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T ARTICOLI DEL 3-5 febbraio 2009 #TOP
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Articoli
Cina (38)
oltre venti milioni di disoccupati fanno tremare il
governo cinese - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Per effetto della recessione globale in Cina hanno già perso il lavoro più di 20 milioni di lavoratori immigrati «dell´interno», quelli che dalle campagne si erano trasferiti a lavorare nelle zone urbane industrializzate. Lo ha annunciato ieri lo stesso governo di Pechino, nella prima giornata di ripresa dell´attività dopo la settimana di festa nazionale per il Capodanno lunare.
la
tempesta perfetta e le colpe americane - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: a Turchia, Sudafrica, Cina, India, Australia e Nuova Zelanda. L´euro è colato a picco e lo yen è schizzato alle stelle. Il dollaro si è rafforzato in termini di cambio ponderato. Il credito al commercio nei Paesi più periferici si è prosciugato. La volatilità dei movimenti valutari ha fatto vittime.
denunciato
anche un poliziotto per i permessi di soggiorno falsi
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: procurava documentazione fittizia e permessi di soggiorno taroccati per clandestini provenienti da Cina, Bangladesh e Pakistan. Il dipendente della prefettura Paolo Varlonga, già ai "domiciliari" da novembre e sospeso dal servizio, è stato arrestato ieri dai detective della Mobile, così come il commercialista Maurizio Ripete e il consulente del lavoro Michele Carbotta.
Per
Nomura il Pil cinese resta d'acciaio
( da "Finanza
e Mercati" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: recente recupero dei prezzi dei prodotti siderurgici in Cina potrebbe segnalare l'inizio della ripresa economica, almeno nel Paese del Celeste Impero. Dai minimi dello scorso novembre le quotazioni dei laminati d'acciaio a freddo e a caldo hanno in media recuperato quasi il 30%. Un segnale che, a parere della banca d'affari giapponese, potrebbe anticipare una sorta di movimento a «
"alla
ricerca di altre nevi" la cina fotografata dai frati - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Alla ricerca di altre nevi" la Cina fotografata dai frati MASSIMO NOVELLI Sembra un vecchio romanzo d´avventura. Invece è una storia vera, come spesso accade, ambientata nell´Ovest della Cina, dove si incontrarono e si scontrarono diverse culture e la passione per la montagna di alcuni missionari svizzeri, il cattolicesimo e il buddismo,
un
pugile olimpionico contro il giocatore "ma se a quell'ora stavo a
caserta..." ( da "Repubblica, La"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: in effetti, è tornato dalla Cina con una medaglia d´oro ma che se la ride delle illazioni: «Io in discoteca, alle 5 del mattino? Ma quando mai? A quell´ora mi sono alzato con mia moglie a Caserta e ci siamo messi in viaggio per Assisi, dove c´è il centro tecnico della Federazione pugilistica italiana.
gli
immigrati sono il 50% in più ( da "Repubblica, La"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dopo Cina e India. L´Italia secondo altre stime avrebbe superato i 60 milioni, proprio quelli sognati nel ventennio da Mussolini, nella sua ossessione demografica. Il contributo di Genova a questo grande balzo è molto modesto: secondo i dati del Comune a fine settembre 2008 si contano solo 267 abitanti in più rispetto alla popolazione di fine 2007.
gilbarco,
gruppo controcorrente "mille motivi per stare qui"
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: conveniente andare ad aprire stabilimenti in Cina, in India, nei Paesi dell´Est Europa». Ma Firenze perde aziende anche in confronto con gli altri territori provinciali italiani. Perché? «Sinceramente non so spiegarlo. Capisco che come servizi e infrastrutture non siamo al livello di Milano, ma non vedo un deficit strutturale tale da poter penalizzare Firenze verso altre realtà.
vento
dell'est ( da "Repubblica, La"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: propone l´introduzione in larga scala dei risciò in funzione di taxi: «Ci siamo informati, uno a due posti prodotto in Cina costa 850 euro». Resta da individuare chi si sobbarcherà il peso di trascinare i bolognesi su due ruote per il centro come avviene a Pechino, ma pare che Monteventi abbia in mente un...Cinese
il
whisky scozzese non conosce crisi crescono consumi e fatturato
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina le
vendite sono passate da 1 milione di sterline nel
La
leva della manutenzione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: gli Stati Uniti e la Cina. Nonè tuttavia secondario riflettere anche sulla destinazione auspicabile delle risorse che per questi fini verranno messe a disposizione e sulla loro gestione. L'insufficienza delle infrastrutture italiane, e più in generale dell'offerta di beni pubblici, è una debolezza dell'economia italiana.
Investire
sul Sud ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Francia, Germania e India stanno generosamente ricorrendo agli investimenti infrastrutturali nei pacchetti di stimolo alle proprie economie. L'idea, evidentemente, non deve essere così balzana. Quanto al Mezzogiorno italiano, dimostra Gianfranco Viesti nel suo recente Mezzogiono a tradimento (Laterza),
HTE-Hi.
Tech. Expo 2009, in fiera le novità delle tecnologie avanzate
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Irlanda, Israele, Liechtenstein, Lituania, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Russia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera. "I risultati ottenuti confermano la validità di un progetto innovativo e originale nel panorama fieristico mondiale,
Manas
inventa i negozi di carta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Big
Pharma guarda a Oriente ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: italiana Euticals e ora l'accompagna in Cina a caccia di sinergie –.Cina e India saranno i principali target, difficile dire chi si comporterà meglio». Si sbilancia di più il dottor Vivek Wadhwa, della Duke University, autore per la Kauffman foundation di un'interessante ricerca sull'innovazione farmaceutica nei Paesi emergenti.
300
dollari Un campione di tessuto in Cina
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: SUI PREZZI 300 dollari Un campione di tessuto in Cina Fare ricerca nei Paesi emergenti è economicamente vantaggioso: lo stesso campione di tessuto per esperimenti negli Stati Uniti costa 2mila dollari. Nel campo della ricerca farmaceutica, il risparmio che si può ottenere in Cina o in India può arrivare fino a un quarto del prezzo dell'esperimento 100 Stabilimenti approvati Fda L'
Hong
Kong seconda città più alta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La medaglia
d'argentoè merito dei suoi 21 grattacieli in grado di superare quota
Rio
Tinto apre ai fondi cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Domenica infatti è trapelata dalla Cina l'ipotesi, confermata ieri dalla stessa Rio Tinto, secondo cui la holding minero-metallurgica Chinalco sarebbe pronta a pagare 8 miliardi di dollari per qualche "pezzo" pregiato in portafoglio a Rio Tinto. Immediata la reazione dei mercati: a Hong Kong la Chalco, numero uno dell'alluminio cinese e principale asset quotato del gruppo Chinalco,
In
discesa i consumi di rame ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: alla ripresa degli acquisti da parte della Cina In discesa i consumi di rame L'eccedenza gonfia le scorte nei magazzini dell'Lme Gianni Mattarelli MILANO Con il mercato cinese chiuso per i festeggiamenti del Nuovo anno lunare, la settimana scorsa gli scambi al London Metal Exchange sono stati particolarmente scarsi, mentre i prezzi in generale non hanno subito grandi variazioni.
Obama
e le guerre commerciali ( da "AprileOnline.info"
del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: secondo il quale la Cina si sarebbe resa colpevole di aver manipolato la sua valuta, lo yuan renmimbi. La gravità dell'affermazione sta nel fatto che, secondo gli accordi tra Usa e Cina, in caso di manipolazione valutaria, gli Usa si riterrebbero autorizzati ad introdurre dazi per le merci importate dal paese estremo orientale.
Spazio.
In orbita il primo satellite iraniano
( da "AmericaOggi
Online" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia. Ahmadinejad, che ha dato personalmente l'ordine di lancio ripetendo per tre volte le parole Allah Akbar (Dio è grande), ha negato ogni scopo militare. "Noi - ha affermato Ahmadinejad, citato dall'agenzia Isna - usiamo la scienza al servizio della pace, dell'amore,
Politica
estera. Comincia dall'Oriente la sfida di Hillary
( da "AmericaOggi
Online" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Afghanistan alla Cina e alla Corea del Nord, transitando per la Russia. Sono tutte ad est le prime sfide internazionali cui deve rispondere l'Amministrazione Usa di Barack Obama e di Hillary Clinton. In pochissime ore, il nuovo inquilino della Casa Bianca e il suo segretario di Stato sono stati messi alla prova su alcuni dei fronti più caldi dell'
india,
la rivoluzione digitale arriva il computer a 10 dollari - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La superpotenza asiatica con la più vasta popolazione giovanile del pianeta (superiore perfino alla Cina) mette al lavoro le sue proverbiali risorse tecnologiche per una sfida contro l´arretratezza del sistema scolastico. Oltre alla diffusione dei mini-laptop vuole portare in tutte le scuole lo e-book (libro elettronico) e la stampa quotidiana su supporto digitale.
Choc
a Torino l'Indesit chiude la fabbrica
( da "Unita,
L'" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Unito e persino Cina. Al gruppo di Fabriano fanno capo i marchi Indesit, Hotpoint-Ariston e Scholtès. Dal sindacato viene un appello alle responsabilità imprenditoriali. «In un momento di crisi dovrebbe esserci da parte degli imprenditori un sostegno all'economia del Paese - dice Airaudo - La chiusura va respinta perchè le aziende che in questa crisi si fermano non riapriranno più.
L'Fmi
dimezza le stime 2009 sul Pil asiatico
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina potrebbe centrare il target governativo di una crescita dell'8% quest'anno, ma «sarà una sfida difficile» secondo Strauss-Kahn, che ha ribadito la stima ufficiale del Fondo di un +6,7% (dopo il 9% del 2008). L'Fmi ha anche drasticamente ridotto la stima sul Pil per la Corea del Sud, visto in contrazione del 4%,
L'Australia
usa tutte le armi anti-recessione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Giappone - in difficoltà, l'economia australiana era fra le più esposte. Ma l'ottima gestione macroeconomica degli ultimi lustri ha permesso di metter da parte polpose riserve:l'alto livello dei tassi e dei surplus di bilancio hanno permesso di far scendere gli uni e gli altri senza perdere la fiducia dei mercati.
In
orbita il primo satellite degli ayatollah
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Oggi in Germania torneranno a riunirsi i sei Paesi che conducono il confronto con l'Iran sul nucleare: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia. Secondo una fonte Nato i missili iraniani potrebbero colpire una parte dell'Europa Sud-orientale e Israele ( nella foto,il Safir-2 e il satellite Omid prima del lancio). ANSA
Commesse
a zero per le macchine agricole ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: come India e Cina, che sei mesi fa erano in forte crescita, si sono quasi completamente arenati». Stanno poi verificandosi fenomeni preoccupanti, come quello della Russia che impone nuovi pesanti dazi all'importazione di macchine agricole. In questo scenario cupo sulle imprese grava anche «come una zavorra » la carenza di credito.
Metalli
di base, nel 2009 ribassi del 50%
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: In particolare, sul fronte dell'alluminio, l'Eiu prevede una forte flessione della domanda, che sarà compensata dai tagli alla produzione negli Stati Uniti, in Cina e in parte dell'Unione europea: a scendere nel 2009 saranno anche gli stock, mentre è previsto un modesto recupero nell'anno successivo.
Scarpa
contro Wen, si farà il processo Immagini in tv in Cina dopo la <censura>
( da "Avvenire"
del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: si farà il processo Immagini in tv in Cina dopo la «censura» PECHINO. Dopo un giorno di "silenzio stampa", in cui l'episodio del lancio di una scarpa contro il premier cinese Wen Jiabao è stato ignorato dai media cinesi, la televisione statale ha finalmente trasmesso le immagini dell'incidente avvenuto durante la visita del capo del governo di Pechino nel Regno Unito.
Tre
casi aziendali di applicazione di questo strumento anti-crisi col quale è
possibile ridurre l'orario, garantire i redditi ed evitare i licenziamenti Ma è
sottoutilizzato ( da "Avvenire"
del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Pilotelli ha altre due unità produttive, una in Valcamonica (25 addetti) e una in Cina (55). «Siamo andati in Cina aggiunge Pilotelli per stare più vicino ai clienti. Da qualche anno l'industria tessile si è spostata in Asia. Adesso siamo come in stand by, aspettiamo di vedere quello che succede: ma io sono fiducioso per il futuro.
Obama
blocca gli stipendi d'oro dei manager delle aziende salvate
( da "Unita,
L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina in recessione Secondo la lettura dei dati relative al terzo trimester di quest'anno data da Nouriel Roubini, l'economista vivente più citato dopo il premio Nobel Paul Krugman, anche la Cina è entrata ufficialmente in recessione. Questo fa temere un'ulteriore abbassamento dei prezzi da parte di Pechino per non intaccare il volume di esportazioni verso gli Stati Uniti.
La
Cina che danza con furore (sognando il nuovo Nureyev)
( da "Unita,
L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina che danza con furore (sognando il nuovo Nureyev) A passo di danza nella nuova Cina: benvenuti all'Accademia, dove duemila allievi studiano «tecnica di base» e «addestramento alla grazia del corpo» aspirando a diventare i moderni Nureyev del palcoscenico internazionale.
Shen
Wei il coreografo orientale venuto dagli Usa
( da "Unita,
L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: altra faccia della Cina danzante è Shen Wei. Quello che ce l'ha fatta in Occidente. Nato a Hunan, figlio d'arte (i genitori facevano parte dell'opera cinese) e che a nove anni va a studiare nella solitudine delle colline a est, approfondendo lo studio del personaggio del giovane maschio nell'opera cinese e della calligrafia.
Il
Sol Levante, miniera di buoni affari
( da "Finanza
e Mercati" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ragioniamo sulla dinamica dell'offerta e della domanda nelle commodities in Cina/India e in Australia. Poiché certi settori - per esempio quello delle materie prime - rispondono a fattori globali, il confronto tra le informazioni e i dati provenienti da fonti diverse ci consente di individuare gli eventuali settori non coperti.
il
caso - maurizio bono ( da "Repubblica, La"
del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: maledetto": fascistissimo, poi comunista amico della Cina di Mao Il nipote spiega: "Il nostro scopo è sempre stato diffonderne la conoscenza" Intanto Milan Kundera nel suo prossimo libro gli dedica a sorpresa un intero capitolo MAURIZIO BONO «Kaputt è un libro crudele», scriveva Curzio Malaparte nella prefazione al romanzo.
"coppola
bussò a casa rota e nino lo accolse in ciabatte" - sara chiappori
( da "Repubblica,
La" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: E se il suo archivio ufficiale è gestito dalla Fondazione Cini di Venezia, a Milano c´è qualcuno che ne cura la memoria con devozione. è Silvia Rota Blanchaert, cugina di Nino, brillante signora ultraottantenne che, nella sua luminosa casa di via De Amicis, custodisce una raccolta privata di documenti: lettere, fotografie, locandine, dischi, programmi di sala.
Frattini:
Riforma delle istituzioni internazionali. "Non dobbiamo aver paura"
( da "AmericaOggi
Online" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica e Egitto), e da alcuni "panel" tematici su crisi regionali (Africa, Medio Oriente, Afghanistan-Pakistan) ai quali interverranno i leader interessati. "Non solo per prendere un caffé con i Grandi della Terra - puntualizza il titolare della Farnesina - ma per una collaborazione strutturata ed effettiva"
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 9 - Economia Oltre
venti milioni di disoccupati fanno tremare il governo cinese Mobilitato
l´esercito per il rischio di rivolte popolari Senza lavoro buona parte delle
persone che dalle campagne si era trasferita in città Il 65% del reddito nelle
zone rurali veniva dalle rimesse degli emigrati FEDERICO RAMPINI dal nostro
corrispondente PECHINO - Dopo l´Islanda, la Grecia e l´Inghilterra,
l´escalation delle agitazioni sociali provocate dalla crisi ora minaccia la
nazione più popolosa del pianeta. Con 27 milioni di disoccupati ufficiali nelle
sole zone rurali, le autorità di Pechino temono il dilagare di violente
proteste. E si preparano a usare mezzi estremi per garantire l´ordine.
