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T ARTICOLI DEL 1-3 novembre 2008#TOP
IN EVIDENZA
Equilibri
Il futuro presidente degli Stati Uniti, che sia Obama o McCain, si dovrà
confrontare con Pechino su tutte le emergenze: Borsa, industria, moneta. Dal
grande
DAL
NOSTRO CORRISPONDENTE DA PECHINO MARCO DEL CORONA
Q ualcuno s’è portato avanti. Un’azienda che
produce farmaci, Cina settentrionale, ha già contattato il fratellastro di
Barack Obama per farne il testimonial. Mark Ndesandjo — che vive e fa affari a
Shenzhen da anni dissimulando il legame con il senatore dell’Illinois dietro
una cortina di riserbo — ha preso tempo. Se ne parla dopo il 4 novembre, ha
mandato a dire: il nuovo, prodigioso liquore ricostituente può attendere. La
Cina è pragmatica, il voto americano qui è anche questo. La leadership di
Pechino, al contrario, si è ben guardata dall’esporsi a favore di Obama o di
John McCain. Consapevoli che in piena crisi finanziaria i destini della Cina e
dell’America siano legati a doppio filo, i vertici della Repubblica Popolare
hanno ribadito la disponibilità a cooperare con Washington ma aspettano che
siano altri a fare la prima mossa. Sono i ceti urbani, piuttosto, a dire la
loro. L’ambasciata statunitense ha chiesto ospitalità al sito del «China Daily»
per un sondaggio on line e ne è emerso che tre quarti dei partecipanti stanno
con il candidato nero. «L’opinione pubblica cinese segue l’onda di quella Usa»,
mette in guardia Shi Yinhong, direttore del centro di studi americani
dell’Università del Popolo a Pechino.
Le questioni che contano sono altre. Se non fosse stato per il cataclisma
finanziario, la Cina avrebbe potuto guardare con sereno distacco al voto. I
repubblicani avrebbero ottime credenziali, a Pechino, da Nixon in poi; George
Bush padre garantì alla Cina legami commerciali preferenziali senza lasciarsi
influenzare dal massacro della Tienanmen. «Peccato che l’amministrazione di
Bush figlio — spiega al Corriere Shi Yinhong — sia stata un disastro totale:
Iraq, Afghanistan, la gestione dell’economia... La Cina l’ha ben chiaro».
Quanto ai democratici, la lunga visita di Stato di 10 anni fa regalò a Bill
Clinton una popolarità enorme. In ogni caso, «Pechino si sente più attratta
dagli Usa rispetto all’Europa, che sappiamo essere importante a
controbilanciare il peso dell’America ma più volte s’è dimostrata
ideologicamente ostile verso la Cina».
Nella cerchia suprema del Partito comunista diversi personaggi possono guardare
con simpatia al di là del Pacifico. A parte il presidente Hu Jintao e il
premier Wen Jiabao (tenuto sotto tiro dall’ala sinistra), ci sono il
vicepremier Li Keqiang e il governatore della banca centrale, Zhou Xiaochan,
allievo di Alan Greenspan. L’America, per loro, non è un mistero. La prudenza
davanti alla scelta fra Obama e McCain, però, è ben motivata: «Entrambi
presentano vantaggi e svantaggi. Il repubblicano è più aperto in economia,
sostiene il libero scambio, e in questo momento si tratta di una chiave
fondamentale. Però in materia di sicurezza si muove sulla linea pessima di
Bush, che ha appena venduto 6 miliardi e mezzo di dollari in armamenti a
Taiwan». Obama, che accusa la Cina di manovrare il cambio del renminbi, è
«multilateralista, più attento a gestire i problemi sociali in patria. Ma è più
protezionista: se gli Stati Uniti in un anno dovessero uscire dalla crisi,
Obama presidente potrebbe aver voglia di chiudere l’America. E, da populista
qual è, ricomincerebbe a battere su temi come le nostre politiche interne, il
Tibet, e così via».
Il punto fermo è che ora «gli Usa hanno bisogno della Cina e anche del
Giappone». In particolare, gli Usa sono il primo cliente dell’export della
Cina, 116,8 miliardi nel primo semestre di quest’anno, e — è la sintesi di Shen
Dingli, dell’Università Fudan di Shanghai — «un declino dell’economia Usa
abbatterebbe la possibilità di consumo degli Usa stessi, andando a colpire
proprio l’import dalla Cina», aggravando dunque il rallentamento dell’economia
interna che ha indotto il Partito comunista a prendere una serie di misure,
dalla riforma delle transazioni sui terreni agricoli ai tagli fiscali sugli
investimenti in Borsa, al sostegno al mercato immobiliare.
Il desiderio (il bisogno) di coinvolgere la Cina ha una data: 15 novembre. A
Washington si vedranno i G20, Bush spera nella «responsabilità» promessa da Hu
e Wen. «Ma G8, G14, G20 sono formule vuote. I leader di Pechino — ragiona Shi
Yinhong — saggiamente non hanno mai espresso una posizione precisa in merito.
Sanno che la partita è globale, che ci siamo tutti dentro. Che, se si tratta di
creare ad esempio un grande fondo di garanzia comune, occorre vedere quanto ci
mettono gli altri, Stati Uniti e Giappone in testa. Pechino è riluttante a
entrare nel G8 perché lo considera un club per ricchi, e noi non siamo ricchi.
La Cina non vuole dare l’impressione ai Paesi più arretrati di non
rappresentare più i loro interessi». Lo stesso vale per la riscrittura delle
regole, per una nuova Bretton Woods, una rifondazione del Fmi. «Non sarà la
Cina a fare la prima mossa, non tocca a noi. Vediamo quali proposte concrete
avanzano gli altri. E poi, semplicemente, la Cina non ha il know how per
avanzare ipotesi su meccanismi così complicati».
Ciò che unisce vertici e opinione pubblica in Cina è un sentimento di vago
compiacimento per i guai dell’America, quasi di inconfessabile «Schadenfreunde»,
ammette il professor Shi. «Assistiamo alla perdita di credibilità del
capitalismo liberaldemocratico. La Cina ha più fiducia nel proprio sistema. Da
questa crisi, che è l’evento epocale più importante dal 1989, noi e l’Occidente
dobbiamo trarre l’insegnamento che ogni cambiamento all’interno alla Cina deve
venire dalla Cina stessa. Occorrerà che ogni dibattito, ogni critica si cali
nell’alveo della realtà e del pensiero cinesi. In fondo, è questo che significa
l’equilibrio su cui punta Hu Jintao. Il leader cinesi sono consapevoli di che
cosa sia ragionevole e importante sul piano delle libertà, della sostenibilità
dello sviluppo, della pace sociale. Conoscono la direzione. Bisogna vedere come
fare, quali sono le priorità. Ancora un insegnamento dalla crisi dei mutui: i
veri problemi sono in casa. Vale per l’America e vale per la Cina».
