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DOSSIER “CINA”

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T ARTICOLI DEL  1-3 novembre 2008#TOP


IN EVIDENZA

Nuova America e Super-Cina (Il Corriere della Sera 3-11-08)

La Bretton Woods del 2009? (il Corriere della sera 3-11-2008)


 

NUOVA AMERICA E SUPER-CINA (Il Corriere della Sera 3-11-08)

Equilibri Il futuro presidente degli Stati Uniti, che sia Obama o McCain, si dovrà confrontare con Pechino su tutte le emergenze: Borsa, industria, moneta. Dal grande

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE DA PECHINO MARCO DEL CORONA

Q ualcuno s’è portato avanti. Un’azienda che produce farmaci, Cina settentrionale, ha già contattato il fratellastro di Barack Obama per farne il testimonial. Mark Ndesandjo — che vive e fa affari a Shenzhen da anni dissimulando il legame con il senatore dell’Illinois dietro una cortina di riserbo — ha preso tempo. Se ne parla dopo il 4 novembre, ha mandato a dire: il nuovo, prodigioso liquore ricostituente può attendere. La Cina è pragmatica, il voto americano qui è anche questo. La leadership di Pechino, al contrario, si è ben guardata dall’esporsi a favore di Obama o di John McCain. Consapevoli che in piena crisi finanziaria i destini della Cina e dell’America siano legati a doppio filo, i vertici della Repubblica Popolare hanno ribadito la disponibilità a cooperare con Washington ma aspettano che siano altri a fare la prima mossa. Sono i ceti urbani, piuttosto, a dire la loro. L’ambasciata statunitense ha chiesto ospitalità al sito del «China Daily» per un sondaggio on line e ne è emerso che tre quarti dei partecipanti stanno con il candidato nero. «L’opinione pubblica cinese segue l’onda di quella Usa», mette in guardia Shi Yinhong, direttore del centro di studi americani dell’Università del Popolo a Pechino.
Le questioni che contano sono altre. Se non fosse stato per il cataclisma finanziario, la Cina avrebbe potuto guardare con sereno distacco al voto. I repubblicani avrebbero ottime credenziali, a Pechino, da Nixon in poi; George Bush padre garantì alla Cina legami commerciali preferenziali senza lasciarsi influenzare dal massacro della Tienanmen. «Peccato che l’amministrazione di Bush figlio — spiega al Corriere Shi Yinhong — sia stata un disastro totale: Iraq, Afghanistan, la gestione dell’economia... La Cina l’ha ben chiaro». Quanto ai democratici, la lunga visita di Stato di 10 anni fa regalò a Bill Clinton una popolarità enorme. In ogni caso, «Pechino si sente più attratta dagli Usa rispetto all’Europa, che sappiamo essere importante a controbilanciare il peso dell’America ma più volte s’è dimostrata ideologicamente ostile verso la Cina».
Nella cerchia suprema del Partito comunista diversi personaggi possono guardare con simpatia al di là del Pacifico. A parte il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao (tenuto sotto tiro dall’ala sinistra), ci sono il vicepremier Li Keqiang e il governatore della banca centrale, Zhou Xiaochan, allievo di Alan Greenspan. L’America, per loro, non è un mistero. La prudenza davanti alla scelta fra Obama e McCain, però, è ben motivata: «Entrambi presentano vantaggi e svantaggi. Il repubblicano è più aperto in economia, sostiene il libero scambio, e in questo momento si tratta di una chiave fondamentale. Però in materia di sicurezza si muove sulla linea pessima di Bush, che ha appena venduto 6 miliardi e mezzo di dollari in armamenti a Taiwan». Obama, che accusa la Cina di manovrare il cambio del renminbi, è «multilateralista, più attento a gestire i problemi sociali in patria. Ma è più protezionista: se gli Stati Uniti in un anno dovessero uscire dalla crisi, Obama presidente potrebbe aver voglia di chiudere l’America. E, da populista qual è, ricomincerebbe a battere su temi come le nostre politiche interne, il Tibet, e così via».
Il punto fermo è che ora «gli Usa hanno bisogno della Cina e anche del Giappone». In particolare, gli Usa sono il primo cliente dell’export della Cina, 116,8 miliardi nel primo semestre di quest’anno, e — è la sintesi di Shen Dingli, dell’Università Fudan di Shanghai — «un declino dell’economia Usa abbatterebbe la possibilità di consumo degli Usa stessi, andando a colpire proprio l’import dalla Cina», aggravando dunque il rallentamento dell’economia interna che ha indotto il Partito comunista a prendere una serie di misure, dalla riforma delle transazioni sui terreni agricoli ai tagli fiscali sugli investimenti in Borsa, al sostegno al mercato immobiliare.
Il desiderio (il bisogno) di coinvolgere la Cina ha una data: 15 novembre. A Washington si vedranno i G20, Bush spera nella «responsabilità» promessa da Hu e Wen. «Ma G8, G14, G20 sono formule vuote. I leader di Pechino — ragiona Shi Yinhong — saggiamente non hanno mai espresso una posizione precisa in merito. Sanno che la partita è globale, che ci siamo tutti dentro. Che, se si tratta di creare ad esempio un grande fondo di garanzia comune, occorre vedere quanto ci mettono gli altri, Stati Uniti e Giappone in testa. Pechino è riluttante a entrare nel G8 perché lo considera un club per ricchi, e noi non siamo ricchi. La Cina non vuole dare l’impressione ai Paesi più arretrati di non rappresentare più i loro interessi». Lo stesso vale per la riscrittura delle regole, per una nuova Bretton Woods, una rifondazione del Fmi. «Non sarà la Cina a fare la prima mossa, non tocca a noi. Vediamo quali proposte concrete avanzano gli altri. E poi, semplicemente, la Cina non ha il know how per avanzare ipotesi su meccanismi così complicati».
Ciò che unisce vertici e opinione pubblica in Cina è un sentimento di vago compiacimento per i guai dell’America, quasi di inconfessabile «Schadenfreunde», ammette il professor Shi. «Assistiamo alla perdita di credibilità del capitalismo liberaldemocratico. La Cina ha più fiducia nel proprio sistema. Da questa crisi, che è l’evento epocale più importante dal 1989, noi e l’Occidente dobbiamo trarre l’insegnamento che ogni cambiamento all’interno alla Cina deve venire dalla Cina stessa. Occorrerà che ogni dibattito, ogni critica si cali nell’alveo della realtà e del pensiero cinesi. In fondo, è questo che significa l’equilibrio su cui punta Hu Jintao. Il leader cinesi sono consapevoli di che cosa sia ragionevole e importante sul piano delle libertà, della sostenibilità dello sviluppo, della pace sociale. Conoscono la direzione. Bisogna vedere come fare, quali sono le priorità. Ancora un insegnamento dalla crisi dei mutui: i veri problemi sono in casa. Vale per l’America e vale per la Cina».


La Bretton Woods del 2009? (il Corriere della sera 3-11-2008)

L’analisi Il debito statunitense è in gran parte in mano agli orientali. Il dialogo è inevitabile

Gli americani hanno bisogno dei cinesi per garantire la stabilità finanziaria

F orse ha ragione Bhagwati che, lunedì scorso su queste colonne, ha sostenuto che la crisi in corso non passerà alla storia come il Grande Crac del 2008. E’ però chiaro che ci saranno mutamenti non secondari nell’economia mondiale. L’economia statunitense è uscita da una lunga fase di crescita sostenuta, tra le più lunghe dell’ultimo secolo. Dalla metà degli ’90 in realtà la coesistenza di una forte crescita, di un aumento dell’occupazione e di una bassa inflazione avevano spinto più di qualche studioso a parlare della nascita di una «nuova economia» negli Stati Uniti, nuova perché non più soggetta al ciclo economico. In effetti, nell’ultimo quindicennio si è ridotta drasticamente la volatilità di tutte le variabili macroeconomiche (crescita del prodotto, consumi, investimenti, inflazione, occupazione). Questa minore erraticità degli indici economici ha significato un calo robusto del rischio percepito dagli operatori, ed è stata in parte la giustificazione dell’enorme disponibilità a detenere ed emettere prodotti finanziari rischiosi. Ma oggi sappiamo che le leggi tradizionali dell’economia sono ancora valide: all’euforia fa seguito il crollo, al boom segue la recessione. Lo tsunami finanziario rende quindi palesi le difficoltà in cui versa l’economia statunitense. La lunga fase di crescita fondata sull’espansione della domanda interna, mediante la riduzione del risparmio e il forte ricorso al debito, ha comportato un forte disavanzo commerciale. Per usare un linguaggio molto di moda in Europa, l’industria americana ha accumulato un problema di scarsa competitività. Nel corso degli otto anni con George W. Bush alla Casa Bianca, al deficit commerciale si è poi sommato un deficit fiscale provocato dai tagli nelle tasse e dalle ingenti spese per le guerre in Afghanistan e in Iraq. I provvedimenti presi per far fronte alla crisi finanziaria in corso aggraveranno ulteriormente deficit e debito federale.
Oggi gli Stati Uniti sono il più grande debitore netto mondiale, con un deficit della bilancia pari a circa 700 miliardi di dollari l’anno e uno stock di debito estero pari a oltre 2,5 trilioni di dollari. Il debito pubblico ha superato la soglia dei 10 trilioni di dollari ed è detenuto per il 44% da stranieri, per lo più da banche centrali straniere, in particolare quella giapponese e quella cinese, interlocutori obbligati del presidente della Fed, Ben Bernanke.
Si parla, in queste settimane convulse, della necessità di una nuova Bretton Woods. L’idea è giusta, anche per evitare un ritorno del protezionismo e ridisegnare l’assetto del sistema finanziario mondiale. Vanno ripensati organismi internazionali come Fmi e Banca mondiale, troppo influenzabili dagli Stati Uniti. Ma chi può farsi garante del commercio e del sistema finanziario mondiale a questo punto? Libero scambio e stabilità finanziaria sono beni pubblici. Da questa consapevolezza nacquero gli Accordi di Bretton Woods nel 1944 (ispirati dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt). La creazione e il mantenimento di un’economia mondiale integrata e liberale, hanno richiesto una potenza leader che si facesse carico di fornire questi beni pubblici svolgendo, se necessario, un ruolo di «prestatore di ultima istanza» (Kindleberger). In verità, la storia ha visto solo due grandi potenze in questo ruolo: la Gran Bretagna nel corso della prima grande globalizzazione tra il 1870 e il 1914 e gli Stati Uniti dal 1945 ad oggi. In ambedue i casi la potenza leader era un paese creditore, che aveva avanzi di bilancia corrente ed era stato spesso il più grande creditore netto mondiale. Nel 1945, ad esempio, gli Stati Uniti con il Piano Marshall furono prestatore di ultima istanza nei riguardi dell’Europa consentendo l’avvio di una ripresa mondiale.
E’ possibile mantenere la globalizzazione senza un paese leader economico mondiale? L’esperienza storica degli ultimi due secoli ci dice che ciò non è mai accaduto. La grande depressione del 1929 provocò una guerra tariffaria e un crollo del commercio mondiale che aggravò e prolungò la stagnazione. Mancava una potenza egemone capace di assicurare gli scambi e di contrastare le spinte protezioniste. La Gran Bretagna con la Prima guerra mondiale aveva cessato di essere la prima economia mondiale e gli Stati Uniti erano ancora riluttanti a farsi carico del loro nuovo ruolo.
Oggi è la Cina la grande potenza industriale mondiale e, con il suo gigantesco avanzo commerciale, il grande creditore netto. Per dimensione e peso è un paese che deve esercitare funzioni di leadership. E’ allora fondamentale convincere la Cina ad assumersi pienamente le responsabilità che le competono nella ricostruzione di un nuovo ordine economico favorevole agli scambi e alla crescita. La «nuova Bretton Woods» va organizzata a Shanghai. Il nuovo Fmi e la nuova Banca mondiale vanno trasferiti a Pechino.


 


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Cina (17)


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Sezione principale: Cina

L'energia del mare finalmente in rete ( da "Finanza e Mercati" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla grande centrale idroelettrica in costruzione sul Fiume azzurro in Cina (150.000 Mw) e infatti l'Unido, l'agenzia delle Nazioni unite per lo Sviluppo Industriale, ha istituito nei pressi della città siciliana il primo centro al mondo di studi e applicazioni per lo sfruttamento dell'energia marina. Dal 2002 è poi in corso il Progetto Enermar, brevettato dalla Ponte di Archimede.