Vent´anni dopo il massacro di Piazza Tienanmen, i vertici del regime tornano a
usare un linguaggio da stato di emergenza, con l´appello all´esercito perché si
prepari a «fronteggiare molteplici minacce alla sicurezza nazionale». La
Commissione centrale delle Forze armate, riunita sotto la guida di Hu Jintao
(che è anche segretario generale del partito comunista e presidente della
Repubblica), ha esortato l´Esercito Popolare di Liberazione a «obbedire senza
esitazioni alle direttive del partito, in qualunque momento e in ogni
circostanza». Questo serrate-i-ranghi arriva dopo numerosi avvertimenti dei
leader sui rischi di disordini interni legati alla situazione economica. Per effetto della recessione globale in Cina hanno già
perso il lavoro più di 20 milioni di lavoratori immigrati «dell´interno»,
quelli che dalle campagne si erano trasferiti a lavorare nelle zone urbane
industrializzate. Lo ha annunciato ieri lo stesso governo di Pechino, nella
prima giornata di ripresa dell´attività dopo la settimana di festa nazionale
per il Capodanno lunare. Secondo i dati resi noti dal ministero
dell´Agricoltura, sui 130 milioni di lavoratori immigrati il 15,3% ha perso il
posto ed è tornato a risiedere nelle regioni rurali d´origine. Se si aggiungono
coloro che erano già disoccupati, e la crescita demografica naturale della
forza lavoro, si arriva a un totale di 27 milioni di disoccupati solo per le
zone rurali. «Risolvere il loro problema è essenziale per garantire la pace
sociale», ha dichiarato ieri Chen Xiwen, direttore della Commissione per
l´agricoltura. Se è vero che in questo frangente l´agricoltura «è l´unica rete
di protezione, l´unico Welfare State di cui disponiamo», secondo le parole di
un alto dirigente della banca centrale, è anche vero che la produttività dei
campi non basta a mantenere questo esercito di disoccupati di ritorno.
L´impoverimento degli operai licenziati ha un effetto a catena sulle famiglie
contadine: la stessa banca centrale stima che il 65% del reddito nelle zone
rurali veniva dalle rimesse degli emigrati. Già sul finire dell´anno scorso la
regione industriale del Guangdong, nel sud del paese, è stata sconvolta da
scontri violenti con la polizia. I licenziamenti collettivi avvengono senza
regole: migliaia di padroncini originari di Hong Kong e Taiwan hanno fatto
bancarotta e sono spariti senza lasciare tracce, hanno chiuso le fabbriche
defraudando gli operai di molte mensilità di salari arretrati. Una volta senza
lavoro, quegli operai venuti dalle campagne non hanno indennità di
disoccupazione né assistenza sanitaria, i loro figli non hanno diritto
all´istruzione gratuita. Sono cittadini di serie B che non hanno più nulla da
perdere, un serbatoio esplosivo di instabilità sociale. La loro esasperazione
può saldarsi con un altro fronte di disagio: la crescente disoccupazione
intellettuale, che colpisce le giovani generazioni istruite, i figli del ceto
medio nelle grandi città. Un recente studio del governo stima a un milione e
mezzo il numero di giovani laureati senza lavoro nelle zone urbane. Perfino i
mass media cinesi, controllati dalla propaganda di Stato, cominciano a dare
visibilità a questo fenomeno. I telegiornali trasmettono immagini delle
job-fair, le fiere di reclutamento organizzate dalle aziende, dove la massa dei
giovani diplomati e laureati cresce a vista d´occhio mentre le opportunità di
assunzione si fanno sempre più scarse. La fine del «sogno cinese» per le
giovani generazioni urbane è destabilizzante per il regime, che negli ultimi
decenni ha costruito lo zoccolo duro del suo consenso proprio nei ceti medi. Il
richiamo alla disciplina di partito rivolto da Hu Jintao all´Esercito di
Liberazione Popolare si aggiunge a un altro segnale di nervosismo: la dura
repressione scatenata contro Carta 08, un nuovo movimento di dissenso nato nel
dicembre scorso con un appello per i diritti umani e le riforme democratiche.
Carta
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 25 - Commenti
LA TEMPESTA PERFETTA E LE COLPE AMERICANE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il
fallimento della Lehman Brothers è stato un evento che ha cambiato le regole
del gioco. Le conseguenze sono state disastrose. I credit default swaps (Cds)
sono schizzati alle stelle, e l´Aig, fortemente esposta per questo tipo di
titoli, si è trovata di fronte a un rischio imminente di insolvenza. Nel giro
di 24 ore, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Henry Paulson, è stato
costretto a fare dietrofront e accorrere in aiuto dell´Aig. Ma il peggio doveva
ancora venire. La Lehman era uno dei principali operatori nel campo della carta
commerciale, e anche un importante emittente. Un fondo comune monetario
indipendente era in possesso di titoli Lehman e, non avendo riserve consistenti
a cui attingere, si è trovato in quella situazione che nel gergo di settore
viene chiamata break the buck (letteralmente, «rompere il dollaro», quando la
quotazione delle azioni del fondo scende sotto la parità col dollaro). Questo
ha provocato il panico tra gli azionisti e il 18 settembre i fondi monetari si
sono ritrovati nell´occhio del ciclone. Il panico ha contagiato il mercato
azionario. La Federal Reserve ha dovuto estendere la garanzia a tutti i fondi
monetari, è stata sospesa la vendita allo scoperto di azioni di società
finanziarie e il Tesoro ha annunciato un pacchetto di salvataggio per il
sistema bancario da 700 miliardi di dollari (535 miliardi di euro), dando
momentaneamente respiro al mercato azionario. Ma il piano di salvataggio di
Paulson era stato pensato male; anzi, non era stato pensato affatto.
Stranamente, il segretario al Tesoro non era preparato alle conseguenze della
sua decisione di consentire il fallimento della Lehman Brothers. Quando il
sistema finanziario è venuto giù, è corso al Congresso senza avere uno straccio
di idea su come usare i soldi che chiedeva di concedere. Aveva solo un´idea
rudimentale, mettere in piedi qualcosa di simile alla Resolution Trust
Corporation degli anni 80, l´ente federale istituito col compito di acquisire e
mettere in liquidazione le attività delle società di credito edilizio finite in
bancarotta. Paulson ha chiesto una discrezionalità assoluta, immunità penale
compresa. Come prevedibile, il Congresso ha rifiutato di concedergliela. Da più
parti, compreso chi vi parla, è stata avanzata l´obiezione che il denaro
sarebbe stato speso meglio iniettando azioni nelle banche invece che
accollandosi i loro titoli tossici. Alla fine Paulson è arrivato per vie
traverse allo stesso concetto, ma non l´ha messo in pratica nel modo giusto. La
situazione del sistema finanziario ha continuato a deteriorarsi. Il mercato
della carta commerciale si è praticamente fermato, il Libor è salito, i tassi
di swap si sono allargati, i Cds sono esplosi e le banche d´affari e altri
istituti finanziari senza accesso diretto alla Fed non sono più riusciti a
ottenere prestiti alla giornata o a breve termine. La Fed ha dovuto lanciare
salvagenti in ogni direzione. Era questa l´atmosfera che si respirava al
momento della riunione annuale del Fondo monetario internazionale, iniziata a
Washington l´11 ottobre. I leader europei se ne sono andati presto per riunirsi
il giorno dopo a Parigi, dove hanno deciso di garantire, in pratica, che
nessuna grande istituzione finanziaria del continente sarebbe stata lasciata al
suo destino in caso di fallimento. Ma non sono riusciti ad accordarsi per una
linea d´azione comune, su scala europea, e ogni Paese ha provveduto per conto
proprio. Gli Stati Uniti si sono affrettati a fare lo stesso. Queste decisioni
hanno avuto un effetto collaterale negativo non previsto, e cioè mettere ancora
più in difficoltà quei Paesi che non erano in grado di estendere garanzie
altrettanto credibili ai propri istituti di credito. L´Islanda era già al
collasso. La più grande banca ungherese è stata presa di mira dai ribassisti e
gli altri paesi dell´Europa orientale sono caduti precipitosamente. Lo stesso è
successo al Brasile, al Messico, alle tigri asiatiche e, in misura minore, a Turchia, Sudafrica, Cina, India,
Australia e Nuova Zelanda. L´euro è colato a picco e lo yen è schizzato alle
stelle. Il dollaro si è rafforzato in termini di cambio ponderato. Il credito
al commercio nei Paesi più periferici si è prosciugato. La volatilità dei
movimenti valutari ha fatto vittime. In Brasile, i maggiori esportatori,
che avevano preso l´abitudine di vendere opzioni per cautelarsi
dall´apprezzamento della loro valuta, si sono ritrovati insolventi, accelerando
una minicrisi locale. Prese complessivamente, tutte queste turbolenze hanno
avuto un impatto drammatico sul comportamento e l´atteggiamento di consumatori,
imprese e istituzioni finanziarie di tutto il mondo. Il sistema finanziario era
in crisi dall´agosto del 2007, ma il grande pubblico quasi non se n´era accorto
e gli affari, tranne qualche eccezione, erano proseguiti come prima. Tutto è
cambiato nelle settimane che hanno fatto seguito al 15 settembre 2008.
L´economia globale è andata giù come un sasso, ed è diventato evidente quando
hanno cominciato ad arrivare le statistiche relative a ottobre e novembre.
L´effetto ricchezza è stato colossale. I fondi pensione, i fondi delle
donazioni delle università e le associazioni di beneficenza nel giro di un paio
di mesi hanno perso tra il 20 e il 40 per cento del loro patrimonio, e questo
prima che uscisse fuori lo scandalo Madoff, da 50 miliardi di dollari. La
consapevolezza che siamo di fronte a una recessione lunga e pesante
(consapevolezza che a sua volta aggrava ancor di più la situazione), forse a
una vera e propria depressione, è diventata moneta corrente. Di chi è la colpa?
La Fed ha reagito con forza alla crisi, portando il tasso di interesse
principale quasi a zero a dicembre, e imbarcandosi in politiche espansive
quantitative. L´amministrazione Obama sta preparando una pacchetto di stimoli
all´economia dell´ordine di 800 miliardi di dollari (610 miliardi di euro), più
varie altre misure draconiane. La risposta internazionale è stata meno
vigorosa. Il Fmi ha approvato la creazione di un nuovo strumento finanziario
per consentire ai Paesi periferici con i conti in ordine di prendere in
prestito senza condizioni somme pari a cinque volte la loro quota. Ma le cifre
sono modeste e c´è reticenza a chiedere questi prestiti per paura di essere
bollati. Il risultato è che questo strumento rimane inutilizzato. La Fed ha
aperto linee di swap a beneficio di Messico, Brasile, Corea del Sud e
Singapore. Ma Jean-Claude Trichet, il presidente della Banca centrale europea,
ha inveito contro l´irresponsabilità di bilancio e la Germania resta
esplicitamente contraria a creare troppa moneta, per timore che misure simili
possano preludere a pressioni inflazionistiche in futuro. Atteggiamenti tanto
divergenti rendono molto difficile giungere a un´azione internazionale
concertata, e il rischio è che questo arrivi a minare la moneta unica europea e
a provocare grosse oscillazioni nei tassi di cambio. Analizzando a posteriori,
la bancarotta della Lehman Brothers è comparabile ai fallimenti delle banche
che avvennero negli anni 30. Come è stato possibile che tutto questo sia stato
lasciato succedere? La responsabilità è direttamente delle autorità
finanziarie, in particolare il Tesoro e la Fed, che sostengono di non avere
l´autorità legale per intervenire. Ma è una scusa che non sta in piedi. In una
situazione di emergenza potevano, e dovevano, fare tutto il necessario per
impedire il crollo del sistema, come hanno fatto in altre occasioni. Sta di
fatto che hanno lasciato che accadesse. Perché? Vorrei fare un distinguo tra
Paulson e il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Era Paulson ad
avere titolo a intervenire, perché la Lehman Brothers, essendo una banca
d´affari, non era sottoposta alla giurisdizione della Fed. La mia opinione è
che il segretario al Tesoro fosse riluttante a usare i soldi dei contribuenti,
perché sapeva che questo avrebbe comportato un maggior controllo da parte dello
Stato e lui era un autentico fondamentalista del libero mercato. Era convinto
che per tirare i mercati fuori dai guai si potessero usare gli stessi metodi e
strumenti che li avevano portati in quella situazione. E la conseguenza è stata
il suo piano abortito di creare una super "società veicolo" (Siv,
special investment vehicle) per rilevare tutte le altre società veicolo
fallite. Era un adepto della dottrina che sostiene che i mercati hanno una
capacità di adattamento superiore a quella di qualunque singolo attore. Deve
aver pensato che i mercati avessero avuto sufficiente preavviso per prepararsi
al fallimento della Lehman Brothers, considerando che arrivava sei mesi dopo la
crisi della Bear Stearns. Ecco perché, quando i mercati sono collassati,
Paulson non aveva pronto un piano B. Bernanke era meno ideologizzato. Venendo
da un contesto accademico, l´esplosione della superbolla lo ha colto
impreparato. Il presidente della Fed aveva affermato che la bolla immobiliare era
un fenomeno isolato, che avrebbe potuto provocare perdite fino a 100 miliardi
di dollari (75 miliardi di euro), facili da assorbire. Non si è reso conto che
la teoria dell´equilibrio aveva una falla fondamentale, e di conseguenza non è
riuscito a prevedere che i vari metodi e strumenti basati sul falso presupposto
che le deviazioni dei prezzi da un equilibrio teorico avvengono in modo casuale
sarebbero falliti uno dopo l´altro nel giro di breve tempo. Ma Bernanke è uno
che impara in fretta. Quando ha capito quello che stava succedendo, ha reagito
abbassando drasticamente i tassi di interesse, prima a gennaio e poi a dicembre
dello scorso anno. Purtroppo, questo apprendimento è cominciato troppo tardi ed
è sempre rimasto un passo indietro rispetto al corso degli eventi. Ecco perché
la situazione ha finito per sfuggire di mano. Ora che il fallimento della
Lehman Brothers ha prodotto, sul comportamento di imprese e consumatori, gli
stessi effetti dei fallimenti delle banche negli anni 30, la nuova amministrazione
Obama si trova a fare i conti con problemi ancora maggiori di quelli che
dovette fronteggiare il presidente Roosevelt. I debiti in sofferenza nel 1929
ammontavano complessivamente al 160 per cento del Pil, salendo al 260 per cento
nel
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Torino In
carcere un funzionario della prefettura già ai domiciliari Denunciato anche un
poliziotto per i permessi di soggiorno falsi Si allarga l´inchiesta sulla banda
pubblico-privata che, a suon di soldi e di ostriche e champagne, procurava documentazione fittizia e permessi di soggiorno
taroccati per clandestini provenienti da Cina, Bangladesh e
Pakistan. Il dipendente della prefettura Paolo Varlonga, già ai
"domiciliari" da novembre e sospeso dal servizio, è stato arrestato
ieri dai detective della Mobile, così come il commercialista Maurizio Ripete e
il consulente del lavoro Michele Carbotta. Agli indagati della prima
tranche - tra il quali un sostituto commissario di polizia con un incarico
sindacale e un vigile urbano - si sono aggiunte altre due persone: una
mediatrice culturale camerunense e un ispettore dell´ufficio stranieri della
questura, accusato di aver accettato regali per velocizzare delle pratiche, da
lui ritenute genuine. Uno dei perni delle indagini resta l´esosa e spendacciona
vice responsabile della direzione provinciale del lavoro, Isabella Russo, di
stanza allo sportello unico per l´immigrazione della prefettura, e finita in
cella al precedente giro di manette.
