'Eliseo un alto esponente del governo iraniano dalla sua elezione. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA VISITA ALL'ELISEO Il presidente Sarkozy incontra il ministro degli Esteri di Teheran Mottaki e avverte che il regime rischia l'isolamento internazionale Al voto il 12 giugno. Una manifestazione di sostenitori del presidente Ahmadinejad AP/LAPRESSE

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IL PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI GAS DEL MONDO (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-04 - pag: 8 autore: IL PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI GAS DEL MONDO Cambio di partner Il governo iraniano ha siglato un accordo da 4,7 miliardi di dollari con la Compagnia nazionale petrolifera della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di Pars South, uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo.Secondo l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana Irna,le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana (Nioc) e dal suo omologo cinese Total fuorigioco In base al patto stipulato, la Cnpc prenderà il posto della società francese Total, che fino a pochi mesi fa era la compagnia straniera che aveva la commessa principale per lo sviluppo del giacimento. Gli iraniani hanno accusato la compagnia francese di non aver fatto registrare progressi significativi nello sviluppo di Pars South, contravvenendo così agli accordi stipulati Le cifre di South Pars La Total deteneva il 50% più uno del pacchetto azionario dei settori upstream e downstream della fase 11 del giacimento che, secondo le stime effettuate, conterrebbe 14mila miliardi di metri cubi di gas, pari all'8 per cento delle riserve mondiali

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Keynes non è la coperta di Linus (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-06-04 - pag: 12 autore: Keynes non è la coperta di Linus di Leonardo Maisano I l dubbio è che si sia sentito toccato sul nervo scoperto dell'orgoglio accademico. O meglio, su quello, ancor più sensibile, di un solido ego, giustificato com'è dalla grande fama raggiunta in tenera età, per i tempi che si concedono a uno storico. Il dubbio è che Niall Ferguson, 43 anni, docente ad Harvard e Oxford già assiso su un elenco di volumi di formidabile successo (Penguin ha appena rilanciato l'edizione paperback della sua bella storia della finanza mondiale The ascent of money) non abbia mai digerito le poche parole con cui il Nobel Paul Krugman liquidò la sua teoria sulle conseguenze del credit crunch. E per questo, Ferguson, continui a polemizzare con lui, ma ora anche con Martin Wolf che ieri sul Financial Time e sul Sole 24 Ore aveva confutato le sue tesi. «Krugman è stato piuttosto villano, è vero. Ma la mia, anche con Wolf, è una disputa intellettuale. A Martin ho replicato con una lettera (la sintesi è in basso, il testo integrale in prima pagina, ndr). Ho tutto il diritto a contestare chi sostiene che non ci sarà pressione sui tassi in presenza di un deficit da 1.800 miliardi di dollari. Soprattutto ora che c'è. La cosa straordinaria è che Krugman e altri come lui sono tornati alla teoria generale di Keynes come se fosse la coperta di Linus. Un approdo rassicurante, forse, ma che non tiene conto degli ultimi 70 anni di storia». Ferguson nel salotto di Penguin, con vista sullo Strand, è reduce da una lunga intervista alla Bbc. Sta preparando una nuova lezione universitaria e affila la punta per un altro affondo contro gli economisti colpevoli di non aver visto prima e di non capire oggi l'avvicinarsi di una delle più grandi crisi della storia. «è pericoloso generalizzare. Gli economisti con una visione storica hanno, infatti, compreso prima degli altri. Penso a Ken Rogoff, docente ad Harvard ed ex chief economist del Fondo monetario. La maggior parte, però, non ha intuito e non ha inteso, perché il mondo considerato nei libri di testo d'economia non valuta come dovrebbe i cambi strutturali avvenuti nei mercati finanziari, i modelli standardizzati non lo consentono. Negli ultimi 25 anni, il sistema globale delle operazioni finanziarie è mutato radicalmente e un approccio economico tradizionale non basta per comprendere la realtà odierna. Per questo tanti economisti hanno fallito. Due sono a mio avviso le considerazioni di fondo: il mondo è molto diverso da quello degli anni 30 e non si può pretendere di interpretarlo affidandosi ai grafici; questa non è la Grande Depressione. La politica monetaria della Fed è stata corretta e ha evitato l'aggravarsi della crisi, ma ora è sotto pressione. Deve acquistare nuovi titoli di stato ampliando il suo bilancio molto oltre l'impegno di 300 miliardi e per la Fed si crea un problema di credibilità. Dove arriverà il suo bilancio? A 2mila miliardi di dollari, 3mila o addirittura 4mila? Qui non si tratta di stimoli fiscali o di approccio keynesiano, ma di riconoscere il sostanziale fallimento dell'assetto strutturale del sistema finanziario americano. Il ricorso al debito è la principale debolezza dell'impero americano». Ferguson non offre una soluzione, è ecumenico nel riconoscere gli scenari che ci aspettano. E per cominciare liquida ancora una volta le parole di Krugman che non più tardi di tre giorni fa ha ridimensionato la minaccia di un'imminente ripresa dell'inflazione. «Krugman dice ora che dobbiamo temere solo la paura dell'inflazione? è tautologico:il più grande driver dell'inflazione è l'aspettativa. Credo che la popolazione americana abbia tutti i motivi per temerla: deficit pubblico, le materie prime che ripartono, crescita della massa monetaria con M1 al 20% e M2 al 9. Non puoi avere deflazione fino a quando hai questi numeri, se Krugman sa citarmi un esempio sarei davvero curioso di saperne di più. In prospettiva è diverso. La paura dell'inflazione è legittima, ma lo è anche quella della deflazione. Ci sono due grandi mostri che combattono là fuori, King Kong contro Godzilla. Inflazione e deflazione. Io ritengo molto più probabile la prima, il prossimo anno soprattutto, e lo dico anche perché ci sono interessi convergenti a farla ripartire. è già accaduto negli anni 70». Nei giorni scorsi all'Hay festival gallese, happening di intellettuali che ripensano, discutono, s'accapigliano sul corso dell'esistenza, Ferguson ha tolto a Nouriel Rubini gli abiti di Dr Doom, disegnando gli scenari di un dopo-crisi da brividi. Al collasso finanziario seguirà quello politico e un filo comune legherà i paesi segnati dall'"asse della rivolta" destinata a sostituire,nell'immaginario collettivo, l'"asse del male". Sembrano, sono, battute di grande effetto, ma lo storico inglese le recupera e traccia in questa conversazione le conseguenze ultime del credit crunch. «Non voglio essere confuso con Nouriel, né voglio che mi si arruoli fra chi crede allo scenario della Grande Depressione. Le rivolte che immagino non hanno nulla a che vedere con le conseguenze politiche della crisi del 1929. Quando ho parlato di "asse della rivolta" mi riferivo alla destabilizzazione dei governi più deboli. Ne abbiamo visti cadere quattro nell'Europa dell'Est. Ne vedremo cadere altri in Asia. La Thailandia trema. Assistiamo a qualcosa di simile anche in Gran Bretagna, dove la sensibilità degli elettori verso lo scandalo dei rimborsi parlamentari è stata acuita dalla crisi. E così hanno preso fiato quelle forze populiste che non avevano mai trovato tanto spazio. E se Brown continuerà a rinviare le elezioni permetterà a Bnp (British national party di estrema estra, ndr) e all'Ukip (antieuropeisti,ndr)di strutturarsi, consentendo loro di diventare presenze costanti della vita politica britannica. è ragionevole attendersi atti di rivolta sociale che negli Usa avranno la forma di un ritorno della crimina-lità, in Europa di dimostrazioni di piazza, in altri Paesi colpi di stato o rivoluzioni. L'affermarsi del denaro, per citare il mio libro, è seguito dalla discesa della democrazia. Anche in termini di geopolitica». In Russia lo vediamo già. La fragilità ucraina, e in misura molto minore quel-la dei paesi baltici, dischiude nuove opportunità a Mosca sul suo estero vicino, eterna ossessione del Cremlino. Putin può stringere su Kiev e anche sul Caucaso affermandosi come unico, vero partner economico per le schegge infedeli dell'ex Unione Sovietica.Ma per Ferguson la crisi sarà la grande prova sulla volontà cinese. «è uno scenario molto più complesso di quello degli anni 30. Tutti gli alleati asiatici dell'America sono in ritirata, mentre Pechino dovrà decidere se restare il partner del mondo occidentale oppure giocarsi la partita neoimperialista. In parte è già in corso in Africa e in Sud America. Una cosa è, infatti, la ricerca d'intese commerciali per avere materie prime, un'altra, molto diversa, è l'acquisizione di miniere,l'installazione di fabbriche per la trasformazione, la costruzione di infrastrutture. Gli imperi nascono anche così. Si prevedevano molti decenni per assistere a questo genere di evoluzione e invece la crisi darà, sta dando già, una fortissima accelerazione. Goldman Sachs aveva già portato - prima del credit crunch - al 2027 l'anno del sorpasso fra l'economia cinese e quella statunitense. Non volevo crederci, ma ora mi sto convincendo che sia possibile. Entro un un paio di decenni.D'altra parte,quest'anno la Cina crescerà del 6% mentre il mondo occidentale si contrarrà. E lo sviluppo economico futuro dovrà venire dalla produttività». Vincerà davvero la temuta "democratura", quell'ibrido con il corpo di democrazia e la testa di dittatura di cui Pechino è l'esemplificazione suprema? Ferguson non arriva a tanto, ma non si nega un'ultima, amara constatazione. «Una cosa è certa. Nei prossimi dieci anni la crescita americana non sarà paragonabile a quella degli ultimi dieci, gonfiata dal debito e dai consumi interni. L'America non se lo può più permettere ». La Cina sì. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA PARTITA DI PECHINO «Non volevo credere alle previsioni del sorpasso dell'economia cinese su quella Usa. Ora mi sto convincendo che sia possibile» Niall Ferguson, 43 anni, scozzese, insegna storia moderna CORBIS

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Tecnologie italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-04 - pag: 23 autore: PECHINO Tecnologie italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente è made in Italy la nuova eco-sede del ministero cinese dell'Ambiente. L'edificio è appena stato completato a Pechino (finanziato da Banca mondiale, governo cinese e ministero italiano dell'Ambiente). La progettazione ecologica, dell'architetto Mario Occhiuto, e la fornitura dei materiali innovativi sono esclusivamente italiane, secondo il programma di collaborazione ambientale tra Italia e Cina promossa dal direttore generale del ministero, Corrado Clini. Tra le caratteristiche ci sono i pannelli fotovoltaici, l'illuminazione a specchi solari, la ventilazione naturale. L'edificio ospiterà anche la sede cinese del ministero italiano dell'Ambiente. Oggi nel nuovo edificio il sottosegretario italiano dell'Ambiente, Roberto Meina, incontrerà i viceministri cinesi, alcuni dei quali hanno studiato ecologia in Italia alla Venice international university. Made in Italy. Eco-tecnologie nel nuovo ministero cinese dell'Ambiente

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Strategia d'attacco per Zegna (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-04 - pag: 23 autore: Sistema moda. Nel bilancio dello scorso anno 870 milioni (+3,2%) di ricavi ma l'utile cala a 62,3 milioni Strategia d'attacco per Zegna Nonostante la frenata nel 2009 investimenti nel retail diretto Cristina Jucker MILANO «è come guidare nella nebbia, senza sapere quando finirà». Gildo Zegna, amministratore delegato del gruppo biellese leader mondiale nell'abbigliamento maschile, è preoccupato ma ben determinato a guardare oltre la crisi. «Sto lavorando sul 2010 – dice – ma per tutto quest'anno siamo pronti a ballare. Con molta attenzione ai costi e senza abbandonare l'investimento nel retail, per noi strategico». E mentre annuncia il bilancio 2008 è già concentrato sul futuro: «Non possiamo permetterci di sbagliare un solo colpo». L'anno scorso è andato ancora bene: il fatturato è salito a 870,6 milioni di euro (+3,2% a cambi correnti, +5,7% a cambi co-stanti), l'utile netto è stato di 62,3 milioni (ma senza i proventi straordinari sarebbe risultato inferiore del 20%) contro i 69,7 milioni del 2007. Resta comunque «significativamente » positiva la posizione finanziaria netta. E il 2009? Nei primi cinque mesi il fatturato è in calo ma quella che sta diminuendo con un ritmo maggiore è la redditività. «Il nostro primo obiettivo è preservare la cassa –sostiene Zegna – e poi semplificare al massimo il modello industriale e distributivo. Anche nella nostra collezione ci saranno meno cose e messaggi più chiari ». Poi aggiunge: «I grandi retailer Usa e giapponesi hanno inchiodato tutto il sistema, oggi il vero problema è la scellerata politica dei saldi che ha provocato un rallentamento generale nella ripresa dei consumi. Credo che tutto il modello distributivo sia da ripensare, c'è un eccesso dianticipo nelle consegne ( siamo arrivati a fine ottobre-inizio novembre per le collezioni estive) che porta ad anticipare anche i saldi. Dobbiamo rompere questo sistema che stressa e danneggia tutta la filiera, anche il tessile. In Giappone, secondo mercato mondiale del lusso, per la prima volta credo nella storia i saldi sono partiti a maggio: sono sbigottito, non era mai accaduto». Dunque, se i department store sono ancora pieni di merce da smaltire meglio puntare sul retail diretto (che per Zegna ora copre i due terzi circa delle vendite). E soprattutto sui nuovi mercati, visto che quelli tradizionali sono fermi. «La Cina, cresciuta del 30%, è per noi il secondo mercato mondiale. Vanno bene anche il sud-est asiatico (l'anno prossimo apriremo in Vietnam) e gli Emirati Arabi, va molto bene l'America latina e, nel suo piccolo, anche l'India cresce a due cifre». Zegna, quest'anno, ha aperto due global store a Tokyo e Hong Kong e aprirà altri 20 negozi nel mondo (di cui 15 nella Grande Cina). A fine 2008 i negozi monomarca erano 547 (291 a gestione diretta, gli altri in franchising). Molto sta cambiando anche nei consumi: «Questo è un grosso tema da affrontare, ho la sensazione che ci sia un cambiamento profondo, strutturale. Crescono sportswear e accessori, sono fermi abiti formali e tessuti, a meno che non si tratti di tessuti particolarmente innovativi, come il nostro cool effect che riduce il calore assorbito dal sole ».Nell'ambito del gruppo resiste bene anche Agnona, il marchio di abbigliamento donna, per il quale è stato avviato un importante progetto cashmere. E va bene la maglieria: «Chissà, forse è l'effetto Marchionne » ipotizza Gildo Zegna. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE PROSPETTIVE Gildo Zegna: da ripensare tutto il modello distributivo, mentre si profila un cambio strutturale dei consumi Crescono solo i nuovi mercati Global store. Aperto a Tokyo a gennaio, è il primo negozio progettato da Peter Marino in Asia per Zegna. Cinque piani, 663 metri quadri per il lusso

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Peugeot cerca alleati (di minoranza) (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-04 - pag: 41 autore: All'assemblea ribadita la disponibilità dei soci di riferimento a diluirsi in una fusione Peugeot cerca alleati (di minoranza) Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente Come se il concetto non fosse abbastanza chiaro, Philippe Varin, nuovo presidente di Peugeot, l'ha ripetuto alla sua prima uscita ufficiale, in occasione dell'assemblea degli azionisti. La casa automobilistica francese vuole crescere, anzi deve crescere, e per farlo è disposta ad alleanze di capitale (scambi di pacchetti azionari) nelle quali non si esclude una possibile diluizione della partecipazionedella stessa famiglia Peugeot, attualmente al 30% e al 45% dei diritti di voto. Il manager che fino a pochi mesi fa si era occupato della ristrutturazione del gruppo siderurgico Corus, ora controllato dall'indiana Tata Steel, ha grandi ambizioni: «Per essere più globali, più veloci, non esiteremo, se la crescita interna non sarà sufficiente, a cogliere tutte le opportunità di crescita esterna e di partnership». Più o meno lo stesso concetto espresso 24 ore prima in un'intervista a Les Echos dal presidente del consiglio di sorveglianza Thierry Peugeot, dove per la prima volta la famiglia si diceva disposta a cedere qualcosa della propria "sovranità" a patto però di restare azionista di riferimento. Un'attitudine che dovrebbe portare a schemi complessi di scambi azionari, con partner potenziali che vanno dalla tedesca Bmw alla giapponese Mitsubishi, senza peraltro escludere a priori (anche se nei mesi scorsi i contatti non avevano portato a nulla) la stessa Fiat. «La porta non è chiusa - ha proseguito il manager chiamato a sostituire Christian Streiff, silurato di recente al termine di un lunghissimo conciliabolo in seno alla famiglia Peugeot- a eventuali discussioni a eventuali progetti che potrebbero esserci presentati nell'ambito di questa ambizione di voler diventare, da gruppo internazionale, un gruppo globale». Per deformazione professionale, ma anche per chiara evidenza macro e microeconomica, Varin vuole andare a cercare la crescita sui grandi mercati emergenti. Al di fuori dell'Europa, il gruppo Peugeot CitroËn Psa, ha partnership industriali in Cina con Dongfeng e in Russia attraverso la costruzione di un impianto assieme a Mitsubishi. Quanto alla taglia critica che intende raggiungere, Varin pur sottolineando che «le dimensioni sono certo importanti », ha detto di non avere in mente «una cifra del miracolo, che si tratti di 5,5 o di 6 milioni di vetture». Un chiaro riferimento al mantra di Sergio Marchionne. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL TIMONE NON CAMBIA Ormai è chiaro che il gruppo francese non vuole restare fuori dal consolidamento, ma la sola condizione è non perdere il controllo

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Sui mercati torna la prudenza e l'euro scende (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-04 - pag: 47 autore: CAMBI E TASSI www.ilsole24ore.com COMMENTI E DATI IN TEMPO REALE Sui mercati torna la prudenza e l'euro scende I l dollaro ha recuperato terreno nei confronti dell'euro per la prima volta dopo cinque sedute in ribasso. La volatilità delle monete in questa fase non permette di individuare tendenze consolidate: se martedì la lancetta dei mercati puntava sulla ripresa economica, ieri è tornata indietro, spinta dagli incerti dati economici arrivati dagli Stati Uniti su occupazione e servizi. Il rilancio sembra ora troppo debole per sostenere guadagni in investimenti ad alto rendimento. Il biglietto verde ha così guadagnato rispetto a tutte le principali valute. Mentre l'euro è tornato sotto quota 1,42dollari,scambiando in flessione anche nei confronti dello yen. Giornata negativa anche per il rublo, che ha seguito i ribassi di Borsa. Il presidente Dmtrij Medvedev potrebbe discutere la propria proposta di creare una nuova moneta internazionale nel vertice con Brasile, India e Cina, in programma questo mese.

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Per gli orologi la ripresa ritarda di un anno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-06-04 - pag: 28 autore: Segnatempo Per gli orologi la ripresa ritarda di un anno Lino Terlizzi L' onda negativa per l'industria degli orologi non è finita. Ma a soffrire di più sono i prodotti di fascia media, mentre le fasce agli estremi – cioè quella dei prezzi bassi e quella della gamma alta – soffrono meno. L'Italia, comunque, è tra i mercati che registrano nel complesso una flessione contenuta. è quanto emerge dai dati della Fédération de l'industrie horlogère suisse (Fh), relativi all'export elvetico nel mese di aprile. La Svizzera rappresenta il 50-60% del fatturato mondiale del settore ed esporta circa il 90% della produzione. I dati Fh sono dunque un termometro di ciò che avviene nell'universo delle lancette. In aprile,l'export rossocrociato è stato di 1,04 miliardi di franchi (690 milioni di euro), in calo del 26,3% rispetto allo stesso mese di un anno fa. Se si guarda all'intero periodo gennaio-aprile 2009, l'export è stato di 3,94 miliardi di franchi (2,6 miliardi di euro), il 24,3% in meno in rapporto allo stesso periodo del 2008. Dunque gli effetti della crisi economica internazionale si fanno sentire. Anche se non allo stesso modo in tutti i segmenti di prodotto e in tutte le aree geografiche. è indicativo che anche in aprile il calo maggiore (-35%) sia stato registrato dagli orologi che sono nella fascia di prezzo media, tra i 500 e i 3mila franchi (330-1.990 euro). Minore è il calo (-13%) per quel che riguarda i prezzi considerati bassi, cioè tra i 200 ed i 500 franchi . Soffrono, ma si difendono meglio (-22%) della fascia media anche gli orologi della fascia alta, quelli con un prezzo superiore ai 3mila franchi. Hong Kong, Usa, Francia, Italia, Giappone, Germania sono nell'ordine i mercati principali di sbocco. Il mese di aprile ha in sostanza confermato le tendenze già presenti nei primi tre mesi del 2009, dopo un 2008 che l'industria elvetica era invece riuscita a chiudere ancora con dati positivi. Così, guardando al complesso dei primi quattro mesi di quest'anno, balza all'occhio la flessione degli Usa (-42%) rispetto allo stesso periodo del 2008, ben superiore a quella di Hong Kong (-17%), Francia (-6,4%), Italia (-3,8%), Germania (-9,7%). Il Giappone dal canto suo soffre un po' di più (-25%). Fuori dal gruppo di testa, sono pesanti i cali dell'export nei quattro mesi verso la Russia (-61%) e verso la Cina (-39%). Meno consistente, ma pur sempre rilevante, la flessione che riguarda l'India (-29%). Nel complesso, i maggiori mercati europei resistono per ora meglio – tra le eccezioni la Spagna (-36%) – rispetto agli Usa e ai grandi mercati emergenti. Questi ultimi avevano peraltro registrato negli anni scorsi tassi di crescita mediamente elevati. Ora il punto è naturalmente cercare di capire sino a quando durerà l'onda negativa nel settore. Durante Baselworld, la fiera mondiale di settore tenutasi a fine marzo a Basilea, i protagonisti di questa industria non hanno nascosto le preoccupazioni per i prossimi mesi ma hanno anche registrato la presenza forte degli operatori del settore. L'impressione di fondo è che la ripresa, anche nel mondo delle lancette, possa arrivare tra fine 2009 e inizio 2010. Per quel che riguarda i tre maggiori gruppi, nelle scorse settimane Nick Hayek (ceo di Swatch Group) ha parlato di un 2009 più realista e anche di buona resistenza e di fiducia nella ripresa da parte delle società che vogliono davvero fare industria; Bruno Meier (nuovo ceo di Rolex) ha ricordato le difficoltà del settore ma ha indicato metà 2010 come probabile punto di svolta; Johann Rupert (patron di Richemont- Cartier) ha parlato di condizioni molto difficili dei mercati sino a settembre, ma ha aggiunto che ci sono le risorse per sostenere e rilanciare i prodotti. Dopo la raffica di record di vendite nel settore negli ultimi anni, ora la nottata ha da passare. © RIPRODUZIONE RISERVATA Fantasia. Nella foto un coloratissimo modello da polso firmato Swatch WWD

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Bernanke: allarme deficit (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-04 - pag: 3 autore: Bernanke: allarme deficit «Sono in pericolo stabilità finanziaria e crescita degli Usa» Marco Valsania NEW YORK Ben Bernanke lancia un nuovo monito: il prezzo del salvataggio dell'economia dalla più grave recessione e crisi finanziaria dagli anni Trenta non può essere lo sconquasso dei conti pubblici. Il presidente della Federal Reserve, chiamato dalla commissione budget della camera, ha chiesto ai parlamentari e all'amministrazione Obama di impegnarsi subito a ridurre un deficit che quest'anno arriverà a 1.850 miliardi di dollari e a riportare il paese sulla strada del rigore. Altrimenti, ha detto, il rischio è perdere la fiducia dei mercati e covare future crisi. Bernanke ha anche difeso a spada tratta gli straordinari interventi di salvataggio economico oggi in corso, rispondendo ai critici che temono le iniziative della banca centrale siano eccessive. Martedì il cancelliere tedesco Angela Merkel, prendendo di mira le iniezioni di liquidità e i crescenti poteri di intervento della Fed, aveva invocato un ritorno a politiche «ragionevoli» e di «indipendenza delle banche centrali ». Bernanke ha fatto sapere di essere a «proprio agio» con le scelte compiute e «rispettosamente » in disaccordo con Merkel: «Gli Stati Uniti e le economie globali, Germania compresa, hanno fatto i conti con una straordinaria combinazione di crisi finanziaria e seria recessione ». Bernanke ha aggiunto che tutt'ora «affrontano eccezionali problemi nel breve periodo e azioni incisive sono necessarie e appropriate». E che una ripresa sarà solo «graduale», con continue difficoltà per l'occupazione. Bernanke non è proprio agio, però,con l'esplosione dei deficit. Tanto da avvertire che il paese non può continuare a indebitarsi «all'infinito» e che la Fed non lo salverà semplicemente stampando denaro. «Se non dimostriamo un forte impegno alla responsabilità fiscale nel lungo periodo - ha detto- non avremo né stabilità finanziaria né crescita sana». Il presidente della Fed ha illustrato con una cifra le dimensioni della sfida: il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo passerà dal 40% alla vigilia della crisi al 70% nel 2011, un record nel Dopoguerra. Oltre che per il sostegno all'economia, i conti pubblici finiranno sotto pressione a causa dei costi del sistema pensionistico federale (social security) e dell'assistenza sanitaria per gli anziani (Medicare), senza contare le risorse richieste da una riforma voluta dalla Casa Bianca per offrire copertura sanitaria a tutti gli americani. Barack Obama, per tenere conto degli allarmi sul bilancio, ha messo nero su bianco il traguardo di un deficit dimezzato nel 2013, ma si addensano i dubbi sulla possibilità di raggiungere il traguardo. Bernanke ieri ha denunciato come i mercati, attraverso scosse nel mercato obbligazionario che hanno spinto i prezzi al ribasso e i rendimenti al livello più elevato in cinque mesi, abbiano già percepito i nuovi rischi. «Questi movimenti sembrano rispecchiare la preoccupazione per il deficit » ha detto, aggiungendo: «Mantenere la fiducia dei mercati richiede che, come paese, cominciamo a pianificare il ritorno a un equilibrio di bilancio». Di recente anche la Cina, grande investitore in titoli statunitensi, ha espresso nervosismo, che il segretario al tesoro Tim Geithner ha cercato di alleviare durante una visita a Pechino questa settimana. Sullo stato dell'economia,Bernanke ha ribadito di aspettarsi schiarite, ma deboli: la crescita dovrebbe tornare entro fine anno, come fanno sperare il disgelo in alcuni segmenti dei mercati ei passi avanti compiuti dalle banche. I 19 istituti sottoposti a stress test per esaminarne la solidità sono riusciti a rastrellare in un mese 85 miliardi di dollari, spesso più di quanto ordinato dalle autorità. Numerose banche si servono meno di programmi di soccorso e alcune, forse una decina, potrebbero ottenere la prossima settimana l'autorizzazione a restituire gli aiuti ricevuti dal Tarp, lo speciale fondo del tesoro nato per ricapitalizzare le banche. Una batteria di dati ha confermato il quadro di una crisi profonda, pur se con speranze di una fuoriuscita, deprimendo la Borsa. Gli ordini alle fabbriche sono aumentati dello 0,7% in maggio, ma il settore dei servizi si è contratto, con l'Ism a quota 44. E il sondaggio Adp sull'occupazione nel settore privato ha mostrato la perdita di 532mila posti di lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA BUCO NEI CONTI Il rosso viaggia verso quota 1.850 miliardi di dollari L'amministrazione Obama si è già impegnata a ridurre l'indebitamento Preoccupato. Il presidente della Fed Ben Bernanke testimonia alla Camera AFP

