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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CINA” |
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T ARTICOLI DAL 30 maggio al 6 giugno
2009 #TOP
pechino
alla ricerca del bambino perfetto - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Prima Pagina
Pechino alla ricerca del bambino perfetto FEDERICO RAMPINI LA CINA costruisce
il "bambino perfetto", inquietante creatura che sarà il frutto della
genetica e di un esperimento di ingegneria sociale. Forte del più grande
serbatoio di esseri umani del pianeta, la Repubblica Popolare porta fino alle
estreme conseguenze la selezione della specie.
corea,
l'america non crede ai test atomici - giampaolo cadalanu
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. Sullo
sfondo delle incertezze legate anche alle condizioni di salute del "caro
leader ", Kim Jong-il, che secondo indiscrezioni e fonti diplomatiche
potrebbe essere stato colpito da un ictus, resta sempre la possibilità di nuove
provocazioni navali: Pyongyang contesta il confine marittimo e già in passato
scaramucce armate fra le due Marine erano avvenute proprio nel mese di
i
ros sequestrano 90mila scarpe nike false
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
associazione
criminale che partiva da Cina e Vietnam e arrivava alla Repubblica Ceca,
passando per l´Italia: a Gioia Tauro per gli arrivi della merce e a Roma per la
distribuzione. Questi i numeri dell´operazione "Rilancio" presentata
da Mario Parente, vice comandante dei Ros dell´Arma e dal procuratore della
Dda, Giancarlo Capaldo.
prodi
ha un sogno spagnolo per delbono "con te bologna diventi la nuova
barcellona" ( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e degli
Usa, mentre l´Europa, lamenta Prodi, «è al traino, divisa e assente dalle
grandi scelte», nonostante si voti per il Parlamento del vecchio continente. In
tutto questo Bologna può fare molto, dice il Professore, che approva le
proposte di Delbono che vuole dialogare con il nuovo Rettore, convinto che il
binomio Ateneo e Comune darà una direzione di marcia al futuro di
su
1.000 ne verranno selezionati 50 in laboratorio, i più dotati dalla nascita
test del dna e percorsi speciali per esaltare il talento e le potenzialità -
(segue dalla prima pagin ( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
fare il
bambino in Cina oggi. Tantopiù se la crisi economica fa emergere un problema
che sembrava risolto da tempo: la disoccupazione intellettuale, con tre milioni
di giovani neolaureati che non trovano lavoro. A questa generazione che
affronta la concorrenza globale con i giovani dell´Occidente, i leader cinesi insegnano
che l´importante non è partecipare,
Una
super-polizia per il nucleare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ruolo
essenziale spetta alla Cina: è il più influente partner di Pyongyang e finora
ha mancato di riconoscere che rappresenta una minaccia anche per lei, per
l'impatto sulla proliferazione in Asia. Barack Obama in aprile, a Praga, ha
delineato una crociata internazionale per arrestare la proliferazione e
discutere un nuovo trattato contro i materiali destinati alle armi atomiche.
Geithner:
la Cina consumi di più ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il ministro
del Tesoro americano incontrerà Hu e Wen Geithner: la Cina consumi di più
Daniela Roveda LOS ANGELES Spendete di più, risparmiate di meno. è questo il
messaggio che il ministro del Tesoro Tim Geithner ha intenzione di portare
domenica in Cina durante la sua prima missione all'estero da quando è entrato a
far parte dell'amministrazione Obama.
Ci
batteremo per l'etichetta obbligatoria
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E così anche
la Cina, che ha sostenuto il suo sviluppo con le esportazioni». Il viceministro
Urso è intervenuto ieri in occasione dell'incontro con le imprese venete
organizzato dal Comitato Leonardo nell'isola di San Servolo, a Venezia, sede
della Venice international university.
48,2
Miliardi di euro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
export Il
calo delle esportazioni del Veneto nel mondo nel 2008 rispetto al 2007 è stato
però uno dei maggiori 865 Milioni di euro Il valore delle esportazioni venete
verso la Cina nel 2008. Anche in questo caso, solo la Lombardia ha fatto meglio
1,18 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni venete verso il Nordafrica
nel
La
crisi si vince con l'innovazione: le banche aiutino
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Asia e alla
Cina. In quei Paesi il costo di penetrazione è molto più basso e soprattutto la
considerazione del made in Italy è altissima. Il governatore della Banca
d'Italia ha detto che in questa fase serve «lungimiranza»da parte delle banche
nel valutare i finanziamenti da dare alle imprese, evitando quindi eccessive
restrizioni nell'
La
Cina nel trading delle materie prime
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
000 La Cina nel
trading delle materie prime P er i mercati delle materie prime la Cina è già da
tempo uno dei maggiori fattori di influenza. Ma fino ad oggi era stata la sua
vorace domanda a spingere i prezzi. Ora Pechino si prepara ad un salto di
qualità: diventare un attore di primo piano anche sui mercati dei futures.
L'Adaci
chiede più trasparenza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nonostante la
nuova politica al consumo promossa in Cina con il bonus per l'acquisto di
elettrodomestici. Le materie plastiche hanno avuto un andamento similare, nei
mesi scorsi: i produttori si contendono i clienti, chi compra si rivolge
direttamente alla fonte e non si prevede una vera ripresa a breve;
Cina,
titoli immobiliari oltre i target degli analisti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, titoli
immobiliari oltre i target degli analisti Vito Lops La Cina ha chiuso, da
gennaio a marzo 2009, il peggior trimestre dal 1992. Stando alle previsioni,
però, potrebbe riprendere presto la strada della crescita. Secondo un recente
studio di Goldman Sachs (19 maggio) a fine anno il Pil cinese dovrebbe crescere
del 10,
Progetti
fermi, pesa Basilea2 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina, per
esempio: Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva, leader nel settore dei
call center e dell'informatica, ha già firmato un accordo con l'Agenzia per
l'innovazione informatica cinese, con una quota del 50 per cento. Ma il
progetto è fermo: i soldi per gli investimenti sono ridotti all'osso.
"SIGNORI
PARTECIPANTI... ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in primo
luogo in Cina, la risposta delle politiche di bilancio è stata nettamente
espansiva. L'entità,la durata e la composizione degli interventi sono
differenziate e riflettono, in particolare, il diverso impatto della crisi, le
condizioni iniziali delle finanze pubbliche e le dimensioni degli
stabilizzatori automatici.
Vince
chi ha riorganizzato la filiera ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ennesima dopo
l'ingresso della Cina nel Wto, dall'export. «Anche perché la recessione
coinvolge tutti i settori e le dimensioni d'impresa, con una coda peggiore per
Pmi e microimprese, la filiera dell'indotto e della subfornitura. Le medio-
grandi imprese tagliano le commesse e l'ultimo anello della catena soffre di
più, ovvio».
Pyongyang,
nuovo missile e minacce all'Onu: Reagiremo alle sanzioni
( da "Unita,
L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina ha
sempre difeso finora le manie del dittatore nordcoreano. A Mosca è affidato il
compito di concordare un testo che ottenga l'unanimità necessaria. Pechino
sembra recentemente essersi stancata delle tensioni causate dall'alleato
coreano.
I
presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le
frequentano e, nel caso... ( da "Unita, L'"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Congo,
Somalia, Iraq, Italia, Francia, Cina, India, Vietnam, Laos, Iran, Libano,
Sudan, Kenya. Viviamo in un mondo in cui le barriere e i confini sono stati
minimizzati o eliminati da internet; gli studenti hanno bisogno di imparare a
conoscere le altre culture come parte integrante della loro formazione.
la
corea prepara il super-razzo gli usa: "non staremo a guardare" -
arturo zampaglione ( da "Repubblica, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pronta
risoluzione Onu Per la prima volta anche Russia e Cina sarebbero disposti ad
accettare una risposta molto dura ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Gli Stati Uniti
non accetteranno che la Corea del Nord diventi una potenza nucleare. Lo ha
detto ieri a Singapore, durante la conferenza per la sicurezza in Asia, il
ministro americano della difesa Robert Gates,
certificato
nuovo in 15 minuti complimenti al pra del lazio
( da "Repubblica,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Sono andato a
via Cina, dove c´è l´Aci e il Pra del Lazio. C´è l´angolo del "fai da
te", nessuna fila ma modelli fac simile per ogni esigenza. Riempito il
modulo, sono stato chiamato in un ufficio accogliente. In 15 minuti sono uscito
con il certificato nuovo e ho speso un quarto del preventivo fatto da
un´Agenzia.
il
maestro con cecilia bartoli festival tributo all'auditorium - leonetta
bentivoglio ( da "Repubblica, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina spicca
come vera punta di diamante del ciclone di giovani strumentisti tecnicamente
agguerriti che sta montando in un paese «dove continuano a sorgere nuove sale
da concerto», racconta, «e dove decine di milioni di ragazzi studiano il
pianoforte e si applicano con entusiasmo alla scoperta del repertorio
tradizionale generato dai compositori d´
Monito
Usa a Pyongyang Caccia schierati a Okinawa
( da "Unita,
L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina cerca
di raffreddare l'atmosfera. A Singapore, alla stessa conferenza alla quale ha
partecipato Gates, il generale Ma Xiotian ha invitato la comunità
internazionale alla calma e la Corea del Nord ad avviare la denuclearizazione.
Da parte sua, sempre a Singapore, il ministro della Difesa sudcoreano,
A
ste paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe'...
( da "Unita,
L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Oggi che
anche le ultime macchine per la carta sono finite in Cina, di quella scena non
resta più niente, solo grandi spazi abbandonati, il ritmo, il tempo, la schiena
a molla e i canti scandivano i movimenti a memoria. Oggi i ragazzi stanno coi
piedi penzoloni dai muretti ad aspettare un lavoro tramite le solite strade, la
A2, la Casilina e la raccomandazione.
Dario
Castriota Giorgio Gaber Io non mi sento italiano , cantava il grande Gaber
in... ( da "Unita, L'"
del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cinà e Riina,
aiutando a nascondere i latitanti. La sentenza del 2001 di Caltanissetta che
condannò 37 persone per la strage di Capaci e l'assassinio di Falcone dice
chiaramente «sono provati rapporti fruttuosi, quanto meno sotto il profilo
economico, fra Berlusconi e Dell'Utri da una parte e Cosa Nostra dall'altra».
le
ali spezzate del sogno cinese - sandro viola
( da "Repubblica,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
onta atroce
per la dignità d´un regime che aveva dominato sulla Cina, temuto, indiscusso,
negli ultimi quattro decenni. Un´onta, e l´annuncio della sconfitta. Perché il
regime sembrava ormai non essere più in grado di reagire alla rivolta
studentesca e all´appoggio massiccio che era venuto alla rivolta dagli abitanti
della capitale.
gorbaciov
racconta quei giorni a pechino - fiammetta cucurnia
( da "Repubblica,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
chiudere la
lunga parentesi di ostilità tra Russia e Cina, durata oltre trent´anni. Lo
volevamo noi, a Mosca. E lo volevano anche i nostri amici cinesi. Non
esistevano due persone più adatte ad affrontare questo nodo di Gorbaciov e Deng
Xiaoping. Così cominciammo le consultazioni». All´epoca gli esperti dicevano
che uno dei problemi più gravi era quello del regolamento delle frontiere.
il
dossier - (segue dalla copertina) antonio cianciullo
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E il Brasile
occupa il quarto posto (dopo Cina, Stati Uniti e Indonesia) per le emissioni di
anidride carbonica principalmente a causa dell´erosione dell´Amazzonia. La
corsa alla distruzione della più grande foresta pluviale del pianeta ha vari
attori, dagli agricoltori che fanno largo alla soia ai mineiros che avvelenano
la foresta per estrarre oro.
nadal,
il crollo del re prima disfatta a parigi - gianni clerici parigi
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Da qui a
ritenerlo capace di prendere il posto di Nadal, in un torneo inatteso quanto
incasinato, ci vuole un passaporto svedese o un infinito ottimismo. Risultati ?
Ottavi uomini: Soderling (Sve) b. Nadal (Spa) 6-2, 6-7 (2), 6-4, 7-6 (2).
Donne: Azarenka (Blr) b. Ivanovic (Srb) 6-2, 6-3; Sharapova (Rus) b. Na Li
(Cin) 6-4, 0-6, 6-4.
Tre
tazzine quotidiane in Italia: il rito è donna e si beve dolce
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
oltre alla
Cina (1 tazzina al giorno). Ultima, la Gran Bretagna (0,1). In Germania,
l'acquisto di miscele certificate è cresciuto nell'ultimo anno del 10%, mentre
in Russia l'incremento arriva al 13%. Tra le motivazioni espresse dagli
intervistati sulla loro predilezione per l'espresso: gratifica e migliora le
capacità mentali,
Zicaffè,
dal 1929 la passione per il caffè
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Corea del Sud
e Cina. Una qualità che nasce da studi e ricerche continui: è questo
l'obbiettivo della collaborazione tra Zicaffè e il Dipartimento di Scienze
degli Alimenti dell'Università di Messina che, partendo dall'esame delle specie
di caffè verde, ne accerta le caratteristiche bio-organolettiche, individuando
i dosaggi e le qualità ideali.
Prodi:
il sogno europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd
( da "Unita,
L'" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Europa verso
una coesione che la renda abbastanza forte per poter dialogare con la Cina e
con gli Stati Uniti con parità di mezzi». Europa e Italia E non esiste
«l'Europa senza l'Italia», perché «l'Italia è sempre stata il perno d'Europa»
anche grazie alle «forze dell'Ulivo» che si sono impegnate - contro ogni
«euroscetticismo» - per dare al Paese una dimensione europea.
le
erbacce sulla strada della ripresa economica - nouriel roubini
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
lo stato
dell´economia giapponese è ancora comatoso e persino la Cina - che è in via di
ripresa - registra un flusso delle esportazioni molto debole. Il giudizio
secondo il quale l´economia globale si starebbe avvicinando al momento più
basso della crisi si dimostra essere - ancora una volta - troppo ottimistico.
in
frantumi il mito dell'impresa privata negli usa è l'ora di "government
motors" - federico rampini ( da "Repubblica, La"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Solo Cina e
India hanno vasti mercati di prima motorizzazione capaci di una prolungata
crescita, e insieme costi di produzione competitivi. L´Unione europea ha il 10%
della popolazione mondiale ma il 30% della capacità di produzione
automobilistica.
le
erbacce sulla strada della ripresa - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e altri
mercati emergenti, Germania e Giappone). Se nei paesi che presentano un surplus
la domanda interna non crescerà abbastanza rapidamente, la mancata domanda
globale in rapporto all´offerta - oppure, in altre parole, un eccesso di
risparmio a livello globale in rapporto alla spesa per investimenti - porterà a
una ripresa della crescita dell´
Prysmian
( da "Finanza
e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
vede nuovi
ordini in futuro nella trasmissione energia in Cina e Usa, ma già ci sono
risultati in Qatar e Brasile. Più ancora, la crisi ha aperto spazi di crescita
per un gruppo che può «sparare» in acquisizioni fino a un miliardo,
approfittando della crisi dei boiardi fornitori delle utility russe.
Il
Drago manda in fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro
( da "Finanza
e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
106 pagina 2]
In Cina positivi i dati industriali, meglio del previsto negli Usa Sull'aria di
ripresa l'oil sfonda quota 68 $ Il petrolio prende il largo grazie alla Cina e
al minidollaro. Il future sul Wti, consegna a luglio, è arrivato ieri a toccare
i 68,29 dollari al Nymex, il prezzo più alto dallo scorso 5 novembre,
artigiani
nel segno di negri altri cinque anni al vertice - massimo minella
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cino"
Negri sul trono degli artigiani genovesi di Confartigianato, quattromila
aziende di artigiani e piccoli e medi imprenditori alle prese con una delle più
complesse recessioni economiche dal Dopoguerra a oggi. L´assemblea
dell´associazione ha infatti eletto nei giorni scorsi i propri vertici
esecutivi per il quinquennio 2009-
la
corea del nord prepara il lancio di un nuovo missile
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
un importante
centro militare ai confini con la Cina, fa temere ai media di Seul che
Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata. Fonti
sudcoreane citate dai giornali locali ipotizzano che il nuovo lancio potrebbe
avvenire in poche settimane, se non il 16 giugno, quando il presidente Lee
Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama.
l'america
alza la testa, borse in volo - luca pagni
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
A completare
il quadro ci ha pensato la Cina. A maggio per il terzo mese consecutivo,
l´indice dei direttori acquisti ha segnato 53,1 da 53,5 di aprile, restando al
di sopra della soglia dei 50 punti che separa l´espansione dalla contrazione.
Il fatto che la Cina sia sulla strada della ripresa ha innescato il prezzo del
greggio, arrivato a toccare il nuovo massimo dell´
Usa
e Ue il week end più lungo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
pronto a
strappare la leadership del Secolo Americano e contendere il XXI secolo alla
Cina. Il macinino Opel è salvato, d'intesa fra il lobbista ed ex cancelliere
SchrÖder e il vero leader russo,l'eterno Putin:mercato?innovazione?
concorrenza? agende più variopinte di una Lonely Planet per l'Unione
futuribile? Aufwiedersehen. Cominciamo dagli effetti americani del week end più
lungo.
Il
debito pubblico Usa non è a rischio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dal nostro
corrispondente Gli investimenti in dollari sono sicuri e la Cina non ha nulla
da temere per i suoi capitali sull'altra sponda del Pacifico. Lo ha detto il
segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ieri a Pechino durante il
primo giorno della sua prima visita ufficiale in Cina. Una visita impegnativa.
L'ottimismo
sui mercati spinge petrolio ed euro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in arrivo
soprattutto dalla Cina, hanno incoraggiato la propensione al rischio tra gli
investitori, spedendo il dollaro ai minimi da dicembre e alimentando gli
acquisti di materie prime: un rally, quest'ultimo, che ha coinvolto non solo il
petrolio – al record da otto mesi, oltre 68 dollari al barile –
In
Cina ancora troppe Tienanmen ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
attuale
leadership della Cina, ancora oggi. Bao sbeffeggia i loro slogan e denigra i
loro semidei, ma, dopo tutto, è uno di loro. Hanno paura che se lo lasciano
esprimere liberamente l'intero edificio autoritario possa cominciare a
sgretolarsi. «La Cina ha quasi cancellato il ricordo di Tienanmen vietando di
parlare di quello che è successo.
Dati
economici positivi, sulle Borse è ancora rally
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il più
importante è stato quello del settore manifatturiero in Cina, cresciuto per il
terzo mese di fila. La scommessa del mercato è che la fine della recessione
globale possa partire proprio dal gigante asiatico, per continuare poi negli
Stati Uniti e infine in Europa. Un buon segnale in Cina è dunque percepito come
una buona notizia per il mondo intero.
Piombo
e zinco in forte rialzo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
perciò che il
flusso di metallo verso la Cina debba ridursi già nel prossimo trimestre. Se a
ciò si aggiunge che il bilancio offerta- domanda globale secondo
l'International Lead and Zinc Study Group (Ilzsg) è stato di 187mila tonnellate
nel primo trimestre di quest'anno,si può pensare che, almeno dal punto di vista
fondamentale, il prezzo possa scendere nei prossimi mesi del 10-
Forniture
ancora in discussione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
per cui la
Cina potrebbe accettare dalla Vale anche uno sconto meno forte. Non però del
27%,che è l'obiettivo dichiarato dai brasiliani. Vale si è tenuta ufficialmente
fuori dai negoziati, almeno finora, ma è tutt'altro che disinteressata: nel
2008 il minerale di ferro ha rappresentato il 63% delle sue entrate e il 97%
del margine operativo lordo.
I
maxi-ribassi pesano sui tecnici ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Gran
Bretagna, Usa, Cina e Giappone, per esempio, sono almeno in mille. Se la
squadra è limitata, la capacità di competere è ridotta». Un prezzo di gara
contenuto significa abbattimento dei ricavi. Una situazione limite, che può
essere sostenuta solo da grandi player, sulla base di economie di scala.
All'estero
per reagire alla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
oltre che per
la Cina, l'India e addirittura l'Australia. Sono importanti gli accordi di
libero scambio che sono stati stipulati con i paesi Asean, il Giappone,
l'Australia, la Nuova Zelanda, per citarne alcuni. Proprio a fine 2008 sono
stati firmati accordi di libero scambio con la Cina e con il Gulf Cooperation
Council.
Consolidamenti
più semplici in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Novità
fiscali Consolidamenti più semplici in Cina di Marco Marazzi L a nuova
normativa fiscale cinese in materia di reddito d'imposta, entrata in vigore nel
gennaio 2008 è stata integrata, nel maggio di quest'anno, da importanti
disposizioni attuative, che avranno effetto retroattivo dal gennaio 2008.
Filo
rosso fra Cina e Medio Oriente ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e Medio
Oriente C apo economista per la Cina alla Royal Bank of Scotland di Hong Kong,
Ben Simpfendorfer a lungo ha vissuto a Damasco e a Beirut. Ragion per cui è un
buon conoscitore tanto del mondo cinese quanto di quello arabo. Con «The New
Silkroad», la nuova Via della seta, mette insieme queste due conoscenze per tracciare
un profilo degli equilibri mondiali una volta che
I
volti della globalizzazione. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Con la caduta
del Muro di Berlino e la caduta di altri statalismi in Cina, India e altri
paesi, ha preso avvio dall'inizio degli anni Novanta quel processo che
chiamiamo globalizzazione. La globalizzazione ha messo a disposizione dei
lavoratori di tutto il mondo beni e servizi a basso prezzo, facendo leva sul
basso costo del lavoro di quei paesi emergenti.
Il
mercato è ferito, vivrà a lungo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
questo tipo
di cambiamento ideologico e strutturale è avvenuto in Russia, in Cina, in
India. E non credo che, cambiando, pensassero al Washington Consensus, quelle
dieci regole per il mercato messe insieme da Williams nel 1989. Avevano capito,
nei fatti, che erano sulla strada sbagliata, che dovevano aprire. Cosa propone
allora?
Pronto
il lancio di un missile intercontinentale
( da "Unita,
L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
moltiplica i
timori di un test che secondo fonti sudcoreane potrebbe avvenire in poche
settimane, se non - ipotizzano i media di Seul - il 16 giugno, quando il
presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. Il vettore,
trasportato via treno è giunto a Dongchang-ri, sulla costa oves della Corea del
Nord ad appena
Da
più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos:
appartengono... ( da "Unita, L'"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
anni la
Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono alla
minoranza hmong, un gruppo etnico presente anche in Cina, Vietnam, Birmania e
Thailandia. L'esodo è cominciato nel 1975, con la fine della guerra civile e la
vittoria dei comunisti. Accusati di aver difeso la monarchia con l'appoggio di
Washington, da allora migliaia di hmong hanno lasciato il Laos.
Pakistan
I talebani rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all’...
( da "Unita,
L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina
Tiananmen, Amnesty chiede un'inchiesta Un'inchiesta pubblica e indipendente
sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 contro chi manifestava in
piazza Tiananmen alla vigilia del ventesimo anniversario. Lo ha chiesto Amnesty
international: diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200
persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle
fiat,
si riapre il fronte europeo e gm vende hummer ai cinesi - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
impedisce
infatti ad Opel di vendere auto in Usa e in Cina. Ieri il titolo del Lingotto è
salito in borsa dell´1,28 per cento dopo i risultati del mercato auto di
maggio, positivi per Torino. Sul versante dei conti, il presidente di Intesa
San Paolo, Enrico Salza, ha precisato che «finora la Fiat non ha utilizzato il
miliardo di euro di crediti» concessi nei mesi scorsi dalla banca.
la
merkel vede rischi per opel "intesa con magna non vincolante" -
andrea tarquini ( da "Repubblica, La"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il marchio
tedesco non potrà vendere le sue auto su due mercati-chiave, cioè Stati Uniti e
Cina. «Opel è comunque un caso speciale», ha detto ancora la cancelliera, «e
non si ripeterà, non ci sarà un altro caso come quello della Opel. Adesso c´è
una chiara procedura per l´esame delle richieste, una procedura che non è
soggetta alla politica».
berlusconi:
via i feudi rossi franceschini: sbagli calcoli - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina è in
casa e non la Cina è vicina»». Promettendo tra gli applausi dei fan di avviare
una indagine «per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità
economica cinese». All´Europa, dove conta di avere il gruppo più numeroso, ha promesso
«un drizzone», perché «ha creato montagne di difficoltà a chi intraprende»
obama
e la guerra tra ricchi e poveri - piero ottone
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Vediamo il
caso della Cina. In un primo tempo è sembrato che i cinesi, nel segno del
comunismo, volessero convertire l´umanità all´ideologia di Marx: tutti
comunisti, come loro. E guerra a chi comunista non era. Ma ecco che, a un certo
momento, i cinesi hanno cambiato idea.
duplice
omicidio in piazza inchiesta sull'omertà del borgo - salvo palazzolo
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
un confidente
aveva soffiato alla squadra mobile i nomi dei Cinà come gli autori del duplice
omicidio. Ma il movente segnalato era un altro. Allora si era parlato di
un´offesa delle due vittime nei confronti di una ragazza della famiglia Cinà.
Al Borgo tutti sapevano. Nuccio racconta che i Cinà furono pestati a sangue da
Vincenzo Chiovaro, esperto di arti marziali.
il
mondo applaude il palcoscenico napoli - giulio baffi
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
una in Cina e
una in Occidente, fra un italiano e un´orientale e viceversa, a cui
s´intrecciano momenti di lavoro nelle fabbriche tessili, fra vicende legate
alla contraffazione e incidenti sul lavoro». O come "Monaciello" che
la fantasia di Andy Arnold ha costruito nei sotterranei di via Chiaia,
"L´apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe"
berlusconi
abbraccia galli e promette una legge per firenze - simona poli massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E ancora:
«Qui c´è una città che da 60 anni sopporta il governo della sinistra, una città
che non ne può più. Qui non si dice che la Cina è vicina perché la Cina è in
casa». Durante il viaggio il corteo di auto blu incrocia un signore a Novoli,
che scende dalla macchina e saluta in silenzio col pugno chiuso alzato.
Stasera
dico una parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna
persona poli... ( da "Unita, L'"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Venerdì il
presidente del Consiglio è intervenuto dalla Cina sugli «ascolti fantastici» di
Annozero dove - ha detto - «non era invitato nessuno dei nostri». Strano:
avevamo in studio il capogruppo della Lega sua alleata, Roberto Cota e il
vicedirettore de il Giornale, Nicola Porro. Poi è tornato in Italia e ha
riunito gli industriali a Villa Madama per parlare di crisi finanziaria.
Mottaki
all'Eliseo Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran
( da "Unita,
L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
È la prima
volta che il capo di Stato francese riceve un responsabile iraniano di alto
livello dalla sua elezione, nel maggio del
GOLDMAN
SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso
la cess... ( da "Unita, L'"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
GOLDMAN SACHS
Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la
cessione di una quota dello 0,9% di Industrial & Commercial Bank of China
(Icbc), la più grande banca per capitalizzazione al mondo.
Pechino
blocca Twitter e Hotmail ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. Per
l'anniversario di Tienanmen Pechino blocca Twitter e Hotmail Luca Veronese
Vietato parlare del massacro di Tienanmen. Nelle strade del paese come su
internet. Vietato manifestare, vietato discutere, anche in rete. Vietato
ricordare la morte di centinaia di studenti sotto i colpi dei carri armati
dell'esercito.
Designato
l'erede di Kim Jong-il ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che Cina e
Russia intendono annacquare. Il ministro degli Esteri cinese Yang Jeichi, in
una telefonata al collega Hirofumi Nakasone, ha detto che le sanzioni non
risolvono il problema Corea del Nord: occorrerebbe una risoluzione Onu
«bilanciata», che non precluda il ritorno di Pyongyang al tavolo dei negoziati
a sei.
I
brevetti del signor Brambilla ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
gli
interessano i brevetti non registrati in Cina». Giuseppe Ranalli, titolare
della Tecnomatic di Corropoli in provincia di Teramo, è uno specialista di
ingegnerizzazioni. La sua società, che l'anno scorso ha fatturato 27 milioni di
euro, è una piccola impresa a buon contenuto tecnologico, parte di un fenomeno sommerso
che sta diventando sempre più visibile nelle statistiche dell'
Con
il petrolio si alimentano attese di rincari
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
paese al
secondo posto dopo la Cina nella graduatoria degli importatori di questo olio
alimentare – alla borsa merci di Kuala Lumpur il future per consegna vicina
potrebbe superare 3mila ringgit per tonn. (circa 596 à ) perché la forte
domanda di olio di soia, in Asia come anche al Chicago Board of Trade, si
scontra con un'offerta non eccezionale.
Hummer
venduta alla Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la nuova
classe di superricchi di un paese emergente come la Cina. Tra i pretendenti
della Hummer l'anno scorso non a caso c'erano un'altra società cinese, la Hunan
Changfeng, l'indiana Mahindra & Mahindra e il miliardario russo Oleg
Deripaska. L'acquisto della Hummer potrebbe soddisfare le ambizioni della
Sichuan Tengzhong, produttrice di macchinari pesanti per lavori stradali,
Cinesi,
svegliatevi Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen
( da "Unita,
L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ma esiste o è
possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in
quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è
difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo
prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il
dissenso.
Può
la barca affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi di Chen Guidi e W...
( da "Unita,
L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
portato alla
luce le disperate condizioni in cui nella ricca e urbanizzata Cina di oggi
vivono i 900 milioni di contadini rimasti nelle campagne. «Gli artigli del
dragone» è invece un libro che indaga, come recita il sottotitolo, su «Crimini,
violazione dei diritti umani e cultura di morte nella Cina del terzo millennio»
(l'autore è Marco Respinti, per Piemme) «Chi comanda a Pechino?
Da
Qingdao a Londra un esule e giramondo
( da "Unita,
L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dopo aver
subito la censura per alcuni scritti e dopo aver vagabondato per tre anni per
la Cina, è espatriato a Hong Kong. Nel giugno 1989, avuta notizia di quanto
succedeva a Tiananmen, raggiunse gli studenti in rivolta, partecipando ad
alcune dimostrazioni. Costretto al capezzale di un fratello ferito, ascoltò per
radio, però, le cronache del massacro.
Se
dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione Pechino in coma (in
lingu... ( da "Unita, L'"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ma esiste o è
possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in
quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è
difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo
prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il
dissenso.
Tiananmen,
20 anni dopo ( da "AprileOnline.info"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina si
chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la
censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento
del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si
avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino,
Credo
staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola
Microsoft , ... ( da "Finanza e Mercati"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
incasso in
Cina, la Cina continua a scommettere su Wall Street. Il credito Usa, alle prese
con ricapitalizzazione e restituzioni del fondi del Tarp, continua a fare nuove
emissioni. E ieri è arrivata la notizia che China Investment Corp (Cic, il fondo
sovrano di Pechino) ha aderito con entusiasmo alla ricapitalizzazione di Morgan
Stanley acquistando azioni per 1,
Tiananmen,
Hillary chiede i nomi dei morti ( da "Unita, L'"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
chiede i nomi
dei morti Pechino Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton chiede alla Cina
di pubblicare i nomi dei morti di piazza Tiananmen. E di render noti anche i
nomi delle persone scomparse o arrestate nelle manifestazioni per il XX
anniversario. Nella piazza, centinaia di poliziotti e uomini delle forze
paramilitari. Il mausoleo del presidente Mao è stato chiuso «per lavori».
moscato
wine festival la piazza si tinge di giallo
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
accaparrarsi
un calice da degustazione ai prezzi sopraindicati consente di assaggiare as
much as you want ai banchi dei produttori e con ticket nelle enoteche tematiche
della piazza (Enoteca del Moscato nel Mondo, Enoteca «Oltre il Moscato» ed
Enoteca dei vini aromatici). Cin cin. Info www.gowinet.it, 0173/364631 (l.iac.)
la
rissa del centrodestra ci allontana dall'europa - agostino spataro
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in
provenienza dall´Asia (Cina, India, Giappone) e dall´Africa verso l´Europa.
Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo Persico cominciano ad
orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e
Nord Europa. Ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela
a spese del contribuente,
L'Iran
tradisce Parigi con Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
petrolifera
della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di "Pars sud", uno
dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo per un valore di 4,7
miliardi di dollari. Secondo l'Irna, l'agenzia d'informazione ufficiale
iraniana, le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah
Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera
iraniana (
IL
PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI GAS DEL MONDO
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
miliardi di
dollari con la Compagnia nazionale petrolifera della Cina (Cnpc) per lo
sviluppo della fase 11 di Pars South, uno dei più grandi giacimenti di gas
naturale del mondo.Secondo l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana Irna,le
firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz,
amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana (Nioc)
Keynes
non è la coperta di Linus ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
D'altra
parte,quest'anno la Cina crescerà del 6% mentre il mondo occidentale si
contrarrà. E lo sviluppo economico futuro dovrà venire dalla produttività».
Vincerà davvero la temuta "democratura", quell'ibrido con il corpo di
democrazia e la testa di dittatura di cui Pechino è l'esemplificazione suprema?
Tecnologie
italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
secondo il
programma di collaborazione ambientale tra Italia e Cina promossa dal direttore
generale del ministero, Corrado Clini. Tra le caratteristiche ci sono i
pannelli fotovoltaici, l'illuminazione a specchi solari, la ventilazione
naturale. L'edificio ospiterà anche la sede cinese del ministero italiano
dell'Ambiente.
Strategia
d'attacco per Zegna ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«La Cina,
cresciuta del 30%, è per noi il secondo mercato mondiale. Vanno bene anche il
sud-est asiatico (l'anno prossimo apriremo in Vietnam) e gli Emirati Arabi, va
molto bene l'America latina e, nel suo piccolo, anche l'India cresce a due
cifre».
Peugeot
cerca alleati (di minoranza) ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ha
partnership industriali in Cina con Dongfeng e in Russia attraverso la
costruzione di un impianto assieme a Mitsubishi. Quanto alla taglia critica che
intende raggiungere, Varin pur sottolineando che «le dimensioni sono certo
importanti », ha detto di non avere in mente «una cifra del miracolo, che si
tratti di 5,5 o di 6 milioni di vetture».
Sui
mercati torna la prudenza e l'euro scende
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Giornata
negativa anche per il rublo, che ha seguito i ribassi di Borsa. Il presidente
Dmtrij Medvedev potrebbe discutere la propria proposta di creare una nuova
moneta internazionale nel vertice con Brasile, India e Cina, in programma
questo mese.
Per
gli orologi la ripresa ritarda di un anno
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
export nei
quattro mesi verso la Russia (-61%) e verso la Cina (-39%). Meno consistente,
ma pur sempre rilevante, la flessione che riguarda l'India (-29%). Nel
complesso, i maggiori mercati europei resistono per ora meglio – tra le
eccezioni la Spagna (-36%) – rispetto agli Usa e ai grandi mercati emergenti.
Bernanke:
allarme deficit ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Di recente
anche la Cina, grande investitore in titoli statunitensi, ha espresso
nervosismo, che il segretario al tesoro Tim Geithner ha cercato di alleviare
durante una visita a Pechino questa settimana. Sullo stato
dell'economia,Bernanke ha ribadito di aspettarsi schiarite, ma deboli: la
crescita dovrebbe tornare entro fine anno,
la
paura torna a tienanmen alta tensione vent'anni dopo
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nel ventesimo
anniversario del massacro ieri una cappa di silenzio è calata su tutta la Cina:
blindata la piazza dove i carriarmati soffocarono la protesta democratica,
censurati i giornali e i siti Internet, arrestati i dissidenti. Una dura
protesta è venuta da Washington. La più forte presa di posizione dall´avvento
dell´Amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton.
quell'uomo
solo contro i carri armati l'eroe della rivolta avvolto nel mistero - (segue
dalla prima pagina) federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina di
oggi è figlia del dopo-Tienanmen, quando il regime stabilì un ordine e una
logica nel castigo. «La repressione armata - ricorda Xu - non avvenne a Piazza
Tienanmen ma più lontano. Le cataste di cadaveri io le vidi sulle vie Fuyou e
Changan.
Iran.
Francia. Sarkozy duro su negazionismo e nucleare
( da "AmericaOggi
Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Usa,
Francia, Gb e Russia, più l'alto rappresentante Ue Javier Solana)". Il
presidente ha "lanciato all'Iran l'appello a rispettare le risoluzioni del
Consiglio di sicurezza e ad impegnarsi nel negoziato", che "aprirebbe
la strada ad una cooperazione molto ampia a tutto vantaggio dell'Iran, compreso
sul nucleare civile,
Cina.
Tieananmen. La piazza nella morsa della polizia
( da "AmericaOggi
Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
inglese e
sono state immediatamente vietate in Cina, un Paese dove le edizioni pirata di
tutti i tipi di libri e documenti hanno una larga diffusione. Anche il sito
Flickr, del motore di ricerca Yahoo!, é adesso inutilizzabile in Cina,
probabilmente per impedire la diffusione di foto delle manifestazioni del 1989
e del massacro compiuto nella notte tra il 3 ed il 4 giugno di quell'
In
Sicilia niente Europa, solo una maxirissa
( da "AprileOnline.info"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Asia (Cina,
India, Giappone) e dall'Africa verso l'Europa. Così come la gran massa di
petrodollari che dal Golfo persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi
rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e nord Europa. Insomma, ad
Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del
contribuente,
Poltrone
Frau arrederà le salette vip della Sea
( da "Finanza
e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
delocalizzazione
nello stabilimento in Cina di alcune linee di business. «A oggi - aveva
sottolineato Rinero - l'unità produttiva cinese non è sfruttata a pieno. Per
questo motivo abbiamo pensato di delocalizzare quei componenti non visibili del
business». Intanto il cda di Poltrona Frau, nei giorni scorsi, ha comunicato i
dati del primo trimestre si è chiuso con ricav in calo del 14%
Ferragamo
cresce in Cina con 5 nuovi store ( da "Finanza e Mercati"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ferragamo
cresce in Cina con 5 nuovi store da Finanza&Mercati del 05-06-2009
Salvatore Ferragamo scommette sulla Cina. Il gruppo di moda ha inaugurato
cinque nuovi monomarca in Asia: ad Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan. È
così salito a 33 il numero dei negozi del brand fiorentino nel Paese.
"individualisti
e polemici, napoletani contro l'arte" - stella cervasio
( da "Repubblica,
La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che dirige
con inestinguibile passione, è a quota mille esibizioni (anche in Cina e
Russia): «Non potrei non chiedere il ripristino delle orchestre. In Puglia la
Provincia sostiene ben due compagini musicali. Non dobbiamo permettere più alle
istituzioni di dirci che non ci sono soldi, ma solo di spiegare come vengono
spesi».
DAVID
CARRADINE SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la
polizia ha dubbi sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film
( da "Unita,
L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tanto era
credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti
in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole
(il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna,
patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al
punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin.
Suo
padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla
rispetta... ( da "Unita, L'"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tanto era
credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti
in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole
(il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna,
patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al
punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin.
Airbus
Precipitato Velocità ridotta la causa del disastro L'Airbu...
( da "Unita,
L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Fermate al
confine tra Cina e Corea del Nord, per Euna Lee e Laura Ling (reporter di
Current Tv, il network di Al Gore) appare certa la condanna. Pakistan Preso
leader talebano della valle dello Swat Sufi Mohammad, il leader religioso dei
Talebani della valle dello Swat e capo dell'organizzazione Tehrik-e Taleban-e
Shariat-e Mohammadi (Tnsm),
Tiananmen
blindata A Hong Kong veglia per ricordare le vittime
( da "Unita,
L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
le accuse di
Washington sono «senza fondamento» e costituiscono «una grave interferenza
negli affari interni della Cina». Tiananmen aperta al pubblico ma inondata di
polizia per evitare qualunque tentativo di manifestazione nel ventennale del
massacro. A Hong Kong 150mila persone ricordano le vittime della repressione.
tienanmen,
la rabbia del regime "l'america non deve interferire" - raimondo
bultrini ( da "Repubblica, La"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ben pochi in Cina
hanno potuto così seguire l´eco delle polemiche e delle manifestazioni che da
Hong Kong a Taiwan, dall´Europa agli Usa hanno marcato l´anniversario della
strage. A uso e consumo dei soli media stranieri è stata anche la dura replica
del portavoce degli Affari Esteri cinese Qin Gang all´appello della Clinton,
l'azienda
premia chi non inquina - (segue dalla copertina)
( da "Repubblica,
La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Guidate da
Cina e Brasile, hanno aumentato del 27% i loro investimenti in energie pulite.
Certo i problemi da risolvere restano immani. La Cina si è risvegliata solo
dopo che il suo modello di sviluppo energivoro ha seminato distruzione. Oggi
sui 600 milioni di cinesi che abitano in zone urbane, solo l´1% respira un´aria
che sarebbe considerata "
"facciamo
come noè e l'uomo avrà un futuro" - alix van buren new york
( da "Repubblica,
La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La raccolta
in natura di piante medicinali per la richiesta crescente di farmaci e
supplementi in Cina, Giappone, Europa, Stati Uniti. Un altro fattore è il
mutamento climatico, fra i più devastanti. L´ultima estinzione di massa avvenne
66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. Passarono più di 10 milioni di
anni prima che la Terra si riprendesse.
il
riscaldamento globale rimane la vera emergenza. ma per la prima volta dopo anni
bui, forse si può essere ottimisti. ecco perché - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina si
candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso
un´economia low-carbon, a bassa emissione di Co2». Non è propaganda del regime
di Pechino. L´affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale
dell´Ambiente dell´Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il
Climate Group,
Tienanmen.
Hong Kong. Veglia di 150 mila persone
( da "AmericaOggi
Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
una grave
interferenza negli affari interni della Cina''. ''Esprimiamo - ha aggiunto il
portavoce - la nostra profonda insoddisfazione e le nostra risoluta
opposizione'' alle accuse della Clinton. Come decine di altri dissidenti, Ding
Zilin ha passato la giornata di oggi agli arresti domiciliari, mentre altri
sono stati allontanati di autorita' dalla capitale e portati '
Biennale.
Record di presenze a Venezia ( da "AmericaOggi Online"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Di fronte, i
mondi complessi della Cina e dell'Uruguay si fondono nei collage di Juan
Burgos. Sulle scale esterne, margherite di ferro da sfogliare per un 'M'ama,
non m'amà nell'opera di Raquel Bessio che guarda all'unità sudamericana e
significativamente si intitola 'Terra promessa'.
Tienanmen,
Pechino gela la Clinton ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Piazza
Tienanmen infiamma le relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. «Le
affermazioni del segretario di Stato americano sono accuse senza fondamento
contro il governo cinese, e costituiscono una grave interferenza negli affari
interni della Cina», ha tuonato ieri un portavoce di Pechino, esprimendo
«profondo scontento e risoluta opposizione » alle parole di Hillary Clinton.
RAPPORTI
DIFFICILI ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina per la
prima visita da segretario di stato. Esordisce dicendo che la questione dei
diritti umani non può compromettere il dialogo tra i due paesi. Un pragmatismo
che solleva critiche e polemiche Il rapporto sui diritti umani Neanche una
settimana dopo il viaggio dell'ex first lady,esce il rapporto annuale
statunitense sulla situazione dei diritti umani nel mondo che attacca
Pyongyang,
a processo le giornaliste americane
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sono state
catturate il 17 marzo scorso al confine con la Cina: Pyongyang ha consentito
all'ambasciatore svedese (che rappresenta gli interessi Usa) di visitarle e ha
permesso anche una telefonata con i familiari negli Usa. A dimostrazione, secondo
molti osservatori, della volontà di utilizzare gli "ostaggi" in una
logica di pressione e implicito scambio.
Calzature,
intesa per l'export ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. Per
l'Europa i tempi sono un po' più lunghi. è necessario però sfruttare al massimo
la grande opportunità che l'Unione europea offre: la libertà di mercato che
significa libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi. E per
farlo servono un posizionamento strategico, un supporto a questo posizionamento
e una visione a medio e lungo termine da parte delle aziende.
Senza
ricerca non c'è rilancio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Russia
e paesi emergenti, ma anche coesione interna fra i membri dell'Unione». A fare
gli onori di casa, un bocconiano doc come Mario Monti, che dell'ateneo milanese
è l'attuale presidente. Ma al tavolo hanno preso parte anche il rettore Guido
Tabellini e Alfonso Gambardella, autore del volume "Innovazione e
sviluppo"
Sfuma
il ricco accordo tra Chinalco e Rio Tinto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina
sarebbero giunti 12,3 miliardi in cambio di importanti quote nelle più ricche
miniere di ferro, rame e alluminio di Rio Tinto; in più, 7,2 mld $ sarebbero
stati versati per obbligazioni convertibili con le quali Chinalco,
esercitandole, avrebbe visto salire la propria quota in Rio Tinto al
18%,dall'attuale 9%.
BREVI
DA MODA E DESIGN ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
FERRAGAMO PIù
FORTE IN CINA Cresce la presenza in Cina di Salvatore Ferragamo. Il gruppo
fiorentino ha infatti aperto, negli ultimi quattro mesi, cinque nuovi punti
vendita a Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan, che si aggiungono agli altri
33 già esistenti. I nuovi negozi sono distribuiti tra il nordest e il sud del
paese e sono tutti allestiti secondo il nuovo concept di Ferragamo,
La
crisi passerà, attenti alle scorciatoie
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
oggi la Cina.
Entrambe le lezioni - quella sulla lentezza e la difficoltà della ricostruzione
del settore bancario e quella sulla dipendenza da un grande fornitore esterno
di capitali - sono sgradevoli. Per lungo tempo è stato molto più facile
ripetere il mantra rassicurante di una comunità mondiale che aveva imparato,
Non
solo stanze, obiettivo riqualificazione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
commenta Cino
Zucchi – può creare continuità tra gli insediamenti di diversi periodi storici.
Si può lavorare apportando un mix funzionale che integri l'abitare con gli
spazi per il lavoro. Altro tema è quello degli spazi condivisi come sono le
lavanderie e gli spazi gioco negli interventi residenziali.
Occasione
da non perdere per l'efficienza energetica
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ha costruito
in Cina, prima il Siieb e quest'anno ha inaugurato il Ningbo (The Centre for
Sustainable Energy Technologies) che alcuni mesi fa a Cannes in occasione del
Mipim ha vinto il premio "2009 MIPIM Green Building Award". Sono in
cantiere alcuni edifici per ufficia Milano e tra i suoi ultimi progetti, in
partnership con Favero & Milan Ingegneria,
Arriva
l'ondata di euroscetticismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Brasile e la grande crisi socioeconomica che ci è scoppiata addosso, se non ci
fosse stata l'Europa avremmo dovuto inventarla: si è dimostrata uno scudo
provvidenziale tra una tempesta e l'altra.Certo,non un modello perfetto.
Comunque un ammortizzatore regionale prezioso per stati dalla sovranità
nazionale ormai insufficiente a tener testa da soli agli sconquassi mondiali.
Napoli
Teatro Festival Italia: al via la seconda edizione
( da "AprileOnline.info"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il lavoro in
Cina e quello a Napoli. Linguaggi, parole dette, non dette e soffocate.
Diversità ma identità da tirar fuori. In questi legami trasversali con il
mondo, la città respira il Festival. Sembra sentirlo. Viverlo nelle sue diverse
zone, nelle sue diverse identità.
Gnl,
Sua Maestà gioca la carta Qatar ( da "Finanza e Mercati"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dove paesi
come la Cina già mostrano forte interesse. «Ci aspettano ancora grandi sfide
dal punto di vista energetico - ha detto all'inaugurazione del porto Rex
Tillerson, di Exxon Mobil Corporation - South Hook, come parte vitale del
progetto Qatargas 2, è un perfetto esempio di una strada da percorrere per ottenere
risultati interessanti.
arte,
glamour e notti pazze torna a splendere l'oro di venezia - (segue dalla prima
pagina) natalia aspesi ( da "Repubblica, La"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cini, dove la
Fondazione Prada esponeva una antologica dell´americano John Wesley, curata da
Germano Celant. «Credo che il mio lavoro abbia molto a che fare con il sesso»
ha dichiarato il simpatico ultraottantenne, si direbbe soprattutto quello
femminile, che descrive molto carinamente, ridisegnando i personaggi dalla
pubblicità e dei fumetti anche per bambini mentre si rimirano
Ventesimo
anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro
nel pomerigg... ( da "Unita, L'"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina il
bianco è il colore del lutto. Infine, internet e la censura. Negli ultimi
giorni diversi siti web stranieri sono stati "armonizzati" (tra gli
altri Twitter, Flickr e Hotmail, che si sono aggiunti a YouTube, Blogger e
Wordpress), molti portali cinesi hanno scelto l'autocensura, appendendo per
qualche giorno la targa «
DIVO
PIÙ DIVA LA STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia
Bartoli: tanto diversi da far innamorare i giovani
( da "Unita,
L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Lang è il
perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e
smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della
mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre
sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e
dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla.
È
emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival
Pollini,... ( da "Unita, L'"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Lang è il
perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e
smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della
mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre
sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e
dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla.
lavoro,
a rischio altri 18 mila posti - stefano parola
( da "Repubblica,
La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
cioè quelli
dei paesi "bric": Brasile, Russia, India e Cina. Oggi il Piemonte
esporta soprattutto nell´Unione europea, mentre in quelle aree riversa appena
il 6,8 per cento dei beni che finiscono all´estero. Troppo poco, perché una
volta che la crisi sarà passata è proprio dai paesi emergenti che secondo l´Fmi
partirà il rilancio.
chay
yew, storie comuni tra napoli e singapore
( da "Repubblica,
La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
amore fra un
italiano e un´orientale e viceversa, un commerciante napoletano che va in Cina
a vendere abiti e una donna del nord della Cina che vive chiusa nella sua casa
di Napoli spaventata dalla violenza della città. Fra vicende legate alla
contraffazione e incidenti sul lavoro, s´intrecciano a momenti di lavoro nelle
fabbriche tessili.
Politici
italiani, datevi da fare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma trovo
ingiusto che i miei prodotti in Cina debbano pagare dazi fino al 29% e i
prodotti cinesi da noi paghino il 4 per cento». Serve una politica più
determinata dell'Europa nei confronti della concorrenza di altri Paesi
emergenti, nel rispetto delle regole del mercato. E una maggiora tutela del
made in Italy.
La
legge della rete ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ci sono solo
la Cina e la Birmania) nei quali internet è veramente repressa, filtrata e
censurata e gli internauti sbattutiingalera sulserio? • Il pensiero di Ciampi
Trovo eccellente l'iniziativa del Sole 24 Ore di dare spazio alle autorevoli
voci di economisti, e di altri eminenti uomini di cultura, al fine di penetrare
le difficili tematiche connesse alle cause della crisi.
La
scienza modello per Milano ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina:
produciamo moltissimo e con un'altissima qualità a costi- ad esempio gli
stipendi dei nostri ricercatori- bassissimi. Perché allora la nostra capacità
attrattiva non decolla? Forse perché non riusciamo a garantire tranquillità sul
piano legislativo e fiscale: qualunque aziende decida di investire vuole un
quadro di riferimento delle regole non solo chiaro ma anche stabile.
Gm:
con Magna intesa entro luglio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina sì,
gli Stati Uniti apparentemente no. è in questo contesto che il governo tedesco
ha deciso di lasciare la porta aperta a eventuali nuovi acquirenti. Che cosa
c'è dietro a questa scelta: la paura che i negoziati MagnaOpel falliscano? O
anche il tentativo di calmare le acque nella grande coalizione viste le
reazioni negative provocate dall'
La
battuta di Andreotti. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
riflettori e
le polemiche sul viaggio di amicizia in Cina di Bettino Craxi, accompagnato da
una folta delegazione italiana. Andreotti disse: «Vado in Cina con Craxi e i
suoi cari...». Riferendosi a quanto affollato fosse l'aereo. Si era nel 1986,
nella prima Repubblica, Tangentopoli non era ancora alle porte, Craxi era
presidente del Consiglio e Andreotti il suo ministro degli Esteri.
Wall
Street corre più dell'economia reale
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a parte
alcuni acquisti (speculativi) dalla Cina, non c'è evidenza che sia aumentata la
richiesta di materie prime. L'altro preoccupante aspetto è il flusso di vendite
sui titoli di Stato dettato dai timori sul gonfiarsi del debito pubblico dei
vari Stati e, di nuovo, sulle attese di una ripresa economica.
Marchi
globali ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
STILE E
TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Marchi globali LA STILISTA Frida
Giannini (nella foto a sinistra), direttore creativo di Gucci, ha inaugurato a
Shanghai, insieme all'amministratore delegato Patrizio Di Marco, il più grande
negozio monomarca del brand fiorentino in Cina (a destra), di cui ha curato il
concept
Intesa
con Versace Di Risio se ne va ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dopo una cura
drastica, tra il 2005 e il 2006 i debiti erano stati concellati e l'utile
ritrovato © RIPRODUZIONE RISERVATA Il manager. Giancarlo Di Risio, qui ritratto
durante una conferenza stampa in Cina, lascia Versace dopo cinque anni come a.
d. OLYCOM
Gucci,
incassi record in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
incassi
record in Cina Ricavi a 96 milioni di euro (+16%) in tre mesi Aperto a Shanghai
un nuovo flagship store Paola Bottelli SHANGHAI. Dal nostro inviato P rendete
Xian, la patria dei celebri guerrieri di terracotta, dove prima del taglio del
nastro si è formata una lunga coda notturna in perfetto stile Harry Potter.
Rio
Tinto sceglie Bhp Billiton ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sostenendo
che avrebbe concesso troppo potere alla Cina. Anche le autorità australiane
erano incerte sull'opportunità di cedere alla Cina asset nazionali considerati
strategici. L'accordo era stato siglato all'apice della crisi finanziaria e
all'epoca era stato descritto dal chief executive Tom Albanese come «la
migliore soluzione », l'unica strada percorribile per ridurre l'
Se
il Dragone perde la faccia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
minerario
australiano dagli accordi presi con Chinalco è stato il recente aumento del
prezzo dei minerali ferrosi, di cui oggi la Cina è il principale consumatore
mondiale. Risultato: Chinalco ha perduto una preziosa opportunità per
internazionalizzare il proprio business, aumentare la propria scala produttiva
e accrescere il proprio prestigio tra i grandi produttori di metalli ferrosi.
Recessione
e diplomazia. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina pronta a
sottoscrivere le obbligazioni del Fondo per avere più voce in capitolo Pechino
punta 50 miliardi sull'Fmi Antonella Scott SAN PIETROBURGO. Dal nostro inviato
Il momento peggiore della crisi economica non è passato, «è troppo presto per stappare
le bottiglie di champagne»: al Forum economico di Pietroburgo i toni di Dmitrij
Medvedev sono stati molto meno battaglieri
chinotto
ligure, tour sulle spiagge una proposta della fondazione slow food - raffaele
niri ( da "Repubblica, La"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tra Varazze e
Finale si coltivano gli agrumi originari della Cina in una originale
rivisitazione di riviera, dai dolci alla birra Chinotto ligure, tour sulle
spiagge Una proposta della Fondazione Slow Food RAFFAELE NIRI La scena potrebbe
risalire all´inizio del secolo scorso. Se non, addirittura, alla fine
dell´Ottocento.
parigi
val bene un budda è boom di nuovi fedeli - anais ginori
( da "Repubblica,
La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina ha
comunicato la sua "ferma opposizione" a questa onorificenza e non è
previsto nessuno incontro con rappresentanti del governo. In Francia, uno dei
portavoce del buddismo più famoso è Matthieu Ricard, definito "uomo più
felice del mondo", dopo test neurologici effettuati da un´università
americana.
Rio
Tinto ci ripensa e beffa i cinesi
( da "Avvenire"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
DA MILANO
ALESSANDRO BONINI S chiaffo alla Cina. Con un colpo di scena, il gruppo
minerario anglo-australiano Rio Tinto ha piantato in asso Chinalco, società
pubblica di Pechino, per concedersi al suo ' primo amore', la connazionale Bhp
Billiton. Il secondo e il terzo colosso mondiale del settore riuniranno le
proprie miniere di ferro australiane in una joint venture paritetica:
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima Pagina Pechino alla ricerca del bambino perfetto FEDERICO
RAMPINI LA CINA costruisce il "bambino perfetto", inquietante
creatura che sarà il frutto della genetica e di un esperimento di ingegneria
sociale. Forte del più grande serbatoio di esseri umani del pianeta, la
Repubblica Popolare porta fino alle estreme conseguenze la selezione della
specie. L´infanzia viene strappata al mondo dei giochi, dei sogni,
dell´improvvisazione, dell´estro o del caso. SEGUE A P
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 18 - Esteri
Corea, l´America non crede ai test atomici Il Pentagono: "Nessuna
prova". Ma Pyongyang lancia un nuovo missile Dopo gli ordigni, Seul adesso
teme provocazioni navali nella stagione della pesca GIAMPAOLO CADALANU La Corea
del nord si agita, minaccia, lancia missili: ma sarà un rischio vero per il
mondo? Se lo sono chiesti apertamente gli Stati Uniti e persino gli spaventati
sudcoreani dopo il lancio, ieri, dell´ennesimo ordigno a corto raggio, il sesto
da lunedì. Ma ormai quelli che Pyongyang chiama test e che buona parte del
mondo vede come provocazioni, rischiano di rivelarsi più come tentativi
grossolani di attirare l´attenzione che come concrete minacce per la pace. Gli
osservatori militari sembrano poco impressionati: i "test" sono
consistiti in prove quasi inoffensive, con missili di gittata limitata a
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Roma Il
blitz I Ros sequestrano 90mila scarpe Nike false Dodici arresti, 90 mila scarpe
Nike false sequestrata, un giro d´affari di 10 milioni di euro e un´associazione criminale che partiva da Cina e Vietnam e arrivava alla Repubblica Ceca, passando per
l´Italia: a Gioia Tauro per gli arrivi della merce e a Roma per la
distribuzione. Questi i numeri dell´operazione "Rilancio" presentata
da Mario Parente, vice comandante dei Ros dell´Arma e dal procuratore della
Dda, Giancarlo Capaldo. La "catena della contraffazione",
secondo gli investigatori, aveva legami con la ndrangheta. Dei
12 arrestati 8 sono italiani, tutti calabresi, gli altri cechi. La base operativa era a Roma:
il boss è il proprietario di un ristorante vicino al Pantheon. (m.e.v.)
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Bologna
All´Arena del Sole dibattito sulla crisi con il professore e il candidato Pd.
In 350 alla cena di finanziamento Prodi ha un sogno spagnolo per Delbono
"Con te Bologna diventi la nuova Barcellona" Il moderatore all´ex
premier: "Sei il papi dell´euro". E lui: "Ormai sono il
nonno..." Con Delbono Bologna può diventare la nuova Barcellona d´Europa.
Ecco il "sogno", o forse il "compito" che Romano Prodi
consegna al suo pupillo davanti al gotha dell´economia bolognese all´Arena del
Sole a un incontro sulla crisi e sul modo di affrontarla, seguito da una cena
per finanziare la campagna elettorale del candidato del centrosinistra.
Trecentocinquanta invitati, cento euro a testa. Con Flavio Delbono, il senatore
Giancarlo Sangalli e il deputato Paolo Nerozzi davanti ai big dell´economia (ci
sono i pesi massimi della cooperazione, Calzolari, Collina, Sita,
dell´artigianato, Muratori e Ghelfi, del Commercio, Ferrari e De Scrilli, manca
solo la Confindustria). Si parla della recessione, grande assente dal dibattito
politico nazionale e locale, nonostante un numero crescente di famiglie tocchi
con mano che cosa significa la perdita di un posto di lavoro precario o la
cassa integrazione. E «il governo - dice Sangalli - non fa nulla». Prodi, che
il moderatore Giorgio Tonelli ribattezza «il papi dell´Euro», prima si
schermisce («Ormai sono il nonno dell´Euro, ma ho messo in sicurezza il mio
paese e ne sono orgoglioso»), poi spiega che «la crisi non è passata, anche se
forse abbiamo toccato il fondo del catino». Ora il problema è quanto durerà
«perché si può digiunare un giorno o una settimana, ma non all´infinito». E «il
fiato delle imprese è sempre più corto». L´uscita dal tunnel, in questa fase, è
nelle mani della Cina e degli Usa,
mentre l´Europa, lamenta Prodi, «è al traino, divisa e assente dalle grandi
scelte», nonostante si voti per il Parlamento del vecchio continente. In tutto
questo Bologna può fare molto, dice il Professore, che approva le proposte di
Delbono che vuole dialogare con il nuovo Rettore, convinto che il binomio
Ateneo e Comune darà una direzione di marcia al futuro di Bologna,
mentre palazzo d´Accursio deve affrontare la crisi con proposte originali,
(«non solo le tariffe zero ai cassintegrati e a chi perde lavoro, ma un fondo
con la garanzia del Comune da offrire ai risparmi dei bolognesi e il tempo
pieno garantito dal Comune per non mettere in difficoltà i genitori che
lavorano»). Una ricetta che piace a Prodi che vede in Delbono il sindaco che
può portare Bologna a ragionare in grande. Ad essere come Barcellona, appunto:
«Una città gradevole, pulita, con i dehors, dove la gente viene volentieri». Un
sindaco che metta insieme il Comune, l´Università, le sue forze imprenditoriali
aprendo nuove industrie produttive nel campo delle scienze della vita e delle
energie alternative («Per queste cose Bologna è eccezionalmente dotata»).
Magari con «un grande festival che sia nel cuore della città». «Tu puoi farlo»,
dice Prodi a Delbono «perché non hai interessi personali, hai esperienza
amministrativa e conosci il mondo. Il grande disegno che devi portare avanti è
mettere insieme le energie che ci sono e la gioia di vivere». Perché poi,
«ragassi - sorride Prodi - se si fa tutto questo, prima o poi si vince anche a
football». Proprio come Barcellona con i suoi blau grana. (l.n.)
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 43 - Cronaca
Su 1.000 ne verranno selezionati
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-05-30 - pag: 14 autore: INTERVISTA Graham Allison
Kennedy School of Government di Harvard «Una super-polizia per il nucleare»
Marco Valsania NEW YORK Una "super-polizia" scientifica capace di
risolvere, senza errori, crimini atomici. Affiancata da una dottrina
internazionale che garantisca «devastanti rappresaglie » contro chiunque abbia
fornito ordigni nucleari a gruppi terroristici o paesi che li abbiano fatti
esplodere. è questa la "nuova deterrenza" propugnata da Graham
Allison, uno dei massimi esperti americani di terrorismo e sicurezza nucleare,
per fermare la Corea del Nord, ma anche l'Iran e soprattutto alQaida. Allison,
a 69 anni, è direttore del Belfer Center for Science and International Affairs
alla John F. Kennedy School of Government di Harvard. Ma la sua carriera lo ha
visto dividersi tra mondo accademico e governo: è stato consulente del
ministero della Difesa sotto il presidente repubblicano Ronald Reagan e alto
funzionario del Pentagono con il democratico Bill Clinton. è stato premiato per
il ruolo nel ridurre gli arsenali atomici delle ex repubbliche sovietiche. Ed è
autore di " Terrorismo nucleare:l'ultima catastrofe evitabile". Dopo
il recente test atomico in Corea del Nord, siamo in presenza di una grave
escalation del rischio nucleare? Il test è stato un campanello d'allarme.
Ricorda a tutti che anche un piccolo, povero, isolato e all'apparenza insignificante
stato, governato da uno strano leader, è un'enorme minaccia per il mondo.
Perché siamo davanti a un regime spietato e irresponsabile. Che potrebbe
vendere bombe atomiche a Osama bin Laden e al-Qaida, capaci di distruggere una
città europea o americana. La Corea la preoccupa più dell'Iran? Al programma
nucleare di Teheran mancano ancora anni per disporre dell'uranio sufficiente a
una bomba, per condurre i test e creare un arsenale che consenta di cedere
ordigni senza sguarnirsi. Ben diversa la realtà di Pyongyang: nel 2001, quando
George W. Bush divenne presidente, aveva plutonio per due bombe, adesso ne ha
per dieci e ha condotto due esperimenti. Abbastanza per poter cedere tecnologia
per una o due bombe. Nulla di ciò che oggi accade in Iran può cancellare dalla
faccia della terra una metropoli occidentale. La Corea del Nord, con la
capacità tecnica, ha invecegià mostrato di avere la necessaria aggressività:
riuscì a vendere il progetto di un reattore nucleare in Siria, a poca distanza
dalle truppe americane in Iraq, poi bombardato dagli israeliani nel 2007. Come
fermerebbe la nuova minaccia nucleare? Serve, da parte degli Stati Uniti e di
altre grandi potenze, una nuova versione della deterrenza, aggiornata rispetto
alla Guerra fredda. Due i pilastri: innanzi tutto le scienze forensi nucleari,
una sorta di "nuclear Csi", di polizia scientifica per crimini
atomici. Devono convincere un paese quale la Corea del Nord che se un ordigno
dovesse esplodere la sua origine, le impronte digitali ricavate dall'esame dei
residui, sarebbero subito rintracciabili. Per questo occorrono ulteriori passi
avanti tecnologici ma è ormai una possibilità concreta. Il ricorso alle scienze
forensi deve essere tuttavia accompagnato dall'adozione di una dottrina della
responsabilità che affermi a chiare lettere come essere all'origine della bomba
equivale ad aver scatenato un attacco. E che la risposta sarà la stessa, una
rappresaglia devastante. Una simile, urgente rinascita della deterrenza
mostrerebbe a Pyongyang che sarebbe un suicidio sia lanciare che vendere
ordigni. Ma basterà la nuova dottrina a eliminare anche gli arsenali esistenti
o in preparazione? Non ci sono risposte facili: l'unica scelta, nel caso della
Corea del Nord, è una combinazione del bastone e della carota, sanzioni e
incentivi. Un ruolo essenziale spetta alla Cina: è il più influente partner di
Pyongyang e finora ha mancato di riconoscere che rappresenta una minaccia anche
per lei, per l'impatto sulla proliferazione in Asia. Barack Obama in aprile, a
Praga, ha delineato una crociata internazionale per arrestare la proliferazione
e discutere un nuovo trattato contro i materiali destinati alle armi atomiche.
Potrà avere successo? Obama ha ereditato una politica fallimentare, con
l'interoordine nucleare globale in pericolo. è partito con il piede giusto: ha
riconosciuto quella atomica come la "minaccia al sopra di tutte le
minacce"e dato voce a un'ambiziosa agenda per disinnescarla. Bisognerà
vedere se saprà tradurla in realtà. © RIPRODUZIONE RISERVATA «La nuova deterrenza
ha bisogno di reparti hi-tech e di una dottrina della responsabilità» Graham
Tillett Allison, 69 anni, dirige il Belfer Center della John F.Kennedy School
of Government di Harvard. Consulente dell'amministrazione Reagan e funzionario
del Pentagono con Clinton, è tra i massimi esperti Usa di terrorismo e
sicurezza nucleare
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-05-30 - pag: 15 autore: Visita a Pechino. Il ministro del Tesoro americano incontrerà Hu e Wen Geithner: la
Cina consumi di più Daniela
Roveda LOS ANGELES Spendete di più, risparmiate di meno. è questo il messaggio che
il ministro del Tesoro Tim Geithner ha intenzione di portare domenica in Cina durante la sua prima missione
all'estero da quando è entrato a far parte dell'amministrazione Obama.
La mini-lezione di macroeconomia sarà accompagnata da rispettosa gratitudine
per il massiccio pacchetto da 600 miliardi di dollari di stimoli economici
avviato da Pechino per combattere la recessione globale; e da rassicurazioni
sul valore degli investimenti cinesi negli Stati Uniti- 1.500 miliardi di
dollari in obbligazioni - che hanno preso una batosta durante la crisi di Wall
Street. Ma nel corso di una serie di incontri con il presidente Hu Jintao e con
il primo ministro Wen Jiabao, Geithner insisterà per convincere la Cina a modernizzare ulteriormente la propria economia, e
renderla meno dipendente dalle esportazioni. A differenza dai paesi occidentali
industrializzati, infatti, la popolazione cinese ha un elevatissimo tasso di
risparmio. I cinesi risparmiano per necessità, perché lo stato non fornisce
un'adeguata assistenza pubblica per la sanità, l'assistenza sociale, la
pensione o l'istruzione. Solo una radicale riforma pubblica, una sorta di New
Deal rooseveltiano, potrebbe abbassare il risparmio a scopo precauzionale ed
elevare i livelli di spesa interna. E questa è la "conditio sine qua
non" per evitare che la crescita cinese resti legata a doppio filo
all'andamento delle esportazioni, una situazione che crea forti squilibri
internazionali e tensioni politiche e commerciali. [/NS_SERV] Una delle
conseguenze avverse (per la Cina) degli squilibri
esistenti è il crollo di valore degli investimenti cinesi in titoli americani,
acquistati con la valuta proveniente dalle esportazioni. A fine marzo la Cina, maggior investitore al mondo in titoli denominati in
dollari, deteneva 768 miliardi di dollari in obbligazioni del Tesoro Usa; se si
aggiungono titoli a breve o titoli di società pubbliche o semipubbliche il
totale sale a 1.500 miliardi circa. La Cina ha
espresso preoccupazione sulla stabilità futura di questi investimenti, mentre
il governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan ha addirittura messo in
dubbio il ruolo del dollaro come valuta di scambio auspicandola creazione di
una valuta supernazionale. La Cina teme che
l'ulteriore aumento del già monumentale deficit di bilancio Usa (arrivato al
record assoluto di 1.750 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2009)possa
alimentare l'inflazione ed erodere il valore dei suoi investimenti. C'è un
altro argomento spinoso che Geithner invece eviterà di affrontare, quello
valutario. Lo stesso Geithner, durante le udienze al Senato per la sua nomina,
aveva fatto una gaffe diplomatica accusando Pechino di «manipolare» il valore
dello yuan per mantenere un vantaggio competitivo. Oggi l'amministrazione Obama
si limita a dire che lo yuan è sottovalutato, una decisione lessicale che ha
rabbonito Pechino ma ha fatto infuriare negli Stati Uniti i più ferventi
proponenti di tariffe commerciali contro la Cina. Le
pressioni protezioniste all'interno del Parlamento Usa crescono infatti con la
percezione che la Cina mantenga illecitamente un
vantaggio competitivo grazie a una valuta sottovalutata. © RIPRODUZIONE
RISERVATA LE RICHIESTE Per attenuare gli squilibri internazionali Washington
chiede ai cinesi di sostenere più la domanda interna che le esportazioni
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-30 - pag: 21 autore: Made in Italy.
Urso a Venezia per la riunione del Comitato Leonardo presieduto da Luisa Todini
«Ci batteremo per l'etichetta obbligatoria» Cristina Jucker VENEZIA. Dal nostro
inviato Il mondo non sarà più come prima. «Perché questa non è una recessione
economica ma una rivoluzione economica », sostiene il viceministro per lo
Sviluppo economico Adolfo Urso. Che lancia agli imprenditori un avvertimento
ben preciso: «Dovete studiare, capire come sono cambiati i consumi. è finita
l'era dello sviluppo basato sulle auto e sul petrolio ma soprattutto è finita
l'egemonia dei mercati occidentali. I consumi cresceranno sempre più nel sud
del pianeta, nei paesi che gravitano intorno alla calotta antartica, in America
Latina, in Asia, nel Nordafrica. Cambiano le tipologie e cambiano i luoghi. E così anche la Cina, che ha sostenuto il suo sviluppo con le esportazioni». Il
viceministro Urso è intervenuto ieri in occasione dell'incontro con le imprese
venete organizzato dal Comitato Leonardo nell'isola di San Servolo, a Venezia,
sede della Venice international university. «Un luogo magico», come l'ha
definito Luisa Todini,presidente del Comitato Leonardo – nato nel 1993 e
sostenuto da Confindustria e Ice (Istituto commercio estero) – il cui obiettivo
è tenere alta la bandiera del made in Italy. Il tema della discussione era
"Internazionalizzazione e made in Italy". è la seconda volta che il
Comitato si riunisce sul territorio (la prima era stata qualche anno fa in
Toscana) ma questa diventerà un'abitudine: «Lo stiamo facendo camminare » ha
detto Luisa Todini, convinta della necessità di allargare l'attenzione al
territorio. Il prossimo incontro, è stato deciso, sarà al sud, non si sa ancora
dove ma probabilmente «ospitati all'interno di un'azienda di eccellenza». Anche
Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto, è convinto che la recente
crisi abbia acuito la necessità di andare a cercare i mercati più nascosti, in
Asia Minore (ma anche in Iran («per noi interessante dal punto di vista delle
opportunità che può offrire ») come nel Nordafrica, tenendo presente
l'importanza della prossimità: «Paesi come l'India o la Cina
sono certamente interessanti – ha spiegato Tomat –. Ma non tutti possono affrontare
dei progetti così complessi. Anche se gli imprenditori del Nord est sono sempre
stati pionieri all'estero: hanno aziende piccole, flessibili, si adattano bene
a tutte le situazioni. E non hanno bisogno di andare in alberghi a cinque
stelle». Se l'internazionalizzazione è ormai imprescindibile, alle aziende
italiane servono anche altri provvedimenti.Come l'introduzione anche in Europa
( visto che è già presente nella maggior parte degli altri paesi) dell'obbligo
di etichetta d'origine per i prodotti importati. Una battaglia che lo stesso
Urso aveva iniziato nell'ormai lontano 2003, ma che si era arenata di fronte
all'opposizione della maggior parte dei paesi del Nordeuropa. Ma che ora sembra
aver ripreso il cammino. Urso ha annunciato che la Commissione europea ha
deciso di riaprire il dossier e portarlo al comitato tecnico per un'ulteriore
valutazione. «Forse ce la possiamo fare anche entro la fine dell'anno o
all'inizio del prossimo» ha lasciato intendere il viceministro. Ma quello che
soprattutto serve alle imprese per Renato Brunetta, ministro per la Pubblica
amministrazione e innovazione, è un sistema paese efficiente. «Da noi lo Stato
non funziona, è una cosa molto chiara e semplice –ha detto a conclusione
dell'incontro – non funziona in generale e non funziona per le imprese. Perché
non c'è trasparenza nè qualità, c'è troppa burocrazia e troppo poca
meritocrazia. Se abbiamo una scarsa penetrazione nei mercati internazionali è
frutto della mancanza di capacità del sistema Italia ». E sulle responsabilità
ce n'è per tutti, compresi gli imprenditori, che si erano abituati a risolvere
i problemi con la svalutazione competitiva. «La trasparenza,a 360 gradi– ha
aggiunto Brunetta – deve essere la chiave del dialogo tra mondo pubblico e
mondo privato: allora facciamola insieme questa rivoluzione, e facciamola
subito, senza aspettare che finisca la crisi». © RIPRODUZIONE RISERVATA
L'INVITO DI BRUNETTA Il ministro ha chiesto alle imprese un impegno forte per
modernizzare il sistema Paese
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-30 - pag: 21 autore: VOCAZIONE
ALL'EXPORT 48,2 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni del Veneto nel
2008 (dati Ice-Istat). Di tutte le altre regioni italiane, solo la Lombardia
esporta di più (103,7 miliardi) -4,65% Calo dell'export Il
calo delle esportazioni del Veneto nel mondo nel 2008 rispetto al 2007 è stato
però uno dei maggiori 865 Milioni di euro Il valore delle esportazioni venete
verso la Cina nel 2008.
Anche in questo caso, solo la Lombardia ha fatto meglio 1,18 Miliardi di euro
Il valore delle esportazioni venete verso il Nordafrica nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-05-30 - pag: 33 autore: Industria. Diego
Della Valle: più sostegno agli investimenti «La crisi si vince con
l'innovazione: le banche aiutino» «Made in Italy non è solo lusso o Tod's: è
anche Fiat, Generali e Piazzetta Cuccia» di Marigia Mangano A gire sul prodotto
e dare contributi alle aziende che fanno innovazione mettendo in atto una
politica dei redditi in grado aumentare il potere di acquisto dei lavoratori e
stimolare i consumi delle famiglie. E per finire,agevolare l'accesso al credito
da parte degli imprenditori che hanno seri progetti industriali e sono pronti a
mettere in gioco il proprio patrimonio. Solo così,spiega Diego Della
Valle,patron di Tod's, azionista di Mediobanca, Rcs, Piaggio, Bialetti e
Marcolin si potrà uscire più forti da questa crisi e preservare quel "Made
in Italy" di cui l'imprenditore marchigiano è un aperto sostenitore. Una
espressione, tiene a precisare, che non si riduce solo al mondo della qualità e
della moda, ma si estende anche a una filosofia che investe l'intero stile di
vita italiano, dal turismo all'ottimo cibo, dalle Generali a Mediobanca fino
alla Fiat. «Tutti brand che hanno finora avuto una considerazione altissima nel
mondo spiega Della Valle - e che, in questo momento difficile, devono essere
difesi e preservati ». Già, ma come? Io ho sempre sostenuto il grande valore
del Made in Italy. E, soprattutto, la necessità di creare dei meccanismi in
grado di difenderlo: tutelare la competitività di un marchio significa
sostenere l'intera filiera artigiana e industriale che ne è alle spalle. Se
Tod's fa prodotti di alta qualità e di stile, se il gruppo si espande
all'estero, è grazie al nostro lavoro creativo e alla grande qualità
dell'indotto. Il sistema artigianale per questo va sostenuto e incoraggiato a
continuare anche in tempi così duri, altrimenti un anello importante della
catena produttiva di qualità si spezza ea farne le spese sono anche le imprese
più grandi e più note che sono buone ambasciatrici nel mondo di quello che
viene identificato come il made in Italy. Credo che chi ci governa debba avere
principalmente due punti di riferimento: il costo dell'innovazione che deve
essere fortemente incentivato e l'aiuto indispensabile alle imprese più piccole
per poter penetrare i mercati di riferimento a costi sostenibili altrimenti
nell'attuale crisi economica il prezzo più alto rischiano di pagarlo le piccole
e medie aziende che senza un immediato sostegno bancario rischiano di non
farcela. Non crede che alcuni imprenditori abbiano pensato troppo alla finanza
e poco all'impresa? Finanza e industria sono mestieri diversi. Se mescolati tra
lorosenza prudenza possono creare nelle aziende situazioni drammatiche come già
si è verificato negli ultimi tempi. Spesso la finanza "leggera" ha
influenzato eccessivamente la guida delle imprese spostando l'attenzione su
strategie di breve periodo e ad alto rischio, facendo dimenticare ad alcuni
imprenditori la mission industriale. Dunque è necessario da parte degli imprenditori,
pur tenendo in forte considerazione le strategie finanziarie, occuparsi delle
strategie industriali di lungo termine. Lei che atteggiamento tiene tra
investimenti finanziari e gestione industriale? Bisogna distinguere la gestione
industriale delle proprie imprese dagli investimenti personali. Io e mio
fratello seguiamo la vecchia regola di nostro padre, di dedicare tutto il
nostro tempo alla gestione del Gruppo Tod's che investe solo nell'ambito del
proprio sviluppo e di tutto quanto serve per creare valore per i nostri
azionisti. Gli investimenti personali, invece, li facciamo con prudenza
attraverso la nostra holding di famiglia: si tratta solitamente di società con
una forte potenzialità di crescita e nelle quali non è necessario il nostro
apporto gestionale. è stato così con Marcolin, Bialetti, Rcs, Piaggio,
Mediobanca, Cinecittà. Gli investimenti personali, peraltro, hanno un filo
conduttore, che è quello di venir fatti in aziende con una forte brand. Ha
comprato il 6% di Saks e si dice che abbia opzioni per arrivare fino al 10%:
sembrava di capire che ci fosse anche un progetto industriale... Saks la
conosco molto bene,conosco il management ed è uno dei brand più famosi al mondo
nel settore del retail di lusso. Abbiamo visto i conti e la capitalizzazione del
gruppo, il valore della notorietà della brand e abbiamo ritenuto di fare questo
investimento. E non dimentichiamo che Saks è uno dei più importanti
distributori negli Stati Uniti del made in Italy. Nei prossimi mesi
incontreremo il management e parleremo con altri azionisti importanti come
Carlos Slim, che ho già conosciuto, convinti che sicuramente marceremo sulla
stessa lunghezza d'onda. L'investimento in Saks arriva dopo che altri gruppi
sono partiti alla campagna d'America: Lottomatica, Luxottica, e ora Fiat...
Sono buoni segnali che fanno sicuramente bene al prestigio dell'Italia
imprenditoriale anche se non bisogna dimenticare che operare nel mercato
americano rappresenta un alto costo di penetrazione e di gestione. A meno che
non capitino buone occasioni come in questo caso. Se dovessi dare un consiglio
ai colleghi imprenditori direi di guardare all'Asia e alla Cina. In quei Paesi il costo di
penetrazione è molto più basso e soprattutto la considerazione del made in
Italy è altissima. Il governatore della Banca d'Italia ha detto che in questa
fase serve «lungimiranza»da parte delle banche nel valutare i finanziamenti da
dare alle imprese, evitando quindi eccessive restrizioni nell'offerta di
credito. Cosa ne pensa? Il rapporto tra banche e imprese non è univoco, ma deve
essere costruito da entrambe le parti con chiarezza,obiettivi e comportamenti
reciproci. Non dimentichiamo che gli istituti di credito hanno dovuto gestire
una situazione difficile ed hanno bisogno di un po' di tempo per verificarea casa
loro problemi evidenziati da questa crisi. Penso ai banchieri che conosco bene
personalmente. Sono convinto che hanno molta voglia di sostenere progetti
industriali che facciano ripartire lo sviluppo del nostro Paese. E la
difficoltà di accesso al credito tanto lamentata negli ultimi mesi? Oggi
l'accesso al credito è sicuramente più complicato di prima. Ma quando ci si
presenta con progetti seri, aziende preparate e imprenditori pronti a rischiare
la loro parte, allora le cose non sono così complicate. Del resto io penso che
questa è l'imprenditoria che va sostenuta e aiutata a superare questo momento
difficile. Ma le banche credono più ai manager o agli imprenditori? Le banche
credono solitamente a chi si presenta con un progetto industriale serio e con obiettivi
precisi e raggiungibili. Credo in poche parole a chi vuole gestire l'azienda
con buon senso e con obiettivi di sviluppo e di profitto di lunghissimo
periodo. E' vero comunque che se l'azienda è ben diretta da un importante
azionista, questo aggiunge un motivo in più di tranquillità, perché chi guida
l'azienda rischia anche il suo patrimonio. Abbiamo visto in un passato recente
che in alcuni casi la spregiudicatezza di alcuni managers ha creato ad aziende
floride problemi enormi, perché forse si era anteposto un obiettivo di carriera
personale a quello dell'azienda. Per quanto mi riguarda ritengo di avere nel
mio gruppo ottimi uomini, che hanno una visione industriale coerente e di lungo
periodo. Oggi,a distanza ormai di quasi un anno dallo scoppio della bolla del
credito che idea si è fatto sui motivi di questa crisi e, soprattutto, cosa ha
insegnato a suo avviso? La crisi che stiamo vivendo era fino a qualche tempo fa
al di fuori dell'immaginabile. Ma proprio per questo impone delle riflessioni.
Perché mette in discussione strategie che hanno mosso per molto tempo
l'espansione delle aziende. Ad esempio, le acquisizioni ad ogni costo. La
campagna acquisti si è rivelata in alcuni casi disastrosa e con una difficoltà
di aggregazione che spesso ha peggiorato, anziché migliorare, i servizi.
Operazioni spesso sponsorizzate da banche d'affari, definiamole un po' troppo
audaci. La trimestrale del gruppo Tod's ha mostrato una ottima tenuta di utile
e fatturato. Come vi state muovendo? Noi abbiamo continuato a fare sempre il
nostro mestiere cercandodi essere sempre coerenti e abbiamo la fortuna di avere
il posizionamento forte dei nostri marchi e un buon apprezzamento dai nostri
consumatori. I nostri prodotti sono quelli che vengono definiti “ a dream
investment”nel senso di prodotti di alta qualità che la gente ha voglia di
possedere perché pur non essendo prodotti legati alle mode sono riconosciuti
come un buon esempio di stile di vita e di buon gusto. C'è chi l'ha accusata
nel sindacato di paternalismo imprenditoriale per avere aiutato i redditi dei
lavoratori del Gruppo con un bonus straordinario di 1400 euro lordi. Cosa
risponde? Non è così. Il bonus lo abbiamo dato a sostegno dei nostri lavoratori
per aiutarli ad aumentare il potere d'acquisto con salari più dignitosi
nell'attesa che si riesca politicamente a trovare una soluzione che aumenti gli
stipendi ai dipendenti senza gravare sul costo del lavoro, che già penalizza la
concorrenzialità delle nostre aziende. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ESPANSIONE
«Il rafforzamento nella catena Saks è una grande occasione per il sistema
Italia» IL NODO «Una politica dei redditi aiuterebbe il rilancio dei salari e
dei consumi» Diego Della Valle. Patron del gruppo Tod's DISEGNO DI DARIUSH
RADPOUR
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-05-30 - pag: 35 autore: 000 La Cina nel
trading delle materie prime P er i mercati delle materie prime la Cina è già da tempo uno dei maggiori
fattori di influenza. Ma fino ad oggi era stata la sua vorace domanda a
spingere i prezzi. Ora Pechino si prepara ad un salto di qualità: diventare un
attore di primo piano anche sui mercati dei futures. Testa di ponte per
il debutto tra gli speculatori sarà la Agricultural Bank of China, che – forte
del sostegno politico e finanziario del governo – si appresterebbe ad aprire le
sue prime due sedi nel mondo occidentale: una a Londra e una New York.
L'obiettivo in entrambi i casi è quello di stabilirvi dei desk per il trading
di materie prime agricole,in grado di operare sui mercati ventiquattr'ore su
ven-tiquattro, in diretta concorrenza con gli attuali protagonisti degli
investimenti in commodities: colossi oggi un po' appannati come Goldman Sachs e
Morgan Stanley. Quando si dice opportunismo. (S. Bel.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-05-30 - pag: 48 autore: Responsabili
acquisti. «Le distorsioni speculative minacciano i mercati» L'Adaci chiede più
trasparenza Maurilio Sartor ARESE Riuniti nel tradizionale Work Shop di maggio
per esaminare l'andamento dei mercati delle materie prime e fare previsioni sui
prossimi mesi, i responsabili degli acquisti che si riconoscono nell'Adaci
hanno proclamato l'urgenza di azioni atte ad impedire il ripetersi degli
abnormi aumenti dei costi avvertiti nel 2007 e 2008 e seguiti dal crollo degli
ultimi mesi, non dovuto esclusivamente agli andamenti della domanda e
dell'offerta. Forte l'accento sull'assurdo comportamento di chi in passato ha
inteso utilizzare i mercati dei prodotti di base con puro atteggiamento
speculativo. La richiesta agli organi internazionali di vigilanza è chiara:
«Garantire trasparenza nell'utilizzo dei prodotti finanziari e impedire che
questo venga fatto in modo distorto per non distruggere il mercato», quello
stesso mercato in nome del quale si vuol continuare a fondare l'economia
mondiale. L'analisi delle tendenze nei singoli settori ha invece permesso di
sottolineare che nell'acciaio si sta ricercando un nuovo equilibrio tra domanda
e offerta, ma la ripresa dei prezzi è frenata dalla richiesta stagnante e dagli
stock rilevanti. Debole anche l'inox, nonostante la nuova
politica al consumo promossa in Cina con il bonus per l'acquisto di elettrodomestici. Le materie
plastiche hanno avuto un andamento similare, nei mesi scorsi: i produttori si
contendono i clienti, chi compra si rivolge direttamente alla fonte e non si
prevede una vera ripresa a breve; tra le resine vi sono richieste di
piccoli aumenti per polietilene e polipropilene, che però vengono respinte dal
mercato. Abs e stireni si riescono oggi a comprare anche in piccoli lotti,
quando in passato solo i carichi completi si potevano acquistare a prezzi
vantaggiosi. Discrete le richieste dall'edilizia per il polistirolo espanso e
forti riduzioni sul policarbonato. Nella chimica, la domanda non decolla e il
mercato è in mano a chi compra. Le forti riduzioni nei consumi e l'uso degli
stock si sono tradotti negli ultimi mesi in una forte riduzione nelle produzioni;
si pensa che la ripresa sarà lenta e che i prezzi, crollati a fine 2008 e nei
primi mesi 2009, non saliranno che molto lentamente. Forte il calo nei consumi
di semiconduttori. Le linee di produzione della componentistica elettronica in
genere lavorano al 60-70% della capacità, il mercato si mantiene abbastanza
piatto e i consumatori stanno utilizzando al massimo gli stock, nonostante
questo sembri al contrario un buon momento per fare acquisti. Segno che gli
"interessi del settore finanziario" divergono da quanto suggerisce
un'accorta gestione della supply chain e dei costi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2009-05-30 - pag: 46 autore: In Borsa. Dal 9 marzo
la crescita media è stata del 78% - Sino Land +124% Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti Vito Lops La Cina ha chiuso, da gennaio a marzo 2009,
il peggior trimestre dal 1992. Stando alle previsioni, però, potrebbe
riprendere presto la strada della crescita. Secondo un recente studio di
Goldman Sachs (19 maggio) a fine anno il Pil cinese dovrebbe crescere del 10,8
per cento. Scossa che insieme al piano di stimoli da 4 trillioni di yuan (585
miliardi di dollari) varato nei mesi scorsi dal premier cinese Wen Jabao
potrebbe dare nuova linfa alle Borse. Quanto alle società che puntano sul
mattone – che rispetto ai massimi di due anni fa hanno perso più della metà
della capitalizzazione – bisogna però restare molto cauti perché hanno già
registrato una reazione dirompente negli ultimi due mesi. Dai minimi del 9
marzo, infatti, le prime dieci società del settore per capitalizzazione quotate
sul listino orientale di Hong Kong (accessibile anche ai risparmiatori italiani
e ai fondi di investimento europei che puntano sul real estate) hanno
registrato un balzo, in media, del 78 per cento. Tra queste la più spumeggiante
è stata Sino Land la cui quotazione è balzata del 124% in due mesi a quota 14,5
dollari di Hong Kong). Rialzo a tripla cifra anche per Country Garden holdings
(+119%) e New World development (+120%). Hanno corso molto anche il numero uno
del settore, Sun Hung Kai Properties (+62%), che ai prezzi attuali vale 21,4
miliardi di dollari, e il numero due, Cheung Kong Holdings (+57% che
capitalizza 19 miliardi di dol-lari). Bene anche Hang Lung properties (+70%) e
Henderson Land development (+75%). Balzi che, tuttavia, in molti casi sono
andati oltre le attese degli analisti. Come nel caso di Sino Land ( che quota
14,5 dollari canadesi, abbondantemente oltre il "buy" di Goldman
Sachs fino a quota 11,1) e di Cheung Kong (che si è portata a 95,8, oltre il target
price di 75,4 fissato dalla banca d'affari americana). Quindi, ai prezzi
attuali, meglio avere un po' di cautela.Lo ha suggerito anche il miliardario Li
Ka-Shing, proprietario di Cheung Kong: «Se mi chiedete se il mercato azionario
potrà continuare a salire – ha dichiarato nei giorni scorsi all'agenzia
Bloomberg – vi dico che è possibile. Ma bisogna essere cauti, il quadro
economico non è ancora del tutto a posto». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-30 - pag: 5 autore: Il gruppo informatico
Almaviva. Dalla Pa 230 milioni da riscuotere su 626 di fatturato Progetti
fermi, pesa Basilea2 ROMA Potrebbe crescere di più, all'estero e in Italia. In Cina, per
esempio: Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva, leader nel settore dei
call center e dell'informatica, ha già firmato un accordo con l'Agenzia per
l'innovazione informatica cinese, con una quota del 50 per cento. Ma il
progetto è fermo: i soldi per gli investimenti sono ridotti all'osso.
Aspetta la Cina, ma aspetta anche il Brasile, dove il
Gruppo Almaviva ha già 7mila persone. A rallentare lo sviluppo della società è
la mancanza di cassa. E può sembrare un paradosso, visto che l'azienda ha
aumentato fatturato e utile, riducendo l'indebitamento, sia nel 2008 e, secondo
il budget, nel 2009. Il problema sono le fatture non pagate, crediti che sul
bilancio 2008 ammontano a 230 milioni di euro, a fronte di un fatturato di 626
milioni. A essere in mora è soprattutto la Pubblica amministrazione, che deve
al Gruppo Almaviva il 70% del totale dei crediti. Un fenomeno che ieri Mario
Draghi ha sottolineato nella Relazione. La situazione è in peggioramento:
aumenta chi non paga, sia nel pubblico che nel privato. Tripi non può nemmeno
ricorrere con facilità al prestito bancario: «Le banche non stanno aumentando
gli affidamenti. E fanno resistenza anche a scontare le fatture oltre i sei
mesi di scadenza, a causa dei vincoli di Basilea 2». Quei principi che, come ha
detto ieri il Governatore di Bankitalia, hanno bisogno di un «sostanziale
cambiamento ». Ci sono progetti per 40 milioni che potrebbero partire
immediatamente e a ruota molti altri, fino a raddoppiare e triplicare la cifra.
Per esempio, è pronto un programma di automazione correlato al risparmio
energetico, per contenere i picchi di consumo, da utilizzare sia negli uffici
che nelle case. Uno sviluppo frenato. E anche la gestione dell'ordinario è
complessa: nella sua attività il costo del lavoro pesa per il 70% dei costi.
«Gli stipendi a fine mese devo pagarli », dice Tripi. Così come non fa mancare
l'ossigeno a piccole società che forniscono know how particolare e che senza
pagamenti puntuali finirebbero per chiudere. N.P. SVILUPPO RALLENTATO Bloccati
accordi con la Cina e il Brasile perché mancano i
soldi in cassa - Frenati programmi per 40 milioni che potrebbero partire subito
Almaviva. Alberto Tripi FOTOGRAMMA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: TESTO data: 2009-05-30 - pag: 10 autore: “SIGNORI PARTECIPANTI... Meno
tensioni sui mercati, ma il rischio che permane sull'evoluzione della
congiuntura richiede, per la sua gravità, che si continui a sostenere
l'economia con decisione e con tutti gli strumenti a disposizione S ignori
Partecipanti, Autorità, Signore, Signori, la riforma organizzativa della Banca
procede nei tempi programmati. Sono state già chiuse 18 Filiali, altre
cesseranno di operare nei prossimi mesi. Alla fine di quest'anno, delle
originarie 97 Filiali ne resteranno attive 58, di cui 6 specializzate in
compiti di vigilanza bancaria e finanziaria e 25 dedicate, con strutture più
snelle, alla Tesoreria dello Stato e a servizi informativi ai cittadini. La
fabbricazione di banconote sarà riorganizzata, con l'accordo delle
organizzazioni sindacali, al fine di accrescere la produzione e l'efficienza.
La Banca d'Italia svolge da oltre un anno,a seguito della incorporazione
dell'Ufficio italiano dei cambi, funzioni di contrasto al riciclaggio
attraverso l'Unità di informazione finanziaria ( UIF),che opera all'interno
della Banca ma con speciale autonomia. Le ha destinato risorse consistenti e
qualificate.Nell'assolvere il suo compito l'UIF ha sviluppato utili sinergie
con la Vigilanza. Ne beneficiano la stessa stabilità e la reputazione del
sistema bancario. è intensa la collaborazione con la Magistratura e con la
Guardia di Finanza, a cui vengono presentate, in numero crescente, denunce e
segnalazioni. Nel gennaio di quest'anno Antonio Finocchiaro ha lasciato il
Direttorio della Banca per assumere la carica di Presidente della Commissione
di vigilanza sui fondi pensione. Nel corso della sua lunga carriera egli ha
dato alla Banca d'Italia, con rigore e dedizione, contributi importanti in
campi diversi, dall'originario sviluppo dell'informatica alla gestione delle
risorse umane e delle relazioni con i sindacati, alla organizzazione e gestione
aziendale. Gli rivolgo un saluto affettuoso e riconoscente. Prende il suo posto
nel Direttorio Anna Maria Tarantola, già Direttore centrale per la Vigilanza.
Il personale dell'Istituto è chiamato dallo scorso anno a un impegno
straordinario, commisurato alla difficoltà della crisi economica e finanziaria
che stiamo vivendo e alla eccezionalità delle risposte che sono richieste a
ogni livello. Il terremoto in Abruzzo ha rappresentato una ulteriore, dolorosa
sfida. Tutti stanno rispondendo con abnegazione, mettendo a frutto le alte doti
professionali e umane che contraddistinguono la nostra compagine. Li ringrazio,
a nome del Consiglio Superiore e del Direttorio. Resta da affrontare la
questione dell'assetto proprietario della Banca. Quello attuale ha garantito
per oltre 70 anni l'indipendenza e l'autonomia decisionale dell'Istituto.
L'evoluzione della struttura del sistema bancario fa tuttavia emergere
un'anomalia formale che è opportuno rimuovere. Siamo aperti a definire con i
Partecipanti al nostro capitale e con il Governo una soluzione del problema che
apporti beneficio a tutto il sistema. LA CRISI NEL MONDO Dalla metà di marzo le
tensioni sui mercati finanziari si sono allentate; le quotazioni di borsa, pur
tra oscillazioni, si sono risollevate, tornando sui livelli di inizio anno; gli
indicatori qualitativi dell'economia reale mostrano un'attenuazione delle
spinte recessive. Sono segnali incoraggianti. La probabilità di una deflazione,
intesa come un declino prolungato e generalizzato dei prezzi, appare oggi
modesta, anche perché le aspettative d'inflazione a medio e a lungo termine si
mantengono vicine al 2 per cento. Tuttavia, il rischio che permane
sull'evoluzione della congiuntura richiede, per la sua gravità, che sicontinui
a sostenere l'economia con decisione e con tutti gli strumenti a disposizione.
Si è consapevoli che occorrerà predisporre per tempo strategie di rientro dagli
elevati disavanzi fiscali, dalla straordinaria creazione di liquidità che
caratterizzano la situazione presente. Non è ancora possibile individuare con
certezza una definitiva inversione ciclica: si prevede che la crescita
riprenderà nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM ( PMI ) data: 2009-05-30 - pag: 25 autore: INTERVISTA Daniele
Marini Direttore della Fondazione Nordest «Vince chi ha riorganizzato la
filiera» Marco Alfieri «La situazione è ancora critica, non dobbiamo
nascondercelo, però...». Daniele Marini, direttore della Fondazione Nordest,
scorre i numeri freschi freschi dell'ultima analisi “La congiuntura del
Nord-Est” che ha curato per conto della Cassa di risparmio del Veneto (Gruppo
Intesa Sanpaolo) e si lascia andare a ragionamenti ambivalenti. «Le prospettive
per il primo semestre 2009 – dice – appaiono ancora improntate al pessimismo.
Il 66% degli imprenditori nordestini valuta, infatti, in flessione la
produzione delle proprie aziende. Nel contempo, però, le vendite all'estero
vengono giudicate normali da un'impresa su due, nonostante il rallentamento del
commercio mondiale». Insomma un prerequisito importante per sperare che il
Nord-Est, quindi un pezzo importante di manifatturiero italiano, possa
ripartire ancora una volta, l'ennesima dopo l'ingresso
della Cina nel Wto,
dall'export. «Anche perché la recessione coinvolge tutti i settori e le
dimensioni d'impresa, con una coda peggiore per Pmi e microimprese, la filiera
dell'indotto e della subfornitura. Le medio- grandi imprese tagliano le
commesse e l'ultimo anello della catena soffre di più, ovvio». Se questo
è il quadro macro, «la situazione per ora è ancora sotto controllo – prosegue
Marini –. Le imprese hanno ridotto i giri del motore utilizzando la cassa
integrazione, dando fondo alle scorte e al magazzini e alla liquidità
accumulata negli anni passati». Il punto vero è capire quanto durerà la
recessione. «Se resta contenuta ancora in pochi mesi gli ammortizzatori possono
reggere. Ma se dovesse prolungarsi oltre, allora il rischio che dopo l'estate
molti capannoni chiudano diventerà reale. E le ricadute saranno tutte sui
lavoratori». Dunque l'estate come spartiacque. Nel settembre 2008 si tornò
dalle vacanze e si capì che la crisi era vera e avrebbe morso in profondità. Il
settembre 2009 potrebbe invece rappresentare il giro di boa. O si riparte o si
affonda. «Qualche segnale di ripartenza però si coglie », precisa Marini.
Soprattutto tra quelle imprese che negli anni passati, a cavallo del 2004-2005,
hanno completato almeno due operazioni. Uno. «Si sono riposizionate su un
valore aggiunto più elevato dei propri manufatti, investendo nel marchio, nella
tecnologia, nel brand, nel servizio al cliente o nella comunicazione.
Incorporando cioè valore immateriale nelle proprie produzioni, mescolando
manifattura e valore terziario». Continua u pagina 26 «Le società che hanno
investito nel passato sulla qualità e sul brand sono già in ripresa» Daniele
Marini l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Unita, L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pyongyang, nuovo
missile e minacce all'Onu: «Reagiremo alle sanzioni» RACHELE GONNELLI La Corea
del Nord insiste. Il regime di Pyongyang ha comunicato ieri al mondo di aver
lanciato un altro missile a corto raggio. Un nuovo atto di sfida alla comunità
internazionale, accompagnato da nuove minacce contro le Nazioni Unite e la
Corea del Sud, dopo il test atomico e agli altri lanci di razzi terra-aria
delle ultime settimane. Si tratta di una ritorsione preventiva verso le
sanzioni che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu intende assumere nei confronti
della «repubblica popolare» incarnata nella dinastia di Kim il Sung, «eterno
presidente». È proprio la crisi dinastica in corso, insieme a una crisi
economica che rischia di far saltare le rigide maglie del sistema, ad aver
innescato l'insensata corsa militarista degli ultimi tempi. Nel Paese
classificato ultimo per libertà della stampa, nell'agosto scorso il «caro
leader», presidente in carica, Kim Jong Il, è stato colpito da ischemia
cerebrale. Nella corsa per la sua successione il favorito sarebbe il
terzogenito, il 26enne Jong Un. Ma sono le gerarchie militari a dare il
verdetto. Missile più potente Ed ecco che è scattata la prova di forza. Il
lancio del nuovo missile, l'ultima di una serie di sei nella scala delle
provocazioni, risale a giovedì sera, secondo quanto afferma l'agenzia
sudcoreana Yonhap. Sempre secondo i preoccupati «vicini di casa» di Seul
sarebbe stato sparato dalla base di Musudan-ri, sulla costa orientale. Il razzo
avrebbe percorso una gittata di
( da "Unita, L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
STEFANO MILANO I
presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le
frequentano e, nel caso si tratti di immigrati clandestini, dovrebbero
denunciarli alle autorità». A dirlo non è nessun esponente del governo italiano
o della Lega Nord, e non si parla di Ddl Sicurezza. Queste parole arrivano da
diecimila chilometri di distanza: da Tucson, Arizona, dove Clarence Dupnik, lo
sceriffo della Pima County, ha rilasciato una dichiarazione che ha sollevato un
polverone non ancora sopito. Un'eco inquietante rispetto a ciò che è accaduto
in Italia, soprattutto perché si è verificato negli stessi giorni in cui nel
nostro paese le prime pagine dei quotidiani erano invase dalle ombre sinistre
della proposta di legge sui "presidi-spia". Tucson, a soli
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri
La Corea prepara il super-razzo Gli Usa: "Non staremo a guardare"
Caccia americani schierati a Okinawa. Pronta risoluzione
Onu Per la prima volta anche Russia e Cina sarebbero disposti ad accettare una risposta molto dura ARTURO
ZAMPAGLIONE NEW YORK - Gli Stati Uniti non accetteranno che la Corea del Nord
diventi una potenza nucleare. Lo ha detto ieri a Singapore, durante la
conferenza per la sicurezza in Asia, il ministro americano della difesa Robert
Gates, che ha usato toni ancor più fermi e minacciosi di quelli con cui
Barack Obama, all´inizio della settimana, aveva denunciato il secondo
esperimento nucleare di Pyongyang dopo quello dell´ottobre 2006. «Non resteremo
immobili ad aspettare che la Corea del Nord acquisisca i mezzi per poter
distruggere qualsiasi obiettivo nella regione», ha osservato Gates. «E
considereremo il trasferimento del suo arsenale nucleare a paesi esteri o a
terroristi come un atto ostile». Il capo del Pentagono non ha parlato dei
possibili scenari militari, ma è chiaro che i suoi generali abbiano già pronti
piani di emergenza per bombardamenti chirurgici e azioni offensive. Per il
momento, però, dopo aver messo in allerta i 28mila soldati americani di stanza
in Corea del Sud, per il rischio di provocazioni o incidenti lungo il 48mo
parallelo da parte delle truppe del Nord, e preparato a Okinawa gli F-22
Raptor, Washington persegue la strada diplomatica. L´obiettivo: isolare
ulterioremente il regime di Kim Jong-il e punirlo della violazione degli
accordi dell´Onu con un rafforzamento delle sanzioni, nella speranza che si
ravveda. «Obama è pronto al dialogo con i tiranni che rinuncino a ogni
ostilità», ha ricordato ieri Gates, che è l´unico ministro di George W. Bush a
essere stato confermato nell´incarico dal nuovo presidente. «Obama è fiducioso,
ma non ingenuo», ha proseguito: «Non si piegherà alle pressioni o alle
provocazioni». In coordinamento con il Giappone, Susan Rice, l´ambasciatore
americano al Palazzo di vetro, ha fatto circolare tra i membri del consiglio
una bozza di risoluzione che appare molto dura. E questa volta, a differenza
del passato, Russia e Cina sembrano più propense ad
assecondare gli sforzi internazionali, rendendosi forse conto che le dinamiche
in moto a Pyongyang sono imprevedibili, perché rispondono a logiche interne, di
regime, e quindi sono potenzialmente molto pericolose. L´ipotesi più
accreditata è che l´escalation sia legata al tentativo di Kim Jong-il di
rafforzare il suo potere, specie tra i militari, e di imporre il figlio più
piccolo come suo successore. Dopo il test nucleare, che aveva una potenza
paragonabile alla bomba di Nagasaki, la Corea del nord ha moltiplicato negli
ultimi giorni il lancio di missili di corta gittata e ha dichiarato di non
considerarsi più vincolata all´armistizio che mise fine alla guerra del
1950-53. Ieri, inoltre, citando fonti dell´intelligence americana, il giornale
sudcoreano Don-A Llbo ha rivelato che i militari di Kim Jong-il hanno
cominciato a spostare su vagoni ferroviari un missile balistico
intercontinentale dal centro di ricerca della difesa di Saneum, vicino alla
capitale Pyongyang, verso una rampa di lancio sulla costa orientale. Il
rischio? Che la Corea del Nord voglia rispondere alle condanne dell´Onu alzando
il livello dello scontro.
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Roma
Certificato nuovo in 15 minuti complimenti al Pra del Lazio Non trovavo il
certificato di proprietà dell´auto. Sono andato a via Cina, dove c´è l´Aci e il Pra del Lazio.
C´è l´angolo del "fai da te", nessuna fila ma modelli fac simile per
ogni esigenza. Riempito il modulo, sono stato chiamato in un ufficio
accogliente. In 15 minuti sono uscito con il certificato nuovo e ho speso un
quarto del preventivo fatto da un´Agenzia. Complimenti al Pra. Paolo
Milia
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Roma Il
maestro con Cecilia Bartoli festival tributo all´Auditorium Quattro sere dal 2
al 5 giugno. In programma Ciaikovskij, Chopin, Rossini, Bellini, Donizetti
"Amo la ricchezza armonica della musica classica, assente nella
orientale" LEONETTA BENTIVOGLIO Forse soltanto Maurizio Pollini aveva
ricevuto un tale riconoscimento: al pianista cinese Lang Lang Roma dedica un
intero festival. Organizzato da Santa Cecilia, occuperà il Parco della Musica
per quattro sere, dal 2 al 5 giugno. è il tributo a un divo del pianismo
premiato da un successo oggi senza confronti nell´ambito della sua generazione
(è nato nell´82). Ed è un´occasione per godere del suo speciale fuoco in
musiche diverse. Nel concerto inaugurale suonerà con le prime parti di Santa
Cecilia il celebre quintetto schubertiano "La Trota" e il "Trio
in la minore per pianoforte, violino e violoncello" di Ciaikovskij, e la
sera dopo proporrà Schubert, BartÓk, Debussy e Chopin. Il 4 accompagnerà in
arie da camera (Rossini, Bellini, Donizetti, Bizet) la star Cecilia Bartoli,
mezzosoprano raffinata e magica per virtuosismi strabilianti: rarissimo
sentirla cantare in Italia. Il 5 si esibirà con l´Orchestra di Santa Cecilia
diretta da Christoph Eschenbach ("Concerto n. 1 per pianoforte e
orchestra" di Chopin e Quarta Sinfonia di Ciaikovskij). Formatosi tra Pechino
e Philadelphia, e buffo come un personaggio da fumetto con la sua chioma a
cresta di gallo e le sue giacche dal taglio marziano, quando affronta la
tastiera Lang Lang è un prodigio tecnico, un campione seducente per capacità
comunicativa, un interprete lontano dalla tipica retorica rituale del concerto
classico, un artista che vive il repertorio con una spregiudicatezza e un
impeto passionale sfuggenti alle abitudini canoniche dei grandi concertisti.
All´ardore emotivo e al senso del gioco che scalda le esibizioni dei migliori
jazzisti, unisce l´energia rovente del rock. Ma è sul pianeta classico che
viaggia, senza alcuna mescolanza "crossover", e con evasioni solo
episodiche nella musica "altra", come l´annunciato duetto che in luglio,
a Verona e a Ravenna, lo farà suonare insieme a Harbie Hancock. In America Lang
Lang si è esibito con le maggiori orchestre sinfoniche, le cosiddette "Big
Five", e in Europa lo hanno accolto e festeggiato sia i Berliner
Philharmoniker che la Filarmonica di Vienna, le due regine tra le orchestre del
continente. In Cina spicca come vera punta di diamante del ciclone di giovani
strumentisti tecnicamente agguerriti che sta montando in un paese «dove
continuano a sorgere nuove sale da concerto», racconta, «e dove decine di milioni
di ragazzi studiano il pianoforte e si applicano con entusiasmo alla scoperta
del repertorio tradizionale generato dai compositori d´Occidente». Bach,
Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Chopin, Schumann, Liszt, Rachmaninov: questa è
la cultura musicale in cui Lang Lang è radicato, ma con un atteggiamento e un
look originali, ed esplorando canali nuovi e avventurosi per darla in pasto a un
pubblico non élitario e giovanile, come dimostra il concerto che tenne nella
comunità virtuale di "Second Life" per lanciare un suo cd
beethoveniano. «Amo la ricchezza armonica della musica classica, sviluppatasi a
un livello tanto più complesso e profondo del pop», dichiara senza complimenti.
«Ed è la dimensione armonica a imprimere al repertorio classico-romantico
europeo uno spessore che manca alla musica orientale, o per lo meno che mi
coinvolge tanto di più». Coinvolgimento che si rivela plateale e contagioso.
( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Monito Usa a
Pyongyang Caccia schierati a Okinawa Resta alta la tensione tra la Corea del
Nord da una parte e Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud dall'altra. Il
segretario alla Difesa americano Robert Gates da Singapore ha avvertito
Pyongyang che Washington non resterà immobile di fronte alle minacce
nordcoreane. E intanto, secondo Seul, il Nord, che nei giorni scorsi dopo avere
effettuato un test nucleare ha lanciato sette missili a corto raggio sta ora
preparando il lancio di prova di un missile a lunga gittata, capace di
raggiungere Hawaii e Alaska. Alla base americana di Okinawa in Giappone è
arrivato ieri il primo dei supertecnologici caccia F22 Raptor che il Pentagono
ha deciso di schierare nell'area per i prossimi quattro mesi. «Noi -ha detto il
ministro Gates durante una conferenza sulla sicurezza in Asia a Singapore- non
staremo immobili di fronte a una Corea del Nord che costruisce la propria
capacità di distruzione di qualsiasi bersaglio in Asia o su di noi». Gates ha
anche messo in guardia il regime di Kim Jong-il dal fornire armi o materiale
nucleare ad altri soggetti. Un fatto simile verrebbe «considerato una grave
minaccia per gli Stati Uniti e i nostri alleati». Secondo l'agenzia sudcoreana
Yonhap, che cita fonti del governo di Seul, è in fase di assemblamento un
missile a lunga gittata sulla costa orientale, presso la base di Musudan-ri. Da
qui il 5 aprile scorso era stato lanciato un altro razzo multistadio,
ufficialmente per la messa in orbita di un satellite, che aveva sorvolato il
Giappone. La Cina cerca di raffreddare l'atmosfera. A Singapore, alla stessa
conferenza alla quale ha partecipato Gates, il generale Ma Xiotian ha invitato
la comunità internazionale alla calma e la Corea del Nord ad avviare la
denuclearizazione. Da parte sua, sempre a Singapore, il ministro della Difesa
sudcoreano, Lee San Hee, ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire
varando una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza per rafforzare le
sanzioni contro Pyongyang.
( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
ANDREA SATTA A ste
paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe' la città, quanne
èra l'ora de fatià...Dalle fabbreche le sentìue chiamà, pare se stéune a
sgulà.... ....La siréna chemmannéua tutta quanta la città, ogni cosa decidéua,
la uita regoléua, glie rellògge ?te sruéua, éssa ce penzéua a dirte l'ora che
ce stéua». Parole di Bruno Ceroli, poeta dialettale di Isola Liri, la
Manchester del Mezzogiorno, cartiere e acqua, il Liri e le cascate, l'artrosi e
il lavoro, un gioiello per l'epoca e intorno la miseria. Ma le donne erano
pagate meno degli uomini e i bambini meno di tutti. Oggi
che anche le ultime macchine per la carta sono finite in Cina, di quella scena non resta più
niente, solo grandi spazi abbandonati, il ritmo, il tempo, la schiena a molla e
i canti scandivano i movimenti a memoria. Oggi i ragazzi stanno coi piedi
penzoloni dai muretti ad aspettare un lavoro tramite le solite strade, la A2,
la Casilina e la raccomandazione. Eppure questa terra ha visto in lotta
gli operai contro le ingiustizie, i bollitori pieni di stracci, le divise dei
marinai e dei soldati spogliarsi dei bottoni e degli anelli di metallo, la
stoffa diventare pappa, la pappa lavarsi nel fiume, e alla fine nascere carta.
La città industriale, conserva una nobiltà che ancora galleggia nel Liri. Le
campagne intorno le conosco bene, tabacco e mezzadria. Non è Lazio, non è
Campania, più su è Ciociaria. Qui sono passati gli Andreotti e i Ciarrapico,
qui sono nati quattro papi e un altro di Carpineto, Leone XIII, diceva ai
padroni di essere buoni e agli operai di non esagerare. 100 anni fa quale
operaio poteva esagerare se ce l'aveva col suo padrone? Tutte le mattine treni
di sudati si gettano su Roma o sul polo industriale di Colleferro-Anagni, dove
le allergie sono in continuo aumento e coesistono cave e discariche,
termovalorizzatori e cementifici. Eppure i monti Lepini che separano la Valle
del Sacco dal mare, sono ancora verdi e solitari, racchiudono scorci pastorali,
come se si potesse per davvero mangiare la frutta dagli alberi. Ma hanno
interrato rifiuti tossici a Colleferro, soppresso migliaia di vacche a
Colleferro, non si può coltivare a un chilometro dal fiume. E intanto torna da
Roma un treno di gente sudata, farà bene allo spirito? Concilia il sonno? Serve
a qualcuno? Eppure si cercano raccomandazioni per andare a lavorare in una
fabbrica di armi. Conta che lavoro fare? Il Sacco stasera era molto, molto
scuro.
( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Dario Castriota
Giorgio Gaber «Io non mi sento italiano», cantava il grande Gaber in quello che
sarebbe stato il suo ultimo album. Credo che la frase rappresenti bene, al
momento, lo stato d'animo di buona parte della popolazione di questo strano
Paese. Per chi, come il sottoscritto, si è formato nei tanto vituperati anni 70
(raramente riconosciuti per quello che sono stati: un periodo nel quale,
semplicemente, in molti credevamo che un «mondo migliore», come dicono i
no-global di oggi, fosse possibile), non è infatti facile sentirsi parte di una
comunità (oppure ormai è più corretto parlare di «pubblico»?) che sembra non
avere remore nell'applaudire l'ipotesi grottesca dell'anziano satiro che
rincorre le ragazze. Non è facile pensare che esista una legge che pone il
personaggio in questione al di sopra di ogni legge, garantendogli l'immunità.
Non è facile credere che simile legge sia stata firmata da un Presidente della
Repubblica al di sopra di ogni sospetto. Non è facile credere che un paese nato
dalla Resistenza contro la dittatura fascista sia oggi ridotto così. Non è
facile riuscire a credere ai propri occhi, guardando l'Italia del 2009. Viviana
Vicarelli Dell'Utri e il suo capo Noi abbiamo come presidente uno che si è
venduto alla mafia per averne aiuto e raccattare un tot di elettori garantito e
che come consiglieri tiene accanto a sé il mafioso Dell'Utri: condannato a 11
anni di reclusione e 5.000.000 euro di multa e che è ancora un esponente di
spicco del Pdl. Le motivazioni della condanna sono: aver concorso ad
associazione con Cosa Nostra e aver perseguiti i suoi scopi, mettendo a sua
disposizione l'influenza e il potere che gli venivano dalla sua posizione di
esponente del mondo finanziario e imprenditoriale e delle sue relazioni. Aver
intrattenuto rapporti continuativi con suoi membri tra cui Bontate, Mangano, Cinà e Riina, aiutando a nascondere i latitanti. La sentenza del
2001 di Caltanissetta che condannò 37 persone per la strage di Capaci e
l'assassinio di Falcone dice chiaramente «sono provati rapporti fruttuosi,
quanto meno sotto il profilo economico, fra Berlusconi e Dell'Utri da una parte
e Cosa Nostra dall'altra». E con un Berlusconi che è legato a filo
doppio con la mafia e intende condurre il nostro Paese verso una dittatura,
Franceschini ha il coraggio di chiederci di votare SÌ a un referendum che
farebbe sparire le coalizioni e gli darebbe pieni poteri. G. Domenico Malpeli
Le azioni dell'Alitalia Il premier e i suoi dipendenti, volevo dire gli
esponenti di primo piano del PdL, travolti dai casi Mills e Noemi, invitano a
non fare gossip, ma a guardare ai risultati raggiunti dall'esecutivo. Uno di
questi, che viene sempre citato, è l'avere risolto la questione Alitalia. Io
non sono un economista, non ne capisco nulla di slot, hub, piani industriali e
roba varia, ma una cosa la so: fino a qualche mese fa possedevo 1.400 euro in
obbligazioni e azioni della ex compagnia di bandiera, ora non ho più nulla, i
miei risparmi si sono volatilizzati insieme a quelli di qualche decina di
migliaia di connazionali. Non c'è che dire, un risultato di cui vantarsi.
Giorgio Corona Carriere da separare L'on. Berlusconi dice che non intende lasciare
finché non avrà realizzato la «separazione delle carriere» (di pm e giudici) e
riapre lo così lo scontro nei confronti di un'altra Istituzione. Un'iniziativa
non proprio da "statista". Il "premier", anziché della
Magistratura dovrebbe preoccuparsi di separare la "sua" personale
carriera di imprenditore e monopolista, da quella di politicante sforzandosi di
essere un normale cittadino, con gli stessi diritti di coloro che dovrebbe
governare, e porre fine al conflitto di interessi che preoccupa il mondo e
sfascia l'Italia. errata corrige Camilleri voleva dire... Nella rubrica «Lo
chef consiglia» di Andrea Camilleri e Saverio Lodato, pubblicata ieri a pagina
12, il taglio di una riga e un refuso hanno reso poco chiaro l'inizio della
risposta di Camilleri. Il testo esatto è il seguente: «Lei mi presenta un
Berlusconi che zampetta da un tribunale al Parlamento, da un confessionale a
Porta a Porta, che mi ricorda il famoso "Figaro qua, Figaro là", ma
anche il Gastone di Petrolini, ricercato nel parlare, ricercato nel vestire. E
ricercato dalla Questura».
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 28 - Cronaca
Le ali spezzate del sogno cinese Vent´anni dopo la copertina Nelle ore tra il 3
e il 4 giugno 1989, i carri armati attaccarono i giovani che da settimane
occupavano piazza Tienanmen chiedendo una svolta democratica. I morti furono
centinaia Ecco, per la prima volta, la testimonianza dell´allora leader
sovietico che, trovandosi nella capitale per una storica visita di Stato, fu
spettatore e interlocutore della rivolta Il potere comunista era parso al
collasso: aveva proclamato la legge marziale ma la protesta continuava come
prima Alla fine prevalse l´ala conservatrice e Deng Xiaoping diede l´ordine
dell´assalto SANDRO VIOLA (segue dalla copertina) La truppa seduta sui
marciapiedi, gli ufficiali ai telefoni per chiedere ordini che non arrivavano,
la catena di comando dell´Esercito popolare cinese (che all´epoca contava due
milioni e mezzo di uomini) evidentemente saltata. Il giorno precedente, per
bocca del primo ministro Li Peng, il governo aveva proclamato la legge
marziale. Proibizione di manifestare, coprifuoco. Ma era stato come parlare al
vento, non agli abitanti di Pechino. Tutto era infatti rimasto com´era ormai da
quasi due settimane: la piazza Tienanmen occupata da molte migliaia di
studenti, e intorno alla Tienanmen - il cuore del Potere - centinaia di
migliaia di dimostranti, in certe ore un milione, affluiti da ogni punto della
capitale. E tutto questo senza alcuna reazione da parte delle autorità. La
sensazione più diffusa era quindi quella d´uno stupefacente, impressionante vuoto
di potere. Il governo, e soprattutto il Politburo del partito, sembravano
dissolti. Dalla piazza Tienanmen si levava il fetore degli escrementi
accumulatisi tra il mausoleo di Mao Zedong, il monumento ai caduti e il palazzo
dell´Assemblea del popolo, nei giorni dell´occupazione condotta dagli studenti.
E quel fetore costituiva un´onta atroce per la dignità d´un
regime che aveva dominato sulla Cina, temuto, indiscusso, negli ultimi quattro decenni. Un´onta, e
l´annuncio della sconfitta. Perché il regime sembrava ormai non essere più in
grado di reagire alla rivolta studentesca e all´appoggio massiccio che era
venuto alla rivolta dagli abitanti della capitale. Comincio da qui,
dall´incredibile giornata del 21 maggio 1989, la rievocazione della
"primavera di Pechino", perché fu quel giorno che il comunismo parve
anche in Cina sull´orlo del collasso. Già liquidato in
Polonia e ormai boccheggiante in Russia, nei sei-sette mesi successivi il
comunismo sarebbe caduto in Ungheria, nella Germania dell´Est, in Cecoslovacchia,
in Bulgaria, in Romania, e un po´ più tardi in Albania. Quei regimi vacillavano
infatti da tempo, sempre più debilitati dalle penurie che imponevano alle
popolazioni e dall´assoluto discredito che circondava i loro gruppi dirigenti.
Ma la Cina era diversa. Un decennio di riforme
economiche, una crescita del Pil che superava il 10 per cento annuo, un
benessere ormai diffuso nelle aree urbane, e soprattutto un apparato del potere
ancora ferreo nel totale controllo della società, sembravano aver messo il
comunismo cinese al riparo da ogni brutta sorpresa. Invece, improvvisa,
inaspettata e travolgente, giunse la scossa più lunga, più ampia e profonda di
tutte quelle che s´erano già prodotte, e si sarebbero ancora prodotte durante
l´anno, nell´universo comunista. Tutto era iniziato verso la fine d´aprile,
quando gli studenti delle due università di Pechino erano scesi a migliaia
nelle strade del centro per commemorare la morte di Hu Yaobang, l´ex segretario
del partito estromesso a causa delle sue tendenze liberaleggianti. Ma fu il 13
maggio che gli studenti occuparono la piazza Tienanmen. Due giorni dopo sarebbe
dovuto infatti arrivare Mikhail Gorbaciov, e a Pechino c´erano centinaia di
giornalisti stranieri giunti ad assistere alla riconciliazione (in realtà una
Canossa sovietica) russo-cinese. I manifestanti, e coloro che ai vertici del
partito avevano deciso d´appoggiare la protesta, sapevano quindi che quei
giornalisti e telecamere costituivano una sorta di trincea che il governo e il
Politburo avrebbero evitato d´attaccare. Un migliaio di studenti s´accamparono
così nella piazza, e più di cento tra loro iniziarono uno sciopero della fame
subito attorniati da una folla enorme. La visita di Gorbaciov ebbe aspetti da
film comico. Le cerimonie solenni che avrebbero dovuto aver luogo nel palazzo
dell´Assemblea del Popolo, il cui ingresso è appunto sulla Tienanmen, vennero
cancellate dal programma. La comitiva sovietica entrava e usciva da ingressi
laterali, protetta da interi plotoni delle forze di sicurezza, e la conferenza
stampa finale di Gorbaciov dovette svolgersi nella palazzina dove i sovietici
erano stati messi ad abitare, e alla quale giunsero, avvertiti in ritardo,
bloccati dalla marea di folla che occupava le strade, pochissimi giornalisti.
Partita per Shanghai la delegazione sovietica, la situazione precipitò. Di
primissimo mattino, da est e ovest del viale della Pace celeste, confluivano
fiumi di pechinesi che andavano ad addensarsi nei pressi della piazza. Ormai,
il tragitto dal mio albergo alla Tienanmen, che ancora il 10-11 maggio
percorrevo in venti minuti d´automobile, prendeva tre ore. Era intanto divenuto
sempre più chiaro che dietro agli studenti ci fosse una fazione del partito,
dato che migliaia di manifestanti giungevano a bordo di camion e bus: e in Cina, a quel tempo, camion e bus non potevano circolare se
non con l´autorizzazione d´una qualche autorità. Nella piazza, dalla massa
studentesca era emersa nel frattempo una leadership: i Wan Dang, i Wue Kaixi, i
Cen Zuang, che parlavano con i giornalisti stranieri, componevano gli slogan
contro il nepotismo e la corruzione dei dirigenti, organizzavano i servizi, per
così dire, dell´occupazione. Passaggi liberi per le ambulanze, tende per i
giovani che facevano lo sciopero della fame, piccoli complessi rock per tenere
alto il morale. Ma il vertice comunista, che sembrava scomparso, era in realtà
ormai pronto a reagire. Zhao Zhiyang, il segretario del partito favorevole ad
un dialogo con gli studenti, venne dimesso. Attorno a Deng Xiaoping e al primo
ministro Li Peng, che avevano deciso l´azione di forza, si strinsero i vecchi
conservatori, Chen Yun, Peng Zhen, Hu Qiaomu, Deng Liqun, i vegliardi che due
anni prima, al XIII congresso del partito, avevamo visto giungere alla tribuna
incespicanti, sorretti ai due lati dalle infermiere. Durato quasi un mese, lo
stallo nel Politburo era a questo punto superato. Si trattava solo di scegliere
il momento in cui, come aveva detto Deng, si sarebbero fatte «rotolare le
teste». Il 25 maggio ci fu l´ultimo, terribile insulto lanciato contro il
potere comunista. Nel pomeriggio ero sulla Tienanmen, quando da un lato della
piazza, quello dinanzi all´ingresso della Città proibita, si levò un coro di
esclamazioni spaventate. Sulla gigantografia del volto di Mao che pendeva (e
ancora pende) sulla porta della Pace celeste, erano stati scaraventati numerosi
barattoli di vernice nera, gialla, rossa, e la faccia del Grande Timoniere
appariva imbrattata, profanata come nessun cinese avrebbe mai immaginato di
vedere. Intanto la Trentottesima armata, che non era riuscita a superare il
muro della folla per raggiungere il centro di Pechino, era stata sostituita
dalla Ventisettesima. Una grossa parte degli studenti sentirono che il dramma
era ormai incombente, e lasciarono la Tienanmen. Attorno alla Dea della
democrazia, una sagoma femminile in gesso e cartapesta che i manifestanti
avevano costruito ispirandosi alla statua della Libertà, rimasero 1.000-1.500
giovani. Almeno trecento dei quali, quando nella notte tra il 3 e il 4 giugno
la Ventisettesima attaccò la piazza, vennero trucidati dalle raffiche dei
mitragliatori.
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 29 - Cronaca
Gorbaciov racconta quei giorni a Pechino FIAMMETTA CUCURNIA (segue dalla
copertina) mikhail Sergeevic, con quale stato d´animo affrontò il viaggio a
Pechino? «Si trattava, per noi, di un viaggio storico. Dovevamo chiudere la lunga parentesi di ostilità tra Russia e Cina, durata oltre trent´anni. Lo
volevamo noi, a Mosca. E lo volevano anche i nostri amici cinesi. Non
esistevano due persone più adatte ad affrontare questo nodo di Gorbaciov e Deng
Xiaoping. Così cominciammo le consultazioni». All´epoca gli esperti dicevano
che uno dei problemi più gravi era quello del regolamento delle frontiere.
«Ma figuriamoci. Sapete quanto erano lunghe le frontiere tra Urss e Cina? Mezzo mondo. Piccole scaramucce qua e là potevano
sempre essere ricomposte. Decidemmo a pié pari di scorporare quel problema:
troppo complesso, ne avremmo parlato in seguito. Ma poiché anche i cinesi erano
molto interessati, trovare l´accordo fu gioco facile. Ci furono molte
consultazioni. A un certo punto, durante un viaggio di Stato, Li Peng fece
scalo a Mosca per rifornire il suo aereo, e ci incontrammo. Fu un colloquio
lungo, in cui parlammo di tutto: lui conosceva benissimo il russo, perché aveva
studiato da noi. Ricordo che mi disse: "Compagno Gorbaciov, la Cina però non accetterà mai di fare il fratello
minore". "Ma come sarebbe possibile", gli risposi io "che
un Paese cresciuto ormai oltre il miliardo di cittadini possa fare il nostro
fratello minore?". Alla fine fu stabilita una data, 16 e 17 maggio
( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Esteri
Il dossier Tre anni di lavoro, centinaia di volontari sul campo Il rapporto
finale di Greenpeace sulla foresta brasiliana non è solo una denuncia nei
confronti delle multinazionali ma anche un racconto da brivido di indios,
sindacalisti e sacerdoti uccisi per le loro battaglie ambientaliste. E di un
popolo ridotto quasi alla schiavitù "Chi vuole vivere firma un contratto
capestro: lavoro gratuito in cambio di un po´ di riso" "I camion
delle industrie della carne sgombrano le baracche e bruciano tutto" (SEGUE
DALLA COPERTINA) ANTONIO CIANCIULLO Squadre che spadroneggiano in un´area
grande quanto un continente uccidendo indios, sindacalisti e sacerdoti e
sostituendosi al potere dello Stato. «Alle volte gli uomini dei fazenderos
arrivano sui camion, sgombrano le casupole che sorgono a ridosso della foresta
e bruciano tutto», racconta Chiara Campione, responsabile della campagna
foreste di Greenpeace. «Chi vuole sopravvivere è costretto a firmare un
contratto basato su uno scambio drammatico ed elementare: lavoro gratuito a
vita in cambio di una ciotola di riso e di notti passate sotto chiave, nella
gabbie collettive in cui vengono stivati i nuovi schiavi, compresi i bambini.
Altre volte invece l´agonia è più lenta. I debiti dei senza terra si accumulano
progressivamente a tassi da usura finché il disperato di turno è costretto a
cedere la libertà in cambio della vita». Non si tratta di casi eccezionali.
Secondo la Dirty List pubblicata nel febbraio scorso, gli schiavisti sono
concentrati soprattutto nel Mato Grosso e nel Parà e le loro vittime sono
migliaia. La denuncia è confermata da un rapporto Onu (UN report GeoAmazonia)
in cui si afferma che tra il 1960 e il 1970 lo schiavismo è riapparso in
Brazile «come conseguenza dell´espansione della moderna agricoltura in
Amazzonia. L´agro business su larga scala ha provocato una pesante pressione
sulle risorse naturali della regione, accelerando i processi di deforestazione
e aumentando il lavoro in schiavitù». Un disastro che, secondo Greanpeace, ha
nomi e cognomi. Nel rapporto si citano tre giganti del mercato della carne e
della pelle brasiliani: Bertin, Jbs, Marfrig. Sono loro l´anello di
collegamento tra il disastro sociale e ambientale che sta travolgendo
l´Amazzonia e il mondo che guarda con raccapriccio alla violenza degli
schiavisti ma finisce, più o meno inconsapevolmente, per comprare i prodotti
frutto di quella violenza. Bertin, Jbs e Marfrig, accusano gli ambientalisti,
«vengono regolarmente riforniti da allevamenti che hanno tagliato a raso la
foresta ben oltre i limiti consentiti dalla legge; in alcuni casi sono state
trovate le prove di un rapporto con le fazende che utilizzano gli schiavi». E a
loro volta i giganti brasiliani riforniscono un numero impressionante di grandi
marchi globali: le materie prime frutto di crimini forestali contaminano così
le filiere produttive di settori di prima grandezza. Tra i marchi citati ci
sono aziende importanti nel settore della moda, della grande distribuzione,
delle auto. Il cuoio lavorato dagli schiavisti arriva alle fabbriche cinesi
dove si produce il 60 per cento delle scarpe vendute in tutto il mondo (a
comprarlo non sono solo i piccoli produttori ma anche le multinazionali). Il
pellame viene utilizzato per la tappezzeria di auto prodotte negli Stati Uniti,
in Europa e in Giappone. La carne arriva sugli scaffali della grande
distribuzione: il 90 per cento della carne brasiliana importata in Inghilterra
proviene da Bertin, Jbs o Mafrig. Anche in Italia sono molte le aziende che
mettono l´Amazzonia in scatola: Mafrig, uno dei tre nomi messi sotto accusa nel
rapporto di Greenpeace, ha buoni rapporti commerciali con importanti industrie
del settore alimentare. Inoltre siamo il centro mondiale della produzione di
pelle di alta qualità perché vendiamo l´immagine di un paese in cui la bellezza
e la coesione sociale sono valori egemoni da secoli, ma se andiamo a spulciare
la lista dei fornitori di alcune griffe troviamo sorprese poche piacevoli: di
nuovo una delle aziende che figurano nella lista nera degli ambientalisti, la
Bertin. Il risultato di questa rete occulta di connessioni è un finanziamento
globale alla distruzione dell´Amazzonia che sta creando un pressing micidiale.
Un quinto del totale dei gas serra che minano la stabilità del clima viene dai
roghi delle foreste. E il Brasile occupa il quarto posto
(dopo Cina, Stati Uniti e
Indonesia) per le emissioni di anidride carbonica principalmente a causa
dell´erosione dell´Amazzonia. La corsa alla distruzione della più grande
foresta pluviale del pianeta ha vari attori, dagli agricoltori che fanno largo
alla soia ai mineiros che avvelenano la foresta per estrarre oro. Ma
l´allevamento dei bovini gioca la parte dell´imputato numero uno: ha l´80 per
cento delle responsabilità. Nel tempo che impiegherete a leggere questo
articolo un bel pezzo di foresta si sarà già trasformato in bistecca: le
mandrie rubano un ettaro di foresta amazzonica ogni 18 secondi. E un ettaro di
verde in Amazzonia può contenere più di 400 specie arboree, un frammento
importante della più ricca concentrazione di biodiversità del mondo. Inoltre,
non solo il Brasile è il più grosso esportatore di carne a livello mondiale
(l´export è aumentato di sei volte tra il 1998 e il 2008), ma le prospettive
sono allarmanti: nel 2018 ogni tre tonnellate di carne vendute a livello
internazionale due saranno brasiliane. La partita però non è ancora persa. Per
anni Brasilia ha incoraggiato l´attacco all´Amazzonia, ma la pressione
internazionale ha ormai raggiunto un livello critico. Il Met Office, da Londra,
ha avvertito: la foresta amazzonica contiene un decimo di tutto il carbonio
conservato negli ecosistemi terrestri. E l´anno scorso, per la prima volta, il
Brasile ha risposto lanciando un importante segnale di apertura: creare un
Fondo per l´Amazzonia che punta a rastrellare 20 miliardi di dollari per
finanziare la conservazione della foresta e il suo sviluppo sostenibile. Un
impegno assunto in prima persona dal presidente Lula: «La lotta contro la
deforestazione è un asse centrale del nostro piano di azione contro il
cambiamento climatico. Ridurremo la deforestazione dell´Amazzonia del 72 per
cento entro il
( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 45 - Sport
Nadal, il crollo del re prima disfatta a Parigi Soderling lo batte agli ottavi,
stop alla serie record A Roma lo spagnolo aveva lasciato un game al suo rivale
Ma ieri era spento fisicamente GIANNI CLERICI PARIGI Fuori la Ivanovic, e si
può capire, dopo tutti i disastri seguiti alla sorprendente vittoria dell´anno
scorso. Ma non ero preparato all´orazione funebre per la prematura scomparsa di
Rafael Nadal, battuto da Soderling, così come, vent´anni addietro, ero rimasto
incredulo di fronte a Lendl sgambettato da Michelino Chang. Quei pochi amici
che se ne intendono mi avevano peraltro suggerito di andarci cauto, con le
predizioni sulla prossima, quinta vittoria parigina del Mostro. Soprattutto chi
era a Madrid, e l´aveva visto sommerso dallo ex-Federerissimo, si era reso
conto che la flessione non era certo causata dall´altura, dalle palle, e da
tutto quel che un giocatore battuto è in grado di far credere agli specialisti
delle conferenze stampa. Il fenomeno atletico chiamato Nadal, il Mirabile
Mostro, era giunto svuotato alla fine della prima densissima parte dell´anno,
quella che culmina nell´aureo binomio Parigi e Wimbledon. Quasi imbattibile
aveva perso quattro match su quarantacinque, tutti al meglio di tre set, e uno solo sul rosso
confessava soltanto agli intimi una perduta lucidità, aggravata anche dalla
cronica infiammazione alla rotula del ginocchio sinistro, e del sinistro
alluce. Ma non è facile far pronostici sulle informazioni di corridoio, anche se proprio stamattina il manager
del campione si era rivolto allo scriba per alcune confidenze che non verranno
pubblicate, secondo l´antico adagio, scriba riservato, scriba superato. Ma
ritorno alla simil-cronaca, dopo aver ricordato chi sia Robin Soderling.
Svedese di un 1,90 per
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-06-01 - pag: 26 autore: INFORMAZIONE
PUBBLICITARIA A cura de Il Sole 24 ORE System RICERCHE Un'indagine elaborata da
Nespresso ha tracciato il profilo dei consumatori Tre tazzine quotidiane in
Italia: il rito è donna e si beve dolce U na media di cinque tazzine al giorno:
sono i tedeschi i maggiori consumatori di caffè al mondo. Al secondo posto gli
Usa (3,2 tazzine). Solo terzi gli italiani, con tre tazzine quotidiane. I dati
sono il risultato di una ricerca dell'osservatorio giornalistico internazionale
Nathan il saggio', che ha monitorato dall'1 gennaio 2007 al 30
gennaio 2009 circa 500 articoli sulle principali testate di 12 nazioni nel mondo. In classifica, anche Austria
(2,6 tazzine), Spagna (2,5) e Francia (2,3), dove il consumo di caffè sta
crescendo notevolmente, oltre alla Cina (1 tazzina al giorno). Ultima, la
Gran Bretagna (0,1). In Germania, l'acquisto di miscele certificate è cresciuto
nell'ultimo anno del 10%, mentre in Russia l'incremento arriva al 13%. Tra le
motivazioni espresse dagli intervistati sulla loro predilezione per l'espresso:
gratifica e migliora le capacità mentali, è un momento per staccare e
riprendere la carica e, per gli asiatici, un simbolo che avvicina allo stile di
vita occidentale. Una curiosità: tra i Paesi consumatori, sta crescendo
notevolmente il Brasile, che è anche il maggiore produttore mondiale (46
milioni di sacchi prodotti nel 2008). Nell'esercizio novembre 2007- ottobre
2008, i consumi interni di caffè sul mercato brasiliano sono cresciuti del 3,2%
rispetto al precedente periodo, per un quantitativo di 550 milioni di sacchi in
più. In termini pro-capite il consumo annuo si colloca a
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-06-01 - pag: 26 autore: Zicaffè, dal 1929 la
passione per il caffè P artono dalla Sicilia le miscele Zicaffè, per
conquistare il mondo con la loro qualità ineguagliabile. La distribuzione
arriva, infatti, ben oltre la Sicilia e il meridione d'Italia, toccando molte
città del centro-nord e quasi tutte le nazioni europee, fino a estendersi in
Africa, in America, in Canada, e in Paesi come Indonesia, Corea
del Sud e Cina. Una qualità
che nasce da studi e ricerche continui: è questo l'obbiettivo della
collaborazione tra Zicaffè e il Dipartimento di Scienze degli Alimenti
dell'Università di Messina che, partendo dall'esame delle specie di caffè
verde, ne accerta le caratteristiche bio-organolettiche, individuando i dosaggi
e le qualità ideali. Per esaltare e tramandare l'esperienza e i segreti
che fanno della tradizione italiana la più amata nel mondo, Zicaffè organizza
corsi di degustazione periodici riservati agli esercenti e dedicati all'arte
della preparazione del caffè. Proprio dalla grande esperienza acquisita da
Zicaffè in quest'arte, nascono miscele che primeggiano per aroma e cremosità,
come “Cinquantenario” e “Crema in tazza Superiore” il top della gamma nel
settore bar, tanto da essere state certificate dall'Inei (Istituto Nazionale
Espresso Italiano) come autentico “espresso italiano”. Entrambe nascono da
specie eccelse, con accentuata prevalenza di Arabica, ed esprimono gusto e
profumo eccezionali, rivelando un gusto pieno e una crema omogenea e persistente.
L'ultima novità Zicaffè si chiama ”Densacrema” ed è un amalgama perfetto tra le
migliori qualità bar, scelte, tostate e macinate con maestria e con
procedimenti assolutamente naturali. Già disponibile in cialde confezionate in
carta filtro monodose per macchinette installabili in ufficio e in casa,
Densacrema contraddistingue la linea Vending e sarà presto distribuita anche in
capsule. Zicaffè punta da sempre alla individuazione e alla soddisfazione delle
esigenze di mercato attraverso la qualità di miscele che sono il frutto di una
passione che dura da 80 anni.
( da "Unita, L'" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Prodi: il sogno
europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd NINNI ANDRIOLO «Le
forze dell'Ulivo hanno la grande responsabilità di portare avanti l'idea dei
progressisti e dei democratici per essere più forti in Europa e per un'Europa
forte nel mondo». È un appello a votare Pd quello che Romano Prodi rivolge al
«popolo ulivista» attraverso i microfoni del Tg1. Ad una settimana dal voto,
nel giorno del quarantesimo anniversario del suo matrimonio con la moglie
Flavia, l'ex presidente del Consiglio scende in campo per chiedere a chi ha
creduto prima nell'Ulivo e dopo nel Partito democratico di non astenersi, di
non disertare le urne, di tornare a scommettere nel progetto in cui «lui - come
spiegano i suoi - crede ancora fermamente». Voto importante «Il voto per
l'Europa è importantissimo - spiega l'ex premier - senza l'Europa in questa
tempesta noi nel mondo saremmo naufragati». Secondo Prodi «solo l'Europa» ha
salvato l'Italia. E l'Unione «non ha fatto quello che non poteva fare» contro
la crisi solo «perché l'Europa è ancora a metà». Un richiamo, questo, alle
riforme incompiute e, in particolare, al progetto di Costituzione europea.
Quelle del 7 giugno, in sostanza, sono «elezioni importanti», perché «bisogna
spingere l'Europa verso una coesione che la renda
abbastanza forte per poter dialogare con la Cina e con gli Stati Uniti con parità di mezzi». Europa e Italia E
non esiste «l'Europa senza l'Italia», perché «l'Italia è sempre stata il perno
d'Europa» anche grazie alle «forze dell'Ulivo» che si sono impegnate - contro
ogni «euroscetticismo» - per dare al Paese una dimensione europea. Dopo
il gesto simbolico del ritiro della tessera del Partito democratico, il
Professore torna «a dare una mano». Non lo fa, come pure gli era stato chiesto
dal gruppo dirigente Pd, partecipando a manifestazioni elettorali a fianco di
questo o quel leader. Ma attraverso un'intervista rilasciata al telegiornale
più seguito della Rai. «Preoccupato per la situazione del Paese», così i
collaboratori più stretti definiscono l'ex premier. Secondo il quale «il
progetto del Pd» è indispensabile per «cambiare» l'Italia e «farla tornare a
crescere». Ma da ex presidente della Commissione europea, aggiungono i suoi,
Prodi considera «vergognoso» che si strumentalizzi l'Europa per una partita
politica tutta nazionale. Le candidature «di bandiera» del centrodestra e non
solo - in sostanza - non rendono onore all'Italia che deve pesare con forza e
dignità dentro l'Unione europea. «Vergognoso», per Prodi, che si metta nel
conto l'assenteismo da Strasburgo nel momento in cui il Parlamento europeo
«dovrà svolgere compiti sempre più decisivi». 40 anni Quarantesimo anniversario
di matrimonio, scrivevamo all'inizio. Romano Prodi e Flavia Franzoni - le nozze
vennero celebrate il 31 maggio del 1969 dal cardinale Camillo Ruini, allora
vescovo di Reggio Emilia - hanno trascorso la giornata a Bologna, partecipando
in mattinata alla Messa nella chiesa di San Giovanni in Monte e festeggiando
poi, nella loro casa, assieme a familiari e amici. Ad una settimana dal voto,
malgrado il Pd sia dato in crescita dai sondaggi e riduca le forti distanze dal
Pdl registrate nelle settimane scorse, Prodi - ieri - ha deciso di rivolgersi
al popolo dei «delusi». In un momento in cui Franceschini e i vertici
democratici sono impegnati a mettere in guardia dai rischi «per la qualità
della democrazia» che comporterebbe una «vittoria oltre misura di Berlusconi»,
l'appello di ieri rappresenta una scelta politica «di partecipazione». Il
Professore, in sostanza, «non si astiene». «Il Partito democratico io ce l'ho
nel cuore», ripete, cosciente del ruolo di «padre nobile» che - ribadiscono i
suoi - «Romano continua ad assumere simbolicamente per tanta gente che ha
creduto nell'Ulivo». Il Professore (Prodi ha festeggiato ieri i 40 anni di
matrimonio con la signora Flavia) parla contro «l'astensionismo». Convinto che
occorre proseguire e concludere il sogno europeo invita a «votare Pd».
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima
Pagina Le idee Le erbacce sulla strada della ripresa economica NOURIEL ROUBINI
Il ritmo della contrazione dell´economia mondiale potrebbe stare rallentando,
secondo quanto suggeriscono gli ultimi dati. La speranza, però, che i
"germogli" della ripresa spuntino con vigore è stata soffocata da una
invasione di erbacce. Gli ultimi dati sull´occupazione, sulle vendite al
dettaglio, sulla produzione industriale e sul mercato immobiliare residenziale
negli Stati Uniti sono ancora molto deboli; i dati sulla crescita del Pil
europeo nel primo trimestre sono scoraggianti; lo stato
dell´economia giapponese è ancora comatoso e persino la Cina - che è in via di ripresa -
registra un flusso delle esportazioni molto debole. Il giudizio secondo il
quale l´economia globale si starebbe avvicinando al momento più basso della
crisi si dimostra essere - ancora una volta - troppo ottimistico. Dopo
il collasso di Lehman Brothers nel settembre 2008, il sistema finanziario
globale si era avvicinato pericolosamente al disfacimento e l´economia mondiale
aveva cominciato a precipitare in caduta libera. Tant´è così che il ritmo della
contrazione economica del quarto trimestre del 2008 e quello del primo
trimestre del 2009 hanno toccato livelli molto vicini a quelli di una
depressione. A quel punto, a livello mondiale, i leader politici hanno trovato
la risolutezza per voltare pagina e hanno messo mano a quasi tutte le armi
disponibili nel proprio arsenale. SEGUE A P
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Economia
In frantumi il mito dell´impresa privata negli Usa è l´ora di "Government
motors" La bancarotta della big dell´auto apre un grande vuoto, e nessuno
sa se potrà essere riempito "Ciò che è bene per Gm è bene per
l´America", si diceva a Detroit Oggi non è più così La Casa Bianca
promette di non interferire nelle decisioni di tipo manageriale FEDERICO
RAMPINI «Un parto doloroso». Con toni severi Obama annuncia la bancarotta di
General Motors, pilotata da un governo che assume responsabilità senza
precedenti nella gestione di un colosso industriale. Mentre gli osservatori più
disincantati salutano la nascita di "Government Motors", il discorso
di Obama riflette la gravità del momento. Dà il senso di un pezzo di storia del
capitalismo che si chiude, senza che vi siano certezze sul modello che verrà.
General Motors stava per compiere 101 anni. Ha 54 anni in più del presidente
che ora ne eredita il cadavere ingombrante. Obama tenterà di trapiantare i suoi
organi ancora sani - se ce ne sono - in un organismo da inventare. Gm fu un
esempio di management illuminato ai tempi di Alfred Sloan, studiata e imitata
dagli industriali del mondo intero. S´identificò con la cultura dell´automobile
che è stata non solo consumismo ma stile di vita, libertà individuale,
emancipazione dei giovani, conquista dei grandi spazi nell´American way of
life. Fu qualcosa di ancora più importante: un motore di consenso sociale.
Contribuì a creare la vasta middle class americana, quel ceto medio unificato
che includeva gli "uomini in flanella grigia" del management e i colletti
blu addomesticati da alti salari, generosi privilegi sanitari e previdenziali.
Grazie a lei l´America coesa dagli anni 50 poteva evitarsi gli spasmi della
lotta di classe, con un Welfare aziendalista e poche diseguaglianze sociali. Vi
fu un´epoca in cui Detroit era una Silicon Valley, una patria di ingegneri di
talento che sfornavano innovazioni destinate a influenzare il mondo. Il suo
mitico presidente Charles Wilson mezzo secolo fa coniò una massima che sembrava
indiscutibile - «quel che è buono per la Gm è buono per l´America». Oggi
l´azienda che ha perso tutti i primati non arriva prima neppure nella corsa
alla bancarotta, superata sul traguardo dalla Chrysler. Ma la Gm è troppo
grossa per una soluzione alla Chrysler. Per ora non c´è un acquirente in vista,
né americano né straniero, neppure per una "New Gm" in cui vengano
scorporate dal giudice fallimentare le attività meno decotte. Per ora Obama
deve restare azionista al 60%, dopo aver speso già 60 miliardi di dollari di
risorse del contribuente. Un altro 12% di azionariato è nelle mani del governo
vicino, il Canada, risucchiato per forza nell´operazione per le tante fabbriche
presenti sul suo territorio. I detentori di obbligazioni saranno costretti a
incassare perdite pesanti, con la conversione dei loro bond in azioni ad alto
rischio di evaporazione. I dipendenti subiranno un salasso micidiale: altri
21.000 licenziamenti, da
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 29 - Commenti
LE ERBACCE SULLA STRADA DELLA RIPRESA (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Prysmian di
Redazione del 02-06-2009 da Finanza&Mercati del 02-06-2009 [Nr. 106 pagina
19] Una seduta, si sa, non fa primavera. Ma fa riflettere il fatto che nella
prima seduta del Ftse/Mib figurino, tra le prime cinque, due società-termometro
per misurare gli investimenti: Prysmian e StMicroelectronics. Sia Carlo
Bozotti, ceo di Stm, che Pier Francesco Facchini, cfo della seconda potenza nel
mondo dei cavi, sostengono che nel primo trimestre «la congiuntura ha toccato
il fondo», con un calo di ricavi (e di profitti) intorno all'11%. Segnali di
ripresa se ne vedono pochi, ma la caduta a precipizio, senza rete, è finita. E
dopo la discesa Prysmian si è presentata all'appuntamento di giugno con
rappporti sostenibili: un price earning di 9 volte; un rapporto ev/bbitda di
5.8 volte più un dividend yield pari al 4.2%, di rilievo per una tipica società
growth. Purché la crescita riprenda, come Prysmian non dispera. Facchini, che
ha confermato a Bloomberg una guidance per il 2009 di un ebitda pari a 400
milioni, vede nuovi ordini in futuro nella trasmissione
energia in Cina e Usa, ma
già ci sono risultati in Qatar e Brasile. Più ancora, la crisi ha aperto spazi
di crescita per un gruppo che può «sparare» in acquisizioni fino a un miliardo,
approfittando della crisi dei boiardi fornitori delle utility russe. In
caso di shopping, nota Equita, il rapporto debiti/ebitda salirà da
( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Drago manda in
fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro di Redazione del
02-06-2009 da Finanza&Mercati del 02-06-2009 [Nr. 106
pagina 2] In Cina positivi
i dati industriali, meglio del previsto negli Usa Sull'aria di ripresa l'oil
sfonda quota 68 $ Il petrolio prende il largo grazie alla Cina e al minidollaro. Il future sul
Wti, consegna a luglio, è arrivato ieri a toccare i 68,29 dollari al Nymex, il
prezzo più alto dallo scorso 5 novembre, valore che spinge il guadagno
da inizio anno al 52 per cento. Ad accendere le quotazioni sono stati ieri i
dati macroeconomici in arrivo da Pechino, dove l'indice che misura la fiducia
sugli acquisti industriali è aumentato per il terzo mese di seguito. Per
contro, anche negli Usa il dato dell'Ism (Institute for Supply Management) è
rimasto sotto quota 50 (dunque, in area «contrazione economica»), ma è salito a
42,8 da 40,1 di aprile, e contro un 42,3 atteso dal consensus Bloomberg. Dunque,
la statistica sembra aiutare l'aspettativa globale di ripresa che sta alla base
del rimbalzo del barile. Per gli analisti di Bernstein, inoltre, si profila nel
2009 un gap tra domanda e offerta di petrolio: il taglio agli investimenti
causerà una caduta dell'outoput petrolifero più rapida del calo dei consumi. Di
conseguenza, Bernstein prevede un prezzo verso quota 75 dollari al barile. Una
quota confermata da Algeri domenica sera dal ministro dell'Energia del Paese
africano, per cui un prezzo equo del petrolio «potrebbe essere tra i 70 e i 90
dollari al barile». Anche il dollaro debole continua a giocare un ruolo non
secondario nel balzo del barile (e dell'intero comparto delle commodity, vedi
articolo pagina a fianco). Ieri, l'euro ha chiuso in rialzo sul dollaro, pur
rimanendo a quota 1,41 grazie al supporto giunto al biglietto verde dal dato
confortante dell'Ism. Ma per gran parte della giornata il rapporto di cambio
tra la valuta europea e quella Usa si è mantenuto sopra la soglia di 1,42 dollari,
aggiornando nuovamente i massimi dal dicembre del 2008. La divisa europea si è
rafforzata anche su franco e yen considerate valute difensive, che hanno perso
terreno di fronte al buon andamento dei mercati azionari. L'euro, in chiusura
dei mercati europei, vsleva 136,96 yen (134,95 venerdì e 134,89 la bce), 1,5172
franchi svizzeri (1,5097 e 1,514), mentre passa di mano a 0,8633 sterline
(0,8761 e 0,868).
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Genova
ELETTO L´ESECUTIVO DELL´ASSOCIAZIONE SEGGIOLE & POLTRONE Artigiani nel
segno di Negri altri cinque anni al vertice MASSIMO MINELLA C´è ancora Felice
"Cino" Negri sul trono degli artigiani genovesi
di Confartigianato, quattromila aziende di artigiani e piccoli e medi
imprenditori alle prese con una delle più complesse recessioni economiche dal
Dopoguerra a oggi. L´assemblea dell´associazione ha infatti eletto nei giorni
scorsi i propri vertici esecutivi per il quinquennio 2009-2014,
confermando appunto per acclamazione il longevo presidente, solido alleato del
presidente Paolo Odone nella guida della Camera di Commercio, in virtù di quel
"patto della piccola impresa" (con la Cna di Pino Lamanna) che ormai
dieci anni fa consentì a Odone di superare gli alleati-avversari di
Confindustria e cinque anni dopo di mettersi al riparo per il secondo mandato.
Probabile che quando Odone si ripresenterà per il terzo mandato, l´alleanza
continuerà a reggere. Si vedrà. Nel frattempo Cino Negri, sceso in campo anche
in difesa della realizzazione della Gronda, si avvia a un nuovo mandato in
sella a Confartigianato. Accanto a lui, tre vice, due confermati e una new
entry. Per i prossimi cinque anni saranno ancora vicepresidenti Vincenzo
Ciliberti e Mario Capovani, mentre il nuovo entrato è Olimpio Marcello. A
completare i vertici dell´associazione, come consiglieri della giunte
esecutiva, sono stati infine nominati Andrea Carratino, Francesco Vogna, Luca
Albertella, Santi Gennari, Enrica Comelli, Luciano Galeazzo, Bruno Monti e
Paolo Spanu. «Numerose sono le misure che si possono chiedere al governo in
questa fase economica - osserva Negri - credito e finanziamenti, sostegno alla
domanda, incentivi fiscali, misure per la crescita e la competitività, ricerca
e innovazione, sostegno del lavoro e dell´occupazione, energia».
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 13 - Esteri è
stato "visto" dai satelliti Usa La Corea del Nord prepara il lancio
di un nuovo missile SEUL - è allarme a Seul per un nuovo, possibile, test
nucleare da parte della Corea del Nord. La notizia che il più potente missile
nordcoreano, una testata intercontinentale multistadio, capace di raggiungere
Alaska e Hawaii, è stato spostato nella base di Dongchang-ri, un importante centro militare ai confini con la Cina, fa temere ai media di Seul che
Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata. Fonti
sudcoreane citate dai giornali locali ipotizzano che il nuovo lancio potrebbe
avvenire in poche settimane, se non il 16 giugno, quando il presidente Lee
Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. I timori sono
confermati dal segretario alla Difesa Usa, Robert Gates: «Abbiamo osservato
alcuni segnali secondo cui essi potrebbero fare qualcosa con un altro missile
Taepodong-2, ma a questo punto le loro intenzioni non sono chiare», ha detto
ieri. I movimenti del missile sono stati intercettati dai satelliti spia
americani: trasportato via treno, è arrivato a Dongchang-ri - il sito sulla
costa occidentale della Corea del Nord a
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 20 - Economia
L´America alza la testa, Borse in volo Segni incoraggianti da vendite, edilizia
e manifatturiero. Il petrolio sfiora 70 dollari Negli Stati Uniti si torna a
risparmiare come non accadeva dal 1995 LUCA PAGNI MILANO - Dopo due settimane
di calma piatta, una pausa di riflessione dopo l´ininterrotta corsa al rialzo
iniziata il 9 marzo scorso, tornano a volare i mercati finanziari. Trainati
dalla partenza bruciante di Wall Street, i listini del Vecchio Continente hanno
archiviato la seduta sotto il segno degli acquisti, dal +1,88% di Londra al +
4,08% di Francoforte. E a Milano l´indice Italia All Share (l´ex Mibtel) ha
guadagnato il 2,91% Una ventata di ottimismo nelle sale operative portata da
una serie di dati macroeconomici che hanno abbracciato tutte le economie più
importanti del pianeta: Stati Uniti, Cina ed
Eurolandia. Numeri e statistiche che hanno sorpreso gli operatori perché tutti
superiori alle stime degli analisti. Non solo: si tratta di dati ancora più
significativi perché coinvolgono l´economia reale, dalla produzione
manifatturiera alla ricomposizione delle scorte nei magazzini, per non dire
dell´aumento della domanda di petrolio che ha portato il prezzo del greggio ai
nuovi massimi da novembre La mole di dati macro più consistente è arrivata
dagli Stati Uniti. Si parte dall´indice Ism che misura l´attività
manifatturiera. A maggio è salito a quota 42,8 dal 40,1 di aprile. Il dato è
migliore delle previsioni degli analisti che davano un 42,3. Il settore
manifatturiero è confermato in ripresa anche nella Ue, dove l´apposito indice a
maggio è salito a 40,7 punti, dai 36,8 di aprile e contro il 40,5 delle
previsioni. Tornando negli Usa, è in controtendenza il dato sulla spesa per il settore
edilizia. Ad aprile, per il secondo mese consecutivo, ha segnato un aumento
dello 0,8% dopo il +0,4% del mese prima. L´andamento si è rivelato migliore
rispetto alle previsioni che avevano stimato un ribasso dell´1,5%. Sempre negli
Usa, la spesa per consumi ad aprile è scesa dello 0,1% contro attese di -0,2%.
E, complice la crisi, sembra che gli americani non siano più quel popolo di
cicale che abbiamo conosciuto fino ad oggi: il tasso di risparmio è balzato al
5,7%, livello più elevato dal febbraio 1995, rispetto al 4,5% di marzo. A completare il quadro ci ha pensato la Cina. A maggio per il terzo mese consecutivo, l´indice dei direttori
acquisti ha segnato 53,1 da 53,5 di aprile, restando al di sopra della soglia
dei 50 punti che separa l´espansione dalla contrazione. Il fatto che la Cina sia sulla strada della ripresa ha
innescato il prezzo del greggio, arrivato a toccare il nuovo massimo dell´anno
a 68,29 dollari con un rialzo del 3%. Buone notizie per l´andamento
dell´economia, ma non per i consumatori. Le compagnie petrolifere stanno
adeguando il prezzo della benzina al rialzo del greggio, portando quasi tutte
la verde sopra 1,3 euro a litro. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia,
è in particolare la Shell a toccare il massimo di oggi, con la benzina a 1,312
euro e il diesel a 1,104 euro.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-06-02 - pag: 1 autore: Usa e Ue il week end più lungo
di Gianni Riotta C he week end! Un fine settimana di maggio ha scosso per
sempre i sogni della generazione dei baby boomers su una riva e l'altra
dell'Atlantico. Gli americani scoprono che General Motors avrà lo stato come
principale partner, come usava una volta nel vecchio continente per le aziende
decotte. E gli europei prendono atto della fine del sogno di diventare il nuovo
gigante economico, pronto a strappare la leadership del
Secolo Americano e contendere il XXI secolo alla Cina. Il macinino Opel è salvato, d'intesa fra il lobbista ed ex
cancelliere SchrÖder e il vero leader russo,l'eterno Putin:mercato?innovazione?
concorrenza? agende più variopinte di una Lonely Planet per l'Unione
futuribile? Aufwiedersehen. Cominciamo dagli effetti americani del week end più
lungo. è difficile spiegare quanto General Motors e America profonda
siano connessi. Charlie «Motore» Wilson, che da presidente Gm diventa ministro della
difesa di Eisenhower nel 1953, può ben pronunciare davanti al Senato il motto
che così spesso sarà stravolto «Per anni ho pensato che quel che va bene per il
nostro paese va bene per la General Motors e viceversa ». Wilson rispondeva a
una domanda sul conflitto di interessi (già, anche allora!) e lo faceva in
squisita buona fede. E adesso? Il presidente Obama chiede ai cittadini di
salvare con 53 miliardi di dollari (37 miliardi di euro) una compagnia che ha
creato il ceto medio nel paese, producendo mezzo secolo fa, da sola, il 3% del
prodotto interno. «Casa Bianca socialista!» sbraitano i commentatori ultras
alla radio, guidati da Rush Limbaugh. Obama insiste che il management sarà
indipendente dal governo. Quando però il nuovo consiglio d'amministrazione Gm
dovrà decidere quali linee chiudere in quattro stati chiave, Indiana,
Wisconsin, Ohio e Michigan, sarà davvero libero? Sarà possibile produrre negli
stati senza sindacato del Sud, danneggiando le speranze di rielezione di Obama,
che proprio nel nord della vecchia industria ha battuto i repubblicani?
Continua u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 11 autore: Geithner a Pechino. Il
segretario al Tesoro assicura: l'amministrazione Obama taglierà il deficit «Il
debito pubblico Usa non è a rischio» Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Gli investimenti in dollari sono sicuri
e la Cina non ha nulla da
temere per i suoi capitali sull'altra sponda del Pacifico. Lo ha detto il
segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ieri a Pechino durante il
primo giorno della sua prima visita ufficiale in Cina. Una visita impegnativa. Geithner, infatti, dovrà
rassicurare la Cina sulle prospettive dei massicci
investimenti cinesi in Treasury Bond. Oggi Pechino, con 768 miliardi di dollari
di titoli pubblici americani in portafoglio, è il principale sottoscrittore del
debito pubblico statunitense Usa. In sostanza, un terzo delle riserve valutarie
accumulate negli ultimi anni dalla Cina è servito a
finanziare i consumi e gli investimenti degli Stati Uniti. Tuttavia, nonostante
la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio prima Wall Street e poi il
paese, la Cina può dormire tra due guanciali. «Gli
asset sono molto sicuri, poiché abbiamo il mercato dei titoli di Stato più
liquido del mondo », ha avvertito Geithner in una lezione tenuta all'università
di Pechino, dove studiò per un breve periodo negli anni 80. Il segretario al
Tesoro ha ribadito l'impegno dell'amministrazione Obama a tagliare il deficit e
a riportarlo a livelli sostenibili. Gli studenti hanno accolto con un certo
scetticismo (e anche con qualche risata) le parole di Geithner. Da quando è
scoppiata la bolla dei mutui subprime, molti economisti cinesi hanno sollevato
perplessità sul fatto che un paese emergente utilizzi una parte cospicua della
propria ricchezza nazionale per sostenere il tenore di vita dei cittadini più
ricchi del mondo. Altri osservatori, invece, hanno lanciato l'allarme puntando
il dito sul rischio dollaro. Il ragionamento è semplice. L'immenso e crescente
debito pubblico americano, e le politiche monetarie ultra- espansive adottate
dalla Fed negli ultimi mesi, potrebbero presto riaccendere l'inflazione. In
questo caso, la valuta statunitense finirebbe per deprezzarsi sul mercato dei
cambi, con il risultato di svalutare gli investimenti cinesi in dollari.
Tuttavia, al di là dei rischi e dei paradossi, la Cina
oggi non ha reali alternative. Per di più, se solo mostrasse l'intenzione di
ridimensionare i propri investimenti americani, sarebbe lei stessa a provocare
una crisi di fiducia sul biglietto verde. Ma anche su questo fronte Geithner è
stato rassicurante con Pechino: «Crediamo in un dollaro forte », ha
sottolineato. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA SCOMMESSA Con 768
miliardi di dollari di titoli di stato in portafoglio la Cina
è il primo creditore mondiale di Washington e teme per i suoi investimenti Foto
ricordo. Tim Geithner e la sua ex professoressa Bo Min mostrano le immagini del
segretario al Tesoro ai tempi degli studi universitari in Cina
EPA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 11 autore: Materie prime e valute. Il
Wti doppia i minimi di dicembre L'ottimismo sui mercati spinge petrolio ed euro
Sissi Bellomo Riccardo Sorrentino Nuovi segnali di recupero dell'economia,in
arrivo soprattutto dalla Cina, hanno incoraggiato la
propensione al rischio tra gli investitori, spedendo il dollaro ai minimi da
dicembre e alimentando gli acquisti di materie prime: un rally, quest'ultimo,
che ha coinvolto non solo il petrolio – al record da otto mesi, oltre 68
dollari al barile – ma anche i metalli e diversi prodotti agricoli, come
cereali, soia, caffè, zucchero. I rialzi sono iniziati nella mattinata
asiatica, dopo l'arrivo dell'indice dei responsabili acquisti (Pmi) cinesi.
L'indicatore era previsto in calo, fin sotto la soglia dei 50 punti che divide
la zona di contrazione da quella di espansione. è invece rimasto in area
positiva per il terzo mese consecutivo in maggio, a 53,1 da 53,5 di aprile,
anche grazie al miglioramento degli ordini dall'estero. è stato il pretesto per
far scattare il ribasso del dollaro, che ha seguito ieri il copione di que-sta
fase: l'aumento della propensione al rischio, segnalato anche dal rialzo delle
Borse, ha spinto gli operatori a prendere dollari a prestito, a un costo
bassissimo, per venderli e investire negli assets che possono offrire i
migliori rendimenti. L'euro ha toccato così i massimi da dicembre, a quota
1,4246 dollari, prima di scendere verso 1,4232 da 1,4151 della chiusura di
lunedì; mentre il dollaro australiano e quello neozelandese sono saliti ai
massimi da otto mesi, e la sterlina è tornata, in rialzo, ai livelli di sette
mesi fa. L'inevitabile correzione del pomeriggio è stata poi fermata
dall'apertura di Wall Street e dai dati americani, che pure non permettono una
lettura univoca dello stato di salute dell'economia.L'inflazione Pce core -
l'indice-obiettivo della Fed - ha accelerato all'1,9% dall'1,8% e questo non è
un dato del tutto rassicurante, in un momento di recessione e, insieme, di forte
creazione di liquidità. Analogamente,l'aumento della propensione al risparmio
al 5,7% dal 4,5%, frutto di tagli alle tasse e versamenti assistenziali una
tantum, è un dato double face: ridimensiona la grande anomalia degli Usa, che
risparmiano poco, ma tiene sotto tono le spese al consumo (-0,1% in aprile,
-0,3% in marzo) nel momento in cui i redditi tornano a crescere per la prima
volta da 11 mesi. Il Pmi di maggio, infine, è in miglioramento, ma a differenza
di quello cinese segnala ancora contrazione.Ha alimentato l'ottimismo - tenuto
conto dell'importanza dell'indicatore - perchégli ordini ora sono in crescita e
le scorte continuano a diminuire, facendo sperare in un rapido ritorno agli
approvvigionamenti. Anche qui, però, il balzo dell'indicatore dei prezzi
solleva incognite. I flussi di denaro in uscita dagli Usa hanno avuto una
destinazione privilegiata: le materie prime e le valute dei paesi che le
esportano (anche se il pagamento è in dollari), complice l'aspettativa che la
ripresa spingerà questi prezzi verso l'alto. è una di quelle profezie che si
autoavverano- i prezzi salgono- e che potrebbero strozzare sul nascere la
ripresa. Tra i protagonisti della seduta di ieri il petrolio, con il Wti che si
è attestato a 68,58 dollari (+3,4%), più del doppio rispetto ai minimi di
dicembre, dopo una seduta tuttaall'insegna della Cina:
oltre ai dati economici, ha pesato la notizia dell'avvio della seconda fase di
accumulo di riserve strategiche, che si stima potrebbe portare ad acquisti per
170 milioni di barili. La liquidità si è comunque indirizzata verso un gran
numero di commodities. Nonostante la ripresa della domanda sia in molti casi un
auspicio, più che una comprovata evidenza, tutti i metalli non ferrosi al
London metal exchange hanno registrato forti rialzi: il rame, considerato
barometro dell'economia, ha guadagnato più del 5%, oltre quota 5mila dollari la
tonnellata, ed è ai massimi da autunno. © RIPRODUZIONE RISERVATA IN RIALZO Il
rally delle commodities trascina tutti i metalli La moneta unica risale a quota
1,4246 sul dollaro, ai livelli di sette mesi fa
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 12 autore: INTERVISTA Bao Tong
Dissidente in arresto dal 1989 «In Cina ancora troppe
Tienanmen» Per l'ex braccio destro di Zhao Ziyang il paese ha cancellato una
tragedia che si ripete ogni giorno Jamil Anderlini Quando gli onnipresenti
agenti della pubblica sicurezza cinese vogliono intimidire un dissidente o un
attivista politico per la prima volta, di solito arrivano in piena notte a
bussare alla porta del malcapitato per invitarlo a venirsi a bere «una tazza di
tè». Di fronte a questo tè, servito in una località segreta, gli agenti
spiegano al loro ospite che se continuerà a criticare pubblicamente il regime
comunista le conseguenze probabili vanno dalla perdita del lavoro a una lunga
pena detentiva, o addirittura alla " sparizione" per lui o peri suoi
parenti e amici. Sembra dunque più che appropriato che Bao Tong, il più alto
funzionario del Partito comunista a finire in galera dopo le manifestazioni di
piazza Tienanmen in favore della democrazia, nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 37 autore: Borse. Gli
indicatori congiunturali in Cina e Usa galvanizzano i
listini nonostante Gm Dati economici positivi, sulle Borse è ancora rally
Milano guadagna il 3,16 per cento, Francoforte il 4%, Wall Street il 2,5% Morya
Longo Verrebbe da dire: anche le bancarotte non sono più quelle di una volta.
Proprio il giorno in cui General Motors è finita in amministrazione controllata,
le Borse di tutto il mondo hanno infatti guadagnato tra il 2 e il 4%. Tornando,
in molti casi, sui massimi degli ultimi 7 mesi. è vero che il crack di Gm era
ampiamente previsto, e anzi la sua ufficialità ha eliminato un elemento di
incertezza. Ma le Borse non hanno fatto neppure un minuto di silenzio. I loro
occhi erano tutti rivolti verso il miglioramento (presunto) dell'economia:gli
investitori si sono galvanizzati per la crescita del settore manifatturiero in Cina e per gli indicatori migliori delle attese negli Usa.
Le Borse hanno quindi festeggiato: Londra +2%, Parigi +3,11%, Francoforte
+4,08%, Milano + 3,16%, Wall Street +2,58% e Nasdaq +3,06%. Le materie prime
hanno spiccato il volo. E i titoli di Stato sono stati venduti, tanto che i
decennali Usa hanno rialzato i rendimenti di 24 centesimi portandoli ai massimi
degli ultimi sette mesi (3,7%). Una festa. I perché del rally La ragione va
cercata tutta nei dati economici. Il più importante è stato
quello del settore manifatturiero in Cina, cresciuto per il terzo mese di fila. La scommessa del mercato è
che la fine della recessione globale possa partire proprio dal gigante
asiatico, per continuare poi negli Stati Uniti e infine in Europa. Un buon
segnale in Cina è dunque
percepito come una buona notizia per il mondo intero. Per questo
l'indicatore ha dato sin dal mattino una buona intonazione ai listini. Il resto
l'ha fatto l'America: il mercato ha colto con favore il fatto che il settore
manifatturiero Usa abbia frenato meno che negli ultimi otto mesi e ha salutato
con entusiasmo il fatto che le spese per costruzioni siano aumentate
inaspettatamente ad aprile. Tutti segnali, questi, che avvalorano la speranza
che la recessione possa durare meno del previsto. Tanto è bastato per
galvanizzare le Borse. A volare sono state innanzitutto le aziende legate alle
materie prime. Due esempi: Rio Tinto ha guadagnato il 6,5% ed Eni il 3,93%.
Positive anche le banche, con il 6,88% di Société Générale o il 5,24% di Rbs. E
anche le case automobilistiche: dal 9,64% di Peugeot all'8,41% di Daimler.
Tutto questo ha rimpolpato un rialzo che, dai minimi toccati a marzo, è ormai
del 40% sia in America sia in Europa. I perché della cautela Una domanda nasce
spontanea: è giustificato tutto questo ottimismo? In fondo, come sottolinea il
capo economista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice, in molte aree del mondo
gli unici indicatori economici positivi sono quelli sulle aspettative. Di
concreto, per esempio in Europa, si vede ancora ben poco.C'è poi il problema
delle scorte. A fine
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MATERIE PRIME data: 2009-06-02 - pag: 40 autore: Metalli non ferrosi. Gli
acquisti cinesi di ristoccaggio sono nettamente aumentati negli ultimi mesi
Piombo e zinco in forte rialzo Le importazioni di Pechino però potrebbero
ridursi presto Gianni Mattarelli MILANO Il forte appetito cinese di metalli in
questa prima parte dell'anno è statotra i principali fattori dell'aumento di
prezzo, oltre che del rame, anche dello zinco e del piombo. La grande quantità
di acquisti di Pechino si è riflessa sugli scambi del London Metal Exchange
(Lme) esercitando una pressione rialzista. Le statistiche dicono infatti che
anche in aprile la domanda cinese, intesa come produzione interna più
importazioni meno esportazioni, è risultata molto alta per entrambi i metalli,
essendo aumentata su base annua del 34,5% per lo zinco e addirittura del 41,2%
per il piombo. La maggior parte dell'incremento della richiesta è costituito
dalla massiccia crescita delle importazioni nette, tanto che in marzo e aprile
quelle di zinco sono risultate di 226mila tonnellate, dalle 9mila dello stesso
periodo 2008, mentre quelle di piombo hanno raggiunto nei due mesi 61mila
tonnellate, dopo che l'anno scorso erano prevalse nel periodo esportazioni
nette per 10mila tonnellate. Nel conto, come avvenuto per il rame e per altre
materie prime, sono comprese sia le quantità destinate al ristoccaggio presso
gli utilizzatori che quelle accantonate dallo State Reserve Bureau (Ente
nazionale per le riserve), ma di fatto la domanda è stata ed è tuttora molto
elevata. A spingere le importazioni di zinco è stata anche la minor offerta
locale, dovuta ai tagli di produzione apportati a inizio anno agli impianti che
la caduta dei prezzi aveva reso non remunerativi. Ora le quotazioni sono
tornate a livelli profittevoli per l'industria della raffinazione, per cui
circa 500mila tonnellate di capacità mineraria annua sono state riattivate. La
disponibilità quindi sta già cominciando ad aumentare, come riflesso dal
drastico calo dei premi, ossia dei sovrappiù da pagare sopra il prezzo di Borsa
per comperare zinco raffinato. Di conseguenza è anche scesa la differenza tra
la quotazione dello Shanghai Futures Exchange e dell'Lme, che, con quella
cinese molto superiore, aveva offerto grandi opportunità di arbitraggio, favorendo
le importazioni. Le prospettive sono perciò che il flusso
di metallo verso la Cina
debba ridursi già nel prossimo trimestre. Se a ciò si aggiunge che il bilancio
offerta- domanda globale secondo l'International Lead and Zinc Study Group
(Ilzsg) è stato di 187mila tonnellate nel primo trimestre di quest'anno,si può
pensare che, almeno dal punto di vista fondamentale, il prezzo possa scendere
nei prossimi mesi del 10-20%, livello che, sempre in teoria, dovrebbe
però rappresentare un'opportunità di acquisto per consumatori e investitori con
obiettivi a medio termine. Per il piombo l'aumento della richiesta cinese è
stato forte sin dal primo trimestre, quando, secondo l'Ilzsg,ha raggiunto il
27,9% su base annua, mentre nel resto del mondo si è avuto un calo del
13,4%.L'eccedenza mondiale di piombo dei primi tre mesi sarebbe solo di 33mila
tonnellate, per cui i prezzi si sono riportati sui valori dello zinco. E se
dovesse continuare la corsa rialzista del rame, il piombo potrebbe essere il
secondo metallo ad attirare gli investitori. © RIPRODUZIONE RISERVATA
RIATTIVAZIONI IN VISTA A sostenere il mercato sono anche i tagli produttivi
decisi a inizio anno ma adesso molti impianti stanno tornando in funzione
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-02 - pag: 40 autore: Minerale di ferro.
China Iron and Steel Association respinge la proposta Rio Forniture ancora in
discussione Roberto Capezzuoli La partita dei prezzi del minerale di ferro
destinato alle acciaierie cinesi è ancora tutta da giocare, benché l'anglo-
australiana Rio Tinto, secondo produttore mondiale di ferro, abbia ormai
ottenuto il placet da tutte le principali imprese siderurgiche del resto
dell'Asia: giapponesi, coreani e anche taiwanesi hanno siglato l'accordo che
per l'annofiscaleiniziato il 1Úaprileriduce del 33% il prezzo del minerale di
qualità fine e del 44,5% il minerale high quality lump e le pellette. La China
Iron and Steel Association, che rappresenta acciaierie importatrici
prevalentemente di minerale fine, domenica ha respinto ufficialmente ( e
seccamente) l'ipotesi di accordo: «Non riflette il reale bilancio
domanda-offerta. Fine della discussione». Pechino è disponibile a tornare ai
livelli di prezzo fissati con Rio Tinto nel 2007, che comporterebbe una
riduzione non inferiore al 40%. Anche con la numero uno mondiale, la brasiliana
Vale, qualche divergenza c'è. Nel 2008 Rio e Bhp (il terzo big del minerale)
spuntarono aumenti superiori a quelli di Vale, giustificandoli con il fatto che
allora comprare dalle miniere australiane consentiva forti risparmi sul costoso
nolo marittimo. Oggi i noli stanno risalendo, ma restano ben lontani dai picchi
dello scorso anno, per cui la Cina potrebbe accettare dalla Vale anche uno sconto meno forte. Non
però del 27%,che è l'obiettivo dichiarato dai brasiliani. Vale si è tenuta
ufficialmente fuori dai negoziati, almeno finora, ma è tutt'altro che
disinteressata: nel 2008 il minerale di ferro ha rappresentato il 63% delle sue
entrate e il 97% del margine operativo lordo. Un ribasso dei listini
pari a quello di Rio Tinto potrebbe anche essere considerato valido, perché
minerale lump e pellette, le tipologie il cui prezzo calerebbe di più,
rappresentano solo il 12% della produzione Vale, secondo uno studio di
Citigroup. Invece rappresentano il 29% per Rio Tinto e il 31% per Bhp Billiton.
Le conseguenze sarebbero negative per Anglo American: è il quarto tra i grandi
produttori di ferro, e questo contribuisce solo per il 28% ai profitti
operativi. Però la produzione Anglo è per i due terzi di lump di alta qualità,
quella che sarebbe più penalizzata. Peggio ancora per l'ucraina Ferrexpo, le
cui vendite sono esclusivamente di pellette. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2009-06-02 - pag: 33 autore:
Appalti. Architetti e ingegneri contro l'utilizzo del criterio di contenimento
delle spese I maxi-ribassi pesano sui tecnici Riduzioni fino al 73% nel valore
riconosciuto ai progetti Andrea Carli Andrea Tempestini MILANO Tutti contro il
massimo ribasso, il principio che, nel settore dei lavori pubblici, regola
l'affidamento degli incarichi professionali. Un criterio che viene disciplinato
da un Dpr del '99 (il 554) e dal Codice degli appalti. Nel 2004 la Corte di
giustizia Ue ha ritenuto che non può essere l'unico parametro di aggiudicazione
e che le amministrazioni devono poter scegliere anche il principio dell'offerta
economicamente più vantaggiosa, pure disciplinato nel Dpr, che considera
elementi quali termine di esecuzione, costo di utilizzazione, redditività e
valore tecnico. Una circolare del ministero delle Infrastrutture (la 2473/07),
infine, ha suggerito l'applicazione del massimo ribasso alle prestazioni semplici
e ripetitive. Ma la realtà dei bandi per l'assegnazione di appalti pubblici
racconta un'altra storia. Romeo La Pietra, presidente del Centro studi del
Consiglio nazionale degli ingegneri, riepiloga l'ultima indagine gennaiomarzo
2009. Su un campione di 800 bandi di gara, 334 prevedono solo un'attività di
progettazione. E«l'importo medio di aggiudicazione è di 245mila euro, con un
ribasso medio del 35% e punte del 73 per cento». La polemica La situazione è
diventata, dal punto di vista economico, insostenibile. Massimo Gallione, vice
presidente vicario del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori,
paesaggisti e conservatori, denuncia: il massimo ribasso sta soffocando il
mercato della progettazione. Presto costringerà alla chiusura molti studi professionali.
è necessario che Governo e Parlamento intervengano. «Chiunque vinca con una
proposta al ribasso, anche il professionista più affermato, lavora in perdita».
«La qualità - osserva Braccio Oddi Baglioni, presidente di Oice, l'associazione
delle società di ingegneria - è vero, ha il suo prezzo, ma è anche un
risparmio». Secondo Mario Bellini,74 anni, milanese, designer rinomato
all'estero, «il massimo ribassoè una forma di strozzinaggio». «Un libero
professionista, se vuole, vende le sue prestazioni anche gratuitamente »
replica Marco De Allegri del Comitato della difesa degli interessi degli
architetti di Milano. Il massimo ribasso è «un meccanismo che non ha nulla di
immorale e con il quale piccoli studi e giovani architetti possono affacciarsi in
un settore nel quale non si può prescindere da relazioni consolidate». Non è
d'accordo Luca Paschini, 37 anni, coordinatore di Giarch («Giovani architetti
italiani»): «Solo un grande studio può permettersi di giocare al ribasso: i
piccoli e i giovani no». Secondo Cesare Valle, architetto, socio dello studio
romano Valle Progettazioni, «occorre fare i conti con gli effetti della
liberalizzazione delle tariffe introdotte da Bersani. Oggi, per rimanere sul
mercato, bisogna ragionare su proposte al ribasso. Bisogna ripristinare le
tariffe minime e stabilire dei limiti al taglio dei prezzi». Gli enti locali
Per gli amministratori locali, che fanno i conti con i vincoli di spesa
previsti dal Patto di stabilità interno, il risparmio è un male necessario. è
inutile negarlo - spiega Mauro Guerra, coordinatore nazionale Anci Piccoli
Comuni e sindaco di Tremezzo, un comune sul lago di Como - il metodo ci fa
respirare». Un esempio? «Abbiamo emesso un bando per il restauro della piscina
comunale. La proposta base era di circa 14mila euro. Alla fine ha vinto uno
studio che ha proposto un taglio del 40% del prezzo d'asta». Il vero problema,
riassume Benedetto Todaro, preside della facoltà di Architettura
dell'università La Sapienza, è la dimensione degli studi: «Se arrivano a trenta
persone è tanto. In Gran Bretagna, Usa, Cina e Giappone, per esempio, sono
almeno in mille. Se la squadra è limitata, la capacità di competere è ridotta».
Un prezzo di gara contenuto significa abbattimento dei ricavi. Una situazione
limite, che può essere sostenuta solo da grandi player, sulla base di economie
di scala. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 27 autore: «All'estero per
reagire alla crisi» Paolo Zegna: «A Singapore e in Malaysia in cerca di nuovi
partner e mercati» Nicoletta Picchio Non c'è tregua, in questa fase difficile:
«Bisogna stare sempre con le valige in mano, alla ricerca di ogni opportunità
di mercato». Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria con delega
all'Internazionalizzazione, ha una sua convinzione: le occasioni ci sono
dappertutto. Vanno cercate. «Ogni imprenditore deve individuare il mercato più
adatto, il partner più giusto. Ma andando in giro per il mondo, le opportunità
di crescita esistono». Non è facile, per i piccoli imprenditori. Così le
missioni di sistema organizzate da Confindustria, Abi, Ice e governo, sono un
grimaldello per aprire le porte. E, proprio per reagire alla congiuntura di
crisi, il calendario prosegue a ritmi serrati: dal 14 al 18 giugno80 imprese e
sei istituti di credito saranno a Singapore e in Malaysia. Dall'inizio della
presidenza Marcegaglia è la quarta missione all'estero. E in autunno è in
programma un ritorno in Brasile. Singapore e Malaysia: è la prima volta. In
cerca di nuove destinazioni? Bisogna seguire una strategia diversificata:
cercare nuovi mercati e consolidare quelli dove c'è già una presenza forte
delle nostre imprese, allargando il raggio d'azione. Parliamo di Singapore: che
interesse presenta per l'imprenditoria italiana? Può essere un hub per tutto il
Sud Est asiatico, oltre che per la Cina, l'India e addirittura l'Australia.
Sono importanti gli accordi di libero scambio che sono stati stipulati con i
paesi Asean, il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda, per citarne alcuni.
Proprio a fine 2008 sono stati firmati accordi di libero scambio con la Cina e con il Gulf Cooperation Council.
Settori con maggiori spazi? è uno dei mercati più avanzati per i servizi e per
i prodotti di alta tecnologia e lusso. Infatti alla missione partecipano
soprattutto aziende dell'hi-tech, nanotecnologie, biotecnologie, meccatronica,
beni di consumo, logistica. Ma ripeto, i nostri imprenditori potranno trovare a
Singapore partner per investire in aree limitrofe. Uno snodo logistico... Le
società di Singapore hanno già creato zone industriali nell'area asiatica, si muovono
con una mentalità occidentale, così come il sistema bancario. Infatti stiamo
anche pensando di coinvolgere nella missione che abbiamo intenzione di fare il
prossimo anno in Cina alcune loro realtà come per
esempio Spring, l'agenzia che si occupa di portare all'estero le piccole e
medie imprese, di creare reti e individuare finanziamenti. Potrebbe essere un
supporto per le nostre Pmi, per un gioco di squadra. Diversa è la situazione
della Malaysia... Sono entrambe realtà che crescono, ma certamente la Malaysia
ha altri numeri, come popolazione e ricchezza, e una diversa situazione
economica: Kuala Lumpur è una capitale all'avanguardia, con un aeroporto
modernissimo. Fuori città, l'economia è tradizionale, legata all'agricoltura.
Le opportunità per noi? La Malaysia è leader mondiale nella produzione di
componentistica elettronica ed è anche il primo paese nel Sud- Est asiatico per
l'assemblaggio di componenti per autoveicoli. Ci sono attività all'avanguardia
nelle biotecnologie e nell'energia alternativa. I contatti istituzionali
durante la missione potranno facilitare le aziende italiane ad affrontare i
passaggi burocratici che occorrono per avviare un investimento. Anche stavolta
le imprese italiano hanno risposto, con una buona presenza: c'è voglia di
reagire? Sono colpito dalla volontà di reazione dell'imprenditoria italiana. Le
piccole in particolare si stanno muovendo e la loro dimensione rende spesso più
facili e rapidi i contatti. è ora che bisogna seminare, per raccogliere quando
arriverà la ripresa. La crisi è alle spalle? Vorrei poterlo dire. L'export non
rallenta più come nei primi mesi dell'anno, ma la situazione resta difficile. I
paesi che crescono, come Cina, India, Brasile, alcuni
dell'America latina, non riescono a compensare i segni meno di Europa, Usa e
Giappone. Comunque ho notato che sta migliorando l'indice di fiducia dei
consumatori e questo è molto importante. Lei ha denunciato già da mesi la
difficoltà delle aziende ad avere lettere di credito a garanzia dell'export.
C'è qualche miglioramento? Bisogna fare di più. Se penso ai soldi che il
Governo ha messo sul tavolo, il sistema bancario dovrebbe avere una maggiore
liquidità a disposizione. Bisogna anche dire che le banche oggi fanno grande
attenzione al rischio di credito. Per le operazioni all'estero c'è una maggiore
apertura ed è forte anche la volontà delle imprese a investire. Anche le
aziende devono dimostrare di credere nel proprio futuro, se occorre mettendoci
risorse proprie e patrimonializzandosi. Comunque, per chi va sui mercati esteri
c'è un supporto migliore del credito rispetto a chi opera sul mercato locale.
nicoletta.picchio@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA «Chi va fuori
confine ha un supporto di credito migliore rispetto a chi opera in ambito
locale» «L'export non rallenta come a inizio anno, ma la situazione rimane
difficile» Internazionalizzazione. Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria
FOTOGRAMMA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 27 autore: Fusioni &
Acquisizioni. Novità fiscali Consolidamenti più semplici in
Cina di Marco Marazzi L a
nuova normativa fiscale cinese in materia di reddito d'imposta, entrata in
vigore nel gennaio 2008 è stata integrata, nel maggio di quest'anno, da
importanti disposizioni attuative, che avranno effetto retroattivo dal gennaio
2008. Come noto, la nuova Income Tax Law del gennaio 2008 incrementava
il carico fiscale per le aziende straniere operanti in Cina,
abolendo in maniera graduale alcuni tradizionali incentivi e introducendo una
ritenuta alla fonte per gli utili pagati alla casa madre (nel caso di aziende
con partecipazioni italiane, il 10%), ma allo stesso tempo
"unificava" al 25% l'imposta sui redditi di aziende a capitale cinese
e a capitale estero (contro il 33% precedente). Erano inoltre aboliti numerosi
regolamenti precedenti, inclusi quelli relativi al trattamento fiscale di
trasferimenti di quote, ristrutturazioni, fusioni e acquisizioni, inclusa la
famosa Notice 207 che tra l'altro consentiva alle aziende estere di trasferire
intra-gruppo partecipazioni in società cinesi al costo storico (senza creazione
di capital gain) ma non chiariva quale sarebbe stato il nuovo trattamento. Il
vuoto legislativo è stato finalmente colmato dalla Notice on Certain Questions
Regarding the Enterprise Income Tax Treatment of Enterprise Reorganizations (
la Notice), che è particolarmente rilevante per le aziende estere già operanti
in Cina con proprie controllate. e La Notice individua
6 tipi di riorganizzazioni, e assegna a ciascuno di essi un regime fiscale
"normale" o "speciale" (ovvero esenzione da imposta sui
redditi o differimento d'imposta). r Un'azienda straniera che trasferisce la
propria partecipazione a un'altra, a seguito di riassetto aziendale, può godere
del trattamento speciale solo se l'operazione soddisfa, tra gli altri, i
seguenti requisiti: A L'operazione ha un obiettivo commerciale («reasonable
commercial purpose») che va al di là della semplice riduzione o esenzione da
imposte. B L'operazione deve riguardare almeno il 75% delle azioni o dei beni
della controllata. C Nei 12 mesi successivi all'operazione le attività
commerciali della controllata non devono subire mutamenti. D La società
acquirente della partecipazione o dei beni della controllata deve essere
controllata al 100% dalla società cedente e, se riceve azioni come
corrispettivo della cessione, deve impegnarsi per iscritto a non cedere tali
azioni ricevute come corrispettivo entro 3 anni. E La società acquirente può
essere un'altra controllata cinese o una controllata straniera, sempre se lo è
al 100%. Il regime speciale offerto dal governo cinese faciliterà i
trasferimenti di controllate cinesi tra società appartenenti allo stesso gruppo
(spesso dovuti a motivi di ottimizzazione fiscale) nonché conso-lidamenti
all'interno della Cina, inclusa la creazione di
holding di partecipazioni. Inoltre, la Notice estende l'applicazione del regime
speciale anche a riorganizzazioni che non soddisfano tutti o alcuni dei
requisiti precedenti se un'autorizzazione speciale viene rilasciata dalla State
Administration of Taxation e il moinistero delle Finanze. Allo stesso tempo, va
notato che in tempi recenti il Fisco cinese tende a scoraggiare l'uso di
società veicolo costituite in Paesi o territori che hanno un regime fiscale
preferenziale, quali per esempio Hong Kong, Singapore o le British Virgin
Islands, il cui unico fine è quello di detenere partecipazioni in una società
di diritto cinese. In alcuni casi recenti, infatti, il Fisco cinese ha ritenuto
che la cessione di quote nella società veicolo straniera che detiene una
partecipazione in una società cinese fosse comunque soggetta a imposta cinese
sui capital gain (in misura di una ritenuta alla fonte del 10%) anche se la
cessione riguarda le quote della società veicolo, in quanto l'unico bene detenuto
dalla società veicolo era la quota nella partecipata cinese. L'investitore
italiano dovrà tener conto di tali sviluppi al momento di strutturare
operazioni di riorganizzazioni aziendali che coinvolgono participate o
controllate cinesi. Infine, la Notice chiarisce finalmente il trattamento
fiscale di fusioni tra aziende cinesi a capitale straniero, soprattutto nel
caso in cui le aziende partecipanti alla fusione beneficino ancora di sgravi
fiscali (esenzione da imposta sui redditio riduzione al 50%) diversi. In
particolare, nel caso di fusione per incorporazione, la società risultante
dalla fusione continuerà a godere dei benefici fiscali della società
incorporante, ma potrà continuare a godere dei benefici fiscali della società
incorporata solo fino a un ammontare pari a quello goduto dalla società
incorporata nell'anno precedente la fusione. La Notice aggiunge un altro
importante tassello al quadro normativo fiscale cinese e rappresenta un
importante sviluppo per aziende italiane che intendono riorganizzare la propria
presenza in Cina tramite cessioni di partecipazioni o
fusioni tra controllate. Tali operazioni sono diventate più frequenti specie
negli ultimi mesi a seguito di consolidamenti aziendali da parte di
multinazionali operanti nel paese, peraltro spesso motivati dalla crisi.
Partner Baker & Mckenzie, Shanghai marco.marazzi@bakernet.com ©
RIPRODUZIONE RISERVATA RETROATTIVE DAL 2008 Due importanti disposizioni
attuative per le società estere già operanti nel Paese con proprie controllate
colmano un vuoto legislativo Matrimonio fallito. Pubblicità Coca-Cola a
Shenzhen. A marzo, Pechino ha bocciato il takeover di Coca-Cola su Huiyuan
Juice, re dei soft drink IM
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 28 autore: LIBRI & STUDI
Filo rosso fra Cina e Medio
Oriente C apo economista per la Cina alla Royal Bank of Scotland di Hong Kong, Ben Simpfendorfer a
lungo ha vissuto a Damasco e a Beirut. Ragion per cui è un buon conoscitore
tanto del mondo cinese quanto di quello arabo. Con «The New Silkroad», la nuova
Via della seta, mette insieme queste due conoscenze per tracciare un profilo
degli equilibri mondiali una volta che saremo fuori dalla crisi. E il
mondo che verrà, secondo Simpfendorfer, dovrà fare i conti con la relazione a
due fra Cina e Medio Oriente, fra investimenti
reciproci in decisa crescita, a dispetto dei capitali un tempo diretti a Ovest.
The New Silk Road: How a Rising Arab World Is Turning Away from the West and
Rediscovering China B. Simpfendorfer Palgrave MacMillan ed. Pag. 256 35,84 euro
l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-02 - pag: 6 autore: I volti della
globalizzazione. Con il raddoppio della forza lavoro si hanno pressioni al
ribasso sulla domanda effettiva Una crisi in bilico sulle disuguaglianze di
Fabrizio Galimberti S ecoli di storia economica ci hanno insegnato che lo
sviluppo dell'economia non procede mai in modo continuo e regolare, ma a scatti
e spasmi. Sì, ma ci possono essere crisi e crisi, si potrebbe obiettare. La
crisi di cui ci stiamo occupando è particolarmente violenta, ha spazzato il
mondo come un'epidemia- non avremmo potuto fare qualcosa per evitarla o almeno
renderla meno virulenta? Col senno di poi, sì. La crisi ha avuto
fondamentalmente due cause: il troppo debito accumulato dagli Stati Uniti, e i
pericolosi balocchi che, secondo un copione sempre ripetuto in secoli di
innovazione finanziaria, erano stati maneggiati ignorando le "istruzioni
per l'uso" (che peraltro non esistevano) fino a che non erano scoppiati in
faccia a banche e investitori incauti. Sì, ma perché gli Usa si erano
indebitati troppo? Una possibile interpretazione delle cause e degli effetti
potrebbe essere questa. Con la caduta del Muro di Berlino e
la caduta di altri statalismi in Cina, India e altri paesi, ha preso avvio dall'inizio degli anni
Novanta quel processo che chiamiamo globalizzazione. La globalizzazione ha
messo a disposizione dei lavoratori di tutto il mondo beni e servizi a basso
prezzo, facendo leva sul basso costo del lavoro di quei paesi emergenti.
Ma allo stesso tempo quest'ingresso di miliardi di lavoratori nell'economia di
mercato ha avuto lo stesso effetto che avrebbe nei mercati del rame la scoperta
di immensi nuovi giacimenti del metallo rosso. Il prezzo del rame scenderebbe,
e così scende anche il prezzo del lavoro (salari e stipendi) dato che nei paesi
occidentali i lavoratori si trovano, direttamente o indirettamente, a competere
con i nuovi arrivati che offrono il proprio lavoro per un "pugno di
riso". Questo non vuol dire, naturalmente, che salari e stipendi occidentali
si siano adeguati a quelli cinesi, ma che si è creata una pressione al ribasso
sul costo del lavoro nei paesi "emersi". Salari e stipendi sono
rimasti fermi o sono cresciuti poco. Nell'altalena della distribuzione del
reddito, meno redditi da lavoro vuol dire più profitti. Le imprese- finanziarie
e non finanziarie- si sono avvantaggiate dalla globalizzazione perché da una
parte hanno visto rallentare il loro costo del lavoro, dall'altra hanno
riorganizzato le loro "catene di offerta" andando a cercare in giro
per il mondo i prodotti e i semilavorati là dove costavano meno, dall'altra
ancora hanno sfruttato i prodigi della telematica risparmiando anche sui
servizi: hanno spostato in paesi a basso costo tanti servizi informatici, di
contabilità, di trattamento di rimborsi assicurativi, e financo di lettura di
cartelle radiologiche, per citarne solo alcuni. Questi cambiamenti nella
distribuzione dei redditi minacciavano conseguenze su quella che gli economisti
chiamano la "domanda effettiva", cioè a dire la domanda di beni e
servizi che si sviluppa nell'economia. Dato che i redditi da lavoro vengono
spesi quasi tutti, mentre i redditi da profitti hanno un contenuto di
"domanda effettiva" più basso, una redistribuzione dei redditi
avversa al lavoro rischia di ridurre la domanda effettiva. Perché questo non
succeda bisogna che i lavoratori non riducano la loro spesa, e questa
"esigenza" crea spazio per nuovi strumenti di debito che permettano
alle famiglie di continuare a spendere come prima, indebitandosi. Questi nuovi
strumenti hanno quindi permesso alle famiglie americane di innalzare il loro
livello di debito ai massimi storici (si veda il grafico), hanno permesso di
aumentare la domanda di case con i famosi mutui subprime, e a sua volta questa
maggiore domanda di case ha innalzato i prezzi delle abitazioni, permettendo
alle famiglie di usare le case come un bancomat: un sistema finanziario
(troppo) sofisticato permetteva di rifinanziare i mutui con enorme facilità e
di dare prestiti addizionali avendo a garanzia l'accresciuto valore delle case
(e confidando incautamente che i prezzi delle case non sarebbero mai scesi).
Una caratteristica del periodo che ha preceduto la crisi, specie in America, è
stata proprio l'accrescersi della disuguaglianza dei redditi. Da una parte,
come detto, c'è stata una pressione al ribasso sui redditi da lavoro (dovuta
non solo alla globalizzazione ma anche alle nuove tecnologie, che
svantaggiavano i lavoratori con meno istruzione), e dall'altra c'è stato questo
aumento dei profitti che veniva a premiare la parte più ricca della
popolazione, e segnatamente, come lamentava profeticamente James Tobin già nel
1984,nell'industria finanziaria.La piramide dei redditi, insomma, ha visto allo
stesso tempo più ricchi e più poveri. Tutto questo non deve certamente essere
letto come un atto di accusa alla globalizzazione. Se invece di guardare alle
disuguaglianze all'interno di ogni paese considerassimo tutto il mondo come un
solo paese, vedremmo che la disuguaglianza nei redditi della popolazione
mondiale non è cresciuta, anzi si è ridotta: e questo grazie alla forte
crescita dei paesi emergenti, che ha portato centinaia di milioni di persone
fuori dalla povertà. Un aumento della disuguaglianza all'interno di ogni paese
non è incompatibile con una diminuzione della disuguaglianza a livello globale.
Ma ciò non toglie che quel che influenza la fiducia è la disuguaglianza vista
all'interno del paese,e quel che rende questa crisi così dura è che la sfiducia
si alimenta anche del senso di ingiustizia associato ai "più ricchi, più
poveri". L'articolo è un estratto dal capitolo «Si poteva evitare» del
libro «Sos economia»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-02 - pag: 6 autore: Il mercato è ferito,
vivrà a lungo Bhagwati: «Non è un crollo ideologico, ora ripariamo i danni di
eccessi e avidità» di Mario Platero è un torrente in piena: scoppiettante,
rapido, allegro, Jagdish Bhagwati, docente pro mercato alla Columbia
University, appassionato teorico della globalizzazione e del libero commercio,
respinge le tesi sulla fine del capitalismo come lo conosciamo. E apre uno
scisma nella sua stessa scuola: se la prende soprattutto con Joseph Stiglitz e
con Jeffrey Sachs, entrambi professori alla Columbia, entrambi stelle
dell'economia ed entrambi pronti, seppure con modi e tesi diverse, a cavalcare
l'onda popolare che invoca un ritorno al centralismo per la gestione economica,
al controllo del mercato. Secondo Bhagwati, Stiglitz diventa un interventista
rancoroso, ossessionato da antichi fantasmi personali. Sachs viene più
semplicemente liquidato come un tecnocrate. Quando fra professori compassati il
dibattito rompe gli argini e diventa lite pubblica, vuol dire che la posta in
gioco è particolarmente alta. Chi emergerà come il teorico che ha già impostato
l'equazione per il nostro futuro? Non lo sappiamo ancora. Bhagwati, 74 anni,
nato e cresciuto in India, originario del gruppo etnico dei Gujarati (di cui
faceva parte anche il Mahatma Ghandi) va a studiare economia prima a Cambridge
e poi al Mit. Paul Samuelson, monumentale premio Nobel della scuola keynesiana,
lo ha paragonato al compositore Haydn: «Ha scritto cento sinfonie e tutte di
altissimo livello... ha provato che la globalizzazione migliora la produttività
dei paesi più ricchi, come l'America, e dei più poveri in Asia o in Africa». In
questa intervista, Bhagwati è pragmatico: la crisi c'è stata. Ha sue connotazioni
e responsabilità molto precise. Ci sono molte cose da rimettere a posto. Ma
sarà superata senza aver prodotto traumi o tragedie collettive paragonabili a
quelli degli anni Trenta. è vero che il capitalismo come lo conosciamo è
finito? C'è la percezione popolare del post crisi, e poi c'è quella reale. La
concezione popolare si autoalimenta nella stampa. La serie del Financial Times
sul capitalismo aveva un taglio di predefinito scetticismo. L'Economist in una
copertina ha messo Sarkozy in testa, poi la Merkel e in fondo, schiacciato a
destra, c'era in piccolo Gordon Brown. Un nuovo ordine gerarchico per dire che
il modello anglosassone è finito. Neanche un punto interrogativo. Poi, se si
leggono gli articoli, il contenuto è più problematico: la critica al modello
francese o a quello del socialismo di mercato è forte. Ma l'impatto di una
copertina come quella sulla concezione popolare di questa crisi è enorme. E
dunque c'è qualcosa nell'aria, nei media in particolare, forse perché loro
stessi sono in difficoltà o perché il sensazionalismo vende. E dunque si va con
la corrente. Eppure sono convinto che alla fine tutto questo rumore contro il
capitalismo svanirà. E qual è allora la concezione "reale" del post
crisi? Cominciamo dalle tesi di chi è partito all'attacco. Stiglitz dice: «Con
la crisi è come se fosse caduto il Muro di Berlino». L'analogia è completamente
sbagliata. Con il Muro di Berlino è caduto un modello politico ed economico
disastroso privo dei quattro poteri di compensazione che intervengono se lo
stato fa qualcosa di disastroso: società civile, potere giudiziario autonomo,
partiti di opposizione, libertà di stampa. I fatti ci dicono che abbiamo avuto
un'interruzione di 25 anni di prosperità, di riduzione di povertà di
innovazione senza precedenti... Forse c'è qualcosa di più di un'interruzione:
subprime, banche fallite, mercati del credito paralizzati, crisi economica. La
crisi è anche ideologica... Bene, veniamo agli aspetti reali. Ci sono due
fattori all'origine di questa crisi. Il primo è quel che chiamo il connubio
Tesoro-Wall Street: porte girevoli attraverso le quali banchieri come Bob Rubin
vanno avanti e indietro. Con il loro bagaglio di influenza e di lobby. Sono
persone la cui vita poggia su esperienze di trading e di innovazioni sui mercati
dei capitali soprattutto negli ultimi 25 anni. Il secondo aspetto, riguarda la
liberalizzazione prematura di certi comparti del settore finanziario. Il
problema nasce dalla comunione di "liberalizzazioni premature" con la
"compiacenza dell'asse Wall Street-Tesoro". Si è peccato di eccessi,
di sicurezza e di avidità. E così il meccanismo è scappato di mano. Con i
controllori che non capivano neppure come funzionassero questi strumenti
"innovativi" proposti al mercato. Per cui, prima lezione: quel che è
buono per Wall Street non è buono per gli Stati Uniti. Detto questo, una cosa è
riparare il danno, un'altra è una crisi ideologica. E io non credo che siamo
alla crisi ideologica, come non lo fummo per il crollo del 1987 o per la crisi
Ltcm del 1998. Perché? Perché siamo già passati attraverso un conflitto
ideologico antimercato, contro il capitalismo, contro l'internazionalizzazione
e lo abbiamo risolto. A cavallo fra la prima e la seconda metà del secolo
scorso, molti fra i paesi in via di sviluppo guardavano con sospetto al
processo d'integrazione internazionale: avrebbe favorito i ricchi penalizzando
i poveri, si diceva. Penso al lavoro di RaÚl Prebisch o di Osvaldo Sunkel e di
Henrique Cardoso, ancora nel 1979. Non c'era solo ambivalenza, c'era paura dell'internazionalizzaizone.
Si voleva che ad accelerare fosse lo stato. Anch'io all'inizio della mia
carriera ero un fondamentalista antimercato. Poi ho fatto viaggi empirici: ho
visto interventismo di ogni genere e su tutto, dal Ghana al Brasile, all'Egitto.
Al punto che una volta, durante le mie ricerche in loco, mi venne una battuta:
il problema di questi paesi era che la mano invisibile del mercato non la si
trovava davvero da nessuna parte. Poi Cardoso è diventato presidente del
Brasile e ha cambiato di 180 gradi, ha aperto. Negli anni, più tardi, questo tipo di cambiamento ideologico e strutturale è avvenuto in
Russia, in Cina, in India.
E non credo che, cambiando, pensassero al Washington Consensus, quelle dieci
regole per il mercato messe insieme da Williams nel 1989. Avevano capito, nei
fatti, che erano sulla strada sbagliata, che dovevano aprire. Cosa propone
allora? Che si riparino le falle, con nuovi controlli e regole per la
finanza. Allo stesso tempo, prima del G-
( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pronto il lancio di
un missile intercontinentale La Corea del Nord mostra ancora i muscoli. Ieri ha
trasportato il suo più avanzato missile intercontinentale multistadio, capace
di raggiungere Alaska e Hawaii, nella base di Dongchang-ri. Il segretario Usa
alla Difesa, Robert Gates, conferma che Pyongyang potrebbe preparare un lancio
balistico a lunga gittata, anche se le intenzioni «non sono chiare».
L'iniziativa del regime è ulteriore benzina sul fuoco in Estremo Oriente e moltiplica i timori di un test che secondo fonti sudcoreane
potrebbe avvenire in poche settimane, se non - ipotizzano i media di Seul - il
16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack
Obama. Il vettore, trasportato via treno è giunto a Dongchang-ri, sulla costa
oves della Corea del Nord ad appena
( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Da più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos:
appartengono alla minoranza hmong, un gruppo etnico presente anche in Cina, Vietnam, Birmania e Thailandia.
L'esodo è cominciato nel 1975, con la fine della guerra civile e la vittoria
dei comunisti. Accusati di aver difeso la monarchia con l'appoggio di
Washington, da allora migliaia di hmong hanno lasciato il Laos. Alcuni
sono riusciti a ottenere asilo negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali,
ma la maggior parte è finita nei campi profughi tailandesi. Da anni, però, i
due governi asiatici hanno avviato un programma di rimpatrio forzato, complice
il silenzio della comunità internazionale. Il 20 maggio 2009 Medici senza
frontiere si è ritirata dal campo di Huai Nam Khao, denunciando le misure
adottate dall'esercito tailandese per costringere i hmong a tornare in Laos:
arresti, interruzioni nella distribuzione di cibo, obbligo di passare da un
checkpoint per accedere alla clinica dell'ong. Come spiega il giornale online
Asia Times, molte persone presenti nel campo sono fuggite dalla povertà: «Ma
sono stati documentati anche numerosi casi di tortura. È necessario un processo
di verifica trasparente per distinguere le vittime di persecuzioni politiche
dai migranti economici». Finora Bangkok e Vientiane hanno impedito all'Alto
commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e a qualunque altro organismo
indipendente di esaminare le richieste di asilo dei profughi. Intanto in Laos
centinaia di hmong che hanno combattuto i comunisti durante la guerra civile
vivono ancora nascosti sulle montagne. E c'è chi accusa le comunità hmong in
occidente di approfittarne: «Li lasciano vivere in clandestinità perché è utile
alla loro causa», osserva Asia Times. «E intanto loro si godono l'esilio».
( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pakistan I talebani
rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all'offensiva
dell'esercito di Islamabad nella valle dello Swat: i miliziani hanno rapito
circa 400 tra studenti e insegnanti di una scuola nei pressi del villaggio di
Bakka Kheil nella turbolenta regione tribale del North Waziristan. Il gruppo si
trovava su un convoglio di pulmini. «L'autista di uno dei veicoli è riuscito a
fuggire e gli studenti ci hanno riferito che i loro colleghi sono stati rapiti
dai talebani». Ossezia Vincono i filogovernativi l'Ue: elezioni non regolari
Vince il partito filo-governativo Unità con il 46,38% e 17 deputati, seguito
dal partito popolare con il 22,58% e 9 deputati, il partito comunista ha il
22,25% e 8 deputati. Il quarto partito in lizza, Patria, ha solo il 6,37% e non
entra in parlamento. Ma la presidenza ceca dell'Unione europea non riconosce la
legalità del voto né il loro risultato. Cina Tiananmen, Amnesty chiede un'inchiesta Un'inchiesta pubblica e
indipendente sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 contro chi
manifestava in piazza Tiananmen alla vigilia del ventesimo anniversario. Lo ha
chiesto Amnesty international: diverse Organizzazioni non governative stimano
che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento
nelle manifestazioni per la democrazia del 1989. Guantanamo Riapre il
tribunale militare nell'era Obama La prima udienza preliminare sarà quella del
canadese Omar Khadr, accusato dell'omicidio di un soldato americano e arrestato
in Afghanistan all'età di 15 anni. Nella prigione di Guantanamo ci sono ancora
240 persone sospettate di terrorismo. Il presidente americano aveva annunciato
di voler mantenere il sistema dei tribunali militari ma senza violenza negli
interrogatori, e dando ai detenuti la scelta degli avvocati. Intanto ad alcuni
detenuti è stato permesso di vedere la tv satellitare e sono stati distribuiti
Sudoku e cruciverba. In Pillole
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 10 - Economia
Fiat, si riapre il fronte europeo e Gm vende Hummer ai cinesi Wsj: "Il
Lingotto guarda alla Psa e alla Bmw" Più difficile la trattativa per
acquistare gli stabilimenti in Sud America PAOLO GRISERI TORINO - Un Marchionne
si aggira per l´Europa alla ricerca del partner che faccia dimenticare la
sconfitta di Berlino. Diversi osservatori italiani e stranieri (ieri il Wall
Street Journal) prevedono che sarà ancora nel vecchio continente che Fiat
cercherà l´alleato mancante per arrivare ai 6 milioni di auto prodotte. I pezzi
dell´ex impero Gm vengono infatti distribuiti senza che il Lingotto speri molto
sulla riuscita di un eventuale acquisto. Torino è ufficialmente in gara per la
svedese Saab ma è chiaro che la casa interessava soprattutto se avesse fatto
parte di un più ampio pacchetto comprendente anche le attività del Sudamerica.
Detroit non sembra però intenzionata a cedere a buon prezzo le attività in
Brasile e Argentina, che considera la parte più appetibile del suo parco
stabilimenti. Ieri un marchio simbolo di Gm, quello di Hummer, i supersuv che
imitano i blindati dell´esercito, è andato ai cinesi di Sichuan Tengzhong. Non
sarà facile continuare a vendere i mastodonti della strada, dai consumi molto
alti, in tempi di crisi. Certo è un segno dei tempo che finisca a Pechino la
proprietà di una delle griffe automobilistiche più tipiche dell´era Bush.
Tornare in Europa sembra dunque un imperativo per la Fiat. «Bmw e Peugeot -
scrive il Wsj - sono già state contattate in passato da Torino e gli analisti
sostengono che potrebbe riavviare quei colloqui». Anche se, avverte il
quotidiano, «il Lingotto rischia di trovare in Francia gli stessi problemi
incontrati in Germania perché Parigi ha già fatto sapere che qualunque
produttore riceva aiuti di stato non deve chiudere stabilimenti». Certo
l´alleanza con Psa consentirebbe di creare un gruppo da quasi 7 milioni di auto
vendute centrando l´obiettivo della soglia di sopravvivenza di 6 milioni
indicata da Marchionne. Per il momento comunque il principale problema di
Torino è quello di avviare l´integrazione tra Fiat e Chrysler. Ieri il
tribunale fallimentare di New York ha dato il formale via libera alla vendita
delle attività di Chrysler a Fiat. Il giudice ha concesso ai fondi dell´Indiana
che non hanno accettato la proposta di accordo con i creditori la possibilità
di ricorrere alla Corte d´Appello, accorciando così l´iter giudiziario.
L´amministrazione Obama vuole chiudere in fretta la bancarotta pilotata perché
oggi Chrysler perde circa 100 milioni di dollari al giorno. Che cosa potrà
essere l´auto americana del futuro lo si è capito ieri quando per celebrare la
festa della Repubblica, il console d´Italia a New York, Francesco Talò è
arrivato alla sede di Cipriani a Wall Street a bordo di una Fiat 500 bianca. Se
il mercato delle utilitarie prenderà piede negli Usa, sarà, nella prima fase,
in mano a Chrysler. Un accordo tra Gm e i nuovi partner della Magna impedisce infatti ad Opel di vendere auto in Usa e in Cina. Ieri il titolo del Lingotto è
salito in borsa dell´1,28 per cento dopo i risultati del mercato auto di
maggio, positivi per Torino. Sul versante dei conti, il presidente di Intesa
San Paolo, Enrico Salza, ha precisato che «finora la Fiat non ha utilizzato il
miliardo di euro di crediti» concessi nei mesi scorsi dalla banca.
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 11 - Economia
Il cancelliere chiude la porta a nuovi interventi: "Caso straordinario,
non ce ne sarà un altro" La Merkel vede rischi per Opel "Intesa con
Magna non vincolante" Il salvataggio di Arcandor, colosso del commercio, accende
un nuovo scontro Spd-Cdu ANDREA TARQUINI dal nostro corrispondente BERLINO -
Uscita di scena Fiat, sul caso Opel a Berlino non si placa la bufera. E a
quattro mesi dalle elezioni politiche di fine settembre il governo di grande
Coalizione si spacca sul nuovo tema-chiave: incoraggiate dal prestito-ponte di
1,5 miliardi di euro concesso dal potere pubblico a Opel per sopravvivere,
molte grandi aziende in difficoltà premono per aiuti straordinari. La CduCsu
cristiano-conservatrice di Frau Merkel è contraria in nome del controllo della
spesa pubblica, i socialdemocratici (Spd) favorevoli, per la priorità alla
difesa dei posti di lavoro. E soprattutto, ieri è stata la Cancelliera in
persona ad ammettere che la situazione dello storico marchio tedesco dell´auto,
anche dopo la vittoria di Magna e dei suoi alleati russi Sberbank e Gaz contro
il Lingotto, resta difficile e rischiosa. Per Opel restano molte difficoltà, e
Magna non ha firmato un accordo vincolante, ha detto Angela Merkel parlando
ieri a un convegno a Berlino sull´economia sociale di mercato. Ha aggiunto: le
garanzie concesse a Opel sono limitate, e con queste l´azienda dovrà
sopravvivere. Sono precisazioni che non mancano di allarmare, proprio mentre
Opel riceveva la prima tranche (trecento milioni di euro) del prestito-ponte
pubblico. E dubbi sul futuro li ha suscitati anche il numero uno di Magna,
Frank Stronach, rivelando che, in base all´accordo con General Motors, il marchio tedesco non potrà vendere le sue auto su due
mercati-chiave, cioè Stati Uniti e Cina. «Opel è comunque un caso speciale», ha detto ancora la
cancelliera, «e non si ripeterà, non ci sarà un altro caso come quello della
Opel. Adesso c´è una chiara procedura per l´esame delle richieste, una
procedura che non è soggetta alla politica». Suonano quasi come accenti
autocritici dell´establishment, le parole della leader tedesca. Ma in realtà
sono soprattutto destinate a un fronte interno, sempre più difficile per la
cancelliera stessa nel suo partito. Il salvataggio di Opel, come si ricorda, è
stato infatti contestato fino all´ultimo dal giovane, popolare ministro
dell´Economia, il cristiano-sociale bavarese Karl-Theodor zu Guttenberg. Il
quale chiedeva più prudenza nella concessione di aiuti pubblici, visto che i
conti in rosso volano ai massimi storici. Il nuovo caso di appello al
salvataggio che sta spaccando il governo è il destino di Arcandor, il colosso
della distribuzione e dei viaggi cui appartengono il tour operator Thomas Cook,
i grandi magazzini Karstadt e il prestigioso tempio del lusso berlinese, il
KaDeWe. Arcandor ha disperato bisogno di liquidità entro giugno per soddisfare
le pressanti richieste dei creditori, e ha già chiesto garanzie pubbliche per
650 milioni di euro. In caso contrario, ha detto il suo ad Karl-Gerhard Eick,
il gruppo rischia l´insolvenza. Sulla richiesta di Arcandor, e su quelle di un
altro migliaio di aziende, l´esecutivo appunto si spacca. Il presidente del
partito socialdemocratico, Franz Muentefering, si è detto a favore di un aiuto
pubblico immediato, «perché la priorità sono i posti di lavoro». Andiamoci
piano con i soldi dei contribuenti, ribattono i democristiani. Col potente
governatore dell´Assia, Roland Koch, in prima linea: «Arcandor ha una
maggioranza in Thomas Cook, un´azienda che realizza profitti. Perché non
valorizza questo suo patrimonio prima di chiedere aiuti?». Il caso Opel,
anziché rassicurare, ha innescato uno scontro che agita la battaglia elettorale
tedesca.
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 5 - Interni
Il Cavaliere vuole aumentare i militari nelle città Berlusconi: via i feudi
rossi Franceschini: sbagli calcoli Guerra di cartelli ai comizi del premier Gli
striscioni di contestatori e fan: "Papi voglio fare la velina",
"Silvio educa i miei figli" GIANLUCA LUZI FIRENZE - Berlusconi punta
sul rosso. Non si accontenta più di un risultato clamoroso alle europee, qualcosa
tra il 43 e il 45 per cento come prevedono i suoi sondaggi, «una terribile
mazzata per la sinistra che ne uscirà con le ossa rotte». Per le amministrative
di giugno vuole e promette qualcosa di più: «Le roccaforti rosse saranno
spazzate via». Più un proclama da guerra medievale che un traguardo elettorale.
Ma ieri il Cavaliere forse era suggestionato prima dalla sfilata militare del 2
giugno a cui è arrivato con un quarto d´ora di ritardo e poi dal bagno di folla
a Firenze, roccaforte rossa per eccellenza, seguito da una puntata nella vicina
Prato. Con scene, sia a Roma che in Toscana, che ormai rasentano l´idolatria.
Ma anche con misure di sicurezza sempre più rigide e nervose per tenere lontane
le contestazioni. Con qualche momento di tensione tra simpatizzanti e
contestatori. Un gruppetto di kamikaze ha cercato di avvicinarlo davanti
all´albergo fiorentino ma gli agenti li hanno presi e allontanati anche per
evitare lo scontro con i fedeli di Silvio. Lo stesso è accaduto a Prato. C´è
anche la guerra dei cartelli, ispirata alla vicenda Noemi. «Papi Silvio voglio
fare politica o la velina, aiutami te», irride un manifesto a cui risponde
quello di una supporter: «Silvio, educatore di lealtà e libertà. Educa pure i
miei figli», firmato «una mamma e insegnante». Ancora: «Noemi, no party» contro
«Silvio il Magnifico. Non ti curar di loro ma guarda e vinci». Il Pd sostiene
che Berlusconi «ha sbagliato i calcoli». «Ho sentore di uno scenario
completamente opposto. Nel 2009 non si vota più in base alle ideologie ma sulla
qualità delle proposte» dice da Roma Franceschini che vorrebbe aprire gli occhi
agli elettori quando afferma che «Berlusconi sta chiuso in un bunker di lusso
dal quale si vede un´Italia diversa mentre io ho scelto di andare dove c´è
l´Italia vera e di ascoltare il Paese». Ma il premier nemmeno vuole commentare
e durante la parata del 2 giugno con Franceschini non ha scambiato neanche un
saluto. A Firenze e a Prato - città con una grossa comunità cinese - Berlusconi
ha battuto sul tasto della sicurezza e dell´immigrazione. Intanto ha ripetuto
che da quindici giorni non ci sono sbarchi a Lampedusa. Poi ha annunciato che
metterà qualche soldato in più di pattuglia nelle strade. Ci sono 70 mila
uomini non utilizzati nelle missioni all´estero «e noi sappiamo che questi
soldati sono felici quando possono essere utili per il paese», quindi
«aumenteremo la presenza dei nostri militari nei pattugliamenti a piedi».
Infine ha fatto la voce grossa sui cinesi di Prato: «C´è una città che non ne
può più e che dice «la Cina è in casa e non la Cina è vicina»». Promettendo tra gli applausi dei fan di avviare una
indagine «per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità
economica cinese». All´Europa, dove conta di avere il gruppo più numeroso, ha
promesso «un drizzone», perché «ha creato montagne di difficoltà a chi
intraprende». E Berlusconi assicura che le promesse le mantiene, «anche
quando prometto di andare a una festa di compleanno».
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Commenti
OBAMA E LA GUERRA TRA RICCHI E POVERI La contrapposizione è tra Occidente e
Terzo mondo che aspira al nostro tenore di vita PIERO OTTONE Ha ragione Jean
Daniel quando afferma (nell´articolo pubblicato tempo fa su queste colonne) che
la teoria di Samuel Huntington sullo scontro delle civiltà indirizzò l´America
di George Bush su una strada pericolosa: quella delle crociate, delle guerre di
religione. Ma la teoria di Huntington, oltre che politicamente nociva, è anche
concettualmente sbagliata. Per una ragione molto semplice: uno scontro di
civiltà presuppone l´esistenza di due o più civiltà, vive e bellicose. Nel
mondo contemporaneo è invece viva e vegeta, seppur decadente, una civiltà sola:
quella dell´Occidente, rappresentata dall´America del Nord e dall´Europa
nord-occidentale, quella che va dalla Scandinavia alla Spagna. (Ci siamo anche
noi, un po´ periferici
) Le altre civiltà sono morte, sono spente.
E´ vero: altri popoli, altri continenti hanno dato vita nel corso dei secoli e
dei millenni a civiltà grandiose, sublimi come la nostra, dalla cinese alla
musulmana: ma quelle sono ormai estinte (un giorno anche la nostra si spegnerà). Sopravvivono solo le
tracce delle opere che esse crearono, dalle piramidi al Taj Mahal. Per capire
quel che succede nel mondo contemporaneo, per capire le tensioni e gli
antagonismi che infieriscono intorno a noi, mi sembra credibile un´altra
interpretazione: è in corso lo scontro fra ricchi e poveri. Col termine dei
ricchi definiamo gli occidentali: la cui ricchezza è il frutto delle
invenzioni, della tecnica, del sistema economico, dello spirito imprenditoriale,
delle iniziative e della weltanschauung, insomma della civiltà occidentale, che
è la nostra. Di fronte all´Occidente c´è quella parte dell´umanità che
definiamo, sommariamente, il Terzo Mondo. Semplificando, dunque, ricchi e
poveri. Che questa sia la vera contrapposizione è dimostrato dalla politica che
i popoli del Terzo Mondo hanno seguito negli ultimi decenni. Vediamo il caso della Cina. In un primo tempo è sembrato che i cinesi, nel segno del
comunismo, volessero convertire l´umanità all´ideologia di Marx: tutti
comunisti, come loro. E guerra a chi comunista non era. Ma ecco che, a un certo
momento, i cinesi hanno cambiato idea. Invece di convertire l´umanità a
Marx, hanno deciso di seguire un´altra strada: imitare l´Occidente, adottare la
nostra tecnica e il nostro modo di vita, nella speranza (e sono sulla strada
buona) di imitare la nostra way of life, di raggiungere il nostro tenore di
vita. E il comunismo come merce di esportazione se lo sono dimenticato. Questo
dimostra che la loro non era una guerra ideologica: era l´inseguimento dei
popoli ricchi, prima per una certa strada, comunismo contro capitalismo, poi
per una strada diversa, l´imitazione. Sono convinto che lo stesso discorso
valga per l´Islam. Certi popoli di fede musulmana, talebani in testa, hanno
deciso di combattere l´Occidente nel nome di Maometto. Per convertirci alla
loro fede? Non credo: a loro importa poco se andiamo nelle cattedrali a pregare
il nostro Dio, invece che nelle moschee a pregare Allah. Altri popoli
musulmani, per esempio la Turchia, hanno deciso di inseguire e di imitare gli
occidentali: di occidentalizzarsi, come i cinesi, come gli indiani. L´obiettivo
è pur sempre lo stesso: raggiungere il nostro tenore di vita, la nostra way of
life. E´ possibile ed è augurabile che tutti i popoli islamici seguano
l´esempio della Turchia: la globalità sarà allora completa, la pace universale
sarà assicurata. Barack Obama, a quanto sembra, lo ha capito. Gloria a lui, e a
chi la pensa come lui.
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X - Palermo
Duplice omicidio in piazza inchiesta sull´omertà del Borgo Per i tre sospettati
del delitto si profila il processo SALVO PALAZZOLO Questa volta, l´omertà non
ha vinto. Dopo sette anni, il sostituto procuratore Maurizio de Lucia chiude l´inchiesta
sul clamoroso duplice omicidio nella piazza del Borgo Vecchio e si appresta a
chiedere il processo per i presunti assassini di Antonino Lupo e Vincenzo
Chiovaro: sono Vincenzo Cinà, 53 anni, e i figli Francesco, 27 anni, e
Massimiliano, 25 anni, arrestati nel febbraio scorso. Ad accusarli c´è un
testimone davvero particolare, Fabio Nuccio, fratello del collaboratore di
giustizia Antonino, un tempo fedelissimo dei boss Lo Piccolo. Pochi giorni fa,
la Corte di Cassazione ha rigettato l´ultima istanza delle difese, confermando
che il racconto del supertestimone è genuino e attendibile. Ora Nuccio è
sottoposto al programma di protezione per i testimoni di giustizia. La Procura
punta su di lui anche per far condannare altri assassini: quello di Giovanni De
Luca, il giovane freddato il 2 ottobre 2005, al Borgo Vecchio; poi, quelli di
Paolo Cordova, il dipendente della farmacia di via Mogadiscio, ucciso durante
una rapina, il 16 novembre 2006. Nuccio è stato già chiamato a testimoniare in
Corte d´assise, e non si è mai tirato indietro, consegnando ai giudici i nomi
delle sue fonti. Per il delitto De Luca, alcuni commercianti del Borgo. Per il
caso Cordova, addirittura il suocero, perché uno dei rapinatori killer sarebbe
stato suo nipote. «Mio suocero ha tagliato la pistola, che poi ha buttato a
Sferracavallo - ha spiegato Nuccio - i giubbotti sono stati bruciati. Dopo
tutto questo, mio suocero ha lavato le mani a suo nipote, poi gliele ha
bruciate con lo spirito, per evitare che un eventuale guanto di paraffina
potesse smascherare chi aveva premuto il grilletto». Adesso, le dichiarazioni
di Fabio Nuccio mettono nei guai diversi commercianti del Borgo, innanzitutto
per il duplice omicidio avvenuto poco prima dell´ora di pranzo del 23 aprile
2002. La Procura sta vagliando i non ricordo di chi ha sempre continuato a
negare quanto avvenne davanti agli occhi di decine di persone. Chiovaro e Lupo
morirono perché avevano rubato un scooter, e per restituirlo chiedevano un
riscatto. «Ho assistito a una lite avvenuta tra i Cinà e le due vittime -
racconta Nuccio - il motivo era da ricondurre alla mancata restituzione di una
moto, di cui non ricordo il modello, appartenente a uno dei figli di Cinà, che
era stata rubata proprio da Lupo e Chiovaro». Già subito dopo il delitto, un confidente aveva soffiato alla squadra mobile i nomi dei Cinà
come gli autori del duplice omicidio. Ma il movente segnalato era un altro.