( da "Finanza e Mercati" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Per Nomura il Pil
cinese resta d'acciaio da Finanza&Mercati del 03-02-2009 Fede d'acciaio.
Secondo gli analisti di Nomura, il recente recupero dei
prezzi dei prodotti siderurgici in Cina potrebbe
segnalare l'inizio della ripresa economica, almeno nel Paese del Celeste
Impero. Dai minimi dello scorso novembre le quotazioni dei laminati d'acciaio a
freddo e a caldo hanno in media recuperato quasi il 30%. Un segnale che, a
parere della banca d'affari giapponese, potrebbe anticipare una sorta di
movimento a «V» per il Pil di Pechino, la cui crescita nel quarto
trimestre dello scorso anno è rallentata al 6,8% dopo i rialzi del 9% nei tre
mesi precedenti. «E parte di questa frenata - fa notare Mingchun Sun, analista
di Nomura - è stata dovuta al fatto che le aziende cinesi, in crisi di
liquidità, hanno fatto ricorso alle proprie scorte di magazzino per soddisfare
la domanda». Ora però, secondo i calcoli dell'istituto nipponico, le giacenze
di magazzino si sono dimezzate rispetto alla media storica degli ultimi anni.
«Uno scenario - continua Sun - che potrebbe rimettere in moto gli acquisti e,
di riflesso, l'intera economia». Così, il pacchetto di stimoli economici da
4.000 miliardi di yuan (584 miliardi di dollari) varato dal governo cinese
«potrebbe dare i suoi frutti più rapidamente di quanto previsto». Nel
dettaglio, da Nomura prevedono che il gigante economico asiatico potrebbe
tornare a crescere a un tasso del 7% nel trimestre in corso per poi accelerare
al 7,5% entro giugno, arrivare all'8,2% nel terzo trimestre e toccare
addirittura il 9,2% a fine anno. Intanto però, stando ai dati diffusi dalla
World Steel Association, lo scorso dicembre la produzione mondiale di acciaio è
diminuita del 24,3% a 84,407 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo
del 2007. Ma nel Sol Levante la speranza, come l'acciaio, si piega ma non si
spezza.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Torino
"Alla ricerca di altre nevi" la Cina fotografata dai frati MASSIMO NOVELLI Sembra un vecchio romanzo
d´avventura. Invece è una storia vera, come spesso accade, ambientata
nell´Ovest della Cina, dove si incontrarono e si scontrarono diverse culture e la
passione per la montagna di alcuni missionari svizzeri, il cattolicesimo e il
buddismo, ma anche la seconda guerra mondiale e la nascita del regime
comunista di Mao. A raccontarla è la mostra fotografica Alla ricerca di altre
nevi. Una missione alle porte del Tibet (1933-1952), che è visitabile fino al
28 febbraio al Museo regionale di Scienze naturali di Torino (in via Giolitti).
Ideata da Lea Glarey, autrice dei testi del bel catalogo, e dal Centro di alti
studi sulla Cina contemporanea, l´esposizione
ripercorre le tappe della missione intrapresa nelle marche tibetane, tra le
province del Gansu, del Sichuan e dello Yunnan, dai canonici dell´Ordine del
Gran San Bernardo, che, a partire dagli anni Trenta del Novecento, si proposero
di consolidare la presenza cattolica in quelle remote regioni asiatiche.
Missionari che, in verità, più che ad ambasciatori di amore, di pace e di
fratellanza avevano le fattezze di esploratori e di avventurieri, sia pure nel
nome di Cristo e per giunta nei luoghi in cui da tempo immemorabile fiorivano
ben altre religioni che quella cattolica. Le spedizioni si succedettero fino
alla vigilia della guerra civile cinese e della seconda guerra mondiale,
quando, spiega la Glarey, «le relazioni tra Cina e
Svizzera vennero meno» e i missionari, che avevano edificato ospizi e stazioni,
«si ritrovarono abbandonati a loro stessi», invisi ai lama e soggetti alle
incursioni nei loro confronti da parte dei banditi. La presa del potere del
Partito comunista cinese li costrinse ad andarsene per sempre, avvenne verso il
1952. Alcuni di loro fecero peraltro una brutta fine. Come il canonico Henry
Nanchen, annegato nel ´41 nel tentativo di attraversare un fiume, o come
Maurice Tornay, ucciso nel ´49 mentre cercava di raggiungere Lhasa «per
sottoporre al Dalailama la causa della missione di Yerkalo, perennemente
devastata dai lama locali, ostili al cristianesimo». I canonici del Gran San
Bernardo, in quel ventennio, continua Lea Glarey, furono comunque «spettatori
partecipi di un universo quasi impenetrabile, con le sue numerose etnie, religioni,
i suoi usi e costumi». Lasciarono di questo «orizzonte perduto» una
documentazione cospicua, costituita da circa cinquemila fotografie, due ore di
filmati, libri, oggetti di svariato tenore, scritti in francese, cinese e in
tibetano. è un patrimonio che viene mostrato per la prima volta, a oltre mezzo
secolo dallo spegnersi di quella missione impossibile.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Roma Una
voce ripresa da alcune emittenti. La Federboxe: "Nessun nostro
atleta" Un pugile olimpionico contro il giocatore "Ma se a quell´ora
stavo a Caserta..." «L´ha menato un pugile, uno che ha vinto una medaglia
a Pechino». La voce è rimbalzata fin dalla nottata tra i cronisti, i testimoni
e molte radio private che l´hanno subito rilanciata. Il boxeur in questione
sarebbe stato identificato in C.R. che, in effetti, è tornato
dalla Cina con una medaglia d´oro ma che se la ride delle illazioni: «Io in
discoteca, alle 5 del mattino? Ma quando mai? A quell´ora mi sono alzato con
mia moglie a Caserta e ci siamo messi in viaggio per Assisi, dove c´è il centro
tecnico della Federazione pugilistica italiana...Io il Gilda neanche so
dove sia - aggiunge l´atleta - e poi le mani le uso solo sul ring nel rispetto
delle regole...Se proprio c´era un pugile al Gilda sarà stato qualche
professionista o un ex agonista». Ma a questo punto interviene anche la
Federboxe con una smentita a tutto campo: «Nessun pugile azzurro che ha
partecipato ai recenti Giochi Olimpici di Pechino 2008 è stato protagonista o
ha preso parte alla rissa che ha coinvolto alcuni tifosi laziali e due
calciatori della Roma». Pugile senza volto, insomma e, forse, senza tesserino
della Federazione. Anche perché è poco probabile che, se un vero boxeur avesse
litigato con Mexes, sarebbe ricorso alla cinta dei pantaloni. I calciatori
usano i piedi ma i pugili le mani. (m.l.)
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina I - Genova
MAPPE & MONDI Gli immigrati sono il 50% in più Sarà difficile lamentarsi
ancora del declino demografico nella vecchia Europa. Agli inizi del 2009
l´Unione Europea, secondo stime Eurostat, avrebbe tagliato il traguardo del
mezzo miliardo di abitanti, affermandosi come terza "potenza"
demografica mondiale, dopo Cina e India.
L´Italia secondo altre stime avrebbe superato i 60 milioni, proprio quelli
sognati nel ventennio da Mussolini, nella sua ossessione demografica. Il
contributo di Genova a questo grande balzo è molto modesto: secondo i dati del
Comune a fine settembre 2008 si contano solo 267 abitanti in più rispetto alla
popolazione di fine 2007. La città tuttavia non è rimasta estranea alla
rivoluzione in corso. Lo dicono soprattutto due dati, l´accelerazione dell´immigrazione
e la ripresa della natalità. Dopo due anni di rallentamento, l´immigrazione è
ripresa di slancio e nei primi nove mesi del 2008 si registra un +49,1%
rispetto allo stesso periodo del 2007. Il saldo migratorio torna positivo
soprattutto per il forte afflusso di ecuadoriani e di romeni. Questi ultimi
scavalcano i peruviani e si piazzano al quarto posto della graduatoria delle
comunità straniere, dopo ecuadoriani, albanesi e marocchini. Nel complesso i
41.369 stranieri residenti a Genova rappresentano ora il 6,8% della popolazione
(erano il
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina II - Firenze
L´intervista L´azienda di software ha chiuso tre stabilimenti in Inghilterra
per radicarsi qui Gilbarco, gruppo controcorrente "Mille motivi per stare
qui" Il presidente Sorrentino: "I deficit strutturali non sono stati
determinanti" «Buone ragioni per andarsene ci possono pure essere, ma sono
ampiamente compensate da buone ragioni per rimanere. Almeno così è per noi, che
siamo un´azienda formata prevalentemente di ingegneri, produciamo software e
non manufatti pesanti, e di conseguenza siamo meno penalizzati di altri da
alcuni deficit infrastrutturali». Paolo Sorrentino, giovane presidente e
amministratore delegato, spiega in questo modo la scelta controcorrente della
«sua» Gilbarco spa: proprio nel 2005, quando secondo Il Sole cominciava la fuga
delle imprese dall´area fiorentina, Gilbarco chiudeva tre stabilimenti in
Inghilterra per portare a Firenze il suo business di automazione e controllo
informatico dei distributori di carburante. Ma la discesa a Firenze di Gilbarco
era iniziata nel
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina I - Bologna
VENTO DELL´EST Il candidato sindaco di "Bologna città libera",
Valerio Monteventi, propone l´introduzione in larga scala
dei risciò in funzione di taxi: «Ci siamo informati, uno a due posti prodotto
in Cina costa 850 euro». Resta da individuare chi si sobbarcherà il peso
di trascinare i bolognesi su due ruote per il centro come avviene a Pechino, ma
pare che Monteventi abbia in mente un...Cinese
( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 21 - Economia
Global market Il whisky scozzese non conosce crisi crescono consumi e fatturato
Tremonti e Sacconi non dicono due cose diverse, ma solo una tempistica diversa.
Mettere mano alle pensioni sarà una necessità impellente In mezzo a tante
cattive notizie sullo stato dell´economia britannica (e mondiale), eccone una
che consente, letteralmente, di brindare: il whisky scozzese sta attraversando
un formidabile boom. Non è che i sudditi si Sua Maestà si consolino bevendone
più del solito, anzi, il consumo nazionale è leggermente calato, bensì sono le
esportazioni ad avere messo le ali, conquistando mercati completamente nuovi
che hanno fatto salire prodigiosamente il fatturato. L´avanzata più forte si
registra in Estremo Oriente, specialmente per il whisky maturato nelle botti
per almeno dieci anni, dunque di più alta qualità e più alto prezzo. In Cina le vendite sono passate da 1 milione di sterline nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 12 autore: La leva della manutenzione
di Renato Brunetta * I l dibattito sull'azione anticrisi del Governo si
concentra principalmente su tre aspetti. Il primo è l'entità dell'intervento,
misurato dalle risorse complessive impiegate per finanziare un incremento di
spesa o una riduzione di prelievo fiscale. Il secondo è la composizione
dell'azione a carico della finanza pubblica, cioè l'articolazione tra sostegno
ai redditi, tramite trasferimenti o riduzioni del carico fiscale e
contributivo, aiuti alle imprese oltre che al sistema bancario; e infine la
spesa pubblica per adeguamento infrastrutturale e rafforzamento dell'offerta di
beni pubblici. Quest'ultima componente dell'intervento anticiclico dovrà
necessariamente avere un peso importante per avviare la ripresa dell'economia.
E non solo in Italia. Basti pensare ai programmi di spesa per infrastrutture e
tutela ambientale concepiti nelle due più grandi economie del mondo, gli Stati Uniti e la Cina. Nonè
tuttavia secondario riflettere anche sulla destinazione auspicabile delle
risorse che per questi fini verranno messe a disposizione e sulla loro
gestione. L'insufficienza delle infrastrutture italiane, e più in generale dell'offerta
di beni pubblici, è una debolezza dell'economia italiana. Ma essa è
dovuta solo in parte al loro mancato adeguamento quantitativo, essendo anche il
risultato della scarsa, e a volte nulla, manutenzione, e quindi di una
progressiva riduzione del valore d'uso e dell'efficienza dello stock esistente.
Scuole, ospedali, strade, ferrovie, tribunali, carceri, immobili, macchine e
attrezzature della Pubblica amministrazione, e ancor più lo sterminato
patrimonio di beni culturali e beni ambientali, sono uno stock gigantesco di
capitale pubblico che va innanzitutto riportato a un livello di qualità ed
efficienza adeguato, e poi aumentato, ma soprattutto conservato. Cosa significa
tutto ciò? Significa che la crisi può essere l'occasione per lanciare un ampio
programma di manutenzione dei beni pubblici con un obiettivo non solo di misura
anticiclica di breve periodo. L'impatto anticiclico è dato dal fatto che la
spesa per manutenzione attiva una domanda di beni e servizi che interessa una
pluralità di settori produttivi, generalmente ad alta intensità di input di
lavoro, coinvolge diffusamente sul territorio anche piccole e medie imprese ed
è di rapida attuazione. Si consideri che la sola attività di manutenzione dei
fabbricati è una quota rilevante del settore produttivo delle costruzioni che
pesa per il 6% del Pil. Di questo settore, l'attività relativa alle opere
pubbliche, in cui sono comprese le grandi infrastrutture di trasporto e di
comunicazione, l'edilizia sociale e scolastica, l'edilizia pubblica e abitativa
pubblica, ne rappresenta circa la metà. Ma si deve tener conto di tre fatti:
ogni euro speso nel settore delle costruzioni e manutenzioni di opere pubbliche
attiva fino a due euro di produzione nel sistema economico complessivo, la
componente di valore aggiunto e di reddito da lavoro è particolarmente elevata,
la produzione dei servizi di manutenzione è distribuita in tutto il territorio
nazionale e quindi determina un'equità territoriale di impatto economico.