Landi in pole col 20-20-20 ( da "Finanza e Mercati" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Landi ha fondato con il Politecnico di Pechino una società che si occupa di distribuire prodotti nonché un distaccamento dell'ufficio acquisti e un gruppo di R&S (settore al quale Landi dedica circa il 5% del proprio fatturato). «La Cina - spiega l'ad Stefano Landi - è il secondo Paese dopo la Russia per utilizzo di carburanti puliti e come il Pakistan rappresenta uno dei nostri

confindustria, ricetta anti-crisi "finanziare gli investimenti" ( da "Repubblica, La" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in ascesa Cina e India. Dunque, è il suggerimento, riflettere prima di affrontare il capitoli internazionalizzazione. Soprattutto, Mansi esorta: «Alla svelta, non c´è più tempo» e aggiunge: «Si parla della crisi del credito, ma si dimentica quella dei mercati e della domanda che è crollata in modo verticale».

prestiti a commercianti banca accusata di usura ( da "Repubblica, La" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: avvocato Mauro Cini. I due, titolari di una pizzeria, tre anni fa versavano in una situazione economica disastrosa, non riuscendo a pagare rate di prestiti. La Federico del Vecchio propose la rinegoziazione del mutuo, con erogazione di 150 mila euro quasi interamente destinati a coprire i debiti e con accensione di mutuo ipotecario sulla casa.

massa, partenza sprint in brasile - stefano zaino san paolo ( da "Repubblica, La" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina, già al primo assaggio, avevamo capito che la McLaren era molto più rapida di noi; qui no, qui è la Ferrari a comandare, anche con questo freddo, che di solito per noi è letale. Ma il problema è il grip, l´aderenza e su questo circuito le nostre gomme morbide si trovano molto bene.

Commodities, mai così male ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Proprio da Cina e India arrivano i sintomi del malessere che allontana i compratori: da qualche settimana molti ordinativi emessi fino a luglio e agosto sono rimessi in discussione, per cancellarli o quanto meno rinegoziare i termini di prezzo e di consegna.

La Bocconi merita più privato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: doppie" in altrettante istituzioni mondiali, anche in Cina, Russia e India.L'autonomia di cui gode,e lacultura su cui si fonda, le consentono di essere innovativa e di guardare avanti. Ma su un aspetto non è competitiva: il 75% delle entrate viene dalle rette degli studenti, il 10% dalle risorse di Stato, Regione e Provincia.

La via italiana all'energia nucleare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina prevede in servizio 40mila Mw di nuove centrali nucleari nel 2020 e 120mila Mw nel 2030. In Cina tuttavia nell'arco di due anni- 2006e 2007- sono state connesse alla rete nuove centrali per 205mila Mw (il picco dei consumi italiani è 55mila Mw), delle quali oltre l'80% a carbone;

Fondi europei da rimodulare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina che continuanoa tirare e dobbiamo essere in grado di andarci con successo, così come dobbiamo essere attrattivi per i capitali stranieri». Tra le richieste fatte alla Regione, anche una moratoria normativa sulle leggiche hanno un impatto economico per le aziende, il taglio dell'Irap e una velocizzazione dei tempi di pagamento da parte della Pubblica amministrazione.

Conserve Italia punta verso Est ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: senza trascurare i mercati emergenti di India, Giappone e Cina». Non mancano, però, i nuovi progetti anche in Italia con l'avvio della cosiddetta quarta gamma e il tentativo di guadagnare spazio nel settore della ristorazione. Stabile, infine, il numero degli addetti: circa mille i dipendenti fissi.

I mercati azionari iniziano la risalita ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma anche in Cina, India e Brasile. In ogni caso ci sono pochi dubbi che le cose peggioreranno nel quarto trimestre. Se si considera che a sostenere per almeno due punti percentuali il Pil americano sono state alcune voci probabilmente non ripetibili (crescita della spesa pubblica, aumento delle scorte e l'export sostenuto dal dollaro debole)

Gaza, il nuovo Apartheid L'Occidente si svegli e dica basta alle violenze ( da "Unita, L'" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina al Darfur. Quale messaggio si sente di lanciare alle nuove generazioni? «Che i diritti umani non hanno limiti geografici e non sono questioni interne di nessuno Stato. Essi si applicano a qualunque essere umano in Sudafrica, in Palestina, così come negli Usa, in Cina, e ovunque nel mondo.

se il sipario cala per sempre - rodolfo di giammarco ( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: per il 35 cine-teatri, per il 2,8 auditorium, e per il resto sale polivalenti e teatrini. Si va da una sala di tremila posti che è il cine-teatro Apollo di Firenze (chiuso nel 1984) ai cinquanta posti del Teatrino di Villa Raggio a Pontenure, Piacenza (chiuso da oltre mezzo secolo per decadenza dei proprietari).

livorno ferraris ricostruisce una storia lunga cinque secoli - carlo petrini ( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Da ragazzino faceva il postino per le mondine e recapitava i giornali nelle camerate: Grand Hotel, Bolero, Cine Illustrato� E come tutti gli altri bambini spiava le ragazze verso sera, quando si lavavano nude nei fossi: «arrivavano al cascinale con una cassetta di legno � racconta � dentro c´erano il vestito della domenica e pochi altri stracci.

una malattia economica incurabile che abbatte case, azioni e materie prime - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Le potenze asiatiche che sono invece delle economie di trasformazione � Cina, India � reggono meglio e tuttavia soffrono per il rattrappirsi dei mercati di sbocco. La punizione più crudele che viene inflitta dalla deflazione è quella che colpisce i debitori. Quando tutti i prezzi scendono, i debiti in proporzione aumentano di valore perché sono fissi in termini nominali.

l'incontro - elena stancanelli ( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Bangladesh, Vietnam, Thailandia, Laos... Ho imparato da bambina a perdere e ritrovare tutto. A non fare resistenza, a non cercare di trattenere le cose o le persone. Sapevo che nell´altro modo, indulgendo nella nostalgia e nello struggimento, mi sarei provocata solo sofferenza.

Obama: la priorità è l'economia ( da "Avvenire" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: democratico innescherebbe azioni di rappresaglia da parte della Cina e di conseguenza metterebbe a rischio il commercio mondiale. Uno dei quotidiani britannici di Murdoch ha poi rivelato che la zia keniota del senatore dell'Illinois vive da immigrata clandestina a Boston. La richiesta di asilo politico presentata quattro anni fa dalla sorella del padre di Obama sarebbe stata rifiutata,


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L'energia del mare finalmente in rete (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 01-11-2008)

Argomenti: Cina

L'energia del mare finalmente in rete da Finanza&Mercati del 01-11-2008 È partita qualche giorno fa nello Stretto di Messina la sperimentazione di Sea Power, il progetto per lo sfruttamento dell'energia marina sviluppato da Fri-El, azienda di Bolzano che realizza e gestisce impianti per la produzione e l'impiego di energia elettrica pulita, e il gruppo di ricerca Adag del dipartimento di ingegneria aerospaziale dell'Università di Napoli Federico II. L'esperimento pilota prevede la messa in acqua di una piccola imbarcazione con un gran numero di tubi orizzontali snodabili e modulari, simili a boe, e disposti a intervalli regolari, che sostengono delle turbine ad asse orizzontale. Le turbine, mosse dal passaggio dell'acqua o dalle maree, sono collegate a un unico albero motore e producono energia che viene poi immessa nel sistema elettrico attraverso un cavo sottomarino che collega le singole strutture galleggianti alla rete elettrica della terraferma. Sotto l'imbarcazione è presente un'altra turbina, di dimensioni maggiori, in grado di sfruttare meglio l'energia cinetica, dal momento che la corrente nello Stretto può raggiungere punte di 2,5 metri al secondo. Il sistema, che ha il vantaggio di costi minimi di produzione e di facile adattabilità al mare e ai fiumi, promette progressi interessanti, come già testimoniano i primi test. Entro fine novembre sarà installato al largo di Messina il primo impianto connesso alla rete con una potenza di 20 Kw, mentre per l'estate prossima si prevede di arrivare a 500 Kw. I ricercatori e gli ingegneri impegnati nel progetto, inoltre, stanno già lavorando a uno sviluppo ulteriore per la produzione di idrogeno tramite elettrolisi, utilizzando flotte di navi collocate a 100 miglia dalla costa, che immagazzinano energia elettrica direttamente sotto forma di idrogeno. L'idrogeno verrebbe prelevato regolarmente da navi cisterna che raccolgono le quantità prodotte dalle singole navi e la trasportano in porto per lo stoccaggio e la distribuzione. Lo Stretto di Messina è attualmente il sito italiano più promettente: le forti correnti che lo attraversano hanno una potenzialità energetica pari a quella prevista dalla grande centrale idroelettrica in costruzione sul Fiume azzurro in Cina (150.000 Mw) e infatti l'Unido, l'agenzia delle Nazioni unite per lo Sviluppo Industriale, ha istituito nei pressi della città siciliana il primo centro al mondo di studi e applicazioni per lo sfruttamento dell'energia marina. Dal 2002 è poi in corso il Progetto Enermar, brevettato dalla Ponte di Archimede. La turbina ad asse verticale Kobold, ormeggiata a 150 metri dalla costa di fronte alla cittadina di Ganzirri, è diventata a tutti gli effetti una centrale produttiva che fornisce all'Enel un flusso costante di energia della potenza di 40 Kw. È inoltre già stato siglato un protocollo d'intesa con il governo indonesiano per esportare la tecnologia delle turbine di Ponte di Archimede nelle numerose isole dell'arcipelago. L'energia del mare offre oggi potenzialità enormi: soltanto in Europa può arrivare a 50 Twh e fornire corrente a 12 milioni di case; gli impianti per lo sfruttamento del moto delle onde del mare per ottenere energia elettrica cominciano a diffondersi in Francia, Regno Unito, Norvegia, oltre che negli Stati Uniti e in Giappone; in Portogallo è stato di recente inaugurato il primo impianto commerciale in grado di produrre energia con le onde, attraverso grossi «serpenti marini» posizionati a cinque chilometri dalle coste di Aguçadora, nel Nord del Paese. Lo sviluppo della nuova tecnologia, nonché le problematiche legate alla destinazione del suolo e i vantaggi rispetto alle altre fonti rinnovabili, sottolineano la necessità di implementare i grandi progetti di energia rinnovabile dal mare, attualmente ancora a cavallo tra ricerca, prototipo e sperimentazione.

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Landi in pole col 20-20-20 (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 01-11-2008)

Argomenti: Cina

Landi in pole col 20-20-20 da Finanza&Mercati del 01-11-2008 «Il pacchetto clima energia dell'Unione Europea ci porterà un ottimo ritorno economico». Nel mare delle polemiche suscitate dal 20-20-20, c'è anche chi resta a galla. E anzi, non vede solo nero nelle decisioni di Bruxelles, confidando in un'accelerazione al proprio business. Tra questi c'è Landi Renzo che, già leader mondiale nella produzione di sistemi e componenti a metano e Gpl, si prepara, da qui al 2012, a un possibile sprint. «Un mese fa il Parlamento europeo ha detto che anche il biofuel rientra nella formula di calcolo per la riduzione della Co2 - spiega Corrado Storchi, marketing manager di Landi - e questo, considerando che il Gpl produce il 13% di anidride carbonica in meno rispetto alla benzina e il metano il 23 in meno, ci apre a nuove opportunità». Considerando che Landi ha tra i propri clienti i principali player del mercato dell'auto, da Renault a Opel, la società prevede quindi di accrescere il proprio fatturato rivolto alle cause automobilistiche. In che termini? Se nel 2006 il totale del fatturato auto rappresentava il 15% del business complessivo dell'azienda, nel 2012 la percentuale è data al 35 per cento. Un incremento che si realizzerà a livello globale, ma anche in Italia dove Landi ha visto crescere del 31% i sistemi Gpl-metano prodotti nei primi 9 mesi del 2008 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Quanto alle opportunità di mercato per Landi, che ha appena rivisto al rialzo del stime 2008, si tratta davvero di un momento d'oro. Con un fatturato in crescita del 18% negli ultimi tre anni e una trimestrale 2008 da record (+23,7% l'ebitda, + 24,2 gli utili), il gruppo sta lavorando a diversi progetti. In Cina, Landi ha fondato con il Politecnico di Pechino una società che si occupa di distribuire prodotti nonché un distaccamento dell'ufficio acquisti e un gruppo di R&S (settore al quale Landi dedica circa il 5% del proprio fatturato). «La Cina - spiega l'ad Stefano Landi - è il secondo Paese dopo la Russia per utilizzo di carburanti puliti e come il Pakistan rappresenta uno dei nostri mercati cardine. Nel concreto si tratta di un passo importante - spiega Landi - e si aggiunge a numerosi altri accordi con le università italiane». Da poco inoltre «abbiamo aperto in Iran, non lontano da Teheran, una società di produzione». Prosegue inoltre con General Motors il progetto per l'auto a idrogeno. «È una risorsa nella quale crediamo molto soprattutto a lungo termine». Gli sviluppi futuri riguardano infine il mercato del Sud America (Venezuela) e degli Stati Uniti. «Anche nella campagna per le presidenziali è stato dato molto spazio al fattore ambiente - ha concluso Landi - ci aspettiamo che nei prossimi anni il mercato Usa ci apra nuove opportunità».