L’analisi
Il debito statunitense è in gran parte in mano agli orientali. Il dialogo è
inevitabile
Gli
americani hanno bisogno dei cinesi per garantire la stabilità finanziaria
F orse ha ragione Bhagwati che, lunedì scorso su
queste colonne, ha sostenuto che la crisi in corso non passerà alla storia come
il Grande Crac del 2008. E’ però chiaro che ci saranno mutamenti non secondari
nell’economia mondiale. L’economia statunitense è uscita da una lunga fase di
crescita sostenuta, tra le più lunghe dell’ultimo secolo. Dalla metà degli ’90
in realtà la coesistenza di una forte crescita, di un aumento dell’occupazione
e di una bassa inflazione avevano spinto più di qualche studioso a parlare
della nascita di una «nuova economia» negli Stati Uniti, nuova perché non più
soggetta al ciclo economico. In effetti, nell’ultimo quindicennio si è ridotta
drasticamente la volatilità di tutte le variabili macroeconomiche (crescita del
prodotto, consumi, investimenti, inflazione, occupazione). Questa minore
erraticità degli indici economici ha significato un calo robusto del rischio
percepito dagli operatori, ed è stata in parte la giustificazione dell’enorme
disponibilità a detenere ed emettere prodotti finanziari rischiosi. Ma oggi
sappiamo che le leggi tradizionali dell’economia sono ancora valide:
all’euforia fa seguito il crollo, al boom segue la recessione. Lo tsunami finanziario
rende quindi palesi le difficoltà in cui versa l’economia statunitense. La
lunga fase di crescita fondata sull’espansione della domanda interna, mediante
la riduzione del risparmio e il forte ricorso al debito, ha comportato un forte
disavanzo commerciale. Per usare un linguaggio molto di moda in Europa,
l’industria americana ha accumulato un problema di scarsa competitività. Nel
corso degli otto anni con George W. Bush alla Casa Bianca, al deficit
commerciale si è poi sommato un deficit fiscale provocato dai tagli nelle tasse
e dalle ingenti spese per le guerre in Afghanistan e in Iraq. I provvedimenti
presi per far fronte alla crisi finanziaria in corso aggraveranno ulteriormente
deficit e debito federale.
Oggi gli Stati Uniti sono il più grande debitore netto mondiale, con un deficit
della bilancia pari a circa 700 miliardi di dollari l’anno e uno stock di
debito estero pari a oltre 2,5 trilioni di dollari. Il debito pubblico ha
superato la soglia dei 10 trilioni di dollari ed è detenuto per il 44% da
stranieri, per lo più da banche centrali straniere, in particolare quella
giapponese e quella cinese, interlocutori obbligati del presidente della Fed,
Ben Bernanke.
Si parla, in queste settimane convulse, della necessità di una nuova Bretton
Woods. L’idea è giusta, anche per evitare un ritorno del protezionismo e
ridisegnare l’assetto del sistema finanziario mondiale. Vanno ripensati
organismi internazionali come Fmi e Banca mondiale, troppo influenzabili dagli
Stati Uniti. Ma chi può farsi garante del commercio e del sistema finanziario
mondiale a questo punto? Libero scambio e stabilità finanziaria sono beni
pubblici. Da questa consapevolezza nacquero gli Accordi di Bretton Woods nel
1944 (ispirati dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt). La
creazione e il mantenimento di un’economia mondiale integrata e liberale, hanno
richiesto una potenza leader che si facesse carico di fornire questi beni
pubblici svolgendo, se necessario, un ruolo di «prestatore di ultima istanza»
(Kindleberger). In verità, la storia ha visto solo due grandi potenze in questo
ruolo: la Gran Bretagna nel corso della prima grande globalizzazione tra il
1870 e il 1914 e gli Stati Uniti dal 1945 ad oggi. In ambedue i casi la potenza
leader era un paese creditore, che aveva avanzi di bilancia corrente ed era
stato spesso il più grande creditore netto mondiale. Nel 1945, ad esempio, gli
Stati Uniti con il Piano Marshall furono prestatore di ultima istanza nei
riguardi dell’Europa consentendo l’avvio di una ripresa mondiale.
E’ possibile mantenere la globalizzazione senza un paese leader economico
mondiale? L’esperienza storica degli ultimi due secoli ci dice che ciò non è
mai accaduto. La grande depressione del 1929 provocò una guerra tariffaria e un
crollo del commercio mondiale che aggravò e prolungò la stagnazione. Mancava
una potenza egemone capace di assicurare gli scambi e di contrastare le spinte
protezioniste. La Gran Bretagna con la Prima guerra mondiale aveva cessato di
essere la prima economia mondiale e gli Stati Uniti erano ancora riluttanti a
farsi carico del loro nuovo ruolo.
Oggi è la Cina la grande potenza industriale mondiale e, con il suo gigantesco
avanzo commerciale, il grande creditore netto. Per dimensione e peso è un paese
che deve esercitare funzioni di leadership. E’ allora fondamentale convincere
la Cina ad assumersi pienamente le responsabilità che le competono nella
ricostruzione di un nuovo ordine economico favorevole agli scambi e alla
crescita. La «nuova Bretton Woods» va organizzata a Shanghai. Il nuovo Fmi e la
nuova Banca mondiale vanno trasferiti a Pechino.
·
Articoli
Cina (17)
L'energia
del mare finalmente in rete ( da "Finanza e Mercati"
del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla grande
centrale idroelettrica in costruzione sul Fiume azzurro in Cina (150.000 Mw) e
infatti l'Unido, l'agenzia delle Nazioni unite per lo Sviluppo Industriale, ha
istituito nei pressi della città siciliana il primo centro al mondo di studi e
applicazioni per lo sfruttamento dell'energia marina. Dal 2002 è poi in corso
il Progetto Enermar, brevettato dalla Ponte di Archimede.
Landi
in pole col 20-20-20 ( da "Finanza e Mercati"
del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Landi
ha fondato con il Politecnico di Pechino una società che si occupa di
distribuire prodotti nonché un distaccamento dell'ufficio acquisti e un gruppo
di R&S (settore al quale Landi dedica circa il 5% del proprio fatturato).
«La Cina - spiega l'ad Stefano Landi - è il secondo Paese dopo la Russia per
utilizzo di carburanti puliti e come il Pakistan rappresenta uno dei nostri
confindustria,
ricetta anti-crisi "finanziare gli investimenti"
( da "Repubblica,
La" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
in ascesa
Cina e India. Dunque, è il suggerimento, riflettere prima di affrontare il
capitoli internazionalizzazione. Soprattutto, Mansi esorta: «Alla svelta, non
c´è più tempo» e aggiunge: «Si parla della crisi del credito, ma si dimentica
quella dei mercati e della domanda che è crollata in modo verticale».
prestiti
a commercianti banca accusata di usura
( da "Repubblica,
La" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
avvocato
Mauro Cini. I due, titolari di una pizzeria, tre anni fa versavano in una
situazione economica disastrosa, non riuscendo a pagare rate di prestiti. La
Federico del Vecchio propose la rinegoziazione del mutuo, con erogazione di 150
mila euro quasi interamente destinati a coprire i debiti e con accensione di
mutuo ipotecario sulla casa.
massa,
partenza sprint in brasile - stefano zaino san paolo
( da "Repubblica,
La" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina, già
al primo assaggio, avevamo capito che la McLaren era molto più rapida di noi;
qui no, qui è la Ferrari a comandare, anche con questo freddo, che di solito
per noi è letale. Ma il problema è il grip, l´aderenza e su questo circuito le
nostre gomme morbide si trovano molto bene.
Commodities,
mai così male ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Proprio da
Cina e India arrivano i sintomi del malessere che allontana i compratori: da
qualche settimana molti ordinativi emessi fino a luglio e agosto sono rimessi
in discussione, per cancellarli o quanto meno rinegoziare i termini di prezzo e
di consegna.
La
Bocconi merita più privato ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
doppie"
in altrettante istituzioni mondiali, anche in Cina, Russia e India.L'autonomia
di cui gode,e lacultura su cui si fonda, le consentono di essere innovativa e
di guardare avanti. Ma su un aspetto non è competitiva: il 75% delle entrate
viene dalle rette degli studenti, il 10% dalle risorse di Stato, Regione e
Provincia.