Questa attività di manutenzione è fatta d'interventi su impianti
idraulici,elettrici, di bonifica, di coibentazione per risparmio energetico,
d'innovazione e perfezionamento dei sistemi di controllo degli impianti e di
generazione autonoma di energia. Questo vuol dire attivare immediatamente una
domanda articolata, con una ricaduta in tutti i settori fornitori di servizi,
oltre che di prodotti, in cui operano, in parte maggioritaria, piccole e medie
imprese, spesso con elevata tecnologia. In concreto, questo significa reddito
per tutte le specializzazioni e competenze preziose che sono occupate in questi
settori. Ma ciò richiede forse anche una riclassificazione di queste spese nei
bilanci delle amministrazioni pubbliche, ad esempio per ciò che riguarda la
distinzione tra spesa corrente e in conto capitale, e una riconsiderazione
delle attribuzioni di responsabilità, includendo l'attività di manutenzione, in
quanto attività di produzione del bene o servizio pubblico, nelle
responsabilità di gestione e tra i parametri di valutazione dei risultati di
gestione. Ci si aspetta un mutamento di comportamenti che dovrebbe influenzare
anche la sfera dei decisori politici, laddove la cura amorosa degli immobili
pubblici dovrebbe essere remunerata sul piano politico più che la costruzione
di nuovi immobili. Una conseguenza di questo mutamento culturale si dovrebbe
avere anche in fase di ripartizione e d'uso delle risorse nel processo
d'attuazione della riforma federalista. Si deve essere consapevoli, ad esempio,
che la spesa pubblica in conto capitale dovrà certamente essere indirizzata
all'obiettivo di ridurre i divari infrastrutturali tra le Regioni italiane, ma
è anche vero che la spesa per opere pubbliche comprende sia la costruzione di
nuove opere sia la manutenzione e conservazione dell'esistente. Ciò significa
che a parità di risorse da destinare ad opere pubbliche, le Regioni con uno
stock d'infrastrutture e di beni immobili maggiore dovranno dedicare una quota
maggiore di risorse a spese di manutenzione e conservazione programmata e,
quindi, minori risorse a nuove opere. Naturalmente, in assenza d'impegno nella
manutenzione e conservazione programmata, solo in apparenza le nuove opere
accrescono lo stock di capitale pubblico, perché l'esistente perderebbe di
valore, anche se ciò non viene in genere contabilizzato nei conti patrimoniali
delle amministrazioni pubbliche. * Ministro per la Pubblica amministrazione e
l'Innovazione DISEGNO DI DOMENICO ROSA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 12 autore: Investire sul Sud Il
dibattito sull'utilizzo delle risorse pubbliche e in particolare dei fondi
europei si è concentrato sul concetto di grandi opere di valenza
strategica.L'ultimo intervento che mi è capitato di leggere in tal sensoè stato
l'intervista a Cristiana Coppola,vicepresidente di Confindustria con delega per
il Mezzogiorno,sul Sole del 27 gennaio.Quello che non mi sembra sia stato mai
chiarito su questo argomento è il passaggio di come tali grandi interventi
(infrastrutturali) possano concretamente impattare sullo sviluppo di
un'economia disastrata come quella meridionale.Mi viene solo un sospetto: le
grandi opere abitualmente vengono costruite da grandi imprese,magari aderenti
al sistema di Confindustria,magari (nella stragrande maggioranza dei casi)con
sede nel Nord Italia... Sergio Amato e-mail N el pacchetto di rilancio
dell'economia Usa da (finora) 819 miliardi di dollari, 62 sono destinati
esclusivamente agli investimenti in infrastrutture ed edifici scolastici. Anche
Gran Bretagna, Canada, Cina, Francia, Germania e India stanno generosamente ricorrendo agli
investimenti infrastrutturali nei pacchetti di stimolo alle proprie economie.
L'idea, evidentemente, non deve essere così balzana. Quanto al Mezzogiorno
italiano, dimostra Gianfranco Viesti nel suo recente Mezzogiono a tradimento
(Laterza), che lì «la spesa per infrastrutture espressa in termini
procapite è meno di tre quarti del resto del Paese. I risultati economici del
Sud non possono che esserne stati conseguenti». Bloccare dunque gli
investimenti per fare un dispetto alle aziende del Nord, associate a
Confindustria (principale azionista di questo giornale), della quale peraltro
fanno parte anche le imprese meridionali? Mi sembrerebbe una coraggiosa
manifestazione di masochismo. E molti nel Sud non gradirebbero, come dimostra
la lettera chesegue. • Povero Mezzogiorno Appare sempre più chiaro ed evidente
che il Paese Italia, e il suo Governo, non sono assolutamente in grado di
varare misure adeguate rispetto alla crisi devastante. In buona parte per
inadeguatezza della classe che governa, ma fondamentalmente per il disastro
della finanza pubblica. La riconferma è arrivata di fronte alle misure da
adottare per la crisi del comparto auto. Alle decine di miliardi stanziati o
ipotizzati da altri Governi europei, il nostro ha balbettato che per trovare
250 o al massimo 500 milioni, cioè meno di una fumata di sigaretta, occorrono
dieci giorni lavorativi! Ciò, nonostante il ministro Castelli avesse indicato
con chiarezza dove trovare i fondi e le risorse. A "Ballarò" ha
candidamente affermato che «per la prima volta nella storia prendiamo i soldi
dalle regioni povere del Sud per finanziare le industrie e le famiglie dei
disoccupati del ricco Nord-Est». Cioè, derubiamo, ancora una volta e sempre, le
regioni meridionali dei fondi che la Ue aveva destinato alle zone in ritardo di
sviluppo. Evidentemente, nella mente di un nordista doc il ragionamento può
apparire del tutto ovvio. Le schiere di disoccupati che purtroppo si profilano
al Nord costituiscono sicuramente un problema assai più grave, dal momento che
al Sud siamo abituati da semprea rimanere disoccupati.Un'indagine da parte di
una Commissione parlamentare del Senato, presieduta dal compianto Beniamino
Andreatta, nel lontano '92, concluse che «solo raddoppiando l'intervento
straordinario, si porterebbe la spesa statale pro capite nelle regioni
meridionali a livello comparabile con quello delle regioni settentrionali».
Francesco Calvano email Nessun ritardo per Vito Nell'articolo sui rapporti tra
ParlamentoeGovernopubblicatodome-nica 1Úfebbraio a pagina 10, per errore è
stato attribuito al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, il
ritardo al Question time in Aula di cui è stato invece protagonista il ministro
per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Ce ne scusiamo con
l'interessato e con i lettori.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 10 autore: INFORMAZIONE PUBBLICITARIA HTE-Hi.
Tech. Expo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 18 autore: Calzature Manas inventa i
«negozi di carta» D a laboratorio artigianale ad azienda da 70 milioni di euro
di ricavi: è il percorso della Manas di Montecosaro (Macerata), fondata nel
1956 da Giuseppe Sagripanti e guidata oggi dal nipote Cleto. Specializzata in
scarpe da donna, sportive per entrambi i sessi e accessori, Manas ha 110
dipendenti (2.500 contando l'indotto) e una capacità produttiva di 1,5 milioni
di scarpe all'anno;da qualche anno ha iniziato un ambizioso progetto di
sviluppo retail. I monomarca gestiti direttamente sono oggi 18 (
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 19 autore: Focus. Un tempo terra solo
di medicinali generici, avanza in Asia la ricerca farmaceutica e non solo per i
costi competitivi Big Pharma guarda a Oriente Ecco le società biotech di Cina e India che possono far gola alle multinazionali
Micaela Cappellini Dabur Pharma, quartier generale a Ghaziabad, India. Mille
dipendenti, 77 milioni di dollari di fatturato. Una società di medie
dimensioni, sconosciuta ai più. Poi, due anni fa, lancia il Nanoxel, la prima
nanoparticella per farmaci a rilascio controllato a essere sviluppata al di
fuori degli Stati Uniti. Viene acquisita dai tedeschi della Fresenius e,
soprattutto, apre una via. Quella delle grandi farmaceutiche occidentali che
fanno shopping nei Paesi emergenti guardando non al mercato dei farmaci
generici, ma alla ricerca e sviluppo di nuovi preparati. Sullo scacchiere della
farmaceutica mondiale si sono susseguite diverse mosse nell'ultima settimana:
l'acquisizione dell'americana Wyeth da parte di Pfizer, l'offerta di Roche per
Genentech, le intenzioni dichiarate di shopping da parte di SanofiAventis,
AstraZeneca e Novartis. Tante operazioni, un'unica motivazione alle spalle: con
il mercato dei generici che galoppa, vince chi punta tutto sulla ricerca di
medicinali innovativi. Dove innovativi sta per biotech: difficili da
trasformare in farmaci generici e quindi a lungo redditizi per chi li scopre.
Pfizer ha scelto Wyeth perché è forte nei vaccini e nelle biotecnologie. Altre
acquisizioni in questo senso seguiranno: secondo alcuni analisti, sul piatto ci
sarebbero già le americane Amgen e Biogen. Ma secondo altri, i tempi sarebbero
maturi perché il bacino d'utenza di Big Pharma si allarghi a Oriente. E non
solo per operazioni come quella della giapponese Daiichi Sankyo, che lo scorso
giugno ha rilevato il big indiano Ranbaxy. Perché all'ombra delle note
fabbriche di medicinali generici di India e Cina, si
starebbero sviluppando dei piccoli gioielli del biotech e della genomica. Gemme
che crescono grazie alle esenzioni fiscali, e che si rendono appetibili per via
dei costi di gestione ridotti di un terzo. «Le compagnie occidentali vanno nei
Paesi emergenti per fare outsourcing di una parte del processo di produzione
dei farmaci, ma lo faranno anche per fare shopping di società – sostiene
Michael Zeng, del Fondo Mandarin, che ha recentemente acquisito l'italiana
Euticals e ora l'accompagna in Cina a caccia di
sinergie –.Cina e India saranno i principali target,
difficile dire chi si comporterà meglio». Si sbilancia di più il dottor Vivek
Wadhwa, della Duke University, autore per la Kauffman foundation di
un'interessante ricerca sull'innovazione farmaceutica nei Paesi emergenti. E fa
i nomi delle società da tenere d'occhio come possibili target di acquisizioni
in un futuro non necessariamente lontano. Aurigene, per esempio, piccola
biotech indiana con 220 ricercatori, che già oggi svolge parte della ricerca
per conto di big come Johnson & Johnson, Merck, Novo Nordisk. Oppure Shanghai
Bio, che opera nei difficili campi della genomica e della proteomica: con la
Merck ha già un contratto di collaborazione di lungo periodo per studi
oncologici, ma all'attivo ha già una ventina di progetti internazionali. Oppure
ancora Dr. Reddy's, uno dei colossi indiani dei farmaci generici, che però
gestisce anche progetti di ricerca in proprio sulle malattie metaboliche, su
quelle cardiovascolari e sulle infezioni di origine batterica. Due delle tre
aziende sotto la lente del dottor Wadhwa sono indiane. Lui non ha dubbi: «New
Delhi sta portando avanti molta più ricerca avanzata di quanto non faccia
Pechino, nonostante tutti gli incentivi che il Governo cinese sta fornendo al
settore in fatto di esenzioni fiscali e sussidi diretti». Dietro la maggiore
propensione delle farmaceutiche alla ricerca di base made in India c'è una
ragione ben precisa. Per anni, per poter vendere i loro generici sul mercato
americano, le società indiane hanno dovuto studiare a menadito i dettami della
Fda, l'ente Usa che rilascia l'approvazione ai farmaci. Finendo così per saper
operare secondo le logiche richieste dai mercati occidentali. La Cina però conserva un primato: «quello nel segmento dei test
clinici – ricorda Wadhwa – grazie anche alla sua legislazione non proprio
stringente in materia di sperimentazioni sugli animali e sull'uomo». Tale è il
vantaggio di Pechino su New Delhi, ricordano da Pricewaterhouse, che si
verifica anche il paradosso: l'indiana Suven si è rivolta alla cinese Vpscro e
le ha affidato in appalto una serie di test. Tra gli osservati speciali lo
studio della Kauffman foundation cita anche la cinese Hutchison MediPharma, per
le sue ricerche sul cancro alla testa e al collo, e l'indiana Advinus, fondata
da Rashmi Barbhaiya dopo 21 anni di lavoro alla BristolMyers Squibb, e
concentrata sulle malattie metaboliche. Gli analisti di Pricewaterhouse
segnalano anche la cinese Hengrui, che detiene un'ampia fetta del mercato
locale degli antitumorali, e la conterranea SiBiono, che opera sulla frontiera
avanzata della genomica. Ma suggeriscono, anche, di guardare oltre il fenomeno
Chindia. A Taiwan, per esempio, dove il Governo sta attivamente supportando il
comparto biotech. Mentre sul fronte dei test clinici si starebbero facendo
timidamente avanti Thailandia a Malaysia. micaela.cappellini@ilsole24ore.com
M&A Per le grandi compagnie occidentali si è aperta una stagione di
acquisizioni dettate dalla necessità di creare farmaci biologici GARA A DUE New
Delhi più avanti sul fronte dell'innovazione, ma Pechino ha il primato nel
segmento dei test clinici sugli animali e sull'uomo BLOOMBERG Ricerca da
esportazione. Un laboratorio della cinese WuXi che opera nel biotech per conto
di case occidentali
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 19 autore: SCONTO SUI
PREZZI 300 dollari Un campione di tessuto in Cina Fare ricerca nei
Paesi emergenti è economicamente vantaggioso: lo stesso campione di tessuto per
esperimenti negli Stati Uniti costa 2mila dollari. Nel campo della ricerca
farmaceutica, il risparmio che si può ottenere in Cina o in India
può arrivare fino a un quarto del prezzo dell'esperimento 100 Stabilimenti
approvati Fda L'India ha il numero più alto al mondo (Stati Uniti
esclusi) di strutture per la produzione di farmaci in regola con i dettami
dell'Fda,l'ente a stelle e strisce per l'approvazione dei farmaci 180 milioni $
La ricerca appaltata alla Cina Il giro d'affari
generato dalle farmaceutiche occidentali che fanno outsourcing a Pechinoè
destinato a raggiungere quota 770 milioni nel 2012. Attualmente in Cina ci sono 200 società che lavorano per Big Pharma
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 21 autore: Hong Kong seconda città più «alta»
Secondo la classifica del settimanale Forbes,Hong Kong ( nella foto) guadagna
il posto di seconda città più "alta" al mondo dopo New York,il cui
primato è rimasto invariato.La medaglia d'argentoè merito
dei suoi 21 grattacieli in grado di superare quota
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 31 autore: Cessioni. Per ridurre i debiti Rio
Tinto apre ai fondi cinesi Roberto Capezzuoli MILANO Rio Tinto, il colosso
angloaustraliano che occupa il terzo posto nel ranking delle imprese minerarie
mondiali, forse potrà fare a meno di lanciare un aumento di capitale con cui
fronteggiare le scadenze sul debito. Domenica infatti è
trapelata dalla Cina l'ipotesi, confermata ieri dalla stessa Rio Tinto, secondo cui
la holding minero-metallurgica Chinalco sarebbe pronta a pagare 8 miliardi di
dollari per qualche "pezzo" pregiato in portafoglio a Rio Tinto.
Immediata la reazione dei mercati: a Hong Kong la Chalco, numero uno
dell'alluminio cinese e principale asset quotato del gruppo Chinalco, ha
perso ieri il 5,6%, mentre a Londra Rio ha visto il titolo salire del 6,6%, a
16,07 sterline, in netta controtendenza rispetto all'indice delle azioni
minerarie, che nella City ha ceduto lo 0,11 per cento. Chinalco è di Rio Tinto
il primo azionista, grazie al 9% rilevato poco meno di un anno fa per 14
miliardi di dollari, in cordata insieme all'americana Alcoa. Questa aveva
partecipato alla cifra complessiva con una quota minoritaria, di 1,2 miliardi.
L'investimento era il benvenuto per il ceo Tom Albanese, che cercava sostegno
nella sua lotta per evitare alla Rio Tinto di finire nella mani della rivale
Bhp Billiton, la quale aveva appena lanciato un'offerta ostile da 140 miliardi
di dollari, ai valori dell'epoca. Il successivo tracollo dei mercati e il
ritiro in novembre dell'opa Bhp (valutabile allora "soltanto" 66
miliardi) hanno reso assai poco vantaggioso il pacchetto Chinalco, che ha perso
quasi il 75 per cento. Però l'interesse cinese per le proprietà di Rio Tinto
non è caduto. Anzi, la valutazione ridimensionata, per effetto della crisi, può
dare ai cinesi l'opportunità di assicurarsi importanti asset strategici.
Chinalco quindi pare sia in trattative con la China Development Bank, che aveva
già finanziato l'ingresso nel capitale Rio Tinto, per proteggere l'investimento
con altre operazioni. Un aumento della quota dal 9 al 14,99% non è esclusa (il
Governo australiano ha dato la sua approvazione nei mesi scorsi fissando
proprio quel limite), ma non sembra l'obiettivo dei cinesi. Il difficile
momento di Rio Tinto infatti consente traguardi più concreti. Tom Albanese ha
un gruppo gravato da oneri finanziari contratti in seguito a costose
acquisizioni – prima fra tutte, quella della canadese Alcan per 38 miliardi di
dollari – e ha debiti per quasi 39 miliardi, di cui
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 34 autore: Metalli non ferrosi. Le
speranze sono legate alla ripresa degli acquisti da parte
della Cina In discesa i consumi di rame L'eccedenza gonfia le scorte nei
magazzini dell'Lme Gianni Mattarelli MILANO Con il mercato cinese chiuso per i
festeggiamenti del Nuovo anno lunare, la settimana scorsa gli scambi al London
Metal Exchange sono stati particolarmente scarsi, mentre i prezzi in generale
non hanno subito grandi variazioni. Tra gli operatori è infatti prevalsa
una certa ritrosia a rimanere scoperti, perché, piùo meno velatamente, si è
atteso con speranza il ritorno degli acquisti dalla Cina.