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confindustria, ricetta anti-crisi "finanziare gli investimenti" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Firenze L´iniziativa Le proposte a Regione e banche: stop ai costi per le aziende Confindustria, ricetta anti-crisi "Finanziare gli investimenti" La presidente Mansi: evitiamo l´addio delle multinazionali dalla Toscana E´ partita ieri la missiva firmata Confindustria toscana e diretta alla Regione. Sei punti per evitare che il sistema manifatturiero toscano soccomba di fronte a «una crisi enorme ma di dimensioni cicliche», dice la presidente, Antonella Mansi, parlando a nome di tutti i presidenti territoriali della regione, compreso il pratese Riccardo Marini appena eletto vicepresidente dell´associazione regionale, presenti accanto a lei per sottolineare l´urgenza. Due i punti salienti. Primo: un ripensamento sulle direzioni verso cui indirizzare i fondi strutturali, considerando che da oggi al 2013 la Regione ha 3 miliardi e 800.000 euro di fondi Ue da spendere. Secondo: una moratoria per le proposte di legge che possano provocare ulteriori costi a imprese che, si dice, in questo momento hanno bisogno dell´aiuto di tutti. Dopodichè Mansi propone alla Regione di fare attenzione perché le multinazionali non se ne vadano, chiede semplificazione e sottolinea che le infrastrutture «adesso avrebbero anche un valore anticiclico». Ripensare alla distribuzione dei fondi, è la prima richiesta. Non destinarli più solo a innovazione e ricerca, come concordato finora, ma a tre priorità: credito, internazionalizzazione e agevolazione degli investimenti che gli imprenditori non fanno più. Poi, alleggerire la fiscalità per le imprese a cominciare dall´Irap e, in questo momento di estrema e pericolosa difficoltà, sottolinea Mansi, sospendere l´emanazione di qualsiasi legge aggravi i costi delle medesime, sicurezza esclusa. La giustificazione secondo la presidente esiste: «Ci sono rischi concreti di decadenza economica per la Toscana. Chiediamo a tutto il sistema, istituzioni, Camere di commercio, banche e sindacati, di condividere l´impegno per ridare fiducia e di investire sulle imprese». Tutti insieme, per salvare un sistema forte ma messo in pericolo da una crisi di dimensioni mai viste e tuttavia ciclica. A riprova, Mansi mostra il grafico degli ultimi dieci anni: mercati su è giù, più a lungo giù che su, ma comunque mobili, comunque suscettibili sempre di ricominciare a girare. La presidente mostra anche i grafici dell´export: in forte calo nei paesi a cui tradizionalmente la Toscana è più legata, Europa e Usa, in ascesa Cina e India. Dunque, è il suggerimento, riflettere prima di affrontare il capitoli internazionalizzazione. Soprattutto, Mansi esorta: «Alla svelta, non c´è più tempo» e aggiunge: «Si parla della crisi del credito, ma si dimentica quella dei mercati e della domanda che è crollata in modo verticale». La sua idea è quella di «un fondo straordinario a sostegno degli investimenti e delle garanzie alimentato dall´ingente patrimonio immobiliare della Regione». L´appello da ultima spiaggia va anche alle banche con cui ci si congratula per la crescita dimensionale ma a cui si raccomanda di non perdere il contatto con il territorio. A loro Mansi chiede di «garantire l´accesso al credito delle piccole e medie imprese e al sistema imprenditoriale nel suo insieme». Poche storie sembra voler dire, sottolineando che «questa situazione non è di natura industriale. Nasce da lacune di funzionamento del sistema bancario». La sua idea è di «un´unica sede permanente di confronto tra Regione, banche. Abi, assicurazioni del credito, associazioni di categoria, Unioncredito». A Firenze il presidente Gentile ha già incontrato le banche locali giovedì scorso e ha concordato un osservatorio permanente Confindustria - banche - Bankitalia che partirà il 15 novembre e fornirà entro dicembre i primi risultati. Infine, le Camere di commercio. Mansi chiede al presidente di Confindustria Pisa, Pierfrancesco Pacini, contemporaneamente presidente della Camera di commercio di quella città e di Unioncamere toscana «di adoperarsi perchè tutte le Camere destinino risorse per l´abbattimento dei tassi di interesse sui finanziamenti bancari, stipulando convenzioni con i Confidi come è accaduto a Pisa dove l´iniziativa ha consentito un abbattimento dei tassi di interesse anche di due punti». Pacini le risponde che ha già incontrato le altre camere e che sono d´accordo, a cominciare da Firenze. (i.c.)

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prestiti a commercianti banca accusata di usura (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Firenze L´inchiesta Prestiti a commercianti banca accusata di usura Usura bancaria. Il gip David Monti ha respinto la richiesta di archiviazione della procura e ha disposto l´imputazione coatta per la amministratrice della Banca Federico del Vecchio, accogliendo l´istanza di una coppia di commercianti assistiti dall´avvocato Mauro Cini. I due, titolari di una pizzeria, tre anni fa versavano in una situazione economica disastrosa, non riuscendo a pagare rate di prestiti. La Federico del Vecchio propose la rinegoziazione del mutuo, con erogazione di 150 mila euro quasi interamente destinati a coprire i debiti e con accensione di mutuo ipotecario sulla casa. In più i due coniugi dovettero rilasciare 180 cambiali, a ulteriore garanzia del prestito. Una assoluta vessazione, secondo l´avvocato Cini: una sorta di «pistola puntata», una «bomba a orologeria».

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massa, partenza sprint in brasile - stefano zaino san paolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 54 - Sport Felipe campione se... Lewis campione se... Massa, partenza sprint in Brasile Prime prove: il ferrarista vola. Hamilton indietro e nervoso Il brasiliano è secondo. Gesto di stizza dell´inglese, nono: getta via i guanti STEFANO ZAINO SAN PAOLO dal nostro inviato Tutto ad un tratto l´euforia. All´improvviso la paura. Potenza di una graduatoria, quella della seconda sessione di prove libere, di una classifica che se si ripetesse domani in gara farebbe gridare la Ferrari al miracolo: Massa secondo, battuto dal solo Alonso per 57 millesimi, Raikkonen quarto, Hamilton nono, il piazzamento più brutto che c´è in Formula 1, perché è il primo fuori dalla zona punti. Fatti due conti, ecco servita l´impresa: il brasiliano in rosso si porta a casa 8 punti, Hamilton resta a bocca asciutta e San Paolo può esplodere di gioia, ritrovando sul tetto del mondo un proprio figlio dopo 17 anni, anno di grazia 1991, ultimo trionfo iridato di Senna. Niente sogni, meglio stropicciarsi gli occhi, Massa è il primo ad affermarlo, è solo venerdì, nella battaglia per il titolo mondiale è un giorno che non conta niente. Però riscalda il cuore di chi spera nella rimonta e non a caso il brasiliano scende dalla macchina visibilmente su di giri. «è stata un´ottima giornata, la nostra macchina va fortissimo, non abbiamo alcun problema. La Ferrari su questo circuito vola, non solo la mia, anche quella di Raikkonen. Possiamo centrare la doppietta, dobbiamo crederci. In Cina, già al primo assaggio, avevamo capito che la McLaren era molto più rapida di noi; qui no, qui è la Ferrari a comandare, anche con questo freddo, che di solito per noi è letale. Ma il problema è il grip, l´aderenza e su questo circuito le nostre gomme morbide si trovano molto bene. Quando abbiamo grip, riusciamo sempre ad essere molto veloci. Penso che stavolta si possa puntare alla pole, ad una prima fila tutta rossa. E partire davanti può essere molto importante». Felicità, speranza, fiducia. Anche perché, buttando un po´ più in là lo sguardo, si vede Hamilton piuttosto nervoso, con una McLaren stranamente angosciata. Ancora Massa: «Credo che il mio rivale abbia problemi di assetto, non riesce a trovare il giusto bilanciamento della sua macchina, è in difficoltà, speriamo continui così. Se è costretto a remare nelle retrovie, la sua gara potrebbe diventare molto complicata». Se tutto ciò è un´illusione, se Massa è un ottimista fuori luogo, lo si scoprirà presto. Stando ai fatti e alle immagini, però, ecco un´altra cosa inaspettata: la preoccupazione sul volto di Hamilton, il suo strano nervosismo appena sceso dalla macchina. Smentisce, ma le telecamere lo inchiodano: ha buttato per terra i guanti, un chiaro gesto di stizza, un segnale di disappunto. «Non li ho gettati, li ho appoggiati - ripete a tutte le tv del mondo - Ho 7 punti di vantaggio in classifica, perché dovrei avere paura?» Certo, il margine è rassicurante, ma lui un tesoretto uguale lo ha già dilapidato l´anno scorso, stessa spiaggia, stesso mare, la pista di Interlagos, e la Ferrari lo ha già ringraziato sentitamente una volta, nella persona di Raikkonen, perchè non dovrebbe ricascarci? «Io so di avere una grande chance di laurearmi campione e me la giocherò sino in fondo». Ci mancherebbe, ma intanto per il cronometro è indietro. «Nella prima sessione andavamo forte, poi abbiamo cambiato qualcosa sulla macchina e siamo andati peggio. Si fa presto a tornare indietro. Sarà una gara dura, ma io devo solo piazzarmi». Non nono come ieri, però. Altrimenti Massa si ubriaca. E lui diventa il più grande perdente nella storia della Formula 1.

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Commodities, mai così male (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-01 - pag: 6 autore: Per le quotazioni il mese appena concluso è stato il più negativo degli ultimi 52 anni Commodities, mai così male Roberto Capezzuoli Per il premio Nobel della letteratura Thomas S. Eliot il più crudele dei mesi era aprile, ma per i produttori di commodities non c'è dubbio: il peggiore è ottobre, in particolare quello appena concluso. Poco importa che ieri, nell'ultima sessione, il greggio Wti abbia recuperato quasi due dollari al barile e che segnali positivi siano venuti dalle quotazioni di zucchero, caffè, nickel e piombo. Dal 30 settembre alla chiusura di ieri i prezzi hanno accusato un tracollo inatteso, sufficiente a imporre ridimensionamenti produttivi in vari settori. L'indice Reuters-Jefferies Crb, che fotografa le borse merci americane, si è fissato più in alto rispetto ai 256 del 24 ottobre, quando ha sfiorato durante la giornata il minimo quinquennale. Ma, fermandosi a un livello poco superiore a 268, conferma una perdita vicina al 23% in un mese, la performance peggiore dal 1956. «Gli investitori si aspettano una crescita economica irrilevante – sostiene Eugen Weinberg, analista di Commerzbank – e ciò ha messo i prezzi sotto pressione». Ci si attende una domanda molto fragile anche nei Paesi emergenti, che non sono stati risparmiati dalla bufera dei mercati finanziari occidentali e dalla crisi del credito. Proprio da Cina e India arrivano i sintomi del malessere che allontana i compratori: da qualche settimana molti ordinativi emessi fino a luglio e agosto sono rimessi in discussione, per cancellarli o quanto meno rinegoziare i termini di prezzo e di consegna. Non si è salvato nemmeno l'oro,a cui sono mancate le classiche motivazioni delle attese rialziste: il dollaro infatti si è allontanato dai minimi della primavera scorsa e l'inflazione, di cui il petrolio è un indicatore im-portante, non sta dando problemi. Così le violente oscillazioni viste dal metallo nelle ultime settimane sembrano aver sempre meno a che fare con i fondamentali (produzione, consumi e scorte) e sempre più con i flussi di denaro nati da liquidazioni forzate.Nel caso dell'oro, il mese di ottobre è stato il più brutto dall'83, con un arretramento del 19,3% al fixing di Londra. Peggio ha fatto il petrolio: il Wti ha chiuso il mese al Nymex a 67,81 dollari al barile, contro i 96,37 di fine settembre. Il recupero del 2,8% registrato ieri non ha impedito di stabilire in ottobre il record negativo assoluto, con un meno 29,6%. La discesa più precipitosa però è dei metalli non ferrosi: a Londra il prezzo settlement del rame in un mese ha perso il 39,4%, quello dello zinco il 35,2%, quello del nickel il 30,9%. Il cotone a New York è scivolato solo del 20,2%, che è comunque il più forte ribasso mensile dall'86 a oggi. Fermandosi al minimo triennale di 44,39 cents per libbra la fibra denuncia i problemi dell'export americano, bloccato dai forti raccolti della Cina, il primo consumatore e importatore mondiale. Per gli agricoltori Usa, i cui costi medi di produzione oscillano intorno a 70 cents, non sono certo buone notizie. ORDINATIVI CANCELLATI Con l'economia rallenta anche la domanda e gli acquirenti annullano o rinegoziano i contratti in previsione di nuovi ribassi

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La Bocconi merita più privato (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-01 - pag: 22 autore: ... ECCELLENZE ITALIANE La Bocconi merita più privato I l progetto più recente si chiama " cattedre del rettore". L'obiettivo è attirare all'Università Bocconi di Milano docenti e ricercatori senior di elevato prestigio. Si punta al top, naturalmente. Perché in questa cerchia abbastanza ristretta d'istituti d'eccellenza, l'università privata milanese si è inserita a pieno titolo. E non solo perché ha quasi una decina di corsi in inglese, il 10% degli studenti che viene dall'estero,la possibilità di ottenere 14 lauree "doppie" in altrettante istituzioni mondiali, anche in Cina, Russia e India.L'autonomia di cui gode,e lacultura su cui si fonda, le consentono di essere innovativa e di guardare avanti. Ma su un aspetto non è competitiva: il 75% delle entrate viene dalle rette degli studenti, il 10% dalle risorse di Stato, Regione e Provincia. E i privati? Il loro contributo si ferma al 15 per cento. Poco.L'idea d'investiresulla classe dirigente di domani non interessa? Curioso, visto che la stessa Bocconi, che il mondo riconosce come una delle ( non troppe) eccellenze italiane, è nata nel 1902, primo ateneo italiano ad offrire un corso di laurea in Economia, proprio da un imprenditore di larghe vedute come Ferdinando Bocconi.

