HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it


DOSSIER “CINA”

TORNA ALL’INDICE MENSILE 2008     TUTTI I DOSSIER

 

 

 


T ARTICOLI DEL 3-5 febbraio 2009 #TOP



Report "Cina"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Cina (38)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

oltre venti milioni di disoccupati fanno tremare il governo cinese - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Per effetto della recessione globale in Cina hanno già perso il lavoro più di 20 milioni di lavoratori immigrati «dell´interno», quelli che dalle campagne si erano trasferiti a lavorare nelle zone urbane industrializzate. Lo ha annunciato ieri lo stesso governo di Pechino, nella prima giornata di ripresa dell´attività dopo la settimana di festa nazionale per il Capodanno lunare.

la tempesta perfetta e le colpe americane - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a Turchia, Sudafrica, Cina, India, Australia e Nuova Zelanda. L´euro è colato a picco e lo yen è schizzato alle stelle. Il dollaro si è rafforzato in termini di cambio ponderato. Il credito al commercio nei Paesi più periferici si è prosciugato. La volatilità dei movimenti valutari ha fatto vittime.

denunciato anche un poliziotto per i permessi di soggiorno falsi ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: procurava documentazione fittizia e permessi di soggiorno taroccati per clandestini provenienti da Cina, Bangladesh e Pakistan. Il dipendente della prefettura Paolo Varlonga, già ai "domiciliari" da novembre e sospeso dal servizio, è stato arrestato ieri dai detective della Mobile, così come il commercialista Maurizio Ripete e il consulente del lavoro Michele Carbotta.

Per Nomura il Pil cinese resta d'acciaio ( da "Finanza e Mercati" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: recente recupero dei prezzi dei prodotti siderurgici in Cina potrebbe segnalare l'inizio della ripresa economica, almeno nel Paese del Celeste Impero. Dai minimi dello scorso novembre le quotazioni dei laminati d'acciaio a freddo e a caldo hanno in media recuperato quasi il 30%. Un segnale che, a parere della banca d'affari giapponese, potrebbe anticipare una sorta di movimento a «

"alla ricerca di altre nevi" la cina fotografata dai frati - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Alla ricerca di altre nevi" la Cina fotografata dai frati MASSIMO NOVELLI Sembra un vecchio romanzo d´avventura. Invece è una storia vera, come spesso accade, ambientata nell´Ovest della Cina, dove si incontrarono e si scontrarono diverse culture e la passione per la montagna di alcuni missionari svizzeri, il cattolicesimo e il buddismo,

un pugile olimpionico contro il giocatore "ma se a quell'ora stavo a caserta..." ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in effetti, è tornato dalla Cina con una medaglia d´oro ma che se la ride delle illazioni: «Io in discoteca, alle 5 del mattino? Ma quando mai? A quell´ora mi sono alzato con mia moglie a Caserta e ci siamo messi in viaggio per Assisi, dove c´è il centro tecnico della Federazione pugilistica italiana.

gli immigrati sono il 50% in più ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dopo Cina e India. L´Italia secondo altre stime avrebbe superato i 60 milioni, proprio quelli sognati nel ventennio da Mussolini, nella sua ossessione demografica. Il contributo di Genova a questo grande balzo è molto modesto: secondo i dati del Comune a fine settembre 2008 si contano solo 267 abitanti in più rispetto alla popolazione di fine 2007.

gilbarco, gruppo controcorrente "mille motivi per stare qui" ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: conveniente andare ad aprire stabilimenti in Cina, in India, nei Paesi dell´Est Europa». Ma Firenze perde aziende anche in confronto con gli altri territori provinciali italiani. Perché? «Sinceramente non so spiegarlo. Capisco che come servizi e infrastrutture non siamo al livello di Milano, ma non vedo un deficit strutturale tale da poter penalizzare Firenze verso altre realtà.

vento dell'est ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: propone l´introduzione in larga scala dei risciò in funzione di taxi: «Ci siamo informati, uno a due posti prodotto in Cina costa 850 euro». Resta da individuare chi si sobbarcherà il peso di trascinare i bolognesi su due ruote per il centro come avviene a Pechino, ma pare che Monteventi abbia in mente un...Cinese

il whisky scozzese non conosce crisi crescono consumi e fatturato ( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina le vendite sono passate da 1 milione di sterline nel 2001 a 70 milioni di sterline nel 2007, secondo dati della Scotch Whisky Association. Un altro mercato dove la bevanda alcolica tipica della Scozia si è affermata in anni recenti è la Russia, in cui fa ormai concorrenza alla vodka.

La leva della manutenzione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: gli Stati Uniti e la Cina. Nonè tuttavia secondario riflettere anche sulla destinazione auspicabile delle risorse che per questi fini verranno messe a disposizione e sulla loro gestione. L'insufficienza delle infrastrutture italiane, e più in generale dell'offerta di beni pubblici, è una debolezza dell'economia italiana.

Investire sul Sud ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Francia, Germania e India stanno generosamente ricorrendo agli investimenti infrastrutturali nei pacchetti di stimolo alle proprie economie. L'idea, evidentemente, non deve essere così balzana. Quanto al Mezzogiorno italiano, dimostra Gianfranco Viesti nel suo recente Mezzogiono a tradimento (Laterza),

HTE-Hi. Tech. Expo 2009, in fiera le novità delle tecnologie avanzate ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Irlanda, Israele, Liechtenstein, Lituania, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Russia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera. "I risultati ottenuti confermano la validità di un progetto innovativo e originale nel panorama fieristico mondiale,

Manas inventa i negozi di carta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 4 in Cina, uno in Ucraina, uno in Slovenia e uno in Martinica) . La particolarità dei negozi è il progetto di renderli il più ecosostenibile possibile. «Questa piccola grande svolta ambientale è nata all'interno della collaborazione con Oliviero Toscani, che da due anni cura l'immagine Manas –

Big Pharma guarda a Oriente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: italiana Euticals e ora l'accompagna in Cina a caccia di sinergie –.Cina e India saranno i principali target, difficile dire chi si comporterà meglio». Si sbilancia di più il dottor Vivek Wadhwa, della Duke University, autore per la Kauffman foundation di un'interessante ricerca sull'innovazione farmaceutica nei Paesi emergenti.

300 dollari Un campione di tessuto in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: SUI PREZZI 300 dollari Un campione di tessuto in Cina Fare ricerca nei Paesi emergenti è economicamente vantaggioso: lo stesso campione di tessuto per esperimenti negli Stati Uniti costa 2mila dollari. Nel campo della ricerca farmaceutica, il risparmio che si può ottenere in Cina o in India può arrivare fino a un quarto del prezzo dell'esperimento 100 Stabilimenti approvati Fda L'

Hong Kong seconda città più alta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La medaglia d'argentoè merito dei suoi 21 grattacieli in grado di superare quota 700 piedi. La Grande Mela batte tutti con 35 grattacieli, ma la Cina sta recuperando terreno: oltre Honk Kong, piazza infatti la città di Shanghai al quarto posto. Sul terzo gradino del podio sale Dubai. EPA

Rio Tinto apre ai fondi cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Domenica infatti è trapelata dalla Cina l'ipotesi, confermata ieri dalla stessa Rio Tinto, secondo cui la holding minero-metallurgica Chinalco sarebbe pronta a pagare 8 miliardi di dollari per qualche "pezzo" pregiato in portafoglio a Rio Tinto. Immediata la reazione dei mercati: a Hong Kong la Chalco, numero uno dell'alluminio cinese e principale asset quotato del gruppo Chinalco,

In discesa i consumi di rame ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: alla ripresa degli acquisti da parte della Cina In discesa i consumi di rame L'eccedenza gonfia le scorte nei magazzini dell'Lme Gianni Mattarelli MILANO Con il mercato cinese chiuso per i festeggiamenti del Nuovo anno lunare, la settimana scorsa gli scambi al London Metal Exchange sono stati particolarmente scarsi, mentre i prezzi in generale non hanno subito grandi variazioni.

Obama e le guerre commerciali ( da "AprileOnline.info" del 03-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: secondo il quale la Cina si sarebbe resa colpevole di aver manipolato la sua valuta, lo yuan renmimbi. La gravità dell'affermazione sta nel fatto che, secondo gli accordi tra Usa e Cina, in caso di manipolazione valutaria, gli Usa si riterrebbero autorizzati ad introdurre dazi per le merci importate dal paese estremo orientale.

Spazio. In orbita il primo satellite iraniano ( da "AmericaOggi Online" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia. Ahmadinejad, che ha dato personalmente l'ordine di lancio ripetendo per tre volte le parole Allah Akbar (Dio è grande), ha negato ogni scopo militare. "Noi - ha affermato Ahmadinejad, citato dall'agenzia Isna - usiamo la scienza al servizio della pace, dell'amore,

Politica estera. Comincia dall'Oriente la sfida di Hillary ( da "AmericaOggi Online" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Afghanistan alla Cina e alla Corea del Nord, transitando per la Russia. Sono tutte ad est le prime sfide internazionali cui deve rispondere l'Amministrazione Usa di Barack Obama e di Hillary Clinton. In pochissime ore, il nuovo inquilino della Casa Bianca e il suo segretario di Stato sono stati messi alla prova su alcuni dei fronti più caldi dell'

india, la rivoluzione digitale arriva il computer a 10 dollari - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La superpotenza asiatica con la più vasta popolazione giovanile del pianeta (superiore perfino alla Cina) mette al lavoro le sue proverbiali risorse tecnologiche per una sfida contro l´arretratezza del sistema scolastico. Oltre alla diffusione dei mini-laptop vuole portare in tutte le scuole lo e-book (libro elettronico) e la stampa quotidiana su supporto digitale.

Choc a Torino l'Indesit chiude la fabbrica ( da "Unita, L'" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Unito e persino Cina. Al gruppo di Fabriano fanno capo i marchi Indesit, Hotpoint-Ariston e Scholtès. Dal sindacato viene un appello alle responsabilità imprenditoriali. «In un momento di crisi dovrebbe esserci da parte degli imprenditori un sostegno all'economia del Paese - dice Airaudo - La chiusura va respinta perchè le aziende che in questa crisi si fermano non riapriranno più.

L'Fmi dimezza le stime 2009 sul Pil asiatico ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina potrebbe centrare il target governativo di una crescita dell'8% quest'anno, ma «sarà una sfida difficile» secondo Strauss-Kahn, che ha ribadito la stima ufficiale del Fondo di un +6,7% (dopo il 9% del 2008). L'Fmi ha anche drasticamente ridotto la stima sul Pil per la Corea del Sud, visto in contrazione del 4%,

L'Australia usa tutte le armi anti-recessione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Giappone - in difficoltà, l'economia australiana era fra le più esposte. Ma l'ottima gestione macroeconomica degli ultimi lustri ha permesso di metter da parte polpose riserve:l'alto livello dei tassi e dei surplus di bilancio hanno permesso di far scendere gli uni e gli altri senza perdere la fiducia dei mercati.

In orbita il primo satellite degli ayatollah ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Oggi in Germania torneranno a riunirsi i sei Paesi che conducono il confronto con l'Iran sul nucleare: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia. Secondo una fonte Nato i missili iraniani potrebbero colpire una parte dell'Europa Sud-orientale e Israele ( nella foto,il Safir-2 e il satellite Omid prima del lancio). ANSA

Commesse a zero per le macchine agricole ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come India e Cina, che sei mesi fa erano in forte crescita, si sono quasi completamente arenati». Stanno poi verificandosi fenomeni preoccupanti, come quello della Russia che impone nuovi pesanti dazi all'importazione di macchine agricole. In questo scenario cupo sulle imprese grava anche «come una zavorra » la carenza di credito.

Metalli di base, nel 2009 ribassi del 50% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In particolare, sul fronte dell'alluminio, l'Eiu prevede una forte flessione della domanda, che sarà compensata dai tagli alla produzione negli Stati Uniti, in Cina e in parte dell'Unione europea: a scendere nel 2009 saranno anche gli stock, mentre è previsto un modesto recupero nell'anno successivo.

Scarpa contro Wen, si farà il processo Immagini in tv in Cina dopo la <censura> ( da "Avvenire" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: si farà il processo Immagini in tv in Cina dopo la «censura» PECHINO. Dopo un giorno di "silenzio stampa", in cui l'episodio del lancio di una scarpa contro il premier cinese Wen Jiabao è stato ignorato dai media cinesi, la televisione statale ha finalmente trasmesso le immagini dell'incidente avvenuto durante la visita del capo del governo di Pechino nel Regno Unito.

Tre casi aziendali di applicazione di questo strumento anti-crisi col quale è possibile ridurre l'orario, garantire i redditi ed evitare i licenziamenti Ma è sottoutilizzato ( da "Avvenire" del 04-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Pilotelli ha altre due unità produttive, una in Valcamonica (25 addetti) e una in Cina (55). «Siamo andati in Cina aggiunge Pilotelli per stare più vicino ai clienti. Da qualche anno l'industria tessile si è spostata in Asia. Adesso siamo come in stand by, aspettiamo di vedere quello che succede: ma io sono fiducioso per il futuro.

Obama blocca gli stipendi d'oro dei manager delle aziende salvate ( da "Unita, L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina in recessione Secondo la lettura dei dati relative al terzo trimester di quest'anno data da Nouriel Roubini, l'economista vivente più citato dopo il premio Nobel Paul Krugman, anche la Cina è entrata ufficialmente in recessione. Questo fa temere un'ulteriore abbassamento dei prezzi da parte di Pechino per non intaccare il volume di esportazioni verso gli Stati Uniti.

La Cina che danza con furore (sognando il nuovo Nureyev) ( da "Unita, L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina che danza con furore (sognando il nuovo Nureyev) A passo di danza nella nuova Cina: benvenuti all'Accademia, dove duemila allievi studiano «tecnica di base» e «addestramento alla grazia del corpo» aspirando a diventare i moderni Nureyev del palcoscenico internazionale.

Shen Wei il coreografo orientale venuto dagli Usa ( da "Unita, L'" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: altra faccia della Cina danzante è Shen Wei. Quello che ce l'ha fatta in Occidente. Nato a Hunan, figlio d'arte (i genitori facevano parte dell'opera cinese) e che a nove anni va a studiare nella solitudine delle colline a est, approfondendo lo studio del personaggio del giovane maschio nell'opera cinese e della calligrafia.

Il Sol Levante, miniera di buoni affari ( da "Finanza e Mercati" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ragioniamo sulla dinamica dell'offerta e della domanda nelle commodities in Cina/India e in Australia. Poiché certi settori - per esempio quello delle materie prime - rispondono a fattori globali, il confronto tra le informazioni e i dati provenienti da fonti diverse ci consente di individuare gli eventuali settori non coperti.

il caso - maurizio bono ( da "Repubblica, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: maledetto": fascistissimo, poi comunista amico della Cina di Mao Il nipote spiega: "Il nostro scopo è sempre stato diffonderne la conoscenza" Intanto Milan Kundera nel suo prossimo libro gli dedica a sorpresa un intero capitolo MAURIZIO BONO «Kaputt è un libro crudele», scriveva Curzio Malaparte nella prefazione al romanzo.

"coppola bussò a casa rota e nino lo accolse in ciabatte" - sara chiappori ( da "Repubblica, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E se il suo archivio ufficiale è gestito dalla Fondazione Cini di Venezia, a Milano c´è qualcuno che ne cura la memoria con devozione. è Silvia Rota Blanchaert, cugina di Nino, brillante signora ultraottantenne che, nella sua luminosa casa di via De Amicis, custodisce una raccolta privata di documenti: lettere, fotografie, locandine, dischi, programmi di sala.

Frattini: Riforma delle istituzioni internazionali. "Non dobbiamo aver paura" ( da "AmericaOggi Online" del 05-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica e Egitto), e da alcuni "panel" tematici su crisi regionali (Africa, Medio Oriente, Afghanistan-Pakistan) ai quali interverranno i leader interessati. "Non solo per prendere un caffé con i Grandi della Terra - puntualizza il titolare della Farnesina - ma per una collaborazione strutturata ed effettiva"