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la paura torna a tienanmen alta tensione vent'anni dopo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 14 - Esteri La paura torna a Tienanmen alta tensione vent´anni dopo Pechino blindata. Hillary: "Liberate i dissidenti" Zhang Xianling, una delle madri: "Il dolore resta vivo nel più profondo del cuore" L´ordine regna a Pechino, ma l´ombra di Tienanmen ossessiona ancora il regime. Nel ventesimo anniversario del massacro ieri una cappa di silenzio è calata su tutta la Cina: blindata la piazza dove i carriarmati soffocarono la protesta democratica, censurati i giornali e i siti Internet, arrestati i dissidenti. Una dura protesta è venuta da Washington. La più forte presa di posizione dall´avvento dell´Amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton. «Una Cina che ha fatto enormi progressi economici e aspira a una leadership globale - ha dichiarato il segretario di Stato - deve affrontare apertamente gli eventi più bui del suo passato, deve dire la verità sui morti, i detenuti, gli scomparsi, per imparare la lezione e per sanare le ferite». La Clinton ha chiesto al governo di Pechino di «rilasciare tutti coloro che ancora scontano le pene». Sono 30 i prigionieri politici che non hanno finito di pagare per la loro colpa: aver creduto nel sogno di libertà che nella primavera del 1989 mobilitò gli studenti e fece vacillare la presa del partito comunista. L´atteso anniversario è stato vissuto come una giornata ad altissima tensione. Furgoni di polizia erano appostati a tutti gli angoli di Piazza Tienanmen, agenti e pattuglie militari rafforzate controllavano gli ingressi, perquisivano i passanti, impedivano alle tv straniere di riprendere il quadrilatero più celebre di tutto il paese. Il silenzio-stampa era stato imposto già da settimane a tutti i media nazionali, proibito ogni riferimento alla tragedia del 4 giugno. Ieri si è aggiunto un giro di vite eccezionale contro i mezzi d´informazione stranieri. La censura si è abbattuta sui siti Internet di Cnn e Bbc, oscurando ogni riferimento al 1989. I blackout hanno colpito Twitter, Youtube, la posta Hotmail e gli archivi fotografici online di Flickr. Non sono stati risparmiati i giornali stranieri, nonostante la loro limitata diffusione: le copie dell´International Herald Tribune circolavano solo dopo che una mano anonima aveva strappato la pagina con un articolo sul Dalai Lama. Ma nonostante sia un "non evento", di cui la propaganda ha cancellato ogni traccia nella memoria ufficiale, ieri il regime ha temuto qualche gesto individuale, proteste o testimonianze di ricordo. Ne hanno fatto le spese i più noti intellettuali dissidenti. Qi Zhiyong, che perse una gamba negli scontri del 4 giugno, è stato sequestrato dalla polizia e portato lontano da Pechino. Sotto scorta lo scrittore Yu Jie, che ha dichiarato: «Il 4 giugno non è stato dimenticato ma la gente ha paura di parlare». Wu Gaoxing è stato arrestato sabato sera vicino Shanghai: non gli hanno perdonato la lettera aperta che aveva rivolto pochi giorni fa al presidente Hu Jintao chiedendo la fine delle vessazioni contro gli ex-detenuti politici. "Anche se non siamo più in prigione - ha scritto Wu - il solo diritto che ci resta è quello di aspettare la morte". A nome delle vittime della repressione militare ha parlato ieri la 72enne Zhang Xianling, fondatrice dell´associazione delle Madri di Tienanmen: "Il dolore rimane vivo nel luogo più profondo dei nostri cuori". è palpabile il terrore dei dirigenti comunisti di fare i conti con il passato, di rivelare il bilancio delle vittime, e di aprire un dibattito sull´89. Le autorità accademiche di Pechino e Shanghai hanno ricevuto precise direttive per sorvegliare anche i movimenti degli studenti stranieri. Perfino Hong Kong e Macao, le due isole dotate di statuto autonomo dove vige una libertà di espressione, hanno chiuso le frontiere agli esuli dell´89 che tentavano di rientrare per l´anniversario. Ed è proprio un padre spirituale di Hong Kong ad aver lanciato un verdetto severo. Il cardinale cattolico Zen Ze-kiun, che a Hong Kong ha speso una vita per difendere i diritti umani, ha ammonito i dirigenti cinesi a spezzare questa congiura del silenzio. «Vent´anni dopo - ha dichiarato Zen - il regime rimane dispotico e corrotto. Ancora deve rispondere dell´orrendo crimine commesso. Quel massacro non era inevitabile e non ha portato nulla di buono. Il sistema politico è oppressivo, la corruzione dilaga, l´informazione è censurata, la ricchezza ha beneficiato una minoranza. Se avesse prevalso la linea del dialogo di Zhao Ziyang (l´allora segretario del partito che voleva le riforme democratiche, ndr), la storia sarebbe stata migliore per i cinesi». I dirigenti comunisti sono riusciti a imporre nel senso comune il loro revisionismo sull´89: l´intervento armato come un male minore, che ha garantito l´ordine e la stabilità, consentendo un ventennio di boom economico. Ogni altra versione non ha diritto di parola. (f. ramp.)

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quell'uomo solo contro i carri armati l'eroe della rivolta avvolto nel mistero - (segue dalla prima pagina) federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 15 - Esteri Alcuni dicono sia morto. Altri che, grazie a una chirurgia plastica, viva nascosto altrove Quell´uomo solo contro i carri armati l´eroe della rivolta avvolto nel mistero Il 5 giugno ´89 sfidò il potere: da allora è scomparso nel nulla La foto fece il giro del mondo: lui ritto, la giacca nella mano sinistra, i sacchetti nell´altra Il dissidente Xu Youyu: "Per anni abbiamo cercato di rintracciarlo. Credo sia ancora vivo" I testimoni di allora: "Urlò ai soldati: Tornate indietro, non uccidete il popolo" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI Sta ritto in piedi, con la mano sinistra tiene la giacca a penzoloni, con la destra due sacchetti di plastica della spesa. La scena sembra irreale: i tank fermi uno dopo l´altro in fila indiana, quella figura esile che sembra soggiogarli. L´autista del primo blindato fa manovra, cerca di aggirare il ragazzo sulla destra. Lui gli si para davanti di nuovo, allarga le braccia come si fa per domare una bestia. Poi il giovane fa un salto, sale sul carroarmato per parlare col soldato visibile dalla feritoia. "Tornate indietro! Smettete di uccidere il nostro popolo!" è l´urlo che i testimoni ricordano. Poi tutto accade in un attimo: il ragazzo è sceso dal blindato, ora è circondato da amici che lo aiutano a scappare. La sua sorte è rimasta un mistero affascinante. In Occidente quelle foto divennero il ricordo di un coraggio inaudito, rafforzarono la solidarietà verso la protesta studentesca. Si è creduto che il regime cinese avrebbe fatto il possibile per catturare il protagonista di quel gesto sfrontato. Nel ventesimo anniversario del massacro, ricostruire quelle ore aiuta a capire la strategia della repressione: chi fu colpito, come, con quali priorità. La Cina di oggi è figlia del dopo-Tienanmen, quando il regime stabilì un ordine e una logica nel castigo. «La repressione armata - ricorda Xu - non avvenne a Piazza Tienanmen ma più lontano. Le cataste di cadaveri io le vidi sulle vie Fuyou e Changan. I massacri peggiori avvennero all´ingresso dei blindati in città, e nelle aree di Fuxingmen e Muxidi». Il ragazzo che sfidò i tank senza che dai blindati partisse un solo colpo, era per fortuna troppo vicino a Tienanmen: una piazza dal potente significato simbolico, dove i leader comunisti volevano ridurre al minimo lo spargimento di sangue. Tienanmen è da secoli il luogo sacrale del potere cinese, all´ingresso della Città Proibita dove viveva l´imperatore. La sua importanza è stata rafforzata dall´iconografia rivoluzionaria: il rinascimento repubblicano della Cina si fa risalire alla manifestazione degli studenti il 4 maggio 1919 in quella piazza; Mao Zedong vi proclamò la vittoria del comunismo nell´ottobre 1949 e la sua salma imbalsamata è custodita nel mausoleo centrale. Per questo nel maggio 1989 gli studenti scelsero di lanciare proprio lì lo sciopero della fame. Per questo la propaganda del regime nelle terribili giornate di giugno si ostinava a ripetere che "nessuno era stato ucciso a Tienanmen". Il numero delle vittime è tuttora un segreto di Stato, le stime raccolte da Amnesty International variano fra 700 e 3.000 morti. Ma le versioni concordano su questo: pochi morirono dentro il "cerchio magico", il perimetro della piazza stessa. Deng Xiaoping, l´anziano leader che orchestrò l´intervento dell´esercito, non voleva lasciare in eredità al regime comunista la maledizione di una carneficina avvenuta in un luogo troppo gravido di storia. Nei mesi successivi la repressione seguì un criterio, non fu indiscriminata. L´intellettuale dissidente Zhang Boshu, che oggi è uno dei firmatari di Carta 08, ricorda la caccia alle streghe. «Deng e i suoi sapevano che l´uso della forza militare era stato illegale. Perciò dopo il 4 giugno gli arresti, le condanne e le deportazioni, tutto avvenne in segreto. Non ci fu un solo processo pubblico. C´erano i super-ricercati e le liste di proscrizione nei luoghi di lavoro. Le sezioni del partito comunista erano incaricate di fare le istruttorie a carico dei colpevoli. Era così in ogni luogo di lavoro, comprese le università e l´Accademia delle Scienze dove lavoro». Zhang ricorda di essere stato fortunato, di aver scansato le punizioni più esemplari. «Eravamo tantissimi ad aver partecipato al movimento per la democrazia. Per mesi quella era stata una protesta di massa. Era impensabile punire tutti: avrebbero dovuto arrestare metà della popolazione di Pechino. Io scampai al peggio perché non ero iscritto al partito. Uno dei bersagli contro cui si accanirono dopo il 4 giugno erano i comunisti doc. La priorità di Deng era l´epurazione interna. Il nemico più odiato era la corrente dei riformisti democratici all´interno del partito, gli amici di Zhao Ziyang, il segretario generale che Deng aveva deposto con un golpe. Quella era la minaccia, perché Zhao aveva goduto di un consenso reale tra gli stessi comunisti, il partito si era spaccato in due». Due pesi e due misure si avvertirono nel diverso trattamento riservato a studenti e operai. Già l´8 giugno 1989 l´ufficio della Pubblica sicurezza di Shanghai arrestava 13 operai, 3 dei quali vennero condannati a morte e fucilati dal plotone di esecuzione. Delle 48 esecuzioni pubbliche a Pechino nei giorni seguenti nessuna ebbe per vittima uno studente. Era partita la grande operazione di recupero delle élite, la lunga marcia per cooptare intellettuali e studenti al servizio del potere. La vera lezione che i leader comunisti impararono da quelle giornate è questa: non bisogna mai più ritrovarsi "contro" la parte più istruita e moderna della società. Per gli irriducibili cominciò la traversata del deserto, una serie di vessazioni che durano ancora oggi: promozioni negate, niente permessi di viaggio all´estero, l´emarginazione costante. Uno stillicidio di vendette che non ha impedito a Xu e Zhang di continuare la loro lotta per i diritti umani. Con tutti gli altri il regime è stato magnanime, e l´elargizione di vantaggi alle professioni intellettuali è stata redditizia. «Vent´anni dopo - ammette Zhang - non c´è all´orizzonte una forza alternativa al partito comunista, non esiste un movimento che possa guidare la transizione pacifica verso la democrazia. E´ dentro il partito comunista che deve nascere questa spinta per il cambiamento».

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Iran. Francia. Sarkozy duro su negazionismo e nucleare (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Iran. Francia. Sarkozy duro su negazionismo e nucleare 04-06-2009 PARIGI. Era la prima volta che un alto esponente del governo iraniano entrava all'Eliseo con Nicolas Sarkozy presidente. E Manuchehr Mottaki (nella foto) ha dovuto registrare un atteggiamento inflessibile del capo dello stato francese: durissimo sul negazionismo del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, definito "inaccettabile". Fermo sulla proliferazione nucleare, un fenomeno che "preoccupa moltissimo" la Francia. "Subito", precisa un comunicato dell'Eliseo diffuso mentre il colloquio fra il ministro degli Esteri iraniano e Sarkozy era ancora in corso, il presidente francese "ha condannato le frasi pronunciate oggi" da Ahmadinejad, che "mettono in discussione la realtà dell'Olocausto. E ha sottolineato il loro carattere inammissibile e profondamente scioccante. Allo stesso modo, gli attacchi verbali ad oltranza contro lo stato di Israele non sono accettabili". Sarkozy ha quindi anteposto la questione di principio del negazionismo al tema centrale annunciato dell'incontro, il nucleare. Di ritorno dalla cattedrale di Notre Dame, dove ha assistito con la consorte Carla Bruni alla cerimonia per i 228 passeggeri dell'Airbus precipitato in mare due giorni fa, Sarkozy ha attaccato per primo citando frasi di Ahmadinejad diffuse dal sito internet della televisione iraniana proprio ieri: attacchi ad Israele e definizione della Shoah come "un grosso imbroglio". Ma non molto più morbido è stato l'atteggiamento francese sulla proliferazione nucleare iraniana, una tendenza che provoca "profonde preoccupazioni alla Francia", ha detto il capo dello stato. Parigi, ha aggiunto, vuole "contribuire a una soluzione nel quadro di un negoziato fra l'Iran e i 5+1 (Germania, Cina, Usa, Francia, Gb e Russia, più l'alto rappresentante Ue Javier Solana)". Il presidente ha "lanciato all'Iran l'appello a rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e ad impegnarsi nel negoziato", che "aprirebbe la strada ad una cooperazione molto ampia a tutto vantaggio dell'Iran, compreso sul nucleare civile, e a un rafforzamento della sicurezza internazionale e regionale". Se, al contrario, l'Iran non coopererà a questo "processo lanciato dagli europei, nel quale gli Stati Uniti sono ormai pienamente impegnati", ha sottolineato il capo dell'Eliseo, "si esporrà ad un isolamento internazionale sempre crescente su tutti i piani. Una soluzione attraverso il negoziato è possibile: è la strada che la Francia preferisce". Al colloquio ha partecipato il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, che si è limitato - al termine - a dire che "non ci sono state sorprese". Lo stesso Kouchner aveva detto nel pomeriggio che un'apertura dell'Iran sul nucleare in occasione di questo incontro avrebbe avuto il sapore di "un miracolo".

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Cina. Tieananmen. La piazza nella morsa della polizia (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

Cina. Tieananmen. La piazza nella morsa della polizia 04-06-2009 PECHINO. Le forze di sicurezza cinesi hanno rafforzato i controlli su piazza Tiananmen in vista del 20/esimo anniversario del massacro del 4 giugno 1989, quando centinaia di studenti democratici che la occupavano vennero uccisi dai militari inviati a riportare l'ordine nella capitale. Centinaia di poliziotti e uomini delle forze paramilitari, molti dei quali in borghese, hanno pattugliato ieri la piazza, invasa come tutti i giorni dai turisti cinesi e stranieri. Il mausoleo del presidente Mao, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese, è stato chiuso "per lavori", come afferma un cartello scritto a mano frettolosamente, appeso all'ingresso, all'estremità meridionale della piazza. Secondo il gruppo umanitario Dui Hua (Dialogo), un' organizzazione basata negli Usa che si occupa dei detenuti politici cinesi, è ancora in prigione una trentina di persone per i fatti del 1989, quando migliaia di studenti e cittadini chiesero, con manifestazioni e proteste in tutta la Cina, l'instaurazione nel Paese di un sistema politico democratico. Centinaia di ex-dirigenti del movimento sono riusciti ad espatriare nei giorni successivi al massacro e oggi vivono in esilio. Decine di dissidenti e sopravvissuti al massacro sono stati messi agli arresti domiciliari o, come l'anziano Bao Tong, uno dei dirigenti comunisti che simpatizzarono con gli studenti, sono stati addirittura portati in "vacanza" lontano dalla capitale dagli agenti del Public Security Bureau, la polizia cinese. Al lungo elenco - che comprende tra gli altri Ding Zilin, l'animatrice del gruppo delle Madri di piazza Tiananmen - si è aggiunto ieri lo scrittore cristiano Yu Jie, che ha affermato di essere seguito costantemente da due agenti che gli consentono di muoversi solo nei pressi della sua abitazione alla periferia di Pechino. La piazza è "off limits" anche per la stampa straniera: il Club dei Corrispondenti Esteri della Cina ha denunciato quattro casi recenti nei quali troupe televisive che stavano facendo riprese sulla piazza sono state allontanante con la forza dagli agenti del Psb. La censura, già invadente in condizioni normali, è intervenuta pesantemente per limitare la circolazione delle informazioni su Internet. Il popolare blog di Ai Wei Wei, l'artista che ha disegnato il nuovo stadio olimpico di Pechino, é stato bloccato, così come Twitter, la rete di comunicazione largamente usata degli internauti' cinesi. La Microsoft ha denunciato che il suo sistema di posta elettronica hotmail è fermo da martedì in tutta la Cina. Si ritiene che l'intervento sia dovuto alla diffusione sulla rete delle memorie di Zhao Ziyang, il leader comunista silurato nel 1989 per essersi opposto al massacro. Le memorie di Zhao, morto nel 2005 dopo aver trascorso 16 anni agli arresti domiciliari, sono state pubblicate ad Hong Kong in cinese ed inglese e sono state immediatamente vietate in Cina, un Paese dove le edizioni pirata di tutti i tipi di libri e documenti hanno una larga diffusione. Anche il sito Flickr, del motore di ricerca Yahoo!, é adesso inutilizzabile in Cina, probabilmente per impedire la diffusione di foto delle manifestazioni del 1989 e del massacro compiuto nella notte tra il 3 ed il 4 giugno di quell'anno.

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In Sicilia niente Europa, solo una maxirissa (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 04-06-2009)

Argomenti: Cina

In Sicilia niente Europa, solo una maxirissa Agostino Spataro, 04 giugno 2009, 16:19 Europee L'azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore Lombardo che è anche candidato in più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico sbarramento del 4%, è servito a imbastire una sceneggiata fra partiti alleati del centro-destra da "trasmettere" sui media fino al 7 giugno. Il giorno dopo - statene certi - troveranno l'accordo. Insomma, niente Europa solo Sicilia, per giunta quella dal volto più arcaico e rissoso del clientelismo, dell'affarismo. Un giochino non proprio originale in cui taluni sono cascati A conclusione di questa surreale campagna elettorale, sembra che in Sicilia il 6-7 giugno s'andrà a votare per la formazione del Lombardo-bis e non per il rinnovo del parlamento europeo. E' stata una campagna decisamente fuori tema. La gran parte di partiti e candidati, che pure stanno facendo carte false pur di conquistare un seggio a Strasburgo, hanno evitato di parlare d'Unione europea e soprattutto dei rapporti attuali e delle prospettive che legano la Sicilia all'Europa e al Mediterraneo. Le cause sono tante. Tuttavia quella che ha più influito, come potente deviante, è stato l'azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore Lombardo che è anche candidato in più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico sbarramento del 4%. Si è voluta imbastire una finta maxi-rissa fra partiti alleati del centro-destra da "trasmettere" sui media fino al 7 giugno. Il giorno dopo - statene certi - troveranno l'accordo. Insomma, niente Europa solo Sicilia, per giunta quella dal volto più arcaico e rissoso del clientelismo, dell'affarismo. Un giochino non proprio originale in cui taluni sono cascati. Una colossale mistificazione che ha accentuato il disamore degli elettori verso il voto e fa temere una valanga astensionista. La Sicilia ha un disperato bisogno d'Europa L'Europa è lontana mentre la Sicilia è vicina. Avranno pensato gli imbonitori di turno. Errore! Perché, senza l'Ue la Sicilia non può andare da nessuna parte. In tutti questi decenni, l'Europa è stata per l'Isola una cassaforte ben munita cui attingere per il finanziamento d'importanti opere infrastrutturali, di attività scolastiche e formative, di politiche turistiche, dei trasporti e dei beni culturali, ecc. Senza questi fondi (e i tanto discussi e mai arrivati Fas) la regione siciliana non avrebbe possibilità di fare nuovi investimenti. Sarebbe un colpo durissimo, forse letale, per l'economia, i commerci, le pubbliche amministrazioni che, talvolta, finanziano le spese correnti coi fondi UE. Persino i saggi di fine anno dei nostri istituti scolastici si realizzano con contributi europei. Questa Europa, di cui nessuno discute, è dunque importante per i flussi finanziari, ma soprattutto per costruire un nuovo futuro economico e sociale. La Sicilia ha un disperato bisogno d'Europa, anche per uscire da una condizione gretta di marginalità e d'illegalità che la opprimono da lungo tempo. Altro che incatenarla ancor di più- come si vorrebbe- a una visione gretta, clientelare, falsamente autonomistica! Senza un forte ancoraggio all'Unione europea, l'Isola sprofonderà in questo Mediterraneo delle contraddizioni ma anche di nuove, interessanti opportunità. Bisogna guardare oltre la prospettiva della "zona di libero scambio" (che non scatterà nel 2010) e che, in ogni caso, non è la panacea dei nostri guai. Anche perché per scambiare beni, merci e servizi bisognerebbe prima produrli. E la Sicilia ne produce pochi e scarsamente competitivi. Spostare a sud l'asse dello sviluppo europeo Una classe dirigente, degna di questo aggettivo, invece che litigare per qualche misera poltrona, dovrebbe saper cogliere le grandi opportunità provenienti dai mercati europeo e mediterraneo. A cominciare dai grandi flussi commerciali e di materie prime che passano attraverso il canale di Suez, in provenienza dall'Asia (Cina, India, Giappone) e dall'Africa verso l'Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e nord Europa. Insomma, ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente, ma per trovare investimenti e proporre joint-ventures. Certo, oggi il Sud e la Sicilia non sono attrezzati per una prospettiva simile. Forse, nemmeno ci si sta pensando seriamente. Eppure molto si potrebbe fare nel quadro di una nuova politica dell'Unione che, dopo l'allargamento ai Paesi dell'Est europeo, volga il suo sguardo verso il mediterraneo, spostando a sud l'asse del suo sviluppo. Per altro, questa scelta dovrebbe essere in un certo senso obbligata visto che, avendo le regioni del centro-nord raggiunto un certo grado di saturazione, solo quelle meridionali offrono la possibilità di un'espansione razionale ed eco-compatibile rispetto al grande mercato mediterraneo ed arabo in espansione. Ovviamente, il discorso non può essere solo economico, mercantilistico, ma va ampliato agli aspetti politici, culturali, umanitari perfino. L'unica speranza prima del crollo All'interno di tale prospettiva si dovrà collocare il ruolo dell'Isola e l'iniziativa delle sue forze sane, moderne e produttive. Perciò, bisogna mandare a Bruxelles gente capace di rappresentare degnamente questa speranza. L'unica che ci resta prima del crollo. Oggi, la Sicilia vive una condizione di grave disagio, al limite della disperazione, come denunciano le varie statistiche. Il 31% (1 su 3) delle famiglie siciliane vivono al di sotto della soglia di povertà. Un dato allarmante generato da un sistema di potere arcaico, familistico, corporativo che ha divorato fiumi di finanziamenti pubblici, europei e nazionali, e prodotto un ceto dirigente consociativo, oscillante fra deteriori trasformismi e smisurate ambizioni politiche e di potere. Per uscire dalla crisi, che in Sicilia c'è sempre stata (l'ultima l'ha solo aggravata), c'è più bisogno d'Europa e del suo parlamento che, per altro, è l'unica istituzione eletta dai cittadini dei 27 Stati.

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Poltrone Frau arrederà le salette vip della Sea (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Poltrone Frau arrederà le salette vip della Sea da Finanza&Mercati del 05-06-2009 Poltrona Frau fornirà le poltrone agli scali milanesi. In particolare il gruppo guidato da Dario Rinero ha siglato un accordo con il gruppo Sea (che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa) per la ristrutturazione delle sale vip di Linate e Malpensa. Con un investimento complessivo di 2 milioni di euro saranno rinnovate la sala Monteverdi e Pergolesi di Malpensa e la sala Leonardo a Linate. Il primo risultato di questa importante partnership, è stata l'inaugurazione della «Sala Monteverdi» del Club Sea di Malpensa che da oggi sarà nuovamente operativo. Quanto alle strategie future del gruppo, invece, Rinero aveva puntualizzato in una recente conferenza stampa che tra le prossime mosse che la società ha in cantiere c'è la delocalizzazione nello stabilimento in Cina di alcune linee di business. «A oggi - aveva sottolineato Rinero - l'unità produttiva cinese non è sfruttata a pieno. Per questo motivo abbiamo pensato di delocalizzare quei componenti non visibili del business». Intanto il cda di Poltrona Frau, nei giorni scorsi, ha comunicato i dati del primo trimestre si è chiuso con ricav in calo del 14% a 61,23 milioni di euro di un anno prima e l'ebitda ha registrato una flessione del 60%, a 2,9 milioni di euro.

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Ferragamo cresce in Cina con 5 nuovi store (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Ferragamo cresce in Cina con 5 nuovi store da Finanza&Mercati del 05-06-2009 Salvatore Ferragamo scommette sulla Cina. Il gruppo di moda ha inaugurato cinque nuovi monomarca in Asia: ad Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan. È così salito a 33 il numero dei negozi del brand fiorentino nel Paese. L'ultima apertura in termini di tempo è stata quella a Wuhan - quarta città dell'ex Celeste Impero per importanza, considerata la «Chicago della Cina», all'interno del Wuhan Plaza shopping center. Questi nuovi punti vendita seguono quello, comunicato qualche giorno fa, dell'apertura di un nuovo store nel Bahrain, all'interno del mall Bahrain City Center. Un opening che rappresenta un nuovo step nel programma di sviluppo retail del marchio in Medio Oriente, dove è già presente con 12 punti vendita e sei duty free. Nel frattempo la maison di moda ha registrato nel 2008 ricavi in salita di 691 milioni di euro, rispetto ai 687 del 2007 (+5% a cambi costanti, +1% a cambi correnti), mentre l'utile operativo (ebit) è passato da 77 a 64 milioni e l'utile netto da 47 a 39 milioni. La crescita dei ricavi è stata trainata principalmente dall'area Asia-Pacifico, dove a cambi costanti il gruppo ha messo a segno un aumento del 23 per cento.