La
via italiana all'energia nucleare
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina
prevede in servizio 40mila Mw di nuove centrali nucleari nel 2020 e 120mila Mw
nel
Fondi
europei da rimodulare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e Cina
che continuanoa tirare e dobbiamo essere in grado di andarci con successo, così
come dobbiamo essere attrattivi per i capitali stranieri». Tra le richieste
fatte alla Regione, anche una moratoria normativa sulle leggiche hanno un
impatto economico per le aziende, il taglio dell'Irap e una velocizzazione dei
tempi di pagamento da parte della Pubblica amministrazione.
Conserve
Italia punta verso Est ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
senza
trascurare i mercati emergenti di India, Giappone e Cina». Non mancano, però, i
nuovi progetti anche in Italia con l'avvio della cosiddetta quarta gamma e il
tentativo di guadagnare spazio nel settore della ristorazione. Stabile, infine,
il numero degli addetti: circa mille i dipendenti fissi.
I
mercati azionari iniziano la risalita
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma anche in
Cina, India e Brasile. In ogni caso ci sono pochi dubbi che le cose
peggioreranno nel quarto trimestre. Se si considera che a sostenere per almeno
due punti percentuali il Pil americano sono state alcune voci probabilmente non
ripetibili (crescita della spesa pubblica, aumento delle scorte e l'export
sostenuto dal dollaro debole)
Gaza,
il nuovo Apartheid L'Occidente si svegli e dica basta alle violenze
( da "Unita,
L'" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina al
Darfur. Quale messaggio si sente di lanciare alle nuove generazioni? «Che i
diritti umani non hanno limiti geografici e non sono questioni interne di
nessuno Stato. Essi si applicano a qualunque essere umano in Sudafrica, in
Palestina, così come negli Usa, in Cina, e ovunque nel mondo.
se
il sipario cala per sempre - rodolfo di giammarco
( da "Repubblica,
La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
per il 35
cine-teatri, per il 2,8 auditorium, e per il resto sale polivalenti e teatrini.
Si va da una sala di tremila posti che è il cine-teatro Apollo di Firenze
(chiuso nel 1984) ai cinquanta posti del Teatrino di Villa Raggio a Pontenure,
Piacenza (chiuso da oltre mezzo secolo per decadenza dei proprietari).
livorno
ferraris ricostruisce una storia lunga cinque secoli - carlo petrini
( da "Repubblica,
La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Da ragazzino
faceva il postino per le mondine e recapitava i giornali nelle camerate: Grand
Hotel, Bolero, Cine Illustrato� E come tutti gli altri bambini spiava le
ragazze verso sera, quando si lavavano nude nei fossi: «arrivavano al cascinale
con una cassetta di legno � racconta � dentro c´erano il vestito della
domenica e pochi altri stracci.
una
malattia economica incurabile che abbatte case, azioni e materie prime - (segue
dalla prima pagina) dal nostro inviato
( da "Repubblica,
La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le potenze
asiatiche che sono invece delle economie di trasformazione � Cina, India �
reggono meglio e tuttavia soffrono per il rattrappirsi dei mercati di sbocco.
La punizione più crudele che viene inflitta dalla deflazione è quella che
colpisce i debitori. Quando tutti i prezzi scendono, i debiti in proporzione
aumentano di valore perché sono fissi in termini nominali.
l'incontro
- elena stancanelli ( da "Repubblica, La"
del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Obama:
la priorità è l'economia ( da "Avvenire"
del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
democratico
innescherebbe azioni di rappresaglia da parte della Cina e di conseguenza
metterebbe a rischio il commercio mondiale. Uno dei quotidiani britannici di
Murdoch ha poi rivelato che la zia keniota del senatore dell'Illinois vive da
immigrata clandestina a Boston. La richiesta di asilo politico presentata
quattro anni fa dalla sorella del padre di Obama sarebbe stata rifiutata,
( da "Finanza e Mercati" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
L'energia del mare
finalmente in rete da Finanza&Mercati del 01-11-2008 È partita qualche
giorno fa nello Stretto di Messina la sperimentazione di Sea Power, il progetto
per lo sfruttamento dell'energia marina sviluppato da Fri-El, azienda di
Bolzano che realizza e gestisce impianti per la produzione e l'impiego di
energia elettrica pulita, e il gruppo di ricerca Adag del dipartimento di
ingegneria aerospaziale dell'Università di Napoli Federico II. L'esperimento
pilota prevede la messa in acqua di una piccola imbarcazione con un gran numero
di tubi orizzontali snodabili e modulari, simili a boe, e disposti a intervalli
regolari, che sostengono delle turbine ad asse orizzontale. Le turbine, mosse
dal passaggio dell'acqua o dalle maree, sono collegate a un unico albero motore
e producono energia che viene poi immessa nel sistema elettrico attraverso un
cavo sottomarino che collega le singole strutture galleggianti alla rete
elettrica della terraferma. Sotto l'imbarcazione è presente un'altra turbina,
di dimensioni maggiori, in grado di sfruttare meglio l'energia cinetica, dal
momento che la corrente nello Stretto può raggiungere punte di
( da "Finanza e Mercati" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Landi in pole col
20-20-20 da Finanza&Mercati del 01-11-2008 «Il pacchetto clima energia
dell'Unione Europea ci porterà un ottimo ritorno economico». Nel mare delle
polemiche suscitate dal 20-20-20, c'è anche chi resta a galla. E anzi, non vede
solo nero nelle decisioni di Bruxelles, confidando in un'accelerazione al
proprio business. Tra questi c'è Landi Renzo che, già leader mondiale nella
produzione di sistemi e componenti a metano e Gpl, si prepara, da qui al
( da "Repubblica, La" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina IV - Firenze
L´iniziativa Le proposte a Regione e banche: stop ai costi per le aziende
Confindustria, ricetta anti-crisi "Finanziare gli investimenti" La
presidente Mansi: evitiamo l´addio delle multinazionali dalla Toscana E´
partita ieri la missiva firmata Confindustria toscana e diretta alla Regione.
Sei punti per evitare che il sistema manifatturiero toscano soccomba di fronte
a «una crisi enorme ma di dimensioni cicliche», dice la presidente, Antonella
Mansi, parlando a nome di tutti i presidenti territoriali della regione,
compreso il pratese Riccardo Marini appena eletto vicepresidente
dell´associazione regionale, presenti accanto a lei per sottolineare l´urgenza.
Due i punti salienti. Primo: un ripensamento sulle direzioni verso cui
indirizzare i fondi strutturali, considerando che da oggi al 2013 la Regione ha
3 miliardi e 800.000 euro di fondi Ue da spendere. Secondo: una moratoria per
le proposte di legge che possano provocare ulteriori costi a imprese che, si dice,
in questo momento hanno bisogno dell´aiuto di tutti. Dopodichè Mansi propone
alla Regione di fare attenzione perché le multinazionali non se ne vadano,
chiede semplificazione e sottolinea che le infrastrutture «adesso avrebbero
anche un valore anticiclico». Ripensare alla distribuzione dei fondi, è la
prima richiesta. Non destinarli più solo a innovazione e ricerca, come
concordato finora, ma a tre priorità: credito, internazionalizzazione e
agevolazione degli investimenti che gli imprenditori non fanno più. Poi,
alleggerire la fiscalità per le imprese a cominciare dall´Irap e, in questo
momento di estrema e pericolosa difficoltà, sottolinea Mansi, sospendere
l´emanazione di qualsiasi legge aggravi i costi delle medesime, sicurezza
esclusa. La giustificazione secondo la presidente esiste: «Ci sono rischi
concreti di decadenza economica per la Toscana. Chiediamo a tutto il sistema,
istituzioni, Camere di commercio, banche e sindacati, di condividere l´impegno
per ridare fiducia e di investire sulle imprese». Tutti insieme, per salvare un
sistema forte ma messo in pericolo da una crisi di dimensioni mai viste e
tuttavia ciclica. A riprova, Mansi mostra il grafico degli ultimi dieci anni:
mercati su è giù, più a lungo giù che su, ma comunque mobili, comunque
suscettibili sempre di ricominciare a girare. La presidente mostra anche i
grafici dell´export: in forte calo nei paesi a cui tradizionalmente la Toscana
è più legata, Europa e Usa, in ascesa Cina e India. Dunque, è il suggerimento, riflettere prima di affrontare
il capitoli internazionalizzazione. Soprattutto, Mansi esorta: «Alla svelta,
non c´è più tempo» e aggiunge: «Si parla della crisi del credito, ma si
dimentica quella dei mercati e della domanda che è crollata in modo verticale».