Articoli

oltre venti milioni di disoccupati fanno tremare il governo cinese - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 9 - Economia Oltre venti milioni di disoccupati fanno tremare il governo cinese Mobilitato l´esercito per il rischio di rivolte popolari Senza lavoro buona parte delle persone che dalle campagne si era trasferita in città Il 65% del reddito nelle zone rurali veniva dalle rimesse degli emigrati FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Dopo l´Islanda, la Grecia e l´Inghilterra, l´escalation delle agitazioni sociali provocate dalla crisi ora minaccia la nazione più popolosa del pianeta. Con 27 milioni di disoccupati ufficiali nelle sole zone rurali, le autorità di Pechino temono il dilagare di violente proteste. E si preparano a usare mezzi estremi per garantire l´ordine. Vent´anni dopo il massacro di Piazza Tienanmen, i vertici del regime tornano a usare un linguaggio da stato di emergenza, con l´appello all´esercito perché si prepari a «fronteggiare molteplici minacce alla sicurezza nazionale». La Commissione centrale delle Forze armate, riunita sotto la guida di Hu Jintao (che è anche segretario generale del partito comunista e presidente della Repubblica), ha esortato l´Esercito Popolare di Liberazione a «obbedire senza esitazioni alle direttive del partito, in qualunque momento e in ogni circostanza». Questo serrate-i-ranghi arriva dopo numerosi avvertimenti dei leader sui rischi di disordini interni legati alla situazione economica. Per effetto della recessione globale in Cina hanno già perso il lavoro più di 20 milioni di lavoratori immigrati «dell´interno», quelli che dalle campagne si erano trasferiti a lavorare nelle zone urbane industrializzate. Lo ha annunciato ieri lo stesso governo di Pechino, nella prima giornata di ripresa dell´attività dopo la settimana di festa nazionale per il Capodanno lunare. Secondo i dati resi noti dal ministero dell´Agricoltura, sui 130 milioni di lavoratori immigrati il 15,3% ha perso il posto ed è tornato a risiedere nelle regioni rurali d´origine. Se si aggiungono coloro che erano già disoccupati, e la crescita demografica naturale della forza lavoro, si arriva a un totale di 27 milioni di disoccupati solo per le zone rurali. «Risolvere il loro problema è essenziale per garantire la pace sociale», ha dichiarato ieri Chen Xiwen, direttore della Commissione per l´agricoltura. Se è vero che in questo frangente l´agricoltura «è l´unica rete di protezione, l´unico Welfare State di cui disponiamo», secondo le parole di un alto dirigente della banca centrale, è anche vero che la produttività dei campi non basta a mantenere questo esercito di disoccupati di ritorno. L´impoverimento degli operai licenziati ha un effetto a catena sulle famiglie contadine: la stessa banca centrale stima che il 65% del reddito nelle zone rurali veniva dalle rimesse degli emigrati. Già sul finire dell´anno scorso la regione industriale del Guangdong, nel sud del paese, è stata sconvolta da scontri violenti con la polizia. I licenziamenti collettivi avvengono senza regole: migliaia di padroncini originari di Hong Kong e Taiwan hanno fatto bancarotta e sono spariti senza lasciare tracce, hanno chiuso le fabbriche defraudando gli operai di molte mensilità di salari arretrati. Una volta senza lavoro, quegli operai venuti dalle campagne non hanno indennità di disoccupazione né assistenza sanitaria, i loro figli non hanno diritto all´istruzione gratuita. Sono cittadini di serie B che non hanno più nulla da perdere, un serbatoio esplosivo di instabilità sociale. La loro esasperazione può saldarsi con un altro fronte di disagio: la crescente disoccupazione intellettuale, che colpisce le giovani generazioni istruite, i figli del ceto medio nelle grandi città. Un recente studio del governo stima a un milione e mezzo il numero di giovani laureati senza lavoro nelle zone urbane. Perfino i mass media cinesi, controllati dalla propaganda di Stato, cominciano a dare visibilità a questo fenomeno. I telegiornali trasmettono immagini delle job-fair, le fiere di reclutamento organizzate dalle aziende, dove la massa dei giovani diplomati e laureati cresce a vista d´occhio mentre le opportunità di assunzione si fanno sempre più scarse. La fine del «sogno cinese» per le giovani generazioni urbane è destabilizzante per il regime, che negli ultimi decenni ha costruito lo zoccolo duro del suo consenso proprio nei ceti medi. Il richiamo alla disciplina di partito rivolto da Hu Jintao all´Esercito di Liberazione Popolare si aggiunge a un altro segnale di nervosismo: la dura repressione scatenata contro Carta 08, un nuovo movimento di dissenso nato nel dicembre scorso con un appello per i diritti umani e le riforme democratiche. Carta 08 ha raccolto più di settemila adesioni, anche fra funzionari governativi e di partito. Il governo non vuole correre il rischio che il ventesimo anniversario di Piazza Tienanmen ispiri una nuova protesta di massa, alimentata dai costi sociali della crisi. I leader di Pechino si sono dati un obiettivo cruciale: raggiungere un tasso di crescita dell´8% nel 2009, dopo il brutale rallentamento dell´ultimo trimestre 2008 (quando il Pil è cresciuto solo del 6,8%). Quel traguardo dell´8% è considerato il minimo indispensabile per arginare l´aumento della disoccupazione. Perciò durante la sua visita ufficiale a Londra il premier cinese Wen Jiabao ha accennato alla necessità di varare una nuova manovra di spesa pubblica per sostenere la crescita, dopo quella già annunciata tre mesi fa e pari a circa 580 miliardi di dollari. Ma lo sforzo di spesa per rilanciare lo sviluppo comincia a lasciare il segno sullo stato delle finanze pubbliche. Alla fine del 2008 il bilancio dello Stato è passato in deficit per 111 miliardi di yuan (circa 16 miliardi di dollari). Il bilancio pubblico era stato in attivo per tutto il 2007 ed anche durante i primi 11 mesi del 2008, periodo nel quale era arrivato a segnare un saldo positivo di 1.224 miliardi di yuan.

Torna all'inizio


la tempesta perfetta e le colpe americane - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 25 - Commenti LA TEMPESTA PERFETTA E LE COLPE AMERICANE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il fallimento della Lehman Brothers è stato un evento che ha cambiato le regole del gioco. Le conseguenze sono state disastrose. I credit default swaps (Cds) sono schizzati alle stelle, e l´Aig, fortemente esposta per questo tipo di titoli, si è trovata di fronte a un rischio imminente di insolvenza. Nel giro di 24 ore, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Henry Paulson, è stato costretto a fare dietrofront e accorrere in aiuto dell´Aig. Ma il peggio doveva ancora venire. La Lehman era uno dei principali operatori nel campo della carta commerciale, e anche un importante emittente. Un fondo comune monetario indipendente era in possesso di titoli Lehman e, non avendo riserve consistenti a cui attingere, si è trovato in quella situazione che nel gergo di settore viene chiamata break the buck (letteralmente, «rompere il dollaro», quando la quotazione delle azioni del fondo scende sotto la parità col dollaro). Questo ha provocato il panico tra gli azionisti e il 18 settembre i fondi monetari si sono ritrovati nell´occhio del ciclone. Il panico ha contagiato il mercato azionario. La Federal Reserve ha dovuto estendere la garanzia a tutti i fondi monetari, è stata sospesa la vendita allo scoperto di azioni di società finanziarie e il Tesoro ha annunciato un pacchetto di salvataggio per il sistema bancario da 700 miliardi di dollari (535 miliardi di euro), dando momentaneamente respiro al mercato azionario. Ma il piano di salvataggio di Paulson era stato pensato male; anzi, non era stato pensato affatto. Stranamente, il segretario al Tesoro non era preparato alle conseguenze della sua decisione di consentire il fallimento della Lehman Brothers. Quando il sistema finanziario è venuto giù, è corso al Congresso senza avere uno straccio di idea su come usare i soldi che chiedeva di concedere. Aveva solo un´idea rudimentale, mettere in piedi qualcosa di simile alla Resolution Trust Corporation degli anni 80, l´ente federale istituito col compito di acquisire e mettere in liquidazione le attività delle società di credito edilizio finite in bancarotta. Paulson ha chiesto una discrezionalità assoluta, immunità penale compresa. Come prevedibile, il Congresso ha rifiutato di concedergliela. Da più parti, compreso chi vi parla, è stata avanzata l´obiezione che il denaro sarebbe stato speso meglio iniettando azioni nelle banche invece che accollandosi i loro titoli tossici. Alla fine Paulson è arrivato per vie traverse allo stesso concetto, ma non l´ha messo in pratica nel modo giusto. La situazione del sistema finanziario ha continuato a deteriorarsi. Il mercato della carta commerciale si è praticamente fermato, il Libor è salito, i tassi di swap si sono allargati, i Cds sono esplosi e le banche d´affari e altri istituti finanziari senza accesso diretto alla Fed non sono più riusciti a ottenere prestiti alla giornata o a breve termine. La Fed ha dovuto lanciare salvagenti in ogni direzione. Era questa l´atmosfera che si respirava al momento della riunione annuale del Fondo monetario internazionale, iniziata a Washington l´11 ottobre. I leader europei se ne sono andati presto per riunirsi il giorno dopo a Parigi, dove hanno deciso di garantire, in pratica, che nessuna grande istituzione finanziaria del continente sarebbe stata lasciata al suo destino in caso di fallimento. Ma non sono riusciti ad accordarsi per una linea d´azione comune, su scala europea, e ogni Paese ha provveduto per conto proprio. Gli Stati Uniti si sono affrettati a fare lo stesso. Queste decisioni hanno avuto un effetto collaterale negativo non previsto, e cioè mettere ancora più in difficoltà quei Paesi che non erano in grado di estendere garanzie altrettanto credibili ai propri istituti di credito. L´Islanda era già al collasso. La più grande banca ungherese è stata presa di mira dai ribassisti e gli altri paesi dell´Europa orientale sono caduti precipitosamente. Lo stesso è successo al Brasile, al Messico, alle tigri asiatiche e, in misura minore, a Turchia, Sudafrica, Cina, India, Australia e Nuova Zelanda. L´euro è colato a picco e lo yen è schizzato alle stelle. Il dollaro si è rafforzato in termini di cambio ponderato. Il credito al commercio nei Paesi più periferici si è prosciugato. La volatilità dei movimenti valutari ha fatto vittime. In Brasile, i maggiori esportatori, che avevano preso l´abitudine di vendere opzioni per cautelarsi dall´apprezzamento della loro valuta, si sono ritrovati insolventi, accelerando una minicrisi locale. Prese complessivamente, tutte queste turbolenze hanno avuto un impatto drammatico sul comportamento e l´atteggiamento di consumatori, imprese e istituzioni finanziarie di tutto il mondo. Il sistema finanziario era in crisi dall´agosto del 2007, ma il grande pubblico quasi non se n´era accorto e gli affari, tranne qualche eccezione, erano proseguiti come prima. Tutto è cambiato nelle settimane che hanno fatto seguito al 15 settembre 2008. L´economia globale è andata giù come un sasso, ed è diventato evidente quando hanno cominciato ad arrivare le statistiche relative a ottobre e novembre. L´effetto ricchezza è stato colossale. I fondi pensione, i fondi delle donazioni delle università e le associazioni di beneficenza nel giro di un paio di mesi hanno perso tra il 20 e il 40 per cento del loro patrimonio, e questo prima che uscisse fuori lo scandalo Madoff, da 50 miliardi di dollari. La consapevolezza che siamo di fronte a una recessione lunga e pesante (consapevolezza che a sua volta aggrava ancor di più la situazione), forse a una vera e propria depressione, è diventata moneta corrente. Di chi è la colpa? La Fed ha reagito con forza alla crisi, portando il tasso di interesse principale quasi a zero a dicembre, e imbarcandosi in politiche espansive quantitative. L´amministrazione Obama sta preparando una pacchetto di stimoli all´economia dell´ordine di 800 miliardi di dollari (610 miliardi di euro), più varie altre misure draconiane. La risposta internazionale è stata meno vigorosa. Il Fmi ha approvato la creazione di un nuovo strumento finanziario per consentire ai Paesi periferici con i conti in ordine di prendere in prestito senza condizioni somme pari a cinque volte la loro quota. Ma le cifre sono modeste e c´è reticenza a chiedere questi prestiti per paura di essere bollati. Il risultato è che questo strumento rimane inutilizzato. La Fed ha aperto linee di swap a beneficio di Messico, Brasile, Corea del Sud e Singapore. Ma Jean-Claude Trichet, il presidente della Banca centrale europea, ha inveito contro l´irresponsabilità di bilancio e la Germania resta esplicitamente contraria a creare troppa moneta, per timore che misure simili possano preludere a pressioni inflazionistiche in futuro. Atteggiamenti tanto divergenti rendono molto difficile giungere a un´azione internazionale concertata, e il rischio è che questo arrivi a minare la moneta unica europea e a provocare grosse oscillazioni nei tassi di cambio. Analizzando a posteriori, la bancarotta della Lehman Brothers è comparabile ai fallimenti delle banche che avvennero negli anni 30. Come è stato possibile che tutto questo sia stato lasciato succedere? La responsabilità è direttamente delle autorità finanziarie, in particolare il Tesoro e la Fed, che sostengono di non avere l´autorità legale per intervenire. Ma è una scusa che non sta in piedi. In una situazione di emergenza potevano, e dovevano, fare tutto il necessario per impedire il crollo del sistema, come hanno fatto in altre occasioni. Sta di fatto che hanno lasciato che accadesse. Perché? Vorrei fare un distinguo tra Paulson e il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Era Paulson ad avere titolo a intervenire, perché la Lehman Brothers, essendo una banca d´affari, non era sottoposta alla giurisdizione della Fed. La mia opinione è che il segretario al Tesoro fosse riluttante a usare i soldi dei contribuenti, perché sapeva che questo avrebbe comportato un maggior controllo da parte dello Stato e lui era un autentico fondamentalista del libero mercato. Era convinto che per tirare i mercati fuori dai guai si potessero usare gli stessi metodi e strumenti che li avevano portati in quella situazione. E la conseguenza è stata il suo piano abortito di creare una super "società veicolo" (Siv, special investment vehicle) per rilevare tutte le altre società veicolo fallite. Era un adepto della dottrina che sostiene che i mercati hanno una capacità di adattamento superiore a quella di qualunque singolo attore. Deve aver pensato che i mercati avessero avuto sufficiente preavviso per prepararsi al fallimento della Lehman Brothers, considerando che arrivava sei mesi dopo la crisi della Bear Stearns. Ecco perché, quando i mercati sono collassati, Paulson non aveva pronto un piano B. Bernanke era meno ideologizzato. Venendo da un contesto accademico, l´esplosione della superbolla lo ha colto impreparato. Il presidente della Fed aveva affermato che la bolla immobiliare era un fenomeno isolato, che avrebbe potuto provocare perdite fino a 100 miliardi di dollari (75 miliardi di euro), facili da assorbire. Non si è reso conto che la teoria dell´equilibrio aveva una falla fondamentale, e di conseguenza non è riuscito a prevedere che i vari metodi e strumenti basati sul falso presupposto che le deviazioni dei prezzi da un equilibrio teorico avvengono in modo casuale sarebbero falliti uno dopo l´altro nel giro di breve tempo. Ma Bernanke è uno che impara in fretta. Quando ha capito quello che stava succedendo, ha reagito abbassando drasticamente i tassi di interesse, prima a gennaio e poi a dicembre dello scorso anno. Purtroppo, questo apprendimento è cominciato troppo tardi ed è sempre rimasto un passo indietro rispetto al corso degli eventi. Ecco perché la situazione ha finito per sfuggire di mano. Ora che il fallimento della Lehman Brothers ha prodotto, sul comportamento di imprese e consumatori, gli stessi effetti dei fallimenti delle banche negli anni 30, la nuova amministrazione Obama si trova a fare i conti con problemi ancora maggiori di quelli che dovette fronteggiare il presidente Roosevelt. I debiti in sofferenza nel 1929 ammontavano complessivamente al 160 per cento del Pil, salendo al 260 per cento nel 1932 a causa dell´accumulo di debito e del calo del Pil. Siamo entrati nella crisi del 2008 con crediti in sofferenza pari al 365 per cento del Pil, e sono destinati a crescere fino al 500 per cento. E questi calcoli non tengono conto dell´uso diffuso dei derivati, che erano assenti negli anni 30 ma che oggi complicano immensamente la situazione, specialmente nel mercato dell´immobiliare. L´aspetto positivo è che possiamo trarre insegnamenti dall´esperienza degli anni 30 e dalle ricette di John Maynard Keynes. Questo è il primo di quattro articoli dedicati da George Soros, presidente del Soros Fund Management, alla crisi economico-finanziaria in corso Copyright: Project Syndicate, 2009 www. project-syndicate.org Traduzione di Fabio Galimberti

Torna all'inizio


denunciato anche un poliziotto per i permessi di soggiorno falsi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Torino In carcere un funzionario della prefettura già ai domiciliari Denunciato anche un poliziotto per i permessi di soggiorno falsi Si allarga l´inchiesta sulla banda pubblico-privata che, a suon di soldi e di ostriche e champagne, procurava documentazione fittizia e permessi di soggiorno taroccati per clandestini provenienti da Cina, Bangladesh e Pakistan. Il dipendente della prefettura Paolo Varlonga, già ai "domiciliari" da novembre e sospeso dal servizio, è stato arrestato ieri dai detective della Mobile, così come il commercialista Maurizio Ripete e il consulente del lavoro Michele Carbotta. Agli indagati della prima tranche - tra il quali un sostituto commissario di polizia con un incarico sindacale e un vigile urbano - si sono aggiunte altre due persone: una mediatrice culturale camerunense e un ispettore dell´ufficio stranieri della questura, accusato di aver accettato regali per velocizzare delle pratiche, da lui ritenute genuine. Uno dei perni delle indagini resta l´esosa e spendacciona vice responsabile della direzione provinciale del lavoro, Isabella Russo, di stanza allo sportello unico per l´immigrazione della prefettura, e finita in cella al precedente giro di manette.

Torna all'inizio


Per Nomura il Pil cinese resta d'acciaio (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Per Nomura il Pil cinese resta d'acciaio da Finanza&Mercati del 03-02-2009 Fede d'acciaio. Secondo gli analisti di Nomura, il recente recupero dei prezzi dei prodotti siderurgici in Cina potrebbe segnalare l'inizio della ripresa economica, almeno nel Paese del Celeste Impero. Dai minimi dello scorso novembre le quotazioni dei laminati d'acciaio a freddo e a caldo hanno in media recuperato quasi il 30%. Un segnale che, a parere della banca d'affari giapponese, potrebbe anticipare una sorta di movimento a «V» per il Pil di Pechino, la cui crescita nel quarto trimestre dello scorso anno è rallentata al 6,8% dopo i rialzi del 9% nei tre mesi precedenti. «E parte di questa frenata - fa notare Mingchun Sun, analista di Nomura - è stata dovuta al fatto che le aziende cinesi, in crisi di liquidità, hanno fatto ricorso alle proprie scorte di magazzino per soddisfare la domanda». Ora però, secondo i calcoli dell'istituto nipponico, le giacenze di magazzino si sono dimezzate rispetto alla media storica degli ultimi anni. «Uno scenario - continua Sun - che potrebbe rimettere in moto gli acquisti e, di riflesso, l'intera economia». Così, il pacchetto di stimoli economici da 4.000 miliardi di yuan (584 miliardi di dollari) varato dal governo cinese «potrebbe dare i suoi frutti più rapidamente di quanto previsto». Nel dettaglio, da Nomura prevedono che il gigante economico asiatico potrebbe tornare a crescere a un tasso del 7% nel trimestre in corso per poi accelerare al 7,5% entro giugno, arrivare all'8,2% nel terzo trimestre e toccare addirittura il 9,2% a fine anno. Intanto però, stando ai dati diffusi dalla World Steel Association, lo scorso dicembre la produzione mondiale di acciaio è diminuita del 24,3% a 84,407 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2007. Ma nel Sol Levante la speranza, come l'acciaio, si piega ma non si spezza.