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"individualisti e polemici, napoletani contro l'arte" - stella cervasio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Napoli Un peso I soldi "Individualisti e polemici, napoletani contro l´arte" Alla vigilia dell´appuntamento elettorale, abbiamo chiesto ad alcuni intellettuali della città se c´è un rapporto tra politica e cultura e che cosa si può fare per spettacoli, musica, musei STELLA CERVASIO Va bene, ma la cultura? La campagna elettorale in corso fa volentieri a meno di arte, spettacolo, musica, musei. Quali appelli dagli intellettuali per l´Europa, per la Provincia, che l´anno scorso aveva ridotto le attività a due soli grandi (meglio medi, forse) contenitori, il circuito jazz e Flegreinarte. Soldi, non tanti, ma invece tantissime manifestazioni, spesso a scapito della qualità. Polverizzare per acquistare consenso, la vecchia regola. «Non c´è una politica culturale - osserva lo scrittore Maurizio Braucci - si rincorrono gli eventi e la visibilità. C´è un equivoco di fondo, la politica crede di essere la causa della società, tutt´al più quella tra politico e società è una dialettica». E invece? «La politica può essere un luogo di sintesi di quello che abbiamo intorno. La nostra funzione è dire ai politici di non diventare l´ombelico del mondo». Una cattiva abitudine a non fare politica culturale. A fronte di alcuni luoghi "dedicati": per l´arte il Madre, per lo spettacolo il Teatro Festival, il resto è tanta roba in ordine sparso, a cui è difficile affezionarsi. «Sono molto depresso - è il commento di Roberto De Simone - e poiché domenica festeggerò anche il mio onomastico non mi voglio intossicare la festa. Può darsi che segua il vecchio consiglio di turarsi il naso e pigliarsi comunque una purga di olio di ricino, andando a votare. Un gesto da cittadini. Ma è difficile oggi sentirsi tali. Ci sono stati danni irreparabili. Abbiamo il grande festival, ma a Napoli chi produce teatro? Non posso mantenere una compagnia, portare in giro uno spettacolo». Da che parte sta la cultura? «Non è questione di destra o sinistra, niente è peggio o meglio di quello che sta dall´altra parte. Suggerirei di tornare allo Stato pontificio, di diventare neo-giobertiani». Inascoltati, gli intellettuali sono voces clamantes in deserto. De Simone, genio internazionale del teatro, uno di quelli che tirarono Napoli fuori dal più becero folclore, ricorda di aver perorato la causa di un importante conservatorio, quello di Sant´Onofrio a Capuana, «dove studiarono Piccinni e Cimarosa...». Un edificio del ‘400 che invece fu destinato a un posto di polizia. «Con tutti i palazzi che c´erano...». «Infatti a Napoli - dice il gallerista Alfonso Artiaco - gli intellettuali e chi lavora nella cultura sono considerati un peso, e non una risorsa. Spero che il nuovo presidente della Provincia presti attenzione a un settore che ha solo dato e non chiede. La cultura appartiene a tutti, non a uno». Maurizio Braucci, l´altro giorno parlando della sua esperienza con i ragazzi di una scuola a rischio per l´associazione Aporema, al Madre, ha detto che Napoli ha un difetto: «Non sa lavorare in cooperazione, e questo individualismo in qualche modo si ricollega con la cultura camorristica». Artiaco: «Non si sa lavorare senza polemiche e l´individualismo è esasperato. Ora sono alla Biennale di Venezia, dove la marginalità culturale di Napoli è evidente: c´è un´opera di un grandissimo artista, Gino De Dominicis, che espone la mia collega Lia Rumma, ma nessuno sembra accorgersene. Forse collaborare fra noi sortirebbe effetti diversi». Un´idea? «Al momento non riesco a offrirne. L´ho fatto per il passato, ma si è rivelato inutile, controproducente e fastidioso». Ci sarebbe poi la musica. Qui la Provincia è chiamata direttamente in causa: ciò che non ha fatto, ciò che potrebbe fare. Gaetano Russo: un vero travet dell´attività concertistica, dal ‘93 la Nuova Orchestra Scarlatti, che dirige con inestinguibile passione, è a quota mille esibizioni (anche in Cina e Russia): «Non potrei non chiedere il ripristino delle orchestre. In Puglia la Provincia sostiene ben due compagini musicali. Non dobbiamo permettere più alle istituzioni di dirci che non ci sono soldi, ma solo di spiegare come vengono spesi». Un dialogo tra sordi, quello tra politici e operatori culturali? «Loro tendono a diventare così - aggiunge Maurizio Braucci - non imparano nulla dalla cultura o dalla società perché vivono chiusi in contesti dai quali dobbiamo tentare di tirarli fuori, anche rabbiosamente. Sono in fondo persone che vivono con il potere che gli diamo noi. Un´opinione pubblica più avveduta deve gridare forte, in questo momento di sordità della politica. Il presente non lo cambiamo, fa troppo schifo, la gente è istupidita dalla cultura ufficiale. L´unica cosa in cui credo è cercare di lavorare con i giovanissimi, insistendo, andando oltre la superficie».

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DAVID CARRADINE SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la polizia ha dubbi sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

DAVID CARRADINE SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la polizia ha dubbi sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film ALBERTO CRESPI Suo padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla rispettabile età di 82 anni, per cause naturali. Suo fratello Keith (di 13 anni più giovane) è ancora un bel signore al quale tutti chiedono di suonare alla chitarra I'm Easy, la canzone di Nashville che gli guadagnò un Oscar. Suo fratello Robert (18 anni meno di lui) fa sempre l'attore, ma è perso in particine minuscole. E ora David, il maggiore dei fratelli Carradine, se ne va in modo drammatico: l'hanno trovato impiccato in una stanza d'albergo a Bangkok, dove si trovava per lavoro, e nella serata di ieri le agenzie cominciavano a scartare l'ipotesi del suicidio e a privilegiare, sulla base di informazioni fornite dalla polizia tailandese, quella di un gioco autoerotico finito male. Se c'è qualcosa di simbolico, nella morte di David Carradine, è il luogo: Bangkok, la Thailandia, l'Oriente. Quando divenne famoso negli anni '70 per la serie tv Kung-Fu, molti pensarono che David fosse mezzo asiatico, tanto era credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole (il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna, patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin. Del resto, in gioventù, era stato qualcosa di molto simile a un hippy. Figlio della vecchia Hollywood, dove era nato nel 1936, era stato educato nelle migliori scuole di San Francisco dove aveva inizialmente coltivato un talento naturale per la musica. Ben presto, però, aveva seguito le orme paterne, recitando in teatro, in tv e finalmente nel cinema. Scorsese lo volle come protagonista di America 1929: sterminateli senza pietà, dove lui e la sua partner Barbara Hershey diedero vita a una delle leggende più torride di Hollywood: la vulgata vuole che in una rovente scena d'amore i due avessero fatto sul serio, concependo sul set un figlio nato nello stesso 1972 e che, in ossequio ai tempi del flower-power, venne chiamato Free, «libero». Forse è altrettanto un segno dei tempi (cambiati) che Free, una volta adulto, abbia scelto il nome meno impegnativo di Tom, e che sia forse l'unico Carradine che non sia un attore. Per la cronaca, sono invece «in arte» due figlie di David, Calista e Kansas, e due sue nipoti, Ever e Martha. Protagonista di oltre 100 film, David Carradine ha ottenuto con la citata serie Kung-Fu (più volte replicata) il vero successo. È sicuramente pensando a quel personaggio che Quentin Tarantino lo ha voluto nei panni di Bill, il maestro/carnefice che Uma Thurman deve uccidere per vendetta nella saga di Kill Bill. Per David fu un grande ritorno, in un ruolo che giocava su tutta la sua mitologia. Ma nella sua carriera ci sono altre due medaglie non da poco: è uno dei rari non-svedesi che abbiano lavorato con Ingmar Bergman, anche se in un film poco riuscito (L'uovo del serpente, 1977); e ha prestato volto e voce a una leggenda americana come il folk-singer comunista Woody Guthrie in Questa terra è la mia terra di Hal Ashby (1976). La seconda metà degli anni '70 è il periodo in cui David Carradine sembrava destinato a diventare un divo. Non andò così, ma ebbe la soddisfazione di recitare con i fratelli Keith e Robert nel magnifico I cavalieri dalle lunghe ombre di Walter Hill. Era quello un western la cui trama era piena di fratelli, tutti interpretati da attori che lo erano nella vita: i Keach interpretarono i James, i Quaid i Miller (e lì si capì che Dennis Quaid era un predestinato), i Guest i Ford. e i tre Carradine i fratelli Younger, complici dei James. David era Cole, il più anziano e capellone, un ruolo quasi già alla Kill Bill. Chissà che film doveva girare, in Thailandia?

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Suo padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla rispetta... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Suo padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla rispettabile età di 82 anni, per cause naturali. Suo fratello Keith (di 13 anni più giovane) è ancora un bel signore al quale tutti chiedono di suonare alla chitarra I'm Easy, la canzone di Nashville che gli guadagnò un Oscar. Suo fratello Robert (18 anni meno di lui) fa sempre l'attore, ma è perso in particine minuscole. E ora David, il maggiore dei fratelli Carradine, se ne va in modo drammatico: l'hanno trovato impiccato in una stanza d'albergo a Bangkok, dove si trovava per lavoro, e nella serata di ieri le agenzie cominciavano a scartare l'ipotesi del suicidio e a privilegiare, sulla base di informazioni fornite dalla polizia tailandese, quella di un gioco autoerotico finito male. Se c'è qualcosa di simbolico, nella morte di David Carradine, è il luogo: Bangkok, la Thailandia, l'Oriente. Quando divenne famoso negli anni '70 per la serie tv Kung-Fu, molti pensarono che David fosse mezzo asiatico, tanto era credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole (il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna, patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin. Del resto, in gioventù, era stato qualcosa di molto simile a un hippy. Figlio della vecchia Hollywood, dove era nato nel 1936, era stato educato nelle migliori scuole di San Francisco dove aveva inizialmente coltivato un talento naturale per la musica. Ben presto, però, aveva seguito le orme paterne, recitando in teatro, in tv e finalmente nel cinema. Scorsese lo volle come protagonista di America 1929: sterminateli senza pietà, dove lui e la sua partner Barbara Hershey diedero vita a una delle leggende più torride di Hollywood: la vulgata vuole che in una rovente scena d'amore i due avessero fatto sul serio, concependo sul set un figlio nato nello stesso 1972 e che, in ossequio ai tempi del flower-power, venne chiamato Free, «libero». Forse è altrettanto un segno dei tempi (cambiati) che Free, una volta adulto, abbia scelto il nome meno impegnativo di Tom, e che sia forse l'unico Carradine che non sia un attore. Per la cronaca, sono invece «in arte» due figlie di David, Calista e Kansas, e due sue nipoti, Ever e Martha. Protagonista di oltre 100 film, David Carradine ha ottenuto con la citata serie Kung-Fu (più volte replicata) il vero successo. È sicuramente pensando a quel personaggio che Quentin Tarantino lo ha voluto nei panni di Bill, il maestro/carnefice che Uma Thurman deve uccidere per vendetta nella saga di Kill Bill. Per David fu un grande ritorno, in un ruolo che giocava su tutta la sua mitologia. Ma nella sua carriera ci sono altre due medaglie non da poco: è uno dei rari non-svedesi che abbiano lavorato con Ingmar Bergman, anche se in un film poco riuscito (L'uovo del serpente, 1977); e ha prestato volto e voce a una leggenda americana come il folk-singer comunista Woody Guthrie in Questa terra è la mia terra di Hal Ashby (1976). La seconda metà degli anni '70 è il periodo in cui David Carradine sembrava destinato a diventare un divo. Non andò così, ma ebbe la soddisfazione di recitare con i fratelli Keith e Robert nel magnifico I cavalieri dalle lunghe ombre di Walter Hill. Era quello un western la cui trama era piena di fratelli, tutti interpretati da attori che lo erano nella vita: i Keach interpretarono i James, i Quaid i Miller (e lì si capì che Dennis Quaid era un predestinato), i Guest i Ford. e i tre Carradine i fratelli Younger, complici dei James. David era Cole, il più anziano e capellone, un ruolo quasi già alla Kill Bill. Chissà che film doveva girare, in Thailandia?

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Airbus Precipitato Velocità ridotta la causa del disastro L'Airbu... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Airbus Precipitato «Velocità ridotta la causa del disastro» L'Airbus A330 di Air France precipitato nell'Atlantico con 228 passeggeri a bordo, probabilmente viaggiava a una velocità «erronea», cioè troppo ridotta. Secondo Le Monde, Airbus starebbe per pubblicare una raccomandazione, convalidata dal Bea, l'ufficio francese incaricato dell'inchiesta, con un'avvertenza ai piloti a non abbassare la spinta dei reattori in caso di «condizioni meteorologiche ostili». Corea del nord A processo le reporter Usa accusate di spionaggio Iniziato il processo contro le due giornaliste americane arrestate lo scorso 17 marzo per «attività ostili». Sono state accusate di spionaggio e rischiano 10 anni di detenzione nei campi di lavoro. Fermate al confine tra Cina e Corea del Nord, per Euna Lee e Laura Ling (reporter di Current Tv, il network di Al Gore) appare certa la condanna. Pakistan Preso leader talebano della valle dello Swat Sufi Mohammad, il leader religioso dei Talebani della valle dello Swat e capo dell'organizzazione Tehrik-e Taleban-e Shariat-e Mohammadi (Tnsm), è stato arrestato ieri dalle autorità pachistane. Lo ha riferito l'emittente di Islamabad «Geo Tv», secondo la quale la stessa organizzazione terroristica avrebbe confermato l'arresto. Presi anche i due figli del leader talebano, il suo portavoce e altri tre comandanti di Tnsm, Syed Wahab, Salman Shah e Maulana Alam. Brevi

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Tiananmen blindata A Hong Kong veglia per ricordare le vittime (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Tiananmen blindata A Hong Kong veglia per ricordare le vittime GABRIEL BERTINETTO Come sempre accade a Pechino alla vigilia di importanti eventi pubblici e ricorrenze, gli oppositori a piede libero erano stati temporaneamente arrestati nei giorni scorsi. Così nessuno dei più noti dissidenti ha potuto avvicinarsi ieri alla Tiananmen, per ricordare le vittime della strage del 4 giugno 1989. MESSAGGIO REGISTRATO C'è però chi, come Ding Zilin, soprannominata la «madre di Tiananmen», prima di essere costretta a restarsene chiusa in casa, ha fatto in tempo a registrare su nastro un discorso che è stato trasmesso durante la manifestazione svoltasi a Hong Kong. Nella ex-colonia britannica centocinquantamila persone hanno riempito il Victoria Park nella notte tra mercoledì e giovedì reggendo candele e lampadine accese in memoria di coloro che persero la vita nel vano tentativo di portare la democrazia nella Repubblica popolare. Sul palco ad arringare la folla sono saliti un ex-leader del movimento studentesco del 1989, Xiong Yan, ed il fondatore dell'Alleanza di Hong Kong per gli studenti di Tiananmen, Szeto Wah. Ma il comizio più seguito è stato quello dell'oratrice assente, Ding Zilin, 72 anni. Tra le molte centinaia di giovani uccisi nelle strade adiacenti alla «Porta della pace celeste», c'era anche suo figlio, 17 anni. Ding ha accusato il potere di «usare l'economia per corrompere il popolo, la polizia per reprimere ed intimidire, e ogni mezzo per nascondere la verità». L'anziana «madre di Tiananmen» è stata dura anche con il capo del governo autonomo di Hong Kong, Donald Tsang, che una settimana fa in Parlamento definì il massacro «un episodio di tanti anni fa», e sottolineò piuttosto «gli impressionanti progressi che hanno portato la prosperità anche a Hong Kong». Tra la folla sono andate a ruba le copie del libro di memorie di Zhao Ziyang, ristampate in tutta fretta dopo essere andate esaurite in pochi giorni. Zhao era segretario del partito comunista ai tempi della Tiananmen e fu l'unico fra i dirigenti ad opporsi all'intervento dell'esercito. Pagò il suo coraggio con l'estromissione dalla vita politica e gli arresti domiciliari sino alla morte nel 2004.. INTERFERENZE AMERICANE Nella capitale non è mancato il consueto afflusso di visitatori in centro e nella Tiananmen in particolare. La polizia non ha bloccato gli accessi, ma era presente in forze per prevenire qualunque tentativo di protesta o gesto dimostrativo. Il governo cinese ha replicato con durezza a Hillary Clinton che aveva esortato a rilasciare tutti i detenuti politici ed a smettere di vessare coloro che parteciparono alla Primavera di Pechino e ad avviare un dialogo con i familiari delle vittime. Per Qin Gang, portavoce del ministero degli Esteri, le accuse di Washington sono «senza fondamento» e costituiscono «una grave interferenza negli affari interni della Cina». Tiananmen aperta al pubblico ma inondata di polizia per evitare qualunque tentativo di manifestazione nel ventennale del massacro. A Hong Kong 150mila persone ricordano le vittime della repressione.

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tienanmen, la rabbia del regime "l'america non deve interferire" - raimondo bultrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 15 - Esteri Tienanmen, la rabbia del regime "L´America non deve interferire" RAIMONDO BULTRINI Com´era prevedibile il regime di Pechino ha impedito a chiunque di usare piazza Tienanmen per commemorare o solo ricordare la feroce repressione delle proteste studentesche di venti anni fa. Impossibile l´accesso per gli stranieri, tutti sospettati di essere giornalisti o attivisti dei diritti umani, e nessun reporter, né fotografo o cameraman – apertamente minacciati di arresto - ha potuto riprendere neppure a distanza l´alza-bandiera o qualunque simbolo della storica spianata dove il 4 giugno del 1989 soldati e carri armati dell´Esercito del Popolo hanno ucciso centinaia, se non migliaia di manifestanti che chiedevano più libertà e riforme. Anche i dissidenti e i familiari delle vittime sono stati obbligati a restarsene a casa, mentre più di seimila siti Internet "a rischio" venivano oscurati dal potente sistema di controllo centralizzato della rete Web. Lo stesso è successo con i canali tv internazionali come Cnn e Bbc, "amputati" dei notiziari e degli approfondimenti dedicati all´evento. Ben pochi in Cina hanno potuto così seguire l´eco delle polemiche e delle manifestazioni che da Hong Kong a Taiwan, dall´Europa agli Usa hanno marcato l´anniversario della strage. A uso e consumo dei soli media stranieri è stata anche la dura replica del portavoce degli Affari Esteri cinese Qin Gang all´appello della Clinton, che chiedeva al governo comunista di «esaminare apertamente» gli «oscuri eventi del passato» e di fornire un elenco «delle vittime, dei detenuti e degli scomparsi». «E´ una palese interferenza negli affari interni cinesi» ha commentato Qin, secondo il quale i «pregiudizi politici» degli Usa rischiano di «danneggiare le relazioni bilaterali». Un commento diretto anche contro la Speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, che avrebbe tentato di incontrare alcuni dei sopravvissuti alla strage di vent´anni fa. Tranne l´articolo di un giornale in lingua inglese dedicato ai progressi economici ottenuti dopo la fine delle "ribellioni", il silenzio del regime è stato totale, a cominciare dalla notizia di una imbarazzante manifestazione di 150mila cinesi nel Parco della Vittoria a Hong Kong, l´isola tornata 12 anni fa sotto il governatorato della Repubblica popolare. La rimozione forzata della memoria storica di un evento che peserà ancora a lungo nelle relazioni tra Cina e resto del mondo è stata criticata anche dal presidente di Taiwan, Ma Ying-jeou, il primo dirigente dell´isola "ribelle" ad avvicinarsi ai vertici di Pechino dopo anni di ostilità e minacce di guerra.

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l'azienda premia chi non inquina - (segue dalla copertina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - Cronaca Il caso Da Wal Mart alle piccole imprese, boom di incentivi a manager e dipendenti virtuosi L´azienda premia chi non inquina (SEGUE DALLA COPERTINA) federico rampini E almeno in un settore l´America si piazza in testa in questo duello: negli ultimi 12 mesi ha installato 8.300 megawatt di impianti eolici, un record storico, mentre la Cina arriva seconda con 6.300 megawatt di energia prodotta dal vento. Entro la fine del 2009 però il colosso asiatico sarà il primo esportatore mondiale di turbine eoliche. Arranca un po´ indietro l´Unione europea, che pure fu a lungo un modello di virtù per avere sottoscritto quasi da sola gli impegni di Kyoto sulla riduzione delle emissioni carboniche. Ma anche sul Vecchio continente spira un vento di ottimismo. La battaglia ambientale non è più percepita come una zavorra, un sovrappiù di costi, e un ostacolo allo sviluppo. Al contrario la Commissione di Bruxelles annuncia che «i benefici delle energie rinnovabili in termini di sicurezza e di lotta all´inquinamento vanno a braccetto con consistenti vantaggi economici». Non sono affermazioni volontaristiche. Già oggi il solo business delle energie rinnovabili occupa 1,4 milioni di europei, per lo più ricercatori, tecnici, manodopera altamente qualificata. «Altri 410.000 posti di lavoro aggiuntivi verranno creati - spiega la Commissione - se l´Unione europea raggiunge l´obiettivo del 20% di energie rinnovabili sul totale entro il 2020». Più dei proclami politici, più delle esortazioni lanciate da istituzioni internazionali, l´ottimismo è sorretto dalla nuova attenzione che il mondo del business rivolge all´ambiente. Un sorpasso significativo è avvenuto nel corso del 2008, lo annuncia ora lo United Nations Environmental Program. Per la prima volta nella storia, l´anno scorso i capitali privati globalmente investiti nelle fonti rinnovabili (140 miliardi di dollari) hanno superato quelli investiti negli idrocarburi e altre energie fossili (110 miliardi). Il contributo decisivo a questo sorpasso lo hanno dato le nazioni emergenti. Guidate da Cina e Brasile, hanno aumentato del 27% i loro investimenti in energie pulite. Certo i problemi da risolvere restano immani. La Cina si è risvegliata solo dopo che il suo modello di sviluppo energivoro ha seminato distruzione. Oggi sui 600 milioni di cinesi che abitano in zone urbane, solo l´1% respira un´aria che sarebbe considerata "non tossica" in base agli standard europei. E la recessione può esercitare un pericoloso effetto anestetizzante. Grazie al crollo della produzione industriale, ai fallimenti, alle chiusure di fabbriche, il 2008 ha visto per la prima volta una riduzione parallela delle emissioni di Co2 sia in Cina che in America. Questo è un effetto tipicamente temporaneo, non deriva da cambiamenti strutturali. Guai se lo choc recessivo crea l´illusione che si possa abbassare la guardia. La decrescita può far male all´ambiente se inaridisce i finanziamenti nella ricerca. Il più grande inquinatore del pianeta sembra deciso a fare sul serio. L´ultimo rapporto del Climate Group sulla Cina è intitolato "La Rivoluzione Pulita". Negli ultimi mesi Pechino ha già investito 12 miliardi di dollari in energie rinnovabili: è seconda solo alla Germania. La Repubblica Popolare pianifica di raddoppiare il peso delle energie pulite portandole al 15% del totale entro il 2020. è un obiettivo ambizioso vista la situazione di partenza: oggi l´80% della corrente in Cina è generata da centrali termoelettriche a carbone. Anche sul carbone, la materia prima più inquinante in termini di Co2, c´è uno spiraglio. L´Agenzia Internazionale dell´Energia spiega che «le scelte cinesi saranno la chiave per un uso meno inquinante del carbone, la sfida in assoluto più urgente». Secondo l´Aie la Repubblica Popolare può diventare «leader nel business del carbone pulito, dove sta sviluppando innovazioni tecnologiche uniche, che altri paesi dovrebbero adottare». Un segnale della nuova attenzione che si respira su questi temi: dopo averlo ignorato per anni, il governo cinese ha accolto a braccia aperte Al Gore. Il Premio Nobel è stato finalmente autorizzato a organizzare un importante convegno a Pechino, sul cambiamento climatico, con il contributo parallelo dell´Accademia delle Scienze e dell´Asia Society di Orville Schell (un think tank di New York che in passato non ha lesinato le critiche alla politica cinese). Il disgelo è avvenuto con la benedizione del mondo industriale: nella recessione globale, il business verde è uno dei pochi motori ancora trainanti. In questo caso l´economia di mercato aiuta l´ambiente, perché è pilotata da una guida politica. Da Washington a Pechino, il ruolo dello Stato è cruciale nel mandare impulsi al settore privato, costruendo la nuova cornice di incentivi e disincentivi entro cui si muove il mercato. La logica del profitto, piegata a fini virtuosi, è all´opera in un settore che a lungo è stato l´imputato numero uno per l´inquinamento atmosferico: l´automobile. Anche in questo caso la Cina è un laboratorio interessante. Pechino punta a battere tutti sul traguardo dell´auto elettrica, "saltando" una generazione nel percorso di sviluppo della sua industria automobilistica. Il gruppo Byd di Shenzhen, partito da una posizione di forza come fornitore mondiale di batterie per telefonini, si è diversificato nelle batterie per auto e sviluppa un modello a motore interamente elettrico. I capitali privati ci credono, al punto che l´operazione coinvolge il nome più illustre della finanza americana. Nel settembre 2008 il gruppo Berkshire Hathaway che fa capo a Warren Buffett (detto il "saggio di Omaha", il secondo uomo più ricco del pianeta) ha acquistato una quota del 10% nel capitale della Byd, scommettendo che la Cina sarà tra i vincitori nella corsa. Il primo modello di berlina quattroporte ad alimentazione solo elettrica della Byd sarà in vendita in America nel 2011. Barack Obama non vuole rassegnarsi al dominio asiatico nell´auto pulita. Annunciando la bancarotta della General Motors, che deve sfociare nel parto di una casa più snella e competitiva, il presidente ha ribadito che tra i compiti del nuovo management c´è il rinnovamento della gamma per ridurre i consumi energetici. Gli effetti si sentiranno a cascata perché l´industria automobilistica è al centro di una vasta ragnatela: l´indotto è l´universo di aziende che forniscono componenti, si stima che raggiunga fino a due milioni di persone negli Stati Uniti. Come dimostra il caso delle aziende giapponesi, sudcoreane e cinesi che producono batterie al litio per auto elettriche o ibride, attorno alla domanda di un´auto pulita si genera un intera attività industriale nuova. Inaugurando una fase di interventismo statale che non ha precedenti dai tempi di Franklin Roosevelt, Obama ha chiarito che ambiente e profitto devono andare d´accordo. è questa la cifra distintiva della sua politica industriale. Il sociologo inglese Anthony Giddens è convinto che sia la strada giusta per superare le resistenze del passato: «Obama riesce a trasformare l´ambientalismo in un messaggio positivo. Rende evidente il nesso tra energie alternative, sicurezza, e crescita economica. è capace di ispirare una vera svolta, e questa può contagiare anche l´Europa».