La sua idea è quella di «un fondo straordinario a sostegno degli investimenti e
delle garanzie alimentato dall´ingente patrimonio immobiliare della Regione».
L´appello da ultima spiaggia va anche alle banche con cui ci si congratula per
la crescita dimensionale ma a cui si raccomanda di non perdere il contatto con
il territorio. A loro Mansi chiede di «garantire l´accesso al credito delle
piccole e medie imprese e al sistema imprenditoriale nel suo insieme». Poche
storie sembra voler dire, sottolineando che «questa situazione non è di natura
industriale. Nasce da lacune di funzionamento del sistema bancario». La sua
idea è di «un´unica sede permanente di confronto tra Regione, banche. Abi,
assicurazioni del credito, associazioni di categoria, Unioncredito». A Firenze
il presidente Gentile ha già incontrato le banche locali giovedì scorso e ha
concordato un osservatorio permanente Confindustria - banche - Bankitalia che
partirà il 15 novembre e fornirà entro dicembre i primi risultati. Infine, le
Camere di commercio. Mansi chiede al presidente di Confindustria Pisa,
Pierfrancesco Pacini, contemporaneamente presidente della Camera di commercio
di quella città e di Unioncamere toscana «di adoperarsi perchè tutte le Camere
destinino risorse per l´abbattimento dei tassi di interesse sui finanziamenti
bancari, stipulando convenzioni con i Confidi come è accaduto a Pisa dove
l´iniziativa ha consentito un abbattimento dei tassi di interesse anche di due
punti». Pacini le risponde che ha già incontrato le altre camere e che sono
d´accordo, a cominciare da Firenze. (i.c.)
( da "Repubblica, La" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Firenze
L´inchiesta Prestiti a commercianti banca accusata di usura Usura bancaria. Il
gip David Monti ha respinto la richiesta di archiviazione della procura e ha
disposto l´imputazione coatta per la amministratrice della Banca Federico del Vecchio,
accogliendo l´istanza di una coppia di commercianti assistiti dall´avvocato Mauro Cini. I due, titolari di una pizzeria, tre anni fa
versavano in una situazione economica disastrosa, non riuscendo a pagare rate
di prestiti. La Federico del Vecchio propose la rinegoziazione del mutuo, con
erogazione di 150 mila euro quasi interamente destinati a coprire i debiti e
con accensione di mutuo ipotecario sulla casa. In più i due coniugi
dovettero rilasciare 180 cambiali, a ulteriore garanzia del prestito. Una
assoluta vessazione, secondo l´avvocato Cini: una sorta di «pistola puntata»,
una «bomba a orologeria».
( da "Repubblica, La" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 54 - Sport
Felipe campione se... Lewis campione se... Massa, partenza sprint in Brasile
Prime prove: il ferrarista vola. Hamilton indietro e nervoso Il brasiliano è
secondo. Gesto di stizza dell´inglese, nono: getta via i guanti STEFANO ZAINO
SAN PAOLO dal nostro inviato Tutto ad un tratto l´euforia. All´improvviso la
paura. Potenza di una graduatoria, quella della seconda sessione di prove
libere, di una classifica che se si ripetesse domani in gara farebbe gridare la
Ferrari al miracolo: Massa secondo, battuto dal solo Alonso per 57 millesimi,
Raikkonen quarto, Hamilton nono, il piazzamento più brutto che c´è in Formula
1, perché è il primo fuori dalla zona punti. Fatti due conti, ecco servita l´impresa:
il brasiliano in rosso si porta a casa 8 punti, Hamilton resta a bocca asciutta
e San Paolo può esplodere di gioia, ritrovando sul tetto del mondo un proprio
figlio dopo 17 anni, anno di grazia 1991, ultimo trionfo iridato di Senna.
Niente sogni, meglio stropicciarsi gli occhi, Massa è il primo ad affermarlo, è
solo venerdì, nella battaglia per il titolo mondiale è un giorno che non conta
niente. Però riscalda il cuore di chi spera nella rimonta e non a caso il
brasiliano scende dalla macchina visibilmente su di giri. «è stata un´ottima
giornata, la nostra macchina va fortissimo, non abbiamo alcun problema. La
Ferrari su questo circuito vola, non solo la mia, anche quella di Raikkonen.
Possiamo centrare la doppietta, dobbiamo crederci. In Cina, già al primo assaggio, avevamo capito che la McLaren era molto
più rapida di noi; qui no, qui è la Ferrari a comandare, anche con questo
freddo, che di solito per noi è letale. Ma il problema è il grip, l´aderenza e
su questo circuito le nostre gomme morbide si trovano molto bene. Quando
abbiamo grip, riusciamo sempre ad essere molto veloci. Penso che stavolta si
possa puntare alla pole, ad una prima fila tutta rossa. E partire davanti può
essere molto importante». Felicità, speranza, fiducia. Anche perché, buttando
un po´ più in là lo sguardo, si vede Hamilton piuttosto nervoso, con una
McLaren stranamente angosciata. Ancora Massa: «Credo che il mio rivale abbia
problemi di assetto, non riesce a trovare il giusto bilanciamento della sua
macchina, è in difficoltà, speriamo continui così. Se è costretto a remare
nelle retrovie, la sua gara potrebbe diventare molto complicata». Se tutto ciò
è un´illusione, se Massa è un ottimista fuori luogo, lo si scoprirà presto.
Stando ai fatti e alle immagini, però, ecco un´altra cosa inaspettata: la
preoccupazione sul volto di Hamilton, il suo strano nervosismo appena sceso
dalla macchina. Smentisce, ma le telecamere lo inchiodano: ha buttato per terra
i guanti, un chiaro gesto di stizza, un segnale di disappunto. «Non li ho gettati,
li ho appoggiati - ripete a tutte le tv del mondo - Ho 7 punti di vantaggio in
classifica, perché dovrei avere paura?» Certo, il margine è rassicurante, ma
lui un tesoretto uguale lo ha già dilapidato l´anno scorso, stessa spiaggia,
stesso mare, la pista di Interlagos, e la Ferrari lo ha già ringraziato
sentitamente una volta, nella persona di Raikkonen, perchè non dovrebbe
ricascarci? «Io so di avere una grande chance di laurearmi campione e me la
giocherò sino in fondo». Ci mancherebbe, ma intanto per il cronometro è
indietro. «Nella prima sessione andavamo forte, poi abbiamo cambiato qualcosa
sulla macchina e siamo andati peggio. Si fa presto a tornare indietro. Sarà una
gara dura, ma io devo solo piazzarmi». Non nono come ieri, però. Altrimenti Massa
si ubriaca. E lui diventa il più grande perdente nella storia della Formula 1.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-01 - pag: 6 autore: Per le quotazioni il
mese appena concluso è stato il più negativo degli ultimi 52 anni Commodities,
mai così male Roberto Capezzuoli Per il premio Nobel della letteratura Thomas
S. Eliot il più crudele dei mesi era aprile, ma per i produttori di commodities
non c'è dubbio: il peggiore è ottobre, in particolare quello appena concluso.