Torna all'inizio


"alla ricerca di altre nevi" la cina fotografata dai frati - massimo novelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Torino "Alla ricerca di altre nevi" la Cina fotografata dai frati MASSIMO NOVELLI Sembra un vecchio romanzo d´avventura. Invece è una storia vera, come spesso accade, ambientata nell´Ovest della Cina, dove si incontrarono e si scontrarono diverse culture e la passione per la montagna di alcuni missionari svizzeri, il cattolicesimo e il buddismo, ma anche la seconda guerra mondiale e la nascita del regime comunista di Mao. A raccontarla è la mostra fotografica Alla ricerca di altre nevi. Una missione alle porte del Tibet (1933-1952), che è visitabile fino al 28 febbraio al Museo regionale di Scienze naturali di Torino (in via Giolitti). Ideata da Lea Glarey, autrice dei testi del bel catalogo, e dal Centro di alti studi sulla Cina contemporanea, l´esposizione ripercorre le tappe della missione intrapresa nelle marche tibetane, tra le province del Gansu, del Sichuan e dello Yunnan, dai canonici dell´Ordine del Gran San Bernardo, che, a partire dagli anni Trenta del Novecento, si proposero di consolidare la presenza cattolica in quelle remote regioni asiatiche. Missionari che, in verità, più che ad ambasciatori di amore, di pace e di fratellanza avevano le fattezze di esploratori e di avventurieri, sia pure nel nome di Cristo e per giunta nei luoghi in cui da tempo immemorabile fiorivano ben altre religioni che quella cattolica. Le spedizioni si succedettero fino alla vigilia della guerra civile cinese e della seconda guerra mondiale, quando, spiega la Glarey, «le relazioni tra Cina e Svizzera vennero meno» e i missionari, che avevano edificato ospizi e stazioni, «si ritrovarono abbandonati a loro stessi», invisi ai lama e soggetti alle incursioni nei loro confronti da parte dei banditi. La presa del potere del Partito comunista cinese li costrinse ad andarsene per sempre, avvenne verso il 1952. Alcuni di loro fecero peraltro una brutta fine. Come il canonico Henry Nanchen, annegato nel ´41 nel tentativo di attraversare un fiume, o come Maurice Tornay, ucciso nel ´49 mentre cercava di raggiungere Lhasa «per sottoporre al Dalailama la causa della missione di Yerkalo, perennemente devastata dai lama locali, ostili al cristianesimo». I canonici del Gran San Bernardo, in quel ventennio, continua Lea Glarey, furono comunque «spettatori partecipi di un universo quasi impenetrabile, con le sue numerose etnie, religioni, i suoi usi e costumi». Lasciarono di questo «orizzonte perduto» una documentazione cospicua, costituita da circa cinquemila fotografie, due ore di filmati, libri, oggetti di svariato tenore, scritti in francese, cinese e in tibetano. è un patrimonio che viene mostrato per la prima volta, a oltre mezzo secolo dallo spegnersi di quella missione impossibile.

Torna all'inizio


un pugile olimpionico contro il giocatore "ma se a quell'ora stavo a caserta..." (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Roma Una voce ripresa da alcune emittenti. La Federboxe: "Nessun nostro atleta" Un pugile olimpionico contro il giocatore "Ma se a quell´ora stavo a Caserta..." «L´ha menato un pugile, uno che ha vinto una medaglia a Pechino». La voce è rimbalzata fin dalla nottata tra i cronisti, i testimoni e molte radio private che l´hanno subito rilanciata. Il boxeur in questione sarebbe stato identificato in C.R. che, in effetti, è tornato dalla Cina con una medaglia d´oro ma che se la ride delle illazioni: «Io in discoteca, alle 5 del mattino? Ma quando mai? A quell´ora mi sono alzato con mia moglie a Caserta e ci siamo messi in viaggio per Assisi, dove c´è il centro tecnico della Federazione pugilistica italiana...Io il Gilda neanche so dove sia - aggiunge l´atleta - e poi le mani le uso solo sul ring nel rispetto delle regole...Se proprio c´era un pugile al Gilda sarà stato qualche professionista o un ex agonista». Ma a questo punto interviene anche la Federboxe con una smentita a tutto campo: «Nessun pugile azzurro che ha partecipato ai recenti Giochi Olimpici di Pechino 2008 è stato protagonista o ha preso parte alla rissa che ha coinvolto alcuni tifosi laziali e due calciatori della Roma». Pugile senza volto, insomma e, forse, senza tesserino della Federazione. Anche perché è poco probabile che, se un vero boxeur avesse litigato con Mexes, sarebbe ricorso alla cinta dei pantaloni. I calciatori usano i piedi ma i pugili le mani. (m.l.)

Torna all'inizio


gli immigrati sono il 50% in più (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina I - Genova MAPPE & MONDI Gli immigrati sono il 50% in più Sarà difficile lamentarsi ancora del declino demografico nella vecchia Europa. Agli inizi del 2009 l´Unione Europea, secondo stime Eurostat, avrebbe tagliato il traguardo del mezzo miliardo di abitanti, affermandosi come terza "potenza" demografica mondiale, dopo Cina e India. L´Italia secondo altre stime avrebbe superato i 60 milioni, proprio quelli sognati nel ventennio da Mussolini, nella sua ossessione demografica. Il contributo di Genova a questo grande balzo è molto modesto: secondo i dati del Comune a fine settembre 2008 si contano solo 267 abitanti in più rispetto alla popolazione di fine 2007. La città tuttavia non è rimasta estranea alla rivoluzione in corso. Lo dicono soprattutto due dati, l´accelerazione dell´immigrazione e la ripresa della natalità. Dopo due anni di rallentamento, l´immigrazione è ripresa di slancio e nei primi nove mesi del 2008 si registra un +49,1% rispetto allo stesso periodo del 2007. Il saldo migratorio torna positivo soprattutto per il forte afflusso di ecuadoriani e di romeni. Questi ultimi scavalcano i peruviani e si piazzano al quarto posto della graduatoria delle comunità straniere, dopo ecuadoriani, albanesi e marocchini. Nel complesso i 41.369 stranieri residenti a Genova rappresentano ora il 6,8% della popolazione (erano il 6,1 a fine 2007). Nello stesso periodo la natalità cresce del 6,5%. Il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, è però ancora pesantemente deficitario e questa è la causa del modesto incremento della popolazione. SEGUE A PAGINA VII

Torna all'inizio


gilbarco, gruppo controcorrente "mille motivi per stare qui" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina II - Firenze L´intervista L´azienda di software ha chiuso tre stabilimenti in Inghilterra per radicarsi qui Gilbarco, gruppo controcorrente "Mille motivi per stare qui" Il presidente Sorrentino: "I deficit strutturali non sono stati determinanti" «Buone ragioni per andarsene ci possono pure essere, ma sono ampiamente compensate da buone ragioni per rimanere. Almeno così è per noi, che siamo un´azienda formata prevalentemente di ingegneri, produciamo software e non manufatti pesanti, e di conseguenza siamo meno penalizzati di altri da alcuni deficit infrastrutturali». Paolo Sorrentino, giovane presidente e amministratore delegato, spiega in questo modo la scelta controcorrente della «sua» Gilbarco spa: proprio nel 2005, quando secondo Il Sole cominciava la fuga delle imprese dall´area fiorentina, Gilbarco chiudeva tre stabilimenti in Inghilterra per portare a Firenze il suo business di automazione e controllo informatico dei distributori di carburante. Ma la discesa a Firenze di Gilbarco era iniziata nel 1999. In quale modo, presidente Sorrentino? E perché? «La scelta di Firenze è stata inizialmente indiretta. Nel senso che nel 1999 abbiamo in realtà scelto di acquistare un´azienda precisa che per l´appunto aveva sede a Firenze. Una scelta iniziale, quindi, determinata dalle caratteristiche di quell´azienda in crescita, più che dalla città». Da allora, però, avete triplicato la vostra presenza a Firenze, avete chiuso in Inghilterra e aperto qui, per arrivare a 210 dipendenti e un fatturato di 100 milioni ancora in crescita del 10% nonostante la crisi. Firenze vi è dunque piaciuta e avete fatto una scelta controcorrente che vi ha ripagato. Per quale motivo state qui? E con quali vantaggi? «Un motivo e un vantaggio? La presenza degli atenei, di un bacino universitario ampio e qualificato, di facoltà di ingegneria che ci forniscono professionalità e competenze che altrove non troveremo. I nostri ingegneri, tanto per capirci, sono laureati a Firenze e Pisa. E poi Firenze offre una straordinaria arma per il marketing. E´ più facile attrarre qui clienti e personaggi di altissimo livello internazionale, che vengono volentieri perché poi, nel fine settimana, approfittano dello scrigno di arte e cultura che offre la città. Per me è sempre sorprendente verificare come Firenze sia eccezionalmente più apprezzata all´estero che non in Italia. Più in generale, a livello strategico, abbiamo scelto di potenziare la nostra presenza a Firenze quando ci siamo posti la domanda su come essere più competitivi, come dare di più ai nostri clienti ma anche alla nostra corporation, ai manager. E´ stato un cambiamento culturale, di mentalità, nell´ambito di un processo di crescita che non finisce mai». Ma perché gli altri lasciano Firenze? «Non dimentichiamo che noi, rispetto ad altre aziende, abbiamo dimensioni contenute, svolgiamo un lavoro particolare e specialistico. Molti imprenditori hanno abbandonato e delocalizzato nel momento in cui si sono resi conto che, per le caratteristiche delle loro produzioni, era economicamente più conveniente andare ad aprire stabilimenti in Cina, in India, nei Paesi dell´Est Europa». Ma Firenze perde aziende anche in confronto con gli altri territori provinciali italiani. Perché? «Sinceramente non so spiegarlo. Capisco che come servizi e infrastrutture non siamo al livello di Milano, ma non vedo un deficit strutturale tale da poter penalizzare Firenze verso altre realtà. Può avere una spiegazione la crescita di Roma, che ha motivazioni analoghe alla crescita di altre capitali europee che ho osservato direttamente negli ultimi tempi. Una prima ragione è la qualità dell´infrastruttura aeroportuale di Roma. Un´altra ragione è la vicinanza che, insediando l´impresa a Roma, si ha con gli enti di certificazioni, molto importante per tanti tipi di imprese. Lo è anche per noi. E questo ci costringe a fare la spola con Roma. Ma non per questo rinneghiamo la scelta di Firenze. Anzi». Eppure l´associazione degli industriali denuncia a gran voce il deficit infrastrutturale. E voi? «Sinceramente i deficit infrastrutturali non sono mai stati, per noi, determinanti. Non abbiamo mai incontrato problemi insuperabili, anche se uniamo la nostra voce a chi vorrebbe avere un aeroporto e strade migliori». (ma.bo.)

Torna all'inizio


vento dell'est (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina I - Bologna VENTO DELL´EST Il candidato sindaco di "Bologna città libera", Valerio Monteventi, propone l´introduzione in larga scala dei risciò in funzione di taxi: «Ci siamo informati, uno a due posti prodotto in Cina costa 850 euro». Resta da individuare chi si sobbarcherà il peso di trascinare i bolognesi su due ruote per il centro come avviene a Pechino, ma pare che Monteventi abbia in mente un...Cinese

Torna all'inizio


il whisky scozzese non conosce crisi crescono consumi e fatturato (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Economia Global market Il whisky scozzese non conosce crisi crescono consumi e fatturato Tremonti e Sacconi non dicono due cose diverse, ma solo una tempistica diversa. Mettere mano alle pensioni sarà una necessità impellente In mezzo a tante cattive notizie sullo stato dell´economia britannica (e mondiale), eccone una che consente, letteralmente, di brindare: il whisky scozzese sta attraversando un formidabile boom. Non è che i sudditi si Sua Maestà si consolino bevendone più del solito, anzi, il consumo nazionale è leggermente calato, bensì sono le esportazioni ad avere messo le ali, conquistando mercati completamente nuovi che hanno fatto salire prodigiosamente il fatturato. L´avanzata più forte si registra in Estremo Oriente, specialmente per il whisky maturato nelle botti per almeno dieci anni, dunque di più alta qualità e più alto prezzo. In Cina le vendite sono passate da 1 milione di sterline nel 2001 a 70 milioni di sterline nel 2007, secondo dati della Scotch Whisky Association. Un altro mercato dove la bevanda alcolica tipica della Scozia si è affermata in anni recenti è la Russia, in cui fa ormai concorrenza alla vodka. Globalmente, il consumo mondiale di whisky è salito nel 2007 a 318 milioni di litri, un aumento del 15% rispetto al 1997, con un fatturato di 2,8 miliardi di sterline, +18% rispetto a dieci anni prima. Molte aziende, come la Macallan Distillery, hanno restaurato vecchie distillerie in disuso per fare fronte all´accresciuta domanda. Ecco una nicchia, con ghiaccio o senza, che non conosce crisi. Enrico Franceschini [precipita l´industria tedesca] Precipita peggio di ogni aspettativa la crisi dell´industria manifatturiera tedesca, e minaccia di innescare una reazione a catena che potrebbe aggravare la crisi economica e finanziaria nell´intera Europa. Le 500 maggiori aziende del paese hanno cominciato a tagliare i dipendenti in esubero a ritmo acceleratissimo, come non avveniva da ben 13 anni. Ridurre i costi ad ogni costo è l´amaro imperativo. Quindi nei maggiori gruppi l´orario di lavoro corto, di fatto cioè una semi-cassa integrazione, è già realtà di massa. E decine e decine di migliaia di lavoratori che nel più forte (e finora più garantito) sistema industriale del Vecchio continente erano stati assunti a tempo vengono semplicemente licenziati. Quanto sta avvenendo, secondo una rilevazione dell´indice Markit-de, è soprattutto la conseguenza dei lunghi stop alla produzione e dell´orario corto introdotto in massa nel comparto auto. Decisioni che si ripercuotono sull´immensa area dell´indotto. Ieri il consiglio di fabbrica del big dell´indotto Schaeffler (l´azienda che scala Continental) ha lanciato un drammatico appello al governo e alle parti sociali: intervenite subito, ne va della salvezza del gruppo. Per oggi sono attesi annunci su una probabile introduzione dell´orario corto in quasi tutti i 25 stabilimenti dell´azienda in Germania. E´ non è che un esempio tra tanti. Andrea Tarquini

Torna all'inizio


La leva della manutenzione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 12 autore: La leva della manutenzione di Renato Brunetta * I l dibattito sull'azione anticrisi del Governo si concentra principalmente su tre aspetti. Il primo è l'entità dell'intervento, misurato dalle risorse complessive impiegate per finanziare un incremento di spesa o una riduzione di prelievo fiscale. Il secondo è la composizione dell'azione a carico della finanza pubblica, cioè l'articolazione tra sostegno ai redditi, tramite trasferimenti o riduzioni del carico fiscale e contributivo, aiuti alle imprese oltre che al sistema bancario; e infine la spesa pubblica per adeguamento infrastrutturale e rafforzamento dell'offerta di beni pubblici. Quest'ultima componente dell'intervento anticiclico dovrà necessariamente avere un peso importante per avviare la ripresa dell'economia. E non solo in Italia. Basti pensare ai programmi di spesa per infrastrutture e tutela ambientale concepiti nelle due più grandi economie del mondo, gli Stati Uniti e la Cina. Nonè tuttavia secondario riflettere anche sulla destinazione auspicabile delle risorse che per questi fini verranno messe a disposizione e sulla loro gestione. L'insufficienza delle infrastrutture italiane, e più in generale dell'offerta di beni pubblici, è una debolezza dell'economia italiana. Ma essa è dovuta solo in parte al loro mancato adeguamento quantitativo, essendo anche il risultato della scarsa, e a volte nulla, manutenzione, e quindi di una progressiva riduzione del valore d'uso e dell'efficienza dello stock esistente. Scuole, ospedali, strade, ferrovie, tribunali, carceri, immobili, macchine e attrezzature della Pubblica amministrazione, e ancor più lo sterminato patrimonio di beni culturali e beni ambientali, sono uno stock gigantesco di capitale pubblico che va innanzitutto riportato a un livello di qualità ed efficienza adeguato, e poi aumentato, ma soprattutto conservato. Cosa significa tutto ciò? Significa che la crisi può essere l'occasione per lanciare un ampio programma di manutenzione dei beni pubblici con un obiettivo non solo di misura anticiclica di breve periodo. L'impatto anticiclico è dato dal fatto che la spesa per manutenzione attiva una domanda di beni e servizi che interessa una pluralità di settori produttivi, generalmente ad alta intensità di input di lavoro, coinvolge diffusamente sul territorio anche piccole e medie imprese ed è di rapida attuazione. Si consideri che la sola attività di manutenzione dei fabbricati è una quota rilevante del settore produttivo delle costruzioni che pesa per il 6% del Pil. Di questo settore, l'attività relativa alle opere pubbliche, in cui sono comprese le grandi infrastrutture di trasporto e di comunicazione, l'edilizia sociale e scolastica, l'edilizia pubblica e abitativa pubblica, ne rappresenta circa la metà. Ma si deve tener conto di tre fatti: ogni euro speso nel settore delle costruzioni e manutenzioni di opere pubbliche attiva fino a due euro di produzione nel sistema economico complessivo, la componente di valore aggiunto e di reddito da lavoro è particolarmente elevata, la produzione dei servizi di manutenzione è distribuita in tutto il territorio nazionale e quindi determina un'equità territoriale di impatto economico. Questa attività di manutenzione è fatta d'interventi su impianti idraulici,elettrici, di bonifica, di coibentazione per risparmio energetico, d'innovazione e perfezionamento dei sistemi di controllo degli impianti e di generazione autonoma di energia. Questo vuol dire attivare immediatamente una domanda articolata, con una ricaduta in tutti i settori fornitori di servizi, oltre che di prodotti, in cui operano, in parte maggioritaria, piccole e medie imprese, spesso con elevata tecnologia. In concreto, questo significa reddito per tutte le specializzazioni e competenze preziose che sono occupate in questi settori. Ma ciò richiede forse anche una riclassificazione di queste spese nei bilanci delle amministrazioni pubbliche, ad esempio per ciò che riguarda la distinzione tra spesa corrente e in conto capitale, e una riconsiderazione delle attribuzioni di responsabilità, includendo l'attività di manutenzione, in quanto attività di produzione del bene o servizio pubblico, nelle responsabilità di gestione e tra i parametri di valutazione dei risultati di gestione. Ci si aspetta un mutamento di comportamenti che dovrebbe influenzare anche la sfera dei decisori politici, laddove la cura amorosa degli immobili pubblici dovrebbe essere remunerata sul piano politico più che la costruzione di nuovi immobili. Una conseguenza di questo mutamento culturale si dovrebbe avere anche in fase di ripartizione e d'uso delle risorse nel processo d'attuazione della riforma federalista. Si deve essere consapevoli, ad esempio, che la spesa pubblica in conto capitale dovrà certamente essere indirizzata all'obiettivo di ridurre i divari infrastrutturali tra le Regioni italiane, ma è anche vero che la spesa per opere pubbliche comprende sia la costruzione di nuove opere sia la manutenzione e conservazione dell'esistente. Ciò significa che a parità di risorse da destinare ad opere pubbliche, le Regioni con uno stock d'infrastrutture e di beni immobili maggiore dovranno dedicare una quota maggiore di risorse a spese di manutenzione e conservazione programmata e, quindi, minori risorse a nuove opere. Naturalmente, in assenza d'impegno nella manutenzione e conservazione programmata, solo in apparenza le nuove opere accrescono lo stock di capitale pubblico, perché l'esistente perderebbe di valore, anche se ciò non viene in genere contabilizzato nei conti patrimoniali delle amministrazioni pubbliche. * Ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione DISEGNO DI DOMENICO ROSA