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"facciamo come noè e l'uomo avrà un futuro" - alix van buren new york (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Cronaca Peter Raven. Il profeta della biodiversità "Sono ottimista, sapremo aiutare il Pianeta" "Facciamo come Noè e l´uomo avrà un futuro" "Abbiamo un grande patrimonio da tutelare: la diversità delle specie viventi" "Se non vogliamo estinguerci come i dinosauri dobbiamo usare la nostra astuzia" ALIX VAN BUREN NEW YORK «Immagini di essere su un´Arca, come Noè. Ai suoi piedi vi sono le specie del Creato; lei può scegliere quali salvare. Ecco, noi siamo i Noè del Terzo millennio, sulla soglia di una nuova Grande estinzione. Ma io sono ottimista: l´essere umano ha un magnifico cervello. Riuscirà a salvare questo pianeta». Capita assai di rado di ascoltare Peter Raven, il massimo botanico vivente, nominato "eroe del pianeta" da Time, "profeta della biodiversità". Lui, 72 anni, l´aspetto del banchiere con due occhi da ragazzo che ridono d´entusiasmo al pensiero delle «miriadi di specie ancora da scoprire», dal suo Giardino botanico del Missouri regna su 6 milioni di esemplari di piante. A capo di una squadra di cinquanta scienziati dirige il laboratorio di biodiversità e il centro di ricerca botanica più importante al mondo. Perciò quando Raven parla, il mondo in genere lo sta a sentire. Soprattutto quando lui avverte: «Adesso è il momento di agire». Professore Raven, davvero tanta fretta? «Oggi sulla Terra c´è una quantità di specie senza precedenti, ma allo stesso tempo l´estinzione procede a una velocità che non ha pari. La metà o i due terzi delle specie probabilmente si estingueranno entro la fine del secolo. E questi sono calcoli per difetto. Ci avviamo verso la Sesta grande estinzione, la prima nella storia della Terra provocata dalle attività di un´unica specie: la nostra». Noi, gli unici responsabili? Che colpe abbiamo? «Queste: una popolazione raddoppiata in quarant´anni, dai 2,3 miliardi negli Anni Trenta ai 6,8 di oggi; la negligenza individuale, il commercio. La minaccia più grave è la perdita di habitat, in particolare nelle foreste tropicali. Ma ci sono altri tre fattori. L´introduzione di specie aliene, invasive, a danno di quelle locali. La caccia alla bushmeat, la carne di foresta, di animali come gorilla, scimpanzé, elefanti. La raccolta in natura di piante medicinali per la richiesta crescente di farmaci e supplementi in Cina, Giappone, Europa, Stati Uniti. Un altro fattore è il mutamento climatico, fra i più devastanti. L´ultima estinzione di massa avvenne 66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. Passarono più di 10 milioni di anni prima che la Terra si riprendesse. Il pianeta prima o poi si riavrà. Ma l´uomo?». Lei sta dicendo che a noi potrà accadere come ai dinosauri? «Eh già. Però i dinosauri non avevano il dono della ragione, mentre il cervello umano è il prodotto più complesso e meraviglioso dell´evoluzione. Ci rende capaci di capire la nostra dipendenza dal mondo naturale. Prima o poi la gente capirà che la biodiversità è indispensabile a catturare l´energia del sole, che quasi tutto il nostro cibo deriva dalle piante, e gran parte dei nostri medicinali proviene da prodotti naturali. Prima o poi raggiungeremo la sostenibilità. Saremo costretti a farlo, perché non possiamo consumare più di quanto produciamo». Il nuovo benessere dei Paesi emergenti che effetto avrà? «Oggi sfruttiamo il 125 per cento della capacità produttiva della Terra, ben più di quanto il pianeta riesca a produrre in modo sostenibile. Calcoli che nel 1970 ne usavamo all´incirca il 70 per cento, e capirà quanto si siano accelerate le cose. Nel futuro le cose peggioreranno. Già adesso sui 6,8 miliardi di esseri umani, la metà vive con meno di due dollari al giorno. Se aggiunge che dietro l´angolo ci sono oltre due miliardi di nuovi consumatori, è chiaro che la pressione sulle risorse del pianeta non potrà che aggravarsi». Lei ne fa una questione etica e morale? «Impedire la distruzione di milioni di organismi è giusto sotto il profilo morale, etico o religioso. Per quanto ne sappiamo, gli esseri viventi che condividono con noi il mondo sono i nostri unici compagni nell´universo. Questo, da sé, dovrebbe ispirarci una forma di rispetto, di reverenza per la vita». Ci sono anche motivi economici per farlo? «Proteggere la biodiversità è come avere una dispensa ben fornita. Ci dà il necessario per sostenerci: il cibo, la legna, le fibre dei tessuti, i medicinali. Lei sa che uno dei farmaci più promettenti contro il cancro è il taxol, derivato dal tasso del Pacifico? E la sostanza per combattere la leucemia infantile è estratta dalla vinca? Non sono forse ottime ragioni per preservare la molteplicità delle specie? In più, la biodiversità è alla base di tanti servizi ecologici: dal filtraggio dell´acqua alla produzione di cibo al ciclo del carbonio. Tradotti in cifre, valgono miliardi di miliardi di dollari l´anno. Noi abitanti dell´Occidente e dei Paesi sviluppati, il 23 per cento della popolazione mondiale, sfruttiamo l´80-90 per cento delle risorse che sostengono la vita sulla Terra, e lo sottraiamo agli altri. Il nostro arco di vita è relativamente breve, però se preserveremo il mondo, conquisteremo una sorta di immortalità. Diverremmo custodi del pianeta, i suoi giardinieri».

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il riscaldamento globale rimane la vera emergenza. ma per la prima volta dopo anni bui, forse si può essere ottimisti. ecco perché - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - R2 Il riscaldamento globale rimane la vera emergenza. Ma per la prima volta dopo anni bui, forse si può essere ottimisti. Ecco perché FEDERICO RAMPINI «La Cina si candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso un´economia low-carbon, a bassa emissione di Co2». Non è propaganda del regime di Pechino. L´affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale dell´Ambiente dell´Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il Climate Group, importante ong ambientalista americana. Howard indica la chiave di questa conversione: «I dirigenti cinesi si sono convinti che questa è la nuova ricetta del profitto». Via via che si svelano i contenuti della maximanovra di investimenti pubblici varati dalla Repubblica Popolare per rilanciare la crescita, ecco che cosa si scopre: su 586 miliardi di dollari di spesa pubblica aggiuntiva, ben 220 miliardi (il 40%) va a finanziare l´industria verde, dal risparmio energetico alle fonti rinnovabili, dall´auto elettrica al motore ibrido. L´Amministrazione Obama rincorre la lepre cinese: sui 787 miliardi di dollari di manovra di rilancio della crescita, Washington ne stanzia una quota inferiore ma comunque importante (112 miliardi) per l´ambiente. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE CON UN ARTICOLO DI VALERIO GUALERZI SEGUE A PAGINA 34

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Tienanmen. Hong Kong. Veglia di 150 mila persone (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Tienanmen. Hong Kong. Veglia di 150 mila persone 05-06-2009 HONG KONG. Decine di migliaia di persone, 150mila secondo gli organizzatori, hanno partecipato ad Hong Kong ad una veglia in ricordo delle vittime del massacro di piazza Tiananmen avvenuto il 4 giugno di 20 anni fa. Mentre a Pechino la piazza e' stata circondata da un cordone di migliaia di poliziotti in divisa ed in borghese che hanno impedito l' ingresso ai giornalisti, nell'ex colonia britannica i sei campi di calcio del Victoria Park erano pieni di gente, soprattutto giovani, che indossavano le magliette nere con la scritta: ''4 giugno, cambiare il verdetto (la condanna del Partito Comunista Cinese, che ha parlato di un ''incidente controrivoluzionario''), dire la verita' ''. Davanti ad un mare di candele e di lampadine che ondeggiavano nella notte, hanno parlato un ex leader del movimento studentesco del 1989, Xiong Yan, il fondatore dell'Alleanza di Hong Kong per gli studenti di Tiananmen, Szeto Wah e, in un nastro registrato, l'animatrice delle 'Madri di piazza Tiananmen' Ding Zilin, un'insegnante in pensione di 72 anni il cui figlio di 17 anni e' stato ucciso dai militari nei pressi di piazza Tiananmen il 4 giugno del 1989. La 'Madre di Tiananmen', ha accusato il Partito Comunista di aver ''usato l'economia per attirare e corrompere il popolo, la polizia per reprimere ed intimidire'' e ''tutti i mezzi per nascondere la verita' ''. Ding Zilin ha accusato di complicita' con Pechino Donald Tsang, il capo del governo di Hong Kong, che ha dichiarato la settimana scorsa in Parlamento che ''..questo incidente (il massacro) e' avvenuto tanti anni fa...da allora il nostro Paese ha fatto impressionanti progressi in tutte le aree dello sviluppo, che hanno anche portato la prosperita' ad Hong Kong''. ''Vale a dire - ha proseguito Ding Zilin - che se l'economia segna importanti successi si puo' dimenticare anche la piu' grande delle ingiustizie''. Le Madri chiedono a Pechino di cambiare il giudizio sul movimento democratico del 1989, di dire il numero ed i nomi delle vittime e di punire i responsabili del massacro. Pechino non risponde da 20 anni alle accuse delle Madri, ma ha risposto al segretario di Stato americano Hillary Clinton, che ieri ha invitato il governo cinese a rilasciare le persone che ancora sono in prigione - una trentina secondo i gruppi umanitari -, ad aprire un dialogo con le famiglie delle vittime e a smettere i ''perseguitare'' i dissidenti. Le affermazioni del segretario di Stato, ha detto oggi il portavoce governativo Qin Gang, sono ''accuse senza fondamento al governo cinese'' e costituiscono ''una grave interferenza negli affari interni della Cina''. ''Esprimiamo - ha aggiunto il portavoce - la nostra profonda insoddisfazione e le nostra risoluta opposizione'' alle accuse della Clinton. Come decine di altri dissidenti, Ding Zilin ha passato la giornata di oggi agli arresti domiciliari, mentre altri sono stati allontanati di autorita' dalla capitale e portati ''in vacanza'' in provincia. Si ritiene che nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989 centinaia di persone sia state uccise dai militari dell' Esercito Popolare di Liberazione. A Victoria Park oggi andavano a ruba le copie, ristampate in tutta fretta dopo essere andate esaurite in pochi giorni, del libro di memorie di Zhao Ziyang, il segretario del Partito che fu epurato per essersi opposto all' uso della forza contro gli studenti che per cinquanta giorni nella primavera del 1989 hanno occupato piazza Tiananmen reclamando la democrazia. Le memorie di Zhao, morto nel 2005 dopo aver trascorso 16 anni agli arresti domiciliari, sono state portate clandestinamente fuori della citta' e pubblicate da una casa editrice di Hong Kong. Il territorio, una colonia britannica fino al 1997, e' oggi una Speciale Regione Amministrativa della Cina, con un governo semidemocratico, e l' unico luogo della Repubblica Popolare nel quale e' possibile manifestare legalmente opinioni contrarie a quelle del governo di Pechino.

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Biennale. Record di presenze a Venezia (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Biennale. Record di presenze a Venezia 05-06-2009 VENEZIA. Una grande nave in transito tra Piazza San Marco e il Lido è la metafora scelta dall'inglese Steve Mc Queen per la contemporaneità di Venezia: a 'Fare mondi', tema scelto da Daniel Birnbaum per la 53/ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, la Gran Bretagna porta un artista che ha filmato la quiete dei giardini di Castello prima dell'inaugurazione e punta l'obiettivo sul contestato passaggio delle meganavi in laguna. Un invito alla riflessione sulla nuova centralità di Venezia nel mondo dell'arte, che parte con compostezza anglosassone dall'osservazione della quieta vita degli insetti sulle piante dei giardini e diventa riferimento diretto alla miriade di inaugurazioni di spazi pubblici e privati nella città lagunare. In ogni caso, una delle opere più gettonate, con coda perenne davanti al Padiglione inglese. Nel rinnovato Palazzo delle Esposizioni della Biennale (ex Italia) domina invece la grande ragnatela dell'argentino Tomas Saraceno, 'Galassie': riproduce i filamenti della vedova nera che possono reggere pesi estremi in base ad una complessa geometria. Sono ben 77 quest'anno le partecipazioni nazionali alla Biennale: si sono aggiunti Montenegro, Principato di Monaco, Gabon, Unione delle Comore, Emirati Arabi Uniti. Record anche di presenze di pubblico, ancora da quantificare ma in sicura crescita. Da Palazzo delle Esposizioni, attraverso il Giardino di Scarpa, riempito dall'installazione sonora di Roberto Cuoghi con voci di Shanghai, si accede alla nuova sede dell'Asac (Archivio Storico Arti Contemporanee), dove sono già disponibili la biblioteca e i periodici correnti del settore arti visive. Grande successo, tra i piccoli visitatori, per i 'Touch screen' dell'Archivio con i nomi e le opere degli artisti. 'Fare mondi' suggerisce un nuovo approccio all'Esposizione: nessuna centralità, il piccolo come il grande. Un esempio è il Museo del Fuoco di Jussi Kivi, al Padiglione Finlandia: cultore da sempre di automobiline dei vigili del fuoco, l'artista assemblea alla propria collezione privata materiali sovietici per l'emergenza nucleare. Il corpo rigido di un canguro travolto dalle auto, raccolto ai margini della strada, diventa invece il compagno di viaggio per Shaun Gladwell, virtuoso del video e dell'azione rarefatta, al Padiglione Australia. 'Loop', cioé l'azione che si ripete, è invece il titolo dell'opera neo concettuale di Roman Ondak, il quale nel padiglione delle Repubbliche Ceca e Slovacca ha negli ultimi mesi coltivato un giardino identico a quello che sta fuori, senza alcun disturbo visivo, tanto che può capitare di passarci in mezzo senza notarlo. I mondi del giorno e della notte sono evocati attraverso le voci degli animali notturni e diurni 'Cantate' da un biologo la cui immagine è proiettata all'interno del padiglione dell'Uruguay nella video installazione di Pablo Uribe, 'Atardeser'. Di fronte, i mondi complessi della Cina e dell'Uruguay si fondono nei collage di Juan Burgos. Sulle scale esterne, margherite di ferro da sfogliare per un 'M'ama, non m'amà nell'opera di Raquel Bessio che guarda all'unità sudamericana e significativamente si intitola 'Terra promessa'.

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Tienanmen, Pechino gela la Clinton (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: Il ventesimo anniversario. Dura replica al segretario di Stato che aveva chiesto la verità sul massacro Tienanmen, Pechino gela la Clinton Piazza presidiata dalla polizia, ingresso vietato ai media stranieri Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Il ventesimo anniversario della repressione del movimento studentesco di Piazza Tienanmen infiamma le relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. «Le affermazioni del segretario di Stato americano sono accuse senza fondamento contro il governo cinese, e costituiscono una grave interferenza negli affari interni della Cina», ha tuonato ieri un portavoce di Pechino, esprimendo «profondo scontento e risoluta opposizione » alle parole di Hillary Clinton. Quest'ultima,mercoledì sera, aveva chiesto al governo cinese di fare chiarezza sul massacro di studenti del 4 giugno 1989, quando l'esercito uccise centinaia di giovani (le autorità cinesi non hanno mai rivelato il numero delle vittime) che da giorni presidiavano il cuore di Pechino, chiedendo democrazia e riforme alla leadership del Partito Comunista. Nella sua presa di posizione sugli incidenti di vent'anni fa, la Clinton ha invitato la Cina a rilasciare le persone che sono ancora in prigione (secondo le associazioni per i diritti umani basate a Hong Kong, sarebbero una trentina); ad aprire un dialogo con le famiglie delle vittime che reclamano la riabilitazione dei loro figli caduti sotto il fuoco dei soldati; e a fornire un bilancio ufficiale delle persone uccise, detenute o scomparse. Ma Pechino, che qualche mese fa durante la prima visita ufficiale della Clinton oltre la Grande Muraglia aveva molto apprezzato la scelta conciliante dell'Amministrazione Obama di non parlare di diritti umani, ha risposto con toni durissimi alle «ingerenze» del segretario di Stato americano. «Sull'incidente politico avvenuto alla fine degli anni 80, il partito e il governo hanno già tratto a suo tempo le loro conclusioni», ha precisato il portavoce. Due decenni dopo la sanguinosa repressione ordinata da Deng Xiaoping, la posizione della Cina resta invariata: il movimento di Piazza Tiananmen fu «un moto controrivoluzionario ». Reprimerlo, per usare le argomentazioni dell'allora primo ministro Li Peng (il grande regista dell'operazione che portò prima al siluramento dell'ala riformista della nomenklatura favorevole al dialogo con gli studenti, e poi alla soluzione di forza), fu quindi un "atto dovuto" per consentire al partito comunista di mantenere la sua egemonia sulla politica e sulla società cinese. La linea ufficiale di Pechino sulla mattanza del 4 giugno 1989 ha trovato in tempi recenti una preziosa integrazione: la continuità del sistema politico messo in discussione dal movimento studentesco ha consentito alla Cina di imboccare la strada delle riforme e della modernizzazione, che ha condotto il paese alla straordinaria crescita economica degli ultimi anni. Insomma, sostiene la vulgata istituzionale, se Deng (il grande artefice della svolta pro-mercato cinese) non avesse deciso di sguinzagliare i carri armati nel centro di Pechino, e fosse venuto a patti con i rivoltosi, oggi la Cina non sarebbe la seconda superpotenza planetaria. Ma è una vulgata che non convince chiunque sia animato da un sincero spirito liberale e democratico. «è aberrante giustificare il massacro di giovani di Piazza Tienanmen con le necessità dello sviluppo economico cinese», ha detto qualche giorno fa un parlamentare di Hong Kong, replicando alle parole del Governatore, Donald Tsang, che aveva invitato gli hongkonghini ad effettuare «una valutazione oggettiva» dei fatti del giugno '89, tenendo conto della formidabile crescita economica del Dragone e dei benefici effetti prodotti da quest'ultima sull'ex colonia britannica. Vent'anni dopo quella primavera di sangue, sono molti i cinesi che rifiutano senza compromessi le " interpretazioni ufficiali" e chiedono al governo di fare finalmente i conti con la storia. Ma è ancora presto. Gli oscuramenti dei siti internet, i divieti d'ingresso ai giornalisti a Piazza Tienanmen e di qualunque tipo di commemorazione dell'anniversario, le vacanze forzate per i testimoni scomodi della tragedia, e i massicci presidi polizieschi predisposti negli ultimi giorni dimostrano che servirà molto tempo prima che la nomenklatura cinese scacci per sempre i fantasmi del giugno 1989. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LE RICHIESTE Washington vuole la pubblicazione dei nomi delle vittime e la liberazione dei dissidenti detenuti nelle carceri del paese

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RAPPORTI DIFFICILI (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: RAPPORTI DIFFICILI La visita di Hillary è il 20 febbraio quando Hillary Clinton va in Cina per la prima visita da segretario di stato. Esordisce dicendo che la questione dei diritti umani non può compromettere il dialogo tra i due paesi. Un pragmatismo che solleva critiche e polemiche Il rapporto sui diritti umani Neanche una settimana dopo il viaggio dell'ex first lady,esce il rapporto annuale statunitense sulla situazione dei diritti umani nel mondo che attacca Pechino: «Il comportamento del Governo cinese resta negativo. In certe regioni, come lo Xinjiang e il Tibet, si è perfino aggravato con un aumento della repressione delle minoranze etniche». Pechino: basta ingerenze Trasparenza su Tienanmen In occasione del ventesimo anniversario del massacro di Tienanmen, la Clinton usa toni duri e chiede al governo cinese di fare chiarezza sulla strage degli studenti, di rilasciare chiè ancora in prigione e fornire un bilancio delle persone uccise, detenute o scomparse

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Pyongyang, a processo le giornaliste americane (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: Corea del Nord. «Entrate illegalmente e con finalità ostili» Pyongyang, a processo le giornaliste americane Stefano Carrer SEUL. Dal nostro inviato Intorno alle tre di ieri pomeriggio sono andate in scena altre due provocazioni del regime nordcoreano: l'inizio del processo a due giornaliste americane con l'accusa di ingresso illegale con finalità ostili (che potrebbe comportare una sentenza a 10 anni di reclusione e lavori forzati),e l'intrusione di una nave in acque territoriali sudcoreane. L'imbarcazione ha desistito dopo una serie di avvertimenti da parte delle forze navali del Sud, mentre vari elementi fanno sperare che la vicenda delle due giornaliste possa finire come quella di Roxana Saberi in Iran: una rapida condanna per spionaggio e l'assenso alla loro uscita dal paese. I tempi dell'inizio del processo appaiono piuttosto rapidi ed è insolito che l'agenzia di stampa ufficiale ne abbia dato conto. Laura Ling e Euna Lee - reporter di Current TV, co-fondata dall'ex vicepresidente Usa Al Gore - sono state catturate il 17 marzo scorso al confine con la Cina: Pyongyang ha consentito all'ambasciatore svedese (che rappresenta gli interessi Usa) di visitarle e ha permesso anche una telefonata con i familiari negli Usa. A dimostrazione, secondo molti osservatori, della volontà di utilizzare gli "ostaggi" in una logica di pressione e implicito scambio. Come in una simile vicenda precedente, è probabile che il regime si attenda l'arrivo di un inviato speciale americano di alto livello per prendere in consegna le detenute. Washington alterna avvertimenti e prudenza. Ieri a Seul il vicesegretario di Stato James Steinberg ha dichiarato che «i nordcoreani sbagliano se credono di poter ottenere quello che vogliono attraverso trattative dopo provocazioni, come hanno fatto in passato». D'altra parte, Washington ha per ora escluso di voler reinserire la Corea del Nord nell'elenco degli stati sponsor del terrorismo, nonostante il nuovo test nucleare e la preparazione in corso del lancio di un missile a lungo raggio e a dispetto delle sollecitazioni provenienti dal Giappone e da vari senatori repubblicani. Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha detto ieri che Seul è pronta a dare «aiuti senza precedenti» al Nord se rinuncerà al programma nucleare, mentre il ministro dell'Unificazione Hyun In Taek ha sottolineato che l'aumento delle provocazioni appare «legato all'incerto futuro del regime» e alla questione della successione al dittatore. A Seul, intanto, il recente suicidio dell'ex presidente Roh fa una vittima: accusato dall'opposizione di eccesso di zelo e parzialità, siè dimesso il procuratore generale Lim Chae-jin, responsabile dell'inchiesta che aveva messo nel mirino Roh. © RIPRODUZIONE RISERVATA SULLA SCIA DI ROXANA è possibile che la vicenda finisca come il caso Saberi a Teheran: una condanna per spionaggio e l'assenso all'uscita dal paese

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Calzature, intesa per l'export (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-05 - pag: 21 autore: Industria. Rinnovato il programma di sostegno con l'Ice - Ordini in calo (-7,4%) nel primo quadrimestre Calzature, intesa per l'export Scajola annuncia il potenziamento del fondo garanzia per le Pmi Marika Gervasio MILANO Inizio d'anno difficile per il settore calzaturiero italiano che chiude i primi quattro mesi con un calo degli ordini del 7,4% (dei volumi), mentre la produzione è scesa del 12,2% in quantità e del 10,1% in valore da gennaio a marzo rispetto allo stesso periodo del 2008. I dati sono stati diffusi dall'Associazione nazionale calzaturifici italiani (Anci) federata a Confindustria, durante l'assemblea annuale, ieri a Milano. A soffrire nel primo quadrimestre sono soprattutto gli ordini dall'estero (-9,1%), mentre sul mercato interno la discesa è del 5,3%. Le richieste sono particolarmente deboli dagli Stati Uniti (-18%) e dalla Germania (-10,1%). «Nei primi mesi del 2009 i toni della crisi si sono accentuati – commenta il presidente dell'Anci,Vito Artioli –ma nella moda sono soprattutto i settori a monte della filiera a soffrire di più e quindi le calzature risultano meno penalizzate di altri comparti, ma per uscire da questa situazione servirà ancora tempo». Una strada è stata individuata nel rinnovo dell'accordo tra Anci, ministero per lo Sviluppo economico e Istituto per il commercio estero (Ice) per promuovere il made in Italy all'estero e sostenere le esportazioni, progetto per il quale il ministero ha stanziato 3,5 milioni di euro. Dall'indagine dell'Anci emerge inoltre che solo un'impresa su sei vede già segnali di ripresa e che nessuno dei principali mercati fornisce un'indicazione evidente di inversione di tendenza. «Nonostante i dati siano ancora negativi – commenta il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola – mi sembra di vedere che si sia toccato il fondo e di cogliere i primi segnali del fatto che la crisi si sta esaurendo. è vero che si tratta di una crisi profonda e difficile, ma l'Italia la sta affrontando molto bene, grazie soprattutto a un tessuto industriale di qualità». E proprio per favorire le Pmi, Scajola ha annunciato che il governo «potenzierà il fondo centrale di garanzia a favore delle piccole e medie imprese, elevando il tetto per ciascun credito a 1,6 milioni di euro. «è giunto il momento – ammonisce Scajola che il sistema bancario, avendo solidificato le proprie debolezze, possa fare la sua parte dando più credito, in modo più veloce e con gli stessi livelli di interesse degli altri paesi europei». E aggiunge: «Le piccole e medie imprese rappresentano la categoria che maggiormente risente degli effetti della crisi, trovandosi dinanzi a grandi problemi di stretta creditizia. Il nostro provvedimento è poco noto agli utilizzatori, per questo è necessaria una campagna di divulgazione, a partire dalle Camere di commercio». Anche Confindustria è impegnata accanto alle imprese. «Ci sono dei segnali positivi – sottolinea Andrea Moltrasio, vicepresidente di Confindustria per l'Europa – soprattutto da mercati come Stati Uniti e Cina. Per l'Europa i tempi sono un po' più lunghi. è necessario però sfruttare al massimo la grande opportunità che l'Unione europea offre: la libertà di mercato che significa libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi. E per farlo servono un posizionamento strategico, un supporto a questo posizionamento e una visione a medio e lungo termine da parte delle aziende. Ma servono anche regole per il libero scambio e la concorrenza ». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Senza ricerca non c'è rilancio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-05 - pag: 26 autore: Sviluppo. All'Università Bocconi il commissario Ue, Potocnik Senza ricerca non c'è rilancio Virginio Di Carlo MILANO Le linee d'indirizzo sono fondamentalmente due. E non lasciano adito a molte incertezze. Prima di tutto: «Not research, not job». Nessuna ripresa, nessuna creazione di nuovi posti di lavoro, senza un adeguato piano di crescita degli investimenti nella ricerca. Punto secondo: «Gli investimenti in innovazione e sviluppo tecnologico potranno non bastare se non saranno supportati da una maggiore cooperazione fra gli stati». A parlare è Janez Potocnik, commissario europeo per la Scienza e la Ricerca, nel corso del dibattito sul tema "Innovazione e ricerca per uscire dalla crisi" che si svolto ieri all'Università Bocconi di Milano. E proprio cooperazione è la parola chiave dell'intervento di Potocnik. Cooperazione che, nelle parole dell'economista sloveno, si traduce in «multipolarità », ovvero «collaborazione internazionale con Stati Uniti, Cina, Russia e paesi emergenti, ma anche coesione interna fra i membri dell'Unione». A fare gli onori di casa, un bocconiano doc come Mario Monti, che dell'ateneo milanese è l'attuale presidente. Ma al tavolo hanno preso parte anche il rettore Guido Tabellini e Alfonso Gambardella, autore del volume "Innovazione e sviluppo" che offriva lo spunto alla discussione intavolata in sala Perego. Presente anche Mario Mascolo, ceo di 3M e rappresentante di quel mondo delle imprese che, nel Potocnik-pensiero dovrebbe costituire il vero motore del modello venture capital per l'innovazione. Una partnership privato-pubblico che, nel comune giudizio di Mario Monti e di Potocnik, «raggiunge livelli non sufficientemente competitivi per stare al passo con quanto avviene dall'altra parte dell'Atlantico». E un richiamo alle strategie di ripresa americane è venuto anche dal rettore Tabellini che ha sottolineato l'importanza, a livello congiunturale, di una «selezione delle migliori idee». Un modello di sviluppo «divenuto la regola nel mondo anglosassone e basato sulla competizione nella ricerca». Potocnik ha sottolineato la quota di 1,84% di media europea negli investimenti in innovazione. E qui, la tirata d'orecchi:. «Il paradosso dell'Italia è quello di un paese avanzato e industrializzato che investe una cifra compresa fra lo 0,9% e l'1,14% del proprio Pil». «Dietro anche paesi emergenti come Brasile, Cina e Corea». Ha sottolineato ancora Potocnik. «In futuro saremo sempre più interconnessi,sempre più transfronatlieri – ha concluso ancora Potocnik - fra poco inizieremo a negoziare con la Russia e abbiamo già aperto ai finanziamenti a favore dei ricercatori americani e cinesi sul programma sanitario ». LA PROSPETTIVA Per l'economista sloveno la cooperazione internazionale si traduce in un sistema multipolare

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Sfuma il ricco accordo tra Chinalco e Rio Tinto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-05 - pag: 44 autore: Società minerarie. Con 19,5 miliardi di dollari sarebbe stato un affare record Sfuma il ricco accordo tra Chinalco e Rio Tinto Aumento di capitale vicino per il gruppo minerario Roberto Capezzuoli L'accordo da 19,5 miliardi di dollari tra l'indebitato gruppo minerario anglo-australiano Rio Tinto e la holding cinese dell'alluminio Chinalco pare ormai naufragato. La più grande acquisizione all'estero di una società cinese si è sfaldata di fronte ai timori di Canberra per l'invadenza del potente vicino e soprattutto di fronte all'opposizione degli altri azionisti Rio Tinto, ai quali l'accordo avrebbe diluito la quota nel gruppo minerario. Gli sviluppi della vicenda, fino alla tarda serata, sono stati raccolti da persone "informate dei fatti", che hanno tracciato all'Australian Financial Review, al Financial Times e all'agenzia Bloomberg un quadro univoco: i vertici di Rio stanno pensando di vendere azioni per raccogliere fino a 15 miliardi di $ e non escludono la possibilità di cedere ai " cugini" di Bhp Billiton una quota delle ricche miniere australiane di ferro. «Stiamo seguendo una serie di opzioni – si legge nel comunicato di Rio Tinto – alcune delle quali in stadio avanzato, allo scopo di massimizzare il valore per gli azionisti». In Borsa Rio Tinto vale poco meno di 70 miliardi di dollari, ma ieri il mercato ha dato credito all'imminente annuncio di un aumento di capitale e il titolo a Londra ha accusato una flessione del 6,6%, a 27,21 sterline. Rio nel 2007 si era indebitata per 38,9 miliardi di $ per l'acquisizione della canadese Alcan e successivamente si era opposta al tentativo di takeover che la avrebbe consegnata a Bhp. Il ritiro, in novembre, dell'offerta di quest'ultima aveva lasciato Rio nella critica situazione di dover recuperare fondi per la tranche di 8,9 mld $ da restituire in ottobre. La proposta Chinalco soddisfaceva i requisiti: dalla Cina sarebbero giunti 12,3 miliardi in cambio di importanti quote nelle più ricche miniere di ferro, rame e alluminio di Rio Tinto; in più, 7,2 mld $ sarebbero stati versati per obbligazioni convertibili con le quali Chinalco, esercitandole, avrebbe visto salire la propria quota in Rio Tinto al 18%,dall'attuale 9%. Il nuovo presidente di Rio, Jan du Plessis, non ha però convinto gli altri azionisti, mentre il ceo Tom Albanese non ha raggiunto un'accettabile modifica del patto con i cinesi, patto su cui grava anche l'imminente parere del Foreign Investment Review Board australiano, atteso per il 14 giugno. Chinalco avrebbe forse corretto la cifra, visti i recuperi dei metalli e il rialzo di Rio in Borsa. Evidentemente però l'accordo non si è trovato e Chinalco reclamerà solo i 195 milioni di dollari fissati a suo tempo come penale in caso di rottura dell'accordo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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BREVI DA MODA E DESIGN (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-06-05 - pag: 29 autore: BREVI DA MODA E DESIGN FERRAGAMO PIù FORTE IN CINA Cresce la presenza in Cina di Salvatore Ferragamo. Il gruppo fiorentino ha infatti aperto, negli ultimi quattro mesi, cinque nuovi punti vendita a Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan, che si aggiungono agli altri 33 già esistenti. I nuovi negozi sono distribuiti tra il nordest e il sud del paese e sono tutti allestiti secondo il nuovo concept di Ferragamo, con la presenza di geometrie lineari, giochi di luce, superfici fluttuanti e forme aeree. Il primo, ad Harbin, è stato inaugurato in gennaio, l'ultimo,a Wuhan,in maggio. I NUOVI CLUB SEA DI POLTRONA FRAU Poltrona Frau e Sea, la società di gestione degli aeroporti milanesi, hanno dato il via a una partnership: le sale del Club Sea di Malpensa e Linate verranno completamente rinnovate secondo uno stile tipicamente italiano. Il primo restyling, della sala Monteverdi di Malpensa (che riapre oggi), presenta arredi forniti da Poltrona Frau, Cappellini e Nemo, tutti marchi del gruppo controllato dal fondo Charme, che fa capo alla famiglia Montezemolo. PRIMO MONOMARCA PER LUCA RODA Luca Roda, 43 anni, ha aperto la sua prima boutique monomarca a Forte dei Marmi. La sua collezione, partita con le cravatte che lo hanno reso famoso, oggi comprende anche pashmine, abiti, giubbini e camicie. Oltre a costumi da bagno coloratissimi. Prossime aperture previste a Milano, Deauville e St.Moritz.