Poco importa che ieri, nell'ultima sessione, il greggio Wti abbia recuperato
quasi due dollari al barile e che segnali positivi siano venuti dalle
quotazioni di zucchero, caffè, nickel e piombo. Dal 30 settembre alla chiusura
di ieri i prezzi hanno accusato un tracollo inatteso, sufficiente a imporre
ridimensionamenti produttivi in vari settori. L'indice Reuters-Jefferies Crb,
che fotografa le borse merci americane, si è fissato più in alto rispetto ai
256 del 24 ottobre, quando ha sfiorato durante la giornata il minimo
quinquennale. Ma, fermandosi a un livello poco superiore a 268, conferma una
perdita vicina al 23% in un mese, la performance peggiore dal 1956. «Gli
investitori si aspettano una crescita economica irrilevante – sostiene Eugen
Weinberg, analista di Commerzbank – e ciò ha messo i prezzi sotto pressione».
Ci si attende una domanda molto fragile anche nei Paesi emergenti, che non sono
stati risparmiati dalla bufera dei mercati finanziari occidentali e dalla crisi
del credito. Proprio da Cina e India
arrivano i sintomi del malessere che allontana i compratori: da qualche
settimana molti ordinativi emessi fino a luglio e agosto sono rimessi in
discussione, per cancellarli o quanto meno rinegoziare i termini di prezzo e di
consegna. Non si è salvato nemmeno l'oro,a cui sono mancate le classiche
motivazioni delle attese rialziste: il dollaro infatti si è allontanato dai
minimi della primavera scorsa e l'inflazione, di cui il petrolio è un
indicatore im-portante, non sta dando problemi. Così le violente oscillazioni
viste dal metallo nelle ultime settimane sembrano aver sempre meno a che fare
con i fondamentali (produzione, consumi e scorte) e sempre più con i flussi di
denaro nati da liquidazioni forzate.Nel caso dell'oro, il mese di ottobre è
stato il più brutto dall'83, con un arretramento del 19,3% al fixing di Londra.
Peggio ha fatto il petrolio: il Wti ha chiuso il mese al Nymex a 67,81 dollari
al barile, contro i 96,37 di fine settembre. Il recupero del 2,8% registrato
ieri non ha impedito di stabilire in ottobre il record negativo assoluto, con
un meno 29,6%. La discesa più precipitosa però è dei metalli non ferrosi: a
Londra il prezzo settlement del rame in un mese ha perso il 39,4%, quello dello
zinco il 35,2%, quello del nickel il 30,9%. Il cotone a New York è scivolato
solo del 20,2%, che è comunque il più forte ribasso mensile dall'
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-01 - pag: 22 autore: ... ECCELLENZE
ITALIANE La Bocconi merita più privato I l progetto più recente si chiama
" cattedre del rettore". L'obiettivo è attirare all'Università
Bocconi di Milano docenti e ricercatori senior di elevato prestigio. Si punta
al top, naturalmente. Perché in questa cerchia abbastanza ristretta d'istituti
d'eccellenza, l'università privata milanese si è inserita a pieno titolo. E non
solo perché ha quasi una decina di corsi in inglese, il 10% degli studenti che
viene dall'estero,la possibilità di ottenere 14 lauree "doppie" in altrettante istituzioni mondiali, anche in Cina, Russia e India.L'autonomia di cui gode,e lacultura su cui si
fonda, le consentono di essere innovativa e di guardare avanti. Ma su un
aspetto non è competitiva: il 75% delle entrate viene dalle rette degli
studenti, il 10% dalle risorse di Stato, Regione e Provincia. E i
privati? Il loro contributo si ferma al 15 per cento. Poco.L'idea
d'investiresulla classe dirigente di domani non interessa? Curioso, visto che
la stessa Bocconi, che il mondo riconosce come una delle ( non troppe)
eccellenze italiane, è nata nel 1902, primo ateneo italiano ad offrire un corso
di laurea in Economia, proprio da un imprenditore di larghe vedute come
Ferdinando Bocconi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-01 - pag: 26 autore: INTERVENTO La
via italiana all'energia nucleare di Alessandro Clerici* A lti e volatili
prezzi dei combustibili fossili, sicurezza dei loro approvvigionamenti ed i
problemi ambientali, hanno causato a livello mondiale un
"ripensamento-rinascimento" del nucleare. Un numero cre-scente di
politici, operatori, scienziati ed anche ambientalisti, vedono l'energia
nucleare almeno "parte"della soluzione dei problemi energetico-
ambientali, essendo priva di emissioni e con costo del kWh interessante e non
volatile. Ben 38 reattori per 33mila Mw sono ora in costruzione nel mondo ed
altri 90 per 100mila Mw sono già pianificati. La Cina prevede in servizio 40mila Mw di nuove centrali nucleari nel
2020 e 120mila Mw nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-01 - pag: 27 autore: Industria. Il
presidente Antonella Mansi: i 3,8 miliardi di finanziamenti Ue vanno orientati
per affrontare la crisi «Fondi europei da rimodulare» Da Confindustria Toscana
una serie di proposte per aiutare le imprese Cesare Peruzzi FIRENZE I fondi
strutturali europei per fronteggiare l'emergenza economica. Confindustria
Toscana, preoccupata dal montare della crisi e soprattutto per le prospettive
delle piccole e medie imprese, presenta un pacchetto di richieste alla Regione,
tra cui appunto il ri-orientamento dei finanziamenti comunitari: 3,8 miliardi
di euro da qui al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: AGROINDUSTRIA MERCATI ITALIA data: 2008-11-01 - pag: 29 autore:
Alimentare. Migliorano i conti del gruppo Conserve Italia punta verso Est
Giorgio Costa BOLOGNA Conserve Italia chiude il bilancio del riequilibrio dei
conti e,assimilata l'acquisizione Cirio di fine 2004, si prepara a un periodo
di stabilità per sfruttare al meglio l'assetto raggiunto dal punto di vista
organizzativo e produttivo. Quello presentato ieri ai soci dal presidente
Maurizio Gardini e dal direttore generale Angel Sanchez è un bilancio
consolidato che vede i ricavi a quota 963 milioni di euro (1,05 miliardi se si
tiene conto degli scambi infragruppo) e che segna una importante evoluzione per
i conti del leader europeo in fatto di produzione e trasformazione di ortofrutta.
A partire dal fatto che la gestione caratteristica dopo tre anni consecutivi di
rosso è tornata in equilibrio - anche se il bilancio 2007-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2008-11-01 - pag: 44 autore: Borse. Dopo i
cali dei listini mondiali del 50% c'è la sensazione che i prezzi azionari già
scontino le prospettive economiche di recessione I mercati azionari iniziano la
risalita Rallentano le vendite forzate legate alla crisi del credito: tutti gli
indici sono rimbalzati di Walter Riolfi C' è voluta più di un'ora prima che
Wall Street capisse, giovedì, che il dato sul Pil americano celava una realtà
peggiore di quanto indicasse quel contenuto calo dello 0,3%. Ma sui mercati del
petrolio e delle materie prime, gli operatori dopo soli 10 minuti hanno
realizzato che il brutto doveva ancora arrivare per l'economia. Il prezzo del
greggio è sceso bruscamente, quello del rame è caduto del 10% in una seduta e
l'indiceBaltic Dry, che misura il costo dei noli marittimi per le commodity non
liquide, è caduto a livelli che non si vedevano dalla recessione del 2001-02:
quando però il petrolio costava comunque il doppio di adesso. Dall'umore che si
percepisce sui mercati delle materie prime, si direbbe che gli operatoristiano
considerando una recessione peggiore della precedente e più profonda e più
lunga di quella del 1990. Il paragone è stato con la crisi del 1981-82: 16 mesi
di recessione negli Usa e un tasso di disoccupazione del 10,8%. Quando anche
gli operatori di Wall Street hanno realizzato la brutta notizia, l'indice
S&P500 è calato di oltre tre punti percentuali. Ma già nel tardo pomeriggio
era risalito chiudendo in rialzo del 2,6%. In quel che sembra un comportamento
contraddittorio c'è in realtà una logica. I prezzi delle materie prime
continuano a flettere nella convinzione di una recessione certa e presente nei
Paesi occidentali e possibile per quelli emergenti; i prezzi di Borsa hanno
invece ricominciato a risalire nella sensazione che sia alle spalle la fase più
acuta della crisi del credito e che ribassi degli indici generali vicini al 50%
siano compatibili anche con i cupi scenari prefigurati dagli economisti.