Il rame, per esempio, è rimasto sopra i 3mila $/tonn. segnando in gennaio il
primo guadagno di media mensile dal giugno 2008. Il calo della domanda al
consumo è tuttavia molto forte, perché già nel quarto trimestre dello scorso
anno molti fabbricanti e manifatturieri hanno dato fondo alle loro scorte e
ridotto la produzione per le prospettive economiche che andavano peggiorando.
Si è quindi per questo motivo ridotta la domanda di catodi sul mercato, tanto
che nell'ultimo trimestre dovrebbeessersi formata un'eccedenza globale tra
offerta e domanda stimata 250mila tonnellate dal Commodities Research Unit, che
su base annua vede ancora per il 2008 un deficit di 81mila tonnellate a causa
delle forti mancanze del primo semestre. Diverse, ovvero più pessimistiche
(essendo "eccedenza" indicatore negativo, di prezzi inferiori) le
attese del World Bureau of Metals Statistics e dell'International Copper Study
Group, che stimano rispettivamente più 286mila tonnellate nei primi undici mesi
2008 e più 159mila tonnellate a tutto ottobre 2008. La situazione di sovrappiùè
anche diventata improvvisamente più scoperta lo scorso mese per le entrate
giornaliere di migliaia di tonnellate di catodi nei magazzini ufficiali
dell'Lme, dove giacciono poco meno di mezzo milione di tonnellate. Il fenomeno,
largamente previsto, ma atteso svilupparsi in un periodo ben più lungo,
potrebbe però essere dovuto anche a motivi finanziari. Mentre una parte delle
consegne dovrebbe essere causata da una genuina eccedenza formatasi presso i
produttori, che si sono visti improvvisamente calare le richieste, una parte,
forse la maggiore, potrebbe derivare da consegna di disponibilità tenute fuori
dai magazzini ufficiali (operazione legittima, nessuno essendo obbligato a
rendere visibili le proprietà). Grosse quantità di catodi starebbero perciò
affluendo in Borsa per la difficoltà dei possessori di metallo di accedere al
credito presso le banche, mentre il documento di proprietà di una partita –
detto warrant – è universalmente accettato come garanzia. C'è intanto un
consenso nel ritenere che sinora siano stati apportati insufficienti riduzioni
di produzione, perché gran parte delle operazioni di raffinazione è ancora in
profitto ai prezzi attuali. Al di là di un ritorno dei cinesi all'acquisto, se
non intervenissero nuovi tagli, i prezzi potrebbero perciò subire nel breve
periodo nuove pressioni ribassiste.
( da "AprileOnline.info" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina
Obama e le guerre
commerciali Domenico Moro, 02 febbraio 2009, 18:23 Economia Dietro la retorica
"universalistica" e "messianica" del discorso
d'insediamento del neopresidente si delinea il fermo proposito di far pagare la
crisi al resto del mondo, dopo averla scatenata con la pratica
dell'indebitamento, riaffermando una egemonia che però non ha più le basi
economiche di un cinquanta anni fa. Testimonianze concrete, l'atteggiamento
aggressivo nei confronti della Cina e il protezionismo
sul versante interno Nonostante lo sforzo di Obama di presentare al mondo il
volto morbido dell'egemonia americana, sulle questioni di fondo, quelle dei
rapporti economici, il suo esordio appare addirittura più aggressivo di quello
dell'amministrazione Bush. Molto preoccupante, a detta della maggior parte
degli analisti economici, è stata l'uscita la settimana scorsa del nuovo
ministro del Tesoro Usa, secondo il quale la Cina si sarebbe resa colpevole di aver manipolato la sua valuta, lo
yuan renmimbi. La gravità dell'affermazione sta nel fatto che, secondo gli
accordi tra Usa e Cina, in caso di manipolazione valutaria, gli Usa si riterrebbero
autorizzati ad introdurre dazi per le merci importate dal paese estremo orientale.
Da tempo gli Usa premono affinché la Cina rivaluti la
sua valuta, che, a detta degli americani, è sottovalutata per facilitare le
esportazioni cinesi. Ma, mentre il precedente ministro del Tesoro, Paulson,
preferiva assumere un atteggiamento "morbido", che prevedeva una
rivalutazione graduale nel tempo, l'amministrazione Obama sembra meno
disponibile a concedere dilazioni. Inoltre, i primi passi di Obama sono
caratterizzati dalla ripresa del protezionismo, che per l'amministrazione
repubblicana rappresentava una specie di bestemmia economica. Infatti, il
pacchetto di stimolo economico anticrisi di oltre 800 miliardi di dollari che
Obama presenterà al voto del Parlamento Usa è legato alla clausola del buy
american, specialmente rivolta contro le importazioni di acciaio. Mentre in
precedenza l'applicazione di tale norma era limitata alle spese per le
autostrade, ora verrà estesa alle forniture per tutti i lavori pubblici. Anche
il sostegno finanziario all'industria automobilistica Usa è diretto ai soli produttori
di Detroit, a proprietà Usa. E questo sebbene case giapponesi e tedesche
abbiamo molti impianti produttivi, specie nel sud degli Usa, e sebbene ci siano
casi di prodotti, come la Toyota Sequoia, che hanno un contenuto americano
dell'80%, superiore ad esempio a quello della Patriot, prodotta dalla Chrysler,
che, sebbene considerata americanissima, è costruita con lavoro americano solo
al 60%. Di fronte al protezionismo Usa si sono levate le proteste di Ue,
Australia e Canada. Di particolare interesse è stata la critica che, a Davos, è
stata rivolta agli Usa da Cina e Russia. Sia Wen
Jintao che Putin hanno puntato l'indice sulle responsabilità degli Usa nello
scoppio della crisi. Secondo Wen la crisi è stata causata da inappropriate
scelte macroeconomiche basate sul basso risparmio e sugli alti consumi, oltre
che sulla eccessiva espansione di istituzioni finanziare alla cieca ricerca di
profitto. Putin è stato ancora più diretto, sostenendo che la crescita globale
ha subito danni perché un unico centro regionale stampa moneta senza tregua e
consuma ricchezza materiale, mentre altri centri producono merci a buon
mercato. Una chiara allusione agli Usa che hanno accumulato un enorme debito
commerciale estero (specie con l'estremo oriente) e lo finanziano stampando
carta (dollari), contando sul fatto che il dollaro ricopre il ruolo di moneta
internazionale. Inoltre, gli Usa finanziano con la vendita di titoli del tesoro
in dollari anche il loro enorme debito pubblico federale. Non a caso sia Wen
che Putin rivendicano una migliore regolazione delle varie valute di riserva e
lo sviluppo di "molteplici valute di riserva regionali in aggiunta al
dollaro". Molto interessante è stata anche la convergenza tra Cina e Germania, la cui cancelliera Merkel oltre ad esprimersi
contro il protezionismo Usa ha rivendicato per l'Onu anche un ruolo di
supervisione economica mondiale, con la costituzione di una sorta di Consiglio
generale economico. La direzione presa dall'amministrazione Obama sembra
rivolta ad accentuare la politica del passato, basata sull'ottenere
finanziamenti dai paesi con grandi surplus commerciali. Ricordiamo che i
maggiori possessori di titoli di stato Usa sono Giappone, Cina,
Brasile e Russia e che il tesoro Usa si appresta a immettere sul mercato 2mila
milardi di dollari in titoli di stato per finanziare le enormi spese
anticicliche. Solo che, a differenza del passato, questo drenaggio finanziario,
oltre ad aggravare la già pesante situazione di squilibrio nei conti mondiali,
non verrebbe neanche compensato con l'acquisto Usa delle merci dei paesi
finanziatori. Per la Cina in particolare il
protezionismo si concretizzerebbe in una vera guerra commerciale. Ad esempio,
suo è il 30% dell'acciaio importato dagli Usa. Già oggi, inoltre, il Pil cinese
è decresciuto sensibilmente, e sono sempre di più gli operai che lasciano le
zone industriali per ritornare nelle campagne, con conseguenze estremamente
pesanti per lo sviluppo del Paese. Dietro la retorica
"universalistica" e "messianica" del discorso d'insediamento
di Obama si delinea il fermo proposito di far pagare la crisi al resto del
mondo, dopo averla scatenata con la pratica dell'indebitamento, riaffermando
una egemonia che però non ha più le basi economiche di un cinquanta anni fa,
quando gli Usa contavano da soli il 60% dell'export e il 50% del Pil mondiale.
Guerre commerciali e difesa ad oltranza del ruolo unico di valuta
internazionale da parte del dollaro non fanno presagire nulla di buono. Anche
considerando che le guerre commerciali ed il protezionismo storicamente non
hanno mai favorito la pace tra i Paesi.
( da "AmericaOggi Online" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Spazio. In orbita il
primo satellite iraniano 04-02-2009 TEHERAN. L'Iran ha annunciato ieri di avere
messo in orbita il primo satellite interamente costruito nel Paese, così come
il missile che lo ha portato nello spazio. Un annuncio che ha subito suscitato
le preoccupazioni dell'Occidente per le possibili applicazioni a scopi militari
della tecnologia missilistica acquisita. "La presenza ufficiale dell'Iran
nello spazio è entrata nelle pagine della Storia", ha detto il presidente
Mahmud Ahmadinejad annunciando il lancio, che alcune ore dopo è stato
confermato da Washington. I responsabili iraniani del progetto hanno detto che
il satellite, denominato Omid' (Speranza), è stato portato nello spazio da un
vettore a due stadi, il Safir-2 (Ambasciatore-2). Il lancio è avvenuto nei
giorni in cui a Teheran si festeggia il trentesimo anniversario della
rivoluzione islamica e mentre permangono le preoccupazioni della comunità
internazionale per il programma nucleare della Repubblica islamica. Oggi in
Germania torneranno a riunirsi i sei Paesi che conducono il confronto con
l'Iran su questo argomento: Usa, Russia, Cina, Gran
Bretagna, Germania e Francia. Ahmadinejad, che ha dato personalmente l'ordine
di lancio ripetendo per tre volte le parole Allah Akbar (Dio è grande), ha
negato ogni scopo militare. "Noi - ha affermato Ahmadinejad, citato
dall'agenzia Isna - usiamo la scienza al servizio della pace, dell'amore,
della fratellanza e del perfezionamento dell'Umanità". La concezione che
della scienza ha l'Iran, ha aggiunto, "é basata sul monoteismo",
mentre quella degli "espansionisti" è "una concezione
satanica". Il lancio è avvenuto la notte scorsa. La televisione ha
mostrato le immagini del missile nel cielo notturno. Ma nessuna informazione è
stata data sull'ubicazione della base spaziale. Secondo i mezzi d'informazione
di Teheran, il satellite è stato lanciato a scopi di ricerca nel settore delle
telecomunicazioni e sarà fatto rientrare sulla Terra dopo un periodo fra uno e
tre mesi. Fino ad allora effettuerà 15 orbite ellittiche ogni 24 ore, ad
un'altitudine fra i 250 e i
( da "AmericaOggi Online" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Politica estera.
Comincia dall'Oriente la sfida di Hillary Emanuele Riccardi 04-02-2009
WASHINGTON. Con l'Iran, si parte da Oriente: ed è con preoccupazione e
irritazione che gli Stati Uniti hanno reagito al lancio del satellite di
Teheran (vedi pagina 21). Ma non è questa l'unica sfida: dall'Iran si passa al
Kirzighistan, e poi dall'Afghanistan alla Cina e alla Corea del Nord, transitando per la Russia. Sono tutte ad
est le prime sfide internazionali cui deve rispondere l'Amministrazione Usa di
Barack Obama e di Hillary Clinton. In pochissime ore, il nuovo inquilino della
Casa Bianca e il suo segretario di Stato sono stati messi alla prova su alcuni
dei fronti più caldi dell'attualità internazionale, come se i loro nuovi
interlocutori avessero voluto sperimentarne le capacità di risposta alle crisi.
In quest'ottica, non stupisce affatto la decisione che si attribuisce alla
Clinton di fare il suo primo viaggio, a metà febbraio, in Oriente, iniziando
dal Giappone, toccando poi Cina e Corea del Sud.
Storicamente si iniziava con l'Europa. In realtà è stato cosìanche questa
volta, ma a Washington il segretario di Stato ha ricevuto ieri i colleghi di due
tra i principali alleati europei, il britannico David Miliband e il tedesco
Frank-Walter Steinmeier, riaffermando i legami transatlantici privilegiati.
Giovedì toccherà al francese Bernard Kouchner. A preoccupare gli Stati Uniti è
soprattutto il lancio del satellite iraniano, perché viene percepito come
l'anticamera di un missile balistico in grado di raggiungere l'Europa (e in
futuro anche gli Usa). La Clinton, la cui filosofia è quella dello 'smart
power', il potere intelligente, ha mantenuto la sua promessa nei confronti di
Teheran, cioé più carota ma anche più bastone. Da un lato il segretario di
Stato ha confermato che gli Usa hanno "la mano tesa" verso l'Iran, ma
il pugno di Teheran "si deve aprire". Dall'altro, Hillary ha minacciato
Teheran di pesanti "conseguenze" se non rispetterà le risoluzioni Onu
contro il nucleare. La Casa Bianca ha fatto notare che il lancio del missile
non agevola la normalizzazione dei rapporti diplomatici. Preoccupa anche la
perdita delle basi in Kirzighistan, indispensabili per le operazioni in
Afghanistan: una perdita percepita, se non come una provocazione, almeno come
un test, costruito ad arte dalla Russia. Un fatto che si verifica proprio
quando gli Stati Uniti, come promesso da Obama in campagna elettorale, si apprestano
a mandare rinforzi in Afghanistan, tra i 10 e i 15 mila uomini. Procedendo più
ad Oriente, temendo un test missilistico della Corea del Nord, gli Stati Uniti
hanno messo le mani avanti: un test sarebbe una "provocazione per
Washington che si è detta "preoccupata" per le attività balistiche di
Pyongyang, come ha indicato il portavoce del Dipartimento di Stato Robert Wood.
Secondo indicazioni di intelligence, la Corea del Nord, che ufficialmente ha
rinunciato al nucleare militare in cambio di aiuti energetici, si sta
preparando al lancio di un missile intercontinentale capace di montare una
testata nucleare e in grado di raggiungere l'Alaska o le coste occidentali
degli Stati Uniti. La Cina, infine. Oltre
all'influenza diretta che Pechino ha su Pyongyang, il discorso è soprattutto
economico. Il segretario al Tesoro Timothy Geithner, che nei giorni scorsi
aveva denunciato la politica dello yuan troppo basso, ha telefonato al
vicepremier cinese Wang Qishan. I due ministri si sono impegnati a proseguire
il dialogo tra i due Paesi sulle questioni economiche "in questo momento
difficile per l'economia mondiale".
( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Economia
India, la rivoluzione digitale arriva il computer a 10 dollari La potenza
asiatica lancia la sfida all´arretratezza del suo sistema scolastico: mini-pc e
libri elettronici per l´accesso di massa all´informatica FEDERICO RAMPINI A
ogni scolaro un computer portatile per 10 dollari, meno di quanto costa un
biglietto del cinema nei paesi occidentali. E´ la nuova rivoluzione digitale
lanciata dall´India, un´ambiziosa alleanza tra pubblico e privato che punta a
sconfiggere l´analfabetismo informatico. Si chiama Nation Mission on Education.