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La via italiana all'energia nucleare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-01 - pag: 26 autore: INTERVENTO La via italiana all'energia nucleare di Alessandro Clerici* A lti e volatili prezzi dei combustibili fossili, sicurezza dei loro approvvigionamenti ed i problemi ambientali, hanno causato a livello mondiale un "ripensamento-rinascimento" del nucleare. Un numero cre-scente di politici, operatori, scienziati ed anche ambientalisti, vedono l'energia nucleare almeno "parte"della soluzione dei problemi energetico- ambientali, essendo priva di emissioni e con costo del kWh interessante e non volatile. Ben 38 reattori per 33mila Mw sono ora in costruzione nel mondo ed altri 90 per 100mila Mw sono già pianificati. La Cina prevede in servizio 40mila Mw di nuove centrali nucleari nel 2020 e 120mila Mw nel 2030. In Cina tuttavia nell'arco di due anni- 2006e 2007- sono state connesse alla rete nuove centrali per 205mila Mw (il picco dei consumi italiani è 55mila Mw), delle quali oltre l'80% a carbone; solo queste centrali contribuiscono alle emissioni di CO2 come tutte le centrali termoelettriche della Ue. Anche l'Italia, con una fortissima ( 85%) e crescente dipendenza dall'estero per risorse primarie di energia e con un mix sbilanciato rispetto al mondo ed all'Europa per l'energia elettrica, sta tentando un'inversione di rotta per poter recuperare competitività. Il kWh prodotto in Italia costa ora circa 100 B/MWh, quasiildoppiodiquan-toprevistoinFrancianelprossi-mofuturo. IlGovernohaannunciato di voler iniziare la costruzione di centrali nucleari nel 2013 e prevede di avere una normativa definita per giugno 2009. Sulla base dell'esperienza di questi ultimi anni come coordinatore del gruppo di lavoro internazionale del World energy council (Wec)«Il futuro ruolo del nucleare in Europa», mi permetto effettuare alcune considerazioni. Ritengo in Italia si debba e si possa portare avanti un piano nucleare in un libero mercato e senza sussidi. Gli interventi dello Stato debbono essere limitati a: 1. Garantire i siti e tempestive autorizzazioni 2. Coprire rischi da grandi incidenti per la quota eccedente un valore da definirsi in accordo con normative Europee 3. Gestire "cimiteri finali" delle scorie, realizzati tuttavia con gli accantonamenti degli operatori, che non possono però assumersi liabilities secolari 4. Garantire rischi di cambio di legislazione 5. Gestire il controllo della sicurezza e della salute. Per avere successo, un piano nucleare necessita però di regole chiare e stabili per operatori,investitori, istituzioni e popolazioni che devono accettare centrali sul loro territorio; sono indispensabili regolatori-controllori e decreti applicativi definiti in modo bipartisan, trasparente, efficace ed una comunicazione capillare su energia ed ambiente dalla quale emerga che il nucleare è una opzione da non trascurare. Il nucleare non va visto come rivincita del referendum e non è in antitesi ma complementare con le rinnovabili, fornendo una produzione di energia di base (~8.000 ore all'anno) e non aleatoria come quella da eolico (~2.000 ore all'anno) e fotovoltaico (~1.200 ore all'anno). In parallelo a ricerche preliminari di siti adatti e prima di discussioni sull'organizzazione di una indispensabile Autorità-Agenzia e sulla sua composizione e prima di ulteriori emendamenti, a volte ritirati e che possono creare problematiche negative, è essenziale rivedere-semplificareintegrare la normativa esistente e definire nei minimi dettagli e con priorità assoluta le regole considerate da tutte le autorità degli altri Paesi per: a. Caratteristiche ed autorizzazione dei siti b. Certificazione del tipo di reattore c. Licenza alla costruzione ed all'esercizio d. Controlli di sicurezza e. Procedure di decommissioning f. controlli per il ciclo del combustibile incluso il "cimitero finale" delle scorie. Dobbiamo celermente interiorizzare nelle nostre normative quanto già sperimentato in altri Paesi. Per essere efficaci si affianchi alle istituzioni, una task force non numerosa di esperti presi a prestito dai principali stakeholders ( offerta, domanda, fornitori di tecnologie, istituzioni locali) e che lavorino sodo per arrivare celermente ad un coacervo di regole chiare. Confindustria dovrebbe giocare un ruolo proponente nella definizione degli stakeholders da inserire e così pure i rappresentanti delle regioni. Tale coacervo di regole deve includere i rapporti con Ministeri ed altre istituzioni al di fuori di Autorità- Agenzia. Solo dopo la definizione ed approvazione delle regole dettagliate con criteri bipartisan e trasparenti, dovrà essere resa operante l'Autorità-Agenzia e scelte le persone adatte per competenza e capacità. Sarà molto importante definire il "livello e tipologia dei controlli" spettanti all'Autorità-Agenzia: "controllo di ogni disegno e di ogni vite" o controllo che l'Architect Engineer segua le procedure stabilite e quelle di garanzia di qualità. Ciò ha grande influenza su co-sti, tempi-ritardi di realizzazione e sicurezza delle centrali e sul dimensionamento delle risorse dell'Autorità-Agenzia. Un confronto tra Olkiluoto 3 in Finlandia e a Flammenville in Francia su tipologia del contratto ed influenza del regolatore sarebbe istruttivo. Un'eventuale piano nucleare in Italia, per avere un impatto apprezzabile dovrà apportare dall'atomo da un 25% (quanto propone il ministro Scajola) ad un 30% (media Europea) dell'elettricità prodotta. Si tratta quindi di circa 110 TWh nel 2030; ciò corrisponde a circa 13mila Mw nucleari ottenibili ad esempio con quattro centrali di due reattori ciascuna come quelli in realizzazione in Francia e Finlandia. Una tale dimensione renderà anche più competitivo il piano, data la drastica riduzione dei costi specifici in B/kW delle centrali nucleari con l'aumento del numero dei reattori per sito e del numero di centrali da realizzare. Uno studio EdF ha mostrato riduzioni fino al 30% del costo specifico per un piano di 10 reattori opportunamente "concentrati" in poche centrali. Il piano risulterà quindi tanto più efficiente quanto più potrà essere considerata una sola tecnologia, pur lasciando aperta la possibilità di ricorrere anche a due tecnologie tenendo in conto le taglie dei reattori sul mercato (da 1.100 a 1.800 Mw) e quindi la loro adeguatezza ai siti disponibili anche con i grossi colli di bottiglia della rete di trasmissione e della reperibilità di acqua. è indispensabile effettuare tale scelta non ora ma al momento opportuno,tenendo conto sia delle esperienze dei reattori in costruzione nel mondo, sia dei nuovi attori che si stanno presentando sul mercato. La tecnologia non deve essere scelta per decreto ma dagli investitori di un libero mercato; scegliere la tecnologia ora ridurrebbe sia la forza contrattuale per la definizione del prezzo al momento dell'ordine e sia una massimizzazione delle ricadute sul sistema paese. Le centrali nucleari hanno oltre l'80% di contenuto di ingegneria, opere civili e di componenti-sistemi termo- elettromeccanici, i quali, previa adeguata qualifica a lavorare in garanzia di qualità, potrebbero essere prodotti in Italia con un elevamento tecnologico delle nostre imprese, rendendole anche potenziali fornitrici per il "rinascimento" nucleare in atto all'estero. Un piano nucleare in Italia deve comportare quindi un trasferimento da una spesa all'estero per i combustibili a quella per contenuto industriale italiano con relativa occupazione e sviluppo del sistema industriale. Pur rispettando le regole di un libero mercato, sarà opportuno valutare " modelli di approccio" che rendano più probabile e meno costoso alla nazione il piano e che diano una ricaduta dei benefici non solo ai produttori ma anche ai consumatori industriali; e qui Confindustria sarà l'attore principale per i modelli di approccio. Anche gli utenti domestici (meno del 25% dei consumi di elettricità ma 100% dei voti) dovrebbero percepire vantaggi dal nucleare. Un approccio consortile simile a quello Finlandese, più volte da me citato fin dal 2005, potrebbe essere valutato adattato. Un disegno con chiare priorità va definito e perseguito creando un'attiva collaborazione tra istituzioni centrali e locali, investitori, mondo accademico, industrie e popolazione; per avere successo, il "saper fare" deve prevalere sul "far sapere" e sui particolarismi. Occorre sì valutare i rischi di mercato per il nucleare (evoluzione dei costi delle centrali nucleari, del carbone, del gas e delle emissioni) e la crisi finanziaria attuale, senza prenderla tuttavia come scusa per rimandi; il nucleare è in ogni caso una scelta strategica per il paese per limitare la propria vulnerabilità nel settore elettrico e le emissioni di CO2. *World energy council LE CARATTERISTICHE Tra le priorità l'identificazione dei siti per la costruzione delle centrali e quelli per le scorie IL CONFRONTO Per il successo del progetto nazionale occorre valutare anche quanto già fatto in altri Paesi europei

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Fondi europei da rimodulare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-01 - pag: 27 autore: Industria. Il presidente Antonella Mansi: i 3,8 miliardi di finanziamenti Ue vanno orientati per affrontare la crisi «Fondi europei da rimodulare» Da Confindustria Toscana una serie di proposte per aiutare le imprese Cesare Peruzzi FIRENZE I fondi strutturali europei per fronteggiare l'emergenza economica. Confindustria Toscana, preoccupata dal montare della crisi e soprattutto per le prospettive delle piccole e medie imprese, presenta un pacchetto di richieste alla Regione, tra cui appunto il ri-orientamento dei finanziamenti comunitari: 3,8 miliardi di euro da qui al 2013, in grado di attivare investimenti per altri 4 miliardi. «Siamo preoccupati, c'è un rischio concreto di decadenza per il nostro territorio e difficilmente la congiuntura internazionale migliorerà prima della seconda parte del prossimo anno », spiega Antonella Mansi, presidente di Confindustria Toscana, che ieri ha parlato con i giornalisti al termine di una riunione con i vertici delle dieci associazioni industriali provinciali. «Il cambiamento del contesto economico impone una revisione dei programmi - sottolinea le nuove priorità sono il credito, l'internazionalizzazione e le agevolazioni per rilanciare gli investimenti produttivi». L'idea degli imprenditori è quella di destinare all'emergenza almeno una quota dei cospicui finanziamenti europei, per i quali la Regione s'è impegnata ad accelerare l'iter dei bandi. Non solo innovazione e ricerca, dunque, due campi strategici per il futuro di medio lungo periodo, ma anche un'azione immediata sul fronte dell'accesso al credito,della conquista dei mercati internazionali e degli investimenti in macchinari e impianti. Giuseppe Oriana, presidente degli industriali di Pistoia, sintetizza così il concetto: «Non basta la disponibilità di fondi: bisogna anche spenderli bene e in fretta». Le imprese chiedono un'unica sede di confronto con Regione, banche, Abi, associazioni di categoria, confidi e Unioncamere. Proprio il sistema camerale toscano - spiega il presidente Pierfrancesco Pacini (leader anche dell'Unione industriale pisana) - «potrebbe destinare risorse per abbattere i tassi sui finanziamenti bancari, stipulando convenzioni con i confidi», sulla scorta dell'esperienza già fatta nella città della Torre pendente, che negli ultimi mesi «ha attivato oltre 400 progetti e 33 milioni di finanziamenti». Per Giovanni Gentile, presidente di Confindustria Firenze, «il messaggio è costruttivo e le banche dovranno fare la loro parte per aiutare le imprese a superare il momento di difficoltà». La presidente Mansi, che si appresta a guidare una missione d'imprenditori toscani in Vietnam, parla di «crisi ciclica. La fase negativa era già iniziata prima che la finanza americana esplodesse - dice - . Ci sono mercati come India e Cina che continuanoa tirare e dobbiamo essere in grado di andarci con successo, così come dobbiamo essere attrattivi per i capitali stranieri». Tra le richieste fatte alla Regione, anche una moratoria normativa sulle leggiche hanno un impatto economico per le aziende, il taglio dell'Irap e una velocizzazione dei tempi di pagamento da parte della Pubblica amministrazione. «Auspichiamo anche un'accelerazione dei progetti in campo infrastrutturale, come misura anticiclica », conclude la presidente di Confindustria Toscana. SPINGERE I BANDI PUBBLICI «La situazione economica internazionale ha accentuato il rischio decadenza di queste aree, servono agevolazioni» Presidente. Antonella Mansi