Il-51,2% segnato la settimana scorsa dallo Stoxx rispetto ai massimi del 2007 e
il -45,8% dell'S&P500 rappresentano cali decisamente più ampi di quelli
registrati nelle precedenti recessioni (35% circa) e inferiori solo al crollo
di Wall Street dopo il 1929. Se la presente recessione si delinea come profonda
e lunga, ragionano parecchi investitori, allora le Borse dovrebbero aver
sostanzialmente scontato lo scenario. Ulteriori crolli degli indici
paventerebbero invece lo spettro di una nuova grande depressione. Quest'ultima
ipotesi, per quanto accarezzata da alcuni economisti, è al momento accademica e
possibile solo se tutti i «se» congiurassero contro l'economia, non solo negli
Usa e in Europa, ma anche in Cina, India e
Brasile. In ogni caso ci sono pochi dubbi che le cose peggioreranno nel quarto
trimestre. Se si considera che a sostenere per almeno due punti percentuali il
Pil americano sono state alcune voci probabilmente non ripetibili (crescita
della spesa pubblica, aumento delle scorte e l'export sostenuto dal dollaro
debole), il trimestre dovrebbe rivelarsi decisamente peggiore, con un
calo del Pil attorno al 3% come sostengono gli analisti di Jpm. E negativi
dovrebbero essere anche il primo quarto del 2009 (stime comprese tra -1,4 e
-3%) e forse anche il secondo. La ripresa, lenta a detta degli economisti, si
farebbe sentire solo dopo giugno. Ciò che più preoccupa è quel calo del 3,1%
nei consumi: il dato peggiore dal secondo trimestre del 1980, quando l'economia
crollò del 7,8%. Il fatto è che le previsioni degli analisti si sono sempre
rivelate degli esercizi teorici e che attualmente non esiste alcuna visibilità
degli eventi. Qualcosa in più si potrebbe capire nel mezzo di una recessione.
Ma al momento è forte la sensazione che non siamo ancora arrivati a quel punto.
Del resto sono opache anche le stime di utili aziendali. Il terzo trimestre
dovrebbe vedere un calo dell'11% (fonte Thomson Reuters sull'S&P500).Un
mese fa si stimava una diminuzione del 4,3% e a luglio s'immaginava una
crescita del 12,6%. Sicuramente hanno pesato le perdite delle società
finanziarie, impossibili da determinare con questa crisi. Ma in ogni caso sono
da prendere con estrema cautela le previsioni di utili per il quarto trimestre,
viste ottimisticamente in crescita del 35%. In settimana sono rimbalzati tutti
i mercati: 10,5% l'S&P, 10,9% il Nasdaq, 11,7% lo Stoxx (16,1% Francoforte,
12,7% Londra, 9,2% Parigi, 7,5% Milano) e 20% le Borse emergenti.
( da "Unita, L'" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
«Gaza, il nuovo
Apartheid L'Occidente si svegli e dica basta alle violenze» È l'uomo che
assieme a Nelson Mandela è stato il simbolo della lotta al regime
dell'Apartheid sudafricano: Desmond Tutu, 77 anni, premio Nobel per la Pace nel
1984, arcivescovo della Chiesa anglicana. Nelle scorse settimane, l'arcivescovo
Tutu ha presentato un rapporto sul bombardamento israeliano del villaggio di
Beit Hanoun presso il Consiglio dei diritti umani dell'Onu. Tutu aveva ricevuto
il mandato dall'organismo delle Nazioni Unite di investigare sul bombardamento
del novembre
( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 34 -
Spettacoli Se il sipario cala per sempre Un censimento mostra un´Italia che non
vediamo più: quella dei piccoli gioielli di provincia dove un tempo la gente si
affollava per vivere la magia del palcoscenico Un patrimonio perduto per
inagibilità, mancanze di fondi, vicende giudiziarie, incendi, terremoti. E,
spesso, malapolitica RODOLFO DI GIAMMARCO storie italiane di ordinaria
sciatteria. Il Teatro Petruzzelli di Bari va a fuoco per incendio doloso nel
1991, un protocollo stabilisce che a ricostruirlo sia una fondazione nata solo
nel 2003, lo Stato interviene con un esproprio e con lavori commissariati nel
2006, il 6 dicembre prossimo è fissata l´inaugurazione con un concerto diretto da
Zubin Mehta, ma ora, dopo diciassette anni, la riapertura è a rischio perché la
Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l´esproprio. E il costiero
Teatro Margherita, anch´esso di Bari, gioiello del 1910, non è più aperto al
pubblico dal 1984 per lavori eterni di restyling, e polemiche. La casistica è
varia. Uno dei più antichi teatri italiani, il Teatro dei Rinnovati di Siena,
costruito nel 1561, è chiuso dal 2003 per restauri, e non si sa se aprirà i
battenti in primavera. Un´altra storica sala, il Teatro Laluna nato nel 1600
nel territorio di Mineo, Catania, è chiuso dal 1983, anno di cessata attività
come cineteatro. Il record spetta al Teatro civico De La Sena costruito in
Veneto nel 1621, chiuso tuttora dopo essere stato dichiarato inagibile dal
lontano 1921. Da far apparire trascurabili il blackout dei sette anni serviti
per restaurare dal 1996 al 2003, dopo l´incendio, il Teatro La Fenice di
Venezia, o i ventiquattro anni necessari dal 1973 al
( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Torino
Nel Vercellese La gente del paese coinvolta nella raccolta degli oggetti che
hanno segnato un´epoca Livorno Ferraris ricostruisce una storia lunga cinque
secoli Palcoscenico la tenuta Colombara dove ancora oggi si produce riso e si
insegna a coltivarlo CARLO PETRINI Alla stazione ferroviaria di Livorno
Ferraris, nel mese di giugno, scendevano migliaia di ragazze. Arrivavano
dall´Emilia, dal Piacentino, dal Veneto. Arrivavano da famiglie poverissime e
si fermavano nelle cascine per la monda del riso. Un lavoro duro: quaranta
giorni nell´acqua melmosa, dall´alba al tramonto, chine sotto il sole cocente,
per sradicare le piante infestanti con le dita. Un lavoro conteso tra le donne
del posto e quelle di fuori, viste con sospetto perché accusate di lavorare per
paghe da fame, rovinando il mercato. Livorno Ferraris è un paese di risaie da
più di 500 anni. Da quando i padri cistercensi della vicina Abbazia di Lucedio
introdussero la risicoltura, cambiando radicalmente il paesaggio agrario. E
risale al ´500 una delle cascine più belle del Vercellese, la Tenuta Colombara.