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La crisi passerà, attenti alle scorciatoie (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 2 autore: La crisi passerà, attenti alle scorciatoie L'analogia con il '29 non può essere usata per sostenere che esistono soluzioni semplici di Harold James O gni volta che si parla di crisi economica, le analogie con la Grande Depressione sono sempre in agguato. Nel suo ultimo World economic outlook, l'Fmi esamina questa analogia in modo esplicito, in termini non soltanto di tracollo della fiducia finanziaria, ma anche di rapido declino degli scambi globali e dell'attività industriale. In generale, la storia sembra più utile della teoria economica per interpretare eventi straordinariamente sorprendenti e di per sé imprevedibili. Quasi immancabilmente, ogni volta che si ricorre all'analogia con la Grande Depressione, come anno di riferimento si prende il 1929. Ma nella Grande Depressione si manifestarono due patologie diversissime, e ognuna delle due implicava diagnosi - e cure - diverse. La prima e più famosa di queste due patologie fu il crack azionario dell'ottobre 1929 negli Stati Uniti. Nessun altro paese conobbe un panico borsistico di simili proporzioni, in buona parte perché nessun paese aveva vissuto quell'euforica corsa al rialzo dei prezzi delle azioni che aveva indotto tantissimi americani, delle estrazioni più varie, a lanciarsi nella speculazione finanziaria. La seconda patologia fu l'evento decisivo che trasformò una brutta recessione nella Grande Depressione. Una serie di crisi di panico del settore bancario nell'estate del 1931 si propagò dall'Europa Centrale, diffondendo il contagio finanziario prima alla Gran Bretagna, poi agli Stati Uniti e alla Francia, e infine a tutto il mondo. Il panico del 1929 ha sempre avuto un ruolo preponderante nell'analisi della Grande Depressione per due ragioni abbastanza peculiari. Innanzitutto, nessuno è mai stato in grado di fornire una spiegazione soddisfacente del crollo della Borsa nell'ottobre del 1929, nel senso di una causa razionale, con gli operatori di mercato che reagiscono a una notizia specifica. Quel crack borsistico dunque rappresenta un dilemma intellettuale e gli economisti possono sperare di farsi una reputazione cercando di trovare una spiegazione innovativa a quegli eventi. Certi sono arrivati alla conclusione che i mercati, semplicemente, sono irrazionali. Altri si sforzano di realizzare complicati modelli, secondo cui gli investitori forse erano riusciti a prevedere la Depressione, oppure avevano valutato l'eventualità di misure protezionistiche in altri paesi in risposta alla legge americana sui dazi doganali, anche se quella legge non era ancora stata approvata. La seconda ragione della popolarità del 1929 tra studiosi e commentatori politici è che fornisce un motivo chiaro per intraprendere misure specifiche. I keynesiani sono riusciti a dimostrare che le misure di stimolo sono in grado di stabilizzare le aspettative del mercato, garantendo in questo modo un quadro di fiducia generale. I monetaristi raccontano una storia diversa ma parallela, e cioè che una crescita monetaria stabile previene perturbazioni drammatiche. Il crack del 1929 non ebbe nessuna causa evidente, ma due soluzioni molto plausibili. Il disastro bancario europeo del 1931 fu esattamente il contrario. Nessun economista può sperare di costruire la sua carriera accademica trovando una spiegazione innovativa delle sue cause: il tracollo fu il risultato della debolezza finanziaria di paesi vittime, a causa di politiche sbagliate,di un'iperinflazione che aveva messo in ginocchio i bilanci delle banche. La vulnerabilità intrinseca accresceva il rischio di traumi politici, e le diatribe su un'unione doganale dell'Europa Centrale e sulle riparazioni di guerra bastarono a far crollare il castello di carte. Ma riparare i danni non era semplice. A differenza del 1929, non esistevano (e non esistono oggi) risposte macroeconomiche evidenti ai problemi finanziari. Alcuni macroeconomisti famosi, tra cui Larry Summers, che attualmente è il capo dei cervelli economici a disposizione dell'amministrazione Obama, hanno cercato di sminuire il ruolo dell'instabilità del settore finanziario come causa delle depressioni. Le risposte, se esistono, risiedono in un lento e sofferto repulisti dei bilanci e nella ristrutturazione microeconomica, che non può semplicemente essere imposta dall'alto per mano di un pianificatore onnisciente, ma esige un cambiamento di mentalità e di comportamento da parte di molte imprese e individui. Migliorare il sistema di regolamentazione e supervisione è una buona idea, ma serve più a evitare crisi future che a gestire le conseguenze di una catastrofe già avvenuta. La conseguenza della lunga discussione accademica e popolare sulla crisi del 1929 è che la gente col tempo si è convinta che risposte facili esistono. Ma il crollo della Lehman Brothers nel settembre del 2008 è stato un evento simile al 1931, un evento che ricorda da vicino il mondo della Grande Depressione. I fallimenti delle banche austriache e tedesche non avrebbero trascinato il mondo intero dalla recessione alla depressione se quei Paesi non fossero stati altro che economie isolate o autosufficienti. Ma nella seconda metà degli anni 20 quei Paesi avevano costruito le loro economie su denaro preso in prestito (prevalentemente dall'America). Quella dipendenza presenta diverse analogie con ciò che si è verificato negli Stati Uniti in questo decennio, con l'afflusso di denaro dalle economie emergenti, soprattutto asiatiche: un apparente miracolo economico che si basava in realtà sulla disponibilità dei cinesi a prestare soldi all'America. I fallimenti bancari del 1931, e del settembre 2008, hanno scosso la fiducia del creditore internazionale: allora gli Stati Uniti, oggi la Cina. Entrambe le lezioni - quella sulla lentezza e la difficoltà della ricostruzione del settore bancario e quella sulla dipendenza da un grande fornitore esterno di capitali - sono sgradevoli. Per lungo tempo è stato molto più facile ripetere il mantra rassicurante di una comunità mondiale che aveva imparato, nel suo insieme, come evitare un tracollo in stile 1929, e che le Banche centrali di tutto il mondo lo avevano chiaramente dimostrato in occasione di crisi come quella del 1987 o quella del 2001. I governi indubbiamente meritano elogi per aver stabilizzato le aspettative, e dunque per aver impedito che la crisi si aggravasse. Ma quando i governanti spacciano proposte politiche semplici, se non proprio semplicistiche, come fondamento della speranza di poter evitare un lungo periodo di difficili aggiustamenti economici, questo è fuorviante. L'autore è professore di storia e affari internazionali alla Princeton Copyright: Project Syndicate, 2009 (Traduzione di Fabio Galimberti) LA STORIA SI RIPETE La lentezza e la difficoltà della ricostruzione del settore bancario e la dipendenza da un grande creditore esterno sono lezioni difficili da digerire Politiche keynesiane. Un operaio edile sull'Empire State Building di New York nel 1930 CORBIS

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Non solo stanze, obiettivo riqualificazione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 5 autore: Non solo stanze, obiettivo riqualificazione Parola agli architetti: soluzioni flessibili per la famiglia che cambia, abitazione come motore ambientale Paola Pierotti Giorgio Santilli ROMA Il piano casa libera la fantasia degli architetti. Non mancano le perplessità sull'efficacia di una norma che distribuisce «indifferentemente» nuova cubatura nella città consolidata e nelle periferie, ma sono numerosi gli architetti che vedono gli ampliamenti del 20% e la demolizionericostruzione con premio di cubatura del 3035% come un'opportunità per il risveglio della città contemporanea. A scala internazionale numerosi i progettisimbolo che pescano nelle stesse tipologie: dagli olandesi Mvrdv studio cult in Europa con il complesso WoZoCo di Amsterdam ai piccoli ampliamenti delle case dell'atelier giapponese Bow Wow. O ancora la "casa zaino" ideata dall'artista bavarese Stefan Eberstadt: la Rucksack House è una scultura appesa alla facciata di un edificio e ancorata al tetto con tiranti in acciaio, un'aggiunta di nove metri quadrati che si vede agganciata in diversi edifici della Germania. In Italia non mancano le tracce di contemporaneità legate al tema. A Torino lo studio Uda ha realizzato il sopralzo di un edificio storico, Palazzo Gioberti. A Milano lo studio Albori ha ampliato e recuperato i sottotetti di un edificio liberty e ha costruito un nuovo piano in due edifici di case popolari comunali a Milano e a Cinisello Balsamo. Mario Cucinella, sempre a Milano,per conto dell'Aler sta riconvertendo quattro torri di social housing migliorando le prestazioni dal punto di vista energetico e sopraelevandole con nuove case per studenti. «L'azienda milanese – racconta l'architetto bolognese – ci ha chiesto di lavorare sull'involucro dell'edificio di edilizia residenziale pubblica, oggi occupato da un centinaio di famiglie, e di aggiungervi due piani con alloggi per studenti che contiamo di realizzare con strutture leggere». Non un semplice maquillage, ma un'operazione che aumenterà la capacità d'affitto e rigenererà il tessuto sociale delle case popolari senza spostare chi ci abita. Le volumetrie non sono quelle previste dalla legge regionale lombarda, appena varata in giunta, che prevede limiti di mille metri cubi per i condomini e un ampliamento massimo di 300 metri cubi. Qui siamo su altre scale, ma è lo stesso Cucinella a riconoscere un legame fra questo progetto e le elaborazioni collegate al piano casa. L'intervento progettato è su un edificio pubblico e monoproprietario. «Il tema della proprietà – dichiara – sarà un limite per l'attuazione del piano casa. Gli edifici pubblici, come sono le case popolari, potrebbero essere laboratori che sfruttano la norma per portare un'iniezione di contemporaneità in edifici fatiscenti». «Ci sono progetti di successo come quello di Alejandro Aravena in Cile o di Alvaro Siza a Evora, in Portogallo, in cuii cittadini che vi abitano sono i primi protagonisti nella definizione della struttura insediativa. I nuovi modelli di abitare dichiara Alessandra Segantini, socia di C+S Associati e autore dell'Atlante dell'Abitare (edito Skira) – vanno concepiti come progetti aperti, in questo senso il piano casa è una necessità per ogni progetto di edilizia». La partecipazione diretta da parte di chi abita gli spazi e la necessaria flessibilità sono una condizione imprescindibile. «Gli innesti sull'esistente – aggiunge Segantini – sono addizioni sostenibili in termini energetici e costruttivi in edifici pensati senza questi accorgimenti. Devono essere oggetti semplici, industrializzati, tecnicamente facili da costruire». Per gli spazi in aggiunta gli architetti non pensano solo alla «stanza per la nonna» ma alle serre e ai giardini di inverno, alle sale tecnologiche casa-lavoro, alle funzioni proprie del cohousing. «Demolire e ricostruire con l'aggiunta di cubatura – commenta Cino Zucchi – può creare continuità tra gli insediamenti di diversi periodi storici. Si può lavorare apportando un mix funzionale che integri l'abitare con gli spazi per il lavoro. Altro tema è quello degli spazi condivisi come sono le lavanderie e gli spazi gioco negli interventi residenziali. Ma ancora, aumentare la cubatura vuol dire poter lavorare sul tema degli spazi pubblici, trovare un nuovo rapporto tra aree pubbliche e private, come richiesto da una società contemporanea e dalle sue esigenze in continua evoluzione». Non tutti gli architetti guardano con favore al piano casa. Claudia Clemente (Labics) legge come nota positiva l'opportunità di lavorare sugli spazi di relazione; Giacomo Borella, specialista di "sopralzi" in territorio milanese pensa che «l'idea di fare un provvedimento così sia un segno negativo della una cultura che vede il costruito solo come merce economica ». Tuttavia, «aggiungere e togliere pezzi è la storia dell'architettura ». © RIPRODUZIONE RISERVATA SOLUZIONI PROGETTUALI Alessandra Segantini: occorrono oggetti semplici, industrializzati, facili da costruire. Spazio anche a serre e mansarde Recupero alla tedesca. In rosso al centro «Legal/illegal», un progetto architettonico di Manuel Herz realizzato in un edificio alla periferia sud di Colonia, in Germania

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Occasione da non perdere per l'efficienza energetica (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 5 autore: Mario Cucinella Architects «Occasione da non perdere per l'efficienza energetica» S ì al piano casa se vuole dire reale efficienza energetica. «Nella casa unifamiliare – dice Mario Cucinella – si può realizzare un garage ma soprattutto si possono costruire elementi che aumentano le prestazioni bioclimatiche. L'aumento della cubatura deve apportare anche un vantaggio dal punto di vista ambientale: dare valore aggiunto all'economia energetica dell'immobile esistente». Cucinella considera anche l'ipotesi di un ampliamento della copertura costruendo mansarde, ma valuta l'ipotesi di aumentare la densità costruendo piccoli elementi affiancati all'esistente. Per l'architetto bolognese la sfida è interessante non solo per le unità monofamiliari ma anche per le palazzine e i condomini dove la trasformazione delle sagome di prospetti e coperture deve essere motore di nuova energia. Cucinella è stato incaricato dall'Aler di Milano di rigenerare quattro torri nella zona di Famagosta. Il suo progetto nonè un'opera di restyling delle strutture esistenti ma un intervento che migliora la prestazione energetica complessiva e aumenta la capacità economica. La committenza ha richiesto di innestare in queste torri una quota di alloggi in affitto per studenti agli alloggi sociali. «Non servono freni ideologici: il panorama edilizio è così di scarsa qualità che forse il piano casa potrebbe portare dei benefici. Resta il dubbio – aggiunge Cucinella – su chi potrà governare questo processo». Mario Cucinella (1960)è l'architetto italiano che più lega il suo nome al marchio della sostenibilità.è lui l'autore del concept per una casa da 100mila euro per 100 mq di superficie, sostenibile per l'idea progettuale prima che per la dotazione impiantistica. Le prime abitazioni su questo modello sono in costruzione a Settimo Torinese; altre saranno costruite nel milanese. Ha costruito in Cina, prima il Siieb e quest'anno ha inaugurato il Ningbo (The Centre for Sustainable Energy Technologies) che alcuni mesi fa a Cannes in occasione del Mipim ha vinto il premio "2009 MIPIM Green Building Award". Sono in cantiere alcuni edifici per ufficia Milano e tra i suoi ultimi progetti, in partnership con Favero & Milan Ingegneria,c'è anche il nuovo ministero dell'Ambiente e del Turismo a Podgorica in Montenegro. www.mcarchitectsgate.it Amsterdam, edificio residenziale Wozoco dello studio olandese Mvrdv

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Arriva l'ondata di euroscetticismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: EUROPEE data: 2009-06-05 - pag: 14 autore: ANALISI Arriva l'ondata di euroscetticismo di Adriana Cerretelli D a anni l'assenteismo è il tarlo delle democrazie occidentali adulte. Nell'era della comunicazione istantanea poi, con i governi che ormai non si muovono senza un sondaggio di opinione in tasca, il voto nell'urna non è un optional però assomiglia sempre più a un rito dovuto ma in qualche modo collaterale. Se questo è vero per le elezioni nazionali, figuriamoci per le europee. Con qualche paradosso in più. Tre per la precisione. Da quando nel '79 ha cominciato ad essere eletto a suffragio universale, l'europarlamento ha visto crescere i propri poteri (legislativi e di bilancio) ma insieme svaporare l'interesse dei propri elettori. Da allora la partecipazione al voto è crollata dal 62 al 45,4% del 2004. Si ripete che l'Europa è un oggetto misterioso e lontano. Non è vero. Magari spesso è incomprensibile, distante no. L'80% della legislazione nazionale è di matrice comunitaria. A produrla è proprio l'europarlamento insieme al Consiglio dei ministri. è così che l'Europa entra nel nostro quotidiano: euro, tassi di interesse, lotta a inflazione e iper-deficit, studi, viaggi senza passaporto, norme su sicurezza, ambiente, consumatori e molto altro. Tra globalizzazione, colossi emergenti come Cina, India, Brasile e la grande crisi socioeconomica che ci è scoppiata addosso, se non ci fosse stata l'Europa avremmo dovuto inventarla: si è dimostrata uno scudo provvidenziale tra una tempesta e l'altra.Certo,non un modello perfetto. Comunque un ammortizzatore regionale prezioso per stati dalla sovranità nazionale ormai insufficiente a tener testa da soli agli sconquassi mondiali. Eppure tra la gente l'Europa non è capita, suscita apatia. O aperta ostilità. A quanto pare l'assenteismo medio questa volta non batterà il nuovo record del 66% annunciato da Eurobarometro in aprile. L'ultimo sondaggio Tns Opinion di qualche giorno fa dice che la metà dell'elettorato (49%) andrà a votare. Ammesso che gli ultimi pronostici siano quelli buoni, resta insoluto il teorema della crescente disaffezione degli europei verso un'Unione che per nessuno dei suoi 27 paesi membri è matrigna. Al contrario è utile e a volte anche generosa di aiuti e di sviluppo. Perché allora piace sempre di meno? I motivi sono tanti. Forse il più convincente è il più paradossale: la riconciliazione post-bellica, la ragion d'essere delle origini si è persa a poco a poco in una grandiosa success-story civile ed economica. Europa oggi non è solo sinonimo di pace continentale ma veicolo di una cultura pacifista che, per inciso, deve quasi tutto al contribuente americano che da sempre ne finanzia la difesa. Perso il vecchio marchio di legittimità, popolare, comprensibile e condivisibile da chiunque, il progetto europeo non ha saputo darsene un altro. è diventato freddo e tecnocratico, una macchina supercomplicata per sfornare regole, divieti, intrusioni a getto continuo, si è fatto mercato e moneta unica. Altri successi (a metà, questi) ma niente capace di far sognare. Piuttosto di dividere: tra accresciuti divari di ricchezza, delocalizzazioni, aiuti di stato, nazionalismi mai morti, istituzioni deboli, prepotenze dei più forti. L'allargamento a Est a velocità forsennata combinato con il parallelo assalto della concorrenza globale e di flussi migratori incontrollati hanno fatto il resto. All'improvviso Europa e integrazione sono diventati i nemici della porta accanto, le minacce da esorcizzare. Riassunte in Francia nella mitica dell'idraulico polacco (erano in tutto 38) che ha sepolto la Costituzione europea. Oggi l'Europa sembra in grado di evocare solo paure irrazionali e spesso ingiustificate. Su questi torbidi sguazzano i nuovi partiti populisti, anti- europeisti e xenofobi che raccolgono consensi a Est come a Ovest speculando su latitanze e inadempienze di governi deboli che del resto usano spesso l'Europa come capro espiatorio per vendere decisioni impopolari. Stupirsi che poca gente abbia voglia di votare alle europee tra l'altro regolarmente e dovunque trasformate in plebisciti nazionali? Scandalizzarsi se l'ingresso in forze degli euro-scettici nell'europarlamento sarà probabilmente la grande novità della nuova legislatura? Prima dei cittadini dovrebbero essere i loro governi a capire che oggi l'Europa è più necessaria di ieri perché nessuno può illudersi di affrontare le emergenze globali a ranghi sciolti (come invece si continua a provare a fare). Finché le europee resteranno un test nazionale, le enormi potenzialità dell'Europa, più che agli europei, serviranno a ingrassare gli altri. Peccato. © RIPRODUZIONE RISERVATA I DUBBI L'80% della legislazione nazionale viene da Bruxelles: la Ue è vicina ma spesso risulta incomprensibile

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Napoli Teatro Festival Italia: al via la seconda edizione (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 05-06-2009)

Argomenti: Cina

Napoli Teatro Festival Italia: al via la seconda edizione Renzo Francabandera, 05 giugno 2009, 17:20 Teatro Partito il 4 giugno l'evento che occuperà Napoli fino a fine mese: un confronto diretto tra Napoli e l'Europa. Due gli spettacoli nella serata inaugurale: Pièce noire di Enzo Moscato, al Teatro Mercadante e L'Européenne di David Lescot, al Teatro di San Carlo con la Compagnia Teatrale Europea. La macchina artistica, guidata da Renato Quaglia, costruisce il suo respiro E due. Se il 2008 era stato un anno di avvio e di prova, quest'anno l'organizzazione è partita subito in modo perfetto. Vuoi perché l'anno scorso il Festival inaugurò sotto il diluvio, mentre quest'anno c'è un piacevole sole, vuoi perché la macchina gestionale, forte anche dell'esperienza e delle difficoltà esperite l'anno passato, ha curato tutto nei minimi dettagli. Accrediti, biglietterie, un centro dedicato e una sede, quella del PAN di Napoli in via dei Mille, trasformata in anima pulsante di un evento che il territorio individua, riconosce, accoglie e contribuisce a creare. Un'edizione dedicata alla complessità della comunicazione e dell'interazione fra i linguaggi. Tutto esaurito il 4 giugno per le due prime, Pièce noire di Moscato, premio Riccione per il Teatro 1985, tornato in scena a circa 30 anni dalla prima rappresentazione che ha debuttato a Napoli per la prima volta con la regia dello stesso Moscato, e L'Européenne, di David Lescot, che ha curato anche la regia del testo con il quale ha vinto il Gran Prix de Littérature Dramatique 2008 del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese. Si parte alle 20. Al Mercadante un pienone. Lo spettacolo, prodotto dal Napoli Teatro Festival Italia e dal Mercadante Teatro Stabile di Napoli, in coproduzione con Compagnia Teatrale Enzo Moscato ed in collaborazione con Benevento Città dello Spettacolo, è, nell'intento della regia, una metafora di Napoli noir con protagonista una signora ex prostituta che cerca il proprio riscatto costruendo un ideale di bellezza incarnato in angeli asessuati. A cinque mesi da Le Pulle, di Emma Dante, lo stesso palcoscenico torna a vestirsi di drappo rosso, di storie di puttane e travestiti, ma questa volta il drappo è sporco, consumato, puzza di degrado e di una vita giunta all'epilogo. Desolato abbandono della vicenda umana. La drammaturgia è di quel periodo in cui Ruccello raccontava fra sogni e realtà, una città e un'umanità in cerca di se stessa. Nel 1983 Notturno di donna con ospiti aveva suggestionato fortemente l'immaginario teatrale. Pièce Noire è dello stesso anno (1985) di Ferdinando di Ruccello. E Moscato, che ha di recente vinto il premio intitolato al grandissimo drammaturgo scomparso giovanissimo, nella messa in scena pare ricordare alcuni elementi dell'immaginario ruccelliano. Protagonista è Lucia Poli. Manca però uno sguardo moderno sul testo. La scena e l'impianto recitativo prescelto suonano un po' d'antan, lasciando alla sola musica un rapporto con l'attualità scenica. Uno sguardo che forse va un po' troppo indietro. Assai fresco, collettivo ed energico quanto David Lescot, premio Molière de la révélation thétrale 2009, ha proposto con il suo ritratto dell'Europa: "Mi piace lavorare su unioni e allontanamenti. Nel testo prima di questo avevo lavorato sull'allontanamento, in questo mi è piaciuto ragionare sull'unione." Un'unione, quella dei popoli e delle nazioni europee, nata però su basi troppo economiche e poco culturali, e l'ostacolo della lingua è una delle prove. Il 30% del budget del parlamento europeo va alle traduzioni". La pièce racconta di questo, dei referendum farsa sulla costituzione, dei tempi e dei modi della creazione di un ascolto trasversale che superi il problema della lingua. E quando gli facciamo notare che in fondo questo lavoro è sì sull'unione, ma in modo solo apparente, sorride e dice: "Ogni incontro presuppone la necessità di allontanarsi da qualcosa, di lasciare da parte qualcosa di sé." Il programma continua il 5 giugno, esplorando Napoli, i suoi luoghi: al Teatro San Ferdinando debutterà Identificazione di una Donna, una coreografia di Claudio Bernardo, creata da Bernardo e As Palavras, realizzata in coproduzione con Thétre de la Place e Charleroi-Danses. Con il supporto di Ministère de la Communauté FranÇaise Wallonie-Bruxelles -Service de la Danse e con il sostegno di Ville de Mons. Luoghi noti e luoghi da scoprire, come l'antico Teatro Romano di via dell'Anticaglia, nel cuore del centro storico di Napoli, che sarà lo scenario de Il Teatro Sommerso Rifrazioni d'ombre e d'onde sonore nel Teatro dell'Anticaglia, progetto ideato e realizzato dal regista Ettore Massarese per il Napoli Teatro Festival Italia 2009. Un luogo deputato al teatro e che torna ad ospitare eventi dopo secoli, divorato dall'edilizia selvaggia. Stasera parte anche W Niatri, un progetto di Fabrizio Ferracane, Michele Riondino e Daniele Pilli, già attore della Compagnia Teatrale Europea nella prima edizione del Napoli Teatro Festival Italia. Un altro grande evento è atteso per il 6 al Real Albergo dei Poveri. Dopo il debutto del 22 maggio a Singapore, arriva in Italia Le città visibili, di Chay Yew con la regia di Giorgio Barberio Corsetti. Lo spettacolo - coprodotto da Napoli Teatro Festival Italia e Singapore Arts Festival con la compagnia Fattore K - sarà allestito in una nuova versione, appositamente concepita per lo spazio. Chay Yew, drammaturgo singaporiano, ha scritto Le città visibili, testo teatrale ispirato a Le città invisibili di Italo Calvino, sugli stereotipi che Oriente e Occidente, nei secoli, hanno costruito l'uno sull'altro. Indagando la dimensione del lavoro e dell'immaginario reciproco, Corsetti ha creato uno spettacolo in cui convivono le diverse dimensioni del testo - appartenenti a epoche e luoghi differenti, con una compagnia composta da artisti italiani e orientali, in cui è protagonista lo sguardo dello straniero, di cui si mostrano le versioni attuali e una genealogia storica e culturale, fino a risalire alla leggendaria Xanadu di Kublai Khan. Il lavoro in Cina e quello a Napoli. Linguaggi, parole dette, non dette e soffocate. Diversità ma identità da tirar fuori. In questi legami trasversali con il mondo, la città respira il Festival. Sembra sentirlo. Viverlo nelle sue diverse zone, nelle sue diverse identità. Il Napoli Teatro Festival sta crescendo e punta sulla pluralità delle lingue, dei testi, delle stratificazioni culturali, per dialogare con i festival e le produzioni di tutto il mondo. L'ingranaggio inizia ad avere un'anima.