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Conserve Italia punta verso Est (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: AGROINDUSTRIA MERCATI ITALIA data: 2008-11-01 - pag: 29 autore: Alimentare. Migliorano i conti del gruppo Conserve Italia punta verso Est Giorgio Costa BOLOGNA Conserve Italia chiude il bilancio del riequilibrio dei conti e,assimilata l'acquisizione Cirio di fine 2004, si prepara a un periodo di stabilità per sfruttare al meglio l'assetto raggiunto dal punto di vista organizzativo e produttivo. Quello presentato ieri ai soci dal presidente Maurizio Gardini e dal direttore generale Angel Sanchez è un bilancio consolidato che vede i ricavi a quota 963 milioni di euro (1,05 miliardi se si tiene conto degli scambi infragruppo) e che segna una importante evoluzione per i conti del leader europeo in fatto di produzione e trasformazione di ortofrutta. A partire dal fatto che la gestione caratteristica dopo tre anni consecutivi di rosso è tornata in equilibrio - anche se il bilancio 2007-2008 ha chiuso con un "rosso" di 12,8 milioni in conseguenza dei costi subiti per la cessione dello stabilimento ex Cirio di Caivano - segno di un ritrovato punto di equilibrio dopo la non semplice assimilazione di Cirio che è stata contestuale a un momento di mercato assai complesso per il pomodoro che resta il core business dell'azienda. Poi vi è l'altro dato rilevante che riguarda l'indebitamento sceso anche grazie alle significative dismissioni. «è molto importante, specie in periodo come questo – spiega il presidente Maurizio Gardini – avere i conti in ordine e l'indebitamento sceso a 278 milioni rispetto ai 470 della gestione 2004-2005 è per noi un dato di fondamentale importanza. Specie se si abbina a un Ebitda che era, tre anni fa, a 32 milioni e ora è il doppio a 64 milioni». Del resto lo sforzo sugli investimenti è stato in questi ultimi cinque anni importante. Tra le acquisizioni in Spagna e di Cirio e la realizzazione dello stabilimento di Pomposa ( Ferrara) sono usciti di cassa circa 300 milioni il cui peso si è fatto sentire. E un livello ottimale di indebitamento, considerando anche la stagionalità della produzione e la conseguente necessità di spesare il magazzino, viene ora stimato dall'azienda - 20mila sociproduttori, 34mila ettari, 1 milione di tonnellate di prodotti freschi grazie alle 55 cooperative associate – tra i 200 e i 250 milioni, obiettivo che sarà con ogni probabilità raggiunto nei prossimi due anni. «Il riordino dei conti spiega il direttore generale Angel Sanchez - deriva anche dal fatto che negli ultimi tre anni le vendite sono aumentate del 15% e che la redditività dell'azienda è cresciuta significativamente. Poi in questa seconda parte del 2008 le vendite di Conserve Italia mostrano una dinamica davvero positiva e sono in crescita del 7,7 per cento». Ora l'azienda metterà mano al nuovo business plan partendo da un assetto produttivo centrato, per quel che riguarda il pomodoro, sul moderno ed efficiente stabilimento di Pomposa. «Vogliamo migliorare ancora i conti e capire l'impatto reale di questa crisi – spiega Gardini –. Quindi, escludendo qualsiasi nuova acquisizione, valorizzeremo al massimo i nostri asset spingendo il più possibile sui mercati esteri, Est Europa in testa, senza trascurare i mercati emergenti di India, Giappone e Cina». Non mancano, però, i nuovi progetti anche in Italia con l'avvio della cosiddetta quarta gamma e il tentativo di guadagnare spazio nel settore della ristorazione. Stabile, infine, il numero degli addetti: circa mille i dipendenti fissi. MENO DEBITI IN CASSA Assimilata l'acquisizione di Cirio nel 2004, l'azienda ha l'obiettivo di valorizzare i mercati stranieri senza trascurare l'Italia

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I mercati azionari iniziano la risalita (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2008-11-01 - pag: 44 autore: Borse. Dopo i cali dei listini mondiali del 50% c'è la sensazione che i prezzi azionari già scontino le prospettive economiche di recessione I mercati azionari iniziano la risalita Rallentano le vendite forzate legate alla crisi del credito: tutti gli indici sono rimbalzati di Walter Riolfi C' è voluta più di un'ora prima che Wall Street capisse, giovedì, che il dato sul Pil americano celava una realtà peggiore di quanto indicasse quel contenuto calo dello 0,3%. Ma sui mercati del petrolio e delle materie prime, gli operatori dopo soli 10 minuti hanno realizzato che il brutto doveva ancora arrivare per l'economia. Il prezzo del greggio è sceso bruscamente, quello del rame è caduto del 10% in una seduta e l'indiceBaltic Dry, che misura il costo dei noli marittimi per le commodity non liquide, è caduto a livelli che non si vedevano dalla recessione del 2001-02: quando però il petrolio costava comunque il doppio di adesso. Dall'umore che si percepisce sui mercati delle materie prime, si direbbe che gli operatoristiano considerando una recessione peggiore della precedente e più profonda e più lunga di quella del 1990. Il paragone è stato con la crisi del 1981-82: 16 mesi di recessione negli Usa e un tasso di disoccupazione del 10,8%. Quando anche gli operatori di Wall Street hanno realizzato la brutta notizia, l'indice S&P500 è calato di oltre tre punti percentuali. Ma già nel tardo pomeriggio era risalito chiudendo in rialzo del 2,6%. In quel che sembra un comportamento contraddittorio c'è in realtà una logica. I prezzi delle materie prime continuano a flettere nella convinzione di una recessione certa e presente nei Paesi occidentali e possibile per quelli emergenti; i prezzi di Borsa hanno invece ricominciato a risalire nella sensazione che sia alle spalle la fase più acuta della crisi del credito e che ribassi degli indici generali vicini al 50% siano compatibili anche con i cupi scenari prefigurati dagli economisti. Il-51,2% segnato la settimana scorsa dallo Stoxx rispetto ai massimi del 2007 e il -45,8% dell'S&P500 rappresentano cali decisamente più ampi di quelli registrati nelle precedenti recessioni (35% circa) e inferiori solo al crollo di Wall Street dopo il 1929. Se la presente recessione si delinea come profonda e lunga, ragionano parecchi investitori, allora le Borse dovrebbero aver sostanzialmente scontato lo scenario. Ulteriori crolli degli indici paventerebbero invece lo spettro di una nuova grande depressione. Quest'ultima ipotesi, per quanto accarezzata da alcuni economisti, è al momento accademica e possibile solo se tutti i «se» congiurassero contro l'economia, non solo negli Usa e in Europa, ma anche in Cina, India e Brasile. In ogni caso ci sono pochi dubbi che le cose peggioreranno nel quarto trimestre. Se si considera che a sostenere per almeno due punti percentuali il Pil americano sono state alcune voci probabilmente non ripetibili (crescita della spesa pubblica, aumento delle scorte e l'export sostenuto dal dollaro debole), il trimestre dovrebbe rivelarsi decisamente peggiore, con un calo del Pil attorno al 3% come sostengono gli analisti di Jpm. E negativi dovrebbero essere anche il primo quarto del 2009 (stime comprese tra -1,4 e -3%) e forse anche il secondo. La ripresa, lenta a detta degli economisti, si farebbe sentire solo dopo giugno. Ciò che più preoccupa è quel calo del 3,1% nei consumi: il dato peggiore dal secondo trimestre del 1980, quando l'economia crollò del 7,8%. Il fatto è che le previsioni degli analisti si sono sempre rivelate degli esercizi teorici e che attualmente non esiste alcuna visibilità degli eventi. Qualcosa in più si potrebbe capire nel mezzo di una recessione. Ma al momento è forte la sensazione che non siamo ancora arrivati a quel punto. Del resto sono opache anche le stime di utili aziendali. Il terzo trimestre dovrebbe vedere un calo dell'11% (fonte Thomson Reuters sull'S&P500).Un mese fa si stimava una diminuzione del 4,3% e a luglio s'immaginava una crescita del 12,6%. Sicuramente hanno pesato le perdite delle società finanziarie, impossibili da determinare con questa crisi. Ma in ogni caso sono da prendere con estrema cautela le previsioni di utili per il quarto trimestre, viste ottimisticamente in crescita del 35%. In settimana sono rimbalzati tutti i mercati: 10,5% l'S&P, 10,9% il Nasdaq, 11,7% lo Stoxx (16,1% Francoforte, 12,7% Londra, 9,2% Parigi, 7,5% Milano) e 20% le Borse emergenti.

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Gaza, il nuovo Apartheid L'Occidente si svegli e dica basta alle violenze (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 02-11-2008)