La superpotenza asiatica con la più vasta popolazione
giovanile del pianeta (superiore perfino alla Cina) mette al
lavoro le sue proverbiali risorse tecnologiche per una sfida contro
l´arretratezza del sistema scolastico. Oltre alla diffusione dei mini-laptop
vuole portare in tutte le scuole lo e-book (libro elettronico) e la stampa
quotidiana su supporto digitale. L´India è già famosa per i colossi del
software che hanno fatto di Bangalore e Hyderabad le nuove Silicon Valley dei
servizi informatici. Ma il boom tecnologico finora ha avuto un limite. Solo una
minoranza di indiani hanno trovato lavoro nei settori avanzati. I settori dell´economia
indiana che hanno fatto scintille nella globalizzazione sono una punta sottile,
mentre il grosso della popolazione resta indietro e le diseguaglianze sociali
aumentano. Con la Nation Mission on Education il paese ora affronta un compito
più arduo: trasformare la rivoluzione informatica in un fenomeno autenticamente
di massa, portare l´istruzione digitale anche nelle fasce più povere della
popolazione, nelle baraccopoli degradate di Mumbai e nei villaggi sperduti
delle campagne. L´apparecchio al centro di questa iniziativa è stato messo a
punto da due università di eccellenza, gli Institute of Technology di Bangalore
e Madras. Il suo prezzo reale di listino, se venisse commercializzato a fini di
lucro, sarebbe più vicino ai 100 dollari: che è comunque la metà dei due
prodotti concorrenti oggi disponibili, quello brevettato dallo scienziato
americano Nicholas Negroponte per la sua iniziativa filantropica One Laptop Per
Child (sostenuta da Google e Ebay) e il Classmate della Intel. Ma per le
famiglie indiane che hanno figli a scuola il laptop costerà al massimo dieci
dollari, la differenza essendo coperta dallo Stato e dai mecenati privati
dell´industria informatica nazionale. Con questo grande piano di
informatizzazione dell´istruzione New Delhi sembra quasi impegnata in una gara
sul tempo con la nuova Amministrazione americana: anche Obama si è dato
l´obiettivo di portare la banda larga Internet nelle scuole dei quartieri
poveri di ogni città americana. Per l´India il balzo in avanti informatico, con
i quotidiani online e i libri elettronici oltre al laptop da 10 dollari, è
perfino più cruciale. Il gigante asiatico soffre per il dualismo estremo del
suo sistema scolastico. I Politecnici di Stato indiani sono fra i migliori del
mondo, i loro superlaureati fanno incetta di borse di ricerca nelle migliori
università americane. Fondata su una meritocrazia spietata e una selezione
feroce, la parte alta del sistema educativo è troppo "sottile". Alla
base della piramide, l´istruzione di massa soffre un degrado spaventoso.
L´India sforna oltre duecentomila laureati in ingegneria ogni anno ? più del
doppio dell´America e dell´Europa ? ma al tempo stesso ha 380 milioni di
analfabeti. Nelle scuole pubbliche ogni giorno un insegnante su quattro non va
neanche a lavorare; uno su due fa atto di presenza ma in realtà non insegna.
Così dilagano le scuole private, anche nelle campagne povere i genitori fanno
sacrifici enormi pur di pagare le rette degli istituti dove almeno gli
insegnanti si presentano in aula. L´iniziativa privata però non basta a
rimediare il disastro della scuola pubblica. Le vittime più colpite sono le
bambine. Nel Rajasthan solo il 44% della popolazione femminile ha imparato a
leggere, contro il 76% di quella maschile. Le periodiche campagne governative per
riformare la scuola sono state vane. Ora la speranza è la tecnologia.
By-passando un esercito di professori improduttivi, per 10 dollari a testa
l´arrivo di Internet sul banco di ogni scolaro indiano può cambiare il suo
mondo per sempre.
( da "Unita, L'" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Choc a Torino l'Indesit
chiude la fabbrica Indesit ha deciso di chiudere lo stabilimento di None
(Torino) per spostare la produzione in Polonia. Sono 600 i lavoratori che
rischiano di perdere il posto. Eppure finora lo stabilimento aveva retto bene
la crisi. Il gruppo Merloni vuole chiudere lo stabilimento Indesit di None per
spostare la produzione a Radomsko, in Polonia. La comunicazione è stata data
ieri a Roma ai sindacati e verrà formalizzata nella riunione del consiglio di
amministrazione del gruppo Indesit Company il prossimo 11 febbraio. Sono
seicento i dipendenti della fabbrica torinese - tranne 30, tutti operai - in
gran parte giovani e donne. La decisione ha colto di sorpresa operai e
sindacati. Lo stabilimento torinese, dove si producono soltanto lavastoviglie,
ha retto finora bene bene alla crisi: nel 2008 si è fermato per sole quattro
settimane di cig, ma ha passato indenne i mesi terribili di dicembre e gennaio.
Delocalizzazione «È un annuncio inspiegabile - dice Giorgio Airaudo ,
segretario torinese della Fiom - perché riguarda non un comparto maturo come
quello dei frigoriferi che è soltanto più un mercato di sostituzione, ma quello
delle lavastoviglie che ha ancora ampi margini di sviluppo. Non vorrei -
osserva il sindacalista - che dietro l'alibi della crisi si celi soltanto la
voglia di trasferire la produzione ad Est». I sindacati - che hanno indetto per
oggi due ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo - hanno chiesto
un nuovo incontro entro l'11 febbraio. Fino al 2007, quando sono entrate in
funzione due linee nei nuovi capannoni di Lodz in Polonia, la fabbrica torinese
è stata l'unica a produrre lavastoviglie in Europa. A None la Indesit monta
novecentomila pezzi l'anno su cinque linee, di questi oltre 700mila vengono
esportati. Dal luglio scorso è stata avviato il progressivo rinnovo dei modelli
e quelli a tripla A oggi rappresentano l'80% della produzione italiana. Fino ad
oggi la strategia del gruppo guidato dall'ex presidente di Confindustria
Vittorio Merloni è stata quella di mantenere la produzione in Italia malgrado
la progressiva internazionalizzazione. Recentemente per Torino erano stati dati
obiettivi in crescita nell'ambito di una produzione complessiva di 1,5 milioni
di pezzi entro il 2010. Il gruppo ha contabilizzato nel 2007 3,4 miliardi di
fatturato, ma nel terzo trimestre del 2008, ultimo dato disponibile, ha
accusato un calo di circa 9 punti. Il gruppo I dipendenti sono 17mila, gli
stabilimenti 17 tra Italia , Russia Polonia Turchia Regno Unito
e persino Cina. Al gruppo di Fabriano fanno capo i marchi Indesit,
Hotpoint-Ariston e Scholtès. Dal sindacato viene un appello alle responsabilità
imprenditoriali. «In un momento di crisi dovrebbe esserci da parte degli
imprenditori un sostegno all'economia del Paese - dice Airaudo - La chiusura va
respinta perchè le aziende che in questa crisi si fermano non riapriranno più.
Mentre l'ipotesi vagheggiata di una ricollocazione dei dipendenti, suona
velleitaria in un'area che vede una crescita esponenziale della cassa
integrazione». LO STABILIMENTO L'Indesit di None è uno stabilimento storico
dell'area torinese, ultimo importante presidio di una città
dell'elettrodomestico realizzata negli anni Sessanta dal fondatore del marchio,
Armando Campione, che dava lavoro a 5mila operai. Mentre altrettanti erano
sparsi per l'Italia. Le fabbriche del gruppo Indesit hanno anche rappresentato
una colonna del movimento operaio torinese. Nell'80 esplose la grande crisi e
Campioni lasciò l'azienda. Nell'83 sotto la guida di Mario Nobili la Indesit
uscì dall'amministrazione controllata con un piano di rilancio e metà, dei
circa settemila dipendenti rimasti, in cassa integrazione. Merloni ne acquisì
3mila. EUGENIO GIUDICE TORINO eugenio.giudice@libero.it
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-02-04 - pag: 8 autore: REVISIONI L'Fmi dimezza le
stime 2009 sul Pil asiatico L'Fmi ha tagliato la stima di crescita per l'Asia
al 2,7% nel 2009 contro il 4,9% previsto a novembre. Lo ha annunciato il
direttore generale del Fondo, Dominique Strauss-Kahn. Per le economie asiatiche
emergenti, la stima di crescita per quest'anno è del 5,5 per cento. Tutta la
regione registrerà «un pesante rallentamento», ha detto Strauss-Kahn. Un
rimbalzo è possibile nel 2010 (del 5% la stima di crescita dell'Fmi per
l'area), ma solo con un rilancio dell'export. «è impossibile che l'Asia
siriprenda se tutto il resto del mondo va male», ha detto Strauss-Kahn. Il
direttore generale del Fondo ha sottolineato che, nonostante i «rischi al
ribasso » sulle stime di crescita, ci sono «anche ragioni di ottimismo »,
dovute soprattutto ai «solidi fondamentali» dei Paesi asiatici. Alcune
economie, ha spiegato, «sono ben posizionate per diventare il traino della
ripresa globale nel 2010». In particolare, i Paesi asiatici dovrebbero cercare
di aumentare la domanda interna, ancora poco sviluppata, riducendo la
tradizionale dipendenza dall'export verso gli Stati Uniti e l'Europa, ma un
tale cambiamento «non può avvenire in un giorno». La Cina potrebbe centrare il target governativo di una crescita dell'8%
quest'anno, ma «sarà una sfida difficile» secondo Strauss-Kahn, che ha ribadito
la stima ufficiale del Fondo di un +6,7% (dopo il 9% del 2008). L'Fmi ha anche
drasticamente ridotto la stima sul Pil per la Corea del Sud, visto in
contrazione del 4%, dal precedente pronostico di espansione del 2%, ma
ha aggiunto che l'economia tornerà a crescere del 4,2% nel 2010.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2009-02-04 - pag: 8 autore: Le ricette per il rilancio. Tassi ai
minimi, maxi-pacchetto fiscale e deprezzamento della valuta L'Australia usa
tutte le armi anti-recessione Fabrizio Galimberti MELBOURNE Glenn Stevens, il
Governatore della Reserve Bank australiana, disse qualche anno fa (quando non
era ancora Governatore) che quando una Banca centrale deve decidere qualcosa
deve chiedersi: «Quale mossa, fra quelle che potrei fare, è quella di cui
potrei maggiormente pentirmi?». A giudicare dai quattro punti di riduzione dei
tassi-guida in pochi mesi (incluso il punto deciso ieri), la mossa della quale
avrebbe potuto maggiormentepentirsi sarebbe stata quella di non aver tagliato
abbastanza il costo del denaro. E il cash rate è arrivato così al 3,25%, il
livello più basso dai primi anni Sessanta. La politica monetaria è passata
all'"avanti tutta" con maggior fortuna che in altri Paesi, nel senso
che le riduzioni dei tassi-guida sono state trasmesse lungo la filiera del
costo del danaro, e i tassi per famiglie e imprese ne hanno beneficiato per la
quasi totalità. Ha certo aiutato il fatto che il sistema finanziario
australiano si è rivelato più solido che altrove, senza troppa zavorra da
titoli tossici. Sia in Europa che negli Stati Uniti, invece, l'allentamento
della politica monetaria ha avuto molte difficoltà a filtrare nei tassi attivi
delle banche. Ma non è solo la politica monetaria a essersi immessa nella
corsia del rilancio. La politica di bilancio si è potuta permettere una manovra
espansiva pari al 3,5-4% del Pil grazie all'ottima posizione di partenza: un
surplus di bilancio strutturale, un debito pubblico lordo di solo il 14% del
Pil (e un debito netto addirittura negativo). I surplus sono fatti per essere
spesi quando la patria ha bisogno, e il Governo australiano non si è fatto
pregare: un avanzo di bilancio del 2% del Pil nel 2008 diventerà un deficit nel
2009 e ancora per qualche anno questo deficit resterà al 2% del Pil. E la
politica valutaria? Più che una politica, è una constatazione, dato che la
moneta di un Paese come l'Australia è alla mercé dei mercati internazionali. Ma
anche qui gli andamenti sono di supporto all'economia: il dollaro australiano
si è pesantemente svalutato, a causa dei prezzi in calo delle materie prime e dei
massicci ribassi dei tassi. Questo tris espansivo - moneta, bilancio, valuta -
non eviterà all'economia australiana un forte rallentamento, ma almeno, se le
cose non peggiorano, eviterà la recessione. Il Pil dovrebbe crescere dell'1%
circa quest'anno. L'Australia in teoria avrebbe potuto essere colpita ancor più
duramente dalla crisi: come Paese grande produttore di materie prime, e con i
grandi clienti - Cina e Giappone - in difficoltà, l'economia australiana era fra le
più esposte. Ma l'ottima gestione macroeconomica degli ultimi lustri ha
permesso di metter da parte polpose riserve:l'alto livello dei tassi e dei
surplus di bilancio hanno permesso di far scendere gli uni e gli altri senza
perdere la fiducia dei mercati. fabrizio@bigpond.net.au MOSSA AGGRESSIVA
La Banca centrale ha ridotto il costo del denaro di un punto portandolo al
3,25%, il livello più basso dagli anni 60
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-02-04 - pag: 11 autore: In orbita il primo satellite
degli ayatollah L'Iran ha annunciato di avere messo in orbita il primo
satellite interamente costruito nel Paese, così come il vettore che lo ha
portato nello spazio. Un annuncio che ha subito suscitato le preoccupazioni
dell'Occidente e degli Usa per le possibili applicazioni a scopi militari della
tecnologia missilistica acquisita. Il lancio è stato confermato da Washington.
Il satellite Omid (Speranza) è stato trasportato da un vettore a due stadi, il
Safir-2 (Ambasciatore-2). Oggi in Germania torneranno a
riunirsi i sei Paesi che conducono il confronto con l'Iran sul nucleare: Usa,
Russia, Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia. Secondo una fonte Nato i
missili iraniani potrebbero colpire una parte dell'Europa Sud-orientale e
Israele ( nella foto,il Safir-2 e il satellite Omid prima del lancio). ANSA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-04 - pag: 17 autore: Goldoni (Unacoma):
tra dicembre e gennaio disdetti o bloccati i lavori già acquisiti dalle aziende
Commesse a zero per le macchine agricole Emilio Bonicelli BOLOGNA «In soli due
mesi abbiamo visto scomparire completamente i nostri portafogli ordini. Dovremo
prendere prestissimo decisioni drastiche, mentre per le piccole imprese del
comparto si pongono già problemi di sopravvivenza». è un grido di allarme senza
precedenti quello che lancia Massimo Goldoni, presidente di Unacoma,
l'associazione delle aziende italiane che producono macchine agricole, per il
giardinaggio e il movimento terra. Il settore ha chiuso un 2008 positivo e
ancora nel giugno dello scorso anno gli imprenditori programmavano lo sviluppo
secondo previsioni di un
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-04 - pag: 36 autore: STIME EIU Metalli di
base, nel 2009 ribassi del 50% I prezzi dei metalli di base sono destinati a
dimezzarsi rispetto ai livelli attuali a causa del calo della domanda globale.
A prevederlo è l'Economist Intelligence Unit (Eiu), la divisione di ricerche
del settimanale britannico «The Economist». Secondo il centro studi, infatti,
la crisi finanziaria e la recessione su scala mondiale nel 2009 faranno
crollare le quotazioni dei metalli del 47%. Un po' di ossigeno arriverà sul
mercato solo nel 2010, quando si registrerà una ripresa dei listini del 12 per
cento.«Sebbene l'economia globale rimanga in prospettiva debole – avvertono gli
analisti dell'Eiu – gli investitori inizieranno a essere più ottimisti sulle
prospettive di lungo termine». In particolare, sul fronte
dell'alluminio, l'Eiu prevede una forte flessione della domanda, che sarà
compensata dai tagli alla produzione negli Stati Uniti, in Cina e in parte dell'Unione europea: a scendere nel 2009 saranno
anche gli stock, mentre è previsto un modesto recupero nell'anno successivo.