Una porta ad arco e due alti torrioni introducono nella vasta corte ormai
vuota, costeggiata dalle stalle, dalle scuderie, dalle stanze dei fattori. Nei
periodi di maggiore attività la Colombara ospitava più di trecento mondine.
Mario Donato, che in quegli anni era un ragazzino, le ricorda con i cappelli di
paglia, le gambe nell´acqua fino al polpaccio, i gonnelloni legati ai fianchi
prima e poi, con l´arrivo delle emiliane, i pantaloncini. E le ricorda cantare
bandiera rossa ballando in circolo attorno alla chiesa, per provocare il
parroco del paese. Insieme agli operai, le mondine sono state protagoniste di
lotte coraggiose e importanti per la conquista dei diritti dei lavoratori, come
quelle del ´48, partite dal quartiere più povero di Livorno, il rione
Sant´Agostino, non a caso soprannominato "il Cremlino". Oggi, come
presidente della Pro loco di Livorno Ferraris, Mario ha iniziato a lavorare
insieme con il produttore Piero Rondolino per creare un piccolo museo che possa
raccontare quegli anni, la vita quotidiana di allora, la fatica di donne e
uomini che a quarant´anni erano già vecchi, stremati dal lavoro. Coinvolgendo
la gente del paese, ha raccolto gli oggetti di allora: nel "dormitorio
delle donne" ha sistemato le brande delle mondine, i vestiti a fiori, i
giornali femminili. Poi ha ricostruito meticolosamente la scuola (con i banchi,
la lavagna, il pallottoliere, i vecchi quaderni�), il laboratorio del
sellaio, del fabbro� Niente di spettacolare o retorico. Nessun investimento
grandioso. Solo gli oggetti donati dalle famiglie e rimessi al loro posto.
Tutti hanno offerto qualcosa volentieri, con fiducia: d´altra parte Mario è
figlio di quei luoghi e di quegli anni. Lo zio era cavallante alla Colombara,
la madre, le zie e le cugine erano mondine. «L´odore del cavallo che mio zio
portava sempre con sé, mescolato a quello di ris e coi, è uno dei ricordi più
vivi della mia infanzia». Da ragazzino faceva il postino
per le mondine e recapitava i giornali nelle camerate: Grand Hotel, Bolero,
Cine Illustrato� E come tutti gli altri bambini spiava le ragazze verso sera,
quando si lavavano nude nei fossi: «arrivavano al cascinale con una cassetta di
legno � racconta � dentro c´erano il vestito della domenica e pochi altri
stracci. Ogni sera lavavano i panni e li stendevano ad asciugare per
poterli usare il giorno dopo». A Livorno Ferraris le ultime mondine sono
arrivate nel ´65: erano di Salerno perché al nord nessuna ragazza voleva più
fare un lavoro del genere. Poi, sono state sostituite dai diserbanti. Il
contrasto fra il silenzio e gli spazi di oggi e la memoria del trambusto di
ieri sono il vero fascino di questo piccolo museo. Spazi e silenzio che hanno
ispirato diversi artisti. Nella tenuta, sono esposte anche le sculture
simboliche dello scultore uruguayano Ricardo Santerini, che ha vissuto qui
diversi anni, e quelle dell´artista tedesca Claudia Haberkern, che alla
Colombara ha organizzato il suo atelier. La Colombara è arte, memoria, scuola
(dal 2004 è sede didattica dell´Università di Scienze Gastronomiche), ma allo
stesso tempo è una realtà economica viva, esemplare. Un raro esempio di filiera
completa del riso: dalle coltivazioni al prodotto finito. L´azienda di Piero
Rondolino è attiva e produce uno dei migliori risi d´Italia esportato in tutto
il mondo: un riso Carnaroli certificato biologico che � prima di essere
lavorato delicatamente con l´elica - stagiona anche tre anni, proprio come un
grande vino rosso. Per visitare l´ecomuseo, rivolgersi a Mario Donato, 333 7942066
( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 11 - Economia
Una malattia economica incurabile che abbatte case, azioni e materie prime
Spese e investimenti in caduta libera. Così solo dopo il �29 Il ripetuto
taglio dei tassi di interesse rischia di non portare risultati Negli Usa il
valore degli immobili è sceso ma non si compra in attesa di altri ribassi
(SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 40 - Cultura
L´INCONTRO Best seller Figlia di un diplomatico belga, ha passato l´infanzia
cambiando di continuo paese, amici, abitudini "Ogni tre anni il mondo
finiva e ricominciava altrove Ho imparato da bambina a non fare resistenza, ad
assecondare tutte le scosse per non soccombere Ma cosa restava di me in quel
terremoto? Sono diventata scrittrice dando risposta a questa domanda: la mia
identità si è aggrappata alla sola cosa che potevo portare con me, il
linguaggio e la sua esattezza" Se vendi molti libri, è fatale che si crei
una mitologia su di te Io ho lo strano dono di raccontare cose semplici che
vengono interpretate come favolose eccentricità ELENA STANCANELLI amélie
Nothomb è una scrittrice raffinata con una biografia golosa. Figlia di un
diplomatico belga, nata a Kobe, in Giappone, ha vissuto fino all´adolescenza
spostandosi con la famiglia da una parte all´altra dell´Asia. Cambiando case,
amici, scuole, dovendosi ogni volta riadattare ad abitudini, cibi dai gusti
diversi. Ogni tre anni, mi racconta, per me e mia soriella Juliette il mondo
finiva e ricominciava da un´altra parte. Cina, Bangladesh,
Vietnam, Thailandia, Laos... Ho imparato da bambina a perdere e ritrovare
tutto. A non fare resistenza, a non cercare di trattenere le cose o le persone.
Sapevo che nell´altro modo, indulgendo nella nostalgia e nello struggimento, mi
sarei provocata solo sofferenza. Spesso penso a me come a una di quelle
case giapponesi progettate per affrontare i terremoti, la cui forza è
costituita dalla fragilità. Dovevo lasciarmi andare, assecondare tutte le
trasformazioni e le scosse per non soccombere. Era bello, ma pericoloso. Che
cosa restava di me, di noi, ogni volta che ci spostavamo, dove ero io in
quell´eterno terremoto? Sono diventata scrittrice dando una risposta a questa
domanda. La mia salvezza sarebbero state le parole. La mia identità sarebbe
rimasta aggrappata all´unica cosa che potessi trasportare con me, il linguaggio
e la sua esattezza. Amélie vive in Francia e ama indossare cappelli molto
grandi. Si nutre di cioccolata bianca e banane dalla polpa sfatta, ogni anno
scrive quattro libri, rigorosamente di notte. Ma ne pubblica solo uno, il primo
di settembre. Gli altri tre finiscono nel purgatorio di cassetti inaccessibili,
attendendo il rogo al quale lei stessa dice di averli condannati nel suo
testamento. I suoi disturbi alimentari, la passione per le ballerine
magrissime, il volto aperto e le labbra rosse e un po´ imbronciate, sono
tasselli di un personaggio del quale i francesi sono innamorati ormai dal 1992,
quando giovanissima debuttò con il sorprendente Igiene dell´Assassino. Ad
Amélie e alla sua fantasia è ispirato il personaggio della ragazza con la
frangetta, trasognata ed eccentrica protagonista del film intitolato appunto Il
Favoloso Mondo di Amélie. Molti artisti sono in difficoltà a conservare la
verginità sorgiva del proprio talento sotto il peso delle chiacchiere, del
folklore intorno alla propria persona. A mantenere concentrazione e rigore tali
da poter produrre tanto e quasi sempre ad altissimo livello. Non lei, che ha
imparato a convivere con la sua fama, coltivandola senza finirne schiava. Se
vendi molti libri - e Amélie Nothomb ne ha venduti milioni in tutto il mondo -
è fatale che si crei una mitologia su di te, mi dice. Ed io ho questo strano
dono di raccontare cose semplici che vengono interpretate come favolose
eccentricità. A me non importa. Mi basta che non si dicano cose mostruose,
come, non so, che sono una fascista. Amélie difende la sua privacy, sono in
pochi a sapere dove abita, ma è generosa coi suoi infiniti ammiratori. Firma
copie e gira il mondo per presentare i suoi libri. Le sue uscite editoriali,
puntuali fino al paradosso, sono accompagnate da rituali appuntamenti con la
stampa e le televisioni. Ogni anno Amélie ha la sua "stagione", come
se la scrittura avesse davvero a che fare con la natura. Che inizia a
settembre, con l´uscita del romanzo presso Albin Michel, la casa editrice con
la quale ha esordito e che non ha mai abbandonato. In Italia Amélie ha un patto
di fedeltà con le edizioni Voland, che la ricambiano con la cura e l´affetto di
una famiglia. Da Voland, quindi, esce in questi giorni l´ultimo libro di Amélie
Nothomb, L´entrata di Cristo a Bruxelles. Riunisce due racconti, il primo che
dà il titolo al libro e Senza Nome, entrambi tradotti come sempre da Monica
Capuani. Sono due fiabe, mi racconta Amélie, unite dal tema della redenzione.