Argomenti: Cina

«Gaza, il nuovo Apartheid L'Occidente si svegli e dica basta alle violenze» È l'uomo che assieme a Nelson Mandela è stato il simbolo della lotta al regime dell'Apartheid sudafricano: Desmond Tutu, 77 anni, premio Nobel per la Pace nel 1984, arcivescovo della Chiesa anglicana. Nelle scorse settimane, l'arcivescovo Tutu ha presentato un rapporto sul bombardamento israeliano del villaggio di Beit Hanoun presso il Consiglio dei diritti umani dell'Onu. Tutu aveva ricevuto il mandato dall'organismo delle Nazioni Unite di investigare sul bombardamento del novembre 2006 in cui trovarono la morte 19 civili. Con l'Unità, il premio Nobel per la Pace torna sulle drammatiche condizioni di vita nella Striscia di Gaza. «Ciò che ho visto a Gaza -sottolinea Tutu- va oltre l'umana comprensione. Gaza non può essere "sepolta" nel silenzio, un silenzio complice, della comunità internazionale». Arcivescovo Tutu, nel suo rapporto sul bombardamento israeliano di Beit Hanoun, Lei ha usato parole molto dure verso l'Occidente per il suo rifiuto di agire su Israele perché si raggiunga una pace duratura. «Vede, io penso che l'Occidente, del tutto a ragione, si senta in colpa e penitente per la sua terribile connivenza con l'Olocausto. Ora, quando sei contrito, quando sei pentito, dovresti essere pronto a correggere le cose: ed è ciò che noi chiamiamo penitenza. L'Occidente è pentito, ma fa fare penitenza ai palestinesi. Io spero solo che il cittadino comune in Occidente si svegli e dica "ci rifiutiamo di avere parte in ciò"». Non solo Beit Hanoun. Ma anche la sofferenza della popolazione di Gaza. Lei è stato molto duro nel suo rapporto. «La comunità internazionale ha evitato fin qui di fare il proprio dovere riguardo le sofferenze, ingiustificabili, del popolo di Gaza. È il silenzio della comunità internazionale su quanto sta accadendo che offende maggiormente. È un silenzio che genera complicità. Il nostro silenzio e la nostra complicità per ciò che sta accadendo a Gaza, fa disonore a tutti noi. Gaza ha bisogno di aiuti e di attenzione da parte del mondo, in particolare da quanti credono e si battono per la pace. Ciò che ho visto nella Striscia di Gaza va oltre l'umana comprensione. Tutto ciò è inaccettabile. La cosa più inconcepibile e mai giustificabile, è quello che si sta facendo ad un popolo per garantire la propria sicurezza (di Israele). Ciò che ho visto mi ricorda molto quello che accadeva a noi neri in Sudafrica, durante l'Apartheid. Non mi riferisco solo a Gaza. Ricordo un mio precedente viaggio in Terra Santa. Ricordo come se fosse oggi l'umiliazione dei palestinesi ai check points e ai blocchi stradali, soffrivano come noi quando i giovani poliziotti bianchi ci impedivano di circolare». Quale appello si sente di lanciare a Israele? «Vorrei dire che Israele ha diritto a vivere in pace nella sicurezza ma che questo diritto non può fondarsi né realizzarsi compiutamente se proseguirà l'oppressione esercitata contro un altro popolo. Il popolo palestinese. Una vera pace può essere costruita solo su basi di giustizia. E giustizia vuole che oggi si porti conforto alla popolazione di Gaza. Ciò che mi ha colpito, è l'assenza di speranza, la disperazione e la certezza che le cose non potranno che peggiorare, i ragazzi non sanno più immaginare un futuro». In precedenza lei ha fatto riferimento al Sudafrica dell'Apartheid. Della lotta al regime segregazionista, Lei è stato, assieme a Nelson Mandela, un simbolo. Le chiedo: come è possibile conciliare giustizia e perdono? «Perdonare e riconciliarsi non significa che le cose siano diverse da quelle che sono. Non significa battersi reciprocamente la mano sulla spalla e chiudere gli occhi di fronte a quello che non va. Una vera riconciliazione può avvenire soltanto mettendo allo scoperto i propri sentimenti: la meschinità, la violenza, il dolore, la degradazione, la verità. Talvolta le cose possono andare ancora peggio. È un'impresa pericolosa, ma alla fine ne vale la pena, perché solo affrontando la realtà si ottiene una vera guarigione. Una falsa riconciliazione può soltanto portare a una falsa guarigione». C'è chi sostiene che alla base del perdono vi sia l'oblio della memoria. «Non sono d'accordo. Quando si parla di perdono, non si intende che una persona debba dimenticare. Al contrario, è importante ricordare, per fare in modo che gli errori non si ripetano. Perdonare non significa condonare ciò che è stato fatto. Significa prendere sul serio l'accaduto, non minimizzarlo; significa estrarre dalla memoria la spina che minaccia di avvelenare l'intera esistenza. Per far questo bisogna mettersi nei panni dei colpevoli e cercare di capire quali pressioni e influenze possano averli condizionati. Perdonare significa rinunciare al diritto di ripagare i colpevoli con la stessa moneta, ma si tratta di una perdita che libera la vittima». Arcivescovo Tutu, nel presiedere la Commissione per la Verità e la Riconciliazione, Lei ha opposto all'idea di una giustizia punitiva, l'idea di una «giustizia restitutiva». Cosa c'è alla base di questa idea? «Il nucleo di questa concezione non è la giustizia o il castigo, ma la convinzione che fare giustizia significa innanzitutto risanare le ferite, correggere gli squilibri, cercare di riabilitare le vittime quanto i criminali, ai quali va offerta la possibilità di reintegrarsi nella comunità che il loro crimine ha offeso, consapevoli che non c'è pace senza perdono». Nonostante questo approccio, in molti cercarono di rallentare i lavori della Commissione. «Tentarono, sì, ma non riuscirono nel loro intento. Non ci riuscirono perché i sudafricani compresero che una nazione che non sa riconoscere e ammettere la verità del proprio passato, per quanto brutale sia, è condannata a ripetere questi errori nel futuro. Noi abbiamo dovuto equilibrare le esigenze della giustizia, della responsabilità, della pace e della stabilità. Avremmo potuto ottenere una giustizia punitiva ma l'avremmo ottenuta sulle ceneri del Sudafrica. Le vittime di ieri non si fecero carnefici, e non hanno inteso praticare la "giustizia dei vincitori". Una lezione straordinaria che va oltre il Sudafrica: » Dal Sudafrica alla Palestina, dalla Cina al Darfur. Quale messaggio si sente di lanciare alle nuove generazioni? «Che i diritti umani non hanno limiti geografici e non sono questioni interne di nessuno Stato. Essi si applicano a qualunque essere umano in Sudafrica, in Palestina, così come negli Usa, in Cina, e ovunque nel mondo. Ai giovani mi sento di dire: rivendicate il diritto all'indignazione. E praticatelo, ogni qualvolta i diritti dei più deboli vengono calpestati. Così si costruisce un mondo migliore, più giusto, più umano».

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se il sipario cala per sempre - rodolfo di giammarco (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)

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Pagina 34 - Spettacoli Se il sipario cala per sempre Un censimento mostra un´Italia che non vediamo più: quella dei piccoli gioielli di provincia dove un tempo la gente si affollava per vivere la magia del palcoscenico Un patrimonio perduto per inagibilità, mancanze di fondi, vicende giudiziarie, incendi, terremoti. E, spesso, malapolitica RODOLFO DI GIAMMARCO storie italiane di ordinaria sciatteria. Il Teatro Petruzzelli di Bari va a fuoco per incendio doloso nel 1991, un protocollo stabilisce che a ricostruirlo sia una fondazione nata solo nel 2003, lo Stato interviene con un esproprio e con lavori commissariati nel 2006, il 6 dicembre prossimo è fissata l´inaugurazione con un concerto diretto da Zubin Mehta, ma ora, dopo diciassette anni, la riapertura è a rischio perché la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l´esproprio. E il costiero Teatro Margherita, anch´esso di Bari, gioiello del 1910, non è più aperto al pubblico dal 1984 per lavori eterni di restyling, e polemiche. La casistica è varia. Uno dei più antichi teatri italiani, il Teatro dei Rinnovati di Siena, costruito nel 1561, è chiuso dal 2003 per restauri, e non si sa se aprirà i battenti in primavera. Un´altra storica sala, il Teatro Laluna nato nel 1600 nel territorio di Mineo, Catania, è chiuso dal 1983, anno di cessata attività come cineteatro. Il record spetta al Teatro civico De La Sena costruito in Veneto nel 1621, chiuso tuttora dopo essere stato dichiarato inagibile dal lontano 1921. Da far apparire trascurabili il blackout dei sette anni serviti per restaurare dal 1996 al 2003, dopo l´incendio, il Teatro La Fenice di Venezia, o i ventiquattro anni necessari dal 1973 al 1997 a rimettere a posto («per adeguamento alle norme di sicurezza») il Teatro Massimo di Palermo. E poi ci sarebbe il capitolo dei cambiamenti della destinazione d´uso. Il Teatro Metelliano di Cava de´ Tirreni, chiuso nel 1980 per cedimento sismico, ha un foyer che ospita un´edicola. Il Teatro Ex Soms in provincia di Pavia, chiuso nel 1972 per cambio gestione e cessazione, viene utilizzato come palestra. Il Teatro San Tarcisio di Carnate in Lombardia, chiuso fin dall´inizio del Novecento, è oggi un magazzino. Ammonta a 149.130 posti la perdita secca quotidiana di spettatori che ai giorni nostri impoverisce la mappa potenziale dei teatri italiani, e la perdita è dovuta a protrarsi di inagibilità, restauri, decadimenti e inadempienze ai danni di 428 sale, un quarto dei circa duemila teatri che costituiscono il patrimonio artistico-architettonico nazionale. L´allarme è lanciato da una capillare ricerca (aggiornata al marzo 2007) messa a punto dall´Associazione TeatriAperti dal titolo Teatri negati, edita da Franco Angeli (128 pagine, 16 euro). Mentre lo Stato rema già contro la cultura, e fa incombere sull´arte dal vivo la prospettiva, per il 2009, del taglio di un quarto del Fondo unico per lo spettacolo con conseguente freno o fallimento di varie attività teatrali, viene resa pubblica un´azione di incuria, squallore e malgoverno (a livello nazionale e più verosimilmente locale) cui da anni va addebitata una moria di spazi societari e un degrado di strutture che sarebbero preziose per la diffusione del sapere sotto forma di teatro, musica e danza. Il censimento di TeatriAperti ha coinvolto 8.101 comuni italiani e ha accumulato elementi, schedature e fenomeni di un catasto sommerso che rappresenta una «autentica barbarie», come dice Riccardo Muti nella sua introduzione al libro. I tanti teatri - per la maggior parte medio-piccoli - chiusi o inattivi danneggiano e dequalificano la nostra politica culturale, le nostre tendenze all´aggregazione, il paesaggio dei luoghi simbolici e condivisi e negano la produzione e la sperimentazione di nuovi linguaggi. La ricerca dice che più della metà degli edifici è di proprietà pubblica. Un terzo è di particolare interesse storico. Le regioni dove sono più concentrati i teatri inoperosi sono la Sicilia (59 sale) e la Lombardia (57), seguite da Veneto (41), Toscana (39), Piemonte (32). Le 428 strutture chiuse sono per il 61 per cento teatri, per il 35 cine-teatri, per il 2,8 auditorium, e per il resto sale polivalenti e teatrini. Si va da una sala di tremila posti che è il cine-teatro Apollo di Firenze (chiuso nel 1984) ai cinquanta posti del Teatrino di Villa Raggio a Pontenure, Piacenza (chiuso da oltre mezzo secolo per decadenza dei proprietari). Quanto all´anzianità della chiusura, dodici sale sono inattive da prima del 1940, la metà dei teatri ha cessato l´attività a partire dal 1980, e c´è il dettaglio inquietante che dal 2000 al 2007 sono venute meno cinquantaquattro strutture (diciassette solo nel 2006). E ci sono le chiusure lampo: un teatro nel comune di Bronte, Messina, è sorto nel 2001 e già cinque anni dopo è stato chiuso per restauro; e l´auditorium Sciarretta a Pescara è stato chiuso dopo solo due anni, nel 2002, per «mancanza di iniziative». In definitiva a dichiarare guerra ai teatri italiani sono stati l´inagibilità, i restauri, le mancanze di fondi, le vicende giudiziarie, l´assenza di pubblico, gli incendi, i terremoti, i bombardamenti ma anche, e non poco, le responsabilità politiche. Eppure molti nostri valori sociali, storici e artistici possono sbocciare da lì, da mura sfrante, da legni stagionati.

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livorno ferraris ricostruisce una storia lunga cinque secoli - carlo petrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)