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Gnl, Sua Maestà gioca la carta Qatar (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Gnl, Sua Maestà gioca la carta Qatar da Finanza&Mercati del 06-06-2009 Nuove scorte di gas naturale liquefatto come risorsa energetica ed economica per contrastare lo strapotere russo nelle esportazioni verso l'Europa. Arriva dal Qatar la nuova diretta concorrenza per Mosca, finora il maggior fornitore di gnl nel Vecchio Continente. La scorsa settimana, di fronte alla regina Elisabetta II e alla famiglia reale del Qatar, è stata infatti inaugurata la nuova stazione che riceverà le riserve di gas che dal paese degli Emirati Arabi verranno trasportate in Gran Bretagna, presso il porto di Milford Haven, nel terminal di South Hook. Dai depositi del golfo Persico, le navi porteranno gnl a una temperatura di -160 gradi fino al Galles. Da lì, il gas prenderà la strada del Regno Unito ma anche del resto d'Europa. Il progetto rientra nel piano Qatargas 2 che ha visto in Gran Bretagna la collaborazione di Exxon Mobil, Total e Qatar Petroleum. Il primo obiettivo è di riuscire a riempire entro la fine dell'anno i cinque enormi container disponibili per ora in Gran Bretagna. Le navi partiranno dal Qatar ogni tre giorni, secondo un calendario reso noto in occasione dell'inaugurazione del porto di Milford Haven e porteranno per ogni viaggio un quantitativo di gnl capace di soddisfare il bisogno di gas della Gran Bretagna per 24 ore. In un momento in cui si guarda con sempre minore fiducia alle risorse del Mare del Nord, questa alternativa potrebbe diventare una realtà interessante per il Regno Unito ma anche per gli altri paesi europei. Per il regno arabo, d'altra parte, siamo solo l'inizio: entro il 2013, infatti, il Qatar pensa di produrre gas equivalente a 5.5 milioni di barili di petrolio. Si tratta dunque di una nuova grande ricchezza energetica, che verrà esportata in Europa e probabilmente in Asia, dove paesi come la Cina già mostrano forte interesse. «Ci aspettano ancora grandi sfide dal punto di vista energetico - ha detto all'inaugurazione del porto Rex Tillerson, di Exxon Mobil Corporation - South Hook, come parte vitale del progetto Qatargas 2, è un perfetto esempio di una strada da percorrere per ottenere risultati interessanti. Grazie anche a Qatar Petroleum, con un mercato aperto e politiche stabili, questo progetto è un esempio di collaborazione internazionale e dimostra che interessanti innovazioni tecnologiche possono fornire l'energia di cui si ha bisogno per la crescita economica e per il miglioramento delle performance ambientali».

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arte, glamour e notti pazze torna a splendere l'oro di venezia - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Cronaca La Biennale, la moda, la grande imprenditoria: la città lagunare sta vivendo giorni di rutilante mondanità Feste, balli e tanto sfarzo accompagnano le kermesse d´autore. Che fanno gola ai mercanti arabi e giapponesi Arte, glamour e notti pazze torna a splendere l´oro di Venezia Alessandro Benetton festeggia Tina Brown che festeggia l´apertura di una galleria Finiscono per conoscersi tutti, da Philip Stark a Farah Diba, da Naomi Campbell a Pinault (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) NATALIA ASPESI In questi primi giorni di Biennale ne hanno viste talmente tante, scheletrini, vagine giganti, aiole di fango, pipistrelli liofilizzati, piatti di risotto, temperamatite con matita, raccolta di vecchi giornali, cose che il pensiero degli artisti ha innalzato ad opera d´arte, che adesso calpestano con gusto il pavimento-opera d´arte "Dancing nazis" del giovane polacco Uklanski su cui per tutta la notte si scateneranno, è ovvio, le danze. 700 gli invitati alla festa da ballo organizzata da Vogue Uomo per festeggiare il numero dedicato, appunto, all´arte, che nell´immenso mondo fashion sta sostituendo la moda, un po´ in affanno, come marchio di successo ed eleganza. Anche l´Italia è in affanno, nel momento cruciale delle elezioni europee, e dall´estero piombano su di noi sguardi preoccupati e ironici. Ma non qui, non adesso, non in questa Venezia sontuosa che rappresenta una città di antico potere ed eccellenza, diventata in questi giorni la più grande e importante galleria d´arte contemporanea del mondo, invasa da migliaia e migliaia di persone venute da ogni continente, percorsa dalla cultura, dall´opulenza, dalla bizzarria, dal piacere, dal talento, dal mercato, aperta al collezionista miliardario (in dollari) con i suoi Maurizio Cattelan e i suoi Takashi Murakami, ma anche alle 12 signore nullatenenti che inscenano una performance dedicata alla mona (in veneziano, al dattero in libanese, alla pesca in sloveno, alla gnocca nella nostra televisione ecc.). Tutto è grandioso, tutto è stupefacente, tutto è incantevole, tutto induce alla massima festa: sono enormi le opere d´arte contemporanea che si adattano benissimo agli enormi spazi tre-quattrocenteschi: ai Magazzini del Sale le tele di Vedova che si muovono grazie alla raffinata tecnologia progettata da Renzo Piano, cento pezzi della infinita collezione di FranÇois Pinault (150 sono a Palazzo Grassi) sistemati nella Punta della Dogana, adagiata tra la Giudecca e il Canal Grande e restaurata da Tadao Ando. I Giardini di fine ‘800 e l´antico Arsenale presidiati dai 90 artisti della 53° Biennale, esposizioni nazionali sparse nei palazzi della città, mostre di artisti moderni o contemporanei alla Ca d´Oro, a Ca Pesaro, a Ca Rezzonico, alla fondazione Bevilacqua La Masa (dove il Leone d´oro alla carriera Yoko Ono, in un artvideo, tenta invano di togliersi il reggipetto, musica di John Lennon): arte in ogni museo, nelle gallerie, negli alberghi, alle fermate dei vaporetti, sui ponti, nelle case private. Muri occupati da anonimi artisti ambulanti, con la scritta artistica, "Questa non è un´opera d´arte", facciate di palazzi come Ca´ Giustignan (sede della Biennale fatta rigorosamente restaurare e rilanciata dal presidente Baratta) attraversata da un grande lenzuolo con la scritta "Non farò mai più arte noiosa", opera d´arte datata 1971, firmata dal Leone d´oro alla carriera John Baldessari, 78 anni, bella barba bianca, instancabilmente saltellante di mostra in mostra. Si incontrano tutti, cinque, seimila, ma ce ne starebbero centomila, all´inaugurazione di Punta della Dogana, tra i massacri in miniatura ("Fucking Hell") di Jake e Dinos Chapman e la coppia canoviana in marmo bianco che si bacia di Jeff Koons ("Bourgeois Bust - Jeff and Ilona" che è del 1991 quando l´artista e la Staller ancora non si bastonavano); nel giro instancabile delle mondanità d´arte finiscono per conoscersi tutti, l´ex imperatrice Farah Diba e l´ex modella Naomi Campbell, la stilista Stella McCartney e la regina di Norvegia, il filosofo Bernard Henry-Levy e la regista francese Agnes Varda, il regista israeliano Amos Gitai e il ministro francese della cultura Christine Albanel: più tutti gli artisti, tutti i galleristi, tutti i critici, tutti i curatori, tutti i direttori di musei, tutti i battitori d´asta, tutti i collezionisti, che popolano ormai il sempre più oceanico mondo dell´arte contemporanea, dove affluiscono le montagne di denaro che in tanti non sanno più come impiegare. Un folto gruppo di Benetton si sposta dalla nuova e seconda sede della collezione del magnate francese FranÇois Pinault (proprietario anche della casa d´aste Christie´s, dove ogni tanto transitano le sue preziose acquisizioni), all´hotel Monaco, dove il più seducente tra loro, Alessandro, festeggia Tina Brown che festeggia l´apertura di una galleria d´arte internazionale e il suo celebre sito Daily Beast, che elenca i suoi ospiti, proprietari di quotidiani inglesi come Timothy Taylor, signore importanti come la mamma della first lady Carla Bruni (di cui il sito della Brown pubblica una foto nuda messa all´asta a Berlino in questi giorni), Marco Muller che come direttore della Biennale cinema annuncia per settembre il ritorno di Hollywood in laguna, il geniale inventore di oggetti inutili Philip Stark che ormai vive a Venezia e che si dichiara romantico, per cui non andrà a vedere nulla di contemporaneo. Non ci sono più ormeggi per i grandi yacht, che essendo ormai tutti grandissimi, occupano il posto di due o tre: ce ne stanno adesso solo venti, tra cui il Pelorus (120 metri) di Roman Abramovich, che ieri sera era la star della festa danzante a Palazzo Grassi, attorniato da star dell´arte come Nathalie Djinburg, Cy Twomby, Cindy Sherman. Prima l´onda d´urto cosmopolita si era precipitata a migliaia alla Fondazione Cini, dove la Fondazione Prada esponeva una antologica dell´americano John Wesley, curata da Germano Celant. «Credo che il mio lavoro abbia molto a che fare con il sesso» ha dichiarato il simpatico ultraottantenne, si direbbe soprattutto quello femminile, che descrive molto carinamente, ridisegnando i personaggi dalla pubblicità e dei fumetti anche per bambini mentre si rimirano o fanno sorridendo contenti quella cosa là: deve essere anche un tipo velocissimo, perché nel bel catalogo sono raccolte centinaia e centinaia di opere che mettono di buon umore. Anche qui arabi e giapponesi, svedesi e americani, tutti a champagne, invitandosi per i prossimi mesi qua e là, in nome dell´arte e la maggior parte in partenza per Basilea, dove la settimana prossima si sposterà il mercato internazionale di arte contemporanea. Nelle stesse ore, l´Italia tornava alle sue dimensioni domestiche, tricolori, all´Arsenale, dove il ministro Bondi col suo seguito affannato e una quantità macroscopica di agenti (negli altri luoghi non si erano notati, neppure attorno a teste coronate) inaugurava il padiglione Italia, finora piuttosto trascurato da mercanti e collezionisti chic.

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Ventesimo anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro nel pomerigg... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-06-2009)

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Ventesimo anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro nel pomeriggio del quattro giugno, sembrava quasi di rivivere quell'atmosfera olimpica che l'anno scorso ha avvolto la città per mesi interi. Come allora capannelli di volontari sostavano ai lati delle strade ad intervalli regolari, per la maggior parte candidi vecchietti orgogliosi di sfoggiare al braccio una fascia rossa con la scritta "volontari per l'ordine pubblico". La leva che il Partito mobilita quando ha bisogno di occhi vigili ad ogni angolo di strada. Nel caso in cui si fosse riusciti a superare lo schieramento di ottuagenari e ad arrivare sulla piazza, ci si sarebbe trovati di fronte alla nuova temibile arma messa a punto dalla polizia cinese: l'ombrello. Le telecamere di più di una rete tv straniera hanno registrato le immagini di poliziotti in borghese che, armati d'ombrello sotto il sole, camminavano di fronte alle telecamere, cercando di bloccare ogni ripresa della piazza. Anche le università hanno fatto i loro preparativi. Nei giorni scorsi i principali atenei di Pechino hanno tenuto incontri per istruire i docenti e il personale su come affrontare la ricorrenza. E le autorità hanno lanciato l'avvertimento: «Il 4 giugno è vietato vestirsi di bianco». In Cina il bianco è il colore del lutto. Infine, internet e la censura. Negli ultimi giorni diversi siti web stranieri sono stati "armonizzati" (tra gli altri Twitter, Flickr e Hotmail, che si sono aggiunti a YouTube, Blogger e Wordpress), molti portali cinesi hanno scelto l'autocensura, appendendo per qualche giorno la targa «chiuso per manutenzione». I siti dei grandi giornali internazionali, con le interviste ai dissidenti e i loro filmati d'epoca sono rimasti accessibili. Ciliegina sulla torta, a metà giornata Hotmail ha ripreso a funzionare normalmente. Nei giorni scorsi qualche giornalista è stato fermato e portato alla polizia, le voci dissidenti sono state prontamente allontanate dal centro delle grandi città, le madri di Tiananmen hanno lanciato i loro appelli. È quel che succede ogni anno, niente di nuovo. Solo che quest'anno era il ventesimo.

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DIVO PIÙ DIVA LA STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia Bartoli: tanto diversi da far innamorare i giovani (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

DIVO PIÙ DIVA LA STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia Bartoli: tanto diversi da far innamorare i giovani LUCA DEL FRA È emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini, sempre sorretti da un progetto, all'attuale Festival Lang Lang, in definitiva uno show case per questo pianista cinese dallo straordinario talento da prestidigitatore e di certo molto pompato dall'industria discografica all'arrembaggio dei mercati asiatici. Ma in questo ciclo l'appuntamento di giovedì scorso che ha visto Lang accompagnare il mezzosoprano Cecilia Bartoli all'Auditorium di Roma si è rivelato musicalmente interessante e molto divertente. Si tratta di due stelle di prima grandezza della musica classica, che sono riuscite a sedurre anche un pubblico di giovani, ma per tutto il resto diversissime. SIMBOLO POST TIANANMEN Considerato in patria come un eroe nazionale, Lang è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla. Non a caso l'anno scorso è stato scelto come artista simbolo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino. Tra vestiti griffati, presentazione dei suoi cd su Second Life, uso parossistico dell'immagine, lo straordinario talento tecnico di Lang passa spesso in secondo piano, anche perché il suo rapporto con il repertorio musicale occidentale non si basa su una coscienza culturale ancora solidissima. Non sorprende dunque che ami il genere cross-over, tanto che prossimamente si esibirà dal vivo assieme a Keith Jarrett. Con oltre sei milioni di cd venduti, anche Cecilia Bartoli rientra tra i divi discografici, ma detesta il cross-over e ha un rapporto creativo e fantasioso con la tradizione musicale. Una conoscenza e consonanza che le permette di creare, intorno alle sue indubbie doti di spinto virtuosismo, dei percorsi musicali per più versi seducenti. Già la scelta di incentrare il concerto non sul solito rosario di arie di sicuro successo, ma attorno alle non proprio consuete pagine vocali da salotto dell'Ottocento poteva apparire rischiosa considerando che la sala grande dell'Auditorium di Roma conteneva oltre 2000 persone. Tuttavia l'impaginato incardinato sulla musica di Gioachino Rossini spaziava dalla romanza nostrana, con brani anche di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, a quella parigina, con pezzi vocali di George Bizet, Pauline Viardot, Maria Malibran e Manuel Garcia. È un contesto in cui Lang, nel ruolo di accompagnatore, ha brillato nel cavare dal pianoforte colori bellissimi per far da sfondo alla voce, risultando talvolta un po' in difficoltà nella articolazione di certi ritmi popolari. L'ENERGIA DI CECILIA Il percorso musicale dall'Italia alla Francia è compiuto da Cecilia Bartoli senza intenti pedagogici, ma con l'aria di chi ancora si diverte nelle avventure, oltre tutto funzionali allo sfoggio delle sue carte migliori. Il virtuosismo trascendentale e la vena patetica del belcanto italiano, il côté brillante delle pagine parigine: la tecnica adamantina, la sicurezza dell'appoggio sul fiato, la nitidezza nelle agilità, le studiatissime dinamiche sono qualità che conosciamo di questa cantante ma continuano a sorprendere quando le si ascolta dal vivo. Ciò che stupisce di Bartoli è però la capacità di dar peso al testo cantato anche nei frangenti di maggiore difficoltà tecnica, il temperamento nel trasformare pagine salottiere in piccoli lampi di teatro, l'intelligenza nello spandere una equilibrata ironia su un mondo musicale non privo di leziosità. Così tra esplosioni di seducente virtuosismo belcantistico appaiono voci da cartone animato, fantasiosi vibrati, l'energia pura: bravissima. Il pubblico con folta presenza di giovani ha accolto Bartoli e Lang con ovazioni e alla fine le ha anche cantato «Happy birthday to you» visto che Cecilia compiva gli anni. Scene d'altri tempi.

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È emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini,... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-06-2009)

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È emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini, sempre sorretti da un progetto, all'attuale Festival Lang Lang, in definitiva uno show case per questo pianista cinese dallo straordinario talento da prestidigitatore e di certo molto pompato dall'industria discografica all'arrembaggio dei mercati asiatici. Ma in questo ciclo l'appuntamento di giovedì scorso che ha visto Lang accompagnare il mezzosoprano Cecilia Bartoli all'Auditorium di Roma si è rivelato musicalmente interessante e molto divertente. Si tratta di due stelle di prima grandezza della musica classica, che sono riuscite a sedurre anche un pubblico di giovani, ma per tutto il resto diversissime. SIMBOLO POST TIANANMEN Considerato in patria come un eroe nazionale, Lang è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla. Non a caso l'anno scorso è stato scelto come artista simbolo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino. Tra vestiti griffati, presentazione dei suoi cd su Second Life, uso parossistico dell'immagine, lo straordinario talento tecnico di Lang passa spesso in secondo piano, anche perché il suo rapporto con il repertorio musicale occidentale non si basa su una coscienza culturale ancora solidissima. Non sorprende dunque che ami il genere cross-over, tanto che prossimamente si esibirà dal vivo assieme a Keith Jarrett. Con oltre sei milioni di cd venduti, anche Cecilia Bartoli rientra tra i divi discografici, ma detesta il cross-over e ha un rapporto creativo e fantasioso con la tradizione musicale. Una conoscenza e consonanza che le permette di creare, intorno alle sue indubbie doti di spinto virtuosismo, dei percorsi musicali per più versi seducenti. Già la scelta di incentrare il concerto non sul solito rosario di arie di sicuro successo, ma attorno alle non proprio consuete pagine vocali da salotto dell'Ottocento poteva apparire rischiosa considerando che la sala grande dell'Auditorium di Roma conteneva oltre 2000 persone. Tuttavia l'impaginato incardinato sulla musica di Gioachino Rossini spaziava dalla romanza nostrana, con brani anche di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, a quella parigina, con pezzi vocali di George Bizet, Pauline Viardot, Maria Malibran e Manuel Garcia. È un contesto in cui Lang, nel ruolo di accompagnatore, ha brillato nel cavare dal pianoforte colori bellissimi per far da sfondo alla voce, risultando talvolta un po' in difficoltà nella articolazione di certi ritmi popolari. L'ENERGIA DI CECILIA Il percorso musicale dall'Italia alla Francia è compiuto da Cecilia Bartoli senza intenti pedagogici, ma con l'aria di chi ancora si diverte nelle avventure, oltre tutto funzionali allo sfoggio delle sue carte migliori. Il virtuosismo trascendentale e la vena patetica del belcanto italiano, il côté brillante delle pagine parigine: la tecnica adamantina, la sicurezza dell'appoggio sul fiato, la nitidezza nelle agilità, le studiatissime dinamiche sono qualità che conosciamo di questa cantante ma continuano a sorprendere quando le si ascolta dal vivo. Ciò che stupisce di Bartoli è però la capacità di dar peso al testo cantato anche nei frangenti di maggiore difficoltà tecnica, il temperamento nel trasformare pagine salottiere in piccoli lampi di teatro, l'intelligenza nello spandere una equilibrata ironia su un mondo musicale non privo di leziosità. Così tra esplosioni di seducente virtuosismo belcantistico appaiono voci da cartone animato, fantasiosi vibrati, l'energia pura: bravissima. Il pubblico con folta presenza di giovani ha accolto Bartoli e Lang con ovazioni e alla fine le ha anche cantato «Happy birthday to you» visto che Cecilia compiva gli anni. Scene d'altri tempi.

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lavoro, a rischio altri 18 mila posti - stefano parola (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Torino La Fiom conquista Sirio Lavoro, a rischio altri 18 mila posti Solo 17 aziende su cento prevedono assunzioni nel 2009 Il rapporto di Unioncamere potrebbe essere addirittura ottimistico secondo la Regione. Scudiere, Cgil: non vediamo uscita STEFANO PAROLA La crisi economica brucerà più di 18 mila posti di lavoro in Piemonte. E a farne le spese saranno in particolare i lavoratori flessibili, quelli con contratti a tempo determinato, a progetto o interinali: arriveranno a scadenza e non verranno più rinnovati. Previsioni tutt´altro che rassicuranti, elaborate da Unioncamere Piemonte attraverso il sistema Excelsior, che parlano anche di appena 17 aziende su cento che prevedono di effettuare assunzioni nel corso del 2009. A subire le conseguenze sarà soprattutto il settore delle costruzioni, in cui il livello occupazionale scenderà del 3,8 per cento. Il tutto dopo un 2008 tutt´altro che esaltante. Il volume "Piemonte in cifre", presentato ieri, parla di un aumento del numero di disoccupati del 21,9 per cento rispetto ai 12 mesi precedenti, che hanno portato il relativo tasso di disoccupazione al 5 per cento. Alla fine dello scorso anno erano centomila le persone in cerca di un impiego. Fortunatamente l´occupazione ha tenuto, crescendo dell´1,2 per cento, ma i dati sulla cassa integrazione non sollevano il morale: nel 2008 sono state autorizzate più di 35 mila ore, ma, come sottolinea Roberto Strocco, responsabile dell´Ufficio studi di Unioncamere Piemonte, «nei primi quattro mesi di quest´anno ne sono state usate di più rispetto a tutto l´anno passato». Secondo l´assessore regionale al Lavoro, Angela Migliasso, si tratta di stime che potrebbero essere addirittura ottimistiche: «La realtà - dice - potrebbe essere addirittura peggiore. E le cose potrebbero peggiorare perché se la crisi non finirà presto i 12 mesi di ammortizzatori sociali potrebbero presto esaurirsi. Come enti locali faremo tutto ciò che sarà in nostro potere, ma il problema è cosa intende fare il Governo: vuole investire in opere pubbliche? Rilanciare il privato? Ammodernare il Paese? Ci piacerebbe saperlo». Anche il segretario della Cgil Piemonte, Vincenzo Scudiere, batte sullo stesso tsto: «Non vediamo l´uscita del tunnel. Ho paura che presto molti nodi verranno al pettine e in molti prenderanno coscienza del fatto che la crisi è più grave di quanto finora dichiarato. Gli altri paesi hanno già scelto di intervenire per risolvere i problemi della crisi, mentre il nostro Governo sta a guardare». Unioncamere Piemonte, però, prova a indicare una via di uscita: «Le difficoltà economiche che hanno condizionato il contesto internazionale - sottolinea il presidente Ferruccio Dardanello - hanno avuto profonde ripercussioni sull´economia reale della nostra regione. Ma la situazione potrebbe migliorare per tutte quelle regioni che, come il Piemonte, hanno una forte propensione all´export e la grande capacità di sfruttare le opportunità di una prossima ripresa del commercio mondiale». I mercati che le imprese dovrebbero mettere nel mirino sono quelli indicati dal Fondo monetario europeo, cioè quelli dei paesi "bric": Brasile, Russia, India e Cina. Oggi il Piemonte esporta soprattutto nell´Unione europea, mentre in quelle aree riversa appena il 6,8 per cento dei beni che finiscono all´estero. Troppo poco, perché una volta che la crisi sarà passata è proprio dai paesi emergenti che secondo l´Fmi partirà il rilancio.

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chay yew, storie comuni tra napoli e singapore (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Napoli Il regista Al Reale Albergo dei Poveri la prima di "Le città visibili" Chay Yew, storie comuni tra Napoli e Singapore L´allestimento vede insieme attori italiani e orientali diretti da Giorgio Barberio Corsetti: è un po´ come il viaggio di Marco Polo «Mi è stato chiesto di creare un progetto ponte, uno spettacolo che potesse unire due città lontane tra di loro e due culture differenti per storia e tradizioni, una specie di matrimonio combinato, in apparenza complicato da far riuscire» dice Chay Yew, scrittore nato nel 1965 a Singapore e trasferito a Los Angeles. Ed invece la scintilla è scoccata e il matrimonio sembra sia venuto bene a giudicare dalle notizie filtrate dopo l´anteprima di Singapore. "Le città visibili" va in scena in prima nazionale questa sera alle 22,30 al Reale Albergo dei Poveri. Uno spettacolo realizzato a partire da un progetto di collaborazione tra il Napoli Teatro Festival Italia e il Singapore Arts Festival. Regista dello spettacolo, il cui allestimento vede insieme in scena artisti italiani e orientali, è Giorgio Barberio Corsetti. Chay Yew ha scritto così un testo teatrale sugli stereotipi che Oriente e Occidente, nei secoli, hanno costruito l´uno sull´altro. «Cercando di trovare il filo conduttore della mia scrittura sono giunto alla scoperta di molte idee comuni alle due realtà che dovevo mettere in relazione, idee culturali, artistiche politiche che mi hanno fatto individuare un terreno comune nel "commercio" che unisce le storie delle due città, Napoli e Singapore», dice ancora Chay Yew, che è anche regista oltre che autore di numerosi testi per il teatro, fra cui "As if he hears", censurato nel 1989. Testi inediti in Italia che sono stati messi in scena in numerosi teatri degli Usa, dell´Europa, dell´Asia. «Per noi questo spettacolo è un po´ come il viaggio di Marco Polo prototipo dello sguardo colonizzatore occidentale» ed anche protagonista del testo di Calvino "Le città invisibili" a cui lo spettacolo di Chay Yew sembra essersi ispirato. Nel testo convivono diverse dimensioni che appartengono ad epoche e luoghi differenti, fra Est e Ovest del mondo. In scena due storie d´amore fra un italiano e un´orientale e viceversa, un commerciante napoletano che va in Cina a vendere abiti e una donna del nord della Cina che vive chiusa nella sua casa di Napoli spaventata dalla violenza della città. Fra vicende legate alla contraffazione e incidenti sul lavoro, s´intrecciano a momenti di lavoro nelle fabbriche tessili. "Le città visibili" è allestito nel cortile del Reale Albergo dei Poveri su una platea girevole per un pubblico di circa 200 spettatori. Repliche 7 giugno (alle 22.30), 9 giugno (alle 22); 10, 11, 12, 13, 14 giugno (alle 22.30). (g. ba.)