( da "Avvenire" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 04-02-2009
Scarpa contro Wen, si farà il processo Immagini in tv in Cina dopo la «censura» PECHINO. Dopo un giorno di "silenzio
stampa", in cui l'episodio del lancio di una scarpa contro il premier
cinese Wen Jiabao è stato ignorato dai media cinesi, la televisione statale ha
finalmente trasmesso le immagini dell'incidente avvenuto durante la visita del
capo del governo di Pechino nel Regno Unito. Dopo un giorno di silenzio,
il ministero degli Esteri di Pechino ha a sua volta protestato energicamente
contro quello che ha definito «lo spregevole atteggiamento del responsabile».
L'autore del gesto comparirà davanti ai magistrati il 10 febbraio. Il giovane
inglese, di cui non è stato reso noto il nome, è accusato di turbativa
dell'ordine pubblico. Un'imputazione non grave, che potrebbe consentire al
giudice di emettere la sentenza il giorno stesso dell'udienza. Il premier, a
caldo, aveva parlato di «un deprecabile incidente». Il premier cinese Wen
Jiabao (Ap)
( da "Avvenire" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina
E' LAVORO 04-02-2009
DI MAURO CEREDA P oco utilizzati. L'ultimo a sottolinearlo è stato il
segretario generale della Fim-Cisl della Lombardia, Nicola Alberta. Il
sindacalista, presentando alcuni giorni fa i dati sulla situazione del settore
metalmeccanico nella regione (cifre impietose: 971 aziende in difficoltà, oltre
49mila lavoratori 'sospesi'), ha lamentato la scarsa propensione delle imprese
a ricorrere ai contratti di solidarietà per attenuare le ripercussioni della
crisi sull'occupazione. «Chiediamo una moratoria dei licenziamenti e
l'applicazione del contratto di solidarietà ha detto Alberta uno strumento che
consente di distribuire la crisi spalmandone gli effetti negativi su tutte le
tre parti coinvolte, ossia Inps, imprenditori e lavoratori, senza determinare
la perdita di posti di lavoro. Ma in Lombardia le aziende che lo hanno
applicato nel secondo semestre del 2008 si contano sulle dita di una mano». Una
di queste è la Pilotelli, impresa metalmeccanica bresciana che produce macchine
per l'industria tessile. Dal 5 novembre scorso i 70 dipendenti dello
stabilimento di Cazzago San Martino sono in contratto di solidarietà. Lavorano
una settimana sì e una no (i tempi di lavoro sono, comunque, legati alle
esigenze produttive e possono cambiare: l'accordo prevede che nel corso dell'anno
sia garantito almeno il 50% del monte ore normale). Guadagnano un po' meno (il
100% dello stipendio quando lavorano e il 60%, pagato dall'Inps, quando stanno
a casa), ma hanno conservato il posto. In attesa di tempi migliori. «Abbiamo
scelto di applicare il contratto di solidarietà spiega il presidente, Renato
Pilotelli perché non volevamo perdere le professionalità che abbiamo in
azienda. La crisi prima o poi finirà. Se avessimo deciso di licenziare, alla
ripresa ci saremmo trovati a dover ricostruire l'organico, il che non è una
cosa semplice. Per fare un progettista ci vogliono 20 anni, per un collaudatore
10, per un montatore 5. Le risorse umane sono il patrimonio di un'impresa». Il
peso della crisi è tutto nei numeri: dalle 800 macchine vendute nel 2007 si è
passati alle 350 del 2008. La Pilotelli ha altre due unità
produttive, una in Valcamonica (25 addetti) e una in Cina (55). «Siamo
andati in Cina aggiunge Pilotelli per stare più vicino ai clienti. Da qualche
anno l'industria tessile si è spostata in Asia. Adesso siamo come in stand by,
aspettiamo di vedere quello che succede: ma io sono fiducioso per il futuro.
L'idea è di lasciare progettazione, sviluppo, ricerca, commerciale e una quota
di produzione di nicchia in Italia e il resto di farlo in Cina.
Devo dire che in questa vicenda il sindacato ha dimostrato grande senso di
responsabilità». L'accordo scadrà il prossimo novembre, ma è prorogabile per un
altro anno. Chi se ne intende di contratti di questo tipo sono i dipendenti
della Manifattura di Valle Brembana di Zogno, nel bergamasco, specializzata
nella produzione di tessuti pronti per camiceria. L'azienda, che dà lavoro ai
valligiani da circa un secolo, lo scorso 8 gennaio ha cominciato il quarto anno
di 'solidarietà' (scadenza gennaio 2010). «Prima ancora osserva Francesca
Cornolti, operaia, 28 anni di anzianità, un passato da delegata sindacale
abbiamo fatto anche un anno di cassa integrazione ordinaria. Il tessile è in
difficoltà da diverso tempo: tra i cinesi e la crisi gli ordini scarseggiano.
Comunque è meglio il contratto di solidarietà del licenziamento. Lavoriamo
meno, ma lavoriamo tutti. Certo ti vengono a mancare circa 200 euro al mese in
busta, ma il resto è garantito: tredicesima, contributi previdenziali, tfr,
maggiorazioni notturne.». Nell'azienda bergamasca i 412 dipendenti stanno a
casa a rotazione, a settimane alternate. Il lavoro è organizzato su quattro
turni: 6- 12, 12-18, 18-24, 24-6. Nell'arco dell'anno ogni dipendente li dovrà
fare tutti e quattro. La settimana in cui lavora porta a casa il 100% dello
stipendio, quella in cui è a riposo il 60% versato dall'Inps. «Se non ci fosse
stata la solidarietà continua Cornolti in oltre 200 avrebbero perso il posto e
sarebbe stato un bel guaio. Qui siamo in maggioranza donne e la valle non offre
molte prospettive di reinserimento lavorativo. Alla fine il contratto l'hanno
accettato tutti abbastanza volentieri. Alla Manifattura hanno lavorato anche
mia madre, le sue sette e le mie tre sorelle. La storia dell'azienda si
intreccia con quella della mia famiglia». Dall'industria tessile a quella
farmaceutica. Dallo scorso primo gennaio sono in 'solidarietà' anche undici
dipendenti (informatori scientifici del farmaco) della Pierre Fabre Pharma,
società francese con sede italiana a Milano. Il ricorso all'ammortizzatore
sociale si è reso necessario per la diminuzione del fatturato registrata negli
ultimi due anni a seguito della crisi che ha investito il settore. Crisi
acuita, come si legge nel testo dell'accordo firmato in Assolombarda, «dalle
modifiche strutturali intervenute sul mercato e sostanzialmente riconducibili
ad una maggiore concorrenza sul prezzo dei prodotti, determinato dallo sviluppo
parallelo dei prodotti generici/equivalenti e alla diffusione della
distribuzione secondo le formule delle parafarmacie e dei corners ». «Il
contratto di solidarietà nota Antonello Monti, operatore della Fe
( da "Unita, L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Obama blocca gli
stipendi d'oro dei manager delle aziende salvate La crisi «toglie il sonno» al
primo presidente nero degli Stati Uniti. Per questo accelera. Ieri ha
annunciato il taglio degli stipendi d'oro dei manager delle aziende salvate con
i soldi pubblici. La festa è finita. Barack Obama ha annunciato un limite agli
stipendi dei manager delle aziende in crisi. E la cancellazione di tutti i bonus
sinora intascati a dispetto di conti economici disastrosi. Il provvedimento
riguarda principalmente Wall Street, il cuore della finanza americana e
mondiale, che all'improvviso s'è scoperto un gigante dai piedi d'argilla.
L'agente scatenante della crisi che «mi toglie il sonno la notte - ha detto il
neo presidente Usa - Ora sappiamo che ci sono dirigenti che continuano a
incassare enormi bonus nonostante le loro aziende stiano a galla solo grazie a
interventi pubblici straordinari. Soldi di cittadini che pagano le tasse -- E
questo fa giustamente infuriare l'opinione pubblica». E ha messo in chiaro che
senza un tempestivo intervento del Congresso «una catastrofe è alle porte».
L'annuncio è stato dato dalla Casa Bianca nel corso di una conferenza stampa congiunta
con il segretario al Tesoro Timothy Geithner e fissa a 500mila dollari lordi
l'anno il compenso massimo per qualsiasi manager di banca o società che abbia
usufruito o intenda usufruire di aiuti da parte del governo federale.
«Imporremo delle restrizioni in cambio di ogni aiuto federale, perché non
vogliamo più vedere i vecchi trucchi a cui abbiamo assistito in passato».
Obama, tra le altre considerazioni, ha bollato i manager di «cattivo gusto». E
ha ammesso apertamente di aver sbagliato per aver in un primo momento
selezionato personaggi inguaiati col fisco per posizioni di governo. Geithner
si é impegnato a fornire entro la prossima settimana ulteriori dettagli sulla
strategia di spesa dei circa 350 miliardi di dollari di aiuti rimamenti nel pacchetto
noto come «Troubled Asset Relief Program». Il programma di acquisto e garanzia
dei titoli spazzatura. TAGLIO GIGANTESCO Mezzo milione di dollari l'anno sono
comunque una cifra straordinariamente alta in confronto al reddito medio di una
famiglia Americana, e addirittura un compenso stellare rispetto al salario
minimo che la legge fissa a 6 dollari e 15 centesimi l'ora. Eppure si tratta di
un taglio gigantesco rispetto a quello che è stato l'andazzo nel settore
finanziario, dove i milioni s'intascavano come noccioline. Mettendo insieme
società di assicurazioni, finanziarie e banche finite a gambe all'aria o
sull'orlo del tracollo, si scopre che lo scorso anno i dirigenti di queste
aziende si sono portati a casa un totale di 18,4 miliardi di dollari. Solo come
«premi di produzione». Tra I gruppi che dovranno mettersi immediatamente in
riga con I nuovi limiti salariali, il colosso assicurativo Aig e il colosso
bancario Citigroup. A parte isolate accuse di «populismo», l'opinione generale
degli analisti è che l'amministrazione Obama stia muovendo nella giuste
direzione. Anche se non esistono formule o ricette sicure per l'uscita dal
tunnel. Troppi sono i fattori in gioco e l'incertezza aumenta in modo
esponenziale considerando le dinamiche di un'economia che muove su scala
globale. Cina in recessione Secondo la lettura dei dati relative al terzo
trimester di quest'anno data da Nouriel Roubini, l'economista vivente più
citato dopo il premio Nobel Paul Krugman, anche la Cina è entrata
ufficialmente in recessione. Questo fa temere un'ulteriore abbassamento dei
prezzi da parte di Pechino per non intaccare il volume di esportazioni verso
gli Stati Uniti. L'amministrazione Obama ha tuttavia escluso la
possibilità di ricorrere a misure protezionistiche agendo sulle tariffe
doganali. La sfida sarà nell'investimento in nuove tecnologie e nella eco
compatibilità della produzione. ROBERTO REZZO robertorezzo@unita.it
( da "Unita, L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
La
Cina che danza con furore (sognando il
nuovo Nureyev) A passo di danza nella nuova Cina: benvenuti
all'Accademia, dove duemila allievi studiano «tecnica di base» e «addestramento
alla grazia del corpo» aspirando a diventare i moderni Nureyev del palcoscenico
internazionale.
La linea bizzarramente sagomata dei grattacieli si interrompe, quasi
all'improvviso, per abbassarsi a quota quinto piano di un edificio giallo, pieno
di vetrate. Vi si accede attraverso un cancello spavaldamente segnato da
un'onda di metallo congiunta a una «D». È la «d» di «dance» e l'edificio giallo
è la Bejing Dance Academy, l'accademia di danza di Pechino, che già nella
scritta - in inglese - si lancia in un futuro internazionale. Lo scorso ottobre
si è svolto qui il secondo concorso di danza aperto al mondo, nonostante una
schiacciante partecipazione di cinesi (il settanta per cento) e una finale che
ricordava le giurie delle di poco precedenti Olimpiadi, dove il migliore - se
non cinese - finiva sempre al secondo o terzo posto o addirittura eliminato. Ma
l'entusiasmo è vero, la voglia di vedere e farsi vedere dall'Occidente,
palpabile. La passione per il balletto classico è persino più travolgente che
da noi, dove è nato...Quella per la danza moderna e contemporanea in crescita,
con un dipartimento di oltre duemila allievi impegnati in un training intensivo
al motto di «fondere l'arte con la danza ed eccellere in entrambe» tra classi
di «tecnica di base» e «addestramento alla grazia del corpo» . È la via cinese
alla danza, con una storia alle spalle curiosamente legata alle vicende
politiche e sociali. Tutto comincia nel 1949 quando Mao fonda la Repubblica
Popolare Cinese e c'è bisogno di ricostruire anche un'identità culturale.
«Bisognava ricomporre un'idea di danza classica cinese - spiega Xui Rhe, uno
dei responsabili dell'Accademia -, e abbiamo utilizzato un alfabeto di
movimenti ricavato dagli elementi danzati nell'opera cinese e dalle arti marziali».
Un misto di flessibilità acrobatica e stilizzata eleganza, mentre i coreografi
pionieri vanno a ritrovare le radici delle danze etniche nei disegni e nei
dipinti, un po' come Isadora Duncan faceva agli inizi del secolo imitando le
movenze delle figure sui vasi greci. Quanto al balletto classico è una diretta
importazione dall'allora vicina di casa e di politica: l'Unione Sovietica. Sono
maestri russi come Victor Chaplin o Pyotr Gusev a dare le basi al dipartimento
di danza classica che viene fondato nel 1954. ESPRESSIONISMO GIAPPONESE
Rispetto invece al moderno, le influenze arrivano addirittura dalla danza
espressionista tedesca di Laban e Mary Wigman, passando però dalla porta
orientale: quel Giappone dove insegnarono eredi della Wigman (tra gli allievi,
figurava Kazuo Ohno) e dove negli anni 20 si recò un pioniere cinese della
danza, Wu Xiaobang, che poi riportò in patria insegnamenti e un certo modo di
fare coreografia legata al sociale. Solo negli anni 80 c'è stata un'apertura
all'Occidente vero e proprio attraverso gli scambi con l'American Dance
Festival. Laboratori e spettacoli che creano le premesse per far nascere la
Guangdong Modern Dance Company con un repertorio legato ai maestri americani
degli anni Cinquanta: Graham, Limón, Ailey, Paul Taylor. Pina Bausch è arrivata
in Cina solo a ridosso delle Olimpiadi 2008. Jiry
Kylian e il Nederlands (che, per inciso, ha smesso di dirigere da un paio di
anni) qualche mese fa. Mentre la notizia che Béjart è morto non si è ancora
diffusa... ROSSELLA BATTISTI PECHINO rbattisti@unita.it
( da "Unita, L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Shen Wei il coreografo
orientale venuto dagli Usa L'altra faccia della Cina danzante è Shen Wei. Quello che ce l'ha fatta in Occidente. Nato
a Hunan, figlio d'arte (i genitori facevano parte dell'opera cinese) e che a
nove anni va a studiare nella solitudine delle colline a est, approfondendo lo
studio del personaggio del giovane maschio nell'opera cinese e della
calligrafia. Ma è lo studio della pittura occidentale a portarlo verso
la danza moderna. La pratica a Guangzhou grazie a laboratori di scambio con
l'America, fonda addirittura la prima compagnia di danza moderna cinese, la
Guangdong Modern Dance Company, ma nel 1995 sceglie di trasferirsi a New York
alla scuola di Nikolais. È l'inizio di una carriera d'oro. Piace il suo stile
che, da coreografo, imprime una laccatura elegante e raffinata alla modern
dance che, a sua volta, lo ha modellato danzatore. Un successo internazionale
che lo riporta anche qui in Italia, dove il 6 e il 7 febbraio è ospite del
festival «Equilibrio» all'Auditorium di Roma. In prima europea le prime due
parti di Re-, ispirato a un viaggio fatto nel Tibet inteso come percorso
personale slegato da riflessioni politiche, e Map, sorta di mappa fisica di un
lavoro sul movimento. R.B.