Allora si era parlato di un´offesa delle due vittime nei confronti di una
ragazza della famiglia Cinà. Al Borgo tutti sapevano. Nuccio racconta che i
Cinà furono pestati a sangue da Vincenzo Chiovaro, esperto di arti marziali.
Poco dopo, scattò la vendetta, con dei coltelli presi in prestito dai
commercianti della piazza: «Cinà padre prese un grosso coltello dal pescivendolo
Piero, un coltello di quelli usati per tagliare il pescespada, e colpì alla
testa Chiovaro. Successivamente, scesero dall´autovettura anche i due figli, il
più grande già armato di coltello a serramanico, mentre il secondo figlio, il
più piccolo, afferrò un coltello di grosse dimensioni, quello dei meloni, dal
fruttivendolo Tantillo».
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Napoli
Il mondo applaude il palcoscenico Napoli Artisti italiani al lavoro insieme con
artisti di altri paesi: dalla Germania a Singapore Diretta da Renato Quaglia,
la manifestazione presenterà testi originali ad hoc Parte domani la
manifestazione che proietta la città al centro del panorama internazionale di
spettacoli per l´intero mese di giugno GIULIO BAFFI Non tutto ma di tutto.
Parte domani il Napoli Teatro Festival Italia. Per curiosi spettatori, amanti
dello spettacolo, bulimici consumatori della rappresentazione. Più di quaranta
titoli in cartellone, distribuiti nei molti spazi che la città riesce ad
offrire. E spettatori che si spera accorrano numerosi, con la loro non celata
speranza d´inquietanti incontri che ci facciano sentire al centro del mondo
colorato e magari imprevedibile del teatro, del mondo che guarda a Napoli e la
proietta lontano negli ampi confini di un palcoscenico internazionale popolato
dal meglio degli autori, degli attori, dei registi, musicisti, ballerini e
coreografi. Si parte con "Pièce noire" di Enzo Moscato, che ne firma
anche la regia, in scena alle 20 al Mercadante e dura un´ora e mezza; si
continua con "L´Européenne" testo e regia David Lescot sul prestigioso
palcoscenico del San Carlo (alle 22.30, durata 110´), ma intanto durante tutta
la giornata, nel centro storico, al mattino tra Santa Chiara e Piazza del Gesù,
nel pomeriggio tra San Domenico Maggiore e Duomo Peri Pane, artista brasiliano
convinto che "l´uomo è quello che consuma", per il suo "Homem
Refluxo" andrà raccogliendo rifiuti, dai mozziconi di sigaretta alle
lattine ai giornali, da conservare nelle quarantatrè tasche di un suo abito
trasparente. Diretto da Renato Quaglia, governato da una squadra numerosa di
operatori ed esperti, Napoli Teatro Festival Italia presenterà anche
quest´anno, il terzo della sua vita, il secondo nella sua interezza,
collaborazioni e coproduzioni internazionali, nuove creazioni. Più di venti
nuove creazioni internazionali progettate e prodotte. Artisti italiani al
lavoro insieme con artisti di altri paesi. Dalla Germania alla Spagna, dalla
Gran Bretagna alla Francia, dal Portogallo all´Argentina, a Singapore e Stati
Uniti in una singolare esperienza di drammaturgie. Insomma chi non trova lo
spettacolo adatto ai propri gusti davvero non ha speranze. E basterà cliccare
sul sito www. teatrofestivalitalia. it per avere notizie dettagliate degli
spettacoli e dei cambiamenti di programma, sempre possibili in un mese.
Naturalmente sul sito si potranno prenotare e acquistare i biglietti per i
singoli spettacoli. Disposti in bell´ordine troveremo i titoli che fanno ricco
il cartellone. Una rapida scorsa per sapere che David Lescot ha vinto con il
suo "L´Européenne" il Gran Prix de Littérature Dramatique 2008 del
Ministero della Cultura e della Comunicazione francese, che l´opera nasce da
una riflessione sul senso dell´Europa maturata durante i giorni successivi al
referendum francese sull´approvazione della Costituzione Europea e che la
vicenda ruota attorno all´invito che la Commissione europea rivolge a diversi
intellettuali per creare opere teatrali, musicali e poetiche in grado di
offrire una rappresentazione univoca della cultura europea. Ma troveremo
traccia e notizia di altri spettacoli che fanno ghiotta l´attesa, come l´atteso
"Le città visibili" di Chay Yew, ed ispirato a "Le città
invisibili" di Italo Calvino, che Giorgio Barberio Corsetti ha messo in
scena a Singapore ed ora costruisce per il Real Albergo dei Poveri, «facendo
convivere diverse dimensioni, appartenenti a epoche e luoghi differenti,
sospese fra Est e Ovest del mondo; due storie d´amore, una
in Cina e una in Occidente,
fra un italiano e un´orientale e viceversa, a cui s´intrecciano momenti di
lavoro nelle fabbriche tessili, fra vicende legate alla contraffazione e
incidenti sul lavoro». O come "Monaciello" che la fantasia di Andy
Arnold ha costruito nei sotterranei di via Chiaia, "L´apocalisse rimandata
ovvero Benvenuta catastrofe" di Dario Fo e Franca Rame che il
regista Giulio Cavalli mette in scena al Teatro Augusteo,
"Interiors", ideazione e regia di Matthew Lenton, al Teatro
Sannazaro, "Sade: Opus Contra Naturam, Voyage en Italie, Napoli"
costruito da Enrico Frattaroli lavorando sui testi del Marchese de Sade e messo
in scena al Real Albergo dei Poveri, l´"Ecuba" di Euripide con Isa
Danieli protagonista per la regia di Carlo Cerciello nella suggestione della
Chiesa di Donnaregina Vecchia. E naturalmente incontri, performance,
conversazioni, laboratori, convegni e tutto quello che può essere organizzato
per rendere "unico e ricco" questo appuntamento.
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina II - Firenze
Berlusconi abbraccia Galli e promette una legge per Firenze Duemila ad
accoglierlo. "Se volete, vi darò l´esercito" Il premier al Grand
Hotel Duro attacco alla sinistra fiorentina: "Hanno usato il loro potere
per le clientele lasciando andare la città" SIMONA POLI MASSIMO VANNI
Berlusconi a Firenze annuncia la legge speciale. Lo fa a tre giorni dalle
elezioni da una sala del Grand Hotel, inizio e fine del suo soggiorno di due ore
in città: «M´impegno a promuovere quanto prima una legge speciale per Firenze
città dell´arte», dice il premier al tavolo con il candidato sindaco Giovanni
Galli e il coordinatore nazionale Denis Verdini spazzando via venti anni di
attese. E venendo di fatto incontro alle richieste dei candidati avversari
Matteo Renzi e Valdo Spini. Ma non è l´unico impegno che prende Berlusconi. «Se
il nuovo sindaco lo vorrà - dice rivolto a Galli - manderemo a Firenze anche
l´esercito» per il controllo del territorio. Perché «l´esperimento che abbiamo
fatto è stato gradito dai militari e anche dalle popolazioni». Quanto alla
tramvia Berlusconi ci scherza su: «Non ne posso veramente più della vostra
tramvia e anche per questo appoggio l´ipotesi di non farla», dice raccontando dell´insistenza
quotidiana di Paolo Bonaiuti. Ma al momento di prendersela con la sinistra
fiorentina Berlusconi è serissimo: «Sono persone che fanno della politica un
mestiere, che per troppi anni hanno utilizzato il potere per le clientele e
hanno lasciato al degrado il sistema fieristico, non hanno fatto la nuova pista
dell´aeroporto né la bretella Barberino-Incisa». Trovare un candidato,
confessa, non è stato facile: «Giovanni Galli è una persona seria, un grande
campione, e io non gli ho chiesto di candidarsi anzi, ho cercato di
dissuaderlo». con Verdini, spiega il presidente del Consiglio, «abbiamo fatto
una ricerca ma il 90 per cento dei candidati si sono tirati indietro e il 10
per cento che si offriva non aveva possibilità di paragone con Galli, che è una
persona assolutamente leale, dice quel che pensa e ha una straordinaria
umanità». Fuori ad ascoltarlo, davanti al maxi-schermo montato in piazza
Ognissanti circa 2.500 fan e militanti che dopo averlo acclamato all´arrivo,
dopo le 17, lo applaudono ad ogni sua battuta. Che lui non risparmia: «Mantengo
sempre le promesse, anche quelle di andare alle feste di compleanno», dice
ridendo. Degli attacchi alla sua vita privata parla come di un prezzo da pagare
all´impegno politico: «Senti il profumo?», chiede a Galli mettendogli un polso
sotto il naso. «E´ profumo di santità». In piazza la gente tifa per lui:
«Questa storia di Noemi è una vergogna», dice Gabriella Gervasani, che al
premier porta una rosa rossa con un biglietto in dialetto milanese. Accanto a lei
Grazia Botarelli agita un cartello: "Berlusconi, educa anche i miei
figli". Di quello che fa il Cavaliere in camera da letto, in piazza
Ognissanti, «non frega a nessuno, i problemi dell´Italia sono ben altri». E
Berlusconi da dentro il Grand Hotel ricambia: «Vado a salutare le persone che
mi aspettano fuori - dice congedandosi - non meravigliatevi se preferirò
salutare le signore». Giusto un´ora dopo al museo Pecci di Prato, accanto al
candidato sindaco Roberto Cenni, annuncia di voler «avviare con il ministero
degli interni un´indagine sulla città in relazione alla presenza dei cittadini
cinesi». E qualcosa del genere fa sapere di volerlo avviare anche con «il
ministero dell´economia per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla
comunità economica cinese». E ancora: «Qui c´è una città
che da 60 anni sopporta il governo della sinistra, una città che non ne può
più. Qui non si dice che la Cina è vicina perché la Cina è in casa». Durante il viaggio il corteo di auto blu incrocia un
signore a Novoli, che scende dalla macchina e saluta in silenzio col pugno
chiuso alzato.
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Stasera dico una
parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna persona
politicamente educata pronuncia più in pubblico: conflitto d'interessi. Venerdì il presidente del Consiglio è intervenuto dalla Cina sugli «ascolti fantastici» di
Annozero dove - ha detto - «non era invitato nessuno dei nostri». Strano:
avevamo in studio il capogruppo della Lega sua alleata, Roberto Cota e il
vicedirettore de il Giornale, Nicola Porro. Poi è tornato in Italia e ha riunito
gli industriali a Villa Madama per parlare di crisi finanziaria. Ma poi
a giustificare chi non paga il canone Rai (che è una tassa sul possesso di tv,
dunque lui dovrebbe difenderla). E ha aggiunto: «Da presidente del Consiglio
non ho poteri per intervenire, ma dovreste chiedere un incontro ai vertici Rai:
come fate ad accettare che la Rai inserisca i vostri spot in programmi che
diffondono panico e sfiducia?». Ce l'aveva con noi? Chi lo sa. Certo, se ci
chiamassimo Anno Uno o Anno Due sarebbe meglio, più ottimistico. Annozero è
ansiogeno. Problema: se gli investitori ritirano gli spot dalla Rai e li
spostano su Mediaset, lui ci guadagna, ma in un mercato libero gli spot vanno
dove ci sono gli ascolti: i nostri, per esempio, fanno incassare alla Rai molto
più dei costi di Annozero, che perciò non usa un euro delle risorse del canone.
Gli investitori pagano l'Auditel per sapere quanta gente e che tipo di pubblico
guarda questo o quel programma e decidere quanto valgono gli spot. I nostri,
grazie a un pubblico bello e numeroso, sono tra gli spot che valgono di più.
Berlusconi cambia tutto e suggerisce un altro criterio: chi vende pasta, auto,
profumi, scarpe deve farsi pubblicità solo nei programmi che parlano bene del
governo, senza creare «ansia» né «sfiducia». Perché «la tv deve cooperare col
governo per diffondere serenità». Infatti poi ha invitato tutti a visitare il
Kazakistan, «dove c'è un signore che è mio amico e ha fatto cose straordinarie,
infatti ha il 91% dei voti». Si chiama Nazarbaiev e si è fatto nominare
presidente a vita. Un sincero democratico. La tv kazaka non diffonde né ansia
né sfiducia, anzi coopera col governo: anche perché una volta era del Partito
comunista unico, poi fu privatizzata affidandola alla moglie del presidente. È
un'idea anche per noi. Problema: in quale veste Berlusconi dava i suoi
consigli? Come esperto editore e proprietario di tv, o come politico? Perché,
se parlava come politico, la sua sarebbe potuta apparire come una velata
minaccia del tipo: attenti a dove mettete gli spot, perché se li date a chi non
mi piace, il governo poi non vi fa favori o vi fa qualche danno. Se invece
parlava come esperto editore, sarebbe - scusate la parolaccia - conflitto
d'interessi. E anche una turbativa del mercato pubblicitario, che dovrebbe
interessare l'Antitrust. E pure del mercato borsistico, visto che Mediaset è in
calo, tanto che il premier ha segnalato tre società sottovalutate, Iri, Eni e
Mediaset, invitando a comprare le loro azioni. Consigli per gli acquisti. E
questa sarebbe materia per la Consob. Senza contare - parlando con pardon - che
c'è conflitto d'interessi. E chi dovrebbe sanzionarlo? L'Agcom. Poi c'è l'on.
Gasparri, che auspica addirittura lo sciopero del canone contro la Rai che
manda in onda Annozero. Ora se Gasparri incita allo sciopero contro un
programma che non rispetta il pluralismo, ci può stare. Ma se lo minaccia per
far chiudere un programma sgradito, questo è un ricatto per ottenere una
censura. Ma di che si lamenta? L'Agcom ha appena denunciato gli spazi politici
abnormi dedicati a governo e maggioranza da Tg1 e Tg2 (per non parlare di
Mediaset): 58% sul Tg1 e 66% sul Tg2. L'opposizione è rispettivamente al 27 e
al 18%. E non è solo questione di minutaggio, ma anche di contenuti. Quando, il
2 dicembre 2006, Berlusconi riempì piazza San Giovanni «contro il regime di
Prodi», tutti rilanciarono il suo dato sui partecipanti: 2,2 milioni di
persone. Ora che Veltroni ha riempito il Circo Massimo e ha parlato di 2,5
milioni di persone, i tg hanno usato le cifre della questura, cioè del governo:
300mila, non di più. Ma se sono falsi i dati di Veltroni lo erano anche quelli
di Berlusconi. L'ha scritto anche il Giornale: San Giovanni è quasi un quarto
del Circo Massimo, 39mila metri quadrati contro 140mila. Contando quattro
persone a metro quadrato, Berlusconi radunò 156mila persone, Veltroni 560mila:
il quadruplo. A meno che il Cavaliere sia riuscito a stipare cinquantasei
persone in ogni metro quadrato: troppe anche per l'unto del Signore che
moltiplica i pani e i pesci. Perché allora le Authority tacciono o
acconsentono? Perché le nominano i partiti. E, visto che si son formate durante
il governo Berlusconi-2, sono a maggioranza di destra. Antitrust. Presidente
Antonio Catricalà, capo di gabinetto di Maccanico alle Poste, poi segretario
generale di Palazzo Chigi con Berlusconi premier. Componenti: Guazzaloca, ex
sindaco di Bologna di FI, ora ricandidato; Pilati, ex consulente Fininvest; e
due professori, Occhiocupo e Santagata De Castro. Anche qui - scusate la
parolaccia - c'entra il conflitto d'interessi. E chi dovrebbe garantire che i
telegiornali trattino tutti allo stesso modo? Le famose Autorità indipendenti,
che però sono tutte nominate dai partiti. Tanto per fare un esempio: in quella
che ci riguarda direttamente, l'Agcom, che per legge dovrebbe essere composta
da figure di specchiata indipendenza, siede ancora Giancarlo Innocenzi, ex
dirigente Fininvest, ex sottosegretario alle Telecomunicazioni (Forza Italia)
nel secondo governo Berlusconi. Un anno fa Innocenzi viene intercettato al
telefono con Agostino Saccà, direttore di Raifiction: «Sono reduce da un
incontro col Grande Capo. Si è deciso a dare una spallata a questi qua (il
governo Prodi, nda). Io sto lavorando con Tex (Willer Bordon, nda) che ha una
moglie che fa quel mestiere (l'attrice, nda)». Lui e il Grande Capo avevano
pensato di sistemarla in una fiction Rai, sperando che il marito senatore
passasse al Pdl. L'uomo che dovrebbe vigilare su Rai e Mediaset e sui conflitti
d'interessi chiama Berlusconi «Grande Capo » e lavora per regalargli un
senatore e far cadere Prodi sistemando alla Rai la moglie di un senatore.
Calabrò lo deferisce al Comitato etico dell'Agcom. Ma non se n'è mai più saputo
nulla. Intanto l'Agcom risolve brillantemente l'annoso caso di Europa7: Rete4
non ha la concessione a trasmettere? Bene, le frequenze a Europa7 gliele deve
dare la Rai. Quindici giorni fa Innocenzi era ad Abu Dhabi in missione per
conto di Dio col ministro Frattini: ora infatti è pure membro del «Comitato
strategico per l'interesse nazionale in economia», una task force di dodici
esperti per attirare investimenti stranieri. I due hanno incontrato i vertici
di Adia, il fondo sovrano degli Emirati Arabi. Curioso. Tre giorni prima
Berlusconi aveva detto: «Attenti ai fondi sovrani arabi» che minacciano «Opa
ostili su aziende italiane». Ma quello di Abu Dhabi va bene: è socio di
Mediaset al 2%. Domanda: come fa Innocenzi a vigilare sulle tv e i conflitti
d'interessi se lavora contemporaneamente per il Grande Capo, per il padrone di
Mediaset e per il premier che lo manda a parlare con i soci delle sue tv? Ci
vorrebbe un'Authority per vigilare su Innocenzi, ma c'è già lui che vigila su
se stesso. A questo punto parlare di conflitto d'interessi è proprio una
bestemmia, se è vero ciò che scrive il New York Times: «Gli italiani si
dividono in due categorie: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lo
faranno».(30 ottobre 2008)
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Mottaki all'Eliseo
Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran PARIGI La Francia tenterà oggi di
rilanciare il dialogo fra l'Iran e le grandi potenze sul programma nucleare di
Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Manoucher Mottaki, incontrerà
infatti all'Eliseo il presidente Nicolas Sarkozy, che in passato ha più volte
definito «inaccettabile» la prospettiva di un Iran dotato dell'arma nucleare. È la prima volta che il capo di Stato francese riceve un
responsabile iraniano di alto livello dalla sua elezione, nel maggio del
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
GOLDMAN
SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91
miliardi di dollari attraverso la cessione di una quota dello 0,9% di
Industrial & Commercial Bank of China (Icbc), la più grande banca per
capitalizzazione al mondo.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-03 - pag: 8 autore: Cina. Per l'anniversario di Tienanmen Pechino blocca Twitter e
Hotmail Luca Veronese Vietato parlare del massacro di Tienanmen. Nelle strade
del paese come su internet. Vietato manifestare, vietato discutere, anche in
rete. Vietato ricordare la morte di centinaia di studenti sotto i colpi dei
carri armati dell'esercito. Si stringono i controlli della polizia sui
dissidenti, sui testimoni scomodi, sui sopravvissuti e sui loro parenti. E sul
web vengono chiusi i canali per diffondere foto e documenti. In Cina ieri la censura ha colpito la gran parte degli
strumenti di comunicazione su internet. Bloccato Twitter, il microblogging che
mette in comunicazione istantanea milioni utenti. Impossibile per i cittadini
cinesi utilizzare i messaggi di Hotmail; accedere ai servizi di Windows Live.
Black-out improvviso sul social network Facebook; così come su Bing, il motore
di ricerca di Microsoft; e su Flickr, il sistema di condivisione online di
immagini fornito da Yahoo!. Le autorità alla vigilia dell'anniversario stanno
cercando di fermare anche su internet ogni forma di commemorazione della strage
che porta il nome della piazza centrale di Pechino, dove nella notte tra il 3 e
il 4 giugno del 1989 i militari, sotto il comando di Deng Xiaoping, aprirono il
fuoco sugli studenti, reprimendo nel sangue una protesta pacifica che chiedeva
riforme al governo cinese. Non è mai stato fornito un elenco dei morti di
Piazza Tienanmen e ora Pechino vorrebbe cancellare ogni traccia delle proteste
e degli scontri anche dalla memoria- molto meno virtuale di quanto si pensi
della rete. «L'accesso a Twitter è stato vietato all'improvviso allecinque
della sera. L'intera comunità degli utilizzatori di questi messaggi è stata
annientata in un attimo», ha confermato Kaiser Kuo, commentatore di tecnologia
che vive a Pechino. «Ma non c'è niente di nuovo, tutto questo - ha aggiunto con
rassegnazione Kuo - fa parte della nostra vita qui in Cina».
Gli utilizzatori di Twitter e degli altri sistemi bloccati ieri sono i cinesi
più evoluti, sul piano culturale oltre che tecnologico. La grande maggioranza
non si serve di applicazioni straniere ma di servizi realizzati da società
cinesi e soggetti alla censura. Negli hotel di Pechino e Shanghai le news sui
canali internazionali che riguardano Tienanmen vengono coperti da avvisi di
pubblica utilità sui pericoli del fumo da sigaretta.
luca.veronese@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA OSCURATI I MESSAGGI WEB
Le autorità cinesi vogliono impedire qualsiasi forma di commemorazione della
strage degli studenti avvenuta il 4 giugno del 1989
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-03 - pag: 8 autore: Corea del Nord. Il dittatore
prepara la successione dopo essersi garantito il sostegno dell'esercito con i
recenti test missilistici Designato l'erede di Kim Jong-il Secondo fonti di
intelligence sudcoreane sarà il terzogenito Kim Jong-un, 25 anni Stefano Carrer
TOKYO. Dal nostro inviato è successo proprio il giorno del secondo e più
potente test atomico della Corea del Nord: il 25 maggio scorso il parlamento,
le forze armate e forse anche le missioni all'estero sono state sollecitate a garantire
la loro fedeltà all'ultimo rampollo dell'unica dinastia familiare di un regime
comunista: Kim Jong-un - il 25enne terzo figlio di Kim Jong-Il - designato come
successore in pectore dell'attuale dittatore. Lo hanno indicato ieri prima un
parlamentare sudcoreano dell'opposizione, membro del comitato sulla sicurezza -
informato dai servizi segreti - e poi altre fonti citate dai media sudcoreani,
che hanno evidenziato il risvolto non solo internazionale, ma anche interno al
regime, delle recenti provocazioni militari. Secondo le ultime informazioni,
Pyongyang starebbe preparando il lancio di altri missili, compreso uno
potenzialmente in grado di colpire il territorio Usa: c'è chi ipotizza che il
test a lunga gittata sarà effettuato il 16 giugno, giorno dell'incontro tra il
presidente americano Obama e quello sudcoreano Lee Myung- bak. Missili a corto
o medio raggio potrebbero essere lanciati in tempi più brevi. Pyongyang
potrebbe cercare anche uno scontro navale limitato in una zona marittima dai
confini contestati nel Mar Giallo, dove già in passato ci sono state
schermaglie pericolose. La Corea del Sud ha rafforzato il suo dispositivo
navale nell'area per tenersi pronta a ogni evenienza. I mercati finanziari di
Seul hanno cominciato a dare segni di nervosismo e il governo ha deciso di
costituire una task force destinata a monitorare le possibili conseguenze
negative sull'economia - dagli investimenti stranieri all'eventuale
cancellazione di ordini per export - che potrebbero derivare da un aggravamento
della tensione e da sanzioni internazionali contro il Nord. è però la notizia
della designazione dell'erede della dinastia fondata da Kim Il- Sung a essere
giudicata una svolta. Dopo l'ictus che avrebbe colpito il 67enne dittatore (già
sofferente di diabete) nell'agosto scorso, era emersa come una debolezza
strategica del regime l'incertezza sui meccanismi e i volti della successione.
Kim JongIl aveva cominciato a "studiare" da leader a 32 anni
attraverso una prima designazione informale, circa vent'anni prima della morte
del padre (avvenuta nel 1994). Nel frattempo aveva potuto seguire un cursus
honorum progressivo, la cui replica ora dovrà giocoforza seguire tempi e modi
più bruschi. Con un upgrading delle capacità belliche spendibili in termini
propagandistici «Kim JongIl intende facilitare il processo di successione, che
non è determinato solo da lui ma anche da alti esponenti del governo, del
partito e delle forze armate», ritiene Paik Hang-Soon, analista al Sejong
Institute. A Tokyo, intanto, il governo ha deciso di sviluppare nell'ambito
della nuova politica di utilizzo dello spazio anche per fini di difesa - un
sistema satellitare in grado di monitorare tempestivamente il lancio di
missili: il via libera è stato dato da una commissione presieduta dalla stesso
premier Taro Aso, ieri in camiciola bianca di Okinawa (kariyushi) per
promuovere l'annuale campagna “Cool Biz” (abitileggeri estivi per risparmiare
energia tenendo più bassa l'aria condizionata negli uffici pubblici). I venti
da Nordovest arroventano il clima politico: Tokyo dà segni di insofferenza per
il protrarsi delle discussione al Consiglio di sicurezza sul tema delle
sanzioni, che Cina e Russia intendono annacquare. Il ministro degli Esteri cinese
Yang Jeichi, in una telefonata al collega Hirofumi Nakasone, ha detto che le
sanzioni non risolvono il problema Corea del Nord: occorrerebbe una risoluzione
Onu «bilanciata», che non precluda il ritorno di Pyongyang al tavolo dei
negoziati a sei. © RIPRODUZIONE RISERVATA ESCALATION NELLA REGIONE
Mentre Pyongyang si prepara al lancio di nuovi vettori, Tokyo avvia lo sviluppo
di un sistema avanzato di monitoraggio satellitare
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-03 - pag: 20 autore: Industria.
L'Italia sta aumentando l'attività di ricerca specializzata e sviluppo
all'interno delle aziende I brevetti del signor Brambilla In dieci anni due
terzi delle 32mila registrazioni sono delle Pmi Paolo Bricco MILANO «Nel 2007
abbiamo completato un programma di ricerca iniziato cinque anni prima. E mi
sono detto: fammela proteggere, questa cosa. Ora abbiamo quattro brevetti
europei riconosciuti e 16 depositati a Monaco. Per lo più nelle tecnologie
pulite per l'auto.A gennaio dell'anno scorso, il mio avvocato di Shanghai mi ha
convinto: ora li abbiamo anche a Pechino. Là, mica gli
interessano i brevetti non registrati in Cina». Giuseppe Ranalli, titolare della Tecnomatic di Corropoli in
provincia di Teramo, è uno specialista di ingegnerizzazioni. La sua società,
che l'anno scorso ha fatturato 27 milioni di euro, è una piccola impresa a buon
contenuto tecnologico, parte di un fenomeno sommerso che sta diventando sempre
più visibile nelle statistiche dell'innovazione. Secondo Unioncamere,
che ha elaborato i dati dello European Patent Office di Monaco di Baviera, dal
1999 al 2007 si sono contati 31.898 brevetti italiani: nel 1999 erano 2.809,
nel 2007 sono diventati 4.284. Un trend di crescita positivo. Stando alla Banca
d'Italia che ha adoperato numeri dell'Ocse, nel lontano
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-03 - pag: 40 autore: OLIO DI PALMA Con il
petrolio si alimentano attese di rincari La richiesta di biocarburanti, se
salirà, farà lievitare anche le quotazioni dell'olio di palma. Secondo Godrej
International, uno dei grandi commercianti di palmoil in India – paese al
secondo posto dopo la Cina nella graduatoria degli
importatori di questo olio alimentare – alla borsa merci di Kuala Lumpur il
future per consegna vicina potrebbe superare 3mila ringgit per tonn. (circa 596
à ) perché la forte domanda di olio di soia, in Asia come anche al Chicago
Board of Trade, si scontra con un'offerta non eccezionale. In Malaysia, che
insieme all'Indonesia produce quasi il 90% di tuttol'olio di palma, il prezzo a
metà maggio aveva già toccato 2.894 ringgit, massimo da nove mesi, ma ieri è
arretrato a quota 2.545. Gli analisti L
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-03 - pag: 6 autore: Hummer venduta alla
Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese Daniela Roveda La guidava Arnold
Schwarzenegger prima di diventare governatore pro-ambiente della California,
sigaro in bocca e muscolo in mostra; era il veicolo status symbol per
eccellenza negli anni del consumismo sfrenato di fine millennio, il Suv
preferito del rapper Coolio e della star del basket Shaquille O'Neill. Guidare
una Hummer nel 2000 era un vanto; oggi ben pochi negli Stati Uniti hanno il
coraggio di circolare a bordo di un mini-carro armato da
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
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«Cinesi, svegliatevi
Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen» Lo scrittore cinquantacinquenne fu
testimone oculare della repressione Il suo «Pechino è in coma» è il primo romanzo
che rievoca quei giorni Se dalla Cina provate a
cercare su Internet l'espressione «Pechino in coma» (in lingua inglese o
cinese) non uscirà nulla. Anzi, rischiate di essere identificati dalla polizia
postale. Pechino è in coma (trad. di Katia Bagnoli, Feltrinelli, pp. 640, euro
19,50) è infatti il titolo dell'ultimo romanzo di Ma Jian, classe 1953,
scrittore dissidente, inviso al regime comunista, da anni in Gran Bretagna.
Autore di un libro particolarmente scomodo, perché racconta proprio i fatti di Tiananmen.
«Nel maggio-giugno 1989 ero in piazza», ricorda, «da narratore, da cittadino,
con una macchina fotografica e il desiderio di raccontare quanto stava
succedendo. Capii da subito che si trattava di un fatto storico e sentivo che
il mio compito era quello di documentarlo». Cosa che ha fatto vent'anni dopo,
con questo romanzo, il cui protagonista è Wei, colpito alla testa da un
proiettile durante la rivolta studentesca. All'inizio lo troviamo in coma,
piantonato dalla polizia pronta ad arrestarlo una volta che si sveglierà. Lui
pensa e riflette, e quell'immobilità forzata è l'occasione per ripercorrere la
mobilitazione degli studenti, le loro istanze di democrazia, ma anche la storia
cinese della seconda metà del Novecento, Mao Tse-tung e la Rivoluzione
culturale. Ai fatti di Tiananmen le autorità cinesi continuano a riferirsi
parlando di «disordini» e non di «massacro». Vent'anni dopo la maggior parte
dei cinesi giustifica la decisione violenta del governo che autorizzò l'entrata
dei carri armati in piazza e, in risposta alle entusiastiche recensioni che
all'estero hanno accolto Pechino è in coma, i giovani cinesi accusano Ma Jian
di non capire la Cina di oggi. Una triste condizione
di «amnesia collaborazionista», che allo scrittore in esilio fa male. Abbiamo
parlato con lui, aiutati da Nicoletta Pesaro, sinologa dell'Università Ca'
Foscari di Venezia, che si è prestata a farci da interprete. Ma Jian, come
spiega questa rimozione collettiva, nella Cina di
oggi, di Tiananmen? «Essa è il segno che il Paese è riuscito a cancellare la
memoria di quei giorni. La strategia culturale e politica del Partito comunista
cinese è stata in grado di annientare il ricordo dei fatti. Fatti terribili,
per la repressione cruenta. Ma ancor più tragica è stata la capacità di
cancellare gli eventi per le generazioni future». Lei oggi vive e lavora a
Londra, in una sorta di esilio volontario. Ma esiste o è
possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi
di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di
quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel
reprimere il dissenso. Per questo possiamo dire che gli studenti di oggi
sono le vere vittime di Tiananmen, perché è stato impedito loro di crescere con
un pensiero critico. Sono ostaggi del regime, senza che se ne rendano conto.
Nella generazione dei trenta-quarantenni, invece, si trovano degli oppositori.
Sparsi per la Cina avvengono circa 10 mila episodi di
protesta all'anno». Il protagonista del suo romanzo ha tratti autobiografici?
«Non in senso stretto, ma è un rappresentante tipico della generazione di
Tiananmen: figli che sono scesi in piazza per vendicare i padri umiliati dal
maoismo e dalla Rivoluzione culturale». Analoghe proteste di piazza nei Paesi
comunisti dell'Europa dell'Est sarebbero state, di lì a poco, il preludio per
la caduta di quei regimi. Perché ciò non è avvenuto in Cina?
«In Europa nessun regime aveva raggiunto il livello di durezza e crudeltà di
quello cinese. Ora sappiamo che già dal primo giorno delle manifestazioni
l'allora segretario generale del Pcc, Deng Xiaoping, aveva preparato l'esercito
a intervenire. Cosa che invece i leader comunisti europei non hanno voluto
ripetere». Se il regime ha vinto militarmente , c'è un punto su cui ha perso?
«Sì, da quel giorno, di fatto, è venuta meno la fede ideologica nel marxismo e
nel maoismo. Forse perché sarebbe sarebbe sembrato ipocrita, dopo quanto era
stato fatto, continuare a parlare di valori socialisti come si faceva prima.
Oggi di dottrina comunista si parla sempre meno, in tv, sui giornali, nelle
stesse riunioni di partito. I dirigenti comunisti cercano disperatamente di
placare questa 'sete di valori' attingendo alla tradizione spirituale del
popolo cinese, ad esempio dal confucianesimo. Ma è un tentativo destinato al
fallimento, perché oggi l'unica cosa reale è la prassi capitalistica». Quando,
a partire da alcuni anni fa, si è iniziato a introdurre gradualmente in Cina le riforme economiche, qualcuno sosteneva che al 'pane'
sarebbe seguita la 'libertà', cioè che l'economia di mercato si sarebbe quasi
automaticamente completata con l'allargamento dei diritti umani e civili.
Perché ciò non è avvenuto? «Perché in Cina del
capitalismo è stata introdotta soltanto la parte peggiore, quella quantitativa,
materiale, puramente economica. Il regime teme e osteggia in tutti i modi la
nozione di 'individuo', così centrale nelle società occidentali». Oggi cosa
rimane di Tiananmen? «Gli uomini del regime hanno cercato in tutti i modi di
annientarne il ricordo, investendo in quest'opera molti soldi ed energie. Ad
esempio oscurare tutti i siti web o i motori di ricerca attraverso cui si può
apprendere qualcosa del mio libro ha un costo non indifferente. Ma questa è
solo una piccola cosa: l'azione di 'damnatio memoriae' è ovviamente molto più
vasta e impegnativa. Eppure ogni anno sono costretti a ricordare Tiananmen: nei
giorni precedenti l'anniversario scatta l'allerta, perché si teme che possa
esserci qualche manifestazione spontanea per commemorare quei giorni oppure
qualche nuova protesta». Lei è ottimista sul futuro? «È difficile uscire dalla
morsa, ma il mondo si sta muovendo in una direzione precisa e la Cina non potrà fare per sempre parte per se stessa. Credo
che in futuro anch'essa verrà coinvolta in questo processo globale di
democratizzazione». C'è da sperare nelle pressioni internazionali? «Ho scarsa
fiducia nel ruolo dei capi di stato e di governo, che in Occidente assomigliano
sempre più a imprenditori tesi a trattare i cittadini come merce. Ho più
fiducia nelle istanze che vengono dal basso». Intervista a Ma Jian
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
«Può la barca
affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi» di Chen Guidi e Wu Chuntao
(Marsilio) è un libro-inchiesta che nel
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
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Da Qingdao a Londra
un esule e giramondo Nato a Qingdao il 18 agosto 1953, Ma Jian nel 1986, dopo aver subito la censura per alcuni scritti e dopo aver
vagabondato per tre anni per la Cina, è espatriato a Hong Kong. Nel giugno 1989, avuta notizia di
quanto succedeva a Tiananmen, raggiunse gli studenti in rivolta, partecipando
ad alcune dimostrazioni. Costretto al capezzale di un fratello ferito, ascoltò
per radio, però, le cronache del massacro. Nel 1997 si è spostato in
Europa, prima in Germania poi in Gran Bretagna. «Pechino in coma» è il primo
romanzo cinese sulla rivolta. Gli altri libri di Ma Jian pubblicati in Italia
sono «Polvere rossa» (Neri Pozza), «Tira fuori la lingua» e «Spaghetti cinesi» (Feltrinelli).
NA JIAN È NATO IL 18 AGOSTO 1953 DAL 1986 VIVE FUORI DAL SUO PAESE DAL 1997
VIVE IN EUROPA chi è
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione «Pechino in
coma» (in lingua inglese o cinese) non uscirà nulla. Anzi, rischiate di essere
identificati dalla polizia postale. Pechino è in coma (trad. di Katia Bagnoli,
Feltrinelli, pp. 640, euro 19,50) è infatti il titolo dell'ultimo romanzo di Ma
Jian, classe 1953, scrittore dissidente, inviso al regime comunista, da anni in
Gran Bretagna. Autore di un libro particolarmente scomodo, perché racconta
proprio i fatti di Tiananmen. «Nel maggio-giugno 1989 ero in piazza», ricorda,
«da narratore, da cittadino, con una macchina fotografica e il desiderio di
raccontare quanto stava succedendo. Capii da subito che si trattava di un fatto
storico e sentivo che il mio compito era quello di documentarlo». Cosa che ha
fatto vent'anni dopo, con questo romanzo, il cui protagonista è Wei, colpito
alla testa da un proiettile durante la rivolta studentesca. All'inizio lo
troviamo in coma, piantonato dalla polizia pronta ad arrestarlo una volta che
si sveglierà. Lui pensa e riflette, e quell'immobilità forzata è l'occasione
per ripercorrere la mobilitazione degli studenti, le loro istanze di
democrazia, ma anche la storia cinese della seconda metà del Novecento, Mao
Tse-tung e la Rivoluzione culturale. Ai fatti di Tiananmen le autorità cinesi
continuano a riferirsi parlando di «disordini» e non di «massacro». Vent'anni
dopo la maggior parte dei cinesi giustifica la decisione violenta del governo
che autorizzò l'entrata dei carri armati in piazza e, in risposta alle
entusiastiche recensioni che all'estero hanno accolto Pechino è in coma, i
giovani cinesi accusano Ma Jian di non capire la Cina
di oggi. Una triste condizione di «amnesia collaborazionista», che allo
scrittore in esilio fa male. Abbiamo parlato con lui, aiutati da Nicoletta
Pesaro, sinologa dell'Università Ca' Foscari di Venezia, che si è prestata a
farci da interprete. Ma Jian, come spiega questa rimozione collettiva, nella Cina di oggi, di Tiananmen? «Essa è il segno che il Paese è
riuscito a cancellare la memoria di quei giorni. La strategia culturale e
politica del Partito comunista cinese è stata in grado di annientare il ricordo
dei fatti. Fatti terribili, per la repressione cruenta. Ma ancor più tragica è
stata la capacità di cancellare gli eventi per le generazioni future». Lei oggi
vive e lavora a Londra, in una sorta di esilio volontario. Ma
esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi
di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di
quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel
reprimere il dissenso. Per questo possiamo dire che gli studenti di oggi
sono le vere vittime di Tiananmen, perché è stato impedito loro di crescere con
un pensiero critico. Sono ostaggi del regime, senza che se ne rendano conto.
Nella generazione dei trenta-quarantenni, invece, si trovano degli oppositori.
Sparsi per la Cina avvengono circa 10 mila episodi di
protesta all'anno». Il protagonista del suo romanzo ha tratti autobiografici?
«Non in senso stretto, ma è un rappresentante tipico della generazione di
Tiananmen: figli che sono scesi in piazza per vendicare i padri umiliati dal
maoismo e dalla Rivoluzione culturale». Analoghe proteste di piazza nei Paesi
comunisti dell'Europa dell'Est sarebbero state, di lì a poco, il preludio per
la caduta di quei regimi. Perché ciò non è avvenuto in Cina?
«In Europa nessun regime aveva raggiunto il livello di durezza e crudeltà di
quello cinese. Ora sappiamo che già dal primo giorno delle manifestazioni
l'allora segretario generale del Pcc, Deng Xiaoping, aveva preparato l'esercito
a intervenire. Cosa che invece i leader comunisti europei non hanno voluto
ripetere». Se il regime ha vinto militarmente , c'è un punto su cui ha perso?
«Sì, da quel giorno, di fatto, è venuta meno la fede ideologica nel marxismo e
nel maoismo. Forse perché sarebbe sarebbe sembrato ipocrita, dopo quanto era
stato fatto, continuare a parlare di valori socialisti come si faceva prima.
Oggi di dottrina comunista si parla sempre meno, in tv, sui giornali, nelle
stesse riunioni di partito. I dirigenti comunisti cercano disperatamente di
placare questa 'sete di valori' attingendo alla tradizione spirituale del
popolo cinese, ad esempio dal confucianesimo. Ma è un tentativo destinato al
fallimento, perché oggi l'unica cosa reale è la prassi capitalistica». Quando,
a partire da alcuni anni fa, si è iniziato a introdurre gradualmente in Cina le riforme economiche, qualcuno sosteneva che al 'pane'
sarebbe seguita la 'libertà', cioè che l'economia di mercato si sarebbe quasi
automaticamente completata con l'allargamento dei diritti umani e civili.
Perché ciò non è avvenuto? «Perché in Cina del
capitalismo è stata introdotta soltanto la parte peggiore, quella quantitativa,
materiale, puramente economica. Il regime teme e osteggia in tutti i modi la
nozione di 'individuo', così centrale nelle società occidentali». Oggi cosa
rimane di Tiananmen? «Gli uomini del regime hanno cercato in tutti i modi di
annientarne il ricordo, investendo in quest'opera molti soldi ed energie. Ad
esempio oscurare tutti i siti web o i motori di ricerca attraverso cui si può
apprendere qualcosa del mio libro ha un costo non indifferente. Ma questa è
solo una piccola cosa: l'azione di 'damnatio memoriae' è ovviamente molto più
vasta e impegnativa. Eppure ogni anno sono costretti a ricordare Tiananmen: nei
giorni precedenti l'anniversario scatta l'allerta, perché si teme che possa
esserci qualche manifestazione spontanea per commemorare quei giorni oppure
qualche nuova protesta». Lei è ottimista sul futuro? «È difficile uscire dalla
morsa, ma il mondo si sta muovendo in una direzione precisa e la Cina non potrà fare per sempre parte per se stessa. Credo
che in futuro anch'essa verrà coinvolta in questo processo globale di
democratizzazione». C'è da sperare nelle pressioni internazionali? «Ho scarsa
fiducia nel ruolo dei capi di stato e di governo, che in Occidente assomigliano
sempre più a imprenditori tesi a trattare i cittadini come merce. Ho più
fiducia nelle istanze che vengono dal basso».
( da "AprileOnline.info" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Tiananmen, 20 anni
dopo Redazione, 03 giugno 2009, 12:21 Per non dimenticare Nel ventesimo
anniversario del massacro, la Cina si chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica
piazza, aumenta la censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli
attivisti. Solo l'aumento del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la
perquisizione per chi si avvicina alla zona danno il segno che la giornata è
particolare a Pechino, dove parlare in pubblico del massacro continua ad
essere un tabù. Uniche a proseguire nella loro opera di denuncia, le Madri. Il
racconto di Zhang Xianling, 72 anni, un figlio assassinato dai militari e
sepolto nell'aiuola sulla via Chang'an Zhang XianlingSebbene dopo due decenni
il dolore non si sia alleviato, la determinazione a portare avanti la battaglia
in nome delle centinaia o migliaia di vittime del giugno 1989 è più forte che
mai, per coloro che da allora hanno avuto la vita sconvolta. "So bene che
non vedrò i risultati di tutto questo mio adoperarmi, ma non posso smettere di
chiedere giustizia, per mio figlio e le vittime di allora, e per le vittime di
oggi, le nuove generazioni che di ciò che è successo non sanno nulla"
spiega risoluta Zhang Xianling, 72 anni, il numero due del gruppo delle Madri
di Tiananmen. Sono passati 20 anni da quando l'Esercito di Liberazione Popolare
aprì il fuoco sugli studenti che da un mese e mezzo dimostravano sulla piazza.
Saranno passati anche 20 anni da quando Wang Nan, il figlio della signora
Zhang, all'epoca studente liceale di 19 anni, è stato ucciso da una pallottola
sparata dai soldati. "Wang Nan si era interessato molto alle
rivendicazioni degli studenti. Era il capo politico della sua classe e quelli
erano argomenti a cui prestava molta attenzione" - racconta Zhang ad Apcom,
mostrando gli striscioni che il figlio scrisse di propria mano a sostegno dei
dimostranti, e che ha conservato per tutti questi anni. "Aveva la passione
della fotografia, da grande voleva diventare fotoreporter. Diceva 'mamma vado
sulla piazza per catturare la storia', ma io all'inizio non ero
d'accordo". Impiegata al Ministero dell'Aviazione Zhang Xianling aveva una
visione 'ufficiale' del movimento studentesco all'inizio. "Pensavo che gli
studenti dovessero solo studiare e non occuparsi di politica, anche se le loro
rivendicazioni erano giuste". Tutto cambiò per Zhang, gli studenti e i
cittadini cinesi tutti con il famoso editoriale del 26 Aprile apparso sul
Quotidiano del Popolo. "Quell'editoriale è stato come un secchio d'acqua
gelata buttato sulla testa degli studenti: li ha categorizzati e spinti
all'estremo. Da allora ho iniziato ad essere d'accordo con Wang Nan e sostenere
il movimento". Ma col passare dei giorni, al figlio che gli chiedeva se ci
fosse mai da temere che l'esercito aprisse il fuoco sui manifestanti, Zhang
rispondeva sicura: "Come è possibile che sparino sulla folla? Non lo hanno
fatto all'epoca della Banda dei quattro, perché l'esercito del popolo dovrebbe
farlo adesso". La notte del 3 giugno, nonostante gli ammonimenti della
famiglia, Wang Nan decise di andare ugualmente sulla piazza, con macchina
fotografica al collo, registratore in tasca e un casco da motociclista sulla
testa. 'Temeva che potessero esserci bastonate; aveva sentito dire che durante
la Rivoluzione Culturale era così che le fazioni si attaccavano fra di
loro". Invece fu proprio un proiettile a trapassare quel caso ed
ucciderlo, ad ovest di Tiananmen, prima ancora che raggiungesse la piazza.
Stava facendo foto quando si è accasciato, all'una di notte, senza che a
nessuno fosse permesso di portargli soccorso, hanno raccontato i testimoni alla
madre. Dopo due ore, alle 3, Wang Nan è morto, ma la famiglia apprese la
notizia solo 10 giorni dopo. "Fino al 14 ho vissuto nell'angoscia, temevo
fosse morto famiglia e amici continuavano a ripetermi che molti ragazzi erano
stati arrestati o feriti. Ho fatto invano il giro di 24 ospedali, ma mai avrei
potuto immaginare che mio figlio fosse stato sepolto di nascosto a due passi da
Tiananmen, sull'arteria principale della città". I soldati che lo hanno
ucciso, insieme ad altri 2 giovani, si sono affrettati a nascondere le prove
dell'azione sconsiderata seppellendoli alla meno peggio sul giardino di entrata
di una scuola, sulla via Chang'an. La pioggia ha fatto riemergere i cadaveri e
le cintura militare che aveva addosso ha ridato un nome a Wang Nan.
"Poiché aveva addosso la cintura dell'esercito che gli avevano regalato ad
un'esercitazione militare a cui aveva partecipato a maggio, chi l'ha trovato ha
pensato che fosse un soldato e lo ha portato in un ospedale per il
riconoscimento. Gli altri due corpi che erano seppelliti con lui sono stati
cremati in tutta fretta e senza neppure sapere chi fossero". Così nel giro
di poche settimane il paese è ricaduto in tempi cupi di cui sperava di aver perso
memoria. "Credevamo nei nostri leader, avevamo fiducia in loro dopo tutto
ciò che avevamo passato con Mao. Il 4 giugno ci ha però svegliati di colpo:
abbiamo capito che il Partito avrebbe fatto di tutto" per assicurare la
propria sopravvivenza, spiega Zhang. A cominciare dal nascondere i fatti di
quei mesi, nonostante la volontà delle famiglie di capire le circostanze in cui
i loro figli persero la vita. Fu così che nel 1990 Zhang incontrò Ding Zilin,
madre di Jiang Jielian un altro liceale ucciso dall'esercito, e iniziò la
ricerca di altre famiglie nelle proprie condizioni. "Neppure un elenco dei
morti hanno pubblicato, allora ci siamo dette: bene, ci pensiamo noi. Ed
abbiamo iniziato a cercare, dapprima liceali come i nostri figli, poi tutti gli
altri". Oggi il gruppo delle Madri di Tiananmen conta circa 140 membri,
non solo madri ma anche padri, fratelli e parenti allargati delle vittime di
quel massacro. "Finora abbiamo raccolto le storie di 195 persone morte a
Tiananmen. Ma secondo i nostri calcoli sono solo il 10% del numero totale delle
vittime, che dovrebbe aggirarsi sulle 2000 persone". Il lavoro della Madri
non è mai stato facile negli anni, nonostante oggi le autorità sembrano
mostrare un attegiamento più conciliante. "Dal 1995 abbiamo iniziato a
fare tre richieste al governo: che si pubblichi una lista dei nomi dei
deceduti; che le famiglie vengano compensate secondo la legge, e che in accordo
con la legge i responsabili del Massacro di Tiananmen siano giudicati e puniti.
Ogni anno presentiamo una lettera aperta al Parlamento cinese, ma non abbiamo
mai avuto una risposta. La mandiamo ai media cinesi, alla CCTV, a Xinhua, ma
nessuno mai ci prende in considerazione. Il nostro lavoro all'interno della Cina non è per nulla facile, ma è svegliare la coscienza dei
cinesi che a noi interessa prima di tutto", spiega Zhang Xianling. Per
anni è stata sotto sorveglianza. Nel 2004 è stata perfino messa in prigione per
aver ricevuto un pacco con delle magliette commemorative dei 15 anni del
Massacro da un gruppo di attivisti di Hong Kong. "Ma ora la situazione
sembra essere più calma. L'ultima volta che sono stata messa sotto sorveglianza
è stato durante le Olimpiadi. Da allora nessuno mi segue più. Ed anche il
comportamento della polizia è diverso: prima erano molto più severi, ora sono
gentili. Sono giovani neppure mi conoscono ma quando spiego loro la mia storia
si mostrano compresivi e toccati. Mi dicono di essere dispiaciuti ma quello è
il loro lavoro. Li capisco, tocca al governo cambiare per primo". Eppure
Zhang Xianlin non valuta del tutto negativamente la nuova generazione di
politici al potere. "I nuovi leader sono diversi, parlano di armonia e
problemi che toccano la gente comune. Se 20 anni fa avrei dato uno zero alla
condizione dei diritti umani in Cina, oggi mi sento di
dare un 20 su 100. Si può vedere qualche progresso nelle dimostrazioni per
esempio a Xiamen o nel Sichuan, che hanno avuto qualche risultato. O anche da
quello che ha noi solo di recente è stato concesso". Due settimane fa 50
famiglie si sono ritrovate a casa di Zhang Xianling per una cerimonia
commemorativa. La polizia, che aveva appreso della notizia attraverso l'ascolto
delle conversazioni telefoniche, ha imposto tre condizioni (che non ci fosse
nessun esterno, nessun giornalista straniero e che non si uscisse a manifestare
in strada), ma non ha impedito la riunione. Solo Ding Zilin non è stata
autorizzata a lasciare il proprio appartamento per raggiungere le altre Madri.
"Nell'insieme nel paese non c'è stato nessun progresso al livello politico",
ammette sconsolata Zhang Xianling. L'ultima vittima è proprio lei: la scorsa
settimana la polizia le ha notificato che fino al 5 giugno sarà accompagnata da
un poliziotto per ogni spostamento al di fuori dalla propria casa. Una notizia
che arriva proprio quando essa stessa credeva che un cambiamento, seppur
minimo, fosse in atto. Nel ventesimo anniversario del massacro, la Cina si
chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la
censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento
del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si
avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino,
dove parlare in pubblico del massacro continua ad essere un tabù. Uno dei più
noti dissidenti, Qi Zhiyong, che perse la gamba sinistra nel 1989 ed è sotto
costante sorveglianza della polizia, ha inviato un sms all'agenzia France Press
per far sapere che è stato costretto a salire su un'auto per essere portato via
da Pechino. "Ogni giorno devo mandare a scuola mia figlia su una macchina
della polizia. Stavolta, quando mia figlia è scesa, gli agenti si sono
rifiutati di far scendere anche a me. Al contrario, sono saliti altri due
agenti, mi hanno costretto a sedere nel mezzo, e ora mi stanno portando via da
Pechino. E hanno intenzione di togliermi il cellulare". E a quel punto
tutte le chiamate al telefonino di Qi, 53 anni, a cui era stato chiesto nei
giorni scorsi di lasciare la capitale, sono andate a vuoto. Del resto, lui è
abituato ad essere allontanato in occasioni "sensibili": fu portato
via durante le Olimpiadi di agosto, quando a febbraio arrivò in Cina il segretario di Stato Hillary Clinton, e a marzo,
durante l'annuale sessione del Parlamento cinese. La censura va a tutto spiano:
le notizie sul sanguinoso massacro che pose fine a sette settimane di proteste
degli studenti vengono periodicamente tagliate dagli schermi della Bbc e Cnn,
in lingua cinese. Alla vigilia dell'anniversario, Pechino ha deciso di bloccare
anche l'accesso al microblogging Twitter, alla posta elettronica di Hotmail, al
nuovo motore di ricerca Microsoft Bing e al server fotografico Flickr (censure
che si sommano alle numerose restrizioni a cui già sono soggetti gli utenti
cinesi del web, penalizzati dalle censure di Youtube, Blogspot, Wordpress). In
un comunicato, Reporters without Borders ha ricordato che "il black out
sull'informazione è stato così efficace per 20 anni che la gran parte dei
giovani cinesi sono del tutto ignari di quel che accadde quella notte". La
maggioranza degli studenti dell'Università di Pechino, motore iniziale delle
proteste, non sanno nulla di quel che successe: l'enorme campus della Beijing
Daxue (nota con il nomignolo Beida in Cina), la
maggiore università del Paese, vive l'anniversario più concentrata sugli esami
di fine corso che per le rivendicazioni politiche. Jeff Widener, l'autore della
famosa foto di un giovane dinanzi a un tank, ha raccontato che il 4 giugno,
quando i soldati uscirono a pulire le strade, "il suolo del viale Chang'An
era letteralmente rosso di sangue". Ma gli appelli delle Madri al governo
(computo ufficiale dei morti, risarcimento, perdono ufficiale e un giudizio sui
responsabili) continuano a rimanere inascoltati. In assenza di dati ufficiali
da parte del governo, diverse Organizzazioni non governative (Ong) stimano che
tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle
manifestazioni per la democrazia del 1989. "Il Congresso nazionale del
popolo ha il potere di indicare la direzione per chiedere conto delle persone
uccise, di quelle arrestate e di quelle che sono ancora in prigione", ha
scritto Amnesty International in una lettera aperta inviata il 13 maggio a Wu
Bangguo, presidente del Comitato permanente del Cnp. "Tra le persone
tuttora in carcere, alcune furono condannate per reati 'controrivoluzionari'
che sono stati cancellati dal codice penale cinese nel 1997", ha
sottolineato Roseann Rife, vicedirettrice del programma Asia e Pacifico di
Amnesty International. Non tutte le persone finite in carcere a seguito delle
manifestazioni di Tiananmen per la democrazia presero effettivamente parte alle
proteste. A causa della successiva soppressione del dibattito pubblico, molte
di esse sono state condannate dopo il 1989, solo per aver esercitato il proprio
diritto alla libertà d'espressione, ad esempio dando vita a dibattiti on line o
pubblicando su Internet poesie in ricordo delle vittime. (L'intervista a Zhang
Xianling è stata realizzata dal corrispondente in Cina
di Apcom)
( da "Finanza e Mercati" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
«Credo staremmo
molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft», ...
di Redazione del 04-06-2009 da Finanza&Mercati del 04-06-2009 [Nr. 108
pagina 23] «Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare
la parola Microsoft», il chief executive di Yahoo! Carol Bartz non ha certo il
dono della diplomazia. Almeno a giudicare dalla dichiarazione rilasciata ieri
alla Bank of America U.S. Technology Conference. Ha ammesso però che un accordo
sulle ricerche web con Microsoft permetterebbe a Yahoo! di risparmiare fino a
700 milioni di dollari. Ma comunque ha ribadito che Yahoo! non è sotto
pressione per competere con Google, che ha saldamente in mano il 64% delle
ricerche nel mercato Usa. Una piccola concessione è arrivata in merito a Bing
(le nuove tecnologie per la ricerca presentate di recente), con cui Microsoft
potrà guadagnare qualcosa. In termini di attenzione, però, non certo di
economie di scala. In attesa della replica del volitivo chief executive di
Microsoft Steve Ballmer, ieri Yahoo! sfiorava un calo del 6% a Wall Street.
Paulson rallenta Per un gestore che chiude il rubinetto, ce n'è un altro (non
certo uno qualunque, visto che si parla di John Paulson) che incassa un po'
meno. L'hedge Paulson & Co ha incassato non meno di 707 milioni di sterline
(oltre 800 milioni di euro) scommettendo al ribasso sulle banche britanniche
quest'anno. E proprio ieri ha deciso di chiudere la posizione su Barclays, che
da sola ha garantito a Paulson un ritorno di oltre 100 milioni di sterline.
Fosse uscito in gennaio, però, l'incasso sarebbe stato più che triplo. Morgan
Stanley Se i big occidentali vanno all'incasso in Cina, la Cina continua a scommettere su Wall Street. Il credito Usa, alle
prese con ricapitalizzazione e restituzioni del fondi del Tarp, continua a fare
nuove emissioni. E ieri è arrivata la notizia che China Investment Corp (Cic,
il fondo sovrano di Pechino) ha aderito con entusiasmo alla ricapitalizzazione
di Morgan Stanley acquistando azioni per 1,2 miliardi di dollari. Certo,
Cic nei mesi scorsi aveva tentato di diventare il primo azionista di Morgan
Stanley, senza riuscirsi. E finendo diluita. Per cui non poteva permetteresi di
lasciar passare quest'emissione senza agire. Lasciando il vantaggio alla rivale
giapponese Mitsubishi Ufj.
( da "Unita, L'" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Tiananmen, Hillary chiede i nomi dei morti Pechino Il segretario di Stato Usa
Hillary Clinton chiede alla Cina di pubblicare i nomi dei morti di piazza Tiananmen. E di render
noti anche i nomi delle persone scomparse o arrestate nelle manifestazioni per
il XX anniversario. Nella piazza, centinaia di poliziotti e uomini delle forze
paramilitari. Il mausoleo del presidente Mao è stato chiuso «per lavori».
( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Torino
La rassegna Moscato Wine Festival la piazza si tinge di giallo Tre giorni, da
oggi nel centro di Torino, dedicati agli appassionati del vino dolce astigiano
Brindisi ma anche libri e tanto altro Oggi, domani e sabato piazza Carlo
Alberto si tinge di giallo. Niente a che fare con delitti in stile Fruttero e
Lucentini: il colore in questione è quello del vino, nello specifico del
Moscato cui è dedicato per l´ottavo anno il Wine Festival. L´evento è di quelli
semplici, promozionali, piacevoli e profumati in cui troveranno nettari per i
propri palati gli appassionati del vino dolce che tanto rende famoso il
Piemonte. In piazza tutte le sere dalle 19 alle 23.30 i Produttori Moscati
d´Asti Associati, il Consorzio per la Tutela dell´Asti e l´Enoteca Regionale
«Colline del Moscato» di Mango propongono un mercato, percorsi e degustazioni
guidate tutti i dì alle 22 - condotte dall´Onav e dal Consorzio di Tutela Vini
Brachetto d´Acqui - al costo di 10 euro (5 per soci Go Wine, Onav, Fisar, Ais e
Lions). Il tutto s´apre oggi con un appuntamento che non è che sappia proprio
di moscato, ma si sa che un po´ di cultura fa venire sete: alle 18.30 Marcello
Sorgi presenta la propria ultima fatica: dopo il tomo dedicato a Gianni Agnelli
Il secolo dell´avvocato, il giornalista-scrittore ha appena pubblicato Edda
Ciano e il comunista, la storia «della passione intima e travolgente che supera
le differenti appartenenze politiche» che non ha niente a che fare con
vicissitudini d´amore e potere riportate dalle cronache contemporanee ma si
riferisce alla liaison tra la figlia di Mussolini e il partigiano Leonida
Buongiorno. Volendo proprio trovare un nesso, possiamo individuarlo in Lipari:
sull´isola delle Eolie si svolge l´azione del romanzo e lì si produce un´ottima
malvasia, che è vino felice almeno quanto il Moscato. Alla fine dell´incontro
brindisi per inaugurare questa ottava edizione del festival. L´accaparrarsi un calice da degustazione ai prezzi sopraindicati
consente di assaggiare as much as you want ai banchi dei produttori e con
ticket nelle enoteche tematiche della piazza (Enoteca del Moscato nel Mondo,
Enoteca «Oltre il Moscato» ed Enoteca dei vini aromatici). Cin cin. Info
www.gowinet.it, 0173/364631 (l.iac.)
( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Palermo
LA RISSA DEL CENTRODESTRA CI ALLONTANA DALL´EUROPA L´Ue finora è stata
considerata solo una cassaforte ben munita alla quale attingere anche per il
finanziamento delle spese correnti Il futuro si gioca sui rapporti con i Paesi
del Mediterrneo AGOSTINO SPATARO S iamo chiamati a votare per rinnovare il
parlamento europeo, ma quasi nessuno ha parlato della Ue. Ancor meno dei
rapporti attuali e delle prospettive che legano la Sicilia all´Europa e al
Mediterraneo. La gran parte dei partiti e candidati sono andati volutamente
fuori tema, accentuando così il distacco dei cittadini verso la politica e il
disamore degli elettori verso il voto. Per il 6-7 giugno si teme infatti una
valanga astensionista. Le cause sono tante, tuttavia quella che in Sicilia ha
più influito è l´azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal
governatore Lombardo che - bisogna ricordare - è anche capolista dell´Mpa in
più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico sbarramento del 4
per cento. Si è voluta imbastire una finta maxi-rissa fra partiti alleati da
«trasmettere» sui media fino al 7 giugno. Un giochino non proprio originale
basato su contrasti reali e appetiti di basso profilo, nel quale taluni sono
cascati convinti che la vera posta non sia l´Europa, ma la sorte di una giunta
incompleta e per nulla rinnovata. Peccato, perché la Sicilia senza l´Ue non può
andare da nessuna parte. In tutti questi decenni, l´Europa è stata per l´Isola
una cassaforte ben munita cui attingere per il finanziamento d´importanti opere
infrastrutturali, di attività scolastiche e formative, di politiche turistiche,
dei trasporti, dei beni culturali. Senza questi fondi (e i tanto discussi e mai
arrivati Fas) la Regione siciliana potrebbe bloccare ogni investimento. Sarebbe
un colpo durissimo, forse letale, per l´economia, i commerci e le pubbliche
amministrazioni che talvolta finanziano le spese correnti coi fondi Ue. Persino
i saggi di fine anno dei nostri istituti scolastici si realizzano con
contributi europei. Questa Europa, di cui nessuno discute, è dunque importante
per i flussi finanziari, ma soprattutto per costruire un nuovo futuro economico
e sociale. La Sicilia ne ha un disperato bisogno. Altro che incatenarla ancor
di più - come si vorrebbe - a una visione gretta, clientelare, falsamente
autonomistica. Senza un forte ancoraggio all´Ue, l´Isola sprofonderà in questo
Mediterraneo delle contraddizioni. Dove si stanno delineando nuovi e
interessanti scenari. Bisogna guardare oltre la prospettiva della "zona di
libero scambio" (che non scatterà nel 2010) e che, in ogni caso, non è la
panacea dei nostri guai. Anche perché per scambiare beni, merci e servizi
bisognerebbe prima produrli. E la Sicilia ne produce pochi e scarsamente
competitivi. Una classe dirigente degna di questo aggettivo, invece di litigare
per qualche misera poltrona, dovrebbe cogliere le grandi opportunità
provenienti dai mercati europeo e mediterraneo. Esempio: le materie prime che
passano attraverso il canale di Suez, in provenienza
dall´Asia (Cina, India,
Giappone) e dall´Africa verso l´Europa. Così come la gran massa di petrodollari
che dal Golfo Persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi
mediterranei e non più solo verso Usa e Nord Europa. Ad Abu Dhabi o negli
Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente,
ma per trovare investimenti e proporre joint-venture. Certo, oggi il Sud e la
Sicilia non sono attrezzati per una prospettiva simile. Ma molto si potrebbe
fare nel quadro di una nuova politica dell´Unione che, dopo l´Est europeo,
volga il suo sguardo verso il Mediterraneo, spostando a sud l´asse del suo
sviluppo. All´interno di tale prospettiva si dovrà collocare il ruolo
dell´Isola e l´iniziativa delle sue forze sane, moderne e produttive. Perciò
bisogna mandare a Bruxelles gente capace di rappresentare degnamente questa
speranza. L´unica che ci resta prima del crollo. Oggi la Sicilia vive una
condizione di grave disagio, al limite della disperazione, come denunciano le
statistiche. Il 31 per cento delle famiglie siciliane (una su tre) vive sotto
la soglia di povertà. Un dato allarmante generato da un sistema di potere
arcaico, familistico, corporativo che ha divorato fiumi di finanziamenti
pubblici, europei e nazionali, e prodotto un ceto dirigente consociativo,
oscillante fra deteriori trasformismi e smisurate ambizioni politiche. Per
uscire dalla crisi, che in Sicilia c´è sempre stata (ora si è solo aggravata),
c´è più bisogno dell´Europa e del suo parlamento.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-04 - pag: 8 autore: Geopolitica del gas. Accordo
da 4,7 miliardi di dollari per lo sviluppo del giacimento South Pars
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-04 - pag: 8 autore: IL PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI
GAS DEL MONDO Cambio di partner Il governo iraniano ha siglato un accordo da
4,7 miliardi di dollari con la Compagnia nazionale
petrolifera della Cina
(Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di Pars South, uno dei più grandi
giacimenti di gas naturale del mondo.Secondo l'agenzia d'informazione ufficiale
iraniana Irna,le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah
Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera
iraniana (Nioc) e dal suo omologo cinese Total fuorigioco In base al
patto stipulato, la Cnpc prenderà il posto della società francese Total, che
fino a pochi mesi fa era la compagnia straniera che aveva la commessa
principale per lo sviluppo del giacimento. Gli iraniani hanno accusato la
compagnia francese di non aver fatto registrare progressi significativi nello
sviluppo di Pars South, contravvenendo così agli accordi stipulati Le cifre di
South Pars La Total deteneva il 50% più uno del pacchetto azionario dei settori
upstream e downstream della fase 11 del giacimento che, secondo le stime
effettuate, conterrebbe 14mila miliardi di metri cubi di gas, pari all'8 per
cento delle riserve mondiali
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-06-04 - pag: 12 autore: Keynes non è
la coperta di Linus di Leonardo Maisano I l dubbio è che si sia sentito toccato
sul nervo scoperto dell'orgoglio accademico. O meglio, su quello, ancor più
sensibile, di un solido ego, giustificato com'è dalla grande fama raggiunta in
tenera età, per i tempi che si concedono a uno storico. Il dubbio è che Niall
Ferguson, 43 anni, docente ad Harvard e Oxford già assiso su un elenco di
volumi di formidabile successo (Penguin ha appena rilanciato l'edizione
paperback della sua bella storia della finanza mondiale The ascent of money)
non abbia mai digerito le poche parole con cui il Nobel Paul Krugman liquidò la
sua teoria sulle conseguenze del credit crunch. E per questo, Ferguson,
continui a polemizzare con lui, ma ora anche con Martin Wolf che ieri sul
Financial Time e sul Sole 24 Ore aveva confutato le sue tesi. «Krugman è stato
piuttosto villano, è vero. Ma la mia, anche con Wolf, è una disputa
intellettuale. A Martin ho replicato con una lettera (la sintesi è in basso, il
testo integrale in prima pagina, ndr). Ho tutto il diritto a contestare chi
sostiene che non ci sarà pressione sui tassi in presenza di un deficit da 1.800
miliardi di dollari. Soprattutto ora che c'è. La cosa straordinaria è che
Krugman e altri come lui sono tornati alla teoria generale di Keynes come se
fosse la coperta di Linus. Un approdo rassicurante, forse, ma che non tiene
conto degli ultimi 70 anni di storia». Ferguson nel salotto di Penguin, con
vista sullo Strand, è reduce da una lunga intervista alla Bbc. Sta preparando
una nuova lezione universitaria e affila la punta per un altro affondo contro
gli economisti colpevoli di non aver visto prima e di non capire oggi
l'avvicinarsi di una delle più grandi crisi della storia. «è pericoloso
generalizzare. Gli economisti con una visione storica hanno, infatti, compreso
prima degli altri. Penso a Ken Rogoff, docente ad Harvard ed ex chief economist
del Fondo monetario. La maggior parte, però, non ha intuito e non ha inteso,
perché il mondo considerato nei libri di testo d'economia non valuta come
dovrebbe i cambi strutturali avvenuti nei mercati finanziari, i modelli
standardizzati non lo consentono. Negli ultimi 25 anni, il sistema globale
delle operazioni finanziarie è mutato radicalmente e un approccio economico
tradizionale non basta per comprendere la realtà odierna. Per questo tanti
economisti hanno fallito. Due sono a mio avviso le considerazioni di fondo: il
mondo è molto diverso da quello degli anni 30 e non si può pretendere di
interpretarlo affidandosi ai grafici; questa non è la Grande Depressione. La
politica monetaria della Fed è stata corretta e ha evitato l'aggravarsi della
crisi, ma ora è sotto pressione. Deve acquistare nuovi titoli di stato
ampliando il suo bilancio molto oltre l'impegno di 300 miliardi e per la Fed si
crea un problema di credibilità. Dove arriverà il suo bilancio? A 2mila
miliardi di dollari, 3mila o addirittura 4mila? Qui non si tratta di stimoli
fiscali o di approccio keynesiano, ma di riconoscere il sostanziale fallimento
dell'assetto strutturale del sistema finanziario americano. Il ricorso al
debito è la principale debolezza dell'impero americano». Ferguson non offre una
soluzione, è ecumenico nel riconoscere gli scenari che ci aspettano. E per
cominciare liquida ancora una volta le parole di Krugman che non più tardi di
tre giorni fa ha ridimensionato la minaccia di un'imminente ripresa
dell'inflazione. «Krugman dice ora che dobbiamo temere solo la paura dell'inflazione?
è tautologico:il più grande driver dell'inflazione è l'aspettativa. Credo che
la popolazione americana abbia tutti i motivi per temerla: deficit pubblico, le
materie prime che ripartono, crescita della massa monetaria con M1 al 20% e M2
al 9. Non puoi avere deflazione fino a quando hai questi numeri, se Krugman sa
citarmi un esempio sarei davvero curioso di saperne di più. In prospettiva è
diverso. La paura dell'inflazione è legittima, ma lo è anche quella della
deflazione. Ci sono due grandi mostri che combattono là fuori, King Kong contro
Godzilla. Inflazione e deflazione. Io ritengo molto più probabile la prima, il
prossimo anno soprattutto, e lo dico anche perché ci sono interessi convergenti
a farla ripartire. è già accaduto negli anni 70». Nei giorni scorsi all'Hay
festival gallese, happening di intellettuali che ripensano, discutono,
s'accapigliano sul corso dell'esistenza, Ferguson ha tolto a Nouriel Rubini gli
abiti di Dr Doom, disegnando gli scenari di un dopo-crisi da brividi. Al collasso
finanziario seguirà quello politico e un filo comune legherà i paesi segnati
dall'"asse della rivolta" destinata a sostituire,nell'immaginario
collettivo, l'"asse del male". Sembrano, sono, battute di grande
effetto, ma lo storico inglese le recupera e traccia in questa conversazione le
conseguenze ultime del credit crunch. «Non voglio essere confuso con Nouriel,
né voglio che mi si arruoli fra chi crede allo scenario della Grande
Depressione. Le rivolte che immagino non hanno nulla a che vedere con le conseguenze
politiche della crisi del 1929. Quando ho parlato di "asse della
rivolta" mi riferivo alla destabilizzazione dei governi più deboli. Ne
abbiamo visti cadere quattro nell'Europa dell'Est. Ne vedremo cadere altri in
Asia. La Thailandia trema. Assistiamo a qualcosa di simile anche in Gran
Bretagna, dove la sensibilità degli elettori verso lo scandalo dei rimborsi
parlamentari è stata acuita dalla crisi. E così hanno preso fiato quelle forze
populiste che non avevano mai trovato tanto spazio. E se Brown continuerà a
rinviare le elezioni permetterà a Bnp (British national party di estrema estra,
ndr) e all'Ukip (antieuropeisti,ndr)di strutturarsi, consentendo loro di
diventare presenze costanti della vita politica britannica. è ragionevole
attendersi atti di rivolta sociale che negli Usa avranno la forma di un ritorno
della crimina-lità, in Europa di dimostrazioni di piazza, in altri Paesi colpi
di stato o rivoluzioni. L'affermarsi del denaro, per citare il mio libro, è
seguito dalla discesa della democrazia. Anche in termini di geopolitica». In
Russia lo vediamo già. La fragilità ucraina, e in misura molto minore quel-la
dei paesi baltici, dischiude nuove opportunità a Mosca sul suo estero vicino,
eterna ossessione del Cremlino. Putin può stringere su Kiev e anche sul Caucaso
affermandosi come unico, vero partner economico per le schegge infedeli dell'ex
Unione Sovietica.Ma per Ferguson la crisi sarà la grande prova sulla volontà
cinese. «è uno scenario molto più complesso di quello degli anni 30. Tutti gli
alleati asiatici dell'America sono in ritirata, mentre Pechino dovrà decidere
se restare il partner del mondo occidentale oppure giocarsi la partita
neoimperialista. In parte è già in corso in Africa e in Sud America. Una cosa
è, infatti, la ricerca d'intese commerciali per avere materie prime, un'altra,
molto diversa, è l'acquisizione di miniere,l'installazione di fabbriche per la
trasformazione, la costruzione di infrastrutture. Gli imperi nascono anche
così. Si prevedevano molti decenni per assistere a questo genere di evoluzione
e invece la crisi darà, sta dando già, una fortissima accelerazione. Goldman
Sachs aveva già portato - prima del credit crunch - al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-04 - pag: 23 autore: PECHINO
Tecnologie italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente è made in Italy
la nuova eco-sede del ministero cinese dell'Ambiente. L'edificio è appena stato
completato a Pechino (finanziato da Banca mondiale, governo cinese e ministero
italiano dell'Ambiente). La progettazione ecologica, dell'architetto Mario
Occhiuto, e la fornitura dei materiali innovativi sono esclusivamente italiane,
secondo il programma di collaborazione ambientale tra
Italia e Cina promossa dal
direttore generale del ministero, Corrado Clini. Tra le caratteristiche ci sono
i pannelli fotovoltaici, l'illuminazione a specchi solari, la ventilazione
naturale. L'edificio ospiterà anche la sede cinese del ministero italiano
dell'Ambiente. Oggi nel nuovo edificio il sottosegretario italiano
dell'Ambiente, Roberto Meina, incontrerà i viceministri cinesi, alcuni dei
quali hanno studiato ecologia in Italia alla Venice international university.
Made in Italy. Eco-tecnologie nel nuovo ministero cinese dell'Ambiente
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-04 - pag: 23 autore: Sistema moda.
Nel bilancio dello scorso anno 870 milioni (+3,2%) di ricavi ma l'utile cala a
62,3 milioni Strategia d'attacco per Zegna Nonostante la frenata nel 2009
investimenti nel retail diretto Cristina Jucker MILANO «è come guidare nella
nebbia, senza sapere quando finirà». Gildo Zegna, amministratore delegato del
gruppo biellese leader mondiale nell'abbigliamento maschile, è preoccupato ma
ben determinato a guardare oltre la crisi. «Sto lavorando sul 2010 – dice – ma
per tutto quest'anno siamo pronti a ballare. Con molta attenzione ai costi e
senza abbandonare l'investimento nel retail, per noi strategico». E mentre
annuncia il bilancio 2008 è già concentrato sul futuro: «Non possiamo
permetterci di sbagliare un solo colpo». L'anno scorso è andato ancora bene: il
fatturato è salito a 870,6 milioni di euro (+3,2% a cambi correnti, +5,7% a
cambi co-stanti), l'utile netto è stato di 62,3 milioni (ma senza i proventi
straordinari sarebbe risultato inferiore del 20%) contro i 69,7 milioni del
2007. Resta comunque «significativamente » positiva la posizione finanziaria
netta. E il 2009? Nei primi cinque mesi il fatturato è in calo ma quella che
sta diminuendo con un ritmo maggiore è la redditività. «Il nostro primo
obiettivo è preservare la cassa –sostiene Zegna – e poi semplificare al massimo
il modello industriale e distributivo. Anche nella nostra collezione ci saranno
meno cose e messaggi più chiari ». Poi aggiunge: «I grandi retailer Usa e
giapponesi hanno inchiodato tutto il sistema, oggi il vero problema è la
scellerata politica dei saldi che ha provocato un rallentamento generale nella
ripresa dei consumi. Credo che tutto il modello distributivo sia da ripensare,
c'è un eccesso dianticipo nelle consegne ( siamo arrivati a fine ottobre-inizio
novembre per le collezioni estive) che porta ad anticipare anche i saldi.
Dobbiamo rompere questo sistema che stressa e danneggia tutta la filiera, anche
il tessile. In Giappone, secondo mercato mondiale del lusso, per la prima volta
credo nella storia i saldi sono partiti a maggio: sono sbigottito, non era mai
accaduto». Dunque, se i department store sono ancora pieni di merce da smaltire
meglio puntare sul retail diretto (che per Zegna ora copre i due terzi circa
delle vendite). E soprattutto sui nuovi mercati, visto che quelli tradizionali
sono fermi. «La Cina, cresciuta del 30%, è per noi il secondo mercato mondiale. Vanno
bene anche il sud-est asiatico (l'anno prossimo apriremo in Vietnam) e gli
Emirati Arabi, va molto bene l'America latina e, nel suo piccolo, anche l'India
cresce a due cifre». Zegna, quest'anno, ha aperto due global store a
Tokyo e Hong Kong e aprirà altri 20 negozi nel mondo (di cui 15 nella Grande Cina). A fine 2008 i negozi monomarca erano 547 (
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-04 - pag: 41 autore: All'assemblea
ribadita la disponibilità dei soci di riferimento a diluirsi in una fusione
Peugeot cerca alleati (di minoranza) Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro
corrispondente Come se il concetto non fosse abbastanza chiaro, Philippe Varin,
nuovo presidente di Peugeot, l'ha ripetuto alla sua prima uscita ufficiale, in
occasione dell'assemblea degli azionisti. La casa automobilistica francese
vuole crescere, anzi deve crescere, e per farlo è disposta ad alleanze di
capitale (scambi di pacchetti azionari) nelle quali non si esclude una
possibile diluizione della partecipazionedella stessa famiglia Peugeot,
attualmente al 30% e al 45% dei diritti di voto. Il manager che fino a pochi mesi
fa si era occupato della ristrutturazione del gruppo siderurgico Corus, ora
controllato dall'indiana Tata Steel, ha grandi ambizioni: «Per essere più
globali, più veloci, non esiteremo, se la crescita interna non sarà
sufficiente, a cogliere tutte le opportunità di crescita esterna e di
partnership». Più o meno lo stesso concetto espresso 24 ore prima in
un'intervista a Les Echos dal presidente del consiglio di sorveglianza Thierry
Peugeot, dove per la prima volta la famiglia si diceva disposta a cedere qualcosa
della propria "sovranità" a patto però di restare azionista di
riferimento. Un'attitudine che dovrebbe portare a schemi complessi di scambi
azionari, con partner potenziali che vanno dalla tedesca Bmw alla giapponese
Mitsubishi, senza peraltro escludere a priori (anche se nei mesi scorsi i
contatti non avevano portato a nulla) la stessa Fiat. «La porta non è chiusa -
ha proseguito il manager chiamato a sostituire Christian Streiff, silurato di
recente al termine di un lunghissimo conciliabolo in seno alla famiglia
Peugeot- a eventuali discussioni a eventuali progetti che potrebbero esserci
presentati nell'ambito di questa ambizione di voler diventare, da gruppo
internazionale, un gruppo globale». Per deformazione professionale, ma anche
per chiara evidenza macro e microeconomica, Varin vuole andare a cercare la
crescita sui grandi mercati emergenti. Al di fuori dell'Europa, il gruppo
Peugeot CitroËn Psa, ha partnership industriali in Cina con Dongfeng e in Russia attraverso
la costruzione di un impianto assieme a Mitsubishi. Quanto alla taglia critica
che intende raggiungere, Varin pur sottolineando che «le dimensioni sono certo
importanti », ha detto di non avere in mente «una cifra del miracolo, che si
tratti di 5,5 o di 6 milioni di vetture». Un chiaro riferimento al
mantra di Sergio Marchionne. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL TIMONE NON CAMBIA
Ormai è chiaro che il gruppo francese non vuole restare fuori dal
consolidamento, ma la sola condizione è non perdere il controllo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-04 - pag: 47 autore: CAMBI E TASSI
www.ilsole24ore.com COMMENTI E DATI IN TEMPO REALE Sui mercati torna la
prudenza e l'euro scende I l dollaro ha recuperato terreno nei confronti
dell'euro per la prima volta dopo cinque sedute in ribasso. La volatilità delle
monete in questa fase non permette di individuare tendenze consolidate: se
martedì la lancetta dei mercati puntava sulla ripresa economica, ieri è tornata
indietro, spinta dagli incerti dati economici arrivati dagli Stati Uniti su
occupazione e servizi. Il rilancio sembra ora troppo debole per sostenere
guadagni in investimenti ad alto rendimento. Il biglietto verde ha così
guadagnato rispetto a tutte le principali valute. Mentre l'euro è tornato sotto
quota 1,42dollari,scambiando in flessione anche nei confronti dello yen. Giornata negativa anche per il rublo, che ha seguito i ribassi di
Borsa. Il presidente Dmtrij Medvedev potrebbe discutere la propria proposta di
creare una nuova moneta internazionale nel vertice con Brasile, India e Cina, in programma questo mese.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-06-04 - pag: 28 autore: Segnatempo Per gli
orologi la ripresa ritarda di un anno Lino Terlizzi L' onda negativa per
l'industria degli orologi non è finita. Ma a soffrire di più sono i prodotti di
fascia media, mentre le fasce agli estremi – cioè quella dei prezzi bassi e
quella della gamma alta – soffrono meno. L'Italia, comunque, è tra i mercati
che registrano nel complesso una flessione contenuta. è quanto emerge dai dati
della Fédération de l'industrie horlogère suisse (Fh), relativi all'export
elvetico nel mese di aprile. La Svizzera rappresenta il 50-60% del fatturato
mondiale del settore ed esporta circa il 90% della produzione. I dati Fh sono
dunque un termometro di ciò che avviene nell'universo delle lancette. In
aprile,l'export rossocrociato è stato di 1,04 miliardi di franchi (690 milioni
di euro), in calo del 26,3% rispetto allo stesso mese di un anno fa. Se si
guarda all'intero periodo gennaio-aprile
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-04 - pag: 3 autore: Bernanke: allarme
deficit «Sono in pericolo stabilità finanziaria e crescita degli Usa» Marco
Valsania NEW YORK Ben Bernanke lancia un nuovo monito: il prezzo del
salvataggio dell'economia dalla più grave recessione e crisi finanziaria dagli
anni Trenta non può essere lo sconquasso dei conti pubblici. Il presidente
della Federal Reserve, chiamato dalla commissione budget della camera, ha
chiesto ai parlamentari e all'amministrazione Obama di impegnarsi subito a
ridurre un deficit che quest'anno arriverà a 1.850 miliardi di dollari e a
riportare il paese sulla strada del rigore. Altrimenti, ha detto, il rischio è
perdere la fiducia dei mercati e covare future crisi. Bernanke ha anche difeso
a spada tratta gli straordinari interventi di salvataggio economico oggi in
corso, rispondendo ai critici che temono le iniziative della banca centrale
siano eccessive. Martedì il cancelliere tedesco Angela Merkel, prendendo di
mira le iniezioni di liquidità e i crescenti poteri di intervento della Fed,
aveva invocato un ritorno a politiche «ragionevoli» e di «indipendenza delle
banche centrali ». Bernanke ha fatto sapere di essere a «proprio agio» con le
scelte compiute e «rispettosamente » in disaccordo con Merkel: «Gli Stati Uniti
e le economie globali, Germania compresa, hanno fatto i conti con una
straordinaria combinazione di crisi finanziaria e seria recessione ». Bernanke
ha aggiunto che tutt'ora «affrontano eccezionali problemi nel breve periodo e azioni
incisive sono necessarie e appropriate». E che una ripresa sarà solo
«graduale», con continue difficoltà per l'occupazione. Bernanke non è proprio
agio, però,con l'esplosione dei deficit. Tanto da avvertire che il paese non
può continuare a indebitarsi «all'infinito» e che la Fed non lo salverà
semplicemente stampando denaro. «Se non dimostriamo un forte impegno alla
responsabilità fiscale nel lungo periodo - ha detto- non avremo né stabilità
finanziaria né crescita sana». Il presidente della Fed ha illustrato con una
cifra le dimensioni della sfida: il rapporto tra debito pubblico e prodotto
interno lordo passerà dal 40% alla vigilia della crisi al 70% nel 2011, un
record nel Dopoguerra. Oltre che per il sostegno all'economia, i conti pubblici
finiranno sotto pressione a causa dei costi del sistema pensionistico federale
(social security) e dell'assistenza sanitaria per gli anziani (Medicare), senza
contare le risorse richieste da una riforma voluta dalla Casa Bianca per
offrire copertura sanitaria a tutti gli americani. Barack Obama, per tenere
conto degli allarmi sul bilancio, ha messo nero su bianco il traguardo di un
deficit dimezzato nel 2013, ma si addensano i dubbi sulla possibilità di
raggiungere il traguardo. Bernanke ieri ha denunciato come i mercati,
attraverso scosse nel mercato obbligazionario che hanno spinto i prezzi al
ribasso e i rendimenti al livello più elevato in cinque mesi, abbiano già
percepito i nuovi rischi. «Questi movimenti sembrano rispecchiare la
preoccupazione per il deficit » ha detto, aggiungendo: «Mantenere la fiducia
dei mercati richiede che, come paese, cominciamo a pianificare il ritorno a un
equilibrio di bilancio». Di recente anche la Cina, grande investitore in titoli
statunitensi, ha espresso nervosismo, che il segretario al tesoro Tim Geithner
ha cercato di alleviare durante una visita a Pechino questa settimana. Sullo
stato dell'economia,Bernanke ha ribadito di aspettarsi schiarite, ma deboli: la
crescita dovrebbe tornare entro fine anno, come fanno sperare il disgelo
in alcuni segmenti dei mercati ei passi avanti compiuti dalle banche. I 19
istituti sottoposti a stress test per esaminarne la solidità sono riusciti a
rastrellare in un mese 85 miliardi di dollari, spesso più di quanto ordinato
dalle autorità. Numerose banche si servono meno di programmi di soccorso e
alcune, forse una decina, potrebbero ottenere la prossima settimana
l'autorizzazione a restituire gli aiuti ricevuti dal Tarp, lo speciale fondo
del tesoro nato per ricapitalizzare le banche. Una batteria di dati ha
confermato il quadro di una crisi profonda, pur se con speranze di una
fuoriuscita, deprimendo la Borsa. Gli ordini alle fabbriche sono aumentati
dello 0,7% in maggio, ma il settore dei servizi si è contratto, con l'Ism a
quota 44. E il sondaggio Adp sull'occupazione nel settore privato ha mostrato
la perdita di 532mila posti di lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA BUCO NEI CONTI
Il rosso viaggia verso quota 1.850 miliardi di dollari L'amministrazione Obama
si è già impegnata a ridurre l'indebitamento Preoccupato. Il presidente della
Fed Ben Bernanke testimonia alla Camera AFP
( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri
La paura torna a Tienanmen alta tensione vent´anni dopo Pechino blindata.
Hillary: "Liberate i dissidenti" Zhang Xianling, una delle madri:
"Il dolore resta vivo nel più profondo del cuore" L´ordine regna a
Pechino, ma l´ombra di Tienanmen ossessiona ancora il regime. Nel ventesimo anniversario del massacro ieri una cappa di
silenzio è calata su tutta la Cina: blindata la piazza dove i carriarmati soffocarono la protesta
democratica, censurati i giornali e i siti Internet, arrestati i dissidenti.
Una dura protesta è venuta da Washington. La più forte presa di posizione
dall´avvento dell´Amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton.
«Una Cina che ha fatto enormi progressi economici e
aspira a una leadership globale - ha dichiarato il segretario di Stato - deve
affrontare apertamente gli eventi più bui del suo passato, deve dire la verità
sui morti, i detenuti, gli scomparsi, per imparare la lezione e per sanare le
ferite». La Clinton ha chiesto al governo di Pechino di «rilasciare tutti
coloro che ancora scontano le pene». Sono 30 i prigionieri politici che non
hanno finito di pagare per la loro colpa: aver creduto nel sogno di libertà che
nella primavera del 1989 mobilitò gli studenti e fece vacillare la presa del
partito comunista. L´atteso anniversario è stato vissuto come una giornata ad
altissima tensione. Furgoni di polizia erano appostati a tutti gli angoli di
Piazza Tienanmen, agenti e pattuglie militari rafforzate controllavano gli
ingressi, perquisivano i passanti, impedivano alle tv straniere di riprendere
il quadrilatero più celebre di tutto il paese. Il silenzio-stampa era stato
imposto già da settimane a tutti i media nazionali, proibito ogni riferimento
alla tragedia del 4 giugno. Ieri si è aggiunto un giro di vite eccezionale
contro i mezzi d´informazione stranieri. La censura si è abbattuta sui siti
Internet di Cnn e Bbc, oscurando ogni riferimento al 1989. I blackout hanno
colpito Twitter, Youtube, la posta Hotmail e gli archivi fotografici online di
Flickr. Non sono stati risparmiati i giornali stranieri, nonostante la loro
limitata diffusione: le copie dell´International Herald Tribune circolavano
solo dopo che una mano anonima aveva strappato la pagina con un articolo sul
Dalai Lama. Ma nonostante sia un "non evento", di cui la propaganda
ha cancellato ogni traccia nella memoria ufficiale, ieri il regime ha temuto
qualche gesto individuale, proteste o testimonianze di ricordo. Ne hanno fatto
le spese i più noti intellettuali dissidenti. Qi Zhiyong, che perse una gamba
negli scontri del 4 giugno, è stato sequestrato dalla polizia e portato lontano
da Pechino. Sotto scorta lo scrittore Yu Jie, che ha dichiarato: «Il 4 giugno
non è stato dimenticato ma la gente ha paura di parlare». Wu Gaoxing è stato
arrestato sabato sera vicino Shanghai: non gli hanno perdonato la lettera
aperta che aveva rivolto pochi giorni fa al presidente Hu Jintao chiedendo la
fine delle vessazioni contro gli ex-detenuti politici. "Anche se non siamo
più in prigione - ha scritto Wu - il solo diritto che ci resta è quello di
aspettare la morte". A nome delle vittime della repressione militare ha
parlato ieri la 72enne Zhang Xianling, fondatrice dell´associazione delle Madri
di Tienanmen: "Il dolore rimane vivo nel luogo più profondo dei nostri
cuori". è palpabile il terrore dei dirigenti comunisti di fare i conti con
il passato, di rivelare il bilancio delle vittime, e di aprire un dibattito
sull´89. Le autorità accademiche di Pechino e Shanghai hanno ricevuto precise
direttive per sorvegliare anche i movimenti degli studenti stranieri. Perfino
Hong Kong e Macao, le due isole dotate di statuto autonomo dove vige una
libertà di espressione, hanno chiuso le frontiere agli esuli dell´89 che
tentavano di rientrare per l´anniversario. Ed è proprio un padre spirituale di
Hong Kong ad aver lanciato un verdetto severo. Il cardinale cattolico Zen
Ze-kiun, che a Hong Kong ha speso una vita per difendere i diritti umani, ha
ammonito i dirigenti cinesi a spezzare questa congiura del silenzio. «Vent´anni
dopo - ha dichiarato Zen - il regime rimane dispotico e corrotto. Ancora deve
rispondere dell´orrendo crimine commesso. Quel massacro non era inevitabile e
non ha portato nulla di buono. Il sistema politico è oppressivo, la corruzione
dilaga, l´informazione è censurata, la ricchezza ha beneficiato una minoranza.
Se avesse prevalso la linea del dialogo di Zhao Ziyang (l´allora segretario del
partito che voleva le riforme democratiche, ndr), la storia sarebbe stata
migliore per i cinesi». I dirigenti comunisti sono riusciti a imporre nel senso
comune il loro revisionismo sull´89: l´intervento armato come un male minore,
che ha garantito l´ordine e la stabilità, consentendo un ventennio di boom
economico. Ogni altra versione non ha diritto di parola. (f. ramp.)
( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 15 - Esteri
Alcuni dicono sia morto. Altri che, grazie a una chirurgia plastica, viva
nascosto altrove Quell´uomo solo contro i carri armati l´eroe della rivolta
avvolto nel mistero Il 5 giugno ´89 sfidò il potere: da allora è scomparso nel
nulla La foto fece il giro del mondo: lui ritto, la giacca nella mano sinistra,
i sacchetti nell´altra Il dissidente Xu Youyu: "Per anni abbiamo cercato
di rintracciarlo. Credo sia ancora vivo" I testimoni di allora: "Urlò
ai soldati: Tornate indietro, non uccidete il popolo" (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Iran. Francia.
Sarkozy duro su negazionismo e nucleare 04-06-2009 PARIGI. Era la prima volta
che un alto esponente del governo iraniano entrava all'Eliseo con Nicolas
Sarkozy presidente. E Manuchehr Mottaki (nella foto) ha dovuto registrare un
atteggiamento inflessibile del capo dello stato francese: durissimo sul
negazionismo del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, definito
"inaccettabile". Fermo sulla proliferazione nucleare, un fenomeno che
"preoccupa moltissimo" la Francia. "Subito", precisa un
comunicato dell'Eliseo diffuso mentre il colloquio fra il ministro degli Esteri
iraniano e Sarkozy era ancora in corso, il presidente francese "ha
condannato le frasi pronunciate oggi" da Ahmadinejad, che "mettono in
discussione la realtà dell'Olocausto. E ha sottolineato il loro carattere
inammissibile e profondamente scioccante. Allo stesso modo, gli attacchi
verbali ad oltranza contro lo stato di Israele non sono accettabili".
Sarkozy ha quindi anteposto la questione di principio del negazionismo al tema
centrale annunciato dell'incontro, il nucleare. Di ritorno dalla cattedrale di
Notre Dame, dove ha assistito con la consorte Carla Bruni alla cerimonia per i
228 passeggeri dell'Airbus precipitato in mare due giorni fa, Sarkozy ha
attaccato per primo citando frasi di Ahmadinejad diffuse dal sito internet
della televisione iraniana proprio ieri: attacchi ad Israele e definizione
della Shoah come "un grosso imbroglio". Ma non molto più morbido è
stato l'atteggiamento francese sulla proliferazione nucleare iraniana, una
tendenza che provoca "profonde preoccupazioni alla Francia", ha detto
il capo dello stato. Parigi, ha aggiunto, vuole "contribuire a una
soluzione nel quadro di un negoziato fra l'Iran e i 5+1 (Germania, Cina, Usa, Francia, Gb e Russia, più
l'alto rappresentante Ue Javier Solana)". Il presidente ha "lanciato
all'Iran l'appello a rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e ad
impegnarsi nel negoziato", che "aprirebbe la strada ad una
cooperazione molto ampia a tutto vantaggio dell'Iran, compreso sul nucleare
civile, e a un rafforzamento della sicurezza internazionale e
regionale". Se, al contrario, l'Iran non coopererà a questo "processo
lanciato dagli europei, nel quale gli Stati Uniti sono ormai pienamente
impegnati", ha sottolineato il capo dell'Eliseo, "si esporrà ad un
isolamento internazionale sempre crescente su tutti i piani. Una soluzione
attraverso il negoziato è possibile: è la strada che la Francia
preferisce". Al colloquio ha partecipato il ministro degli Esteri francese,
Bernard Kouchner, che si è limitato - al termine - a dire che "non ci sono
state sorprese". Lo stesso Kouchner aveva detto nel pomeriggio che
un'apertura dell'Iran sul nucleare in occasione di questo incontro avrebbe
avuto il sapore di "un miracolo".
( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Cina. Tieananmen. La piazza nella morsa
della polizia 04-06-2009 PECHINO. Le forze di sicurezza cinesi hanno rafforzato
i controlli su piazza Tiananmen in vista del 20/esimo anniversario del massacro
del 4 giugno 1989, quando centinaia di studenti democratici che la occupavano
vennero uccisi dai militari inviati a riportare l'ordine nella capitale.
Centinaia di poliziotti e uomini delle forze paramilitari, molti dei quali in
borghese, hanno pattugliato ieri la piazza, invasa come tutti i giorni dai
turisti cinesi e stranieri. Il mausoleo del presidente Mao, il fondatore della
Repubblica Popolare Cinese, è stato chiuso "per lavori", come afferma
un cartello scritto a mano frettolosamente, appeso all'ingresso, all'estremità
meridionale della piazza. Secondo il gruppo umanitario Dui Hua (Dialogo), un'
organizzazione basata negli Usa che si occupa dei detenuti politici cinesi, è
ancora in prigione una trentina di persone per i fatti del 1989, quando
migliaia di studenti e cittadini chiesero, con manifestazioni e proteste in
tutta la Cina, l'instaurazione nel Paese di un sistema
politico democratico. Centinaia di ex-dirigenti del movimento sono riusciti ad
espatriare nei giorni successivi al massacro e oggi vivono in esilio. Decine di
dissidenti e sopravvissuti al massacro sono stati messi agli arresti
domiciliari o, come l'anziano Bao Tong, uno dei dirigenti comunisti che
simpatizzarono con gli studenti, sono stati addirittura portati in
"vacanza" lontano dalla capitale dagli agenti del Public Security
Bureau, la polizia cinese. Al lungo elenco - che comprende tra gli altri Ding
Zilin, l'animatrice del gruppo delle Madri di piazza Tiananmen - si è aggiunto
ieri lo scrittore cristiano Yu Jie, che ha affermato di essere seguito
costantemente da due agenti che gli consentono di muoversi solo nei pressi
della sua abitazione alla periferia di Pechino. La piazza è "off
limits" anche per la stampa straniera: il Club dei Corrispondenti Esteri
della Cina ha denunciato quattro casi recenti nei
quali troupe televisive che stavano facendo riprese sulla piazza sono state
allontanante con la forza dagli agenti del Psb. La censura, già invadente in
condizioni normali, è intervenuta pesantemente per limitare la circolazione
delle informazioni su Internet. Il popolare blog di Ai Wei Wei, l'artista che
ha disegnato il nuovo stadio olimpico di Pechino, é stato bloccato, così come
Twitter, la rete di comunicazione largamente usata degli internauti' cinesi. La
Microsoft ha denunciato che il suo sistema di posta elettronica hotmail è fermo
da martedì in tutta la Cina. Si ritiene che
l'intervento sia dovuto alla diffusione sulla rete delle memorie di Zhao
Ziyang, il leader comunista silurato nel 1989 per essersi opposto al massacro.
Le memorie di Zhao, morto nel 2005 dopo aver trascorso 16 anni agli arresti
domiciliari, sono state pubblicate ad Hong Kong in cinese ed inglese e sono state immediatamente vietate in Cina, un Paese dove le edizioni pirata
di tutti i tipi di libri e documenti hanno una larga diffusione. Anche il sito
Flickr, del motore di ricerca Yahoo!, é adesso inutilizzabile in Cina, probabilmente per impedire la
diffusione di foto delle manifestazioni del 1989 e del massacro compiuto nella
notte tra il 3 ed il 4 giugno di quell'anno.
( da "AprileOnline.info" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
In Sicilia niente
Europa, solo una maxirissa Agostino Spataro, 04 giugno 2009, 16:19 Europee
L'azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore
Lombardo che è anche candidato in più circoscrizioni e non sa che fare per
superare il fatidico sbarramento del 4%, è servito a imbastire una sceneggiata
fra partiti alleati del centro-destra da "trasmettere" sui media fino
al 7 giugno. Il giorno dopo - statene certi - troveranno l'accordo. Insomma,
niente Europa solo Sicilia, per giunta quella dal volto più arcaico e rissoso
del clientelismo, dell'affarismo. Un giochino non proprio originale in cui
taluni sono cascati A conclusione di questa surreale campagna elettorale,
sembra che in Sicilia il 6-7 giugno s'andrà a votare per la formazione del Lombardo-bis
e non per il rinnovo del parlamento europeo. E' stata una campagna decisamente
fuori tema. La gran parte di partiti e candidati, che pure stanno facendo carte
false pur di conquistare un seggio a Strasburgo, hanno evitato di parlare
d'Unione europea e soprattutto dei rapporti attuali e delle prospettive che
legano la Sicilia all'Europa e al Mediterraneo. Le cause sono tante. Tuttavia
quella che ha più influito, come potente deviante, è stato l'azzeramento
improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore Lombardo che è anche
candidato in più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico
sbarramento del 4%. Si è voluta imbastire una finta maxi-rissa fra partiti
alleati del centro-destra da "trasmettere" sui media fino al 7 giugno.
Il giorno dopo - statene certi - troveranno l'accordo. Insomma, niente Europa
solo Sicilia, per giunta quella dal volto più arcaico e rissoso del
clientelismo, dell'affarismo. Un giochino non proprio originale in cui taluni
sono cascati. Una colossale mistificazione che ha accentuato il disamore degli
elettori verso il voto e fa temere una valanga astensionista. La Sicilia ha un
disperato bisogno d'Europa L'Europa è lontana mentre la Sicilia è vicina.
Avranno pensato gli imbonitori di turno. Errore! Perché, senza l'Ue la Sicilia
non può andare da nessuna parte. In tutti questi decenni, l'Europa è stata per
l'Isola una cassaforte ben munita cui attingere per il finanziamento
d'importanti opere infrastrutturali, di attività scolastiche e formative, di politiche
turistiche, dei trasporti e dei beni culturali, ecc. Senza questi fondi (e i
tanto discussi e mai arrivati Fas) la regione siciliana non avrebbe possibilità
di fare nuovi investimenti. Sarebbe un colpo durissimo, forse letale, per
l'economia, i commerci, le pubbliche amministrazioni che, talvolta, finanziano
le spese correnti coi fondi UE. Persino i saggi di fine anno dei nostri
istituti scolastici si realizzano con contributi europei. Questa Europa, di cui
nessuno discute, è dunque importante per i flussi finanziari, ma soprattutto
per costruire un nuovo futuro economico e sociale. La Sicilia ha un disperato
bisogno d'Europa, anche per uscire da una condizione gretta di marginalità e
d'illegalità che la opprimono da lungo tempo. Altro che incatenarla ancor di
più- come si vorrebbe- a una visione gretta, clientelare, falsamente
autonomistica! Senza un forte ancoraggio all'Unione europea, l'Isola
sprofonderà in questo Mediterraneo delle contraddizioni ma anche di nuove,
interessanti opportunità. Bisogna guardare oltre la prospettiva della
"zona di libero scambio" (che non scatterà nel 2010) e che, in ogni
caso, non è la panacea dei nostri guai. Anche perché per scambiare beni, merci
e servizi bisognerebbe prima produrli. E la Sicilia ne produce pochi e scarsamente
competitivi. Spostare a sud l'asse dello sviluppo europeo Una classe dirigente,
degna di questo aggettivo, invece che litigare per qualche misera poltrona,
dovrebbe saper cogliere le grandi opportunità provenienti dai mercati europeo e
mediterraneo. A cominciare dai grandi flussi commerciali e di materie prime che
passano attraverso il canale di Suez, in provenienza dall'Asia
(Cina, India, Giappone) e
dall'Africa verso l'Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal
Golfo persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e
non più solo verso Usa e nord Europa. Insomma, ad Abu Dhabi o negli Emirati non
ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente, ma per
trovare investimenti e proporre joint-ventures. Certo, oggi il Sud e la Sicilia
non sono attrezzati per una prospettiva simile. Forse, nemmeno ci si sta
pensando seriamente. Eppure molto si potrebbe fare nel quadro di una nuova
politica dell'Unione che, dopo l'allargamento ai Paesi dell'Est europeo, volga
il suo sguardo verso il mediterraneo, spostando a sud l'asse del suo sviluppo.
Per altro, questa scelta dovrebbe essere in un certo senso obbligata visto che,
avendo le regioni del centro-nord raggiunto un certo grado di saturazione, solo
quelle meridionali offrono la possibilità di un'espansione razionale ed
eco-compatibile rispetto al grande mercato mediterraneo ed arabo in espansione.
Ovviamente, il discorso non può essere solo economico, mercantilistico, ma va
ampliato agli aspetti politici, culturali, umanitari perfino. L'unica speranza
prima del crollo All'interno di tale prospettiva si dovrà collocare il ruolo
dell'Isola e l'iniziativa delle sue forze sane, moderne e produttive. Perciò,
bisogna mandare a Bruxelles gente capace di rappresentare degnamente questa
speranza. L'unica che ci resta prima del crollo. Oggi, la Sicilia vive una
condizione di grave disagio, al limite della disperazione, come denunciano le
varie statistiche. Il 31% (1 su 3) delle famiglie siciliane vivono al di sotto
della soglia di povertà. Un dato allarmante generato da un sistema di potere
arcaico, familistico, corporativo che ha divorato fiumi di finanziamenti
pubblici, europei e nazionali, e prodotto un ceto dirigente consociativo,
oscillante fra deteriori trasformismi e smisurate ambizioni politiche e di
potere. Per uscire dalla crisi, che in Sicilia c'è sempre stata (l'ultima l'ha
solo aggravata), c'è più bisogno d'Europa e del suo parlamento che, per altro,
è l'unica istituzione eletta dai cittadini dei 27 Stati.
( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Poltrone Frau
arrederà le salette vip della Sea da Finanza&Mercati del 05-06-2009
Poltrona Frau fornirà le poltrone agli scali milanesi. In particolare il gruppo
guidato da Dario Rinero ha siglato un accordo con il gruppo Sea (che gestisce
gli aeroporti di Linate e Malpensa) per la ristrutturazione delle sale vip di
Linate e Malpensa. Con un investimento complessivo di 2 milioni di euro saranno
rinnovate la sala Monteverdi e Pergolesi di Malpensa e la sala Leonardo a
Linate. Il primo risultato di questa importante partnership, è stata
l'inaugurazione della «Sala Monteverdi» del Club Sea di Malpensa che da oggi
sarà nuovamente operativo. Quanto alle strategie future del gruppo, invece,
Rinero aveva puntualizzato in una recente conferenza stampa che tra le prossime
mosse che la società ha in cantiere c'è la delocalizzazione
nello stabilimento in Cina
di alcune linee di business. «A oggi - aveva sottolineato Rinero - l'unità
produttiva cinese non è sfruttata a pieno. Per questo motivo abbiamo pensato di
delocalizzare quei componenti non visibili del business». Intanto il cda di Poltrona
Frau, nei giorni scorsi, ha comunicato i dati del primo trimestre si è chiuso
con ricav in calo del 14% a 61,23 milioni di euro di un anno prima e
l'ebitda ha registrato una flessione del 60%, a 2,9 milioni di euro.
( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Ferragamo
cresce in Cina con 5 nuovi store da
Finanza&Mercati del 05-06-2009 Salvatore Ferragamo scommette sulla Cina. Il gruppo di
moda ha inaugurato cinque nuovi monomarca in Asia: ad Harbin, Xiamen, Taiyuan,
Wuxi e Wuhan. È così salito a 33 il numero dei negozi del brand fiorentino nel
Paese. L'ultima
apertura in termini di tempo è stata quella a Wuhan - quarta città dell'ex
Celeste Impero per importanza, considerata la «Chicago della Cina»,
all'interno del Wuhan Plaza shopping center. Questi nuovi punti vendita seguono
quello, comunicato qualche giorno fa, dell'apertura di un nuovo store nel
Bahrain, all'interno del mall Bahrain City Center. Un opening che rappresenta
un nuovo step nel programma di sviluppo retail del marchio in Medio Oriente,
dove è già presente con 12 punti vendita e sei duty free. Nel frattempo la
maison di moda ha registrato nel 2008 ricavi in salita di 691 milioni di euro,
rispetto ai 687 del 2007 (+5% a cambi costanti, +1% a cambi correnti), mentre
l'utile operativo (ebit) è passato da
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Napoli
Un peso I soldi "Individualisti e polemici, napoletani contro l´arte"
Alla vigilia dell´appuntamento elettorale, abbiamo chiesto ad alcuni
intellettuali della città se c´è un rapporto tra politica e cultura e che cosa
si può fare per spettacoli, musica, musei STELLA CERVASIO Va bene, ma la
cultura? La campagna elettorale in corso fa volentieri a meno di arte,
spettacolo, musica, musei. Quali appelli dagli intellettuali per l´Europa, per
la Provincia, che l´anno scorso aveva ridotto le attività a due soli grandi
(meglio medi, forse) contenitori, il circuito jazz e Flegreinarte. Soldi, non
tanti, ma invece tantissime manifestazioni, spesso a scapito della qualità.
Polverizzare per acquistare consenso, la vecchia regola. «Non c´è una politica
culturale - osserva lo scrittore Maurizio Braucci - si rincorrono gli eventi e
la visibilità. C´è un equivoco di fondo, la politica crede di essere la causa
della società, tutt´al più quella tra politico e società è una dialettica». E
invece? «La politica può essere un luogo di sintesi di quello che abbiamo
intorno. La nostra funzione è dire ai politici di non diventare l´ombelico del
mondo». Una cattiva abitudine a non fare politica culturale. A fronte di alcuni
luoghi "dedicati": per l´arte il Madre, per lo spettacolo il Teatro
Festival, il resto è tanta roba in ordine sparso, a cui è difficile
affezionarsi. «Sono molto depresso - è il commento di Roberto De Simone - e
poiché domenica festeggerò anche il mio onomastico non mi voglio intossicare la
festa. Può darsi che segua il vecchio consiglio di turarsi il naso e pigliarsi
comunque una purga di olio di ricino, andando a votare. Un gesto da cittadini.
Ma è difficile oggi sentirsi tali. Ci sono stati danni irreparabili. Abbiamo il
grande festival, ma a Napoli chi produce teatro? Non posso mantenere una
compagnia, portare in giro uno spettacolo». Da che parte sta la cultura? «Non è
questione di destra o sinistra, niente è peggio o meglio di quello che sta
dall´altra parte. Suggerirei di tornare allo Stato pontificio, di diventare
neo-giobertiani». Inascoltati, gli intellettuali sono voces clamantes in
deserto. De Simone, genio internazionale del teatro, uno di quelli che tirarono
Napoli fuori dal più becero folclore, ricorda di aver perorato la causa di un importante
conservatorio, quello di Sant´Onofrio a Capuana, «dove studiarono Piccinni e
Cimarosa...». Un edificio del 400 che invece fu destinato a un
posto di polizia. «Con tutti i palazzi che c´erano...». «Infatti a Napoli -
dice il gallerista Alfonso Artiaco - gli intellettuali e chi lavora nella cultura sono considerati
un peso, e non una risorsa. Spero che il nuovo presidente della Provincia
presti attenzione a un settore che ha solo dato e non chiede. La cultura
appartiene a tutti, non a uno». Maurizio Braucci, l´altro giorno parlando della
sua esperienza con i ragazzi di una scuola a rischio per l´associazione
Aporema, al Madre, ha detto che Napoli ha un difetto: «Non sa lavorare in
cooperazione, e questo individualismo in qualche modo si ricollega con la
cultura camorristica». Artiaco: «Non si sa lavorare senza polemiche e
l´individualismo è esasperato. Ora sono alla Biennale di Venezia, dove la
marginalità culturale di Napoli è evidente: c´è un´opera di un grandissimo
artista, Gino De Dominicis, che espone la mia collega Lia Rumma, ma nessuno
sembra accorgersene. Forse collaborare fra noi sortirebbe effetti diversi».
Un´idea? «Al momento non riesco a offrirne. L´ho fatto per il passato, ma si è
rivelato inutile, controproducente e fastidioso». Ci sarebbe poi la musica. Qui
la Provincia è chiamata direttamente in causa: ciò che non ha fatto, ciò che
potrebbe fare. Gaetano Russo: un vero travet dell´attività concertistica, dal 93
la Nuova Orchestra Scarlatti, che dirige con inestinguibile passione, è a quota
mille esibizioni (anche in Cina e Russia): «Non potrei non chiedere il ripristino delle
orchestre. In Puglia la Provincia sostiene ben due compagini musicali. Non
dobbiamo permettere più alle istituzioni di dirci che non ci sono soldi, ma
solo di spiegare come vengono spesi». Un dialogo tra sordi, quello tra
politici e operatori culturali? «Loro tendono a diventare così - aggiunge
Maurizio Braucci - non imparano nulla dalla cultura o dalla società perché
vivono chiusi in contesti dai quali dobbiamo tentare di tirarli fuori, anche
rabbiosamente. Sono in fondo persone che vivono con il potere che gli diamo
noi. Un´opinione pubblica più avveduta deve gridare forte, in questo momento di
sordità della politica. Il presente non lo cambiamo, fa troppo schifo, la gente
è istupidita dalla cultura ufficiale. L´unica cosa in cui credo è cercare di
lavorare con i giovanissimi, insistendo, andando oltre la superficie».
( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
DAVID CARRADINE
SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la polizia ha dubbi
sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film ALBERTO CRESPI Suo padre
John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel
( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Suo padre John, il
giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel
( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Airbus Precipitato
«Velocità ridotta la causa del disastro» L'Airbus A330 di Air France
precipitato nell'Atlantico con 228 passeggeri a bordo, probabilmente viaggiava
a una velocità «erronea», cioè troppo ridotta. Secondo Le Monde, Airbus
starebbe per pubblicare una raccomandazione, convalidata dal Bea, l'ufficio
francese incaricato dell'inchiesta, con un'avvertenza ai piloti a non abbassare
la spinta dei reattori in caso di «condizioni meteorologiche ostili». Corea del
nord A processo le reporter Usa accusate di spionaggio Iniziato il processo
contro le due giornaliste americane arrestate lo scorso 17 marzo per «attività
ostili». Sono state accusate di spionaggio e rischiano 10 anni di detenzione
nei campi di lavoro. Fermate al confine tra Cina e Corea del Nord, per Euna Lee e
Laura Ling (reporter di Current Tv, il network di Al Gore) appare certa la
condanna. Pakistan Preso leader talebano della valle dello Swat Sufi Mohammad,
il leader religioso dei Talebani della valle dello Swat e capo dell'organizzazione
Tehrik-e Taleban-e Shariat-e Mohammadi (Tnsm), è stato arrestato ieri
dalle autorità pachistane. Lo ha riferito l'emittente di Islamabad «Geo Tv»,
secondo la quale la stessa organizzazione terroristica avrebbe confermato
l'arresto. Presi anche i due figli del leader talebano, il suo portavoce e
altri tre comandanti di Tnsm, Syed Wahab, Salman Shah e Maulana Alam. Brevi
( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Tiananmen blindata A
Hong Kong veglia per ricordare le vittime GABRIEL BERTINETTO Come sempre accade
a Pechino alla vigilia di importanti eventi pubblici e ricorrenze, gli oppositori
a piede libero erano stati temporaneamente arrestati nei giorni scorsi. Così
nessuno dei più noti dissidenti ha potuto avvicinarsi ieri alla Tiananmen, per
ricordare le vittime della strage del 4 giugno 1989. MESSAGGIO REGISTRATO C'è
però chi, come Ding Zilin, soprannominata la «madre di Tiananmen», prima di
essere costretta a restarsene chiusa in casa, ha fatto in tempo a registrare su
nastro un discorso che è stato trasmesso durante la manifestazione svoltasi a
Hong Kong. Nella ex-colonia britannica centocinquantamila persone hanno
riempito il Victoria Park nella notte tra mercoledì e giovedì reggendo candele
e lampadine accese in memoria di coloro che persero la vita nel vano tentativo
di portare la democrazia nella Repubblica popolare. Sul palco ad arringare la
folla sono saliti un ex-leader del movimento studentesco del 1989, Xiong Yan,
ed il fondatore dell'Alleanza di Hong Kong per gli studenti di Tiananmen, Szeto
Wah. Ma il comizio più seguito è stato quello dell'oratrice assente, Ding
Zilin, 72 anni. Tra le molte centinaia di giovani uccisi nelle strade adiacenti
alla «Porta della pace celeste», c'era anche suo figlio, 17 anni. Ding ha
accusato il potere di «usare l'economia per corrompere il popolo, la polizia
per reprimere ed intimidire, e ogni mezzo per nascondere la verità». L'anziana
«madre di Tiananmen» è stata dura anche con il capo del governo autonomo di
Hong Kong, Donald Tsang, che una settimana fa in Parlamento definì il massacro
«un episodio di tanti anni fa», e sottolineò piuttosto «gli impressionanti
progressi che hanno portato la prosperità anche a Hong Kong». Tra la folla sono
andate a ruba le copie del libro di memorie di Zhao Ziyang, ristampate in tutta
fretta dopo essere andate esaurite in pochi giorni. Zhao era segretario del partito
comunista ai tempi della Tiananmen e fu l'unico fra i dirigenti ad opporsi
all'intervento dell'esercito. Pagò il suo coraggio con l'estromissione dalla
vita politica e gli arresti domiciliari sino alla morte nel 2004.. INTERFERENZE
AMERICANE Nella capitale non è mancato il consueto afflusso di visitatori in
centro e nella Tiananmen in particolare. La polizia non ha bloccato gli
accessi, ma era presente in forze per prevenire qualunque tentativo di protesta
o gesto dimostrativo. Il governo cinese ha replicato con durezza a Hillary
Clinton che aveva esortato a rilasciare tutti i detenuti politici ed a smettere
di vessare coloro che parteciparono alla Primavera di Pechino e ad avviare un
dialogo con i familiari delle vittime. Per Qin Gang, portavoce del ministero
degli Esteri, le accuse di Washington sono «senza
fondamento» e costituiscono «una grave interferenza negli affari interni della Cina». Tiananmen aperta al pubblico ma
inondata di polizia per evitare qualunque tentativo di manifestazione nel
ventennale del massacro. A Hong Kong 150mila persone ricordano le vittime della
repressione.
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 15 - Esteri
Tienanmen, la rabbia del regime "L´America non deve interferire"
RAIMONDO BULTRINI Com´era prevedibile il regime di Pechino ha impedito a
chiunque di usare piazza Tienanmen per commemorare o solo ricordare la feroce
repressione delle proteste studentesche di venti anni fa. Impossibile l´accesso
per gli stranieri, tutti sospettati di essere giornalisti o attivisti dei
diritti umani, e nessun reporter, né fotografo o cameraman
apertamente minacciati di arresto - ha potuto riprendere neppure a distanza l´alza-bandiera o
qualunque simbolo della storica spianata dove il 4 giugno del 1989 soldati e
carri armati dell´Esercito del Popolo hanno ucciso centinaia, se non migliaia
di manifestanti che chiedevano più libertà e riforme. Anche i dissidenti e i
familiari delle vittime sono stati obbligati a restarsene a casa, mentre più di
seimila siti Internet "a rischio" venivano oscurati dal potente
sistema di controllo centralizzato della rete Web. Lo stesso è successo con i
canali tv internazionali come Cnn e Bbc, "amputati" dei notiziari e
degli approfondimenti dedicati all´evento. Ben pochi in Cina hanno potuto così seguire l´eco
delle polemiche e delle manifestazioni che da Hong Kong a Taiwan, dall´Europa
agli Usa hanno marcato l´anniversario della strage. A uso e consumo dei soli
media stranieri è stata anche la dura replica del portavoce degli Affari Esteri
cinese Qin Gang all´appello della Clinton, che chiedeva al governo
comunista di «esaminare apertamente» gli «oscuri eventi del passato» e di fornire
un elenco «delle vittime, dei detenuti e degli scomparsi». «E´ una palese
interferenza negli affari interni cinesi» ha commentato Qin, secondo il quale i
«pregiudizi politici» degli Usa rischiano di «danneggiare le relazioni
bilaterali». Un commento diretto anche contro la Speaker del Congresso
americano Nancy Pelosi, che avrebbe tentato di incontrare alcuni dei
sopravvissuti alla strage di vent´anni fa. Tranne l´articolo di un giornale in
lingua inglese dedicato ai progressi economici ottenuti dopo la fine delle
"ribellioni", il silenzio del regime è stato totale, a cominciare
dalla notizia di una imbarazzante manifestazione di 150mila cinesi nel Parco
della Vittoria a Hong Kong, l´isola tornata 12 anni fa sotto il governatorato
della Repubblica popolare. La rimozione forzata della memoria storica di un
evento che peserà ancora a lungo nelle relazioni tra Cina
e resto del mondo è stata criticata anche dal presidente di Taiwan, Ma
Ying-jeou, il primo dirigente dell´isola "ribelle" ad avvicinarsi ai
vertici di Pechino dopo anni di ostilità e minacce di guerra.
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 35 - Cronaca
Il caso Da Wal Mart alle piccole imprese, boom di incentivi a manager e
dipendenti virtuosi L´azienda premia chi non inquina (SEGUE DALLA COPERTINA)
federico rampini E almeno in un settore l´America si piazza in testa in questo
duello: negli ultimi 12 mesi ha installato 8.300 megawatt di impianti eolici,
un record storico, mentre la Cina arriva seconda con
6.300 megawatt di energia prodotta dal vento. Entro la fine del 2009 però il
colosso asiatico sarà il primo esportatore mondiale di turbine eoliche. Arranca
un po´ indietro l´Unione europea, che pure fu a lungo un modello di virtù per avere
sottoscritto quasi da sola gli impegni di Kyoto sulla riduzione delle emissioni
carboniche. Ma anche sul Vecchio continente spira un vento di ottimismo. La
battaglia ambientale non è più percepita come una zavorra, un sovrappiù di
costi, e un ostacolo allo sviluppo. Al contrario la Commissione di Bruxelles
annuncia che «i benefici delle energie rinnovabili in termini di sicurezza e di
lotta all´inquinamento vanno a braccetto con consistenti vantaggi economici».
Non sono affermazioni volontaristiche. Già oggi il solo business delle energie
rinnovabili occupa 1,4 milioni di europei, per lo più ricercatori, tecnici,
manodopera altamente qualificata. «Altri 410.000 posti di lavoro aggiuntivi
verranno creati - spiega la Commissione - se l´Unione europea raggiunge
l´obiettivo del 20% di energie rinnovabili sul totale entro il 2020». Più dei
proclami politici, più delle esortazioni lanciate da istituzioni
internazionali, l´ottimismo è sorretto dalla nuova attenzione che il mondo del
business rivolge all´ambiente. Un sorpasso significativo è avvenuto nel corso
del 2008, lo annuncia ora lo United Nations Environmental Program. Per la prima
volta nella storia, l´anno scorso i capitali privati globalmente investiti
nelle fonti rinnovabili (140 miliardi di dollari) hanno superato quelli
investiti negli idrocarburi e altre energie fossili (110 miliardi). Il
contributo decisivo a questo sorpasso lo hanno dato le nazioni emergenti. Guidate da Cina e Brasile, hanno aumentato del 27% i loro investimenti in
energie pulite. Certo i problemi da risolvere restano immani. La Cina si è risvegliata solo dopo che il
suo modello di sviluppo energivoro ha seminato distruzione. Oggi sui 600
milioni di cinesi che abitano in zone urbane, solo l´1% respira un´aria che
sarebbe considerata "non tossica" in base agli standard
europei. E la recessione può esercitare un pericoloso effetto anestetizzante.
Grazie al crollo della produzione industriale, ai fallimenti, alle chiusure di
fabbriche, il
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Cronaca
Peter Raven. Il profeta della biodiversità "Sono ottimista, sapremo
aiutare il Pianeta" "Facciamo come Noè e l´uomo avrà un futuro"
"Abbiamo un grande patrimonio da tutelare: la diversità delle specie
viventi" "Se non vogliamo estinguerci come i dinosauri dobbiamo usare
la nostra astuzia" ALIX VAN BUREN NEW YORK «Immagini di essere su un´Arca,
come Noè. Ai suoi piedi vi sono le specie del Creato; lei può scegliere quali
salvare. Ecco, noi siamo i Noè del Terzo millennio, sulla soglia di una nuova
Grande estinzione. Ma io sono ottimista: l´essere umano ha un magnifico
cervello. Riuscirà a salvare questo pianeta». Capita assai di rado di ascoltare
Peter Raven, il massimo botanico vivente, nominato "eroe del pianeta"
da Time, "profeta della biodiversità". Lui, 72 anni, l´aspetto del
banchiere con due occhi da ragazzo che ridono d´entusiasmo al pensiero delle
«miriadi di specie ancora da scoprire», dal suo Giardino botanico del Missouri
regna su 6 milioni di esemplari di piante. A capo di una squadra di cinquanta
scienziati dirige il laboratorio di biodiversità e il centro di ricerca
botanica più importante al mondo. Perciò quando Raven parla, il mondo in genere
lo sta a sentire. Soprattutto quando lui avverte: «Adesso è il momento di
agire». Professore Raven, davvero tanta fretta? «Oggi sulla Terra c´è una
quantità di specie senza precedenti, ma allo stesso tempo l´estinzione procede
a una velocità che non ha pari. La metà o i due terzi delle specie
probabilmente si estingueranno entro la fine del secolo. E questi sono calcoli
per difetto. Ci avviamo verso la Sesta grande estinzione, la prima nella storia
della Terra provocata dalle attività di un´unica specie: la nostra». Noi, gli
unici responsabili? Che colpe abbiamo? «Queste: una popolazione raddoppiata in
quarant´anni, dai 2,3 miliardi negli Anni Trenta ai 6,8 di oggi; la negligenza
individuale, il commercio. La minaccia più grave è la perdita di habitat, in
particolare nelle foreste tropicali. Ma ci sono altri tre fattori.
L´introduzione di specie aliene, invasive, a danno di quelle locali. La caccia
alla bushmeat, la carne di foresta, di animali come gorilla, scimpanzé,
elefanti. La raccolta in natura di piante medicinali per la
richiesta crescente di farmaci e supplementi in Cina, Giappone, Europa, Stati Uniti. Un altro fattore è il mutamento
climatico, fra i più devastanti. L´ultima estinzione di massa avvenne 66
milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. Passarono più di 10 milioni di anni
prima che la Terra si riprendesse. Il pianeta prima o poi si riavrà. Ma
l´uomo?». Lei sta dicendo che a noi potrà accadere come ai dinosauri? «Eh già.
Però i dinosauri non avevano il dono della ragione, mentre il cervello umano è
il prodotto più complesso e meraviglioso dell´evoluzione. Ci rende capaci di
capire la nostra dipendenza dal mondo naturale. Prima o poi la gente capirà che
la biodiversità è indispensabile a catturare l´energia del sole, che quasi
tutto il nostro cibo deriva dalle piante, e gran parte dei nostri medicinali
proviene da prodotti naturali. Prima o poi raggiungeremo la sostenibilità.
Saremo costretti a farlo, perché non possiamo consumare più di quanto
produciamo». Il nuovo benessere dei Paesi emergenti che effetto avrà? «Oggi
sfruttiamo il 125 per cento della capacità produttiva della Terra, ben più di
quanto il pianeta riesca a produrre in modo sostenibile. Calcoli che nel 1970
ne usavamo all´incirca il 70 per cento, e capirà quanto si siano accelerate le
cose. Nel futuro le cose peggioreranno. Già adesso sui 6,8 miliardi di esseri umani,
la metà vive con meno di due dollari al giorno. Se aggiunge che dietro l´angolo
ci sono oltre due miliardi di nuovi consumatori, è chiaro che la pressione
sulle risorse del pianeta non potrà che aggravarsi». Lei ne fa una questione
etica e morale? «Impedire la distruzione di milioni di organismi è giusto sotto
il profilo morale, etico o religioso. Per quanto ne sappiamo, gli esseri
viventi che condividono con noi il mondo sono i nostri unici compagni
nell´universo. Questo, da sé, dovrebbe ispirarci una forma di rispetto, di
reverenza per la vita». Ci sono anche motivi economici per farlo? «Proteggere
la biodiversità è come avere una dispensa ben fornita. Ci dà il necessario per
sostenerci: il cibo, la legna, le fibre dei tessuti, i medicinali. Lei sa che
uno dei farmaci più promettenti contro il cancro è il taxol, derivato dal tasso
del Pacifico? E la sostanza per combattere la leucemia infantile è estratta
dalla vinca? Non sono forse ottime ragioni per preservare la molteplicità delle
specie? In più, la biodiversità è alla base di tanti servizi ecologici: dal
filtraggio dell´acqua alla produzione di cibo al ciclo del carbonio. Tradotti
in cifre, valgono miliardi di miliardi di dollari l´anno. Noi abitanti
dell´Occidente e dei Paesi sviluppati, il 23 per cento della popolazione
mondiale, sfruttiamo l´80-90 per cento delle risorse che sostengono la vita
sulla Terra, e lo sottraiamo agli altri. Il nostro arco di vita è relativamente
breve, però se preserveremo il mondo, conquisteremo una sorta di immortalità.
Diverremmo custodi del pianeta, i suoi giardinieri».
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 33 - R2 Il
riscaldamento globale rimane la vera emergenza. Ma per la prima volta dopo anni
bui, forse si può essere ottimisti. Ecco perché FEDERICO RAMPINI «La Cina si
candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso
un´economia low-carbon, a bassa emissione di Co2». Non è propaganda del regime
di Pechino. L´affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale
dell´Ambiente dell´Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il
Climate Group, importante ong ambientalista americana. Howard indica la
chiave di questa conversione: «I dirigenti cinesi si sono convinti che questa è
la nuova ricetta del profitto». Via via che si svelano i contenuti della
maximanovra di investimenti pubblici varati dalla Repubblica Popolare per
rilanciare la crescita, ecco che cosa si scopre: su 586 miliardi di dollari di
spesa pubblica aggiuntiva, ben 220 miliardi (il 40%) va a finanziare l´industria
verde, dal risparmio energetico alle fonti rinnovabili, dall´auto elettrica al
motore ibrido. L´Amministrazione Obama rincorre la lepre cinese: sui 787
miliardi di dollari di manovra di rilancio della crescita, Washington ne
stanzia una quota inferiore ma comunque importante (112 miliardi) per
l´ambiente. SEGUE NELLE P
( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Tienanmen. Hong
Kong. Veglia di 150 mila persone 05-06-2009 HONG KONG. Decine di migliaia di
persone, 150mila secondo gli organizzatori, hanno partecipato ad Hong Kong ad
una veglia in ricordo delle vittime del massacro di piazza Tiananmen avvenuto
il 4 giugno di 20 anni fa. Mentre a Pechino la piazza e' stata circondata da un
cordone di migliaia di poliziotti in divisa ed in borghese che hanno impedito
l' ingresso ai giornalisti, nell'ex colonia britannica i sei campi di calcio
del Victoria Park erano pieni di gente, soprattutto giovani, che indossavano le
magliette nere con la scritta: ''4 giugno, cambiare il verdetto (la condanna
del Partito Comunista Cinese, che ha parlato di un ''incidente
controrivoluzionario''), dire la verita' ''. Davanti ad un mare di candele e di
lampadine che ondeggiavano nella notte, hanno parlato un ex leader del
movimento studentesco del 1989, Xiong Yan, il fondatore dell'Alleanza di Hong
Kong per gli studenti di Tiananmen, Szeto Wah e, in un nastro registrato,
l'animatrice delle 'Madri di piazza Tiananmen' Ding Zilin, un'insegnante in
pensione di 72 anni il cui figlio di 17 anni e' stato ucciso dai militari nei
pressi di piazza Tiananmen il 4 giugno del 1989. La 'Madre di Tiananmen', ha
accusato il Partito Comunista di aver ''usato l'economia per attirare e
corrompere il popolo, la polizia per reprimere ed intimidire'' e ''tutti i
mezzi per nascondere la verita' ''. Ding Zilin ha accusato di complicita' con
Pechino Donald Tsang, il capo del governo di Hong Kong, che ha dichiarato la
settimana scorsa in Parlamento che ''..questo incidente (il massacro) e'
avvenuto tanti anni fa...da allora il nostro Paese ha fatto impressionanti
progressi in tutte le aree dello sviluppo, che hanno anche portato la
prosperita' ad Hong Kong''. ''Vale a dire - ha proseguito Ding Zilin - che se
l'economia segna importanti successi si puo' dimenticare anche la piu' grande
delle ingiustizie''. Le Madri chiedono a Pechino di cambiare il giudizio sul
movimento democratico del 1989, di dire il numero ed i nomi delle vittime e di
punire i responsabili del massacro. Pechino non risponde da 20 anni alle accuse
delle Madri, ma ha risposto al segretario di Stato americano Hillary Clinton,
che ieri ha invitato il governo cinese a rilasciare le persone che ancora sono
in prigione - una trentina secondo i gruppi umanitari -, ad aprire un dialogo
con le famiglie delle vittime e a smettere i ''perseguitare'' i dissidenti. Le
affermazioni del segretario di Stato, ha detto oggi il portavoce governativo
Qin Gang, sono ''accuse senza fondamento al governo cinese'' e costituiscono ''una grave interferenza negli affari interni della Cina''. ''Esprimiamo - ha aggiunto il
portavoce - la nostra profonda insoddisfazione e le nostra risoluta
opposizione'' alle accuse della Clinton. Come decine di altri dissidenti, Ding
Zilin ha passato la giornata di oggi agli arresti domiciliari, mentre altri
sono stati allontanati di autorita' dalla capitale e portati ''in
vacanza'' in provincia. Si ritiene che nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989
centinaia di persone sia state uccise dai militari dell' Esercito Popolare di
Liberazione. A Victoria Park oggi andavano a ruba le copie, ristampate in tutta
fretta dopo essere andate esaurite in pochi giorni, del libro di memorie di
Zhao Ziyang, il segretario del Partito che fu epurato per essersi opposto all'
uso della forza contro gli studenti che per cinquanta giorni nella primavera
del 1989 hanno occupato piazza Tiananmen reclamando la democrazia. Le memorie
di Zhao, morto nel 2005 dopo aver trascorso 16 anni agli arresti domiciliari,
sono state portate clandestinamente fuori della citta' e pubblicate da una casa
editrice di Hong Kong. Il territorio, una colonia britannica fino al 1997, e'
oggi una Speciale Regione Amministrativa della Cina,
con un governo semidemocratico, e l' unico luogo della Repubblica Popolare nel
quale e' possibile manifestare legalmente opinioni contrarie a quelle del
governo di Pechino.
( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Biennale. Record di
presenze a Venezia 05-06-2009 VENEZIA. Una grande nave in transito tra Piazza
San Marco e il Lido è la metafora scelta dall'inglese Steve Mc Queen per la
contemporaneità di Venezia: a 'Fare mondi', tema scelto da Daniel Birnbaum per
la 53/ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, la Gran
Bretagna porta un artista che ha filmato la quiete dei giardini di Castello
prima dell'inaugurazione e punta l'obiettivo sul contestato passaggio delle
meganavi in laguna. Un invito alla riflessione sulla nuova centralità di
Venezia nel mondo dell'arte, che parte con compostezza anglosassone
dall'osservazione della quieta vita degli insetti sulle piante dei giardini e
diventa riferimento diretto alla miriade di inaugurazioni di spazi pubblici e
privati nella città lagunare. In ogni caso, una delle opere più gettonate, con
coda perenne davanti al Padiglione inglese. Nel rinnovato Palazzo delle
Esposizioni della Biennale (ex Italia) domina invece la grande ragnatela
dell'argentino Tomas Saraceno, 'Galassie': riproduce i filamenti della vedova
nera che possono reggere pesi estremi in base ad una complessa geometria. Sono
ben 77 quest'anno le partecipazioni nazionali alla Biennale: si sono aggiunti
Montenegro, Principato di Monaco, Gabon, Unione delle Comore, Emirati Arabi
Uniti. Record anche di presenze di pubblico, ancora da quantificare ma in
sicura crescita. Da Palazzo delle Esposizioni, attraverso il Giardino di
Scarpa, riempito dall'installazione sonora di Roberto Cuoghi con voci di Shanghai,
si accede alla nuova sede dell'Asac (Archivio Storico Arti Contemporanee), dove
sono già disponibili la biblioteca e i periodici correnti del settore arti
visive. Grande successo, tra i piccoli visitatori, per i 'Touch screen'
dell'Archivio con i nomi e le opere degli artisti. 'Fare mondi' suggerisce un
nuovo approccio all'Esposizione: nessuna centralità, il piccolo come il grande.
Un esempio è il Museo del Fuoco di Jussi Kivi, al Padiglione Finlandia: cultore
da sempre di automobiline dei vigili del fuoco, l'artista assemblea alla
propria collezione privata materiali sovietici per l'emergenza nucleare. Il
corpo rigido di un canguro travolto dalle auto, raccolto ai margini della
strada, diventa invece il compagno di viaggio per Shaun Gladwell, virtuoso del
video e dell'azione rarefatta, al Padiglione Australia. 'Loop', cioé l'azione
che si ripete, è invece il titolo dell'opera neo concettuale di Roman Ondak, il
quale nel padiglione delle Repubbliche Ceca e Slovacca ha negli ultimi mesi
coltivato un giardino identico a quello che sta fuori, senza alcun disturbo
visivo, tanto che può capitare di passarci in mezzo senza notarlo. I mondi del
giorno e della notte sono evocati attraverso le voci degli animali notturni e
diurni 'Cantate' da un biologo la cui immagine è proiettata all'interno del
padiglione dell'Uruguay nella video installazione di Pablo Uribe, 'Atardeser'. Di fronte, i mondi complessi della Cina e dell'Uruguay si fondono nei collage di Juan Burgos. Sulle
scale esterne, margherite di ferro da sfogliare per un 'M'ama, non m'amà
nell'opera di Raquel Bessio che guarda all'unità sudamericana e
significativamente si intitola 'Terra promessa'.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: Il ventesimo anniversario.
Dura replica al segretario di Stato che aveva chiesto la verità sul massacro
Tienanmen, Pechino gela la Clinton Piazza presidiata dalla polizia, ingresso
vietato ai media stranieri Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Il ventesimo anniversario della repressione del movimento studentesco di Piazza Tienanmen infiamma le relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. «Le affermazioni del
segretario di Stato americano sono accuse senza fondamento contro il governo
cinese, e costituiscono una grave interferenza negli affari interni della Cina», ha tuonato ieri un portavoce di
Pechino, esprimendo «profondo scontento e risoluta opposizione » alle parole di
Hillary Clinton. Quest'ultima,mercoledì sera, aveva chiesto al governo
cinese di fare chiarezza sul massacro di studenti del 4 giugno 1989, quando
l'esercito uccise centinaia di giovani (le autorità cinesi non hanno mai
rivelato il numero delle vittime) che da giorni presidiavano il cuore di
Pechino, chiedendo democrazia e riforme alla leadership del Partito Comunista.
Nella sua presa di posizione sugli incidenti di vent'anni fa, la Clinton ha
invitato la Cina a rilasciare le persone che sono
ancora in prigione (secondo le associazioni per i diritti umani basate a Hong
Kong, sarebbero una trentina); ad aprire un dialogo con le famiglie delle
vittime che reclamano la riabilitazione dei loro figli caduti sotto il fuoco
dei soldati; e a fornire un bilancio ufficiale delle persone uccise, detenute o
scomparse. Ma Pechino, che qualche mese fa durante la prima visita ufficiale
della Clinton oltre la Grande Muraglia aveva molto apprezzato la scelta
conciliante dell'Amministrazione Obama di non parlare di diritti umani, ha
risposto con toni durissimi alle «ingerenze» del segretario di Stato americano.
«Sull'incidente politico avvenuto alla fine degli anni 80, il partito e il
governo hanno già tratto a suo tempo le loro conclusioni», ha precisato il
portavoce. Due decenni dopo la sanguinosa repressione ordinata da Deng
Xiaoping, la posizione della Cina resta invariata: il
movimento di Piazza Tiananmen fu «un moto controrivoluzionario ». Reprimerlo,
per usare le argomentazioni dell'allora primo ministro Li Peng (il grande
regista dell'operazione che portò prima al siluramento dell'ala riformista
della nomenklatura favorevole al dialogo con gli studenti, e poi alla soluzione
di forza), fu quindi un "atto dovuto" per consentire al partito
comunista di mantenere la sua egemonia sulla politica e sulla società cinese.
La linea ufficiale di Pechino sulla mattanza del 4 giugno
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: RAPPORTI DIFFICILI La visita
di Hillary è il 20 febbraio quando Hillary Clinton va in Cina per la prima visita da segretario di stato. Esordisce dicendo
che la questione dei diritti umani non può compromettere il dialogo tra i due
paesi. Un pragmatismo che solleva critiche e polemiche Il rapporto sui diritti
umani Neanche una settimana dopo il viaggio dell'ex first lady,esce il rapporto
annuale statunitense sulla situazione dei diritti umani nel mondo che attacca
Pechino: «Il comportamento del Governo cinese resta negativo. In certe regioni,
come lo Xinjiang e il Tibet, si è perfino aggravato con un aumento della
repressione delle minoranze etniche». Pechino: basta ingerenze Trasparenza su
Tienanmen In occasione del ventesimo anniversario del massacro di Tienanmen, la
Clinton usa toni duri e chiede al governo cinese di fare chiarezza sulla strage
degli studenti, di rilasciare chiè ancora in prigione e fornire un bilancio
delle persone uccise, detenute o scomparse
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: Corea del Nord. «Entrate illegalmente
e con finalità ostili» Pyongyang, a processo le giornaliste americane Stefano
Carrer SEUL. Dal nostro inviato Intorno alle tre di ieri pomeriggio sono andate
in scena altre due provocazioni del regime nordcoreano: l'inizio del processo a
due giornaliste americane con l'accusa di ingresso illegale con finalità ostili
(che potrebbe comportare una sentenza a 10 anni di reclusione e lavori
forzati),e l'intrusione di una nave in acque territoriali sudcoreane.
L'imbarcazione ha desistito dopo una serie di avvertimenti da parte delle forze
navali del Sud, mentre vari elementi fanno sperare che la vicenda delle due
giornaliste possa finire come quella di Roxana Saberi in Iran: una rapida
condanna per spionaggio e l'assenso alla loro uscita dal paese. I tempi
dell'inizio del processo appaiono piuttosto rapidi ed è insolito che l'agenzia
di stampa ufficiale ne abbia dato conto. Laura Ling e Euna Lee - reporter di
Current TV, co-fondata dall'ex vicepresidente Usa Al Gore - sono state catturate il 17 marzo scorso al confine con la Cina: Pyongyang ha consentito
all'ambasciatore svedese (che rappresenta gli interessi Usa) di visitarle e ha
permesso anche una telefonata con i familiari negli Usa. A dimostrazione,
secondo molti osservatori, della volontà di utilizzare gli "ostaggi"
in una logica di pressione e implicito scambio. Come in una simile
vicenda precedente, è probabile che il regime si attenda l'arrivo di un inviato
speciale americano di alto livello per prendere in consegna le detenute.
Washington alterna avvertimenti e prudenza. Ieri a Seul il vicesegretario di
Stato James Steinberg ha dichiarato che «i nordcoreani sbagliano se credono di
poter ottenere quello che vogliono attraverso trattative dopo provocazioni,
come hanno fatto in passato». D'altra parte, Washington ha per ora escluso di
voler reinserire la Corea del Nord nell'elenco degli stati sponsor del
terrorismo, nonostante il nuovo test nucleare e la preparazione in corso del
lancio di un missile a lungo raggio e a dispetto delle sollecitazioni provenienti
dal Giappone e da vari senatori repubblicani. Il presidente sudcoreano Lee
Myung-bak ha detto ieri che Seul è pronta a dare «aiuti senza precedenti» al
Nord se rinuncerà al programma nucleare, mentre il ministro dell'Unificazione
Hyun In Taek ha sottolineato che l'aumento delle provocazioni appare «legato
all'incerto futuro del regime» e alla questione della successione al dittatore.
A Seul, intanto, il recente suicidio dell'ex presidente Roh fa una vittima:
accusato dall'opposizione di eccesso di zelo e parzialità, siè dimesso il
procuratore generale Lim Chae-jin, responsabile dell'inchiesta che aveva messo
nel mirino Roh. © RIPRODUZIONE RISERVATA SULLA SCIA DI ROXANA è possibile che
la vicenda finisca come il caso Saberi a Teheran: una condanna per spionaggio e
l'assenso all'uscita dal paese
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-05 - pag: 21 autore: Industria.
Rinnovato il programma di sostegno con l'Ice - Ordini in calo (-7,4%) nel primo
quadrimestre Calzature, intesa per l'export Scajola annuncia il potenziamento
del fondo garanzia per le Pmi Marika Gervasio MILANO Inizio d'anno difficile
per il settore calzaturiero italiano che chiude i primi quattro mesi con un
calo degli ordini del 7,4% (dei volumi), mentre la produzione è scesa del 12,2%
in quantità e del 10,1% in valore da gennaio a marzo rispetto allo stesso
periodo del 2008. I dati sono stati diffusi dall'Associazione nazionale
calzaturifici italiani (Anci) federata a Confindustria, durante l'assemblea
annuale, ieri a Milano. A soffrire nel primo quadrimestre sono soprattutto gli
ordini dall'estero (-9,1%), mentre sul mercato interno la discesa è del 5,3%.
Le richieste sono particolarmente deboli dagli Stati Uniti (-18%) e dalla
Germania (-10,1%). «Nei primi mesi del 2009 i toni della crisi si sono
accentuati – commenta il presidente dell'Anci,Vito Artioli –ma nella moda sono
soprattutto i settori a monte della filiera a soffrire di più e quindi le
calzature risultano meno penalizzate di altri comparti, ma per uscire da questa
situazione servirà ancora tempo». Una strada è stata individuata nel rinnovo
dell'accordo tra Anci, ministero per lo Sviluppo economico e Istituto per il
commercio estero (Ice) per promuovere il made in Italy all'estero e sostenere
le esportazioni, progetto per il quale il ministero ha stanziato 3,5 milioni di
euro. Dall'indagine dell'Anci emerge inoltre che solo un'impresa su sei vede
già segnali di ripresa e che nessuno dei principali mercati fornisce
un'indicazione evidente di inversione di tendenza. «Nonostante i dati siano
ancora negativi – commenta il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola
– mi sembra di vedere che si sia toccato il fondo e di cogliere i primi segnali
del fatto che la crisi si sta esaurendo. è vero che si tratta di una crisi
profonda e difficile, ma l'Italia la sta affrontando molto bene, grazie
soprattutto a un tessuto industriale di qualità». E proprio per favorire le
Pmi, Scajola ha annunciato che il governo «potenzierà il fondo centrale di
garanzia a favore delle piccole e medie imprese, elevando il tetto per ciascun
credito a 1,6 milioni di euro. «è giunto il momento – ammonisce Scajola che il
sistema bancario, avendo solidificato le proprie debolezze, possa fare la sua
parte dando più credito, in modo più veloce e con gli stessi livelli di
interesse degli altri paesi europei». E aggiunge: «Le piccole e medie imprese
rappresentano la categoria che maggiormente risente degli effetti della crisi,
trovandosi dinanzi a grandi problemi di stretta creditizia. Il nostro
provvedimento è poco noto agli utilizzatori, per questo è necessaria una
campagna di divulgazione, a partire dalle Camere di commercio». Anche
Confindustria è impegnata accanto alle imprese. «Ci sono dei segnali positivi –
sottolinea Andrea Moltrasio, vicepresidente di Confindustria per l'Europa –
soprattutto da mercati come Stati Uniti e Cina. Per l'Europa i tempi sono un po' più lunghi. è necessario però
sfruttare al massimo la grande opportunità che l'Unione europea offre: la
libertà di mercato che significa libera circolazione di persone, merci,
capitali e servizi. E per farlo servono un posizionamento strategico, un
supporto a questo posizionamento e una visione a medio e lungo termine da parte
delle aziende. Ma servono anche regole per il libero scambio e la
concorrenza ». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-05 - pag: 26 autore: Sviluppo.
All'Università Bocconi il commissario Ue, Potocnik Senza ricerca non c'è
rilancio Virginio Di Carlo MILANO Le linee d'indirizzo sono fondamentalmente
due. E non lasciano adito a molte incertezze. Prima di tutto: «Not research,
not job». Nessuna ripresa, nessuna creazione di nuovi posti di lavoro, senza un
adeguato piano di crescita degli investimenti nella ricerca. Punto secondo:
«Gli investimenti in innovazione e sviluppo tecnologico potranno non bastare se
non saranno supportati da una maggiore cooperazione fra gli stati». A parlare è
Janez Potocnik, commissario europeo per la Scienza e la Ricerca, nel corso del
dibattito sul tema "Innovazione e ricerca per uscire dalla crisi" che
si svolto ieri all'Università Bocconi di Milano. E proprio cooperazione è la
parola chiave dell'intervento di Potocnik. Cooperazione che, nelle parole
dell'economista sloveno, si traduce in «multipolarità », ovvero «collaborazione
internazionale con Stati Uniti, Cina, Russia e paesi emergenti, ma anche coesione interna fra i membri
dell'Unione». A fare gli onori di casa, un bocconiano doc come Mario Monti, che
dell'ateneo milanese è l'attuale presidente. Ma al tavolo hanno preso parte
anche il rettore Guido Tabellini e Alfonso Gambardella, autore del volume
"Innovazione e sviluppo" che offriva lo spunto alla
discussione intavolata in sala Perego. Presente anche Mario Mascolo, ceo di 3M
e rappresentante di quel mondo delle imprese che, nel Potocnik-pensiero
dovrebbe costituire il vero motore del modello venture capital per l'innovazione.
Una partnership privato-pubblico che, nel comune giudizio di Mario Monti e di
Potocnik, «raggiunge livelli non sufficientemente competitivi per stare al
passo con quanto avviene dall'altra parte dell'Atlantico». E un richiamo alle
strategie di ripresa americane è venuto anche dal rettore Tabellini che ha
sottolineato l'importanza, a livello congiunturale, di una «selezione delle
migliori idee». Un modello di sviluppo «divenuto la regola nel mondo
anglosassone e basato sulla competizione nella ricerca». Potocnik ha
sottolineato la quota di 1,84% di media europea negli investimenti in
innovazione. E qui, la tirata d'orecchi:. «Il paradosso dell'Italia è quello di
un paese avanzato e industrializzato che investe una cifra compresa fra lo 0,9%
e l'1,14% del proprio Pil». «Dietro anche paesi emergenti come Brasile, Cina e Corea». Ha sottolineato ancora Potocnik. «In futuro
saremo sempre più interconnessi,sempre più transfronatlieri – ha concluso
ancora Potocnik - fra poco inizieremo a negoziare con la Russia e abbiamo già
aperto ai finanziamenti a favore dei ricercatori americani e cinesi sul
programma sanitario ». LA PROSPETTIVA Per l'economista sloveno la cooperazione
internazionale si traduce in un sistema multipolare
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-05 - pag: 44 autore: Società minerarie.
Con 19,5 miliardi di dollari sarebbe stato un affare record Sfuma il ricco
accordo tra Chinalco e Rio Tinto Aumento di capitale vicino per il gruppo
minerario Roberto Capezzuoli L'accordo da 19,5 miliardi di dollari tra
l'indebitato gruppo minerario anglo-australiano Rio Tinto e la holding cinese
dell'alluminio Chinalco pare ormai naufragato. La più grande acquisizione
all'estero di una società cinese si è sfaldata di fronte ai timori di Canberra
per l'invadenza del potente vicino e soprattutto di fronte all'opposizione
degli altri azionisti Rio Tinto, ai quali l'accordo avrebbe diluito la quota
nel gruppo minerario. Gli sviluppi della vicenda, fino alla tarda serata, sono
stati raccolti da persone "informate dei fatti", che hanno tracciato
all'Australian Financial Review, al Financial Times e all'agenzia Bloomberg un
quadro univoco: i vertici di Rio stanno pensando di vendere azioni per
raccogliere fino a 15 miliardi di $ e non escludono la possibilità di cedere ai
" cugini" di Bhp Billiton una quota delle ricche miniere australiane
di ferro. «Stiamo seguendo una serie di opzioni – si legge nel comunicato di
Rio Tinto – alcune delle quali in stadio avanzato, allo scopo di massimizzare
il valore per gli azionisti». In Borsa Rio Tinto vale poco meno di 70 miliardi
di dollari, ma ieri il mercato ha dato credito all'imminente annuncio di un
aumento di capitale e il titolo a Londra ha accusato una flessione del 6,6%, a
27,21 sterline. Rio nel 2007 si era indebitata per 38,9 miliardi di $ per
l'acquisizione della canadese Alcan e successivamente si era opposta al
tentativo di takeover che la avrebbe consegnata a Bhp. Il ritiro, in novembre,
dell'offerta di quest'ultima aveva lasciato Rio nella critica situazione di
dover recuperare fondi per la tranche di 8,9 mld $ da restituire in ottobre. La
proposta Chinalco soddisfaceva i requisiti: dalla Cina sarebbero giunti 12,3 miliardi in
cambio di importanti quote nelle più ricche miniere di ferro, rame e alluminio
di Rio Tinto; in più, 7,2 mld $ sarebbero stati versati per obbligazioni
convertibili con le quali Chinalco, esercitandole, avrebbe visto salire la
propria quota in Rio Tinto al 18%,dall'attuale 9%. Il nuovo presidente
di Rio, Jan du Plessis, non ha però convinto gli altri azionisti, mentre il ceo
Tom Albanese non ha raggiunto un'accettabile modifica del patto con i cinesi,
patto su cui grava anche l'imminente parere del Foreign Investment Review Board
australiano, atteso per il 14 giugno. Chinalco avrebbe forse corretto la cifra,
visti i recuperi dei metalli e il rialzo di Rio in Borsa. Evidentemente però
l'accordo non si è trovato e Chinalco reclamerà solo i 195 milioni di dollari
fissati a suo tempo come penale in caso di rottura dell'accordo. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-06-05 - pag: 29 autore: BREVI DA MODA E
DESIGN FERRAGAMO PIù FORTE IN CINA Cresce la presenza in Cina di Salvatore Ferragamo. Il gruppo
fiorentino ha infatti aperto, negli ultimi quattro mesi, cinque nuovi punti
vendita a Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan, che si aggiungono agli altri
33 già esistenti. I nuovi negozi sono distribuiti tra il nordest e il sud del
paese e sono tutti allestiti secondo il nuovo concept di Ferragamo, con
la presenza di geometrie lineari, giochi di luce, superfici fluttuanti e forme
aeree. Il primo, ad Harbin, è stato inaugurato in gennaio, l'ultimo,a Wuhan,in
maggio. I NUOVI CLUB SEA DI POLTRONA FRAU Poltrona Frau e Sea, la società di
gestione degli aeroporti milanesi, hanno dato il via a una partnership: le sale
del Club Sea di Malpensa e Linate verranno completamente rinnovate secondo uno
stile tipicamente italiano. Il primo restyling, della sala Monteverdi di
Malpensa (che riapre oggi), presenta arredi forniti da Poltrona Frau,
Cappellini e Nemo, tutti marchi del gruppo controllato dal fondo Charme, che fa
capo alla famiglia Montezemolo. PRIMO MONOMARCA PER LUCA RODA Luca Roda, 43
anni, ha aperto la sua prima boutique monomarca a Forte dei Marmi. La sua
collezione, partita con le cravatte che lo hanno reso famoso, oggi comprende
anche pashmine, abiti, giubbini e camicie. Oltre a costumi da bagno
coloratissimi. Prossime aperture previste a Milano, Deauville e St.Moritz.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 2 autore: La crisi passerà,
attenti alle scorciatoie L'analogia con il '29 non può essere usata per
sostenere che esistono soluzioni semplici di Harold James O gni volta che si
parla di crisi economica, le analogie con la Grande Depressione sono sempre in
agguato. Nel suo ultimo World economic outlook, l'Fmi esamina questa analogia
in modo esplicito, in termini non soltanto di tracollo della fiducia
finanziaria, ma anche di rapido declino degli scambi globali e dell'attività
industriale. In generale, la storia sembra più utile della teoria economica per
interpretare eventi straordinariamente sorprendenti e di per sé imprevedibili.
Quasi immancabilmente, ogni volta che si ricorre all'analogia con la Grande
Depressione, come anno di riferimento si prende il 1929. Ma nella Grande
Depressione si manifestarono due patologie diversissime, e ognuna delle due
implicava diagnosi - e cure - diverse. La prima e più famosa di queste due
patologie fu il crack azionario dell'ottobre 1929 negli Stati Uniti. Nessun
altro paese conobbe un panico borsistico di simili proporzioni, in buona parte
perché nessun paese aveva vissuto quell'euforica corsa al rialzo dei prezzi
delle azioni che aveva indotto tantissimi americani, delle estrazioni più
varie, a lanciarsi nella speculazione finanziaria. La seconda patologia fu
l'evento decisivo che trasformò una brutta recessione nella Grande Depressione.
Una serie di crisi di panico del settore bancario nell'estate del 1931 si
propagò dall'Europa Centrale, diffondendo il contagio finanziario prima alla
Gran Bretagna, poi agli Stati Uniti e alla Francia, e infine a tutto il mondo.
Il panico del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 5 autore: Non solo stanze,
obiettivo riqualificazione Parola agli architetti: soluzioni flessibili per la
famiglia che cambia, abitazione come motore ambientale Paola Pierotti Giorgio
Santilli ROMA Il piano casa libera la fantasia degli architetti. Non mancano le
perplessità sull'efficacia di una norma che distribuisce «indifferentemente»
nuova cubatura nella città consolidata e nelle periferie, ma sono numerosi gli
architetti che vedono gli ampliamenti del 20% e la demolizionericostruzione con
premio di cubatura del 3035% come un'opportunità per il risveglio della città
contemporanea. A scala internazionale numerosi i progettisimbolo che pescano
nelle stesse tipologie: dagli olandesi Mvrdv studio cult in Europa con il
complesso WoZoCo di Amsterdam ai piccoli ampliamenti delle case dell'atelier
giapponese Bow Wow. O ancora la "casa zaino" ideata dall'artista bavarese
Stefan Eberstadt: la Rucksack House è una scultura appesa alla facciata di un
edificio e ancorata al tetto con tiranti in acciaio, un'aggiunta di nove metri
quadrati che si vede agganciata in diversi edifici della Germania. In Italia
non mancano le tracce di contemporaneità legate al tema. A Torino lo studio Uda
ha realizzato il sopralzo di un edificio storico, Palazzo Gioberti. A Milano lo
studio Albori ha ampliato e recuperato i sottotetti di un edificio liberty e ha
costruito un nuovo piano in due edifici di case popolari comunali a Milano e a
Cinisello Balsamo. Mario Cucinella, sempre a Milano,per conto dell'Aler sta
riconvertendo quattro torri di social housing migliorando le prestazioni dal
punto di vista energetico e sopraelevandole con nuove case per studenti.
«L'azienda milanese – racconta l'architetto bolognese – ci ha chiesto di
lavorare sull'involucro dell'edificio di edilizia residenziale pubblica, oggi
occupato da un centinaio di famiglie, e di aggiungervi due piani con alloggi
per studenti che contiamo di realizzare con strutture leggere». Non un semplice
maquillage, ma un'operazione che aumenterà la capacità d'affitto e rigenererà
il tessuto sociale delle case popolari senza spostare chi ci abita. Le
volumetrie non sono quelle previste dalla legge regionale lombarda, appena
varata in giunta, che prevede limiti di mille metri cubi per i condomini e un
ampliamento massimo di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 5 autore: Mario Cucinella
Architects «Occasione da non perdere per l'efficienza energetica» S ì al piano
casa se vuole dire reale efficienza energetica. «Nella casa unifamiliare – dice
Mario Cucinella – si può realizzare un garage ma soprattutto si possono
costruire elementi che aumentano le prestazioni bioclimatiche. L'aumento della
cubatura deve apportare anche un vantaggio dal punto di vista ambientale: dare
valore aggiunto all'economia energetica dell'immobile esistente». Cucinella
considera anche l'ipotesi di un ampliamento della copertura costruendo
mansarde, ma valuta l'ipotesi di aumentare la densità costruendo piccoli
elementi affiancati all'esistente. Per l'architetto bolognese la sfida è
interessante non solo per le unità monofamiliari ma anche per le palazzine e i
condomini dove la trasformazione delle sagome di prospetti e coperture deve
essere motore di nuova energia. Cucinella è stato incaricato dall'Aler di
Milano di rigenerare quattro torri nella zona di Famagosta. Il suo progetto
nonè un'opera di restyling delle strutture esistenti ma un intervento che
migliora la prestazione energetica complessiva e aumenta la capacità economica.
La committenza ha richiesto di innestare in queste torri una quota di alloggi
in affitto per studenti agli alloggi sociali. «Non servono freni ideologici: il
panorama edilizio è così di scarsa qualità che forse il piano casa potrebbe
portare dei benefici. Resta il dubbio – aggiunge Cucinella – su chi potrà
governare questo processo». Mario Cucinella (1960)è l'architetto italiano che
più lega il suo nome al marchio della sostenibilità.è lui l'autore del concept
per una casa da 100mila euro per 100 mq di superficie, sostenibile per l'idea
progettuale prima che per la dotazione impiantistica. Le prime abitazioni su
questo modello sono in costruzione a Settimo Torinese; altre saranno costruite
nel milanese. Ha costruito in Cina, prima il Siieb e quest'anno ha inaugurato il Ningbo (The Centre
for Sustainable Energy Technologies) che alcuni mesi fa a Cannes in occasione
del Mipim ha vinto il premio "2009 MIPIM Green Building Award". Sono
in cantiere alcuni edifici per ufficia Milano e tra i suoi ultimi progetti, in
partnership con Favero & Milan Ingegneria,c'è anche il nuovo
ministero dell'Ambiente e del Turismo a Podgorica in Montenegro. www.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: EUROPEE data: 2009-06-05 - pag: 14 autore: ANALISI Arriva l'ondata di
euroscetticismo di Adriana Cerretelli D a anni l'assenteismo è il tarlo delle
democrazie occidentali adulte. Nell'era della comunicazione istantanea poi, con
i governi che ormai non si muovono senza un sondaggio di opinione in tasca, il
voto nell'urna non è un optional però assomiglia sempre più a un rito dovuto ma
in qualche modo collaterale. Se questo è vero per le elezioni nazionali,
figuriamoci per le europee. Con qualche paradosso in più. Tre per la
precisione. Da quando nel '
( da "AprileOnline.info" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Napoli Teatro
Festival Italia: al via la seconda edizione Renzo Francabandera, 05 giugno
2009, 17:20 Teatro Partito il 4 giugno l'evento che occuperà Napoli fino a fine
mese: un confronto diretto tra Napoli e l'Europa. Due gli spettacoli nella
serata inaugurale: Pièce noire di Enzo Moscato, al Teatro Mercadante e
L'Européenne di David Lescot, al Teatro di San Carlo con la Compagnia Teatrale
Europea. La macchina artistica, guidata da Renato Quaglia, costruisce il suo
respiro E due. Se il 2008 era stato un anno di avvio e di prova, quest'anno
l'organizzazione è partita subito in modo perfetto. Vuoi perché l'anno scorso
il Festival inaugurò sotto il diluvio, mentre quest'anno c'è un piacevole sole,
vuoi perché la macchina gestionale, forte anche dell'esperienza e delle
difficoltà esperite l'anno passato, ha curato tutto nei minimi dettagli.
Accrediti, biglietterie, un centro dedicato e una sede, quella del PAN di
Napoli in via dei Mille, trasformata in anima pulsante di un evento che il
territorio individua, riconosce, accoglie e contribuisce a creare. Un'edizione
dedicata alla complessità della comunicazione e dell'interazione fra i
linguaggi. Tutto esaurito il 4 giugno per le due prime, Pièce noire di Moscato,
premio Riccione per il Teatro 1985, tornato in scena a circa 30 anni dalla
prima rappresentazione che ha debuttato a Napoli per la prima volta con la
regia dello stesso Moscato, e L'Européenne, di David Lescot, che ha curato
anche la regia del testo con il quale ha vinto il Gran Prix de Littérature
Dramatique 2008 del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese. Si
parte alle 20. Al Mercadante un pienone. Lo spettacolo, prodotto dal Napoli
Teatro Festival Italia e dal Mercadante Teatro Stabile di Napoli, in
coproduzione con Compagnia Teatrale Enzo Moscato ed in collaborazione con
Benevento Città dello Spettacolo, è, nell'intento della regia, una metafora di
Napoli noir con protagonista una signora ex prostituta che cerca il proprio
riscatto costruendo un ideale di bellezza incarnato in angeli asessuati. A
cinque mesi da Le Pulle, di Emma Dante, lo stesso palcoscenico torna a vestirsi
di drappo rosso, di storie di puttane e travestiti, ma questa volta il drappo è
sporco, consumato, puzza di degrado e di una vita giunta all'epilogo. Desolato
abbandono della vicenda umana. La drammaturgia è di quel periodo in cui
Ruccello raccontava fra sogni e realtà, una città e un'umanità in cerca di se
stessa. Nel 1983 Notturno di donna con ospiti aveva suggestionato fortemente
l'immaginario teatrale. Pièce Noire è dello stesso anno (1985) di Ferdinando di
Ruccello. E Moscato, che ha di recente vinto il premio intitolato al
grandissimo drammaturgo scomparso giovanissimo, nella messa in scena pare
ricordare alcuni elementi dell'immaginario ruccelliano. Protagonista è Lucia
Poli. Manca però uno sguardo moderno sul testo. La scena e l'impianto
recitativo prescelto suonano un po' d'antan, lasciando alla sola musica un
rapporto con l'attualità scenica. Uno sguardo che forse va un po' troppo
indietro. Assai fresco, collettivo ed energico quanto David Lescot, premio
Molière de la révélation thétrale
( da "Finanza e Mercati" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Gnl, Sua Maestà
gioca la carta Qatar da Finanza&Mercati del 06-06-2009 Nuove scorte di gas
naturale liquefatto come risorsa energetica ed economica per contrastare lo strapotere
russo nelle esportazioni verso l'Europa. Arriva dal Qatar la nuova diretta
concorrenza per Mosca, finora il maggior fornitore di gnl nel Vecchio
Continente. La scorsa settimana, di fronte alla regina Elisabetta II e alla
famiglia reale del Qatar, è stata infatti inaugurata la nuova stazione che
riceverà le riserve di gas che dal paese degli Emirati Arabi verranno
trasportate in Gran Bretagna, presso il porto di Milford Haven, nel terminal di
South Hook. Dai depositi del golfo Persico, le navi porteranno gnl a una
temperatura di -160 gradi fino al Galles. Da lì, il gas prenderà la strada del
Regno Unito ma anche del resto d'Europa. Il progetto rientra nel piano Qatargas
2 che ha visto in Gran Bretagna la collaborazione di Exxon Mobil, Total e Qatar
Petroleum. Il primo obiettivo è di riuscire a riempire entro la fine dell'anno
i cinque enormi container disponibili per ora in Gran Bretagna. Le navi
partiranno dal Qatar ogni tre giorni, secondo un calendario reso noto in
occasione dell'inaugurazione del porto di Milford Haven e porteranno per ogni
viaggio un quantitativo di gnl capace di soddisfare il bisogno di gas della
Gran Bretagna per 24 ore. In un momento in cui si guarda con sempre minore
fiducia alle risorse del Mare del Nord, questa alternativa potrebbe diventare
una realtà interessante per il Regno Unito ma anche per gli altri paesi
europei. Per il regno arabo, d'altra parte, siamo solo l'inizio: entro il 2013,
infatti, il Qatar pensa di produrre gas equivalente a 5.5 milioni di barili di
petrolio. Si tratta dunque di una nuova grande ricchezza energetica, che verrà
esportata in Europa e probabilmente in Asia, dove paesi
come la Cina già mostrano
forte interesse. «Ci aspettano ancora grandi sfide dal punto di vista
energetico - ha detto all'inaugurazione del porto Rex Tillerson, di Exxon Mobil
Corporation - South Hook, come parte vitale del progetto Qatargas 2, è un
perfetto esempio di una strada da percorrere per ottenere risultati
interessanti. Grazie anche a Qatar Petroleum, con un mercato aperto e
politiche stabili, questo progetto è un esempio di collaborazione
internazionale e dimostra che interessanti innovazioni tecnologiche possono
fornire l'energia di cui si ha bisogno per la crescita economica e per il
miglioramento delle performance ambientali».
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Cronaca
La Biennale, la moda, la grande imprenditoria: la città lagunare sta vivendo
giorni di rutilante mondanità Feste, balli e tanto sfarzo accompagnano le
kermesse d´autore. Che fanno gola ai mercanti arabi e giapponesi Arte, glamour
e notti pazze torna a splendere l´oro di Venezia Alessandro Benetton festeggia
Tina Brown che festeggia l´apertura di una galleria Finiscono per conoscersi
tutti, da Philip Stark a Farah Diba, da Naomi Campbell a Pinault (SEGUE DALLA
PRIMA P
( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Ventesimo
anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro
nel pomeriggio del quattro giugno, sembrava quasi di rivivere quell'atmosfera
olimpica che l'anno scorso ha avvolto la città per mesi interi. Come allora
capannelli di volontari sostavano ai lati delle strade ad intervalli regolari,
per la maggior parte candidi vecchietti orgogliosi di sfoggiare al braccio una
fascia rossa con la scritta "volontari per l'ordine pubblico". La
leva che il Partito mobilita quando ha bisogno di occhi vigili ad ogni angolo
di strada. Nel caso in cui si fosse riusciti a superare lo schieramento di
ottuagenari e ad arrivare sulla piazza, ci si sarebbe trovati di fronte alla
nuova temibile arma messa a punto dalla polizia cinese: l'ombrello. Le
telecamere di più di una rete tv straniera hanno registrato le immagini di
poliziotti in borghese che, armati d'ombrello sotto il sole, camminavano di
fronte alle telecamere, cercando di bloccare ogni ripresa della piazza. Anche
le università hanno fatto i loro preparativi. Nei giorni scorsi i principali
atenei di Pechino hanno tenuto incontri per istruire i docenti e il personale
su come affrontare la ricorrenza. E le autorità hanno lanciato l'avvertimento:
«Il 4 giugno è vietato vestirsi di bianco». In Cina il bianco è il colore del lutto.
Infine, internet e la censura. Negli ultimi giorni diversi siti web stranieri
sono stati "armonizzati" (tra gli altri Twitter, Flickr e Hotmail,
che si sono aggiunti a YouTube, Blogger e Wordpress), molti portali cinesi
hanno scelto l'autocensura, appendendo per qualche giorno la targa «chiuso
per manutenzione». I siti dei grandi giornali internazionali, con le interviste
ai dissidenti e i loro filmati d'epoca sono rimasti accessibili. Ciliegina
sulla torta, a metà giornata Hotmail ha ripreso a funzionare normalmente. Nei
giorni scorsi qualche giornalista è stato fermato e portato alla polizia, le
voci dissidenti sono state prontamente allontanate dal centro delle grandi
città, le madri di Tiananmen hanno lanciato i loro appelli. È quel che succede
ogni anno, niente di nuovo. Solo che quest'anno era il ventesimo.
( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
DIVO PIÙ DIVA LA
STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia Bartoli: tanto
diversi da far innamorare i giovani LUCA DEL FRA È emblematico dei tempi che
l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini, sempre sorretti
da un progetto, all'attuale Festival Lang Lang, in definitiva uno show case per
questo pianista cinese dallo straordinario talento da prestidigitatore e di
certo molto pompato dall'industria discografica all'arrembaggio dei mercati
asiatici. Ma in questo ciclo l'appuntamento di giovedì scorso che ha visto Lang
accompagnare il mezzosoprano Cecilia Bartoli all'Auditorium di Roma si è
rivelato musicalmente interessante e molto divertente. Si tratta di due stelle
di prima grandezza della musica classica, che sono riuscite a sedurre anche un
pubblico di giovani, ma per tutto il resto diversissime. SIMBOLO POST TIANANMEN
Considerato in patria come un eroe nazionale, Lang è il
perfetto simbolo della Cina
post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i
giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel
suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente
simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli
hanno mai impedito di far nulla. Non a caso l'anno scorso è stato scelto
come artista simbolo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino.
Tra vestiti griffati, presentazione dei suoi cd su Second Life, uso
parossistico dell'immagine, lo straordinario talento tecnico di Lang passa
spesso in secondo piano, anche perché il suo rapporto con il repertorio
musicale occidentale non si basa su una coscienza culturale ancora solidissima.
Non sorprende dunque che ami il genere cross-over, tanto che prossimamente si
esibirà dal vivo assieme a Keith Jarrett. Con oltre sei milioni di cd venduti,
anche Cecilia Bartoli rientra tra i divi discografici, ma detesta il cross-over
e ha un rapporto creativo e fantasioso con la tradizione musicale. Una
conoscenza e consonanza che le permette di creare, intorno alle sue indubbie
doti di spinto virtuosismo, dei percorsi musicali per più versi seducenti. Già
la scelta di incentrare il concerto non sul solito rosario di arie di sicuro
successo, ma attorno alle non proprio consuete pagine vocali da salotto
dell'Ottocento poteva apparire rischiosa considerando che la sala grande
dell'Auditorium di Roma conteneva oltre 2000 persone. Tuttavia l'impaginato
incardinato sulla musica di Gioachino Rossini spaziava dalla romanza nostrana,
con brani anche di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, a quella parigina, con
pezzi vocali di George Bizet, Pauline Viardot, Maria Malibran e Manuel Garcia.
È un contesto in cui Lang, nel ruolo di accompagnatore, ha brillato nel cavare
dal pianoforte colori bellissimi per far da sfondo alla voce, risultando
talvolta un po' in difficoltà nella articolazione di certi ritmi popolari.
L'ENERGIA DI CECILIA Il percorso musicale dall'Italia alla Francia è compiuto
da Cecilia Bartoli senza intenti pedagogici, ma con l'aria di chi ancora si
diverte nelle avventure, oltre tutto funzionali allo sfoggio delle sue carte
migliori. Il virtuosismo trascendentale e la vena patetica del belcanto
italiano, il côté brillante delle pagine parigine: la tecnica adamantina, la
sicurezza dell'appoggio sul fiato, la nitidezza nelle agilità, le studiatissime
dinamiche sono qualità che conosciamo di questa cantante ma continuano a
sorprendere quando le si ascolta dal vivo. Ciò che stupisce di Bartoli è però
la capacità di dar peso al testo cantato anche nei frangenti di maggiore
difficoltà tecnica, il temperamento nel trasformare pagine salottiere in
piccoli lampi di teatro, l'intelligenza nello spandere una equilibrata ironia
su un mondo musicale non privo di leziosità. Così tra esplosioni di seducente
virtuosismo belcantistico appaiono voci da cartone animato, fantasiosi vibrati,
l'energia pura: bravissima. Il pubblico con folta presenza di giovani ha
accolto Bartoli e Lang con ovazioni e alla fine le ha anche cantato «Happy
birthday to you» visto che Cecilia compiva gli anni. Scene d'altri tempi.
( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
È emblematico dei
tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini, sempre
sorretti da un progetto, all'attuale Festival Lang Lang, in definitiva uno show
case per questo pianista cinese dallo straordinario talento da prestidigitatore
e di certo molto pompato dall'industria discografica all'arrembaggio dei
mercati asiatici. Ma in questo ciclo l'appuntamento di giovedì scorso che ha
visto Lang accompagnare il mezzosoprano Cecilia Bartoli all'Auditorium di Roma
si è rivelato musicalmente interessante e molto divertente. Si tratta di due
stelle di prima grandezza della musica classica, che sono riuscite a sedurre
anche un pubblico di giovani, ma per tutto il resto diversissime. SIMBOLO POST
TIANANMEN Considerato in patria come un eroe nazionale, Lang
è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato.
Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di
libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di
travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui
no, non gli hanno mai impedito di far nulla. Non a caso l'anno scorso è
stato scelto come artista simbolo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi
di Pechino. Tra vestiti griffati, presentazione dei suoi cd su Second Life, uso
parossistico dell'immagine, lo straordinario talento tecnico di Lang passa
spesso in secondo piano, anche perché il suo rapporto con il repertorio
musicale occidentale non si basa su una coscienza culturale ancora solidissima.
Non sorprende dunque che ami il genere cross-over, tanto che prossimamente si
esibirà dal vivo assieme a Keith Jarrett. Con oltre sei milioni di cd venduti,
anche Cecilia Bartoli rientra tra i divi discografici, ma detesta il cross-over
e ha un rapporto creativo e fantasioso con la tradizione musicale. Una
conoscenza e consonanza che le permette di creare, intorno alle sue indubbie
doti di spinto virtuosismo, dei percorsi musicali per più versi seducenti. Già
la scelta di incentrare il concerto non sul solito rosario di arie di sicuro
successo, ma attorno alle non proprio consuete pagine vocali da salotto
dell'Ottocento poteva apparire rischiosa considerando che la sala grande
dell'Auditorium di Roma conteneva oltre 2000 persone. Tuttavia l'impaginato
incardinato sulla musica di Gioachino Rossini spaziava dalla romanza nostrana,
con brani anche di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, a quella parigina, con
pezzi vocali di George Bizet, Pauline Viardot, Maria Malibran e Manuel Garcia.
È un contesto in cui Lang, nel ruolo di accompagnatore, ha brillato nel cavare
dal pianoforte colori bellissimi per far da sfondo alla voce, risultando
talvolta un po' in difficoltà nella articolazione di certi ritmi popolari.
L'ENERGIA DI CECILIA Il percorso musicale dall'Italia alla Francia è compiuto
da Cecilia Bartoli senza intenti pedagogici, ma con l'aria di chi ancora si
diverte nelle avventure, oltre tutto funzionali allo sfoggio delle sue carte
migliori. Il virtuosismo trascendentale e la vena patetica del belcanto
italiano, il côté brillante delle pagine parigine: la tecnica adamantina, la
sicurezza dell'appoggio sul fiato, la nitidezza nelle agilità, le studiatissime
dinamiche sono qualità che conosciamo di questa cantante ma continuano a
sorprendere quando le si ascolta dal vivo. Ciò che stupisce di Bartoli è però
la capacità di dar peso al testo cantato anche nei frangenti di maggiore
difficoltà tecnica, il temperamento nel trasformare pagine salottiere in piccoli
lampi di teatro, l'intelligenza nello spandere una equilibrata ironia su un
mondo musicale non privo di leziosità. Così tra esplosioni di seducente
virtuosismo belcantistico appaiono voci da cartone animato, fantasiosi vibrati,
l'energia pura: bravissima. Il pubblico con folta presenza di giovani ha
accolto Bartoli e Lang con ovazioni e alla fine le ha anche cantato «Happy
birthday to you» visto che Cecilia compiva gli anni. Scene d'altri tempi.
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Torino
La Fiom conquista Sirio Lavoro, a rischio altri 18 mila posti Solo 17 aziende
su cento prevedono assunzioni nel 2009 Il rapporto di Unioncamere potrebbe
essere addirittura ottimistico secondo la Regione. Scudiere, Cgil: non vediamo
uscita STEFANO PAROLA La crisi economica brucerà più di 18 mila posti di lavoro
in Piemonte. E a farne le spese saranno in particolare i lavoratori flessibili,
quelli con contratti a tempo determinato, a progetto o interinali: arriveranno
a scadenza e non verranno più rinnovati. Previsioni tutt´altro che
rassicuranti, elaborate da Unioncamere Piemonte attraverso il sistema Excelsior,
che parlano anche di appena 17 aziende su cento che prevedono di effettuare
assunzioni nel corso del
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Napoli
Il regista Al Reale Albergo dei Poveri la prima di "Le città
visibili" Chay Yew, storie comuni tra Napoli e Singapore L´allestimento
vede insieme attori italiani e orientali diretti da Giorgio Barberio Corsetti:
è un po´ come il viaggio di Marco Polo «Mi è stato chiesto di creare un
progetto ponte, uno spettacolo che potesse unire due città lontane tra di loro
e due culture differenti per storia e tradizioni, una specie di matrimonio
combinato, in apparenza complicato da far riuscire» dice Chay Yew, scrittore
nato nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 3 autore: Agenda Ue. Le
priorità delle impese «Politici italiani, datevi da fare» Nicoletta Picchio
ROMA. Europeisti convinti. Pronti a fare il proprio dovere di elettori. Ma che
vorrebbero un'Europa diversa, più forte nel mondo e attenta anche ai problemi
del made in Italy, meno burocratica. E soprattutto vorrebbero più impegnati i
politici italiani, finora assenteisti, distratti e poco competenti. è un
giudizio severo quello che arriva dall'imprenditoria italiana. Ed emerge la
delusione per una campagna elettorale giocata sulle polemiche e non sui grandi
temi da affrontare nella prossima legislatura europea. «Serve un'Europa forte e
competente», sintetizza Alberto Bertone, amministratore delegato di Acqua
Sant'Anna, azienda leader nelle acque minerali, 170 milioni di fatturato, in
provincia di Cuneo. Nei suoi progetti imminenti c'è l'ingresso in Germania e
Francia, con una propria rete di distribuzione. Nonostante le direttive Ue,
denuncia Bertone, nei due Paesi ci sono state applicazioni diverse. «è un
problema, che si ripete spesso: il diverso recepimento delle regole», dice
Bertone, che chiede all'Europa più coordinamento. «Non si favorisce la libera
circolazione delle merci: studiare le diverse leggi è un costo enorme».
Difficile ottenere risultati se nel Parlamento europeo i nostri politici sono
spesso assenti o disinteressati. «Il risultato è che gli altri Paesi sono
tenaci nell'usufruire dei benefici,a partire dai finanziamenti, e molto più
determinati nell'arginare i vincoli imposti dalla Ue», dice Sergio Sassi,
amministratore delegato della Emilceramica, circa 200 milioni di fatturato,
azienda presente in tutto il mondo. Pensa alla Spagna e al distretto delle
piastrelle: «Se ci fossero da noi quelle condizioni, avremmo già avuto mille
ispezioni». Vincoli opportuni, ma che devono essere rispettati da tutti, nella
Ue. E poi, c'è la difesa del made in Italy: «Sono per il libero mercato e la
globalizzazione, ma trovo ingiusto che i miei prodotti in Cina debbano pagare dazi fino al 29% e i
prodotti cinesi da noi paghino il 4 per cento». Serve una politica più
determinata dell'Europa nei confronti della concorrenza di altri Paesi
emergenti, nel rispetto delle regole del mercato. E una maggiora tutela del
made in Italy. Lo sa bene Toni Scervino, numero uno dell'azienda di moda
fiorentina, che produce con il marchio Ermanno Scervino. «L'Italia è il Paese
europeo dove è rimasta una maggiore presenza del manifatturiero. Il made in
Italy è un punto di forza del nostro Paese », dice Scervino. La questione,
posta dall'Italia in primo luogo, dell'etichettatura a tutela dei nostri
prodotti è ancora aperta. «Serve un maggiore impegno dei nostri politici, chi
va in Europa deve essere consapevole di ricoprire un ruolo importante ». E
peccato che nella campagna elettorale non si sia parlato di cosa può fare di
più la Ue contro la crisi: «Ci sono tante piccole aziende- continua Scervino -
che stanno decidendo se chiudere con il 31 luglio o se tirare fino a fine
dicembre. Si perde tradizione e artigianalità, che non sarà possibile
ricostruire». Ma tra i problemi dell'Europa c'è anche quello istituzionale,
come sottolinea Katia Da Ros, imprenditrice veneta che con la Irinox (150 dipendenti
e 30 milioni di fatturato) produce surgelatori e abbattitori di temperatura:
«Non è possibile che si continui con la regola dell'unanimità delle
decisioni.Occorre un'organizzazione più funzionale alla rapidità di decisione».
Peccato che queste elezioni abbiano poco coinvolto la gente: «L'Europa -
continua - è utile e necessaria, l'euro è stato un elemento positivo in questa
crisi. Ma l'Europa viene percepita più come vincolo che come opportunità. E mi
dispiace che i politici abbiano dimostrato di considerare Bruxelles come un
posto di ripiego». REGOLE UGUALI PER TUTTI Dalle etichette alimentari alle
ispezioni fiscali, le modalità di applicazione nazionale delle direttive Ue
sfavorisce il made in Italy
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-06-06 - pag: 18 autore: La legge della
rete Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete
internet. Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza e tra gli
altri provvedimenti scellerati, con un emendamento del senatore Gianpiero
D'Alia (Udc),è stato introdotto l'articolo 50-bis, “Repressione di attività di
apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“.Anche se il
senatore D'Alia non fa parte della maggioranza, questo la dice lunga sulla
trasversalità del disegno liberticida della “Casta”.In pratica se un qualunque
cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge
che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può
obbligare i providera oscurare un sito ovunque si trovi,anche se all'estero.
Paolo Tranchina e-mail C ontinuo a non comprendere cosa c'entri Berlusconi con
un'iniziativa dell'opposizione.Comunque, mi pare di aver capito che la Camera
dovrebbe fare giustizia dell'emendamento che addossa ai provider compiti e
responsabilità che non sono loro propri. Tranquillizzati su questo
punto,mettiamoci d'accordo:i reati ( compreso diffamazione e istigazione)
restano tali dovunque siano commessi. Internet e la blogosfera non possono
essere considerati terra di nessuno, al di fuori della legge: altrimenti,
diventerebbero strumento esclusivo di finanzieri d'assalto, mafiosi, camorristi
e terroristi. Naturalmente, ove reati ci siano, è giusto che se ne occupino la
magistratura e le forze dell'ordine, e non i provider. Infine: perché nessuno
si mobilita contro i casi (non ci sono solo la Cina e
la Birmania) nei quali internet è veramente repressa, filtrata e censurata e
gli internauti sbattutiingalera sulserio? • Il pensiero di Ciampi Trovo
eccellente l'iniziativa del Sole 24 Ore di dare spazio alle autorevoli voci di
economisti, e di altri eminenti uomini di cultura, al fine di penetrare le
difficili tematiche connesse alle cause della crisi. Dell'intervento dell'ex
presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi mi ha folgorato per
pertinenza, efficacia e finezza di osservazione, quanto ha riportato del
pensiero di Guido Carli e quanto vi ha aggiunto del suo. Ciampi, con estrema
umiltà, confessa di non avere ricette da consigliare. Infatti più
esplicitamente sembrerebbe confidare solo sul filo dell'Europa per uscire dal
labirinto. Fernando Santantonio Obama, che esempio Parole di Obama
all'Università del Cairo: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto
a te». America, paese più potente del mondo. Sul piano morale. Luciano Dissegna
Romano d'Ezzelino (Vi) Lezioni sul Pil e-mail Secondo molti economisti, una
della lezioni della crisi è chei risparmiatori devono impararea difendersi da
soli e pertanto occorre elevare la cultura finanziaria del paese. L'educazione
dovrebbe cominciare dalla tv, dove quotidianamente i mezzibusti ci "spiegano"
che il Pil è "la ricchezza prodotta" mentre invece si tratta di
grandezze diverse, numericamentee concettualmente. Se si pensa che per i non
addetti ai lavori il "flusso di beni e servizi" sia un concetto
astruso, si potrebbe chiarire che il Pil è uguale, o corrisponde, al reddito
complessivo, fornendo così un'informazione correttae comprensibile. Giorgio
Vergili Il dovere di votare Andare a votare non è solo un dovere ma l'occasione
di partecipare a una realtà allargata che almeno nella sommatoria degli effetti
dovrebbe preparare un orizzonte diverso per il Paese. L'influenza dell'Europa
si fa sempre più sentire: oltre i nostri confini molti problemi che
attanagliano la nostra realtà vengono superati, e almeno da questo punto di
vista la globalizzazione può coadiuvare la crescita delle nazioni. Bruno Russo
Napoli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-06 - pag: 22 autore: INTERVISTA
Claudio Bordignon Direttore scientifico San Raffaele «La scienza modello per
Milano» Biotech e Pmi nuove eccellenze ma serve una migliore qualità della vita
Serena Uccello MILANO I milanesi? Promossi. Anche con la lode. Se però la
valutazione si allarga alla politica, alla società, alla città, il giudizio su
Milano viene sospeso. Anzi rinviato a un ipotetico esame di riparazione.
Claudio Bordignon oggi, dopo una carriera internazionale, è il direttore
scientifico del San Raffaele e soprattutto il fondatore della Molmed, una
compagnia biotecnologica privata nata da una costola dell'università.
Un'esperienza di eccellenza che Bordignon amplia all'intera ricerca biomedicale
milanese. Certo l'altalena della Malpensa e il litigioso percorso dell'Expo
sono indicativi di una macchina che ha progressivamente rallentato la corsa,
tuttavia «Milano mantiene una spinta al "fare", a
"realizzare" importante e non solo nella sanità privata ». Bordignon,
lei vive a Milano ma è stato a lungo all'estero. Il suo lavoro le permette
inoltre di avere termini di confronto internazionali. Che Milano vede lei oggi?
è davvero una città "romanizzata"? Se analizziamo il quadro della
ricerca e dell'industria farmaceutica, le contraddizioni sono indubbie. Da un
lato c'è sicuramente la disaffezione delle multinazionali, dall'altro però
registriamo la grande vitalità delle piccole e medie imprese che si occupano di
biotecnologie. In questi anni ne sono nate moltissime, così come sono
moltissime quelle che si sono trasferite all'estero. Un aspetto per me
positivo. Certo, si potrebbe sempre obiettare la necessità di un maggior
sostegno da parte della mano pubblica; tuttavia ci sono state circostanze, come
ad esempio nel caso del polo di Nerviano, in cui la sinergia tra pubblico e
privato, la cosiddetta capacità di fare sistema, ha funzionato salvando una
realtà che sarebbe stato drammatico perdere. Se poi guardiamo ai numeri, la
conferma della qualità è nei fatti. Le classifiche internazionali ci vedono in
una posizione di vertice. In un'ideale scala infatti da uno a dieci, il nostro
voto è un otto, là dove il dieci va agli Stati Uniti e il nove ai paesi del
Nord Europa.Un buon voto,dunque, in senso assoluto. Un buonissimo voto se si fa
un rapporto tra qualità e costi.Noi nel biotech siamo quello che in altri
settori sono India e Cina:
produciamo moltissimo e con un'altissima qualità a costi- ad esempio gli
stipendi dei nostri ricercatori- bassissimi. Perché allora la nostra capacità
attrattiva non decolla? Forse perché non riusciamo a garantire tranquillità sul
piano legislativo e fiscale: qualunque aziende decida di investire vuole un
quadro di riferimento delle regole non solo chiaro ma anche stabile.
Aggiungo un'altra considerazione: io faccio parte per l'Italia, insieme con il
professore Salvatore Settis, del consiglio scientifico d'Europa che nasce
nell'ambito del VII programma Quadro e che ha una dote di 7,5 miliardi di euro.
è considerato unanimamente la struttura di finanziamento europea più
qualitativa. Nello schema dei finanziamenti dedicato ai ricercatori più
affermati (Advanced Grants) poco meno della metà dei ricercatori finanziati
proviene dall'area di Milano. Di contro, per quanto concerne gli Starting
Grants (finanziamenti riservati ai ricercatori più giovani), i soggetti
finanziati dell'area di Milano sono statisoltanto 4 su 25 tra i ricercatori
italiani. Questi numeri suggerirebbero quindi che Milano ha una forte
leadership per quanto riguarda i ricercatori più affermati ma sta perdendo
terreno rispetto ai ricercatori più giovani Lei chiama implicitamente in causa
la politica. Ma tornando a Milano, condivide la critica di chi sottolinea
un'assenza di visione e l'attenzione invece a interessi espressione più di
singoli gruppi che dell'intera comunità? Considero questa critica centrata. La
politica conferma una forte difficoltà a restare focalizzata sui problemi
concreti e resta vittima dei suoi stessi tempi: troppo brevi rispetto a quelli
necessari per realizzare opere di ampio respiro. C'è poi da dire - ma questa è
più una sensazione che un'analisi-che la contrapposizionenetta tra due
schieramenti politici, tra destra e sinistra, ha alzato il livello della
conflittualità complicando di fatto così i processi decisionali. Il premier ha
parlato di Milano come di una città africana. Senza far riferimento alle
dinamiche migratorie, nel giudizio c'è un riferimento a un impoverimento della
qualità della vita con il quale questa città deve fare i conti,un'autoanalisi è
urgente. © RIPRODUZIONE RISERVATA «La nostra capacità attrattiva non riesce a
decollare per motivi legislativi e fiscali» Biotecnologie. Claudio Bordignon e
la ricercatrice Chiara Bonini
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-06 - pag: 33 autore: Berlino: porte
aperte anche ad altri Gm: con Magna intesa entro luglio Beda Romano
FRANCOFORTE. Dal corrispondente è una partita complessa, politica e
finanziaria, quella che Magna sta tentando con l'acquisizione di Opel, filiale
di General Motors. L'obiettivo è quello di raggiungere entro luglio un accordo
definitivo, sulla base dell'intesa preliminare firmata la settimana scorsa dopo
due lunghe notti di trattative. Ma per loro stessa ammissione le trattative non
sono facili. In una nota pubblicata sul blog di Opel, il presidente della
General Motors Europe, Carl-Peter Forster ha ribadito che l'obiettivo delle due
aziende è di chiudere la partita nelle prossime settimane. Forster ha inoltre
confermato l'impegno delle parti nei negoziati in corso, ma ha sottolineato
come «molto rimanga da fare e molto potrebbe succedere da qui ad allora».
L'intesa, lo ricordiamo, prevede che Opel venga suddivisa tra Magna (20%), la
banca russa Sberbank (35%), General Motors (35%) e i dipendenti ( 10%), che
proprio ierihanno creato una società apposita. Quali sono i punti più controversi?
Naturalmente gli esuberi. Secondo la «Frankfurter Rundschau» il piano di Magna
è di tagliare 11.600 posti di lavoro in tutta Europa. La società
austro-canadese dovrà tenere conto delle esigenze tedesche, ma anche inglesi e
belghe, dove si trovano impianti a rischio. Un altro aspetto chiave è quello
relativo all'l'onere pensionistico, valutato in 4,5 miliardi di euro. Non è
ancora chiaro chi si sobbarcherà questo obbligo. Per non parlare del problema
dei brevetti. Il quotidiano «Handelsblatt» spiegava ieri che General Motors
vuole imporre a Magna il pagamento di una commissione sul loro uso, in tutto
6,5 miliardi di euro da qui al 2018. Rimane infine da capire su quali mercati
la nuova Opel potrà operare: la Cina sì, gli Stati Uniti apparentemente no. è in questo contesto che
il governo tedesco ha deciso di lasciare la porta aperta a eventuali nuovi
acquirenti. Che cosa c'è dietro a questa scelta: la paura che i negoziati
MagnaOpel falliscano? O anche il tentativo di calmare le acque nella grande
coalizione viste le reazioni negative provocate dall'accordo in seno
alla Cdu? Molti avrebbero preferito un fallimento pilotato piuttosto che il
salvataggio, attraverso denaro pubblico, di un'azienda in evidente difficoltà.
Nel mantenere la situazione fluida, il cancelliere Angela Merkel tenta forse di
prendere le distanze dalla sua scelta e di ridare speranze ai suoi critici. Per
ora, la partita è in mano alle due società. è difficile immaginare che per sua
iniziativa il governo tedesco voglia e possa sabotare attivamente l'operazione,
con i rischi che questo comporterebbe nelle relazioni russe-tedesche. General
Motors intanto si prepara a chiudere il 2009 con perdite per 17,5 miliardi di
dollari. Lo ha scritto il «Detroit Free Press» citando le prime stime
presentate dal gruppo nel quadro della procedura fallimentare. La casa
automobilisticaprevede di tornare all'utile non prima del 2011 quando il valore
del gruppo raggiungerà i 48 miliardi di dollari. L'utile pre-tasse dovrebbe
arrivare a 3 miliardi nel 2011 per poi salire a 7,8 miliardi nel 2014. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA LE CONDIZIONI Gli austro-canadesi dovranno pagare 6,5
miliardi di dollari per i brevetti Previsti 11.600 tagli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 7 autore: La battuta di
Andreotti. A bordo nel 1986 i figli del leader Psi, Carlo e Marina Ripa di
Meana e alcuni giornalisti «Vado in Cina con Craxi e i
suoi cari» Guido Compagna ROMA F u soprattutto una «bonaria» battuta di Giulio
Andreotti (l'aggettivo è di Massimo Pini, ma Bettino Craxi la giudicò «ironia
usata a sproposito») ad accendere i riflettori e le
polemiche sul viaggio di amicizia in Cina di Bettino Craxi, accompagnato da una folta delegazione
italiana. Andreotti disse: «Vado in Cina con Craxi e i suoi cari...». Riferendosi a quanto affollato
fosse l'aereo. Si era nel 1986, nella prima Repubblica, Tangentopoli non era
ancora alle porte, Craxi era presidente del Consiglio e Andreotti il suo
ministro degli Esteri. In questi giorni di polemiche e inchieste sui
voli di Stato, utilizzati talvolta per dare un passaggio a cantanti, assistenti
di cantanti, ballerine e belle ragazze, qualcuno ha evocato quel viaggio.
Associando ad esso un'altra battuta, questa sì più che caustica, di Rino
Formica a proposito di «nani e ballerine». Riferimento che però nulla aveva a
che fare con quel viaggio in Cina avvenuto su invito
del governo di Pechino, ma che si associava a un giudizio sull'inutilità politica
della pletorica assemblea nazionale del Psi (con mille e passa persone e
numerosi uomini e donne di spettacolo) che aveva preso il posto del vecchio
Comitato centrale. Ciò non toglie che il viaggio di Craxi in Cina
fu oggetto di più di una critica. Soprattutto da parte di esponenti del Pci. E
le polemiche furono più volte richiamate nel corso delle polemiche su
Tangentopoli e dintorni. Lo stesso leader socialista, nell'agosto del '98, vale
a dire dopo 12 anni, ricordò l'evento per rispondere a un articolo del Corriere
della sera nel quale si leggeva che, in quell'occasione, «Bettino Craxi convocò
decine e decine tra familiari, famigli e amici». «Come io ricordo – era la
replica del leader socialista scomparso – i familiari che mi accompagnarono
furono mia moglie, i miei figli Stefania e Vittorio con la sua fidanzata.
Quanto agli amici fu allora sollevato un grande scandalo perché mi
accompagnarono Carlo Ripa di Meana e sua moglie Marina, dimenticando che si
trattava sì di un mio amico, ma anche e in primo luogo del ministro italiano
per l'Ecologia della Comunità europea». Insomma: su quell'aereo c'erano Carlo e
Marina Ripa di Meana, i familiari stretti di Craxi e, per quel che ricordo,
alcuni giornalisti e giornaliste in particolare di settimanali e periodici (
Epoca, Europeo, ma anche la rivista fondata da Filippo Turati Critica sociale).
Ma non c'erano artisti e cantanti con assistenti e tanto meno si distinguevano
«nani e ballerine». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2009-06-06 - pag: 41 autore: Borse. Cresce
il numero degli investitori convinti che i listini stiano scontando scenari
eccessivamente ottimistici e pertanto siano saliti un po' troppo da marzo Wall
Street corre più dell'economia reale Una liquidità elevata spinge gli operatori
a comprare azioni e commodity e a vendere i titoli di Stato di Walter Riolfi N
on si tratta più, ormai, di essere ottimisti o pessimisti sull'economia e la
Borsa. Perché, a meno che non si voglia ideologizzare le tendenze dell'animo
umano,occorre semplicemente recuperare un po' di sano realismo. O un briciolo
di raziocinio che suggerirebbe cautela sulle Borse: poiché hanno corso più di
quanto consentirebbe la prospettiva di una buona ripresa economica a inizio
autunno. E se poi questa ripresa dovesse rivelarsi anemica o comunque più lenta
di quelle viste nelle precedenti recessioni e se i suoi tempi dovessero
spostarsi più in là di qualche mese, i mercati azionari e delle materie prime
apparirebbero eccessivamente valutati. In ogni caso stanno scontando il più ottimistico
scenario macroeconomico e utili aziendali che, al momento, non sono
immaginabili. Gli eccessi di Wall Street Piace citare Doug Kass, il fondatore e
gestore dell'hedge fund Seabreeze Partners, che a inizio marzo dichiarò il
minimo per Wall Street. In quell'occasione, chi scrive sposò l'ottimismo di
Kass (Il Sole 24Ore del 14 marzo 2009) e condivide adesso il suo nuovo
ragionato pessimismo. Kass dice che l'S&P, crescendo del 40% dal 9 marzo,
ha superato ben prima del previsto l'obiettivo immaginato. Pur nella
convinzione di una inversione di tendenza, «i prezzi delle azioni sono andati
più avanti di quel che consente l'economia reale»:perché c'è ben poca
correlazione tra la risalita degli indici e le prospettive di una ripresa
economica; perché gli alti rendimenti dei Treasury faranno concorrenza alle
azioni; perché utili aziendali migliori del previsto sono solo il risultato del
taglio dei costi. Quanto alla ripresa economica, le prospettive appaiono meno
rosee di quanto si poteva pensare tre mesi fa: perché in questa «sincronizzata
recessione mondiale » i consumi stagneranno a lungo, perché ci vorranno anni
per ridurre la leva finanziaria, perché una fragile economia dovrà fare i conti
con tasse e tassi d'interesse più alti. Cosicché non sarebbe esclusa una
ricaduta dell'economia alla fine del 2010. Ovviamente Kass potrebbe sbagliarsi.
Ma da uomo di mercato (e uno dei più reputati), ragiona senza schemi. Questa è
la sua sensazione, per quanto ragionata. E bisogna supporre che sia altrettanto
ragionata anche la previsione di Goldman Sachs,che oltre ad essere la banca
d'affari che meglio conosce il mercato mondiale (e che più lo condiziona) è
anche il broker più ascoltato. Secondo Goldman, l'S&P dovrebbe stare
attorno a 940 per fine anno: insomma allo stesso livello di ieri. E visto che
gli utili del paniere sono stimati a 40 $ per il 2009 ea 63 $per
il2010,l'indice esprimerebbe un p/e rispettivamente di 23,5 e di 14,9: non
certo numeri da Borsa sottovalutata. Anche Goldman potrebbe sbagliarsi e a parere
di alcuni analisti gli utili delle banche dovrebbero artificialmente esplodere
grazie ai criteri contabili e al forte balzo nei prezzi dei «titoli tossici».
Ma non necessariamente tutto ciò significherebbe un sistema finanziario in
salute. In ogni caso le Borse, a dispetto dei recenti allarmi, potrebbero
continuare a salire. Si sa che nel breve periodo c'è ben poca correlazione tra
economia e mercati. Semmai, in uno scenario di predominante ottimismo per una
ripresa economica che ancora non si vede ( sta solo rallentando la recessione),
sono i flussi di liquidità, specie quelli generati dal credito, a far salire
azioni e materie prime. Basta accostare i grafici del petrolio e dell'S&P
per rendersi conto come le due curve corrano come se l'una fosse l'ombra dell'altra.
E come entrambe si muovano in sintonia con il cambio euro-dollaro: più scende
la valuta americana, più si apprezzano le Borse, più corrono le commodity e più
scendono i titoli di Stato e di conseguenza salgono i rendimenti. Effetto
liquidità Si direbbe che quell'enorme flusso di liquidità generato dal carry
trade sullo yen, così di moda fino al 2007, si sia spostato sul dollaro. E
avrebbe senso perché, a dispetto di crediti che fluiscono con il contagocce
alle aziende, il sistema bancario internazionale galleggia su un mare di
liquidità: sul cash trattenuto per mesi e sui finanziamenti a costo zero o poco
più favoriti dalle banche centrali. Una bella fetta di questo denaro sta
ritornando a vivacizzare l'attività dei grandi investitori (dealer) che di
nuovo sono "lunghi" di azioni (per lo più di future sugli indici) e
di materie prime. Se non ci sono per il momento ragioni economiche a dettare
l'eccessiva corsa delle Borse, ce ne sono ancor meno per giustificare il
petrolio a 69 $ o il rame a 230 o l'indice Baltic Dry a 3.800: perché, a parte alcuni acquisti (speculativi) dalla Cina, non c'è evidenza che sia aumentata
la richiesta di materie prime. L'altro preoccupante aspetto è il flusso di
vendite sui titoli di Stato dettato dai timori sul gonfiarsi del debito
pubblico dei vari Stati e, di nuovo, sulle attese di una ripresa economica.
Se il primo aspetto è davvero preoccupante (anche Bill Gross di Pi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24
autore: Marchi globali LA STILISTA Frida Giannini (nella foto a sinistra),
direttore creativo di Gucci, ha inaugurato a Shanghai, insieme
all'amministratore delegato Patrizio Di Marco, il più grande negozio monomarca
del brand fiorentino in Cina (a destra), di cui ha curato il concept
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Divorzi Intesa con
Versace Di Risio se ne va Cristina Jucker O rmai è una storia finita. La Gianni
Versace Spa e Giancarlo Di Risio hanno comunicato «di aver risolto
consensualmente il rapporto professionale in essere dal settembre 2004». Nel
tardo pomeriggio di ieri, al termine del consiglio d'amministrazione, un comunicato
ha annunciato l'accordo raggiunto per il divorzio tra l'amministratore delegato
e l'azienda di famiglia che fa capo a Santo Versace (30%), alla sorella
Donatella (20%) e alla figlia di quest'ultima, Allegra Versace Beck, di fatto
prima azionista con il 50% delle azioni. Ma per Di Risio non è ancora
separazione netta: «Al fine di garantire la miglior transizione gestionale, Di
Risio ha dato la propria disponibilità a restare temporaneamente, come
richiesto dalla società» si legge ancora nel comunicato. In pratica, Di Risio
non sarà più amministratore delegato, un ruolo per lui ormai finito, ma resterà
nel consiglio di amministrazione il tempo necessario per permettere all'azienda
di non restare bloccata. In attesa dell'arrivo di un successore, che per il
momento non è stato individuato. Una rosa di nomi è già scritta, grazie
soprattutto all'intervento della società di consulenza Bain & Co,
recentemente chiamata dalla Versace ( che nei primi tre mesi di quest'anno ha
subito un calo dei ricavi del 13,4%) ad elaborare un nuovo piano industriale,
approvato dal cda una decina di giorni fa. Tra i nomi che sarebbero stati presi
in considerazione, stando ad alcune indiscrezioni, ci sarebbe anche quello di
Mark Lee, ceo di Gucci fino alla fine dell'anno scorso. Ma non è certo l'unico.
La notizia di un possibile divorzio tra Di Risio e Versace era trapelata due
settimane fa, ma da tempo i rapporti tra il manager e la famiglia risentivano
di una crescente tensione. Di Risio era arrivato nel settembre 2004 alla guida della
maison milanese, in una situazione di gravi difficoltà: 120 milioni di debiti,
e un bilancio che nel 2003 aveva registrato una perdita netta di 26,5 milioni. Dopo una cura drastica, tra il 2005 e il 2006 i debiti erano
stati concellati e l'utile ritrovato © RIPRODUZIONE RISERVATA Il manager.
Giancarlo Di Risio, qui ritratto durante una conferenza stampa in Cina, lascia Versace dopo cinque anni
come a. d. OLYCOM
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Gucci, incassi record in Cina Ricavi a 96 milioni di euro (+16%) in tre mesi Aperto a Shanghai
un nuovo flagship store Paola Bottelli SHANGHAI. Dal nostro inviato P rendete
Xian, la patria dei celebri guerrieri di terracotta, dove prima del taglio del
nastro si è formata una lunga coda notturna in perfetto stile Harry Potter.
Oppure Wuhan, capitale della Provincia di Hubei, mille chilometri da Pechino e
altrettanti da Shanghai: è la Laser city, come l'hanno battezzata i cinesi,
orgogliosi di questa metropoli da quasi 9 milioni di abitanti carica di know
how tecnologico. Ebbene, nei primi tre giorni di apertura del negozio Gucci
l'incasso ha sfiorato 250mila euro. «Non male per una città che gran parte
degli occidentali non ha mai sentito nominare » dice l'amministratore delegato
Patrizio Di Marco, 48 anni compiuti ieri a Shanghai, dove è arrivato con il
direttore creativo, Frida Giannini, 36 anni (a cui si deve il concept del
negozio), per inaugurare il più grande flagship store del marchio fiorentino in
Cina:
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 10 autore: Chiuso il negoziato
con Chinalco, il gruppo sigla una joint venture con i rivali Rio Tinto sceglie
Bhp Billiton Nicol Degli Innocenti LONDRA Uno schiaffo alla Cina:
così un analista ha descritto ieri la decisione del colosso minerario Rio Tinto
di smantellare l'accordo con Chinalco siglato nel febbraio scorso puntando
invece su una joint venture con la società rivale Bhp Billiton e su
un'emissione di azioni da 15,2 miliardi di dollari per ridurre il debito. Il
mercato ha dato la sua approvazione all'annuncio: i titoli di entrambi i gruppi
anglo-australiani hanno chiuso in forte rialzo sia a Sydney che a Londra.
«Siamo molto delusi da questa decisione», ha commentato Chinalco in un
comunicato diffuso ieri. Incassare la penale da 195 milioni di dollari che Rio
è tenuta a pagare per non avere rispettato i patti è un magro premio di
consolazione per il gruppo cinese. Chinalco, che resta il maggiore azionista di
Rio, puntava sull'accordo da 19,5 miliardi di dollari che sarebbe stato il
maggiore investimento all'estero mai fatto da un'azienda di Stato di Pechino.
Ora la Cina, primo produttore di acciaio al mondo, si
trova a dipendere da due produttori stranieri che insieme controllano il 70%
del mercato globale di ferro. L'intesa tra Rio e Bhp Billiton crea infatti il
maggiore produttore mondiale con un output annuale di 270 milioni di
tonnellate, scavalcando la brasiliana Vale. La joint venture al 50/50, che
riunisce le attività dei due gruppi nell'Australia occidentale, porterà a
sinergie per almeno 10 miliardi di dollari. «Sono dieci anni che lavoriamo a
questo accordo e ne è valsa la pena», ha dichiarato trionfante Marius Kloppers,
chief executive di Bhp, che lo scorso anno aveva tentato invano il takeover di
Rio Tinto. L'annuncio di ieri è una vittoria per gli azionisti di Rio, che si
erano schierati contro l'intesa con Chinalco fin dall'inizio, sostenendo che avrebbe concesso troppo potere alla Cina. Anche le autorità australiane
erano incerte sull'opportunità di cedere alla Cina asset nazionali considerati strategici. L'accordo era stato
siglato all'apice della crisi finanziaria e all'epoca era stato descritto dal
chief executive Tom Albanese come «la migliore soluzione », l'unica strada
percorribile per ridurre l'ingente debito di Rio. Ora i prezzi delle
materie prime sono risaliti e l'interesse degli investitori si è risvegliato.
L'emissione da 15,2 miliardi di dollari riservata agli azionisti colloca azioni
a 28,29 dollari australiani, uno sconto del 58%, e in Gran Bretagna a 14
sterline, uno sconto del 49%, ma Chinalco non ha ancora deciso se partecipare o
meno. L'annuncio rafforza la posizione di Jan du Plessis, il nuovo presidente
di Rio Tinto che in poco più di un mese dalla sua nomina è riuscito a navigare
in acque molto tempestose. Più precaria invece la posizione di Albanese, che
ancora non è stato perdonato per la costosa acquisizione del produttore di
alluminio Alcan per 40 miliardi di dollari e che ora ha fatto una clamorosa
marcia indietro su un accordo da lui architettato solo pochi mesi fa. «Deve
andarsene – ha detto ieri Charles Kernot, analista di Evolution Securities a
Londra. - è stato l'artefice di questo accordo e il fallimento dell'intesa deve
segnare la sua fine». Il chief executive di Rio ha comunque insistito ieri di
avere il «pieno sostegno del consiglio di amministrazione ». Un ostacolo si è
subito profilato all'orizzonte ieri: la World Steel Association, l'associazione
dei produttori di acciaio che ha sede a Bruxelles, ha fatto sapere che la joint
venture tra Rio e Bhp «non è nell'interesse pubblico e quindi non dovrebbe
avere l'autorizzazione a procedere ». L'associazione teme che la mancanza di
concorrenza porti a un aumento dei prezzi. Per placare i timori, Rio e Bhp si
sono impegnati a tenere separate le attività di marketing. Lo scorso anno le
autorità Ue avevano sollevato obiezioni al previsto takeover di Rio da parte di
Bhp proprio per la posizione dominante che il nuovo gruppo avrebbe avuto sul
mercato del ferro. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'OPERAZIONE Per ridurre
l'indebitamento il colosso anglo-australiano aumenterà il capitale di 15,2
miliardi di dollari Ai cinesi 195 milioni Relax dopo l'accordo. Tom Albanese (a
sinistra),Ceo di RioTinto, insieme a Marius Kloppers, numero uno di Bhp
Billiton AFP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 10 autore: ANALISI Se il
Dragone perde la faccia di Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
S e gli allibratori australiani avessero raccolto scommesse sull'operazione
Chinalco Rio Tinto, per la sconfitta di Pechino avrebbero pagato giusto un
pugno di spiccioli. Da settimane, ormai, l'esito dellapartita che avrebbe
dovuto portare in mani cinesi il 18% del colosso minerario angloaustraliano era
già scritto. E così è andata. Dopo un lungo, tormentato esame dell'operazione,
Rio Tinto ha chiuso la porta in faccia ai potenziali acquirenti cinesi. E ha
preferito gettarsi nelle braccia del suo concorrente di sempre, Bhp Billiton.
Ironia della sorte, a facilitare il disimpegno del gruppo minerario
australiano dagli accordi presi con Chinalco è stato il recente aumento del
prezzo dei minerali ferrosi, di cui oggi la Cina è il principale consumatore mondiale. Risultato: Chinalco ha
perduto una preziosa opportunità per internazionalizzare il proprio business,
aumentare la propria scala produttiva e accrescere il proprio prestigio tra i
grandi produttori di metalli ferrosi. E la Cina,
intesa come sistema e come governo, nel fallimento dell'operazione Rio Tinto ha
perso un po' la faccia. «Abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili,e abbiamo
adottato un approccio costruttivo per adattare la nostra offerta alle richieste
degli azionisti - ha commentato ieri il presidente di Chinalco, Xiong Weiping -
. è andata male, ma noi continuiamo a credere che la nostra proposta
rappresentasse una straordinaria creazione di valore per i soci di Rio Tinto e
la premessa di un'alleanza strategica di lungo termine tra le due società ». Le
parole pronunciate a caldo del numero uno del gruppo cinese non sono di
circostanza. Ma contengono una verità: sotto il profilo industriale e
finanziario, l'operazione sarebbe stata vantaggiosa sia per Chinalco che per
Rio Tinto. Ancora una volta però le ragioni della politica hanno prevalso su
quelle del buon senso economico. Canberra ha detto di no a Pechino per la
stessa ragione per cui, quattro anni fa, Unocal declinò un'offerta con i
fiocchi da parte di Cnooc: nonostante la globalizzazione (e, nel caso di Rio
Tinto, anche le impellenti necessità di cassa),i settori strategici non si
vendono agli stranieri.Soprattutto,se questi ultimi parlano cinese. Bieco
protezionismo, insomma. D'altronde,in questa gara ad alzar barriere contro gli
stranieri, i cinesi ci hanno messo molto del loro. Solo due mesi fa, Pechino
aveva respinto un'offerta da 2,4 miliardi di dollari di Coca Cola su Huiyuan
Juice, il maggior produttore cinese di succhi di frutta. Probabilmente, il
violento fuoco di sbarramento alzato nelle ultime settimane da larga parte del
mondo politico australiano sull'operazione Rio Tinto si spiega anche con il
gran rifiuto espresso da Pechino a Coca Cola con motivazioni fumose e
inconsistenti dettate dalla nuova legge antimonopolio. Se i cinesi non sono
disposti ad aprire ai capitali esteri neppure le porte del loro mercato dei
soft drink, perché mai noi dovremmo lasciar loro campo libero in una delle
nostre più grandi aziende mi-nerarie?, si sono chiesti gli australiani
valutando l'offerta di Chinalco. Il ragionamento non fa una grinza. Ma non
porta lontano. Néi cinesi, né gli australiani. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE
RISERVATA SMACCO A CHINALCO Per la Cina si tratta di
una sconfitta cocente che rischia di frenare l'espansione del suo campione
nazionale
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 11 autore: Recessione e
diplomazia. Cina pronta a
sottoscrivere le obbligazioni del Fondo per avere più voce in capitolo Pechino
punta 50 miliardi sull'Fmi Antonella Scott SAN PIETROBURGO. Dal nostro inviato
Il momento peggiore della crisi economica non è passato, «è troppo presto per
stappare le bottiglie di champagne»: al Forum economico di Pietroburgo i toni
di Dmitrij Medvedev sono stati molto meno battaglieri dell'anno scorso,
quando il presidente russo aveva attaccato il dominio americano sull'economia
globale. Oggi che la Russia ha davanti a sé la recessione, Medvedev riconosce
che «nessuno è riuscito a evitare la crisi. Probabilmente l'unica isola di
stabilità rimasta è l'Antartide». Ancora più cupo, in sintonia con il vento
gelido e la pioggia che spazzano Pietroburgo, il ministro delle Finanze,
Aleksej Kudrin: «Una seconda ondata di crisi è inevitabile», avverte. Nei
giorni scorsi il Fondo monetario internazionale aveva peggiorato a -6,5% le
previsioni di crescita per la Russia, ma a Pietroburgo è proprio John Lipsky,
primo vicedirettore generale del Fondo, a schiarire un poco
l'orizzonte:«L'economia globale non ha ancora raggiunto il fondo - ha detto -
ma il rallentamento più forte è alle spalle». Nel frattempo, l'Fmi aumenterà il
proprio capitale di 500 miliardi di dollari per sostenere i paesi più colpiti
dalla crisi: e la Cina, ha spiegato Lipsky a
Pietroburgo, vuole sottoscrivere i titoli emessi dal Fondo per 50 miliardi. «Le
autorità cinesi - ha detto Lipsky - sono interessate a investire fino a 50
miliardi in questi bond, quando saranno pronti, e noi speriamo che altri paesi
seguano l'esempio». Da Pechino,l'organismo della banca centrale responsabile
per la gestione delle riserve in valuta ha confermato. Anche la Russia, nei
giorni scorsi,aveva anticipato l'intenzione di partecipare all'emissione del
Fondo, con 10 miliardi di dollari, mentre Stati Uniti, Giappone e Unione
Europea contribuiranno con 100 miliardi ciascuno seguendo gli accordi presi dal
G-
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Genova
La riscoperta di ricette ottocentesche: tra Varazze e
Finale si coltivano gli agrumi originari della Cina in una originale rivisitazione di riviera, dai dolci alla birra
Chinotto ligure, tour sulle spiagge Una proposta della Fondazione Slow Food
RAFFAELE NIRI La scena potrebbe risalire all´inizio del secolo scorso. Se non,
addirittura, alla fine dell´Ottocento. A partire dal nome della sede
dove si è svolto l´evento: Bagni Mafalda Royal. Per proseguire col menù:
marmellata di chinotto, chinotto al maraschino, "freschissima e deliziosa
bevanda al chinotto". E non è che l´inizio. I mai troppo lodati
ambasciatori del gusto di Slow Food hanno esordito - all´inizio di questa
settimana - con il loro "Laboratorio del gusto sul chinotto di
Savona". Partendo dai Bagni di Varazze, andranno in giro per stabilimenti
a raccontare le tradizioni, la storia ma anche il presente del piccolo agrume,
unico per qualità e aroma, che dal 2004 è diventato uno degli alimenti
"presidiati" dall´associazione fondata da Carlin Petrini.
Naturalmente una cosa è dire "salviamo il chinotto", altra è far
degustare dolci e bibite. Così il primo incontro al "Mafalda Royal"
(e quelli che seguiranno) prevedeva un´introduzione sulla storia del chinotto e
sui diversi metodi di preparazione e, a seguire, un aperitivo-deguistazione,
tutto a base di chinotto. Quindi i referenti del Presidio (Danilo Pollero e il
fiduciario di Slow Food di Savona Vincenzo Ricotta) e il produttore Giacomo
Parodi (dell´omonima azienda agricola di Finale Ligure) hanno proposto pecorino
sardo e marmellata con la birra N.8 del Birrificio Scarampola, che è
aromatizzata al chinotto, una torta sacher alla marmellata di chinotti e,
ancora, chinotti al maraschino e la bevanda al chinotto in Lurisia. Il
"Laboratorio del Gusto" - come sa chi ha frequentazioni con Slow Food,
dal Salone del Gusto di Torino (dove il chinotto ha sempre uno spazio enorme)
al genovese Slow Fish - "è un´esperienza sensoriale e conoscitiva completa
concentrata su uno specifico prodotto che raccoglie le esigenze profonde del
consumatore contemporaneo". I chinotti di Savona sono famosi e unici per
qualità, aroma e ottimi come digestivo. La pianta, sempreverde, sviluppa sui
pochi rami un´incredibile quantità di frutti e di fiori dal profumo intenso e
caratteristico. Si coltiva solo nel territorio rivierasco da Varazze a Finale,
ma è una pianta originaria della Cina. La procedura di
lavorazione molto lunga e laboriosa, le minime quantità ormai disponibili di
agrumi locali e una remunerazione finale non adeguata hanno causato l´abbandono
di questa produzione. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, ha
come obiettivo il recupero della coltivazione e il rilancio della canditura.
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Esteri
Domani la capitale consegnerà al Dalai Lama la cittadinanza onoraria E ora si
scopre che nella laica Francia è diventata la terza religione Parigi val bene
un Budda è boom di nuovi fedeli Molti dei nuovi adepti francesi non sono
giovani vengono dalle professioni mediche e scientifiche In Italia "la
moda" sembra essersi fermata dopo i picchi degli anni Novanta, ma i Lama
richiamano ancora molte persone ANAIS GINORI Nel paese di Voltaire, dove un
cittadino su tre si dichiara ateo, avanza una religione «che religione non è»,
come ama ripetere il Dalai Lama. I francesi che si sentono «vicini» o
«simpatizzano» per gli antichi insegnamenti del dharma sono quasi cinque
milioni secondo un sondaggio pubblicato dal Figaro che ieri titolava: "Il
buddismo è diventato francese". Dopo quella cattolica e musulmana, la fede
buddista è diventata la terza religione con oltre 600mila praticanti e 250
scuole e monasteri. «Un movimento sempre più dinamico» spiega lo storico
Frédéric Lenoir, che ha condotto uno studio sociologico per capire il profilo
tipo di chi si "converte" all´antica filosofia orientale: molti dei
nuovi adepti vengono dalle professioni mediche e scientifiche, «confermando che
il buddismo è anche una pratica per il benessere psicofisico» dice Lenoir.
Un´altra caratteristica è l´età. «Non ci si avvicina al buddismo da giovani.
Piuttosto con la maturità e dopo aver provato una grande sofferenza o essere entrati
in contatto con un evento doloroso». Senza il Dalai Lama, le predicazioni di
Siddharta probabilmente non avrebbero conosciuto lo stesso successo in
Occidente. "Oceano di Saggezza", come viene chiamato dai tibetani, è
una figura carismatica, "icona pop" e terzo leader più popolare al
mondo dopo Barack Obama e Angela Merkel. A livello religioso, rappresenta
soltanto una delle tante scuole e correnti di questa fede. Il leader tibetano
arriverà oggi a Parigi per ricevere la cittadinanza d´onore dal sindaco Bertrand
DelanoË con la solita coda di polemiche. La Cina ha comunicato la sua "ferma
opposizione" a questa onorificenza e non è previsto nessuno incontro con
rappresentanti del governo. In Francia, uno dei portavoce del buddismo più
famoso è Matthieu Ricard, definito "uomo più felice del mondo", dopo
test neurologici effettuati da un´università americana. Con i suoi
libri, venduti in tutto il mondo, accredita l´idea che tutti possano
raggiungere la pace dei sensi grazie all´arte della meditazione. Eppure, il
Dalai Lama tende a scoraggiare il proselitismo. «Non si può cambiare religione
come si cambia una pettinatura - dice il premio Nobel per la pace - E´ meglio
che ognuno segua la propria fede tradizionale. Conosco degli occidentali che
hanno abbracciato il buddismo e adesso hanno una gran confusione in testa,
peggio di prima». Il buddismo piace anche perché è più pragmatico che
dogmatico, con rituali molto flessibili. "Sei sicuro di non essere
buddista?" domanda il lama Norbu Khyentse, in un libro appena pubblicato
da Feltrinelli. Molti di noi, è la tesi, possono applicare inconsapevolmente i
quattro "sigilli" della verità buddista. «La Francia è un caso a
parte» commenta Claudio Cardelli, presidente dell´associazione Italia-Tibet.
Nel nostro paese la fase di espansione del buddismo sembra essersi fermata dopo
il boom degli anni Novanta. L´Unione buddisti conta 60mila adepti anche se i
frequentatori saltuari di lezioni, ritiri, workshop sono molti di più e ogni
volta che il Dalai Lama viene richiama le folle. Due anni fa, le sue lezioni
sulla "Via della Pace" avevano riempito il Palasharp di Milano. Il
nostro paese ha invece una lunga tradizione di orientalistica e di studio del
buddismo. Il grande studioso ed esploratore, Giuseppe Tucci, diceva spesso:
"Diffido di queste mode di guru del giorno d´oggi, diffido e se qualcuno
viene da me a chiedere consiglio, io gli dico che è inutile il pellegrinaggio
in India, che tanto vale andare nei nostri luoghi di ascetismo, sul monte La
Verna di San Francesco, dai trappisti". Nell´Istituto Lama Tzong Khapa di
Pomaia, vicino Pisa, il primo che ha aperto in Italia nel 1977, i visitatori
continuano ad essere centinaia ogni mese. «Abbiamo sempre tutte le stanze piene
e molti dei nostri incontri sono già tutti esauriti» dice il monaco Raffaele
Longo. L´unico problema riguarda il gompa. La sala meditazione del centro è
stata completamente distrutta da un incendio il 27 dicembre scorso. Ma nel
centro le tante attività, riunioni, e preghiere procedono comunque. «Vogliamo
costruire un gompa ancora più bello e per questo stiamo raccogliendo fondi»
racconta Longo che sta ricevendo aiuti anche dall´estero. Si sono fatte avanti
personalità come il cantante Franco Battiato o lo scrittore Alejandro
Jodorowsky. Uno dei maestri dell´istituto, il lama Zopa Rinpoche, ha scritto un
messaggio sul significato dell´incidente. «Penso che ciò che è successo
all´Istituto è un segno d´auspicio, è il segno che avete superato tutti i
problemi con questo fuoco rovente». Alcuni oggetti si sono miracolosamente
salvati: statuine di Budda e testi sacri. I monaci del centro li hanno
ritrovati tra le ceneri, intatti.
( da "Avvenire" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 06-06-2009
Rio Tinto ci ripensa e beffa i cinesi Miniere, salta la più grande acquisizione
cinese di sempre. Gli australiani dicono addio a Chinalco e siglano con Bhp
Billiton DA MILANO ALESSANDRO BONINI S chiaffo alla Cina. Con un colpo di scena, il gruppo
minerario anglo-australiano Rio Tinto ha piantato in asso Chinalco, società
pubblica di Pechino, per concedersi al suo ' primo amore', la connazionale Bhp
Billiton. Il secondo e il terzo colosso mondiale del settore riuniranno le
proprie miniere di ferro australiane in una joint venture paritetica:
Bhp Billiton, che nel novembre scorso aveva abbandonato la sua opa ostile sulla
rivale, verserà 5,8 miliardi di dollari per il 50% della nuova società. Rio
Tinto allo stesso tempo varerà un aumento di capitale per 15,2 miliardi,
puntando a ridurre il suo maxi debito da 38,9 miliardi. Sfuma così, a un passo
dal traguardo, la maggiore acquisizione cinese di tutti i tempi. A febbraio
Aluminum Corp. of China, o Chinalco, aveva messo sul piatto 19,5 miliardi di
dollari per quote strategiche di alcune miniere e obbligazioni convertibili di
Rio Tinto, di cui già detiene il 9%. Entro la metà di giugno l'autorità
australiana di controllo sugli investimenti esteri avrebbe dovuto esprimersi
«sulla base dell'interesse nazionale » . Se l'operazione fosse andata in porto,
Pechino avrebbe messo le mani su importanti giacimenti di ferro e di rame,
materie prime di cui è perennemente affamata, in vista di una ripresa
dell'economia. La vicenda aveva scatenato una bufera a Canberra, con pressioni
senza precedenti sul board dell'azienda e sul premier Kevin Rudd, che fra
l'altro è un sinologo che parla fluentemente il mandarino. Secondo il vasto
fronte dei contrari, la Cina avrebbe potuto '
autodeterminare' il prezzo da pagare per il minerale ferroso. Ieri l'annuncio a
sorpresa dell'accordo tra Rio Tinto e Bhp Billiton, che lascia il Dragone a
bocca asciutta. Non solo: la situazione si ribalta, in quanto la Cina per acquistare ferro potrà rivolgersi quasi
esclusivamente alla nuova società australiana o al colosso brasiliano Vale. In
tema di concorrenza preoccupazione è stata espressa ieri anche dalla World
Steel Association, che rappresenta l' 85% della produzione siderurgica
mondiale. A Chinalco sarà pagata una penale di 195 milioni. Rio Tinto ha
inoltre diffuso i risultati del primo trimestre, con profitti in calo del 45% a
1,6 miliardi. Intanto le borse brindano: a Londra Rio Tinto e Bhp Billiton
hanno archiviato la seduta con rialzi rispettivamente del 10,3% e del 6,8%.