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Pagina XV - Torino Nel Vercellese La gente del paese coinvolta nella raccolta degli oggetti che hanno segnato un´epoca Livorno Ferraris ricostruisce una storia lunga cinque secoli Palcoscenico la tenuta Colombara dove ancora oggi si produce riso e si insegna a coltivarlo CARLO PETRINI Alla stazione ferroviaria di Livorno Ferraris, nel mese di giugno, scendevano migliaia di ragazze. Arrivavano dall´Emilia, dal Piacentino, dal Veneto. Arrivavano da famiglie poverissime e si fermavano nelle cascine per la monda del riso. Un lavoro duro: quaranta giorni nell´acqua melmosa, dall´alba al tramonto, chine sotto il sole cocente, per sradicare le piante infestanti con le dita. Un lavoro conteso tra le donne del posto e quelle di fuori, viste con sospetto perché accusate di lavorare per paghe da fame, rovinando il mercato. Livorno Ferraris è un paese di risaie da più di 500 anni. Da quando i padri cistercensi della vicina Abbazia di Lucedio introdussero la risicoltura, cambiando radicalmente il paesaggio agrario. E risale al ´500 una delle cascine più belle del Vercellese, la Tenuta Colombara. Una porta ad arco e due alti torrioni introducono nella vasta corte ormai vuota, costeggiata dalle stalle, dalle scuderie, dalle stanze dei fattori. Nei periodi di maggiore attività la Colombara ospitava più di trecento mondine. Mario Donato, che in quegli anni era un ragazzino, le ricorda con i cappelli di paglia, le gambe nell´acqua fino al polpaccio, i gonnelloni legati ai fianchi prima e poi, con l´arrivo delle emiliane, i pantaloncini. E le ricorda cantare bandiera rossa ballando in circolo attorno alla chiesa, per provocare il parroco del paese. Insieme agli operai, le mondine sono state protagoniste di lotte coraggiose e importanti per la conquista dei diritti dei lavoratori, come quelle del ´48, partite dal quartiere più povero di Livorno, il rione Sant´Agostino, non a caso soprannominato "il Cremlino". Oggi, come presidente della Pro loco di Livorno Ferraris, Mario ha iniziato a lavorare insieme con il produttore Piero Rondolino per creare un piccolo museo che possa raccontare quegli anni, la vita quotidiana di allora, la fatica di donne e uomini che a quarant´anni erano già vecchi, stremati dal lavoro. Coinvolgendo la gente del paese, ha raccolto gli oggetti di allora: nel "dormitorio delle donne" ha sistemato le brande delle mondine, i vestiti a fiori, i giornali femminili. Poi ha ricostruito meticolosamente la scuola (con i banchi, la lavagna, il pallottoliere, i vecchi quaderni�), il laboratorio del sellaio, del fabbro� Niente di spettacolare o retorico. Nessun investimento grandioso. Solo gli oggetti donati dalle famiglie e rimessi al loro posto. Tutti hanno offerto qualcosa volentieri, con fiducia: d´altra parte Mario è figlio di quei luoghi e di quegli anni. Lo zio era cavallante alla Colombara, la madre, le zie e le cugine erano mondine. «L´odore del cavallo che mio zio portava sempre con sé, mescolato a quello di ris e coi, è uno dei ricordi più vivi della mia infanzia». Da ragazzino faceva il postino per le mondine e recapitava i giornali nelle camerate: Grand Hotel, Bolero, Cine Illustrato� E come tutti gli altri bambini spiava le ragazze verso sera, quando si lavavano nude nei fossi: «arrivavano al cascinale con una cassetta di legno � racconta � dentro c´erano il vestito della domenica e pochi altri stracci. Ogni sera lavavano i panni e li stendevano ad asciugare per poterli usare il giorno dopo». A Livorno Ferraris le ultime mondine sono arrivate nel ´65: erano di Salerno perché al nord nessuna ragazza voleva più fare un lavoro del genere. Poi, sono state sostituite dai diserbanti. Il contrasto fra il silenzio e gli spazi di oggi e la memoria del trambusto di ieri sono il vero fascino di questo piccolo museo. Spazi e silenzio che hanno ispirato diversi artisti. Nella tenuta, sono esposte anche le sculture simboliche dello scultore uruguayano Ricardo Santerini, che ha vissuto qui diversi anni, e quelle dell´artista tedesca Claudia Haberkern, che alla Colombara ha organizzato il suo atelier. La Colombara è arte, memoria, scuola (dal 2004 è sede didattica dell´Università di Scienze Gastronomiche), ma allo stesso tempo è una realtà economica viva, esemplare. Un raro esempio di filiera completa del riso: dalle coltivazioni al prodotto finito. L´azienda di Piero Rondolino è attiva e produce uno dei migliori risi d´Italia esportato in tutto il mondo: un riso Carnaroli certificato biologico che � prima di essere lavorato delicatamente con l´elica - stagiona anche tre anni, proprio come un grande vino rosso. Per visitare l´ecomuseo, rivolgersi a Mario Donato, 333 7942066

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una malattia economica incurabile che abbatte case, azioni e materie prime - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)

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Pagina 11 - Economia Una malattia economica incurabile che abbatte case, azioni e materie prime Spese e investimenti in caduta libera. Così solo dopo il �29 Il ripetuto taglio dei tassi di interesse rischia di non portare risultati Negli Usa il valore degli immobili è sceso ma non si compra in attesa di altri ribassi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO federico rampini E se Obama vince dovrà cimentarsi con una sfida che un solo presidente ha affrontato prima di lui, Franklin Delano Roosevelt. La deflazione è molto più di una semplice recessione, non si esaurisce affatto in un arretramento della crescita economica. Le recessioni sono relativamente frequenti (l´ultima in America avvenne nel 2001), sono un male curabile e ben noto alle autorità di politica economica. La deflazione invece è un fenomeno difficile da capire finché non ci si è in mezzo: e allora è troppo tardi. Gli anni Trenta sono l´unico caso precedente di una deflazione globale nell´èra moderna. Quel circolo vizioso oggi viene definito come "un rischio reale" da Nouriel Roubini, l´economista della New York University che seppe prevedere con precisione il grande crac dei mutui. La deflazione non è soltanto dis-inflazione, cioè il contrario del rincaro del costo della vita. Una disinflazione è ben vista dai consumatori perché aumenta il loro potere d´acquisto (anche se il consumatore italiano spesso è l´ultimo a beneficiarne perché monopoli, intermediari e corporazioni parassitarie sequestrano il vantaggio). La deflazione invece è distruttiva. Se stentiamo a capirne la portata reale, è proprio perché abbiamo tendenza a concentrare l´attenzione sui prezzi al consumo, le vendite al dettaglio, le etichette del supermercato, le bollette della luce e del telefono, il costo di un´automobile o di un computer. Ma ci sono altri prezzi che sono ancora più influenti per determinare lo stato di salute dell´economia. Noi consumiamo solo una piccola parte della nostra ricchezza. La spesa annua che dedichiamo ai consumi è una frazione del nostro patrimonio: quest´ultimo include la nostra casa, la liquidità depositata in banca, i risparmi investiti in Bot o in Borsa o in fondi comuni, il Tfr, la pensione già maturata, la polizza vita. A livello nazionale, il patrimonio accumulato dal paese � tutte le proprietà dello Stato, il capitale delle imprese, i portafogli di investimenti delle assicurazioni e delle banche � vale ben di più del flusso annuo che è misurato dal Pil, cioè il reddito prodotto in dodici mesi. Ecco perché bisogna prestare attenzione ai prezzi non solo dei beni di consumo, ma anche dei beni capitali. Se si abbassano sensibilmente i valori di questi patrimoni � case, titoli � noi diventiamo tutti più poveri. E ci comportiamo di conseguenza. Una massiccia deflazione globale in atto da mesi sta svalutando tre categorie fondamentali di beni. In primo luogo le case, che in America hanno perso già il 20% del valore. In secondo luogo i titoli: solo a Wall Street le azioni dell´indice più rappresentativo (S&P 500) sono precipitate del 46% in un anno; un´altra erosione ha colpito anche titoli mobiliari che dovevano essere molto meno rischiosi, cioè le obbligazioni emesse dalle grandi imprese. Infine la tempesta della deflazione ha travolto tutte le materie prime: il petrolio vale la metà del suo prezzo di luglio e un tracollo analogo ha colpito metalli, minerali, derrate agricole. La deflazione ha conseguenze perverse su due fronti, debiti e consumi. L´effetto sui debiti è micidiale. Lo sgonfiamento di valore di ogni bene patrimoniale � come si è visto negli ultimi mesi � destabilizza i debitori fino a spingerli verso l´insolvenza. Banche e hedge fund devono liquidare i loro portafogli, ma vendendo contribuiscono a far precipitare i valori di azioni e obbligazioni: il risultato finale è che i loro patrimoni valgono ancora meno, e il peso dei debiti alla fine si è accresciuto anziché diminuire. Di qui la corsa a chiedere la restituzione dei prestiti fatti alla clientela (imprese e famiglie), e la "glaciazione" dell´attività creditizia. Perfino le aziende più grandi e più solide oggi stentano a reperire fondi. L´impatto della deflazione sui consumi è altrettanto pericoloso. Se ne ebbe una prova in Giappone, l´unico paese ad avere sperimentato la prolungata discesa dei prezzi durante gli anni Novanta (fu tuttavia un caso di deflazione non globale, pertanto assai meno preoccupante dell´attuale). Quando tutti i valori precipitano, il riflesso razionale è di rinviare ogni spesa: non comprare oggi ciò che costerà meno domani. Infatti in una vera deflazione l´unica cosa che acquista valore col passare del tempo è la liquidità, o quella semiliquidità che sono conti correnti, libretti di risparmio, Bot. Il meccanismo è già ben visibile negli Stati Uniti sul mercato immobiliare: per quanto i prezzi siano precipitati, la clientela si convince che potranno scendere ancora. Si notano i sintomi di sciopero degli acquisti: i giapponesi lo fecero negli anni Novanta; in America da alcuni mesi la proverbiale spensieratezza dei consumatori è svaporata. Ma quell´attendismo che appare una scelta razionale per il singolo, ha spaventosi effetti sull´economia e quindi sul benessere collettivo. Lo sciopero della spesa accumula giacenze invendute, le imprese devono tagliare la produzione e gli investimenti, infine licenziano (negli Stati Uniti sono stati persi 760.000 posti di lavoro dall´inizio dell´anno) oppure fanno ampio ricorso alla cassa integrazione (in Italia). Le ripercussioni globali della deflazione sono violente. Tra le potenze emergenti quelle che si erano arricchite prevalentemente esportando materie prime � la Russia, il Golfo Persico, diversi paesi dell´America latina � entrano in una fase di serie difficoltà e turbolenze, con il rischio-bancarotta che incombe su diversi Stati sovrani. Le potenze asiatiche che sono invece delle economie di trasformazione � Cina, India � reggono meglio e tuttavia soffrono per il rattrappirsi dei mercati di sbocco. La punizione più crudele che viene inflitta dalla deflazione è quella che colpisce i debitori. Quando tutti i prezzi scendono, i debiti in proporzione aumentano di valore perché sono fissi in termini nominali. Perciò questi sono tempi terribili per chiunque abbia debiti: famiglie, imprese, e anche Stati. Dall´Ungheria all´Argentina, dall´Ucraina al Pakistan, le bancarotte lambiscono interi Stati sovrani. L´Italia, avendo il debito pubblico più alto d´Europa, è in una posizione fragile nonostante l´ombrello protettivo dell´euro. Le cure contro la deflazione sono lunghe e hanno efficacia limitata � lo dimostra la sindrome giapponese durata dieci anni. Ripetuti tagli dei tassi, come quelli in atto in questi giorni, furono somministrati dalla Banca del Giappone senza risultato. Il costo del denaro può scendere a zero senza che questo sia sufficiente per invogliare imprese e consumatori a mettere in circolazione quel denaro, cioè a investire e a spendere. Essenziale è ricreare le condizioni di una crescita vigorosa che si misuri presto nel reddito di tutte le famiglie: è uno degli ingredienti del New Deal che l´America e il mondo si aspetteranno da una presidenza Obama.

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l'incontro - elena stancanelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)