Torna all'inizio


Investire sul Sud (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 12 autore: Investire sul Sud Il dibattito sull'utilizzo delle risorse pubbliche e in particolare dei fondi europei si è concentrato sul concetto di grandi opere di valenza strategica.L'ultimo intervento che mi è capitato di leggere in tal sensoè stato l'intervista a Cristiana Coppola,vicepresidente di Confindustria con delega per il Mezzogiorno,sul Sole del 27 gennaio.Quello che non mi sembra sia stato mai chiarito su questo argomento è il passaggio di come tali grandi interventi (infrastrutturali) possano concretamente impattare sullo sviluppo di un'economia disastrata come quella meridionale.Mi viene solo un sospetto: le grandi opere abitualmente vengono costruite da grandi imprese,magari aderenti al sistema di Confindustria,magari (nella stragrande maggioranza dei casi)con sede nel Nord Italia... Sergio Amato e-mail N el pacchetto di rilancio dell'economia Usa da (finora) 819 miliardi di dollari, 62 sono destinati esclusivamente agli investimenti in infrastrutture ed edifici scolastici. Anche Gran Bretagna, Canada, Cina, Francia, Germania e India stanno generosamente ricorrendo agli investimenti infrastrutturali nei pacchetti di stimolo alle proprie economie. L'idea, evidentemente, non deve essere così balzana. Quanto al Mezzogiorno italiano, dimostra Gianfranco Viesti nel suo recente Mezzogiono a tradimento (Laterza), che lì «la spesa per infrastrutture espressa in termini procapite è meno di tre quarti del resto del Paese. I risultati economici del Sud non possono che esserne stati conseguenti». Bloccare dunque gli investimenti per fare un dispetto alle aziende del Nord, associate a Confindustria (principale azionista di questo giornale), della quale peraltro fanno parte anche le imprese meridionali? Mi sembrerebbe una coraggiosa manifestazione di masochismo. E molti nel Sud non gradirebbero, come dimostra la lettera chesegue. • Povero Mezzogiorno Appare sempre più chiaro ed evidente che il Paese Italia, e il suo Governo, non sono assolutamente in grado di varare misure adeguate rispetto alla crisi devastante. In buona parte per inadeguatezza della classe che governa, ma fondamentalmente per il disastro della finanza pubblica. La riconferma è arrivata di fronte alle misure da adottare per la crisi del comparto auto. Alle decine di miliardi stanziati o ipotizzati da altri Governi europei, il nostro ha balbettato che per trovare 250 o al massimo 500 milioni, cioè meno di una fumata di sigaretta, occorrono dieci giorni lavorativi! Ciò, nonostante il ministro Castelli avesse indicato con chiarezza dove trovare i fondi e le risorse. A "Ballarò" ha candidamente affermato che «per la prima volta nella storia prendiamo i soldi dalle regioni povere del Sud per finanziare le industrie e le famiglie dei disoccupati del ricco Nord-Est». Cioè, derubiamo, ancora una volta e sempre, le regioni meridionali dei fondi che la Ue aveva destinato alle zone in ritardo di sviluppo. Evidentemente, nella mente di un nordista doc il ragionamento può apparire del tutto ovvio. Le schiere di disoccupati che purtroppo si profilano al Nord costituiscono sicuramente un problema assai più grave, dal momento che al Sud siamo abituati da semprea rimanere disoccupati.Un'indagine da parte di una Commissione parlamentare del Senato, presieduta dal compianto Beniamino Andreatta, nel lontano '92, concluse che «solo raddoppiando l'intervento straordinario, si porterebbe la spesa statale pro capite nelle regioni meridionali a livello comparabile con quello delle regioni settentrionali». Francesco Calvano email Nessun ritardo per Vito Nell'articolo sui rapporti tra ParlamentoeGovernopubblicatodome-nica 1Úfebbraio a pagina 10, per errore è stato attribuito al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, il ritardo al Question time in Aula di cui è stato invece protagonista il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Ce ne scusiamo con l'interessato e con i lettori.

Torna all'inizio


HTE-Hi. Tech. Expo 2009, in fiera le novità delle tecnologie avanzate (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 10 autore: INFORMAZIONE PUBBLICITARIA HTE-Hi. Tech. Expo 2009, in fiera le novità delle tecnologie avanzate La seconda edizione della rassegna, che si terrà a fieramilano (Rho) dal 25 al 27 novembre 2009, si preannuncia ancora più interessante con i nuovi saloni Vision World, Fusion Tech Expo e in contemporanea con CHEM-MED, l'evento internazionale della chimica D a sempre la scienza, la ricerca e le nuove tecnologie sono fondamentali per il progresso dell'umanità e lo sviluppo dell'economia. Nel 2008, da questa premessa è nata HTE-Hi.Tech.Expo, la prima manifestazione dedicata a scienza, ricerca e tecnologie avanzate. L'evento, in programma dal 25 al 27 novembre 2009, è suddiviso in diverse fiere complementari. NOVE SALONI SPECIALIZZATI PV Tech Milano è il salone internazionale dell'industria e delle tecnologie fotovoltaiche che, dopo il grande successo dell'ultima edizione, si ripropone con tutto il meglio della filiera manifatturiera: macchinari, linee complete e tecnologie per la produzione e lavorazione di polysilicon, lingotti, wafer, celle, moduli. Alle tecnologie del vuoto e del coating è dedicata la più grande manifestazione europea del settore: VTE - Vacuum Tech & Coating Expo. In questo salone è possibile conoscere le più avanzate applicazioni del settore: macchine, attrezzature, sistemi e componenti, materie prime e materiali di processo, impianti, engineering, sistemi e strumentazioni per il monitoraggio e il controllo, consulenza, servizi e software. Tutti i settori coinvolti dall'industria della creazione, controllo e manipolazione del fotone e del raggio di luce si ritrovano, invece, in Photonica Expo. Il salone, a cui partecipano le principali aziende mondiali del settore, espone le più avanzate applicazioni di una tecnologia che abbina efficacemente innovazione, specializzazione e tecnologia avanzata. Un promettente settore industriale, in grado di apportare numerosi benefici e risolvere problemi di produzione e processo nei comparti produttivi, è quello delle nanotecnologie, rappresentato in HTE da Nano Future Expo. Nel prossimo decennio, le aspettative di crescita del comparto sono notevoli, in particolare per le applicazioni correlate a materiali, elettronica, farmaceutica, processi chimici, aerospazio, cura della salute, utensili, processi sostenibili. Un'occasione unica per conoscere le soluzioni tecnologicamente avanzate e le ultime novità in fatto di componenti, applicazioni, prodotti, industria e servizi nel settore dell'idrogeno e delle celle a combustibile, è Hydrogen Show. Il salone è un punto d'incontro privilegiato per le aziende impegnate nella ricerca di soluzioni in grado di portare l'idrogeno - in particolare quello ottenuto da fonti rinnovabili e dalle celle a combustibile - verso la produzione in serie. BEST - Batteries & Electric Storage Technology è il convegno e salone internazionale dedicato all'industria dell'immagazzinamento dell'elettricità. La seconda edizione espone il meglio della produzione italiana e internazionale in termini di batterie innovative, condensatori, super-condensatori e ultra-condensatori. Le tecnologie della superconduttività, dei superconduttori e della criogenia sono esposte a Super Conductors Europe, che offre un interessante panorama della produzione mondiale e delle relative applicazioni in campi quali i cavi speciali, i supermagneti, la produzione, l'immagazzinamento e il trasporto dell'energia, la ricerca sulla materia, i trasporti e la levitazione magnetica, il settore biomedicale, lo spazio, il mondo dell'elettronica. In quest'ambito si tiene anche la Mostra-laboratorio sulla superconduttività, costituita da banchi sperimentali dedicati ognuno a un fenomeno o a un'applicazione tecnica. HTE 2009 registra due importanti novità: Vision World, salone e conferenza dedicato alle tecnologie della visione, dell'immagine e dell'identificazione, e Fusion Tech Expo, salone e conferenza italiana sulla fusione termonucleare per l'industria. Per la prima volta in Italia una mostra-convegno punta i riflettori sulle tecnologie della fusione nucleare, che rappresenta un'opportunità per la produzione di energia elettrica pulita su larga scala. La conferenza consente inoltre di verificare lo stato dell'arte di progetti quali ITER (Reattore sperimentale termonucleare internazionale) e di approfondire la conoscenza dei contributi delle istituzioni di ricerca italiane al progresso dell'energia nucleare da fusione. IL SUCCESSO DEL 2008 L'edizione 2008 di HTE ha registrato risultati rilevanti: i visitatori sono stati oltre 14.000, di cui il 15% proveniente dall'estero, in particolare da Francia, Germania, Spagna, Svizzera. Anche il qualificato programma di conferenze ha ottenuto un successo significativo: le 37 sessioni, alle quali sono intervenuti 164 relatori, sono state seguite da oltre 1.300 operatori. Alla manifestazione, organizzata da Artenergy Publishing su una superficie espositiva di 15.000 metri quadri, hanno partecipato 283 espositori di cui ben 130, pari al 46%, provenienti da 22 Paesi quali Australia, Austria, Bielorussia, Cina, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Irlanda, Israele, Liechtenstein, Lituania, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Russia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera. "I risultati ottenuti confermano la validità di un progetto innovativo e originale nel panorama fieristico mondiale, che ha rappresentato, e continuerà a farlo sempre di più in futuro, un'opportunità di incontro tra il mondo della ricerca e quello dell'industria sul tema dell'innovazione e degli sviluppi del mercato - ha dichiarato Marco Pinetti, presidente di Artenergy Publishing - La mostra suscita molto interesse perché offre un panorama di soluzioni concrete: le innovazioni tecnologiche che gli espositori propongono consentono, infatti, reali possibilità di applicazione". HTE-Hi.Tech.Expo 2009 si tiene in contemporanea con CHEM-MED, il nuovo evento internazionale dedicato al mondo della chimica.

Torna all'inizio


Manas inventa i negozi di carta (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 18 autore: Calzature Manas inventa i «negozi di carta» D a laboratorio artigianale ad azienda da 70 milioni di euro di ricavi: è il percorso della Manas di Montecosaro (Macerata), fondata nel 1956 da Giuseppe Sagripanti e guidata oggi dal nipote Cleto. Specializzata in scarpe da donna, sportive per entrambi i sessi e accessori, Manas ha 110 dipendenti (2.500 contando l'indotto) e una capacità produttiva di 1,5 milioni di scarpe all'anno;da qualche anno ha iniziato un ambizioso progetto di sviluppo retail. I monomarca gestiti direttamente sono oggi 18 (7 in Italia, 4 in Russia, 4 in Cina, uno in Ucraina, uno in Slovenia e uno in Martinica) . La particolarità dei negozi è il progetto di renderli il più ecosostenibile possibile. «Questa piccola grande svolta ambientale è nata all'interno della collaborazione con Oliviero Toscani, che da due anni cura l'immagine Manas – spiega Sagripanti –.Il concept ecosostenibile dei negozi e degli shop-in-shop in cartone fa parte della nostra strategia di marketing e comunicazione e del nostro impegno per la salvaguardia dell'ambiente e territorio». Il progetto degli arredi in carta è stato realizzato in partnership con centri di ricerca sulla carta e con l'università Politecnica delle Marche: sedute e spazi espositivi sono in cartone riciclato, protetto da uno speciale brevetto, e persino le luci sono in cartone, grazie a tubi illuminati, studiato insieme a un'altra azienda marchigiana famosa nel mondo, iGuzzini. Anche gli altri materiali utilizzati per i nuovi negozi Manas sono naturali, come il legno wengé per il pavimento. Giulia Crivelli Ecologico. Un'immagine del negozio Manas di Riccione, con gli arredi in cartone che saranno usati per tutte le boutique

Torna all'inizio


Big Pharma guarda a Oriente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 19 autore: Focus. Un tempo terra solo di medicinali generici, avanza in Asia la ricerca farmaceutica e non solo per i costi competitivi Big Pharma guarda a Oriente Ecco le società biotech di Cina e India che possono far gola alle multinazionali Micaela Cappellini Dabur Pharma, quartier generale a Ghaziabad, India. Mille dipendenti, 77 milioni di dollari di fatturato. Una società di medie dimensioni, sconosciuta ai più. Poi, due anni fa, lancia il Nanoxel, la prima nanoparticella per farmaci a rilascio controllato a essere sviluppata al di fuori degli Stati Uniti. Viene acquisita dai tedeschi della Fresenius e, soprattutto, apre una via. Quella delle grandi farmaceutiche occidentali che fanno shopping nei Paesi emergenti guardando non al mercato dei farmaci generici, ma alla ricerca e sviluppo di nuovi preparati. Sullo scacchiere della farmaceutica mondiale si sono susseguite diverse mosse nell'ultima settimana: l'acquisizione dell'americana Wyeth da parte di Pfizer, l'offerta di Roche per Genentech, le intenzioni dichiarate di shopping da parte di SanofiAventis, AstraZeneca e Novartis. Tante operazioni, un'unica motivazione alle spalle: con il mercato dei generici che galoppa, vince chi punta tutto sulla ricerca di medicinali innovativi. Dove innovativi sta per biotech: difficili da trasformare in farmaci generici e quindi a lungo redditizi per chi li scopre. Pfizer ha scelto Wyeth perché è forte nei vaccini e nelle biotecnologie. Altre acquisizioni in questo senso seguiranno: secondo alcuni analisti, sul piatto ci sarebbero già le americane Amgen e Biogen. Ma secondo altri, i tempi sarebbero maturi perché il bacino d'utenza di Big Pharma si allarghi a Oriente. E non solo per operazioni come quella della giapponese Daiichi Sankyo, che lo scorso giugno ha rilevato il big indiano Ranbaxy. Perché all'ombra delle note fabbriche di medicinali generici di India e Cina, si starebbero sviluppando dei piccoli gioielli del biotech e della genomica. Gemme che crescono grazie alle esenzioni fiscali, e che si rendono appetibili per via dei costi di gestione ridotti di un terzo. «Le compagnie occidentali vanno nei Paesi emergenti per fare outsourcing di una parte del processo di produzione dei farmaci, ma lo faranno anche per fare shopping di società – sostiene Michael Zeng, del Fondo Mandarin, che ha recentemente acquisito l'italiana Euticals e ora l'accompagna in Cina a caccia di sinergie –.Cina e India saranno i principali target, difficile dire chi si comporterà meglio». Si sbilancia di più il dottor Vivek Wadhwa, della Duke University, autore per la Kauffman foundation di un'interessante ricerca sull'innovazione farmaceutica nei Paesi emergenti. E fa i nomi delle società da tenere d'occhio come possibili target di acquisizioni in un futuro non necessariamente lontano. Aurigene, per esempio, piccola biotech indiana con 220 ricercatori, che già oggi svolge parte della ricerca per conto di big come Johnson & Johnson, Merck, Novo Nordisk. Oppure Shanghai Bio, che opera nei difficili campi della genomica e della proteomica: con la Merck ha già un contratto di collaborazione di lungo periodo per studi oncologici, ma all'attivo ha già una ventina di progetti internazionali. Oppure ancora Dr. Reddy's, uno dei colossi indiani dei farmaci generici, che però gestisce anche progetti di ricerca in proprio sulle malattie metaboliche, su quelle cardiovascolari e sulle infezioni di origine batterica. Due delle tre aziende sotto la lente del dottor Wadhwa sono indiane. Lui non ha dubbi: «New Delhi sta portando avanti molta più ricerca avanzata di quanto non faccia Pechino, nonostante tutti gli incentivi che il Governo cinese sta fornendo al settore in fatto di esenzioni fiscali e sussidi diretti». Dietro la maggiore propensione delle farmaceutiche alla ricerca di base made in India c'è una ragione ben precisa. Per anni, per poter vendere i loro generici sul mercato americano, le società indiane hanno dovuto studiare a menadito i dettami della Fda, l'ente Usa che rilascia l'approvazione ai farmaci. Finendo così per saper operare secondo le logiche richieste dai mercati occidentali. La Cina però conserva un primato: «quello nel segmento dei test clinici – ricorda Wadhwa – grazie anche alla sua legislazione non proprio stringente in materia di sperimentazioni sugli animali e sull'uomo». Tale è il vantaggio di Pechino su New Delhi, ricordano da Pricewaterhouse, che si verifica anche il paradosso: l'indiana Suven si è rivolta alla cinese Vpscro e le ha affidato in appalto una serie di test. Tra gli osservati speciali lo studio della Kauffman foundation cita anche la cinese Hutchison MediPharma, per le sue ricerche sul cancro alla testa e al collo, e l'indiana Advinus, fondata da Rashmi Barbhaiya dopo 21 anni di lavoro alla BristolMyers Squibb, e concentrata sulle malattie metaboliche. Gli analisti di Pricewaterhouse segnalano anche la cinese Hengrui, che detiene un'ampia fetta del mercato locale degli antitumorali, e la conterranea SiBiono, che opera sulla frontiera avanzata della genomica. Ma suggeriscono, anche, di guardare oltre il fenomeno Chindia. A Taiwan, per esempio, dove il Governo sta attivamente supportando il comparto biotech. Mentre sul fronte dei test clinici si starebbero facendo timidamente avanti Thailandia a Malaysia. micaela.cappellini@ilsole24ore.com M&A Per le grandi compagnie occidentali si è aperta una stagione di acquisizioni dettate dalla necessità di creare farmaci biologici GARA A DUE New Delhi più avanti sul fronte dell'innovazione, ma Pechino ha il primato nel segmento dei test clinici sugli animali e sull'uomo BLOOMBERG Ricerca da esportazione. Un laboratorio della cinese WuXi che opera nel biotech per conto di case occidentali

Torna all'inizio


300 dollari Un campione di tessuto in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 19 autore: SCONTO SUI PREZZI 300 dollari Un campione di tessuto in Cina Fare ricerca nei Paesi emergenti è economicamente vantaggioso: lo stesso campione di tessuto per esperimenti negli Stati Uniti costa 2mila dollari. Nel campo della ricerca farmaceutica, il risparmio che si può ottenere in Cina o in India può arrivare fino a un quarto del prezzo dell'esperimento 100 Stabilimenti approvati Fda L'India ha il numero più alto al mondo (Stati Uniti esclusi) di strutture per la produzione di farmaci in regola con i dettami dell'Fda,l'ente a stelle e strisce per l'approvazione dei farmaci 180 milioni $ La ricerca appaltata alla Cina Il giro d'affari generato dalle farmaceutiche occidentali che fanno outsourcing a Pechinoè destinato a raggiungere quota 770 milioni nel 2012. Attualmente in Cina ci sono 200 società che lavorano per Big Pharma