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Politici italiani, datevi da fare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 3 autore: Agenda Ue. Le priorità delle impese «Politici italiani, datevi da fare» Nicoletta Picchio ROMA. Europeisti convinti. Pronti a fare il proprio dovere di elettori. Ma che vorrebbero un'Europa diversa, più forte nel mondo e attenta anche ai problemi del made in Italy, meno burocratica. E soprattutto vorrebbero più impegnati i politici italiani, finora assenteisti, distratti e poco competenti. è un giudizio severo quello che arriva dall'imprenditoria italiana. Ed emerge la delusione per una campagna elettorale giocata sulle polemiche e non sui grandi temi da affrontare nella prossima legislatura europea. «Serve un'Europa forte e competente», sintetizza Alberto Bertone, amministratore delegato di Acqua Sant'Anna, azienda leader nelle acque minerali, 170 milioni di fatturato, in provincia di Cuneo. Nei suoi progetti imminenti c'è l'ingresso in Germania e Francia, con una propria rete di distribuzione. Nonostante le direttive Ue, denuncia Bertone, nei due Paesi ci sono state applicazioni diverse. «è un problema, che si ripete spesso: il diverso recepimento delle regole», dice Bertone, che chiede all'Europa più coordinamento. «Non si favorisce la libera circolazione delle merci: studiare le diverse leggi è un costo enorme». Difficile ottenere risultati se nel Parlamento europeo i nostri politici sono spesso assenti o disinteressati. «Il risultato è che gli altri Paesi sono tenaci nell'usufruire dei benefici,a partire dai finanziamenti, e molto più determinati nell'arginare i vincoli imposti dalla Ue», dice Sergio Sassi, amministratore delegato della Emilceramica, circa 200 milioni di fatturato, azienda presente in tutto il mondo. Pensa alla Spagna e al distretto delle piastrelle: «Se ci fossero da noi quelle condizioni, avremmo già avuto mille ispezioni». Vincoli opportuni, ma che devono essere rispettati da tutti, nella Ue. E poi, c'è la difesa del made in Italy: «Sono per il libero mercato e la globalizzazione, ma trovo ingiusto che i miei prodotti in Cina debbano pagare dazi fino al 29% e i prodotti cinesi da noi paghino il 4 per cento». Serve una politica più determinata dell'Europa nei confronti della concorrenza di altri Paesi emergenti, nel rispetto delle regole del mercato. E una maggiora tutela del made in Italy. Lo sa bene Toni Scervino, numero uno dell'azienda di moda fiorentina, che produce con il marchio Ermanno Scervino. «L'Italia è il Paese europeo dove è rimasta una maggiore presenza del manifatturiero. Il made in Italy è un punto di forza del nostro Paese », dice Scervino. La questione, posta dall'Italia in primo luogo, dell'etichettatura a tutela dei nostri prodotti è ancora aperta. «Serve un maggiore impegno dei nostri politici, chi va in Europa deve essere consapevole di ricoprire un ruolo importante ». E peccato che nella campagna elettorale non si sia parlato di cosa può fare di più la Ue contro la crisi: «Ci sono tante piccole aziende- continua Scervino - che stanno decidendo se chiudere con il 31 luglio o se tirare fino a fine dicembre. Si perde tradizione e artigianalità, che non sarà possibile ricostruire». Ma tra i problemi dell'Europa c'è anche quello istituzionale, come sottolinea Katia Da Ros, imprenditrice veneta che con la Irinox (150 dipendenti e 30 milioni di fatturato) produce surgelatori e abbattitori di temperatura: «Non è possibile che si continui con la regola dell'unanimità delle decisioni.Occorre un'organizzazione più funzionale alla rapidità di decisione». Peccato che queste elezioni abbiano poco coinvolto la gente: «L'Europa - continua - è utile e necessaria, l'euro è stato un elemento positivo in questa crisi. Ma l'Europa viene percepita più come vincolo che come opportunità. E mi dispiace che i politici abbiano dimostrato di considerare Bruxelles come un posto di ripiego». REGOLE UGUALI PER TUTTI Dalle etichette alimentari alle ispezioni fiscali, le modalità di applicazione nazionale delle direttive Ue sfavorisce il made in Italy

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La legge della rete (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-06-06 - pag: 18 autore: La legge della rete Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet. Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza e tra gli altri provvedimenti scellerati, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (Udc),è stato introdotto l'articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“.Anche se il senatore D'Alia non fa parte della maggioranza, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta”.In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i providera oscurare un sito ovunque si trovi,anche se all'estero. Paolo Tranchina e-mail C ontinuo a non comprendere cosa c'entri Berlusconi con un'iniziativa dell'opposizione.Comunque, mi pare di aver capito che la Camera dovrebbe fare giustizia dell'emendamento che addossa ai provider compiti e responsabilità che non sono loro propri. Tranquillizzati su questo punto,mettiamoci d'accordo:i reati ( compreso diffamazione e istigazione) restano tali dovunque siano commessi. Internet e la blogosfera non possono essere considerati terra di nessuno, al di fuori della legge: altrimenti, diventerebbero strumento esclusivo di finanzieri d'assalto, mafiosi, camorristi e terroristi. Naturalmente, ove reati ci siano, è giusto che se ne occupino la magistratura e le forze dell'ordine, e non i provider. Infine: perché nessuno si mobilita contro i casi (non ci sono solo la Cina e la Birmania) nei quali internet è veramente repressa, filtrata e censurata e gli internauti sbattutiingalera sulserio? • Il pensiero di Ciampi Trovo eccellente l'iniziativa del Sole 24 Ore di dare spazio alle autorevoli voci di economisti, e di altri eminenti uomini di cultura, al fine di penetrare le difficili tematiche connesse alle cause della crisi. Dell'intervento dell'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi mi ha folgorato per pertinenza, efficacia e finezza di osservazione, quanto ha riportato del pensiero di Guido Carli e quanto vi ha aggiunto del suo. Ciampi, con estrema umiltà, confessa di non avere ricette da consigliare. Infatti più esplicitamente sembrerebbe confidare solo sul filo dell'Europa per uscire dal labirinto. Fernando Santantonio Obama, che esempio Parole di Obama all'Università del Cairo: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te». America, paese più potente del mondo. Sul piano morale. Luciano Dissegna Romano d'Ezzelino (Vi) Lezioni sul Pil e-mail Secondo molti economisti, una della lezioni della crisi è chei risparmiatori devono impararea difendersi da soli e pertanto occorre elevare la cultura finanziaria del paese. L'educazione dovrebbe cominciare dalla tv, dove quotidianamente i mezzibusti ci "spiegano" che il Pil è "la ricchezza prodotta" mentre invece si tratta di grandezze diverse, numericamentee concettualmente. Se si pensa che per i non addetti ai lavori il "flusso di beni e servizi" sia un concetto astruso, si potrebbe chiarire che il Pil è uguale, o corrisponde, al reddito complessivo, fornendo così un'informazione correttae comprensibile. Giorgio Vergili Il dovere di votare Andare a votare non è solo un dovere ma l'occasione di partecipare a una realtà allargata che almeno nella sommatoria degli effetti dovrebbe preparare un orizzonte diverso per il Paese. L'influenza dell'Europa si fa sempre più sentire: oltre i nostri confini molti problemi che attanagliano la nostra realtà vengono superati, e almeno da questo punto di vista la globalizzazione può coadiuvare la crescita delle nazioni. Bruno Russo Napoli

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La scienza modello per Milano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-06 - pag: 22 autore: INTERVISTA Claudio Bordignon Direttore scientifico San Raffaele «La scienza modello per Milano» Biotech e Pmi nuove eccellenze ma serve una migliore qualità della vita Serena Uccello MILANO I milanesi? Promossi. Anche con la lode. Se però la valutazione si allarga alla politica, alla società, alla città, il giudizio su Milano viene sospeso. Anzi rinviato a un ipotetico esame di riparazione. Claudio Bordignon oggi, dopo una carriera internazionale, è il direttore scientifico del San Raffaele e soprattutto il fondatore della Molmed, una compagnia biotecnologica privata nata da una costola dell'università. Un'esperienza di eccellenza che Bordignon amplia all'intera ricerca biomedicale milanese. Certo l'altalena della Malpensa e il litigioso percorso dell'Expo sono indicativi di una macchina che ha progressivamente rallentato la corsa, tuttavia «Milano mantiene una spinta al "fare", a "realizzare" importante e non solo nella sanità privata ». Bordignon, lei vive a Milano ma è stato a lungo all'estero. Il suo lavoro le permette inoltre di avere termini di confronto internazionali. Che Milano vede lei oggi? è davvero una città "romanizzata"? Se analizziamo il quadro della ricerca e dell'industria farmaceutica, le contraddizioni sono indubbie. Da un lato c'è sicuramente la disaffezione delle multinazionali, dall'altro però registriamo la grande vitalità delle piccole e medie imprese che si occupano di biotecnologie. In questi anni ne sono nate moltissime, così come sono moltissime quelle che si sono trasferite all'estero. Un aspetto per me positivo. Certo, si potrebbe sempre obiettare la necessità di un maggior sostegno da parte della mano pubblica; tuttavia ci sono state circostanze, come ad esempio nel caso del polo di Nerviano, in cui la sinergia tra pubblico e privato, la cosiddetta capacità di fare sistema, ha funzionato salvando una realtà che sarebbe stato drammatico perdere. Se poi guardiamo ai numeri, la conferma della qualità è nei fatti. Le classifiche internazionali ci vedono in una posizione di vertice. In un'ideale scala infatti da uno a dieci, il nostro voto è un otto, là dove il dieci va agli Stati Uniti e il nove ai paesi del Nord Europa.Un buon voto,dunque, in senso assoluto. Un buonissimo voto se si fa un rapporto tra qualità e costi.Noi nel biotech siamo quello che in altri settori sono India e Cina: produciamo moltissimo e con un'altissima qualità a costi- ad esempio gli stipendi dei nostri ricercatori- bassissimi. Perché allora la nostra capacità attrattiva non decolla? Forse perché non riusciamo a garantire tranquillità sul piano legislativo e fiscale: qualunque aziende decida di investire vuole un quadro di riferimento delle regole non solo chiaro ma anche stabile. Aggiungo un'altra considerazione: io faccio parte per l'Italia, insieme con il professore Salvatore Settis, del consiglio scientifico d'Europa che nasce nell'ambito del VII programma Quadro e che ha una dote di 7,5 miliardi di euro. è considerato unanimamente la struttura di finanziamento europea più qualitativa. Nello schema dei finanziamenti dedicato ai ricercatori più affermati (Advanced Grants) poco meno della metà dei ricercatori finanziati proviene dall'area di Milano. Di contro, per quanto concerne gli Starting Grants (finanziamenti riservati ai ricercatori più giovani), i soggetti finanziati dell'area di Milano sono statisoltanto 4 su 25 tra i ricercatori italiani. Questi numeri suggerirebbero quindi che Milano ha una forte leadership per quanto riguarda i ricercatori più affermati ma sta perdendo terreno rispetto ai ricercatori più giovani Lei chiama implicitamente in causa la politica. Ma tornando a Milano, condivide la critica di chi sottolinea un'assenza di visione e l'attenzione invece a interessi espressione più di singoli gruppi che dell'intera comunità? Considero questa critica centrata. La politica conferma una forte difficoltà a restare focalizzata sui problemi concreti e resta vittima dei suoi stessi tempi: troppo brevi rispetto a quelli necessari per realizzare opere di ampio respiro. C'è poi da dire - ma questa è più una sensazione che un'analisi-che la contrapposizionenetta tra due schieramenti politici, tra destra e sinistra, ha alzato il livello della conflittualità complicando di fatto così i processi decisionali. Il premier ha parlato di Milano come di una città africana. Senza far riferimento alle dinamiche migratorie, nel giudizio c'è un riferimento a un impoverimento della qualità della vita con il quale questa città deve fare i conti,un'autoanalisi è urgente. © RIPRODUZIONE RISERVATA «La nostra capacità attrattiva non riesce a decollare per motivi legislativi e fiscali» Biotecnologie. Claudio Bordignon e la ricercatrice Chiara Bonini ANSA

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Gm: con Magna intesa entro luglio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-06 - pag: 33 autore: Berlino: porte aperte anche ad altri Gm: con Magna intesa entro luglio Beda Romano FRANCOFORTE. Dal corrispondente è una partita complessa, politica e finanziaria, quella che Magna sta tentando con l'acquisizione di Opel, filiale di General Motors. L'obiettivo è quello di raggiungere entro luglio un accordo definitivo, sulla base dell'intesa preliminare firmata la settimana scorsa dopo due lunghe notti di trattative. Ma per loro stessa ammissione le trattative non sono facili. In una nota pubblicata sul blog di Opel, il presidente della General Motors Europe, Carl-Peter Forster ha ribadito che l'obiettivo delle due aziende è di chiudere la partita nelle prossime settimane. Forster ha inoltre confermato l'impegno delle parti nei negoziati in corso, ma ha sottolineato come «molto rimanga da fare e molto potrebbe succedere da qui ad allora». L'intesa, lo ricordiamo, prevede che Opel venga suddivisa tra Magna (20%), la banca russa Sberbank (35%), General Motors (35%) e i dipendenti ( 10%), che proprio ierihanno creato una società apposita. Quali sono i punti più controversi? Naturalmente gli esuberi. Secondo la «Frankfurter Rundschau» il piano di Magna è di tagliare 11.600 posti di lavoro in tutta Europa. La società austro-canadese dovrà tenere conto delle esigenze tedesche, ma anche inglesi e belghe, dove si trovano impianti a rischio. Un altro aspetto chiave è quello relativo all'l'onere pensionistico, valutato in 4,5 miliardi di euro. Non è ancora chiaro chi si sobbarcherà questo obbligo. Per non parlare del problema dei brevetti. Il quotidiano «Handelsblatt» spiegava ieri che General Motors vuole imporre a Magna il pagamento di una commissione sul loro uso, in tutto 6,5 miliardi di euro da qui al 2018. Rimane infine da capire su quali mercati la nuova Opel potrà operare: la Cina sì, gli Stati Uniti apparentemente no. è in questo contesto che il governo tedesco ha deciso di lasciare la porta aperta a eventuali nuovi acquirenti. Che cosa c'è dietro a questa scelta: la paura che i negoziati MagnaOpel falliscano? O anche il tentativo di calmare le acque nella grande coalizione viste le reazioni negative provocate dall'accordo in seno alla Cdu? Molti avrebbero preferito un fallimento pilotato piuttosto che il salvataggio, attraverso denaro pubblico, di un'azienda in evidente difficoltà. Nel mantenere la situazione fluida, il cancelliere Angela Merkel tenta forse di prendere le distanze dalla sua scelta e di ridare speranze ai suoi critici. Per ora, la partita è in mano alle due società. è difficile immaginare che per sua iniziativa il governo tedesco voglia e possa sabotare attivamente l'operazione, con i rischi che questo comporterebbe nelle relazioni russe-tedesche. General Motors intanto si prepara a chiudere il 2009 con perdite per 17,5 miliardi di dollari. Lo ha scritto il «Detroit Free Press» citando le prime stime presentate dal gruppo nel quadro della procedura fallimentare. La casa automobilisticaprevede di tornare all'utile non prima del 2011 quando il valore del gruppo raggiungerà i 48 miliardi di dollari. L'utile pre-tasse dovrebbe arrivare a 3 miliardi nel 2011 per poi salire a 7,8 miliardi nel 2014. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE CONDIZIONI Gli austro-canadesi dovranno pagare 6,5 miliardi di dollari per i brevetti Previsti 11.600 tagli

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La battuta di Andreotti. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 7 autore: La battuta di Andreotti. A bordo nel 1986 i figli del leader Psi, Carlo e Marina Ripa di Meana e alcuni giornalisti «Vado in Cina con Craxi e i suoi cari» Guido Compagna ROMA F u soprattutto una «bonaria» battuta di Giulio Andreotti (l'aggettivo è di Massimo Pini, ma Bettino Craxi la giudicò «ironia usata a sproposito») ad accendere i riflettori e le polemiche sul viaggio di amicizia in Cina di Bettino Craxi, accompagnato da una folta delegazione italiana. Andreotti disse: «Vado in Cina con Craxi e i suoi cari...». Riferendosi a quanto affollato fosse l'aereo. Si era nel 1986, nella prima Repubblica, Tangentopoli non era ancora alle porte, Craxi era presidente del Consiglio e Andreotti il suo ministro degli Esteri. In questi giorni di polemiche e inchieste sui voli di Stato, utilizzati talvolta per dare un passaggio a cantanti, assistenti di cantanti, ballerine e belle ragazze, qualcuno ha evocato quel viaggio. Associando ad esso un'altra battuta, questa sì più che caustica, di Rino Formica a proposito di «nani e ballerine». Riferimento che però nulla aveva a che fare con quel viaggio in Cina avvenuto su invito del governo di Pechino, ma che si associava a un giudizio sull'inutilità politica della pletorica assemblea nazionale del Psi (con mille e passa persone e numerosi uomini e donne di spettacolo) che aveva preso il posto del vecchio Comitato centrale. Ciò non toglie che il viaggio di Craxi in Cina fu oggetto di più di una critica. Soprattutto da parte di esponenti del Pci. E le polemiche furono più volte richiamate nel corso delle polemiche su Tangentopoli e dintorni. Lo stesso leader socialista, nell'agosto del '98, vale a dire dopo 12 anni, ricordò l'evento per rispondere a un articolo del Corriere della sera nel quale si leggeva che, in quell'occasione, «Bettino Craxi convocò decine e decine tra familiari, famigli e amici». «Come io ricordo – era la replica del leader socialista scomparso – i familiari che mi accompagnarono furono mia moglie, i miei figli Stefania e Vittorio con la sua fidanzata. Quanto agli amici fu allora sollevato un grande scandalo perché mi accompagnarono Carlo Ripa di Meana e sua moglie Marina, dimenticando che si trattava sì di un mio amico, ma anche e in primo luogo del ministro italiano per l'Ecologia della Comunità europea». Insomma: su quell'aereo c'erano Carlo e Marina Ripa di Meana, i familiari stretti di Craxi e, per quel che ricordo, alcuni giornalisti e giornaliste in particolare di settimanali e periodici ( Epoca, Europeo, ma anche la rivista fondata da Filippo Turati Critica sociale). Ma non c'erano artisti e cantanti con assistenti e tanto meno si distinguevano «nani e ballerine». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Wall Street corre più dell'economia reale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2009-06-06 - pag: 41 autore: Borse. Cresce il numero degli investitori convinti che i listini stiano scontando scenari eccessivamente ottimistici e pertanto siano saliti un po' troppo da marzo Wall Street corre più dell'economia reale Una liquidità elevata spinge gli operatori a comprare azioni e commodity e a vendere i titoli di Stato di Walter Riolfi N on si tratta più, ormai, di essere ottimisti o pessimisti sull'economia e la Borsa. Perché, a meno che non si voglia ideologizzare le tendenze dell'animo umano,occorre semplicemente recuperare un po' di sano realismo. O un briciolo di raziocinio che suggerirebbe cautela sulle Borse: poiché hanno corso più di quanto consentirebbe la prospettiva di una buona ripresa economica a inizio autunno. E se poi questa ripresa dovesse rivelarsi anemica o comunque più lenta di quelle viste nelle precedenti recessioni e se i suoi tempi dovessero spostarsi più in là di qualche mese, i mercati azionari e delle materie prime apparirebbero eccessivamente valutati. In ogni caso stanno scontando il più ottimistico scenario macroeconomico e utili aziendali che, al momento, non sono immaginabili. Gli eccessi di Wall Street Piace citare Doug Kass, il fondatore e gestore dell'hedge fund Seabreeze Partners, che a inizio marzo dichiarò il minimo per Wall Street. In quell'occasione, chi scrive sposò l'ottimismo di Kass (Il Sole 24Ore del 14 marzo 2009) e condivide adesso il suo nuovo ragionato pessimismo. Kass dice che l'S&P, crescendo del 40% dal 9 marzo, ha superato ben prima del previsto l'obiettivo immaginato. Pur nella convinzione di una inversione di tendenza, «i prezzi delle azioni sono andati più avanti di quel che consente l'economia reale»:perché c'è ben poca correlazione tra la risalita degli indici e le prospettive di una ripresa economica; perché gli alti rendimenti dei Treasury faranno concorrenza alle azioni; perché utili aziendali migliori del previsto sono solo il risultato del taglio dei costi. Quanto alla ripresa economica, le prospettive appaiono meno rosee di quanto si poteva pensare tre mesi fa: perché in questa «sincronizzata recessione mondiale » i consumi stagneranno a lungo, perché ci vorranno anni per ridurre la leva finanziaria, perché una fragile economia dovrà fare i conti con tasse e tassi d'interesse più alti. Cosicché non sarebbe esclusa una ricaduta dell'economia alla fine del 2010. Ovviamente Kass potrebbe sbagliarsi. Ma da uomo di mercato (e uno dei più reputati), ragiona senza schemi. Questa è la sua sensazione, per quanto ragionata. E bisogna supporre che sia altrettanto ragionata anche la previsione di Goldman Sachs,che oltre ad essere la banca d'affari che meglio conosce il mercato mondiale (e che più lo condiziona) è anche il broker più ascoltato. Secondo Goldman, l'S&P dovrebbe stare attorno a 940 per fine anno: insomma allo stesso livello di ieri. E visto che gli utili del paniere sono stimati a 40 $ per il 2009 ea 63 $per il2010,l'indice esprimerebbe un p/e rispettivamente di 23,5 e di 14,9: non certo numeri da Borsa sottovalutata. Anche Goldman potrebbe sbagliarsi e a parere di alcuni analisti gli utili delle banche dovrebbero artificialmente esplodere grazie ai criteri contabili e al forte balzo nei prezzi dei «titoli tossici». Ma non necessariamente tutto ciò significherebbe un sistema finanziario in salute. In ogni caso le Borse, a dispetto dei recenti allarmi, potrebbero continuare a salire. Si sa che nel breve periodo c'è ben poca correlazione tra economia e mercati. Semmai, in uno scenario di predominante ottimismo per una ripresa economica che ancora non si vede ( sta solo rallentando la recessione), sono i flussi di liquidità, specie quelli generati dal credito, a far salire azioni e materie prime. Basta accostare i grafici del petrolio e dell'S&P per rendersi conto come le due curve corrano come se l'una fosse l'ombra dell'altra. E come entrambe si muovano in sintonia con il cambio euro-dollaro: più scende la valuta americana, più si apprezzano le Borse, più corrono le commodity e più scendono i titoli di Stato e di conseguenza salgono i rendimenti. Effetto liquidità Si direbbe che quell'enorme flusso di liquidità generato dal carry trade sullo yen, così di moda fino al 2007, si sia spostato sul dollaro. E avrebbe senso perché, a dispetto di crediti che fluiscono con il contagocce alle aziende, il sistema bancario internazionale galleggia su un mare di liquidità: sul cash trattenuto per mesi e sui finanziamenti a costo zero o poco più favoriti dalle banche centrali. Una bella fetta di questo denaro sta ritornando a vivacizzare l'attività dei grandi investitori (dealer) che di nuovo sono "lunghi" di azioni (per lo più di future sugli indici) e di materie prime. Se non ci sono per il momento ragioni economiche a dettare l'eccessiva corsa delle Borse, ce ne sono ancor meno per giustificare il petrolio a 69 $ o il rame a 230 o l'indice Baltic Dry a 3.800: perché, a parte alcuni acquisti (speculativi) dalla Cina, non c'è evidenza che sia aumentata la richiesta di materie prime. L'altro preoccupante aspetto è il flusso di vendite sui titoli di Stato dettato dai timori sul gonfiarsi del debito pubblico dei vari Stati e, di nuovo, sulle attese di una ripresa economica. Se il primo aspetto è davvero preoccupante (anche Bill Gross di Pimco stima un debito pubblico americano al 100% del Pil fra 5 anni), il secondo è un po' esagerato. Lo s'è visto ieri, dopo il dato sui nuovi disoccupati ( leggermente inferiore alle attese), quando i rendimenti dei Treasury sono balzati: anche quelli dei titoli a due anni, come se la Fed fosse costretta a rialzare i tassi per fine anno: una prospettiva alquanto prematura. In settimana l'S&P ha guadagnato il 2,3% (+ 4,2% il Nasdaq) e lo Stoxx l'1,2% (+1,4% Milano, +2,8% Francoforte, +1,9% Parigi, +0,5% Londra). © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Marchi globali (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Marchi globali LA STILISTA Frida Giannini (nella foto a sinistra), direttore creativo di Gucci, ha inaugurato a Shanghai, insieme all'amministratore delegato Patrizio Di Marco, il più grande negozio monomarca del brand fiorentino in Cina (a destra), di cui ha curato il concept

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Intesa con Versace Di Risio se ne va (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Divorzi Intesa con Versace Di Risio se ne va Cristina Jucker O rmai è una storia finita. La Gianni Versace Spa e Giancarlo Di Risio hanno comunicato «di aver risolto consensualmente il rapporto professionale in essere dal settembre 2004». Nel tardo pomeriggio di ieri, al termine del consiglio d'amministrazione, un comunicato ha annunciato l'accordo raggiunto per il divorzio tra l'amministratore delegato e l'azienda di famiglia che fa capo a Santo Versace (30%), alla sorella Donatella (20%) e alla figlia di quest'ultima, Allegra Versace Beck, di fatto prima azionista con il 50% delle azioni. Ma per Di Risio non è ancora separazione netta: «Al fine di garantire la miglior transizione gestionale, Di Risio ha dato la propria disponibilità a restare temporaneamente, come richiesto dalla società» si legge ancora nel comunicato. In pratica, Di Risio non sarà più amministratore delegato, un ruolo per lui ormai finito, ma resterà nel consiglio di amministrazione il tempo necessario per permettere all'azienda di non restare bloccata. In attesa dell'arrivo di un successore, che per il momento non è stato individuato. Una rosa di nomi è già scritta, grazie soprattutto all'intervento della società di consulenza Bain & Co, recentemente chiamata dalla Versace ( che nei primi tre mesi di quest'anno ha subito un calo dei ricavi del 13,4%) ad elaborare un nuovo piano industriale, approvato dal cda una decina di giorni fa. Tra i nomi che sarebbero stati presi in considerazione, stando ad alcune indiscrezioni, ci sarebbe anche quello di Mark Lee, ceo di Gucci fino alla fine dell'anno scorso. Ma non è certo l'unico. La notizia di un possibile divorzio tra Di Risio e Versace era trapelata due settimane fa, ma da tempo i rapporti tra il manager e la famiglia risentivano di una crescente tensione. Di Risio era arrivato nel settembre 2004 alla guida della maison milanese, in una situazione di gravi difficoltà: 120 milioni di debiti, e un bilancio che nel 2003 aveva registrato una perdita netta di 26,5 milioni. Dopo una cura drastica, tra il 2005 e il 2006 i debiti erano stati concellati e l'utile ritrovato © RIPRODUZIONE RISERVATA Il manager. Giancarlo Di Risio, qui ritratto durante una conferenza stampa in Cina, lascia Versace dopo cinque anni come a. d. OLYCOM