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Pagina 40 - Cultura L´INCONTRO Best seller Figlia di un diplomatico belga, ha passato l´infanzia cambiando di continuo paese, amici, abitudini "Ogni tre anni il mondo finiva e ricominciava altrove Ho imparato da bambina a non fare resistenza, ad assecondare tutte le scosse per non soccombere Ma cosa restava di me in quel terremoto? Sono diventata scrittrice dando risposta a questa domanda: la mia identità si è aggrappata alla sola cosa che potevo portare con me, il linguaggio e la sua esattezza" Se vendi molti libri, è fatale che si crei una mitologia su di te Io ho lo strano dono di raccontare cose semplici che vengono interpretate come favolose eccentricità ELENA STANCANELLI amélie Nothomb è una scrittrice raffinata con una biografia golosa. Figlia di un diplomatico belga, nata a Kobe, in Giappone, ha vissuto fino all´adolescenza spostandosi con la famiglia da una parte all´altra dell´Asia. Cambiando case, amici, scuole, dovendosi ogni volta riadattare ad abitudini, cibi dai gusti diversi. Ogni tre anni, mi racconta, per me e mia soriella Juliette il mondo finiva e ricominciava da un´altra parte. Cina, Bangladesh, Vietnam, Thailandia, Laos... Ho imparato da bambina a perdere e ritrovare tutto. A non fare resistenza, a non cercare di trattenere le cose o le persone. Sapevo che nell´altro modo, indulgendo nella nostalgia e nello struggimento, mi sarei provocata solo sofferenza. Spesso penso a me come a una di quelle case giapponesi progettate per affrontare i terremoti, la cui forza è costituita dalla fragilità. Dovevo lasciarmi andare, assecondare tutte le trasformazioni e le scosse per non soccombere. Era bello, ma pericoloso. Che cosa restava di me, di noi, ogni volta che ci spostavamo, dove ero io in quell´eterno terremoto? Sono diventata scrittrice dando una risposta a questa domanda. La mia salvezza sarebbero state le parole. La mia identità sarebbe rimasta aggrappata all´unica cosa che potessi trasportare con me, il linguaggio e la sua esattezza. Amélie vive in Francia e ama indossare cappelli molto grandi. Si nutre di cioccolata bianca e banane dalla polpa sfatta, ogni anno scrive quattro libri, rigorosamente di notte. Ma ne pubblica solo uno, il primo di settembre. Gli altri tre finiscono nel purgatorio di cassetti inaccessibili, attendendo il rogo al quale lei stessa dice di averli condannati nel suo testamento. I suoi disturbi alimentari, la passione per le ballerine magrissime, il volto aperto e le labbra rosse e un po´ imbronciate, sono tasselli di un personaggio del quale i francesi sono innamorati ormai dal 1992, quando giovanissima debuttò con il sorprendente Igiene dell´Assassino. Ad Amélie e alla sua fantasia è ispirato il personaggio della ragazza con la frangetta, trasognata ed eccentrica protagonista del film intitolato appunto Il Favoloso Mondo di Amélie. Molti artisti sono in difficoltà a conservare la verginità sorgiva del proprio talento sotto il peso delle chiacchiere, del folklore intorno alla propria persona. A mantenere concentrazione e rigore tali da poter produrre tanto e quasi sempre ad altissimo livello. Non lei, che ha imparato a convivere con la sua fama, coltivandola senza finirne schiava. Se vendi molti libri - e Amélie Nothomb ne ha venduti milioni in tutto il mondo - è fatale che si crei una mitologia su di te, mi dice. Ed io ho questo strano dono di raccontare cose semplici che vengono interpretate come favolose eccentricità. A me non importa. Mi basta che non si dicano cose mostruose, come, non so, che sono una fascista. Amélie difende la sua privacy, sono in pochi a sapere dove abita, ma è generosa coi suoi infiniti ammiratori. Firma copie e gira il mondo per presentare i suoi libri. Le sue uscite editoriali, puntuali fino al paradosso, sono accompagnate da rituali appuntamenti con la stampa e le televisioni. Ogni anno Amélie ha la sua "stagione", come se la scrittura avesse davvero a che fare con la natura. Che inizia a settembre, con l´uscita del romanzo presso Albin Michel, la casa editrice con la quale ha esordito e che non ha mai abbandonato. In Italia Amélie ha un patto di fedeltà con le edizioni Voland, che la ricambiano con la cura e l´affetto di una famiglia. Da Voland, quindi, esce in questi giorni l´ultimo libro di Amélie Nothomb, L´entrata di Cristo a Bruxelles. Riunisce due racconti, il primo che dà il titolo al libro e Senza Nome, entrambi tradotti come sempre da Monica Capuani. Sono due fiabe, mi racconta Amélie, unite dal tema della redenzione. Una redenzione che può essere ricondotta a una colpa, ma anche soltanto alla necessità di affrancarsi dal rumore bianco di una vita arida, senza passione. Ogni essere umano, e questo è uno dei grandi temi della letteratura di Amélie, è artefice del proprio calvario e quindi anche, di quello stesso calvario, il più potente avversario. La fiaba intitolata L´entrata di Cristo a Bruxelles come il quadro di James Ensor al quale è ispirata, tratta di un uomo giovane «concentrato su di sé fino al parossismo», che, per gelosia, compie un gesto criminale. Scappa e inizia una nuova vita apparentemente senza che la sua colpa abbia prodotto conseguenze. Coglie il successo e riceve stima, ma la sua inquietudine non può saziarsi, la sua azione dissennata è un chiodo fisso. Fin quando qualcosa non scombina la routine della penitenza. Salvator - i nomi dei personaggi, nei libri di Nothomb, non sfuggono alla ineccepibile precisione semantica che è tratto distintivo della sua scrittura - si libera del suo destino. Ma non ottiene salvezza, bensì, come scrive Amélie, la grazia. «Un singolare statuto metafisico. Il destino, nella sua incomprensibile mansuetudine, gli permetteva di amare». Che cos´è esattamente la grazia per te, le chiedo. Sospira Amélie. è difficile da spiegare. La immagino come un tocco cieco, una miracolosa impunità concessa in sorte casualmente. La grazia è gratuita e non vuole niente in cambio. è esclusa dalla partita doppia del dare/avere, dalla ragioneria etica. è divina e incomprensibile. A Salvator quindi, nonostante il suo passato, non sarà sequestrato l´amore di Zoe. Zoe, la donna amata da Salvator, somiglia un po´ a me, racconta Amélie, nella sua furia catalogatoria e nella imbarazzante attitudine a circondarsi di oggetti inutili, dei quali non riesce a liberarsi. «Dente di origine sconosciuta», «Statuetta precolombiana in plastica con una mou incorporata», porzioni casuali di mondo, ganci affettivi a protezione dell´insensatezza. Zoe, come me, progetta la sua vita come un´enorme scatola di vecchie fotografie. Quanto la scena di L´entrata di Cristo a Bruxelles, è stracolma di oggetti che la fanno somigliare a una Wunderkammer della nostalgia, tanto Senza Nome, il secondo racconto, mostra luccicanti paesaggi metafisici, lande innevate, spazi sconfinati di una Finlandia volutamente tutta letteraria. Nei quali un uomo vaga, alla ricerca dell´amore assoluto, certo di poterlo incontrare soltanto nella potenza di quella natura incontaminata. E lo troverà, ma in una forma stupefacente e attraverso modalità che non avrebbe mai sospettato. La mia volontà, mi spiega Amélie, era quella di provare a immaginare una mitologia del Nord da contrapporre alla potenza evocativa del sud nietzschiano. L´aria del Genio del Freddo nel King Arthur di Purcell, Il cavaliere svedese di Leo Perutz, Il viaggio di inverno di Schubert sono le fonti di ispirazione dichiarate. Ma la parentela prima di questo Senza Nome sembra essere piuttosto la fiaba di Amore e Psiche, di Apuleio. L´amore infatti, o in qualunque altro modo si voglia chiamare quella gioia densa di piacere nella quale il protagonista sprofonda ogni notte, è proposto come un luogo oscuro. Una mistero al quale si può avere accesso soltanto in cambio della rinuncia a qualsiasi immagine di sé, compresa la propria identità. Un vuoto dalle dimensioni sensoriali impressionanti, un sensualissimo Nirvana. Da piccola, mi racconta Amélie, detestavo il vuoto perché non riuscivo a sentirne la potenza. Il mondo mi sembrava comprensibile soltanto attraverso il conflitto. Anche nei miei libri, ho sempre messo in campo uomini e donne che si contrapponevano l´uno all´altra, e tutti quanti alla ferocia del mondo. Le loro biografie, come la mia, erano piene di ferite, di gesti dei quali doversi pentire, errori e slanci pericolosi. L´esercizio del male mi sembrava inevitabile. Soltanto attraverso questa battaglia mi sembrava possibile raggiungere qualcosa. Questa volta, invece, ho provato a disegnare un protagonista che riuscisse a ottenere tutto quello che cerca semplicemente abbandonandosi alla seduzione e alla vertigine del vuoto. Chiudendo gli occhi, e basta. Credo che dipenda dal punto in cui sono. La mia vita è ormai «completamente ammobiliata», piena di avvenimenti, persone e cose. Sono un essere umano adulto, col suo inevitabile carico di masserizie. Da qui, sogno il piacere in forma di un vuoto totale, sospeso. Un luogo nel quale l´identità si possa sciogliere, senza timore. Un perfetto paradiso del corpo. Contrapposto alla vacuità delle ore residue, che il protagonista di Senza Nome spende di fronte a un televisore che trasmette a ciclo continuo idioti telefilm americani. La televisione è per me una specie di fonte della stupidità, dice Amélie. è l´opposto del vuoto gioioso di cui parlo. è un baratro, che inghiotte la nostra identità e non restituisce niente in cambio. Un´avversione che Amélie aveva già espresso in Acido Solforico, uscito nel 2006. Dove racconta di un reality show televisivo dal titolo Concentramento, nel quale i concorrenti, trasportati in un campo attraverso vagoni piombati, sono costretti a recitare da vittime o carnefici. In un crescendo di orrore, fino al gioco finale dell´eliminazione fisica dei concorrenti attraverso il televoto. Le chiedo infine se Dino Buzzati, il cui Deserto dei Tartari è citato in Senza Nome, sia un autore al quale guarda con attenzione. Si illumina, Amélie. è uno scrittore immenso, importantissimo e spaventoso. In tutti i suoi libri, compreso quel capolavoro di disperazione e passione che è il lungo racconto Un amore. E Giovanni Drogo, rinchiuso nella Fortezza Bastiani ad aspettare per tutta la vita un nemico invisibile che non arriverà mai, mi sembra la metafora perfetta di questi nostri anni.

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Obama: la priorità è l'economia (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 02-11-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 02-11-2008 in vantaggio Il candidato liberal, nonostante la rimonta dell'avversario nei sondaggi, guarda già alla presidenza E propone la sua ricetta contro la crisi dei mercati: «Va subito stabilizzato il sistema finanziario» Obama: la priorità è l'economia Tegola sul democratico: ha una zia clandestina, restituite le sue donazioni Il senatore deve subire gli attacchi del rivale e di Schwarzenegger: «Dovrebbe fare più palestra». Battibecco coi fotografi per difendere la privacy della figlia DA NEW YORK LORETTA BRICCHI LEE A due giorni dal voto, Barack Obama rimane in testa nei sondaggi nazionali rispetto all'avversario John McCain, ma il margine tra i due aspiranti alla presidenza Usa si sta assottigliando. Ieri, secondo le rilevazioni di Reuters e Zogby, il candidato democratico mostrava infatti un vantaggio di cinque punti (49% contro il 44% del rivale), in calo di ben due punti rispetto ai dati di venerdì. Un passo avanti per McCain. «The Mac is back» (Mac è tornato), ha dichiarato venerdì il governatore della California Arnold Schwarzenegger. Obama, ancora favorito, sta però già pensando ai compiti da affrontare quale nuovo presidente Usa. «Credo che il primo provvedimento sarà un pacchetto di misure economiche volte a stabilizzare il sistema finanziario » che non esclude un nuovo stimolo «se a beneficiarne sarà il 95% dei lavoratori americani» ha infatti spiegato il senatore dell'Illinois alla Cnn, delineando l'agenda che intende mettere a punto «fin dal primo giorno». Il programma che il democratico ha in mente comprende altri quattro punti fondamentali: un progetto a lungo termine che porti gli Stati Uniti all'indipendenza energetica; una riforma sanitaria che garantisca l'assistenza a tutti gli americani; una revisione del sistema fiscale che preveda riduzioni alle tasse per il ceto medio e la riforma del sistema scolastico per garantire «un miglior livello di istruzione per tutti ». Avvalendosi dell'esperienza di consiglieri economici, quale il guru Warren Buffett, la principale preoccupazione di Obama sarà però proprio evitare che il sistema finanziario americano collassi, trascinando il Paese in una profonda recessione. Prima di poter implementare la propria agenda, il senatore dell'Illinois dovrà comunque conquistarsi la presidenza, un compito che nessuno dà per scontato. «Non è finita fino a che è finita», ha sottolineato il compagno di corsa di Obama, Joe Biden. A riprova di quanto i risultati siano incerti, nelle battute finali le campagne dei due contendenti si stanno facendo sempre più aggressive, spingendo Obama a mettere in guardia i propri elettori dai «giochi sporchi» che verranno utilizzati dagli avversari. Certamente gli attacchi contro il candidato dell'asinello si sono già intensificati. Ieri, McCain l'ha accusato di essere un «estremista di sinistra», mentre Arnold Schwarzenegger il governatore della California a cui si è rivolto il candidato repubblicano per dare energia al suo ultimo comizio in Ohio ha sostenuto che non solo Obama dovrebbe fare esercizio per rafforzare «le gambe magroline » e le «braccia pelle e ossa», ma che la sua politica sia priva dei muscoli necessari a guidare l'America. Anche il re dei media, Rupert Murdoch, si è espresso in modo molto critico verso Obama, sostenendo che la sua elezione porterà al peggioramento della crisi finanziaria internazionale, in quanto un'eventuale politica protezionista del democratico innescherebbe azioni di rappresaglia da parte della Cina e di conseguenza metterebbe a rischio il commercio mondiale. Uno dei quotidiani britannici di Murdoch ha poi rivelato che la zia keniota del senatore dell'Illinois vive da immigrata clandestina a Boston. La richiesta di asilo politico presentata quattro anni fa dalla sorella del padre di Obama sarebbe stata rifiutata, ma la 56enne Zeituni Onyango sarebbe rimasta negli Stati Uniti, ottenendo persino un alloggio pubblico. Ieri il portavoce del democratico ha confermato che Obama fosse ignaro della situazione e, sottolineando che tutte le leggi devono essere rispettate, ha dichiarato l'intenzione di restituire il contributo di 265 dollari versato dalla zia alla campagna presidenziale. Agli stranieri, infatti, non è permesso donare fondi ai candidati. Una situazione comunque di forte imbarazzo per il senatore nero che inizia a risentire della pressione degli ultimi mesi. Venerdì, giornata di Halloween in America, Obama ha infatti perso il consueto aplomb, rivolgendosi in malo modo ai fotografi che lo riprendevano mentre si incamminava insieme con la figlia Sasha verso una festa in maschera. Barack Obama a Henderson in Nevada: il candidato democratico ieri ha ribadito che la stabilità dell'economia è una priorità (Reuters)

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