Torna all'inizio


Hong Kong seconda città più alta (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 21 autore: Hong Kong seconda città più «alta» Secondo la classifica del settimanale Forbes,Hong Kong ( nella foto) guadagna il posto di seconda città più "alta" al mondo dopo New York,il cui primato è rimasto invariato.La medaglia d'argentoè merito dei suoi 21 grattacieli in grado di superare quota 700 piedi. La Grande Mela batte tutti con 35 grattacieli, ma la Cina sta recuperando terreno: oltre Honk Kong, piazza infatti la città di Shanghai al quarto posto. Sul terzo gradino del podio sale Dubai. EPA

Torna all'inizio


Rio Tinto apre ai fondi cinesi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 31 autore: Cessioni. Per ridurre i debiti Rio Tinto apre ai fondi cinesi Roberto Capezzuoli MILANO Rio Tinto, il colosso angloaustraliano che occupa il terzo posto nel ranking delle imprese minerarie mondiali, forse potrà fare a meno di lanciare un aumento di capitale con cui fronteggiare le scadenze sul debito. Domenica infatti è trapelata dalla Cina l'ipotesi, confermata ieri dalla stessa Rio Tinto, secondo cui la holding minero-metallurgica Chinalco sarebbe pronta a pagare 8 miliardi di dollari per qualche "pezzo" pregiato in portafoglio a Rio Tinto. Immediata la reazione dei mercati: a Hong Kong la Chalco, numero uno dell'alluminio cinese e principale asset quotato del gruppo Chinalco, ha perso ieri il 5,6%, mentre a Londra Rio ha visto il titolo salire del 6,6%, a 16,07 sterline, in netta controtendenza rispetto all'indice delle azioni minerarie, che nella City ha ceduto lo 0,11 per cento. Chinalco è di Rio Tinto il primo azionista, grazie al 9% rilevato poco meno di un anno fa per 14 miliardi di dollari, in cordata insieme all'americana Alcoa. Questa aveva partecipato alla cifra complessiva con una quota minoritaria, di 1,2 miliardi. L'investimento era il benvenuto per il ceo Tom Albanese, che cercava sostegno nella sua lotta per evitare alla Rio Tinto di finire nella mani della rivale Bhp Billiton, la quale aveva appena lanciato un'offerta ostile da 140 miliardi di dollari, ai valori dell'epoca. Il successivo tracollo dei mercati e il ritiro in novembre dell'opa Bhp (valutabile allora "soltanto" 66 miliardi) hanno reso assai poco vantaggioso il pacchetto Chinalco, che ha perso quasi il 75 per cento. Però l'interesse cinese per le proprietà di Rio Tinto non è caduto. Anzi, la valutazione ridimensionata, per effetto della crisi, può dare ai cinesi l'opportunità di assicurarsi importanti asset strategici. Chinalco quindi pare sia in trattative con la China Development Bank, che aveva già finanziato l'ingresso nel capitale Rio Tinto, per proteggere l'investimento con altre operazioni. Un aumento della quota dal 9 al 14,99% non è esclusa (il Governo australiano ha dato la sua approvazione nei mesi scorsi fissando proprio quel limite), ma non sembra l'obiettivo dei cinesi. Il difficile momento di Rio Tinto infatti consente traguardi più concreti. Tom Albanese ha un gruppo gravato da oneri finanziari contratti in seguito a costose acquisizioni – prima fra tutte, quella della canadese Alcan per 38 miliardi di dollari – e ha debiti per quasi 39 miliardi, di cui 8,9 in scadenza in ottobre e 10 nell'ottobre del prossimo anno. I tagli di 14mila posti di lavoro e la cessione, annunciata venerdì, alla brasiliana Vale delle miniere di potassa e della quota nel ferro di Corumbà per 1,6 miliardi di dollari sono solo i primi passi verso il risanamento. Rio punta sulla vendita di altri asset, sull'emissione di obbligazioni convertibili e, in ultima istanza, su un aumento di capitale, che Albanese però vorrebbe scongiurare. Chinalco, purché spalleggiata da Pechino, sarebbe invece ben lieta di pagare il biglietto d'ingresso per le risorse minerarie di cui avrà presto bisogno. Le imprese cinesi hanno fatto sempre molta fatica a ottenere quote importanti nei siti minerari di Paesi sviluppati come Canada e Australia. Ma adesso le difficoltà di Rio aprono possibilità allettanti: dalla raffineria australiana di allumina di Gove, alla quota di Rio nella colossale miniera cuprifera cilena di Escondida, dal carbone della Coal&Allied al minerale di ferro di Hamersley.

Torna all'inizio


In discesa i consumi di rame (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-03 - pag: 34 autore: Metalli non ferrosi. Le speranze sono legate alla ripresa degli acquisti da parte della Cina In discesa i consumi di rame L'eccedenza gonfia le scorte nei magazzini dell'Lme Gianni Mattarelli MILANO Con il mercato cinese chiuso per i festeggiamenti del Nuovo anno lunare, la settimana scorsa gli scambi al London Metal Exchange sono stati particolarmente scarsi, mentre i prezzi in generale non hanno subito grandi variazioni. Tra gli operatori è infatti prevalsa una certa ritrosia a rimanere scoperti, perché, piùo meno velatamente, si è atteso con speranza il ritorno degli acquisti dalla Cina. Il rame, per esempio, è rimasto sopra i 3mila $/tonn. segnando in gennaio il primo guadagno di media mensile dal giugno 2008. Il calo della domanda al consumo è tuttavia molto forte, perché già nel quarto trimestre dello scorso anno molti fabbricanti e manifatturieri hanno dato fondo alle loro scorte e ridotto la produzione per le prospettive economiche che andavano peggiorando. Si è quindi per questo motivo ridotta la domanda di catodi sul mercato, tanto che nell'ultimo trimestre dovrebbeessersi formata un'eccedenza globale tra offerta e domanda stimata 250mila tonnellate dal Commodities Research Unit, che su base annua vede ancora per il 2008 un deficit di 81mila tonnellate a causa delle forti mancanze del primo semestre. Diverse, ovvero più pessimistiche (essendo "eccedenza" indicatore negativo, di prezzi inferiori) le attese del World Bureau of Metals Statistics e dell'International Copper Study Group, che stimano rispettivamente più 286mila tonnellate nei primi undici mesi 2008 e più 159mila tonnellate a tutto ottobre 2008. La situazione di sovrappiùè anche diventata improvvisamente più scoperta lo scorso mese per le entrate giornaliere di migliaia di tonnellate di catodi nei magazzini ufficiali dell'Lme, dove giacciono poco meno di mezzo milione di tonnellate. Il fenomeno, largamente previsto, ma atteso svilupparsi in un periodo ben più lungo, potrebbe però essere dovuto anche a motivi finanziari. Mentre una parte delle consegne dovrebbe essere causata da una genuina eccedenza formatasi presso i produttori, che si sono visti improvvisamente calare le richieste, una parte, forse la maggiore, potrebbe derivare da consegna di disponibilità tenute fuori dai magazzini ufficiali (operazione legittima, nessuno essendo obbligato a rendere visibili le proprietà). Grosse quantità di catodi starebbero perciò affluendo in Borsa per la difficoltà dei possessori di metallo di accedere al credito presso le banche, mentre il documento di proprietà di una partita – detto warrant – è universalmente accettato come garanzia. C'è intanto un consenso nel ritenere che sinora siano stati apportati insufficienti riduzioni di produzione, perché gran parte delle operazioni di raffinazione è ancora in profitto ai prezzi attuali. Al di là di un ritorno dei cinesi all'acquisto, se non intervenissero nuovi tagli, i prezzi potrebbero perciò subire nel breve periodo nuove pressioni ribassiste.

Torna all'inizio


Obama e le guerre commerciali (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 03-02-2009)

Argomenti: Cina

Obama e le guerre commerciali Domenico Moro, 02 febbraio 2009, 18:23 Economia Dietro la retorica "universalistica" e "messianica" del discorso d'insediamento del neopresidente si delinea il fermo proposito di far pagare la crisi al resto del mondo, dopo averla scatenata con la pratica dell'indebitamento, riaffermando una egemonia che però non ha più le basi economiche di un cinquanta anni fa. Testimonianze concrete, l'atteggiamento aggressivo nei confronti della Cina e il protezionismo sul versante interno Nonostante lo sforzo di Obama di presentare al mondo il volto morbido dell'egemonia americana, sulle questioni di fondo, quelle dei rapporti economici, il suo esordio appare addirittura più aggressivo di quello dell'amministrazione Bush. Molto preoccupante, a detta della maggior parte degli analisti economici, è stata l'uscita la settimana scorsa del nuovo ministro del Tesoro Usa, secondo il quale la Cina si sarebbe resa colpevole di aver manipolato la sua valuta, lo yuan renmimbi. La gravità dell'affermazione sta nel fatto che, secondo gli accordi tra Usa e Cina, in caso di manipolazione valutaria, gli Usa si riterrebbero autorizzati ad introdurre dazi per le merci importate dal paese estremo orientale. Da tempo gli Usa premono affinché la Cina rivaluti la sua valuta, che, a detta degli americani, è sottovalutata per facilitare le esportazioni cinesi. Ma, mentre il precedente ministro del Tesoro, Paulson, preferiva assumere un atteggiamento "morbido", che prevedeva una rivalutazione graduale nel tempo, l'amministrazione Obama sembra meno disponibile a concedere dilazioni. Inoltre, i primi passi di Obama sono caratterizzati dalla ripresa del protezionismo, che per l'amministrazione repubblicana rappresentava una specie di bestemmia economica. Infatti, il pacchetto di stimolo economico anticrisi di oltre 800 miliardi di dollari che Obama presenterà al voto del Parlamento Usa è legato alla clausola del buy american, specialmente rivolta contro le importazioni di acciaio. Mentre in precedenza l'applicazione di tale norma era limitata alle spese per le autostrade, ora verrà estesa alle forniture per tutti i lavori pubblici. Anche il sostegno finanziario all'industria automobilistica Usa è diretto ai soli produttori di Detroit, a proprietà Usa. E questo sebbene case giapponesi e tedesche abbiamo molti impianti produttivi, specie nel sud degli Usa, e sebbene ci siano casi di prodotti, come la Toyota Sequoia, che hanno un contenuto americano dell'80%, superiore ad esempio a quello della Patriot, prodotta dalla Chrysler, che, sebbene considerata americanissima, è costruita con lavoro americano solo al 60%. Di fronte al protezionismo Usa si sono levate le proteste di Ue, Australia e Canada. Di particolare interesse è stata la critica che, a Davos, è stata rivolta agli Usa da Cina e Russia. Sia Wen Jintao che Putin hanno puntato l'indice sulle responsabilità degli Usa nello scoppio della crisi. Secondo Wen la crisi è stata causata da inappropriate scelte macroeconomiche basate sul basso risparmio e sugli alti consumi, oltre che sulla eccessiva espansione di istituzioni finanziare alla cieca ricerca di profitto. Putin è stato ancora più diretto, sostenendo che la crescita globale ha subito danni perché un unico centro regionale stampa moneta senza tregua e consuma ricchezza materiale, mentre altri centri producono merci a buon mercato. Una chiara allusione agli Usa che hanno accumulato un enorme debito commerciale estero (specie con l'estremo oriente) e lo finanziano stampando carta (dollari), contando sul fatto che il dollaro ricopre il ruolo di moneta internazionale. Inoltre, gli Usa finanziano con la vendita di titoli del tesoro in dollari anche il loro enorme debito pubblico federale. Non a caso sia Wen che Putin rivendicano una migliore regolazione delle varie valute di riserva e lo sviluppo di "molteplici valute di riserva regionali in aggiunta al dollaro". Molto interessante è stata anche la convergenza tra Cina e Germania, la cui cancelliera Merkel oltre ad esprimersi contro il protezionismo Usa ha rivendicato per l'Onu anche un ruolo di supervisione economica mondiale, con la costituzione di una sorta di Consiglio generale economico. La direzione presa dall'amministrazione Obama sembra rivolta ad accentuare la politica del passato, basata sull'ottenere finanziamenti dai paesi con grandi surplus commerciali. Ricordiamo che i maggiori possessori di titoli di stato Usa sono Giappone, Cina, Brasile e Russia e che il tesoro Usa si appresta a immettere sul mercato 2mila milardi di dollari in titoli di stato per finanziare le enormi spese anticicliche. Solo che, a differenza del passato, questo drenaggio finanziario, oltre ad aggravare la già pesante situazione di squilibrio nei conti mondiali, non verrebbe neanche compensato con l'acquisto Usa delle merci dei paesi finanziatori. Per la Cina in particolare il protezionismo si concretizzerebbe in una vera guerra commerciale. Ad esempio, suo è il 30% dell'acciaio importato dagli Usa. Già oggi, inoltre, il Pil cinese è decresciuto sensibilmente, e sono sempre di più gli operai che lasciano le zone industriali per ritornare nelle campagne, con conseguenze estremamente pesanti per lo sviluppo del Paese. Dietro la retorica "universalistica" e "messianica" del discorso d'insediamento di Obama si delinea il fermo proposito di far pagare la crisi al resto del mondo, dopo averla scatenata con la pratica dell'indebitamento, riaffermando una egemonia che però non ha più le basi economiche di un cinquanta anni fa, quando gli Usa contavano da soli il 60% dell'export e il 50% del Pil mondiale. Guerre commerciali e difesa ad oltranza del ruolo unico di valuta internazionale da parte del dollaro non fanno presagire nulla di buono. Anche considerando che le guerre commerciali ed il protezionismo storicamente non hanno mai favorito la pace tra i Paesi.

Torna all'inizio


Spazio. In orbita il primo satellite iraniano (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

Spazio. In orbita il primo satellite iraniano 04-02-2009 TEHERAN. L'Iran ha annunciato ieri di avere messo in orbita il primo satellite interamente costruito nel Paese, così come il missile che lo ha portato nello spazio. Un annuncio che ha subito suscitato le preoccupazioni dell'Occidente per le possibili applicazioni a scopi militari della tecnologia missilistica acquisita. "La presenza ufficiale dell'Iran nello spazio è entrata nelle pagine della Storia", ha detto il presidente Mahmud Ahmadinejad annunciando il lancio, che alcune ore dopo è stato confermato da Washington. I responsabili iraniani del progetto hanno detto che il satellite, denominato Omid' (Speranza), è stato portato nello spazio da un vettore a due stadi, il Safir-2 (Ambasciatore-2). Il lancio è avvenuto nei giorni in cui a Teheran si festeggia il trentesimo anniversario della rivoluzione islamica e mentre permangono le preoccupazioni della comunità internazionale per il programma nucleare della Repubblica islamica. Oggi in Germania torneranno a riunirsi i sei Paesi che conducono il confronto con l'Iran su questo argomento: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia. Ahmadinejad, che ha dato personalmente l'ordine di lancio ripetendo per tre volte le parole Allah Akbar (Dio è grande), ha negato ogni scopo militare. "Noi - ha affermato Ahmadinejad, citato dall'agenzia Isna - usiamo la scienza al servizio della pace, dell'amore, della fratellanza e del perfezionamento dell'Umanità". La concezione che della scienza ha l'Iran, ha aggiunto, "é basata sul monoteismo", mentre quella degli "espansionisti" è "una concezione satanica". Il lancio è avvenuto la notte scorsa. La televisione ha mostrato le immagini del missile nel cielo notturno. Ma nessuna informazione è stata data sull'ubicazione della base spaziale. Secondo i mezzi d'informazione di Teheran, il satellite è stato lanciato a scopi di ricerca nel settore delle telecomunicazioni e sarà fatto rientrare sulla Terra dopo un periodo fra uno e tre mesi. Fino ad allora effettuerà 15 orbite ellittiche ogni 24 ore, ad un'altitudine fra i 250 e i 400 chilometri. Gli Stati Uniti sono "molto preoccupati", ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, Robert Wood. Analoghe le reazioni subito arrivate dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dalla presidenza ceca dell'Unione europea. Le potenze occidentali temono in particolare che i progressi in campo spaziale possano mettere Teheran in grado di sviluppare missili balistici sempre più perfezionati che potrebbero trasportare ordigni atomici. "Se la notizia fosse confermata, ciò significherebbe che i missili iraniano possono superare 2.000-3.000 chilometri e che sono in grado di colpire una parte l'Europa sud-orientale e Israele", ha commentato una fonte della Nato che ha chiesto di rimanere anonima. La Repubblica islamica continua invece ad affermare che il suo programma nucleare ha scopi esclusivamente civili. L'Iran, che ha finora ignorato quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che gli chiedevano di sospendere l'arricchimento dell'uranio, ha detto di avere già testato con successo missili balistici come lo Shahab-3, che ha 2.000 chilometri di gittata. Il capo dell'Organizzazione aerospaziale iraniana, Reza Taqipur, ha detto alla televisione di Stato in lingua inglese PressTv che Teheran progetta di mettere in orbita "una serie di satelliti entro il 2010" per migliorare la gestione dei disastri naturali e la rete di telecomunicazioni del Paese. L'Iran vuole inoltre lanciare nello spazio il suo prima astronauta nel 2021. Un primo satellite, che l'Iran aveva detto di avere costruito, era stato lanciato nello spazio nell'ottobre del 2005 da un vettore e da una base russi.