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Gucci, incassi record in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Gucci, incassi record in Cina Ricavi a 96 milioni di euro (+16%) in tre mesi Aperto a Shanghai un nuovo flagship store Paola Bottelli SHANGHAI. Dal nostro inviato P rendete Xian, la patria dei celebri guerrieri di terracotta, dove prima del taglio del nastro si è formata una lunga coda notturna in perfetto stile Harry Potter. Oppure Wuhan, capitale della Provincia di Hubei, mille chilometri da Pechino e altrettanti da Shanghai: è la Laser city, come l'hanno battezzata i cinesi, orgogliosi di questa metropoli da quasi 9 milioni di abitanti carica di know how tecnologico. Ebbene, nei primi tre giorni di apertura del negozio Gucci l'incasso ha sfiorato 250mila euro. «Non male per una città che gran parte degli occidentali non ha mai sentito nominare » dice l'amministratore delegato Patrizio Di Marco, 48 anni compiuti ieri a Shanghai, dove è arrivato con il direttore creativo, Frida Giannini, 36 anni (a cui si deve il concept del negozio), per inaugurare il più grande flagship store del marchio fiorentino in Cina: 1.600 metri quadrati su due piani nel Golden Eagle Center, a due passi dal "cuore" dello shopping di lusso. Il totale dei negozi a gestione diretta nell'Asia-Pacifico salirà così a 28 (ma saranno 30 entro fine anno) in 17 città, proiettando l'area al vertice mondiale con 75 punti vendita rispetto ai 72 europei. Del resto, per gli analisti della moda e del lusso la Repubblica popolare è una sorta di Bengodi, ma anche di ultima spiaggia peri big player alle prese con i consumatori americani ed europei (per non parlare dei giapponesi) sempre riottosi allo shopping. Qui, nonostante le difficoltà nel mantenimento dei livelli occupazionali e nel real estate, da inizio anno l'indice Csi 300 della Borsa di Shanghai si è impennato del 37%, portando una nuova ventata di ottimismo. «Nel primo trimestre 2009- aggiunge Di Marco- abbiamo realizzato in Cina ricavi per 96 milioni di euro, in aumento del 16% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, con un'incidenza cresciuta dal 15 al 17% sul totale del fatturato. Se tutto filerà liscio, l'obiettivo dei 400 milioni per il 2009 dovrebbe essere a portata di mano, inclusi i consumi nelle aree limitrofe come Hong Kong, Singapore e Macao, dove stiamo per inaugurare un negozio». Nel mirino della Gucci, che l'anno scorso ha fatturato 2,2 miliardi di euro, e ovviamente dei principali competitor, non ci sono soltanto quei 415mila individui ad alto reddito che movimentano in larga parte vendite al dettaglio di beni di lusso per 4,5 miliardi di euro all'anno. La caccia è infatti partita anche nei confronti di quell'impressionante numero di residenti che iniziano a muoversi all'interno della nazione per motivi turistici e sono intenzionati a conquistare lo status symbol del logo, acquistando brand italiani e francesi: secondo la National Tourism Administration of the People's Republic of China, 612 milioni di cinesi residenti nelle aree urbane sono andati a visitare almeno per un giorno una città più grande, con un aumento del 66,3% rispetto all'anno precedente. «Nei nostri negozi della Repubblica popolare - aggiunge Di Marco, "coadiuvato" da Mimi Tang, Ceo Asia Pacific di Gucci Group - si vendono le sneakers e le tracolle con il logo, consumo aspirazionale che accosta il cliente al marchio, ma anche le Bamboo bag in coccodrillo. Qui chi gestisce il portafoglio è ancora l'uomo, che acquista per sé e per le signore, visto che molte giovani non hanno ancora un reddito adeguato. Per questo motivo a Shanghai, insieme con borse e valigie, al pianoterra c'è l'abbigliamento maschile: l'età dei nostri clienti maschi va dai 20 ai 50 anni, quella delle donne da 25 a 55. Li accudiamo con cura particolare e, soprattutto, senza prevenzioni di sorta: da queste parti non si può mai sapere quanti soldi hanno in tasca le persone!». Per Shanghai il raggiungimento del breakeven è previsto entro i 18 mesi. «Come per tutti i nostri negozi nel mondo, che dopo un anno e mezzo svoltano direttamente nella redditività: non c'è spazio per il retail in perdita» conclude Di Marco. E Frida? Per il suo debutto in Cina, la stilista - che qui lancia il bauletto Shanghai Dragon in edizione limitata - ha preferito evitare la sfilata. «Ai cinesi piacciono gli eventi pirotecnici - spiega - ma ora è il momento del basso profilo: quindi, cocktail per 250 vip e cena per 120. Meglio concentrare le risorse sui valori reali, come il nostro made in Italy, un plus per i consumatori di tutto il mondo. E che sarà la nostra forza nel futuro». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Rio Tinto sceglie Bhp Billiton (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 10 autore: Chiuso il negoziato con Chinalco, il gruppo sigla una joint venture con i rivali Rio Tinto sceglie Bhp Billiton Nicol Degli Innocenti LONDRA Uno schiaffo alla Cina: così un analista ha descritto ieri la decisione del colosso minerario Rio Tinto di smantellare l'accordo con Chinalco siglato nel febbraio scorso puntando invece su una joint venture con la società rivale Bhp Billiton e su un'emissione di azioni da 15,2 miliardi di dollari per ridurre il debito. Il mercato ha dato la sua approvazione all'annuncio: i titoli di entrambi i gruppi anglo-australiani hanno chiuso in forte rialzo sia a Sydney che a Londra. «Siamo molto delusi da questa decisione», ha commentato Chinalco in un comunicato diffuso ieri. Incassare la penale da 195 milioni di dollari che Rio è tenuta a pagare per non avere rispettato i patti è un magro premio di consolazione per il gruppo cinese. Chinalco, che resta il maggiore azionista di Rio, puntava sull'accordo da 19,5 miliardi di dollari che sarebbe stato il maggiore investimento all'estero mai fatto da un'azienda di Stato di Pechino. Ora la Cina, primo produttore di acciaio al mondo, si trova a dipendere da due produttori stranieri che insieme controllano il 70% del mercato globale di ferro. L'intesa tra Rio e Bhp Billiton crea infatti il maggiore produttore mondiale con un output annuale di 270 milioni di tonnellate, scavalcando la brasiliana Vale. La joint venture al 50/50, che riunisce le attività dei due gruppi nell'Australia occidentale, porterà a sinergie per almeno 10 miliardi di dollari. «Sono dieci anni che lavoriamo a questo accordo e ne è valsa la pena», ha dichiarato trionfante Marius Kloppers, chief executive di Bhp, che lo scorso anno aveva tentato invano il takeover di Rio Tinto. L'annuncio di ieri è una vittoria per gli azionisti di Rio, che si erano schierati contro l'intesa con Chinalco fin dall'inizio, sostenendo che avrebbe concesso troppo potere alla Cina. Anche le autorità australiane erano incerte sull'opportunità di cedere alla Cina asset nazionali considerati strategici. L'accordo era stato siglato all'apice della crisi finanziaria e all'epoca era stato descritto dal chief executive Tom Albanese come «la migliore soluzione », l'unica strada percorribile per ridurre l'ingente debito di Rio. Ora i prezzi delle materie prime sono risaliti e l'interesse degli investitori si è risvegliato. L'emissione da 15,2 miliardi di dollari riservata agli azionisti colloca azioni a 28,29 dollari australiani, uno sconto del 58%, e in Gran Bretagna a 14 sterline, uno sconto del 49%, ma Chinalco non ha ancora deciso se partecipare o meno. L'annuncio rafforza la posizione di Jan du Plessis, il nuovo presidente di Rio Tinto che in poco più di un mese dalla sua nomina è riuscito a navigare in acque molto tempestose. Più precaria invece la posizione di Albanese, che ancora non è stato perdonato per la costosa acquisizione del produttore di alluminio Alcan per 40 miliardi di dollari e che ora ha fatto una clamorosa marcia indietro su un accordo da lui architettato solo pochi mesi fa. «Deve andarsene – ha detto ieri Charles Kernot, analista di Evolution Securities a Londra. - è stato l'artefice di questo accordo e il fallimento dell'intesa deve segnare la sua fine». Il chief executive di Rio ha comunque insistito ieri di avere il «pieno sostegno del consiglio di amministrazione ». Un ostacolo si è subito profilato all'orizzonte ieri: la World Steel Association, l'associazione dei produttori di acciaio che ha sede a Bruxelles, ha fatto sapere che la joint venture tra Rio e Bhp «non è nell'interesse pubblico e quindi non dovrebbe avere l'autorizzazione a procedere ». L'associazione teme che la mancanza di concorrenza porti a un aumento dei prezzi. Per placare i timori, Rio e Bhp si sono impegnati a tenere separate le attività di marketing. Lo scorso anno le autorità Ue avevano sollevato obiezioni al previsto takeover di Rio da parte di Bhp proprio per la posizione dominante che il nuovo gruppo avrebbe avuto sul mercato del ferro. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'OPERAZIONE Per ridurre l'indebitamento il colosso anglo-australiano aumenterà il capitale di 15,2 miliardi di dollari Ai cinesi 195 milioni Relax dopo l'accordo. Tom Albanese (a sinistra),Ceo di RioTinto, insieme a Marius Kloppers, numero uno di Bhp Billiton AFP

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Se il Dragone perde la faccia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 10 autore: ANALISI Se il Dragone perde la faccia di Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente S e gli allibratori australiani avessero raccolto scommesse sull'operazione Chinalco Rio Tinto, per la sconfitta di Pechino avrebbero pagato giusto un pugno di spiccioli. Da settimane, ormai, l'esito dellapartita che avrebbe dovuto portare in mani cinesi il 18% del colosso minerario angloaustraliano era già scritto. E così è andata. Dopo un lungo, tormentato esame dell'operazione, Rio Tinto ha chiuso la porta in faccia ai potenziali acquirenti cinesi. E ha preferito gettarsi nelle braccia del suo concorrente di sempre, Bhp Billiton. Ironia della sorte, a facilitare il disimpegno del gruppo minerario australiano dagli accordi presi con Chinalco è stato il recente aumento del prezzo dei minerali ferrosi, di cui oggi la Cina è il principale consumatore mondiale. Risultato: Chinalco ha perduto una preziosa opportunità per internazionalizzare il proprio business, aumentare la propria scala produttiva e accrescere il proprio prestigio tra i grandi produttori di metalli ferrosi. E la Cina, intesa come sistema e come governo, nel fallimento dell'operazione Rio Tinto ha perso un po' la faccia. «Abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili,e abbiamo adottato un approccio costruttivo per adattare la nostra offerta alle richieste degli azionisti - ha commentato ieri il presidente di Chinalco, Xiong Weiping - . è andata male, ma noi continuiamo a credere che la nostra proposta rappresentasse una straordinaria creazione di valore per i soci di Rio Tinto e la premessa di un'alleanza strategica di lungo termine tra le due società ». Le parole pronunciate a caldo del numero uno del gruppo cinese non sono di circostanza. Ma contengono una verità: sotto il profilo industriale e finanziario, l'operazione sarebbe stata vantaggiosa sia per Chinalco che per Rio Tinto. Ancora una volta però le ragioni della politica hanno prevalso su quelle del buon senso economico. Canberra ha detto di no a Pechino per la stessa ragione per cui, quattro anni fa, Unocal declinò un'offerta con i fiocchi da parte di Cnooc: nonostante la globalizzazione (e, nel caso di Rio Tinto, anche le impellenti necessità di cassa),i settori strategici non si vendono agli stranieri.Soprattutto,se questi ultimi parlano cinese. Bieco protezionismo, insomma. D'altronde,in questa gara ad alzar barriere contro gli stranieri, i cinesi ci hanno messo molto del loro. Solo due mesi fa, Pechino aveva respinto un'offerta da 2,4 miliardi di dollari di Coca Cola su Huiyuan Juice, il maggior produttore cinese di succhi di frutta. Probabilmente, il violento fuoco di sbarramento alzato nelle ultime settimane da larga parte del mondo politico australiano sull'operazione Rio Tinto si spiega anche con il gran rifiuto espresso da Pechino a Coca Cola con motivazioni fumose e inconsistenti dettate dalla nuova legge antimonopolio. Se i cinesi non sono disposti ad aprire ai capitali esteri neppure le porte del loro mercato dei soft drink, perché mai noi dovremmo lasciar loro campo libero in una delle nostre più grandi aziende mi-nerarie?, si sono chiesti gli australiani valutando l'offerta di Chinalco. Il ragionamento non fa una grinza. Ma non porta lontano. Néi cinesi, né gli australiani. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA SMACCO A CHINALCO Per la Cina si tratta di una sconfitta cocente che rischia di frenare l'espansione del suo campione nazionale

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Recessione e diplomazia. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 11 autore: Recessione e diplomazia. Cina pronta a sottoscrivere le obbligazioni del Fondo per avere più voce in capitolo Pechino punta 50 miliardi sull'Fmi Antonella Scott SAN PIETROBURGO. Dal nostro inviato Il momento peggiore della crisi economica non è passato, «è troppo presto per stappare le bottiglie di champagne»: al Forum economico di Pietroburgo i toni di Dmitrij Medvedev sono stati molto meno battaglieri dell'anno scorso, quando il presidente russo aveva attaccato il dominio americano sull'economia globale. Oggi che la Russia ha davanti a sé la recessione, Medvedev riconosce che «nessuno è riuscito a evitare la crisi. Probabilmente l'unica isola di stabilità rimasta è l'Antartide». Ancora più cupo, in sintonia con il vento gelido e la pioggia che spazzano Pietroburgo, il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin: «Una seconda ondata di crisi è inevitabile», avverte. Nei giorni scorsi il Fondo monetario internazionale aveva peggiorato a -6,5% le previsioni di crescita per la Russia, ma a Pietroburgo è proprio John Lipsky, primo vicedirettore generale del Fondo, a schiarire un poco l'orizzonte:«L'economia globale non ha ancora raggiunto il fondo - ha detto - ma il rallentamento più forte è alle spalle». Nel frattempo, l'Fmi aumenterà il proprio capitale di 500 miliardi di dollari per sostenere i paesi più colpiti dalla crisi: e la Cina, ha spiegato Lipsky a Pietroburgo, vuole sottoscrivere i titoli emessi dal Fondo per 50 miliardi. «Le autorità cinesi - ha detto Lipsky - sono interessate a investire fino a 50 miliardi in questi bond, quando saranno pronti, e noi speriamo che altri paesi seguano l'esempio». Da Pechino,l'organismo della banca centrale responsabile per la gestione delle riserve in valuta ha confermato. Anche la Russia, nei giorni scorsi,aveva anticipato l'intenzione di partecipare all'emissione del Fondo, con 10 miliardi di dollari, mentre Stati Uniti, Giappone e Unione Europea contribuiranno con 100 miliardi ciascuno seguendo gli accordi presi dal G-20 a Londra, in aprile. Nella partita che Pechino conduce per cambiare gli equilibri interni al Fondo, riflettendo il maggior peso della propria economia, la disponibilità a investire in bond Fmi reclama in cambio più diritti di voto. L'interesse cinese è anche legato alla probabilità che i titoli vengano denominati nell'unità di conto del Fondo monetario, i diritti speciali di prelievo (Sdr): Pechino, come Mosca, vuole infatti diversificare la composizione valutaria delle proprie riserve, investite per ora soprattutto in dollari. Arrivare un giorno a sostituire il dollaro con diritti speciali di prelievo come principale valuta di riserva mondiale è un disegno accarezzato da tempo dal governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan. E anche se in toni sfumati, l'attacco al dollaro è tornato anche nei discorsi di Medvedev a Pietroburgo. «Siamo franchi, non è in condizioni spettacolari », ha detto insistendo sulla necessità di affidare il ruolo di valuta di riserva a un gruppo di divise regionali, tra cui il rublo. è un obiettivo, ha detto Medvedev, che le difficoltà del momento non hanno intaccato, così come resta l'impegno di rendere Mosca punto di riferimento della finanza mondiale. Nel breve termine, però, qui la vera sfida è superare la crisi: il responsabile della Banca mondiale per la Russia, Klaus Rohland, non è sembrato incoraggiante quando ha appoggiato la decisione dell'Fmi di aggravare le stime sulla recessione. «Medvedev dice che è presto per stappare lo champagne- ha detto Rohland a Pietroburgo - io non aprirei neanche una birra». antonella.scott@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA MONETA DI RISERVA L'annuncio è stato dato al forum di San Pietroburgo Il presidente russo Medvedev spinge su una nuova valuta globale per sostituire il dollaro

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chinotto ligure, tour sulle spiagge una proposta della fondazione slow food - raffaele niri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Genova La riscoperta di ricette ottocentesche: tra Varazze e Finale si coltivano gli agrumi originari della Cina in una originale rivisitazione di riviera, dai dolci alla birra Chinotto ligure, tour sulle spiagge Una proposta della Fondazione Slow Food RAFFAELE NIRI La scena potrebbe risalire all´inizio del secolo scorso. Se non, addirittura, alla fine dell´Ottocento. A partire dal nome della sede dove si è svolto l´evento: Bagni Mafalda Royal. Per proseguire col menù: marmellata di chinotto, chinotto al maraschino, "freschissima e deliziosa bevanda al chinotto". E non è che l´inizio. I mai troppo lodati ambasciatori del gusto di Slow Food hanno esordito - all´inizio di questa settimana - con il loro "Laboratorio del gusto sul chinotto di Savona". Partendo dai Bagni di Varazze, andranno in giro per stabilimenti a raccontare le tradizioni, la storia ma anche il presente del piccolo agrume, unico per qualità e aroma, che dal 2004 è diventato uno degli alimenti "presidiati" dall´associazione fondata da Carlin Petrini. Naturalmente una cosa è dire "salviamo il chinotto", altra è far degustare dolci e bibite. Così il primo incontro al "Mafalda Royal" (e quelli che seguiranno) prevedeva un´introduzione sulla storia del chinotto e sui diversi metodi di preparazione e, a seguire, un aperitivo-deguistazione, tutto a base di chinotto. Quindi i referenti del Presidio (Danilo Pollero e il fiduciario di Slow Food di Savona Vincenzo Ricotta) e il produttore Giacomo Parodi (dell´omonima azienda agricola di Finale Ligure) hanno proposto pecorino sardo e marmellata con la birra N.8 del Birrificio Scarampola, che è aromatizzata al chinotto, una torta sacher alla marmellata di chinotti e, ancora, chinotti al maraschino e la bevanda al chinotto in Lurisia. Il "Laboratorio del Gusto" - come sa chi ha frequentazioni con Slow Food, dal Salone del Gusto di Torino (dove il chinotto ha sempre uno spazio enorme) al genovese Slow Fish - "è un´esperienza sensoriale e conoscitiva completa concentrata su uno specifico prodotto che raccoglie le esigenze profonde del consumatore contemporaneo". I chinotti di Savona sono famosi e unici per qualità, aroma e ottimi come digestivo. La pianta, sempreverde, sviluppa sui pochi rami un´incredibile quantità di frutti e di fiori dal profumo intenso e caratteristico. Si coltiva solo nel territorio rivierasco da Varazze a Finale, ma è una pianta originaria della Cina. La procedura di lavorazione molto lunga e laboriosa, le minime quantità ormai disponibili di agrumi locali e una remunerazione finale non adeguata hanno causato l´abbandono di questa produzione. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, ha come obiettivo il recupero della coltivazione e il rilancio della canditura.

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parigi val bene un budda è boom di nuovi fedeli - anais ginori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Esteri Domani la capitale consegnerà al Dalai Lama la cittadinanza onoraria E ora si scopre che nella laica Francia è diventata la terza religione Parigi val bene un Budda è boom di nuovi fedeli Molti dei nuovi adepti francesi non sono giovani vengono dalle professioni mediche e scientifiche In Italia "la moda" sembra essersi fermata dopo i picchi degli anni Novanta, ma i Lama richiamano ancora molte persone ANAIS GINORI Nel paese di Voltaire, dove un cittadino su tre si dichiara ateo, avanza una religione «che religione non è», come ama ripetere il Dalai Lama. I francesi che si sentono «vicini» o «simpatizzano» per gli antichi insegnamenti del dharma sono quasi cinque milioni secondo un sondaggio pubblicato dal Figaro che ieri titolava: "Il buddismo è diventato francese". Dopo quella cattolica e musulmana, la fede buddista è diventata la terza religione con oltre 600mila praticanti e 250 scuole e monasteri. «Un movimento sempre più dinamico» spiega lo storico Frédéric Lenoir, che ha condotto uno studio sociologico per capire il profilo tipo di chi si "converte" all´antica filosofia orientale: molti dei nuovi adepti vengono dalle professioni mediche e scientifiche, «confermando che il buddismo è anche una pratica per il benessere psicofisico» dice Lenoir. Un´altra caratteristica è l´età. «Non ci si avvicina al buddismo da giovani. Piuttosto con la maturità e dopo aver provato una grande sofferenza o essere entrati in contatto con un evento doloroso». Senza il Dalai Lama, le predicazioni di Siddharta probabilmente non avrebbero conosciuto lo stesso successo in Occidente. "Oceano di Saggezza", come viene chiamato dai tibetani, è una figura carismatica, "icona pop" e terzo leader più popolare al mondo dopo Barack Obama e Angela Merkel. A livello religioso, rappresenta soltanto una delle tante scuole e correnti di questa fede. Il leader tibetano arriverà oggi a Parigi per ricevere la cittadinanza d´onore dal sindaco Bertrand DelanoË con la solita coda di polemiche. La Cina ha comunicato la sua "ferma opposizione" a questa onorificenza e non è previsto nessuno incontro con rappresentanti del governo. In Francia, uno dei portavoce del buddismo più famoso è Matthieu Ricard, definito "uomo più felice del mondo", dopo test neurologici effettuati da un´università americana. Con i suoi libri, venduti in tutto il mondo, accredita l´idea che tutti possano raggiungere la pace dei sensi grazie all´arte della meditazione. Eppure, il Dalai Lama tende a scoraggiare il proselitismo. «Non si può cambiare religione come si cambia una pettinatura - dice il premio Nobel per la pace - E´ meglio che ognuno segua la propria fede tradizionale. Conosco degli occidentali che hanno abbracciato il buddismo e adesso hanno una gran confusione in testa, peggio di prima». Il buddismo piace anche perché è più pragmatico che dogmatico, con rituali molto flessibili. "Sei sicuro di non essere buddista?" domanda il lama Norbu Khyentse, in un libro appena pubblicato da Feltrinelli. Molti di noi, è la tesi, possono applicare inconsapevolmente i quattro "sigilli" della verità buddista. «La Francia è un caso a parte» commenta Claudio Cardelli, presidente dell´associazione Italia-Tibet. Nel nostro paese la fase di espansione del buddismo sembra essersi fermata dopo il boom degli anni Novanta. L´Unione buddisti conta 60mila adepti anche se i frequentatori saltuari di lezioni, ritiri, workshop sono molti di più e ogni volta che il Dalai Lama viene richiama le folle. Due anni fa, le sue lezioni sulla "Via della Pace" avevano riempito il Palasharp di Milano. Il nostro paese ha invece una lunga tradizione di orientalistica e di studio del buddismo. Il grande studioso ed esploratore, Giuseppe Tucci, diceva spesso: "Diffido di queste mode di guru del giorno d´oggi, diffido e se qualcuno viene da me a chiedere consiglio, io gli dico che è inutile il pellegrinaggio in India, che tanto vale andare nei nostri luoghi di ascetismo, sul monte La Verna di San Francesco, dai trappisti". Nell´Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, vicino Pisa, il primo che ha aperto in Italia nel 1977, i visitatori continuano ad essere centinaia ogni mese. «Abbiamo sempre tutte le stanze piene e molti dei nostri incontri sono già tutti esauriti» dice il monaco Raffaele Longo. L´unico problema riguarda il gompa. La sala meditazione del centro è stata completamente distrutta da un incendio il 27 dicembre scorso. Ma nel centro le tante attività, riunioni, e preghiere procedono comunque. «Vogliamo costruire un gompa ancora più bello e per questo stiamo raccogliendo fondi» racconta Longo che sta ricevendo aiuti anche dall´estero. Si sono fatte avanti personalità come il cantante Franco Battiato o lo scrittore Alejandro Jodorowsky. Uno dei maestri dell´istituto, il lama Zopa Rinpoche, ha scritto un messaggio sul significato dell´incidente. «Penso che ciò che è successo all´Istituto è un segno d´auspicio, è il segno che avete superato tutti i problemi con questo fuoco rovente». Alcuni oggetti si sono miracolosamente salvati: statuine di Budda e testi sacri. I monaci del centro li hanno ritrovati tra le ceneri, intatti.

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Rio Tinto ci ripensa e beffa i cinesi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-06-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 06-06-2009 Rio Tinto ci ripensa e beffa i cinesi Miniere, salta la più grande acquisizione cinese di sempre. Gli australiani dicono addio a Chinalco e siglano con Bhp Billiton DA MILANO ALESSANDRO BONINI S chiaffo alla Cina. Con un colpo di scena, il gruppo minerario anglo-australiano Rio Tinto ha piantato in asso Chinalco, società pubblica di Pechino, per concedersi al suo ' primo amore', la connazionale Bhp Billiton. Il secondo e il terzo colosso mondiale del settore riuniranno le proprie miniere di ferro australiane in una joint venture paritetica: Bhp Billiton, che nel novembre scorso aveva abbandonato la sua opa ostile sulla rivale, verserà 5,8 miliardi di dollari per il 50% della nuova società. Rio Tinto allo stesso tempo varerà un aumento di capitale per 15,2 miliardi, puntando a ridurre il suo maxi debito da 38,9 miliardi. Sfuma così, a un passo dal traguardo, la maggiore acquisizione cinese di tutti i tempi. A febbraio Aluminum Corp. of China, o Chinalco, aveva messo sul piatto 19,5 miliardi di dollari per quote strategiche di alcune miniere e obbligazioni convertibili di Rio Tinto, di cui già detiene il 9%. Entro la metà di giugno l'autorità australiana di controllo sugli investimenti esteri avrebbe dovuto esprimersi «sulla base dell'interesse nazionale » . Se l'operazione fosse andata in porto, Pechino avrebbe messo le mani su importanti giacimenti di ferro e di rame, materie prime di cui è perennemente affamata, in vista di una ripresa dell'economia. La vicenda aveva scatenato una bufera a Canberra, con pressioni senza precedenti sul board dell'azienda e sul premier Kevin Rudd, che fra l'altro è un sinologo che parla fluentemente il mandarino. Secondo il vasto fronte dei contrari, la Cina avrebbe potuto ' autodeterminare' il prezzo da pagare per il minerale ferroso. Ieri l'annuncio a sorpresa dell'accordo tra Rio Tinto e Bhp Billiton, che lascia il Dragone a bocca asciutta. Non solo: la situazione si ribalta, in quanto la Cina per acquistare ferro potrà rivolgersi quasi esclusivamente alla nuova società australiana o al colosso brasiliano Vale. In tema di concorrenza preoccupazione è stata espressa ieri anche dalla World Steel Association, che rappresenta l' 85% della produzione siderurgica mondiale. A Chinalco sarà pagata una penale di 195 milioni. Rio Tinto ha inoltre diffuso i risultati del primo trimestre, con profitti in calo del 45% a 1,6 miliardi. Intanto le borse brindano: a Londra Rio Tinto e Bhp Billiton hanno archiviato la seduta con rialzi rispettivamente del 10,3% e del 6,8%. Nasce un colosso nel settore minerario, ma sfuma un'opportunità per la società pubblica di Pechino

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