( da "Finanza e Mercati" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Il Sol Levante,
miniera di buoni affari da Finanza&Mercati del 05-02-2009 GRACE YEO* Lo stereotipo
del Giappone, si sa, è quello di un regno ripiegato su sé stesso: una vita
politica particolare, una popolazione che invecchia e una miriade di aziende
con un percorso originale, in parte rilevante sganciato dal profitto e dagli
interessi degli azionisti, elementi chiave per gli investitori. In
quest'ottica, il mercato azionario giapponese è, nel migliore dei casi,
un'opportunità di diversificazione del rischio nei periodi negativi, ma da
ignorare in quelli positivi. Questo radicato pregiudizio, a mio avviso
sbagliato, offre un'occasione per fare ottimi affari. L'economia giapponese, in
realtà, è agganciata in maniera strettissima al resto del mondo e, in
particolare, all'Asia affacciata sul Pacifico. L'export di Tokyo rappresenta
più di metà della regione, assai sopra la quota dell'Europa e quella degli
Stati Uniti. Gli investimenti diretti in Asia sono cresciuti regolarmente
nell'ultimo decennio fino a toccare la cifra record di 19.000 miliardi di yen
alla fine del 2007. Altri indicatori per gli Usa (vedi la leadership di Toyota)
e in Europa testimoniano la profonda internazionalizzazione dell'economia del
Sol Levante. Proprio a partire dalla vocazione di economia con stretti
collegamenti a livello internazionale e regionale, si possono individuare le
migliori opportunità. Con un occhio di riguardo alla dipendenza dal mercato
cinese (per l'export) e dall'Australia (per le materie prime). È importante
utilizzare una prospettiva d'insieme per sfruttare quei «vuoti di informazione»
che hanno creato spazio per attraenti operazioni di arbitraggio, a partire dal
settore delle materie prime. Ragioniamo sulla dinamica
dell'offerta e della domanda nelle commodities in Cina/India e in
Australia. Poiché certi settori - per esempio quello delle materie prime - rispondono
a fattori globali, il confronto tra le informazioni e i dati provenienti da
fonti diverse ci consente di individuare gli eventuali settori non coperti.
Viceversa, attenersi alle analisi conservative dei management giapponesi o alle
guidance degli analisti sarebbe limitante. Per esempio, pochi si sono
soffermati sul vero significato delle tre distinte trattative per fusioni
svoltesi a dicembre su tre continenti nel settore del carbone. L'ampio spread
tra il prezzo delle azioni e il prezzo implicito che gli attori del settore
sono pronti a imputare a queste acquisizioni suggerisce che gli investitori
sono diventati eccessivamente negativi riguardo alla sostenibilità della
tendenza all'adeguamento al rialzo del prezzo del carbone. Analogamente, i prezzi
delle azioni dell'acciaio sono scesi in previsione di una flessione degli utili
dovuta agli aggiustamenti della produzione. Tuttavia, i prezzi dei rottami di
acciaio stanno già registrando una inversione di tendenza a seguito del
drastico esaurimento dell'inventario di rottami ferrosi della Hyundai Steel. Il
nostro investimento in Sumitomo Metal poggia sul presupposto che, nei prossimi
due trimestri, i magazzini dovranno essere riforniti per forza. Il Giappone è
un enigma, ma solo perché il giudizio è spesso viziato da stereotipi. Il
Giappone è un'opportunità cui occorre andare incontro e non un rischio da cui
fuggire. Mentre il mondo vede l'attuale crisi come l'opportunità di una vita
per posizionarsi nel mercato Usa, a nostro avviso, solo il Giappone può
veramente vantare questo titolo. I prezzi delle azioni hanno toccato i livelli
più bassi degli ultimi cinquant'anni e più del 90% delle società giapponesi
presenta quotazioni inferiori al valore di libro: perciò sono convinto che ci
sia la possibilità di raccogliere i frutti che altri non vedono. *Portfolio
manager - Legg Mason International Equities - Singapore
( da "Repubblica, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 39 - Cultura
IL CASO Adelphi ripropone alcune opere a cominciare da"Kaputt" Così
rinasce lo scrittore "scandalo" malaparte Gli eredi dell´autore della
"Pelle" in polemica con Mondadori scelgono un nuovo editore Fu un personaggio
"maledetto": fascistissimo, poi comunista amico
della Cina di Mao Il nipote spiega: "Il nostro scopo è sempre stato
diffonderne la conoscenza" Intanto Milan Kundera nel suo prossimo libro
gli dedica a sorpresa un intero capitolo MAURIZIO BONO «Kaputt è un libro
crudele», scriveva Curzio Malaparte nella prefazione al romanzo. E
mandandolo incontro ai lettori con il suo carico di aspra violenza e
raffinatezza grottesca, mentre nel ´44 le rovine d´Europa erano ancora fumanti:
«Speriamo ora che i tempi nuovi siano nuovi realmente, e non siano avari di
rispetto e di libertà agli scrittori». Sessantacinque anni dopo lo spera anche
Adelphi, che dal prossimo 15 aprile proprio con Kaputt inizia la pubblicazione
di Curzio Malaparte, per ora cinque titoli (secondo Pelle, poi due saggi
politici su Lenin oltre a un breve pamphlet "sportivo"), dopo avere
acquisito i diritti sull´intera opera del maledettissimo toscano direttamente
dagli eredi, scaduti i diritti della Mondadori. Una scommessa sulla grandezza di
un autore dalla personalità difficile: fascistissimo della prima ora,
intellettuale "rivoluzionario" e mondano di regime, poi caduto in
disgrazia e mandato al confino, riabilitato e reporter dal fronte, di lì
tornato in divisa da ufficiale di collegamento con le truppe americane, subito
comunista apprezzato da Togliatti, poi ancora ribelle ai conformismi e
affascinato dalla Cina di Mao, al cui popolo volle
lasciare, morendo nel 1957, la sua splendida e assurda villa a Capri (poi
tornata per via legale agli eredi). Una crosta di aneddoti, atteggiamenti
sgradevoli, sparate, eccessi, polemiche, che circonda un´opera più rispettata
dai critici che entrata nel canone e nel gusto. Tanto che a sdoganarla e
consacrarla l´editore di Adelphi Roberto Calasso chiama in aiuto dall´Europa
anche Milan Kundera, col suo ritratto di Malaparte nel nuovo saggio Un
incontro, in uscita negli stessi giorni di Kaputt. Sulla scena culturale, un
azzardo ben calcolato (e supportato dalla lettera di Calasso ai librai, qui
sotto). Nel retrobottega editoriale, un cambio di insegna, con l´abbandono di
Mondadori, che lascia diverse caselle vuote nel catalogo dei classici di
Segrate: nove in Oscar e una nei Meridiani. Niccolò Rositani, avvocato
fiorentino specializzato in diritti editoriali e principale erede di Malaparte
(la nonna Edda Suckert ? il vero cognome di Malaparte, all´anagrafe Kurt
Suckert ? era la sorella dello scrittore, la prozia Maria Suckert gli ha
lasciato l´intero archivio dello scrittore e quando la procedura di legge sarà
conclusa anche il cognome) non nasconde la soddisfazione, pari solo
all´irritazione per il passato recente: «Finora avevamo la sensazione che
Malaparte non fosse pienamente riconosciuto, molti suoi libri erano in
catalogo, ma sporadicamente in libreria. Mentre il nostro principale intento è
sempre stato diffonderne l´opera e la conoscenza». Il direttore editoriale di
Mondadori libri Antonio Riccardi replica: «Per noi è un fulmine a ciel sereno,
siamo stupiti e amareggiati perché anche personalmente ho sempre considerato
Malaparte un autore molto importante, da riscoprire. E i suoi volumi fino a
oggi sono stati regolarmente ristampati». Ma è acqua passata: «Quando abbiamo
capito che Adelphi intendeva mettere nell´impresa l´impegno e la generosità che
abbiamo visto dispiegata nel caso di Simenon ? chiude la porta Rositani ? non
abbiamo avuto dubbi». Generosità in tutti i sensi? «Non è il punto principale,
ma trattandosi di Malaparte diciamo che abbiamo cercato di vendere cara la
pelle». Resistenze da vincere? «è stato semplice. I diritti erano in scadenza e
Mondadori non si era neppure fatta viva. Quando il dottor Calasso ci ha
manifestato l´interesse per un titolo di Malaparte, parlandone ha preso forma
l´accordo che affida ad Adelphi il diritto di opzione globale su ogni opera
edita e inedita libera. Per noi abbiamo tenuto i diritti esteri, che gestisce
direttamente mia moglie Alessia». Anche fuori dall´Italia, in effetti,
Malaparte sta conoscendo nuova attenzione. Pubblicato negli Stati Uniti da New
York Review of books nel 2005, Kaputt ha fatto scrivere a Margaret Atwood che
quel romanzo «triste, sconvolgente, orrorifico e lirico mostra i risultati del
fanatismo ideologico, del razzismo e del loro travestimento da purezza
spirituale nei loro aspetti più personali e vergognosi». Lontane un oceano
dalla biografia controversa e compromessa dell´autore, le sue pagine lasciano
ancor più il segno, dalle fatue chiacchiere tra gerarchi nella Polonia occupata
dove insopportabilmente si passa con leggerezza dal Rinascimento italiano a
Chopin ai bambini ebrei lasciati morire nel ghetto di Varsavia, agli incubi
visionari sulle devastazioni della guerra. Avrà lo stesso effetto di risalto la
lontananza nel tempo, oggi che entrano nel catalogo adelphiano? Giordano Bruno
Guerri, biografo di Malaparte, riflette: «Quando ho scritto di Malaparte,
nell´81, era considerato un reprobo, si subiva il successo mondiale nel
dopoguerra di Kaputt e Pelle e tutto il resto era lasciato alla damnatio
memoriae. Certo il personaggio per molti era ingombrante, sa cosa diceva
Longanesi? "Malaparte ai matrimoni vuole essere lo sposo e ai funerali il
morto"». Tra le prime sorprese del "nuovo" Malaparte, vestito
elegante come uno sposo della copertina adelphiana bordeaux di Kaputt, c´è anche
la metafora epocal-sportiva di Coppi e Bartali: una quarantina di pagine
scritte in francese e da noi inedite (escono il 9 maggio con prefazione di
Gianni Mura) per dimostrare che Bartali, figlio dell´Italia contadina, è un
eroe generoso del passato, Coppi un uomo del presente e del futuro; nelle vene
del primo «scorre il sangue», «la benzina» in quelle del secondo, che è «un
campione, ma non un eroe». Ancora un elogio dei vinti, anche alla guerra del
tour.
( da "Repubblica, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Milano
Tra le nuvole "Coppola bussò a casa Rota e Nino lo accolse in
ciabatte" Un concerto per il trentennale della morte. Ne parla la cugina
Silvia Conobbe Fellini a una fermata di autobus: il regista gli indicò la
direzione giusta. Al cinema si addormentava, preferiva il teatro e la
letteratura SARA CHIAPPORI Sarà per il sodalizio con Federico Fellini, sarà
perché il suo nome è legato alla stagione d´oro di Cinecittà, ma in molti
dimenticano che Nino Rota, di cui quest´anno ricorre il trentennale della morte
festeggiato stasera con un concerto al Conservatorio, era milanese. A Milano
nasce nel 1911 da una famiglia di artisti: il nonno è Giovanni Rinaldi, lo
"Chopin italiano" che suonò al capezzale di Garibaldi, la madre
Ernesta è una pianista adorata da D´Annunzio, la zia Titina è costumista della
Scala, Toscanini è un amico di casa. Una genealogia che spiega molto del
talento e dell´eleganza di questo musicista che ha conquistato il mondo con le
sue colonne sonore (quasi tutti film di Fellini, da Lo sceicco bianco del
( da "AmericaOggi Online" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina
Frattini: Riforma delle
istituzioni internazionali. "Non dobbiamo aver paura" 05-02-2009
PERUGIA. Integrazione. Riforma delle istituzioni internazionali. Coinvolgimento
dei Paesi emergenti e delle organizzazioni regionali per "una nuova
governance globale". Perché in un momento di crisi drammatica, la prima
cosa dalla quale la comunità internazionale non deve lasciarsi
"sopraffare" è la "paura". Dall'Università per stranieri di
Perugia - luogo simbolo di una riuscita integrazione e di una globalizzazione
dal volto "buono" - Franco Frattini sceglie suggestioni rooseveltiane
per trasmettere lo spirito che l'Italia intende imprimere al suo anno di
presidenza del G8. L'"incertezza" e la "paralisi",
ammonisce infatti il titolare della Farnesina davanti alla platea dell'Aula
Magna di Palazzo Gallega per l'inaugurazione dell'anno accademico, sono nemiche
del cambiamento, dell'innovazione, necessari - entrambi - per trascinare il
Pianeta fuori dalle secche della "più grave crisi economica e
finanziaria" dalla Depressione del '29 e per diffondere una nuova
"sicurezza" tra i cittadini angosciati dalle minacce del terrorismo
internazionale. "L'unica cosa che non possiamo e non dobbiamo fare in
questo momento è non decidere", è il ragionamento di Frattini, che esorta i
leader mondiali a mettere in campo quelle "risorse morali"
indispensabili per uscire dal tunnel. Il G8 italiano è entrato ormai nel vivo.
A giorni la riunione dei ministri dell'Economia del G7 aprirà il lungo anno di
incontri che culminerà nel summit di luglio de La Maddalena. E il ministro
incentra la sua "lectio magistralis" proprio sulle priorità che Roma
ha inserito in agenda, a partire dalla creazione di "una nuova governance
globale", nella quale G8 e G20 - il foro creato per far fronte allo
tsunami che ha investito l'economia mondiale - devono collaborare, schivando il
rischio di entrare in una sterile "competizione". Lotta al
cambiamento climatico e al terrorismo internazionale, sviluppo dell'Africa e
dei Paesi economicamente meno avanzati e governo della globalizzazione sono le
altre emergenze di un anno che deve segnare "la svolta". Il nuovo
modello messo a punto dalla diplomazia italiana, ricorda Frattini, è quello
delle "geometrie variabili": il tradizionale summit degli Otto Grandi
sarà rafforzato infatti dal coinvolgimento dei Grandi emergenti, o meglio già
emersi (Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica e Egitto), e da alcuni
"panel" tematici su crisi regionali (Africa, Medio Oriente,
Afghanistan-Pakistan) ai quali interverranno i leader interessati. "Non
solo per prendere un caffé con i Grandi della Terra - puntualizza il titolare
della Farnesina - ma per una collaborazione strutturata ed effettiva".
A questo si aggiungerà probabilmente una conferenza da tenere sempre in Italia
delle organizzazioni regionali - il ministro cita in primo luogo Unione
africana e Lega Araba - che possono avere un ruolo strategico nel risolvere i
focolai di crisi locali. Ed anche per l'Europa, avverte poi Frattini, è
arrivato il momento di assumersi responsabilità dirette, in primo luogo nel
campo della sicurezza, che sia economica, energetica o militare: la nuova
amministrazione Usa di Barack Obama chiede questo, e se l'Europa non vuole
sparire dalla scena globale deve dare "risposte".