Torna all'inizio


Politica estera. Comincia dall'Oriente la sfida di Hillary (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

Politica estera. Comincia dall'Oriente la sfida di Hillary Emanuele Riccardi 04-02-2009 WASHINGTON. Con l'Iran, si parte da Oriente: ed è con preoccupazione e irritazione che gli Stati Uniti hanno reagito al lancio del satellite di Teheran (vedi pagina 21). Ma non è questa l'unica sfida: dall'Iran si passa al Kirzighistan, e poi dall'Afghanistan alla Cina e alla Corea del Nord, transitando per la Russia. Sono tutte ad est le prime sfide internazionali cui deve rispondere l'Amministrazione Usa di Barack Obama e di Hillary Clinton. In pochissime ore, il nuovo inquilino della Casa Bianca e il suo segretario di Stato sono stati messi alla prova su alcuni dei fronti più caldi dell'attualità internazionale, come se i loro nuovi interlocutori avessero voluto sperimentarne le capacità di risposta alle crisi. In quest'ottica, non stupisce affatto la decisione che si attribuisce alla Clinton di fare il suo primo viaggio, a metà febbraio, in Oriente, iniziando dal Giappone, toccando poi Cina e Corea del Sud. Storicamente si iniziava con l'Europa. In realtà è stato cosìanche questa volta, ma a Washington il segretario di Stato ha ricevuto ieri i colleghi di due tra i principali alleati europei, il britannico David Miliband e il tedesco Frank-Walter Steinmeier, riaffermando i legami transatlantici privilegiati. Giovedì toccherà al francese Bernard Kouchner. A preoccupare gli Stati Uniti è soprattutto il lancio del satellite iraniano, perché viene percepito come l'anticamera di un missile balistico in grado di raggiungere l'Europa (e in futuro anche gli Usa). La Clinton, la cui filosofia è quella dello 'smart power', il potere intelligente, ha mantenuto la sua promessa nei confronti di Teheran, cioé più carota ma anche più bastone. Da un lato il segretario di Stato ha confermato che gli Usa hanno "la mano tesa" verso l'Iran, ma il pugno di Teheran "si deve aprire". Dall'altro, Hillary ha minacciato Teheran di pesanti "conseguenze" se non rispetterà le risoluzioni Onu contro il nucleare. La Casa Bianca ha fatto notare che il lancio del missile non agevola la normalizzazione dei rapporti diplomatici. Preoccupa anche la perdita delle basi in Kirzighistan, indispensabili per le operazioni in Afghanistan: una perdita percepita, se non come una provocazione, almeno come un test, costruito ad arte dalla Russia. Un fatto che si verifica proprio quando gli Stati Uniti, come promesso da Obama in campagna elettorale, si apprestano a mandare rinforzi in Afghanistan, tra i 10 e i 15 mila uomini. Procedendo più ad Oriente, temendo un test missilistico della Corea del Nord, gli Stati Uniti hanno messo le mani avanti: un test sarebbe una "provocazione per Washington che si è detta "preoccupata" per le attività balistiche di Pyongyang, come ha indicato il portavoce del Dipartimento di Stato Robert Wood. Secondo indicazioni di intelligence, la Corea del Nord, che ufficialmente ha rinunciato al nucleare militare in cambio di aiuti energetici, si sta preparando al lancio di un missile intercontinentale capace di montare una testata nucleare e in grado di raggiungere l'Alaska o le coste occidentali degli Stati Uniti. La Cina, infine. Oltre all'influenza diretta che Pechino ha su Pyongyang, il discorso è soprattutto economico. Il segretario al Tesoro Timothy Geithner, che nei giorni scorsi aveva denunciato la politica dello yuan troppo basso, ha telefonato al vicepremier cinese Wang Qishan. I due ministri si sono impegnati a proseguire il dialogo tra i due Paesi sulle questioni economiche "in questo momento difficile per l'economia mondiale".

Torna all'inizio


india, la rivoluzione digitale arriva il computer a 10 dollari - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 19 - Economia India, la rivoluzione digitale arriva il computer a 10 dollari La potenza asiatica lancia la sfida all´arretratezza del suo sistema scolastico: mini-pc e libri elettronici per l´accesso di massa all´informatica FEDERICO RAMPINI A ogni scolaro un computer portatile per 10 dollari, meno di quanto costa un biglietto del cinema nei paesi occidentali. E´ la nuova rivoluzione digitale lanciata dall´India, un´ambiziosa alleanza tra pubblico e privato che punta a sconfiggere l´analfabetismo informatico. Si chiama Nation Mission on Education. La superpotenza asiatica con la più vasta popolazione giovanile del pianeta (superiore perfino alla Cina) mette al lavoro le sue proverbiali risorse tecnologiche per una sfida contro l´arretratezza del sistema scolastico. Oltre alla diffusione dei mini-laptop vuole portare in tutte le scuole lo e-book (libro elettronico) e la stampa quotidiana su supporto digitale. L´India è già famosa per i colossi del software che hanno fatto di Bangalore e Hyderabad le nuove Silicon Valley dei servizi informatici. Ma il boom tecnologico finora ha avuto un limite. Solo una minoranza di indiani hanno trovato lavoro nei settori avanzati. I settori dell´economia indiana che hanno fatto scintille nella globalizzazione sono una punta sottile, mentre il grosso della popolazione resta indietro e le diseguaglianze sociali aumentano. Con la Nation Mission on Education il paese ora affronta un compito più arduo: trasformare la rivoluzione informatica in un fenomeno autenticamente di massa, portare l´istruzione digitale anche nelle fasce più povere della popolazione, nelle baraccopoli degradate di Mumbai e nei villaggi sperduti delle campagne. L´apparecchio al centro di questa iniziativa è stato messo a punto da due università di eccellenza, gli Institute of Technology di Bangalore e Madras. Il suo prezzo reale di listino, se venisse commercializzato a fini di lucro, sarebbe più vicino ai 100 dollari: che è comunque la metà dei due prodotti concorrenti oggi disponibili, quello brevettato dallo scienziato americano Nicholas Negroponte per la sua iniziativa filantropica One Laptop Per Child (sostenuta da Google e Ebay) e il Classmate della Intel. Ma per le famiglie indiane che hanno figli a scuola il laptop costerà al massimo dieci dollari, la differenza essendo coperta dallo Stato e dai mecenati privati dell´industria informatica nazionale. Con questo grande piano di informatizzazione dell´istruzione New Delhi sembra quasi impegnata in una gara sul tempo con la nuova Amministrazione americana: anche Obama si è dato l´obiettivo di portare la banda larga Internet nelle scuole dei quartieri poveri di ogni città americana. Per l´India il balzo in avanti informatico, con i quotidiani online e i libri elettronici oltre al laptop da 10 dollari, è perfino più cruciale. Il gigante asiatico soffre per il dualismo estremo del suo sistema scolastico. I Politecnici di Stato indiani sono fra i migliori del mondo, i loro superlaureati fanno incetta di borse di ricerca nelle migliori università americane. Fondata su una meritocrazia spietata e una selezione feroce, la parte alta del sistema educativo è troppo "sottile". Alla base della piramide, l´istruzione di massa soffre un degrado spaventoso. L´India sforna oltre duecentomila laureati in ingegneria ogni anno ? più del doppio dell´America e dell´Europa ? ma al tempo stesso ha 380 milioni di analfabeti. Nelle scuole pubbliche ogni giorno un insegnante su quattro non va neanche a lavorare; uno su due fa atto di presenza ma in realtà non insegna. Così dilagano le scuole private, anche nelle campagne povere i genitori fanno sacrifici enormi pur di pagare le rette degli istituti dove almeno gli insegnanti si presentano in aula. L´iniziativa privata però non basta a rimediare il disastro della scuola pubblica. Le vittime più colpite sono le bambine. Nel Rajasthan solo il 44% della popolazione femminile ha imparato a leggere, contro il 76% di quella maschile. Le periodiche campagne governative per riformare la scuola sono state vane. Ora la speranza è la tecnologia. By-passando un esercito di professori improduttivi, per 10 dollari a testa l´arrivo di Internet sul banco di ogni scolaro indiano può cambiare il suo mondo per sempre.

Torna all'inizio


Choc a Torino l'Indesit chiude la fabbrica (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

Choc a Torino l'Indesit chiude la fabbrica Indesit ha deciso di chiudere lo stabilimento di None (Torino) per spostare la produzione in Polonia. Sono 600 i lavoratori che rischiano di perdere il posto. Eppure finora lo stabilimento aveva retto bene la crisi. Il gruppo Merloni vuole chiudere lo stabilimento Indesit di None per spostare la produzione a Radomsko, in Polonia. La comunicazione è stata data ieri a Roma ai sindacati e verrà formalizzata nella riunione del consiglio di amministrazione del gruppo Indesit Company il prossimo 11 febbraio. Sono seicento i dipendenti della fabbrica torinese - tranne 30, tutti operai - in gran parte giovani e donne. La decisione ha colto di sorpresa operai e sindacati. Lo stabilimento torinese, dove si producono soltanto lavastoviglie, ha retto finora bene bene alla crisi: nel 2008 si è fermato per sole quattro settimane di cig, ma ha passato indenne i mesi terribili di dicembre e gennaio. Delocalizzazione «È un annuncio inspiegabile - dice Giorgio Airaudo , segretario torinese della Fiom - perché riguarda non un comparto maturo come quello dei frigoriferi che è soltanto più un mercato di sostituzione, ma quello delle lavastoviglie che ha ancora ampi margini di sviluppo. Non vorrei - osserva il sindacalista - che dietro l'alibi della crisi si celi soltanto la voglia di trasferire la produzione ad Est». I sindacati - che hanno indetto per oggi due ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo - hanno chiesto un nuovo incontro entro l'11 febbraio. Fino al 2007, quando sono entrate in funzione due linee nei nuovi capannoni di Lodz in Polonia, la fabbrica torinese è stata l'unica a produrre lavastoviglie in Europa. A None la Indesit monta novecentomila pezzi l'anno su cinque linee, di questi oltre 700mila vengono esportati. Dal luglio scorso è stata avviato il progressivo rinnovo dei modelli e quelli a tripla A oggi rappresentano l'80% della produzione italiana. Fino ad oggi la strategia del gruppo guidato dall'ex presidente di Confindustria Vittorio Merloni è stata quella di mantenere la produzione in Italia malgrado la progressiva internazionalizzazione. Recentemente per Torino erano stati dati obiettivi in crescita nell'ambito di una produzione complessiva di 1,5 milioni di pezzi entro il 2010. Il gruppo ha contabilizzato nel 2007 3,4 miliardi di fatturato, ma nel terzo trimestre del 2008, ultimo dato disponibile, ha accusato un calo di circa 9 punti. Il gruppo I dipendenti sono 17mila, gli stabilimenti 17 tra Italia , Russia Polonia Turchia Regno Unito e persino Cina. Al gruppo di Fabriano fanno capo i marchi Indesit, Hotpoint-Ariston e Scholtès. Dal sindacato viene un appello alle responsabilità imprenditoriali. «In un momento di crisi dovrebbe esserci da parte degli imprenditori un sostegno all'economia del Paese - dice Airaudo - La chiusura va respinta perchè le aziende che in questa crisi si fermano non riapriranno più. Mentre l'ipotesi vagheggiata di una ricollocazione dei dipendenti, suona velleitaria in un'area che vede una crescita esponenziale della cassa integrazione». LO STABILIMENTO L'Indesit di None è uno stabilimento storico dell'area torinese, ultimo importante presidio di una città dell'elettrodomestico realizzata negli anni Sessanta dal fondatore del marchio, Armando Campione, che dava lavoro a 5mila operai. Mentre altrettanti erano sparsi per l'Italia. Le fabbriche del gruppo Indesit hanno anche rappresentato una colonna del movimento operaio torinese. Nell'80 esplose la grande crisi e Campioni lasciò l'azienda. Nell'83 sotto la guida di Mario Nobili la Indesit uscì dall'amministrazione controllata con un piano di rilancio e metà, dei circa settemila dipendenti rimasti, in cassa integrazione. Merloni ne acquisì 3mila. EUGENIO GIUDICE TORINO eugenio.giudice@libero.it

Torna all'inizio


L'Fmi dimezza le stime 2009 sul Pil asiatico (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-04 - pag: 8 autore: REVISIONI L'Fmi dimezza le stime 2009 sul Pil asiatico L'Fmi ha tagliato la stima di crescita per l'Asia al 2,7% nel 2009 contro il 4,9% previsto a novembre. Lo ha annunciato il direttore generale del Fondo, Dominique Strauss-Kahn. Per le economie asiatiche emergenti, la stima di crescita per quest'anno è del 5,5 per cento. Tutta la regione registrerà «un pesante rallentamento», ha detto Strauss-Kahn. Un rimbalzo è possibile nel 2010 (del 5% la stima di crescita dell'Fmi per l'area), ma solo con un rilancio dell'export. «è impossibile che l'Asia siriprenda se tutto il resto del mondo va male», ha detto Strauss-Kahn. Il direttore generale del Fondo ha sottolineato che, nonostante i «rischi al ribasso » sulle stime di crescita, ci sono «anche ragioni di ottimismo », dovute soprattutto ai «solidi fondamentali» dei Paesi asiatici. Alcune economie, ha spiegato, «sono ben posizionate per diventare il traino della ripresa globale nel 2010». In particolare, i Paesi asiatici dovrebbero cercare di aumentare la domanda interna, ancora poco sviluppata, riducendo la tradizionale dipendenza dall'export verso gli Stati Uniti e l'Europa, ma un tale cambiamento «non può avvenire in un giorno». La Cina potrebbe centrare il target governativo di una crescita dell'8% quest'anno, ma «sarà una sfida difficile» secondo Strauss-Kahn, che ha ribadito la stima ufficiale del Fondo di un +6,7% (dopo il 9% del 2008). L'Fmi ha anche drasticamente ridotto la stima sul Pil per la Corea del Sud, visto in contrazione del 4%, dal precedente pronostico di espansione del 2%, ma ha aggiunto che l'economia tornerà a crescere del 4,2% nel 2010.

Torna all'inizio


L'Australia usa tutte le armi anti-recessione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-04 - pag: 8 autore: Le ricette per il rilancio. Tassi ai minimi, maxi-pacchetto fiscale e deprezzamento della valuta L'Australia usa tutte le armi anti-recessione Fabrizio Galimberti MELBOURNE Glenn Stevens, il Governatore della Reserve Bank australiana, disse qualche anno fa (quando non era ancora Governatore) che quando una Banca centrale deve decidere qualcosa deve chiedersi: «Quale mossa, fra quelle che potrei fare, è quella di cui potrei maggiormente pentirmi?». A giudicare dai quattro punti di riduzione dei tassi-guida in pochi mesi (incluso il punto deciso ieri), la mossa della quale avrebbe potuto maggiormentepentirsi sarebbe stata quella di non aver tagliato abbastanza il costo del denaro. E il cash rate è arrivato così al 3,25%, il livello più basso dai primi anni Sessanta. La politica monetaria è passata all'"avanti tutta" con maggior fortuna che in altri Paesi, nel senso che le riduzioni dei tassi-guida sono state trasmesse lungo la filiera del costo del danaro, e i tassi per famiglie e imprese ne hanno beneficiato per la quasi totalità. Ha certo aiutato il fatto che il sistema finanziario australiano si è rivelato più solido che altrove, senza troppa zavorra da titoli tossici. Sia in Europa che negli Stati Uniti, invece, l'allentamento della politica monetaria ha avuto molte difficoltà a filtrare nei tassi attivi delle banche. Ma non è solo la politica monetaria a essersi immessa nella corsia del rilancio. La politica di bilancio si è potuta permettere una manovra espansiva pari al 3,5-4% del Pil grazie all'ottima posizione di partenza: un surplus di bilancio strutturale, un debito pubblico lordo di solo il 14% del Pil (e un debito netto addirittura negativo). I surplus sono fatti per essere spesi quando la patria ha bisogno, e il Governo australiano non si è fatto pregare: un avanzo di bilancio del 2% del Pil nel 2008 diventerà un deficit nel 2009 e ancora per qualche anno questo deficit resterà al 2% del Pil. E la politica valutaria? Più che una politica, è una constatazione, dato che la moneta di un Paese come l'Australia è alla mercé dei mercati internazionali. Ma anche qui gli andamenti sono di supporto all'economia: il dollaro australiano si è pesantemente svalutato, a causa dei prezzi in calo delle materie prime e dei massicci ribassi dei tassi. Questo tris espansivo - moneta, bilancio, valuta - non eviterà all'economia australiana un forte rallentamento, ma almeno, se le cose non peggiorano, eviterà la recessione. Il Pil dovrebbe crescere dell'1% circa quest'anno. L'Australia in teoria avrebbe potuto essere colpita ancor più duramente dalla crisi: come Paese grande produttore di materie prime, e con i grandi clienti - Cina e Giappone - in difficoltà, l'economia australiana era fra le più esposte. Ma l'ottima gestione macroeconomica degli ultimi lustri ha permesso di metter da parte polpose riserve:l'alto livello dei tassi e dei surplus di bilancio hanno permesso di far scendere gli uni e gli altri senza perdere la fiducia dei mercati. fabrizio@bigpond.net.au MOSSA AGGRESSIVA La Banca centrale ha ridotto il costo del denaro di un punto portandolo al 3,25%, il livello più basso dagli anni 60

Torna all'inizio


In orbita il primo satellite degli ayatollah (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-04 - pag: 11 autore: In orbita il primo satellite degli ayatollah L'Iran ha annunciato di avere messo in orbita il primo satellite interamente costruito nel Paese, così come il vettore che lo ha portato nello spazio. Un annuncio che ha subito suscitato le preoccupazioni dell'Occidente e degli Usa per le possibili applicazioni a scopi militari della tecnologia missilistica acquisita. Il lancio è stato confermato da Washington. Il satellite Omid (Speranza) è stato trasportato da un vettore a due stadi, il Safir-2 (Ambasciatore-2). Oggi in Germania torneranno a riunirsi i sei Paesi che conducono il confronto con l'Iran sul nucleare: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Germania e Francia. Secondo una fonte Nato i missili iraniani potrebbero colpire una parte dell'Europa Sud-orientale e Israele ( nella foto,il Safir-2 e il satellite Omid prima del lancio). ANSA

Torna all'inizio


Commesse a zero per le macchine agricole (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-04 - pag: 17 autore: Goldoni (Unacoma): tra dicembre e gennaio disdetti o bloccati i lavori già acquisiti dalle aziende Commesse a zero per le macchine agricole Emilio Bonicelli BOLOGNA «In soli due mesi abbiamo visto scomparire completamente i nostri portafogli ordini. Dovremo prendere prestissimo decisioni drastiche, mentre per le piccole imprese del comparto si pongono già problemi di sopravvivenza». è un grido di allarme senza precedenti quello che lancia Massimo Goldoni, presidente di Unacoma, l'associazione delle aziende italiane che producono macchine agricole, per il giardinaggio e il movimento terra. Il settore ha chiuso un 2008 positivo e ancora nel giugno dello scorso anno gli imprenditori programmavano lo sviluppo secondo previsioni di un 2009 in ulteriore espansione. Poi, tra dicembre e gennaio, la svolta repentina. «Siamo stati messi con le spalle al muro. Anche ordini già acquisiti e programmati vengono congelati se non cancellati. Ora ogni giorno ci guardiamo in faccia e ci domandiamo che cosa fare dal punto di vista produttivo: continuare o fermarsi?». Scelte quali cassa integrazione o riduzione del personale diventano «obbligatorie se vogliamo restare in piedi ».Ancora più in difficoltà l'indotto, dove operano circa 4mila piccole aziende che stanno reagendo in modo disordinato e rischiano l'involuzione. «Quando vogliamo produrre e cerchiamo componenti facciamo fatica a trovarli perché molti subfornitori si sono fermati ». La bilancia commerciale del settore è tradizionalmente in forte attivo e la quota export è salita al 70 per cento. In questo momento però non c'è un solo mercato straniero da cui arrivino segnali positivi. «Anche i Paesi emergenti, come India e Cina, che sei mesi fa erano in forte crescita, si sono quasi completamente arenati». Stanno poi verificandosi fenomeni preoccupanti, come quello della Russia che impone nuovi pesanti dazi all'importazione di macchine agricole. In questo scenario cupo sulle imprese grava anche «come una zavorra » la carenza di credito. «Impensabile fare previsioni per il futuro », tuttavia Goldoni teme che, se l'inizio negativo dovesse protrarsi per tutto il 2009, «anche la tenuta di un settore, sano e solido come il nostro, verrebbe pregiudicata». Per questo il presidente di Unacoma rivolge al Governo una pressante richiesta, perché «più che mai in questo momento le nostre aziende, che sono trainanti per tutta l'economia, hanno bisogno di essere sostenute ». Goldoni parla a Bologna in occasione della presentazione del bilancio 2008 per il comparto macchine da giardinaggio (+0,7%) e di ExpoGreen, il Salone delle attrezzature per il verde che si svolgerà a settembre nel capoluogo emiliano. Chiaro l'elenco delle richieste al Governo. Si parte dagli incentivi alla rottamazione, per svecchiare il parco macchine agricole italiano, «il più obsoleto d'Europa». Poi riduzione delle imposte, per favorire investimenti in beni strumentali nelle aziende agricole e di costruzioni. Infine incentivi per l'accesso al credito. «Niente deve restare intentato».