Nasce un colosso nel settore minerario, ma sfuma un'opportunità per la società
pubblica di Pechino
·
Articoli
Cina (140)
pechino
alla ricerca del bambino perfetto - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Prima Pagina
Pechino alla ricerca del bambino perfetto FEDERICO RAMPINI LA CINA costruisce
il "bambino perfetto", inquietante creatura che sarà il frutto della
genetica e di un esperimento di ingegneria sociale. Forte del più grande
serbatoio di esseri umani del pianeta, la Repubblica Popolare porta fino alle
estreme conseguenze la selezione della specie.
corea,
l'america non crede ai test atomici - giampaolo cadalanu
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. Sullo
sfondo delle incertezze legate anche alle condizioni di salute del "caro
leader ", Kim Jong-il, che secondo indiscrezioni e fonti diplomatiche
potrebbe essere stato colpito da un ictus, resta sempre la possibilità di nuove
provocazioni navali: Pyongyang contesta il confine marittimo e già in passato
scaramucce armate fra le due Marine erano avvenute proprio nel mese di
i
ros sequestrano 90mila scarpe nike false
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
associazione
criminale che partiva da Cina e Vietnam e arrivava alla Repubblica Ceca,
passando per l´Italia: a Gioia Tauro per gli arrivi della merce e a Roma per la
distribuzione. Questi i numeri dell´operazione "Rilancio" presentata
da Mario Parente, vice comandante dei Ros dell´Arma e dal procuratore della
Dda, Giancarlo Capaldo.
prodi
ha un sogno spagnolo per delbono "con te bologna diventi la nuova
barcellona" ( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e degli
Usa, mentre l´Europa, lamenta Prodi, «è al traino, divisa e assente dalle
grandi scelte», nonostante si voti per il Parlamento del vecchio continente. In
tutto questo Bologna può fare molto, dice il Professore, che approva le
proposte di Delbono che vuole dialogare con il nuovo Rettore, convinto che il
binomio Ateneo e Comune darà una direzione di marcia al futuro di
su
1.000 ne verranno selezionati 50 in laboratorio, i più dotati dalla nascita
test del dna e percorsi speciali per esaltare il talento e le potenzialità -
(segue dalla prima pagin ( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
fare il
bambino in Cina oggi. Tantopiù se la crisi economica fa emergere un problema
che sembrava risolto da tempo: la disoccupazione intellettuale, con tre milioni
di giovani neolaureati che non trovano lavoro. A questa generazione che
affronta la concorrenza globale con i giovani dell´Occidente, i leader cinesi insegnano
che l´importante non è partecipare,
Una
super-polizia per il nucleare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ruolo
essenziale spetta alla Cina: è il più influente partner di Pyongyang e finora
ha mancato di riconoscere che rappresenta una minaccia anche per lei, per
l'impatto sulla proliferazione in Asia. Barack Obama in aprile, a Praga, ha
delineato una crociata internazionale per arrestare la proliferazione e
discutere un nuovo trattato contro i materiali destinati alle armi atomiche.
Geithner:
la Cina consumi di più ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il ministro
del Tesoro americano incontrerà Hu e Wen Geithner: la Cina consumi di più
Daniela Roveda LOS ANGELES Spendete di più, risparmiate di meno. è questo il
messaggio che il ministro del Tesoro Tim Geithner ha intenzione di portare
domenica in Cina durante la sua prima missione all'estero da quando è entrato a
far parte dell'amministrazione Obama.
Ci
batteremo per l'etichetta obbligatoria
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E così anche
la Cina, che ha sostenuto il suo sviluppo con le esportazioni». Il viceministro
Urso è intervenuto ieri in occasione dell'incontro con le imprese venete
organizzato dal Comitato Leonardo nell'isola di San Servolo, a Venezia, sede
della Venice international university.
48,2
Miliardi di euro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
export Il
calo delle esportazioni del Veneto nel mondo nel 2008 rispetto al 2007 è stato
però uno dei maggiori 865 Milioni di euro Il valore delle esportazioni venete
verso la Cina nel 2008. Anche in questo caso, solo la Lombardia ha fatto meglio
1,18 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni venete verso il Nordafrica
nel
La
crisi si vince con l'innovazione: le banche aiutino
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Asia e alla
Cina. In quei Paesi il costo di penetrazione è molto più basso e soprattutto la
considerazione del made in Italy è altissima. Il governatore della Banca
d'Italia ha detto che in questa fase serve «lungimiranza»da parte delle banche
nel valutare i finanziamenti da dare alle imprese, evitando quindi eccessive
restrizioni nell'
La
Cina nel trading delle materie prime
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
000 La Cina nel
trading delle materie prime P er i mercati delle materie prime la Cina è già da
tempo uno dei maggiori fattori di influenza. Ma fino ad oggi era stata la sua
vorace domanda a spingere i prezzi. Ora Pechino si prepara ad un salto di
qualità: diventare un attore di primo piano anche sui mercati dei futures.
L'Adaci
chiede più trasparenza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nonostante la
nuova politica al consumo promossa in Cina con il bonus per l'acquisto di
elettrodomestici. Le materie plastiche hanno avuto un andamento similare, nei
mesi scorsi: i produttori si contendono i clienti, chi compra si rivolge
direttamente alla fonte e non si prevede una vera ripresa a breve;
Cina,
titoli immobiliari oltre i target degli analisti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, titoli
immobiliari oltre i target degli analisti Vito Lops La Cina ha chiuso, da
gennaio a marzo 2009, il peggior trimestre dal 1992. Stando alle previsioni,
però, potrebbe riprendere presto la strada della crescita. Secondo un recente
studio di Goldman Sachs (19 maggio) a fine anno il Pil cinese dovrebbe crescere
del 10,
Progetti
fermi, pesa Basilea2 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina, per
esempio: Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva, leader nel settore dei
call center e dell'informatica, ha già firmato un accordo con l'Agenzia per
l'innovazione informatica cinese, con una quota del 50 per cento. Ma il
progetto è fermo: i soldi per gli investimenti sono ridotti all'osso.
"SIGNORI
PARTECIPANTI... ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in primo
luogo in Cina, la risposta delle politiche di bilancio è stata nettamente
espansiva. L'entità,la durata e la composizione degli interventi sono
differenziate e riflettono, in particolare, il diverso impatto della crisi, le
condizioni iniziali delle finanze pubbliche e le dimensioni degli
stabilizzatori automatici.
Vince
chi ha riorganizzato la filiera ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ennesima dopo
l'ingresso della Cina nel Wto, dall'export. «Anche perché la recessione
coinvolge tutti i settori e le dimensioni d'impresa, con una coda peggiore per
Pmi e microimprese, la filiera dell'indotto e della subfornitura. Le medio-
grandi imprese tagliano le commesse e l'ultimo anello della catena soffre di
più, ovvio».
Pyongyang,
nuovo missile e minacce all'Onu: Reagiremo alle sanzioni
( da "Unita,
L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina ha
sempre difeso finora le manie del dittatore nordcoreano. A Mosca è affidato il
compito di concordare un testo che ottenga l'unanimità necessaria. Pechino
sembra recentemente essersi stancata delle tensioni causate dall'alleato
coreano.
I
presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le
frequentano e, nel caso... ( da "Unita, L'"
del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Congo,
Somalia, Iraq, Italia, Francia, Cina, India, Vietnam, Laos, Iran, Libano,
Sudan, Kenya. Viviamo in un mondo in cui le barriere e i confini sono stati
minimizzati o eliminati da internet; gli studenti hanno bisogno di imparare a
conoscere le altre culture come parte integrante della loro formazione.
la
corea prepara il super-razzo gli usa: "non staremo a guardare" -
arturo zampaglione ( da "Repubblica, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pronta
risoluzione Onu Per la prima volta anche Russia e Cina sarebbero disposti ad
accettare una risposta molto dura ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Gli Stati Uniti
non accetteranno che la Corea del Nord diventi una potenza nucleare. Lo ha
detto ieri a Singapore, durante la conferenza per la sicurezza in Asia, il
ministro americano della difesa Robert Gates,
certificato
nuovo in 15 minuti complimenti al pra del lazio
( da "Repubblica,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Sono andato a
via Cina, dove c´è l´Aci e il Pra del Lazio. C´è l´angolo del "fai da
te", nessuna fila ma modelli fac simile per ogni esigenza. Riempito il
modulo, sono stato chiamato in un ufficio accogliente. In 15 minuti sono uscito
con il certificato nuovo e ho speso un quarto del preventivo fatto da
un´Agenzia.
il
maestro con cecilia bartoli festival tributo all'auditorium - leonetta
bentivoglio ( da "Repubblica, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina spicca
come vera punta di diamante del ciclone di giovani strumentisti tecnicamente
agguerriti che sta montando in un paese «dove continuano a sorgere nuove sale
da concerto», racconta, «e dove decine di milioni di ragazzi studiano il
pianoforte e si applicano con entusiasmo alla scoperta del repertorio
tradizionale generato dai compositori d´
Monito
Usa a Pyongyang Caccia schierati a Okinawa
( da "Unita,
L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina cerca
di raffreddare l'atmosfera. A Singapore, alla stessa conferenza alla quale ha
partecipato Gates, il generale Ma Xiotian ha invitato la comunità
internazionale alla calma e la Corea del Nord ad avviare la denuclearizazione.
Da parte sua, sempre a Singapore, il ministro della Difesa sudcoreano,
A
ste paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe'...
( da "Unita,
L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Oggi che
anche le ultime macchine per la carta sono finite in Cina, di quella scena non
resta più niente, solo grandi spazi abbandonati, il ritmo, il tempo, la schiena
a molla e i canti scandivano i movimenti a memoria. Oggi i ragazzi stanno coi
piedi penzoloni dai muretti ad aspettare un lavoro tramite le solite strade, la
A2, la Casilina e la raccomandazione.
Dario
Castriota Giorgio Gaber Io non mi sento italiano , cantava il grande Gaber
in... ( da "Unita, L'"
del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cinà e Riina,
aiutando a nascondere i latitanti. La sentenza del 2001 di Caltanissetta che
condannò 37 persone per la strage di Capaci e l'assassinio di Falcone dice
chiaramente «sono provati rapporti fruttuosi, quanto meno sotto il profilo
economico, fra Berlusconi e Dell'Utri da una parte e Cosa Nostra dall'altra».
le
ali spezzate del sogno cinese - sandro viola
( da "Repubblica,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
onta atroce
per la dignità d´un regime che aveva dominato sulla Cina, temuto, indiscusso,
negli ultimi quattro decenni. Un´onta, e l´annuncio della sconfitta. Perché il
regime sembrava ormai non essere più in grado di reagire alla rivolta
studentesca e all´appoggio massiccio che era venuto alla rivolta dagli abitanti
della capitale.
gorbaciov
racconta quei giorni a pechino - fiammetta cucurnia
( da "Repubblica,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
chiudere la
lunga parentesi di ostilità tra Russia e Cina, durata oltre trent´anni. Lo
volevamo noi, a Mosca. E lo volevano anche i nostri amici cinesi. Non
esistevano due persone più adatte ad affrontare questo nodo di Gorbaciov e Deng
Xiaoping. Così cominciammo le consultazioni». All´epoca gli esperti dicevano
che uno dei problemi più gravi era quello del regolamento delle frontiere.
il
dossier - (segue dalla copertina) antonio cianciullo
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E il Brasile
occupa il quarto posto (dopo Cina, Stati Uniti e Indonesia) per le emissioni di
anidride carbonica principalmente a causa dell´erosione dell´Amazzonia. La
corsa alla distruzione della più grande foresta pluviale del pianeta ha vari
attori, dagli agricoltori che fanno largo alla soia ai mineiros che avvelenano
la foresta per estrarre oro.
nadal,
il crollo del re prima disfatta a parigi - gianni clerici parigi
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Da qui a
ritenerlo capace di prendere il posto di Nadal, in un torneo inatteso quanto
incasinato, ci vuole un passaporto svedese o un infinito ottimismo. Risultati ?
Ottavi uomini: Soderling (Sve) b. Nadal (Spa) 6-2, 6-7 (2), 6-4, 7-6 (2).
Donne: Azarenka (Blr) b. Ivanovic (Srb) 6-2, 6-3; Sharapova (Rus) b. Na Li
(Cin) 6-4, 0-6, 6-4.
Tre
tazzine quotidiane in Italia: il rito è donna e si beve dolce
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
oltre alla
Cina (1 tazzina al giorno). Ultima, la Gran Bretagna (0,1). In Germania,
l'acquisto di miscele certificate è cresciuto nell'ultimo anno del 10%, mentre
in Russia l'incremento arriva al 13%. Tra le motivazioni espresse dagli
intervistati sulla loro predilezione per l'espresso: gratifica e migliora le
capacità mentali,
Zicaffè,
dal 1929 la passione per il caffè
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Corea del Sud
e Cina. Una qualità che nasce da studi e ricerche continui: è questo
l'obbiettivo della collaborazione tra Zicaffè e il Dipartimento di Scienze
degli Alimenti dell'Università di Messina che, partendo dall'esame delle specie
di caffè verde, ne accerta le caratteristiche bio-organolettiche, individuando
i dosaggi e le qualità ideali.
Prodi:
il sogno europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd
( da "Unita,
L'" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Europa verso
una coesione che la renda abbastanza forte per poter dialogare con la Cina e
con gli Stati Uniti con parità di mezzi». Europa e Italia E non esiste
«l'Europa senza l'Italia», perché «l'Italia è sempre stata il perno d'Europa»
anche grazie alle «forze dell'Ulivo» che si sono impegnate - contro ogni
«euroscetticismo» - per dare al Paese una dimensione europea.
le
erbacce sulla strada della ripresa economica - nouriel roubini
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
lo stato
dell´economia giapponese è ancora comatoso e persino la Cina - che è in via di
ripresa - registra un flusso delle esportazioni molto debole. Il giudizio
secondo il quale l´economia globale si starebbe avvicinando al momento più
basso della crisi si dimostra essere - ancora una volta - troppo ottimistico.
in
frantumi il mito dell'impresa privata negli usa è l'ora di "government
motors" - federico rampini ( da "Repubblica, La"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Solo Cina e
India hanno vasti mercati di prima motorizzazione capaci di una prolungata
crescita, e insieme costi di produzione competitivi. L´Unione europea ha il 10%
della popolazione mondiale ma il 30% della capacità di produzione
automobilistica.
le
erbacce sulla strada della ripresa - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e altri
mercati emergenti, Germania e Giappone). Se nei paesi che presentano un surplus
la domanda interna non crescerà abbastanza rapidamente, la mancata domanda
globale in rapporto all´offerta - oppure, in altre parole, un eccesso di
risparmio a livello globale in rapporto alla spesa per investimenti - porterà a
una ripresa della crescita dell´
Prysmian
( da "Finanza
e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
vede nuovi
ordini in futuro nella trasmissione energia in Cina e Usa, ma già ci sono
risultati in Qatar e Brasile. Più ancora, la crisi ha aperto spazi di crescita
per un gruppo che può «sparare» in acquisizioni fino a un miliardo,
approfittando della crisi dei boiardi fornitori delle utility russe.
Il
Drago manda in fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro
( da "Finanza
e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
106 pagina 2]
In Cina positivi i dati industriali, meglio del previsto negli Usa Sull'aria di
ripresa l'oil sfonda quota 68 $ Il petrolio prende il largo grazie alla Cina e
al minidollaro. Il future sul Wti, consegna a luglio, è arrivato ieri a toccare
i 68,29 dollari al Nymex, il prezzo più alto dallo scorso 5 novembre,
artigiani
nel segno di negri altri cinque anni al vertice - massimo minella
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cino"
Negri sul trono degli artigiani genovesi di Confartigianato, quattromila
aziende di artigiani e piccoli e medi imprenditori alle prese con una delle più
complesse recessioni economiche dal Dopoguerra a oggi. L´assemblea
dell´associazione ha infatti eletto nei giorni scorsi i propri vertici
esecutivi per il quinquennio 2009-
la
corea del nord prepara il lancio di un nuovo missile
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
un importante
centro militare ai confini con la Cina, fa temere ai media di Seul che
Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata. Fonti
sudcoreane citate dai giornali locali ipotizzano che il nuovo lancio potrebbe
avvenire in poche settimane, se non il 16 giugno, quando il presidente Lee
Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama.
l'america
alza la testa, borse in volo - luca pagni
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
A completare
il quadro ci ha pensato la Cina. A maggio per il terzo mese consecutivo,
l´indice dei direttori acquisti ha segnato 53,1 da 53,5 di aprile, restando al
di sopra della soglia dei 50 punti che separa l´espansione dalla contrazione.
Il fatto che la Cina sia sulla strada della ripresa ha innescato il prezzo del
greggio, arrivato a toccare il nuovo massimo dell´
Usa
e Ue il week end più lungo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
pronto a
strappare la leadership del Secolo Americano e contendere il XXI secolo alla
Cina. Il macinino Opel è salvato, d'intesa fra il lobbista ed ex cancelliere
SchrÖder e il vero leader russo,l'eterno Putin:mercato?innovazione?
concorrenza? agende più variopinte di una Lonely Planet per l'Unione
futuribile? Aufwiedersehen. Cominciamo dagli effetti americani del week end più
lungo.
Il
debito pubblico Usa non è a rischio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dal nostro
corrispondente Gli investimenti in dollari sono sicuri e la Cina non ha nulla
da temere per i suoi capitali sull'altra sponda del Pacifico. Lo ha detto il
segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ieri a Pechino durante il
primo giorno della sua prima visita ufficiale in Cina. Una visita impegnativa.
L'ottimismo
sui mercati spinge petrolio ed euro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in arrivo
soprattutto dalla Cina, hanno incoraggiato la propensione al rischio tra gli
investitori, spedendo il dollaro ai minimi da dicembre e alimentando gli
acquisti di materie prime: un rally, quest'ultimo, che ha coinvolto non solo il
petrolio – al record da otto mesi, oltre 68 dollari al barile –
In
Cina ancora troppe Tienanmen ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
attuale
leadership della Cina, ancora oggi. Bao sbeffeggia i loro slogan e denigra i
loro semidei, ma, dopo tutto, è uno di loro. Hanno paura che se lo lasciano
esprimere liberamente l'intero edificio autoritario possa cominciare a
sgretolarsi. «La Cina ha quasi cancellato il ricordo di Tienanmen vietando di
parlare di quello che è successo.
Dati
economici positivi, sulle Borse è ancora rally
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il più
importante è stato quello del settore manifatturiero in Cina, cresciuto per il
terzo mese di fila. La scommessa del mercato è che la fine della recessione
globale possa partire proprio dal gigante asiatico, per continuare poi negli
Stati Uniti e infine in Europa. Un buon segnale in Cina è dunque percepito come
una buona notizia per il mondo intero.
Piombo
e zinco in forte rialzo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
perciò che il
flusso di metallo verso la Cina debba ridursi già nel prossimo trimestre. Se a
ciò si aggiunge che il bilancio offerta- domanda globale secondo
l'International Lead and Zinc Study Group (Ilzsg) è stato di 187mila tonnellate
nel primo trimestre di quest'anno,si può pensare che, almeno dal punto di vista
fondamentale, il prezzo possa scendere nei prossimi mesi del 10-
Forniture
ancora in discussione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
per cui la
Cina potrebbe accettare dalla Vale anche uno sconto meno forte. Non però del
27%,che è l'obiettivo dichiarato dai brasiliani. Vale si è tenuta ufficialmente
fuori dai negoziati, almeno finora, ma è tutt'altro che disinteressata: nel
2008 il minerale di ferro ha rappresentato il 63% delle sue entrate e il 97%
del margine operativo lordo.
I
maxi-ribassi pesano sui tecnici ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Gran
Bretagna, Usa, Cina e Giappone, per esempio, sono almeno in mille. Se la
squadra è limitata, la capacità di competere è ridotta». Un prezzo di gara
contenuto significa abbattimento dei ricavi. Una situazione limite, che può
essere sostenuta solo da grandi player, sulla base di economie di scala.
All'estero
per reagire alla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
oltre che per
la Cina, l'India e addirittura l'Australia. Sono importanti gli accordi di
libero scambio che sono stati stipulati con i paesi Asean, il Giappone,
l'Australia, la Nuova Zelanda, per citarne alcuni. Proprio a fine 2008 sono
stati firmati accordi di libero scambio con la Cina e con il Gulf Cooperation
Council.
Consolidamenti
più semplici in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Novità
fiscali Consolidamenti più semplici in Cina di Marco Marazzi L a nuova
normativa fiscale cinese in materia di reddito d'imposta, entrata in vigore nel
gennaio 2008 è stata integrata, nel maggio di quest'anno, da importanti
disposizioni attuative, che avranno effetto retroattivo dal gennaio 2008.
Filo
rosso fra Cina e Medio Oriente ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e Medio
Oriente C apo economista per la Cina alla Royal Bank of Scotland di Hong Kong,
Ben Simpfendorfer a lungo ha vissuto a Damasco e a Beirut. Ragion per cui è un
buon conoscitore tanto del mondo cinese quanto di quello arabo. Con «The New
Silkroad», la nuova Via della seta, mette insieme queste due conoscenze per tracciare
un profilo degli equilibri mondiali una volta che
I
volti della globalizzazione. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Con la caduta
del Muro di Berlino e la caduta di altri statalismi in Cina, India e altri
paesi, ha preso avvio dall'inizio degli anni Novanta quel processo che
chiamiamo globalizzazione. La globalizzazione ha messo a disposizione dei
lavoratori di tutto il mondo beni e servizi a basso prezzo, facendo leva sul
basso costo del lavoro di quei paesi emergenti.
Il
mercato è ferito, vivrà a lungo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
questo tipo
di cambiamento ideologico e strutturale è avvenuto in Russia, in Cina, in
India. E non credo che, cambiando, pensassero al Washington Consensus, quelle
dieci regole per il mercato messe insieme da Williams nel 1989. Avevano capito,
nei fatti, che erano sulla strada sbagliata, che dovevano aprire. Cosa propone
allora?
Pronto
il lancio di un missile intercontinentale
( da "Unita,
L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
moltiplica i
timori di un test che secondo fonti sudcoreane potrebbe avvenire in poche
settimane, se non - ipotizzano i media di Seul - il 16 giugno, quando il
presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. Il vettore,
trasportato via treno è giunto a Dongchang-ri, sulla costa oves della Corea del
Nord ad appena
Da
più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos:
appartengono... ( da "Unita, L'"
del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
anni la
Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos: appartengono alla
minoranza hmong, un gruppo etnico presente anche in Cina, Vietnam, Birmania e
Thailandia. L'esodo è cominciato nel 1975, con la fine della guerra civile e la
vittoria dei comunisti. Accusati di aver difeso la monarchia con l'appoggio di
Washington, da allora migliaia di hmong hanno lasciato il Laos.
Pakistan
I talebani rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all’...
( da "Unita,
L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina
Tiananmen, Amnesty chiede un'inchiesta Un'inchiesta pubblica e indipendente
sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 contro chi manifestava in
piazza Tiananmen alla vigilia del ventesimo anniversario. Lo ha chiesto Amnesty
international: diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200
persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle
fiat,
si riapre il fronte europeo e gm vende hummer ai cinesi - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
impedisce
infatti ad Opel di vendere auto in Usa e in Cina. Ieri il titolo del Lingotto è
salito in borsa dell´1,28 per cento dopo i risultati del mercato auto di
maggio, positivi per Torino. Sul versante dei conti, il presidente di Intesa
San Paolo, Enrico Salza, ha precisato che «finora la Fiat non ha utilizzato il
miliardo di euro di crediti» concessi nei mesi scorsi dalla banca.
la
merkel vede rischi per opel "intesa con magna non vincolante" -
andrea tarquini ( da "Repubblica, La"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il marchio
tedesco non potrà vendere le sue auto su due mercati-chiave, cioè Stati Uniti e
Cina. «Opel è comunque un caso speciale», ha detto ancora la cancelliera, «e
non si ripeterà, non ci sarà un altro caso come quello della Opel. Adesso c´è
una chiara procedura per l´esame delle richieste, una procedura che non è
soggetta alla politica».
berlusconi:
via i feudi rossi franceschini: sbagli calcoli - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina è in
casa e non la Cina è vicina»». Promettendo tra gli applausi dei fan di avviare
una indagine «per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità
economica cinese». All´Europa, dove conta di avere il gruppo più numeroso, ha promesso
«un drizzone», perché «ha creato montagne di difficoltà a chi intraprende»
obama
e la guerra tra ricchi e poveri - piero ottone
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Vediamo il
caso della Cina. In un primo tempo è sembrato che i cinesi, nel segno del
comunismo, volessero convertire l´umanità all´ideologia di Marx: tutti
comunisti, come loro. E guerra a chi comunista non era. Ma ecco che, a un certo
momento, i cinesi hanno cambiato idea.
duplice
omicidio in piazza inchiesta sull'omertà del borgo - salvo palazzolo
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
un confidente
aveva soffiato alla squadra mobile i nomi dei Cinà come gli autori del duplice
omicidio. Ma il movente segnalato era un altro. Allora si era parlato di
un´offesa delle due vittime nei confronti di una ragazza della famiglia Cinà.
Al Borgo tutti sapevano. Nuccio racconta che i Cinà furono pestati a sangue da
Vincenzo Chiovaro, esperto di arti marziali.
il
mondo applaude il palcoscenico napoli - giulio baffi
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
una in Cina e
una in Occidente, fra un italiano e un´orientale e viceversa, a cui
s´intrecciano momenti di lavoro nelle fabbriche tessili, fra vicende legate
alla contraffazione e incidenti sul lavoro». O come "Monaciello" che
la fantasia di Andy Arnold ha costruito nei sotterranei di via Chiaia,
"L´apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe"
berlusconi
abbraccia galli e promette una legge per firenze - simona poli massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E ancora:
«Qui c´è una città che da 60 anni sopporta il governo della sinistra, una città
che non ne può più. Qui non si dice che la Cina è vicina perché la Cina è in
casa». Durante il viaggio il corteo di auto blu incrocia un signore a Novoli,
che scende dalla macchina e saluta in silenzio col pugno chiuso alzato.
Stasera
dico una parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna
persona poli... ( da "Unita, L'"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Venerdì il
presidente del Consiglio è intervenuto dalla Cina sugli «ascolti fantastici» di
Annozero dove - ha detto - «non era invitato nessuno dei nostri». Strano:
avevamo in studio il capogruppo della Lega sua alleata, Roberto Cota e il
vicedirettore de il Giornale, Nicola Porro. Poi è tornato in Italia e ha
riunito gli industriali a Villa Madama per parlare di crisi finanziaria.
Mottaki
all'Eliseo Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran
( da "Unita,
L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
È la prima
volta che il capo di Stato francese riceve un responsabile iraniano di alto
livello dalla sua elezione, nel maggio del
GOLDMAN
SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso
la cess... ( da "Unita, L'"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
GOLDMAN SACHS
Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91 miliardi di dollari attraverso la
cessione di una quota dello 0,9% di Industrial & Commercial Bank of China
(Icbc), la più grande banca per capitalizzazione al mondo.
Pechino
blocca Twitter e Hotmail ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. Per
l'anniversario di Tienanmen Pechino blocca Twitter e Hotmail Luca Veronese
Vietato parlare del massacro di Tienanmen. Nelle strade del paese come su
internet. Vietato manifestare, vietato discutere, anche in rete. Vietato
ricordare la morte di centinaia di studenti sotto i colpi dei carri armati
dell'esercito.
Designato
l'erede di Kim Jong-il ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che Cina e
Russia intendono annacquare. Il ministro degli Esteri cinese Yang Jeichi, in
una telefonata al collega Hirofumi Nakasone, ha detto che le sanzioni non
risolvono il problema Corea del Nord: occorrerebbe una risoluzione Onu
«bilanciata», che non precluda il ritorno di Pyongyang al tavolo dei negoziati
a sei.
I
brevetti del signor Brambilla ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
gli
interessano i brevetti non registrati in Cina». Giuseppe Ranalli, titolare
della Tecnomatic di Corropoli in provincia di Teramo, è uno specialista di
ingegnerizzazioni. La sua società, che l'anno scorso ha fatturato 27 milioni di
euro, è una piccola impresa a buon contenuto tecnologico, parte di un fenomeno sommerso
che sta diventando sempre più visibile nelle statistiche dell'
Con
il petrolio si alimentano attese di rincari
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
paese al
secondo posto dopo la Cina nella graduatoria degli importatori di questo olio
alimentare – alla borsa merci di Kuala Lumpur il future per consegna vicina
potrebbe superare 3mila ringgit per tonn. (circa 596 à ) perché la forte
domanda di olio di soia, in Asia come anche al Chicago Board of Trade, si
scontra con un'offerta non eccezionale.
Hummer
venduta alla Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la nuova
classe di superricchi di un paese emergente come la Cina. Tra i pretendenti
della Hummer l'anno scorso non a caso c'erano un'altra società cinese, la Hunan
Changfeng, l'indiana Mahindra & Mahindra e il miliardario russo Oleg
Deripaska. L'acquisto della Hummer potrebbe soddisfare le ambizioni della
Sichuan Tengzhong, produttrice di macchinari pesanti per lavori stradali,
Cinesi,
svegliatevi Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen
( da "Unita,
L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ma esiste o è
possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in
quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è
difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo
prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il
dissenso.
Può
la barca affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi di Chen Guidi e W...
( da "Unita,
L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
portato alla
luce le disperate condizioni in cui nella ricca e urbanizzata Cina di oggi
vivono i 900 milioni di contadini rimasti nelle campagne. «Gli artigli del
dragone» è invece un libro che indaga, come recita il sottotitolo, su «Crimini,
violazione dei diritti umani e cultura di morte nella Cina del terzo millennio»
(l'autore è Marco Respinti, per Piemme) «Chi comanda a Pechino?
Da
Qingdao a Londra un esule e giramondo
( da "Unita,
L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dopo aver
subito la censura per alcuni scritti e dopo aver vagabondato per tre anni per
la Cina, è espatriato a Hong Kong. Nel giugno 1989, avuta notizia di quanto
succedeva a Tiananmen, raggiunse gli studenti in rivolta, partecipando ad
alcune dimostrazioni. Costretto al capezzale di un fratello ferito, ascoltò per
radio, però, le cronache del massacro.
Se
dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione Pechino in coma (in
lingu... ( da "Unita, L'"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ma esiste o è
possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in
quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi di Tiananmen, è
difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di quanto dicevo
prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel reprimere il
dissenso.
Tiananmen,
20 anni dopo ( da "AprileOnline.info"
del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina si
chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la
censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento
del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si
avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino,
Credo
staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola
Microsoft , ... ( da "Finanza e Mercati"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
incasso in
Cina, la Cina continua a scommettere su Wall Street. Il credito Usa, alle prese
con ricapitalizzazione e restituzioni del fondi del Tarp, continua a fare nuove
emissioni. E ieri è arrivata la notizia che China Investment Corp (Cic, il fondo
sovrano di Pechino) ha aderito con entusiasmo alla ricapitalizzazione di Morgan
Stanley acquistando azioni per 1,
Tiananmen,
Hillary chiede i nomi dei morti ( da "Unita, L'"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
chiede i nomi
dei morti Pechino Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton chiede alla Cina
di pubblicare i nomi dei morti di piazza Tiananmen. E di render noti anche i
nomi delle persone scomparse o arrestate nelle manifestazioni per il XX
anniversario. Nella piazza, centinaia di poliziotti e uomini delle forze
paramilitari. Il mausoleo del presidente Mao è stato chiuso «per lavori».
moscato
wine festival la piazza si tinge di giallo
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
accaparrarsi
un calice da degustazione ai prezzi sopraindicati consente di assaggiare as
much as you want ai banchi dei produttori e con ticket nelle enoteche tematiche
della piazza (Enoteca del Moscato nel Mondo, Enoteca «Oltre il Moscato» ed
Enoteca dei vini aromatici). Cin cin. Info www.gowinet.it, 0173/364631 (l.iac.)
la
rissa del centrodestra ci allontana dall'europa - agostino spataro
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in
provenienza dall´Asia (Cina, India, Giappone) e dall´Africa verso l´Europa.
Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo Persico cominciano ad
orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e
Nord Europa. Ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela
a spese del contribuente,
L'Iran
tradisce Parigi con Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
petrolifera
della Cina (Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di "Pars sud", uno
dei più grandi giacimenti di gas naturale del mondo per un valore di 4,7
miliardi di dollari. Secondo l'Irna, l'agenzia d'informazione ufficiale
iraniana, le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah
Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera
iraniana (
IL
PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI GAS DEL MONDO
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
miliardi di
dollari con la Compagnia nazionale petrolifera della Cina (Cnpc) per lo
sviluppo della fase 11 di Pars South, uno dei più grandi giacimenti di gas
naturale del mondo.Secondo l'agenzia d'informazione ufficiale iraniana Irna,le
firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah Jashnsaz,
amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera iraniana (Nioc)
Keynes
non è la coperta di Linus ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
D'altra
parte,quest'anno la Cina crescerà del 6% mentre il mondo occidentale si
contrarrà. E lo sviluppo economico futuro dovrà venire dalla produttività».
Vincerà davvero la temuta "democratura", quell'ibrido con il corpo di
democrazia e la testa di dittatura di cui Pechino è l'esemplificazione suprema?
Tecnologie
italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
secondo il
programma di collaborazione ambientale tra Italia e Cina promossa dal direttore
generale del ministero, Corrado Clini. Tra le caratteristiche ci sono i
pannelli fotovoltaici, l'illuminazione a specchi solari, la ventilazione
naturale. L'edificio ospiterà anche la sede cinese del ministero italiano
dell'Ambiente.
Strategia
d'attacco per Zegna ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«La Cina,
cresciuta del 30%, è per noi il secondo mercato mondiale. Vanno bene anche il
sud-est asiatico (l'anno prossimo apriremo in Vietnam) e gli Emirati Arabi, va
molto bene l'America latina e, nel suo piccolo, anche l'India cresce a due
cifre».
Peugeot
cerca alleati (di minoranza) ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ha
partnership industriali in Cina con Dongfeng e in Russia attraverso la
costruzione di un impianto assieme a Mitsubishi. Quanto alla taglia critica che
intende raggiungere, Varin pur sottolineando che «le dimensioni sono certo
importanti », ha detto di non avere in mente «una cifra del miracolo, che si
tratti di 5,5 o di 6 milioni di vetture».
Sui
mercati torna la prudenza e l'euro scende
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Giornata
negativa anche per il rublo, che ha seguito i ribassi di Borsa. Il presidente
Dmtrij Medvedev potrebbe discutere la propria proposta di creare una nuova
moneta internazionale nel vertice con Brasile, India e Cina, in programma
questo mese.
Per
gli orologi la ripresa ritarda di un anno
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
export nei
quattro mesi verso la Russia (-61%) e verso la Cina (-39%). Meno consistente,
ma pur sempre rilevante, la flessione che riguarda l'India (-29%). Nel
complesso, i maggiori mercati europei resistono per ora meglio – tra le
eccezioni la Spagna (-36%) – rispetto agli Usa e ai grandi mercati emergenti.
Bernanke:
allarme deficit ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Di recente
anche la Cina, grande investitore in titoli statunitensi, ha espresso
nervosismo, che il segretario al tesoro Tim Geithner ha cercato di alleviare
durante una visita a Pechino questa settimana. Sullo stato
dell'economia,Bernanke ha ribadito di aspettarsi schiarite, ma deboli: la
crescita dovrebbe tornare entro fine anno,
la
paura torna a tienanmen alta tensione vent'anni dopo
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nel ventesimo
anniversario del massacro ieri una cappa di silenzio è calata su tutta la Cina:
blindata la piazza dove i carriarmati soffocarono la protesta democratica,
censurati i giornali e i siti Internet, arrestati i dissidenti. Una dura
protesta è venuta da Washington. La più forte presa di posizione dall´avvento
dell´Amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton.
quell'uomo
solo contro i carri armati l'eroe della rivolta avvolto nel mistero - (segue
dalla prima pagina) federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina di
oggi è figlia del dopo-Tienanmen, quando il regime stabilì un ordine e una
logica nel castigo. «La repressione armata - ricorda Xu - non avvenne a Piazza
Tienanmen ma più lontano. Le cataste di cadaveri io le vidi sulle vie Fuyou e
Changan.
Iran.
Francia. Sarkozy duro su negazionismo e nucleare
( da "AmericaOggi
Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Usa,
Francia, Gb e Russia, più l'alto rappresentante Ue Javier Solana)". Il
presidente ha "lanciato all'Iran l'appello a rispettare le risoluzioni del
Consiglio di sicurezza e ad impegnarsi nel negoziato", che "aprirebbe
la strada ad una cooperazione molto ampia a tutto vantaggio dell'Iran, compreso
sul nucleare civile,
Cina.
Tieananmen. La piazza nella morsa della polizia
( da "AmericaOggi
Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
inglese e
sono state immediatamente vietate in Cina, un Paese dove le edizioni pirata di
tutti i tipi di libri e documenti hanno una larga diffusione. Anche il sito
Flickr, del motore di ricerca Yahoo!, é adesso inutilizzabile in Cina,
probabilmente per impedire la diffusione di foto delle manifestazioni del 1989
e del massacro compiuto nella notte tra il 3 ed il 4 giugno di quell'
In
Sicilia niente Europa, solo una maxirissa
( da "AprileOnline.info"
del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Asia (Cina,
India, Giappone) e dall'Africa verso l'Europa. Così come la gran massa di
petrodollari che dal Golfo persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi
rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e nord Europa. Insomma, ad
Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del
contribuente,
Poltrone
Frau arrederà le salette vip della Sea
( da "Finanza
e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
delocalizzazione
nello stabilimento in Cina di alcune linee di business. «A oggi - aveva
sottolineato Rinero - l'unità produttiva cinese non è sfruttata a pieno. Per
questo motivo abbiamo pensato di delocalizzare quei componenti non visibili del
business». Intanto il cda di Poltrona Frau, nei giorni scorsi, ha comunicato i
dati del primo trimestre si è chiuso con ricav in calo del 14%
Ferragamo
cresce in Cina con 5 nuovi store ( da "Finanza e Mercati"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ferragamo
cresce in Cina con 5 nuovi store da Finanza&Mercati del 05-06-2009
Salvatore Ferragamo scommette sulla Cina. Il gruppo di moda ha inaugurato
cinque nuovi monomarca in Asia: ad Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan. È
così salito a 33 il numero dei negozi del brand fiorentino nel Paese.
"individualisti
e polemici, napoletani contro l'arte" - stella cervasio
( da "Repubblica,
La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che dirige
con inestinguibile passione, è a quota mille esibizioni (anche in Cina e
Russia): «Non potrei non chiedere il ripristino delle orchestre. In Puglia la
Provincia sostiene ben due compagini musicali. Non dobbiamo permettere più alle
istituzioni di dirci che non ci sono soldi, ma solo di spiegare come vengono
spesi».
DAVID
CARRADINE SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la
polizia ha dubbi sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film
( da "Unita,
L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tanto era
credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti
in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole
(il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna,
patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al
punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin.
Suo
padre John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel 1988 a Milano alla
rispetta... ( da "Unita, L'"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tanto era
credibile nei panni del monaco Shaolin Kwai Chang Caine che raddrizzava torti
in Cina come nel selvaggio West. Invece i Carradine erano di origini spagnole
(il vecchio patriarca John citava fra i propri avi San Pedro di Carradegna,
patrono di Barcellona), ma David prese sul serio la vocazione orientale fino al
punto di scrivere un libro intitolato Spirit of the Shaolin.
Airbus
Precipitato Velocità ridotta la causa del disastro L'Airbu...
( da "Unita,
L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Fermate al
confine tra Cina e Corea del Nord, per Euna Lee e Laura Ling (reporter di
Current Tv, il network di Al Gore) appare certa la condanna. Pakistan Preso
leader talebano della valle dello Swat Sufi Mohammad, il leader religioso dei
Talebani della valle dello Swat e capo dell'organizzazione Tehrik-e Taleban-e
Shariat-e Mohammadi (Tnsm),
Tiananmen
blindata A Hong Kong veglia per ricordare le vittime
( da "Unita,
L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
le accuse di
Washington sono «senza fondamento» e costituiscono «una grave interferenza
negli affari interni della Cina». Tiananmen aperta al pubblico ma inondata di
polizia per evitare qualunque tentativo di manifestazione nel ventennale del
massacro. A Hong Kong 150mila persone ricordano le vittime della repressione.
tienanmen,
la rabbia del regime "l'america non deve interferire" - raimondo
bultrini ( da "Repubblica, La"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ben pochi in Cina
hanno potuto così seguire l´eco delle polemiche e delle manifestazioni che da
Hong Kong a Taiwan, dall´Europa agli Usa hanno marcato l´anniversario della
strage. A uso e consumo dei soli media stranieri è stata anche la dura replica
del portavoce degli Affari Esteri cinese Qin Gang all´appello della Clinton,
l'azienda
premia chi non inquina - (segue dalla copertina)
( da "Repubblica,
La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Guidate da
Cina e Brasile, hanno aumentato del 27% i loro investimenti in energie pulite.
Certo i problemi da risolvere restano immani. La Cina si è risvegliata solo
dopo che il suo modello di sviluppo energivoro ha seminato distruzione. Oggi
sui 600 milioni di cinesi che abitano in zone urbane, solo l´1% respira un´aria
che sarebbe considerata "
"facciamo
come noè e l'uomo avrà un futuro" - alix van buren new york
( da "Repubblica,
La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La raccolta
in natura di piante medicinali per la richiesta crescente di farmaci e
supplementi in Cina, Giappone, Europa, Stati Uniti. Un altro fattore è il
mutamento climatico, fra i più devastanti. L´ultima estinzione di massa avvenne
66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. Passarono più di 10 milioni di
anni prima che la Terra si riprendesse.
il
riscaldamento globale rimane la vera emergenza. ma per la prima volta dopo anni
bui, forse si può essere ottimisti. ecco perché - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina si
candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso
un´economia low-carbon, a bassa emissione di Co2». Non è propaganda del regime
di Pechino. L´affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale
dell´Ambiente dell´Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il
Climate Group,
Tienanmen.
Hong Kong. Veglia di 150 mila persone
( da "AmericaOggi
Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
una grave
interferenza negli affari interni della Cina''. ''Esprimiamo - ha aggiunto il
portavoce - la nostra profonda insoddisfazione e le nostra risoluta
opposizione'' alle accuse della Clinton. Come decine di altri dissidenti, Ding
Zilin ha passato la giornata di oggi agli arresti domiciliari, mentre altri
sono stati allontanati di autorita' dalla capitale e portati '
Biennale.
Record di presenze a Venezia ( da "AmericaOggi Online"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Di fronte, i
mondi complessi della Cina e dell'Uruguay si fondono nei collage di Juan
Burgos. Sulle scale esterne, margherite di ferro da sfogliare per un 'M'ama,
non m'amà nell'opera di Raquel Bessio che guarda all'unità sudamericana e
significativamente si intitola 'Terra promessa'.
Tienanmen,
Pechino gela la Clinton ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Piazza
Tienanmen infiamma le relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. «Le
affermazioni del segretario di Stato americano sono accuse senza fondamento
contro il governo cinese, e costituiscono una grave interferenza negli affari
interni della Cina», ha tuonato ieri un portavoce di Pechino, esprimendo
«profondo scontento e risoluta opposizione » alle parole di Hillary Clinton.
RAPPORTI
DIFFICILI ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina per la
prima visita da segretario di stato. Esordisce dicendo che la questione dei
diritti umani non può compromettere il dialogo tra i due paesi. Un pragmatismo
che solleva critiche e polemiche Il rapporto sui diritti umani Neanche una
settimana dopo il viaggio dell'ex first lady,esce il rapporto annuale
statunitense sulla situazione dei diritti umani nel mondo che attacca
Pyongyang,
a processo le giornaliste americane
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sono state
catturate il 17 marzo scorso al confine con la Cina: Pyongyang ha consentito
all'ambasciatore svedese (che rappresenta gli interessi Usa) di visitarle e ha
permesso anche una telefonata con i familiari negli Usa. A dimostrazione, secondo
molti osservatori, della volontà di utilizzare gli "ostaggi" in una
logica di pressione e implicito scambio.
Calzature,
intesa per l'export ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. Per
l'Europa i tempi sono un po' più lunghi. è necessario però sfruttare al massimo
la grande opportunità che l'Unione europea offre: la libertà di mercato che
significa libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi. E per
farlo servono un posizionamento strategico, un supporto a questo posizionamento
e una visione a medio e lungo termine da parte delle aziende.
Senza
ricerca non c'è rilancio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Russia
e paesi emergenti, ma anche coesione interna fra i membri dell'Unione». A fare
gli onori di casa, un bocconiano doc come Mario Monti, che dell'ateneo milanese
è l'attuale presidente. Ma al tavolo hanno preso parte anche il rettore Guido
Tabellini e Alfonso Gambardella, autore del volume "Innovazione e
sviluppo"
Sfuma
il ricco accordo tra Chinalco e Rio Tinto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina
sarebbero giunti 12,3 miliardi in cambio di importanti quote nelle più ricche
miniere di ferro, rame e alluminio di Rio Tinto; in più, 7,2 mld $ sarebbero
stati versati per obbligazioni convertibili con le quali Chinalco,
esercitandole, avrebbe visto salire la propria quota in Rio Tinto al
18%,dall'attuale 9%.
BREVI
DA MODA E DESIGN ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
FERRAGAMO PIù
FORTE IN CINA Cresce la presenza in Cina di Salvatore Ferragamo. Il gruppo
fiorentino ha infatti aperto, negli ultimi quattro mesi, cinque nuovi punti
vendita a Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan, che si aggiungono agli altri
33 già esistenti. I nuovi negozi sono distribuiti tra il nordest e il sud del
paese e sono tutti allestiti secondo il nuovo concept di Ferragamo,
La
crisi passerà, attenti alle scorciatoie
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
oggi la Cina.
Entrambe le lezioni - quella sulla lentezza e la difficoltà della ricostruzione
del settore bancario e quella sulla dipendenza da un grande fornitore esterno
di capitali - sono sgradevoli. Per lungo tempo è stato molto più facile
ripetere il mantra rassicurante di una comunità mondiale che aveva imparato,
Non
solo stanze, obiettivo riqualificazione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
commenta Cino
Zucchi – può creare continuità tra gli insediamenti di diversi periodi storici.
Si può lavorare apportando un mix funzionale che integri l'abitare con gli
spazi per il lavoro. Altro tema è quello degli spazi condivisi come sono le
lavanderie e gli spazi gioco negli interventi residenziali.
Occasione
da non perdere per l'efficienza energetica
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ha costruito
in Cina, prima il Siieb e quest'anno ha inaugurato il Ningbo (The Centre for
Sustainable Energy Technologies) che alcuni mesi fa a Cannes in occasione del
Mipim ha vinto il premio "2009 MIPIM Green Building Award". Sono in
cantiere alcuni edifici per ufficia Milano e tra i suoi ultimi progetti, in
partnership con Favero & Milan Ingegneria,
Arriva
l'ondata di euroscetticismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Brasile e la grande crisi socioeconomica che ci è scoppiata addosso, se non ci
fosse stata l'Europa avremmo dovuto inventarla: si è dimostrata uno scudo
provvidenziale tra una tempesta e l'altra.Certo,non un modello perfetto.
Comunque un ammortizzatore regionale prezioso per stati dalla sovranità
nazionale ormai insufficiente a tener testa da soli agli sconquassi mondiali.
Napoli
Teatro Festival Italia: al via la seconda edizione
( da "AprileOnline.info"
del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il lavoro in
Cina e quello a Napoli. Linguaggi, parole dette, non dette e soffocate.
Diversità ma identità da tirar fuori. In questi legami trasversali con il
mondo, la città respira il Festival. Sembra sentirlo. Viverlo nelle sue diverse
zone, nelle sue diverse identità.
Gnl,
Sua Maestà gioca la carta Qatar ( da "Finanza e Mercati"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dove paesi
come la Cina già mostrano forte interesse. «Ci aspettano ancora grandi sfide
dal punto di vista energetico - ha detto all'inaugurazione del porto Rex
Tillerson, di Exxon Mobil Corporation - South Hook, come parte vitale del
progetto Qatargas 2, è un perfetto esempio di una strada da percorrere per ottenere
risultati interessanti.
arte,
glamour e notti pazze torna a splendere l'oro di venezia - (segue dalla prima
pagina) natalia aspesi ( da "Repubblica, La"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cini, dove la
Fondazione Prada esponeva una antologica dell´americano John Wesley, curata da
Germano Celant. «Credo che il mio lavoro abbia molto a che fare con il sesso»
ha dichiarato il simpatico ultraottantenne, si direbbe soprattutto quello
femminile, che descrive molto carinamente, ridisegnando i personaggi dalla
pubblicità e dei fumetti anche per bambini mentre si rimirano
Ventesimo
anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro
nel pomerigg... ( da "Unita, L'"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina il
bianco è il colore del lutto. Infine, internet e la censura. Negli ultimi
giorni diversi siti web stranieri sono stati "armonizzati" (tra gli
altri Twitter, Flickr e Hotmail, che si sono aggiunti a YouTube, Blogger e
Wordpress), molti portali cinesi hanno scelto l'autocensura, appendendo per
qualche giorno la targa «
DIVO
PIÙ DIVA LA STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia
Bartoli: tanto diversi da far innamorare i giovani
( da "Unita,
L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Lang è il
perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e
smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della
mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre
sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e
dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla.
È
emblematico dei tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival
Pollini,... ( da "Unita, L'"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Lang è il
perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e
smemorato. Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della
mancanza di libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre
sorridente e di travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e
dice che a lui no, non gli hanno mai impedito di far nulla.
lavoro,
a rischio altri 18 mila posti - stefano parola
( da "Repubblica,
La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
cioè quelli
dei paesi "bric": Brasile, Russia, India e Cina. Oggi il Piemonte
esporta soprattutto nell´Unione europea, mentre in quelle aree riversa appena
il 6,8 per cento dei beni che finiscono all´estero. Troppo poco, perché una
volta che la crisi sarà passata è proprio dai paesi emergenti che secondo l´Fmi
partirà il rilancio.
chay
yew, storie comuni tra napoli e singapore
( da "Repubblica,
La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
amore fra un
italiano e un´orientale e viceversa, un commerciante napoletano che va in Cina
a vendere abiti e una donna del nord della Cina che vive chiusa nella sua casa
di Napoli spaventata dalla violenza della città. Fra vicende legate alla
contraffazione e incidenti sul lavoro, s´intrecciano a momenti di lavoro nelle
fabbriche tessili.
Politici
italiani, datevi da fare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma trovo
ingiusto che i miei prodotti in Cina debbano pagare dazi fino al 29% e i
prodotti cinesi da noi paghino il 4 per cento». Serve una politica più
determinata dell'Europa nei confronti della concorrenza di altri Paesi
emergenti, nel rispetto delle regole del mercato. E una maggiora tutela del
made in Italy.
La
legge della rete ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ci sono solo
la Cina e la Birmania) nei quali internet è veramente repressa, filtrata e
censurata e gli internauti sbattutiingalera sulserio? • Il pensiero di Ciampi
Trovo eccellente l'iniziativa del Sole 24 Ore di dare spazio alle autorevoli
voci di economisti, e di altri eminenti uomini di cultura, al fine di penetrare
le difficili tematiche connesse alle cause della crisi.
La
scienza modello per Milano ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina:
produciamo moltissimo e con un'altissima qualità a costi- ad esempio gli
stipendi dei nostri ricercatori- bassissimi. Perché allora la nostra capacità
attrattiva non decolla? Forse perché non riusciamo a garantire tranquillità sul
piano legislativo e fiscale: qualunque aziende decida di investire vuole un
quadro di riferimento delle regole non solo chiaro ma anche stabile.
Gm:
con Magna intesa entro luglio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina sì,
gli Stati Uniti apparentemente no. è in questo contesto che il governo tedesco
ha deciso di lasciare la porta aperta a eventuali nuovi acquirenti. Che cosa
c'è dietro a questa scelta: la paura che i negoziati MagnaOpel falliscano? O
anche il tentativo di calmare le acque nella grande coalizione viste le
reazioni negative provocate dall'
La
battuta di Andreotti. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
riflettori e
le polemiche sul viaggio di amicizia in Cina di Bettino Craxi, accompagnato da
una folta delegazione italiana. Andreotti disse: «Vado in Cina con Craxi e i
suoi cari...». Riferendosi a quanto affollato fosse l'aereo. Si era nel 1986,
nella prima Repubblica, Tangentopoli non era ancora alle porte, Craxi era
presidente del Consiglio e Andreotti il suo ministro degli Esteri.
Wall
Street corre più dell'economia reale
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a parte
alcuni acquisti (speculativi) dalla Cina, non c'è evidenza che sia aumentata la
richiesta di materie prime. L'altro preoccupante aspetto è il flusso di vendite
sui titoli di Stato dettato dai timori sul gonfiarsi del debito pubblico dei
vari Stati e, di nuovo, sulle attese di una ripresa economica.
Marchi
globali ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
STILE E
TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Marchi globali LA STILISTA Frida
Giannini (nella foto a sinistra), direttore creativo di Gucci, ha inaugurato a
Shanghai, insieme all'amministratore delegato Patrizio Di Marco, il più grande
negozio monomarca del brand fiorentino in Cina (a destra), di cui ha curato il
concept
Intesa
con Versace Di Risio se ne va ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dopo una cura
drastica, tra il 2005 e il 2006 i debiti erano stati concellati e l'utile
ritrovato © RIPRODUZIONE RISERVATA Il manager. Giancarlo Di Risio, qui ritratto
durante una conferenza stampa in Cina, lascia Versace dopo cinque anni come a.
d. OLYCOM
Gucci,
incassi record in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
incassi
record in Cina Ricavi a 96 milioni di euro (+16%) in tre mesi Aperto a Shanghai
un nuovo flagship store Paola Bottelli SHANGHAI. Dal nostro inviato P rendete
Xian, la patria dei celebri guerrieri di terracotta, dove prima del taglio del
nastro si è formata una lunga coda notturna in perfetto stile Harry Potter.
Rio
Tinto sceglie Bhp Billiton ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sostenendo
che avrebbe concesso troppo potere alla Cina. Anche le autorità australiane
erano incerte sull'opportunità di cedere alla Cina asset nazionali considerati
strategici. L'accordo era stato siglato all'apice della crisi finanziaria e
all'epoca era stato descritto dal chief executive Tom Albanese come «la
migliore soluzione », l'unica strada percorribile per ridurre l'
Se
il Dragone perde la faccia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
minerario
australiano dagli accordi presi con Chinalco è stato il recente aumento del
prezzo dei minerali ferrosi, di cui oggi la Cina è il principale consumatore
mondiale. Risultato: Chinalco ha perduto una preziosa opportunità per
internazionalizzare il proprio business, aumentare la propria scala produttiva
e accrescere il proprio prestigio tra i grandi produttori di metalli ferrosi.
Recessione
e diplomazia. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina pronta a
sottoscrivere le obbligazioni del Fondo per avere più voce in capitolo Pechino
punta 50 miliardi sull'Fmi Antonella Scott SAN PIETROBURGO. Dal nostro inviato
Il momento peggiore della crisi economica non è passato, «è troppo presto per stappare
le bottiglie di champagne»: al Forum economico di Pietroburgo i toni di Dmitrij
Medvedev sono stati molto meno battaglieri
chinotto
ligure, tour sulle spiagge una proposta della fondazione slow food - raffaele
niri ( da "Repubblica, La"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tra Varazze e
Finale si coltivano gli agrumi originari della Cina in una originale
rivisitazione di riviera, dai dolci alla birra Chinotto ligure, tour sulle
spiagge Una proposta della Fondazione Slow Food RAFFAELE NIRI La scena potrebbe
risalire all´inizio del secolo scorso. Se non, addirittura, alla fine
dell´Ottocento.
parigi
val bene un budda è boom di nuovi fedeli - anais ginori
( da "Repubblica,
La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina ha
comunicato la sua "ferma opposizione" a questa onorificenza e non è
previsto nessuno incontro con rappresentanti del governo. In Francia, uno dei
portavoce del buddismo più famoso è Matthieu Ricard, definito "uomo più
felice del mondo", dopo test neurologici effettuati da un´università
americana.
Rio
Tinto ci ripensa e beffa i cinesi
( da "Avvenire"
del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
DA MILANO
ALESSANDRO BONINI S chiaffo alla Cina. Con un colpo di scena, il gruppo
minerario anglo-australiano Rio Tinto ha piantato in asso Chinalco, società
pubblica di Pechino, per concedersi al suo ' primo amore', la connazionale Bhp
Billiton. Il secondo e il terzo colosso mondiale del settore riuniranno le
proprie miniere di ferro australiane in una joint venture paritetica:
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima Pagina Pechino alla ricerca del bambino perfetto FEDERICO
RAMPINI LA CINA costruisce il "bambino perfetto", inquietante
creatura che sarà il frutto della genetica e di un esperimento di ingegneria
sociale. Forte del più grande serbatoio di esseri umani del pianeta, la
Repubblica Popolare porta fino alle estreme conseguenze la selezione della
specie. L´infanzia viene strappata al mondo dei giochi, dei sogni,
dell´improvvisazione, dell´estro o del caso. SEGUE A P
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 18 - Esteri
Corea, l´America non crede ai test atomici Il Pentagono: "Nessuna
prova". Ma Pyongyang lancia un nuovo missile Dopo gli ordigni, Seul adesso
teme provocazioni navali nella stagione della pesca GIAMPAOLO CADALANU La Corea
del nord si agita, minaccia, lancia missili: ma sarà un rischio vero per il
mondo? Se lo sono chiesti apertamente gli Stati Uniti e persino gli spaventati
sudcoreani dopo il lancio, ieri, dell´ennesimo ordigno a corto raggio, il sesto
da lunedì. Ma ormai quelli che Pyongyang chiama test e che buona parte del
mondo vede come provocazioni, rischiano di rivelarsi più come tentativi
grossolani di attirare l´attenzione che come concrete minacce per la pace. Gli
osservatori militari sembrano poco impressionati: i "test" sono
consistiti in prove quasi inoffensive, con missili di gittata limitata a
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Roma Il
blitz I Ros sequestrano 90mila scarpe Nike false Dodici arresti, 90 mila scarpe
Nike false sequestrata, un giro d´affari di 10 milioni di euro e un´associazione criminale che partiva da Cina e Vietnam e arrivava alla Repubblica Ceca, passando per
l´Italia: a Gioia Tauro per gli arrivi della merce e a Roma per la
distribuzione. Questi i numeri dell´operazione "Rilancio" presentata
da Mario Parente, vice comandante dei Ros dell´Arma e dal procuratore della
Dda, Giancarlo Capaldo. La "catena della contraffazione",
secondo gli investigatori, aveva legami con la ndrangheta. Dei
12 arrestati 8 sono italiani, tutti calabresi, gli altri cechi. La base operativa era a Roma:
il boss è il proprietario di un ristorante vicino al Pantheon. (m.e.v.)
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Bologna
All´Arena del Sole dibattito sulla crisi con il professore e il candidato Pd.
In 350 alla cena di finanziamento Prodi ha un sogno spagnolo per Delbono
"Con te Bologna diventi la nuova Barcellona" Il moderatore all´ex
premier: "Sei il papi dell´euro". E lui: "Ormai sono il
nonno..." Con Delbono Bologna può diventare la nuova Barcellona d´Europa.
Ecco il "sogno", o forse il "compito" che Romano Prodi
consegna al suo pupillo davanti al gotha dell´economia bolognese all´Arena del
Sole a un incontro sulla crisi e sul modo di affrontarla, seguito da una cena
per finanziare la campagna elettorale del candidato del centrosinistra.
Trecentocinquanta invitati, cento euro a testa. Con Flavio Delbono, il senatore
Giancarlo Sangalli e il deputato Paolo Nerozzi davanti ai big dell´economia (ci
sono i pesi massimi della cooperazione, Calzolari, Collina, Sita,
dell´artigianato, Muratori e Ghelfi, del Commercio, Ferrari e De Scrilli, manca
solo la Confindustria). Si parla della recessione, grande assente dal dibattito
politico nazionale e locale, nonostante un numero crescente di famiglie tocchi
con mano che cosa significa la perdita di un posto di lavoro precario o la
cassa integrazione. E «il governo - dice Sangalli - non fa nulla». Prodi, che
il moderatore Giorgio Tonelli ribattezza «il papi dell´Euro», prima si
schermisce («Ormai sono il nonno dell´Euro, ma ho messo in sicurezza il mio
paese e ne sono orgoglioso»), poi spiega che «la crisi non è passata, anche se
forse abbiamo toccato il fondo del catino». Ora il problema è quanto durerà
«perché si può digiunare un giorno o una settimana, ma non all´infinito». E «il
fiato delle imprese è sempre più corto». L´uscita dal tunnel, in questa fase, è
nelle mani della Cina e degli Usa,
mentre l´Europa, lamenta Prodi, «è al traino, divisa e assente dalle grandi
scelte», nonostante si voti per il Parlamento del vecchio continente. In tutto
questo Bologna può fare molto, dice il Professore, che approva le proposte di
Delbono che vuole dialogare con il nuovo Rettore, convinto che il binomio
Ateneo e Comune darà una direzione di marcia al futuro di Bologna,
mentre palazzo d´Accursio deve affrontare la crisi con proposte originali,
(«non solo le tariffe zero ai cassintegrati e a chi perde lavoro, ma un fondo
con la garanzia del Comune da offrire ai risparmi dei bolognesi e il tempo
pieno garantito dal Comune per non mettere in difficoltà i genitori che
lavorano»). Una ricetta che piace a Prodi che vede in Delbono il sindaco che
può portare Bologna a ragionare in grande. Ad essere come Barcellona, appunto:
«Una città gradevole, pulita, con i dehors, dove la gente viene volentieri». Un
sindaco che metta insieme il Comune, l´Università, le sue forze imprenditoriali
aprendo nuove industrie produttive nel campo delle scienze della vita e delle
energie alternative («Per queste cose Bologna è eccezionalmente dotata»).
Magari con «un grande festival che sia nel cuore della città». «Tu puoi farlo»,
dice Prodi a Delbono «perché non hai interessi personali, hai esperienza
amministrativa e conosci il mondo. Il grande disegno che devi portare avanti è
mettere insieme le energie che ci sono e la gioia di vivere». Perché poi,
«ragassi - sorride Prodi - se si fa tutto questo, prima o poi si vince anche a
football». Proprio come Barcellona con i suoi blau grana. (l.n.)
( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 43 - Cronaca
Su 1.000 ne verranno selezionati
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-05-30 - pag: 14 autore: INTERVISTA Graham Allison
Kennedy School of Government di Harvard «Una super-polizia per il nucleare»
Marco Valsania NEW YORK Una "super-polizia" scientifica capace di
risolvere, senza errori, crimini atomici. Affiancata da una dottrina
internazionale che garantisca «devastanti rappresaglie » contro chiunque abbia
fornito ordigni nucleari a gruppi terroristici o paesi che li abbiano fatti
esplodere. è questa la "nuova deterrenza" propugnata da Graham
Allison, uno dei massimi esperti americani di terrorismo e sicurezza nucleare,
per fermare la Corea del Nord, ma anche l'Iran e soprattutto alQaida. Allison,
a 69 anni, è direttore
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-05-30 - pag: 15 autore: Visita a Pechino. Il ministro del Tesoro americano incontrerà Hu e Wen Geithner: la
Cina consumi di più Daniela
Roveda LOS ANGELES Spendete di più, risparmiate di meno. è questo il messaggio che
il ministro del Tesoro Tim Geithner ha intenzione di portare domenica in Cina durante la sua prima missione
all'estero da quando è entrato a far parte dell'amministrazione Obama.
La mini-lezione di macroeconomia sarà accompagnata da rispettosa gratitudine
per il massiccio pacchetto da 600 miliardi di dollari di stimoli economici
avviato da Pechino per combattere la recessione globale; e da rassicurazioni
sul valore degli investimenti cinesi negli Stati Uniti- 1.500 miliardi di
dollari in obbligazioni - che hanno preso una batosta durante la crisi di Wall
Street. Ma nel corso di una serie di incontri con il presidente Hu Jintao e con
il primo ministro Wen Jiabao, Geithner insisterà per convincere la Cina a modernizzare ulteriormente la propria economia, e
renderla meno dipendente dalle esportazioni. A differenza dai paesi occidentali
industrializzati, infatti, la popolazione cinese ha un elevatissimo tasso di
risparmio. I cinesi risparmiano per necessità, perché lo stato non fornisce
un'adeguata assistenza pubblica per la sanità, l'assistenza sociale, la
pensione o l'istruzione. Solo una radicale riforma pubblica, una sorta di New
Deal rooseveltiano, potrebbe abbassare il risparmio a scopo precauzionale ed
elevare i livelli di spesa interna. E questa è la "conditio sine qua
non" per evitare che la crescita cinese resti legata a doppio filo
all'andamento delle esportazioni, una situazione che crea forti squilibri
internazionali e tensioni politiche e commerciali. [/NS_SERV] Una delle
conseguenze avverse (per la Cina) degli squilibri
esistenti è il crollo di valore degli investimenti cinesi in titoli americani,
acquistati con la valuta proveniente dalle esportazioni. A fine marzo la Cina, maggior investitore al mondo in titoli denominati in
dollari, deteneva 768 miliardi di dollari in obbligazioni del Tesoro Usa; se si
aggiungono titoli a breve o titoli di società pubbliche o semipubbliche il
totale sale a 1.500 miliardi circa. La Cina ha
espresso preoccupazione sulla stabilità futura di questi investimenti, mentre
il governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan ha addirittura messo in
dubbio il ruolo del dollaro come valuta di scambio auspicandola creazione di
una valuta supernazionale. La Cina teme che
l'ulteriore aumento del già monumentale deficit di bilancio Usa (arrivato al
record assoluto di 1.750 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2009)possa
alimentare l'inflazione ed erodere il valore dei suoi investimenti. C'è un
altro argomento spinoso che Geithner invece eviterà di affrontare, quello
valutario. Lo stesso Geithner, durante le udienze al Senato per la sua nomina,
aveva fatto una gaffe diplomatica accusando Pechino di «manipolare» il valore
dello yuan per mantenere un vantaggio competitivo. Oggi l'amministrazione Obama
si limita a dire che lo yuan è sottovalutato, una decisione lessicale che ha
rabbonito Pechino ma ha fatto infuriare negli Stati Uniti i più ferventi
proponenti di tariffe commerciali contro la Cina. Le
pressioni protezioniste all'interno del Parlamento Usa crescono infatti con la
percezione che la Cina mantenga illecitamente un
vantaggio competitivo grazie a una valuta sottovalutata. © RIPRODUZIONE
RISERVATA LE RICHIESTE Per attenuare gli squilibri internazionali Washington
chiede ai cinesi di sostenere più la domanda interna che le esportazioni
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-30 - pag: 21 autore: Made in Italy.
Urso a Venezia per la riunione del Comitato Leonardo presieduto da Luisa Todini
«Ci batteremo per l'etichetta obbligatoria» Cristina Jucker VENEZIA. Dal nostro
inviato Il mondo non sarà più come prima. «Perché questa non è una recessione
economica ma una rivoluzione economica », sostiene il viceministro per lo
Sviluppo economico Adolfo Urso. Che lancia agli imprenditori un avvertimento
ben preciso: «Dovete studiare, capire come sono cambiati i consumi. è finita
l'era dello sviluppo basato sulle auto e sul petrolio ma soprattutto è finita
l'egemonia dei mercati occidentali. I consumi cresceranno sempre più nel sud
del pianeta, nei paesi che gravitano intorno alla calotta antartica, in America
Latina, in Asia, nel Nordafrica. Cambiano le tipologie e cambiano i luoghi. E così anche la Cina, che ha sostenuto il suo sviluppo con le esportazioni». Il
viceministro Urso è intervenuto ieri in occasione dell'incontro con le imprese
venete organizzato dal Comitato Leonardo nell'isola di San Servolo, a Venezia,
sede della Venice international university. «Un luogo magico», come l'ha
definito Luisa Todini,presidente del Comitato Leonardo – nato nel 1993 e
sostenuto da Confindustria e Ice (Istituto commercio estero) – il cui obiettivo
è tenere alta la bandiera del made in Italy. Il tema della discussione era
"Internazionalizzazione e made in Italy". è la seconda volta che il
Comitato si riunisce sul territorio (la prima era stata qualche anno fa in
Toscana) ma questa diventerà un'abitudine: «Lo stiamo facendo camminare » ha
detto Luisa Todini, convinta della necessità di allargare l'attenzione al
territorio. Il prossimo incontro, è stato deciso, sarà al sud, non si sa ancora
dove ma probabilmente «ospitati all'interno di un'azienda di eccellenza». Anche
Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto, è convinto che la recente
crisi abbia acuito la necessità di andare a cercare i mercati più nascosti, in
Asia Minore (ma anche in Iran («per noi interessante dal punto di vista delle
opportunità che può offrire ») come nel Nordafrica, tenendo presente
l'importanza della prossimità: «Paesi come l'India o la Cina
sono certamente interessanti – ha spiegato Tomat –. Ma non tutti possono affrontare
dei progetti così complessi. Anche se gli imprenditori del Nord est sono sempre
stati pionieri all'estero: hanno aziende piccole, flessibili, si adattano bene
a tutte le situazioni. E non hanno bisogno di andare in alberghi a cinque
stelle». Se l'internazionalizzazione è ormai imprescindibile, alle aziende
italiane servono anche altri provvedimenti.Come l'introduzione anche in Europa
( visto che è già presente nella maggior parte degli altri paesi) dell'obbligo
di etichetta d'origine per i prodotti importati. Una battaglia che lo stesso
Urso aveva iniziato nell'ormai lontano 2003, ma che si era arenata di fronte
all'opposizione della maggior parte dei paesi del Nordeuropa. Ma che ora sembra
aver ripreso il cammino. Urso ha annunciato che la Commissione europea ha
deciso di riaprire il dossier e portarlo al comitato tecnico per un'ulteriore
valutazione. «Forse ce la possiamo fare anche entro la fine dell'anno o
all'inizio del prossimo» ha lasciato intendere il viceministro. Ma quello che
soprattutto serve alle imprese per Renato Brunetta, ministro per la Pubblica
amministrazione e innovazione, è un sistema paese efficiente. «Da noi lo Stato
non funziona, è una cosa molto chiara e semplice –ha detto a conclusione
dell'incontro – non funziona in generale e non funziona per le imprese. Perché
non c'è trasparenza nè qualità, c'è troppa burocrazia e troppo poca
meritocrazia. Se abbiamo una scarsa penetrazione nei mercati internazionali è
frutto della mancanza di capacità del sistema Italia ». E sulle responsabilità
ce n'è per tutti, compresi gli imprenditori, che si erano abituati a risolvere
i problemi con la svalutazione competitiva. «La trasparenza,a 360 gradi– ha
aggiunto Brunetta – deve essere la chiave del dialogo tra mondo pubblico e
mondo privato: allora facciamola insieme questa rivoluzione, e facciamola
subito, senza aspettare che finisca la crisi». © RIPRODUZIONE RISERVATA
L'INVITO DI BRUNETTA Il ministro ha chiesto alle imprese un impegno forte per
modernizzare il sistema Paese
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-30 - pag: 21 autore: VOCAZIONE
ALL'EXPORT 48,2 Miliardi di euro Il valore delle esportazioni del Veneto nel
2008 (dati Ice-Istat). Di tutte le altre regioni italiane, solo la Lombardia
esporta di più (103,7 miliardi) -4,65% Calo dell'export Il
calo delle esportazioni del Veneto nel mondo nel 2008 rispetto al 2007 è stato
però uno dei maggiori 865 Milioni di euro Il valore delle esportazioni venete
verso la Cina nel 2008.
Anche in questo caso, solo la Lombardia ha fatto meglio 1,18 Miliardi di euro
Il valore delle esportazioni venete verso il Nordafrica nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-05-30 - pag: 33 autore: Industria. Diego
Della Valle: più sostegno agli investimenti «La crisi si vince con
l'innovazione: le banche aiutino» «Made in Italy non è solo lusso o Tod's: è
anche Fiat, Generali e Piazzetta Cuccia» di Marigia Mangano A gire sul prodotto
e dare contributi alle aziende che fanno innovazione mettendo in atto una
politica dei redditi in grado aumentare il potere di acquisto dei lavoratori e
stimolare i consumi delle famiglie. E per finire,agevolare l'accesso al credito
da parte degli imprenditori che hanno seri progetti industriali e sono pronti a
mettere in gioco il proprio patrimonio. Solo così,spiega Diego Della
Valle,patron di Tod's, azionista di Mediobanca, Rcs, Piaggio, Bialetti e
Marcolin si potrà uscire più forti da questa crisi e preservare quel "Made
in Italy" di cui l'imprenditore marchigiano è un aperto sostenitore. Una
espressione, tiene a precisare, che non si riduce solo al mondo della qualità e
della moda, ma si estende anche a una filosofia che investe l'intero stile di
vita italiano, dal turismo all'ottimo cibo, dalle Generali a Mediobanca fino
alla Fiat. «Tutti brand che hanno finora avuto una considerazione altissima nel
mondo spiega Della Valle - e che, in questo momento difficile, devono essere
difesi e preservati ». Già, ma come? Io ho sempre sostenuto il grande valore
del Made in Italy. E, soprattutto, la necessità di creare dei meccanismi in
grado di difenderlo: tutelare la competitività di un marchio significa
sostenere l'intera filiera artigiana e industriale che ne è alle spalle. Se
Tod's fa prodotti di alta qualità e di stile, se il gruppo si espande
all'estero, è grazie al nostro lavoro creativo e alla grande qualità
dell'indotto. Il sistema artigianale per questo va sostenuto e incoraggiato a
continuare anche in tempi così duri, altrimenti un anello importante della
catena produttiva di qualità si spezza ea farne le spese sono anche le imprese
più grandi e più note che sono buone ambasciatrici nel mondo di quello che
viene identificato come il made in Italy. Credo che chi ci governa debba avere
principalmente due punti di riferimento: il costo dell'innovazione che deve
essere fortemente incentivato e l'aiuto indispensabile alle imprese più piccole
per poter penetrare i mercati di riferimento a costi sostenibili altrimenti
nell'attuale crisi economica il prezzo più alto rischiano di pagarlo le piccole
e medie aziende che senza un immediato sostegno bancario rischiano di non
farcela. Non crede che alcuni imprenditori abbiano pensato troppo alla finanza
e poco all'impresa? Finanza e industria sono mestieri diversi. Se mescolati tra
lorosenza prudenza possono creare nelle aziende situazioni drammatiche come già
si è verificato negli ultimi tempi. Spesso la finanza "leggera" ha
influenzato eccessivamente la guida delle imprese spostando l'attenzione su
strategie di breve periodo e ad alto rischio, facendo dimenticare ad alcuni
imprenditori la mission industriale. Dunque è necessario da parte degli imprenditori,
pur tenendo in forte considerazione le strategie finanziarie, occuparsi delle
strategie industriali di lungo termine. Lei che atteggiamento tiene tra
investimenti finanziari e gestione industriale? Bisogna distinguere la gestione
industriale delle proprie imprese dagli investimenti personali. Io e mio
fratello seguiamo la vecchia regola di nostro padre, di dedicare tutto il
nostro tempo alla gestione del Gruppo Tod's che investe solo nell'ambito del
proprio sviluppo e di tutto quanto serve per creare valore per i nostri
azionisti. Gli investimenti personali, invece, li facciamo con prudenza
attraverso la nostra holding di famiglia: si tratta solitamente di società con
una forte potenzialità di crescita e nelle quali non è necessario il nostro
apporto gestionale. è stato così con Marcolin, Bialetti, Rcs, Piaggio,
Mediobanca, Cinecittà. Gli investimenti personali, peraltro, hanno un filo
conduttore, che è quello di venir fatti in aziende con una forte brand. Ha
comprato il 6% di Saks e si dice che abbia opzioni per arrivare fino al 10%:
sembrava di capire che ci fosse anche un progetto industriale... Saks la
conosco molto bene,conosco il management ed è uno dei brand più famosi al mondo
nel settore del retail di lusso. Abbiamo visto i conti e la capitalizzazione del
gruppo, il valore della notorietà della brand e abbiamo ritenuto di fare questo
investimento. E non dimentichiamo che Saks è uno dei più importanti
distributori negli Stati Uniti del made in Italy. Nei prossimi mesi
incontreremo il management e parleremo con altri azionisti importanti come
Carlos Slim, che ho già conosciuto, convinti che sicuramente marceremo sulla
stessa lunghezza d'onda. L'investimento in Saks arriva dopo che altri gruppi
sono partiti alla campagna d'America: Lottomatica, Luxottica, e ora Fiat...
Sono buoni segnali che fanno sicuramente bene al prestigio dell'Italia
imprenditoriale anche se non bisogna dimenticare che operare nel mercato
americano rappresenta un alto costo di penetrazione e di gestione. A meno che
non capitino buone occasioni come in questo caso. Se dovessi dare un consiglio
ai colleghi imprenditori direi di guardare all'Asia e alla Cina. In quei Paesi il costo di
penetrazione è molto più basso e soprattutto la considerazione del made in
Italy è altissima. Il governatore della Banca d'Italia ha detto che in questa
fase serve «lungimiranza»da parte delle banche nel valutare i finanziamenti da
dare alle imprese, evitando quindi eccessive restrizioni nell'offerta di
credito. Cosa ne pensa? Il rapporto tra banche e imprese non è univoco, ma deve
essere costruito da entrambe le parti con chiarezza,obiettivi e comportamenti
reciproci. Non dimentichiamo che gli istituti di credito hanno dovuto gestire
una situazione difficile ed hanno bisogno di un po' di tempo per verificarea casa
loro problemi evidenziati da questa crisi. Penso ai banchieri che conosco bene
personalmente. Sono convinto che hanno molta voglia di sostenere progetti
industriali che facciano ripartire lo sviluppo del nostro Paese. E la
difficoltà di accesso al credito tanto lamentata negli ultimi mesi? Oggi
l'accesso al credito è sicuramente più complicato di prima. Ma quando ci si
presenta con progetti seri, aziende preparate e imprenditori pronti a rischiare
la loro parte, allora le cose non sono così complicate. Del resto io penso che
questa è l'imprenditoria che va sostenuta e aiutata a superare questo momento
difficile. Ma le banche credono più ai manager o agli imprenditori? Le banche
credono solitamente a chi si presenta con un progetto industriale serio e con obiettivi
precisi e raggiungibili. Credo in poche parole a chi vuole gestire l'azienda
con buon senso e con obiettivi di sviluppo e di profitto di lunghissimo
periodo. E' vero comunque che se l'azienda è ben diretta da un importante
azionista, questo aggiunge un motivo in più di tranquillità, perché chi guida
l'azienda rischia anche il suo patrimonio. Abbiamo visto in un passato recente
che in alcuni casi la spregiudicatezza di alcuni managers ha creato ad aziende
floride problemi enormi, perché forse si era anteposto un obiettivo di carriera
personale a quello dell'azienda. Per quanto mi riguarda ritengo di avere nel
mio gruppo ottimi uomini, che hanno una visione industriale coerente e di lungo
periodo. Oggi,a distanza ormai di quasi un anno dallo scoppio della bolla del
credito che idea si è fatto sui motivi di questa crisi e, soprattutto, cosa ha
insegnato a suo avviso? La crisi che stiamo vivendo era fino a qualche tempo fa
al di fuori dell'immaginabile. Ma proprio per questo impone delle riflessioni.
Perché mette in discussione strategie che hanno mosso per molto tempo
l'espansione delle aziende. Ad esempio, le acquisizioni ad ogni costo. La
campagna acquisti si è rivelata in alcuni casi disastrosa e con una difficoltà
di aggregazione che spesso ha peggiorato, anziché migliorare, i servizi.
Operazioni spesso sponsorizzate da banche d'affari, definiamole un po' troppo
audaci. La trimestrale del gruppo Tod's ha mostrato una ottima tenuta di utile
e fatturato. Come vi state muovendo? Noi abbiamo continuato a fare sempre il
nostro mestiere cercandodi essere sempre coerenti e abbiamo la fortuna di avere
il posizionamento forte dei nostri marchi e un buon apprezzamento dai nostri
consumatori. I nostri prodotti sono quelli che vengono definiti “ a dream
investment”nel senso di prodotti di alta qualità che la gente ha voglia di
possedere perché pur non essendo prodotti legati alle mode sono riconosciuti
come un buon esempio di stile di vita e di buon gusto. C'è chi l'ha accusata
nel sindacato di paternalismo imprenditoriale per avere aiutato i redditi dei
lavoratori del Gruppo con un bonus straordinario di 1400 euro lordi. Cosa
risponde? Non è così. Il bonus lo abbiamo dato a sostegno dei nostri lavoratori
per aiutarli ad aumentare il potere d'acquisto con salari più dignitosi
nell'attesa che si riesca politicamente a trovare una soluzione che aumenti gli
stipendi ai dipendenti senza gravare sul costo del lavoro, che già penalizza la
concorrenzialità delle nostre aziende. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ESPANSIONE
«Il rafforzamento nella catena Saks è una grande occasione per il sistema
Italia» IL NODO «Una politica dei redditi aiuterebbe il rilancio dei salari e
dei consumi» Diego Della Valle. Patron del gruppo Tod's DISEGNO DI DARIUSH
RADPOUR
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-05-30 - pag: 35 autore: 000 La Cina nel
trading delle materie prime P er i mercati delle materie prime la Cina è già da tempo uno dei maggiori
fattori di influenza. Ma fino ad oggi era stata la sua vorace domanda a
spingere i prezzi. Ora Pechino si prepara ad un salto di qualità: diventare un
attore di primo piano anche sui mercati dei futures. Testa di ponte per
il debutto tra gli speculatori sarà la Agricultural Bank of China, che – forte
del sostegno politico e finanziario del governo – si appresterebbe ad aprire le
sue prime due sedi nel mondo occidentale: una a Londra e una New York.
L'obiettivo in entrambi i casi è quello di stabilirvi dei desk per il trading
di materie prime agricole,in grado di operare sui mercati ventiquattr'ore su
ven-tiquattro, in diretta concorrenza con gli attuali protagonisti degli
investimenti in commodities: colossi oggi un po' appannati come Goldman Sachs e
Morgan Stanley. Quando si dice opportunismo. (S. Bel.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-05-30 - pag: 48 autore: Responsabili
acquisti. «Le distorsioni speculative minacciano i mercati» L'Adaci chiede più
trasparenza Maurilio Sartor ARESE Riuniti nel tradizionale Work Shop di maggio
per esaminare l'andamento dei mercati delle materie prime e fare previsioni sui
prossimi mesi, i responsabili degli acquisti che si riconoscono nell'Adaci
hanno proclamato l'urgenza di azioni atte ad impedire il ripetersi degli
abnormi aumenti dei costi avvertiti nel 2007 e 2008 e seguiti dal crollo degli
ultimi mesi, non dovuto esclusivamente agli andamenti della domanda e
dell'offerta. Forte l'accento sull'assurdo comportamento di chi in passato ha
inteso utilizzare i mercati dei prodotti di base con puro atteggiamento
speculativo. La richiesta agli organi internazionali di vigilanza è chiara:
«Garantire trasparenza nell'utilizzo dei prodotti finanziari e impedire che
questo venga fatto in modo distorto per non distruggere il mercato», quello
stesso mercato in nome del quale si vuol continuare a fondare l'economia
mondiale. L'analisi delle tendenze nei singoli settori ha invece permesso di
sottolineare che nell'acciaio si sta ricercando un nuovo equilibrio tra domanda
e offerta, ma la ripresa dei prezzi è frenata dalla richiesta stagnante e dagli
stock rilevanti. Debole anche l'inox, nonostante la nuova
politica al consumo promossa in Cina con il bonus per l'acquisto di elettrodomestici. Le materie
plastiche hanno avuto un andamento similare, nei mesi scorsi: i produttori si
contendono i clienti, chi compra si rivolge direttamente alla fonte e non si
prevede una vera ripresa a breve; tra le resine vi sono richieste di
piccoli aumenti per polietilene e polipropilene, che però vengono respinte dal
mercato. Abs e stireni si riescono oggi a comprare anche in piccoli lotti,
quando in passato solo i carichi completi si potevano acquistare a prezzi
vantaggiosi. Discrete le richieste dall'edilizia per il polistirolo espanso e
forti riduzioni sul policarbonato. Nella chimica, la domanda non decolla e il
mercato è in mano a chi compra. Le forti riduzioni nei consumi e l'uso degli
stock si sono tradotti negli ultimi mesi in una forte riduzione nelle produzioni;
si pensa che la ripresa sarà lenta e che i prezzi, crollati a fine 2008 e nei
primi mesi 2009, non saliranno che molto lentamente. Forte il calo nei consumi
di semiconduttori. Le linee di produzione della componentistica elettronica in
genere lavorano al 60-70% della capacità, il mercato si mantiene abbastanza
piatto e i consumatori stanno utilizzando al massimo gli stock, nonostante
questo sembri al contrario un buon momento per fare acquisti. Segno che gli
"interessi del settore finanziario" divergono da quanto suggerisce
un'accorta gestione della supply chain e dei costi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2009-05-30 - pag: 46 autore: In Borsa. Dal 9 marzo
la crescita media è stata del 78% - Sino Land +124% Cina, titoli immobiliari oltre i target degli analisti Vito Lops La Cina ha chiuso, da gennaio a marzo 2009,
il peggior trimestre dal 1992. Stando alle previsioni, però, potrebbe
riprendere presto la strada della crescita. Secondo un recente studio di
Goldman Sachs (19 maggio) a fine anno il Pil cinese dovrebbe crescere del 10,8
per cento. Scossa che insieme al piano di stimoli da 4 trillioni di yuan (585
miliardi di dollari) varato nei mesi scorsi dal premier cinese Wen Jabao
potrebbe dare nuova linfa alle Borse. Quanto alle società che puntano sul
mattone – che rispetto ai massimi di due anni fa hanno perso più della metà
della capitalizzazione – bisogna però restare molto cauti perché hanno già
registrato una reazione dirompente negli ultimi due mesi. Dai minimi del 9
marzo, infatti, le prime dieci società del settore per capitalizzazione quotate
sul listino orientale di Hong Kong (accessibile anche ai risparmiatori italiani
e ai fondi di investimento europei che puntano sul real estate) hanno
registrato un balzo, in media, del 78 per cento. Tra queste la più spumeggiante
è stata Sino Land la cui quotazione è balzata del 124% in due mesi a quota 14,5
dollari di Hong Kong). Rialzo a tripla cifra anche per
Country Garden holdings (+119%) e New World development (+120%). Hanno corso molto anche il numero
uno del settore, Sun Hung Kai Properties (+62%), che ai prezzi attuali vale
21,4 miliardi di dollari, e il numero due, Cheung Kong Holdings (+57% che
capitalizza 19 miliardi di dol-lari). Bene anche Hang Lung properties (+70%) e
Henderson Land development (+75%). Balzi che, tuttavia, in molti casi sono
andati oltre le attese degli analisti. Come nel caso di Sino Land ( che quota
14,5 dollari canadesi, abbondantemente oltre il "buy" di Goldman
Sachs fino a quota 11,1) e di Cheung Kong (che si è portata a 95,8, oltre il target
price di 75,4 fissato dalla banca d'affari americana). Quindi, ai prezzi
attuali, meglio avere un po' di cautela.Lo ha suggerito anche il miliardario Li
Ka-Shing, proprietario di Cheung Kong: «Se mi chiedete se il mercato azionario
potrà continuare a salire – ha dichiarato nei giorni scorsi all'agenzia
Bloomberg – vi dico che è possibile. Ma bisogna essere cauti, il quadro
economico non è ancora del tutto a posto». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-30 - pag: 5 autore: Il gruppo informatico
Almaviva. Dalla Pa 230 milioni da riscuotere su 626 di fatturato Progetti
fermi, pesa Basilea2 ROMA Potrebbe crescere di più, all'estero e in Italia. In Cina, per
esempio: Alberto Tripi, presidente del Gruppo Almaviva, leader nel settore dei
call center e dell'informatica, ha già firmato un accordo con l'Agenzia per
l'innovazione informatica cinese, con una quota del 50 per cento. Ma il
progetto è fermo: i soldi per gli investimenti sono ridotti all'osso.
Aspetta la Cina, ma aspetta anche il Brasile, dove il
Gruppo Almaviva ha già 7mila persone. A rallentare lo sviluppo della società è
la mancanza di cassa. E può sembrare un paradosso, visto che l'azienda ha
aumentato fatturato e utile, riducendo l'indebitamento, sia nel 2008 e, secondo
il budget, nel 2009. Il problema sono le fatture non pagate, crediti che sul
bilancio 2008 ammontano a 230 milioni di euro, a fronte di un fatturato di 626
milioni. A essere in mora è soprattutto la Pubblica amministrazione, che deve
al Gruppo Almaviva il 70% del totale dei crediti. Un fenomeno che ieri Mario
Draghi ha sottolineato nella Relazione. La situazione è in peggioramento:
aumenta chi non paga, sia nel pubblico che nel privato. Tripi non può nemmeno
ricorrere con facilità al prestito bancario: «Le banche non stanno aumentando
gli affidamenti. E fanno resistenza anche a scontare le fatture oltre i sei
mesi di scadenza, a causa dei vincoli di Basilea 2». Quei principi che, come ha
detto ieri il Governatore di Bankitalia, hanno bisogno di un «sostanziale
cambiamento ». Ci sono progetti per 40 milioni che potrebbero partire
immediatamente e a ruota molti altri, fino a raddoppiare e triplicare la cifra.
Per esempio, è pronto un programma di automazione correlato al risparmio
energetico, per contenere i picchi di consumo, da utilizzare sia negli uffici
che nelle case. Uno sviluppo frenato. E anche la gestione dell'ordinario è
complessa: nella sua attività il costo del lavoro pesa per il 70% dei costi.
«Gli stipendi a fine mese devo pagarli », dice Tripi. Così come non fa mancare
l'ossigeno a piccole società che forniscono know how particolare e che senza
pagamenti puntuali finirebbero per chiudere. N.P. SVILUPPO RALLENTATO Bloccati
accordi con la Cina e il Brasile perché mancano i
soldi in cassa - Frenati programmi per 40 milioni che potrebbero partire subito
Almaviva. Alberto Tripi FOTOGRAMMA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: TESTO data: 2009-05-30 - pag: 10 autore: “SIGNORI PARTECIPANTI... Meno
tensioni sui mercati, ma il rischio che permane sull'evoluzione della
congiuntura richiede, per la sua gravità, che si continui a sostenere
l'economia con decisione e con tutti gli strumenti a disposizione S ignori
Partecipanti, Autorità, Signore, Signori, la riforma organizzativa della Banca
procede nei tempi programmati. Sono state già chiuse 18 Filiali, altre
cesseranno di operare nei prossimi mesi. Alla fine di quest'anno, delle
originarie 97 Filiali ne resteranno attive 58, di cui 6 specializzate in
compiti di vigilanza bancaria e finanziaria e 25 dedicate, con strutture più
snelle, alla Tesoreria dello Stato e a servizi informativi ai cittadini. La
fabbricazione di banconote sarà riorganizzata, con l'accordo delle
organizzazioni sindacali, al fine di accrescere la produzione e l'efficienza.
La Banca d'Italia svolge da oltre un anno,a seguito della incorporazione
dell'Ufficio italiano dei cambi, funzioni di contrasto al riciclaggio
attraverso l'Unità di informazione finanziaria ( UIF),che opera all'interno
della Banca ma con speciale autonomia. Le ha destinato risorse consistenti e
qualificate.Nell'assolvere il suo compito l'UIF ha sviluppato utili sinergie
con la Vigilanza. Ne beneficiano la stessa stabilità e la reputazione del
sistema bancario. è intensa la collaborazione con la Magistratura e con la
Guardia di Finanza, a cui vengono presentate, in numero crescente, denunce e
segnalazioni. Nel gennaio di quest'anno Antonio Finocchiaro ha lasciato il
Direttorio della Banca per assumere la carica di Presidente della Commissione
di vigilanza sui fondi pensione. Nel corso della sua lunga carriera egli ha
dato alla Banca d'Italia, con rigore e dedizione, contributi importanti in
campi diversi, dall'originario sviluppo dell'informatica alla gestione delle
risorse umane e delle relazioni con i sindacati, alla organizzazione e gestione
aziendale. Gli rivolgo un saluto affettuoso e riconoscente. Prende il suo posto
nel Direttorio Anna Maria Tarantola, già Direttore centrale per la Vigilanza.
Il personale dell'Istituto è chiamato dallo scorso anno a un impegno
straordinario, commisurato alla difficoltà della crisi economica e finanziaria
che stiamo vivendo e alla eccezionalità delle risposte che sono richieste a
ogni livello. Il terremoto in Abruzzo ha rappresentato una ulteriore, dolorosa
sfida. Tutti stanno rispondendo con abnegazione, mettendo a frutto le alte doti
professionali e umane che contraddistinguono la nostra compagine. Li ringrazio,
a nome del Consiglio Superiore e del Direttorio. Resta da affrontare la
questione dell'assetto proprietario della Banca. Quello attuale ha garantito
per oltre 70 anni l'indipendenza e l'autonomia decisionale dell'Istituto.
L'evoluzione della struttura del sistema bancario fa tuttavia emergere
un'anomalia formale che è opportuno rimuovere. Siamo aperti a definire con i
Partecipanti al nostro capitale e con il Governo una soluzione del problema che
apporti beneficio a tutto il sistema. LA CRISI NEL MONDO Dalla metà di marzo le
tensioni sui mercati finanziari si sono allentate; le quotazioni di borsa, pur
tra oscillazioni, si sono risollevate, tornando sui livelli di inizio anno; gli
indicatori qualitativi dell'economia reale mostrano un'attenuazione delle
spinte recessive. Sono segnali incoraggianti. La probabilità di una deflazione,
intesa come un declino prolungato e generalizzato dei prezzi, appare oggi
modesta, anche perché le aspettative d'inflazione a medio e a lungo termine si
mantengono vicine al 2 per cento. Tuttavia, il rischio che permane
sull'evoluzione della congiuntura richiede, per la sua gravità, che sicontinui
a sostenere l'economia con decisione e con tutti gli strumenti a disposizione.
Si è consapevoli che occorrerà predisporre per tempo strategie di rientro dagli
elevati disavanzi fiscali, dalla straordinaria creazione di liquidità che
caratterizzano la situazione presente. Non è ancora possibile individuare con
certezza una definitiva inversione ciclica: si prevede che la crescita
riprenderà nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM ( PMI ) data: 2009-05-30 - pag: 25 autore: INTERVISTA Daniele
Marini Direttore della Fondazione Nordest «Vince chi ha riorganizzato la
filiera» Marco Alfieri «La situazione è ancora critica, non dobbiamo
nascondercelo, però...». Daniele Marini, direttore della Fondazione Nordest,
scorre i numeri freschi freschi dell'ultima analisi “La congiuntura del
Nord-Est” che ha curato per conto della Cassa di risparmio del Veneto (Gruppo
Intesa Sanpaolo) e si lascia andare a ragionamenti ambivalenti. «Le prospettive
per il primo semestre 2009 – dice – appaiono ancora improntate al pessimismo.
Il 66% degli imprenditori nordestini valuta, infatti, in flessione la
produzione delle proprie aziende. Nel contempo, però, le vendite all'estero
vengono giudicate normali da un'impresa su due, nonostante il rallentamento del
commercio mondiale». Insomma un prerequisito importante per sperare che il
Nord-Est, quindi un pezzo importante di manifatturiero italiano, possa
ripartire ancora una volta, l'ennesima dopo l'ingresso
della Cina nel Wto,
dall'export. «Anche perché la recessione coinvolge tutti i settori e le
dimensioni d'impresa, con una coda peggiore per Pmi e microimprese, la filiera
dell'indotto e della subfornitura. Le medio- grandi imprese tagliano le
commesse e l'ultimo anello della catena soffre di più, ovvio». Se questo
è il quadro macro, «la situazione per ora è ancora sotto controllo – prosegue
Marini –. Le imprese hanno ridotto i giri del motore utilizzando la cassa
integrazione, dando fondo alle scorte e al magazzini e alla liquidità
accumulata negli anni passati». Il punto vero è capire quanto durerà la
recessione. «Se resta contenuta ancora in pochi mesi gli ammortizzatori possono
reggere. Ma se dovesse prolungarsi oltre, allora il rischio che dopo l'estate
molti capannoni chiudano diventerà reale. E le ricadute saranno tutte sui
lavoratori». Dunque l'estate come spartiacque. Nel settembre 2008 si tornò
dalle vacanze e si capì che la crisi era vera e avrebbe morso in profondità. Il
settembre 2009 potrebbe invece rappresentare il giro di boa. O si riparte o si
affonda. «Qualche segnale di ripartenza però si coglie », precisa Marini.
Soprattutto tra quelle imprese che negli anni passati, a cavallo del 2004-2005,
hanno completato almeno due operazioni. Uno. «Si sono riposizionate su un
valore aggiunto più elevato dei propri manufatti, investendo nel marchio, nella
tecnologia, nel brand, nel servizio al cliente o nella comunicazione.
Incorporando cioè valore immateriale nelle proprie produzioni, mescolando
manifattura e valore terziario». Continua u pagina 26 «Le società che hanno
investito nel passato sulla qualità e sul brand sono già in ripresa» Daniele
Marini l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Unita, L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
Pyongyang, nuovo
missile e minacce all'Onu: «Reagiremo alle sanzioni» RACHELE GONNELLI La Corea
del Nord insiste. Il regime di Pyongyang ha comunicato ieri al mondo di aver
lanciato un altro missile a corto raggio. Un nuovo atto di sfida alla comunità
internazionale, accompagnato da nuove minacce contro le Nazioni Unite e la
Corea del Sud, dopo il test atomico e agli altri lanci di razzi terra-aria
delle ultime settimane. Si tratta di una ritorsione preventiva verso le
sanzioni che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu intende assumere nei confronti
della «repubblica popolare» incarnata nella dinastia di Kim il Sung, «eterno
presidente». È proprio la crisi dinastica in corso, insieme a una crisi
economica che rischia di far saltare le rigide maglie del sistema, ad aver
innescato l'insensata corsa militarista degli ultimi tempi. Nel Paese
classificato ultimo per libertà della stampa, nell'agosto scorso il «caro
leader», presidente in carica, Kim Jong Il, è stato colpito da ischemia
cerebrale. Nella corsa per la sua successione il favorito sarebbe il
terzogenito, il 26enne Jong Un. Ma sono le gerarchie militari a dare il
verdetto. Missile più potente Ed ecco che è scattata la prova di forza. Il
lancio del nuovo missile, l'ultima di una serie di sei nella scala delle
provocazioni, risale a giovedì sera, secondo quanto afferma l'agenzia
sudcoreana Yonhap. Sempre secondo i preoccupati «vicini di casa» di Seul
sarebbe stato sparato dalla base di Musudan-ri, sulla costa orientale. Il razzo
avrebbe percorso una gittata di
( da "Unita, L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Cina
STEFANO MILANO I
presidi delle scuole dovrebbero verificare lo status degli studenti che le
frequentano e, nel caso si tratti di immigrati clandestini, dovrebbero
denunciarli alle autorità». A dirlo non è nessun esponente del governo italiano
o della Lega Nord, e non si parla di Ddl Sicurezza. Queste parole arrivano da
diecimila chilometri di distanza: da Tucson, Arizona, dove Clarence Dupnik, lo
sceriffo della Pima County, ha rilasciato una dichiarazione che ha sollevato un
polverone non ancora sopito. Un'eco inquietante rispetto a ciò che è accaduto
in Italia, soprattutto perché si è verificato negli stessi giorni in cui nel
nostro paese le prime pagine dei quotidiani erano invase dalle ombre sinistre
della proposta di legge sui "presidi-spia". Tucson, a soli
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri
La Corea prepara il super-razzo Gli Usa: "Non staremo a guardare"
Caccia americani schierati a Okinawa. Pronta risoluzione
Onu Per la prima volta anche Russia e Cina sarebbero disposti ad accettare una risposta molto dura ARTURO
ZAMPAGLIONE NEW YORK - Gli Stati Uniti non accetteranno che la Corea del Nord
diventi una potenza nucleare. Lo ha detto ieri a Singapore, durante la
conferenza per la sicurezza in Asia, il ministro americano della difesa Robert
Gates, che ha usato toni ancor più fermi e minacciosi di quelli con cui
Barack Obama, all´inizio della settimana, aveva denunciato il secondo
esperimento nucleare di Pyongyang dopo quello dell´ottobre 2006. «Non resteremo
immobili ad aspettare che la Corea del Nord acquisisca i mezzi per poter
distruggere qualsiasi obiettivo nella regione», ha osservato Gates. «E
considereremo il trasferimento del suo arsenale nucleare a paesi esteri o a
terroristi come un atto ostile». Il capo del Pentagono non ha parlato dei
possibili scenari militari, ma è chiaro che i suoi generali abbiano già pronti
piani di emergenza per bombardamenti chirurgici e azioni offensive. Per il
momento, però, dopo aver messo in allerta i 28mila soldati americani di stanza
in Corea del Sud, per il rischio di provocazioni o incidenti lungo il 48mo
parallelo da parte delle truppe del Nord, e preparato a Okinawa gli F-22
Raptor, Washington persegue la strada diplomatica. L´obiettivo: isolare
ulterioremente il regime di Kim Jong-il e punirlo della violazione degli
accordi dell´Onu con un rafforzamento delle sanzioni, nella speranza che si
ravveda. «Obama è pronto al dialogo con i tiranni che rinuncino a ogni
ostilità», ha ricordato ieri Gates, che è l´unico ministro di George W. Bush a
essere stato confermato nell´incarico dal nuovo presidente. «Obama è fiducioso,
ma non ingenuo», ha proseguito: «Non si piegherà alle pressioni o alle
provocazioni». In coordinamento con il Giappone, Susan Rice, l´ambasciatore
americano al Palazzo di vetro, ha fatto circolare tra i membri del consiglio
una bozza di risoluzione che appare molto dura. E questa volta, a differenza
del passato, Russia e Cina sembrano più propense ad
assecondare gli sforzi internazionali, rendendosi forse conto che le dinamiche
in moto a Pyongyang sono imprevedibili, perché rispondono a logiche interne, di
regime, e quindi sono potenzialmente molto pericolose. L´ipotesi più
accreditata è che l´escalation sia legata al tentativo di Kim Jong-il di
rafforzare il suo potere, specie tra i militari, e di imporre il figlio più
piccolo come suo successore. Dopo il test nucleare, che aveva una potenza
paragonabile alla bomba di Nagasaki, la Corea del nord ha moltiplicato negli
ultimi giorni il lancio di missili di corta gittata e ha dichiarato di non
considerarsi più vincolata all´armistizio che mise fine alla guerra del
1950-53. Ieri, inoltre, citando fonti dell´intelligence americana, il giornale
sudcoreano Don-A Llbo ha rivelato che i militari di Kim Jong-il hanno
cominciato a spostare su vagoni ferroviari un missile balistico
intercontinentale dal centro di ricerca della difesa di Saneum, vicino alla
capitale Pyongyang, verso una rampa di lancio sulla costa orientale. Il
rischio? Che la Corea del Nord voglia rispondere alle condanne dell´Onu alzando
il livello dello scontro.
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Roma
Certificato nuovo in 15 minuti complimenti al Pra del Lazio Non trovavo il
certificato di proprietà dell´auto. Sono andato a via Cina, dove c´è l´Aci e il Pra del Lazio.
C´è l´angolo del "fai da te", nessuna fila ma modelli fac simile per
ogni esigenza. Riempito il modulo, sono stato chiamato in un ufficio
accogliente. In 15 minuti sono uscito con il certificato nuovo e ho speso un
quarto del preventivo fatto da un´Agenzia. Complimenti al Pra. Paolo
Milia
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Roma Il
maestro con Cecilia Bartoli festival tributo all´Auditorium Quattro sere dal 2
al 5 giugno. In programma Ciaikovskij, Chopin, Rossini, Bellini, Donizetti
"Amo la ricchezza armonica della musica classica, assente nella
orientale" LEONETTA BENTIVOGLIO Forse soltanto Maurizio Pollini aveva
ricevuto un tale riconoscimento: al pianista cinese Lang Lang Roma dedica un
intero festival. Organizzato da Santa Cecilia, occuperà il Parco della Musica
per quattro sere, dal 2 al 5 giugno. è il tributo a un divo del pianismo
premiato da un successo oggi senza confronti nell´ambito della sua generazione
(è nato nell´82). Ed è un´occasione per godere del suo speciale fuoco in
musiche diverse. Nel concerto inaugurale suonerà con le prime parti di Santa
Cecilia il celebre quintetto schubertiano "La Trota" e il "Trio
in la minore per pianoforte, violino e violoncello" di Ciaikovskij, e la
sera dopo proporrà Schubert, BartÓk, Debussy e Chopin. Il 4 accompagnerà in
arie da camera (Rossini, Bellini, Donizetti, Bizet) la star Cecilia Bartoli,
mezzosoprano raffinata e magica per virtuosismi strabilianti: rarissimo
sentirla cantare in Italia. Il 5 si esibirà con l´Orchestra di Santa Cecilia
diretta da Christoph Eschenbach ("Concerto n. 1 per pianoforte e
orchestra" di Chopin e Quarta Sinfonia di Ciaikovskij). Formatosi tra Pechino
e Philadelphia, e buffo come un personaggio da fumetto con la sua chioma a
cresta di gallo e le sue giacche dal taglio marziano, quando affronta la
tastiera Lang Lang è un prodigio tecnico, un campione seducente per capacità
comunicativa, un interprete lontano dalla tipica retorica rituale del concerto
classico, un artista che vive il repertorio con una spregiudicatezza e un
impeto passionale sfuggenti alle abitudini canoniche dei grandi concertisti.
All´ardore emotivo e al senso del gioco che scalda le esibizioni dei migliori
jazzisti, unisce l´energia rovente del rock. Ma è sul pianeta classico che
viaggia, senza alcuna mescolanza "crossover", e con evasioni solo
episodiche nella musica "altra", come l´annunciato duetto che in luglio,
a Verona e a Ravenna, lo farà suonare insieme a Harbie Hancock. In America Lang
Lang si è esibito con le maggiori orchestre sinfoniche, le cosiddette "Big
Five", e in Europa lo hanno accolto e festeggiato sia i Berliner
Philharmoniker che la Filarmonica di Vienna, le due regine tra le orchestre del
continente. In Cina spicca come vera punta di diamante del ciclone di giovani
strumentisti tecnicamente agguerriti che sta montando in un paese «dove
continuano a sorgere nuove sale da concerto», racconta, «e dove decine di milioni
di ragazzi studiano il pianoforte e si applicano con entusiasmo alla scoperta
del repertorio tradizionale generato dai compositori d´Occidente». Bach,
Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Chopin, Schumann, Liszt, Rachmaninov: questa è
la cultura musicale in cui Lang Lang è radicato, ma con un atteggiamento e un
look originali, ed esplorando canali nuovi e avventurosi per darla in pasto a un
pubblico non élitario e giovanile, come dimostra il concerto che tenne nella
comunità virtuale di "Second Life" per lanciare un suo cd
beethoveniano. «Amo la ricchezza armonica della musica classica, sviluppatasi a
un livello tanto più complesso e profondo del pop», dichiara senza complimenti.
«Ed è la dimensione armonica a imprimere al repertorio classico-romantico
europeo uno spessore che manca alla musica orientale, o per lo meno che mi
coinvolge tanto di più». Coinvolgimento che si rivela plateale e contagioso.
( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Monito Usa a
Pyongyang Caccia schierati a Okinawa Resta alta la tensione tra la Corea del
Nord da una parte e Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud dall'altra. Il
segretario alla Difesa americano Robert Gates da Singapore ha avvertito
Pyongyang che Washington non resterà immobile di fronte alle minacce
nordcoreane. E intanto, secondo Seul, il Nord, che nei giorni scorsi dopo avere
effettuato un test nucleare ha lanciato sette missili a corto raggio sta ora
preparando il lancio di prova di un missile a lunga gittata, capace di
raggiungere Hawaii e Alaska. Alla base americana di Okinawa in Giappone è
arrivato ieri il primo dei supertecnologici caccia F22 Raptor che il Pentagono
ha deciso di schierare nell'area per i prossimi quattro mesi. «Noi -ha detto il
ministro Gates durante una conferenza sulla sicurezza in Asia a Singapore- non
staremo immobili di fronte a una Corea del Nord che costruisce la propria
capacità di distruzione di qualsiasi bersaglio in Asia o su di noi». Gates ha
anche messo in guardia il regime di Kim Jong-il dal fornire armi o materiale
nucleare ad altri soggetti. Un fatto simile verrebbe «considerato una grave
minaccia per gli Stati Uniti e i nostri alleati». Secondo l'agenzia sudcoreana
Yonhap, che cita fonti del governo di Seul, è in fase di assemblamento un
missile a lunga gittata sulla costa orientale, presso la base di Musudan-ri. Da
qui il 5 aprile scorso era stato lanciato un altro razzo multistadio,
ufficialmente per la messa in orbita di un satellite, che aveva sorvolato il
Giappone. La Cina cerca di raffreddare l'atmosfera. A Singapore, alla stessa
conferenza alla quale ha partecipato Gates, il generale Ma Xiotian ha invitato
la comunità internazionale alla calma e la Corea del Nord ad avviare la
denuclearizazione. Da parte sua, sempre a Singapore, il ministro della Difesa
sudcoreano, Lee San Hee, ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire
varando una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza per rafforzare le
sanzioni contro Pyongyang.
( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
ANDREA SATTA A ste
paése tant'anne fa le siréne sentìue senà, sotte 'ncima pe' la città, quanne
èra l'ora de fatià...Dalle fabbreche le sentìue chiamà, pare se stéune a
sgulà.... ....La siréna chemmannéua tutta quanta la città, ogni cosa decidéua,
la uita regoléua, glie rellògge ?te sruéua, éssa ce penzéua a dirte l'ora che
ce stéua». Parole di Bruno Ceroli, poeta dialettale di Isola Liri, la
Manchester del Mezzogiorno, cartiere e acqua, il Liri e le cascate, l'artrosi e
il lavoro, un gioiello per l'epoca e intorno la miseria. Ma le donne erano
pagate meno degli uomini e i bambini meno di tutti. Oggi
che anche le ultime macchine per la carta sono finite in Cina, di quella scena non resta più
niente, solo grandi spazi abbandonati, il ritmo, il tempo, la schiena a molla e
i canti scandivano i movimenti a memoria. Oggi i ragazzi stanno coi piedi
penzoloni dai muretti ad aspettare un lavoro tramite le solite strade, la A2,
la Casilina e la raccomandazione. Eppure questa terra ha visto in lotta
gli operai contro le ingiustizie, i bollitori pieni di stracci, le divise dei
marinai e dei soldati spogliarsi dei bottoni e degli anelli di metallo, la
stoffa diventare pappa, la pappa lavarsi nel fiume, e alla fine nascere carta.
La città industriale, conserva una nobiltà che ancora galleggia nel Liri. Le
campagne intorno le conosco bene, tabacco e mezzadria. Non è Lazio, non è
Campania, più su è Ciociaria. Qui sono passati gli Andreotti e i Ciarrapico,
qui sono nati quattro papi e un altro di Carpineto, Leone XIII, diceva ai
padroni di essere buoni e agli operai di non esagerare. 100 anni fa quale
operaio poteva esagerare se ce l'aveva col suo padrone? Tutte le mattine treni
di sudati si gettano su Roma o sul polo industriale di Colleferro-Anagni, dove
le allergie sono in continuo aumento e coesistono cave e discariche,
termovalorizzatori e cementifici. Eppure i monti Lepini che separano la Valle
del Sacco dal mare, sono ancora verdi e solitari, racchiudono scorci pastorali,
come se si potesse per davvero mangiare la frutta dagli alberi. Ma hanno
interrato rifiuti tossici a Colleferro, soppresso migliaia di vacche a
Colleferro, non si può coltivare a un chilometro dal fiume. E intanto torna da
Roma un treno di gente sudata, farà bene allo spirito? Concilia il sonno? Serve
a qualcuno? Eppure si cercano raccomandazioni per andare a lavorare in una
fabbrica di armi. Conta che lavoro fare? Il Sacco stasera era molto, molto
scuro.
( da "Unita, L'" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Dario Castriota
Giorgio Gaber «Io non mi sento italiano», cantava il grande Gaber in quello che
sarebbe stato il suo ultimo album. Credo che la frase rappresenti bene, al
momento, lo stato d'animo di buona parte della popolazione di questo strano
Paese. Per chi, come il sottoscritto, si è formato nei tanto vituperati anni 70
(raramente riconosciuti per quello che sono stati: un periodo nel quale,
semplicemente, in molti credevamo che un «mondo migliore», come dicono i
no-global di oggi, fosse possibile), non è infatti facile sentirsi parte di una
comunità (oppure ormai è più corretto parlare di «pubblico»?) che sembra non
avere remore nell'applaudire l'ipotesi grottesca dell'anziano satiro che
rincorre le ragazze. Non è facile pensare che esista una legge che pone il
personaggio in questione al di sopra di ogni legge, garantendogli l'immunità.
Non è facile credere che simile legge sia stata firmata da un Presidente della
Repubblica al di sopra di ogni sospetto. Non è facile credere che un paese nato
dalla Resistenza contro la dittatura fascista sia oggi ridotto così. Non è
facile riuscire a credere ai propri occhi, guardando l'Italia del 2009. Viviana
Vicarelli Dell'Utri e il suo capo Noi abbiamo come presidente uno che si è
venduto alla mafia per averne aiuto e raccattare un tot di elettori garantito e
che come consiglieri tiene accanto a sé il mafioso Dell'Utri: condannato a 11
anni di reclusione e 5.000.000 euro di multa e che è ancora un esponente di
spicco del Pdl. Le motivazioni della condanna sono: aver concorso ad
associazione con Cosa Nostra e aver perseguiti i suoi scopi, mettendo a sua
disposizione l'influenza e il potere che gli venivano dalla sua posizione di
esponente del mondo finanziario e imprenditoriale e delle sue relazioni. Aver
intrattenuto rapporti continuativi con suoi membri tra cui Bontate, Mangano, Cinà e Riina, aiutando a nascondere i latitanti. La sentenza del
2001 di Caltanissetta che condannò 37 persone per la strage di Capaci e
l'assassinio di Falcone dice chiaramente «sono provati rapporti fruttuosi,
quanto meno sotto il profilo economico, fra Berlusconi e Dell'Utri da una parte
e Cosa Nostra dall'altra». E con un Berlusconi che è legato a filo
doppio con la mafia e intende condurre il nostro Paese verso una dittatura,
Franceschini ha il coraggio di chiederci di votare SÌ a un referendum che
farebbe sparire le coalizioni e gli darebbe pieni poteri. G. Domenico Malpeli
Le azioni dell'Alitalia Il premier e i suoi dipendenti, volevo dire gli
esponenti di primo piano del PdL, travolti dai casi Mills e Noemi, invitano a
non fare gossip, ma a guardare ai risultati raggiunti dall'esecutivo. Uno di
questi, che viene sempre citato, è l'avere risolto la questione Alitalia. Io
non sono un economista, non ne capisco nulla di slot, hub, piani industriali e
roba varia, ma una cosa la so: fino a qualche mese fa possedevo 1.400 euro in
obbligazioni e azioni della ex compagnia di bandiera, ora non ho più nulla, i
miei risparmi si sono volatilizzati insieme a quelli di qualche decina di
migliaia di connazionali. Non c'è che dire, un risultato di cui vantarsi.