Una redenzione che può essere ricondotta a una colpa, ma anche soltanto alla
necessità di affrancarsi dal rumore bianco di una vita arida, senza passione.
Ogni essere umano, e questo è uno dei grandi temi della letteratura di Amélie,
è artefice del proprio calvario e quindi anche, di quello stesso calvario, il
più potente avversario. La fiaba intitolata L´entrata di Cristo a Bruxelles come
il quadro di James Ensor al quale è ispirata, tratta di un uomo giovane
«concentrato su di sé fino al parossismo», che, per gelosia, compie un gesto
criminale. Scappa e inizia una nuova vita apparentemente senza che la sua colpa
abbia prodotto conseguenze. Coglie il successo e riceve stima, ma la sua
inquietudine non può saziarsi, la sua azione dissennata è un chiodo fisso. Fin
quando qualcosa non scombina la routine della penitenza. Salvator - i nomi dei
personaggi, nei libri di Nothomb, non sfuggono alla ineccepibile precisione
semantica che è tratto distintivo della sua scrittura - si libera del suo
destino. Ma non ottiene salvezza, bensì, come scrive Amélie, la grazia. «Un
singolare statuto metafisico. Il destino, nella sua incomprensibile mansuetudine,
gli permetteva di amare». Che cos´è esattamente la grazia per te, le chiedo.
Sospira Amélie. è difficile da spiegare. La immagino come un tocco cieco, una
miracolosa impunità concessa in sorte casualmente. La grazia è gratuita e non
vuole niente in cambio. è esclusa dalla partita doppia del dare/avere, dalla
ragioneria etica. è divina e incomprensibile. A Salvator quindi, nonostante il
suo passato, non sarà sequestrato l´amore di Zoe. Zoe, la donna amata da
Salvator, somiglia un po´ a me, racconta Amélie, nella sua furia catalogatoria
e nella imbarazzante attitudine a circondarsi di oggetti inutili, dei quali non
riesce a liberarsi. «Dente di origine sconosciuta», «Statuetta precolombiana in
plastica con una mou incorporata», porzioni casuali di mondo, ganci affettivi a
protezione dell´insensatezza. Zoe, come me, progetta la sua vita come un´enorme
scatola di vecchie fotografie. Quanto la scena di L´entrata di Cristo a
Bruxelles, è stracolma di oggetti che la fanno somigliare a una Wunderkammer
della nostalgia, tanto Senza Nome, il secondo racconto, mostra luccicanti
paesaggi metafisici, lande innevate, spazi sconfinati di una Finlandia
volutamente tutta letteraria. Nei quali un uomo vaga, alla ricerca dell´amore
assoluto, certo di poterlo incontrare soltanto nella potenza di quella natura
incontaminata. E lo troverà, ma in una forma stupefacente e attraverso modalità
che non avrebbe mai sospettato. La mia volontà, mi spiega Amélie, era quella di
provare a immaginare una mitologia del Nord da contrapporre alla potenza
evocativa del sud nietzschiano. L´aria del Genio del Freddo nel King Arthur di
Purcell, Il cavaliere svedese di Leo Perutz, Il viaggio di inverno di Schubert
sono le fonti di ispirazione dichiarate. Ma la parentela prima di questo Senza
Nome sembra essere piuttosto la fiaba di Amore e Psiche, di Apuleio. L´amore
infatti, o in qualunque altro modo si voglia chiamare quella gioia densa di
piacere nella quale il protagonista sprofonda ogni notte, è proposto come un
luogo oscuro. Una mistero al quale si può avere accesso soltanto in cambio
della rinuncia a qualsiasi immagine di sé, compresa la propria identità. Un
vuoto dalle dimensioni sensoriali impressionanti, un sensualissimo Nirvana. Da
piccola, mi racconta Amélie, detestavo il vuoto perché non riuscivo a sentirne
la potenza. Il mondo mi sembrava comprensibile soltanto attraverso il
conflitto. Anche nei miei libri, ho sempre messo in campo uomini e donne che si
contrapponevano l´uno all´altra, e tutti quanti alla ferocia del mondo. Le loro
biografie, come la mia, erano piene di ferite, di gesti dei quali doversi
pentire, errori e slanci pericolosi. L´esercizio del male mi sembrava
inevitabile. Soltanto attraverso questa battaglia mi sembrava possibile
raggiungere qualcosa. Questa volta, invece, ho provato a disegnare un
protagonista che riuscisse a ottenere tutto quello che cerca semplicemente
abbandonandosi alla seduzione e alla vertigine del vuoto. Chiudendo gli occhi,
e basta. Credo che dipenda dal punto in cui sono. La mia vita è ormai «completamente
ammobiliata», piena di avvenimenti, persone e cose. Sono un essere umano
adulto, col suo inevitabile carico di masserizie. Da qui, sogno il piacere in
forma di un vuoto totale, sospeso. Un luogo nel quale l´identità si possa
sciogliere, senza timore. Un perfetto paradiso del corpo. Contrapposto alla
vacuità delle ore residue, che il protagonista di Senza Nome spende di fronte a
un televisore che trasmette a ciclo continuo idioti telefilm americani. La
televisione è per me una specie di fonte della stupidità, dice Amélie. è
l´opposto del vuoto gioioso di cui parlo. è un baratro, che inghiotte la nostra
identità e non restituisce niente in cambio. Un´avversione che Amélie aveva già
espresso in Acido Solforico, uscito nel 2006. Dove racconta di un reality show
televisivo dal titolo Concentramento, nel quale i concorrenti, trasportati in
un campo attraverso vagoni piombati, sono costretti a recitare da vittime o
carnefici. In un crescendo di orrore, fino al gioco finale dell´eliminazione
fisica dei concorrenti attraverso il televoto. Le chiedo infine se Dino
Buzzati, il cui Deserto dei Tartari è citato in Senza Nome, sia un autore al
quale guarda con attenzione. Si illumina, Amélie. è uno scrittore immenso,
importantissimo e spaventoso. In tutti i suoi libri, compreso quel capolavoro
di disperazione e passione che è il lungo racconto Un amore. E Giovanni Drogo,
rinchiuso nella Fortezza Bastiani ad aspettare per tutta la vita un nemico
invisibile che non arriverà mai, mi sembra la metafora perfetta di questi nostri
anni.
( da "Avvenire" del 02-11-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 02-11-