Torna all'inizio


Metalli di base, nel 2009 ribassi del 50% (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-04 - pag: 36 autore: STIME EIU Metalli di base, nel 2009 ribassi del 50% I prezzi dei metalli di base sono destinati a dimezzarsi rispetto ai livelli attuali a causa del calo della domanda globale. A prevederlo è l'Economist Intelligence Unit (Eiu), la divisione di ricerche del settimanale britannico «The Economist». Secondo il centro studi, infatti, la crisi finanziaria e la recessione su scala mondiale nel 2009 faranno crollare le quotazioni dei metalli del 47%. Un po' di ossigeno arriverà sul mercato solo nel 2010, quando si registrerà una ripresa dei listini del 12 per cento.«Sebbene l'economia globale rimanga in prospettiva debole – avvertono gli analisti dell'Eiu – gli investitori inizieranno a essere più ottimisti sulle prospettive di lungo termine». In particolare, sul fronte dell'alluminio, l'Eiu prevede una forte flessione della domanda, che sarà compensata dai tagli alla produzione negli Stati Uniti, in Cina e in parte dell'Unione europea: a scendere nel 2009 saranno anche gli stock, mentre è previsto un modesto recupero nell'anno successivo.

Torna all'inizio


Scarpa contro Wen, si farà il processo Immagini in tv in Cina dopo la <censura> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 04-02-2009 Scarpa contro Wen, si farà il processo Immagini in tv in Cina dopo la «censura» PECHINO. Dopo un giorno di "silenzio stampa", in cui l'episodio del lancio di una scarpa contro il premier cinese Wen Jiabao è stato ignorato dai media cinesi, la televisione statale ha finalmente trasmesso le immagini dell'incidente avvenuto durante la visita del capo del governo di Pechino nel Regno Unito. Dopo un giorno di silenzio, il ministero degli Esteri di Pechino ha a sua volta protestato energicamente contro quello che ha definito «lo spregevole atteggiamento del responsabile». L'autore del gesto comparirà davanti ai magistrati il 10 febbraio. Il giovane inglese, di cui non è stato reso noto il nome, è accusato di turbativa dell'ordine pubblico. Un'imputazione non grave, che potrebbe consentire al giudice di emettere la sentenza il giorno stesso dell'udienza. Il premier, a caldo, aveva parlato di «un deprecabile incidente». Il premier cinese Wen Jiabao (Ap)

Torna all'inizio


Tre casi aziendali di applicazione di questo strumento anti-crisi col quale è possibile ridurre l'orario, garantire i redditi ed evitare i licenziamenti Ma è sottoutilizzato (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 04-02-2009)

Argomenti: Cina

E' LAVORO 04-02-2009 DI MAURO CEREDA P oco utilizzati. L'ultimo a sottolinearlo è stato il segretario generale della Fim-Cisl della Lombardia, Nicola Alberta. Il sindacalista, presentando alcuni giorni fa i dati sulla situazione del settore metalmeccanico nella regione (cifre impietose: 971 aziende in difficoltà, oltre 49mila lavoratori 'sospesi'), ha lamentato la scarsa propensione delle imprese a ricorrere ai contratti di solidarietà per attenuare le ripercussioni della crisi sull'occupazione. «Chiediamo una moratoria dei licenziamenti e l'applicazione del contratto di solidarietà ha detto Alberta uno strumento che consente di distribuire la crisi spalmandone gli effetti negativi su tutte le tre parti coinvolte, ossia Inps, imprenditori e lavoratori, senza determinare la perdita di posti di lavoro. Ma in Lombardia le aziende che lo hanno applicato nel secondo semestre del 2008 si contano sulle dita di una mano». Una di queste è la Pilotelli, impresa metalmeccanica bresciana che produce macchine per l'industria tessile. Dal 5 novembre scorso i 70 dipendenti dello stabilimento di Cazzago San Martino sono in contratto di solidarietà. Lavorano una settimana sì e una no (i tempi di lavoro sono, comunque, legati alle esigenze produttive e possono cambiare: l'accordo prevede che nel corso dell'anno sia garantito almeno il 50% del monte ore normale). Guadagnano un po' meno (il 100% dello stipendio quando lavorano e il 60%, pagato dall'Inps, quando stanno a casa), ma hanno conservato il posto. In attesa di tempi migliori. «Abbiamo scelto di applicare il contratto di solidarietà spiega il presidente, Renato Pilotelli perché non volevamo perdere le professionalità che abbiamo in azienda. La crisi prima o poi finirà. Se avessimo deciso di licenziare, alla ripresa ci saremmo trovati a dover ricostruire l'organico, il che non è una cosa semplice. Per fare un progettista ci vogliono 20 anni, per un collaudatore 10, per un montatore 5. Le risorse umane sono il patrimonio di un'impresa». Il peso della crisi è tutto nei numeri: dalle 800 macchine vendute nel 2007 si è passati alle 350 del 2008. La Pilotelli ha altre due unità produttive, una in Valcamonica (25 addetti) e una in Cina (55). «Siamo andati in Cina aggiunge Pilotelli per stare più vicino ai clienti. Da qualche anno l'industria tessile si è spostata in Asia. Adesso siamo come in stand by, aspettiamo di vedere quello che succede: ma io sono fiducioso per il futuro. L'idea è di lasciare progettazione, sviluppo, ricerca, commerciale e una quota di produzione di nicchia in Italia e il resto di farlo in Cina. Devo dire che in questa vicenda il sindacato ha dimostrato grande senso di responsabilità». L'accordo scadrà il prossimo novembre, ma è prorogabile per un altro anno. Chi se ne intende di contratti di questo tipo sono i dipendenti della Manifattura di Valle Brembana di Zogno, nel bergamasco, specializzata nella produzione di tessuti pronti per camiceria. L'azienda, che dà lavoro ai valligiani da circa un secolo, lo scorso 8 gennaio ha cominciato il quarto anno di 'solidarietà' (scadenza gennaio 2010). «Prima ancora osserva Francesca Cornolti, operaia, 28 anni di anzianità, un passato da delegata sindacale abbiamo fatto anche un anno di cassa integrazione ordinaria. Il tessile è in difficoltà da diverso tempo: tra i cinesi e la crisi gli ordini scarseggiano. Comunque è meglio il contratto di solidarietà del licenziamento. Lavoriamo meno, ma lavoriamo tutti. Certo ti vengono a mancare circa 200 euro al mese in busta, ma il resto è garantito: tredicesima, contributi previdenziali, tfr, maggiorazioni notturne.». Nell'azienda bergamasca i 412 dipendenti stanno a casa a rotazione, a settimane alternate. Il lavoro è organizzato su quattro turni: 6- 12, 12-18, 18-24, 24-6. Nell'arco dell'anno ogni dipendente li dovrà fare tutti e quattro. La settimana in cui lavora porta a casa il 100% dello stipendio, quella in cui è a riposo il 60% versato dall'Inps. «Se non ci fosse stata la solidarietà continua Cornolti in oltre 200 avrebbero perso il posto e sarebbe stato un bel guaio. Qui siamo in maggioranza donne e la valle non offre molte prospettive di reinserimento lavorativo. Alla fine il contratto l'hanno accettato tutti abbastanza volentieri. Alla Manifattura hanno lavorato anche mia madre, le sue sette e le mie tre sorelle. La storia dell'azienda si intreccia con quella della mia famiglia». Dall'industria tessile a quella farmaceutica. Dallo scorso primo gennaio sono in 'solidarietà' anche undici dipendenti (informatori scientifici del farmaco) della Pierre Fabre Pharma, società francese con sede italiana a Milano. Il ricorso all'ammortizzatore sociale si è reso necessario per la diminuzione del fatturato registrata negli ultimi due anni a seguito della crisi che ha investito il settore. Crisi acuita, come si legge nel testo dell'accordo firmato in Assolombarda, «dalle modifiche strutturali intervenute sul mercato e sostanzialmente riconducibili ad una maggiore concorrenza sul prezzo dei prodotti, determinato dallo sviluppo parallelo dei prodotti generici/equivalenti e alla diffusione della distribuzione secondo le formule delle parafarmacie e dei corners ». «Il contratto di solidarietà nota Antonello Monti, operatore della Femca-Cisl milanese ha consentito di evitare il licenziamento di undici persone sulle 73 in organico in Italia. Il concetto che sta dietro a questa scelta è lavorare meno, ma lavorare tutti. La perdita di lavoro e di stipendio viene spalmata sull'intero personale, ma la tenuta dell'occupazione è garantita». La misura scadrà nel giugno del 2010 (18 mesi) ed è stata motivata con la necessità di non «disperdere professionalità» indispensabili «al rilancio dell'azienda in previsione di un inserimento di nuovi prodotti da proporre al mercato». Per tutti gli informatori scientifici del farmaco della 'Linea Generale' è stata definita una riduzione dell'orario di lavoro del 15%, che tradotta in ore fa 388 e in giorni 48,50. Anche in questo caso le ore a risposo sono retribuite per il 60% dall'Inps. «Di fatto aggiunge Monti i lavoratori perdono circa il 6% della busta paga. Ognuno è chiamato ad un sacrificio. Li abbiamo riuniti in assemblea a Bologna e Napoli e tutti hanno capito la situazione. Per loro non è il primo contratto di solidarietà e quindi erano anche preparati. Nel frattempo attendiamo che il contesto economico migliori». Tre casi aziendali di applicazione di questo strumento anti-crisi col quale è possibile ridurre l'orario, garantire i redditi ed evitare i licenziamenti Ma è sottoutilizzato

Torna all'inizio


Obama blocca gli stipendi d'oro dei manager delle aziende salvate (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-02-2009)

Argomenti: Cina

Obama blocca gli stipendi d'oro dei manager delle aziende salvate La crisi «toglie il sonno» al primo presidente nero degli Stati Uniti. Per questo accelera. Ieri ha annunciato il taglio degli stipendi d'oro dei manager delle aziende salvate con i soldi pubblici. La festa è finita. Barack Obama ha annunciato un limite agli stipendi dei manager delle aziende in crisi. E la cancellazione di tutti i bonus sinora intascati a dispetto di conti economici disastrosi. Il provvedimento riguarda principalmente Wall Street, il cuore della finanza americana e mondiale, che all'improvviso s'è scoperto un gigante dai piedi d'argilla. L'agente scatenante della crisi che «mi toglie il sonno la notte - ha detto il neo presidente Usa - Ora sappiamo che ci sono dirigenti che continuano a incassare enormi bonus nonostante le loro aziende stiano a galla solo grazie a interventi pubblici straordinari. Soldi di cittadini che pagano le tasse -- E questo fa giustamente infuriare l'opinione pubblica». E ha messo in chiaro che senza un tempestivo intervento del Congresso «una catastrofe è alle porte». L'annuncio è stato dato dalla Casa Bianca nel corso di una conferenza stampa congiunta con il segretario al Tesoro Timothy Geithner e fissa a 500mila dollari lordi l'anno il compenso massimo per qualsiasi manager di banca o società che abbia usufruito o intenda usufruire di aiuti da parte del governo federale. «Imporremo delle restrizioni in cambio di ogni aiuto federale, perché non vogliamo più vedere i vecchi trucchi a cui abbiamo assistito in passato». Obama, tra le altre considerazioni, ha bollato i manager di «cattivo gusto». E ha ammesso apertamente di aver sbagliato per aver in un primo momento selezionato personaggi inguaiati col fisco per posizioni di governo. Geithner si é impegnato a fornire entro la prossima settimana ulteriori dettagli sulla strategia di spesa dei circa 350 miliardi di dollari di aiuti rimamenti nel pacchetto noto come «Troubled Asset Relief Program». Il programma di acquisto e garanzia dei titoli spazzatura. TAGLIO GIGANTESCO Mezzo milione di dollari l'anno sono comunque una cifra straordinariamente alta in confronto al reddito medio di una famiglia Americana, e addirittura un compenso stellare rispetto al salario minimo che la legge fissa a 6 dollari e 15 centesimi l'ora. Eppure si tratta di un taglio gigantesco rispetto a quello che è stato l'andazzo nel settore finanziario, dove i milioni s'intascavano come noccioline. Mettendo insieme società di assicurazioni, finanziarie e banche finite a gambe all'aria o sull'orlo del tracollo, si scopre che lo scorso anno i dirigenti di queste aziende si sono portati a casa un totale di 18,4 miliardi di dollari. Solo come «premi di produzione». Tra I gruppi che dovranno mettersi immediatamente in riga con I nuovi limiti salariali, il colosso assicurativo Aig e il colosso bancario Citigroup. A parte isolate accuse di «populismo», l'opinione generale degli analisti è che l'amministrazione Obama stia muovendo nella giuste direzione. Anche se non esistono formule o ricette sicure per l'uscita dal tunnel. Troppi sono i fattori in gioco e l'incertezza aumenta in modo esponenziale considerando le dinamiche di un'economia che muove su scala globale. Cina in recessione Secondo la lettura dei dati relative al terzo trimester di quest'anno data da Nouriel Roubini, l'economista vivente più citato dopo il premio Nobel Paul Krugman, anche la Cina è entrata ufficialmente in recessione. Questo fa temere un'ulteriore abbassamento dei prezzi da parte di Pechino per non intaccare il volume di esportazioni verso gli Stati Uniti. L'amministrazione Obama ha tuttavia escluso la possibilità di ricorrere a misure protezionistiche agendo sulle tariffe doganali. La sfida sarà nell'investimento in nuove tecnologie e nella eco compatibilità della produzione. ROBERTO REZZO robertorezzo@unita.it

Torna all'inizio


La Cina che danza con furore (sognando il nuovo Nureyev) (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-02-2009)

Argomenti: Cina

La Cina che danza con furore (sognando il nuovo Nureyev) A passo di danza nella nuova Cina: benvenuti all'Accademia, dove duemila allievi studiano «tecnica di base» e «addestramento alla grazia del corpo» aspirando a diventare i moderni Nureyev del palcoscenico internazionale. La linea bizzarramente sagomata dei grattacieli si interrompe, quasi all'improvviso, per abbassarsi a quota quinto piano di un edificio giallo, pieno di vetrate. Vi si accede attraverso un cancello spavaldamente segnato da un'onda di metallo congiunta a una «D». È la «d» di «dance» e l'edificio giallo è la Bejing Dance Academy, l'accademia di danza di Pechino, che già nella scritta - in inglese - si lancia in un futuro internazionale. Lo scorso ottobre si è svolto qui il secondo concorso di danza aperto al mondo, nonostante una schiacciante partecipazione di cinesi (il settanta per cento) e una finale che ricordava le giurie delle di poco precedenti Olimpiadi, dove il migliore - se non cinese - finiva sempre al secondo o terzo posto o addirittura eliminato. Ma l'entusiasmo è vero, la voglia di vedere e farsi vedere dall'Occidente, palpabile. La passione per il balletto classico è persino più travolgente che da noi, dove è nato...Quella per la danza moderna e contemporanea in crescita, con un dipartimento di oltre duemila allievi impegnati in un training intensivo al motto di «fondere l'arte con la danza ed eccellere in entrambe» tra classi di «tecnica di base» e «addestramento alla grazia del corpo» . È la via cinese alla danza, con una storia alle spalle curiosamente legata alle vicende politiche e sociali. Tutto comincia nel 1949 quando Mao fonda la Repubblica Popolare Cinese e c'è bisogno di ricostruire anche un'identità culturale. «Bisognava ricomporre un'idea di danza classica cinese - spiega Xui Rhe, uno dei responsabili dell'Accademia -, e abbiamo utilizzato un alfabeto di movimenti ricavato dagli elementi danzati nell'opera cinese e dalle arti marziali». Un misto di flessibilità acrobatica e stilizzata eleganza, mentre i coreografi pionieri vanno a ritrovare le radici delle danze etniche nei disegni e nei dipinti, un po' come Isadora Duncan faceva agli inizi del secolo imitando le movenze delle figure sui vasi greci. Quanto al balletto classico è una diretta importazione dall'allora vicina di casa e di politica: l'Unione Sovietica. Sono maestri russi come Victor Chaplin o Pyotr Gusev a dare le basi al dipartimento di danza classica che viene fondato nel 1954. ESPRESSIONISMO GIAPPONESE Rispetto invece al moderno, le influenze arrivano addirittura dalla danza espressionista tedesca di Laban e Mary Wigman, passando però dalla porta orientale: quel Giappone dove insegnarono eredi della Wigman (tra gli allievi, figurava Kazuo Ohno) e dove negli anni 20 si recò un pioniere cinese della danza, Wu Xiaobang, che poi riportò in patria insegnamenti e un certo modo di fare coreografia legata al sociale. Solo negli anni 80 c'è stata un'apertura all'Occidente vero e proprio attraverso gli scambi con l'American Dance Festival. Laboratori e spettacoli che creano le premesse per far nascere la Guangdong Modern Dance Company con un repertorio legato ai maestri americani degli anni Cinquanta: Graham, Limón, Ailey, Paul Taylor. Pina Bausch è arrivata in Cina solo a ridosso delle Olimpiadi 2008. Jiry Kylian e il Nederlands (che, per inciso, ha smesso di dirigere da un paio di anni) qualche mese fa. Mentre la notizia che Béjart è morto non si è ancora diffusa... ROSSELLA BATTISTI PECHINO rbattisti@unita.it

Torna all'inizio


Shen Wei il coreografo orientale venuto dagli Usa (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 05-02-2009)

Argomenti: Cina

Shen Wei il coreografo orientale venuto dagli Usa L'altra faccia della Cina danzante è Shen Wei. Quello che ce l'ha fatta in Occidente. Nato a Hunan, figlio d'arte (i genitori facevano parte dell'opera cinese) e che a nove anni va a studiare nella solitudine delle colline a est, approfondendo lo studio del personaggio del giovane maschio nell'opera cinese e della calligrafia. Ma è lo studio della pittura occidentale a portarlo verso la danza moderna. La pratica a Guangzhou grazie a laboratori di scambio con l'America, fonda addirittura la prima compagnia di danza moderna cinese, la Guangdong Modern Dance Company, ma nel 1995 sceglie di trasferirsi a New York alla scuola di Nikolais. È l'inizio di una carriera d'oro. Piace il suo stile che, da coreografo, imprime una laccatura elegante e raffinata alla modern dance che, a sua volta, lo ha modellato danzatore. Un successo internazionale che lo riporta anche qui in Italia, dove il 6 e il 7 febbraio è ospite del festival «Equilibrio» all'Auditorium di Roma. In prima europea le prime due parti di Re-, ispirato a un viaggio fatto nel Tibet inteso come percorso personale slegato da riflessioni politiche, e Map, sorta di mappa fisica di un lavoro sul movimento. R.B.