Giorgio Corona Carriere da separare L'on. Berlusconi dice che non intende lasciare
finché non avrà realizzato la «separazione delle carriere» (di pm e giudici) e
riapre lo così lo scontro nei confronti di un'altra Istituzione. Un'iniziativa
non proprio da "statista". Il "premier", anziché della
Magistratura dovrebbe preoccuparsi di separare la "sua" personale
carriera di imprenditore e monopolista, da quella di politicante sforzandosi di
essere un normale cittadino, con gli stessi diritti di coloro che dovrebbe
governare, e porre fine al conflitto di interessi che preoccupa il mondo e
sfascia l'Italia. errata corrige Camilleri voleva dire... Nella rubrica «Lo
chef consiglia» di Andrea Camilleri e Saverio Lodato, pubblicata ieri a pagina
12, il taglio di una riga e un refuso hanno reso poco chiaro l'inizio della
risposta di Camilleri. Il testo esatto è il seguente: «Lei mi presenta un
Berlusconi che zampetta da un tribunale al Parlamento, da un confessionale a
Porta a Porta, che mi ricorda il famoso "Figaro qua, Figaro là", ma
anche il Gastone di Petrolini, ricercato nel parlare, ricercato nel vestire. E
ricercato dalla Questura».
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 28 - Cronaca
Le ali spezzate del sogno cinese Vent´anni dopo la copertina Nelle ore tra il 3
e il 4 giugno 1989, i carri armati attaccarono i giovani che da settimane
occupavano piazza Tienanmen chiedendo una svolta democratica. I morti furono
centinaia Ecco, per la prima volta, la testimonianza dell´allora leader
sovietico che, trovandosi nella capitale per una storica visita di Stato, fu
spettatore e interlocutore della rivolta Il potere comunista era parso al
collasso: aveva proclamato la legge marziale ma la protesta continuava come
prima Alla fine prevalse l´ala conservatrice e Deng Xiaoping diede l´ordine
dell´assalto SANDRO VIOLA (segue dalla copertina) La truppa seduta sui
marciapiedi, gli ufficiali ai telefoni per chiedere ordini che non arrivavano,
la catena di comando dell´Esercito popolare cinese (che all´epoca contava due
milioni e mezzo di uomini) evidentemente saltata. Il giorno precedente, per
bocca del primo ministro Li Peng, il governo aveva proclamato la legge
marziale. Proibizione di manifestare, coprifuoco. Ma era stato come parlare al
vento, non agli abitanti di Pechino. Tutto era infatti rimasto com´era ormai da
quasi due settimane: la piazza Tienanmen occupata da molte migliaia di
studenti, e intorno alla Tienanmen - il cuore del Potere - centinaia di
migliaia di dimostranti, in certe ore un milione, affluiti da ogni punto della
capitale. E tutto questo senza alcuna reazione da parte delle autorità. La
sensazione più diffusa era quindi quella d´uno stupefacente, impressionante vuoto
di potere. Il governo, e soprattutto il Politburo del partito, sembravano
dissolti. Dalla piazza Tienanmen si levava il fetore degli escrementi
accumulatisi tra il mausoleo di Mao Zedong, il monumento ai caduti e il palazzo
dell´Assemblea del popolo, nei giorni dell´occupazione condotta dagli studenti.
E quel fetore costituiva un´onta atroce per la dignità d´un
regime che aveva dominato sulla Cina, temuto, indiscusso, negli ultimi quattro decenni. Un´onta, e
l´annuncio della sconfitta. Perché il regime sembrava ormai non essere più in
grado di reagire alla rivolta studentesca e all´appoggio massiccio che era
venuto alla rivolta dagli abitanti della capitale. Comincio da qui,
dall´incredibile giornata del 21 maggio 1989, la rievocazione della
"primavera di Pechino", perché fu quel giorno che il comunismo parve
anche in Cina sull´orlo del collasso. Già liquidato in
Polonia e ormai boccheggiante in Russia, nei sei-sette mesi successivi il
comunismo sarebbe caduto in Ungheria, nella Germania dell´Est, in Cecoslovacchia,
in Bulgaria, in Romania, e un po´ più tardi in Albania. Quei regimi vacillavano
infatti da tempo, sempre più debilitati dalle penurie che imponevano alle
popolazioni e dall´assoluto discredito che circondava i loro gruppi dirigenti.
Ma la Cina era diversa. Un decennio di riforme
economiche, una crescita del Pil che superava il 10 per cento annuo, un
benessere ormai diffuso nelle aree urbane, e soprattutto un apparato del potere
ancora ferreo nel totale controllo della società, sembravano aver messo il
comunismo cinese al riparo da ogni brutta sorpresa. Invece, improvvisa,
inaspettata e travolgente, giunse la scossa più lunga, più ampia e profonda di
tutte quelle che s´erano già prodotte, e si sarebbero ancora prodotte durante
l´anno, nell´universo comunista. Tutto era iniziato verso la fine d´aprile,
quando gli studenti delle due università di Pechino erano scesi a migliaia
nelle strade del centro per commemorare la morte di Hu Yaobang, l´ex segretario
del partito estromesso a causa delle sue tendenze liberaleggianti. Ma fu il 13
maggio che gli studenti occuparono la piazza Tienanmen. Due giorni dopo sarebbe
dovuto infatti arrivare Mikhail Gorbaciov, e a Pechino c´erano centinaia di
giornalisti stranieri giunti ad assistere alla riconciliazione (in realtà una
Canossa sovietica) russo-cinese. I manifestanti, e coloro che ai vertici del
partito avevano deciso d´appoggiare la protesta, sapevano quindi che quei
giornalisti e telecamere costituivano una sorta di trincea che il governo e il
Politburo avrebbero evitato d´attaccare. Un migliaio di studenti s´accamparono
così nella piazza, e più di cento tra loro iniziarono uno sciopero della fame
subito attorniati da una folla enorme. La visita di Gorbaciov ebbe aspetti da
film comico. Le cerimonie solenni che avrebbero dovuto aver luogo nel palazzo
dell´Assemblea del Popolo, il cui ingresso è appunto sulla Tienanmen, vennero
cancellate dal programma. La comitiva sovietica entrava e usciva da ingressi
laterali, protetta da interi plotoni delle forze di sicurezza, e la conferenza
stampa finale di Gorbaciov dovette svolgersi nella palazzina dove i sovietici
erano stati messi ad abitare, e alla quale giunsero, avvertiti in ritardo,
bloccati dalla marea di folla che occupava le strade, pochissimi giornalisti.
Partita per Shanghai la delegazione sovietica, la situazione precipitò. Di
primissimo mattino, da est e ovest del viale della Pace celeste, confluivano
fiumi di pechinesi che andavano ad addensarsi nei pressi della piazza. Ormai,
il tragitto dal mio albergo alla Tienanmen, che ancora il 10-11 maggio
percorrevo in venti minuti d´automobile, prendeva tre ore. Era intanto divenuto
sempre più chiaro che dietro agli studenti ci fosse una fazione del partito,
dato che migliaia di manifestanti giungevano a bordo di camion e bus: e in Cina, a quel tempo, camion e bus non potevano circolare se
non con l´autorizzazione d´una qualche autorità. Nella piazza, dalla massa
studentesca era emersa nel frattempo una leadership: i Wan Dang, i Wue Kaixi, i
Cen Zuang, che parlavano con i giornalisti stranieri, componevano gli slogan
contro il nepotismo e la corruzione dei dirigenti, organizzavano i servizi, per
così dire, dell´occupazione. Passaggi liberi per le ambulanze, tende per i
giovani che facevano lo sciopero della fame, piccoli complessi rock per tenere
alto il morale. Ma il vertice comunista, che sembrava scomparso, era in realtà
ormai pronto a reagire. Zhao Zhiyang, il segretario del partito favorevole ad
un dialogo con gli studenti, venne dimesso. Attorno a Deng Xiaoping e al primo
ministro Li Peng, che avevano deciso l´azione di forza, si strinsero i vecchi
conservatori, Chen Yun, Peng Zhen, Hu Qiaomu, Deng Liqun, i vegliardi che due
anni prima, al XIII congresso del partito, avevamo visto giungere alla tribuna
incespicanti, sorretti ai due lati dalle infermiere. Durato quasi un mese, lo
stallo nel Politburo era a questo punto superato. Si trattava solo di scegliere
il momento in cui, come aveva detto Deng, si sarebbero fatte «rotolare le
teste». Il 25 maggio ci fu l´ultimo, terribile insulto lanciato contro il
potere comunista. Nel pomeriggio ero sulla Tienanmen, quando da un lato della
piazza, quello dinanzi all´ingresso della Città proibita, si levò un coro di
esclamazioni spaventate. Sulla gigantografia del volto di Mao che pendeva (e
ancora pende) sulla porta della Pace celeste, erano stati scaraventati numerosi
barattoli di vernice nera, gialla, rossa, e la faccia del Grande Timoniere
appariva imbrattata, profanata come nessun cinese avrebbe mai immaginato di
vedere. Intanto la Trentottesima armata, che non era riuscita a superare il
muro della folla per raggiungere il centro di Pechino, era stata sostituita
dalla Ventisettesima. Una grossa parte degli studenti sentirono che il dramma
era ormai incombente, e lasciarono la Tienanmen. Attorno alla Dea della
democrazia, una sagoma femminile in gesso e cartapesta che i manifestanti
avevano costruito ispirandosi alla statua della Libertà, rimasero 1.000-1.500
giovani. Almeno trecento dei quali, quando nella notte tra il 3 e il 4 giugno
la Ventisettesima attaccò la piazza, vennero trucidati dalle raffiche dei
mitragliatori.
( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 29 - Cronaca
Gorbaciov racconta quei giorni a Pechino FIAMMETTA CUCURNIA (segue dalla
copertina) mikhail Sergeevic, con quale stato d´animo affrontò il viaggio a
Pechino? «Si trattava, per noi, di un viaggio storico. Dovevamo chiudere la lunga parentesi di ostilità tra Russia e Cina, durata oltre trent´anni. Lo
volevamo noi, a Mosca. E lo volevano anche i nostri amici cinesi. Non
esistevano due persone più adatte ad affrontare questo nodo di Gorbaciov e Deng
Xiaoping. Così cominciammo le consultazioni». All´epoca gli esperti dicevano
che uno dei problemi più gravi era quello del regolamento delle frontiere.
«Ma figuriamoci. Sapete quanto erano lunghe le frontiere tra Urss e Cina? Mezzo mondo. Piccole scaramucce qua e là potevano
sempre essere ricomposte. Decidemmo a pié pari di scorporare quel problema:
troppo complesso, ne avremmo parlato in seguito. Ma poiché anche i cinesi erano
molto interessati, trovare l´accordo fu gioco facile. Ci furono molte
consultazioni. A un certo punto, durante un viaggio di Stato, Li Peng fece
scalo a Mosca per rifornire il suo aereo, e ci incontrammo. Fu un colloquio
lungo, in cui parlammo di tutto: lui conosceva benissimo il russo, perché aveva
studiato da noi. Ricordo che mi disse: "Compagno Gorbaciov, la Cina però non accetterà mai di fare il fratello
minore". "Ma come sarebbe possibile", gli risposi io "che
un Paese cresciuto ormai oltre il miliardo di cittadini possa fare il nostro
fratello minore?". Alla fine fu stabilita una data, 16 e 17 maggio
( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Esteri
Il dossier Tre anni di lavoro, centinaia di volontari sul campo Il rapporto
finale di Greenpeace sulla foresta brasiliana non è solo una denuncia nei
confronti delle multinazionali ma anche un racconto da brivido di indios,
sindacalisti e sacerdoti uccisi per le loro battaglie ambientaliste. E di un
popolo ridotto quasi alla schiavitù "Chi vuole vivere firma un contratto
capestro: lavoro gratuito in cambio di un po´ di riso" "I camion
delle industrie della carne sgombrano le baracche e bruciano tutto" (SEGUE
DALLA COPERTINA) ANTONIO CIANCIULLO Squadre che spadroneggiano in un´area
grande quanto un continente uccidendo indios, sindacalisti e sacerdoti e
sostituendosi al potere dello Stato. «Alle volte gli uomini dei fazenderos
arrivano sui camion, sgombrano le casupole che sorgono a ridosso della foresta
e bruciano tutto», racconta Chiara Campione, responsabile della campagna
foreste di Greenpeace. «Chi vuole sopravvivere è costretto a firmare un
contratto basato su uno scambio drammatico ed elementare: lavoro gratuito a
vita in cambio di una ciotola di riso e di notti passate sotto chiave, nella
gabbie collettive in cui vengono stivati i nuovi schiavi, compresi i bambini.
Altre volte invece l´agonia è più lenta. I debiti dei senza terra si accumulano
progressivamente a tassi da usura finché il disperato di turno è costretto a
cedere la libertà in cambio della vita». Non si tratta di casi eccezionali.
Secondo la Dirty List pubblicata nel febbraio scorso, gli schiavisti sono
concentrati soprattutto nel Mato Grosso e nel Parà e le loro vittime sono
migliaia. La denuncia è confermata da un rapporto Onu (UN report GeoAmazonia)
in cui si afferma che tra il 1960 e il 1970 lo schiavismo è riapparso in
Brazile «come conseguenza dell´espansione della moderna agricoltura in
Amazzonia. L´agro business su larga scala ha provocato una pesante pressione
sulle risorse naturali della regione, accelerando i processi di deforestazione
e aumentando il lavoro in schiavitù». Un disastro che, secondo Greanpeace, ha
nomi e cognomi. Nel rapporto si citano tre giganti del mercato della carne e
della pelle brasiliani: Bertin, Jbs, Marfrig. Sono loro l´anello di
collegamento tra il disastro sociale e ambientale che sta travolgendo
l´Amazzonia e il mondo che guarda con raccapriccio alla violenza degli
schiavisti ma finisce, più o meno inconsapevolmente, per comprare i prodotti
frutto di quella violenza. Bertin, Jbs e Marfrig, accusano gli ambientalisti,
«vengono regolarmente riforniti da allevamenti che hanno tagliato a raso la
foresta ben oltre i limiti consentiti dalla legge; in alcuni casi sono state
trovate le prove di un rapporto con le fazende che utilizzano gli schiavi». E a
loro volta i giganti brasiliani riforniscono un numero impressionante di grandi
marchi globali: le materie prime frutto di crimini forestali contaminano così
le filiere produttive di settori di prima grandezza. Tra i marchi citati ci
sono aziende importanti nel settore della moda, della grande distribuzione,
delle auto. Il cuoio lavorato dagli schiavisti arriva alle fabbriche cinesi
dove si produce il 60 per cento delle scarpe vendute in tutto il mondo (a
comprarlo non sono solo i piccoli produttori ma anche le multinazionali). Il
pellame viene utilizzato per la tappezzeria di auto prodotte negli Stati Uniti,
in Europa e in Giappone. La carne arriva sugli scaffali della grande
distribuzione: il 90 per cento della carne brasiliana importata in Inghilterra
proviene da Bertin, Jbs o Mafrig. Anche in Italia sono molte le aziende che
mettono l´Amazzonia in scatola: Mafrig, uno dei tre nomi messi sotto accusa nel
rapporto di Greenpeace, ha buoni rapporti commerciali con importanti industrie
del settore alimentare. Inoltre siamo il centro mondiale della produzione di
pelle di alta qualità perché vendiamo l´immagine di un paese in cui la bellezza
e la coesione sociale sono valori egemoni da secoli, ma se andiamo a spulciare
la lista dei fornitori di alcune griffe troviamo sorprese poche piacevoli: di
nuovo una delle aziende che figurano nella lista nera degli ambientalisti, la
Bertin. Il risultato di questa rete occulta di connessioni è un finanziamento
globale alla distruzione dell´Amazzonia che sta creando un pressing micidiale.
Un quinto del totale dei gas serra che minano la stabilità del clima viene dai
roghi delle foreste. E il Brasile occupa il quarto posto
(dopo Cina, Stati Uniti e
Indonesia) per le emissioni di anidride carbonica principalmente a causa
dell´erosione dell´Amazzonia. La corsa alla distruzione della più grande
foresta pluviale del pianeta ha vari attori, dagli agricoltori che fanno largo
alla soia ai mineiros che avvelenano la foresta per estrarre oro. Ma
l´allevamento dei bovini gioca la parte dell´imputato numero uno: ha l´80 per
cento delle responsabilità. Nel tempo che impiegherete a leggere questo
articolo un bel pezzo di foresta si sarà già trasformato in bistecca: le
mandrie rubano un ettaro di foresta amazzonica ogni 18 secondi. E un ettaro di
verde in Amazzonia può contenere più di 400 specie arboree, un frammento
importante della più ricca concentrazione di biodiversità del mondo. Inoltre,
non solo il Brasile è il più grosso esportatore di carne a livello mondiale
(l´export è aumentato di sei volte tra il 1998 e il 2008), ma le prospettive
sono allarmanti: nel 2018 ogni tre tonnellate di carne vendute a livello
internazionale due saranno brasiliane. La partita però non è ancora persa. Per
anni Brasilia ha incoraggiato l´attacco all´Amazzonia, ma la pressione
internazionale ha ormai raggiunto un livello critico. Il Met Office, da Londra,
ha avvertito: la foresta amazzonica contiene un decimo di tutto il carbonio
conservato negli ecosistemi terrestri. E l´anno scorso, per la prima volta, il
Brasile ha risposto lanciando un importante segnale di apertura: creare un
Fondo per l´Amazzonia che punta a rastrellare 20 miliardi di dollari per
finanziare la conservazione della foresta e il suo sviluppo sostenibile. Un
impegno assunto in prima persona dal presidente Lula: «La lotta contro la
deforestazione è un asse centrale del nostro piano di azione contro il
cambiamento climatico. Ridurremo la deforestazione dell´Amazzonia del 72 per
cento entro il
( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 45 - Sport
Nadal, il crollo del re prima disfatta a Parigi Soderling lo batte agli ottavi,
stop alla serie record A Roma lo spagnolo aveva lasciato un game al suo rivale
Ma ieri era spento fisicamente GIANNI CLERICI PARIGI Fuori la Ivanovic, e si
può capire, dopo tutti i disastri seguiti alla sorprendente vittoria dell´anno
scorso. Ma non ero preparato all´orazione funebre per la prematura scomparsa di
Rafael Nadal, battuto da Soderling, così come, vent´anni addietro, ero rimasto
incredulo di fronte a Lendl sgambettato da Michelino Chang. Quei pochi amici
che se ne intendono mi avevano peraltro suggerito di andarci cauto, con le
predizioni sulla prossima, quinta vittoria parigina del Mostro. Soprattutto chi
era a Madrid, e l´aveva visto sommerso dallo ex-Federerissimo, si era reso
conto che la flessione non era certo causata dall´altura, dalle palle, e da
tutto quel che un giocatore battuto è in grado di far credere agli specialisti
delle conferenze stampa. Il fenomeno atletico chiamato Nadal, il Mirabile
Mostro, era giunto svuotato alla fine della prima densissima parte dell´anno,
quella che culmina nell´aureo binomio Parigi e Wimbledon. Quasi imbattibile
aveva perso quattro match su quarantacinque, tutti al meglio di tre set, e uno solo sul rosso
confessava soltanto agli intimi una perduta lucidità, aggravata anche dalla
cronica infiammazione alla rotula del ginocchio sinistro, e del sinistro
alluce. Ma non è facile far pronostici sulle informazioni di corridoio, anche se proprio stamattina il manager
del campione si era rivolto allo scriba per alcune confidenze che non verranno
pubblicate, secondo l´antico adagio, scriba riservato, scriba superato. Ma
ritorno alla simil-cronaca, dopo aver ricordato chi sia Robin Soderling.
Svedese di un 1,90 per
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-06-01 - pag: 26 autore: INFORMAZIONE
PUBBLICITARIA A cura de Il Sole 24 ORE System RICERCHE Un'indagine elaborata da
Nespresso ha tracciato il profilo dei consumatori Tre tazzine quotidiane in
Italia: il rito è donna e si beve dolce U na media di cinque tazzine al giorno:
sono i tedeschi i maggiori consumatori di caffè al mondo. Al secondo posto gli
Usa (3,2 tazzine). Solo terzi gli italiani, con tre tazzine quotidiane. I dati
sono il risultato di una ricerca dell'osservatorio giornalistico internazionale
Nathan il saggio', che ha monitorato dall'1 gennaio 2007 al 30
gennaio 2009 circa 500 articoli sulle principali testate di 12 nazioni nel mondo. In classifica, anche Austria
(2,6 tazzine), Spagna (2,5) e Francia (2,3), dove il consumo di caffè sta
crescendo notevolmente, oltre alla Cina (1 tazzina al giorno). Ultima, la
Gran Bretagna (0,1). In Germania, l'acquisto di miscele certificate è cresciuto
nell'ultimo anno del 10%, mentre in Russia l'incremento arriva al 13%. Tra le
motivazioni espresse dagli intervistati sulla loro predilezione per l'espresso:
gratifica e migliora le capacità mentali, è un momento per staccare e
riprendere la carica e, per gli asiatici, un simbolo che avvicina allo stile di
vita occidentale. Una curiosità: tra i Paesi consumatori, sta crescendo
notevolmente il Brasile, che è anche il maggiore produttore mondiale (46
milioni di sacchi prodotti nel 2008). Nell'esercizio novembre 2007- ottobre
2008, i consumi interni di caffè sul mercato brasiliano sono cresciuti del 3,2%
rispetto al precedente periodo, per un quantitativo di 550 milioni di sacchi in
più. In termini pro-capite il consumo annuo si colloca a
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-06-01 - pag: 26 autore: Zicaffè, dal 1929 la
passione per il caffè P artono dalla Sicilia le miscele Zicaffè, per
conquistare il mondo con la loro qualità ineguagliabile. La distribuzione
arriva, infatti, ben oltre la Sicilia e il meridione d'Italia, toccando molte
città del centro-nord e quasi tutte le nazioni europee, fino a estendersi in
Africa, in America, in Canada, e in Paesi come Indonesia, Corea
del Sud e Cina. Una qualità
che nasce da studi e ricerche continui: è questo l'obbiettivo della
collaborazione tra Zicaffè e il Dipartimento di Scienze degli Alimenti
dell'Università di Messina che, partendo dall'esame delle specie di caffè
verde, ne accerta le caratteristiche bio-organolettiche, individuando i dosaggi
e le qualità ideali. Per esaltare e tramandare l'esperienza e i segreti
che fanno della tradizione italiana la più amata nel mondo, Zicaffè organizza
corsi di degustazione periodici riservati agli esercenti e dedicati all'arte
della preparazione del caffè. Proprio dalla grande esperienza acquisita da
Zicaffè in quest'arte, nascono miscele che primeggiano per aroma e cremosità,
come “Cinquantenario” e “Crema in tazza Superiore” il top della gamma nel
settore bar, tanto da essere state certificate dall'Inei (Istituto Nazionale
Espresso Italiano) come autentico “espresso italiano”. Entrambe nascono da
specie eccelse, con accentuata prevalenza di Arabica, ed esprimono gusto e
profumo eccezionali, rivelando un gusto pieno e una crema omogenea e persistente.
L'ultima novità Zicaffè si chiama ”Densacrema” ed è un amalgama perfetto tra le
migliori qualità bar, scelte, tostate e macinate con maestria e con
procedimenti assolutamente naturali. Già disponibile in cialde confezionate in
carta filtro monodose per macchinette installabili in ufficio e in casa,
Densacrema contraddistingue la linea Vending e sarà presto distribuita anche in
capsule. Zicaffè punta da sempre alla individuazione e alla soddisfazione delle
esigenze di mercato attraverso la qualità di miscele che sono il frutto di una
passione che dura da 80 anni.
( da "Unita, L'" del 01-06-2009)
Argomenti: Cina
Prodi: il sogno
europeo è solo a metà L'Italia guardi a Bruxelles e voti Pd NINNI ANDRIOLO «Le
forze dell'Ulivo hanno la grande responsabilità di portare avanti l'idea dei
progressisti e dei democratici per essere più forti in Europa e per un'Europa
forte nel mondo». È un appello a votare Pd quello che Romano Prodi rivolge al
«popolo ulivista» attraverso i microfoni del Tg1. Ad una settimana dal voto,
nel giorno del quarantesimo anniversario del suo matrimonio con la moglie
Flavia, l'ex presidente del Consiglio scende in campo per chiedere a chi ha
creduto prima nell'Ulivo e dopo nel Partito democratico di non astenersi, di
non disertare le urne, di tornare a scommettere nel progetto in cui «lui - come
spiegano i suoi - crede ancora fermamente». Voto importante «Il voto per
l'Europa è importantissimo - spiega l'ex premier - senza l'Europa in questa
tempesta noi nel mondo saremmo naufragati». Secondo Prodi «solo l'Europa» ha
salvato l'Italia. E l'Unione «non ha fatto quello che non poteva fare» contro
la crisi solo «perché l'Europa è ancora a metà». Un richiamo, questo, alle
riforme incompiute e, in particolare, al progetto di Costituzione europea.
Quelle del 7 giugno, in sostanza, sono «elezioni importanti», perché «bisogna
spingere l'Europa verso una coesione che la renda
abbastanza forte per poter dialogare con la Cina e con gli Stati Uniti con parità di mezzi». Europa e Italia E
non esiste «l'Europa senza l'Italia», perché «l'Italia è sempre stata il perno
d'Europa» anche grazie alle «forze dell'Ulivo» che si sono impegnate - contro
ogni «euroscetticismo» - per dare al Paese una dimensione europea. Dopo
il gesto simbolico del ritiro della tessera del Partito democratico, il
Professore torna «a dare una mano». Non lo fa, come pure gli era stato chiesto
dal gruppo dirigente Pd, partecipando a manifestazioni elettorali a fianco di
questo o quel leader. Ma attraverso un'intervista rilasciata al telegiornale
più seguito della Rai. «Preoccupato per la situazione del Paese», così i
collaboratori più stretti definiscono l'ex premier. Secondo il quale «il
progetto del Pd» è indispensabile per «cambiare» l'Italia e «farla tornare a
crescere». Ma da ex presidente della Commissione europea, aggiungono i suoi,
Prodi considera «vergognoso» che si strumentalizzi l'Europa per una partita
politica tutta nazionale. Le candidature «di bandiera» del centrodestra e non
solo - in sostanza - non rendono onore all'Italia che deve pesare con forza e
dignità dentro l'Unione europea. «Vergognoso», per Prodi, che si metta nel
conto l'assenteismo da Strasburgo nel momento in cui il Parlamento europeo
«dovrà svolgere compiti sempre più decisivi». 40 anni Quarantesimo anniversario
di matrimonio, scrivevamo all'inizio. Romano Prodi e Flavia Franzoni - le nozze
vennero celebrate il 31 maggio del 1969 dal cardinale Camillo Ruini, allora
vescovo di Reggio Emilia - hanno trascorso la giornata a Bologna, partecipando
in mattinata alla Messa nella chiesa di San Giovanni in Monte e festeggiando
poi, nella loro casa, assieme a familiari e amici. Ad una settimana dal voto,
malgrado il Pd sia dato in crescita dai sondaggi e riduca le forti distanze dal
Pdl registrate nelle settimane scorse, Prodi - ieri - ha deciso di rivolgersi
al popolo dei «delusi». In un momento in cui Franceschini e i vertici
democratici sono impegnati a mettere in guardia dai rischi «per la qualità
della democrazia» che comporterebbe una «vittoria oltre misura di Berlusconi»,
l'appello di ieri rappresenta una scelta politica «di partecipazione». Il
Professore, in sostanza, «non si astiene». «Il Partito democratico io ce l'ho
nel cuore», ripete, cosciente del ruolo di «padre nobile» che - ribadiscono i
suoi - «Romano continua ad assumere simbolicamente per tanta gente che ha
creduto nell'Ulivo». Il Professore (Prodi ha festeggiato ieri i 40 anni di
matrimonio con la signora Flavia) parla contro «l'astensionismo». Convinto che
occorre proseguire e concludere il sogno europeo invita a «votare Pd».
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima
Pagina Le idee Le erbacce sulla strada della ripresa economica NOURIEL ROUBINI
Il ritmo della contrazione dell´economia mondiale potrebbe stare rallentando,
secondo quanto suggeriscono gli ultimi dati. La speranza, però, che i
"germogli" della ripresa spuntino con vigore è stata soffocata da una
invasione di erbacce. Gli ultimi dati sull´occupazione, sulle vendite al
dettaglio, sulla produzione industriale e sul mercato immobiliare residenziale
negli Stati Uniti sono ancora molto deboli; i dati sulla crescita del Pil
europeo nel primo trimestre sono scoraggianti; lo stato
dell´economia giapponese è ancora comatoso e persino la Cina - che è in via di ripresa -
registra un flusso delle esportazioni molto debole. Il giudizio secondo il
quale l´economia globale si starebbe avvicinando al momento più basso della
crisi si dimostra essere - ancora una volta - troppo ottimistico. Dopo
il collasso di Lehman Brothers nel settembre 2008, il sistema finanziario
globale si era avvicinato pericolosamente al disfacimento e l´economia mondiale
aveva cominciato a precipitare in caduta libera. Tant´è così che il ritmo della
contrazione economica del quarto trimestre del 2008 e quello del primo
trimestre del 2009 hanno toccato livelli molto vicini a quelli di una
depressione. A quel punto, a livello mondiale, i leader politici hanno trovato
la risolutezza per voltare pagina e hanno messo mano a quasi tutte le armi
disponibili nel proprio arsenale. SEGUE A P
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Economia
In frantumi il mito dell´impresa privata negli Usa è l´ora di "Government
motors" La bancarotta della big dell´auto apre un grande vuoto, e nessuno
sa se potrà essere riempito "Ciò che è bene per Gm è bene per
l´America", si diceva a Detroit Oggi non è più così La Casa Bianca
promette di non interferire nelle decisioni di tipo manageriale FEDERICO
RAMPINI «Un parto doloroso». Con toni severi Obama annuncia la bancarotta di
General Motors, pilotata da un governo che assume responsabilità senza
precedenti nella gestione di un colosso industriale. Mentre gli osservatori più
disincantati salutano la nascita di "Government Motors", il discorso
di Obama riflette la gravità del momento. Dà il senso di un pezzo di storia del
capitalismo che si chiude, senza che vi siano certezze sul modello che verrà.
General Motors stava per compiere 101 anni. Ha 54 anni in più del presidente
che ora ne eredita il cadavere ingombrante. Obama tenterà di trapiantare i suoi
organi ancora sani - se ce ne sono - in un organismo da inventare. Gm fu un
esempio di management illuminato ai tempi di Alfred Sloan, studiata e imitata
dagli industriali del mondo intero. S´identificò con la cultura dell´automobile
che è stata non solo consumismo ma stile di vita, libertà individuale,
emancipazione dei giovani, conquista dei grandi spazi nell´American way of
life. Fu qualcosa di ancora più importante: un motore di consenso sociale.
Contribuì a creare la vasta middle class americana, quel ceto medio unificato
che includeva gli "uomini in flanella grigia" del management e i colletti
blu addomesticati da alti salari, generosi privilegi sanitari e previdenziali.
Grazie a lei l´America coesa dagli anni 50 poteva evitarsi gli spasmi della
lotta di classe, con un Welfare aziendalista e poche diseguaglianze sociali. Vi
fu un´epoca in cui Detroit era una Silicon Valley, una patria di ingegneri di
talento che sfornavano innovazioni destinate a influenzare il mondo. Il suo
mitico presidente Charles Wilson mezzo secolo fa coniò una massima che sembrava
indiscutibile - «quel che è buono per la Gm è buono per l´America». Oggi
l´azienda che ha perso tutti i primati non arriva prima neppure nella corsa
alla bancarotta, superata sul traguardo dalla Chrysler. Ma la Gm è troppo
grossa per una soluzione alla Chrysler. Per ora non c´è un acquirente in vista,
né americano né straniero, neppure per una "New Gm" in cui vengano
scorporate dal giudice fallimentare le attività meno decotte. Per ora Obama
deve restare azionista al 60%, dopo aver speso già 60 miliardi di dollari di
risorse del contribuente. Un altro 12% di azionariato è nelle mani del governo
vicino, il Canada, risucchiato per forza nell´operazione per le tante fabbriche
presenti sul suo territorio. I detentori di obbligazioni saranno costretti a
incassare perdite pesanti, con la conversione dei loro bond in azioni ad alto
rischio di evaporazione. I dipendenti subiranno un salasso micidiale: altri
21.000 licenziamenti, da
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 29 - Commenti
LE ERBACCE SULLA STRADA DELLA RIPRESA (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Prysmian di
Redazione del 02-06-2009 da Finanza&Mercati del 02-06-2009 [Nr. 106 pagina
19] Una seduta, si sa, non fa primavera. Ma fa riflettere il fatto che nella
prima seduta del Ftse/Mib figurino, tra le prime cinque, due società-termometro
per misurare gli investimenti: Prysmian e StMicroelectronics. Sia Carlo
Bozotti, ceo di Stm, che Pier Francesco Facchini, cfo della seconda potenza nel
mondo dei cavi, sostengono che nel primo trimestre «la congiuntura ha toccato
il fondo», con un calo di ricavi (e di profitti) intorno all'11%. Segnali di
ripresa se ne vedono pochi, ma la caduta a precipizio, senza rete, è finita. E
dopo la discesa Prysmian si è presentata all'appuntamento di giugno con
rappporti sostenibili: un price earning di 9 volte; un rapporto ev/bbitda di
5.8 volte più un dividend yield pari al 4.2%, di rilievo per una tipica società
growth. Purché la crescita riprenda, come Prysmian non dispera. Facchini, che
ha confermato a Bloomberg una guidance per il 2009 di un ebitda pari a 400
milioni, vede nuovi ordini in futuro nella trasmissione
energia in Cina e Usa, ma
già ci sono risultati in Qatar e Brasile. Più ancora, la crisi ha aperto spazi
di crescita per un gruppo che può «sparare» in acquisizioni fino a un miliardo,
approfittando della crisi dei boiardi fornitori delle utility russe. In
caso di shopping, nota Equita, il rapporto debiti/ebitda salirà da
( da "Finanza e Mercati" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Drago manda in
fiamme il barile Nuovo record del Wti e del super-euro di Redazione del
02-06-2009 da Finanza&Mercati del 02-06-2009 [Nr. 106
pagina 2] In Cina positivi
i dati industriali, meglio del previsto negli Usa Sull'aria di ripresa l'oil
sfonda quota 68 $ Il petrolio prende il largo grazie alla Cina e al minidollaro. Il future sul
Wti, consegna a luglio, è arrivato ieri a toccare i 68,29 dollari al Nymex, il
prezzo più alto dallo scorso 5 novembre, valore che spinge il guadagno
da inizio anno al 52 per cento. Ad accendere le quotazioni sono stati ieri i
dati macroeconomici in arrivo da Pechino, dove l'indice che misura la fiducia
sugli acquisti industriali è aumentato per il terzo mese di seguito. Per
contro, anche negli Usa il dato dell'Ism (Institute for Supply Management) è
rimasto sotto quota 50 (dunque, in area «contrazione economica»), ma è salito a
42,8 da 40,1 di aprile, e contro un 42,3 atteso dal consensus Bloomberg. Dunque,
la statistica sembra aiutare l'aspettativa globale di ripresa che sta alla base
del rimbalzo del barile. Per gli analisti di Bernstein, inoltre, si profila nel
2009 un gap tra domanda e offerta di petrolio: il taglio agli investimenti
causerà una caduta dell'outoput petrolifero più rapida del calo dei consumi. Di
conseguenza, Bernstein prevede un prezzo verso quota 75 dollari al barile. Una
quota confermata da Algeri domenica sera dal ministro dell'Energia del Paese
africano, per cui un prezzo equo del petrolio «potrebbe essere tra i 70 e i 90
dollari al barile». Anche il dollaro debole continua a giocare un ruolo non
secondario nel balzo del barile (e dell'intero comparto delle commodity, vedi
articolo pagina a fianco). Ieri, l'euro ha chiuso in rialzo sul dollaro, pur
rimanendo a quota 1,41 grazie al supporto giunto al biglietto verde dal dato
confortante dell'Ism. Ma per gran parte della giornata il rapporto di cambio
tra la valuta europea e quella Usa si è mantenuto sopra la soglia di 1,42 dollari,
aggiornando nuovamente i massimi dal dicembre del 2008. La divisa europea si è
rafforzata anche su franco e yen considerate valute difensive, che hanno perso
terreno di fronte al buon andamento dei mercati azionari. L'euro, in chiusura
dei mercati europei, vsleva 136,96 yen (134,95 venerdì e 134,89 la bce), 1,5172
franchi svizzeri (1,5097 e 1,514), mentre passa di mano a 0,8633 sterline
(0,8761 e 0,868).
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Genova
ELETTO L´ESECUTIVO DELL´ASSOCIAZIONE SEGGIOLE & POLTRONE Artigiani nel
segno di Negri altri cinque anni al vertice MASSIMO MINELLA C´è ancora Felice
"Cino" Negri sul trono degli artigiani genovesi
di Confartigianato, quattromila aziende di artigiani e piccoli e medi
imprenditori alle prese con una delle più complesse recessioni economiche dal
Dopoguerra a oggi. L´assemblea dell´associazione ha infatti eletto nei giorni
scorsi i propri vertici esecutivi per il quinquennio 2009-2014,
confermando appunto per acclamazione il longevo presidente, solido alleato del
presidente Paolo Odone nella guida della Camera di Commercio, in virtù di quel
"patto della piccola impresa" (con la Cna di Pino Lamanna) che ormai
dieci anni fa consentì a Odone di superare gli alleati-avversari di
Confindustria e cinque anni dopo di mettersi al riparo per il secondo mandato.
Probabile che quando Odone si ripresenterà per il terzo mandato, l´alleanza
continuerà a reggere. Si vedrà. Nel frattempo Cino Negri, sceso in campo anche
in difesa della realizzazione della Gronda, si avvia a un nuovo mandato in
sella a Confartigianato. Accanto a lui, tre vice, due confermati e una new
entry. Per i prossimi cinque anni saranno ancora vicepresidenti Vincenzo
Ciliberti e Mario Capovani, mentre il nuovo entrato è Olimpio Marcello. A
completare i vertici dell´associazione, come consiglieri della giunte
esecutiva, sono stati infine nominati Andrea Carratino, Francesco Vogna, Luca
Albertella, Santi Gennari, Enrica Comelli, Luciano Galeazzo, Bruno Monti e
Paolo Spanu. «Numerose sono le misure che si possono chiedere al governo in
questa fase economica - osserva Negri - credito e finanziamenti, sostegno alla
domanda, incentivi fiscali, misure per la crescita e la competitività, ricerca
e innovazione, sostegno del lavoro e dell´occupazione, energia».
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 13 - Esteri è
stato "visto" dai satelliti Usa La Corea del Nord prepara il lancio
di un nuovo missile SEUL - è allarme a Seul per un nuovo, possibile, test
nucleare da parte della Corea del Nord. La notizia che il più potente missile
nordcoreano, una testata intercontinentale multistadio, capace di raggiungere
Alaska e Hawaii, è stato spostato nella base di Dongchang-ri, un importante centro militare ai confini con la Cina, fa temere ai media di Seul che
Pyongyang potrebbe preparare un lancio balistico a lunga gittata. Fonti
sudcoreane citate dai giornali locali ipotizzano che il nuovo lancio potrebbe
avvenire in poche settimane, se non il 16 giugno, quando il presidente Lee
Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack Obama. I timori sono
confermati dal segretario alla Difesa Usa, Robert Gates: «Abbiamo osservato
alcuni segnali secondo cui essi potrebbero fare qualcosa con un altro missile
Taepodong-2, ma a questo punto le loro intenzioni non sono chiare», ha detto
ieri. I movimenti del missile sono stati intercettati dai satelliti spia
americani: trasportato via treno, è arrivato a Dongchang-ri - il sito sulla
costa occidentale della Corea del Nord a
( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 20 - Economia
L´America alza la testa, Borse in volo Segni incoraggianti da vendite, edilizia
e manifatturiero. Il petrolio sfiora 70 dollari Negli Stati Uniti si torna a
risparmiare come non accadeva dal 1995 LUCA PAGNI MILANO - Dopo due settimane
di calma piatta, una pausa di riflessione dopo l´ininterrotta corsa al rialzo
iniziata il 9 marzo scorso, tornano a volare i mercati finanziari. Trainati
dalla partenza bruciante di Wall Street, i listini del Vecchio Continente hanno
archiviato la seduta sotto il segno degli acquisti, dal +1,88% di Londra al +
4,08% di Francoforte. E a Milano l´indice Italia All Share (l´ex Mibtel) ha
guadagnato il 2,91% Una ventata di ottimismo nelle sale operative portata da
una serie di dati macroeconomici che hanno abbracciato tutte le economie più
importanti del pianeta: Stati Uniti, Cina ed
Eurolandia. Numeri e statistiche che hanno sorpreso gli operatori perché tutti
superiori alle stime degli analisti. Non solo: si tratta di dati ancora più
significativi perché coinvolgono l´economia reale, dalla produzione
manifatturiera alla ricomposizione delle scorte nei magazzini, per non dire
dell´aumento della domanda di petrolio che ha portato il prezzo del greggio ai
nuovi massimi da novembre La mole di dati macro più consistente è arrivata
dagli Stati Uniti. Si parte dall´indice Ism che misura l´attività
manifatturiera. A maggio è salito a quota 42,8 dal 40,1 di aprile. Il dato è
migliore delle previsioni degli analisti che davano un 42,3. Il settore
manifatturiero è confermato in ripresa anche nella Ue, dove l´apposito indice a
maggio è salito a 40,7 punti, dai 36,8 di aprile e contro il 40,5 delle
previsioni. Tornando negli Usa, è in controtendenza il dato sulla spesa per il settore
edilizia. Ad aprile, per il secondo mese consecutivo, ha segnato un aumento
dello 0,8% dopo il +0,4% del mese prima. L´andamento si è rivelato migliore
rispetto alle previsioni che avevano stimato un ribasso dell´1,5%. Sempre negli
Usa, la spesa per consumi ad aprile è scesa dello 0,1% contro attese di -0,2%.
E, complice la crisi, sembra che gli americani non siano più quel popolo di
cicale che abbiamo conosciuto fino ad oggi: il tasso di risparmio è balzato al
5,7%, livello più elevato dal febbraio 1995, rispetto al 4,5% di marzo. A completare il quadro ci ha pensato la Cina. A maggio per il terzo mese consecutivo, l´indice dei direttori
acquisti ha segnato 53,1 da 53,5 di aprile, restando al di sopra della soglia
dei 50 punti che separa l´espansione dalla contrazione. Il fatto che la Cina sia sulla strada della ripresa ha
innescato il prezzo del greggio, arrivato a toccare il nuovo massimo dell´anno
a 68,29 dollari con un rialzo del 3%. Buone notizie per l´andamento
dell´economia, ma non per i consumatori. Le compagnie petrolifere stanno
adeguando il prezzo della benzina al rialzo del greggio, portando quasi tutte
la verde sopra 1,3 euro a litro. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia,
è in particolare la Shell a toccare il massimo di oggi, con la benzina a 1,312
euro e il diesel a 1,104 euro.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-06-02 - pag: 1 autore: Usa e Ue il week end più lungo
di Gianni Riotta C he week end! Un fine settimana di maggio ha scosso per
sempre i sogni della generazione dei baby boomers su una riva e l'altra
dell'Atlantico. Gli americani scoprono che General Motors avrà lo stato come
principale partner, come usava una volta nel vecchio continente per le aziende
decotte. E gli europei prendono atto della fine del sogno di diventare il nuovo
gigante economico, pronto a strappare la leadership del
Secolo Americano e contendere il XXI secolo alla Cina. Il macinino Opel è salvato, d'intesa fra il lobbista ed ex
cancelliere SchrÖder e il vero leader russo,l'eterno Putin:mercato?innovazione?
concorrenza? agende più variopinte di una Lonely Planet per l'Unione
futuribile? Aufwiedersehen. Cominciamo dagli effetti americani del week end più
lungo. è difficile spiegare quanto General Motors e America profonda
siano connessi. Charlie «Motore» Wilson, che da presidente Gm diventa ministro della
difesa di Eisenhower nel 1953, può ben pronunciare davanti al Senato il motto
che così spesso sarà stravolto «Per anni ho pensato che quel che va bene per il
nostro paese va bene per la General Motors e viceversa ». Wilson rispondeva a
una domanda sul conflitto di interessi (già, anche allora!) e lo faceva in
squisita buona fede. E adesso? Il presidente Obama chiede ai cittadini di
salvare con 53 miliardi di dollari (37 miliardi di euro) una compagnia che ha
creato il ceto medio nel paese, producendo mezzo secolo fa, da sola, il 3% del
prodotto interno. «Casa Bianca socialista!» sbraitano i commentatori ultras
alla radio, guidati da Rush Limbaugh. Obama insiste che il management sarà
indipendente dal governo. Quando però il nuovo consiglio d'amministrazione Gm
dovrà decidere quali linee chiudere in quattro stati chiave, Indiana,
Wisconsin, Ohio e Michigan, sarà davvero libero? Sarà possibile produrre negli
stati senza sindacato del Sud, danneggiando le speranze di rielezione di Obama,
che proprio nel nord della vecchia industria ha battuto i repubblicani?
Continua u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 11 autore: Geithner a Pechino. Il
segretario al Tesoro assicura: l'amministrazione Obama taglierà il deficit «Il
debito pubblico Usa non è a rischio» Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Gli investimenti in dollari sono sicuri
e la Cina non ha nulla da
temere per i suoi capitali sull'altra sponda del Pacifico. Lo ha detto il
segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ieri a Pechino durante il
primo giorno della sua prima visita ufficiale in Cina. Una visita impegnativa. Geithner, infatti, dovrà
rassicurare la Cina sulle prospettive dei massicci
investimenti cinesi in Treasury Bond. Oggi Pechino, con 768 miliardi di dollari
di titoli pubblici americani in portafoglio, è il principale sottoscrittore del
debito pubblico statunitense Usa. In sostanza, un terzo delle riserve valutarie
accumulate negli ultimi anni dalla Cina è servito a
finanziare i consumi e gli investimenti degli Stati Uniti. Tuttavia, nonostante
la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio prima Wall Street e poi il
paese, la Cina può dormire tra due guanciali. «Gli
asset sono molto sicuri, poiché abbiamo il mercato dei titoli di Stato più
liquido del mondo », ha avvertito Geithner in una lezione tenuta all'università
di Pechino, dove studiò per un breve periodo negli anni 80. Il segretario al
Tesoro ha ribadito l'impegno dell'amministrazione Obama a tagliare il deficit e
a riportarlo a livelli sostenibili. Gli studenti hanno accolto con un certo
scetticismo (e anche con qualche risata) le parole di Geithner. Da quando è
scoppiata la bolla dei mutui subprime, molti economisti cinesi hanno sollevato
perplessità sul fatto che un paese emergente utilizzi una parte cospicua della
propria ricchezza nazionale per sostenere il tenore di vita dei cittadini più
ricchi del mondo. Altri osservatori, invece, hanno lanciato l'allarme puntando
il dito sul rischio dollaro. Il ragionamento è semplice. L'immenso e crescente
debito pubblico americano, e le politiche monetarie ultra- espansive adottate
dalla Fed negli ultimi mesi, potrebbero presto riaccendere l'inflazione. In
questo caso, la valuta statunitense finirebbe per deprezzarsi sul mercato dei
cambi, con il risultato di svalutare gli investimenti cinesi in dollari.
Tuttavia, al di là dei rischi e dei paradossi, la Cina
oggi non ha reali alternative. Per di più, se solo mostrasse l'intenzione di
ridimensionare i propri investimenti americani, sarebbe lei stessa a provocare
una crisi di fiducia sul biglietto verde. Ma anche su questo fronte Geithner è
stato rassicurante con Pechino: «Crediamo in un dollaro forte », ha
sottolineato. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA SCOMMESSA Con 768
miliardi di dollari di titoli di stato in portafoglio la Cina
è il primo creditore mondiale di Washington e teme per i suoi investimenti Foto
ricordo. Tim Geithner e la sua ex professoressa Bo Min mostrano le immagini del
segretario al Tesoro ai tempi degli studi universitari in Cina
EPA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 11 autore: Materie prime e valute. Il
Wti doppia i minimi di dicembre L'ottimismo sui mercati spinge petrolio ed euro
Sissi Bellomo Riccardo Sorrentino Nuovi segnali di recupero dell'economia,in
arrivo soprattutto dalla Cina, hanno incoraggiato la
propensione al rischio tra gli investitori, spedendo il dollaro ai minimi da
dicembre e alimentando gli acquisti di materie prime: un rally, quest'ultimo,
che ha coinvolto non solo il petrolio – al record da otto mesi, oltre 68
dollari al barile – ma anche i metalli e diversi prodotti agricoli, come
cereali, soia, caffè, zucchero. I rialzi sono iniziati nella mattinata
asiatica, dopo l'arrivo dell'indice dei responsabili acquisti (Pmi) cinesi.
L'indicatore era previsto in calo, fin sotto la soglia dei 50 punti che divide
la zona di contrazione da quella di espansione. è invece rimasto in area
positiva per il terzo mese consecutivo in maggio, a 53,1 da 53,5 di aprile,
anche grazie al miglioramento degli ordini dall'estero. è stato il pretesto per
far scattare il ribasso del dollaro, che ha seguito ieri il copione di que-sta
fase: l'aumento della propensione al rischio, segnalato anche dal rialzo delle
Borse, ha spinto gli operatori a prendere dollari a prestito, a un costo
bassissimo, per venderli e investire negli assets che possono offrire i
migliori rendimenti. L'euro ha toccato così i massimi da dicembre, a quota
1,4246 dollari, prima di scendere verso 1,4232 da 1,4151 della chiusura di
lunedì; mentre il dollaro australiano e quello neozelandese sono saliti ai
massimi da otto mesi, e la sterlina è tornata, in rialzo, ai livelli di sette
mesi fa. L'inevitabile correzione del pomeriggio è stata poi fermata
dall'apertura di Wall Street e dai dati americani, che pure non permettono una
lettura univoca dello stato di salute dell'economia.L'inflazione Pce core -
l'indice-obiettivo della Fed - ha accelerato all'1,9% dall'1,8% e questo non è
un dato del tutto rassicurante, in un momento di recessione e, insieme, di forte
creazione di liquidità. Analogamente,l'aumento della propensione al risparmio
al 5,7% dal 4,5%, frutto di tagli alle tasse e versamenti assistenziali una
tantum, è un dato double face: ridimensiona la grande anomalia degli Usa, che
risparmiano poco, ma tiene sotto tono le spese al consumo (-0,1% in aprile,
-0,3% in marzo) nel momento in cui i redditi tornano a crescere per la prima
volta da 11 mesi. Il Pmi di maggio, infine, è in miglioramento, ma a differenza
di quello cinese segnala ancora contrazione.Ha alimentato l'ottimismo - tenuto
conto dell'importanza dell'indicatore - perchégli ordini ora sono in crescita e
le scorte continuano a diminuire, facendo sperare in un rapido ritorno agli
approvvigionamenti. Anche qui, però, il balzo dell'indicatore dei prezzi
solleva incognite. I flussi di denaro in uscita dagli Usa hanno avuto una
destinazione privilegiata: le materie prime e le valute dei paesi che le
esportano (anche se il pagamento è in dollari), complice l'aspettativa che la
ripresa spingerà questi prezzi verso l'alto. è una di quelle profezie che si
autoavverano- i prezzi salgono- e che potrebbero strozzare sul nascere la
ripresa. Tra i protagonisti della seduta di ieri il petrolio, con il Wti che si
è attestato a 68,58 dollari (+3,4%), più del doppio rispetto ai minimi di
dicembre, dopo una seduta tuttaall'insegna della Cina:
oltre ai dati economici, ha pesato la notizia dell'avvio della seconda fase di
accumulo di riserve strategiche, che si stima potrebbe portare ad acquisti per
170 milioni di barili. La liquidità si è comunque indirizzata verso un gran
numero di commodities. Nonostante la ripresa della domanda sia in molti casi un
auspicio, più che una comprovata evidenza, tutti i metalli non ferrosi al
London metal exchange hanno registrato forti rialzi: il rame, considerato
barometro dell'economia, ha guadagnato più del 5%, oltre quota 5mila dollari la
tonnellata, ed è ai massimi da autunno. © RIPRODUZIONE RISERVATA IN RIALZO Il
rally delle commodities trascina tutti i metalli La moneta unica risale a quota
1,4246 sul dollaro, ai livelli di sette mesi fa
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 12 autore: INTERVISTA Bao Tong
Dissidente in arresto dal 1989 «In Cina ancora troppe
Tienanmen» Per l'ex braccio destro di Zhao Ziyang il paese ha cancellato una
tragedia che si ripete ogni giorno Jamil Anderlini Quando gli onnipresenti
agenti della pubblica sicurezza cinese vogliono intimidire un dissidente o un
attivista politico per la prima volta, di solito arrivano in piena notte a
bussare alla porta del malcapitato per invitarlo a venirsi a bere «una tazza di
tè». Di fronte a questo tè, servito in una località segreta, gli agenti
spiegano al loro ospite che se continuerà a criticare pubblicamente il regime
comunista le conseguenze probabili vanno dalla perdita del lavoro a una lunga
pena detentiva, o addirittura alla " sparizione" per lui o peri suoi
parenti e amici. Sembra dunque più che appropriato che Bao Tong, il più alto
funzionario del Partito comunista a finire in galera dopo le manifestazioni di
piazza Tienanmen in favore della democrazia, nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 37 autore: Borse. Gli
indicatori congiunturali in Cina e Usa galvanizzano i
listini nonostante Gm Dati economici positivi, sulle Borse è ancora rally
Milano guadagna il 3,16 per cento, Francoforte il 4%, Wall Street il 2,5% Morya
Longo Verrebbe da dire: anche le bancarotte non sono più quelle di una volta.
Proprio il giorno in cui General Motors è finita in amministrazione controllata,
le Borse di tutto il mondo hanno infatti guadagnato tra il 2 e il 4%. Tornando,
in molti casi, sui massimi degli ultimi 7 mesi. è vero che il crack di Gm era
ampiamente previsto, e anzi la sua ufficialità ha eliminato un elemento di
incertezza. Ma le Borse non hanno fatto neppure un minuto di silenzio. I loro
occhi erano tutti rivolti verso il miglioramento (presunto) dell'economia:gli
investitori si sono galvanizzati per la crescita del settore manifatturiero in Cina e per gli indicatori migliori delle attese negli Usa.
Le Borse hanno quindi festeggiato: Londra +2%, Parigi +3,11%, Francoforte
+4,08%, Milano + 3,16%, Wall Street +2,58% e Nasdaq +3,06%. Le materie prime
hanno spiccato il volo. E i titoli di Stato sono stati venduti, tanto che i
decennali Usa hanno rialzato i rendimenti di 24 centesimi portandoli ai massimi
degli ultimi sette mesi (3,7%). Una festa. I perché del rally La ragione va
cercata tutta nei dati economici. Il più importante è stato
quello del settore manifatturiero in Cina, cresciuto per il terzo mese di fila. La scommessa del mercato è
che la fine della recessione globale possa partire proprio dal gigante
asiatico, per continuare poi negli Stati Uniti e infine in Europa. Un buon
segnale in Cina è dunque
percepito come una buona notizia per il mondo intero. Per questo
l'indicatore ha dato sin dal mattino una buona intonazione ai listini. Il resto
l'ha fatto l'America: il mercato ha colto con favore il fatto che il settore
manifatturiero Usa abbia frenato meno che negli ultimi otto mesi e ha salutato
con entusiasmo il fatto che le spese per costruzioni siano aumentate
inaspettatamente ad aprile. Tutti segnali, questi, che avvalorano la speranza
che la recessione possa durare meno del previsto. Tanto è bastato per
galvanizzare le Borse. A volare sono state innanzitutto le aziende legate alle
materie prime. Due esempi: Rio Tinto ha guadagnato il 6,5% ed Eni il 3,93%.
Positive anche le banche, con il 6,88% di Société Générale o il 5,24% di Rbs. E
anche le case automobilistiche: dal 9,64% di Peugeot all'8,41% di Daimler.
Tutto questo ha rimpolpato un rialzo che, dai minimi toccati a marzo, è ormai
del 40% sia in America sia in Europa. I perché della cautela Una domanda nasce
spontanea: è giustificato tutto questo ottimismo? In fondo, come sottolinea il
capo economista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice, in molte aree del mondo
gli unici indicatori economici positivi sono quelli sulle aspettative. Di
concreto, per esempio in Europa, si vede ancora ben poco.C'è poi il problema
delle scorte. A fine
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MATERIE PRIME data: 2009-06-02 - pag: 40 autore: Metalli non ferrosi. Gli
acquisti cinesi di ristoccaggio sono nettamente aumentati negli ultimi mesi
Piombo e zinco in forte rialzo Le importazioni di Pechino però potrebbero
ridursi presto Gianni Mattarelli MILANO Il forte appetito cinese di metalli in
questa prima parte dell'anno è statotra i principali fattori dell'aumento di
prezzo, oltre che del rame, anche dello zinco e del piombo. La grande quantità
di acquisti di Pechino si è riflessa sugli scambi del London Metal Exchange
(Lme) esercitando una pressione rialzista. Le statistiche dicono infatti che
anche in aprile la domanda cinese, intesa come produzione interna più
importazioni meno esportazioni, è risultata molto alta per entrambi i metalli,
essendo aumentata su base annua del 34,5% per lo zinco e addirittura del 41,2%
per il piombo. La maggior parte dell'incremento della richiesta è costituito
dalla massiccia crescita delle importazioni nette, tanto che in marzo e aprile
quelle di zinco sono risultate di 226mila tonnellate, dalle 9mila dello stesso
periodo 2008, mentre quelle di piombo hanno raggiunto nei due mesi 61mila
tonnellate, dopo che l'anno scorso erano prevalse nel periodo esportazioni
nette per 10mila tonnellate. Nel conto, come avvenuto per il rame e per altre
materie prime, sono comprese sia le quantità destinate al ristoccaggio presso
gli utilizzatori che quelle accantonate dallo State Reserve Bureau (Ente
nazionale per le riserve), ma di fatto la domanda è stata ed è tuttora molto
elevata. A spingere le importazioni di zinco è stata anche la minor offerta
locale, dovuta ai tagli di produzione apportati a inizio anno agli impianti che
la caduta dei prezzi aveva reso non remunerativi. Ora le quotazioni sono
tornate a livelli profittevoli per l'industria della raffinazione, per cui
circa 500mila tonnellate di capacità mineraria annua sono state riattivate. La
disponibilità quindi sta già cominciando ad aumentare, come riflesso dal
drastico calo dei premi, ossia dei sovrappiù da pagare sopra il prezzo di Borsa
per comperare zinco raffinato. Di conseguenza è anche scesa la differenza tra
la quotazione dello Shanghai Futures Exchange e dell'Lme, che, con quella
cinese molto superiore, aveva offerto grandi opportunità di arbitraggio, favorendo
le importazioni. Le prospettive sono perciò che il flusso
di metallo verso la Cina
debba ridursi già nel prossimo trimestre. Se a ciò si aggiunge che il bilancio
offerta- domanda globale secondo l'International Lead and Zinc Study Group
(Ilzsg) è stato di 187mila tonnellate nel primo trimestre di quest'anno,si può
pensare che, almeno dal punto di vista fondamentale, il prezzo possa scendere
nei prossimi mesi del 10-20%, livello che, sempre in teoria, dovrebbe
però rappresentare un'opportunità di acquisto per consumatori e investitori con
obiettivi a medio termine. Per il piombo l'aumento della richiesta cinese è
stato forte sin dal primo trimestre, quando, secondo l'Ilzsg,ha raggiunto il
27,9% su base annua, mentre nel resto del mondo si è avuto un calo del
13,4%.L'eccedenza mondiale di piombo dei primi tre mesi sarebbe solo di 33mila
tonnellate, per cui i prezzi si sono riportati sui valori dello zinco. E se
dovesse continuare la corsa rialzista del rame, il piombo potrebbe essere il
secondo metallo ad attirare gli investitori. © RIPRODUZIONE RISERVATA
RIATTIVAZIONI IN VISTA A sostenere il mercato sono anche i tagli produttivi
decisi a inizio anno ma adesso molti impianti stanno tornando in funzione
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-02 - pag: 40 autore: Minerale di ferro.
China Iron and Steel Association respinge la proposta Rio Forniture ancora in
discussione Roberto Capezzuoli La partita dei prezzi del minerale di ferro
destinato alle acciaierie cinesi è ancora tutta da giocare, benché l'anglo-
australiana Rio Tinto, secondo produttore mondiale di ferro, abbia ormai
ottenuto il placet da tutte le principali imprese siderurgiche del resto
dell'Asia: giapponesi, coreani e anche taiwanesi hanno siglato l'accordo che
per l'annofiscaleiniziato il 1Úaprileriduce del 33% il prezzo del minerale di
qualità fine e del 44,5% il minerale high quality lump e le pellette. La China
Iron and Steel Association, che rappresenta acciaierie importatrici
prevalentemente di minerale fine, domenica ha respinto ufficialmente ( e
seccamente) l'ipotesi di accordo: «Non riflette il reale bilancio
domanda-offerta. Fine della discussione». Pechino è disponibile a tornare ai
livelli di prezzo fissati con Rio Tinto nel 2007, che comporterebbe una
riduzione non inferiore al 40%. Anche con la numero uno mondiale, la brasiliana
Vale, qualche divergenza c'è. Nel 2008 Rio e Bhp (il terzo big del minerale)
spuntarono aumenti superiori a quelli di Vale, giustificandoli con il fatto che
allora comprare dalle miniere australiane consentiva forti risparmi sul costoso
nolo marittimo. Oggi i noli stanno risalendo, ma restano ben lontani dai picchi
dello scorso anno, per cui la Cina potrebbe accettare dalla Vale anche uno sconto meno forte. Non
però del 27%,che è l'obiettivo dichiarato dai brasiliani. Vale si è tenuta
ufficialmente fuori dai negoziati, almeno finora, ma è tutt'altro che
disinteressata: nel 2008 il minerale di ferro ha rappresentato il 63% delle sue
entrate e il 97% del margine operativo lordo. Un ribasso dei listini
pari a quello di Rio Tinto potrebbe anche essere considerato valido, perché
minerale lump e pellette, le tipologie il cui prezzo calerebbe di più,
rappresentano solo il 12% della produzione Vale, secondo uno studio di
Citigroup. Invece rappresentano il 29% per Rio Tinto e il 31% per Bhp Billiton.
Le conseguenze sarebbero negative per Anglo American: è il quarto tra i grandi
produttori di ferro, e questo contribuisce solo per il 28% ai profitti
operativi. Però la produzione Anglo è per i due terzi di lump di alta qualità,
quella che sarebbe più penalizzata. Peggio ancora per l'ucraina Ferrexpo, le
cui vendite sono esclusivamente di pellette. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2009-06-02 - pag: 33 autore:
Appalti. Architetti e ingegneri contro l'utilizzo del criterio di contenimento
delle spese I maxi-ribassi pesano sui tecnici Riduzioni fino al 73% nel valore
riconosciuto ai progetti Andrea Carli Andrea Tempestini MILANO Tutti contro il
massimo ribasso, il principio che, nel settore dei lavori pubblici, regola
l'affidamento degli incarichi professionali. Un criterio che viene disciplinato
da un Dpr del '99 (il 554) e dal Codice degli appalti. Nel 2004 la Corte di
giustizia Ue ha ritenuto che non può essere l'unico parametro di aggiudicazione
e che le amministrazioni devono poter scegliere anche il principio dell'offerta
economicamente più vantaggiosa, pure disciplinato nel Dpr, che considera
elementi quali termine di esecuzione, costo di utilizzazione, redditività e
valore tecnico. Una circolare del ministero delle Infrastrutture (la 2473/07),
infine, ha suggerito l'applicazione del massimo ribasso alle prestazioni semplici
e ripetitive. Ma la realtà dei bandi per l'assegnazione di appalti pubblici
racconta un'altra storia. Romeo La Pietra, presidente del Centro studi del
Consiglio nazionale degli ingegneri, riepiloga l'ultima indagine gennaiomarzo
2009. Su un campione di 800 bandi di gara, 334 prevedono solo un'attività di
progettazione. E«l'importo medio di aggiudicazione è di 245mila euro, con un
ribasso medio del 35% e punte del 73 per cento». La polemica La situazione è
diventata, dal punto di vista economico, insostenibile. Massimo Gallione, vice
presidente vicario del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori,
paesaggisti e conservatori, denuncia: il massimo ribasso sta soffocando il
mercato della progettazione. Presto costringerà alla chiusura molti studi professionali.
è necessario che Governo e Parlamento intervengano. «Chiunque vinca con una
proposta al ribasso, anche il professionista più affermato, lavora in perdita».
«La qualità - osserva Braccio Oddi Baglioni, presidente di Oice, l'associazione
delle società di ingegneria - è vero, ha il suo prezzo, ma è anche un
risparmio». Secondo Mario Bellini,74 anni, milanese, designer rinomato
all'estero, «il massimo ribassoè una forma di strozzinaggio». «Un libero
professionista, se vuole, vende le sue prestazioni anche gratuitamente »
replica Marco De Allegri del Comitato della difesa degli interessi degli
architetti di Milano. Il massimo ribasso è «un meccanismo che non ha nulla di
immorale e con il quale piccoli studi e giovani architetti possono affacciarsi in
un settore nel quale non si può prescindere da relazioni consolidate». Non è
d'accordo Luca Paschini, 37 anni, coordinatore di Giarch («Giovani architetti
italiani»): «Solo un grande studio può permettersi di giocare al ribasso: i
piccoli e i giovani no». Secondo Cesare Valle, architetto, socio dello studio
romano Valle Progettazioni, «occorre fare i conti con gli effetti della
liberalizzazione delle tariffe introdotte da Bersani. Oggi, per rimanere sul
mercato, bisogna ragionare su proposte al ribasso. Bisogna ripristinare le
tariffe minime e stabilire dei limiti al taglio dei prezzi». Gli enti locali
Per gli amministratori locali, che fanno i conti con i vincoli di spesa
previsti dal Patto di stabilità interno, il risparmio è un male necessario. è
inutile negarlo - spiega Mauro Guerra, coordinatore nazionale Anci Piccoli
Comuni e sindaco di Tremezzo, un comune sul lago di Como - il metodo ci fa
respirare». Un esempio? «Abbiamo emesso un bando per il restauro della piscina
comunale. La proposta base era di circa 14mila euro. Alla fine ha vinto uno
studio che ha proposto un taglio del 40% del prezzo d'asta». Il vero problema,
riassume Benedetto Todaro, preside della facoltà di Architettura
dell'università La Sapienza, è la dimensione degli studi: «Se arrivano a trenta
persone è tanto. In Gran Bretagna, Usa, Cina e Giappone, per esempio, sono
almeno in mille. Se la squadra è limitata, la capacità di competere è ridotta».
Un prezzo di gara contenuto significa abbattimento dei ricavi. Una situazione
limite, che può essere sostenuta solo da grandi player, sulla base di economie
di scala. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 27 autore: «All'estero per
reagire alla crisi» Paolo Zegna: «A Singapore e in Malaysia in cerca di nuovi
partner e mercati» Nicoletta Picchio Non c'è tregua, in questa fase difficile:
«Bisogna stare sempre con le valige in mano, alla ricerca di ogni opportunità
di mercato». Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria con delega
all'Internazionalizzazione, ha una sua convinzione: le occasioni ci sono
dappertutto. Vanno cercate. «Ogni imprenditore deve individuare il mercato più
adatto, il partner più giusto. Ma andando in giro per il mondo, le opportunità
di crescita esistono». Non è facile, per i piccoli imprenditori. Così le
missioni di sistema organizzate da Confindustria, Abi, Ice e governo, sono un
grimaldello per aprire le porte. E, proprio per reagire alla congiuntura di
crisi, il calendario prosegue a ritmi serrati: dal 14 al 18 giugno80 imprese e
sei istituti di credito saranno a Singapore e in Malaysia. Dall'inizio della
presidenza Marcegaglia è la quarta missione all'estero. E in autunno è in
programma un ritorno in Brasile. Singapore e Malaysia: è la prima volta. In
cerca di nuove destinazioni? Bisogna seguire una strategia diversificata:
cercare nuovi mercati e consolidare quelli dove c'è già una presenza forte
delle nostre imprese, allargando il raggio d'azione. Parliamo di Singapore: che
interesse presenta per l'imprenditoria italiana? Può essere un hub per tutto il
Sud Est asiatico, oltre che per la Cina, l'India e addirittura l'Australia.
Sono importanti gli accordi di libero scambio che sono stati stipulati con i
paesi Asean, il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda, per citarne alcuni.
Proprio a fine 2008 sono stati firmati accordi di libero scambio con la Cina e con il Gulf Cooperation Council.
Settori con maggiori spazi? è uno dei mercati più avanzati per i servizi e per
i prodotti di alta tecnologia e lusso. Infatti alla missione partecipano
soprattutto aziende dell'hi-tech, nanotecnologie, biotecnologie, meccatronica,
beni di consumo, logistica. Ma ripeto, i nostri imprenditori potranno trovare a
Singapore partner per investire in aree limitrofe. Uno snodo logistico... Le
società di Singapore hanno già creato zone industriali nell'area asiatica, si muovono
con una mentalità occidentale, così come il sistema bancario. Infatti stiamo
anche pensando di coinvolgere nella missione che abbiamo intenzione di fare il
prossimo anno in Cina alcune loro realtà come per
esempio Spring, l'agenzia che si occupa di portare all'estero le piccole e
medie imprese, di creare reti e individuare finanziamenti. Potrebbe essere un
supporto per le nostre Pmi, per un gioco di squadra. Diversa è la situazione
della Malaysia... Sono entrambe realtà che crescono, ma certamente la Malaysia
ha altri numeri, come popolazione e ricchezza, e una diversa situazione
economica: Kuala Lumpur è una capitale all'avanguardia, con un aeroporto
modernissimo. Fuori città, l'economia è tradizionale, legata all'agricoltura.
Le opportunità per noi? La Malaysia è leader mondiale nella produzione di
componentistica elettronica ed è anche il primo paese nel Sud- Est asiatico per
l'assemblaggio di componenti per autoveicoli. Ci sono attività all'avanguardia
nelle biotecnologie e nell'energia alternativa. I contatti istituzionali
durante la missione potranno facilitare le aziende italiane ad affrontare i
passaggi burocratici che occorrono per avviare un investimento. Anche stavolta
le imprese italiano hanno risposto, con una buona presenza: c'è voglia di
reagire? Sono colpito dalla volontà di reazione dell'imprenditoria italiana. Le
piccole in particolare si stanno muovendo e la loro dimensione rende spesso più
facili e rapidi i contatti. è ora che bisogna seminare, per raccogliere quando
arriverà la ripresa. La crisi è alle spalle? Vorrei poterlo dire. L'export non
rallenta più come nei primi mesi dell'anno, ma la situazione resta difficile. I
paesi che crescono, come Cina, India, Brasile, alcuni
dell'America latina, non riescono a compensare i segni meno di Europa, Usa e
Giappone. Comunque ho notato che sta migliorando l'indice di fiducia dei
consumatori e questo è molto importante. Lei ha denunciato già da mesi la
difficoltà delle aziende ad avere lettere di credito a garanzia dell'export.
C'è qualche miglioramento? Bisogna fare di più. Se penso ai soldi che il
Governo ha messo sul tavolo, il sistema bancario dovrebbe avere una maggiore
liquidità a disposizione. Bisogna anche dire che le banche oggi fanno grande
attenzione al rischio di credito. Per le operazioni all'estero c'è una maggiore
apertura ed è forte anche la volontà delle imprese a investire. Anche le
aziende devono dimostrare di credere nel proprio futuro, se occorre mettendoci
risorse proprie e patrimonializzandosi. Comunque, per chi va sui mercati esteri
c'è un supporto migliore del credito rispetto a chi opera sul mercato locale.
nicoletta.picchio@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA «Chi va fuori
confine ha un supporto di credito migliore rispetto a chi opera in ambito
locale» «L'export non rallenta come a inizio anno, ma la situazione rimane
difficile» Internazionalizzazione. Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria
FOTOGRAMMA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 27 autore: Fusioni &
Acquisizioni. Novità fiscali Consolidamenti più semplici in
Cina di Marco Marazzi L a
nuova normativa fiscale cinese in materia di reddito d'imposta, entrata in
vigore nel gennaio 2008 è stata integrata, nel maggio di quest'anno, da
importanti disposizioni attuative, che avranno effetto retroattivo dal gennaio
2008. Come noto, la nuova Income Tax Law del gennaio 2008 incrementava
il carico fiscale per le aziende straniere operanti in Cina,
abolendo in maniera graduale alcuni tradizionali incentivi e introducendo una
ritenuta alla fonte per gli utili pagati alla casa madre (nel caso di aziende
con partecipazioni italiane, il 10%), ma allo stesso tempo
"unificava" al 25% l'imposta sui redditi di aziende a capitale cinese
e a capitale estero (contro il 33% precedente). Erano inoltre aboliti numerosi
regolamenti precedenti, inclusi quelli relativi al trattamento fiscale di
trasferimenti di quote, ristrutturazioni, fusioni e acquisizioni, inclusa la
famosa Notice 207 che tra l'altro consentiva alle aziende estere di trasferire
intra-gruppo partecipazioni in società cinesi al costo storico (senza creazione
di capital gain) ma non chiariva quale sarebbe stato il nuovo trattamento. Il
vuoto legislativo è stato finalmente colmato dalla Notice on Certain Questions
Regarding the Enterprise Income Tax Treatment of Enterprise Reorganizations (
la Notice), che è particolarmente rilevante per le aziende estere già operanti
in Cina con proprie controllate. e La Notice individua
6 tipi di riorganizzazioni, e assegna a ciascuno di essi un regime fiscale
"normale" o "speciale" (ovvero esenzione da imposta sui
redditi o differimento d'imposta). r Un'azienda straniera che trasferisce la
propria partecipazione a un'altra, a seguito di riassetto aziendale, può godere
del trattamento speciale solo se l'operazione soddisfa, tra gli altri, i
seguenti requisiti: A L'operazione ha un obiettivo commerciale («reasonable
commercial purpose») che va al di là della semplice riduzione o esenzione da
imposte. B L'operazione deve riguardare almeno il 75% delle azioni o dei beni
della controllata. C Nei 12 mesi successivi all'operazione le attività
commerciali della controllata non devono subire mutamenti. D La società
acquirente della partecipazione o dei beni della controllata deve essere
controllata al 100% dalla società cedente e, se riceve azioni come
corrispettivo della cessione, deve impegnarsi per iscritto a non cedere tali
azioni ricevute come corrispettivo entro 3 anni. E La società acquirente può
essere un'altra controllata cinese o una controllata straniera, sempre se lo è
al 100%. Il regime speciale offerto dal governo cinese faciliterà i
trasferimenti di controllate cinesi tra società appartenenti allo stesso gruppo
(spesso dovuti a motivi di ottimizzazione fiscale) nonché conso-lidamenti
all'interno della Cina, inclusa la creazione di
holding di partecipazioni. Inoltre, la Notice estende l'applicazione del regime
speciale anche a riorganizzazioni che non soddisfano tutti o alcuni dei
requisiti precedenti se un'autorizzazione speciale viene rilasciata dalla State
Administration of Taxation e il moinistero delle Finanze. Allo stesso tempo, va
notato che in tempi recenti il Fisco cinese tende a scoraggiare l'uso di
società veicolo costituite in Paesi o territori che hanno un regime fiscale
preferenziale, quali per esempio Hong Kong, Singapore o le British Virgin
Islands, il cui unico fine è quello di detenere partecipazioni in una società
di diritto cinese. In alcuni casi recenti, infatti, il Fisco cinese ha ritenuto
che la cessione di quote nella società veicolo straniera che detiene una
partecipazione in una società cinese fosse comunque soggetta a imposta cinese
sui capital gain (in misura di una ritenuta alla fonte del 10%) anche se la
cessione riguarda le quote della società veicolo, in quanto l'unico bene detenuto
dalla società veicolo era la quota nella partecipata cinese. L'investitore
italiano dovrà tener conto di tali sviluppi al momento di strutturare
operazioni di riorganizzazioni aziendali che coinvolgono participate o
controllate cinesi. Infine, la Notice chiarisce finalmente il trattamento
fiscale di fusioni tra aziende cinesi a capitale straniero, soprattutto nel
caso in cui le aziende partecipanti alla fusione beneficino ancora di sgravi
fiscali (esenzione da imposta sui redditio riduzione al 50%) diversi. In
particolare, nel caso di fusione per incorporazione, la società risultante
dalla fusione continuerà a godere dei benefici fiscali della società
incorporante, ma potrà continuare a godere dei benefici fiscali della società
incorporata solo fino a un ammontare pari a quello goduto dalla società
incorporata nell'anno precedente la fusione. La Notice aggiunge un altro
importante tassello al quadro normativo fiscale cinese e rappresenta un
importante sviluppo per aziende italiane che intendono riorganizzare la propria
presenza in Cina tramite cessioni di partecipazioni o
fusioni tra controllate. Tali operazioni sono diventate più frequenti specie
negli ultimi mesi a seguito di consolidamenti aziendali da parte di
multinazionali operanti nel paese, peraltro spesso motivati dalla crisi.
Partner Baker & Mckenzie, Shanghai marco.marazzi@bakernet.com ©
RIPRODUZIONE RISERVATA RETROATTIVE DAL 2008 Due importanti disposizioni
attuative per le società estere già operanti nel Paese con proprie controllate
colmano un vuoto legislativo Matrimonio fallito. Pubblicità Coca-Cola a
Shenzhen. A marzo, Pechino ha bocciato il takeover di Coca-Cola su Huiyuan
Juice, re dei soft drink IM
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-06-02 - pag: 28 autore: LIBRI & STUDI
Filo rosso fra Cina e Medio
Oriente C apo economista per la Cina alla Royal Bank of Scotland di Hong Kong, Ben Simpfendorfer a
lungo ha vissuto a Damasco e a Beirut. Ragion per cui è un buon conoscitore
tanto del mondo cinese quanto di quello arabo. Con «The New Silkroad», la nuova
Via della seta, mette insieme queste due conoscenze per tracciare un profilo
degli equilibri mondiali una volta che saremo fuori dalla crisi. E il
mondo che verrà, secondo Simpfendorfer, dovrà fare i conti con la relazione a
due fra Cina e Medio Oriente, fra investimenti
reciproci in decisa crescita, a dispetto dei capitali un tempo diretti a Ovest.
The New Silk Road: How a Rising Arab World Is Turning Away from the West and
Rediscovering China B. Simpfendorfer Palgrave MacMillan ed. Pag. 256 35,84 euro
l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-02 - pag: 6 autore: I volti della
globalizzazione. Con il raddoppio della forza lavoro si hanno pressioni al
ribasso sulla domanda effettiva Una crisi in bilico sulle disuguaglianze di
Fabrizio Galimberti S ecoli di storia economica ci hanno insegnato che lo
sviluppo dell'economia non procede mai in modo continuo e regolare, ma a scatti
e spasmi. Sì, ma ci possono essere crisi e crisi, si potrebbe obiettare. La
crisi di cui ci stiamo occupando è particolarmente violenta, ha spazzato il
mondo come un'epidemia- non avremmo potuto fare qualcosa per evitarla o almeno
renderla meno virulenta? Col senno di poi, sì. La crisi ha avuto
fondamentalmente due cause: il troppo debito accumulato dagli Stati Uniti, e i
pericolosi balocchi che, secondo un copione sempre ripetuto in secoli di
innovazione finanziaria, erano stati maneggiati ignorando le "istruzioni
per l'uso" (che peraltro non esistevano) fino a che non erano scoppiati in
faccia a banche e investitori incauti. Sì, ma perché gli Usa si erano
indebitati troppo? Una possibile interpretazione delle cause e degli effetti
potrebbe essere questa. Con la caduta del Muro di Berlino e
la caduta di altri statalismi in Cina, India e altri paesi, ha preso avvio dall'inizio degli anni
Novanta quel processo che chiamiamo globalizzazione. La globalizzazione ha
messo a disposizione dei lavoratori di tutto il mondo beni e servizi a basso
prezzo, facendo leva sul basso costo del lavoro di quei paesi emergenti.
Ma allo stesso tempo quest'ingresso di miliardi di lavoratori nell'economia di
mercato ha avuto lo stesso effetto che avrebbe nei mercati del rame la scoperta
di immensi nuovi giacimenti del metallo rosso. Il prezzo del rame scenderebbe,
e così scende anche il prezzo del lavoro (salari e stipendi) dato che nei paesi
occidentali i lavoratori si trovano, direttamente o indirettamente, a competere
con i nuovi arrivati che offrono il proprio lavoro per un "pugno di
riso". Questo non vuol dire, naturalmente, che salari e stipendi occidentali
si siano adeguati a quelli cinesi, ma che si è creata una pressione al ribasso
sul costo del lavoro nei paesi "emersi". Salari e stipendi sono
rimasti fermi o sono cresciuti poco. Nell'altalena della distribuzione del
reddito, meno redditi da lavoro vuol dire più profitti. Le imprese- finanziarie
e non finanziarie- si sono avvantaggiate dalla globalizzazione perché da una
parte hanno visto rallentare il loro costo del lavoro, dall'altra hanno
riorganizzato le loro "catene di offerta" andando a cercare in giro
per il mondo i prodotti e i semilavorati là dove costavano meno, dall'altra
ancora hanno sfruttato i prodigi della telematica risparmiando anche sui
servizi: hanno spostato in paesi a basso costo tanti servizi informatici, di
contabilità, di trattamento di rimborsi assicurativi, e financo di lettura di
cartelle radiologiche, per citarne solo alcuni. Questi cambiamenti nella
distribuzione dei redditi minacciavano conseguenze su quella che gli economisti
chiamano la "domanda effettiva", cioè a dire la domanda di beni e
servizi che si sviluppa nell'economia. Dato che i redditi da lavoro vengono
spesi quasi tutti, mentre i redditi da profitti hanno un contenuto di
"domanda effettiva" più basso, una redistribuzione dei redditi
avversa al lavoro rischia di ridurre la domanda effettiva. Perché questo non
succeda bisogna che i lavoratori non riducano la loro spesa, e questa
"esigenza" crea spazio per nuovi strumenti di debito che permettano
alle famiglie di continuare a spendere come prima, indebitandosi. Questi nuovi
strumenti hanno quindi permesso alle famiglie americane di innalzare il loro
livello di debito ai massimi storici (si veda il grafico), hanno permesso di
aumentare la domanda di case con i famosi mutui subprime, e a sua volta questa
maggiore domanda di case ha innalzato i prezzi delle abitazioni, permettendo
alle famiglie di usare le case come un bancomat: un sistema finanziario
(troppo) sofisticato permetteva di rifinanziare i mutui con enorme facilità e
di dare prestiti addizionali avendo a garanzia l'accresciuto valore delle case
(e confidando incautamente che i prezzi delle case non sarebbero mai scesi).
Una caratteristica del periodo che ha preceduto la crisi, specie in America, è
stata proprio l'accrescersi della disuguaglianza dei redditi. Da una parte,
come detto, c'è stata una pressione al ribasso sui redditi da lavoro (dovuta
non solo alla globalizzazione ma anche alle nuove tecnologie, che
svantaggiavano i lavoratori con meno istruzione), e dall'altra c'è stato questo
aumento dei profitti che veniva a premiare la parte più ricca della
popolazione, e segnatamente, come lamentava profeticamente James Tobin già nel
1984,nell'industria finanziaria.La piramide dei redditi, insomma, ha visto allo
stesso tempo più ricchi e più poveri. Tutto questo non deve certamente essere
letto come un atto di accusa alla globalizzazione. Se invece di guardare alle
disuguaglianze all'interno di ogni paese considerassimo tutto il mondo come un
solo paese, vedremmo che la disuguaglianza nei redditi della popolazione
mondiale non è cresciuta, anzi si è ridotta: e questo grazie alla forte
crescita dei paesi emergenti, che ha portato centinaia di milioni di persone
fuori dalla povertà. Un aumento della disuguaglianza all'interno di ogni paese
non è incompatibile con una diminuzione della disuguaglianza a livello globale.
Ma ciò non toglie che quel che influenza la fiducia è la disuguaglianza vista
all'interno del paese,e quel che rende questa crisi così dura è che la sfiducia
si alimenta anche del senso di ingiustizia associato ai "più ricchi, più
poveri". L'articolo è un estratto dal capitolo «Si poteva evitare» del
libro «Sos economia»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-02 - pag: 6 autore: Il mercato è ferito,
vivrà a lungo Bhagwati: «Non è un crollo ideologico, ora ripariamo i danni di
eccessi e avidità» di Mario Platero è un torrente in piena: scoppiettante,
rapido, allegro, Jagdish Bhagwati, docente pro mercato alla Columbia
University, appassionato teorico della globalizzazione e del libero commercio,
respinge le tesi sulla fine del capitalismo come lo conosciamo. E apre uno
scisma nella sua stessa scuola: se la prende soprattutto con Joseph Stiglitz e
con Jeffrey Sachs, entrambi professori alla Columbia, entrambi stelle
dell'economia ed entrambi pronti, seppure con modi e tesi diverse, a cavalcare
l'onda popolare che invoca un ritorno al centralismo per la gestione economica,
al controllo del mercato. Secondo Bhagwati, Stiglitz diventa un interventista
rancoroso, ossessionato da antichi fantasmi personali. Sachs viene più
semplicemente liquidato come un tecnocrate. Quando fra professori compassati il
dibattito rompe gli argini e diventa lite pubblica, vuol dire che la posta in
gioco è particolarmente alta. Chi emergerà come il teorico che ha già impostato
l'equazione per il nostro futuro? Non lo sappiamo ancora. Bhagwati, 74 anni,
nato e cresciuto in India, originario del gruppo etnico dei Gujarati (di cui
faceva parte anche il Mahatma Ghandi) va a studiare economia prima a Cambridge
e poi al Mit. Paul Samuelson, monumentale premio Nobel della scuola keynesiana,
lo ha paragonato al compositore Haydn: «Ha scritto cento sinfonie e tutte di
altissimo livello... ha provato che la globalizzazione migliora la produttività
dei paesi più ricchi, come l'America, e dei più poveri in Asia o in Africa». In
questa intervista, Bhagwati è pragmatico: la crisi c'è stata. Ha sue connotazioni
e responsabilità molto precise. Ci sono molte cose da rimettere a posto. Ma
sarà superata senza aver prodotto traumi o tragedie collettive paragonabili a
quelli degli anni Trenta. è vero che il capitalismo come lo conosciamo è
finito? C'è la percezione popolare del post crisi, e poi c'è quella reale. La
concezione popolare si autoalimenta nella stampa. La serie del Financial Times
sul capitalismo aveva un taglio di predefinito scetticismo. L'Economist in una
copertina ha messo Sarkozy in testa, poi la Merkel e in fondo, schiacciato a
destra, c'era in piccolo Gordon Brown. Un nuovo ordine gerarchico per dire che
il modello anglosassone è finito. Neanche un punto interrogativo. Poi, se si
leggono gli articoli, il contenuto è più problematico: la critica al modello
francese o a quello del socialismo di mercato è forte. Ma l'impatto di una
copertina come quella sulla concezione popolare di questa crisi è enorme. E
dunque c'è qualcosa nell'aria, nei media in particolare, forse perché loro
stessi sono in difficoltà o perché il sensazionalismo vende. E dunque si va con
la corrente. Eppure sono convinto che alla fine tutto questo rumore contro il
capitalismo svanirà. E qual è allora la concezione "reale" del post
crisi? Cominciamo dalle tesi di chi è partito all'attacco. Stiglitz dice: «Con
la crisi è come se fosse caduto il Muro di Berlino». L'analogia è completamente
sbagliata. Con il Muro di Berlino è caduto un modello politico ed economico
disastroso privo dei quattro poteri di compensazione che intervengono se lo
stato fa qualcosa di disastroso: società civile, potere giudiziario autonomo,
partiti di opposizione, libertà di stampa. I fatti ci dicono che abbiamo avuto
un'interruzione di 25 anni di prosperità, di riduzione di povertà di
innovazione senza precedenti... Forse c'è qualcosa di più di un'interruzione:
subprime, banche fallite, mercati del credito paralizzati, crisi economica. La
crisi è anche ideologica... Bene, veniamo agli aspetti reali. Ci sono due
fattori all'origine di questa crisi. Il primo è quel che chiamo il connubio
Tesoro-Wall Street: porte girevoli attraverso le quali banchieri come Bob Rubin
vanno avanti e indietro. Con il loro bagaglio di influenza e di lobby. Sono
persone la cui vita poggia su esperienze di trading e di innovazioni sui mercati
dei capitali soprattutto negli ultimi 25 anni. Il secondo aspetto, riguarda la
liberalizzazione prematura di certi comparti del settore finanziario. Il
problema nasce dalla comunione di "liberalizzazioni premature" con la
"compiacenza dell'asse Wall Street-Tesoro". Si è peccato di eccessi,
di sicurezza e di avidità. E così il meccanismo è scappato di mano. Con i
controllori che non capivano neppure come funzionassero questi strumenti
"innovativi" proposti al mercato. Per cui, prima lezione: quel che è
buono per Wall Street non è buono per gli Stati Uniti. Detto questo, una cosa è
riparare il danno, un'altra è una crisi ideologica. E io non credo che siamo
alla crisi ideologica, come non lo fummo per il crollo del 1987 o per la crisi
Ltcm del 1998. Perché? Perché siamo già passati attraverso un conflitto
ideologico antimercato, contro il capitalismo, contro l'internazionalizzazione
e lo abbiamo risolto. A cavallo fra la prima e la seconda metà del secolo
scorso, molti fra i paesi in via di sviluppo guardavano con sospetto al
processo d'integrazione internazionale: avrebbe favorito i ricchi penalizzando
i poveri, si diceva. Penso al lavoro di RaÚl Prebisch o di Osvaldo Sunkel e di
Henrique Cardoso, ancora nel 1979. Non c'era solo ambivalenza, c'era paura dell'internazionalizzaizone.
Si voleva che ad accelerare fosse lo stato. Anch'io all'inizio della mia
carriera ero un fondamentalista antimercato. Poi ho fatto viaggi empirici: ho
visto interventismo di ogni genere e su tutto, dal Ghana al Brasile, all'Egitto.
Al punto che una volta, durante le mie ricerche in loco, mi venne una battuta:
il problema di questi paesi era che la mano invisibile del mercato non la si
trovava davvero da nessuna parte. Poi Cardoso è diventato presidente del
Brasile e ha cambiato di 180 gradi, ha aperto. Negli anni, più tardi, questo tipo di cambiamento ideologico e strutturale è avvenuto in
Russia, in Cina, in India.
E non credo che, cambiando, pensassero al Washington Consensus, quelle dieci
regole per il mercato messe insieme da Williams nel 1989. Avevano capito, nei
fatti, che erano sulla strada sbagliata, che dovevano aprire. Cosa propone
allora? Che si riparino le falle, con nuovi controlli e regole per la
finanza. Allo stesso tempo, prima del G-
( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pronto il lancio di
un missile intercontinentale La Corea del Nord mostra ancora i muscoli. Ieri ha
trasportato il suo più avanzato missile intercontinentale multistadio, capace
di raggiungere Alaska e Hawaii, nella base di Dongchang-ri. Il segretario Usa
alla Difesa, Robert Gates, conferma che Pyongyang potrebbe preparare un lancio
balistico a lunga gittata, anche se le intenzioni «non sono chiare».
L'iniziativa del regime è ulteriore benzina sul fuoco in Estremo Oriente e moltiplica i timori di un test che secondo fonti sudcoreane
potrebbe avvenire in poche settimane, se non - ipotizzano i media di Seul - il
16 giugno, quando il presidente Lee Myung-bak sarà alla Casa Bianca da Barack
Obama. Il vettore, trasportato via treno è giunto a Dongchang-ri, sulla costa
oves della Corea del Nord ad appena
( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Da più di trent'anni la Thailandia accoglie migliaia di profughi dal vicino Laos:
appartengono alla minoranza hmong, un gruppo etnico presente anche in Cina, Vietnam, Birmania e Thailandia.
L'esodo è cominciato nel 1975, con la fine della guerra civile e la vittoria
dei comunisti. Accusati di aver difeso la monarchia con l'appoggio di
Washington, da allora migliaia di hmong hanno lasciato il Laos. Alcuni
sono riusciti a ottenere asilo negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali,
ma la maggior parte è finita nei campi profughi tailandesi. Da anni, però, i
due governi asiatici hanno avviato un programma di rimpatrio forzato, complice
il silenzio della comunità internazionale. Il 20 maggio 2009 Medici senza
frontiere si è ritirata dal campo di Huai Nam Khao, denunciando le misure
adottate dall'esercito tailandese per costringere i hmong a tornare in Laos:
arresti, interruzioni nella distribuzione di cibo, obbligo di passare da un
checkpoint per accedere alla clinica dell'ong. Come spiega il giornale online
Asia Times, molte persone presenti nel campo sono fuggite dalla povertà: «Ma
sono stati documentati anche numerosi casi di tortura. È necessario un processo
di verifica trasparente per distinguere le vittime di persecuzioni politiche
dai migranti economici». Finora Bangkok e Vientiane hanno impedito all'Alto
commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e a qualunque altro organismo
indipendente di esaminare le richieste di asilo dei profughi. Intanto in Laos
centinaia di hmong che hanno combattuto i comunisti durante la guerra civile
vivono ancora nascosti sulle montagne. E c'è chi accusa le comunità hmong in
occidente di approfittarne: «Li lasciano vivere in clandestinità perché è utile
alla loro causa», osserva Asia Times. «E intanto loro si godono l'esilio».
( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Cina
Pakistan I talebani
rapiscono 400 studenti Rappresaglia dei talebani pakistani all'offensiva
dell'esercito di Islamabad nella valle dello Swat: i miliziani hanno rapito
circa 400 tra studenti e insegnanti di una scuola nei pressi del villaggio di
Bakka Kheil nella turbolenta regione tribale del North Waziristan. Il gruppo si
trovava su un convoglio di pulmini. «L'autista di uno dei veicoli è riuscito a
fuggire e gli studenti ci hanno riferito che i loro colleghi sono stati rapiti
dai talebani». Ossezia Vincono i filogovernativi l'Ue: elezioni non regolari
Vince il partito filo-governativo Unità con il 46,38% e 17 deputati, seguito
dal partito popolare con il 22,58% e 9 deputati, il partito comunista ha il
22,25% e 8 deputati. Il quarto partito in lizza, Patria, ha solo il 6,37% e non
entra in parlamento. Ma la presidenza ceca dell'Unione europea non riconosce la
legalità del voto né il loro risultato. Cina Tiananmen, Amnesty chiede un'inchiesta Un'inchiesta pubblica e
indipendente sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 contro chi
manifestava in piazza Tiananmen alla vigilia del ventesimo anniversario. Lo ha
chiesto Amnesty international: diverse Organizzazioni non governative stimano
che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento
nelle manifestazioni per la democrazia del 1989. Guantanamo Riapre il
tribunale militare nell'era Obama La prima udienza preliminare sarà quella del
canadese Omar Khadr, accusato dell'omicidio di un soldato americano e arrestato
in Afghanistan all'età di 15 anni. Nella prigione di Guantanamo ci sono ancora
240 persone sospettate di terrorismo. Il presidente americano aveva annunciato
di voler mantenere il sistema dei tribunali militari ma senza violenza negli
interrogatori, e dando ai detenuti la scelta degli avvocati. Intanto ad alcuni
detenuti è stato permesso di vedere la tv satellitare e sono stati distribuiti
Sudoku e cruciverba. In Pillole
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 10 - Economia
Fiat, si riapre il fronte europeo e Gm vende Hummer ai cinesi Wsj: "Il
Lingotto guarda alla Psa e alla Bmw" Più difficile la trattativa per
acquistare gli stabilimenti in Sud America PAOLO GRISERI TORINO - Un Marchionne
si aggira per l´Europa alla ricerca del partner che faccia dimenticare la
sconfitta di Berlino. Diversi osservatori italiani e stranieri (ieri il Wall
Street Journal) prevedono che sarà ancora nel vecchio continente che Fiat
cercherà l´alleato mancante per arrivare ai 6 milioni di auto prodotte. I pezzi
dell´ex impero Gm vengono infatti distribuiti senza che il Lingotto speri molto
sulla riuscita di un eventuale acquisto. Torino è ufficialmente in gara per la
svedese Saab ma è chiaro che la casa interessava soprattutto se avesse fatto
parte di un più ampio pacchetto comprendente anche le attività del Sudamerica.
Detroit non sembra però intenzionata a cedere a buon prezzo le attività in
Brasile e Argentina, che considera la parte più appetibile del suo parco
stabilimenti. Ieri un marchio simbolo di Gm, quello di Hummer, i supersuv che
imitano i blindati dell´esercito, è andato ai cinesi di Sichuan Tengzhong. Non
sarà facile continuare a vendere i mastodonti della strada, dai consumi molto
alti, in tempi di crisi. Certo è un segno dei tempo che finisca a Pechino la
proprietà di una delle griffe automobilistiche più tipiche dell´era Bush.
Tornare in Europa sembra dunque un imperativo per la Fiat. «Bmw e Peugeot -
scrive il Wsj - sono già state contattate in passato da Torino e gli analisti
sostengono che potrebbe riavviare quei colloqui». Anche se, avverte il
quotidiano, «il Lingotto rischia di trovare in Francia gli stessi problemi
incontrati in Germania perché Parigi ha già fatto sapere che qualunque
produttore riceva aiuti di stato non deve chiudere stabilimenti». Certo
l´alleanza con Psa consentirebbe di creare un gruppo da quasi 7 milioni di auto
vendute centrando l´obiettivo della soglia di sopravvivenza di 6 milioni
indicata da Marchionne. Per il momento comunque il principale problema di
Torino è quello di avviare l´integrazione tra Fiat e Chrysler. Ieri il
tribunale fallimentare di New York ha dato il formale via libera alla vendita
delle attività di Chrysler a Fiat. Il giudice ha concesso ai fondi dell´Indiana
che non hanno accettato la proposta di accordo con i creditori la possibilità
di ricorrere alla Corte d´Appello, accorciando così l´iter giudiziario.
L´amministrazione Obama vuole chiudere in fretta la bancarotta pilotata perché
oggi Chrysler perde circa 100 milioni di dollari al giorno. Che cosa potrà
essere l´auto americana del futuro lo si è capito ieri quando per celebrare la
festa della Repubblica, il console d´Italia a New York, Francesco Talò è
arrivato alla sede di Cipriani a Wall Street a bordo di una Fiat 500 bianca. Se
il mercato delle utilitarie prenderà piede negli Usa, sarà, nella prima fase,
in mano a Chrysler. Un accordo tra Gm e i nuovi partner della Magna impedisce infatti ad Opel di vendere auto in Usa e in Cina. Ieri il titolo del Lingotto è
salito in borsa dell´1,28 per cento dopo i risultati del mercato auto di
maggio, positivi per Torino. Sul versante dei conti, il presidente di Intesa
San Paolo, Enrico Salza, ha precisato che «finora la Fiat non ha utilizzato il
miliardo di euro di crediti» concessi nei mesi scorsi dalla banca.
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 11 - Economia
Il cancelliere chiude la porta a nuovi interventi: "Caso straordinario,
non ce ne sarà un altro" La Merkel vede rischi per Opel "Intesa con
Magna non vincolante" Il salvataggio di Arcandor, colosso del commercio, accende
un nuovo scontro Spd-Cdu ANDREA TARQUINI dal nostro corrispondente BERLINO -
Uscita di scena Fiat, sul caso Opel a Berlino non si placa la bufera. E a
quattro mesi dalle elezioni politiche di fine settembre il governo di grande
Coalizione si spacca sul nuovo tema-chiave: incoraggiate dal prestito-ponte di
1,5 miliardi di euro concesso dal potere pubblico a Opel per sopravvivere,
molte grandi aziende in difficoltà premono per aiuti straordinari. La CduCsu
cristiano-conservatrice di Frau Merkel è contraria in nome del controllo della
spesa pubblica, i socialdemocratici (Spd) favorevoli, per la priorità alla
difesa dei posti di lavoro. E soprattutto, ieri è stata la Cancelliera in
persona ad ammettere che la situazione dello storico marchio tedesco dell´auto,
anche dopo la vittoria di Magna e dei suoi alleati russi Sberbank e Gaz contro
il Lingotto, resta difficile e rischiosa. Per Opel restano molte difficoltà, e
Magna non ha firmato un accordo vincolante, ha detto Angela Merkel parlando
ieri a un convegno a Berlino sull´economia sociale di mercato. Ha aggiunto: le
garanzie concesse a Opel sono limitate, e con queste l´azienda dovrà
sopravvivere. Sono precisazioni che non mancano di allarmare, proprio mentre
Opel riceveva la prima tranche (trecento milioni di euro) del prestito-ponte
pubblico. E dubbi sul futuro li ha suscitati anche il numero uno di Magna,
Frank Stronach, rivelando che, in base all´accordo con General Motors, il marchio tedesco non potrà vendere le sue auto su due
mercati-chiave, cioè Stati Uniti e Cina. «Opel è comunque un caso speciale», ha detto ancora la
cancelliera, «e non si ripeterà, non ci sarà un altro caso come quello della
Opel. Adesso c´è una chiara procedura per l´esame delle richieste, una
procedura che non è soggetta alla politica». Suonano quasi come accenti
autocritici dell´establishment, le parole della leader tedesca. Ma in realtà
sono soprattutto destinate a un fronte interno, sempre più difficile per la
cancelliera stessa nel suo partito. Il salvataggio di Opel, come si ricorda, è
stato infatti contestato fino all´ultimo dal giovane, popolare ministro
dell´Economia, il cristiano-sociale bavarese Karl-Theodor zu Guttenberg. Il
quale chiedeva più prudenza nella concessione di aiuti pubblici, visto che i
conti in rosso volano ai massimi storici. Il nuovo caso di appello al
salvataggio che sta spaccando il governo è il destino di Arcandor, il colosso
della distribuzione e dei viaggi cui appartengono il tour operator Thomas Cook,
i grandi magazzini Karstadt e il prestigioso tempio del lusso berlinese, il
KaDeWe. Arcandor ha disperato bisogno di liquidità entro giugno per soddisfare
le pressanti richieste dei creditori, e ha già chiesto garanzie pubbliche per
650 milioni di euro. In caso contrario, ha detto il suo ad Karl-Gerhard Eick,
il gruppo rischia l´insolvenza. Sulla richiesta di Arcandor, e su quelle di un
altro migliaio di aziende, l´esecutivo appunto si spacca. Il presidente del
partito socialdemocratico, Franz Muentefering, si è detto a favore di un aiuto
pubblico immediato, «perché la priorità sono i posti di lavoro». Andiamoci
piano con i soldi dei contribuenti, ribattono i democristiani. Col potente
governatore dell´Assia, Roland Koch, in prima linea: «Arcandor ha una
maggioranza in Thomas Cook, un´azienda che realizza profitti. Perché non
valorizza questo suo patrimonio prima di chiedere aiuti?». Il caso Opel,
anziché rassicurare, ha innescato uno scontro che agita la battaglia elettorale
tedesca.
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 5 - Interni
Il Cavaliere vuole aumentare i militari nelle città Berlusconi: via i feudi
rossi Franceschini: sbagli calcoli Guerra di cartelli ai comizi del premier Gli
striscioni di contestatori e fan: "Papi voglio fare la velina",
"Silvio educa i miei figli" GIANLUCA LUZI FIRENZE - Berlusconi punta
sul rosso. Non si accontenta più di un risultato clamoroso alle europee, qualcosa
tra il 43 e il 45 per cento come prevedono i suoi sondaggi, «una terribile
mazzata per la sinistra che ne uscirà con le ossa rotte». Per le amministrative
di giugno vuole e promette qualcosa di più: «Le roccaforti rosse saranno
spazzate via». Più un proclama da guerra medievale che un traguardo elettorale.
Ma ieri il Cavaliere forse era suggestionato prima dalla sfilata militare del 2
giugno a cui è arrivato con un quarto d´ora di ritardo e poi dal bagno di folla
a Firenze, roccaforte rossa per eccellenza, seguito da una puntata nella vicina
Prato. Con scene, sia a Roma che in Toscana, che ormai rasentano l´idolatria.
Ma anche con misure di sicurezza sempre più rigide e nervose per tenere lontane
le contestazioni. Con qualche momento di tensione tra simpatizzanti e
contestatori. Un gruppetto di kamikaze ha cercato di avvicinarlo davanti
all´albergo fiorentino ma gli agenti li hanno presi e allontanati anche per
evitare lo scontro con i fedeli di Silvio. Lo stesso è accaduto a Prato. C´è
anche la guerra dei cartelli, ispirata alla vicenda Noemi. «Papi Silvio voglio
fare politica o la velina, aiutami te», irride un manifesto a cui risponde
quello di una supporter: «Silvio, educatore di lealtà e libertà. Educa pure i
miei figli», firmato «una mamma e insegnante». Ancora: «Noemi, no party» contro
«Silvio il Magnifico. Non ti curar di loro ma guarda e vinci». Il Pd sostiene
che Berlusconi «ha sbagliato i calcoli». «Ho sentore di uno scenario
completamente opposto. Nel 2009 non si vota più in base alle ideologie ma sulla
qualità delle proposte» dice da Roma Franceschini che vorrebbe aprire gli occhi
agli elettori quando afferma che «Berlusconi sta chiuso in un bunker di lusso
dal quale si vede un´Italia diversa mentre io ho scelto di andare dove c´è
l´Italia vera e di ascoltare il Paese». Ma il premier nemmeno vuole commentare
e durante la parata del 2 giugno con Franceschini non ha scambiato neanche un
saluto. A Firenze e a Prato - città con una grossa comunità cinese - Berlusconi
ha battuto sul tasto della sicurezza e dell´immigrazione. Intanto ha ripetuto
che da quindici giorni non ci sono sbarchi a Lampedusa. Poi ha annunciato che
metterà qualche soldato in più di pattuglia nelle strade. Ci sono 70 mila
uomini non utilizzati nelle missioni all´estero «e noi sappiamo che questi
soldati sono felici quando possono essere utili per il paese», quindi
«aumenteremo la presenza dei nostri militari nei pattugliamenti a piedi».
Infine ha fatto la voce grossa sui cinesi di Prato: «C´è una città che non ne
può più e che dice «la Cina è in casa e non la Cina è vicina»». Promettendo tra gli applausi dei fan di avviare una
indagine «per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla comunità
economica cinese». All´Europa, dove conta di avere il gruppo più numeroso, ha
promesso «un drizzone», perché «ha creato montagne di difficoltà a chi
intraprende». E Berlusconi assicura che le promesse le mantiene, «anche
quando prometto di andare a una festa di compleanno».
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Commenti
OBAMA E LA GUERRA TRA RICCHI E POVERI La contrapposizione è tra Occidente e
Terzo mondo che aspira al nostro tenore di vita PIERO OTTONE Ha ragione Jean
Daniel quando afferma (nell´articolo pubblicato tempo fa su queste colonne) che
la teoria di Samuel Huntington sullo scontro delle civiltà indirizzò l´America
di George Bush su una strada pericolosa: quella delle crociate, delle guerre di
religione. Ma la teoria di Huntington, oltre che politicamente nociva, è anche
concettualmente sbagliata. Per una ragione molto semplice: uno scontro di
civiltà presuppone l´esistenza di due o più civiltà, vive e bellicose. Nel
mondo contemporaneo è invece viva e vegeta, seppur decadente, una civiltà sola:
quella dell´Occidente, rappresentata dall´America del Nord e dall´Europa
nord-occidentale, quella che va dalla Scandinavia alla Spagna. (Ci siamo anche
noi, un po´ periferici
) Le altre civiltà sono morte, sono spente.
E´ vero: altri popoli, altri continenti hanno dato vita nel corso dei secoli e
dei millenni a civiltà grandiose, sublimi come la nostra, dalla cinese alla
musulmana: ma quelle sono ormai estinte (un giorno anche la nostra si spegnerà). Sopravvivono solo le
tracce delle opere che esse crearono, dalle piramidi al Taj Mahal. Per capire
quel che succede nel mondo contemporaneo, per capire le tensioni e gli
antagonismi che infieriscono intorno a noi, mi sembra credibile un´altra
interpretazione: è in corso lo scontro fra ricchi e poveri. Col termine dei
ricchi definiamo gli occidentali: la cui ricchezza è il frutto delle
invenzioni, della tecnica, del sistema economico, dello spirito imprenditoriale,
delle iniziative e della weltanschauung, insomma della civiltà occidentale, che
è la nostra. Di fronte all´Occidente c´è quella parte dell´umanità che
definiamo, sommariamente, il Terzo Mondo. Semplificando, dunque, ricchi e
poveri. Che questa sia la vera contrapposizione è dimostrato dalla politica che
i popoli del Terzo Mondo hanno seguito negli ultimi decenni. Vediamo il caso della Cina. In un primo tempo è sembrato che i cinesi, nel segno del
comunismo, volessero convertire l´umanità all´ideologia di Marx: tutti
comunisti, come loro. E guerra a chi comunista non era. Ma ecco che, a un certo
momento, i cinesi hanno cambiato idea. Invece di convertire l´umanità a
Marx, hanno deciso di seguire un´altra strada: imitare l´Occidente, adottare la
nostra tecnica e il nostro modo di vita, nella speranza (e sono sulla strada
buona) di imitare la nostra way of life, di raggiungere il nostro tenore di
vita. E il comunismo come merce di esportazione se lo sono dimenticato. Questo
dimostra che la loro non era una guerra ideologica: era l´inseguimento dei
popoli ricchi, prima per una certa strada, comunismo contro capitalismo, poi
per una strada diversa, l´imitazione. Sono convinto che lo stesso discorso
valga per l´Islam. Certi popoli di fede musulmana, talebani in testa, hanno
deciso di combattere l´Occidente nel nome di Maometto. Per convertirci alla
loro fede? Non credo: a loro importa poco se andiamo nelle cattedrali a pregare
il nostro Dio, invece che nelle moschee a pregare Allah. Altri popoli
musulmani, per esempio la Turchia, hanno deciso di inseguire e di imitare gli
occidentali: di occidentalizzarsi, come i cinesi, come gli indiani. L´obiettivo
è pur sempre lo stesso: raggiungere il nostro tenore di vita, la nostra way of
life. E´ possibile ed è augurabile che tutti i popoli islamici seguano
l´esempio della Turchia: la globalità sarà allora completa, la pace universale
sarà assicurata. Barack Obama, a quanto sembra, lo ha capito. Gloria a lui, e a
chi la pensa come lui.
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X - Palermo
Duplice omicidio in piazza inchiesta sull´omertà del Borgo Per i tre sospettati
del delitto si profila il processo SALVO PALAZZOLO Questa volta, l´omertà non
ha vinto. Dopo sette anni, il sostituto procuratore Maurizio de Lucia chiude l´inchiesta
sul clamoroso duplice omicidio nella piazza del Borgo Vecchio e si appresta a
chiedere il processo per i presunti assassini di Antonino Lupo e Vincenzo
Chiovaro: sono Vincenzo Cinà, 53 anni, e i figli Francesco, 27 anni, e
Massimiliano, 25 anni, arrestati nel febbraio scorso. Ad accusarli c´è un
testimone davvero particolare, Fabio Nuccio, fratello del collaboratore di
giustizia Antonino, un tempo fedelissimo dei boss Lo Piccolo. Pochi giorni fa,
la Corte di Cassazione ha rigettato l´ultima istanza delle difese, confermando
che il racconto del supertestimone è genuino e attendibile. Ora Nuccio è
sottoposto al programma di protezione per i testimoni di giustizia. La Procura
punta su di lui anche per far condannare altri assassini: quello di Giovanni De
Luca, il giovane freddato il 2 ottobre 2005, al Borgo Vecchio; poi, quelli di
Paolo Cordova, il dipendente della farmacia di via Mogadiscio, ucciso durante
una rapina, il 16 novembre 2006. Nuccio è stato già chiamato a testimoniare in
Corte d´assise, e non si è mai tirato indietro, consegnando ai giudici i nomi
delle sue fonti. Per il delitto De Luca, alcuni commercianti del Borgo. Per il
caso Cordova, addirittura il suocero, perché uno dei rapinatori killer sarebbe
stato suo nipote. «Mio suocero ha tagliato la pistola, che poi ha buttato a
Sferracavallo - ha spiegato Nuccio - i giubbotti sono stati bruciati. Dopo
tutto questo, mio suocero ha lavato le mani a suo nipote, poi gliele ha
bruciate con lo spirito, per evitare che un eventuale guanto di paraffina
potesse smascherare chi aveva premuto il grilletto». Adesso, le dichiarazioni
di Fabio Nuccio mettono nei guai diversi commercianti del Borgo, innanzitutto
per il duplice omicidio avvenuto poco prima dell´ora di pranzo del 23 aprile
2002. La Procura sta vagliando i non ricordo di chi ha sempre continuato a
negare quanto avvenne davanti agli occhi di decine di persone. Chiovaro e Lupo
morirono perché avevano rubato un scooter, e per restituirlo chiedevano un
riscatto. «Ho assistito a una lite avvenuta tra i Cinà e le due vittime -
racconta Nuccio - il motivo era da ricondurre alla mancata restituzione di una
moto, di cui non ricordo il modello, appartenente a uno dei figli di Cinà, che
era stata rubata proprio da Lupo e Chiovaro». Già subito dopo il delitto, un confidente aveva soffiato alla squadra mobile i nomi dei Cinà
come gli autori del duplice omicidio. Ma il movente segnalato era un altro.
Allora si era parlato di un´offesa delle due vittime nei confronti di una
ragazza della famiglia Cinà. Al Borgo tutti sapevano. Nuccio racconta che i
Cinà furono pestati a sangue da Vincenzo Chiovaro, esperto di arti marziali.
Poco dopo, scattò la vendetta, con dei coltelli presi in prestito dai
commercianti della piazza: «Cinà padre prese un grosso coltello dal pescivendolo
Piero, un coltello di quelli usati per tagliare il pescespada, e colpì alla
testa Chiovaro. Successivamente, scesero dall´autovettura anche i due figli, il
più grande già armato di coltello a serramanico, mentre il secondo figlio, il
più piccolo, afferrò un coltello di grosse dimensioni, quello dei meloni, dal
fruttivendolo Tantillo».
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Napoli
Il mondo applaude il palcoscenico Napoli Artisti italiani al lavoro insieme con
artisti di altri paesi: dalla Germania a Singapore Diretta da Renato Quaglia,
la manifestazione presenterà testi originali ad hoc Parte domani la
manifestazione che proietta la città al centro del panorama internazionale di
spettacoli per l´intero mese di giugno GIULIO BAFFI Non tutto ma di tutto.
Parte domani il Napoli Teatro Festival Italia. Per curiosi spettatori, amanti
dello spettacolo, bulimici consumatori della rappresentazione. Più di quaranta
titoli in cartellone, distribuiti nei molti spazi che la città riesce ad
offrire. E spettatori che si spera accorrano numerosi, con la loro non celata
speranza d´inquietanti incontri che ci facciano sentire al centro del mondo
colorato e magari imprevedibile del teatro, del mondo che guarda a Napoli e la
proietta lontano negli ampi confini di un palcoscenico internazionale popolato
dal meglio degli autori, degli attori, dei registi, musicisti, ballerini e
coreografi. Si parte con "Pièce noire" di Enzo Moscato, che ne firma
anche la regia, in scena alle 20 al Mercadante e dura un´ora e mezza; si
continua con "L´Européenne" testo e regia David Lescot sul prestigioso
palcoscenico del San Carlo (alle 22.30, durata 110´), ma intanto durante tutta
la giornata, nel centro storico, al mattino tra Santa Chiara e Piazza del Gesù,
nel pomeriggio tra San Domenico Maggiore e Duomo Peri Pane, artista brasiliano
convinto che "l´uomo è quello che consuma", per il suo "Homem
Refluxo" andrà raccogliendo rifiuti, dai mozziconi di sigaretta alle
lattine ai giornali, da conservare nelle quarantatrè tasche di un suo abito
trasparente. Diretto da Renato Quaglia, governato da una squadra numerosa di
operatori ed esperti, Napoli Teatro Festival Italia presenterà anche
quest´anno, il terzo della sua vita, il secondo nella sua interezza,
collaborazioni e coproduzioni internazionali, nuove creazioni. Più di venti
nuove creazioni internazionali progettate e prodotte. Artisti italiani al
lavoro insieme con artisti di altri paesi. Dalla Germania alla Spagna, dalla
Gran Bretagna alla Francia, dal Portogallo all´Argentina, a Singapore e Stati
Uniti in una singolare esperienza di drammaturgie. Insomma chi non trova lo
spettacolo adatto ai propri gusti davvero non ha speranze. E basterà cliccare
sul sito www. teatrofestivalitalia. it per avere notizie dettagliate degli
spettacoli e dei cambiamenti di programma, sempre possibili in un mese.
Naturalmente sul sito si potranno prenotare e acquistare i biglietti per i
singoli spettacoli. Disposti in bell´ordine troveremo i titoli che fanno ricco
il cartellone. Una rapida scorsa per sapere che David Lescot ha vinto con il
suo "L´Européenne" il Gran Prix de Littérature Dramatique 2008 del
Ministero della Cultura e della Comunicazione francese, che l´opera nasce da
una riflessione sul senso dell´Europa maturata durante i giorni successivi al
referendum francese sull´approvazione della Costituzione Europea e che la
vicenda ruota attorno all´invito che la Commissione europea rivolge a diversi
intellettuali per creare opere teatrali, musicali e poetiche in grado di
offrire una rappresentazione univoca della cultura europea. Ma troveremo
traccia e notizia di altri spettacoli che fanno ghiotta l´attesa, come l´atteso
"Le città visibili" di Chay Yew, ed ispirato a "Le città
invisibili" di Italo Calvino, che Giorgio Barberio Corsetti ha messo in
scena a Singapore ed ora costruisce per il Real Albergo dei Poveri, «facendo
convivere diverse dimensioni, appartenenti a epoche e luoghi differenti,
sospese fra Est e Ovest del mondo; due storie d´amore, una
in Cina e una in Occidente,
fra un italiano e un´orientale e viceversa, a cui s´intrecciano momenti di
lavoro nelle fabbriche tessili, fra vicende legate alla contraffazione e
incidenti sul lavoro». O come "Monaciello" che la fantasia di Andy
Arnold ha costruito nei sotterranei di via Chiaia, "L´apocalisse rimandata
ovvero Benvenuta catastrofe" di Dario Fo e Franca Rame che il
regista Giulio Cavalli mette in scena al Teatro Augusteo,
"Interiors", ideazione e regia di Matthew Lenton, al Teatro
Sannazaro, "Sade: Opus Contra Naturam, Voyage en Italie, Napoli"
costruito da Enrico Frattaroli lavorando sui testi del Marchese de Sade e messo
in scena al Real Albergo dei Poveri, l´"Ecuba" di Euripide con Isa
Danieli protagonista per la regia di Carlo Cerciello nella suggestione della
Chiesa di Donnaregina Vecchia. E naturalmente incontri, performance,
conversazioni, laboratori, convegni e tutto quello che può essere organizzato
per rendere "unico e ricco" questo appuntamento.
( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina II - Firenze
Berlusconi abbraccia Galli e promette una legge per Firenze Duemila ad
accoglierlo. "Se volete, vi darò l´esercito" Il premier al Grand
Hotel Duro attacco alla sinistra fiorentina: "Hanno usato il loro potere
per le clientele lasciando andare la città" SIMONA POLI MASSIMO VANNI
Berlusconi a Firenze annuncia la legge speciale. Lo fa a tre giorni dalle
elezioni da una sala del Grand Hotel, inizio e fine del suo soggiorno di due ore
in città: «M´impegno a promuovere quanto prima una legge speciale per Firenze
città dell´arte», dice il premier al tavolo con il candidato sindaco Giovanni
Galli e il coordinatore nazionale Denis Verdini spazzando via venti anni di
attese. E venendo di fatto incontro alle richieste dei candidati avversari
Matteo Renzi e Valdo Spini. Ma non è l´unico impegno che prende Berlusconi. «Se
il nuovo sindaco lo vorrà - dice rivolto a Galli - manderemo a Firenze anche
l´esercito» per il controllo del territorio. Perché «l´esperimento che abbiamo
fatto è stato gradito dai militari e anche dalle popolazioni». Quanto alla
tramvia Berlusconi ci scherza su: «Non ne posso veramente più della vostra
tramvia e anche per questo appoggio l´ipotesi di non farla», dice raccontando dell´insistenza
quotidiana di Paolo Bonaiuti. Ma al momento di prendersela con la sinistra
fiorentina Berlusconi è serissimo: «Sono persone che fanno della politica un
mestiere, che per troppi anni hanno utilizzato il potere per le clientele e
hanno lasciato al degrado il sistema fieristico, non hanno fatto la nuova pista
dell´aeroporto né la bretella Barberino-Incisa». Trovare un candidato,
confessa, non è stato facile: «Giovanni Galli è una persona seria, un grande
campione, e io non gli ho chiesto di candidarsi anzi, ho cercato di
dissuaderlo». con Verdini, spiega il presidente del Consiglio, «abbiamo fatto
una ricerca ma il 90 per cento dei candidati si sono tirati indietro e il 10
per cento che si offriva non aveva possibilità di paragone con Galli, che è una
persona assolutamente leale, dice quel che pensa e ha una straordinaria
umanità». Fuori ad ascoltarlo, davanti al maxi-schermo montato in piazza
Ognissanti circa 2.500 fan e militanti che dopo averlo acclamato all´arrivo,
dopo le 17, lo applaudono ad ogni sua battuta. Che lui non risparmia: «Mantengo
sempre le promesse, anche quelle di andare alle feste di compleanno», dice
ridendo. Degli attacchi alla sua vita privata parla come di un prezzo da pagare
all´impegno politico: «Senti il profumo?», chiede a Galli mettendogli un polso
sotto il naso. «E´ profumo di santità». In piazza la gente tifa per lui:
«Questa storia di Noemi è una vergogna», dice Gabriella Gervasani, che al
premier porta una rosa rossa con un biglietto in dialetto milanese. Accanto a lei
Grazia Botarelli agita un cartello: "Berlusconi, educa anche i miei
figli". Di quello che fa il Cavaliere in camera da letto, in piazza
Ognissanti, «non frega a nessuno, i problemi dell´Italia sono ben altri». E
Berlusconi da dentro il Grand Hotel ricambia: «Vado a salutare le persone che
mi aspettano fuori - dice congedandosi - non meravigliatevi se preferirò
salutare le signore». Giusto un´ora dopo al museo Pecci di Prato, accanto al
candidato sindaco Roberto Cenni, annuncia di voler «avviare con il ministero
degli interni un´indagine sulla città in relazione alla presenza dei cittadini
cinesi». E qualcosa del genere fa sapere di volerlo avviare anche con «il
ministero dell´economia per accertare le infrazioni alle leggi compiute dalla
comunità economica cinese». E ancora: «Qui c´è una città
che da 60 anni sopporta il governo della sinistra, una città che non ne può
più. Qui non si dice che la Cina è vicina perché la Cina è in casa». Durante il viaggio il corteo di auto blu incrocia un
signore a Novoli, che scende dalla macchina e saluta in silenzio col pugno
chiuso alzato.
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Stasera dico una
parolaccia. Quando ci vuole ci vuole. Una parola che in Italia nessuna persona
politicamente educata pronuncia più in pubblico: conflitto d'interessi. Venerdì il presidente del Consiglio è intervenuto dalla Cina sugli «ascolti fantastici» di
Annozero dove - ha detto - «non era invitato nessuno dei nostri». Strano:
avevamo in studio il capogruppo della Lega sua alleata, Roberto Cota e il
vicedirettore de il Giornale, Nicola Porro. Poi è tornato in Italia e ha riunito
gli industriali a Villa Madama per parlare di crisi finanziaria. Ma poi
a giustificare chi non paga il canone Rai (che è una tassa sul possesso di tv,
dunque lui dovrebbe difenderla). E ha aggiunto: «Da presidente del Consiglio
non ho poteri per intervenire, ma dovreste chiedere un incontro ai vertici Rai:
come fate ad accettare che la Rai inserisca i vostri spot in programmi che
diffondono panico e sfiducia?». Ce l'aveva con noi? Chi lo sa. Certo, se ci
chiamassimo Anno Uno o Anno Due sarebbe meglio, più ottimistico. Annozero è
ansiogeno. Problema: se gli investitori ritirano gli spot dalla Rai e li
spostano su Mediaset, lui ci guadagna, ma in un mercato libero gli spot vanno
dove ci sono gli ascolti: i nostri, per esempio, fanno incassare alla Rai molto
più dei costi di Annozero, che perciò non usa un euro delle risorse del canone.
Gli investitori pagano l'Auditel per sapere quanta gente e che tipo di pubblico
guarda questo o quel programma e decidere quanto valgono gli spot. I nostri,
grazie a un pubblico bello e numeroso, sono tra gli spot che valgono di più.
Berlusconi cambia tutto e suggerisce un altro criterio: chi vende pasta, auto,
profumi, scarpe deve farsi pubblicità solo nei programmi che parlano bene del
governo, senza creare «ansia» né «sfiducia». Perché «la tv deve cooperare col
governo per diffondere serenità». Infatti poi ha invitato tutti a visitare il
Kazakistan, «dove c'è un signore che è mio amico e ha fatto cose straordinarie,
infatti ha il 91% dei voti». Si chiama Nazarbaiev e si è fatto nominare
presidente a vita. Un sincero democratico. La tv kazaka non diffonde né ansia
né sfiducia, anzi coopera col governo: anche perché una volta era del Partito
comunista unico, poi fu privatizzata affidandola alla moglie del presidente. È
un'idea anche per noi. Problema: in quale veste Berlusconi dava i suoi
consigli? Come esperto editore e proprietario di tv, o come politico? Perché,
se parlava come politico, la sua sarebbe potuta apparire come una velata
minaccia del tipo: attenti a dove mettete gli spot, perché se li date a chi non
mi piace, il governo poi non vi fa favori o vi fa qualche danno. Se invece
parlava come esperto editore, sarebbe - scusate la parolaccia - conflitto
d'interessi. E anche una turbativa del mercato pubblicitario, che dovrebbe
interessare l'Antitrust. E pure del mercato borsistico, visto che Mediaset è in
calo, tanto che il premier ha segnalato tre società sottovalutate, Iri, Eni e
Mediaset, invitando a comprare le loro azioni. Consigli per gli acquisti. E
questa sarebbe materia per la Consob. Senza contare - parlando con pardon - che
c'è conflitto d'interessi. E chi dovrebbe sanzionarlo? L'Agcom. Poi c'è l'on.
Gasparri, che auspica addirittura lo sciopero del canone contro la Rai che
manda in onda Annozero. Ora se Gasparri incita allo sciopero contro un
programma che non rispetta il pluralismo, ci può stare. Ma se lo minaccia per
far chiudere un programma sgradito, questo è un ricatto per ottenere una
censura. Ma di che si lamenta? L'Agcom ha appena denunciato gli spazi politici
abnormi dedicati a governo e maggioranza da Tg1 e Tg2 (per non parlare di
Mediaset): 58% sul Tg1 e 66% sul Tg2. L'opposizione è rispettivamente al 27 e
al 18%. E non è solo questione di minutaggio, ma anche di contenuti. Quando, il
2 dicembre 2006, Berlusconi riempì piazza San Giovanni «contro il regime di
Prodi», tutti rilanciarono il suo dato sui partecipanti: 2,2 milioni di
persone. Ora che Veltroni ha riempito il Circo Massimo e ha parlato di 2,5
milioni di persone, i tg hanno usato le cifre della questura, cioè del governo:
300mila, non di più. Ma se sono falsi i dati di Veltroni lo erano anche quelli
di Berlusconi. L'ha scritto anche il Giornale: San Giovanni è quasi un quarto
del Circo Massimo, 39mila metri quadrati contro 140mila. Contando quattro
persone a metro quadrato, Berlusconi radunò 156mila persone, Veltroni 560mila:
il quadruplo. A meno che il Cavaliere sia riuscito a stipare cinquantasei
persone in ogni metro quadrato: troppe anche per l'unto del Signore che
moltiplica i pani e i pesci. Perché allora le Authority tacciono o
acconsentono? Perché le nominano i partiti. E, visto che si son formate durante
il governo Berlusconi-2, sono a maggioranza di destra. Antitrust. Presidente
Antonio Catricalà, capo di gabinetto di Maccanico alle Poste, poi segretario
generale di Palazzo Chigi con Berlusconi premier. Componenti: Guazzaloca, ex
sindaco di Bologna di FI, ora ricandidato; Pilati, ex consulente Fininvest; e
due professori, Occhiocupo e Santagata De Castro. Anche qui - scusate la
parolaccia - c'entra il conflitto d'interessi. E chi dovrebbe garantire che i
telegiornali trattino tutti allo stesso modo? Le famose Autorità indipendenti,
che però sono tutte nominate dai partiti. Tanto per fare un esempio: in quella
che ci riguarda direttamente, l'Agcom, che per legge dovrebbe essere composta
da figure di specchiata indipendenza, siede ancora Giancarlo Innocenzi, ex
dirigente Fininvest, ex sottosegretario alle Telecomunicazioni (Forza Italia)
nel secondo governo Berlusconi. Un anno fa Innocenzi viene intercettato al
telefono con Agostino Saccà, direttore di Raifiction: «Sono reduce da un
incontro col Grande Capo. Si è deciso a dare una spallata a questi qua (il
governo Prodi, nda). Io sto lavorando con Tex (Willer Bordon, nda) che ha una
moglie che fa quel mestiere (l'attrice, nda)». Lui e il Grande Capo avevano
pensato di sistemarla in una fiction Rai, sperando che il marito senatore
passasse al Pdl. L'uomo che dovrebbe vigilare su Rai e Mediaset e sui conflitti
d'interessi chiama Berlusconi «Grande Capo » e lavora per regalargli un
senatore e far cadere Prodi sistemando alla Rai la moglie di un senatore.
Calabrò lo deferisce al Comitato etico dell'Agcom. Ma non se n'è mai più saputo
nulla. Intanto l'Agcom risolve brillantemente l'annoso caso di Europa7: Rete4
non ha la concessione a trasmettere? Bene, le frequenze a Europa7 gliele deve
dare la Rai. Quindici giorni fa Innocenzi era ad Abu Dhabi in missione per
conto di Dio col ministro Frattini: ora infatti è pure membro del «Comitato
strategico per l'interesse nazionale in economia», una task force di dodici
esperti per attirare investimenti stranieri. I due hanno incontrato i vertici
di Adia, il fondo sovrano degli Emirati Arabi. Curioso. Tre giorni prima
Berlusconi aveva detto: «Attenti ai fondi sovrani arabi» che minacciano «Opa
ostili su aziende italiane». Ma quello di Abu Dhabi va bene: è socio di
Mediaset al 2%. Domanda: come fa Innocenzi a vigilare sulle tv e i conflitti
d'interessi se lavora contemporaneamente per il Grande Capo, per il padrone di
Mediaset e per il premier che lo manda a parlare con i soci delle sue tv? Ci
vorrebbe un'Authority per vigilare su Innocenzi, ma c'è già lui che vigila su
se stesso. A questo punto parlare di conflitto d'interessi è proprio una
bestemmia, se è vero ciò che scrive il New York Times: «Gli italiani si
dividono in due categorie: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lo
faranno».(30 ottobre 2008)
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Mottaki all'Eliseo
Sarkozy rilancia il dalogo con l'Iran PARIGI La Francia tenterà oggi di
rilanciare il dialogo fra l'Iran e le grandi potenze sul programma nucleare di
Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Manoucher Mottaki, incontrerà
infatti all'Eliseo il presidente Nicolas Sarkozy, che in passato ha più volte
definito «inaccettabile» la prospettiva di un Iran dotato dell'arma nucleare. È la prima volta che il capo di Stato francese riceve un
responsabile iraniano di alto livello dalla sua elezione, nel maggio del
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
GOLDMAN
SACHS Dalla Cina Goldman Sachs ha raccolto 1,91
miliardi di dollari attraverso la cessione di una quota dello 0,9% di
Industrial & Commercial Bank of China (Icbc), la più grande banca per
capitalizzazione al mondo.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-03 - pag: 8 autore: Cina. Per l'anniversario di Tienanmen Pechino blocca Twitter e
Hotmail Luca Veronese Vietato parlare del massacro di Tienanmen. Nelle strade
del paese come su internet. Vietato manifestare, vietato discutere, anche in
rete. Vietato ricordare la morte di centinaia di studenti sotto i colpi dei
carri armati dell'esercito. Si stringono i controlli della polizia sui
dissidenti, sui testimoni scomodi, sui sopravvissuti e sui loro parenti. E sul
web vengono chiusi i canali per diffondere foto e documenti. In Cina ieri la censura ha colpito la gran parte degli
strumenti di comunicazione su internet. Bloccato Twitter, il microblogging che
mette in comunicazione istantanea milioni utenti. Impossibile per i cittadini
cinesi utilizzare i messaggi di Hotmail; accedere ai servizi di Windows Live.
Black-out improvviso sul social network Facebook; così come su Bing, il motore
di ricerca di Microsoft; e su Flickr, il sistema di condivisione online di
immagini fornito da Yahoo!. Le autorità alla vigilia dell'anniversario stanno
cercando di fermare anche su internet ogni forma di commemorazione della strage
che porta il nome della piazza centrale di Pechino, dove nella notte tra il 3 e
il 4 giugno del 1989 i militari, sotto il comando di Deng Xiaoping, aprirono il
fuoco sugli studenti, reprimendo nel sangue una protesta pacifica che chiedeva
riforme al governo cinese. Non è mai stato fornito un elenco dei morti di
Piazza Tienanmen e ora Pechino vorrebbe cancellare ogni traccia delle proteste
e degli scontri anche dalla memoria- molto meno virtuale di quanto si pensi
della rete. «L'accesso a Twitter è stato vietato all'improvviso allecinque
della sera. L'intera comunità degli utilizzatori di questi messaggi è stata
annientata in un attimo», ha confermato Kaiser Kuo, commentatore di tecnologia
che vive a Pechino. «Ma non c'è niente di nuovo, tutto questo - ha aggiunto con
rassegnazione Kuo - fa parte della nostra vita qui in Cina».
Gli utilizzatori di Twitter e degli altri sistemi bloccati ieri sono i cinesi
più evoluti, sul piano culturale oltre che tecnologico. La grande maggioranza
non si serve di applicazioni straniere ma di servizi realizzati da società
cinesi e soggetti alla censura. Negli hotel di Pechino e Shanghai le news sui
canali internazionali che riguardano Tienanmen vengono coperti da avvisi di
pubblica utilità sui pericoli del fumo da sigaretta.
luca.veronese@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA OSCURATI I MESSAGGI WEB
Le autorità cinesi vogliono impedire qualsiasi forma di commemorazione della
strage degli studenti avvenuta il 4 giugno del 1989
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-03 - pag: 8 autore: Corea del Nord. Il dittatore
prepara la successione dopo essersi garantito il sostegno dell'esercito con i
recenti test missilistici Designato l'erede di Kim Jong-il Secondo fonti di
intelligence sudcoreane sarà il terzogenito Kim Jong-un, 25 anni Stefano Carrer
TOKYO. Dal nostro inviato è successo proprio il giorno del secondo e più
potente test atomico della Corea del Nord: il 25 maggio scorso il parlamento,
le forze armate e forse anche le missioni all'estero sono state sollecitate a garantire
la loro fedeltà all'ultimo rampollo dell'unica dinastia familiare di un regime
comunista: Kim Jong-un - il 25enne terzo figlio di Kim Jong-Il - designato come
successore in pectore dell'attuale dittatore. Lo hanno indicato ieri prima un
parlamentare sudcoreano dell'opposizione, membro del comitato sulla sicurezza -
informato dai servizi segreti - e poi altre fonti citate dai media sudcoreani,
che hanno evidenziato il risvolto non solo internazionale, ma anche interno al
regime, delle recenti provocazioni militari. Secondo le ultime informazioni,
Pyongyang starebbe preparando il lancio di altri missili, compreso uno
potenzialmente in grado di colpire il territorio Usa: c'è chi ipotizza che il
test a lunga gittata sarà effettuato il 16 giugno, giorno dell'incontro tra il
presidente americano Obama e quello sudcoreano Lee Myung- bak. Missili a corto
o medio raggio potrebbero essere lanciati in tempi più brevi. Pyongyang
potrebbe cercare anche uno scontro navale limitato in una zona marittima dai
confini contestati nel Mar Giallo, dove già in passato ci sono state
schermaglie pericolose. La Corea del Sud ha rafforzato il suo dispositivo
navale nell'area per tenersi pronta a ogni evenienza. I mercati finanziari di
Seul hanno cominciato a dare segni di nervosismo e il governo ha deciso di
costituire una task force destinata a monitorare le possibili conseguenze
negative sull'economia - dagli investimenti stranieri all'eventuale
cancellazione di ordini per export - che potrebbero derivare da un aggravamento
della tensione e da sanzioni internazionali contro il Nord. è però la notizia
della designazione dell'erede della dinastia fondata da Kim Il- Sung a essere
giudicata una svolta. Dopo l'ictus che avrebbe colpito il 67enne dittatore (già
sofferente di diabete) nell'agosto scorso, era emersa come una debolezza
strategica del regime l'incertezza sui meccanismi e i volti della successione.
Kim JongIl aveva cominciato a "studiare" da leader a 32 anni
attraverso una prima designazione informale, circa vent'anni prima della morte
del padre (avvenuta nel 1994). Nel frattempo aveva potuto seguire un cursus
honorum progressivo, la cui replica ora dovrà giocoforza seguire tempi e modi
più bruschi. Con un upgrading delle capacità belliche spendibili in termini
propagandistici «Kim JongIl intende facilitare il processo di successione, che
non è determinato solo da lui ma anche da alti esponenti del governo, del
partito e delle forze armate», ritiene Paik Hang-Soon, analista al Sejong
Institute. A Tokyo, intanto, il governo ha deciso di sviluppare nell'ambito
della nuova politica di utilizzo dello spazio anche per fini di difesa - un
sistema satellitare in grado di monitorare tempestivamente il lancio di
missili: il via libera è stato dato da una commissione presieduta dalla stesso
premier Taro Aso, ieri in camiciola bianca di Okinawa (kariyushi) per
promuovere l'annuale campagna “Cool Biz” (abitileggeri estivi per risparmiare
energia tenendo più bassa l'aria condizionata negli uffici pubblici). I venti
da Nordovest arroventano il clima politico: Tokyo dà segni di insofferenza per
il protrarsi delle discussione al Consiglio di sicurezza sul tema delle
sanzioni, che Cina e Russia intendono annacquare. Il ministro degli Esteri cinese
Yang Jeichi, in una telefonata al collega Hirofumi Nakasone, ha detto che le
sanzioni non risolvono il problema Corea del Nord: occorrerebbe una risoluzione
Onu «bilanciata», che non precluda il ritorno di Pyongyang al tavolo dei
negoziati a sei. © RIPRODUZIONE RISERVATA ESCALATION NELLA REGIONE
Mentre Pyongyang si prepara al lancio di nuovi vettori, Tokyo avvia lo sviluppo
di un sistema avanzato di monitoraggio satellitare
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-03 - pag: 20 autore: Industria.
L'Italia sta aumentando l'attività di ricerca specializzata e sviluppo
all'interno delle aziende I brevetti del signor Brambilla In dieci anni due
terzi delle 32mila registrazioni sono delle Pmi Paolo Bricco MILANO «Nel 2007
abbiamo completato un programma di ricerca iniziato cinque anni prima. E mi
sono detto: fammela proteggere, questa cosa. Ora abbiamo quattro brevetti
europei riconosciuti e 16 depositati a Monaco. Per lo più nelle tecnologie
pulite per l'auto.A gennaio dell'anno scorso, il mio avvocato di Shanghai mi ha
convinto: ora li abbiamo anche a Pechino. Là, mica gli
interessano i brevetti non registrati in Cina». Giuseppe Ranalli, titolare della Tecnomatic di Corropoli in
provincia di Teramo, è uno specialista di ingegnerizzazioni. La sua società,
che l'anno scorso ha fatturato 27 milioni di euro, è una piccola impresa a buon
contenuto tecnologico, parte di un fenomeno sommerso che sta diventando sempre
più visibile nelle statistiche dell'innovazione. Secondo Unioncamere,
che ha elaborato i dati dello European Patent Office di Monaco di Baviera, dal
1999 al 2007 si sono contati 31.898 brevetti italiani: nel 1999 erano 2.809,
nel 2007 sono diventati 4.284. Un trend di crescita positivo. Stando alla Banca
d'Italia che ha adoperato numeri dell'Ocse, nel lontano
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-03 - pag: 40 autore: OLIO DI PALMA Con il
petrolio si alimentano attese di rincari La richiesta di biocarburanti, se
salirà, farà lievitare anche le quotazioni dell'olio di palma. Secondo Godrej
International, uno dei grandi commercianti di palmoil in India – paese al
secondo posto dopo la Cina nella graduatoria degli
importatori di questo olio alimentare – alla borsa merci di Kuala Lumpur il
future per consegna vicina potrebbe superare 3mila ringgit per tonn. (circa 596
à ) perché la forte domanda di olio di soia, in Asia come anche al Chicago
Board of Trade, si scontra con un'offerta non eccezionale. In Malaysia, che
insieme all'Indonesia produce quasi il 90% di tuttol'olio di palma, il prezzo a
metà maggio aveva già toccato 2.894 ringgit, massimo da nove mesi, ma ieri è
arretrato a quota 2.545. Gli analisti L
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-03 - pag: 6 autore: Hummer venduta alla
Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese Daniela Roveda La guidava Arnold
Schwarzenegger prima di diventare governatore pro-ambiente della California,
sigaro in bocca e muscolo in mostra; era il veicolo status symbol per
eccellenza negli anni del consumismo sfrenato di fine millennio, il Suv
preferito del rapper Coolio e della star del basket Shaquille O'Neill. Guidare
una Hummer nel 2000 era un vanto; oggi ben pochi negli Stati Uniti hanno il
coraggio di circolare a bordo di un mini-carro armato da
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
«Cinesi, svegliatevi
Rimuovete l'oblio su piazza Tiananmen» Lo scrittore cinquantacinquenne fu
testimone oculare della repressione Il suo «Pechino è in coma» è il primo romanzo
che rievoca quei giorni Se dalla Cina provate a
cercare su Internet l'espressione «Pechino in coma» (in lingua inglese o
cinese) non uscirà nulla. Anzi, rischiate di essere identificati dalla polizia
postale. Pechino è in coma (trad. di Katia Bagnoli, Feltrinelli, pp. 640, euro
19,50) è infatti il titolo dell'ultimo romanzo di Ma Jian, classe 1953,
scrittore dissidente, inviso al regime comunista, da anni in Gran Bretagna.
Autore di un libro particolarmente scomodo, perché racconta proprio i fatti di Tiananmen.
«Nel maggio-giugno 1989 ero in piazza», ricorda, «da narratore, da cittadino,
con una macchina fotografica e il desiderio di raccontare quanto stava
succedendo. Capii da subito che si trattava di un fatto storico e sentivo che
il mio compito era quello di documentarlo». Cosa che ha fatto vent'anni dopo,
con questo romanzo, il cui protagonista è Wei, colpito alla testa da un
proiettile durante la rivolta studentesca. All'inizio lo troviamo in coma,
piantonato dalla polizia pronta ad arrestarlo una volta che si sveglierà. Lui
pensa e riflette, e quell'immobilità forzata è l'occasione per ripercorrere la
mobilitazione degli studenti, le loro istanze di democrazia, ma anche la storia
cinese della seconda metà del Novecento, Mao Tse-tung e la Rivoluzione
culturale. Ai fatti di Tiananmen le autorità cinesi continuano a riferirsi
parlando di «disordini» e non di «massacro». Vent'anni dopo la maggior parte
dei cinesi giustifica la decisione violenta del governo che autorizzò l'entrata
dei carri armati in piazza e, in risposta alle entusiastiche recensioni che
all'estero hanno accolto Pechino è in coma, i giovani cinesi accusano Ma Jian
di non capire la Cina di oggi. Una triste condizione
di «amnesia collaborazionista», che allo scrittore in esilio fa male. Abbiamo
parlato con lui, aiutati da Nicoletta Pesaro, sinologa dell'Università Ca'
Foscari di Venezia, che si è prestata a farci da interprete. Ma Jian, come
spiega questa rimozione collettiva, nella Cina di
oggi, di Tiananmen? «Essa è il segno che il Paese è riuscito a cancellare la
memoria di quei giorni. La strategia culturale e politica del Partito comunista
cinese è stata in grado di annientare il ricordo dei fatti. Fatti terribili,
per la repressione cruenta. Ma ancor più tragica è stata la capacità di
cancellare gli eventi per le generazioni future». Lei oggi vive e lavora a
Londra, in una sorta di esilio volontario. Ma esiste o è
possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi
di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di
quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel
reprimere il dissenso. Per questo possiamo dire che gli studenti di oggi
sono le vere vittime di Tiananmen, perché è stato impedito loro di crescere con
un pensiero critico. Sono ostaggi del regime, senza che se ne rendano conto.
Nella generazione dei trenta-quarantenni, invece, si trovano degli oppositori.
Sparsi per la Cina avvengono circa 10 mila episodi di
protesta all'anno». Il protagonista del suo romanzo ha tratti autobiografici?
«Non in senso stretto, ma è un rappresentante tipico della generazione di
Tiananmen: figli che sono scesi in piazza per vendicare i padri umiliati dal
maoismo e dalla Rivoluzione culturale». Analoghe proteste di piazza nei Paesi
comunisti dell'Europa dell'Est sarebbero state, di lì a poco, il preludio per
la caduta di quei regimi. Perché ciò non è avvenuto in Cina?
«In Europa nessun regime aveva raggiunto il livello di durezza e crudeltà di
quello cinese. Ora sappiamo che già dal primo giorno delle manifestazioni
l'allora segretario generale del Pcc, Deng Xiaoping, aveva preparato l'esercito
a intervenire. Cosa che invece i leader comunisti europei non hanno voluto
ripetere». Se il regime ha vinto militarmente , c'è un punto su cui ha perso?
«Sì, da quel giorno, di fatto, è venuta meno la fede ideologica nel marxismo e
nel maoismo. Forse perché sarebbe sarebbe sembrato ipocrita, dopo quanto era
stato fatto, continuare a parlare di valori socialisti come si faceva prima.
Oggi di dottrina comunista si parla sempre meno, in tv, sui giornali, nelle
stesse riunioni di partito. I dirigenti comunisti cercano disperatamente di
placare questa 'sete di valori' attingendo alla tradizione spirituale del
popolo cinese, ad esempio dal confucianesimo. Ma è un tentativo destinato al
fallimento, perché oggi l'unica cosa reale è la prassi capitalistica». Quando,
a partire da alcuni anni fa, si è iniziato a introdurre gradualmente in Cina le riforme economiche, qualcuno sosteneva che al 'pane'
sarebbe seguita la 'libertà', cioè che l'economia di mercato si sarebbe quasi
automaticamente completata con l'allargamento dei diritti umani e civili.
Perché ciò non è avvenuto? «Perché in Cina del
capitalismo è stata introdotta soltanto la parte peggiore, quella quantitativa,
materiale, puramente economica. Il regime teme e osteggia in tutti i modi la
nozione di 'individuo', così centrale nelle società occidentali». Oggi cosa
rimane di Tiananmen? «Gli uomini del regime hanno cercato in tutti i modi di
annientarne il ricordo, investendo in quest'opera molti soldi ed energie. Ad
esempio oscurare tutti i siti web o i motori di ricerca attraverso cui si può
apprendere qualcosa del mio libro ha un costo non indifferente. Ma questa è
solo una piccola cosa: l'azione di 'damnatio memoriae' è ovviamente molto più
vasta e impegnativa. Eppure ogni anno sono costretti a ricordare Tiananmen: nei
giorni precedenti l'anniversario scatta l'allerta, perché si teme che possa
esserci qualche manifestazione spontanea per commemorare quei giorni oppure
qualche nuova protesta». Lei è ottimista sul futuro? «È difficile uscire dalla
morsa, ma il mondo si sta muovendo in una direzione precisa e la Cina non potrà fare per sempre parte per se stessa. Credo
che in futuro anch'essa verrà coinvolta in questo processo globale di
democratizzazione». C'è da sperare nelle pressioni internazionali? «Ho scarsa
fiducia nel ruolo dei capi di stato e di governo, che in Occidente assomigliano
sempre più a imprenditori tesi a trattare i cittadini come merce. Ho più
fiducia nelle istanze che vengono dal basso». Intervista a Ma Jian
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
«Può la barca
affondare l'acqua? Vita dei contadini cinesi» di Chen Guidi e Wu Chuntao
(Marsilio) è un libro-inchiesta che nel
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Da Qingdao a Londra
un esule e giramondo Nato a Qingdao il 18 agosto 1953, Ma Jian nel 1986, dopo aver subito la censura per alcuni scritti e dopo aver
vagabondato per tre anni per la Cina, è espatriato a Hong Kong. Nel giugno 1989, avuta notizia di
quanto succedeva a Tiananmen, raggiunse gli studenti in rivolta, partecipando
ad alcune dimostrazioni. Costretto al capezzale di un fratello ferito, ascoltò
per radio, però, le cronache del massacro. Nel 1997 si è spostato in
Europa, prima in Germania poi in Gran Bretagna. «Pechino in coma» è il primo
romanzo cinese sulla rivolta. Gli altri libri di Ma Jian pubblicati in Italia
sono «Polvere rossa» (Neri Pozza), «Tira fuori la lingua» e «Spaghetti cinesi» (Feltrinelli).
NA JIAN È NATO IL 18 AGOSTO 1953 DAL 1986 VIVE FUORI DAL SUO PAESE DAL 1997
VIVE IN EUROPA chi è
( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Se dalla Cina provate a cercare su Internet l'espressione «Pechino in
coma» (in lingua inglese o cinese) non uscirà nulla. Anzi, rischiate di essere
identificati dalla polizia postale. Pechino è in coma (trad. di Katia Bagnoli,
Feltrinelli, pp. 640, euro 19,50) è infatti il titolo dell'ultimo romanzo di Ma
Jian, classe 1953, scrittore dissidente, inviso al regime comunista, da anni in
Gran Bretagna. Autore di un libro particolarmente scomodo, perché racconta
proprio i fatti di Tiananmen. «Nel maggio-giugno 1989 ero in piazza», ricorda,
«da narratore, da cittadino, con una macchina fotografica e il desiderio di
raccontare quanto stava succedendo. Capii da subito che si trattava di un fatto
storico e sentivo che il mio compito era quello di documentarlo». Cosa che ha
fatto vent'anni dopo, con questo romanzo, il cui protagonista è Wei, colpito
alla testa da un proiettile durante la rivolta studentesca. All'inizio lo
troviamo in coma, piantonato dalla polizia pronta ad arrestarlo una volta che
si sveglierà. Lui pensa e riflette, e quell'immobilità forzata è l'occasione
per ripercorrere la mobilitazione degli studenti, le loro istanze di
democrazia, ma anche la storia cinese della seconda metà del Novecento, Mao
Tse-tung e la Rivoluzione culturale. Ai fatti di Tiananmen le autorità cinesi
continuano a riferirsi parlando di «disordini» e non di «massacro». Vent'anni
dopo la maggior parte dei cinesi giustifica la decisione violenta del governo
che autorizzò l'entrata dei carri armati in piazza e, in risposta alle
entusiastiche recensioni che all'estero hanno accolto Pechino è in coma, i
giovani cinesi accusano Ma Jian di non capire la Cina
di oggi. Una triste condizione di «amnesia collaborazionista», che allo
scrittore in esilio fa male. Abbiamo parlato con lui, aiutati da Nicoletta
Pesaro, sinologa dell'Università Ca' Foscari di Venezia, che si è prestata a
farci da interprete. Ma Jian, come spiega questa rimozione collettiva, nella Cina di oggi, di Tiananmen? «Essa è il segno che il Paese è
riuscito a cancellare la memoria di quei giorni. La strategia culturale e
politica del Partito comunista cinese è stata in grado di annientare il ricordo
dei fatti. Fatti terribili, per la repressione cruenta. Ma ancor più tragica è
stata la capacità di cancellare gli eventi per le generazioni future». Lei oggi
vive e lavora a Londra, in una sorta di esilio volontario. Ma
esiste o è possibile una controcultura in Cina? «Nei giovani che vivono oggi in Cina, in quelli che hanno vent'anni, cioè la stessa età dei ragazzi
di Tiananmen, è difficile trovare fermenti di ribellione. Ciò è la prova di
quanto dicevo prima, cioè della durezza e dell'efficacia di azione del Pcc nel
reprimere il dissenso. Per questo possiamo dire che gli studenti di oggi
sono le vere vittime di Tiananmen, perché è stato impedito loro di crescere con
un pensiero critico. Sono ostaggi del regime, senza che se ne rendano conto.
Nella generazione dei trenta-quarantenni, invece, si trovano degli oppositori.
Sparsi per la Cina avvengono circa 10 mila episodi di
protesta all'anno». Il protagonista del suo romanzo ha tratti autobiografici?
«Non in senso stretto, ma è un rappresentante tipico della generazione di
Tiananmen: figli che sono scesi in piazza per vendicare i padri umiliati dal
maoismo e dalla Rivoluzione culturale». Analoghe proteste di piazza nei Paesi
comunisti dell'Europa dell'Est sarebbero state, di lì a poco, il preludio per
la caduta di quei regimi. Perché ciò non è avvenuto in Cina?
«In Europa nessun regime aveva raggiunto il livello di durezza e crudeltà di
quello cinese. Ora sappiamo che già dal primo giorno delle manifestazioni
l'allora segretario generale del Pcc, Deng Xiaoping, aveva preparato l'esercito
a intervenire. Cosa che invece i leader comunisti europei non hanno voluto
ripetere». Se il regime ha vinto militarmente , c'è un punto su cui ha perso?
«Sì, da quel giorno, di fatto, è venuta meno la fede ideologica nel marxismo e
nel maoismo. Forse perché sarebbe sarebbe sembrato ipocrita, dopo quanto era
stato fatto, continuare a parlare di valori socialisti come si faceva prima.
Oggi di dottrina comunista si parla sempre meno, in tv, sui giornali, nelle
stesse riunioni di partito. I dirigenti comunisti cercano disperatamente di
placare questa 'sete di valori' attingendo alla tradizione spirituale del
popolo cinese, ad esempio dal confucianesimo. Ma è un tentativo destinato al
fallimento, perché oggi l'unica cosa reale è la prassi capitalistica». Quando,
a partire da alcuni anni fa, si è iniziato a introdurre gradualmente in Cina le riforme economiche, qualcuno sosteneva che al 'pane'
sarebbe seguita la 'libertà', cioè che l'economia di mercato si sarebbe quasi
automaticamente completata con l'allargamento dei diritti umani e civili.
Perché ciò non è avvenuto? «Perché in Cina del
capitalismo è stata introdotta soltanto la parte peggiore, quella quantitativa,
materiale, puramente economica. Il regime teme e osteggia in tutti i modi la
nozione di 'individuo', così centrale nelle società occidentali». Oggi cosa
rimane di Tiananmen? «Gli uomini del regime hanno cercato in tutti i modi di
annientarne il ricordo, investendo in quest'opera molti soldi ed energie. Ad
esempio oscurare tutti i siti web o i motori di ricerca attraverso cui si può
apprendere qualcosa del mio libro ha un costo non indifferente. Ma questa è
solo una piccola cosa: l'azione di 'damnatio memoriae' è ovviamente molto più
vasta e impegnativa. Eppure ogni anno sono costretti a ricordare Tiananmen: nei
giorni precedenti l'anniversario scatta l'allerta, perché si teme che possa
esserci qualche manifestazione spontanea per commemorare quei giorni oppure
qualche nuova protesta». Lei è ottimista sul futuro? «È difficile uscire dalla
morsa, ma il mondo si sta muovendo in una direzione precisa e la Cina non potrà fare per sempre parte per se stessa. Credo
che in futuro anch'essa verrà coinvolta in questo processo globale di
democratizzazione». C'è da sperare nelle pressioni internazionali? «Ho scarsa
fiducia nel ruolo dei capi di stato e di governo, che in Occidente assomigliano
sempre più a imprenditori tesi a trattare i cittadini come merce. Ho più
fiducia nelle istanze che vengono dal basso».
( da "AprileOnline.info" del 03-06-2009)
Argomenti: Cina
Tiananmen, 20 anni
dopo Redazione, 03 giugno 2009, 12:21 Per non dimenticare Nel ventesimo
anniversario del massacro, la Cina si chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica
piazza, aumenta la censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli
attivisti. Solo l'aumento del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la
perquisizione per chi si avvicina alla zona danno il segno che la giornata è
particolare a Pechino, dove parlare in pubblico del massacro continua ad
essere un tabù. Uniche a proseguire nella loro opera di denuncia, le Madri. Il
racconto di Zhang Xianling, 72 anni, un figlio assassinato dai militari e
sepolto nell'aiuola sulla via Chang'an Zhang XianlingSebbene dopo due decenni
il dolore non si sia alleviato, la determinazione a portare avanti la battaglia
in nome delle centinaia o migliaia di vittime del giugno 1989 è più forte che
mai, per coloro che da allora hanno avuto la vita sconvolta. "So bene che
non vedrò i risultati di tutto questo mio adoperarmi, ma non posso smettere di
chiedere giustizia, per mio figlio e le vittime di allora, e per le vittime di
oggi, le nuove generazioni che di ciò che è successo non sanno nulla"
spiega risoluta Zhang Xianling, 72 anni, il numero due del gruppo delle Madri
di Tiananmen. Sono passati 20 anni da quando l'Esercito di Liberazione Popolare
aprì il fuoco sugli studenti che da un mese e mezzo dimostravano sulla piazza.
Saranno passati anche 20 anni da quando Wang Nan, il figlio della signora
Zhang, all'epoca studente liceale di 19 anni, è stato ucciso da una pallottola
sparata dai soldati. "Wang Nan si era interessato molto alle
rivendicazioni degli studenti. Era il capo politico della sua classe e quelli
erano argomenti a cui prestava molta attenzione" - racconta Zhang ad Apcom,
mostrando gli striscioni che il figlio scrisse di propria mano a sostegno dei
dimostranti, e che ha conservato per tutti questi anni. "Aveva la passione
della fotografia, da grande voleva diventare fotoreporter. Diceva 'mamma vado
sulla piazza per catturare la storia', ma io all'inizio non ero
d'accordo". Impiegata al Ministero dell'Aviazione Zhang Xianling aveva una
visione 'ufficiale' del movimento studentesco all'inizio. "Pensavo che gli
studenti dovessero solo studiare e non occuparsi di politica, anche se le loro
rivendicazioni erano giuste". Tutto cambiò per Zhang, gli studenti e i
cittadini cinesi tutti con il famoso editoriale del 26 Aprile apparso sul
Quotidiano del Popolo. "Quell'editoriale è stato come un secchio d'acqua
gelata buttato sulla testa degli studenti: li ha categorizzati e spinti
all'estremo. Da allora ho iniziato ad essere d'accordo con Wang Nan e sostenere
il movimento". Ma col passare dei giorni, al figlio che gli chiedeva se ci
fosse mai da temere che l'esercito aprisse il fuoco sui manifestanti, Zhang
rispondeva sicura: "Come è possibile che sparino sulla folla? Non lo hanno
fatto all'epoca della Banda dei quattro, perché l'esercito del popolo dovrebbe
farlo adesso". La notte del 3 giugno, nonostante gli ammonimenti della
famiglia, Wang Nan decise di andare ugualmente sulla piazza, con macchina
fotografica al collo, registratore in tasca e un casco da motociclista sulla
testa. 'Temeva che potessero esserci bastonate; aveva sentito dire che durante
la Rivoluzione Culturale era così che le fazioni si attaccavano fra di
loro". Invece fu proprio un proiettile a trapassare quel caso ed
ucciderlo, ad ovest di Tiananmen, prima ancora che raggiungesse la piazza.
Stava facendo foto quando si è accasciato, all'una di notte, senza che a
nessuno fosse permesso di portargli soccorso, hanno raccontato i testimoni alla
madre. Dopo due ore, alle 3, Wang Nan è morto, ma la famiglia apprese la
notizia solo 10 giorni dopo. "Fino al 14 ho vissuto nell'angoscia, temevo
fosse morto famiglia e amici continuavano a ripetermi che molti ragazzi erano
stati arrestati o feriti. Ho fatto invano il giro di 24 ospedali, ma mai avrei
potuto immaginare che mio figlio fosse stato sepolto di nascosto a due passi da
Tiananmen, sull'arteria principale della città". I soldati che lo hanno
ucciso, insieme ad altri 2 giovani, si sono affrettati a nascondere le prove
dell'azione sconsiderata seppellendoli alla meno peggio sul giardino di entrata
di una scuola, sulla via Chang'an. La pioggia ha fatto riemergere i cadaveri e
le cintura militare che aveva addosso ha ridato un nome a Wang Nan.
"Poiché aveva addosso la cintura dell'esercito che gli avevano regalato ad
un'esercitazione militare a cui aveva partecipato a maggio, chi l'ha trovato ha
pensato che fosse un soldato e lo ha portato in un ospedale per il
riconoscimento. Gli altri due corpi che erano seppelliti con lui sono stati
cremati in tutta fretta e senza neppure sapere chi fossero". Così nel giro
di poche settimane il paese è ricaduto in tempi cupi di cui sperava di aver perso
memoria. "Credevamo nei nostri leader, avevamo fiducia in loro dopo tutto
ciò che avevamo passato con Mao. Il 4 giugno ci ha però svegliati di colpo:
abbiamo capito che il Partito avrebbe fatto di tutto" per assicurare la
propria sopravvivenza, spiega Zhang. A cominciare dal nascondere i fatti di
quei mesi, nonostante la volontà delle famiglie di capire le circostanze in cui
i loro figli persero la vita. Fu così che nel 1990 Zhang incontrò Ding Zilin,
madre di Jiang Jielian un altro liceale ucciso dall'esercito, e iniziò la
ricerca di altre famiglie nelle proprie condizioni. "Neppure un elenco dei
morti hanno pubblicato, allora ci siamo dette: bene, ci pensiamo noi. Ed
abbiamo iniziato a cercare, dapprima liceali come i nostri figli, poi tutti gli
altri". Oggi il gruppo delle Madri di Tiananmen conta circa 140 membri,
non solo madri ma anche padri, fratelli e parenti allargati delle vittime di
quel massacro. "Finora abbiamo raccolto le storie di 195 persone morte a
Tiananmen. Ma secondo i nostri calcoli sono solo il 10% del numero totale delle
vittime, che dovrebbe aggirarsi sulle 2000 persone". Il lavoro della Madri
non è mai stato facile negli anni, nonostante oggi le autorità sembrano
mostrare un attegiamento più conciliante. "Dal 1995 abbiamo iniziato a
fare tre richieste al governo: che si pubblichi una lista dei nomi dei
deceduti; che le famiglie vengano compensate secondo la legge, e che in accordo
con la legge i responsabili del Massacro di Tiananmen siano giudicati e puniti.
Ogni anno presentiamo una lettera aperta al Parlamento cinese, ma non abbiamo
mai avuto una risposta. La mandiamo ai media cinesi, alla CCTV, a Xinhua, ma
nessuno mai ci prende in considerazione. Il nostro lavoro all'interno della Cina non è per nulla facile, ma è svegliare la coscienza dei
cinesi che a noi interessa prima di tutto", spiega Zhang Xianling. Per
anni è stata sotto sorveglianza. Nel 2004 è stata perfino messa in prigione per
aver ricevuto un pacco con delle magliette commemorative dei 15 anni del
Massacro da un gruppo di attivisti di Hong Kong. "Ma ora la situazione
sembra essere più calma. L'ultima volta che sono stata messa sotto sorveglianza
è stato durante le Olimpiadi. Da allora nessuno mi segue più. Ed anche il
comportamento della polizia è diverso: prima erano molto più severi, ora sono
gentili. Sono giovani neppure mi conoscono ma quando spiego loro la mia storia
si mostrano compresivi e toccati. Mi dicono di essere dispiaciuti ma quello è
il loro lavoro. Li capisco, tocca al governo cambiare per primo". Eppure
Zhang Xianlin non valuta del tutto negativamente la nuova generazione di
politici al potere. "I nuovi leader sono diversi, parlano di armonia e
problemi che toccano la gente comune. Se 20 anni fa avrei dato uno zero alla
condizione dei diritti umani in Cina, oggi mi sento di
dare un 20 su 100. Si può vedere qualche progresso nelle dimostrazioni per
esempio a Xiamen o nel Sichuan, che hanno avuto qualche risultato. O anche da
quello che ha noi solo di recente è stato concesso". Due settimane fa 50
famiglie si sono ritrovate a casa di Zhang Xianling per una cerimonia
commemorativa. La polizia, che aveva appreso della notizia attraverso l'ascolto
delle conversazioni telefoniche, ha imposto tre condizioni (che non ci fosse
nessun esterno, nessun giornalista straniero e che non si uscisse a manifestare
in strada), ma non ha impedito la riunione. Solo Ding Zilin non è stata
autorizzata a lasciare il proprio appartamento per raggiungere le altre Madri.
"Nell'insieme nel paese non c'è stato nessun progresso al livello politico",
ammette sconsolata Zhang Xianling. L'ultima vittima è proprio lei: la scorsa
settimana la polizia le ha notificato che fino al 5 giugno sarà accompagnata da
un poliziotto per ogni spostamento al di fuori dalla propria casa. Una notizia
che arriva proprio quando essa stessa credeva che un cambiamento, seppur
minimo, fosse in atto. Nel ventesimo anniversario del massacro, la Cina si
chiude nel silenzio ufficiale, serra l'accesso alla storica piazza, aumenta la
censura su Internet e rafforza le restrizioni sugli attivisti. Solo l'aumento
del numero dei poliziotti attorno alla piazza e la perquisizione per chi si
avvicina alla zona danno il segno che la giornata è particolare a Pechino,
dove parlare in pubblico del massacro continua ad essere un tabù. Uno dei più
noti dissidenti, Qi Zhiyong, che perse la gamba sinistra nel 1989 ed è sotto
costante sorveglianza della polizia, ha inviato un sms all'agenzia France Press
per far sapere che è stato costretto a salire su un'auto per essere portato via
da Pechino. "Ogni giorno devo mandare a scuola mia figlia su una macchina
della polizia. Stavolta, quando mia figlia è scesa, gli agenti si sono
rifiutati di far scendere anche a me. Al contrario, sono saliti altri due
agenti, mi hanno costretto a sedere nel mezzo, e ora mi stanno portando via da
Pechino. E hanno intenzione di togliermi il cellulare". E a quel punto
tutte le chiamate al telefonino di Qi, 53 anni, a cui era stato chiesto nei
giorni scorsi di lasciare la capitale, sono andate a vuoto. Del resto, lui è
abituato ad essere allontanato in occasioni "sensibili": fu portato
via durante le Olimpiadi di agosto, quando a febbraio arrivò in Cina il segretario di Stato Hillary Clinton, e a marzo,
durante l'annuale sessione del Parlamento cinese. La censura va a tutto spiano:
le notizie sul sanguinoso massacro che pose fine a sette settimane di proteste
degli studenti vengono periodicamente tagliate dagli schermi della Bbc e Cnn,
in lingua cinese. Alla vigilia dell'anniversario, Pechino ha deciso di bloccare
anche l'accesso al microblogging Twitter, alla posta elettronica di Hotmail, al
nuovo motore di ricerca Microsoft Bing e al server fotografico Flickr (censure
che si sommano alle numerose restrizioni a cui già sono soggetti gli utenti
cinesi del web, penalizzati dalle censure di Youtube, Blogspot, Wordpress). In
un comunicato, Reporters without Borders ha ricordato che "il black out
sull'informazione è stato così efficace per 20 anni che la gran parte dei
giovani cinesi sono del tutto ignari di quel che accadde quella notte". La
maggioranza degli studenti dell'Università di Pechino, motore iniziale delle
proteste, non sanno nulla di quel che successe: l'enorme campus della Beijing
Daxue (nota con il nomignolo Beida in Cina), la
maggiore università del Paese, vive l'anniversario più concentrata sugli esami
di fine corso che per le rivendicazioni politiche. Jeff Widener, l'autore della
famosa foto di un giovane dinanzi a un tank, ha raccontato che il 4 giugno,
quando i soldati uscirono a pulire le strade, "il suolo del viale Chang'An
era letteralmente rosso di sangue". Ma gli appelli delle Madri al governo
(computo ufficiale dei morti, risarcimento, perdono ufficiale e un giudizio sui
responsabili) continuano a rimanere inascoltati. In assenza di dati ufficiali
da parte del governo, diverse Organizzazioni non governative (Ong) stimano che
tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle
manifestazioni per la democrazia del 1989. "Il Congresso nazionale del
popolo ha il potere di indicare la direzione per chiedere conto delle persone
uccise, di quelle arrestate e di quelle che sono ancora in prigione", ha
scritto Amnesty International in una lettera aperta inviata il 13 maggio a Wu
Bangguo, presidente del Comitato permanente del Cnp. "Tra le persone
tuttora in carcere, alcune furono condannate per reati 'controrivoluzionari'
che sono stati cancellati dal codice penale cinese nel 1997", ha
sottolineato Roseann Rife, vicedirettrice del programma Asia e Pacifico di
Amnesty International. Non tutte le persone finite in carcere a seguito delle
manifestazioni di Tiananmen per la democrazia presero effettivamente parte alle
proteste. A causa della successiva soppressione del dibattito pubblico, molte
di esse sono state condannate dopo il 1989, solo per aver esercitato il proprio
diritto alla libertà d'espressione, ad esempio dando vita a dibattiti on line o
pubblicando su Internet poesie in ricordo delle vittime. (L'intervista a Zhang
Xianling è stata realizzata dal corrispondente in Cina
di Apcom)
( da "Finanza e Mercati" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
«Credo staremmo
molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare la parola Microsoft», ...
di Redazione del 04-06-2009 da Finanza&Mercati del 04-06-2009 [Nr. 108
pagina 23] «Credo staremmo molto meglio se non avessimo mai sentito pronunciare
la parola Microsoft», il chief executive di Yahoo! Carol Bartz non ha certo il
dono della diplomazia. Almeno a giudicare dalla dichiarazione rilasciata ieri
alla Bank of America U.S. Technology Conference. Ha ammesso però che un accordo
sulle ricerche web con Microsoft permetterebbe a Yahoo! di risparmiare fino a
700 milioni di dollari. Ma comunque ha ribadito che Yahoo! non è sotto
pressione per competere con Google, che ha saldamente in mano il 64% delle
ricerche nel mercato Usa. Una piccola concessione è arrivata in merito a Bing
(le nuove tecnologie per la ricerca presentate di recente), con cui Microsoft
potrà guadagnare qualcosa. In termini di attenzione, però, non certo di
economie di scala. In attesa della replica del volitivo chief executive di
Microsoft Steve Ballmer, ieri Yahoo! sfiorava un calo del 6% a Wall Street.
Paulson rallenta Per un gestore che chiude il rubinetto, ce n'è un altro (non
certo uno qualunque, visto che si parla di John Paulson) che incassa un po'
meno. L'hedge Paulson & Co ha incassato non meno di 707 milioni di sterline
(oltre 800 milioni di euro) scommettendo al ribasso sulle banche britanniche
quest'anno. E proprio ieri ha deciso di chiudere la posizione su Barclays, che
da sola ha garantito a Paulson un ritorno di oltre 100 milioni di sterline.
Fosse uscito in gennaio, però, l'incasso sarebbe stato più che triplo. Morgan
Stanley Se i big occidentali vanno all'incasso in Cina, la Cina continua a scommettere su Wall Street. Il credito Usa, alle
prese con ricapitalizzazione e restituzioni del fondi del Tarp, continua a fare
nuove emissioni. E ieri è arrivata la notizia che China Investment Corp (Cic,
il fondo sovrano di Pechino) ha aderito con entusiasmo alla ricapitalizzazione
di Morgan Stanley acquistando azioni per 1,2 miliardi di dollari. Certo,
Cic nei mesi scorsi aveva tentato di diventare il primo azionista di Morgan
Stanley, senza riuscirsi. E finendo diluita. Per cui non poteva permetteresi di
lasciar passare quest'emissione senza agire. Lasciando il vantaggio alla rivale
giapponese Mitsubishi Ufj.
( da "Unita, L'" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Tiananmen, Hillary chiede i nomi dei morti Pechino Il segretario di Stato Usa
Hillary Clinton chiede alla Cina di pubblicare i nomi dei morti di piazza Tiananmen. E di render
noti anche i nomi delle persone scomparse o arrestate nelle manifestazioni per
il XX anniversario. Nella piazza, centinaia di poliziotti e uomini delle forze
paramilitari. Il mausoleo del presidente Mao è stato chiuso «per lavori».
( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Torino
La rassegna Moscato Wine Festival la piazza si tinge di giallo Tre giorni, da
oggi nel centro di Torino, dedicati agli appassionati del vino dolce astigiano
Brindisi ma anche libri e tanto altro Oggi, domani e sabato piazza Carlo
Alberto si tinge di giallo. Niente a che fare con delitti in stile Fruttero e
Lucentini: il colore in questione è quello del vino, nello specifico del
Moscato cui è dedicato per l´ottavo anno il Wine Festival. L´evento è di quelli
semplici, promozionali, piacevoli e profumati in cui troveranno nettari per i
propri palati gli appassionati del vino dolce che tanto rende famoso il
Piemonte. In piazza tutte le sere dalle 19 alle 23.30 i Produttori Moscati
d´Asti Associati, il Consorzio per la Tutela dell´Asti e l´Enoteca Regionale
«Colline del Moscato» di Mango propongono un mercato, percorsi e degustazioni
guidate tutti i dì alle 22 - condotte dall´Onav e dal Consorzio di Tutela Vini
Brachetto d´Acqui - al costo di 10 euro (5 per soci Go Wine, Onav, Fisar, Ais e
Lions). Il tutto s´apre oggi con un appuntamento che non è che sappia proprio
di moscato, ma si sa che un po´ di cultura fa venire sete: alle 18.30 Marcello
Sorgi presenta la propria ultima fatica: dopo il tomo dedicato a Gianni Agnelli
Il secolo dell´avvocato, il giornalista-scrittore ha appena pubblicato Edda
Ciano e il comunista, la storia «della passione intima e travolgente che supera
le differenti appartenenze politiche» che non ha niente a che fare con
vicissitudini d´amore e potere riportate dalle cronache contemporanee ma si
riferisce alla liaison tra la figlia di Mussolini e il partigiano Leonida
Buongiorno. Volendo proprio trovare un nesso, possiamo individuarlo in Lipari:
sull´isola delle Eolie si svolge l´azione del romanzo e lì si produce un´ottima
malvasia, che è vino felice almeno quanto il Moscato. Alla fine dell´incontro
brindisi per inaugurare questa ottava edizione del festival. L´accaparrarsi un calice da degustazione ai prezzi sopraindicati
consente di assaggiare as much as you want ai banchi dei produttori e con
ticket nelle enoteche tematiche della piazza (Enoteca del Moscato nel Mondo,
Enoteca «Oltre il Moscato» ed Enoteca dei vini aromatici). Cin cin. Info
www.gowinet.it, 0173/364631 (l.iac.)
( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Palermo
LA RISSA DEL CENTRODESTRA CI ALLONTANA DALL´EUROPA L´Ue finora è stata
considerata solo una cassaforte ben munita alla quale attingere anche per il
finanziamento delle spese correnti Il futuro si gioca sui rapporti con i Paesi
del Mediterrneo AGOSTINO SPATARO S iamo chiamati a votare per rinnovare il
parlamento europeo, ma quasi nessuno ha parlato della Ue. Ancor meno dei
rapporti attuali e delle prospettive che legano la Sicilia all´Europa e al
Mediterraneo. La gran parte dei partiti e candidati sono andati volutamente
fuori tema, accentuando così il distacco dei cittadini verso la politica e il
disamore degli elettori verso il voto. Per il 6-7 giugno si teme infatti una
valanga astensionista. Le cause sono tante, tuttavia quella che in Sicilia ha
più influito è l´azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal
governatore Lombardo che - bisogna ricordare - è anche capolista dell´Mpa in
più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico sbarramento del 4
per cento. Si è voluta imbastire una finta maxi-rissa fra partiti alleati da
«trasmettere» sui media fino al 7 giugno. Un giochino non proprio originale
basato su contrasti reali e appetiti di basso profilo, nel quale taluni sono
cascati convinti che la vera posta non sia l´Europa, ma la sorte di una giunta
incompleta e per nulla rinnovata. Peccato, perché la Sicilia senza l´Ue non può
andare da nessuna parte. In tutti questi decenni, l´Europa è stata per l´Isola
una cassaforte ben munita cui attingere per il finanziamento d´importanti opere
infrastrutturali, di attività scolastiche e formative, di politiche turistiche,
dei trasporti, dei beni culturali. Senza questi fondi (e i tanto discussi e mai
arrivati Fas) la Regione siciliana potrebbe bloccare ogni investimento. Sarebbe
un colpo durissimo, forse letale, per l´economia, i commerci e le pubbliche
amministrazioni che talvolta finanziano le spese correnti coi fondi Ue. Persino
i saggi di fine anno dei nostri istituti scolastici si realizzano con
contributi europei. Questa Europa, di cui nessuno discute, è dunque importante
per i flussi finanziari, ma soprattutto per costruire un nuovo futuro economico
e sociale. La Sicilia ne ha un disperato bisogno. Altro che incatenarla ancor
di più - come si vorrebbe - a una visione gretta, clientelare, falsamente
autonomistica. Senza un forte ancoraggio all´Ue, l´Isola sprofonderà in questo
Mediterraneo delle contraddizioni. Dove si stanno delineando nuovi e
interessanti scenari. Bisogna guardare oltre la prospettiva della "zona di
libero scambio" (che non scatterà nel 2010) e che, in ogni caso, non è la
panacea dei nostri guai. Anche perché per scambiare beni, merci e servizi
bisognerebbe prima produrli. E la Sicilia ne produce pochi e scarsamente
competitivi. Una classe dirigente degna di questo aggettivo, invece di litigare
per qualche misera poltrona, dovrebbe cogliere le grandi opportunità
provenienti dai mercati europeo e mediterraneo. Esempio: le materie prime che
passano attraverso il canale di Suez, in provenienza
dall´Asia (Cina, India,
Giappone) e dall´Africa verso l´Europa. Così come la gran massa di petrodollari
che dal Golfo Persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi
mediterranei e non più solo verso Usa e Nord Europa. Ad Abu Dhabi o negli
Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente,
ma per trovare investimenti e proporre joint-venture. Certo, oggi il Sud e la
Sicilia non sono attrezzati per una prospettiva simile. Ma molto si potrebbe
fare nel quadro di una nuova politica dell´Unione che, dopo l´Est europeo,
volga il suo sguardo verso il Mediterraneo, spostando a sud l´asse del suo
sviluppo. All´interno di tale prospettiva si dovrà collocare il ruolo
dell´Isola e l´iniziativa delle sue forze sane, moderne e produttive. Perciò
bisogna mandare a Bruxelles gente capace di rappresentare degnamente questa
speranza. L´unica che ci resta prima del crollo. Oggi la Sicilia vive una
condizione di grave disagio, al limite della disperazione, come denunciano le
statistiche. Il 31 per cento delle famiglie siciliane (una su tre) vive sotto
la soglia di povertà. Un dato allarmante generato da un sistema di potere
arcaico, familistico, corporativo che ha divorato fiumi di finanziamenti
pubblici, europei e nazionali, e prodotto un ceto dirigente consociativo,
oscillante fra deteriori trasformismi e smisurate ambizioni politiche. Per
uscire dalla crisi, che in Sicilia c´è sempre stata (ora si è solo aggravata),
c´è più bisogno dell´Europa e del suo parlamento.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-04 - pag: 8 autore: Geopolitica del gas. Accordo
da 4,7 miliardi di dollari per lo sviluppo del giacimento South Pars
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-04 - pag: 8 autore: IL PIÚ GRANDE GIACIMENTO DI
GAS DEL MONDO Cambio di partner Il governo iraniano ha siglato un accordo da
4,7 miliardi di dollari con la Compagnia nazionale
petrolifera della Cina
(Cnpc) per lo sviluppo della fase 11 di Pars South, uno dei più grandi
giacimenti di gas naturale del mondo.Secondo l'agenzia d'informazione ufficiale
iraniana Irna,le firme all'accordo sono state poste ieri a Pechino da Seifollah
Jashnsaz, amministratore delegato della Compagnia nazionale petrolifera
iraniana (Nioc) e dal suo omologo cinese Total fuorigioco In base al
patto stipulato, la Cnpc prenderà il posto della società francese Total, che
fino a pochi mesi fa era la compagnia straniera che aveva la commessa
principale per lo sviluppo del giacimento. Gli iraniani hanno accusato la
compagnia francese di non aver fatto registrare progressi significativi nello
sviluppo di Pars South, contravvenendo così agli accordi stipulati Le cifre di
South Pars La Total deteneva il 50% più uno del pacchetto azionario dei settori
upstream e downstream della fase 11 del giacimento che, secondo le stime
effettuate, conterrebbe 14mila miliardi di metri cubi di gas, pari all'8 per
cento delle riserve mondiali
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-06-04 - pag: 12 autore: Keynes non è
la coperta di Linus di Leonardo Maisano I l dubbio è che si sia sentito toccato
sul nervo scoperto dell'orgoglio accademico. O meglio, su quello, ancor più
sensibile, di un solido ego, giustificato com'è dalla grande fama raggiunta in
tenera età, per i tempi che si concedono a uno storico. Il dubbio è che Niall
Ferguson, 43 anni, docente ad Harvard e Oxford già assiso su un elenco di
volumi di formidabile successo (Penguin ha appena rilanciato l'edizione
paperback della sua bella storia della finanza mondiale The ascent of money)
non abbia mai digerito le poche parole con cui il Nobel Paul Krugman liquidò la
sua teoria sulle conseguenze del credit crunch. E per questo, Ferguson,
continui a polemizzare con lui, ma ora anche con Martin Wolf che ieri sul
Financial Time e sul Sole 24 Ore aveva confutato le sue tesi. «Krugman è stato
piuttosto villano, è vero. Ma la mia, anche con Wolf, è una disputa
intellettuale. A Martin ho replicato con una lettera (la sintesi è in basso, il
testo integrale in prima pagina, ndr). Ho tutto il diritto a contestare chi
sostiene che non ci sarà pressione sui tassi in presenza di un deficit da 1.800
miliardi di dollari. Soprattutto ora che c'è. La cosa straordinaria è che
Krugman e altri come lui sono tornati alla teoria generale di Keynes come se
fosse la coperta di Linus. Un approdo rassicurante, forse, ma che non tiene
conto degli ultimi 70 anni di storia». Ferguson nel salotto di Penguin, con
vista sullo Strand, è reduce da una lunga intervista alla Bbc. Sta preparando
una nuova lezione universitaria e affila la punta per un altro affondo contro
gli economisti colpevoli di non aver visto prima e di non capire oggi
l'avvicinarsi di una delle più grandi crisi della storia. «è pericoloso
generalizzare. Gli economisti con una visione storica hanno, infatti, compreso
prima degli altri. Penso a Ken Rogoff, docente ad Harvard ed ex chief economist
del Fondo monetario. La maggior parte, però, non ha intuito e non ha inteso,
perché il mondo considerato nei libri di testo d'economia non valuta come
dovrebbe i cambi strutturali avvenuti nei mercati finanziari, i modelli
standardizzati non lo consentono. Negli ultimi 25 anni, il sistema globale
delle operazioni finanziarie è mutato radicalmente e un approccio economico
tradizionale non basta per comprendere la realtà odierna. Per questo tanti
economisti hanno fallito. Due sono a mio avviso le considerazioni di fondo: il
mondo è molto diverso da quello degli anni 30 e non si può pretendere di
interpretarlo affidandosi ai grafici; questa non è la Grande Depressione. La
politica monetaria della Fed è stata corretta e ha evitato l'aggravarsi della
crisi, ma ora è sotto pressione. Deve acquistare nuovi titoli di stato
ampliando il suo bilancio molto oltre l'impegno di 300 miliardi e per la Fed si
crea un problema di credibilità. Dove arriverà il suo bilancio? A 2mila
miliardi di dollari, 3mila o addirittura 4mila? Qui non si tratta di stimoli
fiscali o di approccio keynesiano, ma di riconoscere il sostanziale fallimento
dell'assetto strutturale del sistema finanziario americano. Il ricorso al
debito è la principale debolezza dell'impero americano». Ferguson non offre una
soluzione, è ecumenico nel riconoscere gli scenari che ci aspettano. E per
cominciare liquida ancora una volta le parole di Krugman che non più tardi di
tre giorni fa ha ridimensionato la minaccia di un'imminente ripresa
dell'inflazione. «Krugman dice ora che dobbiamo temere solo la paura dell'inflazione?
è tautologico:il più grande driver dell'inflazione è l'aspettativa. Credo che
la popolazione americana abbia tutti i motivi per temerla: deficit pubblico, le
materie prime che ripartono, crescita della massa monetaria con M1 al 20% e M2
al 9. Non puoi avere deflazione fino a quando hai questi numeri, se Krugman sa
citarmi un esempio sarei davvero curioso di saperne di più. In prospettiva è
diverso. La paura dell'inflazione è legittima, ma lo è anche quella della
deflazione. Ci sono due grandi mostri che combattono là fuori, King Kong contro
Godzilla. Inflazione e deflazione. Io ritengo molto più probabile la prima, il
prossimo anno soprattutto, e lo dico anche perché ci sono interessi convergenti
a farla ripartire. è già accaduto negli anni 70». Nei giorni scorsi all'Hay
festival gallese, happening di intellettuali che ripensano, discutono,
s'accapigliano sul corso dell'esistenza, Ferguson ha tolto a Nouriel Rubini gli
abiti di Dr Doom, disegnando gli scenari di un dopo-crisi da brividi. Al collasso
finanziario seguirà quello politico e un filo comune legherà i paesi segnati
dall'"asse della rivolta" destinata a sostituire,nell'immaginario
collettivo, l'"asse del male". Sembrano, sono, battute di grande
effetto, ma lo storico inglese le recupera e traccia in questa conversazione le
conseguenze ultime del credit crunch. «Non voglio essere confuso con Nouriel,
né voglio che mi si arruoli fra chi crede allo scenario della Grande
Depressione. Le rivolte che immagino non hanno nulla a che vedere con le conseguenze
politiche della crisi del 1929. Quando ho parlato di "asse della
rivolta" mi riferivo alla destabilizzazione dei governi più deboli. Ne
abbiamo visti cadere quattro nell'Europa dell'Est. Ne vedremo cadere altri in
Asia. La Thailandia trema. Assistiamo a qualcosa di simile anche in Gran
Bretagna, dove la sensibilità degli elettori verso lo scandalo dei rimborsi
parlamentari è stata acuita dalla crisi. E così hanno preso fiato quelle forze
populiste che non avevano mai trovato tanto spazio. E se Brown continuerà a
rinviare le elezioni permetterà a Bnp (British national party di estrema estra,
ndr) e all'Ukip (antieuropeisti,ndr)di strutturarsi, consentendo loro di
diventare presenze costanti della vita politica britannica. è ragionevole
attendersi atti di rivolta sociale che negli Usa avranno la forma di un ritorno
della crimina-lità, in Europa di dimostrazioni di piazza, in altri Paesi colpi
di stato o rivoluzioni. L'affermarsi del denaro, per citare il mio libro, è
seguito dalla discesa della democrazia. Anche in termini di geopolitica». In
Russia lo vediamo già. La fragilità ucraina, e in misura molto minore quel-la
dei paesi baltici, dischiude nuove opportunità a Mosca sul suo estero vicino,
eterna ossessione del Cremlino. Putin può stringere su Kiev e anche sul Caucaso
affermandosi come unico, vero partner economico per le schegge infedeli dell'ex
Unione Sovietica.Ma per Ferguson la crisi sarà la grande prova sulla volontà
cinese. «è uno scenario molto più complesso di quello degli anni 30. Tutti gli
alleati asiatici dell'America sono in ritirata, mentre Pechino dovrà decidere
se restare il partner del mondo occidentale oppure giocarsi la partita
neoimperialista. In parte è già in corso in Africa e in Sud America. Una cosa
è, infatti, la ricerca d'intese commerciali per avere materie prime, un'altra,
molto diversa, è l'acquisizione di miniere,l'installazione di fabbriche per la
trasformazione, la costruzione di infrastrutture. Gli imperi nascono anche
così. Si prevedevano molti decenni per assistere a questo genere di evoluzione
e invece la crisi darà, sta dando già, una fortissima accelerazione. Goldman
Sachs aveva già portato - prima del credit crunch - al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-04 - pag: 23 autore: PECHINO
Tecnologie italiane per la sede del ministero cinese dell'Ambiente è made in Italy
la nuova eco-sede del ministero cinese dell'Ambiente. L'edificio è appena stato
completato a Pechino (finanziato da Banca mondiale, governo cinese e ministero
italiano dell'Ambiente). La progettazione ecologica, dell'architetto Mario
Occhiuto, e la fornitura dei materiali innovativi sono esclusivamente italiane,
secondo il programma di collaborazione ambientale tra
Italia e Cina promossa dal
direttore generale del ministero, Corrado Clini. Tra le caratteristiche ci sono
i pannelli fotovoltaici, l'illuminazione a specchi solari, la ventilazione
naturale. L'edificio ospiterà anche la sede cinese del ministero italiano
dell'Ambiente. Oggi nel nuovo edificio il sottosegretario italiano
dell'Ambiente, Roberto Meina, incontrerà i viceministri cinesi, alcuni dei
quali hanno studiato ecologia in Italia alla Venice international university.
Made in Italy. Eco-tecnologie nel nuovo ministero cinese dell'Ambiente
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-04 - pag: 23 autore: Sistema moda.
Nel bilancio dello scorso anno 870 milioni (+3,2%) di ricavi ma l'utile cala a
62,3 milioni Strategia d'attacco per Zegna Nonostante la frenata nel 2009
investimenti nel retail diretto Cristina Jucker MILANO «è come guidare nella
nebbia, senza sapere quando finirà». Gildo Zegna, amministratore delegato del
gruppo biellese leader mondiale nell'abbigliamento maschile, è preoccupato ma
ben determinato a guardare oltre la crisi. «Sto lavorando sul 2010 – dice – ma
per tutto quest'anno siamo pronti a ballare. Con molta attenzione ai costi e
senza abbandonare l'investimento nel retail, per noi strategico». E mentre
annuncia il bilancio 2008 è già concentrato sul futuro: «Non possiamo
permetterci di sbagliare un solo colpo». L'anno scorso è andato ancora bene: il
fatturato è salito a 870,6 milioni di euro (+3,2% a cambi correnti, +5,7% a
cambi co-stanti), l'utile netto è stato di 62,3 milioni (ma senza i proventi
straordinari sarebbe risultato inferiore del 20%) contro i 69,7 milioni del
2007. Resta comunque «significativamente » positiva la posizione finanziaria
netta. E il 2009? Nei primi cinque mesi il fatturato è in calo ma quella che
sta diminuendo con un ritmo maggiore è la redditività. «Il nostro primo
obiettivo è preservare la cassa –sostiene Zegna – e poi semplificare al massimo
il modello industriale e distributivo. Anche nella nostra collezione ci saranno
meno cose e messaggi più chiari ». Poi aggiunge: «I grandi retailer Usa e
giapponesi hanno inchiodato tutto il sistema, oggi il vero problema è la
scellerata politica dei saldi che ha provocato un rallentamento generale nella
ripresa dei consumi. Credo che tutto il modello distributivo sia da ripensare,
c'è un eccesso dianticipo nelle consegne ( siamo arrivati a fine ottobre-inizio
novembre per le collezioni estive) che porta ad anticipare anche i saldi.
Dobbiamo rompere questo sistema che stressa e danneggia tutta la filiera, anche
il tessile. In Giappone, secondo mercato mondiale del lusso, per la prima volta
credo nella storia i saldi sono partiti a maggio: sono sbigottito, non era mai
accaduto». Dunque, se i department store sono ancora pieni di merce da smaltire
meglio puntare sul retail diretto (che per Zegna ora copre i due terzi circa
delle vendite). E soprattutto sui nuovi mercati, visto che quelli tradizionali
sono fermi. «La Cina, cresciuta del 30%, è per noi il secondo mercato mondiale. Vanno
bene anche il sud-est asiatico (l'anno prossimo apriremo in Vietnam) e gli
Emirati Arabi, va molto bene l'America latina e, nel suo piccolo, anche l'India
cresce a due cifre». Zegna, quest'anno, ha aperto due global store a
Tokyo e Hong Kong e aprirà altri 20 negozi nel mondo (di cui 15 nella Grande Cina). A fine 2008 i negozi monomarca erano 547 (
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-04 - pag: 41 autore: All'assemblea
ribadita la disponibilità dei soci di riferimento a diluirsi in una fusione
Peugeot cerca alleati (di minoranza) Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro
corrispondente Come se il concetto non fosse abbastanza chiaro, Philippe Varin,
nuovo presidente di Peugeot, l'ha ripetuto alla sua prima uscita ufficiale, in
occasione dell'assemblea degli azionisti. La casa automobilistica francese
vuole crescere, anzi deve crescere, e per farlo è disposta ad alleanze di
capitale (scambi di pacchetti azionari) nelle quali non si esclude una
possibile diluizione della partecipazionedella stessa famiglia Peugeot,
attualmente al 30% e al 45% dei diritti di voto. Il manager che fino a pochi mesi
fa si era occupato della ristrutturazione del gruppo siderurgico Corus, ora
controllato dall'indiana Tata Steel, ha grandi ambizioni: «Per essere più
globali, più veloci, non esiteremo, se la crescita interna non sarà
sufficiente, a cogliere tutte le opportunità di crescita esterna e di
partnership». Più o meno lo stesso concetto espresso 24 ore prima in
un'intervista a Les Echos dal presidente del consiglio di sorveglianza Thierry
Peugeot, dove per la prima volta la famiglia si diceva disposta a cedere qualcosa
della propria "sovranità" a patto però di restare azionista di
riferimento. Un'attitudine che dovrebbe portare a schemi complessi di scambi
azionari, con partner potenziali che vanno dalla tedesca Bmw alla giapponese
Mitsubishi, senza peraltro escludere a priori (anche se nei mesi scorsi i
contatti non avevano portato a nulla) la stessa Fiat. «La porta non è chiusa -
ha proseguito il manager chiamato a sostituire Christian Streiff, silurato di
recente al termine di un lunghissimo conciliabolo in seno alla famiglia
Peugeot- a eventuali discussioni a eventuali progetti che potrebbero esserci
presentati nell'ambito di questa ambizione di voler diventare, da gruppo
internazionale, un gruppo globale». Per deformazione professionale, ma anche
per chiara evidenza macro e microeconomica, Varin vuole andare a cercare la
crescita sui grandi mercati emergenti. Al di fuori dell'Europa, il gruppo
Peugeot CitroËn Psa, ha partnership industriali in Cina con Dongfeng e in Russia attraverso
la costruzione di un impianto assieme a Mitsubishi. Quanto alla taglia critica
che intende raggiungere, Varin pur sottolineando che «le dimensioni sono certo
importanti », ha detto di non avere in mente «una cifra del miracolo, che si
tratti di 5,5 o di 6 milioni di vetture». Un chiaro riferimento al
mantra di Sergio Marchionne. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL TIMONE NON CAMBIA
Ormai è chiaro che il gruppo francese non vuole restare fuori dal
consolidamento, ma la sola condizione è non perdere il controllo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-04 - pag: 47 autore: CAMBI E TASSI
www.ilsole24ore.com COMMENTI E DATI IN TEMPO REALE Sui mercati torna la
prudenza e l'euro scende I l dollaro ha recuperato terreno nei confronti
dell'euro per la prima volta dopo cinque sedute in ribasso. La volatilità delle
monete in questa fase non permette di individuare tendenze consolidate: se
martedì la lancetta dei mercati puntava sulla ripresa economica, ieri è tornata
indietro, spinta dagli incerti dati economici arrivati dagli Stati Uniti su
occupazione e servizi. Il rilancio sembra ora troppo debole per sostenere
guadagni in investimenti ad alto rendimento. Il biglietto verde ha così
guadagnato rispetto a tutte le principali valute. Mentre l'euro è tornato sotto
quota 1,42dollari,scambiando in flessione anche nei confronti dello yen. Giornata negativa anche per il rublo, che ha seguito i ribassi di
Borsa. Il presidente Dmtrij Medvedev potrebbe discutere la propria proposta di
creare una nuova moneta internazionale nel vertice con Brasile, India e Cina, in programma questo mese.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-06-04 - pag: 28 autore: Segnatempo Per gli
orologi la ripresa ritarda di un anno Lino Terlizzi L' onda negativa per
l'industria degli orologi non è finita. Ma a soffrire di più sono i prodotti di
fascia media, mentre le fasce agli estremi – cioè quella dei prezzi bassi e
quella della gamma alta – soffrono meno. L'Italia, comunque, è tra i mercati
che registrano nel complesso una flessione contenuta. è quanto emerge dai dati
della Fédération de l'industrie horlogère suisse (Fh), relativi all'export
elvetico nel mese di aprile. La Svizzera rappresenta il 50-60% del fatturato
mondiale del settore ed esporta circa il 90% della produzione. I dati Fh sono
dunque un termometro di ciò che avviene nell'universo delle lancette. In
aprile,l'export rossocrociato è stato di 1,04 miliardi di franchi (690 milioni
di euro), in calo del 26,3% rispetto allo stesso mese di un anno fa. Se si
guarda all'intero periodo gennaio-aprile
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-04 - pag: 3 autore: Bernanke: allarme
deficit «Sono in pericolo stabilità finanziaria e crescita degli Usa» Marco
Valsania NEW YORK Ben Bernanke lancia un nuovo monito: il prezzo del
salvataggio dell'economia dalla più grave recessione e crisi finanziaria dagli
anni Trenta non può essere lo sconquasso dei conti pubblici. Il presidente
della Federal Reserve, chiamato dalla commissione budget della camera, ha
chiesto ai parlamentari e all'amministrazione Obama di impegnarsi subito a
ridurre un deficit che quest'anno arriverà a 1.850 miliardi di dollari e a
riportare il paese sulla strada del rigore. Altrimenti, ha detto, il rischio è
perdere la fiducia dei mercati e covare future crisi. Bernanke ha anche difeso
a spada tratta gli straordinari interventi di salvataggio economico oggi in
corso, rispondendo ai critici che temono le iniziative della banca centrale
siano eccessive. Martedì il cancelliere tedesco Angela Merkel, prendendo di
mira le iniezioni di liquidità e i crescenti poteri di intervento della Fed,
aveva invocato un ritorno a politiche «ragionevoli» e di «indipendenza delle
banche centrali ». Bernanke ha fatto sapere di essere a «proprio agio» con le
scelte compiute e «rispettosamente » in disaccordo con Merkel: «Gli Stati Uniti
e le economie globali, Germania compresa, hanno fatto i conti con una
straordinaria combinazione di crisi finanziaria e seria recessione ». Bernanke
ha aggiunto che tutt'ora «affrontano eccezionali problemi nel breve periodo e azioni
incisive sono necessarie e appropriate». E che una ripresa sarà solo
«graduale», con continue difficoltà per l'occupazione. Bernanke non è proprio
agio, però,con l'esplosione dei deficit. Tanto da avvertire che il paese non
può continuare a indebitarsi «all'infinito» e che la Fed non lo salverà
semplicemente stampando denaro. «Se non dimostriamo un forte impegno alla
responsabilità fiscale nel lungo periodo - ha detto- non avremo né stabilità
finanziaria né crescita sana». Il presidente della Fed ha illustrato con una
cifra le dimensioni della sfida: il rapporto tra debito pubblico e prodotto
interno lordo passerà dal 40% alla vigilia della crisi al 70% nel 2011, un
record nel Dopoguerra. Oltre che per il sostegno all'economia, i conti pubblici
finiranno sotto pressione a causa dei costi del sistema pensionistico federale
(social security) e dell'assistenza sanitaria per gli anziani (Medicare), senza
contare le risorse richieste da una riforma voluta dalla Casa Bianca per
offrire copertura sanitaria a tutti gli americani. Barack Obama, per tenere
conto degli allarmi sul bilancio, ha messo nero su bianco il traguardo di un
deficit dimezzato nel 2013, ma si addensano i dubbi sulla possibilità di
raggiungere il traguardo. Bernanke ieri ha denunciato come i mercati,
attraverso scosse nel mercato obbligazionario che hanno spinto i prezzi al
ribasso e i rendimenti al livello più elevato in cinque mesi, abbiano già
percepito i nuovi rischi. «Questi movimenti sembrano rispecchiare la
preoccupazione per il deficit » ha detto, aggiungendo: «Mantenere la fiducia
dei mercati richiede che, come paese, cominciamo a pianificare il ritorno a un
equilibrio di bilancio». Di recente anche la Cina, grande investitore in titoli
statunitensi, ha espresso nervosismo, che il segretario al tesoro Tim Geithner
ha cercato di alleviare durante una visita a Pechino questa settimana. Sullo
stato dell'economia,Bernanke ha ribadito di aspettarsi schiarite, ma deboli: la
crescita dovrebbe tornare entro fine anno, come fanno sperare il disgelo
in alcuni segmenti dei mercati ei passi avanti compiuti dalle banche. I 19
istituti sottoposti a stress test per esaminarne la solidità sono riusciti a
rastrellare in un mese 85 miliardi di dollari, spesso più di quanto ordinato
dalle autorità. Numerose banche si servono meno di programmi di soccorso e
alcune, forse una decina, potrebbero ottenere la prossima settimana
l'autorizzazione a restituire gli aiuti ricevuti dal Tarp, lo speciale fondo
del tesoro nato per ricapitalizzare le banche. Una batteria di dati ha
confermato il quadro di una crisi profonda, pur se con speranze di una
fuoriuscita, deprimendo la Borsa. Gli ordini alle fabbriche sono aumentati
dello 0,7% in maggio, ma il settore dei servizi si è contratto, con l'Ism a
quota 44. E il sondaggio Adp sull'occupazione nel settore privato ha mostrato
la perdita di 532mila posti di lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA BUCO NEI CONTI
Il rosso viaggia verso quota 1.850 miliardi di dollari L'amministrazione Obama
si è già impegnata a ridurre l'indebitamento Preoccupato. Il presidente della
Fed Ben Bernanke testimonia alla Camera AFP
( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri
La paura torna a Tienanmen alta tensione vent´anni dopo Pechino blindata.
Hillary: "Liberate i dissidenti" Zhang Xianling, una delle madri:
"Il dolore resta vivo nel più profondo del cuore" L´ordine regna a
Pechino, ma l´ombra di Tienanmen ossessiona ancora il regime. Nel ventesimo anniversario del massacro ieri una cappa di
silenzio è calata su tutta la Cina: blindata la piazza dove i carriarmati soffocarono la protesta
democratica, censurati i giornali e i siti Internet, arrestati i dissidenti.
Una dura protesta è venuta da Washington. La più forte presa di posizione
dall´avvento dell´Amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton.
«Una Cina che ha fatto enormi progressi economici e
aspira a una leadership globale - ha dichiarato il segretario di Stato - deve
affrontare apertamente gli eventi più bui del suo passato, deve dire la verità
sui morti, i detenuti, gli scomparsi, per imparare la lezione e per sanare le
ferite». La Clinton ha chiesto al governo di Pechino di «rilasciare tutti
coloro che ancora scontano le pene». Sono 30 i prigionieri politici che non
hanno finito di pagare per la loro colpa: aver creduto nel sogno di libertà che
nella primavera del 1989 mobilitò gli studenti e fece vacillare la presa del
partito comunista. L´atteso anniversario è stato vissuto come una giornata ad
altissima tensione. Furgoni di polizia erano appostati a tutti gli angoli di
Piazza Tienanmen, agenti e pattuglie militari rafforzate controllavano gli
ingressi, perquisivano i passanti, impedivano alle tv straniere di riprendere
il quadrilatero più celebre di tutto il paese. Il silenzio-stampa era stato
imposto già da settimane a tutti i media nazionali, proibito ogni riferimento
alla tragedia del 4 giugno. Ieri si è aggiunto un giro di vite eccezionale
contro i mezzi d´informazione stranieri. La censura si è abbattuta sui siti
Internet di Cnn e Bbc, oscurando ogni riferimento al 1989. I blackout hanno
colpito Twitter, Youtube, la posta Hotmail e gli archivi fotografici online di
Flickr. Non sono stati risparmiati i giornali stranieri, nonostante la loro
limitata diffusione: le copie dell´International Herald Tribune circolavano
solo dopo che una mano anonima aveva strappato la pagina con un articolo sul
Dalai Lama. Ma nonostante sia un "non evento", di cui la propaganda
ha cancellato ogni traccia nella memoria ufficiale, ieri il regime ha temuto
qualche gesto individuale, proteste o testimonianze di ricordo. Ne hanno fatto
le spese i più noti intellettuali dissidenti. Qi Zhiyong, che perse una gamba
negli scontri del 4 giugno, è stato sequestrato dalla polizia e portato lontano
da Pechino. Sotto scorta lo scrittore Yu Jie, che ha dichiarato: «Il 4 giugno
non è stato dimenticato ma la gente ha paura di parlare». Wu Gaoxing è stato
arrestato sabato sera vicino Shanghai: non gli hanno perdonato la lettera
aperta che aveva rivolto pochi giorni fa al presidente Hu Jintao chiedendo la
fine delle vessazioni contro gli ex-detenuti politici. "Anche se non siamo
più in prigione - ha scritto Wu - il solo diritto che ci resta è quello di
aspettare la morte". A nome delle vittime della repressione militare ha
parlato ieri la 72enne Zhang Xianling, fondatrice dell´associazione delle Madri
di Tienanmen: "Il dolore rimane vivo nel luogo più profondo dei nostri
cuori". è palpabile il terrore dei dirigenti comunisti di fare i conti con
il passato, di rivelare il bilancio delle vittime, e di aprire un dibattito
sull´89. Le autorità accademiche di Pechino e Shanghai hanno ricevuto precise
direttive per sorvegliare anche i movimenti degli studenti stranieri. Perfino
Hong Kong e Macao, le due isole dotate di statuto autonomo dove vige una
libertà di espressione, hanno chiuso le frontiere agli esuli dell´89 che
tentavano di rientrare per l´anniversario. Ed è proprio un padre spirituale di
Hong Kong ad aver lanciato un verdetto severo. Il cardinale cattolico Zen
Ze-kiun, che a Hong Kong ha speso una vita per difendere i diritti umani, ha
ammonito i dirigenti cinesi a spezzare questa congiura del silenzio. «Vent´anni
dopo - ha dichiarato Zen - il regime rimane dispotico e corrotto. Ancora deve
rispondere dell´orrendo crimine commesso. Quel massacro non era inevitabile e
non ha portato nulla di buono. Il sistema politico è oppressivo, la corruzione
dilaga, l´informazione è censurata, la ricchezza ha beneficiato una minoranza.
Se avesse prevalso la linea del dialogo di Zhao Ziyang (l´allora segretario del
partito che voleva le riforme democratiche, ndr), la storia sarebbe stata
migliore per i cinesi». I dirigenti comunisti sono riusciti a imporre nel senso
comune il loro revisionismo sull´89: l´intervento armato come un male minore,
che ha garantito l´ordine e la stabilità, consentendo un ventennio di boom
economico. Ogni altra versione non ha diritto di parola. (f. ramp.)
( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 15 - Esteri
Alcuni dicono sia morto. Altri che, grazie a una chirurgia plastica, viva
nascosto altrove Quell´uomo solo contro i carri armati l´eroe della rivolta
avvolto nel mistero Il 5 giugno ´89 sfidò il potere: da allora è scomparso nel
nulla La foto fece il giro del mondo: lui ritto, la giacca nella mano sinistra,
i sacchetti nell´altra Il dissidente Xu Youyu: "Per anni abbiamo cercato
di rintracciarlo. Credo sia ancora vivo" I testimoni di allora: "Urlò
ai soldati: Tornate indietro, non uccidete il popolo" (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Iran. Francia.
Sarkozy duro su negazionismo e nucleare 04-06-2009 PARIGI. Era la prima volta
che un alto esponente del governo iraniano entrava all'Eliseo con Nicolas
Sarkozy presidente. E Manuchehr Mottaki (nella foto) ha dovuto registrare un
atteggiamento inflessibile del capo dello stato francese: durissimo sul
negazionismo del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, definito
"inaccettabile". Fermo sulla proliferazione nucleare, un fenomeno che
"preoccupa moltissimo" la Francia. "Subito", precisa un
comunicato dell'Eliseo diffuso mentre il colloquio fra il ministro degli Esteri
iraniano e Sarkozy era ancora in corso, il presidente francese "ha
condannato le frasi pronunciate oggi" da Ahmadinejad, che "mettono in
discussione la realtà dell'Olocausto. E ha sottolineato il loro carattere
inammissibile e profondamente scioccante. Allo stesso modo, gli attacchi
verbali ad oltranza contro lo stato di Israele non sono accettabili".
Sarkozy ha quindi anteposto la questione di principio del negazionismo al tema
centrale annunciato dell'incontro, il nucleare. Di ritorno dalla cattedrale di
Notre Dame, dove ha assistito con la consorte Carla Bruni alla cerimonia per i
228 passeggeri dell'Airbus precipitato in mare due giorni fa, Sarkozy ha
attaccato per primo citando frasi di Ahmadinejad diffuse dal sito internet
della televisione iraniana proprio ieri: attacchi ad Israele e definizione
della Shoah come "un grosso imbroglio". Ma non molto più morbido è
stato l'atteggiamento francese sulla proliferazione nucleare iraniana, una
tendenza che provoca "profonde preoccupazioni alla Francia", ha detto
il capo dello stato. Parigi, ha aggiunto, vuole "contribuire a una
soluzione nel quadro di un negoziato fra l'Iran e i 5+1 (Germania, Cina, Usa, Francia, Gb e Russia, più
l'alto rappresentante Ue Javier Solana)". Il presidente ha "lanciato
all'Iran l'appello a rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e ad
impegnarsi nel negoziato", che "aprirebbe la strada ad una
cooperazione molto ampia a tutto vantaggio dell'Iran, compreso sul nucleare
civile, e a un rafforzamento della sicurezza internazionale e
regionale". Se, al contrario, l'Iran non coopererà a questo "processo
lanciato dagli europei, nel quale gli Stati Uniti sono ormai pienamente
impegnati", ha sottolineato il capo dell'Eliseo, "si esporrà ad un
isolamento internazionale sempre crescente su tutti i piani. Una soluzione
attraverso il negoziato è possibile: è la strada che la Francia
preferisce". Al colloquio ha partecipato il ministro degli Esteri francese,
Bernard Kouchner, che si è limitato - al termine - a dire che "non ci sono
state sorprese". Lo stesso Kouchner aveva detto nel pomeriggio che
un'apertura dell'Iran sul nucleare in occasione di questo incontro avrebbe
avuto il sapore di "un miracolo".
( da "AmericaOggi Online" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
Cina. Tieananmen. La piazza nella morsa
della polizia 04-06-2009 PECHINO. Le forze di sicurezza cinesi hanno rafforzato
i controlli su piazza Tiananmen in vista del 20/esimo anniversario del massacro
del 4 giugno 1989, quando centinaia di studenti democratici che la occupavano
vennero uccisi dai militari inviati a riportare l'ordine nella capitale.
Centinaia di poliziotti e uomini delle forze paramilitari, molti dei quali in
borghese, hanno pattugliato ieri la piazza, invasa come tutti i giorni dai
turisti cinesi e stranieri. Il mausoleo del presidente Mao, il fondatore della
Repubblica Popolare Cinese, è stato chiuso "per lavori", come afferma
un cartello scritto a mano frettolosamente, appeso all'ingresso, all'estremità
meridionale della piazza. Secondo il gruppo umanitario Dui Hua (Dialogo), un'
organizzazione basata negli Usa che si occupa dei detenuti politici cinesi, è
ancora in prigione una trentina di persone per i fatti del 1989, quando
migliaia di studenti e cittadini chiesero, con manifestazioni e proteste in
tutta la Cina, l'instaurazione nel Paese di un sistema
politico democratico. Centinaia di ex-dirigenti del movimento sono riusciti ad
espatriare nei giorni successivi al massacro e oggi vivono in esilio. Decine di
dissidenti e sopravvissuti al massacro sono stati messi agli arresti
domiciliari o, come l'anziano Bao Tong, uno dei dirigenti comunisti che
simpatizzarono con gli studenti, sono stati addirittura portati in
"vacanza" lontano dalla capitale dagli agenti del Public Security
Bureau, la polizia cinese. Al lungo elenco - che comprende tra gli altri Ding
Zilin, l'animatrice del gruppo delle Madri di piazza Tiananmen - si è aggiunto
ieri lo scrittore cristiano Yu Jie, che ha affermato di essere seguito
costantemente da due agenti che gli consentono di muoversi solo nei pressi
della sua abitazione alla periferia di Pechino. La piazza è "off
limits" anche per la stampa straniera: il Club dei Corrispondenti Esteri
della Cina ha denunciato quattro casi recenti nei
quali troupe televisive che stavano facendo riprese sulla piazza sono state
allontanante con la forza dagli agenti del Psb. La censura, già invadente in
condizioni normali, è intervenuta pesantemente per limitare la circolazione
delle informazioni su Internet. Il popolare blog di Ai Wei Wei, l'artista che
ha disegnato il nuovo stadio olimpico di Pechino, é stato bloccato, così come
Twitter, la rete di comunicazione largamente usata degli internauti' cinesi. La
Microsoft ha denunciato che il suo sistema di posta elettronica hotmail è fermo
da martedì in tutta la Cina. Si ritiene che
l'intervento sia dovuto alla diffusione sulla rete delle memorie di Zhao
Ziyang, il leader comunista silurato nel 1989 per essersi opposto al massacro.
Le memorie di Zhao, morto nel 2005 dopo aver trascorso 16 anni agli arresti
domiciliari, sono state pubblicate ad Hong Kong in cinese ed inglese e sono state immediatamente vietate in Cina, un Paese dove le edizioni pirata
di tutti i tipi di libri e documenti hanno una larga diffusione. Anche il sito
Flickr, del motore di ricerca Yahoo!, é adesso inutilizzabile in Cina, probabilmente per impedire la
diffusione di foto delle manifestazioni del 1989 e del massacro compiuto nella
notte tra il 3 ed il 4 giugno di quell'anno.
( da "AprileOnline.info" del 04-06-2009)
Argomenti: Cina
In Sicilia niente
Europa, solo una maxirissa Agostino Spataro, 04 giugno 2009, 16:19 Europee
L'azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore
Lombardo che è anche candidato in più circoscrizioni e non sa che fare per
superare il fatidico sbarramento del 4%, è servito a imbastire una sceneggiata
fra partiti alleati del centro-destra da "trasmettere" sui media fino
al 7 giugno. Il giorno dopo - statene certi - troveranno l'accordo. Insomma,
niente Europa solo Sicilia, per giunta quella dal volto più arcaico e rissoso
del clientelismo, dell'affarismo. Un giochino non proprio originale in cui
taluni sono cascati A conclusione di questa surreale campagna elettorale,
sembra che in Sicilia il 6-7 giugno s'andrà a votare per la formazione del Lombardo-bis
e non per il rinnovo del parlamento europeo. E' stata una campagna decisamente
fuori tema. La gran parte di partiti e candidati, che pure stanno facendo carte
false pur di conquistare un seggio a Strasburgo, hanno evitato di parlare
d'Unione europea e soprattutto dei rapporti attuali e delle prospettive che
legano la Sicilia all'Europa e al Mediterraneo. Le cause sono tante. Tuttavia
quella che ha più influito, come potente deviante, è stato l'azzeramento
improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore Lombardo che è anche
candidato in più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico
sbarramento del 4%. Si è voluta imbastire una finta maxi-rissa fra partiti
alleati del centro-destra da "trasmettere" sui media fino al 7 giugno.
Il giorno dopo - statene certi - troveranno l'accordo. Insomma, niente Europa
solo Sicilia, per giunta quella dal volto più arcaico e rissoso del
clientelismo, dell'affarismo. Un giochino non proprio originale in cui taluni
sono cascati. Una colossale mistificazione che ha accentuato il disamore degli
elettori verso il voto e fa temere una valanga astensionista. La Sicilia ha un
disperato bisogno d'Europa L'Europa è lontana mentre la Sicilia è vicina.
Avranno pensato gli imbonitori di turno. Errore! Perché, senza l'Ue la Sicilia
non può andare da nessuna parte. In tutti questi decenni, l'Europa è stata per
l'Isola una cassaforte ben munita cui attingere per il finanziamento
d'importanti opere infrastrutturali, di attività scolastiche e formative, di politiche
turistiche, dei trasporti e dei beni culturali, ecc. Senza questi fondi (e i
tanto discussi e mai arrivati Fas) la regione siciliana non avrebbe possibilità
di fare nuovi investimenti. Sarebbe un colpo durissimo, forse letale, per
l'economia, i commerci, le pubbliche amministrazioni che, talvolta, finanziano
le spese correnti coi fondi UE. Persino i saggi di fine anno dei nostri
istituti scolastici si realizzano con contributi europei. Questa Europa, di cui
nessuno discute, è dunque importante per i flussi finanziari, ma soprattutto
per costruire un nuovo futuro economico e sociale. La Sicilia ha un disperato
bisogno d'Europa, anche per uscire da una condizione gretta di marginalità e
d'illegalità che la opprimono da lungo tempo. Altro che incatenarla ancor di
più- come si vorrebbe- a una visione gretta, clientelare, falsamente
autonomistica! Senza un forte ancoraggio all'Unione europea, l'Isola
sprofonderà in questo Mediterraneo delle contraddizioni ma anche di nuove,
interessanti opportunità. Bisogna guardare oltre la prospettiva della
"zona di libero scambio" (che non scatterà nel 2010) e che, in ogni
caso, non è la panacea dei nostri guai. Anche perché per scambiare beni, merci
e servizi bisognerebbe prima produrli. E la Sicilia ne produce pochi e scarsamente
competitivi. Spostare a sud l'asse dello sviluppo europeo Una classe dirigente,
degna di questo aggettivo, invece che litigare per qualche misera poltrona,
dovrebbe saper cogliere le grandi opportunità provenienti dai mercati europeo e
mediterraneo. A cominciare dai grandi flussi commerciali e di materie prime che
passano attraverso il canale di Suez, in provenienza dall'Asia
(Cina, India, Giappone) e
dall'Africa verso l'Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal
Golfo persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e
non più solo verso Usa e nord Europa. Insomma, ad Abu Dhabi o negli Emirati non
ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente, ma per
trovare investimenti e proporre joint-ventures. Certo, oggi il Sud e la Sicilia
non sono attrezzati per una prospettiva simile. Forse, nemmeno ci si sta
pensando seriamente. Eppure molto si potrebbe fare nel quadro di una nuova
politica dell'Unione che, dopo l'allargamento ai Paesi dell'Est europeo, volga
il suo sguardo verso il mediterraneo, spostando a sud l'asse del suo sviluppo.
Per altro, questa scelta dovrebbe essere in un certo senso obbligata visto che,
avendo le regioni del centro-nord raggiunto un certo grado di saturazione, solo
quelle meridionali offrono la possibilità di un'espansione razionale ed
eco-compatibile rispetto al grande mercato mediterraneo ed arabo in espansione.
Ovviamente, il discorso non può essere solo economico, mercantilistico, ma va
ampliato agli aspetti politici, culturali, umanitari perfino. L'unica speranza
prima del crollo All'interno di tale prospettiva si dovrà collocare il ruolo
dell'Isola e l'iniziativa delle sue forze sane, moderne e produttive. Perciò,
bisogna mandare a Bruxelles gente capace di rappresentare degnamente questa
speranza. L'unica che ci resta prima del crollo. Oggi, la Sicilia vive una
condizione di grave disagio, al limite della disperazione, come denunciano le
varie statistiche. Il 31% (1 su 3) delle famiglie siciliane vivono al di sotto
della soglia di povertà. Un dato allarmante generato da un sistema di potere
arcaico, familistico, corporativo che ha divorato fiumi di finanziamenti
pubblici, europei e nazionali, e prodotto un ceto dirigente consociativo,
oscillante fra deteriori trasformismi e smisurate ambizioni politiche e di
potere. Per uscire dalla crisi, che in Sicilia c'è sempre stata (l'ultima l'ha
solo aggravata), c'è più bisogno d'Europa e del suo parlamento che, per altro,
è l'unica istituzione eletta dai cittadini dei 27 Stati.
( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Poltrone Frau
arrederà le salette vip della Sea da Finanza&Mercati del 05-06-2009
Poltrona Frau fornirà le poltrone agli scali milanesi. In particolare il gruppo
guidato da Dario Rinero ha siglato un accordo con il gruppo Sea (che gestisce
gli aeroporti di Linate e Malpensa) per la ristrutturazione delle sale vip di
Linate e Malpensa. Con un investimento complessivo di 2 milioni di euro saranno
rinnovate la sala Monteverdi e Pergolesi di Malpensa e la sala Leonardo a
Linate. Il primo risultato di questa importante partnership, è stata
l'inaugurazione della «Sala Monteverdi» del Club Sea di Malpensa che da oggi
sarà nuovamente operativo. Quanto alle strategie future del gruppo, invece,
Rinero aveva puntualizzato in una recente conferenza stampa che tra le prossime
mosse che la società ha in cantiere c'è la delocalizzazione
nello stabilimento in Cina
di alcune linee di business. «A oggi - aveva sottolineato Rinero - l'unità
produttiva cinese non è sfruttata a pieno. Per questo motivo abbiamo pensato di
delocalizzare quei componenti non visibili del business». Intanto il cda di Poltrona
Frau, nei giorni scorsi, ha comunicato i dati del primo trimestre si è chiuso
con ricav in calo del 14% a 61,23 milioni di euro di un anno prima e
l'ebitda ha registrato una flessione del 60%, a 2,9 milioni di euro.
( da "Finanza e Mercati" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Ferragamo
cresce in Cina con 5 nuovi store da
Finanza&Mercati del 05-06-2009 Salvatore Ferragamo scommette sulla Cina. Il gruppo di
moda ha inaugurato cinque nuovi monomarca in Asia: ad Harbin, Xiamen, Taiyuan,
Wuxi e Wuhan. È così salito a 33 il numero dei negozi del brand fiorentino nel
Paese. L'ultima
apertura in termini di tempo è stata quella a Wuhan - quarta città dell'ex
Celeste Impero per importanza, considerata la «Chicago della Cina»,
all'interno del Wuhan Plaza shopping center. Questi nuovi punti vendita seguono
quello, comunicato qualche giorno fa, dell'apertura di un nuovo store nel
Bahrain, all'interno del mall Bahrain City Center. Un opening che rappresenta
un nuovo step nel programma di sviluppo retail del marchio in Medio Oriente,
dove è già presente con 12 punti vendita e sei duty free. Nel frattempo la
maison di moda ha registrato nel 2008 ricavi in salita di 691 milioni di euro,
rispetto ai 687 del 2007 (+5% a cambi costanti, +1% a cambi correnti), mentre
l'utile operativo (ebit) è passato da
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Napoli
Un peso I soldi "Individualisti e polemici, napoletani contro l´arte"
Alla vigilia dell´appuntamento elettorale, abbiamo chiesto ad alcuni
intellettuali della città se c´è un rapporto tra politica e cultura e che cosa
si può fare per spettacoli, musica, musei STELLA CERVASIO Va bene, ma la
cultura? La campagna elettorale in corso fa volentieri a meno di arte,
spettacolo, musica, musei. Quali appelli dagli intellettuali per l´Europa, per
la Provincia, che l´anno scorso aveva ridotto le attività a due soli grandi
(meglio medi, forse) contenitori, il circuito jazz e Flegreinarte. Soldi, non
tanti, ma invece tantissime manifestazioni, spesso a scapito della qualità.
Polverizzare per acquistare consenso, la vecchia regola. «Non c´è una politica
culturale - osserva lo scrittore Maurizio Braucci - si rincorrono gli eventi e
la visibilità. C´è un equivoco di fondo, la politica crede di essere la causa
della società, tutt´al più quella tra politico e società è una dialettica». E
invece? «La politica può essere un luogo di sintesi di quello che abbiamo
intorno. La nostra funzione è dire ai politici di non diventare l´ombelico del
mondo». Una cattiva abitudine a non fare politica culturale. A fronte di alcuni
luoghi "dedicati": per l´arte il Madre, per lo spettacolo il Teatro
Festival, il resto è tanta roba in ordine sparso, a cui è difficile
affezionarsi. «Sono molto depresso - è il commento di Roberto De Simone - e
poiché domenica festeggerò anche il mio onomastico non mi voglio intossicare la
festa. Può darsi che segua il vecchio consiglio di turarsi il naso e pigliarsi
comunque una purga di olio di ricino, andando a votare. Un gesto da cittadini.
Ma è difficile oggi sentirsi tali. Ci sono stati danni irreparabili. Abbiamo il
grande festival, ma a Napoli chi produce teatro? Non posso mantenere una
compagnia, portare in giro uno spettacolo». Da che parte sta la cultura? «Non è
questione di destra o sinistra, niente è peggio o meglio di quello che sta
dall´altra parte. Suggerirei di tornare allo Stato pontificio, di diventare
neo-giobertiani». Inascoltati, gli intellettuali sono voces clamantes in
deserto. De Simone, genio internazionale del teatro, uno di quelli che tirarono
Napoli fuori dal più becero folclore, ricorda di aver perorato la causa di un importante
conservatorio, quello di Sant´Onofrio a Capuana, «dove studiarono Piccinni e
Cimarosa...». Un edificio del 400 che invece fu destinato a un
posto di polizia. «Con tutti i palazzi che c´erano...». «Infatti a Napoli -
dice il gallerista Alfonso Artiaco - gli intellettuali e chi lavora nella cultura sono considerati
un peso, e non una risorsa. Spero che il nuovo presidente della Provincia
presti attenzione a un settore che ha solo dato e non chiede. La cultura
appartiene a tutti, non a uno». Maurizio Braucci, l´altro giorno parlando della
sua esperienza con i ragazzi di una scuola a rischio per l´associazione
Aporema, al Madre, ha detto che Napoli ha un difetto: «Non sa lavorare in
cooperazione, e questo individualismo in qualche modo si ricollega con la
cultura camorristica». Artiaco: «Non si sa lavorare senza polemiche e
l´individualismo è esasperato. Ora sono alla Biennale di Venezia, dove la
marginalità culturale di Napoli è evidente: c´è un´opera di un grandissimo
artista, Gino De Dominicis, che espone la mia collega Lia Rumma, ma nessuno
sembra accorgersene. Forse collaborare fra noi sortirebbe effetti diversi».
Un´idea? «Al momento non riesco a offrirne. L´ho fatto per il passato, ma si è
rivelato inutile, controproducente e fastidioso». Ci sarebbe poi la musica. Qui
la Provincia è chiamata direttamente in causa: ciò che non ha fatto, ciò che
potrebbe fare. Gaetano Russo: un vero travet dell´attività concertistica, dal 93
la Nuova Orchestra Scarlatti, che dirige con inestinguibile passione, è a quota
mille esibizioni (anche in Cina e Russia): «Non potrei non chiedere il ripristino delle
orchestre. In Puglia la Provincia sostiene ben due compagini musicali. Non
dobbiamo permettere più alle istituzioni di dirci che non ci sono soldi, ma
solo di spiegare come vengono spesi». Un dialogo tra sordi, quello tra
politici e operatori culturali? «Loro tendono a diventare così - aggiunge
Maurizio Braucci - non imparano nulla dalla cultura o dalla società perché
vivono chiusi in contesti dai quali dobbiamo tentare di tirarli fuori, anche
rabbiosamente. Sono in fondo persone che vivono con il potere che gli diamo
noi. Un´opinione pubblica più avveduta deve gridare forte, in questo momento di
sordità della politica. Il presente non lo cambiamo, fa troppo schifo, la gente
è istupidita dalla cultura ufficiale. L´unica cosa in cui credo è cercare di
lavorare con i giovanissimi, insistendo, andando oltre la superficie».
( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
DAVID CARRADINE
SUICIDA A BANGKOK Trovato impiccato in una stanza d'albergo la polizia ha dubbi
sulle dinamiche L'attore era in Thailandia per un film ALBERTO CRESPI Suo padre
John, il giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel
( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Suo padre John, il
giocatore dandy di Ombre rosse, era morto nel
( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Airbus Precipitato
«Velocità ridotta la causa del disastro» L'Airbus A330 di Air France
precipitato nell'Atlantico con 228 passeggeri a bordo, probabilmente viaggiava
a una velocità «erronea», cioè troppo ridotta. Secondo Le Monde, Airbus
starebbe per pubblicare una raccomandazione, convalidata dal Bea, l'ufficio
francese incaricato dell'inchiesta, con un'avvertenza ai piloti a non abbassare
la spinta dei reattori in caso di «condizioni meteorologiche ostili». Corea del
nord A processo le reporter Usa accusate di spionaggio Iniziato il processo
contro le due giornaliste americane arrestate lo scorso 17 marzo per «attività
ostili». Sono state accusate di spionaggio e rischiano 10 anni di detenzione
nei campi di lavoro. Fermate al confine tra Cina e Corea del Nord, per Euna Lee e
Laura Ling (reporter di Current Tv, il network di Al Gore) appare certa la
condanna. Pakistan Preso leader talebano della valle dello Swat Sufi Mohammad,
il leader religioso dei Talebani della valle dello Swat e capo dell'organizzazione
Tehrik-e Taleban-e Shariat-e Mohammadi (Tnsm), è stato arrestato ieri
dalle autorità pachistane. Lo ha riferito l'emittente di Islamabad «Geo Tv»,
secondo la quale la stessa organizzazione terroristica avrebbe confermato
l'arresto. Presi anche i due figli del leader talebano, il suo portavoce e
altri tre comandanti di Tnsm, Syed Wahab, Salman Shah e Maulana Alam. Brevi
( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Tiananmen blindata A
Hong Kong veglia per ricordare le vittime GABRIEL BERTINETTO Come sempre accade
a Pechino alla vigilia di importanti eventi pubblici e ricorrenze, gli oppositori
a piede libero erano stati temporaneamente arrestati nei giorni scorsi. Così
nessuno dei più noti dissidenti ha potuto avvicinarsi ieri alla Tiananmen, per
ricordare le vittime della strage del 4 giugno 1989. MESSAGGIO REGISTRATO C'è
però chi, come Ding Zilin, soprannominata la «madre di Tiananmen», prima di
essere costretta a restarsene chiusa in casa, ha fatto in tempo a registrare su
nastro un discorso che è stato trasmesso durante la manifestazione svoltasi a
Hong Kong. Nella ex-colonia britannica centocinquantamila persone hanno
riempito il Victoria Park nella notte tra mercoledì e giovedì reggendo candele
e lampadine accese in memoria di coloro che persero la vita nel vano tentativo
di portare la democrazia nella Repubblica popolare. Sul palco ad arringare la
folla sono saliti un ex-leader del movimento studentesco del 1989, Xiong Yan,
ed il fondatore dell'Alleanza di Hong Kong per gli studenti di Tiananmen, Szeto
Wah. Ma il comizio più seguito è stato quello dell'oratrice assente, Ding
Zilin, 72 anni. Tra le molte centinaia di giovani uccisi nelle strade adiacenti
alla «Porta della pace celeste», c'era anche suo figlio, 17 anni. Ding ha
accusato il potere di «usare l'economia per corrompere il popolo, la polizia
per reprimere ed intimidire, e ogni mezzo per nascondere la verità». L'anziana
«madre di Tiananmen» è stata dura anche con il capo del governo autonomo di
Hong Kong, Donald Tsang, che una settimana fa in Parlamento definì il massacro
«un episodio di tanti anni fa», e sottolineò piuttosto «gli impressionanti
progressi che hanno portato la prosperità anche a Hong Kong». Tra la folla sono
andate a ruba le copie del libro di memorie di Zhao Ziyang, ristampate in tutta
fretta dopo essere andate esaurite in pochi giorni. Zhao era segretario del partito
comunista ai tempi della Tiananmen e fu l'unico fra i dirigenti ad opporsi
all'intervento dell'esercito. Pagò il suo coraggio con l'estromissione dalla
vita politica e gli arresti domiciliari sino alla morte nel 2004.. INTERFERENZE
AMERICANE Nella capitale non è mancato il consueto afflusso di visitatori in
centro e nella Tiananmen in particolare. La polizia non ha bloccato gli
accessi, ma era presente in forze per prevenire qualunque tentativo di protesta
o gesto dimostrativo. Il governo cinese ha replicato con durezza a Hillary
Clinton che aveva esortato a rilasciare tutti i detenuti politici ed a smettere
di vessare coloro che parteciparono alla Primavera di Pechino e ad avviare un
dialogo con i familiari delle vittime. Per Qin Gang, portavoce del ministero
degli Esteri, le accuse di Washington sono «senza
fondamento» e costituiscono «una grave interferenza negli affari interni della Cina». Tiananmen aperta al pubblico ma
inondata di polizia per evitare qualunque tentativo di manifestazione nel
ventennale del massacro. A Hong Kong 150mila persone ricordano le vittime della
repressione.
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 15 - Esteri
Tienanmen, la rabbia del regime "L´America non deve interferire"
RAIMONDO BULTRINI Com´era prevedibile il regime di Pechino ha impedito a
chiunque di usare piazza Tienanmen per commemorare o solo ricordare la feroce
repressione delle proteste studentesche di venti anni fa. Impossibile l´accesso
per gli stranieri, tutti sospettati di essere giornalisti o attivisti dei
diritti umani, e nessun reporter, né fotografo o cameraman
apertamente minacciati di arresto - ha potuto riprendere neppure a distanza l´alza-bandiera o
qualunque simbolo della storica spianata dove il 4 giugno del 1989 soldati e
carri armati dell´Esercito del Popolo hanno ucciso centinaia, se non migliaia
di manifestanti che chiedevano più libertà e riforme. Anche i dissidenti e i
familiari delle vittime sono stati obbligati a restarsene a casa, mentre più di
seimila siti Internet "a rischio" venivano oscurati dal potente
sistema di controllo centralizzato della rete Web. Lo stesso è successo con i
canali tv internazionali come Cnn e Bbc, "amputati" dei notiziari e
degli approfondimenti dedicati all´evento. Ben pochi in Cina hanno potuto così seguire l´eco
delle polemiche e delle manifestazioni che da Hong Kong a Taiwan, dall´Europa
agli Usa hanno marcato l´anniversario della strage. A uso e consumo dei soli
media stranieri è stata anche la dura replica del portavoce degli Affari Esteri
cinese Qin Gang all´appello della Clinton, che chiedeva al governo
comunista di «esaminare apertamente» gli «oscuri eventi del passato» e di fornire
un elenco «delle vittime, dei detenuti e degli scomparsi». «E´ una palese
interferenza negli affari interni cinesi» ha commentato Qin, secondo il quale i
«pregiudizi politici» degli Usa rischiano di «danneggiare le relazioni
bilaterali». Un commento diretto anche contro la Speaker del Congresso
americano Nancy Pelosi, che avrebbe tentato di incontrare alcuni dei
sopravvissuti alla strage di vent´anni fa. Tranne l´articolo di un giornale in
lingua inglese dedicato ai progressi economici ottenuti dopo la fine delle
"ribellioni", il silenzio del regime è stato totale, a cominciare
dalla notizia di una imbarazzante manifestazione di 150mila cinesi nel Parco
della Vittoria a Hong Kong, l´isola tornata 12 anni fa sotto il governatorato
della Repubblica popolare. La rimozione forzata della memoria storica di un
evento che peserà ancora a lungo nelle relazioni tra Cina
e resto del mondo è stata criticata anche dal presidente di Taiwan, Ma
Ying-jeou, il primo dirigente dell´isola "ribelle" ad avvicinarsi ai
vertici di Pechino dopo anni di ostilità e minacce di guerra.
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 35 - Cronaca
Il caso Da Wal Mart alle piccole imprese, boom di incentivi a manager e
dipendenti virtuosi L´azienda premia chi non inquina (SEGUE DALLA COPERTINA)
federico rampini E almeno in un settore l´America si piazza in testa in questo
duello: negli ultimi 12 mesi ha installato 8.300 megawatt di impianti eolici,
un record storico, mentre la Cina arriva seconda con
6.300 megawatt di energia prodotta dal vento. Entro la fine del 2009 però il
colosso asiatico sarà il primo esportatore mondiale di turbine eoliche. Arranca
un po´ indietro l´Unione europea, che pure fu a lungo un modello di virtù per avere
sottoscritto quasi da sola gli impegni di Kyoto sulla riduzione delle emissioni
carboniche. Ma anche sul Vecchio continente spira un vento di ottimismo. La
battaglia ambientale non è più percepita come una zavorra, un sovrappiù di
costi, e un ostacolo allo sviluppo. Al contrario la Commissione di Bruxelles
annuncia che «i benefici delle energie rinnovabili in termini di sicurezza e di
lotta all´inquinamento vanno a braccetto con consistenti vantaggi economici».
Non sono affermazioni volontaristiche. Già oggi il solo business delle energie
rinnovabili occupa 1,4 milioni di europei, per lo più ricercatori, tecnici,
manodopera altamente qualificata. «Altri 410.000 posti di lavoro aggiuntivi
verranno creati - spiega la Commissione - se l´Unione europea raggiunge
l´obiettivo del 20% di energie rinnovabili sul totale entro il 2020». Più dei
proclami politici, più delle esortazioni lanciate da istituzioni
internazionali, l´ottimismo è sorretto dalla nuova attenzione che il mondo del
business rivolge all´ambiente. Un sorpasso significativo è avvenuto nel corso
del 2008, lo annuncia ora lo United Nations Environmental Program. Per la prima
volta nella storia, l´anno scorso i capitali privati globalmente investiti
nelle fonti rinnovabili (140 miliardi di dollari) hanno superato quelli
investiti negli idrocarburi e altre energie fossili (110 miliardi). Il
contributo decisivo a questo sorpasso lo hanno dato le nazioni emergenti. Guidate da Cina e Brasile, hanno aumentato del 27% i loro investimenti in
energie pulite. Certo i problemi da risolvere restano immani. La Cina si è risvegliata solo dopo che il
suo modello di sviluppo energivoro ha seminato distruzione. Oggi sui 600
milioni di cinesi che abitano in zone urbane, solo l´1% respira un´aria che
sarebbe considerata "non tossica" in base agli standard
europei. E la recessione può esercitare un pericoloso effetto anestetizzante.
Grazie al crollo della produzione industriale, ai fallimenti, alle chiusure di
fabbriche, il
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Cronaca
Peter Raven. Il profeta della biodiversità "Sono ottimista, sapremo
aiutare il Pianeta" "Facciamo come Noè e l´uomo avrà un futuro"
"Abbiamo un grande patrimonio da tutelare: la diversità delle specie
viventi" "Se non vogliamo estinguerci come i dinosauri dobbiamo usare
la nostra astuzia" ALIX VAN BUREN NEW YORK «Immagini di essere su un´Arca,
come Noè. Ai suoi piedi vi sono le specie del Creato; lei può scegliere quali
salvare. Ecco, noi siamo i Noè del Terzo millennio, sulla soglia di una nuova
Grande estinzione. Ma io sono ottimista: l´essere umano ha un magnifico
cervello. Riuscirà a salvare questo pianeta». Capita assai di rado di ascoltare
Peter Raven, il massimo botanico vivente, nominato "eroe del pianeta"
da Time, "profeta della biodiversità". Lui, 72 anni, l´aspetto del
banchiere con due occhi da ragazzo che ridono d´entusiasmo al pensiero delle
«miriadi di specie ancora da scoprire», dal suo Giardino botanico del Missouri
regna su 6 milioni di esemplari di piante. A capo di una squadra di cinquanta
scienziati dirige il laboratorio di biodiversità e il centro di ricerca
botanica più importante al mondo. Perciò quando Raven parla, il mondo in genere
lo sta a sentire. Soprattutto quando lui avverte: «Adesso è il momento di
agire». Professore Raven, davvero tanta fretta? «Oggi sulla Terra c´è una
quantità di specie senza precedenti, ma allo stesso tempo l´estinzione procede
a una velocità che non ha pari. La metà o i due terzi delle specie
probabilmente si estingueranno entro la fine del secolo. E questi sono calcoli
per difetto. Ci avviamo verso la Sesta grande estinzione, la prima nella storia
della Terra provocata dalle attività di un´unica specie: la nostra». Noi, gli
unici responsabili? Che colpe abbiamo? «Queste: una popolazione raddoppiata in
quarant´anni, dai 2,3 miliardi negli Anni Trenta ai 6,8 di oggi; la negligenza
individuale, il commercio. La minaccia più grave è la perdita di habitat, in
particolare nelle foreste tropicali. Ma ci sono altri tre fattori.
L´introduzione di specie aliene, invasive, a danno di quelle locali. La caccia
alla bushmeat, la carne di foresta, di animali come gorilla, scimpanzé,
elefanti. La raccolta in natura di piante medicinali per la
richiesta crescente di farmaci e supplementi in Cina, Giappone, Europa, Stati Uniti. Un altro fattore è il mutamento
climatico, fra i più devastanti. L´ultima estinzione di massa avvenne 66
milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo. Passarono più di 10 milioni di anni
prima che la Terra si riprendesse. Il pianeta prima o poi si riavrà. Ma
l´uomo?». Lei sta dicendo che a noi potrà accadere come ai dinosauri? «Eh già.
Però i dinosauri non avevano il dono della ragione, mentre il cervello umano è
il prodotto più complesso e meraviglioso dell´evoluzione. Ci rende capaci di
capire la nostra dipendenza dal mondo naturale. Prima o poi la gente capirà che
la biodiversità è indispensabile a catturare l´energia del sole, che quasi
tutto il nostro cibo deriva dalle piante, e gran parte dei nostri medicinali
proviene da prodotti naturali. Prima o poi raggiungeremo la sostenibilità.
Saremo costretti a farlo, perché non possiamo consumare più di quanto
produciamo». Il nuovo benessere dei Paesi emergenti che effetto avrà? «Oggi
sfruttiamo il 125 per cento della capacità produttiva della Terra, ben più di
quanto il pianeta riesca a produrre in modo sostenibile. Calcoli che nel 1970
ne usavamo all´incirca il 70 per cento, e capirà quanto si siano accelerate le
cose. Nel futuro le cose peggioreranno. Già adesso sui 6,8 miliardi di esseri umani,
la metà vive con meno di due dollari al giorno. Se aggiunge che dietro l´angolo
ci sono oltre due miliardi di nuovi consumatori, è chiaro che la pressione
sulle risorse del pianeta non potrà che aggravarsi». Lei ne fa una questione
etica e morale? «Impedire la distruzione di milioni di organismi è giusto sotto
il profilo morale, etico o religioso. Per quanto ne sappiamo, gli esseri
viventi che condividono con noi il mondo sono i nostri unici compagni
nell´universo. Questo, da sé, dovrebbe ispirarci una forma di rispetto, di
reverenza per la vita». Ci sono anche motivi economici per farlo? «Proteggere
la biodiversità è come avere una dispensa ben fornita. Ci dà il necessario per
sostenerci: il cibo, la legna, le fibre dei tessuti, i medicinali. Lei sa che
uno dei farmaci più promettenti contro il cancro è il taxol, derivato dal tasso
del Pacifico? E la sostanza per combattere la leucemia infantile è estratta
dalla vinca? Non sono forse ottime ragioni per preservare la molteplicità delle
specie? In più, la biodiversità è alla base di tanti servizi ecologici: dal
filtraggio dell´acqua alla produzione di cibo al ciclo del carbonio. Tradotti
in cifre, valgono miliardi di miliardi di dollari l´anno. Noi abitanti
dell´Occidente e dei Paesi sviluppati, il 23 per cento della popolazione
mondiale, sfruttiamo l´80-90 per cento delle risorse che sostengono la vita
sulla Terra, e lo sottraiamo agli altri. Il nostro arco di vita è relativamente
breve, però se preserveremo il mondo, conquisteremo una sorta di immortalità.
Diverremmo custodi del pianeta, i suoi giardinieri».
( da "Repubblica, La" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 33 - R2 Il
riscaldamento globale rimane la vera emergenza. Ma per la prima volta dopo anni
bui, forse si può essere ottimisti. Ecco perché FEDERICO RAMPINI «La Cina si
candida a diventare il Dragone Verde, vuole vincere la corsa mondiale verso
un´economia low-carbon, a bassa emissione di Co2». Non è propaganda del regime
di Pechino. L´affermazione, fatta alla vigilia della Giornata mondiale
dell´Ambiente dell´Onu che si celebra oggi, è di Steve Howard che dirige il
Climate Group, importante ong ambientalista americana. Howard indica la
chiave di questa conversione: «I dirigenti cinesi si sono convinti che questa è
la nuova ricetta del profitto». Via via che si svelano i contenuti della
maximanovra di investimenti pubblici varati dalla Repubblica Popolare per
rilanciare la crescita, ecco che cosa si scopre: su 586 miliardi di dollari di
spesa pubblica aggiuntiva, ben 220 miliardi (il 40%) va a finanziare l´industria
verde, dal risparmio energetico alle fonti rinnovabili, dall´auto elettrica al
motore ibrido. L´Amministrazione Obama rincorre la lepre cinese: sui 787
miliardi di dollari di manovra di rilancio della crescita, Washington ne
stanzia una quota inferiore ma comunque importante (112 miliardi) per
l´ambiente. SEGUE NELLE P
( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Tienanmen. Hong
Kong. Veglia di 150 mila persone 05-06-2009 HONG KONG. Decine di migliaia di
persone, 150mila secondo gli organizzatori, hanno partecipato ad Hong Kong ad
una veglia in ricordo delle vittime del massacro di piazza Tiananmen avvenuto
il 4 giugno di 20 anni fa. Mentre a Pechino la piazza e' stata circondata da un
cordone di migliaia di poliziotti in divisa ed in borghese che hanno impedito
l' ingresso ai giornalisti, nell'ex colonia britannica i sei campi di calcio
del Victoria Park erano pieni di gente, soprattutto giovani, che indossavano le
magliette nere con la scritta: ''4 giugno, cambiare il verdetto (la condanna
del Partito Comunista Cinese, che ha parlato di un ''incidente
controrivoluzionario''), dire la verita' ''. Davanti ad un mare di candele e di
lampadine che ondeggiavano nella notte, hanno parlato un ex leader del
movimento studentesco del 1989, Xiong Yan, il fondatore dell'Alleanza di Hong
Kong per gli studenti di Tiananmen, Szeto Wah e, in un nastro registrato,
l'animatrice delle 'Madri di piazza Tiananmen' Ding Zilin, un'insegnante in
pensione di 72 anni il cui figlio di 17 anni e' stato ucciso dai militari nei
pressi di piazza Tiananmen il 4 giugno del 1989. La 'Madre di Tiananmen', ha
accusato il Partito Comunista di aver ''usato l'economia per attirare e
corrompere il popolo, la polizia per reprimere ed intimidire'' e ''tutti i
mezzi per nascondere la verita' ''. Ding Zilin ha accusato di complicita' con
Pechino Donald Tsang, il capo del governo di Hong Kong, che ha dichiarato la
settimana scorsa in Parlamento che ''..questo incidente (il massacro) e'
avvenuto tanti anni fa...da allora il nostro Paese ha fatto impressionanti
progressi in tutte le aree dello sviluppo, che hanno anche portato la
prosperita' ad Hong Kong''. ''Vale a dire - ha proseguito Ding Zilin - che se
l'economia segna importanti successi si puo' dimenticare anche la piu' grande
delle ingiustizie''. Le Madri chiedono a Pechino di cambiare il giudizio sul
movimento democratico del 1989, di dire il numero ed i nomi delle vittime e di
punire i responsabili del massacro. Pechino non risponde da 20 anni alle accuse
delle Madri, ma ha risposto al segretario di Stato americano Hillary Clinton,
che ieri ha invitato il governo cinese a rilasciare le persone che ancora sono
in prigione - una trentina secondo i gruppi umanitari -, ad aprire un dialogo
con le famiglie delle vittime e a smettere i ''perseguitare'' i dissidenti. Le
affermazioni del segretario di Stato, ha detto oggi il portavoce governativo
Qin Gang, sono ''accuse senza fondamento al governo cinese'' e costituiscono ''una grave interferenza negli affari interni della Cina''. ''Esprimiamo - ha aggiunto il
portavoce - la nostra profonda insoddisfazione e le nostra risoluta
opposizione'' alle accuse della Clinton. Come decine di altri dissidenti, Ding
Zilin ha passato la giornata di oggi agli arresti domiciliari, mentre altri
sono stati allontanati di autorita' dalla capitale e portati ''in
vacanza'' in provincia. Si ritiene che nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989
centinaia di persone sia state uccise dai militari dell' Esercito Popolare di
Liberazione. A Victoria Park oggi andavano a ruba le copie, ristampate in tutta
fretta dopo essere andate esaurite in pochi giorni, del libro di memorie di
Zhao Ziyang, il segretario del Partito che fu epurato per essersi opposto all'
uso della forza contro gli studenti che per cinquanta giorni nella primavera
del 1989 hanno occupato piazza Tiananmen reclamando la democrazia. Le memorie
di Zhao, morto nel 2005 dopo aver trascorso 16 anni agli arresti domiciliari,
sono state portate clandestinamente fuori della citta' e pubblicate da una casa
editrice di Hong Kong. Il territorio, una colonia britannica fino al 1997, e'
oggi una Speciale Regione Amministrativa della Cina,
con un governo semidemocratico, e l' unico luogo della Repubblica Popolare nel
quale e' possibile manifestare legalmente opinioni contrarie a quelle del
governo di Pechino.
( da "AmericaOggi Online" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Biennale. Record di
presenze a Venezia 05-06-2009 VENEZIA. Una grande nave in transito tra Piazza
San Marco e il Lido è la metafora scelta dall'inglese Steve Mc Queen per la
contemporaneità di Venezia: a 'Fare mondi', tema scelto da Daniel Birnbaum per
la 53/ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, la Gran
Bretagna porta un artista che ha filmato la quiete dei giardini di Castello
prima dell'inaugurazione e punta l'obiettivo sul contestato passaggio delle
meganavi in laguna. Un invito alla riflessione sulla nuova centralità di
Venezia nel mondo dell'arte, che parte con compostezza anglosassone
dall'osservazione della quieta vita degli insetti sulle piante dei giardini e
diventa riferimento diretto alla miriade di inaugurazioni di spazi pubblici e
privati nella città lagunare. In ogni caso, una delle opere più gettonate, con
coda perenne davanti al Padiglione inglese. Nel rinnovato Palazzo delle
Esposizioni della Biennale (ex Italia) domina invece la grande ragnatela
dell'argentino Tomas Saraceno, 'Galassie': riproduce i filamenti della vedova
nera che possono reggere pesi estremi in base ad una complessa geometria. Sono
ben 77 quest'anno le partecipazioni nazionali alla Biennale: si sono aggiunti
Montenegro, Principato di Monaco, Gabon, Unione delle Comore, Emirati Arabi
Uniti. Record anche di presenze di pubblico, ancora da quantificare ma in
sicura crescita. Da Palazzo delle Esposizioni, attraverso il Giardino di
Scarpa, riempito dall'installazione sonora di Roberto Cuoghi con voci di Shanghai,
si accede alla nuova sede dell'Asac (Archivio Storico Arti Contemporanee), dove
sono già disponibili la biblioteca e i periodici correnti del settore arti
visive. Grande successo, tra i piccoli visitatori, per i 'Touch screen'
dell'Archivio con i nomi e le opere degli artisti. 'Fare mondi' suggerisce un
nuovo approccio all'Esposizione: nessuna centralità, il piccolo come il grande.
Un esempio è il Museo del Fuoco di Jussi Kivi, al Padiglione Finlandia: cultore
da sempre di automobiline dei vigili del fuoco, l'artista assemblea alla
propria collezione privata materiali sovietici per l'emergenza nucleare. Il
corpo rigido di un canguro travolto dalle auto, raccolto ai margini della
strada, diventa invece il compagno di viaggio per Shaun Gladwell, virtuoso del
video e dell'azione rarefatta, al Padiglione Australia. 'Loop', cioé l'azione
che si ripete, è invece il titolo dell'opera neo concettuale di Roman Ondak, il
quale nel padiglione delle Repubbliche Ceca e Slovacca ha negli ultimi mesi
coltivato un giardino identico a quello che sta fuori, senza alcun disturbo
visivo, tanto che può capitare di passarci in mezzo senza notarlo. I mondi del
giorno e della notte sono evocati attraverso le voci degli animali notturni e
diurni 'Cantate' da un biologo la cui immagine è proiettata all'interno del
padiglione dell'Uruguay nella video installazione di Pablo Uribe, 'Atardeser'. Di fronte, i mondi complessi della Cina e dell'Uruguay si fondono nei collage di Juan Burgos. Sulle
scale esterne, margherite di ferro da sfogliare per un 'M'ama, non m'amà
nell'opera di Raquel Bessio che guarda all'unità sudamericana e
significativamente si intitola 'Terra promessa'.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: Il ventesimo anniversario.
Dura replica al segretario di Stato che aveva chiesto la verità sul massacro
Tienanmen, Pechino gela la Clinton Piazza presidiata dalla polizia, ingresso
vietato ai media stranieri Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Il ventesimo anniversario della repressione del movimento studentesco di Piazza Tienanmen infiamma le relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. «Le affermazioni del
segretario di Stato americano sono accuse senza fondamento contro il governo
cinese, e costituiscono una grave interferenza negli affari interni della Cina», ha tuonato ieri un portavoce di
Pechino, esprimendo «profondo scontento e risoluta opposizione » alle parole di
Hillary Clinton. Quest'ultima,mercoledì sera, aveva chiesto al governo
cinese di fare chiarezza sul massacro di studenti del 4 giugno 1989, quando
l'esercito uccise centinaia di giovani (le autorità cinesi non hanno mai
rivelato il numero delle vittime) che da giorni presidiavano il cuore di
Pechino, chiedendo democrazia e riforme alla leadership del Partito Comunista.
Nella sua presa di posizione sugli incidenti di vent'anni fa, la Clinton ha
invitato la Cina a rilasciare le persone che sono
ancora in prigione (secondo le associazioni per i diritti umani basate a Hong
Kong, sarebbero una trentina); ad aprire un dialogo con le famiglie delle
vittime che reclamano la riabilitazione dei loro figli caduti sotto il fuoco
dei soldati; e a fornire un bilancio ufficiale delle persone uccise, detenute o
scomparse. Ma Pechino, che qualche mese fa durante la prima visita ufficiale
della Clinton oltre la Grande Muraglia aveva molto apprezzato la scelta
conciliante dell'Amministrazione Obama di non parlare di diritti umani, ha
risposto con toni durissimi alle «ingerenze» del segretario di Stato americano.
«Sull'incidente politico avvenuto alla fine degli anni 80, il partito e il
governo hanno già tratto a suo tempo le loro conclusioni», ha precisato il
portavoce. Due decenni dopo la sanguinosa repressione ordinata da Deng
Xiaoping, la posizione della Cina resta invariata: il
movimento di Piazza Tiananmen fu «un moto controrivoluzionario ». Reprimerlo,
per usare le argomentazioni dell'allora primo ministro Li Peng (il grande
regista dell'operazione che portò prima al siluramento dell'ala riformista
della nomenklatura favorevole al dialogo con gli studenti, e poi alla soluzione
di forza), fu quindi un "atto dovuto" per consentire al partito
comunista di mantenere la sua egemonia sulla politica e sulla società cinese.
La linea ufficiale di Pechino sulla mattanza del 4 giugno
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: RAPPORTI DIFFICILI La visita
di Hillary è il 20 febbraio quando Hillary Clinton va in Cina per la prima visita da segretario di stato. Esordisce dicendo
che la questione dei diritti umani non può compromettere il dialogo tra i due
paesi. Un pragmatismo che solleva critiche e polemiche Il rapporto sui diritti
umani Neanche una settimana dopo il viaggio dell'ex first lady,esce il rapporto
annuale statunitense sulla situazione dei diritti umani nel mondo che attacca
Pechino: «Il comportamento del Governo cinese resta negativo. In certe regioni,
come lo Xinjiang e il Tibet, si è perfino aggravato con un aumento della
repressione delle minoranze etniche». Pechino: basta ingerenze Trasparenza su
Tienanmen In occasione del ventesimo anniversario del massacro di Tienanmen, la
Clinton usa toni duri e chiede al governo cinese di fare chiarezza sulla strage
degli studenti, di rilasciare chiè ancora in prigione e fornire un bilancio
delle persone uccise, detenute o scomparse
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-05 - pag: 8 autore: Corea del Nord. «Entrate illegalmente
e con finalità ostili» Pyongyang, a processo le giornaliste americane Stefano
Carrer SEUL. Dal nostro inviato Intorno alle tre di ieri pomeriggio sono andate
in scena altre due provocazioni del regime nordcoreano: l'inizio del processo a
due giornaliste americane con l'accusa di ingresso illegale con finalità ostili
(che potrebbe comportare una sentenza a 10 anni di reclusione e lavori
forzati),e l'intrusione di una nave in acque territoriali sudcoreane.
L'imbarcazione ha desistito dopo una serie di avvertimenti da parte delle forze
navali del Sud, mentre vari elementi fanno sperare che la vicenda delle due
giornaliste possa finire come quella di Roxana Saberi in Iran: una rapida
condanna per spionaggio e l'assenso alla loro uscita dal paese. I tempi
dell'inizio del processo appaiono piuttosto rapidi ed è insolito che l'agenzia
di stampa ufficiale ne abbia dato conto. Laura Ling e Euna Lee - reporter di
Current TV, co-fondata dall'ex vicepresidente Usa Al Gore - sono state catturate il 17 marzo scorso al confine con la Cina: Pyongyang ha consentito
all'ambasciatore svedese (che rappresenta gli interessi Usa) di visitarle e ha
permesso anche una telefonata con i familiari negli Usa. A dimostrazione,
secondo molti osservatori, della volontà di utilizzare gli "ostaggi"
in una logica di pressione e implicito scambio. Come in una simile
vicenda precedente, è probabile che il regime si attenda l'arrivo di un inviato
speciale americano di alto livello per prendere in consegna le detenute.
Washington alterna avvertimenti e prudenza. Ieri a Seul il vicesegretario di
Stato James Steinberg ha dichiarato che «i nordcoreani sbagliano se credono di
poter ottenere quello che vogliono attraverso trattative dopo provocazioni,
come hanno fatto in passato». D'altra parte, Washington ha per ora escluso di
voler reinserire la Corea del Nord nell'elenco degli stati sponsor del
terrorismo, nonostante il nuovo test nucleare e la preparazione in corso del
lancio di un missile a lungo raggio e a dispetto delle sollecitazioni provenienti
dal Giappone e da vari senatori repubblicani. Il presidente sudcoreano Lee
Myung-bak ha detto ieri che Seul è pronta a dare «aiuti senza precedenti» al
Nord se rinuncerà al programma nucleare, mentre il ministro dell'Unificazione
Hyun In Taek ha sottolineato che l'aumento delle provocazioni appare «legato
all'incerto futuro del regime» e alla questione della successione al dittatore.
A Seul, intanto, il recente suicidio dell'ex presidente Roh fa una vittima:
accusato dall'opposizione di eccesso di zelo e parzialità, siè dimesso il
procuratore generale Lim Chae-jin, responsabile dell'inchiesta che aveva messo
nel mirino Roh. © RIPRODUZIONE RISERVATA SULLA SCIA DI ROXANA è possibile che
la vicenda finisca come il caso Saberi a Teheran: una condanna per spionaggio e
l'assenso all'uscita dal paese
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-05 - pag: 21 autore: Industria.
Rinnovato il programma di sostegno con l'Ice - Ordini in calo (-7,4%) nel primo
quadrimestre Calzature, intesa per l'export Scajola annuncia il potenziamento
del fondo garanzia per le Pmi Marika Gervasio MILANO Inizio d'anno difficile
per il settore calzaturiero italiano che chiude i primi quattro mesi con un
calo degli ordini del 7,4% (dei volumi), mentre la produzione è scesa del 12,2%
in quantità e del 10,1% in valore da gennaio a marzo rispetto allo stesso
periodo del 2008. I dati sono stati diffusi dall'Associazione nazionale
calzaturifici italiani (Anci) federata a Confindustria, durante l'assemblea
annuale, ieri a Milano. A soffrire nel primo quadrimestre sono soprattutto gli
ordini dall'estero (-9,1%), mentre sul mercato interno la discesa è del 5,3%.
Le richieste sono particolarmente deboli dagli Stati Uniti (-18%) e dalla
Germania (-10,1%). «Nei primi mesi del 2009 i toni della crisi si sono
accentuati – commenta il presidente dell'Anci,Vito Artioli –ma nella moda sono
soprattutto i settori a monte della filiera a soffrire di più e quindi le
calzature risultano meno penalizzate di altri comparti, ma per uscire da questa
situazione servirà ancora tempo». Una strada è stata individuata nel rinnovo
dell'accordo tra Anci, ministero per lo Sviluppo economico e Istituto per il
commercio estero (Ice) per promuovere il made in Italy all'estero e sostenere
le esportazioni, progetto per il quale il ministero ha stanziato 3,5 milioni di
euro. Dall'indagine dell'Anci emerge inoltre che solo un'impresa su sei vede
già segnali di ripresa e che nessuno dei principali mercati fornisce
un'indicazione evidente di inversione di tendenza. «Nonostante i dati siano
ancora negativi – commenta il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola
– mi sembra di vedere che si sia toccato il fondo e di cogliere i primi segnali
del fatto che la crisi si sta esaurendo. è vero che si tratta di una crisi
profonda e difficile, ma l'Italia la sta affrontando molto bene, grazie
soprattutto a un tessuto industriale di qualità». E proprio per favorire le
Pmi, Scajola ha annunciato che il governo «potenzierà il fondo centrale di
garanzia a favore delle piccole e medie imprese, elevando il tetto per ciascun
credito a 1,6 milioni di euro. «è giunto il momento – ammonisce Scajola che il
sistema bancario, avendo solidificato le proprie debolezze, possa fare la sua
parte dando più credito, in modo più veloce e con gli stessi livelli di
interesse degli altri paesi europei». E aggiunge: «Le piccole e medie imprese
rappresentano la categoria che maggiormente risente degli effetti della crisi,
trovandosi dinanzi a grandi problemi di stretta creditizia. Il nostro
provvedimento è poco noto agli utilizzatori, per questo è necessaria una
campagna di divulgazione, a partire dalle Camere di commercio». Anche
Confindustria è impegnata accanto alle imprese. «Ci sono dei segnali positivi –
sottolinea Andrea Moltrasio, vicepresidente di Confindustria per l'Europa –
soprattutto da mercati come Stati Uniti e Cina. Per l'Europa i tempi sono un po' più lunghi. è necessario però
sfruttare al massimo la grande opportunità che l'Unione europea offre: la
libertà di mercato che significa libera circolazione di persone, merci,
capitali e servizi. E per farlo servono un posizionamento strategico, un
supporto a questo posizionamento e una visione a medio e lungo termine da parte
delle aziende. Ma servono anche regole per il libero scambio e la
concorrenza ». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-05 - pag: 26 autore: Sviluppo.
All'Università Bocconi il commissario Ue, Potocnik Senza ricerca non c'è
rilancio Virginio Di Carlo MILANO Le linee d'indirizzo sono fondamentalmente
due. E non lasciano adito a molte incertezze. Prima di tutto: «Not research,
not job». Nessuna ripresa, nessuna creazione di nuovi posti di lavoro, senza un
adeguato piano di crescita degli investimenti nella ricerca. Punto secondo:
«Gli investimenti in innovazione e sviluppo tecnologico potranno non bastare se
non saranno supportati da una maggiore cooperazione fra gli stati». A parlare è
Janez Potocnik, commissario europeo per la Scienza e la Ricerca, nel corso del
dibattito sul tema "Innovazione e ricerca per uscire dalla crisi" che
si svolto ieri all'Università Bocconi di Milano. E proprio cooperazione è la
parola chiave dell'intervento di Potocnik. Cooperazione che, nelle parole
dell'economista sloveno, si traduce in «multipolarità », ovvero «collaborazione
internazionale con Stati Uniti, Cina, Russia e paesi emergenti, ma anche coesione interna fra i membri
dell'Unione». A fare gli onori di casa, un bocconiano doc come Mario Monti, che
dell'ateneo milanese è l'attuale presidente. Ma al tavolo hanno preso parte
anche il rettore Guido Tabellini e Alfonso Gambardella, autore del volume
"Innovazione e sviluppo" che offriva lo spunto alla
discussione intavolata in sala Perego. Presente anche Mario Mascolo, ceo di 3M
e rappresentante di quel mondo delle imprese che, nel Potocnik-pensiero
dovrebbe costituire il vero motore del modello venture capital per l'innovazione.
Una partnership privato-pubblico che, nel comune giudizio di Mario Monti e di
Potocnik, «raggiunge livelli non sufficientemente competitivi per stare al
passo con quanto avviene dall'altra parte dell'Atlantico». E un richiamo alle
strategie di ripresa americane è venuto anche dal rettore Tabellini che ha
sottolineato l'importanza, a livello congiunturale, di una «selezione delle
migliori idee». Un modello di sviluppo «divenuto la regola nel mondo
anglosassone e basato sulla competizione nella ricerca». Potocnik ha
sottolineato la quota di 1,84% di media europea negli investimenti in
innovazione. E qui, la tirata d'orecchi:. «Il paradosso dell'Italia è quello di
un paese avanzato e industrializzato che investe una cifra compresa fra lo 0,9%
e l'1,14% del proprio Pil». «Dietro anche paesi emergenti come Brasile, Cina e Corea». Ha sottolineato ancora Potocnik. «In futuro
saremo sempre più interconnessi,sempre più transfronatlieri – ha concluso
ancora Potocnik - fra poco inizieremo a negoziare con la Russia e abbiamo già
aperto ai finanziamenti a favore dei ricercatori americani e cinesi sul
programma sanitario ». LA PROSPETTIVA Per l'economista sloveno la cooperazione
internazionale si traduce in un sistema multipolare
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-06-05 - pag: 44 autore: Società minerarie.
Con 19,5 miliardi di dollari sarebbe stato un affare record Sfuma il ricco
accordo tra Chinalco e Rio Tinto Aumento di capitale vicino per il gruppo
minerario Roberto Capezzuoli L'accordo da 19,5 miliardi di dollari tra
l'indebitato gruppo minerario anglo-australiano Rio Tinto e la holding cinese
dell'alluminio Chinalco pare ormai naufragato. La più grande acquisizione
all'estero di una società cinese si è sfaldata di fronte ai timori di Canberra
per l'invadenza del potente vicino e soprattutto di fronte all'opposizione
degli altri azionisti Rio Tinto, ai quali l'accordo avrebbe diluito la quota
nel gruppo minerario. Gli sviluppi della vicenda, fino alla tarda serata, sono
stati raccolti da persone "informate dei fatti", che hanno tracciato
all'Australian Financial Review, al Financial Times e all'agenzia Bloomberg un
quadro univoco: i vertici di Rio stanno pensando di vendere azioni per
raccogliere fino a 15 miliardi di $ e non escludono la possibilità di cedere ai
" cugini" di Bhp Billiton una quota delle ricche miniere australiane
di ferro. «Stiamo seguendo una serie di opzioni – si legge nel comunicato di
Rio Tinto – alcune delle quali in stadio avanzato, allo scopo di massimizzare
il valore per gli azionisti». In Borsa Rio Tinto vale poco meno di 70 miliardi
di dollari, ma ieri il mercato ha dato credito all'imminente annuncio di un
aumento di capitale e il titolo a Londra ha accusato una flessione del 6,6%, a
27,21 sterline. Rio nel 2007 si era indebitata per 38,9 miliardi di $ per
l'acquisizione della canadese Alcan e successivamente si era opposta al
tentativo di takeover che la avrebbe consegnata a Bhp. Il ritiro, in novembre,
dell'offerta di quest'ultima aveva lasciato Rio nella critica situazione di
dover recuperare fondi per la tranche di 8,9 mld $ da restituire in ottobre. La
proposta Chinalco soddisfaceva i requisiti: dalla Cina sarebbero giunti 12,3 miliardi in
cambio di importanti quote nelle più ricche miniere di ferro, rame e alluminio
di Rio Tinto; in più, 7,2 mld $ sarebbero stati versati per obbligazioni
convertibili con le quali Chinalco, esercitandole, avrebbe visto salire la
propria quota in Rio Tinto al 18%,dall'attuale 9%. Il nuovo presidente
di Rio, Jan du Plessis, non ha però convinto gli altri azionisti, mentre il ceo
Tom Albanese non ha raggiunto un'accettabile modifica del patto con i cinesi,
patto su cui grava anche l'imminente parere del Foreign Investment Review Board
australiano, atteso per il 14 giugno. Chinalco avrebbe forse corretto la cifra,
visti i recuperi dei metalli e il rialzo di Rio in Borsa. Evidentemente però
l'accordo non si è trovato e Chinalco reclamerà solo i 195 milioni di dollari
fissati a suo tempo come penale in caso di rottura dell'accordo. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-06-05 - pag: 29 autore: BREVI DA MODA E
DESIGN FERRAGAMO PIù FORTE IN CINA Cresce la presenza in Cina di Salvatore Ferragamo. Il gruppo
fiorentino ha infatti aperto, negli ultimi quattro mesi, cinque nuovi punti
vendita a Harbin, Xiamen, Taiyuan, Wuxi e Wuhan, che si aggiungono agli altri
33 già esistenti. I nuovi negozi sono distribuiti tra il nordest e il sud del
paese e sono tutti allestiti secondo il nuovo concept di Ferragamo, con
la presenza di geometrie lineari, giochi di luce, superfici fluttuanti e forme
aeree. Il primo, ad Harbin, è stato inaugurato in gennaio, l'ultimo,a Wuhan,in
maggio. I NUOVI CLUB SEA DI POLTRONA FRAU Poltrona Frau e Sea, la società di
gestione degli aeroporti milanesi, hanno dato il via a una partnership: le sale
del Club Sea di Malpensa e Linate verranno completamente rinnovate secondo uno
stile tipicamente italiano. Il primo restyling, della sala Monteverdi di
Malpensa (che riapre oggi), presenta arredi forniti da Poltrona Frau,
Cappellini e Nemo, tutti marchi del gruppo controllato dal fondo Charme, che fa
capo alla famiglia Montezemolo. PRIMO MONOMARCA PER LUCA RODA Luca Roda, 43
anni, ha aperto la sua prima boutique monomarca a Forte dei Marmi. La sua
collezione, partita con le cravatte che lo hanno reso famoso, oggi comprende
anche pashmine, abiti, giubbini e camicie. Oltre a costumi da bagno
coloratissimi. Prossime aperture previste a Milano, Deauville e St.Moritz.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 2 autore: La crisi passerà,
attenti alle scorciatoie L'analogia con il '29 non può essere usata per
sostenere che esistono soluzioni semplici di Harold James O gni volta che si
parla di crisi economica, le analogie con la Grande Depressione sono sempre in
agguato. Nel suo ultimo World economic outlook, l'Fmi esamina questa analogia
in modo esplicito, in termini non soltanto di tracollo della fiducia
finanziaria, ma anche di rapido declino degli scambi globali e dell'attività
industriale. In generale, la storia sembra più utile della teoria economica per
interpretare eventi straordinariamente sorprendenti e di per sé imprevedibili.
Quasi immancabilmente, ogni volta che si ricorre all'analogia con la Grande
Depressione, come anno di riferimento si prende il 1929. Ma nella Grande
Depressione si manifestarono due patologie diversissime, e ognuna delle due
implicava diagnosi - e cure - diverse. La prima e più famosa di queste due
patologie fu il crack azionario dell'ottobre 1929 negli Stati Uniti. Nessun
altro paese conobbe un panico borsistico di simili proporzioni, in buona parte
perché nessun paese aveva vissuto quell'euforica corsa al rialzo dei prezzi
delle azioni che aveva indotto tantissimi americani, delle estrazioni più
varie, a lanciarsi nella speculazione finanziaria. La seconda patologia fu
l'evento decisivo che trasformò una brutta recessione nella Grande Depressione.
Una serie di crisi di panico del settore bancario nell'estate del 1931 si
propagò dall'Europa Centrale, diffondendo il contagio finanziario prima alla
Gran Bretagna, poi agli Stati Uniti e alla Francia, e infine a tutto il mondo.
Il panico del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 5 autore: Non solo stanze,
obiettivo riqualificazione Parola agli architetti: soluzioni flessibili per la
famiglia che cambia, abitazione come motore ambientale Paola Pierotti Giorgio
Santilli ROMA Il piano casa libera la fantasia degli architetti. Non mancano le
perplessità sull'efficacia di una norma che distribuisce «indifferentemente»
nuova cubatura nella città consolidata e nelle periferie, ma sono numerosi gli
architetti che vedono gli ampliamenti del 20% e la demolizionericostruzione con
premio di cubatura del 3035% come un'opportunità per il risveglio della città
contemporanea. A scala internazionale numerosi i progettisimbolo che pescano
nelle stesse tipologie: dagli olandesi Mvrdv studio cult in Europa con il
complesso WoZoCo di Amsterdam ai piccoli ampliamenti delle case dell'atelier
giapponese Bow Wow. O ancora la "casa zaino" ideata dall'artista bavarese
Stefan Eberstadt: la Rucksack House è una scultura appesa alla facciata di un
edificio e ancorata al tetto con tiranti in acciaio, un'aggiunta di nove metri
quadrati che si vede agganciata in diversi edifici della Germania. In Italia
non mancano le tracce di contemporaneità legate al tema. A Torino lo studio Uda
ha realizzato il sopralzo di un edificio storico, Palazzo Gioberti. A Milano lo
studio Albori ha ampliato e recuperato i sottotetti di un edificio liberty e ha
costruito un nuovo piano in due edifici di case popolari comunali a Milano e a
Cinisello Balsamo. Mario Cucinella, sempre a Milano,per conto dell'Aler sta
riconvertendo quattro torri di social housing migliorando le prestazioni dal
punto di vista energetico e sopraelevandole con nuove case per studenti.
«L'azienda milanese – racconta l'architetto bolognese – ci ha chiesto di
lavorare sull'involucro dell'edificio di edilizia residenziale pubblica, oggi
occupato da un centinaio di famiglie, e di aggiungervi due piani con alloggi
per studenti che contiamo di realizzare con strutture leggere». Non un semplice
maquillage, ma un'operazione che aumenterà la capacità d'affitto e rigenererà
il tessuto sociale delle case popolari senza spostare chi ci abita. Le
volumetrie non sono quelle previste dalla legge regionale lombarda, appena
varata in giunta, che prevede limiti di mille metri cubi per i condomini e un
ampliamento massimo di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-05 - pag: 5 autore: Mario Cucinella
Architects «Occasione da non perdere per l'efficienza energetica» S ì al piano
casa se vuole dire reale efficienza energetica. «Nella casa unifamiliare – dice
Mario Cucinella – si può realizzare un garage ma soprattutto si possono
costruire elementi che aumentano le prestazioni bioclimatiche. L'aumento della
cubatura deve apportare anche un vantaggio dal punto di vista ambientale: dare
valore aggiunto all'economia energetica dell'immobile esistente». Cucinella
considera anche l'ipotesi di un ampliamento della copertura costruendo
mansarde, ma valuta l'ipotesi di aumentare la densità costruendo piccoli
elementi affiancati all'esistente. Per l'architetto bolognese la sfida è
interessante non solo per le unità monofamiliari ma anche per le palazzine e i
condomini dove la trasformazione delle sagome di prospetti e coperture deve
essere motore di nuova energia. Cucinella è stato incaricato dall'Aler di
Milano di rigenerare quattro torri nella zona di Famagosta. Il suo progetto
nonè un'opera di restyling delle strutture esistenti ma un intervento che
migliora la prestazione energetica complessiva e aumenta la capacità economica.
La committenza ha richiesto di innestare in queste torri una quota di alloggi
in affitto per studenti agli alloggi sociali. «Non servono freni ideologici: il
panorama edilizio è così di scarsa qualità che forse il piano casa potrebbe
portare dei benefici. Resta il dubbio – aggiunge Cucinella – su chi potrà
governare questo processo». Mario Cucinella (1960)è l'architetto italiano che
più lega il suo nome al marchio della sostenibilità.è lui l'autore del concept
per una casa da 100mila euro per 100 mq di superficie, sostenibile per l'idea
progettuale prima che per la dotazione impiantistica. Le prime abitazioni su
questo modello sono in costruzione a Settimo Torinese; altre saranno costruite
nel milanese. Ha costruito in Cina, prima il Siieb e quest'anno ha inaugurato il Ningbo (The Centre
for Sustainable Energy Technologies) che alcuni mesi fa a Cannes in occasione
del Mipim ha vinto il premio "2009 MIPIM Green Building Award". Sono
in cantiere alcuni edifici per ufficia Milano e tra i suoi ultimi progetti, in
partnership con Favero & Milan Ingegneria,c'è anche il nuovo
ministero dell'Ambiente e del Turismo a Podgorica in Montenegro. www.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: EUROPEE data: 2009-06-05 - pag: 14 autore: ANALISI Arriva l'ondata di
euroscetticismo di Adriana Cerretelli D a anni l'assenteismo è il tarlo delle
democrazie occidentali adulte. Nell'era della comunicazione istantanea poi, con
i governi che ormai non si muovono senza un sondaggio di opinione in tasca, il
voto nell'urna non è un optional però assomiglia sempre più a un rito dovuto ma
in qualche modo collaterale. Se questo è vero per le elezioni nazionali,
figuriamoci per le europee. Con qualche paradosso in più. Tre per la
precisione. Da quando nel '
( da "AprileOnline.info" del 05-06-2009)
Argomenti: Cina
Napoli Teatro
Festival Italia: al via la seconda edizione Renzo Francabandera, 05 giugno
2009, 17:20 Teatro Partito il 4 giugno l'evento che occuperà Napoli fino a fine
mese: un confronto diretto tra Napoli e l'Europa. Due gli spettacoli nella
serata inaugurale: Pièce noire di Enzo Moscato, al Teatro Mercadante e
L'Européenne di David Lescot, al Teatro di San Carlo con la Compagnia Teatrale
Europea. La macchina artistica, guidata da Renato Quaglia, costruisce il suo
respiro E due. Se il 2008 era stato un anno di avvio e di prova, quest'anno
l'organizzazione è partita subito in modo perfetto. Vuoi perché l'anno scorso
il Festival inaugurò sotto il diluvio, mentre quest'anno c'è un piacevole sole,
vuoi perché la macchina gestionale, forte anche dell'esperienza e delle
difficoltà esperite l'anno passato, ha curato tutto nei minimi dettagli.
Accrediti, biglietterie, un centro dedicato e una sede, quella del PAN di
Napoli in via dei Mille, trasformata in anima pulsante di un evento che il
territorio individua, riconosce, accoglie e contribuisce a creare. Un'edizione
dedicata alla complessità della comunicazione e dell'interazione fra i
linguaggi. Tutto esaurito il 4 giugno per le due prime, Pièce noire di Moscato,
premio Riccione per il Teatro 1985, tornato in scena a circa 30 anni dalla
prima rappresentazione che ha debuttato a Napoli per la prima volta con la
regia dello stesso Moscato, e L'Européenne, di David Lescot, che ha curato
anche la regia del testo con il quale ha vinto il Gran Prix de Littérature
Dramatique 2008 del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese. Si
parte alle 20. Al Mercadante un pienone. Lo spettacolo, prodotto dal Napoli
Teatro Festival Italia e dal Mercadante Teatro Stabile di Napoli, in
coproduzione con Compagnia Teatrale Enzo Moscato ed in collaborazione con
Benevento Città dello Spettacolo, è, nell'intento della regia, una metafora di
Napoli noir con protagonista una signora ex prostituta che cerca il proprio
riscatto costruendo un ideale di bellezza incarnato in angeli asessuati. A
cinque mesi da Le Pulle, di Emma Dante, lo stesso palcoscenico torna a vestirsi
di drappo rosso, di storie di puttane e travestiti, ma questa volta il drappo è
sporco, consumato, puzza di degrado e di una vita giunta all'epilogo. Desolato
abbandono della vicenda umana. La drammaturgia è di quel periodo in cui
Ruccello raccontava fra sogni e realtà, una città e un'umanità in cerca di se
stessa. Nel 1983 Notturno di donna con ospiti aveva suggestionato fortemente
l'immaginario teatrale. Pièce Noire è dello stesso anno (1985) di Ferdinando di
Ruccello. E Moscato, che ha di recente vinto il premio intitolato al
grandissimo drammaturgo scomparso giovanissimo, nella messa in scena pare
ricordare alcuni elementi dell'immaginario ruccelliano. Protagonista è Lucia
Poli. Manca però uno sguardo moderno sul testo. La scena e l'impianto
recitativo prescelto suonano un po' d'antan, lasciando alla sola musica un
rapporto con l'attualità scenica. Uno sguardo che forse va un po' troppo
indietro. Assai fresco, collettivo ed energico quanto David Lescot, premio
Molière de la révélation thétrale
( da "Finanza e Mercati" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Gnl, Sua Maestà
gioca la carta Qatar da Finanza&Mercati del 06-06-2009 Nuove scorte di gas
naturale liquefatto come risorsa energetica ed economica per contrastare lo strapotere
russo nelle esportazioni verso l'Europa. Arriva dal Qatar la nuova diretta
concorrenza per Mosca, finora il maggior fornitore di gnl nel Vecchio
Continente. La scorsa settimana, di fronte alla regina Elisabetta II e alla
famiglia reale del Qatar, è stata infatti inaugurata la nuova stazione che
riceverà le riserve di gas che dal paese degli Emirati Arabi verranno
trasportate in Gran Bretagna, presso il porto di Milford Haven, nel terminal di
South Hook. Dai depositi del golfo Persico, le navi porteranno gnl a una
temperatura di -160 gradi fino al Galles. Da lì, il gas prenderà la strada del
Regno Unito ma anche del resto d'Europa. Il progetto rientra nel piano Qatargas
2 che ha visto in Gran Bretagna la collaborazione di Exxon Mobil, Total e Qatar
Petroleum. Il primo obiettivo è di riuscire a riempire entro la fine dell'anno
i cinque enormi container disponibili per ora in Gran Bretagna. Le navi
partiranno dal Qatar ogni tre giorni, secondo un calendario reso noto in
occasione dell'inaugurazione del porto di Milford Haven e porteranno per ogni
viaggio un quantitativo di gnl capace di soddisfare il bisogno di gas della
Gran Bretagna per 24 ore. In un momento in cui si guarda con sempre minore
fiducia alle risorse del Mare del Nord, questa alternativa potrebbe diventare
una realtà interessante per il Regno Unito ma anche per gli altri paesi
europei. Per il regno arabo, d'altra parte, siamo solo l'inizio: entro il 2013,
infatti, il Qatar pensa di produrre gas equivalente a 5.5 milioni di barili di
petrolio. Si tratta dunque di una nuova grande ricchezza energetica, che verrà
esportata in Europa e probabilmente in Asia, dove paesi
come la Cina già mostrano
forte interesse. «Ci aspettano ancora grandi sfide dal punto di vista
energetico - ha detto all'inaugurazione del porto Rex Tillerson, di Exxon Mobil
Corporation - South Hook, come parte vitale del progetto Qatargas 2, è un
perfetto esempio di una strada da percorrere per ottenere risultati
interessanti. Grazie anche a Qatar Petroleum, con un mercato aperto e
politiche stabili, questo progetto è un esempio di collaborazione
internazionale e dimostra che interessanti innovazioni tecnologiche possono
fornire l'energia di cui si ha bisogno per la crescita economica e per il
miglioramento delle performance ambientali».
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Cronaca
La Biennale, la moda, la grande imprenditoria: la città lagunare sta vivendo
giorni di rutilante mondanità Feste, balli e tanto sfarzo accompagnano le
kermesse d´autore. Che fanno gola ai mercanti arabi e giapponesi Arte, glamour
e notti pazze torna a splendere l´oro di Venezia Alessandro Benetton festeggia
Tina Brown che festeggia l´apertura di una galleria Finiscono per conoscersi
tutti, da Philip Stark a Farah Diba, da Naomi Campbell a Pinault (SEGUE DALLA
PRIMA P
( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Ventesimo
anniversario del massacro di Tiananmen. Passeggiando per le strade del centro
nel pomeriggio del quattro giugno, sembrava quasi di rivivere quell'atmosfera
olimpica che l'anno scorso ha avvolto la città per mesi interi. Come allora
capannelli di volontari sostavano ai lati delle strade ad intervalli regolari,
per la maggior parte candidi vecchietti orgogliosi di sfoggiare al braccio una
fascia rossa con la scritta "volontari per l'ordine pubblico". La
leva che il Partito mobilita quando ha bisogno di occhi vigili ad ogni angolo
di strada. Nel caso in cui si fosse riusciti a superare lo schieramento di
ottuagenari e ad arrivare sulla piazza, ci si sarebbe trovati di fronte alla
nuova temibile arma messa a punto dalla polizia cinese: l'ombrello. Le
telecamere di più di una rete tv straniera hanno registrato le immagini di
poliziotti in borghese che, armati d'ombrello sotto il sole, camminavano di
fronte alle telecamere, cercando di bloccare ogni ripresa della piazza. Anche
le università hanno fatto i loro preparativi. Nei giorni scorsi i principali
atenei di Pechino hanno tenuto incontri per istruire i docenti e il personale
su come affrontare la ricorrenza. E le autorità hanno lanciato l'avvertimento:
«Il 4 giugno è vietato vestirsi di bianco». In Cina il bianco è il colore del lutto.
Infine, internet e la censura. Negli ultimi giorni diversi siti web stranieri
sono stati "armonizzati" (tra gli altri Twitter, Flickr e Hotmail,
che si sono aggiunti a YouTube, Blogger e Wordpress), molti portali cinesi
hanno scelto l'autocensura, appendendo per qualche giorno la targa «chiuso
per manutenzione». I siti dei grandi giornali internazionali, con le interviste
ai dissidenti e i loro filmati d'epoca sono rimasti accessibili. Ciliegina
sulla torta, a metà giornata Hotmail ha ripreso a funzionare normalmente. Nei
giorni scorsi qualche giornalista è stato fermato e portato alla polizia, le
voci dissidenti sono state prontamente allontanate dal centro delle grandi
città, le madri di Tiananmen hanno lanciato i loro appelli. È quel che succede
ogni anno, niente di nuovo. Solo che quest'anno era il ventesimo.
( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
DIVO PIÙ DIVA LA
STRANA COPPIA Il pianista cinese Lang Lang e la cantante Cecilia Bartoli: tanto
diversi da far innamorare i giovani LUCA DEL FRA È emblematico dei tempi che
l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini, sempre sorretti
da un progetto, all'attuale Festival Lang Lang, in definitiva uno show case per
questo pianista cinese dallo straordinario talento da prestidigitatore e di
certo molto pompato dall'industria discografica all'arrembaggio dei mercati
asiatici. Ma in questo ciclo l'appuntamento di giovedì scorso che ha visto Lang
accompagnare il mezzosoprano Cecilia Bartoli all'Auditorium di Roma si è
rivelato musicalmente interessante e molto divertente. Si tratta di due stelle
di prima grandezza della musica classica, che sono riuscite a sedurre anche un
pubblico di giovani, ma per tutto il resto diversissime. SIMBOLO POST TIANANMEN
Considerato in patria come un eroe nazionale, Lang è il
perfetto simbolo della Cina
post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato. Quando i
giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di libertà nel
suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di travolgente
simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui no, non gli
hanno mai impedito di far nulla. Non a caso l'anno scorso è stato scelto
come artista simbolo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino.
Tra vestiti griffati, presentazione dei suoi cd su Second Life, uso
parossistico dell'immagine, lo straordinario talento tecnico di Lang passa
spesso in secondo piano, anche perché il suo rapporto con il repertorio
musicale occidentale non si basa su una coscienza culturale ancora solidissima.
Non sorprende dunque che ami il genere cross-over, tanto che prossimamente si
esibirà dal vivo assieme a Keith Jarrett. Con oltre sei milioni di cd venduti,
anche Cecilia Bartoli rientra tra i divi discografici, ma detesta il cross-over
e ha un rapporto creativo e fantasioso con la tradizione musicale. Una
conoscenza e consonanza che le permette di creare, intorno alle sue indubbie
doti di spinto virtuosismo, dei percorsi musicali per più versi seducenti. Già
la scelta di incentrare il concerto non sul solito rosario di arie di sicuro
successo, ma attorno alle non proprio consuete pagine vocali da salotto
dell'Ottocento poteva apparire rischiosa considerando che la sala grande
dell'Auditorium di Roma conteneva oltre 2000 persone. Tuttavia l'impaginato
incardinato sulla musica di Gioachino Rossini spaziava dalla romanza nostrana,
con brani anche di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, a quella parigina, con
pezzi vocali di George Bizet, Pauline Viardot, Maria Malibran e Manuel Garcia.
È un contesto in cui Lang, nel ruolo di accompagnatore, ha brillato nel cavare
dal pianoforte colori bellissimi per far da sfondo alla voce, risultando
talvolta un po' in difficoltà nella articolazione di certi ritmi popolari.
L'ENERGIA DI CECILIA Il percorso musicale dall'Italia alla Francia è compiuto
da Cecilia Bartoli senza intenti pedagogici, ma con l'aria di chi ancora si
diverte nelle avventure, oltre tutto funzionali allo sfoggio delle sue carte
migliori. Il virtuosismo trascendentale e la vena patetica del belcanto
italiano, il côté brillante delle pagine parigine: la tecnica adamantina, la
sicurezza dell'appoggio sul fiato, la nitidezza nelle agilità, le studiatissime
dinamiche sono qualità che conosciamo di questa cantante ma continuano a
sorprendere quando le si ascolta dal vivo. Ciò che stupisce di Bartoli è però
la capacità di dar peso al testo cantato anche nei frangenti di maggiore
difficoltà tecnica, il temperamento nel trasformare pagine salottiere in
piccoli lampi di teatro, l'intelligenza nello spandere una equilibrata ironia
su un mondo musicale non privo di leziosità. Così tra esplosioni di seducente
virtuosismo belcantistico appaiono voci da cartone animato, fantasiosi vibrati,
l'energia pura: bravissima. Il pubblico con folta presenza di giovani ha
accolto Bartoli e Lang con ovazioni e alla fine le ha anche cantato «Happy
birthday to you» visto che Cecilia compiva gli anni. Scene d'altri tempi.
( da "Unita, L'" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
È emblematico dei
tempi che l'Accademia di Santa Cecilia sia passata dai festival Pollini, sempre
sorretti da un progetto, all'attuale Festival Lang Lang, in definitiva uno show
case per questo pianista cinese dallo straordinario talento da prestidigitatore
e di certo molto pompato dall'industria discografica all'arrembaggio dei
mercati asiatici. Ma in questo ciclo l'appuntamento di giovedì scorso che ha
visto Lang accompagnare il mezzosoprano Cecilia Bartoli all'Auditorium di Roma
si è rivelato musicalmente interessante e molto divertente. Si tratta di due
stelle di prima grandezza della musica classica, che sono riuscite a sedurre
anche un pubblico di giovani, ma per tutto il resto diversissime. SIMBOLO POST
TIANANMEN Considerato in patria come un eroe nazionale, Lang
è il perfetto simbolo della Cina post Tiananmen: disinvolto, modaiolo, talentuoso e smemorato.
Quando i giornalisti occidentali lo provocano chiedendogli della mancanza di
libertà nel suo paese, il giovane pianista cinese, sempre sorridente e di
travolgente simpatia, di appena 25 anni si fa scuro in volto e dice che a lui
no, non gli hanno mai impedito di far nulla. Non a caso l'anno scorso è
stato scelto come artista simbolo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi
di Pechino. Tra vestiti griffati, presentazione dei suoi cd su Second Life, uso
parossistico dell'immagine, lo straordinario talento tecnico di Lang passa
spesso in secondo piano, anche perché il suo rapporto con il repertorio
musicale occidentale non si basa su una coscienza culturale ancora solidissima.
Non sorprende dunque che ami il genere cross-over, tanto che prossimamente si
esibirà dal vivo assieme a Keith Jarrett. Con oltre sei milioni di cd venduti,
anche Cecilia Bartoli rientra tra i divi discografici, ma detesta il cross-over
e ha un rapporto creativo e fantasioso con la tradizione musicale. Una
conoscenza e consonanza che le permette di creare, intorno alle sue indubbie
doti di spinto virtuosismo, dei percorsi musicali per più versi seducenti. Già
la scelta di incentrare il concerto non sul solito rosario di arie di sicuro
successo, ma attorno alle non proprio consuete pagine vocali da salotto
dell'Ottocento poteva apparire rischiosa considerando che la sala grande
dell'Auditorium di Roma conteneva oltre 2000 persone. Tuttavia l'impaginato
incardinato sulla musica di Gioachino Rossini spaziava dalla romanza nostrana,
con brani anche di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, a quella parigina, con
pezzi vocali di George Bizet, Pauline Viardot, Maria Malibran e Manuel Garcia.
È un contesto in cui Lang, nel ruolo di accompagnatore, ha brillato nel cavare
dal pianoforte colori bellissimi per far da sfondo alla voce, risultando
talvolta un po' in difficoltà nella articolazione di certi ritmi popolari.
L'ENERGIA DI CECILIA Il percorso musicale dall'Italia alla Francia è compiuto
da Cecilia Bartoli senza intenti pedagogici, ma con l'aria di chi ancora si
diverte nelle avventure, oltre tutto funzionali allo sfoggio delle sue carte
migliori. Il virtuosismo trascendentale e la vena patetica del belcanto
italiano, il côté brillante delle pagine parigine: la tecnica adamantina, la
sicurezza dell'appoggio sul fiato, la nitidezza nelle agilità, le studiatissime
dinamiche sono qualità che conosciamo di questa cantante ma continuano a
sorprendere quando le si ascolta dal vivo. Ciò che stupisce di Bartoli è però
la capacità di dar peso al testo cantato anche nei frangenti di maggiore
difficoltà tecnica, il temperamento nel trasformare pagine salottiere in piccoli
lampi di teatro, l'intelligenza nello spandere una equilibrata ironia su un
mondo musicale non privo di leziosità. Così tra esplosioni di seducente
virtuosismo belcantistico appaiono voci da cartone animato, fantasiosi vibrati,
l'energia pura: bravissima. Il pubblico con folta presenza di giovani ha
accolto Bartoli e Lang con ovazioni e alla fine le ha anche cantato «Happy
birthday to you» visto che Cecilia compiva gli anni. Scene d'altri tempi.
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Torino
La Fiom conquista Sirio Lavoro, a rischio altri 18 mila posti Solo 17 aziende
su cento prevedono assunzioni nel 2009 Il rapporto di Unioncamere potrebbe
essere addirittura ottimistico secondo la Regione. Scudiere, Cgil: non vediamo
uscita STEFANO PAROLA La crisi economica brucerà più di 18 mila posti di lavoro
in Piemonte. E a farne le spese saranno in particolare i lavoratori flessibili,
quelli con contratti a tempo determinato, a progetto o interinali: arriveranno
a scadenza e non verranno più rinnovati. Previsioni tutt´altro che
rassicuranti, elaborate da Unioncamere Piemonte attraverso il sistema Excelsior,
che parlano anche di appena 17 aziende su cento che prevedono di effettuare
assunzioni nel corso del
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Napoli
Il regista Al Reale Albergo dei Poveri la prima di "Le città
visibili" Chay Yew, storie comuni tra Napoli e Singapore L´allestimento
vede insieme attori italiani e orientali diretti da Giorgio Barberio Corsetti:
è un po´ come il viaggio di Marco Polo «Mi è stato chiesto di creare un
progetto ponte, uno spettacolo che potesse unire due città lontane tra di loro
e due culture differenti per storia e tradizioni, una specie di matrimonio
combinato, in apparenza complicato da far riuscire» dice Chay Yew, scrittore
nato nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 3 autore: Agenda Ue. Le
priorità delle impese «Politici italiani, datevi da fare» Nicoletta Picchio
ROMA. Europeisti convinti. Pronti a fare il proprio dovere di elettori. Ma che
vorrebbero un'Europa diversa, più forte nel mondo e attenta anche ai problemi
del made in Italy, meno burocratica. E soprattutto vorrebbero più impegnati i
politici italiani, finora assenteisti, distratti e poco competenti. è un
giudizio severo quello che arriva dall'imprenditoria italiana. Ed emerge la
delusione per una campagna elettorale giocata sulle polemiche e non sui grandi
temi da affrontare nella prossima legislatura europea. «Serve un'Europa forte e
competente», sintetizza Alberto Bertone, amministratore delegato di Acqua
Sant'Anna, azienda leader nelle acque minerali, 170 milioni di fatturato, in
provincia di Cuneo. Nei suoi progetti imminenti c'è l'ingresso in Germania e
Francia, con una propria rete di distribuzione. Nonostante le direttive Ue,
denuncia Bertone, nei due Paesi ci sono state applicazioni diverse. «è un
problema, che si ripete spesso: il diverso recepimento delle regole», dice
Bertone, che chiede all'Europa più coordinamento. «Non si favorisce la libera
circolazione delle merci: studiare le diverse leggi è un costo enorme».
Difficile ottenere risultati se nel Parlamento europeo i nostri politici sono
spesso assenti o disinteressati. «Il risultato è che gli altri Paesi sono
tenaci nell'usufruire dei benefici,a partire dai finanziamenti, e molto più
determinati nell'arginare i vincoli imposti dalla Ue», dice Sergio Sassi,
amministratore delegato della Emilceramica, circa 200 milioni di fatturato,
azienda presente in tutto il mondo. Pensa alla Spagna e al distretto delle
piastrelle: «Se ci fossero da noi quelle condizioni, avremmo già avuto mille
ispezioni». Vincoli opportuni, ma che devono essere rispettati da tutti, nella
Ue. E poi, c'è la difesa del made in Italy: «Sono per il libero mercato e la
globalizzazione, ma trovo ingiusto che i miei prodotti in Cina debbano pagare dazi fino al 29% e i
prodotti cinesi da noi paghino il 4 per cento». Serve una politica più
determinata dell'Europa nei confronti della concorrenza di altri Paesi
emergenti, nel rispetto delle regole del mercato. E una maggiora tutela del
made in Italy. Lo sa bene Toni Scervino, numero uno dell'azienda di moda
fiorentina, che produce con il marchio Ermanno Scervino. «L'Italia è il Paese
europeo dove è rimasta una maggiore presenza del manifatturiero. Il made in
Italy è un punto di forza del nostro Paese », dice Scervino. La questione,
posta dall'Italia in primo luogo, dell'etichettatura a tutela dei nostri
prodotti è ancora aperta. «Serve un maggiore impegno dei nostri politici, chi
va in Europa deve essere consapevole di ricoprire un ruolo importante ». E
peccato che nella campagna elettorale non si sia parlato di cosa può fare di
più la Ue contro la crisi: «Ci sono tante piccole aziende- continua Scervino -
che stanno decidendo se chiudere con il 31 luglio o se tirare fino a fine
dicembre. Si perde tradizione e artigianalità, che non sarà possibile
ricostruire». Ma tra i problemi dell'Europa c'è anche quello istituzionale,
come sottolinea Katia Da Ros, imprenditrice veneta che con la Irinox (150 dipendenti
e 30 milioni di fatturato) produce surgelatori e abbattitori di temperatura:
«Non è possibile che si continui con la regola dell'unanimità delle
decisioni.Occorre un'organizzazione più funzionale alla rapidità di decisione».
Peccato che queste elezioni abbiano poco coinvolto la gente: «L'Europa -
continua - è utile e necessaria, l'euro è stato un elemento positivo in questa
crisi. Ma l'Europa viene percepita più come vincolo che come opportunità. E mi
dispiace che i politici abbiano dimostrato di considerare Bruxelles come un
posto di ripiego». REGOLE UGUALI PER TUTTI Dalle etichette alimentari alle
ispezioni fiscali, le modalità di applicazione nazionale delle direttive Ue
sfavorisce il made in Italy
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-06-06 - pag: 18 autore: La legge della
rete Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete
internet. Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza e tra gli
altri provvedimenti scellerati, con un emendamento del senatore Gianpiero
D'Alia (Udc),è stato introdotto l'articolo 50-bis, “Repressione di attività di
apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“.Anche se il
senatore D'Alia non fa parte della maggioranza, questo la dice lunga sulla
trasversalità del disegno liberticida della “Casta”.In pratica se un qualunque
cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge
che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può
obbligare i providera oscurare un sito ovunque si trovi,anche se all'estero.
Paolo Tranchina e-mail C ontinuo a non comprendere cosa c'entri Berlusconi con
un'iniziativa dell'opposizione.Comunque, mi pare di aver capito che la Camera
dovrebbe fare giustizia dell'emendamento che addossa ai provider compiti e
responsabilità che non sono loro propri. Tranquillizzati su questo
punto,mettiamoci d'accordo:i reati ( compreso diffamazione e istigazione)
restano tali dovunque siano commessi. Internet e la blogosfera non possono
essere considerati terra di nessuno, al di fuori della legge: altrimenti,
diventerebbero strumento esclusivo di finanzieri d'assalto, mafiosi, camorristi
e terroristi. Naturalmente, ove reati ci siano, è giusto che se ne occupino la
magistratura e le forze dell'ordine, e non i provider. Infine: perché nessuno
si mobilita contro i casi (non ci sono solo la Cina e
la Birmania) nei quali internet è veramente repressa, filtrata e censurata e
gli internauti sbattutiingalera sulserio? • Il pensiero di Ciampi Trovo
eccellente l'iniziativa del Sole 24 Ore di dare spazio alle autorevoli voci di
economisti, e di altri eminenti uomini di cultura, al fine di penetrare le
difficili tematiche connesse alle cause della crisi. Dell'intervento dell'ex
presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi mi ha folgorato per
pertinenza, efficacia e finezza di osservazione, quanto ha riportato del
pensiero di Guido Carli e quanto vi ha aggiunto del suo. Ciampi, con estrema
umiltà, confessa di non avere ricette da consigliare. Infatti più
esplicitamente sembrerebbe confidare solo sul filo dell'Europa per uscire dal
labirinto. Fernando Santantonio Obama, che esempio Parole di Obama
all'Università del Cairo: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto
a te». America, paese più potente del mondo. Sul piano morale. Luciano Dissegna
Romano d'Ezzelino (Vi) Lezioni sul Pil e-mail Secondo molti economisti, una
della lezioni della crisi è chei risparmiatori devono impararea difendersi da
soli e pertanto occorre elevare la cultura finanziaria del paese. L'educazione
dovrebbe cominciare dalla tv, dove quotidianamente i mezzibusti ci "spiegano"
che il Pil è "la ricchezza prodotta" mentre invece si tratta di
grandezze diverse, numericamentee concettualmente. Se si pensa che per i non
addetti ai lavori il "flusso di beni e servizi" sia un concetto
astruso, si potrebbe chiarire che il Pil è uguale, o corrisponde, al reddito
complessivo, fornendo così un'informazione correttae comprensibile. Giorgio
Vergili Il dovere di votare Andare a votare non è solo un dovere ma l'occasione
di partecipare a una realtà allargata che almeno nella sommatoria degli effetti
dovrebbe preparare un orizzonte diverso per il Paese. L'influenza dell'Europa
si fa sempre più sentire: oltre i nostri confini molti problemi che
attanagliano la nostra realtà vengono superati, e almeno da questo punto di
vista la globalizzazione può coadiuvare la crescita delle nazioni. Bruno Russo
Napoli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-06-06 - pag: 22 autore: INTERVISTA
Claudio Bordignon Direttore scientifico San Raffaele «La scienza modello per
Milano» Biotech e Pmi nuove eccellenze ma serve una migliore qualità della vita
Serena Uccello MILANO I milanesi? Promossi. Anche con la lode. Se però la
valutazione si allarga alla politica, alla società, alla città, il giudizio su
Milano viene sospeso. Anzi rinviato a un ipotetico esame di riparazione.
Claudio Bordignon oggi, dopo una carriera internazionale, è il direttore
scientifico del San Raffaele e soprattutto il fondatore della Molmed, una
compagnia biotecnologica privata nata da una costola dell'università.
Un'esperienza di eccellenza che Bordignon amplia all'intera ricerca biomedicale
milanese. Certo l'altalena della Malpensa e il litigioso percorso dell'Expo
sono indicativi di una macchina che ha progressivamente rallentato la corsa,
tuttavia «Milano mantiene una spinta al "fare", a
"realizzare" importante e non solo nella sanità privata ». Bordignon,
lei vive a Milano ma è stato a lungo all'estero. Il suo lavoro le permette
inoltre di avere termini di confronto internazionali. Che Milano vede lei oggi?
è davvero una città "romanizzata"? Se analizziamo il quadro della
ricerca e dell'industria farmaceutica, le contraddizioni sono indubbie. Da un
lato c'è sicuramente la disaffezione delle multinazionali, dall'altro però
registriamo la grande vitalità delle piccole e medie imprese che si occupano di
biotecnologie. In questi anni ne sono nate moltissime, così come sono
moltissime quelle che si sono trasferite all'estero. Un aspetto per me
positivo. Certo, si potrebbe sempre obiettare la necessità di un maggior
sostegno da parte della mano pubblica; tuttavia ci sono state circostanze, come
ad esempio nel caso del polo di Nerviano, in cui la sinergia tra pubblico e
privato, la cosiddetta capacità di fare sistema, ha funzionato salvando una
realtà che sarebbe stato drammatico perdere. Se poi guardiamo ai numeri, la
conferma della qualità è nei fatti. Le classifiche internazionali ci vedono in
una posizione di vertice. In un'ideale scala infatti da uno a dieci, il nostro
voto è un otto, là dove il dieci va agli Stati Uniti e il nove ai paesi del
Nord Europa.Un buon voto,dunque, in senso assoluto. Un buonissimo voto se si fa
un rapporto tra qualità e costi.Noi nel biotech siamo quello che in altri
settori sono India e Cina:
produciamo moltissimo e con un'altissima qualità a costi- ad esempio gli
stipendi dei nostri ricercatori- bassissimi. Perché allora la nostra capacità
attrattiva non decolla? Forse perché non riusciamo a garantire tranquillità sul
piano legislativo e fiscale: qualunque aziende decida di investire vuole un
quadro di riferimento delle regole non solo chiaro ma anche stabile.
Aggiungo un'altra considerazione: io faccio parte per l'Italia, insieme con il
professore Salvatore Settis, del consiglio scientifico d'Europa che nasce
nell'ambito del VII programma Quadro e che ha una dote di 7,5 miliardi di euro.
è considerato unanimamente la struttura di finanziamento europea più
qualitativa. Nello schema dei finanziamenti dedicato ai ricercatori più
affermati (Advanced Grants) poco meno della metà dei ricercatori finanziati
proviene dall'area di Milano. Di contro, per quanto concerne gli Starting
Grants (finanziamenti riservati ai ricercatori più giovani), i soggetti
finanziati dell'area di Milano sono statisoltanto 4 su 25 tra i ricercatori
italiani. Questi numeri suggerirebbero quindi che Milano ha una forte
leadership per quanto riguarda i ricercatori più affermati ma sta perdendo
terreno rispetto ai ricercatori più giovani Lei chiama implicitamente in causa
la politica. Ma tornando a Milano, condivide la critica di chi sottolinea
un'assenza di visione e l'attenzione invece a interessi espressione più di
singoli gruppi che dell'intera comunità? Considero questa critica centrata. La
politica conferma una forte difficoltà a restare focalizzata sui problemi
concreti e resta vittima dei suoi stessi tempi: troppo brevi rispetto a quelli
necessari per realizzare opere di ampio respiro. C'è poi da dire - ma questa è
più una sensazione che un'analisi-che la contrapposizionenetta tra due
schieramenti politici, tra destra e sinistra, ha alzato il livello della
conflittualità complicando di fatto così i processi decisionali. Il premier ha
parlato di Milano come di una città africana. Senza far riferimento alle
dinamiche migratorie, nel giudizio c'è un riferimento a un impoverimento della
qualità della vita con il quale questa città deve fare i conti,un'autoanalisi è
urgente. © RIPRODUZIONE RISERVATA «La nostra capacità attrattiva non riesce a
decollare per motivi legislativi e fiscali» Biotecnologie. Claudio Bordignon e
la ricercatrice Chiara Bonini
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-06-06 - pag: 33 autore: Berlino: porte
aperte anche ad altri Gm: con Magna intesa entro luglio Beda Romano
FRANCOFORTE. Dal corrispondente è una partita complessa, politica e
finanziaria, quella che Magna sta tentando con l'acquisizione di Opel, filiale
di General Motors. L'obiettivo è quello di raggiungere entro luglio un accordo
definitivo, sulla base dell'intesa preliminare firmata la settimana scorsa dopo
due lunghe notti di trattative. Ma per loro stessa ammissione le trattative non
sono facili. In una nota pubblicata sul blog di Opel, il presidente della
General Motors Europe, Carl-Peter Forster ha ribadito che l'obiettivo delle due
aziende è di chiudere la partita nelle prossime settimane. Forster ha inoltre
confermato l'impegno delle parti nei negoziati in corso, ma ha sottolineato
come «molto rimanga da fare e molto potrebbe succedere da qui ad allora».
L'intesa, lo ricordiamo, prevede che Opel venga suddivisa tra Magna (20%), la
banca russa Sberbank (35%), General Motors (35%) e i dipendenti ( 10%), che
proprio ierihanno creato una società apposita. Quali sono i punti più controversi?
Naturalmente gli esuberi. Secondo la «Frankfurter Rundschau» il piano di Magna
è di tagliare 11.600 posti di lavoro in tutta Europa. La società
austro-canadese dovrà tenere conto delle esigenze tedesche, ma anche inglesi e
belghe, dove si trovano impianti a rischio. Un altro aspetto chiave è quello
relativo all'l'onere pensionistico, valutato in 4,5 miliardi di euro. Non è
ancora chiaro chi si sobbarcherà questo obbligo. Per non parlare del problema
dei brevetti. Il quotidiano «Handelsblatt» spiegava ieri che General Motors
vuole imporre a Magna il pagamento di una commissione sul loro uso, in tutto
6,5 miliardi di euro da qui al 2018. Rimane infine da capire su quali mercati
la nuova Opel potrà operare: la Cina sì, gli Stati Uniti apparentemente no. è in questo contesto che
il governo tedesco ha deciso di lasciare la porta aperta a eventuali nuovi
acquirenti. Che cosa c'è dietro a questa scelta: la paura che i negoziati
MagnaOpel falliscano? O anche il tentativo di calmare le acque nella grande
coalizione viste le reazioni negative provocate dall'accordo in seno
alla Cdu? Molti avrebbero preferito un fallimento pilotato piuttosto che il
salvataggio, attraverso denaro pubblico, di un'azienda in evidente difficoltà.
Nel mantenere la situazione fluida, il cancelliere Angela Merkel tenta forse di
prendere le distanze dalla sua scelta e di ridare speranze ai suoi critici. Per
ora, la partita è in mano alle due società. è difficile immaginare che per sua
iniziativa il governo tedesco voglia e possa sabotare attivamente l'operazione,
con i rischi che questo comporterebbe nelle relazioni russe-tedesche. General
Motors intanto si prepara a chiudere il 2009 con perdite per 17,5 miliardi di
dollari. Lo ha scritto il «Detroit Free Press» citando le prime stime
presentate dal gruppo nel quadro della procedura fallimentare. La casa
automobilisticaprevede di tornare all'utile non prima del 2011 quando il valore
del gruppo raggiungerà i 48 miliardi di dollari. L'utile pre-tasse dovrebbe
arrivare a 3 miliardi nel 2011 per poi salire a 7,8 miliardi nel 2014. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA LE CONDIZIONI Gli austro-canadesi dovranno pagare 6,5
miliardi di dollari per i brevetti Previsti 11.600 tagli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 7 autore: La battuta di
Andreotti. A bordo nel 1986 i figli del leader Psi, Carlo e Marina Ripa di
Meana e alcuni giornalisti «Vado in Cina con Craxi e i
suoi cari» Guido Compagna ROMA F u soprattutto una «bonaria» battuta di Giulio
Andreotti (l'aggettivo è di Massimo Pini, ma Bettino Craxi la giudicò «ironia
usata a sproposito») ad accendere i riflettori e le
polemiche sul viaggio di amicizia in Cina di Bettino Craxi, accompagnato da una folta delegazione
italiana. Andreotti disse: «Vado in Cina con Craxi e i suoi cari...». Riferendosi a quanto affollato
fosse l'aereo. Si era nel 1986, nella prima Repubblica, Tangentopoli non era
ancora alle porte, Craxi era presidente del Consiglio e Andreotti il suo
ministro degli Esteri. In questi giorni di polemiche e inchieste sui
voli di Stato, utilizzati talvolta per dare un passaggio a cantanti, assistenti
di cantanti, ballerine e belle ragazze, qualcuno ha evocato quel viaggio.
Associando ad esso un'altra battuta, questa sì più che caustica, di Rino
Formica a proposito di «nani e ballerine». Riferimento che però nulla aveva a
che fare con quel viaggio in Cina avvenuto su invito
del governo di Pechino, ma che si associava a un giudizio sull'inutilità politica
della pletorica assemblea nazionale del Psi (con mille e passa persone e
numerosi uomini e donne di spettacolo) che aveva preso il posto del vecchio
Comitato centrale. Ciò non toglie che il viaggio di Craxi in Cina
fu oggetto di più di una critica. Soprattutto da parte di esponenti del Pci. E
le polemiche furono più volte richiamate nel corso delle polemiche su
Tangentopoli e dintorni. Lo stesso leader socialista, nell'agosto del '98, vale
a dire dopo 12 anni, ricordò l'evento per rispondere a un articolo del Corriere
della sera nel quale si leggeva che, in quell'occasione, «Bettino Craxi convocò
decine e decine tra familiari, famigli e amici». «Come io ricordo – era la
replica del leader socialista scomparso – i familiari che mi accompagnarono
furono mia moglie, i miei figli Stefania e Vittorio con la sua fidanzata.
Quanto agli amici fu allora sollevato un grande scandalo perché mi
accompagnarono Carlo Ripa di Meana e sua moglie Marina, dimenticando che si
trattava sì di un mio amico, ma anche e in primo luogo del ministro italiano
per l'Ecologia della Comunità europea». Insomma: su quell'aereo c'erano Carlo e
Marina Ripa di Meana, i familiari stretti di Craxi e, per quel che ricordo,
alcuni giornalisti e giornaliste in particolare di settimanali e periodici (
Epoca, Europeo, ma anche la rivista fondata da Filippo Turati Critica sociale).
Ma non c'erano artisti e cantanti con assistenti e tanto meno si distinguevano
«nani e ballerine». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2009-06-06 - pag: 41 autore: Borse. Cresce
il numero degli investitori convinti che i listini stiano scontando scenari
eccessivamente ottimistici e pertanto siano saliti un po' troppo da marzo Wall
Street corre più dell'economia reale Una liquidità elevata spinge gli operatori
a comprare azioni e commodity e a vendere i titoli di Stato di Walter Riolfi N
on si tratta più, ormai, di essere ottimisti o pessimisti sull'economia e la
Borsa. Perché, a meno che non si voglia ideologizzare le tendenze dell'animo
umano,occorre semplicemente recuperare un po' di sano realismo. O un briciolo
di raziocinio che suggerirebbe cautela sulle Borse: poiché hanno corso più di
quanto consentirebbe la prospettiva di una buona ripresa economica a inizio
autunno. E se poi questa ripresa dovesse rivelarsi anemica o comunque più lenta
di quelle viste nelle precedenti recessioni e se i suoi tempi dovessero
spostarsi più in là di qualche mese, i mercati azionari e delle materie prime
apparirebbero eccessivamente valutati. In ogni caso stanno scontando il più ottimistico
scenario macroeconomico e utili aziendali che, al momento, non sono
immaginabili. Gli eccessi di Wall Street Piace citare Doug Kass, il fondatore e
gestore dell'hedge fund Seabreeze Partners, che a inizio marzo dichiarò il
minimo per Wall Street. In quell'occasione, chi scrive sposò l'ottimismo di
Kass (Il Sole 24Ore del 14 marzo 2009) e condivide adesso il suo nuovo
ragionato pessimismo. Kass dice che l'S&P, crescendo del 40% dal 9 marzo,
ha superato ben prima del previsto l'obiettivo immaginato. Pur nella
convinzione di una inversione di tendenza, «i prezzi delle azioni sono andati
più avanti di quel che consente l'economia reale»:perché c'è ben poca
correlazione tra la risalita degli indici e le prospettive di una ripresa
economica; perché gli alti rendimenti dei Treasury faranno concorrenza alle
azioni; perché utili aziendali migliori del previsto sono solo il risultato del
taglio dei costi. Quanto alla ripresa economica, le prospettive appaiono meno
rosee di quanto si poteva pensare tre mesi fa: perché in questa «sincronizzata
recessione mondiale » i consumi stagneranno a lungo, perché ci vorranno anni
per ridurre la leva finanziaria, perché una fragile economia dovrà fare i conti
con tasse e tassi d'interesse più alti. Cosicché non sarebbe esclusa una
ricaduta dell'economia alla fine del 2010. Ovviamente Kass potrebbe sbagliarsi.
Ma da uomo di mercato (e uno dei più reputati), ragiona senza schemi. Questa è
la sua sensazione, per quanto ragionata. E bisogna supporre che sia altrettanto
ragionata anche la previsione di Goldman Sachs,che oltre ad essere la banca
d'affari che meglio conosce il mercato mondiale (e che più lo condiziona) è
anche il broker più ascoltato. Secondo Goldman, l'S&P dovrebbe stare
attorno a 940 per fine anno: insomma allo stesso livello di ieri. E visto che
gli utili del paniere sono stimati a 40 $ per il 2009 ea 63 $per
il2010,l'indice esprimerebbe un p/e rispettivamente di 23,5 e di 14,9: non
certo numeri da Borsa sottovalutata. Anche Goldman potrebbe sbagliarsi e a parere
di alcuni analisti gli utili delle banche dovrebbero artificialmente esplodere
grazie ai criteri contabili e al forte balzo nei prezzi dei «titoli tossici».
Ma non necessariamente tutto ciò significherebbe un sistema finanziario in
salute. In ogni caso le Borse, a dispetto dei recenti allarmi, potrebbero
continuare a salire. Si sa che nel breve periodo c'è ben poca correlazione tra
economia e mercati. Semmai, in uno scenario di predominante ottimismo per una
ripresa economica che ancora non si vede ( sta solo rallentando la recessione),
sono i flussi di liquidità, specie quelli generati dal credito, a far salire
azioni e materie prime. Basta accostare i grafici del petrolio e dell'S&P
per rendersi conto come le due curve corrano come se l'una fosse l'ombra dell'altra.
E come entrambe si muovano in sintonia con il cambio euro-dollaro: più scende
la valuta americana, più si apprezzano le Borse, più corrono le commodity e più
scendono i titoli di Stato e di conseguenza salgono i rendimenti. Effetto
liquidità Si direbbe che quell'enorme flusso di liquidità generato dal carry
trade sullo yen, così di moda fino al 2007, si sia spostato sul dollaro. E
avrebbe senso perché, a dispetto di crediti che fluiscono con il contagocce
alle aziende, il sistema bancario internazionale galleggia su un mare di
liquidità: sul cash trattenuto per mesi e sui finanziamenti a costo zero o poco
più favoriti dalle banche centrali. Una bella fetta di questo denaro sta
ritornando a vivacizzare l'attività dei grandi investitori (dealer) che di
nuovo sono "lunghi" di azioni (per lo più di future sugli indici) e
di materie prime. Se non ci sono per il momento ragioni economiche a dettare
l'eccessiva corsa delle Borse, ce ne sono ancor meno per giustificare il
petrolio a 69 $ o il rame a 230 o l'indice Baltic Dry a 3.800: perché, a parte alcuni acquisti (speculativi) dalla Cina, non c'è evidenza che sia aumentata
la richiesta di materie prime. L'altro preoccupante aspetto è il flusso di
vendite sui titoli di Stato dettato dai timori sul gonfiarsi del debito
pubblico dei vari Stati e, di nuovo, sulle attese di una ripresa economica.
Se il primo aspetto è davvero preoccupante (anche Bill Gross di Pi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24
autore: Marchi globali LA STILISTA Frida Giannini (nella foto a sinistra),
direttore creativo di Gucci, ha inaugurato a Shanghai, insieme
all'amministratore delegato Patrizio Di Marco, il più grande negozio monomarca
del brand fiorentino in Cina (a destra), di cui ha curato il concept
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Divorzi Intesa con
Versace Di Risio se ne va Cristina Jucker O rmai è una storia finita. La Gianni
Versace Spa e Giancarlo Di Risio hanno comunicato «di aver risolto
consensualmente il rapporto professionale in essere dal settembre 2004». Nel
tardo pomeriggio di ieri, al termine del consiglio d'amministrazione, un comunicato
ha annunciato l'accordo raggiunto per il divorzio tra l'amministratore delegato
e l'azienda di famiglia che fa capo a Santo Versace (30%), alla sorella
Donatella (20%) e alla figlia di quest'ultima, Allegra Versace Beck, di fatto
prima azionista con il 50% delle azioni. Ma per Di Risio non è ancora
separazione netta: «Al fine di garantire la miglior transizione gestionale, Di
Risio ha dato la propria disponibilità a restare temporaneamente, come
richiesto dalla società» si legge ancora nel comunicato. In pratica, Di Risio
non sarà più amministratore delegato, un ruolo per lui ormai finito, ma resterà
nel consiglio di amministrazione il tempo necessario per permettere all'azienda
di non restare bloccata. In attesa dell'arrivo di un successore, che per il
momento non è stato individuato. Una rosa di nomi è già scritta, grazie
soprattutto all'intervento della società di consulenza Bain & Co,
recentemente chiamata dalla Versace ( che nei primi tre mesi di quest'anno ha
subito un calo dei ricavi del 13,4%) ad elaborare un nuovo piano industriale,
approvato dal cda una decina di giorni fa. Tra i nomi che sarebbero stati presi
in considerazione, stando ad alcune indiscrezioni, ci sarebbe anche quello di
Mark Lee, ceo di Gucci fino alla fine dell'anno scorso. Ma non è certo l'unico.
La notizia di un possibile divorzio tra Di Risio e Versace era trapelata due
settimane fa, ma da tempo i rapporti tra il manager e la famiglia risentivano
di una crescente tensione. Di Risio era arrivato nel settembre 2004 alla guida della
maison milanese, in una situazione di gravi difficoltà: 120 milioni di debiti,
e un bilancio che nel 2003 aveva registrato una perdita netta di 26,5 milioni. Dopo una cura drastica, tra il 2005 e il 2006 i debiti erano
stati concellati e l'utile ritrovato © RIPRODUZIONE RISERVATA Il manager.
Giancarlo Di Risio, qui ritratto durante una conferenza stampa in Cina, lascia Versace dopo cinque anni
come a. d. OLYCOM
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-06-06 - pag: 24 autore: Gucci, incassi record in Cina Ricavi a 96 milioni di euro (+16%) in tre mesi Aperto a Shanghai
un nuovo flagship store Paola Bottelli SHANGHAI. Dal nostro inviato P rendete
Xian, la patria dei celebri guerrieri di terracotta, dove prima del taglio del
nastro si è formata una lunga coda notturna in perfetto stile Harry Potter.
Oppure Wuhan, capitale della Provincia di Hubei, mille chilometri da Pechino e
altrettanti da Shanghai: è la Laser city, come l'hanno battezzata i cinesi,
orgogliosi di questa metropoli da quasi 9 milioni di abitanti carica di know
how tecnologico. Ebbene, nei primi tre giorni di apertura del negozio Gucci
l'incasso ha sfiorato 250mila euro. «Non male per una città che gran parte
degli occidentali non ha mai sentito nominare » dice l'amministratore delegato
Patrizio Di Marco, 48 anni compiuti ieri a Shanghai, dove è arrivato con il
direttore creativo, Frida Giannini, 36 anni (a cui si deve il concept del
negozio), per inaugurare il più grande flagship store del marchio fiorentino in
Cina:
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 10 autore: Chiuso il negoziato
con Chinalco, il gruppo sigla una joint venture con i rivali Rio Tinto sceglie
Bhp Billiton Nicol Degli Innocenti LONDRA Uno schiaffo alla Cina:
così un analista ha descritto ieri la decisione del colosso minerario Rio Tinto
di smantellare l'accordo con Chinalco siglato nel febbraio scorso puntando
invece su una joint venture con la società rivale Bhp Billiton e su
un'emissione di azioni da 15,2 miliardi di dollari per ridurre il debito. Il
mercato ha dato la sua approvazione all'annuncio: i titoli di entrambi i gruppi
anglo-australiani hanno chiuso in forte rialzo sia a Sydney che a Londra.
«Siamo molto delusi da questa decisione», ha commentato Chinalco in un
comunicato diffuso ieri. Incassare la penale da 195 milioni di dollari che Rio
è tenuta a pagare per non avere rispettato i patti è un magro premio di
consolazione per il gruppo cinese. Chinalco, che resta il maggiore azionista di
Rio, puntava sull'accordo da 19,5 miliardi di dollari che sarebbe stato il
maggiore investimento all'estero mai fatto da un'azienda di Stato di Pechino.
Ora la Cina, primo produttore di acciaio al mondo, si
trova a dipendere da due produttori stranieri che insieme controllano il 70%
del mercato globale di ferro. L'intesa tra Rio e Bhp Billiton crea infatti il
maggiore produttore mondiale con un output annuale di 270 milioni di
tonnellate, scavalcando la brasiliana Vale. La joint venture al 50/50, che
riunisce le attività dei due gruppi nell'Australia occidentale, porterà a
sinergie per almeno 10 miliardi di dollari. «Sono dieci anni che lavoriamo a
questo accordo e ne è valsa la pena», ha dichiarato trionfante Marius Kloppers,
chief executive di Bhp, che lo scorso anno aveva tentato invano il takeover di
Rio Tinto. L'annuncio di ieri è una vittoria per gli azionisti di Rio, che si
erano schierati contro l'intesa con Chinalco fin dall'inizio, sostenendo che avrebbe concesso troppo potere alla Cina. Anche le autorità australiane
erano incerte sull'opportunità di cedere alla Cina asset nazionali considerati strategici. L'accordo era stato
siglato all'apice della crisi finanziaria e all'epoca era stato descritto dal
chief executive Tom Albanese come «la migliore soluzione », l'unica strada
percorribile per ridurre l'ingente debito di Rio. Ora i prezzi delle
materie prime sono risaliti e l'interesse degli investitori si è risvegliato.
L'emissione da 15,2 miliardi di dollari riservata agli azionisti colloca azioni
a 28,29 dollari australiani, uno sconto del 58%, e in Gran Bretagna a 14
sterline, uno sconto del 49%, ma Chinalco non ha ancora deciso se partecipare o
meno. L'annuncio rafforza la posizione di Jan du Plessis, il nuovo presidente
di Rio Tinto che in poco più di un mese dalla sua nomina è riuscito a navigare
in acque molto tempestose. Più precaria invece la posizione di Albanese, che
ancora non è stato perdonato per la costosa acquisizione del produttore di
alluminio Alcan per 40 miliardi di dollari e che ora ha fatto una clamorosa
marcia indietro su un accordo da lui architettato solo pochi mesi fa. «Deve
andarsene – ha detto ieri Charles Kernot, analista di Evolution Securities a
Londra. - è stato l'artefice di questo accordo e il fallimento dell'intesa deve
segnare la sua fine». Il chief executive di Rio ha comunque insistito ieri di
avere il «pieno sostegno del consiglio di amministrazione ». Un ostacolo si è
subito profilato all'orizzonte ieri: la World Steel Association, l'associazione
dei produttori di acciaio che ha sede a Bruxelles, ha fatto sapere che la joint
venture tra Rio e Bhp «non è nell'interesse pubblico e quindi non dovrebbe
avere l'autorizzazione a procedere ». L'associazione teme che la mancanza di
concorrenza porti a un aumento dei prezzi. Per placare i timori, Rio e Bhp si
sono impegnati a tenere separate le attività di marketing. Lo scorso anno le
autorità Ue avevano sollevato obiezioni al previsto takeover di Rio da parte di
Bhp proprio per la posizione dominante che il nuovo gruppo avrebbe avuto sul
mercato del ferro. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'OPERAZIONE Per ridurre
l'indebitamento il colosso anglo-australiano aumenterà il capitale di 15,2
miliardi di dollari Ai cinesi 195 milioni Relax dopo l'accordo. Tom Albanese (a
sinistra),Ceo di RioTinto, insieme a Marius Kloppers, numero uno di Bhp
Billiton AFP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 10 autore: ANALISI Se il
Dragone perde la faccia di Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
S e gli allibratori australiani avessero raccolto scommesse sull'operazione
Chinalco Rio Tinto, per la sconfitta di Pechino avrebbero pagato giusto un
pugno di spiccioli. Da settimane, ormai, l'esito dellapartita che avrebbe
dovuto portare in mani cinesi il 18% del colosso minerario angloaustraliano era
già scritto. E così è andata. Dopo un lungo, tormentato esame dell'operazione,
Rio Tinto ha chiuso la porta in faccia ai potenziali acquirenti cinesi. E ha
preferito gettarsi nelle braccia del suo concorrente di sempre, Bhp Billiton.
Ironia della sorte, a facilitare il disimpegno del gruppo minerario
australiano dagli accordi presi con Chinalco è stato il recente aumento del
prezzo dei minerali ferrosi, di cui oggi la Cina è il principale consumatore mondiale. Risultato: Chinalco ha
perduto una preziosa opportunità per internazionalizzare il proprio business,
aumentare la propria scala produttiva e accrescere il proprio prestigio tra i
grandi produttori di metalli ferrosi. E la Cina,
intesa come sistema e come governo, nel fallimento dell'operazione Rio Tinto ha
perso un po' la faccia. «Abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili,e abbiamo
adottato un approccio costruttivo per adattare la nostra offerta alle richieste
degli azionisti - ha commentato ieri il presidente di Chinalco, Xiong Weiping -
. è andata male, ma noi continuiamo a credere che la nostra proposta
rappresentasse una straordinaria creazione di valore per i soci di Rio Tinto e
la premessa di un'alleanza strategica di lungo termine tra le due società ». Le
parole pronunciate a caldo del numero uno del gruppo cinese non sono di
circostanza. Ma contengono una verità: sotto il profilo industriale e
finanziario, l'operazione sarebbe stata vantaggiosa sia per Chinalco che per
Rio Tinto. Ancora una volta però le ragioni della politica hanno prevalso su
quelle del buon senso economico. Canberra ha detto di no a Pechino per la
stessa ragione per cui, quattro anni fa, Unocal declinò un'offerta con i
fiocchi da parte di Cnooc: nonostante la globalizzazione (e, nel caso di Rio
Tinto, anche le impellenti necessità di cassa),i settori strategici non si
vendono agli stranieri.Soprattutto,se questi ultimi parlano cinese. Bieco
protezionismo, insomma. D'altronde,in questa gara ad alzar barriere contro gli
stranieri, i cinesi ci hanno messo molto del loro. Solo due mesi fa, Pechino
aveva respinto un'offerta da 2,4 miliardi di dollari di Coca Cola su Huiyuan
Juice, il maggior produttore cinese di succhi di frutta. Probabilmente, il
violento fuoco di sbarramento alzato nelle ultime settimane da larga parte del
mondo politico australiano sull'operazione Rio Tinto si spiega anche con il
gran rifiuto espresso da Pechino a Coca Cola con motivazioni fumose e
inconsistenti dettate dalla nuova legge antimonopolio. Se i cinesi non sono
disposti ad aprire ai capitali esteri neppure le porte del loro mercato dei
soft drink, perché mai noi dovremmo lasciar loro campo libero in una delle
nostre più grandi aziende mi-nerarie?, si sono chiesti gli australiani
valutando l'offerta di Chinalco. Il ragionamento non fa una grinza. Ma non
porta lontano. Néi cinesi, né gli australiani. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE
RISERVATA SMACCO A CHINALCO Per la Cina si tratta di
una sconfitta cocente che rischia di frenare l'espansione del suo campione
nazionale
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-06 - pag: 11 autore: Recessione e
diplomazia. Cina pronta a
sottoscrivere le obbligazioni del Fondo per avere più voce in capitolo Pechino
punta 50 miliardi sull'Fmi Antonella Scott SAN PIETROBURGO. Dal nostro inviato
Il momento peggiore della crisi economica non è passato, «è troppo presto per
stappare le bottiglie di champagne»: al Forum economico di Pietroburgo i toni
di Dmitrij Medvedev sono stati molto meno battaglieri dell'anno scorso,
quando il presidente russo aveva attaccato il dominio americano sull'economia
globale. Oggi che la Russia ha davanti a sé la recessione, Medvedev riconosce
che «nessuno è riuscito a evitare la crisi. Probabilmente l'unica isola di
stabilità rimasta è l'Antartide». Ancora più cupo, in sintonia con il vento
gelido e la pioggia che spazzano Pietroburgo, il ministro delle Finanze,
Aleksej Kudrin: «Una seconda ondata di crisi è inevitabile», avverte. Nei
giorni scorsi il Fondo monetario internazionale aveva peggiorato a -6,5% le
previsioni di crescita per la Russia, ma a Pietroburgo è proprio John Lipsky,
primo vicedirettore generale del Fondo, a schiarire un poco
l'orizzonte:«L'economia globale non ha ancora raggiunto il fondo - ha detto -
ma il rallentamento più forte è alle spalle». Nel frattempo, l'Fmi aumenterà il
proprio capitale di 500 miliardi di dollari per sostenere i paesi più colpiti
dalla crisi: e la Cina, ha spiegato Lipsky a
Pietroburgo, vuole sottoscrivere i titoli emessi dal Fondo per 50 miliardi. «Le
autorità cinesi - ha detto Lipsky - sono interessate a investire fino a 50
miliardi in questi bond, quando saranno pronti, e noi speriamo che altri paesi
seguano l'esempio». Da Pechino,l'organismo della banca centrale responsabile
per la gestione delle riserve in valuta ha confermato. Anche la Russia, nei
giorni scorsi,aveva anticipato l'intenzione di partecipare all'emissione del
Fondo, con 10 miliardi di dollari, mentre Stati Uniti, Giappone e Unione
Europea contribuiranno con 100 miliardi ciascuno seguendo gli accordi presi dal
G-
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Genova
La riscoperta di ricette ottocentesche: tra Varazze e
Finale si coltivano gli agrumi originari della Cina in una originale rivisitazione di riviera, dai dolci alla birra
Chinotto ligure, tour sulle spiagge Una proposta della Fondazione Slow Food
RAFFAELE NIRI La scena potrebbe risalire all´inizio del secolo scorso. Se non,
addirittura, alla fine dell´Ottocento. A partire dal nome della sede
dove si è svolto l´evento: Bagni Mafalda Royal. Per proseguire col menù:
marmellata di chinotto, chinotto al maraschino, "freschissima e deliziosa
bevanda al chinotto". E non è che l´inizio. I mai troppo lodati
ambasciatori del gusto di Slow Food hanno esordito - all´inizio di questa
settimana - con il loro "Laboratorio del gusto sul chinotto di
Savona". Partendo dai Bagni di Varazze, andranno in giro per stabilimenti
a raccontare le tradizioni, la storia ma anche il presente del piccolo agrume,
unico per qualità e aroma, che dal 2004 è diventato uno degli alimenti
"presidiati" dall´associazione fondata da Carlin Petrini.
Naturalmente una cosa è dire "salviamo il chinotto", altra è far
degustare dolci e bibite. Così il primo incontro al "Mafalda Royal"
(e quelli che seguiranno) prevedeva un´introduzione sulla storia del chinotto e
sui diversi metodi di preparazione e, a seguire, un aperitivo-deguistazione,
tutto a base di chinotto. Quindi i referenti del Presidio (Danilo Pollero e il
fiduciario di Slow Food di Savona Vincenzo Ricotta) e il produttore Giacomo
Parodi (dell´omonima azienda agricola di Finale Ligure) hanno proposto pecorino
sardo e marmellata con la birra N.8 del Birrificio Scarampola, che è
aromatizzata al chinotto, una torta sacher alla marmellata di chinotti e,
ancora, chinotti al maraschino e la bevanda al chinotto in Lurisia. Il
"Laboratorio del Gusto" - come sa chi ha frequentazioni con Slow Food,
dal Salone del Gusto di Torino (dove il chinotto ha sempre uno spazio enorme)
al genovese Slow Fish - "è un´esperienza sensoriale e conoscitiva completa
concentrata su uno specifico prodotto che raccoglie le esigenze profonde del
consumatore contemporaneo". I chinotti di Savona sono famosi e unici per
qualità, aroma e ottimi come digestivo. La pianta, sempreverde, sviluppa sui
pochi rami un´incredibile quantità di frutti e di fiori dal profumo intenso e
caratteristico. Si coltiva solo nel territorio rivierasco da Varazze a Finale,
ma è una pianta originaria della Cina. La procedura di
lavorazione molto lunga e laboriosa, le minime quantità ormai disponibili di
agrumi locali e una remunerazione finale non adeguata hanno causato l´abbandono
di questa produzione. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, ha
come obiettivo il recupero della coltivazione e il rilancio della canditura.
( da "Repubblica, La" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Esteri
Domani la capitale consegnerà al Dalai Lama la cittadinanza onoraria E ora si
scopre che nella laica Francia è diventata la terza religione Parigi val bene
un Budda è boom di nuovi fedeli Molti dei nuovi adepti francesi non sono
giovani vengono dalle professioni mediche e scientifiche In Italia "la
moda" sembra essersi fermata dopo i picchi degli anni Novanta, ma i Lama
richiamano ancora molte persone ANAIS GINORI Nel paese di Voltaire, dove un
cittadino su tre si dichiara ateo, avanza una religione «che religione non è»,
come ama ripetere il Dalai Lama. I francesi che si sentono «vicini» o
«simpatizzano» per gli antichi insegnamenti del dharma sono quasi cinque
milioni secondo un sondaggio pubblicato dal Figaro che ieri titolava: "Il
buddismo è diventato francese". Dopo quella cattolica e musulmana, la fede
buddista è diventata la terza religione con oltre 600mila praticanti e 250
scuole e monasteri. «Un movimento sempre più dinamico» spiega lo storico
Frédéric Lenoir, che ha condotto uno studio sociologico per capire il profilo
tipo di chi si "converte" all´antica filosofia orientale: molti dei
nuovi adepti vengono dalle professioni mediche e scientifiche, «confermando che
il buddismo è anche una pratica per il benessere psicofisico» dice Lenoir.
Un´altra caratteristica è l´età. «Non ci si avvicina al buddismo da giovani.
Piuttosto con la maturità e dopo aver provato una grande sofferenza o essere entrati
in contatto con un evento doloroso». Senza il Dalai Lama, le predicazioni di
Siddharta probabilmente non avrebbero conosciuto lo stesso successo in
Occidente. "Oceano di Saggezza", come viene chiamato dai tibetani, è
una figura carismatica, "icona pop" e terzo leader più popolare al
mondo dopo Barack Obama e Angela Merkel. A livello religioso, rappresenta
soltanto una delle tante scuole e correnti di questa fede. Il leader tibetano
arriverà oggi a Parigi per ricevere la cittadinanza d´onore dal sindaco Bertrand
DelanoË con la solita coda di polemiche. La Cina ha comunicato la sua "ferma
opposizione" a questa onorificenza e non è previsto nessuno incontro con
rappresentanti del governo. In Francia, uno dei portavoce del buddismo più
famoso è Matthieu Ricard, definito "uomo più felice del mondo", dopo
test neurologici effettuati da un´università americana. Con i suoi
libri, venduti in tutto il mondo, accredita l´idea che tutti possano
raggiungere la pace dei sensi grazie all´arte della meditazione. Eppure, il
Dalai Lama tende a scoraggiare il proselitismo. «Non si può cambiare religione
come si cambia una pettinatura - dice il premio Nobel per la pace - E´ meglio
che ognuno segua la propria fede tradizionale. Conosco degli occidentali che
hanno abbracciato il buddismo e adesso hanno una gran confusione in testa,
peggio di prima». Il buddismo piace anche perché è più pragmatico che
dogmatico, con rituali molto flessibili. "Sei sicuro di non essere
buddista?" domanda il lama Norbu Khyentse, in un libro appena pubblicato
da Feltrinelli. Molti di noi, è la tesi, possono applicare inconsapevolmente i
quattro "sigilli" della verità buddista. «La Francia è un caso a
parte» commenta Claudio Cardelli, presidente dell´associazione Italia-Tibet.
Nel nostro paese la fase di espansione del buddismo sembra essersi fermata dopo
il boom degli anni Novanta. L´Unione buddisti conta 60mila adepti anche se i
frequentatori saltuari di lezioni, ritiri, workshop sono molti di più e ogni
volta che il Dalai Lama viene richiama le folle. Due anni fa, le sue lezioni
sulla "Via della Pace" avevano riempito il Palasharp di Milano. Il
nostro paese ha invece una lunga tradizione di orientalistica e di studio del
buddismo. Il grande studioso ed esploratore, Giuseppe Tucci, diceva spesso:
"Diffido di queste mode di guru del giorno d´oggi, diffido e se qualcuno
viene da me a chiedere consiglio, io gli dico che è inutile il pellegrinaggio
in India, che tanto vale andare nei nostri luoghi di ascetismo, sul monte La
Verna di San Francesco, dai trappisti". Nell´Istituto Lama Tzong Khapa di
Pomaia, vicino Pisa, il primo che ha aperto in Italia nel 1977, i visitatori
continuano ad essere centinaia ogni mese. «Abbiamo sempre tutte le stanze piene
e molti dei nostri incontri sono già tutti esauriti» dice il monaco Raffaele
Longo. L´unico problema riguarda il gompa. La sala meditazione del centro è
stata completamente distrutta da un incendio il 27 dicembre scorso. Ma nel
centro le tante attività, riunioni, e preghiere procedono comunque. «Vogliamo
costruire un gompa ancora più bello e per questo stiamo raccogliendo fondi»
racconta Longo che sta ricevendo aiuti anche dall´estero. Si sono fatte avanti
personalità come il cantante Franco Battiato o lo scrittore Alejandro
Jodorowsky. Uno dei maestri dell´istituto, il lama Zopa Rinpoche, ha scritto un
messaggio sul significato dell´incidente. «Penso che ciò che è successo
all´Istituto è un segno d´auspicio, è il segno che avete superato tutti i
problemi con questo fuoco rovente». Alcuni oggetti si sono miracolosamente
salvati: statuine di Budda e testi sacri. I monaci del centro li hanno
ritrovati tra le ceneri, intatti.
( da "Avvenire" del 06-06-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 06-06-2009
Rio Tinto ci ripensa e beffa i cinesi Miniere, salta la più grande acquisizione
cinese di sempre. Gli australiani dicono addio a Chinalco e siglano con Bhp
Billiton DA MILANO ALESSANDRO BONINI S chiaffo alla Cina. Con un colpo di scena, il gruppo
minerario anglo-australiano Rio Tinto ha piantato in asso Chinalco, società
pubblica di Pechino, per concedersi al suo ' primo amore', la connazionale Bhp
Billiton. Il secondo e il terzo colosso mondiale del settore riuniranno le
proprie miniere di ferro australiane in una joint venture paritetica:
Bhp Billiton, che nel novembre scorso aveva abbandonato la sua opa ostile sulla
rivale, verserà 5,8 miliardi di dollari per il 50% della nuova società. Rio
Tinto allo stesso tempo varerà un aumento di capitale per 15,2 miliardi,
puntando a ridurre il suo maxi debito da 38,9 miliardi. Sfuma così, a un passo
dal traguardo, la maggiore acquisizione cinese di tutti i tempi. A febbraio
Aluminum Corp. of China, o Chinalco, aveva messo sul piatto 19,5 miliardi di
dollari per quote strategiche di alcune miniere e obbligazioni convertibili di
Rio Tinto, di cui già detiene il 9%. Entro la metà di giugno l'autorità
australiana di controllo sugli investimenti esteri avrebbe dovuto esprimersi
«sulla base dell'interesse nazionale » . Se l'operazione fosse andata in porto,
Pechino avrebbe messo le mani su importanti giacimenti di ferro e di rame,
materie prime di cui è perennemente affamata, in vista di una ripresa
dell'economia. La vicenda aveva scatenato una bufera a Canberra, con pressioni
senza precedenti sul board dell'azienda e sul premier Kevin Rudd, che fra
l'altro è un sinologo che parla fluentemente il mandarino. Secondo il vasto
fronte dei contrari, la Cina avrebbe potuto '
autodeterminare' il prezzo da pagare per il minerale ferroso. Ieri l'annuncio a
sorpresa dell'accordo tra Rio Tinto e Bhp Billiton, che lascia il Dragone a
bocca asciutta. Non solo: la situazione si ribalta, in quanto la Cina per acquistare ferro potrà rivolgersi quasi
esclusivamente alla nuova società australiana o al colosso brasiliano Vale. In
tema di concorrenza preoccupazione è stata espressa ieri anche dalla World
Steel Association, che rappresenta l' 85% della produzione siderurgica
mondiale. A Chinalco sarà pagata una penale di 195 milioni. Rio Tinto ha
inoltre diffuso i risultati del primo trimestre, con profitti in calo del 45% a
1,6 miliardi. Intanto le borse brindano: a Londra Rio Tinto e Bhp Billiton
hanno archiviato la seduta con rialzi rispettivamente del 10,3% e del 6,8%.
Nasce un colosso nel settore minerario, ma sfuma un'opportunità per la società
pubblica di Pechino