Torna all'inizio


Il Sol Levante, miniera di buoni affari (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 05-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sol Levante, miniera di buoni affari da Finanza&Mercati del 05-02-2009 GRACE YEO* Lo stereotipo del Giappone, si sa, è quello di un regno ripiegato su sé stesso: una vita politica particolare, una popolazione che invecchia e una miriade di aziende con un percorso originale, in parte rilevante sganciato dal profitto e dagli interessi degli azionisti, elementi chiave per gli investitori. In quest'ottica, il mercato azionario giapponese è, nel migliore dei casi, un'opportunità di diversificazione del rischio nei periodi negativi, ma da ignorare in quelli positivi. Questo radicato pregiudizio, a mio avviso sbagliato, offre un'occasione per fare ottimi affari. L'economia giapponese, in realtà, è agganciata in maniera strettissima al resto del mondo e, in particolare, all'Asia affacciata sul Pacifico. L'export di Tokyo rappresenta più di metà della regione, assai sopra la quota dell'Europa e quella degli Stati Uniti. Gli investimenti diretti in Asia sono cresciuti regolarmente nell'ultimo decennio fino a toccare la cifra record di 19.000 miliardi di yen alla fine del 2007. Altri indicatori per gli Usa (vedi la leadership di Toyota) e in Europa testimoniano la profonda internazionalizzazione dell'economia del Sol Levante. Proprio a partire dalla vocazione di economia con stretti collegamenti a livello internazionale e regionale, si possono individuare le migliori opportunità. Con un occhio di riguardo alla dipendenza dal mercato cinese (per l'export) e dall'Australia (per le materie prime). È importante utilizzare una prospettiva d'insieme per sfruttare quei «vuoti di informazione» che hanno creato spazio per attraenti operazioni di arbitraggio, a partire dal settore delle materie prime. Ragioniamo sulla dinamica dell'offerta e della domanda nelle commodities in Cina/India e in Australia. Poiché certi settori - per esempio quello delle materie prime - rispondono a fattori globali, il confronto tra le informazioni e i dati provenienti da fonti diverse ci consente di individuare gli eventuali settori non coperti. Viceversa, attenersi alle analisi conservative dei management giapponesi o alle guidance degli analisti sarebbe limitante. Per esempio, pochi si sono soffermati sul vero significato delle tre distinte trattative per fusioni svoltesi a dicembre su tre continenti nel settore del carbone. L'ampio spread tra il prezzo delle azioni e il prezzo implicito che gli attori del settore sono pronti a imputare a queste acquisizioni suggerisce che gli investitori sono diventati eccessivamente negativi riguardo alla sostenibilità della tendenza all'adeguamento al rialzo del prezzo del carbone. Analogamente, i prezzi delle azioni dell'acciaio sono scesi in previsione di una flessione degli utili dovuta agli aggiustamenti della produzione. Tuttavia, i prezzi dei rottami di acciaio stanno già registrando una inversione di tendenza a seguito del drastico esaurimento dell'inventario di rottami ferrosi della Hyundai Steel. Il nostro investimento in Sumitomo Metal poggia sul presupposto che, nei prossimi due trimestri, i magazzini dovranno essere riforniti per forza. Il Giappone è un enigma, ma solo perché il giudizio è spesso viziato da stereotipi. Il Giappone è un'opportunità cui occorre andare incontro e non un rischio da cui fuggire. Mentre il mondo vede l'attuale crisi come l'opportunità di una vita per posizionarsi nel mercato Usa, a nostro avviso, solo il Giappone può veramente vantare questo titolo. I prezzi delle azioni hanno toccato i livelli più bassi degli ultimi cinquant'anni e più del 90% delle società giapponesi presenta quotazioni inferiori al valore di libro: perciò sono convinto che ci sia la possibilità di raccogliere i frutti che altri non vedono. *Portfolio manager - Legg Mason International Equities - Singapore

Torna all'inizio


il caso - maurizio bono (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 39 - Cultura IL CASO Adelphi ripropone alcune opere a cominciare da"Kaputt" Così rinasce lo scrittore "scandalo" malaparte Gli eredi dell´autore della "Pelle" in polemica con Mondadori scelgono un nuovo editore Fu un personaggio "maledetto": fascistissimo, poi comunista amico della Cina di Mao Il nipote spiega: "Il nostro scopo è sempre stato diffonderne la conoscenza" Intanto Milan Kundera nel suo prossimo libro gli dedica a sorpresa un intero capitolo MAURIZIO BONO «Kaputt è un libro crudele», scriveva Curzio Malaparte nella prefazione al romanzo. E mandandolo incontro ai lettori con il suo carico di aspra violenza e raffinatezza grottesca, mentre nel ´44 le rovine d´Europa erano ancora fumanti: «Speriamo ora che i tempi nuovi siano nuovi realmente, e non siano avari di rispetto e di libertà agli scrittori». Sessantacinque anni dopo lo spera anche Adelphi, che dal prossimo 15 aprile proprio con Kaputt inizia la pubblicazione di Curzio Malaparte, per ora cinque titoli (secondo Pelle, poi due saggi politici su Lenin oltre a un breve pamphlet "sportivo"), dopo avere acquisito i diritti sull´intera opera del maledettissimo toscano direttamente dagli eredi, scaduti i diritti della Mondadori. Una scommessa sulla grandezza di un autore dalla personalità difficile: fascistissimo della prima ora, intellettuale "rivoluzionario" e mondano di regime, poi caduto in disgrazia e mandato al confino, riabilitato e reporter dal fronte, di lì tornato in divisa da ufficiale di collegamento con le truppe americane, subito comunista apprezzato da Togliatti, poi ancora ribelle ai conformismi e affascinato dalla Cina di Mao, al cui popolo volle lasciare, morendo nel 1957, la sua splendida e assurda villa a Capri (poi tornata per via legale agli eredi). Una crosta di aneddoti, atteggiamenti sgradevoli, sparate, eccessi, polemiche, che circonda un´opera più rispettata dai critici che entrata nel canone e nel gusto. Tanto che a sdoganarla e consacrarla l´editore di Adelphi Roberto Calasso chiama in aiuto dall´Europa anche Milan Kundera, col suo ritratto di Malaparte nel nuovo saggio Un incontro, in uscita negli stessi giorni di Kaputt. Sulla scena culturale, un azzardo ben calcolato (e supportato dalla lettera di Calasso ai librai, qui sotto). Nel retrobottega editoriale, un cambio di insegna, con l´abbandono di Mondadori, che lascia diverse caselle vuote nel catalogo dei classici di Segrate: nove in Oscar e una nei Meridiani. Niccolò Rositani, avvocato fiorentino specializzato in diritti editoriali e principale erede di Malaparte (la nonna Edda Suckert ? il vero cognome di Malaparte, all´anagrafe Kurt Suckert ? era la sorella dello scrittore, la prozia Maria Suckert gli ha lasciato l´intero archivio dello scrittore e quando la procedura di legge sarà conclusa anche il cognome) non nasconde la soddisfazione, pari solo all´irritazione per il passato recente: «Finora avevamo la sensazione che Malaparte non fosse pienamente riconosciuto, molti suoi libri erano in catalogo, ma sporadicamente in libreria. Mentre il nostro principale intento è sempre stato diffonderne l´opera e la conoscenza». Il direttore editoriale di Mondadori libri Antonio Riccardi replica: «Per noi è un fulmine a ciel sereno, siamo stupiti e amareggiati perché anche personalmente ho sempre considerato Malaparte un autore molto importante, da riscoprire. E i suoi volumi fino a oggi sono stati regolarmente ristampati». Ma è acqua passata: «Quando abbiamo capito che Adelphi intendeva mettere nell´impresa l´impegno e la generosità che abbiamo visto dispiegata nel caso di Simenon ? chiude la porta Rositani ? non abbiamo avuto dubbi». Generosità in tutti i sensi? «Non è il punto principale, ma trattandosi di Malaparte diciamo che abbiamo cercato di vendere cara la pelle». Resistenze da vincere? «è stato semplice. I diritti erano in scadenza e Mondadori non si era neppure fatta viva. Quando il dottor Calasso ci ha manifestato l´interesse per un titolo di Malaparte, parlandone ha preso forma l´accordo che affida ad Adelphi il diritto di opzione globale su ogni opera edita e inedita libera. Per noi abbiamo tenuto i diritti esteri, che gestisce direttamente mia moglie Alessia». Anche fuori dall´Italia, in effetti, Malaparte sta conoscendo nuova attenzione. Pubblicato negli Stati Uniti da New York Review of books nel 2005, Kaputt ha fatto scrivere a Margaret Atwood che quel romanzo «triste, sconvolgente, orrorifico e lirico mostra i risultati del fanatismo ideologico, del razzismo e del loro travestimento da purezza spirituale nei loro aspetti più personali e vergognosi». Lontane un oceano dalla biografia controversa e compromessa dell´autore, le sue pagine lasciano ancor più il segno, dalle fatue chiacchiere tra gerarchi nella Polonia occupata dove insopportabilmente si passa con leggerezza dal Rinascimento italiano a Chopin ai bambini ebrei lasciati morire nel ghetto di Varsavia, agli incubi visionari sulle devastazioni della guerra. Avrà lo stesso effetto di risalto la lontananza nel tempo, oggi che entrano nel catalogo adelphiano? Giordano Bruno Guerri, biografo di Malaparte, riflette: «Quando ho scritto di Malaparte, nell´81, era considerato un reprobo, si subiva il successo mondiale nel dopoguerra di Kaputt e Pelle e tutto il resto era lasciato alla damnatio memoriae. Certo il personaggio per molti era ingombrante, sa cosa diceva Longanesi? "Malaparte ai matrimoni vuole essere lo sposo e ai funerali il morto"». Tra le prime sorprese del "nuovo" Malaparte, vestito elegante come uno sposo della copertina adelphiana bordeaux di Kaputt, c´è anche la metafora epocal-sportiva di Coppi e Bartali: una quarantina di pagine scritte in francese e da noi inedite (escono il 9 maggio con prefazione di Gianni Mura) per dimostrare che Bartali, figlio dell´Italia contadina, è un eroe generoso del passato, Coppi un uomo del presente e del futuro; nelle vene del primo «scorre il sangue», «la benzina» in quelle del secondo, che è «un campione, ma non un eroe». Ancora un elogio dei vinti, anche alla guerra del tour.

Torna all'inizio


"coppola bussò a casa rota e nino lo accolse in ciabatte" - sara chiappori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Milano Tra le nuvole "Coppola bussò a casa Rota e Nino lo accolse in ciabatte" Un concerto per il trentennale della morte. Ne parla la cugina Silvia Conobbe Fellini a una fermata di autobus: il regista gli indicò la direzione giusta. Al cinema si addormentava, preferiva il teatro e la letteratura SARA CHIAPPORI Sarà per il sodalizio con Federico Fellini, sarà perché il suo nome è legato alla stagione d´oro di Cinecittà, ma in molti dimenticano che Nino Rota, di cui quest´anno ricorre il trentennale della morte festeggiato stasera con un concerto al Conservatorio, era milanese. A Milano nasce nel 1911 da una famiglia di artisti: il nonno è Giovanni Rinaldi, lo "Chopin italiano" che suonò al capezzale di Garibaldi, la madre Ernesta è una pianista adorata da D´Annunzio, la zia Titina è costumista della Scala, Toscanini è un amico di casa. Una genealogia che spiega molto del talento e dell´eleganza di questo musicista che ha conquistato il mondo con le sue colonne sonore (quasi tutti film di Fellini, da Lo sceicco bianco del 1952 a Prova d´orchestra, l´ultima scritta prima della morte, Il Gattopardo e Rocco e i suoi fratelli di Visconti, Il Padrino di Coppola, per cui vinse l´Oscar), ma che è stato anche compositore di opere liriche, concerti, sinfonie, sonate, musica sacra. E se il suo archivio ufficiale è gestito dalla Fondazione Cini di Venezia, a Milano c´è qualcuno che ne cura la memoria con devozione. è Silvia Rota Blanchaert, cugina di Nino, brillante signora ultraottantenne che, nella sua luminosa casa di via De Amicis, custodisce una raccolta privata di documenti: lettere, fotografie, locandine, dischi, programmi di sala. Ma è anche fonte inesauribile di aneddoti. «Siamo stati sempre molto vicini - racconta - anche quando si trasferì a Roma. Nino era asmatico e il clima di Milano non gli faceva bene». Episodi, incontri, amicizie si incrociano nell´album dei ricordi. «Un uomo squisito. Era sempre fra le nuvole ma quando qualcuno aveva un problema era attentissimo: un angelo, lo ha definito Mastroianni». Amico di Eduardo, Soldati, Castellani, Benedetti Michelangeli, della famiglia D´Amico, detestava la mondanità: «L´unico suo vizio era comporre, lo faceva di notte, poi si addormentava ovunque. Al cinema, soprattutto». Paradossale, se si pensa alla fertilissima collaborazione con Fellini: «Si erano conosciuti a una fermata d´autobus, Nino come sempre stava sbagliando direzione e Fellini è intervenuto. Una grande amicizia e una grande intesa: Federico raccontava le scene che aveva in mente, Nino al pianoforte improvvisava delle melodie, che poi puntualmente dimenticava. Per questo Federico cominciò a registrare i loro incontri». Più che il cinema, Nino Rota amava il teatro, la letteratura, le arti visive. «Pensi che non voleva scrivere le musiche per Il Padrino. Coppola venne apposta a Roma con il film montato e si presentò alla sua porta. Nino lo accolse in ciabatte e vestaglia, Coppola non lo riconobbe e chiese di poter parlare con il maestro Rota. Rimase interdetto quando capì che ce l´aveva davanti. E comunque lo convinse». Adorato dai suoi allievi del conservatorio di Bari, non si inchinava alle mode: preferiva occuparsi di musica e di giovani talenti. Tra cui anche Riccardo Muti, a cui fece da testimone di nozze: «è uno dei pochi che ha difeso l´opera di Nino non legata al cinema». Ecco l´unico cruccio della signora Rota Blanchaert: «Lui se ne infischiava, ma io non ho mai accettato che venisse liquidato come semplice compositore da film. Nell´epoca delle avanguardie, gli davano del "melodico". Dicevano che era inattuale. Lui rispondeva: "io sono quel che sono". Questo era Nino».

Torna all'inizio


Frattini: Riforma delle istituzioni internazionali. "Non dobbiamo aver paura" (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 05-02-2009)

Argomenti: Cina

Frattini: Riforma delle istituzioni internazionali. "Non dobbiamo aver paura" 05-02-2009 PERUGIA. Integrazione. Riforma delle istituzioni internazionali. Coinvolgimento dei Paesi emergenti e delle organizzazioni regionali per "una nuova governance globale". Perché in un momento di crisi drammatica, la prima cosa dalla quale la comunità internazionale non deve lasciarsi "sopraffare" è la "paura". Dall'Università per stranieri di Perugia - luogo simbolo di una riuscita integrazione e di una globalizzazione dal volto "buono" - Franco Frattini sceglie suggestioni rooseveltiane per trasmettere lo spirito che l'Italia intende imprimere al suo anno di presidenza del G8. L'"incertezza" e la "paralisi", ammonisce infatti il titolare della Farnesina davanti alla platea dell'Aula Magna di Palazzo Gallega per l'inaugurazione dell'anno accademico, sono nemiche del cambiamento, dell'innovazione, necessari - entrambi - per trascinare il Pianeta fuori dalle secche della "più grave crisi economica e finanziaria" dalla Depressione del '29 e per diffondere una nuova "sicurezza" tra i cittadini angosciati dalle minacce del terrorismo internazionale. "L'unica cosa che non possiamo e non dobbiamo fare in questo momento è non decidere", è il ragionamento di Frattini, che esorta i leader mondiali a mettere in campo quelle "risorse morali" indispensabili per uscire dal tunnel. Il G8 italiano è entrato ormai nel vivo. A giorni la riunione dei ministri dell'Economia del G7 aprirà il lungo anno di incontri che culminerà nel summit di luglio de La Maddalena. E il ministro incentra la sua "lectio magistralis" proprio sulle priorità che Roma ha inserito in agenda, a partire dalla creazione di "una nuova governance globale", nella quale G8 e G20 - il foro creato per far fronte allo tsunami che ha investito l'economia mondiale - devono collaborare, schivando il rischio di entrare in una sterile "competizione". Lotta al cambiamento climatico e al terrorismo internazionale, sviluppo dell'Africa e dei Paesi economicamente meno avanzati e governo della globalizzazione sono le altre emergenze di un anno che deve segnare "la svolta". Il nuovo modello messo a punto dalla diplomazia italiana, ricorda Frattini, è quello delle "geometrie variabili": il tradizionale summit degli Otto Grandi sarà rafforzato infatti dal coinvolgimento dei Grandi emergenti, o meglio già emersi (Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica e Egitto), e da alcuni "panel" tematici su crisi regionali (Africa, Medio Oriente, Afghanistan-Pakistan) ai quali interverranno i leader interessati. "Non solo per prendere un caffé con i Grandi della Terra - puntualizza il titolare della Farnesina - ma per una collaborazione strutturata ed effettiva". A questo si aggiungerà probabilmente una conferenza da tenere sempre in Italia delle organizzazioni regionali - il ministro cita in primo luogo Unione africana e Lega Araba - che possono avere un ruolo strategico nel risolvere i focolai di crisi locali. Ed anche per l'Europa, avverte poi Frattini, è arrivato il momento di assumersi responsabilità dirette, in primo luogo nel campo della sicurezza, che sia economica, energetica o militare: la nuova amministrazione Usa di Barack Obama chiede questo, e se l'Europa non vuole sparire dalla scena globale deve dare "risposte".

Torna all'inizio